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rivista semestrale

fondata da darco silvio avalle, francesco branciforti,


gianfranco folena, francesco sabatini, cesare segre,
alberto varvaro

diretta da stefano asperti, carlo beretta, eugenio burgio,


lino leonardi, salvatore luongo, laura minervini

volume XL
(X della iV serie)

fascicolo i

salerno editrice roma


mmXVI
Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 5617 del 12.12.2007

Il volume viene stampato con un contributo


del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali

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vietati la riproduzione, la traduzione, ladattamento, anche parziale o per
estratti, per qualsiasi uso e con qualsiasi mezzo effettuati, senza la preventi-
va autorizzazione scritta della Salerno Editrice S.r.l. Ogni abuso sar perse-
guito a norma di legge.
I L M EDIOEVO I BERICO, UN VALORE I N S E STE S SO*

Il titolo del mio contributo vuole offrire tacitamente una risposta alla do
manda, per niente retorica, proposta ai relatori del convegno i cui atti sono
pubblicati in questo fascicolo di MR. Perch il Medioevo Romanzo? Per
ch, a mio parere, il Medioevo Iberico e, a fortiori, quello Romanzo un va
lore in se stesso.
Si potrebbe sostenere questa valutazione dal punto di vista del gusto let
terario, appellandosi al valore intrinseco della letteratura medievale nelle
lingue ibero-romanze, con la ricca produzione in galego-portoghese, astu
riano-leonese, castigliano, navarro-aragonese e catalano, e ancora in pro
venzale. Aggiungerei volentieri la poesia nella lingua romanza di al-Andalus
(in precedenza e impropriamente chiamata mozarabica), a condizione di
tenere a mente che non una manifestazione della cultura latina, ma della
Sprachbund arabo-islamica, bench scritta in una lingua ibero-romanza.1
Si potrebbe anche adottare un punto di vista etico e, da una prospettiva
multiculturale, parlare della convivenza di due culture (latina-occidentale
e araba-orientale) e tre religioni (cristianesimo, islam ed ebraismo) nella
penisola iberica, che non stata esemplare, e ancor meno idilliaca, ma ha
attraversato momenti felici. In modo analogo, si potrebbe fare riferimento
alla capacit identitaria del Medioevo nellimmaginario collettivo di oggi.
Nel suo saggio in questo medesimo fascicolo Cingolani nota come la lette
ratura catalana abbia nel momento attuale un chiaro valore identitario,
proprio delle condizioni di affermazione nazionale che caratterizzano la
Catalogna contemporanea.2 Si rischia, tuttavia, di tradire cos il vero ruolo
delle lingue romanze medievali, dato che esse non avevano nel Medioevo
tale dimensione identitaria, ma, come segnalato tempo fa dal Grigorjev,3
sussisteva piuttosto un vincolo soprattutto tra lingua e genere letterario:

*Questo saggio fa parte delle attivit del progetto di R&S FFI2012-32231 FEHTYCH 2 del
Ministero spagnolo dellEconomia e della Competitivit. Voglio ringraziare i gentili Luca
Pesini e Pablo Justel per la loro revisione linguistica.
1.Cfr. F. Corriente, Poesa dialectal rabe y romance en Alandals: cejeles y xarajt de muwaat,
Madrid, Gredos, 1997, e Id., Romania Arabica. Tres cuestiones bsicas: arabismos, mozrabe y jar-
chas, Madrid, Trotta, 2008.
2.S.M. Cingolani, Perch leggere? Chi legge? Come legge? Il caso catalano, in questo fascicolo,
pp. 136-59.
3.V.P. Grigorjev, Zametki o drevnejej lirieskoj pozii na Pirenejskom poluostrove, in Vestnik
Lenigradsokogo Universiteta: Serija istorii, jazyka i literatury, viii 1965, pp. 86-96; Id., Sta-
novlenije jazyka ispanskoj nacionalnoj literatury: K postanovke problemy stilistiki anra kak veduej

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il medioevo iberico, un valore in se stesso

per esempio e grosso modo, fino alla met del secolo XIV, nel Regno di Ca
stiglia e Len il galego-portoghese era usato per la lirica, il castigliano per
lepica e le cronache, il leonese per i romanzi.
Tuttavia vorrei scegliere, forse in modo pi rischioso, un punto di vista
epistemico. Certo, non pretendo affatto che la mia risposta sia esclusiva; al
contrario, penso che sia complementare, almeno in larga misura, rispetto
alle opinioni espresse in altre relazioni presentate al convegno i cui atti qui
si pubblicano.
Per giustificare questa opinione, mi sembra indispensabile ritornare su
alcune delle questioni sollevate nella presentazione del convegno.4 In essa,
gli organizzatori hanno sottolineato la consapevolezza che lo studio del
passato trova un senso solo nel suo significato per il nostro presente e nella
scommessa sulla sua perdurante validit nel futuro. Ma qual questo sen
so o, piuttosto, qual questo significato che il passato deve avere per noi,
gli studiosi, o semplicemente i lettori di oggi? La validit di quella afferma
zione dipende interamente dalla risposta data a questa domanda.
Se significato inteso nellaccezione di valore, esso dovrebbe essere un
valore per noi, cio lo studio del passato e, pi precisamente, quello del
Medioevo, dovrebbe avere qualche tipo di funzione o di impatto sul nostro
presente. A questo proposito si possono riprendere le parole dellinfluente
Hayden White, il quale sostiene con forza che The contemporary histo
rian has to establish the value of the study of the past, not as an end in itself,
but as a way of providing perspectives on the present that contribute to the
solution of problems peculiar to our own time.5 Di conseguenza, egli con
sidera fondamentale il momento etico di un lavoro storico, in cui affer
mazioni prescrittive possono essere derivate da quelle che possono sem
brare puramente descrittive o analitiche.6
Onestamente, dopo tre decenni di dedizione alla letteratura medievale,

kategorii v poznanii osobennostej naalnogo perioda razvitija jazyka literatury, Leningrad, Lenin
gradskij Gosudarstvennyj Pedagogieskij Institut imeni A.I. Gercena, 1975.
4.Pubblicata in apertura di questo fascicolo, pp. 3-5 (la citaz. da p. 3).
5.H. White, Tropics of Discourse, Baltimore, The Johns Hopkins Univ. Press, 1978, p. 41.
6.H. White, Metahistory. The Historical Imagination in Nineteenth-Century Europe, Baltimore,
The Johns Hopkins Univ. Press, 1973, p. 27: I consider the ethical moment of a historical
work to be reflected in the mode of ideological implication by which an aesthetic perception
(the emplotment) and a cognitive operation (the argument) can be combined so as to derive
prescriptive statements from what may appear to be purely descriptive or analytical ones. Per
quanto riguarda lerrore che consiste nel considerare estetica la mera creazione di una trama
(emplotment), cfr. A. Montaner, Historicidad medieval y protomoderna: lo autntico sobre lo verdico,
in e-Spania. Revue interdisciplinaire dtudes hispaniques mdivales et modernes, xix
2014, 27-32, consultabile in rete allindirizzo http://e-spania.revues.org/24054.

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alberto montaner

non riesco a pensare come possiamo trarre dal suo studio quei prescriptive
statements utili per contribuire alla soluzione dei problemi peculiari del
nostro tempo. Una risposta, a mio giudizio banale, sarebbe invocare il fatto
che la letteratura medievale iberica piena di opere sapienziali e con una
componente gnomica.7 Tuttavia, leventuale validit, a livello individuale,
dei proverbi medievali tuttal pi potrebbe servire per compilare un libro di
auto-aiuto. Anche se si tratta di un genere di moda (bench in fase discen
dente), non credo che questa possa essere la ragione centrale per la valuta
zione della letteratura medievale romanza. In ogni caso, una proposta del
genere, forse non priva di interesse per un lettore moderno, non soddisfa le
condizioni fissate da White, che chiaramente puntano a un obiettivo pi
alto o, se si vuole, pi profondo.
Ci che, in definitiva, il filosofo americano domanda qualcosa che si
avvicina ad un valore esemplare per lo studio del passato. Questo ci ripor
ta, quasi impercettibilmente, alla famosa massima di Cicerone: Historia
uero testis temporum, lux ueritatis, uita memoriae, magistra uitae, nuntia
uetustatis (De oratore, ii 9 36), soprattutto al celebre membrum di magistra
uitae. Questo pu sembrare a prima vista del tutto obsoleto, ma la di
retta conseguenza dellapplicazione del presenzialismo che caratterizza
gran parte dellapproccio postmoderno alla storiografia. Non c bisogno di
ricordare che lobiettivo infatti irrealizzabile, dal momento che lirripe
tibilit degli eventi storici rende inapplicabile, almeno direttamente, qual
siasi insegnamento estratto dal passato. In altre parole, la storia (come la
biologia evolutiva) ha potere esplicativo rispetto a quanto successo, ma
manca di potere predittivo rispetto a ci che sta per accadere. Di conse
guenza, proiettare nel futuro lezioni del passato un compito condannato
al fallimento (daltro canto utile comprendere i fenomeni e gli eventi nel
loro processo storico, come dir pi tardi).
Questa , per inciso, la stessa posizione adottata dagli storici medievali,
anche se il presenzialismo che li caratterizza inferiore a quello che viene
loro normalmente attribuito, come ho cercato di mostrare altrove.8 Pu
servire da esempio, tra tutti quelli possibili, il prologo della Estoria de Espaa
composta sotto la direzione di Alfonso X il Saggio:

7.H.O. Bizzarri, Diccionario paremiolgico e ideolgico de la Edad Media (Castilla, Siglo XII),
Buenos Aires, Seminario de Edicin y Crtica Textual, 2000; Id., El refranero castellano en la Edad
Media, Madrid, Eds. del Laberinto, 2004. Si veda anche la rivista Memorabilia. Boletn de
Literatura Sapiencial, dir. M. Haro, Valencia, Universitat de Valencia, 1996-, consultabile in
rete allindirizzo http://parnaseo.uv.es/Memorabilia.htm.
8.Montaner, Historicidad medieval y protomoderna, cit.

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il medioevo iberico, un valore in se stesso

Mas porque los estudios de los fechos de los omnes se demudan en muchas guisas;
fueron sobresto apercebudos los sabios ancianos e escrivieron los fechos tan bien de
los locos cuemo de los sabios, e otross daquellos que fueron fieles en la ley de Dios
e de los que no, e las leyes de los sanctuarios e las de los pueblos, e los derechos de
las clerezas e los de los legos, e escrivieron otross las gestas de los principes, tan
bien de los que fizieron mal; cuemo de los que fizieron bien. porque los que de
spus viniessen por los fechos de los buenos puassen en fazer bien e por los de los
malos que se castigassen de fazer mal.9

Questa coincidenza sembra dare ragione ai difensori di un altro approc


cio presenzialista, ma di natura un po diversa da quello di White e, per cos
dire, pi mistica. Mi riferisco alla credenza in quello che in altrove ho chia
mato un Medioevo postmoderno,10 secondo la quale vi una diffusa co
munione di sensibilit (a mio avviso, molto discutibile) tra let premoder
na e la postmoderna, che salta oltre lo hiatus dei nuovi secoli bui, cio la
Modernit, vituperata come nemico da battere.
Questo si vede chiaramente nellancora recente volume collettivo The
Legitimacy of the Middle Ages. Contrariamente a quanto si potrebbe immagi
nare sulla base del titolo, qui non si fa riferimento alla validit della catego
ria storiografica di Medioevo, che, oltre a essere data per scontata, usata
quasi in tutta lampiezza dei vecchi manuali, come qualcosa di essenzial
mente uniforme dalla caduta di Roma a quella di Costantinopoli. In realt,
ci che cerca di spiegare il libro come la legittimit del concetto di Me
dioevo derivi dal modo in cui the intellectual and political history of the
Middle Ages paradoxically gives coherence to various theories of the mod
ern e anche come the very concept of the medieval offers to modern
and postmodern philosophy and criticism the necessary antithetical term
in the dialectic of modernitys own making.11 Qui, insomma, il Medioevo
serve solo come pretesto.12
Come si pu vedere, il presenzialismo presuppone una certa ipseitas o

9.Alfonso X el Sabio, Estoria de Espaa: Versin primitiva, ms. E, c. 2v (cito dalledizione di


R. Menndez Pidal, Primera Crnica General, 2 voll., Madrid, Gredos, 19552, vol. i p. 3).
10.A. Montaner, El criterio frente al dogma. Cuestiones epistemolgicas al hilo de los estudios me-
dievales y renacentistas, in Literatura medieval y renacentista en Espaa: lneas y pautas, al cuidado de
N. Fernndez Rodrguez y M. Fernndez Ferreiro, Salamanca, Semyr, 2012, pp. 143-75,
alle pp. 159 e 161.
11.The Legitimacy of the Middle Ages. On the Unwritten History of Theory, ed. by A. Cole and
D.V. Smith, Durham-London, Duke Univ. Press, 2010, pp. 2 e 28.
12.Per un commento pi dettagliato, si veda Montaner, El criterio frente al dogma, cit., pp.
158-59.

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alberto montaner

identit (esistenziale, pi che essenziale) tra il Medioevo e il nostro tem


po.13 Di fronte a questo atteggiamento se ne erge un altro, riflesso anche
nella presentazione di questo convegno, che sottolinea il polo opposto,
lalterit di un Medioevo concepito come una realt che non pi la
nostra.14 Questo porta alla domanda seguente: Lalterit del Medioevo
ha ancora una sua attualit possibile, nel momento in cui la modernit
appare unepoca chiusa?.
Si potrebbe forse rispondere con un appello allesotismo dellaltro, che
dovrebbe sostituire lattualit del Medioevo con lattrazione da esso susci
tata negli abitanti dellattualit, cio noi stessi. Ma, di fatto, il rischio qui
di esagerare lampiezza di quella alterit. Infatti, non documentata nessu
na mutazione nella specie Homo sapiens sapiens tra il Medioevo e oggi. Se
questo garantisce lomogeneit della specie in termini biologici, pone an
che un limite alla sua eterogeneit culturale, sopratutto quando parliamo di
una stessa genealogia non soltanto concettuale, ma ancora esistenziale, vi
sto che siamo gli eredi, materiali ed immateriali, di persone medievali.
In casi come questo pare necessario proporre unanalisi equilibrata delle
variabili e delle invarianti. Vi propongo un esempio preso dalla prima cro
naca iberica romanza, il navarrino Liber Regum, dove si parla del re Garcia II
di Navarra (o, pi esattamente, di Pamplona), detto il Tremolante, in que
sto modo:

Quando fo muerto el rei San Avarca, regn so fillo, el rei don Garcia, en so logar.
E fo muit buen rei e muit franc e muit esforado, e fizo muitas batallas con moros
e vencielas. Mas quando vini a grant cueita, tremblava todo, o quando oda algunas
grandes nuevas; e por esto le dixieron el rei don Garcia el Trembloso.15

13.Questa la portata della nozione di ipsit in Sartre, che riserva mmet per lidentit es
senziale, che corrisponde al Selbigkeit di Heidegger. Peraltro, il concetto scolastico di ipseitas
piuttosto statico. Quanto alla haecceitas scotista, il principio stesso (e materiale) dellindivi
duazione (a livello metafisico come esistenziale).
14.Sullo sfondo di questo problema sta lautorevole libro di H.R. Jauss, Alteritt und Moder-
nitt der mittelalterischen Literatur, Mnchen, Fink, 1977.
15.Cfr. lediz. a cura di L. Cooper, El Liber regum. Estudio lingstico, Zaragoza, Institucin
Fernando el Catlico, 1960, p. 36. Questi dati vengono ripresi nelle cronache di Alfonso il
Savio: Despus de la muerte del Rey don Sancho de Nauarra regn su fijo don Garca, al que
llamaron Trembloso. E este nombre Trembloso le dixieron, segund las estorias cuentan, por
esta razn que aqui diremos: porque quando oy dezir alguna cosa de fecho de armas o de
algun periglo de moros que viniesse, o quando avi a entrar en batalla, tremi todo al co
mieno, mas despus que en la fazienda entrava, dizen que muy esforado e muy fuerte era
(Estoria de Espaa, c. 116r, in Primera Crnica General, cit., vol. ii p. 469a). Sul Liber regum (ribat

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il medioevo iberico, un valore in se stesso

Prima facie, questa sembra una descrizione della semplice paura, ma ci non
compatibile con la qualifica di esforado, cio coraggioso, n con quella di
vittorioso in molte battaglie contro i Mori. Dunque, Menndez Pidal cre
deva di trovare qui una poetizacin [] del escalofro que siente el guer
rero al acercarse el momento de la lucha; seal fisiolgica del entusiasmo
blico.16 Pi precisamente, si pu riconoscere in quei tremori che si veri
ficano in circostanze stressanti un sintomo caratteristico di un quadro di
ansia, senza arrivare alla loro manifestazione patologica. Una reazione si
mile si trova in uno dei romances viejos di Montesinos, dove descritto un
impeto di rabbia:
Montesinos que esto oyera la color se le ha mudado,
as le tiemblan las carnes como a hombre sentenciado.
Ech mano a la su espada, su rico manto abajado,
tir un golpe a Oliveros, mas no le haba acertado.17

Qui abbiamo reazioni simili (anche se contestualmente condizionate) a sti


moli del genere. Ovviamente, questo non pu nascondere che, a sua volta,
la reazione allo stimolo soggetta a cambiamenti storici e culturali. Come
ha fatto notare Scarduelli:
Al di fuori di una specifica costellazione di mutamenti psicofisici e di un determi
nato contesto ambientale non possibile capire quale stato emotivo sia associato
alla tensione fisica: accade spesso ad ogni individuo di respirare affannosamente e
di tremare, ma che questi sintomi siano interpretati come paura o rabbia dipende
dalla percezione che lindividuo ha di se stesso in rapporto alla situazione. []
evidente che nel processo emotivo, oltre alle componenti fisiologiche, presente
un elemento valutativo, uninferenza elaborata a partire dai dati percettivi attraver

tezzato come Libro de las generaciones y linajes de los reyes), cfr. il numero speciale della rivista
e-Spania, ix 2010, coordinato da G. Martin, consultabile in rete allindirizzo http://e-
spania.revues.org/19306.
16.R. Menndez Pidal, La epopeya castellana a travs de la literatura espaola, Madrid, Espasa-
Calpe, 19592, p. 97.
17.En las salas de Pars, en un palacio sagrado, vv. 10-13, in Pan-Hispanic Ballad Project, 0358:1,
consultabile in rete allindirizzo http://depts.washington.edu/hisprom/optional/balladac
tion.php?igrh=0358. Questa versione corrisponde a un pliego suelto del 1600, ristampato in Pri
mavera y flor de romances, coleccin de los ms viejos y ms populares romances castellanos, al cuida-
do de F.J. Wolf y C. Hoffmann, Berlin, A. Asher y Comp., 1856, vol. ii pp. 273-74, n 177. Que-
sto episodio non compare nella versione contenuta nella Segunda parte de la Silva de varios ro-
mances (Saragozza 1550) e nella Floresta de varios romances (1646) di Damin Lpez de Tortajada.
La somiglianza tra la ballata e il passo storiografico stata sottolineata da S.G. Armistead, La
tradicin pica de las Mocedades de Rodrigo, Salamanca, Universidad de Salamanca, 2000, p. 72.

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alberto montaner

so la loro assimilazione ad una costellazione di idee e aspettative; tale inferenza


influenzata da fattori non solo psicologici, ma anche culturali. [] Che il pallore sia
sintomo di una forte paura o di un furore incontenibile, che il batticuore preluda
ad una fuga terrorizzata o ad unesplosione di gioia, dipende dalla valutazione dei
dati percettivi, cio da un processo cognitivo culturalmente mediato.18

In altre parole, anche se la reazione stessa appartiene alla base neuronale


genetica, lo stimolo che la provoca mediato da filtri culturali. Nella fatti
specie, lansia una risposta di adattamento dellorganismo ad una qualun
que determinata e soggettiva fonte di stress per lindividuo stesso. Il suo
obiettivo evolutivo primario quello di creare le condizioni fisiologiche
che permettono la reazione di attacco o fuga, cio la rapidissima attiva
zione di tutte le funzioni neurovegetative necessarie per una fuga o un at
tacco. Questo meccanismo agisce in modo uguale in tutti i mammiferi e in
ogni esemplare di Homo sapiens sapiens. Di fronte ad una situazione stressan
te, la corteccia cerebrale invia al sistema nervoso simpatico il messaggio di
preparare il corpo allazione immediata. La risposta comporta il rilascio di
adrenalina e noradrenalina, che provocano tachicardia, tachipnea e midria
si (cio, accelerazione cardiaca, aumento del ritmo del respiro e dilatazione
delle pupille), e anche incremento della tensione muscolare, dellattenzio
ne e della vigilanza.19 Ma, come nota Marinoni, le situazioni rappresenta
no [soggettivamente] un pericolo solo se le percepiamo come tali.20 Cos,
mentre al giorno doggi esistono fenomeni ansiogeni come il mobbing o il
bullismo, nel Medioevo lo stesso sentimento di ansia poteva essere provo
cato dalla percezione dei cattivi presagi nel volo degli uccelli, come in un
celebre passo del Cantar de mio Cid, vv. 11-13 (anche se qui il gesto del Cid
non esprime langoscia, ma la ominis execratio):
A la exida de Bivar ovieron la corneja diestra
e entrando a Burgos ovironla siniestra.
Meci mio Cid los ombros e engrame la tiesta.21

18.P. Scarduelli, Il rito. Dei, spiriti, antenati, Roma-Bari, Laterza, 1983, pp. 82-83 e 87-88.
19.E. Cascardo-P. Resnik, Mecanismo de produccin de Sntomas del Miedo y la Ansiedad, in
Centro IMA: Artculos de inters, Buenos Aires, Centro de Investigaciones Mdicas en Ansiedad,
[s.a.], consultabile in rete allindirizzo http://www.centroima.com.ar/informacion_articu
los_de_interes_mecanismo_de_produccion.php.
20.P. Marinoni, Ansia: reazione di attacco-fuga, in Ead., Articoli di Psicologia, 27 gennaio 2014,
consultabile in rete allindirizzo http://www.psicologasaronno.it/psicoterapia/ansia-reazio
ne-di-attacco-fuga/.
21.Cfr. lediz. a cura di A. Montaner, Madrid, Real Academia Espaola, 2015, p. 6.

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il medioevo iberico, un valore in se stesso

Questa prospettiva ci permette di apprezzare che il cambiamento stori


co non n arbitrario n inspiegabile. Al contrario, come detto sopra, la
storia in grado di elaborare spiegazioni basate sulla convergenza di con
cause e la concorrenza di variabili disparate.22 Questo, a sua volta, ci per
mette di reagire contro il relativismo epistemologico (e spesso ontologico)
delle correnti postmoderne di pensiero. Non desidero fare qui una discus
sione filosofica, perch, come afferma la saggia e vecchia massima, contra
principia negantes non est disputandum, ma semplicemente voglio ri
chiamare lattenzione sul fatto che il relativismo incompatibile con qual
siasi forma articolata di conoscenza, in quanto coinvolge limpossibilit di
verificare qualsiasi asserzione e, di conseguenza, di fornire alcuna spiega
zione della realt. Se qualunque cosa ha valore, in realt niente ha valore
(ovvero significato).
Da qui il presenzialismo dellapproccio storiografico postmoderno e la
sua subordinazione di ogni ricerca (almeno umanistica) ad una dimensio
ne etica molto specifica, quella di una morale pragmatica o utilitaristica.23
Cos, il requisito che la ricerca storica abbia un significato per noi in
realt il requisito di avere una utilit per noi, come ha chiarito il passo di
White citato sopra. caratteristico del relativismo mettere il soggetto al
centro di tutto, dal momento che lunica cosa che pu sfuggire al dubbio
metodico lego cartesiano (anche se considerato ricorsivamente in crisi
o perfino morto). Questo ha lasciato come unico punto di riferimento un
individuo egocentrico che cerca di massimizzare i suoi profitti; il che costi
tuisce la base della teoria economica del prevalente neoliberismo, le cui
conseguenze sono evidenti a tutti. Lunica differenza, e solo in teoria, che
legoismo dellideologia neoliberista viene presentato, dopo Hayek, come
razionale e il postmoderno, per linfluenza di Nietzsche, come irrazionale.
Quando la conoscenza diviene impossibile e prevale lirrazionalit, lo
studio del passato, come ogni altro studio, non pu essere un fine in s. Da
qui la reductio ad ridiculum di White:
In the world in which we daily live, anyone who studies the past as an end in itself
must appear to be either an antiquarian, fleeing from the problems of the present

22.Si veda anche M.G. Murphey, Truth and History, New York, Suny Press, 2009, pp. 135 sg.
23.Morale che, a differenza del relativismo epistemico, assolutista, soprattutto nel con
dannare i valori ritenuti cattivi: We are supposed to be overwhelmed by relativism. It is
said that there are no more stable values. Nonsense. [There] are absolute (bad) values. Our
society is not nearly as relativistic as is made out (I. Hacking, The Social Construction of What?,
Cambridge [Mass.], Harvard Univ. Press, 1999, p. 141).

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alberto montaner

into a purely personal past, or a kind of cultural necrophile, that is, one who finds
in the dead and dying a value he can never find in the living.24

Questa caratterizzazione, ovviamente, priva di qualsiasi base empirica e


risponde solo alle esigenze della tesi25 secondo cui loggetto di studio manca
di qualsiasi validit intrinseca, poich interessa solo nella misura in cui risul
ta vantaggioso in qualche modo al soggetto. Questa grottesca rappresenta
zione del fiutasepolcri quindi solo una conseguenza dellapplicazione
acritica dellimplicita premessa maggiore: loggetto non esiste, esiste solo il
soggetto. Pertanto, pu avere importanza sociale solo ci che ha utilit im
mediata, anche se, in realt, linefficacia pratica delletica postmoderna pi
che evidente. Infatti, se diamo ascolto a White, lasciamo perdere la storia (e
nel nostro caso, in particolare, la storia della letteratura), per dedicarci solo
a un banale moralismo, mero sedatore di coscienze.26 E questo ansiolitico,
come ha sottolineato nettamente Escobar, pu avere gravi effetti collaterali:
when history evaporates whats left is the (unregulated) madness of the
commodity world; our world. Thus an abundance of projected collective
dreams which fit right into the history of political terror.27
Di fronte a tale posizione, che mostra, con le parole di Boghossian, una
paura della conoscenza,28 si pu assumere la difesa della conoscenza stessa,
attribuendole un valore in s. Mentre il relativismo, privo di qualsiasi fon
damento epistemico, ricorre al sotterfugio etico, un approccio che, senza
ricadere nel positivismo, sostenga lautonomia della realt riguardo alla
percezione e al discorso pu riaffermare non solo la possibilit, ma addirit
tura limportanza intrinseca della conoscenza. Di conseguenza, tale ap
proccio pu avere anche il coraggio di praticare la scienza della storia, cio
lo studio storico che ricorre ai metodi verificabili di una ricerca che razio
nale ed assieme empirica, allinterno di un quadro teorico capace di formu
lare una spiegazione allo stesso tempo coerente in s stessa e compatibile
con i dati storici disponibili.29 Insomma, se la conoscenza o ha un valore,

24.White, Tropics of Discourse, cit., p. 41.


25.Cfr. Murphey, op. cit., pp. 126 e 131.
26.Cfr. Commodify Your Dissent. Salvos from The Baffler, ed. by T. Frank and M. Weiland,
New York-London, W.W. Norton & Co., 1997.
27.P. Escobar, A Syria/Berliner ensemble, in Asian Times, 2 ottobre 2015, consultabile in
rete allindirizzo http://atimes.com/2015/10/a-syriaberliner-ensemble-escobar/.
28.P.A. Boghossian, Fear of Knowledge. Against Relativism and Constructivism, Oxford, Ox
ford Univ. Press, 20062.
29.Cfr. Murphey, op. cit. Cfr. anche C. Ginzburg, History, Rhetoric, and Proof, Hanover
NH-London, Univ. Press of New England, 1999.

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il medioevo iberico, un valore in se stesso

questo anche vero per la conoscenza storica, e quindi per quella storico-
letteraria, cio per lo studio della letteratura dei secoli passati. Allora non
abbiamo bisogno di cercare nessuna giustificazione per sviluppare qualsia
si indagine in questo ambito.
Ci non significa, per, che la conoscenza storica sia interessante o, me
glio, rilevante solo in un modo ideale e astratto. Come ho gi detto, la storia
non pu essere veramente intesa come magistra uitae, n si pu accettare la
banalit di approcci come quello secondo il quale coloro che dimenticano
il passato sono condannati a ripeterlo.30 Ancora, possiamo accettare che,
secondo la massima attribuita a Mark Twain, History doesnt reply itself,
but it rhymes.31 La dualit, solo apparentemente paradossale, di ripetizio

30.In italiano esiste una variante che dice: Chi non conosce la storia condannato a ripe
terla (cfr. la sezione Frasi, citazioni e aforismi sulla storia e gli storici, in Aforisticamente, consultabile
in rete allindirizzo http://aforisticamente.com/2015/01/31/frasi-citazioni-e-aforismi-sulla-
storia/). Nel mondo ispanico corrente una versione leggermente diversa, Los pueblos que
olvidan su historia estn condenados a repetirla. La massima, diventata di dominio pubblico,
deriva da una famosa frase di Santayana: Those who cannot remember the past, are condemn
ed to repeat it (G. Santayana, The Life of Reason, i. Common Sense, New York, C. Scribners
Sons, 1905, p. 284) ed spesso citata erroneamente (soprattutto nei memoriali dellOlocausto)
come The one who does not remember history is bound to live through it again. Bench,
nella sua versione originale e negli adattamenti, la frase sia stata applicata alla storia collettiva,
nel suo contesto originale si riferisce allo sviluppo della personalit individuale: Progress, far
from consisting in change, depends on retentiveness. When change is absolute there remains
no being to improve and no direction is set for possible improvement: and when experience is
not retained, as among savages, infancy is perpetual. Those who cannot remember the past are
condemned to repeat it. In the first stage of life the mind is frivolous and easily distracted, it
misses progress by failing in consecutiveness and persistence. This is the condition of children
and barbarians, in which instinct has learned nothing from experience (ivi). La versione spa
gnola sembra essere il risultato di una contaminazione tra la massima di Santayana e una sen
tenza del presidente argentino Nicols Avellaneda, che, in un discorso del 5 aprile 1877, per
lanniversario della battaglia di Maipu manifesto per il rimpatrio dei resti mortali del genera
le Jos de San Martin , ha detto: Los pueblos que olvidan sus tradiciones pierden la concien
cia de sus destinos y los que se apoyan en sus tumbas gloriosas son los que mejor preparan el
porvenir (cfr. led. inclusa in Oratoria Argentina. Recopilacin cronolgica de las proclamas, discursos,
manifiestos y documentos importantes, que legaron a la historia de su patria, argentinos clebres, desde el ao
1810 hasta 1904, 5 voll., al cuidado de N. Carranza, La Plata-Buenos Aires, Ses y Larraaga,
1905, vol. iv p. 145).
31.La frase non documentata negli scritti dellingegnoso scrittore americano, ma potreb
be venire da un commento orale. Questo spiegherebbe perch sia stata trasmessa in diversi
modi, oltre al gi citato: History doesnt repeat itself, at best rhymes (una variante di questa
formulazione offre The past invece di History) o History doesnt reply itself, it sure
does rhymes (cfr. M. Miner-H. Rawson, The Oxford Dictionary of American Quotations, Ox
ford, Oxford Univ. Press, 20062, p. 316). Unapplicazione della stessa massima in linea con
quanto sostengo qui, ma su un argomento rigorosamente contemporaneo in T.A. Knoop,

109
alberto montaner

ne e imprevedibilit implica, a mio parere, due dimensioni complementari.


In primo luogo, gli esseri umani hanno un limitato repertorio di reazioni
possibili, per cui stimoli simili producono molto probabilmente anche rea
zioni simili. Di conseguenza, lanalisi induttiva dei processi storici potrebbe
far emergere alcune tendenze (ma niente di pi) del loro comportamento,
in particolare quello collettivo, che sembra essere un po meno irregolare.
A questo fenomeno allude Schopenhauer, quando sostiene che chi ha letto
Erodoto per scopi filosofici ha studiato gi abbastanza la storia.32
In secondo luogo, lesistenza di queste rime ad un certo livello degli
eventi non significa che vi un unico e ricorrente soggetto storico, e qui
lanalogia con un poema epico , penso, molto rilevante. Ma, come unope
ra non pu essere spiegata senza il contesto storico-letterario che la precede
e in cui viene inserita, una sincronia storica (che rappresenta un particolare
sistema sociale e culturale) non pu essere compresa senza tener conto del
collegamento con le condizioni diacroniche che le hanno dato forma. A sua
volta, questa comprensione pu infatti far luce su alcuni aspetti, sia della
congiuntura, sia della struttura, il che aiuta a individuare alcuni problemi,
compiendo un passo preliminare per trovare le soluzioni appropriate. Co
me pure riassume Nitti:
El hombre tiene un destino: avanzar en la historia. De nada vale que pretenda re

Recessions and Depressions: Understanding Business Cycles, Santa Barbara, Greenwood, 2010, p.
161: Maybe, in the words of Mark Twain, history doesnt reply itself, but it rhymes. And it
rhymes not just across U.S. history, but across countries as well, as we will see when the simi
larities between the Great Depression and the East Asian crisis [] and the Great Recession
in Japan [] are examined. While many of the particulars are different, the basic explanation
of what caused the crisis will be disturbingly similar.
32.Hat Einer den Herodot gelesen, so hat er, in philosophischer Absicht, schon genug
Geschichte studirt. Denn da steht schon Alles, was die folgende Weltgeschichte ausmacht:
das Treiben, Thun, Leiden und Schicksal des Menschengeschlechts, wie es aus den besagten
Eigenschaften und dem physischen Erdenloose hervorgeht (A. Schopenhauer, Die Welt als
Wille und Vorstellung, ii 2 38, in Arthur Schopenhauers smmtliche Werke, hrsg. von J. Frauenstdt,
Leipzig, F.A. Brockhaus, 18912, vol. iii p. 508). Sullo scopo di questa riflessione, D.E. Cartwright
dice che What history continuously shows, Schopenhauer argued, is really the same thing
under different names and in a different cloak. Thus he recommended that the motto for
history should be eadem, sed aliter, the same but otherwise, and he claimed that, of a philoso
phical mind, reading Herodotus is enough history, since it contains everything that the subse
quent history of the world shows about human efforts, actions, suffering, and the fate of our
earthly lives. Indeed, from a philosophical point of view, the essence of human life and nature
exists in every present time, he said, and it only requires a depth of comprehension in order to
be exhaustively known (D.E. Cartwright, Historical Dictionary of Schopenhauers Philosophy,
Oxford, Scarecrow Press, 2005, s.v. History (Geschichte), pp. 80-81).

110
il medioevo iberico, un valore in se stesso

petirla, porque repetirla quiere decir tambin empezar de nuevo, y empezar de


nuevo es negarla. La historia porque es historia no se repite. Las circunstancias de
una situacin no sern jams idnticas a otra. Por eso no se pueden extraer de la
historia las formas del futuro. [] Pero as como la historia no puede predecir el
futuro, resulta indispensable para comprender el presente. Conociendo lo que ha
sido, sabremos mejor lo que es. Pero ser lo que hagamos y no lo que ha sido. To
dava hay quienes pretenden abjurar de lo que hicieron los siglos.33

In breve, la memoria collettiva sta ai gruppi umani come quella indi


viduale sta ad una singola persona. Da essa dipende, non la propria identi
t (concetto piuttosto problematico, soprattutto a livello di gruppo),34 ma
semplicemente la consapevolezza e la comprensione di s, dal momento
che la persona (esiste) nel corso del tempo, cio nella storia. Pertanto,
anche se questa praticamente mai insegna lezioni concrete, di solito ci dice

33.L. Nitti, Hacia una teora de la comunicacin, Buenos Aires, Grupo Editor Latinoamerica
no, 1993, p. 130. Contro la visione ciclica della storia e sul valore concettuale che pu essere
dato ai paralleli storici, cfr. pi in dettaglio E. Frutos, Antropologa Filosfica (1971-1972), al cui
dado de A. Montaner, Zaragoza, Prensas Universitarias de Zaragoza, 1991, pp. 413-21.
34.Su questa parola avvelenata e grande mito del nostro tempo si veda F. Remotti,
Contro lidentit, Roma-Bari, Laterza, 1996; e Id., Lossessione identitaria, ivi, id., 2010. Si veda,
tuttavia, anche il saggio (sorta di recensione amplificata) di C. Tugnoli, Lidentit introvabile. No
ta critica a Francesco Remotti, Lossessione identitaria, in Dialegesthai, 2011, consultabile in linea
allindirizzo http://mondodomani.org/dialegesthai/ct19.htm#nota16. Le sue osservazioni
sono molto interessanti, ma penso che confonda lirrazionalit del mondo con lirrazionali
t delle spiegazioni del mondo. Per essere precisi, gli elementi che considera irrazionali nel
mondo, in quanto basati su fattori imponderabili (come la potenza, la violenza spinta alle
stremo o le circostanze contingenti) (ivi, 3), sono in realt i fattori non teleologici, che sono
causati dalla mancanza di una volont cosmica, non dalla mancanza di ragione. In altre parole,
Tugnoli confonde il razionale (ci che segue una ratio) con il ragionevole. Pertanto, che luni
verso non si comporti ragionevolmente non significa che funzioni irrazionalmente. Un altro
e grave problema concettuale, che si verifica anche in Remotti, lequiparazione tra identit
ed individualit (ipseitas e haecceitas, cfr. supra, n. 13). Anche se sono aspetti correlati (per quanto
riguarda lidentit del soggetto individuale), non devono essere confusi, perch lindividualit
del soggetto non dipende necessariamente dalla sua identit. Invece, penso che sia nel giusto
Tugnoli quando rimprovera a Remotti la sua conclusione (tipicamente postmoderna, a ma
lincuore) che se lidentit un costrutto, non vale niente ed irrilevante: Eppure, anche
ammettendo che lidentit sia uninvenzione, si tratta di vedere se sia uninvenzione necessa
ria (Tugnoli, art. cit., 6). Credo che il problema sarebbe meglio affrontato includendo
nella discussione il ruolo della funzione, che ha ricevuto cos poca attenzione nella riflessione
filosofica. Sicuramente lidentit manca di ogni sostanza; ma se presiede a una funzione,
allora ha una sorta di utilit (personale o sociale), e questo ci che spiega la sua esistenza. In
ogni caso, comprendere non giustificare, n riconoscere la funzione significa difendere il
concetto stesso di identit, in particolare come principio di azione politico-sociale (nel rifiuto
del quale sono daccordo con Remotti).

111
alberto montaner

comunque qualcosa sulla condizione umana. Infatti, una volta che cono
sciamo e capiamo certi processi storici, e sappiamo un po meglio come e
perch si sono verificati certi eventi, questa conoscenza pu illuminare al
cuni aspetti del comportamento umano, individuale o collettivo, cio co
me comportamento sociale. Da ci non possiamo trarre lezioni pratiche da
applicare nella vita quotidiana, bens modelli di comprensione di come e
perch le persone agiscono, singolarmente, o soprattutto, nel caso della co
noscenza storica, in quanto comunit. E questo, nella misura in cui aumen
ta le nostre conoscenze sugli esseri umani e il loro comportamento, ci ar
ricchisce senza dubbio.
Per questo motivo, la conoscenza storica, come qualsiasi altra conoscen
za, che sia settoriale o specializzata, pu trascendere, quando necessario,
allinterno dello stesso dominio epistemico. Per farlo utile aderire al piano
delineato dal filosofo spagnolo Eugenio Frutos, uno dei pionieri dellantro
pologia filosofica, proprio per porre le basi di questo ramo della conoscen
za come una confluenza delle diverse discipline che studiano le molteplici
dimensioni dellessere umano. Il lavoro di Frutos guidato da un desiderio
esplicito di integrazione e strutturazione della conoscenza, basato sulla con
vinzione che necessario establecer un saber sobre el hombre que no sea
un resumen de los saberes parciales sobre l, al di l di organizar en una
sntesis, lo ms perfecta posible, los distintos saberes parciales sobre el hom
bre.35 In altre parole, non si tratta di sviluppare una mera compilazione
sincretica, ma di creare un insieme organico che sia maggiore della somma
delle sue parti. Gli studi storici e letterari trovano qui un ruolo fondamen
tale, in quanto, secondo lo stesso Frutos, la dimensione temporale (e quin
di storica) e la dimensione creativa (e quindi artistica e letteraria) sono due
delle note essenziali del chi umano.
A questo punto, sono tentato (senza dubbio in modo pretenzioso) di
piantare la pietra miliare del QED dei matematici e chiudere queste rifles
sioni rispondendo in modo categoricamente affermativo allultima do
manda, che resta aperta, posta nella presentazione degli organizzatori di
questo convegno:
abbiamo gi superato questa fase, e lesperienza postmoderna, col suo generale
relativismo, lascia il posto a un nuovo realismo, e la sfida di riconoscere una cultura
europea comune apre nuovi spazi per valorizzare lesperienza unitaria medievale?

Tuttavia, essi lanciano una sfida finale, quando commentano che, sia dal

35.Frutos, op. cit., pp. 2 e 13.

112
il medioevo iberico, un valore in se stesso

punto di vista filologico, sempre privilegiato in Italia, sia da quello degli


studi letterari, pi legati alla cosidetta French Theory, si ha limpressio
ne che sfugga, come non pi rilevante, il proprium letterario di questa lette
ratura, cio la letteratura medievale.
Infatti, laffermazione del valore epistemico dello studio della letteratura
corre il rischio di dimenticare quella dimensione propriamente letteraria
che, a mio parere, si colloca su un piano diverso, a meno di cadere nella
solita confusione tra gli studiosi della letteratura e i suoi lettori. I primi sono
interessati alla letteratura come prodotto culturale specifico nato in certe
coordinate storico-sociali e mirano a spiegare lopera letteraria nellambito
delle sue condizioni di possibilit (diciamo, la Foucault, della sua episte
me). I secondi di solito non si curano della letteratura (in astratto), ma ci
che li attrae sono le concrete opere letterarie, da cui cercano di ricavare il
massimo godimento. Il loro approccio, non epistemologico, ma estetico,
arriva al proprium della letteratura, che appunto la sua funzione estetica,
come ha rivelato, a partire da un approccio cognitivo, la Neuroestetica.36
Dal momento che, com noto e ha mostrato, tra gli altri, Costanzo Di
Girolamo, la letterariet non deriva dalla forma per s,37 deve derivare dal
la funzione, cio da ci che il fatto socioculturale del letterario ha di speci
fico.38 Questo il luogo culturale di tutti i testi (scritti o orali), la cui funzio
ne principale (anche se non necessariamente unica) quella di stimolare
una concreta forma di approccio cognitivo, la lettura estetica, dalla quale

36.Neuroaesthetics is a new field of research emerging at the intersection of psychologi


cal aesthetics, neuroscience and human evolution. The main objective of neuroaesthetics is to
characterize the neurobiological foundations and evolutionary history of the cognitive and
affective processes involved in aesthetic experiences and artistic and other creative activities
(definizione fornita dallInternational Network for Neuroaesthetics, consultabile in rete allindiriz
zo: http://neuroaesthetics.net/neuroaesthetics/, dove si pu trovare un costante aggiorna
mento bibliografico).
37.C. Di Girolamo, Teora crtica de la literatura [1977], Barcelona, Crtica, 1982; cfr. in parti
colare pp. 91-92.
38.Ricuso, in primo luogo, la nozione nominalista che la letteratura ci che viene cos
definito in un certo momento. Latomizzazione della letteratura a cui porta questo approccio
contraddice il fatto stesso su cui esso si basa, cio, che ogni epoca ha preso in considerazione
come letterari alcuni testi e non altri. Anzi, proprio la possibilit di isolare un gruppo di testi
sotto un nome collettivo che suggerisce che c qualcosa che li lega. Poich questo fattore
unificante non risiede, come gi detto, nelle caratteristiche intrinseche della letteratura, deve
risiedere in altre caratteristiche, estrinseche. Dato che il modo di produzione testuale comu
ne per la letteratura e qualsiasi altro scritto, tale qualcosa deve corrispondere alla funzione
socioculturale della letteratura stessa.

113
alberto montaner

risulta una particolare sensazione o reazione emotiva.39 Ci si verifica per


ch il modo in cui il lettore si confronta con unopera letteraria non quel
lo tipico di chi sta ricevendo le informazioni comunicate, ma quello di chi
guarda, per cos dire, in contemplazione. In effetti, unopera letteraria pu
essere oggetto di una lettura non solo estetica, ma la possibilit di una lettu
ra estetica la conditio sine qua non per la esistenza stessa della letteratura.40
Questo si lega al concetto di effetti di presenza (presence effects) proposto
da Gumbrecht. Da tale punto di vista, i testi letterari, attraverso la loro ap
prensione estetica (nel senso originario di come percezione sen
soriale), non sono diretti ad una produzione di significato, ma ad una
produzione di presenza, tale che Therefore, production of presence
points to all kinds of events and processes in which the impact that present
objects have in human bodies is being initiated or intensified.41
Il fatto che il ricercatore interessato alla funzione estetica in absentia,
cio al modo in cui le opere letterarie sono state in grado di produrre nel
loro lettore o ascoltatore originale iucunditas o delectatio, admiratio e anche
iubilus (per riprendere il vocabolario medievale impiegato per descrivere il
risultato della contemplatio, che il piacere derivato dalla percezione senso
riale, cio etimologicamente e cognitivamente estetica).42 Invece, per il let
tore moderno ci che conta abilitare quella funzione estetica in praesentia,
cio per il proprio piacere. Questo pu accadere anche con la letteratura
medievale iberica? probabilmente impossibile dare una risposta assoluta
a questa domanda, quia de gustibus non disputandum. Tuttavia, sembra
possibile rispondere affermativamente se ci significa ammettere che ogni

39.Cfr., per esempio, C. Obermaier et al., Aesthetic and Emotional Effects of Meter and Rhyme
in Poetry, in Frontiers in Psychology, 31 gennaio 2013, consultabile in rete allindirizzo http:
//journal.frontiersin.org/article/10.3389/fpsyg.2013.00010/full#h6; M. Burke, The Neuro
aesthetics of Prose Fiction. Pitfalls, Parameters and Prospects, in Frontiers in Human Neuroscience,
3 agosto 2015, consultabile in rete allindirizzo http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/
fnhum.2015.00442/full#h3.
40.Cfr. A. Montaner, En defensa del sentido literal: de la interpretacin a la explicacin en el estu-
dio de la literatura, in Contra los mitos y sofismas de la teora literaria postmoderna. Identidad, Gnero,
Ideologa, Relativismo, Americocentrismo, Minora, Otredad, al cuidado de J.E. Maetro e I. Enkvist,
Vigo, Editorial Academia del Hispanismo, 2010, pp. 159-215, alle pp. 200-7.
41.H.U. Gumbrecht, Production of Presence. What Meaning Cannot Convey, Stanford, Stan
ford Univ. Press, 2004, p. xiii.
42.Cfr. E. De Bruyne, Etudes desthetique medievale, Brugge, Tempel, 1946; Id., Lesthetique du
Moyen ge, Louvain, Editions de lInstitut superieur de philosophie, 1947; e cfr. i contributi di
A. Montaner e F. Montaner in Letters on Manuscript Culture in Medieval Spain, in La corni
ca, xxvii 1998, 1 pp. 162-82.

114
il medioevo iberico, un valore in se stesso

lettore pu trovare nella letteratura iberica medievale alcune opere che sia
no di suo gusto, in quanto vi una vasta gamma di possibilit, dal Cantar de
mio Cid alle cantigas de amigo, dal Tirant lo Blanch ai versi di Jorge Manrique
per la morte di suo padre, per citare alcuni esempi noti (se non canonici,
concetto molto discutibile).43
A mio avviso, uno degli elementi che oggi possono rendere interessante
la lettura delle opere medievali nasce dal confronto di identit e alterit che
abbiamo visto prima. Da quella combinazione di vicinanza e distanza, il
lettore moderno pu estrarre una combinazione di sensazioni antiche e
nuove che pu portare a unesperienza estetica unica. Michel Zink lo ha
recentemente espresso in modo eccellente:
[Le Moyen ge] nous vient dun monde rvolu. Comme dans les contes, tout pa
rat porte de la main et rien ne lest. Tout sloigne quand nous croyons le saisir.
[] Sa littrature ne veut pas dire ce que nous pensions, elle ne veut pas toucher l
o la premire lecture elle nous touche, elle fourmille dallusions qui nous chap
pent. Pourtant, quand nous lavons bien loigne de nous, au moment o nous la
pensons la plus trangre, voil que nous la retrouvons nouveau toute proche,
mouvante et frache, comme la jeunesse de notre langue et de notre monde.44

qui che lo studioso e il lettore si riuniscono, in quanto il primo colui


che (attraverso la filologia) pu offrire al secondo le chiavi di una porta a
prima vista impenetrabile. Lo stesso Zink ha espresso cos questo concetto:
mesure que nous la dchiffrons plus exactement, nous en jouissons da
vantage. Car la jouissance de la comprendre et de la connatre ne gte pas
la jouissance spontane quelle nous procure: elle laccrot.45
Nel caso delle lingue ibero-romanze, questo approccio agevolato da
una differenza minore, rispetto al francese, tra la loro fase medievale e quel
la attuale. Dunque il lettore che voglia fare il piccolo sforzo di superare al
cune barriere linguistiche e culturali trover ampia ricompensa. Godr, per
esempio, della creativit con cui Berceo in grado di estrarre da una conci
sa sentenza latina una quartina piena di vivacit; dellabilit con cui i croni
sti di Alfonso il Savio tessono le loro fonti in un testo ben compiuto e nar
rativamente potente; della combinazione insuperabile di dottrina di cano
ne e malizia di locandiere che decora il Libro de buen amor dellArciprete di

43.Per la mia riluttanza al concetto di canone, cfr. A. Montaner, Quin teme al canon
feroz? Las limitaciones de un concepto, in Cuadrivio, xv 2015, consultabile in rete allindirizzo
http://cuadrivio.net/dossier/quien-teme-al-canon-feroz/.
44.M. Zink, Bienvenue au Moyen ge, Paris, quateurs, 2015, p. 10.
45.Ivi.

115
alberto montaner

Hita; della sottigliezza con cui i poeti del Quattrocento intrecciano gli ulti
mi fili del broccato dei trovatori
A questo punto, si pone una questione complementare, ma non secon
daria, che Francisco Rico formula cos:
El texto no es comprensible sin contextos, ni aun existe sin ellos, porque tampoco
existe sino en una lengua y en las coordenadas de una sociedad, sobre el fondo de
unas tradiciones, con unos ideales artsticos, frente a un horizonte de gneros, en
un sistema de valores A un texto de otros tiempos, en particular, o lo restituimos
a los contextos que le son propios, o bien, a conciencia o a ciegas, le imponemos los
nuestros. Nihil est tertium.46

Questo solleva la questione se lo studioso debba lasciare alla discrezione


del lettore linterpretazione del testo, come un atto sovrano, o se, al contra
rio, debba fornire uninterpretazione specifica, basata sulla sua pi profon
da conoscenza del testo e del suo contesto. Questo ruolo mediato dellin
terpretazione (intesa nel suo senso pi elementare) sottolineato dal Bur
ke, quando confronta i processi neurocognitivi coinvolti nella letteratura,
rispetto a quanto accade in altre arti:
Literary reading is mostly, and in most forms, a visual act. The type of visualization
it employs, however, is different to the vision involved in pictorial art interfaces.
Unlike viewing a painting in the world, there is no discernible object out there for
light to bounce off and strike the retina. There are just words on the page or screen:
those small, simple, culturally-determined semiotic signs. Indeed, light still strikes
the word and letter shapes, it enters the retina, the input gets transduced into elec
tric impulses, which then travel in a parallel processing fashion to the visual cortex
and then on to the pre-frontal cortex. But the words, even if they appear in the visual
cortex [], must be decoded. This is a process that involves semantic neural solu
tions. It is the meaning of the word form that matters and its immediate and subse
quent context, not the form itself. There is also the fact that written literary input is
also represented in mental imagery. Literary reading induced mental imagery may
be mainly fleeting and indistinct, but when it appears it is robust and recyclable. []
In short, literary reading is primarily visual, but is it not the readily accessible kind
of vision that painting and other visual art forms offer. It is not directly available, in
a simplistic one-to-one fashion through one of the major sensory organs.47

Nel suo discorso introduttivo al convegno, Lino Leonardi sceglie di pro


porre uninterpretazione forte, che aggiungo io potrebbe restringere

46.F. Rico, Breve biblioteca de autores espaoles, Barcelona, Seix Barral, 1990, p. viii.
47.Burke, op. cit., [2].

116
il medioevo iberico, un valore in se stesso

la possibilit di iperinterpretazioni come quelle accuratamente discusse da


Marco Santagata nel suo contributo in questo fascicolo.48 A mio giudizio,
tuttavia, questo un problema riguardante lo studioso, non il lettore, per
ch per il primo linterpretazione uno strumento per la comprensione del
testo stesso come prodotto estetico e come prodotto culturale, mentre per
il secondo linterpretazione un ponte tra la lettura e leffetto estetico che
essa dovrebbe provocare. Tuttavia, tenuto conto della corretta osservazio
ne di Rico, penso che ci sia un approccio capace di coniugare la proposta di
Leonardi e lincontrollabile libert del lettore. Si tratta di una proposta avan
zata da uno dei padri dellermeneutica moderna, August Pfeiffer, nella sua
Hermeneutica sacra, iii 6:
Nam distinguendum inter loci sensum et usum. Sensus (i. e. literalis explicatio diuin
intentionis per uerba insinuat, de qua Hermeneutica est sollicita) nonnisi unicus
esse potest. Vsus autem (i. e. deducta e texto iam literaliter intellecto consequentia
seu instituta Textus expositi ex analogia Sacr Scriptur et fidei applicatio et ac
commodatio) variare potest, id quod spectat ad Homileticam.49

Nel caso della letteratura medievale, chiaro che per raggiungere il sen-
sus il lettore ha bisogno quasi sempre dellaiuto dello studioso, ma poi pu
fare un usus assolutamente personale di quel sensus spiegato. Non si tratta,
in ogni caso, di un sensus latens, come postulato da san Pietro Crisologo50 (il
quale rappresenta la posizione tradizionale dellesegesi biblica, contro cui
reagiva Pfeiffer), ma di un sensus litteralis (unicus), il che non significa affatto
che sia superficiale, poich alla sua costituzione partecipano tutti i livelli
indicati da Rico. Pertanto, aggiornando la migliore tradizione dellumane
simo, Bataillon poteva scrivere che:
il est vident que lintelligence prcise de textes remontant au dbut des temps mo
dernes requiert encore maintes recherches de bibliographie, de critique textuelle, de
grammaire, de lexicologie, de folklore, dhistoire sociale, culturelle, religieuse etc.51

48.M. Santagata, Il saluto di Beatrice, in questo fascicolo, pp. 160-68.


49.A. Pfeiffer, Hermeneutica sacra siue Luculenta et succinta tractatio de legitima interpretatione
Sacrarum Literarum, Dresd-Lipsi, Impensis Mart. Gabr. Hbneris-Literis Brandianis, 1684,
p. 45.
50.Hinc est quod sensus in littera latet, occultatur diuinum in humano sermone myste
rium, ut quae credentibus adhuc futura iam patent, iam facta perfidis et non credentibus obscu
rentur, ac sic infidelium poena fidelium redundet ad gloriam (Petrus Chrysologus, Sermo-
nes, cxxxii 2; cfr. lediz. di A. Olivar, Barcelona, Fundaci Bernat Metge, 2000, vol. v p. 61).
51.M. Bataillon, Dfense et illustration du sens littral, London, Modern Humanities Re
search Association, 1967, p. 1.

117
alberto montaner

Questa confluenza di risorse pu offrire al lettore moderno ci che, a


mio parere, non esattamente uninterpretazione, ma piuttosto una spie
gazione dellopera letteraria. Intendo con ci unesposizione che, sulla base
della delucidazione pi completa possibile del senso letterale, venga a sta
bilire rapporti pertinenti tra le componenti intrinseche dellopera (come
dispositivo estetico modellato sotto determinate regole o linee guida,
storicamente mutevoli) e le diverse variabili che la collocano nelle sue co
ordinate socio-culturali: la serie letteraria in cui integrata (forme, generi,
modelli, tradizioni, cio la diacronia nella sua azione sul presente); il siste
ma letterario di cui fa parte (di nuovo forme, generi e modelli e anche le
mode , ma da una prospettiva sincronica); la costellazione di credenze
(religiose, socio-politiche, filosofiche, naturali) in cui inserita, attivamen
te o passivamente, e che possono essere da essa accettate o rifiutate; le
condizioni sociali in cui coinvolta (la struttura sociale ed economica, la
congiuntura economica o politica, il piano evenemenziale), ecc. Di conse
guenza, questa spiegazione offre sia allo studioso che al lettore moderno
una cornice interpretativa, questa s forte, in cui il primo si pu interro
gare sul sensus senza cadere nelliperinterpretazione, mentre il secondo in
grado di esercitare lusus liberamente, ma in una situazione, che, parafrasan
do Zink, offre un surplus de jouissance.
In conclusione, una volta superato il relativismo, la conoscenza storica e
storico-letteraria pu considerarsi un valore in s, come parte di una com
prensione globale dellessere umano. Per la letteratura, questo piano episte
mico non pu ignorare lessenziale livello estetico, che, tuttavia, opera in
modo diverso per lo storico-filologo e per il lettore. Per il primo, uno dei
principali fattori del fenomeno culturale che il suo oggetto di studio e
costituisce un effetto di significato; per il secondo, invece, un elemento
esperienziale, cio un effetto di presenza. Per il lettore di oggi la lettera
tura iberica medievale e, in generale, quella romanza, una porta aperta a
sensazioni diverse, a unestetica che nasce proprio dalla dialettica tra iden
tit ed alterit.

Alberto Montaner
Universidad de Zaragoza
amonta@unizar.es

118