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Introduzione alla Critica del Giudizio

Nell'introduzione della Critica del Giudizio Kant ci propone sin da subito la questione della suddivisione dicotomica
della Filosofia, che ricordiamo intende come ci che contiene i principi per la conoscenza razionale delle cose
mediante concetti, che vede quest'ultima divisa in Teoretica (dottrina della natura) e Pratica (dottrina della libert).
Proprio con tale suddivisione Kant vuole indurci a due perplessit sulle quali si fonder tutto il discorso
dell'introduzione:

1) Come si spiega l'esistenza di una terza critica se vi sono appunto due tipi di Filosofia e di conseguenza due
facolt rappresentative?
2) Se con le prime due critiche si gi legittimata l'esistenza e la necessit di due legislatori, Intelletto per la
natura e Ragione per la libert, dove deriva il bisogno di una terza facolt conoscitiva?

Naturalmente si pu capire come le due perplessit siano intimamente collegate tra loro, dunque lo saranno
altrettanto le risposte a tali problemi, il che render possibile sciogliere il dubbio di entrambe anche soltanto
facendo luce su una di loro. Cos Kant ci porta ad analizzare la seconda perplessit sottolineando come l'Intelletto e
la Ragione siano due domini dello stesso territorio, ovvero il territorio della filosofia, ci significa che non solo sono
ben distinti in quanto appartengono a due ambiti opposti (il sensibile e il soprasensibile), ma legittima anche la
necessit di un accordo tra i due, un mediatore che permetta di passare da un ambito all'altro e ci Kant lo individua
nel Giudizio, ovvero la terza facolt conoscitiva e di conseguenza una terza facolt rappresentativa, ovvero il
sentimento del piacere e dispiacere e cos facendo dunque si spiega anche la necessit di una terza Critica facendo
luce anche sulla prima perplessit.

La prima definizione di Giudizio che ci da Kant "la facolt di pensare il particolare come contenuto nell'universale"
il che pu avvenire in due modalit:

1) Tramite il metodo della sussunzione, caratteristica del Giudizio determinante, che sta nel sussumere il
particolare ad un universale noto.
2) Tramite il metodo della riflessione, caratteristica del Giudizio riflettente, che sta nel ricercare un universale
partendo dal particolare.

Il Giudizio riflettente dunque non altro che una guida per l'esperienza che parte dalle connessioni trovate nei
particolari per giungere ad una direzione unitaria che Kant spiega essere una finalit della natura, intesa come
concetto soggettivo in quanto parte dalla supposizione che la natura possa conformarsi alle nostre capacit
conoscitive. Tale finalit della natura pu essere concepita in due modi:

1) Finalit Estetica, ovvero la finalit soggettiva formale dell'oggetto, propria dunque del Giudizio Estetico inteso
come la facolt di giudicare della bellezza naturale come dell'esibizione del concetto di finalit formale
soggettiva mediante il gusto.
2) Finalit Logica, ovvero la finalit oggettiva reale della natura, propria dunque del Giudizio Teleologico inteso
come la facolt di giudicare dei fini della natura come dell'esibizione del concetto di una finalit reale oggettiva
mediante l'intelletto e la Ragione.

Kant a questo punto, dopo aver chiarito la legittimit della Critica del Giudizio, si propone di approfondire da dove
nasce la necessit di un'unione tra i due domini della Filosofia, a cui alla base pone il concetto di causalit della
libert che l'unico concetto del soprasensibile che dimostri la sua realt oggettiva nella natura mediante gli effetti
che pu avere in essa, e sono proprio tali effetti ad essere lo scopo finale presupposto nella natura a cui l'uomo,
grazie alla guida che ci fornisce il Giudizio, tenta di giungere. Stesso uomo che ha la medesima caratteristica della
libert in quanto esso sia fenomeno, ovvero soggetto alle leggi della natura, sia noumeno, soggetto alle leggi
morali che esso stesso si impone, concetto che rafforza ancor di pi la necessit del Giudizio e di conseguenza di una
critica del Giudizio.
E' chiaro sin da subito dunque il forte interesse morale che caratterizza la terza Critica di Kant, la quale si pone come
obbiettivo anche ritrattare alcuni concetti affrontati nelle precedenti critiche in questa chiave, tra questi il pi
importante di sicuro la prova dell'esistenza di Dio, trattata nella Metodologia del Giudizio Teleologico.

Analitica del Giudizio Teleologico

Abbiamo gi trattato di come Kant abbia suddiviso il Giudizio riflettente in Estetico e Teleologico, quest'ultimo,
inteso come la facolt di giudicare della finalit oggettiva della natura e avendo dunque un uso puramente
regolativo, introduce una causalit mediante fini (Nexus finalis) utile nel momento in cui le leggi della causalit
meccanica (Nexus effectivus) non bastino.

Ebbene Kant nell'Analitica del Giudizio Teleologico si propone di affrontare la distinzione interna alla finalit
oggettiva della natura, individuandone due tipi:

1) Finalit oggettiva Formale, propria alle figure geometriche, che si fonda sul principio matematico di ricercare le
possibili correlazioni tra i vari particolari senza per avere il concetto di scopo. Esempio proposto da Kant
quello degli antichi greci che studiando ad esempio la parabola non hanno mai pensato di applicare le leggi
trovate al movimento parabolico dei corpi.
2) Finalit oggettiva Materiale, si fonda su dati empirici ed attribuisce un fine naturale ai processi organici, il quale
pu essere suddiviso in due tipi:
a) Finalit oggettiva materiale Esterna, quando la cosa ritrova il suo scopo al di fuori di esso ed dunque visto
come Utile all'uomo o Conveniente ad ogni altra natura. Esempio il fiume che portando con se dei detriti
che vanno a depositarsi lungo le rive causa l'allargamento di esse e del possibile terreno coltivabile utile
all'uomo.
b) Finalit oggettiva materiale Interna, quando le cose naturali sono causa ed effetto di se stessi, ovvero dove
vige l'interdipendenza tra le parti permettendo l'autoconservazione della specie e dell'individuo. Esempio
l'albero che, grazie alla collaborazione delle sue diverse parti come le foglie e le radici, riesce ad
autoconservarsi come individuo e di conseguenza come specie.

E' tale finalit a buttare le basi per il concetto di una forza formatrice la quale non essendo spiegabile tramite i
principi del meccanismo ci porta a seguire un altro tipo di investigazione, ovvero la ricerca di una causa
soprannaturale del modo di agire intenzionale della natura, in altre parole, l'estensione della scienza della natura,
possibile solo mediante la critica del giudizio riflettente.

Dialettica del Giudizio Teleologico

Nella Dialettica Kant si propone di analizzare e approfondire il carattere illusorio dell'antinomia che si stabilisce tra le
due massime del Giudizio riflettente in quanto la prima prescrive al Giudizio di giudicare ogni produzione materiale
secondo leggi puramente meccaniche, mentre la seconda prescrive di giudicare alcuni prodotti della natura come
possibili secondo le leggi della causalit finale. L'antinomia si basa sull'errore fondamentale di confondere ci che
un principio del Giudizio determinante con ci che proprio del Giudizio riflettente, infatti tali massime vanno prese
in considerazione come strettamente legate in maniera tale che si rifletti su ogni fatto naturale sempre in base al
principio del meccanismo della natura, senza mai per trascurare la possibilit di pensare alcuni prodotti della natura
secondo il principio delle cause finali in modo tale da compensare i limiti del primo.

Tale errore anche alla base dei quattro sistemi sulla finalit della natura che Kant ritiene infondati in quanto
cercano di spiegare in maniera dommatica ci che proprio del Giudizio riflettente. I quattro sistemi si dividono in
sistemi dell'Idealismo, secondo i quali ogni finalit della natura inintenzionale, e sistemi del Realismo, secondo i
quali invece ogni finalit della natura Intenzionale.
Kant dunque procede a spiegare la loro erroneit:

Idealismo:
1) al modo di Epicuro, ovvero della materia inanimata, in quanto va semplicemente a cadere davanti alla
differenza tra tecnica della natura e meccanica.
2) al modo di Spinoza, ovvero del Dio inanimato, va a cadere in quanto si pone come causa dei fini della natura
la semplice sostanzialit di Dio il quale andrebbe a trascurare il concetto di scopo.

Realismo:
1) al modo dell'ilozoismo, ovvero della materia vivente, errata in quanto va a dare alla materia una propriet
non appartenente ad essa ovvero la vita.
2) al modo del teismo, ovvero del dio vivente, che cade in quanto si riconosce la causa finale della natura
all'esterno di essa il che dovrebbe fondarsi sulla dimostrazione dell'impossibilit di spiegare la causalit
finale della natura tramite il suo semplice meccanismo.

Abbiamo dunque precisato con ci che l'unico modo di pensare il concetto di causalit finale nella natura senza
contraddizioni il modo critico appartenente al Giudizio riflessivo, dunque ponendo un'unica massima soggettiva
che racchiuda e dilegui la falsa antinomia delle due massime principali della Teleologia.

Tale massima assolutamente necessaria dunque relativamente agli esseri organizzati in quanto non si pu
intendere tale organizzazione se non come prodotto intenzionale, ma tuttavia soltanto utile se applicata alla natura
in generale in quanto non ci data come organizzata.

Ora per Kant tiene a spiegare l'origine di tale necessit, la quale vi risiede in una caratteristica fondamentale
dell'intelletto umano. Infatti, essendo l'intelletto umano discorsivo procede esclusivamente dall'universale analitico
dei concetti al particolare dell'intuizione empirica, il quale per pensare la possibilit delle parti dipendente dal tutto
si deve appoggiare ad un altro modello di intelletto diverso dal suo, ovvero un intelletto intuitivo che procede
dall'universale sintetico dell'intuizione di un tutto come tale al particolare, che ci permette di individuare un
principio di produzione intenzionale nel sostrato soprasensibile, ovvero un intelletto originario causa del mondo.

Dunque si sottolinea come il principio del meccanismo universale e il principio teleologico, riconducibili alle due
massime iniziali, siano ugualmente necessari e sia lo sia altrettanto l'importanza del non utilizzarli in maniera
esclusiva in quanto l'uno porterebbe l'abbandono al semplice meccanismo e a divagazioni sopra le impenetrabili
potenze della natura, e l'altro l'abbandono all'esistenza di un supremo architetto e dunque a trascurare totalmente
la scienza della natura.

Metodologia del Giudizio Teleologico

Abbiamo visto come la Teleologia appartenga esclusivamente alla critica del Giudizio, dunque in quanto tale essa
contiene dei principi a priori che forniscono il metodo con cui si deve giudicare della natura secondo il principio delle
cause finali, tale metodo approfondito da Kant proprio nell'ultima parte della Critica.

Dunque sappiamo come di per s il potere della scienza della natura si illimitato ma che per via delle propriet del
nostro intelletto il suo uso limitato e che dunque vi la necessit di pensare, secondo il principio teleologico, ad
una organizzazione originaria della natura causata intenzionalmente da una sostanza intelligente. Proprio a tale
intenzionalit Kant si preoccupa di dare un principio fondamentale e ve ne propone due:

1) Occasionalismo, secondo il quale la sostanza intelligente debba intervenire ogni qual volta vi sia un
accoppiamento, dando alla materia una conformazione precisa.
2) Prestabilismo, secondo il quale vi sia un sistema di regole prestabilite (Epigenesi) che si conservano durante
tutta la vita dell'essere organizzato e la sua evoluzione.
E' chiaro che Kant prediliga il secondo principio in quanto conservi il concetto di autoconservazione degli esseri
organizzati, proprio del principio del meccanismo della natura e includa anche il concetto di sostanza intelligente
proprio del principio teleologico.

Adesso importante sottolineare che come gli enti inorganici sono considerati mezzi atti ad uno scopo, anche gli
esseri organizzati possono trovare il loro scopo all'infuori di essi, dunque una finalit materiale esterna, e tale scopo
ultimo vi risiede nell'uomo in quanto unico essere a potersi fare il concetto di scopo e soprattutto in quanto vi siano
elementi sufficienti per il Giudizio riflettente per ricercare nell'uomo tale scopo ultimo e quindi come la natura possa
beneficiare all'uomo, dunque abbia lo scopo di renderlo felice, o di come da essa l'uomo pu acquisire un'abilit, e
dunque lo scopo sia nella coltura dell'uomo. Per quanto la felicit sia il fine ultimo naturale dell'uomo la natura
lungi dall'averlo adottato come preferito e dunque abbia come scopo la sua felicit, e in pi essendo un concetto
talmente arbitrario la natura dovrebbe conformarsi in tanti modi quanti esseri umani vi esistano sulla terra e dunque
non potrebbe accogliere una legge universale e fissa. Alla luce di ci non ci resta che pensare alla coltura come
scopo ultimo della natura, intesa come la facolt di porsi dei fini in generale e dunque di utilizzare la natura come
mezzo a tali scopi, in altre parole, la capacit dell'uomo di elevarsi a signore della terra. Tuttavia alla coltura
dell'abilit Kant affianca anche la necessit di una coltura dell'educazione, ovvero la liberazione della volont dal
despotismo degli appetiti e una disciplina delle inclinazioni, che rende l'uomo pi costumato e dunque pronto alla
signoria della ragione, rendendoci atti a scopi pi alti di quelli che la natura ci pu fornire.

Tale riflessione dell'uomo come scopo ultimo della natura ci porta inevitabilmente ad una fisico-teologia, la quale
pretende di risalire alla causa suprema della natura e alle sua propriet partendo dai fini della natura, ma Kant
spiega come tale teologia possa solo di giustificare il concetto dell'esistenza di una tale causa, ma non pu andare
oltre in quanto la natura non ci dice nulla del suo scopo finale, dunque necessario seguire un'altra via, quella
dell'etico-teologia, ovvero quella della ricerca della causa suprema e delle sue propriet partendo dal fine morale
degli esseri naturali ragionevoli.

In questi termini, dunque, Dio non viene riconosciuto solo come legislatore della natura, ma come legislatore in un
regno morale dei fini, al quale dunque saranno attribuiti i concetti di onniscienza, onnipotenza, saggezza, giustizia,
eternit ed onnipresenza.

Per dare ulteriore conferma di ci che stato detto Kant ci propone degli esempi, ovvero quello dell'uomo che
sentendosi circondato dalla bellezza della natura sente il bisogno interno di essere riconoscente a qualcuno per ci
che gli stato dato, o al contrario quello dell'uomo che si sente obbligato a dei doveri che non vuole compiere come
se da un signore supremo e ancora, nel caso in cui non li porti a termini, si sente in colpa a causa di rigorosi
rimproveri interni provenienti come dalla voce di un giudice. Proprio con tali esempi Kant espone quelle che sono le
particolari disposizione dell'animo al dovere che l'uomo si sentir di compiere ogni qual volta percepisce il pericolo
che i suoi sforzi siano stati totalmente vani, ovvero la riconoscenza, l'obbedienza e l'umilt.

Con ci Kant legittima come la prova dell'esistenza di Dio nasca dalla ragione e dalla intima finalit morale della
nostra esistenza e come l'unica prova possibile dell'esistenza di Dio sia una prova morale. Da ci ne conseguono la
legge morale che ci prescrive il sommo bene come scopo finale, raggiungibile tramite la libert alla quale ha alla sua
base due condizioni:

1) Condizione soggettiva della felicit universale.


2) Condizione oggettiva della rigorosa moralit.

Concetto il quale rafforzi la necessit di un autore morale del mondo.

E' da precisare per che come la sua esistenza anche le propriet di Dio possono essere concepite solo dal punto di
vista pratico, tale limitazione per manifesta una grande utilit relativamente all'idea di Dio, in quanto impedisce che
la teologia pratica si elevi a teosofia (concetti trascendentali in cui la ragione si smarrisce) o cada nella demonologia
(rappresentazione antropomorfica di Dio), e che la religione si converta in teurgia (illusione di poter provare un
sentimento verso l'essere soprasensibile) o in idolatria (illusione di poter esse graditi all'essere supremo per mezzi
tutt'altro che morali), e dunque evita che la religione diventi immorale e che la scienza dell'anima si converta in
pneumatologia.

Dimostrando il carattere pratico della prova dell'esistenza di Dio, Kant spiega dunque che anche le quattro prove
teoretiche sulla sua esistenza falliscono nel loro tentativo deterministico:

1) La prova logica rigorosa fallisce in quanto impossibile sussumere il particolare di un essere soprasensibile
all'universale della natura.
2) La prova per analogia in quanto sbagliato ritenere che l'essere supremo sia intelligente per il semplice fatto
che gli esseri del mondo posseggano tale intelligenza.
3) L'opinione verosimile in quanto Dio non pu risiedere nei giudizi a priori e tantomeno darsi da dati empirici.
4) L'Ipotesi in quanto non vi una possibilit certa che nel caso di Dio interamente infondata.

Con ci si dimostra come l'esistenza di Dio sia semplicemente una cosa di Fede, che Kant definisce come l'habitus
della ragione di tener per vero ci che necessario supporre come condizione dell'attuabilit del supremo scopo
finale morale, e dunque dimostra come l'etico-teologia supplisca al difetto della fisico-teleologia che fallisce nel
determinare l'esistenza di Dio e le sue propriet partendo da dati empirici.

Nota generale alla Teleologia

Nella nota Kant vuole precisare come la ragione riuscirebbe a supporre una prova pratica dell'esistenza di una
intelligenza soprasensibile genesi di tutte le cose anche nel caso in cui non vi esistesse alcun tipo di teleologia fisica,
in quanto troverebbe nel concetto della libert un principio sufficiente per supporre l'esistenza di un essere
originario, partendo proprio dalle idee della libert.

Cos Kant pone come concetto fondamentale di ogni legge pratica proprio la libert il quale l'unico concetto
capace di estendere la ragione al di l di quei limiti nei quali ogni concetto teoretico della natura dovrebbe restare
rinchiuso senza speranza.