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Mouse

In informatica il mouse un dispositivo (o periferica di input di un computer) in grado di inviare al


sistema un comando da parte dell'utente in modo tale che a un suo movimento su una base solida
lineare ne corrisponda uno analogo da parte di un indicatore sullo schermo del monitor detto
puntatore. dotato di uno o pi tasti ai quali possono essere assegnate varie funzioni.
-Funzionamento, le tecnologie utilizzate nei mouse hanno essenzialmente tre finalit:
1. rilevare il movimento del mouse
2. inviare il dato al dispositivo a cui il mouse collegato
3. permettere l'attivazione di funzioni
Ci sono diversi dispositivi: mouse ottici, mouse meccanici, a laser. Mouse con il cavo e quelli senza
filo (con il quale comunica attraverso onde radio, raggi infrarossi o via Bluetooth)
-Pulsanti
I pulsanti sui mouse sono utilizzati per attivare determinate funzioni, come:
1. la singola pressione (clic) -> per la selezione (Un clic con il tasto serve tipicamente a
selezionare un oggetto come un'icona o un comando da un menu, mentre un clic con il
tasto destro richiama solitamente un menu contestuale)
2. due rapide pressioni (doppio clic) -> per l'apertura e l'esecuzione.
Pi in generale la pressione di un pulsante del mouse permette di interagire con l'oggetto software
dell'interfaccia grafica su cui si posizionato il puntatore sullo schermo. Il tipo di interazione
dipende sia dal pulsante premuto che dal software utilizzato.
Prendendo come riferimento l'immagine del mouse a fianco, i vari pulsanti sono i basilari pulsante
sinistro (1) e destro (2), la rotella di scorrimento (3) che possibile premere come pulsante
centrale ed eventuali pulsanti laterali (4) attivabili con il pollice o l'anulare. Quando ci si riferisce a
pulsante destro e sinistro, ci si riferisce non alla loro collocazione fisica rispetto all'utilizzatore, ma
alle funzioni che storicamente essi hanno assunto: infatti possibile, in molti casi, invertire le
funzioni assegnate ai pulsanti destro e sinistro per assicurare un utilizzo comodo sia ai destri sia ai
mancini, che possono cos utilizzare l'indice per il tasto sinistro, nonostante che esso sia
posizionato a destra.
Mentre i pulsanti sinistro e destro sono presenti fin dai primi mouse, la rotella di scorrimento ha
avuto ampia diffusione di pari passo con il diffondersi di Internet e del World Wide Web perch
permette di scorrere i contenuti dei siti con pi facilit rispetto all'uso della classica barra di
scorrimento delle finestre.
Gli anticoagulanti orali: gestione ed effetti avversi

La terapia anticoagulante il trattamento delezione nella prevenzione primaria e secondaria


dellictus in soggetti con fibrillazione atriale e dellembolia polmonare in soggetti con trombosi
venosa.

I farmaci anticoagulanti agiscono a vario livello:


- gli anticoagulanti orali tradizionali, warfarin e acenocumarolo, inibiscono la sintesi dei fattori
della coagulazione vitamina K dipendenti (II, VII, IX e X);
- gli anticoagulanti di nuova generazione inibiscono il fattore Xa della coagulazione (rivaroxaban e
apixaban) oppure direttamente la trombina (dabigatran).

Gli anticoagulanti per bocca tradizionali, seppur efficaci hanno alcuni limiti:
- inizio d'azione lento;
- risposta farmacologica imprevedibile determinata dalla variabilit interindividuale nel
metabolismo citocromo P450-dipendente;
- stretta finestra terapeutica che richiede un controllo costante dei parametri della coagulazione.
Inoltre l'azione di questi farmaci non prevedibile e non costante, ma occorre definire per ogni
singolo paziente la dose di farmaco adeguata a garantire leffetto anticoagulante. A tal fine viene
effettuato periodicamente un prelievo di sangue per misurare il tempo di protrombina espresso
come INR. In generale si raccomanda un INR compreso tra 2 e 3 in caso di fibrillazione atriale e
nella prevenzione della trombosi venosa. Valori maggiori possono essere presi inconsiderazione in
caso di protesi valvolare meccanica, tenendo in considerazione il rischio trombotico e il rischio
emorragico del paziente. Nei soggetti con protesi valvolari biologiche in genere considerato
corretto un INR compreso tra 2 e 3 e la terapia anticoagulante pu essere sospesa dopo tre mesi
tenendo in considerazione il rischio trombotico del paziente.

I nuovi anticoagulanti orali (rivaroxaban, apixaban e dabigatran) rispetto ai farmaci tradizionali


avrebbero alcuni vantaggi:
- non richiedono un controllo regolare dell'INR;
- hanno una rapida insorgenza dell'effetto anticoagulante (poche ore rispetto a 4-5 giorni);
- presentano una rapida scomparsa dell'effetto anticoagulante (24 ore rispetto ad alcuni giorni del
warfarin).
Di recente sono state individuate le prime molecole antidoto dei nuovi coagulanti orali: per
esempio adexanet blocca l'azione di apixaban e rivaroxaban; idarucizumab inattiva il dabigatran.

Tutti i farmaci anticoagulanti orali ritardando il normale processo di coagulazione, favoriscono


quindi la comparsa di emorragie lievi (con la formazione di lividi oppure perdita di sangue dalle
gengive o dal naso) o gravi.

Le linee guida del NICE consigliano i nuovi anticoagulanti orali come alternative di prima linea per
la prevenzione dell'ictus in pazienti con fibrillazione atriale, soprattutto per coloro che hanno
difficolt a controllare la coagulazione del sangue con warfarin. Inoltre sono considerati come
alternativa per i pazienti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale che hanno un pi alto rischio di
ictus e per coloro che assumono lacido acetilsalicilico per la prevenzione dell'ictus.

E' importante segnalare che rispetto al warfarin i nuovi anticoagulanti orali hanno un minor rischio
di interazione con altri farmaci, ma sono state rilevate interazioni che ne sconsigliano
l'associazione con dronedarone, itraconazolo, ciclosporina, tacrolimus. Inoltre occorre cautela
quando si somministrano i nuovi anticoagulanti con verapamil, chinidina, amiodarone,
dronedarone, claritromicina. Sembra possibile, ma si consiglia sempre cautela, associare i nuovi
anticoagulanti con atorvastatina, digossina, diltiazem, amiodarone, gli inibitori della pompa
protonica e gli anti H2. In particolare richiesta cautela se il paziente oltre ad assumere pi
farmaci:
- ha pi di 75 anni;
- pesa meno di 60 kg;
- ha problemi di funzionalit renale;
- presenta altri fattori che possono aumentare il rischio di sanguinamento.
Il paziente deve essere educato sulle possibili interazioni farmacologiche. Leventuale assunzione
di nuovi farmaci deve essere discussa con il proprio medico. E altrettanto importante che il
paziente non ricorra contemporaneamente alluso a prodotti di erboristeria.

Per quanto riguarda la prescrizione con rimborso a carico del SSN occorre segnalare che lAgenzia
italiana del farmaco (AIFA) ha vincolato la prescrizione alla compilazione di un piano terapeutico
redatto online solo da specialisti autorizzati (cardiologi, neurologi, internisti, geriatri, ematologi).

I nuovi anticoagulanti orali non sono raccomandati nei soggetti:


- con ridotta funzionalit renale (dabigatran: VFG <30 ml/min; rivaroxaban: VFG <30 ml/min;
apixaban: VFG <25 ml/min);
- in trattamento con farmaci che hanno dimostrato interferenze clinicamente rilevanti con i nuovi
anticoagulanti orali;
- in gravidanza;
- con ipersensibilit documentata alle singole molecole;
- con emorragia in atto;
- con ipertensione arteriosa non controllata (PA sistolica >180 mm Hg e/o PA diastolica >100 mm
Hg);
- patologie epatiche in fase attiva (epatite, cirrosi) incremento delle transaminasi di almeno il
doppio rispetto ai valori di riferimento.

I farmaci tradizionali invece rimangono il trattamento di scelta nei soggetti gi in trattamento che
mantengono buoni i livelli di TTR (Time Therapeutic Range ossia la percentuale di tempo in cui i
rilievi di INR risultano nel range, dando una stima dellefficacia della terapia).

Considerati i possibili rischi associati alla terapia anticoagulante importante che l'infermiere
stabilisca un rapporto di fiducia con il paziente e spieghi l'importanza di assumere la terapia
regolarmente al dosaggio stabilito per la prevenzione degli eventi tromboembolici. L'infermiere
quindi oltre a raccogliere una dettagliata anamnesi deve spiegare al paziente che:
- la terapia va assunta con regolarit sempre alla stessa ora, a stomaco vuoto;
- in caso di mancata assunzione dell'anticoagulante non compensare mai la dimenticanza
assumendo una dose doppia, ma segnalare la dimenticanza al medico;
- prima di un intervento chirurgico (anche di tipo odontoiatrico) occorre segnalare al medico che si
stanno assumendo i farmaci anticoagulanti o antiaggreganti;
- preferibile evitare di assumere contemporaneamente i farmaci antinfiammatori, in caso di
necessit assumere il paracetamolo e comunque chiedere consiglio al medico;
- i soggetti in terapia con i nuovi anticoagulanti orali devono tenere controllata la funzionalit
renale (effettuando il controllo una volta lanno, eventualmente da ripetere ogni 6 mesi se il
paziente ha pi di 80 anni, ha un alto rischio emorragico o uninsufficienza renale moderata e in
tutte le situazioni che possano far presupporre un declino della funzionalit renale);
- i nuovi farmaci anticoagulanti orali non interferiscono con gli alimenti. I soggetti in terapia con gli
anticoagulanti di prima generazione devono invece assumere un rapporto equilibrato di frutta e
verdura limitando l'assunzione di vegetali a foglia verde (spinaci, broccoli, lattuga, cavoli) perch
sono ad alto contenuto di vitamina K. E' sconsigliato il digiuno perch potenzia l'effetto
anticoagulante, si raccomanda quindi di consultare il medico in caso di dieta dimagrante;
- per prevenire il rischio tromboembolico oltre alla terapia farmacologica occorre modificare lo
stile di vita: smettere di fumare, tenere sotto controllo il peso e fare attivit fisica sono
raccomandazioni utili anche alle persone in terapia antiaggregante.
In caso di emorragia in un paziente in terapia con warfarin o con gli altri antagonisti della vitamina
K, occorre sospendere il trattamento anticoagulante e in caso di emorragia grave con INR >5 si
consiglia di somministrare vitamina K o di rimpiazzare i fattori della coagulazione vitamina K
dipendenti con plasma fresco congelato o con concentrati di complesso protrombinico plasmatico.
In caso di emorragia in un paziente trattato con i nuovi anticoagulanti orali come detto non
sempre disponibile un antidoto, tuttavia i nuovi farmaci anticoagulanti hanno un'emivita molto
breve quindi il primo intervento sospendere immediatamente il farmaco; in questo modo si
ottiene abbastanza rapidamente una riduzione dei livelli plasmatici. Comunque, ci non
sufficiente per evitare problemi in caso di emorragie maggiori e in caso di ematomi ed emorragie
intracerebrali, situazioni ad alto rischio di morte.

La disidratazione dell'anziano

Il nostro organismo formato principalmente da acqua. Nel neonato lacqua costituisce il 75%
circa del peso corporeo, ma questa frazione si riduce progressivamente fino a stabilizzarsi intorno
al 55-60% del peso corporeo nellet adulta. Nellanziano si ha unulteriore riduzione della quantit
di acqua totale corporea, sia come valore assoluto sia come frazione percentuale. Nelle donne la
percentuale di acqua minore in quanto maggiore la percentuale di tessuto adiposo (povero di
acqua).

Lacqua svolge un ruolo fondamentale nei processi di digestione, assorbimento, trasporto, utilizzo
di nutrienti, oltre che per leliminazione delle scorie metaboliche.

importante mantenere costante il bilancio idrico. Nel corso della giornata lorganismo perde
notevoli quantit di acqua (sudorazione, escrezione): circa 1.550 ml di acqua con le urine; 100-300
ml con le feci, 500 ml con la respirazione e 200 ml con la traspirazione cutanea. Si acquisiscono
invece circa 250 ml di acqua in seguito ai processi metabolici e 750 con il cibo. Per mantenere il
corretto bilancio idrico occorre quindi assumere liquidi bevendo e consumando alimenti ricchi di
acqua.

In condizioni normali il fabbisogno idrico giornaliero di circa 30 ml per chilo di peso corporeo
oppure 1 ml per ogni caloria assunta. In pratica ogni giorno bisogna bere circa un litro e mezzo di
liquidi con le bevande (preferibilmente acqua), la restante porzione va assunta con gli alimenti. In
condizioni particolari (febbre, diarrea, vomito, stagione molto calda) tali quantit vanno
aumentate fino a raddoppiarle. Una formula utilizzata per calcolare la quantit di liquidi necessaria
la seguente:
- 100 ml di liquidi per ogni chilo di peso corporeo per i primi 10 kg;
- 50 ml di liquidi per kg per i successivi 10 kg;
- 15 ml di liquidi per ogni kg dopo i 20 kg.

Lequilibrio idrico deve essere mantenuto bevendo essenzialmente acqua. Bevande diverse (come
aranciate, bibite di tipo cola, succhi di frutta, caff, t) oltre a fornire acqua apportano anche altre
sostanze che contengono calorie (per esempio zuccheri semplici) o che sono farmacologicamente
attive (come per esempio la caffeina). Queste bevande vanno usate con moderazione. Non ci sono
invece controindicazioni allassunzione di acqua gasata e allassunzione di acqua del rubinetto.

Il contenuto di acqua degli alimenti estremamente variabile: frutta, ortaggi, verdura e latte sono
costituiti per oltre l85% da acqua; carne, pesce, uova, formaggi freschi ne contengono il 50-80%;
pane e pizza sono costituiti per il 20-40% da acqua; pasta e riso cotti ne contengono il 60-65%.
Infine, biscotti, fette biscottate, grissini e frutta secca ne contengono meno del 10%. Sono pochi gli
alimenti caratterizzati dalla pressoch totale assenza di acqua (olio, zucchero).

Per disidratazione si intende una riduzione del volume corporeo di acqua, tale condizione grave
quando viene perso il 3% del peso corporeo.

Le persone anziane hanno una ridotta sensazione di sete e la loro risposta ormonale alla
disidratazione (liberazione di ormone antidiuretico) insufficiente. Questi cambiamenti, pi
pronunciati nei soggetti con malattia di Alzheimer, rendono i soggetti anziani pi sensibili al rischio
di disidratazione. Inoltre hanno un rischio pi alto gli anziani allettati rispetto a quelli non allettati
e gli anziani solo in parte dipendenti, quelli cio che sembrano capaci di assumere liquidi ma che in
realt non lo sono.

Il principale fattore di rischio della disidratazione lo scarso introito di acqua per via orale (per
mancanza di autonomia, patologie oro-faringee, scarsa sensazione di sete). A questo si pu
aggiungere un aumento della perdita di liquidi causato da:
- patologie (febbre, diarrea o vomito);
- uso di diuretici o di lassativi;
- patologie che inducono un aumento della perdita di urine (diabete, ipercalcemia, ipocaliemia).

Gli operatori sanitari devono inoltre tenere sotto controllo i soggetti:


- con patologie (demenza, patologie renali, depressione, malattie psichiatriche);
- con storia di disidratazione;
- in terapia con farmaci.

Il primo sintomo della disidratazione la secchezza della bocca. Poi, a mano a mano che lo stato di
disidratazione aumenta, sia la pelle sia le mucose (comprese quelle dellocchio) diventano secche
e asciutte e compaiono senso di affaticamento, mal di testa, arrossamento della pelle, crampi
muscolari, perdita di appetito, intolleranza al calore, apatia. Se lo stato di disidratazione ancora
pi grave, si possono avere vertigini, nausea e vomito, tachicardia, riduzione dellattenzione, della
capacit di concentrazione e sdoppiamento della visione, fino a perdita di conoscenza e rischio di
coma.

Una disidratazione dell1% del peso corporeo si ripercuote sullattivit e sulle performance fisiche
dellorganismo. Se la disidratazione sale al 2% vengono alterati la termoregolazione e il volume
plasmatico e comincia a manifestarsi il senso di sete. Con una disidratazione intorno al 5%
compaiono crampi, debolezza, maggiore irritabilit, mentre intorno al 7% si pu avere malessere
generale, debolezza intensa e anche allucinazioni. Con il 10% vi il rischio concreto di insorgenza
del colpo di calore e comincia a esservi pericolo per la sopravvivenza.

Uno stato persistente di disidratazione compromette sia le capacit fisiche sia quelle mentali.
Inoltre aumenta il rischio di calcoli renali, il rischio di contrarre tumori del colon e dellapparato
urinario (vescica, prostata, reni) e il rischio di prolasso della valvola mitrale.

Per prevenire la disidratazione loperatore sanitario deve:


- spiegare allanziano in grado di intendere limportanza dellassunzione di liquidi;
- stimolare anche i familiari a somministrare liquidi;
- spiegare quali sono i fattori responsabili della disidratazione;
- identificare i primi segni della disidratazione;
- offrire liquidi regolarmente;
- fornire le bevande preferite al soggetto;
- gestire con cura i soggetti che soffrono di incontinenza in modo da evitare che questi si rifiutino
di bere per paura di rimanere bagnati.

Per tenere sotto controllo la quantit di liquidi assunti nel corso della giornata bene mantenere
la documentazione scritta della quantit di liquidi assunti.

Per stimolare lanziano a bere possibile:


- stabilire insieme al soggetto alcuni obiettivi della giornata (relativi allassunzione di liquidi) e poi
verificare di aver raggiunto tali obiettivi;
- offrire allanziano da bere pi volte al giorno;
- sfruttare alcuni momenti della giornata per aumentare lassunzione di liquidi per esempio il t
del pomeriggio oppure subito dopo lassunzione della terapia;
- suddividere il numero di bicchieri dacqua nel corso della giornata.

Si ricorda infine che una buona idratazione riduce il rischio di:


- lesioni da decubito;
- stitichezza;
- infezioni delle vie urinarie;
- calcoli renali;
- patologie cardiache;
- ipertensione;
- diabete;
- disorientamento e difficolt cognitive.