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STUDI DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Alessandra Tarabochia Caavero*

A PROPOSITO DEL TRATTATO DE BONO NATURAL


NEL TRACTATUS DE NATURA BONI DI ALBRTO MAGNO

Se una delle caratteristiche delle opere di Alberto Magno la ricchezza


e la variet di temi affrontati, di notizie riportate, di tesi esaminate, e
discusse, in modo talvolta stringato e sbrigativo, talaltra ampio e quasi
dispersivo, certo il Tractatus de natura boni , la pi antica delle opere di
Alberto a noi note 1, riesce a farci conoscere la tempra dell'autore, al tempo
stesso cos esuberante e stimolante.
Dopo un primo, pur non frettoloso incontro con quest'opera2, sono
quindi tornata a rileggerla, soffermandomi proprio sulle prime pagine, che
costituiscono, vedremo, il primo trattato e che sono state si pu dire tra-
scurate da quanti finora si sono interessati a quest'opera giovanile di Al-
berto. Gli studiosi si sono infatti soffermati sul contenuto dell'assai pi
ampio secondo trattato, analizzando e collocando storicamente i vari pro-
blemi e dottrine in esso affrontati. In particolare Lottin si soffermato
sulla dottrina del bonum in genere , dell' involontario e sulla defini-
zione di virt, rilevando come Alberto abbia in proposito tenuto conto
soprattutto del pensiero di Filippo il Cancelliere 3; alla dottrina della virt
si interessato anche Schneider4; Grndel ha analizzato la dottrina delle

* Universit Cattolica di Milano.

1 L'opera ci giunta in due soli manoscritti, conservati nella Biblioteca di Monaco,


uno del XIII e uno del XV secolo. stata scoperta da F. Pelster, Der Tractatus de
natura boni . Ein ungedrucktes Werk aus der Frhzeit Alberts des Grossen , Theol.
Quartalschrift , CI, 1920, pp. 64-90. Gli studiosi sono concordi nel fissare la data di
composizione nel biennio dal 1236 al 1237, quando Alberto era lettore di teologia nel
convento domenicano di Ratisbona. A cura di P. Simon abbiamo dell'opera una edizione
critica, che costituisce il volume XXV/I dell'edizione coloniense. Ad essa ci riferiamo,
naturalmente, nelle note (d'ora in poi: Tractatus).
2 Ne ho curato la traduzione, ad eccezione della parte mariologica, per l'editore
Rusconi.
3 Fra gli studi in cui O. Lottin prende in considerazione il Tractatus , ricordiamo:
Le problme de la moralit intrinsque Ablard a Saint Thomas d'Aquin; Le problme
de V ignorantia iuris de Gratien Saint Thomas d'Aquin e Ouvrages thologiques de
Saint Albert le Grand, in Psycologie et Morale aux XIIe et XIIIe sicle, 6 voll, in 8 tomi,
Gembloux 1942-1960, rispettivamente: II, pp. 421456; III, pp. 55-96; VI, pp. 237-297, in
particolare pp. 237-242.
4 J. Schneider, Die Bestimmung des Tugendbesriffes in den Schriften Alberts De
natura boni und Summa de bono , in Albertus Magnus, Doctor universalis , 1280-1980,
G. Meyer -A. Zimmermann Hrsg., Mainz 1980, pp. 295-322.

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circostanze rilevando come Alberto, a differenza di Boezio e di Cicerone,


sue fonti, ne ponga il significato morale 5; Koroak 6 e Fries 7 hanno invece
preso in esame la dottrina mariologica.
In queste prime pagine lo stile e il tono dell'esposizione sono quelli
tipici di tutta l'opera: risentono pi della pratica pastorale che della scuola
e sono quindi chiaramente vicini a quelli della predicazione e dei trattati,
o meglio, dei manuali di morale pratica, per esempio nella ricchezza delle
esemplificazioni, tratte in massima parte dalle sacre scritture8.
Nel leggere queste pagine si sono sottolineati alcune osservazioni e
spunti particolari, ma si cercato soprattutto di rilevare l'impostazione
generale e di cogliere l'idea di fondo che le percorre e le anima. Per cono-
scere meglio la temperie culturale dell'epoca e vedere se e quanto Alberto,
quando scriveva queste pagine, sia stato legato alla tradizione, attento ai
problemi dibattuti in quegli anni, sono state necessarie letture di con-
torno : alcune pagine di autori pi o meno contemporanei ad Alberto e
alcune pagine pi mature di Alberto stesso, in cui vengono affrontati i mede-
simi argomenti. Si trattato, in ogni caso, di esplorazioni parziali, che per
aiutano a capire un po' di pi l'opera, l'uomo, l'epoca .

Nel proemio dell'opera Alberto espone le sue intenzioni: distingue il


bene che tale per s e sostanzialmente ed esso stesso la sua bont e
il bene che non la sua bont , cio tale per partecipazione, derivando
la sua bont dal bene di ogni bene e precisa subito che intende trattare
del secondo tipo di bene, della natura cio del bene creato, non dal punto
di vista ontologico, ma morale. Propone quindi al lettore il piano della
sua opera: comporr un primo trattato sul bene di natura, un secondo
sul bene della virt politica, un terzo sul bene della grazia, un quarto sul
bene che nei doni (dello Spirito Santo), un quinto sul bene della beati-
tudine, un sesto sul bene dei frutti (dello Spirito Santo), un settimo e ultimo
sul bene della felicit e della beatitudine nelle quali piena la perfezione
della vita spirituale 9.

5 J. Grndel, Die Lehre von den Umstanden der menschlichen Handlung im Mitte-
lalter, Beitrge , XXXIX, 5, Mnster i.W. 1963, in particolare pp. 489-492.
6 B. Koroak, Mariologia S. Alberti Magni eiusque coaequalium, Romae 1954,
pp. 4041.
7 A. Fries, Zum Traktat Alberts des Grossen De natura boni , m Theologie in
Geschichte und Gegenwart. M. Schmaus zum 60. Geburtstag dargebracht..., J. Auer-H.
Volk Hrsgs., Munich 1957, pp. 237-254.
8 Rilievi in tal senso sono stati fatti sia da O. Lottin, Notes..., cit., p. 239, che da
F. Van Steenberghen, La -filosofia nel XIII secolo, trad, it., Milano 1972, p. 139. Nell'oper
di Alberto troviamo anche esempi tratti da osservazioni del comportamento degli ani-
mali, seguendo il consiglio di Guglielmo di Auvergne: non est genus animalium, qu
non adiuvet declamatores idest praedicatores, ad vitia fugillanda, et veritates laudibus
extollendas, si natura omnium, et vita eidem innotuerit (Guilelmi Alverni episcopi
parisiensis De vitiis et peccatis, in Opera omnia, t. I, Parisiis 1674, p. 284bH). Ci piace
ricordare, come esempio di questa tendenza di Alberto, le osservazioni con cui sostiene
l'opportunit di compiere molte azioni buone per ottenere un risultato che appare supe-
riore alle nostre forze: basta osservare, come l'autore dei Proverbi, i risultati cui giun-
gono le formiche, i leprotti, le cavallette ( Tractatus , p. 10, rr. 15-58).
9 Huius igitur boni creati naturam in hoc tractatu cupimus magis moraliter quam
substantialiter exsequi, facientes primum tractatum de bono naturae, secundum de bono
virtutis politicae, tertium de bono gratiae, quartum de bono, quod est in donis, quintum
de bono beatitudini, sextum de bono fructus spiritus, septimum et ultimum de bono
felicitatis et beatitudinis, in quibus est perfectio vitae spiritualis ad plenum {ibid.,
p. 1, rr. 16-24).

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De bono naturae in Alberto Magno 355

A somiglianza di quanto avevano gi fatto, proprio in quegli a


nimo autore della Summa duacensis, Filippo il Cancelliere, Giovanni de la
Rochelle, Alberto Magno ha concepito il piano di una vasta opera sul bene
morale, destinata peraltro a rimanere incompiuta. Ma vale la pena sottoli-
neare che nel tracciare il piano della sua opera Alberto , pi dei suoi
immediati predecessori, indipendente dall'impostazione delle Sentenze di
Pier Lombardo.

IL BENE DI NATURA: DEFINIZIONE E DIVISIONE

Il primo trattato, che si pu considerare l'introduzione g


tutta l'opera, dedicato al bene di natura. Alberto lo def
divide rifacendosi alla sacra Scrittura e ad Agostino: il bene di natura
ordine e lo troviamo nelle cose create proprio perch da Dio buono sono
state create e ordinate a Lui e alla sua gloria. Infatti nel racconto della
creazione leggiamo che Dio Vide tutte le cose che aveva fatto, ed erano
molto buone 10. Seguendo Agostino, Alberto divide il bene di natura in
modus , species , ordo 11 e si sofferma un poco ad illustrare questi elementi:
il modo il limite di ciascuna cosa, il limite cio che pone dinanzi a ogni
creatura un fine secondo la sua essenza, perch non appaia deforme se lo
oltrepassa oltre misura. La figura poi la forma e la perfezione della cosa
nella sua natura. L'ordine infine l'inclinazione al debito fine della propria
natura 12. Alberto ha sotto gli occhi due testi agostiniani assai noti e citati
durante tutto il medioevo: il De natura boni 13 e il De genesi ad litter am 14
e, seguendo l'agostiniano commento al Genesi , riporta di seguito il versetto
della Sapienza Hai disposto tutte le cose secondo numero, misura, peso
spiegando le corrispondenze fra i termini delle due triadi: il numero la
forma che d alla cosa una disposizione proporzionata [...], la misura poi
il modo che circoscrive e limita la cosa, perch non si estenda troppo o
in modo imperfetto. Il peso infine l'ordine che custodisce e conserva
l'ordine di natura secondo l'inclinazione della cosa al proprio luogo e al
proprio operare 15.

10 Genesi, I, 31.
11 . Gilson, Introduction l'tude de Saint Augustin, tudes de Philosophie
mdivale , XI, Paris 1929, p. 178, traduce misura, forma, ordine ( mesure , forme,
ordre): noi ci atterremo quasi sempre a questa traduzione, solo in alcuni casi, per rende-
re meglio il significato del contesto, tradurremo species con figura e con specie .
12 Modus autem est limes naturae uniuscuiusque, qui scilicet limes omni creato
secundum suam essentiam finem praefigit, ne immoderate excedendo modum turpe
videatur. Species autem est forma et perfectio rei in sua natura. Ordo vero est inclinatio
ad debitum naturae suae finem ( Tractatus , p. 1. rr. 3541).
13 De natura boni, 3, C.S.E.L. 25, p. 856.
14 De genesi ad litteram, IV, 34, C.S.E.L. 28, 1, pp. 99-100.
15 Sap. XI (21): "Omnia in numero et mensura et pondere disposuisti". Numerus
est forma dans proportionem constitutionis naturae, [...] Mensura autem est modus
finiens et limitans rem, ne sit nimia aut imperfecta ipsius progressio. Pondus autem est
ordo ordinem naturae retinens et conservans secundum inclinationem rei in proprium
locum et operationem ( Tractatus , p. 1, rr. 42-56). Mensura omni rei modum praefigit
et numerus omni rei speciem praebet et pondus omnem rem ad quietem ac stabilitatem
trohit ( De genesi ad litteram, IV, 4, pp. 99, rr. 1547). Sui commenti a Sapienza , XI, 21
(secondo la Vulgata, 20 secondo i lxx) di S. Agostino in particolare, ma anche, pi in
generale, degli scrittori dell'et patristica e altomedioevale fino a Rabano Mauro cfr. il
recente e ben documentato studio di I. Peri, Omnia mensura et numero et pondere

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356 A. Tarabochia Caavero

Nel capoverso seguente, che l'ultim


ispirandosi chiaramente ancora ad Ago
natura diviso in modo, figura, ordine,
della Trinit16.
Il modo conciso, stringato, direi quasi affrettato, con cui Alberto pro-
cede in questa prima parte del suo Tractatus lascia un po' perplessi: Al-
berto dice di voler definire e dividere il bene di natura o ordine, ma
di fatto tralascia il primo punto e, dopo aver affermato, appoggiandosi
all'autorit della Sacra Scrittura, che tutte le creature, in quanto create da
Dio, sono buone, passa subito a considerare la divisione agostiniana del
bene in modus , species e ordo . Viene spontaneo a questo punto chiedersi:
l'ordine il bene di natura, come ha detto all'inizio, o una sua parte? Sem-
bra che Alberto qui non si sia nemmeno reso conto della difficolt: certo
non la affronta n qui, n in un altro punto di quest'opera. Alberto si pone
gi, e solamente, da un punto di vista morale: ha visto che il bene per
l'uomo l'ordine, inteso non tanto in s , staticamente, come ordine
gerarchico, quanto dinamicamente, come ordine a... , come riferimento,
tensione a un fine, e l'identificazione viene spontanea, naturale, direi
irriflessa.
Confrontando poi il testo del Tractatus con quello agostiniano del De
genesi ad litteram osserviamo che nel primo ci sono alcune locuzioni che
non si trovano nel secondo, e su cui vale la pena soffermarsi un attimo:
parlando del modus o mensura Alberto aggiunge prima: ne immoderate
excedendo modum turpe videatur , poi ne sit nimia aut imperfecta
ipsius progressio ; parlando dell'orbo o pondus modifica la sua fonte insi-
stendo suli' inclint io o sul debitus -finis o proprius locus e aggiungendo un
esplicito riferimento ali 'operatio. abbastanza facile trovare l'origine di
queste varianti : per quel che riguarda I' ordo e il pondus non si tratta,
evidentemente, che di una ripresa del concetto di ordo ad ... proposto al-
l'inizio; le aggiunte fatte a proposito del modus e della mensura poi testi-
moniano l'attenzione particolare con cui Alberto ha letto queste pagine
agostiniane. All'inizio del capitolo successivo infatti Agostino scrive che la
misura, il numero e il peso non si rinvengono soltanto nelle pietre e nelle
cose corporee sia terrestri che celesti, ma anche nell'agire dell'uomo e
specifica: est autem mensura aliquid agendi, ne sit inrevocabilis et in-
moderata progressio; et est numerus et adfectionum animi et virtutum,
quo ab stultitiae deformitate ad sapientiae formam decusque conligitur;
et est pondus voluntatis et amoris, ubi adparet, quanti quidque in adpe-
tendo, fugiendo, praeponendo postponendo pendatur 17 .
Queste aggiunte non sono quindi, come pu sembrare a prima vista,

disposuisti : Die Auslegung von Weish 11,20 in der lateinischen Patristik, in Mensura.
Mass, Zahl, Zahlensymbolik im Mittelalter, 1. Halb-band, Miscellanea Mediaevalia ,
16, 1, Berlin 1983, pp. 1-21. Sui diversi significati assunti dalla triade sapienzale nel
sec. XII cfr. M. Parodi, Misura, numero e peso. Un'analogia nel XII secolo, in La storia
della -filosofa come sapere critico. Studi offerti a Ai. Dal Pra, Milano 1984, pp. 52-71.
16 Est enim vestigium trinitatis et unitatis bonum istud: unitatis, quia in una re
ista inveniuntur; trinitatis, quia tria sunt, quae in re qualibet consideratur. In specie
enim filius habetur, in modo sive mensura pater, qui potentia sua omnia limitt et
termint, in pondere vero sive ordine spiritus sanctus, qui omnia bene in bono ordinat
et bonitate sua complet ( Tractatus , p. 1, rr. 59-65; cfr. De genesi ad litteram, IV, 3-4).
17 De genesi ad litteram, IV, 4.

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De bono naturae in Alberto Magno 357

una semplice spiegazione, ma sono frutto della gi dichiarata int


di Alberto di trattare moraliter del bene di natura e preannunciano
discorso seguente sul bene di natura nel comportamento dell'uomo.
Prima di concludere la lettura di questa pagina, dobbiamo considerare
un altro inserto, che sopra abbiamo tralasciato per non rompere il filo
del discorso. La citazione del versetto della Sapienza seguita, come ab-
biamo visto, dalla illustrazione delle corrispondenze fra la triade agosti-
niana e quella biblica. Ora, per illustrare come il numero sia la forma
che d alla cosa una disposizione proporzionata , cio come il numero
sia l'elemento che determina la proporzione nel costituirsi delle singole
cose, Alberto cita alcuni versi del metro IX del libro III della Consolatio
di Boezio:
Tu leghi gli elementi con numeri affinch il freddo / si combini
le fiamme, e le cose aride con quelle liquide, perch troppo puro, / il fuo
non voli via o gli elementi col loro peso trascinino le terre ad affondare
L'accostamento risulta naturale, per nulla forzato, ma, a ben rifletter
significativo. I due testi infatti - la Consolatio e la Sapienza - perc
rono nel Medioevo sentieri diversi, non si incontrano, come avviene, per
esempio per il racconto mosaico della creazione, il Timeo platonico e la
Consolatio stessa nelle pagine dei filosofi della scuola di Chartres 19: al
versetto della Sapienza non troviamo alcun riferimento esplicito n nel
testo boeziano, n nei commenti medioevali ad esso. A questo proposito
osserviamo anche che Courcelle, che ha a lungo e sapientemente indagato
sui commenti medioevali alla Consolatio , ha rilevato che l'interesse per
quest'opera non stato costante durante tutto il Medioevo: numerosi sono
i commenti del X e del XII secolo, mentre non se ne conoscono dell'XI
secolo - in cui si preferisce senz'altro la Bibbia ai filosofi - e cos pure
dalla fine del secolo XII alla fine del secolo XIII. Courcelle rifiuta per in
quest'ultimo caso l'ipotesi di un abbandono della Consolatio, determinato
magari dal nuovo interesse per la filosofia aristotelica e nota che anche in
questo secolo la Consolatio continua ad essere molto letta, mentre salda
rimane la fama di Boezio totus catholicus et moralis La citazione di
questi versi da parte di Alberto si pu senz'altro considerare una conferm
- non nota o non segnalata dal Courcelle - del permanere dell'interesse
per questa opera boeziana.

1S Tu numeris elementa ligas, ut frigora flammis, / Arida conveniant liquidis, ne


purior ignis / Evolet aut mersas deducant pondere terras (Anicii Manlii Severini
Boetii De consolatione Philosophiae, III, 9, w. 10-13).
19 Sulla scuola di Chartres sono fondamentali gli studi di J.M. Parent, La doctrine
de la cration dans l'cole de Chartres , Paris-Ottawa 1938; M.D. Chenu, L'homme et la
Nature. Perspectives sur la Renaissance du XIIe sicle, A.H.D.L.M.A., XXVII, 1952, pp.
39-66; T. Gregory, Anima mundi. La filosofia di Guglielmo di Conches e la scuola di
Chartres, Firenze 1955; E. Jeauneau, Lectio philosophorum. Recherches sur l'cole de
Chartres, Amsterdam 1973. Mi permetto inoltre di rimandare anche al mio lavoro Ese-
gesi biblica e cosmologia. Note sull'interpretazione patristica e medioevale in Genesi 1,2,
Milano 1981.
20 Iacobi de Vitriaco Sermo XVI, ad scholar es, J.B. Pitra ed., Analecta novissima
Spicilegii Solesmensis altera continuatio, II, Parisiis 1888, p. 367; cfr. M. Grabmann,
Geschichte der scholastischen Methode, 2 voll., Fribourg (B.) 1909-1911, II, pp. 122-124,
e P. Courcelle, tude critique sur les Commentaires de Boce (IXe-XVe sicle), A.H.D.
L.M.A., XIV, 1939, pp. 5-140, ripubblicato in La consolation de Philosophie dans la tradi-
tion littraire. Antcdents et postrit de Boce, Paris 1967, pp. 239-332.

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358 A. Tarabochia Caavero

IL BENE DI NATURA NEL COMPORTAMENTO DELL'UOMO

Definito e diviso il bene di natura, Alberto Magno si propone ora di


considerare come questa bont si manifesta nell'uomo, come viene meno
e come si riacquista... in s e nelle sue parti 21, riprendendo e svolgendo
in senso morale la divisione agostiniana del bene di natura sopra proposta
e brevemente commentata. Introduce e fonda tutta la trattazione richia-
mando la caratterizzazione dionisiana del bene come diffusivum sui 22:
si tratta, noto, di un carattere del bene identificato con l'essere, con una
portata metafisica, che Alberto qui recepisce e considera moraliter, inten-
dendo la diffusione come manifestazione.
Nelle pagine successive Alberto descrive, con una ricca esemplificazione
tratta in massima parte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, una serie di
comportamenti e di disposizioni che si possono definire, a seconda dei
casi, virtuosi o viziosi. Il bene di natura si manifesta in s quando l'uomo
per la bont innata in lui diffonde se stesso facendosi parte a tutti e soddi-
sfacendo i desideri di ciascuno richiama su di s l'affetto di tutti 23 ; Mo-
stra poi anche le sue parti: [...] il modo e la misura disponendo in tutti i
suoi atti, in modo che ci sia un culto devoto e spirituale, [...] la figura nella
bellezza del comportamento e l'ordine nell'intenzione dell'agire 24, in un
comportamento cio misurato secondo la norma dell'onest e della di-
screzione 25 , bello in quanto in esso non v' alcunch di oscuro o di
vergognoso o che cerca di isolarsi 26 , guidato da una intenzione semplice,
non vana, n cattiva 27 .
Il bene di natura poi viene meno in s, come dice Agostino, a causa
di ogni male, e per questo definendo il male dice che il male la corruzione
del bene n. Si corrompe poi anche nelle sue parti. Il modo invero si
corrompe soprattutto per due difetti: a causa del primo non si raggiunge
nell'agire la misura adeguata, e questo difetto il freddo della pigrizia, a
causa dell'altro poi si supera sempre la giusta misura, e questo difetto non

21 Videndum igitur est, qualiter haec bonitas se in homine os tendit, qualiter deficit
et qualiter recuperatur. Ostendit igitur seipsum bonum naturae in se et ostendit seipsum
in suis partibus ( Tractatus , p. 2, rr. 4-9).
22 Dionigi Areopagita, De divinis nominibus, IV, 1 (P.G. 3, 693 B); De caelesti hier ar-
chici, IV, 1 (P.G. 3, 177 C).
23 Moraliter igitur prima ostensio huius boni est, quando ingenita sibi bonitate
homo se in omnes communicando diffundit et uniuscuiusque desiderio satisfaciens om-
nium in se provocat affectum ( Tractatus , p. 2, rr. 14-16).
24 Ostendit autem et partes suas. Modum enim ostendit et mensuram statuendo
in omnibus suis actibus, ut sit devotum et "rationabile obsequium" (Rom. XII, 1) suum,
speciem autem in pulchritudine conversations et ordinem in intentione operis (ibid.,
p. 2, rr. 33-37).
25 ...Ut aperte intelligatur omnem nostram con versat ionem, quam in mundo cum
terrenis habere necesse est, ad normain honestatis et discretionis debere metiri (ibid.,
p. 2, rr. 64-67).
26 Species autem, quae speciosi tas dici tur, ostenditur in pulchritudine conversa-
tionis. Est autem conversatio tunc pulchra, quando nihil in ea est obscurum, nihil vere-
cundum, nihil in ea quaerit angulum (ibid., p. 3, rr. 3-6).
27 Ordo autem iste qui proprium pondus actionis nostrae est, quo scilicet pondere
actio in suum finem tendit sicut res in suum locum, in tribus consistit, scilicet ut sit
intentio dirigens simplex et ut non sit vana et ut non sit mala (ibid., p. 3, rr. 50-54).
28 In se autem deficit, iut dicit Augustinus, per omne malum, et ideo diffiniens
malum dicit, quaod "malum est corruptio boni" (De natura boni, 4) (ibid., p. 4, rr. 2-4).

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De bono naturae in Alberto Magno 359

ha un nome proprio, ma si chiama esagerazione della misura


gura si corrompe soprattutto per due vizi, la villania e la turpitu
cio per un comportamento scortese, scomposto, indecoroso
l'ordine infine si corrompe nella stoltezza e nella vana gloria
passa infine a considerare come il bene di natura, una volta p
possa riacquistare e, procedendo con il medesimo ordine, scr
bene di natura, che sopratutto capacit a compiere il bene,
soprattutto in tre modi: fuggendo quello che stato causa e
suo venir meno, stando abitualmente con i buoni e desiderando e amando
le cose celesti 32. Il modo e la misura poi si riacquistano con lo zelo [...]
nell'ardore che esclude la pigrizia e nel discernimento che modera l'ecces-
siva sovrabbondanza 33, la figura si custodisce poi con il decoro, che
allontana la turpitudine e [...] con la costumatezza o compostezza che al-
lontana la villania34, infine l'ordine corrotto si ristabilisce [...] consi-
derando il proprio grado, compiendo con sollecitudine il proprio dovere,
tenendo presente il fine da raggiungere 35 .
Questa lunga citazione a mosaico d, almeno in parte, l'idea di come
si articola il pensiero di Alberto sul bene di natura presente o meno nel
comportamento dell'uomo. Non ci soffermeremo ora ad esporre e com-
mentare in modo analitico il contenuto di queste pagine, in cui i singoli
comportamenti sono illustrati, come abbiamo detto, da ricche esemplifi-
cazioni; ci limitiamo a qualche osservazione di carattere pi generale,
rilevando innanzi tutto, oltre all'immediatezza e alla concretezza, la posi-
tivit di tutto il discorso, che inizia con la descrizione del modo in cui si
manifesta il bene di natura e si conclude con quella dei comportamenti che
aiutano a riacquistarlo, se venuto meno. Alberto Magno ha s presente
l'affermazione agostiniana che il male la corruzione del bene , la consi-
dera nel suo aspetto morale e la riferisce anche alle parti del bene di
natura, descrivendo cos alcuni comportamenti viziosi, ma questo per lui
solo il momento negativo del suo discorso, che si ispira, nel suo com-

29 Corrumpitur autem hoc bonum etiam in partibus suis. Et modus quidem cor-
rumpitur praecipue per duo vitia, quorum unum mensuram propriam operis non per-
mittit attingere, et est frigus pigritiae, alterum autem semper modm debitum excedit,
et hoc vitium non habet nomen proprium, sed vocatur superfluitas in mensura (ibid.,
p. 4, rr. 73-79).
30 Species autem praecipue duobus corrumpitur, scilicet rustico et turpl. Rusticum
autem voco id quod non habet morm civilitatem et urbanitatem secundum elegantiam
operis, sicut sunt homines incompositi etiam secundum honestatem saeculi. [...] Turpe
vocatur scurrilitas verborum et operum "quae", sicut ait Apostolus ( Eph . V; 4), "ad
rem non pertinent" (ibid., p. 5, rr. 19-23; 43-44).
31 Ordo praecipue in duobus corrumpitur vitiis, fatuitate scilicet et inani gloria.
Fatuitas est non attendere, quid agatur, idest ad gloriam dei ipsum opus non referre.
Inanis autem gloria tollit a deo, quod suum est, et confert humanae laudi vel lucrum
(ibid., p. 5, rr. 69-73).
32 Bonum autem naturae, quod praecipue habilitas ad bonum est, praecipue recu-
perator per tria: per fugam eorum quae fuerunt corruptionis causa et occasio, per con-
suetudinem bonorum et per desiderium et affectum caelestium (ibid., p. 6, rr. 8-12).
33 Recuperato autem bonum illud in partibus; et modus quidem sive mensura
duobus recupera tur studiis, scilicet studio fervoris excludentis pigritiam et studio discre-
tionis frenantis superfluitatem immensam (ibid., p. 6, rr. 50-54).
34 Secundo per decorem, qui expellit turpitudinem, et tertio per honestatem sive
compositionem expellentem rusticitatem (ibid., p. 6, rr. 73-75).
35 Ordo etiam corruptus per tria bona rehabetur, quae praecipue reordinant omne
quod est inordinatum, scilicet considerado gradus proprii, impletio et sollicitudo officii
et attentio finis (ibid., p. 1, rr. 16-19).

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360 A. Tarabochia Caavero

plesso, al passo del De genesi ad littera


suoi occhi, sul dionisiano diffusivum sui.
Interessante , a mio avviso, anche quanto Alberto Magno scrive a
proposito delle parti del bene di natura. Vediamo infatti che ognuna
di esse si manifesta in un comportamento virtuoso, che Alberto definisce
con una perifrasi e che noi possiamo, per semplicit, identificare con una
virt, viene meno soprattutto in due vizi e si riacquista per mezzo di com-
portamenti virtuosi che si oppongono a ciascuno dei vizi. Possiamo quindi
fare il seguente schema:
j j . I pigrizia - zelo
modo j - moderazione j . ^gerazione pigrizia - _ discrezione
o Av I villania - costumatezza
figura o -onesta Av turpitudine - _ decoro
I stoltezza I umilt 37
ordine - giustizia36 ! . scrupolosit
gloria . vana j attenzione al fine.
Pur non affrontando dichiaratamente il problema, Alberto propone
dunque, in un certo senso, una classificazione dei vizi e delle virt in rela-
zione alle parti di bene che manifestano o fanno venir meno. Si tratta di
una classificazione che, pur senza forzare il testo, abbiamo ricavato noi e
non certo ben rifinita e calibrata - fra l'altro non sempre conservata
la corrispondenza fra i vizi e i buoni comportamenti che aiutano a riac-
quistare la virt perduta - ma che pure interessante come testimo-
nianza della sensibilit di Alberto per un problema che si va definendo
proprio in quegli anni. Non che prima non si parlasse delle virt e dei
vizi, anzi, ma certo erano pi elencati che classificati: da un lato le virt
erano divise in cardinali o in teologali o identificate con i sette doni dello
Spirito Santo 38 , o enumerate seguendo Cicerone e Macrobio 39, dall'altro,
soprattutto nei trattati sulla penitenza o nei manuali per i confessori40, si
esaminavano successivamente i vizi capitali, i peccati contro i cinque sen-

36 L 'intentio ad. debitum -finem l'elemento costitutivo della giustizia generale, se-
condo la definizione di Anselmo, da Alberto riportata e spiegata nel De bono : iustitia
est rectitudo voluntatis propter se servata {De ventate, XII). ...rectitudo iustitiae
generalis consistit in toto statu vitae secundum interiora et exteriora, secundum
fidem et mores et ad deum et ad se et ad proximum (De bono, tr. V De iustitia, q. III,
a. I Quid sit iustitia generalis, Solutio, ed. col., XXVIII, p. 299, rr. 66-70).
37 Gradus [...] condicionis humanae, quem attendere debet, est gradus humilita-
tis ( Tractatus , p. 7, rr. 34-35).
38 Significativo della indifferenza a questo problema il modo in cui Pietro di Poi-
tiers riferisce come equivalenti le diverse divisioni delle virt: Virtus quandoque divi-
ditur in quatuor, ut in quatuor cardinales virtu tes; quandoque in septem, ut in septem
dona Spiritus sancti; quandoque etiam, praecipue secundum theologos, dividitur in
tres, scilicet fidem, spem et charitatem ( Sententiarum libri quinqu, III, 20, P.L. 311,
col. 1087; cfr. anche III, 17, coll. 1078-1079).
39 Marci Tullii Ciceronis De inventione, II, 53; Ambrosii Theodosii Macrobii Com-
mentarti in Somnium Scipionis, I, 8.
40 Numerosi sono i cosiddetti libri penitenziali composti fin dai primi anni del XIII
secolo; per avere un'idea di questa letteratura sono senz'altro utili gli studi di P. Mi-
chaud-Quantin, Sommes de casuistique et manuels de confession au moyen ge ( XIIe-
XVIe sicles), Analecta mediaevalia namurcensia , 13, Louvain-Lille-Montral 1962;
Les mthodes de la pastorale du XIIIe au XVe sicle, in Methoden in Wissenschaft und
Kunst des Mittelalters, Miscellanea mediaevalia , 7, Berlin 1970, pp. 76-91.

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De bono naturae in Alberto Magno 361

si 41, i peccati contro il decalogo. Guglielmo di Auxerre il p


ai diversi elenchi proposti dalle autorit , a cercare un qualsiasi criterio
in base al quale differenziare le varie virt42, ma sar solo nel corso del
terzo decennio del XIII secolo che, in relazione alla acquisizione della
nuova definizione filosofica della virt morale come habitus e della
dottrina delle potenze dell'anima, che il problema sar sentito e si confi-
gurer in modo pi preciso, fino al delinearsi della soluzione definitiva
secondo cui le quattro virt morali (o cardinali, o consuetudinali che dir
si voglia) si definiscono in s e Tuna dall'altra come perfezioni delle po-
tenze motrici dell'anima e i vizi sono una mancanza di queste perfezioni 43.
Unico quindi il criterio di classificazione per le virt e i vizi, proprio come
unico, anche se affatto originale, quello proposto da Alberto nel Tractatus,
come esito immediato, forse non premeditato, della sua riflessione sulla
presenza nel comportamento dell'uomo del bene di natura, agostiniana-
mente diviso in modus , species, ordo : il bene stesso, cos tripartito, la
ratio per classificare le virt e i vizi.

UNO SGUARDO AI CONTEMPORANEI

Questa prospettiva immediatamente morale nel considerare la tripar-


tizione agostiniana del bene di natura risulta tanto pi significativa e origi-
nale se si tiene conto del contesto in cui alcuni autori vicini ad Alberto
- e pensiamo, naturalmente, a Guglielmo di Auxerre, all'anonimo autore
della Summa Duacensis, a Filippo il Cancelliere - ne hanno parlato e delle
questioni che si sono posti in proposito. Leggiamo dunque le pagine in cui
questi teologi citano e commentano la partizione agostiniana del bene: ne
rileveremo poi i tratti comuni e la distanza dal Tractatus.

Nella sua Summa aurea 44 Guglielmo di Auxerre cita e commenta la


tripartizione agostiniana del bene in tre contesti diversi: di passaggio spie-

41 Ricordiamo a questo proposito l'autorit di S. Agostino, che nel X libro delle


Confessioni si esamina passando in rassegna i cinque sensi.
42 Cfr. O. Lottin, Les premires dfinitions et classifications des vertus au moyen
ge, in Psicologie et Morale..., cit., Ill, pp. 144-145.
43 Alberto Magno scrive a questo proposito nel De bono : ...Dicendum [...] quod
virtutes sunt perfectiones potentiarum motivarum animae. Quaedam autem potentia
animae est ordinans et quaedam ordinata. Et cum ordo ordinantis sit in ordinatis, non
habet illa potentia ordinans materiam extra materiam ordinatarum potentiarum. Ordi-
nans autem potentia est ratio, ordinatae vero potentiae irascibilis et concupiscibilis [...]
Ordo vero rationis, qui secundum intentionem boni in moribus determinatur et est
optimorum operativus, non potest esse nisi in comjparatione ad medium, quod est in
operationibus et passionibus, aut in comparatone ad alterum, ad quem refertur opera-
tio vel passio. lEt primo modo perfectio rationis est prudentia ostendens medium.
Secundo modo perfectio ipsius est iustitia dirigens ad alterum secundum debitum.
Ordinatae autem vires sunt concupiscibilis et irascibilis in passionibus difficillimis. Et
illae sunt innatae quae sunt concupiscibilis, et perfectio eius est temperantia, vel illatae,
quae sunt irascibilis, et perfectio eius fortitudo ( De bono, tr. I, De bono in genere,
q. VI, De divisione et sufflcentia virtutum, a. 1, Penes quid accipiatur quattuor virtutes,
Solutio, ed. cit., p. 8, rr. 2141.
44 Su Guglielmo di Auxerre e ancora fondamentale lo studio di C. Ottaviano, Gu-
glielmo di Auxerre. La vita, le opere, il pensiero, Roma 1929. Della sua Summa aurea
sono finora editi criticamente, cura et studio J. Ribaillier, i primi due libri ( Spicilegium
bonaventurianum, tomi XVI e XVII, Parigi-Grottaferrata 1980-1982), che, fortunatamente,
contengono le parti dell'opera che ci interessano, cui ci riferiamo nelle note.

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362 A. Tarabochia Caavero

gando l'immagine dello Spirito Santo come


parlando della bont delle cose create 46
Diverse sono, naturalmente, le question
risolte alla luce di una interpretazione u
posta con chiarezza e ripresa senza ince
anzi di volta in volta di preziose precisa
le pagine famose del De genesi ad litter
Agostino stabilisce una corrispondenza
modus , species , ordo e afferma la pr
aspetti del bene e quelle in cui definisce
tre aspetti, soffermandosi su una frase
centrale nella sua riflessione: La realt in cui ci sono questi tre aspetti,
forma, modo e ordine, buona; se vi sono in sommo grado, sommamente
buona, se vi sono in grado medio, mediamente buona, se vi sono in grado
minimo, minimamente buona Si tratta quindi di vedere dove il bene
- come forma, modo, ordine - sia presente in vario grado e Guglielmo
osserva che si pu parlare della presenza del bene in termini di pi e di
meno solo riferendosi alla abitudine o disposizione o abilit di qualunque
cosa a svolgere la funzione o a compiere quelle azioni per cui stata creata
e in cui pu realizzare la sua perfezione49. Guglielmo chiama species natu-
ralis questa abilit nei confronti delle operazioni naturali, distinguendola
dalla species substantialis e dalla species accidentalis 50 e illustra con una
serie di esempi come ad essa si accompagnino sempre il modus e Yordo
- e cos in ogni sostanza siano riscontrabili i tre aspetti di bene di cui
parla Agostino 51 - e come possa essere maggiore o minore ed anche cor-

* L. I, tr. Vili, c. Vili, q. 4, pp. 172-173.


46 L. II, tr. Vili, c. II, q. 9, pp. 212-226.
47 L. II, tr. XI, c. II, q. 1-3, pp. 322-338.
48 Ubi hec tria sunt, species, modus et ordo, bonum est; ubi maxime sunt, maxime
bonum est; ubi mediocriter sunt, mediocriter bonum est; ubi minime sunt, minime
bonum ( Summa aurea, p. 173, rr. 35-37; cfr. anche p. 216, rr. 54-56; p. 218, rr. 116-117;
p. 224-225, rr. 9-11; il luogo citato De natura boni , 3).
49 Dicimus ergo quod species in unoquoque est habitudo vel habitus naturalis
operationis seu habilitas qua se habet res ad usum aut ad opus exequendum propter
quod vel quem creata est, ut patet in equo. Cum enim habilis est equus ad portandum
hominem bene, bonam speciem habet, id est bonus equus est; et cum ad melius melio-
rem, cum ad optime optimam. Bonitas autem illius actionis sive habitudinis aut habili-
tais ad actionem requirit mensuram et ordinem: mensuram ut nec nimis cito portet,
nec nimis tarde; sed mediocriter ut mediocrem faciat dietam; ordinem vero in iactione
pedum, ut scilicet pedes ordinate moveat, et sic suaviter ambulet. Si ergo in eo fuerint
hec bona magna, bonus est valde; si maiora, melior, si optima Optimus ( Summa aurea,
p. 217, rr. 68-78).
50 Ad hoc solvendum oportet distinguere triplicem speciem: primam scilicet sub-
stantialem, que est prima rei perfectio; secundam, que est naturalis perfectio; tertiam
et ultimam, que est accidentalis, ut patet in oculo, in quo substantialis et prima per-
fectio est aptitudo videndi; secunda et naturalis est habilitas qua se habet ad visum
actualiter exequendum; et licet prima non recipiat magis et minus, tamen secunda
recipit. Hoc etiam patet in angelis [...] Similiter patet in hominibus; nam licet omnes
eque participant aptitudinem ratiocinandi, tamen secundum magis et minus habiles
sunt ratiocinari. Sic ergo manifestum est quod species naturalis recipit magis et minus
(ibid., pp. 218-219, rr. 120-135).
51 Quoniam vero quelibet substantia habet speciem hanc (sc. naturalem) non sine
mensura, quoniam solius Dei est bonitas immensa, ideo naturaliter quelibet substantia
speciem suam habet in modo; quoniam etiam habet earn ad utilitatem universi, ideo
habet earn naturaliter in ordine. Unde patet quod perfectio cuiuslibet rei consistit in
hiis tribus; et tunc est res perfecta, quando habet hec tria; et tunc est res speciosa,
quando habet speciem suam in suo modo et suo ordine, quod patet in homine exteriori.
Tunc enim corpus speciosum est, quando habet speciem sive colorem naturalem in

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De bono naturae in Alberto Magno 363

rompersi del tutto, pur conservando il suo essere (, species substantialis)


la realt che la possedeva 52. Osserva poi che, riferita alla species naturalis ,
si comprende facilmente l'affermazione di Dionigi secondo cui il male
non corrompe la natura, ma il venir meno o la privazione di ci che
secondo natura, cio della proporzione, dell'armonia e dell'ordine cio
della misura, della forma, dell'ordine53. E come prima aveva affermato la
connessione di questi tre aspetti fra loro (ogni singola realt possiede una
sola bont, che deriva da queste tre bont54), cos Guglielmo d ora una
risposta negativa alla questione se il male consista nella privazione sol-
tanto dell'ordine o soltanto della forma : il male consiste in senso pro-
prio, principalmente, per s e sempre nella privazione della forma natu-
rale, e poich questa forma non perfetta senza l'ordine e il modo, non
pu venir meno senza che anche l'ordine e il modo vengano meno. Ma la
forma viene meno per prima, il modo e l'ordine di conseguenza, perch
le sono connessi. La forma infatti la disposizione naturale ad operare
nell'ordine e nel modo dovuti 5S. Ed osserva come proprio per questa
connessione, non si possa fissare una corrispondenza univoca fra le virt
- Guglielmo parla soprattutto di fede e carit - e le parti di bene 56 .
Guglielmo si mostra in queste pagine attento e interessato a conside-
rare tutte le creature, e l'uomo in particolare tra esse, nella loro strutturale
apertura ad operare - lo vediamo, tra l'altro, dalle continue riprese e pre-
cisazioni e dai numerosi esempi con cui illustra queste sue affermazioni 57 - ,
ma la sua propensione ad una interpretazione soprattutto morale della
tripartizione agostiniana ancora pi esplicita l dove, ponendo come

speciosa mensura et debito modo et ordine, ut non sit nasus vel aliud membrum maior
quam debet secundum proportionem ad alia membra et in ordine debito (ibid., p. 327,
rr. 60-70: cfr. anche il passo citato alla nota 49).
52 ...Est duplex species substantie: una substantialis, in qua consistit esse rei, que
non est suscipiens magis vel minus nec corrumpitur nec diminuitur, re manente in suo
esse; et talis species non privatur vel corrumpitur vel diminuitur per malum culpae.
Et hoc est quod dicit beatus Dionysius, quod "non corrumpitur a malo quid existen tium
secundum quod essentia vel natura" (De divinis nominibus, IV, 23). Est etiam species
naturalis, non substantialis, que est aptitudo ad naturales operationes sive habitudo vel
habitus sive habilitas sive perfectio ultima naturalis se habendi ad operationes naturales,
que potest bene corrumpi, re manente in suo esse, cuius speciei privatio malum est,
sicut beatus Dionysius, quod "malum est defectus habitudinis naturalium bonorum"
(ibid., IV, 25). Hoc etiam patet in homine exteriori, quia cecitas privatio est visus, id
est habitus sive habilitas videndi, non privatio aptitudinis ad videndum, que substan-
tialis est (Summa aurea, pp. 328-329, rr. 105-117).
53 ...Dicit beatus Dionysius quod "malum non corrompit nturm, sed est defectus
sive privatio eius quod est iuxta na turam, scilicet commensurationis, armonie et ordinis"
(De divinis nominibus, IV, 23), scilicet mensure, speciei et ordinis l(Summa aurea, p.
216, rr. 49-52).
54 ...Unaqueque res una sola bonitate predita est, que ab istarum trium bonitatibus
ortum habet (ibid., pp. 222, rr. 8-9).
55 An malum sit privatio ordinis tantum vel modi tantum vel speciei tantum
(ibid., 1. II, tr. XI, c. II, q. Ill, pp. 336-338). ...malum proprie et principaliter et per se et
semper est privatio speciei naturalis; et quia hec species non est perfecta sine ordine et
modo, ideo non potest privari sine ordine et modo. Sed species privatur principaliter,
et modus et ordo ex consequente, quia annexa sunt ei. Species enim huius est habitudo
naturalis ad operandm debito ordine et modo (ibid., p. 337, rr. 26-31). Poco sotto
(r. 34) ripete: nullum istorum trium potest privari sine alio .
56 ...Aliqua virtus diver sis respectibus bene potest dici species et pondus, sicut
caritas, que potest dici species, in quantum speciosam reddit animam et in quantum
specificai et concernit earn. In quantum autem ordinai earn ad Deum, dicitur eius pon-
dus [...] Fides magis proprie dicitur esse species anime quam pondus, et caritas magis
proprie pondus quam species (ibid., p. 338, rr. 66-73).
57 Riferendosi al cavallo {cfr. nota 49), agli angeli (cfr. nota 50), all'uomo esteriore
(cfr. note 51 e 52).

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364 A. Tarabochia Caavero

fondamento del suo discorso l'autorit


nelle pietre e negli altri corpi, ma c' an
in ogni azione i tre aspetti del bene:
come in ogni dito ci sono tre giunture, cos in ogni buona azione ci
sono quasi tre giunture, cio il numero, la misura, il peso, ovvero la forma,
il modo e l'ordine, perch Dio ha disposto ogni cosa in numero, misura e
peso. Cos il far elemosina un'azione meritoria se fatta per Dio, e cos
abbiamo il numero o la forma; se si d quanto giusto dare, e cos ab-
biamo la misura o il modo; se si d a chi, quando e dove giusto dare, e
cos abbiamo il peso o ordine 59 e l'amore con cui si ama Dio per s
nella carit ha la sua forma, in quanto Dio amato per s. Infatti ogni
forma in relazione al fine; l'ordine di questo amore nel fatto che si
ama Dio sopra ogni cosa; il modo perch si ama Dio infinitamente sopra
ogni cosa
E come nell'amore informato dalla carit e nelle opere buone troviamo
la forma, il modo, l'ordine, cos vediamo che nell'amore libidinoso 61 e nelle
azioni malvage questi tre aspetti vengono meno62.
Prima di concludere su Guglielmo osserviamo che in queste pagine
modus e ordo (o mensura e pondus) sono chiamati pi volte circumstantiae
actionum 63 , mentre la species il formale principium. Il valore di queste
definizioni , a mio avviso, relativo, e si intende se si tiene conto di quanto
Guglielmo stesso afferma, affrontando il problema della moralit intrinseca
degli atti umani, a proposito delle azioni buone in s, la cui bont deve
per cos dire essere fissata da quella circostanza che il fine M, e pu

58 Ibid.. II, p. 215, rr. 29-30; p. 216, r. 62.


59 ...Sicut in quolibet digito sunt tres uncture, ita in quolibet bono opere sunt
quasi tres iuncture, scilicet numerus, mensura et pondus, sive species, modus et ordo,
quia Deus in numero et mensura et pondere omnia disposuit; sic in datatione elemosina,
si meritoria est, ista tria oportet esse: primm est ut fiat propter Deum et sic habemus
numerum sive speciem; secundum est ut detur quantum dandum est, et sic habemus
mensuram sive modum; tertium est ut detur cui dandum est et quando et ubi, et sic
habemus pondus sive ordinem (ibid., II, p. 173, rr. 27-34; cfr. anche pp. 331-332, rr. 63-73).
Guglielmo spiega cos in modo originale perch lo Spirito Santo sia chiamato digitus
Dei. La spiegazione tradizionale (Bedae In Lucae evangelium expositio, IV, P.L. 92, 477B;
Glossa ordinaria a Luca XI, 20, P.L. 114, 290B), riportata peraltro da Guglielmo, pone
in rapporto la diversit dei doni dello Spirito Santo con la diversit delle dita fra loro o
la partizione dei doni con la articolazione interna di ciascun dito.
60 Dilectio enim qua diligitur Deus propter se ex caritate suam habet speciem,
scilicet in hoc quod diligitur Deus propter se. Omnis enim species secundum finem atten-
ditur; ordo eius est quod eo diligitur Deus super omnia; modus, quia eo diligitur in
infinitum super omnia ( Summa aurea, II, p. 329, rr. 123-127).
61 ...Hec dilectio (se. libidinosa) in se realiter habet privationem speciei, modi et
ordinis. Nimis enim diligit creaturam qui diligit eam ad fruendum; sic enim solus Deus
est diligendus: ecce privatio modi. Privatio speciei, quia talis amor privationem habet
debiti finis. In hoc enim quod dico frui creatura, est privatio debiti finis; hoc enim est
delectari in illa tantum propter se, et ita non propter Deum. Est etiam ibi privatio
ordinis, quia temporalia debent diligi in ordine suo, scilicet in infimo ordine, scilicet ad
substentationem huius miserie tantum, non in summo, sicut libido ipsa diligit (ibid.,
II, p. 323, rr. 43-51: cfr. anche pp. 229-330, rr. 5-15: p. 337, rr. 37-38).
62 ...Opera misericordie habent suam speciem in eo quod fiunt propter Deum;
modus in eo quod fiunt in quantitate debita, ut qui plus habet plus largitur pauperibus;
ordo in eo quod fiunt debito tempore, debito loco, et si que alie circumstantie sunt que
pertinent ad ordinem. Pat et ergo quod in operibus virtutum tam interioribus quam
exterioribus est species et ordo debitus et modus, cuiusmodi species, modus et ordo
privantur in operibus vitiorum... (ibid., II, p. 329, rr. 127-133).
63 Ibid., II, p. 217, r. 83; p. 226, rr. 32-33; p. 329, rr. 130-131.
64 Solutio. Bonum in genere duobus modis accipitur. Primo modo dici tur bonm
in genere quod secundum se habet generaliter sibi annexam bonitatem et ex necessitate,
ut habere caritatem. Secundo modo dicitur bonum in genere quod in se et quantum in

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De bono naturae in Alberto Magno 365

poi diventare maggiore o minore a seconda delle altre circost


il fine , dunque, una circostanza, ma Guglielmo, nelle pagine
letto, chiama circostanze solo il modus e Yordo, per sottolineare il loro
valore non determinante rispetto alla bont di una azione, mentre il fine
( propter ) la circostanza principale, che determina la species dell'azione
buona.

P. Glorieux, nella sua edizione dei frammenti a noi giunti della cosid
detta Summa duacensis65, intitola il terzo frammento De modo, specie et
ordine . L'anonimo autore della summa introduce la trattazione richia-
mando il piano della sua opera: diviso il bene di natura in quello che per
il peccato pu diminuire del tutto e secondo se stesso, cio l'immortalit
del primo parente, e quello che per il peccato non pu diminuire o essere
perso del tutto, ma solo in parte, avendo gi parlato a sufficienza del primo
punto, affronta ora il secondo, considerando quel bene di natura che anch
nel disordine del peccato non pu scomparire del tutto e che Agostino
divide in modus , species, ordo 66 . A questo proposito, per procedere con
ordine, l'autore ritiene opportuno considerare successivamente quattro
punti: che cosa si intenda per natura quando si dice che il bene di natura
si corrompe o diminuisce in parte; se e in che modo si possa giustificare
la tripartizione agostiniana; se questi tre elementi si possano trovare in ogni
realt; come questi elementi si corrompano67. Nelle pagine che seguono
l'anonimo inserisce dunque la riflessione specifica sulla divisione agosti-
niana del bene di natura - il secondo e il terzo punto - nella risposta
alle difficolt che sorgono dal contesto stesso in cui la tripartizione agosti-
niana viene considerata. Si tratta innanzi tutto di vedere come siano con-
ciliabili le due affermazioni che il bene di natura diminuisce per il peccato
e che l'essenza di una cosa non viene meno per il peccato: quando si dice
che il peccato fa diminuire il bene di natura, si intende natura non come
essenza, n come potenza, n come inclinazione della potenza all'atto, ma

se est generaliter est bonum, nisi aliqua circumstantia deformans ipsum extrinsecus
adveniat, et secundum hoc dare elemosinam est bonum in genere. Dicimus igitur quod
secundum primm modum aliquid est bonum in se et non secundum se, ut dare ele-
mosinai)^. Similiter dicimus quod malum in genere duobus modis dicitur; secundum
primm fornicari est malum secundum se; secundum secundum modum interficere
hominem est malum in genere, quoniam est in se malum universaliter, sed non secun-
dum se ( Summa aurea in quatuor libros sententiarum a subtilissimo doctore magistro
Guillelmo Altissiodorensi edita, Parisiis 1500, f. 127 rb; cit. da O. Lottin, Le problme de
la moralit intrinsque Ablard saint Thomas d'Aquin, cit., p. 426).
65 La Summa duacensis (Donai 434). Texte critique avec une introduction et des
tables, P. Glorieux d., Paris 1955.
66 Diviso bono nature in id quod penitus et secundum se est diminuibile per pecca-
tum, quod est immortalitas primi parentis ut diximus, et in id bonum quod non simpli-
citer sed quoad quid est minuibile aut amissibile per peccatum, postquam diximus suffi-
cienter de alio bono nature quod penitus est minuibile aut amissibile per peccatum ut
de immortalitate Ade et de adiacentibus eidem questioni, restt terminare et dicere de
alio membro, scilicet de bono nature quod secundum quid minuibile est per peccatum.
Bonum autem nature dividit Augustinus in tria, scilicet bonum modi, speciei et ordinis
in libro de vero et bono ( Summa duacensis, p. 89).
67 Ut ergo competenti ordine procedamus, questionem istam in quatuor membra
partiamur, et sit prima de illis hec questio scilicet quid appelletur natura cum dicitur
bonum nature corrumpi aut minui secundum quid; secunda questio sit quare bonum
nature divisit Augustinus per ternarium et utrum ipse sufficienter sic diviserit. Tertia
vero sit questio quare in omni re sit illa tria reperire. Quarta sit questio qualiter et
quomodo sit corruptio illa boni nature (ibid., p. 89).

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366 A. Tarabochia Caavero

come l'abilit di una potenza ad agire68


una realt che pu essere coinvolta nel peccato: all'uomo o, meglio, alla
volont dell'uomo69 che per il peccato perde l'abilit o l'inclinazione a
compiere le azioni che le sono proprie70. A questo punto l'anonimo, alla
possibile domanda, se l'abilit di una potenza ad agire sia del genere degli
enti e una certa natura , risponde con un esempio: il piede si pu considerare
in s o come strumento. Se si considera come strumento, si considera in
quanto idoneo a muoversi, e dire che idoneo o che ha in s questa
idoneit non porre un nuovo essere nei confronti del piede o nel piede:
se infatti il piede perde questa idoneit, nondimeno continua ad essere
un piede in atto. Similmente, dire che diminuisce l'abitudine di una po-
tenza o la potenza stessa quanto a quella abitudine, non dire che dimi-
nuisce una natura, infatti quella abitudine non raggiunge un nuovo essere
alla potenza di cui abitudine 71 .
L'anonimo si volge ora a considerare come in ogni cosa creata si tro-
vino le tre parti in cui Agostino divide il bene di natura, vestigio della
Trinit, e si dilunga nello stabilire e illustrare corrispondenze fra le varie
tripartizioni agostiniane (modus, species , ordo ; potentia, sapientia, bonitas ;
posse , nosse, velie ; unum , verum, bonum) e nel confrontarle con le altre di-
visioni dell'essere e del bene della tradizione filosofica (le quattro cause) e
scritturale ( mensura , numerus , pondus). In queste pagine l'anonimo, ponen-
dosi come fedele interprete del pensiero agostiniano, si sforza di illustrarlo
mostrandone tutta la ricchezza e profondit72 e in questo spirito ricorda
anche che alcuni pongono la triade nelle azioni - e nelle circostanze ad
esse collegate - , altri nelle potenze e precisa che queste opinioni non sono
conformi al pensiero di Agostino73, secondo cui queste tre bont sono

68 ...dicendum est quoniam in re aut circa ipsam rem contingi t reperire quatuor;
et primum bonum dicimus ipsius rei essentiam vel essentialia; secundum est ipse poten-
tie mediantibus quibus exit in actus suos et operat iones suas; tertium autem dicimus
ipsas operationes; quartum vero dicimus ipsius poten tie ad actus inclint ionem. Dico
ergo quod secundum hec predistincta in re sunt in eadem tres boni t ates, scilicet essen-
tie, potentie et ipsius inclinationis potentie ad actum. Per peccatum itaque non minuitur
bonitas prime nature nec secunde nec tertie; dicimus enim naturam ipsam rei essentiam
et potentiam et inclinationem potentie; bonitas enim inclinationis ipsius potentie seu
ipsa habilitatio potentie ad actum viciata fuit per peccatum et solum talis; et hoc est
bonum illud nature quod per peccatum diminutum dicitur esse (ibid., p. 91).
69 ...vide tur quoniam si quid per peccatum minuatur aut corrumpitur quod illud
sit hominis voluntas (ibid., p. 90).
70 ...Si dicis animas vitiari hoc non est nisi ex privatione operationum et habituum
et virtutum divinorum bonorum (ibid., p. 91).
71 Ad quod intelligendum plenius ponamus exemplum de pede qui dupliciter po-
test consideran: quoniam potest accipi ut substantia est in se, vel ut est instrumentum.
Si ergo ut instrumentum consideretur, iam respicitur prout ydoneus est ad movendum
hac et illac; et dicere ipsum esse ydoneum vel habere in se dietam ydoneitatem non est
ponere novum esse circa pedem vel in pede; si enim amittat illam ydoneitatem nihilomi-
nus est pes in actu. A simili, dicere habitudinem potentie diminui vel ipsam potentiam
quantum ad illam habitudinem, -non est dicere naturam aliquam ibi diminui; non enim
illa habitudo addit esse novum supra aut circa illam potentiam cuius est habitudo seu
inclinatio ad actum suum sicut habilitatio circa pedem faciebat (ibid., pp. 92-93).
72 Non mancano le espressioni di aperta lode: Et hunc ordinem bonitatum nature
previdens Augustinus... (ibid., p. 95); ...provide et circumspecte ordinat Augusti-
nus... (ibid., p. 97).
73 Preter hec predicta sciendum est quod quidam ponunt hec tria bona nature in
actionibus, quidam in potentiis tantum, quidam ex parte rei tantum. Illi qui ponunt illa
tria esse in actionibus sive in circumstantiis retorquent modm vel mensuram que est
primum de bonitatibus, ad multitudinem circumstantiarum, speciem vero referunt ad
ordinationem circumstantiarum ad invicem; ordinem vero referunt ad circumstantias
ordinatas in relatione ad actionem. Qui vero in potentiis illa tria ponunt, dicunt ad

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De bono naturae in Alberto Magno 367

nell'essenza della cosa. Su questo punto importante l'argom


illustrata con l'esempio del piede, con cui si risolve l'aporia fra le
mazioni il bene di natura non viene meno e il bene di natura diminuisce
col peccato facendo vedere come i tre elementi del bene, pur essendo in
un ente, possono venir meno col peccato.
L'anonimo riprende ora la soluzione al primo punto e conclude il suo
discorso sulla tripartizione agostiniana del bene di natura riferendolo alla
volont dell'uomo: in essa, intesa in senso largo, come libero arbitrio, ritro-
viamo tutti e tre gli elementi in cui Agostino divide il bene di natura -
posse , nosse, velie; potentia, cognitio, voluntas e, quindi, per le corrispon-
denze prima stabilite, modus , species , ordo - : a ragione si pu dunque
dire che quando il libero arbitrio si corrompe per il peccato, si corrompe
in esso il bene che corrisponde alle sue tre parti, cio il modus , la species
e 1 'ordo74.

Anche Filippo il Cancelliere nella sua Summa de bono prende in con-


siderazione la tripartizione agostiniana del bene di natura, una prima volta
esponendo le varie divisioni del bene, una seconda l dove parla del bene
che diminuisce per qualche aspetto a causa del peccato75. Filippo ha gi
trattato della divisione del bene, aggiungendo alla divisione tradizionale in
bonum naturae , bonum ex genere e bonum gratiae il bonum ex circum -
stantia accanto al bonum ex genere e il bonum gloriae accanto al bonum
gratiae , proponendo cos una divisione in cinque parti. Commentando quin-
di la divisione proposta da Agostino nel De natura boni , Filippo si chiede
innanzi tutto se si possa applicare ad ogni bene, cio cos al bonum natu-
rae , come al bonum in genere , ecc. Alcuni, dice, ricordando che il Signore
tutto ha disposto in numero, peso e misura e seguendo Agostino nel porre
una precisa corrispondenza fra le due terne, concludono che in tutte le cose
si pu trovare il bene secondo queste differenze76 e quindi la divisione
agostiniana si riferisce al bonum naturae 77 . Filippo cerca ora di accordare

multitudinem potentiarum referri modm, et ad easdem ad invicem ordinatas speciem


referont, ordinem referentes ad easdem prout in relatione ad suos fines actus. Sed nec
isti nec illi bene ponunt, cum Augustinus ponat illa tria in substantiis, ut apparet
secundum illam auctoritatem superbis positam {ibid., p. 96).
74 ...Voluntas potest sumi large vel stricte; secundum autem quod large accipitur
sic complectitur liberum arbitrium quantum ad quidlibet sui. Ad liberum arbitrium
concurrunt hec tria; posse, nosse, velie ut dictum est supra; et ita liberum arbitrium
consistit in potentia et cognitione et volntate; [...] Et cum in libero arbitrio quod
adequatur voluntati sicut diximus, accidat corruptio per peccatum et non nisi boni
naturalis, dicimus quod in ipso corrumpitur bonum respondens tribus partibus liberi
arbitrii scilicet modus, species et ordo quo hiis tribus coaptatur, scilicet posse, nosse,
velie, que tria sunt actus potentiarum liberi arbitrii constituentium et sic non corrum-
pitur ordo nature tantum; et sic non procedit obiectio. Si vero sumatur voluntas stricte,
tunc procedit obiectio et bene sequitur quod ordo tantum corrumpitur et nop modus
et species (ibid., pp. 98-99).
75 Su Filippo il Cancelliere sono ancora utili gli studi di H. Pouillon, Le premier
trait des proprits trascendentales : la Summa de bono du Chancelier Philippe,
Rev. noscol. Philos. , XLII, 1939, pp. 40-77, e quelli citati alla nota 3 in cui O. Lottin
mette a fuoco i rapporti fra il Cancelliere e Alberto. Le citazioni della Summa de bono
sono fatte tenendo presente il codice Antonianum 156.
/6 Quidam distinguunt secundum haec tria quae dominus in Sapientia XI (21)
omnia in numero, pondere et mensura disposuisti domine et, quia haec in omni creatura
reperiuntur, ideo dicunt bonum secundum istas tres differentias in omni reperiri
(Summa de bono, cod. cit., f. 5 ra).
77 ...Species, modus et ordo pertinent ad bonum naturae (ibid., f. 5 ra).

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368 A. Tarabochia Caavero

la divisione agostiniana con la sua a ci


una divisione del bene di natura con una divisione del bene inteso in senso
pi largo, in quanto comprende anche il bene morale e quello sopranna-
turale. Filippo osserva - e su questa osservazione si basa tutto il discorso
- che il modo e l'ordine riguardano l'essere, come stato detto, e tal-
volta la perfezione dell'essere (il bene esse) 78. Se il modus e Y ordo si con-
siderano riferiti all'essere di una cosa, sono, come abbiamo visto prima,
parti del bene di natura e si ritrovano in ogni creatura; se si considerano
riferiti al bene esse si ritrovano in quelle creature a proposito delle quali
appunto si pu parlare non solo di esse, ma di bene esse e si pu far corri-
spondere il modus al bonum ex circumstantia, Yordo al bonum gratiae e
al bonum gloriae, mentre alla species corrisponde il bonum naturae 19 . E
illustra questa corrispondenza con due esempi: il piede in s ha la sua
species , per cui buono {bonum naturae ), ma oltre a ci uno strumento
e in funzione di ci ricerca quando, come e dove debba camminare, e an-
cora ricerca l'ordine secondo cui buono, cio, per esempio, per giovare
alla mano, ecc.80. E, ancor pi- adeguatamente, considerando l'uomo non
tanto in s, quanto nelle sue azioni: L'uomo in quanto uomo ha il bene
della species , il bene del modus in quanto la sua azione si riferisce a un
fine nelle dovute circostanze, il bene dell'orbo quando sar informato dalla
carit di Dio e del prossimo 81 .
Per trovare la soluzione al suo problema82, Filippo si ispirato, con
tutta probabilit, alle pagine di Guglielmo di Auxerre che abbiamo letto.
La vicinanza fra i due si avverte anche nelle ulteriori precisazioni che
Filippo fa a proposito della species , che, propriamente, sta ad indicare la
perfezione di una cosa e pu essere rispetto alYesse e al bene esse. Que-
st'ultima poi pu essere naturale, come Yhabilitas di una potenza, o acqui-
sita, come Yhabitus: nel primo caso rientra nel bonum naturae , nel secondo
nel bonum circumstantiae 83.
Giungendo a considerare poi la bont di natura che diminuisce in parte
per il peccato, in quanto si divide in modo, specie e ordine84, Filippo af-

78 ...Modus et ordo pertinent ad esse, ut dictum est, quandoque ad bene esse


{ibid., f. 5 ra).
79 Est autem species in rebus forma rei, modus tenor aut mensura circumstan-
tiarum quibus fit rectus exitus in finem, ordo autem est secundum comparationem ad
alterum; in qua comparatione intelligo ordinem ad deum et proximum ( ibid ., f. 5 ra).
80 Exemplum autem sumatur in pede. Pes secundum seipsum speciem habet per
quam est bonus, sed praeter hoc pes habet rationem organi et ex hoc requin t quando
et qualiter et ubi gradiendum est et ad quid gradiendum et praeter hoc quaerit ordinem
secundum quem sit bonus, ut scilicet pes reddat manui proficiendo ei quod suum est
(ibid., f. 5 ra-rb).
81 Dicendum est igitur quod homo in quantum homo bonum habet speciei, bonum
vero modi in quantum est agens ratione actionis relatae ad finem in debitis circumstan-
tiis, bonum vero ordinis cum fuerit ex caritate dii et proximi (ibid., f. 5 rb).
82 Che, fra l'altro, non chiara per quel che riguarda il bonum in genere, che
riportato, senza spiegazioni, al bonum speciei ( ad bonum speciei refertur bonum in
natura et bonum in genere (f. 5 rb), non al bonum modi come vuole Pouillon (Le
premier trait..., cit., p. 50).
83 ...Species non dicitur proprie natura secundum quod pertinet ad esse, tamen
secundum quod dicitur species perfectio. Et est perfectio ad esse, est et ad bene esse,
quare et species. Sed perfectio ad bene esse alia naturalis ut habilitas potentiae, alia
acquisita ut habitus. Si est habilitas pertinet ad bonum naturae, si habitus ad bonum
ex circumstantia (Summa de bono, cod. cit., f. 5 rb).
84 Sequitur de bonitate naturali, quae est diminuibilis et corruptibilis in parte sive
secundum quid per peccatum in quantum distrahitur per modum, speciem et ordinem
(ibid., f. 50 rb).

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De bono naturae in Alberto Magno 369

fronta varie questioni 85. Lasciando da parte le riflessioni particolar


posito della triade considerata vestigium Trinitatis , dell'ordine reci
cui possono essere poste queste parti86, e la discussione delle opinioni
diverse87, soffermiamoci un attimo sulla soluzione che Filippo propone al
problema pi generale e fondamentale: come si pu definire in generale
questa bont che pu in parte diminuire per il peccato? Ricordando le
parole di Dionigi, Filippo osserva che questa bont necessario che sia
l dove c' la malizia del peccato. Ma la malizia del peccato in una azione
o (e) in una essenza secondo quella potenza che la volont, non in quanto
essenza o potenza, ma in quanto volont. Quindi quella bont nella
sostanza volente o nella volont o nell'azione. Si dir dunque questa bont
compimento della volont o dell'azione ordinata secondo natura all'otti-
mo **. A questo punto giungono assai opportune alcune precisazioni a
proposito del concetto di volont, che qui non denota una semplice po-
tenza, ma una potenza inclinata o inclinabile a un fine e che per questo
pu qualificarsi come buona o cattiva e perdere la sua bont89. Filippo
chiama questo modo di essere, di rapportarsi a un fine, habitudo, che non
un ens , ma la potenza secundum bene esse: una potenza infatti non
diminuisce, ma pu essere pi o meno abile, e questo riguarda il bene
esse , e la stessa abilit non se non la specie, il modo e l'ordine di una
potenza, perch rispetto a questi elementi abile e pu diminuire, perch
questi costituiscono l'abilit di una potenza 90 . Vediamo dunque che il
discorso di Filippo corre su un binario ben preciso, gi definito nella que-
stione che abbiamo letto prima, quello della distinzione fra esse e bene
esse: solo in riferimento al bene esse si pu parlare di una bont naturale
che pu diminuire con il peccato91, bont che si definisce come comple-
mentum in generale della habitudo , della habilitas (i due termini sono
usati indifferentemente, mi pare) o, pi specificamente e propriamente,
della voluntas91. Filippo usa il termine complementum ancora pi di una
volta in queste pagine, per spiegare come, considerando la bont naturale
divisa in modus , species , ordo e correlando a queste tre parti i termini di
un'altra triade agostiniana, unitas , Veritas e bonitas , si ha una apparente

85 Ouaerendum est ergo quid sit ista bonitas et quid modus et quid species et
quid ordo et quae sit ratio quia bonitas huiusmodi per haec dividatur, et per tot et
quo ordine habeant ad invicem et utrum communiter haec fecit in omni re aut tantum
in rationali creatura. De diminutione autem eius in fine erit, cum loquimur de effectibus
peccati (ibid., ff. 50 rb-50 va).
86 Ibid., ff. 50 vb-51 ra.
87 Ibid., ff. 51 rb-51 va.
88 Praeterea haec bonitas est diminuibilis aut corruptibilis per peccatum. Ergo
oportet quod insit illis quibus inest malitia peccati. Sed mali tia peccati inest actioni et
inest essentiae secundum potentiam quae est voluntatis, non in eo quod est essentia aut
potentia in quantum sic est, sed in quantum voluntas. Ergo bonitas illa inest substantiae
volenti aut voluntati aut actioni. Dicetur ergo bonitas complementum voluntatis aut
actionis ordinatae secundum nturm in optimum (ibid., f. 50 va).
89 ...Voluntas non nominat potentiam pram sed potentiam inclinatam aut incli-
nabilem in finem et propter hoc quia nott habitudinem potentiae dicitur voluntas mala,
non tarnen potentia mala (ibid., f. 50 vb).
90 ...Habitudo non dicit novum esse, sed potentiam secundum bene esse eius [...]
patet quod non diminuitur, sed eadem potest esse magis habilis et minus et hoc pertinet
ad bene esse et ipsa habilitas non est nisi species modus et ordo potentiae, quia secun-
dum haec habilis est et diminuibilis, quoniam habilitas potentiae sunt haec tria (ibid.,
f. 50 vb).
91 Ibid., f. 51 va.
92 Cfr. nota 88.

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370 A. Tarabochia Caavero

coincidenza fra il tutto e una delle par


l'ordo, si rapporta al tutto come complement um, che contiene le parti
precedenti 93.

Considerando ora nel complesso le riflessioni di questi teologi a propo-


sito della tripartizione agostiniana del bene osserviamo che, pur diverse
per ampiezza, acutezza e rigore ed anche sensibilit, queste si svolgono in
due luoghi ben precisi delle loro opere, che ricalcano - vale la pena
ricordarlo - nella struttura e nell'ordine delle questioni le Sentenze di
Pier Lombardo: l dove si tratta della bont delle cose create e in relazione
al problema del male come peccato, e sempre, diremo cos, in spirito ago-
stiniano. Cos, salve le peculiarit dei singoli autori, nel primo caso si
sottolinea l'idea che queste parti di bene sono vestigium Trinitatis e si
ricercano corrispondenze fra le varie triadi agostiniane o ci si sforza di
ricondurre a questa le altre divisioni correnti, nel secondo si risolve la
difficolt posta dall'affermazione agostiniana secondo cui nel disordine del
peccato vengono meno species , modus, ordo, osservando che l'uomo -
unica creatura, assieme agli angeli, nei cui confronti si pu parlare di
peccato - si pu considerare in s e in quanto principio di attivit e, in
quest'ultimo caso, possiede un bene ( aptitudo , habilitas) in cui sono rinve-
nibili species, modus, ordo e che pu diminuire col peccato.

IL COMMENTO ALLE SENTENZE E IL DE BONO

Dopo queste letture di contorno torniamo all'opera giov


berto Magno: la sua riflessione sulla tripartizione agostiniana del
tura si svolge in una prospettiva e si articola in una serie di osser
non contrarie, certo estranee alle questioni che abbiamo visto
questo proposito dai teologi contemporanei e che pure si sareb
inserire a buon diritto nel secondo momento del discorso fenome
Alberto. Ricordiamo per che, iniziando a parlare di come si p
stare il bene di natura perduto, Alberto precisa che il bene di cui
do praecipue habilitas ad bonum Non credo che una prec
questi termini, per quanto isolata e incidentale, possa essere c
del tutto casuale o una semplice coincidenza: il problema, ed anche la
soluzione, erano nell'aria e probabilmente Alberto ne ha avuto sentore.
Leggendo poi le pagine in cui, circa dieci anni dopo, Alberto affronta gli
stessi argomenti, vediamo che in questo lasso di tempo aveva conosciuto
e meditato su questi problemi.
Si tratta di alcune pagine del Commento alle Sentenze e del De bono,

93 Ibid., f. 51 va-51 vb: ...cum sint tria, unitas, ventas, bonitas, bonitas est ulti-
mum in bonitate ut in complemento alia continentur, et ideo alia non dividuntur, sed
ultimum dividitur, quia alia continet in talia quae possunt praecedentibus aptari et hoc
est quod bonitas dividitur in modum, speciem et ordinem et non est mirum si haec
dividentia pertineant ad praedicta, quia bonitas quae comprehendit illa in haec dividitur.
[...] ordo dicitur pertinere potius ad bonitatem quam alia duo. Omnia quidem pertinent
ut pars ad totum, sed ordo aliter, quia ut complementum, quia sicut bonitas continet
praecedentia ut complementum, ita ordo modum et speciem sua precedenza .
94 Tractatus, p. 6, rr. 8-9.

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De bono naturae in Alberto Magno 371

due opere composte quasi contemporaneamente 95 e che si mostrano per


alcuni aspetti, tra cui quello che interessa il nostro studio, assai vicine.

Nel suo Commento alle Sentenze di Pier Lombardo, Alberto considera


la divisione agostiniana del bene di natura due volte (almeno), in relazione
ai due luoghi dell'opera del Lombardo che inducono quasi inevitabilmente
a farlo: pi diffusamente nel primo libro, parlando di come l'uomo possa
conoscere, se pur in modo imperfetto, Dio, scoprendo in tutte le creature
il vestigium Trinitatis 96 , pi brevemente, poco pi di una chiosa, nel se-
condo, trattando dell'essenza e della definizione del peccato attuale97. Sof-
fermiamoci dunque un attimo sull'articolo in cui Alberto prende in esame
varie divisioni del vestigium : quella della Lettera in unitas, species , ordo ,
quella della Sapienza in mensura, numerus e pondus , quella di Agostino
in modus , species e ordo e, infine, quella di Agostino e Bernardo in unum ,
verum , bonum. Naturalmente ciascuna di queste divisioni pone delle diffi-
colt: a proposito della divisione in modus , species , ordo si osserva che
sembra non siano in tutte le cose, ma solo nell'uomo e nell'angelo, che pos-
sono peccare, perch, come dice Agostino, possono diminuire per il pec-
cato98. Alberto risolve la difficolt osservando che modus , species e ordo
sono in tutte le cose, ma non in un solo modo, in alcune infatti, come nel
piede o in un altro strumento, si possono trovare per dir cos in due modi:
se infatti si considera il piede in s, la species la forma, il modus la deli-
mitazione, Yordo la disposizione nel corpo. Se poi si considera come stru-
mento della capacit di camminare, la species sar la disposizione che pu
adeguatamente essere mossa da questa potenza, il modus la proporzione a
questa potenza, Yordo rispetto al camminare. E quindi modus , ordo e
species possono diminuire nella creatura razionale, non considerata asso-
lutamente nel suo essere, ma piuttosto secondo l'ordine che ha al bene della
grazia, perch proprio questa capacit di essere ordinata ( ordinabilitas )
si corrompe per il peccato ". Nell'articolo seguente Alberto si chiede quale

95 Entrambe le opere - il De bono costituisce, come noto, la sesta e ultima parte


della Summa de creaturis, chiamata anche Summa parisiensis - sono frutto delle le-
zioni tenute da Alberto Magno a Parigi. Come baccalaureus sententiarius comment le
Sentenze di Pier Lombardo negli anni 1242-1243, ma la redazione scritta di questo testo
fu successiva, fra il 1244 e il 1249. Si sa inoltre che i quattro libri di Commento alle
Sentenze non sono stati scritti in ordine cronologico: il quarto s posteriore ai primi
tre, ma il secondo posteriore al primo e al terzo. Alberto stesso scrive di aver compo-
sto il secondo nel 1246 (II Sent. d. 6 a. 9) e il quarto nel 1249 (IV Sent, d.35 a. 7). La com-
posizione del De bono da porsi verso il 1246. Cfr. l'introduzione alla citata ed. critica
del De bono, pp. IX-XIII.
96 In I Sent., d. III, a. 15 e 16; ed. Borgnet, XXV, pp. 105-111.
97 In II Sent., d. XXXV; ed. Borgnet, XXVIII, pp. 560-579.
98 Ulterius quaeritur de illa divisione vestigli quam ponit Augustinus, quae est
modi, speciei, et ordinis. Videtur enim hoc vestigium non esse in omnibus: nihil enim
diminuibile per peccatum est in his quae peccare non possunt: modus, species, et ordo
(ut dicit Augustinus) diminuibilia sunt per peccatum: ergo non sunt in his quae peccare
non possunt: et sic non sunt nisi in homine et Angelo, ut videtur (In I Sent., d. III,
a. 15, pp. 106-107).
99 ...Modus, species, et ordo omnibus nsunt, sed non uno modo: sunt enim m
quibusdam duipliciter, sicut in pede, vel alio organo: si enim pes consideretur in se, sic
species pedis est forma pedis, et modus ipsius limitatio eius ad figuram, et ordo ipsius
ad locum in corpore. Si autem consideretur ut organum virtutis gressibilis, sic species
eius erit dispositio quae congrue moveri potest a virtute gressibili, et modus eius pro-
portio mobilis ad virtutem moventem, et ordo eius ad ambulandum. Unde dico, quod
modus, ordo, et species diminuibilia sunt in rationali creatura, non in esse naturae
considerata absolute, sed potius secundum quod considerato ipsa secundum ordinem

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372 A. Tarabochia Caavero

sia il criterio dell'enumerazione dei diversi vestigia - elenca, come pro-


poste da Santi , dieci triadi - e ritiene di poter collocare le diverse
triadi in uno schema ben preciso, che rispecchia i vari modi in cui si pu
considerare una cosa100. La triade agostiniana si colloca cos al secondo
posto del primo gruppo: modus , species e ordo si riferiscono ad una cosa
considerata in s, in quanto nell'essere. Lo sforzo di sistematicit porta
con s inevitabili forzature, ed anche limitazioni: Alberto trascura la possi-
bilit, prima sottolineata, di considerare alcune realt anche come stru-
menti e di trovare in esse, anche in quanto tali, modus , species , ordo.
Nel secondo libro l'attenzione di Alberto concentrata sul male come
peccato, non sul bene posseduto dal soggetto e che viene meno col pec-
cato: esaminando le varie definizioni di peccato giunge a quella agostiniana
peccatum est corruptio modi, speciei et ordinis ed osserva semplice-
mente che una definizione data tenendo conto degli effetti del peccato
nel bene di natura101.

Nel De bono Alberto, dopo aver visto che cosa il bene esaminando
le definizioni di Aristotele, di Avicenna e di Algazali e parlando della con-
vertibilit reciproca fra esse , bonum e verum m, passa a dividere il bene.
La prima divisione quella in bonum naturae e in bonum moris , che si
dividono a loro volta in parti. Soffermandosi sulla divisione del bonum na-
turae , che si divide nella Sapienza in numerus , pondus e mensura , in Ago-
stino in modus , species e ordo , in Agostino e Bernardo in unum , verum ,
bonum e ancora in altri modi, Alberto si chiede in primo luogo quale sia
la natura del diviso e dei dividenti, in secondo luogo rispetto a che cosa si
debba prendere il numero di tutte queste divisioni, da ultimo come queste
parti siano vestigium della Trinit increata 103. Alberto risponde cos innanzi
tutto alla domanda che ci siamo posti leggendo il Tractatus, rilevando una
coincidenza fra il tutto e l'ultima parte: le parti del bene di cui parlano i
santi sono parti di un tutto potestativo, parti cio che partecipano in grado
via via maggiore della perfezione del tutto, cosicch il bene minore nel

quem habet ad bonum gratiae: sic enim illa ordinabilitas corrumpitur per peccatum:
aliter autem possunt esse in aliis (ibid., p. 108).
100 ...res consideratur tripliciter, scilicet in se, et in oper at iones, et in comparatio-
ne ad hominem, ad cuius eruditionem facta est res ipsa. In se autem consideratur ulte-
rius tribus modis, scilicet in fieri, [in esse], et in perfectione ultima. [...] Secunda con-
siderati rei est secundum quod est in operatione: et sic iterum tribus modis conside-
ratur, scilicet, secundum disponentia ad opus, vel in actu operis, vel in fine intento per
opus. [...] Tertia rei consideratio est secundum quod ordinatur ad intellectum et ad
affectum hominis, quem instruunt res creatae: et sic iterum est triplex consideratio rei,
scilicet, ut disponitur res ad intellectum et affectum, vel prout est in intellectu et
affectu, vel prout est in effectu consequente se secundum quod est in intellectu et in
affectu (ibid.. d. III, a. 16; pp. 109-111).
101 Penes effectus peccati in bono naturae (In II Sent., d. XXXV; p. 565).
102 Quaestio est de bono secundum commimem intentionem boni. Et quaeruntur
quinqu. Quorum primm est, quid sit, secundum de communitate intentionis boni,
tertium de comparatione sui ad ens, quartum de comparatione ad verum, quintum de
divisione et partibus boni (De bono, tr. I, q. I; ed. cit., p. 1).
103 Consequenter quaeritur de divisione boni. Est autem prima divisio in bonum
naturae et in bonum moris, et utrumque eorum dividitur. Sed primo quaeremus de
divisione boni naturalis, quod dividitur in Sap. (XI, 21) in numerum, pondus et mensu-
ram, et ab Augustino in modum, speciem, et ordinem, et ab eodem Augustino et Bernar-
do in unum, verum et bonum, et ab aliis sanctis dividitur aliter. De divisionibus ergo
ist is quaeremus tria primo. Quorum primum est de ratione divisi et dividentium...
(ibid., tr. I, q. II; ed. cit., p. 22, rr. 3-8).

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De bono naturae in Alberto Magno 373

numero, pi completo nella misura, perfetto nel peso, e cos per il


specie, l'ordine. Non solo, ma la parte che segue include in s la
cedente, poich tutto ci che pu una potenza inferiore, lo pu anch
superiore, ma non viceversa. E cos nelle parti del bene: il nu
nella misura, la misura e il numero nel peso, e similmente il mo
species , e entrambi nell'orcio 104.
A proposito poi della partizione agostiniana - come del resto
altre due questioni - Alberto svolge delle considerazioni in tutto
a quella del commento alle Sentenze, vale la pena per rilevare ch
in quest'opera l'uomo possiede un bonum diminuibile per pecca
quanto ordinato al bene della grazia 105, nel De bono lo possiede
ordinato ad una azione meritoria o meno106: si tratta di una variante si-
gnificativa, che riflette la diversa prospettiva - nell'una teologica , nel-
l'altra filosofica - con cui nelle due opere viene considerata la virt
dell'uomo.

CONCLUSIONE

Come abbiamo detto, Alberto ora al corrente , e una delle opere


su cui si informato certamente la Summa de bono di Filippo il Can-
celliere (basti pensare al problema del rapporto delle parti col tutto107).
Abbiamo gi ricordato, con Lottin, che l'influsso della Summa del Cancel-
liere riscontrabile anche nel Tractatus , ma il fatto che in quest'opera
Alberto non metta a fuoco un problema come quello del bonum naturae
diminuibile secundum quid che nella Summa de bono di Filippo trattato
immediatamente prima del Bonum in genere , problema affrontato da Al-
berto nella seconda parte del Tractatus con precisi riferimenti alla solu-
zione proposta da Filippo 108, induce a formulare l'ipotesi che fra la stesura
della prima parte e la stesura della seconda parte del Tractatus sia inter-
corso un pur breve intervallo di tempo, e che proprio durante questo inter-
vallo Alberto abbia conosciuto l'opera di Filippo.

104 Dicendomi, quod divisio boni, quae assignatur a sanctis, est divisio totius po-
testativi sive virtualis, cuius partes sic se habent ad divisum, quod divisum non salvatur
secundum sui perfectionem nisi in ultima. In his autem quae simt ante ultimam, salva-
tur quidem et praedicatur de ipsis, sed secundum diminutam perfectionem suae potesta-
tis. Et hoc, qualiter sit, diffuse ostensum est in tractatu De hierarchiis angelorum (De
IV coaequ., q. XXXVI, a. 2, p. 1). Bonum enim in numero est diminutum et in mensura
perfectius, sed completum in pondere. Et similiter est de modo, specie et ordine. In
toto etiam potestativo aliud est, scilicet quod sequens pars semper praecedentem in
se claudit, ut dicit Boethius (De divisione, V.L. 64, 888 C), quia quiaquia potest potestas
inferior, potest et superior, sed non convertitur. Et ideo in partibus boni similiter est;
numerus enim in mensura, et mensura et numerus in pondere, similiter modus in specie,
et utrumque in ordine (De bono , tr. I, q. II, a. 1, Solatio, ed. cit., p. 23, rr. 56-74).
105 Secundum ordinem quem habet ad bonum gratiae (cfr. nota 99).
106 Ut ordinatus ad actum meriti vel demeriti (De bono, tr. I, q. II, . 2, ed. cit.,
p. 25, rr. 17-18).
107 Anche nel commento alle Sentenze Alberto accenna al problema - e alla solu-
zione - usando proprio come Filippo il termine complementum : Ultimum autem sem-
per dicit complementum respectu duorum praecedentium (In I Sent., d. III, a. 15; ed.
Borgnet, p. 111).
108 Cfr. sopra nota 3.

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