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Letteratura e inquietitudine - minima&moralia : minima&moralia 20/11/17, 14)54

Letteratura e inquietitudine
minima&moralia

di pubblicato sabato, 11 ottobre 2014 3 Commenti

Pubblichiamo lintervento che Marcello Fois ha tenuto a


Pordenonelegge 2014 ringraziando lautore. (Fonte immagine)

di Marcello Fois

Ho undici figli.

Il primo fisicamente poco appariscente, ma serio e intelligente, pure non


ho molta stima di lui, bench, in quanto figlio, lo ami come tutti gli altri. Il
suo modo di pensare mi pare troppo semplice, non guarda n a destra, n
a sinistra, n in lontananza, compie continuamente il periplo della
ristretta cerchia delle sue idee o meglio vi si aggira dentro

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Il mio undicesimo figlio gracile, certo il pi debole di tutti; ma la sua


debolezza inganna, perch a volte sa essere forte e risoluto; ma anche
allora la sua debolezza in qualche modo determinante. Non per una
debolezza di cui sabbia a vergognare, ma qualcosa che sembra tale
soltanto su questa nostra terra. Non per esempio anche la disposizione
al volo una debolezza, trattandosi di un vacillare incerto, di uno
svolazzare a caso? Qualcosa di simile appare nel mio figliuolo. Il padre, di
certe qualit non pu certo rallegrarsi perch tendono evidentemente alla
disgregazione della famiglia. A volte mi guarda quasi mi volesse dire: Ti
prender con me, babbo. E io penso allora: Saresti lultimo a cui mi
affiderei. E il suo sguardo sembra rispondere: Ebbene, che io sia almeno
lultimo.

Questi sono i miei undici figli.

Kafka (Undici Fratelli), perch un maestro di quella che io vorrei


definire Inquietudine come Sistema. Il caso dellimmortale praghese
assolutamente paradigmatico di qualcosa che separa gli scrittori dagli
scriventi, e cio per lappunto la necessit di fare della propria inquietudine
un materiale attivo. Come si fa a mettere in moto una reazione chimica
allinterno di una miscela apparentemente inerte, lettere e frasi, come la
scrittura? Dove sta la febbre biologica che tiene vive, pulsanti, le pagine?
Kafka risponde per tutti: nellinquietudine. Perch lassenza di
inquietudine, e quindi lincapacit di generare moto, produce inerzia e
quindi morte.

Quello appena letto si direbbe un brano privato, e invece no: un brano


pubblico, addirittura un manifesto stilistico. Kafka, per sua ammissione
diretta, in questo piccolo gioiello, sta parlando certo di un padre in
rapporto alla sua numerosa figliolanza, ma soprattutto sta parlando di ci
che ha scritto e di ci che scriver. Sta cio mettendo a fuoco il fulcro stesso
del rapporto fra lo scrittore e la sua inquietudine. Non, moralisticamente,
la Verit. Ma, eticamente, la verosimiglianza. In letteratura mentire non

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peccato. Neanche quando si finge di parlare di s per dare una sorta di


credibilit aggiuntiva alla propria storia. inquietante parlare con gli
scrittori perch nessuno di loro potr garantirvi di mantenere il vostro
segreto. inquietante la natura stessa dello scrivere e del raccontare
perch arriva allesperienza tramite il falso/vero piuttosto che tramite il
vero/falso.

La Letteratura, dunque, ribadisce, fra gli altri, Kafka, dovrebbe prendersi,


io mi permetto di dire riprendersi, il diritto di generare inquietudine. E mi
permetto anche di far notare che questa difficolt a fare i conti col
pretendere quanto le spetta ontologicamente riguardi soprattutto la
letteratura italiana contemporanea. E se cos non fosse, diciamo che
nellambito delle varie letterature distratte o smemorate, quella italiana
quella che mi sta a cuore. La Letteratura non la Politica, che dovrebbe
trovare un punto di contatto tra posizioni anche distanti; n il
Giornalismo che dovrebbe assoggettarsi alla realt anche quando la notizia
non eclatante. La Letteratura , per lappunto INQUIETUDINE e cio
fine, interruzione, dello stato in cui ci troviamo prima di affrontarla.

I segnali sono chiari, uno: se dopo la lettura di un romanzo siamo


esattamente come, e dove, eravamo prima, si pu affermare, con buona
approssimazione, che abbiamo consumato LETTERARIET, cio qualcosa
che ha laspetto, qualche volta latteggiamento della letteratura, senza
averne il senso, e cio linquietudine; due: se quando ho finito di leggere un
romanzo, o presunto tale, sono completamente daccordo col suo
contenuto, si pu affermare, con buona approssimazione, che ci troviamo
di fronte a un prodotto paraletterario, e sarebbe a dire, costruito per i
tempi in cui deve essere consumato, ma incapace di procedere oltre; tre: se
un romanzo, o presunto tale, agisce da analgesico, da oppiaceo contro la
realt, si pu affermare che ci troviamo di fronte a un placebo, piuttosto
che a un medicinale, nel senso che alla Letteratura spetta generare
anticorpi, piuttosto che anestetizzare.

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A questo proposito va detto che questa una caratteristica meno nuova di


quanto si pensi nella storia della letteratura: ogni periodo ha avuto la sua
paraletteratura e cio il prodotto con scadenza.

Linquietante della Letteratura che non perfetta, non pacificante, non


attuale.

Ora pensate a un qualunque classico immortale e scoprirete che queste tre


caratteristiche sono assolutamente incontrovertibili. Fate il paragone con
uno qualunque delle migliaia di romanzi vuoto a perdere che ci
circondano e vedrete che, in tutti i casi, vi hanno lasciato esattamente dove
eravate, vi hanno interessato a tempo, spesso limitato, ve li siete
dimenticati o ve li dimenticherete a breve. Alcuni di questi sono persino
diventati illeggibili, o sono in attesa di recupero momentaneo, come le
orride giacche con le spalline degli anni 80, o il carpaccio con la rucola
degli anni 90.

Fra i lati inquietanti della Letteratura dunque quello pi inquietante di


tutti con quanta elementare coazione a ripetere ella si esprima. Da secoli,
millenni, produciamo poche opere fondamentali e una caterva di tentativi.
Per farvi capire meglio prover a fare degli esempi, entrambi alimentari:
laceto balsamico e la mozzarella di bufala: in entrambi i casi se ne millanta
di pi di quanto se ne produca. Un calcolo recente ha stabilito che per
produrre tutta la presunta mozzarella di bufala in circolazione, lintero
territorio italiano dovrebbe essere un enorme pascolo per questi mansueti
bovini. Non bastano nemmeno temerari allevamenti intensivi sperimentati
in Cina, o negli Stati Uniti. Per laceto balsamico il discorso cambia poco.
La procedura per farlo richiede tempi lunghissimi e i tempi lunghissimi
non sono certo il massimo per lindustria, ecco cos che si mettono sul
mercato pseudoacetibalsamici dimenticandosi la consequenzialit tra il
nome e la sostanza. Esattamente come succede nel mercato editoriale. Per i
pi spirituali e confessionali di voi un esempio valido di questo fenomeno
rappresentato dalla moltitudine di reliquie portanti come accezione

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scheggia della croce di Cristo.

Ecco, chi avesse tenacia e pazienza scoprirebbe, con un calcolo


semplicissimo, che riunendo tutte le pseudo schegge della pseudo croce di
Cristo, si potrebbe ricomporre una foresta di buone dimensioni.Ma ognuno
pu fare riferimento anche a fatti storico/politici: le infinite schegge del
muro di Berlino; a conquiste della Scienza e della tecnica: i sassi lunari; ad
avvenimenti di ordinaria,italica, trascuratezza: i frammenti di mattoni
carbonizzati della fenice di Venezia. Sempre i pezzi riuniti disobbediscono
alla legge di Lavoisier, il muro di Berlino sarebbe grande come la Muraglia
cinese; di lune ce ne vorrebbero due; di teatri La Fenice chiss
Esattamente come succede per i dati di vendita editoriali.

Non siamo unArcadia la Letteratura vita proclamava Francesco De


Sanctis dalle barricate, cio la letteratura non vita senza inquietudine,
non un territorio di esercizio passivo, ma attivo; non un luogo di
consolazione, ma di crisi.

Ora, i detrattori, in questi tempi spicci, tagliano dicendo che tutto ci ha a


che fare con la pesantezza piuttosto che con la leggerezza, e qualcuno,
temerariamente, cita in proposito Calvino, senza capire, o volendolo
ignorare che proprio per Calvino i termini leggero e divertente, sono
apici assoluti dellelaborazione, quindi tuttaltro che facili da ottenere.

Di pi: divertente e faticoso sono in tutto una dicotomia Calviniana, in


quanto divertente non necessariamente quanto fa ridere, come si vuole
pensare, ma, etimologicamente, quello che sposta, quello che fa guardare
da unaltra parte, in un angolo imprevisto, in uno spazio ignorato. In
questo senso, per esempio, lo strabismo di Mattia Pascal, che io riesco ad
afferrare per altri versi, era davvero lincarnazione della necessit di
cambiare prospettiva. E a Calvino il Mattia Pascal pareva perfetto. Cos
come il faticoso si rappresenta ai massimi livelli nella sua totale assenza,
sarebbe a dire che artista, scrittore, solo chi sa nascondere la fatica del
suo fare. E Calvino sa risultare lineare solo perch uno scrittore
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performatico, allenatissimo, indefesso. Sa stare sulla pagina con la stessa


meravigliosa compostezza di Juri Chechi sugli anelli, senza un minimo
digrignar di denti, senza una goccia di sudore, senza una traccia di
contrazione muscolare. Chi parla di Calvino per sanare la propria
incapacit di conquistare la leggerezza e la semplicit senza passare dalla
pesantezza e dalla complessit, dal lavoro, evidentemente non ha letto
Calvino. Perch senn capirebbe che, nella linea dellinquietudine, egli il
pi inquietante in assoluto dei contemporanei.

Hoffmannsthal asseriva che in Letteratura la sostanza tutta nella


superficie, sintetizzando uninquietante sequenza di paradossi che da
sempre determinano, e rendono enzimatico, il fare letterario; fra queste il
concetto che la semplicit in Letteratura complicatissima da raggiungere,
mentre non c niente di pi semplice che scrivere complicato, appunto;
come che la Letteratura, in modo davvero inquietante tende a ribadire
lovvio piuttosto che a stupire e questo solo perch pi stupefacente lo
stupore dellovvio che lo stupore dello stupefacente. Bisogna essere malati
o no? Altro che abitare in un Paese in cui tutti scrivono. In Letteratura, il
paradosso pi inquietante in assoluto, che non detto che lo scrivere
produca scrittura. Qualche volta scrivere scrivere e basta, un sistema per
produrre romanzoidi, cio oggetti con forma di romanzo senza la sostanza
del romanzo; in assetto di libroidi (G.A. Ferrari), cio oggetti stampati con
forma di libro senza averne la sostanza; nutriti difattoidi (G. Dorfless), cio
avvenimenti che hanno, ancora una volta, tutto laspetto della storia, senza,
inquietantissimissimamente, averne la sostanza.

La misura dei tempi gramissimi che stiamo vivendo rappresentata a


pieno da questo rovesciamento in cui il romanzo rinuncia al proprio
compito precipuo, di forzare e distorcere, navigando sotto il pelo
dellacqua, in apnea.

Da sempre le arti, e la scrittura pi di tutte, sostanziano la loro capacit di


incidere e quindi perdurare, e quindi di raggiungere linquietudine e la

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fluidit che ne consegue, il classico, attraverso unazione bifasica:


Sperimentazione e Accademia. La prima, estremo dellinquietudine:
tensione, limite senza ritorno delle capacit elaborative; la seconda
totalmente priva di qualunque inquietudine, tutta genuflessa al cognito. La
prima disobbediente per progetto, la seconda ciecamente obbediente. La
prima solo esito, la seconda solo tecnica. Il vascello della scrittura naviga in
mare aperto.

A questo proposito vorrei far notare che la metafora della navigazione che
agli smemorati odierni pare solo legata allinformatica , in letteratura,
antichissima. Anzi mi spingerei a dire che il suo sembrare una metafora
appena scoperta dipende proprio dalla sua antichit e dalla sua
sedimentazione. Ora con navigazione facile: ma con Bluetooth? Quella
parola, manco a dirlo, racconta di un antichissimo re navigatore delle
saghe nordiche a cui piacevano i lamponi Re Denti blu, per lappunto.
Ora lo scrittore, per essere tale, dovrebbe costantemente inquietarsi per la
necessit, lobbligo, di tentare di controllare pi connessioni possibili,
perch sono proprio quelle connessioni che tengono in vita la sua scrittura
e fanno procedere la sua navigazione.

Stavamo parlando del vascello della scrittura che ora, spinto da venti
furiosi sulla cresta schiumosa delle onde, tende, stira, parole e concetti
come le vele gonfie (dei remi facemmo ali al folle volo); ora, appesantito
da un carico estremo, naviga lentissimo con la superficie delloceano che
quasi sfiora i bordi dello scafo: The poorold Past, The Futures slave (il
povero vecchio passato, schiavo del futuro Melville, Pezzi da battaglia);
ma la giusta quantit di vento, lessere saggiamente guardinghi, quindi il
mantenere la specifica dose dinquietudine, che produce la navigazione
perfetta, stabile, progressiva (La strada sarebbe stata lunga. Sono lunghe
tutte le strade che conducono a ci che il cuore brama. Ma questa strada
locchio della mia mente la poteva vedere su una carta, tracciata
professionalmente, con tutte le complicazioni e difficolt, inquietudini,
eppure a suo modo sufficientemente semplice. O si marinaio o non lo si

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. E io di esserlo non avevo dubbi. J. Conrad, La linea dombra). Beato lui,


Conrad intendo.

Non sono questi i tempi di o si marinaio o non lo si e cio o si


scrittore o non lo si . Sono tempi in cui il colmo della sperimentazione si
spostato nei circuiti di Formula 1 e nelle passerelle della moda: grazie ai
primi possiamo guidare le nostre utilitarie e grazie alle seconde possiamo
indossare abiti consoni. Senza ore di interminabili giri in tondo, non si
potranno saggiare sistemi meccanici, assetti, freni, air bag, per tutti; senza
il torto di subire donne di due metri che pesano trentotto massimo
quaranta chili e che indossano capi impossibili, non si potranno costruire i
jeans o le maglie per tutti. Sono esempi chiarissimi di come la ricerca, la
tensione, linquietudine, producano tendenze e quindi gusto. Ergo, la
letteratura lunico settore dove, al contrario dovrebbe essere il mass
market, o al massimo laccademia, quindi lassenza dellinquietudine, a
decidere la tendenza. Dimenticando che dallinquietudine, dalla
sperimentazione, dal divertimento possono scaturire classici.
DallAccademia no. Ancora discutiamo di Trama e Stile come se parlassimo
di petto o coscia a tavola. Come se lo scrittore avesse lautorizzazione a
scrivere male, pur raccontando, o a scrivere benissimo, nonostante non
racconti nulla. Ma questa opzione lo scrittore non ce lha affatto: lo
scrittore al raccontare scrivendo bene non ha alternative. Siamo incagliati
nella secca di una Letteratura in cui non c pi niente a cui disobbedire,
niente da addomesticare, nessun meccanismo da applicare su larga scala,
nessuna linea da adattare, nessun ferodo da saggiare, o cucitura da
replicare, nessuna inquietudine.

Il rapporto col giornalismo la dice lunga: ci lamentiamo che i giornali sono


scritti male, li vogliamo, giustamente, scritti meglio, ma compriamo
romanzi scritti come giornali. Pretendiamo cio che la Letteratura si livelli
in senso falsamente, retoricamente, calviniano, ma la notizia ci piace
letteraria cio caricata dinquietudine: il romanzo deve sussurrare, ma la
cronaca deve urlare o, persino ululare. Tutto il contrario di quanto preveda

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la natura stessa di quelle rispettabilissime discipline.

Oggi alla notizia la fattualit non basta pi: urlare che due tram si sono
sfiorati nel centro di Milano, senza vittime, senza che nessuno, se non il
macchinista, se ne sia accorto, fa s che il fattoide si trasformi in
Letteratura, previsione attiva di qualcosa che non stato, ma poteva
essere. Mentre il romanzo rimasto impantanato nella palude del fattuale,
spesso nellorizzonte biografico dellautore, come se non fosse gi
abbastanza inquietante scrivere, da far s che occorra scrivere
considerandosi il metro, direi il paradigma, di tutte le cose. Sono gli autori
che millantano di investigare il presente, come se il presente in letteratura
fosse loggi, pensate che quel giovanotto del Decamerone ha appena
compiuto settecento anni. Sono gli scrittori diversamente giovani, in una
stagione dove si confonde la capacit di contribuire, di sopravvivere, con
lanagrafe, quanto sono ancora pi giovani del qui presente Marcello Fois,
Omero e Rimbaud? E quel ragazzaccio di Gadda, quelladolescente di
Pasolini, di quanti viventi contemporanei,restano, inquietantemente, pi
giovani? Fate voi.

Sono gli scrittori annuncianti piuttosto che narranti, sacerdoti


dellautofiction, completamente appiattiti nella ricerca del consenso, dopo
aver individuato il target, aver nasato laria che tira, con la certezza di
scrivere solo quello che tutti dicono di voler leggere. Ecco, quella certezza
inquietante, nel senso pi letterale, e meno letterario, del termine. Di
quellautore scafato e onniscente, sappiamo tutto, dei suoi libri nulla.
Tuttavia sarebbe pi dignitoso il contrario. Pensate un po che quando il
romanzo ha una qualche chance di perdurare tende a schiacciare lautore:
Guerra e Pace viene prima di Tolstoij, come i Promessi Sposi prima di
Manzoni, ancora Il Gattopardo viene prima di Tomasi di Lampedusa e Il
nome della Rosa viene prima di Eco. Il Giovane Holden del 1951, Salinger
morto nel 2010, sorprendendo tutti per il fatto che fosse ancora vivo:
quale migliore omaggio, che traguardo! Ma oggi, in Italia? Il Cardellino
della Tartt ci appare improvvisamente, e giustamente, come un romanzo,

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rammentandoci che forse, in questa nazione, avevamo perso di vista il


romanzo.

La letteratura, come lultimo figlio di Kafka, sembra debole soltanto su


questa nostra terra. Come lettori, e purtroppo come scrittori, ci siamo
accontentati degli esiti piuttosto che dei percorsi: abbiamo tutto sottocchio,
da sempre, ma ci piace coltivare la presunzione di inventare qualcosa,
come se lobiettivo fossero i 15 minuti e non i 15 secoli Se i romanzi che
abbiamo scritto saranno Letteratura, semplicemente, ci sopravvivranno, se
i romanzi che abbiamo scritto saranno gi morti anni prima della nostra
morte, evidentemente, semplicemente, non saranno. Sono stati per un
attimo, hanno preso un abbrivio che dipendeva dai tempi e poi
scompariranno come le centinaia di migliaia di tentativi prima dei nostri.
Da questa inquietudine nasce letica dello scrivere. Il pensiero cio che se si
rinuncia a cambiare il mondo si rinuncia alla Scrittura pur scrivendo.

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