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Titolo originale: Leaves of Grass


Traduzione di Igina Tattoni

Prima edizione ebook: marzo 2011


© 2007 Newton Compton editori s.r.l.
Roma, Casella postale 6214

ISBN 978-88-541-3145-3

www.newtoncompton.com

Edizione elettronica realizzata da Gag srl


Walt Whitman

Foglie d’erba

Cura e traduzione di Igina Tattoni


Con un saggio di Lewis Fried

Edizione integrale del 1856 con testo inglese a fronte

Newton Compton editori


Introduzione

Il mondo non è ma, piuttosto, diviene. Anche se non può certo considerarsi una scoperta – lo diceva
anche Eraclito – Walt Whitman in Foglie d’erba ribadisce questo concetto osservandolo nelle sue multiformi
manifestazioni e offre così un contributo significativo e innovatore alla letteratura del suo e del nostro
tempo. Vladimir Majakovskij, alla vigilia della rivoluzione di ottobre, scriveva «Guardate:/sulla carta sono
crocifisso/coi chiodi delle parole»; 1Whitman fin dall’inizio della lunga organica stesura di Foglie d’erba,
anch’esse in continuo divenire, sembra cercare in ogni modo di sfilare quei chiodi per liberare la vita, anzi
liberare le parole stesse che infatti tendono, si protendono, aspirano a prendere corpo oltre la pagina
scritta.
Innumerevoli sono le affermazioni in questo senso:

Tenere insieme gli uomini con carte e sigilli, o con la forza, a nulla
serve,
Solo ciò che è principio vitale tiene gli uomini uniti, come ciò che
unisce le membra del corpo o le fibre delle piante.2

E ancora: «Schiodate i catenacci dalle porte,/Schiodate le porte stesse dai cardini»,3 un invito esplicito
e suggestivo a sovvertire le modalità del passato. Schiodare, aprire, manifestare, cambiare, risorgere,
questo il percorso che Whitman in vari modi ci propone attraverso i suoi versi – e seguendo un percorso che
generalmente procede, a me pare, dalla scrittura al fatto.

Chi tocca questo libro tocca un uomo

La novità quindi, non è tanto nel percorso di rinnovamento – ogni poesia in qualche modo lo propone –
ma nell’indicare questo cammino nuovo con la stessa convinzione, e contemporaneamente, sia con gli eventi
che con le parole, tanto alle persone che alla poesia. Il doppio binario della vita e della scrittura rimane
vivo e presente nel corso dell’intero componimento, quasi in ogni singolo verso. In questa seconda edizione
perfino il formato del volume, ridotto rispetto al precedente, sembra rispondere all’esigenza di un libro da
infilare nel taschino della giacca per tenerlo sul cuore, come un amico che ti stia sempre vicino. Il testo
originale, poi, fin dal titolo – Leaves of Grass – è capace di dire tutta la densità, la corposità di una visione
che nella traduzione italiana inevitabilmente si perde perché leaves è contemporaneamente foglie e fogli ed
esprime, quindi, in una sola parola, tanto la dimensione organica quanto quella della scrittura.
A queste considerazioni va anche aggiunto lo specialissimo rapporto che il poeta instaura con il
lettore: una relazione intima, complice, affettuosa, anch’essa in divenire, che supera per intensità quella
implicita o anche esplicita a cui altri testi di poesia ci hanno abituato. Perché qui più che altrove gioca la
scomparsa della distinzione tra la persona e l’artista: non è tanto, o non è solo il poeta a parlarci, ma anche
e soprattutto l’uomo che in uno dei suoi componimenti, Poesia per te, chiunque tu sia, dice al lettore:

Chiunque tu sia, metto ora la mia mano su di te, perché tu sia il mio
canto,
Accosto le mie labbra per sussurrarti all’orecchio,
Che ho amato molti uomini e donne, ma non amo nessuno più di te.

Il lettore evocato direttamente dal poeta, non è solo il destinatario dell’opera, ma diviene personaggio
fondamentale, oggetto d’amore, motivo ispiratore e – lo vedremo più avanti – anche attore, insieme al poeta,
di questo work in progress – dell’opera in divenire della vita e dell’arte. Per questo motivo ho deciso di
tradurre con il “tu” l’ambiguo you inglese che, come si sa, può significare, o significa contemporaneamente,
“tu” e “voi”. Mi è parso che il “tu” sottolineasse meglio la particolare intensità che traspare in tutto il
testo per cui le parole suonano rivolte veramente alla persona che sta leggendo, più che a un lettore
modello, implicito storico o virtuale – sul virtuale, comunque, tornerò brevemente in seguito.

La seconda edizione (1856)

Il perché di questa scelta è semplice: dopo la pubblicazione della prima edizione di qualche anno fa,
che Mario Corona presenta giustamente come «il capolavoro sepolto», è parso all’editore che valesse la
pena continuare a disseppellire questi capolavori per far conoscere al lettore italiano altre fasi della
incessante crescita e rielaborazione delle Foglie – dieci edizioni in tutto – che culminerà – nelle intenzioni
di Whitman – con l’ultima versione, la cosiddetta death-bed edition, del 1892.
Queste prime stesure, a mio avviso, sono più fresche e vibranti di quelle finali che, senza dubbio più
abbondanti, ornate, complete, in alcuni casi hanno perso, però, come accade in natura, la verde tenerezza
dell’età giovanile. La seconda edizione mantiene ancora intatta la freschezza delle foglie appena nate: oltre
ai dodici componimenti della prima edizione, rimasti praticamente immutati (le poche e poco significative
aggiunte sono state da me indicate con il corsivo), ce ne sono altri venti che sbocciano appunto in questa
seconda edizione, e tra questi i più significativi sono quelli che diventeranno successivamente Crossing
Brooklin Ferry/Sul Ferry di Brooklyn (qui Poesia del tramonto), Poem of the Broad-Axe (qui Poesia della
scure), Song of the Open Road, (qui Poesia della strada), e altri.
I dodici componimenti pubblicati nel 1855 sono senza titolo, scritti in lunghi versi cadenzati che
somigliano a quelli non rimati della Bibbia della King James edition, e intervallati dall’insolito uso dei
puntini di sospensione; a distanza di un anno Whitman ne aggiunge altri venti, probabilmente incoraggiato
dalla lusinghiera lettera di Emerson e ben determinato, nonostante lo scarso successo della prima
pubblicazione, a dedicare la sua vita alla poesia. In questa seconda edizione del 1856 egli cambia i puntini
di sospensione in una punteggiatura più tradizionale, e mette un’attenzione particolare anche nel taglio dei
versi e negli a capo; il traduttore difficilmente riesce a sottrarsi alla tentazione di ricercare nel finale dei
versi un disegno ben preciso, una sorta di poesia nella poesia. Un gioco, però, che, anche nel testo
originale, non sempre funziona.
Inoltre, a differenza di quanto accade nella prima edizione, tutti i componimenti della seconda hanno
un titolo e ogni titolo definisce poem il componimento a cui si riferisce, contribuendo a creare una
continuità verbale e concettuale tra le parti e a conferire all’insieme un’unità poetica. I titoli subiranno
un’elaborazione nel corso delle successive stesure; ad esempio Poem of Walt Whitman, an American , (Poesia
di Walt Whitman, un americano), diventerà Walt Whitman e finalmente Song of Myself.
Questo è anche il primo testo in cui l’autore esce dall’anonimato che aveva mantenuto nel 1855, e si
presenta per la prima volta con il suo nome d’arte: Walt, come veniva chiamato affettuosamente in famiglia
– a indicare quindi, contemporaneamente, la persona “reale” e la persona poetica. E questo può
considerarsi allora quasi un gesto simbolico che dà l’avvio alla tendenza innovativa, così tipica delle Foglie
e caratteristica di tutta la letteratura americana e dell’arte contemporanea in generale, che tende a legare
sempre più indissolubilmente fact e fiction, l’evento e la narrazione dell’evento. La scelta di Walt come nome
d’arte propone il superamento anche di un’altra barriera, quella tra pubblico e privato. Alcuni critici del
passato (persino R. Chase) vedono in questa sovrapposizione tra la persona e l’artista un limite – perché la
leggono come crisi d’identità, come se Whitman non riuscisse a distinguere le due dimensioni. Oggi, anche
alla luce del diffondersi di questa modalità in quasi ogni forma artistica – da Andy Wharol a Kurt Vonnegut
jr – se ne apprezza invece il contributo innovativo. E non è un caso che per Whitman questa svolta
significativa avvenga proprio in Foglie d’erba, che apre la grande stagione creativa del poeta che fino a
quel momento – quando aveva, cioè, già trentasette anni – era stato uno scrittore tradizionale, al punto che i
suoi primi racconti si possono in qualche modo paragonare al libro Cuore di Edmondo de Amicis.
Qui Whitman fa il primo passo, che tanto seguito avrà nella poesia e nella letteratura contemporanea e
non solo americana, entrando di persona nel testo – e non occasionalmente come era accaduto in alcune
poesie dell’Ottocento europeo –, ma radicalmente, fino a identificarsi con esso, quasi evocando una sorta
d’incarnazione alla rovescia: qui non è il verbo che si fa carne ma, piuttosto, la carne che diventa testo. È
forse questo il segreto e l’origine della realtà virtuale?
Questa seconda edizione è caratterizzata, quindi, da una particolare attenzione alla creazione di una
persona poetica capace di combinare i meriti del suo io idealizzato con le migliori caratteristiche dell’uomo
e della donna universali, di fondere cioè la voce pubblica – questa è infatti la più politica delle dieci
edizioni – e quella privata, quasi confessionale. È per questo, forse, che il primo sostenitore di questa
versione fu il poeta Edgard Lee Master, animato da un analogo interesse nei confronti del rapporto tra
individuo e società. Scrive Whitman nei Notebooks: «Debbo riuscire a mettere insieme la tolleranza e la
simpatia umana di Jean Paul [Richter] con la forza di Omero e la perfetta intelligenza shakespeariana».4
Il confine sfumato tra pubblico e privato, come anche quello tra testo ed extratesto, è sottolineato da
Whitman nel suo proporsi contemporaneamente regista, attore e anche spettatore della grande
rappresentazione di se stesso e dell’America intorno a lui – «io sono l’attore, io sono l’attrice», dirà in
Poesia della notte. Il racconto del poeta procede attraverso spaziose immagini viventi, come una sorta di
sacra rappresentazione del moderno – dove si sottolinea la dimensione del divino anche nelle figure più
comuni, in una presentazione drammatica e metanarrativa del reale che pone continuamente la visione della
scrittura al centro della scena:

Nei volti di uomini e donne vedo Dio, e nel mio stesso volto allo
specchio,
Trovo lettere lasciate cadere per strada da Dio e ognuna è firmata col
nome di Dio […]5

Il poeta della democrazia

Le prime edizioni di Foglie d’erba vennero pubblicate durante la presidenza di Franklin Pierce (1853-
57), eppure quegli anni vanno genericamente sotto il nome di Età di Jackson e furono quelli in cui più
acceso e sentito fu il dibattito intorno al concetto di democrazia perché Andrew Jackson fu percepito dalla
gente come il più autenticamente democratico dei presidenti degli Stati Uniti (1829-37) fino a quel
momento. È significativo a questo proposito che migliaia di persone invadessero le strade di Washington per
assistere al suo insediamento e che egli facesse il gesto, democratico ma imprudente, di spalancare le porte
della Casa Bianca: la residenza presidenziale venne devastata e si dovettero spostare mobili e buffet in
giardino per riuscire, finalmente, a far defluire la folla. È lo stesso clima festosamente democratico che
riecheggia in tanti versi di Whitman che ribadiscono la convinzione che «nessuno, nemmeno il Presidente,
ha diritto a qualcosa in più/di te o di me».6
Il clima di estrema libertà – anche libertà di versificazione – che si respira in Foglie d’erba, dunque,
riflette in parte il clima politico e culturale dell’America di quegli anni.
Se pensiamo che nel 1829 negli Stati Uniti potevano votare soltanto i proprietari e che proprio nel
1856 – l’anno della pubblicazione di questa seconda edizione – furono ammessi al voto tutti i bianchi, anche
se non possidenti, si capisce che il dibattito politico in quella prima metà dell’Ottocento era quanto mai
acceso.7 Sul concetto di uguaglianza la discussione s’intrecciava tra una scuola razionalista di derivazione
lockiana, che metteva al centro la percezione sensoriale, e una nuova linea di pensiero romantica. Pur
partendo da presupposti diversi, il concetto di uguaglianza era comune ai due orientamenti, e Whitman nei
suoi versi sembra metterli insieme lasciando la persona al centro della sua ispirazione.
Appare come una curiosa coincidenza che questa edizione del 1856 sia stata pubblicata l’11 settembre.
Si tratta di una data che evoca per noi, oggi, una funesta memoria. Forse tale coincidenza può suggerire un
cammino di rinascita dell’America che scaturisca da un ascolto più attento del richiamo di Whitman a
indugiare, a prendere tempo per seguire con la medesima attenzione la voce dell’anima e quella del corpo e
ad entrare in un dialogo costruttivo e responsabile con l’altro, chiunque egli o ella sia.
Perché la Democrazia, sembra dirci Whitman in tutto il suo testo, nasce soprattutto da una buona
impostazione del rapporto con se stessi e con gli altri, così come con il proprio corpo e con il corpo
dell’altro. «Tutto passa per il corpo – solo il benessere ti mette/in relazione con l’universo». 8 Il corpo della
democrazia è un corpo sano, o, almeno, sanamente impostato, un corpo che predilige e antepone l’amore a
ogni altro affare. Il richiamo di Whitman in questo senso è esplicito, la gioia di un incontro vale molto più
di qualsiasi calcolo economico:

Se chi mi ama abbracciandomi nel mio letto dorme al mio fianco per
tutta la notte, e si ritira quando si affaccia il giorno,
[…]
Dovrò posporre la mia accoglienza e la mia scoperta e urlare ai miei
occhi
Che smettano di fissare la strada
E mi mostrino la cifra al centesimo,
Il contenuto esatto di uno, di due e di chi valga di più?9

Sin dagli inizi la letteratura in America, e più che mai quella di Whitman, risponde all’esigenza di una
cultura nazionale agli esordi che – sebbene, come lamentava E.A. Poe, stenta a fare spazio alla poesia –
cerca la sua voce e che, nonostante le inevitabili e salutari contraddizioni, su un punto – quello della
democrazia – sembra in qualche modo trovare un accordo.
Un’idea di democrazia-uguaglianza che Whitman sintetizza ancora una volta nella felice scelta del
titolo – Foglie d’erba – che evocando un insieme, lascia spazio e visibilità anche a ogni singola foglia. (In
inglese anche in questo caso l’immagine è più efficace perché le leaves of grass evocano un prato costituito
da singoli fili d’erba fondamentalmente uguali anche se ben distinti l’uno dall’altro). Troviamo un
apprezzamento di R.W. Emerson per Foglie d’erba, nella lettera che il saggio di Concord fece pervenire al
poeta nel 1855, e che compare alla fine di questo volume. Meno nota è la scoperta che alcuni versi di
Whitman seguono quasi alla lettera i suggerimenti di un’altra voce a lui contemporanea – questa volta di
una donna. Scrive Margaret Fuller nel 1846, quindi un decennio prima della pubblicazione delle Foglie:

Vale la pena di fissare [nella poesia] le caratteristiche della vita di Hoosier, Sucker e Wolverine; 10 sono tipiche di questa terra e ne indicano i tesori
nascosti; hanno anche quel fascino che sempre ha la vita semplice vissuta per se stessa, anche quando si manifesta in forme rustiche ma mai brutali.11

E Whitman in Poesia di Walt Whitman, un americano:

Uno yankee fatto a modo mio […]


Un uomo del Kentucky che percorre la valle dell’Elkhorn con i
gambali di pelle di daino
Un barcaiolo sui laghi o nelle baie o lungo le coste – un Hoosier, un
Badger, un Buckeye12
Uno della Louisiana o della Georgia, un ragazzotto della Virginia […]13

Poesia dunque che, come volevano Emerson e Fuller, ha come protagonista l’uomo comune, presentato
però nella sua singolarità. È questa un’altra rivoluzione della letteratura americana nei confronti di quella
europea: non più storie di uomini illustri, raffinati, colti e còlti in ciò in cui eccellono, ma la specificità
dell’uomo americano nelle sue attività quotidiane, comuni, nella vita di tutti i giorni, della quale però viene
sottolineato l’aspetto straordinario, quasi divino; personaggi che vivono in mezzo alla natura o nelle città
che crescevano vertiginosamente in quegli anni, come ad esempio la squadra di pompieri:

Chi sta a bordo dei carri dei pompieri e poi su ganci, scale e funi per
me non è da meno degli dèi delle antiche guerre14

Versi che trasmettono gli stessi sentimenti di orgoglio nazionale, di solidarietà e sollecitudine umana e
sociale a cui ci hanno abituato alcune immagini mediatiche dei nostri giorni, la stessa inquietante tendenza
a fare della morte e della tragedia uno spettacolo – in questo l’America di Whitman e quella odierna
sembrano vibrare all’unisono:
Sono il pompiere schiacciato con una costola rotta, le mura che
crollano mi hanno sepolto sotto i calcinacci,
Ho respirato calore e fumo, ho udito le grida di richiamo dei miei
compagni,
Ho udito il distante rumore metallico dei picconi e delle pale15

L’esperienza di ogni uomo e di ogni donna, della persona comune, è unica e irripetibile da un lato e
ordinaria dall’altro; e qui Whitman diventa egli stesso attore, oltre che spettatore e regista, della sua epoca
e mette quindi in scena lo spettacolo democratico con la sua capacità di registrare tutte le sue proprie
esperienze ma anche e soprattutto di immedesimarsi in quelle degli altri – e precisamente in quelle di tutti
coloro che incontra nel proprio cammino. È così che crea, fonda, un nuovo corpo, democratico, appunto e –
modificando e rinnovando la visione paolina di un corpo mistico raccolto in Cristo16 – propone un corpo in
cui viene sottolineata non tanto l’interdipendenza delle singole membra, quanto la loro
equivalenza/uguaglianza e dove perfino Cristo, lo splendido dio gentile, non è visto come capo quanto
piuttosto come colui che ci cammina accanto.17

Il poeta del corpo e della sessualità

H.D. Thoreau, a proposito di questa seconda edizione, dopo aver espresso le sue riserve sull’uso a suo
avviso esagerato del tema della sessualità, dice: «Non credo che i cosiddetti sermoni che sono stati
predicati in questo paese, messi insieme, uguaglino la predicazione di questo testo». Ma una delle nuove
interessanti prospettive proposte da Whitman è che la celebrazione del corpo diviene qui parte integrante di
questa “predicazione”.
Il corpo viene lodato, diventa oggetto, anzi soggetto, quasi protagonista assoluto della sua poesia e con
intento non solo celebrativo ma anche didascalico. Whitman pone anima e corpo sullo stesso livello,
affermando che nessuno dei due deve cedere o sentirsi inferiore all’altro:

Ho detto che l’anima non è più del corpo,


E ho detto che il corpo non è più dell’anima.
[…]
Ricordo come giacemmo a giugno, in quel trasparente mattino
d’estate,
mi ponesti la testa tra i fianchi e, delicatamente ti voltasti verso
di me18

E canta il corpo, seducente e sedotto, liberandolo da ogni residuo di corruzione legato alla mentalità
puritana; quanto più immorale era stato il corpo per la collettività, tanto più il poeta lo esalta, fino a
venerarlo come un’immagine sacra:

Divino sono, dentro e fuori, e rendo santa ogni cosa che tocco
o da cui sono toccato,
L’odore di queste ascelle è un aroma più sottile della preghiera19

Corpo e sessualità, dunque, sono un altro tema fondamentale della poesia di Whitman – e il corpo,
come l’anima, deve essere rappresentato nella sua interezza, secondo una poetica della totalità che nulla
esclude:

Il corpo dell’uomo è sacro, e il corpo della donna è sacro – non


importa chi siano20

[la verità] è pienezza, colore, forma e diversità della terra, degli


uomini, delle donne di tutte le categorie e le opere in corso21

Nelle edizioni successive, e soprattutto in Calamus, questo tema diventerà ancora più esplicito, ma già
qui nella Poesia di Walt Whitman, un americano il poeta canta con grande intensità l’esplosione dell’eros
creando un’equazione tra la fisicità del poeta e quella di un paese in fase di espansione. Una poesia fondata
sulla potenza dell’atto di creazione, non più riservato a Dio ma proprio anche dell’uomo e del poeta.
L’unione, il latteo ruscello dell’amore, il desiderio del contatto fisico, sono glorificati come atti di
procreazione, di estensione e di creazione di nuove realtà dove nulla rimane confinato in compartimenti
stagni, ma le dimensioni di corpo e anima si intersecano e sfumano continuamente l’una nell’altra. L’azione
poetica è un amplesso dove il poeta spinto dall’amore feconda i suoi lettori con la linfa vitale della sua
poesia fino allo sviluppo della vita:

Vi riverso la materia per generare figli e figlie degne di Questi Stati […]22

A ciò è dovuto il tono intimo e familiare che è rivolto principalmente alla gioventù e agli uomini del
futuro. La metafora del poeta-genitore verrà ripresa nel Novecento quando saranno soprattutto le donne a
sentire con particolare intensità l’atto della scrittura come atto di creazione.
Il corpo che Whitman descrive contiene in sé energia, vigore e potere, non è un’entità che nel tempo
rimane unica e uguale a se stessa, ma entra continuamente in contatto con l’altro da sé e incorpora
«granito, carbone, muschio filamentoso, frutta».23
Attraverso la pelle si verifica un’osmosi per cui il corpo assorbe la realtà continuamente e
continuamente cede alla realtà elementi della propria presenza. Il processo di compenetrazione, di adesione
completa all’altro e a qualunque particolare della realtà, avviene attraverso i sensi – soprattutto tatto, vista
e udito – che assumono un ruolo fondamentale nel susseguirsi di immagini di sviluppo e di crescita.

Io odo il coro, è un’opera lirica – questa sì che è musica!


Un tenore ampio e vitale come la creazione m’invade,
Il flettersi rotondo della sua bocca travasa fino a riempirmi tutto.24

Certo c’è il rischio che la continua espansione, che il «canto della dilatazione o dell’orgoglio» 25
diventi un canto di invasione, di sconfinamento, arrivi ad occupare territori altrui – come molta critica
tende a sottolineare. Il rischio c’è, ma nella poesia di Whitman viene ridimensionato nel concetto di
assorbimento. Come in Poesia del bambino che esce, che usciva e che sempre uscirà dove il corpo del
«bambino diventa ciò che vede».
È una dilatazione che avviene essenzialmente per assorbimento e che, inoltre, nell’atto di dilatarsi e di
aprirsi evoca l’immagine di una nascita. Un corpo quindi anche al femminile da cui tutto si genera – «di-
spiegato solo da pieghe di donna l’uomo si di-spiega e dovrà sempre di-spiegarsi», dice in Poesia di donne –
corpo dunque capace di immedesimarsi, di assorbire e anche di abbandonare e abbandonarsi, come nota
Poirier.26 Ma comunque un corpo in continua trasformazione, che cresce, che diventa fertile e generatore di
altri corpi quando raggiunge la potenza creativa nel sesso.
Ed è proprio a causa di questo incessante processo nel quale l’io arriva a identificarsi con qualsiasi
particolare dell’universo, e viceversa, che il poeta sente l’esigenza di rimanere aderente al corpo per non
disperdersi. Il corpo, in altri termini, garantisce all’identità dell’io di arricchirsi, di crescere senza
dissolversi, di partecipare alla dinamica dell’immedesimazione e del distacco, al gioco dell’identità e
dell’alterità:

Mi raggiungono di notte e di giorno, e se ne vanno di nuovo,


Ma non sono il mio vero Io.
Separato da ciò che tira e trascina sta ciò che io sono […]27
Il corpo è il protagonista incontrastato di Foglie d’erba, dove si celebra una fisicità totale, un piacere a
cui il poeta si abbandona. Anche elementi quali l’aria, l’acqua, la notte assumono forma fisica; l’anima
stessa, il principio immateriale per eccellenza, assume consistenza corporea; e anche la parola è intesa
come senso, come espressione di un corpo sensuale.

Con uno schiocco della mia lingua io comprendo mondi e volumi


di mondi28
I corpi umani sono le parole, miriadi di parole29

Il legame tra poesia e fisicità è antico e indissolubile: l’arte poetica è legata al corpo in virtù della sua
originaria tradizione orale e, attraverso la voce del cantore, la poesia è diretta al corpo, cioè all’udito del
fruitore. Lo stesso Whitman amava leggere le sue poesie ad alta voce: ancora una volta parole che
“tendono” a prendere corpo, ad andare oltre la pagina scritta.

«La libertà è solo un mezzo, il fine è la felicità»

Così affermava Benjamin Watkins Leight in un discorso durante la convenzione democratica del 3-4
novembre 1829. Quello che qui mi interessa è l’esplicito riferimento alla felicità. Perché questo termine, sul
quale varrebbe la pena cominciare a riflettere, pur dotato di un suo indubitabile fascino, sembra avere un
andamento incostante nella storia delle parole. È un concetto che non può essere assente in un’esaltazione
della democrazia dal momento che, com’è noto, “il perseguimento della felicità” appare nella dichiarazione
d’Indipendenza come uno dei diritti inalienabili dell’uomo che quel documento vorrebbe sancire e
difendere: «Riteniamo che queste verità sono ovvie: che tutti gli uomini sono creati uguali e che sono stati
dotati dal loro Creatore con certi inalienabili diritti; e che tra questi ci sono la vita, la libertà e il
perseguimento della felicità». Anche nei romantici inglesi appare il concetto di felicità intesa come
quell’indispensabile gioia interiore che l’uomo deve proiettare sul mondo mentre lo contempla, così da
trasformarlo in una nuova creazione. Ad esempio, in Dejection Coleridge scrive:

La gioia, mia Signora, è lo spirito e il potere che, sposandoci alla


Natura, porta in dote
Terre Nuove e Cieli Nuovi.

Ma il diritto alla ricerca della felicità è un’affermazione politica innovativa e rivoluzionaria propria
dell’America nascente. Il concetto di “pursuit”, di perseguimento, imprime all’idea di felicità una
dimensione più dinamica rispetto a quella europea dove questa, invece, era (ed è?) piuttosto legata alla
contemplazione; come se non esistesse il perseguimento della felicità, ma la scoperta della gioia.
Ed è ancora più interessante scoprire come appena due secoli dopo la dichiarazione d’Indipendenza,
gli Stati Uniti mostrino un certo disinteresse proprio nei confronti di questa idea: nell’ American Heritage
Dictionary, nell’edizione 1982, infatti, la voce happiness non esiste: è presente soltanto come parola
derivata dall’aggettivo happy, laddove il primo significato di happy che viene riportato è letteralmente
«colui che è caratterizzato da buona fortuna». Sembra quindi del tutto scomparso qualsiasi riferimento a
uno stato interiore, o dell’essere, quale invece risulta dalla definizione del 1967 del Random House
Dictionary, dove il termine happiness viene definito come «la qualità o lo stato dell’essere felice» e happy
come «compiaciuto, entusiasta o contento per qualcosa». Una diversità fra le due definizioni che sembra
andare nella direzione della concretezza a scapito del concetto, e del caso e del successo pratico a scapito
dell’interiorità.
La presenza e il significato del termine felicità in questa edizione di Foglie d’erba è coerente con
l’andamento del testo, esprime cioè il dinamismo, la ricerca, il desiderio di una armoniosa corrispondenza
tra anima e corpo in una visione cosmica, e infine anche il dubbio e la perplessità che saranno evidenti nel
Whitman delle poesie più tarde:
Che l’uomo ricerchi il piacere ovunque, ma non in se stesso! Che la
donna ricerchi la felicità ovunque, ma non in se stessa!
(Ma dimmi, quale vera felicità hai mai avuto anche una sola
volta in tutta la tua vita?)30

Anche se questi versi sono inseriti in un contesto altamente provocatorio, il dinamismo qui sembra
coincidere con l’uscire da se stessi, ancora una volta in una sorta di sfida nei confronti di una mentalità più
tipicamente europea secondo cui «la gioia non è nelle cose, ma in noi».
Varie tipologie di happiness sono presenti in questo testo, anche se il denominatore comune sembra
essere la sensazione di meraviglia che quel sentimento porta sempre con sé:

Il sole e le stelle che fluttuano nel cielo aperto – la terra a forma di


mela e noi su di essa – sicuramente la spinta che li muove è
qualcosa di grandioso!
Non so che cosa sia, so solo che è grandioso e che è la felicità […]31

Importante mi pare anche l’affermazione che lega la felicità al momento presente, «La felicità in
nessun altro posto che qui/in nessun’altra ora che in questa», 32 e alle sensazioni e alla presenza di un
corpo: «Io semplicemente mi agito, premo, sento con le dita e sono/felice».33
La felicità, comunque, è un obbiettivo da perseguire, va ricercata, sempre pronti a partire o a ri-
partire, affrontando ostacoli e difficoltà espressi qui anche nell’andamento frenato e tortuoso del verso:

Felicità, di cui, chiunque mi ascolta, possa, uomo o donna che sia,


mettersi sulle tracce oggi stesso34

Ma è anche associata a un progetto, al rapporto con una dimensione più ampia

Non si tratta di caos o di morte – è forma, unione, programma – è vita eterna


– è felicità35

Nell’ultima poesia di questa seconda edizione, Poesia della sepoltura, un concetto analogo viene
espresso con la parola satisfaction che meglio di happiness comunica la sensazione di appagamento per
qualcosa che giunge a buon fine e che soprattutto, in un’ottica anche emersoniana, sottolinea la
corrispondenza, una simmetria tra l’individuo e il cosmo:

Anima mia, se ti capisco, sarò soddisfatto,


Animali e piante, se vi capisco sarò soddisfatto!
Leggi della terra e dell’aria, se vi capisco, sarò soddisfatto.

Non so spiegare la mia soddisfazione, ma so che è così,


Non so spiegare la mia vita, ma so che è così

Meraviglia, felicità e soddisfazione in Whitman appaiono spesso come sinonimi, con una valenza quasi
sempre dinamica (tanto che in un altro verso egli collega l’infelicità all’accidia), 36 come una direzione da
prendere verso una maggiore consapevolezza e realizzazione della propria individualità. Sono comunque
concetti che cambiano, in quell’ottica di continua trasformazione intrinseca al testo whitmaniano.
In Foglie d’erba, il concetto di felicità, rimane comunque aperto; la sua specificità, nel lessico di
Whitman, sembra risiedere in un dinamismo che caratterizza una sorta di nuovo testo fondante e che si
proietta nel futuro; nel futuro e nel corpo della ricerca di uno scrittore – uomo e poeta – che non si lascia
più guidare dal passato, che non si lascia, come Dante, prendere per mano da Virgilio, ma, piuttosto, prende
per mano il suo lettore, per proseguire con lui in un cammino comune:
Se ancora mi vuoi cercami sotto la suola delle scarpe […]
Se non mi trovi in un posto, cercami in un altro,
Io da qualche parte mi fermo ad aspettare te37

IGINA TATTONI

1Cfr. Majakovskij, Flauto di vertebre, 1917.


2Da Poesia di molti in uno.
3Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
4Cfr. Notebook 6.
5Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
6Da Una poesia di memorie per una ragazza o un ragazzo di Questi Stati.
7Nel 1870 il diritto di voto fu esteso anche ai neri, nel 1920 alle donne, nel 1924 agli indiani e nel 1971 ai diciottenni.
8Da Poesia di molti in uno.
9Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
10Nomignoli che corrispondono ai simboli degli Stati. “Wolverine”, che significa “cacciatore di lupi”, viene citato da Whitman in Poesia di Walt
Whitman, un americano.
11Cfr. M. Fuller, “The American Literature”, in The Heath Anthology of American Literature, Houghton Mifflin Company, Boston & New York,
1998.
12Rispettivamente: gli Stati dell’Indiana, Wisconsin e Ohio.
13Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
14Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
15Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
16Romani, 12:5.
17Cfr. Poesia di Walt Whitman, un americano: «Camminando per le vecchie colline della Giudea con lo splendido dio gentile al […] fianco».
18Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
19Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
20Da Poesia del corpo.
21Da Poesia delle grandezze.
22Da Poesia della procreazione.
23Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
24Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
25Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
26Cfr. Poirier in Trying it Out in America, Farrar, Strauss and Giroux, 1999: «Whitman è un poeta particolarmente propenso all’abbandono, nonostante
egli mostri continuamente il desiderio di essere considerato il poeta dell’assorbimento».
27Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
28Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
29Da Poesia di chi pronuncia le parole della terra.
30Da Poesia delle proposte di nudità.
31Da oesia sulle attività quotidiane degli operai e delle operaie di Questi Stati.
32Da Poesia sulle attività quotidiane degli operai e delle operaie di Questi Stati. In quegli stessi anni R.W. Emerson esortava: «Scrivilo nel tuo
cuore che ogni giorno è il più bel giorno dell’anno », e, ancora: «cogliere l’attimo: questa è la felicità; cogliere l’attimo e non lasciare alcuno spazio al
pentimento o all’approvazione». E N. Hawthorne, un autore particolarmente sensibile al rapporto tra Vecchio e Nuovo Mondo, scriveva: «La felicità è
come una farfalla: quando la insegui non si lascia afferrare, ma se ti siedi tranquillo, può anche posarsi su di te». Cfr. N. Hawthorne “L’artista del
bello”, in Tutti i racconti, Donzelli, Roma, 2006.
33Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
34Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
35Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
36Cfr. Poesia della notte, p. 415.
37Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
Foglie d’erba: poesia dell’insurrezione
di Lewis Fried

Mi contraddico?
Molto bene, allora, mi contraddico,
Sono largo, contengo moltitudini.

Sempre un intreccio di identità, sempre distinguere,


sempre una generazione di vita.

Poesia di Walt Whitman, un americano

Foglie d’erba è la grande epica americana, cantico democratico di Whitman e forse il più
insurrezionale di tutta la letteratura degli Stati Uniti. L’esplicita sessualità e schietto elogio dei sensi, lo
stile particolare del suo barbaric yawp, come Whitman lo chiamava, lo sdegno apparente verso la poesia di
maniera: chi mai nella letteratura americana poteva aver preparato un pubblico in grado di apprezzare
questi caratteri? Per il lettore d’oggi è impossibile separarlo da quella cultura americana che ancora cerca
di capacitarsi della sua stessa ampiezza, col suo riconoscere altre e altre voci ancora e il loro significato,
una cultura che in breve ancora si ribella contro ogni dogmatica restrizione della propria storia.
Whitman è certamente una delle voci più significative in quella che, per dirla con Harold Rosenberg,
definirei “la tradizione del nuovo”, riferendomi a quegli intellettuali americani che nei loro scritti
presentano l’America sia come paese coscientemente e coraggiosamente volto al nuovo sia come laboratorio
in sé, dove viene forgiata una cultura nazionale. Durante la vita di Whitman, dal 1819 al 1892, la tradizione
civile negli Stati Uniti si dispiegò in un ampio spettro di modalità politiche che andavano, per non
accennarne che alcune, dalle dispute sulla natura del tipo americano rispetto all’immigrante, alle
discussioni sugli equilibri tra federalismo, prerogative dei singoli Stati e libertà degli individui, ai problemi
inerenti alla schiavitù e al lavoro salariato. A tutti questi temi si rivolgeva Foglie d’erba.
De Tocqueville, il cui magistrale La democrazia in America, oggi un classico, fu pubblicato al tempo
della giovinezza di Whitman, era affascinato dalla tensione tra questi conflitti e dalla cultura che ne
risultava, così orgogliosa di mostrarsi democratica e fiera del suo individualismo. Non diversamente dagli
altri scrittori allora riconosciuti, gli toccò di domandarsi cosa fosse questa nuova America, cosa fossero
questi nuovi americani. Le risposte, ma anche i timori, erano vari: Jefferson lodava l’agricoltore di
un’America nutrice di una democrazia fatta di opportunità e di aristocrazia del talento; Cooper insisteva sul
fatto che questa non dovesse estendersi alla vita sociale e privata dell’individuo; Jackson si faceva
campione di una visione populista della democrazia; Henry Adams, continuatore dell’eredità politica della
famiglia, era angosciato dall’idea di un’America espressione della volontà della folla. Henry James si
ritraeva dalla scena degli immigranti che s’accalcavano nel Lower East Side newyorkese, così come anche
Howells. Jacob Riis, il riformatore sociale d’origine danese, si chiedeva dove fossero finiti i veri newyorkesi
d’una volta. Evidentemente l’America, allora come oggi, aveva cara l’idea di una democrazia conflittuale.
Discordia controllata, istituzioni sociali volte a divenire più elastiche, accettazione della legittimità
dell’individuo entro i confini delle norme stabilite attraverso il processo democratico: questi i temi che
nutrivano speranze e insufficienze della promessa americana.
Meno sperimentale era la scuola che potrebbe dirsi canonica all’interno della letteratura americana.
Opere che approssimativamente rientrano nell’arco di vita del poeta, dall’emersoniano The American
Scholar del 1837 a Crumbling Idols di Hamlin Garland’s (1894) o a Criticism and Fiction di W.D. Howells,
che è del 1891, The Novel – What It Is di Crawford (1893), Literary and Social Silhouettes di Boyesen’s
(1894), fino al norrissiano The Responsabilities of the Novelist del 1903, possono darci un’idea della
conflittualità che regnava attorno all’idea di una letteratura propriamente americana: da una parte le
responsabilità verso la tradizione letteraria inglese, dall’altra la fedeltà all’America implicita dei
destinatari. Che speranze poteva suscitare presso il suo pubblico, e sarebbe meglio dire pubblici, una
letteratura che davvero esprimesse il carattere della società americana? Le opere che abbiamo citato
partecipano tutte di un processo di costruzione della coscienza nazionale; il travaglio unitario vi traspare
nettamente, anche se a tesser la trama di tutti questi manifesti restava pur la presenza di una lingua sola,
perché con la sua autorevolezza l’inglese apriva alla rozzezza dei retaggi e delle memorie locali la strada di
una lingua americana in cui quelli avrebbero dovuto trovare espressione, una lingua che si scoprisse capace
di raccogliere e dar voce all’eterogeneità d’idiomi diversi. Sebbene gli Stati Uniti velocemente riuscissero
ad assorbire e reinterpretare tradizioni sviluppatesi altrove, tuttavia gli scrittori americani che volessero
far parte di una tradizione propriamente nazionale dovevano fare i conti con quella lingua e quella
letteratura inglese che avevano ereditato. Non sorprende allora che gli sforzi per creare un dettato retorico,
una forma espressiva e un gusto definiti acquisirono nel processo, come ancora oggi, significato politico,
quel senso che acquistano i valori nazionali, non la diversità in se stessa, quando si pongono in
competizione tra loro.
Il torrente ordinato di ritmi e parole di Foglie d’erba, il suo incorporare una poetica che infrange le
partizioni di classe, genere e autorità, esprime una libertà che ha ispirato molti dei suoi lettori: gli scrisse
Edward Dowden «Tu non fai schiavi, ma molti innamorati». 1 L’eloquenza dello stile, come il suo esser
roboante, corrisponde al tentativo di ascoltare l’America, letteralmente riceverne il discorso,
apprezzandone l’ampiezza: parole straniere, parole inventate, declamazioni, apostrofi, frasi appassionate
che volta a volta sono schiette tanto quanto delicate. L’antologia di lingua americana che emerge dalla
poesia è tratta da fonti disparate: i romanzi di Walter Scott, il vivo ricordo delle capacità narrative della
madre del poeta, la vivacità colorita del gergo giornalistico, le traduzioni (verso la fine della vita avrebbe
lodato il volume di Epitteto che aveva significato tanto per lui), la Bibbia, il sermone religioso, il
melodramma e i declami patriottici.
L’ironia whitmaniana, spesso sommersa dal suo stesso scivolare verso l’invettiva o la lamentazione,
rivela la potenza di un’immaginazione poetica quasi all’unisono con le opportunità della nazione: evidenza
resa palpabile dall’intersecarsi sulla pagina di tanti ritratti, eventi, valutazioni. Whitman, che precorra o
segua, è figura cruciale di quella storia e proprio per questo Foglie d’erba, suggerendo la natura epica e le
potenzialità di una lingua americana capace nel suo esser flessibile di attraversare più forme e stili poetici,
incarna una vera e propria rivoluzione della parola. Il suo stile indica l’approccio morale, un conferire
rilievo eccezionale al carattere, dove l’assetto di registro verso l’alto o il basso non è espressione della
natura, ma discende direttamente da una convenzione storica e letteraria. La dignità di soggetti letterari
spesso resi marginali (per esempio schiavi, indiani, donne) è offerta agli occhi del lettore, cosa in cui
secondo Whitman stava tutto il significato del punto di vista americano: Hiram Corson gli scrisse d’aver
pensato che quel «dar forma al linguaggio e tender ad una prosa d’alto sentire, di cui credo il suo Foglie
d’erba sia la più segnata profezia, sono al mio vedere destinati ad essere la forma poetica del futuro».2
Man mano che Whitman rivedeva ed espandeva Foglie d’erba, l’opera stessa andava oltrepassando
ogni possibilità d’una singola mente di tener presente la propria totalità di dettaglio. Amplificazione
attraverso la quale si potrebbe intravedere una sorta di risposta al divino, nel senso che questo concentrarsi
di Foglie d’erba sulla pienezza del creato riflette quanto nella poesia di Whitman rinvia allo splendere
dell’individuo nel cosmo. Così in Foglie d’erba tutto sommato risuona la biblica affermazione che «del
Signore è la terra e tutto ciò che essa contiene» 3 perché v’è argomentato lo stupore di fronte alla ricchezza
e diversità dell’Essere, sia che si manifesti nell’apparente separatezza della sua specie fenomenica, come
d’estate una punta d’erba, sia che si dispieghi come tutto, «sempre intreccio d’identità». Nel grande poema
whitmaniano forma ed esplicitarsi dell’espressione sono necessariamente correlati: «Schiodate i catenacci
dalle porte! Schiodate le porte stesse dai cardini!».4
Con tutta la sua tonalità da mantra e da catalogo, ma in concreto grazie a essa, il poeta rivendica per
sé il ruolo universale di cantore dell’umano; in Poesia di saluto in modo ardito, se non addirittura teatrale,
Whitman si chiede: «Che cosa si espande in te, Walt Whitman?/ Che onde e suoli trasudano?».

Per Whitman la libertà si costruisce a partire dalla radicale unità dell’umano e non da quelle
convenzioni sociali e politiche che lo frazionano: nel poema, come per i romantici, l’accento si sposta
dall’autorità istituzionale alla personalità che s’impone, all’interno di una natura maestra e soffusa di
divino. La sua concezione politica, terreno di coltura dove l’avvertimento americano del sé trova la sua
giustificazione, è basata su quella dignità individuale capace di trascendere il qui e ora della storia; il che
non impedisce tuttavia a Foglie d’erba di mantenere il dramma del particolare, perché nel carattere stesso
s’esprime quello che gli appare il dramma dell’immanenza.
Col suo appello a un sentire dell’esperienza Foglie d’erba rigetta l’autorità della tradizione, facendo
del sensibile e del sensuale l’evidenza stessa della salute del sé. Fatto che Whitman, come lui stesso dice, dà
per scontato nell’altrui riconoscimento senza esitazioni e così conferisce anche agli altri la propria
capacità d’immaginare il divino come immanenza o come luce che attraversa il mondo, essendo il
trasferimento del sé alla comunità un’empatia di spirito individuale e Spirito universale, espressioni
insieme di un amare ed essere amati.
Da qui la facilità con cui si rivolge al proprio sé come espressione di un’origine insieme sociale e
divina e, proclamando la propria autonomia di giudizio, affronta con sicurezza il rapporto con le sacre
scritture, di cui Foglie d’erba sarebbe una sorta di moderno commento. «Una voce dice: “Grida” e io
rispondo: “Che dovrò gridare?”. Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del
campo»,5 epigrafe che porta tutta l’evidenza di un Whitman audacemente autoproclamantesi poeta insieme
del corpo e dell’anima: qualità, si badi, non solo propria, sosteneva, ma universale. Il sé è infatti parte di un
tutto più grande, implicito in ciò che il poeta rende visibile, messo in risalto da quel non percepito che il
poeta canta. Per riprendere l’apostolo Paolo: «Voi dunque non siete più né forestieri né avventizî; ma siete
concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio».6
In Genesi troviamo l’aspetto terrificante del divino e del mondo come ciò che incombe al di sopra
dell’uomo, un mondo che chiede il castigo; ma Whitman ci offre un mondo che ha sposato l’uomo e che non
si estranea in virtù di un divino che gli è intrinseco o a portata di mano. Di qui le identità e specificazioni
whitmaniane dei diversi aspetti dell’America o le occupazioni degli americani, perché come nella poesia
sacra quest’opera è concepita nel solco di ciò che appare l’ordine fondamentale dell’esistente, tanto che la
scelta di tipi ed eventi non si enumera ma si rivela, ogni dettaglio trovando il proprio posto dentro a un tutto
concettuale, come se la carne si facesse parola.
La sua descrizione della sessualità, per non nominare che uno degli aspetti, si realizza felicemente
nell’incontro con l’amante, implicando la prossimità di Dio all’uomo, se non la sua interiore presenza.
Nelle parole di Whitman, dopo aver descritto il tocco dell’amante («mi ponesti la testa tra i fianchi e,
delicatamente/ti voltasti verso di me»7) la beatitudine stessa nella sua riverenza non è che l’omaggio a quel
Dio che ha fatto dono all’uomo dell’amore fisico, gioioso a un tempo e gioia in sé: «E so che la mano di Dio
è la promessa della mia,/E so che lo spirito di Dio è fratello/ del mio,/E che ogni uomo nato su questa terra
è anche mio fratello,/e che ogni donna mi è sorella e amante,/E che la chiglia della creazione è amore».8
La sua descrizione dell’eros che dà conforto, riflette il divino o ne è soffuso, è anche una risposta al
Dio di Giobbe che chiede al supplice terrorizzato: «Dov’eri tu quando io gettavo le fondamenta della
terra?»;9 il Dio di gioia, di agio, finanche di lotta, evocato da Whitman è lontano dall’isteria religiosa
dell’America puritana e il poema suggerisce la vicinanza a un’ispirazione panteista, a volte in una sorta
d’intimità divina, altre nell’avvento dello spirito umano e divino.
In breve, il patrimonio intellettuale del poeta colse sia la temperie dell’epoca che ciò che gli tornava
utile, raggiungendo questa forma di pensiero attraverso l’ispirazione e l’influenza che ne emanava e dando
d’altra parte ai lettori di Foglie d’erba modo di cogliere entro una prospettiva più ampia e significante il
senso e l’atmosfera dell’opera.
Cantando «Sprona, e sprona, e sprona,/Sempre la procreante spinta del mondo», 10 Whitman va inoltre
a fondere l’amore come espressione propria della natura con gli aspetti più pratici della vita nella sua
quotidianità, perché entrambe sono occasione di stupore dinanzi alla ricchezza dell’esistenza, alla sua
varietà, al suo dominio. «Secondo te sorprenderei?», chiede. Rimaner sorpresi è accedere all’autorità del
sé: Paul Goodman ha indicato che la vergogna indica la possibilità d’imparare e per Whitman la nostra
formazione comincia con quel timore che avvertiamo sia nell’esperire che nel situarci. «E pensare a tutti
questi miracoli di città e campagne,/e a tutti quelli che se ne occupano – e /noi che non ce ne occupiamo
affatto!».11
Il nostro sorprenderci mette in evidenza la coscienza che abbiamo di noi stessi; percepiamo meglio i
nostri istinti e capacità allorquando esprimono amore e intenzione al benessere, forze che mettono in
questione istituzioni e convenzioni sociali volte a farci arrendere al mito della normalità dello Stato. Lo
gnosticismo americano sta in questo avvertire che al primato della vita (cioè a quel che sappiamo della
nostra vera natura) s’è sostituita la potenza d’una leggenda di ordine sociale e alla fine di cultura
repressiva dai corti orizzonti. Lì dove invece Whitman proclama l’apocalittico.

Perché aver paura di confondersi nell’altro?


Togliti il velo! Per me non sei colpevole, né vecchio, né superato,
Io lo vedo attraverso il panno e il cotone, se lo sei o no,
E mi aggiro, tenace, avido, instancabile, e non puoi liberarti di me.12

E ancora:

Ciò che si conosce lo strappo via, lancio tutti gli uomini e le donne

in avanti con me dentro l’ignoto.13

È il richiamo a oltrepassarsi nella nuda urgenza degli istinti e della creatività che ci appartengono in
quanto e nella qualità di esistenti. Quando gli americani si renderanno conto della loro vera essenza, dice
Whitman, la loro civiltà avrà raggiunto la propria maturità e il proprio scopo.
Per Whitman l’amore è insieme eros ed agape, sensuosamente pedagogico, facendoci pensare al
Simposio platonico, e anche sensuale nelle sue pretese, convertendo i primitivi oggetti e strumenti del sé nel
dispiegarsi sensibile della nostra natura.

Se adorerò qualcosa, questa dovrà in qualche modo provenire dal


mio corpo,
Forma mia traslucida, sarai tu!
Ombrose sporgenze e recessi e solido vomere maschile, sarete voi!
Qualunque cosa mi raggiunga nel profondo, sarai tu!
Tu, sangue mio ricco! Il tuo rivolo lattiginoso, pallida spremitura
della mia vita!
Petti serrati ad altri petti, sarete voi,
O mio cervello, saranno le tue occulte circonvoluzioni!
Radice di un umido calamo, timoroso beccaccino di palude, nido
di duplici uova protette, sarete voi!14

Data la spontaneità di passi come questo, apparendogli la propria sessualità in poesia casta e
innocente, non poteva rimaner ambiguo sull’erotismo omosessuale del poema, e non lo fu. Negli anni maturi,
fece notare a Traubel che John Addington Symonds lo importunava affinché gli spiegasse se «i liberi suoi
concittadini [siano] così puri e amabili e nobili e generosi e sinceri?». Questo lo avrebbe aiutato a leggere
Calamus che non si trovava nell’edizione del 1856. E poteva Whitman suggerire «qualche aneddoto di
atletica amicizia da cui apprendere la verità?». 15 Riflettendo su questo punto e sui problemi
d’interpretazione in generale, Whitman scrisse a Traubel che «Non c’è dubbio che Symonds ha ragione a far
domande: [sic] così come ho ragione anch’io a non rispondere: [sic] altrettanta ne avrei a rispondergli. Mi
ripeto spesso a proposito di Calamus – forse significa più o meno quello che penso io stesso – significa altre
cose: forse non so quel che significa nell’insieme – forse non l’ho mai saputo».16
I desideri dell’anima devono esser soddisfatti, realizzati. «Anima mia! Se ti capisco, sarò
soddisfatto…»,17il raggio dei piaceri contemplati dal poeta è grande e comprende tutti i suoi commerci col
mondo: l’orgoglio del corpo che porta a una robusta capacità amorosa verso gli altri, la gioia dell’attività
umana che rivela dentro sé il divino. Per Whitman il sé, esprimendo il culminare del passato, è la fonte della
concezione del mondo e delle sue potenzialità. «Fermati con me questo giorno e questa notte e
possiederai/l’origine di ogni poesia».18
Whitman è spesso all’unisono con i trascendentalisti nel loro richiamo a una riconsiderazione
dell’umano e del suo evolversi, e aveva evidenziato questa felice convergenza, anche s’era andato oltre le
loro sensibilità particolari e i loro aforismi. Ricordava che Emerson voleva che omettesse da Foglie d’erba
«certe poesie e certi passi criticabili dai più»; ma non per ragioni morali, solo che la loro omissione
avrebbe favorito la vendita del libro. Emerson «non vedeva il significato dell’elemento sessuale così come
l’avevo inteso io nel libro…». 19 Emerson, benché democratico «nelle vene», ricordava, era in qualche modo
«un po’ esangue».20
Foglie d’erba è un testamento al farsi d’una nazione, quasi tutt’uno con le argomentazioni del
nazionalismo americano ed europeo sulla necessità per un popolo di una poesia propria; e nondimeno le
rivendicazioni di Whitman sono più ampie, nel senso che la poesia americana è vista come il momento
culminante di un susseguirsi di passati. In primo piano, forse con omissione deliberata, l’edizione del 1856
cancella gran parte della storia americana delle origini quale si ritrova per esempio nella cultura puritana
o delle prime colonie costiere; il poema va oltre lo scavalcamento degli Allegani e non è un libro a
dimensione urbana su New York. Eppure tutti questi elementi ci sono, nell’affermazione whitmaniana di
terra nuova e interpretazione nuova implicite nel concetto di America, che egli vedeva fatta di diversità
concorrenti a un insieme compatto, somma d’immigranti e autoctoni nel processo di ritrovarsi socialmente
uniti, turbolenta, conscia delle sua grandi aspettative anche se presa dentro alle sue stesse intemperanze e
insidie. Di essa Whitman, come ci dice, rimane pur sempre testimone, col suo libro in costante espansione
fino a diventarne antologia, libro-materia prima d’una nazione che in un divino destino ha inteso il legame
con la propria storia.
In Foglie d’erba così si ritrova che le nozioni passivamente recepite di principi sociali e individuali, di
reazioni scimmiottate e politica degradante, risultano per noi in una falsa democrazia. Una democrazia en
masse come Whitman l’avrebbe chiamata ci viene dall’esperienza e da un sé radicalmente vissuti, sulla cui
condivisione e uso morale dell’individualità si basa la sua politica, una politica che includa e non escluda.
Dovremmo condurre le nostre vite in modo da sradicare la sofferenza, in modo da promuovere la dignità e
la giustizia. Traubel ricorda la risposta data dal poeta a un ecclesiastico il quale sosteneva che la
crocifissione di Cristo era stata «la tragedia di tutti i tempi», con queste parole: «Pensi alle altre tragedie:
le tragedie dell’uomo comune, le tragedie del quotidiano… le tragedie oscure, le tragedie perdute: sono
tutte delle stessa pasta… Pensi alle altre tragedie, almeno una volta, le ventimila tragedie».21
Invertendo la rotta rispetto al giornalismo della gioventù, a disagio con gli immigranti, Whitman volle
parlare di un’America che «non è fatta per gli eccentrici, per i castelli, ma per le grandi masse»,
un’America che accoglieva «tutti, cinesi, irlandesi, tedeschi, poveri o ricchi, criminali o onesti, tutti, tutti,
senza eccezioni».22 Coloro che brillano e coloro che sono poveri, nelle parole di Whitman, non sono «mai
nulla».
Abbandonati i traguardi della politica del provvisorio, si spalanca la visione dell’umanità in sé nella
sua lotta per darci l’un l’altro responsabilità, e autorevolezza di giudizio per tutti. «Tutto è eleggibile per
tutto», scrive Whitman in Poesia di molti in uno e ancora, riprendendo la chiave del famoso sermone di John
Donne, «nessuno è un’isola»:

Tutto è per gli individui – tutto è per te


Nessuna condizione è vietata, non di Dio né di altri,
Se una si perde, tu sei inevitabilmente perduto.23

Con i suoi innumerevoli personaggi a rivelare il progresso di una libertà fatta d’anima e di corpo,
Foglie d’erba tenta di portare sotto gli occhi di tutti l’America, così come egli la concepiva, ritenendo la sua
visione totale sufficiente ai lettori per scoprire ciascuno il proprio modo di starci, e di stare al mondo.

Il mio spirito pieno di compassione e determinazione ha attraversato tutta la terra,


Ho cercato fratelli, sorelle, amanti e li ho trovati che mi aspettavano ovunque.24

Whitman che amava chiamarsi «uno dei rudi» più avanti negli anni ebbe a descrivere il capovolgimento
americano d’ogni manierismo: con uno spirito che ha la sua controparte in quell’elogio, fatto da Frank
Norris, della Musa americana che incita allo scontro, confidò a Traubel: «Riconosco, ho sempre
riconosciuto l’importanza dell’americano delle Foglie, gagliardo, dal corpo grande e forte».25
Whitman dà inizio alla magia rappresentandosi come spirito tutelare: «Celebro me stesso», dove l’io è
in stretto rapporto col tu, tanto che nella conclusione alla Poesia di Walt Whitman, un americano leggiamo:

Se non riesci ad afferrarmi subito, non ti scoraggiare,


Se non mi trovi in un posto, cercami in un altro,
Io da qualche parte mi fermo ad aspettare te.26

C’è un elemento di sfida in questo, perché non ci sono qui le stelle fisse di Dante e nessuna omerica
promessa di una morte tranquilla per coloro che torneranno; troviamo piuttosto la solidarietà di scrittore e
lettore, o forse il sigillo di una solidarietà divina, un intarsio che è quello stesso irriducibile intreccio della
vita esemplificato da Foglie d’erba. «Che cosa è l’erba?», può chiedersi Whitman, verificando nell’evidenza
del suo esistere ancora un nuovo patto, un patto che attraverso lo stupore riverente lega l’uomo a Dio.
Si tratta di una visione profetica? L’apparire fugace di una vita che nel giustificarsi e trovarsi
giustificata trascende l’immediatezza del tempo, dei luoghi? Whitman aveva scritto del poeta “democratico”
sia nei primi anni che dopo, ma è in Foglie d’erba che dichiara la funzione pedagogica di questo poeta
nuovo, che identifica con se stesso: «Chi è andato più lontano? Perché giuro che andrò/più lontano
ancora», e poi ancora: «E chi ha proiettato nel tempo splendide parole per/durare più a lungo? Di certo lo
batterò».27 A prova di quale elasticità la retorica americana sia capace, le sue «splendide parole» non
vanno viste come rivendicazione d’un passato, come tradizionalmente usano i poeti, ma di un futuro.
Il primo riscontro della sua epica è l’ira d’Achille cantata da Omero, e l’astuzia di Ulisse, ma
l’invocazione rivolta alla Musa perché in lui canti la forza diventa in Whitman la celebrazione di se stesso,
poeta epico in quanto celebra le virtù che rendono umani, la tenerezza e la fratellanza. «Per me i figli e chi
genera figli»,28 scrive e replica al virgiliano «Arma virumque cano» mostrandosi ad «osservar una punta
d’erba estiva», poeta che rinuncia tanto al clangore marziale dell’impero e della sua poesia celebrativa 29
quanto al groviglio politico della poesia cortigiana.30
L’intento di Foglie d’erba sta in un’educazione dei sentimenti, nel legame universale costituito
dall’emozione, e la tenerezza di Whitman verso i suoi implica insieme l’attacco verso coloro che degradano
la dignità degli altri, specialmente gl’indifesi: ne viene che la politica per lui deve basarsi sul quel che
essendo comune nella comunità ci rende umani e che quindi esige che s’accetti lo schiavo, l’indiano, il
forestiero, cioè coloro che in quanto tali definiscono il non necessario limitante dello spirito. Si veda Poesia
per te, chiunque tu sia:

I pittori hanno dipinto gruppi affollati con la figura al centro,


E dal capo della figura centrale si effonde un alone di luce dorata,
Ma io dipingo miriadi di teste, ma nessuna senza il suo alone di luce dorata,
E per mano mia, dal capo di ogni uomo e donna la luce fluisce,
scorrendo luminosa per l’eternità.
Compito del poeta è dunque sia dar voce a coloro che non hanno voce, sia pretendere che escano dal
silenzio coloro che rimangono silenziosi, e così insiste nella Poesia delle proposte di nudità:

Respondez! Respondez!
Che tutti diano una risposta! Che siano svegliati tutti quelli che
dormono! Che nessuno si sottragga – né tu, né gli altri!

Quest’insistenza è una sfida all’autocompiacimento del lettore, perché nessuno sia protetto
dall’anonimato concesso alla folla, o al pubblico.
Ciascuno per Whitman ha il dovere di dar voce all’unicità della propria condizione esistenziale. Il
poeta non s’apparta, nel compito che gli spetta di reinstaurare la maestà possente dell’autentico e,
rinnovandone ancora una volta la forza ispiratrice per la vita dell’uomo, stabilirne le parole. Con ciò il
poeta epico fa un passo indietro, e difende la lirica individuale, richiamo reso possibile dai progressi della
stampa: la sua carriera di giornalista, a volte tipografo, fu letteralmente tutta impregnata dal processo di
esporre la vita pubblica, e durante l’arco della sua vita la stampa trasformò la nazione in un luogo di
discussione permanente, al centro della quale l’America scopriva proprio quotidiani, libri, sermoni,
manifesti e affini. In Poesia di chi pronuncia le parole della terra scrive:

Le anime sono forgiate dalle tacite parole della terra,


I grandi maestri, gli oratori conoscono le parole della terra che
usano più delle parole che si sentono.
Le sillabe non sono le parole della terra,
Bellezza, verità, virilità, tempo, vita – realtà come queste sono
le parole della terra.

E così anche l’“io”, il “me stesso” e il “tu” di Foglie d’erba. Perché come potremmo stabilire quella
che Martin Buber chiama relazione primaria senza fare i conti con la sincerità dell’esser noi stessi, e di qui
di ogni mutuo rapporto? Per comprendere l’estensione del rapporto whitmaniano con la natura, guardiamo
alla Poesia del bambino che esce, che usciva e che sempre uscirà: identificandosi con un fanciullo che
avanza, il poeta lo trasforma in un fanciullo che espande i propri confini cancellando la distinzione tra sé, il
mondo e la parola e mettendo in questione l’asprezza della realtà del senso comune, comunque sostituita dal
dubbio. E si chiede:

Uomini e donne che lesti si affollano per le strade – se non sono


bagliori e pulviscolo, cosa mai sono?

Nondimeno, si tratta di un’esperienza di trasfigurazione, di una realtà che trascende quella della
percezione ordinaria: il poeta ne è distinto e il lettore a sua volta trasformato:

Tutto questo divenne parte di quel bambino che usciva ogni giorno,
che esce anche ora e sempre ogni giorno uscirà,
E tutto questo ora diviene parte di colui o colei che con attenzione
osserva ogni cosa.

La natura non è teoria, ma rivelazione che permanentemente richiama un sé tutt’uno col mondo,
tutt’uno con gli altri.
Una vita, può esser considerata apprendistato? Whitman nacque a Long Island nel 1819. La sua
carriera giovanile fu di stampatore, insegnante, e in ambito giornalistico. Si spostò tra l’area metropolitana
newyorkese e Long Island. Finisce di fare l’apprendista tipografo, diventa cronista e redattore di vari
quotidiani, va a New Orleans nel 1848 per lavorare nella redazione del «Daily Crescent» ma lascia poco
dopo.
Il 1855 segna la pubblicazione della prima edizione di Foglie d’erba e la visita di Emerson a Brooklyn
per conoscerlo; la seconda edizione del 1856 contiene una lettera elogiativa di Emerson e l’apprezzamento
di Whitman per lui: è un’edizione fuori formato, col titolo che rinvia alla decorazione a foglie e bacche
della grande copertina e ai fogli; foglie e fogli suggeriscono la relazione tra mondo e libro, libro come
mondo, mondo come libro.
Gli anni giovanili di Whitman, il suo farsi uomo sarebbero privi d’interesse, come d’altronde i suoi
primi racconti e articoli, se non vi fosse compreso il dispiegarsi di una personalità che magnificamente si
dichiara nelle prime edizioni di Foglie d’erba. Come per Melville, sembra esserci una “frattura
epistemologica”, un improvviso ripresentarsi dell’esperienza in chiave pubblica. Le prime poesie a mala
pena sfuggono alla mediocrità; alcune sonoramente declamano il diffondersi della libertà, potrebbero
essere del tutto anonime, dirci quasi nulla della grandezza della sua opera, se non per certe sfumature del
verso e l’esplicito proclamarsi in chiave libertaria. Ma, come Moby Dick, Foglie d’erba anticipa un sé
sicuro del proprio giudizio: chi avrebbe previsto nell’epica della balena bianca la maestà del Melville di
Typee e Omoo; o il formidabile poeta di Foglie d’erba in “Young Grimes” del 1840, “Ode” del 1846, gli
articoli su Long Island e New York? Teorie dell’arte e personalità a parte, il Whitman di Foglie d’erba è in
piena evoluzione, non meno della nazione che v’è rappresentata.
Il giornalismo giovanile31 riflette il carattere rozzo e indisciplinato delle testate per cui lavorava e,
secondo le occasioni, può suonare riverente, querulo, aggressivo.
Una volta visita una sinagoga, di cui scrive che «il cuore dentro di noi ne fu intimidito, come in
presenza di testimonianze scomparse da secoli e secoli», 32 ma un pezzo di pochi giorni dopo, d’ispirazione
anticattolica, indirizzato alle politiche di certa legislazione scolastica, è soffuso del pregiudizio comune,
secondo cui i cattolici avrebbero finalmente gettato la maschera per sfidare la democrazia americana, la
quale se cadrà sarà vittima dei cattolici irlandesi, «un’altra parola a significare lo spadroneggiare di
monaci ipocriti…».33 E tuttavia eccolo qualche anno dopo a predicare anche una dottrina di ampia
democrazia («eleviamo le nostre menti dalla sciocca inclinazione a trovar difetti nello straniero…»)34 e dire
«Come può allora un uomo che abbia un cuore in petto, lesinare accoglienza ai bisognosi d’Europa, che
sbarcano dove è il magazzino colmo delle dovizie del Nuovo Mondo?». 35 Era questa una maturazione del
proprio punto di vista che l’America aveva reso possibile? O come lui stesso dice, nell’ultimo articolo
citato, un’«intenzione del Creatore di lasciare per tanto tempo prive di sviluppo tali potenzialità di
esistenza umana e di conforto?».36O la sua esaltazione di una democrazia americana onnicomprensiva era
qualcosa che si radicava nella diversità stessa di quella vita urbana che andava, da cronista, narrando? O
si tratta di giornalismo mercenario, ora di qui ora di là? La risposta è complessa, ma si può dire, tenendo
conto dei suoi scritti giovanili di poesia e di prosa, che tutti e tre questi elementi fossero compresenti.
Edizione dopo edizione, testimonianze, elogi e lamentazioni divennero inseparabili dalla sua voce
poetica e se prestiamo fede a quel che ci racconta Traubel giorno per giorno delle sue confidenze non
possiamo, sorprendentemente, che restarne perplessi. Il resoconto di queste conversazioni ci mostra un
Whitman confinato dalla malattia, dalla clientela degli amici, da una voce sempre più spenta, come se tutto
il vigore della sua lingua se ne fosse andato con la poesia per la quale s’era prima profuso.
Foglie d’erba ebbe fortuna critica alterna. La prima edizione del 1855 divenne una sorta di palinsesto
con l’autore impegnato a migliorare e rivedere; questa del 1856 fu seguita da altre edizioni ancora, che
resero l’opera un complesso di congetture, straordinaria combinazione di poesia pubblica e privata. Da un
lato, pur apprezzando l’originalità e la potenza, i primi recensori ne criticarono la sconvenienza, dicendolo
«troppe volte avventato e indecoroso», 37 e l’indelicatezza: «Precipita nella volgarità, il che impedisce che
si possa farne lettura di fronte a un pubblico non selezionato». 38 Rufus Griswold mise alla berlina il libro
chiamandolo «massa di stupida lordura», 39 ma d’altra parte Fanny Fern lo definì «fresco, ardito, e maturo
per masse».40 Emerson ne rimase impressionato, e in una lettera datata 21 luglio 1855 gli scrisse: «La
saluto all’inizio di una grande carriera…».
Chiaramente, Whitman fu poeta d’avanguardia. Il libro lanciava una sfida sia alle regole convenzionali
della poesia americana di maniera che al pubblico senso del decoro personale dei lettori. Di conseguenza,
questi spesso o si arresero al richiamo quasi ipnotico della sua poesia per un più diretto apprezzamento
dell’elemento americano, con un suo proprio statuto retorico nelle lettere nazionali, oppure scelsero di
occuparsi di quanto la gente fosse in grado di capirne la vita, chiedendosi in altri termini quale fosse la
misura di libertà ed eteronomia sopportabile da parte della cultura e vita pubblica americane. Per Whitman,
il sé in America doveva esprimere tutte le latitudini del carattere e del destino americani; ma per
rappresentare il carattere americano serviva una retorica capace di richiamarsi alla coscienza della
nazione come esperimento, e al sé come autoesperienza. La parola chiave originaria era, naturalmente,
quella democrazia che accetta il fondamento egualitario di ogni relazione umana e sviluppo sociale.
Ed è questa “democrazia” l’eredità che Whitman ci ha lasciato. Anima, o dovrebbe animare, chi riflette
sull’affermazione che s’addice all’America lo spirito d’inclusione e d’eguaglianza. Un passato da
utilizzare.41

LEWIS FRIED

Bibliografia scelta

Su Whitman esiste una bibliografia voluminosa; oltre ai lavori citati in nota, ho trovato molto utili i
seguenti studi:

T. BRASHER (a cura di), The Collected Writings of Walt Whitman: The Early Poems and the Fiction ,
New York University Press, 1963.
H. CHRISTMAN (a cura di), Walt Whitman’s New York: From Manhattan to Montauk , Amsterdam
Books, 1963.
J. KRIEG, A Whitman Chronology, University of Iowa Press, 1998.
J. LOVING, Walt Whitman: The Song of Himself, University of California Press, 1999.
J. MILLER, Leaves of Grass: America’s Lyric-Epic of Self and Democracy, Twayne, 1992.
ID. (a cura di), Whitman’s “Song of Myself”– Origin, Growth, Meaning , Dodd, Mead and Company,
1964.
D. REINOLDS (a cura di), A Historical Guide to Walt Whitman, Oxford University Press, 2000.
ID., Walt Whitman, Oxford, 2005.
ID., Walt Whitman’s America: A Cultural Biography, Knopf, 1995.
ID. TATTONI (traduzione e cura di), Come coccole di cedro, Donzelli, 2004.
L.F.

1Lettera del 5 settembre 1871 , cfr. Horace Traubel, With Walt Whitman in Camden , Vol. 1, Boston, Small, Maynard & Company, 28 maggio 1888,
p. 224.
2Lettera del 26 aprile 1886, cfr. Horace Traubel, cit., Vol. 1, 8 giugno 1888, p. 287.
3Corinzi I, 10:26.
4Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
5Isaia, 40:6.
6Agli Efesini, 2:19.
7Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
8Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
9Giobbe, 38:4.
10Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
11Da Poesia della sepoltura.
12Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
13Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
14Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
15Cfr. Horace Traubel, cit., Vol. 1, 27 aprile 1888, Letter of Symonds to Whitman, February 7, 1872, pp. 73-77.
16Ivi, p. 76.
17Da Poesia della sepoltura.
18Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
19Cfr. Horace Traubel, cit., Vol. 1, 20 aprile 1888, p. 50.
20Ivi, 9 aprile 1888, p. 23.
21Cfr. Horace Traubel, cit., Vol. 1, 5 maggio 1888, pp. 101-102.
22Ivi, Vol. 2, 24 luglio 1888, pp. 34-35.
23Da Poesia di molti in uno.
24Da Poesia di saluto.
25Cfr. Horace Traubel, cit., Vol. 1, 6 giugno 1888, p. 272.
26Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
27Da Poesia al cuore del figlio dell’isola di Manhattan.
28Da Poesia di Walt Whitman, un americano.
29Una buona versione moderna ne èLa morte di Virgilio dello scrittore austriaco H. Broch (1945, traduzione italiana 1986).
30Vedi la meditativa resa contemporanea che dell’esilio di Ovidio ha dato lo scrittore australiano David Malouf nel romanzo Una vita immaginaria
(1978, traduzione italiana 2001). v
31Cfr. «The Journalism»: Vol. 1, 1834-1846, a cura di Herbert Bergman.
32Cfr. 28 marzo, 1842, in A Peep at the Israelites per l’«Aurora» di New York (Bergman, cit., p. 77).
33Cfr. 7 aprile, 1842, in The Mask Thrown Off per l’«Aurora» di New York (Bergman, cit., p. 102).
34Cfr. 3 aprile, 1846, per il «Brooklyn Daily Eagle and Kings County Democrat» (Bergman, cit., p. 315).
35Cfr. 24 giugno, 1846, in That Meditation per il «Brooklyn Daily Eagle and Kings County Democrat» (Bergman, cit., p. 442).
36Ibid.
37Cfr. Ch. Dana, New Publications: Leaves of Grass in «New York Daily Tribune», 23 luglio 1855, cit. in E. Greenspan, Walt Whitman’s Song of
Myself: A Sourcebook and Critical Edition, 2005, p. 42.
38Cfr. Leaves of Grass – an Extraordinary Poem (Anonimo), in «Brooklyn Daily Eagle», 15 settembre 1855, cit. in E. Greenspan, cit., p. 47.
39Cfr. Criterion, 10 novembre 1855, cit. in Greenspan, cit. p.55.
40Cfr.Fresh Fern Leaves: Leaves of Grass, cit. in Greenspan, cit., p. 57
41La traduzione di questo saggio è di Giuseppe Massara.
Nota biobibliografica

CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE

1819. Il 31 maggio nasce a West Hills, Hungtington, Long Island, da una famiglia di umili condizioni.
1823. La famiglia Whitman si trasferisce a Brooklyn.
1825-1835. Frequenta le scuole di Brooklyn e lavora saltuariamente, anche come stampatore.
1836-39. Comincia a insegnare in varie scuole nei dintorni di New York, e collabora al settimanale
«Long Islander».
1840-42. Si trasferisce a New York, partecipa alla campagna elettorale di Van Buren, continuando a
insegnare e collaborare con vari giornali come il «Democratic Review», l’«Aurora», e l’«Evening
Tatler».
1845-46. In agosto torna a Brooklyn e collabora con l’«Evening Star» e il «Long Island Star», fino al
marzo del 1846.
1846-48. Collabora con il «Daily Eagle»; a febbraio del ’48 va a New Orleans per lavorare al
«Crescent», a maggio torna a New York, attraversando il Mississippi e i grandi laghi.
1848-54. Per un anno è curatore del giornale anti-schiavista di Boston, il «Freeman» e lavora anche nel
settore immobiliare.
1855. In luglio viene pubblicata anonima la prima edizione di Leaves of Grass.
1856. Scrive per «Life Illustrated»; pubblica la seconda edizione di Leaves of Grass.
1857-59. È curatore del «Times» di Brooklyn, e durante l’inverno del ’59 rimane disoccupato.
1860. A Boston viene pubblicata la terza edizione di Leaves of Grass.
1861. Scoppia la guerra civile.
1862. Si reca a Fredericksburg, Virginia, a trovare uno dei suoi fratelli, George, ferito in guerra.
1863. Va a Washington dc, e si dedica all’assistenza dei militari feriti nell’ospedale di Armory Square.
1864-65 Si ammala e torna a Brooklyn. Nel ’65 viene assunto al ministero degli Interni e torna a
Washington, dove il 14 aprile assiste all’assassinio di Lincoln; a maggio pubblica Drum Taps e in
autunno Drum-Taps and Sequel che contiene la poesia “When Lilacs Last in the Dooryard Bloom’d”
in memoria del presidente assassinato.
1866-69. Si ammala di una grave forma di depressione, nonostante l’inizio della sua popolarità.
1871. Pubblica la quinta edizione di Leaves of Grass, oltre a Democratic Vistas e Passage to India.
1873. A gennaio viene colpito da paralisi e a maggio, alla morte di sua madre, decide di andare a vivere
a Camden, N.J. con il fratello George.
1875. Per il centenario dell’indipendenza prepara l’edizione di Leaves of Grass e pubblica Two
Rivulets.
1876-80. Anche il pubblico inglese comincia ad apprezzarlo, mentre Whitman tiene diverse conferenze
anche di argomento politico in giro per gli Stati Uniti e il Canada.
1881-82. La casa editrice R. Osgood di Boston riceve la stesura definitiva di Leaves of Grass che
nell’82 viene ritirata dal mercato e censurata, per poi venire ripubblicata a Filadelfia da Rees Welsh,
che pubblicherà anche Specimen Days and Collect.
1883-84. Dr. Bucke pubblica la prima biografia di Walt Whitman, scritta in collaborazione con lo stesso
poeta.
1886. Whitman riprende i suoi giri di conferenze, e pubblica November Boughs.
1891. È l’anno della pubblicazione di Good Bye my Fancy e della cosiddetta “death-bed edition” di
Leaves of Grass.
1892. Whitman muore e viene sepolto nel cimitero di Camden, N.J.
PRINCIPALI EDIZIONI ITALIANE DELLE OPERE

Foglie d’erba, Torino, Einaudi, 1956, 2005; Milano, Mondadori, 1971, 2004; Milano, Biblioteca
Universale Rizzoli, 1988, 2004.
Foglie d’erba. 1855, Venezia, Marsilio, 1988, 2002.
Prospettive democratiche, Genova, Il melangolo, 1995.
Giorni rappresentativi, Milano, Garzanti, 1999.
Calamus. Poesie da uomo, Roma, Castelvecchi, 2000.
Come coccole di cedro, Roma, Donzelli, 2004.
Caro amato ragazzo. Lettere d’amore a un giovane vetturino 1868-1880 , Roma, Armando Curcio
Editore, 2006.
Foglie d’erba
Poem of Walt Whitman, an American

I celebrate myself,
And what I assume you shall assume,
For every atom belonging to me, as good belongs to you.

I loafe and invite my soul,


I lean and loafe at my ease, observing a spear of summer grass.

Houses and rooms are full of perfumes – the shelves are crowded
with perfumes,
I breathe the fragrance myself, and know it and like it,
The distillation would intoxicate me also, but I shall not let it.

The atmosphere is not a perfume, it has no taste of the distillation, it


is odorless.

It is for my mouth forever, I am in love with it,


I will go to the bank by the wood, and become undisguised and
naked,
I am mad for it to be in contact with me.

The smoke of my own breath,


Echoes, ripples, buzzed whispers, love-root, silk-thread, crotch, vine,
My respiration and inspiration, the beating of my heart, the passing of
blood and air through my lungs,
The sniff of green leaves and dry leaves, and of the shore and dark-
colored sea-rocks, and of hay in the barn,
The sound of the belched words of my voice, words loosed to the ed
dies of the wind,
A few light kisses, a few embraces, a reaching around of arms,
The play of shine and shade on the trees as the supple boughs wag,
The delight alone, or in the rush of the streets, or along the fields and
hill-sides,
The feeling of health, the full-noon trill, the song of me rising from
bed and meeting the sun.

Have you reckoned a thousand acres much? have you reckoned the
earth much?
Have you practiced so long to learn to read?
Have you felt so proud to get at the meaning of poems?
Stop this day and night with me, and you shall possess the origin of
all poems,
You shall possess the good of the earth and sun – there are millions of
suns left,
You shall no longer take things at second or third hand, nor look
through the eyes of the dead, nor feed on the spectres in books,
You shall not look through my eyes either, nor take things from me,
You shall listen to all sides, and filter them from yourself.
I have heard what the talkers were talking, the talk of the beginning
and the end,
But I do not talk of the beginning or the end.

There was never any more inception than there is now,


Nor any more youth or age than there is now,
And will never be any more perfection than there is now,
Nor any more heaven or hell than there is now.

Urge, and urge, and urge,


Always the procreant urge of the world.

Out of the dimness opposite equals advance – always substance and


increase, always sex,
Always a knit of identity, always distinction, always a breed of life.
To elaborate is no avail – learned and unlearned feel that it is so.
Sure as the most certain sure, plumb in the uprights, well entretied,
braced in the beams,
Stout as a horse, affectionate, haughty, electrical,
I and this mystery here we stand.

Clear and sweet is my soul, and clear and sweet is all that is not my
soul.

Lack one lacks both, and the unseen is proved by the seen,
Till that becomes unseen, and receives proof in its turn.

Showing the best and dividing it from the worst, age vexes age,
Knowing the perfect fitness and equanimity of things, while they
discuss I am silent, and go bathe and admire myself.
Welcome is every organ and attribute of me, and of any man hearty
and clean,
Not an inch nor a particle of an inch is vile, and none shall be less
familiar than the rest.

I am satisfied – I see, dance, laugh, sing;


As the hugging and loving Bed-fellow sleeps at my side through
the night, and withdraws at the peep of the day,
And leaves for me baskets covered with white towels, swelling the
house with their plenty,
Shall I postpone my acceptation and realization, and scream at my
eyes,
That they turn from gazing after and down the road,
And forthwith cipher and show me to a cent,
Exactly the contents of one, and exactly the contents of two, and
which is ahead?

Trippers and askers surround me,


People I meet – the effect upon me of my early life, of the ward and
city I live in, of the nation,
The latest news, discoveries, inventions, societies, authors old and
new,
My dinner, dress, associates, looks, work, compliments, dues,
The real or fancied indifference of some man or woman I love,
The sickness of one of my folks, or of myself, or ill-doing, or loss or
lack of money, or depressions or exaltations,
They come to me days and nights and go from me again,
But they are not the Me myself.

Apart from the pulling and hauling stands what I am,


Stands amused, complacent, compassionating, idle, unitary,
Looks down, is erect, bends an arm on an impalpable certain rest,
Looks with its side-curved head, curious what will come next,
Both in and out of the game, and watching and wondering at it.

Backward I see in my own days where I sweated through fog with


linguists and contenders,
I have no mockings or arguments – I witness and wait.
I believe in you, my soul – the other I am must not abase itself to you,
And you must not be abased to the other.
Loafe with me on the grass, loose the stop from your throat,
Not words, not music or rhyme I want – not custom or lecture, not
even the best,
Only the lull I like, the hum of your valved voice.

I mind how we lay in June, such a transparent summer morning,


You settled your head athwart my hips, and gently turned over upon
me,
And parted the shirt from my bosom-bone, and plunged your tongue
to my bare-stript heart,
And reached till you felt my beard, and reached till you held my feet.
Swiftly arose and spread around me the peace and joy and knowledge
that pass all the art and argument of the earth,
And I know that the hand of God is the promise of my own,
And I know that the spirit of God is the brother of my own,
And that all the men ever born are also my brothers, and the women
my sisters and lovers,
And that a kelson of the creation is love,
And limitless are leaves, stiff or drooping in the fields,
And brown ants in the little wells beneath them,
And mossy scabs of the worm-fence, heaped stones, elder, mullen,
pokeweed.

A child said, What is the grass? fetching it to me with full hands;


How could I answer the child? I do not know what it is any more than
he.

I guess it must be the flag of my disposition, out of hopeful green


stuff woven.
Or I guess it is the handkerchief of the Lord,
A scented gift and remembrancer, designedly dropped,
Bearing the owner’s name someway in the corners, that we may see
and remark, and say Whose?

Or I guess the grass is itself a child, the produced babe of the


vegetation.

Or I guess it is a uniform hieroglyphic,


And it means, Sprouting alike in broad zones and narrow zones,
Growing among black folks as among white,
Kanuck, Tuckahoe, Congressman, Cuff, I give them the same, I
receive them the same.

And now it seems to me the beautiful uncut hair of graves.

Tenderly will I use you, curling grass,


It may be you transpire from the breasts of young men,
It may be if I had known them I would have loved them,
It may be you are from old people, and from women, and from off
spring taken soon out of their mothers’ laps,
And here you are the mothers’ laps.

This grass is very dark to be from the white heads of old mothers,
Darker than the colorless beards of old men,
Dark to come from under the faint red roofs of mouths.

O I perceive after all so many uttering tongues!


And I perceive they do not come from the roofs of mouths for
nothing.

I wish I could translate the hints about the dead young men and
women,
And the hints about old men and mothers, and the offspring taken
soon out of their laps.

What do you think has become of the young and old men?
And what do you think has become of the women and children?

They are alive and well somewhere,


The smallest sprout shows there is really no death,
And if ever there was, it led forward life, and does not wait at the end
to arrest it,
And ceased the moment life appeared.

All goes onward and outward – nothing collapses,


And to die is different from what any one supposed, and luckier.

Has any one supposed it lucky to be born?


I hasten to inform him or her, it is just as lucky to die, and I know it.

I pass death with the dying, and birth with the new-washed babe, and
am not contained between my hat and boots,
And peruse manifold objects, no two alike, and every one good,
The earth good, and the stars good, and their adjuncts all good.

I am not an earth nor an adjunct of an earth,


I am the mate and companion of people, all just as immortal and
fathomless as myself;
They do not know how immortal, but I know.
Every kind for itself and its own – for me mine, male and female,
For me those that have been boys and that love women,
For me the man that is proud, and feels how it stings to be slighted,
For me the sweetheart and the old maid – for me mothers and the
mothers of mothers,
For me lips that have smiled, eyes that have shed tears,
For me children and the begetters of children.

Who need be afraid of the merge?


Undrape! you are not guilty to me, nor stale, nor discarded,
I see through the broadcloth and gingham, whether or no,
And am around, tenacious, acquisitive, tireless, and can never be
shaken away.

The little one sleeps in its cradle,


I lift the gauze and look a long time, and silently brush away flies
with my hand.

The youngster and the red-faced girl turn aside up the bushy hill,
I peeringly view them from the top.

The suicide sprawls on the bloody floor of the bedroom,


It is so – I witnessed the corpse – there the pistol had fallen.

The blab of the pave, the tires of carts, sluff of boot-soles, talk of the
promenaders,
The heavy omnibus, the driver with his interrogating thumb, the clank
of the shod horses on the granite floor,
The snow-sleighs, the clinking, shouted jokes, pelts of snow-balls,
The hurrahs for popular favorites, the fury of roused mobs,
The flap of the curtained litter, the sick man inside, borne to the
hospital,
The meeting of enemies, the sudden oath, the blows and fall,
The excited crowd, the policeman with his star, quickly working his
passage to the centre of the crowd,
The impassive stones that receive and return so many echoes,
The souls moving along – are they invisible, while the least of the
stones is visible?
What groans of over-fed or half-starved who fall sun-struck, or in fits,
What exclamations of women taken suddenly, who hurry home and
give birth to babes,
What living and buried speech is always vibratine here, what howls
restrained by decorum,
Arrests of criminals, slights, adulterous offers made, acceptances,
rejections with convex lips,
I mind them or the resonance of them – I come and I depart.

The big doors of the country-barn stand open and ready,


The dried grass of the harvest-time loads the slow-drawn wagon,
The clear light plays on the brown gray and green intertinged,
The armfuls are packed to the sagging mow;
I am there, I help, I came stretched atop of the load,
I felt its soft jolts, one leg reclined on the other;
I jump from the cross-beams and seize the lover and timothy,
And roll head over heels, and tangle my hair full of wisps.

Alone, far in the wilds and mountains, I hunt,


Wandering, amazed at my own lightness and glee,
In the late afternoon choosing a safe spot to pass the night,
Kindling a fire and broiling the fresh-killed game,
Soundly falling asleep on the gathered leaves, my dog and gun by my
side.

The Yankee clipper is under her three sky-sails, she cuts the sparkle
and scud,
My eyes settle the land – I bend at her prow or shout joyously from
the deck.

The boatmen and clam-diggers arose early and stopped for me,
I tucked my trowser-ends in my boots and went and had a good time,
You should have been with us that day round the chowder-kettle.

I saw the marriage of the trapper in the open air in the far-west – the
bride was a red girl,
Her father and his friends sat near, cross-legged and dumbly smoking
– they had moccasins to their feet and large thick blankets
hanging from their shoulders,
On a bank lounged the trapper, he was dressed mostly in skins, his
luxuriant beard and curls protected his neck,
One hand rested on his rifle, the other hand held firmly the wrist of
the red girl,
She had long eyelashes, her head was bare, her coarse straight locks
descended upon her voluptuous limbs and reached to her feet.

The runaway slave came to my house and stopped outside,


I heard his motions crackling the twigs of the wood-pile,
Through the swung half-door of the kitchen I saw him limpsy and weak,
And went where he sat on a log, and led him in and assured him,
And brought water and filled a tub for his sweated body and bruised feet,
And gave him a room that entered from my own, and gave him some
coarse clean clothes,
And remember perfectly well his revolving eyes and his
awkwardness,
And remember putting plasters on the galls of his neck and ankles;
He staid with me a week before he was recuperated and passed north,
I had him sit next me at table – my fire-lock leaned in the corner.

Twenty-eight young men bathe by the shore,


Twenty-eight young men, and all so friendly,
Twenty-eight years of womanly life, and all so lonesome.

She owns the fine house by the rise of the bank,


She hides, handsome and richly drest, aft the blinds of the window.

Which of the young men does she like the best?


Ah, the homeliest of them is beautiful to her.

Where are you off to, lady? for I see you,


You splash in the water there, yet stay stock still in your room.

Dancing and laughing along the beach came the twenty-ninth


bather,
The rest did not see her, but she saw them and loved them.
The beards of the young men glistened with wet, it ran from their
long hair,
Little streams passed all over their bodies.

An unseen hand also passed over their bodies,


It descended tremblingly from their temples and ribs.

The young men float on their backs, their white bellies bulge to the
sun, they do not ask who seizes fast to them,
They do not know who puffs and declines with pendant and bending
arch,
They do not think whom they souse with spray.

The butcher-boy puts off his killing-clothes, or sharpens his knife


at the stall in the market,
I loiter, enjoying his repartee and his shuffle and break-down.

Blacksmiths with grimed and hairy chests environ the anvil,


Each has his main-sledge – they are all out – there is a great heat in
the fire.

From the cinder-strewed threshold I follow their movements,


The lithe sheer of their waists plays even with their massive arms,
Overhand the hammers roll, overhand so slow, overhand so sure,
They do not hasten, each man hits in his place.
The negro holds firmly the reins of his four horses, the block swags
underneath on its tied-over chain,
The negro that drives the huge dray of the stone-yard, steady and tall
he stands poised on one leg on the string-piece,
His blue shirt exposes his ample neck and breast, and loosens over his
hip-band,
His glance is calm and commanding, he tosses the slouch of his hat
away from his forehead,
The sun falls on his crispy hair and moustache, falls on the black of
his polish’d and perfect limbs.

I behold the picturesque giant and love him, and I do not stop there,
I go with the team also.
In me the caresser of life wherever moving, backward as well as
forward slueing,
To niches aside and junior bending.
Oxen that rattle the yoke or halt in the shade! what is that you express
in your eyes?
It seems to me more than all the print I have read in my life.

My tread scares the wood-drake and wood-duck, on my distant and


day-long ramble,
They rise together, they slowly circle around;
I believe in those winged purposes,
And acknowledge, red, yellow, white, playing within me,
And consider green and violet, and the tufted crown, intentional,
And do not call the tortoise unworthy because she is not something
else,
And the mocking-bird in the swamp never studied the gamut, yet
trills pretty well to me,
And the look of the bay mare shames silliness out of me.

The wild gander leads his flock through the cool night,
Ya-honk! he says, and sounds it down to me like an invitation;
The pert may suppose it meaningless, but I listen close,
I find its purpose and place up there toward the November sky.

The sharp-hoofed moose of the north, the cat on the house-sill,


the chickadee, the prairie-dog,
The litter of the grunting sow as they tug at her teats,
The brood of the turkey-hen, and she with her half-spread wings,
I see in them and myself the same old law.

The press of my foot to the earth springs a hundred affections,


They scorn the best I can do to relate them.

I am enamoured of growing outdoors,


Of men that live among cattle, or taste of the ocean or woods,
Of the builders and steerers of ships, of the wielders of axes and
mauls, of the drivers of horses,
I can eat and sleep with them week in and week out.

What is commonest, cheapest, nearest, easiest, is Me,


Me going in for my chances, spending for vast returns,
Adorning myself to bestow myself on the first that will take me,
Not asking the sky to come down to my good-will,
Scattering it freely forever.

The pure contralto sings in the organ-loft,


The carpenter dresses his plank, the tongue of his foreplane whistles
its wild ascending lisp,
The married and unmarried children ride home to their thanksgiving
dinner,
The pilot seizes the king-pin, he heaves down with a strong arm,
The mate stands braced in the whale-boat, lance and harpoon are
ready,

The duck-shooter walks by silent and cautious stretches,


The deacons are ordained with crossed hands at the altar,
The spinning-girl retreats and advances to the hum of the big wheel,
The farmer stops by the bars of a Sunday and looks at the oats and
rye,
The lunatic is carried at last to the asylum, a confirmed case,
He will never sleep any more as he did in the cot in his mother’s
bedroom;
The jour printer with gray head and gaunt jaws works at his case,
He turns his quid of tobacco, his eyes get blurred with the manuscript;
The malformed limbs are tied to the anatomist’s table,
What is removed drops horribly in a pail;
The quadroon girl is sold at the stand – the drunkard nods by the
bar-room stove,
The machinist rolls up his sleeves – the policeman travels his beat –
the gate-keeper marks who pass,
The young fellow drives the express-wagon – I love him though I do
not know him,
The half-breed straps on his light boots to compete in the race,
The western turkey-shooting draws old and young – some lean on
their rifles, some sit on logs,
Out from the crowd steps the marksman, takes his position, levels his
piece;
The groups of newly-come immigrants cover the wharf or levee,
The woolly-pates hoe in the sugar-field, the over-seer views them
from his saddle,
The bugle calls in the ball-room, the gentlemen run for their partners,
the dancers bow to each other,
The youth lies awake in the cedar-roofed garret, and harks to the
musical rain,
The Wolverine sets traps on the creek that helps fill the Huron,
The reformer ascends the platform, he spouts with his mouth and
nose,
The company returns from its excursion, the darkey brings up the rear
and bears the well-riddled target,
The squaw, wrapt in her yellow-hemmed cloth, is offering moccasins
and bead-bags for sale,
The connoisseur peers along the exhibition-gallery with half-shut
eyes bent side-ways,
The deck-hands make fast the steamboat, the plank is thrown for the
shore-going passengers,
The young sister holds out the skein, the elder sister winds it off in a
ball, and stops now and then for the knots,
The one-year wife is recovering and happy, a week ago she bore her
first child,
The clean-haired Yankee girl works with her sewing-machine, or in
the factory or mill,
The nine months’ gone is in the parturition chamber, her faintness and
pains are advancing,
The paving-man leans on his two-handed rammer – the reporter’s
lead flies swiftly over the note-book – the sign-painter is
lettering with red and gold,
The canal-boy trots on the tow-path – the book-keeper counts at his
desk – the shoemaker waxes his thread,
The conductor beats time for the band, and all the performers follow
him,
The child is baptised – the convert is making the first professions,
The regatta is spread on the bay – how the white sails sparkle!
The drover watches his drove, he sings out to them that would stray,
The pedlar sweats with his pack on his back, the purchaser higgles
about the odd cent,
The camera and plate are prepared, the lady must sit for her
daguerreotype,
The bride unrumples her white dress, the minute-hand of the clock
moves slowly,
The opium-eater reclines with rigid head and just-opened lips,
The prostitute draggles her shawl, her bonnet bobs on her tipsy and
pimpled neck,
The crowd laugh at her blackguard oaths, the men jeer and wink
to each other,
(Miserable! I do not laugh at your oaths, nor jeer you);
The President holds a cabinet council, he is surrounded by the Great
Secretaries,
On the piazza walk five friendly matrons with twined arms,
The crew of the fish-smack pack repeated layers of halibut in the hold,
The Missourian crosses the plains, toting his wares and his cattle,
The fare-collector goes through the train, he gives notice by the
jingling of loose change,
The floor-men are laying the floor – the tinners are tinning the roof –
the masons are calling for mortar,
In single file, each shouldering his hod, pass onward the laborers,
Seasons pursuing each other, the indescribable crowd is gathered – it
is the Fourth of July – what salutes of cannon and small arms!
Seasons pursuing each other, the plougher ploughs, the mower mows,
and the winter-grain falls in the ground,
Off on the lakes the pike-fisher watches and waits by the hole in the
frozen surface,
The stumps stand thick round the clearing, the squatter strikes deep
with his axe,
Flatboatmen make fast toward dusk near the cotton-wood or
pekan-trees,
Coon-seekers go through the regions of the Red river, or through
those drained by the Tennessee, or through those of the Arkansaw,
Torches shine in the dark that hangs on the Chattahoochee or Altamahaw,
Patriarchs sit at supper with sons and grandsons and great-grandsons
around them,
In walls of adobe, in canvass tents, rest hunters and trappers after
their day’s sport,
The city sleeps and the country sleeps,
The living sleep for their time, the dead sleep for their time,
The old husband sleeps by his wife, and the young husband sleeps by
his wife;
And these one and all tend inward to me, and I tend outward to them,
And such as it is to be of these, more or less, I am.

I am of old and young, of the foolish as much as the wise,


Regardless of others, ever regardful of others,
Maternal as well as paternal, a child as well as a man,
Stuffed with the stuff that is coarse, and stuffed with the stuff that is
fine,
One of the great nation, the nation of many nations, the smallest the
same, the largest the same,
A southerner soon as a northerner, a planter nonchalant and
hospitable,
A Yankee bound my own way, ready for trade, my joints the limberest
joints on earth and the sternest joints on earth,
A Kentuckian walking the vale of the Elkhorn in my deer-skin
leggings,
A boatman over lakes or bays, or along coasts – a Hoosier, Badger,
Buckeye,
A Louisianian or Georgian, a Poke-easy from sand-hills and pines,
At home on Canadian snow-shoes, or up in the bush, or with
fishermen off Newfoundland,
At home in the fleet of ice-boats, sailing with the rest, and tacking,
At home on the hills of Vermont, or in the woods of Maine, or the
Texan ranch,
Comrade of Californians, comrade of free north-westerners, loving
their big proportions,
Comrade of raftsmen and coalmen, comrade of all who shake hands
and welcome to drink and meat,
A learner with the simplest, a teacher of the thoughtfulest,
A novice beginning, experient of myriads of sea-sons,
Of every hue, trade, rank, of every caste and religion,
Not merely of the New World, but of Africa, Europe, Asia – a
wandering savage,
A farmer, mechanic, artist, gentleman, sailor, lover, quaker,
A prisoner, fancy-man, rowdy, lawyer, physician, priest.

I resist anything better than my own diversity,


And breathe the air, and leave plenty after me,
And am not stuck up, and am in my place.

The moth and the fish-eggs are in their place,


The suns I see, and the suns I cannot see, are in their place,
The palpable is in its place, and the impalpabile is in its place.

These are the thoughts of all men in all ages and lands, they are not
original with me,
If they are not yours as much as mine, they are nothing, or next to
nothing,
If they do not enclose everything, they are next to nothing,
If they are not the riddle and the untying of the riddle, they are
nothing,
If they are not just as close as they are distant, they are nothing.

This is the grass that grows wherever the land is and the water is,
This is the common air that bathes the globe.

This is the breath of laws, songs, behaviour,


This is the tasteless water of souls, this is the true sustenance,
It is for the illiterate, it is for the judges of the supreme court, it is for
the federal capitol and the state capitols,
It is for the admirable communes of literats, composers, singers,
lecturers, engineers, savans,
It is for the endless races of work-people, farmers, seamen.

These are trills of thousands of clear cornets, screams of octave flutes,


strike of triangles.

I play not a march for victors only, I play great marches for
conquered and slain persons.

Have you heard that it was good to gain the day?


I also say it is good to fall – battles are lost in the same spirit in which
they are won.

I beat triumphal drums for the dead, I blow through my embouchures


my loudest and gayest music to them,
Vivas to those who have failed! and to those whose war-vessels sank
in the sea! And those themselves who sank in the sea!
And to all generals that lost engagements! and all overcome heroes!
and the numberless unknown heroes, equal to the greatest
heroes known!
This is the meal pleasantly set, this is the meat and drink for natural
hunger,
It is for the wicked just the same as the righteous – I make appoint
ments with all,
I will not have a single person slighted or left away,
The kept-woman, sponger, thief, are hereby invited – the
heavy-lipped slave is invited, the venerealee is invited,
There shall be no difference between them and the rest.

This is the press of a bashful hand, this is the float and odor of hair,
This is the touch of my lips to yours, this is the murmur of yearning,
This is the far-off depth and height reflecting my own face,
This is the thoughtful merge of myself, and the outlet again.

Do you guess I have some intricate purpose?


Well, I have – for the April rain has, and the mica on the side of a
rock has.

Do you take it I would astonish?


Does the daylight astonish? Does the early red-start, twittering
through the woods?
Do I astonish more than they?

This hour I tell things in confidence,


I might not tell everybody, but I will tell you.

Who goes there! hankering, gross, mystical, nude?


How is it I extract strength from the beef I eat?

What is a man anyhow? What am I? What are you?

All I mark as my own, you shall offset it with your own,


Else it were time lost listening to me.

I do not snivel that snivel the world over,


That months are vacuums, and the ground but wallow and filth,
That life is a suck and a sell, and nothing remains at the end but
threadbare crape and tears.

Whimpering and truckling fold with powders for invalids, conformity


goes to the fourth-removed,
I cock my hat as I please, indoors or out.

Shall I pray? Shall I venerate and be ceremonious?


I have pried through the strata, analyzed to a hair,
Counselled with doctors, calculated close, found no sweeter fat
than sticks to my own bones.

In all people I see myself – none more, not one a barleycorn less,
And the good or bad I say of myself I say of them.
And I know I am solid and sound,
To me the converging objects of the universe perpetually flow,
All are written to me, and I must get what the writing means.

I know I am deathless,
I know this orbit of mine cannot be swept by a carpenter’s compass,
I know I shall not pass like a child’s carlacue cut with a burnt stick at
night.

I know I am august,
I do not trouble my spirit to vindicate itself or be understood,
I see that the elementary laws never apologize,
I reckon I behave no prouder than the level I plant my house by, after
all.

I exist as I am, that is enough,


If no other in the world be aware, I sit content,
And if each and all be aware, I sit content.

One world is aware, and by far the largest to me, and that is myself,
And whether I come to my own today, or in ten thousand or ten
million years,
I can cheerfully take it now, or with equal cheerfulness I can wait.

My foothold is tenoned and mortised in granite,


I laugh at what you call dissolution,
And I know the amplitude of time.

I am the poet of the body,


And I am the poet of the soul.
The pleasures of heaven are with me, and the pains of hell are with
me,
The first I graft and increase upon myself, the latter I translate into
a new tongue.

I am the poet of the woman the same as the man,


And I say it is as great to be a woman as to be a man,
And I say there is nothing greater than the mother of men.

I chant the chant of dilation or pride,


We have had ducking and deprecating about enough,
I show that size is only development.

Have you outstript the rest? are you the President?


It is a trifle – they will more than arrive there every one, and still pass
on.

I am he that walks with the tender and growing night,


I call to the earth and sea, half-held by the night.
Press close, bare-bosomed night! press close, magnetic, nourishing
night!
Night of south winds! night of the large few stars!
Still, nodding night! mad, naked, summer night!

Smile, O voluptuous, cool-breathed earth!


Earth of the slumbering and liquid trees!
Earth of departed sunset! earth of the mountains, misty-topt!
Earth of the vitreous pour of the full moon, just tinged with blue!
Earth of shine and dark, mottling the tide of the river!
Earth of the limpid gray of clouds, brighter and clearer for my sake!
Far-swooping elbowed earth! rich, apple-blossomed earth!
Smile, for your lover comes!

Prodigal, you have given me love! therefore I to you give love!


O unspeakable passionate love!
Thruster holding me tight, and that I hold tight!
We hurt each other as the bridegroom and the bride hurt each other.

You sea! I resign myself to you also, I guess what you mean,
I behold from the beach your crooked invitino fingers,
I believe you refuse to go back without feeling of me,
We must have a turn together – I undress – hurry me out of sight of
the land,
Cushion me soft, rock me in billowy drowse,
Dash me with amorous wet, I can repay you.

Sea of stretched ground-swells!


Sea breathing broad and convulsive breaths!

Sea of the brine of life! sea of unshovelled and always-ready graves!


Howler and scooper of storms! capricious and dainty sea!
I am integral with you – I too am of one phase, and of all phases.

Partaker of influx and efflux, extoller of hate and conciliation,


Extoller of amies, and those that sleep in each others’ arms.

I am he attesting sympathy,
Shall I make my list of things in the house, and skip the house that
supports them?
I am the poet of commonsense, and of the demonstrable, and of
immortality,
And am not the poet of goodness only – I do not decline to be the
poet of wickedness also.

Washes and razors for foofoos – for me freckles and a bristling beard.

What blurt is this about virtue and about vice?


Evil propels me, and reform of evil propels me – I stand indifferent,
My gait is no fault-finder’s or rejecter’s gait,
I moisten the roots of all that has grown.

Did you fear some scrofula out of the unflagging pregnancy?


Did you guess the celestial laws are yet to be worked over and rectified?

I step up to say that what we do is right, and what we affirm is right,


and some is only the ore of right,
Witnesses of us, one side a balance, and the antipodal side a balance,
Soft doctrine as steady help as stable doctrine,
Thoughts and deeds of the present, our rouse and early start.

This minute that comes to me over the past decillions,


There is no better than it and now.

What behaved well in the past, or behaves well today, is not such a
wonder,
The wonder is always and always how can there be a mean man or an
infidel.

Endless unfolding of words of ages!


And mine a word of the modern – a word en masse,
A word of the faith that never balks,
One time as good as another time – here or henceforward it is all the
same to me,
A word of reality, materialism first and last imbueing.

Hurrah for positive science! long live exact demonstration!


Fetch stonecrop, mix it with cedar and branches of lilac,
This is the lexicographer, this the chemist, this made a grammar of
the old cartouches,
These mariners put the ship through dangerous unknown seas,
This is the geologist, this works with the scalpel, and this is a
mathematician.

Gentlemen, I receive you and attach and clasp hands with you,
The facts are useful and real – they are not my dwelling – I enter by
them to an area of the dwelling.

I am less the reminder of property or qualities, and more the reminder


of life,
And go on the square for my own sake and for others’ sakes,
And make short account of neuters and geldings, and favor men and
women fully equipped,
And beat the gong of revolt, and stop with fugitives and them that
plot and conspire.

Walt Whitman, an American, one of the roughs, a kosmos,


Disorderly, fleshy, sensual, eating, drinking, breeding,
No sentimentalist, no stander above men and women, or apart from
them – no more modest than immodest.

Unscrew the locks from the doors!


Unscrew the doors themselves from their jambs!
Whoever degrades another degrades me, and whatever is done or said
returns at last to me,
And whatever I do or say, I also return.

Through me the afflatus surging and surging – through me the current


and index.

I speak the pass-word primeval, I give the sign of democracy,


By God! I will accept nothing which all cannot have their counterpart
of on the same terms.

Through me many long dumb voices,


Voices of the interminable generations of slaves,
Voices of prostitutes, and of deformed persons,
Voices of the diseased and despairing, and of thieves and dwarfs,
Voices of cycles of preparation and accretion,
And of the threads that connect the stars, and of wombs, and of the fatherstuff,
And of the rights of them the others are down upon,
Of the trivial, flat, foolish, despised,
Fog in the air, beetles rolling balls of dung.

Through me forbidden voices,


Voices of sexes and lusts – voices veiled, and I remove the veil,
Voices indecent, by me clarified and transfigured.

I do not press my finger across my mouth,


I keep as delicate around the bowels as around the head and heart,
Copulation is no more rank to me than death is.

I believe in the flesh and the appetites,


Seeing, hearing, feeling, are miracles, and each part and tag of me is a
miracle.

Divine am I inside and out, and I make holy whatever I touch or am


touched from,
The scent of these arm-pits is aroma finer than prayer,
This head is more than churches, bibles, creeds.

If I worship any particular thing, it shall be some of the spread of my


own body,
Translucent mould of me, it shall be you!
Shaded ledges and rests, firm masculine coulter, it shall be you!
Whatever goes to the tilth of me, it shall be you!
You my rich blood! your milky stream, pale strippings of my life!
Breast that presses against other breasts, it shall be you!
My brain, it shall be your occult convolutions!
Root of washed sweet-flag, timorous pond-snipe, nest of guarded
duplicate eggs, it shall be you!
Mixed tussled hay of head, beard, brawn, it shall be you!
Trickling sap of maple, fibre of manly wheat, it shall be you!
Sun so generous, it shall be you!
Vapors lighting and shading my face, it shall be you!
You sweaty brooks and dews, it shall be you!
Winds whose soft-tickling genitals rub against me, it shall be you!
Broad muscular fields, branches of live-oak, loving lounger in my
winding paths, it shall be you!
Hands I have taken, face I have kissed, mortal I have ever touched, it
shall be you!

I dote on myself, there is that lot of me, and all so luscious,


Each moment, and whatever happens, thrills me with joy.

I cannot tell how my ankles bend, nor whence the cause of my


faintest wish,
Nor the cause of the friendship I emit, nor the cause of the friendship
I take again.

To walk up my stoop is unaccountable, I pause to consider if it really


be,
That I eat and drink is spectacle enough for the great authors and
schools,
A morning-glory at my window satisfies me more than the
metaphysics of books.

To behold the day-break!


The little light fades the immense and diaphanous shadows,
The air tastes good to my palate.

Hefts of the moving world at innocent gambols, silently rising,


freshly exuding,
Scooting obliquely high and low.

Something I cannot see puts upward libidinous prongs,


Seas of bright juice suffuse heaven.

The earth by the sky staid with, the daily close of their junction,
The heaved challenge from the east that moment over my head,
The mocking taunt, See then whether you shall be master!

Dazzling and tremendous, how quick the sun-rise would kill me,
If I could not now and always send sun-rise out of me.

We also ascend dazzling and tremendous as the sun,


We found our own, my soul, in the calm and cool of the day-break.

My voice goes after what my eyes cannot reach,


With the twirl of my tongue I encompass worlds, and volumes of
worlds.

Speech is the twin of my vision, it is unequal to measure itself.

It provokes me forever,
It says sarcastically, Walt, you understand enough, why don’t you let
it out then?

Come now, I will not be tantalized, you conceive too much of


articulation.

Do you not know how the buds beneath are folded?


Waiting in gloom, protected by frost,
The dirt receding before my prophetical screams,
I underlying causes, to balance them at last,
My knowledge my live parts, it keeping tally with the meaning of
things,
Happiness, which, whoever hears me, let him or her set out in search
of this day.

My final merit I refuse you – I refuse putting from me the best I am.

Encompass worlds, but never try to encompass me,


I crowd your noisiest talk by looking toward you.

Writing and talk do not prove me,


I carry the plenum of proof, and every thing else, in my face,
With the hush of my lips I confound the topmost skeptic.

I think I will do nothing for a long time but listen,


To accrue what I hear into myself, to let sounds contribute toward me.

I hear bravuras of birds, bustle of growing wheat, gossip of flames, clack of sticks cooking my meals.

I hear the sound I love, the sound of the human voice,


I hear all sounds as they are tuned to their uses, sounds of the city and
sounds out of the city, sounds of the day and night,
Talkative young ones to those that like them, the recitative of fish-
pedlars and fruit-pedlars, the loud laugh of work-people at their meals,
The angry base of disjointed friendship, the faint tones of the sick,
The judge with hands tight to the desk, his shaky lips pronouncing a
death-sentence,
The heave’e’yo of stevedores unlading ships by the wharves, the
refrain of the anchor-lifters,
The ring of alarm-bells, the cry of fire, the whirr of swift-streaking
engines and hose-carts, with premonitory tinkles and colored
lights,
The steam-whistle, the solid roll of the train of approaching cars,
The slow-march played at night at the head of the association,
They go to guard some corpse, the flag-tops are draped with black
muslin.

I hear the violincello or man’s heart’s complaint,


I hear the keyed cornet, it glides quickly in through my ears, it shakes
mad-sweet pangs through my belly and breast.

I hear the chorus, it is a grand-opera – this indeed is music!


A tenor large and fresh as the creation fills me,
The orbic flex of his mouth is pouring and filling me full.

I hear the trained soprano, she convulses me like the climax of my


love-grip,
The orchestra wrenches such ardors from me, I did not know I
possessed them,
It throbs me to gulps of the farthest down horror,
It sails me, I dab with bare feet, they are licked by the indolent waves,
I am exposed, cut by bitter and poisoned hail,
Steeped amid honeyed morphine, my windpipe squeezed in the fakes
of death,
Let up again to feel the puzzle of puzzles,
And that we call Being.

To be in any form, what is that?


If nothing lay more developed, the quahaug in its callous shell were
enough.

Mine is no callous shell,


I have instant conductors all over me, whether I pass or stop,
They seize every object and lead it harmlessly through me.
I merely stir, press, feel with my fingers, and am happy,
To touch my person to some one else’s is about as much as I can
stand.

Is this then a touch? quivering me to a new identity,


Flames and ether making a rush for my veins,
Treacherous tip of me reaching and crowding to help them,
My flesh and blood playing out lightning to strike what is hardly
different from myself,
On all sides prurient provokers stiffening my limbs,
Straining the udder of my heart for its withheld drip,
Behaving licentious toward me, taking no denial,
Depriving me of my best, as for a purpose,
Unbuttoning my clothes, holding me by the bare waist,
Deluding my confusion with the calm of the sun-light and pasture-
fields,
Immodestly sliding the fellow-senses away,
They bribed to swap off with touch, and go and graze at the edges of
me,
No consideration, no regard for my draining strength or my anger,
Fetching the rest of the herd around to enjoy them awhile,
Then all uniting to stand on a head-land and worry me.

The sentries desert every other part of me,


They have left me helpless to a red marauder,
They all come to the head-land, to witness and assist against me.
I am given up by traitors!
I talk wildly, I have lost my wits, I and nobody else am the greatest
traitor,
I went myself first to the head-land, my own hands carried me
there.

You villain touch! what are you doing? My breath is tight in its
throat,
Unclench your floodgates! you are too much for me.
Blind, loving, wrestling touch! sheathed, hooded, sharp-toothed touch!
Did it make you ache so, leaving me?
Parting, tracked by arriving – perpetual payment of the perpetual
loan,
Rich showering rain, and recompense richer afterward.
Sprouts take and accumulate – stand by the curb prolific and vital,
Landscapes, projected, masculine, full-sized, golden.

All truths wait in all things,


They neither hasten their own delivery, nor resist it,
They do not need the obstetric forceps of the surgeon,
The insignificant is as big to me as any,
What is less or more than a touch?

Logic and sermons never convince,


The damp of the night drives deeper into my soul.

Only what proves itself to every man and woman is so,


Only what nobody denies is so.

A minute and a drop of me settle my brain,


I believe the soggy clods shall become lovers and lamps,
And a compend of compends is the meat of a man or woman,
And a summit and flower there is the feeling they have for each
other,
And they are to branch boundlessly out of that lesson until it becomes
omnific,
And until every one shall delight us, and we them.

I believe a leaf of grass is no less than the journey-work of the


stars,
And the pismire is equally perfect, and a grain of sand, and the egg of
the wren,
And the tree-toad is a chef-d’ouvre for the highest,
And the running blackberry would adorn the parlors of heaven,
And the narrowest hinge in my hand puts to scorn all machinery,
And the cow crunching with depressed head surpasses any statue,
And a mouse is miracle enough to stagger sex-tillions of infidels,
And I could come every afternoon of my life to look at the farmer’s
girl boiling her iron tea-kettle and baking short-cake.

I find I incorporate gneiss, coal, long-threaded moss, fruits, grains,


esculent roots,
And am stucco’d with quadrupeds and birds all over,
And have distanced what is behind me for good reasons,
And call any thing close again, when I desire it.

In vain the speeding or shyness,


In vain the plutonic rocks send their old heat against my approach,
In vain the mastadon retreats beneath its own powdered bones,
In vain objects stand leagues off, and assume manifold shapes,
In vain the ocean settling in hollows, and the great monsters lying
low,
In vain the buzzard houses herself with the sky,
In vain the snake slides through the creepers and logs,
In vain the elk takes to the inner passes of the woods,
In vain the razor-billed auk sails far north to Labrador,
I follow quickly, I ascend to the nest in the fissure of the cliff.

I think I could turn and live with animals, they are so placid and
self-contained,
I stand and look at them sometimes half the day long.

They do not sweat and whine about their condition,


They do not lie awake in the dark and weep for their sins,
They do not make me sick discussing their duty to God,
No one is dissatisfied, not one is demented with the mania of owning
things,
Not one kneels to another, nor to his kind that lived thousands of
years ago,
Not one is respectable or industrious over the whole earth.

So they show their relations to me, and I accept them,


They bring me tokens of myself, they evince them plainly in their
possession.

I do not know where they got those tokens,


I may have passed that way untold times ago and negligently dropt
them,
Myself moving forward then and now and forever,
Gathering and showing more always and with velocity,
Infinite and omnigenous, and the like of these among them,
Not too exclusive toward the reachers of my remembrancers,
Picking out here one that I love, choosing to go with him on brotherly
terms.
A gigantic beauty of a stallion, fresh and responsive to my caresses,
Head high in the forehead, wide between the ears,
Limbs glossy and supple, tail dusting the ground,
Eyes well apart, full of sparkling wickedness, ears finely cut, flexibly
moving.

His nostrils dilate, my heels embrace him, his well-built limbs


tremble with pleasure, we speed around and return.

I but use you a moment, then I resign you stallion, do not need your
paces, out-gallop them,
Myself, as I stand or sit, passing faster than you.

Swift wind! space! my soul! now I know it is true, what I guessed at,
What I guessed when I loafed on the grass,
What I guessed while I lay alone in my bed, and again as I walked the
beach under the paling stars of the morning.

My ties and ballasts leave me – I travel, I sail, my elbows rest in the


sea-gaps,
I skirt the sierras, my palms cover continents,
I am afoot with my vision.

By the city’s quadrangular houses, in log-huts, camping with


lumbermen,
Along the ruts of the turnpike, along the dry gulch and rivulet bed,
Weeding my onion-patch, hoeing rows of carrots and parsnips,
crossing savannas, trailing in forests,
Prospecting, gold-digging, girdling the trees of a new purchase,
Scorched ankle-deep by the hot sand, hauling my boat down the
shallow river,
Where the panther walks to and fro on a limb overhead, where the
buck turns furiously at the hunter,
Where the rattle-snake suns his flabby length on a rock, where the
otter is feeding on fish,
Where the alligator in his tough pimples sleeps by the bayou,
Where the black bear is searching for roots or honey, where the
beaver pats the mud with his paddle-tail,
Over the growing sugar, over the cotton-plant, over the rice in its low
moist field,
Over the sharp-peaked farm-house, with its scalloped scum and
slender shoots from the gutters,
Over the western persimmon, over the long-leaved corn, over the
delicate blue-flowered flax,
Over the white and brown buckwheat, a hummer and buzzer there
with the rest,
Over the dusky green of the rye as it ripples and shades in the
breeze,
Scaling mountains, pulling myself cautiously up, holding on by low
scragged limbs,
Walking the path worn in the grass and beat through the leaves of the
brush,
Where the quail is whistling betwixt the woods and the wheat-lot,
Where the bat flies in the July eve, where the great gold-bug drops
through the dark,
Where the flails keep time on the barn floor,
Where the brook puts out of the roots of the old tree and flows to the
meadow,
Where cattle stand and shake away flies with the tremulous
shuddering of their hides,
Where the cheese-cloth hangs in the kitchen, where andirons straddle
the hearth-slab, where cob-webs fall in festoons from the
rafters,
Where trip-hammers crash, where the press is whirling its
cylinders,
Wherever the human heart beats with terrible throes out of its ribs,
Where the pear-shaped balloon is floating aloft, floating in it myself
and looking composedly down,
Where the life-car is drawn on the slip-noose, where the heat hatches
pale-green eggs in the dented sand,
Where the she-whale swims with her calves and never forsakes
them,
Where the steam-ship trails hind-ways its long pennant of smoke,
Where the ground-shark’s fin cuts like a black chip out of the
water,
Where the half-burned brig is riding on unknown currents,
Where shells grow to her slimy deck, where the dead are corrupting
below,
Where the striped and starred flag is borne at the head of the
regiments,
Approaching Manhattan, up by the long-stretching island,
Under Niagara, the cataract falling like a veil over my countenance,
Upon a door-step, upon the horse-block of hard wood outside,
Upon the race-course, or enjoying pic-nics or jigs, or a good game of
base-ball,
At he-festivals, with blackguard jibes, ironical license, bull-dances,
drinking, laughter,
At the cider-mill, tasting the sweet of the brown sqush, sucking the
juice through a straw,
At apple-peelings, wanting kisses for all the red fruit I find,
At musters, beach-parties, friendly bees, huskings, house-raisings;
Where the mocking-bird sounds his delicious gurgles, cackles,
screams, weeps,
Where the hay-rick stands in the barn-yard, where the dry-stalks are
scattered, where the brood cow waits in the hovel,
Where the bull advances to do his masculine work, where the stud to
the mare, where the cock is treading the hen,
Where heifers browse, where geese nip their food with short jerks,
Where sun-down shadows lengthen over the limit-less and lonesome
prairie,
Where herds of buffalo make a crawling spread of the square miles
far and near,
Where the humming-bird shimmers, where the neck of the long-lived
swan is curving and winding,
Where the laughing-gull scoots by the shore, where she laughs her
near-human laugh,
Where bee-hives range on a gray bench in the garden, half-hid by the
high weeds,
Where band-necked partridges roost in a ring on the ground with their
heads out,
Where burial coaches enter the arched gates of a cemetery,
Where winter wolves bark amid wastes of snow and icicled trees,
Where the yellow-crowned heron comes to the edge of the marsh at
night and feeds upon small crabs,
Where the splash of swimmers and divers cool the warm noon,
Where the katy-did works her chromatic reed on the walnut-tree over
the well,
Through patches of citrons and cucumbers with silver-wired leaves,
Through the salt-lick or orange glade, under conical firs,
Through the gymnasium, through the curtained saloon, through the office
or public hall,
Pleased with the native, pleased with the foreign, pleased with
the new and old,
Pleased with women, the homely as well as the handsome,
Pleased with the quakeress as she puts off her bonnet and talks
melodiously,
Pleased with the tunes of the choir of the white-washed church,
Pleased with the earnest words of the sweating Methodist preacher, or
any preacher – looking seriously at the camp-meeting,
Looking in at the shop-windows in Broadway the whole forenoon,
pressing the flesh of my nose to the thick plate-glass,
Wandering the same afternoon with my face turned up to the
clouds,
My right and left arms round the sides of two friends, and I in the
middle;
Coming home with the bearded and dark-cheeked bush-boy, riding
behind him at the drape of the day,
Far from the settlements, studying the print of animals’ feet, or the
moccasin print,
By the cot in the hospital reaching lemonade to a feverish patient,
By the coffined corpse when all is still examining with a candle,
Voyaging to every port to dicker and adventure,
Hurrying with the modern crowd, as eager and fickle as any,
Hot toward one I hate ready in my madness to knife him,
Solitary at midnight in my back yard, my thoughts gone from me a
long while,
Walking the old hills of Judea, with the beautiful gentle god by my
side,
Speeding through space, speeding through heaven and the stars,
Speeding amid the seven satellites, and the broad ring, and the
diameter of eighty thousand miles,
Speeding with tailed meteors, throwing fire-balls like the rest,
Carrying the crescent child that carries its own full mother in its
belly,
Storming, enjoying, planning, loving, cautioning,
Backing and filling, appearing and disappearing,
I tread day and night such roads.

I visit the orchards of spheres and look at the product,


And look at quintillions ripened, and look at quintillions green.

I fly the flight of the fluid and swallowing soul,


My course runs below the soundings of plummets.

I help myself to material and immaterial,


No guard can shut me off, no law can prevent me.

I anchor my ship for a little while only,


My messengers continually cruise away, or bring their returns to me.

I go hunting polar furs and the seal, leaping chasms with a


pike-pointed staff, clinging to topples of brittle and blue.

I ascend to the fore-truck, I take my place late at night in the


crow’s-nest, we sail through the arctic sea, it is plenty light
enough,
Through the clear atmosphere I stretch around on the wonderful beauty,
The enormous masses of ice pass me and I pass them, the scenery is
plain in all directions,
The white-topped mountains show in the distance, I fling out my
fancies toward them,
We are approaching some great battle-field in which we are soon to
be engaged,
We pass the colossal out-posts of the encampments, we pass with still
feet and caution,
Or we are entering by the suburbs some vast and ruined city, the
blocks and fallen architecture more than all the living cities
of the globe.

I am a free companion, I bivouac by invading watchfires.

I turn the bridegroom out of bed and stay with the bride myself,
I tighten her all night to my thighs and lips.

My voice is the wife’s voice, the screech by the rail of the stairs,
They fetch my man’s body up, dripping and drowned.

I understand the large hearts of heroes,


The courage of present times and all times,
How the skipper saw the crowded and rudderless wreck of the steam-
ship, and death chasing it up and down the storm,
How he knuckled tight, and gave not back one inch, and was faithful
of days and faithful of nights,
And chalked in large letters, Be of good cheer, We will not desert
you,
How he saved the drifting company at last,
How the lank loose-gowned women looked when boated from the
side of their prepared graves,
How the silent old-faced infants, and the lifted sick, and the
sharp-lipped unshaved men,
All this I swallow, it tastes good, I like it well, it becomes mine,
I am the man, I suffered, I was there.

The disdain and calmness of martyrs,


The mother, condemned for a witch, burnt with dry wood, her
children gazing on,
The hounded slave that flags in the race, leans by the fence, blowing,
covered with sweat,
The twinges that sting like needles his legs and neck, the murderous
buck-shot and the bullets,
All these I feel or am.

I am the hounded slave, I wince at the bite of the dogs,


Hell and despair are upon me, crack and again crack the marksmen,
I clutch the rails of the fence, my gore dribs, thinned with the ooze of
my skin,
I fall on the weeds and stones,
The riders spur their unwilling horses, haul close,
Taunt my dizzy ears, beat me violently over the head with whip-
stocks.

Agonies are one of my changes of garments,


I do not ask the wounded person how he feels, I myself become the
wounded person,
My hurt turns livid upon me as I lean on a cane and observe.

I am the mashed fireman with breastbone broken, tumbling walls


buried me in their debris,
Heat and smoke I inspired, I heard the yelling shouts of my comrades,
I heard the distant click of their picks and shovels,
They have cleared the beams away, they tenderly life me forth.

I lie in the night air in my red shirt, the pervading hush is for my sake.
Painless after all I lie, exhausted but not so unhappy,
White and beautiful are the faces around me, the heads are bared of
their fire-caps,
The kneeling crowd fades with the light of the torches.

Distant and dead resuscitate,


They show as the dial or move as the hands of me – I am the clock
myself.

I am an old artillerist, I tell of my fort’s bombardment, I am there


again.

Again the reveille of drummers, again the attacking cannon, mortars,


howitzers,
Again the attacked send cannon responsive;
I take part, I see and hear the whole,
The cries, curses, roar, the plaudits for well-aimed shots,
The ambulanza slowly passing, trailing its red drip,
Workmen searching after damages, making indispensable repairs,
The fall of grenades through the rent roof, the fan-shaped explosion,
The whizz of limbs, heads, stone, wood, iron, high in the air.

Again gurgles the mouth of my dying general, he furiously waves


with his hand,
He gasps through the clot, Mind not me – mind – the entrenchments.

I tell not the fall of Alamo, not one escaped to tell the fall of Alamo,
The hundred and fifty are dumb yet at Alamo.

Hear now the tale of a jet-black sunrise,


Hear of the murder in cold-blood of four hundred and twelve young
men.

Retreating, they had formed in a hollow square, with their baggage


for breast-works,
Nine hundred lives out of the surrounding enemy’s, nine times their
number, was the price they took in advance,
Their colonel was wounded and their ammunition gone,
They treated for an honorable capitulation, received writing and seal,
gave up their arms, marched back prisoners of war.

They were the glory of the race of rangers,


Matchless with horse, rifle, song, supper, courtship,
Large, turbulent, brave, handsome, generous, proud, affectionate,
Bearded, sunburnt, dressed in the free costume of hunters,
Not a single one over thirty years of age.

The second Sunday morning they were brought out in squads and
massacred – it was beautiful early summer,
The work commenced about five o’clock and was over by eight.

None obeyed the command to kneel,


Some made a mad and helpless rush, some stood stark and straight,
A few fell at once, shot in the temple or heart, the living and dead lay
together,
The maimed and mangled dug in the dirt, the new-comers saw them
there,
Some, half-killed, attempted to crawl away,
These were dispatched with bayonets, or battered with the blunts of
muskets,
A youth not seventeen years old seized his assassin, till two more
came to release him,
The three were all torn, and covered with the boy’s blood.

At eleven o’clock began the burning of the bodies;


That is the tale of the murder of the four hundred and twelve young men,
And that was a jet-black sunrise.

Did you read in the sea-books of the old-fashioned frigate-fight?


Did you learn who won by the light of the moon and stars?

Our foe was no skulk in his ship, I tell you,


His was the English pluck, and there is no tougher or truer, and never
was, and never will be,
Along the lowered eve he came, horribly raking us.

We closed with him, the yards entangled, the cannon touched,


My captain lashed fast with his own hands.

We had received some eighteen-pound shots under the water,


On our lower-gun-deck two large pieces had burst at the first fire,
killing all around and blowing up overhead.

Ten o’clock at night and the full moon shining, and the leaks on the
gain, and five feet of water reported,
The master-at-arms loosing the prisoners confined in the after-hold, to
give them a chance for themselves.

The transit to and from the magazine was now stopped by the sentinels,
They saw so many strange faces that they did not know whom to trust.

Our frigate was afire, the other asked if we demanded quarter? if our
colors were struck and the fighting done?

I laughed content when I heard the voice of my little captain,


We have not struck, he composedly cried, We have just begun our
part of the fighting.

Only three guns were in use,


One was directed by the captain himself against the enemy’s main-mast,
Two, well served with grape and canister, silenced his musketry and
cleared his decks.

The tops alone seconded the fire of this little battery, especially the
main-top,
They all held out bravely during the whole of the action.
Not a moment’s cease,
The leaks gained fast on the pumps, the fire eat toward the powder-
magazine,
One of the pumps was shot away, it was generally thought we were
sinking.

Serene stood the little captain,


He was not hurried, his voice was neither high nor low,
His eyes gave more light to us than our battle-lanterns.

Toward twelve at night, there in the beams of the moon they


surrendered to us.

Stretched and still lay the midnight,


Two great hulls motionless on the breast of the darkness,
Our vessel riddled and slowly sinking, preparations to pass to the one
we had conquered,
The captain on the quarter-deck coldly giving his orders through a
countenance white as a sheet,
Near by, the corpse of the child that served in the cabin,
The dead face of an old salt with long white hair and carefully curled
whiskers,
The flames, spite of all that could be done, flickering aloft and below,
The husky voices of the two or three officers yet fit for duty,
Formless stacks of bodies, bodies by themselves, dabs of flesh upon
the masts and spars,
Cut of cordage, dangle of rigging, slight shock of the soothe of
waves,
Black and impassive guns, litter of powder-parcels, strong scent,
Delicate sniffs of sea-breeze, smells of sedgy grass and fields by the
shore, death-messages given in change to survivors,
The hiss of the surgeon’s knife, the gnawing teeth of his saw,
Wheeze, cluck, swash of falling blood, short wild scream, long dull
tapering groan,
These so, these irretrievable.

O Christ! My fit is mastering me!


What the rebel said, gaily adjusting his throat to the rope-noose,
What the savage at the stump, his eye-sockets empty, his mouth
spirting whoops and defiance,
What stills the traveler come to the vault at Mount Vernon,
What sobers the Brooklyn boy as he looks down the shores of the
Wallabout and remembers the prison ships,
What burnt the gums of the red-coat at Saratoga when he surrendered
his brigades,
These become mine and me every one, and they are but little,
I become as much more as I like.

I become any presence or truth of humanity here,


And see myself in prison shaped like another man,
And feel the dull unintermitted pain.

For me the keepers of convicts shoulder their carbines and keep


watch,
It is I let out in the morning and barred at night.

Not a mutineer walks hand-cuffed to the jail, but I am hand-cuffed to


him and walk by his side,
I am less the jolly one there, and more the silent one, with sweat on
my twitching lips.

Not a youngster is taken for larceny, but I go up too, and am tried and
sentenced.

Not a cholera patient lies at the last gasp, but I also lie at the last gasp,
My face is ash-colored, my sinews gnarl, away from me people retreat.

Askers embody themselves in me, and I am embodied in them,


I project my hat, sit shame-faced, beg.

I rise extatic through all, sweep with the true gravitation,


The whirling and whirling is elemental within me.

Somehow I have been stunned. Stand back!


Give me a little time beyond my cuffed head, slumbers, dreams,
gaping,
I discover myself on the verge of a usual mistake.

That I could forget the mockers and insults!


That I could forget the trickling tears, and the blows of the bludgeons
and hammers!
That I could look with a separate look on my own crucifixion and
bloody crowning!

I remember, I resume the overstaid fraction,


The grave of rock multiplies what has been confided to it, or to any
graves,
The corpses rise, the gashes heal, the fastenings roll away.

I troop forth replenished with supreme power, one of an average


unending procession,
We walk the roads of Ohio, Massachusetts, Virginia, Wisconsin,
Manhattan Island, New Orleans, Texas, Montreal, San
Francisco, Charleston, Havana, Mexico,
Inland and by the sea-coast and boundary lines, and we pass
all boundary lines.

Our swift ordinances are on their way over the whole earth,
The blossoms we wear in our hats are the growth of two thousand
years.

Eleves, I salute you!


I see the approach of your numberless gangs, I see you understand
yourselves and me,
And know that they who have eyes are divine, and the blind and lame
are equally divine,
And that my steps drag behind yours, yet go before them,
And are aware how I am with you no more than I am with everybody.
The friendly and flowing savage, Who is he?
Is he waiting for civilization, or past it and mastering it?
Is he some south-westerner, raised out-doors? Is he Canadian?
Is he from the Mississippi country? from Iowa, Oregon, California?
from the mountains? prairie-life, bush-life? from the sea?
Wherever he goes men and women accept and desire him;
They desire he should like them, touch them speak to them, stay with
them.

Behaviour lawless as snow-flakes, words simple as grass, uncombed


head, laughter, naivete,
Slow-stepping feet, common features, common modes and
emanations,
They descend in new forms from the tips of his fingers,
They are wafted with the odor of his body or breath, they fly out of
the glance of his eyes.

Flaunt of the sun-shine, I need not your bask, lie over!


You light surfaces only, I force surfaces and depths also.

Earth! you seem to look for something at my hands,


Say old top-knot! what do you want?

Man or woman! I might tell how I like you, but cannot,


And might tell what it is in me, and what it is in you, but cannot,
And might tell the pinings I have, the pulse of my nights and days.

Behold I do not give lectures or a little charity,


What I give I give out of myself.

You there, impotent, loose in the knees, open your scarfed chops till I
blow grit within you,
Spread your palms, and lift the flaps of your pockets,
I am not to be denied, I compel, I have stores plenty and to spare,
And any thing I have I bestow;
I do not ask who you are, that is not important to me,
You can do nothing, and be nothing, but what I will infold you.

To a drudge of the cotton-fields or cleaner of privies I lean – on his


right cheek I put the family kiss,
And in my soul I swear, I never will deny him.
On women fit for conception I start bigger and nimbler babes,
This day I am jetting the stuff of far more arrogant republics.

To any one dying, thither I speed and twist the knob of the door,
Turn the bed-clothes toward the foot of the bed,
Let the physician and the priest go home.

I seize the descending man, I raise him with resistless will.

O despairer, here is my neck,


By God! you shall not go down! hang your whole weight upon me.

I dilate you with tremendous breath, I buoy you up,


Every room of the house do I fill with an armed force, lovers of me,
bafflers of graves,
Sleep! I and they keep guard all night,
Not doubt, not decease shall dare to lay finger upon you,
I have embraced you, and henceforth possess you to myself,
And when you rise in the morning you will find what I tell you is so.

I am he bringing help for the sick as they pant on their backs,


And for strong upright men I bring yet more needed help.

I heard what was said of the universe,


Heard it and heard it of several thousand years;
It is middling well as far as it goes, but is that all?

Magnifying and applying come I,


Outbidding at the start the old cautious hucksters,
The most they offer for mankind and eternity less than a spirt of my
own seminal wet,
Taking myself the exact dimensions of Jehovah – lithographing
Kronos, Zeus his son, Hercules his grandson – buying drafts
of Osiris, Isis, Belus, Brahma, Buddha – in my portfolio
placing Manito loose, Allah on a leaf, the crucifix engraved –
with Odin, and the hideous-faced Mexitli, and every idol
and image,
Taking them all for what they are worth, and not a cent more,
Admitting they were alive and did the work of their day,
Admitting they bore mites, as for unfledged birds, who have now to
rise and fly and sing for themselves,
Accepting the rough deific sketches to fill out better in myself – be
stowing them freely on each man and woman I see,
Discovering as much, or more, in a framer framing a house,
Putting higher claims for him there with his rolled-up sleeves, driving
the mallet and chisel,
Not objecting to special revelations, considering a curl of smoke or a
hair on the back of my hand just as curious as any
revelation,
Those ahold of fire-engines and hook-and-ladder ropes no less to me
than the gods of the antique wars,
Minding their voices peal through the crash of destruction,
Their brawny limbs passing safe over charred laths, their white
foreheads whole and unhurt out of the flames,
By the mechanic’s wife with her babe at her nipple interceding for
every person born,
Three scythes at harvest whizzing in a row from three lusty angels
with shirts bagged out at their waists,
The snag-toothed hostler with red hair redeeming sins past and to
come,
Selling all he possesses, travelling on foot to fee lawyers for his
brother, and sit by him while he is tried for forgery;
What was strewn in the amplest strewing the square rod about me,
and not filling the square rod then,
The bull and the bug never worshipped half enough,
Dung and dirt more admirable than was dreamed,
The supernatural of no account – myself waiting my time to be one of
the supremes,
The day getting ready for me when I shall do as much good as the
best, and be as prodigious,
Guessing when I am it will not tickle me much to receive puffs out of
pulpit or print;
By my life-lumps! becoming already a creator!

Putting myself here and now to the ambushed womb of the shadows!

A call in the midst of the crowd,


My own voice, orotund, sweeping, final.

Come my children,
Come my boys and girls, my women, household, intimates,
Now the performer launches his nerve, he has passed his prelude on
the reeds within.

Easily written, loose-fingered chords! I feel the thrum of their climax


and close.

My head slues round on my neck,


Music rolls, but not from the organ – folks are around me, but they
are no household of mine.

Ever the hard unsunk ground,


Ever the eaters and drinkers, ever the upward and downward sun,
ever the air and the ceaseless tides,
Ever myself and my neighbors, refreshing, wicked, real,
Ever the old inexplicable query, ever that thorned thumb, that breath
of itches and thirsts,
Ever the vexer’s hoot! hoot! till we find where the sly one hides, and
bring him forth;
Ever love, ever the sobbing liquid of life,
Ever the bandage under the chin, ever the tressels of death.

Here and there with dimes on the eyes walking,


To feed the greed of the belly the brains liberally spooning,
Tickets buying, taking, selling, but in to the feast never once going,
Many sweating, ploughing, thrashing, and then the chaff for payment
receiving,
A few idly owning, and they the wheat continually claiming.
This is the city, and I am one of the citizens,
Whatever interests the rest interests me – politics, markets,
newspapers, schools, benevolent societies, improvements,
banks, tariffs, steamships, factories, stocks, stores, real estate,
personal estate.

They who piddle and patter here in collars and tailed coats, I am
aware who they are – they are not worms or fleas,
I acknowledge the duplicates of myself – the weakest and shallowest
is deathless with me,
What I do and say, the same waits for them;
Every thought that flounders in me, the same flounders in them.

I know perfectly well my own egotism,


I know my omnivorous words, and cannot say any less,
And would fetch you, whoever you are, flush with myself.
My words are words of a questioning, and to indicate reality;
This printed and bound book – but the printer, and the printing-office
boy?
The marriage estate and settlement – but the body and mind of the
bridegroom? also those of the bride?
The panorama of the sea – but the sea itself?
The well-taken photographs – but your wife or friend close and solid
in your arms?
The fleet of ships of the line, and all the modern improvements – but
the craft and pluck of the admiral?
The dishes and fare and furniture – but the host and hostess, and the
look out of their eyes?
The sky up there – yet here, or next door, or across the way?
The saints and sages in history – but you yourself?
Sermons, creeds, theology – but the human brain, and what is called
reason, and what is called love, and what is called life?

I do not despise you, priests,


My faith is the greatest of faiths, and the least of faiths,
Enclosing all worship ancient and modern, and all between ancient
and modern,
Believing I shall come again upon the earth after five thousand years,
Waiting responses from oracles, honoring the gods, saluting the sun,
Making a fetish of the first rock or stump, powowing with sticks in
the circle of obis,
Helping the lama or brahmin as he trims the lamps of the idols,
Dancing yet through the streets in a phallic procession – rapt and
austere in the woods, a gymnosophist,
Drinking mead from the skull-cup, to shastas and vedas admirant,
minding the koran,
Walking the teokallis, spotted with gore from the stone and knife,
beating the serpent-skin drum,
Accepting the gospels, accepting him that was crucified, knowing
assuredly that he is divine,
To the mass kneeling, to the puritan’s prayer rising, sitting patiently in
a pew,
Ranting and frothing in my insane crisis, waiting dead-like till my spirit arouses me,
Looking forth on pavement and land, and outside of pavement and land,
Belonging to the winders of the circuit of circuits.
One of that centripetal and centrifugal gang, I turn and talk like a man
leaving charges before a journey.

Down-hearted doubters, dull and excluded,


Frivolous, sullen, moping, angry, affected, disheartened, atheistical,
I know every one of you, I know the unspoken interrogatories,
By experience I know them.

How the flukes splash!


How they contort, rapid as lightning, with spasms and spouts of blood!

Be at peace, bloody flukes of doubters and sullen mopers,


I take my place among you as much as among any,
The past is the push of you, me, all, precisely the same,
Day and night are for you, me, all,
And what is yet untried and afterward is for you, me, all, precisely the
same.

I do not know what is untried and afterward,


But I know it is sure, alive, sufficient.

Each who passes is considered, each who stops is considered, not a


single one can it fail.

It cannot fail the young man who died and was buried,
Nor the young woman who died and was put by his side,
Nor the little child that peeped in at the door, and then drew back and
was never seen again,

Nor the old man who has lived without purpose, and feels it with
bitterness worse than gall,
Nor him in the poor-house tubercled by rum and the bad disorder,
Nor the numberless slaughtered and wrecked, nor the brutish koboo
called the ordure of humanity,
Nor the sacs merely floating with open mouths for food to slip in,
Nor any thing in the earth, or down in the oldest graves of the earth,
Nor any thing in the myriads of spheres, nor one of the myriads of
myriads that inhabit them,
Nor the present, nor the least wisp that is known.

It is time to explain myself – let us stand up.

What is known I strip away, I launch all men and women forward
with me into the unknown.
The clock indicates the moment, but what does eternity indicate?
Eternity lies in bottomless reservoirs, its buckets are rising forever
and ever,
They pour, they pour, and exhale away.

We have thus far exhausted trillions of winters and summers,


There are trillions ahead, and trillions ahead of them.

Births have brought us richness and variety,


And other births will bring us richness and variety.

I do not call one greater and one smaller,


That which fills its period and place is equal to any.

Were mankind murderous or jealous upon you, my brother, my


sister?
I am sorry for you, they are not murderous or jealous upon me,
All has been gentle with me, I keep no account with lamentation;
What have I to do with lamentation?
I am an acme of things accomplished, and I an encloser of things
to be.

My feet strike an apex of the apices of the stairs,


On every step bunches of ages, and larger bunches between the
steps,
All below duly traveled, and still I mount and mount.
Rise after rise bow the phantoms behind me,
Afar down I see the huge first Nothing, I know I was even there,
I waited unseen and always, and slept through the lethargic mist,
And took my time, and took no hurt from the fœtid carbon.

Long I was hugged close – long and long.

Immense have been the preparations for me,


Faithful and friendly the arms that have helped me.

Cycles ferried my cradle rowing and rowing like cheerful boatmen,


For room to me stars kept aside in their own rings,
They sent influences to look after what was to hold me.

Before I was born out of my mother generations guided me,


My embryo has never been torpid, nothing could overlay it,
For it the nebula cohered to an orb, the long slow strata piled to rest it
on, vast vegetables gave it sustenance,
Monstrous sauroids transported it in their mouths, and deposited it
with care.

All forces have been steadily employed to complete and delight me,
Now I stand on this spot with my soul.

Span of youth! ever-pushed elasticity! manhood, balanced, florid,


full!
My lovers suffocate me!
Crowding my lips, thick in the pores of my skin,
Jostling me through streets and public halls, coming naked to me at
night,
Crying by day Ahoy! from the rocks of the river, swinging and
chirping over my head,
Calling my name from flower-beds, vines, tangled under-brush,
Or while I swim in the bath, or drink from the pump at the corner, or
the curtain is down at the opera, or I glimpse at a woman’s
face in the rail-road car,
Lighting on every moment of my life,
Bussing my body with soft balsamic busses,
Noiselessly passing handfuls out of their hearts and giving them to be
mine.

Old age superbly rising! Ineffable grace of dying days!

Every condition promulges not only itself, it promulges what grows


after and out of itself,
And the dark hush promulges as much as any.

I open my scuttle at night and see the far-sprinkled systems,


And all I see, multiplied as high as I can cipher, edge but the rim of
the farther systems.

Wider and wider they spread, expanding, always expanding,


Outward, outward, forever outward.

My sun has his sun, and round him obediently wheels,


He joins with his partners a group of superior circuit,
And greater sets follow, making specks of the greatest inside them.

There is no stoppage, and never can be stoppage,


If I, you, the worlds, all beneath or upon their surfaces, and all the
palpable life, were this moment reduced back to a pallid float,
it would not avail in the long run,
We should surely bring up again where we now stand,
And as surely go as much farther, and then farther and farther.

A few quadrillions of eras, a few octillions of cubic leagues, do not


hazard the span, or make it impatient,
They are but parts, any thing is but a part.

See ever so far, there is limitless space outside of that,


Count ever so much, there is limitless time around that.

My rendezvous is appointed,
The Lord will be there and wait till I come on perfect terms.

I know I have the best of time and space, and was never measured,
and never will be measured.

I tramp a perpetual journey,


My signs are a rain-proof coat, good shoes, and a staff cut from the
woods,
No friend of mine takes his ease in my chair,
I have no chair, no church, no philosophy,
I lead no man to a dinner-table, library, exchange,
But each man and each woman of you I lead upon a knoll,
My left hand hooks you round the waist,
My right hand points to landscapes of continents, and a plain public
road.

Not I, not any one else, can travel that road for you,
You must travel it for yourself.

It is not far, it is within reach,


Perhaps you have been on it since you were born, and did not know,
Perhaps it is every where on water and on land.

Shoulder your duds, I will mine, let us hasten forth,


Wonderful cities and free nations we shall fetch as we go.

If you tire, give me both burdens and rest the chuff of your hand on
my hip,
And in due time you shall repay the same service to me,
For after we start we never lie by again.

This day before dawn I ascended a hill and looked at the crowded
heaven,
And I said to my spirit, When we become the enfolders of those orbs,
and the pleasure and knowledge of every thing in them, shall
we be filled and satisfied then?
And my spirit said No, we level that lift to pass and continue beyond.

You are also asking me questions, and I hear you,


I answer that I cannot answer, you must find out for yourself.

Sit awhile wayfarer,


Here are biscuits to eat, here is milk to drink,
But as soon as you sleep and renew yourself in sweet clothes, I will
certainly kiss you with my good-bye kiss, and open the gate
for your egress hence.

Long enough have you dreamed contemptible dreams,


Now I wash the gum from your eyes,
You must habit yourself to the dazzle of the light, and of every
moment of your life.

Long have you timidly waded holding a plank by the shore,


Now I will you to be a bold swimmer,
To jump off in the midst of the sea, rise again, nod to me, shout,
laughingly dash with your hair.

I am the teacher of athletes,


He that by me spreads a wider breast than my own proves the width
of my own,
He most honors my style who learns under it to destroy the teacher.

The boy I love, the same becomes a man, not through derived power,
but in his own right,
Wicked, rather than virtuous out of conformity of fear,
Fond of his sweetheart, relishing well his steak,
Unrequited love, or a slight, cutting him worse than a wound cuts,
First rate to ride, to fight, to hit the bull’s eye, to sail a skiff, to sing
a song, or play on the banjo,
Preferring scars, and faces pitted with small-pox, over all latherers
and those that keep out of the sun.

I teach straying from me, yet who can stray from me?
I follow you, whoever you are, from the present hour,
My words itch at your ears till you understand them.

I do not say these things for a dollar, or to fill up the time while I wait
for a boat,
It is you talking just as much as myself, I act as the tongue of you,
It was tied in your mouth, in mine it begins to be loosened.

I swear I will never mention love or death inside a house,


And I swear I never will translate myself at all, only to him or her
who privately stays with me in the open air.

If you would understand me, go to the heights or water-shore,


The nearest gnat is an explanation, and a drop or motion of waves a
key,
The maul, the oar, the hand-saw, second my words.
No shuttered room or school can commune with me,
But roughs and little children better than they.

The young mechanic is closest to me, he knows me pretty well,


The wood-man that takes his axe and jug with him, shall take me with
him all day,
The farm-boy ploughing in the field feels good at the sound of my
voice,
In vessels that sail my words sail – I go with fishermen and seamen,
and love them,
My face rubs to the hunter’s face when he lies down alone in his
blanket,
The driver thinking of me does not mind the jolt of his wagon,
The young mother and old mother comprehend me,
The girl and the wife rest the needle a moment, and forget where they are,
They and all would resume what I have told them.

I have said that the soul is not more than the body,
And I have said that the body is not more than the soul,
And nothing, not God, is greater to one than one’s self is,
And whoever walks a furlong without sympathy, walks to his own
funeral, dressed in his shroud,
And I or you, pocketless of a dime, may purchase the pick of the earth,
And to glance with an eye, or show a bean in its pod, confounds the
learning of all times,
And there is no trade or employment but the young man following it
may become a hero,
And there is no object so soft but it makes a hub for the wheeled
universe,
And any man or woman shall stand cool and supercilious before a
million universes.

And I call to mankind, Be not curious about God,


For I, who am curious about each, am not curious about God,
No array of terms can say how much I am at peace about God, and
about death.

I hear and behold God in every object, yet I understand God not in the
least,
Nor do I understand who there can be more wonderful than myself.
Why should I wish to see God better than this day?
I see something of God each hour of the twentyfour, and each
moment then,
In the faces of men and women I see God, and in my own face in the glass,
I find letters from God dropped in the street, and every one is signed
by God’s name,
And I leave them where they are, for I know that others will
punctually come forever and ever.
And as to you death, and you bitter hug of mortality, it is idle to try to
alarm me.

To his work without flinching the accoucheur comes,


I see the elder-hand, pressing, receiving, supporting,
I recline by the sills of the exquisite flexible doors, mark the outlet,
mark the relief and escape.

And as to you corpse, I think you are good manure, but that does not
offend me,
I smell the white roses sweet-scented and growing,
I reach to the leafy lips, I reach to the polished breasts of melons.

And as to you life, I reckon you are the leavings of many deaths,
No doubt I have died myself ten thousand times before.

I hear you whispering there, O stars of heaven,


O suns, O grass of graves, O perpetual transfers and promotions, if
you do not say anything, how can I say anything?

Of the turbid pool that lies in the autumn forest,


Of the moon that descends the steeps of the soughing twilight,
Toss, sparkles of day and dusk! Toss on the black stems that decay in
the muck!
Toss to the moaning gibberish of the dry limbs!

I ascend from the moon, I ascend from the night,


And perceive of the ghastly glimmer the sunbeams reflected,
And debouch to the steady and central from the offspring great or
small.

There is that in me – I do not know what it is – but I know it is in me.

Wrenched and sweaty, calm and cool then my body becomes,


I sleep – I sleep long.

I do not know it – it is without name – it is a word unsaid,


It is not in any dictionary, utterance, symbol.

Something it swings on more than the earth I swing on,


To it the creation is the friend whose embracing awakes me.

Perhaps I might tell more. Outlines! I plead for my brothers and


sisters.
Do you see, O my brothers and sisters?
It is not chaos or death – it is form, union, plan – it is eternal life – it
is happiness.

The past and present wilt – I have filled them, emptied them,
And proceed to fill my next fold of the future.

Listener up there! here you! what have you to confide to me?


Look in my face while I snuff the sidle of evening,
Talk honestly, no one else hears you, and I stay only a minute longer.

Do I contradict myself?
Very well then, I contradict myself,
I am large, I contain multitudes.
I concentrate toward them that are nigh, I wait on the door-slab.
Who has done his day’s work? who will soonest be through with his
supper?
Who wishes to walk with me?

Will you speak before I am gone? will you prove already too late?

The spotted hawk swoops by and accuses me – he complains of my


gab and my loitering.

I too am not a bit tamed – I too am untranslatable,


I sound my barbaric yawp over the roofs of the world.

The last send of day holds back for me,


It flings my likeness, after the rest, and true as any, on the shadowed
wilds,
It coaxes me to the vapor and the dusk.

I depart as air, I shake my white locks at the run-away sun,


I effuse my flash in eddies, and drift it in lacy jags.

I bequeath myself to the dirt, to grow from the grass I love,


If you want me again, look for me under your boot-soles.

You will hardly know who I am, or what I mean,


But I shall be good health to you nevertheless,
And filter and fibre your blood.

Failing to fetch me at first, keep encouraged,


Missing me one place, search another,
I stop some where waiting for you.
Poesia di Walt Whitman, un americano

Celebro me stesso,
E ciò che immagino tu immaginerai,
Perché ogni atomo che appartiene a me appartiene davvero anche a te.

Io fantastico e invito l’anima mia,


Mi adagio e fantastico a mio piacimento, soffermandomi su un filo
d’erba estivo.

Le case e le stanze sono piene di profumi – le mensole sono colme di


profumi
Io stesso ne respiro la fragranza, la riconosco e mi piace,
L’essenza potrebbe anche intossicarmi, ma io non lo permetterò.

L’atmosfera non è un profumo, non ha il sapore dell’essenza, non ha


nessun odore.

Sarà di mio gusto per sempre, ne sono innamorato,


Andrò sulla riva lungo il bosco, senza più nascondermi e nudo,
Mi piace alla follia che entri in contatto con me.

Il vapore del mio alito,


Gli echi, increspature, sussurri brulicanti, radice d’amore, filo di seta,
innesti, vitigni,
La mia respirazione e inspirazione, il battito del mio cuore, il
passaggio del sangue e dell’aria attraverso i polmoni,
Inalare foglie verdi e foglie secche, e la spiaggia e le rocce marine dal
colore scuro, e il fieno nei fienili,
Il suono delle parole eruttate dalla mia voce, parole che si liberano al
turbinio del vento,
Alcuni baci leggeri, alcuni abbracci, braccia che si cingono,
Il gioco della luce e dell’ombra sugli alberi all’agitarsi dei rami flessibili,
La gioia in solitudine, o nell’affollamento delle strade, o lungo i
campi o sui pendii dei colli,
Il senso di benessere, il tocco a mezzodì, il canto di me che mi alzo
dal letto e vado incontro al sole.

Hai pensato che un migliaio di acri fossero molti? hai pensato che la
terra fosse gran cosa?
Ti sei esercitato tanto per imparare a leggere?
Ti sei sentito tanto orgoglioso di cogliere il senso della poesia?
Fermati con me questo giorno e questa notte e possiederai l’origine di
ogni poesia,
Possiederai il buono della terra e del sole – ci sono ancora milioni di
soli,
Non prenderai più le cose di seconda o terza mano, né guarderai
attraverso gli occhi dei morti, né ti nutrirai di spettri nei libri,
Non guarderai nemmeno attraverso i miei occhi, né prenderai da me,
Ascolterai ogni cosa e la filtrerai per tuo conto.

Ho udito, le parole dei conferenzieri, le parole sull’origine e la fine,


Ma io non parlo di origine o di fine.

Non c’è mai stato più inizio di quanto ce ne sia ora,


Né più giovinezza o vecchiaia di quanta ce ne sia ora,
E non ci sarà mai più perfezione di quanta ce ne sia ora,
Né più paradiso o inferno di quanto ce ne sia ora.

Sprona, e sprona, e sprona,


Sempre la procreante spinta del mondo.

Fuori dall’oscurità, avanzano gli uguali su lati opposti – sempre


sostanza e aumento, sempre sesso,
Sempre un intreccio di identità, sempre distinguere, sempre una
generazione di vita.

Elaborare è inutile – colti e incolti sanno che è così.

Certi al massimo grado di certezza, perfettamente a piombo, ben


centrati, con le travi rinforzate,
Forti come cavalli, affettuosi, fieri, elettrici,
Io e questo mistero qui stiamo.

Chiara e dolce è l’anima mia, e chiaro e dolce è tutto ciò che non è
l’anima mia.

Se manca una mancano entrambi, e il non visto è provato dal visto,


Fino a che questo diventa invisibile, e viene a sua volta provato.

Mostrando la cosa migliore e separandola dalla peggiore, ogni età


sfida l’altra,
Conoscendo la forma perfetta e l’equilibrio delle cose, mentre quelle
discutono io taccio, mi bagno nell’acqua e ammiro me stesso.

Bene accolto è ogni organo e attributo mio, e di ogni uomo generoso


e pulito,
Nessuna parte o frammento di parte è indegna, e nessuna sarà meno
familiare del resto.
Sono soddisfatto – vedo, danzo, rido, canto;
Se chi mi ama abbracciandomi nel mio letto dorme al mio fianco per
tutta la notte, e si ritira quando si affaccia il giorno,
E lascia per me ceste coperte di bianchi teli, che riempiono la casa
con la loro abbondanza,
Dovrò posporre la mia accoglienza e la mia scoperta e urlare ai miei
occhi
Che smettano di fissare la strada
E mi mostrino le cifre al centesimo,
Il contenuto esatto di uno, di due e di chi valga di più?

Passanti mi interrogano e mi circondano,


La gente che incontro – l’effetto che hanno su di me i primi anni della
mia vita, il quartiere, la città in cui vivo e la nazione,
Le ultime notizie, scoperte, invenzioni, società, autori vecchi e nuovi,
La mia cena, abiti, conoscenti, la moda, il lavoro, i complimenti, i
doveri,
L’indifferenza reale o presunta di qualche uomo o donna che amo,
La malattia di uno dei miei, o di me stesso, o la malvagità, perdita o
mancanza di denaro, depressioni o euforie,
Mi raggiungono di notte e di giorno, e se ne vanno di nuovo,
Ma non sono il mio vero Io.

Separato da ciò che tira e trascina sta ciò che io sono,


E sta divertito, compiaciuto, compassionevole, pigro, unitario,
Guarda verso il basso, sta eretto, piega un braccio in un fermo
impalpabile gesto di riposo,
China curioso la testa da un lato, per vedere ciò che accadrà in seguito,
Sia dentro che fuori del gioco, guardando con attenzione e
meraviglia.

Guardando indietro vedo i miei sudati giorni quando mi affannavo


nella nebbia tra linguisti e avversari,
Non ho argomenti o battute – do testimonianza e aspetto.

Credo in te anima mia – l’altro che io sono non deve umiliarsi davanti
a te,
E tu non devi umiliarti davanti all’altro.

Indugia con me sull’erba, sciogli il nodo che ti serra la gola,


Né parole, né musica, né rima io voglio – né consuetudini o discorsi,
nemmeno i migliori,
Solo l’incanto, il mormorio della tua voce modulata.

Ricordo come giacemmo a giugno, in quel trasparente mattino d’estate,


Mi ponesti la testa tra i fianchi e, delicatamente ti voltasti verso di
me,
E mi apristi la camicia sul petto, e affondasti la tua lingua nel mio
cuore aperto,
E cercasti fino a sentire la mia barba, cercasti fino a toccarmi i piedi.

Subito è sorta e si è diffusa intorno a me la pace e la gioia e la


consapevolezza che superano ogni arte e argomento terreno,
E so che la mano di Dio è la promessa della mia,
E so che lo spirito di Dio è fratello del mio,
E che ogni uomo nato su questa terra è anche mio fratello, e che ogni
donna mi è sorella e amante,
E che la chiglia della creazione è amore,
E che infinite sono le foglie, secche o che marciscono nei campi,
E le scure formiche nelle piccole cavità sotto di loro,
E le croste muschiose dei recinti, dei mucchi di pietre, sambuco,
verbasco, e morella.

Un bambino disse, Che cos’è l’erba?, portandomene a piene mani;


Che cosa potevo rispondere al bambino? No so che cosa sia più di
quanto ne sappia lui.

Immagino che sia la bandiera del mio temperamento, tessuta di stoffa


verde speranza.

O immagino che sia il fazzoletto del Signore,


Un dono profumato e un ricordo, lasciato cadere a bella posta,
E che porta il nome del proprietario da qualche parte in un angolo,
in modo che possiamo vederlo, notarlo e dire di Chi è?

O immagino che l’erba sia essa stessa un bambino, il bimbo frutto


della vegetazione.

O immagino che sia un geroglifico uniforme,


Che ha significato, Che germoglia in luoghi spaziosi e stretti,
Che cresce tra i neri e tra i bianchi,
Kanuck, Tuckahoe, deputato, uomo comune, li considero allo stesso
modo, tutti li accolgo allo stesso modo.

E ora la vedo come i meravigliosi, incolti capelli delle tombe.

Con tenerezza ti tratterò erba ricciuta,


Forse trasudi dal petto di giovani uomini,
Forse se li avessi conosciuti li avrei amati, loro,
Forse provieni da vecchi, da donne, e da creature appena tolte dal
grembo materno,
E qui sei tu il grembo materno.

Questa erba è troppo scura per provenire dalle teste bianche di


vecchie madri,
Più scura delle barbe incolori di uomini vecchi,
Scura per spuntare da sotto il palato rosso pallido delle bocche.

Oh, avverto infine tante lingue vocianti!


E mi accorgo che non provengono dal palato delle bocche invano.
Vorrei saper tradurre i loro accenni ai giovani morti, uomini e donne,
E gli accenni a vecchi e madri, e a figli tratti troppo presto dal loro
grembo.

Che pensi sia successo a giovani e vecchi?


E che pensi sia successo a donne e bambini?

Sono vivi e stanno bene da qualche parte,


Il più piccolo germoglio mostra che in realtà non esiste la morte,
E se mai è esistita, portava alla vita, e non aspetta la fine per arrestarla,
Ed è cessata nel momento in cui è apparsa la vita.

Tutto va avanti e viene fuori – niente si distrugge,


E morire è diverso da ciò che s’immagina, ed evento più fausto.

Qualcuno ha mai pensato alla fortuna di essere nato?


Mi affretto a informarli, uomo o donna che siano, che è evento
altrettanto fausto morire, e io lo so.

Faccio esperienza di morte con chi sta morendo, e di nascita con il


bambino appena lavato, e non sto tutto tra il cappello e gli
stivali,
E mi servo di svariati oggetti, non due uguali tra loro, e tutti
ugualmente buoni,
La terra è buona, e le stelle sono buone, e i loro corpi aggiunti
ugualmente buoni.

Non sono una terra né un corpo aggiunto della terra,


Sono l’amico e il compagno della gente, proprio tutta, immortale e
incomprensibile come sono io;
Non sanno quanto sono immortali, ma io lo so.

Ogni genere per sé e per i suoi – per me il mio, maschio e femmina,


Per me quelli che sono stati ragazzi e che amano le donne,
Per me l’uomo che è orgoglioso, e sa quanto fa male venire offeso,
Per me la giovane innamorata e la zitella – per me le madri e le madri
delle madri,
Per me le labbra che hanno sorriso, gli occhi che hanno versato lacrime
Per me i figli e chi genera figli.

Perché aver paura di confondersi nell’altro?


Togliti il velo! Per me non sei colpevole, né vecchio, né superato,
Io lo vedo attraverso il panno e il cotone, se lo sei o no,
E mi aggiro, tenace, avido, instancabile, e non puoi liberarti di me.

Il piccolo dorme nella culla,


Sollevo la zanzariera e guardo a lungo, e in silenzio allontano le
mosche con la mano.

Il giovanotto e la ragazza dalle guance accaldate si defilano su per la


collina tra i cespugli,
Io aguzzo lo sguardo dall’alto.

Il suicida è steso riverso sul pavimento insanguinato della stanza da


letto,
È così – posso dirlo guardando il corpo – lì era caduta la pistola.
Il cicaleccio della strada, le ruote dei carri, il fango delle suole degli
stivali, le chiacchiere di chi passeggia,
Il pesante omnibus, il conducente con il pollice a punto interrogativo,
il rumore metallico dei cavalli ferrati sul pavimento di granito,
Le slitte, gli scherzi urlati tra i tintinnii, una pioggia di palle di neve,
Gli urrà per i beniamini del momento, la furia della folla in tumulto,
Lo sbattere delle tende sulla lettiga, all’interno l’uomo malato, con
dotto in ospedale,
I rivali uno di fronte all’altro, l’improvvisa bestemmia, le esplosioni e
la caduta,
La folla eccitata, il poliziotto col distintivo, che veloce si fa strada al
centro della folla,
Le pietre impassibili che ricevono e rimandano così tante eco,
Le anime che si fanno avanti – sono davvero invisibili mentre la più
piccola pietra è visibile?
Che gemiti di chi troppo pieno o mezzo affamato cade colpito dal
sole, o in preda alle convulsioni,
Che esclamazioni di donne colte all’improvviso da doglie, che
corrono a casa e danno alla luce bambini,
Che discorso vivace e sepolto è qui sempre comunque vibrante,
quante grida trattenute per decoro,
Arresti di criminali, offese, adultere profferte fatte, accettate, respinte
con labbra convesse,
Mi interessano per quel che sono o per le conseguenze che hanno – io
arrivo e vado via.

Le grandi porte del fienile sono aperte e pronte,


L’erba secca del tempo del raccolto ricolma il carro tirato lentamente,
La luce chiara gioca su marrone grigio e verde mescolati insieme,
Le bracciate si ammassano sulla bica traboccante;
Io sono lì – ad aiutare – allungato fin sulla cima del carico,
Sentivo i leggeri sobbalzi, una gamba distesa sull’altra;
Salto giù dalle travi incrociate e afferro il trifoglio, il foraggio,
Con gusto mi ci rotolo dentro, i capelli arruffati di paglia.

Solo, nei boschi lontani dei monti, vado a caccia,


Vagando stupito di quanto mi senta leggero e felice,
E sopraggiunta la sera cerco un luogo sicuro per passare la notte,
Accendendo un fuoco per arrostire la selvaggina appena uccisa,
Mi addormento pesantemente su un cuscino di foglie, con il cane e il
fucile al mio fianco.

Il clipper yankee sta con le sue tre vele al vento, fendendo gli spruzzi
con l’abbrivio,
I miei occhi avvistano la terra ferma – mi piego sulla prua o grido di
gioia dal ponte.

I marinai e i pescatori di telline si sono alzati presto e sono venuti a


chiamarmi,
Ho infilato i pantaloni negli stivali, sono andato e mi sono divertito;
Saresti dovuto restare con noi quel giorno intorno alla pentola della
zuppa di pesce.
Ho visto il matrimonio del cacciatore all’aria aperta nel far west – la
moglie una ragazza pellerossa,
Il padre e i suoi amici le sedevano accanto, a gambe incrociate
fumando silenziosi – avevano mocassini ai piedi e ampie
coperte spesse che scendevano dalle spalle,
Su un dosso indugiava il cacciatore, vestito per lo più di pelli, la folta
barba e i ricci gli coprivano il collo,
Una mano poggiava sul fucile, l’altra stringeva il polso della ragazza
pellerossa,
Che aveva lunghe ciglia, la testa scoperta e ciocche incolte che
scendevano lungo gli arti voluttuosi e le arrivavano ai piedi.

Lo schiavo fuggiasco è venuto a casa mia e si è fermato là fuori,


Ho udito i suoi movimenti che facevano scricchiolare i ramoscelli della
catasta di legna,
Attraverso la mezza porta oscillante in cucina l’ho visto debole e
zoppicante,
E sono andato lì dove sedeva su un ceppo, l’ho guidato e l’ho
rassicurato,
E gli ho portato l’acqua, ho riempito una tinozza per quel corpo
sudato e per i piedi piagati
E gli ho dato una stanza da cui si accedeva alla mia, e dei ruvidi panni
puliti,
E ricordo perfettamente come roteava gli occhi e il suo imbarazzo
E ricordo di avergli messo un impiastro sulle piaghe del collo e delle
caviglie;
È rimasto con me una settimana prima di riprendersi e proseguire
verso nord,
Lo facevo sedere a tavola vicino a me – il mio moschetto pendeva in
un angolo.

Ventotto giovani uomini si bagnano vicino alla spiaggia,


Ventotto giovani uomini, e tutti così cordiali,
Ventotto anni di vita femminile e tutti così solitari.

La donna che possiede la bella casa sulla scogliera, si nasconde,


bellissima e riccamente vestita, dietro le persiane della finestra.

Quale giovane le piace di più?


Ah, il meno bello è bellissimo per lei.

A cosa miri, signora mia? Perché ti vedo, sai,


Tu sguazzi là nell’acqua, eppure stai ferma ancora nella tua stanza.

Danzando e ridendo lungo la spiaggia avanzava la ventinovesima


bagnante,
Gli altri non la vedevano, ma lei li vide e li amò.

Le barbe dei giovani rilucevano madide, pioveva dai loro lunghi capelli,
Rivoletti scivolavano sui loro corpi.
Anche una mano non vista scivolò sui loro corpi,
E scese tremante dalle tempie lungo i fianchi.

I giovani galleggiano sul dorso, e i loro bianchi ventri si gonfiano al


sole, non si chiedono chi li rincorre,
Non sanno chi prende una boccata e rallenta inclinando il corpo
sospeso ad arco,
Non pensano a chi investono con i loro spruzzi.

Il ragazzo del macellaio mette via i suoi abiti-assassini, o affila il


coltello al banco del mercato,
Io mi attardo e mi godo le sue risposte pronte e il suo passo di danza.

Fabbri dai petti anneriti e villosi girano intorno all’incudine,


Ognuno di loro ha il suo grande mallo – sono tutti fuori – il fuoco è
incandescente.

Dalla soglia coperta di cenere seguo i loro movimenti,


La pura agilità delle loro cintole s’accorda perfino con le braccia
massicce,
Roteando calano i martelli, così lentamente, cadono così sicuri,
Non hanno fretta, ognuno colpisce al posto suo.

Il negro regge forte le redini dei suoi quattro cavalli, il perno


sottostante oscilla sulla catena tirata,
Il negro che guida il lungo traino dalla cava di pietra, saldo e
imponente sta in equilibrio su una gamba poggiata alla
sbarra,
La camicia azzurra mostra il collo e il largo petto, e si allenta sui fianchi
Lo sguardo è calmo e imperioso, alza la falda del cappello dalla fronte,
Il sole cade sui capelli crespi e sui baffi, cade sul nero di arti levigati e/p>
perfetti.

Io guardo il gigante pittoresco e lo amo, e non mi fermo lì,


Vado anch’io con il tiro.

In me colui che accarezza la vita ovunque si muova, in dietro come


anche in avanti
Verso nicchie laterali e inchinandosi al più piccolo.

Buoi che scuotete il giogo o vi fermate all’ombra! che cosa


esprimono i vostri occhi?
Assai più, mi sembra, di quanto abbia letto sulla carta stampata in
vita mia.

Il mio passo spaventa l’anatra sposa e il suo maschio, durante il mio


quotidiano vagare lontano,
Si alzano insieme, lentamente girano intorno;
Io credo in questi propositi alati;
E riconosco rosso, giallo, bianco, che giocano in me,
E penso che verde e viola, e la piumata corona siano intenzionali,
E non considero la tartaruga indegna perché non è qualcos’altro,
E il mimo nella palude non ha mai studiato solfeggio, eppure
cinguetta davvero bene, per me,
Sotto lo sguardo della cavalla baia ogni sciocco pensiero per la
vergogna, si allontana da me.

Il maschio dell’oca selvatica guida il suo stormo dentro la fredda sera,


Ya-honk!, dice, e suona per me come un invito;
L’impertinente forse non voleva dire nulla, ma io ascolto più da presso,
Ne colgo il senso e lo offro lassù verso il cielo di novembre.

Il nordico alce dallo zoccolo affilato, il gatto sulla soglia di casa, la


cinciallegra, il cane della prateria,
I maialini che fanno grugnire la scrofa attaccati con forza ai suoi
capezzoli,
La covata della tacchina chioccia, e lei con le ali spiegate a metà,
Vedo in loro e in me la stessa legge antica.

L’impronta del mio piede per terra sprigiona centinaia di affetti,


Che si fanno beffe di ogni mio sforzo di riferirli.

Sono innamorato degli spazi aperti in estensione,


Di uomini che vivono tra le mandrie, o che hanno il sapore di oceani
e boschi,
Di chi costruisce navi e le governa, e maneggia asce e mazze, o guida
i cavalli,
Io posso mangiare e dormire con loro per intere settimane.

Il più comune, più economico, più vicino, più facile sono Io,
Io che corro i miei rischi, che spendo in attesa di grandi risultati,
Che mi adorno per concedermi al primo che mi prenderà,
Senza chiedere al cielo di accondiscendere a ogni mio volere,
Che spargo sempre, continuamente.

Il puro contralto canta nel palco dell’organo,


Il falegname prepara la sua tavola, la lingua della pialla fischia il suo
assordante crescente suono bleso,
I figli sposati o non sposati tornano a casa per il pranzo del giorno del
ringraziamento,
Il pilota afferra la leva, manovra con braccio possente,
Il secondo sta saldo sulla baleniera, la lancia e l’arpione sono pronti,

Il cacciatore di oche avanza con cauti e silenziosi passi,


I diaconi vengono ordinati con mani incrociate sull’altare,
La ragazza all’arcolaio si muove avanti e indietro al ritmo sibilante
della grande ruota,
Il contadino una domenica si ferma alla staccionata e guarda l’avena e
la segala
Il pazzo viene alla fine trascinato al manicomio, un caso conclamato,
Non dormirà mai più nel lettino nella stanza di sua madre;
Lo stampatore ambulante con il capo grigio e le gote smunte lavora
alla cassa tipografica,
Mastica la sua presa di tabacco, gli occhi si annebbiano sul manoscritto;
Gli arti malformati sono legati sulla tavola anatomica,
Ciò che viene rimosso cade orribilmente in un secchio;
La ragazza mulatta viene messa in vendita – l’ubriacone con la testa
ciondolante vicino alla stufa dell’osteria,
Il macchinista si rimbocca le maniche – il poliziotto fa la ronda – il
gabelliere segna tutti quelli che passano,
Il giovanotto guida il corriere postale – lo amo anche se non lo
conosco,
Il mezzosangue si allaccia gli stivaletti per prepararsi alla gara,
All’ovest il tiro al tacchino attrae vecchi e giovani – alcuni si
appoggiano al fucile, altri siedono su ceppi,
Dalla folla si allontana il tiratore scelto, fa un passo avanti, si mette in
posizione, prende la mira;
I gruppi di immigrati appena giunti riempiono la banchina o il molo,
Le teste lanose degli schiavi zappano tra le canne da zucchero, il
sorvegliante li controlla seduto in sella,
Il richiamo della tromba nella sala da ballo, i cavalieri cercano le
dame, i ballerini si inchinano l’un l’altro,
Il giovane giace sveglio in soffitta sotto il tetto di cedro, e ascolta la
pioggia melodiosa,
Il cacciatore di lupi sistema le trappole nel ruscello che va a
ingrossare lo Huron,
Il riformatore sale sulla pedana, sputacchia con la bocca e col naso,
La carovana torna dall’escursione, il negro dietro a tutti porta la
vittima ben pulita,
La squaw, avvolta nella sua veste bordata di giallo, offre a poco
prezzo mocassini e borse di perline,
L’esperto segue attentamente la mostra lungo tutta la galleria, gli
occhi socchiusi, la testa inclinata,
I mozzi legano l’ancora del vapore, la passerella viene gettata per i
passeggeri che fanno una gita sulla spiaggia,
La sorella più giovane regge in alto la matassa, la sorella più grande
l’avvolge in un gomitolo, e si ferma di quando in quando per
i nodi,
La donna sposata da un anno si sta riprendendo ed è felice, una
settimana fa ha dato alla luce il primo figlio,
La ragazza yankee dai capelli puliti lavora alla macchina da cucire, in
fabbrica o in filanda,
La donna al nono mese è in sala parto, sempre più debole e
aumentano le doglie,
L’uomo che pavimenta il selciato si appoggia sul suo attrezzo a due
manici – la matita del cronista vola veloce sul taccuino – il
pittore d’ insegne dipinge le sue lettere in rosso e oro,
Il giovane battelliere trotta sulla passerella del rimorchio – il ragioniere
fa i conti al suo scrittoio – il calzolaio passa la cera sullo spago,
Il direttore batte il tempo per la banda, e tutti i musicisti lo seguono,
Il bambino è battezzato – il convertito fa la sua prima professione di
fede,
La regata si spande nella baia – come luccicano le vele bianche!
Il mandriano guarda la sua mandria, fischia dietro agli animali che
altrimenti si perderebbero,
Il venditore ambulante suda con la merce sulle spalle, il compratore
tira sul centesimo,
La macchina e la lastra sono pronte, la signora deve sedersi per il
dagherrotipo,
La sposa liscia l’abito bianco, la lancetta dei minuti si muove
lentamente,
Il fumatore d’oppio si distende con la testa rigida e le labbra socchiuse,
La prostituta trascina lo scialle, mentre il cappellino le rimbalza su
e giù sul collo foruncoloso da alcolizzata,
La folla ride ai suoi improperi da scaricatore, gli uomini la fischiano e
ammiccano tra loro,
(Sventurata! Io non rido ai tuoi improperi e non ti schernisco);
Il Presidente convoca un consiglio di gabinetto, è circondato da Alti
Dignitari,
Sulla piazza camminano cinque matrone che si tengono
amichevolmente sotto braccio,
La ciurma del peschereccio accumula strati di halibut nella stiva,
L’uomo del Missouri attraversa le pianure, portandosi dietro beni e
mandrie,
Il bigliettaio va su e giù per il treno, e si fa annunciare dal tintinnio
delle monete,
I piastrellisti mettono in posa il pavimento – quelli sul tetto sistemano
le tegole – i muratori chiedono la malta,
In fila, ognuno con il secchio in spalla, procedono gli operai,
Nel volgere delle stagioni, l’indescrivibile folla si raduna – è il
Quattro Luglio – salve di cannoni e di fucili!
Nel volgere delle stagioni, l’aratore ara, il tagliatore d’erba taglia
l’erba, e il seme invernale cade nel terreno,
A largo, sui laghi il pescatore di lucci osserva e aspetta vicino al foro
nella superficie ghiacciata,
I ceppi stanno fitti intorno alla radura, l’abusivo mena con forza colpi
d’ascia,
Gli uomini sulle chiatte si affrettano all’imbrunire vicino ai campi di
cotone o agli alberi di mandorle,
I cacciatori di procioni attraversano le regioni del fiume Rosso, o
quelle drenate dal Tennessee o attraverso quelle dell’Arkansaw,
Le torce brillano nell’oscurità che incombe sul Chattahooche o
l’Altamahaw,
I patriarchi siedono a cena circondati da figli e nipoti e pronipoti,
Tra muretti di fango, o sotto tende di tela, riposano i cacciatori e
bracconieri dopo la giornata di lavoro,
La città dorme e la campagna dorme,
I vivi dormono il loro tempo, i morti dormono il tempo loro,
Il vecchio marito dorme accanto alla moglie, e il giovane sposo
dorme accanto alla moglie;
E questi e tutti tendono verso la mia interiorità, e io mi proietto
all’esterno verso di loro,
E, più o meno, quale che sia il loro essere, sono anch’io come loro.
Sono parte del vecchio come del giovane, dello sciocco come del
saggio,
Incurante degli altri, sempre pieno di attenzioni nei confronti degli altri,
Materno e paterno allo stesso tempo, un bambino e un uomo insieme,
Pieno di tutto ciò che è rozzo, e pieno di tutto ciò che è raffinato,
Uno della grande nazione, la nazione di molte nazioni, la più piccola
e la più grande uguali,
Tanto del sud come del nord, uomo della piantagione indifferente e
ospitale,
Uno yankee fatto a modo mio, pronto al commercio, le mie
articolazioni le più sciolte e le più salde di questo mondo,
Un uomo del Kentucky che percorre la valle dell’Elkhorn con i
gambali di pelle di daino,
Un barcaiolo sui laghi o nelle baie, o lungo le coste – un Hoosier, un
Badger, un Buckeye1
Uno della Louisiana o della Georgia, un ragazzotto dalla Virginia, dalle
colline di sabbia o dai pini,
Che si sente a casa con le racchette canadesi, o su tra le siepi, o con i
pescatori a largo di Terranova,
Che si sente a casa nella flotta dei rompi-ghiaccio, e che va a vela con
le altre navi, bordeggiando,
Che si sente a casa tra le colline del Vermont, o nei boschi del Maine,
o nel ranch del Texas,
Compagno di californiani, compagno dei liberi uomini del Nordovest,
amante delle loro grandi dimensioni,
Compagno di zatterieri e carbonai, compagno di chi ti stringe la mano
sempre pronto a bere e a mangiare,
Uno che impara dai più semplici, e insegna ai più eruditi
Un novizio alle prime armi, esperto di miriadi di stagioni,
Di ogni colore, mestiere, rango, di ogni casta e religione,
Non solo del Nuovo Mondo, ma dell’Africa, Europa, Asia – un
selvaggio giramondo,
Contadino, meccanico, artista, gentiluomo, marinaio, amante,
quacchero,
Prigioniero, ruffiano, teppista, avvocato, medico, prete.

Mi oppongo a tutto fuorché alla mia originalità


E respiro l’aria e ne lascio in abbondanza dietro di me,
E non sono presuntuoso, rimango al mio posto.

La falena e le uova di pesce sono al loro posto,


Il sole che vedo e i soli che non vedo, stanno al loro posto,
Ciò che è palpabile è al suo posto, e ciò che è impalpabile è al suo
posto.
Questi sono i pensieri di ogni uomo in ogni epoca, non iniziano con me,
Se non sono vostri tanto quanto miei, non sono nulla o quasi nulla,
Se non includono ogni cosa, sono quasi nulla
Se non sono l’enigma e lo scioglimento dell’enigma, non sono nulla,
Se non sono vicini tanto quanto sono lontani, non sono nulla.

Questa è l’erba che cresce ovunque ci sia terra e ci sia acqua


Questa è l’aria comune che bagna il globo.
Questo è il respiro delle leggi, dei canti, del comportamento,
Questa è l’acqua insapore delle anime, questo è il vero sostentamento,
È per l’analfabeta, e per i giudici della corte suprema, per il capitolo
federale e per i capitoli dei vari Stati,
È per gli encomiabili gruppi di letterati, compositori, cantanti, oratori,
ingegneri, savans,2
È per le razze infinite di lavoratori, contadini, uomini di mare.

Queste sono note di mille limpide trombe, di squillanti ottavini, di


colpi di triangoli.
Non suono una marcia soltanto per i vincitori, suono grandi marce per
le persone vinte e cadute.
Avete udito che è bello vincere?
Ma io vi dico anche che è bello cadere – le battaglie si perdono con lo
stesso spirito con cui si vincono.

Io batto trionfanti rulli di tamburo per i morti, soffio attraverso le mie


embouchures3 la mia musica più assordante e gaia per loro,
Urrà per coloro che hanno fallito! E per coloro le cui navi da guerra
sono affondate in mare! E per quegli stessi che sono affondati in mare!
E per tutti i generali che hanno perso le loro battaglie! E per tutti gli
eroi sopraffatti! E per gli innumerevoli eroi sconosciuti, pari
ai grandi eroi conosciuti!
Questo il pasto preparato con garbo, questa la carne e le bevande per
un sano appetito,
È per il malvagio e per il giusto – io mi incontro con tutti,
Non ci sarà persona che offenderò né lascerò fuori,
La mantenuta, lo sfruttatore, i ladri sono qui invitati – lo schiavo dalle
tumide labbra è invitato, il portatore di malattie veneree è
invitato,
Non ci sarà differenza tra loro e il resto.

Questa è la timida pressione di una mano, questo il fluttuare e l’odore


dei capelli,
Queste le mie labbra che toccano le tue, questo il fremito di desiderio,
Questa le profondità e le altezze estreme che riflettono il mio volto,
Questo l’assorto fondersi del mio essere, e il suo riaffiorare.

Pensi che io abbia qualche intricato obiettivo?


Ebbene, sì, – lo stesso obiettivo della pioggia d’aprile, e della mica
sul fianco di una roccia.
Pensi allora che voglia stupire?
Stupisce forse la luce del sole? O il codirosso mattutino, che fa
risuonare il suo cinguettio nel bosco?
Stupisco, dunque, più di quanto facciano loro?

In quest’ora dico cose in confidenza,


Potrei non dirle a tutti, ma le dirò a te.

Chi va là! Avido, sgarbato, mistico, nudo?


Come mai ricavo forza dalla carne che mangio?

Che cos’è un uomo, infine? Che cosa sono io? Che cosa sei tu?

Tutto ciò che segno come mio, dovresti compensarlo con ciò che è tuo,
Altrimenti perderesti tempo ad ascoltarmi.

Non piagnucolo quel piagnucolio che avvolge il mondo intero,

Che i mesi sono vacui, e la terra nient’altro che fango e immondizia,


Che la vita è una fogna e una truffa e che alla fine non rimane altro
che un velo consunto di lacrime.
Un piagnucolante, ossequioso ripiegarsi ad amministrare polverine agli
ammalati, il conformismo va a finire al quartultimo posto,
Mi metto il cappello come voglio, dentro e fuori casa.

Debbo pregare? venerare e fare tante cerimonie?


Ho scrutato diversi strati e spaccato il capello in quattro,
Ho consultato medici, calcolato al millesimo e non ho trovato nessun
grasso più dolce di quello attaccato alle mie ossa.

In tutti vedo me stesso – né di più, né un chicco d’orzo in meno,


E il bene e il male che dico di me lo dico di loro.

So di essere solido e stabile,


Gli oggetti che convergono nell’universo continuamente fluiscono
verso di me,
Sono tutti scritti per me, e devo capire ciò che lo scritto significa.

So di essere immortale,
So che questa mia orbita non può essere percorsa dal compasso di un
falegname
So che non passerò come un cerchio di fuoco tracciato nella notte da
un bambino.

So di essere augusto,
Non mi tormento lo spirito per essere apprezzato o per essere capito,
Mi accorgo che le leggi elementari non chiedono mai scusa,
Mi rendo conto che non faccio mai il passo più lungo della gamba,
dopo tutto.
Sono quel che sono, e questo è sufficiente,
E se nessun altro al mondo se ne accorge, sono contento,
E se tutti se ne accorgono sono ugualmente contento.

C’è un mondo intero che se ne accorge, e per me di gran lunga il più


grande, e questo sono io,
E se arrivo a capirmi oggi o tra diecimila o dieci milioni di anni,
Posso accettarlo allegramente ora o, altrettanto allegramente, posso
aspettare.

Il mio punto d’appoggio è cementato e mortasato nel granito,


Rido di ciò che tu chiami dissoluzione,
E conosco l’ampiezza del tempo.

Sono il poeta del corpo,


E sono il poeta dell’anima.

I piaceri del cielo mi sono vicini e le pene dell’inferno mi sono vicine,


I primi li trapianto e coltivo in me, le seconde le traduco in una nuova
lingua.

Sono il poeta della donna così come dell’uomo


E dico che è altrettanto grande essere donna che essere uomo,
E dico che non c’è niente di più grande che essere la madre di
uomini.

Canto il canto della dilatazione o dell’orgoglio,


Rinvii e disapprovazioni ne abbiamo avute abbastanza,
Dimostro che la misura è solo sviluppo.

Hai superato tutti gli altri? Sei il Presidente?


Non conta nulla – ti raggiungeranno facilmente ognuno di loro, e
andrà ancora più avanti.

Sono colui che cammina nella notte ancora tenera e che avanza,
Visito la terra e il mare, trattenuti per metà dalla notte.

Vieni più vicino notte dal seno nudo! Stringiti a me notte magnetica e
ricca di sostanze!
Notte dei venti del sud! Notte delle poche grandi stelle!
Notte immobile e ammiccante! Folle, nuda, notte d’estate!

Sorridi o terra voluttuosa dal fresco respiro!


Terra degli alberi assonnati e fluenti!
Terra del tramonto appena svanito! Terra delle montagne coronate di nebbia!
Terra del vitreo irrorare del plenilunio appena tinteggiato d’azzurro!
Terra di splendore e di tenebra a chiazze sulla corrente del fiume!
Terra del limpido grigiore di nubi che splende più luminoso e più
chiaro per me!
Terra che si stende lontano come un braccio piegato, terra ricca di
fiori di melo!
Sorridi, viene il tuo amante!

Prodiga, tu mi hai dato amore! Perciò il mio amore do a te!


Oh, appassionato ineffabile amore!
Amante che mi stringe, e che anch’io stringo forte!
Feriti entrambi come lo sposo e la sposa si feriscono entrambi.

E tu mare! Mi affido anche a te – intuisco quel che vuoi dire,


Vedo dalla spiaggia l’invito delle tue dita ricurve,
E credo che rifiuti di ritrarti prima di avermi toccato,
Dobbiamo fare un giro insieme – mi spoglio – svelto, portami lontano
dalla vista della terra,
Custodiscimi dolcemente, cullami con fluttuante torpore,
Spruzzami con spruzzi amorosi, ti posso contraccambiare.

Mare di lembi di terra che si protendono!


Mare che respira con ampi, affannati respiri!

Mare salato di vita! Mare di tombe non scavate e sempre pronte!


Scultore di ululanti tempeste! Capriccioso e delicato mare!
Sono tutt’uno con te – sono anch’io monofase, e adatto a tutte le fasi.

Partecipe di impluvio ed effluvio, celebro l’odio e la conciliazione,


Celebro amies, e coloro che dormono abbracciati.

Sono colui che attesta simpatia,


Dovrei fare l’elenco degli oggetti di casa e tralasciare la casa che li
accoglie?
Sono il poeta del buon senso, del dimostrabile e della immortalità,
E non sono solo il poeta della bontà – non rifiuto di essere anche
il poeta della cattiveria.

Lozioni e rasoio per i bellimbusti, a me lentiggini e una ispida barba.

Che cos’è tutto questo parlare di virtù e vizi?


Il male mi sospinge e la riforma del male mi sospinge – io rimango
indifferente,
Il mio non è il passo di chi critica e respinge,
Io irroro le radici di tutto ciò che è cresciuto.

Temi qualche bubbone da una incessante gravidanza?


Credi che le leggi celesti debbano ancora essere perfezionate e corrette?

Mi alzo per dire che quel che facciamo è giusto, e quel che affermiamo
è giusto, e che una parte è solo il giusto allo stato grezzo,
Ci sono testimoni, un piatto della bilancia e l’altro piatto della bilancia,
La dottrina debole giova quanto la dottrina forte,
Pensieri e azioni del presente, la nostra sveglia e punto di partenza
iniziale.
Questo minuto che mi arriva dai decilioni di minuti passati
Non c’è niente di meglio di questo minuto, adesso.

Ciò che si è comportato bene nel passato, o che si comporta bene


oggi, non è poi una gran meraviglia,
La meraviglia è, sempre e sempre, come possa esserci un uomo
cattivo e un miscredente!

Infinito svolgersi delle parole delle varie età!


E mia è la parola del moderno – una parola en masse,
Una parola della fede che non vacilla,
Un tempo buono come un altro tempo – qui o da qui in avanti fa lo
stesso per me,
Una parola di realtà, impregnata da cima a fondo di materialismo.

Urrà per la scienza positiva! Lunga vita alla dimostrazione esatta!


Cogli del sedo, mischialo al cedro e a rami di lillà,
Ecco è il lessicografo, ecco il chimico, e chi ha compilato una
grammatica delle vecchie iscrizioni,
Quei marinai hanno affidato la nave a perigliosi mari sconosciuti,
Questo è il geologo, questo lavora di scalpello, e questo è un
matematico.

Signori, vi accolgo, e vi prendo e vi stringo la mano,


I fatti sono utili e reali – non sono la mia dimora – attraverso di loro
entro in una parte della dimora.

È meno importante per me ricordare proprietà o prerogative, che


ricordare la vita,
E andare diritto a ciò che mi sta a cuore e sta a cuore agli altri,
E dare poca importanza a eunuchi ed evirati e favorire uomini e
donne con tutti gli attributi,
E suonare il gong della rivolta, e fermarmi con coloro che fuggono o
tramano e cospirano.

Walt Whitman, un americano, uno dei duri, un kosmos,


Turbolento, carnale, sensuale, che mangia che beve, che si riproduce,
Non un sentimentale, che non si erge al di sopra di uomini o donne, o
voglia stare lontano da loro – non più modesto che immodesto.

Schiodate i catenacci dalle porte!


Schiodate le porte stesse dai cardini!
Chiunque degrada qualcuno degrada anche me, e qualunque cosa
venga fatta o detta ritorna, alla fine, a me,
E qualunque cosa io faccia o dica, io anche ritorno.

Si riversa, attraverso di me, l’afflato, si riversa – attraverso di me il


flusso e la direzione della corrente.
Io dico la parola d’ordine iniziale, do il segnale della democrazia,
Per Dio! Non accetterò nulla a meno che, alle stesse condizioni, tutti
possano avere il loro tornaconto.

Attraverso di me molte voci che sono state a lungo mute,


Voci di interminabili generazioni di schiavi,
Voci di prostitute, e di persone deformi,
Voci di malati e disperati, e di ladri e di nani,
Voci di cicli di preparazione e di crescita,
E di fili che collegano le stelle, e di uteri, e di sperma paterno,
E dei diritti di coloro che altri calpestano,
Di ciò che è banale, piatto, sciocco, disprezzato,
Nebbia nell’aria, scarafaggi che rotolano palline di sterco.

Attraverso di me voci proibite,


Voci di sesso e di lussuria – voci velate, e io rimuovo il velo,
Voci indecenti, da me chiarite e trasfigurate.

Io non mi premo l’indice sulla bocca,


Io tratto delicatamente le budella come la testa o il cuore,
La copula per me ha la stessa dignità della morte.

Credo nella carne e negli appetiti,


Vedere, udire, sentire sono miracoli e ogni parte e frammento di me è
un miracolo.

Divino sono, dentro e fuori, e rendo santa ogni cosa che tocco o da
cui sono toccato,
L’odore di queste ascelle è un aroma più sottile della preghiera,
Questa testa è più delle chiese, delle bibbie, dei credo.

Se adorerò qualcosa, questa dovrà in qualche modo provenire dal mio


corpo,
Forma mia traslucida, sarai tu!
Ombrose sporgenze e recessi e solido vomere maschile, sarete voi!
Qualunque cosa mi raggiunga nel profondo, sarai tu!
Tu, sangue mio ricco! Il tuo rivolo lattiginoso, pallida spremitura
della mia vita!
Petti serrati ad altri petti, sarete voi,
O mio cervello, saranno le tue occulte circonvoluzioni!
Radice di un umido calamo, timoroso beccaccino di palude, nido di
duplici uova protette, sarete voi!
Fieno arruffato di testa, di barba e di muscoli, sarai tu!
Gocciolante linfa d’acero, fibra di maschio grano, sarai tu!
Sole così generoso, sarai tu!
Vapori che illuminano e mettono in ombra il mio viso, sarete voi!
Voi ruscelli e rugiade di sudore, sarete voi!
Venti i cui genitali gentilmente solleticanti si strofinano contro di me,
sarete voi!
Vasti campi muscolosi, rami di quercia sempreverde, amabile vagabondo
che incroci i miei percorsi tortuosi, sarete voi!
Mani che ho preso, volto che ho baciato, ogni mortale che ho mai
toccato, sarete voi!

Sono pazzo di me, ogni pezzo di me, e tutto così voluttuoso,


Ogni momento e tutto quello che accade, mi fa fremere di gioia.
Non so dire come si piegano le mie caviglie, né l’origine del mio più
flebile desiderio,
Né l’origine dell’amicizia che do, né l’origine dell’amicizia che mi
riprendo.

Salire i gradini di casa è inenarrabile, mi fermo per riflettere se sia


proprio vero,
Che io mangi e beva è già spettacolo degno di grandi autori e grandi
scuole,
Un convolvolo alla finestra mi soddisfa più della metafisica dei libri.

Guardare l’alba!
La piccola luce scolora le immense ombre diafane,
L’aria ha un buon sapore per il mio palato.

Masse del mondo che si muove roteando con balzi innocenti, che
sorgendo silenziosamente e trasudando freschezza,
Guizzano obliquamente in alto e in basso.

Qualcosa che non riesco a vedere erge protuberanze libidinose


Mari di succo abbagliante inondano il paradiso.

La terra sta insieme al cielo, il quotidiano concludersi della loro


congiunzione,
La sfida scagliata da oriente in questo momento sopra la mia testa,
L’irritante provocazione, Guarda allora se riuscirai a padroneggiarla!

Abbagliante e tremendo, il sole che sorge mi ucciderebbe


immediatamente,
Se io non riuscissi ora e sempre a sprigionare albe fuori da me.
Anche noi sorgiamo sfolgoranti e tremendi come il sole,
Ritroviamo la nostra, la mia anima, nella calma e nel fresco
dell’inizio del giorno.

La mia voce insegue ciò che gli occhi non possono raggiungere,
Con uno schiocco della mia lingua io comprendo mondi e volumi di
mondi.

Il linguaggio è gemello della mia visione, è incapace di misurare se


stesso.

Di continuo mi provoca,
Mi dice con tono sarcastico, Walt, capisci abbastanza, e perché non lo
esprimi?
Suvvia, non patirò il supplizio di Tantalo, pretendi troppo dalla parola
articolata.

Non sai come, sotto, le gemme sono chiuse?


Attendono al buio, protette dal gelo,
La terra recede davanti alle mie grida profetiche,
Io che ne sottolineo le cause, per compensarle alla fine,
Il mio conoscere le mie parti vitali, coincide con il significato delle cose,
Felicità, di cui, chiunque mi ascolta, possa, uomo o donna che sia,
mettersi sulle tracce oggi stesso.

Mi rifiuto di cederti il mio merito finale – rifiuto di allontanare da me


il meglio che sono.

Avvolgi i mondi, ma non provare mai a contenere me,


Annullo i tuoi discorsi più rumorosi con un semplice sguardo.

Scrivere e parlare non danno testimonianza di me,


Porto la testimonianza più piena, e ogni altra cosa, sul volto,
Con il silenzio delle mie labbra confondo i più incalliti dubbiosi.

Penso che per lungo tempo non farò che ascoltare,


Per far crescere dentro di me quel che ascolto, per lasciare che i suoni
mi portino il loro contributo.

Odo virtuosismi di uccelli, sussurri di grano che cresce, il


chiacchiericcio delle fiamme, scoppiettii di stecchi che
cuociono i miei pasti.

Odo i suoni che amo, suoni di voci umane,


Odo tutti i suoni mentre si intonano all’uso che hanno, suoni della
città e suoni fuori della città, suoni del giorno e della notte,
I garruli cuccioli che parlano a coloro che li amano, il recitativo dei
pescivendoli e dei fruttivendoli, la sonora risata dei lavoratori
mentre mangiano,
La base indignata dell’amicizia infranta, i deboli toni di chi è malato,
Il giudice con le mani premute sul tavolo, le sue labbra tremanti che
pronunciano una sentenza di morte,
Gli o’ issa dei marinai che scaricano navi sui moli, il ritornello di chi
tira su l’ancora,
Il suono delle campane di allarme, il grido di a fuoco, il ronzio di
motori che girano veloci e degli estintori, con scampanellii di
avvertimento e luci colorate,
I fischi dei vapori, il solido rollio del treno di carrozze che si
avvicinano,
La marcia lenta suonata di notte alla testa della congrega,
Vanno a vegliare un cadavere, l’asta delle bandiere è ricoperta di un
velo nero.

Io odo il violoncello del lamento del cuore umano,


Io odo la cornetta intonata, s’insinua veloce nell’orecchio e mi scuote
di dolce follia il ventre e il petto.

Io odo il coro, è un’opera lirica – questa sì che è musica!


Un tenore ampio e vitale come la creazione m’invade,
Il flettersi rotondo della sua bocca travasa fino a riempirmi tutto.

Io odo l’esperta soprano, mi fa sussultare come per orgasmi d’amore,


L’orchestra strappa da me ardori, che non sapevo di avere,
Mi fa ansimare con convulsioni di profondissimo orrore,
Mi fa salpare, batto leggeri i piedi nudi, lambiti dalle onde indolenti,
Sono esposto, tagliato da una tossica grandine amara,
Impregnato di morfina melensa, la mia trachea stretta in una morte
apparente,
Lasciato di nuovo per sentire l’enigma degli enigmi,
E che chiamiamo Essere.

Essere in una qualsiasi forma, e che cos’è?


Se non ci fosse niente di più sviluppato, la vongola nella sua conchiglia
insensibile sarebbe sufficiente.

La mia non è una conchiglia indifferente,


Ho intorno a me dei conduttori immediati sia che avanzi o che mi
fermi,
Captano ogni oggetto e lo conducono senza danno attraverso di me.
Io semplicemente mi agito, premo, sento con le dita, e sono felice,
Toccare con la mia persona quella di un altro è quasi il massimo che
posso fare.

È questo dunque toccare? Raggiungere con un brivido una nuova


identità,
Fiamme ed etere che mi scorrono nelle vene,
L’infida mia punta che si tende e si stipa per aiutarli,
La mia carne e il mio sangue che usano ogni fulmine per colpire ciò
che non è molto diverso da me,
Da ogni parte provocatori pruriginosi mi irrigidiscono le membra,
Spremendo dalla mammella del mio cuore il suo riluttante gocciolare,
Comportandosi verso di me in modo licenzioso, senza accettare dinieghi,
Privandomi del meglio di me, come per uno scopo,
Sbottonandomi gli abiti, trattenendomi per i nudi fianchi,
Illudendo la mia confusione con la calma della luce del sole e dei
pascoli,
Sfacciatamente facendo scivolare da parte gli altri sensi,
Che si lasciano corrompere per andar via con un tocco, e vanno e mi
sfiorano sui lati,
Nessuna considerazione, né rispetto per l’esautorarsi delle mie forze o
della mia rabbia,
Afferrando il resto del branco tutto intorno per goderseli un po’,
Tutto si allea per spingermi su un promontorio, fino all’orlo e farmi
preoccupare.
Le sentinelle abbandonano ogni altra parte di me,
Mi hanno abbandonato inerme nelle mani di un rosso predatore,
Accorrono tutti sul promontorio, per testimoniare e darsi man forte
contro di me.

Sono consegnato ai traditori!


Dico parole grosse, sono uscito di senno, io, e nessun altro, sono il
grande traditore,
Sono andato per primo al promontorio, le mie stesse mani mi ci
hanno portato.

Tu, tocco villano! Che stai facendo? Il respiro mi si stringe alla gola,
Apri i boccaporti! Sei troppo per me.

Cieco, amorevole, combattivo tocco! Tocco tranciante, incappucciato,


con i denti affilati!
Ti ha fatto soffrire tanto lasciarmi?
Separarsi, e poi l’arrivo – pagamento perenne di un prestito perenne,
Ricca pioggia gocciolante, e ricompensa ancora più ricca che verrà.
Germogli attecchiscono e si moltiplicano – stanno sul bordo del
marciapiede prolifici e vitali,
Paesaggi, protesi, mascolini, completi, dorati.

Ogni verità attende in ogni cosa,


Non affretta il proprio parto né oppone resistenza,
Non ha bisogno del forcipe del chirurgo,
L’insignificante per me è grande quanto il resto,
Che cosa è più o meno importante del toccare?

La logica o un sermone non convincono mai,


L’umidità della notte arriva più a fondo nell’anima mia.

Solo ciò che arriva a dimostrarsi a ogni uomo o donna è quel che è,
Solo ciò che nessuno smentisce è quel che è.

Un minuto e una goccia di me mi riequilibrano il cervello,


Credo che le fradice zolle diventeranno amanti e lampade,
E un compendio di compendi è la carne di un uomo o di una donna,
E un’opera somma e un florilegio è il sentimento che provano
l’uno per l’altro,
E che si dirameranno senza fine da questa lezione fino a che non
diventi onnifica,
Fino a che ognuno sarà fonte di piacere per noi e noi per loro.

Penso che un filo d’erba non sia da meno di un movimento dalle stelle,
E la formica sia altrettanto perfetta, e un granello di sabbia, e l’uovo
di una gallina,
E il rospo volante sia un chef-d’ouvre sublime,
E che la mora succosa potrebbe adornare i saloni del cielo,
E la più piccola giuntura nella mia mano possa beffarsi di qualunque
macchinario,
E la mucca che biascica a testa bassa superi qualsiasi statua,
E un topo sia un miracolo sufficiente a sbalordire un sestilione
d’infedeli,
E che io potrei tornare ogni pomeriggio della mia vita per guardare la
ragazza di campagna che mette sul fuoco il bollitore e una torta nel forno.

Ho scoperto che nel mio corpo c’è granito, carbone, muschio


filamentoso, frutta, grani, radici commestibili,
E sono tutto decorato di quadrupedi e di uccelli,
E ho preso le distanze da ciò che è dietro di me e con buone ragioni,
E posso richiamarlo di nuovo vicino a me quando voglio.

Invano accelerare o esitare,


Invano le rocce plutoniche emanano il loro antico calore verso di me
che mi avvicino,
Invano il mastodonte si rifugia sotto le sue ossa sbriciolate,
Invano oggetti stanno leghe lontani, e assumono forme variegate,
Invano l’oceano si assesta in cavità, e i grandi mostri si acquattano sul
fondo,
Invano la poiana trova dimora in cielo,
Invano il serpente scivola tra piante e tronchi,
Invano l’alce predilige i passi più nascosti della foresta,
Invano la gazza col becco a rasoio prende il vento su a nord verso il
Labrador,
Io sono altrettanto veloce, salgo fino al nido nella fessura della scogliera.
Io penso che potrei voltarmi e vivere con gli animali, sono così
placidi e autosufficienti,
Rimango a guardarli a volte anche per mezza giornata.

Non si affannano e poi si lamentano per la loro condizione,


Non rimangono svegli di notte a piangere per i loro peccati,
Non mi danno il voltastomaco mentre discutono i loro doveri nei
confronti di Dio,
Non ce n’è uno scontento, o ossessionato dalla smania del possesso,
Non ce n’è uno che s’inginocchi di fronte a un altro, né a un suo simile
vissuto migliaia di anni fa,
Non ce n’è uno rispettabile o industrioso in tutta la terra.

Così mi mostrano il loro rapporto con me e io li accetto,


Mi portano segni di me, che manifestano chiaramente di possedere.

Non so da dove hanno preso quei segni,


Io senza saperlo potrei essere passato per quella via secoli fa e averli
negligentemente lasciati cadere,
Nel mio muovermi in avanti allora, ora e sempre,
Raccogliendone e mostrandone altri, senza sosta e velocemente,
Infinito e onnigeno e simile, a loro,
Senza troppo discriminare chi somiglia a quelli che mi somigliano,
Scegliendo qui qualcuno che amo, scegliendo di andare con lui come
un fratello.

La stupenda bellezza di uno stallone, vibrante e che risponde alle mie


carezze,
Con la testa alta sulla fronte, larga tra le orecchie,
Lombi lucenti e flessuosi, la coda che spazzola la polvere,
Occhi distanti tra loro, pieni di frizzante malizia, orecchie ben tagliate
e flessibili.
Le froge si dilatano, i miei talloni lo abbracciano, i suoi arti ben costruiti
fremono di piacere, facciamo un giro veloce e ritorniamo.

Ti uso solo un momento, poi ti lascio, stallone, non ho bisogno dei/p>


tuoi passi, li supero al galoppo, perché
Io stesso, che mi alzi o stia seduto, vado più veloce di te.
Vento veloce! Spazio! Anima mia! Ora so che è vero, quello su cui/p>
scommettevo,
Quello su cui scommettevo quando oziavo sul prato,
Quello su cui scommettevo quando giacevo da solo sul letto, e ancora/p>
quando camminavo sulla spiaggia sotto le stelle che si
dileguano al mattino.

I miei legami e le mie zavorre mi lasciano – viaggio, navigo, i miei/p>


gomiti riposano sulle buche del mare,
Avvolgo le sierre, i miei palmi coprono i continenti,
Mi preparo alle mie visioni.

Accanto alle case squadrate della città, nelle capanne fatte di tronchi,
accampato con i boscaioli,
Lungo i solchi delle strade, lungo i secchi burroni e i letti dei ruscelli,
Strappando le erbacce del mio orticello di cipolle, sarchiando i solchi/p>
di carote e pastinaca, attraversando savane, seguendo i
sentieri delle foreste,
Esplorando, cercando l’oro, avvolgendo gli alberi con un nuovo
sostegno,
Ustionato, fino alle caviglie nella sabbia bollente, trascinando la mia/p>
barca lungo il fiume poco profondo,
Dove la pantera cammina avanti e indietro su un ramo sospeso,
mentre il maschio si rivolta con furia contro il cacciatore,
Dove il serpente a sonagli distende al sole la sua flaccida lunghezza su
una roccia, dove la lontra si nutre di pesci,
Dove l’alligatore con i suoi peduncoli duri dorme nella palude,
Dove l’orso bruno cerca radici o miele, dove il castoro compatta il
fango con la sua coda a paletta,
Sopra lo zucchero che cresce, sopra la pianta di cotone, sopra la bassa
e umida risaia,
Sopra le fattorie col tetto a punta, con i suoi festoni di fango e gli agili
ciuffi d’erba delle gronde,
Sopra i cachi che vengono dall’ovest, sopra le lunghe foglie del mais,
sopra i delicati fiori azzurri del lino,
Sopra il grano saraceno bianco e marrone, che mormora e ronza lì con
tutto il resto,
Sopra il verde scuro della segala che s’increspa e fa ombra nella brezza,
Scalando montagne, sollevandomi con prudenza, reggendomi su rami
bassi e scheletriti,
Camminando lungo il sentiero battuto nell’erba e battendo contro le
foglie degli arbusti,
Dove la quaglia fischia tra i boschi e i campi di grano,
Dove il pipistrello vola nelle serate di luglio, dove il grande scarabeo
d’oro cade giù attraversando il buio,
Dove la trebbiatrice batte il tempo sul pavimento del fienile,
Dove il ruscello sgorga dalle radici di un vecchio albero e scorre
verso il pascolo,
Dove stanno gli armenti e scacciano via le mosche con il tremulo
scuotersi della pelle,
Dove la pezza per fare il formaggio pende in cucina, dove le pinze da
fuoco stanno a cavallo sulla lastra del camino, dove le
ragnatele cadono in festoni dalle travi,
Dove la trivella fa fracasso, dove il torchio da stampa fa ruotare i suoi
cilindri,
Dovunque il cuore dell’uomo batte con terribili palpiti contro le costole,
Dove sempre la mongolfiera a forma di pera galleggia nell’aria,
anch’io galleggio lì dentro e guardo compostamente in giù,
Dove il carrello di soccorso viene calato col nodo scorsoio, dove il
calore fa schiudere le uova verde pallido nella sabbia ondulata,
Dove la femmina della balena nuota con i suoi piccoli e non li
abbandona mai,
Dove la nave a vapore traccia a ritroso il suo lungo gran pavese di
fumo,
Dove la pinna dello squalo taglia le acque come una scheggia nera,
Dove il brigantino mezzo bruciacchiato naviga correnti sconosciute,
Dove le conchiglie crescono sul ponte viscido, e sotto i morti si
decompongono,
Dove la bandiera a stelle e a strisce viene portata in testa ai
reggimenti,
Avvicinandosi a Manhattan, lungo tutta l’estensione dell’isola,
Sotto il Niagara, la cataratta che cade come un velo sull’espressione
del mio volto,
Sul gradino di una porta, sul blocco per salire a cavallo, fatto di duro
legno là fuori,
All’ippodromo, o sul piacere di un pranzo sull’erba o di un giro di giga,
o una bella partita di baseball,
Alle feste tra uomini, con frecciate volgari, battute, danze da
pellirossa, bevute, risate,
Alla cantina del sidro, assaggiando la dolcezza della scura bevanda,
succhiando da una cannuccia,
Riuniti per sbucciare le mele, chiedendo baci per ogni rosso frutto
che trovo,
Ai raduni, alle feste sulla spiaggia, alle riunioni tra amici, o per la
trebbiatura, o per costruire case,
Dove il mimo canta i suoi deliziosi gorgheggi, chiocchiolii, urla, pianti,
Dove l’abbondanza del fieno è stata ammucchiata in un covone
nell’aia, dove sono sparpagliati sterpi secchi, dove la mucca
da monta attende nel recinto,
Dove il toro avanza per compiere il suo lavoro di maschio, dove lo
stallone verso la puledra, dove il gallo copre la gallina,
Dove la giovenca bruca, dove le oche beccano il cibo con brevi
movimenti,
Dove le ombre del tramonto si allungano sulle illimitate e solitarie
praterie,
Dove le orde di bisonti si sparpagliano a passo lento per miglia di
terreno lontano e vicino,
Dove il colibrì luccica, dove il collo del cigno longevo si curva e
serpeggia,
Dove il gabbiano che ride vola rasentando la scogliera, e la
gabbianella ride il suo riso quasi umano,
Dove gli alveari si estendono su una panchina grigia nell’orto,
nascosti per metà dalle alte erbacce,
Dove le pernici con il collo a strisce si appollaiano in cerchio sul
terreno con le teste fuori,
Dove i carri funebri entrano nei cancelli ad arco di un cimitero,
Dove lupi in inverno latrano tra rimasugli di neve e alberi coperti di
ghiaccioli,
Dove l’airone con la cresta gialla si avvicina ai bordi della palude
durante la notte e si ciba di piccoli granchi,
Dove lo spruzzo dei nuotatori e tuffatori rinfresca il caldo meriggio,
Dove la cicala suona la sua canna cromatica sul noce sopra il pozzo,
Attraverso appezzamenti di limoni e cetrioli con le foglie striate
d’argento
Attraverso saline o distese di aranci, sotto gli abeti a forma di cono,
Attraverso la palestra, attraverso il drappeggiato salone, attraverso
l’ufficio o l’aula pubblica,
Contento dei nativi, contento dello straniero, contento del nuovo e del
vecchio,
Contento delle donne, brutte o belle che siano,
Contento della quacchera che si toglie la cuffia e parla melodiosamente,
Contento delle note del coro della chiesa imbiancata,
Contento delle parole sincere di un sudato predicatore metodista, o di
qualunque predicatore – mentre osservo serio il raduno
all’aperto,
Guardando le vetrine a Broadway tutto il pomeriggio, con il naso
schiacciato contro la spessa lastra di vetro,
Vagando quello stesso pomeriggio con il viso rivolto alle nuvole,
Col braccio destro e quello sinistro intorno alla vita di due amici e io
al centro,
Tornando a casa con il barbuto scuro boscaiolo, cavalcando dietro di
lui al calar della sera,
Lontano dagli insediamenti, studiando le impronte dei piedi degli
animali, o l’impronta dei mocassini,
Accanto alla branda dell’ospedale mentre offro acqua e limone al
paziente febbricitante,
Accanto al corpo nella bara quando tutto è immobile esaminandolo
con una candela,
Viaggiando in ogni porto per traffici e avventure,
Affrettandomi con la folla moderna, teso e incostante come tutti,
Focoso verso uno che odio pronto nella mia follia ad accoltellarlo,
Solitario a mezzanotte nel cortile sul retro di casa mia, i miei pensieri
vagano lontani,
Camminando per le vecchie colline della Giudea, con lo splendido
dio gentile al mio fianco,
Correndo attraverso lo spazio, correndo attraverso il cielo e le stelle,
Correndo attraverso i sette satelliti, e l’ampio anello, e il diametro di
centomila chilometri,
Correndo con stelle comete, gettando palle di fuoco come fanno gli altri,
Trasportando la falce di luna bambina che cresce portando la propria
madre piena in grembo,
Infuriando, gioendo, programmando, amando, ammonendo,
Arretrando e riempiendomi, apparendo e scomparendo,
Percorro queste strade giorno e notte.

Visito gli orti di sfere celesti e ne ammiro i frutti,


E guardo un quintilione maturo e guardo un quintilione verde.

Volo il volo dell’anima fluida che tutto ingoia,


La mia rotta scorre al suono degli scandagli.

Mi servo di ciò che è materiale e di ciò che è immateriale,


Nessuna guardia mi può far fuori, nessuna legge mi può prevenire.

Metto all’ancora la mia nave solo per un po’,


I miei messaggeri salpano continuamente, o tornano da me con le loro
notizie.

Vado a caccia di pellicce polari di foca, saltando i crepacci con un


bastone appuntito, appoggiandomi ai picchi fragili e azzurri.

Salgo sul trinchetto, prendo posto tardi di notte nel nido della
cornacchia, navighiamo verso il mare artico, la luce è
sufficiente e in abbondanza

Attraverso la chiara atmosfera mi distendo tutto intorno in quella


splendida bellezza,
Le enormi masse di ghiaccio mi passano accanto e io accanto a loro e
lo scenario è chiaro in tutte le direzioni,
Le montagne imbiancate si vedono in lontananza, getto le mie
fantasie verso di loro,
Ci avviciniamo a qualche grande campo di battaglia nel quale
dovremo presto impegnarci,
Superiamo i colossali avamposti degli accampamenti, passiamo con
piede fermo e con prudenza,
O entriamo attraverso i sobborghi di qualche grande città in rovina,
blocchi di una cadente architettura più che in tutte le città
vive del globo.

Sono un compagno libero, bivacco con gli invasori vicino al fuoco.

Caccio lo sposo dal letto e sto io con la sposa,


La stringo tutta notte alle mie cosce e alle labbra.

La mia è la voce della sposa, il grido alla ringhiera della scala,


Sollevano il mio corpo maschile che sgocciola annegato.

Capisco il grande cuore degli eroi,


Il coraggio del tempo presente e di tutti i tempi,
Come il capitano vide il relitto affollato, senza timone del battello a
vapore e la morte che lo rincorse su e giù nella tempesta,
Come strinse i pugni e non cedette di un metro e fu fedele per giorni e
fedele per notti,
E scrisse col gesso a grandi lettere, State allegri, non vi
abbandoneremo,
Come salvò alla fine la compagnia alla deriva,
Che aspetto avevano le donne con le gonne pesanti e grondanti quando
vennero estratte dal lato delle loro tombe già pronte,
Che aspetto avevano i silenziosi neonati con le facce da adulti, e i malati
accuditi, e gli uomini non rasati con le labbra sottili,
Tutto questo ingoio, ha un buon sapore, mi piace, diventa mio,
Io sono l’uomo, ho sofferto, ero lì.

Lo sdegno e la calma dei martiri,


La madre condannata come strega, bruciata con la legna secca e i figli
che la guardano,
Lo schiavo inseguito che arranca nella fuga, si appoggia alla
staccionata, ansimando, coperto di sudore,
Le fitte gli pungono come aghi le gambe e il collo, la grande cartuccia
assassina e i proiettili,
Tutto questo sento e sono.

Sono lo schiavo inseguito, sussulto al morso dei cani,


Inferno e disperazione sono su di me, un colpo e un altro colpo dei
tiratori scelti,
Mi aggrappo alle sbarre della staccionata, il mio sangue gocciola,
reso più sottile dalla sfilacciatura della pelle,
Cado su erbe e sassi,
I cavalieri spronano i cavalli riluttanti, si trascinano più vicino,
Scherniscono le mie orecchie stordite, mi colpiscono violentemente
sulla testa con i bastoni.

Le agonie sono uno dei miei cambi d’abito,


Non chiedo alla persona ferita come sta, sono io la persona ferita,
Il colpo diventa livido su di me mentre mi appoggio a un bastone e
osservo.

Sono il pompiere schiacciato con una costola rotta, le mura che


crollano mi hanno sepolto sotto i calcinacci,
Ho respirato calore e fumo, ho udito le grida di richiamo dei miei
compagni,
Ho udito il distante rumore metallico dei picconi e delle pale,
Hanno rimosso le travi, teneramente mi riportano alla vita.

Giaccio disteso nell’aria della notte con la camicia rossa, il silenzio


che pervade tutto è a mio vantaggio,
Dopo tutto giaccio senza dolore, esausto ma non così infelice,
Bianchi e belli sono i volti intorno a me, le teste sono scoperte senza
gli elmetti,
La folla in ginocchio scolorisce alla luce delle torce.

I lontani e i morti resuscitano,


Si mostrano come le meridiane o si muovono come le lancette di me
– sono io l’orologio.
Sono un vecchio artigliere, racconto del bombardamento del mio forte,
sono lì di nuovo.
Ancora la sveglia dei tamburi, ancora il cannone che attacca, i mortai,
gli obici,
Ancora una volta quelli sotto tiro rispondono ai cannoni,
Prendo parte, vedo e sento tutto,
Le grida, le imprecazioni, il boato, i plausi per colpi ben mirati,
L’ambulanza che passa lentamente con il suo rosso gocciolio,
Gli operai verificano i danni, e fanno riparazioni indispensabili
La caduta delle granate attraverso il tetto sfondato, l’esplosione a
ventaglio,
Il sibilo di arti, teste, pietra, legno, ferro su per aria.

Ancora gorgoglia la gola del mio generale morente che agita


furiosamente la mano,
Rantola attraverso il fumo, Non vi preoccupate di me – preoccupatevi –
delle trincee.

Non ti racconto la caduta di Alamo, nessuno è scampato alla caduta


per raccontare la caduta di Alamo,
I centocinquanta sono ancora muti ad Alamo.

Udite ora il racconto di un’alba nera come l’inchiostro,


Ascolta l’assassinio a sangue freddo di quattrocentododici giovani.

Ritirandosi si sono disposti in vuoto quadrato, trincerandosi dietro il


loro equipaggiamento,
Novecento vite dell’accerchiamento nemico nove volte più numerosi
di loro, fu il prezzo che chiesero in anticipo,
Il loro colonnello era ferito e le loro munizioni esaurite,
Trattarono per una onorevole resa, ricevendone incartamenti e sigillo,
consegnarono le armi, tornarono marciando come prigionieri
di guerra.

Erano la gloria del gruppo della polizia a cavallo,


Senza pari a cavallo, con il fucile, nel canto, a tavola, nel
corteggiamento,
Grandi e grossi, turbolenti, coraggiosi, belli, generosi, fieri, affettuosi,
Barbuti, bruciati dal sole, vestiti con i comodi abiti dei cacciatori,
Nessuno oltre i trent’anni.

Al mattino della seconda domenica furono portati fuori a squadre e


massacrati – era un bellissimo inizio d’estate,
Il lavoro cominciò intorno alle cinque e per le otto era finito.
Nessuno obbedì all’ordine d’inginocchiarsi,
Alcuni tentarono una folle inutile corsa, alcuni rimasero dritti e
inflessibili,
Alcuni caddero subito, colpiti alla testa o al cuore, vivi e morti
giacevano insieme,
I mutilati e i maciullati uccisi nel fango i nuovi arrivati li videro così,
Alcuni mezzi morti tentarono di allontanarsi strisciando,
Questi vennero finiti con le baionette, o abbattuti con i calci dei
moschetti,
Un giovane che non aveva ancora diciassette anni afferrò il suo
assassino che accorsero in due a liberare,
I tre erano tutti laceri e ricoperti dal sangue del giovane.

Alle undici cominciarono a bruciare i corpi;


Questo è il racconto dell’uccisione di quattrocentododici giovani,
E questa fu un’alba nera come l’inchiostro.

Hai letto nei libri di mare di come combattevano un tempo le fregate?


Hai letto chi ha vinto alla luce della luna e delle stelle?

Il nostro nemico non rimase rintanato nella sua nave, te lo dico io,
Aveva un bel fegato come tutti gli inglesi e più forte e autentico di lui
non c’è mai stato, non c’è e mai ci sarà,
Al cadere della sera avanzò, mitragliandoci orribilmente.

Ci accostammo; i pennoni imbrogliati, i cannoni si sfioravano,


Il mio capitano agganciò le due navi con le sue stesse mani.

Avevamo ricevuto circa diciotto libbre di colpi sott’acqua,


Sul nostro ponte inferiore due larghi pezzi erano esplosi al primo
fuoco, uccidendo tutti intorno ed esplodendo in aria.

Erano le dieci di sera, la luna piena brillava, le falle si allargavano


con cinque piedi di acqua dichiarata,
Il capitano libera i prigionieri confinati sotto coperta per dare loro una
possibilità di mettersi in salvo.
Il passaggio alle stive fu bloccato dalle sentinelle,
Vedevano tante facce che non sapevano più di chi potersi fidare.

La nostra fregata era in fiamme, l’altra chiese se ci arrendevamo, se i


nostri colori erano ammainati e la battaglia conclusa.

Io risi contento quando udii la voce del mio piccolo capitano,


Non abbiamo ammainato, gridò senza scomporsi, Abbiamo appena
cominciato la nostra parte di combattimento.

Solo tre cannoni funzionavano,


Uno fu puntato dallo stesso capitano contro l’albero maestro del nemico,
Due, ben carichi di munizioni, fecero tacere i moschetti degli
avversari e sgombrarono i ponti.

Solo i gabbieri assecondarono il fuoco di questa piccola batteria


soprattutto il gabbiere di maestra,
Tutti si comportarono bene durante la battaglia.

Non si fermarono nemmeno un momento,


Le falle raggiunsero velocemente le pompe, il fuoco avanzò verso il
magazzino delle polveri,
Una delle pompe esplose, tutti pensammo che stessimo affondando.

Il piccolo capitano restava tranquillo,


Non aveva fretta, la voce né alta né bassa,
I suoi occhi emanavano più luce delle lanterne da combattimento.

Verso mezzanotte, lì ai raggi della luna, si arresero.

La mezzanotte stava distesa e silenziosa,


Due grandi gusci immobili in braccio all’oscurità,
Il nostro vascello crivellato affondava lentamente, preparativi per
passare a quello che avevamo conquistato,
Il capitano sul ponte di comando che freddo impartiva gli ordini con
un volto bianco come un lenzuolo,
Lì accanto il cadavere del fanciullo che serviva in cabina,
Il volto morto di un vecchio lupo di mare con lunghi capelli bianchi e
baffi arricciati con cura,
Le fiamme, nonostante l’impegno, guizzavano in alto e in basso,
Le voci rauche di due o tre ufficiali ancora in forze,
Cataste di corpi, corpi isolati, schizzi di carne sull’albero maestro e
sull’alberatura,
Pezzi di cime, attrezzature ciondolanti, colpi leggeri delle placide
onde,
Cannoni neri e insensibili, pacchetti di polvere gettati via, odori
intensi,
Delicati effluvi di brezza marina, profumi di erba, di cartucce e di campi
vicini alle coste, messaggi di morti affidati ai sopravvissuti,
Il sibilo del bisturi del chirurgo, i denti voraci della sua sega,
Respiri affannosi, suoni chiocci, lo stillare del sangue che cade,
corte urla selvagge, lunghi lenti gemiti che vanno
assottigliandosi,
Così, irrimediabilmente.

Cristo! Una fitta mi afferra!


Quel che disse il ribelle aggiustandosi disinvolto il cappio alla gola
Quello che disse il selvaggio sul ceppo, con le orbite vuote e la bocca che schizzava grida di sfida,
Quel che arresta il viandante che arriva alla volta del Mount Vernon,
Quel che fa rinsavire il ragazzo di Brooklyn mentre guarda giù lungo
le scogliere del Wallabout e si ricorda delle navi da galera,
Quello che ha infiammato le gengive della giubba rossa a Saratoga
quando ha consegnato le sue brigate,
Questi diventano miei e io divento ognuno di loro ed essi sono
piccola cosa,
Divento ancor più di quel che voglio.

Io divento qui ogni presenza o verità umana,


E mi vedo in prigione sotto forma di un altro,
E sento una pena opprimente e incessante.

Per me i secondini mettono in spalla i fucili e montano di guardia,


Sono io a essere rilasciato al mattino e rinchiuso la sera.

Nessun ribelle cammina ammanettato verso la prigione, se io, a lui


ammanettato, non cammino al suo fianco,
Non sono tanto un jolly quanto una persona silenziosa con le labbra
contratte imperlate di sudore.

Nessun giovane viene arrestato per furto, se anch’io non mi alzo per
essere processato e giudicato.

Nessun malato di colera emette il suo ultimo respiro, se anch’io non


emetto il mio ultimo respiro,
Il mio volto è cinereo, i miei nervi contratti, e la gente da me si ritrae.

I mendicanti si incarnano in me, e io sono incarnato in loro,


Stendo il cappello, siedo e mi vergogno, chiedo l’elemosina.

Mi alzo estatico attraverso tutto questo, avanzo in perfetto equilibrio,


Il vorticoso, vorticoso girare, mi è congeniale.

In qualche modo ho perso i sensi. State indietro!


Date tregua alla mia testa stordita, ai sonni, ai sogni, e allo stupore,
Mi scopro sull’orlo di un mio errore abituale.

Possa io dimenticare denigratori e insulti!


Possa io dimenticare le lacrime stillanti e i colpi dei randelli e dei
martelli!
Possa io guardare con occhio distaccato la mia crocifissione e corona
di spine!

Ricordo, riassumo la frazione troppo a lungo trascurata,


La tomba nella roccia moltiplica quel che le è stato affidato, o
affidato ad altra tomba,
I corpi risorgono, le profonde ferite rimarginano, le catene rotolano via.
Io avanzo con il gruppo pieno di rinnovato vigore, come uno
qualunque di un interminabile corteo,
Procediamo per le strade dell’Ohio, Massachussetts, Virginia,
Wisconsin, Isola di Manhattan, New Orleans, Texas,
Montreal, San Francisco, Charleston, Havana, Messico,
All’interno o lungo le coste marine o le linee di confine, superando
ogni linea di confine.

I nostri ordini veloci si stanno diffondendo per tutta la terra,


I fiori che portiamo sui cappelli sono il prodotto di duemila anni.

Eleves, vi saluto!
Vedo l’avvicinarsi dei vostri innumerevoli gruppi, io vedo che vi
capite tra voi e capite me,
E sapete che chi ha occhi è divino, e che i ciechi e gli zoppi sono
anch’essi divini,
E che i miei passi si trascinano dietro ai vostri, eppure li precedono,
E sapete bene che io sto con voi non più di quanto stia con chiunque
altro.

Il selvaggio cordiale e esuberante, Chi è?


Sta aspettando la civiltà? O l’ha superata e la controlla?

È uno che viene dal Sudovest, allevato all’aria aperta? È canadese?


Viene dalle terre del Mississippi? Dall’Iowa? Oregon, California?
Dalle montagne? Dalla vita delle praterie o dei boschi? Dal mare?

Dovunque vada uomini e donne lo accettano e lo desiderano;


Desiderano piacergli, che li tocchi, parli e stia con loro.

Un comportamento senza leggi come i fiocchi di neve, parole semplici


come l’erba, capelli spettinati, risa, ingenuità,
Piedi che camminano lentamente, modi ed espressioni comuni,
Scendono in forme nuove dai polpastrelli delle sue dita,
Si propagano con l’odore del suo corpo o del suo alito, si alzano in
volo dallo sguardo dei suoi occhi.

Sole sfacciato, non ho bisogno del tuo calore, torna a coricarti!


La tua luce è solo in superficie, io forzo le superfici e anche le
profondità.

Terra! Sembri cercare qualcosa nelle mie mani,


Di’, vecchia trottola! Che vuoi?
Uomo e donna! Potrei dirvi quanto vi amo ma non posso,
E potrei dire quello che è in me, e quello che è in te, ma non posso,
E potrei dirvi i miei struggimenti, i miei palpiti di notte e di giorno.

Guarda! Non faccio sermoni né un po’ di carità,


Ciò che do lo traggo da me stesso.

Tu lì, impotente, con le ginocchia deboli, apri le tue costole avvolte in


sciarpe che io possa soffiarvi dentro un po’ di coraggio,
Apri le palme delle mani e solleva i risvolti delle tasche,
Non voglio dinieghi, io pretendo, ho magazzini pieni in abbondanza e
me ne avanza,
E tutto ciò che ho lo regalo;
Non ti chiedo chi sei, non è importante per me,
Non puoi fare o essere niente se non ciò che vorrò infondere dentro di te.

Verso chi si affatica nei campi di cotone o verso un pulitore di latrine


mi volgo – sulla sua guancia destra depongo il bacio di chi è
di famiglia,
E in cuor mio giuro che mai lo rinnegherò.

Nelle donne atte a concepire io faccio nascere bambini più grandi e


più svegli,
Oggi stesso getto il seme per repubbliche molto più ardite.

Verso chiunque sta morendo, lì accorro e giro il pomello della porta,


Tiro giù le coperte verso il fondo del letto,
E lascio che il medico e il prete se ne vadano a casa.

Afferro l’uomo in declino, lo sollevo con indomita volontà.

O uomo disperato, aggrappati al mio collo,


Per Dio! Non devi cadere! Appoggiati a me con tutte le forze.

Ti dilato col mio fiato possente, ti reggo a galla,


Ogni stanza della casa riempio di un esercito armato, sono tutti miei
amanti, che scompigliano le tombe,
Dormi! Io insieme a loro monterò di guardia tutta la notte,
Non dubitare, nessun morto oserà mettere un dito su di te,
Ti ho abbracciato, e quindi appartieni a me,
E quando ti alzi al mattino troverai che ciò che ti dico è vero.

Sono colui che porta aiuto ai malati che ansimano supini,


E agli uomini forti e retti porto un aiuto di cui hanno ancora più bisogno.

Ho udito quel che è stato detto dell’universo,


L’ho sentito tante volte ripetere per migliaia di anni;
Non c’è male, per ora, ma è tutto qui quel che c’è da dire?

Ingrossando e applicando, io vengo,


Superando fin dall’inizio i vecchi prudenti mercanti da strapazzo,
Tutto quel che offrono al genere umano e all’eternità è meno di uno
schizzo del mio liquido seminale,
Prendo io stesso le esatte dimensioni di Jahvè – facendo la litografia
di Crono, Zeus suo figlio, Ercole suo nipote – comprando
ritratti di Osiride, Iside, Baal, Brama, Budda – nel mio album
mettendo Manitù sciolto, Allah su un foglio, in un’incisione
il crocifisso – con Odino e l’orribile faccia di Mexitli, e ogni
idolo e immagine,
Prendendoli per quello che valgono, e non un centesimo di più,
Riconoscendo che sono stati vivi e che hanno svolto il lavoro del loro tempo,
Riconoscendo che hanno portato briciole, come per uccellini implumi
che ora debbono alzarsi in volo e cantare per proprio conto,
Accettando i rozzi abbozzi deifici che si realizzeranno meglio in me –
donandoli liberamente a ogni uomo o donna che vedo,
Scoprendone altrettanti, e forse più, in un costruttore che costruisce
una casa,
Dando più credito a lui, lì con le sue maniche arrotolate, che usa la
mazza e lo scalpello,
Non obbiettando a rivelazioni speciali, considerando un ricciolo di
fumo o un pelo sul dorso della mia mano altrettanto degni di
curiosità di qualsiasi altra rivelazione,
Chi sta a bordo dei carri dei pompieri e poi su ganci, scale e funi per
me non è da meno degli dèi delle antiche guerre,
Attento al suono delle loro voci attraverso lo schianto della distruzione,
I loro arti abbronzati che passano incolumi sui cannicci improvvisati,
le loro fronti bianche sane e salve fuori dalle fiamme,
Accanto alla moglie del meccanico con il figlio attaccato al seno che
intercede per ogni nato,
Tre falci al tempo del raccolto che sibilano in fila da tre angeli robusti
con le camicie rigonfie in vita,
Lo stalliere con i denti spezzati e i capelli rossi che redime i peccati
passati e a venire,
Venduto tutto ciò che possedeva, viaggia a piedi per pagare gli
avvocati per suo fratello e gli siede accanto mentre quello
viene processato per falso;
Quel che è stato seminato in spazi più ampi, che viene seminato in
una pertica quadrata intorno a me, e ora non riempie
nemmeno la pertica quadrata,
Il toro e l’insetto mai venerati abbastanza,
Sterco e sporcizia più ammirevoli di quanto si sia potuto immaginare,
Il soprannaturale che non conta nulla – io stesso aspetto il mio mo
mento per diventare uno dei supremi,
Il giorno che sta arrivando per me in cui compirò tanto bene quanto
ne fa il migliore, e sarò altrettanto prodigioso,
Sicuro che a quel punto non mi importerà molto ricevere
incoraggiamenti dal pulpito o dalla stampa;
Corbezzoli! Sarò già diventato un creatore!

Mettendomi qui e ora nel ventre in agguato delle ombre!


Un richiamo in mezzo alla folla,
La mia voce, tonda, trascinante, definitiva.

Venite figli miei,


Venite ragazzi e ragazze mie, mie donne, familiari, intimi,
Ora l’esecutore lancia il suo pezzo forte, ha ripassato il preludio sui
suoi flauti interiori.

Scritte con facilità, corde suonate con dita sciolte! Sento il vibrare del
loro climax e del finale.

La testa mi gira sul collo,


La musica scorre ma non dall’organo – la gente mi sta intorno ma non
sono miei famigliari.

Sempre il terreno duro che non cede,


Sempre quelli che mangiano e bevono, mai il sole che sorge e
tramonta, sempre l’aria e le incessanti maree,
Sempre io e i vicini, rinfrescanti, maligni, reali,
Sempre il vecchio insolubile quesito, sempre quella spina nel pollice,
quegli aliti di pruriti e di arsure,
Sempre il grido di colui che affligge! Che affligge! Fino a che
scoveremo dove si nasconde l’astuto e lo tireremo fuori;
Sempre amore, sempre il singhiozzante spirito di vita
Sempre la benda sotto il mento, sempre i catafalchi di morte.

Camminando qua e là con le monetine sugli occhi,


Per nutrire i desideri del ventre corteggiando liberamente i cervelli,
Comprando biglietti, prendendo, vendendo, ma senza andare alla festa
nemmeno una volta,
Molti sudando, zappando, facendo cose spregevoli e allora la beffa
invece del pagamento,
Alcuni posseggono pigramente e questi continuamente reclamano il
grano.

Questa è la città, e io sono uno dei cittadini,


Qualunque cosa interessa il resto interessa me – politica, mercati,
giornali, scuole, società benevole, miglioramenti, banche,
tariffe, navi a vapore, fabbriche, scorte, beni immobili, beni personali.
Quelli che perdono tempo e chiacchierano con i loro colletti inamidati
e giacche con le code, so chi sono – non sono vermi o
mosche,
Riconosco i cloni di me stesso – i più deboli e vuoti sono per me
immortali,
Ciò che faccio e dico serve anche loro;
Ogni pensiero che si agita in me si agita anche in loro.

Conosco perfettamente il mio egotismo,


Conosco le mie parole onnivore, e non posso dire niente di meno,
E chiunque tu sia vorrei afferrarti e farti volar via con me.

Le mie sono parole che interrogano e servono a indicare la realtà;


Questo libro stampato e rilegato – ma lo stampatore, e il ragazzo della
stamperia?
La condizione e anche i beni del matrimonio – ma il corpo e la mente
dello sposo? e anche quello della sposa?
La vista sul mare – ma il mare medesimo?
Le fotografie ben fatte – ma tua moglie o la persona amica stretta e
ben salda tra le tue braccia?
La flotta delle navi di linea e tutte le moderne migliorie – ma l’abilità
e il coraggio dell’ammiraglio?
I piatti, il prezzo, l’arredamento – ma l’oste e l’ostessa e lo sguardo
che emana dai loro occhi?
Il cielo lassù – ma qui o nella casa vicina, o al di là della strada?
I santi e i saggi della storia – ma tu?
Sermoni, credenze, teologia – ma il cervello umano, e ciò che
chiamiamo ragione, e ciò che chiamiamo amore, e che
chiamiamo vita?

Non vi disprezzo preti,


La mia è la più grande e la più piccola delle fedi,
Che racchiude tutti i culti antichi e moderni, e tutti quelli a metà tra
antichi e moderni,
Che crede che tornerò su questa terra tra cinquemila anni,
Che aspetta risposte dagli oracoli, onorando gli dèi, salutando il sole,
Che fa un feticcio della prima roccia o del primo ceppo, facendo un
powow con i bastoni nel cerchio dell’obis,
Che aiuta il lama o il bramino mentre ornano le lampade degli idoli,
Che danza ancora nelle strade seguendo una processione fallica –
rapito e austero nei boschi, un ginnosofista,
Che beve idromele da un cranio, ammiratore di shasta e veda
interessato al corano,
Che cammina per il teokallis, macchiato del sangue della pietra o del
coltello, suonando il tamburo di pelle di serpente,
Che accetta i vangeli, accettando lui che è stato crocifisso, sapendo
per certo che è divino,
A messa m’inginocchio, alla preghiera del puritano mi alzo, siedo
pazientemente in un banco,
Parlando in modo esaltato e schiumando nei miei momenti di crisi,
aspettando come morto fino a che il mio spirito mi risvegli,
Guardando avanti sul selciato e sulla terra, e oltre il selciato e la terra,
Facendo parte di chi percorre i gradini del circuito del circuiti.

Uno di questi gruppi centripeti e centrifughi, io mi giro e parlo come


un uomo che lascia disposizioni prima di partire per un viaggio.

Voi pieni di dubbi, giù di corda, tardi ed esclusi,


Frivoli, accigliati, depressi, arrabbiati, afflitti, scoraggiati, ateisti,
Conosco ognuno di voi, conosco i muti interrogatori,
Per esperienza li conosco.

Come schizzano le code delle balene!


Come si contorcono, veloci come lampi, con spasmi e getti di sangue!

Rassegnatevi, maledetti dubbiosi e cupi musoni,


Prendo il mio posto in mezzo a voi come in mezzo a chiunque altro,
Il passato è la spinta per te, me, tutti, precisamente la stessa,
Giorno e notte sono per te, me, tutti,
E ciò che ancora non è stato provato e viene dopo è per te, me, tutti,
precisamente allo stesso modo.

Io non so che cosa non è stato ancora provato e viene dopo,


Ma so che è sicuro, vivo, sufficiente.

Chiunque passi viene considerato, chiunque si fermi viene


considerato, nessuno può non farcela.

Non può non farcela il giovane che è morto ed è stato sepolto,


Né la giovane donna che è morta ed è stata messa al suo fianco,
Né il piccolo che si è affacciato alla porta, e si è tirato indietro e non
si è visto mai più,
Né il vecchio che è vissuto senza uno scopo, e se ne rende conto con
un’amarezza peggiore del fiele,
Né chi nell’ospizio dei poveri è rovinato dal rum e dalle cattive
abitudini,
Né tutti quelli che sono stati massacrati e distrutti, né il bestiale kobu
chiamato spazzatura dell’umanità,
Né quei sacchi che galleggiano con le bocche aperte solo perché gli si
getti dentro del cibo,
Né nessuna cosa sulla terra o giù nelle più vecchie tombe della terra,
Né nulla nelle miriadi di sfere, né nessuno delle miriadi di miriadi che
le abitano,
Né il presente, né il minimo fuscello che si conosca.

È tempo che mi spieghi – alziamoci in piedi.

Ciò che si conosce lo strappo via, lancio tutti gli uomini e le donne in
avanti con me dentro l’ignoto.

L’orologio indica il momento, ma che cosa indica l’eternità?

L’eternità sta in contenitori senza fondo, i suoi secchi salgono su


continuamente,
Versano, versano e svaporano.

Abbiamo fin’ora esaurito trilioni d’inverni e di estati,


Ce ne sono trilioni che devono ancora venire, e ancora trilioni davanti a
quelli.
Le nascite ci hanno portato ricchezza e varietà,
E altre nascite ci porteranno ricchezza e varietà.

Non dico che uno è più grande e uno più piccolo,


Ciò che occupa un periodo e un luogo è uguale a qualunque altro.

Il pensiero umano è stato assassino o geloso nei tuoi confronti,


fratello, sorella mia?
Mi dispiace per te, non sono assassini o gelosi nei miei confronti,
Tutti sono stati gentili con me, non tengo conto dei lamenti;
Che me ne faccio dei lamenti?
Io sono il culmine delle cose realizzate, e sono il contenitore di quelle
che devono venire.

I miei piedi colpiscono un apice degli apici delle scale,


Su ogni gradino grappoli di età e grappoli ancora più grandi tra un
gradino e l’altro,
I gradini inferiori debitamente percorsi e io salgo e salgo ancora.
Man mano che salgo si inchinano i fantasmi dietro di me,
Molto più in basso vedo il grande primo Niente, so di essere stato
anche là,
Ho aspettato senza essere visto e sempre, e ho dormito tra le nebbie
del letargo,
E mi sono preso il mio tempo e non sono stato ferito dal fetido carbonio.

A lungo sono stato stretto in un abbraccio – a lungo, a lungo.

Immensi sono stati i preparativi per me,


Fedeli e amichevoli le braccia che mi hanno aiutato.

Stagioni hanno traghettato la mia culla remando e remando come


allegri barcaioli,
Per farmi spazio le stelle si sono fatte da parte nelle loro orbite,
Hanno mandato i loro influssi a prendersi cura di ciò che doveva
reggermi.

Prima di nascere da mia madre generazioni mi hanno guidato,


Il mio embrione non è mai stato intorpidito, niente avrebbe potuto
soffocarlo,
Per lui una nebulosa si è compattata in un’orbita, le lunghe, lente
falde si sono sovrapposte per sostenerlo, enormi vegetali
lo hanno nutrito,
Mostruosi dinosauri lo hanno portato in bocca e depositato con cura.

Ogni forza è stata impiegata assiduamente per completarmi e dilettarmi,


Ora sto con la mia anima in questo punto.

Spanna di gioventù! Elasticità sempre tesa! Età adulta, equilibrata,


florida, piena!
I miei amori mi soffocano!
Si affollano sulle mie labbra, fitti nei pori della mia pelle,
Mi spingono per le strade e nei luoghi pubblici, di notte vengono da
me, nudi,
Gridando di giorno Ohe! Dalle rocce del fiume oscillando e
cinguettando sulla mia testa
Chiamandomi per nome dalle aiuole, vigne, intricati cespugli,
O mentre nuoto facendo il bagno o bevo dalla fontanella all’angolo o
mentre scende il sipario all’opera, o lancio un’occhiata al volto
di una donna sul vagone di un treno,
Illuminando ogni momento della mia vita,
Sbaciucchiano il mio corpo con soffici baci fragranti,
Riversando senza far rumore, a piene mani dai loro cuori per
riempirne il mio.

Età avanzata che si erge superbamente! Grazia ineffabile dei giorni


che vanno morendo!

Ogni condizione promulga non solo se stessa, sparge ciò che cresce
dopo di sé e da sé,
E gli oscuri silenzi evocano tanto quanto tutto il resto.

Apro di notte il mio relitto e vedo i sistemi spruzzati lontano,


E tutto ciò che vedo moltiplicato per la cifra più alta che posso
immaginare, arriva solo al limite dei sistemi più remoti.

Si allargano, si allargano, spandendosi senza sosta,


Fuori, fuori, sempre più fuori.

Il mio sole ha il suo sole che obbediente gli ruota intorno,


Esso si unisce con i suoi compagni a un gruppo di superni circuiti,
E segue un gruppo più grande che riduce in schegge i più grandi fra
loro.

Non c’è discontinuità e mai ci potrà essere,


Se io, tu, i mondi, ogni cosa sopra o sotto la superficie, ogni vita
palpabile, fossimo in questo momento ricondotti a un pallido
galleggiare, alla lunga non servirebbe a nulla,
Certamente arriveremo ancora dove ci troviamo ora,
E certamente ancora andremo molto più lontano, e poi più lontano, e
più lontano ancora.

Alcuni quadrilioni di ere, alcuni ottilioni di leghe al cubo, non


minacciano l’arco del tempo, né lo rendono impaziente,
Non sono che parti, ogni cosa è solo una parte.

Guarda lontano quanto vuoi c’è uno spazio senza limiti al di fuori di
questo,
Conta fin che vuoi, c’è un tempo senza limiti intorno a questo.

Il mio rendez-vous è stato fissato,


Il Signore sarà lì e aspetterà che io arrivi al momento giusto,

So di avere la meglio su tempo e spazio, non sono mai stato misurato,


e mai sarò misurato.

Percorro a piedi un viaggio perpetuo,


Le mie insegne sono un cappotto impermeabile, buone scarpe e un
bastone tagliato nei boschi,
Nessun amico si siede comodamente sulla mia poltrona,
Non ho poltrone, né chiese né filosofie,
Non conduco nessuno al tavolo da pranzo, in biblioteca, in Borsa,
Ma ognuno di voi, uomini e donne, conduco su un poggio,
Con la mano sinistra ti cingo la vita, e con la destra indico paesaggi e
continenti, e una semplice strada statale.

Né io, né nessun altro può percorrerla al posto tuo,


Devi percorrerla da solo.

Non è lontana, è a portata di mano,


Forse sei stato lì da quando sei nato, senza saperlo,
Forse la trovi dovunque per mare e per terra.

Metti il sacco in spalla, io il mio, e andiamo,


Splendide città e nazioni libere raggiungeremo nel nostro cammino.

Se sei stanco dammi i due sacchi e posami la mano morbida sul


fianco,
E al momento giusto mi ripagherai il favore,
Perché una volta partiti non ci fermeremo più.

Oggi prima dell’alba sono salito su un colle e ho guardato il cielo


affollato,
E ho detto al mio spirito, Quando avremo abbracciato quelle orbite e
il piacere e la conoscenza di ogni cosa in esse, saremo pieni e
soddisfatti, allora?
E il mio spirito mi ha detto, No, spianeremo quel limite per passare e
proseguire oltre.

Anche tu mi stai facendo domande, e io ti ascolto,


Rispondo di non saper rispondere, devi scoprirlo da solo.

Siedi per un po’, viandante,


Ecco dei pani da mangiare e del latte da bere,
Ma appena avrai dormito e indossato abiti puliti, certamente ti darò
un bacio d’addio e ti aprirò il cancello perché tu esca da lì.

Hai sognato abbastanza a lungo spregevoli sogni,


Ora ti lavo il fango dagli occhi,
Ti devi abituare al fulgore della luce, e di ogni momento della tua
vita.
Per troppo tempo hai arrancato timidamente nell’acqua reggendoti a
una tavola lungo la scogliera,
Ora voglio che tu sia un nuotatore audace,
Che ti spinga in mezzo al mare, riemerga, mi faccia un cenno, gridi e
corra ridendo con i capelli al vento.

Sono il maestro degli atleti,


Chi accanto a me, mostra un torace più ampio del mio, conferma la
larghezza del mio,
Fa onore al mio stile colui che impara da me a annientare il maestro.

Il ragazzo che amo, proprio lui diventa uomo, non di riflesso, ma per
un suo proprio diritto,
Malvagio, piuttosto che virtuoso per paura del conformismo,
Tenero con l’innamorata, capace di gustare una bistecca,
L’amore non corrisposto o un’offesa lo lacerano più di una ferita da
taglio,
Bravissimo a cavalcare, combattere, centrare un bersaglio, navigare su
uno scafo, cantare una canzone, o suonare il banjo,
Preferisce cicatrici o volti segnati dal vaiolo agli sbarbati e a quelli
che si riparano dal sole.

Insegno ad allontanarsi da me, eppure chi può tenersi lontano da me?


Ti seguo, chiunque tu sia, da questo momento,
Le mie parole ti solleticheranno le orecchie fino a che le capirai.

Non dico queste cose per un dollaro, o per passare il tempo mentre
aspetto il battello,
Sei tu che parli tanto quanto me, io ti faccio da lingua,
Era legata nella tua bocca, nella mia comincia a sciogliersi.

Giuro che non parlerò mai più d’amore o di morte in una casa,
E giuro che non tradurrò mai me stesso, se non a colui o a colei che
sta da solo con me all’aria aperta.

Se mi vuoi capire, vai sulle scogliere o sulla riva,


Il moscerino che passa è già una spiegazione, e una goccia o un
movimento di onde, una chiave,
Il maglio, il remo, la sega a mano assecondano le mie parole.

Nessuna stanza sbarrata o scuola può andare d’accordo con me,


Ma furfanti e bambini più di loro.

Il giovane meccanico mi è più vicino, mi conosce abbastanza bene,


Il tagliaboschi che prende l’ascia e la brocca mi porta con sé tutto il
giorno,
Il giovane contadino che zappa il terreno si rallegra al suono della
mia voce,
Sui vascelli che navigano, navigano le mie parole – vado con
pescatori e uomini di mare e li amo,
Il mio viso si strofina contro il viso del cacciatore quando si stende
da solo sotto la sua coperta,
Il vetturino pensando a me non fa più caso al sobbalzo della
carrozza,
La giovane madre e la vecchia madre mi comprendono,
La ragazza e la donna sposata poggiano l’ago e per un attimo non
sanno più dove sono,
E con tutti gli altri vorrebbero riassumere quel che ho detto loro.

Ho detto che l’anima non è più del corpo,


E ho detto che il corpo non è più dell’anima,
E niente, Dio neppure, è per qualcuno più grande del proprio io,
E chiunque cammina anche per pochi passi senza compassione,
cammina al proprio funerale, avvolto nel suo sudario,
E io e te senza un centesimo in tasca, possiamo comprare tutto il
meglio che c’è al mondo,
E dare un’occhiata o mostrare un fagiolo nel suo baccello, confonde il
sapere di di tutti i tempi
E non c’è commercio o impiego in cui il giovane che lo esercita non
possa diventare un eroe,
E non c’è oggetto tanto morbido che non possa fare da mozzo alla
ruota
E ogni uomo o donna starà impassibile e accigliato davanti a un
milione di universi.

E io dico al genere umano, non essere curioso di Dio,


Perché io che sono curioso di tutto, non sono curioso di Dio,
Nessun elenco di termini può dire quanto io sia in pace nei confronti
di Dio e della morte.

Ascolto e vedo Dio in ogni oggetto, eppure non capisco Dio neppure
un po’,
Né capisco chi possa essere più meraviglioso di me.

Perché dovrei desiderare di vedere Dio meglio di quanto lo veda oggi?


Vedo qualcosa di Dio ogni ora delle ventiquattro e ogni minuto di quell’ora,
Nei volti di uomini e donne vedo Dio, e nel mio stesso volto allo
specchio,
Trovo lettere lasciate cadere per strada da Dio e ognuna è firmata col
nome di Dio,
E le lascio dove sono, perché so che puntualmente ne arriveranno
altre sempre e per sempre.
E quanto a te, morte, e te, amaro abbraccio di mortalità, è inutile che
proviate a spaventarmi.

Al suo lavoro, senza indietreggiare l’accoucheur4 arriva,


Vedo l’anziana mano, che preme, riceve, sostiene,
Mi piego verso le soglie delle porte squisitamente flessibili, osservo
l’uscita, osservo il sollievo e la fuoriuscita.
E quanto a te, cadavere, penso che sei un buon concime, ma questo
non mi offende,
Odoro le candide rose che emanano un dolce profumo e crescono,
Raggiungo le labbra a forma di foglie, raggiungo i seni levigati dei
meloni.

E quanto a te, vita, so che sei ciò che vive di molte morti,
Senza dubbio sono già morto io stesso diecimila volte.

Vi odo bisbigliare lassù stelle del cielo,


O soli, o erba delle tombe, o perpetui progressi e sviluppi, se voi non
dite niente come posso dire qualcosa io?

Della torbida pozzanghera che si stende nella foresta autunnale,


Della luna che discende i pendii del sospirante crepuscolo,
Guizzate scintille del giorno e del crepuscolo! Guizzate nei gambi
neri che marciscono nel letame!
Guizzate nel gemente borbottio dei rami secchi!

Vengo su dalla luna, vengo su dalla notte,


E scorgo il bagliore spettrale dei raggi riflessi,
E sfocio nel fisso e centrale dal germoglio piccolo o grande.

C’è questo in me – non so cosa sia – ma so che è in me.

Contratto e sudato, poi calmo e disteso diventa il mio corpo,


Dormo – dormo a lungo.

Non so – è senza nome – è una parola non detta,


Non è in nessun dizionario, espressione o simbolo.

Qualcosa su cui oscilla, più grande della terra su cui oscillo io,
Gli è amica la creazione che abbracciandomi mi sveglia.

Forse dovrò dire di più. Tracce! Supplico per i miei fratelli e


sorelle.
Vedete, fratelli e sorelle mie?
Non si tratta di caos o di morte – è forma, unione, programma – è vita
eterna – è felicità.

Il passato e il presente avvizziscono – li ho riempiti, li ho svuotati,


E procedo a colmare la mia prossima piega del futuro.

Tu che ascolti làssu! Tu qui! Cosa devi confidarmi?


Guardami in faccia mentre fiuto la furtiva venuta della sera,
Parla onestamente, nessun altro ti ascolta, e io rimango solo un
minuto di più.

Mi contraddico?
Molto bene, allora, mi contraddico,
Sono largo, contengo moltitudini.

Mi concentro su chi mi è vicino, aspetto sulla soglia della porta.

Chi ha compiuto la sua giornata di lavoro? Chi ancora prima avrà


finito la cena?
Chi vuole camminare con me?

Parlerai prima che me ne vada? O quando sarà troppo tardi?

Il falco picchiettato mi vola accanto e mi accusa – si lamenta delle


mie chiacchiere e del mio perdere tempo.

Neanch’io sono domato, neanche un po’ – anch’io sono intraducibile,


Emetto il mio barbarico urlo sopra i tetti del mondo.

Si trattiene per me l’ultimo guizzo del giorno,


Dopo le altre scaglia la mia sembianza, altrettanto fedele sugli
ombrosi deserti,
Alla bruma e al crepuscolo mi attrae.

Volo come l’aria, scuoto i miei riccioli bianchi al sole che fugge,
Effondo il mio lampo in vortici, e lo sospingo in balze frastagliate.

Lascio in eredità me stesso alla terra, per ricrescere dall’erba che


amo,
Se ancora mi vuoi cercami sotto la suola delle scarpe.

Capirai a stento chi sono e cosa voglio dire,


Ma comunque ti porterò salute,
E filtrandolo darò sostanza al tuo sangue.

Se non riesci ad afferrarmi subito, non ti scoraggiare,


Se non mi trovi in un posto, cercami in un altro,
Io da qualche parte mi fermo ad aspettare te.

1Nell’ordine, un abitante dell’Indiana, del Wisconsin, dell’Ohio.


2Dal francese: sapienti.
3Dal francese: l’imboccatura di uno strumento musicale a fiato.
4Dal francese: ostetrico.
Poem of Women

Unfolded only out of the folds of the woman, man comes unfolded,
and is always to come unfolded,
Unfolded only out of the superbest woman of the earth is to come the
superbest woman of the earth,
Unfolded out of the friendliest woman is to come the friendliest man,
Unfolded only out of the perfect body of a woman, can a man be
formed of perfect body,
Unfolded only out of the inimitable poem of the woman can come the
poems of man – only thence have my poems come,
Unfolded out of the strong and arrogant woman I love, only thence
can appear the strong and arrogant man I love,
Unfolded by brawny embraces from the well-muscled woman I love,
only thence come the brawny embraces of the man,
Unfolded out of the folds of the woman’s brain, come all the folds of
the man’s brain, duly obedient,
Unfolded out of the justice of the woman, all justice is unfolded,
Unfolded out of the sympathy of the woman is all sympathy;
A man is a great thing upon the earth, and through eternity – but
every jot of the greatness of man is unfolded out of woman,
First the man is shaped in the woman, he can then be shaped in
himself.
Poesia di donne

Di-spiegato solo da pieghe di donna, l’uomo si di-spiega e dovrà


sempre di-spiegarsi,
Di-spiegata solo dalla suprema donna della terra, verrà la suprema
donna della terra,
Di-spiegato dalla donna più socievole, verrà l’uomo più socievole,
Di-spiegato solo dal corpo perfetto di un donna, potrà un uomo
prendere un corpo perfetto,
Di-spiegate solo dall’inimitabile poesia della donna, potranno nascere
le poesie dell’uomo – e solo da lì sono nate le mie poesie,
Di-spiegatosi dalla donna forte e arrogante che amo, solo da lì potrà
venire l’uomo forte e arrogante che amo,
Di-spiegati dagli abbracci vigorosi della donna forte che amo, solo da
lì verranno gli abbracci vigorosi dell’uomo,
Di-spiegate dalle pieghe del cervello della donna, verranno tutte le
pieghe del cervello dell’uomo, fedele, e obbediente,
Di-spiegata dalla giustizia della donna, ogni giustizia è di-spiegata,
Di-spiegata dalla compassione della donna, c’è tutta la compassione;
L’uomo è una cosa grande, per la terra e per l’eternità – eppure ogni
minima grandezza dell’uomo si di-spiega da una donna,
Solo se prima l’uomo è plasmato nella donna, può poi plasmare se
stesso.
Poem of Salutation

O take my hand, Walt Whitman!


Such gliding wonders! Such sights and sounds!
Such joined unended links, each hooked to the next!
Each answering all, each sharing the earth with all.

What widens within you, Walt Whitman?


What waves and soils exuding?
What climes? what persons and lands are here?
Who are the infants? some playing, some slumbering?
Who are the girls? Who are the married women?
Who are the three old men going slowly with their arms about each
others’ necks?
What rivers are these? What forests and fruits are these?
What are the mountains called that rise so high in the mists?
What myriads of dwellings are they, filled with dwellers?

Within me latitude widens, longitude lengthens,


Asia, Africa, Europe, are to the east – America is provided for in the
west,
Banding the bulge of the earth winds the hot equator,
Curiously north and south turn the axis-ends;
Within me is the longest day, the sun wheels in slanting rings, it does
not set for months,
Stretched in due time within me the midnight sun just rises above the
horizon, and sinks again;
Within me zones, seas, cataracts, plains, volcanoes, groups,
Oceanica, Australasia, Polynesia, and the great West Indian islands.

What do you hear, Walt Whitman?


I hear the workman singing, and the farmer’s wife singing,
I hear in the distance the sounds of children, and of animals early in
the day,
I hear the inimitable music of the voices of mothers,
I hear the persuasions of lovers,
I hear quick rifle-cracks from the riflemen of East Tennessee and
Kentucky, hunting on hills,
I hear emulous shouts of Australians, pursuing the wild horse,
I hear the Spanish dance with castanets, in the chestnut shade, to the
rebeck and guitar,
I hear continual echoes from the Thames,
I hear fierce French liberty songs,
I hear of the Italian boat-sculler the musical recitative of old poems,
I hear the Virginia plantation chorus of negroes, of a harvest night, in
the glare of pine knots,
I hear the strong baritone of the long-shore-men of Manahatta – I hear
the stevedores unlading the cargoes, and singing,
I hear the screams of the water-fowl of solitary northwest lakes,
I hear the rustling pattering of locusts, as they strike the grain and
grass with the showers of their terrible clouds,
I hear the Coptic refrain toward sun-down pensively falling on the
breast of the black venerable vast mother, the Nile,
I hear the bugles of raft-tenders on the streams of Canada,
I hear the chirp of the Mexican muleteer, and the bells of the mule,
I hear the Arab muezzin, calling from the top of the mosque,
I hear Christian priests at the altars of their churches – I hear the
responsive base and soprano,
I hear the wail of utter despair of the white-haired Irish grand-parents,
when they learn the death of their grand-son,
I hear the cry of the Cossack, and the sailor’s voice, putting to sea at Okotsk,
I hear the wheeze of the slave-coffle, as the slaves march on, as the
husky gangs pass on by twos and threes, fastened together
with wrist-chains and ankle-chains,
I hear the entreaties of women tied up for punishment, I hear the
sibilant whisk of thongs through the air,
I hear the appeal of the greatest orator, he that turns states by the tip
of his tongue,
I hear the Hebrew reading his records and psalms,
I hear the rhythmic myths of the Greeks, and the strong legends of the
Romans,
I hear the tale of the divine life and bloody death of the beautiful god,
the Christ,
I hear the Hindoo teaching his favorite pupil the loves, wars, adages,
transmitted safely to this day from poets who wrote three
thousand years ago.

What do you see, Walt Whitman?


Who are they you salute, and that one after another salute you?

I see a great round wonder rolling through the air,


I see diminute farms, hamlets, ruins, grave-yards, jails, factories, pa
laces, hovels, huts of barbarians, tents of nomads, upon the surface,
I see the shaded part on one side where the sleepers are sleeping, and
the sun-lit part on the other side,
I see the curious silent change of the light and shade,
I see distant lands, as real and near to the inhabitants of them as my
land is to me.

I see plenteous waters,


I see mountain peaks – I see the sierras of Andes and Alleghanies, I
see where they range,
I see plainly the Himmalehs, Chian Shahs, Altays, Gauts,
I see the Rocky Mountains, and the Peak of Winds,
I see the Styrian Alps and the Karnac Alps,
I see the Pyrenees, Balks, Carpathians, and to the north the
Dofrafields, and off at sea Mount Hecla,
I see Vesuvius and Etna – I see the Anahuacs,
I see the Mountains of the Moon, and the Snow Mountains, and the
Red Mountains of Madagascar,
I see the Vermont hills, and the long string of Cordilleras;
I see the vast deserts of Western America,
I see the Libyan, Arabian, and Asiatic deserts;
I see huge dreadful Arctic and Antarctic icebergs,
I see the superior oceans and the inferior ones – the Atlantic and Pacific,
the sea of Mexico, the Brazilian sea, and the sea of Peru,
The Japan waters, those of Hindostan, the China Sea, and the Gulf of
Guinea,
The spread of the Baltic, Caspian, Bothnia, the British shores, and the
Bay of Biscay,
The clear-sunned Mediterranean, and from one to another of its
islands,
The inland fresh-tasted seas of North America,
The White Sea, and the sea around Greenland.

I behold the mariners of the world,


Some are in storms, some in the night, with the watch on the lookout,
some drifting helplessly, some with contagious diseases.

I behold the steam-ships of the world,


Some double the Cape of Storms, some Cape Verde, others Cape
Guardafui, Bon, or Bajadore,
Others Dondra Head, others pass the Straits of Sunda, others Cape
Lopatka, others Behring’s Straits,
Others Cape Horn, others the Gulf of Mexico, or along Cuba or
Hayti, others Hudson’s Bay or Baffin’s Bay,
Others pass the Straits of Dover, others enter the Wash, others the
Firth of Solway, others round Cape Clear, others the Land’s
End,
Others traverse the Zuyder Zee or the Scheld,
Others add to the exits and entrances at Sandy Hook,
Others to the comers and goers at Gibraltar or the Dardanelles,
Others sternly push their way through the northern winter-packs,
Others descend or ascend the Obi or the Lena,
Others the Niger or the Congo, others the Hoangho and Amoor,
others the Indus, the Burampooter and Cambodia,
Others wait at the wharves of Manahatta, steamed up, ready to start,
Wait swift and swarthy in the ports of Australia,
Wait at Liverpool, Glasgow, Dublin, Marseilles, Lisbon, Naples,
Hamburgh, Bremen, Bordeaux, the Hague, Copenhagen,
Wait at Valparaiso, Rio Janeiro, Panama,
Wait at their moorings at Boston, Philadelphia, Baltimore, Charleston,
New Orleans, Galveston, San Francisco.

I see the tracks of the rail-roads of the earth,


I see them welding state to state, county to county, city to city,
through North America,
I see them in Great Britain, I see them in Europe,
I see them in Asia and in Africa.

I see the electric telegraphs of the earth,


I see the filaments of the news of the wars, deaths, losses, gains,
passions, of my race.

I see the long thick river-stripes of the earth,


I see where the Mississippi flows, I see where the Columbia flows,
I see the St. Lawrence and the falls of Niagara,
I see the Amazon and the Paraguay,
I see where the Seine flows, and where the Loire, the Rhone, and the
Guadalquivir flow,
I see the windings of the Volga, the Dnieper, the Oder,
I see the Tuscan going down the Arno, and the Venetian along the Po,
I see the Greek seaman sailing out of Egina bay.

I see the site of the great old empire of Assyria, and that of Persia, and
that of India,
I see the falling of the Ganges over the high rim of Saukara.
I see the place of the idea of the Deity incarnated by avatars in human
forms,
I see the spots of the successions of priests on the earth, oracles,
sacrificers, brahmins, sabians lamas, monks, muftis, exhorters,
I see where druids walked the groves of Mona, I see the misletoe and vervain,
I see the temples of the deaths of the bodies of gods, I see the old
signifiers,
I see Christ once more eating the bread of his last supper in the midst
of youths and old persons,
I see where the strong divine young man, the Hercules, toiled
faithfully and long, and then died,
I see the place of the innocent rich life and hapless fate of the
beautiful nocturnal son, the full-limbed Bacchus,
I see Kneph, blooming, dressed in blue, with the crown of feathers on
his head,
I see Hermes, unsuspected, dying, well-beloved, saying to the people,
Do not weep for me, this is not my true country, I have lived
banished from my true country, I now go back there, I return
to the celestial sphere where every one goes in his turn.

I see the battle-fields of the earth – grass grows upon them, and
blossoms and corn,
I see the tracks of ancient and modern expeditions.

I see the nameless masonries, venerable messages of the unknown


events, heroes, records of the earth.

I see the places of the sagas,


I see pine-trees and fir-trees torn by northern blasts,
I see granite boulders and cliffs, I see green meadows and lakes,
I see the burial-cairns of Scandinavian warriors,
I see them raised high with stones, by the marge of restless oceans,
that the dead men’s spirits, when they wearied of their quiet
graves, might rise up through the mounds, and gaze on the
tossing billows, and be refreshed by storms, immensity,
liberty, action.

I see the steppes of Asia,


I see the tumuli of Mongolia, I see the tents of Kalmucks and Baskirs,
I see the nomadic tribes with herds of oxen and cows,
I see the table-lands notched with ravines, I see the jungles and deserts,
I see the camel, the wild steed, the bustard, the fat-tailed sheep, the
antelope, and the burrowing wolf.

I see the high-lands of Abyssinia,


I see flocks of goats feeding, I see the fig-tree, tamarind, date,
I see fields of teff-wheat, I see the places of verdure and gold.

I see the Brazilian vaquero,


I see the Bolivian ascending Mount Sorata,
I see the Guacho crossing the plains, I see the incomparable rider of
horses with his lasso on his arm,
I see over the pampas the pursuit of wild cattle for their hides.

I see the little and large sea-dots, some inhabited, some uninhabited;
I see two boats with nets, lying off the shore of Paumanok, quite still,
I see ten fishermen waiting – they discover now a thick school of
mossbonkers, they drop the joined seine-ends in the water,
The boats separate, they diverge and row off, each on its rounding
course to the beach, enclosing the mossbonkers,
The net is drawn in by a windlass by those who stop ashore,
Some of the fishermen lounge in the boats, others stand negligently
ankle-deep in the water, poised on strong legs,
The boats are partly drawn up, the water slaps against them,
On the sand, in heaps and winrows, well out from the water, lie the
green-backed spotted moss-bonkers.

I see the despondent red man in the west, lingering about the banks of
Moingo, and about Lake Pepin,
He has beheld the quail and honey-bee, and sadly prepared to depart.

I see the regions of snow and ice,


I see the sharp-eyed Samoiede and the Finn,
I see the seal-seeker in his boat, poising his lance,
I see the Siberian on his slight-built sledge, drawn by dogs,
I see the porpoise-hunters, I see the whale-crews of the South Pacific
and the North Atlantic,
I see the cliffs, glaciers, torrents, valleys, of Switzerland – I mark the
long winters and the isolation.

I see the cities of the earth, and make myself a part of them,
I am a real Londoner, Parisian, Viennese,
I am a habitan of St. Petersburgh, Berlin, Constantinople,
I am of Adelaide, Sidney, Melbourne,
I am of Manchester, Bristol, Edinburgh, Limerick,
I am of Madrid, Cadiz, Barcelona, Oporto, Lyons, Brussels, Berne,
Frankfort, Stuttgart, Turin, Florence,
I belong in Moscow, Cracow, Warsaw – or northward in Christiana or
Stockholm – or in some street in Iceland,
I descend upon all those cities, and rise from them again.

I see vapors exhaling from unexplored countries,


I see the savage types, the bow and arrow, the poisoned splint, the
fetish and the obi.
I see African and Asiatic towns,
I see Algiers, Tripoli, Derne, Mogadore, Timbuctoo, Monrovia,
I see the swarms of Pekin, Canton, Benares, Delhi, Calcutta,
I see the Kruman in his hut, and the Dahoman and Ashantee-man in their huts,
I see the Turk smoking opium in Aleppo,
I see the picturesque crowds at the fairs of Khiva, and those of Herat,
I see Teheran, I see Muscat and Medina, and the intervening sands – I
see the caravans toiling onward;
I see Egypt and the Egyptians, I see the pyramids and obelisks,
I look on chiselled histories, songs, philosophies, cut in slabs of
sandstone or granite blocks,
I see at Memphis mummy-pits, containing mummies, embalmed,
swathed in linen cloth, lying there many centuries,
I look on the fall’n Theban, the large-ball’d eyes, the side-drooping neck,
the hands folded across the breast.

I see the menials of the earth, laboring,


I see the prisoners in the prisons,
I see the defective human bodies of the earth,
I see the blind, the deaf and dumb, idiots, hunchbacks, lunatics,
I see the pirates, thieves, betrayers, murderers, slave-makers of the
earth,
I see the helpless infants, and the helpless old men and women.

I see male and female everywhere,


I see the serene brotherhood of philosophs,
I see the constructiveness of my race,
I see the results of the perseverance and industry of my race,
I see ranks, colors, barbarisms, civilizations – I go among them, I mix
indiscriminately,
And I salute all the inhabitants of the earth.

You, inevitable where you are!


You daughter or son of England!
You free man of Australia! you of Tasmania! you of Papua! you free
woman of the same!
You of the mighty Slavic tribes and empires! you Russ in Russia!
You dim-descended, black, divine-souled African, large, fine-headed,
nobly-formed, superbly destined, on equal terms with me!
You Norwegian! Swede! Dane! Icelander! you Prussian!
You Spaniard of Spain! you Portuguese!
You Frenchwoman and Frenchman of France!
You Belge! you liberty-lover of the Netherlands!
You sturdy Austrian! you Lombard! Hun! Bohemian! farmer of Styria!
You neighbor of the Danube!
You working-man of the Rhine, the Elbe, or the Weser! you
working-woman too!
You Sardinian! you Bavarian! you Swabian! Saxon! Wallachian!
Bulgarian!
You citizen of Prague! you Roman! Napolitan! Greek!
You lithe matador in the arena at Seville!
You mountaineer living lawlessly on the Taurus or Caucasus!
You Bokh horse-herd watching your mares and stallions feeding!
You beautiful-bodied Persian, at full speed in the saddle, shooting
arrows to the mark!
You Chinaman and Chinawoman of China! you Tartar of Tartary!
You women of the earth, subordinated at your tasks!
You Jew journeying in your old age through every risk to stand once
on Syrian ground!
You other Jews waiting in all lands for your Messiah!
You thoughtful Armenian pondering by some stream of the
Euphrates! you peering amid the ruins of Nineveh! you
ascending Mount Ararat!
You foot-worn pilgrim welcoming the far-away sparkle of the
minarets of Mecca!
You sheiks along the stretch from Suez to Babel-mandel, ruling your
families and tribes!
You olive-grower tending your fruit on fields off Nazareth,
Damascus, or Lake Tiberias!
You Thibet trader on the wide inland, or bargaining in the shops of
Lassa!
You Japanese man or woman! you liver in Madagascar, Ceylon,
Sumatra, Borneo!
All you continentals of Asia, Africa, Europe, Australia, indifferent of
place!
All you on the numberless islands of the archipelagoes of the sea!
And you of centuries hence, when you listen to me!
And you everywhere whom I specify not, but include just the same!
I salute you for myself and for America.

Each of us inevitable,
Each of us limitless – each of us with his or her right upon the earth,
Each of us allowed the eternal purport of the earth,
Each of us here as divinely as any is here.

You Hottentot with clicking palate!


You woolly-haired hordes! you white or black owners of slaves!
You owned persons dropping sweat-drops or blood-drops!
You felons, deformed persons, idiots!
You human forms with the fathomless ever-impressive countenances
of brutes!
You poor koboo whom the meanest of the rest look down upon, for
all your glimmering language and spirituality!
You low expiring aborigines of the hills of Utah, Oregon, California!
You dwarfed Kamskatkan, Greenlander, Lapp!
You Austral negro, naked, red, sooty, with protrusive lip, grovelling,
seeking your food!
You Caffre, Berber, Soudanese!
You haggard, uncouth, untutored Bedowee!
You plague-swarms in Madras, Nankin, Kaubul, Cairo!
You bather bathing in the Ganges!
You benighted roamer of Amazonia! you Patagonian! you
Fegee-man!
You peon of Mexico! you Russian serf! you quadroon of Carolina,
Texas, Tennessee!
I do not refuse you my hand, or prefer others before you,
I do not say one word against you.

My spirit has passed in compassion and determination around the


whole earth,
I have looked for brothers, sisters, lovers, and found them ready for
me in all lands.

I think I have risen with you, you vapors, and moved away to distant
continents, and fallen down there, for reasons,
I think I have blown with you, you winds,
I think, you waters, I have fingered every shore with you,
I think I have run through what any river or strait of the globe has run
through,
I think I have taken my stand on the bases of peninsulas, and on
imbedded rocks.

What cities the light or warmth penetrates, I penetrate those cities


myself,
All islands to which birds wing their way, I wing my way myself,
I find my home wherever there are any homes of men.
Poesia di saluto

Oh, prendi la mia mano, Walt Whitman,


Che aeree meraviglie! Che spettacoli e suoni!
Che legami stretti e infiniti, ognuno che si aggancia al seguente!
Ognuno che risponde a tutti, ognuno che condivide la terra con tutti

Che cosa si espande in te, Walt Whitman?


Che onde e suoli trasudano?
Che climi? Che persone e terre sono qui?
Chi sono i bambini? Alcuni che giocano, alcuni assopiti?
Chi sono le ragazze? Chi sono le donne sposate?
Chi sono i tre vecchi che procedono lenti appoggiati sulla spalla l’uno
dell’altro?
Che fiumi sono questi? Che foreste, che frutti sono questi?
Come si chiamano le montagne che così alte svettano nella nebbia?
Che miriadi di dimore sono queste, colme così di abitanti?

In me le latitudini si espandono, le longitudini si allungano,


Asia, Africa, Europa, sono verso est – all’America si è provveduto
a ovest,
A circondare la massa della terra gira il caldo equatore,
Curiosamente il nord e il sud girano le estremità dell’asse;
In me il giorno più lungo, il sole traccia anelli obliqui, e non tramonta
per mesi,
Allungato dentro di me quando è il momento, il sole di mezzanotte
sorge appena sull’orizzonte, e già sprofonda;
Dentro di me zone, mari, cataratte, pianure, vulcani, arcipelaghi,
Oceania, Australia, Polinesia, e le grandi isole delle Antille.

Che cosa odi, Walt Whitman?


Odo l’operaio che canta e la moglie dell’agricoltore che canta,
Odo da lontano il suono di bimbi, e animali all’inizio del giorno,
Odo la musica inimitabile delle voci delle madri,
Odo le parole persuasive degli amanti,
Odo i rapidi colpi di fucile degli uomini dell’est Tennessee e
Kentucky, a caccia sulle colline,
Odo le urla di emulazione degli Australiani, che inseguono il cavallo
selvaggio,
Odo la danza spagnola e le nacchere, all’ombra del castagno, con la
ribeca e la chitarra,
Odo echi continui dal Tamigi,
Odo i fieri canti di libertà dei francesi,
Odo gli antichi versi cantati dal gondoliere italiano,
Odo il coro dei neri della piantagione della Virginia in una notte di
mietitura, al bagliore dei pini nodosi,
Odo il profondo suono baritonale degli uomini di Manhatta – odo i marinai che scaricano la nave e
cantano,
Odo le urla degli uccelli acquatici dei solitari laghi del Nordovest,
Odo il frusciante picchiettio delle locuste, che colpiscono il grano e
l’erba con la pioggia delle loro terribili nubi,
Odo il ritornello copto che all’ora del tramonto cade pensoso sul petto
dell’ampia nera venerabile madre Nilo,
Odo le trombe delle zattere di salvataggio sui fiumi del Canada,
Odo il cinguettare del mulattiere messicano, e il campanaccio del mulo,
Odo il muezzin arabo che chiama dalla cima della moschea,
Odo i preti cristiani agli altari delle loro chiese – odo la base che
risponde a tono e il soprano,
Odo il pianto di totale disperazione dei canuti nonni irlandesi, quando
vengono a sapere della morte del nipote,
Odo l’urlo del cosacco, e la voce del marinaio, che s’imbarca a
Okotosk,
Odo l’ansimare della ciurma degli schiavi, che rauchi marciano a due
o a tre per volta, legati insieme con catene ai polsi e alle
caviglie,
Odo le suppliche delle donne legate per punizione, odo il fischio
sibilante delle fruste che attraversano l’aria,
Odo l’appello del più grande oratore, che muove gli Stati con uno
schiocco di lingua,
Odo l’Ebreo che legge le sue storie e i suoi salmi,
Odo i ritmici miti dei greci, e le eroiche leggende dei romani,
Odo il racconto della vita divina e della morte insanguinata dello
splendido dio, il Cristo,
Odo l’Indu che insegna al suo discepolo prediletto gli amori, le
guerre, gli adagi, trasmessi fedelmente fino a oggi, da poeti
che scrissero tremila anni fa.

Che vedi Walt Whitman?


Chi sono coloro che saluti e che, uno dopo l’altro ti salutano?

Vedo un gran cerchio di meraviglie che ruota nell’aria,


Vedo minuscole fattorie, capanne, rovine, cimiteri, prigioni,
fabbriche, palazzi, tuguri, baracche di barbari, tende di
nomadi, sulla sua superficie,
Vedo da un lato la zona in ombra dove riposano quelli che dormono
e la zona illuminata dal sole dall’altro lato,
Vedo il curioso, muto alternarsi della luce e dell’ombra,
Vedo terre lontane, vicine e reali per chi le abita quanto la mia terra
per me.

Vedo acque abbondanti,


Vedo cime montane – vedo le sierre delle Ande e degli Alleghani,
vedo dove queste si snodano,
Vedo chiaramente l’Himmalehs, Chian Shahs, gli Altays, Gauts,
Vedo le Montagne Rocciose e la Cima dei Venti,
Vedo le Alpi della Stiria e della Carnia,
Vedo i Pirenei, i Balcani, i Carpazi, e verso nord i Dofrafields e in
mare a largo il Monte Ecla,
Vedo l’Etna e il Vesuvio – vedo l’Anahuacs,
Vedo le Montagne della Luna, e le Montagne della Neve, e le
Montagne Rosse del Madagascar,
Vedo le colline del Vermont, e le lunghe catene della Cordigliera;
Vedo i vasti deserti dell’America dell’ovest,
Vedo il Libano, l’Arabia e i deserti asiatici;
Vedo gli enormi terribili iceberg dell’Artico e dell’Antartico,
Vedo gli oceani più grandi e quelli più piccoli – l’Atlantico e il
Pacifico, e il mare del Messico, il mare del Brasile, e il mare
del Perù,
Le acque del Giappone, quelle dell’Indostan, il mare della Cina e il
Golfo di Guinea,
La distesa del Baltico, Caspio, Botnia, le coste britanniche e il Golfo
di Biscaglia,
Il Mediterraneo chiaro e assolato, e dall’una all’altra tutte le sue isole,
Gli odorosi mari interni del Nord America,
Il Mare Bianco e il mare intorno alla Groenlandia.

Vedo i marinai del mondo,


Alcuni sono in mezzo alle tempeste, alcuni nella notte, di vedetta
montano di guardia, alcuni senza speranza alla deriva, alcuni
con malattie infettive.

Vedo i vaporetti del mondo,


Alcuni doppiano il capo delle Tempeste, alcune Capo Verde, altri i
capi Guardafui, Bon e Bajadore,
Altri Capo Dondra, altri passano lo stretto della Sonda, altri il Capo
Lopatka, altri lo stretto di Bering,
Altri Capo Horn, altri il Golfo del Messico, o costeggiano Cuba o
Haiti, altri la baia dell’Hudson o la baia di Baffin,
Altri passano lo stretto di Dover altri entrano nel Wash, altri il fiordo
di Solway, altri virano intorno o capo Clear, altri Finisterre,
Altri attraversano lo Zuyder Zee o la Schelda,
Altri contribuiscono al traffico in entrata e in uscita di Sandy Hook,
Altri a quello di Gibilterra o dei Dardanelli,
Altri si fanno strada sicuri attraverso i ghiacci del nord,
Altri scendono o risalgono l’Obi o il Lena,
Altri il Niger o il Congo, altri l’Hoangho e Amoor, altri l’Indo,
il Barampooter e il Cambodia,
Altri aspettano alle banchine di Manhatta, sotto pressione e pronti a
partire,
Aspettano veloci e scuri nei porti d’Australia,
Aspettano a Liverpool, Glascow, Dublino, Marsiglia, Lisbona,
Napoli, Amburgo, Brema, Bordeaux, le Hague, Copenhagen,
Aspettano a Valparaiso, Rio de Janeiro, Panama,
Aspettano agli ormeggi a Boston, Filadelfia, Baltimora, Charleston,
New Orleans, Galveston, San Francisco.

Vedo le strade ferrate del mondo,


Le vedo saldare stato a stato, contea a contea, città a città, attraverso
il Nord America,
Le vedo in Gran Bretagna, le vedo in Europa,
Le vedo in Asia e in Africa.

Vedo i telegrafi elettrici della terra,


Vedo i filamenti dei bollettini di guerra, delle morti, sconfitte, vittorie,
passioni, della mia razza.

Vedo le lunghe spesse strisce dei fiumi della terra,


Vedo dove scorre il Mississippi, vedo dove scorre il Columbia,
Vedo il San Lorenzo e le cascate del Niagara,
Vedo il Rio delle Amazzoni e il Paraguay,
Vedo dove scorre la Senna, e dove la Loira e il Reno e il Guadalquivir
scorrono,
Vedo le spire del Volga, del Dnieper, dell’Oder,
Vedo il toscano scendere all’Arno, e il veneziano lungo il Po,
Vedo il marinaio greco che veleggia fuori della baia di Egina.

Vedo il luogo del grande vecchio impero dell’Assiria, della Persia, e


dell’India,
Vedo le cascate del Gange sopra le ripide sponde del Saukara.
Vedo il luogo dove l’idea della Divinità si è incarnata per avatar
in forme umane,
Vedo i luoghi delle successioni di preti sulla terra, oracoli, sacrifici,
bramini, sabeani, lama, monaci, mufti, predicatori,
Vedo dove i druidi hanno camminato nei boschi di Mona, vedo il
vischio e la verbena,
Vedo i templi delle morti dei corpi degli dèi, vedo i vecchi segni,

Vedo Cristo che mangia ancora una volta il pane della sua ultima cena
tra persone giovani e vecchie,
Vedo dove il divino Ercole, giovane e forte, a lungo ha faticato con
lealtà, e poi è morto,
Vedo il luogo della ricca vita innocente e del triste fato del bel figlio
della notte, Bacco, dalle membra armoniose,
Vedo Kneph, fiorente, vestito di blu con la corona di piume sulla testa,
Vedo Hermes, il non sospetto, il bene amato che, morendo, dice alla
gente, Non piangete per me questa non è la mia vera patria,
sono vissuto bandito dalla mia vera patria, ora torno lì, torno
nella sfera celeste dove ognuno tornerà a suo tempo.

Vedo i campi di battaglia del mondo, l’erba vi cresce e fiori e grano vi


crescono,
Vedo le piste delle spedizioni antiche e moderne.

Vedo gli edifici senza nome, venerabili messaggi di eventi


sconosciuti, eroi, annali della terra.

Vedo i luoghi delle saghe,


Vedo i pini e gli abeti divelti dalle bufere del nord,
Vedo i massi di granito e i dirupi, vedo prati verdi e laghi,
Vedo i tumuli sepolcrali dei guerrieri scandinavi,
Vedo quando sono innalzati con pietre, ai margini di oceani inquieti
così che gli spiriti dei morti, stanchi delle loro tombe
tranquille, possano risorgere e guardare il mare agitato che li
rianima con bufere, immensità, libertà, azione.

Vedo le steppe dell’Asia,


Vedo i tumuli della Mongolia, vedo le tende dei Calmucchi e dei
Baskiri,
Vedo le tribù nomadi con le mandrie di buoi e di vacche,
Vedo i tavolieri intagliati di burroni, vedo le giungle e i deserti,
Vedo il cammello, il destriero selvaggio, la cicogna, la pecora con la
coda tozza, l’antilope, e il lupo nella tana.
Vedo gli altipiani dell’Abissinia,
Vedo greggi di capre che brucano, vedo l’albero di fichi, tamarindi,
datteri,
Vedo campi di grano e luoghi di verzura e di oro.

Vedo il vaquero brasiliano,


Vedo il boliviano che si arrampica sul monte Sorata,
Vedo il gaucho che attraversa le pianure, vedo l’impareggiabile
caballero con il lazo al braccio,
Vedo nelle pampas le mandrie selvagge inseguite per le loro pelli.

Vedo piccoli e grandi specchi d’acqua, alcuni abitati, altri non abitati;
Vedo due barche con le reti, ferme al largo del Paumanock, quasi
immobili,
Vedo dieci pescatori che aspettano – hanno appena scoperto una fitta
schiera di pesci tra le alghe, calano le due estremità della rete
nell’acqua,
Le barche si separano, divergono, si allontanano remando, ognuna
verso la spiaggia tracciando un cerchio intorno ai pesci,
La rete è tirata con un verricello da chi è sceso a terra,
Alcuni pescatori fermi sulle barche, altri con aria indifferente stanno
nell’acqua fino alle caviglie, in equilibrio su gambe possenti,
Le barche vengono in parte tirate in secco, l’acqua sciaborda contro i
loro fianchi,
Sulla sabbia in mucchi e file, lontano dall’acqua, giacciono i pesci, le
schiene verdi picchiettate.

Vedo a ovest il pellerossa scoraggiato, che si aggira sulle rive del


Moingo, e intorno al lago Pepin,
Ha avvistato la quaglia e l’ape operaia e si prepara tristemente ad
andarsene.

Vedo le regioni della neve e del ghiaccio,


Vedo il samoiedo dallo sguardo acuto, e il finlandese,
Vedo il cacciatore di foche nella sua barca, che equilibra la lancia,
Vedo il siberiano sulla slitta leggera, trainata da cani,
Vedo il cacciatore di focene, vedo la ciurma della baleniera nel
Pacifico del sud, nell’Atlantico del nord,
Vedo i burroni, i ghiacciai, i torrenti, le valli, della Svizzera – i lunghi
inverni e l’isolamento.

Vedo le città della terra, e ne divento parte,


Sono un vero londinese, parigino, viennese,
Sono un abitante di San Pietroburgo, Berlino, Costantinopoli,
Sono di Adelaide, Sidney, Melbourne,
Sono di Manchester, Bristol, Edimburgo, Limerick,
Sono di Madrid, Cadige, Bercellona, Oporto, Lione, Brussels, Berna,
Francoforte, Stoccarda, Torino, Firenze,
Appartengo a Mosca, Cracovia, Varsavia – o più a nord a Cristiana o
Stoccolma – o a qualche strada in Islanda,
Scendo in tutte queste città, e di nuovo riemergo.
Vedo vapori che esalano da paesi inesplorati,
Vedo tipi selvaggi, l’arco e le frecce, la punta avvelenata, il feticcio e
l’obi.
Vedo le città africane e asiatiche,
Vedo Algeri, Tripoli, Derna, Mogadore, Timbuctu Monrovia,
Vedo le brulicanti folle di Pechino, Canton, Benares, Deli, Calcutta,
Vedo il crumano nella sua capanna, e il dahomey e l’ascianti nelle
loro capanne,
Vedo il turco che fuma l’oppio ad Aleppo,
Vedo le folle pittoresche alle fiere di Kiva e a quelle di Herat,
Vedo Teheran, vedo Muscat e Medina, e le sabbie tra loro – vedo le
carovane che procedono a fatica;
Vedo l’Egitto e gli Egiziani, vedo le piramidi e gli obelischi,
Guardo le storie incise, le canzoni, le filosofie, cesellate su lastre di
arenaria e blocchi di granito,
Vedo a Menfi le tombe di mummie, imbalsamate, fasciate in teli di
lino, che giacciono lì da secoli,
Guardo del Tebano deceduto le grandi orbite vuote, il collo piegato da
un lato, le mani incrociate sul petto.

Vedo i servi di tutto il mondo che lavorano,


Vedo i prigionieri in prigione,
Vedo i corpi umani imperfetti in tutto il mondo,
Vedo il cieco, il sordo-muto, gl’idioti, i gobbi, i pazzi,
Vedo i pirati, i ladri, i traditori, gli assassini, gli schiavisti della terra,
Vedo i bimbi indifesi, e i vecchi e le vecchie indifese.

Vedo maschi e femmine ovunque,


Vedo la serena confraternita dei filosofi,
Vedo l’atteggiamento costruttivo della mia razza,
Vedo i risultati della perseveranza e dell’attività della mia razza,
Vedo classi, colori, barbarie, civiltà e vado tra loro, mi mescolo
indiscriminatamente,
E saluto tutti gli abitanti della terra.
Tu, dove ti trovi inevitabilmente!
Tu, figlia e figlio d’Inghilterra!
Tu uomo libero d’Australia! Tu della Tasmania! Tu della Papuasia!
Tu donna libera degli stessi luoghi!
Tu delle possenti tribù e imperi slavi! Tu Russo in Russia!
Tu nero di oscura origine, anima divina africana, grande, bella testa,
nobili fattezze, dal superbo destino, perfettamente mio pari!
Tu norvegese! Svedese! Danese! Islandese! Tu prussiano!
Tu spagnolo di Spagna! Tu portoghese!
Tu donna e uomo di Francia!
Tu belga! Tu libero amante dei Paesi Bassi!
Tu austriaco risoluto! Tu lombardo! Unno! Boemo! Contadino della
Stiria!

Tu ai confini del Danubio!


Tu operaio del Reno, dell’Elba, o del Weser! E anche tu operaia!
Tu sardo! Tu bavarese! Tu svevo! Sassone! Valacco! Bulgaro!
Tu cittadino di Praga! Tu romano! Napoletano! Greco!
Tu agile torero nell’arena di Siviglia!
Tu montanaro che vivi senza legge sul Tauro o sul Caucaso!
Tu guardiano di cavalli di bucara, che sorvegli le giovenche e gli
stalloni che pascolano!
Tu persiano dal magnifico corpo, a tutta velocità sulla sella, che
scagli la freccia centrando il bersaglio!
Tu uomo e donna della Cina! Tu tartaro della tua terra!
Tu donna del mondo sottomessa ai tuoi doveri!
Tu ebreo errante ancora in tarda età che ti esponi a ogni rischio pur di
toccare una volta la terra siriana!
Tu altro ebreo che attendi in ogni terra il tuo Messia!
Tu armeno pensoso che rifletti accanto a un affluente dell’Eufrate! Tu
che scruti tra le rovine di Ninive! Tu che scali il monte Ararat!
Tu pellegrino dal piede stanco che accogli con gioia il lontano
baluginare dei minareti della Mecca!
Tu sceicco lungo la striscia che va da Suez a Babel-mandel, che guidi
le tue famiglie e le tue tribù!
Tu coltivatore di olive che curi i tuoi frutti nei campi fuori Nazareth,
Damasco o Lago di Tiberiade!
Tu mercante del Tibet nelle distese dell’interno, o che contratti nelle
botteghe di Lassa!
Tu uomo o donna del Giappone! Tu che vivi in Madagascar, Cylon,
Sumatra, Borneo!
Tutti voi dei continenti dell’Asia, Africa, Europa, Australia, poco
importa dove siate!
Tutti voi sulle innumerevoli isole degli arcipelaghi del mare!
E voi dei secoli futuri, quando mi ascolterete!
E voi in qualunque luogo che non specifico meglio ma che
ugualmente includo!
Vi saluto a nome mio e dell’America.

Ognuno di noi inevitabile,


Ognuno di noi illimitato – ognuno o ognuna con il suo diritto su
questa terra,
Ognuno di noi partecipe dell’eterno disegno su questa terra,
Ognuno di noi altrettanto divino qui come chiunque altro.

Tu ottentotto con il palato che schiocca!


Voi orde con i capelli lanosi! Voi bianchi o neri possessori di schiavi!
Voi schiavi che spargete gocce di sudore o gocce di sangue!
Voi delinquenti, persone deformi, idioti!
Voi forme umane con imperscrutabili e sempre inquietanti espressioni
da bruti!
Tu povero kobu che il più miserabile guarda dall’alto in basso,
nonostante il tuo luminoso linguaggio e la tua spiritualità!
Voi aborigeni quasi estinti delle colline dello Hutah, Oregon,
California!
Tu pigmeo del Camciatka, groenlandese, lappone!
Tu negro australe, nudo, rosso, fuligginoso, con labbra carnose che
prostrato ti cerchi il cibo!
Tu cafri, berbero, sudanese!
Tu sparuto, rozzo, ignorante beduino!
Voi sciami di appestati a Madras, Nankin, Kabul, Cairo!
Tu che ti bagni nel Gange!
Tu vagabondo disperso in Amazzonia! Tu della Patagonia! Tu uomo
delle Figi!
Tu peone del Messico! Tu servo della gleba russo! Tu mulatto della
Carolina, Texas, Tennessee!
Non rifiuto di darti la mano, né metto altri davanti a te,
Non dico nemmeno un parola contro di te.

Il mio spirito pieno di compassione e determinazione ha attraversato


tutta la terra,
Ho cercato fratelli, sorelle, amanti e li ho trovati che mi aspettavano
ovunque.
Penso di essere sorto con voi, voi nebbie, e di essermi spostato verso
lontani continenti, ed essermi calato lì, con le mie buone
ragioni,
Penso di aver soffiato con voi, voi venti,
Penso, acque, di aver accarezzato ogni sponda insieme a voi,
Penso di aver solcato quanto ogni fiume o ogni stretto del globo ha
solcato,
Penso di aver preso posizione sul fondo delle penisole e in ogni
incavo della roccia.

In ogni città penetrata da luce o calore, in quelle città sono penetrato


anch’io,
In ogni isola dove gli uccelli inseguono il loro percorso, anch’io mi
alzo in volo seguendo il mio percorso,
Trovo la mia casa ovunque ci siano dimore di uomini.
Poem of The Daily Work of The Workmen and Workwomen of
These States

Come closer to me, push close, my lovers, and take the best I possess,
Yield closer and closer, and give me the best you possess.

This is unfinished business with me – How is it with you?


I was chilled with the cold types, cylinder, wet paper between us.

I pass so poorly with paper and types, I must pass with the contact of
bodies and souls.

I do not thank you for liking me as I am, and liking the touch of me –
I know that it is good for you to do so.

Were all educations practical and ornamental well displayed out of


me, what would it amount to?
Were I as the head teacher, charitable proprietor, wise statesman, what
would it amount to?
Were I to you as the boss employing and paying you, would that
satisfy you?

The learned, virtuous, benevolent, and the usual terms,


A man like me, and never the usual terms.

Neither a servant nor a master am I,


I take no sooner a large price than a small price – I will have my own,
whoever enjoys me,
I will be even with you, and you shall be even with me.

If you are a workman or workwoman, I stand as nigh as the nighest


that works in the same shop,
If you bestow gifts on your brother or dearest friend, I demand as
good as your brother or dearest friend,
If your lover, husband, wife, is welcome by day or night, I must be
personally as welcome,
If you become degraded, criminal, ill, then I become so for your sake,
If you remember your foolish and outlawed deeds, do you think I
cannot remember my own foolish and outlawed deeds?
plenty of them?
If you carouse at the table, I carouse at the opposite side of the table,
If you meet some stranger in the street, and love him or her, do I not
often meet strangers in the street and love them?
If you see a good deal remarkable in me, I see just as much, perhaps
more, in you.

Why what have you thought of yourself?


Is it you, then, that thought yourself less?
Is it you that thought the President greater than you? or the rich better
off than you? or the educated wiser than you?

Because you are greasy or pimpled, or that you was once drunk, or a
thief, or diseased, or rheumatic, or a prostitute, or are so now,
or from frivolity or impotence, or that you are no scholar, and
never saw your name in print, do you give in that you are any
less immortal?

Souls of men and women! it is not you I call unseen, unheard,


untouchable and untouching,
It is not you I go argue pro and con about, and to settle whether you
are alive or no,
I own publicly who you are, if nobody else owns – I see and hear you,
and what you give and take,
What is there you cannot give and take?
I see not merely that you are polite or white-faced, married, single,
citizens of old states, citizens of new states, eminent in some
profession, a lady or gentleman in a parlor, or dressed in the
jail uniform, or pulpit uniform,
Not only the free Utahan, Kansian, Arkansian – not only the free
Cuban, not merely the slave, not Mexican native, Flatfoot,
negro from Africa,
Iroquois eating the war-flesh, fish-tearer in his lair of rocks and sand,
Esquimaux in the dark cold snow-house, Chinese with his
transverse eyes, Bedowee, wandering nomad, tabounschik at
the head of his droves,
Grown, half-grown, and babe, of this country and every country,
indoors and outdoors, I see – and all else is behind or through
them.

The wife, and she is not one jot less than the husband!
The daughter, and she is just as good as the son!
The mother, and she is every bit as much as the father!

Offspring of those not rich, boys apprenticed to trades,


Young fellows working on farms, and old fellows working on farms,
The naive, the simple and hardy, he going to the polls to vote, he who
has a good time, and he who has a bad time,
Mechanics, southerners, new arrivals, laborers sailors,
mano’warsmen, merchantmen, coasters,
All these I see, but nigher and farther the same I see,
None shall escape me, and none shall wish to escape me.

I bring what you much need, yet always have,


Not money, amours, dress, eating, but as good,
I send no agent or medium, offer no representative of value, but offer
the value itself.
There is something that comes home to one now and perpetually,
It is not what is printed, preached, discussed – it eludes discussion
and print,
It is not to be put in a book, it is not in this book,
It is for you, whoever you are – it is no farther from you than your
hearing and sight are from you,
It is hinted by nearest, commonest, readiest – it is not them, though it
is endlessly provoked by them – what is there ready and near
you now?
You may read in many languages, yet read nothing about it,
You may read the President’s message, and read nothing about it
there,
Nothing in the reports from the State department or Treasury
department, or in the daily papers or the weekly papers,
Or in the census returns, assessors’ returns, prices current, or any
accounts of stock.

The sun and stars that float in the open air – the apple-shaped earth,
and we upon it, surely the drift of them is something grand!
I do not know what it is, except that it is grand, and that it is
happiness,
And that the enclosing purport of us here is not a speculation, or
bon-mot, or reconnoissance,
And that it is not something which by luck may turn out well for us,
and without luck must be a failure for us,
And not something which may yet be retracted in a certain contingency.

The light and shade, the curious sense of body and identity, the greed
that with perfect complaisance devours all things, the endless
pride and out-stretching of man, unspeakable joys and sorrows,
The wonder every one sees in every one else he sees, and the wonders
that fill each minute of time forever, and each acre of surface
and space forever,

Have you reckoned them for a trade or farm-work? or for the profits
of a store? or to achieve yourself a position? or to fill a
gentleman’s leisure, or a lady’s leisure?

Have you reckoned the landscape took substance and form that it
might be painted in a picture?
Or men and women that they might be written of, and songs sung?
Or the attraction of gravity, and the great laws and harmonious
combinations, and the fluids of the air, as subjects for the
savans?
Or the brown land and the blue sea for maps and charts?
Or the stars to be put in constellations and named fancy names?
Or that the growth of seeds is for agricultural tables, or agriculture
itself?

Old institutions, these arts, libraries, legends, collections, and the


practice handed along in manufactures, will we rate them so
high?
Will we rate our cash and business high? I have no objection,
I rate them high as the highest, then a child born of a woman and man
I rate beyond all rate.

We thought our Union grand, and our Constitution grand,


I do not say they are not grand and good, for they are,
I am this day just as much in love with them as you,
Then I am eternally in love with you, and with all my fellows upon
the earth.

We consider bibles and religions divine – I do not say they are not
divine,
I say they have all grown out of you, and may grow out of you still,
It is not they who give the life, it is you who give the life,
Leaves are not more shed from the trees, or trees from the earth, than
they are shed out of you.

The sum of all known reverence I add up in you, whoever you are,
The President is there in the White House for you, it is not you who
are here for him,
The Secretaries act in their bureaus for you, not you here for them,
The Congress convenes every December for you,
Laws, courts, the forming of States, the charters of cities, the going
and coming of commerce and mails, are all for you.
All doctrines, all politics and civilization, exurge from you,
All sculpture and monuments, and anything inscribed anywhere, are
tallied in you,
The gist of histories and statistics as far back as the records reach, is
in you this hour, and myths and tales the same,
If you were not breathing and walking here, where would they all be?
The most renowned poems would be ashes, orations and plays would
be vacuums.

All architecture is what you do to it when you look upon it,


Did you think it was in the white or gray stone? or the lines of the
arches and cornices?

All music is what awakes from you, when you are reminded by the
instruments,
It is not the violins and the cornets – it is not the oboe nor the beating
drums, nor the score of the baritone singer singing his sweet
romanza, nor that of the men’s chorus, nor that of the
women’s chorus,
It is nearer and farther than they.

Will the whole come back then?


Can each see signs of the best by a look in the looking-glass? is there
nothing greater or more?
Does all sit there with you, and here with me?

The old, forever-new things – you foolish child! the closest, simplest
things, this moment with you,
Your person, and every particle that relates to your person,
The pulses of your brain, waiting their chance and encouragement at
every deed or sight,
Anything you do in public by day, and anything you do in secret
between-days,
What is called right and what is called wrong, what you behold or
touch, what causes your anger or wonder,
The ankle-chain of the slave, the bed of the bed-house, the cards of
the gambler, the plates of the forger,
What is seen or learnt in the street, or intuitively learnt,
What is learnt in the public school, spelling, reading, writing,
ciphering, the black-board, the teacher’s diagrams,
The panes of the windows, all that appears through them, the going
forth in the morning, the aimless spending of the day,
(What is it that you made money? what is it that you got what you
wanted?)

The usual routine, the work-shop, factory, yard, office, store, desk,
The jaunt of hunting or fishing, the life of hunting or fishing,
Pasture-life, foddering, milking, herding, all the personnel and
usages,
The plum-orchard, apple-orchard, gardening, seedlings, cuttings,
flowers, vines,
Grains, manures, marl, clay, loam, the subsoil plough, the shovel,
pick, rake, hoe, irrigation, draining,
The curry-comb, the horse-cloth, the halter, bridle, bits, the very
wisps of straw,
The barn and barn-yard, the bins, mangers, mows, racks,
Manufactures, commerce, engineering, the building of cities, every trade
carried on there, the implements of every trade,
The anvil, tongs, hammer, the axe and wedge, the square, mitre,
jointer, smoothing-plane,
The plumbob, trowel, level, the wall-scaffold, the work of walls and
ceilings, any mason-work,
The steam-engine, lever, crank, axle, piston, shaft, air-pump, boiler,
beam, pulley, hinge, flange, band, bolt, throttle, governors, up
and down rods,
The ship’s compass, the sailor’s tarpaulin, the stays and lanyards, the
ground tackle for anchoring or mooring, the life-boat for wrecks,
The sloop’s tiller, the pilot’s wheel and bell, the yacht or fish-smack,
the great gay-pennanted three-hundred-foot steamboat under
full headway, with her proud fat breasts and her delicate
swift-flashing paddles,
The trail, line, hooks, sinkers, the seine, hauling the seine,
The arsenal, small-arms, rifles, gunpowder, shot, caps, wadding,
ordnance for war, carriages;
Every-day objects, house-chairs, carpet, bed, counterpane of the bed,
him or her sleeping at night, wind blowing, indefinite
noises,
The snow-storm or rain-storm, the tow-trowsers, the lodge-hut in the
woods, the still-hunt,
City and country, fire-place, candle, gas-light, heater, aqueduct,
The message of the governor, mayor, chief of police – the dishes
of breakfast, dinner, supper,
The bunk-room, the fire-engine, the string-term, the car or truck
behind,
The paper I write on or you write on, every word we write, every
cross and twirl of the pen, and the curious way we write what
we think, yet very faintly,
The directory, the detector, the ledger, the books in ranks on the
book-shelves, the clock attached to the wall,
The ring on your finger, the lady’s wristlet, the scent-powder, the
druggist’s vials and jars, the draught of lager-beer,
The etui of surgical instruments, the etui of oculist’s or aurist’s
instruments, or dentist’s instruments,
The permutating lock that can be turned and locked as many different
ways as there are minutes in a year,
Glass-blowing, nail-making, salt-making, tin-roofing,
shingle-dressing, candle-making, lock-making and hanging,
Ship-carpentering, dock-building, fish-curing, ferrying,
stone-breaking, flagging of side-walks by flaggers,
The pump, the pile-driver, the great derrick, the coal-kiln and
brick-kiln,
Coal-mines, all that is down there, the lamps in the darkness, echoes,
songs, what meditations, what vast native thoughts looking
through smutch’d faces,
Iron-works, forge-fires in the mountains or by river-banks, men
around feeling the melt with huge crowbars – lumps of ore,
the due combining of ore, limestone, coal – the blast-furnace
and the puddling-furnace, the loup-lump at the bottom of the
melt at last – the rolling-mill, the stumpy bars of pig-iron, the
strong clean-shaped T rail for rail-roads,
Oil-works, silk-works, white-lead-works, the sugar-house,
steam-saws, the great mills and factories,
Lead-mines, and all that is done in lead-mines, or with the lead
afterward,
Copper-mines, the sheets of copper, and what is formed out of the
sheets, and all the work in forming it,
Stone-cutting, shapely trimmings for facades, or window or door
lintels – the mallet, the tooth-chisel, the jib to protect the
thumb,
Oakum, the oakum-chisel, the caulking-iron – the kettle of boiling
vault-cement, and the fire under the kettle,
The cotton-bale, the stevedore’s hook, the saw and buck of the
sawyer, the screen of the coal-screener, the mould of the
moulder, the working-knife of the butcher, the ice-saw, and
all the work with ice,
The four-double cylinder press, the hand-press, the frisket and
tympan, the compositor’s stick and rule, type-setting, making
up the forms, all the work of newspaper counters, folders,
carriers, news-men,
The implements for daguerreotyping – the tools of the rigger,
grappler, sail-maker, block-maker,
Goods of gutta-percha, papier-mache, colors, brushes, brush-making,
glazier’s implements,
The veneer and glue-pot, the confectioner’s ornaments, the decanter
and glasses, the shears and flat-iron,
The awl and knee-strap, the pint measure and quart measure, the
counter and stool, the writing-pen of quill or metal – the
making of all sorts of edged tools,
The ladders and hanging ropes of the gymnasium, manly exercises,
the game of base-ball, running, leaping, pitching quoits,
The designs for wall-papers, oil-cloths, carpets, the fancies for goods
for women, the book-binder’s stamps,
The brewery, brewing, the malt, the vats, everything that is done by
brewers, also by wine-makers, also vinegar-makers,
Leather-dressing, coach-making, boiler-making, rope-twisting,
distilling, sign-painting, lime-burning, coopering,
cotton-picking, electroplating, stereotyping,
Stave-machines, planing-machines, reaping-machines,
ploughing-machines, thrashing-machines, steam-wagons,
The cart of the carman, the omnibus, the ponderous dray,
The wires of the electric telegraph stretched on land, or laid at the
bottom of the sea, and then the message in an instant from ten
thousand miles off,
The snow-plough and two engines pushing it, the ride in the
express-train of only one car, the swift go through a howling
storm – the locomotive, and all that is done about a
locomotive,
The bear-hunt or coon-hunt, the bonfire of shavings in the open lot
in the city, the crowd of children watching,
The blows of the fighting-man, the upper-cut and one-two-three,
Pyrotechny, letting off colored fire-works at night, fancy figures and
jets,
Shop-windows, coffins in the sexton’s ware-room, fruit on the
fruit-stand – beef in the butcher’s stall, the slaughter-house of
the butcher, the butcher in his killing-clothes,
The area of pens of live pork, the killing-hammer, the hog-hook, the
scalder’s tub, gutting, the cutter’s cleaver, the packer’s maul,
and the plenteous winter-work of pork-packing,
Flour-works, grinding of wheat, rye, maize, rice – the barrels and the
half and quarter barrels, the loaded barges, the high piles on
wharves and levees,
Bread and cakes in the bakery, the milliner’s ribbons, the
dressmaker’s patterns, the tea-table, the home-made
sweetmeats;
Coins and medals, the ancient bronze coin, bust, inscription, date,
ring-money, the copper cent, the silver dime, the five-dime
piece, the gold dollar, the fifty-dollar piece – Modern coins,
and all the study and reminiscence of old coins,
Cheap literature, maps, charts, lithographs, daily and weekly
newspapers,
The column of wants in the one-cent paper, the news by telegraph,
amusements, operas, shows,
The business parts of a city, the trottoirs of a city when thousands of
well-dressed people walk up and down,
The cotton, woolen, linen you wear, the money you make and
spend,
Your room and bed-room, your piano-forte, the stove and cook-pans,
The house you live in, the rent, the other tenants, the deposite in the
savings-bank, the trade at the grocery,
The pay on Saturday night, the going home, and the purchases;
In them the heft of the heaviest – in them far more than you
estimated, and far less also,
In them, not yourself – you and your soul enclose all things,
regardless of estimation,
In them your themes, hints, provokers – if not, the whole earth has no
themes, hints, provokers, and never had.

I do not affirm what you see beyond is futile – I do not advise you to
stop,
I do not say leadings you thought great are not great,
But I say that none lead to greater, sadder, happier, than those lead to.

Will you seek afar off? you surely come back at last,
In things best known to you, finding the best, or as good as the best,
In folks nearest to you finding also the sweetest, strongest,
lovingest,
Happiness not in another place, but this place – not for another hour,
but this hour,
Man in the first you see or touch, always in your friend, brother,
nighest neighbor – Woman in your mother, lover, wife,
The popular tastes and occupations taking precedence in poems or
anywhere,
You workwomen and workmen of These States having your own
divine and strong life – looking the President always sternly
in the face, unbending, nonchalant, understanding that he is
to be kept by you to short and sharp account of himself,
And all else thus far giving place to men and women.

When the psalm sings instead of the singer,


When the script preaches instead of the preacher,
When the pulpit descends and goes instead of the carver that carved
the supporting-desk,
When I can touch the body of books, by night or by day, and when
they touch my body back again,
When the sacred vessels, or the bits of the eucharist, or the lath and
plast, procreate as effectually as the young silver-smiths or
bakers, or the masons in their over-alls,
When a university course convinces like a slumbering woman and
child convince,
When the minted gold in the vault smiles like the night-watchman’s
daughter,
When warrantee deeds loafe in chairs opposite, and are my friendly
companions,
I intend to reach them my hand, and make as much of them as I do
of men and women.
Poesia sulle attività quotidiane degli operai e delle operaie di
Questi Stati

Venite qui da me, avvicinatevi, amanti miei, prendete il meglio che ho,
Lasciatevi avvicinare e datemi il meglio che avete.

Per me non è ancora finita – e com’è per voi?


Sono rimasto agghiacciato dalla freddezza dei caratteri, dei cilindri,
della carta fresca di stampa che ci divideva.

Sono proprio a disagio con carta e stampa, e mi trovo meglio a


contatto di corpi e anime.

Io non vi ringrazio per amarmi, così come sono e perché amate


toccarmi – so che è bello per voi far così.

Anche se io esibissi tutto il sapere, sia pratico che teorico, a che


servirebbe?
Anche se io fossi un preside, un padrone generoso, un saggio politico,
a che servirebbe?
Anche se io fossi il padrone che vi assume e vi paga, sareste per ciò
soddisfatti?

Il dotto, il virtuoso, il buono, con i soliti termini,


Un uomo come me, e mai con i soliti termini.
Io non sono né servo né padrone,
Accetto senza distinzioni un prezzo alto come uno basso – pretendo
quanto mi spetta da chiunque si serve di me,
E sarò in pari con te come tu lo sarai con me.

Se sei un operaio o un’operaia, ti sono vicino come uno che lavora


nella tua stessa officina,
Se fai dei doni a tuo fratello o al tuo più caro amico, pretendo di esser
trattato come un fratello o il tuo più caro amico,
Se il tuo amante, tuo marito o tua moglie sono ben accolti giorno e
notte, anch’io pretendo la stessa accoglienza,
Se tu cadi in basso, se diventi un criminale, se ti ammali, anch’io farò
lo stesso per amor tuo,
Se ripensi alle tue azioni folli e fuorilegge, non pensi che anch’io
possa ricordare le mie azioni folli e fuorilegge? E che sono
proprio tante?
Se tu stravizi a tavola, io faccio lo stesso dall’altro capo del tavolo,
Se ti incontri con uno o una sconosciuta per strada e te ne innamori,
forse che io non ne ho incontrati tanti di cui mi sono
innamorato?
Se tu riconosci in me qualcosa di eccezionale, io riconosco in te lo
stesso, e forse anche di più.
Ma insomma, che opinione hai di te stesso?
Sei tu allora che ti reputi inferiore?
Sei tu allora che reputi il presidente superiore a te? O il ricco migliore
di te? O il dotto più saggio di te?

Solo perché hai la pelle grassa o con l’acne, o perché un tempo eri un
ubriacone o un ladro, o eri malato, o sofferente di
reumatismi, o una prostituta, o lo sei ora, o per leggerezza o
per debolezza, o perché non hai istruzione e non hai mai visto
stampato il tuo nome, accetti forse di essere meno immortale?

Anime di uomini e donne! Non siete voi che io chiamo, invisibili,


inaudibili, intoccabili e che non toccano,
Non è di voi che vado a discutere i pro e i contro e a decidere se siate
vive o no,
Riconosco pubblicamente chi siete, anche se nessun altro lo fa, – vi
vedo, vi sento e vedo ciò che date e prendete,
Ma cosa c’è che voi non possiate dare o prendere?
Non vedo solo che siete istruite o di razza bianca, sposate, non
sposate, abitanti di Stati vecchi, abitanti di Stati nuovi,
qualificate in qualche professione, signora o gentiluomo in un
salotto, con l’uniforme della prigione o con quella del pulpito,
Non solo libero abitante di Utah, Kansas o Arkansas – non solo libero
cubano, non solo schiavo, non nativo del Messico, piedipiatti,
negro dall’Africa,
L’iroquois che mangia la carne di guerra, che strappa il pesce dalla
sua tana di roccia e sabbia, gli esquimesi nelle gelide buie
case di ghiaccio, il cinese con gli occhi a mandorla, il
beduino che va nomade, tabounschik1 a capo della sua mandria,
Adulto, adolescente e neonato di questo paese e di ogni paese, in casa
e fuori, io vedo – e dietro o attraverso loro, sta tutto il resto.

La moglie, e non è in nulla inferiore al marito!


La figlia femmina, e vale tanto quanto il figlio maschio!
La madre, ed è in tutto alla pari con il padre!

I figli di chi non è ricco, i ragazzi che imparano un mestiere,


I giovani che lavorano nelle fattorie e i vecchi che lavorano nelle
fattorie,

L’ingenuo, l’umile, il duro, quello che va all’urna per votare, quello


che si diverte e quello che non si diverte affatto,
Meccanici, uomini del sud, nuovi arrivati, lavoratori, marinai di navi
da guerra, di mercantili, di battelli costieri,
Tutti li vedo, vicini e lontani ugualmente li vedo,
Nessuno mi sfugge e nessuno vuole sfuggirmi.

Porto ciò che più ti serve, che pur sempre hai,


Non denaro, amori, abiti, cibo, ma altrettanto utile,
Non mando un agente o un mediatore, non offro l’equivalente del
valore, ma offro il valore stesso.

C’è qualcosa che convince, ora e per sempre,


E non è quanto viene stampato, predicato, discusso – perché sfugge
discussioni e stampa,
E non può essere messo in un libro, e non c’è in questo libro,
Ed è per te, chiunque tu sia – e non dista da te più di quanto da te non
distino vista e udito,
Ed è suggerito dalle cose più vicine, usuali e pronte – che pur diverse,
però perennemente lo provocano – e cosa c’è di pronto e
vicino a te ora?
Puoi saper leggere in molte lingue, e non leggere nulla sul suo conto,
Puoi saper leggere il messaggio del presidente, e non trovarvi nulla
sul suo conto,
Nulla nei rapporti del ministero degli esteri o del tesoro, sui
quotidiani o sui settimanali,
O nei moduli per il censimento, o nella dichiarazione del perito, o nei
prezzi del giorno o nei bollettini della borsa.

Il sole e le stelle che fluttuano nel cielo aperto – la terra a forma di


mela e noi su di essa, sicuramente la spinta che li muove è
qualcosa di grandioso!
Non so che cosa sia, so solo che è grandioso e che è la felicità,
E che il valore che ci tiene tutti uniti non è una speculazione, né una
battuta o una prova,
E non è qualcosa che, se siamo fortunati, è un successo per noi, ma se
non lo siamo, è per noi un fallimento,
E non è qualcosa che può essere revocato in certe situazioni.

Luce e ombra, la strana sensazione del corpo e della propria identità,


l’avidità che con compiacenza perfetta divora ogni cosa,
l’orgoglio e l’infinito protendersi dell’uomo, gioie e dolori
indicibili,
La meraviglia che ognuno vede in tutti quelli che vede, le meraviglie
che colmano ogni minuto del tempo per sempre, e ogni metro
di superficie e spazio per sempre,
Hai creduto che esistessero per i tuoi interessi o per i lavori nei campi?
O per i profitti del negozio? O perché tu potessi farti una
posizione? O per il tempo libero di un gentiluomo o di una
signora?

Hai creduto che il paesaggio prendesse sostanza e forma solo per


essere rappresentato in un dipinto?
O gli uomini e le donne perché se ne potesse scrivere e cantare?
O la forza di gravità e le leggi fondamentali e le combinazioni
armoniose e i fluidi dell’aria solo come materia per i savans?
O la terra bruna e il cielo blu per le mappe e le carte nautiche?
O le stelle per essere raggruppate in costellazioni e ricevere nomi
fantasiosi?
O che i semi germogliassero per le statistiche agricole, o per
l’agricoltura in se stessa?

Antiche istituzioni, queste arti, biblioteche, leggende, collezioni,


esperienze trasmesse nei manufatti, attribuiremo loro un
valore così alto?
Valuteremo tanto i nostri soldi e il nostro lavoro? Non ho niente da
obiettare,
Do loro il massimo valore, però valuto al di sopra di tutto il bimbo
nato da un uomo e da una donna.

Abbiamo pensato la nostra Unione grande e la nostra Costituzione


grande,
E io non dico che non siano grandi e buone, perché lo sono,
E anche oggi ne sono innamorato proprio quanto te,
E poi sono eternamente innamorato di te e di tutti i miei compagni
sulla terra.
Noi consideriamo divine le bibbie e le religioni – non voglio dire che
non lo siano,
Ma dico che sono nate da te e possono ancora nascere da te,
E non sono loro a dare la vita, sei tu che dai la vita
Le foglie non germogliano dagli alberi, o gli alberi dalla terra, più di
quanto non germoglino da te.

L’insieme di tutto ciò che so degno di stima lo raduno in te, chiunque


tu sia,
Il presidente è qui, nella Casa Bianca per te, e non sei tu qui per lui,
I Segretari di Stato lavorano nei loro uffici per te, e non tu per loro,
Il congresso si riunisce ogni dicembre per te,
Le leggi, i tribunali, la formazione degli Stati, gli statuti delle città, il
traffico del commercio e della posta, sono tutti per te.

Dottrine, politiche e civiltà scaturiscono tutte da te,


Statue, monumenti e qualunque cosa che abbia lasciato da qualche
parte una traccia, trovano in te una corrispondenza,
La sostanza della storia e della statistica, risalendo nel tempo fino a
che i documenti lo consentono, ora si trova in te, e così i miti
e così le leggende,
E se in questo momento tu non fossi qui a respirare e camminare,
tutto ciò dove sarebbe?
I più famosi poemi sarebbero solo cenere, l’oratoria e il teatro solo un
nulla.

Ogni costruzione è ciò che tu fai quando la guardi,


Credevi invece che fosse solo pietra bianca o grigia? o le linee degli
archi e dei cornicioni?

Ogni musica è ciò che suscita in te, quando vieni sollecitato dagli
strumenti,
E non è i violini o le trombe – e non è l’oboe né il rullio dei tamburi,
né lo spartito del baritono che canta la sua dolce romanza,
né quello del coro maschile, né quello del coro femminile,
Ma è più vicina e più lontana.

Ma tutto allora ritornerà?


Potrà ciascuno, solo guardando nello specchio, scorgere i segni
del meglio? E c’è nulla di più grande o di più ancora?
E sta tutto lì con te e qui con me?

Le antiche e sempre nuove cose – mio sciocco ragazzo! le cose più


semplici e più vicine, questi momenti con te,
La tua persona e ogni particella che riguarda la tua persona,
Il pulsare del tuo cervello che aspetta il momento opportuno e un
incoraggiamento da ogni azione e da ogni occhiata,
Tutto quello che fai di giorno in pubblico e quello che fai di nascosto
tra un giorno e l’altro,
Ciò che si reputa giusto e ciò che si reputa sbagliato, ciò che vedi o
tocchi, ciò che provoca la tua rabbia o il tuo stupore,
I ceppi dello schiavo, il letto del dormitorio, le carte del giocatore, la
matrice del falsario,
Ciò che si vede e si impara dalla strada, o si impara per intuizione,
Ciò che si impara nella scuola pubblica, l’alfabeto, leggere, scrivere,
far di conto, la lavagna, il grafico del maestro,
I vetri delle finestre e quel che si vede attraverso, l’uscita della
mattina, l’inutile trascorrere del giorno,
(Ma cos’è che hai trasformato in denaro? Ma cos’è che ti ha fatto
avere quello che volevi?)
La solita routine, bottega, fabbrica, fattoria, ufficio, negozio, scrivania,
Divertirsi a caccia o a pesca, vivere di caccia o di pesca,
La vita sui monti, a foraggiare, mungere, pascolare, tutto il personale
e le attività,
L’orto delle prugne, delle mele, il giardinaggio, i nuovi getti, la
potatura, i fiori, le viti,
Grano, letame, marna,2 argilla, humus, aratro, badile, piccone,
rastrello, zappa, irrigazione, drenaggio,
La striglia, il sottosella, la cavezza, le briglie, il morso, un pugno di
fuscelli,
La stalla e il recinto, secchi, mangiatoie, covoni, rastrelliere,
Prodotti, vendita, progettazione, costruire le città, tutte le attività che
vi si svolgono, gli attrezzi per questi lavori,
Incudine, tenaglie, martello, ascia e zeppa, squadra, giunto, raccordo,
pialla,
Sonda, cazzuola, livella, il ponteggio, il lavoro per muri e soffitti,
ogni lavoro di muratura,
La locomotiva a vapore, leva, manovella, asse, pistone, albero,
compressore, caldaia, trave, puleggia, cardine, flangia,
cinghia, bullone, valvola, regolatore, stantuffi,
La bussola della nave, la cerata3 del marinaio, stralli e spezzoni di
cima, paranco per ancorarsi o ormeggiare, le scialuppe di
salvataggio per il naufragio,
La barra della corvetta, la ruota e la campana del timoniere, la barca
da crociera o il peschereccio, il grande vaporetto di cento
metri tutto imbandierato a pieno regime, con i suoi opulenti e
fieri parapetti e le delicate pale che prillano veloci,
La scia, la cima, gli ami, i piombi, la rete, gettare la rete,
L’arsenale, armi piccole, fucili, polvere da sparo, colpo, detonatori,
cartucce, l’artiglieria per la guerra, convogli;
Le cose di tutti i giorni, le sedie di casa, tappeto, copriletto, letto, lui o
lei che vi dormono, la notte, il vento che soffia, rumori
indistinti,
La bufera di neve o di pioggia, i pantaloni da lavoro, il capanno nel
bosco, la posta,4
Città e paesi, focolare, candela, luce a gas, riscaldamento,
acquedotto,
Il messaggio del Governatore, del Sindaco, del Capo della polizia – i
piatti di colazione, pranzo, cena,
La camerata, l’auto dei pompieri, il tiro dei cavalli, e dietro il carrello
o il rimorchio,
Il foglio su cui io o te scriviamo, ogni parola che noi scriviamo, ogni
segno o tratto della penna, e lo strano modo di trascrivere il
nostro pensiero, pur in modo vago,
L’elenco, il rivelatore,5 il registro contabile, i libri in fila sulla libreria,
l’orologio sul muro,
L’anello al tuo dito, il bracciale della signora, il talco, le boccette e i
barattoli del farmacista, una sorsata di birra,
L’etui6 dei ferri chirurgici, di quelli dell’oculista o dell’otorino, o di
quelli del dentista,
La serratura che può essere girata e chiusa in tanti modi diversi
quanti sono i minuti in un anno,
Soffiare il vetro, fabbricare chiodi, raccogliere il sale,
costruire tetti di latta, rifinire con il legno, fare candele,
costruire e montare serrature,
Fabbricare barche, fabbricare darsene, conservare pesci, traghettare,
spaccare pietre, lastricare marciapiedi,
La pompa, il battipalo, la grande gru, il forno a carbone, la fornace di
mattoni
Miniere di carbone, tutto quello che c’è laggiù, le lampade nel buio,
echi, canzoni, meditazioni, quei vasti pensieri nativi che
affiorano sui volti anneriti,
Fucine, i loro fuochi sulle montagne o lungo le rive dei fiumi e
intorno uomini che saggiano la fusione con sbarre enormi –
blocchi di minerale, la giusta mescola di minerali, calcare,
carbone – l’alto forno e il forno di puddellaggio,7 la scoria al
termine dell’ultima colata – il laminatoio, le massicce barre
di ghisa, la robusta rotaia a T per la ferrovia,
La lavorazione dell’olio, della seta, della biacca, lo zuccherificio,
la segheria a vapore, le grandi fabbriche e gli stabilimenti,
Le miniere di piombo e tutto quello che vi si fa laggiù o che si fa poi
con il piombo,
Le miniere di rame, le lamiere di rame e tutto quello che si forgia
dalle lamiere e tutto il lavoro per forgiare,
La lavorazione della pietra, i delicati fregi per facciate, finestre o
sopraporte – il mazzuolo, lo scalpello, il ditale che protegge
il pollice,
La stoppa, la spatola per calafatare, l’attrezzo da calafato – la caldaia
dove bolle il catrame e il fuoco acceso sotto,
La balla di cotone, il gancio dello stivatore, la sega e il secchio del
carpentiere, il vaglio di chi vaglia il carbone, lo stampo del
fonditore, il coltello da lavoro del macellaio, la sega per
ghiaccio e tutti i lavori con il ghiaccio,
La rotativa a quattro, la tirabozze, il foglio da stampare e il cilindro, il
bastoncino e la riga dell’assemblatore, la composizione
tipografica, dare una forma tipografica, al giornale tutti i lavori
dei banconi, delle cartelle, dei corrieri, dei giornalisti,
Gli strumenti per la dagherrotipia – gli arnesi dell’attrezzatore, di chi
fabbrica ganci, vele, bozzelli,
Oggetti di guttaperca, di cartapesta, colori, pennelli, il produttore di
spazzole, gli arnesi da vetraio,
L’impiallacciatura e il barattolo della colla, le decorazioni del
pasticcere, caraffa e bicchieri, forbici e ferro da stiro,
La lesina, il pedale, la capacità di una pinta e di un quarto, bancone e
sgabello, la penna d’oca o di metallo – la fabbricazione di
ogni sorta di arnesi taglienti,
La spalliera e le funi della palestra, esercizi maschili, il baseball, la
corsa, il salto, gli anelli,
I motivi delle carte da parati, tele cerate, tappeti, le fantasie delle
stoffe da donna, il timbro del rilegatore,
La birreria, la distillazione della birra, malto, tini, tutto ciò che viene
fatto da chi produce birra, vino, aceto,
La conciatura del cuoio, la fabbricazione di carrozze, caldaie, la
torcitura delle cime, distillazione, verniciatura delle insegne,
preparazione della calce, il lavoro del bottaio, la raccolta del
cotone, galvanostegia,
Le macchine per fabbricare doghe, piallatrici, mietitrici, aratrici,
trebbiatrici, vetture a vapore,
Il carro del carrettiere, l’omnibus, il gravoso carro per trasporti
pesanti,
I cavi elettrici del telegrafo srotolati sul terreno o stesi sul fondo del
mare, e poi il messaggio che in un istante copre diecimila
miglia,
Lo spazzaneve e i due motori che lo spingono, la corsa sul treno
espresso con una sola carrozza, l’andare veloci attraversando
una tempesta spaventosa – la locomotiva e tutto quello che la
riguarda,
La caccia all’orso o al procione, il falò dei trucioli all’aperto in città,
il gruppo di bambini a guardare,
I colpi del pugile, il montante e l’un, due, tre,
La pirotecnica, accendere di notte fuochi artificiali colorati, figure
bizzarre, razzi,
Vetrine, le casse nel deposito del custode del cimitero, la frutta sul
banco della frutta – il manzo sul banco del macellaio, il
mattatoio del macellaio, il macellaio con la veste da lavoro,
Il porcile dei maiali, il maglio per ucciderli, il gancio, la tinozza
bollente, sventrare, la mannaia, la mazza di chi inscatola, e il
lungo lavoro invernale per la preparazione del maiale,
I lavori per la farina, macinazione del grano, segale, mais, riso –
i barili, i mezzi barili, i barili da un quarto, le chiatte cariche,
alte pile su moli e argini,
Pane e dolci al panificio, i fiocchi della modista, i modelli del sarto, il
tavolino da te, i dolci fatti in casa;
Monete e medaglie, antiche monete di bronzo, busto, iscrizione, data,
soldo bucato, il centesimo di rame, i dieci centesimi
d’argento, il pezzo da cinquanta centesimi, il dollaro d’oro, il
biglietto da cinquanta dollari – monete attuali e studi e
reminiscenze sulle monete antiche,
Carta stampata, mappe, carte, litografie, quotidiani e settimanali,
La rubrica del cerco e trovo sul giornale da un cent, le notizie via
telegrafo, feste, opere, spettacoli,
Il centro degli affari di una città, i trottoirs8 di città dove migliaia di
persone ben vestite passeggiano su e giù,
Gli indumenti di cotone, lana, lino che indossi, i soldi che fai e che
spendi,
La tua stanza, la camera da letto, il pianoforte, la cucina e le pentole,
La casa dove vivi, l’affitto, gli inquilini, il conto in banca, la spesa dal
droghiere,
La paga del sabato sera, il rientro a casa, gli acquisti;
In tutto questo lo sforzo del peso più greve – e ben più di quanto tu ti
aspettassi, ma anche molto di meno,
In tutto questo, non ci sei tu – tu e la tua anima racchiudete ogni cosa,
a prescindere dal loro valore,
In tutto questo i tuoi temi, gli spunti, i provocatori – che se così non
fosse la terra intera non avrebbe temi, spunti e provocatori, né
mai li avrebbe avuti.

Non dico che ciò che tu vedi al di là sia inutile, né ti consiglio di


fermarti,
Non dico che le guide che tu ritenevi grandi non lo siano,
Ma dico che non ce n’è nessuna che meglio di quelle ti spinga a cose
più grandi, più tristi, più felici.

Vuoi cercare molto lontano? Alla fine tornerai indietro,


Nelle cose che ti sono più familiari, scopri il meglio, o l’equivalente
del meglio,
Nelle persone che ti sono più vicine, scopri le più dolci, le più forti, le
più amabili,
La felicità in nessun altro posto che qui – in nessun’altra ora che in
questa,
L’uomo nel primo che vedi o tocchi, e sempre nell’amico, nel fratello,
nel prossimo – la donna nella madre, amante, moglie,
I gusti e le occupazioni popolari hanno la precedenza sulle poesie o
in qualunque altro luogo,
Voi, operaie e operai di Questi Stati, con la vostra personale e forte
vita divina – con fermezza guardate sempre negli occhi il
Presidente, inflessibili, disinvolti, sapendo che dovete
portarlo a darvi un pieno e conciso rendiconto di sé,
E allora così tutto il resto lascia il posto agli uomini e alle donne.

Quando il salmo canterà al posto del cantore,


Quando il testo predicherà al posto del predicatore,
Quando il pulpito scenderà a rimpiazzare l’intagliatore che ha
scolpito il leggio,
Quando potrò toccare notte e giorno il corpo dei libri che
toccheranno il mio corpo a loro volta,
Quando i sacri calici o le particole eucaristiche, o il tornio o il gesso
produrranno come giovani argentieri o panettieri, o muratori in tuta,
Quando un corso universitario saprà attrarre come una donna e un
bimbo che riposano,
Quando l’oro delle monete nella cassaforte saprà sorridere come la
figlia del guardiano,
Quando i documenti legali poltriranno sulle sedie di fronte a me, e
saranno miei cari amici,
Allora vorrò tender loro la mano e rispettarli quanto rispetto gli
uomini e le donne.

1Dal russo: mandriano, cavallaio.


Broad-Axe Poem

Broad-axe, shapely, naked, wan!


Head from the mother’s bowels drawn!
Wooded flesh and metal bone! limb only one and lip only one!
Gray-blue leaf by red-heat grown! helve produced from a little seed
sown!
Resting, the grass amid and upon,
To be leaned, and to lean on.

Strong shapes, and attributes of strong shapes, masculine trades,


sights and sounds,
Long varied train of an emblem, dabs of music,
Fingers of the organist skipping staccato over the keys of the great
organ.

Welcome are all earth’s lands, each for its kind,


Welcome are lands of pine and oak,
Welcome are lands of the lemon and fig,
Welcome are lands of gold,
Welcome are lands of wheat and maize – welcome those of the grape,
Welcome are lands of sugar and rice,
Welcome the cotton-lands – welcome those of the white potato and
sweet potato,
Welcome are mountains, flats, sands, forests, prairies,
Welcome the rich borders of rivers, table-lands, openings,
Welcome the measureless grazing lands – welcome the teeming soil
of orchards, flax, honey, hemp,
Welcome just as much the other more hard-faced lands,
Lands rich as lands of gold, or wheat and fruit lands,
Lands of mines, lands of the manly and rugged ores,
Lands of coal, copper, lead, tin, zinc,
Lands of iron! lands of the make of the axe!

The log at the wood-pile, the axe supported by it,


The sylvan hut, the vine over the doorway, the space cleared for a
garden,
The irregular tapping of rain down on the leaves, after the storm is
lulled,
The wailing and moaning at intervals, the thought of the sea,
The thought of ships struck in the storm, and put on their beam-ends,
and the cutting away of masts;
The sentiment of the huge timbers of old-fashioned houses and barns;
The remembered print or narrative, the voyage at a venture of men,
families, goods,
The disembarcation, the founding of a new city,
The voyage of those who sought a New England and found it,
The Year of These States, the weapons that year began with, scythe,
pitch-fork, club, horse-pistol,
The settlements of the Arkansas, Colorado, Ottawa, Willamette,
The slow progress, the scant fare, the axe, rifle, saddle-bags;
The beauty of all adventurous and daring persons,
The beauty of wood-boys and wood-men, with their clear untrimmed
faces,
The beauty of independence, departure, actions that rely on themselves,
The American contempt for statutes and ceremonies, the boundless
impatience of restraint,
The loose drift of character, the inkling through random types, the
solidification;
The butcher in the slaughter-house, the hands aboard schooners and
sloops, the rafts-man, the pioneer,
Lumber-men in their winter camp, day-break in the woods, stripes of
snow on the limbs of trees, the occasional snapping,
The glad clear sound of one’s own voice, the merry song, the natural
life of the woods, the strong day’s work,
The blazing fire at night, the sweet taste of supper, the talk, the bed of
hemlock boughs, and the bear-skin;
The house-builder at work in cities or anywhere,
The preparatory jointing, squaring, sawing, mortising,
The hoist-up of beams, the push of them in their places, laying them
regular,
Setting the studs by their tenons in the mortises, according as they were prepared,
The blows of mallets and hammers, the attitudes of the men, their
curved limbs,
Bending, standing, astride the beams, driving in pins, holding on by
posts and braces,
The hooked arm over the plate, the other arm wielding the axe,
The floor-men forcing the planks close, to be nailed,
Their postures bringing their weapons downward on the bearers,
The echoes resounding through the vacant building;
The huge store-house carried up in the city, well under way,
The six framing-men, two in the middle and two at each end, carefully
bearing on their shoulders a heavy stick for a cross-beam,
The crowded line of masons with trowels in their right hands rapidly
laying the long side-wall, two hundred feet from front to rear,
The flexible rise and fall of backs, the continual click of the trowels
and bricks,
The bricks, one after another, each laid so work-man-like in its place,
and set with a knock of the trowel-handle,
The piles of materials, the mortar on the mortarboards, and the steady
replenishing by the hod-men;
Spar-makers in the spar-yard, the swarming row of well-grown
apprentices,
The swing of their axes on the square-hewed log, shaping it toward
the shape of a mast,
The brisk short crackle of the steel driven slantingly into the pine,
The butter-colored chips flying off in great flakes and slivers,
The limber motion of brawny young arms and hips in easy costumes;
The constructor of wharves, bridges, piers, bulk-heads, floats, stays
against the sea;
The city fire-man – the fire that suddenly bursts forth in the
close-packed square,
The arriving engines, the hoarse shouts, the nimble stepping and
daring,
The strong command through the fire-trumpets, the forming in line,
the echoed rise and fall of the arms forcing the water,
The slender, spasmic blue-white jets – the bringing to bear of the
hooks and ladders, and their execution,
The crash and cut away of connecting wood-work, or through floors,
if the fire smoulders under them,
The crowd with their lit faces, watching – the glare and dense shadows;
The forger at his forge-furnace, and the user of iron after him,
The maker of the axe large and small, and the welder and temperer,
The chooser breathing his breath on the cold steel and trying the edge
with his thumb,
The one who clean-shapes the handle and sets it firmly in the socket,
The shadowy processions of the portraits of the past users also,
The primal patient mechanics, the architects and engineers,
The far-off Assyrian edifice and Mizra edifice,
The Roman lictors preceding the consuls,
The antique European warrior with his axe in combat,
The uplifted arm, the clatter of blows on the helmeted head,
The death-howl, the limpsey tumbling, the rush of friend and foe
thither,
The siege of revolted lieges determined for liberty,
The summons to surrender, the battering at castle gates, the truce and
parley,
The sack of an old city in its time,
The bursting in of mercenaries and bigots tumultuously and disorderly,
Roar, flames, blood, drunkenness, madness,
Goods freely rifled from houses and temples, screams of women in
the gripe of brigands,
Craft and thievery of camp-followers, men running, old persons
despairing,
The hell of war, the cruelties of creeds,
The list of all executive deeds and words, just or unjust,
The power of personality, just or unjust.
Muscle and pluck forever!
What invigorates life, invigorates death,
And the dead advance as much as the living advance,
And the future is no more uncertain than the present,
And the roughness of the earth and of man encloses as much as the
delicatesse of the earth and of man,
And nothing endures but personal qualities.

What do you think endures?


Do you think the greatest city endures?
Or a teeming manufacturing state? or a prepared constitution? or the
best built steam-ships?
Or hotels of granite and iron? or any chef-d’oeuvres of engineering,
forts, armaments?

Away! These are not to be cherished for themselves,


They fill their hour, the dancers dance, the musicians play for them,
The show passes, all does well enough of course,
All does very well till one flash of defiance.

The greatest city is that which has the greatest man or woman,
If it be a few ragged huts, it is still the greatest city in the whole
world.

The place where the greatest city stands is not the place of stretched
wharves, docks, manufactures, deposites of produce,
Nor the place of ceaseless salutes of new-comers, or the anchor-lifters
of the departing,
Nor the place of the tallest and costliest buildings, or shops selling
goods from the rest of the earth,
Nor the place of the best libraries and schools, nor the place where
money is plentiest,
Nor the place of the most numerous population.

Where the city stands with the brawniest breed of orators and bards,
Where the city stands that is beloved by these, and loves them in
return, and understands them,
Where these may be seen going every day in the streets, with their
arms familiar to the shoulders of their friends,
Where no monuments exist to heroes but in the common words and
deeds,
Where thrift is in its place, and prudence is in its place,
Where behavior is the finest of the fine arts,
Where the men and women think lightly of the laws,
Where the slave ceases and the master of slaves ceases,
Where the populace rise at once against the audacity of elected
persons,
Where fierce men and women pour forth as the sea to the whistle of
death pours its sweeping and unript waves,
Where outside authority enters always after the precedence of inside
authority,
Where the citizen is always the head and ideal, and President, Mayor,
Governor, and what not, are agents for pay,
Where children are taught from the jump that they are to be laws to
themselves, and to depend on themselves,
Where equanimity is illustrated in affairs,
Where speculations on the soul are encouraged,
Where women walk in public processions in the streets the same as
the men,
Where they enter the public assembly and take places the same as the
men, and are appealed to by the orators the same as the men,
Where the city of the faithfulest friends stands,
Where the city of the cleanliness of the sexes stands,
Where the city of the healthiest fathers stands,
Where the city of the best-bodied mothers stands,
There the greatest city stands.

How beggarly appear poems, arguments, orations, before an electric


deed!
How the floridness of the materials of cities shrivels before a man’s
or woman’s look!

All waits, or goes by default, till a strong being appears;


A strong being is the proof of the race, and of the ability of the
universe,
When he or she appears, materials are overawed,
The dispute on the soul stops,
The old customs and phrases are confronted, turned back, or laid away.

What is your money-making now? What can it do now?


What is your respectability now?
What are your theology, tuition, society, traditions, statute-books now?
Where are your jibes of being now?
Where are your cavils about the soul now?
Was that your best? Were those your vast and solid?
Riches, opinions, politics, institutions, to part obediently from the
path of one man or woman!
The centuries, and all authority, to be trod under the foot-soles of one
man or woman!

– A sterile landscape covers the ore – there is as good as the best, for
all the forbidding appearance,
There is the mine, there are the miners,
The forge-furnace is there, the melt is accomplished, the
hammers-men are at hand with their tongs and hammers,
What always served and always serves, is at hand.

Than this nothing has better served – it has served all,


Served the fluent-tongued and subtle-sensed Greek, and long ere the
Greek,
Served in building the buildings that last longer than any,
Served the Hebrew, the Persian, the most ancient Hindostanee,
Served the mound-raiser on the Mississippi, served those whose relics
remain in Central America,
Served Albic temples in woods or on plains, with unhewn pillars, and
the druids, and the bloody body laid in the hollow of the great stone,
Served the artificial clefts, vast, high, silent, on the snow-covered
hills of Scandinavia,
Served those who, time out of mind, made on the granite walls rough
sketches of the sun, moon, stars, ships, ocean-waves,
Served the paths of the irruptions of the Goths, served the pastoral
tribes and nomads,
Served the incalculably distant Celt, served the hardy pirates of the
Baltic,
Served before any of those, the venerable and harmless men of Ethiopia,
Served the making of helms for the galleys of pleasure, and the
making of those for war,
Served all great works on land, and all great works on the sea,
For the medieval ages, and before the medieval ages,
Served not the living only, then as now, but served the dead.

I see the European headsman,


He stands masked, clothed in red, with huge legs, and strong naked
arms,
And leans on a ponderous axe.

Whom have you slaughtered lately, European headsman?


Whose is that blood upon you, so wet and sticky?

I see the clear sun-sets of the martyrs,


I see from the scaffolds the descending ghosts,
Ghosts of dead princes, uncrowned ladies, impeached ministers,
rejected kings,
Rivals, traitors, poisoners, disgraced chieftains, and the rest.

I see those who in any land have died for the good cause,
The seed is spare, nevertheless the crop shall never run out,
Mind you, O foreign kings, O priests, the crop shall never run out.

I see the blood washed entirely away from the axe,


Both blade and helve are clean,
They spirt no more the blood of European nobles, – they clasp no
more the necks of queens.

I see the headsman withdraw and become useless,


I see the scaffold untrodden and mouldy, I see no longer any axe upon
it,
I see the mighty and friendly emblem of the power of my own race,
the newest largest race.

America! I do not vaunt my love for you,


I have what I have.

The axe leaps!


The solid forest gives fluid utterances,
They tumble forth, they rise and form,
Hut, tent, landing, survey,
Flail, plough, pick, crowbar, spade,
Shingle, rail, prop, wainscot, jamb, lath, panel, gable,
Citadel, ceiling, saloon, academy, organ, exhibition-house, library,
Cornice, trellis, pilaster, balcony, window, shutter, turret, porch,
Hoe, rake, pitch-fork, pencil, wagon, staff, saw, jackplane, mallet,
wedge, rounce,
Chair, tub, hoop, table, wicket, vane, sash, floor,
Work-box, chest, stringed instrument, boat, frame, and what not,
Capitols of States, and capitol of the nation of States,
Long stately rows in avenues, hospitals for orphans or for the poor or
sick,
Manhattan steamboats and clippers, taking the measure of all seas.
The shapes arise!
Shapes of the using of axes anyhow, and the users, and all that
neighbors them,
Cutters down of wood, and haulers of it to the Penobscot, or
St. John’s, or Kennebec,
Dwellers in cabins among the Californian mountains, or by the little
lakes,
Dwellers south on the banks of the Gila or Rio Grande – friendly
gatherings, the characters and fun,
Dwellers up north in Minnesota and by the Yellowstone river,
dwellers on coasts and off coasts,
Seal-fishers, whalers, arctic seamen breaking passages through the ice.

The shapes arise!


Shapes of factories, arsenals, foundries, markets,
Shapes of the two-threaded tracks of railroads,
Shapes of the sleepers of bridges, vast frameworks, girders, arches,
Shapes of the fleets of barges, tows, lake craft, river craft.

The shapes arise!


Ship-yards and dry-docks along the Atlantic and Pacific, and in many
a bay and by-place,
The live-oak kelsons, the pine planks, the spars, the hackmatuck-roots
for knees,
The ships themselves on their ways, the tiers of scaffolds, the
workmen busy outside and inside,
The tools lying around, the great augur and little augur, the adze, bolt,
line, square, gouge, bead-plane.

The shapes arise!


The shape measured, sawed, jacked, joined, stained,
The coffin-shape for the dead to lie within in his shroud;
The shape got out in posts, in the bedstead posts, in the posts of the
bride’s-bed,
The shape of the little trough, the shape of the rockers beneath, the
shape of the babe’s cradle,
The shape of the floor-planks, the floor-planks for dancers’ feet,
The shape of the planks of the family home, the home of the friendly
parents and children,
The shape of the roof of the home of the happy young man and
woman, the roof over the well-married young man and
woman,
The roof over the supper joyously cooked by the chaste wife, and
joyously eaten by the chaste husband, content after his day’s
work.
The shapes arise!
The shape of the prisoner’s place in the court-room, and of him or her
seated in the place,
The shape of the pill-box, the disgraceful ointment-box, the nauseous
application, and him or her applying it,
The shape of the liquor-bar leaned against by the young rum-drinker
and the old rum-drinker,
The shape of the shamed and angry stairs, trod by sneaking footsteps,
The shape of the sly settee, and the adulterous unwholesome couple,
The shape of the gambling board with its devilish winnings and
losings,
The shape of the slats of the bed of a corrupted body, the bed of the
corruption of gluttony or alcoholic drinks,
The shape of the step-ladder for the convicted and sentenced
murderer, the murderer with haggard face and pinioned arms,
The sheriff at hand with his deputies, the silent and white-lipped
crowd, the sickening dangling of the rope.

The shapes arise!


Shapes of doors giving so many exits and entrances,
The door passing the dissevered friend, flushed, and in haste,
The door that admits good news and bad news,
The door whence the son left home, confident and puffed up,
The door he entered from a long and scandalous absence, diseased,
broken down, without innocence, without means.

Their shapes arise, the shapes of full-sized men!


Men taciturn yet loving, used to the open air, and the manners of the
open air,
Saying their ardor in native forms, saying the old response,
Take what I have then, (saying fain), take the pay you approached for,
Take the white tears of my blood, if that is what you are after.

Her shape arises!


She, less guarded than ever, yet more guarded than ever,
The gross and soiled she moves among do not make her gross and
soiled,
She knows the thoughts as she passes, nothing is concealed from her,
She is none the less considerate or friendly therefore,
She is the best-beloved, it is without exception, she has no reason to
fear, and she does not fear,
Oaths, quarrels, hiccuped songs, smutty expressions, are idle to her as
she passes,
She is silent, she is possessed of herself, they do not offend her,
She receives them as the laws of nature receive them, she is strong,
She too is a law of nature, there is no law greater than she is.
His shape arises!
Arrogant, masculine, naive, rowdyish,
Laugher, weeper, worker, idler, citizen, countryman,
Saunterer of woods, stander upon hills, summer swimmer in rivers or
by the sea,
Or pure American breed, of reckless health, his body perfect, free
from taint from top to toe, free forever from headache and
dyspepsia, clean-breathed,
Ample-limbed, a good feeder, weight a hundred and eighty pounds,
full-blooded, six feet high, forty inches round the breast and
back,
Countenance sun-burnt, bearded, calm, unrefined,
Reminder of animals, meeter of savage and gentleman on equal terms,
Attitudes lithe and erect, costume free, neck open, of slow movement on foot,
Passer of his right arm round the shoulders of his friends, companion
of the street,
Persuader always of people to give him their sweetest touches, and
never their meanest,
A Manhattanese bred, fond of Brooklyn, fond of Broadway, fond of
the life of the wharves and the great ferries,
Enterer everywhere, welcomed everywhere, easily understood after all,
Never offering others, always offering himself, corroborating his
phrenology,
Voluptuous, inhabitive, combative, conscientious, alimentive,
intuitive, of copious friendship, sublimity, firmness,
self-esteem, comparison, individuality, form, locality,
eventuality,
Avowing by life, manners, works, to contributo illustrations of results
of The States,
Teacher of the unquenchable creed, namely, egotism,
Inviter of others continually henceforth to try their strength against his.

The shapes arise!


Shapes of America, shapes of centuries,
Shapes of those that do not joke with life, but are in earnest with life,
Shapes ever projecting other shapes,
Shapes of a hundred Free States, begetting another hundred north and
south,
Shapes of the turbulent manly cities,
Shapes of the untamed breed of young men and natural persons,
Shapes of women fit for These States,
Shapes of the composition of all the varieties of the earth,
Shapes of the friends and home-givers of the whole earth,
Shapes bracing the whole earth, and braced with the whole earth.
Poesia della scure

Scure, snella, nuda, scolorita!


Capo tratto dal grembo materno!
Carne di legno e ossa di metallo! Un unico arto e un solo labbro!
Lama bluastra forgiata dal rosso fuoco, manico dal fiorire di un
piccolo seme,
Sull’erba e fra l’erba riposi,
Lì poggiata e per appoggiarsi.

Forme forti e attributi di forme forti, mestieri, spettacoli e suoni


maschili,
Lungo corteo variopinto di un emblema, frammenti di musica,
Le dita dell’organista eseguono uno staccato agili fra i tasti del grande
organo.

Benvenute tutte le terre del mondo, con le loro diversità,


Benvenute le terre dei pini e delle querce,
Benvenute le terre dei limoni e dei fichi,
Benvenute le terre dell’oro,
Benvenute le terre del grano e del mais – benvenute quelle dell’uva,
Benvenute le terre dello zucchero e del riso,
Benvenute le terre del cotone – benvenute quelle della patata bianca
e della patata americana,
Benvenute le montagne, le pianure, i deserti, le foreste, le praterie,
Benvenute le rigogliose rive dei fiumi, gli altopiani, le radure,
Benvenuti i pascoli immensi – benvenuti i campi fecondi di frutti, di
lino, di miele e di canapa,
Benvenute, come le altre, le terre più dure,
Terre, ricche come quelle dell’oro o del grano o della frutta,
Terre di miniere, terre di minerali rozzi e virili,
Terre di carbone, rame, piombo, stagno, zinco,
Terre di ferro! Terre dove è fatta la scure!

Il ceppo nella legnaia e la scure lì poggiata,


La capanna fra gli alberi, il rampicante sulla porta, la zona disboscata
per farne un giardino,
Il picchiettare irregolare della pioggia sulle foglie quando già il
temporale è passato,
Gemiti e lamenti a intervalli, il pensiero del mare,
Il pensiero per le barche colte dalla tempesta, semirovesciate e
disalberate,
L’emozione per le travi delle vecchie case e dei fienili;
Il ricordo di una stampa o un racconto, l’andare alla ventura di
uomini, famiglie e beni,
Lo sbarco, il fondare una nuova città,
Il viaggio di chi ha cercato una nuova Inghilterra e l’ha trovata,
L’inizio di Questi Stati e le armi con cui quell’anno è cominciato,
falce, forca, bastone, pistole da sella,
Le prime colonie dell’Arkansas, del Colorado, di Ottawa, di
Willamette,
Il progresso lento, il cibo scarso, la scure, il fucile, le bisacce;
Il fascino della gente avventurosa e piena di coraggio,
Il fascino dei boscaioli e taglialegna, volti schietti e irsuti,
Il fascino dell’indipendenza, della partenza, delle azioni che contano
solo su se stesse,
Il disprezzo degli americani per regole e cerimonie, l’insofferenza per
ogni freno,
La tendenza a un carattere libero, la ricerca di modelli diversi, la
concretizzazione;
Il macellaio al mattatoio, i mozzi su golette e vascelli, quelli sulle
chiatte, il pioniere,
I boscaioli nell’accampamento invernale, l’alba nei boschi, strisce
di neve sui rami degli alberi, uno schianto improvviso,
L’allegro, limpido suono della propria voce, il canto festoso, la vita
semplice dei boschi, il duro lavoro quotidiano,
Il fuoco che arde di notte, il dolce sapore del cibo, le chiacchiere, il
giaciglio di frasche d’abete e una pelle d’orso;
I muratori al lavoro in città o da altre parti,
La preparazione per tagliare, squadrare, segare, incastrare,
Sollevare le travi, spingerle nei loro intagli, per poi assestarle,
Sistemare gli incastri nelle loro tacche, così come erano predisposti,
Colpi di mazze e martelli, la posizione dei corpi, le schiene piegate,
Uomini ricurvi, in piedi, a cavallo di travi, piantano chiodi, si
afferrano a pali e tiranti,
Un braccio per reggersi sul piano e l’altro per maneggiare l’ascia,
I posatori che incastrano le tavole da inchiodare,
I loro gesti quando martellano con gli attrezzi sui supporti,
L’eco che rimbomba nell’edificio vuoto;
L’enorme deposito che si costruisce in città, ormai quasi fatto,
I sei carpentieri, due in mezzo e due per lato, che attenti trasportano
sulle spalle una grossa trave portante,
La fila compatta di muratori con la cazzuola nella destra, che
costruiscono il muro laterale, lungo sessanta metri dalla
facciata al retro,
Il flessuoso su e giù delle schiene, lo schiocco incessante delle
cazzuole contro i mattoni,
I mattoni che, uno dopo l’altro, sono inseriti a regola d’arte e
sistemati con un colpo di manico della cazzuola,
La pila di materiali, la malta nel giornello,1 tenuto sempre pieno dai
manovali;
I fabbricatori di alberi nei cantieri, l’insieme brulicante di robusti
apprendisti,
Il colpo d’ascia sul tronco squadrato, per dargli la forma dell’albero,
Il rapido schianto secco della lama piantata di sbieco nel pino,
I grossi trucioli color del burro che schizzano via in fiocchi e schegge,
L’agile guizzare dei muscoli di fianchi e braccia giovani in abiti da
lavoro;
Il costruttore di banchine, ponti, pontili, palizzate, chiatte, frangiflutti;
Il pompiere in città – e l’incendio che improvviso divampa nella
piazza gremita di case,
I motori che si avvicinano, le grida soffocate, il correre veloce, il
coraggio,
L’ordine perentorio fra l’urlo delle sirene, tutti in riga, l’altalena delle
braccia che su e giù azionano le pompe,
Gli esili spruzzi frenetici bianco-celesti – l’arrivo di ganci, di scale e
il loro entrare in azione,
Lo schianto e lo sfondamento delle strutture di legno o dei pavimenti,
se sotto vi cova il fuoco,
La folla che osserva con volti accesi – ombre dense e abbaglianti;
Il fabbro alla forgia e dietro di lui chi usa il ferro,
Il fabbro di asce grandi e piccole, il saldatore e chi dà la tempra,
Il cliente che alita sulla lama fredda e ne prova il filo con il dito,
E quello che foggia il manico e lo inserisce con forza nel suo incastro,
L’evanescente processione dei visi di chi in passato, l’ha usata,
I primi precisi meccanici, architetti e ingegneri,
In lontananza l’edificio assiro e quello di Mizra,
I littori romani che precedevano i consoli,
L’antico guerriero europeo con l’ascia da guerra,
Il braccio alzato, la pioggia di colpi sul capo protetto dall’elmo,
L’urlo di morte, il vacillare e l’accasciarsi, l’accorrere dell’amico
e del nemico,
L’assedio dei vassalli ribelli che vogliono la libertà,
L’ordine di arrendersi, le mazzate alle porte del castello, la tregua e il
negoziato,
Il saccheggio di una città antica ai suoi tempi,
L’irruzione tumultuosa e disordinata di mercenari e seguaci,
Ruggiti, fiamme, sangue, ebbrezza e pazzia,
Ricchezze liberamente rubate da case e templi, urla di donne nelle
mani di briganti,
Insidie e furti di quelli che seguono il campo, uomini allo sbando,
vecchi disperati,
L’inferno della guerra, la crudeltà degli ideali,
L’elenco di tutti gli atti e gli ordini eseguiti, giusti o ingiusti,
Il carisma della personalità, giusta o ingiusta.

Evviva la forza e il coraggio!


Ciò che dà forza alla vita, dà forza alla morte,
E i morti avanzano come i vivi avanzano,
E il futuro non è meno incerto del presente,
E l’asprezza della terra e dell’uomo racchiude quanto la delicatezza
della terra e dell’uomo,
E nulla dura se non le qualità personali.

Ma tu cosa credi che duri?


Credi che duri la città più grande?
O un ricco stato manifatturiero? O un’elaborata costituzione?
O i migliori vascelli a vapore?
O gli alberghi di ferro e granito? O un capolavoro di ingegneria, o
fortezze e armamenti?

Basta, queste cose non devono essere amate per se stesse,


Fanno solo il loro dovere, i danzatori ballano, i musicisti suonano per
loro,
Lo spettacolo finisce e tutto, naturalmente, va bene,
Va bene fino a un lampo di ribellione.

Una città è grande se ha l’uomo o la donna più grande,


E anche se ha poche capanne cadenti, è comunque la più grande città
della terra.

Il luogo dove sorge una città grande non è un luogo di banchine,


magazzini, manifatture, depositi di prodotti,
Né il luogo di saluti continui ai nuovi arrivati, o a quelli che salpano
l’ancora per partire,
Né il luogo degli edifici più alti e costosi, né dei negozi che vendono
merci venute da ogni parte del mondo,
Né il luogo delle biblioteche e delle scuole migliori, né il luogo dove
c’è più denaro,
Né il luogo più popolato di gente.

Dove sorge la città con la più virile razza di oratori e bardi,


Dove sorge la città che essi amano, e che a sua volta li ama e li
comprende,
Dove ogni giorno li si può incontrare in giro per le strade, con il
braccio poggiato sulle spalle degli amici,
Dove non ci sono monumenti per gli eroi, ma semplici parole e opere,
Dove il risparmio ha una sua collocazione e la prudenza anche,
Dove il modo di comportarsi è la più bella delle belle arti,
Dove uomini e donne non sono assillati dalle leggi,
Dove non esistono né schiavi né schiavisti,
Dove il popolo subito insorge contro la prepotenza delle persone
elette,
Dove uomini e donne forti si lanciano come il mare che, al richiamo
della morte, scaglia i suoi irresistibilifrangenti,
Dove l’autorità esterna arriva sempre dopo l’autorità interna,
Dove il cittadino è sempre il fine e lo scopo, e il presidente, il
sindaco, il governatore e gli altri non sono altro che agenti stipendiati,
Dove ai bambini viene da subito insegnato a essere legge per se stessi
e a dipendere da se stessi,
Dove l’equità è presente negli affari,
Dove si incoraggiano le riflessioni sull’anima,
Dove le donne camminano nei cortei pubblici e per le strade come gli
uomini,
Dove possono entrare nell’assemblea pubblica e prender posto come
gli uomini e come gli uomini essere interpellate dagli oratori,
Dove sorge la città degli amici più fedeli,
Dove sorge la città della purezza dei sessi,
Dove sorge la città dei padri più sani,
Dove sorge la città delle madri dal corpo più bello,
È lì che sorge la città grande.

Come appaiono meschine le poesie, le discussioni, i discorsi di fronte


a un’azione elettrica!
Come si appassisce l’opulenza delle città sotto lo sguardo di un uomo
o di una donna!

Tutto si ferma o viene meno, finché un essere forte non appare;


Un essere forte è la prova della razza e delle capacità dell’universo,
E quando lui o lei appare, la materia si ferma sgomenta,
Cessano le discussioni sull’anima,
Le antiche abitudini e le frasi sono testate, respinte e messe in
disparte.

Che valore ha, ora, il tuo saper fare soldi? A che può servire?
Che valore ha, ora, la tua rispettabilità?
Che valore ha, ora, la tua teologia, l’insegnamento, la società, le
tradizioni, i codici?
Dove sono, ora, i tuoi sarcasmi sull’essere?
E dove, ora, i tuoi cavilli sull’anima?
Era questa la cosa migliore? Erano queste le tue immense certezze?
Ricchezze, opinioni, politica, istituzioni, messi sotto i piedi di un
uomo o di una donna!
Secoli e autorità, calpestati sotto i piedi di un uomo o una donna!

Un paesaggio arido nasconde il metallo – che è tra i migliori, malgrado


l’aspetto repellente,
C’è la miniera, ci sono i minatori,
C’è il forno, il ferro è stato fuso, i fabbri sono al lavoro con tenaglie e
martelli,
La cosa che sempre serve e sempre è servita, è a portata di mano.
Nulla è stato più utile di questa – che è stata utile a tutti,
È servita al greco dalla lingua fluente e dai sensi sottili, e anche prima
dei Greci,
È servita a costruire edifici che durano più a lungo degli altri,
È servita all’ebreo, e al persiano, al più remoto indiano,
È servita a chi ha eretto tumuli sul Mississippi, e a quelli i cui resti
riposano in America centrale,
È servita fra boschi o pianure per i templi bretoni, con le colonne
levigate, i druidi e il corpo insanguinato disteso nell’incavo
della pietra tombale,
È servita nei crepacci artificiali, vasti, alti, silenti, sulle colline
innevate della Scandinavia,
È servita a quelli che, in tempi immemorabili, incisero i muri di
granito con disegni primitivi di sole, luna, stelle, di navi e
onde dell’oceano,
È servita sulle vie dove calarono i Goti, è servita alle tribù di nomadi
pastori,
È servita ai lontanissimi Celti e ai rudi pirati del Baltico,
È servita prima di tutto ai venerabili e innocenti Etiopi,
È servita a fabbricare i timoni per le barche da diporto e per quelle da
guerra,
È servita a tutte le grandi opere sulla terra e a tutte le grandi opere sul
mare,
Per tutto il medio evo e prima ancora,
È servita non solo per i vivi, ma allora come ora è servita anche per i
morti.

Vedo il carnefice europeo,


Col viso coperto, vestito di rosso, eretto su gambe potenti, a braccia
nude,
Che si appoggia su un’ascia pesante.

Chi hai ucciso di recente, carnefice europeo?


Di chi è quel sangue che hai addosso, così umido e vischioso?

Vedo i tramonti limpidi dei martiri,


Vedo spettri che scendono dal patibolo,
Spettri di principi morti, di regine deposte, di ministri incriminati, di
re detronizzati,
Rivali, traditori, inquinatori, condottieri caduti in disgrazia e tanti altri.

Vedo quelli che in ogni paese sono morti per la buona causa,
I semi scarseggiano, ma la messe non mancherà mai,
E ricordatevelo o re stranieri e voi preti, la messe non mancherà mai.

Vedo tutto il sangue lavato via dall’ascia,


Manico e lama puliti,
Non goccia più del sangue di nobili europei – non preme più sul collo
delle regine.

Vedo il carnefice ritirarsi, ormai inutile,


Vedo il patibolo deserto, ammuffito e non vedo più la scure del boia,
Vedo il grande emblema fraterno del potere della mia razza, razza più
nuova e più estesa.

America, io non ostento il mio amore per te,


Io ho quello che ho.

La scure rimbalza!
La densa foresta emana risonanze fluide,
Che rotolano, si alzano, prendono forma:
Capanna, tenda, approdo, covo,
Correggiato,2 piccone, leva, vanga,
Traversina, binario, puntello, rivestimento, stipite, listello, pannello,
frontone,
Cittadella, soffitta, taverna, accademia, organo, palazzo
dell’esposizione, biblioteca,
Stucco, pergolato, pilastro, balcone, finestra, torretta, portico,
Zappa, rastrello, forcone, matita, carro, bastone, sega, martinetto,
mazza, cuneo, puleggia,
Sedia, vasca, cerchione, tavolo, sportello, pala, telaio, pavimento,
Scatola da lavoro, armadio, strumento a corda, barca, armatura, e
altro ancora,
Senati dei singoli Stati e il senato della nazione di Stati,
Maestosi filari lungo i viali, ospedali per orfani o indigenti o ammalati,
Vaporetti e velieri a Manhattan, che misurano tutti i mari.

Affiorano delle forme!


Forme di come si usano le asce e di chi le usa e di tutto ciò che le
riguarda,
Di chi abbatte alberi e di chi li traina fino al Penobscot, al St. John o
al Kennebec,
Di chi vive nelle capanne fra le montagne della California o in riva a
piccoli laghi,
Di chi vive a sud delle rive del Gila o del Rio Grande – fra raduni
festosi di amici in allegria,
Di chi vive su a nord nel Minnesota o presso il fiume Yellowstone, di
chi abita sulla costa o lontano dalla costa,
Di cacciatori di foche e balene, di pescatori dell’Artico che si aprono
passaggi fra i ghiacci.

Ecco, affiorano delle forme!


Forme di fabbriche, arsenali, fonderie e mercati,
Forme delle duplici rotaie delle strade ferrate,
Forme delle traversine dei ponti, delle ampie armature, delle travi,
degli archi,
Forme della flotta di zattere, rimorchiatori, barche da lago e da fiume.

Affiorano delle forme!


Di cantieri navali, di bacini di carenaggio lungo le coste dell’Atlantico,
del Pacifico, in molte baie e insenature fuori mano,
Delle carene di legno fresco di quercia, delle tavole di abete,
dell’alberatura, della radice di larice per le parti curve,
Delle navi stesse sugli invasi, delle coperte, dei ponteggi, degli operai
che lavorano all’interno e all’esterno,
Degli utensili buttati qua e là, la trivella e il succhiello, l’accetta, il
bullone, la riga, la squadra, lo scalpello, la livella.

Affiorano delle forme!


La forma misurata, segata, sgrossata, saldata, tinteggiata,
La forma della bara per il morto che vi giace nel suo sudario;
La forma che diventa sostegno, sostegno del letto, sostegno del letto
della sposa,
La forma del piccolo alveo, la forma delle assi ricurve, la forma della
culla del neonato,
La forma dell’impiantito, l’impiantito per i passi dei ballerini,
La forma dell’impiantito della casa di famiglia, la casa di genitori
affettuosi e di figli,
La forma del tetto della casa del ragazzo e della ragazza felici, del
tetto della casa dei giovani sposi felici,
Del tetto sopra la cena cucinata con gioia dalla casta moglie e con
gioia mangiata dal casto marito, soddisfatto dopo una
giornata di lavoro.

Affiorano delle forme!


La forma della gabbia del prigioniero nell’aula di tribunale e di lui o
di lei seduto al suo posto,
La forma della scatola di pillole, dell’odioso tubetto di unguento, del
suo uso nauseabondo e di lui o lei che se lo mettono,
La forma del banco nella taverna dove si poggia il bevitore di rum,
giovane o vecchio,
La forma delle scale irate e vergognose, calpestate da passi guardinghi,
La forma dello scaltro divano e dell’infame coppia di adulteri,
La forma del tavolo da gioco con le sue diaboliche vincite e perdite,
La forma delle assi del letto di un corpo corrotto, letto di corruzione
per ingordigia o alcolismo,
La forma della scala dell’assassino processato e condannato a morte,
l’assassino con la faccia stravolta e le mani legate,
E accanto a lui lo sceriffo con i suoi assistenti, le pallide labbra della
folla silente, l’orrendo dondolio della corda.

Affiorano delle forme!


Le forme delle porte che si aprono per tante uscite ed entrate,
Della porta che attraversa, veloce e rosso in viso, l’amico che ha litigato,
Della porta che fa passare notizie buone e cattive,
Della porta da dove, gonfio di orgoglio e sicurezza, se n’è andato il
figlio,
Della porta da dove, dopo una lunga scandalosa assenza è rientrato
ma malato, in miseria, senza più innocenza, senza più mezzi.
Queste forme appaiono, le forme degli uomini compiuti!
Uomini taciturni ma pieni d’amore, abituati all’aria aperta e alla vita
all’aria aperta,
Che manifestano il loro entusiasmo per ciò che è spontaneo, e danno
l’antica risposta,
Prendi pure ciò che ho, (e te lo do volentieri) prenditi i soldi per cui
sei venuto,
Prenditi le chiare gocce del mio sangue, se è questo quello che cerchi.

Affiora la forma di lei!


Meno protetta che mai, ma più protetta che mai,
La volgarità e la sporcizia fra cui si muove non la rendono né sporca
né volgare,
Avverte i pensieri mentre passa, non le sfugge nulla,
Ma non per questo è meno gentile o disponibile,
È la più amata, senza eccezione alcuna, non ha nessun motivo per
aver paura e non ha paura,
Bestemmie, insulti, stornelli, frasi volgari al suo passaggio, non la
toccano,
Silenziosa, padrona di sé, nulla la può offendere,
Accetta tutto come tutto accettano le leggi di natura, è forte,
Ed è anch’essa una legge di natura e non c’è legge più grande di lei.

Affiora la forma di lui!


Arrogante, mascolina, schietta, passionale,
Ride, piange, lavora, perde tempo, è cittadino, paesano,
Va per i boschi, sta sulle colline, d’estate nuota nei fiumi o nel
mare,
Di pura razza americana, tempra robusta, corpo perfetto, senza difetti
dalla testa ai piedi, senza mai emicranie né dispepsie, l’alito
profumato,
Le membra ampie, buon mangiatore, sanguigno, ottanta chili circa
per uno e ottanta di altezza, un metro di torace,
Abbronzato, con la barba, calmo, spontaneo,
Simile all’animale, a suo agio con il selvaggio e con il signore,
Agile, eretto, libero dalle mode, il colletto sbottonato, e il passo
misurato,
Col braccio destro sulle spalle degli amici, compagni di strada,
Sa convincere sempre tutti a dargli solo i colpi più delicati e mai
quelli bassi,
Nato a Manhattan, innamorato di Brooklyn, di Broadway e della vita
di porto e sulle navi,
Entra dappertutto, ben accolto e anche facilmente accettato,
Senza mai sacrificare gli altri, ma solo se stesso, rafforza la sua
frenologia,
Sensuale, vivibile, combattivo, coscienzioso, nutritivo, intuitivo,
pieno di amicizie, nobiltà, fermezza, autostima, paragoni,
individualità, forma, orientamento, eventualità,
Dimostrando con la vita, i fatti e il lavoro, di contribuire a divulgare i
risultati degli Stati,
Maestro di un credo inestinguibile, che sarebbe egotismo,
Invita sempre gli altri per mettere alla prova la loro forza con la
sua.

Affiorano le forme!
Forme dell’America, forme dei secoli,
Forme di chi non scherza con la vita, ma la prende sul serio,
Forme che continuano a proiettarne delle altre,
Forme di un centinaio di Stati liberi che ne generano un altro
centinaio a nord e a sud,
Forme di maschie città turbolente,
Forme di razze indomite di giovani e di gente semplice,
Forme di donne degne di Questi Stati,
Forme di armonia fra le molte diversità della terra,
Forme di amici e di ospiti di tutta la terra,
Forme che abbracciano tutta la terra e sono, da tutta la terra,
abbracciate.
1Attrezzo del muratore, vassoio per la calce.
2Strumento per battere il grano.
Poem of a Few Greatnesses

Great are the myths, I too delight in them,


Great are Adam and Eve, I too look back and accept them,
Great the risen and fallen nations, and their poets, women, sages,
inventors, rulers, warriors, priests.

Great is liberty! Great is equality! I am their follower,


Helmsmen of nations, choose your craft! where you sail, I sail!
Yours is the muscle of life or death, yours is the perfect science, in you
I have absolute faith.

Great is today, and beautiful,


It is good to live in this age, there never was any better.

Great are the plunges, throes, triumphs, falls of democracy,


Great the reformers, with their lapses and screams,
Great the daring and venture of sailors on new explorations.

Great are yourself and myself,


We are just as good and bad as the oldest and youngest or any,
What the best and worst did, we could do,
What they felt, do not we feel it in ourselves?
What they wished, do we not wish the same?

Great is youth, equally great is old age – great are the day and night,
Great is wealth, great is poverty, great is expression, great is
silence.

Youth, large, lusty, loving – youth, full of grace, force, fascination,


Do you know that old age may come after you, with equal grace,
force, fascination?
Day, full-blown and splendid – day of the immense sun, action,
ambition, laughter,
The night follows close, with millions of suns, and sleep, and restoring
darkness.

Wealth with the flush hand, fine clothes, hospitality,


But then the soul’s wealth, which is candor, knowledge, pride,
enfolding love;
(Who goes for men and women showing poverty richer than
wealth?)
Expression of speech! in what is written or said, forget not that silence
is also expressive,
That anguish as hot as the hottest, and contempt as cold as the coldest,
may be without words,
That the true adoration is likewise without words, and without
kneeling.
Great is the greatest nation! the nation of clusters of equal nations!

Great is the earth, and the way it became what it is,


Do you imagine it is stopped at this? the increase abandoned?
Understand then that it goes as far onward from this, as this is from
the times when it lay in covering waters and gases.

Great is the quality of truth in man,


The quality of truth in man supports itself through all changes,
It is inevitably in the man – he and it are in love, and never leave each
other.

The truth in man is no dictum, it is vital as eyesight,


If there be any soul, there is truth – if there be man or woman, there is
truth – if there be physical or moral, there is truth,
If there be equilibrium or volition, there is truth – if there be things at
all upon the earth, there is truth.

O truth of the earth! O truth of things! I am determined to press the


whole way toward you,
Sound your voice! I scale mountains, or dive in the sea after you.

Great is language – it is the mightiest of the sciences,


It is the fulness, color, form, diversity of the earth, and of men and
women, and of all qualities and processes,
It is greater than wealth – it is greater than buildings, ships, religions,
paintings, music.

Great is the English speech – what speech is so great as the


English?
Great is the English brood – what brood has so vast a destiny as the
English?
It is the mother of the brood that must rule the earth with the new
rule,
The new rule shall rule as the soul rules, and as the love, justice,
equality in the soul, rule.

Great in the law – great are the old few landmarks of the law,
They are the same in all times, and shall not be disturbed.

Great are marriage, commerce, newspapers, books, free-trade,


rail-roads, steamers, international mails, telegraphs,
exchanges.

Great is justice!
Justice is not settled by legislators and laws – it is in the soul,
It cannot be varied by statutes, any more than love, pride, the attraction
of gravity, can,
It is immutable – it does not depend on majorities – majorities or what
not come at last before the same passionless and exact
tribunal.

For justice are the grand natural lawyers and perfect judges, it is in
their souls,
It is well assorted, they have not studied for nothing, the great includes
the less,
They rule on the highest grounds, they oversee all eras, states,
administrations.

The perfect judge fears nothing, he could go front to front before God,
Before the perfect judge all shall stand back – life and death shall stand
back – heaven and hell shall stand back.

Great is goodness!
I do not know what it is any more than I know what health is, but I
know it is great.

Great is wickedness – I find I often admire it just as much as I admire


goodness,
Do you call that a paradox? It certainly is a paradox.
The eternal equilibrium of things is great, and the eternal overthrow of
things is great,
And there is another paradox.

Great is life, real and mystical, wherever and whoever,


Great is death – sure as life holds all parts together, death holds all
parts together,
Death has just as much purport as life has,
Do you enjoy what life confers? you shall enjoy what death confers,
I do not understand the realities of death, but I know they are great,
I do not understand the least reality of life – how then can I understand
the realities of death?
Poesia delle grandezze

Grandi sono i miti, in essi anch’io mi diletto,


Grandi sono Adamo ed Eva, che anch’io riprendo e accetto,
Grandi le nazioni che sorgono e tramontano, i loro poeti, donne, saggi,
inventori, sovrani, guerrieri, preti.

Grande la libertà! Grande l’uguaglianza! Sono un loro seguace,


Nocchieri delle nazioni, scegliete la vostra barca! Dove voi
veleggerete, io veleggerò!
Vostro è il potere di vita e morte, vostra è la scienza perfetta, in voi
ripongo una fede assoluta.

Grande è l’oggi, e bello,


È bello vivere in questa età, non c’è mai stato momento migliore.
Grandi sono i rischi, gli spasmi, i trionfi, i cedimenti della
democrazia,
Grandi i riformatori, fra fallimenti e urla,
Grande l’audacia e l’impeto dei naviganti per nuove esplorazioni.

Grandi siamo tu e io,


Siamo come i più vecchi e i più giovani,
Ciò che ha fatto il migliore o il peggiore, lo potremo fare anche noi,
Ciò che hanno provato, non lo abbiamo forse provato anche noi?
Ciò che hanno voluto, non lo vogliamo forse anche noi?

Grande la giovinezza, ma grande anche la vecchiaia – grandi il giorno


e la notte,
Grande è la ricchezza, grande la povertà, grande l’espressione, grande
il silenzio.

Giovinezza, sconfinata vigorosa appassionata – giovinezza, piena di


grazia, forza, fascino,
Sai che la vecchiaia può venire per te, con pari grazia, forza,
fascino?
Giorno, sbocciato e splendente – giorno di sole immenso, di azione,
ambizione, risa,
La notte segue da vicino, con milioni di astri, e sonno e tenebre
ristoratrici.

Ricchezza, a piene mani, abiti raffinati, ospitalità,


E poi ricchezza dell’animo, che è candore, conoscenza, orgoglio,
amore avvolgente;
(Chi cerca uomini e donne che ostengono che la povertà è più
sontuosa della ricchezza?)1
Espressione della parola! In ciò che è scritto o detto, non dimenticare
che anche il silenzio è espressivo,
Che l’angoscia più bruciante, che il disprezzo più glaciale, possono
essere senza parole,
Che la vera adorazione è anch’essa senza parole, e senza genuflessioni.

Grande è la nazione più grande! La nazione dell’insieme di nazioni


pari tra loro!

Grande è la terra, e come è diventata ciò che è,


Tu credi che si sia fermata qui? Che abbia smesso di crescere?
Devi allora capire che da qui riprenderà il cammino, fatto da quando
giaceva coperta di acque e di gas.

Grande, nell’uomo, è il valore della verità,


Che lo sostiene fra tanti cambiamenti ed
È insita nell’uomo – che ne è innamorato, l’uomo e la verità non si
lasciano mai.

La verità nell’uomo non è una massima, ma è parte vitale come la vista,


Lì dove c’è un’anima, lì è la verità – dove c’è un uomo o una donna, lì
è la verità – dove c’è uno spazio fisico o morale, lì è la verità,
Se c’è volontà o equilibrio, lì è la verità – qualunque cosa vi sia sulla
terra, lì è la verità.

O verità della terra! O verità delle cose! Sono pronto a percorrere tutta
la strada verso di te,
A sondare la tua voce! Dietro di te io scalo montagne o mi tuffo nel
mare.

Grande il linguaggio – è la scienza più potente,


È pienezza, colore, forma, e diversità della terra, degli uomini, delle
donne e di tutte le categorie e le opere in corso,
È più grande della ricchezza – è più grande di palazzi, navi, religioni,
dipinti, musica.

Grande è la lingua inglese – quale lingua è grande come l’inglese?


Grande la stirpe inglese – quale popolo ha un destino vasto come
quello degli inglesi?
È la madre della stirpe che deve governare sulla terra con il nuovo
sistema,
Il nuovo ordine deve governare come governa lo spirito e come
governano amore, giustizia e equità d’animo.

Grande è la legge – grandi sono i pochi fondamentali punti chiave


della legge,
Sono immutabili nel tempo, e non devono essere travisati.

Grandi il matrimonio, il commercio, i giornali, i libri, il


libero-scambio, la ferrovia, i vaporetti, la posta internazionale,
i telegrafi, i traffici.

Grande è la giustizia!
La giustizia non è stabilita da legislatori e leggi – è nell’anima,
Non può essere modificata da statuti, come non lo possono essere
amore, orgoglio, forza di gravità,
È immutabile – non dipende dalle maggioranze – da maggioranze o da
quant’altro alla fine giunge di fronte allo stesso tribunale,
impassibile e rigoroso.

Perché la giustizia è per natura quella dei grandi avvocati e dei giudici
perfetti, è insita nelle loro anime,
È ben dotata – non per niente hanno studiato – il grande include il
piccolo,
Decidono sugli argomenti più importanti, sovrintendono a tutto,
epoche, Stati, amministrazioni.

Il giudice perfetto di nulla ha paura, potrebbe stare faccia a faccia


davanti a Dio,
Alla presenza del giudice perfetto tutto deve farsi da parte – vita e morte
devono farsi da parte – paradiso e inferno devono farsi da parte.

Grande è la bontà!
Non so che sia, più di quanto non sappia cosa sia la salute, ma so che è
grande.

Grande è la malvagità – spesso mi scopro ad ammirarla quanto


ammiro la bontà,
Ti sembra un paradosso? Lo è di certo.

L’eterno equilibrio delle cose è grande, e l’eterno capovolgimento


delle cose è grande,
E questo è un altro paradosso.

Grande è la vita, concreta e mistica, ovunque e per chiunque,


Grande è la morte – certo, come la vita tiene tutto insieme, così la
morte tiene tutto insieme,

La morte ha tanto valore quanto ne ha la vita,


Tu godi di ciò che offre la vita? Dovresti godere di ciò che offre la
morte,
E io non afferro le realtà della morte, ma so che sono grandi,
E io, se non afferro la più piccola realtà della vita – come posso,
allora, comprendere le realtà della morte?*

1La parentesi è stata aggiunta nella seconda edizione.


*Questa poesia chiudeva l’edizione del 1855.
Poem of The Body

The bodies of men and women engirth me, and I engirth them,
They will not let me off, nor I them, till I go with them, respond to
them, love them.

Was it doubted if those who corrupt their own live bodies conceal
themselves?
And if those who defile the living are as bad as they who defile the
dead?
And if the body does not do as much as the soul?
And if the body were not the soul, what is the soul?

The expression of the body of man or woman balks account,


The male is perfect, and that of the female is perfect.

The expression of a well-made man appears not only in his face,


It is in his limbs and joints also, it is curiously in the joints of his hips
and wrists,
It is in his walk, the carriage of his neck, the flex of his waist and
knees – dress does not hide him,
The strong, sweet, supple quality he has, strikes through the cotton
and flannel,
To see him pass conveys as much as the best poem, perhaps more,
You linger to see his back, and the back of his neck and shoulder-side.

The sprawl and fulness of babes, the bosoms and heads of women,
the folds of their dress, their style as we pass in the street, the
contour of their shape downwards,
The swimmer naked in the swimming-bath, seen as he swims through
the transparent green-shine, or lies with his face up, and rolls
silently in the heave of the water,
The bending forward and backward of rowers in row-boats, the
horseman in his saddle,
Girls, mothers, house-keepers, in all their performances,
The group of laborers seated at noon-time with their open
dinner-kettles, and their wives waiting,
The female soothing a child, the farmer’s daughter in the garden or
cow-yard,
The young fellow hoeing corn, the sleigh-driver guiding his six
horses through the crowd,
The wrestle of wrestlers, two apprentice-boys, quite grown, lusty,
good-natured, native-born, out on the vacant lot at sun-down, after work,
The coats and caps thrown down, the embrace of love and resistance,
The upper-hold and under-hold, the hair rumpled over and blinding
the eyes;
The march of firemen in their own costumes, the play of masculine
muscle through clean-setting trowsers and waist-straps,
The slow return from the fire, the pause when the bell strikes
suddenly again, the listening on the alert,
The natural, perfect, varied attitudes, the bent head, the curved neck,
the counting,
Such-like I love, I loosen myself, pass freely, am at the mother’s
breast with the little child,
Swim with the swimmers, wrestle with wrestlers, march in line with
the firemen, pause, listen, count.

I knew a man, he was a common farmer, he was the father of five


sons, and in them were the fathers of sons, and in them were
the fathers of sons.

This man was of wonderful vigor, calmness, beauty of person,


The shape of his head, the richness and breadth of his manners, the
pale yellow and white of his hair and beard, the
immeasurable meaning of his black eyes,
These I used to go and visit him to see – he was wise also,
He was six feet tall, he was over eighty years old – his sons were
massive, clean, bearded, tan-faced, handsome,
They and his daughters loved him, all who saw him loved him, they
did not love him by allowance, they loved him with personal love,
He drank water only, the blood showed like scarlet through the clear
brown skin of his face,
He was a frequent gunner and fisher, he sailed his boat himself, he
had a fine one presented to him by a ship-joiner – he had
fowling-pieces, presented to him by men that loved him,
When he went with his five sons and many grandsons to hunt or fish,
you would pick him out as the most beautiful and vigorous of
the gang,
You would wish long and long to be with him – you would wish to sit
by him in the boat, that you and he might touch each other.

I have perceived that to be with those I like is enough,


To stop in company with the rest at evening is enough,
To be surrounded by beautiful, curious, breathing, laughing flesh is
enough,
To pass among them, to touch any one, to rest my arm ever so lightly
round his or her neck for a moment – what is this, then?
I do not ask any more delight, I swim in it, as in a sea.

There is something in staying close to men and women, and looking


on them, and in the contact and odor of them, that pleases the
soul well,
All things please the soul, but these please the soul well.

This is the female form!


A divine nimbus exhales from it from head to foot,
It attracts with fierce undeniable attraction,
I am drawn by its breath as if I were no more than a helpless
vapor – all falls aside but myself and it,
Books, art, religion, time, the visible and solid earth, the atmosphere
and the clouds, what was expected of heaven or feared of
hell, are now consumed,
Mad filaments, ungovernable shoots play out of it, the response
likewise ungovernable,
Hair, bosom, hips, bend of legs, negligent falling hands, all diffused –
mine too diffused,
Ebb stung by the flow, and flow stung by the ebb, love-flesh swelling
and deliciously aching,
Limitless limpid jets of love hot and enormous, quivering jelly of
love, white-blow and delirious juice,
Bridegroom-night of love, working surely and softly into the prostrate
dawn,
Undulating into the willing and yielding day,
Lost in the cleave of the clasping and sweet-fleshed day.

This is the nucleus – after the child is born of woman, the man is born
of woman,
This is the bath of birth – this is the merge of small and large, and the
outlet again.

Be not ashamed, women! your privilege encloses the rest, it is the exit
of the rest,
You are the gates of the body, and you are the gates of the soul!

The female contains all qualities, and tempers them – she is in her
place, she moves with perfect balance,
She is all things duly veiled, she is both passive and active – she is to
conceive daughters as well as sons, and sons as well as
daughters.

As I see my soul reflected in nature, as I see through a mist, one with


inexpressible completeness and beauty – see the bent head
and arms folded over the breast, the female I see,
I see the bearer of the great fruit which is immortality – the good
thereof is not tasted by roues, and never can be.

The male is not less the soul, nor more – he too is in his place,
He too is all qualities, he is action and power, the flush of the known
universe is in him,
Scorn becomes him well, and appetite and defiance become him well,
The fiercest largest passions, bliss that is utmost, sorrow that is
utmost, become him well – pride is for him,
The full-spread pride of man is calming and excellent to the soul,
Knowledge becomes him, he likes it always, he brings everything to
the test of himself,
Whatever the survey, whatever the sea and the sail, he strikes
soundings at last only here,
Where else does he strike soundings, except here?
The man’s body is sacred, and the woman’s body is sacred – it is no
matter who,
Is it a slave? Is it one of the dull-faced immigrants just landed on the
wharf?
Each belongs here or anywhere, just as much as the well-off, just as
much as you,
Each has his or her place in the procession.

All is a procession!
The universe is a procession, with measured and beautiful motion!

Do you know so much, that you call the slave or the dull-face
ignorant?
Do you suppose you have a right to a good sight, and he or she has no
right to a sight?
Do you think matter has cohered together from its diffused float, and
the soil is on the surface, and water runs, and vegetation
sprouts, for you, and not for him and her?

A man’s body at auction!


I help the auctioneer – the sloven does not half know his business.

Gentlemen, look on this wonder!


Whatever the bids of the bidders, they cannot be high enough for it,
For it the globe lay preparing quintillions of years, without one
animal or plant,
For it the revolving cycles truly and steadily rolled.

In this head the all-baffling brain,


In it and below it the making of the attributes of heroes.

Examine these limbs, red, black, or white – they are so cunning in


tendon and nerve,
They shall be stript that you may see them.

Exquisite senses, life-lit eyes, pluck, volition,


Flakes of breast-muscle, pliant back-bone and neck, flesh not flabby,
good-sized arms and legs,
And wonders within there yet.

Within there runs blood – the same old blood! the same red running
blood!
There swells and jets a heart – there all passions, desires, reachings,
aspirations,
Do you think they are not there because they are not expressed in
parlors and lecture-rooms?

This is not only one man – this is the father of those who shall be
fathers in their turns,
In him the start of populous states and rich republics,
Of him countless immortal lives, with countless embodiments and
enjoyments.

How do you know who shall come from the offspring of his offspring/p>
through the centuries?
Who might you find you have come from yourself, if you could trace/p>
back through the centuries?
A woman’s body at auction!
She too is not only herself, she is the teeming mother of mothers,
She is the bearer of them that shall grow and be mates to the mothers.

Her daughters, or their daughters’ daughters – who knows who shall/p>


mate with them?
Who knows through the centuries what herpes may come from them?

In them, and of them, natal love – in them the divine mystery, the
same old beautiful mystery.

Have you ever loved the body of a woman?


Have you ever loved the body of a man?
Your father, where is your father?
Your mother, is she living? Have you been much with her? and has
she been much with you?
Do you not see that these are exactly the same to all, in all nations
and times, all over the earth?
If any thing is sacred, the human body is sacred,
And the glory and sweet of a man is the token of manhood untainted,
And in man or woman a clean, strong, firm-fibred body, is beautiful
as the most beautiful face.

Have you seen the fool that corrupted his own live body? or the fool
that corrupted her own live body?
For they do not conceal themselves, and cannot conceal themselves.

O my body! I dare not desert the likes of you in other men and
women, nor the likes of the parts of you!
I believe the likes of you are to stand or fall with the likes of the soul,
I believe the likes of you shall stand or fall with my poems – for they
are poems,

Man’s, woman’s, child’s, youth’s, wife’s, husband’s, mother’s,


father’s, young man’s, young woman’s poems,
Head, neck, hair, ears, drop and tympan of the ears,
Eyes, eye-fringes, iris of the eye, eye-brows, and the waking or
sleeping of the lids,
Mouth, tongue, lips, teeth, roof of the mouth, jaws, and the
jaw-hinges,
Nose, nostrils of the nose, and the partition,
Cheeks, temples, forehead, chin, throat, back of the neck, neck-slue,
Strong shoulders, manly beard, scapula, hind-shoulders, and the
ample side-round of the chest,
Upper-arm, arm-pit, elbow-socket, lower-arm, arm-sinews,
arm-bones,
Wrist and wrist-joints, hand, palm, knuckles, thumb, forefinger,
finger-balls, finger-joints, finger-nails,
Broad breast-front, curling hair of the breast, breast-bone, breast-side,
Ribs, belly, back-bone, joints of the back-bone,
Hips, hip-sockets, hip-strength, inward and outward round, man-balls,
man-root,
Strong set of thighs, well carrying the trunk above,
Leg-fibres, knee, knee-pan, upper-leg, under-leg,
Ankles, instep, foot-ball, toes, toe-joints, the heel,
All attitudes, all the shapeliness, all the belongings of my or your
body, or of any one’s body, male or female,
The lung-sponges, the stomach-sac, the bowels sweet and clean,
The brain in its folds inside the skull-frame,
Sympathies, heart-valves, palate-valves, sexuality maternity,
Womanhood, and all that is a woman – and the man that comes from woman,
The womb, the teats, nipples, breast-milk, tears, laughter, weeping,
love-looks, love-perturbations and risings,
The voice, articulation, language, whispering, shouting aloud,
Food, drink, pulse, digestion, sweat, sleep, walking, swimming,
Poise on the hips, leaping, reclining, embracing, arm-curving, and
tightening,
The continual changes of the flex of the mouth, and around the eyes,
The skin, the sun-burnt shade, freckles, hair,
The curious sympathy one feels, when feeling with the hand the
naked meat of his own body or another person’s body,
The circling rivers, the breath, and breathing it in and out,
The beauty of the waist, and thence of the hips, and thence downward
toward the knees,
The thin red jellies within you, or within me – the bones, and the
marrow in the bones,
The exquisite realization of health,
O I think these are not the parts and poems of the body only, but of
the soul,
O I think these are the soul!
If these are not the soul, what is the soul?
Poesia del corpo

Corpi di uomini e donne mi abbracciano, e io li abbraccio,


Non mi lasciano andare, né io li lascio, finché non andrò con loro,
non li corrisponderò, non li amerò.

Ci si è mai chiesti se quelli che corrompono i propri corpi vitali si


nascondano?
E se coloro che profanano i viventi siano altrettanto empi quanto
quelli che profanano i morti?
E se il corpo non conti tanto quanto l’anima?
E se il corpo non fosse l’anima, l’anima cosa sarebbe?

L’espressione del corpo di un uomo o di una donna elude ogni


descrizione,
Quella del maschio è perfetta, e quella della femmina è perfetta.

L’espressione di un uomo ben fatto non appare solo dal viso,


È nelle sue membra, nelle articolazioni, è addirittura nei legamenti
delle anche e dei polsi,
È nel suo modo di camminare, nel portamento del capo, nella flessibilità
del busto e delle ginocchia – gli abiti non la possono
nascondere,
La sua qualità, forte dolce agile, traspare fra il cotone e la flanella,
Vederlo passare ti arricchisce quanto la migliore poesia, forse anche di
più,
Ti soffermi a guardare la sua schiena, e il retro del collo e della spalla.

L’abbandono e la rotondità dei bimbi, i seni e il capo delle donne, le


pieghe dei loro abiti, il loro atteggiarsi quando noi passiamo
per la via, il profilarsi della loro ombra capovolta,
Il nuotatore nudo nella piscina, osservato mentre nuota fra le
trasparenze del verde lucente, o si distende supino, e si culla
silenzioso nell’ondeggiare dell’acqua,
Il chinarsi avanti e indietro dei vogatori sulle barche a remi, il
cavaliere ritto in sella,
Le ragazze, le madri, le massaie, nell’esercizio delle loro funzioni,
Il gruppo di lavoratori seduti a mezzogiorno davanti alle gavette
aperte, e le mogli che aspettano,
La femmina che acquieta un bimbo, la figlia del contadino nel cortile o
nel recinto delle mucche,
Il giovane che zappa il grano, il conducente della slitta che guida i suoi sei cavalli fra la folla,
La lotta degli atleti, due giovani principianti, ben sviluppati, robusti, di
buon carattere, nativi del luogo, al tramonto, fuori all’aperto,
dopo il lavoro,
Le giacche e i berretti buttati a terra, l’abbraccio di amore e difesa,
La presa da sopra e da sotto, i capelli davanti arruffati che coprono gli
occhi;
La marcia dei pompieri in divisa, il gioco del muscolo virile sotto la
cintura e i pantaloni attillati,
Il lento rientro dall’incendio, il riposo e di nuovo all’improvviso il
suono della sirena lo stare all’erta,
Gli atteggiamenti naturali, perfetti, diversi, il capo chino, il collo
piegato, l’attesa,
Queste cose io amo: mi svincolo, vado libero, sono attaccato al seno
della madre con il poppante,
Mi muovo nell’acqua coi nuotatori, lotto coi lottatori, sono in fila a
marciare con i pompieri, mi riposo, presto attenzione, attendo.

Conoscevo un uomo, un semplice contadino, padre di cinque figli, che


erano padri di figli che a loro volta erano già padri di figli.

Quest’uomo era dotato di mirabile forza, calma e bellezza fisica,


La forma del capo, la ricchezza e nobiltà dei suoi modi, i biondi
capelli e la barba striata di bianco, l’insondabile profondità dei
suoi occhi neri,
Questo ero solito vedere quando lo andavo a trovare – ed era anche
saggio,
Alto sei piedi, aveva più di ottant’anni – i figli massicci, lindi, barbuti,
abbronzati, belli,
Che con le figlie lo amavano, e tutti quelli che lo conoscevano lo
amavano anch’essi, e non per rispetto, ma lo amavano d’un
amore spontaneo,
Beveva solo acqua, il sangue traspariva scarlatto dalla pelle del viso
abbronzato,
Andava spesso a caccia e a pesca, timonava
lui stesso la barca, e ne aveva una molto bella regalatagli
da un carpentiere navale – e aveva delle doppiette,
un regalo fatto da chi gli voleva bene,
Quando andava a caccia o a pesca con i cinque figli e numerosi nipoti,
lo avresti subito riconosciuto come il più bello e prestante del
gruppo,
Avresti voluto fermarti a lungo con lui – a sedere con lui sulla barca,
per potervi toccare a vicenda.

Mi sono accorto che stare con quelli che amo, mi basta,


Fermarmi in compagnia del gruppo la sera, mi basta,
Essere circondato da carni belle, briose, vive, ridenti, mi basta,
Passare fra loro, toccarne qualcuna, posare il braccio anche se lieve
mente sul collo di lui o di lei per un attimo – che cosa sarà mai,
allora?
Non chiedo nessun altro piacere, vi nuoto, come in un mare.

C’è qualcosa nello stare vicini a uomini e donne, nel guardarli, nel
contatto e nel loro odore, qualcosa che veramente soddisfa
l’anima,
Tutte le cose soddisfano l’anima, ma queste la soddisfano pienamente.
Questa è la forma femminile!
Da lei emana, dalla testa ai piedi, un nembo divino
Attrae con una forza irresistibile,
Sono sedotto dal suo respiro come se fossi null’altro che un inerme
effluvio – tutto scompare tranne noi due,
Libri, arte, religione, tempo, la solida terra visibile, l’aria, le nuvole,
ciò che si aspettava dal cielo o si temeva dall’inferno, sono ora
consumati,
Filamenti impazziti, zampilli incontrollabili se ne sprigionano, la
reazione è altrettanto incontrollabile,
Capelli, seno, fianchi, curva delle gambe, mani negligenti
abbandonate, completamente rilassate – anche le mie troppo
rilassate,
Flusso sferzato dal riflusso, riflusso sferzato dal flusso, carne d’amore
turgida e deliziosamente dolente,
Limpidi e illimitati getti d’amore caldo ed enorme, tremula gelatina
appassionata, candida esplosione e succo delirante,
Per lo sposo una notte d’amore, che penetra, dolce e sicura, nell’alba
prostrata,
Ondeggiando nel mattino docile e disponibile,
Perso nella fessura dell’accogliente dolce carne del giorno.
Questo il nucleo – dopo che il figlio nasce dalla donna, l’uomo nasce
dalla donna,
Questo il bagno della nascita – questo il fondersi di grande e piccolo, e
poi di nuovo un fiotto.
Non abbiate vergogna, donne! Il vostro privilegio racchiude il tutto, è
l’uscita di tutto,
Voi siete le porte del corpo, voi siete le porte dell’anima!

La femmina racchiude tutte le qualità e le tempra, – è al posto giusto,


si muove con perfetto equilibrio,
È ogni cosa debitamente velata, è sia passiva che attiva – è fatta per
concepire figlie ma anche figli, e figli oltre che figlie.
Quando vedo la mia anima riflessa nella natura, quando vedo tra la
nebbia un essere di inesprimibile perfezione e bellezza – ne
vedo il capo chino e le braccia incrociate sul petto, è la femmina
che vedo,
Vedo chi porta il grande frutto dell’immortalità – il bene perciò non
potrà mai essere assaporato dai dissoluti, né mai lo sarà.

Il maschio non ha meno anima, né di più – anche egli è al posto giusto,


Anche egli è pieno di qualità, è azione e potere, il rigoglio
dell’universo conosciuto è in lui,
Il disprezzo ben gli si addice e la brama e la sfida ben gli si addicono,
Le passioni più smisurate e selvagge, l’estrema felicità, l’estremo
dolore, ben gli si addicono – l’orgoglio è per lui,
Il ben diffuso orgoglio dell’uomo calma e corrobora l’anima,
Gli si addice il sapere, che lui sempre ama, lui stesso vuole cimentarsi
in ogni cosa,
Qualunque sia la ricerca, qualunque il mare e la vela, solo qui, infine,
scandaglia i fondali,
E dove, se non qui, potrebbe scandagliare i fondali?

Il corpo dell’uomo è sacro, e il corpo della donna è sacro – non


importa chi siano,
È forse uno schiavo? O uno di quegli immigranti con il volto inebetito,
appena sbarcato nel porto?
Ognuno risiede qui o altrove al pari dei ricchi, al pari di tè,
Ognuno ha nella processione il posto che gli o le spetta.
Tutto è una processione!
L’universo è una processione, con moto bello e armonioso!
Ne sai abbastanza da poter dare dell’ignorante allo schiavo o alla
persona dal viso inebetito?
Pensi forse di aver diritto a un posto in prima fila, mentre lui o lei non
hanno diritto neppure al posto?
Pensi forse che la materia si sia coesa dalla sua sparsa massa
galleggiante, e che la terra sia in superficie e che l’acqua
scorra e la vegetazione germogli solo per te e non anche per
lui o per lei?

Il corpo di un uomo all’asta!


Io aiuto il banditore – l’incapace non conosce neppure per metà il suo
mestiere.

Signori, guardate questa meraviglia!


Quale che siano le offerte dei presenti, non possono essere alte
abbastanza,

Per lui il globo si preparò per quintilioni di anni, senza un animale o


una pianta,
Per lui i cicli compirono le loro rivoluzioni regolari e costanti.

In questa testa, l’incomprensibile cervello,


E lì dentro e lì sotto si preparano gli attributi degli eroi.
Esaminate queste membra, rosse, nere o bianche – sono così ben
definite da tendini e nervi
Che bisogna denudarle perché possiate vederle.

Squisiti sensi, occhi pieni di vita, coraggio, volontà,


Fasci di pettorali, spina dorsale e collo sinuosi, carne non flaccida,
braccia e gambe robuste,
E lì in mezzo, altre meraviglie.

Lì dentro scorre sangue – lo stesso antico sangue! lo stesso fluido


rosso sangue!
Lì batte e pompa un cuore – lì ogni passione, desiderio, obiettivo, e
aspirazione,
Pensi forse che non ci siano, solo perché non espresse nei salotti o
nelle aule?
Questi non è solo un uomo – ma il padre di chi sarà a sua volta
padre,
In lui la genesi di popolosi Stati e ricche nazioni,
Da lui vite immortali, infinite, con infiniti godimenti e incarnazioni.
Come potrai mai sapere chi nascerà dal figlio di suo figlio lungo il
corso dei secoli?
Chi mai potresti rintracciare come tuo antenato se potessi risalire
lungo il corso dei secoli?
Il corpo di una donna all’asta!
Anche lei non è solo se stessa, ma la prolifica madre di madri,
È la fattrice di chi, crescendo, sarà il compagno di altre madri.
Le figlie sue, o le figlie delle sue figlie – chi sa con chi si
accoppieranno?
Chi può sapere quali eroi, nel corso dei secoli, potranno nascere da
loro?

In loro e da loro l’amore natale – in loro il divino mistero, il solito


antico bellissimo mistero.

Hai mai amato il corpo di una donna?


Hai mai amato il corpo di un uomo?
Tuo padre, dov’è tuo padre?
Tua madre, è viva? Sei stato molto assieme a lei? È stata molto
assieme a te?
Non ti accorgi che queste cose sono esattamente le stesse per tutti, in
ogni nazione e in tutti i tempi, su tutta la terra?
Se c’è qualcosa di sacro, il corpo umano è sacro,
E la gloria e la dolcezza di un uomo sono il segno di virilità incorrotta,
E nell’uomo o nella donna un corpo puro, sano, temprato, è bello come
il più bel volto.

Hai visto quello sciocco che ha degradato il suo corpo vitale? O quella
sciocca che ha degradato il suo corpo vitale?
Perché non si nascondono, né possono nascondersi.

Oh mio corpo! Non oso rinunciare a te o a quelle parti di te che sono


simili in altri uomini e donne!
Credo che ciò che amo in te debba resistere o cadere con ciò che amo
nell’anima,
Credo che ciò che amo in te debba resistere o cadere con le mie poesie
– perché sono poesie,
Poesie dell’uomo, della donna, del bambino, del giovane, della
moglie, del marito, della madre, del padre, del ragazzo, della ragazza,
Capo, collo, capelli, orecchie, lobo e timpano dell’orecchio,
Occhi, ciglia, iride, sopracciglia e l’aprire o il chiudere delle palpebre,
Bocca, lingua, labbra, denti, palato, mascelle e le sue articolazioni,
Naso, narici e setto nasale,
Guance, tempie, fronte, mento, gola, nuca e articolazioni del collo,
Spalle possenti, barba virile, scapole, clavicole e l’ampia cassa
toracica,
Omero, ascella, gomito, avambraccio, muscoli del braccio, ossa del
braccio,
Polso e articolazioni del polso, mano, palmo, nocche, pollice, indice,
falangi, articolazioni delle dita, unghie,
Torace ampio, peli del petto ricciuti, sterno, lati del torace,
Costole, addome, spina dorsale, vertebre,
Fianchi, cavità delle anche, forza delle anche, rotondità interna ed
esterna, testicoli, radice virile,
Un paio di cosce robuste, che ben sorreggono il tronco,
Tendini, ginocchio, rotula, femore, tibia,
Caviglie, collo del piede, plantare, dita del piede, falangi, tallone,
Tutti i gesti, ogni armonia, tutto ciò che appartiene al mio corpo o al
tuo o a quello di chiunque altro, che sia maschio o che sia
femmina,
Spugne dei polmoni, sacca dello stomaco, viscere profumate e pulite,
Cervello con le sue spire dentro alla scatola cranica,
Sistema simpatico, valvole del cuore, valvole del palato, sessualità,
maternità,
Femminilità, e tutto ciò che fa una donna – e l’uomo che è fatto dalla
donna,
Ventre, seno, capezzoli, mammelle, lacrime, riso e pianto, sguardi
d’amore, pene d’amore, emozioni,
La voce, la pronuncia, il linguaggio, il bisbiglio, le alte grida,
Cibo, bevanda, pulsazione, digestione, sudore, sonnolenza,
camminare, nuotare,
Mettere le mani sui fianchi, saltare, appoggiarsi, abbracciare,
flettere le braccia per stringere,
L’eterno cambiare della piega della bocca, e del contorno degli occhi,
La pelle, l’abbronzatura, le efelidi, i peli,
La curiosa attrazione che si prova quando con la mano si sente la
carne nuda del proprio corpo o del corpo di un’altra persona,
I flussi reiteranti del respiro, l’inspirazione e l’espirazione,
La bellezza della vita e poi dei fianchi, e poi giù, verso le ginocchia,
Le gelatine rosse e sottili dentro te, o dentro me – le ossa, e il midollo
nelle ossa,
La sensazione squisita di benessere,
Io credo proprio che queste non siano le parti e i poemi solo del corpo,
ma anche dell’anima,
Io credo che siano l’anima!
E se non sono l’anima, l’anima allora, che cosa è?
Poem of Many In One

A nation announcing itself,


I myself make the only growth by which I can be appreciated,
I reject none, accept all, reproduce all in my own forms.
A breed whose testimony is behaviour,
What we are, we are – nativity is answer enough to objections;
We wield ourselves as a weapon is wielded,
We are powerful and tremendous in ourselves,
We are executive in ourselves – we are sufficient in the variety of
ourselves,
We are the most beautiful to ourselves and in ourselves,
Nothing is sinful to us outside of ourselves,
Whatever appears, whatever does not appear, we are beautiful or
sinful in ourselves.

Have you thought there could be but a single Supreme?


There can be any number of Supremes – one does not countervail
another any more than one eye-sight countervails another,
or one life countervails another.

All is eligible to all,


All is for individuals – all is for you,
No condition is prohibited, not God’s or any,
If one is lost, you are inevitably lost.

All comes by the body – only health puts you rapport with the
universe.
Produce great persons, the rest follows.

How dare a sick man, or an obedient man, write poems?


Which is the theory or book that is not diseased?

Piety and conformity to them that like!


Peace, obesity, allegiance, to them that like!
I am he who tauntingly compels men, women, nations, to leap from
their seats and contend for their lives!

I am he who goes through the streets with a barbed tongue,


questioning every one I meet – questioning you up there now,
Who are you, that wanted only to be told what you knew before?
Who are you, that wanted only a book to join you in your nonsense?

Are you, or would you be, better than all that has ever been before?
If you would be better than all that has ever been before, come listen
to me, and I will to you.

Fear grace! Fear delicatesse!


Fear the mellow sweet, the sucking of honey-juice!
Beware the advancing mortal ripening of nature!
Beware what precedes the decay of the ruggedness of states and
men!

Ages, precedents, poems, have long been accumulating undirected


materials,
America brings builders, and brings its own styles.

Mighty bards have done their work, and passed to other spheres,
One work forever remains, the work of surpassing all they have
done.

America, curious toward foreign characters, stands sternly by its


own,
Stands removed, spacious, composite, sound,
Sees itself promulger of men and women, initiates the true use of
precedents,
Does not repel them or the past, or what they have produced under
their forms, or amid other politics, or amid the idea of castes,
or the old religions,
Takes the lesson with calmness, perceives the corpse slowly borne
from the eating and sleeping rooms of the house,
Perceives that it waits a little while in the door, that it was fittest
for its days, that its life has descended to the stalwart and
well-shaped heir who approaches, and that he shall be fittes
t for his days.

Any period, one nation must lead,


One land must be the promise and reliance of the future.

These States are the amplest poem,


Here is not merely a nation, but a teeming nation of nations,
Here the doings of men correspond with the broadcast doings of the
day and night,
Here is what moves in magnificent masses, carelessly faithful of
particulars,
Here are the roughs, beards, friendliness, combativeness, the soul loves,
Here the flowing trains, here the crowds, equality, diversity, the soul
loves.

Race of races, and bards to corroborate!


Of them, standing among them, one lifts to the light his west-bred face,
To him the hereditary countenance bequeathed, both mother’s and
father’s,
His first parts substances, earth, water, animals, trees,
Built of the common stock, having room for far and near,
Used to dispense with other lands, incarnating this land,
Attracting it body and soul to himself, hanging on its neck with
incomparable love,
Plunging his semitic muscle into its merits and demerits,
Making its geography, cities, beginnings, events, glories, defections,
diversities, vocal in him,
Making its rivers, lakes, bays, embouchure in him,
Mississippi with yearly freshets and changing chutes, Missouri,
Columbia, Ohio, St. Lawrence, Hudson, spending themselves
lovingly in him,
The blue breadth over the sea off Massachusetts and Maine, or over
the Virginia and Maryland sea, or over inland Champlain, Ontario,
Erie, Huron, Michigan, Superior, or over the Texan, Mexican,
Cuban, Floridian seas, or over the seas off California and
Oregon, not tallying the breadth of the waters below, more
than the breadth of above and below is tallied in him,
If the Atlantic coast stretch, or the Pacific coast stretch, he stretching
with them north or south,
Spanning between them east and west, and touching whatever is
between them,
Growths growing from him to offset the growth of pine, cedar,
hemlock, live-oak, locust, chestnut, cypress, hickory,
lime-tree, cotton-wood, tulip-tree, cactus, tamarind, orange,
magnolia, persimmon,
Tangles as tangled in him as any cane-brake or swamp,
He likening sides and peaks of mountains, forests coated with
transparent ice, and icicles hanging from the boughs,
Off him pasturage sweet and natural as savannah, upland, prairie,
Through him flights, songs, screams, answering those of the
wild-pigeon, high-hold, orchard-oriole, coot, surf-duck,
red-shouldered-hawk, fish-hawk, white-ibis, indian-hen,
cat-owl, water-pheasant, qua-bird, pied-sheldrake,
mocking-bird, buzzard, condor, night-heron, eagle;
His spirit surrounding his country’s spirit, unclosed to good and evil,
Surrounding the essences of real things, old times and present times,
Surrounding just found shores, islands, tribes of red aborigines,
Weather-beaten vessels, landings, settlements, the rapid stature and
muscle,
The haughty defiance of the Year – war, peace, the formation of the
Constitution,
The separate States, the simple, elastic scheme, the immigrants,
The Union, always swarming with blatherers, and always calm and
impregnable,
The unsurveyed interior, log-houses, clearings, wild animals, hunters,
trappers;
Surrounding the multiform agriculture, mines, temperature, the
gestation of new States,
Congress convening every December, the members duly coming up
from the uttermost parts;
Surrounding the noble character of mechanics and farmers, especially
the young men,
Responding their manners, speech, dress, friendships – the gait they
have of persons who never knew how it felt to stand in the
presence of superiors,
The freshness and candor of their physiognomy, the copiousness and
decision of their phrenology,
The picturesque looseness of their carriage, their deathless attachment
to freedom, their fierceness when wronged,
The fluency of their speech, their delight in music, their curiosity,
good-temper, open-handedness,
The prevailing ardor and enterprise, the large amativeness,
The perfect equality of the female with the male, the fluid movement
of the population,
The superior marine, free commerce, fisheries, whaling,
gold-digging,
Wharf-hemm’d cities, railroad and steamboat lines, intersecting all
points,
Factories, mercantile life, labor-saving machinery, the north-east,
north-west, south-west,
Manhattan firemen, the Yankee swap, southern plantation life,
Slavery, the tremulous spreading of hands to shelter it – the stern op
position to it, which ceases only when it ceases.

For these, and the like, their own voices! For these, space ahead!
Others take finish, but the republic is ever constructive, and ever
keeps vista;
Others adorn the past – but you, O, days of the present, I adorn you!
O days of the future, I believe in you!
O America, because you build for mankind, I build for you!
O well-beloved stone-cutters! I lead them who plan with decision and
science,
I lead the present with friendly hand toward the future.

Bravas to states whose semitic impulses send wholesome children to


the next age!

But damn that which spends itself on flaunters and dallyers, with no
thought of the stains, pains, dismay, feebleness, it is
bequeathing!

By great bards only can series of peoples and States be fused into the
compact organism of one nation.

To hold men together by paper and seal, or by compulsion, is no


account,
That only holds men together which is living principles, as the hold of
the limbs of the body, or the fibres of plants.
Of all races and eras, These States, with veins full of poetical stuff,
most need poets, and are to have the greatest, and use them
the greatest,
Their Presidents shall not be their common referee so much as their
poets shall.
Of mankind, the poet is the equable man,
Not in him, but off from him, things are grotesque, eccentric, fail of
their full returns,
Nothing out of its place is good, nothing in its place is bad,
He bestows on every object or quality its fit proportions, neither more
nor less,
He is the arbiter of the diverse, he is the key,
He is the equalizer of his age and land
He supplies what wants supplying – he checks what wants checking,
In peace, out of him speaks the spirit of peace, large, rich, thrifty,
building populous towns, encouraging agriculture, arts,
commerce, lighting the study of man, the soul, health,
immortality, government,
In war he is the best backer of the war – he fetches artillery as good
as the engineer’s, he can make every word he speaks draw blood;
The years straying toward infidelity he withholds by his steady faith,
He is no arguer, he is judgment,
He judges not as the judge judges, but as the sun falling round a
helpless thing,
As he sees the farthest he has the most faith,
His thoughts are the hymns of the praise of things,
In the dispute on God and eternity he is silent,
He sees eternity less like a play with a prologue and denouement,
He sees eternity in men and women – he does not see men and
women as dreams or dots.

An American literat fills his own place,


He justifies science – did you think the demonstrable less divine than
the mythical?
He stands by liberty according to the compact of the first day of the
first year of These States,
He concentres in the real body and soul, and in the pleasure of
things,
He possesses the superiority of genuineness over fiction and
romance;
As he emits himself, facts are showered over with light,
The day-light is lit with more volatile light – the deep between the
setting and rising sun goes deeper many fold,
Each precise object, condition, combination, process, exhibits a
beauty – the multiplication-table its, old age its, the
carpenter’s trade its, the grand-opera its,
The huge-hulled clean-shaped Manhattan clipper at sea, under steam
or full sail, gleams with unmatched beauty,
The national circles and large harmonies of government gleam with
theirs,
The commonest definite intentions and actions with theirs.

Of the idea of perfect individuals, the idea of These States, their bards
walk in advance, leaders of leaders,
The attitudes of them cheer up slaves and horrify despots.
Without extinction is liberty! Without retrograde is equality!
They live in the feelings of young men, and the best women,
Not for nothing have the indomitable heads of the earth been always
ready to fall for liberty!

Language-using controls the rest;


Wonderful is language!
Wondrous the English language, language of live men,
Language of ensemble, powerful language of resistance,
Language of a proud and melancholy stock, and of all who aspire,
Language of growth, faith, self-esteem, rudeness, justice, friendliness,
amplitude, prudence, decision, exactitude, courage,
Language to well-nigh express the inexpressible,
Language for the modern, language for America.

Who would use language to America may well prepare himself, body
and mind,
He may well survey, ponder, arm, fortify, harden, make lithe, himself,
He shall surely be questioned beforehand by me with many and stern
questions.
Who are you that would talk to America?
Have you studied out my land, its idioms and men?
Have you learned the physiology, phrenology, politics, geography, pride,
freedom, friendship, of my land? its substratums and objects?
Have you considered the organic compact of the first day of the first
year of the independence of The States?
Have you possessed yourself of the Federal Constitution?
Do you acknowledge liberty with audible and absolute
acknowledgment, and set slavery at naught for life and death?
Do you see who have left described processes and poems behind
them, and assumed new ones?
Are you faithful to things? Do you teach whatever the land and sea,
the bodies of men, womanhood, amativeness, angers,
excesses, crimes, teach?
Have you sped through customs, laws, popularities?
Can you hold your hand against all seductions, follies, whirls, fierce
contentions?
Are you not of some coterie? some school or religion?
Are you done with reviews and criticisms of life? animating to life
itself?
Have you possessed yourself with the spirit of the maternity of These
States?
Have you sucked the nipples of the breasts of the mother of many
children?
Have you too the old, ever-fresh, forbearance and impartiality?
Do you hold the like love for those hardening to maturity? for the
last-born? little and big? and for the errant?
What is this you bring my America?
Is it uniform with my country?
Is it not something that has been better told or done before?
Have you imported this, or the spirit of it, in some ship?
Is it a mere tale? a rhyme? a prettiness?
Has it never dangled at the heels of the poets, politicians, literats, of
enemies’ lands?
Does it not assume that what is notoriously gone is still here?
Does it answer universal needs? Will it improve manners?
Can your performance face the open fields and the sea-side?
Will it absorb into me as I absorb food, air, nobility, meanness – to
appear again in my strength, gait, face?
Have real employments contributed to it? original makers, not
amanuenses?
Does it meet modern discoveries, calibers, facts, face to face?
Does it respect me? America? the soul? today?
What does it mean to me? to American persons, progresses, cities?
Chicago, Canada, Arkansas? the planter, Yankee, Georgian,
native, immigrant, sailors, squatters, old States, new States?
Does it encompass all The States, and the unexceptional rights of all
men and women, the genital impulse of The States?
Does it see behind the apparent custodians, the real custodians,
standing, menacing, silent, the mechanics, Manhattanese,
western men, southerners, significant alike in their apathy
and in the promptness of their love?
Does it see what befals and has always befallen each temporiser,
patcher, outsider, partialist, alarmist, infidel, who has ever
asked anything of America?
What mocking and scornful negligence?
The track strewed with the dust of skeletons?
By the road-side others disdainfully tossed?

Rhymes and rhymers pass away – poems distilled from other poems
pass away,
The swarms of reflectors and the polite pass, and leave ashes,
Admirers, importers, obedient persons, make the soil of literature;
America justifies itself, give it time – no disguise can deceive it or
conceal from it – it is impassive enough,
Only toward the likes of itself will it advance to meet them,
If its poets appear, it will advance to meet them, there is no fear of
mistake,
The proof of a poet shall be sternly deferred till his country absorbs
him as affectionately as he has absorbed it.

He masters whose spirit masters – he tastes sweetest who results


sweetest,
The blood of the brawn beloved of time is unconstraint,
In the need of poems, philosophy, politics, manners, engineering, an
appropriate native grand-opera, ship-craft, any craft, he or
she is greatest who contributes the greatest original practical example.
Already a nonchalant breed silently fills the houses and streets,
People’s lips salute only doers, lovers, satisfiers, positive knowers;
There will shortly be no more priests – their work is done,
Death is without emergencies here, but life is perpetual emergencies
here,
Are your body, days, manners, superb? after death you shall be
superb,
Friendship, self-esteem, justice, health, clear the way with irresistible
power.

Give me the pay I have served for!


Give me to speak beautiful words! take all the rest;
I have loved the earth, sun, animals – I have despised riches,
I have given alms to every one that asked, stood up for the stupid and
crazy, devoted my income and labor to others,
I have hated tyrants, argued not concerning God, had patience and
indulgence toward the people, taken off my hat to nothing
known or unknown,
I have gone freely with powerful uneducated persons, and with the
young, and with the mothers of families,
I have read these leaves to myself in the open air, I have tried them by
trees, stars, rivers,
I have dismissed whatever insulted my own soul or defiled my body,
I have claimed nothing to myself which I have not carefully claimed
for others on the same terms,
I have studied my land, its idioms and men,
I am willing to wait to be understood by the growth of the taste of
myself,
I reject none, I permit all,
Whom I have staid with once I have found longing for me ever
afterwards.

I swear I begin to see the meaning of these things!


It is not the earth, it is not America who is so great,
It is I who am great, or to be great – it is you, or any one,
It is to walk rapidly through civilizations, governments, theories,
nature, poems, shows, to individuals.

Underneath all are individuals,


I swear nothing is good that ignores individuals!
The American compact is with individuals,
The only government is that which makes minute of individuals.

Underneath all is nativity,

I swear I will stand by my own nativity – pious or impious, so be it!


I swear I am charmed with nothing except nativity!
Men, women, cities, nations, are only beautiful from nativity.

Underneath all is the need of the expression of love for men and
women,
I swear I have had enough of mean and impotent modes of expressing
love for men and women,
After this day I take my own modes of expressing love for men and
women.

I swear I will have each quality of my race in myself,


Talk as you like, he only suits These States whose manners favor the
audacity and sublime turbulence of These States.

Underneath the lessons of things, spirits, nature, governments,


ownerships, I swear I perceive other lessons,
Underneath all to me is myself – to you, yourself,
If all had not kernels for you and me, what were it to you and me?

O I see now that this America is only you and me,


Its power, weapons, testimony, are you and me,
Its roughs, beards, haughtiness, ruggedness, are you and me,
Its ample geography, the sierras, the prairies, Mississippi, Huron,
Colorado, Boston, Toronto, Releigh, Nashville, Havana, are
you and me,
Its settlements, wars, the organic compact, peace, Washington, the
Federal Constitution, are you and me,
Its young men’s manners, speech, dress, friendships, are you and me,
Its crimes, lies, thefts, defections, slavery, are you and me,
Its Congress is you and me, the officers, capitols, armies, ships, are
you and me,
Its endless gestations of new States are you and me,
Its inventions, science, schools, are you and me,
Its deserts, forests, clearings, log-houses, hunters, are you and me,
The perpetual arrivals of immigrants are you and me,
Natural and artificial are you and me,
Freedom, language, poems, employments, are you and me,
Failures, successes, births, deaths, are you and me,
Past, present, future, are only you and me.
I swear I dare not shirk any part of myself,
Not America, nor any part of America,
Not my body, not friendship, hospitality, procreation,

Not my soul, not the last explanation of prudence,


Not the similitude that interlocks me with all identities that exist, or
ever have existed,
Not faith, sin, defiance, nor any disposition or duty of myself,
Not the promulgation of liberty, not to cheer up slaves and horrify
despots,
Not to build for that which builds for mankind,
Not to balance ranks, complexions, creeds, and the sexes,
Not to justify science, not the march of equality,
Not to feed the arrogant blood of the brawn beloved of time.

I swear I am for those that have never been mastered!


For men and women whose tempers have never been mastered,
For those whom laws, theories, conventions, can never master.
I swear I am for those who walk abreast with America and with the
earth!
Who inaugurate one to inaugurate all.

I swear I will not be outfaced by irrational things!


I will penetrate what it is in them that is sarcastic upon me!
I will make cities and civilizations defer to me!
I will confront these shows of the day and night!
I will know if I am to be less than they!
I will see if I am not as majestic as they!
I will see if I am not as subtle and real as they!
I will see if I am to be less generous than they!
I will see if I have no meaning, and the houses and ships have
meaning!
I will see if the fishes and birds are to be enough for themselves, and I
am not to be enough for myself!

I match my spirit against yours, you orbs, growths, mountains, brutes,


I will learn why the earth is gross, tantalizing, wicked,
I take you to be mine, you beautiful, terrible, rude forms.
Poesia di molti in uno

Una nazione che si fa conoscere,


E io cresco nell’unico modo che mi permette di essere apprezzato,
Non respingo nessuno, accetto tutto, riproduco tutto sulle mie proprie
forme.

Una stirpe che da testimonianza con il comportamento,


Siamo ciò che siamo – l’essere nati è una risposta sufficiente a ogni
obiezione;
Noi ci approntiamo come si appronta un’arma,
Noi siamo potenti e fortissimi in noi stessi,
Noi siamo operativi in noi stessi – noi siamo autosufficienti nella
varietà di noi stessi,
Noi siamo i più belli per noi stessi e in noi stessi,
Nulla è peccaminoso per noi al di fuori di noi stessi,
Qualunque cosa appaia, qualunque cosa non appaia, noi siamo belli o
peccatori in noi stessi.

Hai mai pensato che ci potrebbe essere un solo Essere supremo?


Ci potrebbe essere un numero qualunque di Supremi – uno non può
compensarne un altro, come un occhio non può compensare
l’altro, o un’esistenza controbilanciarne un’altra.

Tutto è eleggibile per tutto,


Tutto è per gli individui – tutto è per te,
Nessuna condizione è vietata, non di Dio né di altri,
Se una si perde, tu sei inevitabilmente perduto.

Tutto passa per il corpo – solo il benessere ti mette in relazione con


l’universo.

Genera grandi uomini, gli altri seguiranno.

Come osa un uomo malato, o un uomo sottomesso, scrivere poesie?


Qual è la teoria o il libro che non sia malato?

Pietà e conformità per coloro che ne vogliono


Pace, obesità, lealtà per coloro che ne vogliono!
Io sono colui che, con il sarcasmo, obbliga uomini, donne nazioni a
sollevarsi dai loro seggi e battersi per la loro vita!

Io sono colui che se ne va per le strade con una lingua tagliente a


chiedere a tutti quelli che incontro – e lo chiedo ora a te lassù,
Chi sei tu, che hai voluto che ti si dicesse solo quello che sapevi da
prima?
Chi sei tu, che hai preteso che un libro solo partecipasse del tuo
nonsenso?
Sei tu, o vorresti essere, migliore di tutto quello che c’è mai stato prima?
Se vuoi essere migliore di tutto quello che c’è mai stato prima, vieni,
ascoltami e io ti ascolterò.

Diffida della grazia! Diffida della delicatezza!


Diffida del dolce succoso, del suggere il nettare del miele!
Guardati dal progressivo umano maturare della natura!
Guardati da ciò che precede il decadimento dell’inflessibilità di Stati e
uomini!

Epoche, premesse, poemi, da molto tempo hanno messo insieme


materiali disordinati,
L’America porta i costruttori e porta il suo stile.
Fieri bardi hanno fatto il loro lavoro e poi sono passati ad altre sfere,
Una sola opera rimane imperitura, quella di superare tutto ciò che
hanno fatto.

L’America, aperta agli stranieri, resta salda con i suoi,


Resta appartata, estesa, multiforme, sana,
Si vede promotrice di uomini e donne, diffonde la giusta utilizzazione
di chi l’ha preceduta,
Non rifiuta né loro né il passato né ciò che hanno prodotto nelle forme
loro, o fra politiche diverse, o con l’idea di caste e di antiche
religioni,
Impara la lezione con serenità, prende coscienza del cadavere
lentamente trasportato fuori dalle sale da pranzo e dalle
camere da letto della casa,
Avverte il lieve indugiare sulla soglia di chi ai suoi tempi era il più
forte, capisce che la sua vita si è trasferita nell’erede che si
avvicina, bello e vigoroso e che sarà all’altezza dei suoi giorni.

In ogni epoca, c’è una nazione che deve fare da guida,


Una terra che deve essere promessa e sicurezza per il futuro.

Questi Stati sono il poema più vasto,


Dove non c’è una sola nazione, ma un insieme brulicante di nazioni,
Dove le azioni degli uomini corrispondono alle diffuse attività
trasmesse giorno e notte,
Dove ci sono splendide masse in movimento distrattamente attente ai
dettagli,
Dove ci sono teppisti, barbe, amicizia, aggressività, che l’anima ama,
Dove ci sono treni defluenti, folle, uguaglianza, diversità, che l’anima
ama.

Razza delle razze, e bardi ad avvalorarla!


Uno, in mezzo a loro, solleva verso la luce il suo viso occidentale,
Per lui la fisionomia ereditaria trasmessa dal padre e dalla madre,
I suoi primi elementi, sostanze, terra, acqua, animali, alberi,
Creato dal ceppo comune, che ha spazio per il lontano e per il
vicino,
Abituato a fare a meno di altre terre perché incarna questo paese,
Che lo attira, anima e corpo, verso di sé, gli si appende al collo con
incomparabile amore,
E gli affonda il muscolo semitico nei suoi pregi e difetti,
E in lui trasforma in parole la geografia, le città, gli inizi, gli eventi, le
glorie, le defezioni e le diversità,
E in lui riversa fiumi, laghi, baie,
Il Mississippi, con le sue piene annuali e il corso che muta, il Missouri,
il Columbia, l’Ohio, il San Lorenzo e l’Hudson, che si versano
con amore in lui,
La vastità blu sul mare lungo le coste del Massachusetts e del Maine, o
sul mare della Virginia e del Maryland o sull’interno
Champlain, Ontario, Erie, Huron, Michigan, Superiore, o sui
mari texani, messicani, cubani, della Florida, o sui mari fuori
dalla California e dall’Oregon, che si armonizzano alla vastità
delle acque sottostanti, come l’ampio respiro della terra e del
cielo si accorda con lui,
E se si estende la costa dell’Atlantico o si estende la costa del Pacifico,
anch’egli con loro si protende da nord a sud,
Allargandosi ad est e ovest e toccando tutto ciò che si trova nel mezzo,
Sbocciano da lui germogli per pareggiare la crescita del pino, cedro,
abete, quercia, robinia, castagno, cipresso, hickory, tiglio,
cotone, tulipano, cactus, tamarindo, arancio, magnolia, cachi,
In lui grovigli aggrovigliati come in ogni canneto o palude,
Si adatta ai pendii e alle cime dei monti, alle foreste ammantate di
ghiaccio trasparente, con i ghiaccioli che pendono dai rami,
Da lui i pascoli dolci e naturali come savane, altopiani e praterie,
Per lui voli, canti, gridi che riecheggiano quelli del piccione selvatico,
del rigogolo, della folaga, dell’anitra, del buteo, del falcone,
dell’ibis bianco, della gallinella d’acqua, dell’allocco, del
germano, della tadorna pezzata, del mimo, della poiana, del
condor, dell’airone cinerino, dell’aquila;
Il suo spirito abbraccia lo spirito del suo paese, aperto al bene e al male,
Abbraccia l’essenza delle cose reali, dei tempi antichi e di quelli
presenti,
Abbraccia spiagge appena scoperte, isole, tribù di rossi aborigeni,
Vascelli sbattuti dal vento, approdi, insediamenti, la rapida crescita di
statura e forza,
La sfida superba dell’anno, – la guerra, la pace, il realizzarsi della
Costituzione,
I singoli Stati, il semplice elastico schema, gli emigranti,
L’Unione, sempre gremita di gente che blatera, ma sempre calma e
invincibile,
L’entroterra inesplorato, case di legno, radure, animali selvatici,
cacciatori, accalappiatori;
Abbraccia la multiforme agricoltura, le miniere, la temperatura, la
gestazione di nuovi Stati,
Il Congresso che si riunisce ogni dicembre, i suoi membri che,
puntuali arrivano dalle zone più lontane;
Abbraccia il nobile carattere dei meccanici e dei contadini, soprattutto
dei giovani,
Si adegua alle loro abitudini, ai discorsi, agli abiti, alle amicizie –
all’atteggiamento che hanno di persone che non hanno mai
saputo cosa si prova a stare in presenza di superiori,
La freschezza e il candore della loro fisionomia, la ricchezza e
decisione della loro frenologia,
Il pittoresco abbandono del loro incedere, l’immortale attaccamento
alla libertà, la loro furia quando subiscono un torto,
La scioltezza del loro parlare, la gioia che provano nella musica, la
curiosità, il buon umore, la generosità,
L’ardore e lo spirito d’iniziativa predominante, la grande capacità
d’amare,
La perfetta parità fra la femmina e il maschio, il fluido movimento
della popolazione,
La superba marina, il libero mercato, le pescherie, la caccia alla
balena, la febbre dell’oro,
Città circondate da moli, binari e linee di navigazione che si
intersecano in ogni punto,
Fabbriche, vita mercantile, macchine che riducono la mano d’opera, il
nord-est, il nord-ovest, il sud-est,
I pompieri di Manhattan, il baratto yankee, la vita nelle piantagioni del
sud,
La schiavitù, l’incerto protendere di mani per preservarla – il fiero
abolizionismo, che finirà solo quando quella verrà abolita.
Per questo e per altro ancora, le loro voci! Per questo, fate largo!
Altri finiscono, ma la repubblica è sempre costruttiva, e sempre
mantiene le sue prospettive;
Altri adornano il passato – ma voi, oh giorni presenti, siete voi che io
adorno!
Oh giorni del futuro, io credo in voi!
Oh America, poiché tu costruisci per l’umanità, io costruisco per te!
Oh scalpellini tanto amati! Guido quelli che decisi e abili, fanno
progetti,
Guido il presente con mano amica verso il futuro.

Urrà per gli Stati i cui impulsi semitici inviano figli sani all’epoca
futura!
Ma maledetto colui che si consuma in ozi e ostentazioni, senza
pensare alle macchie, alle pene, a sgomenti e debolezze che va
trasmettendo!

Solo i grandi bardi sanno fondere popoli e Stati diversi nell’organismo


compatto di una nazione.

Tenere insieme gli uomini con carte e sigilli, o con la forza, a nulla
serve,
Solo ciò che è principio vitale tiene gli uomini uniti, come ciò che
unisce le membra del corpo o le fibre delle piante.
Più di tutte le razze e le ere, Questi Stati, le vene gonfie di linfa
poetica, hanno bisogno di poeti, devono avere i più grandi, e
trattarli come i più grandi,
Non i loro presidenti dovranno essere gli arbitri supremi ma piuttosto i
loro poeti.

Fra tutti gli uomini, il poeta è l’uomo costante,


E tutto ciò che non è in lui, ma lontano da lui è grottesco, eccentrico,
non raggiunge l’obbiettivo,
Nulla che sia fuori di posto è buono, nulla al suo posto è cattivo,
Il poeta assegna ad ogni oggetto o qualità la sua giusta proporzione, né
troppo né poco,
È l’arbitro del diverso, è la chiave,
È lo stabilizzatore della sua epoca e della sua terra
È il fornitore di chi necessita rifornimenti – il controllore di chi
necessita controlli,
In pace, per lui parla lo spirito della pace, grande, ricco, parsimonioso,
che costruisce città popolose, che incoraggia l’agricoltura, le
arti, il commercio, che rischiara lo studio dell’uomo, l’anima,
la salute, l’immortalità, il governo,
In guerra è il miglior sostenitore della guerra – usa l’artiglieria come i
migliori genieri, riesce con ogni parola che dice a far
sprizzare sangue;
Gli anni, alla deriva verso l’infedeltà, trattiene con fede incrollabile,
Non è uno che discute, lui è il giudizio,
Non giudica come farebbe un giudice, ma come il sole che cadendo
avvolge qualcosa di inerme,
Poiché vede più lontano, ha una fede più grande,
I suoi pensieri sono inni di lode alle cose,
Nella disputa su Dio e l’eternità, egli tace,
Vede l’eternità non come spettacolo con prologo ed epilogo, ma
Vede l’eternità negli uomini e nelle donne – non vede uomini e donne
come sogni o polvere.

Un letterato americano occupa il suo posto,


E spiega la scienza – tu credi che ciò che è dimostrabile sia meno
divino di ciò che è mitico?
E sta dalla parte della libertà, come nell’accordo del primo giorno del
primo anno di Questi Stati,
E converge nell’anima, nel corpo vero e nel piacere delle cose,
E possiede la supremazia della genuinità sulla narrativa e sul romanzo;
Quando effonde se stesso, la realtà viene inondata di luce,
La luce del giorno si illumina di un riflesso più aereo – l’abisso fra il
sole che sorge e tramonta si approfondisce ancor di più,
Ogni preciso oggetto, condizione, combinazione, processo ostenta una
bellezza – la tavola pitagorica la sua, la vecchiaia la sua, il
lavoro da carpentiere la sua, l’opera lirica la sua,
Il mercantile di Manhattan nel mare, col suo scafo gigante e la purezza
di linee, a vapore o con le vele spiegate, risplende di bellezza
incomparabile,
Gli ambienti nazionali e le grandi intese del governo brillano di luce
propria,
Come le semplici chiare intenzioni e le azioni, brillano delle loro luci.
Per l’idea di perfetti individui, per l’idea di Questi Stati, i loro bardi
precedono tutti, leader dei leader,
Il loro pensiero dà coraggio agli schiavi e desta l’orrore dei despoti.

Non ha mai fine la libertà! Non retrocede mai l’uguaglianza!


Vivono nei sentimenti dei giovani e delle donne migliori,
Non a caso le più indomite teste del mondo sono sempre state pronte a
cadere per la libertà!

L’uso della lingua fa il resto;


Meraviglioso è il linguaggio!
Mirabile l’idioma inglese, lingua di uomini vitali,
Lingua d’insieme, energica lingua di fermezza,
Lingua di gente orgogliosa e melanconica, e di tutti quelli che mirano
in alto,
Lingua di progresso, di fede, di auto-stima, di violenza, di giustizia, di
amicizia, di abbondanza, di prudenza, di decisione, di
esattezza, di coraggio,
Lingua che riesce quasi a esprimere l’inesprimibile,
Lingua per l’età moderna, lingua per l’America.

Chi vuol usare un linguaggio per l’America deve prima prepararsi,


anima e corpo,
Deve ben riflettere, ponderare, armarsi, fortificarsi, indurirsi, essere
egli stesso pronto,
E dovrà prima sottoporsi sicuramente alle mie molte domande
difficili.

Chi sei tu, che vuoi parlare all’America?


Hai studiato a fondo la mia terra, i suoi idiomi e i suoi uomini?
Hai imparato la fisiologia, la frenologia, la politica, la geografia,
l’orgoglio, la libertà, l’amicizia, della mia terra? Il suo
sostrato e i suoi fini?
Hai considerato il patto organico del primo giorno del primo anno
dell’indipendenza degli Stati?
Ti sei impadronito della Costituzione Federale?
Sai accettare la libertà con una risposta forte e assoluta e sfidare la
schiavitù per la vita e per la morte?
Sai vedere chi si è lasciato alle spalle i percorsi e i poemi già scritti e
ne ha accettati di nuovi?
Sei fedele alle cose? Sai insegnare quello che la terra e il mare, i corpi
degli uomini, la femminilità, l’amabilità, l’ira, gli eccessi, e i
crimini insegnano?
Sei passato veloce fra usanze, leggi e popolarità?
Sai resistere a tutte le seduzioni, follie, turbini, aspri contrasti?
Appartieni a qualche gruppo? Qualche scuola o qualche congrega
religiosa?
Sei stanco di rassegne e di critiche sulla vita? trovi ispirazione
direttamente dalla vita?
Ti sei impadronito dello spirito della maternità di Questi Stati?
Hai succhiato il latte dai seni della madre di molti figli?
Hai anche tu l’antica e sempre fresca sopportazione e imparzialità?
Nutri lo stesso amore per chi è temprato dalla maturità, per l’ultimo
nato, per il piccolo, per il grande e per chi sbaglia?
Che cosa è questo che porti alla mia America?
È in sintonia con il mio paese?
Non è qualcosa che è stato detto o fatto meglio prima?
Questo o il suo spirito lo hai forse importato su qualche nave?
È una semplice favola? Solo una rima? Un’ingenuità?
Non ha mai oziato ai piedi di poeti, politici, letterati di paesi nemici?
Non pensa forse che ciò che è ormai passato possa essere ancora qui?
Risponde ai bisogni universali? Migliorerà i costumi?
La tua opera saprà far fronte ai campi aperti e alla riva del mare?
Saprò assimilarla come assimilo cibo, aria, nobiltà, mediocrità – per
riapparire poi nella forza, nel passo, nel volto mio?
È stato il frutto di veri mestieri, di creatori originali e non solo
amanuensi?
Sa affrontare le scoperte moderne, i pesi, i fatti, faccia a faccia?
Sa rispettare me, l’America, lo spirito, l’oggi?
Che cosa significa per me, per le persone d’America, per il progresso,
per le città? Per Chicago, il Canada, l’Arkansas? Per il colono,
lo yankee, il georgiano, l’indigeno, l’immigrante, i marinai,
i clandestini, per i vecchi Stati o i nuovi Stati?
Riesce ad abbracciare tutti gli Stati, tutti i diritti comuni degli uomini e
delle donne, e gli impulsi riproduttivi degli Stati?
Riesce a vedere, dietro ai custodi apparenti, i veri custodi che stanno
minacciosi e silenti, i meccanici, l’uomo di Manhattan, quelli
dell’ovest, quelli del sud, molto simili nell’apatia e nella
spontaneità del loro amore?
Riesce a vedere ciò che capita, ed è sempre capitato, a chi temporeggia,
a chi si arrabatta, all’estraneo, al fazioso, all’allarmista,
all’infedele, che hanno chiesto qualcosa all’America?
Cos’è questa sprezzante e ironica negligenza?
Il cammino cosparso di polvere di scheletri?
E di altri buttati con rabbia lungo i bordi delle strade?

Rime e rimatori scompaiono – poesie distillate da altre poesie


scompaiono,
Sciami di imitatori e di persone civili scompaiono lasciando solo ceneri,
Ammiratori, importatori, persone obbedienti non sono che la feccia
della letteratura;
L’America difende se stessa, dalle tempo – nessun travestimento potrà
ingannarla o farla nascondere – è impassibile quanto basta,
Solo verso i suoi simili si muoverà per incontrarli,
Se i loro poeti appariranno, andrà loro incontro, non c’è alcun’ombra
di dubbio,
La verifica per un poeta sarà severamente differita fino a che il suo
paese non lo assimilerà con lo stesso amore con cui lui ha
assorbito il paese.

Domina chi ha uno spirito che domina – ha un sapore più dolce chi
alla fine risulta più dolce,
Il sangue dell’uomo forte, beniamino del suo tempo è senza costrizioni,
Nel bisogno di poesie, filosofia, politica, educazione, ingegneria, di
una precisa opera lirica autoctona, di arte navale, di qualsiasi
arte, il più grande sarà colui o colei che contribuirà con il più
grande e originale esempio pratico.

Già una stirpe spontanea e silenziosa riempie case e strade,


Le labbra della gente salutano solo quelli che fanno, che amano, che
soddisfano, e quelli che sanno veramente;
Ben presto non ci saranno più preti, – il loro lavoro è finito,
La morte qui è senza urgenza, ma la vita qui è un’emergenza perenne,
Sono superbi il tuo corpo, i tuoi modi, i tuoi giorni? Una volta morto tu
sarai superbo,

Amicizia, autostima, giustizia, salute, sgombrano la strada con forza


irresistibile.
Dammi il compenso che mi spetta!
Dammi belle parole da cantare! Prenditi tutto il resto;
Ho amato la terra, il sole, gli animali – ho disprezzato le ricchezze,
Ho fatto la carità a tutti quelli che me l’hanno chiesta, ho difeso lo
sciocco e il matto, ho donato il mio guadagno e la mia fatica agli altri,
Ho odiato i tiranni, non ho mai discusso su Dio, e ho avuto pazienza,
tolleranza per la gente, ma mai tolto il cappello davanti a nul
la di conosciuto o sconosciuto,
Ho circolato liberamente con gente potente, incolta, con giovani e con
madri di famiglia,
Ho letto queste pagine a me stesso, all’aria aperta, le ho controllate
vicino ad alberi, stelle, fiumi,
Ho rimosso qualunque cosa insultasse la mia anima, o mi
contaminasse il corpo,
Ho preteso mai nulla per me che non abbia prima preteso per altri, alle
stesse condizioni,
Ho studiato la mia terra, i suoi idiomi, i suoi uomini,
Sono disposto ad aspettare di essere capito fino a quando sarà maturo
il gusto di me,
Non rifiuto nessuno, do spazio a tutti,
Ho scoperto che mi ha cercato poi per sempre chi era stato con me
anche una sola volta.

Lo giuro, comincio a vedere il significato di queste cose!


Non è la terra, non è l’America che è così grande,
Sono io che sono grande, o lo diventerò – sei tu, o chiunque,
Sono il passare veloce tra civiltà, governi, teorie, natura, poesie e
spettacoli, e andare verso gli individui.
In fondo a tutto, gli individui,
Lo giuro, nulla è buono se ignora gli individui!
Il patto americano è fatto con individui,
L’unico governo possibile è quello che tiene conto degli individui,

In fondo a tutto, la natività,


Lo giuro, resterò fedele alla mia natività – pia o empia che sia!
Lo giuro, nulla mi affascina se non la natività!
Uomini, donne, città, nazioni, sono belli solo per la natività.

In fondo a tutto, c’è l’espressione dell’amore per uomini e donne,


Lo giuro, ne ho avuto abbastanza dei modi meschini e impotenti di
esprimere l’amore per uomini e donne,
Da oggi in poi seguo un mio modo di esprimere l’amore per uomini e
donne.

Lo giuro, in me voglio avere ogni qualità della mia razza,


Dì pure ciò che vuoi, si addice a Questi Stati solo chi ha modi che
favoriscono l’audacia e la turbolenza sublime di Questi Stati.

In fondo alle lezioni sulle cose, sugli spiriti, sulla natura, sui governi,
sulle proprietà, giuro che percepisco altre lezioni,
In fondo a tutto, per me ci sono io, per te ci sei tu,
Se tutto ciò non avesse significato per te o per me, che cosa sarebbe
allora questo per te o per me?

Oh, ora vedo che questa America siamo solo tu ed io,


Il suo potere, le armi, la sua testimonianza, siamo tu ed io,
Le sue traversie, le barbe, l’arroganza, le scabrosità, siamo tu ed io,
La sua vasta geografia, le sierre, le praterie, il Mississippi, l’Huron, il
Colorado, Boston, Toronto, Releigh, Nashville, L’Avana,
siamo tu ed io,
Le sue colonie, le guerre, il patto organico, la pace, Washington, la
Costituzione Federale, siamo tu ed io,
Il comportamento dei suoi giovani, il dialogo, l’abito, l’amicizia,
siamo tu ed io,
I suoi delitti, i furti, le bugie, le defezioni, la schiavitù, siamo tu ed io,
Il suo Congresso siamo tu ed io, gli ufficiali, i municipi, gli eserciti, le
navi, siamo tu ed io,
Le continue gestazioni di nuovi Stati siamo tu ed io,
Invenzioni, scienza e scuole, siamo tu ed io,
Deserti, foreste, radure, legnaie, cacciatori, siamo tu ed io,
Il continuo sbarco di immigranti siamo tu ed io,
Il naturale e l’artificiale, siamo tu ed io,
Libertà, linguaggio, poesie, occupazioni, siamo tu ed io,
Fallimenti, successi, nascite e morti siamo tu ed io,
Passato, presente e futuro siamo solo tu ed io.

Lo giuro, non oso respingere nessuna parte di me,


Non l’America, né alcuna parte dell’America,
Non il mio corpo, né l’amicizia, l’ospitalità, la procreazione,
Non la mia anima né l’ultima giustificazione prudente,
Non la similitudine che mi collega a tutte le identità esistenti, o
esistite,
Non la fede, il peccato, la sfida, né nessuna disposizione o dovere
verso di me,
Non la proclamazione della libertà, non il plauso per gli schiavi e la
condanna per i despoti,
Non l’edificare per chi edifica per l’umanità,
Non l’equilibrare ranghi, temperamenti, dottrine e sessi,
Non il giustificare la scienza, né la marcia per l’uguaglianza,
Non il nutrire il sangue arrogante dell’uomo forte, beniamino del suo
tempo.

Lo giuro, sono per quelli che non sono mai stati domati!
Per uomini e donne il cui carattere non fu mai domato,
Per quelli che leggi, teorie e convenzioni non potranno mai domare.

Lo giuro, sono per quelli che marciano in fila con l’America e con il
mondo intero!
Per quelli che insediano uno per insediare tutti.

Giuro che non mi lascerò intimidire dalle cose irrazionali!


Io penetrerò in ciò che di offensivo c’è nei miei confronti!
Io obbligherò città e civiltà a dipendere da me!
Io confronterò questi spettacoli del giorno e della notte!
Io verrò a sapere se sono inferiore a loro!
Io saprò vedere se non sono maestoso come loro!
Io mi accorgerò se non sono sottile e reale come loro!
Io mi accorgerò se devo essere meno generoso di loro!
Io mi accorgerò se non significo niente, quando case e navi hanno un
significato!
Io mi accorgerò se pesci e uccelli potranno bastare a se stessi, mentre
io non potrò bastare a me stesso!

Io metto a confronto il mio spirito con il vostro, voi astri, civiltà,


montagne, animali,
Io imparerò perché la terra è grezza, seducente, maligna,
Ed io ritengo che voi siate mie, voi bellissime, terribili, primitive
forme.
Poem of Wonder at The Resurrection of The Wheat

Something startles me where I thought I was safest,


I withdraw from the still woods I loved,
I will not go now on the pastures to walk,
I will not strip my clothes from my body to meet my lover the sea,
I will not touch my flesh to the earth, as to other flesh, to renew me.

How can the ground not sicken of men?


How can you be alive, you growths of spring?
How can you furnish health, you blood of herbs, roots, orchards,
grain?

Are they not continually putting distempered corpses in the earth?


Is not every continent worked over and over with sour dead?
Where have you disposed of those carcasses of the drunkards and
gluttons of so many generations?
Where have you drawn off all the foul liquid and meat?
I do not see any of it upon you today – or perhaps I am deceived,
I will run a furrow with my plough – I will press my spade through
the sod, and turn it up underneath,
I am sure I shall expose some of the foul meat.

Behold!
This is the compost of billions of premature corpses,
Perhaps every mite has once formed part of a sick person,
Yet Behold!
The grass covers the prairies,
The bean bursts noiselessly through the mould in the garden,
The delicate spear of the onion pierces upward,
The apple-buds cluster together on the apple-branches,
The resurrection of the wheat appears with pale visage out of its
graves,
The tinge awakes over the willow-tree and the mulberry-tree,
The he-birds carol mornings and evenings, while the she-birds sit on
their nests,
The young of poultry break through the hatched eggs,
The new-born of animals appear, the calf is dropt from the cow, the
colt from the mare,
Out of its little hill faithfully rise the potato’s dark green leaves,
Out of its hill rises the yellow maize-stalk;
The summer growth is innocent and disdainful above all those strata
of sour dead.

What chemistry!
That the winds are really not infectious!
That this is no cheat, this transparent green-wash of the sea, which is
so amorous after me!
That it is safe to allow it to lick my naked body all over with its
tongues!
That it will not endanger me with the fevers that have deposited
themselves in it!
That all is clean, forever and forever!
That the cool drink from the well tastes so good!
That blackberries are so flavorous and juicy!
That the fruits of the apple-orchard, and of the orange-orchard – that
melons, grapes, peaches, plums, will none of them poison
me!

That when I recline on the grass I do not catch any disease!


Though probably every spear of grass rises out of what was once a
catching disease.
Now I am terrified at the earth! it is that calm and patient,
It grows such sweet things out of such corruptions,
It turns harmless and stainless on its axis, with such endless
successions of diseased corpses,
It distils such exquisite winds out of such infused fetor,
It renews with such unwitting looks, its prodigal, annual, sumptuous
crops,
It gives such divine materials to men, and accepts such leavings from
them at last.
Poesia di stupore per la resurrezione del grano

Qualcosa mi disturba, proprio quando pensavo di essere al sicuro, e


Mi ritraggo dai boschi silenziosi tanto amati,
Non voglio più recarmi nei prati a passeggiare,
Non spoglierò il mio corpo per incontrare il mio amante, il mare,
Non toccherò con la mia carne la terra o altre carni, per rinnovarmi.

Come può il suolo non stancarsi degli uomini?


Come puoi tu essere vivo, tu germoglio di primavera?
Come puoi infondere salute, tu sangue di erbe, di radici, di frutteti e
cereali?
Non continuano sempre a mettere cadaveri putrefatti sotto terra?
Non è ogni continente ripetutamente lavorato con morti stantie?
Come ti sei disfatto di quelle carcasse di ubriaconi e ingordi di mille
generazioni?
Da dove hai cavato tutta quella lordura di liquido e carne?
Non ne vedo traccia su di te, oggi – o forse mi inganno,
Scaverò un solco con il mio aratro – affonderò la mia vanga nella
zolla, per rigirarla,
E sono sicuro che porterò alla luce parte della putrida carne.

Guarda!
Questo è il concime di bilioni di cadaveri prematuri,
Forse ogni particella faceva parte, un tempo, di un corpo malato,
Ma guarda!
L’erba ricopre le praterie,
Il fagiolo sbuca silenzioso dal terriccio dell’orto,
Il fragile stelo della cipolla si drizza verso l’alto,
I boccioli del melo si stringono a grappolo sui rami dell’albero,
Il grano risorge, fuori della sua tomba, con un pallido aspetto,
Il colore sfumato si risveglia sul salice e sul gelso,
Gli uccelli cantano all’alba e al tramonto, mentre le femmine covano
nei loro nidi,
Il piccolo pulcino spezza il guscio delle uova che si stanno schiudendo,
Nascono i cuccioli degli animali, il vitello dalla mucca, il puledro
dalla giumenta,
Dal suo piccolo monticello ecco spuntare le verdi scure foglie della
patata,
Dal suo piccolo monticello spunta lo stelo giallo del mais;
La vegetazione dell’estate è innocente e incurante di tutti quegli strati
di putrefazione e morte.

Che alchimia!
Che i venti non siano veramente infetti!
Che non sia un inganno questa trasparenza verde acqua del mare, che
amorosa mi insegue!
Che sia sicuro permetterle di leccarmi lungo tutto il corpo nudo con le
sue lingue!
Che non mi infetterà con le febbri che vi si sono deposte!
Che tutto sia puro, sempre e per sempre!
Che il fresco sorso d’acqua del pozzo sia così buono!
Che le more siano così fragranti e succose!
Che i frutti del meleto e dell’aranceto – che meloni, uva, pesche,
prugne, nulla mi possa avvelenare!
Che quando mi sdraio sull’erba non prenda nessuna malattia!
Anche se, forse, ogni stelo d’erba spunta da ciò che un tempo era un
male infettivo.

Ora sono terrorizzato dalla terra! È così calma e paziente,


E cose così dolci fa crescere da un simile inquinamento,
E gira pura e innocente intorno al suo asse, con un carico infinito di
cadaveri infetti,
E distilla venti gradevoli da un tale fetido infuso,
E rinnova con aria innocente le sue annuali prodighe e sontuose messi,
E dona agli uomini queste divine sostanze, e ne accetta in cambio alla
fine solo scorie.
Poem of You, Whoever You Are

Whoever you are, I fear you are walking the walks of dreams,
I fear those realities are to melt from under your feet and hands;
Even now, your features, joys, speech, house, trade, manners,
troubles, follies, costume, crimes, dissipate away from you,
Your true soul and body appear before me,
They stand forth out of affairs – out of commerce, shops, law,
science, work, farms, clothes, the house, medicine, print,
buying, selling, eating, drinking, suffering, begetting, dying,
They receive these in their places, they find these or the like of these,
eternal, for reasons,
They find themselves eternal, they do not find that the water and soil
tend to endure forever – and they not endure.

Whoever you are, now I place my hand upon you, that you be my
poem,
I whisper with my lips close to your ear,
I have loved many women and men, but I love none better than you.

O I have been dilatory and dumb,


I should have made my way straight to you long ago,
I should have blabbed nothing but you, I should have chanted nothing
but you.

I will leave all, and come and make the hymns of you;
None have understood you, but I understand you,
None have done justice to you, you have not done justice to yourself,
None but have found you imperfect, I only find no imperfection in
you,
None but would subordinate you, I only am he who will never
consent to subordinate you,
I only am he who places over you no master, owner, better, god,
beyond what waits intrinsically in yourself.

Painters have painted their swarming groups, and the centre figure of
all,
From the head of the centre figure spreading a nimbus of
gold-colored light,
But I paint myriads of heads, but paint no head without its nimbus of
gold-colored light,
From my hand, from the brain of every man and woman it streams,
effulgently flowing forever.

O I could sing such grandeurs and glories about you!


You have not known what you are – you have slumbered upon
yourself all your life,
Your eye-lids have been as much as closed most of the time,
What you have done returns already in mockeries,
Your thrift, knowledge, prayers, if they do not return in mockeries,
what is their return?

The mockeries are not you,


Underneath them, and within them, I see you lurk,
I pursue you where none else has pursued you,
Silence, the desk, the flippant expression, the night, the accustomed
routine, if these conceal you from others, or from yourself,
they do not conceal you from me,
The shaved face, the unsteady eye, the impure complexion, if these
balk others, they do not balk me,
The pert apparel, the deformed attitude, drunkenness, greed,
premature death, all these I part aside,
I track through your windings and turnings – I come upon you where
you thought eye should never come upon you.

There is no endowment in man or woman that is not tallied in you,


There is no virtue, no beauty, in man or woman but as good is in you,
No pluck, no endurance in others, but as good is in you,
No pleasure waiting for others, but an equal pleasure waits for you.

As for me, I give nothing to any one, except I give the like carefully
to you,
I sing the songs of the glory of none, not God, sooner than I sing the
songs of the glory of you.

Whoever you are, you are to hold your own at any hazard,
These shows of the east and west are tame compared to you,
These immense meadows, these interminable rivers – you are
immense and interminable as they,
These furies, elements, storms, motions of nature, throes of apparent
dissolution – you are he or she who is master or mistress over
them,
Master or mistress in your own right over nature, elements, pain,
passion, dissolution.

The hopples fall from your ankles! you find an unfailing sufficiency!
Old, young, male, female, rude, low, rejected by the rest, whatever
you are promulges itself,
Through birth, life, death, burial, the means are provided, nothing is
scanted,
Through angers, losses, ambition, ignorance, ennui, what you are
picks its way.
Poesia per te, chiunque tu sia

Chiunque tu sia, temo che tu stia camminando sui sentieri dei sogni,
Temo che le realtà ti possano franare da sotto i piedi e dalle mani;
In questo istante, il tuo aspetto, le gioie, la parola, la casa, il lavoro,
le mode, i problemi, le follie, l’abito, i delitti, si disperdono via, lontano
da te,
E appaiono dinanzi a me la tua vera anima e corpo,
Che emergono dalle occupazioni – da commercio, negozi, legge,
scienza, lavoro, fattorie, abiti, casa, medicina, stampa,
comprare, vendere, mangiare, bere, soffrire, generare e
morire,
Che accettano queste cose per quello che sono e trovano eterne queste
o altre cose simili,
E si scoprono eterni, non pensano che acqua e terra debbano resistere
per sempre – ed essi non resistono.

Chiunque tu sia, metto ora la mia mano su di te, perché tu sia il mio
canto,
Accosto le mie labbra per sussurrarti all’orecchio,
Che ho amato molti uomini e donne, ma non amo nessuno più di te.
Sì, sono stato lento e ottuso,
Avrei dovuto avvicinarmi a te molto tempo fa,
Avrei dovuto parlare solo di te, avrei dovuto cantare niente altro che te.

Io abbandonerò ogni cosa per venire a comporre inni su di te;


Nessuno ti ha mai capito, ma io ti capisco,
Nessuno ti ha mai reso giustizia, e tu neppure ti sei mai reso giustizia,
Nessuno che non ti abbia trovato imperfetto, io solo non trovo
imperfezioni in te,
Nessuno che non abbia voluto subordinarti, io solo sono quello che
non permetterà mai che tu sia subordinato,
Io solo sono quello che non ti ha mai dato un padrone, proprietario,
superiore, dio, a parte ciò che è intrinseco in te stesso.

I pittori hanno dipinto gruppi affollati con la figura al centro,


E dal capo della figura centrale si effonde un alone di luce dorata,
Ma io dipingo miriadi di teste, ma nessuna senza il suo alone di luce
dorata,
E per mano mia, dal capo di ogni uomo e donna la luce fluisce,
scorrendo luminosa per l’eternità.

Che magnificenze e glorie potrei cantare su di te!


Non hai mai saputo chi sei – hai sonnecchiato per tutta la vita,
Con le palpebre quasi sempre socchiuse,
Ciò che hai fatto ti viene ricompensato con scherno,
I tuoi risparmi, la conoscenza, le preghiere, se non ti fruttano derisioni,
che cosa ti fruttano?
Le derisioni non sono te,
Sotto e dentro a loro, ti vedo nascosto,
Ti seguo dove nessuno ti ha mai inseguito,
Il silenzio, la scrivania, l’espressione irriverente, la notte, la solita
routine, se questo ti nasconde dagli altri o da te stesso, non ti
nasconde da me,
Il viso sbarbato, lo sguardo incerto, l’aspetto malsano, se questo
inganna gli altri, non inganna però me,
L’abito vistoso, l’aspetto deforme, l’ubriachezza, l’ingordigia,
una morte prematura, da tutto ciò io mi discosto,
Ti inseguo per salite e tornanti – ti raggiungo dove, per te, mai occhio
avrebbe potuto raggiungerti.

Non c’è nessun talento nell’uomo o nella donna che non abbia
l’equivalente in te,
Non c’è virtù o bellezza nell’uomo o nella donna che non sia anche in te,
Nessun coraggio o fermezza negli altri che non sia anche in te,
Nessun piacere in serbo per gli altri, che non ce ne sia uno uguale in
serbo per te.

In quanto a me, io non do niente a nessuno se non posso dare,


rigorosamente, la stessa cosa a te,
Non canto inni di gloria a nessuno e neppure a Dio, se prima non ho
cantato inni di gloria per te.

Chiunque tu sia, cerca di resistere a tutti i costi,


Questi panorami dell’est e dell’ovest sono banali paragonati a te,
Questi prati immensi, questi fiumi interminabili, tu sei immenso e
interminabile quanto loro,
Questa furia degli elementi, le tempeste, i moti della natura, spasmi di
una distruzione apparente – tu sei colui o colei che domina su
di loro,
Dominatore o dominatrice con pieno diritto sulla natura, sugli
elementi, sul dolore, sulla passione e la decadenza.

Ti cadono le catene dalle caviglie! E tu ritrovi un’infallibile


sufficienza!
Vecchio, giovane, maschio, femmina, rozzo, umile, ripudiato da tutti,
qualunque cosa tu sia ti propaghi,
Con la nascita, la vita, la morte, la sepoltura, con i mezzi a
disposizione, senza lesinare nulla,
Con la rabbia, le perdite, l’ambizione, l’ignoranza, la noia, ciò che tu
sei s’incammina scegliendo la sua strada.
Sun-Down Poem

Flood-tide of the river, flow on! I watch you, face to face,


Clouds of the west! sun half an hour high! I see you also face to face.

Crowds of men and women attired in the usual costumes, how


curious you are to me!
On the ferry-boats the hundreds and hundreds that cross are more
curious to me than you suppose,
And you that shall cross from shore to shore years hence, are more to
me, and more in my meditations, than you might suppose.

The impalpable sustenance of me from all things at all hours of the


day,
The simple, compact, well-joined scheme – myself disintegrated,
every one disintegrated, yet part of the scheme,
The similitudes of the past and those of the future,
The glories strung like beads on my smallest sights and hearings – on
the walk in the street, and the passage over the river,
The current rushing so swiftly, and swimming with me far away,
The others that are to follow me, the ties between me and them,
The certainty of others – the life, love, sight, hearing of others.

Others will enter the gates of the ferry, and cross from shore to shore,
Others will watch the run of the flood-tide,
Others will see the shipping of Manhattan north and west, and the
heights of Brooklyn to the south and east,
Others will see the islands large and small,
Fifty years hence others will see them as they cross, the sun half an
hour high,
A hundred years hence, or ever so many hundred years hence, others
will see them,
Will enjoy the sun-set, the pouring in of the floodtide, the falling back
to the sea of the ebb-tide.

It avails not, neither time or place – distance avails not,


I am with you, you men and women of a generation, or ever so many
generations hence,
I project myself, also I return – I am with you, and know how it is.

Just as you feel when you look on the river and sky, so I felt,
Just as any of you is one of a living crowd, I was one of a crowd,
Just as you are refreshed by the gladness of the river, and the bright
flow, I was refreshed,
Just as you stand and lean on the rail, yet hurry with the swift current,
I stood, yet was hurried,
Just as you look on the numberless masts of ships, and the
thick-stemmed pipes of steamboats, I looked.
I too many and many a time crossed the river, the sun half an hour
high,
I watched the December sea-gulls, I saw them high in the air floating
with motionless wings oscillating their bodies,
I saw how the glistening yellow lit up parts of their bodies, and left
the rest in strong shadow,
I saw the slow-wheeling circles and the gradual edging toward the
south.

I too saw the reflection of the summer-sky in the water.

Had my eyes dazzled by the shimmering track of beams,


Looked at the fine centrifugal spokes of light round the shape of my
head in the sun-lit water,
Looked on the haze on the hills southward and southwestward,
Looked on the vapor as it flew in fleeces tinged with violet,
Looked toward the lower bay to notice the arriving ships,
Saw their approach, saw aboard those that were near me,
Saw the white sails of schooners and sloops, saw the ships at anchor,
The sailors at work in the rigging or out stride the spars,
The round masts, the swinging motion of the hulls, the slender
serpentine pennants,
The large and small steamers in motion, the pilots in their
pilot-houses,
The white wake left by the passage, the quick tremulous whirl of the
wheels,
The flags of all nations, the falling of them at sun-set,
The scallop-edged waves in the twilight, the ladled cups, the
frolicsome crests and glistening,
The stretch afar growing dimmer and dimmer, the gray walls of the
granite store-houses by the docks,
On the river the shadowy group, the big steam-tug closely flanked on
each side by the barges – the hay-boat, the belated lighter,
On the neighboring shore the fires from the foundry chimneys
burning high and glaringly into the night,
Casting their flicker of black, contrasted with wild red and yellow
light, over the tops of houses, and down into the clefts of
streets.
These and all else were to me the same as they are to you,
I project myself a moment to tell you – also I return.

I loved well those cities,


I loved well the stately and rapid river,
The men and women I saw were all near to me,
Others the same – others who look back on me, because I looked
forward to them,
The time will come, though I stop here today and tonight.
What is it, then, between us? What is the count of the scores or
hundreds of years between us?
Whatever it is, it avails not – distance avails not, and place avails not.

I too lived,
I too walked the streets of Manhattan Island, and bathed in the waters
around it;
I too felt the curious abrupt questionings stir within me,
In the day, among crowds of people, sometimes they came upon me,
In my walks home late at night, or as I lay in my bed, they came upon
me.

I too had been struck from the float forever held in solution,
I too had received identity by my body,
That I was, I knew was of my body, and what I should be, I knew I
should be of my body.

It is not upon you alone the dark patches fall,


The dark threw patches down upon me also,
The best I had done seemed to me blank and suspicious,
My great thoughts, as I supposed them, were they not in reality
meagre? Would not people laugh at me?

It is not you alone who know what it is to be evil,


I am he who knew what it was to be evil,
I too knitted the old knot of contrariety,
Blabbed, blushed, resented, lied, stole, grudged,
Had guile, anger, lust, hot wishes I dared not speak,
Was wayward, vain, greedy, shallow, sly, a solitary committer, a
coward, a malignant person,
The wolf, the snake, the hog, not wanting in me,
The cheating look, the frivolous word, the adulterous wish, not
wanting,
Refusals, hates, postponements, meanness, laziness, none of these
wanting.

But I was a Manhattanese, free, friendly, and proud!


I was called by my nighest name by clear loud voices of young men
as they saw me approaching or passing,
Felt their arms on my neck as I stood, or the negligent leaning of their
flesh against me as I sat,
Saw many I loved in the street, or ferry-boat, or public assembly, yet
never told them a word,
Lived the same life with the rest, the same old laughing, gnawing,
sleeping,
Played the part that still looks back on the actor or actress,
The same old role, the role that is what we make it, as great as we
like, or as small as we like, or both great and small.

Closer yet I approach you,


What thought you have of me, I had as much of you – I laid in my
stores in advance,
I considered long and seriously of you before you were born.

Who was to know what should come home to me?


Who knows but I am enjoying this?
Who knows but I am as good as looking at you now, for all you
cannot see me?

It is not you alone, nor I alone,


Not a few races, not a few generations, not a few centuries,
It is that each came, or comes, or shall come, from its due emission,
without fail, either now, or then, or henceforth.
Every thing indicates – the smallest does, and the largest does,
A necessary film envelops all, and envelops the soul for a proper
time.

Now I am curious what sight can ever be more stately and admirable
to me than my mast-hemm’d Manhatta, my river and sunset,
and my scallop-edged waves of floodtide, the sea-gulls
oscillating their bodies, the hay-boat in the twilight, and the
belated lighter,
Curious what gods can exceed these that clasp me by the hand, and
with voices I love call me promptly and loudly by my nighest
name as I approach,
Curious what is more subtle than this which ties me to the woman or
man that looks in my face,
Which fuses me into you now, and pours my meaning into you.
We understand, then, do we not?
What I promised without mentioning it, have you not accepted?
What the study could not teach – what the preaching could not
accomplish is accomplished, is it not?
What the push of reading could not start is started by me personally,
is it not?

Flow on, river! Flow with the flood-tide, and ebb with the ebb-tide!
Frolic on, crested and scallop-edged waves!
Gorgeous clouds of the sun-set, drench with your splendor me, or the
men and women generations after me!
Cross from shore to shore, countless crowds of passengers!
Stand up, tall masts of Manahatta! – stand up, beautiful hills of
Brooklyn!
Bully for you! you proud, friendly, free Manhattanese!
Throb, baffled and curious brain! throw out questions and answers!
Suspend here and everywhere, eternal float of solution!
Blab, blush, lie, steal, you or I or any one after us!
Gaze, loving and thirsting eyes, in the house or street or public
assembly!
Sound out, voices of young men! loudly and musically call me by my
nighest name!
Live, old life! play the part that looks back on the actor or actress!
Play the old role, the role that is great or small, according as one
makes it!
Consider, you who peruse me, whether I may not in unknown ways
be looking upon you!
Be firm, rail over the river, to support those who lean idly, yet haste
with the hasting current!
Fly on, sea-birds! fly sideways, or wheel in large circles high in the
air!
Receive the summer-sky, you water! faithfully hold it till all downcast
eyes have time to take it from you!
Diverge, fine spokes of light, from the shape of my head, or any one’s
head, in the sun-lit water!
Come on, ships, from the lower bay! pass up or down, white-sailed
schooners, sloops, lighters!
Flaunt away, flags of all nations! be duly lowered at sun-set!
Burn high your fires, foundry chimneys! cast black shadows at
night-fall! cast red and yellow light over the tops of the
houses!
Appearances, now or henceforth, indicate what you are!
You necessary film, continue to envelop the soul!
About my body for me, and your body for you, be hung our divinest aromas!
Thrive, cities! Bring your freight, bring your shows, ample and
sufficient rivers!
Expand, being than which none else is perhaps more spiritual!
Keep your places, objects than which none else is more lasting!

We descend upon you and all things, we arrest you all,


We realize the soul only by you, you faithful solids and fluids,
Through you color, form, location, sublimity, ideality,
Through you every proof, comparison, and all the suggestions and
determinations of ourselves.

You have waited, you always wait, you dumb beautiful ministers! you
novices!
We receive you with free sense at last, and are insatiate henceforward,
Not you any more shall be able to foil us, or with-
hold yourselves from us,
We use you, and do not cast you aside – we
plant you permanently within us,
We fathom you not – we love you – there is
perfection in you also,
You furnish your parts toward eternity,
Great or small, you furnish your parts toward the soul.
Poesia del tramonto

Alta marea del fiume, che scorre sotto di me! Ti guardo dritto in faccia,
Nubi dell’ovest, sole alto ancora per mezz’ora, anche voi vi vedo
faccia a faccia.

Folle di uomini e donne con addosso i soliti abiti, quanto mi sembrate


strani!
Sui traghetti le centinaia e centinaia di persone che attraversano il
fiume mi sembrano più strane di quanto tu possa immaginare,
E tu che attraverserai da una riva all’altra fra molti anni, sei per me e
per le mie meditazioni più di quanto tu possa immaginare.

L’impalpabile sostentamento che traggo da ogni cosa ad ogni ora del


giorno,
Il semplice schema, compatto e ben organizzato – io stesso
disintegrato, tutti disintegrati, e tuttavia parte dello schema –
Le similitudini del passato e quelle del futuro,
Le glorie, infilate come perline sull’esile filo – di ciò che vedo e sento
– delle passeggiate per strada – delle traversate sul fiume,
La corrente che rapida irrompe e nuota con me, via lontano,
Gli altri che mi seguiranno, i legami fra me e loro,
La certezza degli altri – la vita, l’amore, la vista, l’udito degli altri.

Altri attraverso i cancelli dei traghetti passeranno da sponda a sponda,


Altri osserveranno l’alta marea che monta,
Altri guarderanno il traffico navale di Manhattan a nord e a ovest, e le
colline di Brooklyn a sud e a est,
Altri guarderanno le isole, grandi e piccole,
Fra cinquant’anni altri le osserveranno attraversando il fiume, il sole
alto sull’orizzonte ancora per mezz’ora,
Fra cent’anni o fra tante centinaia di anni, altri le osserveranno,
Si rallegreranno del tramonto, del montare dell’alta marea e del
ritrarsi dell’acqua alla bassa marea.

Non serve né tempo né luogo – la distanza non serve,


Io sono con voi, voi uomini e donne di una generazione o di tutte le
generazioni a venire,
Mi proietto e poi rientro – sono con te, e so com’è.

E tutto ciò che tu provi quando guardi nel fiume e nel cielo, l’ho
provato anch’io,
E proprio come ognuno di voi è parte di una folla viva così anch’io
sono stato parte di una folla viva,
E proprio come tu ti senti ristorato dalla freschezza del fiume e dal
suo flusso luminoso, mi sento ristorato anch’io,
E proprio come tu, anche se fermo e chino sulla ringhiera, scorri con
l’onda veloce, anch’io da fermo, in piedi scorrevo veloce,
E proprio come tu guardi gli innumerevoli alberi delle navi, e i
fumaioli corti e larghi dei vaporetti, così li ho guardati
anch’io.

Anch’io molte e molte volte ho attraversato il fiume, con il sole alto


sull’orizzonte ancora per mezz’ora,
Ho osservato i gabbiani di dicembre, li ho visti alti nel cielo fluttuare
con ali immobili e corpi oscillanti,
Ho visto dell’oro brillante illuminare parte dei loro corpi, lasciando il
resto nell’ombra più nera,
Ho visto i loro lenti cerchi roteanti e il progressivo spostarsi verso sud.

Ho visto anche il riflesso del cielo d’estate nell’acqua.

Con gli occhi abbagliati dalle scie luminose dei raggi,


Ho visto i bei raggi centrifughi di luce attorno all’ombra del mio capo
riflesso nell’acqua illuminata dal sole,
Ho visto la nebbia sulle colline a sud e a sud est,
Ho visto il vapore che si disperdeva in riccioli violetti,
Ho guardato verso la baia giù in basso per vedere le navi in arrivo,
Le ho viste arrivare, ho visto a bordo quelli che erano vicino a me,
Ho visto le bianche vele delle golette e dei vascelli, ho visto le barche
alla fonda,
I marinai al lavoro sulle sartie o a cavalcioni sui pennoni,
Gli alberi tondi, il lento rollio degli scafi, gli affusolati pennoni
guizzanti,
I vaporetti grandi e piccoli in manovra, i timonieri nella sala di
pilotaggio,
La bianca scia al loro passaggio, il rapido fremente mulinare delle ruote,
Bandiere di tutte le nazioni, che venivano ammainate al tramonto,
Le onde frastagliate al crepuscolo, le ciotole scodellate, le creste
lucide e spumeggianti,
La distesa lontana sempre più velata, i muri grigi dei magazzini di
granito sulle banchine,
Lungo il fiume un gruppo in ombra, il grosso rimorchiatore
fiancheggiato ai due lati da chiatte – la nave del fieno, il
barcone in ritardo,
Lungo le rive vicine le fiamme dai fumaioli della fonderia che si
levano alte e accecanti nella notte,
E proiettano ombre guizzanti, contrastate da vivide luci rosse e gialle,
sui tetti delle case, e giù sugli anfratti delle strade.
Queste e tante altre immagini sono state per me ciò che sono ora per voi,
Mi protendo un attimo per dirtelo – e poi rientro.

Ho molto amato queste città,


Ho molto amato il rapido fiume maestoso,
Gli uomini e le donne che ho visto erano tutti vicino a me,
E altri ancora – altri che si voltano indietro per guardarmi, perché io
mi sono proteso in avanti per guardarli,
Arriverà quel tempo, anche se oggi e stanotte io mi fermo qui.
Che c’è dunque fra noi? Come tenere il conto di lustri o secoli fra noi?
Qualunque cosa sia, non serve a nulla – non serve la distanza, e non il
luogo.

Anch’io ho vissuto,
Anch’io ho camminato per le vie di Manhattan e mi sono tuffato nelle
acque lì intorno;
Anch’io ho sentito strane domande inaspettate agitarsi dentro di me,
Di giorno, fra la folla, a volte calavano su di me,
Di sera tardi, al mio rientro a casa, o quando ero steso sul letto,
calavano su di me.

Anch’io ero stato colpito da questa massa sempre allo stato fluido,
Anch’io avevo ricevuto un’identità dal mio corpo,
Ciò che ero, sapevo che dipendeva dal mio corpo, e ciò che sarei
stato, sapevo che sarebbe dipeso dal mio corpo.

Non è solo su di te che calano le ombre scure,


L’oscurità stende la sua ombra anche su di me,
La cosa migliore che avevo fatto, mi sembrava ambigua e vana,
I miei pensieri, nobili all’apparenza, non erano invece solo miseri?
Non avrebbe la gente riso di me?

Non sei tu il solo a sapere che significa essere malvagio,


Io sono colui che sapeva cosa voleva dire essere malvagio,
Anch’io ho annodato l’antico nodo della contraddizione,
Ho blaterato, sono arrossito, mi sono offeso, ho mentito, rubato,
invidiato,
Ho ingannato, provato rabbia, lussuria, brame ardenti che non ho mai
osato confessare,
Sono stato ribelle, vanitoso, avido, superficiale, scaltro, un solitario,
un codardo, una persona maligna,
Sono stato lupo, serpe, maiale,
Lo sguardo che inganna, la parola frivola, il desiderio illecito, non mi
sono mancati,
Rifiuti, odi, rinvii, viltà, pigrizia, nulla di tutto ciò mi è mancato.
Ma sono stato un vero uomo di Manhattan, libero, disponibile e fiero!
Sono stato chiamato con familiarità da limpide voci sonore di giovani
che mi vedevano arrivare o andar via,
Ho sentito le loro braccia al collo, quando mi fermavo o l’abbandono
distratto della loro carne contro la mia, quando sedevo,
Ho visto molti che amavo per la strada, o sul ferry o nelle pubbliche
assemblee, ma non ho mai rivolto loro la parola,
Ho vissuto la loro stessa vita, lo stesso solito godere, mangiare,
dormire,
Ho recitato la parte che ancora caratterizza l’attore o l’attrice,
La stessa vecchia parte, la parte che è come la vogliamo noi grande
quanto la vogliamo, o piccola quanto la vogliamo, o sia
grande che piccola.
Vengo ancora più vicino a te,
I pensieri che tu hai su di me, anch’io li ho avuti su di te – ci ho
pensato con anticipo,
Ho riflettuto a lungo e seriamente su di te, prima ancora che tu fossi
nato.

Chi poteva sapere cosa me ne sarebbe venuto?


Chi può sapere che questo non mi piaccia?
Chi può sapere che io non riesca a vederti ora, anche se tu non puoi
vedermi?

Non sei solo tu, né solo io,


Non qualche razza, né qualche generazione o qualche secolo,
È che ognuno è venuto, viene o verrà dalla sua debita secrezione, sia
ora, che allora o in futuro.

Ogni cosa lo attesta – la più piccola come la più grande,


Un velo inevitabilmente avvolge tutto, e avvolge l’anima
temporaneamente.

Ora voglio sapere quale vista potrà mai essere per me più maestosa e
spettacolare della mia Manhattan incoronata dagli alberi delle
navi, del mio fiume e del mio tramonto, e delle onde
frastagliate dalla marea, dei gabbiani che ondeggiano, della
barca del fieno al tramonto, delle chiatte ormai al buio,
Voglio sapere quali dèi possono superare questi che mi stringono la
mano e con voce che amo mi chiamano subito ad alta voce
con i nomi più intimi quando m’avvicino,
Voglio sapere cosa c’è di più misterioso di ciò che mi lega alla donna
o all’uomo che mi guarda in faccia,
Che mi fonde ora con te e riversa in te il mio significare.
Noi ci capiamo, allora, non è vero?
Ciò che ti avevo promesso senza neppure dirlo, non l’hai forse
accettato?
Ciò che lo studio non può insegnare – ciò che con le prediche non si
può ottenere, non è forse ora realizzato?
Ciò che non è stato sollecitato dalla lettura, non scaturisce forse da
me, personalmente?

Continua a scorrere, fiume! Cresci con l’alta marea e cala con la


bassa marea!
Continuate a guizzare onde con le creste sfrangiate!
Fulgide nubi al tramonto, con il vostro splendore inondate me o gli
uomini e le donne delle generazioni dopo di me!
Attraversate da una riva all’altra, innumerevoli folle di passeggeri!
Innalzatevi alberi alti di Manhattan! – Innalzatevi splendide colline di
Brooklyn!
Bene per te, orgoglioso, aperto libero uomo di Manhattan!
Pulsa cervello stupito e curioso! Lancia le tue domande e risposte!
Resta in bilico qui e ovunque, soluzione eternamente sospesa!
Singhiozza, arrossisci, menti, ruba tu o io o chiunque dopo di noi!
Guardate occhi avidi d’amore la casa o la strada o l’assemblea pubblica!
Squillate voci di giovani! Con voce sonora e musicale chiamatemi
con il mio nome più segreto!
Vivi, vecchia vita! Recita la parte che caratterizza l’attore o l’attrice!
Recita la vecchia parte, che è importante o banale, a seconda di come
la si interpreta!
Considera, tu che mi leggi attento, se io non possa, in qualche modo,
stare ad osservarti!
Sta saldo, parapetto sul fiume, per reggere chi, sulla nave, pigro ti si
appoggia, ma va veloce con la rapida corrente!
Volate, uccelli marini! Volate inclinati o ruotate in ampi cerchi, alti
nel cielo!
Rifletti il cielo d’estate, tu acqua e con cura trattienilo, fino a che tutti
gli occhi abbassati abbiano il tempo di raccoglierlo!
Irraggiate, sottili lame di luce, dall’ombra della testa mia o di
chiunque altro, nelle acque radiose di sole!
Venite navi dalla baia lì sotto! Scivolate su e giù golette con le vele
bianche, barche, chiatte!
Siano issate al vento le bandiere di tutte le nazioni e quando è l’ora,
ammainate al tramonto!
Alzate le vostre lingue di fuoco, fumaioli delle fonderie! Proiettate
ombre scure al cadere della notte! Illuminate di luci rosse e
gialle i tetti delle case!
Apparenze, ora e da ora in poi, indicate ciò che realmente siete!
Tu, velo insostituibile, continua ad avvolgere l’anima!
Attorno al mio corpo per me e al tuo per te siano sospesi i nostri
aromi più divini!
Prosperate, città! Trasportate le vostre merci, trasportate i vostri
spettacoli,1 voi fiumi ampi e navigabili!
Espanditi tu, essere, che sei forse di tutti il più spirituale!
Mantenete il vostro posto voi oggetti, che siete forse di tutti i più
duraturi!

Noi scendiamo su di voi e su ogni cosa, e vi catturiamo tutti,


Noi comprendiamo l’anima solo attraverso voi, voi fluidi e solidi
attendibili,
Attraverso voi colore, forma, posizione, sublimità,idealità,
Attraverso voi ogni prova, confronto, ogni nostra proposta e
decisione.

Avete aspettato, siete sempre in attesa, voi muti splendidi ministri!


Voi novizi!
Vi accogliamo con un sentimento alla fine libero e saremo d’ora in
poi insaziabili,
Non riuscirete più a nascondervi o a sfuggirci,
Vi usiamo senza mettervi da parte – vi accogliamo per sempre dentro
di noi,
Non vi misuriamo – ma vi amiamo – c’è perfezione anche in voi,
Voi recate il vostro contributo all’eternità,
E grande o piccolo, voi recate il vostro contributo all’anima.

1Sui fiumi americani, specie sul Mississippi, navigavano le show-boats, battelli su cui si allestivano spettacoli teatrali.
Poem of The Road

A foot and light-hearted I take to the open road!


Healthy, free, the world before me!
The long brown path before me, leading wherever I choose!

Henceforth I ask not good-fortune, I am good-fortune,


Henceforth I whimper no more, postpone no more, need nothing,
Strong and content, I travel the open road.

The earth – that is sufficient,


I do not want the constellations any nearer,
I know they are very well where they are,
I know they suffice for those who belong to them.

Still here I carry my old delicious burdens,


I carry them, men and women – I carry them with me wherever I go,
I swear it is impossible for me to get rid of them,
I am filled with them, and I will fill them in return.

You road I travel and look around! I believe you are not all that is
here!
I believe that something unseen is also here.

Here is the profound lesson of reception, neither preference or denial,


The black with his woolly head, the felon, the diseased, the illiterate
person, are not denied,
The birth, the hasting after the physician, the beggar’s tramp, the
drunkard’s stagger, the laughing party of mechanics,
The escaped youth, the rich person’s carriage, the fop, the eloping
couple,
The early market-man, the hearse, the moving of furniture into the
town, the return back from the town,
They pass, I also pass, any thing passes, none can be interdicted,
None but are accepted, none but are dear to me.

You air that serves me with breath to speak!


You objects that call from diffusion my meanings and give them
shape!
You light that wraps me and all things in delicate equable showers!
You animals moving serenely over the earth!
You birds that wing yourselves through the air! you insects!
You sprouting growths from the farmers’ fields! you stalks and weeds
by the fences!
You paths worn in the irregular hollows by the road-sides!
I think you are latent with curious existences – you are so dear to me.

You flagged walks of the cities! you strong curbs at the edges!
You ferries! you planks and posts of wharves! you timber-lined sides!
you distant ships!
You rows of houses! you window-pierced facades! you roofs!
You porches and entrances! you copings and iron guards!
You windows whose transparent shells might expose so much!
You doors and ascending steps! you arches!
You gray stones of interminable pavements! you trodden crossings!
From all that has been near you I believe you have imparted to
yourselves, and now would impart the same secretly to me,
From the living and the dead I think you have peopled your impassive
surfaces, and the spirits thereof would be evident and
amicable with me.

The earth expanding right hand and left hand,


The picture alive, every part in its best light,
The music falling in where it is wanted, and stopping where it is not
wanted,
The cheerful voice of the public road – the gay fresh sentiment of the
road.

O highway I travel! O public road! do you say to me, Do not leave me?
Do you say, Venture not? If you leave me, you are lost?
Do you say, I am already prepared – I am well-beaten and undenied –
Adhere to me?

O public road! I say back, I am not afraid to leave you – yet I love you,
You express me better than I can express myself,
You shall be more to me than my poem.

I think heroic deeds were all conceived in the open air,


I think I could stop here myself, and do miracles,
I think whatever I meet on the road I shall like, and whatever beholds
me shall like me,
I think whoever I see must be happy.

From this hour, freedom!


From this hour, I ordain myself loosed of limits and imaginary lines!
Going where I list – my own master, total and absolute,
Listening to others, and considering well what they say,
Pausing, searching, receiving, contemplating,
Gently but with undeniable will divesting myself of the holds that
would hold me.

I inhale great draughts of air,


The east and the west are mine, and the north and the south are mine.

I am larger than I thought!


I did not know I held so much goodness!

All seems beautiful to me,


I can repeat over to men and women, You have done such good to me,
I would do the same to you.

I will recruit for myself and you as I go,


I will scatter myself among men and women as I go,
I will toss the new gladness and roughness among them;
Whoever denies me, it shall not trouble me,
Whoever accepts me, he or she shall be blessed, and shall bless me.

Now if a thousand perfect men were to appear, it would not amaze


me,
Now if a thousand beautiful forms of women appeared, it would not
astonish me.

Now I see the secret of the making of the best persons,


It is to grow in the open air, and to eat and sleep with the earth.

Here is space – here a great personal deed has room,


A great deed seizes upon the hearts of the whole race of men,
Its effusion of strength and will overwhelms law, and mocks all
authority and all argument against it.

Here is the test of wisdom,


Wisdom is not finally tested in schools,
Wisdom cannot be passed from one having it, to another not having
it,
Wisdom is of the soul, is not susceptible of proof, is its own proof,
Applies to all stages and objects and qualities, and is content,
Is the certainty of the reality and immortality of things, and the
excellence of things,
Something there is in the float of the sight of things that provokes it
out of the soul.

Now I re-examine philosophies and religions,


They may prove well in lecture-rooms, yet not prove at all under the
spacious clouds, and along the landscape and flowing currents.

Here is realization,
Here is a man tallied – he realizes here what he has in him,
The animals, the past, the future, light, space, majesty, love, if they
are vacant of you, you are vacant of them.

Only the kernel of every object nourishes;


Where is he who tears off the husks for you and me?
Where is he that undoes stratagems and envelopes for you and me?

Here is adhesiveness – it is not previously fashioned, it is apropos;


Do you know what it is as you pass to be loved by strangers?
Do you know the talk of those turning eye-balls?
Here is the efflux of the soul,
The efflux of the soul comes through beautiful gates of laws,
provoking questions,
These yearnings, why are they? these thoughts in the darkness, why
are they?
Why are there men and women that while they are nigh me the
sun-light expands my blood?
Why when they leave me do my pennants of joy sink flat and lank?
Why are there trees I never walk under but large and melodious
thoughts descend upon me?
(I think they hang there winter and summer on those trees, and always
drop fruit as I pass);
What is it I interchange so suddenly with strangers?
What with some driver as I ride on the seat by his side?
What with some fisherman, drawing his seine by the shore, as I walk
by and pause?
What gives me to be free to a woman’s or man’s good-will? What
gives them to be free to mine?

The efflux of the soul is happiness – here is happiness,


I think it pervades the air, waiting at all times,
Now it flows into us – we are rightly charged.

Here rises the fluid and attaching character;


The fluid and attaching character is the freshness and sweetness of
man and woman,
The herbs of the morning sprout no fresher and sweeter every day out
of the roots of themselves, than it sprouts fresh and sweet
continually out of itself.

Toward the fluid and attaching character exudes


the sweat of the love of young and old,
From it falls distilled the charm that mocks beauty and attainments,
Toward it heaves the shuddering longing ache of contact.

Allons! Whoever you are, come travel with me!


Traveling with me, you find what never tires.

The earth never tires!


The earth is rude, silent, incomprehensible at first – nature is rude and
incomprehensible at first,
Be not discouraged – keep on – there are divine things, well
enveloped,
I swear to you there are divine things more beautiful than words can
tell!

Allons! We must not stop here!


However sweet these laid-up stores, however convenient this
dwelling, we cannot remain here!
However sheltered this port, however calm these waters, we must not
anchor here!
However welcome the hospitality that surrounds us, we are permitted
to receive it but a little while.

Allons! the inducements shall be great to you,


We will sail pathless and wild seas,
We will go where winds blow, waves dash, and the Yankee clipper
speeds by under full sail.

Allons! With power, liberty, the earth, the elements!


Health, defiance, gaiety, self-esteem, curiosity!

Allons! From all formulas!


From your formulas, O bat-eyed and materialistic priests!

The stale cadaver blocks up the passage – the burial waits no longer.

Allons! Yet take warning!


He traveling with me needs the best blood, thews, endurance,
None may come to the trial till he or she bring courage and health.

Come not here if you have already spent the best of yourself!
Only those may come who come in sweet and determined bodies,
No diseased person – no rum-drinker or venereal taint is permitted here,
I and mine do not convince by arguments, similes, rhymes,
We convince by our presence.

Listen! I will be honest with you,


I do not offer the old smooth prizes, but offer rough new prizes,
These are the days that must happen to you:
You shall not heap up what is called riches,
You shall scatter with lavish hand all that you earn or achieve,
You but arrive at the city to which you were destined – you hardly
settle yourself to satisfaction, before you are called by an
irresistibile call to depart,
You shall be treated to the ironical smiles and mockings of those who
remain behind you,
What beckonings of love you receive, you shall only answer with
passionate kisses of parting,
You shall not allow the hold of those who spread their reached hands
toward you.

Allons! After the great companions! and to belong to them!


They too are on the road! they are the swift and majestic men! they
are the greatest women!

Over that which hindered them, over that which retarded, passing
impediments large or small,
Committers of crimes, committers of many beautiful virtues,
Enjoyers of calms of seas, and storms of seas,
Sailors of many a ship, walkers of many a mile of land,
Habitues of many different countries, habitues of far-distant
dwellings,
Trusters of men and women, observers of cities, solitary toilers,
Pausers and contemplaters of tufts, blossoms, shells of the shore,
Dancers at wedding-dances, kissers of brides, tender helpers of
children, bearers of children,
Soldiers of revolts, standers by gaping graves, lowerers down of
coffins,
Journeyers over consecutive seasons, over the years – the curious
years, each emerging from that which preceded it,
Journeyers as with companions, namely, their own diverse phases,
Forth-steppers from the latent unrealized baby-days,
Journeyers gaily with their own youth – journeyers with their bearded
and well-grained manhood,
Journeyers with their womanhood, ample, unsurpassed, content,
Journeyers with their sublime old age of manhood or womanhood,
Old age, calm, expanded, broad with the haughty breadth of the
universe,
Old age, flowing free with the delicious near-by freedom of death.

Allons! to that which is endless as it was beginningless!


To undergo much, tramps of days, rests of nights!
To merge all in the travel they tend to, and the days and nights they
tend to!
Again to merge them in the start of superior journeys!
To see nothing anywhere but what you may reach it and pass it!
To conceive no time, however distant, but what you may reach it and
pass it!
To look up or down no road but it stretches and waits for you!
however long, but it stretches and waits for you!
To see no being, not God’s or any, but you also go thither!
To see no possession but you may possess it! enjoying all without
labor or purchase – abstracting the feast, yet not abstracting
one particle of it;
To take the best of the farmer’s farm and the rich man’s elegant villa,
and the chaste blessings of the well-married couple, and the
fruits of orchards and flowers of gardens!
To take to your use out of the compact cities as you pass through!
To carry buildings and streets with you afterward wherever you go!
To gather the minds of men out of their brains as you encounter them!
to gather the love out of their hearts!
To take your own lovers on the road with you, for all that you leave
them behind you!
To know the universe itself as a road – as many roads – as roads for
traveling souls!

The soul travels,


The body does not travel as much as the soul,
The body has just as great a work as the soul, and parts away at last
for the journeys of the soul.
All parts away for the progress of souls,
All religion, all solid things, arts, governments – all that was or is
apparent upon this globe or any globe, falls into niches and
corners before the processions of souls along the grand roads
of the universe,
Of the progress of the souls of men and women along the grand roads
of the universe, all other progress is the needed emblem and
sustenance.

Forever alive, forever forward,


Stately, solemn, sad, withdrawn, baffled, mad, turbulent, feeble,
dissatisfied,
Desperate, proud, fond, sick, accepted by men, rejected by men,
They go! they go! I know that they go, but I know not where they go,
But I know that they go toward the best – toward something great.

Allons! Whoever you are! come forth!


You must not stay in your house, though you built it, or though it ha
s been built for you.

Allons! out of the dark confinement!


It is useless to protest – I know all, and expose it.

Behold through you as bad as the rest!


Through the laughter, dancing, dining, supping, of people,
Inside of dresses and ornaments, inside of those washed and trimmed
faces,
Behold a secret silent loathing and despair!

No husband, no wife, no friend, no lover, so trusted as to hear the


confession,
Another self, a duplicate of every one, skulking and hiding it goes,
open and above-board it goes,
Formless and wordless through the streets of the cities, polite and
bland in the parlors,
In the cars of rail-roads, in steam-boats, in the public assembly,
Home to the houses of men and women, among their families,
at the table, in the bed-room, every where,
Smartly attired, countenance smiling, form upright, death under the
breast-bones, hell under the skull-bones,
Under the broad-cloth and gloves, under the ribbons and artificial
flowers,
Keeping fair with the customs, speaking not a syllable of itself,
Speaking of anything else, but never of itself.

Allons! through struggles and wars!


The goal that was named cannot be counter-manded.

Have the past struggles succeeded?


What has succeeded? Yourself? Your nation? Nature?
Now understand me well – it is provided in the essence of things,
that from any fruition of success, no matter what, shall come forth
something to make a greater struggle necessary.

My call is the call of battle – I nourish active rebellion,


He going with me must go well armed,
He going with me goes often with spare diet, poverty, angry enemies,
contentions.
Allons! the road is before us!
It is safe – I have tried it – my own feet have tried it well.

Allons! be not detained!


Let the paper remain on the desk unwritten, and the book on the shelf
unopened!
Let the tools remain in the work-shop! let the money remain
unearned!
Let the school stand! mind not the cry of the teacher!
Let the preacher preach in his pulpit! let the lawyer plead in the court,
and the judge expound the law!

Mon enfant! I give you my hand!


I give you my love, more precious than money,
I give you myself, before preaching or law;
Will you give me yourself? Will you come travel with me?
Shall we stick by each other as long as we live?
Poesia della strada

A piedi e a cuor leggero me ne vado libero per la strada!


Sano, aperto, il mondo dinanzi a me!
Dinanzi a me il lungo sentiero bruno che mi conduce ovunque io voglia!

D’ora in poi non voglio più cercare la fortuna, io sono la fortuna,


D’ora in poi non voglio più lamentarmi, non più rimandare, né aver
bisogno di nulla,
Ma forte e felice io cammino per la strada aperta.

La terra – questo mi basta,


Io non voglio le costellazioni più vicine,
Io so che stanno bene dove sono,
Io so che bastano a quelli che appartengono a loro.

Io mi carico anche qui dei miei vecchi dolci fardelli,


E li porto, uomini e donne – e li porto con me ovunque io vada,
Io giuro, mi è impossibile liberarmi di loro,
Io sono pieno di loro e li riempirò a mia volta.

Sei tu la strada che io percorro mentre mi guardo attorno! Ma tu non


sei tutto ciò che c’è qui!
Credo che qui ci sia anche qualcosa che non si vede.

Qui la lezione profonda dell’accoglienza, senza preferenze né rifiuti,


Il nero con il capo lanoso, il malfattore, il malato, l’ignorante non
sono rifiutati,
Il nascere, il correre dietro al medico, lo zoppicare del mendicante, il
barcollare dell’ubriaco, l’allegro gruppo di meccanici,
Il giovane fuggiasco, la carrozza del ricco, il donnaiolo, la coppia
clandestina,
Il mercante mattiniero, il carro funebre, il trasloco in città, il rientro
dalla città,
Tutto passa e passo anch’io, ogni cosa passa e nulla può essere fermato,
Nessuno che non sia accettato, nessuno che non mi stia a cuore.

Tu aria che mi dai il fiato per parlare!


Voi, oggetti che ridestate i miei concetti confusi e date loro forma!
Tu luce che avvolgi me e ogni cosa in una delicata pioggia uniforme!
Voi animali che sereni camminate sulla terra!
Voi uccelli che andate volando nell’aria! Voi insetti!
Voi germogli che nascete nelle terre dei contadini! Voi fili d’erba e radici
lungo le staccionate!

Voi sentieri tracciati nei solchi accidentati ai lati delle strade!


Credo che teniate nascoste strane realtà – voi che mi siete così cari.
Voi, strade lastricate delle città! Voi solidi cigli dei marciapiedi!
Voi vaporetti! Voi tavole e pali sui moli! Voi fianchi ricoperti di assi!
Voi navi distanti!
Voi file di case! Voi facciate crivellate da finestre! Voi tetti!
Voi porticati e ingressi! Voi cornicioni e griglie in ferro!
Voi finestre che dal guscio trasparente potreste svelare così tante cose!
Voi porte e scalinate! Voi archi!
Voi pietre grigie di selciati interminabili! Voi incroci calpestati!
Da tutto ciò che vi è passato accanto credo che abbiate assorbito ciò
che ora cercate di passare segretamente a me,
Di vivi e di morti avete popolato le vostre superfici impassibili, e i
loro spiriti si faranno vedere e amare da me.

La terra che si estende a destra e a sinistra,


Il quadro vivo, ogni particolare nella luce migliore,
La musica che si posa dove è richiesta, e tace dove non è voluta,
L’allegro vocio della strada pubblica – il gaio fresco sentimento della
strada.

Strada maestra che io percorro! Strada statale! Mi dici forse,


Non mi lasciare?
Mi dici forse, Non ti avventurare? Se mi lasci sei perduto?
Mi dici forse, Sono già pronta – sono ben battuta e a tua disposizione
– Resta con me?

Strada statale, io ti rispondo, Non ho paura di lasciarti – anche se ti amo,


Tu mi esprimi meglio di quanto io sappia esprimermi,
Tu sarai per me più della mia stessa poesia.

Credo che tutti gli atti eroici siano stati concepiti all’aria aperta,
Credo che potrei fermarmi qui e fare miracoli,
Credo che mi piacerà tutto ciò che incontrerò sulla strada, e che
piacerò a chiunque mi guarderà,
Credo che chiunque io veda debba essere felice.

D’ora in poi, libertà!


D’ora in poi, mi chiamo libero da limiti e linee immaginarie!
Vado dove voglio – padrone di me stesso, totale e assoluto,
Ascolto gli altri, valutando bene ciò che dicono,
Mi soffermo, ricerco, ricevo, contemplo,
Gentile ma estremamente fermo, mi libero dai vincoli che mi
trattengono.

Inspiro profonde boccate d’aria,


L’est e l’ovest sono miei, e il nord e il sud sono miei.
Sono più grande di quanto pensassi!
Non pensavo di possedere tanta bontà!
Tutto mi sembra bello,
Posso ripetere a uomini e donne, Avete fatto così tanto bene a me, che
ora vorrei fare lo stesso per voi.
Voglio fare proseliti per me e per voi mentre cammino,
Voglio sperdermi fra uomini e donne mentre cammino,
Voglio gettare una gioia e un impeto nuovo in mezzo a loro;
Chi mi respinge, non potrà turbarmi,
Chi mi accetta, uomo o donna sarà benedetto e mi benedirà.

Ora, se dovessero apparire mille uomini perfetti, non mi stupirebbero,


Ora, se dovessero apparire mille bellissime forme di donne, non mi
stupirebbero.

Ora conosco il segreto di come si fanno le persone migliori,


Che è di crescere all’aria aperta, e mangiare e dormire in armonia con la terra.
Qui, spazio – qui una grande impresa personale trova spazio,
Una grande impresa colpisce i cuori di tutta la razza umana,
La sua effusione di forza e volontà supera ogni legge e deride ogni
autorità, ogni argomento contrario.

Questo, l’esame della saggezza,


La saggezza non deve essere esaminata nella scuola,
La saggezza non può essere trasferita da chi la possiede a chi non la

possiede,
La saggezza appartiene all’anima, non è suscettibile di prove, è lei

la prova,
Si applica ad ogni fase, oggetto, qualità, ed è soddisfatta,
È la certezza della realtà, dell’immortalità e dell’eccellenza delle cose,
E c’è qualcosa nella sua fluttuante visione che la spinge fuori
dall’anima.

Ora riesamino filosofie e religioni,


Possono esser giuste nelle aule scolastiche, ma non lo sono per nulla
sotto le nuvole spaziose, lungo i paesaggi e le acque fluenti.

Questa è realizzazione,
Questo è un uomo sotto osservazione – che qui capisce ciò che ha
dentro di sé,
Gli animali, il passato, il futuro, luce, spazio, maestà, amore, se loro
sono senza di te, anche tu sei senza di loro.

Solo il seme di ogni oggetto ha nutrimento;


Dov’è chi ne toglie l’involucro per te e per me?
Dov’è chi sa sciogliere legami e stratagemmi per te e per me?

Qui c’è attaccamento – che non è preordinato, ma arriva al momento


giusto;
Lo sai che significa, quando passi, l’essere amato da estranei?
Lo sai il significato di quel volgere lo sguardo?

Qui c’è l’effusione dell’anima,


L’effusione dell’anima passa dalle splendide porte della legge e
sollecita le domande:
Questi aneliti, perché ci sono? Questi pensieri al buio, perché ci sono?
Perché, quando ci sono uomini e donne che stanno vicino a me, la
luce del sole dilata il mio sangue?
Perché, quando mi abbandonano, i miei pennoni di gioia ciondolano
flosci e inerti?
Perché ci sono alberi alla cui ombra non ho mai camminato senza che
alti pensieri melodiosi siano scesi su di me?
(Credo che aleggino, d’inverno e d’estate, su questi alberi e facciano
cadere sempre dei frutti al mio passare);
Che cos’è che io scambio così all’improvviso con degli estranei?
Con un cocchiere mentre viaggio seduto al suo fianco?
Con un pescatore che trascina la sua rete a riva, mentre gli passo
vicino e mi fermo?
Cosa mi rende disponibile all’amicizia di una donna o di un uomo?
Cosa li rende disponibili alla mia?

L’effusione dell’anima è felicità – qui è la felicità,


Credo che pervada l’aria, sempre in attesa,
E ora scorre in noi – che giustamente ne siamo caricati.

Qui nasce il carattere fluido e attraente;


E l’attraente, fluido carattere è la fresca dolcezza dell’uomo e dell
donna,
E l’erba del mattino non spunta ogni giorno più fresca e più dolce
dalle sue radici, di quanto il carattere non spunti sempre
fresco e dolce dalle sue.

Verso il carattere fluido e attraente trasuda il sudore amoroso di


giovani e vecchi,
Da lui piove distillato l’incanto che si fa gioco della bellezza e del
talento,
Verso di lui si tende il fremente spasmodico desiderio di contatto.

Su andiamo! Chiunque tu sia, vieni via con me!


Se viaggi con me, troverai ciò che non stanca mai.

La terra non stanca mai!


La terra è rozza, silenziosa, incomprensibile all’inizio – anche la
natura è rozza e incomprensibile all’inizio,
Non ti scoraggiare – va avanti – che ci sono cose divine, ben nascoste,
Ti giuro che ci sono cose divine più belle di quanto le parole possano
dire!

Su andiamo! Non dobbiamo fermarci qui!


Per quanto invitante questa raccolta di provviste, per quanto comoda
questa dimora, non possiamo restare qui!
Per quanto riparato questo porto, per quanto calme queste acque, non
possiamo ancorare qui!
Per quanto accogliente questa ospitalità che ci avvolge, noi possiamo
goderne solo per poco.

Su andiamo! Gli stimoli saranno maggiori,


Veleggeremo per mari selvaggi e inesplorati,
Andremo dove ci porta il vento, dove si frangono le onde, e dove il
clipper yankee fila a vele spiegate.

Su andiamo! Con forza, libertà, con la terra e gli elementi!


Con salute, sfida, gioia, amor proprio, curiosità!

Su andiamo! Lontano da ogni regola!


E dalle vostre regole, o preti materialisti, ciechi come talpe!

Il cadavere putrefatto blocca il passaggio – la sepoltura non può più


attendere.

Su andiamo! Ma stai attento!


Chi viaggia con me ha bisogno del suo sangue migliore, di muscoli e
resistenza,
Nessuno, né lui né lei, può affrontare la prova se non ha coraggio e
salute.

Non venire se hai già speso la parte migliore di te!


Possono venire solo quelli che hanno corpi puri e decisi,
Né infermi – né alcolizzati, né quelli con malattie veneree sono
accettati qui,

Io e i miei versi non convinciamo con argomenti, similitudini o rime,


Ma convinciamo con la nostra presenza.

Ascolta, sarò sincero con te,


Io non ho da offrire antichi facili premi, ma offro premi nuovi e
difficili,
E questi sono i giorni che dovrai passare:
Tu non ammasserai ciò che si chiama ricchezza,
Tu distribuirai con mano generosa ciò che guadagni o ottieni,
Tu, appena arrivato nella città a cui eri destinato – appena sistemato e
a tuo agio, già sentirai irresistibile un richiamo a partire,
Tu dovrai sopportare risatine ironiche e derisioni da quelli che
rimangono indietro,
Agli inviti d’amore che ricevi, potrai solo rispondere con appassionati
baci d’addio,
E non dovrai permettere che ti fermino quelli che allungano le loro
mani su di te.

Su andiamo! Dietro ai grandi! Per diventare come loro!


Anche loro sono in cammino, sono gli uomini veloci e maestosi, sono
le donne migliori!

Al di sopra di quello che li ha ostacolati, al di sopra di quello che li ha


rallentati, lasciando passare ostacoli grandi o piccoli,
Esecutori di crimini o di molte straordinarie virtù,
Amanti del mare in bonaccia e del mare in tempesta,
Marinai di molte navi, percorritori di molte miglia di terra,
Abitanti di molti paesi diversi, abitanti di dimore lontane,
Pieni di fiducia in uomini e donne, osservatori di città, soli nella
fatica,
Fermi a contemplare zolle, germogli o conchiglie sulla spiaggia,
E danzano ai matrimoni e baciano le spose, e con tenerezza aiutano i
bambini, e li portano in braccio,
Soldati nelle rivoluzioni, in piedi sulle tombe spalancate, chini sulle
bare da seppellire,
Viaggiatori per tante stagioni, per tanti anni – anni strani, che
emergono ognuno da quello precedente,
Viaggiatori che sembrano in compagnia, ma solo di se stessi nelle
loro diverse fasi,
Fanno passi in avanti dai latenti e irrealizzati giorni dell’infanzia,
Viaggiatori felici con la loro giovinezza – viaggiatori con la loro
barbuta e segnata maturità,
Viaggiatrici con una femminilità grande, insuperabile, soddisfatta,
Viaggiatori con una sublime vecchiaia, maschile o femminile,
Vecchiaia calma, distesa, piena della superba vastità dell’universo,
Vecchiaia che trascorre libera, con vicina e dolce la libertà della morte.

Su, andiamo! Verso ciò che è senza fine come era senza principio!
Per sopportare molto, marce di giorni, riposi di notti!
Per far confluire tutto nel viaggio a cui mirano e nei giorni e nelle
notti a cui mirano!
E di nuovo per farli confluire nella partenza per viaggi migliori!
Per non veder nulla se non ciò che si può raggiungere e oltrepassare!
Per concepire solo quel tempo che, per quanto lontano, tu possa
raggiungere e oltrepassare!
Per guardare su e giù solo sulla strada che si snoda e si ferma per te!
E che, per quanto lunga, si snoda e si ferma per te!
Per non vedere nessun essere, né divino né altro, che tu non possa
raggiungere!
Per non vedere proprietà se non quelle che puoi possedere! godendo
di tutto, senza fatica o spesa – prescindendo dalla festa, senza
però prescindere da nessuna sua piccola parte;
Per cogliere il meglio dalla fattoria del contadino, dalla villa elegante
del ricco, dai puri doni del cielo della coppia felicemente
sposata, dai frutti dell’orto e dai fiori del giardino!
Per prendere ciò che ti serve dalle città affollate che attraversi!
Per portarti poi dietro case e strade ovunque tu vada!
Per raccogliere idee dai cervelli degli uomini che incontri! Per
raccogliere amore dai loro cuori!
Per portare i tuoi amanti sulla strada con te, anche se te li lasci dietro
alle spalle!
Per vedere l’universo come una strada – come tante strade – come
strade per anime in viaggio!

L’anima viaggia,
Il corpo non viaggia quanto l’anima,
Il corpo lavora quanto l’anima, e alla fine si fa da parte per i viaggi
dell’anima.

Tutto si fa da parte per il progresso delle anime,


Tutte le religioni, le sostanze, le arti, i governi – tutto quello che era o
che è apparente in questo o in ogni globo, si dispone in
nicchie e angoli davanti al procedere delle anime lungo le grandi
strade dell’universo,
Del progredire delle anime degli uomini e delle donne lungo le grandi
strade dell’universo, ogni altro progredire è l’emblema
essenziale e il sostentamento.

Sempre vivi e sempre in avanti,


Maestosi, solenni, tristi, in disparte, perplessi, pazzi, turbolenti,
deboli, insoddisfatti,

Disperati, fieri, appassionati, malati, dagli uomini accettati, dagli


uomini rifiutati,
Vanno e vanno! So che vanno, ma non so dove,
Però so che vanno verso il meglio – verso qualcosa di grande.

Su, andiamo! Chiunque tu sia! Vieni avanti!


Non devi rimanere in casa, anche se l’hai costruita tu, o è stata per te
costruita.

Su, andiamo! Fuori dal nero confine!


È inutile che protesti – io so tutto, e lo rivelo.

Guardo attraverso te, malvagio come gli altri!


Attraverso le risate, le danze, i pranzi e le cene della gente,
Sotto i vestiti e i gioielli, dietro a quei visi lavati e truccati,
Vedo un segreto muto disprezzo e la disperazione!

Né marito, né moglie, né amico, né amante così fidato da ascoltare la


confessione,
Un altro se stesso, un duplicato di ciascuno, se ne va furtivo e
nascosto, se ne va aperto e leale,
Senza forma e parole per le vie della città, educato e cortese nei
salotti,
Nelle carrozze dei treni, sui vaporetti, nelle assemblee pubbliche,
A suo agio nelle case di uomini e donne, fra le loro famiglie, a tavola,
a letto, ovunque,
Ben vestito, sorridente, eretto, con la morte sotto lo sterno, l’inferno
dentro la scatola cranica,
Sotto l’ampio abito e i guanti, sotto i nastri e i fiori artificiali,
Rispettoso dei costumi, senza mai dire nulla di sé,
Pronto a parlare di tutto meno che di sé.

Su, andiamo! Fra lotte e battaglie!


La meta fissata non può ora venire annullata.

Hanno avuto successo le lotte passate?


Cosa ha avuto successo? Forse tu? La tua patria? o la natura?
Ora ascoltami bene – è nella natura delle cose che da ogni successo,
qualunque esso sia, ne derivi qualcosa che renda necessario
un impegno maggiore.

Il mio è il richiamo alla battaglia – io alimento la ribellione attiva,


Chi viene con me deve venire ben armato,
Chi viene con me si trova spesso a regime frugale, in povertà, con
nemici accaniti, fra dispute.

Su, andiamo! La strada è qui, davanti a noi!


È sicura – l’ho provata – con i miei piedi l’ho ben provata!

Su, andiamo! Non perdere tempo!


Lascia il foglio non scritto sul tavolo, e il libro chiuso sullo scaffale!
Lascia gli attrezzi nell’officina! Lascia che i soldi non sian
guadagnati!
Lascia la scuola! Non ascoltare le grida del maestro!
Che il predicatore predichi dal suo pulpito! che l’avvocato arringhi
nella corte e il giudice presenti la legge!

Ecco figliolo! Ti do la mano!


Ti do il mio amore, prezioso più del denaro,
Ti do me stesso, al posto di regole o prediche;
Ti darai tu a me? Vuoi venire in viaggio con me?
Resteremo fedeli l’un l’altro per tutta la vita?
Poem of Procreation

A woman waits for me – she contains all, nothing is lacking,


Yet all were lacking, if sex were lacking, or if the moisture of the
right man were lacking.

Sex contains all,


Bodies, souls, meanings, proofs, purities, delicacies, results,
promulgations,
Songs, commands, health, pride, the maternal mystery, the semitic milk,
All hopes, benefactions, bestowals,
All the passions, loves, beauties, delights of the earth,
All the governments, judges, gods, followed persons of the earth,
These are contained in sex, as parts of itself and justifications of
itself.

Without shame the man I like knows and avows the deliciousness of
his sex,
Without shame the woman I like knows and avows hers.

O I will fetch bully breeds of children yet!


They cannot be fetched, I say, on less terms than mine,
Electric growth from the male, and rich ripe fibre from the female,
are the terms.

I will dismiss myself from impassive women,


I will go stay with her who waits for me, and with those women that
are warm-blooded and sufficient for me,
I see that they understand me, and do not deny me,
I see that they are worthy of me – so I will be the robust husband of
those women!
They are not one jot less than I am,
They are tanned in the face by shining suns and blowing winds,
Their flesh has the old divine suppleness and strength,
They know how to swim, row, ride, wrestle, shoot, run, strike, retreat,
advance, resist, defend themselves,
They are ultimate in their own right – they are calm, clear,
well-possessed of themselves.

I draw you close to me, you women!


I cannot let you go, I would do you good,
I am for you, and you are for me, not only for our own sake, but for
others’ sakes,
Enveloped in you sleep greater heroes and bards,
They refuse to awake at the touch of any man but me.

It is I, you women – I make my way,


I am stern, acrid, large, undissuadable – but I love you,
I do not hurt you any more than is necessary for you,
I pour the stuff to start sons and daughters fit for These States – I
press with slow rude muscle,
I brace myself effectually – I listen to no entreaties,
I dare not withdraw till I deposite what has so long accumulated
within me.

Through you I drain the pent-up rivers of myself,


In you I wrap a thousand onward years,
On you I graft the grafts of the best-beloved of me and of America,
The drops I distil upon you are drops of fiere and athletic girls, and of
new artists, musicians, singers,
The babes I beget upon you are to beget babes in their turn,
I shall demand perfect men and women out of my love-spendings,
I shall expect them to interpenetrate with others, as I and you
interpenetrate now,
I shall count on the fruits of the gushing showers of them, as I count
on the fruits of the gushing showers I give now,
I shall look for loving crops from the birth, life, death, immortality I
plant so lovingly now.
Poesia di procreazione

Una donna mi attende – che tutto racchiude, non manca di nulla,


Eppure tutto le verrebbe a mancare se le mancasse il sesso, o se la
linfa dell’uomo giusto le venisse a mancare.

Il sesso tutto contiene,


Corpi, anime, significati, prove, purezze, delicatezze, risultati,
sviluppi,
Canti, comandi, salute, orgoglio, il mistero della maternità, il latte
semitico,
Tutte le speranze, le elargizioni, i doni,
Tutte le passioni, gli amori, le bellezze, ogni delizia della terra,
Tutti i governi, i giudici, gli dèi, le persone del mondo che hanno
seguaci,
Tutto questo è nel sesso, come parte di esso e sua giustificazione.

Senza vergogna l’uomo che amo conosce e riconosce le delizie del


suo sesso,
Senza vergogna la donna che amo conosce e riconosce le sue.

Mi assicurerò splendide razze di bambini in futuro!


Non me li posso assicurare, certo, a condizioni diverse dalle mie,
La turgidezza elettrica del maschio e la ricca fibra matura della
donna, sono le condizioni.

Voglio allontanarmi dalle donne insensibili,


Voglio andare a vivere con una donna che mi aspetta, con quelle dal
sangue caldo che mi soddisfano,
So che mi capiscono e non mi rifiutano,
So che sono degne di me – sarò così l’aitante marito di queste donne!
Non mi sono di nulla inferiori,
Con visi abbronzati dai fulgidi soli e dal fiato dei venti,
Con corpi di antica divina morbidezza e forza,
Sanno nuotare, remare, cavalcare, lottare, sparare, correre, colpire,
ritirarsi, avanzare, resistere, e difendersi,
Sono intransigenti nei loro diritti – sono calme, serene, padrone di se
stesse.

Io vi stringo a me, donne!


Io non posso lasciarvi andare, io vi farò del bene,
Io sono per voi e voi siete per me e non solo per il nostro bene, ma
per il bene degli altri,
Racchiusi in voi dormono eroi e bardi supremi
Che si rifiutano di svegliarsi a un tocco che non sia il mio.

Sono io, donne – sono io che mi faccio strada,


E sono duro, penetrante, grosso, inflessibile – ma vi amo,
Non vi faccio del male più di quanto non sia necessario per voi,
Vi riverso la materia per generare figli e figlie degne di Questi Stati –
premo con il muscolo lento e duro,
Mi irrigidisco con uno scopo – senza ascoltare nessuna supplica,
E non oso ritrarmi finché non ho deposto ciò che a lungo si è
accumulato in me.

In voi io prosciugo i miei fiumi repressi,


In voi io nascondo un migliaio di anni futuri,
In voi io innesto gli innesti di ciò che più amo di me e dell’America,
Le gocce che su di voi io distillo sono gocce di audaci atletiche
ragazze e di nuovi artisti, musicisti, cantanti,
I bimbi che faccio crescere in voi, genereranno bimbi a loro volta,
Voglio avere uomini e donne perfetti dalle mie fatiche d’amore,
Voglio che anch’essi si compenetrino con altri, come io e voi
abbiamo fatto ora,
Conterò sui frutti delle loro piogge scroscianti, come conto sui frutti
delle piogge scroscianti che ora faccio cadere,
E mi aspetterò un tenero raccolto dalla nascita, vita, morte e
immortalità che sto ora seminando con tanto amore.
Poem of The Poet

A young man came to me with a message from his brother,


How should the young man know the whether and when of his brother?
Tell him to send me the signs.

And I stood before the young man face to face, and took his right
hand in my left hand, and his left hand in my right hand,
And I answered for his brother, and for men, and I answered for the
poet, and sent these signs.

Him all wait for, him all yield up to, his word is decisive and final,
Him they accept, in him lave, in him perceive themselves, as amid
light,
Him they immerse, and he immerses them.

Beautiful women, the haughtiest nations, laws, the landscape, people,


animals,
The profound earth and its attributes, and the unquiet ocean,
All enjoyments and properties, and money, and whatever money will
buy,
The best farms, others toiling and planting, and he unavoidably
reaps,
The noblest and costliest cities, others grading and building, and he
domiciles there,
Nothing for any one, but what is for him – near and far are for him,
The ships in the offing, the perpetual shows and marches on land, are
for him, if they are for any body.

He puts things in their attitudes,


He puts today out of himself, with plasticity and love,
He places his own city, times, reminiscences, parents, brothers and
sisters, associations, employment, politics, so that the rest
never shame them afterward, nor assume to command them.
He is the answerer,
What can be answered he answers, and what cannot be answered, he
shows how it cannot be answered.

A man is a summons and challenge;


It is vain to skulk – Do you hear that mocking and laughter? Do you
hear the ironical echoes?
Books, friendships, philosophers, priests, action, pleasure, pride, beat
up and down, seeking to give satisfaction,
He indicates the satisfaction, and indicates them that beat up and
down also.

Whichever the sex, whatever the season or place, he may go freshly


and gently and safely, by day or by night,
He has the pass-key of hearts – to him the response of the prying of
hands on the knobs.

His welcome is universal – the flow of beauty is not more welcome or


universal than he is,
The person he favors by day or sleeps with at night is blessed.

Every existence has its idiom, every thing has an idiom and tongue,
He resolves all tongues into his own, and bestows it upon men, and
any man translates, and any man translates himself also,
One part does not counteract another part – he is the joiner, he sees
how they join.

He says indifferently and alike, How are you, friend? to the President
at his levee,
And he says, Good-day, my brother! to Cudge that hoes in the
sugar-field,
And both understand him, and know that his speech is right.

He walks with perfect ease in the capitol,


He walks among the Congress, and one representative says to
another, Here is our equal appearing and new.

Then the mechanics take him for a mechanic,


And the soldiers suppose him to be a captain, and the sailors that he
has followed the sea,
And the authors take him for an author, and the artists for an artist,
And the laborers perceive he could labor with them and love them,
No matter what the work is, that he is the one to follow it, or has
followed it,
No matter what the nation, that he might find his brothers and sisters
there.

The English believe he comes of their English stock,


A Jew to the Jew he seems – a Russ to the Russ – usual and near,
removed from none.

Whoever he looks at in the traveler’s coffee-house claims him,


The Italian or Frenchman is sure, and the German is sure, and the
Spaniard is sure, and the island Cuban is sure.

The engineer, the deck-hand on the great lakes, or on the Mississippi,


or St. Lawrence, or Sacramento, or Hudson, or Delaware,
claims him.

The gentleman of perfect blood acknowledges his perfect blood,


The insulter, the prostitute, the angry person, the beggar, see
themselves in the ways of him – he strangely transmutes
them,
They are not vile any more – they hardly know themselves, they are
so grown.

Do you think it would be good to be the writer of melodious verses?


Well, it would be good to be the writer of melodious verses;
But what are verses beyond the flowing character you could have? or
beyond beautiful manners and behaviour?
Or beyond one manly or affectionate deed of an apprentice-boy? or
old woman? or man that has been in prison, or is likely to be
in prison?
Poesia del poeta

Un giovane venne da me con un messaggio di suo fratello,


Come poteva sapere i come e i perché di suo fratello?
Digli di mandarmi dei segni.

E sono rimasto in piedi, faccia a faccia con il giovane, gli ho preso la


destra con una mano, e la sinistra con l’altra,
E gli ho risposto per suo fratello, per gli uomini, gli ho risposto per il
poeta e ho mandato questi segni.

Lui, tutti lo aspettano, di lui tutti si fidano, la sua parola è decisa e


conclusiva,
Lui, tutti lo accettano, in lui tutti si bagnano, in lui si riconoscono,
come in piena luce,
In lui si immergono e lui li immerge.

Le belle donne, le nazioni più fiere, le leggi, i paesaggi, la gente, gli


animali,
La terra profonda e i suoi attributi, l’oceano inquieto,
Ogni piacere, proprietà, denaro e tutto ciò che il denaro può
comperare,
Le fattorie più belle, quelli che zappano e seminano, e lui che
inevitabilmente miete,
Le città più imponenti e costose, quelli che scavano e costruiscono e
lui che vi prende dimora,
Niente c’è per nessuno che non sia prima per lui – vicino e lontano
sono per lui,
Le navi al largo, e sulla terra le continue manifestazioni e le marce,
sono per lui, se mai sono per qualcuno.

Mette le cose al loro posto,


Mette l’oggi fuori da sé, con plasticità e amore,
Mette la sua città, i tempi, i ricordi, i genitori, fratelli e sorelle,
conoscenti, il lavoro, la politica, nella posizione di non esser
mai dagli altri mortificati, né tenuti in pugno.

Egli è colui che risponde,


A ciò cui si può dare una risposta, risponde, e a ciò cui non si può,
mostra perché non si può rispondere.

Un uomo è un invito e una sfida:


È inutile nascondersi – non senti i sarcasmi e le risa? Non senti gli
ironici echi?
Libri, amici, filosofi, preti, l’azione, il piacere, l’orgoglio, si agitano
in qua e in là, cercando la gioia,
Ma è lui che indica la gioia e addita anche quelli che si agitano in qua
e in là.
Qualunque sia il suo sesso, qualunque la stagione o il luogo, se ne va
rilassato, gentile, sicuro, di giorno e di notte,
Egli ha la chiave che apre ogni cuore – la risposta alle mani curiose
sulle maniglie.

La sua accoglienza è universale – il fluire della bellezza non è meno


accetto o universale di lui,
La persona da lui prediletta di giorno o che divide il suo letto di notte
è benedetta.

Ogni esistenza ha i suoi idiomi, ogni cosa ha un suo lessico e una sua
lingua,
Egli le sa riunire tutte in una sua che dona agli uomini e ogni uomo se
ne fa interprete, così ogni uomo interpreta anche se stesso,
Una parte non contrasta con l’altra – egli è colui che le unisce e sa
come unirle.

Dice con indifferenza, Come stai, amico mio? Al presidente


all’udienza del mattino,
E dice, Buongiorno fratello! Al poveretto che zappa nella piantagione
di zucchero,
Ed entrambi lo capiscono e sanno che le sue parole sono giuste.
Entra, perfettamente a suo agio, in Campidoglio,
Entra nel Congresso e un deputato dice ad un altro: Ecco che arriva
un pari nostro neoeletto.

Poi il motorista lo scambia per un motorista,


E i soldati lo prendono per un capitano e i marinai per uno che ha
fatto il marinaio,
E gli autori lo scambiano per un autore e gli artisti per un artista,
E i lavoratori intuiscono che potrebbe lavorare con loro ed amarli,
Qualunque sia il lavoro, egli è quello che lo fa o l’ha fatto,
Qualunque sia la nazione, egli è quello che vi sa trovare fratelli e
sorelle.

Gli inglesi pensano che venga dal loro ceppo inglese,


Per un ebreo somiglia ad un ebreo, – per un russo ad un russo –
vicino e familiare, non è escluso da nessuno.
Chiunque egli guardi nel bar della stazione lo riconosce come suo,
Ne è sicuro l’italiano e il francese, e anche il tedesco e lo spagnolo, e
l’isolano di Cuba.

L’ingegnere, i marinai che lavorano sui grandi laghi, o sul


Mississippi, sul San Lorenzo, sul Sacramento, sull’Hudson,
sul Delaware, lo reclamano come uno di loro.

Il signore di nobile lignaggio ne riconosce il nobile lignaggio,


L’insolente, la prostituta, il collerico, il mendicante si vedono riflessi
in lui – che inspiegabilmente li trasforma,
Non sono più indegni – a mala pena si riconoscono, tanto sono
migliorati.

Tu pensi forse che sarebbe bello essere uno scrittore di versi


melodiosi?
Certo, sarebbe bello essere uno scrittore di versi melodiosi;
Ma possono i versi andare oltre una personalità armoniosa che
potrebbe essere tua? O oltre i modi di un bel comportamento?
O al di là di una responsabile azione premurosa di un giovane
apprendista? O di una vecchia? O di un uomo che è stato in
prigione e che probabilmente è ancora lì?
Clef Poem

This night I am happy,


As I watch the stars shining, I think a thought of the clef of the
universes, and of the future.

What can the future bring me more than I have?


Do you suppose I wish to enjoy life in other spheres?

I say distinctly I comprehend no better sphere than this earth,


I comprehend no better life than the life of my body.

I do not know what follows the death of my body,


But I know well that whatever it is, it is best for me,
And I know well that what is really Me shall live just as much as
before.

I am not uneasy but I shall have good housing to myself,


But this is my first – how can I like the rest any better?
Here I grew up – the studs and rafters are grown parts of me.

I am not uneasy but I am to be beloved by young and old men, and to


love them the same,
I suppose the pink nipples of the breasts of women with whom I shall
sleep will taste the same to my lips,
But this is the nipple of a breast of my mother, always near and
always divine to me, her true child and son.

I suppose I am to be eligible to visit the stars, in my time,


I suppose I shall have myriads of new experiences – and that the
experience of this earth will prove only one out of myriads;
But I believe my body and my soul already indicate those
experiences,
And I believe I shall find nothing in the stars more majestic and
beautiful than I have already found on the earth,
And I believe I have this night a clue through the universes,
And I believe I have this night thought a thought of the clef of
eternity.

A vast similitude interlocks all,


All spheres, grown, ungrown, small, large, suns, moons, planets,
comets, asteroids,
All the substances of the same, and all that is spiritual upon the same,
All distances of place, however wide,
All distances of time – all inanimate forms,
All souls – all living bodies, though they be in different worlds,
All gaseous, watery, vegetable, mineral processes, the fishes, the
brutes,
All men and women – me also,
All nations, colors, barbarisms, civilizations, languages,
All identities that have existed or may exist on this globe or any
globe,
All lives and deaths – all of past, present, future,
This vast similitude spans them, and always has spanned, and shall
forever span them.
Poesia chiave

Questa notte sono felice,


Mentre guardo le stelle che brillano, mi viene un pensiero sulla
chiave dell’universo e del futuro.

Cosa può il futuro portarmi che già non ho?


Credi forse che io voglia godermi la vita in altri mondi?

Lo dico chiaramente, non credo che ci sia un mondo migliore della


nostra terra,
Non credo ci sia una vita migliore della vita del mio corpo.

Non so cosa seguirà alla morte del mio corpo,


Ma so bene che, quale che sia, sarà la cosa migliore per me,
E so bene che ciò che è il mio vero Io vivrà come prima.

Non sono in difficoltà, però dovrò trovare una buona sistemazione per
me,
Ma questa è la mia prima esperienza – come può, il resto, piacermi di
più?
Qui sono cresciuto – i perni e le travi sono ormai parte di me.

Io non sono in difficoltà, però ho bisogno di essere amato da uomini


giovani e vecchi, ed amarli a mia volta,
Credo che i rosei capezzoli dei seni delle donne che divideranno il
mio letto avranno lo stesso sapore sulle mie labbra,
Ma questo è il capezzolo del seno di mia madre, sempre vicino e sempre
per me divino, per me che sono il suo bambino e figlio.

Credo che sarò scelto per visitare le stelle, quando sarà il mio
momento,
Credo che vivrò miriadi di esperienze nuove – e che l’esperienza
della terra sarà solo una delle tante;
Ma credo che il mio corpo e anima già suggeriscono queste
esperienze,
E credo che non troverò nulla nelle stelle di più maestosamente bello
che già non abbia trovato sulla terra,
E credo di avere trovato questa notte un indizio dell’universo,
E credo di aver avuto questa notte un pensiero sulla chiave dell’eternità.

Una grande affinità accomuna tutto,


Tutti i globi, sviluppati, non sviluppati, piccoli, grandi, i soli, le lune,
i pianeti, comete e asteroidi,
Tutte le sostanze visibili e le entità spirituali corrispondenti,
Tutte le distanze di spazio, per quanto vasto,
Tutte le distanze di tempo – tutte le forme inanimate,
Tutte le anime – tutti i corpi viventi, anche se sono in mondi diversi,
Tutti i processi di gas, d’acqua, vegetali e minerali, tutti i pesci, tutte
le bestie,
Tutti gli uomini e le donne – e anche io,
Tutte le nazioni, i colori, le barbarie, le civiltà, le lingue,
Tutte le identità che sono esistite o esisteranno su questo mondo o su
altri,
Tutte le vite e le morti – il passato, il presente e il futuro,
Questa grande affinità le racchiude ora, le ha sempre racchiuse e
sempre le racchiuderà.
Poem of The Dead Young Men of Europe, The 72d and 73d
Years of These States

Suddenly out of its stale and drowsy lair, the lair of slaves,
Like lightning Europe le’pt forth, half startled at itself,
Its feet upon the ashes and the rags, its hands tight to the throats of
kings.

O hope and faith! O aching close of lives! O many a sickened heart!


Turn back unto this day, and make yourselves afresh.

And you, paid to defile the People! you liars, mark!


Not for numberless agonies, murders, lusts,
For court thieving in its manifold mean forms, worming from his
simplicity the poor man’s wages,
For many a promise sworn by royal lips, and broken, and laughed at
in the breaking,
Then in their power, not for all these did the blows strike of personal
revenge, or the heads of the nobles fall,
The People scorned the ferocity of kings.

But the sweetness of mercy brewed bitter destruction, and the


frightened rulers come back,
Each comes in state with his train, hangman, priest, tax-gatherer,
soldier, lawyer, jailer, sycophant.

Behind all, lo, a Shape,


Vague as the night, draped interminably, head front and form, in
scarlet folds,
Whose face and eyes none may see,
Out of its robes only this – the red robes, lifted by the arm,
One finger, pointed high over the top, like the head of a snake
appears.

Meanwhile, corpses lie in new-made graves – bloody corpses of


young men;
The rope of the gibbet hangs heavily, the bullets of princes are flying,
the creatures of power laugh aloud,
And all these things bear fruits, and they are good.

Those corpses of young men,


Those martyrs that hang from the gibbets, those hearts pierced by the
gray lead,
Cold and motionless as they seem, live elsewhere with unslaughter’d
vitality.

They live in other young men, O kings!


They live in brothers, again ready to defy you!
They were purified by death – they were taught and exalted.

Not a grave of the murdered for freedom, but grows seed for freedom,
in its turn to bear seed,
Which the winds carry afar and re-sow, and the
rains and the snows nourish.

Not a disembodied spirit can the weapons of tyrants let loose,


But it stalks invisibly over the earth, whispering, counseling,
cautioning.

Liberty! let others despair of you! I never despair of you.


Is the house shut? Is the master away?
Nevertheless be ready – be not weary of watching,
He will soon return – his messengers come anon.
Poesia dei giovani caduti d’Europa nel 72esimo e 73esimo anno
di Questi Stati

Improvvisamente fuori dalla sua vecchia tana sonnolenta, tana di


schiavi,
Come in un lampo, l’Europa fece un balzo in avanti, sconcertata dal
suo agire,
Con i piedi su ceneri e stracci e le mani strette alle gole dei re.

Oh speranza e fede, oh tristi epiloghi di tante vite, oh infiniti cuori


sofferenti!
Volgetevi indietro a questo giorno e ricominciate da capo.

E voi, pagati per corrompere la Gente! E voi bugiardi, state attenti!


Non per le innumerevoli sofferenze, omicidi o bramosie,
Non per il rubare della corte nelle sue molte forme meschine, come il
sottrarre, per l’ingenuità del poveretto, il suo salario,
Non per tutti i giuramenti pronunciati da labbra reali, poi infranti e
per questo derisi,
E soggiogati, non per tutto questo caddero i colpi di una vendetta
personale, o caddero le teste dei nobili,
Il popolo disprezzava la ferocia dei re.

Ma la dolcezza della pietà produsse una più amara distruzione, e gli


spauriti sovrani tornarono,
Ognuno ritorna portando il suo seguito, il suo boia, il prete, il
gabelliere, il soldato, l’avvocato, il carceriere, l’adulatore.

Dietro a tutto, ecco, un’Ombra,


Vaga come la notte, tutta drappeggiata, capo fronte e lineamenti, in
pieghe scarlatte,
Il viso e gli occhi suoi nessuno può vedere,
Solo questo – fuori dalle sue vesti, vesti rosse, tenute su dal braccio –
appare,
Un dito, puntato in alto, sopra a tutto, come la testa di una vipera.

E intanto, giacciono i cadaveri nelle fosse appena scavate – giovani


cadaveri insanguinati;
La corda della forca oscilla pesante, le pallottole dei principi volano,
le creature del potere ridono sonoramente,
E tutte queste cose portano frutti, e i frutti sono buoni.

Questi cadaveri di giovani,


Questi martiri che pendono dalle forche, questi cuori trafitti dal grigio
piombo,
Freddi e immobili come sembrano, vivono altrove di una vitalità
senza violenze.
Rivivono in altri giovani, o re!
Rivivono nei fratelli, di nuovo pronti a sfidarvi!
Purificati dalla morte – addestrati e nobilitati.

Non una fossa per le vittime della libertà, ma cresce il seme della
libertà, per poi ridare un seme,
Che il vento porta lontano e risemina, che la pioggia e la neve
nutrono.

Non è uno spirito incorporeo quello che le armi dei tiranni possono
liberare,
Perché cammina invisibile sulla terra, sussurrando, consigliando,
ammonendo.

Libertà! Lascia che altri perdano le speranze, io non ho mai disperato


di te!

È chiusa la casa? È uscito il padrone?


Tu però stai pronto – non smettere di vegliare,
Ritornerà presto – i suoi messaggeri stanno per arrivare.
Poem of The Heart of The Son of Manhattan Island

Who has gone farthest? For I swear I will go farther;


And who has been just? For I would be the most just person of the
earth;
And who most cautious? For I would be more cautious;
And who has been happiest? O I think it is I! I think no one was ever
happier than I;
And who has lavished all? For I lavish constantly the best I have;
And who has been firmest? For I would be firmer;
And who proudest? For I think I have reason to be the proudest son
alive – for I am the son of the brawny and tall-topt city;
And who has been bold and true? For I would be the boldest and
truest being of the universe;
And who benevolent? For I would show more benevolence than all
the rest;
And who has projected beautiful words through the longest time? By
God! I will outvie him! I will say such words, they shall
stretch through longer time!
And who has received the love of the most friends? For I know what
it is to receive the passionate love of many friends;
And to whom has been given the sweetest from women, and paid
them in kind? For I will take the like sweets, and pay them in
kind;
And who possesses a perfect and enamored body? For I do not
believe any one possesses a more perfect or enamored body
than mine;
And who thinks the amplest thoughts? For I will surround those
thoughts;
And who has made hymns fit for the earth? For I am mad with
devouring ecstasy to make joyous hymns for the whole earth!
Poesia al cuore del figlio dell’isola di Manhattan

Chi è andato più lontano? Perché io giuro che andrò più lontano
ancora;
E chi è stato giusto? Perché io vorrei essere la persona più giusta sulla
terra;
E chi è stato il più cauto? Perché io vorrei essere più cauto ancora;
E chi è stato il più felice? Credo di esserlo stato io! Credo che
nessuno sia mai stato più felice di me;
E chi ha donato tutto? Perché io sempre dono il meglio che ho;
E chi è stato il più deciso? Perché io vorrei essere più deciso di lui;
E chi il più orgoglioso? Perché credo di avere motivo di essere il
figlio più orgoglioso del mondo – perché sono figlio della
città forte coronata da alte cuspidi;
E chi è stato coraggioso e sincero? Perché io vorrei essere il più
coraggioso e sincero individuo dell’universo;
E chi clemente? Perché vorrei mostrare maggior clemenza di
chiunque altro;
E chi ha proiettato nel tempo splendide parole per durare più a lungo?
Di certo lo batterò! Dirò parole tali da resistere per tempi
anche più lunghi!
E chi ha ricevuto l’amore dal maggior numero di amici? Perché io so
cosa vuol dire ricevere l’amore appassionato di tanti amici;
E a chi è stata data la cosa più dolce dalle donne, poi ripagata in
natura? Perché anch’io coglierò le stesse dolcezze che
ripagherò in natura;
E chi possiede un corpo perfetto e innamorato? Perché non credo che
qualcuno possieda un corpo più perfetto o innamorato del
mio;
E chi ha i pensieri più vasti? Perché io vorrei contenere quei pensieri;
E chi ha composto inni adatti alla terra? Perché io impazzisco dal
desiderio lacerante di comporre inni gioiosi per tutta la terra!
Poem of The Last Explanation of Prudence

All day I have walked the city and talked with my friends, and
thought of prudence,
Of time, space, reality – of such as these, and abreast with them,
prudence.

After all, the last explanation remains to be made about prudence,


Little and large alike drop quietly aside from the prudence that suits
immortality.

The soul is of itself,


All verges to it, all has reference to what ensues,
All that a person does, says, thinks, is of consequence,
Not a move can a man or woman make, that affects him or her in a
day, month, any part of the direct life-time, or the hour of
death, but the same affects him or her onward afterward
through the indirect life-time.

The indirect is more than the direct,


The spirit receives from the body just as much as it gives to the body,
if not more.

Not one word or deed – not venereal sore, discoloration, privacy of


the onanist, putridity of gluttons or rum-drinkers, peculation,
cunning, betrayal, murder, seduction, prostitution, but has
results beyond death, as really as before death.

Charity and personal force are the only investments worth anything.

No specification is necessary – all that a male or female does, that is


vigorous, benevolent, clean, is so much profit to him or her in
the unshakable order of the universe, and through the whole
scope of it forever.

Who has been wise, receives interest,


Savage, felon, President, judge, prostitute, farmer, sailor, mechanic,
young, old, it is the same,
The interest will come round – all will come round.

Singly, wholly, to affect now, affected their time, will forever affect,
all of the past, and all of the present, and all of the future,
All the brave actions of war and peace,
All help given to relatives, strangers, the poor, old, sorrowful, young
children, widows, the sick, and to shunned persons,
All furtherance of fugitives, and of the escape of slaves,
All self-denial that stood steady and aloof on wrecks, and saw others
fill the seats of the boats,
All offering of substance or life for the good old cause, or for a
friend’s sake, or opinion’s sake,
All pains of enthusiasts, scoffed at by their neighbors,
All the limitless sweet love and precious suffering of mothers,
All honest men baffled in strifes recorded or unrecorded,
All the grandeur and good of ancient nations whose fragments we
inherit,
All the good of the hundreds of ancient nations unknown to us by
name, date, location,
All that was ever manfully begun, whether it succeeded or no,
All suggestions of the divine mind of man, or the divinity of his
mouth, or the shaping of his great hands;
All that is well thought or said this day on any part of the globe – or
on any of the wandering stars, or on any of the fixed stars, by
those there as we are here,
All that is henceforth to be thought or done by you, whoever you are,
or by any one,
These inure, have inured, shall inure, to the identities from which
they sprang, or shall spring.

Did you guess anything lived only its moment?


The world does not so exist – no parts palpable or impalpable so
exist,
No consummation exists without being from some long previous
consummation, and that from some other, without the farthest
conceivable one coming a bit nearer the beginning than any.

Whatever satisfies souls is true,


Prudence satisfies the craving and glut of souls.

Itself finally satisfies the soul,


The soul has that measureless pride which revolts from every lesson
but its own.

Now I give you an inkling,


Now I breathe the word of the prudence that walks abreast with time,
space, reality,
That answers the pride which refuses every lesson but its own.
What is prudence, is indivisible,
Declines to separate one part of life from every part,
Divides not the righteous from the unrighteous, or the living from the
dead,
Matches every thought or act by its correlative,
Knows no possible forgiveness or deputed atonement,
Knows that the young man who composedly periled his life and lost
it, has done exceeding well for himself, without doubt,
That he who never periled his life, but retains it to old age in riches
and ease, has probably achieved nothing for himself worth
mentioning;
Knows that only the person has learned, who has learned to prefer
results,
Who favors body and soul the same,
Who perceives the indirect assuredly following the direct,
Who in his spirit in any emergency whatever neither hurries or avoids
death.
Poesia sulla spiegazione definitiva della prudenza

Tutto il giorno ho camminato per la città parlando con i miei amici, e


ho meditato sulla prudenza,
Su tempo, spazio, realtà – e su cose simili, e oltre a queste, sulla
prudenza.

Alla fine resta sempre da dare la spiegazione definitiva della prudenza,


Piccolo e grande, entrambi, in silenzio si fanno da parte di fronte alla
prudenza che si addice all’immortalità.

L’anima basta a se stessa,


Tutto converge verso di lei, tutto si riferisce a ciò che segue,
Tutto quello che una persona fa, dice, pensa, ha importanza,
Non possono, un uomo o una donna, fare un gesto che li influenzi in
un giorno, un mese o in una qualunque parte della vita
immediata o nell’ora della morte, senza che questo gesto non
li influenzi anche in seguito, per tutta la loro vita mediata.

Il mediato vale più dell’immediato,


Lo spirito riceve dal corpo proprio tanto quanto dona al corpo, se non
anche di più.

Nessuna parola o atto – nessuna piaga venerea, né pallore, o


solitudine dell’onanista, né depravazione dell’ingordo o
dell’ubriacone, né peculato, inganno, tradimento, omicidio,
seduzione, né prostituzione – che dopo la morte non abbia le
stesse conseguenze reali che aveva prima della morte.

La carità e la forza personale sono i soli investimenti che valgano


qualcosa.

Non è necessario specificare – ciò che un maschio o una femmina


fanno, che sia forte, benevolo, puro, va a vantaggio sia di lui
che di lei, nell’imperturbabile ordine dell’universo e in tutte
le sue possibilità, per sempre.

Chi è stato saggio, viene ascoltato,


Selvaggio, criminale, Presidente o giudice, prostituta, colono,
marinaio, meccanico, giovane o vecchio, è lo stesso,
Arriverà l’ascolto – tutto arriverà a suo tempo.

Singolarmente o in massa, influenzano ora, hanno influenzato i tempi


loro,sempre influenzeranno tutto il passato, tutto il presente e
tutto il futuro,
Tutte le azioni coraggiose in guerra e in pace,
Ogni aiuto concesso a parenti, forestieri, al povero, al vecchio,
all’infelice, ai bambini, alle vedove, al malato agli
emarginati,
Ogni appoggio agli espatriati e a ogni fuga di schiavi,
Ogni atto di altruismo nel restare sicuri e fieri sulla nave che affonda
e vedere gli altri che occupano i posti delle scialuppe,
Ogni offerta dei beni o della vita per l’antica nobile causa, o per
amore di un amico, o per un’idea,
Ogni pena dei mistici, scherniti dai loro vicini,
Ogni infinito, dolce amore, ogni preziosa sofferenza di madre,
Ogni uomo onesto frustrato da contrasti editi o inediti,
Ogni grandezza e virtù delle antiche nazioni, di cui ereditiamo i
frammenti,
Ogni cosa buona delle antiche nazioni, di cui non conosciamo né il
nome, né l’epoca, né il luogo,
Ogni cosa virilmente intrapresa, con o senza successo,
Ogni suggerimento della mente divina dell’uomo, o della sua bocca
divina, o di ciò che hanno foggiato le sue grandi mani;
Ogni pensiero o discorso positivo, oggi, in ogni parte del globo – o in
una qualunque delle stelle vaganti, o in una qualunque delle
stelle fisse – di quelli che vivono là come noi viviamo qua,
Ogni cosa che d’ora in poi verrà pensata o fatta da te, chiunque tu sia,
o da chiunque altro,
Tutto ciò prepara, ha preparato e preparerà alle identità da cui
nascono o dovranno nascere.

Hai mai pensato che ogni cosa possa vivere solo il suo momento?
Il mondo non esiste così – nessuna parte palpabile o impalpabile
esiste così,
Nessuna cosa compiuta esiste senza provenire da qualche altra
compiuta in precedenza, e questa da qualche altra ancora,
senza che la più lontana in alcun modo si avvicini alla prima.

Ciò che soddisfa l’anima è vero.


La prudenza soddisfa la brama e la voracità dell’anima.

Solo lei alla fine soddisfa l’anima,


L’anima possiede un orgoglio così smisurato da rifiutare ogni lezione
che non sia la sua.

Ora ti do un indizio,
Ora sussurro la parola di prudenza che marcia al fianco di tempo,
spazio e realtà,
Che risponde all’orgoglio che rifiuta ogni lezione, tranne la sua.
Ciò che è prudenza, è indivisibile,
Si rifiuta di dividere una parte di vita da tutte le altre,
Non separa il giusto dall’ingiusto, né i vivi dai morti,
Abbina ogni pensiero e atto con il suo corrispettivo,
Non conosce nessun possibile perdono, né espiazione per procura,
Sa che il giovane che sereno ha rischiato la sua vita e l’ha perduta, ha
agito, senza dubbio, giustamente per se stesso,
Che chi non ha mai rischiato la sua vita, ma la conserva per
invecchiare in ricchezza e agi, non ha probabilmente
conseguito nulla per sé che valga la pena di essere ricordato;
Sa che ha imparato solo la persona che ha imparato a privilegiare i
risultati,
Che favorisce corpo e anima nello stesso modo,
Che percepisce il mediato che di sicuro segue l’immediato,
Che nel suo spirito, in qualunque situazione d’emergenza, non vuole
né affrettarsi, né sfuggire alla morte.
Poem of The Singers, and of The Words of Poems

Perfect sanity shows the master among philosophs,


Time, always without flaw, indicates itself in parts,
What always indicates the poet, is the crowd of the pleasant company
of singers, and their words,
The words of the singers are the hours or minutes of the light or dark
– but the words of the maker of poems are the complete light
and dark,
The maker of poems settles justice, reality, immortality,
His insight and power encircle things and the human race,
He is the glory and extract, thus far, of things and of the human race.

The singers do not beget – only the poet begets,


The singers are welcomed, understood, appear often enough – but
rare has the day been, likewise the spot, of the birth of the
maker of poems,
Not every century, or every five centuries, has contained such a day,
for all its names.

The singers of successive hours of centuries may have ostensible


names, but the name of each of them is one of the singers,
The name of each is, a heart-singer, eye-singer, hymn-singer,
law-singer, ear-singer, head-singer, sweet-singer, wise-singer,
droll-singer, thrift-singer, sea-singer, wit-singer, echo-singer,
parlor-singer, love-singer, passion-singer, mystic-singer,
weeping-singer, fable-singer, item-singer, or something else.

All this time, and at all times, wait the words of poems;
The greatness of sons is the exuding of the greatness of mothers and
fathers,
The words of poems are the tuft and final applause of science.

Divine instinct, breadth of vision, the law of reason, health, rudeness


of body, withdrawnness, gaiety, sun-tan, air-sweetness – such
are the words of poems.

The sailor and traveler underlie the maker of poems,


The builder, geometer, mathematician, astronomer, melodist,
philosoph, chemist, anatomist, spiritualist, language-searcher,
geologist, phrenologist, artist – all these underlie the maker
of poems.
The words of poems give you more than poems,
They give you to form for yourself poems, religions, politics, war,
peace, behaviour, histories, essays, romances, and every thing
else,
They balance ranks, colors, races, creeds, and the sexes,
They do not seek beauty, they are sought – forever touching them, or
close upon them, follows beauty, longing, fain, love-sick;
They are not the finish, but rather the outset,
They bring none to his or her terminus, or to be content and full,
Whom they take, they take into space, to behold the birth of stars, to
learn one of the meanings,
To launch off with absolute faith – to sweep through the ceaseless
rings, and never be quiet again.
Poesia dei cantori e delle parole poetiche

Una perfetta integrità mostra il maestro fra i filosofi,


Il tempo, anch’esso perfetto, si mostra in parti diverse,
Ciò che invece mostra il poeta è un allegro gruppo di cantori e le loro
parole,
Le parole dei cantori sono le ore o i minuti di luce o di buio – ma le
parole di chi compone poesie sono la luce e il buio totali,
Chi compone poesie definisce la giustizia, la realtà, l’immortalità,
Il suo intuito e la sua autorità avvolgono le cose e la razza umana,
È la gloria e l’essenza, quindi, delle cose e della razza umana.

Chi canta non genera – solo il poeta genera,


I cantori sono ben accolti, compresi, si incontrano spesso – ma rari
sono stati i giorni, o anche i luoghi, della nascita di chi fa
poesia,
Non in ogni secolo, neppure ogni cinque secoli, si trova un giorno
come questo, nonostante i nomi siano tanti.

I cantori che si susseguono di secolo in secolo, possono avere nomi


appariscenti, ma i loro sono nomi di cantori,
Uno si chiama il cantore del cuore, uno dell’occhio, degli inni, della
legge, dell’orecchio, del capo, uno si chiama cantore
melodico, o saggio, o buffo, o cantore dei dettagli, o del
mare, o dell’arguzia, o delle vibrazioni, o da salotto, d’amore,
passionale, mistico, lacrimoso, mitico, uno è il cantore di
notizie, o di altro ancora.

Tutti sono in attesa, ora e in ogni tempo, delle parole delle poesie;
La grandezza dei figli è l’effusione della grandezza delle madri e dei
padri,
Le parole delle poesie sono il complemento e l’applauso finale alla
scienza.

Istinto divino, larghezza di vedute, la legge della ragione, la salute, la


forza del corpo, il volersi appartare, gioia, abbronzatura,
tepore nell’aria – queste sono le parole delle poesie.

Il marinaio e il viaggiatore sono alla base di chi scrive poesie,


Il costruttore, il geometra, il matematico, l’astronomo, il melodico, il
filosofo, il chimico, l’anatomista, lo spiritualista, il linguista,
il geologo, il frenologo, l’artista – tutti sono alla base di chi
scrive poesie.
Le parole delle poesie ti danno più che solo poesie,
Le parole ti danno la possibilità di fare tu stesso poemi, religioni,
politiche, guerra e pace, contegno, storie, saggi, romanzi e
anche di più,
Le parole soppesano ranghi, colori, razze, fedi e anche i sessi,
Le parole non cercano la bellezza, ma sono cercate – e, sempre a
contatto o molto vicino, seguono bellezza, desiderio,
appagamento, e pene d’amore;
Le parole non sono un traguardo, ma piuttosto un inizio,
Non guidano nessuno al proprio capolinea o a sentirsi contenti e
soddisfatti,
Quelli che sono presi sono portati nello spazio per assistere alla
nascita delle stelle, per imparare almeno uno dei significati,
Per lasciarsi andare con fiducia assoluta – per avanzare fra gli
incessanti cerchi, e non stare mai più in silenzio.
Faith Poem

I need no assurances – I am a man who is pre-occupied of his own


soul;
I do not doubt that whatever I know at a given time, there waits for
me more which I do not know;
I do not doubt that from under the feet, and beside the hands and face
I am cognizant of, are now looking faces I am not cognizant
of – calm and actual faces;
I do not doubt but the majesty and beauty of the world is latent in any
iota of the world;
I do not doubt there are realizations I have no idea of, waiting for me
through time and through the universes – also upon this earth;
I do not doubt I am limitless, and that the universes are limitless – in
vain I try to think how limitless;
I do not doubt that the orbs, and the systems of orbs, play their swift
sports through the air on purpose – and that I shall one day be
eligible to do as much as they, and more than they;
I do not doubt there is far more in trivialities, insects, vulgar persons,
slaves, dwarfs, weeds, rejected refuse, than I have supposed;
I do not doubt there is more in myself than I have supposed – and
more in all men and women – and more in my poems than I
have supposed;
I do not doubt that temporary affairs keep on and on, millions of
years;
I do not doubt interiors have their interiors, and exteriors have their
exteriors – and that the eye-sight has another eye-sight, andv
the hearing another hearing, and the voice another voice;
I do not doubt that the passionately-wept deaths of young men are
provided for – and that the deaths of young women, and the
deaths of little children, are provided for;
I do not doubt that wrecks at sea, no matter what the horrors of them
– no matter whose wife, child, husband, father, lover, has
gone down – are provided for, to the minutest point;
I do not doubt that shallowness, meanness, malignance, are provided
for;
I do not doubt that cities, you, America, the remainder of the earth,
politics, freedom, degradations, are carefully provided for;
I do not doubt that whatever can possibly happen, any where, at any
time, is provided for, in the inherences of things.
Poesia di fede

Non ho bisogno di rassicurazioni – sono un uomo che si pre-occupa


della propria anima;
Non ho dubbi che qualunque cosa io conosca in un dato momento,
molto più rimane che ancora non conosco;
Non ho dubbi che da sotto i piedi e accanto alle mani e al viso che io
conosco, ci siano ora a guardare volti a me sconosciuti – volti
calmi e reali;
Non ho dubbi che la maestà e la bellezza del mondo siano latenti in
ogni iota del mondo;
Non ho dubbi che ci siano percezioni, di cui non ho la minima idea,
che aspettano me da un angolo all’altro del tempo e dei
pianeti – anche su questa terra;
Non ho dubbi che io sia infinito, e che gli universi siano infiniti – e
invano cerco di afferrare quanto siano infiniti;
Non ho dubbi che gli astri e i loro sistemi compiano rapidi giochi
nell’aria con uno scopo – e che io un giorno sarò in grado di
fare come loro, e anche più di loro;
Non ho dubbi che ci sia nelle cose piccole – insetti, persone volgari,
schiavi, nani, erbacce, rifiuti scartati – più di quanto io abbia
immaginato;
Non ho dubbi che ci sia in me più di quanto io abbia immaginato – e
in tutti gli uomini e le donne – e nelle mie poesie ancora più
di quanto io abbia immaginato;
Non ho dubbi che le cose temporanee durino milioni e milioni di anni;
Non ho dubbi che l’intimità abbia la sua intimità, l’esteriorità la sua
esteriorità – che la vista abbia un’altra vista, l’udito un altro
udito, la voce un’altra voce;
Non ho dubbi che alle morti strazianti dei giovani qualcuno provveda –
e che alle morti di giovani donne e a quelle dei bimbi
qualcuno provveda;
Non ho dubbi che ai naufragi in mare, senza considerare gli orrori –
senza considerare chi sia la moglie, il figlio, il marito,
l’amante che è affogato – qualcuno provveda, fin nei minimi
particolari;
Non ho dubbi che a superficialità, meschinità, malignità, qualcuno
provveda;
Non ho dubbi che alle città, a te, all’America, alle vestigia della terra,
alla politica, alla libertà, alle degradazioni qualcuno provveda
con cura;
Non ho dubbi che a tutto ciò che può eventualmente accadere, in
qualunque luogo, in qualunque momento, qualcuno
provveda, in relazione alle cose.
Liberty Poem for Asia, Africa, Europe, America, Australia,
Cuba, and The Archipelogoes of the Sea

Courage! my brother or my sister! Keep on! Liberty is to be


subserved, whatever occurs;
That is nothing, that is quelled by one or two failures, or any number
of failures,
Or by the indifference or ingratitude of the people,
Or the show of the tushes of power – soldiers, cannon, penal statutes.

What we believe in waits latent forever through Asia, Africa, Europe,


America, Australia, Cuba, and all the islands and
archipelagoes of the sea;
What we believe in invites no one, promises nothing, sits in calmness
and light, is positive and composed, knows no
discouragement,
Waits patiently its time – a year – a century – a hundred centuries.

The battle rages with many a loud alarm and frequent advance and
retreat,
The infidel triumphs – or supposes he triumphs,
The prison, scaffold, garrote, hand-cuffs, iron necklace and anklet,
lead-balls, do their work,
The named and unnamed heroes pass to other spheres,
The great speakers and writers are exiled – they lie sick in distant lands,
The cause is asleep – the strong throats are choked with their own
blood,
The young men drop their eye-lashes toward the ground when they
meet,
But for all this, liberty has not gone out of the place, nor the infidel
entered into possession.

When liberty goes out of a place, it is not the first to go, nor the
second or third to go,
It waits for all the rest to go – it is the last.

When there are no more memories of the lovers of the whole of the
nations of the world,
The lovers’ names scouted in the public gatherings by the lips of the
orators,
Boys not christened after them, but christened after traitors and
murderers instead,
Laws for slaves sweet to the taste of people – the slave-hunt
acknowledged,
You or I walking abroad upon the earth, elated at the sight of slaves,
no matter who they are,
And when all life and all the souls of men and women are discharged
from any part of the earth,
Then shall the instinct of liberty be discharged from that part of the
earth,
Then shall the infidel and the tyrant come into possession.
Poesia di libertà per Asia, Africa, Europa, America, Australia,
Cuba e per tutti gli arcipelaghi del mare

Coraggio, fratello o sorella mia! Va avanti! La libertà deve essere


servita, qualunque cosa accada;
Non vale nulla chi si lascia abbattere da uno, due o da molti
fallimenti,
O dall’indifferenza o dall’ingratitudine del popolo,
O dallo spettacolo degli orrori del potere – soldati, cannoni e codici
penali.

Ciò in cui noi crediamo attende, sempre latente, in Asia, Africa,


Europa, America, Australia, Cuba, e in tutte le isole e gli
arcipelaghi del mare;
Ciò in cui noi crediamo non invita nessuno, non promette nulla, siede
calmo e luminoso, è positivo, composto, ignora ogni
sconforto,
Attende paziente il suo momento – un anno – un secolo – cento secoli.

Infuria la battaglia con mille allarmi assordanti e continue avanzate e


ritirate,
L’infedele trionfa – o crede di trionfare,
La prigione, il patibolo, la garrotta, le manette, il collare e la cavigliera
di ferro, le palle di piombo, fanno il loro dovere,
Gli eroi, famosi e sconosciuti, passano ad altre sfere,
I grandi oratori e scrittori sono in esilio – e vivono infelici in terre
lontane,
La causa langue – le gole più forti si soffocano nel loro stesso sangue,
I giovani abbassano lo sguardo a terra quando s’incontrano,
Ma, malgrado tutto, la libertà non ha lasciato il suo posto, né
l’infedele domina incontrastato.

Quando la libertà se ne va, non è


la prima ad andarsene, né la seconda o la terza ad andarsene,
Ma aspetta che tutti se ne siano andati – e resta l’ultima.

E quando non ci saranno più i ricordi di chi ha amato l’insieme delle


nazioni della terra,
E i nomi loro ripudiati nelle assemblee pubbliche dalle labbra degli
oratori,
E i bimbi non più battezzati con i loro nomi, ma con quelli invece di
traditori e assassini,
E gradite alla gente le leggi sugli schiavi – e legalizzata la caccia allo
schiavo,
E tu o io ce ne andremo in giro sulla terra, euforici alla vista di
schiavi, incuranti di chi siano,
E quando tutta la vita e tutte le anime di uomini e donne saranno
scacciate da ogni parte della terra,
Solo allora sarà scacciato l’istinto della libertà da quella parte della
terra,
Solo allora l’infedele e il tiranno domineranno incontrastati.
Poem of Apparitions in Boston, The 78th Year of These States

Clear the way there, Jonathan!


Way for the President’s marshal! Way for the government cannon!
Way for the federal foot and dragoons – and the apparitions copiously
tumbling.

I rose this morning early to get betimes in Boston town,


Here’s a good place at the corner, I must stand and see the show.

I love to look on the stars and stripes, I hope the fifes will play
Yankee Doodle.

How bright shine the cutlasses of the foremost troops!


Every man holds his revolver, marching stiff through Boston town.

A fog follows, antiques of the same come limping,


Some appear wooden-legged and some appear bandaged and
bloodless.

Why this is a show! It has called the dead out of the earth!
The old grave-yards of the hills have hurried to see!
Uncountable phantoms gather by flank and rear of it!
Cocked hats of mothy mould! crutches made of mist!
Arms in slings! old men leaning on young men’s shoulders!

What troubles you, Yankee phantoms? What is all this chattering of


bare gums?
Does the ague convulse your limbs? Do you mistake your crutches
for fire-locks, and level them?

If you blind your eyes with tears you will not see the President’s
marshal,
If you groan such groans you might balk the government cannon.

For shame, old maniacs! Bring down those tossed arms and let your
white hair be,
Here gape your smart grand-sons – their wives gaze at them from the
windows,
See how well-dressed – see how orderly they conduct themselves.

Worse and worse! Can’t you stand it? Are you retreating?
Is this hour with the living too dead for you?

Retreat then! Pell-mell! Back to the hills, old limpers!


I do not think you belong here, anyhow.

But there is one thing that belongs here – shall I tell you what it is,
gentlemen of Boston?

I will whisper it to the Mayor – he shall send a committee to England,


They shall get a grant from the Parliament, go with a cart to the royal
vault,
Dig out King George’s coffin – unwrap him quick from the
grave-clothes – box up his bones for a journey,
Find a swift Yankee clipper – here is freight for you, black-bellied
clipper!
Up with your anchor! shake out your sails! steer straight toward
Boston bay.

Now call the President’s marshal again, bring out the government
cannon,
Fetch home the roarers from Congress, make another procession,
guard it with foot and dragoons.

This centre-piece for them:


Look! all orderly citizens – look from the windows, women!
The committee open the box, set up the regal ribs, glue those that will
not stay,
Clap the skull on top of the ribs, and clap a crown on top of the skull.

You have got your revenge, old buster! The crown is come to its own,
and more than its own.

Stick your hands in your pockets Jonathan – you are a made man
from this day,
You are mighty cute, and here is one of your bargains.
Poesia per le apparizioni a Boston, nel 78esimo anno di Questi
Stati

Fai largo, Jonathan!


Lascia passare il corteo del Presidente! Lascia passare il cannone del
governo!
Lascia passare i dragoni e la fanteria federale – e le apparizioni che in
gran numero si affollano.

Mi sono alzato all’alba questa mattina per arrivare presto nella città di
Boston,
Ecco un buon posto in quest’angolo, qui mi voglio fermare per
godermi lo spettacolo.

Mi piace guardare la bandiera a stelle e strisce e spero che i pifferi


suonino Yankee Doodle.

Come brillano le sciabole dei soldati in prima fila!


Ogni uomo impugna la sua arma e marcia impettito per la città di
Boston.

C’è foschia lì dietro, e antiche parvenze nebbiose seguono arrancando,


Alcuni con una gamba di legno e altri bendati ed esangui.

Questo sì che è uno spettacolo! Ha richiamato i morti fuori dai sepolcri!


I vecchi nei cimiteri sulle colline si sono affrettati per venire a vedere!
Innumerevoli fantasmi si ammassano ai lati e dietro al corteo!
Cappelli a tre punte tarmati e ammuffiti! Grucce di nebbia!
Braccia al collo! Vecchi che si appoggiano sulle spalle dei giovani!

Cosa vi turba, fantasmi yankee? Cos’è tutto questo biascicare di nude


gengive?
È la febbre che vi dà le convulsioni? O confondete le grucce con i
moschetti e le puntate contro?

Se velate i vostri occhi con lacrime, non riuscirete a vedere il corteo


del Presidente,
Se emettete questi gemiti, potreste non udire il cannone del governo.

Ma che vergogna, vecchi pazzi! Abbassate queste braccia scomposte


e lasciate in pace i vostri capelli bianchi,
Ecco, i vostri nipoti intelligenti restano a bocca aperta – mentre le
mogli li ammirano dalle finestre,
Guardate come sono ben vestiti – guardate come si comportano bene.

Ma di male in peggio! Non resistete alla vista? Vi state ritirando?


È forse quest’ora con i vivi troppo morta per voi?
Ma allora ritiratevi! Veloci, via sulle colline, vecchi sciancati!
Non credo proprio che voi stiate bene qui.

Ma c’è qualcosa che qui starebbe bene – posso dirvi cos’è,


gentiluomini di Boston?

La sussurrerò al sindaco – che manderà una delegazione in


Inghilterra,
E otterranno dal Parlamento il permesso per andare con un carro nella
cripta reale
E tirar fuori la bara di re Giorgio – spogliarlo subito dei suoi vestiti
funebri – imballarne le ossa per il viaggio,
E trovare un veloce veliero yankee – ed ecco un carico per te, veliero
dalla chiglia nera!
Su l’ancora! Spiegate le vele! Puntate dritti verso la baia di Boston.

E ora richiamate il corteo del Presidente, tirate fuori il cannone del


governo,
Portatevi a casa i disturbatori dal Congresso, organizzate un altro
corteo, fatelo scortare da fanti e dragoni.

Questo è un centro tavola per loro:


Guardate tutti, cittadini benpensanti – guardate dalle finestre, donne!
La delegazione apre la cassa, tira fuori le costole regali e incolla
quelle che non stanno su,
Incastra sopra alle costole il cranio e c’infila una corona in cima a
tutto.

Ora hai avuto la tua vendetta, vecchio brigante! La corona ha ripreso


il suo posto, e anche di più.

Infila pure le mani in tasca, Jonathan – sei un uomo fatto, da oggi,


Sei molto in gamba e questo è uno dei tuoi affari più riusciti.
Poem of Remembrances for A Girl or A Boy of These States

Remember the organic compact of These States!


Remember the pledge of the Old Thirteen thence-forward to the
rights, life, liberty, equality, of man!
Remember what was promulged by the founders, ratified by The
States, signed in black and white by the Commissioners, read
by Washington at the head of the army!
Remember the purposes of the founders! – Remember Washington!
Remember the copious humanity streaming from every direction
toward America!
Remember the hospitality that belongs to nations and men! – (Cursed
be nation, woman, man, without hospitality!)
Remember, government is to subserve individuals!
Not any, not the President, is to have one jot more than you or me,
Not any habitan of America is to have one jot less than you or me.

Anticipate when the thirty or fifty millions are to become the


hundred, or two hundred, or five hundred millions, of equal
freemen and freewomen, amicably joined.

Recall ages – One age is but a part – ages are but a part,
Recall the angers, bickerings, delusions, superstitions of the idea of
caste,
Recall the bloody cruelties and crimes.

Anticipate the best women!


I say an unnumbered new race of hardy and well-defined women are
to spread through all These States,
I say a girl fit for These States must be free, capable, dauntless, just
the same as a boy.

Anticipate your own life – retract with merciless power,


Shirk nothing – retract in time – Do you see those errors, diseases,
weaknesses, lies, thefts?
Do you see that lost character? – Do you see decay, consumption,
rum-drinking, dropsy, fever, mortal cancer or inflammation?
Do you see death, and the approach of death?

Think of the soul!


I swear to you that body of yours gives proportions to your soul
somehow to live in other spheres,
I do not know how, but I know it is so.

Think of loving and being loved!


I swear to you, whoever you are, you can interfuse yourself with such
things that everybody that sees you shall look longingly upon
you!
Think of the past!
I warn you that in a little while others will find their past in you and
your times.

The race is never separated – nor man nor woman escapes,


All is inextricable – things, spirits, nature, nations, you too – from
precedents you come.

Recall the ever-welcome defiers! (The mothers precede them);


Recall the sages, poets, saviours, inventors, law-givers, of the earth,
Recall Christ, brother of rejected persons – brother of slaves, felons,
idiots, and of insane and diseased persons.

Think of the time when you was not yet born!


Think of times you stood at the side of the dying!
Think of the time when your own body will be dying!

Think of spiritual results!


Sure as the earth swims through the heavens, does every one of its
objects pass into spiritual results!
Think of manhood, and you to be a man!
Do you count manhood, and the sweet of manhood, nothing?

Think of womanhood, and you to be a woman!


The creation is womanhood,
Have I not said that womanhood involves all?
Have I not told how the universe has nothing better than the best
womanhood?
Una poesia di memorie per una ragazza o un ragazzo di Questi
Stati

Ricordati del patto organico di Questi Stati!


Ricordati, da quel momento, dell’impegno dei primi tredici Stati, per i
diritti alla vita, alla libertà, all’uguaglianza dell’uomo!
Ricordati di ciò che fu promulgato dai fondatori, ratificato dagli Stati,
firmato nero su bianco dai Commissari, letto da Washington a
capo dell’esercito!
Ricordati dei propositi dei fondatori! – Ricordati di Washington!
Ricordati dell’ampia fiumana di gente che si riversa, da ogni dove,
verso l’America!
Ricordati dell’ospitalità che appartiene a nazioni e uomini! – (Sia
maledetta la nazione o la donna o l’uomo senza ospitalità!)
Ricordati che il governo è al servizio degli individui!
E nessuno, nemmeno il Presidente, ha diritto a qualcosa in più di te o
di me,
E nessun abitante d’America ha diritto a qualcosa in meno di te o di me.

Immagina quando i trenta o cinquanta milioni diverranno cento o


duecento o cinquecento milioni di uomini o donne uguali,
liberi e pacificamente uniti.

Rievoca epoche passate – Un’epoca è solo un frammento – le epoche


sono solo frammenti,
Rievoca la rabbia, le liti, le delusioni, le superstizioni sull’idea della
casta,
Rievoca le crudeltà e i crimini efferati.

Immagina le donne migliori!


Io dico che una nuova razza sterminata di donne forti e ben
determinate si disseminerà in tutti Questi Stati,
Io dico che la ragazza giusta per Questi Stati deve essere libera,
capace, intrepida esattamente come un ragazzo.

Immagina la tua vita – riconosci l’errore senza pietà,


Non sottrarti a nulla – ritratta in tempo – li vedi questi errori, queste
malattie, debolezze, bugie, furti?
Lo vedi questo personaggio perduto? – La vedi la decadenza, la
disgregazione, l’inebriarsi di rum, l’idropisia, la febbre, il
cancro che uccide, l’infiammazione?
La vedi tu la morte, mentre si avvicina?

Pensa allo spirito!


Ti giuro che, in qualche modo, il tuo corpo dà allo spirito la capacità
di vivere in altre sfere,
Non so come, ma so che è così.
Pensa ad amare e a essere amato!
Ti giuro che, chiunque tu sia, puoi fonderti con cose tali da suscitare
desiderio in chiunque ti guardi!

Pensa al passato!
Vedrai, fra poco altri troveranno il loro passato in te e nel tuo tempo.

La razza non conosce divisioni – non vi sfuggono né uomini né


donne,
Tutto è inestricabile – cose, spiriti, natura, nazioni, e anche tu – che
vieni da chi ti ha preceduto.

Ricordati dei sempre ben accetti ribelli! (Le loro madri li hanno
preceduti);
Ricordati dei saggi, poeti, salvatori, inventori, e legislatori della terra,
Ricordati di Cristo, fratello dei reietti – fratello degli schiavi, dei
criminali, degli idioti e dei matti e dei malati.

Pensa a quando non eri ancora nato!


Pensa a quando stavi al capezzale del moribondo!
Pensa a quando il tuo corpo starà per morire!

Pensa alle conseguenze spirituali!


Sicuro, come la terra nuota nei cieli, così ognuno dei suoi oggetti avrà
conseguenze spirituali!
Pensa alla virilità e a essere tu un uomo!
Credi che la virilità e la dolcezza della virilità non valgano nulla?

Pensa alla femminilità e a essere tu donna!


La creazione è femminilità,
Non ti ho mai detto che la femminilità racchiude tutto?
Non ti ho mai raccontato che le donne migliori sono la cosa migliore
dell’universo?
Poem of Perfect Miracles

Realism is mine, my miracles,


Take all of the rest – take freely – I keep but my own – I give only of
them,
I offer them without end – I offer them to you wherever your feet can
carry you, or your eyes reach.

Why! who makes much of a miracle?


As to me, I know of nothing else but miracles,
Whether I walk the streets of Manhattan,
Or dart my sight over the roofs of houses toward the sky,
Or wade with naked feet along the beach, just in the edge of the
water,
Or stand under trees in the woods,
Or talk by day with any one I love – or sleep in the bed at night with
any one I love,
Or sit at the table at dinner with my mother,
Or look at strangers opposite me riding in the car,
Or watch honey-bees busy around the hive, of an August forenoon,
Or animals feeding in the fields,
Or birds – or the wonderfulness of insects in the air,
Or the wonderfulness of the sun-down – or of stars shining so quiet
and bright,
Or the exquisite, delicate, thin curve of the new moon in May,
Or whether I go among those I like best, and that like me best –
mechanics, boatmen, farmers,
Or among the savans – or to the soiree – or to the opera,
Or stand a long while looking at the movements of machinery,
Or behold children at their sports,
Or the admirable sight of the perfect old man, or the perfect old
woman,
Or the sick in hospitals, or the dead carried to burial,
Or my own eyes and figure in the glass,
These, with the rest, one and all, are to me miracles,
The whole referring – yet each distinct and in its place.

To me, every hour of the light and dark is a miracle,


Every inch of space is a miracle,
Every square yard of the surface of the earth is spread with the same,
Every cubic foot of the interior swarms with the same;
Every spear of grass – the frames, limbs, organs, of men and women,
and all that concerns them,
All these to me are unspeakably perfect miracles.
To me the sea is a continual miracle,
The fishes that swim – the rocks – the motion of the waves – the
ships, with men in them – what stranger miracles are there?
Poesia dei miracoli perfetti

Il realismo è mio, miei i miracoli,


Prenditi tutto il resto – serviti liberamente – io mi tengo solo i miei –
ne do solo di quelli,
Li offro senza sosta, li offro a te ovunque ti portino i tuoi passi o
i tuoi occhi si volgano.

Ma come, chi fa caso a un miracolo?


Quanto a me, non vedo nient’altro che miracoli,
Sia che passeggi per le vie di Manhattan,
O lanci un’occhiata sopra ai tetti delle case verso il cielo,
O cammini a piedi nudi sulla spiaggia, proprio dove frange l’onda,
O stia sotto gli alberi di un bosco,
O parli di giorno con chi amo – o dorma di notte nel letto di chi
amo,
O sieda per cena a tavola con mia madre,
O guardi gli sconosciuti che viaggiano seduti di fronte a me,
O osservi le api indaffarate intorno all’alveare, in un pomeriggio di
agosto,
O gli animali che brucano nei campi,
O gli uccelli – o la meraviglia degli insetti nell’aria,
O lo spettacolo del tramonto – o delle stelle che brillano luminose e
serene,
O la squisita curva, sottile e delicata, della luna nuova di maggio,
O quando vado fra quelli che più amo, e che più mi amano –
meccanici, barcaioli, agricoltori,
O fra i savans – o alle serate – o all’opera,
O quando sto a lungo ad ammirare i movimenti dei macchinari,
O ad osservare bambini che praticano uno sport,
O l’incredibile immagine del vecchio perfetto, o della vecchia
perfetta,
O il malato all’ospedale o il morto portato alla sepoltura,
O il riflesso dei miei occhi e del mio viso nel vetro,
Queste e molte altre cose, sono per me miracoli,
Che si riferiscono al tutto – pur distinte e ognuna al suo posto.

Per me ogni ora di luce e ombra è un miracolo,


Ogni minimo spazio è un miracolo,
Ogni metro quadrato di superficie della terra è pieno di miracoli,
Ogni centimetro cubo di sottosuolo brulica di miracoli;
Ogni filo d’erba – le ossature, gli arti, gli organi degli uomini e delle
donne, tutto quello che concerne loro,
Sono per me miracoli indicibilmente perfetti.
Per me il mare è un miracolo perenne,
I pesci che nuotano – gli scogli – il moto delle onde – le navi piene di
uomini – ci saranno mai miracoli più sorprendenti?
Poem of The Child That Went Forth, and Always Goes Forth,
Forever and Forever

There was a child went forth every day,


And the first object he looked upon and received with wonder, pity,
love, or dread, that object he became,
And that object became part of him for the day, or a certain part of the
day, or for many years, or stretching cycles of years.

The early lilacs became part of this child,


And grass, and white and red morning-glories, and white and red
clover, and the song of the phœbe-bird,
And the March-born lambs, and the sow’s pink-faint litter, and the
mare’s foal, and the cow’s calf, and the noisy brood of the
barn-yard or by the mire of the pond-side, and the fish su
spending themselves so curiously below there, and the
beautiful curious liquid, and the water-plants with their
graceful flat heads – all became part of him.

The field-sprouts of April and May became part of him – winter-grain


sprouts, and those of the light-yellow corn, and of the
esculent roots of the garden,
And the apple-trees covered with blossoms, and the fruit afterward,
and wood-berries, and the commonest weeds by the road,
And the old drunkard staggering home from the out-house of the
tavern whence he had lately risen,
And the school-mistress that passed on her way to the school, and the
friendly boys that passed, and the quarrelsome boys, and the
tidy and fresh-cheeked girls, and the bare-foot negro boy and
girl,
And all the changes of city and country, wherever he went.

His own parents – he that had propelled the father-stuff at night and
fathered him, and she that conceived him in her womb and
birthed him – they gave this child more of themselves than
that,
They gave him afterward every day – they and of them became part
of him.

The mother at home, quietly placing the dishes on the supper-table,


The mother with mild words, clean her cap and gown, a wholesome
odor falling off her person and clothes as she walks by,
The father, strong, self-sufficient, manly, mean, angered, unjust,
The blow, the quick loud word, the tight bargain, the crafty lure,
The family usages, the language, the company, the furniture – the
yearning and swelling heart,
Affection that will not be gainsayed – the sense of what is real – the
thought if, after all, it should prove unreal,
The doubts of day-time and the doubts of night-time, the curious
whether and how,
Whether that which appears so is so, or is it all flashes and specks?
Men and women crowding fast in the streets – if they are not flashes
and specks what are they?
The streets themselves, and the facades of houses, the goods in the
windows,
Vehicles, teams, the tiered wharves, the huge crossing at the ferries,
The village on the highland seen from afar at sunset, the river
between,
Shadows, aureola and mist, light falling on roofs and gables of white
or brown, three miles off,
The schooner near-by sleepily dropping down the tide, the little boat
slack-towed astern,
The hurrying tumbling waves, quick-broken crests, slapping,
The strata of colored clouds, the long bar of maroon-tint away
solitary by itself, the spread of purity it lies motionless in,
The horizon’s edge, the flying sea-crow, the fragrance of salt-marsh
and shore-mud;
These became part of that child who went forth
every day, who now goes, and will always
go forth every day,
And these become of him or her that peruses
them now.
Poesia del bambino che esce, che usciva e che sempre uscirà

C’era un bambino che usciva ogni giorno,


E il primo oggetto su cui posava lo sguardo e accettava con stupore,
pietà, amore, o paura, quell’oggetto lui diventava,
Come parte di lui per il giorno, o per una parte del giorno, o per molti
anni, o per lunghi cicli di anni.

I primi lillà diventavano parte di questo bambino,


E così l’erba, e i convolvoli bianchi e rossi, e il trifoglio bianco e
rosso, e il canto del saltinselce,
E gli agnellini di marzo, e la rosea nidiata della scrofa, e il puledro
della cavalla, e il vitello della mucca, e la chiocciante covata
nell’aia o nel pantano dello stagno, e i pesci così
curiosamente sospesi sotto il pelo dell’acqua, e lo strano
splendido liquido e le piante acquatiche dalle belle teste
piatte – tutto questo era parte di lui.

Gli agresti germogli di aprile e di maggio erano parte di lui – i


virgulti del grano d’inverno, quelli del mais giallo pallido e
delle radici commestibili del giardino,
E i meli coperti di fiori e poi i frutti, le bacche selvatiche e le erbacce
comuni lungo la strada,
E il vecchio ubriacone che, barcollando verso casa, ha lasciato il
cortile della taverna da dove si era da poco alzato,
E la maestra che faceva quella strada per andare a scuola, e i ragazzi
educati che passavano e quelli litigiosi, e le ragazze ordinate
con il viso pulito, e il ragazzo o la ragazza di colore a piedi
scalzi,
E tutti i mutamenti della città e della campagna – ovunque egli
andasse.

I suoi genitori – colui che l’aveva di notte concepito e generato e


colei che l’aveva accolto nel grembo e dato alla luce – a
questo bimbo avevano dato molto più che solo questo,
Continuarono a dargli ogni giorno se stessi e parte di se stessi – che
divennero parte di lui.

La madre a casa, a disporre tranquilla i piatti sulla tavola per cena,


La madre dalle frasi gentili, con la cuffia e la gonna immacolate, un
odore sano da tutta la sua persona e dagli abiti, mentre
cammina,
Il padre forte, autoritario, virile, violento, collerico, ingiusto,
Lo schiaffo, il vociare improvviso, le discussioni serrate, l’astuta
lusinga,
Le abitudini familiari, il linguaggio, la compagnia, i mobili – il cuore
gonfio che si strugge,
L’affetto che non si può negare – il senso di ciò che è reale – il dubbio
che, dopo tutto, possa poi sembrare irreale,
I timori del giorno e quelli della notte, gli strani se e gli strani perché,
E se ciò che appare così lo sia davvero o sia invece solo bagliori e
pulviscolo?
Uomini e donne che lesti si affollano per le strade – se non sono
bagliori e pulviscolo, che cosa mai sono?
Le strade stesse, le facciate delle case, gli oggetti nelle vetrine,
Le carrozze, i tiri dei cavalli, le banchine del porto, l’enorme traffico
dei traghetti,
Il paese di montagna visto da lontano al tramonto, e in mezzo il
fiume,
Ombre, bruma, cerchi di luce, luce che piove su tetti e frontoni
bianchi e marroni, tre miglia più in là,
Lì vicino la goletta assonnata che scivola con la bassa marea, e a
poppa la scialuppa con la cima in bando,
Le onde veloci che si urtano, le creste che si frangono, lo sciabordio,
Gli strati di nuvole colorate, la lunga solitaria striscia marrone, la
diffusa purezza dove immobile riposa,
La linea dell’orizzonte, il volo del cormorano, l’odore di salmastro e
di sabbia bagnata;
Tutto questo divenne parte di quel bambino che usciva ogni giorno,
che esce anche ora e sempre ogni giorno uscirà,
E tutto questo ora diviene parte di colui o colei che con attenzione
osserva ogni cosa.
Night Poem

I wander all night in my vision,


Stepping with light feet, swiftly and noiselessly stepping and
stopping,
Bending with open eyes over the shut eyes of sleepers,
Wandering and confused, lost to myself, ill-assorted, contradictory,
Pausing, gazing, bending, stopping.

How solemn they look there, stretched and still!


How quiet they breathe, the little children in their cradles!

The wretched features of ennuyees, the white features of corpses, the


livid faces of drunkards, the sick-gray faces of onanists,
The gashed bodies on battle-fields, the insane in their strong-doored
rooms, the sacred idiots,
The new-born emerging from gates, and the dying emerging from
gates,
The night pervades them and enfolds them.

The married couple sleep calmly in their bed – he with his palm on
the hip of the wife, and she with her palm on the hip of the
husband,
The sisters sleep lovingly side by side in their bed,
The men sleep lovingly side by side in theirs,
And the mother sleeps with her little child carefully wrapped.

The blind sleep, and the deaf and dumb sleep,


The prisoner sleeps well in the prison, the runaway son sleeps,
The murderer that is to be hung next day – how does he sleep?
And the murdered person – how does he sleep?

The female that loves unrequited sleeps,


And the male that loves unrequited sleeps;
The head of the money-maker that plotted all day sleeps,
And the enraged and treacherous dispositions sleep.

I stand with drooping eyes by the worst-suffering and restless,


I pass my hands soothingly to and fro a few inches from them,
The restless sink in their beds – they fitfully sleep.

The earth recedes from me into the night,


I saw that it was beautiful, and I see that what is not the earth is
beautiful.

I go from bedside to bedside, I sleep close with the other sleepers,


each in turn,
I dream in my dream all the dreams of the other dreamers,
And I become the other dreamers.

I am a dance – Play up, there! the fit is whirling me fast!


I am the ever-laughing – it is new moon and twilight,
I see the hiding of douceurs, I see nimble ghosts whichever way I
look,
Cache, and cache again, deep in the ground and sea, and where it is
neither ground or sea.

Well do they do their jobs, those journeymen divine,


Only from me can they hide nothing, and would not if they could,
I reckon I am their boss, and they make me a pet besides,
And surround me and lead me, and run ahead when I walk,
To lift their cunning covers, to signify me with stretched arms, and
resume the way;
Onward we move! a gay gang of blackguards! with mirth-shouting
music and wild-flapping pennants of joy!

I am the actor, the actress, the voter, the politician,


The emigrant and the exile, the criminal that stood in the box,
He who has been famous, and he who shall be famous after today,
The stammerer, the well-formed person, the wasted or feeble person.

I am she who adorned herself and folded her hair expectantly,


My truant lover has come, and it is dark.

Double yourself and receive me, darkness!


Receive me and my lover too – he will not let me go without him.

I roll myself upon you, as upon a bed – I design myself to the dusk.

He whom I call answers me and takes the place of my lover,


He rises with me silently from the bed.

Darkness, you are gentler than my lover! his flesh was sweaty and
panting,
I feel the hot moisture yet that he left me.

My hands are spread forth, I pass them in all directions,


I would sound up the shadowy shore to which you are journeying.

Be careful, darkness! already, what was it touched me?


I thought my lover had gone, else darkness and he are one,
I hear the heart-beat, I follow, I fade away.

O hot-cheeked and blushing! O foolish hectic!


O for pity’s sake, no one must see me now! my clothes were stolen
while I was abed,
Now I am thrust forth, where shall I run?
Pier that I saw dimly last night, when I looked from the windows!
Pier out from the main, let me catch myself with you and stay! I will
not chafe you,
I feel ashamed to go naked about the world.

I am curious to know where my feet stand – and what this is flooding


me, childhood or manhood – and the hunger that crosses the
bridge between.

The cloth laps a first sweet eating and drinking,


Laps life-swelling yolks – laps ear of rose-corn, milky and just
ripened;
The white teeth stay, and the boss-tooth advances in darkness,
And liquor is spilled on lips and bosoms by touching glasses, and the
best liquor afterward.

I descend my western course, my sinews are flaccid,


Perfume and youth course through me, and I am their wake.

It is my face yellow and wrinkled, instead of the old woman’s,


I sit low in a straw-bottom chair, and carefully darn my grand-son’s
stockings.

It is I too, the sleepless widow looking out on the winter midnight,


I see the sparkles of starshine on the icy and pallid earth.

A shroud I see, and I am the shroud – I wrap a body and lie in the
coffin,
It is dark here underground, it is not evil or pain here, it is blank here,
for reasons.

It seems to me that everything in the light and air ought to be happy,


Whoever is not in his coffin and the dark grave, let him know he has
enough.

I see a beautiful gigantic swimmer swimming naked through the


eddies of the sea,
His brown hair lies close and even to his head, he strikes out with
courageous arms, he urges himself with his legs,
I see his white body, I see his undaunted eyes,
I hate the swift-running eddies that would dash him head-foremost on
the rocks.

What are you doing, you ruffianly red-trickled waves?


Will you kill the courageous giant? Will you kill him in the prime of
his middle age?

Steady and long he struggles,


He is baffled, banged, bruised – he holds out while his strength holds
out,
The slapping eddies are spotted with his blood – they bear him away,
they roll him, swing him, turn him,
His beautiful body is borne in the circling eddies, it is continually
bruised on rocks,
Swiftly and out of sight is borne the brave corpse.

I turn, but do not extricate myself,


Confused, a past-reading, another, but with darkness yet.

The beach is cut by the razory ice-wind, the wreck-guns sound,


The tempest lulls – the moon comes floundering through the drifts.

I look where the ship helplessly heads end on – I hear the burst as she
strikes – I hear the howls of dismay – they grow fainter and
fainter.

I cannot aid with my wringing fingers,


I can but rush to the surf, and let it drench me and freeze upon me.

I search with the crowd – not one of the company is washed to us


alive;
In the morning I help pick up the dead and lay them in rows in a barn.

Now of the old war-days, the defeat at Brooklyn,


Washington stands inside the lines, he stands on the entrenched hills
amid a crowd of officers,
His face is cold and damp, he cannot repress the weeping drops, he
lifts the glass perpetually to his eyes, the color is blanched
from his cheeks,
He sees the slaughter of the southern braves confided to him by their
parents.

The same, at last and at last, when peace is declared,


He stands in the room of the old tavern – the well-beloved soldiers all
pass through,
The officers speechless and slow draw near in their turns,
The chief encircles their necks with his arm, and kisses them on the
cheek,
He kisses lightly the wet cheeks one after another – he shakes hands,
and bids good-bye to the army.

Now I tell what my mother told me today as we sat at dinner together,


Of when she was a nearly grown girl living home with her parents on
the old homestead.

A red squaw came one breakfast-time to the old homestead,


On her back she carried a bundle of rushes for rush-bottoming chairs,
Her hair, straight, shiny, coarse, black, profuse, half-enveloped her face,
Her step was free and elastic, her voice sounded exquisitely as she
spoke.
My mother looked in delight and amazement at the stranger,
She looked at the beauty of her tall-borne face, and full and pliant limbs,
The more she looked upon her she loved her,
Never before had she seen such wonderful beauty and purity,
She made her sit on a bench by the jamb of the fire-place, she cooked
food for her,
She had no work to give her, but she gave her remembrance and
fondness.

The red squaw staid all the forenoon, and toward the middle of the
afternoon she went away,
O my mother was loth to have her go away!
All the week she thought of her – she watched for her many a month,
She remembered her many a winter and many a summer,
But the red squaw never came, nor was heard of there again.

Now Lucifer was not dead – or if he was, I am his sorrowful terrible


heir!
I have been wronged – I am oppressed – I hate him that oppresses me!
I will either destroy him, or he shall release me.

Damn him! how he does defile me!


How he informs against my brother and sister, and takes pay for their
blood!
How he laughs when I look down the bend, after the steamboat that
carries away my woman!

Now the vast dusk bulk that is the whale’s bulk, it seems mine,
Warily, sportsman! though I lie so sleepy and sluggish, my tap is
death.

A show of the summer softness! a contact of something unseen! an


amour of the light and air!
I am jealous, and overwhelmed with friendliness,
And will go gallivant with the light and air myself,
And have an unseen something to be in contact with them also.

O love and summer! you are in the dreams, and in me,


Autumn and winter are in the dreams – the farmer goes with his thrift,
The droves and crops increase, the barns are well-filled.

Elements merge in the night, ships make tacks in the dreams, the
sailor sails, the exile returns home,
The fugitive returns unharmed, the immigrant is back beyond months
and years,
The poor Irishman lives in the simple house of his childhood with the
well-known neighbors and faces,
They warmly welcome him, he is bare-foot again, he forgets he is
well-off;
The Dutchman voyages home, and the Scotchman and Welchman
voyage home, and the native of the Mediterranean voyages
home,
To every port of England, France, Spain, enter well-filled ships,
The Swiss foots it toward his hills, the Prussian goes his way, the
Hungarian his way, the Pole his way,
The Swede returns, and the Dane and Norwegian return.

The homeward bound, and the outward bound,


The beautiful lost swimmer, the ennuyee, the onanist, the female that
loves unrequited, the money-maker,
The actor and actress, those through with their parts, and those
waiting to commence,
The affectionate boy, the husband and wife, the voter, the nominee
that is chosen, and the nominee that has failed,
The great already known, and the great any-time after today,
The stammerer, the sick, the perfect-formed, the homely,
The criminal that stood in the box, the judge that sat and sentenced
him, the fluent lawyers, the jury, the audience,
The laugher and weeper, the dancer, the midnight widow, the red
squaw,
The consumptive, the erysipalite, the idiot, he that is wronged,
The antipodes, and every one between this and them in the dark,
I swear they are averaged now – one is no better than the other,
The night and sleep have likened them and retored them.

I swear they are all beautiful!


Every one that sleeps is beautiful – every thing in the dim light is
beautiful,
The wildest and bloodiest is over, and all is peace.

Peace is always beautiful,


The myth of heaven indicates peace and night.

The myth of heaven indicates the soul;


The soul is always beautiful – it appears more or it appears less – it
comes or it lags behind,
It comes from its embowered garden, and looks pleasantly on itself,
and encloses the world,
Perfect and clean the genitals previously jetting, and perfect and clean
the womb cohering,
The head well-grown, proportioned, plumb, and the bowels and joints
proportioned and plumb.

The soul is always beautiful,


The universe is duly in order, every thing is in its place,
What is arrived is in its place, and what waits is in its place;
The twisted skull waits, the watery or rotten blood waits,
The child of the glutton or venerealee waits long, and the child of the
drunkard waits long, and the drunkard himself waits long,
The sleepers that lived and died wait – the far advanced are to go on
in their turns, and the far behind are to go on in their turns,
The diverse shall be no less diverse, but they shall flow and unite –
they unite now.

The sleepers are very beautiful as they lie unclothed,


They flow hand in hand over the whole earth from east to west as
they lie unclothed,
The Asiatic and African are hand in hand, the European and American
are hand in hand,
Learned and unlearned are hand in hand, and male and female are
hand in hand,
The bare arm of the girl crosses the bare breast of her lover, they
press close without lust, his lips press her neck,
The father holds his grown or ungrown son in his arms with
measureless love, and the son holds the father in his arms
with measureless love,
The white hair of the mother shines on the white wrist of the daughter,
The breath of the boy goes with the breath of the man, friend is
inarmed by friend,
The scholar kisses the teacher, and the teacher kisses the scholar –
the wronged is made right,
The call of the slave is one with the master’s call, and the master
salutes the slave,
The felon steps forth from the prison, the insane becomes sane, the
suffering of sick persons is relieved,
The sweatings and fevers stop, the throat that was unsound is sound,
the lungs of the consumptive are resumed, the poor distressed
head is free,
The joints of the rheumatic move as smoothly as ever, and smoother
than ever,
Stiflings and passages open, the paralysed become supple,
The swelled and convulsed and congested awake to themselves in
condition,
They pass the invigoration of the night and the chemistry of the night,
and awake.

I too pass from the night!


I stay awhile away O night, but I return to you again, and love you!

Why should I be afraid to trust myself to you?


I am not afraid – I have been well brought forward by you,
I love the rich running day, but I do not desert her in whom I lay so long,
I know not how I came of you, and I know not where I go with you –
but I know I came well, and shall go well.

I will stop only a time with the night, and rise betimes,
I will duly pass the day, O my mother, and duly return to you.
Poesia della notte

Vado vagando tutta la notte con la mia fantasia,


Avanzando con passo leggero, veloce e silenzioso vado avanti e mi
fermo,
Mi chino con occhi aperti sugli occhi serrati di chi dorme,
Smarrito e confuso, fuori posto, senza ritrovarmi, in contraddizione,
Indugio, osservo, mi chino, mi fermo.

Che aspetto solenne che hanno, così stesi e immobili!


Che respiro tranquillo che hanno i bambini nelle loro culle!

L’aria infelice degli accidiosi, i volti cerei dei cadaveri, i visi lividi
degli ubriaconi e quelli terrei degli onanisti,
I corpi lacerati sul campo di battaglia, i pazzi nelle celle blindate, gli
idioti inviolabili,
I neonati che escono dai cancelli e i moribondi che escono dai
cancelli,
La notte tutti li pervade e poi li abbraccia.

La coppia di sposi dorme serena nel letto – lui con la mano sul fianco
della moglie, e lei con la mano sul fianco del marito,
Le sorelle dormono distese fianco a fianco nei loro letti,
Gli uomini dormono distesi fianco a fianco nei loro,
E la madre dorme col suo piccino, fasciato con tanta cura.

Dorme il cieco e dorme il sordo e muto,


Dorme tranquillo il prigioniero nella sua cella, dorme il figlio
scappato di casa,
L’assassino che verrà impiccato il giorno dopo – lui come dorme?
E come dormirà l’assassinato?

Dorme la donna che ama e non è corrisposta,


E dorme l’uomo che ama e non è corrisposto;
E la mente del trafficante che ha lavorato tutto il giorno riposa,
E chi è portato all’ira e al tradimento, dorme.

Sto a occhi bassi vicino a chi più soffre e non ha pace,


Passo e ripasso la mia mano per calmarli quasi a sfiorarli,
Gli insonni si abbandonano sul letto – e dormono un sonno agitato.

La terra recede da me nella notte,


Ho visto che era bella e vedo che ciò che non è terra è bello.
Passo da un letto all’altro, vicino a quelli che dormono, dormo con
uno alla volta,
Nei miei sonni sogno tutti i sogni degli altri sognatori,
E ogni sognatore divento.
Io sono una danza – forza suonate lassù, lo slancio mi fa volteggiare
veloce!
Io sono quello che sempre ride – è luna nuova e crepuscolo,
Io vedo celarsi dolcezze, io vedo fantasmi veloci ovunque io guardi,
Nascondersi e ancora di nuovo giù nella terra e nel mare, e dove non
c’è né terra né mare.

Fanno bene il loro lavoro, tutti quegli operai divini,


A me non possono nulla nascondere, e non lo farebbero nemmeno
potendo,
Credo di essere il loro padrone e sono anche il prediletto,
E mi circondano e poi mi guidano, e mi precedono quando cammino,
Per sollevare i veli ingegnosi e dopo un cenno a braccia tese,
riconquistare la loro strada;
Su avanti andiamo, allegra banda di farabutti! Musica intensa che
sprizza allegria e vessilli di gioia, al vento selvaggi!

Io sono l’attore, io sono l’attrice, sono il votante, sono il politico,


E l’emigrante e l’esiliato, il criminale che sta sul banco,
Chi è stato famoso e chi lo sarà a partire da oggi,
Il balbuziente, la persona bella, la persona debole o quella sprecata.

Io sono quella che si è adornata, intrecciando i capelli piena di attesa,


Ecco è arrivato il mio pigro amante, e già fa buio.

Addensati tutta e accoglimi o tenebra!


Accogli me e il mio amante – non posso andare senza di lui.

Come su un letto su te mi rigiro – e mi abbandono all’oscurità.

Colui che chiamo già mi risponde e prende il posto del mio amante,
E nel silenzio si alza dal letto insieme a me.

Tenebra, tu sei gentile più del mio amante che aveva la pelle sudata e
fremente,
Sento ancora il sudore caldo che mi ha lasciato.

Stendo le mani e poi le passo in più direzioni,


Per sondare la riva ombrosa verso la quale ti stai dirigendo.

Sii molto cauta, tenebra! Ma cos’è questo che già mi ha toccato?


Il mio amante, pensavo se ne fosse andato, o forse lui e l’oscurità
sono una cosa sola,
Sento un cuore che batte, lo seguo, e poi svanisco.

O guance arrossate e accaldate, o sciocco agitato!


O per l’amor di Dio, nessuno mi deve ora vedere, che mentre ero a
letto, mi hanno rubato i vestiti,
Ecco sono spinto in avanti, dove potrò fuggire?
Pontile che ieri sera ho intravisto, quando ho guardato dalla finestra!
Pontile che esci dal mare, fammi aggrappare per poi fermarmi! Non ti
rovinerò,
Io mi vergogno di andare nudo in giro nel mondo.

Io sono curioso e voglio sapere dove poggiano i miei piedi – e che


cosa mi sta sommergendo, infanzia o maturità – e cos’è
questa rabbia che attraversa il ponte nel centro.

La stoffa lambisce un primo dolce mangiare e bere,


Lambisce i tuorli gonfi di vita – lambisce il cuore del papavero
lattiginoso e appena maturo;
Gli schiavi si fermano mentre il padrone avanza nel buio,
E mentre brinda si versa sulle labbra e sul petto il liquore, e oltretutto
il migliore.

Continuo la discesa verso l’ovest, i miei muscoli sono stanchi,


Profumo e giovinezza mi attraversano e io sono la loro scia.

È mio il viso giallo e rugoso, al posto di quello della vecchia,


Io mi adagio su una sedia di paglia e con cura rammendo le calze di
mio nipote.

Sono sempre io la vedova insonne che scruta la mezzanotte d’inverno,


E vedo i riflessi della luce delle stelle sulla pallida terra gelata.

E vedo un sudario, io sono il sudario – che avvolgo un corpo e


giaccio nella bara,
È buio qui sotto, non c’è male o dolore qui, ma c’è il nulla, e a ragione.

Mi sembra che ogni cosa, nella luce e nell’aria, dovrebbe essere


felice,
Chiunque non è nella bara o nella tomba nera, sappia che ha già molto.

Vedo un bellissimo nuotatore gigantesco che avanza nudo fra i vortici


del mare,
Con i capelli castani lisci e incollati alla testa, dà ampie bracciate e
con coraggio si spinge avanti con le gambe,
Vedo il corpo candido, vedo gli occhi indomiti,
Odio i vorticosi mulinelli che cercano di scagliarlo a testa in giù
sugli scogli.

Ma che fate, onde malvagie macchiate di rosso?


Volete uccidere il gigante coraggioso? Volete ucciderlo nel fiore dei
suoi anni?

Con tenacia lotta a lungo,


È respinto, sbattuto, escoriato – resiste finché ne ha la forza,
Le onde che lo schiaffeggiano sono macchiate di sangue – e lo
trascinano via, lo fanno rotolare, girare rovesciare,
Il suo bel corpo, preda dei vortici violenti, è gettato di continuo sugli
scogli,
E in poco tempo il coraggioso cadavere è sospinto lontano.

Mi volto, ma non riesco a districarmi,


Confuso, indecifrabile, un altro, ma ancora nel buio.

La spiaggia è penetrata dal gelido vento tagliente, le sirene avvertono


del pericolo,
La tempesta si placa – la luna esce a fatica dalle nuvole alla deriva.

Guardo dove la nave cerca invano di volgere la prua – odo lo schianto


dell’urto – odo le urla di sgomento – sempre più fievoli.

Non posso portare aiuto con le mie dita contratte,


Non posso che avventarmi sulle onde e farmi inzuppare e congelare.

Cerco insieme alla folla – non uno dell’equipaggio che il mare ci


abbia restituito vivo;
Al mattino aiuto a raccogliere i morti e a metterli in fila in un
deposito.

E ora gli antichi giorni della guerra, la sconfitta di Brooklyn,


Washington che sta dietro le linee, sta sulle colline fortificate fra un
gruppo di ufficiali,
Con il volto freddo e bagnato, non riesce a frenare le lacrime di
pianto, di continuo porta il cannocchiale all’occhio, il colore
è scomparso dalle sue guance,
Assiste alla carneficina dei valorosi sudisti che i genitori gli avevano
affidato.
Lui stesso alla fine, quando finalmente si dichiara la pace,
Sta nella sala della vecchia taverna – dove sfilano tutti i suoi amati
soldati,
Gli ufficiali senza parole, lenti si avvicinano uno alla volta,
Il comandante getta loro le braccia al collo e li bacia sulle guance,
Bacia delicatamente le guance umide una dopo l’altra – stringe le
mani e dice addio al suo esercito.

Ora voglio raccontare ciò che ha detto oggi mia madre quando
eravamo seduti a cena,
Di quando lei era una ragazza quasi adulta che viveva con i genitori
nella vecchia casa colonica.

Un’indiana si presentò un mattino all’ora di colazione alla fattoria,


Sulle spalle aveva un fascio di giunchi per impagliare le sedie,
E i capelli, lisci, lucidi, incolti, neri, abbondanti, le coprivano metà
del viso,
Camminava con passo sciolto ed elastico e la voce aveva un timbro
delicato.
Mia madre osservava con meraviglia e stupore la sconosciuta,
Ne contemplava la bellezza del capo eretto, delle membra agili e sode,
E più la guardava e più se ne innamorava,
Mai prima d’allora aveva visto tanta bellezza e armonia,
La invitò a sedere sulla panca accanto al camino e le preparò da
mangiare,
Non aveva lavoro da darle, ma le offrì qualcosa da ricordare e il suo
affetto.

L’indiana si fermò tutto il mattino e a metà pomeriggio andò via,


Quanto dispiacque a mia madre vederla andar via!
Per tutta la settimana pensò a lei – e l’aspettò per più di un mese,
La ricordò per molti inverni e molte estati,
Ma l’indiana non tornò più, né mai se ne seppe più nulla.

E Lucifero non era morto – o se lo era, io sono il suo erede terribile e


dolente!
Mi hanno fatto un torto – sono perseguitato – odio chi mi perseguita!
Lo distruggerò se non mi lascerà in pace.

Maledetto! Come osa contaminarmi!


E come osa accusare mio fratello e mia sorella, e farsi pagare per il
loro sangue!
E come ride quando io guardo giù sul fiume il vaporetto che si porta
via la mia donna!

Ora l’immensa fosca massa che è la sagoma della balena, sembra mia,
Ehi, pescatore, anche se sembro addormentato e pigro, la morte mi
rimette in circolo.

Uno spettacolo di dolcezza estiva! Un contatto con qualcosa


d’invisibile! Una delizia di luce e di aria!
Sono geloso, pieno d’affetto,
E andrò a girandolare con la luce e con l’aria,
E avrò qualcosa d’invisibile per essere in contatto anche con loro.

Amore, estate, voi siete nei sogni, voi siete in me,


Autunno, inverno, siete nei sogni – il contadino continua a risparmiare,
Mandrie e messi aumentano, i granai sono ormai colmi.

Elementi che si fondono nella notte, barche che bordeggiano nei


sogni, il marinaio che veleggia, l’esule che torna a casa,
Il fuggitivo ritorna sano e salvo, l’immigrante ritorna dopo mesi e anni,
Il povero irlandese torna a vivere nell’umile casa della sua infanzia,
tra le ben note facce dei vicini,
Che lo accolgono con affetto, e si ritrova scalzo, dimentico di essere
ormai ricco;
L’olandese torna a casa, lo scozzese e il gallese tornano a casa, il
nativo delle coste mediterranee torna a casa,
In ogni porto dell’Inghilterra, della Francia, della Spagna entrano navi
a pieno carico,
Lo svizzero risale a piedi le sue colline, il prussiano va per la sua
strada, l’ungherese per la sua e così anche il polacco,
Lo svedese ritorna, il danese e il norvegese ritornano.

Quelli che tornano e quelli che partono,


Lo splendido nuotatore perduto, l’annoiato, l’onanista, la donna che
ama non corrisposta, l’affarista,
L’attore, l’attrice, quelli che hanno già recitato e quelli che aspettano
il loro turno,
Il ragazzo premuroso, il marito e la moglie, l’elettore, il candidato
prescelto e il candidato sconfitto,
Il grand’uomo oggi famoso e chi lo sarà da domani in qualunque
momento,
Il balbuziente, il malato, chi è senza difetti, chi è brutto,
Il criminale in piedi dietro al banco, il giudice seduto che lo ha
condannato, gli avvocati dalla parola facile, la giuria, il
pubblico,
Chi ride, chi piange, chi balla, la vedova di mezzanotte, l’indiana,
Il tisico, il malato di resipola, l’idiota, l’oltraggiato,
Gli antipodi e chiunque sta tra uno di questi e quelli nel buio,
Lo giuro, ormai sono tutti allo stesso livello – nessuno è migliore di
un altro,
La notte e il sonno li hanno resi simili e rinvigoriti.

Lo giuro, sono tutti quanti bellissimi!


Ogni persona che dorme è bella – qualsiasi cosa che sta in poca luce è
bella,
Sfrenatezze e barbarie sono finite e tutto è pace.

La pace è sempre bella.


Il mito del cielo indica pace e notte.

Il mito del cielo indica l’anima;


L’anima è sempre bella – appare di più, appare di meno – va avanti o
resta indietro,
Arriva dal pergolato del giardino e si contempla felice abbracciando
tutto il mondo,
Perfetti e puliti i genitali che hanno appena eiaculato perfetto e pulito
il grembo che li ha accolti,
Il capo ben sviluppato, proporzionato, eretto, come le viscere e le
membra ben proporzionate e erette.

L’anima è sempre bella,


L’universo è nell’ordine prescritto, tutto è al suo posto,
Ciò che è arrivato è al suo posto, ciò che è in attesa è al suo posto;
Il cranio deforme è in attesa, il sangue anemico e contaminato è in
attesa,
Il figlio dell’ingordo o del venereo aspetta a lungo, il figlio
dell’alcolizzato aspetta a lungo, come l’alcolizzato stesso
aspetta a lungo,
I dormienti che hanno vissuto e sono morti aspettano – quelli che
stanno molto avanti avanzeranno quando è il loro turno,
quelli molto indietro verranno quando è il loro,
I diversi non saranno meno diversi, ma fluiranno uniti – ora si stanno
unendo.

I dormienti sono bellissimi quando giacciono svestiti,


Fluiscono intorno a tutta la terra con la mano nella mano, da est a
ovest, mentre giacciono svestiti,
L’asiatico e l’africano si danno la mano, l’europeo e l’americano
si danno la mano,
L’istruito e l’ignorante si danno la mano, il maschio e la femmina si
danno la mano,
Il braccio nudo della ragazza attraversa il petto nudo del suo amante, si
stringono senza lussuria, le labbra di lui posate sul collo di lei,
Il padre stringe fra le braccia il figlio grande o ancora piccolo con
infinito amore, il figlio stringe suo padre fra le braccia con
infinito amore,
I candidi capelli della madre brillano sul polso bianco della figlia,
Il respiro del ragazzo si mescola con quello dell’uomo, l’amico è fra
le braccia dell’amico,
L’alunno bacia il maestro, il maestro bacia l’alunno – il torto è
raddrizzato,
La voce dello schiavo si fonde con quella del padrone, e il padrone
saluta lo schiavo,
Il criminale esce di prigione, il pazzo rinsavisce, il dolore dei malati è
alleviato,
I sudori e le febbri cessano, la gola infiammata guarisce, i polmoni
del tisico si risanano, la povera testa confusa è libera,
Le articolazioni del reumatico si muovono elastiche come prima, e
anche più di prima,
Restringimenti ostruiti si aprono, il paralitico ritorna agile,
Chi ha gonfiori, convulsioni o congestioni si risveglia guarito,
Attraversano il ristoro e la chimica della notte, e poi si svegliano.

Anch’io vengo dalla notte!


Io per un po’ sto lontano, oh notte, ma poi torno di nuovo da te e ti
amo!

Perché devo avere paura di fidarmi di te?


Io non ho paura – tu mi hai ben privilegiato,
Io amo il giorno che scorre copioso, ma non dimentico te, dove a
lungo io giacqui,
Io non so come sono venuto da te, e non so dove vado con te – ma so
che sono arrivato bene, e che bene me ne andrò.

Io mi fermerò solo un istante con la notte, e mi alzerò per tempo,


Io trascorrerò debitamente il giorno, madre mia, e debitamente
tornerò da te.
Poem of Faces

Sauntering the pavement or riding the country by-road, here then are
faces!
Faces of friendship, precision, caution, suavity, ideality,
The spiritual prescient face – the always welcome, common,
benevolent face,
The face of the singing of music – the grand faces of natural lawyers
and judges, broad at the back-top,
The faces of hunters and fishers, bulged at the brows – the shaved
blanched faces of orthodox citizens,
The pure, extravagant, yearning, questioning artist’s face,
The ugly face of some beautiful soul, the handsome detested or
despised face,
The sacred faces of infants, the illuminated face of the mother of
many children,
The face of an amour, the face of veneration,
The face as of a dream, the face of an immobile rock,
The face withdrawn of its good and bad, a castrated face,
A wild hawk, his wings clipped by the clipper,
A stallion that yielded at last to the thongs and knife of the gelder.

Sauntering the pavement or crossing the ceaseless ferry, here then are
faces!
I see them, and complain not, and am content with all.

Do you suppose I could be content with all if I thought them their


own finale?

This now is too lamentable a face for a man


Some abject louse asking leave to be, cringing for it,
Some milk-nosed maggot blessing what lets it wrig to its hole.

This face is a dog’s snout sniffing for garbage;


Snakes nest in that mouth, I hear the sibilant threat.

This face is a haze more chill than the arctic sea,


Its sleepy and wobbling icebergs crunch as they go.

This is a face of bitter herbs, this an emetic, they need no label,


And more of the drug-shelf, laudanum, caoutchouc, or hog’s-lard.
This face is an epilepsy, its wordless tongue gives out the unearthly
cry,
Its veins down the neck distend, its eyes roll till they show nothing
but their whites,
Its teeth grit, the palms of the hands are cut by the turned-in nails,
The man falls struggling and foaming to the ground while he
speculates well.
This face is bitten by vermin and worms,
And this is some murderer’s knife with a half-pulled scabbard.

This face owes to the sexton his dismalest fee,


An unceasing death-bell tolls there.

Those then are really men, the bosses and tufts of the great round
globe!

Features of my equals, would you trick me with your creased and


cadaverous march?
Well, you cannot trick me.

I see your rounded never-erased flow,


I see neath the rims of your haggard and mean disguises.

Splay and twist as you like – poke with the tangling fores of fishes or
rats,
You’ll be unmuzzled, you certainly will.

I saw the face of the most smeared and slobbering idiot they had at
the asylum,
And I knew for my consolation what they knew not,
I knew of the agents that emptied and broke my brother,
The same wait to clear the rubbish from the fallen tenement,
And I shall look again in a score or two of ages,
And I shall meet the real landlord perfect and unharmed, every inch
as good as myself.

The Lord advances, and yet advances!


Always the shadow in front! always the reached hand bringing up the
laggards!

Out of this face emerge banners and horses – O superb! I see what is
coming,
I see the high pioneer-caps – I see the staves of runners clearing the
way,
I hear victorious drums.

This face is a life-boat,


This is the face commanding and bearded, it asks no odds of the rest,
This face is flavored fruit, ready for eating,
This face of a healthy honest boy is the programme of all good.

These faces bear testimony slumbering or awake,


They show their descent from the Master himself.

Off the word I have spoken I except not one – red, white, black, all
are deific,
In each house is the ovum, it comes forth after a thousand years.

Spots or cracks at the windows do not disturb me,


Tall and sufficient stand behind and make signs to me,
I read the promise and patiently wait.

This is a full-grown lily’s face,


She speaks to the limber-hipp’d man near the garden pickets,
Come here, she blushingly cries – Come nigh to me, limber-hipp’d
man, and give me your finger and thumb,
Stand at my side till I lean as high as I can upon you,
Fill me with albescent honey, bend down to me,
Rub to me with your chafing beard, rub to my breast and shoulders.

The old face of the mother of many children!


Whist! I am fully content.

Lulled and late is the smoke of the Sabbath morning,


It hangs low over the rows of trees by the fences,
It hangs thin by the sassafras, the wild-cherry, and the cat-brier under
them.

I saw the rich ladies in full dress at the soiree,


I heard what the singers were singing so long,
Heard who sprang in crimson youth from the white froth and the
water-blue.

Behold a woman!
She looks out from her quaker cap – her face is clearer and more
beautiful than the sky.
She sits in an arm-chair, under the shaded porch of the farm-house,
The sun just shines on her old white head.

Her ample gown is of cream-hued linen,


Her grand-sons raised the flax, and her grand-daughters spun it with
the distaff and the wheel.

The melodious character of the earth!


The finish beyond which philosophy cannot go, and does not wish to
go!
The justified mother of men!
Poesia di volti

Girovagando per le strade asfaltate o percorrendo i viottoli di


campagna, guarda quanti volti!
Volti di amicizia, precisione, cautela, dolcezza, idealità,
Il volto della prescienza spirituale – volto sempre ben accetto,
comune, benevolo,
Il volto di chi canta la musica – volti solenni di giudici e di veri
avvocati dalle nuche spaziose,
Il volto dei cacciatori e pescatori dalle fronti sporgenti – volti sbarbati
e sbiaditi di cittadini ortodossi,
Il volto puro, stravagante, ansioso, inquisitore dell’artista,
Il brutto volto di qualche anima nobile, il volto bello, ma odiato e
disprezzato,
Il volto santo dei bambini, il volto illuminato della madre di molti figli,
Il volto di una relazione, il volto della venerazione,
Il volto come di un sogno, il volto di una roccia immobile,
Il volto svuotato del suo bene e del suo male, il volto castrato,
Un falco selvaggio con le ali tarpate dal tosatore,
Uno stallone che alla fine si è arreso alle briglie e al coltello del
castratore.

Girovagando per le vie lastricate o viaggiando su e giù sul ferry, è qui


che si vedono i volti!
Li vedo, non mi lamento, sono soddisfatto di tutto.

Ma tu pensi che potrei sentirmi soddisfatto se li ritenessi fini a se stessi?

Ora questo è un volto troppo sgradevole per un uomo


Un qualche schifoso pidocchio che chiede il permesso di esistere,
che si umilia per ottenerlo,
Un qualche scarafaggio col naso che gli cola che benedice chi
gli permette di strisciare nel suo buco.

Questo volto è il grugno di un cane che annusa tra i rifiuti;


Serpi si annidano in quella bocca, ne sento il sibilo minaccioso.

Questo volto è una foschia più gelida del mare artico,


Con i suoi iceberg lenti e traballanti che scricchiolano mentre passano.

Questo è un volto di erbe amare, questo è un emetico, non ha bisogno


di etichette,
E altri da scaffali di farmacia come laudano, caucciù o sugna.

Questo volto è una epilessia, con la lingua muta lancia un urlo


disumano,
Con le vene del collo rigonfie, con gli occhi che roteano fino a
mostrare solo il bianco,
Con i denti digrignati e i palmi delle mani feriti dalle unghie delle dita
contratte,
L’uomo casca in terra torcendosi con la schiuma alla bocca, e intanto
ragiona bene.

Questo volto è corroso da vermi parassiti,


E questo è il coltello di un assassino, semi-estratto dalla sua guaina.

Questo volto ha guadagnato al becchino il suo salario più sinistro,


Una campana a morto vi suona senza sosta.

Questi allora sono veramente uomini, i capi e i duri del grande globo
rotondo!

Volti dei miei simili, vorreste forse ingannarmi con il vostro


raggrinzito corteo cadaverico?
Eh no, non riuscirete a ingannarmi.

Io vedo il vostro flusso circolare che mai si cancella,


Io vedo sotto al bordo delle vostre meschine maschere truci.

Distorcetevi e contorcetevi quanto volete – frugate con le prue


ingarbugliate da pesci o ratti,
Vi toglieranno la museruola, certo che lo faranno.

Ho visto il volto del più imbrattato e bavoso idiota che stava al


manicomio,
E io sapevo, con mia grande consolazione, quello che loro non
sapevano,
Sapevo chi erano i responsabili che avevano affamato e rovinato mio
fratello,
Gli stessi che portano via i detriti dell’edificio crollato,
E tornerò a guardare fra una ventina o più di secoli,
E incontrerò il vero padrone, perfetto, incolume, in ogni sua minima
parte completo come me.

Il signore avanza e continua ad avanzare!


Sempre l’ombra che lo precede! Sempre la mano protesa che sollecita
i pigri!

Da questo volto emergono bandiere e cavalli – magnifico! Già vedo


quanto accadrà,
Vedo gli alti cappelli dei pionieri – vedo i bastoni degli esploratori
che aprono la strada,
Odo tamburi di vittoria.

Questo volto è una scialuppa di salvataggio,


Questo è il volto barbuto che comanda, che non chiede sconti a nessuno,
Questo volto è un frutto succoso, pronto per essere mangiato,
Questo volto di ragazzo sano e onesto è l’immagine di tutto ciò che è
buono.

Questi volti sono una testimonianza, svegli o addormentati che siano,


Mostrano la loro discendenza da Dio stesso.

Non escludo nessuno dalle parole che ho pronunciato – rossi, bianchi,


neri, portano tutti a Dio,
È in ogni casa il germe, che si schiuderà dopo mille anni.

Macchie e crepe alle finestre non mi disturbano,


Alti e preparati stanno lì dietro e mi fanno segno,
Io leggo la promessa e attendo paziente.

Questo è il volto di un giglio sbocciato,


Che parla all’uomo dai fianchi snelli, in giardino, vicino allo steccato,
E, vieni qui, gli grida arrossendo – vieni vicino a me, uomo dai
fianchi snelli, e dammi l’indice e il pollice,
Stammi vicino che io possa sollevarmi, più in alto possibile, accanto
a te,
Colmami di miele trasparente, chinati su di me,
Strofinami la tua ispida barba, strofinamela sulle spalle e sul seno.

L’antico volto della madre di molti figli!


Tacete! Sono proprio soddisfatto.

Lento s’attarda il fumo nel giorno del Signore,


S’impiglia leggero sul filare degli alberi lungo lo steccato,
S’impiglia sottile sul sassofrasso, sul ciliegio selvatico e nei rovi lì sotto.

Ho visto le ricche signore in abiti sfarzosi per una soiree,


Ho sentito ciò che i cantori hanno cantato a lungo,
Ho saputo chi è emersa, rosea di giovinezza, dalla spuma bianca e
dalle onde azzurre.

Ecco una donna!


Guarda da sotto la sua cuffia da quacchera – con il viso più limpido e
più bello del cielo.
Sta seduta su una poltrona, all’ombra del portico della fattoria,
Mentre il sole brilla appena sulla vecchia testa canuta.

L’ampia gonna color crema è di lino,


Che i suoi nipoti hanno coltivato e le sue nipoti hanno filato con la
conocchia e l’arcolaio.

Com’è armonioso il movimento della terra!


E il confine oltre il quale la filosofia non può andare e neppure vuole
andare!
La madre riconosciuta degli uomini!
Bunch Poem

The friend I am happy with,


The arm of my friend hanging idly over my shoulder,
The hill-side whitened with blossoms of the mountain ash,
The same, late in autumn – the gorgeous hues of red, yellow, drab,
purple, and light and dark green,
The rich coverlid of the grass – animals and birds – the private
untrimmed bank – the primitive apples – the pebble-stones,
Beautiful dripping fragments – the negligent list of one after another,
as I happen to call them to me, or think of them,
The real poems, (what we call poems being merely pictures),
The poems of the privacy of the night, and of men like me,
This poem, drooping shy and unseen, that I always carry, and that all
men carry,
(Know, once for all, avowed on purpose, wherever are men like me,
are our lusty, lurking, masculine poems),
Love-thoughts, love-juice, love-odor, love-yielding, love-climbers,
and the climbing sap,
Arms and hands of love – lips of love – phallic thumb of love –
breasts of love – bellies, pressed and glued together with
love,
Earth of chaste love – life that is only life after love,
The body of my love – the body of the woman I love – the body of
the man – the body of the earth,
Soft forenoon airs that blow from the south-west,
The hairy wild-bee that murmurs and hankers up and down – that
gripes the full-grown lady-flower, curves upon her with
amorous firm legs, takes his will of her, and holds himself
tremulous and tight upon her till he is satisfied,
The wet of woods through the early hours,
Two sleepers at night lying close together as they sleep, one with an
arm slanting down across and below the waist of the other,
The smell of apples, aromas from crushed sage-plant, mint,
birch-bark,
The boy’s longings, the glow and pressure as he confides to me what
he was dreaming,
The dead leaf whirling its spiral whirl, and falling still and content to
the ground,
The no-formed stings that sights, people, objects, sting me with,
The hubbed sting of myself, stinging me as much as it ever can any one,
The sensitive, orbic, underlapped brothers, that only privileged feelers
may be intimate where they are,
The curious roamer, the hand, roaming all over the body – the bashful
withdrawing of flesh where the fingers soothingly pause and
edge themselves,
The limpid liquid within the young man,
The vexed corrosion, so pensive and so painful,
The torment – the irritable tide that will not be at rest,
The like of the same I feel – the like of the same in others,
The young woman that flushes and flushes, and the young man that
flushes and flushes,
The young man that wakes, deep at night, the hot hand seeking to
repress what would master him – the strange half-welcome
pangs, visions, sweats – the pulse pounding through palms
and trembling encirling fingers – the young man all colored,
red, ashamed, angry;
The souse upon me of my lover the sea, as I lie willing and naked,
The merriment of the twin-babes that crawl over the grass in the sun,
the mother never turning her vigilant eyes from them,
The walnut-trunk, the walnut-husks, and the ripening or ripened
long-round walnuts,
The continence of vegetables, birds, animals,
The consequent meanness of me should I skulk or find myself
indecent, while birds and animals never once skulk or find
themselves indecent,
The great chastity of paternity, to match the great chastity of
maternity,
The oath of procreation I have sworn,
The greed that eats in me day and night with hungry gnaw, till I
saturate what shall produce boys to fill my place when I am
through,
The wholesome relief, repose, content,
And this bunch plucked at random from myself,
It has done its work – I toss it carelessly to fall where it may.
Poesia del gruppo

L’amico con cui sono felice,


Il braccio dell’amico che languido si posa sulle mie spalle,
Il pendio della collina imbiancato dai petali del sorbo selvatico,
Lo stesso luogo nel tardo autunno – toni sgargianti di rosso, giallo,
dorato, vermiglio e verde chiaro e scuro,
La ricca trapunta d’erba – gli animali e gli uccelli – l’incolta sponda
privata – le mele selvatiche, i ciottoli,
Splendidi frammenti goccianti – l’elenco distratto di una cosa dopo
l’altra, quando mi capita di ricordarle o di pensarci,
Poesie vere, (perché, ciò che chiamiamo poesie, sono solo immagini),
Poesie dell’intimità della notte e di uomini come me,
Questa poesia nascosta, timidamente china, che io sempre porto con
me e che tutti gli uomini portano con sé,
(Sappiatelo, una volta per tutte, ve lo dico di proposito: ovunque ci
sono uomini come me, lì sono latenti le nostre forti poesie
maschili),
Pensieri d’amore, succo d’amore, odore d’amore, resa d’amore,
rampicanti d’amore su cui sale la linfa,
Braccia e mani d’amore – labbra d’amore – fallico pollice d’amore –
seni d’amore – ventri pressati e incollati dall’amore,
Terra dell’amore casto – vita che è solo vita dopo l’amore,
Il corpo del mio amore – il corpo della donna che amo – il corpo
dell’uomo – il corpo della terra,
Dolci brezze del mattino che spirano da sud-ovest,
L’ispida ape selvatica che su e giù ronza bramosa – e afferra il maturo
fiore femminile, vi si china con le salde zampe d’amore, ne fa
ciò che vuole e vi rimane vibrante e sicura finché non è sod
disfatta,
L’umido bosco alle prime ore del giorno,
Due che di notte dormono vicini,uno con un braccio di traverso sotto
la vita dell’altro,
Il profumo delle mele, aromi di salvia pestata, di menta, di scorza di
betulla,
Le voglie del ragazzo, la foga e la pressione mentre mi confida i suoi
sogni,
La foglia morta che cade volteggiando e si posa a terra, placida e
contenta,
Gli aculei informi con cui mi trafiggono sguardi, persone, oggetti,
Il mio vitale aculeo, che può trafiggere me come chiunque altro,
I ciondoli, delicati, rotondi, fratelli, che solo dita privilegiate possono
segretamente toccare,
La mano curiosa vagante, che scorre su tutto il corpo – il ritrarsi
timido della carne dove le dita carezzevoli si attardano e si
insinuano,
Il liquido limpido nel giovane,
La corrosione esasperata, così pensosa e penosa,
Il tormento – flusso d’irritazione che mai avrà pace,
La stessa cosa di ciò che io provo – la stessa cosa negli altri,
La ragazza che arrossisce e arrossisce, e il ragazzo che arrossisce e
arrossisce,
Il ragazzo che si sveglia nel cuore della notte e eccitato, con la mano
cerca di domare ciò che invece lo governa – le strane pene
quasi invocate, visioni, sudori – il battito del polso fra le
mani e le dita tremanti intrecciate – il ragazzo tutto
accalorato, rosso, imbarazzato, arrabbiato;
E la doccia del mio amante, il mare, su di me che giaccio nudo e
voglioso,
L’allegria di due gemellini che avanzano a carponi nell’erba e nel
sole, con la madre che mai distoglie da loro il vigile sguardo,
Il tronco del noce, il mallo della noce, e le noci oblunghe, quelle
mature o da maturare,
La naturalezza di vegetali, uccelli e animali,
La conseguente mia meschinità se mi nascondo o mi sento
imbarazzato, quando uccelli e animali non si nascondono né
mai si sentono imbarazzati,
La grande purezza della paternità, da contrapporre alla grande
purezza della maternità,
Il giuramento che ho fatto di procreare,
La libidine che mi consuma giorno e notte con il suo dente vorace
finché io non abbia impregnato chi produrrà dei figli per
prendere il mio posto quando non ci sarò più,
Il sano riposo, il sollievo, la soddisfazione,
E questo mazzo strappato da me così a caso,
Ha compiuto il suo dovere – e indifferente lo getto perché possa cadere
dove capita.
Lesson Poem

Who learns my lesson complete?


Boss, journeyman, apprentice? churchman and atheist?
The stupid and the wise thinker? parents and offspring? merchant,
clerk, porter, and customer? editor, author, artist, and
schoolboy?
Draw nigh and commence,
It is no lesson, it lets down the bars to a good lesson,
And that to another, and every one to another still.

The great laws take and effuse without argument,


I am of the same style, for I am their friend,
I love them quits and quits – I do not halt and make salaams.

I lie abstracted and hear beautiful tales of things and the reasons of
things,
They are so beautiful I nudge myself to listen.

I cannot say to any person what I hear – I cannot say it to myself – it


is very wonderful.

It is no little matter, this round and delicious globe moving so exactly


in its orbit forever and ever without one jolt or the untruth of
a single second,
I do not think it was made in six days, nor in ten thousand years, nor
ten decillions of years,
Nor planned and built one thing after another, as an architect plans
and builds a house.

I do not think seventy years is the time of a man or woman,


Nor that seventy millions of years is the time of a man or woman,
Nor that years will ever stop the existence of me or any one else.

Is it wonderful that I should be immortal? as every one is immortal,


I know it is wonderful – but my eye-sight is equally wonderful, and how
I was conceived in my mother’s womb is equally wonderful,
And how I was not palpable once, but am now – and was born on the
last day of May in the Year of America – and passed from a
babe, in the creeping trance of three summers and three
winters, to articulate and walk – all this is equally wonderful,
And that I grew six feet high, and that I have become a man thirty-six
years old in the Year of America, and that I am here anyhow,
are all equally wonderful,
And that my soul embraces you this hour, and we affect each other
without ever seeing each other, and never perhaps to see each
other, is every bit as wonderful,
And that I can think such thoughts as these is just as wonderful,
And that I can remind you, and you think them and know them to be
true, is just as wonderful,
And that the moon spins round the earth, and on with the earth,
is equally wonderful,
And that they balance themselves with the sun and stars is equally
wonderful.

Come! I should like to hear you tell me what there is in yourself that
is not just as wonderful,
And I should like to hear the name of anything between Sunday
morning and Saturday night that is not just as wonderful.
Poesia della lezione

Chi vuole imparare tutta la mia lezione?


Padrone, operaio, apprendista? Religioso o ateo?
Il pensatore ottuso e quello profondo? Genitori e figli?
Commerciante, impiegato, facchino e cliente? Redattore,
autore, artista e scolaro?
Avvicinatevi, si comincia,
Non è una lezione, ma rimuove ogni ostacolo a una buona lezione,
E poi a un’altra e ognuna a un’altra ancora.

Le grandi leggi prendono e danno senza problemi,


E io sono dello stesso tipo perché sono amico loro,
E le amo e basta – non mi fermo a fare salamelecchi.

E me ne sto assorto ad ascoltare i bei racconti delle cose e dei loro


perché,
E sono così belli che mi do da fare per ascoltarli.

Non posso dire a nessuno quello che sento – non posso dirlo
nemmeno a me stesso – è tutto così fantastico.

Non è cosa da poco questo delizioso globo rotondo che si muove con
tanta esattezza nell’orbita sua, in eterno, senza mai una
scossa o l’errore di un solo secondo,
Non ci credo che fu fatto in sei giorni, né in diecimila anni, né in dieci
bilioni di anni,
Né che sia stato progettato e costruito un pezzo dopo l’altro, come un
architetto progetta e costruisce una casa.

Non credo che settant’anni siano la vita di un uomo o di una donna,


Né che settanta milioni di anni siano la vita di un uomo o di una donna,
Né che gli anni potranno mai fermare la vita mia né di nessun altro.

Non è fantastico che io sia immortale? Così tutti sono immortali,


Lo so che è fantastico – ma anche la mia vista lo è, e anche come fui
concepito nel ventre di mia madre è fantastico,
E come prima non fossi tangibile, ma lo sia ora – e fossi nato l’ultimo
giorno di maggio nell’anno dell’America – e come fossi
passato dallo stato di neonato, nella strisciante confusione di
tre estati e tre inverni, ad articolare le parole e i passi – e
anche questo è un miracolo,
E che sia alto un metro e ottantatré e sia diventato un uomo di
trentasei anni nell’anno dell’America e che sia comunque
qui, anche questo è un miracolo,
E che l’anima mia ti abbracci in quest’ora e che noi ci influenziamo
l’un l’altro pur senza vederci e forse senza neppure mai
incontrarci, anche questo è un miracolo,
E che io possa avere questi pensieri è proprio un miracolo,
E che io possa passarli a te e tu pensarli e sentirli veri, anche questo è
un miracolo,
E che la luna giri attorno alla terra e con la terra, è un miracolo
E che siano in armonia con il sole e con le stelle, anche questo è un
miracolo.

Andiamo! Prova a dirmi cosa c’è in te che non sia così meraviglioso,
E prova a dirmi anche il nome di qualcosa che, fra domenica mattina
e sabato notte, non sia poi così meraviglioso.
Poem of The Propositions of Nakedness

Respondez! Respondez!
Let every one answer! Let all who sleep be waked! Let none evade –
not you, any more than others!
Let that which stood in front go behind! and let that which was
behind advance to the front and speak!
Let murderers, thieves, tyrants, bigots, unclean persons, offer new
propositions!
Let the old propositions be postponed!
Let faces and theories be turned inside out! Let meanings be criminal
as well as results! (Say! can results be criminal, and
meanings not criminal?)
Let there be no suggestion besides the suggestion of drudgery!
Let none be pointed toward his destination! (Say! do you know your
destination?)
Let trillions of men and women be mocked with bodies and mocked
with souls!
Let the love that waits in them, wait! Let it die, or pass still-born to
other spheres!
Let the sympathy that waits in every man, wait! or let it also pass, a
dwarf, to other spheres!
Let contradictions prevail! Let one thing contradict another! and let
one line of my poem contradict another!
Let the people sprawl with yearning aimless hands! Let their tongues
be broken! Let their eyes be discouraged! Let none descend
into their hearts with the fresh lusciousness of love!
Let the theory of America be management, caste, comparison! (Say!
what other theory would you?)
Let them that distrust birth and death lead the rest! (Say! why shall
they not lead you?)
Let the crust of hell be neared and trod on! Let the days be darker
than the nights! Let slumber bring less slumber than waking-
time brings!
Let the world never appear to him or her for whom it was all made!
Let the heart of the young man exile itself from the heart of the old
man! and let the heart of the old man be exiled from that of
the young man!
Let the sun and moon go! Let scenery take the applause of the
audience! Let there be apathy under the stars!
Let freedom prove no man’s inalienable right! Every one who can
tyrannize, let him tyrannize to his satisfaction!
Let none but infidels be countenanced!
Let the eminence of meanness, treachery, sarcasm, hate, greed,
indecency, impotence, lust, be taken for granted above all!
Let poems, judges, governments, households, religions,
philosophies, take such for granted above all!
Let the worst men beget children out of the worst women!
Let priests still play at immortality!
Let death be inaugurated!
Let nothing remain upon the earth except teachers, artists, moralists,
lawyers, and learned and polite persons!
Let him who is without my poems be assassinated!
Let the cow, the horse, the camel, the garden-bee – Let the mud-fish,
the lobster, the mussel, eel, the sting-ray and the grunting
pig-fish – Let these, and the like of these, be put on a perfect
equality with man and woman!
Let churches accommodate serpents, vermin, and the corpses of those
who have died of the most filthy of diseases!
Let marriage slip down among fools, and be for none but fools!
Let men among themselves talk obscenely of women! and let women
among themselves talk obscenely of men!
Let every man doubt every woman! and let every woman trick every
man!
Let us all, without missing one, be exposed in public, naked, monthly,
at the peril of our lives! Let our bodies be freely handled and
examined by whoever chooses!
Let nothing but love-songs, pictures, statues, elegant works, be
permitted to exist upon the earth!
Let the earth desert God, nor let there ever henceforth be mentioned
the name of God!
Let there be no God!
Let there be money, business, railroads, imports, exports, custom,
authority, precedents, pallor, dyspepsia, smut, ignorance,
unbelief!
Let judges and criminals be transposed! Let the prison-keepers be put
in prison! Let those that were prisoners take the keys! (Say!
why might they not just as well be transposed?)
Let the slaves be masters! Let the masters become slaves!
Let the reformers descend from the stands where they are forever
bawling! Let an idiot or insane person appear on each of the
stands!
Let the Asiatic, the African, the European, the American and the
Australian, go armed against the murderous stealthiness of
each other! Let them sleep armed! Let none believe in
goodwill!
Let there be no living wisdom! Let such be scorned and derided off
from the earth!
Let a floating cloud in the sky – Let a wave of the sea – Let one
glimpse of your eye-sight upon the landscape or grass – Let
growing mint, spinach, onions, tomatoes – Let these be
exhibited as shows at a great price for admission!
Let all the men of These States stand aside for a few smouchers! Let
the few seize on what they choose! Let the rest gawk, giggle
starve, obey!
Let shadows be furnished with genitals! Let substances be deprived
of their genitals!
Let there be immense cities – but through any of them, not a single
poet, saviour, knower, lover!
Let the infidels of These States laugh all faith away! If one man be
found who has faith, let the rest set upon him! Let them
affright faith! Let them destroy the power of breeding faith!
Let the she-hariots and the he-harlots be prudent! Let them dance on,
while seeming lasts! (O seeming! seeming! seeming!)
Let the preachers recite creeds! Let the preachers of creeds never dare
to go meditate upon the hills, alone, by day or by night! (If
one ever once dare, he is lost!)
Let insanity have charge of sanity!
Let books take the place of trees, animals, rivers, clouds!
Let the portraits of heroes supersede heroes!
Let the manhood of man never take steps after itself! Let it take steps
after eunuchs, and after consumptive and genteel persons!
Let the white person tread the black person under his heel! (Say!
which is trodden under heel, after all?)
Let the reflections of the things of the world be studied in mirrors!
Let the things themselves continue unstudied!
Let a man seek pleasure everywhere except in himself! Let a woman
seek happiness everywhere except in herself! (Say! what real
happiness have you had one single time through your whole
life?)
Let the limited years of life do nothing for the limitless years of
death! (Say! what do you suppose death will do, then?)
Poesia delle proposte di nudità

Respondez! Respondez!
Che tutti diano una risposta! Che siano svegliati tutti quelli che
dormono! Che nessuno si sottragga – né tu, né gli altri!
Che i primi siano gli ultimi e che chi stava dietro avanzi in prima fila
a parlare!
Che assassini, ladri, tiranni, bigotti e corrotti propongano cose nuove!
Che le antiche proposte siano posposte!
Che siano sovvertiti volti e teorie! Che le premesse siano
delinquenziali proprio come i risultati! (Dimmi, possono i
risultati essere delinquenziali e non le premesse?)
Che non ci siano proposte oltre a quella di un duro lavoro!
Che a nessuno sia indicata la sua destinazione! (Dimmi, ma tu
conosci la tua destinazione?)
Che migliaia e migliaia di uomini e donne siano presi in giro
nell’anima e nel corpo!
Che indugi l’amore che in loro indugia! Che muoia, o che, abortito,
passi ad altre sfere!
Che attenda la compassione che è in attesa in ogni uomo! o che,
ridotta, passi ad altre sfere!
Che prevalgano le contraddizioni! Che una cosa ne contraddica
un’altra! Che un verso della mia poesia ne contraddica un
altro!
Che la gente distenda con desiderio mani inutili! Che le lingue si
spezzino e gli occhi si volgano altrove! Che nessuno discenda
nel suo cuore con la gustosa freschezza dell’amore!
Che la teoria dell’America sia guida, gruppo sociale, confronto!
(Dimmi, ma che altre teorie vorresti proporre?)
Che quelli che non credono nella vita e nella morte guidino gli altri!
(Dimmi, ma perché non dovrebbero guidarti?)
Che la crosta dell’inferno sia più vicina per camminarci! Che i giorni
siano più neri delle notti! Che il sonno porti meno sonno che
l’ora del risveglio!
Che il mondo non appaia mai a colui o a colei per il quale tutto fu
creato!
Che il cuore del giovane si allontani da quello del vecchio e che il
cuore del vecchio si allontani da quello del giovane!
Che il sole e la luna avanzino! Che la scena ottenga l’applauso del
pubblico! Che ci sia indifferenza sotto le stelle!
Che la libertà non mostri l’inalienabile diritto dell’uomo! Che
tiranneggi a suo piacimento chiunque sia in grado di farlo!
Che nessuno se non gli infedeli siano assecondati!
Che la superiorità della grettezza, tradimento, sarcasmo, odio,
cupidigia, indecenza, impotenza, lussuria, sia data per
scontata, al di sopra di tutto! Che poesie, giudici, governi,
casate, religioni, filosofie, diano questo per scontato, al di
sopra di tutto!
Che gli uomini peggiori generino figli con le donne peggiori!
Che i preti ancora giochino all’immortalità!
Che sia celebrata la morte!
Che nulla resti sulla terra se non insegnanti, artisti, moralisti,
avvocati, persone colte ed educate!
Che sia ucciso chi è senza le mie poesie!
Che la mucca, il cavallo, il cammello, l’ape, – che la carpa,
l’aragosta, la cozza, l’anguilla, la razza e la crisoptera che
grugnisce – che questi e i loro simili siano perfettamente alla
pari con l’uomo e con la donna!
Che le chiese diano asilo a serpenti, vermi e ai cadaveri di chi è morto
vittima delle più turpi malattie!
Che i matrimoni si diffondano fra gli sciocchi e che siano solo per
loro!
Che gli uomini fra loro parlino con volgarità delle donne e che le
donne fra loro parlino con volgarità degli uomini!
Che ogni uomo dubiti di ogni donna e che ogni donna tradisca ogni
uomo!
Che tutti noi, senza eccezioni, veniamo esibiti in pubblico nudi, ogni
mese, rischiando la vita! Che i nostri corpi siano liberamente
manipolati e testati, da chiunque decida di farlo!
Che nulla abbia diritto di esistere sulla terra se non canti d’amore,
quadri, statue e oggetti raffinati!
Che la terra abbandoni Dio e che mai d’ora in poi qui sia nominato il
nome di Dio!
Che non ci sia più Dio!
Che ci siano denaro, affari, ferrovie, importazioni, esportazioni,
dogana, autorità, priorità, pallore, dispepsia, oscenità,
ignoranza, diffidenza!
Che giudici e criminali si invertano le parti! Che i carcerieri siano
messi in prigione e i prigionieri prendano le chiavi! (Dimmi,
perché non possono anche loro semplicemente invertire le
parti?)
Che gli schiavi divengano padroni e i padroni schiavi!
Che i riformatori scendano dal palco da dove sempre sbraitano e un
idiota o un pazzo appaia su ogni palco!
Che asiatici, africani, europei, americani e australiani vadano armati
contro le reciproche estorsioni mortali! Che dormano armati e
che nessuno creda nella collaborazione!
Che non esista la saggezza, ma sia con disprezzo bandita dalla terra!
Che una nuvola che nuota nel cielo – o un’onda del mare – o
un’occhiata di sfuggita al paesaggio o all’erba – o il coltivare
menta, spinaci, cipolle, pomodori – che tutto ciò sia esposto
al pubblico a un prezzo d’ingresso molto alto!
Che tutti gli uomini di Questi Stati si facciano da parte per pochi
baciapile, che prendano ciò che scelgono e che gli altri
sciocchi ridacchino, muoiano di fame, obbediscano!
Che le ombre siano fornite di genitali e la sostanza sia privata dei suoi
genitali!
Che ci siano città immense – ma tutte senza un solo poeta, salvatore,
dotto o amante!
Che gli infedeli di Questi Stati se la ridano di tutte le fedi, e che, se si
trova un uomo che ha fede, gli altri gli vadano contro! Che
sconvolgano la fede e distruggano la capacità di alimentarla!
Che siano prudenti la prostituta e il mantenuto! Che continuino a
danzare, finché dura la superficialità! (O superficialità!
Superficialità!)
Che i predicatori recitino il loro credo! E che non osino andare da soli
a meditare sulle colline, né di giorno né di notte! (Se per caso
uno osa farlo, è perduto!)
Che la follia sia responsabile della saggezza!
Che i libri prendano il posto degli alberi, degli animali, dei fiumi,
delle nuvole!
Che gli eroi siano rimpiazzati dai loro ritratti!
Che la virilità dell’uomo non prenda mai provvedimenti contro se
stessa! Che le prenda invece contro gli eunuchi e contro
persone consunte e false!
Che il bianco schiacci il nero sotto i suoi tacchi! (Ma dimmi, alla fine,
chi viene schiacciato sotto i tacchi?)
Che il riflesso delle cose terrene sia valutato negli specchi! E che le
cose stesse vadano avanti naturalmente!
Che l’uomo ricerchi il piacere ovunque, ma non in se stesso! Che la
donna ricerchi la felicità ovunque, ma non in se stessa! (Ma
dimmi, quale vera felicità hai mai avuto anche una sola volta
in tutta la tua vita?)
Che gli anni limitati della vita nulla facciano per gli anni illimitati
della morte! (Ma dimmi, cosa pensi che farà, allora la
morte?)
Poem of The Sayers of The Words of The Earth

Earth, round, rolling, compact – suns, moons, animals – all these are
words,
Watery, vegetable, sauroid advances – beings,
premonitions, lispings of the future – these are vast words.

Were you thinking that those were the words – those upright lines?
those curves, angles, dots?
No, those are not the words – the substantial words are in the ground
and sea,
They are in the air – they are in you.

Were you thinking that those were the words – those delicious sounds
out of your friends’ mouths?
No, the real words are more delicious than they.

Human bodies are words, myriads of words,


In the best poems re-appears the body, man’s or woman’s,
well-shaped, natural, gay,
Every part able, active, receptive, without shame or the need of
shame.

Air, soil, water, fire, these are words,


I myself am a word with them – my qualities interpenetrate with
theirs – my name is nothing to them,
Though it were told in the three thousand languages, what would air,
soil, water, fire, know of my name?

A healthy presence, a friendly or commanding gesture, are words,


sayings, meanings,
The charms that go with the mere looks of some men and women are
sayings and meanings also.

The workmanship of souls is by the inaudible words of the earth,


The great masters, the sayers, know the earth’s words, and use them
more than the audible words.

Syllables are not the earth’s words,


Beauty, reality, manhood, time, life – the realities of such as these are
the earth’s words.

Amelioration is one of the earth’s words,


The earth neither lags nor hastens,
It has all attributes, growths, effects, latent in itself from the jump,
It is not half beautiful only – defects and excrescences show just as
much as perfections show.
The earth does not withhold, it is generous enough,
The truths of the earth continually wait, they are not so concealed
either,
They are calm, subtle, untransmissible by print,
They are imbued through all things, conveying themselves willingly,
Conveying a sentiment and invitation of the earth – I utter and utter,
I speak not, yet if you hear me not, of what avail am I to you?
To bear – to better – lacking these, of what avail am I?

Accouche! Accouchez!
Will you rot your own fruit in yourself there?
Will you squat and stifle there?

The earth does not argue,


Is not pathetic, has no arrangements,
Does not scream, haste, persuade, threaten, promise,
Makes no discriminations, has no conceivable failures,
Closes nothing, refuses nothing, shuts none out,
Of all the powers, objects, states, it notifies, shuts none out.

The earth does not exhibit itself nor refuse to exhibit itself –
possesses still underneath,
Underneath the ostensible sounds, the august chorus of heroes, the
wail of slaves,
Persuasions of lovers, curses, gasps of the dying, laughter of young
people, accents of bargainers,
Underneath these possessing the words that never fail.

To her children the words of the eloquent dumb great mother never
fail,
The true words do not fail, for motion does not fail, and reflection
does not fail,
Also the day and night do not fail, and the voyage we pursue does not
fail.

Of the interminable sisters,


Of the ceaseless cotillions of sisters,
Of the centripetal and centrifugal sisters, the elder and younger
sisters,
The beautiful sister we know dances on with the rest.

With her ample back toward every beholder,


With the fascinations of youth and the equal fascinations of age,
Sits she whom I too love like the rest, sits undisturbed,
Holding up in her hand what has the character of a mirror, her eyes
glancing back from it,
Glancing thence as she sits, inviting none, denying none,
Holding a mirror day and night tirelessly before her own face.

Seen at hand, or seen at a distance,


Duly the twenty-four appear in public every day,
Duly approach and pass with their companions, or a companion,
Looking from no countenances of their own, but from the
countenances of those who are with them,
From the countenances of children or women, or the manly
countenance,
From the open countenances of animals, from inanimate things,
From the landscape or waters, or from the exquisite apparition of the
sky,
From our own countenances, mine and yours, faithfully returning
them,
Every day in public appearing without fail, but never twice with the
same companions.

Embracing man, embracing all, proceed the three hundred and


sixty-five resistlessly round the sun,
Embracing all, soothing, supporting, follow close three hundred and
sixty-five offsets of the first, sure and necessary as they.

Tumbling on steadily, nothing dreading,


Sunshine, storm, cold, heat, forever withstanding, passing, carrying,
The soul’s realization and determination still inheriting,
The liquid vacuum around and ahead still entering and dividing,
No balk retarding, no anchor anchoring, on no rock striking,
Swift, glad, content, unbereaved, nothing losing,
Of all able and ready at any time to give strict account,
The divine ship sails the divine sea.

Whoever you are! motion and reflection are especially for you,
The divine ship sails the divine sea for you.

Whoever you are! you are he or she for whom the earth is solid and
liquid,
You are he or she for whom the sun and moon hang in the sky,
For none more than you are the present and the past,
For none more than you is immortality.

Each man to himself, and each woman to herself, is the word of the
past and present, and the word of immortality,
Not one can acquire for another – not one!
Not one can grow for another – not one!

The song is to the singer, and comes back most to him,


The teaching is to the teacher, and comes back most to him,
The murder is to the murderer, and comes back most to him,
The theft is to the thief, and comes back most to him,
The love is to the lover, and comes back most to him,
The gift is to the giver, and comes back most to him – it cannot fail,
The oration is to the orator, and the acting is to the actor and actress,
not to the audience,
And no man understands any greatness or goodness but his own, or
the indication of his own.

I swear the earth shall surely be complete to him or her who shall be
complete!
I swear the earth remains broken and jagged only to him or her who
remains broken and jagged!

I swear there is no greatness or power that does not emulate those of


the earth!
I swear there can be no theory of any account, unless it corroborate
the theory of the earth!
No politics, art, religion, behaviour, or what not, is of account, unless
it compare with the amplitude of the earth,
Unless it face the exactness, vitality, impartiality, rectitude of the
earth.

I swear I begin to see love with sweeter spasms than that which
responds love!
It is that which contains itself, which never invites and never refuses.

I swear I begin to see little or nothing in audible words!


I swear I think all merges toward the presentation of the unspoken
meanings of the earth!
Toward him who sings the songs of the body, and of the truths of the
earth,
Toward him who makes the dictionaries of the words that print cannot
touch.

I swear I see what is better than to tell the best,


It is always to leave the best untold.

When I undertake to tell the best, I find I cannot,


My tongue is ineffectual on its pivots,
My breath will not be obedient to its organs,
I become a dumb man.

The best of the earth cannot be told anyhow – all or any is best,
It is not what you anticipated, it is cheaper, easier, nearer,
Things are not dismissed from the places they held before,
The earth is just as positive and direct as it was before,
Facts, religions, improvements, politics, trades, are as real as before,
But the soul is also real, it too is positive and direct,
No reasoning, no proof has established it,
Undeniable growth has established it.

This is a poem for the sayers of the earth – these are hints of
meanings,
These are they that echo the tones of souls, and the phrases of souls;
If they did not echo the phrases of souls, what were they then?
If they had not reference to you in especial, what were they then?

I swear I will never henceforth have to do with the faith that tells the
best!
I will have to do with that faith only that leaves the best untold.

Say on, sayers of the earth!


Delve! mould! pile the substantial words of the earth!
Work on, age after age! nothing is to be lost,
It may have to wait long, but it will certainly come in use,
When the materials are all prepared, the architects shall appear,
I swear to you the architects shall appear without fail! I announce
them and lead them!
I swear to you they will understand you and justify you!
I swear to you the greatest among them shall be he who best knows
you, and encloses all, and is faithful to all!
I swear to you, he and the rest shall not forget you! they shall
perceive that you are not an iota less than they!
I swear to you, you shall be glorified in them!
Poesia di chi pronuncia le parole della terra

Terra, sferica, rotante, compatta – soli, lune, animali – queste sono


parole,
Resti acquosi, vegetali, primigeni – esseri, premonizioni, balbettii del
futuro – queste sono parole grandi.

Credevi che quelle fossero le parole – quelle righe verticali, le curve,


gli angoli e i puntini?
No, quelle non sono le parole – le parole essenziali sono sulla terra e
sul mare,
Sono nell’aria – sono dentro di te.

Credevi che quelle fossero le parole – quei suoni deliziosi usciti dalle
bocche dei tuoi amici?
No, le parole vere sono ben più deliziose.

I corpi umani sono le parole, miriadi di parole,


Nei poemi migliori ricompare il corpo, maschile o femminile, bello,
naturale, vitale,
Ogni sua parte abile, attiva, ricettiva, senza vergogna, e senza il
bisogno di provar vergogna.

Aria, terra, acqua, fuoco, queste sono parole,


E io stesso sono una parola con loro – le mie qualità compenetrate
con le loro – il mio nome è nulla per loro,
E se pronunciato in tremila lingue, che ne saprebbero aria, terra,
acqua e fuoco, del mio nome?

Un sano aspetto, un gesto amico, autorevole, sono parole, frasi, e


anche significati,
Il fascino che traspare alla semplice vista di alcuni uomini e donne è
anch’esso parole e significati.

Le anime sono forgiate dalle tacite parole della terra,


I grandi maestri, gli oratori conoscono le parole della terra che usano
più delle parole che si sentono.

Le sillabe non sono le parole della terra,


Bellezza, verità, virilità, tempo, vita – realtà come queste sono le
parole della terra.

Miglioramento è una delle parole della terra,


La terra non frena, non accelera,
Possiede tutto, qualità, sviluppi, effetti, che aveva latenti fin
dall’inizio,
Non è solo bella a metà – difetti ed escrescenze si vedono quanto la
perfezione.
La terra non si nega, ma piuttosto è generosa,
Le verità della terra aspettano di continuo, e non sono neppure così
nascoste,
Sono calme, sottili, incomunicabili sulla carta,
Sono impregnate di ogni cosa e con gioia entrano in relazione,
Comunicando un sentimento e un invito della terra – non mi stanco di
ripetere,
E io non parlo, ma se tanto tu non mi senti, a cosa ti posso servire?
Generare – migliorare – se manca questo, a cosa posso servire?

Accouche! Accouchez!
Vuoi forse che il tuo frutto marcisca qui dentro di te?
Vuoi forse soffocare qui, rannicchiato?

La terra non discute,


Non è patetica, non scende a compromessi,
Non urla, non s’affanna, non persuade, non minaccia o promette,
Non fa discriminazioni, non ammette fallimenti,
Non chiude mai, non rifiuta nulla, non esclude nessuno,
Di tutti i poteri, oggetti, stati che manifesta, non ne esclude nessuno.

La terra non si mette in mostra né rifiuta di mettersi in mostra –


possiede, nascoste
Sotto ai falsi rumori, sotto ai cori trionfali degli eroi, ai lamenti degli
schiavi,
Alle certezze degli amanti, alle maledizioni e ai rantoli dei moribondi,
alle risa dei giovani, alle grida dei venditori,
Sotto a questo possiede parole che non falliscono mai.

Per i suoi figli, le tacite parole suadenti della grande madre non
falliscono mai,
Le parole vere non falliscono mai, come il moto non può fallire e
neppure l’immagine che si riflette,
Né il giorno e la notte falliscono e non fallisce il viaggio che abbiamo
intrapreso.

Tra le infinite sorelle,


Tra le infinite danze delle sorelle,
Tra le sorelle centripete e centrifughe, tra le più vecchie e le più
giovani,
Quella bella che noi conosciamo balla con le altre.

Dando le ampie spalle agli spettatori,


Con il fascino della giovinezza e l’uguale fascino dell’età,
Siede quella che anch’io come tutti amo, siede indisturbata,
Tenendo fra le mani ciò che sembra uno specchio, che riflette i suoi
occhi
Che la guardano mentre, seduta, non invita né respinge nessuno,
Ma instancabile regge uno specchio notte e giorno davanti al suo
viso.

Viste da vicino o viste da lontano,


Puntuali ogni giorno le ventiquattro appaiono in pubblico,
Puntuali si avvicinano e passano con i compagni o con un compagno,
Guardando non dal loro volto, ma dai visi di chi sta con loro,
Da visi di bambini o di donne, o da un volto maschile,
Dall’espressione aperta degli animali, da cose inanimate,
Dai paesaggi o dalle acque, dalle splendide immagini del cielo,
Dai nostri volti, dal mio e dal tuo che fedelmente le riflettono,
Ogni giorno puntuali appaiono in pubblico, ma mai due volte con gli
stessi compagni.

Abbracciando l’uomo, abbracciando tutto, avanzano i


trecentosessantacinque senza sosta intorno al sole,
Abbracciando tutto, portatori di serenità e aiuto, seguono da vicino i
trecentosessantacinque frutto dei primi, e come i primi sicuri
e necessari.

Roteando senza sosta e senza alcuna paura,


Sole, bufere, freddo, caldo, mentre tutto sopporta, supera e oltrepassa,
Ereditando sempre ciò che l’anima concepisce e delibera,
Penetrando e fendendo sempre il vuoto liquido che lo circonda e lo
precede,
Senza ostacoli a ritardarlo, né ancore a trattenerlo, nessuno scoglio su
cui incagliarsi,
Rapido, lieto, contento, intatto, senza aver nulla perso,
Capace e pronto in ogni momento a dare un resoconto preciso di
tutto,
Il vascello divino veleggia nel mare divino.

Chiunque tu sia, il moto e il riflesso sono solo per te,


Il vascello divino veleggia nel mare divino per te.

Chiunque tu sia, sei colui o colei per il quale la terra è solida e


liquida,
Tu sei colui o colei per il quale il sole e la luna sono sospesi nel cielo,
Perché nessuno più di te è il presente e il passato,
Perché nessuno più di te è l’immortalità.

Ogni uomo per sé e ogni donna per sé sono la parola del passato e del
presente, sono la parola dell’immortalità,
Nessuno può acquistare per un altro – nessuno!
Nessuno può crescere per un altro – nessuno!

Il canto è per il cantante e ritorna sempre su di lui,


L’insegnamento è per l’insegnante e ritorna sempre su di lui,
L’omicidio è per l’omicida e ritorna sempre su di lui,
Lo scippo è per lo scippatore e ritorna sempre su di lui,
L’amore è per l’amante e ritorna sempre su di lui,
Il dono è per il donatore e ritorna sempre su di lui – non ci si può
sbagliare,
L’orazione è per l’oratore, il recitare è per l’attore e l’attrice, non per
il pubblico,
E non c’è uomo che capisca grandezza o bontà alcuna se non la
propria o l’indicazione della propria.

Giuro che la terra sarà certamente completa per colui o colei che sarà
completo!
Giuro che la terra sarà in pezzi e sbeccata solo per colui o colei che sarà
in pezzi e sbeccato!

Giuro che non esiste grandezza o potere che non emuli quelli della
terra!
Giuro che non può esistere una teoria valida che non corrobori la
teoria della terra!
Politica, arte, religione, costumi o altro non hanno alcun valore se non
reggono il confronto con l’ampiezza della terra,
O se non sanno fronteggiare l’esattezza, la vitalità, l’imparzialità e la
rettitudine della terra.

Giuro che comincio a considerare l’amore con spasimi più dolci di


quelli che riguardano l’amore!
Ed è lui che contiene se stesso, e mai invita e mai rifiuta.

Giuro che comincio a trovare poco o nulla nelle parole percepibili!


E credo che tutto confluisca nella presentazione dei significati
inespressi della terra!
In chi canta le canzoni del corpo e delle verità della terra,
In chi compila i dizionari delle parole che la grafica non riesce a
stampare.
Lo giuro, so cosa è ancora meglio che dire il meglio,
E che consiste sempre nel tacere il meglio.

E quando cerco di esprimere il meglio, mi accorgo di non riuscirci,


La lingua non gira sui suoi cardini,
Il respiro non obbedisce ai suoi organi,
E io divento un uomo muto.

Il meglio della terra non può comunque venir espresso – tutto o una
parte è la cosa migliore,
Non è ciò che avevi previsto, è più accessibile, più facile, più vicino,
Le cose non vengono rimosse dai posti che occupavano prima,
La terra è sempre positiva e diretta come prima,
Fatti, religioni, miglioramenti, politica, commerci sono reali come
prima,
Ma anche l’anima è reale, ed è pure positiva e diretta,
Nessun ragionamento, nessuna prova lo ha stabilito,
Ma un’innegabile crescita lo ha stabilito.
Questo è un canto per gli oratori della terra – questi sono spunti per la
comprensione,
E sono quelli che echeggiano i toni delle anime e le frasi delle anime;
E se non echeggiassero le frasi delle anime, che cosa mai sarebbero?
E se non si riferissero a te in particolare, che cosa mai sarebbero?

Giuro che d’ora in poi non voglio avere più niente a che fare con la
fede che suggerisce il meglio!
Voglio solo avere a che fare con la fede che tace il meglio!

Parlate, oratori della terra!


Scavate! Modellate! Ammassate le parole fondamentali della terra!
Continuate a lavorare, un secolo dopo l’altro e nulla andrà perduto,
Potrà passare tanto tempo, ma alla fine si rivelerà utile,
Quando i materiali saranno tutti pronti, arriveranno gli architetti,
E ti giuro che gli architetti arriveranno perché io li presenterò dopo
averli accompagnati,
E ti giuro che ti capiranno e ti giustificheranno!
E ti giuro che il migliore di loro sarà quello che ti conosce meglio, e
tutto comprende, e a tutto è fedele!
E ti giuro che né lui né gli altri ti dimenticheranno, e si renderanno
conto che tu non sei in nulla inferiore a loro!
E ti giuro che alla fine sarai glorificato in loro!
Burial Poem

To think of time! to think through the retrospection!


To think of today, and the ages continued henceforward!

Have you guessed you yourself would not continue? Have you
dreaded those earth-beetles?
Have you feared the future would be nothing to you?

Is today nothing? Is the beginningless past


nothing?
If the future is nothing, they are just as surely
nothing.

To think that the sun rose in the east! that men and women were
flexible, real, alive! that every thing was alive!
To think that you and I did not see, feel, think, nor bear our part!
To think that we are now here, and bear our part!
Not a day passes, not a minute or second, without an accouchement!
Not a day passes, not a minute or second, without corpse!

The dull nights go over, and the dull days also,


The soreness of lying so much in bed goes over,
The physician, after long putting off, gives the silent and terrible look
for an answer,
The children come hurried and weeping, and the brothers and sisters
are sent for,
Medicines stand unused on the shelf – the camphor-smell has
pervaded the rooms,
The faithful hand of the living does not desert the hand of the dying,
The twitching lips press lightly on the forehead of the dying,
The breath ceases and the pulse of the heart ceases,
The corpse stretches on the bed, and the living look upon it,
It is palpable as the living are palpable.

The living look upon the corpse with their eyesight,


But without eye-sight lingers a different living, and looks curiously
on the corpse.

To think that the rivers will come to flow, and the snow fall, and fruits
ripen, and act upon others as upon us now – yet not act upon us!
To think of all these wonders of city and country, and others taking
great interest in them – and we taking no interest in them!
To think how eager we are in building our houses!
To think others shall be just as eager, and we quite indifferent!

I see one building the house that serves him a few years, or seventy
or eighty years at most,
I see one building the house that serves him longer than that.

Slow-moving and black lines creep over the whole earth – they never
cease – they are the burial lines,
He that was President was buried, and he that is now President shall
surely be buried.

Cold dash of waves at the ferry-wharf – posh and ice in the river,
half-frozen mud in the streets, a gray discouraged sky
overhead, the short last daylight of December,
A hearse and stages, other vehicles give place – the funeral of an old
Broadway stage-driver, the cortege mostly drivers.

Rapid the trot to the cemetery, duly rattles the death-bell, the gate is
passed, the grave is halted at, the living alight, the hearse
uncloses,
The coffin is lowered and settled, the whip is laid on the coffin, the
earth is swiftly shovelled in – a minute, no one moves or
speaks – it is done,
He is decently put away – is there anything more?

He was a good fellow, free-mouthed, quick-tempered, not


bad-looking, able to take his own part, witty, sensitive to a
slight, ready with life or death for a friend, fond of women,
played some, ate hearty, drank hearty, had known what it was
to be flush, grew low-spirited toward the last, sickened, was
helped by a contribution, died aged forty-one years – and that
was his funeral.

Thumb extended, finger uplifted, apron, cape, gloves, strap,


wet-weather clothes, whip carefully chosen, boss, spotter,
starter, hostler, somebody loafing on you, you loafing on
somebody, head-way, man before and man behind, good
day’s work, bad day’s work, pet stock, mean stock, first out,
last out, turning in at night,
To think that these are so much and so nigh to other drivers – and he
there takes no interest in them!

The markets, the government, the working-man’s wages – to think


what account they are through our nights and days!
To think that other working-men will make just as great account of
them – yet we make little or no account!

The vulgar and the refined, what you call sin and what you call
goodness – to think how wide a difference!
To think the difference will still continue to others, yet we lie beyond
the difference!

To think how much pleasure there is!


Have you pleasure from looking at the sky? have you pleasure from
poems?
Do you enjoy yourself in the city? or engaged in business? or
planning a nomination and election? or with your wife and
family?
Or with your mother and sisters? or in womanly house-work? or the
beautiful maternal cares?
These also flow onward to others – you and I flow onward,
But in due time you and I shall take less interest in them.

Your farm, profits, crops – to think how engrossed you are!


To think there will still be farms, profits, crops – yet for you, of what
avail?

What will be, will be well – for what is, is well,


To take interest is well, and not to take interest shall be well.

The sky continues beautiful, the pleasure of men with women shall
never be sated, nor the pleasure of women with men, nor the
pleasure from poems,
The domestic joys, the daily house-work or business, the building of
houses – these are not phantasms, they have weight, form,
location;
Farms, profits, crops, markets, wages, government, are none of them
phantasms,
The difference between sin and goodness is no delusion,
The earth is not an echo – man and his life, and all the things of his
life, are well-considered.

You are not thrown to the winds – you gather certainly and safely
around yourself,
Yourself! Yourself! Yourself, forever and ever!

It is not to diffuse you that you were born of your mother and father –
it is to identify you,
It is not that you should be undecided, but that you should be decided;
Something long preparing and formless is arrived and formed in you,
You are thenceforth secure, whatever comes or goes.

The threads that were spun are gathered, the weft crosses the warp,
the pattern is systematic.

The preparations have every one been justified,


The orchestra have tuned their instruments sufficiently, the baton has
given the signal.

The guest that was coming – he waited long for reasons – he is now
housed,
He is one of those who are beautiful and happy – he is one of those
that to look upon and be with is enough.
The law of the past cannot be eluded!
The law of the present and future cannot be eluded!
The law of the living cannot be eluded – it is eternal!
The law of promotion and transformation cannot be eluded!
The law of heroes and good-doers cannot be eluded!
The law of drunkards, informers, mean persons, cannot be eluded!

Slow-moving and black lines go ceaselessly over the earth,


Northerner goes carried, and southerner goes carried, and they on the
Atlantic side, and they on the Pacific, and they between, and
all through the Mississippi country, and all over the earth.

The great masters and kosmos are well as they go – the heroes and
good-doers are well,
The known leaders and inventors, and the rich owners and pious and
distinguished, may be well,
But there is more account than that – there is strict account of all.

The interminable hordes of the ignorant and wicked are not nothing,
The barbarians of Africa and Asia are not nothing,
The common people of Europe are not nothing – the American
aborigines are not nothing,
The infected in the immigrant hospital are not nothing – the murderer
or mean person is not nothing,

The perpetual successions of shallow people are not nothing as they


go,
The prostitute is not nothing – the mocker of religion is not nothing as
he goes.

I shall go with the rest – we have satisfaction,


I have dreamed that we are not to be changed so much, nor the law of
us changed,
I have dreamed that heroes and good-doers shall be under the present
and past law,
And that murderers, drunkards, liars, shall be under the present and
past law,
For I have dreamed that the law they are under now is enough.

And I have dreamed that the satisfaction is not so much changed, and
that there is no life without satisfaction;
What is the earth? what are body and soul, without satisfaction?

I shall go with the rest,


We cannot be stopped at a given point – that is no satisfaction,
To show us a good thing, or a few good things, for a space of time –
that is no satisfaction,
We must have the indestructible breed of the best, regardless of time.

If otherwise, all these things came but to ashes of dung,


If maggots and rats ended us, then suspicion, treachery, death.

Do you suspect death? If I were to suspect death, I should die now,


Do you think I could walk pleasantly and well-suited toward
annihilation?

Pleasantly and well-suited I walk,


Whither I walk I cannot define, but I know it is good,
The whole universe indicates that it is good,
The past and the present indicate that it is good.

How beautiful and perfect are the animals! How perfect is my soul!
How perfect the earth, and the minutest thing upon it!
What is called good is perfect, and what is called bad is just as
perfect,
The vegetables and minerals are all perfect, and the imponderable
fluids are perfect;
Slowly and surely they have passed on to this, and slowly and surely
they yet pass on.

My soul! if I realize you, I have satisfaction,


Animals and vegetables! if I realize you, I have satisfaction,
Laws of the earth and air! if I realize you, I have satisfaction.

I cannot define my satisfaction, yet it is so,


I cannot define my life, yet it is so.

O I swear I think now that every thing has an eternal soul!


The trees have, rooted in the ground! the weeds of the sea have! the
animals!

I swear I think there is nothing but immortality!


That the exquisite scheme is for it, and the nebulous float is for it, and
the cohering is for it!
And all preparation is for it! and identity is for it! and life and death
are for it!
Poesia della sepoltura

E pensare al tempo! Pensare al tempo passato!


E pensare all’oggi e ai secoli che da oggi cominciano!

Hai mai pensato di non avere un domani? Hai mai avuto paura di
quegli insetti sottoterra?
Hai mai temuto che il futuro fosse inutile per te?

È forse nulla l’oggi? È forse nulla il passato che non ha inizio?


Se è nulla il futuro, tutto è di sicuro nulla.

E pensare che il sole sorgeva ad oriente! Che uomini e donne erano


flessibili, reali e vivi! Che tutto era vivo!
E pensare che tu e io non vedevamo, sentivamo, pensavamo, né
facevamo la nostra parte!
E pensare che noi oggi siamo qui e facciamo la nostra parte!
E non passa un giorno, non un minuto o un secondo, senza una
nascita!
E non passa un giorno, non un minuto o un secondo, senza un cadavere!

Passano le notti tediose, passano anche i giorni tediosi,


Passa l’indolenzimento per esser stati così a lungo a letto,
Il medico, dopo aver tanto tergiversato, risponde con un muto
sguardo terribile,
Arrivano piangendo i bambini, e si mandano a chiamare fratelli e
sorelle,
Le medicine, ormai inutili, stanno sullo scaffale – l’odore di canfora
ha pervaso tutte le stanze,
La mano fedele del vivo non abbandona quella del moribondo,
Le labbra tremanti si posano leggere sulla fronte del moribondo,
Cessa il respiro, cessa il battito del cuore,
Il cadavere sta disteso sul letto e i vivi lo guardano,
Ed è palpabile come sono palpabili i vivi.

I vivi fissano il cadavere con i loro occhi,


Ma fra loro un individuo diverso, senza vista, osserva il cadavere con
curiosità.

E pensare che i fiumi continueranno a scorrere, e la neve a cadere, e


i frutti a maturare, e interagiranno su altri come su di noi ora –
ma non avranno allora effetto su di noi!
E pensare a tutti questi miracoli di città e campagne, e a tutti quelli
che se ne occupano – e noi che non ce ne occupiamo affatto!
E pensare quanto impegno noi mettiamo a costruire le nostre case!
E pensare che altri ne metteranno altrettanto, e noi del tutto indifferenti!

Vedo chi si costruisce la casa che gli servirà pochi anni, o settanta o
ottanta al massimo,
Vedo chi si costruisce la casa che gli servirà ancora per molto.

Lenti e neri cortei strisciano lungo tutta la terra – non smettono mai –
sono i cortei funebri,
Chi è stato presidente venne sepolto e chi è presidente adesso verrà
sicuramente sepolto.

Un gelido sciabordio di onde sulla banchina dei ferryboat – limo e


ghiaccio sul fiume, fango semi-ghiacciato sulle strade, sul
capo un cielo grigio e sconsolato, l’ultima fugace luce di
un giorno di dicembre,
Un carro funebre e delle diligenze, altre vetture lo seguono – è il
funerale di un vecchio cocchiere di Broadway, e nel corteo
soprattutto cocchieri.

Un trotto veloce al cimitero, puntuali risuonano i rintocchi a morto,


oltre il cancello si fermano davanti alla fossa, i vivi
smontano, si apre il carro funebre,
La bara viene calata e sistemata, la frusta appoggiata sulla bara, con
rapide palate gettata la terra – un minuto, nessuno si muove
né parla – poi tutto è finito,
È stato sistemato con dignità – c’è altro da fare?

Era un bravo ragazzo, franco, impulsivo, non brutto, in grado di


prendere iniziative, spiritoso, suscettibile, pronto a dare la
vita per un amico, con un debole per le donne, giocava
d’azzardo, gran mangiatore e bevitore, aveva conosciuto
l’agiatezza, verso la fine si era depresso, ammalato, lo
avevano aiutato con una colletta poi era morto, a quarantuno
anni – e questo era il suo funerale.

Pollice teso, indice alzato, grembiule, mantella, guanti, cinghia, abiti


per quando piove, frusta scelta con cura, padrone, controllore,
mossiere, palafreniere, uno che poltrisce accanto a te, tu che
poltrisci accanto a un altro, avanzare, qualcuno davanti e
qualcuno dietro, una buona giornata di lavoro, una cattiva
giornata di lavoro, il tiro preferito, il tiro che non va, la prima
corsa, l’ultima corsa, il rientro di notte,
E pensare che queste sono cose d’importanza vitale per gli altri
cocchieri – e ora a lui non interessano più!
Il mercato, i governi, il salario dell’operaio – quanta importanza
hanno per noi, giorno e notte!
E pensare che per altri operai avranno la stessa importanza – e a noi
interesseranno poco o niente!

Chi è volgare e chi invece raffinato, ciò che chiami peccato e ciò che
chiami virtù – che differenza!
E pensare che ci sarà sempre questa differenza per gli altri, mentre
noi ci troviamo al di là della differenza!
E pensare a quanto piacere c’è!
Provi piacere nel guardare il cielo? provi piacere nell’ascoltare
poesie?
Ti diverti quando sei in città, o nella city, o quando sei occupato in
affari, o stai organizzando una nomina o una elezione, o con
tua moglie e la famiglia?
O sei con tua madre e le tue sorelle, o occupata nei lavori di casa, o
nelle splendide cure della maternità?
Anche queste cose fluiscono verso gli altri – tu ed io fluiamo in
avanti,
Ma a tempo debito tu ed io proveremo meno interesse per tutto ciò.

La tua fattoria, i guadagni, i raccolti – e pensare quanto ne sei


assorbito!
E continueranno sempre a esserci fattorie, guadagni e raccolti – ma a
che ti serviranno?

Sarà ciò che sarà – perché ciò che è, è bene,


Interessarsi è bene, e non interessarsi sarà bene.

Il cielo proseguirà nel suo splendore, il desiderio degli uomini per le


donne non avrà mai fine, e neppure quello delle donne per gli
uomini, né il godimento per la poesia,
Le gioie del focolare, i lavori domestici o gli affari quotidiani, la
costruzione delle case – non sono fantasmi ma hanno un peso,
una forma, una loro collocazione;
Fattorie, guadagni, raccolti, mercati, salari, governi, nemmeno questi
sono fantasmi,
E la differenza fra male e bene non è una illusione,
La terra non è un’eco – l’uomo, la sua vita e le cose della sua vita
sono frutto di riflessione.

Non sei gettato ai quattro venti – ma sei raccolto sano e salvo in te


stesso,
In te, in te, in te stesso, sempre e per sempre!
Non già per farti sapere che sei nato da tuo padre e tua madre – ma
per identificarti,
Non perché tu sia indeciso, ma perché tu sia deciso;
Qualcosa di informe che da tempo si preparava è arrivato e ha preso
forma in te,
E ora tu sei sicuro, accada quel che accada.

I fili che furono tesi sono ora raccolti, la trama incrocia l’ordito, c’è
uno schema nel disegno.

I preparativi sono stati tutti verificati,


Gli orchestrali hanno accordato gli strumenti a lungo, poi la bacchetta
ha dato il segnale.
L’ospite che doveva arrivare – ha dovuto aspettare tanto – ma ora è
stato alloggiato,
È uno di quelli che sono belli e felici – è uno di quelli che ti basta
guardare e avere vicino.

Alla legge del passato non ci si può sottrarre!


Alla legge del presente e del futuro non ci si può sottrarre!
Alla legge dei viventi non ci si può sottrarre – perché è eterna!
Alla legge del progresso e della trasformazione non ci si può sottrarre!
Alla legge degli eroi e dei benefattori non ci si può sottrarre!
Alla legge degli ubriachi, delle spie, delle persone meschine, non ci si
può sottrarre!

Cortei lenti e neri continuamente percorrono la terra,


Trasportano l’uomo del nord e quello del sud, quelli della costa
atlantica, quelli della costa del Pacifico, quelli del centro e
tutti quelli del bacino del Mississippi e di tutta la terra.

I grandi maestri e quelli cosmici vanno bene, – come anche gli eroi e i
benefattori,
I capi riconosciuti e gli inventori, i ricchi proprietari e le persone pie e
distinte possono andar bene,
Ma c’è ben altro da tenere in considerazione – bisogna tener conto di
tutti.

Le orde interminabili di villani e cattivi non si possono ignorare,


I barbari dell’Africa e dell’Asia non si possono ignorare,
La gente comune dell’Europa non si può ignorare – gli aborigeni
americani non si possono ignorare,
Gli appestati nell’ospedale degli emigranti non si possono ignorare –
e neppure l’assassino o il farabutto,
Il perenne succedersi di gente insignificante non si può ignorare nel
suo procedere,
Anche la prostituta non si può ignorare – come chi si fa gioco della
religione va preso in considerazione quando passa.

Anche io farò come gli altri – e saremo tutti soddisfatti,


Ho sognato che non dovevamo cambiare molto, e neppure la nostra
legge doveva cambiare,
Ho sognato che eroi e benefattori si troveranno sotto la legge presente
e passata,
E che assassini, ubriachi, bugiardi saranno tutti sotto la legge presente
e passata,
Perché ho sognato che la legge sotto cui ora si trovano va bene.

E ho sognato che il piacere non è molto cambiato e che non c’è vita
senza il piacere;
Che cos’è la terra? Cosa sono il corpo e l’anima senza il piacere?

Anche io farò come gli altri,


Non ci possono fermare a un certo punto – questo non è il piacere,
Farci vedere una cosa buona o un po’ di cose buone, per un tempo
determinato – questo non è il piacere,
Noi di sicuro possediamo l’indistruttibile discendenza del migliore,
senza limiti di tempo.

Se tutto invece si riducesse solo a ceneri di sterco,


E se larve e topi fossero la nostra fine, allora ecco sospetto,
tradimento, morte.

Hai qualche dubbio sulla morte? Se io ne avessi, vorrei morire ora,


Ma tu credi che potrei andarmene felice e soddisfatto verso
l’annichilimento?

Felice e soddisfatto io me ne vado,


Dove non so, ma so che andrà bene,
L’universo intero mi dice che andrà bene,
Il passato e il presente mi dicono che andrà bene.

Come sono belli e perfetti gli animali! Come è perfetta l’anima mia!
Com’è perfetta la terra e perfette le più piccole cose su di essa!
Ciò che è chiamato bene è perfetto, ma anche ciò che è chiamato
male è perfetto,
Il mondo vegetale e minerale è perfetto, e i fluidi imponderabili sono
perfetti;
Lenti e sicuri sono arrivati fin qui, e lenti e sicuri continueranno.

Anima mia, se ti capisco, sarò soddisfatto,


Animali e piante, se vi capisco sarò soddisfatto!
Leggi della terra e dell’aria, se vi capisco, sarò soddisfatto.

Non so spiegare la mia soddisfazione, ma so che è così,


Non so spiegare la mia vita, ma so che è così.

Lo giuro, ora penso che ogni cosa abbia una sua anima eterna!
Ce l’hanno gli alberi, abbarbicati alla terra! Ce l’hanno le alghe del
mare e gli animali!

Lo giuro, ora penso che non esista altro che l’immortalità!


Che questo piano perfetto sia solo per lei, per lei le nebbie fluttuanti,
per lei il loro agglomerarsi!
E ogni preparazione sia per lei! E l’identità sia per lei, e vita e morte
siano per lei!
APPENDICE
Lettera a Walt Whitman

Concord, Massachussetts, 21 luglio 1855

Mio caro,
non sono insensibile all’importanza del fantastico dono di Foglie d’erba, che considero oggi il più
straordinario contributo di genio e saggezza dell’America. Sono stato veramente felice di averlo letto, perché la
vera energia così ci fa sentire; risponde alla domanda che mi sono sempre fatto riguardo a una natura che
appare sterile e avara, come se il troppo lavoro o la troppa linfa nel carattere rendano le nostre menti
occidentali pigre e meschine.
Mi rallegro con te per il pensiero libero e coraggioso, che mi procura grande gioia. Vi ho trovato concetti
impareggiabili impareggiabilmente espressi, proprio come dovrebbe essere, e il coraggio di curare, che tanto ci
piace e che solo una immensa intuizione può ispirare.
Ti saluto all’inizio di una grande carriera, che di sicuro da qualche parte avrà già avuto un lungo
apprendistato, visto l’avvio. Mi sono sfregato un po’ gli occhi per vedere se questo raggio non fosse
un’illusione, ma la concreta presenza del libro ne è la lucida certezza e ha il sommo merito di fortificare e
incoraggiare.
E fino a che ieri sera non ho visto il libro pubblicizzato su un giornale, non sapevo se quel nome fosse
autentico e raggiungibile tramite un ufficio postale. Mi piacerebbe incontrare il mio benefattore e sono pronto a
prendermi l’impegno di venire a New York a porgerti i miei rispetti.

RALF WALDO EMERSON


Lettera a Ralph Waldo Emerson

Brooklyn, agosto 1856

Ecco trentadue poesie, che ti invio, caro Amico e Maestro, non essendo mai riuscito a trovare un modo
soddisfacente per risponderti. La prima edizione, per cui tu hai scritto quella lettera ancora senza risposta, era
di dodici poesie – ne ho stampate un migliaio di copie, che sono andate a ruba; queste trentadue le voglio
stereotipare per stamparne migliaia di copie. Mi sono divertito molto a scriverle e, anche se mi sono riproposto
altre cose da fare, come incontrare di persona la gente e gli Stati e parlare con loro in una lingua americana
popolare, il lavoro della mia vita è fare poesie. Voglio continuare a fare poesie finché saranno cento, e poi
centinaia – forse un migliaio. Mi è chiaro il modo: ancora pochi anni e la richiesta media annuale delle mie
poesie sarà di dieci o ventimila copie – o più, molto probabilmente. Perché allora dovrei sbrigarmi o scendere
a compromessi? Nelle poesie o nei discorsi io dico quelle due o tre parole che devono esser dette, aderisco al
corpo, percorro le solite infinite strade di tutti i giorni, e ricordo a ogni uomo e a ogni donna qualcosa.
Maestro, sono un uomo dalla fede perfetta. Maestro, non siamo passati attraverso secoli, caste, eroismi,
favole, per fermarci oggi in questa terra; ma io credo che ogni volta che ci fermiamo è per riacquistare uno
slancio dieci volte maggiore. Come la natura, così l’America, inesorabile, in avanti, irresistibile, impassibile
fra le urla e le minacce dei rissosi. Che tutti abbiano rispetto, che tutti si occupino con rispetto del tempo libero
di Questi Stati, della loro politica, poesia, letteratura, modi, e dei loro liberi sistemi di istruire la propria prole.
I giovani crescendo, diventano abbastanza sicuri, numerosi e capaci, con lingue egotiste, con polsi nerboruti,
afferrano apertamente ciò che è loro. Si riappropriano di una Personalità, per troppo tempo dimenticata. Le loro
ombre si allungano su lavori, libri, nelle città, nei commerci; i piedi sono sulle rampe delle scale del
Campidoglio; ed essi si allargano a una più ampia, muscolosa, ingenua, democratica, sfrenata razza nuova di
uomini, irrefutabilmente originaria degli Stati, con una dolcezza nel corpo, più perfetta, intrepida, fluente,
autoritaria, barbuta.
Rapidamente, su basi senza limiti, anche gli Stati Uniti stanno fondando una letteratura, e tutto è fatto,
secondo me, nel modo migliore possibile. Qui ogni elemento è in buone condizioni: ogni mattina vado tra la
gente dell’isola di Manhattan, di Brooklyn, di altre città e tra i giovani per scoprirne lo spirito e rinfrescarmi.
Questi hanno bisogno di attenzioni: e io stesso sono più attratto da loro che da qualsiasi altro autore, editore,
importazione, ristampa e così via. Passo disinvolto in mezzo a loro, e ben li capisco e so che, tranne che per
uomini come me, rendono un servizio indispensabile che nient’altro potrebbe rendere. Nelle poesie, i giovani
degli Stati dovrebbero essere rappresentati, perché vincono sulla parte migliore del resto del mondo.
Gli elenchi di opere letterarie bell’e pronte che l’America riceve dall’autorevole eredità della lingua
inglese – tutto il ricco repertorio di tradizioni, poesie, opere storiche, metafisiche, commedie, classici,
traduzioni – hanno fornito, e ancora forniscono, magnifiche premesse per quest’altra significativa letteratura,
perché sia la nostra, perché sia elettrica, fresca, vigorosa, perché esprima nella sua interezza il corpo, maschile
o femminile – perché dia significati moderni alle cose, per crescere bella, duratura, commisurata all’America,
con tutte le passioni per il focolare domestico, con l’inimitabile attrattiva di esser stati giovani insieme e di
aver avuto genitori che si conoscevano.
Ma gli Stati, che altro possono far succedere, anche loro malgrado? Quell’enorme fiumana inglese, così
dolce, così innegabile, ha prodotto qui un bene incalcolabile e bisogna parlarne per il suo bene con gratitudine
e con dovizia di lodi. E tuttavia il prezzo che gli Stati hanno dovuto depositare per questo, non è stata poca
cosa: vige la legge del compenso e una nazione non può mai farsi carico delle necessità di altre nazioni
gratuitamente. E l’America, la più grande delle terre per le dottrine dei suoi politici, per la lettura popolare, per
ospitalità, respiro, bellezza animale, città, navi, macchine, soldi, credito, crolla veloce come un lampo alle
continue, severe parole di ammonimento: Ma dove sono le tue espressioni intellettuali, al di là di quelle che hai
copiato o rubato? E dove la ricca nascita di poeti, letterati, oratori, che avevi promesso? Vuoi solo camminare
passo a passo dietro alle altre nazioni? Queste hanno a lungo lottato per la loro letteratura, facendosi strada a
fatica, chi con linguaggi difettosi, chi fra clericalismi, e chi cercando solo di sopravvivere – e tuttavia forse
raggiungendo per i loro tempi opere, poesie, e l’unica solida consolazione che era loro rimasta attraverso il
susseguirsi di età di scandali e decadenza. Sei giovane, hai l’idioma più perfetto, una libera stampa e un libero
governo, e il mondo che fa del suo meglio per stare con te. D’ora in poi applica su di te la stessa rigorosa
giustizia che è stata rigorosamente applicata a te. Strangola i cantanti che non vogliono cantarti a voce alta e
decisa, apri le porte dell’Ovest, cerca nuovi grandi maestri per comprendere arti nuove, nuove perfezioni,
nuovi bisogni, piegati davanti al bardo più gagliardo perché possa porre rimedio alla tua aridità. E allora non
avrai più bisogno di adottare gli eredi degli altri, avrai eredi veri, nati da te, del tuo stesso sangue.
Con tranquillità vaglio queste proposte, trovando ogni giorno sempre più le risposte da dare. Le
espressioni ancora non servono, per varie ragioni; ma, al di fuori di quello che la terra ha fin qui conosciuto, ci
si sta preparando a portarle a casa quando verranno pronunciate e a identificarle con la popolazione degli Stati:
e questa è l’istruzione facilmente ottenuta con una qualunque spesa per un certo numero di anni. Questo tipo di
istruzione può essere ricavato dallo stuolo di ristampe e di autori e redattori contemporanei. Il lavoro di
estrazione viene fatto seguendo metodi eccezionali, temerari e liberi, tipici degli Stati. Qui si devono
raggiungere risultati mai prima d’ora ritenuti possibili e anche i metodi sono grandiosi. Gli istinti degli
americani sono tutti perfetti e tendono a formare degli eroi, ed è cosa preziosa per un uomo di qui capire gli
Stati.
Tutto ciò che oggi nutre la letteratura è utile. Io non so quanti fra autori e redattori ci siano negli Stati, ma
ce ne sono a migliaia, ognuno occupato a costruire i gradini per le scale dove saliranno i giganti. Delle
ventiquattro gigantesche rotative moderne a due o tre o quattro coppie di cilindri che ci sono al mondo, che
stampano a vapore, ventuno sono in Questi Stati. I dodicimila negozi, grandi e piccoli, per la distribuzione di
libri e giornali – stesso numero per le biblioteche, e ognuna contiene tutte le letture necessarie a formare la
cultura di un uomo o una donna americana – i tremila giornali diversi, e il nutrimento di quelli scadenti
comunque utile come ogni altro – i giornali di cronache, diversi, ricchi di storie pepate, a larga tiratura – i
giornali da 1 o 2 cent – quelli di politica, di qualunque tendenza – i settimanali di campagna – quelli sportivi e
illustrati – i mensili, pieni di notizie importate – i racconti d’amore, in copie innumerevoli – i racconti a buon
mercato, avventure, biografie – tutti sono profetici, tutti si diffondono rapidamente. Mi rendo conto che
giustamente si moltiplicano, e non ne sono turbato, anzi, me ne compiaccio. Vedo i corrieri in movimento e
anche le attive effimere miriadi di libri che, senza conoscerli né capirli, fedelmente tessono gli abiti di una
generazione di uomini e donne. Che progresso che ha fatto in cinquant’anni la scrittura e la lettura popolare!
Che progresso in cinquant’anni! È vicino il tempo in cui una letteratura intrinseca sarà parte costitutiva di
Questi Stati, generale e specifica come l’energia a vapore, il ferro, il grano, il manzo, il pesce. Bisogna
rifornirci di persone americane di prim’ordine. I nostri materiali eterni per freschezza di pensiero, storie,
poesie, musica, discorsi, religioni, recitazioni, svaghi, non dovranno allora essere messi da parte, come non lo
sono i nostri campi eterni, le miniere, i fiumi, i mari. Certe cose sono stabilite e sono inamovibili; su queste
milioni di anni resistono legittimamente. Le madri e i padri da cui derivano i secoli moderni, non sono esistiti
inutilmente, perché anche loro avevano cervello e cuore. Ma certo che ogni letteratura, in ogni nazione ed
epoca, condividerà caratteristiche specifiche, così come anche noi, in ogni epoca, condividiamo le comuni
caratteristiche umane. L’America deve rimanere grezza e vasta: quello che invece si deve fare è di tirarsi
indietro dai precedenti e dirigersi verso uomini e donne – ma anche verso gli Stati nel loro essere federali,
perché l’unione delle parti del corpo non è meno necessaria per la vita di quanto l’unione di Questi Stati lo sia
per la loro esistenza.
Una persona intelligente può facilmente conoscere gli individui meglio di loro stessi; sempre inatteso e
inespresso, nell’anima di schiere di gente comune, c’è del materiale migliore di qualunque cosa che possa
apparire in chi li guida, e questo detta il verdetto finale. In ogni dipartimento di Questi Stati, chi viaggia con una
combriccola o con un gruppo di persone, o con plagiari, con infedeli, o con schiavisti, o con quello che si
vergogna del corpo di un uomo, o con quello che si vergogna del corpo di una donna, o con qualsiasi cosa che
sia inferiore al più coraggioso e al più aperto, viaggia dritto sulla china della dissoluzione. Il genio di
qualunque letteratura straniera è sconnesso e spezzettato se paragonato al nostro genio ed essenzialmente insulta
i nostri modi di fare e i patti organici di Questi Stati. Forme antiche, vecchie poesie, maestose e adatte nelle
terre d’origine, qui sono esuli, perché l’aria di qui è molto intensa. Molto di ciò che in Europa, nella scala
ridotta dei regni, degli imperi e simili, ha una sua collocazione e a cui viene riservato uno spazio sufficiente,
qui sta invece sacrificato, costretto, risibile e non gli viene neppure riservato il più piccolo spazio. Autorità,
poesie, modelli, leggi, nomi importati in America, servono all’America di oggi che li distrugge per poter così
proseguire libera verso grandi opere.
Finora, nel nostro come in qualunque altro paese, con nessuna rivoluzione in atto respinta dalla gente che
spazza via le orde dei soliti rappresentanti, funzionari in carica, allibratori, insegnanti, ecclesiastici, politici,
finora – dico – mi accorgo che forse quelli che detengono il potere rappresentano abbastanza bene il paese e
sono utili, forse molto utili. Si sta ampiamente provvedendo a sostituirli, quando Questi Stati lo vorranno, e
secondo me, è giunto il momento di agire con determinazione. Qui anche le anime degli eserciti non solo hanno
sorpassato le anime dell’ufficiale, ma sono andate oltre, lasciando le anime degli ufficiali indietro di molte
settimane di cammino, fino a scomparire; e le anime degli eserciti vanno così en masse, senza ufficiali. Qui
anche le formule, le glosse, le omissioni, le minuzie, stanno soffocando a morte le parole dei portavoce. Le cose
più ascoltate sono certamente quelle meno ripetute. Non c’è una sola storia del mondo, né una sola
dell’America o dei patti organici di Questi Stati, o di Washington o di Jefferson, e neppure della Lingua o del
dizionario della lingua inglese. Non c’è nessun grande autore, ognuno si è umiliato sotto una qualche etichetta o
rid