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Cromatologia

anno accademico 2016/2017


Daniele Torcellini

Accademia Ligustica di Belle Arti


Genova
- gli attributi percettivi del colore
I modi di apparire del colore

Il modo superficie il colore attribuito ad un corpo opaco che riflette la


luce che lo illumina.

Il modo volume il colore percepito come derivante dal passaggio di luce


attraverso la massa di una sostanza pi o meno uniforme e trasparente per
esempio un bicchiere di vino, o un vetro colorato.

Il modo illuminante il colore attribuito ad una sorgente luminosa. Di solito


si percepisce cos il colore di massima brillanza in una scena, se molto pi
chiaro degli altri oggetti in modo da poter essere caratterizzato con il
termine ardente (glow) nel senso che emette pi luce di quanta ne riceve.
Il modo illuminazione il colore attribuito allilluminazione prevalente della
scena, che riempie lo spazio, piuttosto che agli oggetti presenti, i quali
mediano il modo illuminazione riflettendo la luce e creando delle ombre.

Il modo apertura o modo riduzione il colore che viene percepito


osservando una superficie attraverso una apertura abbastanza piccola. Larea
appare omogenea e priva di microstruttura con i contorni sfumati.
Attributi percettivi del colore

Tinta

Latinta, viene indicata con i nomi rosso, giallo, verde, blu, viola, e tanti altri
che si trovano nel vocabolario italiano, e che sono decine e forse centinaia.
Pochi comunque rispetto alle tinte che si potrebbero specificare
numericamente con le tecniche colorimetriche, cio che potrebbero essere
misurate. E questo corrisponde al fatto che, nel linguaggio comune, quando
diciamo rosso ci riferiamo non ad un singola tinta ma ad un gruppo di tinte

La definizionedi tinta nellInternational Lighting Vocabulary: lattributo di una


sensazione visiva secondo il quale unarea appare essere simile ad uno dei
colori percepiti rosso, giallo, verde e blu (queste sono le quattrotinte
uniche), oppure ad una combinazione di due di loro (cio unatinta binaria).
Tinte uniche

Tra tutte le tinte che il sistema visivo umano pu distinguere ce ne sono


solo quattro che non vengono percepite dalla maggior parte delle persone
come mescolanza di altre tinte: si tratta del rosso, del giallo, del verde e del
blu ognuna delle quali unatinta unica oelementareo unitaria.

Tinte binarie

Una tinta diversa dalletinte uniche dettatinta binaria e viene percepita


come mescolanza di due tinte uniche adiacenti, cio come mescolanza di
una delle seguenti coppie:

rosso e giallo: per esempio arancio, ocra;


giallo e verde: per esempio limone, muschio, glauco;
verde e blu: per esempio smeraldo, turchese, zaffiro;
blu e rosso: per esempio viola, magenta, malva.
Tinte opponenti

La maggior parte delle persone non in grado di immaginare un colore nel


quale siano presenti entrambe le tinte uniche giallo e blu (cio un giallo
bluastro o un blu giallastro) n le tinte uniche rosso e verde, allo stesso
modo in cui non possibile immaginare un oggetto che sia
contemporaneamente caldo e freddo. Si esprime questo fatto dicendo che
giallo e blu costituiscono una coppia ditinte opponenti (opponent hues), e
cos anche rosso e verde.

Ordinamento delle tinte

Le tinte hanno un naturale ordinamento circolare, il cui grafico viene spesso


chiamato ruota dei colori, ma sarebbe pi corretto chiamarlo cerchio delle
tinte.
Brillanza

LInternational Lighting Vocabulary definisce la brillanza come lattributo di una


sensazione visiva secondo il quale unarea appare esibire pi o meno luce.
La brillanza si esprime tipicamente con gli aggettivi fioco (dim), debole,
intenso, abbagliante, luminoso (bright), lucente, brillante,
splendente.

Chiamiamo nero il colore di un oggetto che giudichiamonon emettere luce,


cio con brillanza nulla o molto bassa. Chiamiamo bianco il colore di un
oggetto che appare emettere la massima quantit di luce, cio con la
massima brillanza. Chiamiamo grigioil colore di un oggetto che giudichiamo
emettere una quantit intermedia di luce, cio con una brillanza intermedia.

La brillanza di un coloredipende dal livello di illuminazione.


Chiarezza

La definizione di chiarezza nellInternational Lighting Vocabulary: brillanza


(cio la quantit percepita di luce)di unarea giudicata relativamente alla
brillanza di unarea similmente illuminata che appare bianca. In altre parole la
chiarezza di un colore la sua brillanza relativa alla brillanza del bianco dopo
aver scartato le differenze di illuminazione.

Per indicare lachiarezzaci sono pochi aggettivi in italiano, anzi solo due:
chiaro e scuro. I due aggettivi corrispondenti in inglese sonolightedark
Nel solido di Munsell la chiarezza chiamata
valore ed la distanza in verticale dal nero
che sta in basso.
Costanza della Chiarezza

Quando osserviamo un oggetto illuminato, la brillanza la percezione della quantit di luce


che loggetto illuminato riflette e che arriva ai nostri occhi.

La massima brillanza quella della faccia superiore, la brillanza media della faccia alla
nostra destra, e la brillanza pi bassa proviene dalla faccia alla nostra sinistra.

Per giudicare la chiarezza dobbiamo giudicare non la quantit complessiva di luce riflessa
da ogni faccia ma la percentuale di riflessione di ogni faccia.
La chiarezza di unarea infatti dipende per definizione dalle propriet di riflessione dellarea
e non dipende dalla quantit di luce che larea emette e raggiunge il nostro occhio
Pienezza

Lapienezza (colorfulness) lattributo della percezione di colore secondo il


quale unarea appare esibire una quantit (intensit) maggiore o minore di tinta. I
colori acromatici per definizione non hanno tinta e dunque hanno pienezza nulla.
Man mano che aumenta la quantit di tinta aumenta la pienezza.

La definizione della pienezza nellInternational Lighting Vocabulary:attributo di


una sensazione visiva secondo il quale unarea appare esibire pi o menotinta.

La pienezza dipende dal livello di illuminazione: quando questa aumenta la


pienezza aumenta, quando diminuisce la pienezza diminuisce. Maggiore la
brillanza e maggiore la pienezza, e viceversa.
Per indicare lapienezzala lingua italiana ha numerosi aggettivi
(che si usano anche per croma e saturazione), tra i quali:

vivo (bright);
vivace;
allegro;
intenso (strong);
acceso;
spento;
pallido (pale);
pastello;
tenue;
sbiadito;
carico;
cupo;
smorto;
profondo (deep).
Croma

La croma una pienezza relativa e viene definita con riferimento alla brillanza
del bianco.

La definizione di croma nellInternational Lighting Vocabulary :pienezza di unarea


giudicata in proporzione allabrillanza di unarea similmente illuminata che appare
essere bianca.In altre parole la croma di un colore la sua pienezza (cio la
quantit apparente di tinta) dopo aver scartato le differenze di intensit di
illuminazione.

La croma per definizione la pienezza relativa al livello di illuminazione.


Nel solido di Munsell la croma la
distanza dallasse dei grigi.La massima
croma possibile varia con la tinta e con la
chiarezza. La croma massima per le tinte
per le quali il nostro sistema visivo ha la
massima sensibilit (giallo, verde)
Saturazione

Nel linguaggio comune si confonde spesso la croma con la saturazione, che in


realt il termine tecnico per un attributo diverso, simile ma non identico e
usato pi raramente dellattributo croma.

La saturazione una pienezza relativa, come la croma. Ma mentre la croma di un


colore la relazione tra la pienezza del colore e la brillanza del bianco, la
saturazione la relazione tra la pienezza del colore e la sua propria (del colore)
brillanza.

La definizione di saturazione nellInternational Lighting Vocabulary:pienezza di


unarea giudicata in relazione alla suabrillanza(e non in relazione alla brillanza
del bianco, come invece viene giudicata la croma).
Lesempio del pomodoro rosso:un pomodoro rosso ha una certa pienezza alla
luce del sole, minor pienezza in un giorno nuvoloso, meno ancora di sera,e alla
luce della luna perde quasi del tutto la sua pienezza.

Ma se giudichiamo la pienezza relativa al livello di illuminazione, cio se


scartiamo le variazioni di illuminazione, possiamo concludere che questa
pienezza relativa, che prende il nome di croma, non cambiata.

Possiamo per giudicare la pienezza relativa non al livello di illuminazione ma alla


brillanza stessa dei vari punti del pomodoro. In basso, a causa dellombra, la
brillanza del pomodoropotrebbe essere minore, e dunque minore anche la
pienezza. Questa pienezza relativa si chiama saturazione e rimane costante.
La descrizione accurata di un colore usando il linguaggio comune (e non la colorimetria)
dovrebbe essere fatta specificando le tre caratteristiche percettive: tinta, chiarezza, croma con
i nomi e gli aggettivi visti. Tipicamente i dizionari italiani questo non lo fanno, invece i dizionari
inglesi lo fanno.

Ecco per esempio come descritto in italiano e in inglese il colore bruno, cio brown:

Lo Zingarelli lo descrive superficialmente come colore scuro, quasi nero e basta.

LAmerican Heritage Dictionary lo descrive magistralmente cos:


any of a group of colors between red and yellow in hue that are medium to low in lightness
and low to moderate in saturation

Cio, uno di un gruppo di colori [correttamente si indica che si tratta di un gruppo] la cui
tinta sta tra rosso e giallo [e questa appunto la tinta] che hanno chiarezza tra media e bassa
[e questa la chiarezza] e che hanno saturazione tra bassa e media [il dizionario la chiama
saturazione anche se il termine tecnico croma].
Per quello che si visto sugli attributi percettivi e indipendenti del colore in modo superficie,
e precisamente

-tinta
-colori senza tinta
-colori con tinta
-quattro tinte uniche: rosso, giallo, verde, blu
-tinte binarie, mescolanze di rosso e giallo, giallo e verde, verde e blu, blu e rosso
-chiarezza, brillanza relativa a quella del bianco, dal nero al bianco
-croma, pienezza relativa alla brillanza del bianco

si pu dire che la struttura dellinsieme dei colori di superficie secondo la nostra percezione
una struttura tridimensionale.