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IL CONTRATTO SOCIALE

Contratto un termine del diritto privato romano, Rousseau lo riferisce allintera societ e in questo modo consente di mettere in
evidenza quale sar il tema del suo scritto politico (sulla base di riferimenti allantichit). Il Contratto infatti tematizza il pensiero
politico moderno (in particolar modo le teorie contrattualistiche da Hobbes, Spinoza a Pufendorf e Locke).
Hobbes scrisse tre opere politiche Elementi di diritto politico, De Cive e Leviatano, ma in nessuna di queste fa riferimento
allartificiosit del contratto. Cos anche per Pufendorf che scrisse Del diritto di natura e delle genti. In Spinoza Trattato politico non
compare nemmeno il concetto di contratto, come anche in Locke Due trattati sul governo civile.
Rousseau quindi si configura come il primo pensatore a porre sin da principio le basi della sua teoria politica, che sebbene non sia
solo un contrattualista (metter infatti uniti elementi della tradizione contrattualista con elementi della tradizione repubblicana)
sar in coniatore di diversi concetti di fondo delle teorie repubblicane contemporanee (la repubblica come governo della legge,
lidea del cittadino-soldato, delle virt repubblicane ecc)
O PRINCIPI DEL DIRITTO POLITICO
In Emilio (libro II) egli parla di una scritto intitolato Principi del diritto politico, che altro non sar che il Contratto sociale, scritto
contemporaneamente al primo. Cos come Rousseau ricerca i principi di politica, gli altri pensatori li ritrovano allinterno di altre
discipline (fisica, astronomia, economia, ecc). NellEmile (libro V) compie un attacco a Grozio e Hobbes parla delle loro teorie come
simili, infondate, proiettano sulla natura caratteristiche della societ moderna, ecc. Vi la necessit di una teoria normativa senza
cui impossibile studiare il presente (teoria descrittiva). I principi del diritto politico sono la scala per misurare le leggi politiche di
ogni paese: bisogna saper ben giudicare (ponderare) ci che deve essere per ben giudicare ci che . La filosofia tradizionale, da
Platone, si da sempre mossa in due direzioni, la via ideale-normativa e quella reale-descrittiva, nella modernit queste vie
entrarono in conflitto (Machiavelli stesso, tanto letto da Rousseau, critica le teoria normative, dichiarando che il suo scopo consiste
solo nel seguire i fatti come sono: chi formula teorie normative non finisce che nellimmaginazione, es Platone Repubblica utopica).
Rousseau si inserisce in un contesto di critica alle teorie normative, intende proporre una teoria normativa che non rischi di
deragliare in pura immaginazione. Gi nellEsordio del libro I, Rousseau intende fondare la sua teoria politica su un aspetto
descrittivo (gli uomini some sono) e un aspetto normativo (le leggi come possono essere).
Di J-J ROUSSEAU - Cittadino di Ginevra
Foederis aequas dicamus leges (Virgilio, Eneide XI)
LEpigrafe del Contratto sociale cita stabiliamo le leggi eque del patto: vengono messe in primo piano le leggi non iniquo (derivate
dal patto iniquo) ma giuste (derivate dal contratto sociale equo)
La vignetta rappresenta la Dea della Giustizia recante in mano la bilancia. Leditore aveva scelto questa immagine capendo al volo
che Rousseau si sarebbe inserito nella tradizione politica millenaria (dalla Repubblica di Platone alla Teoria della giustizia di Royce
1971) come riflessione della giustizia politica e sociale. Nellesordio del Contratto sociale dice in modo che giustizia e utilit non si
trovino mai separate. A AMSTERDAM, presso Marc Michel Rey (Aprile, 1762)

AVVERTENZA. Rousseau avverte (come far in Confessioni, X) che il Contratto sociale unopera estratta da una pi ampia,
Istituzioni politiche (di essa tralascia una parte relativa alle confederazioni tra stati), opera che era stato costretto ad abbandonare
per la difficolt dello scrivere contemporaneamente anche Emilio e La Nuova Eloisa. Rousseau inizi a scrivere di politica dopo la
riflessione sui difetti delle istituzioni repubblicane quando era segretario allambasciata di Venezia).
Avevo visto che tutto, sostanzialmente, dipendeva dalla politica e che nessun popolo sarebbe mai stato diverso da quello che la
natura del suo governo lo avrebbe fatto essere Confessioni, libro IX. Il potere politico da sempre stato considerato a fianco di
altri poteri: potere politico (controllo della forza), potere economico (controllo dei beni, ricchezze e mezzi di produzione) e potere
ideologico (controllo delle idee attraverso simboli, credenze ecc) nella storia dellumanit si sono alternati al primato statale: con
Aristotele predomina quello politico (sugli uomini), nel medioevo vengono divise dominium (potere sulle cose) e imperium (potere
sugli uomini) in uno scontro tra lo spirituale (autoritas, della figura religiosa) e il politico (potestas, del sovrano). Con lepoca
moderna, nelle teorie contrattualiste, viene istituito attraverso il patto il primato del potere politico su quello spirituale ed
economico (fase storica in cui vive Rousseau) . Il problema dunque la relazione conflittuale tra i diversi tipi di potere.

LIBRO I Rousseau descrive come luomo sia passato dallo stato di natura
allo stato civile attraverso il
contratto iniquo e quali siano le clausole essenziali del patto. Sono
presenti una pars destruens (1.1-1.5) in cui Rousseau critica le teoria
filosofiche contrattualiste soprattutto in merito al diritto della forza, chiave
del patto iniquo, che si presuppone naturale e legittima anche quando
include una alienazione della libert umana. La pars construens (1.6-1.9) in
cui Rousseau si dedica a chiarire le condizioni essenziali affinch si possa
parlare di patto equo ( patto sociale, alienazione, volont generale, stato
civile, ecc). il patto dar vita a un corpo politico in cui il sovrano e il potere
legislativo coincidono.
LIBRO II
Rousseau tratta della legislazione. Il libro si divide in due parti: 1. 2.6-2.9: si
affronta il problema della legislazione dal punto di vista normativo (come
dovrebbe essere) mettendo in luce i concetti chiave di: sovranit, volont
generale, potere legislativo. 2. Problema della legislazione dal punto di
vista descrittivo: legislazione nella storia e problemi che ne sono sorti.
LIBRO III
Il libro si divide in due parti: 1. Viene chiarito in termini generali cosa sia un
governo (potere esecutivo, problema dellesecuzione e del mettere in
pratica le leggi). Esistono diverse forme di governo (aristocrazia,
monarchia, democrazia) e distingue buon governo da cattivo governo (con riferimenti ai teorici politici). 2. Rousseau affronta il
problema di come si possa impedire che il governo-esecutivo usurpi e svuoti il potere sovrano-legislativo (riferimento a
Montesquieu) (2.16 critica della teoria moderna e della rappresentanza, 2.18 tematizzazione della necessit di assemblee
periodiche come forma di controllo sul governo)
LIBRO IV
Continua a trattare di leggi politiche e espone i mezzi per rafforzare la costituzione dello stato. Si rif alle istituzioni di Roma per
chiarire quali siano le leggi che permettano libert ed eguaglianza allinterno della repubblica, unica forma legittima di repubblica
quella in cui i suoi cittadini autodeterminino collettivamente le leggi cui obbedire. Rousseau rifiuta lidea di rappresentanza (il
potere legislativo possibile solo nella forma diretta). Riflette sulla dittatura (non moderna ma romana), sulla religione civile (per
preservare la repubblica nel tempo, condanna al cristianesimo che voleva imporsi in campo politico). Hobbes lo stato deve essere
lunico detenente della opinione pubblica (contro le guerre di religione)

Libro I
ESORDIO
Intendo cercare se pu esistere nellordine civile qualche regola di amministrazione legittima e sicura, prendendo gli uomini come
sono (impianto descrittivo realistico, per parlare di principi politici non pu prescindere dalla storia e dai limiti della natura umana)
e le leggi come possono essere (impianto normativo, circa la giustizia): tenter di collegare sempre in questa ricerca ci che il diritto
permette e ci che linteresse prescrive (luomo non pu fare a meno di badare a se stesso e ai propri interessi), in modo che
giustizia (politica comune) e utilit (interesse personale) non si trovino mai separate. Elogio allo Stato libero (repubblica di Ginevra,
la stessa che nel 1762 condann Roussea: evidentemente la Ginevra da lui idealizzata era lontana dalla Ginevra reale).
PARS DESTRUENS
1.1 - Argomento di questo primo libro
Contiene due contestazioni di fatto L'uomo nato libero e ovunque si trova in catene: come fosse successo Rousseau lo aveva
gi presentato nel suo Secondo Discorso del 1755 illustrando il processo di degradazione delluomo dallo stato di natura, dalla
libert naturale, alla istituzione della schiavit nello stato civile, attraverso il patto iniquo (la storia umana una storia di catene di
dipendenza tra uomini). Gi nel suo Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini (1755), Rousseau aveva
teorizzato come agli albori della civilt umana fosse stato stipulato dagli uomini un primo Contratto sociale; tale contratto, per,
era un patto iniquo (e illegittimo), perch basato sulla forza (1,3) e non sul diritto naturale: non veniva istituito uno Stato che, con le
sue leggi, garantisse i diritti naturali di ciascuno, l'unica legge vigente era quella del pi forte. Rousseau replica che lunico criterio di
legittima per la dipendenza quella della legge. Critica alla giustificazione del potere politico (illegittimo) fondato su convenzioni
improprie:
1.2 - Le prime societ
Critica alla plausibilit delle teorie relative allorigine e al fondamento dellautorit su natura che sostengono la tesi della
diseguaglianza naturale fra gli uomini (gi smontata nel Secondo Discorso) per legittimare il potere del monarca. La famiglia il
primo modello delle societ politiche, ma non obbliga allobbedienza perpetua. In pi se i figli costituiscono il popolo e il padre il
sovrano che prova affetto nei loro confronti, nella realt dei fatti non si mai visto lo Stato amare tanto i suoi cittadini. Grozio
costituisce una variante della teoria politica naturale filmeriana e cerca di fondare il diritto sul fatto e sostiene che lautorit sia
legittimata dalla differenza intrinseche agli uomini (capi di natura superiore ai popoli che dominano). Alla pari di quanto aveva
detto Aristotele: alcuni uomini nascono per dominare, altri per servire (dimenticandosi che se vi sono schiavi per natura perch ve
ne sono stati contro natura). In ultimo la critica di Filmer (gi di Locke e Sidney) sostiene che il potere monarchico discende da
quello di Adamo come padre del genere umano (nulla c da obiettare se non che era posizione ovvia e sicura visto che era lunico
abitante della Terra). Anche Hobbes viene citato assieme a Grozio: si individua in essi una comune origine aristotelica: si pu
obiettare che per Hobbes gli uomini nascono uguali ma proprio questa loro uguaglianza che li porta allo stato di guerra naturale
e alla necessit di istituire un Governo (che li porter poi alleffettiva diseguaglianza civile).
1.3 - Il diritto del pi forte
Critica a quelle teorie che prevedono di fondare un ordine politico legittimo e stabile sulla forza. Confutazione su base normativa: la
forza, essendo mero fatto, non crea diritto e non genera dovere (solo obbedienza forzata). Ragionamento strategico-prudenziale: la
forza non stabile, ogni forza che sia superiore alla prima le subentra nel suo diritto. Il diritto svanisce quando la forza cessa.
Polemica contro Pascal che aveva considerato giusto obbedire alla forza: Rousseau replica che essendo potenza fisica non
prevede alcuna moralit negli effetti. Si conclude che la forza non fa diritto, si obbligati a obbedire solo ai poteri legittimi (la
legittimit lidea essenziale del contratto).
1.4 - La schiavit
Critica alle teorie contrattualistiche che ritengono legittimo fondare sullalienazione della libert umana il contratto. E coinvolta
tutta la tradizione delle teorie contrattualistiche moderne e in particolare: Grozio e Hobbes, teorici della schiavit per contratto. Per
Grozio, essendo che ogni individuo ha il diritto di rendersi schiavo se necessitato, allora un intero popolo pu alienare la propria
libert per ottenere sussistenza (a nulla importer se vi sono guerra intestine), garanzia dei propri beni (saranno usurpati),
tranquillit civile (si vive tranquilli anche nelle prigioni). Alienare significa donare (nulla in cambio) o vendere (scambio). Un uomo
che si fa schiavo si vende, ma dire ci una cosa assurda: tale atto illegittimo, nullo, tale rinuncia contro natura(Locke).Togliere
la libert alla sua volont togliere moralit dalle sue azioni: nucleo concettuale di Rousseau linalienabilit del diritto di libert.
Perfino il contratto sociale legittimo di Rousseau nega la possibilit di infrangere le leggi naturali. Per Hobbes (Leviatano) poi con il
contratto il sovrano non ha vincoli di alcun genere nei confronti dei sudditi: da una parte autorit assoluta, dallaltra obbedienza
senza limiti. Mancano equivalenza e reciprocit: latto nullo.
Un'altra forma di alienazione pu avvenire alla conclusione della guerra: il diritto del conquistatore sulla vita del vinto obbliga il
secondo a contrattare la sua vita in cambio della sua libert (teoria non valida nemmeno se si presuppone la possibilit di cessione
della libert per patto: teoria pattizia della schiavit di Hobbes e altri contro Grozio). Gi nel Discorso sullineguaglianza, Rousseau
critica lerrore di Hobbes che aveva trasferito allinterno dello stato di natura (isolamento e pace) una quantit di passioni che non
possono essere che effetto della societ. In pi lo stato di guerra non riguarda che lo stato civile, le guerre non sono personali ma
tra Stato e Stato. Una volta che la guerra finita e i soldati nemici hanno deposto le armi, nessun sovrano che si reputi giusto sar
portato a togliere ai cittadini avversari i loro beni naturali, tra cui la vita. si visto che il diritto di conquista non poi distante da
quello della forza e quindi illegittimo anchesso ( infondato far acquistare al perdente, in cambio della libert, una vita sulla
quale non si ha alcun diritto). Schiavit e diritto sono due parole che si escludono vicendevolmente.
1.5 - Bisogna sempre risalire ad una prima convenzione
Esister sempre una grande differenza tra sottomettere una moltitudine e governare un popolo, tra un padrone e i suoi schiavi e un
capo e il suo popolo. Linteresse del primo, avendo sottomesso altri individui, non sar che interesse privato, essi formeranno
unaggregazione, non unassociazione di uomini liberi. Alla sua morte il popolo si dissolver: si tratta di individuare un principio per
la formazione di un corpo politico unitario (lunit non pu esistere che con la sottoscrizione di un patto legittimo e con la
sottomissione alle leggi per libera obbligazione in quanto sono leggi che i cittadini stessi si sono dati con unanimit secondo un atto
civile che implica una deliberazione pubblica. Latto che precede ogni altro tipo di patto ed vero fondamento della societ il
patto sociale con cui un popolo diventa un popolo). Si tratta di trovare la forma migliore di governo che si tiene il pi possibile
con la legge, visto che la dipendenza della legge lunico modo consentito alluomo per sottrarsi dalla dipendenza da altri uomini.
PARS CONSTRUENS
1.6 - Il patto sociale
Ad un certo punto della storia dellumanit gli uomini sono caduti in uno stato di guerra in cui vari ostacoli hanno attentato alla sua
conservazione (i presupposti dei principi politici indicati nel Secondo Discorso e nellEmilio); fu cos che si rese necessario unire le
forze per resistere, aggregandosi in una collaborazione, si trattava cos di darle forma, ed questo il problema fondamentale di cui
Contratto Sociale di Rousseau offre la soluzione: Trovare una forma di associazione che difenda e protegga, mediante tutta la
forza comune, la persona e i beni di ciascun associato e per mezzo della quale ognuno, unendosi a tutti, non obbedisca tuttavia che
a se stesso e rimanga libero come prima. Le clausole del contratto sono: 1) uguaglianza giuridico-politica (alienazione totale di
ciascun associato con tutti i suoi diritti a tutta la comunit: ognuno senza riserve aliena se stesso e tutti i propri diritti cos che
ognuno si riconosca nella stessa condizione degli altri individui); 2) istituzione di unautorit sovrana (soggetto unico comune
detentore supremo del potere decisionale); 3) reciprocit degli obblighi (ognuno tenuto agli stessi obblighi degli altri). Cos che
Ciascuno mette in comune le sua persona e tutto il suo potere sotto la suprema direzione della volont generale e, costituiti in un
corpo, riceviamo ogni membro quale parte indivisibile del tutto (chiave del modello contrattualistico rousseauiano) si forma cos
un corpo politico-morale collettivo, una Res Pubblica (Stato quando passivo, Sovrano quando attivo e Potenza se comparata ad
altre) formata dai suoi membri associati (popolo se si prendono collettivamente, Cittadini se si prendono singolarmente e Sudditi in
quanto soggetti alle leggi) Cittadino come membro attivo di una Cit, un termine deve assolutamente essere diviso da borghese,
come mero abitante di un contesto urbano quale la ville) . Solo le forze della volont generale possono indirizzare le forze dello
Stato verso il suo fine che il bene comune.
1.7 - Il sovrano
Attraverso questa formula si vede che latto di associazione racchiude in s un impegno reciproco tra la collettivit e i singoli e che
ciascun individuo, contrattando per cos dire con se stesso, si trova impegnato una duplice relazione: in qualit di membro del
Sovrano verso i singoli e come singolo membro verso il sovrano. L'unica forma di associazione che risponde a ci lo Stato
democratico, che consente da un lato di riunirsi in una sola entit, ma dall'altro di conservare la propria libert e uguaglianza: nel
nuovo stato, il popolo il Sovrano (sovranit popolare). Il Sovrano detiene il potere legislativo (deliberazione pubblica) ed
assoluto (non c e non ci pu essere alcuna specie di legge al di sopra del corpo politico). Il potere anche inalienabile (alienare il
proprio potere nelle mani di un altro sovrano, sarebbe alienare una parte di esso). Non si pu toccare una sola parte di esso senza
danneggiare il tutto, cos il dovere e linteresse vanno di pari passo e cooperano (in modo che giustizia ed utilit non si trovino mai
separate, esordio). Il Sovrano daltronde, essendo formato dai suoi membri non pu avere volont diversa; e sebbene sia possibile,
data la natura imperfetta delluomo, che essi abbiano interessi e volont particolari, si troveranno sempre degli interessi comuni
(che poi sono stati quelli che hanno portato alla formazione della societ, in quanto senza di essi si tornerebbe nello stato di guerra
prepolitico). Ora, essendo il Sovrano formato solo dai singoli che lo compongono, non ha n pu avere interessi contrari ai loro; di
conseguenza il potere Sovrano non ha alcun bisogno di offrire garanzie ai sudditi, perch impossibile che il corpo voglia nuocere a
tutti i suoi membri; (...). Il Sovrano, per il solo fatto di essere, sempre tutto ci che deve essere. Ogni uomo con il patto diventa
una persona morale: gode di diritti in quanto cittadino, ma ha anche dei doveri in quanto suddito della legge. La legge lunica che
garantisce una forma di dipendenza diversa da quella umana ed costituente della macchina politica.
1.8 - Lo stato civile
Il patto costituisce un grandissimo cambiamento nelluomo: nella sua condotta sostituisce la giustizia al solo istinto e riempie di
moralit le sue azioni (per il fatto che lo obbliga a deliberare secondo ragione) inoltre le sue facolt pi naturali, che nello stato di
natura erano solo in potenza, pervengono a perfezionarsi essendo per lo pi sociali. Egli dovrebbe benedire continuamente il
momento felice in cui fu strappato per sempre da questa che trasform un animale stupido e ottuso in un essere intelligente e in
un uomo. Da una libert naturale (frutto dellindipendenza da uomini e leggi) a una libert civile e morale (la voce del dovere) che
sola rende luomo veramente padrone di se stesso: lobbedienza dalla legge che ci si prescritta la vera libert (la libert negativa
nella formula libert da ed ci che permesso alluomo nel silenzio delle leggi, la libert positiva invece nella formula
libert di ed la possibilit di obbedire solo alle leggi che ci si dati).
1.9 - La propriet reale
Attraverso il contratto sociale, attraverso dunque lalienazione totale degli uomini e anche dei loro beni, gli uomini trovano anche
una legittimazione giuridica delle propriet: ci che vi di singolare in tale alienazione che la comunit, accettando i beni dei
singoli, lungi dal sottrarglieli, non fa che assicurare loro il legittimo possesso, sostituendo allusurpazione un vero diritto e allutilizzo
(limitato secondo la necessit del singolo, secondo quanto aveva gi detto Locke) la propriet. Nel patto il singolo non si vede
sottrarre i suoi possedimenti: con esso ottiene nuovamente tutto ci che aveva alienato, anzi, ottiene di pi in quanto ha visto
legittimare i suoi possessi (la propriet del singolo diventa propriet pubblica, cos garantita da ogni possibile tipo di oltraggio).
Conclusione del Libro I (base di tutto il sistema sociale): invece di distruggere luguaglianza naturale, il patto sociale vi sostituisce
unuguaglianza morale e legittima a quanto di disuguaglianza fisica la natura aveva potuto introdurre tra gli uomini; cosi ch questi,
pur potendo essere disuguali per forza o per ingegno, divengono tutti uguali per convenzione e di diritto.
Libro II

Rousseau riprende i caratteri fondamentali della sovranit e li applica alla Repubblica, descrivendo il suo potere sovrano come:
1) assoluto: il potere sovrano assoluto, non esiste legge che lo vincoli (contro il costituzionalismo che prevede che il governo delle
leggi debba avere il primato sul governo degli uomini)
2) inalienabile: la volont non si trasmette, deve sempre essere nelle mani del popolo (contro la rappresentanza dei moderni e
contro i teorici del patto di assoggettamento, doppio patto di Hobbes)
3) indivisibile: sebbene il potere sovrano corrisponda al potere legislativo esso pu produrre non solo leggi generali ma anche
decreti particolari con cui produrre il Governo (esecutivo). Non siamo di fronte ad una divisione dei poteri in quanto il potere
esecutivo (e anche quello giudiziario) sottomesso al primo che non n cedibile n sottomettibile. La volont generale non
sottomessa ad alcun altro potere e non separata dagli altri poteri (contro Locke e Montesquieu che propone anche il terzo potere
giudiziario: necessit di separare i poteri in modo che si controbilancino nel momento in cui uno dei due voglia usurpare e svuotare
laltro; un sistema di freni e di equilibri).
4) infallibile: distinzione tra volont generale e volont di tutti

La Sovranit, proprio perch "esercizio della volont generale", quindi per Rousseau "inalienabile" (essa pu appartenere soltanto
al popolo), "indivisibile" (per la stessa ragione per cui inalienabile, poich la volont di una parte non che volont particolare),
"infallibile" (essa non pu sbagliare in quanto il sovrano, per il solo fatto di esistere, sempre ci che deve essere; si tratta del
postulato "democratico": il corpo del popolo vuole sempre e comunque il bene di tutti e di ciascuno) e infine assoluta (sciolta da
ogni limite, nel rispetto delle convenzioni sociali, al di sopra della legge).
2.1 - La sovranit inalienabile
Solo la volont generale pu indirizzare le forze dello stato verso il bene comune; naturale unopposizione degli interessi
particolari, ognuno tende ad esprimere i propri interessi, ci ha reso necessaria la costituzione della societ. Il legame sociale ci
che c di comune tra i diversi interessi particolari. La sovranit popolare, esercizio della volont generale, non pu essere alienata
e il sovrano come corpo collettivo non pu essere rappresentato che da se stesso (si pu trasmettere il potere, non la volont). La
volont particolare tende agli interessi, la volont generale tende alluguaglianza.
2.2 - La sovranit indivisibile
Per lo stesso motivo per cui la sovranit inalienabile (costituisce il contenuto ideale del corpo politico), essa anche indivisibile. E
un dovere invece dividere la volont generale dalla volont particolare; la prima volont di tutto il popolo, la seconda solo di un
parte di esso; la prima sovranit e dichiara legge (oggetto generale), la seconda solo un atto della magistratura o tuttal pi un
decreto (oggetto particolare).
2.3 - La sovranit infallibile
La volont generale sempre retta e tende sempre allutilit pubblica, si attiva quando delibera. Ma non significa che il singolo
riesca sempre a deliberare per il suo bene, cos bisogna distinguere volont generale da volont di tutti: la prima mira allinteresse
comune, la seconda allinteresse particolare ( solo comparando e smussando le diverse volont particolari che si ottiene come
risultato la volont generale). Le condizioni (Licurgo) per cui si pu ben deliberare verso il bene comune che 1) i cittadini siano
bene informati in modo che ogni cittadino dia il proprio parere pensando unicamente con la propria testa e che 2) i cittadini non
formino, allinterno dello stato, societ parziali (partiti, fazioni politiche) in quanto se cos fosse le loro volont particolari
diverrebbero generali (ovvero grandi in numero) che allora non ci sarebbero tanti voti quanti sono i membri ma quante sono le
fazioni: le differenze divengono meno numerose e non si ha pi la volont generale autentica. Vero , dice Machiavelli, che alcune
divisioni nuocono alle Repubbliche, altre vi giovano: Roma un esempio di conflitto politico fisiologico che genera novit (conflitto
politico risolto con il riconoscimento di un Tribunato della plebe dal Sovrano), esempio opposto Firenze durante la guerra civile
(conflitto patologico in cui prevale la logica di annientamento del nemico, conflitto politico risolto nel sangue). Queste dunque
sono le condizioni perch la volont generale sia sempre illuminata perch il popolo non cada in errore.
2.4 - La sovranit assoluta
Il corpo politico ha un potere assoluto (ab solutus, sta al di sopra della legge) su tutte le sue parti e poich diretto dalla volont
generale prende il nome di sovranit popolare. Ogni membro di essa indipendente come singolo e dipendente da essa, cos
avremo che Cittadini e Sovrano hanno entrambi dei diritti, in pi i primi hanno doveri nei confronti del secondo. Gli impegni che
ognuno deve al corpo sociale sono obbligatori in quanto reciproci: non si pu operare per altri senza operare anche per se stessi e
ci presuppone una profonda unione tra eguaglianza tra i cittadini (tutti hanno gli stessi diritti e doveri, senza distinzioni o privilegi),
giustizia e vantaggio-benessere comune (a costituire la volont generale non tanto il numero dei voti quanto linteresse comune
che li unisce). Le leggi, essenza dellattivit della volont generale, devono partire da tutti e applicarsi a tutti (meccanismo a
specchio della sovranit). Cos luscita dallo stato di natura precario e svantaggioso per la conservazione non solo del singolo uomo
ma dellintera specie stata scandita dallistituzione di un patto e della societ civile attraverso non unalienazione totale bens uno
scambio vantaggioso.
Il risultato del patto sociale sar cos una convenzione (sovranit popolare)
- Legittima, perch ha fondamento nel contratto sociale equo
- Equa, perch comune a tutti
- Utile, perch non pu avere altro oggetto che il bene generale
- Solida, perch ha da garanzia la forza pubblica e il ben supremo
2.5 - Il diritto di vita o di morte
Ogni uomo ha il diritto di rischiare la sua vita per conservarla, il trattato sociale ha per scopo la garanzia di conservarla. Per quanto
riguarda il traditore della patria, egli, ledendo il contratto, cessa di essere membro dello Stato e persona morale e verr punito o
con esilio o in casi peggiori con la morte. La condanna del criminale un atto particolare sancito dal decreto e affidato al Governo
(potere esecutivo). La grazia concessa dal Sovrano che al di sopra della legge, ma raramente verr effettuata.
2.6 - La legge
Mediante il patto il corpo politico nato, mediante la legislazione prende movimento e si conserva. Al contrario dello stato di
natura, nello stato civile tutti i diritti e doveri sono scanditi dalla legge. Cos la legge? latto di volont generale, derivato da una
deliberazione di tutto il popolo su tutto il popolo (meccanismo a specchio della legge): la volont che statuisce generale, cos
come generale anche il suo oggetto (riguarda tutti i membri come corpo politico). Il potere legislativo (del Sovrano) non vara leggi
che non siano indirizzate che a tutti (non considera oggetti particolari). La legislazione prevede giustizia (perch vi reciprocit nel
tutto) e uguaglianza (tutti uguali nel deliberare le leggi e tutti uguali davanti ad esse). Ci che il Sovrano ordina riguardo un oggetto
particolare (individuo singolarmente) un decreto, atto non della sovranit ma della magistratura. Repubblica ogni Stato che sia
governato (dalla volont generale cio) attraverso le leggi (sotto qualunque forma di amministrazione, aristocrazia, monarchia o
democrazia) solo in questo caso linteresse pubblico governa e la res publica ha una sua consistenza ogni governo legittimo
repubblicano; il popolo sottomesso alle leggi ne deve essere lautore (Rousseau ha in mente la Repubblica di Aristotele: le leggi, al
contrario degli uomini sono universali e non hanno passioni). Ma se abbiamo detto che la volont generale sempre retta, il
giudizio che la giuda non sempre illuminato, di qui la necessit di una guida che distolga dagli interessi particolari e le indichi la
buona strada che cerca (bene comune): ecco la necessit del Legislatore.
2.7 - Il legislatore
Per scoprire le migliori regole della societ che convengono agli Stati necessaria unintelligenza superiore alla natura umana
limitata, una sorta di deus ex machina. Il Legislatore offre il modello ideale che il Principe deve attuare concretamente. Colui che
osa tentare di dare istituzioni a un popolo deve essere in grado di cambiare, per cos dire, la natura umana. La legislazione al suo
punto pi alto quando ha la possibilit di trasformare luomo da essere solitario, istintuale e forte (stato di natura) a un essere
socievole, razionale e morale, in modo che ogni Cittadino non nulla e nulla pu che attraverso gli altri. Il Legislatore non fa parte
n della Sovranit, n della magistratura: ricopre una funzione che non ha nulla a che vedere con il potere umano, deve comandare
le leggi, non gli uomini (ne esempio Licurgo, legislatore di Sparta che per dare le leggi alla sua patria abdic al regno; anche
Ginevra ebbe il vantaggio di vedere le proprie leggi uscire dalle mani di Calvino). Come a Roma i Decemviri proponevano le leggi
non potevano votarle siate voi stessi gli autori delle leggi che devono fare la vostra felicit. Ma perch un popolo allo stato
nascente fosse in grado di apprezzare i sani principi della politica emanati dal Legislatore doveva per forza essere che lo spirito
sociale (prodotto dal patto) li informasse fin dallorigine e che gli uomini fossero, prima di ricevere le leggi, ci che devono
diventare (corpo politico) prima di esse. Il Legislatore dunque deve persuadere il popolo della bont delle leggi e a rispettarle
attraverso il ricorso ad unaltra autorit: Dio (perch altrimenti non verrebbero accettate, problema della teodicea). Non bisogna
credere che la religione e la politica abbiano scopo comune, ma che la prima sia utile alla seconda per i suoi fini.
2.8 - Il popolo
Il saggio fondatore non inizia con il redigere buone leggi in s, ma esamina prima se il popolo cui intende destinarle idoneo a
sopportarle. Qui si richiamano le condizione dellesordio (la storia come stata, luomo come , aspetto descrittivo e le leggi come
possono essere, aspetto normativo) che esprimono limpianto realistico della filosofia politica di Rousseau (Considerazioni sul
governo della Polonia e della Corsica). Non si pu mai prescindere dalla storia, dalla diversit geografiche delle nazioni, dalla
diversit tra i popoli della Terra: ci che pu essere una buona legislazione per luno non pu esserlo per laltro. Raramente uno
stato, in cui si sono consolidati certi costumi e certe abitudini, sar porto a cambiarli; raramente nella storia sono accadute
rivoluzioni che hanno rinvigorito i popoli, perch si pu conquistare la libert, ma mai recuperarla. Come Pietro il Grande prese
buoni provvedimenti, era la Russia a non essere ancora pronta per essi (cos come nellEmilio viene considerato errore del
precettore anticipare i tempi delleducazione e giusto invece lasciar partorire spontaneamente la ragione nel giovane).
2.9 - Seguito (estensione geografica)
Come la natura ha fissato nelluomo ben fatto la statura, lo stesso deve valere per gli stati se vogliono restare ben governati: n
troppo piccoli (sarebbero soggetti a invasioni e se deboli sarebbero inghiottiti), n troppo grandi infatti pi si estende il dominio pi
il sistema perisce a lunga distanza, gli uomini non si riconoscono, vi sono diversi climi, diversi costumi, non pu partorire lamore
per la patria e per il patrimonio culturale, vi saranno diversi gradi di governo e alla posizione pi alta lamministrazione suprema
che graver senza misura sul popolo e quando si cercheranno provvedimenti sar gi troppo tardi. Cos un corpo troppo grande
cade e perisce schiacciato dal suo stesso peso. Il buon politico trover la misura equilibrata tra lestendersi e il restringersi. Una
sana e forte costituzione la prima da ricercare per un buon governo e la salute generale dello Stato.
2.10 - Seguito (rapporto uomo-territorio)
Si pu misurare un corpo politico in base a due modi 1) estensione del territorio (questo precedente) 2) numero di abitanti. Un
buono stato sar costituito da un giusto rapporto (non fisso ma varia a seconda degli uomini, della terra, del momento storico e dei
climi) tra i due in modo che lavoro delluomo e frutti della terra corrispondano e che il primo abbia la possibilit di fiorire con i giusti
mezzi di sussistenza. Sono gli uomini che costituiscono lo stato ed la terra che li nutre. Non deve dipendere dagli altri paesi per la
propria sussistenza, n fare loro guerra, ma mantenendosi in s sussistere, nella pace e nellabbondanza. Il legislatore per proporre
un buon governo non dovr solo vedere il presente, ma prevedere per il futuro. Quale popolo adatto a ricevere una giusta
legislazione? Non quelli in periodi di terrore in quanto la popolazione sarebbe pronta a tutto pur di uscirvi, ma un popolo che
trovandosi gi legato per qualche motivo non abbia gi conosciuto il giogo delle leggi, viva in modo pacifico, autosufficiente e in cui
tutti si conoscano e abbiano bisogni semplici. In Europa vi un paese in grado di ricevere questa legislazione: la Corsica.
2.11 - I diversi sistemi di legislazione
Il pi grande di tutti i beni che costituisce il fine di ogni sistema di legislazione si riduce a due elementi: libert (ogni dipendenza
particolare altrettanta forza tolta allo stato) e uguaglianza (senza di essa la libert non pu sussistere). Il potere non deve arrivare
ad alcuna forma di violenza, la ricchezza non deve creare dipendenza. Se luguaglianza unutopia, si possono certo creare freni alla
diseguaglianza con la forza della legislazione. In base ai rapporti tra ricchezza e potere che sussistono nei diversi stati bisogna
cercare di adeguargli delle giuste istituzioni. Volete quindi dare allo stato consistenza? Avvicinate gli estremi a lui letali. Oltre i
principi che valgono per tutti, ogni Popolo ha in s qualche fattore che lo dispone in modo particolare e rende la sua legislazione
conveniente solo a lui. Uno Stato sar solido se vi sono giusti rapporti tra natura e leggi.
2.12 - Divisione delle leggi
Per ordinare bene uno Stato (Sovrano) bisogna considerare diversi rapporti. 1) il rapporto tra il Sovrano e a se stesso: le leggi che
regolano questo rapporto si definiscono leggi politiche (leggi fondamentali) il popolo che le avr fondate deve attenersi ad esse. 2)
il rapporto tra i membri tra loro o con lintero corpo politico (Sovrano): i singoli devono essere indipendenti tra loro, i singoli
devono dipendere dallo Stato; da questo secondo rapporto nascono le leggi civili. 3) il rapporto tra il singolo e la legge, quella che
intercorre tra disobbedienza e la sua pena: leggi penali. A questi tre tipi di leggi se ne aggiunge un altro, il pi importante di tutti
(che si incide nel cuore dei cittadini, la vera costituzione dello stato, che conserva ogni popolo nello spirito delle sue istituzioni): i
costumi, di cui il Legislatore si occupa in segreto. Tra queste diverse classi solo le leggi politiche, che costituiscono la forma del
Governo, sono argomento di cui tratta Rousseau.

La volont generale uno dei concetti pi trattati nel Contratto Sociale. Questa volont non da confondere con la volont della
maggioranza (volont di tutti la somma delle volont particolari). Con Volont generale Rousseau intende il tutto che pi della
somma delle volont particolari (dei singoli membri di un'assemblea) in quanto volte al bene comune. A questa volont generale si
arriva attraverso una fase di discussione, durante la quale devono emergere le opinioni personali e non quelle di un gruppo o
partito politico, in quanto i membri del partito voterebbero secondo le direttive di questo e non secondo la propria coscienza
(quindi non spontaneamente, cosa che Rousseau ritiene fondamentale e di cui ha fatto un caposaldo della sua filosofia). Chiunque
non sia d'accordo, alla fine della fase di discussione, con la volont generale, anzitutto una minaccia per la sopravvivenza stessa
della comunit, in quanto non comprende che la volont generale a beneficio anche suo. Perci va corretto e riportato in seno
all'assemblea. Una delle degenerazioni pi possibili del concetto di volont generale entrata nella Storia della Rivoluzione
Francese nella figura di Robespierre, il quale riteneva come singolo di sapere quale fosse la volont generale della comunit e
quindi di conoscere cosa fosse bene per i cittadini - con Robespierre e coi giacobini, la repubblica degenera nel periodo del Terrore
(il quale una sorta di applicazione pratica, portata all'estremo, della correzione di coloro che non "comprendevano" la volont
generale voluta dal regime giacobino).

Libro III
Prima di parlare delle diverse forme di Governo dobbiamo chiarirne il concetto (rapporto tra potere sovrano e governo).
3.1 - Il Governo generale
Ogni azione libera ha due cause: una morale (volont) e laltra fisica (che esegue), alla pari delle azioni il corpo politico possiede le
stesse determinazioni: volont o potere legislativo e forza o potere esecutivo, che nulla si fa o si deve fare senza il loro consenso.
Il potere legislativo spetta al popolo, Sovrano, secondo ci che scandisce la volont generale (ovvero la legge che ha per oggetto il
generale); il potere esecutivo invece spetta al Governo, ministro del sovrano, che fa operare le leggi emanate dalla volont generale
attraverso i decreti (applicazione della legge al caso particolare). Il Governo il corpo intermedio tra i sudditi e il Sovrano per la
loro reciproca convivenza, incaricato dellesecuzione delle leggi esecutivo e della conservazione della libert, sia civile che politica.
I membri del Governo si chiamano Magistrati o Re, Governatori, Principi. Il governo non altro che un incarico affidato dalla
sovranit popolare, non assolutamente scandito dal contratto sociale e lo stesso sovrano pu decidere delle modifiche di esso. Ad
esso attribuito lesercizio legittimo del potere esecutivo e pu essere un uomo o un corpo. Il governo riceve dal sovrano gli ordini
che d al popolo. Tutto deve restare in ordine e i poteri devono essere ben ponderati (cos che se il sovrano vuole governare, se il
governo vuole legiferare e se i cittadini non obbediscono alle leggi allora lo stato cadr nel dispotismo o nellanarchia). C solo un
buon governo possibile per ogni stato ed esso dipende dallestensione dello stato: il Governo per essere giusto deve essere
proporzionalmente pi forte man mano che il popolo diventa pi numeroso, in quanto pi volont particolari ci saranno pi si
discosteranno dalla volont generale, pi costumi ci saranno pi si allontaneranno dalla legge. A sua volta, pi il Governo
aumenter la sua forza per badare meglio ai cittadini, pi il Sovrano aumenter il controllo sul governo (effetto necessario della
natura del corpo politico). Il tipo di governo (come un termine medio indivisibile) dipende cos dal numero di cittadini, dal loro
raggio di azione, dalla grandezza dello stato ma non esiste precisione geometrica in questo ambito politico e morale (contro la
concezione del governo secondo more geometrico, normativit assoluta che non ha da adeguarsi alla realt dei fatti). Il Governo
un nuovo corpo dello stato che, diviso dal Sovrano (a cui deve la sua esistenza) come dal popolo, funge da intermediario tra i due:
la sua volont la volont generale della sovranit, la sua forza la concentrazione della forza pubblica. Se tentasse di abusarne,
soverchiando il Sovrano, dipendendo esso da questo, verrebbe meno lintero corpo politico. Ma il Governo per funzionare e
conservarsi ha bisogno di una forza propria, una volont particolare radunata nelle assemblee, un potere di deliberare e decidere
(sempre nei limiti decisi dal Sovrano) in modo da avere un suo spazio dazione: la sua forza particolare, per lautoconservazione non
deve mai confondersi per con la forza pubblica diretta alla conservazione dello Stato. Il Governo un corpo artificiale (creato dalla
sovranit) che va modellato sul corpo politico (anchesso artificiale in quanto istituito dal patto).
3.2 - Il principio che costituisce le diverse forme di governo
Per delineare le diverse forme di governo dobbiamo chiarire la differenza tra Governo e Principe (come avevamo gi fatto per Stato
passivo e Sovrano attivo). Il corpo della magistratura pu essere composto di uno o pi uomini (pi sono i membri pi il governo
risulter debole). Al governo si possono attribuire tre volont: 1) volont propria (dellindividuo, volont particolare) 2) volont di
corpo (dei magistrati) che particolare rispetto allo stato e generale rispetto ai singoli magistrati 3) volont del popolo o volont
sovrana (generale rispetto ai membri e rispetto allo stato). La legislazione perfetta quando la volont particolare nulla, la
volont di corpo subordinata, la volont generale dominante e regola delle altre. Ma nellordine naturale esse sono invertite in
quanto ogni membro del governo fa il proprio interesse e si reputa prima come individuo, poi come magistrato e poi come
cittadino. Cos che se ne conclude che il pi attivo dei governi, radunando sotto la stessa persona le volont particolari e generali
il pi attivo. Se ogni membro preso singolarmente non ha alcuna funzione sulla sovranit, lo stesso non si pu dire del governo in
cui una volont particolare pesa in maggior modo. Pi magistrati vi sono, pi sar necessaria la deliberazione, pi gli incarichi
tarderanno (ma vi anche da dire che pi volont particolari vi sono pi si tender alla volont generale, alla pari delle assemblee
cittadine). Cos si conclude che: pi lo stato si estende assieme alla popolazione, pi il Governo necessaria sia formato da un
numero ristretto di persone.
3.3 - Divisione dei governi
Se la sovranit affida lincarico del Governo a tutti o alla maggioranza si parler di democrazia; se restringe il governo nelle mani di
pochi, aristocrazia; se infine concentra tutto il governo nelle mani di un magistrato unico, di monarchia o governo regio (il pi
comune nellEuropa moderna). Tutte suscettibili di variazione nel numero (anche la monarchia, da uno a due). Ogni governo a sua
volta pu conoscere divisioni interne e si creano governi misti. Si tanto dibattuto sulla migliore forma di governo senza
considerare il fatto che essa deve dipendere dallo stato in cui risiede in generale si pu dire che: la democrazia va bene per i piccoli
stati, laristocrazia per quelli medi e la monarchia per i pi estesi (principio inversamente proporzionale).
3.4 - La democrazia
Se un male che il governo abusi delle leggi, peggio ancora se un Legislatore sia corrotto; un popolo che non infrangesse mai la
legge non avrebbe poi alcuna necessit di essere governato. Non mai esistita e mai esister una vera democrazia: contro natura
che la maggioranza governi e che la minoranza sia governata. La democrazia deve essere applicata ai piccoli stati, in cui sia facile
riunire il popolo e in cui tutti si riconoscano; vi deve essere semplicit nei costumi, una marcata eguaglianza sociale ed economica,
un lusso ridotto al minimo quindi, derivante dalla ricchezza,in quanto esso rende dipendenti gli uomini dallopinione pubblica.
Montesquieu aveva affidato alla Repubblica il principio della virt. Il governo democratico per il pi soggetto a guerre intestine.
Se esistesse un popolo di Dei si darebbe un governo democratico. Un governo cos perfetto non adatto agli uomini.
3.5 - Laristocrazia
Il Governo, pur avendo una propria sfera deliberativa, non pu mai parlare al popolo che in nome della Sovranit a cui esso
subordinata. Le prime societ si governarono democraticamente (da qui derivano Preti, Anziani, Senato, ecc). ma quando fu
generata la diseguaglianza, ricchezza e potenza furono preferite allet e allesperienza e lAristocrazia divenne elettiva, il governo
ereditario. Vi sono tre tipi di aristocrazia 1) naturale, per i popoli semplici 2) elettiva: il tipo migliore, aristocrazia proprie mante
detta 3) ereditaria, la forma peggiore. E molto importante regolamentare attraverso le leggi lelezione dei magistrati (lasciandola
nelle mani del principe essa diventer naturalmente ereditaria) con cui ognuno pu pi semplicemente scegliere la persona pi
consona (per esperienza, saggezza, fama, ecc). Lordine pi naturale quello stabilito da un governo in cui i pi saggi governano
sulla moltitudine. Essa non implica molte virt se non la moderazione sia per i ricchi che per i poveri (luguaglianza non si mai
vista, nemmeno a Sparta).
3.6 - La monarchia
Governo nelle mani di una persona reale che disponga da solo del diritto secondo le leggi: il monarca o Re. Un individua
rappresenta un corpo collettivo, ununit fisica e mentale, in cui si trovano concentrate tutte le facolt della legge; tutto risponde
allo stesso movente, tutto segue un unico fine ma non c altra forma di potere in cui una volont particolare domini a tal punto,
che tender a degenerare contro il sovrano, in quanto i re vogliono essere monarchi assoluti; che sarebbe unutopia che il re,
essendo al potere per volont del popolo, cerchi di renderlo il pi florido e felice possibile, molti dei re infatti hanno portato i loro
cittadini allo sfracello, il loro interesse innanzitutto personale. Rousseau riprende e mostra di conoscere molto bene sia
Machiavelli fingendo di dare insegnamenti ai Re, ne ha dati di grandi ai popoli (il Principe secondo la sua interpretazione obliqua
il libro dei repubblicani, uninterpretazione molto probabilmente falsa nata da Alberico Gentili e ripresa per tutto il corso del 700)
sia La Bibbia (Samuele, mostra i mali che il popolo ebraico avrebbe sofferto nel darsi un re). La monarchia adatta ai grandi stati,
ma raramente avranno la possibilit di salire al trono uomini illustri. Uno stato ben governato uno stato in cui la grandezza del
monarca pari alla grandezza dello stato, raramente avviene. In pi linconveniente sensibile della monarchia linterruzione del
potere alla morte del re: le elezioni lasciano periodi minacciosi di tempo senza governo; ma comunque la peggiore forma resta
quella ereditaria che rende i mali del padre eredit del figlio, insegnando ai piccoli larte di governare (scienza che non si acquisisce
mai), si agirebbe meglio se li si insegnasse prima ad obbedire. Il susseguirsi dei re causa una condotta oscillante ed incoerente:
diversi re, diversi progetti politici, diversi principi dazione, ecc. Se alcuni pensatori consigliano di obbedire anche ai cattivi re, come
probabile punizione dal cielo, si sa bene che bisogna sopportare un cattivo governo, ma il problema continua ad essere quello di
trovarne uno buono.
3.7 - I governi misti
E necessario che il potere esecutivo, che non sia in forma semplice, preveda una divisione interna del Governo: in Inghilterra
queste parti sono funzionali (forma buona perch prevede unit e coordinazione), in Polonia sono indipendenti tra loro (forma
cattiva in quanto non c coesione). Se sia meglio la forma semplice di governo o quella mista dipende sempre dai casi: talvolta la
divisione del Governo provoca disgregazione e indebolimento, talvolta maggior bilanciamento per il legislativo (governo definito
non misto ma temperato)
3.8 - Non ogni forma di governo adatta a ogni Paese
Montesquieu afferm che la libert non alla portata di tutti i popoli. In tutti i governi la persona pubblica consuma e non
produce nulla: consuma nella misura in cui il lavoro dei suoi membri rende pi frutti di quanti essi ne consumino (dipende dal
clima, dalla natura, dalla forza ed energia umana ecc), ma ce ne sono altri che vedono invertire questo rapporto e o pretendono o
necessitano di consumare pi di quanto la terra e il loro lavoro possono offrire loro. Per quanto riguarda le tasse, nel popolo deve
esserci sempre un bilancio tra entrate e uscite, se ci non avviene lo stato non mai ricco e il popolo sempre in miseria anche
dando poco per volta. Pi cresce la distanza tra Governo e popolo pi i tributi diventano gravosi: cos che la monarchia adatta
solo agli stati pi grandi e pi ricchi, laristocrazia agli stati di media dimensione, n ricci n poveri e infine la democrazia solo per i
piccoli e poveri stati. Rousseau prosegue con lattribuzione del miglior tipo di governo a seconda che il paese in questione abbia una
certo clima, conformazione, luogo, alimenti, lusso e abiti, superficie e abitanti.
3.9 - I segni del buon governo
Quando dunque si chiede quale sia la miglior forma di governo si propone un problema irrisoluto e indefinito. La questione
diversa se ci si interroca sui segni attraverso cui riconoscere se un popolo sia ben governato o meno. Tra tutti i segni che i teorici
elencano mancano da vedere i principali e pi semplici: i governi migliori permettono la realizzazione di quei fini come la
conservazione e la prosperit dei membri dello stato, da valutare attraverso lincremento della popolazione. Bisogna guardare
meno alla quiete apparente e alla tranquillit dei governatori e pi al benessere delle nazioni nella loro totalit ( meno la pace che
la libert).
3.10 - Labuso del governo e la sua tendenza a degenerare
Come opera incessantemente contro la volont generale, cos il Governo compie uno sforzo continuo di abusare del proprio
mandato e svuotare la Sovranit dei suoi poteri. cosa inevitabile, quando il Principe prende il potere del Sovrano allora il
contratto sociale viene rotto. Esistono due modi perch ci avvenga: 1) Il Governo si restringe: quando avviene un passaggio dalla
forma democratica, a quella aristocratica e infine a quella monarchica (tendenza naturale, come accade nella Repubblica di Venezia
- chi propone Roma come contro esempio si sbaglia: infatti secondo quanto scritto da Machiavelli nel Discorso sulla prima deca di
Tito Livio, da Romolo, governo misto che degener subito in dispotismo, allespulsione dei Tarquini e la nascita della vera
repubblica sempre in forma mista perch si faceva sentire il potere del patriziato, si passa poi con fasi oscillanti allinstaurazione di
una tribunato della plebe e quindi alla vera democrazia che sfoci poi in aristocrazia dei tribuni fino allabuso di essa e lo scoppio
delle guerre civili con Silla, Cesare e Augusto fino alla dissoluzione dello stato sotto Tiberio). Un processo inverso (da monarchia a
democrazia) sembra impossibile, se anche fosse provocherebbe un indebolimento dello stato. 2) Lo Stato si dissolve (ci pu
avvenire in due modi): a) il principe non amministra pi lo stato secondo le leggi e usurpa il potere sovrano; il grande stato si
dissolve e se ne forma un altro al suo interno composto solo dai governatori. In tale modo nasce la figura del Tiranno a cui i cittadini
sono liberi, essendo sciolto il contratto, di non obbedire b) i membri del governo usurpano il potere che devono esercitare solo
come corpo. Comunque si verifichi, la dissoluzione dello stato provoca un abuso del governo e prende il nome di anarchia. La
democrazia degenera in Oclocrazia, la aristocrazia in Oligarchia e la monarchia in Tirannia. In senso ordinario il tiranno il re che
governa con violenza senza rispetto della giustizia (Tiranno usurpatore dellautorit regia, si insedia contro la legge e governa
secondo legge); in senso rigoroso propri il tiranno un re che si appropri del governo illegittimamente (Despota usurpatore
dellautorit sovrana, si insedia e governa contro legge, al di sopra di essa). Il tiranno non sempre despota, ma il despota
sempre tiranno.
3.11 - La morte del corpo politico
Ogni governo, anche se il migliore, tender a degenerare (successe anche per Sparta e Roma). Non bisogna illudersi che durer per
sempre ma prevedere la sua fine, alla pari del corpo umano naturale, il corpo politico artificiale comunque opera delluomo
limitato. Cos bisogna cercare di farlo resistere pi a lungo attraverso la migliore costituzione: il potere esecutivo il suo cervello,
legislativo il suo cuore, senza il primo si vive ma non viceversa. Cos le leggi antiche, sebbene invecchieranno saranno sempre
venerate in quanto frutto del consenso continuo del Sovrano.
3.12 - Come si mantiene lautorit sovrana
Il Sovrano (potere legislativo, volont generale) non pu che agire attraverso la riunione del popolo in assemblea: I limiti del
possibile, nelle cose morali, sono meno ridotte di quanto pensiamo sono i nostri vizi e pregiudizi a restringerli, gli stessi che
sottovalutavano il potere della volont del popolo. La Repubblica romana ne un esempio: non ci fu ai suoi tempi un governo
migliore, questo fu possibile per le riunioni periodiche dei suoi cittadini che ovunque animavano e rafforzavano la sovranit
popolare.
3.13 - Seguito
Il popolo riunito in assemblea solitamente fissa la costituzione dello stato, le sue leggi, il suo governo e i suoi membri magistrati ma
mai in modo definitivo. Lassemblea deve essere dichiarata solo dai magistrati addetti, solo cos sar legittima; lassemblea deve
riunirsi con frequenza, pi il Governo forte pi il Sovrano deve mostrate continuamente la sua presenza. Le difficolt sorgono con
lestensione del territorio: ma comunque non bisogna n creare rappresentanza in quanto la sovranit indivisibile e inalienabile,
n fondare una capitale il Governo risieder a rotazione nelle varie citt. Solo cos si garantisce un buon governo: popolazione
omogenea in tutto il territorio, medesimi diritti, abbondanza e vita.
3.14 - Seguito
Quando il popolo legittimamente riunito in assemblea, il potere esecutivo sospeso, sono presenti i rappresentati quindi a nulla
servono i magistrati rappresentanti. Lautorit di ogni cittadino sacra e inviolabile quanto quella del primo magistrato, in quel
momento spogliato di ogni incarico. Le assemblee del popolo sono protezione del corpo politico e freno del governo.
3.15 - I deputati o rappresentanti
Rousseau nella sua teoria normativa della Repubblica nega la rappresentanza. Allinterno del popolo vengono coltivati vizi, arti che
portano alla sete di guadagni e alla mollezza dellesercizio politico (date denaro e finirete presto in catene). In uno stato ben
ordinato nessun cittadino paga per far adempiere ad altri i propri doveri politici: in una repubblica ben ordinata i cittadini si
precipitano alle assemblee (come i Greci nellagor) sostenendo che la volont generale sar a favore del bene comune, in un
cattivo governo a nessuno interessa la politica. I mali statali (affievolimento dellamor di patria, interessi privati, estensione degli
stati ecc) hanno portato ad architettare lo strumento dei deputati o dei rappresentanti (es i tre stati nelancien regime). La
Sovranit non pu essere rappresentata per lo stesso motivo per cui non pu essere alienata; la volont generale non si
rappresenta ma identica a se stessa. I deputati non sono quindi rappresentanti del popolo, sono solo i suoi commissari che non
hanno ultima voce in capitolo. In Inghilterra il popolo si avvale del parlamento, per luso che fa della sua libert nei momenti in cui
pu (assemblea) meriterebbe di perderla. Lidea della rappresentanza moderna, deriva dal governo feudale: mai nelle pi grandi
repubbliche come Roma si faceva uso di essa (era addirittura sconosciuta): i Tribuni non avrebbero mai preso decisioni contro il
popolo. La legge frutto del potere legislativo che prevede la volont generale del popolo, esso non pu e non deve essere
rappresentato; al contrario deve assolutamente essere rappresentato il potere esecutivo. I popoli moderni che si ritengono liberi
hanno in realt la rappresentanza (non come Roma, Atene, Sparta).
3.16 - Listituzione del governo non affatto un contratto
Il potere esecutivo, organo che detiene la funzione di far eseguire le leggi dettate dal Sovrano al popolo, opera solo attraverso atti
particolari (decreti); separato dal Sovrano, gli sottomesso; al contrario di quanti dicono che frutto di contratto, esso in realt
frutto di un atto particolare con cui il popolo elegge i suoi magistrati. Non c un contratto nello Stato, che quello di associazione.
3.17 - Listituzione del governo
Latto mediante cui il governo viene istituito un atto complesso composto di due parti 1) statuizione la legge: il sovrano decide di
darsi un corpo di governo stabilito in una certa forma - questo atto una legge 2) esecuzione della legge: il popolo nomina i membri
del governo - questo atto legge applicata al particolare (decreto). La difficolt sorge nel momento in cui si vede che latto di
governo precede il governo stesso: loperazione viene chiarita nel momento in cui avviene unistantanea conversione della
sovranit in democrazia. Parte del popolo, ora magistrati, passa da atti generali ad atti particolari (decreti) e dalla legge alla sua
esecuzione. Vantaggio tipico del governo democratico il poter essere stabilito attraverso un semplice atto della volont generale.
3.18 - Mezzo per prevenire le usurpazioni del governo
Latto che istituisce il governo non un contratto ma una legge; i deputati non sono padroni dal popolo ma ne sono i funzionari,
dipendono da loro e sono revocabili (ci avviene quando sono in contrasto col bene pubblico). Le assemblee periodiche sono il
freno del governo, della sua possibile usurpazione ed esso non pu impedirle perch sarebbe atto illegittimo. Le assemblee
confermano continuamente ci che stato istituito con il contratto sociale devono discutere di due formule 1) se la volont del
sovrano conservare la presente forma di governo 2) se volont del popolo lasciare la sua amministrazione a coloro che ne sono
attualmente incaricati. Non c nello stato alcuna legge irrevocabile, nemmeno il contratto sociale (ma ci non avverr mai, in
quanto necessit unanimit legittima).
Libro IV

4.1 - La volont generale indistruttibile


Fino a quando i cittadini uniti si considerano un solo corpo, non hanno che una volont sola, diretta verso il benessere generale, il
bene comune si mostra in ognuno in modo evidente e regnano stabilit pace, eguaglianza, unione. Sono necessarie pochissime
leggi e quelle nuove devono essere volute da tutti. Ma ne momento in cui viene meno il legame sociale, la volont generale si
destruttura in interessi particolari e non pi la volont di tutti, lo stato inizia a indebolirsi. Anche allora la volont generale sar
costante e pura ma subordinata alle altre volont particolari in quanto ognuno separer il suo interesse da quello comune. Bisogna
fare in modo che allinterno delle assemblee la volont generale sia sempre interrogata e risponda sempre.
4.2 - I suffragi
Pi regna nelle assemblee laccordo, pi si raggiunger facilmente lunanimit e la volont generale. sono gli interessi particolari a
dissolvere lo stato. Anche Roma in tempo repubblicano, anche se lo stato era composto di patrizi e plebei, si discuteva in modo
tranquillo: avendo i cittadini un solo interesse, il popolo intero aveva una sola volont. Lunanimit per pu anche essere segno di
una condizione in cui i cittadini sono caduti in schiavit, non hanno pi n libert n volont (condizione del Senato sotto gli
imperatori). Da queste condizioni deriva la modalit di contare i voti e confrontare i pareri. La sola legge che richiede consenso
unanime il patto sociale (chi obietta resta solo in un popolo di cittadini, accettare di sottomettersi alla sovranit in modo
reciproco). Conseguenza del contratto il voto per maggioranza: anche quando un cittadino non ha deliberato riguardo a una legge
deve comunque sottopor visi per volont generale, per mezzo della quale ogni cittadino libero e autonomo. Nel momento in cui si
propongono le leggi si chiede al popolo se queste corrispondano o meno alla volont generale che poi la sua stessa volont:
ciascuno esprime in quanto singolo cittadino il suo parere, la maggioranza decide del voto finale (chi aveva votato altrimenti si era
solo sbagliato nella deliberazione rispetto al bene comune). Nel conteggio dei voti, a seconda della deliberazione deve istituirsi il
giusto rapporto tra eguaglianza/unanimit e maggioranza (prevede volont particolari): le leggi prevedono la necessit della
tendenza allunanimit (hanno oggetto generale), i decreti necessitano solo della maggioranza (hanno oggetto particolare).
4.3 - Le elezioni
Le elezioni dei magistrati (compito del governo) avvengono tramite: 1) elezioni: a detta di Montesquieu, tipica delle democrazie in
quanto non scontenta nessuno, ma non questa la vera ragione per Rousseau. 2) sorteggio, essendo la magistratura un compito
gravoso, deve essere imposto legalmente dalla sorte: essendo indipendente dalluomo la condizione uguale per tutti(universalit
della legge) nessuno rimane scontentato e tutti sembrano essere dotati di eguali qualit (ma la vera democrazia non esiste).
Quando scelta e sorteggio sono mescolati, la prima deve essere usata per ricoprire i posti che richiedono attitudini specifiche, la
seconda per quelle cariche in cui sufficiente il buon senso (di tutti). NellAristocrazia il principe sceglie il principe (es Doge di
Venezia). Nella monarchia non esistono n sorte n suffragi, lelezione del monarca del solo magistrato.
4.4 - I comizi romani
Rousseau si richiama alla storia dellorganizzazione politica romana, al modo in cui esercitava il suo potere supremo il popolo pi
potente e libero della terra. Se fin dalle origini essa composta per lo pi da favole, nulla si pu obiettare riguardo al fatto che la
costituzione del popolo pi potente del mondo unorganizzazione conveniente alla sua grandezza. Passa in rassegna la divisione del
popolo romano (prima trib, poi curie e poi classi censita rie), leffetto che produceva nelle sue assemblee ovvero i Comizi in cui
nessun cittadino, al di l della propria classe di appartenenza, aveva diritto al voto. Il Popolo romano era veramente Sovrano di
diritto e di fatto. I comizi dovevano essere riuniti in modo legittimo e in forza della legge secondo tre condizioni 1) dovevano essere
convocate da un corpo o magistrato legittimato a farlo, 2) si svolgessero in giorni assegnati per una migliore organizzazione 3)
secondo auguri favorevoli affinch il senato potesse frenare il popolo irrequieto. Le assemblee avevano diversa forma a seconda
della materia su cui il popolo doveva pronunciarsi, le diverse componenti chiamate a votare fungevano da freno reciproco. Il Senato
era escluso dalla votazione delle leggi dei tribuni della plebe, leggi a cui poi doveva sottostare. La maniera di raccogliere i suffragi
avveniva per maggioranza: funzionava bene finch dominava lonesta tra i cittadini (i voti venivano espressi davanti a tutti) e solo
quando il popolo inizi a corrompersi i voti divennero segreti e la repubblica inizi a rovinare. Ma alla fine si vide che al di l delle
ambizioni senza freno e degli abusi, il popolo forte che fu quello romano rimase fedele alle sue antiche leggi continuando a riunirsi,
approvare leggi, curare affari pubblici e privati e eleggere i magistrati.
4.5 - Il Tribunato
Il tribunato una magistratura particolare che ricolloca le altre entit statali nella loro giusta relazione con il tutto: Principe e
Popolo e Principe e Sovrano. il Tribunato deputato a conservare le leggi e il potere legislativo contro gli abusi del Governo. il
tribunato non fa parte del corpo politico, non legato n al legislativo n allesecutivo ma fa in modo che essi siano in equilibrio. Il
tribunato saggiamente moderato rende stabile la buona costituzione: se troppo forte degenera in tirannia (sia se svuota il governo
che se svuota il sovrano), che sia troppo debole improbabile, e con laumentare dei suoi membri. E il mezzo migliore per
prevenire ogni usurpazione, lo sanno bene i romani che videro frenate lautorit dei tribuni sul senato. Il mezzo migliore per
garantire il tribunato di non renderlo corpo permanente, ma di indirlo e revocarlo a seconda della necessit.
4.6 - La dittatura
Solo nel caso in cui lo stato si trovi in uno stato di pericolo generale (raramente nella storia), per la salvezza della patria,
necessario mettere a dormire le leggi (come aveva fatto anche Sparta)e provvedere alla sicurezza pubblica attraverso un atto
particolare: affidamento della responsabilit statale al pi degno. Questo mandato pu essere conferito in due modi 1) se
sufficiente accrescere il potere del governo si affida la sua autorit a uno o due membri, 2) se la minaccia tale che anche le leggi
costituiscono impedimento alla salvezza generale allora si nomina un Dittatore, capo supremo che metta a tacere tutte le leggi e
provvisoriamente anche la Sovranit; cos il dittatore legittimato e si accorda con volont generale che in questo caso ha come
solo fine la salvezza della patria. Egli pu fare tutto, salvo che le leggi. Anche a Roma il Senato in stato di pericolo incaricava due
consoli per la nomina del dittatore (pratica che si faceva in segreto come se si avesse la vergogna di porre un uomo sopra le
leggi). Non si aveva timore del suo abuso, non so conosce mezzo pi legittimo di essa, n si aveva timore che una volta salvata la
patria la dittatura venisse prorogata. I dittatori romani ne sono lesempio: la loro carica durava sei mesi, ma raggiunto il loro
obiettivo, abdicavano tutti quasi prima di questa scadenza.
4.7 - La censura
Allo stesso modo in cui la dichiarazione della volont generale avviene attraverso la legge, cos la dichiarazione del giudizio pubblico
avviene attraverso la censura. Come il ministro applica la legga ai casi particolari, il Censore applica lopinione pubblica a oggetti
particolari. Il tribunale censorio non produce lopinione pubblica ma ne solo espressione. Le opinioni sono i costumi, essi nascono
dalla legislazione (prova del fatto che i costumi si corrompono quando lo stato degradato). La Censura utile per mantenere i
costumi impedendo alle opinioni di corrompersi.
4.8 - La religione civile
In origine gli uomini non ebbero altri Re che gli Dei, n altro governo che quello Teocratico. Dal porne solo uno a capo del popolo
(monoteismo), ci furono tanti dei quanti erano i popoli: dal politeismo deriv lintolleranza religiosa e civile. Avendo ogni popolo un
culto proprio non faceva distinzione tra i suoi dei e le sue leggi (paganesimo). La guerra politica era anche teologica: il dio di un
popolo non aveva altro diritto sugli altri, gli altri popoli non riconoscevano altri dei al di fuori dei propri. Ogni popolo possedeva le
terre che il proprio dio aveva conquistato. Proprio queste credenze valsero alla persecuzione degli Ebrei rivoltosi, visto che lobbligo
di cambiare culto era la legge imposta dai vinti, bisognava vincere. Dopo che i Romani conquistarono diverse popolazioni e
istituirono un governo pagano e delle proprie leggi pi o meno uguali ovunque fu il tempo di Ges che venne a stabilire sulla terra
un regno spirituale e dividendo potere politico da quello spirituale caus gradi conflitti. Il cristianesimo stato fonte di dispotismo.
Nasce il doppio potere ce causa di conflitti interni di giurisdizione: il popolo non sa pi se obbedire a Dio o al Sovrano. lo spirito
del cristianesimo trionf su tutto, si rese indipendente dal sovrano. In Inghilterra il sovrano stesso si posto a capo della chiesa. Il
clero in Francia costituisce un corpo politico privilegiato. Pochi sono i filosofi cristiani che come Hobbes hanno sentito la necessit
di radunare sotto un unico potere le due teste dellaquila riportando quellunit politica che sola pu garantire una buona
costituzione statale; ma vide anche che linteresse del prete sarebbe sempre stato pi forte di quello del sovrano (Hobbes allora
prevedeva che i cittadini obbedissero almeno esteriormente, in foro esterno, alla religione approvata dalla sovranit). Se la
religione stata uno strumento necessario per fondare lo stato, la legge cristiana stata nella storia pi dannosa che utile.
Rousseau separa la religione delluomo e la religione del cittadino: 1) la prima in foro interno (culto puramente interiore al proprio
dio morale) 2) la seconda in foro esterno (culto esteriore stabilito dalla legge del proprio paese con riti, dogmi, ecc) 3) un terzo tipo
di culto prevede un doppio rispetto sia nei confronti del sovrano che del Prete. I difetti: 3) diritto misto contrario alla sacra unit del
paese 2) rende intolleranti e superstiziosi e pone il popolo in un nuovo stato di guerra 1) la Religione delluomo o Cristianesimo
(non quello moderno ma quello del Vangelo) rende gli uomini eguali, liberi e fratelli in una societ ce garante della loro unione.
Essa non ha specifico rapporto con il corpo politico cos da lasciare la forza pubblica nelle sole leggi civili (cos da non generare
conflitti interni): ciascuno compirebbe il suo dovere, il popolo rispetterebbe le leggi e i capi sarebbero giusti. Ma la religione
cristiana spirituale e spinge gli uomini ad essere indifferenti del benessere di questo mondo, in pi bisognerebbe che tutti
avessero la stessa religione; qualora un uomo si ponesse a capo della politica nel nome di Dio bisognerebbe essere obbligati da lui
in nome della sacra divinit. La repubblica cristiana si suppone contrapposta a quella di Sparta e Roma per la mancanza di amor di
patria e di vigore nei fatti presenti (quando la croce ebbe cacciato laquila tutto il potere romano spar). I veri cristiani sono fatti
per essere schiavi. Per quanto riguarda le Crociate, il popolo cristiano combatteva perla sua patria spirituale ma non si capisce
come lavesse resa temporale. Lasciando da parte le considerazioni politiche: senza dubbio molto rilevante per ogni Stato che
ogni cittadino abbia una religione che gli faccia amare i suoi doveri. I dogmi della religione non devono interessare allo stato, basta
che essi li obbligano nel rispetto delle leggi e dellunit statale. C anche una professione di fede che sia puramente civile, i cui
articoli devono essere decretati dal Sovrano e a cui ognuno deve prestare rispetto in quanto cittadino. Quelli della religione civile
non devono essere imposti come dogmi, ma solo come pochi e semplici articoli che abbiamo come scopo di abbattere ogni
ingiustizia e intolleranza (civile e religiosa) per creare nei cuori dei cittadini puri sentimenti di socievolezza atti a fortificare la loro
coesione.
4.9 - Conclusione
Dopo aver posto le fondamenta dei veri principi del diritto politico, tentato di edificare lo Stato sulla loro base, resterebbe di
considerarlo nelle relazioni con gli altri stati (commercio, diritto di guerra, trattati ecc) ma ci non fa parte di questo studio.