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Al genere Tuber appartengono diverse specie di funghi ipogei comunemente chiamati

tartufi, appartenenti alla famiglia Tuberaceae, phylum (divisione) degli


Ascomiceti. I tartufi hanno corpo fruttifero ipogeo, ovvero sotterraneo, e crescono
spontaneamente nel terreno accanto alle radici di alcuni alberi o arbusti, in
particolare querce e lecci, con i quali stabiliscono un rapporto simbiotico
(micorriza).

Comunemente per tartufo si intende il solo corpo fruttifero ipogeo che viene
individuato con l'aiuto di cani e raccolto a mano. Il tartufo un alimento
estremamente pregiato e ricercato, molto costoso. Il tipico profumo penetrante e
persistente si sviluppa solo a maturazione avvenuta e ha lo scopo di attirare gli
animali selvatici (maiale, cinghiale, tasso, ghiro, volpe), nonostante la copertura
di terra, per spargere le spore contenute e perpetuare la specie.

Sotto la denominazione di tartufo vengono ricomprese comunemente anche le terfezie,


genere della famiglia Terfeziaceae, detti anche tartufi del deserto. Sono endemici
di aree desertiche e semi-desertiche dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo,
dove sono molto apprezzati.

La scienza che studia i tartufi si chiama idnologia e deriva dal greco ?d???,
hdnon.

Indice [nascondi]
1 Caratteristiche
2 Storia
2.1 Il termine "tartufo"
2.2 Il mondo antico
2.3 Il Medioevo e il Rinascimento
3 Produzione
3.1 Ricerca con maiali e cani
3.2 Coltivazione
3.3 Gastronomia
4 Legislazione
5 Specie
6 Note
7 Bibliografia
8 Voci correlate
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni
Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]
Le specie di questo genere presentano il carpoforo globoso, con la superficie
esterna (peridio) liscia o verrucosa, l'interno (gleba) marmorizzato, spore brune,
sub-globose o ellissoidali, reticolate o spinose.

Storia[modifica | modifica wikitesto]


Il termine "tartufo"[modifica | modifica wikitesto]
L'origine della parola tartufo fu per molto tempo dibattuta dai linguisti, che dopo
secoli di incertezze giunsero alla conclusione, ritenuta probabile ma non
definitiva, che tartufo derivasse da territfru, volgarizzazione del tardo latino
terrae tufer (escrescenza della terra), dove tufer sarebbe usato al posto di tuber
(vedi Dizionario Italiano Sabatini-Coletti, Giunti, Firenze 1999). Anche se, in
effetti, i latini chiamavano questo fungo terrae tuber, l'etimologia proposta
appare forzata.[senza fonte] Recentemente, lo storico Giordano Berti, fondatore
dell'Archivio Storico del Tartufo, ha dimostrato in modo convincente che il termine
tartufo deriva da terra tufule tubera.[2] Questo titolo appare in testa a
un'illustrazione della raccolta del tartufo contenuta nel Tacuinum sanitatis,
codice miniato a contenuto naturalistico risalente al XIV secolo, conosciuto in
diverse versioni. Il termine tartufo deriva quindi, secondo Berti, dalla
somiglianza che si ravvisava tra questo fungo ipogeo e il tufo, pietra porosa
tipica dell'Italia centrale. Il termine si contrasse poi in terra tufide e nei
dialettali tartfola, trfula, trffla, trfola. Il termine tartufo cominci a
diffondersi in Italia nel Seicento, ma nel frattempo la dizione volgare era gi
emigrata in Europa assumendo varie dizioni: truffe in Francia, Trffel in Germania,
truffle in Inghilterra.

Il mondo antico[modifica | modifica wikitesto]


Le prime notizie certe sul tartufo compaiono nella Naturalis Historia, di Plinio il
Vecchio. Nel I secolo d.C., grazie al filosofo greco Plutarco di Cheronea, si
tramand l'idea che il prezioso fungo nascesse dall'azione combinata dell'acqua,
del calore e dei fulmini. Da qui trassero ispirazione vari poeti; uno di questi,
Giovenale, spieg che l'origine del prezioso fungo, a quell'epoca chiamato "tuber
terrae", si deve ad un fulmine scagliato da Giove in prossimit di una quercia
(albero ritenuto sacro al padre degli di). Poich Giove era anche famoso per la
sua prodigiosa attivit sessuale, al tartufo da sempre si sono attribuite qualit
afrodisiache. Scriveva il medico Galeno: "il tartufo molto nutriente e pu
disporre della volutt"