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RIASSUNTO DI ALCUNI PARTI DEL LIBRO DI MARHABA:

“UN’INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELLA PSICOLOGIA”

L’INDAGINE PSICOLOGICA E I SUOI CRITERI DI SCIENTIFICITA’

Le conoscenze del senso comune intorno ai fenomeni psichici sono molteplici e


complesse e chiunque ne partecipa è in grado di parlare e comprendere certe proposizioni
del tipo: Tizio ha una grande memoria.
I discorsi di poeti e narratori si distinguono da quelli del senso comune per la loro
profondità e accuratezza.
L’esperienza psicologica è stata pure oggetto d’indagine di filosofi i quali non si limitano
a descriverla, ma vogliono comprendere le condizioni che la rendono possibile per risalire
al principio portatore di essa.
Accanto a questi 3 tipi di conoscenza ce n’è un quarto:Psicologia scientifica

Ci si può chiedere:
QUAL’E’ L’OGGETTO DELLA PSICOLOGIA E QUAL’E’ IL SUO AMBITO D’INDAGINE?
QUALI CARATTERISTICHE DEVE POSSERE UNA CONOSCENZA PSICOL PER
ESSERE RICONOSCIUTA SCIENTIFICA?
Bisogna chiarire inanzitutto cosa intendiamo per conoscenza scientifica: La parola
PSICOLOGIA è recente sembra risalire alla Riforma Protestante.
La parola psiche, psichico si diffusero nel 700 e nell’800 fino a diventare di uso comune
sostituendo termini come anima, morale, spirituale.
Questa scelta non è stata casuale: è un tentativo di liberare l’area terminologica di
una nuova cultura e disciplina da tutte le ipoteche aprioristiche di tipo
metafisico implicite nella parola anima.
Psiche significa cmq anima per cui entrambe le parole fanno riferim a una entità NON
MATERIALE che si contrappone al CORPO (entità materiale)
Su questa concezione si forma la ANTROPOLOGIA DUALISTICA che ha descritto
l’uomo fin di tempi dei greci, in 2 parti distinte: corpo e anima da studiare con metodo
diversi. L’anima era vista come un’essenza metafisica immortale e incorruttibile,
appartenente a una realtà superiore rispetto ala materia.
Per quanto riguarda gli oggetti, essi sembrano molti e non riconducibili gli uni con gli
altri anzi spesso incompatibili. La frammentarietà e incoerenza è accentuata
dall’atteggiamento delle scuole psicologiche spesso divise dal dogmatismo.
Ci si può chiedere se una disciplina così frammentata che nn riesce a trovare un accordo
al suo interno sulla definizione del suo oggetto possa essere riconosciuta come scienza
che elabora quindi conoscenze oggettive confrontabili con n quelle delle scienze della
natura.
Questa è la posizione di molti critici della psicologia che la accusano di nn scientificità
senza esplicitare i criteri di scientificità dando giudizi privi di dimostrazione.
Determinare i criteri di scientificità non è facile perché anche il concetto di scienza non
conosce più definizioni e spiegazioni univoche…
Emerge oggi l’idea di una scienza concepita non come una rappresentazione speculare
della realtà ma come un discorso interpretativo di essa.
La scienza è una rappresentazione della realtà elaborata attraverso la rete del
LINGUAGGIO.
Quindi una scienza può essere definita come un sistema di proposizioni linguistiche che
spiegano e descrivono un certo ambito della realtà.

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Non significa che qualsiasi discorso abbia validità e dignità di scienza altrimenti si
ridurrebbe la scienza all’opinabile il cui obiettivo è convincere nn persuadere.
Una proposizioni scientifica diversamente da una proposizioni di linguaggio comune si
caratterizza per il grado di precisione operazionale con cui si può esplicitare il suo
significato riducendo le variabili non verificabili e aumentando il grado di
verificabilità, falsificabilità del suo contenuto.

TEORIA E MODELLO

Il primo livello di astrazione teorica è quello della teoria pura(formato da un sistema


di idee e considerazioni legate in maniera coerente tra loro)
I LEGAMI sono chiamati proposizioni non osservabili. Il linguaggio per esplicitarle è
quello della matematica e delle logica ma raramente in psicologia si arriva a questo
linguaggio. Si tende a usare un linguaggio comune comprendente termini
tecnici(comprensibili alla comunità scientifica) ma questo linguaggio è indeterminato
e provoca l’impossibilità di confrontare 2 teoria con la conseguenza di uan proliferazione
di teorie difficili da comparare. Esempio di teoria è la teoria della frustrazione e
aggressività di Dollare e Miller . La frustrazione viene ipotizzata come causa
fondamentale dell’aggressività.

Il secondo livello di astrazione teorica è quello dei CONCETTI DERIVATI.. Come i


concetti teorici, sono astratti ma più dettagliati.la relazione tra essi è chiamata
definizione teorica e dà vita al costrutto teorico. Es di costrutto teorico: aggressività
come un insieme di comportamenti atti a recare danno intenzionale nei confronti di
un’altra persona.
C’è un maggior numero di elementi descrittivi rispetto alla prima. Ci riferiamo a
comportamenti, non a emozioni.
1 l’aggressività è un concetto esclusivamente comportamentale
2 la definiamo in funzione del suo scopo: arrecare danno intenzionale a un’altra
persona e quindi escludiamo danno nn intenzionale e danno intenzionale a un oggetto o a
sé stessi.
Bisogna specificare nn solo cosa include ma anche cosa esclude

Il terzo livello di astrazione è quello di concetti empirici.


Stabiliamo una corrispondenza tra costrutto teorico e realtà
Con la definizione operazionale diamo sostanza empirica al costrutto cioè indichiamo
come debba essere misurato. Potrebbe essere il punteggio tot che un soggetto ottiene in
un questionario di autovalutazione che contiene frasi di tipo aggressivo o aggressività
come il nr di v in cui un soggetto utilizza la forza fisica vs un’altra persona per risolvere
un conflitto

MODELLO

Il concetto di modello è tanto usato e poco chiaro.Bruschi ne ha individuato 16 definizioni.


Secondo questa classificazione un modello può avere lo scopo di:
rappresentare qualcosa in modo chiaro tralasciando ciò che nn è essenziale o
midificando qlc in modo più chiaro
mettere i dati in relazione tra loro (corrispondenza biunivoca)
esprimere un insieme di ipotesi provvisorie e euristiche(finalizzate alla ricerche)
come una teoria approssimata.

I modelli in generale rappresentano in modo semplificato la complessa realtà


psichica e si propongono come teorie limitate
Secondo Agazzi si può attribuire ai modelli una funzione:
euristica ( far nascere nuove idee)
conoscitiva (conoscenza della struttura, vero oggetto d’indagine)
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pratica (realizzazione di un progetto difficile, costoso, rischioso)

Modelli statistici e energetici-omeostatici

Modello statistico: quando si rappresenta un fenomeno misurabile su scala servendoci


di simboli astratti o indici(proporzioni, percentuali, medie). il fenomeno viene sottoposto
a semplificazione visto in prospettiva di ipotesi statistiche.Le teoerie matematiche
dell’apprendimento rappresentano analizzano le probabilità di eventi.

Modello energetico omeostatico: energia e omeostasi(tendenza di un organismo a


ripristinare il proprio equilibrio iniziale)
Freud adotta dei concetti astratti e metafore come la libido per rappresentare variabili
psicologiche.
La libido è l’energia che fa funzionare tutti i processi psichici affettivi e cognitivi.E il suo
funzionamento è stato paragonato a quello di una macchina a vapore in cui una
quantità di energia viene accumulata in una caldaia sotto forma di vapore che spingendo
dei meccanismi provoca il moto.
Qualcosa di simile avviene per le attività psichiche.La tensione che noi proviamo quando
abbiamo qualche desiderio o bisogno da soddisfare fosse un vapore da far scaricare lungo
un condotto e se ciò non avviene avremmo conseguenze negative per il sistema.

Quasi tutte le teorie psicodinamiche accettano la concezione energetica dei fatti


psichici : accumulo di tensione e riduzione o scarica per riportare il sistema in
equilibrio.

LE TAPPE CANONICHE DEL DISEGNO SPERIMENTALE

1) Corretta formulazione dell’ipotesi : la questione deve essere pertinente al


problema, precisa e falsificabile: esempio di ipotesi: è utile ripetere a voce alta
diverse v un nr per ricordarlo. I risultati dell’esperim devono essere interpretabili in
funzione dell’ipotesi
2) Scelta o invenzione di una procedura sperimentale idonea a fornire dati
pertinenti per l’ipotesi in questione: far ripetere ai doggetti i nr tel in varie
condizioni
3) Identificazione della variabili indipendenti: individuare elementiche lo
sperimentatore ritiene possano influire su un determinato comportamento, cioè sul
fenomeno da studiare.(nr di ripetizioni, a voce alta o a mente)
4) Definire le variabili dipendenti: definire i comportamenti che lo sperimentatore
vuole misurare: quanti nr di tel i soggetti ricordano nelle varie condizioni
5) Analisi statistica dei dati: confronto tra nr tel che si ricordano in media in
ciascuna situazione
6) Interpretazione dei risultati quale modalità risulta essere più efficace per un
migliore ricordo dei numeri: utilizzo dei dati e collegarli con l’argomento

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PROBLEMA MENTE CORPO

MBP(mind body problem)

Si preferisce parlare di mente-corpo e non mente cervello perché limitare il problema


alla mente cervello può dare delle difficoltà.:

- il rapp privilegiato del cervello con la mente deve essere giustificato e nn può
essere presupposto
- delimitare la questione al solo cervello, trascura una serie di contributi teorici in cui
il MBP è affrontato(provenienti dalla fenomenologia e dalla psicoanalisi)
-
Nel senso comune si distingue la parole come: corpo, materia, mondo fisico e mente,
coscienza, pensiero.

I filosofi fanno una riflessione i cui risultati vanno fatti rientrare in uno di questi 3 ambiti:

A) POSIZIONI DUALISTE: si conferma la legittimità della distinzione e si cercano le


ragioni;
Bisogna sottolineare i caratteri dell’esperienza psichica tra
i quali:
-ASPAZIALITA’( mente nn localizzabile)
- A- FISICITA’:
- NN SCOMPONIBILITA’: il materiale mentale non si può
separare - DISOMOGENEITA’: nn è
possibile isolare il mentale in zone uniformi
- INDETERMINATEZZA: nn è possibile tracciare confini
- AMBIGUITA’:
- IMPREVEDIBILITA’: segue cammini nn lineari e nn
ripetitivi
- LA PRIVATEZZA: solo io posso accedereall’esperienza
cosciente
LA SINGOLARITA’: gli stati mentali sonounici e irripetibili

Questi caratteri del mentale nn possono essere analizzati con i tradizionali procedimenti:
analisi(scomporre le parti) descrizione precisa(tracciare confini) ecc….

Nel dualismo abbiamo 3 soluzioni:

soluzione interazionista: mentale e corporeo comunicano tra loro in modo unidirezionale


o bidirezionale

BIDIREZIONALE: Luria: il cervello è condizione necessaria ma nn sufficienteper la


coscienza. L’evoluzione del cervello ha permesso di sviluppare forme superiori di
comportamento e di pensiero e queste a loro volta hanno prodotto una riorganizzazione
delle strutture biologiche che avrebbe permesso a sua v ulteriori conquiste culturali.

UNIDIREZIONALE: si distingue in:


Teoria causale della mente: la mente agisce sul corpo e nn viceversa
Epifenomenismo: il cervello agisce sulla mente e nn viceversa. La mente è un
epifenomeno, un effetto dei processi neurocerebrali.
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soluzione parallelista: mente e corpo nn comunicano tra loro ma i loro rapporti seno
regolati dall’esterno. Questa soluzione ammette solo correlazioni e nn identità di certi fatti
corporei e esperienze psichiche.
Il rapporto esterno che regola i due piani è di tipo trascendentale: occasionalismo
secondo cui Dio interviene agendo sullo stato mentale o fisico . E’ la soluzione del
parallelismo psicofisico secondo cui Dio avrebbe sincronizzato i 2 piani in modo che al
verificarsi di un evento su un piano, corrisponda un evento sull’altro piano.Da una versione
immanentista il mediatore esterno sarebbe la natura.

soluzione ermegentista: tra mente e corpo ci sono rapp di tipo genetico. La mente
deriva dal corpo in senso filogenetico e ontogenetico ma diviene irriducibilmente ad esso.
La mente emerge dal corpo

Posizione di Hebb: monismo emergentista


Posizione di Sperry: la mente, pur inseparabile dal cervello, emerge e nn può essere
ricondotta alla somma dlle attività del sistema nervoso.
Posizione di Lorenz: emergentismo filogenetico: la realtà è costituita da piani distinti e
ciascuno poggia su quello precedente. Tra i piani esistono dei salti la cui origine è spiegata
dal concetto di folgorazione: l’integrazione dei due piani produce l’emergere di un nuovo
sistema.
-
B) POSIZIONI IDENTISTE(MONISTA) si ammette la legittimità di uno solo dei due
termini e a questo si cerca di ricondurre l’altro

Forma idealistica: identificazione della materia al mentale


Forma materialistica: identificazione del mentale alla materia Materialismo
metodologico secondo cui tale identificazione è utile al progresso di alcune discipline di
tipo biologico. Tale versione è presente nel comportamentismo: negazione della coscienza,
eventi interni, soggettività, nn direttam osservabili basata su S-R
Una versione più raffinata del materialismo comportamentista è il comportamentismo
logico: gli stati mentali potrebbero anche esistere ma nn si deve fare riferimento alla
condotta umana , devono essere concepiti come disposizioni a comportarsi in un certo
modo. E convertiti in enunciati(ipotetico comportamentali)
Si assiste anche all’affermarsi del Fiscalismo teoria in base la quale la realtà corporea
deve essere spiegata in termini di scienza fisica.
Circolo di VIENNA: CARNAP: OGNI ENUNCIATO DELLA PSICOLOGIA DEVE ESSERE
DESCRITTO IN TERMINI DI LINGUAGGIO FISICALITA
Il fiscalismo recentemente è stato ripreso e al posto della fisica è occupato dalle
neuroscienze, dalla teoria dell’identità secondo la quale gli stati mentali sono stati del SNC.

C) POSIZIONI INDIFFERENTISTE: si cerca di evadere dalle distinzioni e si propone una


concezione secondo cui i 2 termini sarebbero aspetti diversi ma facenti parte della
medesima realtà.
Si trova una terza via tra dualismo e monismo

Per il pansichismo la realtà sarebbe costituita da un welstoff in sé materiale e spirituale


Monismo neutrale: la realtà è un neutral stuff in sé né fisico né psichico che si mostra
come fisico e psichico a seconda di come gli elementi si dispongono.
Teoria del doppio aspetto: fisico e mentale sono due aspetti della stessa realtà. Con
questa teoria c’è la tendenza di porre il MBP come problema linguistico: che riconosce che
gli oggetti fisici e mentali sono in realtà costrutti teorici prodotti di usi linguistici.Il
linguaggio della fisica è stato considerato come modello al quale tutte le altre discipline
dovrebbero uniformarsi.

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RAZZISMO E IDEOLOGIA (manipolazione delle menti) La psicolo è stata usata
ideologicamente in più parti

Nei primi 900 il razzismo italiano si distingue più negli ambienti intellettuali che come
massa popolare la quale sembrava abbastanza indifferente di fronte alla persecuzione
antisemita e al razzismo. Gli ambienti intellettuali invece assunsero ruolo propulsivo nella
costruzione della ideologia razzista e così fu anche per gli psicologi italiani che discussero
il problema delle diff psichiche tra le razze umane per difendere la razza italiana dalle
contaminazioni. Ma nel periodo fascista la psicolo aveva un ruolo secondario per cui nn si
trovano tracce degli studiosi storici dell’epoca.
La psico razziale trova diffusione nel ns paese intorno agli anni 30/40 quando negli USA
l’attenzione è più rivolta al pregiudizio nei confronti delle minoranze etniche. Autore
italiano che si occupa della psico razziale è Mario Canella redattore della RIVISTA
PSICOLOGICA.
Egli cerca di conciliare approccio biologico e psicologico.
Razza era sinonimo di gruppo, etnia, popolo, nazione. C propose questa definizione:
Gruppo di uomini caratterizzato da un insieme di tratti morfologici, fisiologici e
psichici individualm variabili entro certi limiti che si trasmettono ereditariam di
generaz in generazione.
Egli attribuiva ai caratteri psichici un ruolo superiore e distingueva la razza in superire e
inferiore.
Nel MANIFESTO DEGLI SCIENZIATI RAZZISTI, che aveva segnato l’avvio alla
persecuzione antiebraica, ammatteva che le diff tra popoli e nazioni potevano essere
sottese da diff razziali dato che i singoli popoli sono costituiti da proporzioni diverse di
razze differenti. Era perciò lecito parlare di razza italiana. Il termine ariano, poco usato
nei suoi scritti, se può avere un significato fisico vago, ha un significato spirituale e
culturale ben definito. Creare lingue come greco e latino occorrono qualità psichiche
morali e mentali superiori rispetto a quelle per creare lingue malesi o cinesi
Il concetto di razza era dinamico e plastico e rendeva indispensabile la difesa della
razza diventata la preoccupazione di tutte le nazioni.
Aveva 3 scopi:
- eliminazione della massa degli elementi disgenici atta a procreare altri elementi
tarati
- - separazione del corpo nazionale degli elementi estranei e disintegratori
- Aiuto ai sani, normali, migliori per realizzare una antropotecnica (selezione
artificiale applicata all’uomo che può essere realizzata dallo Stato)
I contributi di cannella si trovano nell’opera: Razze umane estinte e viventi in cui egli
riconosce le disuguaglianze tra razze e popoli che giustificano la distinzione tra
razze sup e inf.
>L’uguaglianza segnerebbe la decadenze del genere umano.
Egli divide 5 gruppi razziali: pigmoide, australoide, negroide, mongoloide,
europoide e ne analizza i caratteri psichici e fisici. La razza ebrea, nn è una razza pura
ma eterogenea. Gli ebrei sono tutti affini cmq per numerosi tratti mentali e morali che pur
avendo notevoli capacità intellettuali, per i loro caratteri che li contraddistingue dagli altri,
nn sono amati
Nell’opera Principi e psicologia razziale individuai fondamenti biologici del diff
psichico attribuì delle diversità psicol a fattori ereditari o ambientali e il problema della
gerarchia tra gruppi.
Egli distingueva tra razza primitiva, negra, gialla e bianca tra cui nordici, alpini,
baltici, mediterranei.
Le razze colorate erano omogenee mentre la razza bianca si distingueva e la
rappresentava in una dimensione eurocentrica (prototipo dell’umanità)
I negri e primitivi erano inferiori per le loro caratteristiche sia a livello affettivo che
mentale che comportamentistico. I gialli avevano grandi capacità di controllo, poca
emotività , attività mentale lenta ma che permetteva loro una grande concentrazione.

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Egli rifiutava la tesi di molti studiosi che sostenevano la superiorità dei popoli nordici
rispetto ai mediterranei imputando tale diff psichiche a fatt ambientali.

Pende: psicologia della stirpe. Interprete del razzismo spiritualistico


Pone le basi della ORTOGENESI disciplina che aveva il compito di migliorare la
componente umana della nazione studiando l’individuo nel suo complesso per valutarne le
qualità e valorizzarne le capacità produttive in modo da compire la bonifica umana
indispensabile per l’igiene della razza italiana.
NAZIONALISMO BIOLOGICO riassume l’obiettivo di PENDE: proteggere la stirpe
nazionale dalle contaminazioni estranee.

Pubblicò un articolo: psicologia individuale e di razza


Egli distinse 2 biotipi: tachipsichico: mentalmente agile, emotività spiccata intelligenza
di tipo fantastico
Bradipsichico: mentalm lento, ipoemotivo, pensieri concreti

Nella realtà c’erano biotipi misti e la categorie ideale era quella dei biotipi equilibrati.
Egli distingue 5 razze per distinguere i caratteri fisici e psichici: nordica, alpina,
mediterranea. Baltica, adriatica.
Le razze avevano una fissità di fisionomia corporea e psichica.. A suo parere
esistevano all’interno di una stessa razza stirpi diverse dal punto di vista fisico e
psichico. La stirpe mediterranea italica nn può essere confusa con la stirpe
mediterranea nord africana o dalla stirpe svizzera e francese per caratteristiche
morali, intellettuali ecc…Il suo concetto era quindi quello di stirpe(miscela di
componenti etniche modellate da fatt ambientali e per l’ITALIA TALI FATT ERANO
RAPPRESENTATI DAL RETAGGIO DELL’ANTICA ROMA.
Egli voleva rafforzare l’identità sociale della nazione.
Ci furono molti sostenitori:
Vidoni: la persistenza di caratt fisici e psichici degli abitanti dell’itali veniva spiegata
rifacendosi a una teoria attribuita a PIERACCINI: Secondo tale autore la donna avrebbe
una funzione normalizzatrice nella trasmissione dei caratt ereditari mentre l’uomo
tende ad allontanarsi dal tipo di una stirpe. Centralizzazione fisiologica della donna
vantaggiosa per la specie e variabilità del padre. Vidone sosteneva che negli spostamenti
delle popolazione l’elemento invasore tende a soccombere rispetto all’invaso e ciò spiega
in Italia on le invasione barbariche preval maschili, che fosse stato assorbito dalle stirpi
autoctone senza perturbare l’essenza della stirpe italica. Egli descriveva la stirpe ligure
apuana in cui c’erano tratti del popolo romano (spirito pratico, potenza colonizzatrice) e
sommati alle caratteristiche della razza nordica: audacia ecc che sanciva la superiorità
della nazione italiana.
Altro sostenitore Galdo: egli analizzava il decadimento razziale costituito dall’incrocio
di elementi estranei:
fiacchi, elementi deboli della razza sup che cercano in quelle inf ciò che nn riescono a
trovare nella loro
esuberanti dell’istinto sessuale:
coloro che per ragioni oggettive (immigrazione o emigrazione hanno difficoltà ad
avere rapp con laprorpia razza.
Da questi incroci risulta una produzione scadente per qualità e quantità. I bastardi
sono caratterizzati da minori qualità fisiche e psichiche.
Conclusioni: tutti gli psicologi erano concordi nell’esistenza di una gerarchia razziale
, nella superiorità dell’uomo bianco
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Emersero divergenze nella superiorità della razza nordica ma Cannella tenta di
attribuire tale diversità a fattori ambientali, Pende col concetto di stirpe proclama la
superiorità di razza italiana fondata sul mito della romanità per rafforzare
l’identità della nazione e sottolineano come gli incroci razziali provochino un
peggioramento della razza soprattutto quelli con le razze non europee

COGNITIVISMO ARCHITETTURA DELLA MENTE E SCIENZE COGNITIVE

Lo studio della mente ha sempre caratterizzato la psicologia fin dalla sua nascita (tranne
la parentesi comportamentista) Essa comincia a mostrare i suoi limiti pretendendo di
ridurre tutte le forme di comportamento a una serie di stimoli e risp .
Nasce così la psicologia cognitivista. Il clima culturale in cui si muove sente una serie
di mutamenti come la nascita della teoria dell’informazione, della cibernetica e del
calcolatore elettronico e le teorie a esso legate.
Dalla teoria dell’info e dei calcolatori mutua nn solo la terminologia ma la nozione
dell’organismo come sistema di elaborazione delle informazioni capace di usare i
diversi algoritmi e raggiungere decisioni sulla base delle elaborazioni
precedenti. Il calcolatore è una metafora che permea di sé tutta la psicolo
cognitiva e l’intero dominio delle scienze della mente
Influenza importante è data dagli studi sui fatt umani e sull’etologia con osservaz sugli
animali e sull’uomo l’importanza del patrimonio biogenetico e le componenti innate per il
comportamento.
Nasce il cognitivismo, interesse per lo studio dei processi cognitivi:
Il concetto dominante è l’ HIP Human Information Processing che vede l’uomo
come un sistema capace di elaborare l’informazione. La mente riceve i segnali in
entrata, li seleziona, li ricodifica, li immagazzina, e li utilizza per raggiungere le
decisioni.
I modelli che costituiscono il primo periodo del cognitivismo sono seriali: serie di stadi di
elaborazione.
Tra i modelli c’è il modello della memoria di Atkinson e Shiffrin che è il prototipo. Le
componenti di questo modello è la memoria sensoriale, MBT e MLT
L’info entra attraverso gli organi sensoriali (visivo o acustico)attraverso una modalità
precategoriale: che è capace di contenere molto materiale.(capacità illimitata)L’info
visiva memoria iconica l’info viene mantenuta per circa un secondo. Una parte
dell’informaz viene immessa automaticamente nella MBT con capacità molto
limitata.(30 secondi) Questa memoria è come una specie di magazzino che consiste in
ripiani ciascuno dei quali può contenere una sola unità di informazione Quando il
magazzino è pieno e sopraggiunge una nuova unità di info uno degli elementi viene
scacciato dal ripiano. Sono stati fatti degli esperimenti e è stato calcolato che c’è un limite
alla q di info che si possono elaborare alla v: sette unita(pezzi, nn singoli elementi) un
paio di più un paio di meno alla v a seconda del compito da svolgere e Miller chiamerà
questo il magico nr 7 più o meno 2 della MBT. Da questa memoria il materiale viene
perduto in 2 modi:
perché sopraggiunge una nuova informaz
per decadimento
E’ possibile mantenere il materiale attraverso alcuni meccanismi, ripetizioni che
consentono di rinfrescare continuamente la memoria.
Dalla MBT l’informazione passa alla MLT attraverso la reiterazione e il materiale viene
conservato illimitatamente. Com’è che ci dimentichiamo le cose? In realtà sembra che nn
ce le dimentichiamo ma nn riusciamo più a ripescarle , rintracciarle nella ns mente.
E’ impossibile invece rintracciare l’informazione nei registri sensoriali perché è a livello
precategoriale e invece quella delle MBT è favorita da indici fenomici
Come avviene la selezione del materiale?
La ns attenzione si volge solo a una parte del materiale:
abbiamo un filtro che lascia passare solo una parte dell’informazione
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canale a capacità limitata: dal momento in cui l’info abbandona la memoria sensoriale
ed entra nella memoria a breve termine è possibile elaborare solo una certa quantità di
informazioni alla volta.
Modello seriale: l’info passa attraverso degli organi sensoriali fino all MLT attraverso una
serie di stadi indipendenti e in ciascuno viene rielaborata
Una delle teorie più importanti è quella di Craik e Lockart !)1972 (Livelli di
elaborazione);ogni oggetto del sistema cognitivo viene elaborato simultaneamente a
diversi livelli con diverse profondità di elaborazione
Il materiale viene elaborato a molti livelli in parallelo
3 modalità: strutturale, fenomico e semantico.
Per ciò che riguarda la superiorità del codice semantico viene spiegata nella
complessità e distintività : item maggiormente ricordati sono quelli sottoposti a codifica
più elaborata e stimoli isolabili vanno ricordati meglio rispetto a quelli omogenei

PSICOANALISI

La psicoanalisi ha una storia indipendente dalla scuole classiche della psicologia e


soprattutto quella freudiana, rivendica il proprio rigore scientifico di tipo naturalistico
(fondato sulla ricerca delle cause ) anche se ci sono letture ermeneutiche ( anti
naturalistiche) fondata sulla ricerca dei significati.
Molti criticarono la psicoanalisi di arbitrarietà e interpretazionismo cioè anteporre
l’interpretazione dei fatti al loro studio obiettivo) e la accusarono di nn essere
falsificabile . Del resto è sbagliato affermare che la sola psicoanalisi è in grado di
conoscere l’uomo come è sbagliato affermare che sia completamente inattendibile.
L’incontro tra psicoanalisi e psicologia è un ambito privilegiato che non può essere
disconosciuto
Trattare il tema della motivazione sarebbe impensabile per la psico gen senza far riferim
alla psicoanalisi però le diversità di origini, fondamenti e metodi ne provoca un
abisso e separa il paradigma cognitivitico e psicodinamico che sono i principali
protagonisti dello scenario odierno.
L psicoanalisi è stata criticata in quanto naturalistica cioè ridurre l’essere umano a pura
natura e istintualità e questa critica è stata sviluppata dalle odierne correnti
fenomenologiche per lo studio delle malattie mentali e i psicoanalisti più sensibili le
hanno accolte per una lettura sempre nuova dell’opera di Freud .

PSICOANALISI: L’AMBIGUITA’ DEL SIGNIFICATO NASCOSTO

“poeti e filosofi hanno scoperto l’inconscio prima di me ma quello che ho scoperto io è il


metodo scientifico per studiare l’inconscio” Freud

Freud inaugura con la psicoanalisi un nuovo modo di pensare allo studio scientifico della
psiche.
L’originalità della psicoanalisi sta nell’aver, secondo Siri, miscelato nella sua opera
categorie positiviste e morale dando luogo a un intreccio analitico e
ermeneutico.
Il discorso freudiano sembra un discorso misto che si pone contemporaneamente sul
piano dei fatti di natura (CONFLITTO ENERGETICO, RIMOZIONE) e sul piano delle
articolazioni ( interpretazioni del sogno e dei sintomi, transfert)

Questa AMBIGUITA’ della psicoanalisi più che essere vista come un difetto, è una
ricchezza perché ambiguo è il modo originario delle manifestazioni psichiche e confuso il
loro darsi all’esperienza.

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>Le critiche più note sono quelle di Popper che paragona l’epica freudiana dell’io, es e
super es alle favole omeriche dell’olimpo in quanto dice che queste teorie contengono
delle suggestioni psicologiche interessanti ma non suscettibili di controllo.
Filosofi e umanisti vedono nella psicoanalisi una visione materialistica dell’uomo e
ne sottovalutano la ricchezza del pensiero.

Del resto i falsificazionisti hanno sfidato più v le affermaz di freud senza ottenere risp
convincenti e i positivisti hanno attaccato una teoria che si basa su un fatto poco
osservabile come l’incoscio.

Negli ultimi anni si afferma la psicoanalisi collocata tra le discipline ermeneutiche e


anche questa ha le sue giustificazioni. Rispetto al comportam SR essa guadagna
profondità e espressività nei temi affrontati e era una novità il fatto di interpretare
psicologicam i disturbi mentali a fine 800: l’indagine del profondo infatti era estranea
alla psico tradizionale. Il comportamento nn è più un dato da analizzare ma diventa
espressione d’altro e costringe lo scienziato a confrontarsi con una realtà che nn
coincide più con quella della scienze naturali.

Il metodo sperimentale nn è più funzionale e con Freud il metodo clinico conquista


dignità di procedura scientifica perché trasforma l’osservaz del singolo in una ricerca di
processi e funzioni psichiche generali
Esso comporta che si instauri una relazione tra due interlocutori molto diversa dalla
fredda osservazione e sogg osservato degli psico della personalità. Nn ci sono variabili
da controllare ma persone che soffrono, che vivono conflitti, che hanno problemi. La
conoscenza psicoanalitica nasce attraverso il dialogo e la parola è il principale
strumento di cura.
Per questi motivi la psicoanalisi è stata considerata ermeneutica.Anche Jaspers ritiene
che la psico di Freud sia comprensiva e nn causale
Mitchell afferma che il contributo di Freud nn fu il contenuto attribuito all’inconscio nei
diversi momenti ma la scoperta di un modo raffinato della creazione del significato.
Altri invece sostengono il principio di causalità e nn di significato e la difesa di Freud
come scienziato naturalista trova ampio supporto nei suoi scritti. Nel momento però in
cui egli cerca una spiegazione neurologica dello psichico incontrando i problemi dei
suoi pazienti, il suo linguaggio si trasforma in un linguaggio psicologico e la posizione
naturalistica si complica diventando ambigua.

Incontrando persone con conflitti e sofferenze, egli si interroga sulla ragione di tali
fenomeni.. Il problema si pone in termini di significato.
Che senso hanno tali manifestazioni irrazionali delle persone?
La risp è data in termini di spiegazione: la confusione e illogicità dei fenomeni psichici
dipende da una mancanza che deve avere una causa. Nn prende in consideraz la
possibilità che il significato sia incompleto e abbia regole diverse dalla razionalità
scientifica, deve esserci una causa e con la conoscenza di tale causa si può ristabilire la
logica.

L’interpolazione è necessaria per ristabilire il nesso causa effetto e il significato coincide


con tale connessione razionale. Tutti i concetti della psicoanalisi (scarica, rimozione,
proiezione) ESPRIMONO LO SFORZO DI FORNIRE UNA RISP IN TERMINI MATERIALI ALLE
DOMANDE DI SENSO.

Secondo tale lettura del significato,ciò che ci sembra di capire e sentire in realtà è un
prodotto di stati che ci sono ignoti, il significato del ns vissuto è oltre di noi in una
catena invisi bile di fatti che ci appartengono ma nn ci sono accessibili.

10
Incontrando domande sul senso e sulla soggettività concreta delle persone, molti
psicoanalisti sentono insuff il modello naturalistico e Freud stesso se ne rende conto

L’ambiguità di cui la psicoanalisi nn può liberarsi è radicata profondamente ai fenomeni


psicologici che nn si manifestano mai come appartenenti a un preciso ambito di
spiegazione . Nella psicoanalisi sopravvive il continuo rimando alle cose nn comprese
dalla ns filosofia e tanto meno dalla filosofia naturalistica che impone limiti invalicabili alla
ricerca del significato.

E’ POSSIBILE INTEGRARE LA PSICOANALISI NELLA PSICOLOGIA SCIENTIFICA?

Nell’ultima sua opera COMPENDIO DI PSICOANALISI secondo Freud la psicoanalisi nn


è diversa dalle scienze naturali quali fisica, chimica, biologia.

Essa si fonda su dati dai quali si elaborano ipotesi e ci si riferisce a entità nn


direttamente constatabili per la spiegazione dei dati stessi. Per la psicologia i 2 dati
primitivi sono:
contenuti della coscienza
attività del SN ad essi connessa.
La psicoanalisi nn solo descrive gli stati mentali, ma dà le ragioni del suo annodarsi e
chiama in causa processi mentali spesso inconsci. Così accade per le scienze della natura
che per rendere ragione di fenomeni osservabili( es l’oscillazione del pendolo), chiamano
in causa processi nn direttamente esperibili. (forza, massa, attrazione)

Un altro motivo è il fatto che il sapere che si elabora è provvisorio cioè soggetto a
continue revisioni per adeguare le ipotesi alla realtà dei fatti. Se ci sono diff tra
psicoanalisi e scienza naturali ciò è dovuto a cause contingenti in quanto essendo una
scienza giovane, le ipotesi sono più approssimative di quelle delle altre discipline.

Nella psicoanalisi a diff delle altre discipline, c’è coincidenza tra oggetto studiato e
soggetto studiante e tale coinvolgimento deve fare attenzione il ricercatore di prendere le
distanze per evitare l’intrusione di elementi soggettivi
L’approccio psicoanalitico richiede perciò un addestramento.

Successivamente però Freud è stato influenzato da Brucke e dal suo programma


meccanicistico e ne testimonia il PROGETTO DI UNA PSICOLOGIA scritta da Freud
che riduce il discorso psicologico al linguaggio delle neuroscienze ( maniera
neurologica di intendere la mente.) Questo modo di intendere la mente è stato superato
successivam da Freud attrav la tecnica dell’interpretazione .

In questa seconda ottica la psicoanalisi si raffigura al modello delle scienze umane più
che naturali e la spiegaz sarebbe di tipo ermeneutica anziché logico empirico
Secondo altri studiosi freud nn si sarebbe mai staccato dell’epistemologia naturalistica

Questa ambiguità di fondo tra psicoanalisi come scienze naturali e ermeneutica, si


riflette negli sviluppi della disciplina. Da una parte si c’è che ha cercato di estendere gli
assunti biologisti della concez freudiana, altri che hanno insistito sugli aspetti
simbolici e linguistici come se fosse una narrazione. Con una dicotomia la psico
scientifica e romantica.

L’epistemologia contemporanea ci dà un’immagine più aperta di scienza rispetto a


quella tradizionale.
Secondo Agazzi una scienza è un discorso su qualcosa a partire da un particolare punto
di vista.
Il punto di vista è un metodo che permette da un lato di individuare i protocolli(dati
empirici a cui devono essere riportate le affermaz per riceverne conferma o
11
smentita)dall’altro di precisare i criteri di protocollarità che fanno rif a operazioni
definite in termini intersoggettivi da compiere per collegare i protocolli alle
affermazioni.

Perciò cadono le obbiezioni rivolte alla psicoanalisi cioè

Che nn è scientifica perché i dati nn sono soggetti a misuraz e quantificazione ma


queste nn sono gli unici strumenti concettuali che garantiscono intersoggettività dei
criteri di protocollarità

Nn è scientifica perché si basa su osservazioni nn ripetibili o su dati che può aver


accesso solo il ricercatore perché la ripetibilità delle osservaz e la loro pubblicità nn
sono requisiti essenziali della scienza

Ma si devono chiarire altri aspetti: questione di univocità dei termini e concetti


psicoanalitici
Ci può essere intersoggettività solo se c’è accordo sul significato delle espressioni
linguistiche. Ma alcuni concetti sembrano nn essere suff chiari a livello teorico.
Ma è ovvio che nn è possibile una definizione assoluta . per definire un concetto o un
termine devo far uso di altri concetti e termini e questi andrebbero definiti nel medesimo
modo .
Un concetto è sempre definito per mezzo di parole, segni, cioè simboli e
l’univocità dell’interpretazione di questi dipende dall’accordo riguardo il loro uso
che è soggetto a fluttuazioni secondo luoghi e evoluzioni del tempo.
Però attraverso la rigorizzazione del linguaggio naturale e criteri pragmatici si può
delimitare tali oscillazioni in modo che possiamo intendere tutti la stessa cosa.

Si tratta di stabilire se effettivam le teorie psicoanalitiche possano essere


rapportate a dati empirici su cui esse dichiarano di sostenersi (osserv comportam,
resoconti verbali…) in modo che il nesso tra affermazione e protocollo sia giustificato.
Basarsi sulla propria esp clinica può essere efficace nella pratica terapeutica ma nn può
essere proposta come prova di verità

Il collegamento tra dati empirici e elementi teorici dovrebbe poter essere compiuto
da chiunque assuma il punto di vista della psicoanalisi senza sottoporsi a un particolare
training.

Un’integraz della psicoanalisi nella psico generale può realizzarsi solo sulla base di un
comune statuto epistemologico diversamente si potranno solo trovare
corrispondenze e tracciare parallelismi.

NEUROPSICOLOGIA CLINICA

Nell’ambito delle neuroscienze la neuropsicologia ha l’obiettivo di studiare i processi


cognitivi correlandoli con i meccanismi anatomo funzionali che ne sottendono
l’attuazione

Si tratta di una scienza interdisciplinare in cui confluiscono conoscenze provenienti da


diverse discipline quali: psicol cognitiva, neurologia, neurofisiologia, scienze
dell’informazione

La neuropsicologia trova le sue origine nella neurologia clinica mediante


l’interpretazione di disturbi nella sfera cognitiva(linguaggio, memoria, attenzione)
che si manifestano in seguito a lesioni cerebrali.

12
Tale metodo ha costituito per lo studioso delle basi nervose dei processi cognitivi, di poter
estrarre informazioni riguardo i meccanismi cognitivi normali tramite l’osservazione di
un sistema danneggiato.
Tale modalità è utilizzata anche in altre discipline scientifiche.

Abbiamo 2 tipi di approccio metodologico:

Metodologia per gruppi: dopo la 2 guerra mondiale. Ritiene che lo studio delle funzioni
nervose debba fondarsi :
sull’analisi di vaste casistiche di cerebrolesi
sull’impiego di procedure psicometriche standardizzate
sull’analisi dei risultati mediante applicaz dei metodi statistici

Metodologia del caso singolo: ritiene necessario indicare singoli casi clinici in cui il
sintomo è presente in modo appariscente per identificare sintomatologie che possono
fornire informazioni circa l’organizzazione delle funzioni cognitive normali.

Questi studiosi, oltre ad analizzare i disturbi cognitivi, cercavano di interpretare i


deficit utilizzando modelli dei processi normali. Loro definivano un modello di
funzionamento cognitivo normale organizzato in un sistema di meccanismi funzionalm
isolabili che potevano essere selettivamente danneggiati da una lesione cerebrale.
I casi puri (pazienti con deficit in un solo meccanismo del modello) dava la conferma del
modello.

Le critiche a questo approccio erano:


l’illustrazione ai singoli pazienti, essendo improntata su criteri esclusivamente clinici,
poteva avere dei vizi metodologici
condizioni di esame nn erano mai fissate e di conseguenza difficili da ripetere
i risultati costituivano un insieme confuso di osservazioni e opinioni soggettive

Fino agli anni 60 la neuropsicologia clininica si è basata sulla metodologia per gruppi ma a
partire dagli anni 70 si è sviluppato un nuovo filone di ricerca neuropsicologica che
applica allo studio del caso singolo a cui è stato attribuito l’appellativo di
COGNITIVO

La sua caratteristica è di formulare modelli che suddividano la funzione cognitiva


(processi) in sottoprocessi omogenei e ben delimitati. Marr ha chiamato ciò
principio della modularità: studiare un fenomeno complesso scomponendolo in parti
elementari (moduli) il cui funzionamento è indipendente.

Essendo una funzione cognitiva costituita da meccanismi separabili, l’alterazione di uno


i questi non altera il processo globale ma genera disturbi in una o più tappe del
processo generale: ciò produce una dissociazione tra:
espletamento di un compito che utilizza la componente danneggiata e risulterà deficitario
e l’espletamento di altri compiti che fanno uso di altre componenti e quindi eseguibili.
Questo principio viene chiamato DOPPIA ASSOCIAZIONE.Esistono 2 moduli cognitivi
separati nell’esecuzione di 2 compiti

Per effettuare una ricerca in un caso singolo perciò è necessario:


disporre di un modello che delinei le componenti implicate nell’esecuzione di un processo
cognitivo

13
mettere a punto un insieme di test clinici per verificare il funzionamento delle componenti
del modello

Il metodo del caso singolo si è nell’ultimo ventennio affiancato al metodo per gruppi

SCIENZA COGNITIVA

I computer sono macchine che pur svolgendo straordinarie prestazioni, non sono
intelligenti.
Risulta perciò che l’intelligenza artificiale non viene dalla constatazione che abbiamo
costruito macchine intelligenti ma deriva dell’intelligenza naturale,cioè le ns capacità
cognitive.
La prima consiste nel trattare i ns processi come elaborazioni di informazioni: TESI
DELLA NATURA COMPUTAZIONALE DELLA COGNIZIONE
La seconda riguarda ogni processo di elaborazione di informazioni e sostiene
l’indipendenza dell’elaborazione dal supporto materiale che la realizza: TESI DEL
CARATTERE ASTRATTO DELLE COMPUTAZIONI

Inanzitutto ci chiediamo cosa si intende per processo cognitivo: di solito si tratta di


attività come un calcolo aritmetico, ragionamento logico, comprensione di una frase,
visione di una scena ma nn è detto che sia corretto trattarle tutte come processi e
raggrupparle insieme.Per Wittgenstein infatti la comprensione di una frase nn era un
processo ma la capacità a svolgere certe prestazioni in certe circostanze e gli eventi
mentali sarebbero irrilevanti.
Coloro che ritengono invece che sia buona idea raggrupparle è perché le concepiscono
secondo uno stesso modello simile a un calcolo, per esempio in una moltiplicazione
applichiamo delle regole automaticamente che abbiamo imparato a scuola senza
pensarci .

I sostenitori della prima tesi sostengono che tutti i processi cognitivi siano conformi a
questo modello (anche la visione di una scena può essere concepita come una serie di
dati, regole come intensità luminosa ecc) Ovviam in questo caso le regole sono inconsce
e non sono state apprese da nessuna parte perciò sono innate e incorporate nel ns
cervello.
Anche la visione quindi può essere concepita come un processo di elaborazione di
informazioni percio secondo i sostenitori di tale tesi tutti i processi cognitivi sono
calcoli o computazioni in cui i dati nn sono necessariamente numeri ma
informazioni e le regole possono essere anche inconsce.

Ma se guardiamo più da vicino la nozione di elaborazione di informazioni per es: la


moltiplicazione di n per m è la somma di n numeri uguali a m Diciamo così cos’è la
moltiplicazione ma nn come si fa
Se specifichiamo le regole per eseguirla, in questo modo diciamo anche come si fa
Se la definiamo descrivendo in dettaglio le operazioni materiale svolte da un
calcolatore che esegue moltiplicazioni, elenchiamo una serie di istruzioni linguaggio-
macchina.

Marr distingue questi 3 livelli in:

LIVELLO DELLA TEORIA COMPUTAZIONALE


LIVELLO DALL’ALGORITMO (procedim del calcolo)
LIVELLO DELL’IMPLEMENTAZIONE (realizzazione fisica)

Tra il secondo e il terzo livello ce ne sarebbe un quarto, quello del PROGRAMMA: uno
stesso algoritmo può essere realizzato da programmi diversi e uno stesso programma può
essere implementato da hardware differenti.
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A noi interessa la distinzione tra il liv dell’algoritmo e dell’implementazione perché ciò è la
base dell’intelligenza artificiale.
Secondo la prima tesi che i processi cognitivi sono elaborazioni di informazioni,
cioè computazioni,
niente esclude che queste computazioni siano intrinsecamente vincolate al loro
supporto materiale cioè il cervello umano e quindi i processi cognitivi siano modi di
operare del cervello. Chi sostiene questa tesi dunque ritiene che l’unico hardware
capace di ragionare e comprendere una lingua ecc è il cervello umano. Perciò
l’intelligenza artificiale sarebbe impossibile.
Ma per i sostenitori della seconda tesi non è così: essendo le computazioni
identificabili non solo a livello di implementazione ma anche a livello di
algoritmo, è concepibile un punto di vista sui processi cognitivi che prescinde dalla
implementazione realizzata dal cervello umano.
La comprensione di una lingua per es, se la identifichiamo con un determinato algoritmo,
nulla vieta che quell’algoritmo sia realizzabile con un hardware oltre che del cervello
umano, del computer.
Comprensione di una lingua, ragionamento ecc per cui sono realizzabili anche da
macchine diverse dal cervello umano e quindi l’intelligenza artificiale è possibile.

L’intelligenza artificiale è un’impresa tecnologica: si tratta di costruire


macchine,scrivere programmi che realizzino determinati algoritmi presupponendo che tali
algoritmi siano stati identificati, cioè che sia data una risp a domande come: che cos’è la
comprensione di una lingua ecc, e a questo il compito spetta alla scienza cognitiva.

Si tende di parlare di scienza cognitiva al plurale: la scienza cognitiva sarebbe la


psicologia, linguistica, informatica, filosofia, neuroscienze in quanto cooperano per
lo stesso fine, cioè la comprensione dei processi cognitivi, ma ciò tende a creare dei
problemi. Quando consideriamo la filosofia scienza cognitiva, quando si occupa della
mente? O quando se ne occupa in collaboraz con le scienze cognitive?
Meglio perciò parlare di scienza cognitiva al singolare .
L’intelligenza artificiale è il braccio esecutivo della scienza cognitiva. Mentre
questa identifica algoritmi, l’intelligenza artificiale scrive programmi per la loro
realizzazione.
Chi infatti pratica l’intelligenza artificiale rivendica l’autonomia della propria disciplina
sottolineando che i sistemi di essa non sono necessariamente finalizzati a obiettivi
cognitivi, è semplicemente un programma che realizza determinate prestazioni.

CRITICHE AL COGNITIVISMO E ALLE NEUROSCIENZE

L’immagine cognitivista della mente ha prodotto modelli utili alla spiegazione scientifica di
alcuni fenomeni ma ha lasciato irrisolti molti interrogativi sulla conoscenza umana
che i cognitivisti speravano di spiegare affidandosi all’intelligenza umana, ma forse è stata
proprio questa la principale responsabile del fraintendimento. L’applicazione della
cibernetica del resto ha favorito anche il ripensamento che oggi investe le scienze
cognitive inducendo i ricercatori a interrogarsi sulla natura dei processi come pensare,
decidere, con molta attenzione. Ciò ha evidenziato l’insuff della metafora del
computer e sono riemerse le questioni che la filosofia ha posto da sempre.

Le critiche principali:

L’EPISTEMOLOGIA DEL COGNITIVISMO E RAPPRESENTAZIONALISTICA: il rappresentaz


considera il mondo come rispecchiamento di una realtà oggettiva da parte del
soggetto cosciente.

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La metafora dello specchio, che vede la mente come un riflesso del mondo esterno, è
stata messa in crisi da questi orientamenti ed è stato messo il crisi il dualismo tra
interno esterno, soggetto oggetto, organismo ambiente.
La mente e il mondo sono nella visione costruttivistica, mutuamente connessi
La cognizione è concepita come incorporata nell’ambiente con cui ha scambi continui
L’analogia con il computer perciò nn sembra adatta a spiegare i processi cognitivi
dell’uomo perché guarda le rappresentazioni e i contenuti della coscienza come cose che
stanno dentro la mente.

La concezione rappresentazionalistica è stata rafforzata dall’analogia del computer molti


biologi avevano iniziato a formulare ipotesi sul sistema nervoso ispirandosi a meccanismi
elettromagnetici come se le funzioni svolte dalle macchine corrispondessero a quelle
svolte dalla mente.

Churchland: invita a rivolgere lo studio al cervello umano dato che i cervelli sono
elaboratori di info più sofisticati delle macchine
Negel: quando guardo la Gioconda la mia esperienza visiva possiede una qualità per cui
nn è rintracciabile da chi guardi il cervello anche se si vedesse la figuretta della Gioconda,
nn può essere identificata con la mia esperienza.

COGNIZIONE UMANA E’ IDENTIFICATA CON LA LOGICA:


La metafora del computer comporta che le regole di elaborazione dei simboli siano
predefinite e seguano i criteri della logica binaria e che le rappresentazioni siano
traducibili in proposizioni formulate in termini positivi e evitando metafore, negazioni,
tautologie, in caso contrario la macchina nn potrebbe funzionare e nn è in grado di
spiegare tutto il resto della ns esperienza che funziona anche nelle situazioni
illogiche.
Di fronte al paradosso, all’ambiguità, alla contraddizione, il sistema di elaboraz si
ferma perchè deve scegliere tra due regole incompatibili ma nella vita reale i ns processi
cognitivi nn vanno in tilt,la vita è caratterizzata da incertezza anzi le ns scelte spesso nn
seguono nessuna logica e le riteniamo giuste proprio per questo
La ns mente inoltre non è sempre impegnata a elaborare problemi o a prendere decisioni
ma spesso fantastica, immagina
Inoltre si compiono azioni senza necessariamente saper ricostruire le decisioni che ne
sono derivate…
Un pittore, nell’esecuzione di un quadro, nn sarà in grado di ricordarsi la sequenza delle
azioni svolte, le informaz si sono perdute nella sua esecuzione.
Perciò il computer nn è capace di riprodurre l’esperienza umana nei suoi
caratteri intenzionali e preriflessivi

LA COGNIZIONE E’ ASTRATTA DALLA CORPOREITA’ E DAL MONDO:


Clark critica il dualismo delle teorie delle mente che la separano dal corpo e dal suo
ambiente in cui secondo lui invece mente, corpo e ambiente sono interconnessi.
L’idea del cervello come elaboratore di info dipende per Freeman dal metodo in cui è
stato studiato.
La sperimentazione è in laboratorio mentre la registrazione delle attività neurali in situaz
ambientali normali e ciò dimostra che le configurazioni dei neuroni si attivano e e si
trasformano in dipendenza dal contesto dalla storia e dal rilievo, dal significato.
Dreyfus: per riprodurre il contesto umano il computer dovrebbe essere in grado di
essere in una situazione, sentirsi situato invece il computer nn è mai nella situazione
specifica, nn è interessato al mondo

LA COGNIZIONE E’ UNA COGNIZIONE SENZA SOGGETTO


L’attenzione esclusiva alle regole di funzionamento ha messo in ombra il protagonista
della conoscenza fino a negarlo.
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Come mettere ins descrittivo neurale e vissuto? Si può passare dalla terza alla prima
persona?
La psicologia nn può difendersi dal problema della soggettività. Sicuram il
cognitivismo ha avuto il merito di aver condotto la psico a confrontarsi con la mente e in
un rapp interdisciplinare
Il pensiero dominante che ha accompagnato lo sviluppo della psico è stato la necessità
adeguare il suo tema alle concezioni scientifiche correnti per essere riconosciuta
legittimamente e la psiche è stata trasformata in oggetti più facili da descrivere
Se radice dell’insoddisfaz del cognitiv è nella trasformazione dello psichico il
qualche cosa che nn somiglia alla ns presenza reale, allora ha ragione Greco
quando dice che la critica nn dovrebbe essere limitata al cognitivismo ma a quasi tutta la
psicologia.

FENOMENOLOGIA

Il fondatore della fenomenologia è Husserl.

Il termine fenomenologia si trova negli scritti di Kant, Hegel, in ambito filosofico ma può
essere inteso come un ambito, una prospettiva, un modo di guardare ai fenomeni
cui è possibile assegnare una fondazione cronologica perché costituisce una modalità
complessiva e fondamentale della conoscenza.
Questo modo di affrontare la conoscenza trova in Husserl una fondazione razionale e
raccoglie sotto tale titolo la riflessione sul metodo e su senso stesso del suo pensare.
Accusato di ambiguità, incompletezza, difetti strutturali al modo della riflessione
fenomenologia che esprime la necessaria aderenza alla difettività della conoscenza
umana.

La fenomenologia nn può essere sistematica, nn può conformarsi a un modello o a


una teoria della spiegazione dl mondo o fornire definizione univoche. E queste
impossibilità sono motivo di confusione.

Fenomenologia significa studio dei fenomeni.


Tutte le discipline studiano i fenomeni ma le classi di fenomeni vengono definite per
circoscrivere un particolare settore di studio cui corrispondono metodi e strumenti propri.
Studio dei fenomeni Esprime un’esigenza radicale e comprensiva di conoscenza
anteriore a ogni distinzioni in classi di oggetti e ordini di sapere.

Ci si interroga sul senso dei fenomeni, viene proposto un metodo di analisi razionale
dei fenomeni,con leggi capaci di sviluppare la conoscenza un metodo scientifico in
alternativa al metodo delle scienze tradizionali.
L’interrogazione sulla conoscenza obbliga a rifiutare qls pregiudizio e preconoscenza
per attenersi all’esperienza immediata delle cose . Bisogna esercitarsi a creare lo
spazio del dato originario e perché i pregiudizi agiscono anche in quelle condizioni
di esperienza che chiamiamo ingenua.
Superare il modo ingenuamente realistico di conoscenza che si riflette nella scientificità
tradizionale,
è la condizione e conseguenza del lavoro fenomenologico.
Solo con uno sforzo conoscitivo si manifestano originariamente i fenomeni.

Husserl ci invita a abbandonarci all’esperienza vissuta della percezione presente:


CIO’ CHE POSSO GARANTIRE E’ IL MIO PERCEPIRE, IL MIO ESSERE IN PRESENZA DI
QLC. NN POSSO GARANTIRE L’ESSERE IN SE’ DELLE COSE FUORI DALLA MIA PRESENZA.
LA FIDUCIA CHE ESSERE PERMANGANO ANCHE QUANDO IO NN CISONO, E’ LA FIDUCIA
IN UN MONDO STABILE.
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Esperimento di MASIN: che determina la fiducia sul mondo stabile.
Lo sperimentatore mette sopra al tavolo 3 oggetti: una moneta, e due gessi di cui uno più
piccolo dell’altro disposti orizzontalmente. Un soggetto esce e si sostituisce la moneta con
un’altra identica e un gesso con un altro un po’ più lungo posto però in modo verticale e a
una distanza maggiore del secondo. quando il soggetto rientra nota che la distanza tra i 2
gessi è aumentata e che la posizione di un gesso è cambiata. Alla domanda: sono questi
gli oggetti che ha visto prima di uscire? Egli risponde affermativamente. Ma la moneta e
il gesso invece sono stati sostituiti.

Ciò fa comprendere che l’adesione spontanea alla permanenza in sé delle cose è


incompatibile con la struttura della percezione. L’unica garanzia è l’essere in
presenza.

Il mondo reale nn è un complesso di cose che sono viste, sentite, udite ma l’io e le cose
che l’io vede, sente tocca : L’IO E CIO’ CHE L’IO PERCEPISCE

COSTRUZIONISMO ANTINATURALISTICO

La psico da un lato è influenzata dalle neuroscienze dall’altro dal costruzionismo


culturalista radicale che tende a consegnarla radicalmente alle categorie concettuali
della storicità e della socialità sottraendola alle tradizionali categorie del naturalismo.

Si parla di psicologia post moderna e il principale ispiratore è Vygotskij con la scuola


storico culturale.
Critica Piaget per le teorie dello sviluppo e i test d’intelligenza ed è uno dei principali
ispiratori della psicopedagogia. La sua opera principale è Pensiero e Linguaggio.
Il suo punto centrale è l’individuazione dell’esperienza storica come aspetto
fondante dell’esperienza umana e della psico soprattutto nell’affrontare tematiche
relative allo sviluppo mentale del bambino.Ciò che egli chiama intrapsichico oggi viene
chiamato psico individuale nasce da ciò che egli chiama interpsichico (cultura
sociale)
Ma il riferimento a V. nn è suff per il variegato panorama delle tendenze post moderne
della psico.

Loro esprimono una terza via al paradigma cognitivistico neuroscientifico e a


quello psicoanalitico ambedue di tipo naturalistico.

Queste tendenze sono: psico culturale


Psico critica
Costruttivismo di Kelly
Costruzionismo di Harrè
Psico popolare di Bruner
Ermeneutica di Gadamer
Fenomenologia nordamericana
Psico umanistica nordamericana

Queste tendenze sono accumunate oltre che al rif allo storicità e socialità, alla

- critica alla psicologia sperimentalistica e generalistica con i suoi oggetti di


studio(memoria, personalità)
astorici e statici come le funzioni biologiche

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- rivendica la superiorità nella comprensione dell’individuo particolare rispetto la
spiegazione del comportamento e della mente in generale

- riferimento costante della soggettività e intenzionalità concepita nn come


variabile di disturbo secondo l’approccio naturalistico ma come condizione di conoscenza
scientifica.

- Concezione del linguaggio e delle lingue come luogo di significati convenzionali


in funzione dei contesti storici, culturali, sociali…

-Ricorso a metodologie qualitative (rif a miti greci, storie di vita, autobiografie)

Il ns linguaggio narrativo costruisce il ns mondo per cui le narrazioni linguistiche


vengono intese nn come interpreti del mondo ma come costruttrici dello stesso

SIGNIFICATO DEL TERMINE POST MODERNO

Il termine post moderno è stato adottato in psicol in tempi recenti ma era usato negli
anni 60/70 fino a manifestarsi negli anni 80 in poi.

E’ una riflessione sui nuovi caratteri economici, sociali, politici e culturali di


un’epoca della storia della civiltà occidentale che è denominata postmodernità.
Un’epoca che viene dopo quella moderna nata col rinascimento e maturata con
l’illuminismo.
La modernità ha i suoi pilastri nell’umanesimo (concez antropocentrica dell’uomo) e nella
scienza galileiana (scienza come sperimentazione) e entra in crisi inizio 900 con la
sfiducia nella razionalità dell’uomo e nel carattere emancipatorio della scienza.

La postmodernità è segnata dalla trasformaz del capitalismo da una logica della


produzione a una del consumo, dal passaggio da un’industria delle macchine a
un’industria dell’informazione, dalla fine delle lotta di classe universale alla
rivendicazione dei diritti delle minoranze locali.

Il pensiero postmoderno nn ha più fiducia nell’illuminismo e la fiducia


positivistica per la scienza come costruzione razionale e progressiva di
conoscenze oggettive.
La crescita di conoscenze non è continua ma discontinua e caratterizzata da eterogeneità
di linguaggi e pluralità di concezioni.
Il pensiero post moderno non crede più nella costruzione di un pensiero universale
come ritenevano gli esponenti della modernità (Leibniz e Cartesio) E SI METTE IN LUCE
COME NELLO SVILUPPO DELLA SCIENZA ENTRINO IN GIOCO ASPETTI IRRAZIONALI E
FIDEISTICI, INFLUENZE SOCIALI POLITICHE E ECONOMICHE

La realtà non si rispecchia nella mente dello scienziato ma è il prodotto di una


costruzione storicamente contestualizzata

Le letture della realtà rimandano ad altre letture e la dimensione del testo


(insieme di simboli passibili di letture diverse) vince sulla dimensione di una realtà
oggettiva in cui sarebbe possibile una sola lettura adeguata.

L’abbandono a concezioni totalizzanti del sapere favorisce la accettazione di una


pluralità delle visioni del mondo che non si presentano come saperi omogenei, ma
come prospettive frammentate su aspetti specifici della realtà

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La cultura e la scienza quindi nn sono processi di accumulo di conoscenze e
trasmissioni di queste da una generazione all’altra ma narrazioni espresse in un
linguaggio condiviso tra chi parla e chi ascolta

PSICOLOGIA TRANSCULTURALE E CULTURALE

Entrambe le discipline pur tenendo conto dell’influenza del contesto sociale e sviluppo
umano,
sono profondamente diverse per la metodologia e gli obiettivi.

La psicologia transculturale è la corrente principale e è interessata a confrontare in


modo oggettivo individui appartenenti a culture diverse per verificare l’impatto della
cultura sul comportamento e sul funzionamento psicologico.

La psicologia culturale invece nasce dall’incontro tra psicologia antropologia e


linguistica ed esamina le origini culturali delle differenze del funzionamento
psicologico e nello sviluppo umano considerando la cultura e l’individuo come unità di
studio inscindibile.

UNIVERSALISMO: sviluppato nella psicologia transculturale


Cerca di spiegare le variabilità del comportamento umano integrando l’approccio
biologico e il rigore metodologico delle scienze cognitive e neuroscienze e riflette sulla
complessità dei diversi contesti culturali in cui si sviluppano gli individui.
Rappresenta un orientamento di tipo bio culturale.

Gli studiosi partono dal presupposto che i processi psicologici di base siano comuni a
tutti gli essere umani mentre la loro espressione è mediata dalla cultura.
Pensiero, linguaggio sono presenti in tutte le persone del mondo ma i fattori culturali
influenzano i modi in cui si sviluppano e si manifestano tali funzioni in contesti
diversi.
OGGETTO DELL’INDAGINE E’ CAPIRE COME E IN CHE MISURA TALI FATTORI
INFLUENZANO IL COMPORTAMENTO UMANO.

Tale posizione ritiene possibile un confronto tra culture diverse con l’utilizzo di
metodologie standard adatte però alla cultura locale

La psico transculturale adotta la posizione universalistica nello studio dei fenomeni


psicologici concentrandosi sulle diff individuali legate a variabili culturali.

RELATIVISMO CULTURALE: ha le sue origini in antropologia e per certi versi è opposto


all’universalismo

L’idea principale è che le differenze psicologiche di individui siano quasi


esclusivam dovute a diff nei contesti culturali in cui si sviluppano.

Questa prospettiva
Cancella ogni traccia di etnocentrismo attraverso l’eliminazione di giudizi e la
comprensione delle persone da un punto di vista culturale interno.
Partecipazione in prima persona alla vita di una determinata cultura per
descrivere, misurare, interpretare i fenomeni osservati

Il confronto tra culture risulta di poco interesse perché l’accento è posto sulla
specificità e sull’unicità che caratterizzano un particolare contesto.

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L’interesse scientifico è rivolto più alle diff che alle somiglianze transculturali e tali
diff sono interpretate in senso qualitativo: nn si parla di individui più o meno
competenti dal punto di vista intellettivo ma di diversi stili cognitivi che gli individui
mostrano nell’affrontare una situazione.

Tale posizione relativista oggi è rappresentata dalla psico culturale che studia il le
influenze tra individuo e il suo contesto.

ETNOCENTRISMO E PSICOLOGIE INDIGENE

Etnocentrismo indica una forte tendenza delle persone a usare parametri di


riferimento della propria cultura per giudicare e trarre conclusioni su persone
appartenenti a culture diverse considerando il proprio gruppo come gerarchicamente
superiore rispetto agli altri.
Gli effetti dll’etnocentrismo si rilevano a diversi livelli:

- selezione degli stimoli per un test o questionario


- scelta degli strumenti di misura
- definizioni di ipotesi
- Scelta degli argomenti di ricerca

E’ stata l’insoddisfaz rispetto a questi problemi e il rifiuto del predominio della


psico statunitense che ha portato alla nascita della psico indigena intorno gli anni 80

Questo termine è definito come un sistema di pensiero e di pratica psicologica che


ha radici in una tradizione culturale e esprime un cambio di orientamento avvenuto
soprattutto nei paesi in via di sviluppo
Indigeno si contrappone a colonizzazione operata dalle civiltà occidentali e ha 2
scopi:
evidenziare fattori culturali del funzionamento umano
stabilire l’universalità dei principi scientifici su cui si basa la psicologia

LA PSICO INDIGENA HA AVUTO DLLE CRITICHE perché SI TEME UNA PROLIFERAZIONE


DI PSICOLOGIE CHE PORTEREBBE A UNA FRANTUMAZIONE

Per proseguire la ricerca in ambito transculturale e culturale in modo corretto bisogna


tener conto del contributo degli studiosi appartenenti a culture diverse e ricordarsi dei
rischi dell’etnocentrismo quando progettiamo una ricerca o interpretiamo i risultati

PSICOLOGIA UMANISTICA

La psicologia umanistica è anticomportamentistica e antipsicoanalitica. Nasce in


USA negli anni 60 con ROGERS E MASLOW
Può essere collocata all’interno della psicologia post moderna per il suo carattere
anti naturalistico e per l’importanza che attribuisce all’esperienza soggettiva
Nel 1962 un gruppo di psicologi fondarono la associazione psicologia umanistica
come terza forza a quell’approccio psicoanalitico e comportamentistico
Si basa su 4 principi:

1) Esperienza della persona è di primario interesse. Gli essere umani nn sono


semplicemente oggetto di studio ma devono essere descritti e compresi in base alla
loro visione soggettiva del mondo alla percezione di sé e lo psicologo deve diventare
un partner nella ricerca del significato esistenziale dell’individuo

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2) Scelta umana, creatività e autorealizzazione sono argomenti preferiti di
ricerca. Gli psico umanisti rifiutano l’approccio psicoanalitico credono che una psico basta
su una personalità contorta produce solo psico contorta. Rifiutano anche il
comportamentismo senza coscienza.
Le persone nn sono motivate solo da impulsi primari sesso e aggressività o da bisogni
fisiologici fame e sete ma hanno bisogno di sviluppare le loro potenzialità e
capacità.
La crescita e l’ autorealizzazione sono i principi fondamentali della salute
psicologica

3)nella selezione dei problemi di ricerca, è più importante valutare il significato


che l’obiettività. Sostengono che bisognerebbe studiare problemi umani e sociali anche
se significa adottare metodo meno rigorosi.
Deve fare attenzione perciò nn tanto ai metodi quanto ai valori

4) Sommo valore è la dignità della persona.L’obiettivo è di comprendere nn di


controllare le persone. Solo riferirsi a loro chiamandole soggetti per gli psicol umanisti
è una degradazione della loro dignità.
Il punto migliore per ROGERS per comprendere una persona è la struttura interna
dell’individuo stesso.

IL RUOLO DELLA NARRAZIONE NELLA COSTRUZIONE DELLA CONOSCENZA

Nella tradizionale visione della conoscenza empirica, il ruolo del linguaggio è


piuttosto misero. La ns attenzione è volta primariamente al mondo così com’è e la
conoscenza è essenzialmente rivolta ad una accurata rappresentazione di questo
mondo.
Solo successivamente il linguaggio svolge un ruolo nella produzione della
conoscenza ma il suo compito è quello di servitore, cioè trasmettere quanto
osservato dal singolo alla comunità.

Questa visione della conoscenza empirica però negli ultimi decenni è stata demolita e
una svolta sembra essere stata data da Kuhn l’opera Struttura e rivoluzioni
scientifiche.
Egli sostiene che le ns decisioni e spiegazioni del mondo nn sono determinate dal
mondo com’esso è e allo stesso modo le convinzioni di comunità di scienziati che
condividono alcuni metodi di studio, paradigmi i quali sono mezzi per
organizzare dirigere e interpretare le osservazioni del mondo effettuate
dall’individuo. Bisogna dire che ciò che può essere considerato fatto da parte di una
scuola può essere irrilevante o incomprensibile per un’altra.

Perciò la produzione della conoscenza nn è un’impresa neutrale ma legata a


visioni particolare.

C’è un fattore che entra in gioco nella costruzione della conoscenza: IL


LINGUAGGIO in quanto le comunità interpretative sono tenute insieme dal
linguaggio.
E’ entro il linguaggio che si creano le loro logiche e la loro etica e tutto ciò a cui la
rappresentazione può condurre sarà inevitabilmente rappresentato dal linguaggio.
Wittgenstein: i limiti del linguaggio costituiscono i limiti del mondo.

Da questo punto di vista dunque il servitore diventa padrone. Il linguaggio nn è


più un traduttore di percezioni e pensieri del mondo ma gioca un potente
ruolo di modellamento su come noi osserviamo e pensiamo.
Apprezziamo allora l’importanza della narrazione nella costruzione della
conoscenza.
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Essa è essenzialmente un COSTRUTTO DISCORSIVO, UNA MODALITA’ DI
PARLARE E SCRIVERE, UNA FORMA DEL DISCORSO CHE DISTINGUE EVENTI,
PERSONE, OGGETTI E LI UNISCE IN UN ARCO TEMPORALE .
La narrazione attualmente eredita una lunga tradizione di racconti e storie della
mitologia, storie personali, novelle e tali forme narrative sono essenziali per
comprendere le asserzioni scientifiche
La conoscenza nn precede il racconto ma piuttosto è il racconto che in larga
misura determinerà ciò che noi consideriamo come conoscenza.

I requisiti perché la storia sia comprensibile sono:

1) STABILIRE UN DETERMINATO FINE: un obiettivo un evento che debba essere


spiegato, uno stato che debba essere raggiunto o evitato, un punto.
Il fine stabilito è reso significativo dal valore che lo fa recepire come desiderabile
o no. Es una finalità accettabile può essere il bene del protagonista e ciò
introduce nella storia una forte componente culturale (soggettività). Fine e
valore sono determinati dalla comunità della quale fa parte il narratore. Solo
all’interno di una tradizione culturale gli eventi di valore possono essere
comprensibili.

2) L’ORDINE DEGLI EVENTI: gli eventi sono ordinati secondo una determinata
disposizione. L’ordine più utilizzato è la linearità temporale.

3) COERENZA TRA COLLEGAMENTI: coerenza tra eventi selezionati. Ciò viene


raggiunto quando tutti gli eventi sono finalizzati all’esito del racconto quando tali
eventi sono messi in relazione come interdipendenti il risultato è una storia ben
costruita.

4) SEGNI DI DEMARCAZIONE: inizio, fine. C’era una volta…. Segna l’inizio di una
storia.
I segni di demarcazione sono importanti perché informano gli ascoltatori che si
sta per entrare in uno spazio linguistico in cui si applicano determinate regole:
commenti fuori luogo all’interno di tale spazio sarebbero inappropriati

PSICOLOGIA DI BASE E APPLICATA

Il passaggio dalla psicologia di base(teorie, metodi) alla psico applicata nn è mai


stato facile e fluido e ha comportato cammini separati. Ciò nn ha giovato alla ricerca
di base che nn ha potuto completarsi e nemmeno alle applicazioni che nn potendo
applicare nient’altro che se stesse hanno fornito prodotti selvaggi e inefficaci e
dannosi per le persone e l’immagine della psicologia priva di base scientifica.

La psicologia fino agli anni 50 si diede così solo alla ricerca base ma col corso di laurea a
pd nel 71 si è sentita l’esigenza anche di una formazione didattica nell’ambito della
psicologia applicata.
Malgrado la nn fluidità nel passaggio tra teoria e pratica però è stato possibile. Se
complesso è l’oggetto della ricerca base ( pensiero) più complesso è il soggetto
umano che diventa oggetto della psicologia applicata.

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In ambito applicativo la psicologia si avvale spesso dei test per misurare le diff tra
individui in antitesi alla psicologia sperimentale che coglie leggi generali del
comportamento e dei processi mentali.
I test veri e propri nacquero in Europa con i francesi Binet e Simon che cercavano uno
strumento per differenziare gli alunni in funzione della loro intelligenza
Ma lo sviluppo dei test(intelligenza e personalità) divenne enorme negli USA a partire
dalla 1 guerra mondiale.

Negli anni 70 sono stati criticati soprattutto il concetto di QI in riferimento al contesto


scolastico secondo cui sembrava che l’intelligenza è solo ciò che i test misurano.
Tuttavia il loro utilizzo dipende dalla maturità e esperienza dello psicologo che li
utilizza e dalla sua capacità di confrontare i risultati con altre fonti es il colloquio clinico.

In caso contrario diventano inaffidabili. In Italia infatti molti test vengono utilizzati
per la selezione del personale da parte di persone prive di una adeguata preparazione
psicologica di base (es responsabili aziendali) e questo uso è contrario alla legge che
attraverso l’ordine professionale riserva il loro uso esclusivamente ai laureati in
psicologia che hanno superato l’esame di stato.

I TEST SONO CONSERVATORI O PROGRESSISTI?

I test sono stati sottoposti a varie critiche:intorno agli anni 60 c’è stata una rivolta anti
test per molti ragioni:

A) una massiccia produzione di test di ogni tipo spesso senza un aggiornato


adeguamento delle loro basi teoriche agli sviluppi nelle conoscenze
psicologiche e senza affinamento dei loro aspetti tecnici.

B) Una ridotta competenza professionale e psicometrica dei somministratori


nn sempre psicologi patentati che li utilizzavano a v troppo sbrigativamente nel
prendere decisioni molto importanti

C) Molti autori e editori di test spinti da motivi commerciali hanno pubblicato e


venduto copie di test insufficientemente validi e scientificamente non
accreditati. Psicologi frettolosi e poco esperti nel momento di interpretare i
risultati, non hanno tenuto conto dei limiti dei reattivi usati giungendo spesso a
conclusioni affrettate e generalizzazioni.

D) Alcuni psicologi non sempre hanno informato i loro pazienti sullo scopo dei
test e sulle modalità di utilizzo dei risultati perciò comporta mancanza di
rispetto per le persone che non erano sollecitate a collaborare col psicologo

La Rivolta contro i test all’inizio degli anni 60 in USA è partita da un intervento del
New Board of Education che sostenne il diritto dei genitori a conoscere i risultati
dei test applicati ai loro figli e criticò tali test per la loro tendenza a una
classificazione rigida, permanente dei soggetti, selettiva nei confronti degli
individui e gruppi socio culturali svantaggiati e etnicamente minoritari
Un’altra critica era che questi erano strumenti di potere politico funzionali al
mantenimento di un sistema sociale e economico.

Ma tali critiche più che essere rivolte ai test, devono essere rivolte all’uso che può
essere fatto e a una loro cattiva applicazione.

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E’ vero che possono operare selezioni e rendere più funzionale il sistema in vigore ma
possono essere anche utilizzati non per fini di conservazione e mantenimento si
uno status quo ma anche per scopi di cambiamento e evolutivi.

Di per sé essi sono neutrali e come strumenti di misura oggettivi possono garantire
maggiore garanzia e di rispetto dei meriti di ogni individuo. Se ben utilizzati
possono rappresentare anche in ambito scolastico una valutazione più oggettiva e
più conforme rispetto a un giudizio soggettivo dell’insegnante.
Senza l’utilizzo di test oggettivi per la valutazione del rendimento di un individuo, molti
ragazzi intelligenti ma culturalmente svantaggiati che evidenziano modelli di
comportamento sociale e interpersonale diversi dalla classe media, potrebbero
rischiare la bocciatura.
Anche all’interno dell’ambito della psicologia del lavoro grazie all’oggettività dei test
l’occupaz di una persona deve dipendere da ciò che è in grado di fare e non da
conoscenze, raccomandazioni posizione sociale di genitori.

Don Milani in una Lettera a una professoressa, dice che è ingiusto misurare con
uno stesso metro persone diverse, prima bisogna offrire a ciascuno pari
opportunità sul piano sociale e culturale e poi può aver senso fare confronti.

Però responsabili degli abusi non sono i test che sono strumenti di misura
oggettivi e standardizzati ma l’uso che di essi può venir fatto, la responsabilità
del loro impiego scorretto o non ricade su chi li utilizza.
Essi si limitano a mettere in luce le diff dei livelli cognitivi e le diff individuali
:rifiutarli per evitare discriminazioni equivale a rompere il termometro perché rileva
la febbre.

I test possono essere utilizzati per etichettare le persone, per classificarle,. Un


QI basso può imprimere un marchio di inferiorità difficilm eliminabile che rischia
di accompagnare una persona per sempre. A favorire la loro interpretazione come
giudizio permanente è l’errata concezione di esso come indice del potenziale
intellettivo innato considerato caratteristica fissa dell’individuo. Convinzione nn
fondata ma che resiste.

Essi registrano ciò che una persona è in grado di fare in un momento e nn ci danno
informazioni sul perché della prestazione. Un punteggio basso può essere dovuto a
mille motivi: basso livello di motivazione nel farlo, ridotta capacità di lettura delle
istruzioni, ansia dell’esame, effettivamente ridotte capacità.

Nn si può nascondere le diff culturali e sociali rifiutando i test, nn serve a modificare le


disuguaglianze anzi può contribuire a mettere in luce tali effetti per aiutare a
predisporre efficaci interventi di recupero e programmi di rieducazione
compensatoria.

Se interpretati correttamente forniscono invece una migliore comprensione


dell’individuo possono prevenire forme discriminatorie

Nn è al livello di test che il problema delle disuguaglianze culturali va risolto ma


attraverso una forma di organizzazione sociale che favorisca la penetrazione
della cultura garantendo a tutte le persone omogeneità dei punti di partenza
così l’uso dei test anche per fini classificatori e selettivi trova piena legittimità
sociale e morale.

TESTIMONI OCULARI NELLA PSICOLOGIA DELLA TESTIMONIANZA

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In ambito giudiziario il ruolo delle testimonianze è importante e molte v costituiscono un
elemento di prova della colpevolezza dell’indagato.
Nei processi la decisioni del giudice spesso si basa solo su deposizioni di testimoni
oculari e ciò fa riflettere in quanto spesso tale deposizione è considerata valida anche
quando le condizioni in cui i testimoni oculari hanno percepito il fatto nn erano ottimali.:
erano troppo distanti, il fatto era accaduto troppo velocemente perché ci fosse una
corretta percezione ecc…
Lo stile quindi di porre l’interrogatorio, l’atteggiamento di chi interroga influisce
parecchio poiché le domande tendenziose o suggestive che vengono poste aumentano
il nr di particolari inesistenti che il testimone già in condizioni naturali è portato a
ricordare/ricostruire. Nella memoria del testimone perciò si depositano info sbagliate
che si confondono con il ricordo originale dell’evento e il testimone nn è più in grado di
distinguere le info sbagliate da quelle corrette.

IL RICORDO NN E’ UNA FOTOCOPIA DELL’EVENTO: l’essere umano nn percepisce


passivamente le informazioni ma agisce su esse codificandole e elaborandole
consapevolmente (immagazzinandole perciò in modo logico) e inconsciamente
( interferenze esterne, forti stati emotivi, stress).
Nn è un recettore passivo ma un soggetto dinamico.Oltre ai problemi della
memoria, dobbiamo aggiungere quelli soggettivi (che ha codificato l’info in uno stato di
stress e quindi oggetto di suggestioni fornite da altri e da proprie ruminazioni.)
Queste operazioni alterano la percezione dell’evento e dei fatti accaduti in modo da
renderli diversi dalla realtà e il testimone quindi anche senza essere intenzionato,
involontariamente può dare un resoconto diverso dalla realtà dei fatti.

QUALI FATTORI INFLUENZANO UN CORRETTO RICORDO DEGLI EVENTI?


La memoria è molto complessa: noi abbiamo una memoria sensoriale,una a breve e una
a lungo termine.
Ci sono dei registri sensoriali che catturano l’informazione in entrata
proveniente dai sensi per breve tempo. Atkinson e Shiffrin hanno determinato
alcune caratteristiche a livello di ciascun magazzino. L’info entra attraverso gli organi
sensoriali (visivo o acustico)attraverso una modalità precategoriale: che è capace di
contenere molto materiale.(capacità illimitata)L’info visiva memoria iconica viene
mantenuta per circa un secondo. Una parte dell’info viene immessa automaticamente
nella MBT con capacità molto limitata.(30 secondi) Questa memoria è come una
specie di magazzino che consiste in ripiani ciascuno dei quali può contenere una sola
unità di informazione Quando il magazzino è pieno e sopraggiunge una nuova unità di
info uno degli elementi viene scacciato dal ripiano. Sono stati fatti degli esperimenti e è
stato calcolato che c’è un limite alla q di info che si possono elaborare alla v: sette
unita(pezzi, nn singoli elementi) alla v in base al compito da svolgere e Miller chiamerà
questo il magico nr 7 più o meno 2 della MBT. Da questa memoria il materiale viene
perduto in 2 modi:
perché sopraggiunge una nuova info
per decadimento
E’ possibile mantenere il materiale attraverso alcuni meccanismi, ripetizioni che
consentono di rinfrescare continuam la memoria.
Dalla MBT l’info passa alla MLT attraverso la reiterazione e il materiale viene
conservato illimitatamente. A v per rintracciare l’informazione occorrono tempi lunghi……
E’ impossibile invece rintracciare l’info nei registri sensoriali perché è a livello
precategoriale e invece quella delle MBT è favorita da indici fenomici
Una delle teorie più importanti è quella di Craik e Lockart !)1972 ogni oggetto del
sistema cognitivo viene elaborato simultaneamente a diversi livelli con diverse
profondità di elaborazione
Il materiale viene elaborato a molti livelli in parallelo
3 modalità: strutturale, fenomico e semantico.

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Per ciò che riguarda la superiorità del codice semantico viene spiegata nella
complessità e distintività : item maggiorm ricordati sono quelli sottoposti a codifica più
elaborata e stimoli isolabili vanno ricordati meglio rispetto a quelli omogenei

Gli studiosi suddividono il processo di memoria in 3 fasi: ACQUISIZIONE,


RITENZIONE, RECUPERO

FASE DI ACQUISIZIONE: si riferisce alla percezione e alla codifica delle informazioni


presenti nell’ambiente al momento del crimine e 2 fattori posso alterare la percezione del
testimone:
fattori legati all’evento e al testimone stesso.

- TEMPO DI ESPOSIZIONE: per una percezione corretta il t di esposiz deve essere


sufficient lungo almeno 20 secondi: più è lungo più la percez sarà accurata
- SALIENZA: qualità della percezione: alcuni particolari catturano la ns attenzione più di
altri. Un elemento è saliente quando c’è alta probabilità che venga riportato
spontaneamente da quasi tutti i testimoni.
- TIPO DI EVENTO CHE IL TESTIMONE DEVE RICORDARE: la velocità, l’altezza , il
peso del criminale …in genere c’è una tendenza a sovrastimare la durata di un evento.
- FREQUENZA: di esposizione a uno stimolo: da una parte la percezione è facilitata dalla
ripetizione, dall’altra la ripetizione favorisce la creazione di stereotipi che rendono
diff la discriminaz tra stimoli simili.
- VIOLENZA DELL’EVENTO: tanto più un evento è violento, tanto più la performance
peggiora dovuta a stress.

- LO STATO EMOTIVO del soggetto è di primaria importanza. Secondo la legge di


YerkesDodson sostiene che è facile prevedere che la vittima difficilmente potrà in
seguito riconoscere lo stupratore:
o si cerca di ricordare il maggior nr di dettagli e info o ci si concentra per sfuggire. Uno
stato emotivo forte toglie energia e attenzione e determina un restringimento del
campo di attenzione e ci si focalizza solo su alcuni particolari.
Fenomeno tipo: effetto arma: quando un soggetto assiste a una scena dove è
presente un’arma(coltello, pistola) può catturare talmente l’attenzione del testimone da
fargli perdere di vista particolari nella scena.
Secondo tale legge anche un livello molto basso di attivazione emotiva peggiora la
percezione del soggetto per cui le prestazioni migliori si hanno quando l’attivazione è a
livello intermedio.

- LE ASPETTATIVE del soggetto hanno influenza sulla percezione


Sono di tipo culturale e derivanti da esperienze passate: tanto più un fatto ci è noto
tanto più distorciamo la percezione di un certo fenomeno in favore a quel modello
specifico

FASE DI RITENZIONE è il periodo di tempo che intercorre tra percezione di un


evento ed e il ricordo dello stesso
Durante questa fase la ns memoria è soggetta a numerose influenze : informazioni
esterne acquisite dopo aver percepito un fatto e quantità di tempo che trascorre prima
di recuperare le informazioni dalla memoria
Già dopo poche ore dall’aver assistito a un fatto, il ricordo diventa approssimativo e più
passa il tempo peggio è. Se dopo un evento siamo esposti a informazioni simili per
significato quelle apprese ma estranee alla situazione in precedenza incontrata,
nn siamo più in grado di distinguere i due episodi e l’informaz subirà delle distorsioni.

L’acquisizione di tali informazioni può avvenire dalla lettura dell’evento sul giornale, o
attraverso domande posta dalla polizia durante gli interrogatori.

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Oltre alle parole, il ricordo può essere influenzato dal tono di voce, dai movimenti delle
mani e degli occhi, cioè dalla comunicazione nn verbale di cui conduce l’interrogatorio.

FASE DI RECUPERO: molto importante è il momento in cui il testimone recupera


l’informazione acquisita e ricorda l’evento.
Tale memoria può essere alterata dal tipo di domande poste durante gli
interrogatori dalla polizia o dagli avvocati. Domande suggestive appunto possono
alterare la memoria dell’evento.
Il codice di procedura penale vieta tali domande ma lo fa in modo generico.

Le risp più attendibili di solito sono quelle che si ottengono da domande che usano
articoli indefiniti e quelle meno attendibili dalle domande implicative.

Per quanto riguarda la modalità dell’interrogazione, si preferisce dapprima lasciar


spazio alla narrazione libera e solo successivamente che vengano fatte le
domande(recupero guidato): sicuram l’interrogatorio è più completo però contiene più
distorsioni, l’interrogante può inavvertitamente suggerire ipotesi, indirizzare il
pensiero ecc…

Per migliorare la rievocazione nn bisogna trascurare gli aspetti situazionali che


influenzano la qualità della prestazione. Ma è importante nn solo il ruolo dell’ambiente
esterno ma interno (prestaz migliore se lo stato d’animo è simile al momento
dell’acquisizione)
Nella fase depressiva i soggetti ricordano meglio gli avvenimenti tristi rispetto a quelli
allegri.

Comunicazione nn verbale: tono della voce, movimento degli occhi…poiché è meno


facile da controllare rispetto la comunicazione verbale spesso lascia filtrare contenuti
profondi che il linguaggio verbale nn fa emergere.
Le caratteristiche della comunicazione nn verbale potrebbero anche essere utilizzate a
favore dell’intervistatore per valutare l’attendibilità del racconto testimoniale:

Indicatori di menzogna:

aumento di:
esitazioni di parole
errori
tono della voce
ammiccamenti
dilatazione pupillare
manipolazione di alcuni parti del corpo
tamburellare con le dita o una matita sul tavolo
rigidità del corpo

diminuzioni di:
sguardi vs l’interlocutore
cenni del capo
sorriso asimmetrico

STATUS DELLA PERSONA CHE INTERROGA: l’autorità della pers che interroga ha
molta importanza

QUANDO IL TESTIMONE E’ ANCHE VITTIMA

La psico della testimonianza si è rivolta allo studio del testimone oculare trascurando lo
studio dei testimoni-vittima in quanto
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È difficile studiare una vittima perché per ovvi motivi etici nn è possibile riprodurre a
livello sperimentale una situazione simile

Il testimone vittima si trova nelle migliori condizioni oggettive per una corretta
percezione dell’evento ma le condizioni soggettive nn sono migliori: emotività, stress
intenso…
Molte descrizioni delle vittime nei confronti dei loro aggressori riportano aspetti secondari
( sesso razza) e trascurano aspetti distintivi come colore dei capelli, forma del viso, colore
degli occhi…e sono ancora meno dettagliate se la vittima ha subito violenza fisica
rispetto a quello che ha subito la rapina.

Tutti gli aspetti della memoria del testimone rientrano in un ambito specifico di memoria,
la MEMORIA AUTOBIOGRAFICA, tipo di memoria di eventi strettam personali di
ciascuno di noi accompagnati da emozioni precise.
Il ricordo di questi eventi è fortemente influenzato dall’immagine che il soggetto
percepente ha di sè
Raccontando il fatto il soggetto potrebbe essere portato a sopravvalutare il proprio
ruolo nell’evento.

L’EFFETTO BARNUM

Uno dei pochi maestri della psico italiana è Kanizsa pubblicò nel 1954 un contributo
intitolato Sulla Validazione della diagnosi di personalità
L’ipotesi di Kanizsa, confermata dalla ricerca eseguita su 23 soggetti di cui 15 maschi
e 8 femmine,(universitari, insegnati, laureati)
era la seguente: Il giudizio del soggetto sulla esattezza di una diagnosi che egli
ritenga esser stata formulata nei riguardi di determinati aspetti della sua
personalità ha un valore molto scarso come prova della sua attendibilità.

La ricerca presupponeva in piccolo inganno.

Egli predispose un profilo di personalità che poi venne restituito indistintamente a tutti
i 23 soggetti.
Questo profilo sebbene contenesse delle affermazioni negative sulla personalità, erano
in un quadro di credibilità perché erano quasi tutte caratteristiche presenti in tutti gli
uomini. Utilizzò avverbi come spesso, frequente per facilitare il riconoscimento….
Poi somministrò ai soggetti un test fasullo che consisteva nella prova dello
scarabocchio:
ogni soggetto doveva in un minuto con la matita, tracciare senza mai alzare la matita dal
foglio, un disegno e venne detto ai soggetti che ciò aveva lo scopo di determinare le
caratteristiche della loro personalità e che si trattava di una tecnica scientifica.

Il test fu somministrato da 5 operatori diversi ovviam nn fu tenuto conto degli


scarabocchi ma si lasciò credere questo ai soggetti e quando vennero dati ai soggetti i
profili pre costruiti e venne chiesto loro se si identificavano in tale descrizione, risposero
affermativamente

La prova del 9 Kanizsa la ebbe con una ricerca condotta su altri 23 soggetti ma con un
profilo che affermava pressappoco il contrario rispetto al primo e anche in questo caso
i soggetti si riconobbero

Diede alcuni spunti:


parlò di una possibile azione suggestiva, del linguaggio calibrato del suo profilo,
della credibilità dell’intero profilo anche alle attribuzioni negative e della fiducia
magica nella scienza per cui i soggetti desiderano che la prova abbia successo.

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Kanizsa fa apparire come individuale ciò che in realtà è una affermazione
generale, come un segreto che assicura il successo alle predizioni dei
chiromanti, cartomanti….

Negli anni successivi al 1954 la psico nordamericana ha scoperto l’effetto barnum dal
nome del proprietario di un circo: un circo deve avere una piccola cosa per ognuno

Esso consiste nell’identico fenomeno di Kanizsa: se si costruisce con certi criteri un


unico profilo di personalità soggetti diversi si riconoscono tutti in questo profilo
purchè esso venga fatto apparire come una tecnica d’indagine

Sono state effettuate delle ricerche che si sono concentrate sulle spiegazioni dell’effetto
barnum ripercorrendo gli spunti di Kanizsa con degli ampliamenti (soggetti con maggiore
bisogno di approvazione sociale sarebbero particolarmente propensi a tale
riconoscimento)

Ma lo scopo nn il confronto tra le spiegazioni dell’effetto B ma il suo significato di


fondo che ha 2 valenze diverse in Kanizsa e nelle ricerche nordamericane.

In queste ultime la ricerca delle spiegazioni è data dalla volontà e dalla fiducia che
una v trovate, esse ridimensionino l’effetto barnum togliendo ad esso la carica
destabilizzatrice rispetto lo studio scientifico della personalità lasciando aperta la
porta alla differenziazione obiettiva della personalità che tale studio si propone.
L’esistenza dell’effetto Barnum e la scoperta delle sue cause sono considerate un
capitolo interno alla ricerca sulla personalità, una variabile di disturbo da
studiare e neutralizzare e devono servire per costruire profili discriminanti che
nn determinino errori sistematici (auto riconoscimento indifferenziato)
caratteristici dell’effetto stesso

Ben diversa è la posizione di Kanizsa che afferma che a prescindere dalla natura
specifica delle spiegazioni, ne viene in ogni caso confermata l’ipotesi di
inattendibilità del soggetto rispetto al riconoscimento delle caratteristiche della
sua personalità

L’effetto Barnum viene da Kanizsa generalizzato e reso ontologico come una sorta
di teorema di godel che stabilisce i limiti stretti dello studio della personalità
E qui si entra in un territorio ampio che riguarda la concezione della natura umana e
della sua conoscibilità che K aveva elaborato un po’ per conto suo un po’ come
derivata del razionalismo umanistico scettico diverso dal fiducioso pragmatismo
nordamericano, terreno fertile per i test, e che un po’ assomiglia al relativismo
scettico di tipo pirandelliano.

Si tratta di una concezione complessa fondata su 2 assunti contrastanti fra loro:

Il primo assunto afferma che nessuno consce veram se stesso.il quadro che ognuno
ha della propria personalità ha un carattere indeterminato e può essere caratterizzato
mediante schemi diversi e anche opposti. Nessuno conosce veram gli altri come è
dimostrato dai diversi giudizi dati da varie persone su stessi individui. Ci fa pensare a
pirandello uno nessuno centomila

Il secondo assunto invece contrasta col primo afferma che in tutti esiste in minima
parte la capacità di comprendere la personalità dell’altro come realmente è. Ma
si tratta di una capacità intuitiva , di un talento innato che solo fino a un certo punto
può venire affinato dall’esperienza
Per cui l’interpretazione di segni o tratti del carattere interiore rimane un’arte e
nn un’attività tale da assumere la obiettività e il rigore dei procedimenti scientifici
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Anche solo l’idea di un qls test obiettivo della personalità in questa prospettiva è
utopistica
Bisogna contrapporsi alle aspirazioni ad una tecnica di diagnosi meccanizzata e
infallibile che qlc profano pretenderebbe perché qualunque metodo, per quanto
perfezionato, nn potrà che offrire indizi e sintomi la cui interpretazione corretta, la
vera diagnosi, sarà sempre affidata all’intuito clinico individuale.

Si salvano i test di attitudine che si basano su criteri obiettivi ma le attitudine sono


diverse dalla personalità. Queste opinioni di K possono essere condivise o meno ma fanno
riflettere.

LA PARTICOLARE DELICATEZZA DELLA PROFESSIONE DELLO PSICOLOGO


SOSPESA TRA SOGGETTIVITA’ E OGGETTIVITA’

La professione dello psicologo,secondo la legge che istituisce l’ordine degli psicologi,


comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione,
diagnosi, le attività di abilitazione e riabilitazione e di sostegno in ambito
psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità

Più che una definizione è una presa d’atto di ciò che normalmente fanno gli psicologi o
si crede debbano fare: se definire significa apporre dei limiti a un significato, questa è
una definizione che nn definisce.
Del resto la legge nn può fare di più, nn può definire cosa sia questo ambito psicologico
perché la stessa psicologia in 100 anni di storia nn ha potuto farlo in modo univoco.

Gli psicologi dunque lavorano in un ambito indefinibile e anche gli altri termini riferiti
allo stesso ambito (prevenzione, riabilitazione, diagnosi,) perdono il loro potere di indicare
qlc di sicuramente condivisibile.

Nn potendo disporre di traduzione precise, il legislatore quando usa tali termini, deve fare
riferim all’ESISTENTE, a ciò che DI FATTO e PER TRADIZIONE si fa coincidere col
lavoro psicologico
L’accettazione dell’ovvio, del dato, del già fatto pare sia la condizione per
riconoscere la psicologia come disciplina autonoma e la relativa professionalità
Ci si chiede però se chi opera all’interno di tale campo questo criterio di accettazione
dell’ovvio sia valido

Una cosa ovvia è quella che identifica la professione dello psicologo con le altre
professioni per la somiglianza creata dal valore d’uso del termine.
Professione indica sia la pubblica dimostrazione del sapere, di una conoscenza
acquisita e socialmente riconosciuta, sia un esercizio, un’attività della quale si
ricava un guadagno
Ciò che viene retribuito è la prestazione: il professionista risponde alle esigenze sociali in
virtù di un potere legale

Eppure per lo psicologo le cose non stanno come per gli altri professionisti (medici,
avvocati) DIETRO IL SUO ESSERE ESPERTO NN POSSIAMO TROVARE UN CORPO DI
CONOSCENZE E REGOLE CONDIVISO COME IN ALTRE DISCIPLINE. NN C’E’ QLC CHE
ASSOMIGLI A UNA NORMA A CUI RIFERIRSI COME ACCADE PER L’AVVOCATO
Gli psicologi nn dispongono di una conoscenza generale anticipata: per la psicologia
nn si tratta di scuole di pensiero ma di basi teoriche e presupposti epistemologici a v
totalmente contrari, di discipline diverse catalogate sotto lo stesso ambito
psicologico che si presume sorreggono la stessa professionalità

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Se non è possibile concordare all’interno dell’ambito psicologico su principi
fondamentali e leggi generali, non si può neanche assecondare l’opinione che fa
coincidere la professionalità direttamente con il saper fare saper usare le
tecniche come se queste potessero restituire la sicurezza sul terreno pratico che
manca nell’ambito teorico
Le tecniche derivano dalle teorie e questa origine può essere disattesa solo se si
decide di nn discutere più della teoria ma in ambito psicologico nn si può fare.
Posso usare un programma del mio computer senza conoscere i principi della sua
progettazione ma nn posso apprendere una tecnica senza conoscere la teoria
perché i risultati cambiano in funzione dei loro presupposti.
In psicologia è scorretto servirsi di tecniche senza considerare ciò che nel momento
della costruzione era in campo come possibilità di scelta: per i temi del lavoro psicologico
il valore di scelta personale,e il senso consegnato dalla teoria ai risultati ottenuti
va rinnovato di v in v anche nella routine.
La contraddizione di fondo della psicologia emerge proprio nell’esercizio della
professione dello psicologo : lo psicologo nn può essere umano quando è
professionale e viceversa
Il chirurgo può prima operare e poi preoccuparsi umanamente della persona, è possibile
giocare la propria umanità fuori dalla professionalità, lo psicologo al contrario non
può permettersi tale separazione e deve agire contemporaneamente su due
registri: è la sua specifica competenza che nn gli permette di lasciare il suo essere
umano fuori dalla sua professionalità: solo un sorriso è professionale, la sua voce..
D’altra parte non può permettersi di essere umano senza essere professionale:ciò
che si intende per umano coincide con la psicologia e con l’oggetto del proprio lavoro

Gli psicologi sono anche scienziati e per esserlo bisogna mettere da parte la
soggettività, l’intuizione personale: bisogna essere NEUTRALI e il più oggettivi
possibile.
Se accettiamo che lo psicologo deve essere umano nella sua professione, nn si riflette sul
rovescio della medaglia, del fatto che proprio perché più degli altri professionisti è
coinvolto nell’umano, se vuole conservare la propria scientificità, deve reprimere il suo
coinvolgimento personale, ogni sua manifestazione spontanea di comprensione in
quanto questi sentimenti sono dirett proporzionali alla vicinanza con l’altro.

Lo psicologo corre così il rischio opposto: di diventare professionalmente disumano.


E’ un paradosso e di solito tra neutralità scientifica e coinvolgimento personale si
è a favore della prima.

Una delle raccomandazioni che le scuole di psicoterapia rivolgono ai loro allievi è quella di
nn scoprirsi come persona, di nn lasciar trasparire nulla che parli del proprio
vissuto: il professionista deve mettersi in gioco solo come esperto e molto significativo
in questo è il linguaggio: essere umani in teoria è proprio ciò che nn si possono
permettere.

Ma nn è semplice e nn è vero se esaminiamo approfonditamente la questione che lo


psicologo debba essere così freddo e imparziale: una sintesi dei requisiti che lo
psicologo deve avere viene descritta in molti manuali in cui si prevede lo psicologo
ideale: completezza umana e doti da scienziato, i limiti della perfezione

Da una parte per cui si chiede che sia imparziale osservatore dall’altra di
partecipare emotivamente.
La domanda è oltre al fatto se possa esistere una persona così, ma se può essere
possibile conciliare le due cose: è un paradosso, le due esigenze nn sono
compatibili, essere al tempo stesso partecipante e scienziato e gli psicologi hanno fatto
la loro scelta: per essere scienziati, devono impedirsi di essere umani e qlc v
purtroppo ci riescono.
32
Analizzare tale contraddizione può servire per trovare una via diversa.

ETICA, NN SOLO DEONTOLOGIA PER LO PSICOLOGO

Il problema della questione etica: da un lato preme per la sua formalizzazione


all’interno del codice deontologico come tutela della competenza professionale, dall’altra
bisogna fare attenzione a nn ridurre il discorso etico solo a un discorso
deontologico

Ricondurre ciò offre il vantaggio di dare UN’EVIDENZA CONCRETA E OGGETTIVA a


una variabile altrimenti nn elaborabile attraverso i soliti strumenti di analisi.

Essendo il codice deontologico un insieme di norme obiettive, si rende più facilmente


accessibile al dialogo, al confronto interpersonale oltre che alla possibilità di
osservazione, dei suoi riscontri a livello di condotta agita dal professionista.
La deontologia inoltre assolve al piano del dovere inteso come obbligo morale ad
attenersi a dei canoni di condotta che ciascuno accetta di darsi in quanto esponente di
una categoria professionale.

L’obbligatorietà, il vincolo anche se sono imprescindibili dall’etica nn coincidono con


questa né costituiscono il suo reale fondamento
Se venisse sganciata dalla sua dialettica con la sfera dell’agire individuale,se
prevalesse la norma rispetto al soggetto etico che si deve riferirsi ad essa, la
deontologia rischierebbe di perdere il suo valore riducendosi a un dispositivo
disciplinare estraneo alle esigenze e ai bisogni sentiti dal professionista nella conduzione
della sua attività

Un esempio riguarda il principio del rispetto della persona: può avere molti risvolti
anche contrastanti tra di loro ma ciascuno giustificato da precisi riferimenti etici: alcuni lo
potrebbero interpretare come salvaguardia della persona e interesse individuale,
altri potrebbero privilegiare una prospettiva sociale:
si rispetta di più una persona quando si agisce per il suo bene mettendo in atto azioni
magari contrarie alla sua volontà ma atte a ristabilire il suo benessere o lasciandogli piena
facoltà di decisione indipendentemente dalle conseguenze che questa produce?

ESITE UN DIVARIO TRA NORMA CHE STABILISCE A PRIORI CIO’ CHE E’ BENE E
AZIONE FONDATA SU CIO’ CHE SI RITIENE BENE IN UNA DETERMINATA
SITUAZIONE.

Perciò divario tra un corretto intervento dal punto di vista disciplinare e


intervento corretto da un punto di vista etico: ci sono casi in cui rispetto della norma
e della persona nn coincidono o anche se nn c’è conflitto tra norma e giudizio personale,
ci si trova di fronte a due principi fondamentali e bisogna scegliere quale dei due adottare
per es: salvaguardia della persona o segreto professionale.

Ciò da vita a dei dilemmi etici che rimettono in discussione qls definizione tra giusto o
sbagliato e vengono affidate alla coscienza etica del singolo professionista che
grazie alla sua esperienza valuterà il valore dello scostamento tra etico e
deontologico.

L’obiettivo dell’etica nn è di dare soluzioni a priori, ma fornire una chiave di lettura per
aiutare l’individuo a attuare delle scelte adeguate e eticamente fondate.
Limitare l’attenzione al solo piano deontologico significherebbe rispondere a una
richiesta di legalità certamente importante ma non ancora sufficiente a tracciare dei
principi fondamentali che autorizzano l’atto professionale perché questo trae il suo
33
fondamento essenziale dal rapporto di fiducia che si instaura tra professionista e la sua
utenza.

Il problema tra etica e deontologia si estende anche nel rapporti tra colleghi.
Aderire al codice deontologico, nn dà garanzia di una effettiva condivisione di
principi, valori,finalità, che caratterizzano il senso della professione.
Confrontandosi tra colleghi si capisce quanti valori diversi ci siano dietro a questa
apparente uniformità della scelta professionale.

Solo nel caso della professione dello psicologo infatti, la legge prevede una norma che
impone la redazione scritta del codice deontologico e tale scelta del legislatore
potrebbe scaturire dal dubbio dell’esistenza di una morale comune condivisa da tutta
la categoria.

Una tesi ricorrente tra gli psicologi è quella secondo cui l’etica è già inclusa nella
conoscenza del metodo scientifico e nel suo corretto utilizzo.
Sicuramente la scientificità è garanzia, offre strumenti conoscitivi validi, la
scienza fornisce degli strumenti applicativi ma nn abbraccia il contesto esistenziale
entro cui essi agiscono né indica il senso e il fine della loro azione.

Questi vanno collocati nell’intenzionalità del soggetto nel modo in cui egli interpreta la
propria responsabilità nei confronti della realtà su cui interviene.
Lo strumento può essere applicato correttamente rispetto una sua specifica funzione pur
agendo in un orizzonte nn etico. L’etica fa riflettere sulle ragioni che legittimano l’utilizzo
dello strumento evitando che si riduca a una procedura meccanica.

Si presuppone che lo psicoterapeuta abbia una vocazione alla comprensione delle


dinamiche relazionali ma questa affinità nn corrisponde a una naturale disposizione dello
psicologo a gestire a livello etico il suo operare e quindi nn significa che l’attenzione
all’etica scaturisca spontaneamente dalla formazione professionale

Anzi l’impostazione attualmente data alla formazione professionale dello psicologo sembra
puntare più su una specializzazione centrata sul versante tecnico che etico-
filosofica
Lo scoglio è rappresentato dalla difficoltà a definire criteri e requisiti idonei a
garantire la preparazione dello psicoterapeuta, problema che la legge di fatto nn
affronta, la legge nemmeno approda a una definizione di psicoterapia che nn sia
puramente tautologica.

L’identificazione della persona col suo sintomo, l’assegnazione al malato di un


ruolo su cui applicare conoscenze tecniche, fanno perdere la qualità umana
all’interno del rapp terapeutico nella mancanza di una capacità di ascolto che
contraddistinguevano lo spirito della clinica

Il concetto di cura deve essere rivisto, non essendo più identificato nel semplice darsi
una risposta tecnica, si riaffermano i cardini fondamentali per l’etica del soggetto con
il valore dell’ascolto, dell’empatia, degli epoche come sospensione del giudizio
affinché la propria parola non prevarichi sull’altro e si accetti la distanza della
irriducibile differenza tra l’io e l’altro

PREREQUISITI E CARATTERISTICHE COMUNI DELLE PSICOTERAPIE:

Con psicoterapia si intende ogni trattamento di disturbi mentali o problemi


psicologici che utilizzi metodi psicologici.

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Ciascuno discende da un modello teorico del funzionamento psichico che indica le
modalità di formazione della psicopatologia e le tecniche che favoriscono il
cambiamento terapeutico.

Caratteristiche comuni a qls tipo di psicoterapia:

1) RELAZIONE INTERPERSONALE tra paziente e terapeuta a beneficio del paziente


2) LUOGO SPECIFICO E SICURO all’interno del quale si svolge questa relazione
confidenziale distinta dalle normali relazioni interpersonali
3) PROPOSTA DI NUOVE PROSPETTIVE E PUNTI DI VISTA per dare un senso
alle sensazioni confuse e indefinite
4) INSIEME DI TECNICHE E PROCEDURE che specificano il modo di operare del
terapeuta

La relazione terapeutica presuppone dei requisiti:

- RISPETTO DELLA PERSONA E TUTELA DEL SEGRETO


- ACCETTAZIONE DEL PAZIENTE E ASSENZA DI GIUDIZI
- ASSENZA DI INTERESSE PERSONALE da parte del terapeuta
- ESCLUSIONE DALLA PSICOTERAPIA dove ci siano legami personali affettivo
sentimentali, collaborazione, dipendenza.
- MESSA TRA PARENTESI DI CONVINZIONI RELIGIOSE, MORALI, POLITICHE
in modo che nn interferiscano con lo svolgimento della terapia

Esiste una concordanza tra le differenti forme di terapia ma differenti gradazioni


dell’importanza che la relazione assume nel processo psicoterapeutico: si va da chi
la considera elemento necessario e sufficiente, l’unico motore del cambiamento di
un paziente a chi la considera un fattore necessario per evitare interruzioni premature
ma nn sufficiente a produrre cambiamenti

Un intervento psicoterapeutico ha diverse finalità:

- FAR FRONTE A UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA a un momento di crisi


transitoria (lutto, divorzio, evento traumatico)
- FAR FRONTE A UNA SITUAZIONE DI PSICOPATOLOGIA IN ATTO trattam di
disturbi di panico, disturbo ossessivo compulsivo, anoressia
- PREVENIRE POSSIBILI RECADUTE dopo trattamento con psicofarmaci:
depressione, schizofrenia
- PROMUOVERE LA CRESCITA PERSONALE indipendentemente dalla sintomi
clinici es problemi di carattere esistenziale

Si pone il problema della DIRETTIVITA’: è violenza qls modalità direttiva con un


paziente alle prese con una crisi di valori, è invece negligenza nn suggerire linee di
condotta autoprotettive nel caso si anoressia con rischio di morte o grave depressione con
condotte suicidarie.

Si parla do psicoterapia breve (trattamento nell’arco di 20/25 sedute pari circa a un


anno)

Non necessariamente la psicoterapia è al singolare ma può essere anche rivolta alla


coppia, alla famiglia, a un gruppo di persone

SONO EFFICACI LE PSICOTERAPIE?

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Può aggiungere qlc ai miglioramenti che si potrebbero ugualmente avere con altre
forme di aiuto nn professionali e nn psicoterapeutiche?
La risp è spesso no, però alcune forma di psicoterapia sono efficaci per determinati
pazienti e determinate patologie.

Sulla questione dell’efficacia della psicoterapie c’è stato Eysenck uno dei più conosciuti
psicologi del 900 che iniziò a studiare le REMISSIONI SPONTANEE
In base alle ricerche effettuate, concluse che nell’arco di 2 anni 2/3 dei nevrotici gravi
erano guariti o migliorati senza il beneficio di una psicoterapia.

E’ stato dimostrato quindi che i pazienti possono migliorare sia che siano trattati
con tecniche psicoterapeutiche o meno.
Questo dato sembra rimanere costante a prescindere:
dal tipo di paziente considerato
dal criterio di guarigione utilizzato
dal metodo di terapia usato

Questi dati, dal punto di vista dello psicoterapeuta sono sconfortanti.


Negli anni successivi, Bergin e Lambert con dei dati su 24 ricerche, calcolarono un tasso
di remissioni spontanee del 50% e tale fenomeno è variabile da patologia a
patologia, inoltre i concetti psicodiagnostici solo recentemente hanno trovato consenso
sulla classificazione delle malattie mentali.

Si potrebbe pensare che, se ci sono dubbi sull’utilità selle psicoterapie o meno, almeno ci
sia la certezza che essere nn siano dannose. Invece nn è vero: le ricerche
sull’efficacia della psicoterapia ha mostrato una forte variabilità nei risultati: in alcuni
soggetti produce miglioramenti, in altri nessun miglioramento diverso dalla
remissione spontanea, in altri peggioramenti

La psicoterapia infatti può essere responsabile dell’effetto di deterioramento:


peggioramento di sintomi o manifestarsi di sintomi e problemi nuovi.
La psicoterapia può essere iatrogena :Non bisogna fare ricorso a psicoterapia senza
necessità
L’esame psicodiagnostico che suggerisce il ricorso al trattamento psicoterapeutico
deve entrare nello specifico delle varie forme di psicoterapia per evitare il
peggioramento della situazione

Nel 1977 c’è stata una svolta con lo sviluppo delle tecniche meta-analitiche.
La meta-analisi è una tecnica statistica innovativa. Le procedure statistiche classiche
si muovono da punteggi o da dati di soggetti o gruppi e da essi ricavano indici statistici.
La meta-analisi invece opera su tali indici statistici : il suo oggetto sono quindi nn
gruppi di soggetti ma raggruppamenti dei gruppi di soggetti: essa calcola un indice
detto dimensione dell’effetto che esprime quanto il gruppo trattato è migliorato
rispetto al proprio gruppo di controllo.

Smith e Glass utilizzarono per primi questa meta-analisi e conclusero che il cliente
medio di una terapia stava meglio del 75% delle persone del gruppo di controllo
Grazie a loro quindi è stato possibile sostenere che gli effetti della psicoterapia vanno al di
là del semplice effetto delle remissioni spontanee e che la psicoterapia in media è
efficace.

Ma bisogna tener conto di un’altra cosa: l’effetto placebo


Si riferisce a un miglioramento delle condiz fisiche e psicologiche del paziente che va
attribuito alla sua convinzione di star ricevendo una cura piuttosto che al fatto che
quella cura sia effettivamente efficace.

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Un placebo è una terapia che viene usata per il suo effetto aspecifico psicologico o
psicofisiologico oppure per il suo presunto effetto specifico ma priva di attività
specifica per la condizione trattata.

In farmacologia è di uso comune confrontare il farmaco con una sostanza inerte, placebo
e si utilizza il metodo del doppio cieco.
E’ noto che convinzioni individuali sostenute da consenso sociale,accrescono il valore del
placebo

Nasce perciò il sospetto che gli psicologi siano distributori di placebo in buona
fede: essi hanno molta fiducia del proprio lavoro e alte aspettative nell’efficacia della
psicoterapia e anche i pazienti sono motivati e desiderano che il trattamento sia
efficace e entrambi sono immersi in una cultura che attribuisce alto valore alla
psicoterapia. Quindi lo psicoterapeuta è distributore di placebo in una società
tecnologicamente evoluta.

Del resto i dati di Smith e Glass nn dimostrano una superiorità della psicoterapia
rispetto ai benefici che si possono riscontrare in presenza di una condizione di placebo e ci
sono voluti 10 anni di ricerche perché ci si rassegnasse all’idea che un placebo credibile
può avere effetti di dimensione nn diversa dall’effetto medio del trattamento
pscoterapeutico.

La superiorità della psicoterapia sul placebo è dimostrabile in 2 casi:


-quando si smette di parlare di psicoterapia in generale ma si entri nello specifico
nel trattam di una specifica patologia
- quando si sposta l’attenzione dagli effetti a breve agli effetti a lungo termine.

Negli ultimi 20 anni c’è stata una crescita formidabile delle ricerche: alla ricerca di esito
focalizzata sui cambiamenti che un determinato intervento produce, si aggiunge la
ricerca di processo focalizzata sui processi che si ipotizzano essere alla base del
cambiamento terapeutico e permette di isolare i fattori attivi dai fattori comuni che
possono essere presentati in qls intervento psicoterapeutico.

Dire che le psicoterapie sono efficaci o meno è troppo generico: può essere,utile,
inutile, dannosa, dipende dalla forma di psicoterapia, dal tipo di patologia dal
paziente: questi interrogativi fanno parte del lavoro dello psicologo clinico e dell’esame
psicodiagnostico

LE DIFFICOLTA’ DELLA RICERCA SCIENTIFICA SUGLI EFFETTI E SULL’EFFICACIA


DELLE PSICOTERAPIE

Ci sono almeno 3 fattori che rendono problematica la ricerca sperimentale e


statistica sugli effetti e efficacia delle psicoterapie:

1) DIFFICOLTA’ DI DEFINIRE IN TERMINI UNIVOCI E OPERAZIONALI LE


PRINCIPALI CATEGORIE CONCETTUALI DELL’UNIVERSO DEL DISCORSO
PSICOTERAPEUTICO
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Salute, malattia, terapia, miglioramento…se si rimane sul piano approssimativo
e interlocutorio ci si può accontentare di definizioni intuitive o tautologiche (es
attribuire al concetto di salute il significato di stato completo di benessere fisico,
mentale, sociale) ma se ci mettiamo sul piano rigoroso di una ricerca
sperimentale e statistica come facciamo a parlare in modo preciso di salute o
malattia mentale?
Questi concetti variano al variare delle culture di appartenenza ma anche
rimanendo all’interno della cultura ci si può chiedere con quali criteri precisi si possa
identificare il concetto di miglioramento:per evitare giudizi impliciti alcuni
hanno preferito sostituirla con cambiamento funzionale positivo ma dire che esso
rappresenti un progresso scientifico rispetto a miglioramento c’è da riflettere.
Questo cambiamento viene valutato diversamente da 3 agenti di valutazione:
paziente stesso
psicoterapeuta
società
Entrando nei diversi criteri di valutazione, i principale sono:
autovalutazione di benessere
aumento dell’autostima
riduzione dell’ansia
ristrutturazione della personalità
miglioramento nel lavoro o studio
Questa eterogeneità pongono una serie di problemi:

a) questi criteri che dovrebbero essere definitori, hanno bisogno loro stessi di
essere definiti perché poggiano su concetti nn univoci
b) sono associati all’uso di specifici strumenti psicologici come colloquio clinico,
questionari di personalità, ma tali strumenti sono oggetto di controversia tra psicologi
sia per ragioni metodologiche che teoriche

C’è incompatibilità tra diversi criteri possibili di miglioramento.posso progredire


nella mia autostima pur continuando a sentirmi male o sebbene il mio psicoterapeuta mm
noti nessun miglioramento.
Alcuni criteri di miglioramento inoltre si prestano meglio di altri alla ricerca
sperimentale: la riduz dei sintomi osservabili è più gestibile dallo sperimentatore
rispetto al criterio di ristrutturazione della personalità
Ma nn dovrebbe essere il criterio di miglioramento ad autoconsiderarsi superiore agli
altri ma la ricerca comparata sulle psicoterapie condotto in modo del tutto indipendente a
stabilire tale superiorità

2) UN SECONDO FATT DI PROBLEMA DELLA RICERCA SPERIM E STATISTICA


E’ COSTITUITO DALLE CARATTERISTICHE E ATTEGG DEGLI STESSI
RICERCATORI
È difficile stabilire quali debbano essere i loro requisiti nei confronti della ricerca:
dovrebbero essere un po’ psicoterapeuti per conoscere dall’interno le categorie su
cui lavorano ma nemmeno troppo per poter essere imparziali e questo è un
equilibrio diff da raggiungere
Le propensioni personali inconsapevoli vs l’uno o l’altro orientamento
psicoterapeutico posso influire sulla interpretazione dei risultati della ricerca
La soggettività dello sperimentatore è una variabile importante come è stata
messo a punto dal contributo di Rosenthal e l’effetto Rosenthal appunto è
insidioso in psicoterapia a causa della difficoltà a ricorrere a tattiche correttive
(doppio cieco) che si possono invece adottare facilmente in altri campi di ricerca
scientifica.

3) FATTORE DI GRAVE DISTURBO SONO LE CARATTERISTICHE DEI PAZIENTI


DEL GRUPPO DI CONTROLLO
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Perché la ricerca sia corretta, è necessario che vi sia omogeneità tra il gruppo di
pazienti trattati e il gruppo di controllo costituito da pazienti nn trattati
L’efficacia terapeutica è accertabile solo se si dimostra che i pazienti nn trattati
del tutto simili (psicolog, social, culturalm) ai pazienti trattati nn presentino il
miglioramento che invece presentano questi e che si presume sia dovuto
esclusivam al trattamento.
Per procedere sperimentalmente in modo corretto, è necessario che gli unici
elementi variabili siano il trattamento (che ci può essere o no) e il tempo(che
trascorre in ugual misura) mentre tutto il resto rimane costante.

Ma questa costanza tra gli elementi salvo trattam e tempo è impossibile perché
molta variabilità incontrollabile deriva dal gruppo di controllo: com ci si può
accertare che i membri di questo siano omogenei ai pazienti trattati sotto il profilo
psicol, socioil, culturale?
E anche ammesso ciò, come si fa ad avere la certezza che per questo l’unico
cambiamento sia rappresentato dal trascorrere del tempo?
Le condizioni di partenza dei pazienti nn trattati sono suscettibili di molti
cambiamenti nn riconducibili al neutro trascorrere del tempo bensì a fattori
personali del tutto imprevedibili e a v proprio alla mancanza di tale
trattamento: il membro di un gruppo di controllo a cui è stato rifiutato il trattamento,
si può sentire abbandonato e quindi peggiora o chiede aiuto a persone diverse dallo
psicoterapeuta e migliori.
Il ricercatore perciò si trova in una situazione diversa da quella che aveva
previsto: si trova in una situazione in cui il membro del gruppo è peggiorato o
migliorato e il trascorrere del t nn è l’unico fattore da poter prendere in
considerazione.

Per risolvere tale problema del rifiuto, molti ricercatori utilizzano soggetti volontari
(studenti universitari) per costruire i gruppi di controllo anzichè paziente veri ma si
creano altri problemi forse più gravi: l’omogeneità tra gruppo trattato e gruppo di
controllo è difficile da ottenere perché le diff sono sostanziali tra soggetti del
primo gruppo (pazienti veri con sofferenze) e soggetti del secondo che nn hanno veri
problemi patologici e nn sono bisognosi di aiuto.
E ciò vale anche se i soggetti del gruppo di controllo vengono selezionati per
tendenze patologiche nn disturbanti ma considerate simili a quelle dei pazienti
veri:
nn è confrontabile la patologia di un paziente vero che ha una paura tale delle donne
tanto da rivolgersi a uno psicoterapeuta e un soggetto selezionato per il gruppo di
controllo per una paura dei serpenti che lo tormenta assai poco visto che nn deve fare
l’esploratore della giungla

LE PSICOTERAPIE FOLLI E I DANNI CHE ESSE PRODUCONO

Molte persone hanno bisogno di una buona psicoterapia e la maggior parte degli
psicoterapeuti sono onesti e coscienziosi ma molti di questi nn sono né accreditati
né autorizzati per nn parlare di quelli che propongono terapie bizzarre che hanno ben
poco a che fare con ciò che viene definito aiuto

Manca purtroppo un adeguato monitoraggio alla situazione che comporta a una


proliferazione di teorie e tecniche dubbie utilizzate spesso con successo nel

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trattamento di vari sintomi e disturbi che vanno dallo pseudoscientifico al ridicolo
fino all’inverosimile.
Le tecniche per le quali un cliente può arrivare a pagare molti soldi,(aromaterapia,
lavoro sui sogni, sul respiro, esorcismo, lettura di tarocchi) hanno l’obiettivo di
guarire il bambino interiore
scoperta della verità interiore,
felicità eterne
eliminazione di paure

In particolare sono state vittime le donne che sono state sfruttate e abusate
psicologicamente e sessualmente da terapeuti attenti solo ai propri interessi: i
trattamenti suggeriti delle terapie folli possono consistere in bagni bollenti ins al
terapeuta, andare a vivere con altri pazienti ecc e tali procedura vengono pubblicizzate da
terapeuti dichiarando che esse danno benefici maggiori alle tecniche tradizionali.
Coloro che propongono tali terapie vanno dalla persona laureata ed esperta alla
persona senza alcuna preparazione.Se alcuni terapeuti hanno lauree e certificati appesi
nel loro studio, nn dà garanzia che la loro condotta sia etica e professionale: la
qualità della loro prestaz può andare dalla eccellenza alla negligenza alla
ciarlataneria.

Ci si può chiedere dove sbagliano le terapie folli a prescindere dai casi di disonestà
Il pericolo nasce dall’approccio: una causa una cura: i problemi di ciascuno sono
unici e molteplici sono le cause che spingono una persona a rivolgersi da uno
psicoterapeuta: egli dovrebbe essere più come uno sarto che confeziona un abito su
misura che come un commerciante di prodotti in serie: il sarto prende le misure, spiega
quanto t ci occorre per confezionare l’abito, quante prove sono necessarie in modo che
alla fine vesta perfettamente.
Alcuni terapeuti invece operano come se ci fosse una sola causa e una sola cura
per tutti i problemi psicologici applicando indistintamente un unico approccio
terapeutico.

L’attaccamento a un unico approccio “taglia unica” ha spesso origine da una scarsa


formazione per cui molti studenti apprendono solo pochi metodi terapeutici: ciò può
dipendere dal fatto che durante gli studi universitari, il tirocinio ecc alcuni futuri terapeuti
seguano senza discutere la teoria del supervisore più ammirato o temuto
Approcci taglia unica sono i libri di pseudopsicologia, seminari di week end ecc..

Il fatto che un terapeuta si attacchi a una teoria può essere dannoso per il cliente: la
terapia di fatto nn ha mai inizio perché il terapeuta è troppo intento a reinterpretare
ciò che il paziente desidera o ha bisogno di discutere: al paziente vengono dette tante
cose ma nn riceve alla fine nessun aiuto e i suoi veri problemi nn vengono affrontati:
questi pazienti diventano elementi di un quadro che verrà utilizzato dallo
psicoterapeuta per convalidare la sua teoria.

Molti terapeuti chiedono al paziente che venga raccontata loro la propria storia per poi
tirar fuori delle check-list di sintomi utilizzate nel campo della medicina e psicoterapia.
Il terapeuta mostra al cliente come egli, presentando caratteristiche tipiche di una
persona che ha avuto un determinata esperienza passata, evidentem soffre del
disturbo x dovuto a un trauma y.

2 aspetti sono da condannare:

1) Queste check-list contengono numerosi item estremamente generici


attraverso i quali il terapeuta conclude che il paziente soffre di un determinato
disturbo;

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assomigliano a discorsi di maghi o astrologi : elencano affermaz generali in cui
persone di un
certo gruppo della stessa età, sesso, etnia, livello di istruzione si possono
riconoscere.Coloro che propongono terapie folli sembra abbiano
acquisito abilità nel confondere le idee dei loro pazienti

2) Basare la diagnosi su riposte a una check list non è un metodo scientifico


né accettabile per analizzare il comportamento o identificare disturbi.
Porta a una diagnosi preconfezionata che non tiene conto delle differenze
individuali : il terapeuta induce il paziente ad accettare la sua diagnosi errata
ma avvolta dalla sua autorità

Queste terapie fanno perdere tempo e denaro ai pazienti e nn solo lasciano


irrisolti molti problemi ma ne creano di nuovi.

A v il paziente viene portato a una conversione religiosa: essere indotti a credere


che si sono vissute più vite in passato significa accettare il concetto di
reincarnazione e ciò può causare al paziente profondi conflitti interiori tali da
impedirgli di riconoscere le vere cause delle sue difficoltà.

Molte terapie folli si fondano su idee errate riguardo alla memoria e alla
possibilità di rievocare i ricordi: terapeuti trasmettono informazioni scorrette ai
loro pazienti che iniziano a confondere i veri ricordi e ad avere una visone distorta
della loro vita passata e li può portare alla rottura dei rapporti con la famiglia e
amici.

Molti pazienti sono danneggiati da abusi fisici, sessuali, emozionali e coloro che
hanno il coraggio di denunciare il terapeuta, le cause nella maggior parte sono in via
extragiudiziale per cui il terapeuta non viene smascherato pubblicamente né
sospeso dall’esercizio della professione

Molte persone per cui perdono la speranza, uscite da una terapia sbagliata non
cercano aiuto e si chiedono cosa non abbia funzionato nella terapia e in qualche
modo si sentono responsabili.

Purtroppo regna un allarmante lassismo tra gli operatori della salute mentale circa il
monitoraggio delle procedure, l’informazione e l’educazione riguardo cosa costituisce
una buona terapia e non viene prestata molta attenzione alla condotta del terapeuta
furbo, incapace, impreparato.
Quando apriamo il giornale troviamo consigli su molte cose ma non indicazioni per la
valutazione dell’efficacia di una terapia perciò il cliente deve fare molta attenzione.

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