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La morte di Fabiano Antoniani deve servire a qualcosa: lopinione pubblica e la

politica devono essere scosse dalla tragedia di un uomo che, divenuto cieco e
tetraplegico dopo un incidente stradale, ha deciso di mettere fine alle proprie
sofferenze. Il dolore di Fabo e della sua famiglia stato reso pubblico, crediamo, anche
per questo. Non un dramma reso spettacolo, bens un caso che vuole diventare un
simbolo.

Porre fine alla propria vita, quando la si ritiene unesistenza non pi degna di
essere vissuta, significa esercitare un diritto sacrosanto, significa appropriarsi di
una libert che nessuno ci pu togliere, quella di autodeterminarsi, soprattutto in
contesti e condizioni tragici e critici. Indagare le motivazioni che portano a un gesto
cos estremo uno scrupolo inutile: chiunque decide di morire ha le sue ragioni, che
possono risultare incomprensibili a chi non vive la stessa sofferenza. Uno Stato deve
garantire lautodeterminazione del cittadino, non ignorarlo o, peggio, ostacolarlo.

vergognoso che nel 2017 lItalia, considerato forse a torto un paese civile, non
permetta ai propri cittadini di esercitare un diritto inalienabile e che li costringa a
pagare cifre da capogiro e affrontare lunghi viaggi per andare a porre fine alle proprie
sofferenze allestero. La Svizzera diventa, anche in virt della vicinanza geografica,
un luogo di salvezza per tutti gli italiani che ritengono la loro esistenza troppo
dolorosa per essere vissuta. Ci sono disabilit gravissime, malattie terminali, ma
anche situazioni psicologiche insopportabili che nessuno ha il dovere etico e
giuridico di sobbarcarsi.

Inutile quindi larticolo di Avvenire, che intervista un ragazzo disabile 19enne


Matteo Nassigh che chiede ad Antoniani di vivere: Il problema di dj Fabo e dei tanti
che la pensano come lui, asserisce, che vedono la disabilit come unassenza di
qualcosa, invece una diversa presenza. E poi: Se le persone vengono misurate
per ci che fanno, ovvio che uno come me o dj Fabo vuole solo morire. Ma se
venissero capite per quello che sono, tutto cambierebbe. Infine la morale: il
ragazzo ha un unico terrore, e sono i tanti che oggi pretendono di misurare la dignit
delle vite altrui: Lo dico chiaro, non uccidetemi mai. Temo sempre che un giorno arrivi
uno e dica sopprimiamo i disabili che non parlano se accadesse io mi
troverei in una situazione poco bella. Non ha mai superato lo choc della morte
di Eluana Englaro. Avvenire ignora il fatto che una legge sulleutanasia non
imporrebbe a nessuno di praticarla contro la propria volont: come ci sono persone che
vogliono abortire e persone che non vogliono, e la legge che regola laborto non
obbliga nessuno a farlo, cos una normativa sulleutanasia lascerebbe la
scelta allindividuo. Matteo, il ragazzo intervistato da Avvenire, ha il diritto di
vivere, ma dovrebbe anche avere il diritto di morire, semmai decidesse di farlo. La
vita la sua e nessuno deve o pu decidere per lui in merito. Se vogliamo lasciare ad
altri la scelta fondamentale sulla nostra esistenza, dobbiamo anche smettere di
considerarci delle persone: chi non pu autodeterminarsi non altro che un
oggetto nelle mani di qualcun altro.

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