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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

PARTE PRIMA – PSICOLOGIA E STORIA


La psicologia scientifica nasce circa 130 anni fa in un particolare contesto culturale europeo.

(1) LE QUATTRO FORZE CHE GOVERNANO LO SVILUPPO DI UNA SCIENZA


1 L’evoluzione intrinseca del pensiero scientifico
Il nostro pensiero muove da una conoscenza parziale verso una conoscenza globale, così che noi
possiamo parlare di una tendenza innata della mente non solo a ricercare la verità, ma la verità
tutta intera.
2 Lo sviluppo delle scienze vicine
I progressi in fisica, fisiologia, biologia, filosofia e sociologia hanno influenzato in modo decisivo
l’evoluzione della psicologia scientifica.
3 Le condizioni sociali e culturali
Le condizioni socio-culturali influenzano il corso di una scienza ostacolandolo o facilitando il suo
progresso. Di regola, almeno per i concetti di base, i cambiamenti sono lenti.
4 Le menti creative
L’evoluzione intrinseca del pensiero scientifico, il progresso delle scienze limitrofe e le condizioni
sociali e culturali influenzano attraverso il loro impatto sulle menti creative dei singoli scienziati.
Ma, le menti creative sono influenzate ma non totalmente controllate dalle forze sociali.

(2) IL CONCETTO DI “PARADIGMA” NELLA STORIA DELLA PSICOLOGIA


II problema dell'unità della psicologia e della sua frantumazione in orientamenti teorici diversi fu
riproposto in un'ottica nuova da T. Kuhn 1962.
Secondo Kuhn questo sviluppo della scienza non è progressivo e cumulativo, ma è segnato da
rivoluzioni in cui si combatte una battaglia tra una concezione scientifica dominante e una nuova
concezione. Con la vittoria della nuova teoria il passato è accantonato e acquista solo valore
storico. Quando gli scienziati adottano la nuova teoria si è nella:
 fase della scienza normale, caratterizzata dalla formulazione di un nuovo paradigma o
meglio un modello di riferimento per studiare e spiegare i fenomeni. (es. tipico di paradigma è
il modello copernicano dei pianeti intorno al sole che sostituisce quello tolemaico). Il
paradigma non ha solo una funzione descrittiva ma se ne estraggono gli elementi
fondamentali e gli esempi per i manuali su cui si formeranno i nuovi studenti.
Per Khun il paradigma non ha una struttura rigida ma è un quadro di riferimento generale che
orienta la ricerca nella fase normale dello sviluppo scientifico. Nella fase della scienza
normale vi è una situazione di accordo e armonia nella comunità scientifica, tutti gli scienziati
concordano su alcuni principi base e dibattono all'interno di una cornice teorica comune.
 fase pre – paradigmatica, se un'area scientifica è caratterizzata da dibattiti e lotte tra teorie
e scuole diverse, se non vi è quindi un paradigma unico, allora si tratta di una scienza
immatura, e secondo Khun le scienze sociali e la psicologia sarebbero proprio nella fase
immatura, pre-paradigmatica.

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 fase della scienza rivoluzionaria, Nel processo di sviluppo della scienza si arriva ad una
situazione in cui i fallimenti e le anomalie del paradigma superano i successi del paradigma
stesso. Si entra quindi nella fase della scienza rivoluzionaria e vengono proposti modelli
alternativi. Come nelle rivoluzioni i partiti lottano tra loro per affermare ciascuno il predominio
sull'altro, così in questa fase i sostenitori di un modello cercano di imporlo alla comunità
scientifica a discapito degli altri modelli. Nella fase della scienza rivoluzionaria gli scienziati
non si intendono più tra di loro sembra che appartengano a mondi differenti senza possibilità
di comunicazione.
 fase della risoluzione, quando un paradigma si impone sugli altri cessa la fase rivoluzionaria
e si entra nella fase della risoluzione, i conflitti vengono risolti e la comunità accetta il nuovo
paradigma e una nuova fase di scienza normale ha inizio.

Nonostante la psicologia fosse considerata da Khun una scienza immatura pre-paradigmatica, il


concetto di paradigma fu presto adottato da psicologi e storici della psicologia per illustrare lo
sviluppo della propria scienza.
Altri motivi di interesse da parte delle nuove correnti psicologiche per la concezione di Kuhn erano
nella sua attenzione per i fattori sociali nello sviluppo della scienza e anche per la sua visione non
rigida del concetto di modello scientifico.
L'impiego delle fasi kuhniane in psicologia fu sostanzialmente superficiale, il concetto di paradigma
fu usato per indicare una Scuola (es.paradigma comportamentistico).
Le eccezioni alla superficialità nei riferimenti a Kuhn furono caratterizzate da due soluzioni
opposte:
1. da una parte sulla base della concezione kuhniana si ritenne che la psicologia mancasse di
un paradigma unitario sia nel presente che nel passato e che quindi fosse una scienza immatura,
pre-paradigmatica
2. dall'altra si affermò invece che vi era stato un paradigma dominante e che esso fosse il
comportamentismo, e che era possibile individuare dei cambiamenti di paradigma intorno agli anni
'50 e 60' con il cognitivismo.

(3) PERCHÈ LA RICERCA STORICA IN PSICOLOGIA?


J. Jaynes: Per svelare la struttura storica sotto la superficie logica di una scienza, per
comprendere il presente, per cogliere i problemi reali, per non lasciarsi influenzare dalle
convinzioni di maniera, per guardare alla psicologia nella sua interezza…, per orientarsi in un
campo di così grande divergenza e conflittualità.
Un’approfondita preparazione storica può rivelarsi utile per non confondere “i vecchi fatti ed i
vecchi punti di vista con i nuovi”, e distinguere la genuina originalità da ciò che è nuovo solo in
apparenza.

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(4) CONFRONTO TRA LA “FORMA MENTIS” EUROPEA E LA “FORMA MENTIS”


NORDAMERICANA NELLA STORIA DEL PENSIERO
Con “forma mentis” si intende un procedere di pensiero che riguarda sia il far scienza, sia il far
filosofia, sia il linguaggio quotidiano in generale, il reagire intellettualmente ed esistenzialmente a
uno stimolo qualsiasi.
Fra forma mentis europea e nordamericana esistono importanti differenze che hanno influenzato la
psicologia:
PENSIERO EUROPEO
 risale ai greci dove vi erano 2 grandi paradigmi che hanno attraversato tutta la storia europea:
l'aristotelismo ( cioè il razionalismo, il primato della ragione) il platonismo (il primato
dell'intuizione il riferimento a una dimensione ultramondana e misteriosa)
 l'antichità è stata percorsa dallo scontro fra queste due correnti di pensiero, la battaglia finale
si è svolta nel medioevo cristiano in ambito teologico, prevalentemente in Italia, e ha vinto
l'aristotelismo razionalistico.
 con l'opera summa teologica di Tommaso D'Acquino,1221-1274 si definisce il primato della
ragione in ambito filosofico e teologico, tale primato prelude alla comparsa della scienza nelle
fasi successive (rinascimento - illuminismo- tempi moderni).
E’ questa la genesi di quello che chiamiamo RAZIONALISMO EUROPEO che è caratterizzato da:
 il primato della ragione è fine a se stesso cioè non è necessariamente funzionale al
miglioramento dell'individuo nella società
 il momento tecnologico, cioè il conoscere al fine di modificare la realtà migliorandola, è
secondario
 l'esperienza soggettiva che accompagna questo razionalismo non è ottimistica, ma spesso
tragica. Una fiducia tragica nella ragione perché non può dare la felicità.
Dal razionalismo dobbiamo distinguere il positivismo che nasce e cresce nel razionalismo
europeo nella seconda metà dell'800.
Razionalismo e Positivismo sono accomunati dal naturalismo cioè da una forma di negazione o
indifferenza rispetto all'ultramondano sotto qualsiasi forma. Ma nel positivismo vi sono tratti
estranei rispetto al razionalismo:
 vi è nel positivismo una scelta ateistica - mentre nel razionalismo vi è una scelta agnostica (la
decisione di non far mai intervenire il divino nella spiegazione dei fenomeni).
 mentre il positivismo è decisamente ottimistico (la scienza, massima espressione della
ragione, risolverà tutti i problemi) - nel razionalismo prevale il pessimismo della ragione.

Cosa succede culturalmente negli Stati Uniti tra la fine dell'800 e l'inizio del 900?
 il razionalismo non approda negli Stati Uniti, invece la cultura Statunitense assume
dall'Europa il positivismo ma in una versione non pesantemente materialistica.
 del positivismo ne assume il naturalismo, ma del fenomenismo (esiste solo ciò che appare)
non trattiene l'aspetto metafisico, cioè la negazione categorica dell'ultra-mondano sotto
qualsiasi forma, limitandosi ad assumerne il significato empiristico cioè il primato dei

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fenomeni pubblicamente osservabili e il primato dello sperimentalismo come metodo


scientifico per eccellenza.
 la cultura americana respinge quindi la fondazione materialistica di far scienza. Lo
scientismo cioè l'idolatrazione della scienza è cosa Europea più che Nordamericana. Nella
prospettiva nordamericana il metodo sperimentale è solo un metodo, non una chiave
filosofico-scientifica per dimostrare che l'anima non esiste.
 anche l'ateismo del positivismo europeo non penetra nella cultura Nordamericana, invece
essa porta ai massimi livelli l'ottimismo positivistico, un ottimismo antropologico basato
sulla fiducia nelle potenzialità dell'uomo - mentre il positivismo europeo era centrato sulla
natura e sulla scienza.
Queste posizioni vengono sostenute dal movimento autoctono nordamericano tra la fine dell'800 e
l'inizio del '900: IL PRAGMATISMO di C. Peirce e soprattutto W. James, che è tuttora alla base
della forma mentis nordamericana, non solo nelle espressioni colte ma anche negli atteggiamenti
spontanei della gente comune e nelle regole sociali.

Differenze tra pragmatismo nordamericano e razionalismo e positivismo europeo


1. nel pragmatismo nordamericano non c'è distinzione fra il momento teoretico e pratico della
conoscenza - vige una sola forma di conoscenza inscindibilmente teorico-pratica e inoltre la
conoscenza è necessaria al miglioramento individuale e collettivo - mentre nel razionalismo
europeo vi è una netta separazione fra conoscenza che è fine a sé stessa e l'applicazione
tecnologica è secondaria;
2. il pragmatismo soprattutto in autori come Dewey si traduce in una forma particolare di
democrazia tutta nordamericana anti-elitaria, mentre il razionalismo e positivismo europei sono per
pochi, e vi è un compiacimento di essere distanti dalle illusioni o superstizioni della gente comune.
Invece la democrazia pragmatistica nordamericana è fondata sul sentire comune e sulla
condivisione dell'esperienza quotidiana e si traduce nella messa a disposizione di tutti delle regole
di comunicazione e informazioni necessarie al benessere individuale e collettivo.
3. un'altra caratteristica che differenzia il pragmatismo nordamericano dalla tradizione
europea è l'eclettismo, cioè la possibilità di conciliare concezioni diverse purché accomunate dal
loro svolgere una funzione utile al singolo e alla collettività al contrario del dogmatismo-
radicalismo, che nelle concezioni europee per definizione si escludono l'una con l'altra (come
spiritualismo e materialismo).
4. infine nel pragmatismo nordamericano manca la categoria della storicizzazione che pone i
prodotti di pensiero in stretto rapporto con i contesti socio-culturali in cui essi compaiono. Vi é
invece uno psicologismo antistorico, per cui si spiegano gli accadimenti in relazione alle vicende
biografiche delle persone.
5. oggi la complessità e il quadro culturale internazionale nel nostro mondo globalizzato ha
portato in certi casi rimescolamento delle carte per cui alcune caratteristiche europee sono visibili
anche negli Stati Uniti e viceversa (es. il fondamentalismo religioso è assai più presente negli Stati
Uniti che non in Europa).

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(5) TESTI DI GRANDI AUTORI (CLASSICI) NELLA STORIA DELLA PSICOLOGIA


1. Wilhelm Wundt (1900) : “L’oggetto della psicologia”
Il padre più riconosciuto della psicologia scientifica, il cui destino fu segnato della vittoria dello
sperimentalismo di Wundt contro la psicologia anti-sperimentalistica del suo contemporaneo Franz
Bertano.

2. Edward Tichener (1921) : “L’errore dello stimolo”


Il più autorevole esponente dello strutturalismo. Secondo gli strutturalisti lo scopo dell’indagine
psicologica consiste nella descrizione dei contenuti della coscienza e nello scoprire le leggi che
regolano le loro combinazioni.
La coscienza, in questa prospettiva, è una struttura complessa, ma soltanto perché è costituita
dalla somma di moltissimi elementi semplici. Lo strutturalismo è pertanto elementistico.

Gli elementi semplici o costitutivi delle percezioni sono le sensazioni; gli elementi semplici o
costitutivi delle idee sono le immagini mentali; gli elementi semplici o costitutivi delle emozioni e
dei sentimenti sono gli stati affettivi.

Le sensazioni costituiscono gli elementi più importanti e ricorrenti.

3. Wolfgang Koehler (1920) : “L’organizzazione sensoriale”


Uno dei principali esponenti del gestaltismo, una scuola europea emigrata fin dagli anni ’20 negli
stati uniti, dove ha combattuto l’elementismo e il meccanicismo dello strutturalismo e del
comportamentismo, essendo fondata sul globalismo o molarismo (il tutto è più della somma
delle parti che lo costituiscono).

4. John Watson (1913) : “La psicologia considerata dal punto di vista comportamentista”
Fondatore del comportamentismo (o behaviorismo, da behavior = comportamento).
Segnò il tracollo dello studio della coscienza, e in genere della soggettività, e l’abbandono del
metodo dell’introspezione. Il comportamentismo prese il posto del funzionalismo.
Il comportamentismo e il neo – comportamentismo hanno dominato la scena psicologica dagli anni
’20 agli anni ’60, prima dell’avvento del cognitivismo.
Il comportamentismo è stato spesso criticato, per il suo ridurre l’essere umano a un’organo passivo
che risponde solo alle leggi del condizionamento.
Il comportamentismo è ancora presente nella psicologia odierna. Una delle principali teorie della
psicologia odierna, la “teoria sociocognitiva” di Albert Bandura, è una diretta filiazione del
comportamentismo.

5. Noam Chomsky (1959) : “Una recensione di Verbal behavior di B.F. Skinner”


Rappresenta una critica radicale del comportamentismo, nel tentativo di quest’ultimo di
spiegare il comportamento umano facendo esclusivo riferimento all’influenza ambientale.

6. Lo scambio di lettere (1932) fra Sigmund Freud e Albert Einstein sulla guerra.
Rappresenta una critica radicale del comportamentismo, nel tentativo di quest’ultimo di
spiegare il comportamento umano facendo esclusivo riferimento all’influenza ambientale.

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(6) LA PSICOLOGIA DEL PASSATO IN ITALIA E LA SCUOLA DI PADOVA


La psicologia italiana rimase estranea fino al 1950 circa, agli sviluppi nella ricerca, ai dibattiti e alle
applicazioni che caratterizzarono la psicologia degli altri Paesi soprattutto gli Stati Uniti. Oggi la
situazione è cambiata e la psicologia italiana occupa, nello scenario internazionale, un posto non
dissimile da quello di molti altri Paesi Occidentali.

1. Il bilancio della psicologia italiana fino alla seconda guerra mondiale.


Negli anni compresi tra il 1910 e il 1920 la psicologia negli altri paesi si svincola completamente
dalla filosofia ma al contrario gli psicologi italiani si mantengono su un terreno filosofico.
Gli psicologi italiani dimostrano di non comprendere la più grande novità epistemologica della
psicologia internazionale dei primi del Novecento consistente nella comparsa di teorie conoscitive
estranee alle tradizionali categorie filosofiche.
I nostri psicologi italiani fanno di tutto per confermare gli egemoni filosofi idealisti (crociani e
gentiliani) e si danno a una psicologia applicata priva di basi scientifiche e funzionale alle esigenze
del regime fascista o alla psicologia cattolica militante nell'Italia del Concordato.
Gemelli (1919) fonda l’istituto di psicologia sperimentale (Università cattolica Mi) considera la
Gestalt una forma di pensiero metafisico e il comportamentismo una filosofia materialista.
De Santis (Università Roma) per lui la gestalt non è niente di nuovo e si limita a riprendere il
pensiero di Aristotele.

2. Vittorio Benussi (1878 – 1927) : alle origini della scuola di Padova.


Un contributo alla ripresa nell'immediato dopoguerra della vita culturale a Padova fu dato
dall'istituzione del nuovo laboratorio di psicologia alla cui direzione fu chiamato il prof. Vittorio
Benussi.
Benussi insegnava all'Università di Graz nel gruppo degli psicologi tedeschi che dibattevano sul
tema teoria della forma Gestalt, era triestino e alla fine della prima guerra mondiale con
l'annessione della regione Venezia Giulia all'Italia abbandonò Graz preferendo l'Università italiana.
Nel 1919 ottenne la cattedra di psicologia all'università di Padova. Egli era noto per le sue ricerche
sulla percezione visiva avendo elaborato una teoria avente molti punti in comune con la Gestalt, e
iniziò la sua attività di sperimentatore nella sede di Corte Capitanio.
Egli era triestino e a Trieste vi fu il primo approdo in Italia della dottrina freudiana con E. Weiss
primo psicoanalista.
Benussi cominciò a impostare una serie di studi ed esperimenti del tutto originali orientati al
fenomeno della suggestione e dell'ipnosi come analisi delle funzioni psichiche dei processi interiori
come le emozioni.
Precisato che ogni azione suggestiva si basa non su una particolare capacità di chi l'attua, ma su
una attitudine del soggetto che la subisce, comprende che il soggetto trasforma il significato di
parole o segni che un'altra persona gli comunica in qualcosa di percettibile dentro di sé o fuori di
sé. Lo stato di sonno in cui una persona suggestionata sembra cadere è in realtà solo apparente,
ma c'è secondo Benussi un particolare tipo di sonno provocato con la suggestione in cui avviene
una specie di annullamento di tutte le funzioni intellettive: il cosiddetto sonno base. Ma com'è
possibile mantenere la coscienza annullando la propria vita mentale? Si inoltrò negli esperimenti

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tentando una dimostrazione con l'uso dell'analisi pneumografica cioè un controllo del respiro
rilevato graficamente in sagome respiratorie. Durante il sonno base si realizza un vuoto intellettivo,
ai soggetti veniva suggestivamente provocato l'insorgere di stati emotivi diversi (gioia -
compassione stupore). La forma di respiro e quindi la sagoma respiratoria risultava diversa a
seconda delle varie situazioni emotive e tale diversità era costante. Benussi trasse da questi
esperimenti la convinzione che le più diverse situazioni di coscienza potevano sussistere in forma
pura senza far cioè sorgere funzioni intellettive. Benussi non analizzò solo le emozioni ma estese
l'indagine anche a quegli stati mentali più collegati al pensiero e riuscì a produrre, attraverso il
sonno base, una esperienza interiore che i soggetti descrivevano come una specie di illuminazione
pura senza oggetto, uno stato quasi di estasi. Concluse che le esperienze narrate da certi Santi
erano esperienze mistiche simili. Le sue teorie furono criticate, per Weiss il sonno base non era
senza immagini e pensieri, ma questi venivano rinchiusi nell’inconscio.
Le indagini compiute con la tecnica ipnotica si estesero anche allo studio dei meccanismi di azioni
differite e cioè di quelle azioni che un soggetto compie al risveglio dal sonno-base secondo le
indicazioni dategli dallo sperimentatore durante l'ipnosi. A questo proposito Benussi sentì
l'esigenza di stabilire un legame tra la teoria freudiana e la psicologia sperimentale essendo
convinto che la scienza che poteva liberare la psicanalisi dal vago, era la psicologia sperimentale.
Attraverso l'analisi dei sintomi respiratori Benussi tentava anche di rilevare la situazione di sincerità
o di menzogna da parte dei soggetti invitati a rispondere a domande su fatti personali. Egli può
quindi essere considerato un precursore della tecnica del Lie Detector (macchina della verità) di
cui si sono sempre vantati gli americani.
Le sue ricerche rimasero isolate e i suoi allievi (Musatti e De Marchi) consideravano l'ipnosi un
campo minato. Benussi soffriva di crisi maniaco depressive, a 49 anni egli si procurò la morte con
il veleno nel suo laboratorio. E’ considerato uno dei più originali psicologi sperimentalismi mai
esistiti.

3. La psichiatria anti – manicomiale nell’Italia degli anni ‘70.


Negli anni ’60 maturò, per culminare nei primi anni ’70, un movimento di rinnovamento in campo
psichiatrico, denominato genericamente antipsichiatria.
La nuova psichiatria Italiana portò all’abolizione nel 1968 del ricovero coatto negli ospedali
psichiatrici e poi, nel 1978, con la legge 180, all’abolizione di tali ospedali, indicando come luogo di
terapia i centri di salute mentale, i day hospital, le comunità.

4. La nascita (1971) del corso di Laurea in Psicologia nell’Università di Padova.


Fabio Metelli, all’epoca Direttore dell'istituto di Psicologia, promosse la nascita, nel 1971, del primo
corso di Laurea in psicologia a Padova in parallelo al Corso di Laurea a Roma.
Per molti anni Padova e Roma restarono le uniche sedi italiane in cui ci si poteva laureare in
Psicologia.
Le motivazioni di Metelli e dei suoi collaboratori furono:
 l'esigenza di riscattare la psicologia italiana e la sua immagine sociale in un tempo in cui si
assegnava ancora alla filosofia Io studio dell'interiorità umana.

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 l'esigenza di razionalizzare con innovazioni ispirate agli standard esteri, un territorio (quello
delle applicazioni psicologiche) che in Italia è stato abbandonato all'improvvisazione
 l'esigenza di favorire e riconoscere ogni tipo di ricerca originale in qualsiasi campo soprattutto
per coloro che sono costretti a lavorare lontano dall'atmosfera degli istituti di ricerca
 l'esigenza di usare la psicologia applicata per laiche finalità etico sociali
 l'opportunità, grazie all'istituzione del corso di Laurea, della valorizzazione della psicologia
applicata, nel tentativo di aumentare la presenza accademica e sociale della psicologia
 infine il successo riscosso con le migliaia di richiese di adesione al corso di Laurea.

PARTE SECONDA
PSICOLOGIA ED EPISTEMOLOGIA - METODOLOGICA
L’epistemologia (dal greco episteme = conoscenza, e logos = discorso o riflessione, quindi
discorso o riflessione sulla scienza).
L’epistemologia affronta il tema della interdisciplinarietà, cioè del rapporto fra discipline scientifiche
diverse.
La metodologia è l’esame critico degli strumenti della ricerca scientifica in generale e delle diverse
discipline scientifiche in particolare.
Il primo dei metodi della psicologia, è l’osservazione empirica, cioè fondata sull’esperienza diretta
della realtà. Nell’osservazione strutturata, invece, lo psicologo interviene attivamente nella
situazione, introducendo stimoli di varai natura cui il soggetto reagisce.
L’esperimento è il metodo più potente della ricerca scientifica, e deve essere condotto in un luogo
totalmente controllato, il laboratorio o suo equivalente.
La psicologia sperimentale cerca di giungere alla formulazione di leggi, cioè di asserzioni
universali (es.: legge di Weber e Fechner).
Il metodo sperimentale non è l’unico metodo della psicologia. Tuttavia, questo metodo, e ancor più
il “modo di pensare” che si ispira al metodo sperimentale (rispetto della realtà empirica, rifiuto
delle generalizzazioni premature, continua autocritica e auto-correzione) costituisce un
fondamentale criterio di riferimento per tutta la psicologia e tutta la conoscenza in generale.
In molti casi l’osservazione empirica, è decisamente migliore dell’esperimento, perché rispetta
condizioni di naturalezza e spontaneità del soggetto/i.
In psicologia esistono anche i cosiddetti metodi qualitativi, che non sono da ritenersi “meno
scientifici” dei metodi quantitativi.
Il principe dei metodi qualitativi è il metodo clinico, che coglie il soggetto nell’interezza della sua
persona, mentre il metodo sperimentale scinde il soggetto nelle sue funzioni mentali, per studiarne
con rigore.
I metodi qualitativi sono stati valorizzati dalla psicologia post-moderna, in particolare il
Costruttivismo di G.Kelly ricorre a strumenti qualitativi di tipo auto-valutativo.

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(1) IL NEOPOSITIVISMO (o positivismo logico, o empirismo logico, o neoempirismo, o


circolo di Vienna. O. Neurath, H. Hann, R. Carnap , H. Feigl, 1929)
Nei primi anni del 900 vennero messe in dubbio le formulazioni scientifiche in molti dei loro aspetti
(critica convenzionalistica). Nacque allora col Circolo di Vienna un luogo privilegiato per avviare
una forte rivalutazione della scienza denominata neopositivismo. Obiettivo del circolo era di
favorire il diffondersi di una visione scientifica del mondo e costituire una scienza unificata in
grado di riassumere tutte le conoscenze intorno alla realtà che l'uomo ha faticosamente
conquistato nel corso dei tempi.
Nel programma neopositivistico vi è la messa al bando di ogni residuo metafisico, mentre la logica
formale diviene l’unico metodo di analisi. Per quanto concerne le proposizioni empiriche, la loro
condizione di significanza coincide con la loro verificabilità.
Il positivismo logico si è sviluppato per vari anni fino a frantumarsi gradualmente per il fallimento
del suo grande progetto iniziale cioè l'unificazione delle scienze.

(2) IL FALSIFICAZIONISMO di K.R. Popper (1934)


Le prime riflessioni di Popper erano rivolte a 4 teorie che negli anni '30 avanzavano proposte
esplicative nei confronti di importanti aspetti della realtà: la teoria marxista, la psicoanalisi di Freud,
la psicologia individuale di Adler, la teoria della relatività di Einstein.
Secondo Popper tra le prime 3 e la quarta esiste una profonda differenza. Mentre le prime 3
riescono a spiegare qualsiasi dato, compreso il suo opposto, risultando sempre verificate, la teoria
della relatività è invece organizzata in modo tale da essere falsificata da certi esperimenti cruciali,
che lo stesso Einstein aveva suggerito.
Questo “limite” costituisce in realtà la sua vera forza scientifica, che manca alle altre.
Più in generale una teoria può dirsi scientifica quando va alla ricerca non già della propria
verifica, bensì della propria falsificazione. Le teorie vanno considerate alla stregua di ipotesi
falsificabili, di congetture sempre in discussione.
La scienza è l'insieme delle proposizioni falsificabili. Ogni teoria sopravvive fino a che non viene
falsificata. Le teorie che vengono accettate dagli scienziati come “vere”, non sono altro che teorie
non ancora falsificate.

(3) L’EPISTEMOLOGIA DELLA COMPLESSITÀ di E. Morin (1977)


Secondo Morin la concezione meccanicistica e atomistica si è rivelata sterile nelle scienze naturali
e ancor più nelle scienze umane. Non è stato scoperto alcun atomo o altra particella psichica o
sociologia elementare non è emersa alcuna legge importane e non-ovvia. Nel suo insieme la
scienza scaturita dall'atomismo cartesiano semplificatore risulta parcellizzata frantumata in miriade
di pezzi (le discipline) che non comunicano l’un l'altro. E' necessaria una nuova prospettiva, si
deve rifiutare la semplificazione deterministica tipica del metodo cartesiano e si deve porre
attenzione ai lati oscuri e disordinati della realtà. Tali lati oscuri incarnano la complessità della
conoscenza, è meglio la complessità caotica perché più aderente alla realtà piuttosto che la
semplificazione parcellizzante e degradante.

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La prospettiva epistemologica di Morin tende dunque verso un nuovo principio di organizzazione


del sapere, cha valorizza la circolarità solidale delle conoscenze, che ristruttura in una totalità
integrata i singoli punti di vista, che rifiuta la semplificazione e la separazione dinanzi alla
complessità.

(4) L’INDAGINE PSICOLOGICA E I SUOI CRITERI DI SCIENTIFICITÀ


Una scienza può essere definita come un sistema di proposizioni linguistiche che intendono
descrivere e spiegare un certo ambito della realtà.
La questione della psicologia implica l’esplecitazione dei criteri di scientificità. Una proposizione
scientifica, si caratterizza, per il grado di precisione operazionale con cui si può esplicitare il suo
significato, riducendo il più possibile l’alone semantico legato a variabili soggettive, ed
aumentando il grado di verificabilità del suo contenuto.

(5) TEORIA E MODELLO IN PSICOLOGICA


A) La “teoria” in psicologia
Il primo livello di astrazione teorica è quello della teoria pura, ed è formato da un sistema di idee
e considerazioni legate in maniera coerente tra di loro.
Il secondo livello di astrazione teorica è quello dei concetti derivati. Come i concetti teorici sono
astratti, ma più dettagliati.
La relazione tra concetti teorici e derivati è chiamata definizione teorica e da vita al costrutto
teorico.
Il terzo livello di astrazione teorica è quello dei concetti empirici. A questo livello, stabiliamo una
precisa corrispondenza fra il costrutto teorico e la realtà.

B) Il “modello” in psicologia
I modelli psicologici vogliono rappresentare in maniera semplificata la complessa realtà psichica.
Oltre a una funzione euristica, far nascere nuove idee e facilitare il modo di rappresentare e
concettualizzare le cose, i modelli hanno una funzione conoscitiva(attraverso la conoscenza di
una struttura creata artificialmente si conosce la struttura del vero oggetto di indagine), e una
funzione pratica (il modello consente di realizzare un progetto: difficile, costoso o rischioso –
esempio il simulatore di volo).

(6) LE TAPPE CANONICHE DI UN DISEGNO SPERIMENTALE CORRETTO


1. corretta formulazione delle ipotesi (es. ipotesi: è utile ripetere a voce alta un n° di telefono
per ricordarlo)
2. scelta o invenzione di una procedura sperimentale che sia idonea a fornire dati pertinenti e
rilevanti per l’ipotesi in questione (es.: fare ripetere ai soggetti n° in varie condizioni, a
mente o voce alta)
3. identificazione delle variabili indipendenti (es.: n. delle ripetizioni)
4. definizione delle variabili dipendenti (es.: quanti n° di telefono i soggetti ricordano nelle
diverse condizioni)

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5. analisi statistica dei dati (confronto dei n° che si ricordano in diverse situazioni)
6. interpretazione dei risultati (conclusioni sulle modalità più efficaci per un migliore ricordo dei
n° telefonici)

(7) LA STORIA DELLA PSICOLOGIA attraverso la storia dei suoi laboratori


L'istituzione dei laboratori viene considerata dalla maggioranza degli storici della psicologia uno
spartiacque (1879 - Lipsia -Wundt) tra 2000 anni di psicologia non-sperimentale e 120 anni di
psicologia scientifica.
Nella tradizione che va da Wundt a Titchener il laboratorio è un luogo dove si misurano le
prestazioni di un individuo connesse con il funzionamento dei suoi organi di senso periferici o delle
sue funzioni centrali (mente).
Prima vi erano dei laboratori non diretti da psicologi ma comunque improntati a questo tipo di studi,
ad esempio l'osservatorio di Grenwich dove avvenivano delle misurazioni di fenomeni psicologici in
condizioni controllate. L'uso del telescopio per rilevare i corpi celesti implicava complesse
operazioni di misura in cui interagivano uomo e macchina. Quindi anche gli osservatori astronomici
dell'epoca potevano assomigliare a dei veri e propri laboratori di psicologia sperimentale:
1. possibilità di controllo in condizioni create artificialmente
2. misurazione delle prestazioni psicologiche
3. possibilità di ripetere le prove su più soggetti
ma nel laboratorio di Wundt rispetto all'osservatorio vi è una differenza fondamentale: IL MODO DI
LAVORARE.
Wundt introdusse una divisione del lavoro che caratterizzerà tutta la storia della psicologia: la
divisione tra sperimentatore e soggetto sperimentale. L'oggetto di studio era la coscienza
dell'individuo e il soggetto doveva rispondere con immediatezza quindi vi era bisogno di una
persona che facesse da sorgente di dati (soggetto sperimentale) e una che fungesse da
osservatore (sperimentatore).
Vi erano inoltre delle regole precise che ancora oggi valgono:
1. garanzia che lo sperimentatore non influenzi il soggetto
2. garanzia che il soggetto non venga influenzato dalla conoscenza di quello che studia
c'è da notare che ai tempi di Wundt il soggetto sperimentale era perfettamente a conoscenza dello
scopo della ricerca - mentre oggi il soggetto sperimentale è ingenuo.
La divisione del lavoro col tempo è cambiata, si è standardizzata e raffinata, le apparecchiature
oggi sono sempre più sofisticate e in alcuni casi lo sperimentatore viene sostituito da sistemi di
registrazione automatica. Questo allargarsi del laboratorio a situazioni sempre più artificiali troverà
feroci critiche (Neisser stesso).
Con l'introduzione del computer vi è stato uno stravolgimento del laboratorio classicamente inteso.
Il computer diventa padrone del laboratorio, si assiste alla:
1. disumanizzazione - il computer rimpiazza la tradizionale divisione del lavoro
2. simulazione - il sapere viene sempre più costruito tramite la simulazione
3. creazione artificiale di fenomeni - in alcuni casi le risposte non vengono fornite dal soggetto
umano ma da un sistema artificiale.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Perché il computer è così invadente? Perché mentre le apparecchiature del laboratorio Wundtiano
erano protesi di organi di senso, il computer è una protesi della mente umana che tenderà a
sostituire i soggetti umani stessi. È il soggetto umano che è diventato uomo-computer.
Fuori dei laboratori fiorisce una vasta area di psicologia cognitiva applicata che indaga la
struttura delle competenze e dei saperi ingenui delle persone e i modi con cui modificarli.

(8) IL METODO SPERIMENTALE IN PSICOLOGIA SOCIALE


1. La presenza dell’altro: effetto di disturbo o oggetto di studio?
La sperimentazione in psicologia è il metodo che permette di identificare una relazione di causa ed
effetto tra le variabili, ma presenta alcuni limiti: uno dei problemi è quello della relazione tra
sperimentatore e soggetto sperimentale, bisogna tenere sotto controllo la distinzione tra le risposte
che rispecchiano il reale fenomeno e la volontà del soggetto di dare buona prova di sé nelle
risposte che soddisfino lo sperimentatore.
Gli psicologi hanno inventato molti modi per controllare questa complessità (tecnica del doppio
ceco - o invenzioni di storie di copertura). Ma quello che rappresenta un elemento di disturbo per i
ricercatori nel metodo sperimentale, diventa invece in PSICOLOGIA SOCIALE l'oggetto dello
studio. Infatti la psicologia sociale si occupa dell'influenza dei rapporti sociali sul pensiero e sul
comportamento.
2. Alcuni esperimenti famosi
1. il lavoro di Sherif 1937 - il ricercatore introduceva i suoi soggetti in una stanza buia e
rilevava la loro stima soggettiva dell'ampiezza del movimento di un punto luminoso (effetto
autocinetico - movimento che in realtà era un'illusione ottica).
Queste stime variavano in modo molto forte da soggetto a soggetto e nello stesso soggetto da una
prova all'altra dato che si trattava di un movimento apparente. Tuttavia ogni volta che questa
valutazione veniva fatta in gruppo le stime del soggetto tendevano a convergere verso un valore
medio. Sherif aveva compreso che vi era una tendenza spontanea del gruppo a formare una
norma percettiva che permaneva nel tempo.
2. l'esperimento di Asch - Asch pensava che i risultati di Sherif fossero dovuti alla mancanza
di un punto percettivo reale (infatti il movimento era apparente). Egli allora propose una situazione
in cui la percezione dei partecipanti non fosse ambigua ma molto evidente. Il compito percettivo
era semplicissimo cioè valutare la lunghezza di alcuni segmenti rispetto a una linea campione. Ma
uno solo dei partecipanti era il soggetto ingenuo gli altri erano complici dello sperimentatore.
Rispetto all'evidenza della lunghezza delle linee i partecipanti cominciano a sbagliare e sbagliano
in maniera concorde senza provare né incertezza né imbarazzo. Il soggetto ingenuo che è posto in
penultima posizione è costretto ad ascoltare le risposte degli altri che contraddicono la sua
evidenza percettiva. Cosa fare a questo punto? Essere coerenti con la propria percezione o
conformarsi all'opinione della maggioranza? Asch constatò che molti soggetti preferivano
conformarsi alla maggioranza. La scena rivelò la stupefacente forza del conformismo.
3. Milgram 1963 fece esperimenti sull'obbedienza distruttiva. Il partecipante veniva indotto
con una motivazione banale (l'esperimento non poteva essere interrotto) a punire con scosse

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

elettriche di intensità crescente fino al pericolo di vita, un altro soggetto sperimentale (complice
dello sperimentatore) che sbagliava le risposte di una lista di parole da apprendere. La storia di
copertura presentata al soggetto ingenuo era che si trattava di una ricerca sugli effetti della
punizione sull'apprendimento. Inoltre venivano estratti a sorte i biglietti (truccati) indicanti chi era la
persona che puniva e chi la persona che apprendeva. Tutta la scena doveva dare la sensazione
della pericolosità nello spingere il bottone, anche se la motivazione a compiere un atto tanto
dannoso era davvero banale. Milgram dimostrò che quasi 7 persone su 10 premono il bottone di
somministrazione della scossa elettrica potenzialmente letale per l'altro, pur sconvolti di farlo,
senza neanche capire bene il perché. Questo dimostra che è sconcertante la frequenza con cui
persone normali possono ubbidire supinamente a un ordine distruttivo.

PARTE TERZA – PSICOLOGIA E FILOSOFIA TRADIZIONALE


Al di là dell’epistemologia, c’è la vera filosofia di tipo metafisico, da Platone e Aristotele ad
Heidegger, con i suoi problemi aperti sulla natura dell’uomo e della sua condizione umana.

PROSPETTIVE DEL PENSIERO CONTEMPORANEO SUL PROBLEMA MENTE-CORPO


La mappa del problema mente - corpo
Il senso comune distingue un insieme di realtà/parole quali: corpo, materia, mondo fisico, e
dall’altro un insieme di realtà/parole quali: mente, coscienza, pensiero, anima, esperienza psichica,
vissuto interiore.
Su questa distinzione si è applicata la riflessione di filosofi e scienziati i cui esiti, possono rientrare
in uno di questi tre ambiti di posizioni:
A. posizioni dualiste – in cui viene confermata la legittimità della distinzione e se ne cercano le
ragioni;
B. posizioni identiste – in cui si ammette la legittimità di uno solo dei due termini e a questo si
cerca di ricondurre l’altro termine;
C. posizioni “indifferentiste” – in cui si cerca di evadere dalla distinzione, si prospetta il
superamento delle categorie, si propone una concezione secondo la quale i due termini
sarebbero aspetti diversi ma compresenti di una medesima realtà;

Le posizioni dualiste
Nel dualismo viene ammessa la distinzione di mentale e corporeo. Il come si rapporta l’istanza
psichica con il mondo della materia, prospetta tre soluzioni:
 soluzione interazionista – mentale e corporeo comunicano tra di loro.
 soluzione parallelista – mentale e corporeo non comunicano tra loro, ma i loro rapporti sono
sincronizzati dall’esterno.
 soluzione emergentista – la mente deriva dal corpo in senso filogenetico, ma diviene
irriducibile al corpo. La mente emerge dal corpo.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Le posizioni indifferentiste
Teoria del “doppio aspetto”: fisico e mente sono due aspetti della medesima realtà, non due
proprietà, ma due punti di vista. Gli stati mentali sono stati fisici visti dall’interno e gli stati fisici
sono stati mentali visti dall’esterno.

Le posizioni moniste
Si danno due possibilità: o l’identificazione della materia al mentale (soluzione di forma
idealistica) o l’identificazione del mentale alla materia (soluzione materialistica).

PARTE QUARTA – PSICOLOGIA E IDEOLOGIA


La psicologia è continuamente esposta al rischio dell’ideologia, intesa come falsa conoscenza
rivolta alla manipolazione delle menti.
L’ideologia spesso riveste le forme e il linguaggio della scienza, ma in realtà travisa, più o meno
intenzionalmente, per difendere interessi di parte, che nulla hanno a che fare con la scienza.

PSICOLOGIA E RAZZA - IL DIBATTITO NEL PERIODO FASCISTA.


Fin dai primi anni del novecento, il razzismo italiano si distinse per le sue caratteristiche di
movimento intellettuale e accademico, più che popolare e di massa.
Nel periodo precedente al secondo conflitto mondiale, gli ambienti intellettuali assunsero un ruolo
propulsivo nella costruzione di una ideologia razzista. Gli psicologi italiani, come studiosi di altre
discipline, concorsero alla costruzione di un’ideologia razzista.

La psicologia razziale di Mario Cannella


Cannella cercò di affrontare le problematiche razziali da un punto di vista rigoroso, coniugando
approccio biologico e psicologico. La sua definizione di razza umana : un gruppo di uomini,
caratterizzato da un insieme di tratti morfologici, fisiologici e psichici, individualmente variabili entro
certi limiti, che si trasmettono ereditariamente di generazione in generazione.
Dando ai caratteri psichici un ruolo prioritario, e dividendo le razze umane in superiori ed
inferiori. Vedeva indispensabile a politica di difesa della razza.

La psicologia della stirpe di Nicola Pende


Pende si sforzò di porre le basi dell’ortogenesi, disciplina che si poneva il compito di migliorare la
componente umana della nazione. L’ortogenesi si proponeva di studiare l’individuo in modo
complessivo, allo scopo di valutarne le qualità biologiche e psicologiche, ereditarie e ambientali, di
valorizzare la capacità produttiva, di combattere eventuali anomalie, per compiere quella “bonifica
umana” che veniva ritenuta indispensabile per l’igiene della razza italiana.
La formula nazionalismo biologico riassume l’obiettivo della scuola di Pende: proteggere la stirpe
nazionale, promuovendo la valorizzazione dei suoi diversi ceppi e impedendo la contaminazione
con razze estranee.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

PARTE QUINTA
il COGNITIVISMO, le SCIENZE COGNITIVE, le NEUROSCIENZE
Il cognitivismo è molto presente ed influente nella psicologia odierna, seppur nato e tuttora
radicato prevalentemente nella psicologia generale, ha permeato anche la psicologia sociale, la
psicologia dello sviluppo, la psicologia applicata, la psicologia clinica e le psicoterapie. Negli ultimi
anni si è visto un rapporto sempre più stretto con le neuroscienze.
Il cognitivismo oggi è affiancato e sempre più spesso sorpassato, dalle scienze cognitive, nelle
quali perde la propria identità tradizionale a favore di uno sforzo interdisciplinare teso alla
conoscenza del rapporto mente – cervello.
Le interazioni della psicologia, e soprattutto del cognitivismo, avvengono quasi solo con le
neuroscienze, e non con la biologia generale. Scarsi sono i rapporti tra il cognitivismo e l’etologia.

L'etologia nacque negli anni '30 nell'ambito della zoologia in un quadro di riferimento
evoluzionistico darwiniano soprattutto grazie alle ricerche di Konrad Lorenz 1903/1989, ma negli
ultimi 30 anni ha influenzato anche la psicologia diventando etologia umana (soprattutto
nell'osservazione del bambino).
L'etologia reintroduce il concetto di istinto, in particolare gli etologi hanno messo in luce l'esistenza
di disposizioni innate per l'apprendimento, circoscritte in periodi sensibili durante la vita
dell'animale.
Una forma specifica di apprendimento è l'imprintig, che fissa indelebilmente nel piccolo di una
determinata specie, l'identità del suo referente materno. Lorenz ha dimostrato che il piccolo segue
ovunque anche un altro animale in movimento o essere umano purché sia la prima cosa mobile
che vede appena nato.
La psicologia evoluzionistica, più recente, si muove in un quadro di riferimento evoluzionistico, fa
propri i concetti della biologia evoluzionistica ed assume che le caratteristiche della mente umana
derivano dagli adattamenti costruiti per effetto della selezione naturale.

ARCHITETTURA DELLA MENTE E SCIENZE COGNITIVE


Lo studio della mente umana ha caratterizzato la psicologia fin dalla sua nascita. Ma a partire dal
secondo decennio di questo secolo, per una cinquantina di anni, le correnti principali di ricerca
della psicologia abbandonano lo studio della mente. La psicologia si propone come scienza del
comportamento.
Secondo il comportamentismo, la psicologia deve occuparsi solo dei comportamenti esterni,
pubblici e verificabili. Uno degli assunti del comportamentismo è che ogni risposta è appresa, e
quindi l’oggetto logico della ricerca non può che essere che l’apprendimento. Il comportamentismo
và in crisi, mostrando i limiti nel ridurre tutte le forme di comportamento ad una serie di semplici
connessioni stimolo – risposta.

Rinasce la psicologia cognitiva, influenzata dagli studi sui cosiddetti fattori umani, e dall’etologia.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Il concetto dominante della nuova psicologia cognitiva, è il paradigma dello Human Information
Processing, che vede l’uomo come un sistema capace di elaborare l’informazione.
La psicologia studia quindi i processi attraverso i quali la mente riceve i segnali in entrata, li
seleziona, li ricodifica, li immagazzina e li utilizza per raggiungere delle decisioni.

I modelli che costituiscono il primo periodo del cognitivismo sono caratterizzati da una serie di
stadi di elaborazione:
MODELLO DELLA MEMORIA di Atkinson e Shiffrin (1968), le componenti di questo modello
sono:
• memoria sensoriale - l'informazione entra attraverso gli organi sensoriali (vista udito) e
viene mantenuta per brevissimo tempo nel magazzino sensoriale, che può essere visivo o
acustico, e che è capace di contenere moltissimo materiale. Questo magazzino sensoriale per
l’informazione visiva è stato chiamato memoria iconica.
Da questa memoria sensoriale una parte dell'informazione viene immessa, nella forma di un nuovo
codice, in una
• memoria a breve termine – dotata di capacità molto limitata, concepita come un
magazzino di scatole o ripiani, dove ciascuno dei quali può contenere una sola unità di
informazione.
E’ stato calcolato una capacità di sette unità (Miller il magico numero 7 più o meno 2). Da questa
memoria il materiale viene perduto in due modi: per il sopraggiungere di nuova informazione (un
elemento viene scacciato dal ripiano), o per decadimento ma è possibile mantenerla con la
ripetizione.
Dalla memoria a breve termine l'informazione viene trasmessa alla
• memoria a lungo termine - dove si conserva all'infinito. Come è allora che dimentichiamo
tante cose? Secondo molte teorie noi non dimentichiamo, ma non siamo in grado di rintracciare
nella memoria quanto abbiamo imparato.
Il modello della memoria è un modello seriale, dove l’informazione passa dagli organi sensoriali
fino alla MLT attraverso una serie di stadi indipendenti.

MODELLO DEI LIVELLI DI ELABORAZIONE di Craik e Lockart 1972 - è un modello di


elaborazione in parallelo secondo il quale ogni oggetto di cui si occupa il sistema cognitivo viene
elaborato simultaneamente a diversi livelli e con diverse profondità di elaborazione.
Per esempio, una parola può essere elaborata a livello delle caratteristiche acustiche, sintattiche e
semantiche.

LA NEUROPSICOLOGIA CLINICA
Nell’ambito delle neuroscienze, la neuropsicologia si caratterizza per il suo obiettivo di studiare i
processi cognitivi ( e comportamentali) correlandoli con i meccanismi anatomo – funzionali
che ne sottendono l’attuazione.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Si tratta di una scienza interdisciplinare in cui confluiscono conoscenze provenienti dalla


psicologia cognitiva, la neurologia, la neurofisiologia, la neuroanatomia e le scienze
dell’informazione.
Nelle sue applicazioni cliniche, la neuropsicologia trova le sue origini nella neurologia clinica,
mediante l’interpretazione di disturbi della sfera cognitiva (linguaggio, memoria, ecc.) che si
manifestano in seguito a lesioni circoscritte dell’encefalo.
La neuropsicologia clinica è contraddistinta da due tipi di approccio metodologico:
 Metodologia per gruppi, ritiene che lo studio delle funzioni nervose superiori debba fondarsi
sull’analisi di vaste casistiche di cerebrolesi, procedure psicometriche standardizzate,
accurata analisi dei risultati mediante metodi statistici.
 Metodologia del caso singolo, ritiene necessario indagare singoli casi clinici in cui il sintomo è
presente in modo più appariscente.

La critica dei sostenitori dell’approccio per gruppi ai teorici del caso singolo, era che le condizioni
d’esame non erano mai fissate con difficoltà di ripetizione, con il risultato di un confuso insieme di
osservazioni obiettive mischiate ad opinioni soggettive.

A partire dagli anni ’70, si è sviluppato un nuovo indirizzo di ricerca “cognitivo”. Nel quale vengono
formulati modelli che suddividano la funzione cognitiva indagata in sottoproblemi omogenei e ben
delimitati.
Il principio in base al quale ogni processo può essere scomponibile in sottoprocessi più elementari
è stato chiamato da Marr (1982) “principo della modularità”.
Principio della “doppia dissociazione”: essendo una funzione cognitiva sottesa da meccanismi
cerebrali potenzialmente separabili, si può prevedere che l’alterazione di uno di questi sottoinsiemi
non sia in grado di alterare completamente il processo, ma piuttosto di generare disturbi in una o
più tappe del processo generale. Ciò produrrà una dissociazione tra l’espletamento di un compito,
che utilizza in modo predominante la componente danneggiata, e l’espletamento di altri compiti,
che fanno uso di altre componenti.

LA SCIENZA COGNITIVA
I sostenitori della tesi della natura computazionale della cognizione pensano che tutti i processi
cognitivi siano calcoli (o, come anche si dice, computazioni); calcoli i cui dati non sono
necessariamente numeri, ma informazioni di qualsiasi tipo, e le cui regole non sono
necessariamente consce, anzi di solito non lo sono.
David Marr, ha introdotto la distinzione tra tre livelli di identificazione di una computazione: livello
della teoria computazionale, livello dell’algoritmo, livello dell’implementazione (cioè della
realizzazione fisica).
La scienza cognitiva è lo studio dei processi cognitivi al livello degli algoritmi.
I contributi alla scienza cognitiva vengono per lo più dalla psicologia, dalle neuroscienze, dalla
linguistica, ecc.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

La scienza cognitiva identifica algoritmi (di comprensione, di visione, di ragionamento, ecc.),


l’intelligenza artificiale scrive programmi che utilizzano questi algoritmi.

ALCUNE CRITICHE AL COGNITIVISMO E ALLE SCIENZE COGNITIVE


1) L’epistemologia del cognitivismo è rappresentazionalista.
Il rappresentazionalismo considera il rapporto con il mondo come il rispecchiamento di una realtà
oggettiva da parte del soggetto. (quando guardo la gioconda la mia esperienza visiva possiede
una certa qualità, di cui nessuna traccia potrà essere trovata da chi guarda dentro il mio cervello).
2) La cognizione umana è identificata con la logica.
Hobbes: per raziocinio intendo calcolo. La metafora computazionale comporta, infatti, che le regole
di elaborazione dei simboli siano predefinite e seguano i criteri della logica binaria.
( le nostre scelte non seguono sempre la logica aristotelica e che, nondimeno, capita, a volte, di
ritenerle giuste proprio per questo).
3) La cognizione è astratta dalla corporeità e dal mondo.
4) La cognizione è una cognizione senza soggetto.
L’attenzione esclusiva alle regole di funzionamento ha condotto a mettere in ombra e dimenticare il
protagonista della conoscenza.

PARTE SESTA - PSICOLOGIA E PSICOANALISI

La psicoanalisi ha avuto una storia quasi del tutto indipendente dalle scuole classiche della
psicologia, e la sua epistemologia e metodologia sono del tutto peculiari.
Anche oggi, mantiene una identità indipendente dalla psicologia accademica, ma le sue
concettualizzazioni sono penetrate sotto forma di varie discipline, soprattutto la psicologia
dinamica.

PSICOANALISI : L’AMBIGUITA’ DEL SIGNIFICATO NASCOSTO


Freud era molto sensibile alla legittimazione scientifica della sua creatura e in seguito molti
psicoanalisti sentirono il bisogno di difenderla sia dalle critiche di interpretazionismo (cioè di
anteporre l'interpretazione dei fatti al loro studio obiettivo) sia dalle critiche di Popper che accusava
la psicoanalisi di non essere falsificabile (verificabile). Tuttavia la questione della scientificità della
psicoanalisi rimane una questione sempre aperta.
Per Freud, il comportamento non è più dato da analizzare, ma diventa espressione di “altro”,
costringendo lo scienziato a confrontarsi con una realtà che non coincide con quella delle scienze
naturali.
Il metodo sperimentale, non è più funzionale a questo stile di ricerca, e Freud con il metodo
clinico, trasforma l’osservazione del singolo in una vera e propria ricerca sistematica dei processi
e delle funzioni psichiche generali.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Il metodo clinico comporta, tuttavia, che si instauri una relazione tra due interlocutori, molto diversa
dalla compresenza di due “chiunque”, uno che osserva e l’altro che è osservato, imposta dagli
psicologici della personalità.
La conoscenza psicoanalitica nasce attraverso il dialogo, e non osservando “qualcosa che non
parla”, la parola, anzi, è il suo principale strumento di cura.
Per questo motivo la psicoanalisi era stata assimilata a un esercizio ermeneutico. L'ermeneutica
è in filosofia la metodologia dell'interpretazione.

Essa fu criticata da alcuni perché non naturalista e da altri proprio in quanto naturalistica cioè tale
da ridurre l'essere umano a pura istintualità senza spazio alla dimensione esistenziale. Questa
critica fu mossa dallo psichiatra L. Binswanger nella sua analisi esistenziale.
Ma l'ambiguità del discorso psicanalitico nasce dall'ambiguità delle manifestazioni psichiche.
L'ambiguità da cui la psicoanalisi non può liberarsi cioè questo oscillare tra un intreccio
analitico (cioè una base scientifica) ed ermeneutica (sul senso che hanno le manifestazioni
irrazionali delle persone) è legata ai fenomeni psicologici che sono essi stessi ambigui.

E’ POSSIBILE INTEGRARE LA PSICOANALISI NELLA PSICOLOGIA SCIENTIFICA?


Nel Compendio di psicoanalisi (1938) Freud sostiene che la psicoanalisi non differirebbe, nel
proprio contenuto epistemologico, dalle tradizionali scienze naturali in quanto, come le altre
discipline:
- si fonda su dati a partire dai quali elabora delle ipotesi nelle quali si fa riferimento a entità
non direttamente constatabili utili alla spiegazione dei dati stessi.
- in ogni caso il sapere che si elabora è provvisorio, in quanto soggetto a continue
revisioni nel tentativo di meglio adeguare le ipotesi alla realtà dei fatti.
Se vi sono differenze tra la psicoanalisi e le tradizionali discipline scientifiche, sarebbe dovuto:
- cause contingenti (la psicoanalisi è una scienza “giovane”)
- vi è coincidenza tra oggetto studiato e soggetto studiante

L’epistemologia contemporanea fornisce un’immagine di scienza più “aperta”. Una scienza


secondo E.Agazzi, è un discorso su “qualcosa” condotto a partire da un particolare “punto di vista”.
Il rimando al punto di vista porta a riconoscere la relatività del sapere scientifico. In questa
prospettiva, cadono alcune obiezioni rivolte alla psicoanalisi:
- “la psicoanalisi non è scientifica perché i dati che si pretende la sostengano non sono
soggetti a misurazione o quantificazione” (misurazione e quantificazione non sono gli
unici strumenti concettuali)
- “la psicoanalisi non è scientifica perché si basa su osservazioni non ripetibili o su dati a cui
può avere accesso un solo ricercatore” (la ripetibilità non è requisito essenziale della
scienza)

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Un altro aspetto che però resta da chiarire, è la questione della univocità dei termini e dei concetti
psicoanalitici, in quanto parecchi concetti paiono non possedere una sufficiente chiarezza a livello
teorico.
Attraverso una rigorizzazione del linguaggio naturale è possibile delimitare entro margini di
accettabilità le oscillazioni semantiche, cosicché, almeno limitatamente a un contesto tutti possano
intendere la stessa cosa.
Si tratta inoltre di stabilire se effettivamente le teorie psicoanalitiche, o loro parti, possano essere
rapportate ai dati empirici su cui esse dichiarano di sostenersi.
Un’integrazione della psicoanalisi nel corpo della psicologia generale, pare possa realizzarsi
solamente sulla base di un comune statuto epistemologico.

PARTE SETTIMA - PSICOLOGIA E FENOMENOLOGIA

CHE COS’E’ LA FENOMENOLOGIA?


Il fondatore della fenomenologia è Edmund Husserl. Fenomenologia significa studio dei
fenomeni. Fenomelogia è un metodo di conoscenza che comprende l’apertura e l’interrogazione
sul senso dei fenomeni. Un metodo di analisi razionale dei fenomeni; un metodo che conduca a
leggi strutturali capaci di ordinare e sviluppare la conoscenza; un metodo in questo senso
scientifico, in alternativa al metodo della scienza tradizionale.

PARTE OTTAVA – IL COSTRUZIONISMO ANTI-NATURALISTICO


NELLA PSICOLOGIA POST-MODERNA

Se da un lato la psicologia odierna subisce l'influenza naturalizzante delle neuroscienze, dal lato
opposto subisce un'influenza fortemente storicizzante - culturalizzante - socializzante da parte di
un paradigma emergente: IL POST- MODERNISMO o psicologia post-moderna.
Il principale ispiratore della psicologia post-moderna è Vygotskij con la sua scuola storico-culturale.
Il punto centrale della teoria di Vygotskij è l'individuazione dell'esperienza storica come aspetto
fondante dell'esperienza umana e della stessa psicologia. Tuttavia il riferimento a Vygotskij non è
sufficiente a descrivere il variegato panorama odierno degli orientamenti post-moderni in
psicologia.
Nel loro insieme essi rappresentano una terza via alternativa sia al paradigma cognitivistico-
psicoscientifico, sia al paradigma psicoanalitico, ambedue di tipo naturalistico.

IL SIGNIFICATO DEL TERMINE “POST-MODERNO”


Il termine post-moderno è di recente adozione in psicologia. Il post-modernismo è un'epoca che
viene dopo quella della modernità la quale ha i suoi pilastri nell'umanesimo (con l'uomo attore della
propria vita che edifica una società civile) e nella scienza galileiana (intesa come progetto
razionale e rigoroso).

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

La modernità entra in crisi agli inizi del ‘900 con la sfiducia nella razionalità dell'uomo e nella
scienza come progetto di risoluzione dei problemi.
Il pensiero post- moderno non ha più la fiducia illuministica e positivistica della scienza, ma si
mette in evidenza come nella scienza entrino in gioco aspetti irrazionali e fideistici - influenze
sociali - politiche ed economiche.
Nel pensiero post-moderno vi è l'abbandono di concezioni totalizzanti di sapere a favore di una
pluralità di visioni del mondo.

LA PSICOLOGIA TRANSCULTURALE E LA PSICOLOGIA CULTURALE


La psicologia TRANSCULTURALE - è interessata a confrontare in maniera oggettiva individui
appartenenti a culture diverse per verificare l'impatto della cultura sul comportamento e sul
funzionamento psicologico.
Essa adotta una posizione di UNIVERSALISMO nello studio dei fenomeni psicologici cioè che i
processi psicologici di base sarebbero comuni a tutti gli esseri umani ma la loro espressione è
mediata dalla cultura di appartenenza.

La psicologia CULTURALE - nasce dall'incontro tra psicologia, antropologia e linguistica, esamina


le origini culturali delle differenze nel funzionamento psicologico e nello sviluppo umano
considerando la cultura di appartenenza.
Adotta una posizione di RELATIVISMO CULTURALE: le differenze psicologiche degli individui
sono dovute alle differenze culturali e sociali di appartenenza.

ETNOCENTRISMO - il termine etnocentrismo è stato coniato da Summer per indicare una forte
tendenza delle persone a usare parametri di riferimento della propria cultura per giudicare persone
appartenenti a culture diverse considerando il proprio gruppo come superiore.
Psicologie indigene - è stato soprattutto il predominio della psicologia statunitense che ha portato
alla nascita delle cosiddette psicologie indigene. L'approccio indigeno si contrappone alla
colonizzazione della conoscenza e ha 2 scopi principali:
1. evidenziare fattori specificatamente culturali del funzionamento umano
2. stabilire l'universalità dei principi scientifici della psicologia

IL RUOLO DELLA NARRAZIONE NELLA COSTRUZIONE DELLA CONOSCENZA


Tradizionalmente il ruolo del linguaggio nella conoscenza empirica è molto misero, il suo ruolo è
stato quello di servitore nella produzione di conoscenza: cioè trasmettere quanto osservato dal
singolo alla comunità. Si può parlare di conoscenza solo se quanto osservato e ragionato è
puntualmente veicolato dal linguaggio.
Ma negli ultimi tempi la visione classica della conoscenza è cambiata, oggi si parla di costruzione
sociale della conoscenza dove la questione centrale è il linguaggio, quindi i limiti del linguaggio
nella trasmissione delle conoscenze sono i limiti del mondo

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Il linguaggio non è un mero traduttore di percezioni e pensieri ma gioca un forte ruolo di


modellamento su come noi osserviamo e pensiamo. È qui che si comincia ad apprezzare la
narrazione nella costruzione di conoscenze.
Ecco i requisiti di una buona narrazione:
1. Stabilire un determinato fine
Il fine stabilito è reso significativo dal valore che lo fa recepire come desiderabile o no.
2. Selezionare gli eventi rilevanti per il fine
una storia comprensibile è quella in cui eventi selezionati servono a rendere il fine più
probabile, accessibile, importante.
3. L’ordine degli eventi
L’ordine convenzionale più utilizzato è la linearità temporale.
4. Coerenza tra i collegamenti
un certo grado di coerenza viene raggiunto quanto tutti gli eventi sono finalizzati all’esito.
5. Segni di demarcazione
le storie costruite nella forma più corretta utilizzano segni per indicare l’inizio e la fine.

I PUNTI QUALIFICANTI DELLA PSICOLOGIA UMANISTICA


La psicologia umanistica può essere collocata all’interno della psicologia post-moderna, per il suo
carattere fortemente anti-naturalistico e per l’importanza che essa attribuisce all’esperienza
soggettiva.

Nel 1962 alcuni psicologi americani fondarono l'associazione della psicologia umanistica.
Essa adottò 4 principi:
1. l'esperienza della persona è di primario interesse - gli esseri umani non sono solo oggetto
di studio ma vanno compresi nella loro dimensione esistenziale e umana, lo psicologo deve quindi
essere un partner nella ricerca del significato esistenziale
2. scelta umana, la creatività e l’auto-realizzazione sono gli argomenti più importanti della
ricerca
3. lo psicologo umanista deve fare attenzione non tanto ai metodi quanto ai valori
4. valore sommo è attribuito alla dignità della persona. Lo psicologo non deve giudicare ma
comprendere

PARTE NONA - PSICOLOGIA DI BASE E PSICOLOGIA APPLICATA

I TESTIMONI OCULARI NELLA PSICOLOGIA DELLA TESTIMONIANZA


In ambito giudiziario il ruolo delle testimonianze è di fondamentale importanza e molto spesso
vengono a costituire il maggiore elemento di prova della colpevolezza di un indagato.
Quando nessuna altra prova è disponibile, la testimonianza di uno o più testimoni risulta essere
un’accusa schiacciante. Molto spesso la deposizione dei testimoni oculari è considerata valida
anche quando le condizioni in cui essi hanno percepito il fatto non erano ottimali.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Il ricordo non è una fotocopia dell’evento.


La memoria che il testimone ha dell’evento è piena di lacune, distorsioni, invenzioni. Infatti, in
generale l’essere umano non percepisce passivamente le informazioni, ma agisce su di esse,
codificandole ed elaborandole sia consapevolmente che inconsapevolmente.

Quali sono i fattori che influenzano un corretto ricordo degli eventi?


HIP (human information processing) 3 magazzini di memoria che corrispondono a 3 diversi
processi di elaborazione (Craik e Tulving 1975) : memoria sensoriale, MBT e MLT.
Registri sensoriali: in grado di catturare l’informazione proveniente dai sensi e trattenerla per
brevissimo tempo. Da qui viene inviata al magazzino di MBT di capacità limitata, per poi essere
archiviata definitivamente nel magazzino della MLT.

Atkinson e Shiffrin (1968) hanno identificato alcune caratteristiche a livello di ciascun magazzino:
Perdita dell’informazione: rapido decadimento nei RS, interferenza e probabile decadimento
nella MBT, soprattutto interferenza nella MLT.
Capacità dei magazzini: illimitata nei RS, 7 elementi (+/-2) nella MBT, e ancora illimitata nella
MLT.
Durata mantenimento traccia: 500/2000 m/s nei RS, c.a. 30 sec. Nella MBT, da pochi minuti ad
anni nella MLT.

Processo di memoria (3 fasi): acquisizione, ritenzione e recupero.


Acquisizione - variabili possono essere:
 Fattori inerenti alla situazione (tempo di esposizione, la salienza, frequenza di esposizione)
 Fattori inerenti il testimone (stress, che determina un restringimento del campo di attenzione;
e le aspettative del soggetto, per esempio di tipo culturale, o esperienze passate)
Ritenzione
Se il testimone viene esposto a nuove informazioni nell’intervallo tra la percezione dell’evento e il
ricordo di questo, l’informazione ricordata subirà distorsioni.
Recupero
La memoria dei testimoni può essere alterata dal tipo di domande poste durante gli interrogatori
(domande fortemente suggestive).
E’ opportuno lasciare inizialmente spazio alla rievocazione libera. La rievocazione può essere
facilitata, quando l’ambiente in cui avviene e simile a quello in cui avviene l’apprendimento. Anche
lo status della persona che interroga influenza il ricordo (status elevato maggiore lunghezza dei
resoconti dell’evento appreso).

Quando il testimone è anche la vittima


Si trova nelle migliori condizioni oggettive per una corretta percezione (tempo di esposizione
all’evento, distanza dal colpevole, maggiore conoscenza dell’autore del reato), ma peggiori
condizioni soggettive, che non sono delle migliori per la memorizzazione dell’evento (attivazione
emotiva e alto livello di stress).

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

I TEST SONO CONSERVATORI O PROGRESSISTI ?


I test, lungo il loro cammino sono stati sottoposti a diversi tipi di critiche. Ma i test non possono che
essere considerati che strumenti di misura oggettivi e standardizzati. La responsabilità di un loro
impiego appropriato o scorretto deve ricadere sempre su chi li utilizza.
I test registrano ciò che un individuo è in grado di fare in un determinato momento e non ci danno
informazioni sul perché della sua prestazione. Un punteggio basso in un test potrebbe dipendere
da molteplici variabili: basso livello di motivazione a farlo, ridotta capacità di lettura delle istruzioni,
ansia attivata dall’esame, oppure effettivamente da limitate capacità.
E’ vero che si può fare un cattivo uso dei test, specialmente nei confronti di persone culturalmente
svantaggiate, ma se usati correttamente, svolgono una importante funzione nel prevenire varie
forme di discriminazione.

UNA CRITICA RADICALE DEI TEST DI PERSONALITA’ – L’EFFETTO “BARNUM”


ANTICIPATO DA GAETANO KANIZSA
Kanizsa pubblicò nel 1954 un contributo di ricerca intitolato Sulla validazione delle diagnosi di
personalità.
L’ipotesi di Kanizsa confermata dalla ricerca eseguita su 23 soggetti era la seguente: il giudizio
del soggetto sulla esattezza di una diagnosi, che egli ritenga essere stata formulata nei
riguardi di determinati aspetti della sua personalità, ha un valore scarso come prova della
sua attendibilità.
1. predispose un unico profilo di personalità, che poi avrebbe restituito indistintamente a tutti i
23 soggetti.
2. somministrò ai 23 soggetti un “test”, in realtà fasullo, consistente nella prova dello
“scarabocchio”.
3. non fu tenuto conto dei 23 scarabocchi, ma si lasciò credere ai soggetti che fosse stato
elaborato e a ciascun soggetto separatamente, venne consegnato il medesimo profilo
precostituito di cui sopra.

L’ipotesi di Kanizsa risultò confermata in pieno, tutti e 23 soggetti dichiararono che la diagnosi era
nel complesso ben riuscita, corrispondeva a quel che erano le loro caratteristiche psicologiche.

L’effetto Barnum consiste nell’identico fenomeno messo in luce da Kanizsa: se si costruisce con
determinati criteri un unico profilo di personalità, soggetti fra loro diversi si riconoscono tutti
individualmente e specificatamente in questo profilo, purché esso venga loro restituito come
risultato di una qualche tecnica di indagine.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

PARTE DECIMA – UNA PROFESSIONALITA’


E UN ETICA PER LO PSICOLOGO

LA PARTICOLARE “DELICATEZZA” DELLA PROFESSIONE DI PSICOLOGO, SOSPESA


FRA “SOGGETTIVITA’” E “OGGETTIVITA’”
La professione dello psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la
prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico
rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità (legge 18/02/89 n.56).

Per lo psicologo, dietro il suo “essere esperto” non possiamo trovare in realtà, un corpo di
conoscenze o di regole condiviso come in altre discipline.
La contraddizione di fondo nell’esercizio della professione (a differenza delle altre: chirurgo,
giudice, ecc.), è che lo psicologo non può essere “umano” quando è “professionale” e viceversa.
E’ la sua specifica competenza a non permettergli di lasciare il suo “essere uomo” fuori della
professionalità, e, dall’altra parte, non può permettersi di essere umano senza essere
professionale.

Una sintesi dei requisiti che molti manuali prevedono per lo psicologo ideale: alto livello di
intelligenza, età non troppo giovane, buon adattamento sociale, interesse verso i problemi degli
altri, ricchezza di vita interiore, carattere prevalentemente introverso, capacità di saper ascoltare,
capacità di ispirare fiducia, riservatezza, spirito critico, cordialità, sensibilità.
Completezza umana e doti da scienziato: la figura professionale dello psicologo risulta ai limiti
della perfezione.
In definitiva: da una parte gli si chiede di essere imparziale osservatore, uno scienziato alle prese
con il suo oggetto, dall’altra di partecipare emotivamente ai significati dell’altro. La domanda non è
se esista una persona capace di tanto, ma se è possibile, logicamente, conciliare le due esigenze.

IL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI ITALIANI


Codice completo 42 articoli.

ETICA, NON SOLO DEONTOLOGIA PER LO PSICOLOGO (e per lo psicoterapeuta)


L'etica (il termine deriva dal greco ἦθος, ossia "condotta", "carattere", “consuetudine”) è quella
branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i
comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi
o moralmente inappropriati.
La deontologia, o etica deontologica, può essere intesa come l'insieme di teorie etiche che si
contrappone al consequenzialismo. Mentre il consequenzialismo determina la bontà delle azioni dai
loro scopi, la deontologia afferma che fini e mezzi sono strettamenti dipendenti gli uni dagli altri, il
che significa che un fine giusto sarà il risultato dell'utilizzo di giusti mezzi.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Ricondurre il discorso etico a un discorso strettamente deontologico offre il vantaggio di dare


evidenza concreta, oggettiva, a una variabile altrimenti “imponderabile”. In quanto insieme di
norme formalizzate e obiettive, il codice deontologico si rende infatti più accessibile al dialogo e al
confronto interpersonale, oltre che alla possibilità di osservazione di controllo e verifica empirica,
dei suoi riscontri a livello della condotta agita dal professionista.
La deontologia, assolve al piano del dovere, inteso come obbligo morale ad attenersi a dei canoni
di condotta che ciascuno accetta di darsi, in quanto esponente di una categoria professionale.

Esiste sempre un divario tra la Norma che stabilisce a priori ciò che è bene, da un lato, e l’azione
fondata su ciò che è ritenuto bene nella situazione specifica dall’altro.
Nella professione di psicologo è più immediato che in altre cogliere la possibilità di un divario tra un
intervento corretto dal punto di vista della disciplina e un intervento corretto dal punto di vista etico.

PARTE UNDICESIMA – PSICOLOGIA E PSICOTERAPIE

LE CARATTERISTICHE COMUNI E I PREREQUISITI DELLE PSICOTERAPIE


Per psicoterapie si intende ogni trattamento di disturbi mentali o di problemi psicologici che
utilizzi metodi psicologici. E’ in realtà, una famiglia di metodi, ciascuno di essi discende da un
modello teorico del funzionamento psichico, che indica le modalità di formazione della
psicopatologia e le tecniche che favoriscono il cambiamento terapeutico.
Caratteristiche considerate comuni a qualsiasi tipo di psicoterapia:
1. una relazione interpersonale fra paziente e terapeuta ed una alleanza ad esclusivo
beneficio del paziente;
2. un luogo specifico e sicuro (setting) all’interno del quale si svolge questa relazione, nel
quale tutto ciò che avviene è confidenziale e distinto dalle normali attività e relazioni
interpersonali;
3. la proposta, ad opera del terapeuta, di nuove prospettive e nuovi punti di vista, in grado
di dare senso a sensazioni confuse e indefinite;
4. un insieme di tecniche e procedure che specificano il modo di operare del terapeuta;

Tra le diverse forme di psicoterapia, vi sono differenti gradazioni dell’importanza cha la relazione
assume nel processo psicoterapeutico.

La relazione terapeutica presuppone alcuni requisiti preliminari:

 rispetto della riservatezza e tutela rigorosa del segreto;


 accettazione del paziente e assenza di giudizio sul paziente e sul suo comportamento;
 assenza di un interesse personale da parte del terapeuta (parenti, amici, colleghi, ecc.)
 messa fra parentesi delle convinzioni religiose, morali, politiche, ecc.

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Riassunto – Un’introduzione allo studio della psicologia (Sadi Marhaba ) – di Roberto Maddau

Un intervento psicoterapeutico può avere diverse finalità:


 far fronte a una situazione di emergenza (divorzio, lutto, evento traumatico)
 far fronte a una condizione psicopatologica in atto (disturbo del panico, disturbo ossessivo-
compulsivo, anoressia nervosa)
 prevenire le possibili ricadute (depressione, abuso alcol, dipendenza cocaina, ecc.)
 promuovere la crescita personale (problemi di carattere esistenziale)

SONO EFFICACI LE PSICOTERAPIE ?


L’analisi delle ricerche sull’efficacia della psicoterapia ha mostrato una forte variabilità nei risultati
dell’intervento: per alcuni soggetti produce grandi miglioramenti, per alcuni non produce
miglioramenti diversi dalla semplice remissione spontanea, per altri produce un peggioramento
(effetto di deterioramento = peggioramento dei sintomi, manifestarsi di nuovi problemi e di
sintomi diversi).

Smith e Glass (1977), primi utilizzatori della meta-analisi (tecnica statistica innovativa), hanno
dimostrato che la psicoterapia è in media efficace.

Per poter sostenere l’efficacia della psicoterapia bisogna prendere in considerazione oltre al
fenomeno delle remissioni spontanee, l’effetto placebo (miglioramento delle condizioni fisiche o
psicologiche del paziente, che va attribuito alla sua convinzione di star ricevendo una qualche
forma di cura piuttosto che al fatto che quella cura sia effettivamente efficace).

Pertanto, la psicoterapia può essere utile, inutile o dannosa a seconda di molteplici variabili, a
seconda che si parli di una forma di psicoterapia oppure di un’altra, di un tipo di patologia oppure
di un’altra, di un paziente con determinate caratteristiche oppure di un altro.

LA DIFFICOLTA’ DELLA RICERCA SCIENTIFICA


SUGLI EFFETTI E SULL’EFFICACIA DELLE PSICOTERAPIE ?
Tre fattori che rendono problematica la ricerca sperimentale e statistica sugli effetti e sull’eventuale
efficacia delle psicoterapie:
1) Difficoltà di definire in termini univoci e operazionali le principali categorie concettuali
dell’universo di discorso psicoterapico (miglioramento – cambiamento).

2) Caratteristiche e atteggiamenti degli stessi ricercatori (es. propensioni personali verso un


orientamento psicoterapeutico).

3) Caratteristiche dei pazienti del gruppo di controllo (necessaria omogeneità tra gruppo dei
pazienti trattati e gruppo di controllo, pazienti non trattati – in pratica difficile da ottenersi)

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