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LEPANTOFOCUS

13 Febbraio 2009

a cura del
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CULTURALE
LEPANTO
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Fabio Bernabei

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n. 47952007

LA PROPRIETA' PRIVATA HA
BISOGNO DEL LIBERO MERCATO?
La cd. "crisi dei mutui subprime" ha tutta questa élite ha imparato dal mondo Se sul settimanale "Time" appare il
innescato una profonda crisi accademico e da quello mediatico a volto di Karl Marx, se Sarkozy
finanziaria a livello mondiale. disprezzare l'istituto della proprietà annuncia di essersi riletto le sue opere,
La crisi finanziaria ha innescato a privata, visto dai più estremisti come un se Angela Merkel le ha imparate a
sua volta, per via di una accresciuta male assoluto da abbattere, e dai più memoria da giovane attivista nella
prudenza nella concessione dei crediti moderati come un male minore da Germania Est, se Sua Eminenza il
interbancari, alle imprese ed alle tollerare, a condizione di tenerlo a cardinal Bertone si è circondato fino a
persone fisiche, una profonda crisi a guinzaglio corto (vedi leggi per limitare ieri di giovani esponenti di Sinistra,
livello della cd. "economia reale". o ultra tassare il diritto di eredità, il come non temere che l'attuale
Ma molto più pericolosa potrebbe diritto a edificare o ampliare i propri confusione e l'estrema angoscia della
essere la crisi psicologica, innescata da immobili ad uso abitativo, persino il pubblica opinione stravolga le buone
questo inceppamento del libero diritto ad usare il trasporto privato). intenzioni del dottor Jekill e risvegli
mercato, a livello dell'opinione pub- Come chiudere gli occhi di fronte mister Hide?
blica occidentale. al fatto che persino le élites dell'attuale La dottrina sociale cattolica ci
Infatti non possiamo chiudere gli centro Destra vedono in posizione di insegna che la proprietà privata è un
occhi di fronte all'evidenza del fatto assoluto rilievo ottime persone che diritto naturale risalente alla Creazione
che tutte le attuali élites religiose, però si sono formate in ambiente stessa, e riconosciuto come tale dalla
intellettuali e politiche si sono formate socialista, comunista o persino millenaria Cattedra di Pietro, non una
nel XX secolo, che giustamente è stato trostzkista, ovvero di socialismo geniale invenzione di Adam Smith!
definito il "secolo socialista", per via nazionale o di statalismo gentiliano? Le teorie economiche passano, il
dell'egemonia culturale e politica della Quanti esponenti del vecchio diritto alla proprietà privata rimarrà
Sinistra. Partito Liberale Italiano sono oggi finché esisterà una società umana.
Tranne una ridottissima minoranza, Ministri o leaders del PdL? E' il momento di ricordarlo!
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La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?

UN DIRITTO NATURALE 'mio' e di 'tuo' stanno alla base del più elementare concetto di giustizia.
Ora, proprio queste nozioni di 'mio' e di 'tuo' in materia economica,
La proprietà privata è un diritto naturale dell'essere portano direttamente e ineluttabilmente al principio della proprietà
umano: lo insegna la Parola di Dio, e non solo nei Suoi privata. Da ciò deriva che, senza la retta conoscenza della legittimità e
Comandamenti: "Non rubare (…) Non desiderare la casa del tuo dell'estensione -come d'altra parte anche della limitazione - della
prossimo (…) né il suo bue o il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo proprietà privata, non c'è retta conoscenza di cosa sia la virtù cardinale
prossimo" (Esodo, 20, 15 - 17). della giustizia. E senza questa conoscenza non sono possibili né un vero
Anche nelle prime righe della Sacra Bibbia troviamo amore, né una vera pratica della giustizia; insomma, non è possibile la
implicito il diritto dell'uomo a possedere beni materiali, santificazione" (5).
come osserva San Tommaso d'Aquino: "Questo dominio Si comprende quindi come dalla Cattedra di Pietro si
naturale dell'uomo sulle altre creature in forza della ragione, la quale gli affermi che "è perciò che la dottrina sociale cattolica, con tanto
conferisce l'immagine di Dio, viene così espresso nella narrazione stessa cosciente impegno, sostiene anche il diritto dell'individuo alla
della creazione, cioè nella Genesi: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine proprietà" (6).
e somiglianza; e presieda ai pesci del mare, ecc.'. ERGO: Dio ha il
dominio radicale di tutte le cose. Ma egli stesso ha ordinato, secondo la LA RICCHEZZA
sua provvidenza, che certe cose servissero al sostentamento corporale
dell'uomo. Ecco perché l'uomo ha il dominio naturale su di esse per il Se poi la proprietà privata è un bene in sé (e semmai è
potere che ha di servirsene." (1). l'uso che se ne fa che può essere buono o cattivo), dato che
l’eccessivo e disordinato attaccamento ad essa è
LA PROPRIETA' PRIVATA un’imperfezione morale ma non un reato civile o penale.
allora è pura malizia proporre che lo Stato ponga limiti alle
Il grande pensatore cattolico del XX secolo Plinio sue dimensioni.
Corrêa de Oliveira sottolinea che "poiché l'uomo è padrone del Ben se ne rendeva conto un intransigente avversario
suo lavoro, è padrone del frutto del suo lavoro. Cioè, l'uomo è dell'Illuminismo massonico come il P. Luigi Taparelli
proprietario del suo salario (…) la proprietà del salario genera la d'Azeglio S.I. (1793 - 1862), per molti anni consigliere e
proprietà di ogni sorta di beni mobili ed immobili (…) la proprietà - collaboratore affezionato del Beato Papa Pio IX (7).
l'espressione, se non mi inganno, è di Leone XIII - è lavoro condensato Dalle colonne de "La Civiltà Cattolica" egli affermava
ed accumulato" (2). che "posta dunque l'idea cattolica del proprietario, niuno ostacolo può
Ma non è solo per l'utilità individuale, ma anche per trovarsi all'indefinito aumento di ricchezza nei singolari diritti di ciascun
l'utilità di tutta l'umana famiglia che l'uomo ha il diritto di cittadino: né apparisce ragione per cui debba il governo a tutela di questi
"possedere dei beni propri. Anzi questo è persino necessario alla vita mettere un freno all'arricchire di chicchessia" (8).
umana (…) perché ciascuno è più sollecito nel procurare ciò che Ed aggiungeva: "In tale società (cattolica) la vastità dei
appartiene a lui esclusivamente, che quanto appartiene a tutti, o a più latifondi nulla ha che disdica alla giustizia della Provvidenza, come non
persone: poiché ognuno, per sfuggire la fatica, tende a lasciare ad altri le disdice l'aver voluto che uno comandi e le miriadi obbediscano, uno
quanto spetta al bene comune; come capita là dove ci sono molti insegni e le centinaia imparino; giacché e il comando e l'obbedienza, e
servitori." (3). la proprietà e il lavoro, e la dottrina e la docilità sono, rispetto alla
Le parole del Dottore Angelico trovarono una società, indirizzate al bene comune; rispetto all'individuo, sono funzioni
clamorosa conferma storica quando, alla fine della Seconda precarie e comparse momentanee, conducenti tutte al possesso del bene
Guerra Mondiale, il Patto di Yalta consegnò nelle mani infinito" (9).
dell'allora capo del comunismo, Stalin, parte del mondo Ben ricordava, il P. Taparelli, le capziose argomentazioni
industrializzato europeo: la Germania, soprattutto, nella degli Illuministi settecenteschi, come ad esempio l'Antonio
quale lo stesso popolo, diviso in due, in pochi anni fiorì nella Zanon (1696 - 1770): "Lo Zanon sembra, in sostanza, esprimere la
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prosperità industriale nella parte che permetteva la propria preferenza per la piccola proprietà o, almeno, per la piccola
sopravvivenza della Tradizione religiosa, della Famiglia impresa: in varie parti della sua opera egli insiste, infatti, sulla necessità
cristiana, della Proprietà privata, mentre sprofondò nella di ridurre i latifondi. Anche gli altri economisti italiani del Settecento si
miseria nella parte che venne comunisticamente organizzata mostrano, in genere, contrari alla grande proprietà. Da ricordare, a tale
accantonando le suddette istituzioni "arcaiche". proposito, l'opinione del Verri (…) La soluzione migliore sembra al Verri
Ma già prima il Magistero di Pietro aveva ammonito quella di una più eguale ripartizione delle ricchezze, attuata
che "il diritto del dominio privato viene largito agli uomini dalla indirettamente dallo stato. Il Bandini, dal canto suo, aveva affermato
natura, cioè dal Creatore stesso, sia perché gli individui possano che le condizioni degli abitanti della Maremma toscana avrebbero
provvedere a sé e alla famiglia, sia perché, grazie a tale istituto, i beni del potuto essere migliorate notevolmente da una legge agraria che obbligasse
Creatore essendo destinati a tutta l'umana famiglia, servano veramente i proprietari a distribuire le loro terre ai coltivatori (…) Anche il
a questo fine; il che in nessun modo si potrebbe ottenere senza Genovesi si mostra favorevole alla più larga diffusione della proprietà
l'osservanza di un ordine certo e determinato"(4). Si noti che agricola (…) di questa opinione sono anche, tra gli altri, il Galanti e il
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l'istituto della proprietà privata non è solo di beneficio Vasco" (10).


materiale sia alle singole famiglie che all'intera umana Se dal Piemonte arringava contro il latifondo il Vasco,
famiglia, ma anche di beneficio spirituale, essendo ossia il padre domenicano Giambattista Vasco (1733 -
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necessario a quella santificazione, individuale e sociale, la 1796), grande estimatore del pensiero del barone Turgot
quale esige la pratica non solo di alcune ma di tutte le virtù (1727 – 1781) e di Adam Smith (1723 – 1790) (11), anche
cristiane, in particolare delle quattro virtù cardinali: "Le virtù da Napoli l'Illuminismo levava accuse alla grande proprietà:
cardinali sono, come dice il nome, cardini sui quali si appoggia tutta la "In questo senso si esprime anche il Filangieri: 'Persuadiamoci (…)
santità. Perché l'anima si santifichi, deve conoscerle rettamente, amarle questa miseria si perpetuerà (…) finché le leggi restringeranno nelle mani
sinceramente e praticarle genuinamente. Tutta la nozione di giustizia si di pochi tutte le proprietà'". (12).
fonda sul principio che ogni uomo, il suo prossimo individualmente
considerato e la società umana sono rispettivamente titolari di diritti cui
corrispondono naturalmente dei doveri. In altri termini, le nozioni di

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La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?
PROPRIETA’ PRIVATA E LIBERO MERCATO: grande fabbrica del capitalista industriale. Masse di operai addensate
OSSERVAZIONI STORICHE nelle fabbriche vengono organizzate militarmente. E vengono poste,
come soldati semplici dell’industria, sotto la sorveglianza di una
Nel titolo abbiamo posto il problema del rapporto fra completa gerarchia di sottufficiali e ufficiali” (16), ALLORA,
proprietà privata e libero mercato; a proposito di questo analogamente, occorre imporre a tutta la società un
rapporto osserviamo nella storia europea quattro opzioni modello militare di “controllo e regolamento sociale del processo
diverse: sociale di produzione” (17), E PERCIO’, analogamente,
Opzione marxista: NO alla proprietà privata, NO al l’azione politica deve basarsi sulla premessa che “la grande
libero mercato. industria rende assolutamente necessaria una organizzazione del tutto
Opzione anarchica: NO alla proprietà privata, SI al nuova della società nella quale la produzione industriale sia guidata
libero mercato. non più da singoli fabbricanti in reciproca concorrenza, ma (…)
Opzione corporativa: SI alla proprietà privata, NO al secondo un piano determinato” (18).
libero mercato. Sugli errori del socialismo teorico esiste una sterminata
Opzione liberista: SI (condizionato) alla proprietà bibliografia impossibile da citare adeguatamente: mi
privata, SI al libero mercato. limiterò a ricordare gli scritti di Plinio Corrêa de Oliveira e
Storicamente, l’opzione marxista, la quale riuscì a farsi della sua scuola di pensiero; sugli orrori del socialismo reale
Stato solo grazie al marasma indotto da quella Grande la bibliografia è parimenti ricca: un titolo per tutti, AAVV, Il
Guerra tanto temuta dal Romano Pontefice San Pio X e libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione, Milano,
tanto auspicata da laicissimi circoli di potere politico Mondadori, 1998.
finanziari nonché da una parte del movimento socialista, è
riuscita a sopravvivere come concreta esperienza pubblica, L’OPZIONE ANARCHICA
come socialismo reale, meno di ottant’anni, dal punto di L’ODIO ANARCHICO
vista della durata delle civiltà umane un nulla, crollando nel
discredito generale. L’opzione anarchica si è concretata nel XX secolo
L’opzione anarchica ha acquistato concretezza solo in principalmente in due differenti occasioni, qualificate però
brevi episodi caotici e sanguinari all’interno di situazioni più da caratteri assai simili: in entrambi i casi, nel quadro di una
vaste di disordine e di guerra quali la Rivoluzione d’Ottobre guerra civile fra i difensori di un indirizzo politico almeno
nella Russia del ’17 e la Guerra Civile nella Spagna del ’36. formalmente monarchico, della tradizione cristiana
L’opzione corporativa, che affonda le sue radici nella più nazionale e dei diritti di proprietà privata e, dall’altra parte,
antica Roma repubblicana, fu il quadro in cui si sviluppò un partito marxista leninista, in Spagna addirittura
per molti secoli l’economia europea, dall’Alto Medioevo al stalinista, i libertari non esitarono ad allearsi con i marxisti,
Settecento. a dispetto del fatto che:
Questo periodo ha visto l’Europa salire al rango di A) fin dall’Ottocento il pensiero anarchico avesse
signora del Mondo intero. dichiarato il marxismo nemico della libertà;
L’opzione liberista, i cui sostenitori combatterono una B) gli anarchici spagnoli sapessero benissimo che
dura battaglia culturale contro l’economia corporativa, durante la Rivoluzione russa gli uomini di Lenin e Trotzsky
riuscendo però a trionfare solo con la forza dei despoti avevano massacrato i rivoluzionari libertari, massacri che
illuminati prima e delle baionette napoleoniche dopo, ha ovviamente gli stalinisti in Spagna ripeterono
potuto sfruttare per quasi un secolo la forza inerziale del pedissequamente, a partire dall’assassinio del celebre leader
moto che più di un millennio di Corporazioni aveva anarchico Buenaventura Durruti.
impresso alla prosperità dei Paesi europei: dopodiché, nel Con ciò dimostrando che nei fatti, al contrario delle
giro di pochi decenni, l’Europa è stata economicamente e parole, per gli anarchici l’odio della Tradizione cristiana,
politicamente detronizzata. della Famiglia cristiana ed della Proprietà privata
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cristianamente intesa (vedi sopra) prevale di molto


L’OPZIONE MARXISTA sull’amore della libertà ed addirittura della loro stessa vita.
LA PIANIFICAZIONE CENTRALIZZATA
KRONSTADT E LA MAKHNOVICINA
Per il materialismo storico marxista la proibizione di
ogni forma di proprietà privata e di libero mercato sarebbe La Rivoluzione d’Ottobre vide lottare contro le forze
stata richiesta dalla cd. Rivoluzione industriale, che armate fedeli allo Zar, comunisti ed anarchici, fianco a
sviluppò il modello della grande fabbrica, modello poi fianco. Una volta sconfitto il comune nemico, i Bolscevici
giunto alla perfezione con il cd. “taylorismo” (dal nome di provvidero ad eliminare gli scomodi alleati.
Frederick Winslow Taylor, 1856 – 1915, teorico Il dissidio non riguardava gli atti di ferocia, sia verso i
dell’organizzazione scientifica del lavoro). religiosi che verso i proprietari terrieri ed industriali (19),
Per il materialismo storico, infatti, tutta la società deve rispetto ai quali i due schieramenti erano paragonabili,
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modellarsi in consonanza al modo di produzione e scambio anche se sempre gli anarchici si distinsero per un maggior
dominante, demistificando ogni sovrastruttura idealista: “Il amore dei massacri.
comunismo abolisce le verità eterne, abolisce la religione, la Il prefatore alle memorie dell’anarchico russo Volin,
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morale” (13). riuscito a fuggire in Occidente, difende il paragone con la


Perciò, politicamente, nella Russia sovietica “il modello di minor ferocia leninista stalinista (!!!) così affermando: “Il
Lenin era la struttura verticistico burocratica della fabbrica ‘caos’ dell’azione popolare, si dice, costava enormemente in vite, in
moderna” (14); perciò, culturalmente, per Antonio Gramsci dolori, in distruzioni, in dissipazioni. La libera sperimentazione, il
era necessario che ogni intellettuale si disponesse a tentare e ritentare era, si dice, una strada troppo onerosa (…) In verità,
“sviluppare in sé una disciplina di lavoro, un metodo di produzione, che ancora una volta e ben a ragione si può ripetere con Godwin che tra i
lo ‘taylorizzi’ intellettualmente, per così dire” (15). mali del caos d’una società senza autorità ed i mali di una società
SE QUINDI, per Marx ed Engels, “l’industria moderna ha sottoposta al Governo, i primi son preferibili” (20).
trasformato la piccola officina del maestro artigiano patriarcale nella Uno dei motivi più importanti di dissidio era invece la
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La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?
scelta del libero mercato, del libero scambio dei beni da di Durruti, dovunque arrivi” (39).
effettuarsi fra collettivi di operai e di contadini o fra singoli Dopodiché “in secondo luogo, la colonna sequestra in municipio
lavoratori comunque senza dipendenti al loro servizio, in tutti i registri del catasto e i certificati di proprietà, li porta sulla piazza
opposizione alla pianificazione centralizzata marxista. del paese e ne fa un falò. E’ un procedimento dotato di significato
L’assemblea degli anarchici di Kronstadt stabilì, fra pratico, ma nello stesso tempo è un atto rituale. Tutti gli abitanti del
l’altro, di “abolire immediatamente tutti gli sbarramenti” (21) posti villaggio si riuniscono e il comandante della colonna spiega loro i
dai bolscevici per impedire la libertà del commercio fra la principi del comunismo libertario. Di regola, vi aggiunge un paio di
città e il territorio circostante. frecciate collaterali sui pericoli dello stalinismo, che avrebbero successo
L’anarchico Nestor Makhno, nato nelle campagne anche in un circolo conservatore.” (40).
ucraine ne1l’ottobre del 1889 (22) e morto esule a Parigi nel Anche per il loro finanziamento queste colonne di
luglio del 1935 (23) o del 1934 (24), “implacabile giustiziere degli fanatici assassini e nemici della proprietà privata
oppressori del popolo” (25), spadroneggiò in Ucraina dal 1917 utilizzavano programmaticamente il libero mercato: “Le
al 1921. nostre salmerie compravano il frumento presso il comitato del villaggio,
Nel marzo 1919 strinse un’intesa militare con i al prezzo consueto, e noi portavamo i sacchi, con i nostri camion, sulla
Comunisti contro i combattenti fedeli allo Zarismo, a patto costa di Levante, nella provincia di Valenza. Lì, però, il prezzo del
che l’Ucraina continuasse a seguire “la stessa via di evoluzione frumento era notevolmente più alto. I camion potevano tornare indietro
– o, meglio, di rivoluzione – economica e sociale seguita fino ad allora, carichi di frutta e verdura, e inoltre con denaro sufficiente a comprare
attività assolutamente libera ed indipendente dei lavoratori, i quali non nuovo frumento” (41).
ammettevano nessun Potere nella loro regione. Noi vedremo (…) che fu
questa la causa unica della rottura fra bolscevichi e partigiani, delle vili L’OPZIONE CORPORATIVA
e ciniche accuse dei primi contro i secondi, e dell’aggressione armata dei L’INTERESSE CORPORATIVO
comunisti contro la regione libera” (26).
Contro ogni pianificazione centralizzata gli anarchici Nell’attuale dialettica politica, quale essa oggi si svolge
makhnovisti affermavano, nei manifesti affissi nella regione sui mezzi di comunicazione sociale, il termine
da loro occupata, che “spetta direttamente agli stessi contadini e “corporativo” ha assunto un valore di mero insulto. Se unito
operai di agire, di organizzarsi, di intendersi reciprocamente in tutti i a vocaboli che pure sono intesi nella pubblica opinione in
campi della loro vita, nel modo da essi concepito e voluto.” (27). senso neutro o addirittura positivo, pensiamo a “interessi” o
Più in particolare, in materia di organizzazione della a “dinamiche”, ne cambia il segno in senso negativo:
produzione e dello scambio, “si propose ai lavoratori di dinamiche corporative e interessi corporativi sono
organizzare, essi stessi, la vita nella regione liberata (...) di rimettere in generalmente ritenuti, in quanto tali, nemici del benessere
attività, per quanto era possibile, le officine e le fabbriche; di di uno Stato.
organizzarsi in cooperative di consumo; di intendersi, senza indugio, Questo è il frutto della “ventata distruggitrice del secolo
con i contadini dei dintorni e stabilire con loro relazioni dirette e dell’illuminismo” (42), un attacco sul piano culturale ed
regolari, in vista dello scambio dei prodotti, ecc. (...) Fu deciso che, in emotivo (asseriva il Verri: “O non metter mano al sistema attuale,
attesa di riforme più profonde, la moneta continuerebbe a servire da ovvero abbracciare l’assoluto e semplice sistema della libertà” (43) ),
mezzo di scambio. Però questo problema era di secondaria importanza, ove non contano tanto i “’dati’ economici quanto (…) una nuova
perché da molto tempo la popolazione ricorreva piuttosto ad altri mezzi cultura, una rinnovata visione delle cose” (44).
per scambiare i prodotti” (28). Ed allora “la ragione non vede più che l’aspetto negativo degli
istituti che il sentimento ha già condannati. Ad essi si attribuiscono tutti
LIBERTAD i mali di cui soffre l’economia del tempo, anche se in realtà quei mali
poggino su cause diverse. A poco a poco, per forza di contrasto, si fa
“Bakto” (papà) Makhno, durante l’esilio a Parigi, ebbe strada l’idea che l’opposto delle proibizioni e dei vincoli antichi sia il
ad incontrare altri esuli anarchici di vari paesi, fra i quali vero elemento entro il quale germoglia e cresce e prospera il benessere dei
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Buenaventura Durruti (1896 – 1936) (29), anarchico popoli.” (45).


spagnolo che ci viveva in clandestinità in quanto militante
del gruppo barcellonese detto Los Solidarios (30), resosi IL CUORE DELL’ISTITUTO
responsabile di molte rapine per l’autofinanziamento e di
diversi omicidi politici, fra i quali quello dell’Arcivescovo di Tre sono gli elementi che caratterizzano l’istituto
Barcellona, il cardinal Soldevila (31). All’inizio della Guerra corporativo: la Tradizione religiosa, la Famiglia, la
civile spagnola gli anarchici presero rapidamente il Proprietà privata.
controllo di alcune zone del Paese (32), con l’idea che L’elemento religioso (ogni Corporazione aveva il suo
“chiesa, famiglia e proprietà dovevano cessare di esistere” (33). Molte Santo protettore, i propri Cappellani, la propria chiesa, più
chiese furono incendiate o trasformate in officine (34): la o meno imponente, le proprie festività, etc.) qualificava già
scrittrice Simone Weil, la quale era venuta in Spagna per il progenitore della corporazione europea, ossia il
unirsi alle truppe anarchiche come molti intellettuali della Collegium romano, sin dai primi tempi della Repubblica:
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Sinistra internazionale, rimase sconvolta dall’allegria con esso aveva “il carattere di una associazione professionale con fini di
cui venivano fucilati preti e giovani Cattolici (35). mutua assistenza esplicantisi anche nel campo religioso” (46).
Inoltre l’interesse degli anarchici era quello, dopo aver L’elemento familiare (la corporazione è una famiglia
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provveduto a “snidare i fascisti nascosti, di realizzare professionale che riunisce le famiglie dedite a quell’arte o
l’espropriazione e di organizzare la nuova economia mestiere) era pure presente da quando i Decemviri, intorno
rivoluzionaria” (36). Buenaventura Durruti affermava: “La al V secolo a. Ch. n., riconobbero ai Collegia il diritto di
rivoluzione spagnola deve seguire una strada diversa dalla rivoluzione autoregolamentarsi stabilendo con la Legge delle XII
russa” (37). Tavole “ ‘Sodalibus potestatem esto pacionem quam velint sibi ferre,
Quando una colonna anarchica entra in villaggio da donec quid ex publica lege corrumpant’ (…) in quanto il vincolo sociale
“liberare”, “il suo primo atto ha nome limpiar: si propone di eliminare era concepito alla stessa stregua del vincolo familiare [nota 1: la lex
ogni traccia di fascismo” (38) ed infatti “le fucilazioni non finivano Acilia Repetundarum, riferendo una concezione corrente, aveva
mai. A quanto si dice, esse fanno parte del lavoro quotidiano della gente considerato il vincolo fra i soci dello stesso collegio alla stessa stregua del

4
La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?
vincolo di sangue]” (47). Gli studiosi del diritto romano ben Regno di Napoli resti povera ed insufficiente” (56).
sanno come il carattere familiare dei Collegia fu in seguito La calunnia secondo cui i regolamenti corporativi “già
usato per tentare di risolvere il problema della successione superati o prossimi ad esserlo nella dialettica della produzione, si
imperiale. manifestano come ostacoli al progresso e all’espandersi della produzione
Le Corporazioni o Università o Arti o Mestieri o Gilde, medesima” (57) si dissolve di fronte alle ricerche che “hanno
etc., essendo istituti economici, ebbero però il loro cuore fatto conoscere la sorprendente capacità di adattamento delle
nell’istituto della proprietà privata, intorno al quale essi corporazioni alle nuove forme di organizzazione della produzione e del
sono modellati: essi ebbero, come si suol dire, una lavoro” (58): ad esempio, le Arti di Venezia prevedevano
struttura proprietaria. “spazi per la sperimentazione e l’innovazione, nei quali si inseriva
Con grande sintesi ricordiamo che la proprietà privata l’iniziativa imprenditoriale; in particolare, l’obbligo di presentare la
è una obbligazione ERGA OMNES, verso tutti, garantita polizza, o piano annuale di utilizzazione degli impianti e delle
dall’autorità politica, a non prendere, occupare o interferire maestranze” (59), che era l’occasione per modificare tecniche
nella cosa od interesse di cui io sono proprietario, avendola ed organizzazione del lavoro.
acquisita o per denaro, o occupandola da molto tempo
(usucapione) o per donazione od altro modo legittimo. UN ISTITUTO CALUNNIATO
In mancanza della protezione dell’autorità politica che
obblighi (con i suoi istituti giudiziari e di polizia) tutti gli altri Un’altra calunnia consiste nell’affermare che l’istituto
a rispettare questo mio diritto, la mia proprietà privata, sia corporativo poteva essere adatto solo a quel periodo
essa la casa dove abito con la mia famiglia od altro, resterà medievale in cui in effetti si è strutturato: “L’organizzazione
mia solo fin quando io sarò più efficiente e più forte degli della vita economica assume nell’ambito della città medioevale delle
altri: appena mi troverò di fronte ad uno più efficiente e peculiari caratteristiche. Su tale organizzazione deve necessariamente
forte di me, costui entrerà in casa mia e prenderà il mio influire lo stato di isolamento in cui la città viene di continuo a trovarsi
posto, fin quando a sua volta si troverà di fronte ad un altro nei riguardi delle città vicine: fatto questo che dal punto di vista
più efficiente e forte di lui: questo modello di pseudo - economico è definito con la comune espressione di chiusura del mercato
“proprietà privata” insofferente di ogni obbligo e di ogni cittadino. Tale chiusura, in potenza od in atto, porta con sé un continuo
autorità lo troviamo ben spiegato nel famoso testo sforzo autarchico, per cui la produzione della città e della campagna ad
dell’anarchico Max Stirner, L’Unico e la sua Proprietà. essa soggetta devono essere regolate in maniera complementare (…) ora,
L’istituto corporativo prevede appunto che un gruppo di tale funzione equilibratrice è esercitata, in prima linea, dalle
famiglie che da tempo esercitino un dato mestiere, siano corporazioni (…) detto ciò, se immaginiamo una perfetta chiusura del
unite in una famiglia professionale che chieda all’autorità mercato, e un’assoluta autarchia in un piccolo ambito territoriale, come è
politica (o lo rivendichi per consuetudine secolare) la quello della città medioevale; se, cioè, per comodo di analisi, diamo per
protezione e garanzia della proprietà privata di quell’arte o realizzato in pieno il tipo idealmente configurato, ci rendiamo subito
mestiere, impedendo a qualsiasi altro che non sia conto che un’economia poggiante sul sistema dell’artigianato e costretta
liberamente accettato dai membri della famiglia entro i limiti dianzi descritti non poteva non essere essenzialmente
professionale l’accesso a quel mestiere. stazionaria. E’ naturale che l’allargamento del mercato, all’interno e
all’esterno, che il crescere e il complicarsi della richiesta di beni (…)
IL TEMPO E’ GALANTUOMO dovessero rendere insufficiente quel sistema di produzione e, nello stesso
tempo, profondamente alterare la posizione delle corporazioni nel
L’autorità politica, a partire dalla fine dell’Impero complesso dell’organismo sociale e, quindi, (…) votarle senza rimedio
Romano il quale, in coincidenza con l’”orientalizzazione” all’esaurimento e alla morte.” (60).
dei suoi ultimi tempi, aveva distorto fini e natura dei Come si può continuare a sovrapporre questa falsa
Collegia (48), riconobbe in varie forme e modi, a seconda immagine alla realtà storica, secondo la quale “le corporazioni
dei tempi e dei luoghi, lo IUS PRIVATIVUM corporativo. mercantili comparvero in epoca precedente a quelle artigiane” (61), ed
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IUS PRIVATIVUM che gli Illuministi tacciarono di anche alla fine del XVII secolo, quando le Corporazioni
monopolio e privilegio, riuscendo a condizionare dal furono soppresse dall’alto con la forza, “par exemple” a Lille o
Settecento ad oggi molta parte della storiografia che è stata a Torino troviamo alla testa delle relative Corporazioni “les
concorde nell’identificare la struttura proprietaria marchands les plus capitalistes, les plus impliqués dans le marché
corporativa con il “privilège illuminista, che ha il preciso significato capitaliste international” (62)?
di discriminazione ingiustamente operata a vantaggio di pochi e a danno Come continuare a sovrapporre quella falsa immagine
di molti” (49). alla realtà storica di città che furono nodi del commercio
Ma il tempo è galantuomo, e “gli anni ’80 hanno segnato mondiale come Amsterdam e Venezia?
una svolta anche per la storiografia sulle corporazioni (…) anche la
soppressione delle corporazioni è stata oggetto di rinnovate attenzioni LA DOLCEZZA DELLA LIBERTA’
storiografiche e intorno alle ragioni di questo provvedimento, che un
tempo sembravano scontate, sono sorti interrogativi e perplessità” (50). Nei Paesi Bassi, di cui gli Europei progressisti
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La calunnia illuminista contro “tali privative, che fanno celebravano “la douceur de la liberté (…) une structure monopoliste
dell’industria un esclusivo patrimonio” (51), che arrivò ad régissait plusieurs secteurs de l’économie” (63).
affermare che “chi richiede il privilegio esclusivo fa ragionevolmente Le corporazioni, qui dette gilde, “sorties des anciennes
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sospettare, anzi lascia con ogni sicurezza presumere, che egli voglia o ‘fraternités’ médiévales, elles exercent en principe un contrôle absolu sur
debba essere un cattivo manifattore” (52), gravemente nuocendo, la production des biens manufacturés et la circulation des
così, allo sviluppo dell’industria nazionale (e così pure marchandises” (64).
argomentava, citando Adam Smith ed il barone Turgot, il Per considerare l’importanza del modello proprietario
Vasco (53) ), calunnia fino ad oggi passivamente recepita nell’economia neederlandese si considerino le diverse sorti
(54), è oggi contraddetta dal riscontro, ad esempio, che lo della navigazione militare e commerciale delle Sette
scarso peso delle Corporazioni nel Regno di Napoli (55), Province Unite, che apparivano come “l’instrument unique de la
coincide con il fatto che “malgrado i tentativi mercantilistici di prospérité nationale” (65), grazie al quale “Amsterdam divenne la
Alfonso il Magnanimo e di Ferrante, la produzione manifatturiera del prima città commerciale del mondo intero” (66). Il comando della

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La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?
marina militare, nata da nuclei sviluppatisi nelle diverse IL FALLIMENTO ILLUMINISTA
province durante la rivolta antispagnola, malgrado le
insistenze dello Stadholder che in qualità di ammiraglio La battaglia culturale illuminista contro la proprietà
generale “voleva istaurare un controllo centralizzato” (67), si privata dei mestieri fallì pienamente nel tentativo di
articolava in cinque collegi, composti da deputati delle conquista dell’opinione pubblica, che riteniamo distinta
Province e sedenti ad Amsterdam, Middelburg, Rotterdam, dagli “opinionisti” delle gazzette e dei “salotti”
Hoorn – Enkhuisen ed Harlingen, ciascuno dei quali dell’establishment, mentre ebbe pieno successo nel
seguiva la propria politica, poco curandosi di collaborare convincere molti sovrani europei, quelli che saranno poi
con gli altri, tanto è vero che, a scorno dello Stadholder, definiti i “despoti illuminati”.
invece di ammiragliato al singolare “on prit l’habitude de dire Nei territori asburgici lombardi, le riforme
‘les amirautés’” (68). anticorporative portate avanti da Maria Teresa prima e da
Anche per lo sfruttamento commerciale delle Indie Giuseppe II dopo furono “il frutto degli sforzi congiunti dei
nacquero su base provinciale sei “compagnie dislocate ad riformatori di tutta la Penisola, sostenuti da una dinastia straniera
Amsterdam, Middelburg, Delft, Rotterdam, Hoorn ed abbastanza forte da vincere la resistenza dei gruppi dirigenti
Enkhuizen” (69)), ma queste su consiglio del segretario degli locali” (81).
Stati Generali Oldenbarneveldt (si ricordi che “gli Stati Esse nascono “non dal basso e da problemi specifici (…) bensì
Generali stessi non erano un organo sovrano, perché agivano soltanto su come conseguenza diretta, sistematica, delle scelte giuseppine” (82).
istruzioni degli stati provinciali” (70) ), si unirono nel 1602 nella Anche le riforme anticorporative dell’asburgico Granduca
grande Compagnia delle Indie Orientali. di Firenze, dovettero tenere conto della resistenza
Si ha appunto una Compagnia, invece che una dell’opinione pubblica: per quanto “fosse nei propositi di Pietro
semplice società, quando un gruppo di imprenditori chiede Leopoldo addivenire d’un sol colpo alla soppressione delle corporazioni.
all’autorità politica la garanzia del proprio privato ed In effetto le cose procedettero più lentamente e cautamente.” (83).
esclusivo diritto ad esercitare una certa attività economica Si preferì agire in maniera subdola: “Non sembra che si
(71). addivenisse ad una formale soppressione delle corporazioni. Ma i
E non si può negare che “i privilegi di monopolio che i poteri provvedimenti presi nei loro confronti, aderendo perfettamente allo spirito
politici olandese ed inglese hanno attribuito a compagnie coloniali ed della legislazione leopoldina, ne dovevano necessariamente provocare
altri nel corso del XVII secolo li hanno assai aiutati a razionalizzare l’esaurimento.” (84).
la loro struttura interna ed a costruire una organizzazione commerciale Anche all’ombra di San Marco l’Illuminismo non
solida nel mondo d’oltremare” (72). poteva che constatare “i modesti risultati del movimento
riformatore del Settecento veneziano in tema di corpi di mestiere” (85):
LA SERENISSIMA onde anche per i funzionari napoleonici, che avevano
presente “il vasto consenso sociale del quale il vecchio sistema
Se “nel 1600 il duca di Rohan commentava che, per ricchezza, continuava a godere, unica preoccupazione fu quella di procedere con
Venezia era l’unica rivale di Amsterdam” (73), dove “l’élite governava cautela per evitare un’aperta reazione popolare alla già decisa
non solo una città, ma un impero di terre e di mari (…) Il dominio di soppressione” (86).
terraferma comprendeva da 1.500.000 a 2.000.000 di persone, parte Suscitano un’impressione penosa le parole che
delle quali viveva in città piuttosto grandi. Brescia, alla metà del XVII l’ispettore generale delle Finanze Francesco Mengotti lascia
secolo, aveva circa 40.000 abitanti, Padova circa 30.000, Vicenza come conclusioni operative nel Processo verbale della conferenza
circa 25.000. In altre parole, Venezia non era tanto una città, quanto sullo scioglimento delle corporazioni d’arte che esistono in Venezia del
uno stato territoriale.” (74), anche “la Venezia del ‘500 era una 9 ottobre 1806.
città di quasi 150.000 abitanti con frequentazioni amplissime di Il Mengotti, il quale “spiccava per non comuni doti
gente di ogni dove e con continua immigrazione di uomini e di donne dai intellettuali, vasta cultura e sincerità di ideali (…) tra gli esponenti del
territori dello ‘stato da terra’ e dello ‘stato da mar’ attratti dalle tardo illuminismo veneziano. Infatti egli anticipa ampiamente posizioni
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possibilità di occupazione che la città offriva. Erano presenti cospicue e teoriche che trionferanno definitivamente nell’Ottocento, per le quali la
attive comunità greche, armene, tedesche, albanesi, ebraiche” (75). libertà di scambio e la libera concorrenza saranno i pilastri dell’ordine
Se “i mercanti rimasero a lungo la componente decisiva della economico” (87), si ridusse a dettare: “Le arti tutte e le relative
società veneziana. Ancora nel ‘500, anche a livello europeo, quella del corporazioni abbiano ad essere sciolte, eccettuate soltanto quelle
veneziano sarà immagine di mercante, si pensi a Shakespeare e al suo de’traghetti. Questo scioglimento non si ordini già mediante la
Mercante di Venezia” (76), va anche ricordato che “si pubblicazione di alcun editto, ma semplicemente col fatto e lentamente,
presentavano ben sviluppati a Venezia, nel ‘500, le manifatture e gli cosicché la libertà s’introduca a gradi e il popolo la vegga già stabilita
artigianati. Grande rilievo economico e in termini di occupazione aveva senza essersene accorto” (88).
il settore tessile (…) importanti erano i settori delle lavorazioni relative
ai coloranti, alla tintoria, ai saponi, alla cera, ai materiali edilizi, alle PER AMORE O PER FORZA
polveri da sparo, ai medicinali ( celebre la ‘teriaca’, buona per tutti i
mali), al vetro (…) Grande valore economico e tecnico-artistico avevano Non ci si stupisca se, nella prassi illuminista, “il contrasto
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l’oreficeria, la gioielleria, le arti del corallo e dell’ambra. Celebri e tra l’autoritarismo della forma e il liberismo dei contenuti non poteva
fortissime erano le imprese editoriali-librarie (ottima qualità, tantissime essere più netto” (89).
stampe, moltissimi addetti). Di notevolissime dimensioni erano anche Abbiamo più sopra visto, a proposito del latifondo,
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l’attività edilizia pubblica e privata” (77). quanto ambiguo sia l’atteggiamento degli Illuministi verso
Questa prosperità economica era da secoli sotto la proprietà privata.
l’usbergo “delle corporazioni (le ‘arti’) (…) nel ‘500 tali Forse non si rendevano conto di quanto diventi debole
corporazioni sfioravano il centinaio” (78). l’istituto della proprietà privata in “una concezione che potremmo
Alla fine del Settecento, subito prima che la baionetta chiamare atomistica del mondo economico” (90)?
napoleonica “per distruggere ogni privativa (…) annientasse E come mai, nell’istituto corporativo, attaccarono
qualunque corporazione, università, privilegio e simili di arti e s o p r at t u t t o l ’ e l e m e n t o p ro p r i e t a r i o, l o I U S
mestieri” (79), a Venezia si contavano “più di cento corpi di PRIVATIVUM?
mestiere nell’ultimo trentennio di vita della Repubblica” (80). In realtà, per gli Illuministi, lo slogan “libertà per la

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La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?
proprietà privata” maschera il puro odio all’ancien régime: Beffardamente, il Beccaria (1738 - 1794) insegnava dalla
“Il liberalismo economico ha dunque, all’origine, questo contenuto sua cattedra: “Chi dunque dimanda privative, dimanda di potere
concreto e negativo: la libertà della proprietà si riferisce ai vincoli che ne ingannare impunemente, e all’ombra delle leggi tiranneggiare il
ostacolavano la libera contrattazione; la libertà del lavoro è l’antitesi compratore” (97).
delle corporazioni” (91). Tutta contraria l’esperienza di chi contemplò gli effetti
I riformatori presero atto dell’impossibilità di immediati dell’abrogazione dell’istituto corporativo.
conquistare i cuori e le menti della maggioranza Un magistrato della Venezia napoleonica lamenta “la
dell’opinione pubblica, anche perché la propaganda lesione tollerata o sancita di quei diritti che, mantenuti rigorosamente
illuminista “si fonda su una rappresentazione del tutto teorica dei incolumi dal cessato veneto governo, assicuravano la perfezione delle
meccanismi del mercato, che non corrisponde in nulla alle condizioni manifatture” (98).
concrete degli scambi” (92), ed ostentava di tenere in nessun Più dettagliata la critica di un osservatore nella Milano
conto la funzione esercitata dai regolamenti corporativi, asburgica del 1790: “Una libertà illimitata ha prodotto gravi
“dai vincoli e dalle obbligazioni sociali che davano certezze agli disordini negli effetti sociali. Succede il più delle volte che ingannato il
operatori e ai consumatori” (93). I riformisti ebbero invece più pubblico dalla tenuità del prezzo che ne domanda l’inesperto artefice, o
successo nel conquistare l’appoggio dei sovrani assolutisti, i dalle condizioni apparentemente vantaggiose ch’egli propone, riescono le
quali nell’accettare la profumata mela dell’acquisto di opere così male eseguite che la necessità esige rifarle di bel nuovo con
maggior potere schiacciando i corpi sociali intermedi, non doppia spesa. Sono ora pubbliche e continue le doglianze de’ fabbricatori
si accorsero del veleno della ghigliottina: “Condorcet ha bene verso i loro manifatturieri per li gravi errori palpabili che si commettono
intuito il carattere del dispotismo illuminato quando ha scritto che nella fabbricazione, per l’infedeltà nel maneggio della materia (…)
l’interesse della prosperità pubblica (Leggi: Illuminismo. N.d.R.) si Ma i più funesti disordini provenienti dalla suddetta illimitata libertà
confonde spesso con quello del despota, perché, distruggendo gli avanzi purtroppo veggonsi ogni giorno farsi maggiori ed irreparabili nei
del potere dei nobili e del clero, egli infondeva nelle leggi uno spirito venditori di generi di prima necessità, che si fanno lecito di ingannare
d’uguaglianza i cui effetti potevano spesso essere salutari. In alcuni impunemente i compratori si nel peso che nella qualità de’ generi
degli uomini che del movimento riformatore furono artefici ed attori c’è contrattati”. (99).
la coscienza dei nessi che intercorrono fra i vari momenti di quel moto e In effetti l’istituto corporativo prevedeva “precise norme
della sua portata storica e degli effetti che ne dovevano conseguire. che garantivano la trasparenza degli scambi sui mercati urbani
Francesco Maria Gianni, il geniale ministro di Pietro Leopoldo, in una specializzati, integrate dagli statuti che elencavano i generi di privativa
memoria del 1805, vedeva nell’emancipazione da tutti gli ostacoli che dell’università e i requisiti degli operatori titolari del diritto di venderli
inceppavano l’esercizio di un’industria lecita e nella concessione della (…) E ancora, gli statuti corporativi fissavano gli standard qualitativi
libertà di disporre delle private proprietà i primi passi di quell’onesta minimi, spesso elevati, a cui il prodotto doveva essere conforme” (100).
libertà civile, che avrebbe dovuto culminare nella costituzione” (94). Ma seguaci di Rousseau come il Beccaria, e comunque
ostili all’idea cristiana di peccato originale come erano gli
UN VUOTO DOLOROSO Illuministi in genere, non potevano tollerare l’idea che
l’Umanità abbia bisogno di istituzioni grazie alle quali “si
Il diritto naturale prevede che ogni forma di proprietà assicuri in tal guisa il buon servizio del pubblico, la perfezione de’
privata con fini di lucro paghi un giusto tributo all’autorità mestieri, la fedeltà nella contrattazione, e che si impedisca che gli uomini
politica che ne garantisce l’esistenza. senza costume e senza pratica possano defraudare i cittadini e
Le Corporazioni pagavano un tributo al potere sovrano screditare le produzioni interne presso gli stranieri” (101).
che in condizioni nor mali non poteva essere Secondo costoro, l’Umanità, lasciata libera da ogni
eccessivamente esoso, in quanto essendo le Arti o autorità, tende naturalmente al bene, pure se qualche
Università o Mestieri o Gilde, etc., un corpo sociale con un singolo è malvagio: sarebbe invece l’autorità delle
peso politico, variante secondo i tempi e i luoghi, erano in istituzioni la vera origine dei mali.
grado di contrattare con l’autorità politica; inoltre era In un mercato veramente libero si “vedrà in breve (…)
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sconosciuta, di norma, l’evasione fiscale, in quanto la perfezionarsi le arti tutte, ribassarsi il livello de’ prezzi, l’abbondanza
Corporazione provvedeva ad attribuire ai singoli membri scorrere dovunque guidata dalla concorrenza, inseparabile compagna di
la relativa quota del tributo da dare al sovrano: all’interno lei (…) Il giudizio del compratore è sempre il più disappassionato e il
della stessa famiglia professionale ci si conosceva bene e si più equo; e l’inesperto come l’indiscreto compratore resteranno sempre
sapeva quanto ciascun membro era in grado di versare o solitarj, e per mancanza di profitto costretti a diventar buoni o a uscire
non versare. dalla professione. I corpi dunque delle arti e dei mestieri non producono
Il problema di sostituire la Corporazione in questa il bene per cui furono istituiti, tendono a diminuire l’annua
funzione tributaria che svolgeva fin dai tempi dei Collegia riproduzione e ad accostar la nazione alla sterilità; abolendoli dunque si
romani sollevò lunghe discussioni: nei domini asburgici farà un’ottima operazione” (102).
lombardi, pur essendo la “scomparsa delle corporazioni, avvenuta Come roussovianamente argomentava P. Giambattista
nel marzo del 1787 (…) soltanto nel 1792, e ancora grazie Vasco O.P., i regolamenti corporativi “non prescrivono nulla più
all’infaticabile Beccaria, la tassa mercimoniale fu abolita e sostituita di ciò che nello stato di piena libertà si farebbe per contratto
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da un’imposta che presentava la grande novità di considerare il spontaneo” (103). Proposizione alquanto ottimista, potrebbe
contribuente come soggetto individuale, rispondendo ad una logica di dire chi segue l’attuale “cronaca nera” eno-agro-alimentare.
trasparenza in base alla quale il percettore di reddito non poteva più Per non parlare poi del ruolo dell’istituto corporativo
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camuffarsi in un ‘corpo’” (95). Gli evasori fiscali dei secoli come “strumento di contenimento dei prezzi” (104) (ed il Vasco si
successivi ringrazino il grande illuminista milanese. mostra preoccupato per i pericoli che nascono “dai vincoli cui
Molto meno lo dovrebbero ringraziare i consumatori: sogliono sottoporsi quelle professioni, e massimamente dalla legale
egli infatti attaccò con lucida malafede l’istituto corporativo fissazione del prezzo” (105), dovuto anche al fatto che la
proprio a proposito di una delle funzioni principali assolte Corporazione “preservava la struttura distributiva sia dalla
da esso come titolo per pretendere dall’autorità politica il moltiplicazione dei passaggi intermedi tra produttori e consumatori, che
riconoscimento della sua privativa, ossia la qualità dei dall’eccessiva frantumazione dai punti vendita” (106).
prodotti, “eredità (…) del pensiero corporativo medievale (…) l’idea
del lavoro ben fatto e della protezione del consumatore” (96).

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UN VUOTO ANGOSCIOSO comportamento gli valsero l’appellativo di socialista. Così egli rispose in
una conversazione riportata da Le Figaro: ‘Mi chiamano socialista!
Inoltre “l’avvio del processo di scioglimento delle corporazioni Hanno torto: sono partigiano dell’organizzazione sociale, e non già del
porta a galla il problema dell’istruzione professionale” (107). socialismo.’“ (114).
Ed ancora le Corporazioni o Università o Gilde o Arti, Anche il cardinale “Wilhelm Emmanuel von Ketteler, in cui è
etc, mai a spese della collettività statale ma sempre a spese presente sia l’influsso di Lassalle sia quello derivato da assidue letture
della singola famiglia professionale, limitando così abusi e dei testi marxisti” (115), (1811 – 1877), antesignano della
truffe (stiamo comunque trattando di una istituzione dottrina sociale della Chiesa, si dichiarava convinto che
concretamente esistita nella Cristianità europea per secoli e “famiglia (…) parrocchie, corpi di mestieri (…) hanno origine da una
secoli, non di un sogno utopistico senza limiti e senza sola e medesima idea, vale a dire che l’associazione è una legge
difetti), “assolvono anche funzioni di difesa dei lavoratori, di naturale dell’umanità, se vuole ottenere lo scopo segnatole dalla
previdenza sociale e di mutuo soccorso. Quando costituiscono le doti alle Provvidenza” (116), e che “i corpi dei mestieri, (…) costituivano
figlie dei matricolati, quando distribuiscono sussidi agli infermi ed alle anch’essi il più alto punto delle associazioni” (117).
vedove, quando provvedono all’assistenza dei soci ammalati, quando
assolvono doveri di pietà verso i moribondi ed i morti ed onorano Iddio, UNA RISPOSTA INSUFFICIENTE
esercitano funzioni socialmente utili.” (108).
E poi ricordiamo le case d’abitazione che “avevano Si comprende come l’”Opera dei Congressi e comitati
concesso (spesso gratuitamente) ai consociati particolarmente cattolici”, proprio per rispondere all’insidia socialista, nel
bisognosi” (109), oppure la determinazione annua, attraverso suo IV Congresso, tenuto a Bergamo dal 10 al 14 ottobre
la “polizza di comparto” che prevedeva gli investimenti in 1877, formulasse fra le altre la dichiarazione secondo cui “
base alle condizioni del commercio dell’epoca, “degli occupati riconosce essere necessario organizzare Associazioni libere e cristiane che
e dei ‘soprannumerari’, i quali ultimi avevano diritto a un’indennità tornino alla famiglia operaia i benefizi delle antiche
per la temporanea disoccupazione: una sorta di cassa integrazione ante Corporazioni” (118).
litteram, con la differenza di non gravare sulla collettività” (110). Già prima il Sommo Pontefice, il Beato Pio IX,
seguendo i consigli del P. Taparelli d’Azeglio S.I. (119),
SOCIALISMO, UN SURROGATO INGANNEVOLE aveva emesso un motu proprio, in data 14 maggio 1852,
“sulla ripristinazione delle Università, e Corporazioni di esercenti
Tale era il prestigio sociale dell’istituto corporativo, che mestieri a qualunque siasi ramo di commercio” (120).
gli Illuministi vollero dare un aspetto fittiziamente Ciò perché nel 1801, portando ad effetto indirizzi
corporativo alla principale organizzazione di diffusione affermatisi sotto il Pontificato di SS. Pio VI (121), SS. Pio
“dell’illuminismo: non solo dei suoi sogni filosofici, ma anche in quanto VII aveva firmato un motu proprio, il 16 dicembre,
scuola di pratica e di discorso politico; scuola che, soprattutto pubblicato con editto del 18 dicembre dal Cardinale
nell’Europa continentale, fu costituita dalle log ge Camerlengo, “in cui era stabilito il principio generale della
<massoniche>” (111): la Massoneria nacque ad imitazione soppressione delle corporazioni di mestiere” (122). Lo stesso
di una gilda medievale. Camerlengo andava a presiedere un’apposita
Si comprende come, dopo che entro la prima metà del Congregazione Economica che aveva l’incarico “di
secolo XIX la distruzione delle Corporazioni fu un fatto continuare l’opera di riforma” (123), cioè di soppressione delle
compiuto, l’angoscia provocata dal vuoto lasciato Corporazioni.
dall’istituto corporativo permettesse ai seguaci della setta La Congregazione aveva come Segretario “quel Mons.
socialista di cercare ed ottenere qualche consenso anche Nicola M. Nicolai, che per un cinquantennio fu una delle figure più
nel mondo cristiano. notevoli nella storia economico-amministrativa dello Stato pontifico
Ovviamente, rimanendo nel solco della beffa <che> si oppose energicamente ai tentativi di ricostituzione da parte
massonica, costoro spacciarono le nuove figure del partito e delle soppresse università di mestiere” (124).
del sindacato moderni, finalizzate al conflitto, come La Congregazione Economica, per il tramite dei vari
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riedizioni di quei corpi sociali intermedi che al contrario, titolari che si succedettero nella carica di Cardinal
nella visione tomista, sono elementi d’ordine sociale. Camerlengo, riuscì brillantemente a frenare o a svuotare di
“Stewart Duckworth Headlam (1847 - 1924), sacerdote sostanza i tentativi fatti dalle LL. SS. Pio VII (all’indomani
anglicano della Chiesa alta (…) si fece banditore della dottrina della Restaurazione), Leone XII, Pio VIII e Gregorio XVI
cristiano – sociale ripresa dai socialisti cristiani. Nel 1877 fondò la di ripristinare l’istituto corporativo (125).
‘Guild of St. Matthew’ (Gilda di San Matteo). Essa rappresentò (…) Purtroppo riuscì a condizionare anche la redazione del
la principale espressione di socialismo nella Chiesa anglicana. Rispetto motu proprio del Beato Papa Pio IX; se infatti il decreto ha
agli attivisti laici, essa contava solo un terzo di sacerdoti, che tuttavia cura dell’aspetto religioso e di quello familiare, a proposito
rappresentavano la componente più attiva (…) Headlam era per una del cuore dell’istituto, la sua struttura proprietaria, si
sorta di socialismo municipale e molto favorevole alla teoria di Henry esprime in termini negativi perfettamente conformi ai testi
George della nazionalizzaione del suolo, che egli estese anche al del Turgot o del Beccaria: “La ragione de’ tempi <SIC> e delle
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capitale. Infine riteneva che i riformatori sociali di ispirazione cristiana attuali legislazioni – era detto nel motu proprio di Pio IX – Ci vieta
non dovessero rifiutare la cooperazione con i socialisti che si assolutamente di volgere i Nostri pensieri al ristabilimento degli antichi
professavano atei. Headlam fu anche autore di molti saggi tra cui The sistemi di privilegio in favore di qualche classe di commercianti, ed
Guild of St. Matthew. An Appeal to Churchmen (La Gilda di San artisti” (126).
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Matteo. Un appello agli uomini di Chiesa, 1890)” (112). Leso nel suo elemento chiave, la proprietà privata
Ovviamente “anche i sacerdoti cattolici cominciarono a dell’esercizio di un mestiere, all’istituto corporativo rimase
considerare con maggiore attenzione i problemi sociali, dando vita al solo, quale novello Sansone rapato ed accecato, di far bella
gruppo guidato dal cardinale Manning” (113). mostra di sé nei saloni dei nuovi Filistei, dando ad esempio
Da parte loro, gli agitatori socialisti cercarono di trarre il proprio nome ad alcuni dipartimenti di uno Stato
vantaggio da questa situazione: “Nel 1890 i socialisti, in una fondamentalmente hegeliano come quello di Benito
dimostrazione per le otto ore, portavano in trionfo il ritratto del Mussolini. Invece, data la radicale opposizione fra il
cardinale accanto a quello di Marx. Le sue teorie e il suo concetto di corporazione ed ogni forma di tribalismo

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postmoderno, un istituto nazionalsocialista per correlato in rapporto ad ogni altro pezzo" (139), dove perciò
l’organizzazione corporativa “ebbe breve vita” (127). scompare ogni responsabilità individuale di scelta fra virtù
o peccato: "Questo tipo di riferimento interpretativo raggiunge il suo
L’OPZIONE LIBERISTA sviluppo massimo con l'opera di Pierre Simon Laplace (1749-1827)
IL LIBERO MERCATO il quale (in relazione all'astronomia) afferma che ogni fenomeno rinvia
agli altri e non è spiegabile individualmente" (140).
Abbiamo visto come questo ambiguo atteggiamento Questo modello, secondo il quale il libero mercato
degli Illuministi verso il concetto cattolico di proprietà sarebbe stato regolato e reso "coerente dagli interessi individuali
privata sia stato utilizzato nella loro battaglia a favore del proprio come il sistema planetario era tenuto insieme dalle forze di
libero mercato, il quale va considerato come "il distillato del gravità" (141), ebbe a lungo successo, se alla fine
grande illuminismo scozzese del diciottesimo secolo." (128), il quale dell’Ottocento Léon Walras (1834 - 1910) scriveva: "Questa
fu "uno dei rami più interessanti dell'illuminismo europeo" (129). parte del nostro compito consisteva nella costruzione di una scienza
Di questo Illuminismo fu discepolo Adam Smith e, ai completamente nuova: la scienza delle forze economiche analoga alla
tempi nostri, dichiarò di mutuarne i concetti base Friedrick scienza delle forze astronomiche. Cito l'astronomia che in effetti è il
A. Hayek (1899 - 1992) (130). modello cui prima o poi deve avvicinarsi la teoria della ricchezza
Questo ambiente intellettuale sviluppò nel campo della sociale. Fatti naturali nel senso che sono e restano superiori alle
teoria economica quel "tentativo di affrancarsi dalla dottrina convenzioni sociali [Leggi: religione, N. d. R.], e che si impongono
rigorosamente teocentrica o comunque basata più su tradizionali alla volontà umana; leggi anch'esse naturali e quindi necessarie (…)
principî di autorità" (131), e perciò "di liberare in qualche modo fatti e leggi che richiedono un'ampia e feconda applicazione del calcolo e
l'umanità, a mezzo del metodo scientifico, dagli effetti del peccato delle for mule matematiche. L'analogia è completa e
originale" (132), tentativo che già si era cominciato a impressionante" (142).
sviluppare, sempre in base ad una prospettiva Ancora ai nostri giorni, un intransigente difensore del
meccanicista, nel campo della filosofia della scienza ed in libero mercato come Milton Friedman (1912 - 2006), nel
quello della teoria politica (Bacone, Hobbes). 1976 "insignito del premio Nobel per la scienza economica" (143),
Non è qui il luogo di mostrare come questo affermava che "in economia le persone che cercano di fare solo il
meccanicismo si sia sviluppato quale "opposto estremismo" proprio interesse sono guidate da una mano invisibile a promuovere
al magismo ed occultismo rinascimentali (133), sviluppo l'interesse pubblico" (144).
evidentissimo nella figura del corrispondente di Cartesio Ricordiamo che "la mano invisibile di Adam Smith non poteva
nonché cd. "segretario della Repubblica delle lettere", il P. essere identificata come una particolare persona, istituzione o
Marino Mersenne OFM (1588 - 1648) (134). programma, né con un ben definito meccanismo burocratico. Era un
Se, nell'antichità classica e medioevale, filosofi e teologi potere astratto immanente al sistema. (…) La mano invisibile non era
avevano insegnato che la prosperità di una nazione altro che la qualità della regolazione automatica." (145).
dipendeva dalle virtù individuali delle élites dirigenti e, al Si esprime in questo senso anche il Friedman, secondo
seguito, del resto dei cittadini, (la Chiesa arrivò ad il quale "i prezzi che emergono dalle transizioni volontarie fra
"assimilare l'usuraio con l'eretico") (135), l'Illuminismo si svincola compratori e venditori - in breve nel libero mercato - sono capaci di
dalla dipendenza dalla scelta individuale di fare il bene ed coordinare l'attività di milioni di persone, di cui ognuna non conosce
evitare il male immaginando meccanismi economici che che il proprio interesse, in modo tale che la situazione di tutti se ne trovi
cancellino il libero arbitrio: "Smith pensò che una 'società umana, migliorata. (…) Il sistema dei prezzi assolve questo compito in assenza
se la osserviamo in una luce in qualche modo astratta e filosofica, ci di ogni direzione centrale, e senza che sia necessario che le persone si
appare come una grande, immensa macchina' (…) Di questa parlino o si amino <SIC> (…) L'ordine economico è un'emergenza, è
macchina due sono le forze motrici: il tornaconto individuale e la la conseguenza non intenzionale e non voluta delle azioni di un gran
tendenza umana ad abbandonare la certezza dell'autosufficienza numero di persone mosse soltanto dai propri interessi. (…) Il sistema
economica (…) 'La natura umana <ha> la tendenza a trafficare, a dei prezzi funziona così bene e con tanta efficacia che noi siamo
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barattare e a scambiare una cosa con l'altra … Essa è comune a tutti inconsapevoli che funzioni per la maggior parte del tempo." (146).
gli uomini, e non si trova presso alcuna altra razza d'animali<SIC>, Non possiamo negare che "in questa insistenza a mostrare
che pare non conoscano né questa, né altra specie di che l'ordine economico sfugge alla volontà, alla parola e alla coscienza
convenzione[Leggi: religione, N. d. R.]'- 'Non è dalla benevolenza degli uomini vi è veramente un paradosso" (147).
del macellaio, del birraio o del fornaio che noi attendiamo il nostro
pranzo, ma dalla loro considerazione dell'interesse proprio'." (136). IL CAOS, NUOVA REGOLA DI MERCATO
Se il Mandeville (1670 - 1733), autore della celebre
Favola delle api, mirava con i suoi scritti a sviscerare la "natura Anche perché, nel frattempo, con il succedersi delle
della società e ricercarne i veri fondamenti in modo che appaia evidente meccaniche (dal dominio della meccanica classica al
che non sono le qualità buone e amabili dell'uomo, ma i suoi attributi predominio o egemonia della meccanica quantistica), "grave
cattivi e odiosi" (137), nello stesso senso lo Smith scrive: "Ogni fu la crisi determinata dalla meccanica quantistica che colpì al cuore lo
individuo (…) non intende, in genere, perseguire l'interesse pubblico, né stesso nucleo del determinismo in meccanica (…) era così
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è consapevole della misura in cui lo sta perseguendo (…) Egli mira solo definitivamente 'saltato' il ruolo centrale che l'analogia meccanica aveva
(…) al suo proprio guadagno, ed è condotto da una mano invisibile, in rivestito nella scienza classica. Ad esso si sostituì il criterio dell'analogia
questo come molti altri casi, a perseguire un fine che non rientra nelle matematica" (148).
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sue intenzioni. Né il fatto che tale fine non rientri nelle sue intenzioni è Il che vuol dire che alla costruzione teorica di "'modelli'
sempre un danno per la società. Perseguendo il suo interesse egli spesso meccanici dei fenomeni studiati" (149) si sostituisce un flusso di
persegue l'interesse della società in modo molto più efficace di quando equazioni: senza che però si possa salvare la responsabilità
intende effettivamente conseguirlo." (138). individuale del soggetto che, come notoriamente teorizzato
da uno dei fondamenti della meccanica quantistica, il
L’UOMO – MACCHINA principio di indeterminazione di Heisemberg, si suppone
parte integrante del sistema.
Nel pensiero economico illuminista "lo strumento di L'abbandono del modello meccanico comporta anche
analisi della realtà è il modello 'macchina' al cui interno ogni pezzo è l'abbandono del sogno di poter raggiungere un equilibrio

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La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?
stabile: "Il concetto che surroga quello di 'economia con un unico potesse esser suggerita da una qualunque ideologia immanentista perché
equilibrio' è quello di 'regolare' (…) Le economie regolari sono sconfiggeva l'assolutismo con risorse completamente realistiche. Sotto
caratterizzate in primo luogo dal fatto di possedere un insieme discreto l'amministratore c'era anche il politico che aveva risolto modernamente i
di equilibri" (150). più difficili problemi dello spirito." (157).
Da un equilibrio più arretrato ad un equilibrio più
avanzato si dovrebbe passare tramite crisi quali le LA CHIUSURA DEL CERCHIO:
biforcazioni previste dalla teoria delle catastrofi di René L’ESPLOSIONE ATOMICA
Thom (151) o i momenti di distruzione creativa descritti da
Schumpeter (152) La dinamica del libero mercato non si è chiusa con la
Questo almeno teorizzano gli economisti più ottimisti, forzata ed artificiosa ”atomizzazione del mondo
quali il cd. "premio Nobel per l'economia" del 2008 Paul corporativo” (158): dalla demolizione della secolare struttura
Krugman, per il quale "il concetto di sistemi che si proprietaria della famiglia professionale corporativa, si è
autoorganizzano - di sistemi complessi nei quali la casualità e il caos arrivati a frammentare e stravolgere la proprietà privata
sembrano evolvere spontaneamente in un ordine inatteso - è diventato della singola famiglia, con il “‘libero’ mercato” azionario
un'idea sempre più influente (…) E' tempo di vedere come le nuove idee (159).
possano essere pienamente applicate a quel sistema immensamente “Visto dall’esterno il mutamento è abbastanza semplice: i singoli
complesso, ma che senza dubbio si auto organizza, che chiamiamo tendono a perdere sempre più la proprietà degli strumenti di produzione
sistema economico" (153). e a divenire invece proprietari di pezzi di carta, comunemente conosciuti
Studiosi più prudenti obiettano però che solo se come azioni, obbligazioni o titoli in genere, che hanno acquistato la
esistono, ben separati, un certo numero di equilibri chiari e natura di beni mobili per effetto del meccanismo costituito dal pubblico
distinti si può pensare che le traiettorie di evoluzione del mercato. Ma sotto a tutto ciò sta una trasformazione molto più
sistema possano tendere, tramite una breve crisi, da un radicale. Il controllo materiale degli strumenti di produzione è stato
ordine, un equilibrio, ad un altro ordine, un altro ceduto in misura crescente a gruppi ristretti che amministrano l’insieme
equilibrio: "Se però gli equilibri sono infiniti questa formulazione è delle proprietà solo presumibilmente, ma non necessariamente,
imprecisa e può aversi una situazione più spiacevole: può aversi, ad nell’interesse dei possessori dei titoli.” (160).
esempio,un'intera curva di equilibri e certe traiettorie possono 'tendere Le grandi, medie e piccole famiglie imprenditoriali (il
agli equilibri' nel senso che tendono a tutta la curva, cioè oscillano collegamento fra famiglia ed impresa è così stretto che in
intorno ad essa senza tendere a un equilibrio." (154). italiano ancora oggi si dice correntemente “casa
Il che vuol dire che in tal caso l'illuminista sistema di automobilistica”, “casa vinicola”, “casa farmaceutica”,
libero mercato presenta "comportamenti selvaggiamente etc.), sono spinte ad abbandonare l’amministrazione dei
caotici" (155). propri beni affidandoli a manager professionisti, e ridursi
così al solo godimento dei frutti azionari.
LA RIVOLUZIONE LIBERALE Addirittura i fanatici del libero mercato criticano non
solo il cd “modello italiano”, in cui le singole famiglie,
L'unico valore oggettivo da dare al sistema di libero ancorché azioniste, pretendono di conservare il controllo
mercato torna ad essere quindi quello originale (Adam dell’azienda, ma anche il modello tedesco, o “renano”, in
Smith era uno studioso di teologia morale), ossia cui un costante controllo sull’operato dei manager è svolto
l'opposizione assoluta fra concetto di libero mercato e dalla banche azioniste: “Il complesso meccanismo di vincoli e
concetto di peccato, individuale e originale, il che spiega controlli sull’operato delle imprese basato sul mercato, e sulle istituzioni
per quale motivo i propugnatori del primo proclamino, per che in presenza del mercato si formano, compensa abbondantemente la
quanto di Sinistra, la "necessità di una rivoluzione liberale" (156). mancanza di ‘controllori’, cui sia affidato, in maniera esclusiva o
Del termine si fece araldo Piero Gobetti, che intitolò prevalente, questo compito di sorveglianza, come possono essere le
così la sua rivista ed un suo famoso saggio. banche azioniste o un gruppo stabile di azionisti di riferimento (Leggi:
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All'interno di questo saggio, egli volle dare questo [per famiglia. N.d.R.)” (161).
lui così impegnativo e programmatico!] titolo ad un breve Abbiamo così “la disintegrazione dell’essenza stessa della
paragrafo del primo dei quattro capitoli (o Libri ) in cui il proprietà” (162).
Gobetti divise il suo saggio: questo Libro primo si intitola Il libero mercato illuminista, dopo aver imposto fra
L'eredità del Risorgimento ed il paragrafo significativamente XVIII e XIX secolo, con la forza del dispotismo e delle
intitolato Rivoluzione liberale è una lode al Cavour: "Genio e baionette, “una concezione che potremmo chiamare atomistica del
costanza non insegnavano a governare l'Italia delle sette e della modo economico” (163), oggi con la “dissoluzione dell’atomo della
reazione clericale. La singolare virtù di Cavour è piuttosto nella proprietà distrugge il fondamento stesso su cui poggiava tutto l’ordine
franchezza della sua astuzia (…) dominanti i costumi della demagogia economico negli ultimi secoli e cioè un’impresa individuale plasmata
e della teocrazia, Cavour ha saputo cominciare il processo moderno di sull’interesse del proprietario e un diritto di proprietà indeterminato nnel
una rivoluzione liberale (…) Mentre creava nella vita popolare le suo contenuto e tendenzialmente libero da ogni onere (…) L’esplosione
N. 8

condizioni obbiettive per una rinascita moderna fondata sugli dell’atomo della proprietà distrugge alla base il vecchio sistema” (164).
imperativi dell'economia e non sui sogni della religione
(Sottolineatura mia, N.d.R.) (…) Ma il capolavoro di Cavour - CONCLUSIONI
bisogna riconoscerlo, dopo tanti fraintendimenti - fu la politica
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ecclesiastica. Egli comprese la vanità di ogni lotta contro il cattolicismo Le Corporazioni sono state demolite ed ormai i fanatici
in un paese cattolico e la necessità di combattere la Chiesa non su un del mercatismo richiedono la scomparsa persino degli
terreno dogmatico, ma sul problema formale della libertà di coscienza. Ordini professionali, ultimi residui di Identità nel campo
Intesa secondo questi principi, la formula Libera Chiesa in libero Stato economico.
non è più un'ambigua trovata di filosofia del diritto ma un'astuzia di Si arriva così ad eccessi come quelli denunciati dal
politica internazionale (…) Cavour obbligava i paladini di una verità lettore di un quotidiano italiano nel 2008: “Per favorire la
medioevale ad accettare per la lotta una pregiudiziale moderna (…) libera circolazione delle professioni è stato approvato, nel 2007 dal
contro i residui di assolutismo inerenti in qualsiasi politica ispirata governo Prodi, un decreto che dà la possibilità di istituire di fronte al
dalla Chiesa (…) la sua politica era assai più astuta di quella che gli notaio una associazione professionale sanitaria, pur non essendo

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La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?
composta da professionisti del campo sanitario (…) Ritengo che 23) Daniel Guérin, Ni Dieu ni Maître, Paris, Maspero, 1970, p. 6.
riconoscere le associazioni al posto delle professioni sia rischioso in un 24) H. E. Kaminsky, cit. in Hans Magnus Enzensberger, La breve
contesto nazionale nel quale le forme di controllo appaiono flebili e estate dell’anarchia, Milano, Feltrinelli, 1973, p. 223.
tenue” (165). 25) Volin, cit., p. 386.
26) Op. cit., p. 413.
Rimarrebbero dunque padrone del campo le altre tre 27) Op. cit., p. 466.
opzioni economiche, se non fosse del tutto evidente il loro 28) Op. cit., pp. 471 – 472.
fallimento. 29) H. M. Enzensberger, cit., p. 64.
Un fallimento che non è dovuto a cause accidentali, 30) Op. cit., p. 38.
esterne, ma alla ormai palese infondatezza dei loro 31) Op. cit., pp. 40 – 47.
presupposti. 32) D. Guérin, cit., pp. 142 – 143.
D’altronde le opzioni socialista, anarchica e liberista 33) H. M. Enzensberger, cit., p. 207.
sono, letteralmente, teorie elaborate a tavolino, vergate con 34) Op. cit., p. 193.
penne d’oca alla luce incerta di candele e lampade a 35) Op. cit., p. 158.
petrolio. 36) Vernon Richards, Insegnamenti della rivoluzione spagnola, Genova-
Nervi, Edizioni RL, 1957, p. 66.
L’opzione corporativa, invece, è venuta lentamente 37) D. Guérin, cit., p. 156.
maturando per secoli nell’Europa cristiana, evolvendosi e 38) H. M. Enzensberger, cit., p.191.
rispondendo alle necessità religiose, culturali e materiali di 39) Op. cit., p. 199.
generazioni e generazioni di Cristiani. 40) Op. cit., p. 192.
Sarebbe ingenuo proporsi oggi di rimettersi seduti ad 41) Op. cit., p.159.
un tavolo, davanti allo schermo a cristalli liquidi di un 42) L. Dal Pane, cit., p. 8.
computer, alla luce di lampade a LED, per digitare una 43) Elisabetta Merlo, Le corporazioni, conflitti e soppressioni, Milano,
nuova costituzione economica. FrancoAngeli, 1996, p. 94.
La soluzione non può emergere concretamente, 44) Cesare Mozzarelli, La riforma politica del 1786 e la nascita delle
socialmente, che in un solo modo: con la difesa ad oltranza camere di commercio in Lombardia, in Idem, a cura di, Economia e
corporazioni, Milano, A.Giuffré, 1988, p. 164.
dei Comandamenti che riguardano l’agire economico (non 45) L. Dal Pane, cit., p. 19).
rubare, non desiderare la roba d’altri) i quali a loro volta 46) Vittorio Cavallari, La fine del collegio romano e le origini della
presuppongono il quarto Comandamento sull’autorità corporazione medievale, Verona, A. Chiamenti ed., 1939 – XVII, p. 27.
familiare ed i primi tre Comandamenti, senza i quali tutti 47) Op. cit., p. 8.
gli altri perdono ogni senso. 48) Op. cit., p. 27).
Il resto seguirà, necessariamente, in sovrappiù. 49) E. Merlo, cit., p. 69.
50) Op. cit., p. 14.
 NOTE 51) Cesare Beccaria, Elementi di economia pubblica, lezioni raccolte da
Pietro Custodi, in L. Dal Pane, cit., pp. 279 – 280.
1) S. Tommaso d'Aquino, La Somma Teologica, vol.XVII, La Giustizia, 52) Op. cit., p.279.
Bologna, Ed. Studio Domenicano, 1984, [II, II, q. 66, a. 1] p.206. 53) Giambattista Vasco, Delle Università delle arti e mestieri, in L. Dal
2) Plinio Corrêa de Oliveira, Tradizione, famiglia, proprietà, in Pane, cit., pp. 314 – 316.
"Cristianità", n. 34-35, febbraio - marzo 1978, p. 5. 54) L. Dal Pane, cit., pp. 16 – 17.
3) S. Tommaso d'Aquino, cit., [II, II, q. 66, a. 2], p.208. 55) Op. cit., p. 22.
4) SS. Pio XI, Lettera Enciclica "Quadragesimo Anno", 15 maggio 56) Alberto Grohmann, In margine ad un registro della cancelleria di
1931, in "Acta Apostolicae Sedis", vol. XXIII, p. 191. Ferdinando I d’Aragona, in Carlo M. Cipolla et a., Fatti e idee di storia
5) Plinio Corrêa de Oliveira, La libertà della Chiesa nello Stato comunista, economica nei secoli XII – XX, cit., p. 234.
in "Cristianità", n.11-12, maggio - agosto 1975, p. 8. 57) L. Dal Pane, cit., p. 12.
6) SS. Pio XII, Radiomessaggio al Katholikentag di Vienna del 14 58) E. Merlo, cit., p. 19.
settembre 1952, in Idem, Discorsi e radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, 59) Massimo Costantini, L’albero della libertà economica, Venezia,
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vol. XIV, Città del Vaticano, Tip. Pol. Vaticana, 1955, p. 314. Arsenale ed., 1987, p. 26.
7) Armando Barale, Il concetto di proprietà nel P. Taparelli, Pinerolo, Soc. 60) L. Dal Pane, cit., pp. 8 – 10.
Tip. Cottolengo, 1960, p.17. 61) Patrizia Mainoni, La Camera dei Mercanti di Milano tra economia e
8) Op. cit., p.111. politica alla fine del Medioevo, in C. Mozzarelli, a cura di, Economia e
9) Op. cit., p. 113. Corporazioni, cit., p. 57.
10) Romano Molesti, La funzione dell'agricoltura nel pensiero economico di 62) Philippe Minard, Dibattito, in Atti della “Trentesima settimana di
Antonio Zanon, in Carlo M. Cipolla et a., a cura di, Fatti e idee di storia studi” dell’Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini”,
economica nei secoli XII-XX, Bologna, il Mulino, 1977, pp.647 - 648. Poteri economici e poteri politici, secc. XIII – XVIII, Bagno a Ripoli, Le
11) Luigi Dal Pane, Il tramonto delle corporazioni in Italia. Secoli XVIII e Monnier, 1999, p. 87.
XIX, Milano, ISPI, 1940 - XVIII, pp. 25, 308, 312 e passim. 63) Paul Zumthor, La vie quotidienne en Hollande au temps de Rembrandt,
12) C. M. Cipolla et a., cit., p. 650. Paris, Hachette, 1959, p. 346.
13) Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, 64) Op. cit., p. 162.
Milano, Mondadori, 1978, p.156. 65) Op. cit., p. 314.
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14) Massimo L. Salvadori, Comunismo, in Enciclopedia delle Scienze 66) Camillo Manfroni, Storia dell’Olanda, Milano, Hoepli, 1908, p.
Sociali, Vol. II, Roma, Ist. Enc. It., 1992, p. 195. 247).
15) Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Torino, Einaudi, 1977, p. 67) Peter Burke, Venezia e Amsterdam, Ancona - Bologna,
Transeuropa, 1988, p. 68.
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484.
16) K. Marx, F. Engels, Manifesto, cit., p. 109). 68) P. Zumthor, cit., p. 314.
17) Karl Marx, Il Capitale, Roma, Newton Compton, 1996, p. 267. 69) Charles Wilson, La Repubblica olandese, Milano, Il Saggiatore,
18) Friedrich Engels, Principi del comunismo, in K. Marx, F. Engels, 1968, p. 208.
Manifesto, cit., p.293. 70) Op. cit., p. 46.
19) Volin, La rivoluzione sconosciuta, Napoli, Edizioni RL, 1950, pp. 71) Paolo Ungari, Statuti di compagnie e società azionarie italiane (1638 –
383 – 385; 457 – 461; e passim. 1808), Milano, Giuffrè, 1993, p. X).
20) Cesare Zaccaria, Prefazione, in Volin, cit., p. VII. 72) Herman Van der Wee, Le commerce mondial, la finance internazionale
21) Volin, cit., p. 274. et le prince en Europe occidentale du Moyen-âge aux Temps Modernes, in Atti
22) Op. cit., p. 377. della “Trentesima Settimana di Studi”, cit., p. 723.
73) P. Burke, cit., p. 19.

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La Proprietà privata ha bisogno del Libero mercato?
74) Op. cit., p. 49. nazionalsocialismo, Milano, Feltrinelli, 1977, p. 216.
75) Paolo Morachiello – Giovanni Scarabello, Venezia. XIV – XVI 128) Piero Barucci, Adam Smith e la nascita dell'economia politica,
secolo: la repubblica aristocratica, Milano, Fenice 2000, 1994, p.62. Milano, A. Mondadori, 1991, p. 13.
76) Op. cit., p. 17. 129) Daniele Besomi, Giorgio Rampa, Dal liberalismo al
77) Op. cit., p. 58. liberismo, Torino, Giappichelli, 1998, p. 31.
78) Op. cit., p. 59. 130) Op.cit., p.187.
79) M. Costantini, cit., p.79. 131) Massimo N. Marzi, La macchina e l'ingranaggio, Abano
80) Ugo Tucci, Presentazione, in M. Costantini, cit., p. 9. Terme, Francisci ed., 1983, p. 9.
81) E. Merlo, cit., p. 14. 132) Op.cit., p. 19.
82) C. Mozzarelli, cit., p. 178. 133) Ernesto Screpanti, Stefano Zamagni, Profilo di storia del
83) L. Dal Pane, cit., p. 27. pensiero economico, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1989, p.
84) Op. cit., p. 29. 35.
85) M. Costantini, cit., p. 29. 134) D.Besomi, G.Rampa, cit., p. 43.
86) U. Tucci, cit., p. 11. 135) Daniela Parisi, Introduzione storica all'economia politica,
87) M. Costantini, cit., p. 74. Bologna, il Mulino, 1986, pp. 10 – 15.
88) Cit. in op. cit., p. 86. 136) Cit. in P. Barucci, cit., pp. 27 - 28.
89) Op. cit., p. 127. 137) Maria Emanuela Scribano, Natura umana e società
90) L. Dal Pane, cit., p. 21. competitiva, Milano, Feltrinelli, 1980, p. 112.
91) Op. cit., p. 19. 138) Cit. in Otto Mayr, La bilancia e l'orologio, Bologna, il Mulino,
92 Philippe Minard, Contrôle économique et normes de production dans la 1988, pp. 289 - 290.
France des Lumières, in Atti della “Trentesima Settimana di Studi”, cit., 139) D. Parisi, cit., p. 27.
p. 644. 140) Ibidem.
93) E. Merlo, cit., p. 46. 141) Gunnar Myrdal, L'elemento politico nello sviluppo della teoria
94) L. Dal Pane, cit., p. 22. economica, Firenze, Sansoni, 1981, p. 36.
95) E. Merlo, p. 107. 142) Cit. in Paolo Ramaccioni, Lo specchio meccanico
96) Ph. Minard, Contrôle économique, cit., p.642. dell'economia, Camerino, Università degli Studî, 1990, p. 11.
97) C. Beccaria, Elementi, cit., p.279. 143) Mario Talamona, Prefazione, in Milton Friedman, Per il libero
98) Cit. in M. Costantini, cit., p. 63. mercato, Milano, SugarCo ed., 1981, p. 9.
99) Cit. in E. Merlo, cit., pp. 109 – 110. 144) M. Friedman, cit., p. 51.
100) Op. cit., pp. 67 – 68. 145) O. Mayr, cit., p. 290.
101) Pietro Verri, Meditazioni sulla Economia politica, in L. Dal Pane, 146) Cit. in P. Ramaccioni, cit., pp. 270 - 271.
cit., p. 284. 147) Op. cit., p. 271.
102) Op. cit., p. 286. 148) Bruna Ingrao, Giorgio Israel, La mano invisibile. L'equilibrio
103) G. Vasco, cit., p. 309. economico nella storia della scienza, Roma-Bari, Laterza, 1996, p.
104) E. Merlo, cit., p. 103. 171.
105) G. Vasco, cit., p. 305. 149) Op.cit., p.172.
106) M. Costantini, cit., p. 104. 150) Op. cit., pp. 303-304.
107) E. Merlo, cit., p. 100. 151) Anthony Candiello, Il Caos, in Ferdinando Azzariti, a cura di,
108) L. Dal Pane, cit., p. 36. Il caos: nuova regola di mercato, Milano, FrancoAngeli, 2006, p.
109) M. Costantini, cit., p. 115. 22.
110) Op. cit., p. 97. 152) Alberto F. De Toni e Luca Comello, Il ruolo del caos, in F.
111) Margaret C. Jacob, Massoneria illuminata. Politica e cultura Azzariti, cit., p.42.
nell’Europa del Settecento, Torino, Einaudi, 1995, p.27. 153) Paul Krugman, Economia e auto-organizzazione, Milano,
112) Alfredo Luciani, Cristianesimo e movimento socialista in Europa, I, II, Giuffré, 2000, p.VIII.
1848 – 1890, Venezia, Marsilio, 1984, pp. 397 -399. 154) B. Ingrao, G. Israel, cit., p. 321.
113) Op. cit., p. 400. 155) Op. cit., p. 292.
114) Op. cit., p. 406. 156) Franco Debenedetti, Sappia la destra, Milano, Baldini &
115) Op. cit., p. 427. Castoldi, 2001, p. 362.
116) Cit. in op. cit., p. 445. 157) Piero Gobetti, La Rivoluzione Liberale, Torino, Einaudi, 1995,
117) Cit. in op. cit., p. 447. pp. 23 - 25.
118) Op. cit., p. 128. 158) E. Merlo, cit., p. 97.
119) Elio Lodolini, Il tentativo di Pio IX per la ricostituzione delle 159) Adolf A. Berle jr. e Gardiner C. Means, Società per azioni e
corporazioni, in “Rassegna storica del Risorgimento”, ottobre – proprietà privata, Torino, Einaudi, 1966, p. 274.
dicembre 1952, pp. 676 – 678. 160) Op. cit., p.11.
120) Op. cit., p. 674. 161) Umberto Mosetti, Corporate Governance e modelli di
121) L. Dal Pane, cit., p. 34. proprietà e controllo delle imprese, Siena, Copinfax, 1996, p. 11.
122) E. Lodolini, cit., p. 664. 162) A. Berle e C. Means, cit., p. 12.
123) L. Dal Pane, cit., p. 33. 163) L. Dal Pane, cit, p. 21.
124) E. Lodolini, cit., p. 666. 164) Giovanni Silvio Coco, Crisi ed evoluzione nel diritto di
125) Op. cit., pp. 666 – 670. proprietà, Milano, Giuffré, 1965, p.83.
126) Op. cit., p. 674. 165) Rolando Proietti Mancini, Lettere al direttore, in “la
127) Franz Neumann, Behemot. Struttura e pratica del Repubblica”, 24 settembre 2008.

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