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Il nemico non pi astratto

- Sandro Chignola , 19.12.2015

Novecento. La guerra daggressione come crimine internazionale: il libro uscito postumo di


Carl Schmitt. Edito in Italia dal Mulino, nasce dal parere che il giurista scrisse su richiesta
dellindustriale Flick, uno dei principali esponenti economici del regime nazista

Si dice che solo dal punto di vista di chi sia sconfitto sia dato comprendere i processi di lunga durata.
Solo chi abbia perso tutto si volge allonda che lo ha travolto cercando di scorgerne le profondit e di
identificarne i ritmi e le correnti. Non il respiro breve del vincitore, inebriato del presente della
conquista, quello capace di confrontarsi con i tempi dilatati della storia. Reinhart Koselleck, la cui
biografia annovera anni di prigionia in Urss dopo lo sbandamento della Wehrmacht, ha scritto
pagine importanti a questo proposito.
Uno dei suoi maestri, Carl Schmitt, nel 1945 uno di questi sconfitti assoluti. Da tempo in rotta con
il nazismo, cui imputa di aver approfondito il solco tra legalit e legittimit per aver ridotto il diritto
a unarma velenosa nelle mani del Partito, preda di una quotidiant estremamente difficile non
riceve da mesi lo stipendio, vive in una Berlino devastata dai bombardamenti, subisce un primo
arresto da parte dei militari sovietici -, si definisce allora, non senza una certa auto
accondiscendenza, annientato e calpestato come lo sconfitto della guerra giusta degli altri.
I suoi interessi teorici si sono spostati sul terreno del diritto internazionale. Da mesi sta portando
avanti la stesura del Nomos della terra. Rimane comunque un grande professore di diritto.

Friedrich Flick

Lindustriale Flick

in questo contesto che va collocato lo scritto (pubblicato solo postumo) che ora Il Mulino rende
disponibile per la prima volta al lettore italiano nella traduzione di Furio Ferraresi e con unottima e,
come sempre, molto accurata presentazione di Carlo Galli (La guerra daggressione come crimine
internazionale). Si tratta del parere che Carl Schmitt redige su richiesta dellindustriale Friedrich
Flick, uno dei principali esponenti economici del regime, in vista di una possibile e, ovviamente
molto temuta, accusa di complicit con la guerra di aggressione nazista.
Non importante come andr a finire. Schmitt guadagner un poco di denaro e, arrestato questa
volta dagli americani, finir a sua volta sul banco degli accusati con la minaccia di un processo
proprio per il reato di guerra di aggressione; Flick, che evita laccusa che lo preoccupa, finir per
condannato a sette anni di carcere per crimini contro lumanit avendo forzato al lavoro nelle sue
imprese lavoratori stranieri schiavizzati dalle SS.

Scarcerato in anticipo, Flick rifiuter pervicacemente sino alla morte di risarcire i prigionieri
superstiti. Interessante piuttosto la struttura del parere legale schmittiano: per lincrocio con
tematiche che lo avevano occupato in Il concetto di guerra discriminatoria (ne scrivemmo sul
manifesto in occasione delluscita della traduzione italiana) e che egli tratter negli anni a seguire
nel Nomos della terra e per unargomentazione che entra nel merito del dibattito aperto dai giuristi
delle Forze Alleate in relazione alle norme fondamentali per i processi contro i crimini di guerra.
Sono tre le fattispecie del crimine di guerra che Schmitt elenca in apertura del suo Parere. La prima
si riferisce a violazioni del diritto in guerra (jus in bello). Si tratta di infrazioni di regole
(relativamente al trattamento dei prigionieri, ad esempio) che presuppongono il fatto che la guerra
sia lecita e messa in forma dal diritto internazionale. Di natura essenzialmente diversa il
secondo tipo di crimini di guerra sul quale si appunta lattenzione di Schmitt.

Qui si tratta non gi di acts of violation of the Laws and the customs of war, come il caso della
prima fattispecie, ma di vere e proprie atrocities compiute contro vittime indifese ed inermi.
Scelus infandum, questo tipo di crimine qualificato come scelleratezza infame forza e rompe
criteri e limiti del diritto penale e internazionale. Chi se ne renda colpevole viene messo al bando
della comunit giuridica. Una terza fattispecie si segnala invece per la sua origine recente. Qui
proprio la guerra di aggressione ad essere trattata come un crimine in s. La criminalizzazione
della guerra di aggressione acquista un interesse pratico solo a partire dalla prima guerra mondiale
e dai Trattati di pace di Parigi, lautentico punto di frattura della pi recente storia giuridica.
Schmitt ne aveva appunto scritto in Il concetto di guerra discriminatoria.

Laquila nazista buttata gi dai russi e dai civili tedeschi

solo dopo la prima guerra mondiale che, per la crescente egemonia del sistema giuridico
americano, tanto il sistema del diritto pubblico continentale (che riconosce agli Stati uno jus ad
bellum, e cio la guerra come strumento legittimo di politica internazionale), quanto quello di
common law britannico (che ritiene punibili anche i mala in se, oltre ai mala prohibita, e cio proprio
le atrocities di cui poco sopra), viene producendosi quella commistione tra principi giuridici
e principi morali, che perviene a condannare la guerra di aggressione, trattandola come un crimine
in se stessa. Su questa trasformazione che investe il concetto di guerra Carl Schmitt torna in diverse
occasioni a partire dagli anni Trenta. La guerra, che sino ai Trattati di pace era trattata secondo il
modello dello ius publicum europaeum essa era di fatto un duello tra entit statali giuridicamente
paritarie che si svolgeva in uno spazio politico puro e cio libero rispetto a istanze morali o di
giustizia (e non poteva che essere cos, dato che la scienza giuridica e politica moderna aveva
faticosamente conquistato il proprio spazio sulle rovine delle guerre di religione) viene allora
riqualificata e caricata di contenuti extragiuridici. Distinguendo tra guerra giusta e guerra ingiusta
ingiusta sar la guerra di aggressione, ovviamente, come qualsiasi guerra che calpesti i diritti
dellumanit viene eroso il margine sul quale era stato edificato il sistema del diritto
internazionale e prodotta quella che, agli occhi di Schmitt per primo, si presenta come unautentica
catastrofe.
Ritorsioni seriali

Non soltanto la commistione tra morale e politica che ora si impone reindirizza lo scontro tra
potenze ad uno scontro culturale tra bene e male che pu essere indefinitamente dilatato, se la
guerra guerra umanitaria o caccia ad un nemico che, come nel caso del pirata, pu essere
qualificato come hostis humanis generis, ma la stessa pace, una volta non pi garantita
dallequilibrio delle forze, esprime uno stato di incertezza e di sospetto permanente, se dei poteri si
vagliano le intenzioni e nessuno di essi pu essere risospinto nelle sue frontiere di pertinenza.

Umanizzata, e cio asimmetricamente condotta in nome della giustizia contro un nemico a sua
volta disumanizzato perch criminale, la guerra diventa vendetta infinita, discriminazione,
strumento per la dilatazione dellinfluenza di colui che pretende di parlare (per Carl Schmitt: in
americano) per conto degli universali diritti dellumanit.

Pur nella chiara evidenza della tendenza, tuttavia, la questione non ancora decisa. Nel senso,
almeno, che la trasformazione che a partire dai Trattati di Parigi ha travolto il sistema di rapporti tra
Stato, guerra e diritto internazionale, non ha sedimentato un ordine nuovo: norme certe e istituzioni
internazionali in grado di renderle esecutive. Il parere che Schmitt redige per Flick ribadisce il
sistema di riferimenti della scienza giuridica ancora in vigore: la guerra deve essere considerata un
atto di sovranit di cui sono responsabili gli Stati e non certo i singoli cittadini, che sono tenuti ad
obbedire al potere legale.

Giano e la soglia

Si tratta di un argomento che scagiona lordinary businessman economicamente attivo come lo


era Flick, nonostante i suoi schiavi da ogni responsabilit penale. Ed un argomento, questo, che,
come molto opportunamente rileva Carlo Galli, suoner molto familiare nella Germania del
dopoguerra: la seconda guerra mondiale come una guerra tradizionale, segnata certo da atrocit,
delle quali non si macchiarono per i singoli cittadini, ma solo Gestapo e SS, e che potranno essere
perseguite dalla giustizia ordinaria tedesca.

E tuttavia, tra le rovine di Berlino, Schmitt molto pi lontano che guarda; allindietro e oltre il
presente che abita, figura di soglia come lo ogni Giano. La trasformazione del concetto giuridico di
guerra comporta conseguenze radicali in ordine alla categorie spaziali complessive della politica
e alla modificazione generale dei quadri del diritto (non solo) internazionale. I pionieri della
criminalizzazione della guerra, come lui li chiama, tolgono la possibilit stessa di una posizione
neutrale, nel loro chiamare allo scontro con il male. Non c pi un fuori nella guerra civile infinita
che si scatena come guerra non tra Stati, ma come guerra interna allumanit; come guerra tra un
universale astratto e un nemico inteso come puro criminale.

Quanto attraverso questo passato e la quasi irrilevante vicenda dellimpunito Flick proceda verso il
presente cui apparteniamo pu intuirlo in questo caso solo la sonda bacchetta di rabdomante,
intuito del profeta, scienza tagliente del giurista dello sconfitto Schmitt.

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