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ODONE BELLUZZI SCIENZA DELLE COSTRUZIONI ZANICHELLI OPERE DI INGEGNERIA CIVILE NELLE EDIZIONI ZANICHELLI Odone Belluzzi SCIENZA DELLE COSTRUZIONI Volume primo 700 pagine, 606 illustrazioni con 530 esercizi svolti La scienze delle costruzion!. Operazioni sulle forze. Composizione celle forze. Momenti a coppie. De- composizione delle forze. Le reazioni de! vincoll Vineolie reazioni. Sistemi di una sola trave. Si- stemi piani di piu travi. Geometria delle Baricentri @ moment static). Momenti di secondo ordine. Sistema antipolare. Trazione o compres- ‘sione. Le travi prismatiche. Travi di_sezione varia- bile. Equilibrio dei fili ¢ delle funi. Tension! in due © in tre direzion’. Flessione. Flessione retta. Fles- Sione deviata. Torsione. Tagiio. Sollecitazioni com- poste. Le travi inflesse. Le soliecitazioni esterne. Ce tensioni interne. Le deformazioni. Travi di una sola campata. Le travi a mensola, Le travi appog- giate. Le travi incastrate. Le travi di uniforme resi- Stenza. Travi su pid di due appoggi. Le travi continue. Le travi Gerber. Le travi su appoagio elastico con- tinue. Sforzo normale e flessione, Storzo normale eccentrico. Pressotiessione e carico di punta. Sforzo normale e carichi trasversali. Le travature reticolar Gli sforzi nelle aste. Le deformazioni. 1! principio dei favori virtuali nello studio dei sisiemi elastic Considerazion! generali. Sistemi reticolari, Travi a parete piena. | feoremi sul lavoro di deformazione @ le loro applicazion: Volume secondo 764 pagine, 659 illustrazioni con 598 esercizi svoiti La teoria dell'ellisse di elasticita. | carichi mobili Le linee d'infuenza. | diagrammi delle sollecita- Zioni massime e minime. Le travi a curvatura sem- plice. Il calcolo delle travi ad arco. Le travi a grande Curvatura. Le strutture a molte iperstatiche. La risc- luzione delle equazioni: considerazioni general sulle strutture. Strutture | cui nedi aon si spostano. Strutture | cul nodi si spostano. Procedimenti sem- Dlificativi. Le travi nello spazio. Le strutture retico- lari nelio spazio, 1) cemento armato. | collegamenti. Chiodature. Saldature. Volume terzo 770 pagine, 467 illustrazioni con 765 esercizi svolti Elementi di tecria dell’elasticita con applicazioni, Le lasire piane. Le lastre circolari caricate simmetri- camente. Le lastre di forma qualsiasi. Le membrane curve. Le lasire curve. Lasire cilindriche (tub) Lasire a doppia curvatura (cupole). Strutture cost tuite da piu lastre curve: serbatoi. Le volte sotti La plasticita. Considerazioni varie. La distribuzione delle tensioni nelle sezioni delle travi. La deforma- Zione delle travi. Le strutture iperstatiche. Le ten- Sioni @ le defarmazioni residue. Le autotensioni Autotensioni di origini varie. Volume quarto 450 pagine, 258 illustrazioni con 527 esercizi svolti L 4 dell’equillbrio elastice. Considerazioni generali: | metodi per lo studio dell instabilita. Le avi soggette @ compressione, La stabilita delle travi curve, La stabilita della flessione plana. La stabilita delle lasire curve. Una classe speciale Gi fenomeni d'instabilita. Le vibrazioni. | sistemi a un grado di liberta. | sistemi a piu gradi di liberta Tsistemi continu. Le velocita eriticne degli alberi. Charles Massonnet, Marcel Save CALCOLO A ROTTURA DELLE STRUTTURE Traduzione di Gianantonio Sacchi Volume primo: Ossature piane 334 pagine, 327 illustrazioni, ril Introduzione, Flessione plastica. Calcolo del carico Gi collasso plastico di strutture iperstatiche semplici. Metodi generali di determinazione del carico limite. Congizioni necessarie per l'esistenza del momento plastico: fattari che influenzano I suo valore, Feno- meni di instabilita. Deformazioni @ spostamenti Ealcolo delle connessioni. Dimensionamento limite er strutlure di minimo peso. Altre costruzioni iper- Statiche: graticci e archi. Applicabilita dell'analisi limite e strutture in cemento armato normale o pre- compresso. Apalicazioni pratiche. Volume secondo: Strutture spaziali 380 pagine, 306 illustrazioni, ril. Teoria generale. Tensioni e deformazioni in un punto. Neziani ¢ leggl fondamentali. Teoremi fon- Gamentali. Condizione generale di carico. Variabili Generalizzate. Applicazion’ alle plastre, gusci e Bastre. Piastre metalliche. Piastre in cemento armato. Gusci_metallici. Gusci_ in cemento armato. Stati piani di tensione @ di deformazione. Pietro Colombo ELEMENT! DI GEOTECNICA 300 pagine, 202 illustrazioni Parts 1. Analisi e classificazione delle terre. L'acqua nel terreno. Storzi e detormazioni nelle terre e con- solidazione. Costipamento. Resistenza al. taglio. Prove in posto, Parte I. Stato di equilibrio plastico © spinta delle terre. Capacita portante delle tonda- Zloni. Ceaimenti delle fondazioni, Filtrazione, sifc- Ramento e consolidazione. Stabilita dei _pendii Parte Ill, Metodi © mezzi ¢i inéagine sui terreni misure_¢ controlli dei terreni e delle opere. Fonda- Zioni. Strutture di sostegno delle terre. Opere in terrae pendii. BIBLIOTECA SCIENTIFICO-TECNOLOGICA DIDATTICA EN BEL 2.4 wh Ta UNIVERSITA’ 01 FERRARA BIBLIOTECA SCIENTIFICO-TECNOLOGICA vO UNI 71131 INDICE GENERALE DELL’OPERA VOLUME PRIMO Car. 1.-La Scienza delle costruzioni. | Cap. 11.-Travi di una sola campata. + 2,- Operazioni sulle forze. » 12,-Travi su pit di due appoggi. + 3.-Le reazioni dei vineoli » 18, -Sforzo normale ¢ flessione. + 4,-Geometria delle masse. » 14.-Le travature reticolari. » 8.-Trazione 0 compressione » 15.-Il principio dei lavori vir- » 6. - Flessione. tuali nello studio dei sistemi + 7.-Torsione. elastici. » 8.-Taglio. » 16.-I teoremi sul lavoro di de- » 9.-Sollecitazioni composte. formazione e le loro appli- » 10.-Le travi inflesse. cazioni. VOLUME SECONDO Car. 17.-La teoria dell’ellisse di ela- | Cav. 21.-Le travi nello spazi sticita » 22,-Le strutture reticolari nello » 18.-I carichi mobili. spazio. » 19.-Letraviacurvaturasemplice. |» 23.-1] cemento armato. » 20.-Le strutture a molte iper- 24.-1 collegamenti (chiodature e statiche saldature). VOLUME TERZO Cap. 25.-Elementi di Teoria dell’ela- | Car. 29.- Le volte sottili. ticith con applicazioni. + 80.-La plasticita. * 26.-Le lastre piane. » 81.-Le antotensioni. I cemento » 27.-Le membrane curve armato precompresso. 28.- Le lastre curve. +» 32.-Meccanica del terreno. VOLUME QUARTO Cap. 33.-La stabilita dell’ equilibrio | + Car. 38. - Le indagini sperimentali sui elastico. modelli » 34,-Le vibrazion. + » 39. -Leindagini sperimentali sul- +» 35, - Sollecitazioni dinamiche varie. le costruzioni. }» 36.-I fenomeni di fatica. + + 40,-T eriteri di s 4» 37.-Le indagini sperimentali sui Sguardo sintetico ¢ storica. materiali. } Indici aljabetiei. $f Le morte ba colto Vauiore mentee stava attendendo alla stesura di questi capitol. ODONE BELLUZZI SCIENZA DELLE COSTRUZIONI VOLUME QUARTO Con 527 esercizi svolti, 258 figure e indice analitico ZANICHELLI BOLOGNA I diritti di taduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione ¢ di adattamento totale o parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm ¢ le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi. L’editore potri concedere a pagamento Pautorizzazione a riprodurre una porzione non superiore a un decimo del presente volume, Le richieste di riproduzione vanno inoltrate all’ ATDROS, via delle Erbe 2, 20121 Milano, tel. 02/86463091, fax 02/89010863 Aster Tipografica - Bologna - Giugno 1998 INDICE Cap. XXXII. - La stabilith dell’equilibrio elastico. (B00 Gene eg A) CoNSIDERAZIONI GENERALI. I METODI PER LO STUDIO DELL'INSTABILITA, 810. Equilibrio stabile, instabile, indifferente... 2... 04. 3 811. Il teorema di Kirekhoff ¢ i fenomeni d’instabilita ... . 6 812. Il criterio statico e il eriterio energetico.. 2... 8 Rope 18021000 ga fe te eG ir 818. L’equilibrio pud ridiventare stable... 1B servizi 1900-1902 Pg ee 16 814. Instabiliti progressiva e instabilitA improveisa » | 1... 16 815. Il carico critico di Eulero non dipende dalle imperfezioni . 19 Mee TOTO 2 cee a 20 816. Come si applica il eriterio statico.. 2... 22 PU a 817. Come si applica il criterio energetico .. 2... ee veizi 1916-1926 818. coeflicienti indeterminati |)... ] se ee 819. Ulteriori espressioni di P,,.. . Pee 820, Riassunto delle varie espressioni di Py, . sss. ll. SE DEORE ee a 821. Determinazione della deformata per successive appros emia (ene 892. Provedimenti numerini., 666 oe ee er 0 ee 823. Il metodo grafico di Vianello.. 2... 2... ee eee Esercizi 1945-1946... 6... tee ae we 824. Valutazione del carieo critieo oltre il limite elastico | | Esercizio 1947... 2. . Be 825. I eriteri di sicurezaa contro Vinstabilits .. 11... Aeon 1648 Gy hs Gs ee cs cs 5 ss vor 826. Una proprietd caratteristica del earico critica... . . . 827. 828. 829. 830. 831. 832. 833. 834. 835. 836. 837. 838. 839. 840. 841. 842. 843. 845. 846. Eeercizi 1949-1955 ©... 1 ee ee ee La previsione sperimentale del carico eri Esercizi 1956-1959 6... ee eee B) LE TRAVI SOGGETTE A COMPRESSIONE, Il earico di punta nelle travi prismatiche . Esercizi 1960-1962. : cts Le grandi deformazioni nel carico di punta Booriet 1968-1966 6. sc ea ess Le travi con vincoli elasticd . . 2... Deer 1000 10780 ee Le travi continue... 2.) - ee ee Buercigt 1979-1984 go ny te ws Le travi immerse in un mezzo elastico . Esercizi 1985-1990... 6... we Le travi di sezione variabile.. . 2... Esercizi 1991-2012 ........... Le travi soggette a pit carichi assiali. . Esercizi 2013-2020 ...... : Le travi verticali soggette al peso proprio. Esercizi 2021-2038 .... . - Le travi soggette a carichi assiali ripartiti. . Riri B08 2008 ie La stabilita del corrente superiore compresso dei ponii Esercizi 2043-2044. 2.2... Il carico di punta nelle travi_traliecio. . Esercizi 2045-20538 .......... Instabilita delle strutture reticolari . . . . Esercizi 2054-2055... 1. ee ee Instabilita delle strutture a telaio. . . . Esercizi 2056-2070... .-...445 Le molle elicoidali caricate di punta . . . Esercizi 2071-2074 .. 6.4.40. Le barre soggette a torsione e sforzo normale . . Esercizi 2075-2078 . . fa Le formule di Southwell ¢ di Dunkerley . Beercizi 2079-2081 .......-254. C) La stapriiTd DELLE TRaVI CURVE. Anelli e tubi circolari compressi uniformemente dal!'esterno Esercizi 2082-2086 .. . Archi circolari soggetti a pressione radiale uniforme | | | Esercizi 2087-2090 ....... Archi caricati verticalmente . . . . . Esercizi 2091-2095 ........ a travata Pag. 66 4 76 101 103 108 ia 17 1g 158 161 162 164 165 167 INDICE cd 847. Instabilita trasversale degli archi... eee ++ pag. 168 ocroim G000-0008 Sao se cee sta oe We LOO, D) La STABILITA DELLA FLESSIONE PIANA. 848, Instabilita trasversale delle travi inflesse ......... » 170 840, Dequanions ganerdlb,. 5 sick ek so ek A » Wl 850. Sezione rettangolare. Agiscono due coppie uguali alle estremit’ » 173 Rocrotes 2000-0100 |. 6 6 fe Ge es + 178 851. Sezione rettangolare. Trave a mensola..... +... » 176 Esercizi 2101-2109 Se a ae soa 4 179 852. Sezione rettangolare. Trave appoggiata alle estremiti.. | + 181 ‘Weerciel S110-8116 35s es so > 182 858. Le travi di sezione a doppio TT... -.- eee ee eee a 16s Mowelel SE0GIM civ kine t awit » 186 854. Le travi sostenute da puntelli supplementari ena er Meoroies: PIBT-RIET ooo ste tte he ae } OL B) La stapriitA DELLE LAsTRE PIANR, 855. Lequazione generale » 193 856. Lastra rettangolare appoggiata lingo i quattro lati e compressa nella direzione di due di essi » 194 Esercizi 2128-2136 Pa oe ee lo? 857. Lastra rettangolare appoggiata lungo i quattro lati e compressa in entrambe le direzioni ..... 2+. 5+ chee 00 » 200 sola direzione » 202 Decroizt S140-8046 gs a tw coos O08 859. Altri casi di sollecitazione ....... Poge sce an 9 806 Hecratet 2147-8120 se eo pe a ae > 205 860. Lastrevciroolatt 6. te et ee ee » 206 Heerotet 8150-2168 6.4 ccc eee nt » 207 861. Una cingolare instabilitA delle lastre sottili appoggiate al con- domo) fee ne a oe 208 Hees 2768 iss ae Cit es eg 209 862. Problemi pi complessi .. 6 6-1 ee ee eee 200 F) La srasrirrA DELLE LASTRE CURVE, 863. Considerazioni sulla stabilita delle lastre curve... . . 6. 9 200 864. I tubi cilindrici sottili compressi assialmente........ » 210 Derm cel + 213 865. I tubi cilindrici compressi radialmente dall'esterno .... » 213 Beorciet 2166-2167 2... 04s ook ue eee eo BTe 866. I tubi cilindrici soggetti a torsione . . ... 2. eee ee 8 BS Beorome 2166 563 is He es eR ees os 8 BIS x INDICE 867. La lastra sferica sottile compressa uniformemente dall’esterno pag. Esercizio 2159... 6... ee ee eee oe G) UNA CLAasse SPECIALE DI FENOMESI D'INSTARILITA BLASTICA, 868. Considerazioni generali. .. 2... 1. CO cece 869. Strutture costituite da due puntoni poco inclinati.. 2...» ect s100-8106 S10 Archi mold alban ee Meet $106-B167 ei ew 8 871. Instabilité per ovalizzazione dei tubi inflessi.. 2.2...» Esercizi 2168-2170 . . ee 872. La stabilita delle volte Zeiss-Dywidag. ss. 1.1. Esercizi 2171-2172 .. tee aternie. & 873. La stabilita delle coperture a due fade... 2.1. Esereizi 2173-2174 . . : ee 874. Le verifiche sperimentali dei risultati teoriel ».) 1... se Mba Cap. XXXIII. - Le vibrazioni. 876. Generalits ©... ee ee ee ee ee es pag. ME A) I sisrear 4 UN GRADO DI LIBERTA, 877. Gradi di liberta . . 878. Vibrazioni armoniche libere o natural oom S/o 206 879. I vari modi di rappresentare le grandezze-sinusoidali o ar- oie Perrot 2106-2000 5 sc ee Se 880. Vibrazioni di torsione ... 2-2-2. ee ee ee 8 Weerowt $01-B008 wig vhs i ce 881. Vibrazioni armoniche libere con smorzamento....... 9 Weoroies 9200-2017 «ge ts es sb 882. Lavoro eompiuto da una forza e da un moto sinusoidali » |» 883. Vibrazioni armoniche forzate senza smorzamento. Primo caso 9 Brrowt S0009019 3 , 884. Vibrazioni armoniche forzate senza smorzamento, Secondo caso» Esercizio 2220 . . : ‘ at 885. Vibrazioni armoniche forzate senza smorzamento. Terzo caso» Brerotst 2221-0926. os es nv chin cies & 886. Applicazioni teeniche varie... 62 6 bee oe eee 8 Baeroiet 2227-8038. og eT 887. Vibrazioni armoniche forzate con smorzamento...... 9 Hearoiat. 20800344; ne et te ee ® INDICE x 888. Sostituzione di masse ripartite con masse concentrate . . . pag. 295 Epercizi 2245-2265 2. ee ee 209 889. Cenno sulle vibrazioni autocccitate .. 2.2... 1... 8 308 890. Cenno sulle vibrazioni non armoniche........... » 309 B) I sisremt 4 prt Rabi pr tierra. 891. I sistemi a pid gradi di liberta.............. 9 310 02, Primojmetods esatio . 0 BIS 808, Secondo metodo castle’ 6 6 ic Gs Gt Ble tigre COC OO. oIp 804. Metodo approssimato 6.6... 62. .ee ee e O SE IP ee ey amseeues © FE 895. Vibrazioni delle strutture reticolari e dei telai... 2...» 327 Beercigh @URT 2286 yk FBR 896. Soluzione generale del problema ..........- » 330 Hiesreioi 2987-2288 555.4 nese aes C) I sistemt conTINUL. a0, [ sistem clactiel coptinni |. 4. 4); ys 98d 898. Vibrazioni delle corde. Soluzione particolare ........ 0 Esercizi 2289-2296 . . . eh i ee ia * 899. Vibvazioni delle corde. Soluzione generale -. 1... . 1. + Bocrcet 98979200 Gs eS 00. Vibrazioni longitudinali delle barre... 2... ee Resets tO O00 901. Vibrazioni torsionali degli alberi cilindrici .. 5... 2...» Esereizi 2309-2310 . . wee ewes ew etre & 902. Vibrazioni trasversali (o flessionali) delle travi pri , Esercizi 2311-2328»... 0. a ream 903. Travi di sezione variabile. Metodo energotico -. 1... + Heereiai 2829-2847 6. ee ee 904. Metodo di successive approssimazioni .... 2... 2.4. 8 SNE 2 erase carrer eecareer eee aeraeceeae 905. Masse ripartite e concentrate. Formula di Dunkerley ... > Eeercizi 2349-2355... ... : : ea 906. Influenza dello sforzo assiale sulla frequenza della vibrazione + Esercizi 2856-2365 2... ee ee D 907. Vibrazioni forzate delle travi... 2. ee ee ee et Wesreteh 2300-0978 256 oe ee F 908. Trave percorsa da un carieo costante......- 2-4 9 Becteit 2542878 ws ee OF 909. Trave pereorsa da un carico alternative... ....++ 9 Esercizio 2379....... SEG sap ya gee 8 910. Cenno sulle vibrazioni delle travi ad ancllo .. 1... ... 8 , Esercizi 2380-2882 66. ee ee eee xn INDICE 911. Vibrazioni delle membrane... .........44.. pag. 406 Mierwe: 088-2386 an, 912. Vibrasioni delle lastre piane”’'-. ee hOB Moorish S360-2006 ge ee ec es 5 MOD 1s: Conclusions ee ee gin D) Le vetocrrA cRITICHE DEGLI ALBERT. 914. Le velocita critiche .. 2... ee ee ee ee ee AT 915. Albero di massa trascurabile con un volano eccentrico... + 413 deere S000 001 916. Analogia fra le velocita critiche ¢ le frequenze delle vibrazioni » 418 Esoroiet 8608-2417 se AR 917. I comportamento alla velocita critica e a velocita superiore . » 426 918. Influenza dello sforzo assiale sulla velocita critica... .. » 431 Boorvisi 8418-2419 ........ =). es ae oF 919. Azione giroscopica di un volano non situato in mezzaria.. . cm ee 020 Heablemj vi comple ag O21. Bibliografiqys ss eee pe new seks. OF HOSE INDICE ANALITICN 6 ee ee ee F489 OapitoLo XXXII. LA STABILITA DELL’ EQUILIBRIO ELASTICO 809. Generalita (*). Tl caso delle travi caricate di punta, del quale ci oceupammo nel Cap. XIII, B), costituisce il pit: semplice e comune dei fenomeni d’instabi- lita dell’equilibrio elastico, cioé dell’equilibrio fra le forze esterne e le ten- sioni interne. Tale caso, che fu studiato da Eulero intorno alla meta del 700, rimase per oltre un secolo quasi privo d’interesse pratico, perché i grossi pilastri di pietra o di legno allora in uso presentavano ogni garanzia contro il cedimento per instabilita dell’equilibrio. Ma in seguito, con l’im- piego di materiali man mano pit resistenti e con la conseguente diminu zione delle sezioni, le strutture divennero sempre pitt snelle, specie nei casi in cui la leggerezza @ requisito essenziale. Per conseguenza i feno- meni d’instabilita divennero man mano pit probabili e frequenti, e si presentarono in forme sempre pitt varie e numerose, fino a costituire il problema pit preoccupante nelle moderne costruzioni leggere, sopra tutto nelle costruzioni navali e aeronautiche. E la loro importanza crebbe poi improyvisamente in seguito ad aleuni disastri grandiosi e di risonanza mondiale, ayvenuti in circostanze che parvero inspiegabili. Tali fenomeni possono manifestarsi in tutti i tipi di strutture, ciod nelle travi rettilinee 0 ad arco, nelle travi reticolari, nelle lastre piane © curve, nelle coperture, nei recipienti a parete sottile, ece. Soltanto le strutture soggette a trazione ne sono esenti (*); per cui l'instabilita pnd aversi nelle sollecitazioni di compressione, di flessione, di torsione, di taglio, e in forme pit complesse nei casi di sollecitazioni composte. Inol- tre essa pud avvenire quando le tensioni interne hanno ancora valori modesti e, apparentemente, tutt’altro che preoccupanti: ad es. un ferro () Si veda anche 0. Brxnuzm: Considerasioni sulla stabilita del'equilibrio elastico, « Inge- snori-Architetti-Costruttort », Bologna, 1950, n. 9. (*) Tuttavia anche il fatto che una barra di ferro soggetta a sforzo di trazione crescente rag+ giunge aun certo punto la strizione e continua poi ad allungarsi fino a rompersi'senza richiedere ulteriori aumenti della forza, si potrebbe considerare come un fenomeno d’instabilit& dell’equili- brio fra le forze esterne e le tensioni interne: cnsi che nessuna sollecitazione rimarrebbe esclusa. Un altro caso d'instabilita a trazione & quello del n. 8682). 2 CAPITOT.O TRENTADNF STO da calza d’acciaio o un raggio da bicicletta, lingo 30 em e di 2 mm di diametro, compresso alle estremit& cede con P., = ~ 1,8 kg, ossia quando o¢ =~5T7 kg/emq, mentre se fosse teso si romperebbe soltanto con N =~ 250 kg (se o, = 8000 kg/emq); quindi a compressione sopporta una forza 140 volte minore che a trazione (°). Come si disse nel n. 286, la minaccia dei fenomeni d’instabilita del- Vequilibrio clastico @ molto aggravata dal fatto che essi sono estrema- mente insidiosi, poiché spesso avvengono in modo improvviso, senza fatti premonitori (*), e quindi senza lasciare il tempo per rinforzare o per sca- rieare la costruzione, e nemmeno per porsi in salvo. Essi sono anche insidiosi perch8 non sempre @ facile prevederli e studiare le strutture in modo da evitarli, potendosi presentare in forme varie e molteplici, ¢ talvolta impensate (*). Inoltre l'instabilité pud avvenire in una singola parte di una costruzione (ad es. in wn’asta compressa di una struttura reticolare), oppure nell’intera struttura anche se le singole parti sono stabili (ad cs. Vinstabilit dellintero corrente compresso dei ponti a tra- vata aperti superiormente), 0 infine in forma locale in un breve tratto di una delle parti (ad es. Vingobbimento 0 corrugamento locale di una lamiera di una trave composta, che provoca il piegamento della trave con un ginocchio nell’intorno). In ogni caso la conseguenza @ la rovina Gell’intera costruzione, che avviene in pochi istanti. Cosi che la situa- zione @ oggi capovolta, poiché quei fenomeni che erano niente altro che delle curiosit’ sono diventati wn pericolo sempre presente e minaccioso, ¢ un vero incubo per i progettisti di strutture leggere. E non si esagera dicendo che i crolli di queste strutture avvengono 98 volte su cento per instabilit& e nei rimanenti casi per tensioni troppo elevate. Anche nei casi dinstabilit’ facilmente prevedibili, lo studio presenta di solito difficoltd analitiche molto gravi (salvo i casi pitt semplici), per cui spesso si @ costretti a rinunciare alla soluzione esatta. Si ricorre allora a procedimenti di calcolo che danno soluzioni dotate di approssimazione soddisfacente, ¢ che sono fondati su considerazioni che aintano a far () Questo esempio, sia pure molto spinto, mostra in modo eloquente quanto possa dimi- nulre la resistenza nef casi in cui fl collasso avviene per instabilita; per cui si deve rieonoscere che il problema della stabilita non ha soltante interesse teorico, come purtroppo molt! ingegnert Titengono, ma costituisce una questione squisitamente pratica. Quando studieremo i tubi cilin- Arici compressi dall’esterno, vedremo un altro esempio (es. 2085), apparentemente ancora pit spinto, ma corrispondente a una costruzione reale, nel quale li: diminuzione della re-istenza dovuta allinstabilita @ assai maggiore. ( L’unico fatto premonitore potrebbe essere, come vedremo nella nota 17 ¢ nel Cap. XXXII, 41 rallentamento delle vibrazioni. Ma per utilizzarlo occorrerebbe saggiare la costruzione facendola vibrare ogni volta che la condizione di carico cambia; cosa che & tutt'altro che agevole. (*) Spesso si prevedono varie forme secondo le quali una struttura pud deformarsl © cedere, € si calcolano i corrispondenti valori critici del carico per conoscere il minore di essi; ma pud accadere che il cedimento avvenga secondo una forma imprevista (e in certi casi imprevedibile), che richiede un carico critico ancora minore. Oppure pud manifestarsi un tipo d’instabilita che non si era considerato. LA STABILITA DELL'EQUILIBRIO ELASTICO 3 meglio comprendere l’essenza dei fenomeni in questione, Tale comprensione é poi particolarmente facilitata dall’esame di casi molto semplici, anche se apparentemente banali, sui quali @ utilissimo soffermare Vattenzione ed esercitare il ragionamento; e su tali casi insisteremo fin dall'inizio e anche nel seguito (*), poiché essi, pi ancora dei casi complessi, contri- buiscono validamente a creare nel progettista i senso della stabilitd, ¢ a porlo in grado, col tempo, di sentire i fenomeni che possono accadere in una struttura. Tale senso fa si che chi abbia una lunga dimestichezza coi fenomeni in questione, provi in presenza di una costruzione malsi- cura uno speciale disagio intimo, che V'avverte che ¢’ qualcosa che non va, ossia che la costruzione ha la tendenza a diventare instabile. Per queste diverse ragioni, Vinstabilit’ dell’equilibrio elastico costi- tuisce il capitolo pitt suggestivo della Scienza delle costruzioni, tanto pitt che é fondato su concetti del tutto diversi da quelli soliti. Purtroppo esso non @ conosciuto come merita dalla maggior parte degli ingegneri € sopra tutto non sono abbastanza noti e divulgati i gravissimi pericoli e le insidie che presentano i relativi fenomeni, e la loro frequenza e va- riet&. Comunque, non @ diffusa, nella misura dovuta, la diffidenza ne- cessaria contro tali pericoli, sempre in agguato. Per cui é da augurare che tale conoscenza si diffonda ampiamente, almeno fra i costruttori di strutture metalliche, se non fra quelli del cemento armato, che @ meno esposto ai pericoli suddetti. Soltanto allora le insidie dell’instabilita po- tranno essere dissipate e vinte. Per non uscire dai limiti di quest’opera di carattere generale, do- yremo limitarei a esaminare i casi pit importanti ¢ significativi, riman- dando per i casi particolari e per quelli pit. complessi alle opere specia- lizzate. Ci soffermeremo invece ampiamente sulla parte concettuale, e svolgeremo ‘spesso gli esempi fino ai risultati numerici, che sono i pit eloquenti per chi li sa leggere e comprendere, e che contribuiscono a rendere evidente l'importanza dei fenomeni in questione. A) CONSIDERAZIONI GENERALI. I METOPI PER LO STUDIO DELL’INSTABILITA. 810. Equilibrio stabile, instabile, indifferente. a) Sappiamo che condizione necessaria, ma non sufficiente, affin- ché la configurazione assunta da un corpo o da un sistema di corpi sog- getto a forze sia permanente, cioé non muti, é che tutte le forze agenti ( E molto utile fermare l'attenzione sui casi pit semplici, perché Ja mente non é distratta dalla complessita del fenomeno e dalle difficolti del caleolo, ¢ resta percié libera per compren- Gere mogliv:Faspetty intuitive v Tesseuza dei faith. 4 CAPITOLO TRENTADURSTMO siano tra loro in equilibrio; e che questa condizione @ anche sufficiente se lequilibrio delle forze @ stabile. Se invece l’equilibrio @ instabile, la configurazione @ estremamente precaria, poichd basta la minima causa perturbatrice, ad es. la pitt piccola trepidazione, anche momentanea, per- ché il sistema si allontani immediatamente da tale configurazione; cosi che @ praticamente impossibile che questa possa permanere. Nel caso limite in cui Pequilibrio sia indifferente, il sistema pud rimanere nella sta configurazione o pud indifferentemente passare ad altre configura- zioni vicinissime alla prima e fermarsi in una qualunque di queste. Tl modo classico per saggiare l’equilibrio consiste nell’allontanare di pochissimo il sistema dalla sua configurazione mediante una causa per- turbatrice estranea qualsiasi, ¢ nel vedere se, al cessare di questa, il si- stema torna spontaneamente nella configurazione primitiva o se si allon- tana maggiormente da essa. In particolare, se rimane nella nuova confi- gurazione, l’equilibrio @ indifferente. Interessa specialmente decidere quand’é che V'equilibrio @ indifferente, perché questo @ il caso limite che separa Pequilibrio stabile da quello instabile. Per decidere (senza fare l'esperienza) che cosa tende a fare il sistema quand’é allontanato dalla sua configurazione di equilibrio, si esamina come si sono modificate le forze agenti, oppure com’é cambiata V'energia totale del sistema, come vedremo nel n. 812. b) Limitiamoci qui a considerare aleuni sistemi rigidi. Spostando di pochissimo il sistema, le forze modificano le loro rette dazione e, di solito, non sono pit in equilibrio. Quindi si osserva se tendono a ripor- tare il sistema a posto o ad allontanarlo maggiormente: nel primo caso Vequilibrio era stabile, nel secondo era instabile. Se invece esse sono ancora in equilibrio, il sistema rimane nella nuova posizione, e quindi Vequilibrio era indifferente. Un primo esempio molto semplice @ quello della fig. 1733: una pic- cola sfera @ posta nel punto pit basso di una superficie sferica concava (fig. a), 0 nel punto pitt alto di una superficie sferiea OY convessa (fig. b), 0 sopra una superficie piana orizzon- tale (fig. c). Nei tre casi essa @ rispettivamente in equi- librio stabile, instabile, in- >) differente. Come secondo esempio Oe consideriamo un mezzo ci- lindro di materiale omoge- neo posto sopra un piano orizzontale (fig. 1734). Esso @ in equilibrio stabile quando il piano ab & orizzontale (fig. a), perché se si inclina di un angolo a qualsiasi (fig. b), il peso Q, passante Fig, 1733. LA SPABILITA DELL’EQUILIBRIO ELASTICO 5 per G, acquista un momento rispetto alla nuova retta ¢’ di contatto, che riporta a posto il corpo. Aggiungiamo a questo un peso P all’estremitd di un’asta lunga d, uscente da O e normale ad ab (fig. c). Nella posizione della fig. c) si ha Pequilibrio, ¢ per decidere se @ stabile o no incliniamo il sistema dim angolo a qualsiasi (fig. d):i pesi Qe Pacquistano, rispetto a o’, un mo- mento stabilizzante Qd sen a (dove (21) d = 4r/3z) e un momento instabiliz- zante Pd, sen a. Quindi il corpo torna a posto, o resta nella nuova posi- zione, 0 si inclina ulteriormente, secondo che Qd sen a= Pa, sen a, ossia secondo che Qd = Pd. Questo risultato é indipendente da a, per cui non @ necessario che a sia piccolissimo: quindi se l'equilibrio @ ad es. indiffe- rente, esso timane tale per qualunque valore di a (cid che accade se Qd= Pd,, ossia se il baricentro di Qe di P & in 0). Un terzo esempio @ quello della fig. 1735: un cilindro omogeneo di raggio r @ posto entro una superficie cilindrica concava di raggio R (fig. a), Fig. 1735. ed @ evidentemente in equilibrio stabile. Aggiungiamogli un peso P in un punto @, (esterno 0 interno al cilindro) posto sulla verticale per @ e distante d da @. Nella posizione della fig. a) si ha Vequilibrio, e per de- cidere se @ stabile 0 no facciamo rotolare un poco il cilindro: la congiun- gente OG s‘inclina di un angolo a (fig. b) ¢ la congiungente GG, s’inclina di un angolo f tale che r(a + fp) = 00" = Ra, ossia P= (R—n)a/r. peso Q del cilindro acquista, rispetto alla nuova retta di contatto ¢’, un momento stabilizzante MZ, = Qr sen a, mentre, se d 8 abbastanza grande, il peso P acqnista un momento instabilizzante M, = P(d sen 6 —r sen a). Quindi lequilibrio era stabile, 0 indifferente, o instabile, secondo che BL, = M,, ossia secondo che (a) P¥Qrsena:[dsen (R—r)a/r—rsena]. Ma Vangolo a dev’essere piccolissimo, per cui si pud confondere il seno con l'angolo; quindi dalla condizione di equilibrio indifferente si ricava (b) P= Q: [d(R —r)jr?—1). 6 CAPITOLO TRENTADURSIMO La parentesi quadra dev’essere positiva, perché se fosse nulla risul- terebbe P = co e se fosse negativa occorrerebbe una P rivolta in alto. Quindi dev’essere anzi tutto d(R—r)/r?—1>0, ossia d >r*/(R—7). Ad es., se R= 3r, dev’essere ad>r2, e si ha Py = Q: (2d/r—1) 5 e se d= 0,75r - 1,007 -1,50r risulta P., = 2Q-@Q-0,5Q. Se Vequilibrio @ indifferente, lo é@ qualunque sia il valore di a, purché abbastanza piccolo, Perd, a differenza dall’esempio precedente, vedremo (n. 813) che se a assume valori considerevoli l’equilibrio ridiventa stabile, e occorre aumentare P per far crescere a. 811. Il teorema di Kirchhoff e¢ i fenomeni @’instabilita. a) Come si accennd nella nota 13 del Cap. XILL, la possibilité che Vequilibrio elastico diventi indifferente, ciod che con le stesse forze esterne un corpo elastico possa avere diverse configurazioni equilibrate, sem- bra in contrasto col teorema fondamentale della Teoria dell’elasticita stabilito da Kirchhoff nel 1859, secondo il quale, date le forze esterne che sollecitano un corpo clastico, esiste una e una sola situazione equi- librata, Ma il contrasto seompare ricordando che la dimostrazione del teorema di Kirchhoff (n. 332 f) (°) @ fondata sul principio della sovrap- posizione degli effetti, e che la validit& di questo richiede non solo che valga la legge di Hooke, ma che gli spostamenti dei punti del corpo siano piccolissimi e tali da non alterare sensibilmente la posizione delle forze esterne rispetto al corpo (nn. 271 b, 330 a). Nei casi che stiamo studiando aceade invece che la deformazione con la quale si manifesta l’instabilita modifica la posizione relativa delle forze e del corpo (*), per cui non si verifica la seconda delle condizioni suddette, ¢ quindi é naturale che il teorema dell’unicit& della soluzione non valga. Lo studio dell’instabilit& si propone appunto di cereare se e in quali circostanze il problema ela- stico pud ammettere pit soluzioni (*). ‘Un esempio che mostra la possibilité di due diverse configurazioni equilibrate con la stessa forza agente, anche senza l’intervento di fenomeni d’instabilita, % quello della fig. 1736: una lunga molla piatta d’acciaio molto flessibile, inca- strata a un estremo con tangente orizzontale e soggetta a un peso all’altro estremo () Una dimostrazione del teorema di Kirchhoff che considera un caso pitt generale si trova Rei nn. 14, 15 del volume di R. V. SOUTHWELL: An introduction lo the Theory of elasticity, Oxtord, University press, 1941. Un'acuta discussione del significato del teorema di Kirchhofl si trova nella memoria di D. Boxvicrst: Osservazioni sul problema della stabilita dell'equilibrio elastico, «Atti Acc. d. Sclenze», Torino, vol. LXVI, 1931. () Ad es., nel cas! dolla fig. 465 Is posizione relativa della forza Pe della trave @ snstanzial- mente diversa da quella primitiva, quando la trave era ancora rettilinea e la retta d’azione della, P coincidevs col suo asso. () Si veda 1a memoria di G. H, Bryan, in «Cambridge Phil. Soc, Proc.», Vol. 6, 1838 agg. 199 © 256. LA STABILITA DELL’EQUILIBRIO ELASTICO 7 libero, pud venire disposta (e restare in equilibrio) come nella fig. a), oppure, se @ abbastanza lunga, come nella fig. b) (2°). La deformazione della molla (per grandi deformazioni) modifica profondamente la posizione della forza, che pud quindi agire secondo due rette molto diverse rispetto alla molla; per cui non si verifica 'ipotesi sulla quale & fondato il teorema di Kirchhoff (#2). b) Quando si sia nelle condizioni volute per l'esistenza di una sola confi- oA iP » gurazione equilibrata (eioé quando la deformazione non altera sensibilmente la B posizione relativa delle forze e del corpo), questa @ anche stabile. Ad es., nel caso della trave della fig. 1737 a) il carieo P provoca delle tensioni interne ¢ (il si- stema di Pe delle o @ equilibrato), delle deformazioni interne e, degli abbassa- meati 7 e un lavoro di deformazione I. Se si altera la configurazione (senza variare P) aumentando le 7 di infinitesimi 67, che provoeano aumenti de (il si- stema delle 57 © de & congruente), il lavoro intemo finale @ Ly Dy2+ Ly, TL lavoro indiretto Ly» delle ¢ associate alle de 8 uguale al lavoro di P associato a 67, (per il prineipio dei lavori virtuali); per eni aumento 1,» del lavoro interno 8 uguale alla diminuzione dell’energia potenziale di P, e quindi 8 nulla la varia- zione prima (infinitesimo del primo ordine) dell’energia totale. Pereid l'energia totale del sistema aumenta soltanto di Z,, che @ il lavoro diretto relativo alle de. Esso 8 infinitesimo del secondo ordine rispetto alle de, ed @ essenzialmente positive (n. 331 a). Potendosi ripetere il ragionamento nel caso che le dy € de siano delle diminuzioni, si conclude che prima dell’alterazione l'energia del si- stema era un minimo, e quindi lequilibrio era stabile @) (v. anche il n. 812). Quando invece la deformazione altera sensibilmente la posizione relativa delle forze e del corpo, possono esistere pit configurazioni equilibrate, e Vequilibrio pud anche essere instabile. Ad es. nel caso della fig. 1737 b), nel quale la confi- gurazione rettilinea e verticale della trave @ equilibrata, se si prova ad alterarla imprimendo degli spostamenti infinitesimi 62, le o primitive, corrispondenti a uno sforzo normale ¥, non compiono lavoro indiretto L,, per effetto delle de, che sono relative a momenti flettenti M (nota 3 del Cap. XVI); per eui Ly, & nullo, © resta soltanto ’aumento L, del lavoro diretto interno relativo alle de, Pp Fig. 1736. Fig. 1731. () L’equilibrio pué sussistere ed essere stabile non solo nella forma a), ma anche nella forma h). Se si usa una piattina d’acciaio larga 1 cm e spessa 0,5 mm, caricata con P = 0,1 kg, si trova che Ia forma b) comincia a escere in equilibrio quando la lunghezza @ L> 55 cm, © che Yeqnilibrio diventa stabile anche lateralmente quando L> 65-> 70 cm. Si vedano il volume di R. Maven: Die Knickjestigveit, Berlino, Springer, 1921, § 11, e la memoria di C. I. KRIEMLER ivi citata. () La dimostrazione del n. 382 /) non sussiste, perehé Ia forza P della configurazione a) non é uguale alla forza P della b), ¢ quindi il sistema differenza delle due forze non @ nullo. () Una chiara rappresentazione grafica del diversi lavori suddetti si ha considerando parabola che rappresenta la variazione di Ly-al variare di 7, (fig. 1738). Nella Pposizione di equilibrio (punto m) la tangente mb alla parabola ha il coeffi- ys ciente angolare 2Z'dn,, che por il teorema inverso di Castisliano (n. 342) nha vale P. Percid quando diamo a ,Vincremento in,» il segmento ab=P-inp |g a rappresenta il lavoro compiuto da P,e quindi anche I43, mentre il segmento te, che @ infinitesimo del secondo ordine, rappresenta if lavoro Ly. Fig. 1738, 8 CAPITOLO TRENTADUESINO infinitesimo del secondo ordine ed essenzialmente positive. Ma si ha anche una diminuzione Pé dell’energia potenziale di P, essendo 6 labbassamento, infinite. simo del secondo ordine (n, 192 b), del punto 4 conseguente ai dn. Pertanto, in questo caso lenergia totale aumenta o diminuisee, e quindi Pequilibrio della trave rettilinea @ stabile o instabile, secondo che POS Ly. Se PS = Ly Vequili- brio & indifferente (#) (#), Per quanto si é detto, la stabiliti 0 meno dell'equilibrio dipende dunque dalla variazione seconda (infinitesimo del secondo ordine) dell’energia totale. La va- riazione prima é nulla, perch? la configurazione é equilibrata (n. 336 b). Si vedano anche i nn. 812 ¢, 817 a). ¢) Si deve inoltre osservare che la situazione di equilibrio indiffe- rente, nella quale sono possibili pitt configurazioni equilibrate, @ soltanto transitoria, poiché, aumentando ulteriormente la deformazione, Vequili- brio di solito ridiventa stabile, cioé unico (un, 813, 829) (oltre alla con- figurazione rettilinea). 812. Il criterio statico e il eriterio energetico. Per decidere se una configurazione equilibrata @ stabile 0 instabile si modifica dunque (n. 810 @) di pochissimo la configurazione stessa (senza variare i valori delle forze esterne) e si esamina se tende a tornare nella posizione iniziale o ad allontanarsene ulteriormente. In pratica conviene determinare quand’é che Vequilibrio @ indifferente, perché cosi si cono- see la condizione limite che separa le due possibilita. Per effettaare tale esame si pud usare un criterio statico oppure un criterio energetico. a) Criteric statico. Nella configurazione modificata le forze esterne ecambiano la loro posizione rispetto al corpo (se il sistema elastico @ di quelli che possono diventare instabili) e generano nuove sollecitazioni che tendono ad alterare ulteviormente la configurazione, mentre nascono delle reazioni elastiche interne che tendono a riportarla a posto. Invece di cereare se prevale Puna tendenza o Valtra, é preferibile lasciare inde- terminati i valori delle forze esterne e uguagliare le due tendenze, perchd da tale uguaglianza si rieavano quei valori delle forze (valori critici) che rendono l’equilibrio indifferente. Noti questi, per valori minori l’equili- (*) La conclusione alla quale siamo ginnti esaminando questi due casi non @ diversa da quella alla quale giungemmo nel n. 274 ¢) con ragionamento statico anziché energetico, cio’ confrontando i momenti M, ed My je (4) Nei due casi della fig. 1737, per I quali rappresentammo graficamente Al criterio statico nella fig. 454, si pud rappresentare in modo visivo anche {i criterio energetico. Se si avmenta man mano Ja deformazione della trave della fig. 17378), il lavoro L; cresce con legge parabolic (fig. 1739 a), mentre {i lavoro L,, se si mantiene costante P, eresce con legge lineare. Nel punto incontro ¢ si ha Z,=L, e quindi si ha Vequilibrio, sicuramente stabile. Invece nel caso della fig. 1787 b) entrambi i lavori crescono con lege paraho- Mea (fig. 1739) (finch? la deformazione @ molto piccola); quindi & sempre L,< Lj %& P< Pe, oppure & sempre L,> L; 8° P> Pipe LA STABILITA DELLEQUILIBRIO RLASTICO 9 brio @ stabile e per valori maggiori 2 instabile. Che le tre possibilita di- pendano dai valori delle forze esterne risulta chiaramente dal ragiona- mento del n. 274 b). Ci limitiamo per ora a esaminare un caso estremamente semplice ma molto istruttivo. Si abbia un’asta rigida rettilinea e verticale, libera in sommit& e ivi soggetta a un carico verticale centrato P, e incastrata elasticamente in basso con un vincolo (ad es. una molla) che reagisce proporzionalmente alla rotazione 9, e sia m, il momento di reazione quando y = 1 (fig. 1740). La configurazione verticale dell’asta & equilibrata, percha P ha momento nullo rispetto all’asse per B intorno al quale Pasta pud ruotare, e d’altra parte il momento col quale il vincolo reagisee @ ancora nullo. Per decidere se Vequilibrio @ stabile 0 no, incliniamo Vasta di un angolo g: il carico va in A’ e acquista rispetto all’asse di rotazione per B il momento esterno instabilizzante I, = P+ A'A" = Plsen g, mentre il vincolo reagisce col momento interno stabilizzante M,—= mp. L’equilibrio di questa con- figurazione sussiste se I, = I, ossia se Fig, 1740. (a) Plsen g = mp. Ma dev’essere piccolissimo, per cui seng = ~g, ¢ quindi si ¥ (b) P= m/l. L'equilibrio @ stabile 0 instabile secondo che P$P.,. Tl valore di Ps, @ indipendente da quello di g, purché questo sia piccolissimo; per cui Pequilibrio @ indifferente finché g & molto piccolo. Ma se g @ notevole, vedremo (n. 813) che l’equilibrio dell’asta inclinata ridiventa stabile, e y cresce solo se si aumenta P oltre il valore P,,. Giova osservare che, finché P< P,,, l'incastro elastico rende stabile l’equi- librio, ossia mantiene verticale l’asta, in virtie della sola eua presenza; cio’ pur non reagendo ancora, ma per la sua possibilité di reagire. Questo fatto, che in un primo momento pud apparire strano, accade anche nelle travi perfettamente rettilinee e caricate di punta (e in ogni altro caso del genere), la cui possibilits dj reagire all’incurvamento riesce a mantenere rettilinea la trave (finché P< P,,), pur non reagendo ancora, b) Criterio energetico. Quando si modifica la primitiva configura- zione equilibrata del sistema elastico, si ha una variazione del lavoro interno, che di solito @ un aumento, e una variazione dell’energia poten- ziale di posizione delle forze esterne, che di solito @ una diminuzione. Secondo un principio fondamentale della Statica (teoremi di Dirichlet @ di Liapunof), Pequilibrio primitivo era stabile o instabile 0 indifferente secondo che energia totale del sistema @ aumentata 0 @ diminuita 02 10 CAPITOLO TRENTADUESIMO rimasta invariata. Basta quindi lasciare indeterminati i valori delle forze esterne e uguagliare la diminuzione dell’energia potenziale di queste al- V’aumento dell’energia elastica, e ricavare da tale uguaglianza i valori eritici delle forze. Che le tre possibilita dipendano dai valori delle forze esterne risulta dal fatto che la diminuzione dell’energia di queste dipende dai loro valori e dall’entit& della deformazione che si é impressa.al si- stema (e quindi, per una data deformazione, @ piccola o grande secondo che le forze sono piccole o grandi), mentre Venergia elastica accumulata dipende soltanto dall’entitd della deformazione. Riprendiamo l’esempio della fig. 1740. Per riconoscere che la stabilit& © meno dell’asta verticale dipende dal valore di P, facciamo un ragio- namento estremamente semplice e pitt spontaneo del principio sud- detto (). Quando abbiamo inclinato V’asta rigida di un certo angolo 9, Ja molla esistente in B, essendosi deformata, ha accumulato un’energia elastica Z, dipendente dalla caratteristica m, della molla e dal valore di g, ma non dal valore di P. Se l’asta torna a posto, il peso P da A’ torna in A, risollevandosi dell’altezza 6 = AA dipendente dal valore di y; e per far cid richiede un lavoro LZ, = Pé (*). Quindi l’asta torna a posto o no secondo che l’energia ZL, che la molla pud restituire é suffi- ciente 0 no per rialzare P, ossia per compiere il lavoro D,; ¢ le due possi- bilit& dipendono evidentemente dal valore di P ("). Esiste certamente un valore P,, di P per il quale L, = Ly, e che rende l'equilibrio indif- ferente. L’energia della molla deformata & L; = Mig/2 = me - 9/2 = mg?/2. Il dislivello ZA” & 6 = U1 —cos g), ¢ quindi L, = Pd = Pi(1 —cos g). L’equilibrio @ indifferente se L, = L,, ossia se (0) PUL —cos p) = mp*/2. Ma g dev'essere piccolissimo, per cui si pud arrestare al secondo termine lo sviluppo in serie di cosy, e si ha 1—cos p = 1—(1—9/2) = g*/2. Sostituendo nella (¢), si ritrova per P,, Vespressione (b). La (b) vale per ogni valore di g; la (¢) vale solo per @ infinitesimo. ( Ragionamenta che ® inverso rispetto a quello fatto dianzl, che considerava cid che ac- cede quando af disturba Vequilibrio, ma che in realta ® diretto, perch esamina oie cosa accade uando si sopprime la causa che ha momentaneamente disturbato la confignrazione primitive, () Si ha L,= Pd enon ZL, = Po/2, perch? durante Vabbassamento 4” o Vinnalzamento FA il peso P non varia da 0 P oda Pa 0, bensl rimane invariato. (*) Se 1> Ty, Venergia elastica della molla @ maggiore del lavoro riehiesto per risollevare P. La parte di enctgia elastica rimanente diventa enereia cinstica; per cui la barra torna a posto enersicamente, anzi oltrepassa la posizione verticale e oscilla intarno a questa fino a che Vener- ‘ia superfiua non al sia dissipate. Man mano Z, tende a Ly, clod P tende a Py, la barra torne 4 posto in modo sempre pit iacco; ossia vibra con una trequenza f tanto minore quanto pitt P Si approssima a Py, (ei ba la frequenza f= 0 quando P= Py). Nel Cap. XXXI1T (n. 9062) utilizzeremo questo concetto semplicissimo per abudiare in modo lementare le vibrazioni in presenza di forze che tendono a produrre instabilita,