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SUN.

DIAM
SECONDA UNIVERSITA DEGLI STUDI DI NAPOLI
DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA AEROSPAZIALE E MECCANICA

C. GOLIA
Fluidodinamica

Lezioni SUN.DIAM AE 02/2


Autore :

Carmine Golia, M.S., Ph.D.


Professore Ordinario: Ragg. Disciplinare ING-IND/06 - Fluidodinamica
Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale e Meccanica
Facolt di Ingegneria - Seconda Universit degli Studi di Napoli
Via Roma, 29 - 81031 Aversa (CE) Italia
Tel. (+) 39 081 5010 281
Fax . (+) 39 081 5010 204
e-mail carmine.golia@unina2.it

In copertina: Aversa - Arco dell Annunziata


( Coll. Uberto Bowinkel - via S. Lucia , 25 - Napoli - Tav. n. 5 - particolare )
DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA AEROSPAZIALE E MECCANICA
SECONDA UNIVERSITA DEGLI STUDI DI NAPOLI
via Roma 29 - 81031 AVERSA (CE )
tel. 0815010203 fax 0815010204

AE Aerodinamica e Fluidodinamica teorica e sperimentale


CC Combustione e Chimica in generale
CM Costruzione di macchine
FT Fisica tecnica
IA Impianti aerospaziali
IEG Ingegneria economico - gestionale
II Impianti industriali
MAM Meccanica applicata alle macchine
MV Meccanica del volo
SQA Statistica, qualit ed affidabilit
ST Strutture
TM Tecnologia meccanica
C.GOLIA: Fluidodinamica Proemio

Facolt di Ingegneria - S.U.N.


Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale e Meccanica

Fluidodinamica
A.A 2002/203

C.Golia
C.Golia (carmine.golia@unina2.it)

Queste note contengono gli appunti delle lezioni del primo insegnamento di Fluidodina-
mica offerto tipicamente agli allievi dei Corsi di Laurea in Ingegneria Aerospaziale e di
Ingegneria Meccanica della Seconda Universit degli Studi di Napoli.

Questo corso, nel nuovo ordinamento degli studi, tenuto nel secondo semestre del secon-
do anno di studio e vale 6 crediti (CFU).

Prerequisiti culturali al corso sono tutti gli insegnamenti di Matematica, di Matematica Ap-
plicata e di Fisica.

Scopo del corso, secondo i mandati del nuovo ordinamento, di fornire una preparazione
di primo livello capace di introdurre lo studente alla comprensione ed alle metodologie ti-
piche della materia allo scopo di affrontare e risolvere concretamente semplici problemi di
ingegneria ma con una preparazione di base che gli consentir futuri approfondimenti ed
estensioni.

Enfasi sar posta quindi sul saper fare, il che richieder la comprensione del problema fisi-
co, il suo inquadramento nelle problematiche della Fluidodinamica, la formulazione delle
equazioni e la loro risoluzione. Tali fasi, che rappresentano liniziazione alla professionalit
dellingegnere, verranno svolte ed agevolate da intense attivit di tutoraggio, che dovranno
essere seguite con costanza e solerzia in quanto costituiscono parte integrante e fondamen-
tale del processo di formazione.

Le prove di esame e di accertamento si baseranno su accertamenti intercorso che saranno


discussi in un colloquio finale.

Queste note sono state estratte da appunti delle lezioni fornite a studenti degli anni prece-
denti. Questi allievi sono stati usati come cavie pazienti per l'adattamento graduale del testo
alla didattica fattibile nei 6 CFU, per la individuazione dei punti oscuri e per la correzione
degli inevitabili errori. A tutti il ringraziamento dell'autore.

Ma gli errori e le imperfezioni sono indici dell'umanit, cui apparteniamo; sicch essi con-
tinueranno immancabilmente a permanere in queste note.
Futuri allievi saranno grati a quanti di voi, attenti lettori, vorranno segnalarli all'autore.

C.Golia

Per ultimo, ma non per diminutio, si ringraziano, per la loro collaborazione alla stesura fi-
nale di queste note, i colleghi che, nel corso degli anni, hanno adottato questi appunti per le
loro lezioni.

P.i
C.GOLIA: Fluidodinamica Proemio

Indice

PROEMIO

Paragrafo pagina
Indice i
Check-In vi
Scheda di valutazione vii

Capitolo 1: INTRODUZIONE

Paragrafo pagina
1.1 Preliminari 2
1.2 Cenni Storici 2
1.3 Il concetto di fluido 3
1.4 Il fluido come mezzo continuo 4
1.5 Dimensioni ed Unit 4
1.6 Propriet Termodinamiche di un fluido 7
1.6.1 Densit 7
1.6.2 Temperatura 8
1.6.3 Pressione 8
1.6.4 Equazioni di stato 9
1.6.5 Viscosit 12
1.6.5.1 Variazione della viscosit con la temperatura 14
1.6.6 Conducibilit termica 14
1.6.7 Fluidi non-newtoniani 15
1.6.8 Tensioni superficiali 15
1.6.9 Tensione di vapore 17
1.7 Check-Out 18

Capitolo 2: ELEMENTI DI MECCANICA DEI FLUIDI

Paragrafo pagina
2.1 La Meccanica del continuo 2
2.2 Scalari, vettori e Tensori 3
2.2.1 Scalari 4
2.2.2 Vettori 4
2.2.3 Tensori 7
2.3 Rappresentazioni Euleriana Lagrangiana 12
2.4 Velocit 15
2.5 Velocit Angolare di particelle fluide 18
2.6 Accelerazione (lineare) 19
2.7 Dilatazione 21
2.8 Velocit di dilatazione 22
2.9 Teorema del trasporto di Reynolds 24
2.10 Il tensore di deformazione 27
2.11 Il tensore velocit di deformazione 28
2.11.1 Significati delle componenti del tensore di deformazione 30
2.12 Il tensore degli sforzi 31
2.13 Flussi e portate 34
2.14 Teoremi di Gauss 36
2.15 Vorticit 38
2.16 Potenziale di velocit 39
2.17 Circolazione Teorema di Stokes 39

P.ii
C.GOLIA: Fluidodinamica Proemio

2.18 Linee di flusso 40


2.18.1 Traiettorie 40
2.18.2 Linee di corrente 41
2.18.3 Linee di fumo 41
2.19 Sintesi del Capitolo - Check-Out 42

Capitolo 3: CAMPI DI PRESSIONE IN UN FLUIDO

Paragrafo pagina
3.0 Premessa 2
3.1 Idrostatica 3
3.2 Campi idrostatici 6
3.2.1 Pressione idrostatica in liquidi 6
3.2.2 Pressione idrostatica in gas 8
3.2 Manometria 9
3.3 Spinte su superfici piane 10
3.4 Spinte su superfici curve 13
3.5 Campi di pressione in fluidi stratificati 14
3.6 Galleggiamento e Stabilit 15
3.7 Campi di pressione in atti di moto rigido 17
3.7.1 Accelerazione lineare uniforme 17
3.7.2 Rotazione rigida 18
3.8 Campi di pressione in flussi irrotazionali - Teorema di Bernoulli 20
3.9 Campi di pressione in flussi arbitrari 21
3.10 Misuratori di pressioni 21
3.11 Check-Out 26

Capitolo 4: EQUAZIONI INTEGRALI DI BILANCIO PER UN VOLUME DI CONTROLLO

Paragrafo pagina
4.1 Generalit 2
4.2 Il teorema di Reynolds (detto del trasporto) 4
4.3 Equazioni Integrali valide per un Volume di Controllo 5
4.3.1 Equazioni integrale per la conservazione della massa 6
4.3.2 Equazione integrale per il bilancio della quantit di moto 8
4.3.3 Equazione integrale per il bilancio della quantit di moto in un rif.non inerziale 11
4.3.4 Equazione integrale del momento della quantit di moto 13
4.3.4.1 Considerazioni per lanalisi di turbomacchine 14
4.3.5 Equazione integrale dell'energia 18
4.3.5.1 Forma ingegneristica per lequazione integrale dellenergia 22
4.4 Coefficienti di correzione 24
4.5 Fluidodinamica dei sistemi propulsivi (eliche e rotori) (teoria del disco attuare) 25
4.6 Sintesi e Chek-Out 31

Capitolo 5: EQUAZIONI DIFFERENZIALI DI BILANCIO


Paragrafo pagina
5.1 Generalit 2
5.2 L'equazione di continuit (conservazione della massa) 2
5.2.1 La funzione di corrente 3
5.3 Equazione Differenziale di Bilancio per la Quantit Di Moto 6
5.3.1 Le relazioni fenomenologiche per il tensore degli sforzi 7
5.3.2 Le equazioni di Navier-Stokes e quelle di Eulero 12
5.4 Lequazione Differenziale di Bilancio per La Vorticit 14

P.iii
C.GOLIA: Fluidodinamica Proemio

5.4.1 Velocit indotta da un volume vorticoso 18


5.4.2 Risoluzione analitica dellequazione vettoriale di Poisson per la vorticit (*) 19
5.4.3 Velocit indotta da un filamento vorticoso formula di Biot-Savart 21
5.5 Equazione differenziale di bilancio del Momento della quantit di moto 25
5.6 Equazione Differenziale di Bilancio per Lenergia 27
5.6.1 Equazione dellenergia totale 28
5.6.2 Equazione dellentalpia totale 29
5.6.3 Equazione dellenergia interna 30
5.6.4 Equazione dellentalpia termodinamica 31
5.6.5 Condizioni al contorno per la temperatura 32
5.6.6 Ricapitolazione delle forme dell'equazione dell'energia 32
5.7 Equazione Differenziale del Bilancio per lentropia 33
5.8 Azioni dinamiche 34
5.9 Approssimazione di Boussinesque 34
5.10 Sintesi e Check-Out 36

Capitolo 6: ANALISI DIMENSIONALE E SIMILITUDINI


Paragrafo pagina
6.1 Generalit 2
6.2 Il principio di omogeneit dimensionale 3
6.3 Il teorema del PI (di Buckingham) 6
6.4 Il metodo di Taylor 7
6.5 Incongruenze 9
6.6 Adimensionalizzazione delle equazioni del moto 10
6.6.1 Numeri adimensionali della fluidodinamica 13
6.6.2 Altri parametri adimensionali di interesse in fluidodinamica 15
6.6.3 Criteri per l'adimensionalizzazione 16
6.7 Modelli e Similitudine 17
6.7.1 Similitudine geometrica 17
6.7.2 Similitudine cinematica 19
6.7.3 Similitudine dinamica 19
6.7.4 Discrepanze nella realt 20
6.7.3.1 Modelli idraulici per prove con superfici libere. 20
6.7.4.2 Modelli aeronautici/automobilistici per prove in gallerie a vento. 20
6.8 Check-Out 26

=^=^=^=^=

Appendice A: Richiami di calcolo vettoriale e tensoriale


A.1 Generalit 2
A.2 Prodotti 3
A.3 Prodotti di tre vettori 6
A.4 Sistemi di riferimento 6
A.5 Differenziazione dei vettori 8
A.6 Calcolo differenziale 9
A.6.1 Operatore nabla 9
A.6.2 Fattori di scala 9
A.6.3 Gradiente 11
A.6.4 Divergenza di un campo vettoriale 11
A.6.5 Significato fisico della divergenza del campo di velocit 12
A.6.6 Rotore di un campo vettoriale 12
A.6.6.1 Significato fisico del rotore: 13
A.7 Operatori differenziali del secondo ordine 15

P.iv
C.GOLIA: Fluidodinamica Proemio

A.7.1 Laplaciano 15
A.8 Algebra tensoriale 15
A.8.1 Prodotto scalare tra un vettore ed un tensore 16
A.8.2 Doppio Prodotto scalare tra tensori 17
A.8.3 Analisi spettrale di tensori 17
A.9 Tensori di interesse in Fluidodinamica 18
A.9.1 Tensore degli sforzi 18
A.9.2 Gradiente della velocit 19
A.10 Elementi di calcolo integrale 22

Appendice B: Richiami di termodinamica


B.1 Relazioni Energetiche 2
B.2 Modello di Gas Piuccheperfetto 3
B.3 Relazioni Entropiche 3
B.4 Relazioni Isentropiche 4

Appendice C: Tabelle di Conversione


C.1 Lunghezze 2
C.2 Aree 2
C.4 Angoli piani 2
C.5 Angoli solidi 3
C.6 Masse 3
C.7 Densit 3
C.8 Tempi 3
C.9 Velocit 4
C.10 Forze 4
C.11 Pressioni 4
C.12 Energie (lavoro e calore) 5
C.13 Potenza 5
C.14 Conducibilit termiche 6
C.15 Viscosit dinamica 6
C.16 Viscosit Cinematica 6

=^=^=^=^=
Testi Consigliati:

WHITE, F.M. : Fluid Mechanics , Third Ed. Mc-Graw-Hill, New York, N.Y. (1994)

P.v
C.GOLIA: Fluidodinamica Proemio

Check in
Prima di intraprendere un viaggio a occorre verificare se tutta la documentazione in ordine.
Nella fattispecie, dopo averVi dato il benvenuto ed averVi augurato una fruttuosa percorrenza ed un felice arrivo, ne-
cessario verificare se le nozioni di base necessarie, per un adeguato apprendimento degli argomenti che saranno trattati
in questo corso, sono state da Voi debitamente assimilate.
A tal fine seguir una lista di argomenti (e sotto argomenti) che siete invitati ad analizzare attentamente.

Tutti questi argomenti dovrebbero essere stati trattati nei corsi di base di Matematica e di Fisica

AccertateVi di conoscerne l'origine, il significato e l'operativit ed, in specialmodo, di averne a disposizione riferimen-
ti e fonti. Se qualche argomento non vi chiaro, segnalatelo al vostro istruttore che ne curer una rivisitazione e/o un
approfondimento idoneo durante le ore di tutoraggio.

1. Elementi di calcolo vettoriale e tensoriale:


1.1. algebra lineare
1.2. gradiente,
1.3. divergenza,
1.4. rotore,
1.5. circuitazione,
1.6. prodotti (scalari, vettoriali e tensoriali),
1.7. loro rappresentazioni in coordinate cartesiane, cilindriche e sferiche,

2. Termodinamica dei fluidi:


2.1. principi fondamentali
2.2. pressione,
2.3. densit,
2.4. temperatura,
2.5. energia interna,
2.6. entalpia,
2.7. entropia,
2.8. viscosit (dinamica e cinematica),
2.9. coefficiente di compressibilit,
2.10. velocit del suono,
2.11. calori specifici,
2.12. equazioni dei gas,

3. Fisica:
3.1. cinematica e dinamica di sistemi di punti materiali.
3.2. lavoro di campi di forzo, loro risultante,
3.3. energia: forme e principi,

4. Matematiche:
4.1. Calcolo differenziale di funzione di pi variabili
4.2. Integrali multipli (linea e di superficie)
4.3. Sviluppo in serie di Taylor multidimensionale
4.4. Formule di Green (teoremi di Gauss e Stokes)
4.5. Integrazione di equazioni a derivate ordinarie
4.6. Classificazione delle equazione differenziali a derivate parziali

5. Uso del PC per l'informatica di base:


5.1. possedere un PC, e le periferiche di base,
5.2. conoscere l'uso del PC e dei programmi applicativi di base tipo "Office" (Video-scrittura, foglio elettronico),
5.3. avere una casella di e-mail,

6. Conoscenza dellinglese tecnico:


6.1. capacit di leggere testi di ingegneria

P.vi
C.GOLIA: Fluidodinamica Proemio

SCHEDA DI VALUTAZIONE
corso di Fluidodinamica (nuovo ordinamento)
docente: prof. _______________
Laurea in Ingegneria Aerospaziale, Facolt di Ingegneria, S.U.N.
Anno Accademico 2002-2003

valutazione (mettere una croce) 1 2 3 4 5 Eventuali Commenti


1 (scarso) 3 (buono) 5 (ottimo)

Contenuti

Qualit appunti

Quantit appunti

Modalit di lezione

Modalit di esercitazioni

Modalit di esame

Ritmo

Suggerimenti per il miglioramento del corso

dei contenuti: _________________________________________________________________________

degli appunti: _________________________________________________________________________

delle lezioni: _________________________________________________________________________

degli esercizi: _____________________________________________________________________________

delle prove di esame: _________________________________________________________________________

Bilancio finale (opzionale)

In poche parole a cosa Ti servito il corso (a parte la considerazione di aver acquisito 6 dei 180 crediti)?

_______________________________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________________________

Firmare apponendo una croce (asetticamente anonima) nella casella a lato e mettere il foglio, debitamente piega-
to, nella casella della posta del prof. _____ sita a destra all'ingresso del corridoio del Dipartimento di Ingegneria Aero-
spaziale.

P.vii
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

Capitolo 1

Introduzione

Scopo del Capitolo

Lo studio della fluidodinamica lanalisi del moto dei fluidi e delle loro interazioni con corpi che li
contengono o con corpi in essi immersi richiede preliminarmente varie conoscenze: dalle propriet dei
fluidi (gas e liquidi), alla loro descrizione e modellistica, ai fondamenti di misure sperimentali, per arrivare
ovviamente alle equazioni che devono essere soddisfatte (applicazione dei bilanci di propriet estensive) e
come queste si raccordano a quelle fornite nei corsi di fisica elementare.
Scopo di questo capitolo lintroduzione alla descrizione delle propriet termo-dinamiche di un campo
fluido in moto.

Indice del Capitolo


Paragrafo pagina
1.1 Preliminari 2
1.2 Cenni Storici 2
1.3 Il concetto di fluido 3
1.4 Il fluido come mezzo continuo 4
1.5 Dimensioni ed Unit 4
1.6 Propriet Termodinamiche di un fluido 7
1.6.1 Densit 7
1.6.2 Temperatura 8
1.6.3 Pressione 8
1.6.4 Equazioni di stato 9
1.6.5 Viscosit 12
1.6.5.1 Variazione della viscosit con la temperatura 14
1.6.6 Conducibilit termica 14
1.6.7 Fluidi non-newtoniani 15
1.6.8 Tensione superficiale 15
1.6.9 Tensione di vapore 17
1.7 Check-Out 18

1.1
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

1.1 PRELIMINARI

La Fluidodinamica considera lo studio di fluidi (in moto o in stato di quiete) e gli effetti di questi su superfici
(solide o di altro fluido).
La Fluidodinamica retta da equazioni di bilancio o di conservazione e da relazioni fenomenologiche che
derivano da leggi generali della meccanica teoricamente ben sviluppate e da considerazioni
fisico/sperimentali.
L'applicazione di tali equazioni era fino a poco tempo fa frustrante in quanto limitate a problemi descritti da
geometrie semplicistiche ed a tipi di moto molto speciali (flussi ideali non viscosi), lasciando molto a
correzioni empiriche per gli effetti viscosi.
La disponibilit, oggi, di capacit di calcolo numerico (derivanti finanche da PC che hanno potenzialit fino
a pochi anni fa limitate a supercomputers tipo CRAY) ha di molto esteso la ricerca di soluzioni di problemi
di pi pratico interesse; la legge universale della costanza della frustrazione ha per fatto s che linteresse
si spostato a problematiche molto pi avanzate quali: le fenomenologie della transizione
laminare/turbolento, le instabilit, i moti secondari tridimensionali ecc.

1.2 CENNI STORICI

Come molte altre discipline la Fluidodinamica presenta uno sviluppo storico di tipo erratico: a leggi
fondamentali derivate parecchi secoli prima di Cristo, segue una stasi teorica ma con realizzazioni rilevanti.
Barche a remi, barche a vela, sistemi di irrigazione erano ben sviluppati fin dai primordi della storia.
Archimede ed Erone (III secolo A.C.) postularono la legge del parallelogramma per vettori, le leggi del
galleggiamento e delle spinte idrostatiche.
Gli etruschi costruirono imponenti opere di acquedotti e fognature ma non hanno lasciato evidenza dei loro
principi di calcolo (che invero hanno portato ad ottime realizzazioni alcune delle quali ancora funzionanti).
Nel Medio Evo il buio pi totale fino a Leonardo (XV secolo) che deriv l'equazione di conservazione della
massa e descrisse in modo accurato molti flussi: getti, salti idraulici, formazione di vortici, corpi a bassa ed
ad alta resistenza, prototipi di macchine fluidodinamiche (pompe, elicotteri, paracadute).
Nel quindicesimo secolo si riavvia l'interesse con una strana alternanza di momenti di avanzamento teorico
con quelli sperimentali (non sempre gli uni antecedenti agli altri).
Il francese Mariotte nel XVII secolo costru il primo tunnel a vento e misur la resistenza di corpi.
La razionalizzazione dellanalisi del moto venne fatta ovviamente da Newton (1642-1727) che postul la
fenomenologia della viscosit dei fluidi.
Ma per molti secoli la capacit matematica non era sufficiente per ricercare soluzioni sicch i matematici del
XVII secolo (i Bernoulli, Eulero, d'Alembert, Lagrange, Laplace) concentrarono la loro attenzione sui flussi
non viscosi. Eulero scrisse le equazioni del moto; i Bernoulli ne ricavarono varie soluzioni integrali;
d'Alembert ne ricav il paradosso (assenza di forza su corpi immersi in un fluido).
La risoluzione di questo paradosso non era alla portata dei matematici di allora, lo studio degli effetti viscosi
venne fatto quasi esclusivamente da sperimentali: Chzy, Pitot, Borda, Weber, Francis, Hagen, Poiseuille,
Darcy, Manning, Bazin, Wiesbach lavorarono in special modo a problemi idraulici viscosi quali canali
aperti, resistenza di scafi, flussi in tubi, onde superficiali, pompe e turbine fornendo dati di ottimo livello,
molte volte raggiunti in modo crudo con correlazioni ma senza comprensione degli aspetti fisici
fondamentali.
Alla fine del XIX secolo ricomincia l'unificazione tra teorici e sperimentali: William e Robert Froude (1810-
1879, 1842- 1924) svilupparono la teoria dei modelli; Lord Rayleigh (1842-1919) propose la tecnica di
analisi dimensionale; Osborne Reynolds (1842-1912) con il suo famoso esperimento del 1883 mostr
l'importanza del numero adimensionale (che prese il suo nome) che fissava la transizione dal regime laminare
a quello turbolento.
Le equazioni complete per flussi viscosi erano nel frattempo disponibili: Navier (1780-1836) e Stokes (1819-
1903) avevano infatti indipendentemente completate le equazioni scritte da Eulero aggiungendovi il termine
viscoso.
Ma queste erano troppo complicate per la risoluzione di problemi di interesse pratico, fino a che nel 1904
Ludwing Prandtl (1875-1953) postul le condizioni per l'esistenza dello strato limite, ne defin le equazioni
approssimate ed i suoi allievi produssero soluzioni di pratico interesse.

1.2
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

Il XX secolo inizia quindi con i grandi fluidodinamici, oltre a Prandtl infatti Von Karman (1881-1963),
Taylor (1886-1975) e Kolmogorov (1933) gettono le basi per la nascita della Fluidodinamica
Computazionale che esplode con la disponibilit di calcolo numerica offerta dagli elaboratori elettronici a
partire dagli anni sessanta.
Da allora ad oggi il numero di lavori cresce in modo iperbolico.
Ma se si pensa che il 75% della Terra coperta da acqua, che il 100% della Terra circondata da aria, che il
corpo umano fortemente dipendente da processi fluidi sia per la respirazione che per il pompaggio e la
circolazione del sangue, delle urine e del sistema linfatico, si giustifica facilmente tale interesse.
Ma non basta: quasi tutte le scienze ambientali (meteorologia, oceanografia, vulcanologia); quasi tutti i
problemi di trasporto (aeronautici, terrestri, navali e sottomarini); quasi tutto l'approvvigionamento
energetico (turbine idrauliche, a vapore, atomiche, oleodotti, gasdotti, acquedotti, fognature); quasi tutti i
problemi di combustione; molte macchine motrici ed operatrici; rappresentano tutti problemi
fluidodinamici.

Lo scopo di un corso di fluidodinamica quindi di presentare concetti abbastanza elementari per applicazioni
di pratico interesse, conditi da un rigore sufficiente per permettere una agile transizione ad approfondimenti
nei troppo numerosi campi specialistici, con la speranza, per i nuovi adepti, di sviluppare nuove tecnologie
utili per il progresso dell'umanit.

1.3 IL CONCETTO DI FLUIDO

Da un certo punto di vista la materia si manifesta essenzialmente in due stati: solido e fluido.
La differenza principale tra i due stati, sta nel fatto che, in condizioni statiche (i.e. in assenza di moto), un
solido pu resistere a sforzi normali e tangenziali (taglio - shear) mentre un fluido pu resistere soltanto a
sforzi normali.
Ovviamente, noto che i fluidi si suddividono ulteriormente in liquidi e gas. La distinzione che nei liquidi
le forze intermolecolari sono abbastanza forti da mantenere il volume, nel caso dei gas queste sono molto
deboli sicch il gas occupa tutto l'ambiente consentitogli - dal confinamento geometrico (bombola) o dal
confinamento gravitazionale (atmosfera).
Con questa classificazione, in condizioni statiche:
i solidi conservano forma e volume,
i liquidi conservano solo il volume ( in un campo gravitazionale possono presentare un
pelo libero),
i gas non conservano n forma n volume.
Ovviamente queste definizioni sono approssimate e tali da essere smentite da casi particolari:
una gelatina (e un dentifricio) si comporta in parte come un solido in parte come un
fluido ( il campo di interesse della reologia),
al di sotto del punto critico (per l'acqua Tc=647 K, pc=219 atm; per l'aria che una
miscela non esiste un unico punto critico, ma per l'azoto che ne il maggiore costituente
vale Tc=126 K, pc=34 atm) una sostanza si comporta in parte come liquido in parte come
un gas ( il campo di interesse dei fluidi bi-fasici).

1.3
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

1.4 IL FLUIDO COME UN MEZZO CONTINUO

Tale attributo, se verificato, molto comodo in =


quanto ci consente di definire propriet puntuali ed
applicare, nella relativa modellistica, le nozioni note incertezza microscopica
del calcolo differenziale.
Come noto un fluido , schematicamente, un
aggregato di molecole; queste a loro volta sono
aggregati di atomi con nuclei ed elettroni che vi incertezza macroscopica
ruotano attorno, con dimensioni caratteristiche molto
piccole e propriet che variano con il valore
energetico. Per cui se si volesse, ad esempio,
calcolare la densit puntuale dovremmo prendere
un piccolo volume V, calcolarne la massa M e farne il 0
rapporto: =M/V. Ma questa sarebbe una densit *=10-9 mm3
media, per avere il valore in un punto dovremmo fare il limite facendo tendere il volume a zero. Molto
probabilmente in questo caso si avrebbe un diagramma come a lato. Esiste un valore limite inferiore sotto cui
la misura della massa dipende, in modo indeterminato, dalle molecole che in quell'istante sono presenti nel
volume: per cui la definizione di densit puntuale :
M
= lim (1.1)
V V * V

Per la massima parte dei fluidi il valore limite V* circa pari a 10-9 mm3, che quindi definisce il concetto di
punto massa.

Tenere presente che in condizioni standard un volume di 10-9 mm3 contiene circa 3 x 107
molecole, pi che sufficienti per poter definire, statisticamente, un valore di densit costante
nel tempo.

Ovviamente lo stesso vale per tutte le altre propriet di interesse in Fluidodinamica: temperatura, pressione,
velocit ecc...; in tale modo, con l'intesa cio di considerare il limite tendente a zero come limite tendente a
V*, si pu considerare un fluido come un mezzo continuo cui si possono applicare tutti i concetti del calcolo
differenziale.
Ovviamente pu accadere che vi sono dei casi dove ci non possibile: ad esempio se la dimensione
caratteristica di un fenomeno fisico dello stesso ordine o minore del cammino libero molecolare il concetto
di continuo non sar applicabile e ci si deve rivolgere alla teoria dei gas rarefatti che far uso di teorie
molecolari su base statistica.
E' da far presente che le teorie molecolari possono, in linea di principio, essere usate anche per l'analisi di
problemi continui, ma questo in genere non comodo in quanto soluzioni fattibili sono possibili solo per casi
semplicistici.

1.5 DIMENSIONI ED UNIT

La dimensione un attributo che caratterizza una grandezza fisica per consentirne la quantizzazione.
L'unit usata per la misura della quantit della dimensione della grandezza in una data scala.

Da non confondere questi concetti (elementari come i numeri primi!): ad esempio la lunghezza una
dimensione associata a grandezze fisiche quali: distanza, spostamento, larghezza, altezza, profondit, ecc..;
nel mentre: metro, centimetro, inch, foot,.; sono le possibili unit di misura di tali grandezze.
Il concetto di dimensione alla base dell'analisi dimensionale che sar discussa in seguito [Capitolo 6],
strumento utilissimo in Fluidodinamica ed in tutte le scienze applicate.

1.4
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

Ovviamente ogni grandezza fisica avr una dimensione, e le leggi fisiche, teoriche e sperimentali che
mettono in relazioni le varie grandezze, rappresentano un legame anche per le dimensioni.

Ad esempio le dimensioni di lunghezza {L}, tempo {t}, velocit {V} ed accelerazione {a} sono collegate
dalle relazioni V=dL/dt, a=dV/dt=d2L/dt2, per cui se si assumono come dimensioni fondamentali
lunghezza e tempo ne discende che le dimensione della velocit sono {V}={L/t} e quelle delle accelerazioni
sono {a}={L/t2}.
Se invece si fossero assunte come dimensioni fondamentali lunghezza e velocit sarebbe risultato per il
tempo {t}={L/V} e per l'accelerazione {a}={V2/L}.

Ben maggiori difficolt ha presentato la scelta di assumere come fondamentale la forza oppure la massa!

E' ovvio che, sfruttando le relazioni fisiche, il grande numero di grandezze fisiche pu essere descritto da un
numero finito di dimensioni,.
Nel 1872 il Congresso Internazionale di Parigi propose la Convenzione Metrica, firmata da 17 paesi (inclusi
GB ed USA) in cui si scelse la base decimale per il sistema metrico.
Per standardizzare il sistema metrico soltanto nel 1960 la Convenzione Generale di Pesi e Misure propose il
Sistema di Unit Internazionale (SI) in cui 40 nazioni assunsero come dimensioni primarie (di interesse in
fluidodinamica) la Massa {M}, la Lunghezza {L}, il Tempo {T} e la Temperatura {} e come unit di
misura rispettivamente il Kilogrammo (kg), il Metro (m), il Secondo (s) il grado Kelvin (K).
In teoria quindi anche i paesi anglosassoni dovrebbero usare al posto del sistema britannico BG il sistema
metrico SI, ma in pratica molto sono ancora le resistenze.
Nel seguito riportiamo le dimensioni primarie nel SI e nel BG:

Dimensioni unit SI unit BG fattore di conversione


Primarie
Massa {M} Kilogrammo Slug (sl) 1 slug = 14.5939 kg
(kg)
Lunghezza {L} Metro (m) Foot (ft) 1 ft = 0.3048 m
Tempo {t} Secondo (s) Second (s) 1s =1s
Temperatura {} Kelvin (K) Rankine (R) 1K = 1.8 R

e le dimensioni secondarie per grandezze di interesse in fluidodinamica:

Dimensioni Secondarie unit SI unit BG fattore di conversione


Area {L2} m2 ft2 1 m2 = 10.764 ft2
Volume {L3} m3 ft3 1 m3 = 35.315 ft3
Velocit {L/t} m/s ft/s 1 ft/s = 0.3048 m/s
Acceleratione {L/t2} m/s2 ft/s2 1 ft/s2 = 0.3048 m/s2
Forza {ML/t2} N=kg m/s2 lbf=slugs 2
ft/s 1 lbf = 4.4482 N
(Newton) (libbraforza)
2
Pressione (sforzo) {M/(Lt } Pa=N/m2 {Pascal} lbf/ft2 1 lbf/ft2 = 47.88 Pa
Velocit angolare {1/t} s-1 s-1 1 s-1 = 1 s-1
Energia (calore, J=N. m {Joule} ft lbf 1 ft lbf = 1.3558 J
lavoro){ML2/t2}
Potenza {ML2/t3} W=J/s (Watt) ft lbf / s 1 ft lbf = 1.3558 W
3
Densit {M/L } kg/m3 slugs/ft3 1 slug/ft3 = 515.k kg/m3
Viscosit (dinamica){M/(Lt)} kg/(m s) slugs/(ft s) 1 slug/(fts)= 47.88 kg/(m
s)
Viscosit (cinematica) {L2/t} m2/s ft2/s 1 m2/s = 10.764 ft2/s
Calore specifico {L2/(t2)} m2/(s2 k) ft2/(s2 R) 1 m2/(s2K)=5.980 ft2/(s2

1.5
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

R)

Ovviamente unit di misura ingegneristiche vengono ancora comunemente usate sia nel mondo anglosassone
che in quello metrico, per i relativi fattori di conversione fare riferimento allAppendice C , ovvero ai
manuali opportuni.

=^=^=^=^=^=
Esercizio 1.1
Un corpo pesa 1000 lbf sulla Terra ( g= 32.174 ft/s2); determinare:
la massa in chilogrammi (453.6)
il peso sulla Luna in Newton (g=1.62 m/s2) (734.8)
laccelerazione che subisce se soggetto ad una forza di 400 lbf sulla Terra e sulla Luna (3.91 m/s2)

=^=^=^=^=^=
Esercizio 1.2
Unantica unit di misura della viscosit dinamica, denominata con la lettera greca (si legge mu), nel
sistema CGS il poise =1 gr/cm s (in onore a Poiseuille).
La viscosit dellacqua in condizioni standard = 0.01 poise. Esprimere tale viscosit:
nel sistema SI (0.001 kg/(m s))
nel sistema BG (2.09 10-5 slug/ft s))

=^=^=^=^=^=
Esercizio 1.3
Unantica unit di misura della viscosit cinematica, denominata con la lettera greca (si legge ni), nel
sistemo CGS lo stokes =1 cm2/ s (in onore a Stokes).
La viscosit cinematica dellacqua in condizioni standard = 0.01 stokes. Esprimere tale viscosit:
nel sistema SI (1.0 10-6 m2/ s))
nel sistema BG (1.0764 10-5 ft2/ s))

=^=^=^=^=^=
Esercizio 1.4
Il teorema di Bernoulli una relazioni utilissima in fluidodinamica, valida in condizioni di flussi non viscosi,
stazionari, incompressibili e potenziali: p + 12 V 2 + gh = p o = costante ; dimostrare che il teorema :
dimensionalmente omogeneo
consistente nel SI (senza bisogno di fattori di conversione)
consistente nel BG (senza bisogno di fattori di conversione)

=^=^=^=^=^=
Esercizio 1.5
Lirlandese Manning propose una formula empirica per la determinazione della velocit in un canale aperto.
1.46 2 / 3 1 / 2
Nel sistema BG la formula : V= R S dove R il raggio idraulico, S linclinazione del canale, n
n
un fattore adimensionale di rugosit.
Determinare:
la formula dimensionalmente consistente ? Risp. NO
1.0 2 / 3 1 / 2
quale la formula nel sistema SI? Risp. V = R S
n
=^=^=^=^=^=

1.6
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

1.6. PROPRIET TERMODINAMICHE DI UN FLUIDO

Lassunzione di continuo comporta di considerare le propriet termodinamiche del fluido ad un livello


macroscopico. Nel seguito accenneremo sommariamente come questo si compara al livello microscopico
ovvero molecolare.

1.6.1 Densit
Denominata con la lettera greca (si legge ro), rappresenta, a livello macroscopico, la massa per unit
di volume ed definita come:
M
= lim =mn (1.2)
V V * V

ovvero, a livello microscopico, come il prodotto della massa molecolare m ed n il numero di molecole
contenute nellunit di volume.
I valori di per laria e lacqua in condizioni standard [pressione atmosferica e 20 C (ovvero: 293.15 K, 68
F, 527.67 R)] sono:
1.225 kg/m (0.00234 slug/ft )
3 3
aria
= (1.3)
998 kg/m (1.944 slug/ft )
3 3
acqua

La densit dei gas comunemente varia proporzionalmente con la pressione e inversamente con la temperatura
(vedi modello piuccheperfetto Appendice B).

La densit dei liquidi dipende essenzialmente dalla temperatura e poco dalla pressione; nel seguito
presentiamo la densit di liquidi comuni:

Liquido T(C) (kg/m3) T(F) (slug/ft3)

Alcool etilico 20 789 68 1.53


Tetracloruro di carbonio 20 1590 68 3.09
Glicerina 20 1260 68 2.44
Kerosene 20 814 68 1.58
Mercurio 20 13550 68 26.30
Olio SAE 10W 38 870 100 1.69
Olio SAE 10W-30 38 880 100 1.71
Olio SAE 30 38 880 100 1.71
Acqua di mare 26 1030 100 1.99
Acqua pura 10 1000 32 1.94

La variazione della densit dellacqua (pura) [kg/m3] con la temperatura [C] correlata dallespressione:

= 999.9399 + 0.04216485 T 0.007097451 T 2 + 0.0000350971 T 3 0.0000000 T 4 (1.4)

per calcoli di prima approssimazione si preferisce arrestare la serie al primo termine, ne consegue una
relazione lineare attorno ad un dato stato di riferimento, che viene di solito espressa come:

[
= rif 1 T T ] (1.5)

dove T detto coefficiente di espansione termico.


Analogamente si introducono altri coefficienti di espansione quali quello per la salinit (acqua di mare):

[
= rif 1 s s ] (1.6)

1.7
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

dove s detto coefficiente di espansione per la salinit.

1.6.2 Temperatura
Secondo la teoria cinetica dei gas la temperatura assoluta T definita come: T =
1 1
k 2
2
3
(
m u 2 + v2 + w 2 )
dove k la costante di Boltzmann, m la massa molecolare, u,v,w le velocit molecolari, < . > la media
statistica.
In pratica la temperatura (assoluta) proporzionale all'energia cinetica media delle molecole.
La temperatura dellacqua in presenza di ghiaccio misurata in termini di temperatura relativa come:

Tacqua/ghiaccio = 0 Centigradi = 32 Fahrenheit (1.7)


Tacqua bollente = 100 Centigradi = 212 Fahrenheit (1.8)

ovvero in termini di temperatura assoluta

Tacqua/ghiaccio = 273.15 Kelvin = 491.67 Rankine (1.9)


Tacqua bollente = 373.15 Kelvin = 671.67 Rankine (1.10)

In termodinamica usare sempre scale assolute per la temperatura !

Il passaggio tra scale relative e scale assolute dato dalle relazioni:

( R ) = ( F ) + 459.67 ( K ) = ( C ) + 273.15 (1.11)

Il passaggio tra scale SI e scale GB dato dalle relazioni:

( F ) = 9/5 ( C ) + 32 ( C ) = 5/9 ( F - 32 ) (1.12)

1.6.3 Pressione
Un fluido in quiete esercita su di una superficie uno sforzo (Forza/Superficie) p
puramente normale. Per convenzione la pressione p lo sforzo diretto in direzione
n
contraria alla normale uscente dalla superficie.
Per un gas, se il numero di molecole per unit di volume alto, la pressione p
proporzionale alla media della variazione di quantit di moto risultante dagli urti
elastici (contro una superficie normale alla direzione del moto medio) delle
molecole contenute nel volume elementare V.
Per la sola direzione x:
1 1
px = mu 2 (1.13)
V 2

Se si considerano tutte le facce di un cubo elementare si ricava:

p=
1
V
1
2
m (u 2
+ v2 + w 2 ) (1.14)

1.8
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

=^=^=^=^=^=
Esercizio 1.6
Cosa si ritrova se si elimina l'energia media molecolare tra la definizione della temperatura e della pressione
e si richiama la definizione data per la densit? Risp. Lequazione del gas p.c.p.
=^=^=^=^=^=

Molte sono le unit di misura per la pressione, ad esempio per l'aria in condizione standard:

1 atm (atmosfera)
101.3 kPa (kiloPascal)

760 mmHg (millimetri di mercurio)
p=
10.1 mH 2 O (metri di acqua)
2116.8 psf (pound per square foot)

14.7 psi (pound per square inch)

Molte volte in calcoli ingegneristici si usano valori di pressioni misurati rispetto all'atmosfera (pgage) , altre
volte ancora pressioni differenziali di un punto rispetto ad un'altro (pdiff).

Ne discendono le definizioni di: pressione assoluta, gage, vuoto, relativa.

pressione assoluta usata in termodinamica ed riferita alle condizioni limite per cui T 0 K,
pressione gage quella che si misura con un manometro, riferita alle condizioni
ambientali in condizioni di sovra-pressione,
pressione di vuoto quella che si misura con un vacuometro, riferita alle condizioni
ambientali in condizioni di depressione (misura lentit di vuoto!),
pressione relativa misura la differenza tra due condizioni di pressione.

passoluta sovrapressione

(kPa)
201 sovra pressione pgage= 100 pvuoto = -100

101 pressione atmosferica s.l.m. pgage= 0 pvuoto = 0 pdiff = 150

51 depressione pgage= -50 pvuoto = 50


depressione
(vuoto)
vuoto assoluto
pgage= -101 pvuoto = 101
0

Ricorda che in termodinamica si deve usare sempre la pressione assoluta (pabs).

1.6.4 Equazioni di stato

Pressione, densit e temperatura sono propriet termodinamiche di un fluido, che sono collegate da
un'opportuna equazione di stato.
Per gas a temperature moderatamente alte e pressioni moderatamente basse (relativamente al punto critico)
vale la equazione di stato del gas perfetto:
p = R gas T (1.15)

1.9
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

dove la costante del gas Rgas = / pari alla costante universale dei gas divisa la massa molecolare
La costante universale dei gas pari a 8314.3 J/(kmole K).
Per l'aria la massa molecolare media 28.97 kg/kmole, per cui:

Raria = 287 J/(kg K) ovvero 1717 ft lb/(slug R) (1.16)


Per altri gas:

Gas Rgas cp Rgas cp


J/(kg K) J/(kg K) ft lb/(slug ft lb/(slug R)
R)
Aria 1.40 287 1004 1717 6003
Anidride carbonica 1.30 189 841 1130 5028
Elio 1.66 2077 5225 12419 31240
Idrogeno 1.40 4124 14180 24677 84783
Metano 1.31 518 2208 3098 13783
Azoto 1.40 297 1039 1776 6212
Ossigeno 1.40 260 910 1555 5440

MEMO: lequazione (1.15) applicabile solo ai gas in condizioni lontane dai punti critici, non
applicabile quindi ai vapori, n tanto meno ai liquidi!

Altre propriet termodinamiche di interesse sono l'energia interna u, l'entalpia h = u + p/ , l'entropia s, i


calori specifici cp e cv.
In condizioni statiche (particelle ferme) la sola energia che una sostanza fluida pu incamerare l'energia
interna u (collegata all'energia cinetica delle molecole) che proporzionale alla temperatura (assoluta)
mediante un coefficiente che dipende dai possibili modi energetici molecolari. In definitiva a livello
macroscopico u = u(T) la relazione di stato energetica. Questa relazione implementa il sistema di equazioni
di stato che completa la definizione termodinamica del gas.

Ad esempio per un gas piuccheperfetto risulta:

u = urif + cv T (1.17)

dove cv una costante del gas che coincide con il calore specifico a volume costante:

u
cv (1.18)
T v =cos t
Il calore specifico a pressione costante, cp:
h
cp (1.19)
T p =cos t

risulta collegato al cv , per il modello di gas piuccheperfetto, dalla relazione

R = cp cv (1.20)

Per questo modello di gas (p.c.p.) risulta che anche l'entalpia termodinamica dipende esclusivamente dalla
temperatura, infatti:
p
hu+ = u (T) + RT = h (T ) (1.21)
eq.distato

sicch dalla definizione del cp risulta:

1.10
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

h = urif + cp T (1.22)

Altri parametri termodinamici, di interesse, sono le cosiddette "velocit del suono" definite come:

p p
a 2N a 2L (1.23)
T =cos t . s =cos t .

La prima (a temperatura costante) chiamata Newtoniana, la seconda (ad entropia costante) detta
Laplaciana.

In effetti i piccoli disturbi (tra cui il suono) si propagano con la velocit del suono Laplaciana (e questo
rappresenta una delle cantonate di Newton [nessuno perfetto], che aveva predetto invece la velocit isoterma).

Per un gas perfetto le espressioni delle due velocit sono:

a N = RT ; a L = RT (1.24)
Per laria:
a L = R T 20 T [ T in Kelvin, a in m/s] (1.25)

Il rapporto dei calori specifici, :


cp a 2L
= = = (T ) (1.26)
cv a 2N
per i gas piuccheperfetto costante.
Ragioni di stabilit impongono che il rapporto dei calori specifici non pu essere inferiore all'unit : 1.


= 1 .4
R
Per l'aria: cv = = 717 J /( kgK ) = 4298 ft 2 /(s 2 R ) (1.27)
1
R
c p = = 1004 J /( kgK ) = 6010 ft 2 /(s 2 R )
1

Le equazioni di stato dei liquidi (perfetti) tengono in conto della quasi indipendenza della densit dalla
pressione e dalla temperatura:

= costante cp = cv = c dh = c dT (1.28)

Nei casi in cui si deve tenere conto della variazione della densit si assume:
per la dipendenza dalla temperatura una relazione lineare:

= o [1 + (T To )] (1.29)

per la dipendenza dalla pressione una relazione empirica del tipo:

n
p
= (B + 1) B (1.30)
pa a

dove B ed n sono parametri adimensionali e pa e a i valori standard. Per l'acqua B=3000, n=7.

1.11
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

L'acqua del mare definita in termini della salinit s, definita come il rapporto tra la massa del sale disciolto
in un certo volume di acqua e la massa dell'acqua contenuta nello stesso volume. La salinit media dell'acqua
di mare 0.0035 cio del 3,5 per mille.

1.6.5 Viscosit

Un solido [cfr. teoria dellelasticit] sottoposto ad uno sforzo tangenziale (di taglio) reagisce con una
deformazione (angolo) moltiplicata per una costante (parametro termodinamico) chiamata modulo di
elasticit flessionale , G : =G .
Un fluido sottoposto ad una velocit di deformazione reagisce con uno sforzo tangenziale (di taglio)
collegata da un parametro termodinamico chiamato viscosit dinamica "".
Consideriamo la figura:

dudt y
du profilo di velocit

d /dt u(y)
d d
flusso dy du
dy
= du/dy

dx

Se la superficie superiore di una particella fluida si muove con una velocit du rispetto a quella inferiore
l'angolo di deformazione d crescer continuamente con il tempo fino a quando lo sforzo applicato.
Per fluidi Newtoniani (acqua, olio, aria) risulta una proporzionalit tra lo sforzo e la velocit di
deformazione d/dt
d
(1.31)
dt
Ma dalla geometria della figura risulta (per piccoli angoli) :

du dt
d tan (d ) = (1.32)
dy
per cui al limite infinitesimale risulta
d du
= . (1.33)
dt dy

La costante di proporzionalit la viscosit dinamica (lettera greca, si pronuncia mu o mi):

du
xy = (1.34)
dy

Il pedice (xy) richiama il fatto che lo sforzo si riferisce alla velocit di scorrimento du (componente della
velocit nella direzione x) rispetto alla faccetta di normale nella direzione dy.

E ovvio quindi, che si possono definire in tutto nove scorrimenti e nove sforzi
come combinazione, a due a due, degli assi x,y,z

1.12
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

Dalla definizione (dovuta a Newton nel 1687) si ricava (stante lomogeneit dimensionale) la dimensione
della viscosit dinamica pari a quelle di uno sforzo diviso un gradiente di velocit ovvero

{ } = {F / L } = M
2

(1.35)
{V / L } L t

Nel SI le unit naturali per la viscosit dinamica sono kilogrammi/ (metro-secondo), nel BG slug/(foot-
second).

In seguito vedremo che in Fluidodinamica il parametro principale che determina quanto importanti sono gli
effetti convettivi rispetto a quelli della viscosit in un campo di moto (i.e. quanto un regime pu essere
considerato viscoso o no) il numero (adimensionale) di Reynolds:
VL VL
Re = = (1.36)

in questo numero compare il rapporto della viscosit con la densit, a questo rapporto viene il nome di
viscosit cinematica : = / (lettera greca si pronuncia ni) le cui dimensioni sono {}={L2/T}, le
cui unit naturali nel SI sono metri quadrati al secondo, nel BG foot quadri al secondo.

E' strano verificare che comunemente si confondono i concetti di densit, di viscosit dinamica e cinematica.
Per aiutare a verificare la classifica dei fluidi per densit, per viscosit dinamica e per viscosit cinematica
offriamo all'attenzione dello studente la seguente tabella che confronta tali parametri per fluidi di interessi,
ordinati per densit crescente, in condizioni di 1 atm e 20 C

Fluido / (2) / (Hg)


kg/m3 kg/(m s) m2/s

Idrogeno 0.084 8.9 10-6 1.0 1.06 10-4 910


Aria 1.225 1.79 10-5 2.1 1.46 10-5 130
Benzina 680 2.9 10-4 33 4.27 10-7 3.7
Alcol etilico 789 1.2 10-3 135 1.51 10-6 13
Olio SAE 30 933 0.26 29700 2.79 10-4 2430
Acqua 1000 1.0 10-3 114 1.01 10-6 8.7
Glicerina 1263 1.5 168000 1.19 10-3 10200
Mercurio 13540 1.5 10-3 170 1.16 10-7 1.0

=^=^=^=^=^=
Esercizio 1.6
Olio SAE 30 a 20C scorre in una intercapedine di altezza h tra una lastra infinita fissa ed un'altra che si
muove con velocit U. Supponendo che lo sforzo viscoso sia costante nel film di olio (Moto alla Couette):
assumendo un profilo di velocit lineare (condizioni di no-slip) u(y) = U (y/h)
calcolare lo sforzo se U=3 m/s, h=2 cm 39 Pa
Questa soluzione verificata fino a che il numero di Reynolds basato sull'altezza h e sulla velocit U
minore di 2300 (i.e. U h / 2300). Per valori maggiori del numero di Reynolds il flusso diventa
turbolento ed il profilo di velocit diventa molto pi appiattito del tipo u/U=(y/h)1/7- Verificare il Re.
=^=^=^=^=^=

1.6.5.1 Variazione della viscosit con la temperatura

In teoria la viscosit dinamica una variabile termodinamica: =(p,T); in pratica la dipendenza dalla
pressione debole, molto pi importante la dipendenza dalla temperatura.

1.13
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

Nei gas la viscosit aumenta con la temperatura. Due sono le approssimazioni usate:

n
T
la legge di potenza = (1.37)
o To
(To + S)
3/ 2
T
la legge di Sutherland = (1.38)
o To T+S

dove o la viscosit alla temperatura To. Per l'aria n = 0.67 e S = 110 K (199 R)

Nei liquidi la viscosit dinamica diminuisce quasi esponenzialmente con la temperatura.


Un buon fitting ( 1%) fornito dalla relazione:

2
T T
ln = a + b + c per l'acqua a = -1.94, b = -4.80, c = 6.74 (1.39)
o To To

1.6.6 Conducibilit termica

La conducibilit termica , correla il (vettore) flusso di calore jq al (vettore) gradiente di temperatura T


secondo la
legge di Fourier: jq = T (1.40)

Il segno ( - ) indica che il calore energia che fluisce da zone ad alta temperatura verso zone a bassa
temperatura.

La conduttivit termica una propriet termodinamica che varia in modo molto simile alla viscosit
dinamica.
In condizioni standards (15 C, pressione atmosferica):

per l'aria = 0.02436 J/(m s K)


(1.41)
per l'acqua = 0.579 J/(m s K)

Si vedr in seguito che queste propriet sono correlate dal numero (adimensionale) di Prandtl:

cp
Pr = (1.42)

per gas Pr di ordine unitario (Pr=0.738 per l'aria);


per liquidi Pr di uno o pi ordini di grandezza (Pr=7.23 per l'acqua).

1.14
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

1.6.7 Fluidi non-newtoniani

In questo corso considereremo soltanto


fluidi newtoniani. Vi sono fluidi non- Sforzo, Bingham plastico(ideale)
newtoniani in cui la relazione plastico dilatante
sforzo/velocit di deformazione di tipo newtoniano
non lineare. Questi fluidi interessano il
campo della reologia. Pseudo
E' opportuno, in questo contesto, plastico
conoscere almeno le definizioni dei Sforzo
comportamenti. residuo
Fluidi alla Bingham possono anche
esibire profili non lineari.
Ovviamente quanto presentato soltanto
illustrativo. Velocit di deformazione, d/dt

1.6.8 Tensione superficiale

Un liquido in presenza di un altro liquido o di un gas presenta uninterfaccia sulla quale, a causa delle forze
di attrazione molecolari dei due fluidi che sono differenti, si crea una tensione superficiale (forza/lunghezza)
denominata .
Questa tensione pu essere considerata termodinamicamente come energia per unit di superficie
dell'interfaccia (Excess energy).
In fluidodinamica le interfacce pi comuni sono quelle tra aria ed acqua e tra aria e mercurio.
Per uninterfaccia pulita (ed molto difficile mantenerla tale negli esperimenti!) a temperatura standard di 20
C si ritrova:
0.073 N/m per aria - acqua (0.0050 lbf/ft)
= (1.43)
0.48 N/m per aria - mercurio (0.033 lbf/ft)

Questi valori cambiano dA p


radicalmente se sullinterfaccia 2RL p 2
R p
sono presenti impurit, in
special modo sostante surfatanti R1 R2

(quali i detersivi).
In genere la tensione R
superficiale decresce con la R dL1 dL2
L
temperatura, per cui su superfici
non-isoterme la variazione della
tensione superficiale induce dei
(a) (b) (c)
moti superficiali (effetto
Marangoni).
Se l'interfaccia curva una semplice analisi di equilibrio di forze mostra (in condizioni statiche) che, per
bilanciare tali tensioni, deve esistere una differenza di pressione tra i due lati dell'interfaccia (pressione
maggiore sulla faccia concava).
L'analisi della figura per il caso (a) , interfaccia cilindrica, fa rilevare che per l'equilibrio deve essere:


2L = 2RLp ovvero p = (1.44)
R
Nel caso (b), interfaccia sferica, risulta:

1.15
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

2
R 2 p = 2R ovvero p = (1.45)
R

Questo risultato, che vale per una goccia di fluido, pu essere usato per calcolare la differenza di pressione
tra l'interno e l'esterno di una bolla di sapone che contiene aria ed immersa nell'aria. La bolla ha quindi due
interfaccie, per cui
4
p bolla = 2p goccia = (1.46)
R

Il caso (c) mostra una generica interfaccia con le due curvature principali R1 ed R2. Per questo caso il
bilancio delle forze normalmente all'interfaccia impone:


2L 2 sin 1 + 2L1 sin 2 = dA p (1.47)
2 2
ovvero
L L
2L 2 1 + 2L1 2 = L1 L 2 p (1.48)
2R 1 2R 2

da cui si ricava la cosiddetta equazione di Laplace:

1 1
p = + (1.49)
R1 R 2

che generalizza le prime due [caso (a) R2 = , caso (b) R1 = R2 ].

Un secondo importante effetto della tensione superficiale per le gocce


l'angolo di contatto che l'interfaccia della goccia forma con una gas
superficie solida.
In questo caso il bilancio delle forze deve tenere in conto di liquido
quest'angolo e pertanto anche la differenza di pressione dipende da
esso.
Se minore di 90 si dice che il fluido bagna la superficie, se
maggiore di 90 si dice che il fluido non bagna la superficie. Solido
Come anche l'angolo dipende dalla purezza dell'interfaccia ed
una propriet termodinamica.
Per l'interfaccia aria-mercurio-vetro =130. Per l'interfaccia aria-acqua-vetro =0
La tensione superficiale provoca il fenomeno di innalzamento capillare del fluido in un tubo, cosa che deve
essere tenuta in conto nella manometria a capillare.

=^=^=^=^=^=
Esercizio 1.7
Derivare una espressione dell'innalzamento capillare h in un tubo
capillare cilindrico di raggio R in cui esiste un fluido con tensione
2R
superficiale s che forma un angolo di contatto q con la superficie del
tubo. [Risp. h = 2 cos gR ] h
Se R=1mm, il tubo di vetro determinare l'innalzamento capillare nel
caso di:
aria-acqua (Risp. 1,5 cm)
aria-mercurio (Risp. -4.6 mm.)
Memo densit del mercurio 13600 kg/m3.

1.16
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

=^=^=^=^=^=

1.6.9 Tensione di vapore

La tensione di vapore la pressione con cui un liquido in equilibrio con il suo vapore (i.e. in cui inizia il
fenomeno del cambiamento di fase). La tensione di vapore una grandezza termodinamica che dipende
dalla temperatura.
Se un liquido posto ad una pressione (assoluta) maggiore della pressione di vapore l'unico scambio tra fase
liquida e fase di vapore pu avvenire sull'eventuale interfaccia presente tra la fase liquida e la fase gassosa.
Se un liquido posto ad una pressione (assoluta) minore della pressione di vapore, bolle di vapore possono
formarsi nell'interno del liquido.

1. Se tale fenomeno deriva da un aumento della tensione di vapore causato da un aumento di


temperatura (pressione costante) si parla di ebollizione.
2. Se invece tale fenomeno causato da una diminuzione della pressione per effetto dinamico
(pressione di vapore costante) si parla di cavitazione.

Il parametro adimensionale che descrive il fenomeno della cavitazione il numero di cavitazione Ca (da
alcuni denotato anche con ):
p pv
Ca = 1 2
(1.50)
2 V

Per esservi cavitazione tale numero deve essere maggiore di un valore che dipende da vari fattori, tra gli altri:
dalla forma del corpo e, fortemente, anche dalla presenza di nuclei di vaporizzazione.
Per fluidi puri il numero di cavitazione Ca varia, per un dato corpo, essenzialmente con Re.
Per un cilindro con bordo arrotondato (con cp min=|0.44|) Ca varia

da 0.75 per Re = 0.1 10-5


fino a 2.0 per Re = 3.0 10-5.

NOTA: In genere la cavitazione da evitare in applicazioni marinare (specialmente per l'estradosso delle
eliche). Oggigiorno sta risorgendo nuovo interesse per questo soggetto, sia per le eliche
supercavitanti e di superfici sia, da un punto di vista completamente opposto, per applicazioni in cui
la cavitazione provocata, ad arte, per ridurre la resistenza di attrito [sostituendo linterfaccia
solido/vapore a quella solido/liquido].

1.17
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 1 - Introduzione

1.7 CHECK-OUT

In unottica di una formazione a crediti ogni capitolo rappresenta un piano delledificio culturale
rappresentato dal corso di insegnamento.
Quando si finisce un piano occorre collaudarlo, il che richieder un accertamento (test) e prima di questa
prova consigliabile verificare se tutti i mattoni sono stati ben collocati [e ben digeriti].
Tale lo scopo di questo paragrafo che sar costantemente presente alla fine di tutti i capitoli degli appunti
delle lezioni.

In questo primo caso, lo studente diligente dovrebbe essere capace di rispondere a domande tipo quelle che
seguono:

1 Dimensioni ed unit (definizioni, cambiamenti di sistemi)


2 Propriet termo-fluidodinamiche di fluidi di interesse in ingegneria (aria-acqua) (definizioni,
dimensioni, unit, ordini di grandezza, variazioni).
3 Familiarit con la termodinamica (appendice B)

Se qualcuna di queste domande virtuali vi creasse difficolt:

i. accertatevi di aver capito in cosa consiste la domanda, (considerazione generale)


ii. accertatevi di aver capito in quale contesto (logico e/o fisico degli appunti) si deve trovare la risposta
( la cosa pi importante!),
iii. rivedere il contesto,
iv. in caso di ulteriori problemi contattate il docente per tutoraggio ed aiuto

! !

1.18
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Capitolo 2

Elementi di Meccanica del Continuo


Scopo del capitolo
La Meccanica del Continuo la scienza madre di molte discipline che spaziano dalla teoria dellelasticit a
quelle che studiano il trasporto della quantit di moto, dellenergia e delle masse.
Lintroduzione a tale disciplina quindi doverosa per un corso di Fluidodinamica, ma la presentazione
complicata dalla intrinseca sofisticatezza delle metodologie analitico-matematiche tradizionali degli argo-
menti della meccanica dei mezzi continui e dai formalismi di algebra e calcolo tensoriali che, ad un primo
approccio, possono risultare alquanto pesanti.
In questo contesto, la presentazione fatta ad un primo livello di approfondimento, ma con un certo rigore
che richiede luso di concetti e di metodologie di calcolo vettoriale e tensoriale, i cui richiami sono raggrup-
pati nellAppendice A. Questa non deve essere considerata come componente secondaria di un contesto, ma
rappresenta, insieme agli esercizi, una componente propedeutica ed essenziale del processo di formazione.
La presentazione del capitolo atipica: fatta con unalternanza di considerazioni fisico-pragmatiche frammi-
ste a momenti di rigore analitico, sperando che questi ultimi siano veicoli di infezione per una curiosit
scientifica che possa motivare futuri approfondimenti.
In ogni caso lapplicabilit dei risultati sempre sottolineata e, comunque, richiesta e dimostrata negli esem-
pi e/o esercizi proposti.

Indice del Capitolo


Paragrafo pagina
2.1 La Meccanica del continuo 2
2.2 Scalari, vettori e Tensori 3
2.2.1 Scalari 4
2.2.2 Vettori 4
2.2.3 Tensori 7
2.3 Rappresentazioni Euleriana Lagrangiana 12
2.4 Velocit 15
2.5 Velocit Angolare di particelle fluide 18
2.6 Accelerazione (lineare) 19
2.7 Dilatazione 21
2.8 Velocit di dilatazione 22
2.9 Teorema del trasporto di Reynolds 24
2.10 Il tensore di deformazione 27
2.11 Il tensore velocit di deformazione 28
.2.11.1 Significati delle componenti del tensore di deformazione 30
2.12 Il tensore degli sforzi 31
2.13 Flussi e portate 34
2.14 Teoremi di Gauss 36
2.15 Vorticit 38
2.16 Potenziale di velocit 39
2.17 Circolazione Teorema di Stokes 39
2.18 Linee di flusso 40
2.18.1 Traiettorie 40
2.18.2 Linee di corrente 41
2.18.3 Linee di fumo 41
2.19 Sintesi del Capitolo - Check-Out 42

2.1
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

2.1 LA MECCANICA DEL CONTINUO

La Meccanica del Continuo studia il comportamento dei sistemi fisici continui sotto l'azione di forze. In par-
ticolare di interesse la descrizione del campo di moto, nei limiti di una trattazione macroscopica della mate-
ria. Come parte della fisica la meccanica tradizionalmente divisa in cinematica e dinamica. La cinematica
la descrizione dellatto di moto in s, senza tenere in conto le forze che lo hanno generato; la dinamica a-
nalizza gli effetti di queste ultime sul moto.

La prima necessit di base della cinematica di descrivere matematicamente il moto di un punto.


Questa descrizione sar completamente differente a seconda che si stia considerando un punto fisico, un pun-
to massa, una particella di un solido deformabile o una particella fluida.
Lanalisi del moto di un corpo solido fatta molto semplicemente concentrando tutta la massa nel baricentro
(lumped mass system), sicch lanalisi cinematica si limita alla descrizione:

del moto di uno o pi punti massa (baricentri con masse concentratevi): traslazione
del moto attorno al baricentro (rispetto cui misurato il momento dinerzia del corpo) : rotazione.

Le due descrizioni sono indipendenti luna dallaltra (equazioni non accoppiate) se la massa costante.

Lanalisi di un solido deformabile pi complicata. traslazione rotazione


Latto di moto della particella elementare pu essere scom-
posto in vari componenti che sono raffigurate nella figura a
lato [per ragioni di grafiche ci si limita ad un rappresenta-
zione piana].
Ogni componente dellatto di moto riconducibile (vecchia
teoria di Cauchy) al mantenimento/cambiamento di: posi-
zione, volume, forma, orientamento:

1. traslazione: cambia solo la posizione


2. rotazione: cambia solo orientamento
3. dilatazione: cambia solo volume
4. deformazione: cambia forma

Nota: la dilatazione e la deformazione sono talora trattate dilatazione deformazione


unitariamente.

Di queste:
le prime due (traslazione e rotazione) sono simili a quelle del corpo rigido: ed ovviamente non concor-
rono e/o non dipendono dallo stato tensionale generato nella particella dal sistema di forze superficiali cui
sottoposto il corpo [ovviamente possono concorrere o dipendere dallazione di forze di massa quali,
campi gravitazionali, accelerazioni non inerziali (di Coriolis o centripete) ecc].
le seconde due (dilatazione e deformazione) sono rappresentabili puntualmente da campi tensoriali:
Per solidi, la teoria dellelasticit (Cauchy ) provvede a collegare lo stato tensionale [tensore degli
sforzi] a quelli di dilatazione e di deformazione [tensore delle deformazioni] medianti relazioni
fenomenologiche che dipendono dallo specifico modello di solido [ad esempio il solido (lineare) di
Hooke].
Per fluidi (liquidi e gas) lanalisi di Cauchy rimane essenzialmente valida (con qualche ap-
profondimento/modificazione) se si considerano i ratei temporali (velocit) di: traslazio-
ne, rotazione, dilatazione, deformazione. Per analogia con i solidi, per i fluidi lineari, solo
i ratei temporali di dilatazione e di deformazione [tensore velocit di deformazione] concor-
reranno allo stato tensionale locale [tensore degli sforzi] e tra questi si stabiliranno delle re-
lazioni fenomenologiche che dipendono dal modello di fluido [ad esempio il modello (line-
are) di fluido Newtoniano].

2.2
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Ovviamente esisteranno alcune sostanze (di frontiera) dove sono importanti sia i cambiamenti che le velocit
dei cambiamenti (presentano contemporaneamente le caratteristiche di solidi e di fluidi, il cui mix di solito
dipende dalla temperatura). Per estrapolazione, quindi le particelle di tali sostanze presenteranno stati tensio-
nali collegati sia ai tensori di dilatazioni e di deformazioni che ai tensori dei loro ratei temporali. La tratta-
zione di tali fenomenologie (invero alquanto complicata) bene al di fuori dello scopo di questo corso.

Ricordiamo che per noi una particella fluida una particella materiale: la materia contenuta
in un volume finitesimo V* tanto piccolo da essere localmente in equilibrio termo-
dinamico con lambiente e tanto grande da consentirne una descrizione macroscopica, stati-
sticamente significativa nellipotesi di un continuum.
Il che significa che potremo continuare ad usare i risultati del calcolo infinitesimale, laddo-
ve i limiti per distanze, superfici o volumi che tendono a zero, saranno considerati validi ed
intesi tendere alle dimensioni caratteristiche di V* che, per semplicit, considereremo co-
me un parallelepipedo di lati dx1,dx2,dx3 in un sistema di riferimento cartesiano.
Ovviamente quanto ritrovato sar valido in ogni sistema di riferimento; il vero obiettivo
di arrivare sempre a raffigurazioni vettoriali o tensoriali, laddove ne il caso)

2.2. SCALARI, VETTORI, TENSORI

La cinematica e la dinamica del continuo richiedono luso di modelli e di algoritmi matematici per la descri-
zione dellevoluzione di propriet materiali collegate alle particelle (fluide o solide) del mezzo. Il linguaggio
naturale per la descrizione dei mezzi continui e di tutte le teorie di campo il calcolo tensoriale.

Una raccolta di argomenti di calcolo tensoriale contenuta nellAppendice A, che vuole rappresentare un
punto di riferimento nei momenti di bisogno, ovvero unutile base di verifica.

Ma, come ogni lingua molto pi della sua grammatica, cos anche il linguaggio del calcolo tensoriale
molto pi di semplici notazioni e relazioni; il suo scopo di poter applicare formulazioni di algebra e calcolo
matematico a concetti fisici.

Ma questo pu causare disfunzione e confusione [quasi pirandelliana] tra lessere fisico e la sua rappresentazione.
In altre parole le definizioni di vettore e tensore, che sono quantit fisiche dovrebbero essere distinte con le definizioni di vettore (tripletta di fun-
zioni di numeri reali) o di matrici (per fortuna solo quelle quadrate) dellalgebra lineare.
Con la grande differenza che lentit fisica (il tensore) deve rimanere invariante rispetto al sistema di coordinate, nel mentre la sua descrizione ma-
tematica (tramite le componenti di una matrice quadrata) varia con il sistema di riferimento.
Le modalit dei cambiamenti (relazioni di trasformazione) delle componenti necessarie per rappresentare sempre la stessa entit fisica, possono ser-
vire a definire il tensore fisico.
Con una ardita similitudine: queste relazioni di trasformazione rappresentano la sintassi necessaria a definire un linguaggio.

A parte le considerazioni tra il numero di scalari (o di componenti ) necessario per la definizione delle quan-
tit fisiche, contenute nellAppendice A.1, vogliamo qui proporre considerazioni e da queste derivare la ne-
cessit e le tipologie di relazioni di trasformazioni delle componenti in funzione del cambiamento di riferi-
mento.

Nel seguito considereremo cosa accade ad una propriet Y Y


fisica definita in un punto usando sistemi di riferimento
differenti. Per semplicit di rappresentazione grafica ci P
limiteremo a due sistemi di riferimento cartesiani piani x
(O,X,Y) e (O,X,Y) con la stessa origine, ruotati, x y X
luno rispetto allaltro, di un angolo .
j y
Consideriamo propriet definite nel punto (materiale) P , i
comune ai due sistemi di riferimento. Il punto sar rap- j X
presentato:
i

2.3
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

nel sistema (O,X ,Y ) come P(x , y ) = x i + y j


nel sistema (O,X,Y) come P(x ' , y') = x ' i' + y' j'

Fermo restando le considerazioni di carattere trigonometrico derivabili tra i versori e le componenti, ci chie-
deremo come devono variare le descrizioni di grandezze fisiche associate al punto P, in relazione alluso dei
due riferimenti.

Per semplicit di trattazione considereremo campi stazionari,


non vi sar quindi la dipendenza dal tempo.

2.2.1 Scalari

Vi sono molte grandezze fisiche cui pu essere associato solo il concetto di quantit (valore della sua misura
in una certa scala). Per esempio la temperatura nel punto P descritta da un numero che rappresenta il valore
della temperatura in un certo sistema di misura, sia ad esempio il sistema Kelvin. E abbastanza ovvio che la
temperature nel punto P di 288 K rimarr la stessa sia se il punto P individuato nel sistema di riferimento
, P(x,y), sia nel sistema , P(x,y).
Tali grandezze sono definite scalari, e sono specificate da una sola funzione reale, che ne esprime il valore
in un certo sistema di misura [campi di temperatura, massa, densit, energie, volume, concentrazioni di spe-
cie].

2.2.2 Vettori

Vi sono altre quantit fisiche, associate con il punto massa P, cui sono associate oltre alla misura della loro
grandezza anche una direzione.

Tali quantit sono definite vettori e sono specificate:


ovvero dalle proiezioni del vettore sugli assi coordinati (componenti scalari del vettore); in totale
quindi specificato da 3 o 2 funzioni reali a seconda delle dimensioni fisiche dello spazio in cui
definito il campo,
dal modulo (grandezza, i.e. un numero reale) e dal versore della direzione [che in uno spazio 3D
rappresentato dai coseni di due angoli; in uno spazio 2D dai coseni di un solo angolo]. In totale
quindi un campo vettoriale specificato da 3 o da 2 numeri reali a seconda delle dimensioni fisiche
dello spazio (3D o 2D) in cui definito.

Quindi una grandezza vettoriale descritta da tante funzioni reali quante sono le dimensioni dello spazio fi-
sico in cui definito (numeri che potranno avere significati, dimensioni e ruoli diversi).

Sfortunatamente il termine vettore usato sia dai fisici che dai matematici, per cui dovremo aggettivare.

Se ci limitiamo a considerare la descrizione di vettori fisici per componenti: un vettore fisico (3D) descri-
vibile da un vettore matematico nello spazio R3 , mentre un vettore fisico planare (2D) descrivibile da un
vettore matematico nello spazio R2.

La domanda critica la seguente, ma tutti i campi vettoriali matematici nello spazio R2 o R3 [coppie o tri-
plette di funzioni reali] rappresenteranno dei campi vettoriali fisici ?

Ovviamente solo se rispettano prerogative inerenti le caratteristiche fisiche delle propriet.

Tra queste certamente si devono preservare il modulo del vettore V e la sua direzione nella trasformazione
di coordinate.

2.4
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Lesempio della figura si riferisce ad un vettore V nel piano [spazio 2D] descritto in dalle componenti Vx e
Vy, ed in dalle componenti Vx e Vy .
Ci si chiede come devono variare le componenti
Vx e Vy rispetto alle componenti Vx e Vy ed Y V
allangolo di rotazione , per mantenere le caratte- X-V
Y Vy
ristiche fisiche (modulo e direzione) di V. X-V

Da banali considerazioni trigonometriche si deriva- Vx


Vy
no le relazioni di trasformazioni:
P Vx
Vx ' = Vx cos + Vy sin X

(2.1)
Vy ' = Vx sin + Vy cos
X

E facile dimostrare che con queste trasformazioni il modulo del vettore V nei dei sistemi ed sar con-
servato. Infatti:

V2 = Vx2 + Vy2

V2
'
[ ] [
= Vx2' + Vy2' = Vx cos + Vy sin 2 + Vx sin + Vy cos 2 = ] (2.2)
= Vx2 2
cos + 2Vx Vy cos sin + Vy2 2
sin + Vx2 2
sin 2Vx Vy sin cos + Vy2 cos = 2

[
= Vx2 + Vy2 ] [cos 2
]
+ sin 2 = Vx2 + Vy2

Per la conservazione della direzionalit , riferendoci alla figura deve essere:

X V = X ' V ovvero: = X V X ' V (2.3)

Notando che:
V V
X V = tan 1 x X ' V = tan 1 x ' { angoli compresi tra [0,2] } (2.4)
V V

e ricordando lidentit trigonometrica: tan 1 ( ) tan 1 ( ) = tan 1
1+
Si ritrova:
V V V V V V
= X V X ' V = tan 1 x tan 1 x ' = tan 1 x x ' 1 +
x x'
=
Vy Vy ' Vy Vy ' Vy Vy '

Vx ' Vy Vy ' Vx
= tan 1
[ ]
V V cos + Vy sin Vx Vx sin + Vy cos
= tan 1 y x
[ ] =
Vx Vx ' + Vy Vy '
[ ]
Vx Vx cos + Vy sin + Vy Vx sin + Vy cos
[ ] (2.5)

= tan 1 2
[ ] [
Vx Vy cos + Vy2 sin Vx2 sin + Vx Vy cos ] = tan [V sin ] [ V
1
2
y
2
x sin ] =
[ ] [
Vx cos + Vx Vy sin + Vy Vx sin + Vy2 cos ] [V cos ]+ [+ V

2
x
2
y cos ]
V 2 sin
= tan 1 2 =

V cos
Quindi anche la direzionalit conservata.

In sintesi il modulo e la direzionalit del vettore V saranno preservate, in una rotazione di sistema di coordi-
nate, se le componenti del vettore sono trasformate con la legge:

2.5
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

( ) ( )
Vx ' = i'(V ) = i' iVx + jVy = (i'i )Vx + i' j Vy
Y
(2.6)
= j'(V ) = j'(iV + jV ) = ( j'i )V + ( j' j)V
Y
Vy ' x y x y

P
che si pu rappresentare come x
x y X
Vx ' i'i i' j Vx
= j'i j' j (2.7) j y
Vy ' Vy i
j X

Ma considerando la figura a lato si vede che se indichia- i


mo con m n langolo necessario per riportare, in senso antiorario, il generico asse K m sul generico asse K n
risulter:

cos x x ' = i' i = cos cos y x ' == i' j = cos ( + 32 ) = sin


(2.8)
cos x y ' = j' i = cos ( + ) = sin
1
2
cos y y ' == j' j = cos

Con la notazione per i coseni direttori: m n = cos m n [m ( x ' , y' ) , n ( x, y)] la (2,6) sar rappre-
sentabile come:
V'1 11 12 V1
= (2.9)
V'2 21 2 2 V2
La (2.9) si pu scrivere come:

V' j =
i =1, 2
ijVi , j = 1,2 (2.10)

Ovvero, seguendo lidea di Einstein, abolendo le sommatorie e intendendo implicita la sommatoria, sul nu-
mero di dimensioni del campo, allorquando gli indici sono ripetuti, la (2.3) diventa:

Vj' = ij Vi (2.11)

Che la definizione di campo vettoriale in notazione indiciale [chiaramente valida per 2D e 3D]

NOTA: Facciamo la verifica del conto della lavandaia per la notazione indiciale.
Nel termina a destra della (2.11) per uno spazio fisico 3D:
1. lindice i ripetuto (significa somma dei termini contenenti lindice da uno tre)
2. lindice j singolo : significa tre componenti scalari
3. ergo: la (2.11) rappresenta una quantit vettoriale
4. Similmente: la forma Aij rappresenta un tensore del secondo ordine, la forma Aii rappre-
senta uno scalare, la forma ei j k aj bk rappresenta un vettore

NOTA: luso della notazione indiciale molto comoda perch abbrevia di molto la scrittura delle
rappresentazioni scalari di vettori e tensori [ una specie di stenografia tensoriale] e la dimo-
strazione di identit.
Ma essa valida soltanto per rappresentazioni in coordinate cartesiane. Al punto che molti
testi parlano e trattano esclusivamente tensori cartesiani.
Senza voler relegare o limitare le notazioni dei fisici matematici, ovvio che per gran parte
di applicazioni pratiche (che usano naturalmente coordinate cilindriche, sferiche, curvilinee)
luso dei tensori cartesiani deve essere esteso considerando un tensore metrico (che contiene i
fattori di scala degli assi coordinati). Per sistemi di riferimento non ortogonali la trattazione

2.6
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

si complica ulteriormente con lintroduzione del riferimento reciproco e delle componenti con-
trovarianti e covarianti (vedi Appendice A)
Per questi motivi conveniente sempre accoppiare ad ogni relazione indiciale (laddove essa
usata) lequivalente relazione vettoriale.

NOTA: La i j rappresenta, in notazione indiciale, una matrice di rotazione: la sua inversa sar i-
dentica alla trasposta: [ i j ]-1 = j i (2.12)

2.2.3 Tensori

Vi sono in fisica delle grandezze che, definite in ogni punto del continuo, dipendono da due direzioni e che
sono quindi descrivibili (caso 3D) da 32=9 funzioni scalari corrispondenti alle 32=9 possibili combinazione
delle basi dei due versori. In uno spazio a 2D tali propriet saranno descrivibili da 22=4 funzioni scalari.

Come detto per i campi vettoriali, i tensori devono essere (fisicamente) invarianti rispetto al cambiamento
degli assi, per cui occorre imporre alle componenti scalari della matrice [che rappresenta il tensore nel parti-
colare sistema di riferimento] di trasformarsi adeguatamente.

La legge di trasformazione delle componenti scalari dei tensori ottenuta molto semplicemente considerando
il tensore pi semplice possibile, quello definito dal prodotto (tensoriale o diadico) di due vettori a e b.

Ricordiamo che dati due vettori a e b in uno spazio 3D cartesiano:

a = ax i + ay j+ az k , b = bx i + by j + bz k (2.13)

possiamo fare, tra questi, tre tipi di prodotto:


scalare:
notazione scalare
[ ][
a b = a x i + a y j + a z k bx i + by j + bz k = ]
= a x b x i i + a x b y i j + a x b z i k + a y b x j i +
(2.14)
+ a yb y j j + a ybz j k + a z bx k i + a z b y k j + a z bz k k =
= a x bx + a yb y + a zbz
notazione indiciale
a b = a i i j b j = a i b i ij = ei e j (2.15)
vettoriale:
notazione scalare
[ ] [
a b = a x i + a y j + a z k bx i + b y j + bz k = ]
= a x bx i i + a x b y i j + a x bz i k + a ybx j i + a yb y j j +
(2.16)
+ a ybz j k + a zbx k i + a zb y k j + a zbz k k =
( ) (
= a y b z a z b y i + (a z b x a x b z ) j + a x b y a y b x k )
notazione indiciale:
a b = ijk a j b k ei ( )
ijk = ei e j e k (2.17)
tensoriale:
notazione scalare
[ ][
a b = a x i + a y j + a z k bx i + b y j + bz k = ]
(2.18)
= a x b x i i + a x b y i j + a x b z i k + a y b x j i + a y b y j j + a y b z jk + a z b x k i + a z b y k j + a z b z k k
notazione indiciale

2.7
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

a b = a j bk e j ek (2.19)
notazione matriciale
a x b x a xby a x bz

a b = a y b x a yby a ybz (2.20)
a z b x azby a z b x

E ovvio che la quantit [ a b ] ha 9 componenti in uno spazio 3D ed rappresentabile dalla matrice quadra-
ta 3x3 di cui alla (2.20).
Applicando la legge di trasformazione di vettori ai singoli vettori a e b risulta:

a 'i = m i a m b' j = n j b n (2.21)

per cui per il tensore diadico a b deve aversi:

a 'i b' j = m i n j a m b n (2.22)

Ovvero linvarianza di un generico tensore


A11 A1 2 A 13

A A i j A 21 A 22 A 23 (2.23)
A 31 A 32 A 33

garantita se le sue componenti scalari si trasformano con la legge:

A'i j = m i n j A m n (2.24)
In altre parole se ci accade:

Aij e Aij rappresentano, rispettivamente in ed in , lo stesso tensore A .

Esempi di tensori:

simbolo di Kronecker
i j la forma pi semplice di tensore del secondo ordine. La sua rappresentazione matriciale il tensore
unitario:
1 0 0
U = 0 1 0
0 0 1
flusso di quantit di moto
se a = V e b = V , la forma diadica a b = ( V ) V rappresenta il flusso di quantit di moto (tensore del
secondo ordine). In particolare : la componente ( Vx ) Vy rappresenta la componente y della quantit di
moto [per unit di massa] (Vy) i.e. trasportata dal flusso di massa nella direzione x ( Vx ).

Forme quadriche (ellissoidi), tensori (momenti) dinerzia, ecc

Ogni tensore fisico rappresentabile in uno spazio 3D da una matrice 3x3 a 9 componenti scalari.
Possiamo applicare ai tensori tutte le propriet delle matrici quadrate:

2.8
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

A11 A1 2 A 13

A A i j A 21 A 22 A 23 (2.25)
A 31 A 32 A 33

Tensore unitario
1 0 0
ij U = 0 1 0 (2.26)
0 0 1
Tensore trasposto
A11 A 21 A 31
A12 A 32 = A j i
t t
A A ij A 22 (2.27)
A13 A 23 A 33
Tensore simmetrico
A11 A12 A13
A A i j A12 A13 ; tale che A ij = A ji
s s
A 22 (2.28)
A13 A 23 A 33
Tensore anti-simmetrico
0 A12 A13
A12 A13 ; tale che A ij = A ji
a a
A A ij 0 (2.29)
A13 A 23 0
Tensore diagonale
A11 0 0
A A i i = ij A ij 0
d
A 22 0 (2.30)
0 0 A 33
Tensore inverso
T a = b Ti j aj = bi
(2.31)
a = T-1 b ai = T-1i j bj

Analisi spettrale dei tensori: considera il tensore T ed il vettore a, in genere T a = b


Ci si pone il problema di ricercare un particolare vettore a tale che:

T a = a ovvero T a - a = 0 ovvero [ T - U] a = 0 (2.32)

Tij aj = ai ovvero Tij aj - ai =0 ovvero [Tij - ij] ai =0 (2.33)

equazione caratteristica necessaria, se a non nullo, la cubica (se 3D):

[ T - U] = 0 ovvero det | T - U| = 0 ovvero [Tij - ij] =0 (2.34)

valori caratteristici (eigenvalues) sono i tre valori assunto da : 1, 2, 3


assi principali, ovvero direzioni principali, ovvero vettori caratteristici, ovvero autovettori (ei-
genvectors) sono i tre valori di ai (a meno di una costante) che si ottengono usando i i

Se le componenti del tensore A soddisfano la (2.24 ) il tensore invariante. Ma questo cosa comporta?

Per uno scalare (tensore di ordine 0) linvarianza era costituita dalla costanza del suo valore (1 invariante)
Per un vettore (tensore di ordine 1) linvarianza costituiva la costanza del modulo e della direzione (2 inva-
rianti)

2.9
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Per un tensore del secondo ordine devono esistere 3 invarianti che sono collegati alla equazione caratteristica
della matrice che deve essere invariante:

( )
det A ij ij = 0 + 2 3 = 0 (2.35)

dove, svolgendo il determinante, si ritrova:

Invariante lineare: somma dei termini sulla diagonale principale:

= A 11 + A 22 + A 33 = Tr (A ) = 1 + 2 + 3 (2.36)

Invariante quadratico: somma dei tre minori principali:

[ ] [
= A 2 2 A 33 A 2 3 A 3 2 + [A 33 A11 A 31 A13 ] + A11 A 2 2 A12 A 21 = ]
A 22 A 23 A 33 A 31 A11 A12 (2.37)
= + + = 1 2 + 1 3 + 2 3
A 32 A 33 A13 A11 A 21 A 22

Invariante cubico: valore del determinante della matrice:

A11 A1 2 A1 3
= det A i j = A 21 A 22 A 23 = 1 2 3 (2.38)
A 31 A 32 A 33

In pratica i valori di ,, del generico tensore Aij non mutano al variare del sistema di coordinate in cui
descritto Aij .

La cosiddetta regola del quoziente permette di verificare linvarianza tensoriale in modo semplice.
Data una matrice Aij , siano b e c dei vettori indipendenti: se si verifica che per ogni vettori b esiste un vetto-
re c tale che:
Ab=c ovvero Aij bj = ci (2.39)

Allora la matrice Aij rappresenta un tensore fisico

La dimostrazione molto semplice e si basa sulle trasformazioni di vettori e tensori ritrovate prime.
Riportiamo la dimostrazione come esempio di utilizzazione della notazione indiciale. [ovviamente una volta
dimostrata la relazione in un riferimento cartesiano, essa sar valida in ogni altro sistema.]
Le condizioni di invarianza per i vettori b e c sono le trasformazioni

bq = bj j q e cp = ci i p (2.40)

Ap q bq = cp = c i i p =A i j bj i p = A i j j q b q i p (2.41)
Ovvero:
[Ap q - A i j i p j q ] b q = 0
e quindi
Ap q = i p A i j j q (2.42)

Che mostra la richiesta trasformazione per linvarianza di Aij che quindi un tensore.

Accertata la definizione fisica del tensore A , potremo considerare il prodotto del tensore A con il generico
vettore n :

2.10
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

b = n A (2.43)
componente vettoriale direzione tensore
sinistra nella direzione n

per definirne la componente vettoriale: nella fattispecie b la componente vettoriale sinistra di A nella dire-
zione n [analogamente si pu definire la componente destra].

procedimento scalare:

b = bx i + by j+ bz k ; n = n x i + n y j+ n z k
(2.44)
A = A xx i i + A xy i j + A xz i k + A yx j i + A yy j j + A xz j k + A zx k i + A zy k j + A zz k k

n A = n x A xx i + n x A xy j + n x A xz k + n y A yx i + n y A yy j + n y A xz k + n z A zx i + n z A zy j + n z A zz k =
[ ] [ ] [
= n x A xx + n y A yx + n z A zx i + n x A xy + n y A yy + n z A zy j + n x A xz + n y A yz + n z A zz k ] (2.45)

esempio notazione pedestre:


b x = n x A xx + n y A yx + n z A zx
b y = n x A xy + n y A yy + n z A zy (2.46)
b z = n x A xz + n y A yz + n z A zz
esempio notazione matriciale:
b x A xx A yx A zx n x
b = A A yy A zy
n (2.47)
y xy y
b z A xz A yz A zz n z

ovvero
A xx A xy A xz
[b x by ] [
bz = n x ny nz ]
A yx A yy A yz

(2.48)
A zx A zy A zz

esempio notazione indiciale:
b i = n j A ji (2.49)

Come per i vettori, in queste note distingueremo attentamente il tensore come entit fisica dalla matrice delle
sue componenti riferita ad un certo sistema di riferimento.

Alcuni saggisti, anche autorevoli, parlano di una struttura diadica le cui componenti formano il tensore.

Noi preferiamo mantenere ben netta la distinzione tra tensore (entit fisica) e le sue componenti (strut-
tura matematica) che hanno un significato soltanto se riferite ad un sistema di riferimento.

In natura si incontrano molto raramente propriet tensoriali di ordine maggiore di 2 [pochi i tensore di ordi-
ne 3 in fisica], e nelle strutture di trasformazioni raramente si trovano tensori di ordine maggiore a 4.

2.11
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

.2.3 RAPPRESENTAZIONI EULERIANA LAGRANGIANA


x2
Il campo di moto di un fluido viene comunemente rappresenta- Posizioni
Posizioni
al tempo t
to da particelle che ad ogni istante di tempo, t , occupano varie al tempo to
x32
posizioni, x , dello spazio. 3
2 Particella3
Nella figura a lato sono raffigurate le posizioni e le traiettorie di
tre particelle (in uno spazio 2D: x1-x2 ), solo per agevolare la 22 Particella2
x22

rappresentazione grafica. x12


1
2 Particella1

Il primo problema di decidere come distinguere le varie X1


particelle fluide. 2
31
2
x11
11 1 x 1

x31
Bocciata lidea di ricorrere al Codice Fiscale, o peggio ancora
alle impronte digitali, notiamo che una buona possibilit di distinguerle in base alle posizioni che esse as-
sumono al tempo iniziale to [di male in peggio: si distingue in base al luogo di origine].

Senza ledere alcunch, porremo to=0, e denoteremo le posizioni iniziali con .

Ne segue che il campo di moto sar descritto dalla relazione:

x = x ( , t) ovvero x i = x i ( 1 , 2 , 3 , t ) i = 1,.2,3 (2.50)

Ovviamente sar, per definizione, x ( ,0) = .

La (2.50) si legge come la posizione spaziale x occupata dalla particella al tempo t


[in pratica rappresenta lequazione parametrica delle traiettorie delle particelle (con t come parametro)].

Nota: Abbiamo gi palesemente violato il concetto della teoria cinetica per cui le posizioni e
le velocit delle particelle [molecole, atomi, ioni, elettroni.] sono random, non de-
terminabili singolarmente se non accoppiate probabilisticamente; ma abbiamo gi am-
piamente commentato che la nostra fluidodinamica si limita ad una descrizione
nellambito (mediato) macroscopico del continuo.

Definiamo (contro il parere di Truesdell):

coordinata materiale o Lagrangiana: la posizione iniziale della particella [ al punto da identifica-


re/chiamare la particella stessa con ]
coordinata spaziale o Euleriana: la posizione x della particella al tempo t [ praticamente la sua posizione
spazio-temporale ]

Chiaramente ne discendono due metodologie di rappresentazione: Lagrangiana ed Euleriana.

Un esempio pratico delle due metodologie potrebbe venire dal considerare le varie possibili
problematiche del controllo del traffico aereo su di una grande citt:
pu essere fatto dalle apparecchiature di un AWACS, che capace di individuare coi
suoi radar di bordo, istante per istante, e per ogni punto dello spazio aereo sorvegliato,
gli aerei in volo e le loro velocit: descrizione Euleriana del volume di controllo
(rappresentato dallo spazio monitorato dai radar)
sar fatto (in un futuro non molto lontano) dal sistema informatico di un grande fratello
che riceve e registra continuamente, da ogni aereo di una flotta, oltre al suo codice di i-
dentificazione, i dati di posizione, velocit e quota rilevati a bordo di ogni aeromobile
con tecnologia GPS o derivata: descrizione Lagrangiana di una massa di controllo
(rappresentata da tutti gli aeromobili della flotta)

2.12
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Per procedere alla modellistica delle descrizioni/rappresentazioni, dobbiamo fare delle ipotesi:

1. il campo di moto continuo e differenziabile (almeno tre volte per accontentare Serrin)

2. la relazione (2.50) invertibile, i.e. esiste linversa:

= ( x , t) ovvero i = i ( x 1 , x 2 , x 3 , t ) i = 1,.2,3 (2.51)

3. le relazioni (2.50) e (2.51) sono ad un singolo valore (biunivoche)

NOTA: le tre ipotesi non creano problemi per regioni continue e mono-connesse, ma oc-
corre qualche cautela in presenza di corpi immersi, pareti , scie eccetera...

Ben consci dellermeticit delle assunzioni della fisica matematica, chiariamo che:

1. la prima ipotesi vuole significare che le particelle disposte, ad un dato tempo, su di un arco di
curva, ad un tempo successivo, non possono essere disposte su tratti di curve disgiunte; ovvero
che particelle che stanno vicine, dovranno rimanere vicine (per tutta leternit:molto romanticoma poco
credibile; pensa, tra laltro alla Nota di cui immediatamente sopra per una possibilit di divorzio),
2. la seconda ipotesi implica la possibilit di identificare una particella per ogni punto dello spazio
e per ogni tempo (ispezione e controllo dellidentit sono garantite: il questore sar contento),
3. la terza ipotesi significa che una particella non pu occupare la spazio di altre due, o che due par-
ticelle non possono occupare lo spazio di una particella (mero atto di democrazia o, se volete, di buona educa-
zione).

Le (2.50) e (2.51) rappresentano, in effetti, una trasformazione di coordinate e la sua inversa.

A tal proposito Vi sar stato gi detto e dimostrato che la condizione necessaria e sufficiente per lesistenza
della funzione inversa di una trasformazione che lo Jacobiano della trasformazione (determinante della
matrice delle derivate parziali) sia non nullo:
x 1 x 1 x 1
1 2 3
(x 1 , x 2 , x 3 ) x 2 x 2 x 2
J= = 0 (2.52)
(1 , 2 , 3 ) 1 2 3
x 3 x 3 x 3
1 2 3

Nellipotesi del continuo (quindi della particella fluida come punto materiale finitesimo) e nellipotesi
dellequilibrio evolutivo (particella fluida in equilibrio con il suo ambiente) ad ogni particella fluida si po-
tranno associare propriet termo-fluidodinamiche quali: densit, pressione, temperatura, entalpia ecc. .

Ad.esempio: la dizione di temperatura in un certo punto ad un dato tempo deve es-


sere intesa come la temperatura della particella fluida che transita per quel certo punto al
dato tempo [cio quella temperatura misurata da un osservatore che viaggia a cavalcioni della particella].

Nellambito di validit delle ipotesi prima descritte, si potranno cos estendere allo spazio fisico le relazioni
trovate, tra le propriet, nellambito della termodinamica.

Ad esempio per un gas perfetto termodinamicamente valgono le relazioni di stato:

p=T e = cv T + eo (2.53)

2.13
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Queste relazioni possono essere differenziate per fornire nel piano termodinamico
la variazione della pressione (dp) in funzione delle variazioni di temperatura (dT) e
della densit (d) e la variazione dellenergia interna (e) in funzione della temperatu-
ra (T)
1 1 1
dp = d + dT de = c v dT (2.54)
p T

L'ipotesi dell'equilibrio evolutivo permette di asserire che le relazioni delle variazio-


ni nel piano termodinamico si applicano anche alle variazioni nel piano fisico e so-
no rette dalle stesse forme di relazioni.
Ad esempio considerando le variazioni nel tempo delle propriet associata ad una
particella fluida, ferma nel piano fisico, risulta:

dp d
678 6474 8 64dT
74
8
1 p 1 1 T e T
dt = dt + dt = cv (2.55)
p t t T t t t

ovvero
1 p 1 1 T
= + (2.56)
p t t T t
1 p 1 1 T e T
Analogamente si ricava = + = cv ecc...
p x x T x x x

Nota: paradossalmente anche la posizione, la velocit e laccelerazione della particella pos-


sono essere annoverate tra queste propriet termo-fluidodinamiche: sono quindi tutte
propriet particellari.

Quanto sopra detto si traduce nel definire ogni generica grandezza termofluidodinamica (,t) come una
propriet lagrangiana che, sfruttando la (2.51), pu essere rappresentata in una descrizione euleriana:

[
( x , t ) = ( x , t ), t ] (2.57)

Mentre per la generica grandezza termofluidodinamica , la descrizione lagrangiana :

[
(, t ) = x (, t ), t ] (2.58)

Associate con queste due descrizioni [ricorda le regole di derivazione di funzioni a pi variabili] si possono
definire due derivate temporali:

Derivata locale: derivata rispetto al tempo tenendo x costante:

(o ) (o )
= (2.59)
t x =cos t t
Derivata materiale (o sostanziale): derivata rispetto al tempo tenendo costante:

2.14
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

(o ) D(o )
= (2.60)
t = cos t Dt
{
1424 3 rappesentazione
rappresentazione euleriana
lagrangiana

Ne discendono quindi le simbologie (non universalmente accettate):


sar la variazione nel tempo della propriet misurata da un osservatore che sta fermo in un
t
punto x del volume di controllo (detta derivata locale o instazionaria),

D
sar la variazione nel tempo della propriet misurata da un osservatore che si muove con la
Dt
particella di un massa di controllo (detta derivata materiale, sostanziale, particellare o totale) rap-
presentata in modo euleriano.

df
Con il simbolo denoteremo la solita derivata ordinaria della funzione f(t) rispetto al parametro t.
dt

.2.4 VELOCITA

La velocit di una particella fluida definita come la derivata materiale della sua posizione.

E una propriet lagrangiana: ponendo (, t ) = x (, t ) risulta essere:

V=
[
x (, t ) ] =
x
= u (x1 , x 2 , x 3 , t ) e1 + v(x1 , x 2 , x 3 , t ) e 2 + w (x1 , x 2 , x 3 , t ) e 2 (2.61)
t = cos t
t = cos t

che si legge: la velocit in un certo punto x ad un dato tempo t la velocit della particella fluida che si trova
nel certo punto x al dato tempo t (coerente con misure sperimentali per mezzo di tecniche LDV o PIV).

Nota: Senza volere essere troppo allarmisti o sofisti dobbiamo, per onest di cronaca, far notare
che questa definizione di velocit non , invero, lunica possibile.
Per campi fluidi ad un solo componente (una sola massa ed una sola densit) la velo-
cit di massa definita come V=(V)/ [per la quale il flusso convettivo di massa (V)
pari al flusso totale, (definizione che sar introdotta tra breve)] non creer problemi se
il campo di moto incomprimibile ( = costante nel tempo e in tutto il campo).
Potrebbero sorgere difficolt, non secondarie, in campi di moto comprimibili, special-
mente se turbolenti [per i quali si devono fare statistiche o mediare le fluttuazioni di
densit e delle componenti di velocit]. Complicazioni che coinvolgono non solo la de-
rivazione delle equazioni e le definizioni delle correlazioni, ma anche le relative varie
tecniche di misura (LDV, Filo caldo, PIV, Pitot ) che potrebbero, singolarmente, fornire
valori differenti.
Per campi fluidi a pi componenti (ad es. miscele reagenti a pi masse m1, m2,. ) le
difficolt diventano ancora pi serie [dobbiamo definire pi velocit e come? la velocit
della media delle masse e le velocit di ogni massa, mi , relativa a quella media ?]

Ma ci sar tempo, al momento giusto, per gli approfondimenti di un concetto che sembrava tanto
banale.

2.15
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Laver definito la velocit, ci permette di ricercare la connessione tra le due rappresentazioni (2.57) e (2.58)
delle derivate temporali di una generica propriet .

In realt, quella che interessa maggiormente la rappresentazione euleriana della derivata totale di .

Da un punto di vista puramente analitico si ritrova abbastanza semplicemente, applicando soltanto la


metodologia della derivazione parziale di funzioni di funzioni ai formalismi trovati, che:

=
[
D x (, t ), t ] =
x
+

=

V+

(2.62)
Dt t = cos t
x t t t x x t

ovvero in forma pi tradizionale:


D
= + (V ) (2.63)
Dt t
derivata derivata derivata
materiale locale convettiva

Per coloro che sono allergici ai formalismi matematici, fornia-


mo un esempio pragmaticamente dolciario:
Tfinale
T+T
Consideriamo un panettone posto su di un tapis roulant che si Tiniziale T

muove, con velocit U=dx/dt, nellinterno di un forno a river-


bero a gradiente termico fissato. Si vuole conoscere il rateo
temporale della temperatura T(x,t) subito dal panettone per va-
lutare lefficacia del lievito sulla qualit di cottura. U

Dalla definizione (alla Gteaux) di derivata temporale si ricava: x+x


x
DT [T + T] t +t [T ] t t t+t
== lim (2.64)
Dt t 0 t

Se t piccolo ed assumiamo continuit e differenziabilit ad libitum, potremo espandere in serie la T(x,t) e


valutare:
[T + T ]t +t = [T ]t +t + [T ]t +t
[T ] t + T t + O t 2 ( ) T
+ x + O t 2 , tx , x 2 ( ) (2.65)
t t x t

[T ]t + t
[T ]t + t

Sostituendo la (2.65) nella (2.64) si deriva:

T T x T T
DT
== lim +
t 0 t x t
+ O t , x, x 2 = + U ( ) (2.66)
Dt t x

Ovviamente in un caso multi-dimensionale T(x,y,z,t), si ritrover analogamente la (2.63):

DT T T T T T
= + u +v +w = + (V ) T (2.67)
Dt t x y z t
derivata derivata derivata --------------------
materiale locale derivata locale derivata
convettiva convettiva

2.16
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Esercizio 2.1
Considera le equazioni delle traiettorie delle onde di Gerstner (2-D):
e bk e bk
x=a+ sin [k (a + ct )] , y = b cos[k (a + ct )]
k k
Correla i parametri alla posizione iniziale,
Mostra che le traiettorie sono circonferenze,
Trova le velocit,
Mostra che il modulo dellaccelerazione unitario,
Mostra che lo Jacobiano unitario.

Esercizio 2.2
f
Mostra che la superficie di un fluido f(x,t)=0 contiene le stesse particelle se + V f = 0
t

Esercizio 2.3

Mostra che se f(x,t)=0 non una superficie materiale e si muove con una velocit U differente dalla velocit
1 Df
delle particelle fluide V, deve aversi: (V U ) n = con n la normale alla superficie
f Dt

Il campo di velocit euleriano un campo vettoriale che pu essere espresso come somma delle sue compo-
nenti scalari per i versori coordinati.
Per un sistema cartesiano x,y,z con versori i, j, k le componenti coordinate della velocit V saranno u,v,w:

V(x, y, z, t ) = i u( x, y, z, t ) + j v ( x, y, z, t ) + k w ( x, y, z, t ) (2.68)

E' da notare che nel sistema cartesiano i versori coordinati non variano al variare del punto.

Per un sistema cilindrico (r, , z) con vettori ir, i, iz, le componenti coordinate saranno Vr,V,Vz:

V(r , , z, t ) = i r Vr ( r, , z, t ) + i V (r, , z, t ) + i z Vz (r , , z, t ) (2.69)

E' da notare che per questo sistema di riferimento (cos come per
tutti i sistemi di riferimento curvilinei) i versori coordinati variano
da punto a punto, cosa che occorre tenere in mente nelle operazio- z
ni che richiedono differenziazione. r Vz
V
Nel seguito considereremo soltanto i sistemi cartesiani, ovviamen- V
te quanto ritrovato sar valido in ogni altro sistema di riferimento, Vr
pur se le componenti scalari saranno diverse. Il passaggio da un
sistema all'altro, che comporta la trasformazione delle coordinate scalari, sar oggetto dell' analisi vettoriale.

Nota: per campi potenziali incompressibili, la conoscenza del campo di velocit praticamente fondamenta-
le in quanto permette addirittura la determinazione del campo di pressione per tramite del teorema di
Bernoulli:
p 1 2
+ V + gz = costante (2.70)
2

il valore della costante pu essere determinato in ogni punto del campo dove sono note le propriet.

2.17
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

.2.5 VELOCIT ANGOLARE DI PARTICELLE FLUIDE

La velocit angolare di rotazione di una particella fluida definita come la media delle velocit angolari di
ogni coppia di direzioni mutuamente perpendicolari della particella.
La velocit angolare di una particella fluida quindi un vettore definito, in queste note, con il simbolo di
In generale una particella in un campo di moto tridimensionale potr avere una velocit angolare con com-
ponenti lungo i tre assi coordinati, ad esempio:

= x i + y j + z k (2.71)

Il senso positivo di rotazione dato, per terne levogire, dalla classica regola della mano destra.
Per considerare come queste componenti di velocit angolari dipendono dal campo delle velocit, conside-
riamo una particella fluida in moto nel piano x-y con componenti di velocit u(x,y) e v(x,y).
Definiremo come z [componente della velocit angolare nella direzione dellasse z (normale al piano del
moto x.y)] la media z = 12 ( OA + OB ) della velocit angolare OA del segmento OA e della velocit an-
golare OB del segmento OB.

Ovviamente dallassunta continuit e derivabilit del campo di velocit:

la componente verticale della velocit nel punto A sar stimata come


v
v(A ) = v(O ) +
x
x + O x 2 ( )
la componente orizzontale della velocit nel punto B sar stimata come
u
u (B) = u (O ) +
y
y + O y 2 ( )
Dalla geometria della figura facile derivare la velocit di rotazione della linea OA:

1
OA = lim = lim =
t o t t o t x
{ y B

1 [v(A ) v(O)] t y
= lim =
t o t 144 2x443

O x A

= lim
1 1 v
t o t x
( )
v
x t + O x 2 =
44424443 x
1
x
x

Egualmente facile derivare la velocit di rotazione della linea OB:

1 [u (B) u (O)]t
OB = lim
t o

t
= lim

1
t {
y
= lim
t y
= lim

1 1 u

t y y

y t + O y 2 = ( )
u
y
3
t o t o t o
144 42444 3 1444 424444

Il segno meno stato qui introdotto per permettere che OB sia orientato positivamente se antiorario.

Ne segue:
v u
z = 12 ,
x y
analogamente si trover:

2.18
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

w v u w
x = 12 e y = 12
y z z x

In definitiva la velocit angolare di una particella fluida :

w v u w v u
= x i + y j + z k = 12 i + j + k =
y z z x x y (2.72)
= 12 ( V ) = 12

ovvero la velocit angolare della particella fluida, , pari alla met del rotore della velocit ovvero della
vorticit .

NOTA: In altre letterature si usano simbologie differenti per la velocit angolare e per la vorticit

.2.6 ACCELERAZIONE (LINEARE)

E una propriet particellare. Laccelerazione definita come la derivata materiale della velocit di una
particella fluida
Lapplicazione della (2.63 ) con = V , porta pedissequamente a:

DV V
a= = + (V ) V (2.73)
Dt t
accelerazione accelerazione accelerazione
materiale locale convettiva

Nota: anche se il campo di moto stazionario: V/t=0 la particella pu co- /t=0

munque subire una accelerazione che deriver dal termine convettivo


[V V]. Vedi il caso della figura a destra.
Poni ad esempio U(x)=Uo sin( 2 x / L) e calcola a(x,t)
Posizione di una
particella a differenze
di tempi uguali

Se osserviamo bene l'espressione dellaccelerazione convettiva nella (2.73), notiamo che essa pu essere e-
spressa sia come loperatore scalare (V)(.) che agisce su V che come il prodotto vettoriale della velocit
V e del gradiente della velocit V:

V
x

V V V V (.) (.) (.)
u +v +w = [u, v, w ] =V (V ) = (V )V = u +v +w V (2.74)
x y z y x y z

V
z

Per cui, in termini di operatori differenziali vettoriali, la definizione della derivata sostanziale applicato ad
una propriet ( ) diventa:
D() ()
+ (V ) () (2.75)
Dt t

2.19
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Esercizio 2.4
Dato il campo di velocit V = 3t i + xz j + ty2 k , trovare l'accelerazione particellare.
Risp. a = 3 i + (3tz + txy2) j + (2xyzt + y2 ) k

Nota che la derivata sostanziale di un campo vettoriale, nella fattispecie della velocit, pu essere espressa in
termini delle componenti scalari:

DV V Du Dv Dw
+ (V ) V = i +i +i =
Dt t Dt Dt Dt
u v w
= i +(V )u + j +(V )v + k +(V )w = (2.76)
t t t
u u u u v v v v w w w w
= i +u +v +w + j +u +v +w +k +u +v +w
t x y z t x y z t x y z

Si ritrovano in tutto 12 componenti scalari di cui i 3 termini dell'accelerazione locale sono lineari, gli altri 9
termini convettivi sono non-lineari (per la velocit).
Ovviamente tutti i problemi in cui necessario considerare effetti convettivi saranno problemi non lineari,
pi difficili da risolvere.

Esercizio 2.5
Il flusso stazionario di un fluido in un ugello convergente viene analizzato in una teoria uni-dimensionale
come u=u(x). Per un ugello lineare si ritrova u(x)=Uo(1+2 x/L).
Determinare l'espressione dell'accelerazione di una particella che attraversa l'ugello
Risp. a(x) = [2(Uo)2 / L] (1+2 x/L)
Ponendo Uo=10 m/s, L=1m, determinare l'accelerazione ad x=0 e ad x=L.
Risp. a(0)=200 m/s2 , a(L)=600 m/s2

Nota: con luso di identit vettoriali la (2.73) pu essere riscritta come:

DV V VV
a= = + + ( V ) V (2.77)
Dt t 2 rateo della
accelerazione accelerazione rateo della var iazione
materiale locale var iazione delladirezione
dell'int ensit

.2.7 DILATAZIONE x = x ( ,t)

Considereremo soltanto la dilatazione volumetrica [quelle super-

ficiali e lineari sono semplici casi particolari, talora si trova la defi- dV=dx1dx2dx3
nizione di espansione] x

La dilatazione il rapporto tra il volume elementare (usiamo


per semplicit coordinate cartesiane) di una particella fluida ele- dVo=d1d2d3
mentare (al tempo t) rispetto a quello elementare di riferimento
iniziale (t=to=0):

2.20
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

dV dx1dx 2 dx 3
= = (2.78)
dVo d1d 2 d3

Abbiamo gi commentato che la (2.50) pu essere considerata come una trasformazione tra sistemi di coor-
dinate dalla coordinata lagrangiana a quella euleriana x .

In tal caso dovrebbe esserVi familiare che il rapporto dei volumi elementari di una trasformazione pari al
valore dello Jacobiano della trasformazione:

dV d(x1 , x 2 , x 3 )
= =J (2.79)
dVo d(1 , 2 , 3 )

Le assunzioni sullinvertibilit della rappresentazione lagrangiana/euleriano richiede che sia lo Jacobiano J


che il suo inverso J-1 devono essere non nulli, ovvero che 0 < J < .

------------------------------------------------------inciso---------------------------------------------------
Per chi avesse qualche problema nel ricordare/ritrovare la dimostrazione della (2.79) notiamo
che, per uno spazio 3D cartesiano, deve verificarsi:

Trasformazione (2.50) dalle coordinate lagrangiane a quelle euleriane x


x = x ( , t) ovvero x i = x i ( 1 , 2 , 3 , t ) i = 1,.2,3 (2.80)
Definizione di differenziale (di pi variabili):
xi xi xi
dx i = d 1 + d 2 + d 3 i = 1,.2,3 (2.81)
1 2 3
Definizione di volume elementare
dV = dx1dx 2 dx 3 (2.82)
Pedestremente si pu sostituire la (2.81) nella (2.82), e raggruppare.
Ovvero, per risparmiare spazio, ricordando la definizione vettoriale del volume elementare in
notazione indiciale, ritroviamo facilmente:
x i x j x
dV = (dx 1 e1 ) [(dx 2 e 2 ) (dx 2 e 2 )] = ijk d1 d 2 k d 3 =
1 2 3
(2.83)
x i x j x k
= ijk [d1 d 2 d 3 ] = J [d1 d 2 d 3 ] = J dVo
1 2 3
Ovviamente lavverbio facilmente vale solo se ricordiamo la notazione indiciale del determi-
nante [Jacobiano]:
x1 x1 x1
1 2 3
(x1 , x 2 , x 3 ) x 2 x 2 x 2 x i x i x i
J= = = ijk (2.84)
(1 , 2 , 3 ) 1 2 3 notazione indiciale
per determinante
1 2 2
x 3 x 3 x 3 di matrice

1 2 3
---------------------------------------------fine inciso-----------------------------------------------

2.21
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

.2.8 VELOCIT DI DILATAZIONE

La dilatazione di fondamentale importanza nella teoria dellelasticit.


Di interesse in fluidodinamica la nozione di velocit di dilatazione:

D DJ D [(dV ) / (dVo )]
G= = = (2.85)
Dt Dt Dt

Questa definita come la derivata materiale dello Jacobiano e rappresenta il rateo temporale della dilatazione
per una particella fluida in moto.

In pratica dovremo fare la derivata temporale (a costante) della (2.78). Molto semplice se vi ricordate
lalgebra differenziale delle matrici, altrimenti richiamando la (2.84), che per puro caso appare poco prima su
questa stessa pagina, si vede che dobbiamo svolgere il compitino:

x1 x1 x1

1 2 3
D x 2 x 2 x 2 x i x j x k
[J ] = = ijk (2.86)
Dt t 1 2 3 notazione indiciale t 1 2 2 = cos t
per determinante
x 3 x 3 x 3 di matrice

1 2 3
= cos t

Ovviamente esiste la possibilit o di procedere scalarmene (molti passaggi ma semplice algebra) oppure di
considerare la forma in notazione indiciale. In ogni caso ci dovremo trovare di fronte ad un raggruppamento
somma di tre termini:

x i x j x k x i x j x k
ijk = ijk +
t 1 2 2 = cos t t 1 2 2 = cos t
(2.87)
x x j x k x x j x k
+ ijk i + ijk i
t 1 t 2 = cos t 2 t 1 2 t 2 = cos t
= cos t = cos t

Le derivate materiali (a costante) basate su generici indici (m,n) sono semplici a farsi:

xm xm Vm
= =
t n = cos t deriviamo
a costante
n t = cos t definizione
di velocit
n
(2.88)

Ovvero ricordando la (2.51)

= ( x , t) ovvero n = n ( x1 , x 2 , x 3 , t ) n = 1,.2,3 (2.89)


risulta:
Vm Vm x1 Vm x 2 Vm x 3 Vm x p
= + + = (2.90)
n x1 n x 2 n x 3 n notazione
indiciale
x p n

in cui si introdotto un ulteriore indice p=i,j,k. Si deriva quindi combinando (2.86 - 2.90):

2.22
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

D J V x p x j x k x Vj x p x k x x j Vk x p
= pjk i + ipk i + ijp i (2.91)
D t x 1 x 1 2 x
p 1 2 3 p 2 3 p 3

ovvero permutando lindice p nellunica possibilit (di componente non nulla) consentita dalloperatore
i j k e cio:

1. in p=i=1 per il 1 termine della (2.91),


2. in p=j=2 per il 2 termine, della (2.91),
3. in p=k=3 per il 3 termine, della (2.91),

La (2.91) si scrive quindi:

D J V1 V2 V3 x x j x k
G= = + + ijk i = ( V ) J (2.92)
D t x1 x 2 x 3 1 2 3

che fornisce una interpretazione della divergenza della velocit come:

1 DJ
[ V] = (2.93)
J Dt

La ( 2.93) talora chiamata formula di espansione di Eulero

Ovviamente se V=0 dovr essere J=costante , i.e. durante il moto il volume elementare della particella
fluida non cambia.

Talora la (2. 93) pessimamente rappresentata come

[ V] = D ln(J) (2.94)
Dt

con la quale si pu perdere il significato fisico.

.2.9 TEOREMA DEL TRASPORTO DI REYNOLDS

Richiamando la (2.85) la formula di espansione di Eulero (2.93) diventa:

1 DJ 1 D (dV ) (dV0 ) 1 D (dV )


= [ V ] = [ V ] = [ V ] (2.95)
J Dt (dV ) (dV0 ) Dt (dV ) Dt
Questa forma descrive come varia il volume elementare (dV ) di una particella fluida durante il suo moto.

Definendo Volume materiale V m come il volume di controllo (finito) che contiene sempre la stessa massa
di fluido (i.e. le stesse particelle fluide, da alcuni definito come sistema), si pu pensare di estendere la for-
mula di espansione di Eulero ritrovata per il solo volume elementare.
Questo largomento del teorema di Reynolds.

Sia (x,t) una qualsiasi propriet termo-fluido-dinamica trasportata dalle particelle fluide contenute nel vo-
lume materiale V m (t) [volume che si muove con il fluido e che contiene sempre le stesse particelle],
Lintegrale di volume:

2.23
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

F (t) =
Vm ( t )
( x , t ) dV (2.96)

ovviamente una funzione soltanto del tempo.


Lobiettivo di considerare la derivata della (2.96) che a massa costante:

F ( t ) d
=
t = cos t d t V ( t )
( x , t ) dV

(2.97)
M = cos t m
e rappresentarla in un sistema euleriano.
Ovviamente poich il volume V m (t) varia nel tempo, non possibile veicolare la derivata attraverso
loperatore integrale e farla operare direttamente sullintegrando.

Sono possibili diverse metodologie.

La prima metodologia usa le trasformazioni prima descritte tra le rappresentazioni lagrangiane e euleriane.
Se consideriamo:

che la D( )/Dt una derivata rispetto al tempo tenendo costante cio a particelle (massa) costante,
che il volume materiale V m (t) per definizione un volume a particelle (massa) costante.
di rappresentare la propriet (x,t) in modo lagrangiano : [ x (,t),t]
di rappresentare il volume elementare (al tempo t) dV in funzione di quello elementare al tempo 0 :
dV = dVo J

Ne consegue che il volume di integrazione V (t) diventer costante e pari a V o, , si pu scambiare la derivata
materiale con loperatore integrale e farla operare direttamente sullintegrando.

La logica di quanto detto sopra rappresentata dai seguenti passaggi:

d d
[ ]
F ( t )
=
t = cos t d t V ( t )
( x , t ) dV =
d t Vo
x (, t ), t J dVo =

m
D D DJ
= { J }dVo = D t J + D t dVo = (2.98)
Vo
Dt Vo
D D
= D t + ( V ) J dVo = D t + ( V ) dV

Vo Vm (t)

Poich vale la ( 2.63)


D
= + (V ) (2.99)
Dt t
derivata derivata derivata
materiale locale convettiva

e vale lidentit vettoriale:


( V ) = ( V ) + () V = ( V ) + V

La (2.98) si pu rappresentare in vari modi tra cui, uno dei pi interessanti, :

2.24
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

F ( t ) d
=
t = cos t d t V ( t )
( x , t ) dV =

m (2.100)

=
V (t)
t + (V) dV =

t
V (t)
dV +
V
[ ( V)] dV
(t)

Applicando allultimo termine del lato destro della (2.100) il teorema di Gauss della divergenza si ottiene la
forma pi usata del Teorema del Trasporto di Reynolds:

dF ( t ) d
dt
=
d t V ( t )
( x , t ) dV =
V t

dV +

[ (n W)] dS (2.101)
m (t) S (t)

dove:

S(t) la superficie materiale del volume (materiale) V(t)


W la velocit delle particelle fluide rispetto alla superficie S(t).

Ne deriva che:

se lelemento di superficie dS si muove con velocit U, risulter W = V - U.


se la dS ferma (U=0) sar W=V

Il Teorema del Trasporto di Reynolds si legge:

il rateo di variazione temporale della propriet contenuta in un volume materiale


V(t) pari allintegrale volumetrico del rateo temporale di nel volume V(t)
pi la portata netta di attraverso la superficie S(t) di V(t)

Riconsiderando la rilettura del Teorema del Trasporto di Reynolds ci accorgiamo che abbiamo sprecato
tante formule e tanti passaggi per arrivare a certi risultati che si possono dedurre da logiche e naturali consi-
derazioni per il bilancio/conservazione di propriet estensive.

La seconda metodologia si basa nel considerare lintegrale volumetrico come prodotto di integrali lineari.

Per ognuno di questi si dovr considerare un integrale monodimensionale del tipo:

x 2 (t)
d d V(t)=x2(t)-x1(t)

dt V ( t )
b( x , t ) dV >
dt b( x, t ) dx
x1 ( t )
(2.102)
n1=-i n2=i
x
In questo caso il volume di controllo lintervallo x2-x1, che
pu variare nel tempo, la superficie S rappresentata dai due x1 x2
punti x1 ed x2 di normali, rispettivamente n1=i e n2= +i , W1 W2
nei quali punti le velocit sono rispettivamente W1=dx1/dt e
W2=dx2/dt:

x 2 (t) x 2 (t)
d b dx dx
dt b(x, t ) dx =
x1 ( t ) x1 ( t )
t
( x , t ) dx + b( x 2 , t ) 2 b( x1 , t ) 1
dt dt
(2.103)

2.25
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

E abbastanza agevole rilevare che questa relazione rappresenta proprio il famoso teorema di Leibnitz (del-
la derivazione sotto il segno di integrale) studiata nei corsi di Analisi Matematica di base, di cui il teorema
di Reynolds rappresenta lestensione a pi di una dimensione.

La terza ed ultima metodologia si basa nel considerare, pedestremente, la derivata facendo il limite del rap-
porto incrementale dellintegrale. Occorre un poco di fantasia per riconoscere i vari termini nella raffigura-
zione dei volumi materiali a due istanti di tempo.
Consideriamo un volume di controllo che si muove in modo arbitrario nel tempo.
Definiamo:
Volume di controllo (VdC linea continua)
Sistema (Sis linea tratteggiata) inteso come il volume che contiene la massa di controllo, anche detto
Volume materiale.
Consideriamo che al tempo t il VdC ed il sistema Sis coincidono.

Nella figura cerchiamo di rappresentare cosa accade al tempo t+dt

Nota: t
t+dt
Sis

at tempo t la massa di controllo contenuta nel si- c

stema che coincide con il Volume di controllo [b]


al tempo t+dt il sistema contenuto nei volumi b b
[b=b-a] e [c]

La variazione di una generica propriet C associata al a

campo di moto contenuto nel sistema (c=C/M, =M/V) VdC


data da:


CSis t +dt CSis t =

c dV + c dV
b' c


c dV
b'
(2.104)
t + dt t


Sommando e sottraendo al termine a destra lintegrale

c dV
a
si ottiene:
t + dt


CSis t + dt CSis t =

c dV + c dV
b' a


c dV
b'
+
t + dt t
(2.105)

+
c

c dV a
c dV
t +dt
Facendo il limite per dt 0 si ottiene:

CSis t +dt CSis t



b'
c dV +
a
c dV
t +dt

b'
c dV
t
= +
dt dt
(2.106)




c
c dV
t +dt



a
c dV
t +dt
+
dt dt

il termine a sinistra diventa:


dCSis
(2.107)
dt
[Nota il sistema contiene sempre la stessa massa, i.e. la derivata temporale lagrangiana]

2.26
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

il primo termine a destra si riferisce allo stesso volume in quanto [b]t=[b+a]t+dt per cui il limite
diventa la derivata locale dellintegrando:
( c )
V (t)
t
dV (2.108)

Poich la superficie possiede velocit assoluta (U) la velocit con cui il fluido (che possiede velocit
assoluta V) attraversa la superficie (relativa) W=V-U : il secondo integrale a destra rappresenta la
portata della propriet trasportata dal fluido attraverso la interfaccia b-a . + n ( c W )dS a

S=a
Analogamente il terzo integrale rappresenta la portata attraverso la interfaccia b-c:
n ( c W )dS b
S=b

In definitiva quindi :

d
( c ) dV = dCSis = ( c ) dV + n ( c W )dS
(2.109)
dt V ( t ) dt V (t)
t S = V

.2.10 IL TENSORE DI DEFORMAZIONE

Considera due punti materiali P e Q molto prossimi luno allaltro, identificati quindi da coordinate materiali
e +d.
Supponiamo che al tempo t le particelle materiali si trovino nei punti euleriani x(,t) ed x(+d,t).
In base alla continuit del mezzo sar:

x i ( + d , t ) = x i (, t ) +
x i
j
( )
d j + O d 2 (2.110)

Al limite del continuo i termini di ordine superiore possono essere trascurati e la (2.110) si scrive

x
d x = x ( + d , t ) x (, t ) = d (2.111)

ovvero:
x
dx i = i d j (2.112)
j
che pu essere invertita per avere:
j
d j = dx i (2.113)
x i

La propriet tra parentesi quadra definita da 3x3=9 componenti scalari e rappresenta un tensore.
Questo tensore, che alla base della teoria dellelasticit, chiamato tensore (gradiente) di deformazione.

NOTA: nella teoria dellelasticit si usano talora simbologie e notazioni diverse.

2.27
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

.2.11 IL TENSORE VELOCIT DI DEFORMAZIONE

Come visto nel paragrafo 2.11.3, un fluido definito come un corpo che reagisce a velocit di deformazio-
ni. Ne segue che in fluidodinamica linteresse sta nel derivare lagrangianamente la (2.112).
Se V la velocit, la velocit relativa della particella fluida +d rispetto a quella fornita dal suo diffe-
renziale dV:
x x V
dV = d = d = d (2.114)
t t = cos t
= cos t a costante
posso commutare
le derivate

Usando la (2.113) si ottiene:

V d V V
dV = dx = d x = [ V ] d x ovvero: dVi = i dx j (2.115)
d x x x j

E evidente il carattere tensoriale della propriet tra parentesi quadra, che viene definita tensore gradiente di
velocit V.

Notiamo velocemente alcune propriet di tale tensore.

Osserviamo per prima che se una particella soggetta ad una pura traslazione rigida sar:
t
x=+
0
U ( t ) dt (2.116)

il tensore gradiente di velocit identicamente nullo.


Analogamente se la particella soggetta ad un atto di moto consistente in una rotazione rigida sar:

dV = d x (2.117)

il tensore gradiente di velocit identicamente nullo (=costante nel campo).

Se ne conclude, a priori, che gli atti di moto che contemplano traslazione e rotazione rigida non hanno
influenza sul tensore velocit di deformazione.

Il tensore velocit di deformazione pu essere scritto come somma di due tensori uno simmetrico ed uno an-
tisimmetrico:

2.28
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

V1 V1 V1

x1 x 2 x 3
V = 2
V
x1
V2
x 2
V2
x 3
= 1
2
[V + V ]+ [V V ] =
t 1
2
t

V V3 V3
3
x1 x 2 x 3
V1 V1 V2 V1 V3

1 + 1 +
x1 2
x 2 x1
2
x 3 x1
1 V1 V2 V2
1 V2 V3
= 2 + 2
+ +
x 2 x1 x 2 x 3 x 2
V V V
1 V2 V3
12 1 + 3 2
+ 3
x 3 x1 x 3 x 2 x 3
V1 V2 V1 V3
0 1 1
x 2 x1 x 3 x1
2 2

1 V1 V2
1 V2 V
2 0 2
3 = S +
x 2 x1 x 3 x 2
V V V2 V3 (2.118)
12 1 3 1 + 0
x 3 x1 x 3 x 2
2

Ovvero in notazione indiciale:

Vi 1 Vi Vj 1 Vi Vj
= + + = Si j + i j (2.119)
x j 2 x j x i 2 x j x i
144244 3 144244 3
Si j i j

Dove chiara la simbologia usata per la parte antisimmetrico del tensore velocit di deformazione che ha
come componenti le velocit angolare di rotazione rigida = /2 = [V] / 2

0 z y

= z 0 x ovvero i j = i j k k /2 (2.120)
y x 0

MEMO: dimenticavamo loperatore i j k = ei ej ek un tensore del terzo ordine!

Quindi la parte antisimmetrica del tensore velocit di deformazione rappresenta una rotazione rigida:

r = r = 12 r (2.121)

MEMO: chicca per finire: state attenti alle forme vettoriali/tensoriali che contengono il prodot-
to vettoriale () perch ad esser pignoli rappresentano pseudi-tensori, ovvero sono
quantit che non rispettano pienamente i criteri di invarianza rispetto alla rotazione
degli assi (quelle dette in verit trasformazioni improprie). Nota in gergo potreste tro-
vare anche delle notazioni tipo tensori/vettori assiali. La citazione cade al momento giu-
sto perch sia che i j k cadono in questa categoria. tanto che i j k chiamato anche
pseudo-tensore unitario ovvero simbolo di Ricci.

2.29
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

.2.11.1 Significati delle componenti del tensore di deformazione.

Per questo si pu rifare lanalisi del tensore velocit di deformazione con- Q s


siderando, da un punto di vista geometrico latto di moto di due particelle
fluide P e Q contigue. r P
Sia il versore tangente alla traiettoria:
r+r
r ri
= lim i = lim (2.122) r
s 0 s notaz. s 0 s
indiciale

Dove s la lunghezza del vettore infinitesimo r :

(s )2 = r r = ri ri (2.123)

Ricerchiamo lespressione della Velocit di Deformazione [VdD] definita come derivata temporale della
variazione di lunghezza per unit di lunghezza.
Dalla definizione e dalla (2.123) sar:

1 d(s ) 1 1 d(s )2 1 2 ri d(ri )


lim = lim = lim (2.124)
s 0 s
2 (s ) 2 (s ) dt
2 2
dt s 0 dt s 0

Ma dalla figura e dalla definizione di velocit (2.61) :

d(ri ) d(r )
ri = ri (Q ) i (Q ) , = i = Vi (2.125)
dt dt

Considerando il campo di velocit essere continuo, possiamo svilupparlo in serie:

Vi (Q ) = Vi (P ) +
Vi
x j
( )
x j + O x j
2
Vi = Vi (Q ) Vi (P ) =
Vi
x j
( )
x j + O x j
2

Vi
x j
rj (2.126)

Considerando la componente della VdD nella direzione j :

r Vi r Vi rj r Vi rj V
lim i 2 rj = lim i = lim i = i i j = V (2.127)
s 0 (s ) x
j s 0 (s ) x j (s ) s 0 (s ) x j (s ) x j

Con questo possibile dare un significato anche alle componenti delle parti simmetriche ed antisimmetriche
del tensore gradiente di velocit.
Considerando che:
V = S + (2.128)
dove:
V1
1 V1 V V V
2
+ 2 12 1 + 3
x1 x 2 x1 x 3 x1 S S12 S13
1 V1 V2 V2 V2 V3
11
S = 2 + 1
2
+ = S21 S22 S23 (2.129)

x 2 x1 x 2 x 3 x 2 S S32 S33
V V V3 31
1 3 1 V2 V3
2 + 2 x + x
1

x 3 x1 3 2 x 3

Si vede che le componenti sulla diagonale principale, S i i , rappresentano i ratei di elongazione (stretching
puro, i.e. velocit di allungamento/costrizione per unit di lunghezza) lungo i rispettivi assi coordinati.

2.30
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

La loro somma rappresenta la divergenza della velocit che coincide con linvariante scalare del tensore stes-
so.

Rifacendo il discorso fatto paragrafo 2.4 immediato vedere che le componenti fuori diagonale, S i j , ij ,
sono pari alla met della velocit media con cui varia langolo formato da segmenti allineati lungo i rispettivi
assi coordinati i e j prima della deformazione.

Ad abbundantiam si nota che:


i j
1
2
1
2
1
2
1
i i j j = i i j j + i i j j = i i j j + j j i i =
2 2
[ ]
i j + i i = 0 (2.130)

che significa che la VdD non dipende dallatto di moto relativo alla rotazione rigida:

.2.12 IL TENSORE DEGLI SFORZI

Uno sforzo, o una tensione t definita come il rapporto infinitesimale tra la


forza dF che agisce su di un elemento di superficie orientata dS : solido

dF
lim =t (2.131)
dA0 dS Taglio #1

Il concetto di superficie orientata deriva dal fatto che nella pratica F e t di- t1
pendono da come orientata la dS.
Usando il versore normale n alla superficie dS per definirne lorientamento, n1 A
A n1
sar dS = n dS , ovvero per la (2.131):
t1
1 dF
lim =t (2.132)
dA0 dS n
Taglio #2
t2
per piccoli dS la (2.132) si approssima come:
B n2 B
1F n2
t (2.133)
Sn t2

Notiamo lassurdit di quanto espresso formalmente dalla (2.133) che prevede la divisione tra due vettori,
cosa non prevista. Commentiamo soltanto di passaggio che il rapporto della tensione t dai due vettori F ed n
deve comunque esistere ed essere regolato in qualche modo
.
Considerando la generica struttura elastica nella figura a lato, ben ovvio che facendo nella stessa sezione
due tagli (#1 e #2) con normali differenti n1 ed n2, per mantenere lequilibrio, dovremo applicare delle forze
differenti F1 ed F2. Ovvero, a parit di area elementare dS ritrovare sulle die facce delle tensioni differenti t1
e t2 che, per il principio di azione e reazione, devono essere della stessa intensit ma di verso contrario
(con il segno cambiato)
In pratica dovr essere:

t 1 = t'1 n 1 = n'1 ; t 2 = t' 2 n 2 = n' 2 (2.134)

Da cui si evince la necessaria dipendenza della tensione t :

t (n , punto, stato tensionale locale) = t (n , punto, stato tensionale locale) (2.135)

2.31
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

ovvero, in un punto la tensione t deve dipendere linearmente dalla normale n per mezzo di una entit che
rappresenta lo stato tensionale locale che operando su n fornisca un vettore:

[
t = n entit stato tensionale
1444 424444 3
] (2.136)
?????
Ovvero: una relazione che pu rappresentare la definizione fisica del tensore degli sforzi

t = n (2.137)
tensione direzione tensore degli sforzi

NOTA: in certa letteratura, tipicamente di origine matematica si usa una notazione differente:

t =n (2.138)

con il prodotto scalare a destra. Ovviamente una rappresentazione la trasposta


dellaltra, e le due definizioni saranno coincidenti se il tensore simmetrico, quale il
caso della fluidodinamica dei fluidi newtoniani. Quindi le ironiche accuse di tensorialit
di destra o di sinistra hanno senso solo per la reologia di fluidi non newtoniani.

La (2.137) rappresenta una possibile definizione vettoriale del tensore degli sforzi.

E forse doveroso fare riferimento allanalisi scalare fatta, a proposito, da L


V
Cauchy che solitamente riportata nei corsi che trattano la teoria
dellelasticit.
S=V
Consideriamo prima che per una particella di fluido di massa M, le con-
dizioni di equilibrio (newtoniane) impongono che:

Ma= i
Fi M a = Fsup erf . + Fmassa (2.139)

Ovvero considerando che: V vol L3 ; S sup L2 la (2.139) si pu scrivere:

1
V [ a f massa ] = Fsup erf . = t n dS L3 [ a f massa ] = t n dS L [ a f massa ] = t n dS
S S
L2 S

ne segue che facendo il limite per L0 deve essere:

1
lim {L [ a f massa ]} = 0 = Llim 2 t n dS = 0 (2.140)
L 0 0
L S

Che si legge come il principio dellequilibrio locale degli sforzi superficiali (valido qualunque sia
S e V)

2.32
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Con questo in mente Cauchy considera un volu-


C
metto particolare di forma tetragonale [O,A,B,C],
con tre faccette orientate secondo i piani coordina-
ti cartesiani:
Z B
faccia area normale A

C
C
ABC A n n
C
-i O B
OBC A (ni) -i -j

O Y
OAC A (nj) -j A
B
-k
OAB A (nk) -k A
O B
X
A

Per questo volume la (2.140) si scrive:

1
lim
L 0
2
L
t n dS = 0 =

S (2.141)
= lim
L 0
1

A
[
A t ( n ) + A(n i ) t ( i ) + A (n j) t ( j) + A(n k ) t ( k ) = 0

]
Dividendo la (2.141) per a e facendo il limite:

t ( n ) + (n i ) t ( i ) + (n j) t ( j) + (n k ) t ( k ) = 0 (2.142)

ovvero ricordando il principio di azione e reazione:

t ( i ) = t (i ) , t ( j) = t ( j) , t (k ) = t (k ) (2.143)
si ricava:
t ( n ) = (n i ) t (i ) + (n j) t ( j) + (n k ) t ( k ) = 0 (2.144)

che lequivalente forma vettoriale della relazione tensoriale (2.138).

Nota la (2.140) e la (2.144) implicano che il risultante F degli sforzi superficiali agenti su di una
particella :
Fsup erf . = lim n dS = lim dV V ( ) (2.145)
V V * V V *
S = V V

Come ogni altro tensore il tensore degli sforzi avr una analisi spettrale che ne individuer gli assi (direzioni)
principali e i rispettivi autovettori.

2.33
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Il problema di collegare la causa: tensore degli sforzi alleffetto tensore velocit di deformazione

largomento della modellistica (relazioni fenomenologiche sforzi/ratei di deformazione) del particolare


fluido, e sar considerata al momento opportuno (paragrafo 5.3.3).

.2.13 Flussi e Portate

Immaginiamo di considerare una superficie immaginaria S


S attraversata da fluido, vogliamo determinare la portata n
massica e la portata volumetrica attraverso questa super- n
ficie di controllo (ovvero quanta massa e quanto volume
dS
di fluido passa attraverso S nell'unit di tempo?).
Ovviamente la quantit di volume che passa attraverso V
una superficie elementare dS dipende dalla componente
normale della velocit, cio dalla velocit puntuale V e
dall'angolo che questa forma con la normale n (se
fosse 90 la velocit sarebbe puntualmente parallela alla superficie e non passerebbe nulla!), per cui dell'u-
nit di tempo dt passa il volume di fluido d :

d = V dt dS cos = Vn dS dt = (n V) dS dt (2.146)

Si definisce flusso (convettivo) di volume, v , la quantit di volume che passa per unit di superficie e per
unit di tempo, v = d / (dS dt) cio:
v n V (2.147)

E' immediato verificare che le dimensione del flusso di volume sono Volume/(Area tem-
po)=Lunghezza/tempo
Analogamente si pu definire il flusso (convettivo) di massa, m , come la quantit di massa che passa per
unit di superficie e di tempo.
Le dimensioni di m devono essere [Massa/(Superficie tempo)] = [Massa/Volume ] [Volume/(Superficie
tempo)] ovvero [Densit Lunghezza/ tempo]. In definitiva si ritrova:

m n (V ) (2.148)

Tale concetto si pu generalizzare per una qualsiasi altra propriet, ad esempio il flusso convettivo di ental-
pia sar pari all'entalpia specifica (Entalpia per unit di massa (h) per il flusso convettivo di massa)
h n ( h V) , ecc..
Si parlato di flusso convettivo in quanto quello che dipende dalla convezione, cio dalla velocit V.
In seguito introdurremo un flusso che non dipende dalla velocit, che chiamato diffusivo (es. Calore, lavo-
ro reversibile (fatto da pressioni), lavoro irreversibile (fatto da sforzi viscosi)). Ovviamente il flusso diffusivo
definito come la differenza tra il flusso totale e quello convettivo.
La definizione di portata Q (la quantit che passa attraverso una superficie S nell'unit di tempo) sempli-
cemente ricavabile integrando il flusso sulla superficie considerata:

Portata di volume QV = (n V)dS


S
(2.149)


Portata di massa Qm = m = (n V)dS
S
(2.150)

2.34
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Esercizio 2.6
Dato il campo di velocit V = 3t i + xz j + ty2 k , e la superficie piana i cui vertici sono (0,1,1), (0,1,2),
(2,1,2),(2,1,1) determinare:
La portata di volume (Risp. 3)
La velocit media (Risp. 1.5)

Esercizio 2.7
Per il moto in un tubo dellEs. 1.8, ritrovare
l' espressione della velocit media Risp. Umedia=umax/2
il flusso di volume per R=3 cm, umax=8 m/s Risp. Qv= 0.0113 m3/s
il flusso di massa per l'acqua Risp. Qm= 11..3 kg/s

Prima di definire le altre propriet cinematiche di interesse (gradiente, divergenza, rotore, circolazione),
conviene richiamare come questi operatori possono essere alternativamente espressi con prodotto (formale di
vario tipo) dell'operatore (vettore) nabla [ ()] e la specifica propriet, ad esempio:

gradiente del campo scalare f : grad(f) f vettore


divergenza del campo vettoriale V div(V) V scalare
rotore del campo vettoriale V rot(V) V vettore

Una volta avuta la definizione dell'operatore nabla nel sistema considerato queste definizioni permettono la
determinazione degli altri operatori.

Esercizio 2.8
( ) () ( )
L'espressione dell'operatore nabla in coordinate cartesiane : () i +j +k
x y z
determinare le espressioni:
del gradiente di un campo scalare f,
della divergenza di un campo vettoriale V
del rotore di un campo vettoriale V,

Esercizio 2.9
( ) 1 () ()
L'espressione dell'operatore nabla in coordinate cilindriche (r,,z) : () i r + i + iz
r r z
determinare le espressioni:
del gradiente di un campo scalare f,
della divergenza di un campo vettoriale V
del rotore di un campo vettoriale V,

.2.14 Teoremi di Gauss


dS n
I teorema di Gauss (generalizzati) sono un utile strumento per la determinazione di im-
portanti operatori integro/differenziali/vettoriali .
Dato un campo vettoriale definito in un volume , delimitato da una superficie S con
normale n uscente , se i campi scalari f(r) e vettoriali V(r) sono differenziabili e conti- S
nui valgono i seguenti teoremi:

2.35
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

f dV = n f dS
V
S
teorema del gradiente (2.151)

VdV = n V dS
V
S
teorema della divergenza (2.152)

VdV = n V dS
V
S
teorema del rotore (2.153)

Se pensiamo di considerare volumi molto piccoli gli integrali volumetrici possono essere espressi come il
valore medio dell'integrando per il valore del volume:

f dV f V = n f dS
V
S
(2.154)

VdV ( V ) V = n V dS
V
S
(2.155)

VdV ( V ) V = n V dS
V
S
(2.156)

Facendo tendere il volume a zero, in modo uniforme rispetto alle tre dimensioni, si ottengono le definizioni
integrali:
1
f = lim
V 0 V
S
n f dS

definizione integrale di gradiente (2.157)

1
( V )= Vlim
0 V n V dS definizione integrale di divergenza (2.158)
S
1
( V )= Vlim
0 V
n V dS definizione integrale di rotore (2.159)
S

Queste definizioni integrali sono ovviamente una generalizzazione, infatti non richiedono la differenziabilit
delle funzioni di campo ma soltanto la loro integrabilit (ma questa un'altra storia).
La definizione integrale permette di fornire una diversa interpretazione alla divergenza della velocit: se si
considera infatti che l'integrale
dV
n VdS = Q
S
v =
dt
(2.160)

rappresenta la portata volumetrica attraverso una superficie chiusa, e quindi equivale alla variazione di Vo-
lume per unit di tempo, ne discende:

1 DV 1 D M
V= = , = (2.161)
V Dt Dt V

la divergenza della velocit interpretabile come variazione di volume per unit di volume e di tempo
di una particella fluida.
Ne discende quindi che se un campo di moto pu essere considerato incompressibile, cio a densit costan-
te, deve verificarsi necessariamente
V= 0 (2.162)

cio il campo di velocit deve essere solenoidale.


Analogamente per campi comprimibili e stazionari, se consideriamo la divergenza del flusso di massa
m = V deve verificarsi

2.36
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

(V )= 0 (2.163)

cio il flusso di massa deve essere solenoidale.

Infine La definizione integrale permette di fornire una diversa interpretazione alla divergenza del tensore
degli sforzi.
Richiamando la (2.145) ed il teorema della divergenza (1.252)

Fsup erf . =
S = V
n dS = V
dV (2.164)

Nota: limportanza e la coerenza della definizione di prodotto a sinistra nella (2.137)


per il tensore degli sforzi.

Richiamando la (2.158) si ottiene:


Fsup erf .
= lim (2.165)
dV 0 V
che si legge:

La divergenza del tensore degli sforzi rappresenta il risultante degli sforzi superficiale
per unit di volume della particella.

Esercizio 2.10
Verificare, per confronto delle componenti scalari in 2D, l'identit vettoriale:
V V = ( 12 V V ) V ( V )
che molto utile in fluidodinamica in quanto mostra che l'accelerazione convettiva composta di due termi-
ni, il primo dipende dalla variazione del modulo della velocit nello spostarsi da una posizione ad un'altra, il
secondo rappresenta la variazione della direzione della velocit che ruota con il suo rotore.

.2.15 Vorticit
In fluidodinamica il rotore della velocit comunemente denominato come vorticit:

V (2.166)

Nota che, a causa delle propriet del prodotto vettoriale, se il campo di velocit piano V = V(x,y) la vorti-
cit si riduce ad una vettore con una sola componente lungo l'asse z : = k [si parla di vorticit come
uno scalare]
Abbiamo gi visto vedere il collegamento tra la vorticit e la rotazione di una particella.
Consideriamo un campo di moto a rotazione rigida: V = i r = r ,
se facciamo il rotore di questo campo (ovviamente in coordinate
cilindriche) otteniamo:
v(r)= r

=
1 (r V )
k=
( )
1 r 2
k = 2 k (2.167)
i
r r r r k

da cui si vede che un campo di moto a rotazione rigida rota-


zionale e che la vorticit pari al doppio della velocit angola-
re.

2.37
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Ma consideriamo un altro campo di moto con velocit esclusivamente tangenziale. Uragani, trombe d'aria e
il vortice di scarico di un lavandino presentano velocit tangenziali che aumentano all'avvicinarsi al centro,
in pratica un campo di moto del tipo:
K
V = i (2.168)
r

dove K una costante dimensionale. Facendone il rotore risulta:

1 (r V ) 1 (K )
= k= k=0 (2.169)
r r r r

Questo campo quindi irrotazionale (in tutti i punti ad esclusione dellorigine) e prende il nome di vortice
potenziale (il cui potenziale = K ).

Esercizio 2.11
Dato il campo di velocit V = 3xy i + xz j + y2 k determinare il vettore vorticit,

Esercizio 2.12
Dato il campo di velocit V = 3xy i + y2 j determinare il vettore vorticit,

.2.16 Potenziale di velocit


Un campo vettoriale che ha rotore nullo si dice irrotazionale.
Campi irrotazionali sono molto interessanti perch ammettono un potenziale.
Un campo di velocit irrotazionale V=V(x,y,z,t) ammette un potenziale di velocit = ( x , y, z, t ) tale che:

V = (2.170)

Un campo irrotazionale e solenoidale armonico (determinabile dalla risoluzione di una equazione di La-
place):

V= 0
( )= = 0
2
(2.171)
V =

Richiamando il teorema della divergenza si ottiene una definizione integrale dell'operatore di Laplace:

1
( V )= lim 1 n VdS 2 = lim dS (2.172)
V 0
V V 0 V
n
S S

Esercizio 2.13
Verificare, per confronto delle componenti scalari in 2D, l'identit vettoriale:
2 V = ( V) ( V)

Esercizio 2.14
Dato il campo di velocit V = 3t i + xz j + ty2 k verificare se incompressibile (solenoidale) e/o irrotaziona-
le.
Risp. SI , NO

2.38
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

.2.17 Circolazione teorema di Stokes

Per poter comprendere meglio la nomenclatura conviene richiamare un'altra n


propriet cinematica dei campi vettoriali, la circolazione (o circuitazione) del
campo V attorno ad una curva chiusa C con versore tangente t:
A

= t Vdc
C
(2.173)
t
C= A

ed il teorema di Stokes che considera una superficie A di normale n che si appoggia su di una curva C con
versore tangente t
= t Vdc = n ( V)dA = n dA
C = A A A
(2.174)

Calcolando la circuitazione di un vortice potenziale attorno


ad un cerchio di raggio r che comprende il centro di ottiene: c v(r)
b d
2
K a

= t Vdc =
C

0
r
rd =2K (2.175)
r2 r1

Da cui si deduce il valore di K = / 2 sicch il vortice


potenziale si scrive di solito come:
1
V = (2.176)
2 r

Ma se calcoliamo la circolazione attorno alla curva a-b-c-d che v(r) vortice potenziale
non contiene l'origine si ottiene:
vortice a rotazione rigida
b c d a
=
t Vdc = t Vdc + t Vdc + t Vdc + t Vdc =
C a b c d (2.177
+ r1 R1
K K
=

r
r d + 0dr
r1

+
r
r d + 0dR = K + 0 K 0 = 0
R2

)
r
r nucleo
Ne deriva che nel vortice potenziale il campo irrotazionale o-
vunque tranne nell'origine, che rappresenta un nucleo rotazionale.
La struttura di un vortice reale in genere composta di un nucleo interno rotazionale (di tipo moto rigido) e
da un nucleo esterno che tende ad un vortice potenziale.

Esercizio 2.15 Dimostra che un campo potenziale ad un solo valore avr sempre circolazione nulla.

.2.18 Linee di flusso


La visualizzazione della struttura di un campo di moto (sia sperimentale che numerico) pu essere fatta in
molti modi. Tra questi le linee di flusso di base sono:

1. traiettoria: l'insieme di posizioni assunte da una singola particella al variare del tempo

2.39
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

2. linea di corrente: una linea tangente in ogni punto al vettore velocit ad un dato tempo
3. linea di fumo: il luogo delle posizioni, allistante t, delle particelle che nellintervallo [0,t] sono pas-
sate per un dato punto.

Notare che:

le linee di corrente sono facilmente generabili matematicamente, le altre sperimentalmente,


le linee di corrente sono linee istantanee, le altre sono generate al passare del tempo,
la traiettoria pu essere generata da una fotografia, a lunga esposizione, di una particella colorata che
si muove nel fluido,
le linee di fumo sono generate dall'osservare l'evoluzione del getto del fumo rilasciato da un tubicino
in un determinato punto del campo,
le linee di corrente possono essere generate immettendo nel fluido un gran numero di particelle colo-
rate, notare la direzione del loro moto durante un breve intervallo di tempo, e raccordare i vettori ve-
locit istantaneamente trovati.

Come si vede la situazione alquanto complicata, essa si semplifica nel caso di A2


moto stazionario (che non varia nel tempo), in questo caso:

Le linee di corrente, le traiettorie e le linee di fumo


sono coincidenti in un campo di moto stazionario

Notare che se si traccia nel flusso una linea chiusa ideale e si considerano le li-
nee di corrente che passano per tutti i punti della curva, si ottiene un tubo di
flusso che ha la particolarit di contenere idealmente lo stesso fluido(i.e Q1 = Q2
A1
), infatti per definizione la velocit sar sempre parallela alle pareti di questo tu-
bo per cui non vi flusso attraverso la superficie laterale.

.2.18.1 Traiettorie

La traiettoria il luogo dei punti occupati, nel tempo da una particella. E il risultato dellintegrazione delle
equazioni differenziali che definiscono le velocit di ogni particella in un riferimento euleriano:
dx dy dz
= u ( x , y, z , t ) , = v ( x , y, z , t ) , = w ( x , y, z , t )
dt dt dt

Esercizio 2.16*
x y
Dato il campo di moto piano: u= , v= , w=0 determinare la traiettoria della par-
1+ t 1 + 2t
ticella che passa per il punto (xo,yo,0) al tempo to. Risp. y = y o 1 + 2(x x o 1)

.2.18.2 Linee di corrente

Le linee di corrente sono facilmente calcolabili in una rappresentazione euleriana, dove le componenti della
velocit (u,v,w) sono funzioni note della posizione (x,y,z).
Per definizione la velocit V = i u + j v + k w ,deve essere parallela alla linea, cio al vettore elementare dr
= i dx + j dy + k dz; quindi il prodotto vettoriale V dr deve essere nullo.

V dr = i (vdz wdy )+ j (wdx udz ) + k (udy vdx ) = 0 (2.178)

2.40
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Questo implica che devono esser nulle tutte le componenti scalari da cui:

dx dy dz dy dy dx dx dy dz
= , = , = = = (2.179)
u v w v v u u v w

Per capire a cosa eguale il rapporto, agevole notare che:


2 2
u w
dx = dy , dz = dy (dx )2 + (dy )2 + (dy )2 = u 2 (dy )2 + (dy )2 + w2 (dy )2
v v v v
(2.180)
(dx 2 2
+ dy + dz 2
)= dy 2
v2
(u 2 2
+v +w 2
)
dy dr
v
=
V
per cui in definitiva
dx dy dz dr
= = = = ds (2.181)
u v w V

Il parametro ds ci permette di scrivere le tre equazioni parametriche che determinano lequazione della linea
di corrente:
dx dy dz
=u; =v ; =w (2.182)
ds ds ds

Sistema di equazioni che pu essere integrato rispetto ad s; parametro che pu essere successivamente eli-
minato per ottenere lequazione della linea di corrente.

Esercizio 2.17
x y
Dato il campo di moto piano: u= , v= , w = 0 determinare la linea di corrente che
1+ t 1 + 2t
1+ t
passa per il punto (xo,yo,0) al tempo to. Risp. y = y o (x x o )1+ 2 t

.2.18.3 Linee di fumo


La linea di fumo il luogo delle posizioni, allistante t, delle particelle che nellintervallo [0,t] sono passate
per un dato punto. Per la sua determinazione occorre integrare le equazioni delle traiettorie, determinare le
costanti di integrazioni in funzione di uno pseudo parametro temporale <t , trovare le soluzioni ed elimina-
re tra queste il parametro .

Esercizio 2.18*
x y
Dato il campo di moto piano: u= , v= , w=0 determinare la linea di fumo che
1+ t 1 + 2t
passa per il punto (xo,yo,0) al tempo to. Risp.
y = y o 1 1 + 2(x x o 1)

2.41
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Paragonando le varie linee di flusso ritrovate negli esercizi precedenti y


ne derivano andamenti come in figura: Linea di fumo
Linea di corrente

Come si pu notare le tre linee non coincidono essendo il campo di mo-


to instazionario. traiettoria
Se si prova con un esempio di campo di moto stazionario si pu age-
volmente verificare che le tre linee coincideranno.

Esercizio 2.19**
Dato il campo di moto piano: u = x 2 y 2 ; v = 2xy; w = 0
determinare la linea di corrente, la traiettoria e la linea di fumo che passa per il punto (xo,yo,0) al tempo to.
[Risultato : x 2 y y 3 3 = cos t. ]

Da notare che vi sono campi instazionari in cui le linee di corrente coincidono con le traiettorie.

Esercizio 2.20**
Dimostrare che (Eringen) le linee di corrente coincidono con le traiettorie se il vettore velocit parallelo al
vettore accelerazione locale : V V t = 0
Usare a tale scopo il campo di moto nell'intorno del punto di ristagno di un corpo piano che accelera:
[
V = A( t ) ix jy] (A(t) funzione dimensionale)
Risp. Equazione delle traiettorie e delle linee di corrente (eliminando il tempo ) xy = costante

I metodi correnti di visualizzazione sperimentale sono:


immissione nel fluido di fumo, inchiostro o generazione di bolle,
immissione sulle superfici liberi di un liquido di polveri,
immissione nel fluido di particelle neutre (con la stessa densit),
attaccare fili di lana (tufts) alla superficie solida, ovvero cospargere la superfici con oli o grassi ,
tecniche ottiche di varia sofisticazione che misurano o reagiscono alle variazioni di densit: shado-
wgraph (metodo delle ombre), schlieren, interferometria.

2.18 SINTESI DEL CAPITOLO e CHECK-OUT

Considerando le oltre 180 formule contenute in questo capitolo, questo paragrafo sar insolitamente esteso e
servir sia per riepilogare le conclusioni ed i concetti pi importanti sia per la solita funzione di Check-Out.

La Meccanica del Continuo tratta la descrizione del moto di mezzi continui.

Per descrivere gli atti di moto di particelle fluide conveniente luso di concetti di algebra tensoriale. Tra
le varie possibili notazioni, tra cui quella indiciale molto comoda ma limitata ai tensori cartesiani.
Si definiscono propriet scalari (tensore di ordine 0), vettoriali (tensore di ordine 1), e tensoriali (tensore
di ordine 2), e si pone il problema di distinguere logicamente le propriet fisiche dalle loro rappresenta-
zioni scalari [che hanno un significato soltanto per il sistema di riferimento usato].
Il principio di invarianza della generica propriet fisica richiede delle modalit di trasformazioni tra le
componenti scalare coordinate, queste trasformazioni possono servire a definire i vettori e i tensori.

2.42
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

In uno spazio 3D un tensore del secondo ordine rappresentato da una matrice 3x3, quindi da 32=9 com-
ponenti scalari.
Al tensore si applicano, per estensione, tutti i concetti dellalgebra lineare delle matrici e la relativa analisi
spettrale.
Una trattazione sintetica degli elementi di algebra e calcolo tensoriale contenuta in Appendice A.

Nel caso di fluidi si dovrebbe parlare di Meccanica e Termodinamica dei mezzi continui.
La Meccanica del Continuo si basa su due fondamenti:
1. Principio dellequilibrio termodinamico
2. Definizione (lemma) di continuo.

Da questi discende la definizione di un punto materiale come la massa contenuta in un volumetto ele-
mentare tanto piccolo da garantire lequilibrio e da consentire luso del calcolo differenziale, e tanto
grande da definire propriet locali statisticamente significative.
Tutte le propriet locali sono associate alla massa contenuta nel volumetto, e sono quindi propriet
termodinamiche.
Intrinsecamente, quindi, la Meccanica del Continuo si basa su di una descrizione lagrangiana (per
un insieme di particelle in moto). Ingegneristicamente siamo portati a considerare una descrizione eule-
riana (volume fisso, punti e propriet spazio/temporali).
La base della cinematica richiede la descrizione del moto della particella. Ma anche la posizione e la ve-
locit sono propriet del punto materiale (e quindi paradossalmente propriet termodinamiche e lagran-
giane).
Il passaggio tra le due descrizioni (lagrangiana/euleriana e viceversa, che la definizione di traiettoria):
x = x ( , t ) ovvero: x i = x i ( 1 , 2 , 3 , t ) i = 1,.2,3
si pu intendere come una trasformazione di coordinate.
Per la descrizione euleriana di una generica propriet ne discendono diverse possibilit di derivate
parziali rispetto al tempo:

sar la variazione nel tempo della propriet misurata da un osservatore che sta fermo in un
t
punto x del volume di controllo (detta derivata locale o instazionaria)
D
sar la variazione nel tempo della propriet misurata da un osservatore che si muove con la
Dt
particella di un massa di controllo (detta derivata materiale, sostanziale, particellare o totale)
df
Con il simbolo denoteremo la solita derivata ordinaria della funzione f(t) rispetto al parametro t.
dt

Tra le tante possibili, si assume, come definizione di velocit materiale la derivata lagrangiana della
posizione del punto massa:

V=
[
x (, t ), t ] =
x
= u (x1 , x 2 , x 3 , t ) e1 + v(x1 , x 2 , x 3 , t ) e 2 + w (x1 , x 2 , x 3 , t ) e 2
t = cos t
t = cos t
Ne discende la definizione di derivata sostanziale D/Dt di una propriet F:
D
= + (V )
Dt t
derivata derivata derivata
materiale locale convettiva

Quanti sopra rappresentano gli ingredienti di base della Meccanica dei mezzi continui.

Per la fluidodinamica le altre quantit di interesse sono:

2.43
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

velocit angolare di una particella che collegata al rotore della velocit


w v u w v u
= x i + y j + z k = 12 i + j + k =
y z z x x y
= 1
2
( V ) = 12
laccelerazione lineare
DV V
a= = + (V ) V
Dt t
accelerazione accelerazione accelerazione
materiale locale convettiva

che composta di una parte locale e una parte convettiva


DV V VV
a= = + + ( V ) V
Dt t 2 rateo della
accelerazione accelerazione rateo della var iazione
materiale locale var iazione delladirezione
dell'int ensit

la velocit di dilatazione
D J V1 V2 V3 x x j x k
G= = + + ijk i = ( V ) J
D t x1 x 2 x 3 1 2 3
1 DJ
che fornisce una interpretazione della divergenza della velocit come: [ V ] =
J Dt
e che talora chiamata formula di espansione di Eulero

il Teorema del Trasporto di Reynolds:

DF ( t ) D
= ( x , t ) dV = dV + [ (n W )] dS
Dt D t Vm ( t ) V ( t ) t S (t)

che si legge:
il rateo di variazione temporale della propriet contenuta in un volume materiale
V(t) pari allintegrale volumetrico del rateo temporale di nel volume V(t)
pi la portata netta di attraverso la superficie S(t) di V(t)

Il tensore velocit di deformazione che coincide con il gradiente di velocit e che pu essere scritto
come somma di due tensori uno simmetrico ed uno antisimmetrico:
V1 V1 V1

x1 x 2 x 3
V = 2
V V2 V2 1
x x x
t
[ t
= V + V + 12 V V == S +
2
] [ ]
V1 V2 V3
3 3 3
x1 x 2 x 3

V1 V1 V2 V1 V3

1 + 1 +
x1 2
x 2 x1
2
x 3 x1 S S12 S13
V V V2
1 V2 V3
11
S = 12 1 + 2 2
+ = S21 S22 S23

x 2 x1 x 2 3x x 2
S31 S32 S33
V V V
1 V2 V3
12 1 + 3 2
+ 3
x 3 x1 x 3 x 2 x 3

2.44
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

Le componenti sulla diagonale principale, S i i , rappresentano i ratei di elongazione (stretching puro,


i.e. velocit di allungamento/costrizione per unit di lunghezza) lungo i rispettivi assi coordinati.
La loro somma rappresenta la divergenza della velocit che coincide con linvariante scalare del tenso-
re stesso.
Le componenti fuori diagonale, S i j , ij , sono pari alla met della velocit media con cui varia
langolo formato da segmenti allineati lungo i rispettivi assi coordinati i e j prima della deformazio-
ne.
Ad abbundantiam si nota che:
i j
1 1 1 1
i ij j = i ij j + i ij j = i ij j + j ji i =
2 2 2 2 2
ij + ij = 0 [ ]
che significa che la VdD non dipende dallatto di moto relativo alla rotazione rigida:

lo stato tensionale locale dipende dal punto, dallorientazione della superficie (normale n) e da una
quantit tensoriale
[
t = n entit stato tensionale
1444 424444 3
]
?????
Ovvero la definizione fisica del tensore degli sforzi

t = n
tensione direzione tensore degli sforzi

Flusso (convettivo) di volume, v , la quantit di volume che passa per unit di superficie e per unit
di tempo, v = d / (dS dt) cio: v n V
Flusso (convettivo) di massa, m , la quantit di massa che passa per unit di superficie e di tempo:
m n (V )
Tali concetti si possono generalizzare per una qualsiasi altra propriet, ad esempio il flusso convettivo
di entalpia sar pari all'entalpia specifica (Entalpia per unit di massa (h) per il flusso convettivo di
massa) h n ( h V) , ecc..

Si definisce la portata Q di una propriet (la quantit che passa attraverso una superficie S nel-
l'unit di tempo) integrando il flusso sulla superficie considerata:

Portata di volume QV = (n V)dS
S
Portata di massa Qm = m = (n V)dS
S
I teorema di Gauss (generalizzati) sono un utile strumento per la determinazione di importanti operato-
ri integro/differenziali/vettoriali. Dato un campo vettoriale definito in un volume , delimitato da una
superficie S con normale n uscente , se i campi scalari f(r) e vettoriali V(r) sono differenziabili e con-
tinui valgono i seguenti teoremi:

f dV = n f dS
V
S
teorema del gradiente

VdV = n V dS
V
S
teorema della divergenza

VdV = n V dS
V
S
teorema del rotore

1. Da questi si ricavano le definizioni integrali:


1
f = lim
V 0 V
S
n f dS

definizione integrale di gradiente

1
( V )= Vlim
0 V n V dS definizione integrale di divergenza
S

2.45
C.GOLIA : Fluidodinamica Capitolo 2 Elementi di Meccanica del Continuo

1
( V )= Vlim n V dS definizione integrale di rotore
V S
0
La definizione integrale permette di fornire una diversa interpretazione alla divergenza della velocit:
dV
se si considera infatti che l'integrale n VdS = Q
S
v =
dt
rappresenta la portata volumetrica attraverso

una superficie chiusa, e quindi equivale alla variazione di Volume per unit di tempo, ne discende:
1 DV 1 D M
V= = , = ovvero: la divergenza della velocit interpretabile come varia-
V Dt Dt V
zione di volume per unit di volume e di tempo di una particella fluida.
Se un campo di moto pu essere considerato incompressibile, cio a densit costante, deve verificarsi
necessariamente V= 0
La divergenza del tensore degli sforzi rappresenta il risultante degli sforzi superficiale per
Fsup erf .
unit di volume della particella = lim
V 0 V
In fluidodinamica il rotore della velocit comunemente denominato come vorticit: V
Un campo vettoriale che ha rotore nullo si dice irrotazionale.
Campi irrotazionali sono molto interessanti perch ammettono un potenziale.
Un campo di velocit irrotazionale V=V(x,y,z,t) ammette un potenziale di velocit = ( x , y, z, t )
tale che: V =
Un campo irrotazionale e solenoidale armonico (determinabile dalla risoluzione di una equazione di
V= 0
( )= = 0
2
Laplace):
V =
Richiamando il teorema della divergenza si ottiene una definizione integrale dell'operatore di Lapla-
ce:
1
( V )= lim 1 n VdS 2 = lim dS
V 0
V V 0 V
n
S S
la circolazione (o circuitazione) del campo V attorno ad una curva chiusa C con versore tangente t
definito come lintegrale chiuso (nota la direzione):
= t Vdc
C
Il teorema di Stokes considera una superficie A di normale n che si appoggia su di una curva C con
versore tangente t: = t Vdc = n ( V)dA = n dA
C = A A A
le linee di flusso di base sono:
traiettoria: l'insieme di posizioni assunte da una singola particella al variare del tempo
linea di corrente: una linea tangente in ogni punto al vettore velocit ad un dato tempo
linea di fumo: il luogo delle posizioni, allistante t, delle particelle che nellintervallo [0,t] sono
passate per un dato punto.

2.46
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Capitolo 3

Campi di Pressione in un Fluido

Scopo del capitolo


Lo scopo di questo capitolo la determinazione dei campi di pressione, che sono di massimo interesse in
applicazioni ingegneristiche.
In particolare esamineremo i casi in cui un fluido in quiete in un campo gravitazionale, oppure in un atto
di moto rigido, accelerato linearmente ovvero in un atto di moto rotatorio; in tutti questi casi il campo di
velocit noto.
Infine in tutti i casi in cui il campo di moto determinabile, descriveremo come risalire al campo di
pressione.

Indice del capitolo


Paragrafo pagina
.3.0 Premessa 2
.3.1 Idrostatica 3
.3.2 Campi idrostatici 5
.3.2.1 Pressione idrostatica in liquidi 6
.3.2.2 Pressione idrostatica in gas 7
.3.3 Manometria 9
.3.4 Spinte su superfici piane 10
.3.5 Spinte su superfici curve 12
.3.6 Campi di pressione in fluidi stratificati 13
.3.7 Galleggiamento e Stabilit 14
.3.8 Campi di pressione in atti di moto rigido 16
.3.8.1 Accelerazione lineare uniforme 17
.3.8.2 Rotazione rigida 19
.3.9 Campi di pressione in flussi irrotazionali: Teorema di Bernoulli 19
.3.10 Campi di pressione in flussi arbitrari 19
.3.11 Misuratori di pressione 20
.3.12 Check-Out 24

_ _
3.1
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

.3.0 PREMESSA

In genere le equazioni da usare per la determinazione del campo di moto in flussi incompressibili, si
derivano dalla legge di Newton (condizione di equilibrio):

mam
DV
Dt
=F= F i [
= Fp + Fv + ] [ ]
Fg (3.1)
i forze sup erficiali forze di massa

In fluidodinamica conviene esprimere questa equazione in termini specifici per unit di volume:

DV
a
Dt
=f = f
i
i =fp +fv +fg (3.2)

laddove f il risultante delle forze esterne per unit di volume che composto da:

forze di tipo superficiali derivanti da:

fp campo di pressione:
fv campo viscoso

forze di massa per unit di volume, fg , derivanti campi gravitazionali, campi elettromagnetici ecc.

Nel seguito considereremo soltanto campi gravitazionali, ed assumeremo

Fg = m g , fg = g
dove g l'accelerazione di gravit.
Ora a livello planetario l'accelerazione di gravit varia con la distanza dal centro della Terra con la legge:

2
g( R ) R
= o (3.3)
g( R o ) R

dove Ro il raggio della superficie terrestre mediamente pari a circa 6384 km e go l'accelerazione di gravit
sulla superficie del pianeta.
Dall'analisi di questa equazione si vede che la variazione dell'accelerazione di gravit nel pi profondo degli
abissi marini (circa z = -11 km) o alla massima quota di un aereo supersonico (circa z = +20 km) varia
rispetto a quella superficiale di (6384/6404)2 ovvero di circa lo 0.9%, per cui nel seguito ometteremo di
considerare tale variazione ed assumeremo sempre l'accelerazione di gravit costante e pari al valore al
livello del mare
9.807 m/s2 [32.19 ft/s2]. (3.4)

Ovviamente se il campo di velocit nullo o costante l'accelerazione a sar nulla.


Dimostreremo in seguito che,
f p = p (3.5)

per un flusso incompressibile, il contributo viscoso fv dalla divergenza del gradiente della velocit [fv =
2V in coordinate cartesiane],
( )
f v = V = 2 V (3.6)

e che quindi tale contributo sar nullo se il campo di velocit nullo o costante.

_ _
3.2
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

.3.1 Idrostatica
g n
Per definizione le condizioni idrostatiche sono quelle in cui il campo di velocit nullo,
per cui l'equazione di equilibrio si riduce a: p

0= fp +fg (3.7) dS

Abbiamo gi visto l'espressione del contributo gravitazionale.


Per poter determinare l'espressione del contributo che deriva dal campo di pressione, S
conviene riferirci ad un volume di massa , delimitato da una superficie S avente
normale uscente n.
La forza che si esercita sulla superficie elementare dS, (- n p) dS (il segno meno deriva dal fatto che per
antica consuetudine la pressione definita essere diretta in senso contrario alla normale uscente), il risultante
delle forze di pressione quindi:

F p = npdS
S
(3.8)

lo stesso per unit di volume


1
fp =
V npdS .
S
(3.9)

L'equilibrio del corpo quindi regolato dall'equazione:

1 M
0=
V npdS + V g
S
(3.10)

Per avere l'equazione di equilibrio valida per una particella occorre fare il limite per 0. Ma avevamo
visto che, in queste condizioni, il limite del primo termine (quello di pressione) coincide con la definizione
integrale del gradiente, mentre il secondo termine tender alla definizione puntuale di densit, per cui molto
semplicemente si ricava l'equazione di equilibrio di una particella fluida in condizioni idrostatiche:

p = g (3.11)

-.-.-.-.-.-.--.-.- inserto -.-.-.--.-.-.-.-.-.-


In un momento di euforia notiamo che, in pratica, siamo gi in grado di scrivere l'equazione di equilibrio di
una particella fluida per flussi incompressibili con viscosit costante, infatti l'equazione di equilibrio (3.2):

DV
=fp +fv +fg (3.12)
Dt
diventa:
V
+ V V = p + f v + g (3.13)
t

Se, anticipando i tempi, assumiamo che il contributo viscoso , per fluidi incompressibile esprimibile come
f v = 2 V siamo in grado di scrivere la (3.13) come equazione di Navier-Stokes:

V
+ V V = p + 2 V + g (3.14)
t

Inoltre se si ricordano (vedi appendice A) le identit vettoriali per l'accelerazione convettiva e per il
Laplaciano della velocit:

_ _
3.3
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

( )
V V = 12 V 2 V ( V ) (3.15)

2 V = ( V ) ( V ) (3.16)

l'equazione di Navier-Stokes (3.14) pu essere riscritta, in modo pi generale, come:

V

t
( )
+ 12 V 2 V ( V ) = p + [( V ) ( V )] + g (3.17)

Ma se il campo di velocit solenoidale, V = 0 ed irrotazionale V = 0 il contributo del termine


viscoso sparisce e lequazione si pu scrivere come:

V
(
)
+ 12 V 2 = p + g (3.18)
t
che detta equazione di Eulero.

Ma ricordiamo che il campo gravitazionale g , essendo conservativo, ammette un potenziale:

g = - = (gz ) (3.19)

dove g il modulo dell'accelerazione di gravit e z un'altezza rispetto ad una superficie di riferimento


(di solito il livello del mare).
Inoltre anche il campo di velocit, essendo irrotazionale ammette un potenziale : V=, il cui gradiente
pu essere scambiato con l'operatore di differenziazione temporale (in un riferimento euleriano fisso):

V
V = = = (3.20)
t t t

Tutti i termini dell'equazione di Eulero sono quindi potenziali, inoltre poich la densit costante tutti i
termini si possono mettere sotto il segno di gradiente:

1 2
t + 2 V + p + gz = 0 (3.21)

Essendo il gradiente nullo ne deriva che il suo operando deve essere costante:

1 2
+ 2 V + p + gz = costante (3.22)
t

Abbiamo cos derivato il teorema di Bernoulli come integrazione dell'equazione di equilibrio, sotto le
ipotesi di campo incompressibile ed irrotazionale.
Se il campo di moto stazionario il teorema si semplifica:

1 V 2 + p + gz = costante = p o
2 (3.23)

Il valore della costante, che ha le dimensioni di una pressione, pu essere calcolato in un punto qualsiasi del
campo in cui si hanno valori noti dei vari termini.
La (3.23) la forma preferita dai fluidodinamici.
Gli idraulici che odiano le pressioni ed amano le altezze, dividono tutti i termini del teorema per il prodotto
( g) ed ottengono per la (3.23) la forma:
_ _
3.4
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

1 2 p
V + +z = costante = h o (3.24)
2g g

in cui tutti i termini hanno le dimensioni di una altezza.


Lo studente non si preoccupi troppo dell'introduzione brusca del termine viscoso in quanto ritorneremo, in
seguito, con maggiori dettagli sulla relativa modellistica.
-.-.-.-.-.-.--.-.-. fine inserto -.-.-.--.-.-.-.-.-.-

Essendo il nostro compito, al momento, quello di determinare il campo di pressione, riscriviamo l'equazione
(3.11) come:
p = (g a ) B( x, y, z, t ) (3.25)

dove B(x,y,z,t) un campo vettoriale che presupporremo noto.


Il campo di pressione pu essere quindi risolto come integrazione delle componenti coordinate fornite dalla
(3.25) che rappresenta tre equazioni differenziali del primo ordine:

p p p
= B x (x, y, z, t ) , = B y (x, y, z, t ) , = Bz (x, y, z, t ) (3.26)
x y z

Il sistema delle (3.26) pu essere risolto analiticamente [se il campo B irrotazionale]:


p( x, y, z, t ) = Bx ( x, y, z, t ) dx + B y ( x, y, z, t ) dy + B y ( x, y, z, t ) dz + f ( t ) (3.27)

La funzione incognita f(t una costante se il campo stazionario, ovvero pu essere determinata in un
qualsiasi punto (xo,yo,zo) dove nota la pressione po(t).
Se la risoluzione analitica relativamente semplice, quella numerica, pur sembrando ancora pi semplice
complicata dall'errore di troncamento implicito nell'analisi numerica. Partendo da un punto ed integrando
lungo una linea che ritorna allo stesso punto non si ritrover mai lo stesso valore di pressione assunto nel
punto di partenza (in pratica il campo B numericamente non irrotazionale), per cui occorrono correzioni, a
volte semplicistiche (prendere la differenza riscontrata e distribuirla in modo equanime e proporzionale
sull'arco di curva) ovvero imporre derivate su condizioni di chiusura integrale (molto pi complicate che si
basano nel considerare che facendo la divergenza si ritrova il campo di pressione essere governato da una
equazione di Poisson :
2 p = B (3.28)

.3.2 Campi idrostatici

Per questi (a = 0) la (3.25) si riduce a:


0 = p + g (3.29)
ovvero
p = g (3.30)

Da notare che l'equazione dell'idrostatica (3.25) e (3.30) non contiene la viscosit ma soltanto la densit, per
cui la stessa per tutti i fluidi che hanno la stessa densit se si tratta di un campo stazionario.Di solito si
assume un riferimento cartesiano con l'asse "z" rivolto verso l'alto, ne discende che l'accelerazione di gravit
sar rivolta verso il basso, e si ritrovano, per la (3.30) per le tre componenti coordinate:
p p p
=0 , =0 , = g (3.31)
x y z

_ _
3.5
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Le prime due equazioni ci dicono che la pressione sar indipendente da "x" e da "y", per cui la derivata
parziale per p/z diventa totale:
dp
= g (3.32)
dz

che pu essere integrata per dare la soluzione

2
p 2 p1 =
1
gdz (3.33)

Per effettuare l'integrale occorre conoscere la dipendenza della densit dalla quota = (z); i fluidi ed i gas
saranno quindi trattati differentemente.

Vediamo come possiamo leggere1 la soluzione dell'equazione dell'idrostatica (3.30):


In un fluido uniforme ed in condizioni statiche la pressione varia soltanto con la altezza ed
quindi indipendente dalla forma dell'eventuale contenitore,
In una massa continua di uno stesso fluido, la pressione la stessa in tutti i punti che giacciono
nello stesso piano orizzontale (legge di Pascal),
La pressione aumenta con la profondit.

3.2.1 Pressione idrostatica in liquidi

Potendo considerare, per i liquidi, la densit essere costante, ed avendo pure assunto l'accelerazione di
gravit costante, l'integrazione dell'equazione dell'idrostatica elementare:

p 2 p1 = g (z 2 z1 ) (3.34)
che gli idraulici amano scrivere come:
p2 p
z1 z 2 = 1 (3.35)
g g

La quantit p/( g) chiamata altezza di pressione e la quantit ( g) chiamata peso specifico del
fluido; questo ha le dimensioni di una forza per unit di volume.
per l'acqua, a 20 C, il peso specifico (g), pari a 9.79 103 N/m3 ovvero 62.3 lbf/ft3,
per laria, in condizioni atmosferiche, il peso specifico ( g) pari a 11.8 N/m3 ovvero 0.0752 lbf/ft3.
La tabella che segue riporta i valori del peso specifico per fluidi di interesse a 20C, pressione atmosferica.

N/m3 Lbf/ft3
Aria (1 atm) 11.8 0.0752
Alcool etilico 7.733 49.2
Olio (0.8) 7 848 49.5
Acqua 9 790 62.4
Acqua marina 10 050 64.0
Glicerina 12 360 78
Tectracloruro di carbonio 15 570 99.1
Mercurio 133 100 846

Esercizio 3.1
Un lago di montagna ha una profondit di 60 m, ed a quell'altezza della montagna la pressione atmosferica
pari a 91 kPa.

1
Leggere unequazione, in senso fisico-matematico, significa dedurne tutte le implicazioni [logiche, numeriche,
dimensionali, vettoriali, fisiche] che ne discendono.
_ _
3.6
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Calcolare la pressione assoluta alla massima profondit (Risp. 678 kPa)

Considerando la figura sottostante e le considerazioni prima fatte dovrebbe essere chiaro che i punti a,b,c,d
essendo alla stessa quota ed essendo interconnessi dallo stesso fluido (acqua) sono alla stessa pressione p =
patm+ acqua g z1 ; i punti A,B,C sono allo stesso livello ma hanno una pressione maggiore p = patm+ acqua g
z2 che per inferiore a quello del punto D per il quale l'integrazione dell'equazione deve essere fatta per
tratti, per l'acqua da 0 ad 3 e per il mercurio tra 3 e 2, per ottenere infine: p = patm+ acqua g z3 + mercurio g (
z2 - z3 )

pelo libero a pressione atmosferica


0
acqua
-z1
-z3

a b c d
mercurio
-z2 3

A B C D 2

.3.2.2 Pressioni idrostatiche nei gas

Nei gas la densit varia con la pressione e la temperatura, per questo l'integrazione dell'equazione
dell'idrostatica pu essere fatta soltanto facendo uso di un modello termodinamico (equazione di stato).
Se si usa il modello del gas perfetto:
p=RT (3.36)
l'equazione da integrare diventa:
dp p
= g = g (3.37)
dz RT
ovvero separando le variabili
dp g dz
= (3.38)
p R T
che pu essere integrata per fornire:
2 dp p2 g 2 dz
1 p
= ln
p1
=
R 1 T(z )
(3.39)

Per completare l'integrazione occorre fornire un modello per la variazione della temperatura con la quota.
Misure sperimentali per l'atmosfera terrestre mostrano che tra zero e 11 km (troposfera), la temperatura
diminuisce mediamente in modo lineare con la quota: T(z) = To - B z, dove:

To la temperatura media al livello del mare 288.15 K (15 C) ovvero 518.67 R


B il rateo termico che posto pari a 0.0065 K/m (=6.5 K/km) ovvero 0.003566 R/ft

con questi valori nella:


(g/(RB)
B
troposfera p( z ) = p a 1 z 0 < z < 11000 metri (3.40)
To
Il valore di (g/RB) per l'aria 5.26

_ _
3.7
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Al limite superiore della troposfera la pressione vale

p(11000)= ptrop=22.5 kPa (3.28 psi).

Nella bassa stratosfera ( da 11 km a 20.1 km) si ritrova per l'atmosfera una temperatura costante Tstr = 216.66
K=-56.5C. In questa zona l'integrazione dell'equazione ancora pi semplice:

g
stratosfera: p = p trop exp ( z z trop ) 11000 < z < 20100 metri (3.41)
RTtrop

il valore della costante (g/(R Ttrop) pari a 0.000158 (1/m)

=^=^=^=^=^=
Esercizio 3.2
Calcolare la pressione atmosferica alla quota di 3000 m Risp. 70.07 kPa
=^=^=^=^=^=

p( z )
Per avere la variazione della densit con la quota basta considerare l'equazione di stato: ( z ) =
R T(z )

La figura sottostante mostra gli andamenti qualitativi:

quota (km) quota (km)


50 50

40 40
-56.5 C
30 30
20.1 km
20 20
15 C 22.5
11.0 km
10 10
troposfera
0 0
-80 -60 -40 -20 0 20 T (C) 0 40 80 p (kPa)
Per quote maggiori di 30 km di solito si assume pressione nulla.

_ _
3.8
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

.3.3 MANOMETRIA

Dalla soluzione dell'equazione idrostatica (eq. 3.34) aperto


si vede che ad una variazione di altezza (z2-z1) di un pa
liquido in un condotto corrisponde una differenza di z 2 p=pa
pressione pari a (p2-p1)/(liq.g).
zA, pA A
Ne deriva che colonne statiche di uno o pi liquidi A
z1 , p1 p=p1
possono essere usate per calcolare la differenza di
pressione tra due punti.
Se si usassero pi fluidi con densit differenti , la liq
formula sar spezzettata a tratti per ogni segmento
di fluido.
La figura a lato mostra un semplice manometro aperto da un lato all'atmosfera capace di misurare la pgage di
un ambiente (A) in cui scorre un fluido con densit A .
Conviene applicare l'equazione due volte, la prima da zA a z1, la seconda volta da z1 a z2 :

p A p1 = A g (z A z1 ) p1 p 2 = liq g (z1 z 2 ) (3.42)

Trascuriamo il piccolo contributo della colonna d'aria compresa tra z2 e l'apertura perch si assume che a <<
2 da cui deriva che pliq pa .

Sommando le due equazioni sopra scritte, si cancella p1 e si ritrova il risultato:

p A p a = A g (z A z1 ) liq g (z1 z 2 ) (3.43)

Ovviamente se A << liq l'equazione si semplifica:


p A p a liq g (z1 z 2 ) (3.44)

Esercizio 3.3
Per il manometro come nella figura precedente, se il fluido A acqua ed il fluido monometrico mercurio,
essendo zA=7 in. , z1 4 in., z3= 13 in. Determinare:
la pressione pA Risp. 2735 lbf/ft2
l'altezza z2 , per la stessa pA se il fluido monometrico fosse glicerina Risp. 101 in.

Per semplificare le procedure consigliabile applicare l'equazione pfin piniz = fluido g(z fin z iniz )
ripetute volte a tratti partendo dalla pressione incognita e saltando sopra i gomiti che presentano lo stesso
fluido (i.e. applicare la legge di Pascal).
La figura sotto mostra un esempio che illustra tale consiglio: si richiede di determinare la differenza di
pressione tra il tubo B e quello A:

3
A 1
z2 ,p 2 B
zA ,p A salto n.2 zB ,p B
z1 ,p 1
salto n.1 z3 ,p 3
salto n.3
2
4

_ _
3.9
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

p A p1 = 1g(z A z1 )
p1 p2 = 2 g(z1 z 2 )
p2 p3 = 3 g(z 2 z 3 )
p3 p B = 4 g(z 3 z B )
sommando: p A p B = g{1 (z A z1 ) + 2 (z1 z 2 ) + 3 (z 2 z 3 ) + 4 (z 3 z B )}

Esercizio 3.4
Trovare per la configurazione come nella figura sopra la differenza di pressione pA-pB se:
zA = 1.6 m z1 = 0.7 m z2 = 2.1 m z3 =0.9 m zB = 1.8 m
i fluidi 1 e 3 sono acqua, i fluidi 2 e 4 sono mercurio Risp. 285 kPa

NOTA: In tutti questi esempi abbiamo omesso di considerare l'innalzamento capillare che, per
un dato fluido, maggiore quanto pi piccolo il raggio del tubo.

2.3 Spinte su superfici piane

Un problema comune in ingegneria la determinazione della forza risultante e del suo punto di applicazione
su di una superficie che ha un lato in contatto con un fluido. Tale problema sincontra nel calcolo delle
dighe, di serbatoi, di carene ecc.
Consideriamo prima il caso in cui la superficie piana. Se trascuriamo la variazione di densit del fluido
l'equazione da applicare :

pfin piniz = fluido g(z fin z iniz ) p fin = p iniz + fluido g (z iniz z finale ) (3.45)

questa stabilisce che la pressione varia linearmente con la profondit.


Riferendoci alla figura che segue, notiamo un pannello piano di forma in pianta qualsiasi immerso in un
fluido con angolo .
La figura rappresenta la vista laterale che proiettata sulla pianta del pannello, su cui riportata la posizione
del Centro di Figura CF, da questo si dipartono gli assi coordinati "x,y,z" orientati in modo che il piano
"y,z" contiene la verticale.

Superfice libera p=pa


y(CP) h(CF)
h(x,y)

z
F=p(CF) A y
g
liquido

CF y = h/sin

x dA=dx dy
CP

_ _
3.10
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Consideriamo un generico elemento dA = dx dy posto nel punto (x,y) rispetto al CF; su di questo si esercita
una pressione p(x,y) = pa + g h(x,y), la forza totale F sul pannello data dall'integrale:

F= p dA = (p
A A
a + g h ) dA = p a A + g h dA
A
(3.46)

Introduciamo ora la variabile h= sin che rappresenta la distanza dell'elemento di area dalla superficie
libera misurata nel piano (y,z) lungo la direzione del pannello.
Notiamo che, per definizione di centro di figura, la distanza del CF dalla superficie libera (CF) :

1
CF =
A dA
A
(3.47)

Ne deriva che essendo l'angolo = costante , per tutta la piastra:

F = pa A + g h dA = p
A
a A + g sin dA = p
A
a A + g sin CF A (3.48)

Infine notando che: CF sin = h CF si ottiene dalla (3.48):

F = p a A + g sin CF A = p a A + g h CF A (3.49)
ovvero:
F = p CF A (3.50)

Risultato sorprendentemente semplice: la forza su di un lato di un pannello piano sommerso pari alla
pressione idrostatica che insiste nel baricentro del pannello moltiplicata la superficie del pannello
stesso.
Ne consegue quindi che:

la forza F non dipende dalla forma del pannello,


la forza F non dipende dall'angolo che il pannello forma con l'orizzontale.

Per trovare il punto in cui applicata tale forza (cio il Centro di Pressione: CP) occorre determinarne le
coordinate (xCP , yCP) che possono essere ritrovate facendo l'equilibrio dei momenti rispetto al CF:

Per la yCP si ritrova:

F y CP = y p dA = y (p
A A
a + g sin) dA = = y p dA+ y ( g sin) dA = g y dA
A
a
A A
(3.51)
nullo
(Nota l'integrale nullo per la propriet del centro di figura)

Se introduciamo la variabile = CF y otteniamo:




y dA = g sin y ( y )dA = g sin CG y dA
2
F y CP = g sin CG y dA (3.52)
A A A A
nullo

ovvero essendo il primo integrale nullo dalla definizione di baricentro,:

F y CP = g sin I xx (3.53)

dove Ixx il momento d'inerzia principale attorno all'asse x.


_ _
3.11
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

La distanza yCP del centro di pressione dal centro di figura allora [memo F=pCF A]:

I xx I xx
y CP = g sin = g sin (3.54)
p CG A F
analogamente si ricava per la xCP :
I xy I xy
x CP = g sin = g sin (3.55)
p CG A F
Notare che:

Ixy = momento di girazione = (x y) dA


yCP e yCP dipendono dall'angolo di inclinazione e dalla forma del pannello (tramite i momenti di
inerzia)
il valore negativo di yCP (memo Ixx > 0) significa che il centro di pressione sempre pi in basso del
centro di figura.

Esercizio 3.5 pelo libero pa


Un portellone di forma rettangolare, largo 5 ft contenente acqua di
g
mare, incernierato nel punto B ed a contatto con la parete del
serbatoio nel punto A. Con i dati della figura calcolare: Acqua di mare
15 ft
la forza che si esercita sul portellone
Risp. 38400 lbf
A
la forza orizzontale che si esercita nel punto A 6 ft
Risp. 29300 lbf
le forze di reazioni nel punto B (Bx , By) B
8 ft
Risp. Bx= 6300 lbf ; By=30700 lbf

Esercizio 3.6
Un serbatoio dolio ha un fondo laterale che presenta un pannello
di forma triangolare come in figura. 5m olio
Trascurando la pa , trovare: 11 m
30
la forza che si esercita su tale pannello
Risp. 2.54 MN
la posizione del centro di pressione
.Risp. xCP = 0.111 m, yCP = -0.44 m 6m
12 m

.3.4 Spinte su superfici curve aria


d Wa e
Fv
Il risultante delle pressione idrostatica su superfici F1 F1
c W1 b
curve facilmente determinato separando le
componenti della forza in orizzontale Fo e in Fo Fo Fo
W2
verticale Fv.
a
Per calcolare queste forze consideriamo la colonna
Fv
di fluido che insiste sulla superficie e
suddividiamola in tre parti:

1. quella irregolare (a,b,c) che insiste sulla superficie,


2. quella relativa al fluido (b,c,d,e)
3. quella relativa all'atmosfera (d,,,e).

_ _
3.12
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Notiamo che tutte le forze a sinistra nella figura possono esser calcolate con la formula delle superfici piane
(=90) e quindi sono note, la F1 non di interesse, la Fo a sinistra uguale alla Fo a destra:

le componenti orizzontali di forze idrostatiche su superfici curve sono uguali


alla forza sulla superficie piana proiezione nel piano verticale della superficie curva

Per la determinazione della componente verticale si nota che per l'equilibrio:

Fv = W1 + W2 + Wa:

le componenti verticali di forze idrostatiche su superfici curve sono uguali


al peso dell'intera colonna di fluido (liquido ed atmosfera) che insiste sulla superficie curva

Il calcolo di Fv quindi molto semplice con l'unica complicazione, forse, della determinazione del volume
(a,b,c).

Esercizio 3.7
pa=0
2
Una diga ha un profilo parabolico z/zo=(x/xo) come mostrato in figura,
acqua Fv
con xo =10ft, zo=24 ft, la larghezza (estensione asse y) 50 ft.
Il fluido acqua, si ometta la pressione atmosferica. 24 ft
Fo
Calcolare: CP
le componenti delle forze Fo e Fv Risp. Fo=899999 lbf, Fv= 499000 lbf z

la posizione del CP Risp: xcp= 5.43 ft, zcp= 7.07 ft x


10 ft

.3.5 CAMPI DI PRESSIONE IN FLUIDI STRATIFICATI

Le formule per superfici piane e curve sono valide soltanto per fluidi con pa

densit uniformi.
Se il fluido stratificato (differenti densit come in figura) una sola fluido (1) z1,p1
formula non capace di risolvere il problema perch per ogni fluido g

cambia la pendenza della distribuzione delle pressioni. Occorre quindi z2,p2


risolvere il problema per ogni strato e sommarli.
p=pa- 1 gz
Per la forza: fluido (2)

F= Fi = i

(p CF )i A i
i
(3.56)
p=pa- 2 gz

dove pCF la pressione nel centro di figura per lo strato i-esimo.


Le coordinate del centro di pressione per ogni strato, rispetto al relativo
centro di figura sono:

( )i
i g sin (i ) I xy i g sin ( i ) (I xx )i
(x CP )i = (z CP )i = (3.57
(pCG )i Ai (p CG )i A i

Per il centro di pressione totale xCP (relativo allintera superficie) si ricava facendo il momento risultante
rispetto ad un punto O:
F (x CP ) =
Fi (x CP )i , Fz CP =
i
Fi (z CP )i i
(3.58)

_ _
3.13
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Esercizio 3.8
z=0
Un serbatoio alto 20 ft e largo 7 ft riempito (a partire dal basso) da uno strato di olio
mercurio alto 4 ft, da uno strato di acqua alto 8 ft, da uno strato di olio (p.s.55) alto 8 ft 8 ft
acqua
(ovviamente i fluidi con densit maggiori devono essere in basso per ragioni di stabilit 14 ft
mercurio
statica). 18 ft
Calcolare:
la forza totale idrostatica che si esercita sulla faccia laterale Risp. 108000 lbf 7 ft
il centro di pressione totale Risp. 13.95 ft sotto la superficie

.3.6 GALLEGGIAMENTO E STABILIT

Gli stessi principi usati per l'idrostatica si


liquido
usano per calcolare le forze su corpi
sommersi o galleggianti.
I risultati sono le due leggi del corpo dA
galleggiamento scoperte da Archimede nel III n
p
secolo B.C.:

1. un corpo sommerso in un fluido riceve da questo una spinta verso l'alto pari al volume del fluido
spostato,

La dimostrazione oggi immediata; considerando la figura si vede che la forza che il fluido esercita sul
corpo determinata considerando la superficie fluida che contorna il volume del corpo, su cui la normale
n entra nel corpo, sicch occorre cambiare il segno:

F fluido = n p dS
Scorpo
=
teorema del gradiente
p dV
V
=
equazione

V
liquido g dV =
idrstatica
(3.59
= g
V
liquido dV = g V = -i g g M liquido =- i g Wpeso liquido
dislocato

2. un corpo galleggiante disloca un fluido pari al suo peso.

E' ovviamente un caso particolare del primo teorema, basta ripeterlo considerando soltanto la parte immersa
e trascurando (ovviamente) la spinta dell'atmosfera

Esercizio 3.9
La spinta di galleggiamento pu essere usata per determinare la densit di corpi.
Un blocco di cemento peso 100 lbf in aria. Quando sommerso in acqua si misura un peso apparente di solo
60 lbf.
Calcolare il peso specifico del cemento Risp. 156 lbf/ft3 .

_ _
3.14
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Stabilit al galleggiamento disl.

Si noti che la forza di galleggiamento Fb, non solo eguale al peso, ma corpo n dA
p
diretta verso l'alto; essa applicata in un punto B che in genere differente liquido

dal baricentro CG del corpo.


In condizioni di simmetria le due forze sono collineari, sicch non si esercita
alcun momento.
In condizioni di non simmetria si genera un momento che pu essere
CG
stabilizzante (tale da generare una rotazione che annulla la condizione W

dasimmetria) ovvero destabilizzante (tale da far aumentare la condizione di B


Fb

asimmetria).

Questo uno dei problemi dinteresse per l'architettura navale.

Per esaminare tale problema di stabilit esaminiamo la figura in cui si applica, ad un corpo galleggiante, un
piccolo disturbo:

1. Il caso (a) si riferisce alle condizioni di


simmetria, la forza peso W e la forza di
galleggiamento Fb sono collineari, non si esercita
alcun momento. G G
M
W G W M
2. Il caso (b) si riferisce ad una condizione di Fb Fb
Fb W
piccolo rollio , il peso W e la forza di B B
B
galleggiamento Fb formano un braccio che genera
un momento. In questo caso il Metacentro M, punto (a) (b) (c)
di intersezione della forza Fb con l'asse di simmetria
(che indipendente da per piccoli disturbi) posto al di sopra del baricentro del corpo G, si capisce che
il momento generato tende ad annullare l'angolo di rollio : ergo la configurazione stabile.

3. Il caso (c) si riferisce ad una configurazione in cui la posizione del metacentro sotto la posizione del
baricentro G, il momento generato tende ad aumentare l'angolo di rollio , ergo la configurazione
instabile.

Se ne evince che la posizione del Metacentro molto importante per la stabilit di una nave; ovviamente noi
abbiamo considerato solo un caso bidimensionale piano.
Per navi che hanno carene con sezioni variabili la determinazione di M pu essere alquanto complicata, ma
questo un problema degli ingegneri navali!

Esercizio 3.10
Una chiatta ha una carena di sezione rettangolare come mostrata in figura.
Assumendo che il baricentro G sia esattamente all'altezza del pelo libero, G
determinare: H
l'altezza metacentrica (distanza dal baricentro) per piccoli angoli
di rollio Risp. MG=L2/(3H) - H/2
il valore del rapporto L/H per cui la chiatta stabile
Risp. L/H > 1.225 L L

_ _
3.15
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

3.7 CAMPI DI PRESSIONE PER ATTI DI MOTO RIGIDO

Consideriamo un atto di moto rigido (traslatorio o rotatorio), cio quello in cui non vi moto relativo tra
tutte le particelle fluide. In tale caso la divergenza, il gradiente ed il Laplaciano della velocit sono tutti nulli,
sicch gli sforzi viscosi saranno nulli e l'equazione per il campo di pressione diventa:

p = g a ( ) (3.60)
dove l'accelerazione a assunta nota.

Se ricordiamo le propriet vettoriali del gradiente, possiamo Corpo rigido V


leggere tal equazione come segue: Z che trasla e ruota
a
z P
il gradiente di pressione parallelo al risultante della r
differenza dei vettori g - a . Vo
O y
le linee a pressione costante sono normali al risultante x
della differenza dei vettori g - a .

Se il campo fluido presenta un'interfaccia sar agevole


determinarne la forma. X riferimento inerziale Y

Per determinare l'accelerazione di un generico atto di moto di un


corpo che trasla con velocit Vo e ruota con velocit angolare rispetto ad una terna inerziale XYZ, lo
studente ricorder la derivazione delle seguenti relazioni che forniscono la Velocit e l'accelerazione di un
Punto P posto ad una distanza r rispetto al riferimento (non inerziale) fisso rispetto al corpo:

dr
V= Vo + + r (3.61)
velocit
dt velocit
velocit relativa
del baricentro relativa rotatoria

dV d dr d2 r
a= + ( r )+ r + 2 + (3.62)
dt dt dt dt 2
{
accelerazione accelerazione accelarazione accelerazione di
del baricentro centripeta instazionaria accelerazione
Coriolis relativa

Se il corpo rigido la derivata dr/dt (misura la variazione della distanza di un punto da baricentro) nulla.
Con questo in mente siamo in grado di esaminare i vari casi.

.3.7.1 Accelerazione lineare uniforme. a


g
dp/dn
In questo semplice caso a = costante assegnata, il risultante
delle accelerazioni (g-a = n G) , pu essere calcolato:
g
g-a
le isobare per la (3.60) sono perpendicolari a tale risultante,
il campo di pressione varia nella direzione n come contenitore che accelera
dp/dn = G. az
a
contenitore in quiete
ax
L'esempio chiarir le idee.
Nel caso in esame il vettore risultante per le accelerazioni (g-a) ha risultante G pari a:

G = a 2x + (g + a z )2 (3.63

Le superfici a pressione costanti sono inclinate rispetto alla orizzontale di un angolo


_ _
3.16
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

a
= tan 1 x (3.64)
g + az
La pressione varia nella direzione normale a , con il rateo

dp/dn = G (3.65)

Esercizio 3.11
Un pilota distratto beve il suo caff da una tazza in posizione orizzontale alla partenza di un Gran Premio,
dove la sua Ferrari riesce ad accelerare a 7 m/s2 . La tazza profonda 10 cm, ha un diametro di 6 cm e
contiene (prima della partenza) 7 cm di caff.
Si chiede:
dopo la partenza il caff esce dalla tazza ? Risp.NO
quale sar il punto della tazza dove la pressione massima e quanto vale la pgage ?
Risp. 906 Pa nel fondo della tazza in direzione opposta al moto

.3.7.2 Rotazione rigida


k
Ci limitiamo al caso in cui la velocit di rotazione costante nel tempo. ir
E' praticamente tutto come prima, ma si devono usare coordinate cilindriche

(r,,z). L'asse "z" si pone di consuetudine verso l'alto, in direzione p=pa
contraria alla gravit. Assumiamo quindi la velocit angolare diretta a
lungo l'asse "z", rotazione nel piano orizzontale.
Ovviamente in condizioni stazionarie non vi sono variazioni lungo g
l'anomalia .
dp/dn=G g-a

= k , r = ir r , a = ( r ) = r 2 i r (3.66)

g = kg , ( ) ( )
G = g a = r 2 i r ( g ) k = p = i r
p
r
+k
p
z
(3.67)

Le equazioni da risolvere sono:


p
r
(
= r 2 ) ,
p
z
= ( g ) (3.68)
che forniscono la soluzione:
1
p = po + r 2 2 g z (3.69)
2

ovviamente po la pressione nel punto r=z=0.

L'equazione delle curve isobare (a pressione costante) si ottiene semplicemente ponendo la pressione pari ad
una costante , sia ad esempio p1 :

p p 2 2 2
z= o + r =a+br (3.70)
g 2 g
a b

_ _
3.17
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Le superfici isobare sono quindi paraboloidi di rivoluzione, concavi verso l'alto con il minimo sull'asse di
rotazione, la cui pendenza pari a:

dz r 2
= z = a + [ (2g )] r 2 (3.71)
dr g 1424 3
p = cos t b

Le superfici gradienti, invece, sono quelle tangenti al campo definito dal gradiente di pressione (memo linee
di corrente?) e sono date da:
dr dz dn
= = (3.72)
(p r ) (p z ) p
ovvero sostituendo i valori
dz g
= (3.73)
dr Grad = cos t r 2

Che pu essere integrata per fornire l'equazione delle linee gradienti:


2z
r = Cost exp (3.74)
g

Confrontando le pendenze delle linee isobare (p = costante) e di quelle gradienti (parallele al p ) si


ricava:

dz 1
= (3.75)
dr G dz
dr p

Esercizio 3.12
che cosa significa questa relazione?

Esercizio 3.13
Si dimostri che la relazione sopra trovata implica che le linee isobare sono puntualmente ortogonali alle linee
gradienti. Ergo tale relazione valida per tutti i campi l'uno normale all'altro.

Esercizio 3.14
La stessa tazza di cui all'Esercizio 2.11 viene posta su di una tavola rotante. Determinare:
la massima velocit di rotazione prima che il caff trabocchi
Risp. 345 giri/min
la massima pressione nella tazza
Risp. pgage=990 Pa

Considerazione di igiene alimentare: basta con gli esercizi con il caff: ci rende troppo nervosi!

_ _
3.18
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

.3.8 CAMPI DI PRESSIONE IN FLUSSI IRROTAZIONALI - TEOREMA DI BERNOULLI

Abbiamo gi visto che in campi di velocit solenoidali (V=0) ed irrotazionali (V=0) l'equazione di
equilibrio del campo di moto pu essere integrata, per fornire il teorema di Bernoulli (1738) che per campi
stazionari si scrive:
p + 12 V 2 + g z = costante = p o (3.76)

Da questo ovviamente si ricava immediatamente l'equazione dell'isobara ponendo la pressione pari al valore
costante che si desidera, sia ad es. p1:
p p 1 V 2 ( x , y, z )
z= o (3.77)
g 2g

Esercizio 3.15
Una classica soluzione , stazionaria, incompressibile non viscosa il campo di moto nell'intorno di un punto
di ristagno (posto a x=0, z=0): u = (Vo L ) x ; w = (Vo L ) z , gz=-g
dove Vo/L un opportuno gradiente di velocit di riferimento.
Assumendo: L= 2 m, Vo=7 m/s , fluido con =1200 kg/m3 e che la pressione nel punto (0,L) sia 200000 Pa:
si calcolino, considerando la gravit :
la pressione nel punto di ristagno Risp. 252944 Pa
la pressione nel punto (L,2L) Risp. 58856 Pa

NOTA: Lequazione di Bernoulli pu essere usata anche per problemi con superfici libere, se
irrotazionali, in questo caso conviene assumere per la pressione di riferimento quella del
pelo libero.

Esercizio 3.16 z
1
La soluzione del vortice potenziale: Vr = 0; V = ; Vz = 0
2 r r
valida oltre che per vortici atmosferici (cicloni trombe d'aria) anche per vortici di
scarico di un serbatoio, in quest'ultimo caso determinare l'equazione della
superficie libera
Risp z=Cost.-2/(8gr2)

.3.9 CAMPI DI PRESSIONE IN FLUSSI ARBITRARI

Per un campo di moto generico (rotazionale e viscoso) l'equazione di Bernoulli non (in genere) un integrale
dell'equazione del moto per cui non pu essere usata per determinare il campo di pressioni. Questo deve
essere determinato (per moti stazionari) integrando il sistema di equazioni in coordinate cartesiane:

p
= (V ) u + g x + u
2
x
p
= (V ) v + g y + v
2
(3.78)
y
p
= (V ) w + g z + w
2
z

_ _
3.19
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

dove gx,gy,gz sono le componenti coordinate della gravit . Ovviamente a questo stadio si deve assumere che
il campo di velocit sia noto (nel seguito si vedr come ricavarlo!).

Esercizio 3.17

La soluzione del moto viscoso in un canale piano :


u = Kz(h z ); v = 0; w = 0 g
z
Assumendo che po = p(0,0,0), determinare il campo di pressione. 2h
x u(z)
Risp. p(x,y,z) = po - 2 K x - g z

.3.10 MISURATORI DI PRESSIONE

Esaminando il teorema di Bernoulli:

p + 12 V 2 + gz = po (3.79)
pressione pressione pressione pressione
statica dinamica idrostatica totale

definiamo i vari termini come:


pressione statica
pressione dinamica
pressione idrostatica
pressione totale.

Laddove il termine idrostatico sia trascurabile, la pressione totale anche detta pressione di ristagno.

Vi sono molti apparati per la misura delle pressioni (sia in fluidi statici che in fluidi in moto) tutti fanno uso
del fatto che la pressione applicata ad una piccola area di un materiale, causa una forza, uno sforzo ed uno
spostamento del materiale.
Questi effetti meccanici possono essere quantizzati in vario modo:

1. come bilancio di forze


2. come altezza di un fluido (manometro a fluido)
3. come misura diretta di un spostamento
4. come misura indiretta (elettrica) di una spostamento

Bilance di forze sono comunemente usati


flusso flusso
soltanto per la calibrazione di strumenti di flusso
misura, essi sono poco pratici per uso
corrente
Manometri a fluido sono gli strumenti pi
z z
semplici ed economici, essi si basano z

sulla misura dell'altezza di un fluido in un


tubo che bilancia una differenza di
pressione. Sono strumenti senza parti
p - assoluta p - gage p-differenziale
meccaniche e di basso prezzo che
possono essere costituiti per misurare campi di pressioni diversi variando il fluido (mercurio, acqua, alcool) e
l'inclinazione del tubo.

Per la misura della pressione statica il modo migliore di praticare un buco di piccolo diametro (di solito 1
mm) avendo cura di togliere le sbavature. In condizioni statiche non vi sar moto di fluido nel tubo, per cui il
_ _
3.20
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

flusso principale non disturbato. Se per il flusso instazionario le fluttuazioni di pressioni creano delle
oscillazione del livello di fluido che causa, in genere, un grande errore a causa della risposta dinamica del
tubo, in questo caso conviene usare altri sistemi (piezoelettrici).
I manometri a fluido possono essere usati per varie misure di pressioni:
circa 8 D
(i) assolute,
V
(ii) gauge, D

(iii) differenziali

come schematicamente mostrato in figura. presa dinamica


prese statiche ps
da 4 ad 8 fori
In molte applicazioni fluidodinamiche il tubo di h
Errore % po
Pitot usato per la misura diretta della velocit: esso 10% ps
un manometro differenziale una cui estremit 0
connessa ad una presa di pressione dinamica e l'altra po
-10%
alla presa di pressione statica. La sonda di pressione 0 10 20
statica pu essere posta sulla parete, in certi casi viene
posta direttamente sul tubo di misura, come mostrato
in figura.
L'applicazione del teorema di Bernoulli porta a:

p s + 12 Vs + gz s = p o + 12 (0) + gz o
2 2
(3.80)

da cui:
(p o p s )
V Vs = 2 + g(z o z s ) (3.81)

In molte applicazioni di fluidodinamica il termine g(zo-zs) piccolo rispetto a 2(po-ps)/ , per cui pu essere
trascurato e la formula di calibrazione prende la forma solita:

(p o p s )
V Vs = 2 (3.82)

Questa la formula di Pitot (1732) che vale per flussi incompressibili. L'accuratezza dipende
dall'allineamento della sonda con il flusso. Se l'angolo non piccolo la Vs comincia a differire dalla V e si
verificano errori nelle misure di pressione [ a 10 ps 2% alta, po 3% bassa, per la differenziale (po-ps)
5% di errore].

Esercizio 3.18
Un tubo di Pitot come in figura usa mercurio come liquido barometrico. Posto in un flusso di acqua si legge
una differenza di altezza h=8.4 in.
Trascurando gli errori di allineamento quanto vale la velocit? Risp. 24.7 ft/s

Altri tipi di strumenti sono basati su tubi curvi di sezione piatta (tubi di Bourdon) che si aprono quando
internamente la pressione maggiore a quella ambientale. Sono adatti per p-gage.
La deflessione dell'estremit pu essere letta per mezzo della rotazione di un ago (manometri commerciali
con accuratezze fino a 0.1 % del fondo scala) o se collegati ad un trasformatore differenziale per mezzo di
un misuratore di pressione elettrica.
_ _
3.21
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

Altri tipi misurano la deflessione di una lamina (posta tra due ambiente a pressione diversa) su cui incollata
una strain-gage cio una lamina sottilissima composta da resistenze elettriche opportunemente intrecciate la
cui resistenza varia con la deformazione. Ideali per p-gage e per p-diff.
Altri ancora si basano su trasduttori potenziometri cio sulla deflessione di una capsula che causa una
variazione di resistenza, adatti per p-gage e per p-diff.
Infine per campi di pressione oscillanti, si preferisce usare i cosiddetti trasduttori piezo-elettrici, basati sul
principio scoperto dai Curie (1880) che certi cristalli di quarzo generano un campo di cariche elettriche
quando posto sotto sforzi meccanici. Questi trasduttori reagiscono immediatamente alle variazioni di
pressione, con una risposta dinamica eccellente.
Gli schemi funzionali di questi trasduttori sono riportati nelle figure che seguono.

Manometro inclinato con lente Micro-manometro con lettore elettrico

Manometro con tubo di Boudron per lettura ottica

_ _
3.22
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

a: manometro di Bourdon con lettura elettrica


b: trasduttore a membrana con lettura a strain-gage
c: trasduttore di pressione a potenziometro
d: trasduttore piezo-elettrico

_ _
3.23
GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 3: Campi di pressione in un fluido

.3.12 CHECK-OUT

A questo punto lo studente diligente dovrebbe essere confidente con i seguenti argomenti:

1. le equazioni dellidrostatica e loro inserimento nelle leggi pi generali del moto di fluido,
2. primo approccio alle equazioni di equilibrio: Navier-Stokes, Eulero e derivazione del teorema di
Bernouilli, confidenza nelle sue varie forme,
3. analisi dei campi idrostatici in fluidi,
4. confidenza e derivazione delle leggi di Pascal e di Stevino,
5. integrazione dellequazione dellidrostatica per liquidi,
6. integrazione dellequazione dellidrostatica per gas,
7. confidenza nellatmosfera standard,
8. praticit nelle applicazioni di manometria,
9. spinte su superfici solide a contratto con fluidi: determinazione del sistema di forze (risultante e punto di
applicazione) per superfici piane e curve. Praticit nelle applicazioni
10. galleggiamento e concetti di stabilit al galleggiamento: definizione e concetto di Metacentro.
11. determinazione delle forme delle interfacce e dei campi di pressione in fluido posti in atti do moto rigido:
casi lineare e rotazione rigida, familiarit nella derivazione delle equazioni delle superfici isobare e
gradienti
12. Concetti dei principi delle strumentazioni per la misura di pressione

_ _
3.24
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Capitolo 4

Equazioni Integrali di Bilancio

Scopo del Capitolo


La risoluzione di problemi ingegneristici richiede la descrizione del problema fisico mediante
un modello fisico/matematico che produrr un set di equazioni (pi o meno complicate) da ri-
solvere.
Nei corsi di Fisica vi sono state presentati delle leggi.
Senza volere dissacrare il concetto di legge, in questo capitolo si vuole dimostrare come queste
leggi rappresentano in effetti delle equazioni di bilancio/conservazione di propriet estensive,
che valgono per un certo sistema di controllo, e come queste devono essere modificate se si
considerano sistemi aperti, tipici di applicazioni fluidodinamiche.
Ne discendono cos le equazioni integrali di bilancio/conservazione delle propriet estensive del
sistema.
Si sottolineer, ovviamente, che non si possono formulare equazioni integrali di bilan-
cio/conservazione di propriet intensive [ad es. quali pressione e temperatura], ma, per queste, ri
potranno scrivere solo equazioni (condizioni) di equilibrio.
Nel corso della descrizione di queste equazioni, verr dimostrato la potenza delluso di queste
metodologie integrali, capaci di fornire, sia pure ad un primissimo livello di analisi, delle stime
di risultati per problemi fisici di notevole complicazione.
Tali esempi applicativi sono contenuti negli esercizi del capitolo, che assumono, come al solito,
funzione sinergica, non secondaria al testo, per la formazione.

Indice del Capitolo


Paragrafo pagina
4.1 Generalit 2
4,2 Il teorema di Reynolds (detto del trasporto) 4
4.3 Equazioni Integrali valide per un Volume di Controllo 5
4.3.1 Equazioni integrale per la conservazione della massa 6
4.3.2 Equazione integrale per il bilancio della quantit di moto 8
4.3.3 Equazione integrale per il bilancio della quantit di moto
in un riferimento non inerziale 11
4.3.4 Equazione integrale del momento della quantit di moto 13
4.3.4.1 Considerazioni per lanalisi di turbomacchine 14
4.3.5 Equazione integrale dell'energia 18
4.3.5.1 Forma ingegneristica per lequazione integrale dellenergia 22
4.4 Coefficienti di correzione 24
4.5 Fluidodinamica dei sistemi propulsivi (eliche e rotori) (teoria del disco attuare) 25
4.6 Sintesi e Chek-Out 32

4.1
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

4.1 GENERALIT

Consideriamo lanalisi di sistemi fluidodinamici sviluppando, in questo capitolo, relazioni in forma inte-
grale che potranno essere usate per la formulazione fisico-matematica di problemi di interesse in fluidodi-
namica. Ricaveremo cos una modellistica valida globalmente per il sistema in oggetto.
Ovviamente occorre definire cosa si intende per sistema.
Sono possibili due alternative:

assumere come sistema una Massa di Controllo (MdC)


assumere come sistema un Volume di Controllo (VdC)

Si comprende immediatamente come luso di una MdC come sistema porter ad


una formulazione lagrangiana mentre luso di un VdC porter ad una formulazio-
ne euleriana.

In entrambi i casi occorre ritrovare delle equazioni che definiscono come variano nel tempo le propriet ter-
mo-fluidodinamiche globali, di tipo estensivo, del sistema.

Definiamo:
A B
propriet estensive quelle che dipendono (ovviamente) dalla estensione
del sistema, cio dalla quantit di fluido in esso contenuta;
propriet intensive quelle che non dipendono dalla estensione del si- A+B
stema.

Per poter meglio comprendere queste importanti definizioni consideriamo due sistemi A e B ed il sistema
composto dalla loro somma A+B.

E facile verificare che se consideriamo propriet quali la Massa M , il Volume V, la quantit di Moto
MV2/2, lenergia E, ecc risulta Ma+b = Ma+Mb , V a+b = V a+ V b, ecc..
Ovvero tutte le propriet che risultano essere additive sono propriet estensive.
Nel mentre per propriet quali la Temperatura T, la pressione p, gli sforzi viscosi , alcuni potenziali (ad e-
sempio quelli elettrochimici e) ecc.. non si verifica la propriet di additivit; Ta+b Ta + Tb , pa+b pa+pb
ecc., ergo queste sono propriet intensive.

Nota Bene: si possono formulare equazioni di bilancio/conservazione soltanto per propriet estensive.
Per le propriet intensive si potranno formulare soltanto equazioni di equilibrio in quanto le lo-
ro variazioni (invero i loro gradienti) generano flussi di propriet estensive. Ad esempio diffe-
renze di temperature generano flussi di calore, differenze di pressione generano flussi di volume
ecc..; quindi le equazioni di equilibrio termo-fluidodinamico di un sistema (i.e. assenza di
flussi e di produzioni) sono esplicitate attraverso equazioni tra propriet intensive.

Nota Bene: quasi sempre comodo effettuare unanalisi delle propriet specifiche del sistema, tipicamen-
te unanalisi valida per unit di massa o di volume. In questo caso si devono definire propriet
specifiche che sono rapporti tra propriet estensive. Di consuetudine per la generica propriet
estensiva B, la propriet estensiva per unit di massa b=B/ M rappresentata dalla lettera
minuscola, mentre la propriet estensiva per unit di volume b*=B/V rappresentata di solito
come prodotto della propriet specifica rispetto alla massa, moltiplicata per la densit (di mas-
sa): b+=( M/V) ( B/M ) = b.

Ovviamente le quantit specifiche (quelle rispetto alla massa e quelle rispetto al volume) sono collegate a
quelle estensive attraverso integrali rispetto alla massa di controllo (MdC) e rispetto al volume:

4.2
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

b(M , t ) dM b(r, t ) dV b (r, t ) dV


*
B( t ) = = = (4.1)
MdC V V

Le equazioni integrali valide per una massa di controllo (rappresentazione


Lavoro Win
lagrangiana) sono ovviamente zerodimensionali in quanto le propriet
globali del sistema possono variare soltanto rispetto al tempo.
attrito
Queste sono state analizzate nei corsi di Fisica e di solito si riferiscono a
problemi del tipo come nella figura a lato, per i quali si definiscono: V(t)
pa
la conservazione della massa (non si considerano reazioni chimiche ed ef-
fetti relativistici):
Calore Qin
d
[M ]sistema = d dM = 0 (4.2)
dt dt MdC

Lequilibrio delle forze con la variazione della quantit di moto (legge di Newton a massa costante):

d
[M V]sistema = d V dM =
F i ,est = Fsuperficiali + F volume (4.3)
dt dt MdC i

Le forze esterne sono classificabili come forze superficiali (pressioni sforzi viscosi, tensioni superficiali,
ecc..) e come forze di volume (derivanti da accelerazioni gravitazionali, da potenziali elettro-magnetici ecc..)

Lequilibrio dei Momenti di forze con la variazione del momento della quantit di moto

d
[H o ]sistema = d [r o (M V )]sistema = d r V dM =
T o = T superficiali + T volume + T meccanici (4.4)
dt dt dt MdC i

To sono momenti di forze rispetto al polo O.

Lequazione dellenergia totale ( i.e Prima legge della termodinamica)

d
[E]sistema = d e dM =
Q W (4.5)
dt dt MdC Calore ceduto Lavoro fatto
dal sistema sull'ambiente
dall'ambiente al sistema

dove: e lenergia totale specifica, somma di tutte le forme energie che si ritengono essere di interesse
per il problema:
e = u + 12 V 2 + + altre (4.6)
energia energia energia energia
specifica ter mod inamica cinetica potenziale

Le altre forme di energia potrebbero essere: energia elettrostatica, elettromagnetica, energia elastica, energie
chimiche (per processi di combustione), ecc.. In questo contesto ometteremo di considerare tali forme.
Lenergia potenziale esprimibile in termini dellaccelerazione di gravit moltiplicata con unaltezza h
rispetto ad una quota di riferimento (si verifichino le dimensioni !)

g = g i z = ( ) integrando
rispetto az
g h =+C g h = (4.7)

4.3
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Nota Bene:
che nellintegrazione si assunto che laccelerazione di gravit sia diretto verso il basso e
lasse z sia diretto verso lalto (sicch il segno meno scompare)
che ovviamente si assunto g costante con h

Lequazione dellentropia (i.e. Seconda legge della termodinamica)


d
[S]sistema = d s dM Q
(4.8)
dt dt MdC T
ovvero:

d
[S]sistema = d s dM = Q + positiva
S (4.9)
dt dt MdC T

4.2 TEOREMA DI REYNOLDS (detto del Trasporto)

Luso della Massa di Controllo (MdC) come sistema non , in genere, ideale per lanalisi di sistemi fluidodi-
namici, per i quali, di solito, si preferisce usare un Volume di Controllo (VdC).
La formulazione delle equazioni integrali per un VdC agevolmente derivata da quelle per una MdC facen-
do uso del teorema di Reynolds (1895) dimostrato nel paragrafo (2.9) che consente di collegare la formula-
zione lagrangiana (che considera un sistema che contiene sempre le stesse
particelle di fluido, per cui la massa totale ovviamente costante) ad una
n
S
formulazione euleriana (che considera un sistema definito da un volume V
di controllo che contiene, a tempi diversi, particelle fluide diverse che vi
transitano, causa la dinamica fluida).
Ovviamente il sistema definito da un volume V, separato dallambiente,
esterno al volume, da una superficie S che sar attraversata da flussi di
propriet estensive B che vi transitano con campi di velocit V. V
Per ogni punto della superficie S, detta n la normale uscente e U la veloci-
t relativa alla superficie, possiamo definire flusso convettivo della pro-
priet B, b , il vettore (se B scalare; se B vettoriale il flusso sar un tensore del secondo ordine) diretto
nella direzione della velocit (di massa) rappresentando la quantit di B che passa nellunit di tempo attra-
verso dS nella direzione della Velocit locale superficiale U: b = b U .
Sicch la portata totale di B che passa attraverso tutta la superficie S data dallintegrale:

n ( bU ) dS
S
(4.10)

Se consideriamo una Massa di Controllo M , ed il volume di Controllo V(t) che, al


tempo t, contiene la Massa M (a volte detto volume materiale, ovvero sistema), per
una generica propriet B, vale il teorema di Reynolds (capitolo 2.9):

[B]sistema = D [B]Massa di Controllo = D b dM = (b ) dV +


D
n (b U ) dS (4.11)
Dt Dt Dt MdC V ( t ) t S( t )=V ( t)

dove U la velocit relativa alla superficie S.

4.4
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Nota che se il generico volume V non varia con il tempo (i.e. fisso e non cambia forma) la derivata tempo-
rale instazionaria [nel primo integrale volumetrico a destra] si pu portare fuori dallintegrale di volume e la
velocit U viene a coincidere con la usuale velocit di massa V:

D d

b dM =
Dt MdC dt
(b )dV +
V
n (bV ) dS
S=V
(4.12)

Preferiamo attardarci ulteriormente sulla lettura dello stesso, con considerazioni grossolane ma che danno
una idea del significato.
Lultimo termine a destra della (4.11) fornisce la variazione della propriet che si trova nel volume di con-
trollo, al tempo generico. E abbastanza ovvio che la due variazioni devono coincidere.
Ma se consideriamo un volume di controllo che attraversato da flussi convettivi di massa [flussi che tra-
sportano quindi la propriet B associata alla massa, cio b] ovvio che la B contenuta nel volume pu varia-
re per due motivi:
perch vi una variazione instazionaria rispetto al tempo [data dal termine (b)/t]
perch vi uno sbilancio tra quello che entra e quello che esce, cio vi globalmente una portata non
equilibrata [data dallintegrale del flusso convettivo sulla superficie bUn, e che la velocit di attraver-
samento U quella delle particelle relativamente alla superficie].

4.3 EQUAZIONI INTEGRALI DI BILANCIO VALIDE PER UN VOLUME DI CONTROLLO

Notiamo che tutte le equazioni integrali ritrovate per una massa di controllo possono essere scritte nella for-
ma:
d
[B]MdC = Bsistema = Bsup erficiale + B produzione
diffusivo volumetrica
(4.13)
dt

Questa in pratica ci dice che la variazione della propriet estensiva B(t) della Massa di controllo, pu deriva-
re:
da effetti superficiali di tipo diffusivi (sulla superficie S)
da effetti di produzioni di B nel volume V.

Luso del teorema di Reynolds ci permette di derivare la forma generale per una equazione integrale di bi-
lancio valida per un volume di controllo:

(b )

dV + n (b U ) dS = Bsup erficiale
diffusivo + B produzione
volumetrica (4.14)
V (t)
t S( t )=V ( t )
variazione di contributo convettivo contributo diffusivo contributo
B nel VdC superficiale superficiale di volume

nel seguito ricaveremo le equazioni integrali di bilancio


Vn=0 Calore
per tutte le propriet estensive di interesse in fluidodi- n Vout
namica valide per un Volume di Controllo.
Vin Vt
Assumeremo, a meno di specificare esplicitamente il V
contrario, che il volume sia fisso rispetto ad un riferi- n Lavoro
n S
mento inerziale. Il problema tipico come in figura.

4.5
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

4.3.1 Equazione Integrale per la conservazione della Massa

Consideriamo un sistema con una sola specie; in questo caso: B=M, b=1 ed i termini diffusivi (definizione di
velocit come velocit di massa dellunica specie considerata) e di produzione sono nulli (nei limite delle i-
potesi di assenza di reazioni chimiche e di fenomeni relativistici) e si ritrova:


lequazione di continuit: t dV + n (V ) dS = 0
V S = V
(4.15)

Nota che in molti problemi di interesse ingegneristico, lapplicazione di questa equazione viene fatta ipotiz-
zando, per i termini convettivi, moti uni-dimensionali, il che consente di calcolare lintegrale superficiale con
il teorema della media nella forma:

n (V ) dS (V ) S
S=V
n out (V ) Sn in (4.16)

in quanto la normale n pensata diretta verso lesterno e le parti di superfici impermeabili al flusso di massa
danno un contributo nullo alla portata convettiva; le quantit (Vn) sono i valori medi del flusso di massa sul-
la superficie convettiva.
Ne discende che lequazione di continuit si pu scrivere nella forma semplificata:


t dV + (V ) S
V
n out (V ) Sn in =0 (4.17)

Ovviamente se si pu assumere che la densit sia costante nel tempo [vedremo in seguito che varia di poco
se il numero di Mach basso (i.e. M<0.3)] lintegrale di volume nullo, ovvero trascurabile, per cui ci si ri-
duce alla ovvia equazione:

(V ) S
n out = (V ) S n in (4.18)
cio alla conclusione che quello che entra pari a quello che esce (se non si produce massa).

Esercizio 4.1 4
Considera il sistema in figura, attraverso cui scorre acqua.
60
Le superfici sono:
A1=0.2 m2 ; A2=0.5 m2
3
1
La portata di acqua uscente attraverso A3 di 400 kg/s, quella volumetri-
ca uscente attraverso A4 di 1 m3/s, la velocit entrante attraverso A1 30
di 3 m/s.
2
Determinare V2. [V2=1.6 entrante]

Esercizio 4.2
Un serbatoio ha un volume pari a 0.05 m3 e contiene aria compressa a pabs=800kPa, alla temperatura di 15
C.
Al tempo t=0+ si apre una valvola avente una superficie equivalente fluida di 65 mm2, attraverso cui si misu-
ra un getto di aria con V=311 m/s e r=6.13 kg/m3.
Determinare la variazione di densit dellaria nel serbatoio al tempo t=0+. [-2.48 kg/(m3s)]

4.6
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Esercizio 4.3
Considera il modello di una strato limite su di una
lastra piana come in figura. U=30 m/s
Il fluido aria in condizioni standard.
La lastra ha una profondit di 0.6 m. C
Calcolare la portata di massa di aria attraverso la su- B
perficie BC, se: =5 mm
2
u y y D
= 2 laminare A
U
1/ 7
u y
= turbolento
U

Esercizio 4.4
Il profilo di velocit assiale attraverso un tubo di raggio R del tipo:
m
r
u( r ) = U o 1
R r
dove lesponente m dipende dal regime di moto:
m=1/2 moto laminare
m=1/7 moto turbolento

Se si assume la densit =costante determinare: laminare turbolento


la velocit media
[0.53 Uo lam. ; 0.82 Uo turb.]

Se si assume che la densit varia come:


r n
( r ) = 12 o 1 + 1 (simula gas in tubi con pareti riscaldate)
R
ponendo n=m calcolare:
la densit media [0.77 o lam. ; 0.91 o turb.]
il flusso di massa medio [0.367 oUo lam. ; 0.719 oUo turb.]

Esercizio 4.5 z
Considera il campo di moto incompressibile (=cost):
L
u=Vo(x/L) ; v=0 ; w=-Vo(z/L)

Considerando il volume di controllo come in figura, calcolare le portate di volume at- x


traverso le tre facce e verificare se la massa conservata. O L
Calcolare infine la divergenza della velocit.

Esercizio 4.6
Un serbatoio come in figura riempito di acqua a 20C da due con- Aserb
dotte.
At tempo t=0 il livello dellacqua pari ad h.
Determinare lespressione di dh/dt
H
Determinare a tale istante lespressione di dh/dt se: h
D1=1 cm ; D2=3cm 1

V1= 3.12 cm/s ; V2= 2.12 cm/s 2


Aserb= 2 122 cm2.

4.7
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

4.3.2 Equazione Integrale per il Bilancio di Quantit di Moto

In questo caso B=MV, b=V lequazione ha carattere vettoriale (pu essere decomposta nelle componenti sca-
lari proiettandola sugli assi coordinati); i termini diffusivi derivano da forze superficiali ed hanno carattere
tensoriale, quelli di produzione di volume derivano da campi di forze per unit di massa (campi di accelera-
zione):

(V )

V
t
dV + (n V ) V dS = F = F
S
diffusive superficali + F produzione di volume (4.19)

dove si posto il termine convettivo n (V )V = (n V )V


I termini superficiali derivano dalla diffusione microscopica della quantit di moto che pu essere decompo-
sta in una componente normale reversibile (pressione, p) ed in una componente derivante dagli effetti viscosi
fv (tensore degli sforzi viscosi ):

Fdiff. sup. =
S
n ( p U + ) dS = ( n p + n ) dS = (n p ) dS + (n ) dS
S S S
(4.20)

Nota che il segno meno deriva dal fatto che la pressione atavicamente assunta essere nel senso contrario a
quello della normale assunta uscente, e che si fatto uso dellidentit tensoriale: n U = n , con U il tensore
unitario.

Il termine di produzione volumetrica deriva dai campi di accelerazione presenti, nel nostro caso considere-
remo soltanto laccelerazione gravitazionale g = - = -(gz):

Fproduzione volumetrica = ( g ) dV
V
(4.21)

In definitiva:

(V )

V
t
dV + (n V ) V dS = (n p) dS +
S S S
f v dS + ( g ) dV
V
(4.22)

Nota che, come fatto per la massa, possibile esprimere le accelerazioni convettive assumendo moti mono-
dimensionali per gli in/out flows, sicch applicando il teorema della media, si suole usare la forma:

(V )
t
dV + [(V ) V S]
n out [(V ) V S] n in =
V
(4.23)
=
S
(n p ) dS +
S
f v dS + ( g ) dV
V

Esercizio 4.7 1

In un ugello entra 1 kg/s acqua alla pressione assoluta di 3 atm e scarica o-


rizzontalmente nellambiente (a pressione atmosferica). 2
patm

Sia D1=3 cm e D2=1 cm: determinare la spinta sullugello, trascurando gli


g
effetti dissipativi.
E il problema ben posto?

4.8
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Nota che in condizioni stazionarie ed in assenza di campo gravitazionale, scompaiono i contributi volumetri-
ci e lequazione integrale si riduce ai soli contributi superficiali:

(n V ) V dS = (n p) dS + f v dS (4.24)
S S S

Se si considerano separatamente le superfici solide da quelle fluide (immateriali attraversate da massa),


S=Ssolida+Sfluida, e si trascurano i flussi dissipativi sulle superfici attraversate da fluido (i.e. si considera soltan-
to il temine di pressione sulla superficie attraversata da massa) si ricava:

(n V ) V dS + (n p) dS = (n p) dS + f v dS = Fsup .solida (4.25)


S fluida S fluida S solida S solida

Essendo la normale n uscente al volume di controllo, la Fsup.solida la forza che la superficie solida esercita
sul volume di fluido (attraverso sforzi di pressione e viscosi).
Essa sar quindi pari e contraria alla forza esercitata dal fluido sul corpo Fc.
Ne discende il teorema globale di Eulero:

Fc = [(n V ) V + n p ]dS (4.26)


S fluida

Se si ha laccortezza di usare volumi di controllo con superfici fluide attraversate da massa poste normal-
mente alle velocit di in/out (i.e. V=Vn n) e si usa il teorema della media, ne discende una comoda rappre-
sentazione ingegneristica per la determinazione della forza esercitata dal fluido su di un corpo:

Fc = [V
S fluida
n
2
]
+p nS= [I] n S
S fluida
(4.27)

La funzione scalare I = Vn2 + p (4.28)

chiamata funzione impulso specifico normale


[talora si usa la funzione impulso totale normale: F = I S ]

Esercizio 4.8
1
Acqua scorre attraverso un condotto a gomito come in figura.
Siano:
A1=0.01 m2 , A2=0.0025 m2
P1,abs= 221 kPa , V2=16 m/s y

Determinare la spinta (componenti Rx ed Ry) esercitata sul gomito trascurando 2


x
effetti di attrito e gravitazionali.

Esercizio 4.9 30 m
Considerare il convogliatore di sabbia (=3000 kg/m3) come in figu-
ra. 1
Trascurando gli effetti di attrito, determinare la tensione nella cin- Tensione T?
ghia, allavvio ed a regime, se:

4.9
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Vsabbia=5 m/s Aboccaglio=0.1 m2 Vcinghia = 3 m/s [-4.5 kN, -22.5 kN]

Per problemi che presentano superfici liberi pu essere di aiuto usare volumi di nV=0
controllo con superfici coincidenti con tubi di flusso.
Questi sono definiti come superfici ideali (superfici fluide) che sono, per ogni n V
punto, tangenti alle linee di corrente.
Ovviamente su tali superfici la velocit normale nulla per definizione, esse
quindi non sono attraversate da flusso di massa e quindi da flusso convettivo di
quantit di moto. Ergo la massa che entra deve essere necessariamente pari a
=0 ; p=0
quella che esce.
Per quanto riguarda i flussi diffusivi, dovendo essere la superficie fluida in e-
quilibrio con lambiente non vi pu essere un salto di pressione tra le due facce del tubo di flusso; quindi se
uno dei lati esposto allambiente in quiete, la pressione sulla superficie del tubo di flusso dovr essere ne-
cessariamente costante e pari a quella ambientale, fornendo quindi contributo globalmente nullo (assurdo, ma
ben accettato); i flussi diffusivi derivanti da effetti di attrito (strato limite su discontinuit di contatto) ven-
gono di solito trascurati.
In questi casi se il tubo di flusso interagisce con una superficie, in condizioni stazionarie ed in assenza di
contributo gravitazionale, la determinazione della forza agente sul corpo data dalla semplice relazione:


F corpo = m(V out V in ) (4.29)

Fcorpo
ovvero:
= V in V out (4.30)
m

i.e. la forza per unit di portata massica data dalla differenza di due vettori (basta fare un semplice trian-
golo di velocit)

Esercizio 4.10

Acqua esce da un idrante, la cui bocca di 0.01 m2, con una velocit di 15 m/s e col- A
g

pisce orizzontalmente e normalmente una barricata eretta da facinorosi di area fron- Rx


tale A=10 m2.
Calcolare la spinta Rx sulla barricata e discutere linfluenza dellarea A.
[2.25 kN]

Esercizio 4.11
Un getto di acqua ( Vj ed portata massica (dm/dt) dati) impinge su di un deflettore fis-
so che devia la corrente dellangolo .

Determinare lespressione della forza che si esercita sul deflettore. Rx

[Rx= Vj (dmj/dt) (1- cos) ; Rz=-(dm/dt) Vj sin]

Esercizio 4.12
Acqua esce da un idrante e colpisce orizzontalmente e normalmente ostacolo, di area

frontale A, posto si di un carrello che si muove con velocit costante Vc.


Dati: Rx

Aj= 3 cm2 Vj
Vc
Vj=20 m/s

4.10
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Vc=15 m/s
Calcolare la spinta sullostacolo e langolo di deviazione del getto
[Rx=7.5 N, Ry=0, =18.4]

Esercizio 4.13
Un getto di acqua ( V ed portata massica (dm/dt) dati) impinge su di un deflettore
fisso che devia la corrente dellangolo .

Il deflettore posto su di un carrello che si muove con velocit Vc costante.


Rx
Determinare lespressione della forza che si esercita sul deflettore.
V

[Rx= (Vj-Vc) (dm/dt) (1-cos ) ]

Esercizio 4.14
Dato un modello di strato limite, come in figura, su di una parete piana di y
Uo Uo
profondit b.
Determinare lespressione della forza resistente D noto il profilo di velocit
u/Uo=f(y/)
D
calcolare il coefficiente di resistenza CD=2D/(Uo2Lb)
per i profili di velocit: L
2
u y y
= 2 tipico di Strato Limite laminare
Uo
1/ 7
u y
= tipico di Strato Limite turbolento
Uo
se L=1 m, =1 cm [CD= 0,00027 lam. 0.004 turb]

4.3.3 Equazione di bilancio della quantit di moto in un riferimento non inerziale

In molte applicazione necessario usare un volume di controllo in un rife- z r(t)


rimento non inerziale. (t)
Per questo riferimento la legge di Newton non valida, e quindi occorre ri- y
cercare una nuova forma per una corretta formulazione dellequazione di bi- x
lancio della quantit di moto. Z
Ro(t)

Consideriamo la trasformazione tra un riferimento inerziale OXYZ ed uno O Y


non inerziale Oxyz la cui origine si muova con moto vario Ro(t) e che sia do-
tato di velocit angolare (t). X

La posizione della generica particella fluida posta nel punto r(t) nel riferimento Oxyz, ha nel riferimento i-
nerziale una posizione data da:

R (t) = R o (t) + r(t ) = R o (t) + ir (t) r(t) (4.31)

Nota abbiamo espresso il vettore r(t) come prodotto della sua direzione (versore) ir(t) ed il suo modulo r(t)
(che possono variare entrambi nel tempo).

Differenziando rispetto al tempo, otteniamo la velocit della particella nel sistema inerziale:

d R ( t ) d R o ( t ) dr ( t ) d i (t) d R o (t)
V ass ( t ) = + i ( t ) + r( t ) r = + V( t ) + (t ) r ( t ) (4.32)
dt dt dt r dt dt velocit velocit
velocit misurata angolare
trascinamento

4.11
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Nota
d i (t)
lelaborazione del termine: r ( t ) r = r ( t ) [ ( t ) i r ( t ) ] = ( t ) [ i r ( t ) r ( t ) ] = ( t ) r ( t )
dt

ricorda che la derivata temporale di un versore equivale ad una velocit di rotazione.

Una seconda derivazione rispetto al tempo, fornisce laccelerazione della particella nel sistema inerziale:

d V ass ( t ) d2 R dV d
a ass = ass 2 o + + r + 2 V + ( r ) (4.33)
dt inerz dt dt rel dt accelerazione accelerazione
accelerazione accelerazione accelerazione Coriolis centripeta
trascinamento relativa angolare

questa relazione si pu scrivere:

d V ass dV
= + a complementare (4.34)
dt inerz dt rel
laddove:
d2 R o d
a c om pl 2
+ r + 2 V + ( r ) (4.35)
dt dt accelerazione accelerazione
accelerazione accelerazione Coriolis centripeta
trascinamento angolare

e quindi nel sistema inerziale vale (la massa uno scalare):

d(M V ass ) d(M V )


dt inerz
=
dt rel
+ M a compl = F (4.36)

ovvero si pu scrivere:
d(M V )
dt rel
= FM a compl (4.37)

Da questa si deduce abbastanza facilmente che, per un riferimento non inerziale, il bilancio della quantit di
moto pu prendere la forma:

( V )

V
t
dV +
S
(n V ) V dS =
S
np dS +
S
n dS + (g a
V
c om pl ) dV (4.38)

Dalla (4.38) si nota che basta semplicemente sottrarre (vettorialmente) allaccelerazione di gravit g, quella
complementare acompl per tenere conto della non-inerzialit del riferimento.

Esercizio 4.15
Riconsidera lEsercizio 4.12 sotto lipotesi che il carrello si muova di moto proprio (vario). La massa del car-
rello 3 kg.
Derivare lequazione per la velocit del carrello VC(t) ed il tempo necessario per accelerare il carrello da
fermo al 95% della velocit del getto. Trascurare attrito e resistenza.
[
dVc A j 2
dt
=
mc
Vj Vc2( ) ; t 95 = 19
mc
A jVj
]

4.12
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Esercizio 4.16
Riconsidera lEsercizio 4.13 supponendo che il deflettore sia posto su di un carrello in moto proprio. La mas-
sa del carrello 75 kg. Trascurare attrito.
K A j
Determina la legge U(t). [ U( t ) = Vj ; K = Vj (1 cos ) ]
1 + Kt mc

Esercizio 4.17
V
Un missile con massa iniziale 400 kg, portata del getto di 5 kg/s, velocit del getto
1500 m/s, ugello espanso alla pressione ambiente, lanciato verticalmente.
Trascurando la resistenza atmosferica determinare la legge di accelerazione e la veloci-
t dopo 10 secondi.
g
Vj m
[ a(t) =
g ; U(10) = 102 m / s ]
min m t

Vj, -dm/dt

4.3.4 Equazione Integrale del Momento della Quantit di Moto

In questo caso B=H= (r V ) dV


V
b = (r V )

Lequazione integrale di bilancio :



t (r V ) dV + n (r V )V dS = T (4.39)
V S
I momenti esterni sono dovuti alle forze esterne considerate nel bilancio della quantit di moto, pi un mo-
mento torcente eventualmente presente nel Volume di Controllo derivante da un meccanismo ruotante
(Tshaft):

T = r F = r ( np + n ) dS + (r g ) dV + T shaft (4.40)
V

Nel caso, molto frequente, di uso di Volume di Controllo in riferimento non inerziale, basta considerare
laccelerazione complementare:

T = r F = r ( np + n ) dS + (r (g a compl )) dV + T shaft (4.41)


S V
Anche se tale equazione appare come un sotto argomento, essa di grande interesse per lanalisi di
macchine rotanti.

Esercizio 4.18 T
Considerare il condotto sagomato come in figura, imperniato nel punto A. A

Determinare lespressione della coppia esercitata attorno al punto A. h1


h2

[ T = h 2 p 2 A 2 + m V2 + h1 p1A1 + m V1 ]
1

4.13
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Esercizio 4.19
Considerare lo schema di mulinello come in figura, attraverso cui passa una portata y
volumetrica Q di fluido, ed soggetto ad una coppia di attrito Tattr.
Vo T
Determinare lespressione della velocit angolare(stazionaria).[ = attr 2 ] Vj=Vo-R
R QR R

x

Vo Tattr

4.3.4.1 Considerazioni per lanalisi di turbomacchine.

Una turbomacchina una macchina che somministra o estrae energia dal fluido.
Se la macchina somministra energia detta pompa/compressore/ventilatore, se estrae energia detta tur-
bina.
Il prefisso turbo viene dal latino e significa che la macchina ha elementi rotanti; cosa che in genere vero,
ma vi sono pompe dove non esiste alcun elemento rotante.
Le turbomacchine sono classificate, in funzione alla direzione del flusso principale, come: assiali, radiali,
miste.

assiali radiali miste

Discorso a parte meritano le turbine ad impulso


(dette Pelton) per le quali valgono le considera-
zioni del bilancio della Q.d.M. paragrafo 3.3.2.

Per le considerazioni che vogliamo fare, faremo


riferimento ad una pompa centrifuga radiale di
tipo radiale

Lequazione generale si ottiene combinando la (4.39) con la (4.40):

r ( np + n ) dS + (r g ) dV + T

t (r V ) dV +
V S
n (r V )V dS =
V
shaft (4.42)

4.14
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Con le ipotesi di :

moto stazionario
trascurare effetti gravitazionali
trascurare effetti viscosi e di pressione

la (4.42) si semplifica notevolmente e, in coordi-


nate cilindriche, fornisce:


T shaft = m [ r2 Vt 2 r1 Vt1 ] (4.43)

Che si legge: la coppia allasse dipende:


dalla portata massica,
dai raggi di ingresso (1) e di uscita (2)
dalle componenti tangenziali delle relative velocit
assolute.

Per la determinazione di queste componenti di velocit, cos co-


me per avere una idea dellinfluenza delle forme delle palettature,
occorre considerare i triangoli di velocit (allingresso ed
alluscita) in cui si raffigura la relazione tra:
velocit assoluta del fluido,V ,
velocit relativa alla pala Vrb ,
velocit di trascinamento della pala U .

Ovviamente sappiamo che deve essere V = Vrb + U e che tale relazione una somma vettoriale.

La velocit assoluta V scomponibile in Vn componente assiale (normale al moto di rotazione della pale)
ed in Vt componente tangenziale (al moto della pala).

La Vn componente assiale della velocit assoluta determiner la portata volumetrica del fluido: Q=VnS e
quindi quella massica moltiplicando la portata volumetrica per la densit
V2 Vrb2
2 Vn2
Le Vt componenti tangenziali pala
2
e della velocit assoluta de-
termineranno la coppia all'as- Vt2
U=R
se tramite la (4.43). 1 Vn1
1

V1
Consideriamo, per esemplifica- Vrb1
zione, tipici triangoli di velocit in Vt1
cui sono riportati gli angoli di ve-
locit definiti come:

= angolo tra lasse della macchina e la velocit assoluta V :

Vn=V cos , Vt=V sin (Nota: =0 , Vn =V , Vt = 0)

= angolo che la velocit relativa alla pala, Vrb , forma rispetto al piano del moto della pala.

Ovviamente, in condizioni di progetto, pari allangolo della tangente di ingresso/uscita alla pala .

4.15
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Nota: lo scopo principale , di solito, la determinazione della Vn,per il calcolo della portata
volumetrica e delle Vt1 e Vt2 per il calcolo del Momento torcente.

Dallanalisi di questi triangoli e dalle definizioni degli angoli e , si pu risalire, in base ai parametri noti a
risolvere il problema.

Esercizio 4.20
Considera lo schema di una pompa radiale come in figura b
Determina lespressione della coppia Vn Vt
(
T = Q (r2 Vt 2 r1Vt1 ) = Q r22 r12

)

Q = m Vt
= 2 r2 b Vn 2 R1
Q Vn
Dati r1=0.2 m , r2=0.5 m ; b=0.15 m
Ngiri= 600 giri/min
fluido acqua
R2
Q=portata volumetrica = 2.5 m3/s
Calcolare la potenza idraulica [207 MW]
C di l

Esercizio 4.21 b V2
Considera lo schema di una pompa mista come in figura: Vn Vt
Dati:
Q=portata volumetrica = 150 gal./min
D2=4 in.
N= 3450 giri/min Q
Vn=10 ft/s
fluido acqua R2
Calcolare la potenza idraulica in cavalli [4.27Hp]

Esercizio 4.22
Considera lo schema compressore assiale (acqua) come 2
1 2
in figura, funzionante in condizioni ideali:
V|pala2
z
Dati: z
Dtip=1.1 m Dhub=0.8 m N=1200 giri/min

1=30 1= 30 2=60 V|pala1 r Triangolo
velocit
1
relativa alla
Determinare: pala
hub tip
il triangolo di velocit INLET 1 2

il triangolo di velocit OUTLET


Coppia [253.9]
Potenza fluida richiesta [31.9]

Esercizio 4.23
Una pompa commerciale centrifuga reca in targhetta i seguenti dati:

potenza = 98 kw, Q=0.22 m3/s N=1440 rpm. Fluido acqua

Le caratteristiche geometriche risultano essere:

4.16
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

r1=0.1 m r2=0.18 m b1=b2=0.045m 1=30 2=20

Assumendo che le condizioni di progetto si riferiscono a 1=90, verificare le prestazioni.

Nel seguito presentiamo, per agevolare la fantasia dello studente, schemi e foto, pi realistici, di turbomac-
chine.

turbina radiale Francis pompa radiale turbina Kaplan

Rotore di una turbina Kaplan a pale aggiu- Rotore di una turbina ad impulso:
stabili: 8.5 in diametro, 300 rpm, H=2200 ft , 56000 HP
18270 kW, 100 rpm, H=12.5 m

4.17
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

4.3.5 Equazione Integrale per lEnergia


attrito
Facendo riferimento allo schema a lato, considereremo lenergia Calore
specifica (e) come somma di tre contributi:
energia interna (u),
energia cinetica (V2/2)
energia potenziale gravitazionale (gz), V
h Wme
trascurando cio le altre forme di energia (elettrostatiche, magne-
tiche, chimiche ecc.): p

e = u + 12 V 2 + gz (4.44)

IN OUT
Ne discende, dE dt = Q W :

( e ) dV + n (eV ) dS = Q W (4.45)
V
t S
dove:

Q la cosiddetta potenza termica (calore per unit di tempo) trasferita dallambiente al sistema

W la cosiddetta potenza meccanica (lavoro per unit di tempo) fatta dal sistema sullambiente, che,
per comodit ingegneristica, conviene suddividere in 4 parti:


W = W mecc + W press + Wvisc + Waltre (4.46)
dove

W mecc quella fatta dal sistema sullambiente tramite apparati meccanici (corpi immersi..)

W press quella derivante dagli sforzi di pressione sulle superfici, essa del tipo:

W press = F press V = (n p) V dS
S
(4.47)


W visc quella derivante dagli sforzi viscosi sulle superfici, essa del tipo:

W visc = F visc V = S
f v , n V dS = S
f v , n V dS (4.48)


W altre quella derivante da altre forme, che coerentemente non considereremo.

Ne discende:

( e ) dV + n (eV ) dS = Q W mecc n pV dS + f v,n V dS (4.49)


V
t S S S

Conviene trasportare il termine diffusivo di pressione a sinistra dellequazione, per ottenere la forma:


[( )] p


V
t
u + 12 V 2 + gz dV +
S
n u + 12 V 2 + gz + V dS = Q W mecc +

S
f v ,n V dS (4.50)

4.18
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Richiamando la definizione di entalpia termodinamica, h=u+p/ , ne deriva lequazione di bilancio


dellenergia nella forma adatta a sistemi aperti:

[ ( )] [( ) ]

V
t
u + 12 V 2 + g z dV +
S
n h + 12 V 2 + g z V dS = Q W mecc + S
f v,n V dS (4.51)

Ovvero definendo Entalpia totale H:


H = h + 12 V 2 + gz (4.52)

(nota leccezione alla regola, H entalpia totale per unit di massa ma scritta con lettera maiuscola!)

si pu scrivere lequazione di bilancio energetico in un modo pi compatto:

( e )

dV + n (H V ) dS = Q W mecc + f v ,n V dS (4.53)
V
t S S

Come al solito, in molte analisi ingegneristiche i contributi convettivi sono determinati considerando ipotesi

mono-dimensionale , i.e. con il teorema della media, sicch ne deriva la forma [memo m = VnS ]:

[( )]
( ) m (h + )
u + 12 V 2 + gz


V
t
dV +
OUT
m h + 12 V 2 + gz
IN
1
2 V 2 + gz = Q W mecc W visc (4.54)

ovvero una comoda forma per le applicazioni ingegneristiche:

[M e]
( ) m (h + )

+ m h + 12 V 2 + gz 1
2 V 2 + gz = Q W mecc + W visc (4.55)
t OUT IN

Q=?
Esercizio 4.24

Una portata di 10 kg/s di aria entra, in moto stazionario, in un compressore con Pot
p1=1 atm, T1= 25 C, V1=0 Mecc

e ne esce con:
p2=4 atm, T2 = 40 C, A2=0.1 m2. 1 2
La potenza assorbita dal compressore di 500 kW.
Trascurando attriti ed effetti gravitazionali, determinare il calore trasferito dallambiente al compressore.

Esercizio 4.25
Stiamo per caricare un serbatoio avente un volume di 0.1 m3 , collegandolo ad una linea ad aria compressa
[T=20C, p= 2.0 Mpa]. Subito dopo lapertura della valvola, si registra nel serbatoio un rateo di aumento di
temperatura di 0.05 C/s.
Trascurando gli scambi termici, determinare la portata di massa che entra nel serbatoio allistante iniziale.
c v M dT
[ m= = 0.103 gr / s ]
RT dt

La forma dellequazione integrale dellenergia, per un sistema con una entrata (1) ed una uscita (2) :

4.19
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

d[M e]
( ) ( )

+ m 2 h + 12 V 2 + gz 2 m 1 h + 12 V 2 + gz 1 = Q W mecc W visc (4.56)
dt

In condizioni stazionarie deve essere: m 2 = m 2 = m , per cui la (4.56) si pu scrivere:

(h + 1
2
2
) (
V + gz 2 h + V + gz 1 =
1
2
2
) Q W mecc + W visc

H 2 H1 =
Q W mecc W visc

(4.57)
m m
ovvero:
H 2 H1 = q w mecc w visc (4.58)
Che si legge:

la variazione dellentalpia totale specifica H deriva dal calore e dal lavoro scambiati per
unit di portata massica.

Se non vi sono scambi, il volume di controllo diventa, in pratica, un tubo di flusso, e ne discende che H deve
rimanere costante lungo il tubo di flusso, ne discende:

Teorema di Crocco H = h + 12 V 2 + gz = CostanteCrocco (4.59)

Questa una forma del teorema di Crocco, alternativa al teorema di Bernoulli, che era stato ritrovato per
moti stazionari, irrotazionali ed incompressibili:

p 1 2
Teorema di Bernoulli + V + gz = Costante Bern. (4.60)
2

La figura mostra le zone di validit dei due teoremi (in grigio le zone dove non sono validi)

Validi con
Nuova costante Validi
Con nuove
costanti
validi

Schema
caminetto
validi

Schema veltola
intubata

Strati limite
Schema tunnel a
vento Scia viscosa
flusso validi

4.20
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Schema di un turboreattore

Schema turboreattore
turbina

calore

Potenza
validi meccanica

Validi con
nuove costanti

compressore
Tubo di flusso

Il teorema di Crocco una estensione, al moto compressibile, del teorema di Bernoulli, infatti richiamando
lespressione dellentalpia per gas perfetti: h(T) = u(T) + p/ , il teorema di Crocco diventa:

p 1 2
H = u (T ) + + V + gz = Costante Crocco (4.61)
2
ovvero:
p 1 2
+ V + gz = CostanteCrocco u(T) = Costante Bern (4.62)
2

Dal che si evince che il teorema di Bernoulli un caso particolare di quello di Crocco, valido, per moti in-
compressibili, su linee di corrente isoterme o isentropiche.
Infatti se consideriamo le relazione di Gibbs per lentalpia:

dp dp
dh = Tds + Tds = dh (4.63)

si ricava che in condizioni isentropiche e densit costante :

dp p
dh = h = + Cost . (4.64)
= cos t =0

Ma quando possibile assumere moto incompressibile, ovvero che la densit sia costante?

Consideriamo una rappresentazione termodinamica del gas di tipo: h=h(s,p)


In condizioni isentropiche sar ovviamente h=h(p) da cui:

dh 1 d2h 1 d 1
= ; = 2 = 2 2 (4.65)
dp s dp 2 s dp a

dove a2 la velocit del suono.


Dato uno stato di riferimento (pedice o) vale:

h + 12 V 2 + gz = h o + 12 Vo 2 + gz o = CostanteCrocco (4.66)

4.21
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Vogliamo determinare le condizioni per cui h si discosti di poco rispetto ad ho, facendo un sviluppo in serie:

2
dh d 2 h (p p o )2 (p po ) 1 (p po ) + ... =
h = h o + (p p o ) + 2 + ... = h o +
dp o dp o 2 o 2 (a )o
(4.67)
2 2
(p po ) 1 (p po ) (p po ) 1 (p po ) M 2 V 2 + ..
2
Vo 2
= ho + Vo + .. = h o + o o
o 2 o Vo2 a0 o 2 o Vo2

sostituendo nellequazione (4.61) si ricava:

2
p V2 p o Vo2 (p p o ) 2
+ +gz + 1 + M o + g zo (4.68)
o 2 o 2 o Vo2

da cui si vede che per Mo2 <<1 (tipicamente Mo<0.3) il gas si comporta come se fosse incomprimibile
(=cost=o) ed il teorema di Crocco diventa simile al teorema di Bernoulli.

4.3.5.1 Forme ingegneristiche dellequazione dellenergia.

Avevamo ritrovato
(h + 1
2
) ( )
V 2 + gz 2 h + 12 V 2 + gz 1 = q w mecc + w visc
(4.69)
Q W mecc W visc
con : m = Vn S ; q =
; w mecc =
; w visc =
m m m

Per recuperare una forma simile al Bernoulli, si usa la definizione di h(T)=u(T)+p/, sicch si pone:

p 1 2 p
+ 2 V + gz = + 12 V 2 + gz + c v (T2 T1 ) q + w mecc + w visc (4.70)
1 2

In molto problemi pratici consuetudine suddividere la potenza meccanica trasferita dal sistema allambiente
in una potenza derivante da turbine (positiva) ed in una potenza derivante da pompe (negativa): wmecc=wturb-
wpomp , e di portare la potenza derivante da sistemi pompanti a sinistra dellequazione per ottenere la forma:

p 1 2 p
+ 2 V + gz + w pomp = + 12 V 2 + gz + w turb + c v (T2 T1 ) q + w visc (4.71)
1 2

Ogni termine di questa equazione ha le dimensioni di una energia per unit di massa. Gli idraulici amano pe-
r considerare termini aventi le dimensioni di altezze, chiamate prevalenze, il che significa che essi divi-
dono ogni termine dellequazione (4.71) per laccelerazione di gravit, ottenendo:

2 2
p1 V1 p V
+ + z1 + h pomp = 2 + 2 + z 2 + h turb + h f (4.72)
g 2g g 2g

avendo definito:

4.22
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio


w p om p W p om p
h p om = =
prevalenza fornita da pompe (Nota: Potenza per portata ponderale di fluido)
g
gm

w turb W turb
h turb = =
prevalenza fornita da turbine (Nota: Potenza per portata ponderale di fluido)
g
gm

c v (T2 T1 ) q
hf = + w visc perdite di prevalenza (attrito, calore ccc.)
g g

Nota :

La perdita di prevalenza localizzata di solito definita dal coefficiente di perdita (adimensionale)


kf :
2g
kf hf 2 (4.73)
V

Le perdite di attrito diffuse in tubi/condotti sono espresse dal coefficiente di attrito (alla Darcy) f:

D 2g
f = hf (4.74)
L V2

In genere hf ed f dipendono dal numero di Reynolds, dalla scabrosit superficiale ed ovviamente dalle geo-
metrie.
Il coefficiente di attrito f ricavabile dallabaco di Moody.
Ovviamente per hpomp = hturb = hf = 0 si ritorna al teorema di Bernoulli.

4.23
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Esercizio 4.26 1
Una centrale idroelettrica opera su 30 m3/s di acqua che viene introdotta con
un dislivello di 100 m, in una turbina che scarica con una velocit di 2 m/s.
La perdita di prevalenza viscosa hf=20 m. 100

Calcolare la potenza (fluida) della turbina. 2


[ 23.5 MW]
turbina

Esercizio 4.27
Una pompa fornisce 0.3 m3/s di acqua ad una macchina posta 7 metri al
di sopra del pelo libero del serbatoio. 7m
P=1 atm
La condotta ha un coefficiente di perdita totale di kf=0.075 D2= 7 cm
Determinare la potenza del motore necessaria per azionare la pompa, as- P2,gauge=1.2

sumendo un rendimento del 80%.


[15.3 MW] pompa

Esercizio 4.28
Trovare la relazione tra la velocit di scarico e laltezza del pelo libero rispetto A1,V1=0
allo scarico, assumendo un coefficiente di scarico pari a Cd=0.8 (di solito Cd = h
0.6-0.9).
[ V Cd 2gh ] A2,V2

Esercizio 4.29
Considerare il condotto in figura. Trascurando le perdite e gli effetti gravitazio-
nali, determinare lespressione della portata di massa in funzione delle pressio-
ni misurata alle stazioni (1) e (2).
2 (p1 p 2 ) P2
[ m = A2 ] P1

1 (D 2 D1 )
D2
4 D1

4.4 Coefficienti di correzione

Finora abbiamo assunto luso del teorema della media per il calcolo degli integrali superficiali convettivi:


per la massa: n (V ) dS VS = m
S
3.75)

n (V ) V dS V S = m V
2
per la quantit di moto: (4.76)
S

( ) V dS

per lenergia cinetica: n 1
2
V 2 1
2
V 3S = 12 m V 2 (4.77)
S

In tutte queste espressione abbiamo tacitamente pensato di usare come velocit media e come densit media
quelle calcolate facendo le medie sulla superficie:

1
Vmedia =
A V dA
A
(4.78)

4.24
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

1
media =
A dA
A
(4.79)

Ovviamente ci si accorge che qualcosa non funziona e che, a rigore, occorrerebbe introdurre dei fattori di
correzione.

Assumeremo che la densit sia costante, in tal caso, per la massa non occorre alcuna correzione.

Per la quantit di moto e per lenergia cinetica introduciamo rispettivamente i coefficienti di correzione
ed :
2
1 u

A A

V
dA

media
(4.80)

3
1 u

A
A
dA
Vmedia
(4.81)

Per stimare il valore di questi coefficienti per problemi reali, esaminiamo tipici profili di velocit u(r) in tubi
di raggio R, per regimi laminari e turbolenti:

u (r ) r 2
laminare: 1 = 4/3 = 1.33 =2
Vmedia R
1/ 7
u (r ) r
turbolento: 1 = 1.020 = 1.077
Vmedia R

Dallanalisi di queste stime risulta che per problemi reali il flusso quasi certamente turbolento ed i valori
dei coefficienti di correzione sono pressoch unitari e quindi in pratica possono essere ignorati.
Per regimi laminari (abbastanza rari in pratica), ovviamente ci non accade, e quindi occorrerebbe tenere
conto dei fattori di correzione.

4.5 Fluidodinamica dei sistemi propulsivi (eliche e rotori) - Teoria del disco attuatore

La propulsione fluidodinamica si pu realizzare con apparati che aumentano la quantit di moto di una parte
del fluido in direzione opposta alla trazione che si realizza per reazione.
Esempi tipici: eliche (aeronautiche e marine), rotori di elicotteri, turbogetti, fan-jet, ram-jet, macchine a cu-
scino daria ecc.).
Laddove non esiste un mezzo fluido (i.e. nel vuoto) la propulsione pu essere prodotta soltanto mediante va-
riazione di massa del sistema: i.e. per mezzo di razzi o di propulsori non endotermici (elettrici, ecc.).

La (classica) teoria di Froude considera il bilancio globale di quantit di moto per un disco attuatore : di-
scontinuit attraversata da massa capace di fornire idealmente energia e quantit di moto [mediante un in-
cremento di pressione] al fluido che lo attraversa.
Si suppone che:

1. il carico di spinta sul disco sia uniforme (caso limite di numero infinito di pale),
2. il disco attuatore non imponga velocit di rotazione al fluido (pale contro-rotanti),
3. un tubo di flusso separa, dallambiente, il fluido che passa attraverso il disco con una interfac-
cia non viscosa
4. allinfinito (a monte ed a valle) la pressione pari a quella ambiente.

4.25
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Consideriamo la superficie di controllo di raggio R molto grande, con stazioni molto lontane dal disco, A
l'area del disco attuatore, come raffigurata nella figura che segue.

Per la continuit vi deve essere un flusso attraverso la superficie laterale:

( )
Q = V2 r 2 + Vo R 2 r 2 Vo R 2 = r 2 (V2 Vo ) (4.82)

Per grandi valori di R


le linee di corrente, a superfice di controllo Q
grande distanza dal di- tubo di flusso
sco attuatore, sono pa- Vo A
rallele allasse. po
Il flusso entrante attra-
verso le superfici late- r
rali fornisce un contri-
V2 , po
buto nella direzione
dellasse pari a ( Vo
V1 V1=Vo+w Vo
Q), per cui il bilancio
della quantit di moto
R p p+dp po
nella direzione assiale
diventa (in condizioni
stazionarie, moto uni-dimensionale)

T = [portata di quantit di moto uscente] - [portata di quantit di moto entrante]

[ ( ) ] [ ]
T = r 2 V22 + R 2 r 2 Vo2 r 2 Vo2 r 2 (V2 V0 ) Vo (4.83)
contributo sup erfice laterale

ovvero semplificando:
T = r 2 V2 ( V2 Vo ) (4.84)
sp int a portata massica differenza tra le
tubo di flusso velocit asintotiche

Che si legge:

la spinta pari al prodotto della portata massica che attraversa il disco per la differenza
di velocit asintotiche che si realizza (come doveva essere)

Ovviamente la spinta T pu essere espressa anche in termini della differenza di pressione sul disco:

T = A p

In questo caso il p si pu ricavare dallequazione di Bernoulli che vale a monte ed a valle del disco (ma
non attraverso il disco attuatore):

p o + 12 Vo2 = p + 12 V12
( ) (
p = 12 V22 Vo2 = 12 V2 Vo V2 + Vo )( ) (4.85)
p o + 12 V22 = p + 12 V12 + p
ovvero:
( )(
T = 12 V2 Vo V2 + Vo A ) (4.86)
Ma dalla continuit:
r 2 V2 = A V1 (4.87)

4.26
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Per cui confrontando le due espressioni ottenute per la spinta T si ricava:

Vo + V2
V1 = (4.88)
2
Ovvero in termini della velocit indotta sul disco:

w = V1 Vo ; V2 Vo = 2 w (4.89)
che si legge:

lincremento di velocit indotta sul disco attuatore pari alla met di quello asintotico

Lespressione della spinta prende quindi la seguente forma:

T = A Vo + w
sp int a
( ) 2w (4.90)
portata di massa incremento asintotico
attraverso il disco di velocit indotta

Per ricercare unespressione per il rendimento, definiamo la potenza fluida Pf come prodotto della portata
massica per lincremento di energia cinetica specifica:

[ ]
Pf = A (Vo + w ) 12 (Vo + 2 w )2 Vo2 = { A (Vo + w ) 2 w}(Vo + w ) = T (Vo + w ) (4.91)

Questa potenza fluida Pf risulta essere somma :

della Potenza utile Putile (alla propulsione): Putile = T Vo (4.92)

della Potenza indotta "Pind": Pindotta = T w (4.93)

Per cui il rendimento propulsivo ideale i definibile come:

Putile Putile 1
i = = (4.94)
Pf Putile + Pf 1 + w Vo

Il rendimento propulsivo ideale quindi funzione solo del rapporto di velocit w/Vo

Per eliche in moto si definiscono i seguenti coefficienti adimensionali:

T
CT (4.95)
1
2
AVo2
da cui:
w
Vo
= 1
2
( 1+ C T )
1 (4.96)

Pi
CP (4.97)
1
2
AVo3
da cui

C P = C T 1 +
w CT
= ( 1+ C T )
+1 (4.98)
Vo 2

Per eliche a punto fisso (Vo =0) queste definizioni non hanno significato, in tali casi si ritrova:

4.27
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

To
wo = (4.99)
2A
To 3 / 4
Pf ,o = (4.100)
2A

Da queste relazioni, eguagliando le due espressioni date per la Pf , pu essere di interesse ricavare come la
spinta di unelica varia con la velocit di avanzamento V (pedice o per elica a punto fermo):

To 3 / 4 T 2 2T
= V + V + (4.101)
2A 2 A
ovvero:
3/ 4
1 T V V T
2
1= + +4 (4.102)
2 To w o w o To

Da questultima si nota la diminuzione della spinta con la velocit di avanzamento [ memo. wo = (To/2A)1/2]

Esercizio 4.30
Necessita unelica che produca una spinta di 4000 N ad una velocit di volo di 120 m/s al livello del mare.
Se il diametro D=2.5 m., stimare la potenza ideale assorbita.
Risp. 491 kW.

Nota in genere la potenza reale del 15% superiore a quella ideale.

Esercizio 4.31
Considera un elicottero in hovering (fermo ad una certa quota) a 1000 metri di quota.
Sia D=6 m il diametro del rotore e M= 500 kg la massa dellelicottero.
Quanto vale la potenza minima richiesta al motore dellelicottero per mantenere lhovering?

NOTE:
La spinta pari al prodotto della massa daria che passa nel disco attuatore per la variazione glo-
bale di velocit.
Lespressione del rendimento pu essere messa nella forma: = Vo V1
Cio come rapporto della velocit di moto per la velocit di attraversamento (o di scarico).
Si noti inoltre che la teoria di Froude, anche se pensata per unelica, applicabile ad ogni siste-
ma propulsivo, idealizzabile mediante il concetto di disco attuatore. Da queste notazioni si pos-
sono dedurre delle interessanti conclusioni.
In pratica si possono pensare a due casi limite:
Una grande massa (grande diametro) accelerata di poco rendimento alto
Una piccola massa (piccolo diametro) accelerata di molto rendimento basso.
Unelica vicina al caso (1), un turbogetto vicino al caso (2) [in realt ad alte velocit di volo
gli effetti della compressibilit impediscono luso di eliche, normalmente si limita la velocit
dell'estremit della pala a M<0.8; nel caso di propulsori marini la limitazione del numero di giri
dipende dal fenomeno della cavitazione]
Lideale, per un mezzo che debba volare in un campo di velocit molto ampio, sarebbe di com-
binare le due caratteristiche: questo il principio del turbo-fan in cui una parte del flusso di aria
passa attraverso eliche intubate di grande diametro che le accelerano con grande efficienza, ed

4.28
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

unaltra massa passa invece attraverso il motore a getto che laccelera a grandi velocit. Per cui il
rendimento propulsivo si mantiene alto in tutto il campo di velocit di volo.
La teoria di Froude molto semplice, ma capace di fornire utili indicazioni
Per lanalisi approfondita dellelica sono disponibili teorie pi sofisticate quali la teoria
dellelemento di pala, in cui ogni tronco della pala considerato come un profilo alare che ge-
nera una forza aerodinamica che, opportunamente scomposta, genera un contributo di trazione
ed uno di coppia; dallintegrazione su tutta la pala si risale alle prestazioni. Complicazioni deri-
vano per la determinazione della velocit indotta dalla finitezza della pala e delle perdite di e-
stremit. Questa teoria fornisce buoni risultati ma sarebbe ottima per una pala isolata
Per tenere in conto invece che di pale ne esistono almeno due e del fatto che i vortici rilasciati
dalle estremit seguono traiettorie a spirale che possono indurre campi di velocit molto impor-
tanti, specialmente se lelica avanza di poco [come nel caso di elicotteri a punto fermo], si sono
ideate delle teorie vorticose capaci di modellare completamente tali fenomeni.
Ovviamente tutti questi approfondimenti sono riservati a specialisti

Ma il rude ingegnere deve scegliere unelica in base a dati tecnici; ed questo aspetto che cercheremo di de-
scrivere nel seguito.

Unelica identificata da dati geometrici ed operativi [tra cui il numero di giri che non compare nella teoria
di Froude] e da dati prestazionali che derivano da prove sperimentali su prototipi e su modelli.
Come per le turbopompe, si definiscono coefficienti adimensionali.
T
Coefficienti di spinta CT = (4.103)
n 2 D4
C
Coefficienti di coppia CC = (4.104)
n 2 D5
P 2 n C
Coefficienti di potenza CP = 3 5
= = 2 CC (4.105)
n D n 3 D5
V
Rapporto di avanzamento J= (n= numero di giri) (4.106)
nD
Da questi, ne deriva
TV 1 CT C
Rendimento: = J= T J (4.107)
2 n C 2 CC CP

Il passo geometrico p di unelica definito come lavanzamento ideale (av-


vitamento perfetto senza slittamento) per un giro. Ne deriva per langolo di
passo la relazione:
p
p
tan = (4.108)
2 r 2 r

Tutti i calcoli di unelica si fanno ad un determinato raggio, di solito 0.75 R


[alcuni usano valori differenti quali 0.65 R, fare attenzione!].

Se lelica fosse progettata con passo costante con il raggio. langolo di passo varierebbe con x=r/R come:

p D
= tan 1 (4.109)
x

Di seguito alcune figure che descrivono unelica (geometricamente) e le sue prestazioni.

4.29
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Il progetto di un'elica richiede, in linea di massima che la spinta massima a punto fisso (Vo=0) e che il ren-
dimento sia massimo in crociera.
In applicazioni di basso costo si usano eliche a passo fisso, che quindi non saranno ottimizzate n per la cro-
ciera n per il punto fisso ma con un compromesso. Il controllo della spinta avviene mediante la variazione
del numero di giri.
In applicazioni pi sofisticate si usano eliche a passo variabile, che funzionano essenzialmente a numero di
giri costante. Il controllo della spinta avviene mediante la variazione del passo.
Per queste ultime la logica del controllo automatico di spinta porta a soluzione ottimali che consentono di ot-
tenere la massima spinta a punto fisso (J=0), spinta che diminuisce all'aumentare del rapporto di avan-
zamento J.

Per poter stimare la variazione della spinta con la velocit utile l'uso di diagrammi tipici elaborati all'uo-
po in relazione all'elica ed al sistema di controllo, quali quelli che seguono.

Un esempio semplifica le idee.

Ovviamente essendo la maggior parte dei fornitori anglo-americani-canadesi, si usano quasi sempre dimen-
sioni anglosassoni.

Consideriamo un'elica a passo variabile tipica di un velivolo dell'aviazione generale:

Diametro D = 6.2 ft , Potenza assorbita, Pot = 200 Hp


Numero di giri RpM=2700 , Velocit di volo V = 50 mph ( 22.4 m/s, 74.7 ft/s )

Il carico di potenza sul disco Potenza/Area = 200/( D2/4) = 4.9 [Hp/ft2]

Dal primo diagramma ne deriva che per la spinta statica (V=0) e To/Potenza = 4.9 [lb/Hp] ovvero To = (4.9)
(200) = 980 [lb]

elica_avanzamento
1
o
T/
T

0.9

4 2
Hp/A (Hp/ft )
5 0.8
6
7
8

0.7
7

0.6

0.5
0 20 40 60 80 100 120

V (ft/s)

4.30
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

Dal secondo diagramma si ricava che per:


To/Pot=4.9
deriva:

T = (T/To)V=74.7 To = (0.715) (980)=700 [lb]

elica_avanzamento
1
o
T/
T

0.9

4 2
Hp/A (Hp/ft )
5 0.8
6
7
8

0.7
7

0.6

0.5
0 20 40 60 80 100 120

V (ft/s)

4.31
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo 4 - Equazioni Integrali di Bilancio

.4.6 SINTESI e CHECK-OUT

Chiave di volta per la derivazione delle equazioni integrali di bilancio sono:

la definizione di sitema (Volume di Controllo o Massa di controllo),

individuazione delle propriet estensive (che si possono bilanciare) e di quelle intensive (che non si possono
bilanciare ma soltanto equilibrare),

teorema di Reynolds (del trasporto) che individua la derivata temporale di una generica propriet materiale
(definita per un sistema) e la esprime per un volume di controllo.

Il teorema di Reynolds permette di riscrivere le classiche leggi della fisica (derivate per masse di controllo) in una
forma adatta alla fluidodinamica. Con la introduzione di concetti di flussi diffusivi superficiali (non collegati a flussi di
massa) e di produzioni volumetriche, infatti semplice formulare le equazioni integrali per sistemi aperti. Queste
vengono anche esplicitate nellipotesi di un solo ingresso una sola uscita, per i quali si usa, comunemente, il teorema
della media per la determinazione degli integrali superficiali.

equazione integrale per la conservazione della massa,

equazione integrale per il bilancio della quantit di moto, permette la determinazione della spinta globale sul
sistema fermo o in moto costante,

equazione integrale per il bilancio della quantit di moto in un riferimento non inerziale, permette la
determinazione della spinta globale su sistemi in moto vario,

equazione integrale per il bilancio del momento della quantit di moto: logicamente un sottocaso del
bilancio della quantit di moto ma di grandissimo interesse perch permette lanalisi preiliminare delle
prestazioni delle turbomachine (coppia e potenza),

equazione integrale per il bilancio dellenergia: storicamente largomento che pu generare confusione
perch polidromo: tante sono le forme di energia da considerare nel loro insieme (energia totale) o
separatamente. Come sottoprodotto ne derivano ieoremi di Crocco e di Bernoulli (ancora lui! ma stavolta con
una veste diversa) che sono casi particolari luno dellaltro a seconda della comprimibilit del moto che si
dimostra dipendere dal numero di Mch, rapporto tra la velocit del fluido e quellla del suono.

Le perdite viscose per attrito su parete solide vengono quantificate mediante coefficienti di perdite localizzate
o di attrito (per perdite diffuse), questi ultimi sono leggibili dallabaco di Moody.

Luso del teorema della media per la determinazione degli integrali superficiali porta a degli errori tanto
maggiori quanto pi curvi sono i profili di velocit nelle sezioni di ingresso e di uscita. Ne segue la necessit di
usare dei coefficienti di correzione, che sono prossimi allunit per regimi di moto turbolenti.

Cenni alla fluidodinamica dei sistemi propulsivi descrivono la semplice teoria che deriva dalluso del concetto
di disco attuatore. Si arriva cos alla stima semplice della Spinta, della Potenza richiesta e del rendimento per
sistemi propulsivi in moto o a punto fermo (definizioni differenti!) e si conclude con la descrizione dei
coefficienti adimensionali che, industrialmente, definiscono le prestazioni di tali apparati.

4.32
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Capitolo 5

Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale


Scopo del Capitolo

Luso delle equazioni integrali di bilancio consente una analisi limitata ad un livello globale. Talora questo
pu essere un vantaggio, per la semplicit di applicazione, ma ovviamente limitativo in quanto, gi ad un
primo approfondimento, si richiedono informazioni dettagliate e particolareggiate.
Per poter fare questo secondo tipo di analisi approfondita occorre dettagliare le equazioni di bilancio per ogni
punto materiale (particella fluida elementare) del volume di controllo, si derivano cos le equazioni di
bilancio in forma differenziale [equazioni a derivate parziali].
A questo livello, la risoluzione analitica del poderoso sistema di equazioni a derivate parziali, che ne deriva,
limitata a pochissimi casi di pratico interesse.
Purtuttavia la comprensione delle equazioni sar fondamentale allorquando, in successivi approfondimenti,
Vi saranno richieste modellistiche con vari livelli di sofisticazione/semplificazione e/o relative soluzioni
numeriche.

Indice del Capitolo


Paragrafo_ ______ ____pagina

5.1 Generalit 2
5.2 L'equazione di continuit (conservazione della massa) 2
5.2.1 La funzione di corrente 3
5.3 Equazione Differenziale di Bilancio per la Quantit Di Moto 6
5.3.1 Le relazioni fenomenologiche per il tensore degli sforzi 7
5.3.2 Le equazioni di Navier-Stokes e quelle di Eulero 12
5.4 Lequazione Differenziale di Bilancio per La Vorticit 14
5.4.1 Velocit indotta da un volume vorticoso 18
5.4.2 Risoluzione analitica dellequazione vettoriale di Poisson per la vorticit (*) 19
5.4.3 Velocit indotta da un filamento vorticoso formula di Biot-Savart 21
5.5 Equazione differenziale di bilancio del Momento della quantit di moto 25
5.6 Equazione Differenziale di Bilancio per Lenergia 27
5.6.1 Equazione dellenergia totale 28
5.6.2 Equazione dellentalpia totale 29
5.6.3 Equazione dellenergia interna 30
5.6.4 Equazione dellentalpia termodinamica 31
5.6.5 Condizioni al contorno per la temperatura 32
5.6.6 Ricapitolazione delle forme dell'equazione dell'energia 32
5.7 Equazione Differenziale del Bilancio per lentropia 33
5.8 Azioni dinamiche 34
5.9 Approssimazione di Boussinesque 34
5.10 Sintesi e Check-Out 36

5.1
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

5.1 GENERALIT

Le quazioni di Bilancio in forma differenziale saranno derivate, per la generica propriet B, dalle
corrispondenti forme integrali (vedi Capitolo 4) nella forma:

DB
= Bsup + B vol (5.1)
Dt

Ovvero, richiamando il teorema di Reynolds (paragrafo 3.2), la (5.1) sar considerata dettagliatamente come:
(b )
( )


V (t)
t
dV + n b Vr dS =
S( t )=V ( t )
n b dS+
S( t ) =V ( t ) V (t)

bdV (5.2)
variazione di contributo convettivo contributo diffusivo contributo
B nel VdC superficiale superficiale di volume

Ricercando lequazione di bilancio valida per una singola particella fluida, dovremo considerare il volume di
controllo fisso e farlo tendere a zero (nei limiti del continuo). Il che comporta che conviene esprimere tutti i
termini come integrali di volume. Questo viene fatto utilizzando il teorema della divergenza di Gauss, per i
flussi convettivi e diffusivi, nelle forme:

n (bV ) dS = (bV ) dV
S=V V
(5.3)

n
S=V
b
dS =
V
b
dV (5.4)

In tal caso tutti i termini dellequazione (5.2) possono essere portati sotto uno stesso segno di integrale:

(b )

t + (b V ) + b b dV = 0 (5.5)
V

Poich leguaglianza deve mantenersi durante il processo di riduzione del volume a quello di una particella
(praticamente a zero), deve necessariamente annullarsi il valore dellintegrando [] della (5.5), da cui si
ricava lequazione di bilancio in forma differenziale, valida per la generica grandezza estensiva B, che
sar la forma di base per le successive analisi:

(b )
+ (b V ) = b + b (5.6)
t
dove si posto:

b flusso diffusivo superficiale



b produzione volumetrica di B ( b variazione temporale di B per unit di massa)

5.2 EQUAZIONE DI CONTINUIT (conservazione della massa)

Poich nelle nostre ipotesi la massa (b=1) non ha flussi diffusivi (la velocit la velocit di massa), n
produzioni, dalla (5.6) ne discende molto semplicemente:


equazione di continuit: + (V ) = 0 (5.7)
t
Da notare che:

5.2
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Espandendo la divergenza del secondo termine:

D
+ (V ) = + V + V = + V = 0 (5.8)
t t Dt

si ricava:
1 D 1 D(Volume)
V = = (5.9)
Dt Volume Dt

[cfr. la formula di espansione di Eulero per lo Jacobiano (2.93) e la (2.95)] cio uninterpretazione
fisica della divergenza della velocit come diminuzione di densit per unit di densit (ovvero
variazione di volume per unit di volume).
Se ne deduce che in tutti i casi in cui possibile assumere moto incompressibile (densit =
costante), ovvero quando M2<<1 [cfr. (4.68)], il campo di velocit solenoidale:

V=0 (i.e. a divergenza nulla) (5.10)

Per moti comprimibili ma stazionari il flusso di massa deve essere solenoidale

(V ) = 0 (5.11)

Esercizio 5.1
Considera un campo incomprimibile di velocit, piano e stazionario; sia u(x,y)=a x2 - b (x a y)
Determina la pi semplice espressione per la componente v(x,y) [-2axy+by]

Esercizio 5.2
Considera il campo comprimibile instazionario: V = [a x i + b x y j] exp( k t )
Calcola la variazione della densit nel tempo nel punto x=3, y=2, al tempo t=0

Esercizio 5.3
Sotto quali condizioni il campo di velocit:
V(x,y,z) = (a1x+b1y+c1z) i + (a2x+b2y+c2z) j + (a3x+b3y+c3z) k
incomprimibile?

5.2.1 La funzione di corrente

La funzione di corrente una funzione potenziale (potenziale scalare di Stokes) che esiste per ogni
campo vettoriale solenoidale a due dimensioni (piano e non). La sua esistenza garantita dal fatto che, per
definizione, la divergenza di un rotore identicamente nulla, per cui se k il versore normale al piano in cui
definito il campo vettoriale A, il potenziale scalare di Stokes definito come:

A = (k ) A = [ (k )] 0 (5.12)

trasv.
Nota altre notazioni usate: A = k ; A = k ; A =

Ritornando ad un mondo scalare, ne discende per il familiare campo incompressibile bidimensionale di


velocit nel piano cartesiano di normale k (lungo la z)

V(x,y) = u(x,y) i + v(x,y) j (5.13)

5.3
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

u v
V = + =0 (5.14)
x y
se poniamo :

u= , v= (5.15)
y x
risulta
2 2 V
V = =0 (5.16) v
xy yx y
u dr b

dy a=c
e quindi la funzione di corrente esiste se dx
B
C
2 2
= (5.17) A
xy yx
x
ovvero se valido il teorema di Schwartz.

Propriet della funzione di corrente

Consideriamo un campo piano, la curva =costante linea di corrente in quanto, se consideriamo il


prodotto vettoriale tra il generico segmento della linea di corrente dr = dx i + dy j e la velocit V= u i + v j ,
risulta:

0 = d r V = k (dx v dy u ) = k dx dy = k (d ) = 0 = costante (5.18)
x y

Quindi non vi pu essere componente della velocit normale alla curva =costante.

Ne discende che la portata di flusso attraverso due linee di corrente con valori a e b deve dipendere
b
soltanto da questi valori e non dai punti o dalle traiettorie usate per calcolare la portata Q a b
a
n V dS .

Considerando la figura: calcoliamo la portata di volume QA-B:

yB yB B

Q A B =
yA
u dy =
yA
y
dy =

d = B A (5.19)
A

Calcoliamo, ancora, la portata di volume QB-C:

xC xC
C

Q B C = v dx = dx = d = ( C B ) = B A (5.20)
xB xB
x CB

Come doveva essere la portata volumetrica la stessa nei due casi, dal che se ne prova lindipendenza dalla
curva usata e che lentit della portata pari alla differenza tra i due valori assunti dalla funzione di corrente
nei due punti A e B.

Negli altri casi di moto 2D:

Per un campo compressibile piano: V(x,y)=u i + v j

5.4
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale


(V ) = (u )+ (v ) = 0 (5.21)
x y
y x

Per soddisfare la continuit la funzione di corrente sar ovviamente definita come:

1 1
u= , v= (5.22)
y x

Per campo piano in coordinate polari [ polari (r,), da Cilindriche a z=costante]:

V(r,)=Vr ir + V j (5.23)


1 (rVr ) V 1
V= + = (rVr )+ (V ) = 0 (5.24)
r r r r
r

Per soddisfare la continuit la funzione di corrente sar ovviamente definita come:

1
Vr = , V = (5.25)
r r

Per campi assial-simmetrici [(r,z) da Cilindriche con (.) e d(.)/d=0]:

V(r,z)=Vr ir + Vz k (5.26)


1 (rVr ) Vz 1
V= + = (rVr )+ (rVz ) = 0 (5.27)
r r z r r z
z r

Per soddisfare la continuit la funzione di corrente sar ovviamente definita come:

1 1
Vr = , Vz = (5.28)
r z r r
Nota:
per campi piani comprimibili (cartesiani, polari) le dimensioni della funzione di corrente sono quelle
del prodotto di una densit ed di una velocit per una lunghezza,
per campi piani incomprimibili (cartesiani, polari) le dimensioni della funzione di corrente sono
quelle di una velocit per una lunghezza,
per campi assialsimmetrici incomprimibili (cilindrici) le dimensioni della funzione di corrente sono
quelle di una velocit per il quadrato di una lunghezza (superficie)

Esercizio 5.4
Considerando il collegamento tra funzione di corrente e portate, commentare le Note di cui sopra

Esercizio 5.5
Considerate le espressione per le funzioni di corrente
= a (x2 y2)
=3 a x2 y a y3
Determinare le espressioni delle componenti di velocit, la divergenza, ed il laplaciano di .

5.5
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Esercizio 5.6*
Dato il campo di velocit: u = x2 - y2 v=-2xy
Determinare le linee di corrente e quella per cui =0

Esercizio 5.7*
Data lespressione della funzione = r3 sin (3 ) determinare le Vr e V sulla linea di corrente =0.
Calcolare le equivalenti componenti u,v in coordinate cartesiane.

5.3 EQUAZIONE DIFFERENZIALE DI BILANCIO PER LA QUANTIT DI MOTO

In questo caso la B =M V , b = V dalla (5.6) discende unequazione vettoriale:

(V )
t
[ ]
+ (V V ) = p U + + g (5.29)

ovvero svolgendo la divergenza a destra della (5.29) si ottiene lequazione di bilancio della quantit di
moto (nella forma cosiddetta conservativa o di divergenza):

(V )
+ (V V ) = p + + g (5.30)
t

dove p la pressione (media degli sforzi normali se il moto incomprimibile), il tensore degli sforzi, g
laccelerazione di campo (gravitazionale).
Se svolgiamo il termine a sinistra della (5.30) notiamo che:

(V ) (V ) (V )
+ (V V ) = + [(V )V ] = + V + V [(V )] + (V ) V =
t t t t
(5.31)
(V ) DV
= + V V + V + [(V )] =
t t Dt

in quanto il termine tra parentesi graffa nullo essendo pari allequazione di continuit (5.7).
Ne discende che, considerando la continuit, lequazione di bilancio della quantit di moto diventa
unequazione di equilibrio per la quantit di moto:

DV
= p + + g (5.32)
Dt

Questa, Dividendo ogni termine per la densit, pu essere messa nella forma che prende il nome di
equazione di Navier-Stokes:

DV 1 1
= p + + g (5.33)
Dt

Da cui si ricava che laccelerazione particellare (che compare a sinistra) bilanciata dai risultanti, per unit
di massa, delle forze superficiali (derivanti dal gradiente di pressione e dal tensore degli sforzi) e
dallaccelerazione di campo (nella fattispecie quella di gravit).
Le condizioni al contorno usabili per questa equazione sono lannullarsi della velocit sul corpo.

Se sono trascurabili gli effetti viscosi (derivanti dal tensore degli sforzi) ne deriva lequazione di Eulero:

5.6
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

DV 1
= p + g (5.34)
Dt

Le condizioni al contorno usabili per questa equazione sono lannullarsi sul corpo della sola componente
normale della velocit (la componente tangenziale non pu annullarsi perch non considerato lattrito).

5.3.1 Le relazioni fenomenologiche per il tensore degli sforzi

Per esplicitare completamente lequazione di Navier-Stokes occorre un modello per il tensore degli sforzi
viscosi .
In condizioni di flusso laminare, il modello pi semplice utilizzato in fluidodinamica quello di fluido
newtoniano, che generalizza la relazione derivante dallo
storico esperimento del flusso tra due piastre di cui una in U
movimento (moto alla Couette):
y L
u x xy U/L
xy = (5.35)
y

Questa relazione dice che lo sforzo viscoso tra le due piastre (in questo caso costante) proporzionale al
rapporto tra la differenza delle velocit e la loro distanza, il fattore di proporzionalit il coefficiente di
viscosit dinamica (lettera greca si pronuncia mu o "mi").

Nel caso pi generale occorre modellare la dipendenza tra (leffetto) il tensore degli sforzi (che un tensore
del secondo ordine) ed una causa che deve essere necessariamente (per motivi di omogeneit tensoriale) un
tensore del secondo ordine.
Il modello di fluido newtoniano assume una relazione lineare tra il tensore degli sforzi (effetto) ed il
tensore gradiente di velocit V (causa).
La ricerca di questa relazione fatta sotto certe ipotesi:
Linearit,
assenza di sforzo residuo,
assenza di direzioni privilegiate (isotropia),
necessit per la relazione = f [ V ] di essere invariante rispetto al riferimento.

E pensabile che il tensore degli sforzi T sia dipendente da:

T = f [V, V, termodinamica ] (5.36)

Con la condizione che una relazione tensoriale, se valida, deve essere invariante, cio frame independent,
ovvero deve essere la stessa qualunque sia il sistema di riferimento.

Scegliamo un riferimento fisso rispetto alla particella fluida; per questo sistema V=0 , D = V = S +
Ma, poich la parte antisimmetrica del tensore velocit di deformazione non contribuisce alla velocit di
deformazione (2.130) ma sola alla rotazione rigida, il tensore degli sforzi T deve dipendere esclusivamente
dalla parte simmetrica S , in definitiva quindi deve essere:

[
T = f S, termodinamica ] (5.37)

Vogliamo derivare la forma di questa relazione funzionale per il modello di fluido Newtoniano.
Il Modello ipotizza:

5.7
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

1. per fluido in quiete T = p U , dove p la pressione (isotropa), per cui denotiamo in genere:
T = p U + , ovvero in notazione indiciale: t i j = p i j + i j
2. fluido isotropo (non esistono direzioni privilegiate)
3. fluido omogeneo (la relazione funzionalmente la stessa per tutti i punti)
4. la relazione fenomenologia di tipo lineare (non esistono sforzi pre-esistenti o residui)
5. tensore degli sforzi simmetrico (come S)

Nota il modello di fluido con relazione non lineare si chiama modello di Stokes.

----------------------------------------------- inizio analisi di primissimo livello-----------------------------------------


-
Si considera un campo di moto incomprimibile

In questo caso la (5.9) impone la solenoidalit del campo di velocit, ovvero che V = 0 .
Da questo deriva:

Dal paragrafo (2.7) che la velocit di dilatazione della particella nulla


Dalla (2.129) che la traccia del tensore S (primo invariante) deve essere nulla

Logicamente, il tensore degli sforzi, non potendo dipendere dalla velocit di dilatazione, deve dipendere
soltanto dalla velocit di deformazione pura ovvero (A.108 e A.109) dalla parte deviatorica di S cio dalla
parte a traccia nulla di S :

Vk
S = S 13 ( V )U
0
ovvero Si0j = Si j 13 i j (5.38)
x k
Sorvoliamo sul fatto che se il campo incomprimibile sar S=So

Richiamando la necessaria invarianza della relazione tensoriale (5.33) e lesperimento di Newton (5.35) si
deriva, con una certa ingenuit che la relazione (5.35) deve valere qualunque sia la coppia di assi normali
(x,y), (x,z),(y,z) e che deve esistere un solo coefficiente di viscosit.
Generalizzando la (5.35) si arriva alla relazione fenomenologica di fluido newtoniano incomprimibile:

= 2 So (5.39)

ovvero in una rappresentazione cartesiana:

u 1 u v w
1 u v 1 u w
3 + + 2 + 2 +
x x y z y x z x

xx xx xx
1
u v v u v w w v
xx xx xx = 2 2 + 13 + + 1
2 +
xx xx xx y x y x y z y z
1 u w
1 w v w 1 u v w
2
+ 2
+ + +
z x y z z 3 x y z
----------------------------------------------fine analisi di primissimo livello------------------------------------------
Consideriamo ora anche campi comprimibili

---------------------------------------- inizio analisi di primo livello pedestre------------------------------------------


Le ipotesi 1)5) del modello di fluido Newtoniano, portano a ricercare una relazione lineare tra ed S.
Ma ed S , essendo simmetrici hanno, ognuno, 6 componenti scalari, per cui la relazione lineare deve esser
rappresentata da una supermatrice di viscosit C che deve contenere 6 x 6 = 36 coefficienti di viscosit:

5.8
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

xx C11 . . . . C16 S xx
. . . . . . S yy
yy
zz . . . . . . Szz
=
( )
xy . . . (C 44 ) ( )
. . S xy
(5.40)
yz . . . . . . S yz

zx C 61 . . . . C 66 Szx

u u
Nota: il semplice esperimento di Newton xy = (moto alla Couette) corrisponde a xy = C 44 12
y y

Le ipotesi di invarianza (2.24) implicano delle eguaglianze tra i 36 coefficienti C11C66 che si possono
ottenere imponendo scalarmene delle rotazione (indipendenti).
Imponiamo 5 rotazioni tra di loro indipendenti:
1. Rotazione di 180 attorno allasse z: necessita che sia:
C15=C16=C25=C26=C35=C36=C45=C46=C51=C52=C53=C54=C61=C62=C63=C64=0
2. Rotazione di 180 attorno allasse X: necessita che sia:
C14=C24=C34=C41=C42=C43=C56=C65=0
3. Rotazione di 90 attorno allasse z: necessita che sia:
C13=C12 , C33=C22, C31=C21, C32=C23, C66=C44
4. Rotazione di 90 attorno allasse X: necessita che sia:
C12=C21 , C22=C11, C23=C12, C55=C44
5. Rotazione di 45 attorno allasse z: necessita che sia:
C11= C44 + C12

Alla fine dei conti linvarianza implica che 24 coefficienti devono essere nulli e i rimanenti 12 (36-24)
devono soddisfare 10 (9+1) equazioni. Ne risulta quindi che la relazione sforzi/velocit di deformazione
esprimibile per mezzo di solo 2 coefficienti indipendenti di cui:

Il primo il famoso C44 = 2 viscosit dinamica


il secondo il meno famoso C12 = viscosit di volume (bulk viscosity)

ovvero:
ij = (s11+s21+s31) + 2 sij = [V] +2 S (5.41)

---------------------------------- fine analisi di primo livello pedestre -------------------------------------

-.-.-.-
----------------------------------------------- inizio analisi di secondo livello---------------------------------------
basta conoscere bene il calcolo tensoriale per sapere che una relazione lineare ed invariante
tra due tensori del secondo ordine dipende solo da due coefficienti scalari !
----------------------------------------------- fine analisi di secondo livello------------------------------------------
-.-.-.-

----------------------------------------------- inizio analisi di terzo livello---------------------------------------

La relazione lineare tra e S impone che le direzioni principali dei due tensori devono coincidere.
Poich e S sono simmetrici esiste certamente un riferimento (principale) in cui essi hanno una
rappresentazione diagonale. Ovviamente questo riferimento lo stesso sia per che per S.

Le rappresentazioni, rispettivamente, di ed S in questo riferimento siano ti ed si che ne rappresentano le


diagonali

5.9
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

La ricerca della relazione: [


= f S, termodinamica ]
Diventa quindi:
t i = f [si , termodinamica ] = Aij s j (5.42)

E vogliamo ricercare le condizioni per cui tale relazione sia frame independent.

Premettiamo, soltanto per semplicit esplicativa, che alcune rotazioni sono equivalenti a permutazioni: ad
esempio consideriamo un riferimento in cui S ha la rappresentazione (s1,s2,s3) e ha la rappresentazione
(t1,t2,t3), facile verificare che se operiamo una trasformazione ortogonale che tramuti la rappresentazione di
S in (s3,s1,s2) e avr necessariamente (stesse direzioni principali) la rappresentazione (t3,t1,t2).
Scrivendo in esteso si ottiene per il generico riferimento (s1,s2,s3) (t1,t2,t3):

t1 = A11s1 + A12s 2 + A13s3


t 2 = A 21s1 + A 22s 2 + A 2s3 (5.43)
t 3 = A31s1 + A 32s 2 + A33s3

Per il riferimento (s3,s1,s2) (t3,t1,t2) deve valere:

t 3 = A11s3 + A12s1 + A13s 2


t1 = A 21s 3 + A 22s1 + A 23s 2 (5.44)
t 2 = A 31s3 + A 32s1 + A33s 2

Ovvero devono valere le relazioni:

t1 = A11s1 + A12s 2 + A13s3 = A 21s 3 + A 22 s1 + A 23s 2


t 2 = A 21s1 + A 22 s 2 + A 23s 3 = A31s3 + A32s1 + A 33s 2 (5.45)
t 3 = A31s1 + A 32s 2 + A33s3 = A11s 3 + A12 s1 + A13s 2

Da cui si deduce che deve essere:

A11=A22 ; A12=A23 ; A13=A21


A21=A32 ; A22=A33 ; A23=A31 (5.46)
A31=A12 ; A32=A13 ; A33=A11

In conclusione ne deriva che:

A11=A22 =A33 ; A12=A21=A23=A32=A13=A31 (5.47)

Ne discende che necessariamente esistono solo due valori indipendenti per la matrice A che possiamo
denotare con e con 2: sicch si ha:

per la rappresentazione diagonale: ti = (s1+s2+s3) + 2 si = [V] +2 si (5.48)

per la rappresentazione non diagonale: ij = (s1+s2+s3) + 2 sij = [V] +2 sij (5.49)

----------------------------------------------- fine analisi del terzo livello------------------------------------------


-.-.-.-
----------------------------------------------- inizio analisi di quarto livello------------------------------------------
Le ipotesi 1)5) del modello di fluido Newtoniano, portano a ricercare una relazione:

T = A : S ovvero: Tij = A ijpq Spq (5.50)

5.10
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Dove, Aijpq un tensore isotropo del quarto ordine, la cui espressione generale 1 (A.109):

[ ] [ ] [
Aijpq = A1 ijpq + A 2 ip jq + iq jp + A3 ip jq iq jp ] (5.51)

Nota: ij lunico tensore isotropo del secondo ordine, intuibile che tutti gli altri tensori
isotropi di ordine superiore siano esprimibili in termine di ij.

Ma poich T simmetrico, (Tij=Tji) ne deriva che il terzo termine deve sparire, ne consegue:

[ ] [
Aijpq = A1 ijpq + A 2 ip jq + iq jp ] (5.52)

La doppia contrazione di A con S porta:

[ ] [ ]
A : S = AijpqSpq = A1 ij pq Spq + A 2 ip jq + iq jp Spq = A1Sppij + A 2 2 Sij (5.53)

In definitiva A1 ed A2 rappresentano gli unici due coefficienti di viscosit compatibili con la frame
independence, la relazione fenomenologica del modello Newtoniano si scrive:

T = p U + = p U + ( V ) + 2 S (5.54)
ovvero:
2
Tij = p ij + Sii + 2 Sij , ij = Sii + 2 Sij = + Sii + 2 So ij
3
(5.55)
----------------------------------------------- fine analisi di quarto livello------------------------------------------
-.-.-.-

Tutti questi livelli di considerazioni sono pi che sufficienti per concludere che matematicamente la
relazione (5.37) deve dipendere da solo due coefficienti di proporzionalit:

2
= 2 So + + ( V ) U (5.56)
3

dove: il coefficiente di viscosit dinamica, e il coefficiente di viscosit di volume (o di dilatazione


ovvero bulk viscosity) ed S il tensore di velocit di deformazione (parte simmetrica di V ), U tensore
unitario.

In pratica questa relazione ci dice che il tensore degli sforzi dipende da due termini:
il primo rappresenta la dipendenza dalla sola deformazione derivante dallatto di moto, cio solo da S, e
non da che latto di moto rigido derivante dalla rotazione della particella,
il secondo termine rappresenta leffetto derivante dalla eventuale velocit di dilatazione della particella
(memento: il significato della divergenza della velocit come velocit di variazione di volume per unit
di volume).
La teoria cinetica mostra che, per gas mono-atomici, deve verificarsi necessariamente la cosiddetta relazione
di Stokes:
2
= (5.57)
3

1
Cfr: ARIS: Vector, Tensor and the Basic Equation of Fluid Dynamics, pag. 33-34

5.11
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Sebbene tale relazione non rigorosamente valida, in generale, per tutti gas, essa viene normalmente usata in
quasi tutta la Fluidodinamica, diventando quindi lipotesi di Stokes (in effetti i casi in cui non accettabile
sono ben pochi: la struttura di unonda durto, la velocit del suono per lelio liquido ecc..).
Notiamo che per tutta la fluidodinamica incompressibile V = 0 lipotesi di Stokes inessenziale in
quanto linfluenza della bulk viscosity sullo tensore degli sforzi viene ad annullarsi comunque in quanto
V = 0.
Il termine a destra della relazione = 2 S + ( V )U simmetrico, per cui ne deriva che anche il tensore
degli sforzi deve essere simmetrico [5.a ipotesi del modello di un fluido newtoniano], quindi esso ha soltanto
sei componenti scalari che, sotto lipotesi di Stokes, in una rappresentazione cartesiana, sono:

u 2 4 u 2 v 2 w
xx = 2 ( V ) = (5.58)
x 3 3 x 3 y 3 z
v 2 2 u 4 v 2 w
yy = 2 ( V ) = + (5.59)
y 3 3 x 3 y 3 z
w 2 2 u 2 v 4 w
zz = 2 ( V ) = + (5.60)
z 3 3 x 3 y 3 z
u v
xy = + = yx (5.61)
y x
u w
xz = + = zx (5.62)
z x
w v
zy = + = yz (5.63)
y z

5.3.2 Le equazioni di Navier-Stokes e quelle di Eulero

Ovviamente le componenti scalari delle equazioni di Navier-Stokes, per un fluido newtoniano sotto lipotesi
di Stokes, si ricavano proiettando sugli assi coordinati il sistema:


+ (V ) = 0
t
(5.64)
DV 1 1 2
= p + 2 S ( V ) U + g
Dt 3

Se il campo di moto stazionario ed incompressibile (=costante) il sistema si semplifica notevolmente:

V = 0

V V = p + (2 S) + g
1 (5.65)

dove stata introdotta la viscosit cinematica =/ .

E agevole dimostrare che la divergenza del tensore velocit di deformazione pu essere espressa, in
coordinate cartesiane come:
[ ] [ ]
se V =0
1 2
S = 12 ( V ) + ( V ) = 12 2 V + ( V ) =
t
V (5.66)
2

5.12
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

per cui in definitiva risulta, sotto lipotesi di densit e viscosit costante, il sistema che rappresenta le
equazioni di Navier-Stokes, in coordinate cartesiane :

V = 0
1 (5.67)
V V = p + 2 V + g

In una rappresentazione cartesiana le equazioni di Navier-Stokes presentano quindi le seguenti componenti


scalari:
u v w
+ + =0
x y z
u u u 1 p 2u 2u 2u
u +v +w = + 2 + 2 + 2 + g x
x y z x x y z
(5.68)
v v v 1 p 2v 2v 2v
u +v +w = + 2 + 2 + 2 + g y
x y z y x y z
w w w 1 p 2w 2w 2w
u +v +w = + 2 + 2 + 2 + g z
x y z z x y z

Questo sistema di equazioni deve essere risolto imponendo lannullarsi delle componenti della velocit sulla
parete (uw=vw=ww=0).

Nel mentre le equazioni di Eulero sono:


V = 0
1 (5.69)
V V = p + g

che in una rappresentazione cartesiana diventano:


u v w
+ + =0
x y z
u u u 1 p
u +v +w = + gx
x y z x
(5.70)
v v v 1 p
u +v +w = + gy
x y z y
w w w 1 p
u +v +w = + gz
x y z z

Queste equazioni devono essere risolte imponendo lannullarsi sulle pareti della sola componente normale
della velocit (ad es. se la parete ha normale z, occorre porre ww=0, i.e. corpo linea di corrente).

Nota: che nelle equazioni di Eulero non compaiono le derivate del secondo ordine per le componenti
di velocit!

5.4 LEQUAZIONE DIFFERENZIALE DI BILANCIO PER LA VORTICIT

Consideriamo le equazioni di Navier Stokes prima trovate:

5.13
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

V = 0
V 1 (5.71)
+ V V = p + 2 V + g
t

e, ricordando lidentit vettoriale V V = ( 12 V V ) + ( V ) V [memento: la scomposizione


dellaccelerazione convettiva come variazione dellintensit e rotazione del vettore velocit] scriviamo:

V = 0
V 1 (5.72)
+ ( 12 V V ) + ( V ) V = p + 2 V + g
t

Facendo il rotore di questa equazione, e introducendo il vettore vorticit V risulta

ovvia
= 0
(5.73)

t
[ ]
+ [( 12 V V )] + [ V ] = [p] + 2 + g
1

Notiamo che il rotore di un gradiente deve essere identicamente nullo: questo rende nulli i termini contenente
la parte di accelerazione convettiva relativa alla variazione di modulo della velocit, la pressione
(=costante) e laccelerazione di gravit (che esprimibile come gradiente di un potenziale), per cui rimane:


t
[
+ [ V ] = + 2 ] (5.74)

ricordando lidentit vettoriale,

=0 =0
( V ) = V ( )+ (V ) ( )V + ( V ) (5.75)

si ricava lequazione di Helmholtz, per il vettore vorticit:

=0
(5.76)
+ V [ ] V = 2
t

ovvero della forma:

= 0
D (5.77)
= [ ]V + 2
Dt

Nota che il termine che compare immediatamente a destra della (5.77), []V, detto termine di
stretching, nullo se il campo di moto piano o assialsimmetrico (infatti se V giace in un piano di normale
n, sar normale al piano [ = n ] e quindi avr componente nulla lungo la direzione di V che deve
giacere nel piano.

Con le ipotesi di campo non viscoso si ricava:

5.14
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

= 0
D (5.78)
= [ ]V
Dt

Con le ipotesi di campo piano [ = n ] e non viscoso si ricava:

( n ) = 0
D (5.79)
=0
Dt

Nota lequazione di Helmholtz diventa scalare.

E interessante, per capire la connessione tra la dinamica della vorticit e gli sforzi viscosi riscrivere le
equazioni di Navier Stokes evidenziando laddove possibile la vorticit ed appaiarle a quella di Helmholtz:

V = 0
Navier-Stokes: V 1 (5.80)
+ ( 12 V V ) + V = p [ ] (gz )
t

= 0
Helmholtz: D (5.81)
= [ ]V + 2
Dt

se V =0
Nota: nella (5.80) si fatto uso della identit: 2 V = ( V ) ( V ) =

Si pu notare che in assenza di termini viscosi la vorticit si conserva "particellarmente", quindi se il moto
inizialmente irrotazionale la vorticit sar e rimarr nulla in tutto il campo (invero non cos a valle di Onde
durto oblique, che esistono per solo in campi compressibili).
In caso di moti irrotazionali la N-S diventa:

V = 0
V 1 (5.82)
+ ( 12 V V ) = p (gz )
t

introducendo il potenziale di velocit : V= , (che esiste in quanto il campo irrotazionale) e notando



che () = e lequazione (5.82) si pu integrare per ricavare (ancora una volta ma dalla quantit di
t t
moto) il teorema di Bernoulli (nella forma instazionaria):

1 1 1
+ 12 (V V ) + p gz = 0 + (V V ) + p gz = f ( t ) (5.83)
t t 2

Ma in questo caso la velocit non deve necessariamente annullarsi sulla parete, nascono i paradossi (niente
resistenza, niente portanza,ci si pu muovere solo perdendo massa , insomma lapoteosi di DAlambert).
Se il moto viscoso lannullarsi della velocit sulla parete genera uno strato viscoso, che crea vorticit,
questa si diffonde nel campo fluido secondo le equazioni di Helmholtz, rendendolo instabile e quasi
certamente turbolento. Sfortunatamente in questo caso il teorema di Bernoulli non pi valido.

5.15
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Definiamo, in uno spazio tridimensionale, linea vorticosa come


curva (immateriale) inviluppo dei vettori vorticit, tale cio da essere Linea di n2
vorticosa
tangente, per ogni punto, al campo vorticoso: d r = 0
S2
ovvero
dx dy dz
= = (5.84)
x y z
n Tubo di
Ovviamente se prendiamo una curva chiusa, C, nello spazio e vorticoso
consideriamo il volume rappresentato dalle linee vorticose che si
appoggiano a tale curva, ne deriva il concetto di tubo vorticoso.
Nota che per definizione la superficie laterale del tubo vorticoso C n1 S1
caratterizzata dal fatto che su di essa la componente normale della
vorticit nulla: n = 0
Ma la vorticit deve essere solenoidale ovvero = 0 , dal che deriva che se consideriamo il teorema di
Gauss della divergenza su di un tratto di volume del tubo vorticoso deve essere:

0= ( ) dV
V
=
teorema (n ) dS = (n ) dS + (n ) dS = 0 (5.85)
divergenza S S1 S2
di Gauss

Ovvero:
(n ) dS = costante
Si
=
teorema (V t ) dC =
C
(5.86)
di Stokes

Cio il tubo vorticoso non pu iniziare/terminare in un campo di velocit, esso quindi o chiuso su se stesso,
o inizia/finisce sulla frontiera del domino (sul corpo o allinfinito).

La sua intensit [portata di attraverso S, ovvero: (n ) dS ] costante e pari alla circolazione della
Si

velocit attorno ad una curva che lo circonda.


In realt poich la vorticit nulla al di fuori del tubo vorticoso, lintensit del tubo vorticoso pari alla
circolazione della velocit attorno ad un qualunque circuito che lo avvolga una sola volta (a patto,
ovviamente, che non avvolga qualche altro tubo vorticoso).

Abbiamo in pratica dimostrato i due teoremi di Helmholtz sui vortici:

1 teorema di Helmholtz : Lintensit di un tubo vorticoso la stessa in tutte le sue sezioni


trasversali.
2 teorema di Helmholtz: La circolazione attorno a due circuiti che avvolgono un vortice/tubo
vorticoso la stessa ed pari allintensit del vortice/tubo vorticoso

altri teoremi di interesse sulla vorticit:

teorema di (sir William) Thomson: per flussi non viscosi ed incompressibili lintensit di un tubo
vorticoso rimane costante,(una superficie vorticosa si mantiene tale)
da cui discende::
D
teorema di Kelvin = 0 ovvero la vorticit particellare costante.
Dt

La dimostrazione del terzo teorema sui vortici discende direttamente dallequazione di Helmholtz valida
sotto le ipotesi fatte.

5.16
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Nota che in regime supersonico, in presenza di Onde durto Curve, tale propriet non
valida, ma in questo caso il moto comprimibile, quindi tutta unaltra storia.

Per poter illustrare i fondamenti della dinamica della vorticit, regolata dallequazione di Helmholtz,
facciamo le seguenti considerazioni.

Se usiamo il teorema della media, possiamo considerare che per un tubo vorticoso deve essere:

n A = = costante (5.87)

Cio deve valere una situazione come in figura:

Ao A1=Ao/2 A2=2 Ao

1=2 o 2=o/2
o

Lo L1=? L2=?

La solenoidalit della vorticit genera una situazione simile alla = n


pattinatrice che fa una piroetta, il tratto di tubo vorticoso se si VB t
restringe fa aumentare la vorticit, se si allarga la fa diminuire. B
B
Ma cosa ne deriva per la lunghezza ? h+dh
Ovviamente la risposta sta nel termine di stretching (da cui ne deriva h
il nome).
VA t
Per poter comprendere fisicamente cosa succede, faremo unanalisi A
A
approssimata per un segmento di un tubo vorticoso.

Consideriamo (come nella figura a lato) un tratto, lungo h = B-A


(non molto grande), di tubo vorticoso rettilineo che si estende nella direzione n , immerso in un campo di
velocit tri-dimensionale, e consideriamone le posizioni al tempo t=0 ed ad un tempo di poco superiote t=t.

Cerchiamo di determinare le condizioni derivanti dallallungamento del tratto di tubo


vorticoso facendo unanalisi infinitesimale.

Essendo h molto piccola la velocit nel punto B collegata a quella nel punto A da uno sviluppo in serie
(troncato al primo ordine):
V
VB = VA + h = V A + (n V )h (5.88)
n

Al tempo t, le estremit (A e B) del tratto di tubo si saranno spostate nei punti (A e B):

r A ' = r A + VA t (5.89)
r B' = r B + VB t = r B + [V A + (n V )h ] t 5.90)

Da cui possiamo stimare la differenza della lunghezza del tratto di tubo vorticoso:

n h = (r B' r A ' ) (r B r A ) = [(n V )h ] t (5.91)


ovvero:

5.17
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

(n V ) = 1 (r B' r A ' ) (r B r A ) = 1 h n (5.92)


h t h t

Nota che la differenza tra le due parentesi tonde proprio la differenza di lunghezza h nella direzione n.
Passando al limite per t0 si ottiene:
(n V ) = 1 d[h n ] (5.93)
h dt

Moltiplicando scalarmente per lintensit della vorticit si ricava lespressione del termine di stretching:

( )V = d(h n ) (5.94)
h dt

Se si assume che la normale n non varia con il tempo, il significato fisico del termine di stretching appare ora
chiaro: esso pari al prodotto dellintensit della vorticit () e di una velocit di elongazione per unit di
lunghezza
1 dh

h dt

[Nota: questo secondo fattore ricorda la variazione del volume specifico della particella che
1 dv
deriva dalla continuit : = V ].
v dt

In un reale campo tridimensionale il versore n varier, quindi il tubo vorticoso sar soggetto ad una
complessa dinamica composta da:

traslazione e rotazione (in quanto propriet particellare, la vorticit segue la dinamica della
particella fluida)
variazione di , allungamento/accorciamento e conseguente ispessimento/assottigliamento (a
causa della solenoidalit e del termine di stretching)
diffusione viscosa (a causa del termine 2 )

il tutto regolato dallequazione di Helmholtz accoppiata alla Navier-Stokes.

5.4.1 Velocit indotta da un volume vorticoso =0

s
In molte applicazioni si considera una regione limitata dello spazio di volume V, in (r)
cui concentrata la vorticit, al di fuori della quale si pu assumere vorticit nulla. r V

Il problema che ovviamente ci poniamo di conoscere la velocit indotta dalla r


regione vorticosa in un punto esterno alla regione stessa.

Ovviamente sappiamo che:

V = 0 , V = (5.95)

Per risolvere questo problema usiamo un potenziale vettore di Stokes, B (del tipo funzione di corrente, che
una funzione scalare per campi piano di velocit, e vettorialmente ha direzione normale al piano), cio
poniamo V = B e sostituendolo nelle due equazioni, ritroviamo:

5.18
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

( B ) = 0 , O.K una identit vettoriale


(5.96)
( B) = ricordando identit vettoriali ( B) 2 B =

Poich B arbitraria, assumiamolo B essere solenoidale, cio B=0 in modo tale che il campo B
soluzione del problema di Poisson:

2 B = (5.97)

Cerchiamo di riflettere su cosa vogliamo fare:

: (r) assegnata (e quindi nota) in una regione limitata dello r s


spazio V, s = r r'
: B(r) il campo vettoriale incognito che vogliamo determinare al di
fuori di V. V
: una volta noto il campo B(r) la velocit V(r) sar calcolata
facendone il rotore V(r) = B(r).
r'
Ovviamente per risolvere una equazione differenziale di tipo ellittico (quale
il problema di Poisson in questione) occorre definire condizioni su un
contorno chiuso. Nel nostro caso assumiamo che la velocit debba annullarsi allinfinito.

Andando a spulciare in qualche buon testo di analisi matematica avanzata, ritroviamo che lequazione di
Poisson con queste condizioni al contorno ammette una soluzione molto semplice (invero proprio per
questo che abbiamo introdotto il potenziale vettore !).

Ponendo s = r r ( s il vettore che va dal nucleo vorticoso posto in r' al generico punto r dove si vuole
determinare la velocit indotta), si ritrova:

1 (r ') 1 (r ')
B(r ) = dV (r' ) = dV (r' ) (5.98)
4 V'
s 4 V'
r r'

5.4.2 Risoluzione analitica dellequazione vettoriale di Poisson per la vorticit (*)

Per prima cosa formuliamo il problema di Poisson (5.97) come problema integrale.
Ricordiamo che il Laplaciano la divergenza del gradiente: 2 ( ) = ( ) e che quindi l'equazione di
Poisson 2 B = si pu scrivere come ( B) = , al che ci sembra logico integrare sul
volume V' dove definita la per avere:

( B) dV (r) = dV (r) (5.99)


V' V'

Usando il teorema di Gauss per la divergenza otteniamo:

n ( B) dS = dV ( r ) (5.100)
S' V'

Dobbiamo ora calcolare il gradiente di B(r) dato dalla soluzione:

5.19
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

1 (r ') 1 (r ')
(B(r )) = dV ( r ' ) = r r' dV ( r' ) =
4 V
r r' 4 V'
(5.101)
1 1 1 r r' 1 s
= (r ') dV ( r ' ) = (r ') dV ( r ' ) = (r ') 3 dV ( r ' )
4 V r r ' 4 V r r'
3
4 V
s

Nota:
il nabla definito nello spazio r per cui non pu operare su (r') ma solo sul termine 1/|r-r'|
lo stesso volume V descritto, a seconda dei casi dal vettore posizione r o dal vettore r'.

Ci ritroviamo quindi a dover dimostrare l'identit:

1 s
n (r ') dV ( r' ) dS = dV (5.102)
S 4 V'
s3 V

A questo punto scambiamo l'ordine dei due integrali:

1 s

V

4
(r' ) n s
S
3
dS dV ' =

V
dV (5.103)

s dS
e notiamo che = i s il versore del vettore s , e che 2 = d l'angolo solido visto dal punto P(r)
s s
1
(r ') [n i s ] d dV ' =
dV
(5.104)
4 V S( ) V


resta infine da capire quanto vale il termine : [n i s ] d
S( )
Consideriamo la figura in cui P(r)
rappresentato un volume sferico (ma P esterno a V' S
P interno a V'
il ragionamento vale per ogni
is
forma):
n is=cos
V'
Si verifica che: i s

n
se il punto P(r) esterno a V'

l'integrale nullo in quanto


esisteranno sempre due posizioni V'
n i =-cos
della superficie su cui s
i

i s s

l'integrando ha valori opposti. P(r)


n
n
se P(r) interno allora il n i =cos s
prodotto scalare sar sempre
positivo, e dal triangolo si ritrova che 2 = 180 - ovvero = /2 - /2 , ovvero cos = - sin(/2)
sicch:

[n i s ] d =
S( ) S( )
cos d =
S( )
sin ( / 2) d = 0
sin( / 2) d = 2
0
sin ( ) d = 2 2 = 4

(5.105)

La dimostrazione praticamente conclusa in quanto:

5.20
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

1
(r ') [n i s ] d dV (r' ) = 1 [4 (r')] dV (r' ) = dV Q.E.D. (5.106)
4 V S( ) 4 V V'

Verifichiamo infine che le ipotesi fatte sono state rispettate:

Allinfinito, per r ovvio che s = r - r ( in quanto r finito) e si ritrova B 0 O.K.

Resta da verificare se B solenoidale, se cio: B = 0.


Un gioco da ragazzi (si fa per dire) se si considera che la divergenza opera su r :

1 (r ') 1 (r ')
r B(r ) = r dV (r' ) = dV (r ') =
4 r r' volume 4
r r r'
V fisso V
5.107)
1 (r ' ) (r ') 1 (r ') n
= dV (r ') = dS (r ') = 0
4 r r' 4 r r'
V S

5.4.3 Velocit indotta da un filamento vorticoso formula di Biot-Savart

Resta da determinare il campo di velocit, al di fuori del Volume vorticoso, per definizione:

1 (r ') 1 (r ')
V = r B(r ) = r dV ' = r dV ' =
4 V
s volume 4
fisso V s
(5.108)
1 s (r ')
=
4
V

s
3 dV '

Ovviamente il risultato di sopra fa inorridire perch abbiamo


appena visto che, causa la solenoidalit un campo vorticoso =dA
deve estendersi allinfinito.
Notiamo, quindi umilmente, che quello che ci serve h
veramente la velocit dV indotta da un volume vorticoso
elementare dV che sar (teorema della media): A

1 s (r ')dV
dV = (5.109)
4 s3 V

Se consideriamo infatti un tubo vorticoso (che contiene


vorticit) e lo pensiamo molto sottile e di sezione dA
introduciamo il concetto di filamento vorticoso (che
materiale, composto da particelle in cui pensata concentrata
la vorticit, concetto che diverso da quello di linea vorticosa che era immateriale definita come inviluppo
del campo di vorticit).
In tal caso, il volume elementare di un tratto h del filamento vorticoso dV= dA h, se ad ogni ascissa h
calcoliamo lintensit del filamento risulta che
dA
n dA e h e, a causa della solenoidalit, la

circolazione deve essere costante (nota si considera un filamento vorticoso isolato, al di fuori di esso la
vorticit nulla).

5.21
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Sicch per determinare la velocit indotta da un nucleo di filamento vorticoso di lunghezza dh, possiamo
usare la formula
1 s (r ')dV
dV = (5.110) k
4 s3 z
e riscriverla come: h2
s eh
dV = dh (5.111) dz
4 s 3

s y
dove eh il versore tangente al filamento allascissa h, ed abbiamo
considerato = eh . R

Nota: il segno cambiato deriva dal fatto che per antica x


-V
consuetudine la circolazione considerata positiva se
destrorsa. h1

Per cui la velocit indotta da un filamento vorticoso che si estende da h1 ad h2 data dallintegrale:
h
2 s eh
V(r ) =
4 h s3
dh (5.112)
1

Applicheremo ora questa formula per determinare la velocit indotta da un filamento vorticoso rettilinea
nella direzione k (Legge di Biot-Savart). Facendo riferimento alla notazione in figura risulta:

h h
2 sk 2 cos
V ( r ) =
4 h s 3
dz =
4 h s 2 dz (5.113)
1 1

che pu essere integrata con la sostituzione:

R R
s= z = R tan dz = d (5.114)
cos cos 2
per ottenere:
2

V (r ) =
cos d = [sin 1 sin 2 ] (5.115)
4R 4R
1

Se il filamento si estende da a + risulta: 2 / 2 , 1 / 2 sicch la velocit V (positiva se


antioraria) diventa:

V (R ) = (5.116)
2 R

Esercizio 5.8
Dato il campo di velocit:
u= a (x2-y2) v= -2 a x y w=0 gx=0 gy=0 gz=-g
Determinare se il campo di moto incomprimibile e se una soluzione delle N-S.
In caso affermativo determinare il campo di pressione.
(Sugg. Conviene vedere se irrotazionale e se Bernoulli applicabile).

Esercizio 5.9
Unala vola a 1000 metri di altezza (p=89.6 kPa, =1.12 M
kg/m3) ad una velocit di 150 km/h (flusso non viscoso).
O
5.22
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Trovare la pressione nel punto di ristagno O (velocit nulla)e nel punto di massimo scorrimento M (velocit
massima) in cui si ritrova V=1.5 V. Calcolare il coefficiente di pressione

Esercizio 5.10
Un serbatoio molto largo collegato ad un condotto P atmosferica
chiuso come in figura. 3m
Trascurando attriti e labbassamento di livello,
determinare lespressione di come varia
V(t)
La velocit di scarico nei primi attimi dopo lapertura D=0.15 m
della Valvola. 6m
(applicare il Bernoulli instazionario)

Esercizio 5.11
Un flusso incompressibile ha il seguente campo di moto: V =
U 2
L2
[
x i + y j 2(x + y )z k ]
Determinare il vettore vorticit ed il tensore di velocit di deformazione S.

Esercizio 5.12
Il campo potenziale attorno ad un cilindro di raggio R rotante con velocit angolare (coordinate
cilindriche):
R 2 2
Vr = U1 cos , V = U1 + R sin + , = 2 R 2

r r 2 r

Determinare il tensore di velocit di deformazione S.

Esercizio 5.13
Un vortice potenziale definito da un campo di velocit (coordinate cilindriche):

Vr = 0 ; V = ; Vz = 0
2 r
verificare se soddisfa la continuit e la N-S. In caso affermativo determinare il campo di pressione e
confrontare con Bernoulli.

Esercizio 5.14
Un vortice a spirale definito da un campo di velocit (coordinate cilindriche):
Q
Vr = ; V = ; Vz = 0
2 r 2 r
verificare se soddisfa la continuit e la N-S. In caso affermativo determinare il campo di pressione.
Verificare se il campo potenziale e se Bernoulli applicabile

Esercizio 5.15
Considerare un anello vorticoso di raggio R e determinare le velocit indotte sull'asse.

Esercizio 5.16*
Un vortice sferico di Hill definito da un campo di velocit (coordinate cilindriche):
rz z r
2 2
Vr = U ; V = 0 ; Vz = U 1 2
R2 R R
verificare se soddisfa la continuit e la N-S. In caso affermativo determinare il campo di pressione.

Esercizio 5.17*
Un vortice alla Oseen definito da un campo di velocit (coordinate cilindriche, campo instazionario):
r 2
Vr = 0 ; V = 1 exp
; Vz = 0
2 r 4 t

5.23
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

verificare se soddisfa la continuit e la N-S-. In caso affermativo determinare il campo di pressione e il


tempo per il decadimento della massima velocit del 10%

Esercizio 5.18*
Un vortice alla Taylor definito da un campo di velocit (coordinate cilindriche, campo instazionario):
Hr r2
Vr = 0 ; V = exp ; Vz = 0
8t 2 4 t

verificare se soddisfa la continuit e la N-S- e le dimensioni di H.
In caso affermativo determinare il campo di pressione e il tempo per il decadimento della massima velocit
del 10%

Esercizio 5.19*
Derivare il campo di velocit per il vortice di Oseen come integrale dell'equazione della vorticit ipotizzando
=(r,t).
+ r
Sugg. poni: =(k/t) f(), =r/(t)1/2, = 2 r dr , (r V ) = r dr
0

Esercizio 5.20**
2
Risolvere l'equazione (piano cartesiano) = 2 per trovare il decadimento di una linea vorticosa
t y
infinita che si estende lungo l'asse y, e che separa una regione con velocit U dall'altra con velocit U, per
ritrovare il risultato:
+
U y2 y
=
t
exp

4 t
, u ( y, t ) =

dy = U erf
t
U y
Sugg. assumi: = f () , =
t t

Esercizio 5.21*
Dato il campo di velocit dell' "innominabile" : u=2xz , w = 1 z2 + x2
trovare se soddisfa la N-S e se potenziale, ed in caso affermativo trovare il campo di pressione e capire cosa
pu rappresentare.
P.S. L' innominabile il sottoscritto che da studente, nel risolvere il vortice di Hill, fece l'errore imperdonabile di considerare
coordinate cartesiane invece di quelle cilindriche; non riuscendo a risolverlo, pens che vi fosse un errore (cosa possibile ma, in
genere, improbabile) e costru, nel piano cartesiano un campo che gli facesse pi comodo.

Esercizio 5.22**

1 2 y
Verificare che la soluzione u (y, t ) = U 1 exp d
=
4 t
0
rappresenta il campo di velocit su di una lastra piana infinita che accelera istantaneamente a t=0+ da 0 a U

Esercizio 5.23**

Verificare che la soluzione u (y, t ) = U exp cos t y
2 2

rappresenta il campo (stazionario) di velocit su di una lastra piana infinita che oscilla con legge
: u (0, t ) = U cos ( t )
Sugg. assumere (Schlicting) : u (y, t ) = U F(y ) cos ( t f (y )) e verificare che deve essere f(y)= y

5.24
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

5.5 EQUAZIONE DIFFERENZIALE DI BILANCIO DEL MOMENTO DELLA QUANTIT DI


MOTO

Lequazione integrale di bilancio del Momento della Quantit di Moto era:


t (r V ) dV + n (r V )V dS = T o (5.117)
V S

I momenti a destra dellequazione sono dovuti ai momenti delle forze esterne considerate nel bilancio della
quantit di moto, pi un momento torcente eventualmente presente nel Volume di Controllo derivante da un
meccanismo ruotante (Tshaft):

T = r F = r ( np + n ) dS + (r g ) dV + T
o shaft (5.118)
S V

Lequazione differenziale esprime il bilancio considerando un volume infinitesimo.


In questo caso improbabile che esista un meccanismo meccanico capace di introdurre od estrarre una
coppia torcente da un volume infinitesimo, ma pi probabilmente potrebbe esistere un momento torcente
interno generato a livello macro-molecolare (molecole lunghe che, caricate elettrostaticamente, rendono il
fluido micro-polare se sono presenti campi elettro-magnetici): in questo caso il termine Tshaft diventa un
Tmicropol.

Questo termine di particolare interesse essenzialmente in processi chimici e reologici,


per cui non sar considerato a questo livello.

Considereremo quindi:
R
To = rF= S
r n p dS +
S
r (n ) dS + (r g ) dV
V
(5.119) G

r
Prima di procedere alla riduzione di tutti i termine ad un singolo integrale di volume,
Ro
consideriamo il raggio vettore r, che va da un polo O alla posizione della generica
particella fluida come somma del raggio vettore Ro=OG (che va dal polo O al
O
baricentro G della particella) e del vettore R che va dal baricentro G alla posizione
della particella:
r = Ro + R (5.120)

In questo caso, poich Ro fisso (Memento il volume di controllo fisso!) lequazione si pu scindere in due
termini:

Ro
t
(V ) dV + R o n (V )V dS R o F =

V S
(5.121)

=
t
(R V ) dV + n (R V )V dS R F

V S

E agevole notare che il termine a sinistra di questa equazione altro non che il bilancio della quantit di
moto moltiplicato vettorialmente per il vettore Ro, per cui identicamente nullo.
Ci si riduce, quindi, allanalisi dellequazione:

5.25
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

t (R V ) dV +

n (R V )V dS =
S
V
(5.122)
= S
(R n )p dS +
S
R (n ) dS + (R g ) dV
V

che pu essere riscritta come:


t (R V ) dV + S
n (R V )V dS =
V
(5.123)
=
S
(n R )p dS +
S
n ( R ) dS + (R g ) dV
V

Luso dei teoremi di Gauss (della divergenza e del rotore) porta:


t (R V ) dV + (R V )V dV =
V V
(5.124)
=
V
( R )p dV + V
( R ) dV + (R g ) dV
V

Notiamo che il vettore R la distanza della particella rispetto al baricentro e che la direzione
dellaccelerazione di campo g costante, per cui i termini relativi alla pressione ed allaccelerazione si
annullano (attesa la definizione di baricentro) sicch resta:


t (R V ) dV + (R V )V dV = ( R ) dV (5.125)
V V V
ovvero:
DH g
dV = n ( R ) dS (5.126)
V
Dt S

yx
Dove Hg il momento della Quantit di moto rispetto al y yx +
dy
n=j
y
baricentro.
xy
Preferiamo ora fare unanalisi fisica, piuttosto che una vettoriale. xy + dx

x
Considereremo un bilancio rispetto allasse z per una particella
n=-i
elementare di volume [dx dy dz], facendo riferimento alla figura dy
n=i

xy
DH g
k ( R ) S.j
x

Dt
V = M G , =
Sj
(5.127) n=-j yx
S

dx
La variazione del momento elementare della quantit di moto :

d (dH G ,z ) d 2 2
2 d
2
2 d dx 2 + dy 2 d 2
= dI G ,z = dM h G , z = dV h G , z = (dx dy dz )

2
dt (5.128)
dt dt 2 dt 2 dt 2 12

Il Momento derivante dal tensore degli sforzi sulle quattro facce (notare i segni assunti per gli sforzi xy e
per lanomalia ):

5.26
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

[
dM G , = yx dxdz ] dy2 + xy +
xy
x
dx
dx dydz yx +
yx
y
dy
dy dydz + xy dydz
dx
[ ] (5.129)
2 2 2

Eguagliando la variazione del momento elementare della quantit di moto al Momento derivante dal tensore
degli sforzi sulle quattro facce, e dividendo per il volume elementare (dx dy dz) si ricava:

( ) yx 1 1 xy 1 1 yx xy
2
1 d
dx 2 + dy 2 2 = = + xy + dx yx + dy + (5.130)
12 dt 2 2 2 x 2 2 y 2

Se facciamo tendere il volume a zero, dx e dy tenderanno a zero, e quindi, escludendo la possibilit che si
realizzi una accelerazione angolare infinita, si ricava:

0 = yx + xy (5.131)
ovvero
yx = xy (5.132)

Facendo lo stesso ragionamento per lequilibrio alla rotazione rispetto agli assi y ed x, si ricava ovviamente
che:
zx = xz ; zy = yz (5.133)

ne discende che, se non vi sono momenti derivanti da coppie interne, lequazione differenziale di bilancio del
momento della quantit di moto fornisce come risultato che il tensore degli sforzi deve essere simmetrico.
Tanto rumore per nulla !
La simmetria di era stata implicitamente assunta nel modello di fluido newtoniano!

5.6 EQUAZIONE DIFFERENZIALE DI BILANCIO PER LENERGIA

Riconsideriamo la forma integrale:

[ ( )] (( ))

V
t
u + 12 V 2 + gz dV +
S
n h + 12 V 2 + gz V dS = Q W mecc W visc (5.134)

Dove era stata definita

Energia (speficica) totale e = e = u + 12 V 2 + gz (5.135)

Entalpia (speficica) totale H = H = h + 12 V 2 + gz (5.136)

5.6.1 Equazione dellenergia totale

Pensando di applicare tale bilancio ad un volume elementare difficile immaginare un sistema capace di
scambiare potenza meccanica con una particella infinitesimale, per cui porremo certamente Wmecc =0.
Assumeremo inoltre che lo scambio di energia, dallambiente alla particella, sotto forma di calore, venga
realizzato attraverso le superfici della particella mediante dei flussi di energia termica:


Q= n j dS
S
q
(5.137)

5.27
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

(nota: il segno meno deriva dal fatto che il versore n diretto verso lesterno, mentre la potenza termica
assunta positiva se va verso linterno!).
Ricordiamo infine che il lavoro fatto dagli sforzi viscosi :


W visc = (n ) V dS
S
(5.138)

Si ricava, quindi:


( e)
t
dV + n (H V ) dS = (n j )dS + n f
q v dS (5.139)
V S S S

Procedendo come al solito, usando il teorema della divergenza di Gauss, e considerando il volume
arbitrariamente piccolo, risulta:

( e )
+ (H V ) = jq + ( V ) (5.140)
t

una equazione in forma mista, che considera

e = u + 12 V 2 + gz (5.141)
2
H = u + p/ + V /2+gz = e + p/ (5.142)

Questa si esplicita, per l'energia totale "e" come

( e )
+ (eV ) = (p V ) jq + ( V ) (5.143)
t

che rappresenta lequazione differenziale di bilancio dellenergia totale e = u + 12 V 2 + gz .


Ovvero considerando la continuit:

D(e )
= (p V ) jq + ( V ) (5.144)
Dt

La relazione fenomenologica pi comune per il flusso di calore data dal modello di fluido di Fourier:

jq = T (5.145)

dove il coefficiente di conducibilit termica, propriet termodinamica del fluido necessariamente


positiva.
Ne discende che lenergia sotto forma di calore fluisce in direzione opposta al gradiente di temperatura, cio
va dalle zone pi calde a quelle pi fredde.

Vedremo in seguito che questo coefficiente contenuto nel numero di Prandtl: Pr = c p .

Il numero di Prandtl per i gas varia poco con la temperatura, mentre diminuisce di
molto allaumentare della temperatura per i liquidi.
In condizioni ambiente, per laria Pr=0.72, per lacqua Pr=7.
Da che ne discende:
per laria a 15C aria=0.0242 [j/(m s K)];

5.28
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

per lacqua a 20C, acqua=0.602 [j/(m s K)].


c p se c p costante

Nota che il flusso di calore pu essere anche espresso come: jq = T = h
Pr Pr

In definitiva, per fluidi fourieriani ( costante), lequazione differenziale di bilancio dellenergia totale
e = u + 12 V 2 + gz :
D(e )
= 2 T + ( p V + V ) (5.146)
Dt

Idem est: l'energia totale varia a causa di flussi di calore e del lavoro di tutte le forze superficiali (di pressione
e viscose).

Nel seguito ricercheremo equazioni per altre forme di energia.

5.6.2 Equazione dellentalpia totale "H"

p
Sommiamo a destra e a sinistra della prima forma di energia totale (5.140), il termine , e notiamo che:
t
(e ) p
t
+
t t

t
p
t
[(

= (e + p ) = u + 12 V 2 + gz + = h + 12 V 2 + gz = [H ]
t
)] (5.147)

da cui la forma conservativa dellequazione differenziale di bilancio per lentalpia totale


H = h + 12 V 2 + gz :
( H ) p
+ (H V ) = jq + ( V ) (5.148)
t t

Ovviamente, usando lequazione di continuit (come fatto per lequazione della quantit di moto) si pu
ritrovare la forma (non conservativa) dellequazione differenziale di bilancio per lentalpia totale
H = h + 12 V 2 + gz :
DH p
= jq + ( V ) (5.149)
Dt t

che in pratica ci dice che lentalpia totale associata al moto di una particella, in condizioni stazionarie
(d/dt=0) varia soltanto a causa di scambi di calore o per cause viscose.

Una forma pi usata di questa equazione, deriva dalluso della identit vettoriale:

( V ) = ( ) V + : ( V ) = ( ) V + 2
t
(5.150)
lavoro fatto dal
risultante degli dissipazione
sforzi viscosi

che esplicita lo scalare ( V ) come somma del lavoro del risultante degli sforzi viscosi: ( ) V e
della funzione di dissipazione: 2 = : ( V ) = 2 So : So .
t

Nota: il doppio prodotto scalare tra la diade V ed il tensore degli sforzi (in quanto simmetrici:
somma dei prodotti delle componenti) e la definizione del loro prodotto come funzione di
dissipazione (necessariamente positiva) 2.

Ovviamente per fluidi newtoniano e moti incompressibile si ricava semplicemente:

5.29
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

2 = : ( V ) =
u 2 v
2
w v u v w w u
2 2 2 2 (5.151)
= 2 + 2 + 2 + + + + + +
x y z x y z y x z

Con questo lequazione si scrive, per fluidi fourieriani:

p
+ (T ) + ( ) V +
DH
= 2 (5.152)
Dt t lavoro dissipazione
variazione termine trasmissione risultante
entalpia instazionario del calore viscosa
sforzi viscosi
totale di pressione

Ovvero se costante:
DH p
= + 2 T + ( ) V + 2 (5.153)
Dt t

5.6.3 Equazione per lenergia interna "u"

Lequazione di bilancio per lenergia interna si ottiene sottraendo allequazione per lenergia totale quelle
per lenergia cinetica e per lenergia potenziale.
Consideriamo lequazione (vettoriale) per la quantit di moto:

DV
= p + + g (5.154)
Dt

moltiplicandola scalarmente per la velocit, otteniamo lequazione dellenergia cinetica:


(
D V2 2 )
= V p + V ( ) + V g ( ) (5.155)
Dt

da cui possiamo estrarre il termine:

V ( ) =
(
D V2 2 )
+ V p V g ( ) (5.156)
Dt

che pu essere sostituito nellequazione di bilancio dellentalpia totale:


DH p
=
D V2 2
+ 2 T +
( )
+ V p V g + 2 ( ) (5.157)
Dt t Dt

ovvero, notando che (gz) costante nel tempo, risulta formalmente:

D(gz ) (gz )

Dt
=
t
(
V g = V g ) ( ) (5.158)
=0
in pratica lenergia potenziale di una particella aumenta nel tempo se la particella si sposta con una velocit avente componente nella
direzione opposta a quella dellaccelerazione di gravit

Raggruppando si ottiene:

5.30
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale


DH Dp

D V2 2 (

)
D(gz )
= + 2 T + 2 (5.159)
Dt Dt Dt Dt

ma notando che:
D(p ) 1 Dp p D 1 Dp p
= 2 = + ( V ) (5.160)
Dt Dt Dt continuit
memo Dt
da cui
Dp D(p )
= p ( V ) (5.161)
Dt Dt

sostituendo e ricordando che:


p 1 2
H = h + 12 V 2 + gz = u +
+ V + gz (5.162)
2
si ottiene lequazione di bilancio per lenergia interna u:

Du
= p( V ) + 2 T + 2 (5.163)
Dt

Di solito questa equazione viene scritta in termini della temperatura u=cvT, per cui risulta per cv=costante e
moto incompressibile:
DT
cv = 2 T + 2 (5.164)
Dt

Nota bene: questa lequazione di bilancio per lenergia interna espressa in funzione della
temperature: non lequazione di bilancio della temperatura (che essendo una grandezza intensiva
non si pu bilanciare)

5.6.4 Equazione dellentalpia termodinamica "h"

Considerando la


DH Dp

D V2 2 (

)
D(gz )
= + 2 T + 2 (5.165)
Dt Dt Dt Dt
scritta come:
DH

D V2 2

( )
D(gz ) Dp
= + 2 T + 2 (5.166)
Dt Dt Dt Dt
e ricordando che H 12 V 2 g z = h si ricava immediatamente lequazione di bilancio per
lentalpia termodinamica h:
Dh Dp
= + 2 T + 2 (5.167)
Dt Dt

che espressa in termini della temperatura diventa (cp=costante):

DT Dp
c p = + 2 T + 2 (5.168)
Dt Dt

5.6.5 Condizioni per la temperatura su pareti

5.31
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Le condizioni al contorno per lequazione dellenergia su pareti sono di vari tipi:

temperatura di parete fissata: Tw=nota

T
flusso termico normale di parete fissato: jq , n , w = = noto
n w

T
condizioni miste (o alla Robin): a Tw + b = noto
n w

=^=^=^=^=^=^=
Esercizio 5.22
Per un flusso incompressibile stazionario laminare di un fluido in un tubo cilindrico si ricava una
r 2
distribuzione di velocit del tipo: Vz = U 1 , Vr = 0 , V = 0
R

Se la parete a temperatura costante, Tw, determinare lespressione per la T(r).
[ T(r)=Tw+(1-(r/R)4) (U2/(4)) ]

Esercizio 5.23 D1=D2=0.1


Considerare il serbatoio e la condotta come in figura in cui
scorre una portata di fluido dm/dt. 1 2

Se la potenza termica di 400 W/(kg/s), determinare laumento 0.2 m


di temperatura T2-T1.

Nota questo un modello di apparecchiatura per determinare la D3=0.05


portata.
Calore

5.6.6 Ricapitolazione delle forme dell'equazione dell'energia

Assumiamo:

Fluido fourieriano, flusso di calore jq T (se costante)


Fluido newtoniano, dissipazione 2 2 ( V ) : S = 2 S : S

= 2 T + ( pV + V )
De
Energia totale: e = u + 12 V 2 + gz (5.169)
Dt

DH p
Entalpia totale: H = h + 12 V 2 + gz = + 2 T + V ( ) + 2 (5.170)
Dt t

Du
Energia interna: u=cvT = p( V ) + 2 T + 2 (5.171)
Dt

Dh Dp
Entalpia termodinamica: h=cpT = + 2 T + 2 (5.172)
Dt Dt

5.32
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Energia cinetica:V2/2
(
D V2 2 )
= V p + V ( ) + V g ( ) (5.173)
Dt

D(gz )
Energia potenziale: (gz)
Dt
(
= V g ) (5.174)

5.7 EQUAZIONE DIFFERENZIALE DEL BILANCIO DELLENTROPIA


Lequazione di Gibbs valida nel piano termodinamico in condizioni di equilibrio:

1
T ds = du + p d (5.175)

pu essere estesa, sotto lipotesi di equilibrio evolutivo, al piano fisico (termo-fluidodinamico) permutando
loperatore differenziale, con operatori differenziali fisici, quali ad esempio la derivata particellare:

Ds Du D 1
T = +p (5.176)
Dt Dt Dt

Se ne ricava che lequazione differenziale di bilancio dellentropia collegata alle equazioni differenziali
dellenergia interna ed alla continuit:

Ds Du D 1 Du D Du
T = + p = 2 p = + p ( V ) (5.177)
Dt Dt Dt Dt Dt Dt

Usando lespressione dellequazione di bilancio dellenergia interna ( costante):

Ds
T = p( V ) + 2 T + 2 + p ( V ) (5.178)
Dt
ovvero:
Ds
T = 2 T + 2 (5.179)
Dt potenza dissipazio
viscosa
ne
termica

da paragonare alla seconda legge della termodinamica:


Ds Q
(5.180)
Dt T

Ovviamente si ricava che lentropia di una particella varia (per unit di volume) a causa di scambi termici e
per dissipazione viscosa.

5.8 AZIONI DINAMICHE


La fluidodinamica studia fondamentalmente le azioni tra corpi e fluido in moto relativo.
Queste azioni sono dovute, in genere, a sforzi superficiali (normali e tangenziali) che vengono a generarsi sul
corpo. Esse dipendono in parte dal campo di pressione che si genera nel campo fluido in modo idrostatico, in
parte dal campo fluidodinamico che si instaura a causa del moto relativo. In genere pu convenire separare
tali azioni.

5.33
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

Consideriamo l'equazione del moto, che per un moto viscoso si scrive (sotto l'ipotesi di Stokes e di propriet
costanti) come:
DV
= p + + g (5.181)
Dt

Nel caso in cui non vi sia moto (condizioni statiche ) sar ovviamente V=0 ; =0 (dipendendo il tensore degli
sforzi dal gradiente della velocit); il campo di pressione che ne deriva :

0 = p h + o g (5.182)

dove il pedice "h" indica pressione idrostatica, ed il pedice "o" indica la densit in condizioni statiche.
Tale equazione detta idrostatica consente, come visto, di calcolare gli effetti ed i campi
idrostatici, tra cui la spinta idrostatica su corpi (i.e. spinta archimediana)
Sottraendo lequazione idrostatica dalla Navier-Stokes si otterr:

DV
= (p p h ) + + ( o )g (5.183)
Dt
Ovvero indicando:
p' = p p h = supero di pressione (dovuto al moto) rispetto a quella idrostatica
= o = supero di densit (dovuto al moto) rispetto a quella idrostatica
si ottiene:
DV
= p'+ + g (5.184)
Dt

La soluzione di problemi di fluidodinamica fatta con questa equazione determiner soltanto gli effetti
derivanti direttamente dal moto relativo : i.e. gli effetti dinamici.

5.9 APPROSSIMAZIONE DI BOUSSINESQUE


Consideriamo ora flussi di moti dove gli effetti gravitazionali e quelli dissipativi (viscosi e termici) non sono
trascurabili rispetto alle azioni dinamiche. Le equazioni che reggono tali moti sono:


+ (V ) = 0
t
DV (5.185)
= p'+ + g
Dt
Du
= p ( V ) + (T ) + 2
Dt

Per tali moti, le variazioni della densit possono derivare o dalla compressibilit del mezzo o da cause
termiche, per cui considerando = (p,T) si pu calcolare la come:


(p, T ) = p + T (5.186)
p T

Ma se consideriamo velocit basse rispetto a quella del suono(M2<<1) abbiamo dimostrato che la variazione
della densit dovuta alla variazione di pressione piccola p V 2 ; = 1 2 V 2 2 = M 2 per
p a a
cui risulta:

5.34
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

1
T = o T = o T (5.187)
T o T p

dove denota il coefficiente di espansione termica del fluido. (per un gas piuccheperfetto =1/T)
Ne segue che, in tali ipotesi (M2<<1) , se gli effetti degli scambi termici sulla densit non sono trascurabili e
se si trascurano le variazioni della densit nell'equazione di continuit, in quella dell'energia, e nel termine di
accelerazione della quantit di moto vale l ipotesi di Boussinesque che tiene conto della variazione della
densit soltanto nel termine di galleggiamento,
Le equazioni di campo, per fluidi fourieriani, sono sotto questa ipotesi:

V = 0
DV
o = p' + o T g (5.188)
Dt
DT
o c v = 2T + 2
Dt

nel seguito, qualora si user l'approssimazione di Boussinesque, si ometter, per semplificazione di


notazione, l'apice per la pressione che sar implicitamente riferita come supero di quella idrostatica.
E da notare che per la maggior parte dei fluidi, lipotesi di M2<<1 comporta la trascurabilit della funzione
di dissipazione rispetto agli altri due termini.

5.35
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo5 - Equazioni di Bilancio in Forma Differenziale

.5.10 SINTESI e CHECK-OUT

Le equazioni di bilancio in forma differenziale si ricavano (semplicemente) dalle relative forme integrali
riducendone lapplicazione ad un volume materiale finitesimo.

Richiamando il teorema del trasporto di Reynolds e quello della divergenza di Gauss si ottiene una unica
forma integrale [posta tutta sotto il segno di un solo integrale di volume]. Nel fare il limite del Volume a
quello particellare (generico) ne discende che lintegrando deve essere necessariamente nullo: si ottiene cos
la forma generalizzata delle equazioni di bilancio in forma differenziale.

Si ricavano quindi:

Lequazione di continuit (conservazione della massa): da cui discende lesistenza di una funzione
potenziale scalare chiamata funzione di corrente, con le relative propriet,
Le equazioni di bilancio della quantit di moto in forma differenziale con/senza termine viscoso, con
grande enfasi e discussione delle relazioni fenomenologiche per il tensore degli sforzi che, per il
modello Newtoniano di fluido, deve essere collegato linearmente alla parte deviatorica del tensore
velocit di deformazione,
Lequazione della vorticit in forma differenziale che viene discussa parallelamente alla equazione di
Navier-Stokes per sottolineare il collegamento tra la produzione/trasporto/diffusione della vorticit e
gli sforzi viscosi. Si ricavano i teoremi sui vortici, cenni sulla dinamica della vorticit, la velocit
indotta da un volume vorticoso con la risoluzione analitica dellequazione vettoriale di Poisson per la
vorticit, e quindi il concetto di filamento vorticoso e la formula di Biot-Savart per un vortice
rettilineo.
Lequazione di bilancio del momento della quantit di moto in forma differenziale viene richiamata
soltanto per dimostrare che per fluidi non-micropolari il tensore degli sforzi deve essere simmetrico.
Dell equazioni di bilancio dellenergia in forma differenziale vengono derivate le varie forme:
energia totale
entalpia totale
energia interna
entalpia termodinamica
energia cinetica
energia potenziale
di conseguenza si discutono le relazioni fenomenologiche per il flusso di calore e si ricava
lequazione dellentropia

Il capitolo si conclude con la discussione della separazione delle azioni dinamiche da quelle idrostatiche
presenti in assenza di moto] e le conseguenti approssimazioni di Boussinesque per i fenomeni di
galleggiamento.

5.36
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

Capitolo 6

Analisi Dimensionale e Similitudini

Scopo del Capitolo


Luso di formulazioni adimensionali fondamentale non solo per la presentazione e la generalizzazione di
risultati (teorico, sperimentali, numerici) ma anche per molti altre finalit di grande interesse quali: la
pianificazione di prove sperimentali o numeriche, la teoria dei modelli, lanalisi - a priori - degli ordini di
grandezza dei vari contributi fisici nella modellistica di un problema, e la semplificazione delle equazioni.
Il tutto senza volerne diminuire il ruolo e lutilit che lanalisi dimensionale ha avuto nella meccanica, nella
fluidodinamica e nella fisica teorica.
Lo scopo del capitolo di presentare un approccio unitario, di una stessa metodologia, a tutte queste finalit.
Per cui, anche se appare in coda ad una raccolta di appunti, deve essere considerato come punto di partenza
per future professionalit e non meramente come accessorio conclusivo.

Indice del Capitolo


Paragrafo pagina
6.1 Generalit 2
6.2 Il principio di omogeneit dimensionale 3
6.3 Il teorema del PI (di Buckingham) 6
6.4 Il metodo di Taylor 7
6.5 Incongruenze 9
6.6 Adimensionalizzazione delle equazioni del moto 10
6.6.1 Numeri adimensionali della fluidodinamica 13
6.6.2 Altri parametri adimensionali di interesse in fluidodinamica 15
6.6.3 Criteri per l'adimensionalizzazione 16
6.7 Modelli e Similitudine 17
6.7.1 Similitudine geometrica 17
6.7.2 Similitudine cinematica 19
6.7.3 Similitudine dinamica 19
6.7.4 Discrepanze nella realt 20
6.7.3.1 Modelli idraulici per prove con superfici libere. 20
6.7.4.2 Modelli aeronautici/automobilistici per prove in gallerie a vento. 20
6.8 Check-Out 26

6.1
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

6.1 GENERALIT

L'analisi dimensionale, essenzialmente, un metodo per ridurre il numero e la complessit delle variabili che
influenzano un problema fisico, usando una sorta di compattamento logico.
Ma ha inoltre molti altri benefici:
1. riduce di molto il numero di esperimenti o di simulazioni numeriche necessari per definire una
fenomenologia e le sue dipendenze,
2. aiuta nel pianificare il piano di prove,
3. fornisce le leggi di scala per la similitudine e per la teoria dei modelli,
4. fornisce i criteri per la semplificazione delle equazioni da risolvere e per la determinazione "a
priori" dei vari regimi di moto.

Vediamo in ordine tali benefici.

Se un fenomeno fisico dipende da n variabili dimensionali, l'analisi dimensionale permette di esprimere il


problema, in termini adimensionali, con un numero minore di variabili; se p il numero delle dimensioni
primarie (ovvero di base o fondamentali) del problema, i.e. in fluidodinamica saranno essenzialmente 4:

M = massa ; L = lunghezza ; T = tempo ; =temperatura

l'analisi dimensionale esprime il problema in k = n - p gruppi (numeri) adimensionali.

Questo reca molti vantaggi pratici: supponiamo ad esempio che vogliamo determinare la relazione generale
per la resistenza di un corpo immerso in una corrente fluida (ad esempio una sfera). Il regime di moto
stazionario ed incomprimibile, per cui pensiamo che tale forza FD dipenda soltanto da una lunghezza
caratteristica del corpo L (ad esempio il diametro D della sfera), dalla velocit V, dalla densit del fluido , e
dalla viscosit del fluido , per cui risulta n=5.
In pratica stiamo dicendo che supponiamo una dipendenza funzionale del tipo: FD = f (L,V, , )
Se vogliamo determinare la relazione f (L,V, , ), sperimentalmente o numericamente, ed assumiamo che.
per tracciare una curva in modo accurato occorrono almeno 10 punti, ricaviamo che per ottenere la
rappresentazione della funzione f (L,V, , ) dobbiamo effettuare 10 prove facendo variare il diametro della
sfera D, 10 prove facendo variare V, 10 prove facendo variare , 10 prove facendo variare , cio un totale
di 104 prove ovvero 10000 prove.
Pensando di effettuare 10 prove al giorno occorrono 1000 giorni (troppo tempo, senza contare il costo).
L'analisi dimensionale riduce la dipendenza della forza dalle 4 variabili, facendo uso di una relazione
adimensionale dove la forza opportunamente adimensionalizzata CD dipende da una ulteriore sola variabile
adimensionale (in questo caso infatti la temperatura non variabile fondamentale sicch, p = 3 per cui n -
p = 5 - 3 = 2):

F FD VD
CD = 1 D 2 = 1 = g = g (Re D ) (6.1)
(
2
2 V S 2 V 4 D
2
)

dove:
CD il coefficiente di (forza) resistenza .
ReD il numero di Reynolds riferito al diametro.

Ovviamente la determinazione della relazione CD=g (ReD) necessiter dei soliti 10 punti che saranno
determinati con dieci prove che potranno essere pianificate, in modo intelligente, facendo variare per ogni
prova le variabili (L,V,,) in modo da realizzare 10 valori del numero di Reynolds opportunamente
differenziati e scalati. (Nota: per variare Re basta cambiare la velocit in un tunnel a vento o in una galleria
ad acqua).

La dipendenza adimensionale automaticamente definisce la similitudine della legge dei modelli.

6.2
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

Poich non costruiremo un prototipo (pedice prot) del super Jumbo per vedere alla prima prova in volo che
la superficie alare non sufficiente per il suo decollo, programmeremo durante la fase di progetto delle prove
in galleria su un modello (pedice mod) con il quale ritroveremo la relazione per la resistenza D del modello
:CDmod=g (ReLmod).
Se il numero di Reynolds del modello Remod sar pari a quello del prototipo Reprot , necessariamente saranno
pari i coefficienti di forza CDmod = CDprot , e dalla loro definizione discende:

F F
= 1 (6.2)
V S
2 2
prototipo 2 V S mod ello
1
2
da cui:
2 2 2
Fprot prot Vprot S prot prot Vprot D prot
=
V S
=




D

(6.3)
Fmod mod mod mod mod Vmod mod

Questa relazione definisce la legge di scala per la similitudine, ad.es. : se il modello in galleria in scala
1:10 del prototipo, per ottenere la stessa forza si deve avere in galleria:
Con la stessa densit del fluido di volo necessita una velocit 10 volte maggiore,
Con la stessa velocit necessita una densit 100 volte maggiore,
Con una velocit del modello pari ad 1/10 di quella del prototipo necessita una densit del fluido in
galleria 1000 volte maggiori (i.e. acqua),
ovvero ogni altra combinazione che realizzi lo stesso Re.

Esercizio 6.1
Si desidera calcolare la resistenza di un crostaceo microscopico di 1 mm. di diametro che nuota in acqua di
lago.
Si prova con un modello 100 volte pi grosso, messo in galleria (glicerina) a V=30 m/s a 20C, si ritrova
una forza resistente pari a 1.3 N.
Quali sono le condizioni similari per il prototipo? Risp. Vp=2.53 cm/s, Fp=7.31 10-7 N

Storicamente il primo a parlare di unit e dimensioni in merito a relazioni fisiche fu Eulero (1765), mentre
Fourier (1822) nel suo libro sulla "Teoria analitica del calore" parl di omogeneit dimensionale e svilupp
delle leggi di similitudine per il calore.
Ma fu Sir John William Strutt, meglio noto come Lord Rayleigh [premio Nobel per la fisica nel 1904] che
nel suo libro sulla "Teoria del Suono", (1877) propose esplicitamente in metodo di analisi delle dimensioni e
fece alcuni esempi di analisi dimensionale.
La prima razionalizzazione del metodo attribuita a Buckingham (1914), che pubblic quello che ora
chiamato Teorema (PI) di Buckingham per determinare i parametri adimensionali.

6.2 IL PRINCIPIO DI OMOGENEIT DIMENSIONALE

Il Principio di Omogeneit Dimensionale (POD, in inglese PDH) un assioma della fisica che dice:

una equazione che rappresenta una valida relazione tra le variabili in un processo fisico
deve essere dimensionalmente omogenea,

i.e. ogni termine additivo di una equazione deve avere le stesse dimensioni fisiche

6.3
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

In pratica in una equazione fisica non si possono sommare termini che rappresentano
rispettivamente patate, maiali ed accelerazioni.

Questo significa ad esempio che:

nell'espressione: s = s o + Vo t + 12 g t 2 (che rappresenta lo spazio percorso da un grave in caduta


libera nel vuoto) tutti i termini devono avere le dimensioni di una lunghezza,
che nell'espressione: p + 12 V 2 = p o (che rappresenta una delle forme del teorema di Bernoulli)
tutti i termini devono avere le dimensioni di una pressione.

Questo consiglia vivamente l'uso di un consistente set di unit per determinare il risultato.

Nel passato set di unit ingegneristiche misuravano, ad esempio:


la potenza termica in Calorie/ore, la potenza meccanica in Cavalli Vapore e la potenza elettrica in Watts,
e per convertirle si dovevano usare dei coefficienti che rendevano difficile la vita

Nota che le operazioni di derivazione, integrazione, ecc. mantengono la omogeneit


dimensionale, ma alterano le dimensioni dell'equazione.

Ovviamente se si divide l'espressione per una grandezza di riferimento che ha le dimensioni dell'equazione,
si otterr una equazione adimensionale.
Ad esempio per il corpo in caduta libera, dividendo per so si ha:

2
s V t 1g t
= 1+ o + 2 (6.4)
so so so

In questa espressione, tutti gli addendi sono adimensionali.


Ovviamente in questo caso si vede che so, Vo , e g sono dati del problema, e che se si definiscono due numeri
adimensionali di riferimento:
s Vt
S* = ; t* = o (6.5)
so so

la stessa espressione (6.4) si scrive in forma adimensionale come:

1gs *2
S* = 1 + t * + 2o t
(6.6)
2 Vo

in questo caso il fenomeno, espresso in forma adimensionale dipender esclusivamente dal numero
adimensionale g so che una forma del cosiddetto numero di Froude (sar definito tra
= 1 / Fr
V2
o
poco).
E' chiaro che si potrebbe usare un'altra adimensionalizzazione, ad esempio usando:

gs gt
S** = ; t ** = (6.7)
Vo2 Vo
si ottiene la forma adimensionale:
gs 1 2
S** = 2o + t ** + t ** (6.8)
Vo 2

6.4
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

Si noti che cambia la forma adimensionale ma


rimane la dipendenza dal numero di Froude. S**
Quale delle due forme pi efficace? S*
Risolvendo le due equazioni si otterrebbero
grafici del tipo a lato.
Si nota che per t*=0 la prima equazione
Fr Fr
fornisce S*(0)=1 per ogni valore di Fr, la
seconda equazione fornisce invece
S**(0) = Fr.
Anche se ambedue equazioni sono valide, 1
t* 0 t**
ovviamente la prima risulta pi leggibile. 0 0
Considerando invece la forma del teorema di Bernoulli,

p + 12 V 2 = p o + 12 Vo2 (6.9)
si vede che:

1. se si adimensionalizza rispetto alla pressione po si ottiene:

p 1
V2 1
Vo2
+ 2
= 1+ 2
(6.10)
po po po
relazione poco significativa.

2. se invece si adimensionalizza rispetto alla pressione dinamica di riferimento 1


2
Vo2 si ottiene:
2
p V po
2
+ = +1 (6.11)
1
2
Vo Vo 1
2
Vo2
ovvero
2
p po V
2
+ = 1 (6.12)
1
2
Vo Vo
da cui si ricava la dipendenza del
p po
coefficiente di pressione Cp = 2
(6.13)
2 Vo
1

dalla velocit:
2
V
C p = 1 (6.14)
Vo

espressione comunemente usata in fluidodinamica incompressibile.

6.5
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

6.3 IL TEOREMA DEL (DI BUCKINGHAM)

Formulato nel 1914, usa il simbolo della produttoria [comune tra i matematici] in quanto i gruppi
adimensionali trovati con questo teorema sono prodotti di gruppi adimensionali, 1, 2, ecc..., elevati a
determinate potenze.
Il teorema espresso in due parti:

se una espressione che descrive processo fisico (che deve soddisfare la omogeneit dimensionale)
coinvolge n variabili dimensionali, questa pu essere ridotta ad una relazione di solo k gruppi
adimensionali di variabili (k). La riduzione p = n - k pari al massimo numero p di variabili
che non formano un gruppo adimensionale tra di loro, p sempre minore od eguale al numero di
dimensioni che descrivono le variabili in gioco.

Per trovare i gruppi adimensionali (k) (si suggerisce la procedura):


1. Determinare il valore di p,
2. Selezionare p variabili che non formano un gruppo adimensionale tra di loro,
3. Ogni gruppo adimensionale (k) sar il prodotto di potenze delle p variabili pi una
addizionale variabile cui assegnato un conveniente esponente non-nullo,
4. Ogni (k) cos trovato indipendente.

Per sfruttare questo teorema occorre usare un metodo di prodotti di potenze.


Per poter chiarificare lo scenario procedurale meglio riferirsi ad un esempio pedissequo; niente di meglio
della resistenza della sfera gi prima considerata.
Tipicamente il processo prevede 6 passi:

Passo 1: scrivere la funzione e contare le variabili: nella F = f (L, V, , ) vi sono 5 variabili (n=5)

Passo 2: listare le dimensioni delle variabili: F L V


{M L T-2} {L} {LT-1} {ML-3} {ML-1T-1}

Passo 3: trovare k: Poich nessuna delle variabili contiene la dimensione della temperatura , p minore o
uguale a 3 tra {M L T}. Poich L, V, non possono fisicamente formare un gruppo
adimensionale, poniamo p = 3 per cui k = n - p = 5 - 3 = 2
Il teorema garantisce che esisteranno 2 gruppi adimensionali (1) e (2)

Passo 4: scegliere le p variabili: L, V, vanno pi che bene

Passo 5: combinare L, V, pi una variabile addizionale (in due sequenze perch k=2) per trovare i due
gruppi adimensionali (1) e (2)

Gruppo n.1 scegliamo F come variabile addizionale:

1 = La V b c F = {L} a {LT 1 }b {ML3 }c {MLT 2 } = {M} 0 {L} 0 {T} 0


in termini se adimensionale
dimensionali deve essere

massa c +1 =0
Eguagliando le potenze:
lunghezza a + b -3c +1 =0
tempo -b -2 =0
Si trova la soluzione: a = -2 b = -2 c = -1

6.6
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

F
Il gruppo adimensionale : 1 = L 2V 21F = CF i.d. il coefficiente di forza
V 2L2

Gruppo n.2 rimane la scelta della viscosit come variabile addizionale:

1 = La V b c = {L} a {LT 1 }b {ML3 }c {ML1T 1 } = {M} 0 {L} 0 {T} 0


in termini se adimensionale
dimensionali deve essere

Eguagliando le potenze: massa c +1 =0


lunghezza a +b -3c -1 =0
tempo -b -1 =0

Si trova la soluzione: a = -1 b = -1 c = -1

1
Il gruppo adimensionale : 2 = L1V 1 1 = i.d. l'inverso del numero di
VL Re L
Reynolds

Nota se si fosse scelto come variabile addizionale 1 si sarebbe ricavato: 2 = ReL

F VL
Passo 6 Scrivere le relazioni funzionali tra i due gruppi adimensionali: CF = = g = g(Re L )

2
V S

Da notare che i numeri adimensionali dipendono da scelte fatte durante l'adimensionalizzazione. Ad esempio
scelte differenti nell'esempio precedente potrebbero portare a relazioni del tipo:

F F L2 VL
C *F = = = g * = g *(Re L )
VL V L

che rapporta la forza per unit di superficie F/L2 ad uno sforzo viscoso V/L. Ovviamente niente di nuovo
sotto il solo se si considera che:

F F VL VL
C *F = = = C F = C F Re L
VL V L
2 2

6.4 IL METODO DI TAYLOR (1974)

E' molto simile al metodo di Buckingham, ma, in pratica, risolve il sistema di equazioni per le potenze con
una tecnica di eliminazione.
Meglio descriverlo applicandolo allo stesso esempio fatto precedentemente per la resistenza della sfera:

F = f ( , V, D, )

Dopo aver usato il teorema di Buckingham per determinare il numero dei gruppi adimensionali, si formi una
matrice nelle cui righe vi sono gli esponenti dimensionali delle variabili in gioco:

6.7
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

M L T
1 -1 -1
1 -3 0
V 0 1 -1
D 0 1 0
F 1 1 -2

Scegliamo la colonna pi semplice (in questo caso la prima che corrisponde agli indici dimensionali relativi
alla massa). Esponenti non-nulli risultano per la viscosit , la densit e la forza F. Pensiamo di
rapportare le variabili rispetto ad una, ad esempio, dividiamo la viscosit , e la forza F per la densit
(ovviamente la divisione porter la sottrazione delle potenze). Ne deriva:

M L T
/ 0 2 -1
1 -3 0
V 0 1 -1
D 0 1 0
F/ 0 4 -2
Notiamo che soltanto la densit ha tra le dimensioni la massa, per cui possiamo eliminare la riga
corrispondente alla densit (perch questa non pu concorrere a formare gruppi adimensionali con le altre
variabili rimaste) e ovviamente non considereremo pi la colonna corrispondente alla Massa:

L T
/ 2 -1
V 1 -1
D 1 0
F/ 4 -2
Operando come prima, ed osservando la seconda colonna rapportiamo la riga della velocit V, rispetto alla
prima riga (/):

L T
/ 2 -1
V/ -1 0
D 1 0
F/ 2 -1
Per eliminare la colonna del tempo dividiamo la quarta riga per la prima:

L T
/ 2 -1
V/ -1 0
D 1 0
2
F/ 0 0
Per quanto detto precedentemente possiamo eliminare la colonna del tempo che non nulla soltanto per la
prima riga, che quindi non sar pi considerata, perch non pu pi concorrere a formare numeri
adimensionali con le quantit che compaiono nelle altre righe:

L
V/ -1

6.8
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

D 1
2
F/ 0
2
Lo 0 in terza riga significa che la quantit 1 = F/ il primo numero adimensionale.
Moltiplicando la prima riga per la seconda riga:

L
VD/ 0
D 1
2
F/ 0
Si ottiene il secondo numero adimensionale: 2 = VD/ che coincide con il numero di Reynolds.
Notare che il CF si ottiene dividendo 1 per il quadrato di 2.

Esercizio 6.2
A basse velocit la portata di volume Q attraverso un tubo di piccolo diametro (regime laminare) funzione
solo del raggio del tubo "R", della viscosit del fluido "", e del gradiente di pressione "dp/dx".
Derivare la relazione Q = f( R, , dp/dx) in termini adimensionali Risp. Q /(r4 dp/dx) = costante (che vedremo vale /8)

Esercizio 6.3
La velocit C delle onde gravitazionali sul mare supposta essere funzione della densit , della profondit
h, dell'altezza dell'onda e dell'accelerazione di gravit g.
Derivare la relazione C = f( , h, , g) in termini adimensionali.
C 1 2h
Risp: = g(h ) la teoria mostra che g(h ) = tanh
g 2
Determinare se stata fatta qualche assunzione sbagliata
Risp. La densit non compare, quindi non pu influenzare la velocit delle onde

Esercizio 6.4
Quando si getta un sassolino nello stagno si generano delle onde di piccola lunghezza cosiddette capillari,
(ripples) la cui velocit di propagazione dipende dalla densit del liquido , dalla tensione superficiale , e
dalla lunghezza d'onda .
c
Derivare la relazione c = f ( , , ) in termini adimensionali. Risp. = cos t.
( )

6.5 INCONGRUENZE

Uno dei vantaggi della rappresentazione adimensionale di un fenomeno il fatto che la soluzione valida in
ogni sistema di misura purch coerente. Ad esempio il coefficiente di resistenza della sfera (caso oramai
famoso) CD, per bassi Re (moti alla Stokes, Re < 1) data dalla relazione teorica:

F 24
CD = =
1
2
(
V 2 4 D 2
) Re D
(6.15)

relazione che pu essere estesa (moti alla Oseen, Re <2) come:

24 3
CD = 1 + Re D (6.16)
Re D 16

6.9
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

Trattandosi di relazioni adimensionali le (6.15) e (6.16) valgono sia nel Sistema Internazionale che nel
sistema BG.
Non cos accade con alcune formule in cui compaiono coefficienti che, per rispettare il principio di
omogeneit dimensionale, devono essere dimensionali e quindi cambiano rispetto al sistema di unit usato.
Molte di queste formule compaiono in problemi di idraulica:

Ad esempio la formula di Manning per la velocit dei canali aperti:

V = (1.49 n ) R 2h / 3 S1 / 2

dove n un numero che dipende dalla scabrosit, Rh il raggio idraulico ed S la pendenza del
canale.
Tale formula non formalmente dimensionale e la costante 1.49 non adimensionale (dipende dal
sistema di riferimento. Tale infatti formula valida soltanto in unit anglosassoni.

Un altro esempio famoso la formula di Hazen-Williams per la portata volumetrica Q attraverso un


tubo liscio di diametro D:
Q = 61.9 D 2.63 (dp dx )
0.54

formula molto usata negli USA; anche in questo caso la costante 61.9 dimensionale.

Infine vi sono addirittura delle formule usate in ingegneria che non possono essere omogenee
dimensionalmente, ad esempio:
25000
la relazione tra la durezza Brinnell, B, e la durezza Rockwell, R, dei metalli: B =
100 R
140
la conversione del peso specifico di un olio, S, alla "densit API": S=
130 + API
la conversione per la viscosit dei liquidi dai "gradi Engler, DE", ai "secondi Saybolt tR":

3.74 172
0.0147D E = 0.26t R
DE tR

sono tutte relazioni utili tra specialisti, che non hanno niente a che fare con la dimensionalit.

6.6 ADIMENSIONALIZZAZIONE DELLE EQUAZIONI DEL MOTO

L'adimensionalizzazione delle equazioni del moto oltre a generalizzare la validit di applicazione della
soluzione, fornisce anche, attraverso l'ordine di grandezza dei gruppi adimensionali che vengono a
moltiplicare i vari termini, delle linee guida per decidere sulla piccolezza di certi termini rispetto ad altri e
quindi sulle semplificazioni delle equazioni stesse; il tutto esclusivamente in base a dati noti, cio con
considerazioni a priori [in essenza: il Metodo degli Ordini di Grandezza, O.M.A. di Napolitano]
Consideriamo ad esempio le equazioni che si applicano ad un flusso incompressibile =costante con
viscosit e conducibilit termica costanti:

continuit V = 0 (6.17)
V o g
equilibrio o + V V = p + 2 V + (6.18)
t o T g
T
energia interna oc v + V T = 2 T + (6.19)
t

6.10
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

dove la dissipazione, in coordinate cartesiane :

u 2 y
2
w v u w v u w
2 2 2 2
= 2 S : S = 2 + 2 + 2 + + + + + + (6.20)
x y z x y y z z x

Le condizioni al contorno sono:

su superfici solide:
velocit (no-slip): V=0 (6.21)
T= Tw assegnata

temperatura: T 1 (6.22)
n = q c assegnata
su ingresso/uscita
V T

Noti: V ; p ; T (6.23)
n n
su superfici libere (z=)
d
w= (6.24)
dt
1 1
p = pa + (6.25)
Rx Ry

Le prime due equazioni contengono variabili con dimensioni esprimibili in termini di Massa, Lunghezza,
Tempo, per l'equazione dell'energia occorre aggiungere, alle tre dimensioni base, la temperatura.
Per cui le prime due equazioni possono essere adimensionalizzate usando un tempo di riferimento t0, una
densit (supposta costante), una velocit di riferimento, Vo , (che pu essere la velocit di avanzamento o
quella asintotica), una lunghezza di riferimento, L (che pu essere la corda del profilo o il diametro
equivalente di un corpo tozzo o di un condotto), una temperatura di riferimento, To , ed una differenza di
temperatura di riferimento, To .

Nota:
stiamo implicitamente considerando che la velocit di riferimento e la lunghezza di riferimento sono le
stesse per tutte le direzioni, consideriamo cio condizioni di isotropia. Questo porter per flussi veloci
ad un paradosso, assenza di portanza e resistenza, paradosso che sar superato con
adimensionalizzazioni diverse per le componenti normali e tangenziali, da cui scaturisce il concetto di
strato limite con le derivanti equazioni approssimate (equazioni di Prandtl)

i casi (e sono molti) in cui non esistono, a priori, informazioni capaci di definire tutte queste grandezze
di riferimento saranno considerati in seguito.

Siamo quindi in grado di formare tutte le variabili adimensionali (denotate da asterischi):

t x y z
t* = ; x* = ; y* = ; z* =
to Lo Lo Lo
(6.26)
* V p T To
V = ; p* = ; = i.e. T = To + To
Vo o Vo2 To

Essendo le grandezze di riferimento costanti, possono essere scambiate con le derivazioni, ad es.:

6.11
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini


( )
u u * Vo Vo u *
=
( )
x x *L L x
*
(6.27)

Possiamo procedere a sostituire le variabili nelle equazioni che saranno la somma di vari termini composti
ognuno come prodotto di un gruppo adimensionale e di un gruppo dimensionale, contenuto tra parentesi
quadre [.], che contiene le grandezze di riferimento.
Per adimensionalizzare le equazioni occorre dividere tutti i termini per uno dei gruppi dimensionali che
compare nell'equazione; poich stiamo studiando la fluidodinamica, sembra logico dividere per il gruppo
dimensionale relativo al termine convettivo.

Nota: questo fatto porter ad incongruenze in tutti i processi diffusivi [dove il


termine convettivo nullo o trascurabile, i.e. moti alla Stokes (a bassissimo Re),
moti in condotti completamente sviluppati ecc.].

Facendo questo processo si arriva alle seguenti equazioni:

* *
continuit V = 0 (6.28)

gL
2 k g
L V* * * * * * * 2 * Vo
equilibrio * + V V = p + V + (6.29)
t o Vo t Vo L o To gL
V 2 k g
o

L *2 Vo *
energia interna + V* * = + (6.30)
t o Vo t c v LVo c v To L

dove la dissipazione, in coordinate cartesiane

u * 2 v *
2
w *
2

2 * + 2 * + 2 * +
x y z

* = 2 2 2

v * u * w * v * u * w *
* + * + * + * + * + *
x y y z z x
(6.31)

Le condizioni al contorno in forma adimensionale sono:


su superfici solide:
velocit (no-slip) V* = 0 (6.32)
= 0 se Tw = To

temperatura: L (6.33)
n * = T q c assegnata
o

su ingresso/uscita
V *

Noti: V * ; p* ; (6.34)
* n *
n

6.12
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

su superfici libere (z=):


L d*
w* = * (6.35)
Vo t o dt
1 1
p* = p*a 2 * + * (6.36)
Vo L R x R y

6.6.1 Numeri adimensionali della fluidodinamica


Denotiamo i gruppi adimensionali che si ritrovano (omettendo i pedici):

tV
Numero di Strouhal St = (6.37)
L
Proposto da V. Strouhal scienziato tedesco che studi le fluttuazioni del vento nell'atmosfera e defin il
numero nel 1878.
Misura l'importanza relativa della convezione rispetto alla instazionariet: per St
condizioni stazionarie.
In genere possono capitare due situazioni, o si considera una situazione transiente (si assume campo nullo a
t=0 e a t=0+ si impongono condizioni di moto. In questo caso non esiste un tempo di riferimento esterno; si
pone St=1 ed il tempo caratteristico sar pari a L/V chiamato tempo di permanenza (o di percorrenza). Si
possono anche considerare condizioni al contorno di tipo sinusoidale (ad es parte oscillante, U=Uo sin (t) in
questo caso il tempo caratteristico l'inverso della ed il numero di Stroual prende la forma St=V/(L) .
Nota: qualche testo definisce il numero di Strouhal con l'inverso della notazione da noi data.

VL VL
Numero di Reynolds Re L = = (6.38)

Proposto da Osborne Reynolds (1842-1912) un ingegnere inglese che lo propose nel 1883 dopo il famoso
esperimento della transizione laminare - turbolento nei tubi.
Misura l'importanza relativa della convezione rispetto alla diffusione viscosa: per Re
condizioni di flusso non viscoso (con paradossi).
In molto fluidi la viscosit cinematica molto piccola sicch Re alto anche per velocit e lunghezze
unitarie (ordine un milione), il trascurare degli effetti viscosi modifica la condizione per la velocit su pareti
fisse, imponendo su di esse l'annullarsi soltanto della componente normale Vn (per pareti impermeabili).
Il valore del numero di Reynolds determina le caratteristiche dello strato limite, la transizione dal laminare al
turbolento fissata dal Rex,critico

p p
Numero di Eulero (o di Newton) Eu = = (6.39)
V2 a2
{
123
incomprimibile comprimilbile

Denominato in onore di Leonard Euler (1707-1783). E' raramente importante e di solito si assume unitario;
a meno che la pressione tanto bassa da causare cavitazione, in questo caso si usa il numero di cavitazione
Ca=(p-pv)/(V2).

V2
Numero di Froude Fr = (6.40)
Lg
In onore di William Froude (1810-1879) un architetto navale inglese che, insieme al figlio Robert, propose le
regole di similitudine per flussi con superfici libere.
Misura l'importanza relativa della convezione rispetto alla gravit.
NOTA: alcuni definiscono il Fr come radice quadrata di quello da noi definito: Fr = V Lg

6.13
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

TgL3
Numero di Grashof Gr = (6.41)
2
Misura l'importanza relativa degli effetti di galleggiamento rispetto a quelli viscosi.
Si deve considerare quando si usa l'approssimazione di Boussinesque.
Il valore del numero di Grashof determina le caratteristiche dello strato limite per convezione naturale e la
transizione dal laminare al turbolento.

c p
cp
Numero di Prandtl Pr = = =
(6.42)

Misura l'importanza della diffusione viscosa rispetta a quella termica = /cp

VL c p VL c p VL
Numero di Pclet P =
= = = Pr Re L (6.43)

Misura l'importanza relativa della convezione dinamica rispetto alla convezione termica.

V2
Numero di Eckert Ec = (6.44)
c p T
Misura l'importanza relativa dell'energia cinetica rispetto a quella entalpica

Lq c Lh
Numero di Nusselt Nu = = (6.45)
T q = hT
Misura l'importanza relativa della convezione termica rispetto alla conduzione

V 2 L
Numero di Weber We = (6.46)

Denominato in onore di Moritz Weber (1871-1951) uno scienziato del politecnico di Berlino che
svilupp le leggi di similitudini. Fu lui che propose i nomi dei numeri di Reynolds e di Froude.
Misura l'importanza relativa della convezione rispetto alla tensione superficiale.
E' importante soltanto se di ordine unitario o minore di uno.

Usando queste definizioni le equazioni prendono la forma adimensionale:

* *
continuit V = 0 (6.47)
1
1 V* * * * * * 1 * 2 *
Fr k g
equilibrio + V V = p + V + (6.48)
St t * Re L Gr k g
Re 2
1 2 Ec *
energia interna + V* * = * + (6.49)
St t Re Pr Re

dove la dissipazione, in coordinate cartesiane

6.14
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

u * 2 v *
2
w *
2

2 * + 2 * + 2 * +
*
x y

z

= 2 2 2
(6.50)
v * u * w * v * u * w *
* + * + * + * + * + *
x y y z z x

Le condizioni al contorno, in forma adimensionale, sono:

su superfici solide:

velocit (no-slip) V* = 0 (6.51)


= 0 seTw = To

temperatura: L (6.52)
n * = T q c assegnata
o

su ingresso/uscita
V *
*
Noti: V ; p* ; (6.53)
* n *
n
su superfici libere (z=):
1 d*
w* = (6.54)
St dt *
1 1 1
p* = p*a * + * (6.55)
We R x R y

6.6.2 Altri parametri adimensionali di interesse in fluidodinamica

Numeri che non compaiono nelle equazioni della fluidodinamica presentate ma che sono di interesse nella
termo-fluidodinamica e nella aerodinamica

cp
a 2L
Rapporto dei calori specifici = = (6.56)
c v a 2N
definisce adimensionalmente un gas.
Per ragioni di stabilit termodinamica > 1. E' massimo per elio = 1.66 (molecola mono-atomica)
Aumenta con la temperatura.

V
Numero di Mach M= (6.57)
aL
In onore di Ernst Mach (1838-1916) fisico austriaco.
Il suo quadrato misura gli effetti della compressibilit.
Per M2<0.1, i.e. M<0.3, il flusso si pu considerare incompressibile (con un errore < 10%)

qc Lq c Nu
Numero di Stanton Ch = = = (6.58)
c p TV T VL c p Re L Pr
E' usato, in alternativa a Nusselt, per quantizzare l'importanza relativa della convezione termica rispetto a
quella convetta dalla corrente.
Nota questo numero a volte viene definito come: (
Ch = q c c p Trif V )
6.15
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

l clm
Numero di Knudsen Kn = (6.59)
L
E' il rapporto tra il cammino libero molecolare e la lunghezza caratteristica del corpo.
misura la rarefazione del regime di moto .
per Kn < 0.01 regime continuo
per 0.01< Kn < 0.1 regime di slip
per 0.1< Kn < 3 regime di transizione
per 3 < Kn regime di molecole libere
l clm 1 V M
Nota essendo per un gas l clm 1.26 si ottiene: Kn = 1.26 = 1.26
a L a LV Re L


Coefficiente di scabrosit k = (6.60)
L rif
misura l'importanza relativa della scabrosit (RMS) rispetto alla lunghezza di riferimento
E' importante per flussi turbolenti.

p p p p
Coefficiente di pressione dal numero di Eulero: cp = 2
=
2 U
1 1
2pM 2
(6.61)
2
V
per fluidi incompressibili (da Bernoulli): c p = 1 (6.62)
U

Fattrito w
Coefficiente (locale ) di attrito: cf = = (6.63)
1
U 2 S rif
2
1
2
U 2
dipende dal regime di moto, dal corpo, dal Rex dal Mach e dalla scabrosit della parete k.

Fportante
Coefficiente di Portanza: cL = (6.64)
1
2
U 2 S rif
La forza portante definita come la componente della forza aerodinamica in direzione normale alla velocit
asintotica. CL dipende dalla forma del corpo, dall'angolo di attacco, dal Rex dal Mach

Fresistenza
Coefficiente di Resistenza: cD = (6.65)
1
2
U 2 S rif
La forza resistente definita come la componente della forza aerodinamica nella direzione della velocit
asintotica. CD dipende dalla forma del corpo, dall'angolo di attacco, dal Rex dal Mach

Mo
Coefficiente di Momento: c Mo = (6.66)
1
U2
2
S rif L rif
Il momento aerodinamico Mo definito come il momento della forza aerodinamica rispetto al punto O
In genere si sceglie O come il bordo di attacco o come il punto ad della corda (fuoco) del profilo(in
aerodinamica i dettagli). CM dipende dalla forma del corpo, dall'angolo di attacco, dal Rex dal Mach

b2
Allungamento (alare) = (b=apertura) misura la snellezza dell'ala. (6.67)
S rif

6.16
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

6.6.3 Criteri per l'adimensionalizzazione


Pu accadere che un problema non ha disponibile, a priori, tutte le grandezze necessarie per definire i vari
gruppi adimensionali.

(Abbiamo gi commentato questo aspetto per quanto riguarda il numero di Strouhal)

In tale caso, una volta stabilita la causa pi importante, si pone unitario il numero adimensionale relativo alla
causa e che contiene la grandezza: questa ne viene quindi automaticamente definita.

Un esempio chiarisce il concetto: se si studia il campo di moto lungo una lastra infinita lambita da una
corrente con velocit asintotica V, mancher la definizione della lunghezza e del tempo di riferimento.
Se gli effetti viscosi sono la causa principale del fenomeno, ponendo ReL = UL/ = 1, ri ricava la lunghezza
di scala (viscosa) Lv = /U e quindi il tempo di scala (viscoso) (St = tU/L = 1) tv = Lv/U = /U2.

Analogamente in un problema di scambio termico in cui imposto un flusso di calore noto (la pentola della
pasta sul gas) per determinare la differenza di temperatura di riferimento, necessaria per la
adimensionalizzazione della temperatura, basta porre Nusselt unitario: Nu= L qc/(T)=1 per ricavare T=
L qc/ .

Ci premesso dovrebbe essere possibile determinare in anticipo tutti i gruppi adimensionali che si trovano
nelle equazioni.
La grandezza di questi numeri determineranno l'importanza del termine in cui compaiono rispetto ad altri, si
pu quindi procedere, a priori, ad una semplificazione delle equazioni.
Occorre fare attenzione sui possibili regimi di strato limite, cui abbiamo gi accennato e che descriveremo
approfonditamente nel seguito.

6.7 MODELLI E SIMILITUDINI

Le condizioni di flusso di un modello di prova sono completamente simili a quelle del prototipo
se tutti i numeri caratteristici, rilevanti, hanno gli stessi valori per il modello e per il prototipo.

Questa una buona definizione di una similitudine completa.


Purtroppo tali condizioni sono difficilmente realizzabili (nella maggior parte delle volte non possibile
realizzarle) per cui si usa parlare di tipi di similitudine: geometrica, cinematica, dinamica, termica, ecc....

6.7.1 Similitudine geometrica


Questa relativa a parametri che hanno le dimensioni di lunghezza {L} o di loro rapporti.

Un modello ed il prototipo sono geometricamente simili


se e solo se
tutte le dimensioni, nelle tre coordinate, hanno lo stesso rapporto lineare di scala.
Inoltre tutti gli angoli e tutte le direzioni dei flussi devono essere preservati.
Infine l'orientazione del modello e del prototipo rispetto all'ambiente deve essere lo stesso.

In pratica il modello deve essere una punti omologhi


fotocopia rimpicciolita del prototipo,
per cui potremo considerare come 40 *
r=0.015
*
omologhi quei punti che sono r= 0.15
proporzionalmente situati. 1 0.1

La figura sottostante mostra la V 0.8


V 8
similitudine di un'ala.
Prototipo =10 Modello =10
6.17
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

E' d'uopo descrivere come si genera un


profilo alare. = t max
Questo , di solito, descritto in modo
adimensionale rispetto alla corda =
fornendo delle distribuzioni
fmax
adimensionali di spessori t(x)/c che
vengono sovrapposti ad una r LE
distribuzione di linea media f(x)/c x
opportunamente raccordati al bordo di
attacco (L.E.). c
Tali parametri vengono descritti
adimensionalmente come:

t( x ) x f (x) x rLE
= max g = max h = Cost max (6.68)
c c c c c

Ogni famiglia di profili descritta in termini delle distribuzioni g(x/c), h(x/c) e Cost.
In tale modo una famiglia pu generare profili descritti soltanto da max e max (ad.es. NACA 2412). Variando
il valore della corda si genereranno sempre profili geometricamente simili.

Ovviamente la similitudine per sfere o cilindri molto semplice. Le due sfere nella figura sono simili ed in
rapporto di scala 2:1
Invece le ellissi sottostanti, anche se, a prima vista, appaiono tali, non sono simili [ = 2/3 e = ]

6.7.2 Similitudine cinematica


Tale similitudine richiede che il modello ed il prototipo abbiano lo stesso rapporto di scala sia per le
lunghezze che per i tempi.
In tale modo il rapporto di scale per le velocit tra il modello ed il prototipo sar lo stesso.
Si conferma cos la definizione:

I campi di moto di due sistemi sono cinematicamente simili


se e solo se
particelle omologhe stanno in punti omologhi in tempi omologhi.

L'equivalenza dei rapporti di scala delle velocit, per geometrie simili, si differenzia per problemi con/senza
superfici libere.

Per problemi senza superfici libere si richiede, per regimi compressibili, l'equivalenza dei numeri di
Reynolds e di Mach, per regimi incompressibili soltanto l'equivalenza dei numeri di Reynolds.
Nel caso speciale di flussi incompressibili non viscosi non necessita alcun vincolo.

6.18
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

Per regimi incompressibili con superfici libere, in genere si richiede l'equivalenza dei numeri di Froude:

Vm2 Vp2
Frm = = = Frp (6.69)
gL m gL p

Poich difficoltoso variare l'accelerazione di gravit ne deriva che se il fattore di scala geometrica pari ad
(alfa), risulta:
Lm
scala lunghezze: = (6.70)
Lp
Vm Lm
scala velocit: = = (6.71)
Vp Lp
t m L m Vm L m Vp
scala dei tempi: = = = = (6.72)
tp L p Vp L p Vm

Questo pone problemi nella similitudine cinematica di onde superficiali gravitazionali, infatti l'ampiezza H e
la lunghezza d'onda si scala come , mentre il periodo T e la velocit di gruppo C e le velocit
particellari V si scalano come


C
V

ampiezza H
periodo T

6.7.3 Similitudine dinamica


La similitudine dinamica esiste se il modello ed il prototipo hanno oltre alla stessa scala di lunghezze e
tempo anche la stessa scala di forze (o equivalentemente di massa).
Questa assicurata se:

1. Flussi compressibili:
Re, Ma, uguali nel modello e nel prototipo

2. Flussi incompressibili:
senza superfici libere Re uguale nel modello e nel prototipo
con superficie libera Re, Fr, ed eventualmente We e Ca uguali nel modello e nel prototipo

6.7.4 Discrepanze nella realt


La perfetta similitudine dinamica pi un sogno che realt, laddove si considera che i fluidi di prova pi
comuni sono aria ed acqua.

6.7.4.1 Modelli idraulici per prove con superfici libere.


L'uguaglianza di Froude porta, come visto precedentemente (6.70) e (6.71) a:

Lm
scala lunghezze: =
Lp

6.19
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

Vm Lm
scala velocit: = =
Vp Lp
L'uguaglianza ulteriore di Reynolds richiede inoltre:

Vm L m Vp L p
= (6.73)
m p
che implica:
m Vm L m
scala viscosit: = = (6.74)
p Vp L p

Per = 0.1 il rapporto delle viscosit cinematiche dovrebbe essere 0.032.


Essendo indubbiamente il fluido del prototipo acqua, il fluido di prova per il modello dovrebbe avere una
viscosit cinematica di quasi il 3 % di quella dell'acqua; impossibile! la del mercurio arriva solo ad 1/9 di
quella dell'acqua.
Per questi motivi in prove idrauliche si preferisce mantenere Fr costante in quanto parametro dominante le
fenomenologie superficiali usando, per il modello valori di Re pi piccoli (da 10 a 1000 volte). Ed usando
estrapolazioni e correzioni per l'effetto di Re.

6.7.4.2 Modelli aeronautici/automobilistici per prove in gallerie a vento.


In questo caso dovremo mantenere costanti i numeri di Reynolds e di Mach:

Lm
scala lunghezze: = (6.75)
Lp
Vm Lm
scala velocit: = = (6.76)
Vp Lp
L'uguaglianza di Reynolds implica:
Vm m L p m 1
scala delle velocit: = = (6.77)
Vp p L m p
L'uguaglianza di Mach implica:
a m Vm
scala delle velocit del suono: = = (6.78)
ap Vp

Se il prototipo vola in aria, occorre un tunnel con fluido a bassa viscosit ed alta velocit del suono.

Lidrogeno un fluido ideale, ma poco pratico; azoto, a bassa temperatura, viene ora usato nel European
Transonic Wind-Tunnel (ETW) impianto che, fruttando basse temperature e pressurizzazione riesce, unico
al mondo, a garantire similitudine dinamica completa, pur con modelli piccoli ottenendo M fino ad 1.4 e
valori di Re fino a 40 milioni..
L'ETW basato sul fatto che la viscosit dinamica varia circa con la 0.7 potenza della temperatura
assoluta, mentre la velocit del suono varia con la radice quadrata della temperatura assoluta, mentre la
densit varia proporzionalmente con la pressione ed inversamente proporzionale con la temperatura:
T1.7
T 0.7 ; p T p / T = / ; a T 0.5 (6.79)
p
ne derivano le possibili scale:
Vm Tm
= (6.80)
Vp Tp

6.20
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

1.7 1.2
L Vp m Tp Tm pp T pp
= m = = = m (6.81)
L p Vm p Tm Tp
pm Tp


pm

piccoli modelli con scala 1:20, i.e. = 0.05 possono essere provati sfruttando la bassa temperatura e l'alta
pressione dell'azoto appena sopra la liquefazione.

Molte discrepanze sono dovute ad effetti di scala spuri:


nelle modellistiche idrauliche, oltre per la impossibilit di mantenere Re e Fr costanti, incongruenze
derivano anche dal fatto che in modelli molto piccoli, gli effetti della tensione superficiale diventano
molto importanti, ed a volte dominano la fisica del problema.
effetti di scala spuri si ritrovano anche in modellistica aeronautica in quanto su piccoli modelli non
possibile replicare esattamente le rugosit superficiali in modo da mantenere la turbolenza di galleria a
quella atmosferica, tutti fattori di scala che influiscono notevolmente sulla transizione
laminare/turbolenta e quindi sui risultati di prova.

Esercizio 6.5
Abbiamo visto che la dipendenza del coefficiente di resistenza di una sfera CD = f ( ReD ) .
La risoluzione analitica mostra che, in regime laminare, :
F 24 VD
CD = , Re D =
1
2
(
V 2 4 D 2
) Re D
Per ReD0 la soluzione impone CD cosa molto strana.
Ripensandoci sopra ricordiamo che il numero di Reynolds misura limportanza relativa tra gli effetti
convettivi e quelli diffusivi viscosi:
pressione dinamica V2 VD
Re D = = =
sforzo viscoso ( D )
Ora per velocit molto basse Re<1, gli effetti convettivi sono trascurabili rispetto a quelli viscosi, quindi
ladimensionalizzazione della forza F rispetto alla pressione dinamica moltiplicata larea frontale non pi
logicamente corretta, in quanto leffetto principale non quello dinamico ma quello viscoso.
Mediante lanalisi dimensionale mostra una pi corretta dipendenza.

CF = [F/( U D)] = f(ReD) : CF=3 per, ReD0 i.e. Re<1


CF = [F/(2)] = f(ReD) : CF=3ReD per ReD < 100 , CF = 0.16 ReD2 per ReD > 100

Esercizio 6.6
Il flusso turbolento tra due pareti infinite pu essere descritto dallequazione:
dp d u d 2 du du
2
= 2 + l mix
dx dy dx dy dy
du
Quali sono le dimensioni di lmix , , l 2mix ?
dy

Esercizio 6.7
Per flussi turbolenti nelle vicinanze di una parete solida (strato interno) si ipotizza che lo sforzo viscoso alla
parete w dipende dalla distanza dalla parete y , dalla velocit u, dalla densit , dalla viscosit , e dalla
scabrosit della parete . In tutto sono 6 variabili e quindi devono esistere 3 gruppi adimensionali.
Con lanalisi dimensionale, trova i tre gruppi adimensionali.

6.21
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

u y
Vedi se riesci a definire la dipendenza che si ritrova in letteratura = f , e determina le espressioni
u l l
w u w
per la velocit di attrito u, e la lunghezza di attrito lt. u = , l = =
2

Esercizio 6.8
Von Karman nellanalizzare strati limite turbolenti lontano dalla parete solida (strato esterno) ipotizza che il
difetto di velocit u rispetto a quella esterna U dipende dallo sforzo viscoso alla parete w dalla distanza
dalla parete y , dallo spessore dello strato limite e dalla densit (non dipende dalla viscosit e dalla
scabrosit della parete ):
U - u = f ( w , , y , )
Uu y w
Trovare i tre gruppi adimensionali e se la dipendenza = g , u = possibile.
u

Esercizio 6.9
2
2 w u
Dimostrare che per uno strato limite turbolento c f = 2
=2
U U

Esercizio 6.10
Nelle immediatissime prossimit di una parete in flusso turbolento, si ritrova una sottostrato laminare il cui
spessore valutato essere s.s.lam 7 l = 7 /u (i.e. y+ = y/l = 7)
Sapendo che per uno strato limite turbolento su di una lastra piana si ritrova:
0.37 2 w 0.0592
= cf = =
x (Re x )1 / 5 U2 (Re x )1 / 5
Determinare la percentuale dello spessore del sottostrato laminare rispetto allo spessore dello strato limite
turbolento ,
per U=50 m/s, =1.46 10-5 , x=0.7373 m (i.e. Rex= Ux/v=3.425 106 appena dopo la transizione al
turbolento).
Risposta s.s.lam2.9 10-3 (meno del 3 per mille)

Esercizio 6.11
In strato limite turbolento su parete, si ritrova una strato logaritmico il cui spessore valutato essere
log 350 l=350 /u (i.e. y+ = y/l = 350).
Sapendo che per uno strato limite turbolento su di una lastra piana si ritrova:
0.37 2 w 0.0592
= cf = =
x (Re x )1 / 5 U 2
(Re x )1 / 5
Determinare la percentuale dello spessore del strato logaritmico rispetto allo spessore dello strato limite
turbolento ,
per U=50 m/s, =1.46 10-5 , x=0.7373 m (i.e. Rex= Ux/v=3.425 106 appena dopo la transizione al
turbolento).
Risposta log 0.146 (meno del 15%)

Esercizio 6.12
La base della teoria dell'equilibrio universale di Kolmogorov per la turbolenza considera che, vicino ad
una parete, la turbolenza condizionata dallequilibrio di due fattori:
energia (velocit)2 L2
il rateo di dissipazione dell'energia cinetica per unit di massa: 3
massa tempo tempo t
tensione gradientedi velocit L2
la viscosit cinematica :

t

6.22
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

Determina le scale di lunghezza, tempo e velocit che si possono formare con questi due parametri.
(
= 3 )
1/ 4
= ( )1 / 2 v = ( ) 1/ 4

queste sono chiamate Scale di KOLMOGOROV ( anche dette scale interne).


Verifica che il numero di Reynolds basato su queste scale unitario.
[come deve essere coerentemente al concetto di bilanciamento degli effetti turbolenti con quelli viscosi)

Esercizio 6.13
Nellanalisi della turbolenza, la stima del rateo di dissipazione pu essere fatta imponendo che il rateo con
cui le grandi strutture vorticose forniscono energia cinetica (u2 ) a quelle piccole proporzionale allinverso
della scala dei tempi delle grande strutture turbolente ( t t ,u = / u ) dove rappresenta la dimensione tipica
della grande struttura (dello stesso ordine dello spessore dello strato limite, scala esterna, o scala integrale)
Determina la stima di .
u2 u3
Risposta: il rateo di dissipazione viene determinato dalla dinamica delle grosse strutture
u
turbolente (che non coinvolge la viscosit) . i.e la dissipazione un processo passivo che procede con un
rateo fissato dal comportamento non-viscoso delle grosse strutture vorticose

Esercizio 6.14
Determinare, per un flusso turbolento, le relazioni tra le scale interne " , t , V" , quelle esterne " d, t , u" ed il
Re turbolento esterno (u / ) .
Sugg. introdurre nelle scale di Kolmogorov il valore di "" . Risposta
3 / 4 1 / 2 1 / 4
u t t u V u
= = Re 3 / 4 = = Re 1 / 2 = Re 1 / 4
t est. u u

Per Re>>1 :le scale (di lunghezza, tempo e di velocit) interne [delle microstrutture] sono pi piccole di
quelle esterne [delle grandi strutture vorticose]. La maggiore differenza tra due flussi turbolenti, con diversi
Re e con stesse scale integrali (esterne) la diminuzione delle scale interne.

Esercizio 6.15
Stimare la scala di vorticit in uno strato limite turbolento.
Risp. la vorticit delle microstrutture turbolenti proporzionale all'inverso della scala del tempo interno.

Esercizio 6.16
Con le stime fatte negli esercizi precedente dimostrare in quali condizioni la Turbolenza un fenomeno
continuo.
Sugg. Basta dimostrare che le scale pi piccole (ovviamente quelle interne) sono maggiori di quelle
molecolari.
Le scale molecolari sono definite da: cammino libero molecolare e la velocit (media di agitazione) delle
molecole proporzionale alla velocit del suono, a.
M t Re1 / 2
Risposta
Re1 / 4 a M2

Esercizio 6.17
Una semplice formulazione degli effetti turbolenti di sommare alla viscosit (molecolare, i.e.
termodinamica) , una viscosit turbolenta t.
Tra le varie si propone di mettere la viscosit turbolenta t in relazione con lenergia (delle fluttuazioni)
turbolenta (cinetica e specifica) k (dimensioni L2/t2) ed il suo rateo di dissipazione (specifico) che ha le
dimensioni (L2/t2).
Sviluppa una formula per t = f (, ).

Esercizio 6.18

6.23
C.GOLIA: Fluidodinamica Capitolo6 - Analisi Dimensionale e Similitudini

Kolmogorov nel considerare lanalisi di Fourier di flussi turbolenti in funzione del numero donda delle
fluttuazioni turbolente k (il numero donda il rapporto tra 2 e la lunghezza dellonda sinusoidale:
=2/, quindi k ha le dimensioni dellinverso di una lunghezza (1/L), ha ipotizzato che lo spettro di energia
turbolenta E(k) (dimensioni k/k=L3/t2) dipenda, in un intervallo di k chiamato, range inerziale, dal rateo di
dissipazione (specifico dellenergia turbolenta) che ha le dimensioni (L2/t2) e dal numero donda k.
Sviluppa una formula per la dipendenza di E(k) da e da k.

Esercizio 6.19
Per una convezione naturale su di una lastra piana verticale riscaldata, la differenza tra la temperatura della
piastra e quella dellaria T dipende dalla temperatura ambiente Ta, dal calore specifico cp, dalla
conducibilit termica del fluido , dalla densit del fluido e dalla gravit g.
Quanti gruppi adimensionali si possono formare e quali sono le loro forme?

Esercizio 6.20
Per una convezione naturale su di una lastra piana verticale riscaldata, la velocit ascensionale dipende dalla
differenza tra la temperatura della piastra e quella dellaria T, dal calore specifico cp, dalla conducibilit
termica del fluido , dalla densit del fluido , dalla densit del fluido e dalla gravit g e dal coefficiente
1 d
di espansione termico del fluido =
dT
Quanti gruppi adimensionali si possono formare e quali sono le loro forme?

Esercizio 6.21
La capacit di carico W (peso i.e. forza) di un cuscinetto lubrificato idrodinamicamente dipende dal diametro
del cuscinetto D, dalla sua lunghezza L, dal gioco , dalla velocit angolare e dalla viscosit del
lubrificante .
Quanti e quali i gruppi adimensionali ?

Esercizio 6.22
Il decadimento della vorticit in un campo assialsimmetrico viscoso dipende dalla circolazione iniziale

= V ds dal raggio r, dal tempo t e dalla viscosit cinematica .
Quanti e quali i gruppi adimensionali per organizzare un programma di prove?

Esercizio 6.23
La spinta di unelica marina T (forza) si pensa dipenda dal diametro D, dalla sua velocit angolare , dalla
velocit di avanzamento U, dalla densit del fluido , dalla viscosit cinematica e dallaccelerazione di
gravit g.
Quanti e quali i gruppi adimensionali per organizzare un programma di prove?

Esercizio 6.24
La spinta di unelica aeronautica a grandi prestazioni T (forza) si pensa dipenda dal diametro D, dalla sua
velocit angolare , dalla velocit di avanzamento U, dalla densit del fluido , dalla viscosit cinematica
e dalla velocit del suono c.
Quanti e quali i gruppi adimensionali per organizzare un programma di prove?

Esercizio 6.25
Trascurando la viscosit, la resistenza donda di una nave R (forza) dipende dalla densit dellacqua , dalla
velocit di avanzamento U, da una dimensione caratteristica della nave L (lunghezza) e dalla gravit g.
Quanti e quali i gruppi adimensionali per organizzare un programma di prove?
In un modello in scala 1:36 che si muove a 1.2 m/s si misura una resistenza di 9 N. Quale la corrispondente
velocit e resistenza del prototipo?

Esercizio 6.26