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Kundalini

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Kundalini (adattamento di Kualin, devanagari: ) un termine della lingua sanscrita adoperato originariamente in
alcuni testi delle tradizioni tantriche per indicare quell'aspetto della akti presente nel corpo umano, l'energia divina che si ritiene
risiedere in forma quiescente in ogni individuo.[1] Il concetto di kundalini stato ultimamente reso oggetto di interesse sia nella
comunit medica, sia nei movimentiNew Age.

Indice
1 Origine del termine e contesti d'uso
2 Il corpo yogico, o corpo sottile
3 Il serpente
4 La visione occidentale di Kualini
5 Il risveglio della Kundalini
5.1 La via dello Hatha Yoga
5.2 Le vie dello Shivaismo del Kashmir
6 Note
7 Bibliografia Disegno schematico che rappresenta
8 Voci correlate i chakra e la Kundalini quiescente nel
corpo umano
9 Altri progetti

Origine del termine e contesti d'uso


Sebbene la nozione di un corrispettivo dell'energia divina nel corpo umano e delle pratiche relative per gestirla si trovi gi espressa e
discussa in alcuni testi del corpus dei Bhairava tantra, quali ad esempio il Netra Tantra, il Kubjikmata Tantra e il Vijnabhairava
Tantra[2], sembra che la prima menzione del termine compaia nel Tantrasadbhva, altro testo del medesimo corpus, risalente all'VIII
secolo circa.[3]

Il passo citato dal filosofokashmiro Kemarja (X-XI sec.) nel suo commento agliivastra:

Questa potenza chiamata suprema, sottile, trascende ogni norma di comportamento. Avvolta intorno al
punto luminoso (bindu) del cuore, all'interno giace nel sonno, o Beata, in forma di serpente addormentato e
non ha coscienza di nulla, o Um. Questa Dea, dopo aver immesso nel grembo i quattordici mondi insieme
con la luna il sole i pianeti, cade in uno stato di obnubilamento come di chi offuscato dal veleno. risvegliata
dalla suprema risonanza naturale di conoscenza, [nel momento in cui] scossa, o Eccellente, da quel bindu
che sta nel suo grembo. Si produce infatti uno scuotimento nel corpo della Potenza con un impetuoso moto a
spirale. Dalla penetrazione nascono per prima i punti splendenti di energia. Una volta levata Essa la Forza
(kal) sottile, Kualin.

(Tantrasadbhva , f.11b linea 4 f.12b linea3; citato in K emarja, ivastravimarin , commento a II.3; in
Vasugupta , Gli aforismi di iva, con il commento di K emarja, a cura e traduzione di Raf faele Torella,
Mimesis, 1999, p. 90. )
I Bhairava tantra sono un insieme di opere, 64 per l'esattezza, che la tradizione vuole rivelate dal Dio iva nel suo aspetto Bhairava.
Questi testi espongono una dottrina monista (-dvaita, "non-dualista"), cio una visione metafisico-religiosa nella quale ogni aspetto
nel cosmo, individui compresi, sono una manifestazione, un'espansione dell'Assoluto, iva. Molti di questi testi non ci sono
pervenuti, ma ne abbiamo menzioni e citazioni sia in quelli attualmente conosciuti sia nei numerosi commenti che ne sono seguiti.

Occorre qui ricordare che la concezione di una relazione fra l'umano e il divino non certo una prerogativa delle tradizioni in
oggetto, tradizioni essenzialmente tantriche, ma risale, nella letteratura, a un'epoca antecedente, quella del brahmanesimo. Nella
Chndogya Upaniad (IX-VII secolo a.C.), ma anche in altre Upaniad, troviamo gi espresso il concetto dell'identit fra l'essenza
individuale e quella divina, fratman e brahman: Quello sei tu.

I testi del Bhairava tantra costituiscono il corpus canonico di opere sacre cui fanno riferimento alcune tradizioni religiose popolari
per lo pi sorte nella regione indiana del Kashmir, e confluite poi in quel sistema esegetico etichettato come Shivaismo del Kashmir.
Queste tradizioni e scuole sostengono l'identit fra gli individui, l'universo e Dio, che, come gi detto, qui identificato con iva[4] o
una sua ipostasi (come Bhairava, per esempio):

iva qui considerato causa materiale ed efficiente dell'universo, e il suo riflesso nel mondo akti, l'energia divina che gli esseri e
le cose nel mondo sperimentano come causa di ogni trasformazione. Sostantivo femminile, akti termine il cui significato proprio
"energia", "forza", e indica generalmente il potere, o l'insieme dei poteri di un dio (deva), quelli che agiscono nel mondo fenomenico
e sono la causa di ogni trasformazione, creazione e distruzione. Nella mitologia, questa akti spesso personificata come dea (devi) e
variamente denominata, oggetto di culto nelle correnti devozionali. Come Prvat, la "Figlia della montagna", per esempio,
raffigurata come sposa di iva; o comeKl, "Colei che domina il tempo".

Da questo punto di vista, Kualin non che uno dei nomi della akti, della Dea cio: uno degli aspetti, in ultima analisi, di Dio.
Cos, prima di entrare nel dettaglio delle pratiche, si rivolge alla Dea Kualin il filosofo kashmiro Abhinavagupta (X-XI sec.),
sistematore di queste tradizioni:

O visione d'ambrosia immortale e suprema che splendi di luce cosciente scorrendo dalla Realt assoluta, sii
il mio rifugio. Grazie a essa ti adorano coloro che conoscono il mistico arcano.

(Abhinavagupta, Tantrloka , XXVI.63; citato in Silburn 1997, p. 277. )


alin derivi da kual, generalmente tradotto
Il passo dal Tantrasadbhva sopra citato procede lasciando intendere che il nome Ku
con "ricurva"[5], o anche con "attorcigliata"[6]:

Scossa dal bindu, l'immortale Ricurva (Kual) si drizza in una linea; essa conosciuta allora come Diritta
(Rekhin).

(Op. cit. )
Il nome deriverebbe quindi dallo stato in cui normalmente si trova questa energia; "dormiente", "addormentata", "quiescente",
"inattiva", "sopita", "inconscia": sono questi i termini che generalmente si trovano in letteratura per riferirsi alla kualin di cui non
si ancora preso coscienza tramite una delle pratiche canoniche. Il riferimento al serpente come immagine simbolica della kualin
rende bene l'idea di qualcosa che normalmente in stato di riposo, arrotolato su s stesso come spesso il serpente giace fintanto che
non venga stimolato o non si muova in cerca di cibo.

Il corpo yogico, o corpo sottile


Il seguace di queste tradizioni, che come si detto sono spiccatamente tantriche, il tntrika, ovvero l'adepto che guidato dal suo guru
segue un percorso spirituale vlto al conseguimento della liberazione (moka) dal ciclo delle rinascite (sasra), ritenuto
possedere una struttura complessa che convive col corpo fisico. Si tratta di un corpo immateriale, una struttura somatica inaccessibile
ai sensi che l'adepto crea immaginandola e visualizzandola attraverso una serie di pratiche complesse.[7] Nella letteratura critica
moderna a questo corpo stato dato il nome di "corpo sottile"[8], per distinguerlo dal corpo fisico, che per contrasto spesso detto
"grossolano". Il termine non soltanto adoperato per le dottrine in oggetto, ma lo si usa anche per rendere concetti simili pertinenti ad
altre tradizioni, sia religiose che non, come quelle esoteriche. Andr Padoux,
indologo francese esperto di tantrismo, fa per notare che questo termine, "corpo
sottile", improprio, perch la traduzione letterale di sukmaarra, che si riferisce
invece al corpo trasmigrante: il "corpo sottile" quello che sopravvivendo alla morte
destinato a reincarnarsi (se non c' stata liberazione). Padoux utilizza pertanto il
termine "corpo yogico". Similmente, Gavin Flood utilizza il termine "corpo
tantrico". David Gordon White usa anche il termine "corpo alchemico".

Vivere, esistere consapevolmente come tntrika, vivere in un


universo che si avverte penetrato dall'energia divina, un
complesso energetico nel quale il corpo immerso, facendone
parte e offrendone un riflesso nella propria struttura: un corpo in
cui sono presenti le forze sovrannaturali, le divinit, che lo
animano e lo legano al cosmo, un corpo che ha una struttura e
una vita divino-umane, e che , inoltre, un corpo yogico.

(Padoux 2011, p. 95 )
Letteralmente Yoga significa "unione"[9], qui fa riferimento all'unione di Kualini
con iva attraverso un viaggio di Kualini stessa nel corpo dell'adepto, dal punto
in cui giace come addormentata, alla base della colonna vertebrale, fino alla sommit
[10]
del capo, dove si unisce appunto a iva, donando la beatitudine della liberazione.

Il corpo tantrico non un corpo dato e che viene poi riscoperto,


ma un corpo costruito con l'impegno derivante da pratiche
dedicate, con un lavoro che dura anni e anni.

(Flood, The tantric body , Op. cit., p. 6 [11])


La comprensione reale di questo corpo da parte di noi occidentali, prosegue Gavin
Flood, di cosa esso realmente significhi e di come sia vissuto dal tntrika, dei suoi
rapporti col cosmo in ultima analisi, impresa velleitaria. Il corpo tantrico Illustrazione del XIX secolo
raffigurante nel corpo fisico un
fondamentalmente un testo nel senso lato del termine, cio uno strumento per
complesso costituito da tredicicakra
concettualizzare l'universo, le divinit, la lingua sanscrita e il linguaggio, la
del corpo yogico, le tredici tappe del
tradizione scritta stessa: qualcosa che la cultura di massa moderna al di fuori della percorso yogico di Kualin verso
tradizione certo non pu comprendere n rendere. La visione del corpo tantrico da iva. altres rappresentata
parte della civilt occidentale cosa emblematica, e rappresenterebbe un argomento Kualin stessa in forma di serpente
in s.[12] bianco arrotolato attorno alla vita.

Gli elementi principali di questo corpo sono i "canali" (n), i "centri" o "ruote"
(cakra), i "punti" (bindu), il soffio vitale (vyu). Va subito detto che non esiste una fisiologia univoca per il corpo yogico: il numero,
le caratteristiche e le funzioni dei suoi componenti variano da tradizione a tradizione, da testo a testo. in questo corpo che
Kualin vive e si muove.

La fisiologia pi diffusa per il sistema di cakra e n quella che deriva dalle tradizione tantrica che fa riferimento alla deaKubjik,
la Dea gobba, tradizione attestatasi nell'XI secolo. In questa sono descritti sette cakra, collocati rispettivamente nelle zone del:
perineo (mldhracakra), genitali (svdhihnacakra), plesso solare (maipuracakra), cuore (anhatacakra), gola
(viuddhacakra), fronte (jcakra), sommit del capo (sahasrracakra) Le n principali sono tre: una centrale, la suumn, e due
laterali: i e pigal.[13]

Kubjik raffigurata nell'apparenza di una vecchia donna incurvata dagli anni: kubjika significa "curva"; questa Dea infatti
associata con Kualin. La tradizione in oggetto la cosiddetta tradizione kaula occidentale, originaria dell'Himalaya occidentale, e
attestata con certezza nel XII secolo in Nepal, dove ancora sopravvive[14]. Il Kubjikmata Tantra il testo pi antico nel quale si
trova menzione del sistema dei sei cakra, quello attualmente pi noto e diffuso: testi precedenti menzionano un numero differente di
cakra variamente collocati nel corpo sottile.[15]

Il serpente
Il serpente, temibile per il suo veleno, simboleggia tutte le forze
malefiche; allo stesso modo la kualin, finch riposa inerte in
noi, corrisponde alle nostre energie inconsce, oscure, allo stesso
tempo avvelenate e velenose. Inversamente, queste stesse
energie, risvegliate e dominate, diventano efficienti e conferiscono
una potenza reale.

(Silburn 1997, p. 39 )
Simbolo ctonio, il serpente il pi usato per rappresentare la kualini,
associazione suggerita dagli stessi testi indiani appartenenti alla tradizione, come il
sopra citato Tantrasadbhva. In quanto abitatore del sottosuolo, questo animale
simboleggia una forza occulta, misteriosa e pericolosa. Ma, come spesso avviene nel
mito, le cose pericolose, quando conosciute, perdono quest'aspetto per svelarne un
altro opposto, benefico. La kualin, quando riposa come un serpente raccolto su
s stesso, pronto a scattare per mordere e cos iniettare il suo veleno; ma quando Statua di Esculapio presso il Teatro
risvegliata come il serpente dritto sulla punta della coda, rigido come un bastone, di Epidauro, Grecia. Esculapio era il
inoffensivo.[1] dio della medicina; il serpente,
attorcigliato attorno a un bastone,
Questo simbolismo del serpente come energia cosmico-divina trova analogia in animale a lui sacro e simbolo di
quello ravvisato nell'analisi diCarl Gustav Jung per l'energia psichica, la libido: rinnovamento.

Il serpente rappresenta la libido che si introverte. Attraverso


l'introversione si viene fecondati da Dio, ispirati, ri-procreati e
rigenerati

(Carl Gustav Jung, La libido, simboli e trasformazioni , traduzione


di Girolamo Mancuso, Newton, 2006 (1912), p. 331 )

Fin dall'antichit, il serpente stato considerato simbolo di trasformazione grazie alla sua capacit di mutare pelle, ed stato
associato al benessere fisico, spirituale e all'illuminazione. Il Bastone di Asclepio, simbolo della moderna medicina, e il Caduceo di
Hermes, messaggero degli di (cio mediatore fra l'umano e il divino), presentano rispettivamente uno e due serpenti che si
avvolgono attorno ad un bastone. Quest'associazione fra bastone e serpente compare anche in altre narrazione mitologiche, come
quella descritta nell'Antico Testamento:

Il Signore gli disse: "Che hai in mano?". Rispose: "Un bastone". Riprese: "Gettalo a terra!". Lo gett a terra e
il bastone divent un serpente, davanti al quale Mos si mise a fuggire. Il Signore disse a Mos: "Stendi la
mano e prendilo per la coda!". Stese la mano, lo prese e divent di nuovo un bastone nella sua mano.

(Esodo, 4, 2-4 )
Il culto dei serpenti era, in India come altrove, diffuso gi prima del V secolo p.e.v. I Nga erano un popolo di esseri met uomo met
serpente, depositari di un'antica conoscenza, e tuttora sopravvivono, presso alcuni templi indiani, raffigurazioni di questi esseri
mitologici. Gli stessi Asura, una classe di di vedici erano raffigurati anche come di-serpente.[16]

Il Veda in realt il sapere dei serpenti.

(atapatha Brhma a, XIII, 4, 3, 9; citato in Alain Danilou , iva e Dioniso , traduzione di Augusto Menzio,
Ubaldini Editore, 1980, p. 107 )
iva sempre raffigurato come ornato di serpenti; ma anche Viu associato al
serpente cosmico ea. L'iconografia canonica del filosofo buddhista Ngrjuna lo
vuole assorto in meditazione all'ombra di un serpente ng)
( a una o pi teste.

Nell'antica Creta il culto dei serpenti rivestiva un aspetto importante, e cos pare
anche in alcuni culti dionisiaci. Il serpente, come simbolo variamente significato,
compare in molte altre civilt e manifestazioni a carattere religioso, e a tutt'oggi se
ne trovano ancora esempi, come nellafesta di San Domenico di Sora in Abruzzo.[16]

Sculture in pietra rinvenute presso


La visione occidentale di Kualini templi del Sud dell'India, che
testimoniano la sopravvivenza, in
In Occidente, l'immagine del serpente come simbolo della kualini molto diffusa epoca pi recente, dell'antico culto
e la si deve a Sir John Woodroffe, magistrato britannico presso la Corte suprema del dei serpenti
Bengala e appassionato di tantrismo che, con lo pseudonimo di Arthur Avalon,
pubblic nel 1919 un testo sull'argomento[17] dal titolo Il potere del serpente. A lui
si deve la diffusione di massa di questo fondamentale argomento delle tradizioni tantriche, cos come di altri, quali i cakra: nel
medesimo testo, infatti, egli presenta una parziale traduzione di due testi, lo atcakranirpaa e il Pdukpacaka, il primo sul
sistema dei sei cakra, il secondo sulla struttura a cinque strati del corpo tantrico. A lui va l'indiscusso merito di aver presentato questi
argomenti alla cultura occidentale e di aver cos suscitato interesse verso quell'insieme di variegati e controversi aspetti dell'induismo
[18]
che, in occidente stesso, stato etichettato come "tantrismo", termine inesistente nella cultura hindu.

La decontestualizzazione di questi concetti, la kualini e il suo risveglio, i chakra, il corpo sottile, ma anche i mantra e forse
soprattutto le pratiche sessuali tipiche di alcune tradizioni tantriche, ha per creato, cosa inevitabile, una serie di fraintendimenti,
favorendo di riflesso la diffusione di manipolazioni e letture personalizzate. La Societ Teosofica prima[19] e i movimenti New Age
poi, si sono appropriati dell'argomento kualini, rivestendolo di aspetti impropri.

Ma la kualini ha interessato anche studiosi quali lo psicoanalista Carl Jung[20], che ha cercato paralleli con la struttura e il
funzionamento dell'inconscio, trovando corrispondenze dei suoi concetti dianima e animus con Kualini e iva rispettivamente.[19]

Jung, che aveva letto il testo di Avalon nel 1930, seguito i seminari dell'indologo tedesco Wilhem Hauer sullo Yoga, e si era gi
espresso affermando di aver trovato interessanti corrispondenze fra la propria visione e quella dello Yoga stesso, ebbe per un
atteggiamento ambivalente nei confronti della kualin, ravvisando, nelle tecniche di risveglio della stessa, il pericolo di essere
sommersi dalle forze dell'inconscio, qualcosa che quindi si opponeva alla realizzazione della personalit. Interessante la sua visione
della disposizione anatomica deicakra: il primo cakra, quello dove riposa Kualin, il mldhra, dovrebbe essere situato in alto, e
l'ultimo in basso.[21]

Il risveglio della Kundalini


Come accennato, nelle tradizioni tantriche la liberazione dal ciclo delle rinascite vista come il "risveglio" di Kundalini seguito dalla
relativa ascesa (at chakra bedhana) nel corpo sottile fino all'ultimo chakra, dove stabilmente deve permanere in unione con iva. In
questo stadio l'adepto ha definitivamente abbandonato il suo ego individuale (ahmakara) per identificarsi col Soggetto universale
(aham).[22]

Questo percorso vissuto dall'adepto come "attivazione", "apertura" dei chakra interessati, che ordinariamente si trovano "inattivi",
come "chiusi". Il simbolismo dei fiori di loto illustra bene questo meccanismo: i petali si dischiudono al passaggio di Kundalini e
successivamente si richiudono, col risultato per di aver cambiato di stato.[23] Kundalini stessa subisce cambiamenti di stato: in
alcuni testi si preferisce distinguere tre aspetti: aktikualin ("energia arrotolata"), per indicare Kundalini che risiede inerte nel
primo chakra, il mldhracakra; prakualin ("energia dei soffi vitali"), per designare Kundalini che circola nel corpo sottile;
parakualin ("energia assoluta"), Kundalini pronta per fondersi con iva nell'ultimo chakra (il dvdanta o il sahasrracakra, a
seconda dei testi).[24]
La prassi per il "risveglio" e la "risalita" di Kundalini segue strade differenti a seconda della
tradizione e quindi dei testi adottati. L'indologa francese Lilian Silburn che si occupata
teoricamente e attivamente di questo argomento distingue fra i metodi che derivano dalle
tradizioni del Kula e quelli molto pi tardi che fanno capo a testi quali la Hahayoga Pradpik, la
Gheraa Sahit e la iva Sahit (scritti all'incirca dopo il XV secolo). Questi ultimi
prevedono un impegno continuo basato molto sul lavoro sul corpo fisico e sottile: stiamo parlando
dello Hatha Yoga. I testi tantrici precedenti fanno invece riferimento a metodi che sono
assimilabili alla mistica, metodi che coinvolgono la spiritualit intrinseca in elementi quali la
[25]
parola, il pensiero, la consapevolezza, la meditazione. Disegno moderno che
simbolizza il
mldhracakra, nel
La via dello Hatha Yoga quale Kualini riposa.
Al centro, il mantra
La manipolazione di Kundalini non possibile se prima non si provveduto a purificare il monosillabico
sistema dei canali energetici del corpo sottile, le n. A tale scopo l'adepto deve preliminarmente (bjamantra) associato al
dedicarsi a operazioni finalizzate a tale scopo, le nodhana. Queste prevedono posizioni cakra in scrittura
specifiche (sana) accompagnate da tecniche di respirazione controllata e recitazioni di mantra. devanagari: LA,
corrispondente
Va evidenziato che i risultati non sono affatto subito evidenti: il praticante vi si dovr dedicare
all'elemento grosso
quotidianamente per diversi mesi. Stante allaiva Sahit, al termine il corpo fisico si presenter
"terra".
[26]
pi armonioso, profumato, dotato di una voce ben risonante.

Sono tre le n principali: suum, i e pigal: queste ultime sono come


avvolte attorno alla prima, che invece dritta, ergendosi dalla zona del perineo fino
al cranio.[27] La suum la via maestra di risalita di Kundalini: le tecniche di
purificazione hanno anche e soprattutto lo scopo di evitare che Kundalini risalga
seguendo i e pigal. Infatti anche possibile che Kundalini si risvegli e risalga
in modo anomalo, come nel caso precedente, o anche spontaneamente: queste
occasioni non conducono alla liberazione, anzi possono causare problemi.[28] Cos
un maestro del XIV sec.:
Disegno che raffigura una tecnica di
Kundalini pu dare la liberazione agli yogi, ma incatenare gli respirazione a narici alternate, tipica
dello Hatha Yoga per la "pulizia" delle
ignoranti.
n
(Svatmarama ; citato in Feuerstein 1998, p. 169 )

Le vie dello Shivaismo del Kashmir


In quel sistema teologico-filosofico successivamente etichettato come Shivaismo del Kashmir sono descritti altri metodi per
manipolare la kundalini e quindi ottenere la liberazione in vita. L'indologa Lilian Silburn elenca i seguenti metodi: distruzione del
pensiero dualizzante; interruzione del soffio; frullamento dei soffi; contemplazione delle estremit; espansione della via mediana. A
questi vanno considerati aggiunti metodi di intervento "esterni", quali la cosiddetta "pratica del bastone" e l'iniziazione mediante
penetrazione.[29]

Note
1. ^ a b Silburn 1997.
2. ^
Il soffio ascendente esce, il soffio discendente entra, di sua propria volont, in forma sinuosa. La Grande
Dea si estende dappertutto, Suprema-Infima, supremo luogo sacro.

(Vijnabhairava T antra, 152; in Vijnabhairava. La conoscenza del tremendo , traduzione e commento di Attilia Sironi,
introduzione di Raniero Gnoli , Adelphi, 2002. )

"Con l'espressione forma sinuosa si allude alla ku alin": nota di Raniero Gnoli, p. 119,cit.
3. ^ Cos l'indologo David Gordon White; cfr.: Flood, The tantric body, Op. cit., p. 160 e segg.
4. ^ Flood, L'induismo, Op. cit., p. 227.
5. ^ Cos appunto traduce Raffaele Torella nel testo citato.
6. ^ Cos tradotto in David Gordon White,Il corpo alchemico, traduzione di Pasquale Faccia, edizioni Mediterranee,
2003, p. 277. Anche Lilian Silburn traduce cos (Silburn 1977,cit., p. 181).
7. ^ Padoux 2011, p. 97.
8. ^ In lingua inglese subtle body.
9. ^ Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalit e libert. Milano, Rizzoli, 1997, p. 20.
10. ^ Flood, L'induismo, Op. cit., p. 218 e segg.
11. ^ The tantric body is not a given that is discovered but a process that is constructed through dedicated effort over
years of practice.
12. ^ Flood, The tantric body, Op. cit., p. 5 e segg.
13. ^ Flood, L'induismo, Op. cit., p. 134.
14. ^ Padoux 2011, p. 79.
15. ^ Flood, L'induismo, Op. cit., pp. 253-254.
16. ^ a b Alain Danilou, iva e Dioniso, traduzione di Augusto Menzio, Ubaldini Editore, 1980, p. 106 e segg.
17. ^ Arthur Avalon, The Serpent Power, London, Luzak & Co, 1919.
18. ^ Padoux 2011, pp. 225-226.
19. ^ a b Robert Ber, The Encyclopedia of Tibetan Symbols and Motifs, Serindia Publications, 2004, p. 134.
20. ^ Vedi: La psicologia del Kundalini-Yoga, seminario tenuto nel 1932, a cura di Sonu Shamdasani, edizione italiana a
cura di Luciano Perez, Torino, Bollati Boringhieri, 2004.
21. ^ In the East the unconscious is above, while with us is below , so we can reverse the whole thing. Citato in Ronald
Hayman, A Life of Jung, Bloomsbury Publishing, 2002 (1999), p. 301 e segg.
22. ^ Feuerstein 1998, p. 183.
23. ^ Feuerstein 1998, pp. 181-182.
24. ^ Silburn 1977, pp. 47-52 e p. 27.
25. ^ Silburn 1977, p. 69.
26. ^ Feuerstein 1998, p. 166 e segg.
27. ^ Va sempre rammentato che queste sono descrizioni di componenti anatomici del corpo sottile, non grossolano, un
corpo che il praticante crea visualizandolo all'interno del corpo grossolano.
28. ^ Feuerstein 1998, p. 166 e p. 169.
29. ^ Silburn 1977.

Bibliografia
Georg Feuerstein, Tantra. The Path of Ecstasy, Shambhala publications, 1998.
Gavin Flood, L'induismo, traduzione di Mimma Congedo, Einaudi, 2006.
Gavin Flood, The tantric body, Tauris & Co., 2006.
Andr Padoux, Tantra, a cura di Raffaele Torella, traduzione di Carmela Mastrangelo, Einaudi, 2011.
Lilian Silburn, La kualin o L'energia del profondo, traduzione di Francesco Sferra, Adelphi, 1997.

Voci correlate
Yoga
Chakra
Nadi (yoga)
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