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La guerra dei
poveri

di Nuto Revelli

Storia dItalia Einaudi


a

Edizione di riferimento:
La guerra dei poveri, Einaudi, Torino 1993

Storia dItalia Einaudi II


.

Sommario

Capitolo primo. Premessa 2


Capitolo secondo. La ritirata sul fronte russo. 45
16 gennaio - 10 marzo 1943
Capitolo terzo. Ritorno in Italia. 17 marzo - 26 131
luglio 1943
Capitolo quarto. Guerra partigiana. 8 settembre 142
1943 - 27 agosto 1944
Capitolo quinto. In Francia con la brigata Carlo 361
Rosselli. 28 agosto 1944 - 23 aprile 1945
Capitolo sesto. Italia: liberazione di Cuneo. 24 - 464
29 aprile 1945

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A Livio Bianco

Il capitolo La ritirata sul fronte russo non che la riela-


borazione del diario di guerra pubblicato nei 1946 col ti-
tolo Mai tardi (prefazione di E. Castellani, Ed. Panfilo,
Cuneo). In questa nuova redazione i nomi delle persone
e la denominazione dei reparti sono reali.
I rimanenti capitoli (Ritorno in Italia, Guerra partigia-
na, In Francia con la brigata Carlo Rosselli, Italia: libera-
zione di Cuneo) sono in parte diari, in parte memorie su
documenti, lettere, diari di banda e testimonianze.
Giudizi su persone e fatti sono a volte passionali e do-
vuti allimmediatezza delle situazioni. Per esempio il giu-
dizio sul gruppo dei giovani ufficiali del 2 reggimento
alpini (pp. 117 sgg.) si dimostr completamente errato.
Quasi tutti parteciparono infatti valorosamente alla lotta
di liberazione sin dai suoi inizi.
N. R.

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Nuto Revelli - La guerra dei poveri

CAPITOLO PRIMO
PREMESSA

Avevo nove o dieci anni quando balbettai questo giura-


mento: Nel nome di Dio e dellItalia giuro di eseguire
gli ordini del duce e di servire con tutte le mie forze e,
se necessario, col mio sangue, la causa della rivoluzione
fascista.
Ricordo ancora come la scuola divenne una caserma: i
maestri in camicia nera, noi in camicia nera.
Ho ancora negli occhi le prime adunate, nella palestra
della scuola, per le lezioni di canto. Tutti uguali, i piccoli
e i grandi, tutti neri, per imparare linno a Roma, Fischia
il sasso, Giovinezza.
A quattordici anni lasciai il moschetto finto per im-
bracciarne uno vero, da guerra. Eravamo gi negli an-
ni eroici. Ogni sabato, attorno alla casa della Gil, impa-
ravamo a camminare, a maneggiare le armi. Urla marzia-
li e colpi di fischietto. Chi scattava, chi se ne fregava. Io
scattavo come una molla.
Dalle adunate del sabato ai campi Dux il passo era
breve.
In settembre, ai Parioli, unimmensa tendopoli acco-
glieva i giovani fascisti dellItalia intera, tutti in divisa,
tutti uguali. Pestavamo per giorni e giorni il caldo asfalto
della Farnesina. Infine la sfilata lungo la via dellImpero,
con il duce, i gerarchi, i generali che ci applaudivano.
Col passare degli anni avevo collezionato tante patac-
che smaltate e medaglie da non sapere pi dove appen-
derle. Alternavo il passo romano con le gare atletiche.
I muscoli si facevano pi saldi, non mi stancavo di bene-
dire il duce per i miei successi sportivi.
Tutto quanto sapeva di forza mi elettrizzava: le parate
militari, le adunate oceaniche. Mi tuffavo nella folla

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anonima con entusiasmo. Gridavo viva il duce, viva la


guerra come in quei tempi gridavano quasi tutti.
I cortei della mia citt, invece, mi lasciavano indiffe-
rente. Non era folla, era gente, gente da processione del
Corpus Domini. I pi facevano la faccia feroce, come in
processione facevano la faccia compunta: due commedie
uguali. Gridavano viva il duce come noi, come i figli
della lupa, ma con voce rassegnata, stanca, vecchia.
Tutta la gente della citt, incontravamo: i nostri fra-
telli maggiori, i nostri maestri, i nostri professori, il pre-
te, il droghiere, il professionista, il ciabattino. Non man-
cavano i vecchi, i nonni. Non mancavano gli antifasci-
sti ricuperati, gli ex santoni della maledetta democrazia.
In tutto quel nero spiccava, come una mosca bianca, un
vecchio senatore dalla lunga barba.
Il mio prestigio di gerarchetto fascista ebbe un duro
contraccolpo allesame di stato. Sapevo tutto sul fasci-
smo, ma ignoravo a tal punto il tonnellaggio delle nostre
navi da guerra da confondere i chilogrammi con le ton-
nellate. Cos rischiai una bocciatura in cultura militare.
Superai invece brillantemente lesame per lammissio-
ne alla Regia Accademia di fanteria e cavalleria di Mode-
na.
In quel settembre del 39, come al solito, ero in giro
per lItalia a fare latleta. A Milano mi raggiunse un
telegramma. LAccademia apriva i battenti.
Dimenticai i fascetti, le patacche, le medaglie. Diven-
tai soldato.
Ingranare a Modena non fu facile. Disciplina rigida,
correre senza mai fermarsi, se non per mangiare, per
dormire; con gli anziani che trattavano i cappelloni
come ciabatte. Gli istruttori erano severissimi. Tanta
ginnastica che non ci riposavamo da una volta allaltra.
In pi, le lezioni al maneggio, a colpi di frusta, con i
cavalli che impazzivano fra bestemmie e invettive volgari.
Stringi le gambe, sembri una vacca, era il richiamo pi

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garbato. Alcuni non resistevano. Posavano le stellette, e


a testa bassa prendevano la via di casa. I pi superavano
il rodaggio a denti stretti.
Una volta alla settimana, lunga corsa in bicicletta fin
sullAppennino, pedalando anche in discesa per via delle
gomme piene. Molto studio, su sinossi vecchie quasi
come il palazzo ducale nel quale abitavamo. Vecchi
insegnanti che vivevano nel culto della guerra del 15,
nel culto dei seicentomila morti. Vita poco brillante:
alla sera cinquanta minuti non uno di pi di libera
uscita. La mensa era piuttosto scarsa. Si respirava, con
lautarchia, linizio del razionamento.
Tutto a squilli di tromba: mangiare, deglutire, digeri-
re. Io prendevo tutto sul serio. Non per nulla mi fece-
ro allievo scelto. Sei un tedesco, mi diceva a volte il
mio tenente, ed era un complimento. Soldato perfetto e
tedesco erano la stessa cosa.
A Modena esisteva una diversa gerarchia fra il re e
il duce. Il re era il numero uno. Se nei primi tempi
questinversione gerarchica mi aveva turbato, in seguito
lavevo accettata con disinvoltura. In fondo in fondo, il
duce non era che un caporale, e la milizia non era che la
brutta copia dellesercito.
Non avevo dubbi sullinvincibilit del nostro eserci-
to: con la modernissima mitragliatrice breda la miglio-
re del mondo avremmo vinto la guerra. Ricordo che
a scuola darmi, quando laccostavamo alle mitraglie con
il raffreddamento ad acqua della guerra di Libia, il con-
fronto era entusiasmante.
Avevo poche notizie sui carri armati. Daltra parte an-
che gli allievi carristi si accontentavano di studiare queste
nuove armi sui complicati schizzi in sezione trasversale e
longitudinale. Mai visto un carro armato vero.
La regina delle battaglie era ancora e sempre la fante-
ria. I carri armati, macchine sussidiarie, erano un qualco-

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sa di pi del necessario. La cavalleria s, quella contava,


con le nuove breda someggiate!
Dellaviazione sapevo tutto con la storia delle trasvo-
late atlantiche.
Dopo il 10 giugno 1940 studiai la tattica e larte milita-
re con maggiore impegno. Lesempio non veniva dallal-
to. Il principe di Piemonte, infatti, quando ispezionava
lAccademia, dimostrava di preferire le lezioni di scher-
ma, equitazione e ginnastica.
La pesante esperienza del fronte occidentale e lavven-
tura del fronte greco-albanese restarono sul piano dei
bollettini ufficiali. I bollettini parlavano sempre di vit-
toria e ci riusciva facile confondere le nostre ritirate con
le avanzate lampo dei tedeschi.
Un mattino, quando meno ce laspettavamo, lincanto
si ruppe. Linsegnante di storia militare, un vecchio
colonnello carico di nastrini, con voce grave, ci disse
che il cambio della guardia fra Badoglio e Cavallero era
una sventura nazionale. Era uno sconcio che i fascisti
osassero infangare Badoglio: Badoglio era lesercito.
Da quel giorno anche il nostro comandante di compa-
gnia, un bersagliere che non sorrideva mai, commentan-
do i bollettini di guerra aggiorn il suo linguaggio: dis-
se che le nostre truppe del fronte greco-albanese, inve-
ce di avanzare sempre, con abili manovre, ripiegavano
sulle posizioni prestabilite per ritrovare il trampolino di
lancio...
Con la primavera del 41 mentre i tedeschi spezza-
vano per nostro conto le reni alla Grecia il mio corso
chiuse precipitosamente i battenti. Addio scuola di ap-
plicazione, addio divise fuori ordinanza di Far. Un sec-
co ordine del giorno parlava soltanto dei campi di bat-
taglia, dellurgente bisogno di novella energia e fuoco
giovanile per la vittoria finale.
Il generale Carboni ci riun nel salone donore: era-
vamo circa duecento. Disse pressappoco cos: Da og-

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gi non siete pi allievi, siete ufficiali. La guerra va ma-


le. Raggiungerete i reparti mobilitati, il fronte. Ricorda-
te che la responsabilit dellimpreparazione dellesercito
ricade sul fascismo.
Finii a Cuneo, al 2 alpini, proprio nei giorni in cui la
divisione Cuneense rientrava dal fronte greco-albanese.
Ero un perfetto ufficiale effettivo. Non chiedevo che
di fare la guerra, di pagare la mia parte. Le barzellette,
il disfattismo del fronte interno, mi ferivano profonda-
mente.
Guardavo la carriera, le medaglie, con naturale inte-
resse: soprattutto le medaglie, perch separavano i com-
battenti dai piedipiatti del deposito.
La prima impressione che provai al reggimento fu
poco incoraggiante. Soltanto gli ufficiali e i soldati del
deposito sembravano riconoscere i miei gradi. I reduci,
alpini anziani e ufficiali in gran parte di complemento,
mi guardavano come si guarda un imboscato.
Subito, al battaglione Borgo San Dalmazzo, venni
preso dalla vita del reparto, vita di caserma, fatta di
piccole cose inutili per gente che in guerra ne aveva
viste di tutti i colori: le fasce ben avvitate alle gambe, i
pantaloni su, le giacche gi, il cappello non pizzicato, ma
rotondo come un panettone, lordine chiuso, e anche la
ginnastica. In pi, dopo la rivista ai poveri stracci tornati
dal fronte, la distribuzione di un po di vestiario.
Fu in questo periodo che imparai le prime cose proi-
bite.
In piazza darmi, fra unistruzione e laltra, con brevi
corsi di orientamento, gli alpini minsegnarono che in
guerra la mitragliatrice breda sinceppava, che i mortai
greci erano pi micidiali delle nostre artiglierie.
Raccontando bestemmiavano. Sentivano nel sangue
quellavventura finita male.
Io ascoltavo con grande interesse. Cercavo la verit
anche se mi feriva: tentavo di buttare il falso per fare

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posto al vero, a costo di sentirmi lanimo vuoto ma


pulito.
Quando parlavano degli imboscati, dei festaioli del
fronte interno, mi sentivo timido e impacciato come
una recluta. Erano anziani i miei alpini, erano stanchi,
disincantati. Non sognavano che un mese di licenza
agricola per tornare in famiglia.
Se gente come questa ha fatto la guerra, mi dicevo,
non devo perdere tempo, devo partire volontario. Sol-
tanto in guerra dar un volto, quello vero, a questa patria
che non conosco. In guerra toccher la verit.
Nellautunno, dopo i campi estivi, la vita di caserma
mi divenne insopportabile. Mi aggiravo in un groviglio
di pesanti delusioni.
Al fascismo non guardavo pi da tempo. I gerarchi,
vestiti di nero, sembravano uccelli di malaugurio.
Anche i nostri bollettini di guerra mi davano fastidio.
La vittoria finale mi appariva soltanto di marca tede-
sca.
Ormai conoscevo tutta la storia della guerra di Gre-
cia, Il clima eroico era fatto di povera gente manda-
ta al macello con armi vecchie e superate, come i nostri
generali. La disorganizzazione logistica era addirittura
drammatica.
In famiglia mi volevano almeno generale, ma non vole-
vano sentir parlare di guerra: ecco, un patriottismo pru-
dente, del tipo armiamoci e partite, che salvasse capri
e cavoli.
I miei colleghi di complemento diffidavano degli uffi-
ciali effettivi e guardavano ai fatti. Per credere ancora in
qualcosa era proprio necessario che partissi per il fronte.
Buttai gi una domanda da volontario, alla disperata.
Lunico fronte aperto era lAfrica settentrionale. Dichia-
rai di rinunciare, se indispensabile, alla specialit alpina.
Mi convocarono durgenza al comando reggimento.

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Mi aspettavo un encomio solenne, invece laiutante


maggiore mi accolse urlando: Tu chiedi di andare in
guerra senza la penna. Coshai combinato? Hai messo
incinta una ragazza? Hai debiti di gioco?
Picchiarlo non era possibile. Mi chiusi la porta alle
spalle.
Mi riconvocarono al comando reggimento, e questa
volta mi aspettavo gli arresti.
Laiutante maggiore non comparve. Mi parl a quat-
trocchi il colonnello Scrimin, come un padre.
Tu vuoi partire volontario, vuoi fare la guerra a tutti
i costi, mi disse. Lo sai che Roma peggio di una
cloaca? Laggi finir la tua domanda. Ammiro il tuo
entusiasmo, ma non forzare il destino. La guerra verr
presto, per tutti.
Su richiesta del comando dovetti completare la do-
manda con la frase di rito per la vittoria finale. Sen-
za questo atto di fede lavrebbero bocciata in partenza.
Con linizio del 42 sottovoce nei reparti alpini
si incominci a parlare del fronte russo. Avevamo una
dotazione completa di corde per roccia, ramponi da
ghiaccio, funicelle da valanga. Mancavano le scarpe.
Ero sempre a Cuneo, al battaglione Borgo San Dal-
mazzo. La mia domanda era sempre a Roma, neanche
avessi chiesto dimboscarmi.
La sera del 31 marzo la Cuneense rientr in sede dopo
cinque giorni di lunghe marce in pianura: con queste
marce di allenamento per la steppa russa i comandi
di Roma giudicarono i reparti alpini pronti per il nuovo
impiego.
Proprio quella sera trovai in fureria una strana lettera
del mio generale con i saluti e gli auguri per la mia
partenza. Partenza per dove? Per lAfrica settentrionale?
Due giorni e raggiunsi Rivoli in forza al battaglione
Tirano del 5 alpini, divisione Tridentina.

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Fra il 2 e il 5 alpini non esisteva alcuna differenza:


la Cuneense e la Tridentina facevano parte del corpo
darmata alpino e avrebbero raggiunto il fronte russo
contemporaneamente. Tanto valeva che mi avessero
lasciato a Cuneo.
A Rivoli la Tridentina era in fase di addestramento
per una parata a Torino alla presenza del re. Aveva
purtroppo in programma, dopo la parata, le famose
marce di allenamento per la steppa russa.
Andammo avanti e indietro per giorni e giorni, por-
tando a spasso gli zaini pieni di paglia. Lordine chiuso
non finiva pi, le scarpe seminavano chiodi. Finalmente
sfilammo in piazza Castello. Sul palco rosso il re si per-
deva fra le greche e le aquile dargento dei generali. An-
che le aquile doro dei gerarchi imboscati erano tante. I
nostri battaglioni avanzavano massicci. Gli alpini, infa-
gottati nel glorioso grigioverde, con il fucile 91 a spal-
larm, ricordavano la guerra del 15. Unallegra fanfara
copriva il rumore sordo delle scarpe rotte che battevano
lasfalto. Molti i muli, antichi come le armi e i materiali
ondeggianti sui neri gropponi.
Passata la festa si incominci a fiutare nellaria lodore
della polvere da sparo. Non si parl pi di ordine chiuso,
ma di piccole manovre e tiri di combattimento.
Il mio battaglione era comandato dal maggiore di
stato maggiore M., cos inadatto alla vita di reparto che,
quando venne sostituito da un ufficiale di complemento,
al Tirano ci fu gran festa.
Raccontavano che, in una manovra a battaglioni con-
trapposti, tre alpini dellEdolo lavessero catturato sulle
rive del lago dAvigliana, mentre prendeva un po di fre-
sco. Non volevano pi mollarlo. Lui urlava e quelli nien-
te. Scarpinavano da ore e pensavano che, catturando un
grosso comandante, la manovra avrebbe avuto termine.
A stento, il maggiore si era poi imposto, ma gli alpini la-

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vevano insultato malamente come si fa con chi non sta al


gioco, con chi bara alla morra.
Anche il comandante della 46 compagnia non aveva
la tempra del guerriero. Era un meridionale vestito da
alpino. Con la lunga barba ricciolina sembrava un frate.
Era duro, quasi spietato. Non aveva nastrini, ma soltanto
la cimice rossa da squadrista. Nei primi tempi, quando
non ero ambientato, si era provato a sfottermi. Ma la
mia decisione nel non lasciarmi pestare i piedi era stata
efficace: si era messo a filare diritto e mi considerava un
padreterno.
A volte parlavamo del fascismo, dellimpreparazione
dellesercito, delle scarpe rotte, del disordine, dellindi-
sciplina. La colpa dellesercito, non del fascismo, ri-
peteva invariabilmente. Che sia ben chiaro per, ag-
giungeva, la maggior parte degli squadristi sono delin-
quenti. E i tedeschi? Gente in gamba.
Alla fine di giugno lasciammo Rivoli per le famose
marce di allenamento. In barba alle disposizioni dei
grandi comandi non camminammo in pianura, ma in
montagna.
Fu attorno a Giaveno, verso Forno, che cominciai ad
apprezzare gli alpini del Tirano. Bestemmiavano peggio
dei piemontesi, ma resistevano meglio.
Dopo le marce di allenamento si parl di partenza
imminente. Il Tirano venne alloggiato nellc casermette
funzionali lontane alcuni chilometri da Rivoli e la vita
del reparto divenne piti intensa. Noi ufficiali subalterni
contavamo, senza speranza, le paia di scarpe rotte. Met
dei miei soldati avevano le scarpe rotte nei piedi.
Il morale non era a terra. Cera forse in noi pi
rassegnazione che scontento. Non esisteva una via lu-
scita; la guerra bisognava farla: se dopo il fronte greco-
albanese veniva il fronte russo, pazienza!

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Molta la propaganda di stile fascista; sinsinuava come


la peste per creare un clima di voluta incoscienza. Ecco-
la:
I russi, straccioni scombinati che si fanno insaccare a
centinaia di migliaia, non vogliono combattere. Avanza-
no come pecore, con i pulitruk1 alle spalle.
Anche la popolazione stanca della guerra e frater-
nizza con i liberatori dellAsse: una popolazione primi-
tiva, di tipo africano. Come a suo tempo in Abissinia,
baster una medaglietta, una cartolina colorata, per ot-
tenere in cambio almeno una vacca. Consigliabili le car-
toline con su la testa del duce o del re, perch contano
doppio.
Non era facile credere a questa propaganda: ma batti
oggi, batti domani, qualcosa restava.
Una strana circolare, che si riallacciava allesperienza
del Csir, giunse ai reparti alla met di luglio. Non parlava
dei carri armati russi, delle katiusce, dei parabellum. La
circolare riservata ripeteva suppergi la solita storia:
che i russi erano stanchi di combattere, disorganizzati,
agonizzanti. Non mancavano le notizie dambiente e i
consigli di questo tipo: ... linverno molto freddo,
tanto freddo che i russi non dormono nei letti, ma sulle
stufe. Lacqua pessima, consigliabile correggerla con
lidrolitina.
Linterrogativo pi pressante che salt fuori dalla cir-
colare fu questo: per lacqua c rimedio, compriamo
polverine finch basta. Come faremo a dormire sulle stu-
fe?
Gli alpini del Tirano, in grande parte valtellinesi, era-
no veri montanari rotti a ogni fatica, resistentissimi, dota-
ti dellagilit del contrabbandiere, pi svegli che pazien-
ti. Se lalpino della Cuneense preferiva una pedata nel
sedere ai cinque giorni di consegna, qui avveniva il con-

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Commissari politici.

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trario. La vecchia storia di un capitano troppo severo,


lanciato nel vuoto dal terzo piano della caserma, era vera
ed eloquente. Tagliati con laccetta, insofferenti di ogni
disciplina formale, salutavano gli ufficiali con la voce e
tiravano avanti. Portare la mano al cappello era una fa-
tica inutile. Se giocavano alla morra, si infiammava-
no come meridionali. Guai a chi barava. Per loro la vi-
ta militare era soltanto calsia, confusione. DellAlba-
nia, fra il resto, ricordavano i reparti mandati al macel-
lo con le sole armi individuali, mentre le mitraglie erano
sparse nelle retrovie.
Fu proprio in questi giorni di attesa che il problema
disciplina balz allimprovviso in primo piano.
Tre alpini dellEdolo, sorpresi di notte dallufficiale
di vigilanza del Tirano, non avevano trovato nulla di
meglio che pestarlo a calci e pugni lasciandolo lungo e
disteso sullasfalto. Il guaio era grosso. I reparti vennero
consegnati in caserma, si riprese lordine chiuso come ai
tempi della sfilata del re. Poi gli occhi del sottotenente
S. sgonfiarono, e tutto fin!
Quando venne il cambio della guardia alla 46, cono-
scevamo ormai il giorno della partenza per il fronte rus-
so.
A sostituire il capitano squadrista arriv il tenente in
s.p.e. Grandi. Grandi proveniva dalla pattuglia sci veloci
di Cervinia, e i vecchi del 5 alpini lo ricordavano sul
fronte occidentale, mentre saltava come un grillo sotto il
fuoco delle mitraglie francesi.
Non fu difficile intenderci con Grandi. Si liber di
tutte le scartoffie inutili che riguardavano il numero delle
spirali di certe molle o raccomandavano lidrolitina. Si
interess delle scarpe degli alpini.
Al comando di reggimento erano soliti dire che la no-
stra sarebbe stata una passeggiata. I tedeschi erano or-
mai nel Caucaso, avevano raggiunto lElbruz, e la guer-

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ra sarebbe forse finita prima ancora del nostro arrivo su


quel fronte.
In Italia dicevano saremmo tornati attraverso lA-
sia e lAfrica settentrionale
Grandi non le apprezzava queste barzellette. Il clima
allegro, alla 10 alpini, linfastidiva. Con noi, che gi gli
eravamo amici, proponeva sovente di dare lesercito al-
lappalto, eliminando i generali. Parlava di Zoagli, Por-
tofino, Cervinia, della sua esperienza di turista, sciato-
re, rocciatore, come un borghese che avesse avuto anche
qualche rapporto con lambiente militare. Era un po
strambo, Grandi. Gli alpini per sentivano che con lui si
poteva andare in guerra, ed era una vera fortuna averlo
comandante.
Alla vigilia della partenza, un numero inverosimile di
grosse casse raggiunse a Collegno la stazione di carica-
mento. Contenevano ramponi, piccozze, corde per roc-
cia, funicelle da valanga e altre diavolerie, insomma tutta
la vecchia attrezzatura dei reparti alpini.
Quel giorno, allentrata principale della caserma, il
trombettiere ebbe un lavoro deccezione. Entravano e
uscivano di continuo grossi generali per linchiesta in
corso presso il battaglione allievi ufficiali. Noi sapevamo
la storia e non ci interessava. Noi partivamo per la guerra
e quelli restavano. Tuttal pi ci pareva un po strano
che avessero cantato Bandiera rossa proprio quelli che
restavano in Italia.
A Modena, lultimo giorno dAccademia, nel sentire le
parole coraggiose del generale Carboni ero rimasto muto
come se mi avessero bocciato agli esami. Sapevo gi
che lesercito non era il fascismo. Ma da sempre avevo
creduto che il fascismo e lesercito fossero lItalia.
Adesso, con le tradotte quasi pronte, cominciavo a
rendermi conto che le parole deI generale Carboni erano
vere solo a met. Non soltanto il fascismo, ma anche

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Nuto Revelli - La guerra dei poveri

i nostri generali erano responsabili dellimpreparazione


dellesercito.
21 luglio 1942. Una strana partenza, dimenticata,
quando ormai la luce azzurrina delloscuramento svaniva
nellaria chiara e fredda dellalba.
La tradotta sembrava addormentata Soltanto a tratti,
dai vagoni di fondo, giungeva il nervoso tambureggiare
degli zoccoli dei muli.
Solo, nella carrozza ufficiali, avevo guardato i campi,
le cose che prendevano forma. Ero corso indietro con i
ricordi, alle partenze rumorose dei legionari per la guerra
dAfrica, per lAlbania. Feste, discorsi di chi partiva, di
chi restava. I discorsi pi belli erano degli imboscati. Di
quelle partenze mi era rimasto negli occhi un legionario
dAfrica che, sulla tradotta, piangeva e i suoi compagni
ridevano e gli offrivano da bere, ma lui piangeva. Allora
vincevamo, e partire era pi facile.
Allimprovviso, un canto. Lo sento ancora, il canto
della 46, lamentoso come un pianto nel primo rotolio
della tradotta: Bandiera nera, lutto degli alpini che
vanno alla guerra, la migliore giovent va sotto terra.
A Milano, in una stazione secondaria, incontrammo
un po di chiasso. Il fascio offriva secchi di acqua fresca e
medagliette. Una gerarca in sahariana bianca, affannata,
elemosinava firme di ringraziamento per il suo federale.
Trento e il Brennero, e lItalia restava alle spalle.
Nei dodici giorni di tradotta che mi portarono in
Russia, vidi la guerra anche se il fronte era lontano.
In Austria, in Germania, prigionieri scalzi e stremati
lungo i binari.
In Polonia, ebrei a branchi, segnati con un marchio
giallo, nelle stazioni a raccogliere i rifiuti.
In Ucraina, bambini dagli occhi troppo grandi che
chiedevano alle tradotte un pezzo di galletta.
In una stazione distribuimmo il rancio caldo agli ebrei.
Non ne avevamo da buttare via, ma quella fame ci spa-

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ventava. Ogni ebreo tir fuori dal secchio dei rifiuti una
scatola vuota, un bicchiere, una latta. Ogni cucchiaio di
brodaglia era un giorno di vita.
A Stolpce erano molti gli ebrei; bambini di quattro,
cinque anni, donne e uomini anziani, scalzi, coperti di
stracci. Passavano da una tradotta allaltra con il secchio
e la scopa, come cani rognosi. Parevano dirci che la
nostra era una guerra maledetta.
Un ebreo vestito di nero, con una strana cravatta
a farfalla, correva agitando un bastone: allontanava i
bambini dalle tradotte. Sapeva che i tedeschi sparavano
senza piet.
Una ragazza, passando lungo la nostra tradotta senza
mai sostare, con voce calda, lontana, ripeteva in latino
una preghiera: chiedeva pane. Era unombra, sembrava
uscita da un mondo di bestie. A tratti, con pudore, si
aggiustava gli stracci che la coprivano
Stazioni e paesi distrutti, carcasse di uomini, di auto-
mezzi, di carri armati. Cose contorte, cose morte. Vive
restavano soltanto le nostre tradotte, con sangue fresco
in marcia verso il fronte.
Sbarcammo a Novo Gorlovka, in una stazione lontana
centinaia di chilometri dal fronte.
Subito, appena accampati in un grande bosco, impa-
rammo a temere i partigiani, a odiare i tedeschi.
Noi eravamo molto poveri. Noi avevamo i muli, i
tedeschi avevano i carri armati. Eravamo mal vestiti e
mal nutriti. I tedeschi, non mancavano di nulla e ci
disprezzavano.
Ogni mattina, allalba, un reparto di Sturm-Staffeln,
accampato a due passi da noi, iniziava listruzione dan-
doci la sveglia. A colpi di fischietto, saltando come gril-
li, i tedeschi si spingevano quasi fra le nostre tende. Can-
tavano, marciando su una gamba sola, cadevano allim-
provviso come birilli spinti dal vento.

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Anche ventidue oche tedesche, in dotazione al repar-


to, partecipavano alle manovre. Dondolanti, in forma-
zione spiegata, subivano le improvvise variazioni dei pa-
droni, spinte qua e l malamente. Erano oche vere, e gli
alpini le guardavano con grande interesse...
Nella lunga attesa di muovere verso la zona dimpiego,
verso il Caucaso, uscivamo sovente dallaccampamento
per brevi esercitazioni tattiche. Assunte le formazioni
di combattimento giocavamo a fare la guerra. Gli alpini
sembravano marinai, non fanti. Il terreno chiedeva che
strisciassero, tanto era piatto, o che muovessero rapidi
con brevi sbalzi. Invece erano lenti, pesanti, e correvano
curvi finch raggiungevano un ciglio. Poi, rannicchiati,
a testa in su, come dietro una roccia, cercavano su quel
deserto qualcosa di rotto, di spaccato, che ricordasse la
montagna. Tutto era inadatto allambiente. Anche la di-
visa, cos verde, era inadatta, segnava troppo il bersaglio.
Avevamo vagoni di materiale per la guerra di montagna,
dai ramponi per ghiaccio alle funicelle da valanga, alle
corde per roccia. Eravamo alpini, eravamo fatti per la
guerra lenta, per andare a piedi. Avevamo 90 muli per
ogni compagnia e 4 autocarrette in tutto il battaglione.
Larmamento individuale consisteva nel fucile modello
1891, unarma che per let aveva un pregio: non era ad
avancarica. Larmamento di reparto consisteva nel fuci-
le mitragliatore breda, che sparava se ben pulito e ben
oliato. Non dovevamo per insistere troppo con le raf-
fiche, per evitare che la canna diventasse rossa e larma
sinchiodasse o sparasse da sola. Le armi daccompagna-
mento mortai brixia, mitragliatrici breda, mortai da 81
e cannoni da 47/32 erano in buona parte armi supera-
te e comunque insuflicienti. La nostra unica arma con-
trocarro il cannone da 47/32 bucava soltanto i carri
armati italiani. Contro i carri armati russi niente da fa-
re. Le artiglierie nellambito divisionale consistevano in
materiale da museo: il 75/13, il 100/17. Bombe a ma-

Storia dItalia Einaudi 16


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

no incredibilmente innocue e umanitarie, che non sem-


pre scoppiavano. Mezzi di collegamento fatti per la guer-
ra di montagna, inadatti alle grandi distanze; le vecchie
bandiere a lampo di colore, gli eliografi, su quel terre-
no ondulato non servivano a nulla. Le poche radio, pe-
santi e scassate, a volte erano meno rapide dei portaordi-
ni. Niente mine, niente bengala, niente reticolati, niente
pallottole traccianti. E poche munizioni, quasi contate.
Lequipaggiamento era lo stesso del fronte occidenta-
le, della guerretta del giugno 1940. Divise di pessima la-
na, scarpe di cuoio duro e asciutto, che sembrava carto-
ne. Le fasce mollettiere parevano fatte apposta per bloc-
care la circolazione del sangue, favorendo i riscaldamenti
o i congelamenti.
Non eravamo carri armati. Eravamo truppe di mon-
tagna, male armate, male attrezzate, male equipaggiate
per la guerra di montagna. Buttarci in pianura, dove la
guerra corazzata correva veloce, voleva dire buttarci allo
sbaraglio.
Ricordo che durante laddestramento ero solito parla-
re con Grandi del nostro impiego imminente.
Su questo terreno, dicevo, spaventosamente
facile lasciarci le penne. Qui le distanze perdono ogni
significato, i muli sono cose antiche, noi siamo cose
antiche. Qui la guerra guerra di colonne motorizzate,
corazzate. Non saranno cosi pazzi. Combatteremo da
alpini, nel Caucaso. E speravo nella buona stella.
Nelle ore libere non abbandonavo quasi mai laccam-
pamento. Scrivevo a casa, scrivevo ad Anna2 . Leggevo
un caro libro dellaltra guerra, Ritorneranno.
Nei confronti della popolazione provavo un sentimen-
to di profonda piet. Ero stanco delle retrovie, i segni
della guerra appena passata mi davano tristezza. Vive-

2
Anna Delfino.

Storia dItalia Einaudi 17


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

vo queste giornate di attesa chiuso in me stesso, preso da


sempre nuovi contrasti.
Il volto della patria mi appariva falso e gonfio di reto-
rica: era il volto del fascismo, dei campeggi, delle aduna-
te oceaniche, dei falsi giuramenti a dozzine, dei gerarchi
imboscati, della guerra facile. Attendevo la guerra vera, i
fatti, come unesperienza necessaria e definitiva per ten-
tare di credere ancora. Speravo di non dover combattere
con lanimo vuoto.
Un mattino il generale chiam a rapporto i comandan-
ti di compagnia. Pensai che fosse giunto lordine di mo-
vimento. Invece il generale era seccatissimo perch il te-
nente delle Stur-Staffeln aveva contato le oche e voleva
uninchiesta rigorosa.
Non mi sembr strano che i tedeschi, perduta la tra-
dizionale prepotenza, avessero scelto la via ufficiale da
comando a comando. Erano in pochi.
In punta di piedi si spingevano ai margini dei nostri
accampamenti nella speranza di avvistare almeno le pen-
ne delle oche scomparse. Ma gli alpini, formando siepe
fuori dalle tende, con strane voci gutturali, li spingevano
indietro.
E forse ci sarebbe stato uno scambio di fucilate fra
alleati comera avvenuto fra i bersaglieri e i tedeschi
alla vigilia del nostro arrivo se il reparto delle Sturm-
Staffeln non avesse ricevuto lordine di partire.
Alla met di agosto abbandonammo, a Novo Gorlov-
ka le casse dei materiali inutili. Poi, come unimmensa
trib di zingari, iniziammo la marcia verso il Caucaso.
Trenta, quaranta chilometri al giorno, carichi come
bestie, con le scarpe che seminavano chiodi. Pi si
camminava, pi il Caucaso appariva lontano.
I tedeschi, con le lunghe file degli automezzi, correndo
veloci verso il fronte, ci spingevano sui margini della
pista nella polvere che sembrava nebbia. Nemmeno

Storia dItalia Einaudi 18


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

imprecare ad alta voce si poteva, dovevamo imprecare


dentro.
Fu durante questi giorni di marcia che vidi per la pri-
ma e lultima volta i mitra beretta. A Modena avevo sen-
tito parlare tanto di queste nuove armi. Vederle, adesso,
non in dotazione ai reparti, ma a tracolla dei due mare-
scialli di scorta al generale Nasci, mi lasci indifferente.
Che fossero gli unici due esemplari dellesercito italiano?
Rividi poi i mitra in Italia, in mano alle brigate nere.
Dopo giorni di cammino, allimprovviso mutammo
rotta. Le marce si fecero pi lunghe, il digiuno conti-
nu rigoroso: due gallette e una scatoletta per cinquanta
chilometri di marcia. Alla sera anche le tende ciondola-
vano.
Il 24 agosto a Voroilovgrad piantammo le tende con
maggior energia. Speravamo in una sosta prolungata,
pensavamo ancora al Caucaso, alla guerra di montagna.
Invece era gi pronta una colonna di autocarri per tra-
sportarci sul fronte del Don, dove una divisione dell8
armata, la Sforzesca, sorpresa da un attacco russo, era in
fuga.
Abbandonammo le nostre salmerie, e di corsa, allita-
liana, partimmo per la zona di combattimento.
Dopo il Donez, le prime colonne di profughi ci ven-
nero incontro con il loro carico di miseria e di dolore.
Sempre, quando il fronte era in movimento, le popola-
zioni dovevano emigrare. Poi incontrammo le autoam-
bulanze con i feriti e gli sbandati appesi a grappoli.
A Verk Maksaj la terra era di nessuno. Ignoravamo
dove fosse il fronte. Arriv lordine di improvvisare un
caposaldo su quota 215.
Cercare le quote su quel terreno era come individuare
le onde pi alte e pi basse sul mare in burrasca. Ci
mettemmo in marcia che ormai scendeva la sera.

Storia dItalia Einaudi 19


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

A Singin, in un piccolo cimitero fitto di croci, due


cappelani seppellivano i morti ancora caldi. Verso il
Don, buio e silenzio.
A notte fatta arrivammo sopra una quota qualunque.
Sulla destra, lontano, forse era schierato il Morbegno. A
sinistra, nulla.
In una situazione del genere non era nemmeno possi-
bile pensare ai russi. Tutto appariva cos strano e pazze-
sco da lasciarci indifferenti.
Le armi non contavano nulla; le avevamo disposte in
cerchio, cos vicine che quasi si toccavano.
Uscendo da quel cerchio, cera da perdersi.
Prima dellalba infuri la battaglia.
Verso il Don i razzi rompevano il cielo, gli aerei in
picchiata cercavano un breve tratto di bosco. Anche
molte traccianti di anticarro cercavano quel bosco, si
perdevano fra gli incendi.
I tedeschi pestavano i russi, o viceversa. Tutto ignora-
vamo.
Il comandante del Tirano, maggiore Volpatti, voleva
che restassimo su quota 215. Il comando di reggimento
chiedeva invece il nostro immediato trasferimento in
zona Ortbelajtse.
Le radio funzionavano male, quanto i comandi. Il
collegamento pi rapido e pi sicuro fu di partire alla
ricerca del comando reggimento.
A Ortbelajtse, lambiente che trovai era quello delle
immediate retrovie. Il primo ufficiale che incontrai tre-
mava come una foglia di girasole, credeva che fossi luni-
co superstite della mia compagnia.
Con laiutante maggiore il dialogo prese subito una
brutta piega. Il tenente colonnello L., un nobiluomo
quadrato, tutto di un pezzo, come purtroppo nella guer-
ra del 15 dovevano essercene tanti, godeva di una fama
di gran cacciatore, ma di arte militare ne capiva poco o
nulla. Era assai noto per il suo magnifico cane da caccia,

Storia dItalia Einaudi 20


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

che si era portato dallItalia e che poi salv anche dalla


ritirata.
Eravamo senza salmerie. Come potevano gli alpini
della 46 portare a spalle il carico di cinquantun muli, e
gli zaini affardellati, le armi, le munizioni del reparto?
Nellaltra guerra gli alpini erano pi forti dei muli,
continuava a gridare L., e sembrava proprio convinto.
A forza di girare trovai il mio comandante di battaglio-
ne, un maggiore di complemento pieno di buon senso.
Volpatti non era un superiore, era un collega, un ami-
co. Gli alpini lo adoravano, perch amava confondersi
con loro, giocava anche alla morra con i soldati. Squa-
drista, decorato al valor militare, entusiasta della guerra:
con Volpatti cera forse il rischio di andare avanti alla ga-
ribaldina. Era un generoso per, e soprattutto semplifi-
cava i problemi.
Mi ordin di restare su quota 215 fino allindomani,
di fregarmene degli ordini del tenente colonnello L. Set-
te autocarrette avrebbero poi trasferito i materiali della
compagnia.
Il 29 agosto noi della 46, finalmente, incontrammo gli
altri reparti del Tirano sul rovescio di Boloj, attorno a
un laghetto.
La situazione, sempre pi fluida, continuava a non
promettere nulla di buono. Al di qua del Don i superstiti
della divisione Celere arginavano la testa di ponte russa;
le compagnie, ridotte a pochi uomini e comandate da
sottufficiali, formavano un sottile velo di copertura. Nel
settore di Jagodnyj era schierato il battaglione Cervino.
Ci accampammo mentre le artiglierie sparavano furio-
samente, con un fuoco di sbarramento.
Verso sera si parl di unazione imminente. Su Boloj,
i colpi di mortaio piovevano senza requie. Smistammo le
munizioni verso Jagodnyj.
Arriv lordine di operazioni. Nel primo buio distri-
buimmo i viveri di riserva, due scatolette, quattro gal-

Storia dItalia Einaudi 21


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

lette, una barretta di cioccolato autarchico, la razione di


cognac. E sincominci a fantasticare.
Lazione prevista, sulla carta appariva perfetta.
Alluna, inizio del movimento verso quota 228.
Alle 4, dopo unintensa preparazione dellartiglieria,
laviazione italiana avrebbe sconvolto lo schieramento
nemico.
Soltanto allora, da quota 228, i battaglioni Tirano e
Morbegno sarebbero balzati allattacco.
Scopo dellazione: spingere i russi oltre il Don.
Due colonne corazzate tedesche avrebbero protetto
gli alpini sui fianchi.
Nella notte il comando tattico, da cui dipendevamo,
sospese lazione.
Lindomani, improvviso come un fulmine, il lutto sce-
se sul Tirano. A Jagodnyj, durante la ricognizione nel
previsto settore dattacco, erano morti il maggiore Vol-
patti, il capitano Giamminola della 109, e un ufficiale
del Cervino.
Cos restammo al laghetto ad attendere le salme dei
primi alpini della Tridentina morti in Russia.
A sera, fra le nostre tende, arriv il colonnello Adami.
Molti alpini piangevano. Anche il colonnello piangeva.
Il nostro ordine di operazioni pass al 6 alpini.
Con lalba del 1 settembre, Volpatti e Giamminola
dormivano nei piccolo cimitero a Singin. Noi del Tirano
eravamo sempre fermi al laghetto, un po sbandati, come
orfani.
Su quota 228, intanto, due battaglioni del 6 alpini, il
Vestone e il Val Chiese, attendevano lordine di attacco.
Ecco come il comando tattico, da cui dipendeva il
6alpini, mand al macello questi reparti.
Alle 4 niente preparazione dellartiglieria, niente inter-
vento dellaviazione italiana.

Storia dItalia Einaudi 22


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alle 5 laviazione non era ancora comparsa. Anche


le due colonne corazzate tedesche erano mancate allap-
puntamento.
Arrivarono, sferragliando, una ventina di carri armati
italiani, leggeri come scatolette di latta: tre tonnellate
pesavano, meno di un camion.
La piana, limmensa piana di nessuno che gli alpini
avevano di fronte, aveva preso forma, appariva immensa.
Un piccolo campo di girasoli, lontano, fra le linee russe;
tre alberi nudi come scheletri, e il resto steppa.
Su quel terreno piatto, in leggera pendenza, gli alpini
cominciarono a scendere curvi sotto gli zaini affardellati.
Erano lenti, massicci. Con il sole che stava nascendo, si
contavano anche i fili derba, si vedeva tutto.
I mortai russi aprirono allimprovviso un fuoco infer-
nale. Caddero centinaia di alpini.
Correndo alla garibaldina, i battaglioni scesero contro
le mitragliatrici. Si dispersero.
I nostri carri armati andavano di qua e di l. Avevano
le torrette aperte. I carristi, con fucilate e colpi di bombe
mano, tentavano di neutralizzare i fuciloni calibro 20,
affondati nelle sterpaglie. Bastava un colpo di fucile per
immobilizzare i nostri carri armati.
A sera, sulla base di partenza, tornarono pochi alpini
Tornarono quattro carri armati, I quattro carri ne traina-
vano altrettanti fuori uso, carichi di feriti.
Molti morti, nessun risultato. Molte medaglie. Forse,
per il comando tattico, anche le sacrosante promozioni
per merito di guerra.
Dopo due notti, su quota 228 rientravano ancora gli
ultimi sbandati del Vestone e del Vai Chiese. Un gruppo
si era spinto fino alle cucine di un comando di battaglio-
ne russo.
A sostituire il maggiore Volpatti arriv un ufficiale
in s.p.e. da tempo in Russia con il comando Csir, il
maggiore Zaccardo.

Storia dItalia Einaudi 23


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sulla sua divisa fresca, da retrovie, il nuovo coman-


dante del Tirano aveva quattro medaglie dargento e tre
di bronzo. Lo conoscemmo cos. Riun subito il batta-
glione al laghetto. Guard gli alpini uno a uno, poi parl
chiaro senza peli sulla lingua.
Il sacrificio del Vestone e del Val Chiese, disse
una pazzia di comandanti incoscienti e incapaci. Si fa
presto con Roma a cancellare un massacro, bastano po-
che parole. Per Roma gi partita questa giustificazio-
ne: ... le perdite ingenti sono dovute alleccessivo spiri-
to combattivo delle truppe alpine, non ancora idonee a
combattere in pianura.
La sera del 10 settembre il nostro cappellano, don
Crosara, bened le armi del Tirano. Nel primo buio, con
le armi scassate e benedette, iniziammo la marcia verso
quota 228 per sistemarci a caposaldo.
Si camminava come in un labirinto. Il fronte era fatto
d capisaldi appena accennati, e non mancava il rischio
di finire dritto dritto oltre le linee russe.
Per miracolo non aprimmo il fuoco su un reparto di
camicie nere, sperdute fra le sterpaglie. Poi infilammo la
strada giusta.
Era quasi lalba quando mi raggiunse il maggiore Zac-
cardo. Camminavo con la pattuglia di punta e il maggio-
re mi disse che ero stato in gamba nel guidare la compa-
gnia verso quota 228. Andammo avanti in silenzio per un
lungo tratto. Poi timidamente il maggiore riprese a par-
lare: Ieri, al laghetto, mentre guardavo gli alpini avrei
pianto. Perch sul cappello hanno scritto mamma ri-
torner? Sono parole che portano sfortuna.
Conoscevo gi quota 228, cero stato il 9 settembre,
con i comandanti di compagnia del Tirano, per una
breve ricognizione.
Su questa quota i resti di un battaglione della Sforze-
sca avevano subito per giorni e giorni il tiro fitto dei mor-
taietti russi. I fanti, in gran parte meridionali, rannicchia-

Storia dItalia Einaudi 24


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

ti fra le sterpaglie, non avevano pi lacrime per piangere.


Qui si muore, dicevano tremando. Il loro comandan-
te, un anzia no maggiore di complemento, non contava
che i morti: ieri tre, oggi cinque, forse domani tutti pri-
gionieri... Non un arma controcarro, non unartiglieria,
con le armi leggere mal disposte, con i fianchi scoperti
per chilometri.
Il cambio, mentre lalba stava nascendo, avvenne ra-
pidamente. Di corsa sistemammo le nostre armi a semi-
cerchio. Per proteggerci alle spalle organizzammo alcuni
centri di fuoco mobili.
Dalla nostra quota si staccava una lunga piana rossa-
stra che scendeva verso il Don. Proprio su questa piana,
il 1 settembre, i battaglioni Vestone e Vai Chiese aveva-
no subito il collaudo delle truppe alpine sui fronte russo.
Attorno, sui fianchi, altre quote che non riuscivamo
a in dividuare: quota 236, quota 240, in quel mare di
sterpaglie si perdevano.
Eravamo alpini, non eravamo carri armati. Eravamo
poveri e scombinati. Alla malora il fascismo e i nostri
generali. Per resistere, per combattere, per non buttare
le armi, occorreva proprio tutta leroica rassegnazione
del soldato italiano.
Il battaglione venne sparso su un fronte immenso, con
le compagnie sistemate a caposaldo. Sui fianchi, alle
spalle, il vuoto, nulla.
Il fucile modello 91, qualche bomba a mano, lagilit
delle nostre gambe, come al solito, erano le armi anticar-
ro di cui disponevamo.
I quattro cannoni da 47/32, sperduti sul rovescio dei
capisaldi, avevano i colpi contati.
I 75/13, fatti per la guerra di montagna, funzionavano
come grossi mortai. Per il tiro controcarro avrebbero
dovuto sparare con alzo zero, come avvenne poi durante
la ritirata. Meglio, molto meglio, saltare sui carri armati,
infilando le bombe a mano nelle torrette.

Storia dItalia Einaudi 25


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Per sparare con i mortai occorreva lautorizzazione del


comando reggimento. Anche le mitraglie avevano i colpi
contati.
Come sempre, niente reticolati, niente mine, niente
bengala, niente pallottole traccianti.
Trascorsi le prime cinque notti a fare pattuglie. Mo-
dernizzai subito il mio armamento. Dopo due giorni ave-
vo gi un parabellum russo modello 1942. Dal colpo sin-
golo del mio moschetto ero passato alla raffica di settan-
tadue pallottole.
La notte del 19 settembre i russi arrivarono sui fianchi
della nostra quota. Uscii dalle linee.
Nel buio, a quattro passi, vidi unombra. Forse
Pilis che torna, pensai, ma lombra prese forma. Era
un russo, il primo di una grossa pattuglia. Scambio
di bombe a mano e fucilate, poi una lunga raffica di
parabellum che sparata da cinque o sei metri mi sfior
la testa. Le vampe del parabellum, come un fuoco
dartificio, a cono, mi restarono negli occhi. A colpi di
bombe a mano iniziai la ritirata.
Lindomani allalba trovai un russo morto, un russo
della notte, un ragazzo biondo dal ventre squarciato.
Ricordo che lo guardai a lungo in silenzio, senza odio,
con piet. Anche gli alpini lo guardarono a lungo, come
si guardano i propri morti.
Con la notte del 24 i russi tornarono allattacco, in
forze. Come al solito uscii dalle linee con un gruppo di
ufficiali e di alpini. Non esisteva altra scelta.
Nel buio part una raffica. Apollonio cadde al mio
fianco. Mi piegai per sorreggerlo, unaltra raffica mi
strapp il braccio sinistro.
Apollonio rantolava. Con il braccio destro lafferrai
alla vita, cercai di caricarmelo sulle spalle. De Filippis
lafferr per un piede. Correndo lo trascinammo in linea.
Il mio bicipite era spaccato in due, ma losso era salvo.
Perdevo sangue ma non soffrivo. Con la ferita calda

Storia dItalia Einaudi 26


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

fare il bullo era facile. Avrei potuto cantare Giovinezza,


gridare viva il re. con le ossa rotte, con la pancia
bucata che fare leroe diventa difficile.
Il 26 mattina, allospedaletto da campo, raccolsi le
ultime parole del caporal maggiore Apollonio. Era in
delirio, riviveva il combattimento: Hanno poi trovato
il mio fucile? La pattuglia com andata? Quando
andremo di nuovo? Ma mi mori, mori per la patria,
e parve addormentarsi.
Apollonio era appena sotto terra che venne lora delle
medaglie. Alla sua memoria una proposta di medaglia
doro: per me una medaglia dargento sul campo.
Arriv il generale Reverberi a portarmi la notizia. Ero
in tuta, seduto sul letto, fuori era gi notte.
Dallingresso della baracca ufficiali grid il mio nome
con voce allegra, festosa. Mi alzai in piedi, lentamente.
Stai seduto, stai seduto, devo dirti una cosa bella, ma
devi star seduto, gridava il generale trotterellando.
Ti ho portato la medaglia dargento, la medaglia
dargento. Hai visto? Tac. Spedito un fonogramma, tac,
fatto. Coshai caro? Non sei contento?
Lo guardavo davvero di brutto. Certe cerimonie a due
giorni dalla morte di Apollonio non riuscivo a sopportar-
le
Sedette di fronte a me. Con il piede rovesci una
borraccia di vino posata per terra accanto al letto. Mi
scapp una bestemmia.
Lascia, lascia, non prendertela Su, bagna il dito,
bagna il dito. Tocca qui la mia mano, ecco, ecco fatto,
e si passo la mano bagnata sul cranio pelato.
Ora devo andare, caro, bravo, bene, bellissima mo-
tiva zione. Sai, noi si gira di giorno e si lavora di notte.
Molto bene, caro. Ah, voi del Tirano siete tutti uguali.
Sempre cos voi del Tirano. Bravo, bravissimo guarisci
presto e tanti auguri.

Storia dItalia Einaudi 27


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il 7 ottobre lospedaletto da campo del 5 alpini smi-


st allindietro i feriti non ricuperabili. Le piste erano un
pantano, le autoambulanze procedevano a stento slittan-
do come sul ghiaccio.
Arrivammo nella notte in zona di Karinoskaja. Faceva
freddo e pioveva.
Nel cortile dellospedale N. 873 non trovammo un
cane dinfermiere che attendesse la colonna delle nostre
autoambulanze. Lospedale sembrava abbandonato.
Cominciai a gridare, nel buio, inutilmente. I medici,
gli infermieri, convivevano con la popolazione. Ognuno
aveva la sua isba, la sua morosa. Nelle retrovie anche
lultimo fesso di sanit, il pi racchio, aveva la morosa.
Per rompere quella crosta di menefreghismo, dinco-
scienza, avremmo dovuto sparare.
A forza di gridare, a calci e pugni, radunai un gruppet-
to di lavativi. Finalmente le operazioni di scarico ebbero
inizio.
Del direttore dellospedale, nemmeno lombra. Anche
il medico di guardia mancava. Quando arriv, il tenente
G. era ormai in agonia.
Era un vero manicomio, questo ospedale. Il mio
alpino Preda lo sistemarono nel reparto truppa. Lo
trovai steso su quattro dita di paglia, come in una stalla.
Preda, su quota 228, aveva perduto un braccio, dal
gomito in gi. A cento chilometri dal fronte soffriva
anche la fame. Ricordo che raccolsi gli avanzi della
mensa ufficiali per sfamano.
Lindomani, quando lasciai Karinoskaja, i miei occhi
erano spalancati, grossi cos. Volevo vedere tutto delle
retrovie, volevo capire tutto. Unaltra molla, una delle
tante molle che mi spingevano a fare il dovere fino in
fondo, si era rotta. Per ribellarmi, per denunciare, ero
per troppo stanco, stanco dentro.
Lambiente che trovammo nellospedale N. 64 ci rial-
z il morale. Ricordava il modesto e pulito ospedaletto

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Nuto Revelli - La guerra dei poveri

da campo del 5 alpini, dove lumanit di Deotto, Cola-


cito, Appino, don Mario, riscaldava lanimo del soldato
ferito, dellufficiale ferito.
Altra tappa a Milerovo. Poi lasciammo lautoambu-
lanza, continuammo il viaggio in aereo, fino a Voroilov-
grad.
Laereo, un comune carrozzone da trasporto, mancava
della pi elementare attrezzatura ospedaliera. I feriti,
stesi sulle barelle, dondolavano. Viaggio breve, cento
chilometri.
curiosa la storia di questo aereo-ospedale.
In teoria avrebbe dovuto trasportare i soldati pi gravi
i cranici, gli addominali, gli amputati , e gli ufficiali
comunque feriti.
In pratica era il normale mezzo di trasporto per i sa-
nissimi ufficiali dei comandi, che, in diagonale e stivalo-
ni, lasciavano la provincia per raggiungere la citt.
Voroilovgrad, infatti, non era soltanto la sede del
centro ospedaliero dellArmir, tanto strombazzato dai
nostri giornali. Era soprattutto il luna-park delle retrovie
italiane e tedesche. A Voroilovgrad non mancavano
gli spettacoli di variet, i concerti, le case di tolleranza
organizzate e controllate dai militari.
Come se non bastasse, con perfetto stile fascista, i ci-
nematografari italiani si affannavano a girare i film Lu-
ce sui campi daviazione di Milerovo e Voroilovgrad.
Era importante che anche in Italia la nostra guerra
apparisse, se non proprio comoda, almeno sopportabile:
era importante far credere che i feriti venivano raccolti
in linea, come pare facessero i tedeschi. I feriti, nei
film Luce, dal fronte volavano sotto i ferri del grande
Uffreduzzi!
Che poi un povero cristo arrivasse morto allospeda-
letto da campo dopo sette ore di viaggio sulla carretta
delle salmerie come purtroppo era avvenuto nel nostro
settore , o che un ufficiale morisse dissanguato nel cor-

Storia dItalia Einaudi 29


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

tile di un ospe dale disorganizzato, non contava proprio


nulla. Limportante era che non si sapessero queste cose,
che la facciata apparisse pulita.
Nel grande centro ospedaliero della 8 armata presi
subito una solenne arrabbiatura. Mi negarono la cena
perch ero arrivato dopo le 5 del pomeriggio. Mi dissero
che fino allindomani non sarei stato in forza al reparto.
Al mattino non avevo pranzato perch temevo il viag-
gio in aereo. Saltare anche la cena era un po troppo.
Anche qui, ogni sera, gli ufficiali medici se ne andava-
no e lospedale restava in mano ai piantoni.
Urlai, e mi portarono una gavetta di pasta fredda, con
qualche osso bianco.
In cucina, un sottotenente di sussistenza, bello, roton-
do, pulito, aveva ordini precisi: non dare nulla fuori ora-
rio.
Con il braccio sano lo trascinai allaperto. Poi gi, dal
porco allimboscato.
Pi linsultavo, pi la mia razione cresceva. Mi porta-
rono pane, marmellata, formaggio, cioccolata.
Al primo controllo medico mi chiesero come mai, con
quella ferita, fossi arrivato fin l. Risposi malamente,
sentivo nausea e schifo. Il rimpatrio non mi interessava.
Volevo e potevo dare calci in faccia a chi li meritava.
Trovai molti ufficiali feriti, miei anziani o cappelloni
dellAccademia.
A parlare con i cappelloni cera da piangere.
Erano finiti al fronte appena sfornati da Modena, con
entusiasmo fresco, degno di una causa migliore.
La loro esperienza era stata brevissima, perch in linea
le pallottole cercano i candidi.
Sperduti nelle retrovie, passando da un ospedale allal-
tro, continuavano a credere nellesercito, nei valori mo-
rali, nella guerra, come ai tempi di Modena: anche se av-
vertivano che la baracca non girava.

Storia dItalia Einaudi 30


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Le corsie del grande centro ospedaliero erano piene


di urla e gemiti. Noi ufficiali eravamo in fondo a un
lungo corridoio e il coro dei feriti era un inno monotono
e terribile contro la guerra.
Fuori, allaperto, giravano i film Luce con i feriti
che partivano per lItalia, e il colonnello, da primo attore,
declamava sempre il solito discorso condito di patria e
di altre fesserie.
Per togliermi dallambiente pensai di prendermi un
podi libera uscita. Era proibitissimo uscire, ma bastava
fare la faccia feroce perch le sentinelle scattassero come
molle.
Che bordello! Nei bazar, nei negozi, si compravano
sigarette italiane, dalle Milit alle Tre stelle. Si comprava-
no farsetti a maglia, scarponi, stivali. Tutto lequipaggia-
mento dellesercito italiano era in vendita a prezzi favo-
losi.
Oh Dio, anche in linea era corsa la voce che nelle
retrovie gli imboscati commerciavano. Si diceva che sui
mercati, a carte scoperte, gli ufficiali italiani trafficassero
per fare soldi. Ma a toccarle, queste verit scottavano.
Trovai i magazzini dellUnione militare nel centro del-
la citt. Volevo comprare un paio di mutande e due di
calze, ma non mi lasciarono entrare. Senza lautorizza-
zione scritta dellIntendenza darmata non usciva dallU-
nione militare nemmeno uno spillo...
LIntendenza era a due passi, ma gli uffici osservavano
lorario estivo, proprio come i ministeri di Roma. Apri-
vano alle 15,30.
Alle 16, quando gli uffici dellIntendenza incomincia-
rono a svegliarsi, arrivarono i subalterni, i figli di pap, i
raccomandati di ferro, che in Russia vivevano assai me-
glio che in Italia. Poi arrivarono i colonnelli.
Arriv anche il colonnello comandante dellUnione
militare e la mia trafila ebbe inizio.

Storia dItalia Einaudi 31


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Mezzora fra timbri e visti. Quando, con tono solenne,


da ordine di operazioni, il colonnello mi consegn il
buono per le mutande e le calze, non ne potevo proprio
pi.
Altra trafila allUnione militare. Un carabiniere con-
troll i timbri e i visti dellIntendenza. Gli estremi dei
miei documenti militari vennero registrati su una grossa
rubrica. Due carabinieri controllarono le registrazioni.
Ero un socio dellUnione militare, i miei documenti
erano in regola, pagavo quello che compravo! Come mai
le scansie erano vuote, come mai il personale civile era
cos spaurito, disorientato?
Niente, nientaltro che una grossa truffa allitaliana,
consumata sulle nostre spalle, sulle spalle del povero
cristo che combatteva in linea.
Erano affluiti dallItalia vagoni di vestiario, scarpe,
equipaggiamento. Tutto quel bendidio avrebbe dovuto
essere smistato nelle immediate retrovie del fronte, per le
truppe combattenti. Invece, nel giro di quindici giorni, i
gangster italiani avevano scoperto la via pi breve e pi
lucrosa in Voroilovgrad, vendendo ai civili russi a prezzi
da inflazione.
Pare che i colpevoli fossero sotto inchiesta. Saranno
finiti al muro o li avranno promossi di grado?
Lindomani tornai a uscire. Le cose proibite mi rin-
francavano. Cera in me un sentimento di ribellione, un
gusto di dire pane al pane, senza piet. Alla peggio, sarei
tornato in linea con la ferita ancora aperta.
Lo spettacolo pi penoso lo offrivano gli ufficiali in
diagonale e stivaloni, che portavano a spasso le sgual-
drine sbrindellate. Il contrasto, fra le divise da parata e
gli straccetti delle donne era cos stridente da fare pie-
t. Meglio, molto meglio i tedeschi, che le sgualdrine le
vestivano a nuovo.

Storia dItalia Einaudi 32


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

In una via del centro mi venne incontro una colonna di


partigiani, di borghesi, una ventina di uomini incolonnati
per due, tra i fucili spianati.
Camminavano a testa alta, sapevano dove andavano.
Non eravamo che straccioni con arie e pretese da si-
gnori. Guardai quei partigiani con grande ammirazione.
Mi sentii umiliato.
Alla vigilia della mia partenza da Voroilovgrad, il
progettista del cimitero dellospedale, un ufficiale del
genio militare che viaggiava di continuo in aereo, da un
cimitero allaltro del fronte russo, volle, a tutti i costi,
farmi ammirare il suo capolavoro.
Un muro tutto buchi saliva altissimo verso il cielo,
come unenorme fetta di formaggio. Ai piedi del muro
un grosso scalino era laltare.
Allombra del muro, tante, tante tombe, ricordavano
il breve tratto di strada che univa lospedale al cimitero.
Con il sole da una certa parte, attraverso i buchi
sarebbero filtrati i raggi. Cos ogni tumulo, ogni croce,
avrebbe avuto il suo raggio di sole. Con il cielo nuvolo,
niente!
Tutti gli ufficiali del centro ospedaliero, a turno, dal
colonnello al sottotenente di sussistenza, in una gara di
generosit, avevano cosparso di sudore il cimitero, come
un orticello: per fabbricare il monumento, per sotterrare
i morti.
Non dissi nulla, ma pensai che i medici non dovevano
lavorare da manovali. Forse, con i medici in ospedale,
molti feriti e ammalati non avrebbero raggiunto quel
cimitero, sia pure monumentale.
Con ottanta chilometri di autoambulanza, da Voroi-
lov grad arrivai a Rykovo. Poi, sempre in autoambulan-
za, raggiunsi Stalino.
Nellospedale di riserva N. 3 erano ricoverati alcuni
ufficiali della divisione Sforzesca. Era consuetudine non
salutare gli ufficiali della Cikaj, nemmeno gli ufficiali

Storia dItalia Einaudi 33


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

superiori. La Sforzesca si diceva ha buttato le armi,


scappata senza combattere.
La verit che la Sforzesca venne sorpresa dai russi,
sul Don, mentre noi marciavamo verso il Caucaso. Da
tempo, in quel tratto di linea, tutto era fermo, immobi-
le. I russi fingevano di sonnecchiare, i nostri sonnecchia-
vano. vero che, in linea, qualche ufficiale dormiva in
pigiama. vero che qualche ufficiale arriv nelle retro-
vie in pigiama. Ma non mancarono gli atti di sacrificio,
di coraggio.
Il disastro della Sforzesca, come sempre, dipese in
gran parte dalla impreparazione e dallincoscienza dei
comandi: anche l, come dappertutto, doveva esserci il
buono e il cattivo. Quei poveri fanti che incontrai su
quota 228 i resti di un battaglione della Sforzesca
con i lunghi fucili 91 avevano il destino segnato: non
potevano che scappare.
Al primo controllo medico mi dissero: La ferita va
bene. Hai bisogno di cure per la distensione del braccio,
massaggi e applicazioni elettriche. Andrai a Dneprope-
trovsk: l fanno lavori di rifinitura.
Unautoambulanza mi port alla stazione ferroviaria
di Jasinovataja. Avevo per compagni di avventura un fe-
rito addominale con nefrite, due operati di appendicite,
uno di emorroidi, e il tenente Agati con una gamba in-
gessata.
Girammo da un treno ospedale allaltro. Finalmente
al comando stazione dissero di aver capito qual era la no-
stra tradotta. Saremmo partiti alle 22. Sul treno avrem-
mo trovato un perfetto servizio di vettovagliamento.
Ci accompagnarono lungo una tradotta tedesca. Pio-
veva, il braccio mi doleva. Anche i miei compagni di
viaggio si trascinavano.
Nel buio, la tradotta sembrava vuota. Era piena di
truppa che tornava dal fronte, tutti tedeschi.

Storia dItalia Einaudi 34


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un kruko maledetto cominci a urlare. La mia casset-


ta gli dava noia; la butt dal treno.
Con il mio braccio ferito mi era impossibile reagire.
Maledii i tedeschi, maledii la guerra, la mia guerra. Viag-
giammo ventiquattro ore consecutive, con i tedeschi che
mangiavano pane bianco, marmellata, tonno; che nelle
stazioni avevano il caff caldo. Noi, contavamo i pasti
che saltavamo.
La sera del 18 ottobre, quando al comando stazione
di Dnepropetrovsk finalmente mangiammo pane, mar-
mellata, formaggio, non finivamo pi di ringraziare. Era
un po come se avessimo incontrato, finalmente, qualche
italiano onesto.
Con un camion ci portarono nella parte alta della citt,
al convalescenziario della 8 armata. Non era un conva-
lescenziario, un centro di supernutrimento e rifinitura
per i feriti meno gravi e ricuperabili: era un manicomio
squallido e disorganizzato.
Per incominciare, ci negarono la cena; anche il coman-
do stazione di Dnepropetrovsk ci aveva fregati: dalla no-
stra cartella clinica risultava, infatti, che avevamo consu-
mato un pasto completo.
Qui rubavano addirittura a carte scoperte. Mancava il
pane; vino e latte non se ne vedeva. I piantoni rubavano
sulle nostre razioni, per fare soldi.
E come se non bastasse, con il pane e il resto che ci
rubavano, ottenevano, dai civili russi, dozzine di uova
che ci vendevano a borsa nera.
Affinch mi medicassero la ferita, pagavo gli infermie-
ri con pacchetti di sigarette.
Dal convalescenziario partivano due strade: una per
lItalia, laltra per il fronte. A tacere, a subire con rasse-
gnazione, non si comprometteva il rimpatrio. A impre-
care, a denunciare, si restava isolati.

Storia dItalia Einaudi 35


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Io non pensavo al rimpatrio. La mia vita, malgrado


tutto, era in linea, al fronte, con i miei compagni; per
loro avrei ancora dato il meglio di me stesso.
Provai a chiedere rapporto, ogni giorno. Volevo la
mia razione non alleggerita dalle ruberie di rito, volevo
un po di libera uscita.
Un vecchio colonnello, con i gradi cos grossi che
gli coprivano le maniche fin quasi al gomito, era solito
sentire le mie proteste senza fiatare. Sembrava un sordo.
Finito che avevo di parlare, mi metteva sullattenti e
partiva allattacco: secondo lui al convalescenziario tutto
funzionava perfettamente, ero un ufficiale indisciplinato,
perci niente doppia razione, niente libera uscita.
Un mattino arriv la commissione medica. La presie-
deva proprio il colonnello con i gradi grossi.
Guardarono la ferita, si accorsero che perdeva ancora
sangue. Mi dissero di restare al convalescenziario per
altri quindici giorni. Poi, forse, mi avrebbero spedito in
Italia.
Domandai di raggiungere subito il mio reparto in
linea.
Ma tu hai qualche conto da aggiustare con i russi,
mi disse il colonnello dei gradi grossi, e il suo sguardo
era quasi furbo, di chi capisce in ritardo.
No. I conti li dovevo aggiustare con le retrovie. Ero
stanco degli ospedali, del convalescenziario, degli imbo-
scati, di tutto un mondo falso e corrotto. Se non mi mol-
lavano con le buone, me ne sarei andato di prepotenza,
sarei tornato in linea a cercare un po di aria pulita.
La sera stessa lasciai Dnepropetrovsk, scappando co-
me un disertore.
Con mezzi di fortuna, un po in treno, un po in
autocarro, passando da un comando tappa allaltro, il 18
novembre raggiunsi il comando del Tirano, in zona di
Belogore. Nevicava. Laria era pulita, aria di casa mia, di
famiglia.

Storia dItalia Einaudi 36


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Unora di marcia e arrivai sul Don, a Belogore.


Il migliore convalescenziario era in linea, con la 46.
Sul Don la situazione non era allegra. Il corpo darma-
ta alpino, spinto tutto in avanti, formava lungo il fiume
una siepe fragile e sottile. Nei punti pi vulnerabili, mo-
desti capisaldi rompevano lo schieramento filiforme del
fronte. Alle nostre spalle, nulla.
Bastava un colpo docchio per rendersi conto che
Belogore era un punto vulnerabile. Nel nostro settore,
infatti, la sponda alta del Don sinterrompeva, lasciando
che la piana e le isbe del villaggio corressero fino al fiume
come un torrente.
Con il Don ghiacciato e transitabile, dovevamo guar-
dare mille metri e pi di linea, in piano, come se fossimo
stati nella steppa. Soltanto il caposaldo Madonna, sulla
sinistra, offriva buone possibilit di resistenza: era anco-
rato sullultimo tratto di sponda alta, come su un muro,
e non sarebbe caduto che per accerchiamento.
Mancavamo di armi anticarro; era questo il nostro
dramma. Avevamo i 47/32, ma non servivano a nulla.
Se un nostro generale, con un po di buona volont,
avesse tentato di sfondare un muro a zuccate, certamente
vi sarebbe riuscito: bucare un carro armato russo con il
47/32 era, invece, impossibile. I proiettili rimbalzavano
sulle corazze senza scalfirle.
I mortai da 81 avevano i colpi contati: come su quota
228, per sparare occorreva lautorizzazione del comando
reggimento. Le mitragliatrici e i mitragliatori, senza olio,
sinceppavano. Le munizioni non erano abbondanti e
dovevamo sprecarle per provare le armi.
Lungo il margine del fiume, a tre passi dai reticolati,
prima ancora dellinverno, i tedeschi e gli ungheresi ave-
vano seminato centinaia di mine a strappo e a pressio-
ne. Mancavamo per del piano minato; cos, uscendo di
pattuglia, il rischio maggiore era di saltare in aria fra le
nostre stesse linee.

Storia dItalia Einaudi 37


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Tre pezzi anticarro di preda russa, sparsi nella piana,


avevano pochi colpi. Soltanto due pezzi da 75/38, avuti
in prestito, ci davano un po di coraggio.
Lartiglieria alpina, con i 75/13, non era lontana, ma
non sparava che nelle grandi occasioni. I suoi proiettili
salivano altissimi nel cielo, superando a malapena la pista
ghiacciata del Don.
Non mancavano le vanghe e i badili e le braccia per
scavare. Fare trincee, era un modo per non pensare, per
dimenticare.
Lorganico della nostra compagnia era al completo:
346 alpini. Otto squadre fucilieri, 2 mitraglieri, 2 mortai
da 81 a Madonna; 12 squadre fucilieri, 15 mitraglieri, 12
anticarro da 47/32, 6 mortai da 81, 2 anticarro da 75/38,
3 anticarro di preda russa, nella piana.
Non tardai ad ambientarmi.
In pochi giorni di linea tutto mi divenne familiare, an-
che il villaggio sotterraneo di grotte e camminamenti.
Soltanto gli alpini mi restavano estranei, non li ricono-
scevo pi, tanto erano invecchiati.
La colpa peggiore dei fascismo non di aver tradito la
generazione del littorio, di aver tradito noi che abbiamo
gridato viva la guerra, viva il duce. di aver tradito
questi poveri cristi, a cui la guerra caduta sulle spalle
come una epidemia.
Lequipaggiamento ormai era logoro. Alcuni indossa-
vano la divisa di tela, quella dei campi estivi, con su il
cappotto con pelliccia. I pi fortunati, una dozzina in
tutta la compagnia, avevano le scarpe risuolate di nuovo,
con i ritagli di gomma strappati ai camion russi abban-
donati. Gli altri perdevano le scarpe a pezzi.
Per i servizi di vedetta disponevamo di poche paia di
calzari, dalle spesse suole di legno e dal gambale di tela.
Il cambio avveniva allo scoperto, ed era laborioso perch
le scarpe, gelate, non si staccavano. Pochi camicioni di

Storia dItalia Einaudi 38


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

tela bianca rendevano gli alpini simili a fantasmi: nessu-


no voleva indossarli, tanto erano goffi e ingombranti.
Il vitto era scarsissimo. Quattro tubi con carne al mat-
tino, quattro tubi senza carne alla sera. Una volta alla
settimana, pastasciutta mal condita; due volte alla setti-
mana, un bicchiere di vino che si schiariva nel ghiaccio
come inchiostro. Cognac, non se ne vedeva mai.
Le notti incominciavano presto, alle 16 era gi buio.
Chi non scavava era di guardia sui balconcini scoperti
a guardare il fiume, a gelare. Intanto, a tre metri dai
camminamenti, i guastatori stendevano i reticolati.
Le mitragliatrici restavano nei buncher, accanto al
fuoco, a immagazzinare calore, affinch il gelo non le
inchiodasse: mancava lolio, e le armi asciutte sparavano
soltanto se calde.
A volte, quando il freddo scendeva sotto i 30 gradi,
i fili di ferro vibravano come cose vive, i paletti dei
reticolati si spaccavano. Si passava allora da un allarme
allaltro, tutti in linea, fino allalba, a gelare.
Bestemmiando, maledicendo la naja per non male-
dire la patria, cantando le canzoni pi proibite anche
la Canzone del disertore3 cantavamo i giorni scorrevano

3
Questa canzone era cantata dagli alpini nei buncher del
caposaldo Madonna sul Don: Ero un povero, un povero
disertore | e disertavo la mia frontiera (foresta) | ed un pensiero
mi viene in testa | di non fare mai pi il sold || Valli e monti
io cavalcai | e dalle guardie ero inseguito | finch una sera
mi addormentai | e mi svegliai incaten. || Mani e piedi mi
avevano legato | ed in prigione (in una cella) io fui trasportato |
Ferdinando imperatore | che mi ha perseguit. || Ed il pretore
mi ha domandato | per qual fin fui prigioniero | francamente
s io gli risposi | francamente la verit. || Ero un giorno in una
foresta | quando un pensiero | un pensier mi venne in testa | di
non far mai pi il sold. || E tu padre perch sei morto | e tu
madre perch non vivi ancora | solo per vedere tuo figlio alla
malora | condann senza ragion. || E voi cari, cari compagni |

Storia dItalia Einaudi 39


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

lenti, monotoni, tutti uguali. Al domani era meglio non


pensare.
Ai primi di dicembre Radio Scarpa incominci a par-
lare delloffensiva russa imminente. Dai comandi arriv
lordine di scavare a gran forza, di costruire altri buncher
e trincee.
Il pericolo pi grave era che i russi attaccassero con i
carri armati. La porta di Belogore cos i comandi
avevano battezzato il nostro tratto di linea era una
porta aperta senza battenti.
Un mattino apprendemmo che dallItalia erano giunti
i proiettili E. P., o pi semplicemente i P. Ne par-
lammo a lungo in linea, tanto ci sembrava impossibile
che Roma si fosse ricordata di noi. I nuovi proiettili del
47/32, in Italia, pare avessero bucato corazze spesse cosi.
Il cos variava. I pi ottimisti dicevano che i nuovi pro-
iettili avrebbero bucato anche le blindature in cemento
armato delle fortezze mobili russe. I pessimisti, invece,
insistevano nel dire che i P, come i vecchi proiettili,
non avrebbero bucato che i carri armati italiani.
Stalingrado e il nostro fronte a sud stavano per cede-
re. Per collaudare nuovi proiettili era un po tardi, ma
meglio tardi che mai.
Il collaudo avvenne proprio a Belogorc. Noi dalle
linee guardavamo.
A bocce ferme, i colonnelli spararono tutti i P con-
tro un malinconico carro armato russo, abbandonato
nella nostra piana fin dai tempi della guerra di movimen-
to.
Niente. Le corazze restarono intatte, i proiettili schiz-
zavano lontano come uccelli impazziti.

che marciate al suon di tromba | quando sarete su la mia tomba


i griderete piet di me.

Storia dItalia Einaudi 40


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Si disse che la colpa era dellangolo dimpatto; si pens


di dare inizio a un grande fosso anticarro.
Come unico risultato, con tutto quel fracasso le linee
russe si risvegliarono.
Il 12 dicembre la katiuscia incominci a sparare. Il
cielo divent rosso, di fuoco; dopo quattro raffiche il
nostro villaggio era un incendio.
Zaccardo raggiunse Belogore, allarmatissimo. Afferr
il telefono, diede la sveglia al comando divisione.
Era pessimista, Zaccardo, sentiva che il fronte stava
crollando. Con noi, ne parlava a carte scoperte: que-
stione di giorni, diceva, poi incomincer lavventu-
ra.
Le sue previsioni apocalittiche ci angosciavano. Sape-
vamo che la situazione era grave, sapevamo che non ba-
stava lavorare giorno e notte al fosso anticarro di Belo-
gore per salvare il fronte. Sentivamo la steppa alle spal-
le, con le lontane retrovie pronte a squagliarsi. Ma non
volevamo pensare al peggio, per non mollare.
Se parlavamo dellultimo alpino morto, Zaccardo
piangeva. Trentanni di vita militare non gli avevano
indurito n il cervello n il cuore.
Quel giorno, prima di lasciare Belogore, ci raccont
lultima barzelletta, una barzelletta poco allegra, che ci
lasci la bocca amara. Al battaglione Tirano era appena
giunta una curiosa circolare degli alti comandi. Ogget-
to: guerra ai topi. La guerra doveva iniziare subito, i
reparti erano autorizzati a corrispondere due lire di pre-
mio ogni dieci topi catturati. Non si chiedeva di allegare
i topi alla contabilit, come pezze giustificative
Al Tirano il gioco aveva gi avuto inizio. Con dieci
topi, sempre gli stessi, gli alpini del comando battaglione
ricevevano a turno le due lire di premio.
La notte del 23 dicembre la katiuscia riprese a tuo-
nare. Sparammo fino allalba, come in un vero combat-
timento. Comandavo da pochi giorni il caposaldo Ma-

Storia dItalia Einaudi 41


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

donna e su in alto mi sentivo abbastanza al sicuro. La


mia ferita era ancora aperta, ma riuscivo a non pensare
alle retrovie, a non pensare al peggio.
Il disastro era nellaria. Radio Scarpa insisteva nel dire
che la ferrovia Rossosk-Milerovo era interrotta, la posta
non arrivava. I nostri comandi ci tranquillizzavano.
Al grande fosso anticarro di Belogore, ormai, venivano
a scavare anche i conducenti e gli artiglieri. La piana
era immensa, e pi i giorni passavano, pi le notizie si
facevano nere, pi la sezione del fosso veniva ridotta.
Cos, mentre il primo tratto, iniziato dopo il disgraziato
collaudo dei proiettili P, sembrava un canale, il resto
non era che una modesta roggia.
Il 3 gennaio, finalmente, arriv la posta e la situazio-
ne apparve pi serena. Il comando divisione volle quat-
tro alpini per ogni compagnia, per organizzare un ploto-
ne di cacciatori di carri. La scuola era sempre la stes-
sa, aspettare i carri armati e aggredirli con bottiglie di
benzina e bombe a mano.
Ormai i russi erano alle nostre spalle, e noi lignorava-
mo. A sud, le divisioni italiane erano in fuga fin dal 16
dicembre.
Il 9 gennaio Radio Scarpa segnal che la Julia aveva
subito gravi perdite, che i nostri magazzini di Kantemi-
rovka, pieni di scarpe e di cappotti con pelliccia, era-
no stati incendiati: i quattro ufficiali italiani responsabi-
li dellincendio, fucilati. Anche il XXXV corpo darma-
ta aveva subito perdite ingentissime: loffensiva russa era
contenuta.
Nella notte guardammo sfilare, al di l del Don, una
interminabile processione. Le colonne motorizzate e co-
razzate russe, come unimmensa fiaccolata, marciavano
verso sud con i fari accesi.
La nostra aviazione non comparve. Mai visto un aereo
italiano se non nelle lontane retrovie.

Storia dItalia Einaudi 42


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La nostra artiglieria non spar un solo colpo. Per rag-


giungere lobiettivo, i 75/13 avrebbero dovuto schierarsi
almeno sul Don.
Con lalba del 14 gennaio il rumorio delle colonne
russe in marcia verso sud si perse nel tambureggiare di
ignote artiglierie. Nelle nostre tane, la terra incominci a
franare.
Radio Scarpa segnal che gli ungheresi, schierati a
nord della Tridentina, impegnati in duri combattimenti,
resistevano.
Il 15 gennaio gli ungheresi, in punta di piedi, abban-
donarono il fronte. Nello stesso giorno una colonna co-
razzata russa piomb su Rossosk, sul comando del no-
stro corpo darmata alpino, seminando il panico. Il ge-
nerale Nasci dovette puntare verso est, verso il Don, per
salvarsi. Nelle nostre lontane retrovie non cerano che
russi.
I tedeschi, intanto, rubavano, a mano armata, auto-
mezzi e carburanti italiani e scappavano. Al riguardo si
disse che il generale Gariboldi aveva aperto uninchiesta!
A sera corse voce che dovevamo smistare allindietro
i materiali, proprio tutti, anche le armi e le stufe di
postazione, come per un normale trasferimento.
I conducenti rientrarono alle loro basi, noi passammo
da un allarme allaltro. Il freddo era sotto i 40 gradi.
Con lalba del 16 gennaio tornai nel mio baracchino,
ma non riuscii a dormire. Il tuono infernale delle arti-
glierie dellEdolo toglieva il respiro.
Se sparavano le nostre artiglierie, la situazione doveva
essere disperata.
Dal comando compagnia arriv un ordine strano: ogni
alpino doveva fabbricarsi una slitta con mezzi di fortuna.
Incominciarono le corves legna verso Belogore: con
quattro assi e quattro chiodi uscirono fuori slitte che
sembravano sgabelli.

Storia dItalia Einaudi 43


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Eravamo soli ormai, soli in un immenso mare di neve,


abbandonati da tutti. Lordine di Hitler, di non abban-
donare il Don, lavevamo eseguito fino in fondo.
Al di l del Don, i russi non avevano lasciato che
un sottile velo di copertura: tutto il resto era finito alle
nostre spalle!

Storia dItalia Einaudi 44


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

CAPITOLO SECONDO
LA RITIRATA SUL FRONTE RUSSO
16 gennaio - 10 marzo 1943

16 gennaio. Telefona Grandi. Devo scendere subito


alle case rosse; con lo zaino, perch non torner pi
a Madonna...
Sul Don tutto apparentemente fermo, nel primo
buio, nel freddo, nel silenzio.
Nel baracchino sotterraneo della 46 incontro Grandi,
il capitano Panzeri della 82 divisionale e altri ufficiali.
Ambiente pesante: carte topografiche e fogli sparsi, un
lumino a olio che funziona male, aria di chiuso e fumo di
sigarette. Il telefono chiama senza sosta.
Grandi, il miglior comandante di uomini che abbia
mai conosciuto, mal ridotto di salute, stanco. Ha
perduto il tono spregiudicato di chi va in guerra con due
sacchi, uno per darle, laltro per prenderle, senza pen-
sarci troppo su. Anche su quota 228, anche nel vivo del
combattimento, era solito accogliermi rumorosamente,
alla Taras Bulba, come diceva lui. Stasera invece non
parla, triste.
Da un foglio dattiloscritto del comando battaglione
apprendo che, la sera del 17 gennaio, il grosso della divi-
sione dovr ripiegare sulla linea prestabilita di Podgor-
noe. Ricuperare tutte le munizioni, i telefoni, le linee
telefoniche, le stufe di postazione [che idea!], gli attrez-
zi da zappatore che a Podgornoe saranno preziosissimi.
Unaliquota dei reparti [un terzo della forza in postazio-
ne] rester in linea fino a ordine dei superiori comandi,
per mascherare il ripiegamento del grosso.

Storia dItalia Einaudi 45


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il peggio sar restare a Belogore con il mascheramen-


to!
Da come Grandi mi guarda, sento che toccher a me.
Grandi conosce il mio passato, conosce le mie condizioni
di salute. Aveva scelto Perego, ma Perego non si regge
in piedi, dovr sostituirlo.
Incasso con rassegnazione; riesco ancora a pensare al
meglio.
Mettiamo gi la forza che rester a Belogore, 87 alpini
su 346: 3 squadre fucilieri a Madonna, 3 squadre fucilieri
e 2 cannoni anticarro da 47/32 nella piana.
A mezzanotte le telefonate continuano, come se i co-
mandi avessero fretta di dire tutto, prima che le linee
vengano ripiegate. Zaccardo ha la febbre altissima e de-
lira; nella notte verr a sostituirlo il maggiore Maccagno
del comando reggimento.
Mi sdraio sul divano di Grandi. Sono stanco, snervato,
dovrei riposare nelle poche ore che rimangono. Non
riesco a non fumare.

17 gennaio. Di buon mattino raggiungo Tresenda, nel


settore di centro della porta di Belogore. Con Perego
e De Filippis mi oriento sulla sistemazione difensiva della
piana, poi torno alle case rosse.
Mangio quel poco che c, le cucine sono gi ripiegate.
Mentre la compagnia inizia i preparativi per la parten-
za seguo con lo sguardo lo schieramento della 46. In al-
to, sullo sperone di sinistra, il caposaldo Madonna: poi
la piana e Tresenda. Lungo lo sperone di destra la 48.
un fronte molto ampio, estremamente vulnerabile.
Nel. la situazione in cui verr a trovarmi, i collegamenti
sarebbero preziosissimi. Ieri notte ho chiesto al coman-
do battaglione almeno un telefono fra Tresenda e Ma-
donna. Slataper, lufficiale del Tirano addetto ai colle-
gamenti, mi ha risposto che lordine di ricuperare tut-

Storia dItalia Einaudi 46


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

te le linee telefoniche categorico, che nessuna eccezio-


ne possibile. Con tre squadre fucilieri buttate lass, a
Madonna, la situazione non sar allegra.
Consegno al sergente Robustelli una pistola verj con
quattro razzi: se a Madonna la situazione sar disperata
li sparer tutti.
Alle 14 lascio le case rosse. per raggiungere defini-
tivamente Tresenda. Incontro Grandi che rientra dalle
linee. Mi abbraccia, stranamente espansivo.
Ovunque c movimento; i pochi che restano si per-
dono fra i molti che partono.
Alle 15.30 incomincia a imbrunire. Sento troppo
bacca no. Il freddo intenso, sui 35 gradi sotto zero.
Tutto fa rumore, gli slittini che viaggiano, il vociare degli
uomini, il succedersi degli ordini; anche a camminare
sulla neve ghiacciata si fa rumore.
Avrei dovuto avere una radio, per collegarmi con il co-
mando del mascheramento di battaglione; poi era venuto
il contrordine. Due telefonisti incominciano a stendere
una nuova linea telefonica fra Tresenda e la 48.
Alle 16, con il buio, le squadre abbandonano le posta-
zioni di linea, raggiungono la piazzetta del carro arma-
to. I buncher si vuotano.
Guardo gli alpini che se ne vanno. triste vederli
partire. La linea si alleggerisce tremendamente; soltan-
to il Don ci divider dai russi. In caso di attacco dovre-
mo sacrificarci dal primo allultimo, per concludere ben
poco.
Sono spariti quaranta metri della linea telefonica ap-
pena stesa; ne hanno fatto tiranti per le slitte. Cos, fino
alle 20, nemmeno lunico collegamento potr funzionare.
Dopo le notti bianche trascorse a Madonna e alle
case rosse prevedo unaltra notte bianca a Tresenda.
Forse a Podgornoe incontreremo il nuovo fronte, forse
esistono per davvero larmata tedesca e il corpo darmata
ucraino di rincalzo.

Storia dItalia Einaudi 47


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Quante cose dovr dirmi stanotte per farmi coraggio!


Il freddo sempre molto intenso.
Fuori del comando un alpino di guardia collegato a
vista con Madonna: attende le segnalazioni di allarme.
In linea incontro i sottotenenti Dar e Belgrano, poi
Pilis e Paride. Tutto tranquillo.
Le stufe sono accese, anche quelle dei buncher abban-
donati. necessario che dai boschi di Pavlovsk vedano
che i tubi fumano.
Le armi hanno lordine di sparare a tratti, come se lal-
leggerimento non fosse avvenuto, come se le provassimo
in una notte normale. Si finge di disincepparle dal gelo,
spostandole nei buncher vuoti, lungo tutta la linea.
Far credere che lo schieramento ancora intatto non
facile. Abbiamo soltanto fucili mitragliatori e laria
del Don ci tradisce: in questaria sottile le raffiche di
mitragliatore hanno un suono diverso dalle raffiche di
mitraglia.
Verso le 18 torno a Tresenda, nel baracchino sotterra-
neo. Un colpo di artiglieria, vicinissimo, in arrivo, mi fa
uscir fuori di corsa.
una nostra batteria che spara una quarantina di colpi
in tutto. Scoppi vicini, metallici, fortissimi. Crederanno
di sparare sulle linee russe!
Altra novit. Sul rovescio del Val Chiese bruciano
cinque o sei isbe piene di munizioni e bombe a mano.
Gli incendi e le vampe sono visibilissimi dalle linee russe,
gli scoppi numerosi e violenti.
Una staffetta della 48 arriva con un foglio del capita-
no Frascoli. Purtroppo la linea telefonica ancora inter-
rotta.
Mangio senza appetito una pastasciutta di tubi e sca-
toletta. Ho un gran bisogno di riposo, la situazione mi
tiene sveglio.
Alle 20 la linea telefonica riattivata. Mi collego con
Frascoli e ricevo risposta. Nessuna novit.

Storia dItalia Einaudi 48


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Spero di far passare il tempo sfogliando qualche libro,


ma il tempo non vuol passare.
Alle 21 torno in linea. Ultime disposizioni.
Finalmente alle 23 Frascoli segnala che il ripiegamento
inizier domani alle 4. una buona notizia che mi rialza
il morale. Negli attimi di maggiore pessimismo avevo
pensato che i superiori comandi potessero dimenticarsi
di noi.
Spedisco le staffette con gli ordini di ripiegamento. Il
caposaldo Madonna, pi lontano, ripiegher alle 3,45.
Quando la pattuglia Marchetti mi segnaler larrivo di
Madonna alle case rosse, far ripiegare la piana. Le
stufe di postazione dovranno essere piene e accese. Mas-
simo silenzio.
Torno in linea. Lontano, dallansa del Don, i cecchi-
ni sparano. Le nostre armi automatiche, sempre in movi-
mento da una postazione allaltra, rispondono con brevi
raffiche.
Il 16 gennaio i russi hanno attaccato lEdolo, nella pia-
na di Basovka. Se tentassero stanotte anche a Belogore?
I russi conoscono la situazione disperata del corpo dar-
mata alpino.

18 gennaio. Alle 2, da Komunas, un riflettore taglia il


cielo con un fascio di luce. Ho limpressione che cerchi i
due samaliot che poco fa hanno sorvolato il Don. Ma
il fascio di luce si abbassa, rischiara Madonna, si sposta,
illumina Belogore.
Mai visto un riflettore in tanti mesi di linea. Le paure
riaffiorano. Finalmente si spegne.
Sul mattino, il freddo pi intenso. Abbiamo avuto
una notte limpidissima.
Sulla destra, verso la 48, brucia unisba. Lincendio
breve. Sono le 2,30.

Storia dItalia Einaudi 49


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alle 3 spedisco le staffette Regazzoni e Scanzi a Ma-


donna, con lora esatta per lorologio scassato di Robu-
stelli.
Poco fa hanno ripiegato la linea telefonica con la 48.
I due cannoni anticarro del sottotenente Belgrano so-
no ormai in via di ripiegamento. Raggiungeranno diret-
tamente quota 181.
Il tempo non passa, i minuti durano giorni. Sono le
quattro meno cinque e della pattuglia Marchetti nessuna
notizia.
Tutta la linea sta ripiegando; ormai i mascheramenti
del Vestone, del Tirano, dellEdolo, avranno abbando-
nato il Don. Noi non possiamo muoverci.
Alle 4 finalmente arriva la pattuglia Marchetti. Due
staffette portano alle squadre della piana lordine di ri-
piegamento.
Lascio Tresenda e raggiungo le case rosse. Incon-
tro Madonna, proseguiamo verso la piazzetta del carro
armato.
Nel buio ci contiamo. Mancano due alpini allappello.
Tra mezzora arriver lalba, non abbiamo tempo da
perdere.
Sul Don sono rimaste soltanto le stufe accese a guar-
dare i russi. Il punto di radunata del mascheramento di
battaglione quota 181.
La colonna si fa lunga e lenta, ogni alpino trascina il
suo carico. Incontriamo la 49 e riprendiamo coraggio.
Su quota 181 i reparti si frammischiano. Il cielo
rosso, il sole sta nascendo.
Siamo in alto, e dal Don i russi guardano. necessario
pistare subito.
Riordinamento e si riparte quasi di corsa. La 46 in
coda. Sono ufficiale di coda, sono proprio lultimo
della colonna. Sento il vuoto alle spalle, fisicamente,
come se camminassi nella neve senza scarpe.

Storia dItalia Einaudi 50


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Frascoli vuole che la 46 segua un itinerario diverso.


Mi parla di un bivio dove dovrei prendere a sinistra, poi
a destra. Non sono daccordo. Insiste, precisa che avr
una guida. La guida per non conosce la strada; cos, si
rinuncia.
in salita che dobbiamo correre, quando siamo visi-
bili dal Don. Nelle conche prendiamo un po di fiato.
Arriviamo alle postazioni dellartiglieria alpina. Di l
stanotte hanno sparato quaranta colpi convinti di colpire
i russi. Lo sbarramento era cos ravvicinato da accoppare
un mulo della 49.
Ogni tanto uno scoppio. Il capitano Frascoli si sente
robusto, lancia le bombe a mano raccattate lungo la
pista. Si stancher presto. Si dice che stanotte la sua
risposta allordine di ritirata del comando reggimento sia
stata questa: Morale altissimo. Beato lui!
Non muovo due dita della mano destra. Il dottor
Taini mi consiglia di massaggiarle. Infilo la mano sotto il
cappotto e tornano normali.
A Morosovka dovremmo incontrare un battaglione di
fanteria sistemato a caposaldo.
Lungo la pista, autocarri e autocarrette abbandonate,
le prime cassette di munizioni buttate.
Non si cammina, si rotola verso ovest quasi correndo.
Sono sempre in fondo alla colonna, con i ritardatari.
Urlo di continuo di stare sotto.
Un alpino della 46, arrivato sul Don con i complemen-
ti, trascina faticosamente il suo slittino con su lo zaino.
stanco, procede a stento, sbanda. Non vuole abbando-
nare il carico.
Arriviamo a un chilometro da Morosovka, dove inizia
la lunga discesa che porta al villaggio. Una colonna di
autocarri sulla sinistra sta infilandosi fra le isbe.
Sostiamo interdetti, potrebbero esseri russi.
Proprio cos. Sentiamo il vuoto attorno, siamo soli. Di
istinto guardiamo indietro, davanti, sui fianchi. Ogni ru-

Storia dItalia Einaudi 51


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

more viene percepito, individuato. Gli aerei ci terroriz-


zano. La nostra colonna pesante e stanca, basterebbe
un carro armato e sarebbe brutta sul serio.
Nostre pattuglie scendono verso Morosovka per rico-
noscere la colonna di autocarri. Non sparano, segnalano
che roba nostra. Riprendiamo il cammino.
Nel villaggio autocarri e carrette abbandonate, muli
dispersi, macchine tedesche pronte per la partenza, un
po di materiale tedesco abbandonato, il mascheramento
dellEdolo che ripiega.
strano che in Morosovka sia rimasta la popolazione.
Non mancano fior di giovanotti. La nuova linea sar pi
arretrata di Podgornoe!
Il battaglione della Vicenza che doveva attenderci
gi pistato via. Non incontriamo che i primi dispersi di
questa scombinata divisione.
La divisione Brambilla cosi la chiamano gli alpini
era fatta per le lontanissime retrovie, con gente anziana,
meno atti, rivedibili, sedentari. Invece era stata mandata
allo sbaraglio, in prima linea.
Un fante mi scongiura di aiutarlo: senza scarpe, ha i
piedi fasciati con una coperta.
Lunica sua salvezza sarebbe di partire con gli autocar-
ri tedeschi. Ha chiesto aiuto alla colonna degli autocarri
italiani, ma quelli hanno tirato avanti.
Sento una gran pena. A quattro passi c un autocarro
con il motore avviato. Bestemmio un po di tedesco,
tanto da farmi capire, tocco i piedi del fante, grido
Kaput.
Uno dei kruki, sbraitando e gesticolando, mi fa inten-
dere che non lo vuole sul suo camion perch gli italiani
gli hanno negato non so cosa. Punta un dito alla tempia,
parla di un colpo di pistola.
Urlo che non un buon soldato: Soldat kamarad nie
charosh.

Storia dItalia Einaudi 52


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un sottufficiale tedesco, che ha assistito alla scena,


ordina di lasciarlo salire. il primo e lultimo tedesco
a cui stringo la mano: terminer la ritirata offrendo a un
tedesco una pallottola nel cranio.
Torno al mio reparto; si cammina a passo lesto. Co-
mincia a nevischiare, i granellini gelati sembrano tempe-
sta.
In un capannone sperso nellimmensa piana sostiamo
un attimo. Faccio fuori due fogli di galletta. Piccoli
fuochi di paglia sgelano le ultime scatolette.
A riprendere il cammino si fa presto; basta che dal
capannone esca un gruppo di uomini e tutti gli altri lo
seguono.
Lungo la pista molte cassette buttate, autocarri abban-
donati, materiali sparsi. Faticosamente, una colonna mo-
torizzata tedesca scivola verso Podgornoe.
La stanchezza si fa sentire, camminiamo curvi, piegati
in due.
Con la tormenta, la colonna si fa lunghissima. Il
nevischio vola sul ghiaccio della pista, sembra nebbia.
Fame e stanchezza, freddo e malinconia. Podgornoe
non devessere lontana.
Altre cassette buttate, della 46. Ormai sulle slitte
non sono rimasti che gli zaini e i viveri. Altri autocarri
abbando nati. lora delle cassette ufficiali saccheggiate:
sono sparse sulla neve, spaccate, vuote. C ancora chi
raccoglie qualche bomba a mano.
Diminuisce la luce, il freddo aumenta.
Una lunga salita, una piana, e appare Podgornoe.
proprio Podgornoe con la grande teleferica dai robusti
tralicci in legno e le fabbriche in muratura, Podgornoe,
lunga. e stretta, nella sua fossa non profonda.
Scendiamo verso il paese in fiamme: scoppi sordi,
lontani, dei depositi di munizioni che saltano in aria.
sera. Superiamo una colonna di slitte e autocarri
tedeschi.

Storia dItalia Einaudi 53


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Gli incendi si avvicinano, si ravvivano a tratti, fra


scoppi cupi o metallici, sordi o violenti.
Una cappa di fumo oscura Podgornoe. L gi notte.
Il rosso delle fiamme sembra avvolto nella nebbia; tutto
appare sfuocato, irreale, come le nostre illusioni.
Siamo ormai ai margini dellabitato, la confusione au-
menta, non incontriamo che gente disperata o rassegna-
ta.
Un deposito di munizioni salta in aria; a ogni scop-
pio pezzi di muro e schegge piovono sulla nostra colon-
na. Sfiliamo in piccoli gruppi, quasi correndo, sperando
nella buona stella.
Gente che corre, che si trascina, che urla, che cerca
e perde il reparto. Gente spaurita, perplessa, senza
speranza.
Colonne che arrivano, che partono, che sintralciano:
colonne di uomini, muli, autocarri.
Riuniamo i nostri reparti su una piazzetta. Gli alpini
sdraiati sulle slitte, sugli zaini, sono immobili, assenti,
riposano e basta.
Con Nicola, Taini, Venturini e altri discuto sul da
farsi. Speriamo di ritrovare il battaglione. Frascoli si
allontanato per cercare il reggimento.
Tornano i primi alpini ubriachi, portano gavette e
borracce piene di cognac. Altri partono, vanno poco
lontano, al magazzino tedesco abbandonato. L, fra
casse di cioccolato e galletta, c cognac per tutti.
I meno ubriachi ridono, sghignazzano, bevono ancora
come se il cognac fosse acqua. Molti sono gi stesi sulla
neve, inebetiti.
Impedire che altri si ubriachino difficile; fuori della
piazzetta c il caos, c il movimento convulso delle co-
lonne, degli sbandati. Appena avvertono che a manrove-
sci buttiamo in aria borracce e gavette, gli alpini scappa-
no, si nascondono, oppure diventano violenti.

Storia dItalia Einaudi 54


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

T., uno dei migliori della 46, non ubriaco. Arriva


con una borraccia piena di cognac, me ne offre. Con
una manata gliela butto in aria. Con uno sguardo cattivo
sembra dirmi: Dopo quaranta chilometri di marcia
siamo in una tomba. Con il freddo che soffriamo, con
le previsioni che abbiamo, mi togli anche questo!
Per un po corro da un alpino allaltro come un inde-
moniato. Frascoli non torna. Decido di muovere con i
pochi che potranno seguirmi, limportante allontanare
subito i non ubriachi dal cognac.
Parlo con Nicola e muovo. Sfiliamo lungo la ferrovia,
verso il centro della citt.
Nel buio si procede a stento fra sbandati e colonne di
ogni genere.
Fermo un ufficiale di sussistenza, gli chiedo dove sono
gli alpini. Non sa dove sono gli alpini, non capisce pi
niente; sa una cosa sola, che siamo accerchiati, che la
situazione disperata, che si teme unincursione di carri
armati e forse di aerei. La sua voce a tratti stanca,
lontana, a tratti nervosa, quasi isterica. Aggiunge che
sono segnalati forti concentramenti di forze russe a pochi
chilometri da Podgornoe.
Scambio di auguri, che Dio ce la mandi buona!
Il vento gelido solleva il nevischio e tormenta gli occhi.
Si procede curvi, barcollando, a tentoni.
Apprendo da un alpino della reggimentale che siamo
sulla strada giusta per raggiungere il Tirano.
I pi ubriachi si perdono, cadono. Chi li vede non
li raccoglie, restano nel buio, nel freddo dei 35 gradi a
congelare, a morire lentamente assiderati.
Rallento, sperando che i pi mi seguano. Ma non
corro pi lungo la colonna. Ho fatto raccogliere i primi
che cadevano, fino a quando ho avuto le slitte piene.
Ormai non penso pi a chi cade, tiro avanti.
Glincendi portano un po di luce: scoppi, boati lugu-
bri, scoppiettio di migliaia di pallottole che friggono.

Storia dItalia Einaudi 55


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Anche il sottotenente X ubriaco: disteso sulla neve,


fra due alpini addormentati.
In un grande kolchoz pieno di grano e di biada, final-
mente incontro i resti della mia compagnia. Poco lonta-
no, in unisba, raggiungo il comando della 46.
Grandi, De Filippis, De Minerbi e gli altri sono stesi
per terra. Mi specchio nel loro viso, trovo la mia stan-
chezza, il mio sconforto, la mia disperazione.
Grandi mi orienta brevemente. Il 15 gennaio noi era-
vamo in linea, a guardare il Don. Sul comando del cor-
po darmata alpino, su Rossosk, piombava una colonna
di carri armati russi. Per il generale Nasci non esisteva
altra via di scampo che puntare verso est, su Podgornoe.
Le infiltrazioni russe erano gi profonde, avevano scon-
volto anche le lontanissime retrovie. Il fronte in sface-
lo, le unit sono sbandate, in fuga. I comandi non con-
trollano i reparti, attendono ordini che potrebbero non
giungere pi. Purtroppo anche il grosso della 46 ha vis-
suto il dramma del cognac. Parte delle ubriacature so-
no smaltite, alcuni alpini sono dispersi, altri gravemente
congelati.
De Minerbi e Perego escono, per sistemare il masche-
ramento della 46 nel capannone.
Il mio attendente Balossi ha il mio zaino, il saccapelo e
lelmetto. Lo trovo steso in unisba, tento di farmi capire,
di farlo parlare, ma perdo tempo.
Le nostre slitte non riescono a superare i binari della
ferrovia per raggiungere il kolchoz. Attorno, sulla neve,
una decina di ubriachi. Lontano, altre macchie nere, altri
alpini che gelano.
Trasciniamo i pi vicini, sono pesanti, come morti. I
meno gravi hanno un principio di congelamento, altri
non riescono nemmeno a gemere. Nel capannone si
confondono con gli ubriachi del mattino.

Storia dItalia Einaudi 56


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Le slitte, per superare i binari, dovranno essere scari-


cate e poi ricaricate. Perego e De Minerbi lavorano senza
respiro.
Un conducente, Invernizzi, aggrappato a una slitta,
urla come un ossesso. A stento riesco a calmano.
Nel capannone, la montagna di grano coperta di
alpini: una montagna senza neve, con gli alpini grossi,
enormi, che la coprono.
I pi ubriachi rantolano come i feriti gravi; gli altri
gridano, sogghignano, non ascoltano gli ordini, se ne
fregano di tutto.
Anche i sani sono disperati, non pensano che alle bai-
te, alle famiglie, al domani. Forse invidiano gli ubriachi.
Sono stanco, demoralizzato, ho fame e non riesco a
mangiare. Penso ai miei alpini e vorrei piangere. Nel
mio animo c la loro disperazione: sento pena e rabbia
perch non hanno saputo resistere.
La tormenta continua, il freddo sceso sotto i 40
gradi. Colonne che passano, sbandati che cercano i
reparti, che urlano.
Anche gli ospedali hanno rovesciato nella neve i feriti,
i malati: almeno quelli avrebbero dovuto smistarli nelle
lontane retrovie. C disperazione per tutti, siamo tutti
uguali.
Arriva un forte odore di bruciato, le macchie degli
incendi si allargano. Con gli scoppi si alzano strisce di
fuoco giallastre, bombe e razzi che sincontrano nelle
fiamme. Nel freddo cielo di Podgornoe ormai ardono
tutti i magazzini della pi importante base logistica del
corpo darmata alpino.
Con me c Grandi, e a forza di girare troviamo il
comando battaglione.
Il capitano Melazzini ha pronto un ordine per me.
Il mascheramento del Tirano deve passare in forza al
battaglione Edolo: come se non bastasse, mi chiedono

Storia dItalia Einaudi 57


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

di organizzare subito una linea di resistenza lungo la


ferrovia.
Melazzini4 , un montanaro generoso e coraggioso,
che vuol tenere in pugno a tutti i costi la sorte di altri
montanari, dei suoi montanari, della gente della sua
valle. Conosce i paesi e le baite dei suoi alpini, duro
come una pietra, resiste allo sconforto, alla disperazione.
Incontrare Melazzini e ritrovare il coraggio la stessa
cosa: i suoi occhi pieni di bont e di fermezza parlano,
chiedono che ognuno dia il meglio di se stesso per salvare
il salvabile.
Lordine non eseguibile. In questo inferno non
possibile ritrovare lEdolo, e tentare una difesa lungo la
ferrovia sarebbe unimpresa folle.
Tocca sempre a me! Dovrei assumere il comando di
una novantina di ubriachi, dovrei portarli fuori, nella
tormenta, a gelare. Ma se non trovo un alpino sano per
ogni arma automatica! Questa volta non mi staccher
dal grosso della 46, non voglio che la 46 abbandoni
novanta ubriachi al loro destino.
Arriva il maggiore Maccagno dal comando reggimen-
to; porta le ultime novit: Salvare luomo, abbandona-
re zaini e materiali, bruciare gli archivi, rendere fuori uso
una parte delle armi automatiche.
il disastro.
Alle 18,30 il Tirano lascer Podgornoe, per attaccare
il villaggio di Skororyb. Il mascheramento del battaglio-
ne, come reparto autonomo, passer la notte alladdiac-
cio, lungo la ferrovia. Soltanto allalba muover verso
Skororyb, per ricongiungersi con il grosso del Tirano.
Il maggiore si steso su un letto. Appare nervoso, Ai
suoi ordini scarni, da non discutere, non aggiunge una
parola.

4
Bruno Melazzini, aiutante maggiore del Tirano.

Storia dItalia Einaudi 58


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La mia risposta chiara, decisa. Il mascheramento del


battaglione senza comandante: Frascoli sparito. Una
notte alladdiaccio nei 40 gradi sotto zero, con il 90 per
cento degli alpini ubriachi fradici, impossibile. Il ma-
scheramento sfasciato, gli uomini sono sparsi in zone
diverse della citt. Se non vogliamo perdere in parten-
za trecento alpini cerchiamo un nuovo comandante che
coordini i vari reparti.
Maccagno mi suggerisce di rintracciare il capitano
Panzeri, per chiedergli dinteressarsene.
Passando da unisba allaltra trovo Panzeri. Sono fatto
per le cose precise; accompagno Panzeri dal maggiore
perch riceva gli ordini.
Panzeri lascer i suoi alloggiamenti alle 4 di domani.
Noi della 46 seguiremo il suo reparto, la 82 divisiona-
le. Allaltezza dellospedale principale della citt incon-
treremo i mascheramenti delle altre compagnie.
Torno al mio capannone. I sani, i meno ubriachi,
i meno congelati, si stanno incolonnando per marciare
verso Skororyb.
Parlo con Grandi, con gli altri ufficiali. Pensano
allazione che li attende fuori Podgornoe. Con uomini
stanchi, con armi arrugginite, come andare al massacro.
Il sottotenente Torelli, lunico ufficiale della 46 che re-
ster con me, ha lasciato ieri lospedale, ancora febbri-
citante.
Nel kolchoz vorrei trovare almeno un sottufficiale non
ubriaco, ma nessuno mi aiuta a cercarlo. I fuochi sono
quasi spenti. Inciampo negli uomini, nelle armi.
Torno a uscire. Ho voglia di piangere.
Il vento freddo, violento, raccoglie gli schianti delle
esplosioni, trasporta gli incendi da unisba allaltra. La
tormenta toglie il respiro.
Non ho un attimo di pace; la mia non paura,
disperazione.

Storia dItalia Einaudi 59


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Torno a girare nel kolchoz, affondando nel grano


come nella neve fresca. Sveglio tanti alpini per trovarne
uno non ubriaco. Mi stanco.
Non penso alla linea di resistenza lungo la ferrovia,
non ci ho mai pensato. Mancano gli uomini, sono come
morti. Non trovo nemmeno una vedetta, esco ogni
mezzora a guardare se i russi arrivano.
Il mio attendente introvabile. Vorrei mangiare per
darmi forza.
Le ore non passano, non riesco a star fermo, devo
muovere, camminare, sentirmi vivo.
Stesi sul grano gli alpini gemono: non riposano, sof-
frono dormendo. Spero che prima dellalba le sbornie si
smaltiscano.
Alle 22 arriva il sergente Pusterla, laddetto ai viveri
della compagnia. disoccupato. Vede che tutti scappa-
no e mi chiede un consiglio.
Attendi lalba, gli dico, poi salti su un autocarro
e pisti.
Gli chiedo un pezzo di galletta. generoso, mi offre
anche una scatoletta.
Nel kolchoz lultima luce dei fuochi va scomparendo.
Fuori, buio e tormenta.

Ore 2 del 19 gennaio. Allarme.


Il vento ingrandisce le urla, il buio aumenta il panico.
Armi automatiche che rafficano, esplosioni che sembra-
no scoppi di bombe a mano.
Sono solo, nel capannone, con la mia paura. Temo di
non arrivare in tempo alla porta pi vicina, nella paura
vedo i russi che spalancano la porta, vedo i parabellum
che sgranano.
Fuori c movimento, come se i russi stessero arrivan-
do. Le isbe si svuotano, chi urla, chi spara per farsi co-
raggio. Lontano, una mitraglia sgrana lunghe raffiche,

Storia dItalia Einaudi 60


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

forse chiede aiuto. Non vedo che ombre impazzite. La


tormenta mi costringe a rientrare.
Alle 3 do la sveglia: a calci, a urtoni, urlando.
Urlo, urlo forte, ma i pi non mi sentono. Grido, urlo
che dovranno eseguire i miei ordini se vogliono salvarsi.
Abbiamo unora di tempo per lasciare il kolchoz, per
abbandonare Podgornoe: poi sar tardi. i pi sani segua-
no il reparto, i congelati cerchino un automezzo. Per gli
ubriachi non c salvezza.
In pochi, nella tormenta, attacchiamo i muli alle slit-
te. Alle 3,30 dovrebbero arrivare altri dieci muli con il
sergente Pusterla.
Alle 3,45 adunata fuori.
Torno per lultima volta nel capannone, giro, guardo
uno ad uno gli alpini che abbandono, ne conto quindici.
Alcuni comprendono, mi guardano con le lacrime agli
occhi: gli altri ronfano.
Arrivano i muli di Pusterla. Sono le 4 e sfila la 82
divisionale. Mincolonno e la seguo.
Infiliamo la pista che va sullo stradone principale, ci
inseriamo nella bolgia. Colonne impazzite di autocarri,
carriaggi, slitte, salmerie: italiani, tedeschi, che urlano,
spingono, bestemmiano, sostano, corrono. Siamo come
i sassi di un torrente in piena, rotoliamo urtandoci dura-
mente. Incrociamo colonne, ne tagliamo altre, altre in-
crociano e tagliano la nostra. Muoviamo appena, oppu-
re corriamo: un tiramolla, un urtarci, uno spingerci, un
confonderci continuo.
Attorno, isbe che bruciano, scoppi, bagliori, razzi che
solcano il cielo oltre le fiamme degli incendi. Nella
tormenta ristagna un forte odore di bruciato, un fumo
denso, che il vento non riesce a disperdere.
Il sergente Robustelli si procurato un paio di sci.
Correndo dalla 46 alla 82 divisionale, fuori della colonna
in marcia, riesce a mantenere una specie di collegamento.

Storia dItalia Einaudi 61


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La nostra colonna dovrebbe seguire lEdolo, ma si dice


che quel battaglione sia partito nella notte.
Sostiamo per oltre unora, tanta la confusione. Le
colonne sono troppe e vogliono marciare a tutti i costi.
Ancora magazzini che ardono, isbe che saltano in aria,
depositi che esplodono. Il vento, correndo da unisba
allaltra, unisce i tetti di paglia, porta il fuoco da ogni
parte.
Comincia ad albeggiare, la marcia riprende, arriviamo
ai margini della citt.
Nella neve, fra i materiali di ogni genere, c una ban-
diera italiana, la bandiera di un reggimento. Lhanno
buttata nella notte, lhanno pestata, continuano a pestar-
la. Certi sentimentalismi, qui, non contano pi.
Venturini lha vista per primo; la raccoglie, la porta
con s.
Molti autocarri abbandonati, la maggior parte italiani:
alcuni bruciano. Le colonne, dieci e pi, trovano sfogo
nei campi laterali.
Ai piedi di una lunga salita le colonne si sfasciano,
anche i reparti che avevano conservato un minimo di
organicit sono una folla disordinata, che preme per
marciare, per farsi posto.
Il passaggio obbligato, largo quanto la pista. Fuori,
nei campi, si affonda fino al ginocchio. Dozzine di auto-
carri, slitte, muli sembrano giocattoli rotti, abbandonati,
dopo un gioco finito male.
Tutti vogliono attaccare la salita al pi presto. Ognu-
no vuole sentire pi gente possibile alle spalle, vuole
camminare. A star fermi si gela, camminando si pensa
di meno, si odia di meno.
I tedeschi sono prepotenti, solo per loro devesserci
posto; anche nella ritirata sono i miliardari della guerra.
Bene equipaggiati, bene riforniti di viveri, viaggiano su
slitte di dotazione trainate da potenti stalloni. Gridano,
vogliono passare a ogni costo, ne abbiano o no il diritto:

Storia dItalia Einaudi 62


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

ci trattano con disprezzo, come se fossimo dei prigionie-


ri. Molti indossano le tute bianche trapuntate e calzano i
valenki.
Il freddo sempre intenso, il cielo promette altra neve,
forse tormenta.
Dopo una lunga sosta, finalmente, riprendiamo il cam-
mino, in salita. La marcia si fa dura, la neve sembra sab-
bia. In questo tratto di pista il corpo darmata italiano e
i reggimenti tedeschi si spogliano, buttano il superfluo,
restano con lindispensabile per tirare avanti. C unam-
pia striscia nera di cose buttate, maschere antigas, vestia-
rio, coperte, armi, rottami di ogni genere.
Allorizzonte, verso il Don, brevi colonne di ometti
che sfilano. Forse sono italiani, i ritardatari, gli sbandati,
i dimenticati.
Basta un autocarro che slitti, che si metta di traver-
so, per intasare tutto il traffico motorizzato lungo la sa-
lita. Ripartire poi difficile. Gli autisti impiegano po-
chi istanti nel tentativo di riprendere la marcia: se lau-
tomezzo non parte lo abbandonano. La legge una sola:
non perdere tempo.
Riusciamo a infiltrarci fra le colonne, pistiamo a tutto
fiato per prendere quota, per non perdere il collegamen-
to con la nostra colonna che ci precede. Staccarsi anche
per poco vuol dire essere incrociati e superati.
Per un breve tratto abbiamo al nostro fianco il reparto
di un ospedaletto del 5 alpini. Su due slitt-ambulanza
sono stesi pochi feriti, i soli che hanno potuto sgombrare.
Presto saranno abbandonati anche quelli.
Si pista, si pista forte: linizio di una corsa senza fine.
Calpestiamo maschere, coperte, zaini, armi, bombe a
mano, cassette di munizioni, slitte sfasciate. Passiamo fra
automezzi e carrette abbandonate. Non ancora lora
dei morti, cerchiamo ancora, disperatamente, le linee
tedesche. La sola nostra speranza di allontanarci da

Storia dItalia Einaudi 63


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Podgornoe, di ritrovare il battaglione, di seguire la sua


sorte.
Dopo la salita ci affacciamo su una piana immensa.
Nei campi non si affonda pi, la colonna trova sfogo,
diventa una fascia nera, larga un centinaio di metri.
A Podgornoe abbiamo buttato gli zaini. Ognuno
rimasto con una coperta, il fucile, qualche caricatore,
qualche bomba a mano.
Superiamo molte colonne. Camminiamo piegati in
due, con la testa rivolta in su, per guardare, per non
perdere i collegamenti, per tenerci sotto. La neve
farinosa, ogni passo vuole la sua fatica.
Verso le 13 raggiungiamo un gruppo di isbe. Molte
colonne ferme, affiancate. Il Tirano fermo, duecento
metri avanti. Apprendiamo che presto rifar la strada
in senso inverso con il 5 alpini e i resti della Vicenza,
per seguire un itinerario riservato ai reparti organici. Ci
sentiamo meno soli, meno sbandati.
Il freddo molto intenso, si gela. Autisti che incen-
diano una colonna di autocarrette. Donne russe, lonta-
no, nella piana, raccolgono il vestiario buttato e linfilano
nei sacchi.
Sfila il Tirano. Una slitta carica di congelati: c su
anche un comandante di compagnia, con i piedi ormai
morti.
Corre voce che il 6 alpini, autotrasportato, abbia se-
guito un altro itinerario: prima di notte dovrebbe essere
gi fuori della sacca, dietro le nuove linee tedesche.
Abbandoniamo, ci spostiamo decisamente sulla si-
nistra, seguiamo altre colonne composte anchesse di re-
parti quasi organici.
la prima volta che assistiamo a unoperazione di smi-
stamento: presto ci renderemo conto che, quando vo-
gliono far avanzare i reparti organici, per combattere.
Su per una lunga salita stiamo per raggiungere le co-
lonne che ci precedono. Allimprovviso due colpi di an-

Storia dItalia Einaudi 64


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

ticarro fischiano bassi sulle nostre teste. Penso alla mia


borsa portacarte; quanto mi rimasto di pi caro: an-
che ferito gravemente riuscirei a far sparire il mio diario
e le fotografie di Annetta.
Una nostra batteria anticarro apre il fuoco alle spalle.
I soliti squadristi, credendoli colpi in arrivo, si tuffano.
I pi fifoni si trincerano addirittura dietro le slitte, o
scavano buchette nella neve come i tedeschi.
Intanto, allorizzonte, sullampio ciglio, le squadre
dellEdolo, aperte a scacchiera, vanno allattacco. Sono
piccoli gli alpini, sembrano lontanissimi tanto affondano
nella neve.
Altri colpi in arrivo, di mortaio e di anticarro. I primi
morti, i primi feriti. Fragore di carri armati e incendi in
cresta.
Tocca al Tirano. La voce partita di lass, dove si
combatte, corsa lungo la colonna, diventa un grido:
Tirno avanti.
Tentiamo di riunire la compagnia. Chi fa il morto chi
se la squaglia. Come al solito, raccogliamo i volontari del
combattimento.
Grandi gi avanti, V. rimane indietro.
Nel buio superiamo le colonne, raggiungiamo i incen-
dio in cresta.
Attorno al carro armato russo, che sta bruciando, una
decina di tedeschi morti, con le tute macchiate di nero,
di sangue.
Riceviamo ordini dal nostro maggiore. Puntando su
Skororyb la 46 dovr rastrellare un ampio bosco. La 48
e la 49 ci proteggeranno. sui fianchi. Forse, oltre Skoro-
ryb saremo fuori dallaccerchiamento: ci caricheranno.
sugli autocarri, ci porteranno nelle linee tedesche poco
lontane!
Robustelli, con due sciatori, ha il compito di collegarci
con la 49. il pi in gamba tocca sempre a lui pedalare.

Storia dItalia Einaudi 65


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Avanzano le punte di sicurezza; dietro, i plotoni si


aprono a ventaglio. Muoviamo verso un abitato, lo
rastrelliamo, lo superiamo.
una marcia senza fine, la crosta ghiacciata si rompe
a ogni passo, affondiamo fino al ginocchio.
Dopo il bosco, conversione a destra, puntando sugli
incendi di Skororyb.
Quando raggiungiamo il villaggio siamo stanchi da
non poterne pi. Incontriamo lEdolo.
Sosta nel freddo intenso. Si gela. Il maggiore va a
rapporto, sparisce. Arriva un ordine strano: dovremmo
organizzare una sistemazione a difesa lungo i margini
dellabitato.
In situazioni del genere gli ordini pazzeschi, non ese-
guibili, non si eseguono. Continuano ad affluire decine
di migliaia di sbandati, le isbe sono piene, si accendono i
primi fuochi di bivacco.
Dopo due ore di attesa la compagnia si scioglie; se i
russi arriveranno, pazienza.
Cerco il comando di battaglione, passo da unisba
allaltra, scavalco un partigiano morto, trovo finalmente
gli ufficiali del Tirano in una stanza, ammucchiati, uno
sullaltro. Minfilo in un angolino, riesco a far sgelare
una scatoletta. Penso al congelamento, vorrei guardarmi
i piedi. Mi addormento subito.
Nella notte qualcuno muove, cerca un posto, calpesta
chi dorme.

20 gennaio. Sveglia alle 3, di soprassalto. Grida di


allarme.
Brancoliamo nel buio per vestirci. Distinto cerco le
scarpe.
Parte un colpo di pistola, sento un gemito. Hanno
ferito M., gridano.

Storia dItalia Einaudi 66


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Accendono un lume: un tedesco sta infilando la porta,


se la squaglia.
Si dice che nella notte tre tedeschi si erano infilati
nella nostra isba. Un tedesco, al momento dellallarme,
caricando la pistola, avrebbe lasciato partire il colpo
mortale per M.
Usciamo a cercare i reparti, urliamo nel buio e nel
freddo.
La 46 riesce ad adunarsi. Attendiamo ordini.
Freddo freddo intenso. A tratti nevischia. Incendi
grandi e piccoli, isbe in fiamme e fuochi di bivacco.
Mi scaldo accanto al fuoco della 46. Faccio sgelare
una scatoletta.
Ho accanto Perego e Torelli. Arriva Grandi con una
borraccia di cognac e la facciamo fuori.
Tirno avanti. Superiamo le colonne ferme, sfilia-
mo lungo la reggimentale, scendiamo in una conca inter-
minabile, per i campi.
Lontano, allorizzonte, ometti che muovono lenta-
mente a scacchiera verso un villaggio in fiamme. Gli in-
cendi, nella prima luce dellalba, sembrano meno rossi.
Sul nostro fianco molta gente ferma in una breve
macchia di bosco, sbandati volontari o per forza, che
attendono via libera.
Spara una katiuscia, i colpi piovono sul villaggio. Altri
incendi, qualche ometto che salta in aria. Le raffiche di
katiuscia sono parecchie, centrate e rabbiose.
La discesa terminata, dobbiamo salire. Nella neve si
affonda fino al polpaccio.
Non abbiamo ordini, non sappiamo se dovremo com-
battere. Il comando battaglione assente, non arriva
nemmeno una staffetta.
Raggiungiamo finalmente il ciglio che da Skororyb
appariva allorizzonte. Stanchi, sfiniti, attraversiamo una
breve piana, poi sostiamo attorno a un grande kolchoz.

Storia dItalia Einaudi 67


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La stalla occupata da un reparto di cavalleria. Entro


per cercare un po di caldo. Un tedesco sta strappando
la paglia che chiude una finestra. Urlo, corro verso
il tedesco, ma un artigliere alpino mi ferma, con fare
deciso.
Gino, un vecchio compagno della spensierata vita
borghese. Ho tardato a riconoscerlo.
Gino sbandato, non ha pi notizie della Cuneense,
proseguir con lo squadrone di cavalleria a cui si aggre-
gato.
Ho un pezzo di pane e lo divido. Ci lasciamo con le
lacrime agli occhi, con la speranza di rivederci a casa.
Fuori, la 46 si sta radunando, Non ritroviamo le altre
quattro compagnie del Tirano, forse saranno gi avanti
verso Postojali. Il grosso delle colonne ancora indietro,
a Skororyb, nellattesa prudente di via libera.
Appena in movimento, incontriamo il comando del
5. Notizie disastrose: il resto del Tirano si quasi
totalmente avvelenato.
Mentre noi sostavamo accanto al kolchoz le altre com-
pagnie del battaglione erano radunate poco lontano, a
quattro passi da un camion russo abbandonato. Sul ca-
mion cera un recipiente pieno di liquido giallo dolcia-
stro. Un alpino ha gridato liquore e tutti sono corsi
a bere, anche gli ufficiali. Era liquido anticongelante!
Spettacolo orribile: la piana che ci separa da Postojali
appare punteggiata di macchie nere, ferme. Ogni cinque
metri c un alpino che geme, che rantola. Chi vomita
si salva. I pi sono paonazzi, si contorcono, cercano, in
uno sforzo estremo, la salvezza.
Lunga sosta, di oltre unora, per attendere che i pi si
riprendano. Parlo con un capitano, del Pieve di Teco,
che comanda una batteria di pezzi anticarro schierata
sulla nostra sinistra. Della Cuneense non sa nulla.
Grandi, con un gruppo di alpini, sta facendo cerchio
attorno a tre ungheresi morti, bucati da pallottole, con

Storia dItalia Einaudi 68


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

il cranio aperto, finiti a colpi di moschetto. Sono senza


scarpe, senza calze, duri come statue.
Quando riprendiamo il cammino, molti avvelenati si
trascinano, barcollando, ma ci seguono.
Un centinaio di metri, poi la pista cammina in trincea.
Dio che orrore! il macello del 16 gennaio. Noi erava-
mo ancora in linea; qui, i carri armati russi schiacciavano
una colonna in marcia.
Ungheresi, tedeschi, italiani, una poltiglia di carne,
ossa, vestiti. Non basta farsi forza; gli occhi restano
larghi, sbarrati, raccolgono, si riempiono.
I pi impressionanti sono i senza busto. Il solo tronco
orribile. Chi manca della testa, chi delle gambe, chi ha
mezza faccia, chi ha il busto spezzato. E sono tanti!
Un artigliere alpino, steso lungo la pista, intatto com,
sembra vivo. Mi fermo, mi specchio nel suo volto. Qui,
dove pensare agli altri non umano, trovo stranamente
la forza di pensare agli altri.
Lo scuoto, rinviene. Due alpini mi aiutano, lo sorreg-
giamo fino a Postojali. Non ho pace finch non lo vedo
in mani sicure, con il suo reparto.
Nel villaggio i morti sono molti, quasi tutti italiani.
Ieri, una nostra colonna motorizzata dei servizi sub un
attacco di sorpresa: si contano a dozzine gli autocarri e
le autoambulanze sfasciate. Numerosi anche i civili e i
partigiani accoppati, fra le isbe.
Appena fuori del villaggio, lungo una pista seconda-
ria, due aerei russi mitragliano e spezzonano, da bassis-
sima quota, una colonna di autocarri e salmerie: sbanda-
mento, autocarri in fiamme.
La valanga degli sbandati sta affluendo in Postojali.
Gli ungheresi, a decine di migliaia, disarmati, sembrano.
Finalmente riusciamo a togliere la 46 dal freddo e dalla
confusione: occupiamo un gruppo di isbe ancora libere.
Si dice che presto ripartiremo.

Storia dItalia Einaudi 69


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Entrano nella nostra isba alcuni ufficiali della Vicenza,


un maggiore ed i suoi subalterni. Il maggiore mal
ridotto, non prigionieri ricorda pi di aver comandato
un battaglione fino a ieri; dice, piagnucolando, che sua
moglie piangerebbe se lo vedesse.
Un rumore intenso, come di aerei in picchiata, ci fa
balzare fuori. Sta passando un carro armato tedesco,
corre verso Skororyb e le colonne si aprono, si sbandano
per non essere schiacciate. Dalla torretta un ufficiale
kruko punta la pistola sulle colonne, muove il braccio
a ventaglio per farsi largo e urla, urla come una belva.
Tornati nellisba troviamo un alpino del liquido gial-
lo.
Gli tastiamo il polso: sembra addormentato, sta mo-
rendo.
Quando arriva lordine di fare ladunata giorno. Or-
mai abbiamo perduto la nozione del tempo: se, uscendo
dallisba, avessi incontrato la notte, non mi sarei stupito.
Attorno a due sacchi di scatolette i miei alpini fanno
provvista. Arriva anche un sacco di sigarette.
Saranno le 13,30. Corre voce che sia passato un altro
carro armato, con sopra il generale Reverberi, e che il
generale gridasse: Fate largo, che vado avanti ad aprire
il varco! Corre voce che anche il generale Nasci sia
scappato con una cicogna. Non mancano i particolari;
il carro armato di Reverberi sarebbe stato degnamente
scortato.
Tutte storie. Reverberi andato avanti, a riconoscere
la zona di sfondamento: Nasci rimasto con noi ed
attende inutilmente un collegamento con il comando
della 8 armata.
Raccolti attorno alle slitte, sul margine della grande
pista, attendiamo lordine di movimento. Il freddo
atroce, da far impazzire.
Da Postojali parte unimmensa scia nera, che si perde
allorizzonte. La punta delle colonne ferma, ma, dietro,

Storia dItalia Einaudi 70


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

decine di migliaia di disperati spingono, premono per


andare avanti. come un groviglio di serpi chiuse in un
tubo, file e file di uomini che si urtano, che si odiano,
che non pensano che a salvare la pelle. Le armi sono
arrugginite, le munizioni sono poche, i disarmati sono
molti: questa massa impazzita non vuole combattere,
vuole andare avanti e basta.
Sento urlare in tutti i dialetti, un urlo solo. I tedeschi
predominano, la fanno da padroni; le loro urla sono sigle
disumane, dure, metalliche.
A Jassin-Vataja, nel lontano ottobre, sentii di non
poter pi combattere con i tedeschi e per i tedeschi, di
poter combattere contro i tedeschi. Era un sentimento
intimo, di cui quasi mi vergognavo, poich la loro guerra
era anche la nostra guerra. Oggi, invece, un odio che mi
fa gridare, perch gli alpini morti, per colpa dei tedeschi,
dovranno un giorno essere vendicati.
Le colonne continuano a premere, a frammischiarsi, a
urtarsi. Siamo sempre fermi, si gela. Taglio una coper-
ta a strisce, mi fascio i piedi. Salvare i piedi troppo im-
portante, ho la fortuna di avere ancora le scarpe, anche
se la marcia sar molto, molto pi faticosa, i piedi, alme-
no, saranno salvi. Nelle soste trovo la forza di muovere i
piedi di continuo, per provarne la sensibilit.
Molti hanno gi buttato le scarpe: con i piedi avvolti
in coperte come se camminassero scalzi nella neve. I
malloppi di coperte, duri come il ghiaccio, non coprono
che cancrena.
Ci riuniamo noi ufficiali, ci chiediamo se a Roma
conoscono la nostra tragedia. Perch non ci salvano?
Piuttosto di sacrificare unarmata, chiedano larmistizio!
Nasci sar collegato con il resto dellarmata? Dove sar
la linea tedesca? E se tutti hanno tagliato la corda?
Non venuto un solo aereo italiano a cercarci; soltan-
to gli aerei russi ci cercano, per mitragliarci da bassa quo-
ta. Forse anche i nostri grandi comandi sono prigionieri

Storia dItalia Einaudi 71


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

di questa situazione. Eravamo ancora sul Don, quando


si disse che i tedeschi rubavano a mano armata automez-
zi e carburanti italiani per compiere le fughe organizzate.
Gariboldi apriva le inchieste!
Queste, le miserie di cui parliamo nelle interminabili
ore di attesa. Siamo soli, abbandonati. A guardarci lun
laltro come se ci specchiassimo. Una coperta ci copre
il capo e le spalle; chi lha sacrificata per fasciarsi i piedi,
sembra svestito.
Verso le 19 la punta delle colonne, lontanissima,
ancora ferma. Ma le colonne continuano a muovere,
sono dieci e pi, con gli sbandati che sintromettono e
passano dalluna allaltra.
Si accendono fuochi di bivacco.
Poco lontano hanno pestato una bomba a mano. Un fe
rito chiede aiuto, nessuno lo soccorre, soltanto il gelo gli
sar amico: morir nel sonno dellassideramento senza
troppo soffrire. Forse, chi gli accanto lo trasciner fuori
dalla pista, dalle slitte, dai muli, dalle scarpe chiodate:
nulla di pi. Di l potr gridare, urlare, nessuno lo
sentir.
Anche noi della 46 abbiamo un fuoco. Mentre faccio
sgelare una scatoletta, arriva sulla colonna un aereo rus-
so che mitraglia e spezzona da bassa quota. Bombe e pal-
lottole sullimmensa scia nera, urla di spegnere i fuochi,
grida dei feriti. I fuochi vengono spenti, ai feriti nessu-
no pensa, Ho perso la scatoletta e il mio coltellino dal
manico dosso.
Mi sdraio accanto a Grandi, sulla slitta delle armi, ma
il freddo troppo intenso, si gela. Anche Grandi si fascia
i piedi.
Alle 23 siamo ancora fermi, nellattesa che Nasci e
Reverberi decidano che cosa fare.

Storia dItalia Einaudi 72


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

21 gennaio. Alle 24, non so come, arriva lordine di


andare avanti. Lordine per il Tirano.
Comincia una marcia forzata per superare decine di
migliaia di sbandati. Corriamo a tratti, ci urtiamo, pas-
siamo da una colonna allaltra, urlando il numero della
nostra compagnia. La neve sembra sabbia, sfianca.
Segnalano un attacco sulla sinistra e il maggiore Mac-
cagno vuole che due squadre della 46 si schierino per
reagire. Faticosamente tagliamo le colonne, ma lattacco
minaccia sulla destra e torniamo al punto di partenza.
Breve sosta, di fianco alle colonne; poi riprendiamo il
cammino fuori pista, nella neve fresca. Cosi fino alluna.
Arriviamo al punto di smistamento.
Un ufficiale del quartier generale ha lordine di far
proseguire soltanto i reparti organici della Tridentina, di
fermare i tedeschi e gli sbandati. La consegna precisa:
sparare su chi tenta di forzare. Ogni compagnia fornir
una squadra per il posto di blocco. Della 46 resta Perego,
con un fucile mitragliatore.
Riprendiamo la marcia, forse siamo il reparto di avan-
guardia. La notte chiara, di fronte abbiamo una piana
e poche ombre lontane.
Raffiche alle spalle, brevi, secche, di armi nostre, del
posto di blocco. Ci auguriamo che ogni colpo vada a
segno per un tedesco.
Una salita, unaltra piana, poi una conca che ci separa
da un villaggio. Isbe che bruciano.
Allimprovviso cannoni anticarro che sparano. Mac-
cagno grida che roba nostra, che sono colpi in parten-
za. Se ne accorger pi tardi! Anche due mitragliatrici
sparano sulla sinistra e le traccianti volano alte, Il Tirano
si arresta: gli italiani non hanno traccianti...
Sono i russi che ci sparano addosso, da poco lontano.
Ammassati, in piedi, guardiamo a lungo di fronte a
noi. Non c panico: avvertiamo la presenza dei russi, ma
siamo troppo stanchi per sbandarci, per tornare indietro.

Storia dItalia Einaudi 73


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Per la 46 arriva lordine di spostarsi ancora in avanti.


Scendo con il plotone di punta, raggiungo quasi la conca,
mentre i pezzi anticarro riprendono a sparare. Altro che
roba nostra! Vedo le vampe, sono i russi che sparano sul
villaggio.
Rumore di macchine, di carri armati. Due macchie
nere, una a destra, laltra a sinistra, avanzano con balzi di
cento metri, puntano su di noi.
Ci stendiamo sulla neve. Il cuore mi batte in gola.
Un carro ormai a venti metri, avanza per schiacciarci.
Non mi muovo. Sono accanto a Grandi, dietro una
lieve duna, e spero! Gli alpini muovono carponi, stri-
sciano.
Si ferma. Ruota su se stesso. Torna indietro.
Alle nostre spalle una batteria da 75/13 sta prendendo
posizione con alzo zero.
Unora di sosta, cos, stesi sulla neve, con il terrore che
i carri armati ritornino. Poi, per il Tirano arriva lordine
di attacco.
Dovremo occupare il villaggio che abbiamo di fronte,
a tutti i costi. Obiettivo: lincendio pi grande.
Come al solito tocca alla 46 pistare per prima: come al
solito V. si perde con la coda della compagnia.
Fatichiamo ad assumere la formazione di combatti-
mento. Fare presto, fare presto, urla Maccagno,
andare avanti alla garibaldina.
Avanziamo lentamente sul fronte ampio, raggiungia-
mo la periferia del villaggio, rastrelliamo le prime isbe. I
centri di resistenza nemici sono ormai vicinissimi; proce-
diamo a sbalzi.
Proprio nellattimo che precede le nostre raffiche Da-
r afferra una parola del... nemico.
Chi siete, urla Dar, ma nessuno risponde, nessuno
spara.
Di che reparto sei, urla Dar.
Sono alpino.

Storia dItalia Einaudi 74


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Intreccio di voci, in dialetto, prima sommesse, poi


forti, allegre.
Fa molto freddo, saranno le 4.
Di fronte non abbiamo i russi, ma lEdolo.
Entriamo nel villaggio, tutte le isbe sono occupate. A
stare fermi si gela, Maccagno sparito e non arrivano
ordini; cos la compagnia si scioglie.
Con Grandi e gli altri ufficiali entriamo in unisba,
di prepotenza, decisi a farla sgombrare. Spingendo,
urlando, riusciamo a far libero uno sgabuzzino.
Sono stanco, snervato come non mai. Mi stendo in un
angolo, mi addormento. Anche nel sonno soffro, rivedo
le colonne, i morti, risento le urla bestiali. A tratti mi
sveglio di soprassalto, come uno spiritato: guardo i miei
compagni con gli occhi sbarrati, poi mi riaddormento.
Mi urtano, c movimento, agitazione. Fuori sta facen-
do giorno.
Nel nostro sgabuzzino sono entrati un colonnello di
artiglieria, un tenente colonnello degli alpini, un mag-
giore e un capitano. Adesso siamo in troppi; forse spe-
rano di vederci uscire disciplinatamente, come se fossi-
mo in caserma, magari con il saluto e lo scatto finale di
congedo.
Li guardiamo dal basso allalto, restiamo sdraiati. Non
vogliamo perdere il posto.
Parte allattacco il pi bovino, il tenente colonnello
degli alpini. Ordina dl sgombrare, di far posto al signor
colonnello comandante!
Nessuno si muove.
Ripete lordine.
Grandi propone di far sgombrare la stanza attigua. I
colonnelli acconsentono.
Mentre Torelli e gli altri escono, mi sposto con Grandi
su un letto lurido e infangato.
Osservo il colonnello di artiglieria, un vecchio stanco,
demoralizzato, che fa pena. il comandante della re-

Storia dItalia Einaudi 75


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

troguardia, questo povero vecchio che non capisce pi


niente. Ha in mano una carta topografica, trema, guarda
fisso, con locchio spento.
Grandi tira fuori un pezzo di pane, che il tenente
colon nello bovino accaparra e divide con il colonnello:
mangiano con avidit.
Intanto, nella stanza attigua, Torelli e gli altri spingono
per far sgombrare.
Un soldato, steso sul pavimento, non vuole alzarsi.
Torelli insiste con le buone, poi lafferra per il cappotto.
Non un soldato, un ufficiale ferito, senza gradi, e
urla e si difende.
Lequivoco si sta chiarendo quando arriva un capita-
no, quello al seguito del colonnello dartiglieria: non ca-
pisce niente, crede che abbiano picchiato un ufficiale fe-
rito, schiaffeggia Torelli. Succede un pandemonio, To-
relli vuole reagire.
Come se non bastasse entra in scena anche il colon-
nello di artiglieria. Sembrava mezzo morto, invece va su
tutte le furie: Io lo faccio fucilare, urla, lo facciamo
fucilare subito, senza processo. Qui possiamo fucilano
senza processo.
Si rivolge a Grandi: Anzi voi, fatelo arrestare imme-
diatamente da quattro soldati, poi vedremo. Avete capi-
to? Siete responsabile degli ordini che ho impartito.
Si sfiora la pazzia. Il tenente colonnello bovino accon-
sente.
Tentiamo, io e Grandi, di intervenire: gridiamo che
Torelli un ottimo ufficiale, che si tratta di un equivoco,
di un errore, che mai Torelli avrebbe messo le mani
addosso a un soldato ferito, a un ufficiale ferito. Ma il
colonnello scatenato: non si fida pi di Grandi, ordina
al tenente colonnello bovino di far fucilare subito Torelli.
Erano inebetiti, i colonnelli, quando sono entrati nel
nostro sgabuzzino. Adesso sono pazzi. Li guardiamo

Storia dItalia Einaudi 76


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

come si guardano i pazzi, siamo decisi a difenderci a ogni


costo, anche sparando.
Fuori urlano, gridano che c lallarme, che i russi
stanno arrivando. Movimento generale, i colonnelli si
precipitano fuori come forsennati.
Il pi pazzo, il tenente colonnello degli alpini, trova
una specie di batteria anticarro. Fa puntare in un baleno
i pezzi, ordina di sparare sui russi. agitatissimo: dirige
il tiro. Con il braccio teso indica i reparti russi che nei
campi avanzano in formazione di combattimento.
Sparate, urla, sparate presto, e sarrabbia per-
ch il primo colpo lungo, si morde i pugni perch il
secondo colpo fa quasi bersaglio.
Il capitano che ha schiaffeggiato Torelli trema come
una foglia; a ogni colpo di anticarro sussulta. Non
capisce se tatticamente convenga scappare senzaltro o
se convenga attendere lesito dellartiglieria.
Altri due colpi e i russi incominciano ad agitare coper-
te e moschetti. Evidentemente si tratta di un nostro re-
parto: qualcuno grida che il Morbegno. Ma il tenente
colonnello degli alpini non si d per vinto, sbraita, vuole
piazzare due mitragliatrici, vuole organizzare i centri di
fuoco per il combattimento ravvicinato.
Molti ridono, i pi furbi tornano nelle isbe. Salta
fuori da non so dove un maggiore, quello al seguito dei
colonnelli. tutto tremante, mi afferra per un braccio,
mi chiede se siamo certi che non sono i russi.
Ormai il Morbegno ha serrato sotto, sta entrando nel
villaggio.
Il Morbegno era di retroguardia, e il colonnello co-
mandante di tutte le retroguardie, il baldo colonnello
dartiglieria, non soltanto laveva dimenticato, ma lha
preso a cannonate.
Mentre i colonnelli tornano nellisba, noi decidiamo
di spostarci, di sparire. C il pericolo che si riparli

Storia dItalia Einaudi 77


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

della fucilazione: non sono riusciti a far fuori quelli del


Morbegno, vorranno fucilarne almeno uno del Tirano.
Purtroppo lunica mia coperta rimasta appesa alla
finestra dello sgabuzzino a sostituire un vetro mancante.
Mi presento ai colonnelli, chiedo di poterla ricupera-
re.
Il tenente colonnello degli alpini proprio un autenti-
co pericolo pubblico. Mi ordina di lasciarla, ch loro la
custodiranno.
Ma lunica coperta che mi rimane, se sparisce sono
fregato! Niente da fare: si scandalizzano, si agitano,
parlano di fiducia, di sfiducia, ne fanno una questione
donore.
Per evitare che questi rimbambiti decidano magari di
fucilarmi esco e mimbatto nellattendente Balossi.
Trovo un copertone da mulo. Dallesterno dellisba
tento di sostituire la coperta con il telone. Ma il colon-
nello capisce il trucco. Dallinterno afferra un lembo del-
la coperta e tira. Anche Balossi tira a gran forza: il tenen-
te colonnello degli alpini aiuta il colonnello dartiglieria,
io aiuto Balossi. Attraverso il finestrino si svolge un dia-
logo concitato, da fucilazione. Con uno strappo abbiamo
la meglio e via di corsa.
Incontro il tenente Alessandria della Cct5 . Di Macca-
gno nessuna notizia.
Decidiamo di sistemare i pochi del Tirano in una
grande casa rossa, poco lontano.
Tedeschi, ungheresi, sbandati italiani attraversano il
villaggio, vanno avanti. Fra le isbe, qua e l, partigiani e
civili accoppati.
La casa rossa sta bruciando, dalle finestre esce fumo.
Anche questa andata storta. Sar difficile trovare unal-
tra sistemazione.

5
Compagnia comando Tirano.

Storia dItalia Einaudi 78


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Grandi amaramente sconfortato. Mi racconta che un


ufficiale gli ha proposto di abbandonare la compagnia, di
scappare. Il povero Grandi, con voce commossa mi dice
che se questa lora della fine, sar bello finire bene,
combattendo.
Ormai abbiamo pochissime speranze di farla franca.
O prigionieri o accoppati. Tutti i comandi sono avanti,
con i reparti cosiddetti organici, e con noi, in questo
villaggio, non sono rimasti che gli sbandati, gli sbandati
ritardatari.
Troviamo unisba vuota. Appena dentro ci sdraiamo
sul pavimento, non facciamo un passo in pi.
C un tenente medico del corpo darmata, un sicilia-
no, che chiacchiera molto: insulta i comandi di Rossosk,
vorrebbe aggregarsi al nostro reparto. Gli chiedo di me-
dicarmi alcune piaghe, ma non sa da che parte incomin-
ciare. La fortuna mi aiuta, su un tavolo c una bustina
di borotalco. Medicandomi continua a chiacchierare, a
far domande. Che professione fai?, mi chiede. Dopo
un attimo dincertezza, con voce ferma gli rispondo uf-
ficiale effettivo. Grandi ha compreso la mia incertez-
za, mi rivolge uno sguardo buono. C da vergognarsi di
appartenere a questa categoria di falliti!
Arriva un colonnello, il comandante di un reggimento
di fanteria, con i suoi ufficiali. Poi arrivano i feriti
del reparto. Bisogna sloggiare. Entrano altri feriti che
gemono e gridano. Nel raccogliere i miei stracci trovo
uno zaino: divido con De Filippis le due paia di calze
che contiene.
Il villaggio quasi sgombro, ci sistemiamo in unaltra
isba. Un gruppo di alpini ha zabralato nei dintorni al-
cuni favi; mangiano avidamente cera, api, e miele. Sono
con noi gli ufficiali della Cct. Mi sdraio, dormo. Mi sve-
gliano, vogliono che mangi un po di carne. Faccio asciu-
gare le calze, mi spalmo i piedi di grasso anticongelante.

Storia dItalia Einaudi 79


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Siamo stanchi, sfiniti. Ogni nostro movimento lento,


richiede fatica. Ci muoviamo soltanto a forza di volont.
Alle 12 si parte.
Marcia veloce, superando piccoli gruppi di ritardata-
ri. Gli sbandati pi fortunati viaggiano su slitte e muli.
Allorizzonte unimmensa macchia nera: le colonne fer-
me. Camminando il corpo si scalda, anche lanimo si sge-
la, perch non c tempo per pensare. a star fermi che
si pensa, che si ragiona su: che si sente il vuoto dentro.
Raggiungiamo le colonne, le superiamo, perch il Tirano
sar avanti, come al solito, per combattere.
Arriviamo a un posto di blocco. Il generale Martinat
ha fatto arrestare tutte le colonne, vuole avanti solo la
Tridentina.
Come sempre, alle nostre spalle, una massa immensa,
decine di migliaia di sbandati, preme per passare: italia-
ni, ungheresi, tedeschi. I tedeschi sono i pi prepoten-
ti. Un caporale che guida una colonna di slitte urla ich
Kommandant e tira avanti. Il generale Martinat si ag-
grappa alle briglie degli stalloni, li trattiene per un atti-
mo, sta per essere sopraffatto. Un nostro fucile mitra-
gliatore, ben imbracciato, riordina la gerarchia fra gli al-
leati.
Cincolonniamo con la Cct e lEdolo e muoviamo, soli,
sulla Armeestrasse. Il freddo sotto i 30 gradi.
Corre voce che presto incontreremo un caposaldo te-
desco. Altri dicono che andiamo avanti per combattere.
La neve sembra sabbia, non si cammina, si corre. Il ter-
reno a saliscendi, tutto uguale, spaventosamente ugua-
le. Siamo piegati in due: con i fagotti di coperte attor-
no ai piedi come se incontrassimo un ostacolo a ogni
passo.
Per un po cammino al fianco di Grandi, con dietro la
compagnia. Perdiamo terreno, il reparto che ci precede
si allontana. Di corsa lo raggiungiamo.

Storia dItalia Einaudi 80


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Non ne posso pi. Mi trascino per unora, poi salgo


sulla slitta della 109, in coda al reparto. Ma sulla slitta ge-
lo, il congelamento parte dai piedi e viene su. Riprendo
a camminare.
Ormai la stanchezza mi piega; non guardo pi avanti,
guardo i piedi, i malloppi di coperte pesanti come piom-
bo.
Da una slitta pende una corda. Mi aggrappo, a tratti,
quando ne ho la forza.
Sono i morti che mi fanno marciare, queste statue
posate lungo la pista, i morti di stanchezza.
Sostiamo per un attimo. Anche qui c un morto:
appoggiato su un gomito, con il busto sollevato, come se
volesse alzarsi.
Comincia la notte. Autocarri che bruciano, autocarri
abbandonati. Sono gli ultimi che incontriamo. Nella luce
degli incendi, accanto agli autocarri, montagne di casse
vuote e sfasciate. C una cassa di gallette, gli alpini si
buttano come lupi affamati. Gridano che c zucchero
fra le casse vuote e la neve. Raccolgono manate di neve e
lassaggiano, ma non che neve, neve.
La colonna andata avanti. Per raggiungerla si corre
sbandando, urtandoci, con gli occhi sbarrati.
Arriva, da lontano, lurlo della colonna. Forse un
villaggio, forse il caposaldo tedesco.
Raggiungiamo le prime case. Il Vestone e il Verona
stanno uscendo, vanno a combattere per occupare un
villaggio poco lontano. come a Postojali: anche l si
diceva che il 6 alpini fosse gi fuori dalla sacca!
Nel villaggio sfiliamo fra alpini della Cuneense; sento
che urlano in piemontese.
Non ce la faccio pi a camminare: salgo sulla slitta
della 109.
Il freddo atroce, sui 40 gradi sotto zero.
Adesso siamo fermi. Maccagno indica una fascia di
isbe, grida che sono vuote, che dobbiamo occuparle.

Storia dItalia Einaudi 81


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Maccagno era qui da parecchio tempo; fin dal mattino


aveva lasciato il battaglione.
Un povero soldato italiano, senza giacca, senza guan-
ti, senza passamontagna, sembra nudo in questo freddo.
Sinfila in mezzo alla compagnia, urla, sbraita. Voglio
un ufficiale italiano, grida, datemi un ufficiale italia-
no.
impazzito. Si gira a scatti, di qua e di l, per non es-
sere colpito alle spalle, urla come una bestia ferita. Qual-
cuno lo beffeggia, altri lo spingono, lo buttano fuori.
Puntiamo in direzione della zona assegnata. Non c
un buco libero, tutte le isbe sono occupate da reparti
della Cuneense e dai comandi del corpo darmata e della
Tridentina.
Ci aggiriamo inutilmente; noi ufficiali avanti, gli alpini
dietro a branchi. Si gela, gridano a tratti, come un
lamento.
Attorno alle isbe, stesi sulla neve, la testa contro il
muro, alpini che dormono, che gelano. 45 gradi sotto
zero: la notte dei pazzi e degli assiderati.
Ricompare il pazzo. Urla, si scatena come un indemo-
niato. Gli gridano di allontanarsi. Piange, grida che non
ne pu pi, che vogliamo ammazzarlo. Si gira a scatti, gli
occhi sbarrati, grandi, che gli escono fuori: ruota su se
stesso, e grida e agita le povere mani piagate dal conge-
lamento.
Continuiamo a muovere, a cercare, ma non c un
buco libero. Ormai siamo in pochi, anche i pochi si
sbandano.
Resteremo allaperto fino alle due del mattino: c un
reparto che forse, a quellora, lascer libere tre isbe.
Ho freddo, tanto freddo, sono scosso da brividi, la
stanchezza mi atterra, non vedo che disperazione.
Arriva un altro pazzo, un ufficiale ungherese. Arriva
urlando come una bestia, corre e urla. Cade, rantola,

Storia dItalia Einaudi 82


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

non si alza pi. Si addormenter subito, morir come un


cane.
Continuiamo a cercare. Niente!
Attorno allisba del generale Nasci, alpini stesi che
dormono, che gelano. Lisba piena zeppa di ufficiali.
Grandi era deciso a far largo, ha aperto la porta, poi ha
rinunciato.
Non resisto pi. Mi stendo sulla neve. La mia testa
lavora ancora, sento che i piedi gelano, muovo le dita
dentro le scarpe per non perdere i piedi.
In gruppo, noi ufficiali, ci facciamo coraggio. Ripren-
diamo a vagare. Non siamo soli, molti come noi si aggi-
rano, alla ricerca di un riparo.
Un cappellano esce da unisba: bestemmia perch gli
hanno negato un sorso dacqua, si sfoga con noi finch
gli diamo retta.
Ci aggiriamo ancora, da unisba allaltra, inutilmente.
Poi stanchi, sfiancati, decidiamo di accendere un fuoco.
Da pi parti gridano Tirno adunata. Le altre
compagnie del battaglione sono gi quasi pronte. Dopo
aver vagato per ore nel freddo si erano raccolte attorno
ai fuochi di bivacco.
Tirno adunata; e della 46 nemmeno lombra.
corsa voce che il nostro battaglione dovr attaccare un
villaggio occupato improvvisamente dai russi: gli alpini
fanno i morti, oppure, stesi sulla neve, dormono e gela-
no.
Il Tirano quasi pronto per partire: della 46 siamo
un gruppetto, tre o quattro uomini. Reagisco alla stan-
chezza, grido, mi metto alla ricerca di chi si nasconde o
dorme.
Riusciamo a radunarne una cinquantina: alcuni sono
ormai gravemente congelati.
Unisba si improvvisamente incendiata e le munizio-
ni e le bombe a mano saltano in aria con vampe e scoppi.
Qualche alpino sta abbrustolendo tra le fiamme.

Storia dItalia Einaudi 83


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Grandi mi propone di restare in paese, a raccogliere


gli alpini che mancano. Potrei dormire qualche ora, poi
raggiungere il battaglione. Ho lesperienza di Belogore
e Podgornoe: vincer la stanchezza, seguir il reparto,
anche se in programma c un attacco. Rimane De
Minerbi.
Cincolonniamo accanto allisba che brucia. Il vento
forte minaccia di trasportare le fiamme sui tetti di paglia
vicini. Ci precedono lEdolo e alcune batterie di artiglie-
ria.
Lunga sosta. Tutta la colonna ferma da pi di
unora.
Alle spalle gli alpini urlano, a tratti, quasi in coro, che
gelano. Dallincendio arriva un po di calore, la luce viva
illumina il triste scenario.
Un cappellano parla al vento, parla a voce alta e dice:
Poveri alpini, che fine vi hanno fatto fare; morirete,
moriremo tutti.
Un alpino piemontese, poco lontano, canta, soltanto
interrotto dagli scoppi dellincendio e dalle urla di chi
gela: canta una triste canzone alpina con voce calda in
tanto freddo, canta con voce appassionata come cante-
rebbe sui suoi monti, di fronte a un tramonto.
Finalmente la colonna muove. C una lunga salita.
Lartiglieria deve superare un ponte e si attarda con i
pezzi.
Si dice che il generale Martinat guidi la nostra colon-
na: una notizia che ci rialza un po il morale.
Un vento gelido ci toglie il respiro; anche il passa-
montagna d fastidio: quando copre la bocca diventa un
blocco di ghiaccio.
Quattro chilometri in una neve che sfianca, e si arriva
in un villaggio molto sparso, in una conca. Per trovare il
comando di battaglione perdiamo unora. Lordine di
sostare.

Storia dItalia Einaudi 84


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Qua e l per i sentieri, macchie nere, civili e partigiani


accoppati. Ogni isba ha i suoi morti.
Sistemazione discreta. Nella nostra isba c un vec-
chietto, miracolosamente risparmiato da chi ci ha prece-
duti. molto servizievole: accende il fuoco, provvede
un po di acqua di pozzo. Acqua di pozzo, finalmente, e
non pi di neve sciolta. In tutto questo freddo soffriamo
tremendamente la sete: la neve aumenta la sete, lacqua
di neve nera e non disseta.
Dopo aver raccolto un po di caldo ci stendiamo sul
pavimento. la mezzanotte del 21 gennaio.

22 gennaio. Alle quattro sveglia. Cincolonniamo con


il battaglione. Incontro Melazzini, mal ridotto, ha il
naso giallo, congelato. Alessandria, il comandante della
Cct, in gamba come sempre, fa distribuire il caff ai suoi
uomini. Riesco a berne un sorso.
Alle 5,30 riprendiamo il cammino. Colonne affianca-
te, sbandati tedeschi, italiani, ungheresi che sinfilano fra
i reparti.
Dopo tre ore di marcia, su uninterminabile piana,
sostiamo per un attimo. Solo noi siamo fermi, fuori
della pista, mentre le colonne continuano a rotolare. A
due passi, un capitano anziano tende le mani, come se
chiedesse lelemosina: trema, piange. Salvatemi, fatelo
per i miei figli, per i miei bambini, salvatemi. Mi fa
pena, fa pena anche agli altri. Migliaia di uomini gli sono
passati accanto, ignorandolo. Il nostro medico, il dottor
Chiappa, lo sistema su una slitta.
Con la sosta il Tirano si tagliato fuori, ha perso ter-
reno, e non riesce a reinserirsi nelle colonne. Fuori pista
non si pu marciare. Maccagno tenta di arrestare i tede-
schi, prepotenti come sempre: imbraccia un fucile mitra-
gliatore con decisione, e Perego, generoso e instancabile,
gli d man forte. Cos riusciamo finalmente a sfilare.

Storia dItalia Einaudi 85


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sulla sinistra, accanto a unoasi di poche isbe, sostano


i quattro carri armati tedeschi, i soli mezzi corazzati che
accompagnano limmensa colonna della ritirata. Lonta-
no, allorizzonte, una bassa cresta. Si dice che sia lass
la linea tedesca e si spera. sempre cosi: quando appare
un ciglio lontano o una valle si spera. Sempre cosi, per
centinaia di chilometri.
Anche i pi disperati sperano: con i piedi in cancrena,
con gli occhi chiusi dal congelamento, con pallottole e
schegge nelle gambe e nei fianchi, vanno avanti piegati
in due, le braccia penzoloni, trascinandosi sulla neve,
cadendo e rial zandosi, ma vanno avanti, vanno avanti,
perch sperano nella linea tedesca.
Qui dove tutto morte, dove basta un niente, una di-
storsione a un piede, una diarrea, e ci si ferma per sem-
pre, il desiderio di vivere immenso. Camminare vuol
dire essere ancora vivi, fermarsi vuoi dire morire. A cen-
tinaia sono stesi lungo la pista, gli sfiniti, i dissanguati:
non li degnamo di uno sguardo, sono cose morte; pas-
siamo correndo. I vivi, poich molti sono ancora vivi,
sentono la colonna che urla, che passa, che marcia verso
la liberazione, e tentano di seguirci, magari strisciando,
come se la linea tedesca fosse li, a quattro passi.
Pochi, soltanto pochi dei disperati, arrivano fino a
un villaggio e poi sostano, attendono larrivo dei russi.
Alzeranno le braccia e saranno salvi, poich i russi non
ammazzano gli italiani. Alcuni alpini della 46, catturati
dalle pattuglie corazzate che operano alle spalle delle
nostre colonne, vennero disarmati. Italianskij charo:
cikaj, gridarono i russi indicando la strada verso ovest,
e gli alpini tornarono al reparto. Per i tedeschi, invece,
nessuna piet: tanti ne prendono, tanti ne ammazzano.
La marcia continua, fra urla e spinte; a tratti si corre
per non essere tagliati fuori. Marcia maledetta. Basta
perdere per un attimo il collegamento, perch masse
di sbandati e colonne sinseriscano e creino scompiglio.

Storia dItalia Einaudi 86


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Allora per la compagnia o la parte di battaglione tagliata


fuori non ci sar pi nulla da fare fino alla prossima sosta,
si marcer da isolati, a volte ritrovando il reparto proprio
nellattimo che precede un combattimento.
In pieno giorno arriviamo in una vasta conca dove
trentamila uomini attendono via libera. una massa nera
e profonda che sente la vicinanza dei russi: attende che
apriamo un varco.
Spara la katiuscia, quella tedesca; la prima volta che
spara, dallinizio della ritirata, e crediamo siano i russi.
Sul ciglione che delimita lorizzonte, ometti che avan-
zano in formazione di combattimento. Affondano fino al
ginocchio.
Tirno avanti, come al solito. Il grido corre lungo
le colonne; anche gli sbandati gridano Tirno avanti.
Come al solito gli sbandati di professione, i furboni
che marciano con noi solo per sfruttare il reparto, si
squagliano a tutta velocit.
La 46, come sempre, dovr andare avanti alla gari-
baldina, senza nulla sapere, senza nulla capire; dovr
andare avanti di corsa e basta per occupare eljakino.
Maccagno urla a Grandi di fare presto, perch il gene-
rale aspetta. Grandi protesta che tocca sempre a noi.
Si sale verso destra, su per un dosso, Ma arriva il
contrordine: niente combattimento, dovremo sbarrare
il passo ai trentamila che premono. Soltanto i reparti
organici della Tridentina potranno avanzare sulla pista;
spareremo su chi tenter di forzare.
Ci schieriamo su un fronte di settecento metri, con
i fucilieri intervallati, con i mitragliatori e le mitraglie
puntate, come su una vera linea. Alle nostre spalle c
eljakino; di fronte abbiamo i trentamila che aspettano.
Sbandati e reparti organici di altre divisioni tentano
di forzare, ma una raffica li ferma. Poco lontano un
tedesco ride perch una nostra breda sinceppa e non

Storia dItalia Einaudi 87


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

vuol pi saperne di sparare. Lo prendiamo a calci; un


alpino vuole farlo fuori.
Alcuni sbandati dellospedaletto da campo 618 mi
riconoscono, mi parlano dei feriti e malati abbandonati,
degli ufficiali medici, degli amici.
Intanto la massa nera ha ripreso a camminare, avanza
lentamente, come spinta. la solita storia: quando le
colonne sanno che davanti marcia un reparto organico
non vogliono stare ferme e premono, spingono, perch a
stare fermi il rischio grande, basta un aereo o un carro
armato per fare un macello.
Trentamila uomini che avanzano, che urlano, che be-
stemmiano: una massa di disarmati, che non vuole com-
battere, ma vuole andare avanti. I pi prepotenti sono
i tedeschi: sbandati o raccolti in colonne organizzate, i
tedeschi conservano il senso della forza, della superiori-
t. Non combattono; morti in combattimento ne hanno
avuti pochi, ma urlano, la fanno da padroni. Sanno, i te-
deschi, che i semoventi e i quattro carri armati che ac-
compagnano le colonne sono loro: e anche qui si sento-
no i miliardari della guerra.
I tedeschi. Noi eravamo sul Don e loro scappavano
da giorni. Il 15 gennaio una colonna kruka usc intatta
dallaccerchiamento a Postojali. Si dice che Nasci, da
Podgornoe, abbia chiesto ripetutamente ai tedeschi di
non scappare, di tamponare le falle, di aspettare almeno
il ripiegamento del corpo darmata alpino. Ma i tedeschi
cercarono di guadagnare tempo. Con noi in linea, la loro
fuga organizzata diventava pi facile.
Il nostro servizio di sbarramento si perde nel disordi-
ne. Tratteniamo gli sbandati, ma sulla pista principale le
colonne marciano ormai verso il villaggio.
Arriva lordine di ricongiungerci al Tirano, conver-
gendo a ventaglio su eljakino. I due plotoni di estre-
ma destra spariscono nella massa che corre.

Storia dItalia Einaudi 88


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ai margini del villaggio incontriamo il battaglione e la


Ccr6 che sostano.
Un attimo, poi urla di terrore da molte parti. I carri
armati russi, i carri armati russi.
Confusione immensa. Gente che grida, che cerca
un riparo dietro le slitte, che si stende sulla neve, che
procede carponi. Slitte abbandonate, muli impazziti,
colonne che si urtano, che si sfasciano, reparti organici
che si sbandano. Il panico prende tutti.
I carri armati ci sono per davvero: sono comparsi su
un ciglio poco lontano, a un tiro di pietra, e rafficano.
In tanta confusione il Tirano si riordina. Qualche
nostro pezzo anticarro sta sparando. Attraversiamo il
villaggio, sento le raffiche che arrivano alle spalle, ho il
terrore di sentirmi bucare la schiena.
Fuori eljakino sostiamo. Gruppi di sbandati ci supe-
rano correndo. Nel villaggio la sparatoria continua.
quasi notte.
Anche le colonne che ci precedono sono ferme. Siamo
in una balca, fra due alti steccati di legno che proteggono
la pista; non vediamo sui fianchi. Passa una lepre, sulla
destra, vicinissima. Chi la vede, grida. Ho pensato a un
attacco di carri armati!
Freddo intenso, si accendono fuochi di bivacco.
Cos per ore e ore, fermi, nel freddo che toglie il
respiro. Apprenderemo poi che avanti non sapevano che
strada seguire. Infatti non si tratta soltanto di marciare
verso ovest: a volte si deve procedere a zigzag, per
schivare gli sbarramenti russi pi organizzati. Chi dirige
tutte le operazioni il generale Reverberi, con al fianco
linstancabile generale Martinat.
Non appena riprendiamo la marcia, la neve si fa sab-
biosa, pesante. la neve peggiore, quella che stanca di
pi. Procedo a denti stretti, sbando dalla stanchezza. Ho

6
Compagnia comando reggimentale.

Storia dItalia Einaudi 89


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

una distorsione al ginocchio, non alzo, ma trascino i pie-


di nella neve, tanto sono pesanti. Al costato un dolore
profondo mi opprime: forse il cuore. Sento che le for-
ze mi abbandonano, a tratti mi lascio distaccare. Se ten-
to di riguadagnare il terreno perduto la vista mi si anneb-
bia. Vado avanti per forza dinerzia, a gambe larghe per
non cadere; i piedi avvolti nei malloppi di coperte sono
incollati alla neve e il busto pende in avanti.
Rivivo episodi dellinfanzia, lontanissimi, dimenticati,
rivedo i miei, la mia Annetta. Nei brevi attimi di lucidit
torno con la colonna. I ricordi mi sfiancano.
Mi appoggio a una slitta, mi lascio trascinare.
Rinvengo. Un freddo intenso mi corre per le ossa,
batto i denti, non sento pi i piedi. Sono steso su
una slitta: la slitta sbanda, scivola di fianco, saremo in
discesa. Di sotto le coperte lurlo della colonna sembra
lontano. Attorno a me, feriti e congelati.
Provo un senso di grande disagio, perch non vedo
nulla. Lurlo della colonna si fa pi forte, diventa bestia-
le.
Sto congelando. Rivedo le gambe dei congelati, dei
miei alpini feriti che viaggiano in slitta: da principio
hanno il colore rosa, il colore delle bambole di celluloide,
poi diventano sempre pi scure fino alla cancrena. Devo
camminare. Con sforzo sovrumano, devo camminare se
non voglio perdere le gambe!
Urlano che lontano c un villaggio.
Scendo dalla slitta, vado avanti non so come.
Arriviamo in un villaggio spaventosamente freddo.
Nevischia. Sulla strada, al centro dellabitato, due se-
moventi in postazione.
Il villaggio tutto occupato. Si ripete la solita storia:
chi di giorno ha combattuto geler allaperto.
La compagnia riceve lordine di sciogliersi, ognuno si
arrangi. Siamo rimasti una trentina. Non c un buco
libero. Puntiamo verso lestrema destra, verso le isbe pi

Storia dItalia Einaudi 90


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

lontane e isolate. Niente da fare, sono piene zeppe. C


unisba parzialmente libera, ma senza tetto.
Continuiamo a girare, sotto la neve che scende pian
piano, Siamo bagnati fino alle ossa. Giriamo sempre, per
ore, stanchi, delusi, rassegnati.
Raggiungiamo un capannone aperto, pieno di uomini
e muli. Decidiamo di passare l la notte, almeno c un
tetto che copre.
Nella confusione ci perdiamo e ci ritroviamo.
Chiediamo a un gruppo di alpini di farci un po di
posto. Un tenente delle salmerie del 6 alpini urla che
quelli sono i suoi uomini e che non li sposter, dice che
dovevamo arrivare prima.
Noi di giorno si combatte per aprirvi la strada, ur-
liamo, ma non capisce. Ci mancano le forze per conti-
nuare a pugni.
Torniamo a girare. Il capannone pieno di fuochi, di
gente congelata; non troviamo un metro libero.
Passeremo la notte sui bordi del capannone, quasi
sulla neve. Accendiamo un fuoco. Il nostro medico
ha zabralato una scatoletta di carne dallo zaino di un
kruko, a turno ne afferriamo un boccone. Due ufficiali
della Julia, che fanno gruppo con noi, ne approfittano
con razioni troppo abbondanti e il medico li ferma.
Con noi c anche il vecchio capitano dartiglieria,
quello che stamane piangeva e che caricammo sulle no-
stre slitte. Ha le mani molto congelate, alcune dita so-
no gi nere. Poveretto, era in un comando delle retrovie,
perch idoneo soltanto a lavori di ufficio. Parla poco: la
sua voce stanca, piagnucolosa. Beve, beve molto: beve
acqua nera di fumo e carbonella, senza dissetarsi mai.
Mi sdraio. La mia testa fra le zampe di un mulo, ho
limpressione di sentirmi pestare da un attimo allaltro.
Non penso pi al mulo; mi addormento.
Sogno la colonna; mi sveglio di soprassalto. Nevischia
obliquo, sono coperto da un palmo di neve.

Storia dItalia Einaudi 91


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

23 gennaio. Alle 3 sveglia. Adunata della compagnia


urlando. Ci si vede appena.
Sosta accanto ai semoventi, mentre la 48 svolge il
servizio dordine.
Il grosso della colonna, molte decine di migliaia di
sbandati, preme per passare. Come sempre i tedeschi
sono i pi prepotenti.
Il tenente Piatti, con il parabellum puntato, trattiene
una colonna di kruki. Il generale Martinat si aggrappa
alle briglie degli stalloni tedeschi e urla: Sono un gene-
rale, prima deve passare la nostra divisione.
Si dovrebbe sparare, perch i tedeschi se ne fregano di
tutto: gridano forte e passano.
Freddo molto intenso e vento. Non ho pi i guanti, le
mani avvolte in calze strappate sono rigide, congelate.
Finalmente si pista anche noi, a passo veloce, in una
neve fresca che sfianca.
Unora di marcia, poi sto male, da non poterne pi.
Sbando, il dolore al costato mi opprime. Cammino
ancora, a forza di volont, ma sento che le forze se
ne vanno, che la vista si annebbia, che sto per svenire.
Aspetto una nostra slitta, mi sdraio. Ghezzi mi copre
con la sua coperta.
Le nostre slitte si attardano, anche le bestie, anche i
muli ormai sono stanchi.
Una salita lunghissima. Non vedo nulla, sono quasi
incosciente, ma sento la salita, sento che si corre. Sento
la colonna: voci bestiali, le voci che tornano nel sonno,
che mi svegliano di soprassalto.
A tratti Ghezzi mi scuote, vuole che cammini perch
non congeli. Allora scendo dalla slitta e mi trascino come
un sonnambulo.
Si arriva in vista di un villaggio. notte. La compa-
gnia pi avanti, noi e le slitte siamo spersi nel groviglio
delle colonne.

Storia dItalia Einaudi 92


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

C un fosso anticarro. Forse non siamo lontani dal


caposaldo tedesco!
Un mulino a vento, pieno di gente. Muli che affonda-
no, che si perdono. Molte slitte bloccate, con i muli gi
nella neve fino al ventre.
come nelle sabbie mobili, tutta la conca un cimite-
ro per i muli.
Per entrare in paese giriamo allargo, schivando la zona
pericolosa: meglio unora di marcia che perdere una
slitta e venti uomini.
Nel buio urlano il numero della nostra compagnia,
sono gli ufficiali della 46 che cercano le slitte. Entriamo
in un cortile, fra isbe decenti. Noi ufficiali ci riuniamo in
una stanza cos piccola che ci contiene a stento.
Ambiente caldo, familiare, un angolo di pace. Una
stufetta, due lettini, molte immagini appese ai muri, due
icone, e scialli, coperte, quaderni, giocattoli.
Grandi affranto dalla stanchezza. Parla da solo, dice
parole strane, incomprensibili, e guarda fisso davanti a
s con gli occhi sbarrati. Muove le braccia, lentamente,
come se volesse benedire ogni sua parola.
Anchio mi sento strano, stanchissimo, da far fatica a
parlare. Ma trovo ancora la forza di spalmarmi i piedi, di
guardarmi le piaghe.
Ci sdraiamo. A tratti, le urla di chi sogna ci svegliano.

24 gennaio. Alle 4 sveglia, e via di corsa nella tormenta


che ci piega in due. Neve perfida e freddo intenso.
come se un cerchio mi chiudesse la testa; mi pare
dimpazzire.
Due alpini camminano sorretti da un compagno. Sono
ciechi, hanno trascorso la notte attorno al fuoco, in
unisba, e gli occhi gli si sono affumicati. Succede
sovente: soltanto fra qualche ora torneranno a vedere.

Storia dItalia Einaudi 93


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Chi sorregge questi poveri alpini non pu essere che un


fratello: nessuno resterebbe indietro per un compagno.
Poche ore di marcia poi mi sento stanco, sfinito, da
non poterne pi.
Mi accoglie la slitta della 109, accanto al comandante
della compagnia, lamico Viale. Se la fortuna mi assiste,
mi dice Viale, andr a fare lavvocato in un paesino
tranquillo. Non chiedo altro dopo questa tremenda
avventura.
Limportante uscirne, rispondo, anche la mia
vita cambier, non far pi lufficiale effettivo, a nessun
costo.
Proprio cos, non far pi lufficiale effettivo. Tutti
gridano, molti parlano a se stessi; anchio mi parlo, mi
dico sovente ad alta voce: Non far pi lufficiale effet-
tivo.
Grandi non cammina, si trascina. Gli cedo il posto
sulla slitta.
La tormenta cresce, perdo terreno, torno a sbandare.
Viale un amico veramente raro, mi aiuta, mi fa
stendere sulla sua slitta, fra i feriti e i congelati, sotto il
telone.
I piedi gelano, cerco di muovere le dita. Non vedo la
colonna, la sento. Urla, urla di chi cammina e pensa a
casa e va avanti. Chi si perde non urla pi; per un po
implora, poi si stanca: si addormenter lentamente, la
morte meno dolorosa, il freddo, la fame, la stanchezza
aiutano ad addormentarsi, a morire.
La nostra slitta ferma nella tormenta, a due passi
dalla katiuscia tedesca in postazione. La katiuscia spara
con fragore assordante, i muli non si muovono, tanto
sono stanchi.
Riprendiamo la marcia. A notte fatta si raggiunge un
villaggio, gi completamente occupato.
Ho perduto la 46, il freddo tremendo, la tormenta
toglie il respiro. Gente che urla, isbe che bruciano, un

Storia dItalia Einaudi 94


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

groviglio di sbandati, di reparti. Urlo, urlo il numero


della mia compagnia. Trovo lattendente di Perego,
anche lui congelato, mal ridotto, sbandato. Con Viale
muoviamo verso linterno del villaggio. Ci seguono gli
alpini della 109. Freddo, freddo molto intenso, come
nella notte degli impazziti. Gli alpini, in coro, urlano che
gelano.
Niente da fare, non c un buco libero. Arrangiarsi,
grida Viale. E gli alpini urlano e protestano. Torno
indietro con Viale e con lattendente di Perego. Apro
unisba, mi trovo faccia a faccia con un ufficiale tedesco.
Un incontro strano. Non parlo, lo guardo soltanto: un
tedesco che non conosce le notti alladdiaccio.
Lui parla invece, in italiano, con voce morbida, sua-
dente: spaventato nel vederci cos mal messi, stracciati,
decisi a tutto. Dice di essere lufficiale di collegamento
con la Tridentina, dice che vuol bene agli ufficiali italia-
ni, si scusa perch non c posto, perch lisba gi piena
di ufficiali superiori.
Torno a girare, a girare nella tormenta.
Una mitraglia spara raffiche di traccianti, unaltra mi-
traglia risponde da lontano. Sono i partigiani che con-
trollano alcuni punti del villaggio.
Molte isbe in fiamme: le stufe erano piene di bombe a
mano.
Non ne posso pi. Giro come un automa, come un
sonnambulo, nel freddo, nella tormenta.
Finalmente troviamo lisba del comando reggimento,
piena zeppa. Ci sdraiamo in un angolo. C anche il
capitano Briolini con i suoi ufficiali. Strisciando arrivo
accanto al fuoco, mi asciugo un po.
Non ho niente da mangiare.
Entra don Mario7 , mal ridotto, affamato. Chiede
al capitano G. un pezzo di pane, inutilmente. G. sta

7
Don Mario Lerda.

Storia dItalia Einaudi 95


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

facendo sgelare una bottiglia di vino francese, ma non


ne offrir a nessuno.
Viale divide con me un pezzo di pane e formaggio.
Vuole che don Mario accetti quanto gli rimane, il fondo
di una scatoletta.
Mi stendo, per dormire. Urlano; dalla finestra arriva
una luce dincendio. Urlano che la nostra isba sta bru-
ciando.
Adocchio le due finestre, tenter dinfilarle.
Si impone la calma. Usciamo tutti dallisba. Nel
pavimento c un buco, qualcuno finisce dentro.
Freddo e tormenta. Sta bruciando unisba a quattro
passi dalla nostra: bombe che esplodono. Per noi non
c pericolo immediato e rientriamo.
Infilo il buco del pavimento, sprofondo fino a met
busto. Mi aiutano. Le dita fratturate e congelate mi
dolgono.

25 gennaio. Alla sveglia ritrovo la 46, non so come.


Riusciamo a incolonnarci, a uscire dal villaggio. Supe-
riamo alcuni carri armati russi abbandonati, enormi.
Marcia veloce, a tratti quasi si corre. Vento meno
forte, ma freddo sempre intenso. Lunga fila di villaggi, in
parte abitati. Siamo in una zona ricca, lora della razzia:
la colonna si sbanda, i reparti si sciolgono. Soldati fra le
isbe, con capre, vacche, miele, formaggio. Anche i nostri
alpini tornano carichi.
Mangio qualche pezzo di rapa, una manata di cavoli
crudi: averne! Poi miele, cera, api, tutto assieme. Grandi
dice di sentirsi le api che gli ronzano dentro!
Un po di sole, che scalda, che rianima.
Verso le 13 raggiungiamo Nikitovka. Per la prima
volta ci sistemiamo in unisba discreta. Mangiamo il
bottino abbondante degli alpini. Dormiamo, finalmente!

Storia dItalia Einaudi 96


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

26 gennaio. Ore una: scoppi vicini, come di bombe a


mano. Si dice che c lallarme: riprendiamo a dormire.
Sveglia alle 4. Per la prima volta il battaglione si
incolonna con calma. La 46 abbastanza numerosa; ieri,
molti sbandati ci hanno raggiunti a Nikitovka.
Arriva un ordine sconcertante: Sistemare i plotoni a
ridosso delle isbe.
ormai lalba. Fa freddo, molto freddo.
Usciamo dal paese, infiliamo una lunga salita.
Il Tirano solo, tutte le altre colonne sono rimaste a
Nikitovka. Andiamo avanti e basta, come in una normale
mar cia di trasferimento, camminando sulla destra della
strada, affiancati per due.
A met salita un colpo di artiglieria in partenza: un si-
bilo vicino, teso, poi uno scoppio poco avanti e qualco-
sa salta in aria, un alpino o un pezzo di mulo. Altri colpi,
altri regali.
Mi volto, guardo alle mie spalle. Slitte abbandona-
te, muli impazziti, sbandamento generale. una corsa
sfrenata per raggiungere un rado boschetto a cento me-
tri dalla pista.
Abbiamo avuto i primi morti, i primi feriti della gior-
nata. Nel bosco torna la calma, i reparti si radunano, si
riordinano.
Sento che Maccagno grida: Alpini, avanti, guardate,
sono gi ferito. Lo vedo, agitatissimo. Non ferito,
ha soltanto il cappotto bucato!
Con la 46 torniamo sulla pista, allo scoperto. Ci
stendiamo sulla neve, sotto le pallottole che fischiano,
che si perdono alle nostre spalle.
Di fronte abbiamo un ciglio: il terreno piatto, sale
leggermente. Sul ciglio i russi ci attendono al varco.
Parte per primo Torelli con il suo plotone. Va avanti,
le squadre aperte a ventaglio, impegna combattimento,
cade da eroe con tutti i suoi alpini.
Non che linizio, linizio del massacro.

Storia dItalia Einaudi 97


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Maccagno urla che vuole i mortai da 81 sulla destra


della piana. Non arriveranno mai.
Tocca a noi. La 46, in fila, per un tratto avanza, poi
si sposta dieci metri a lato della pista e attende. Siamo
in pochi, la fila corta: come sempre chi non vuol
combattere si confonde con gli altri reparti e diventa uno
sbandato. V. scomparso.
Riprendiamo la marcia. In punta c Perego con il suo
plotone.
Cinque o sei isbe disposte in fila offrono un riparo: le
raggiungiamo.
C una batteria di artiglieria alpina, con i pezzi da
75/13 in postazione. sulla sinistra, a quattro passi
dalle isbe. I pezzi sono puntati con alzo zero, per il tiro
anticarro.
Mancano i serventi, sono morti tutti, attorno ai pez-
zi. Un artigliere rovesciato in avanti su un pezzo ha la
schiena aperta a ventaglio, aperta, squarciata come quel-
la borraccia che trovai a quota 228, la borraccia di uno
dei tanti alpini morti il 1 settembre.
Forse la 33 del gruppo Bergamo. Si dice che fosse in
postazione fin dalla notte, per appoggiare il battaglione
Val Chiese.
E chi ne ha saputo nulla dei combattimenti della not-
te! Noi si dormiva tranquilli a Nikitovka mentre qui
combattevano. Anche stamane, allalba, nessuno ha se-
gnalato che nella notte si era combattuto, che la resisten-
za continuava, qui, ad Arnautovo. Cento morti di pi,
cento di meno non hanno alcuna importanza: i comandi
non contano pi i morti, tanti ne abbiamo.
Salvare il salvabile. Anche questa teoria non regge
pi. Nessuno distingue i sacrifici inutili dai necessari.
Disordine, indisciplina, incoscienza, insubordinazione,
diserzione. il disastro, la fuga pazzesca di una massa
senza reparti, senza armi!
Sfiliamo dietro le isbe, ci buttiamo sulla destra.

Storia dItalia Einaudi 98


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un reparto russo sta muovendoci contro; ha quasi


raggiunto il ciglio che ci divide, a cinquanta metri.
Sparano i russi, sparano raffiche lunghe con le mitra-
glie e i parabellum.
Con un balzo ci spostiamo decisamente sulla destra, a
gruppetti, per raggiungere un leggero avvallamento.
La neve fresca, si affonda fino al ginocchio. E i russi
sono l, a quattro passi, che rafficano, che colpiscono a
segno.
Sono alle spalle di Perego, guardo avanti, guardo i
russi in faccia. Grandi mi segue, con De Minerbi e gli
altri.
Mi volto, cerco Grandi, lo vedo che sinsacca proprio
come su quota 228 si era insaccato Apollonio. Lhanno
colpito alladdome. Grandi, con voce ferma, ma che
non pi la sua, grida ancora: Siate coraggiosi; poi
si rovescia in avanti.
Guardo i russi: avanzano in schieramento serrato,
sono in piedi come se andassero a passeggio. Cantano
una cantilena che d alla testa, e sparano, sparano senza
requie.
Perego si gira a guardare i suoi uomini, si gira e grida
Avanti secondo.
Una lunga raffica lo colpisce al fianco sinistro. Ca-
de allindietro sulla schiena crivellata: grida mamma,
mamma, mamma, con voce strozzata. Cade sulle ferite,
trova la forza, lestrema forza di rovesciarsi in avanti.
I nostri parabellum arrugginiti non sparano. Lancia-
mo una decina di bombe a mano: non scoppiano. I mi-
traglia tori senza olio e per il gelo non sparano. E i russi
da dieci metri sparano, ammazzano.
Ho per guanti un paio di calze, li butto. Sfilo il rotolo
al mio parabellum: le pallottole si presentano storte, le
mani mi gelano.
Butto il mio parabellum, con due salti sono su Perego.

Storia dItalia Einaudi 99


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il parabellum di Perego infilato nel braccio, di tra-


verso, sotto il petto. Alzo Perego, per sfilare larma. Il
suo fazzoletto di seta a colori, attorno al collo, intriso
di sangue.
Anche il parabellum di Perego non spara.
Stanno trascinando Grandi allindietro. De Minerbi,
De Filippis e altri combattono ancora sulla destra, a denti
stretti.
I russi sono scomparsi. Arrivano alcune raffiche, ma
passano alte.
Hanno soltanto ricaricato le armi. Sono tornati sul
ciglio, ricominciano a vomitare pallottole.
Abbiamo avuto molti morti: la neve alle nostre spalle
nera di macchie ferme, immobili. I nostri feriti sono
tornati indietro. Siamo rimasti in pochi.
Parlo con De Minerbi. Occorrono uomini e munizio-
ni, oppure ripiegare.
Ripiegare vuol dire attraversare una lunga piana, sotto
le raffiche, affondando nella neve fino al ginocchio.
Corro verso le isbe, a cercare rinforzi: pallottole che
mi sfiorano, che mi cercano. Un colpo di mortaio scop-
pia a tre metri, quasi tra le mie gambe.
Arrivo senza fiato; ce lho fatta.
Dietro le prime isbe, dozzine di feriti ammucchiati. Le
isbe ne sono piene.
Anche Grandi steso sulla neve, nel freddo, ferito a
morte; e canta, canta con un filo di voce: vuole che anche
gli alpini cantino, che cantino una nostra canzone, quella
del capitano ferito. Un coro triste, lento, di voci strozzate
dai singhiozzi.
Saluto Grandi, corro a cercare altri uomini, magari
conducenti, purch vengano in aiuto.
Vedo la 49, i pochi superstiti della 49 che ripiegano.
Il sottotenente Calvi, ferito da tre pallottole al fianco,
ancora in piedi sotto le raffiche, e agita la pistola e urla al
maggiore Maccagno che gli accanto:

Storia dItalia Einaudi 100


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Dio... andate voi avanti, andate voi a vedere, sono


tutti morti.
Chiedo uomini a Maccagno. Dice di non averne, di
temere laggiramento sulla destra.
Torno avanti, oltre le isbe, nella piana sulla destra.
Dalla valletta sono gi ripiegati trascinando Perego.
Ormai spariamo dalle isbe dei nostri feriti. Apprendo
che anche sulla sinistra le perdite sono gravissime, sono
morti i migliori ufficiali dei Tirano.
La Cct, al comando di Alessandria e Talucci, pun-
ta decisamente sulla destra, per parare laggiramento.
Combattono eroicamente. Alessandria ferito. I russi in-
dietreggiano, le raffiche si fanno rade.
Un nostro 47/32 e un mortaio da 81, spinti fin oltre il
ciglio, sparano sui russi che ripiegano. Dar e Pilis sono
avanti, soli, a sparare le ultime fucilate.
Arrivano il generale Reverberi e il colonnello Adami,
e ricompare anche V.
Ormai che nella piana tornato il silenzio, la massa
degli sbandati, le immense colonne, riprendono la fuga.
leterno gioco: chi morto non vale pi nulla, chi
ferito rischia di essere abbandonato.
Scappano gli sbandati, le colonne. Noi restiamo fra i
nostri morti, fra i nostri feriti, a piangere.
Con De Minerbi e De Filippis tentiamo di sistemare
i feriti sulle quattro slitte. De Minerbi ha il cappotto
sbrindellato dalle raffiche.
La confusione si fatta immensa: gente che urla, che
corre avanti. Inutile chiedere a una slitta di un altro
reparto, a uno sbandato in fuga, di accogliere un nostro
ferito: la legge una sola, pensare a se stessi.
Entro nellisba di Grandi; apprendo che Perego
morto. Grandi seduto per terra, con la schiena ap-
poggiata al muro: soffre, non spera pi. Sento gi la
mia puzza, mi dice con un filo di voce. Attorno, alpini
bucati malamente, che gemono.

Storia dItalia Einaudi 101


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Cerco un medico per Grandi, per i feriti. Il nostro


medico disperso da pi giorni.
Trovo un capitano: ha le maniche rimboccate, ha
sangue di alpino fino al gomito.
Raggiungo lisba di Perego. Povero caro Peppo. Ac-
canto c il suo attendente, inginocchiato, come se pre-
gasse.
Mi piego su Perego, lo bacio, scoppio in un pianto
disperato. Da tanto tempo volevo piangere cos.
Torno fuori. Un ungherese alto, magro, disarmato, mi
taglia la strada. Lo afferro, lo giro, lo butto in avanti.
Cade a peso morto, a tre passi da me.
Vedo il dottor Taini dietro unisba, sta amputando il
braccio sbrindellato di un alpino con un comune coltello.
Gli penzolava gi il braccio, e si doveva toglierlo.
Un russo sta girando in mezzo a noi, un soldato russo
sbandato. Cos imbottito nella sua divisa trapuntata
sembra grasso, rotondo. C altro a cui pensare, e il russo
corre indisturbato verso la piana, fuori dalle colonne.
Saranno le 12. Contiamo i feriti: sono molti. I morti
resteranno dove sono, nessuno pensa pi a loro, sono
morti e basta.
Carichiamo le slitte. Sono troppi i feriti. Alcuni, stesi
nella neve, chiedono inutilmente di essere caricati: i pi
gravi, i dimenticati, sono arrivati a stento fin sulle porte
delle isbe e guardano le colonne che passano.
Colonne, colonne immense di sbandati, di disarmati.
Passano molte slitte, alcune cariche dei bagagli ufficiali
non buttati; passano le colonne, ma non guardano, non
sentono, scappano.
Don Virgilio Crosara aveva raccolto sui morti le fedi
nuziali, i cappelli alpini, cinturoni, portafogli, per le fa-
miglie dei caduti. Ma gli hanno rubato lo zainetto, gli
stessi avvoltoi che lavevano preceduto sui morti spoglia-
ti.

Storia dItalia Einaudi 102


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Briolini morto, Viale disperso, Alessandria e Gran-


di sono feriti gravemente. Anche Slataper morto, an-
che Soncelli. Slataper era corso in avanti, come si corre
a una festa: anche Soncelli era corso in avanti con i piedi
in cancrena, per morire con i migliori.
Il carico dei nostri feriti ultimato, sono appesi a grap-
poli, uno sullaltro. Chi non ha fratture, chi ha soltanto
una gamba bucata non un ferito e deve camminare. V.
di nuovo scomparso.
Riprendiamo il cammino per raggiungere il grosso
delle colonne ormai lontano: siamo con i ritardatari.
Cammino accanto alla slitta dei feriti pi gravi. Sotto
una coperta Grandi coricato a gambe piegate per sof-
frire meno.
Uno sbandato8 , che da tempo camminava al mio fian-
co, mi chiede se sotto la coperta c un ferito grave.
Non vorrei rispondergli. Penso per un attimo che
voglia chiedermi un posto in slitta. Lo guardo appena.
Il suo viso disfatto, le mani avvolte in stracci, i piedi
fasciati, cammina a stento, curvo, quasi trascinandosi.
Gli dico che sulla slitta c il mio comandante di
compagnia, ferito gravemente alladdome.
Camminiamo ancora per un lungo tratto, io sempre
accanto alla slitta, lui sempre vicino a me.
Parla di nuovo, con voce timorosa: chiede se il ferito
credente.
una domanda strana, lo guardo sorpreso. Capisce,
dice di essere un cappellano della Julia, vorrebbe confes-
sare Grandi.
Ci penso su. I miei stati danimo si confondono. Mi
fa pena, poi diffido: penso che speri cos di viaggiare un
po in slitta; infine sento per lui quasi riconoscenza.

8
Don Alfredo Batmaglino.

Storia dItalia Einaudi 103


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Mi chino, alzo la coperta, chiedo a Grandi se vuol


essere confessato. Grandi, con uno sguardo pieno di
bont, di sofferenza, acconsente.
Il cappellano si avvicina, si piega in due per parlare
meglio, e cammina, cammina a lungo, trascinandosi nella
neve con uno sforzo immenso. Non si appoggia. non
tocca la slitta. A tratti sbanda, come se dovesse restare
indietro, poi si fa forza, si riprende. Si alza infine,
affranto dalla stanchezza. Mi ringrazia. Si perde fra gli
sbandati.
Quando la nostra colonna si affaccia sulla piana di
Nikolaevka sera.
La piana nera, di gente ammassata, di colonne ferme.
Dal grosso villaggio sparano.
Arrivano due aerei, ronzano a lungo, cos bassi che si
vedono le stelle rosse sotto le ali. Dai motori pare esca
un po di fumo. Molti credono che gli aerei siano stati
colpiti, invece sono le vampe delle mitragliere di bordo
che rafficano.
Urla da ogni parte, urla di chi cerca scampo, di chi
non si alza pi. Le colonne si sbandano, si disperdono,
cercano sfogo lontano dai muli, dalle slitte.
Intanto, ai margini del villaggio, la sparatoria si fatta
intensissima. Non si capisce nulla: se sono i nostri
che attaccano oppure i russi. Allindietro, sulle nostre
colonne, sono cominciati a piovere colpi di mortaio e di
artiglieria; come se piovessero in un campo di grano;
ogni colpo apre un vuoto, le schegge mietono in cerchio,
poi si perdono verso lalto, lontano.
Retrocediamo, in un inverosimile frammischiarsi di re-
parti, muli, slitte, sbandati. Anche una parte delle colon-
ne che scendevano verso Nikolaevka adesso ripiegano.
una folla immensa che ondeggia, che preme: decine di
migliaia di uomini disarmati, senza speranza.
I russi hanno aperto un fuoco rapidissimo di anticarro,
i proiettili traccianti partono da Nikolaevka a traiettoria

Storia dItalia Einaudi 104


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

tesa, urtano nella massa nera, fischiano bassi e finiscono


alle nostre spalle.
Come sempre, quando tutto sembra perduto, tocca ai
maledetti reparti organici andare avanti: tocca ai batta-
glioni di punta, alla Tridentina. I generali Reverberi e
Martinat, il colonnello Adami dnno lesempio, scendo-
no verso Nikolaevka, fra i primi.
Martinat cade fra i primissimi, in un ultimo generoso
slancio di eroismo. Piatti, il comandante della 48, com-
batte da coraggioso e cade. Piatti era lunico comandan-
te di compagnia uscito incolume ad Arnautovo. Adami
porta avanti un gruppo di coraggiosi, combatte strenua-
mente, finch resta ferito.
ormai notte. Sulla massa nera, ferma, che attende
lultimo colpo di fucile per andare avanti, piovono gli
ultimi colpi di anticarro. Salta in aria una nostra slitta, il
conducente G. ferito gravemente. Trasbordo dei feriti:
restiamo con tre slitte stracariche.
Abbiamo perduto il resto del battaglione, limmensa
scia nera delle colonne incomincia a scendere verso gli
incendi di Nikolaevka.
A forza di urlare, dinfiltrarci, dintersecare colonne
e colonne, di respingere gli sbandati, raggiungiarno la
ferrovia. Lunga sosta, le slitte non riescono a superare i
binari mentre alle spalle le colonne premono.
Incontro il maggiore Zaccardo, malato, febbricitante,
con i piedi congelati. Zaccardo disperato. I massacri
di questi giorni lhanno prostrato. Piange. Mi parla dei
morti del Tirano, di Briolini, Slataper, Torelli, Nicola,
Soncelli.
Apprendo che stamane morto in combattimento
lalpino M. Lavevo abbandonato a Podgornoe, ubriaco.
I russi lavevano fatto prigioniero, per un lungo tratto
aveva viaggiato su un loro carro armato, poi era saltato
gi. Dopo una fuga avventurosa aveva raggiunto la 46 ad
Arnautovo, appena in tempo per morire.

Storia dItalia Einaudi 105


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Finalmente riusciamo a superare la ferrovia, entriamo


in Nikolaevka. Isbe che bruciano.
Fa molto freddo, i feriti gelano, devono essere al pi
presto sistemati al coperto.
Tutte le isbe sono piene. Altra lunga sosta: la strada
principale intasata, le colonne che ci precedono sono
ferme.
Si dice che dovremo camminare tutta la notte; ognuno
sente che non sar possibile.
Sfila il quartier generale, ridotto a quattro poveretti
che non sanno a che santo votarsi.
Si procede lentamente, sulla strada lucida di ghiaccio.
Si arriva a un ponte sopraelevato, stretto, dove i muli
scivolano, cadono. Riusciamo a infilarci fra dozzine
di slitte ferme, a superare il ponte: raggiungiamo una
piazzetta. C una chiesa, sulla sinistra, piena di uomini
sdraiati, di artiglieri alpini. Ordiniamo di sgombrare,
per far posto ai nostri feriti, ma non vogliono saperne,
dicono che dovremo parlare con i loro ufficiali. Lunga
discussione con il comandante della batteria: niente da
fare. un reparto della Tridentina, fra i pi provati della
giornata, ha molti feriti.
A forza di girare troviamo uno stanzone pieno di fumo
e di sbandati. Facciamo largo, sistemimo una parte dei
feriti.
C un gran freddo, accendiamo altri fuochi. Chi
grida, chi geme, chi piange, chi ha sete, chi vuol essere
disteso. Non possiamo medicare i feriti, manchiamo di
tutto: gi tanto se diamo loro un po di acqua di neve.
Uno sbandato che mi ha chiesto di lasciarlo fra noi,
di non buttarlo fuori, mi procura un goccio di t per
Grandi.

27 gennaio. Ore 2. Ordine di partire al pi presto.


Per ritrovare le slitte perdo molto tempo.

Storia dItalia Einaudi 106


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Anche loperazione di caricamento difficile, perch


una met dei feriti si sistemata soltanto dopo la mez-
zanotte, in un capannone lontano, che non riusciamo a
individuare.
Notizie strane: c chi racconta che la met dei nostri
feriti abbia trascorso la notte in uninfermeria russa, con
una trentina di russi, anchessi feriti. Pare che ci sia
stata una sparatoria, che lalpino B. della 46 sia rimasto
gravemente ferito.
Grandi continua a chiedermi se le slitte arrivano. Po-
vero caro Grandi, sa che un ferito per noi di peso.
Nel buio, nel freddo, la confusione aumenta. Urla-
no i feriti, non vogliono che li abbandoniamo: i pi gra-
vi, strisciando sulla neve, arrivano fino alle slitte, e si ag-
grappano, implorano.
una legge bestiale: i feriti alladdome, al torace,
devono essere abbandonati.
Tironi, uno dei migliori della 46, implora con le lacri-
me agli occhi, insiste, perch teme che non lo riconosca,
che non lo ricordi. Niente da fare.
Ci avviamo per una ripida discesa: sostiamo a lungo
prima di inserirci nella colonna. Muoviamo faticosamen-
te fra due lunghe file di isbe.
I tedeschi della malora dovrebbero marciare sulla de-
stra, noi sulla sinistra. Ma i tedeschi sono prepotenti co-
me sempre: occupano tutta la strada, gridano come bel-
ve, da padroni.
Ne afferro alcuni per gli stracci, trattengo le loro slitte.
Anche gli alpini non scherzano, pestano sodo, senza
piet.
Grandi morto. Raggiungo la sua slitta, lo guardo:
proprio morto. Ha il viso cereo, la bocca leggermente
aperta, le gambe un po rannicchiate, cos come le teneva
per soffrire meno.

Storia dItalia Einaudi 107


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Torno avanti, in testa alla compagnia. Ho bisogno di


piangere, sono stanco dentro, da non poterne pi, ma mi
faccio forza.
Urla, bestemmie, implorazioni: il coro delle colonne
che marciano. I reparti si confondono, si sbandano, le
slitte si urtano. Due alpini, in coda, afferrano un kruko
per il collo, lo stendono a cazzotti. Alla prepotenza dei
tedeschi ormai rispondiamo con la prepotenza.
dal 18 gennaio che andiamo avanti cos: con gli
occhi sbarrati, come bestie, e ogni giorno vuole i suoi
morti, i suoi feriti, i suoi dispersi, i suoi impazziti.
La 46 viene sommersa. Sono chiuso fra varie colonne
di slitte; la mia compagnia ridotta a una ventina di
uomini.
Colonne di slitte tedesche, compatte, che sincrociano.
Ho con me la solita slitta della 46, poi perdo anche
quella: a tratti la vedo, ma non riesco a raggiungerla.
Avanti devesserci il Tirano.
Accelero, devo raggiungere il battaglione per chiedere
che rallentino, che attendano le mie slitte dei feriti.
Il terreno piatto, tutto uguale: piane interminabili,
bianche, che si perdono allorizzonte.
Sulla sinistra, lontano, file di uomini armati che guar-
dano le colonne in marcia. Sono russi, guardano, non
sparano.
La neve sabbiosa, affondo fino al ginocchio. I piedi
sono insensibili, congelati: i malloppi di coperte che li
avvolgono sono enormi, duri come il ghiaccio.
Piegato in due, le braccia penzoloni, mi trascino.
Mi attacco a un mulo, poi anche cos non ce la faccio
pi.
Rallento, mi attacco a una slitta. Il padrone, uno
sbandato italiano, si gira di scatto, bestemmia, mi urla di
staccarmi. Mi attacco ancora: quello afferra il moschetto,
si alza per colpirmi. Mi scosto, lui mi grida: Stavolta
siamo tutti uguali, naja anche per gli ufficiali.

Storia dItalia Einaudi 108


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Non ne posso pi. Rallento ma non mi fermo. Vado


avanti non so come.
Due aerei russi mitragliano. Solita scena: chi si butta
dietro ai muli, alle slitte, chi si sbanda.
Sempre e soltanto aerei russi: dal primo giorno di
ritirata non abbiamo mai visto un solo aereo italiano.
Sparano sulla destra, da poco lontano: sulla pista
arrivano colpi di mortaio. Feriti. Ho paura: se restassi
ferito nessuno mi vedrebbe, sarei un disperso.
Adesso sparano con insistenza. La colonna di estrema
destra, in gran parte di ungheresi, si sbanda, si butta
verso la nostra colonna senza sparare un colpo sui russi.
Sfiliamo accanto a un aliante tedesco, fra i colpi di
mortaio che piovono fitti. Ancora feriti, molti.
Ritrovo qualche slitta del Tirano: risalgo faticosamen-
te le colonne, ritrovo il battaglione.
Un lungo pagliaio ci ripara dalle pallottole che conti-
nuano a fischiare. Breve sosta. Parlo con Melazzini.
Poi avanti, sulla piana immensa, che non finisce pi.
La 46 ha serrato sotto. In tutto avr una trentina di
alpini e le tre slitte dei feriti.
Arriviamo al termine della piana, svoltiamo a sinistra,
si scende.
Lungo la scorciatoia che taglia la curva, molti muli af-
fondati fino al ventre, perduti. Confusione fra le colon-
ne.
Siamo sempre pi mal ridotti. Molti con i piedi fasciati
in coperte, quasi tutti con un pezzo di carne di mulo che
pende dalle giberne; numerosi i disarmati.
Altra sosta, accanto a due o tre isbe. I due aerei russi
tor nano a picchiare, mitragliano, spezzonano. Morti,
feriti, urla, sbandamento, panico.
Incontro Taini, disperso fin dal 26 gennaio: del nostro
medico nessuna notizia.
Scendiamo per un tratto, poi c un passaggio stretto,
forzato, dove le colonne si ammassano. A stento riuscia-

Storia dItalia Einaudi 109


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

mo a superarlo. Arrivati sul fondo valle superiamo due o


tre isbe, poi infiliamo una lunga salita. I muli stentano a
salire, dobbiamo spingere le slitte.
Unaltra piana, unaltra discesa. Ancora i due aerei
che tornano a mitragliarci, a spezzonarci: ancora morti,
feriti, e urla, urla bestiali.
Il sole freddo, non riscalda.
Un paese in vista: speriamo di poter sostare.
Da unisba sparano sulla colonna: un partigiano che
spara, che fa bersaglio come contro un muro.
Superiamo il villaggio. Di fronte abbiamo un altro lun-
go, ripido pendio con tre colonne che arrancano. Seguia-
mo la colonna di centro. Si dice che presto raggiungere-
mo una grande citt.
Anche la salita ha termine. Ci attende unaltra piana
immensa che si perde allorizzonte.
Ancora neve farinosa, che sfianca. Sta venendo buio e
le tre colonne si incontrano, si fondono sullunica pista.
Confusione; si procede a stento. Urlano in piemontese;
un gruppo del battaglione Ceva.
Nel buio, lontano, isbe con le finestre illuminate.
Speravamo che fosse un villaggio, invece sono isbe
isolate, piene di sbandati.
Ancora una piana, poi una discesa. Sul fondo altre
isbe con le finestre illuminate. Si fatica molto a scendere;
camminando a met costa c il pericolo che le slitte si
rovescino.
Sfociamo in unennesima piana. Non abbiamo mai
avuto una notte cos buia; si va avanti alla cieca sperando
dincontrare da un attimo allaltro un villaggio.
Unaltra breve salita, poi un gruppetto di isbe.
Mentre il battaglione serra sotto, Melazzini si sposta in
avanti per cercare un riparo per i feriti. Fa molto freddo,
siamo sui 40 gradi. Non c tempo da perdere. La prima
isba piena zeppa di sbandati. Riusciamo a sgombrarla.
In una stanzetta, larga tre metri, ammucchiamo i sessanta

Storia dItalia Einaudi 110


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

feriti e congelati. Chi geme, chi piange: molti sono gravi,


sono bucati da pi parti, hanno i piedi in cancrena che si
stac cano. Non riesco a muovere, in questo groviglio di
disperati: se ne aiuto uno ne urto un altro; un coro
di maledizioni, preghiere, bestemmie. Chi ha il peso
di un compagno sulle proprie ferite, chi sdraiato sulle
proprie ferite. Alcuni chiedono di non rimanere distesi,
altri di essere distesi. Gli ufficiali feriti mimplorano, ma
non possibile aiutarli. gi un miracolo che non siamo
allaperto, nella neve.
Appare un ufficiale tedesco, alto, con gli occhiali, non
pi giovane, un capitano. Fa il gentile. Dice che in
questo gruppo di isbe vengono organizzati due ospedali,
uno tedesco, uno italiano. Lasceremo l i feriti, qualcuno
verr poi a caricarli! Storie!
Anche fra noi c chi dice che senza i feriti si pistereb-
be meglio!
Lufficiale tedesco mi afferra per un braccio, mi fa
intendere che devo uscire, che devo raggiungere il suo
lazzaret.
In unisba vicina vedo alcuni tedeschi messi in riga, a
gambe larghe, da un angolo allaltro della stanza. Il pi
vicino, sulla porta, mi mette le mani addosso per non far-
mi entrare. Interviene il capitano, urla che sono un... uf-
ficiale, che posso entrare. Adesso capisco perch sono
schierati in riga, questi tedeschi della malora: sono orga-
nizzati in tutto, questi porci. Stanno buttando fuori dal-
le isbe i soldati italiani: se li passano come sacchi, anche
i feriti, anche i congelati, proprio tutti, sghignazzando.
Porci, porci, cani vigliacchi.
Torno dai miei feriti. Non so cosa fare. Hanno fame,
sete, gemono, gelano.
Verso le 23, in unaltra isba piena di congelati trovo
Melazzini. Mi sdraio. Sto male; sono a pezzi.

Storia dItalia Einaudi 111


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

28 gennaio. Alle 2 la 33 batteria parte e ci d la sveglia.


Sono stanco come se non mi fossi riposato affatto. Ur-
lando, cerco le slitte. Fa un freddo terribile. Confusione,
gente che grida, che cerca, che perde il reparto.
Sulla slitta del caporal maggiore Colturi c la salma
di Grandi. Labbiamo portato con noi, per un giorno,
morto, fra i suoi alpini feriti. Non riuscivo a separarmi
da lui.
Sollevo la coperta. Povero Grandi, le gambe sono
piegate. Si diventa poco quando si morti; non si pi
niente!
Con la coperta che fa barella lo trasportiamo in un
cam po, a dieci metri dalle isbe. Il cuore mi scoppia,
vorrei piangere, gridare. Scavo col piede nella neve
farinosa, ma la buca poco profonda, Grandi sentir
freddo per sempre. Poveri i nostri morti! Lo copro con
la neve. Gli dico addio.
Torno alle slitte. Ho sepolto un morto: i feriti, i vivi,
aspettano.
Dopo unora si parte: cammino accanto a Melazzini,
in punta al battaglione.
Lunga salita: davanti a noi, nessuno, ma la strada
quella giusta, tutto lo dice. Artiglierie abbandonate,
molte, le ultime: uninfinit di 75/13, affondati nella
neve, con i muli morti. Altri muli fermi, immobili, lo
sguardo fisso, che dondolano, che si reggono a stento,
che stanno per cadere.
Sempre in salita si prende a destra, sinfila un boschet-
to. Poi si scende. Discesa ripidissima. Sul fondo c un
torrente. Slitte che si capovolgono, manovre per salvare
le slitte dei feriti.
Accanto a unisba un gruppo di sbandati fa cuocere
una grossa fetta di carne.
Ho fame, molta fame. Raccolgo una patata, laddento,
ma dura, gelata, non si lascia mangiare. Non la butto,
non si sa mai.

Storia dItalia Einaudi 112


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Dopo ore e ore di cammino, in un villaggio, incontria-


mo il maggiore Maccagno. Non vedevo il mio coman-
dante di battaglione dal 26 gennaio, da Arnautovo!
Maccagno dice che poco pi avanti c molto miele.
Sulla slitta ne ha un secchio pieno.
Mangio tanto miele da sentirmi male: prima per fame,
poi per golosit, infine per farne scorta.
Minfilo in unisba. Incontro il capitano Bonfatti della
33 batteria e apprendo che la 31 batteria ha subito
perdite gravissime: gli ufficiali superstiti non sarebbero
che due, Olivelli e Ferrario: di Bartolozzi, Galeazzi, De
Rege, Placci, non si sa nulla.
Riprendiamo il cammino. La pista buona, quasi una
strada normale.
Cento metri sulla sinistra, attorno a un gruppetto di
isbe, vediamo due carri armati con cinque o sei tedeschi.
un caposaldo, siamo certi di essere fuori della sacca!
Ho mangiato troppo miele: sto male, sudo freddo e
vedo doppio. Salgo in slitta.
Ai margini di un villaggio, operazione di smistamento.
Due ufficiali della Tridentina indicano le isbe assegnate
a ogni reparto.
Il 5 alpini prende a destra. Saranno le 13.
Siamo proprio fuori della sacca, non ci sono pi dub-
bi.
Alloggiamenti buoni, c posto per tutti. Nella nostra
isba trovano posto nientemeno che i panettieri della Tri-
dentina e lufficiale ungherese di collegamento.
Ci svestiamo con calma, mettiamo i nostri stracci ad
asciugare, organizziamo la cucina, convinti di passare la
notte nel villaggio.
Alle 15, improvviso, lordine di partire.
Perdiamo troppo tempo a rivestirci, a ritrovarci.
Quando la 46 fa ladunata il villaggio ormai deserto.

Storia dItalia Einaudi 113


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Infiliamo la strada giusta, superiamo pochi sbandati


ritardatari. Allorizzonte, nel primo buio, altri sbandati
in marcia, a gruppi, in fila.
Camminiamo a passo lesto, affiancati per due. Aerei
lontani.
Neve pessima, sabbiosa. Sulla sinistra spara lartiglie-
ria; razzi che solcano il cielo. Non ancora finita!
Verso le 19 entriamo in Slobovsk. Isbe in fiamme,
sbandati stesi sulla neve, attorno ai fuochi di bivacco.
Fortunatamente allingresso del villaggio, fermo nel
freddo, c il Tirano che aspetta. In unisba sono allog-
giati i feriti dei battaglione.
Facciamo sgombrare unisba e sistemiamo anche i no-
stri feriti. Per quelli in gamba, arrangiarsi.
Con quattro ufficiali trovo un buco poco lontano: i
superstiti del battaglione Vai Cismon ci fanno un po di
posto.
Non si mangia, gi una gran cosa poter dormire.

29 gennaio. Alle 4, quando il Val Cismon fa la sveglia,


cerchiamo il nostro battaglione, inutilmente. Il Tirano
partito alle 3.
Corriamo, seguendo le ombre degli sbandati.
Superiamo un gruppetto della Cct al comando di Mol-
teni. Lungo la ferrovia, carri armati russi immobilizzati,
enormi.
Un villaggio. Gente che non perde tempo, che conti-
nua la marcia: gente che sosta, che riposa.
Tre alpini toscani, malconci e congelati, mi riconosco-
no. Sono apuani, del battaglione Borgo San Dalmazzo.
Della Cuneense sanno poco o nulla.
Due caccia russi volano cos bassi che le stelle rosse
sotto le ali sembrano enormi. Mitragliano.

Storia dItalia Einaudi 114


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Proseguiamo, nel fondo di una balca. Seguo una scor-


ciatoia e resto solo: nella confusione il nostro gruppetto
si sciolto.
Cammino a passo lesto, bench stanchissimo, affama-
to. Ritrovo il Tirano.
Melazzini mi chiede di raggiungere la punta del batta-
glione per farlo sostare. Il battaglione quasi sciolto,
ridotto a pochi gruppetti di uomini che marciano stacca-
ti.
A forza di volont vado avanti e trovo la reggimentale.
Non ne posso pi, mi sento cadere dalla stanchezza,
dalla fame. Ho i piedi fradici: si scucita una uosa e la
neve si infila da pi parti.
Riprendo fiato sulla slitta del tenente DAmato, luf-
ficiale di amministrazione dei 5 alpini, il custode della
bandiera del reggimento.
Poi, appena incomincia una ripida discesa e le slitte
faticano, proseguo isolato.
Al di l di un piccolo villaggio incontro Bonomi e
Frascoli: poi Maccagno e lamico Del Curto.
Mi tolgo le scarpe, le calze. Un attendente sta facendo
pulizia alla slitta del comando Tirano: nei rifiuti c un
paio di calze strappate.
Mi tuffo a pesce, le raccolgo. Del Curto si commuove,
mi regala un paio di calze di filo: mi regala anche un
pezzo di formaggio, che divoro.
Dico al maggiore che il Tirano si quasi sbandato,
che molto indietro. Mi risponde che lattender nel
prossimo villaggio, ormai vicinissimo.
La slitta del comando fantasma parte. Attendo inutil-
mente per unora che il Tirano arrivi; trovo il capitano
Deotto del 618 ospedale da campo e proseguo con lui,
piano piano. Deotto stanco, sfinito, si appoggia al mio
braccio.
In una piana, lunga colonna di ungheresi, tutti disar-
mati. Poi un altro villaggio.

Storia dItalia Einaudi 115


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sulla destra della pista c un aliante tedesco con rifor-


nimenti. Attorno, kruki con le pistolmaschinen spianate.
roba tedesca, quella: sparano su chi si avvicina.
Due giorni fa, mi pare, ho visto due aerei tedeschi che,
per la prima volta, lanciavano colli di rifornimento con i
paracadute. Anche un paracadutista avevano lanciato.
Nella confusione delle colonne perdo Deotto e prose-
guo da solo.
Ritrovo Maccagno e Del Curto che stanno cercando
unisba. Tutto occupato.
Arrivano De Minerbi e De Filippis con una slitta dei
nostri feriti. C anche Magnoli della 109.
Decidiamo di far sgombrare unisba occupata da al-
cuni tedeschi congelati. Fanno i furbi, non vorrebbe-
ro uscire. Adottiamo i loro sistemi, li buttiamo fuori di
brutto, a pedate.
Nellisba sono rimasti due vecchi e due bambini, rin-
cantucciati accanto alla stufa. Appena ci mettiamo a cer-
care qualcosa da mangiare piangono forte, in coro.
Troviamo due galline. Un ufficiale veterinario se ne
guadagna un pezzo pulendole. Nel forno sta cuocendo
un polentone di grano.
Quando il polentone pronto, il lumino di fortuna,
fatto di grasso anticongelante, ci cade dentro. Mangiamo
lo stesso: e indispensabile mangiare. Poi ci sdraiamo su
un po di paglia.

30 gennaio. Alla sveglia giorno fatto. Le colonne


sono ormai avanti, sulla pista non incontriamo che pochi
sbandati.
Non fa freddo, possiamo salire a turno sulle slitte: la
prima volta che ci permettiamo tanto lusso.
Verso le 12 arriviamo in un villaggio, in una zona ricca
di pane, galline, miele. Troviamo qualcosa da mangiare.

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Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Poi, dopo unora di marcia, raggiungiamo i due semo-


venti in postazione. Smistamento.
Poco oltre c un paese con le isbe numerate: pare che
la tragedia stia per finire.
Nellisba della 46 si sta bene. un sogno sentirsi
liberi! C modo di lavarsi, di bere un sorso di latte.
Sembra davvero di sognare.
Una donnetta, la padrona di casa, mi aggiusta le uose.
Suo figlio, un ragazzotto della polizia civile, che sembra
pi kruko che russo, mi offre due pacchetti di sigarette
tedesche. Canta Lil Marlene credendo di rallegrarci: gli
arrivano dietro bestemmie e urla. Mangiamo da cristiani.
Riprendiamo il cammino, ma non pi da maledetti.
Siamo sereni, abbiamo la certezza di essere fuori della
sacca.
Incontro con pochi autocarri italiani, giunti da Gomel.
incredibile che gli italiani abbiano ancora qualche
automezzo!
Carichiamo i feriti pi gravi, luno sullaltro. C anche
lalpino amputato da Taini ad Arnautovo: puzza di pus,
ma il gelo lha salvato.
Sfilano alcuni tedeschi. Uno, in tuta bianca, ha la
faccia da bambo. Lo chiamo, linvito a cambiare la sua
pistolmaschine con un pacchetto di sigarette tedesche.
Accetta, ormai larma non gli serve pi.
Come straccioni passiamo davanti al generale Garibol-
di, curvi, a gruppetti, con le coperte sulla testa.
Ci guarda. Sono i resti della sua armata che passano.
C un villaggio. Sistemazione discreta.
Dovremo svolgere un servizio sulla strada, per smista-
re gli sbandati, i ritardatari della Tridentina. Si tira a sor-
te, toccher a me dalle 11 alle 12.
Mangiamo con viveri prelevati dalla sussistenza.

Storia dItalia Einaudi 117


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il 1 febbraio altra sosta in un villaggio (Bessarab?) Or-


dine di abbandonare tutti i feriti e i congelati del repar-
to: un medico del reggimento dovrebbe caricarli su un
treno. Storie! I feriti che abbandoniamo resteranno inu-
tilmente ad aspettare, diventeranno tanti sbandati, segui-
ranno poi come potranno.
Il mattino del 2 febbraio riprendiamo la marcia verso
ovest. Si dice che da un giorno allaltro ci caricheranno
in treno. Storie!
Camminiamo sovente lungo la ferrovia, vediamo molti
treni, ma caricano soltanto i tedeschi: c spazio per tutte
le loro slitte, i muli, i cavalli, ma per glitaliani niente,
anche se feriti, amputati, con i piedi in cancrena!
In giornata raggiungiamo ebekino.
I generali Gariboldi e Reverberi guardano i resti della
Tridentina: qualche slitta e una lunga fila di disperati
piegati in due, coperti di stracci.
C un lungo treno fermo, evidentemente non per
noi. La marcia continua.
Attraversiamo il villaggio. Ai piedi di una salita ci
sistemiamo in un gruppo di isbe.
Mi chiamano al comando reggimento. Con un sergen-
te della Cct dovr raggiungere il comando della Triden-
tina come foriere di alloggiamento del Tirano.
Nellisba del comando divisione trovo Grasso, gi mio
alpino al Borgo San Dalmazzo. Mi offre un sorso di
cognac.
Arriva il generale Reverberi, in pantofole, con i panta-
loni alla cavallerizza, che fanno soffietto. sfinito, par-
la a stento, dice che di forieri di alloggiamento ne basta
uno solo per tutta la Tridentina e che lha gi scelto.
La naja, la naja stupida ricomincia.
Dovremo rifarci quattro chilometri a piedi, per torna-
re agli alloggiamenti del nostro reparto.
Chiedo a un capitano di stato maggiore un camion
del comando divisione. Niente da fare, anche lui ha

Storia dItalia Einaudi 118


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

risfoderato le arie di rito, respinge sdegnosamente la


richiesta.
I comandi si stanno riprendendo, gli ufficiali superiori
ricominciano a gonfiare il torace, per loro sta tornando
la pacchia.
Presso le sussistenze gran bordello di gente che prele-
va pi con buoni falsi che con buoni veri. Ieri morto
un ufficiale superiore di un colpo apoplettico: si dice per
indigestione di marmellata!
Alzo un braccio per fermare un autocarro. Caso stra-
no si ferma. Lautista mi conosce, della mia citt, di
Cuneo. Dovrebbe proseguire verso la direzione oppo-
sta, ma gentile, ci carica, ci porta fino agli alloggiamen-
ti.
Al sottotenente Gariboldi chiedo perch suo padre
non ci fa trasportare in qualche modo.
Gariboldi si comportato bene durante la ritirata,
congelato. Mi risponde: Avrei potuto proseguire in
macchina, voglio invece seguire la sorte del mio repar-
to. Aggiunge che il comando darmata ha una sola pre-
occupazione: quella di farci allontanare il pi possibile
dalle linee tedesche. Chiedere ai tedeschi di essere cari-
cati inutile.
Il 4 febbraio si ripista verso Belgorod. Marcia lunghis-
sima con vento freddo e neve.

Jakovka, 10 febbraio. Siamo fermi per la terza volta, per


un giorno intero, dopo la disastrosa ritirata.
Siamo a pezzi, malati, pi o meno congelati, catarrosi,
con diarree senza fine, con negli occhi le visioni orrende
del nostro calvario.
Dio Cristo, tu che ci hai seguiti da Belogore a Belgo-
rod, che hai visto quanto abbiamo sofferto, tu che vedi
quanto soffriamo, abbi piet di noi! Perch vuoi farci
soffrite ancora? Ormai abbiamo dato tutto di noi stes-

Storia dItalia Einaudi 119


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

si, i migliori sono morti combattendo, molti li abbiamo


abbandonati nel freddo dei 40 gradi, per salvare il salva-
bile. Teoria bestiale, quella di salvare il salvabile: ma a
questo meglio non pensare ancora. necessaria, ades-
so, una sosta: per stendere i nervi, per guardare ancora
una volta alle nostre spalle. Poi, tenteremo di dimenti-
care per sempre tutto, tutto, tutto, fuorch una cosa: di
odiare i tedeschi.
Basta con la Russia: poveri alpini, quanti morti!
Quel tragico mattino del 26 gennaio eravate macchie
ferme sulla neve gelata dai 40 sotto zero, e non andavate
pi avanti perch eravate fermi per sempre, morti, punti
fermi disposti a scacchiera come in formazione spiegata,
una formazione di attacco statica, che allattacco non
poteva pi andare. Vi abbandonammo insepolti. E
gli slittoni dei porci tedeschi e le colonne in fuga vi
martoriarono. Passavano sui vostri corpi bucati, sulle
vostre teste, passavano senza piet, senza capire, senza
pensare che eravate morti per aprire la strada a tutti,
anche a loro.
Poveri morti alpini!
Gli spettatori, ed erano tanti, vedendo quelle macchie
nere dicevano che gli alpini non osavano andare avanti:
bestemmiavano, gli spettatori, non sapevano che eravate
tutti morti.
Povero Tirano, quanto sangue, quanti morti, quanti
feriti abbandonati e poi morti nel freddo. Dovevamo
scappare, tutti scappavano: eravamo una massa enorme
imbestialita, non pensavamo che a far presto, che a scap-
pare.
Per quasi seicento chilometri ci siamo trascinati nella
neve alta fino al ginocchio, sul ghiaccio, nella neve che
sembrava sabbia: combattendo, senza dormire, senza
mangiare, soffrendo il freddo terribile e tutto il resto.

Storia dItalia Einaudi 120


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Fin qui siamo arrivati. Adesso ci tocca ancora cammi-


nare, non sappiamo fino a quando. Forse fino a Kiev,
altri quattrocento chilometri. Chi arriver?
Siamo gi in pochi, i pi sono morti o dispersi. Cam-
minare, camminare ancora, camminare sempre. Vede-
re stazioni, ferrovie, tradotte: vederle soltanto, perch
quelle sono per i tedeschi.
Ormai siamo una massa di disarmati, di prigionieri:
non serviamo pi a nulla, siamo un peso per quei cani
di tedeschi che debbono mantenerci. Anche dei nostri
feriti, dei nostri congelati, i tedeschi se ne fregano: li
trasciniamo sulle slitte, per non perderli.
Io tiro avanti a strappi, sono molto a terra. Le caviglie
sono gonfie, grosse come il polpaccio; le dita delle mani,
rotte, congelate, sono insensibili; diarrea. Non ne posso
pi.
Da quattro giorni sono il foriere di alloggiamento del
Tirano: viaggio in camion, e il freddo che accumulo
compensa la fatica che non faccio.
Finir; ma deve finire presto, deve!
Dio, guardaci! Perch dobbiamo soffrire tanto?

Maloe Strybnoe, 21 febbraio. Partiti il 20 da Romny:


marcia di trenta chilometri fino a Basnani. Oggi, da
Basnani a qui, trentadue chilometri.
Continuiamo a camminare, tirando avanti a denti
stretti: pregando o bestemmiando Dio, cos come ognu-
no se la sente.
Ieri e oggi, due giornate faticose: un vento bastardo
come ancora non avevamo provato, freddo e tagliente,
incessante e violento da far sprizzar via lacqua dalle
pozzanghere, da sbattere in faccia, negli occhi, la neve
farinosa e ghiacciata. Neve che sembra vetro pestato,
gettata negli occhi come coriandoli.

Storia dItalia Einaudi 121


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Tiro avanti, ma non ne posso pi. Il dolore al cuore


continua, le due dita peste sentono terribilmente il fred-
do, la mano destra molto congelata. Le caviglie sono
sempre gonfie, i piedi coperti di piaghe. E siamo i pi
sani, i pi fortunati!
Siamo in pochi: fin da Arnautovo sono il comandante
della 46: ho con me il medico e cinquanta alpini. A
Romny abbiamo abbandonato un gruppetto di congelati,
che proseguir in treno.
Si era parlato di raggiungere Kiev a piedi. Adesso
si parla di Gomel e forse oltre. Dovremo aggiungere
al programma altri trecento chilometri. Siamo quasi ai
mille e vogliono farceli superare a tutti i costi.
Domani ventotto chilometri fino a Perevolocna. Poi,
il 23, fino a Priluki. Dio non ha alcuna piet di noi.

Verkievka, 25 febbraio, ore 15. Siamo qui da ieri sera al-


le 21,30, dopo quindici ore di autocarro. Disgelo, stra-
de impossibili con laghi di acqua e di fango. Numerose
le soste; abbiamo percorso forse meno di novanta chilo-
metri.
Lungo il viaggio abbiamo superato una colonna di
scheletri coperti da stracci colorati a mosaico. Curvi,
scalzi, carichi di sacchi variopinti. Unarlecchinata or-
ribile, una macabra sfilata di carnevale, di quelle dei po-
veri. Era una colonna di ebrei ungheresi, deportati sul
Don a scavare trincee per i tedeschi: ora, come noi, mar-
ciavano verso ovest, ma senza speranza.
Ieri notte a Verkievka abbiamo cercato i forieri di
alloggiamento del Tirano. Dormivano chiss dove, cos,
dopo unora di attesa, ci siamo sistemati nelle isbe pi
vicine. I tedeschi sono proprio bestie: non ammettono
la coabitazione, pretendevano che buttassimo fuori dalle
isbe la gente del villaggio. Siamo mal ridotti, ma in

Storia dItalia Einaudi 122


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

questa zona siamo i pi forti. Ordini dai tedeschi non


ne riceviamo.
Stamane, sveglia alle 8. Pulizia: bagno e spidocchia-
mento. Ho due grosse piaghe; a forza di grattare le un-
ghie portano via la pelle. I pidocchi sono grossi come
mezzo grano di caff e mordono e succhiano quel poco
sangue buono che mi rimasto. Persiste il dolore al cuo-
re; le costole, a premerle, dolgono. A volte, in corrispon-
denza del polmone sinistro, sento un peso nella schiena.
la terza volta che incontro in Russia un ufficiale del-
lautocentro, il sottotenente Macuzzo. Mi port in linea
a Verk-Maksaj. Lo incontrai nel novembre al comando
tappa della pastasciutta bianca. Mi ha portato ieri a Ver-
kievka.
I nostri camion sono senza benzina, n sappiamo
quando si potr averne dellaltra: dipende dai tedeschi.
I tedeschi sono i soliti porci. Li ho conosciuti in
questi giorni tremendi della fuga: frenetici di salvare la
ghirba, capaci di schiacciare con i loro slittoni i nostri
morti, i morti che avevano aperto la strada anche per
loro. Prepotenti, convinti di poterci trattare come gente
inferiore, pieni di arie per quei quattro carri armati, i
due semoventi e la katiuscia. Se qualche volta hanno
sparato non hanno avuto che pochi morti, mentre gli
alpini hanno combattuto da fanti ogni giorno contro la
fanteria russa, i partigiani, i carri armati e tutto il resto,
sacrificando i due terzi di un corpo darmata.
Ricordare e raccontare: cos incomincia un ordine
del giorno dei nostri comandi!
Non ancora possibile distendere i nervi, guardare al-
le nostre spalle, rivivere i giorni pi tristi della nostra esi-
stenza. troppo triste rivivere quanto di pi orribile pu
dare una guerra: risentite le grida e le preghiere dei fe-
riti abbandonati, degli sfiniti, rivedere i morti travolti e
schiacciati dalla massa impazzita che scappa; rivedere le
colonne che attendono lultima fucilata della Tridentina

Storia dItalia Einaudi 123


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

per riprendere la fuga. E gli sbandati ungheresi, tede-


schi, italiani che fuggono, che buttano le armi: troppo
pesante un fucile per chi non vuole combattere, pi utile
una coperta per le lunghe soste nel freddo, pi utile un
pezzo di mulo.

26 febbraio. passato un mese dal giorno del sacrificio


del Tirano. 26 gennaio: Arnautovo! Nikolaevka!
Troppi morti, anche se la guerra senza morti non
guerra.
Siamo andati avanti cos, alla garibaldina. Fare
presto, avanti, avanti, alla garibaldina, urlavano e an-
dammo avanti allo scoperto a trovare i morti della not-
te, andammo avanti alla garibaldina senza sapere do-
vera il nemico, senza sapere se i russi erano dieci o mil-
le: andammo avanti con quelli che volevano combattere,
senza i vigliacchi.
Alpini, alpini del Tirano falciati dalle armi automati-
che, dagli anticarro, dalle artiglierie: con le nostre armi
che non sparavano, con le nostre bombe a mano che non
scoppiavano. Affondando nella neve fino ai ginocchio,
gli alpini cadevano e non cera chi li rimpiazzasse. Le
munizioni mancavano e nessuno pensava a fornirne.
Quel mattino, dopo tre di combattimento, un bran-
co di kruki maledetti chiese al maggiore Maccagno per-
ch gli alpini stavano distesi sulla neve senza balzare in
avanti, senza incalzare il nemico, senza inseguirlo.
Erano morti, alpini morti, caduti a scacchiera, forati
da pallottole, straziati da colpi di anticarro e dartiglieria.
Alle Kaput, rispose Maccagno, e i tedeschi restaro-
no impassibili. Erano italiani, i morti, tanti nemici di me-
no per lavvenire.
Sono le 14. Arriva lordine di tenerci pronti per
partire.

Storia dItalia Einaudi 124


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

27 febbraio. Alle 20,30 ordine di partire. Alle 21 adunata


di fronte al comando battaglione.
Tira vento, c disgelo, nel buio pesto si fatica molto a
camminare.
Muoviamo verso la stazione ferroviaria. Quaranta
minuti di marcia; troppi per noi che ci trasciniamo.
La tradotta ha tre ore di ritardo, chi si stende sulla
neve con la coperta sopra, chi cerca unisba.
Trovo una tana, un porcile, gi pieno di alpini. Dopo
unora torno allaperto.
Passeggio finch arriva la tradotta, fino alle 5.
In ogni vagone bestiame cinquanta alpini, poi si parte.

1 marzo. Arriviamo a Gomel alle 2 del mattino. Alle


5 lasciamo la tradotta, ci aduniamo allaltezza del piano
caricatore.
Tira vento e fa freddo, a tratti nevischia.
Alle 10 torniamo sulla stessa tradotta e partiamo per
Krasniberenskaja.
Arrivo alle 13. La 46 deve raggiungere a piedi Uvato-
vka.
Non fa freddo: disgelo e fango, acqua da ogni parte, i
campi sembrano laghi.
Alle 15 arriviamo a destinazione: un piccolo villaggio
di una cinquantina di isbe, non di pi.
A sera un po di posta. Troppa per la 46. Incomincia-
mo ad accumulare la posta dei dispersi.

Uvatovka, 2 marzo. Inizio il lavoro di riordinamento,


dinquadramento: conto i morti, i dispersi della 46: per
il momento l80 per cento.
Giornata di vento e tormenta.
Zaccardo tornato al comando del Tirano.

Storia dItalia Einaudi 125


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

4 marzo. Oggi, come ieri, il solito lavoro. Tenter di


ricostruire il secondo e il terzo plotone fucilieri.
un lavoro non facile. Ho di fronte i superstiti, dob-
biamo rivivere la ritirata ora per ora, ritrovare ogni mor-
to, ogni disperso, ricordare comera quando labbiamo
visto lultima volta. Con il furiere che scrive, che rif il
ruolino.
Purtroppo, del terzo plotone non presente neanche
un graduato!
Giornata di sole, ma il freddo molto intenso.
Poco fa ho incontrato una slitta adorna di fiori e
campanelle, con su gente allegra, che correva a uno
sposalizio. Un mondo giovane, non nostro, come se la
guerra fosse finita!
Si dice che lo starosta sia un partigiano e la notizia
non mi riesce strana. Qui i partigiani non mancano; a un
gruppo di nostri ufficiali sono spariti i parabellum. Di
notte pattugliamo labitato.
Non riceviamo la spesa da due giorni, e poi i co-
mandi si scandalizzano perch a Slobin i soldati hanno
venduto coperte, vestiario, armi, per poter mangiare. Se
gli alpini non mancassero dellindispensabile, non vende-
rebbero le armi, non chiederebbero lelemosina per to-
gliersi la fame.

5 marzo. Partenza da Uvatovka alle 8,15 diretti a Slo-


bin. La popolazione, gente anziana e ragazzetti, assiste
divertita e soddisfatta. Siamo pezzenti, in gran parte di-
sarmati: Italianskij kaputt ci gridano alle spalle.
La strada acciottolata. Per la prima volta non pestia-
mo pi neve. Freddo, sole e vento.
Dopo venticinque chilometri si arriva a Slobin: la
marcia ci parsa lunghissima.

Storia dItalia Einaudi 126


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sistemazione discreta in un gruppo di isbe lungo la


ferrovia. In stazione ferma una tradotta, con sopra
lartiglieria alpina, che non parte mai.
Dal comando reggimento richiedono con urgenza le
perdite della 46, giorno per giorno, per una relazione
sulla ritirata.
A sera, la tradotta dellartiglieria ancora ferma in
stazione.
Che triste sorte, la nostra! Il 30 gennaio, appena
fuori dalla sacca, i tedeschi delle retrovie si divertivano
a fotografarci. Era quasi come se il nostro disastro fosse
una loro vittoria e ci segnavano a dito con disprezzo.
Poveri italiani, gente che ha combattuto e sofferto,
gente che nel cuore porta ancora le visioni dei compagni
caduti e che oggi si vede derisa, segnata a dito come si
segnano i vinti che buttano le armi.
I reparti organici, rimasti tali fine a oggi, non hanno
but tato le armi: le armi arrugginite molte volte non
sparavano, il gelo dei 45 gradi le inchiodava.
Abbiamo sofferto la fame, la vera fame, e stanchezza e
torture di ogni genere. Ma quando c stato da combat-
tere si combattuto. Gli onesti, i generosi, hanno salvato
lonore del soldato italiano.
Gli alti comandi continuano a scandalizzarsi perch
molti soldati hanno venduto le armi, materiali e corredo.
Ma Dio santo, non capiscono che questa gente ha fame?
Date loro da mangiare, e soprattutto non rubate sulle gi
povere razioni, poi vedrete che lo scandalo cesser: non
dovrete pi minacciare con le pene di morte!

8 marzo. Il comando della 46 trasferito in unaltra isba,


in un fabbricato di legno che sembra una villetta.
La guerra ha toccato quasi tutte le famiglie russe.
Sovente, povere fotografie appese ai muri ricordano i
nuclei familiari ora dispersi. Per i giovani, uomini e

Storia dItalia Einaudi 127


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

donne, non esisteva e non esiste altra scelta: vendersi ai


tedeschi o finire in Germania.
Anche nella nostra isba c una famiglia incompleta:
un vecchio con due nipotini. Il vecchio ha un atteggia-
mento riservato, di distacco, forse ci odia, ma non quan-
to odia i tedeschi.
Una sera che si cantava, i due bambini sono arrivati
fin sulluscio della nostra stanza. Ma il nonno venuto
subito a riprenderseli.
Ho parlato al vecchio, volevo che sentissero le nostre
canzoni. Abbiamo insistito tutti assieme e i bambini gi
speravano che il nonno si convincesse.
Dopo un attimo, nella stanza accanto, il vecchio e i
due nipotini cantavano per noi Stenka Razin, una canzo-
ne russa, quasi uguale a una nostra canzone alpina!

9 marzo. Alle 9 adunata del Tirano e lettura degli ordini


del giorno del duce e del comando darmata.
Come sempre, Zaccardo non ha peli sulla lingua: di
fronte a tutto il battaglione ricorda le cause della trage-
dia, della ritirata.
Parla da galantuomo, dice chiaro e netto che certi
ordini del giorno, con le migliaia di morti, congelati,
dispersi, sono inutili. un insulto per i nostri morti
parlare ancora di alleanza con i tedeschi: dopo la ritirata
i tedeschi sono nostri nemici, pi che nella guerra del
15.
Parole semplici, che commuovono. Zaccardo un
coraggioso, con gli alpini sempre sincero, da molto
tempo voleva parlare cosi.
Giornata di sole, ma fredda. Pare che la tradotta del-
lartiglieria alpina sia partita. Si dice che stiano caricando
il Morbegno.
Ogni compagnia dovr compilare i verbali consisten-
za materiali. Presto fatto: del gruppo B., 22 coperte da

Storia dItalia Einaudi 128


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

campo; del gruppo C., 6 fucili, 64 moschetti, 4 pistole e


un po di rottami vari. scomparsa unarmata, ma la no-
stra burocrazia non si arrende. Il breve elenco dei ma-
teriali del gruppo C. comprende le voci pi strane: 60
bottoni gemelli di ferro mezzani, 3 sciabole baionet-
ta con fodero in cuoio, 4 caricatori per pistola beret-
ta mod. 34, 1 cinghia per arma 91, 20 giberne di
cuoio mod. 907, e cos via.
Corre voce che in Italia, dopo il periodo contumaciale,
ci manderanno in licenza. Rientreremo, poi, ai relativi
centri di mobilitazione.
Lordine del giorno di Gariboldi insiste nel dire: Ri-
cordare e raccontare!
Del corpo darmata alpino i superstiti sarebbero ven-
ticinquemila. Credo che in Italia non conoscano che una
minima parte della nostra tragedia.
Oggi altre sigarette; ma le sigarette non si mangiano.
Le razioni viveri sono sempre scarse. Se si tiene conto
che i signori dei comandi continuano a zabralare ab-
bondantemente sulle razioni della truppa, si pu facil-
mente indovinare che razza di... supernutrimento stiamo
facendo!
Da ieri, per ordine del comando reggimento, una cor-
ve di quindici alpini per compagnia rompe il ghiaccio al
passaggio a livello.
La corve di battaglione comandata da un ufficiale
subalterno, quella di reggimento da un capitano. Il tutto
, a sua volta, comandato da un caporale tedesco.
Gli alpini, pi o meno congelati, lavorano a fianco dei
civili ucraini. I tedeschi, belli, grassi, paffuti, guardano
e comandano: ci trattano come pezze da piedi, perch
siamo gente che pieghiamo la schiena appena alzano la
voce.
Stanotte bombardamento su Gomel.

Storia dItalia Einaudi 129


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

10 marzo. Alle ore 12 adunata, a sorpresa, di tutto


il reggimento, con armi e bagagli, come se si partisse.
Scopo: tentare il recupero degli oggetti razziati sulle
salme degli ufficiali e dei soldati.
Rivista accurata, uomo per uomo, svuotando le tasche,
gli zaini, gli involti, ma non salta fuori nulla.
Sarebbe opportuno che gli alpini facessero unanaloga
rivista nelle cassette dordinanza che alcuni ufficiali dei
comandi sono riusciti a salvare anche da un disastro
come quello della ritirata, e nelle varie casse che stanno
collezionando: troverebbero le loro razioni di sigarette,
di caff, di t...
Dalle 16 alle 17, adunata degli ufficiali della Triden-
tina per la... cerimonia Manaresi. Il tenente colonnel-
lo pancetta, infagottato nella divisa da... guerra, fa il
suo bravo discorso e lascia il tempo che trova. Girano il
Film Luce fotografie, pubblicit da buon prezzo. li-
nizio di una serie di pagliacciate delle quali saremo spet-
tatori e, involontariamente, attori secondari. Abbracci
alla vecio, roba da 10 alpini. Il colonnello pi anzia-
no presenta la forza al tenente colonnello Manaresi e tut-
ti scattano sullattenti. Il maggiore Zaccardo, insofferen-
te di questa inversione gerarchica, bofonchia.
Ricordare e raccontare, parole dordine che inco-
minciano a diventare false, perch ognuno le adopera per
tirare lacqua al proprio mulino.
Manaresi ha portato il saluto personale del duce e,
quello che pi conta, le mele del duce. Cialtroni! Pi
nessuno crede alle vostre falsit, ci fate schifo: cos
la pensano i superstiti dellimmensa tragedia che avete
voluto. Le vostre tronfie parole vuote non sono che
lultimo insulto ai nostri morti. Raccontatela a chi la
pensa come voi: chi ha fatto la ritirata non crede pi ai
gradi e vi dice: Mai tardi... a farvi fuori!

Storia dItalia Einaudi 130


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

CAPITOLO TERZO
RITORNO IN ITALIA
17 marzo - 26 luglio 1943

17 marzo. Ore 5,30: Tarvisio, Italia!


Poi Camporosso, Pontebba, Gemona, Tarcento. Alle
stazioni folla di gente anziana: donne vestite di nero, che
implorano notizie della Julia.
Ore 15: Udine, campo contumaciale.
Riesco a commuovere il medico addetto alla disinfe-
stazione: i due parabellum russi e la pistolmaschine sono
salvi.

18 marzo. Nei giorni di forzato isolamento ricostruir


non soltanto numericamente il ruolino della 46. Cos dal
comando deposito le famiglie dei dispersi potranno rice-
vere almeno qualche scarna notizia che aiuter a sperare,
a disperare.
Lorganico della 46 sul Don era di 8 ufficiali e 346
alpini. A Udine siamo in pochi: 3 ufficiali, 70 alpini.
Raccoglieremo la storia di ogni disperso. Chi ebbe
a vederlo lultima volta, dove, quando. Se congelato,
ferito, malato. Se scalzo, se con una coperta o senza.
Se deciso a proseguire o rassegnato a perdersi.
Per i morti poche notizie: uno o due testimoni e la
data presunta del fatto darme.

Storia dItalia Einaudi 131


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

23 marzo. Telegrammi e lettere dalle valli del 5 alpini.


Le famiglie dei dispersi, dei caduti, chiedono ai comandi
dov finita la 46!
Non rispondo. Lo dicano quelli di Roma, com finito
il corpo darmata alpino.
Il lavoro di censimento continua. Ritroviamo un alpi-
no per volta. come ricomporre un magnifico mosaico
sulla carta!

24 marzo. Ieri sera, durante la mensa, arrivato un


alto ufficiale da Roma. Reverberi, effervescente come al
solito, gli saltato addosso ad abbracciarlo.
Non so chi fosse, forse un colonnello di stato maggio-
re, forse un generale: uno di Roma comunque, un pezzo
grosso.
Reverberi ha incominciato a raccontare. Noi, con la
testa nei piatti, sentivamo. A un tratto, quando il nostro
generale scivolato sulleroico, un brusio spontaneo gli
ha detto che non eravamo daccordo!
S, vero, il soldato italiano il migliore del mondo.
Nessun soldato, in quellinferno, avrebbe saputo com-
battere e morire per aprire la strada a una colonna di
sbandati. Tutto ci vero, spaventosamente vero. Ma
non baster costruire un grande monumento di parole,
di retorica, per calmare i nostri morti. I responsabili del-
la nostra avventura dovranno finire al muro! Anche i
buffoni dovranno finire al muro!
A Slobin eravamo ancora coperti di stracci: attorno
ai piedi avevamo ancora i malloppi di coperte. Aveva-
mo bisogno di bende, di chirurghi, di piet. I feriti mo-
rivano dissanguati, i congelati perdevano i piedi. Il tifo
petecchiale era alle porte.
Da Roma ci spedirono un babbeo, con le mele del
duce, con il sole dItalia.

Storia dItalia Einaudi 132


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

25 marzo. Un ufficiale molto in gamba, un comandante


di batteria, ha denunciato un suo artigliere. Questo il
reato: insubordinazione durante la ritirata.
I nostri comandi si sono scandalizzati, forse la denun-
cia non avr seguito. Si dice: la ritirata stata un disa-
stro enorme, troppi ufficiali hanno buttato i gradi, hanno
perduto i reparti. Altro che denunciare un soldato.
Ma lufficiale che rimasto tale, che ha conservato i
gradi, che ha combattuto in testa al suo reparto, che nulla
teme, perch ha dato il meglio di se stesso, ha il diritto di
denunciare un suo uomo.
La dolciastra piet di oggi non convince. Si vuole
forse, con un colpo di spugna, cancellare tutto, le piccole
responsabilit, le grosse responsabilit?

26 marzo. Casi di tifo petecchiale in reparti non alpini. Si


dice che lo scioglimento dei nostri reparti sar rinviato.
Messa al campo, predica di don Gnocchi, cappellano
della Tridentina.
Don Gnocchi trova parole semplici, che vanno al cuo-
re. Dice: Siamo in pochi a Udine, i pi non sono torna-
ti. Anche noi siamo morti durante la ritirata. Torniamo
alla vita migliori!
Nel sentire le parole buone di don Gnocchi mi sem-
bra di sognare. un po come dopo la ritirata, quan-
do ho incontrato i primi alpini delle salmerie sfuggiti al-
laccerchiamento: alpini armati, puliti, uomini e non be-
stie. Ma esistevano ancora gli alpini? Non erano mor-
ti tutti nella ritirata? Cos nel sentire don Gnocchi. Ma
c ancora fra noi chi sa parlare di bont? Si pu uscire
migliori da un mondo di bestie?

Storia dItalia Einaudi 133


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

27 marzo. Incontro con il padre di Slataper. Poche


parole, il fatto darme di Arnautovo. Sul suo viso non
c un segno di dolore; piange dentro, con lacrime che
bruceranno per sempre.
Il lavoro di censimento a buon punto: rivivere la ri-
tirata cos, alpino per alpino, penoso, snervante. Ulti-
meremo a forza di volont.

28 marzo. Parlo sovente con un operaio della Fiat, un


torinese militarizzato, reduce dal fronte russo. Ci che
ha visto nelle nostre lontane retrovie pi di quanto non
pensassi: traffico di oro, metalli, viveri, icone, organizza-
to con linvio regolare di pacchi in Italia. Anche i soldati
pi intraprendenti diventavano ricchi. Sono molti gli ita-
liani che ricorderanno con nostalgia la bella guerra nelle
retrovie del fronte russo.
Quante Madonne russe sono arrivate in Italia! Ico-
ne belle e brutte: Madonne incorniciate con finto ar-
gento e finto oro, con argento e oro vero. Nelle retrovie
anche lultimo fesso aveva almeno unicona. Certi cap-
pellani, poi, collezionavano le icone come francobolli.
Mi chiedo, perch rubare, perch collezionare le Ma-
donne russe? Erano in Russia le Madonne, ogni isba
aveva la sua Madonna. Perch non lasciarle ai senza
Dio?

29 marzo. Lufficio assistenza ha distribuito un opusco-


letto intitolato: Lettera a un giovane combattente. Inco-
mincia cos: Caro combattente, ieri sera a un certo pun-
to, fissandovi negli occhi, avrei dovuto avere il coraggio
di esclamare: eppure, voi non siete un vero soldato! Fi-
nisce cos: Ci che vorrei inibirvi di scendere, nella cri-
tica, al di sotto di quella linea che rappresentata dal-

Storia dItalia Einaudi 134


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

la PRUDENZA, che , appunto, nota indispensabile alla


figura di un vero soldato.
Lautore di questa morale da strapazzo certamente
un fiero imboscato: Giuseppe Moscardelli, che abbiamo
la fortuna di non conoscere. Conosciamo invece, pur-
troppo, laddetto alla stampa e propaganda del cam-
po, un ardito del fronte interno, uno squadrista milita-
rizzato, che gira come una trottola per i cortili e le ca-
merate a dar fastidio. Fa di tutto: distribuisce cartoline,
giornali, matite, e per giunta racconta barzellette spor-
che.
Nei giorni scorsi ha organizzato uno spettacolo di
variet. Ci ha buttato negli occhi quattro poverette
pi svestite che mai (ma forse eravamo noi a vederle
cos!) e un vecchio fachiro che mangiava chiodi ed altre
diavolerie.

30 marzo. Dai comandi.

Oggetto: licenze, rientro, ricostituzione dei reparti.


per il viaggio di andata in licenza e rientro ai centri siano
date precise disposizioni riguardanti la disciplina e la pun-
tualit del rientro.
siano catechizzati i soldati sul come comportarsi durante
la licenza; uniforme, condotta in genere, chiacchiere, inter-
ferenze politiche di ogni specie, giudizio su quanto hanno
visto, critiche e commenti su altri reparti italiani e alleati.
inviare gli alpini a visitare le famiglie dei caduti e dispersi
per portare la parola di saluto e di conforto dei comandanti.
ricordare che la guerra non finita, che dobbiamo essere
pronti agli ordini che ci verranno dati e che sar nostro
orgoglio partecipare alla battaglia della Vittoria Finale.
dire che i reparti si ricostruiranno colle stesse caratteristi-
che di prima e quindi devono avere la stessa energia, lo stes-
so entusiasmo, la stessa fisionomia.

Storia dItalia Einaudi 135


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

dire che si proceder al pi presto a premiare i meritevoli


che ancora non hanno avuto la ricompensa cui hanno diritto.
ricordare infine tutte quelle cose che sono ritenute neces-
sarie a far s che tutto proceda in modo esemplare.

2 aprile. Lascio Udine, stanco, mal ridotto, con nel cuore


una gran voglia di piangere.
Da Venezia spedisco per bagaglio, a piccola veloci-
t, i due parabellum e la pistolmaschine, avvolti in un
telo da tenda. Viaggeranno per conto loro, cos eviter
le eventuali ispezioni sulla tradotta.

Cuneo. Primi giorni in famiglia. Primo accertamento


medico: forma grave di pleurite.
I familiari degli alpini della Cuneense arrivano in pro-
cessione a chiedere notizie. Non sanno che appartenevo
alla Tridentina. A tutti do la stessa risposta generica, che
i pi sono prigionieri fin dallinizio della ritirata.
Due giorni dai Torelli, a Nervi.
La mamma di Torelli vuole sapere tutto: se ai caduti
davamo sepoltura, se un cappellano benediva le salme.
Vuole sapere anche dove seppellivamo i morti.
Racconto, racconto, ma non dico la verit. Una mam-
ma non deve sapere che i morti li abbandonavamo sulla
neve, che altra neve scendeva a coprirli.
Il mio bagaglio arrivato con la piccola. Beata in-
nocenza! N mia madre, n il facchino che ha recapitato
il bagaglio a domicilio hanno avuto il minimo sospetto...
Isolamento assoluto dallambiente che mi circonda.
Ferite aperte. Non riesco a non pensare a Grandi, a
Perego, a Torelli. Mi chiudo in camera mia, e piango.
Breve ricovero presso lOspedale Militare di Saviglia-
no. Breve, perch chiedo di andarmene. Non sopporto

Storia dItalia Einaudi 136


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

pi le divise, i gradi. Ottengo una lunga licenza di con-


valescenza. Mi curer a Spese mie, a casa mia.
A volte mi sento anarchico. ho veduto troppe cose
false.
I miei campi Dux, le mie sfilate sulla via dellIm-
pero, le adunate oceaniche, la grinta del duce, la pazzia
collettiva! Adesso facile capire...
Dal 24 settembre, dal giorno in cui venni ferito su
quota 228, non ho pi percepito un soldo di stipendio.
Nulla nelle retrovie, nulla sul Don, nulla a Udine, nulla
oggi.
Terzo sollecito della federazione fascista. Fino a oggi
ho resistito per evitare scenate. Ma mio padre insiste e
prometto di accontentarlo.
So che cosa mi aspetta. I gerarchi imboscati hanno
ormai catechizzato i pochi reduci dal fronte russo. Io
sono lultimo. Anche a me diranno che un buon italiano
non deve parlare con entusiasmo della popolazione russa
e con odio dei tedeschi...
Nella Casa del fascio, Sclocchini, un poveretto rifor-
mato, mi ha parlato di patriottismo, delle calunnie con-
tro le forze armate tedesche, della compattezza del fronte
interno.
Lho ascoltato con calma, gli ho risposto con calma
per non dimenticare nulla.
Ho chiesto che il federale, che i fascisti imboscati mi
lascino in pace. Ho pagato la mia parte in questa guer-
ra maledetta, ho pagato abbondantemente i miei cam-
pi Dux. Le balle, la retorica patriottarda mi rivoltano.
Vadano, i fascisti del fronte interno, a guardare i tede-
schi da vicino. Vadano a conoscere i tedeschi come li ab-
biamo conosciuti noi, sul fronte russo. Sono ancora in
tempo. Oggi, i fascisti dovrebbero essere almeno a Bel-
gorod, in prima linea, a fermare le orde rosse. Invece
sono in Italia, sono a Cuneo, imboscati come marmotte.

Storia dItalia Einaudi 137


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Parlando un po la voce mi tremava. Poi mi sono


sbattuto la porta alle spalle.
Sovente incontro il professor Baccalario. un amico,
con lui parlo perch mi capisce. Crede ancora in un do-
mani migliore, con forze nuove, pulite, che prevarranno.
La notte scorsa, durante un allarme aereo, ho incon-
trato un milite della Dicat, un benestante. Mi ha chiesto
se in Russia faceva freddo...
Un reduce di Russia, il sottotenente Cacciolatti, mi ha
regalato due grossi pacchi di munizioni da parabellum.
Ho in testa che presto mi torneranno utili.

2 luglio. Quando i fascisti vanno in coppia con lesercito,


anche le cose serie diventano buffonate. La Cuneense
scomparsa sul fronte russo, i superstiti si contano sulle
dita di una mano: mancano quattordicimila alpini. Ma
i fascisti, a ogni costo, vogliono dimostrare il contrario,
per minimizzare il disastro, per rialzare il morale al fronte
interno.
Oggi ho visto sfilare migliaia di alpini, con le armi, con
i muli. Alpini, armi e muli falsi: gente in gamba, muli
sani.
Ho riconosciuto i gerarchi, i fascistoni dellarmiamoci
e partite. Ho visto i fortunati delle salmerie, i fortuna-
tissimi del deposito, i rimpatriati prima della ritirata, gli
imboscati. Tutti sfilavano senza battere ciglio, fra la gen-
te che non capiva, che applaudiva.
Mio padre e mia madre hanno chiuso le finestre, come
se fossero in lutto. Sono scappati da Cuneo per non
vedere.

Storia dItalia Einaudi 138


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

21 luglio. Un anno fa, come fosse oggi, partivamo per il


fronte. Andavamo in Russia a fare la guerra, e met degli
alpini avevano le scarpe rotte.
La guerra finita, ci dicevano, i tedeschi sono
ormai sullElbruz. Un lungo viaggio in ferrovia si pu
fare anche con le scarpe rotte.
A Postojali, la notte del 20 gennaio, i fuochi di bivacco
rischiaravano limmensa pista nera del corpo darmata
alpino. Si gelava. Sacrificammo lunica coperta per
fasciarci i piedi, lasciando s le scarpe rotte sotto, ma per
poco tempo, finch i piedi congelati non ci costrinsero a
buttarle. Allora non restarono che le strisce di coperta
attorno ai piedi in cancrena.
A Postojali ci chiedemmo: A Roma sapranno? E se
sanno perch non ci salvano?
Un ingenuo disse: Piuttosto di sacrificare unarmata
chiedano larmistizio. Altro che larmistizio! Roma era
cos lontana da ignorarci.
I nostri bollettini parlavano della ritirata vittoriosa,
dei cannoni che gli alpini catturavano ai russi. Noi
buttavamo anche i fucili perch nel freddo dei 40 gradi
non sparavano.

26luglio. caduto il fascismo, viva lesercito, viva


Badoglio, hanno gridato stanotte in via Roma.
Ho risposto con un urlo, come se mi avessero ferito.
Che confusione! Odio con tutte le mie forze i tede-
schi, disprezzo i fascisti, i gerarchi imboscati, corrotti,
vigliacchi. Ma i morti, i nostri poveri morti di Russia,
non mi danno pace. Morti per nulla, proprio come se la
patria non esistesse pi?
Si grida abbasso il fascismo, viva lesercito. Ma
quale esercito! Quello dei morti per nulla, quello dei
vivi che non sanno pi per che cosa combattere?

Storia dItalia Einaudi 139


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Volevo scendere, stanotte. Forse mi sarei fatto pic-


chiare. Volevo scendere per dire queste cose, ma mio
padre si messo a piangere...
Chiss, se mio padre mi avesse parlato chiaro, lui che
sapeva... Se mi avesse parlato chiaro nei tempi facili, al
tempo dei campi Dux, quando avrei potuto ascoltar-
lo... Adesso tardi, ascolto solo pi le sue lacrime, e non
so fino a quando...
Vedo i cortei, sento i discorsi: voglio vedere e sentire
tutto.
Riconosco troppi fascisti di ieri. Pi fascisti erano ieri,
pi oggi sono antifascisti e si agitano, spaccano, urlano.
Vedo i fronti di guerra ancora aperti, i soldati che
combattono ancora per la guerra fascista, la mia espe-
rienza di Russia... e sento nausea!
Parla Galimberti. spavaldamente sicuro di quel che
vuole. Vuole la guerra ai tedeschi, subito.
Non lo capisco. Oggi facile gridare. Ieri dovevano
gridare, ieri, prima del massacro inutile.
Conservo gelosamente le mie tre armi automatiche
russe. Le ho ripulite da poco. Sono ben munizionate.
Sento che spareranno contro i tedeschi.
la via che non vedo. La guerra ai tedeschi, subito?
Abbandonando i nostri reparti nei Balcani, in Africa,
nellEgeo? Abbandonandoli al loro destino? Cos come
abbandonarono noi sul fronte russo?
Mobili che volano dalle finestre. Basta che nella casa
di un gerarca trovino un piatto di agnolotti perch il
lancio abbia inizio. In corso Nizza, a un quarto piano,
un mobile cos grande che non passa. Premono, ma
non passa. Un paio di mutandine rosa, impiccate per
aria sui fili della luce, divertono la folla. Squadre di
volenterosi spaccano insegne, saccheggiano uffici pi o
meno fascisti, cercano inutilmente i gerarchi, guidano le
spedizioni punitive alla Casa del fascio, alla prefettura,

Storia dItalia Einaudi 140


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

alla caserma della milizia. Manifesti, documenti, registri


che bruciano.
Sulla piazzetta del fascio arrivato il prefetto con
tanto di autista: per vedere... Una bastonata lha colpito
in testa prima che scendesse!
In piazza Torino un reparto dellesercito avrebbe spa-
rato contro i dimostranti: un ragazzo ferito.
Rare pattuglie di carabinieri, timidamente, circolano
per la citt. Sembra la festa di Badoglio. Si grida da ogni
parte: abbasso il fascismo, viva lesercito.
Dal monumento a Garibaldi, dove c un comizio,
arrivano tre ubriachi con bandiere tricolori a spalle. Uno
dei tre un noto borsanerista. Cantano.
Mi passano sui piedi. Non ce la faccio a stare zitto.
Pagliacci, grido.
Un ometto che mi era alle spalle incomincia a urlare
come una sirena: Sono patrioti, non pagliacci. Lei
un fascista, qui c un fascista. Sono uno sfollato da
Genova, ho perso la casa a Genova, io. un fascista,
un fascista.
Mio padre e Anna vorrebbero trascinarmi via.
Tutti dicono la loro, a proposito e a sproposito; an-
chio dir la mia.
A denti stretti, dieci, venti volte, dico allometto di non
fare il buffone, di non urlare. Lui dica la sua, io dico la
mia. Ma urla come una sirena.
Si raccolta una piccola folla di curiosi, di gente che
guarda e tace. Arriva un antifascista che va per la mag-
giore: afferra lometto e lo zittisce. Poi mi abbraccia...
Patriottismo! Ma i patrioti non sono i poveri cristi
che crepano in Russia, in Africa, in Balcania, sui fronti
di guerra? Non sono i mutilati, i disperati, che dopo
anni di guerra ritornano a testa bassa nellItalia degli
indifferenti, dei fascisti imboscati?
Con il buio scende il silenzio. Coprifuoco.

Storia dItalia Einaudi 141


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

CAPITOLO QUARTO
GUERRA PARTIGIANA
8 settembre 1943 - 27 agosto 1944

8 settembre. La notizia dellarmistizio mi entra in casa


dalla strada. Gridano che la guerra finita, che Badoglio
sta parlando.
Con Anna scendo in via Roma, quasi di corsa, perch
sento che unaltra guerra sta incominciando.
La gente raccolta di fronte ai caff come al tempo
dei discorsi del duce, come al tempo dei campionati
mondiali di calcio, del giro di Francia. Chi non capisce,
chi capisce a met. Soldati che si abbracciano, bustine
che volano. I soldati sono allegri come se la guerra fosse
finita sul serio.
Non Badoglio che parla. Un disco lento e monotono
chiede che lItalia insorga con prudenza. Sembra rotto il
disco, tanto rauco. Sembra lannuncio di un treno in
partenza, che dovrebbe partire ma non parte mai...
Riordino le idee. I tedeschi che cosa faranno? I
tedeschi saranno spietati. C da sparare.
Corro a casa. Indosso la divisa, prelevo i parabellum,
filo in caserma.
Ho la licenza di convalescenza in tasca, per la pleurite,
per il congelamento. Fino a ieri credevo di reggermi in
piedi soltanto con le endovene di calcio. Sono pi forte
di quanto non pensassi.
Mi presento al primo ufficiale che incontro nel corpo
di guardia. Sono del 5 alpini, gli dico, sono a casa
in convalescenza. Chiedo di poter fare qualcosa.
Il capitano, un certo Romiti, osserva i miei parabel-
lum, mi chiede quanti colpi sparano. Poi, con voce stan-

Storia dItalia Einaudi 142


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

ca conclude: Faresti meglio a startene tranquillo, a go-


derti la convalescenza. Qui perdi tempo, non si far
niente.
Nellampio cortile schierato un battaglione di reclu-
te. La compagnia armi di accompagnamento con i 47/32
si sta schierando.
Mi dico: se il battaglione parte mi infilo in coda e
qualcosa riuscir a fare.
Gli ufficiali si riuniscono a gruppi. Alcuni li conosco
dal tempo della scuola, della Gil, del Guf; chi pi, chi
meno, erano fascisti come me, come tutti: Verra, i due
Silvestri, Berra, Bocca, Cipellini, Brizio e altri.
Non so come la pensino oggi. Hanno appena lasciato
la scuola di Bassano, sono ufficiali da tre giorni. Mi
sembrano imbranati.
Ho conosciuto un 2 alpini fatto con gli Astrua, i
Gorresio, i Bonichi, i Parola, i Civalleri. Ho gi vissuto
un 8 settembre sul Don, a Belogore, con i Grandi, i
Torelli, i Perego. Qui mi sento un estraneo.
Eravamo soli sul Don, abbandonati, come oggi. Ma
un coraggio disperato ci aiutava a combattere, un corag-
gio che qui difficile ritrovare. Qui in Italia, a casa mia,
tutto mi appare pi difficile, quasi senza speranza.
Con le ore che passano, i reparti si sciolgono.
Le pattuglie in bicicletta, che si erano sparse per la
citt a suonare la ritirata, sono rientrate da tempo.
Nel buio gli ufficiali di qua, i soldati di l parla-
no sottovoce come se i tedeschi ascoltassero. Unico ar-
gomento: arriver lordine di sparare?
Soltanto le armi e gli zaini schierati nel cortile dicono
che non siamo ancora un esercito di prigionieri.
Verso mezzanotte pare che la baracca riprenda a mar-
ciare. Per la prima volta si accenna alleventualit di resi-
stere ai tedeschi. Un reparto con quattro pezzi da 47/32
dovrebbe schierarsi a Madonna dellOlmo per unazione
di sbarramento.

Storia dItalia Einaudi 143


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

un falso allarme. Cerco in citt Piero Bellino, fanta-


stico con lui fin quasi allalba.

9 settembre. Torno al 2 alpini, sempre in divisa, sempre


con le armi automatiche.
Tutto apparentemente normale. Lufficiale di pic-
chetto ha la sciarpa azzurra, la guardia continua a
schierarsi al passaggio dei rari ufficiali superiori che sin-
filano in caserma.
Si attendono gli ordini.
La compagnia armi di accompagnamento in posta-
zione a Villa Desm: sbarra le provenienze dalla zona di
Mondo v. Altri reparti del battaglione reclute sarebbero
schierati a Madonna dellOlmo. Spareranno se attaccati?
Radio Scarpa qui non funziona, perch non esistono
i comandi, perch manca qualsiasi iniziativa anche la
pi modesta, perch si gira a vuoto nellattesa passiva di
situazioni nuove.
Qui la scala dei gradi, delle responsabilit scompar-
sa. Siamo come in unimmensa retrovia, e scappare fa-
cile.
Si attendono ordini, che potrebbero non arrivare mai.
Se i tedeschi non fossero in casa nostra, alle porte di Cu-
neo, forse alcuni ufficiali superiori andrebbero a giocarsi
la partita a bocce, per far passare il tempo.
Radio Londra potrebbe sostituire Radio Scarpa, ma
un delitto ascoltarla.
Per prelevare dieci coperte occorrono, come sempre,
venti timbri e venti firme. sempre andata cos. Non ha
importanza che si perda un mulo, limportante che se
ne ricuperino gli zoccoli. Scartoffie e pezze giustificative
prima di tutto.
Dopo le scartoffie gli stipendi. Si parla infatti di
distribuirli al pi presto, prima, comunque, dellarrivo
dei tedeschi.

Storia dItalia Einaudi 144


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Che si spari o meno a Villa Desm e a Madonna


dellOlmo dipender dai fili del telefono. Con i fili del
telefono tagliati, in piccolo e in grande, a Cuneo e a
Roma, scompariranno la dignit, il coraggio, tutto, anche
lonore militare.
Che fare? Il gioco grande, superiore alle nostre for-
ze. tremendo assistere a questa lenta agonia, sentire
che la divisa, che le armi diventano un peso, un ingom-
bro. il secondo fallimento che mi arriva sulle spalle, a
breve scadenza, ed pi pesante dellaltro.
Sparare vuol dire credere in qualcosa di giusto o di
sbagliato. Qui non si crede pi a nulla.
Non appena apprendo che un piccolo reparto della
4 armata sarebbe arrivato dalla Francia raggiungo, con
Piero9 , via Statuto per controllare la notizia. Ci attac-
chiamo a tutto, alle notizie vere, alle notizie false: in fon-
do in fondo crediamo ancora in questo esercito scombi-
nato, perch labbiamo visto combattere e pagare senza
piet.
Incontriamo il reparto, una breve colonna di pochi
autocarri, di fronte al comando zona. I soldati sono
spauriti, di sorientati. I loro ufficiali sono in citt a
cercare abiti borghesi.
La 4 armata non esisterebbe pi. Non ripiegherebbe
dalla Francia, sarebbe in ritirata. Forse le unit motoriz-
zate riusciranno a raggiungere lItalia. Molti reparti non
troveranno via di scampo.
Al 2 alpini nessuna novit. Aria di funerale: conver-
sazioni stanche, piene di diffidenza, come se ognuno te-
messe di confessare la propria paura.
In giro fino a notte tarda a sentire, a parlare, mentre
arrivano le prime colonne, i comandi, i servizi della 4
armata.

9
Piero Bellino.

Storia dItalia Einaudi 145


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

10 settembre. Notizie da Alessandria: l si resiste, si


combatte. La Cittadella sarebbe una fortezza inespugna-
bile. Se Alessandria resiste, anche a Cuneo si sparer.
I reparti di Villa Desm e Madonna dellOlmo hanno
ricevuto lordine di rientrare in caserma. Tutti gli ufficia-
li sono consegnati.
Nel tardo mattino si piazzano mitragliatrici e mitra-
gliatori alle finestre della caserma, dentro e fuori. Le ar-
mi sono per senza caricatori. Come se non bastasse,
hanno lordine categorico di non sparare...
Una piccola folla di civili di fronte al portone princi-
pale, al portone carraio, grida, si sbraccia. Sono i fami-
liari che portano notizie, che invitano gli alpini a scappa-
re. Verso mezzogiorno si chiudono i battenti, gli alpini
restano isolati.
Il grosso della 4 armata sta ripiegando in citt. Co-
lonne interminabili di automezzi lungo i viali, allombra,
nellillusione di sottrarsi agli attacchi aerei. Colonne in
transito.
una valanga di gente senza comando, che sosta,
che scappa. Tutto cos brutto, cos spaventosamente
squallido, da sgomentare.
Soldati che hanno buttato le armi, sconvolti, alla ricer-
ca affannosa di abiti borghesi. dalla Francia che cerca-
no abiti borghesi. Soldati a decine di migliaia.
Due marinai in bicicletta, nel grigioverde, spiccano
come mosche bianche. A Vernante fermo un treno
blindato; fino a ieri guardava la Costa Azzurra.
Cavalleria, gruppi corazzati, colonne dei servizi. Mol-
te autovetture francesi, requisite o rubate, piene di uffi-
ciali e soldati pigiati come sardine.
Nelle colonne in sosta si liquida, si svende. Vale pochi
soldi, lesercito. Automezzi, viveri, coperte, equipaggia-
mento, carri officina, carri ospedale, tutto si vende. Un
camion vale un abito borghese.

Storia dItalia Einaudi 146


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Anche i magazzini della Sussistenza liquidano. Le for-


me di formaggio rotolano verso la citt come pneumati-
ci. Fusti di olio, sacchi di farina, ogni bendidio. Gente
ricca, gente povera. Corso Monviso sembra un formica-
io, si trascinano carretti e biciclette cariche fino allinve-
rosimile.
Raggiungo con Piero il comando zona. Nellanticame-
ra, fascisti che confabulano, un gruppetto, cinque o sei,
chi in divisa dellesercito, chi in borghese.
Il colonnello B., capo di stato maggiore, con gentilezza
squisita, taglia corto in partenza. Ci dice: Spiacente, ma
il generale non pu ricevere: il generale riposa. Dite a
me.
Bene o male il capo di stato maggiore, un grosso
ufficiale ancora al suo posto. Guardo Piero e attacco:
Siamo due ufficiali in convalescenza per ferite di guer-
ra. Lui tornato dalla Grecia, io dalla Russia. Non
possibile che tutto debba andare in rovina. Sappiamo
cos la guerriglia, siamo decisi a fare qualcosa, a dirotta-
re i reparti in vallata, a organizzare una resistenza, a fare
qualcosa...
S, certo, risponde il colonnello, ne parler al
generale. Ottime idee, per la verit tutte cose previste.
Arriveranno gli ordini. Adesso vi devo lasciare.
Come due fessi, a testa bassa, usciamo dal comando.
Rituffarci nel disordine e riaggrapparci a una speranza
la stessa cosa. C una mezza armata a Cuneo. Credere
con ostinazione nellesercito vuol dire credere nei gradi.
Cerchiamo il comando darmata.
Nella villetta del presidio, in corso Garibaldi, c pi
gente in borghese che in divisa. Si diceva che fosse qui
il comando darmata, che qui i generali, a maniche rim-
boccate, lavorassero per riprendere in mano la situazio-
ne.
Passando da un ufficio allaltro non troviamo che scar-
toffie abbandonate. Nellufficio pi ampio, al secondo

Storia dItalia Einaudi 147


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

piano, finalmente un ufficiale di stato maggiore lavora a


tavolino. Piegato com sulle carte, ostenta, senza voler-
lo, le sue grosse mostrine doro che gli decorano il bavero
della giacca.
Ci avviciniamo in punta di piedi, temiamo di distur-
barlo.
Non fa una piega. Gli siamo addosso, ma non batte
ciglio. assorto come se compilasse un ordine di opera-
zioni.
Sta compilando una carta didentit falsa, non sa nien-
te di niente. Sono di passaggio, dice, sono qui per
caso e non so niente.
In piazza Vittorio, nella parte che fa angolo con corso
Nizza, organizziamo un servizio di smistamento per le
colonne in transito. Si unito a noi Berra. Vorremmo
dirottare le colonne su per le valli, ma la bolgia cos
infernale che veniamo sommersi. Chi cerca lordine
pazzo. Le colonne, dopo il viadotto, non svoltano a
sinistra: cercano la pianura.
Torniamo in caserma, al 2 alpini. Per entrare si perde
tempo perch la folla dei borghesi si infittita: dalla
strada i civili bussano, e lufficiale di picchetto risponde
e apre soltanto alle voci che conosce.
Si dice che poco fa il colonnello Boccolari ha aggredi-
to lufficiale di picchetto. Lei va insinuando che il suo
colonnello gi in borghese. Lo guardi, il suo colonnel-
lo: qui. E stia attento, perch la faccio mettere al mu-
ro, avrebbe gridato.
Brutto segno! Quando i colonnelli parlano di fucilare
la fine. Lesperienza di Russia insegna.
quasi sera quando suona ladunata. Gli alpini,
su nelle camerate, parlano sottovoce, come si parla in
trincea. Confondono ladunata con lallarme: pensano ai
tedeschi.
A frotte rotolano dalle scale, riempiono il cortile.

Storia dItalia Einaudi 148


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un ufficiale anziano del deposito saltella come un


grillo invitando alla calma: Calma, calma, grida,
qui sembra peggio che a Caporetto. Conosco i tedeschi.
Calma, calma. Sono soldati leali, i tedeschi. Aspettiamoli
con calma. Ci concederanno lonore delle armi.
Torna la calma e gli ufficiali schierano i reparti.
Poi appare Boccolari con un breve seguito di penne
bianche. Sulla sinistra del cortile c un riporto di terre-
no, una lunga collina che copre i rifugi antiaerei. Bocco-
lari vi sale, come su un palco.
Con un largo gesto delle braccia, paterno, invita i
reparti a sciogliersi. Insiste nellagitare le braccia, vuole
che gli alpini, alla buona, si stringano attorno al suo
palco. E parla.
I piemontesi, dice, abbandonino armi e bagagli,
raggiungano le proprie case. I toscani invece verranno
inquadrati in un nuovo reparto e raggiungeranno Praz-
zo.
Una breve pausa e conclude: Arrivederci presto.
ancora sul palco, Boccolari. Guarda e tace. Anche
gli alpini lo guardano in silenzio.
Un soldato che mi accanto accende un mozzicone di
si garetta. Parla il tuo colonnello, non fumare, gli urla
in faccia lufficiale del deposito, quello di Caporetto.
Sta cominciando il movimento. Boccolari sparito in-
sieme con le penne bianche. I piemontesi sono impa-
zienti di lasciare la caserma, sono liberi, sono borghesi. I
toscani si aggirano perplessi.
Un alpino di Apuania mi dice: Tenente, io sono
toscano, ma un piemontese mi ospiterebbe a casa sua.
Cosa devo fare?
Non so rispondergli. In questa confusione non man-
cavano che due eserciti, uno piemontese, laltro toscano!
Con il buio, il cortile si fatto vuoto. In caserma
non sono rimasti che i toscani, su nelle camerate, e un
gruppetto di ufficiali subalterni.

Storia dItalia Einaudi 149


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Si vorrebbe ancora fare qualcosa, riorganizzare, por-


tare via le armi, tentare una resistenza; ma non si sa da
che parte incominciare.
In una delle tante camerate vuote ci riuniamo noi
ufficiali. Siamo forse una dozzina. C una luce azzurra,
da oscuramento. Non riusciamo a guardarci negli occhi.
Sto ad ascoltare. Anche Piero ascolta. Ognuno dice la
sua.
Dunchi, un toscano che non ho mai visto, che incontro
per la prima volta, grida troppo forte. Sogna a occhi
aperti. Vorrebbe far fuori i fascisti, far fuori i tedeschi:
vorrebbe fucilare Boccolari e poi via via tutti i soldati non
decisi a sparare.
Se almeno fosse saltata fuori all8 settembre questa te-
sta calda, quando qui si dormiva, lambiente ne avrebbe
ricevuto forse una scossa salutare. Ma all8 settembre an-
che Dunchi dormiva, e adesso tardi. Fucilare Boccola-
ri, fucilare chi non vuole sparare? Non basterebbero le
munizioni!
Penso al tenente colonnello Palazzi, e ne parlo a Pie-
ro. Palazzi, con il suo prestigio, il suo coraggio, potrebbe
ancora organizzare una resistenza contro i tedeschi. Pa-
lazzi rientrato dalla Russia prima della ritirata, perch
malato: non ha vissuto il disastro, ma ha conosciuto i te-
deschi. In Grecia, in Albania ha dato il meglio di se stes-
so, non piegava la schiena di fronte ai comandi; si fat-
to perdonare dai suoi ufficiali la scorza dura, il tratto da
soldato terribile, esigentissimo.
Corriamo da Palazzi. Sono le 21.
Palazzi appare in pigiama. Ha tardato ad aprire.
Sulluscio di casa ci sbarra lentrata. Non parla, ci
guarda di brutto. Con il pigiama a righe sembra un
carcerato.
Colonnello, gli dico, in caserma tutti scappano.
Abbiamo fiducia in lei; venga in caserma. Con lei saremo
in molti a sparare...

Storia dItalia Einaudi 150


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Esplode. Fuori dai coglioni, grida, via, non voglio


sapere niente. Tutti pidocchi, tutti pidocchi. Fuori dai
coglioni.
Scendiamo a testa bassa, mentre continua a urlare, e
ogni insulto una staffilata.
Abbraccio Piero. Piangiamo come due bambini.

11 settembre. I pochi toscani rimasti raggiungeranno


Prazzo con il capitano Giraudo. Dunchi partito con
un gruppo dei suoi, verso la Bisalta.
Apprendo che da un attimo allaltro dovrebbe arrivare
da Saluzzo un colonnello degli alpini, per organizzare la
resistenza ai tedeschi. Se ne parla con insistenza, ma non
se ne conosce il nome.
Primo messaggio dei tedeschi: un aereo sorvola la citt
a bassa quota.
Si dice che nella caserma dellartiglieria i reparti sia-
no inquadrati perfettamente, che attendano ordini. Rag-
giungo corso Umberto per controllare la notizia e intrav-
vedo due motociclisti tedeschi che procedono a passo
lento, mimetizzandosi nella confusione che li circonda.
Mi butto sul viale; afferro il primo, lo sto disarmando.
Fermo, mi gridano alle spalle, e non ho il tempo di
girarmi che mi trovo immobilizzato.
Sgroppando riesco a liberarmi. A manate spingo in-
dietro tre ufficiali italiani, quelli che mi hanno aggredito,
e chiedo cosa vogliono.
Siamo del comando zona, mi dicono, siamo la
pattuglia in servizio dordine. Un foglio del nostro gene-
rale ordina che tutte le forze tedesche in transito devono
essere dirottate al campo raduno di Cervere.
I due motociclisti sono ripartiti a tutto gas. La discus-
sione, pietosa e violenta, continua fra i civili incuriositi.
Purtroppo un continuo girare a vuoto. Questa va-
langa di grigioverde, che ha invaso la citt, a tratti ravvi-

Storia dItalia Einaudi 151


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

va ancora le speranze: ma non che fango, soltanto fan-


go.
La caserma dellartiglieria ha le porte sprangate. Allin
terno gli ultimi reparti, con ordine e disciplina, stanno
ultimando la smobilitazione: i fucili qua, i moschetti l,
le coperte ben piegate e cos via.
Mi spingo verso la Stazione Nuova. Fermo un gruppo
di soldati che corrono verso i treni. Sono artiglieri alpini
e come tutti scappano.
Non correte verso la stazione. Guardate, i treni sono
fermi, non partono. Anche sulle locomotive i soldati
sono appesi a grappoli. Con i treni non andrete lontano.
Un tenente di artiglieria alpina, un loro ufficiale, tenta di
convincerli con le mie stesse parole. Sembrano perplessi,
capiscono che i treni sono una trappola. Ci pensano su,
poi corrono ai treni.
quasi notte quando torno al 2 alpini.
Nellandrone principale il maggiore G. sbarra luscita
a quattro alpini. a gambe larghe, impugna una bomba
a mano. A denti stretti continua a ripetere che uno
schifo, che non devono scappare.
Gli alpini hanno facce da tonti, sembrano l per
lappello dei consegnati. Sono piemontesi, gli ultimi
rimasti, chiss come, in caserma.
Allimprovviso dalla strada gridano che i tedeschi
stanno arrivando. Spariscono tutti. Il maggiore ha po-
sato sulla panca di pietra la bomba a mano.
In piazza Vittorio soldati che rasentano i muri come se
fossero braccati dai tedeschi. Tutti sono vestiti alla meno
peggio, tutti hanno rimediato una giacca o un pantalone
borghese.
Incontro un sottotenente del battaglione reclute che
sgambetta sotto i portici. Indossa una giacca a vento
color latte, cos lunga da coprirgli le mutandine. Non
si vergogna, va a raggiungere i pantaloni borghesi...

Storia dItalia Einaudi 152


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un bersagliere grida che i tedeschi sono sul ponte. Il


grido si ripete nel buio come uneco. Scappano tutti,
soldati e borghesi.
un falso allarme, ma i tedeschi non sono lontani.
Per lultima volta torno al 2 alpini. La caserma appare
vuota come ai tempi delle manovre. Sono proprio in
fondo al pozzo. Qui finisce il mio fascismo fatto di
ignoranza e presunzione, in questa caserma buia, per
sempre.
Sotto il porticato, oltre il cortile, rare ombre che cor-
rono. Sembrano ladri: sono borghesi. Raccolgono le ar-
mi per fare la guerra ai tedeschi.
Rientro a casa che quasi mattino. Mi tolgo la divisa:
non lindosser mai pi!

12 settembre. Scrivo alle famiglie Grandi, Perego, To-


relli: voglio che sappiano che nel ricordo dei loro cari ho
scelto.
Vedo i tedeschi che entrano in citt. Su quattro au-
toblinde arrivano dal viadotto. In piazza Vittorio mano-
vrano sicuri come se fossero a casa loro. Hanno uno stile
che conosco: le mitraglie che impugnano spareranno da
sole.
Sono proprio tedeschi, di quelli buoni: bestioni enor-
mi, duri, tutti di un pezzo. In venti controllano lintera
citt.
Incontro, in corso Nizza, Piero. Faramia, Mutisio e
altri si uniranno a noi. Siamo in bicicletta, siamo armati.
Nel mio zaino ho i due parabellum e la pistolmaschine.
A San Bernardo la cascina Chiari la nostra prima
base partigiana.

Storia dItalia Einaudi 153


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

13 settembre. A Valera, a Valgrana, in bicicletta. Occul-


tiamo nelle grange armi, munizioni, apparecchi radio.
Ovunque colonne di autocarri, di artiglierie abbando-
nate.
A Caraglio, in un campo ai margini del paese, venti
carri armati sembrano giocattoli rotti.
Montagne di materiale buttato. Gli elmetti hanno
qualcosa di umano, di vivo. I muli, a branchi, annusando
gli elmetti, sembra cerchino un padrone.
I muli, per il momento, nessuno li tocca, nessuno li
vuole. Sono gi stati battezzati: i contadini li chiamano i
muli di Badoglio. Anche larmistizio stato battezzato:
lo chiamano il disordine di Badoglio.
Molti gli sbandati, in divisa, in borghese, che non
sanno a che santo votarsi.
Ci spingiamo fino a Monterosso. Unauto scorrazza in
lungo e in largo per la valle; due montanari giurano che
c su il federale di Imperia.
Decidiamo di spararvi dentro, poi non si fa niente.

14 settembre. Da Valgrana a Valera: molte corves, con


un carretto a mano, sulla lunga mulattiera. Abbiamo gi
un discreto arsenale, sparso nelle grange: fucili, mitra-
gliatori, mitraglie.
Notizie da Cuneo.
Ieri, alle 19, puntata tedesca alla stazione ferroviaria
con due blinde e quattro uomini.
Il treno di Limone era strapieno di sbandati. Centinaia
di soldati attendevano altri convogli.
Due tedeschi si sono piazzati con le pistolmaschinen
imbracciate lungo la scarpata, fuori dai binari. Poi lalto-
parlante ha scandito gli ordini: Achtung, Achtung. La
stazione bloccata. Per ordine del comando tedesco i
militari italiani sincolonnino sul piazzale della stazione.

Storia dItalia Einaudi 154


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il treno si svuotato lentamente, in silenzio. La


stazione si fatta deserta.
Sul piazzale si formata la colonna dei prigionieri.
Il campo di concentramento nella caserma dellarti-
glieria alpina. A giorni verranno internati in Germania.

16 settembre. Arrivano le prime notizie, incerte e fram-


mentarie, sullo sbandamento del 2 alpini.
Un gruppo di toscani, con Dunchi e Testori, sarebbe
in zona di Peveragno.
Quelli della cannoni, con Accame, Dalmazzo e De
Simoni, sarebbero a Monterosso Grana. Avrebbero ar-
mi, munizioni e viveri al seguito.
A Frise, sempre in valle Grana, il gruppo di Dalma-
stro, Bocca, Cipellini, Trombetta, Ventre, Verra.
La colonna di Prazzo, invece, si sciolta appena giun-
ta in valle Maira. Burdese con noi a San Bernardo.
Soltanto fra il gruppo della cannoni e Frise esiste-
rebbe un collegamento: Dalmazzo collegherebbe i due
gruppi.
Gli ufficiali dei gruppi di Peveragno, Frise, Monteros-
so, sono tutti di complemento.

17 settembre. Ogni giorno ne sento una nuova. Lultima


questa: il colonnello Boccolari, comandante del 2 al-
pini, un superdecorato, prima di sciogliere il battaglione
reclute ha recuperato i suoi fiori.
La 4 armata rotolava su Cuneo, lItalia andava a ca-
tafascio. Chi pi chi meno eravamo disperati. Boccolari
pensava ai fiori.
Con un camion militare ha raccolto tutti i vasetti,
perch i tedeschi non li sciupino.

Storia dItalia Einaudi 155


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

18 settembre. Giorni di lavoro intenso per occultare


materiali, cercare basi, reclutare uomini e ufficiali. A
Caraglio, a Dronero.
Sappiamo che presto dovremo sparare, che la guerra
sar lunga. Sappiamo di essere soli in pianura, che alcuni
gruppi si stanno formando in montagna.
Da Cuneo riceviamo notizie quasi ogni giorno. Per
adesso i tedeschi studiano lambiente.
Di politica non vogliamo sentir parlare; siamo ancora
militari. Lesercito era qualcosa di pi e di meglio del
fascismo. Sul disastro dell8 settembre lesercito potr
rinascere.
Siamo collegati con il gruppo di Valera, una trentina
di siciliani, ex soldati della 4 armata.
Ho tentato inutilmente un collegamento con quelli
della Bisalta. Si dice che lorganizzatore sia un certo
Franco10 , con base a Boves presso un suo omonimo.
Tenteremo altri collegamenti.
Primi bandi fascisti, primi bandi tedeschi. Il federale
di Cuneo, un giovanotto imboscato fino all8 settembre,
con un manifesto dolciastro chiama a raccolta i... com-
battenti di tutte le guerre.

22 settembre. I tedeschi hanno bruciato Boves. Molti i


morti, fra i civili. La guerra vera sta incominciando, con
le popolazioni in prima linea.
Il gruppo cli Monterosso Grana si disperso: prima
gli alpini, poi gli ufficiali hanno abbandonato la valle.
Soltanto Faustino Dalmazzo rimasto in valle.
A Frise e Peveragno i gruppi di Dalmastro e Dunchi
stanno prendendo forma. Dalmastro pone le basi per

10
Franco Ravinale.

Storia dItalia Einaudi 156


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

lattivit futura: inquadra gli uomini, si organizza logisti-


camente. Dunchi, invece, impulsivo, batte la pianura.
28 settembre. Il tenente colonnello Palazzi si pre-
sentato ai tedeschi. Anche un gruppo di una quindicina
di ufficiali superiori si presentato ai tedeschi: da gior-
ni complottavano, sui campi della Bocciofila, senza sa-
pere che cosa decidere. Anche un generale di Cuneo si
presentato ai tedeschi.
Il maggiore tedesco Pejper, un ragazzotto cinico e
spietato, li avrebbe accolti con simpatia: Siete veri sol-
dati. Andate a casa, prendete una valigetta di indumenti,
poi tornate qui. Vi considero soldati, come meritate.
Unora dopo le famiglie di questi ufficiali tentavano
gi di far passare, attraverso le inferriate della caserma, i
viveri per il lungo viaggio verso la Germania!

2 ottobre. Faustino Dalmazzo ha lasciato la valle Grana


ed sceso a San Bernardo. Con Piero lelemento di
punta della nostra formazione.
Abbiamo bande a Vignolo, Cervasca, Valera, Bernez-
zo, e in pianura a Morozzo, Montanera, Fossano, San Se-
bastiano, Centallo, Murazzo. In tutto un centinaio di uo-
mini.
I movimenti in pianura sono ancora relativamente fa-
cili. Giriamo in bicicletta come trottole.
La popolazione con noi: non c famiglia che non
abbia il suo sbandato. con noi, ma con prudenza. Sono
le spie, i fascisti mimetizzati, i barabba che spaventano.
I tedeschi pagano bene le spie e troppa gente non vuole
rischiare e vive ai margini, n di qua, n di l. Soltanto i
generosi, gli entusiasti, i disperati, sono allo sbaraglio.

Storia dItalia Einaudi 157


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

5 ottobre. Abbiamo battezzato la nostra formazione: 1


compagnia Rivendicazione Caduti.
Vogliamo vendicare i caduti di Russia. Il nostro giura-
mento dice: ... per ogni italiano morto in Russia dieci
fascisti e dieci tedeschi accoppati.

6 ottobre. Alla filatura di Caraglio c materiale per tutti.


Una colonna di camion della 4 armata, nei giorni del
disordine, ha buttato l montagne di munizioni e armi.
Molto materiale bottino di guerra, raccolto sul fronte
grec-albanese. Non mancano armi francesi.
questo il nostro arsenale. Anche oggi abbiamo pre-
levato un carro di materiale, che nella notte raggiunger
il deposito di Centallo, in casa di Faustino11 .

7 ottobre. Il nostro camion Taurus, nascosto sotto un


portico lungo la via Monea, inutilizzabile perch senza
carburante.
In zona di Cervasca abbiamo un nuovo distaccamento
di dodici uomini, al comando di un ufficiale dellex 4
armata, un certo Sarti.
La casa di Piero, a Roata Rossi, un arsenale. Anche a
San Bernardo, nella cascina Chiari, stiamo accumulando
armi.

8 ottobre. In casa Delfino, a Cuneo, incontro un collega


di Giovanni12 , il capitano in s.p.e. Torta.

11
Faustino Dalmazzo.
12
Giovanni Delfino.

Storia dItalia Einaudi 158


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un generale, di cui tace il nome, avrebbe in program-


ma unorganizzazione di soli ufficiali in s.p.e. Non tanti,
una trentina, decisi a tutto.
Il gruppo di arditi, spostandosi da un punto allaltro
dellItalia invasa, dovrebbe colpire nel vivo la macchina
bellica tedesca. Colpi in grande stile: azioni di sabotag-
gio alle principali installazioni strategiche; distruzioni di
aerei, attrezzature, opere darte stradali e ferroviarie; at-
tacco ai trasporti militari e alle basi logistiche.
Meglio una di queste azioni riuscite, dice Torta,
che dieci formazioni partigiane.
Non sono daccordo. Non credo in unorganizzazione
del genere.

12 ottobre. Ritorno sovente al 26 luglio, all8 settembre.


Senza lesperienza di Russia, non so come avrei scelto.
26 luglio: tutti antifascisti, troppi antifascisti. La verit
credo sia questa: che gli antifascisti in Italia erano pochi.
Bestemmiare vestendo lorbace, raccontare barzellet-
te, non era antifascismo, era confusione morale.
Senza la Russia, all8 settembre mi sarei forse nascosto
come un cane malato. Se nella notte del 25 luglio mi fossi
fatto picchiare, oggi forse sarei dallaltra parte.
Mi spaventano quelli che dicono di avere sempre ca-
pito tutto, che continuano a capire tutto. Capire l8 set-
tembre non era facile!

14 ottobre. Ieri sera, Franco di Boves ha tentato un


collegamento con noi di San Bernardo.
Sono proprio gente strana quelli della Bisalta: la guer-
ra la fanno alla co-boy.

Storia dItalia Einaudi 159


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Franco arrivato con una nutrita scorta di motocicli-


sti. Ha messo sottosopra tutta la frazione; ha chiesto di
casa in casa dove fosse il comando partigiano.
La gente, nel vederli cos brutti, li ha creduti fascisti
mascherati alla partigiana. Ha dato lallarme e noi abbia-
mo preso per i campi.
Dopo unora di scorribanda Franco ripartiva senza
averci incontrati.

16 ottobre. Ieri notte ci siamo appostati attorno allam-


masso di Centallo. Avevamo notizia che una banda a de-
linquere locale avrebbe effettuato un colpo, rubando
un camion di grano.
Non sono comparsi. Avremmo sparato senza piet.
Il fenomeno del banditismo si sta allargando. Ex mili-
tari sbandati della 4 armata e delinquenti locali, masche-
randosi alla partigiana, terrorizzano le popolazioni. Ba-
sta un cappello alpino, una giubba grigioverde, per con-
fondere le acque.
Tanti ne pescheremo, tanti ne fucileremo.
Se vorremo evitare che i tedeschi e i fascisti facciano
di ogni erba fascio, speculandoci su per diffamarci, non
dovremo perdonare.

26 ottobre. Il gruppo di Valera ha per comandante un


ex carabiniere, un siciliano: Parisi.
un gruppo di quaranta uomini, tutti siciliani, soldati
di fanteria dellex 4 armata.
Sono ospiti del gruppo due ufficiali siciliani, anchessi
dellex 4 armata. In pi, cinque sbandati americani,
aviatori, ex prigionieri.
Chi pensa a tutto Parisi. Con una bicicletta scassa-
ta corre per le campagne a raccogliere armi, viveri, equi-

Storia dItalia Einaudi 160


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

paggiamento. Sono tempi in cui basta cercare per trova-


re.
Sovente Parisi raggiunge Cuneo, per vedere i tedeschi
e i fascisti da vicino. Nelle sue puntate in citt indossa
sempre la divisa nera da carabiniere, per proteggersi.
Nei giorni scorsi, a Cuneo, lo ha fermato un ufficiale
repubblichino. Parisi aveva le scarpe straordinariamente
sporche, quasi rosse, del fango di Valera. scattato sul-
lattenti: ha ascoltato disciplinatamente un interminabile
cicchetto sul decoro della divisa.
Purtroppo i siciliani di Valera non sono partigiani;
sono sbandati. Non se la sentono di combattere.
Come vorrei non avere la responsabilit di questi
paesani, non perdere tempo dietro al quintale di grano,
al chilo di sale, mi ripete sovente Parisi. Ma fare im-
boscate, cercare i fascisti dove si nascondono, in citt.
Di abbandonare i paesani non vuol saperne.

5 novembre. Sempre pi di rado raggiungo Cuneo, di


sera. A volte passo dal viadotto, a volte da Madonna
dellOlmo. Allalba torno a San Bernardo.
Ai posti di blocco i fascisti sono marmotte del tipo
Dicat. Basta tirare avanti decisi; se si scantona peggio.
Ieri mattina ho lasciato Cuneo alle 5 esatte, credendo
che fossero le 6. In bicicletta verso il viadotto.
Al posto di blocco, nel buio, minchioda un chi va
l secco, di chi ha paura e sta per premere il grilletto.
Grido al milite, con voce alta, sicura:
finito il coprifuoco e posso viaggiare.
Il coprifuoco finisce alle 6.
Con il nuovo bando di ieri finisce alle 5.
Allora avanti.

Storia dItalia Einaudi 161


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

6 novembre. Faustino era in montagna, in valle Grana,


ed sceso in pianura, perch era stanco di starsene lass
a fare niente.
Adesso risale sovente in valle Grana, perch pensa che
le bande di pianura non possono vivere staccate dalle
bande di montagna.
il pi politico del nostro gruppo. Gli incontri di
Faustino con Detto Dalmastro e Duccio Galimberti, da
un po di tempo, non sono soltanto sul piano organizza-
tivo.
Che tutti noi si guardi con interesse alla valle Grana
indubbio: per la verit per con scarso entusiasmo.
Nei confronti del gruppo di Dalmastro proviamo una
scarsa simpatia, perch lo consideriamo unappendice
della banda Galimberti. Nei confronti della banda Ga-
limberti proviamo una spiccata diffidenza, perch ope-
ra pi sul piano politico, che sul piano militare. Anche
Faustino, su questo punto, la pensa come noi.
Non vogliamo saperne dei politici, non vogliamo
saperne dei militari.
Con la banda di Boves, impostata su basi da regio
esercito, i primi collegamenti sono andati a vuoto e non
ne cercheremo altri. Lincendio di Boves, i sanguinosi
combattimenti della Bisalta, con i civili allo sbaraglio,
hanno confermato che limpostazione dei bovesani
sbagliata, che limprovvisazione, in questa guerra, si paga
a caro prezzo.
Il nostro programma preciso. Niente improvvisazio-
ni, ma lavoro in profondit, con la visione chiara che do-
vremo combattere in una guerra lunga e difficile.
Niente che si innesti sui passato; orrore per la retorica,
per la forma, per quanto di negativo pu ricordare il
regio esercito.
Organizzazione dunque: evitando i massacri dei civili,
rispettando le regole della vita clandestina in pianura.

Storia dItalia Einaudi 162


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nel nostro programma c per un rischio: di organiz-


zarci... troppo, di non sparare mai!

8 novembre. Arruoliamo nuove reclute, nuovi ufficiali.


Miglioriamo lorganizzazione. Per fare che cosa, poi?
Per contarci e basta.
Quasi ogni notte i nostri carri con armi e materiali,
prelevati alla filatura, raggiungono le basi di Vignolo,
Cervasca, San Benigno, Centallo. A Bernezzo abbiamo
una nuova base.
Tutte azioni logistiche, di ordinaria amministrazione.
come se comandassimo un reparto di territoriali, di
gente che... vorrebbe fare il partigiano.
Ogni giorno si parla di azioni militari, di sparare: ma
si rimanda sempre. Dovremo ben deciderci un giorno o
laltro.

10 novembre. Anche ieri sera ero a Caraglio con Piero,


per proteggere i tre carri che caricavano alla filatura.
Pioveva. Sotto le nostre mantelle impermeabili, cap-
puccio in testa, dal rettilineo guardavamo verso il paese.
Un contadino ubriaco arriva, dopo lunghe soste, a
due passi da noi. Incontra le nostre ombre, fa un salto
allindietro come se avesse visto due serpi. Cristu, i
tedesk, esclama.
Si riprende subito: Buonasera, cerea, cerea signori,
dice cantando, e sinchina in modo buffo.
Noi zitti, immobili, continuiamo a guardarlo da sotto
il cappuccio.
Incomincia ad allontanarsi camminando a ritroso.
Urliamo con voce dura, alla tedesca.
Ci risponde con insulti irripetibili.

Storia dItalia Einaudi 163


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

11 novembre. Con Faustino a Caraglio.


Incontro con il maggiore B. del battaglione reclute.
Sulle prime diffidente, riservato: poi incomincia a
parlare.
Lavora per una formazione della valle Casotto, quella
del colonnello di stato maggiore Rossi. A Caraglio sta
cercando i quattro 47/32 della cannoni.
vestito come un allievo dellaccademia militare: pan-
taloni alla cavallerizza del tipo principe, calzettoni
bianchi, giacca a vento color nocciola.
Povero B.! Crede ancora nei cannoni.

12 novembre. Scagliosi arriva a San Bernardo quasi ogni


giorno. Le endovene di calcio sono importanti e faccio
i salti mortali per non mancare allappuntamento. Ma il
pi delle volte Scagliosi mi aspetta inutilmente.

13 novembre. Con Faustino e Giovanni a SantAnna


di Bernezzo. Incontro con Livio Bianco, Leo Scamuzzi,
Aldo Quaranta.
Aldo espone i termini della sua ideologia politica (par-
tito dazione). Cita alcuni brani dei quaderni gl.
Leo, con grande ottimismo, parla di forze di cui in
realt non dispone.
Chi pi mimpressiona favorevolmente Livio. Chie-
de chi siamo e che cosa vogliamo da questa guerra.
un grave errore, dice, avere alla base dellazione sol-
tanto la guerra per la guerra, da militari puri. La guer-
ra ai tedeschi e ai fascisti non che lobiettivo immediato
della lotta. Il rinnovamento profondo della vita del pae-
se sul piano sociale e politico un problema importante
quanto la guerra che stiamo conducendo.

Storia dItalia Einaudi 164


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Lincontro si conclude con un accordo generico, in-


tensificheremo i collegamenti e la collaborazione con la
banda Italia libera.

18 novembre. Ieri, puntata in zona di Levaldigi per il


prelievo di carburante.
Verso la mezzanotte arriviamo in una grossa cascina.
Sveglia!
Le donne restano in casa, gli uomini sono con noi, nel
cortile.
Non vogliono parlare. Piero perde la calma, spara un
colpo di pistola. Niente: tremano ma non parlano.
Allimprovviso un grido da lontano: Ci sono, ci so-
no. I nostri, sondando il terreno con un palanchino,
hanno individuato il cimitero dei fusti.
Lavorando di picco e pala i fusti, fitti fitti come patate,
saltano fuori.
Ripartiamo con il Taurus stracarico.

19 novembre. Esiste un comando superiore partigiano


(un colonnello con il suo stato maggiore) che coordina
lazione delle varie bande del cuneese.
Piero riuscito a fissare un incontro con il colonnello,
per domani alle 18, in via Carlo Emanuele, presso labi-
tazione del dottor M. Baster chiedere del dottor Ferra-
ris.

21 novembre. Limpressione dellincontro con il dottor


Ferraris13 negativa, per non dire disastrosa. Il coman-

13
Landi.

Storia dItalia Einaudi 165


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

do superiore partigiano esiste sulla carta: si compone


di un colonnello in s.p.e. e di un piccolo stato maggiore
che, sulla carta, elaborano piani di guerra troppo sballati
per essere realizzabili.
Di formazioni gi collegate con il comando superio-
re se ne sa poco. Le bande di Toselli e Franco, la ban-
da Italia libera, la banda Carboni e la banda Prato di
valle Gesso, dipenderebbero da questo comando.
A Fossano, un certo tenente colonnello di stato mag-
giore Vercesi, sarebbe il comandante della zona di pia-
nura.
Il dottor Ferraris, alto, calvo, con occhiali, per eccesso
di segretezza si presenta a me e a Giovanni non come
il colonnello comandante, ma come laiutante maggiore
del colonnello comandante.
Il nostro preambolo questo: Non crediamo in
unorganizzazione rigorosamente militare, vogliamo una
certa autonomia. Siamo disposti ad accettare una dipen-
denza organizzativa e basta. Non crediamo pi nei gra-
di.
Per tutta risposta il colonnello non trova di meglio che
parlare di se stesso. Dice cos: Il nostro colonnello, il
dottor Ferraris, un ufficiale di grande valore e capacit.
un ex coloniale e sa che cos la guerriglia. Merita la
pi assoluta fiducia.
Poi, con piglio militaresco, passa subito a dettare gli
ordini.
La vostra banda alle dipendenze del tenente colon-
nello Vercesi. Collegatevi con il suo comando di Fos-
sano. Sapete dov la Ste? Leggete il giornalaccio che
stampa? Non ci sono che insulti per noi. Domani farete
saltare in aria la tipografia.
Io e Giovanni lo guardiamo esterrefatti: E lesplosi-
vo?, gli chiediamo.

Storia dItalia Einaudi 166


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nella caserma dellartiglieria in corso Umberto, tro-


verete montagne di esplosivo. Prima fate il colpo alla ca-
serma, poi fate saltare in aria la tipografia.
Alla larga dai colonnelli: il primo colonnello parti-
giano che incontro.

24 novembre. A San Bernardo, con Giovanni, nellattesa


di un collegamento da Centallo.
Allimprovviso avvertiamo rumori attorno alla cascina,
dapprima appena percettibili, poi precisi.
Mi affaccio sul cortile. Vedo gente, meridionali dal
parlare. Sono armati. Il rumore di un camion riempie
laria.
Mare e i due figli, contro un muro, sembrano pron-
ti per la fucilazione. La vecchia indossa un lungo cami-
cione bianco. I figli, con le corte camicie grigioverdi e le
gambe nude, sono altissimi.
I fascisti! Raggiungo di volo il ballatoio, ma due mitra
mi bloccano. Non sono i fascisti. Arriva Leo14 , poi
Alberto15 , il fratello di Livio.
Non riesco ad arrabbiarmi. Nemmeno a ridere riesco.
Guardo Leo, guardo Alberto. Sono impazziti?
andata cos. La banda Italia libera era scesa in
pianura per un colpo logistico. Il colpo era fallito. Per
non tornare su vuoti avevano deciso allultimo momento
di puntare su San Bernardo. Un certo maresciallo P.
da tempo aveva segnalato a San Matteo un importante
deposito di armi della 4 armata: il deposito pare fosse
alla cascina Chiari, dove un gruppetto di ufficiali lo
custodiva gelosamente...

14
Leandro Scamuzzi.
15
Alberto Bianco.

Storia dItalia Einaudi 167


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

25 novembre. Le notti a San Bernardo si fanno agitate.


Hanno bussato al portone carraio, con forza. Il cane
abbaia come se lo pelassero. I contadini scappano.
Arriva D. L., leterno agitato: in pigiama, scalzo, scon-
volto. Non riesce a parlare...
D. L. dormiva tranquillo in casa di Piero, a Roata
Rossi. Lo sveglia un rumore di automezzi e di gente che
grida. Vede i fascisti, salta nel cortile, supera un muro e
via per i campi. I fascisti sparano.
In una cascina chiede ospitalit, ma i contadini si
barricano. Allora di corsa arriva a San Bernardo.
D. L. teme di essere inseguito. Ma poi si calma.
Lo sistemiamo su un po di paglia, alla meno peggio.
Vorremmo riprendere sonno; ma non riusciamo.

26 novembre. Domani, incontro con Livio16 e Leo a


Caraglio.
Sono convinto che il mio posto in montagna!

28 novembre. Nel groviglio di stradette che vanno fra la


collina e la strada nazionale incontro i siciliani di Parisi.
Piove fitto fitto e i paesani, in gruppetti di due o tre,
con le coperte in testa che fanno capanna sulle spalle,
curvi, vestiti di stracci, scendono verso il piano.
Dove vanno? Lasciano Valera e basta.
Andranno per le campagne, a cercare un lavoro i pi
onesti, a vivere di razzia i meno onesti.
A Valera sono rimasti in pochi. Anche quei pochi se
ne andranno.
Uno di loro, il pi giovane, piangendo, mi porge la
giubba di Parisi: Guardi che forellino, e lha ucciso!

16
Livio Bianco.

Storia dItalia Einaudi 168


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ieri Parisi, con una decina di paesani, si era messo


in marcia verso Pratavecchia di Dronero per raggiunge-
re la casa di un carabiniere ladro e borsanerista che all8
settembre aveva arraffato scarpe, vestiario, coperte mili-
tari.
Pioveva e la marcia nei campi era faticosa. Tanto era
il buio che Parisi era caduto in un canale e per poco non
era annegato. Acqua pi acqua meno tira avanti.
A Pratavecchia circondano la casa. Dal cortile Parisi
urla che aprano, che i partigiani vogliono il materiale
arraffato.
Risposta immediata: una schioppettata che lo colpisce
in pieno petto.
I paesani scappano, poi tornano.
Parisi grave. Si trascinato per un tratto, caduto
di schianto.
Lo sorreggono, lo guardano inebetiti. ancora in vita,
si lamenta.
Fanno barella con le braccia, lo portano fra le stra-
dette buie del paese fino alla fontana. Cercano la ferita,
stentano a trovarla tanto piccola, accanto al cuore.
Sta morendo. Non si lamenta pi; nel sangue che gli
chiude la gola implora la mamma.
morto, non parla pi, si dicono lun laltro i
paesani, e non sanno che cosa fare.
Lo prendono a spalle, lo portano in un campo, gli
sfilano la giubba. Ai siciliani di Valera la giubba dir
che Parisi proprio morto.

29 novembre. A Caraglio, in una trattoria ai margini del


paese, raduno dei comandanti partigiani, organizzato dal
dottor Ferraris.

Storia dItalia Einaudi 169


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Incontro Livio, Aldo17 , e molti altri.


Il colonnello comandante continua a non convincere:
ha un tono ispirato. Gratta gratta, uno dei soliti colon-
nelli da retrovia, bullo e spregiudicato. Se lo prenderemo
sul serio ci mander allo sbaraglio.
Si discusso, fra il resto, il trattamento che le bande
partigiane devono riservare ai fascisti catturati. C chi
chiede che si inaugurino i sistemi alla jugoslava, ma i
pi si oppongono.
Per finire in bellezza il dottor Ferraris ha condannato
a morte (sparare a vista) due partigiani responsabili di
doppio gioco. Poi si avvicinato a Giovanni: La vostra
banda avr un premio di diecimila lire se, nel giro di due
giorni, far fuori il fascista B. di Pianfei.
Risposta di Giovanni: Si tenga le diecimila lire e giri
al largo.

30 novembre. Scorrazzare in pianura sempre pi diffi-


cile, pi rischioso. Le mie puntate a Cuneo sono ormai
rare.
Ieri sera mi sono piazzato davanti alla caserma del
2 alpini nellora della libera uscita. Sapevo che da
qualche giorno era arrivato a Cuneo il primo gruppo di
SS italiane, in gran parte alpini della Tridentina catturati
al Brennero. Che i miei alpini di Russia vestissero la
divisa tedesca mi sembrava impossibile.
Li ho visti uscire ammucchiati, come un branco di
Pecore. Ho tentato di riconoscerne almeno uno dei miei,
ma erano tutti uguali.
Quando ormai la strada era quasi deserta ho fermato
un gruppo di sottufficiali.

17
Aldo Quaranta.

Storia dItalia Einaudi 170


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ho un parente della Tridentina disperso in Russia,


forse mi sanno dare qualche notizia.
Di che battaglione era?
Del Tirano, era a Belogore...
Ma in Russia cera anche lei, lei un tenente. Erava-
mo assieme nellospedaletto da campo della Tridentina.
Sono dellEdolo, mi chiamo Manzolini...
Non ho perduto tempo. Lho afferrato per un braccio
e lho portato con me.
Abbiamo parlato a lungo della Russia, dei tedeschi.
Manzolini non un fascista. soltanto un prigioniero
dei tedeschi. Non vuole saperne di disertare perch
pensa a sua madre e teme rappresaglie. Sar un mio
informatore. Giura che non sparer mai sui partigiani.

2 dicembre. Parisi rimasto tre giorni nella camera


mortuaria. Poi il parroco ha ottenuto il permesso per
la sepoltura.
Costanza18 , una donna del paese, ha offerto un lenzuo-
lo e un cuscino al carabini che l catase la mort19 af-
finch non senta tanto il freddo. La popolazione accor-
sa in massa al funerale, come se fosse morto un giovane
di Pratavecchia.
Il brigante che ha ucciso Parisi libero. Non un
delitto, oggi, ammazzare un partigiano. Tuttaltro.

3 dicembre. San Bernardo una base quasi bruciata. In


mancanza di meglio ancora la sede del nostro comando.
Discussioni eterne e sempre inconcludenti. Ogni set-
timana riuniamo qui una dozzina di ufficiali che arriva-

18
Costanza Barbero.
19
Al carabiniere che si comperata la morte.

Storia dItalia Einaudi 171


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

no da Fossano, Castelletto Stura, Morozzo, Cuneo, Cen-


tallo, Cervasca. Tutta brava gente che vorrebbe fare, che
rischia, che sposta materiali da una base allaltra, ma che
non spara mai.
La nostra impostazione sbagliata. Anche il recluta-
mento sbagliato. Carlo20 , Berto21 e Marco22 , il fedelissi-
mo di Faustino, sono gli elementi di punta e giostrano di
continuo. Il resto fermo.
Per rompere questa situazione ormai statica dovrem-
mo tagliarci i ponti alle spalle, sparare una volta. Poi,
salire in montagna.
La pianura disperde, nasconde gli uomini. La pianu-
ra fatta per chi rischia il tutto per tutto sui piano ope-
rativo. Questo attendere, questo rimandare sempre, ac-
cumulando armi che non sparano, non minteressa pi.
In montagna gli uomini li vedi in faccia e non li conti
soltanto sulla carta. In montagna selezioni, inquadri,
addestri. Ti prepari per la pianura.

5 dicembre. In zona di Morozzo, Carlo, Berto e Pietro23


hanno recuperato materiali e viveri razziati dai magazzini
militari.
Altro colpo allammasso di Riforano. Non sapendo
dove smistare il carico, tutto finito a Roata Rossi, nella
casa di Piero.
A Madonna dellOlmo, in pieno giorno, abbiamo re-
cuperato fusti di carburante. Il colpo stato organiz-

20
Carlo Fenoglio.
21
Umberto Viglione.
22
Francesco Costamagna.
23
Pietro Mellano.

Storia dItalia Einaudi 172


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

zato dalla squadra cittadini: Guerci, Sabiot24 e compa-


gni.
Nel cimitero di Centallo molte tombe sono piene di
armi e munizioni. Anche larsenale di tetto Zucchi si
arricchito di centinaia di bombe a mano.
Tutti colpi logistici! Da troppo tempo parliamo di
un colpo di mano contro il posto di blocco del viadotto.
Abbiamo studiato anche i particolari dellazione, ma non
riusciamo a concludere.
Ieri notte, per fare qualcosa, subito, senza pensarci su,
raggiungiamo il quadrivio sulla nazionale Cuneo-Busca.
Lintenzione di bloccare le macchine in transito.
Mentre fermi, impalati, guardiamo le provenienze da
Cuneo e da Busca, ci sorprende un rumore sordo, quasi
un fruscio.
Ci buttiamo sui fianchi della strada appena in tempo
per non essere schiacciati da un camion che, a motore
spento, sbuca dalla via Monea.
Sono fascisti o partigiani? Cos non spariamo.
Al passaggio a livello il camion deve fermarsi. il
pattuglione volante, con fascisti, carabinieri e civili.
Rientriamo mogi mogi alle nostre basi: convinti che
non basta voler sparare!

6 dicembre. Il comando di Fossano, in pratica, inesi-


stente. Il tenente colonnello Vercesi per la guerra sot-
terranea, per limmobilit assoluta.
Non ho mai visto Vercesi: soltanto Giovanni lha
incontrato una volta. Nella zona di Fossano vive con un
gruppo di sbandati della 4 armata che non chiedono di
sparare, ma sognano stellette, gradi e stipendi.

24
Giacomo Perotti.

Storia dItalia Einaudi 173


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

7 dicembre. Finalmente la carriera di Cumar finita.


Lhanno ammazzato come un cane.
Ho appreso la notizia mentre entravo in Cuneo. Tutti
ne parlavano.
Cumar, prima del 26 luglio, era un pugile, un fattorino
della federazione fascista. Dopo l8 settembre torn
in federazione e lo promossero di grado: divenne il
torturatore numero uno.
A pugni nello stomaco ha fatto sanguinare pi parti-
giani e antifascisti che non i tedeschi!

11 dicembre. A Vinadio tornato il silenzio dopo due


giorni di sparatoria. Tedeschi e SS italiane controllano la
valle. Le bande di Toselli e Franco sono disperse.
Proprio mentre si combatteva a Vinadio ho incontrato
il dottor Ferraris al comando militare provinciale. Era
su di giri come se a Vinadio i tedeschi avessero perduto
la guerra. Parlava di bandiere al vento sulle torri libere
della valle Stura.
Mentre a Vinadio si combatteva, Piero, in Cuneo,
faceva saltare i cavi telefonici di collegamento con le valli:
un sabotaggio finalmente importante!

13 dicembre. Ieri notte puntata a Trinit, per raccogliere


almeno le briciole dei magazzini della 4 armata.
Appena oltre il paese, verso la frazione Molini, abban-
doniamo il Taurus. Conosciamo di fama un tale sopran-
nominato S., assai noto nella zona per aver imboscato
quantitativi industriali di viveri e perfino di foraggi. Lo
troviamo a colpo sicuro.
Io e Piero ci presentiamo cos: Siamo partigiani,
abbiamo un camion da riempire, e presto anche. Fuori

Storia dItalia Einaudi 174


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

i viveri che lei ha arraffato all8 settembre. Sono roba


nostra.
S., con molta calma, ci risponde che lui simpatizza per
i partigiani e per gli alpini. Il mio parabellum non sembra
interessarlo. Guarda invece il cappello alpino di Piero,
come se i gradi militari lo turbassero.
Dei viveri rubati nei giorni dell8 settembre dice di
non saperne nulla: S, a Trinit cerano i magazzini della
4 armata, erano pieni di roba. Ma io non ne so nulla.
A Trinit ci sono troppe lingue lunghe e cattive. Forse
proprio chi ha fatto la spia che non avrebbe dovuto
parlare: chi spia ladro.
Alla buona, senza farlo strillare, come se ormai lo con-
siderassimo un po dei nostri, gli strappiamo una dozzi-
na di nomi e di indirizzi. Ma come faremo a rintraccia-
re tutta questa gente nel paese deserto? S. non ci pensa
sopra due volte, si offre subito come guida.
Bussiamo a molte porte, con S. che ce le indica, con S.
che ghigna nel buio.
Senza terrorizzare, anzi, quasi scusandoci per lim-
provvisata, chiediamo che ci restituiscano le provviste
dell8 settembre. Se nicchiano, se negano, sempre con
le belle maniere, indichiamo i nascondigli sul solaio o
in cantina, sul fienile o dietro la casa. Sappiamo tutto,
quanti sono i sacchi, le casse, i fusti nascosti.
Mollano i viveri; senza tante storie. Ma vogliono
sapere chi la spia. E noi li accontentiamo sempre, pur
di ricevere una contropartita: devono indicarci dove S.
tiene nascosti i suoi viveri.
Quando abbiamo compiuto una met del giro, il Tau-
rus ormai quasi al completo. Sacchi di zucchero, sa-
le, riso, farina; casse di surrogato, fusti di cognac e di
olio: queste le briciole dell8 settembre, queste le picco-
le scorte familiari, dopo che gli avvoltoi come S. hanno
ormai smistato verso la borsa nera le migliaia di quintali
dei magazzini militari svuotati.

Storia dItalia Einaudi 175


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Torniamo verso la casa di S. per fare il pieno. Per fare


il pieno dovreste bussare dalle suore dellasilo, hanno
alcuni quintali di sale ci suggerisce S.
Lasilo proprio l a quattro passi dalla casa di S.
Suono il campanello, e viene ad aprirci una suorina
giovane, spaventata. Siamo partigiani, le dico,
vorremmo soltanto prelevare il sale della 4 armata.
Si rischiara in viso, poi tutto di un fiato mi risponde
che lei tiene per i partigiani, i tedeschi le hanno am-
mazzato il padre nella guerra del 15.
Arriva la madre superiora, con due o tre suore che la
scortano da lontano. Il carico ha inizio. Non lo vogliamo
tutto il sale, due sacchi li regaliamo alla mensa dellasilo.
Era previsto che S. fosse il primo, ha voluto essere
lultimo. Tocca a lui completare il camion, farci il pieno.
Senza tante storie tira fuori il cognac, la farina, il
surrogato. Gioca a fare la vittima, vuole che carichiamo
anche i suoi prosciutti ben nascosti in cantina. Ma i suoi
prosciutti non portano la stampigliatura RE., non sono
roba nostra, non ci interessano.
Quando lasciamo Trinit incomincia a nevischiare.
Arriviamo fino quasi alle porte di Cuneo, poi proseguia-
mo toccando Boves e Borgo. Raggiungiamo Bernezzo
con le prime luci dellalba.
Scarichiamo il materiale in una cascina amica. Il Tau-
rus si interra, perdiamo due ore per disincagliarlo.
Poi ognuno riprende la sua strada. Chi torna a Cental-
lo, chi a San Bernardo. Piero rientra a Cuneo. Il Taurus
muove verso Caraglio, raggiunge il solito nascondiglio,
nella cascina della via Monea.

14 dicembre. Il dottor Ferraris scomparso con il suo


piccolo stato maggiore (un capitano dartiglieria in s.p.e.
e una bionda famosa!). Forse, dopo il disastro di Vina-

Storia dItalia Einaudi 176


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

dio, il comando ha cambiato sede. Oppure si sar volati-


lizzato per sempre?

15 dicembre. Nei primi tempi, noi della pianura nega-


vamo alle formazioni di montagna ogni possibilit di una
intensa attivit operativa. Oggi non la pensiamo pi cos.
Faustino, che ha lasciato la montagna per la pianura,
perch pensava che in montagna si potesse fare meno
e meno bene, adesso risale sovente la valle Grana e
vorrebbe che dirottassimo lass non soltanto una parte
dei nostri viveri, ma anche delle nostre reclute.
Un fatto certo: il nostro giudizio negativo sullimmo-
bilit operativa della valle Grana non regge pi. Vedia-
mo che le bande si organizzano seriamente: giudichiamo
il loro lavoro organizzativo come una premessa indispen-
sabile alla futura attivit operativa.
Oggi valutiamo quanto sia difficile inquadrare una
formazione. Avevamo anche noi molti programmi ope-
rativi: ma sono rimasti sulla carta!

16 dicembre. Incontro con Livio e Galimberti a Bernez-


zo. Accordi per una stretta collaborazione fra le nostre
formazioni.
La banda Italia libera disporr delle nostre basi di
pianura. Con un servizio regolare di collegamenti segna-
leremo a San Matteo i movimenti fascisti e tedeschi, le
azioni di spionaggio, i sabotaggi di particolare interesse.

18 dicembre. Lattivit operativa della nostra formazio-


ne ancora e sempre motivo di lunghe discussioni. Pra-
ticamente non si fatto nulla!

Storia dItalia Einaudi 177


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Spostiamo di continuo le nostre basi, sfolliamo i depo-


siti bruciati. Quasi ogni notte, materiali e armi muovono
in lungo e in largo, passando da una base allaltra.
unattivit rischiosa, di nessuna utilit pratica.
Sovente le basi dobbiamo sgombrarle di corsa, su se-
gnalazione dei nostri fiancheggiatori che temono perqui-
sizioni, rappresaglie, ricatti.

22 dicembre. A Valgrana, in motocicletta.


Apprendo che i tedeschi sono a Dronero, per una spe-
dizione punitiva. Galimberti vorrebbe tentare unimbo-
scata.
In motocicletta accompagno Duccio25 verso la polve-
riera e oltre. Raggiungiamo la nazionale Cune-Dronero,
passando attraverso le colline.
Il terreno adatto per limboscata: offre buone vie di
ripiegamento. Ma si dovrebbe sparare sulla colonna, sui
tedeschi e sugli ostaggi. Rinunciamo!

23 dicembre. Quattro partigiani, feriti in combattimento


a Vinadio, sono caduti prigionieri dei tedeschi. Non per
piet, ma per farli parlare, i tedeschi li hanno portati a
Cuneo.
Nei giorni scorsi i fascisti hanno chiesto e ottenuto
lalto onore di fucilarli. Hanno trascinato i feriti come
bestie fuori dallospedale Santa Croce. Li hanno buttati
su un camion.
Al poligono di tiro un ferito non si reggeva in piedi,
le sue ferite aperte perdevano sangue. I fascisti lo hanno
legato a una sedia per fucilarlo meglio.

25
Duccio Galimberti.

Storia dItalia Einaudi 178


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un altro ferito voleva cantare lAve Maria di Gounod,


perch la morte cos era pi bella. Ma le raffiche hanno
troncato quasi sul nascere il suo filo di voce.

28 dicembre. Nel buio del cortile il figlio del mezzadro


sta urlando: Un giorno o laltro i tedeschi bruceranno
tutto, ci ammazzeranno.
Chiedo alla staffetta di Centallo come ha fatto a trova-
re la nostra cascina. Mi risponde: Ho girato in lungo e
in largo. A forza di chiedere del comando partigiano ho
trovato!

31 dicembre. Tedeschi a Boves. Nostra decisione di


organizzare unimboscata fra Cuneo e Centallo. Subito,
con Piero e Giovanni, a Cuneo. Sul viadotto colonne di
carri armati, blinde, semoventi, in marcia verso Boves.
Il dottor Rebuffo ci porta in macchina a Fossano, dal
Colonnello Vercesi. Lunghe ricerche per trovare il co-
mando. Soltanto Giovanni parla con Vercesi: impressio-
ne penosa. Ordine categorico: non muovere!
Appena fuori Centallo abbiamo atteso il ritorno delle
colonne tedesche. Eravamo armati. Quando le colonne
sono arrivate non abbiamo sparato. Abbiamo guardato i
tedeschi e basta.
Non siamo partigiani!

1 gennaio. Ieri, alle 14, mentre risalgo il corso Stura per


raggiungere labitazione del dottor Rebuffo, mi fermo;
proprio allaltezza del viadotto, per lasciar passare una
colonna di semoventi.

Storia dItalia Einaudi 179


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

I tedeschi, seduti in batteria, duri e muti come statue,


pensano a Boves. Io penso allimboscata.
Mi viene accanto uno spazzino. Non dice una parola.
Ma da come guarda i tedeschi sa dove vanno.
Intanto, sul marciapiede lungo il capannone dellarti-
glieria, due tedeschi in libera uscita camminano a pas-
so cadenzato. Uno dei tedeschi, con una fisarmonica a
bocca, suona una marcia.
A suna bin mal chiell...26 , mi dice lo spazzino.
A l n tedesk..., gli rispondo.
Quando lultimo semovente sta passando lo spazzino
impreca ancora, a ruota libera!

2 gennaio. Incontro con Livio, a Bernezzo. Anche la


banda Italia libera, dopo Boves, aspetta lattacco.

4 gennaio. I tedeschi, con azioni massicce, vogliono


scardinare i focolai pi consistenti dellorganizzazione
partigiana. Attaccano le valli.
Arrivano allimprovviso, da altre zone. Sono truppe
specializzate, SS e Alpenjger. In un giorno o due chiu-
dono la partita lasciando i paesi in fiamme.
I territoriali, quelli che abbiamo sempre fra i pie-
di, non che siano meno feroci dei loro camerati com-
battenti. Riempiono le carceri di povera gente, tortura-
no, per dare lesempio, fucilano e impiccano, insomma
amministrano alla tedesca. Ma non fanno rastrellamenti.
Anche i fascisti non fanno rastrellamenti. Sono ancora
cos scombinati da non poter combattere. I loro bandi di
reclutamento, pieni di terrore e di retorica, sono sempre
firmati dai tedeschi.

26
Suona ben male, quello l....

Storia dItalia Einaudi 180


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Gli ufficiali fascisti appartenevano per lo pi agli alti


comandi, ai reparti speciali tipo Pai, Milizia, ecc. Prima
dell8 settembre molti di questi arditi erano imboscati:
poi, offesi dallarmistizio di Badoglio, hanno scelto la
via dellonore. Nella loro divisa c tutta la retorica
goffa del fascismo: aquile, chincaglieria a non finire,
stivaloni, teste di morto, bombe a mano a grappoli e
pistole alla cowboy. Sembrano fatti in serie: hanno facce
da pugnale fra i denti.
Arruolano teppisti disoccupati, ex galeotti, avventu-
rieri, sbandati.
La popolazione li odia, pi dei tedeschi. E li teme pi
dei tedeschi.
Infatti la loro attivit davvero macabra: catturano i
renitenti ai bandi, i congiunti dei banditi. Saccheggia-
no, incendiano, torturano a sangue, mandano gli italia-
ni a morire in Germania. Senza mai combattere, perch
sono vigliacchi, ammazzano pi gente che i tedeschi.

6 gennaio. Mi chiedo perch i tedeschi continuano a


fabbricare i loro nemici, in grande stile, con i bandi
terroristici. Ogni bando aumenta la cerchia dei renitenti,
quasi ogni famiglia ha ormai il suo sbandato.
Basterebbe che i tedeschi rinunciassero allarruola-
mento forzato. La maggior parte dei giovani se ne sta-
rebbe tranquilla, n di qua, n di l, a guardare.
Ma i tedeschi sono tedeschi. La loro macchina non
pu che funzionare cos, appunto come una macchina.
Il buon senso e i tedeschi non sincontreranno mai.
Escono i bandi e i giovani si danno alla macchia. Molti
sinseriscono nelle formazioni partigiane forzatamente,
pur di trovare un rifugio temporaneo; pochi sono i decisi
a combattere.
Gli altri legalizzano la loro posizione con un piccolo
giuramento: ottengono un bilingue, prestano servizio

Storia dItalia Einaudi 181


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

nella Todt o in altre organizzazioni poco comprometten-


ti. I privilegiati, invece, pagano, e il bilingue allora
falso.
I benpensanti restano prudentemente al di fuori
delle due fazioni in lotta. Per questa gente noi partigiani
siamo pazzi esaltati, perch contro i tedeschi c poco da
fare. Sovente i benpensanti giustificano le rappresaglie
tedesche: dicono che se i partigiani lasciassero vivere
i tedeschi, non ci sarebbero n incendi, n fucilazioni,
n deportazioni. Anche i benpensanti riescono per a
disprezzare i fascisti!
Una categoria a s quella della gente ingranata, dei
furbi. Gli affari, oggi, sono sempre ottimi, e sbagliare
impossibile. Con la borsa nera e le speculazioni c da
fare soldi a palate. Che la guerra duri a lungo, la loro
preghiera.
Gli amici dei partigiani, che non sono poi molti, vivo-
no alla giornata. Hanno una sola grande speranza: che
la guerra finisca presto. Non siamo soli allo sbaraglio: le
nostre famiglie rischiano di pi.

10 gennaio. Cambio della guardia in prefettura: un altro


sporco fascista al servizio dei tedeschi.
La nostra organizzazione questa volta ha funzionato:
la relazion-programma del nuovo prefetto Quarantotto
arrivata prima ai partigiani che al ministero degli Interni.
Corre voce che Quarantotto sia migliore dei Ronza e
compagni. Ma esistono fascisti migliori e peggiori? Oggi
i fascisti sono peggio dei tedeschi. Sognando le armi
segrete tedesche, queste canaglie continueranno il loro
gioco fino alla fine, torturando e massacrando.

12 gennaio. Il nostro deposito di Chiesasse saccheggiato!

Storia dItalia Einaudi 182


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Dal comando di Fossano arriva lordine di mimetiz-


zare la formazione, di sciogliere i gruppi, nellattesa di
tempi migliori!
Comincia adesso la vera guerra partigiana: quello di
Vercesi lultimo ordine di un comando che scompare.

15 gennaio. Il camion Taurus sparito.


Ieri, un affarista ha convinto con quattro parole i
contadini di via Monea:
O mi consegnate il camion o vi denuncio ai tede-
schi.
Abbiamo pochi indizi. Ma il mondo piccolo. Se
riusciremo a pescarlo pagher con la vita il suo ricatto.

20 gennaio. La banda Italia libera appena uscita da


un poderoso rastrellamento: in fase di riorganizzazio-
ne. Anche la banda di Boves si sta riorganizzando.
Le bande Prato e Carboni, senza combattere, sono
scomparse. I comandanti si sono arresi!
Le bande di valle Casotto e valle Pesio. da un giorno
allaltro, attendono lattacco.
A San Bernardo riuniamo gli ufficiali della nostra for-
mazione: per guardarci in faccia, per decidere qualcosa.
Ho in testa un programma. Vorrei spostare la nostra
ban da in montagna, in una valle del cuneese, per inqua-
drare finalmente un reparto di combattenti, per passare
allazione.
Ma Piero e Faustino non vogliono saperne. Sono de-
cisi a continuare in pianura, a tutti i costi: anche se latti-
vit dovr ridursi a ciclostilare manifestini di propagan-
da...
Le divergenze di vedute sono troppo profonde. Deci-
do di lasciare la formazione. Andr in montagna.

Storia dItalia Einaudi 183


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

26 gennaio. La Russia, l8 settembre, i Ferraris, i Vercesi,


mi hanno spalancato gli occhi. Ma sono ancora un
militare, credo ancora nellesercito dei Grandi, dei
Martinat.
All8 settembre i politici hanno chiesto aiuto alle-
sercito e non hanno trovato nulla, proprio perch leser-
cito dei Grandi e dei Martinat era scomparso per sem-
pre.

27 gennaio. I politici mi allontanano. Negano, con-


dannano tutto il passato. Dimenticano che lItalia ha
avuto un esercito migliore di quanto meritasse!
S, vero, lesercito finito male. Ma sono ingiusti a
coprirlo di fango.
Dio santo, le abbiamo pagate care le colpe del fasci-
smo, le colpe del popolo italiano: in Albania, in Africa,
in Russia. Proprio cos: le colpe del popolo italiano. Per-
ch, chi pi chi meno, tutti gli italiani erano fascisti. Tut-
ti, fra unadunata oceanica e laltra, credevano nei desti-
ni imperiali, nella guerra santa. Anche i pochi che allora
capivano, che sapevano, se non sono finiti in galera, sono
colpevoli: colpevoli del loro silenzio! A pagare, a pagare
combattendo, stato lesercito.
Lasciamo perdere le cricche dei capi, dei grossi pa-
paveri ambiziosi, dei carrieristi, dei delinquenti. Guar-
diamo invece lesercito minuto, quello vero, della po-
vera gente. Il mio esercito, quello che ho conosciuto.
Guardiamo gli ufficiali effettivi, i Grandi, i Gorresio, gli
Astrua, i Martinat. E poi togliamoci il cappello. Anche i
politici si tolgano il cappello.
Combattevamo per una guerra sbagliata, e lo sapeva-
mo. Morivano male i nostri soldati. I feriti li bendavano
con la carta igienica, li abbandonavano su quattro dita di
paglia come cani. Senza armi, senza retrovie. Ecco la no-
stra guerra. Nei primi tempi i fanatici, i puri, morivano

Storia dItalia Einaudi 184


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

sorridendo. Poi anche i puri incominciarono a bestem-


miare. Combattevamo per il fascismo, per lItalia, per
lesercito, per noi stessi? Combattevamo da uomini e ba-
sta. Un grande esercito. Un esercito scamiciato, quasi un
esercito partigiano. Mancavamo di tutto, come un eser-
cito di disperati. Ma avevamo coraggio, tanto coraggio
da poterne vendere!

1 febbraio. Periodo fortunatamente breve di crisi mo-


rale.
Volevo dimenticare tutto, lasciar perdere. difficile
ricominciare. Se si ingranato fin dallinizio, dall8
settembre, e si rimasti nel giro, si tira avanti. Ma
rompere cos, per poi ricominciare, difficile.
pieno di gente che si nasconde, che cerca il bilin-
gue falso, che giura il falso. Gli alibi sono tanti e ba-
sta scegliere. pieno di gente, che fa soldi a palate, che
prega perch la guerra continui.
Su in montagna non rose e fiori: c un po di tutto.
Se non avessi sulle spalle la Russia, direi anchio chi
me lo fa fare.
Faccio una colpa ai politici, e grande anche. Sape-
vano che tornavamo dalla guerra stanchi, se non anarchi-
ci. Che abbiano detto crepa! Ho dovuto capire da so-
lo. Sovente ho capito male, ho capito a met. Al 26 lu-
glio si poteva anche scegliere sbagliato. Se mi picchia-
vano, se mi sputavano addosso, forse sarei passato dal-
laltra parte, con i fascisti, con le vittime del momento.
Oggi sarei con le canaglie, con i barabba, con le spie dei
tedeschi. Non sarei nella Todt o in un distretto!

Storia dItalia Einaudi 185


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

2 febbraio. Devo raggiungere una formazione di monta-


gna, devo sceglierne una fra le tante. Escludo le forma-
zioni politiche.
Non so da che parte battere la testa!

4 febbraio. In bici, con Testori, in valle Pesio.


La formazione che controlla la testata della valle
autonoma, apolitica: la pi vicina alle mie idee.
Prima della Certosa incontriamo Vian, vestito da te-
desco, che scende in pianura a fare un colpo.
Sul fondo del torrente un gruppo di partigiani sta
tentando il recupero di unautovettura.
Pian delle Gorre.
Il primo che incontro il professor Del Pozzo, mio in-
segnante allistituto tecnico. Lunga conversazione, cor-
diale.
Poi partecipo alla riunione dei comandanti partigiani
della zona. Argomento: come impostare lattivit opera-
tiva delle bande.
Nella stanzetta la discussione si fa animata.
Non perdo una parola: osservo attentamente lam-
biente. Gli argomenti sono vecchi, ma per me di estrema
attualit: politicizzare o meno le formazioni partigiane,
organizzare la resistenza con nuclei di arditi o con bande
vere e proprie.
I nuclei di arditi, di colpisti, con rapide puntate
opererebbero in pianura, ripiegando poi in montagna. Si
eviterebbe cos lorganizzazione complessa delle bande.
Maggiore mobilit, migliori possibilit operative. Non
essendo ancorati a una valle si eviterebbero i rastrella-
menti e le tragiche rappresaglie sulle popolazioni. Que-
sta la tesi della valle Pesio.
Livio invece, il solo comandante politico che parte-
cipa alla discussione, ha una tesi opposta. Niente guerra
di colpisti, ma guerra di bande, di bande politiche.

Storia dItalia Einaudi 186


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La chiarezza di Livio, la sua coerenza, la sua seriet


nellimpostazione dei problemi, mimpressionano favo-
revolmente.
Rientro a Cuneo nella notte. Con me c Vannini.
Passo da Pinella27 , in via Crispi, per dirle che Livio
tarder.
La valle Pesio non sar la mia formazione!

7 febbraio. Valloriate. Convegno dei comandanti della


zona.
Ho chiesto a Livio di far parte della banda Italia
libera: ho scelto.
Ero incerto, non volevo piegarmi: non volevo ricono-
scere che i politici sono migliori dei militari. Livio
ha accolto con un sorriso aperto la mia confessione.
Prima di abbandonare la pianura vorrei recuperare i
materiali delle Chiesasse.
Laccordo con Livio questo: la sera del 10 p. v. una
squadra della banda Italia libera scender a San Beni-
gno: effettueremo unazione di polizia per far cantare i
ladri delle Chiesasse. Poi nella notte salir a Paralup.

11 febbraio. Ieri notte ho incontrato come previsto la


squadra di Paralup, a San Benigno.
Abbiamo risolto il problema delle armi delle Chiesas-
se: adesso sappiamo dove sono finite.
Chi rimane in pianura recuperer queste armi e le far
arrivare a Paralup.
Sempre nel buio lunga marcia fino a Rittana; poi verso
il Gorr.

27
Pinella Bianco.

Storia dItalia Einaudi 187


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Arriviamo al distaccamento di Grain che quasi sera.


Fra le povere baite tutto vivo, in movimento: partigiani
che puliscono le armi, che spaccano la legna, che tornano
dalle corves con i muli.
Strano esercito. Uomini senza gradi, senza divise,
sbrindellati: gente che parla tutti i dialetti, dal piemonte-
se al siciliano. Molti i colori: maglioni e giubbotti rossi,
gialli, con il grigioverde di sfondo, proprio come appari-
vano i campi di sci prima della guerra.
Nino28 , il comandante di Grain, un professore di li-
ceo. Forse non conosce n la tattica n larte militare,
forse non ha mai fatto il soldato. Lho visto lavorare at-
torno a una postazione, disinvolto, come se fosse quello
il suo mestiere.
A Paralup accoglienza fraterna: Livio, Alberto, Iva-
no29 , Leo, Dado30 , sono gi miei amici.

12 febbraio. Negli ultimi tempi, in pianura, Scagliosi


mi bucava ogni due giorni con le endovene di calcio: e
dormivo in un letto!
Stanotte ho sofferto il freddo, la mia coperta era cos
piccola che spostata in su e in gi non, copriva nulla. Dal
pavimento di fieno arriva il freddo, come dal tetto.
Vorrei dire a Livio che temo di non farcela; ma Livio
ha disposto tutto. Avr il vitto speciale. Vico31 , linfer-
miere della banda, sostituir Scagliosi.
Conosco appena Livio e gi lo stimo profondamente.
Ho parlato a lungo con lui della montagna, del partigia-
nato, delle nostre esperienze passate.

28
Nino Monaco.
29
Ivanoe Bellino.
30
Edoardo Soria.
31
Sante Ganzerli.

Storia dItalia Einaudi 188


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

All8 settembre, con Duccio e altri, Livio raggiunse


Valdieri e poi Madonna del Colletto. Non aveva mai
visto unarma, mai visto tattiche e addestramenti. Adesso
un vero comandante.
Livio ha sulle spalle un bagaglio di fresche energie, di
cose chiare, pulite: crede in questa guerra fino in fondo,
un volontario cosciente, completo.
Quando mi parla di Carlo Rosselli, della guerra di
Spagna, dellantifascismo attivo, mi porta in un mondo
che ignoravo o conoscevo malamente. Il mondo del mio
fascismo, il mondo della mia guerra di Russia, erano in
gran parte sconosciuti a Livio.

14 febbraio. La mensa e la sala riunioni di Paralup


sono nello stesso locale, nella stalla pi grande. In una
grangia accanto, la cucina e il magazzino viveri: nelle
altre baite, cinque o sei, i dormitori.
strano, ma queste povere baite di Paralup, dirocca-
te, che affondano nella neve, mi riportano a Belogore, fra
le povere isbe dalle pareti nere di fumo e dai tetti scon-
nessi, fra le tane scavate sotto terra, sul Don.
Qui, nella sala riunioni, ogni sera si raccolgono a
conversare, a ridere, a cantare. I pi sono giovani, quasi
ragazzi, contadini, operai, studenti. Gli ex soldati della
4 armata e gli ufficiali del disciolto esercito sono pochi.
Sul Don lambiente era diverso: pi freddo, pi stan-
co, pi vecchio. Ma le baite erano queste, e anche i fili
che univano, che affratellavano, erano questi.
Ogni notte passavo da un buncher allaltro, da una
baita sotterranea allaltra, e i reticolati erano a tre passi.
Signor tenente, venga a fare baldoria, mi dicevano
gli alpini, ed era un po come per i partigiani di Paralup.
In gruppo, attorno alla stufa fumosa, scherzavano, ride-
vano, mentre la polenta di grano abbrustoliva sul fuoco.

Storia dItalia Einaudi 189


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Cantavano: le canzoni preferite erano le pi tristi, le


proibite.
A tratti uscivano in squadra per il turno di vedetta. Ne
tornavano altri coperti di ghiaccio, come una fila di pali
avvolti dalla galaverna.
Sempre gli stessi discorsi: la casa, le ragazze del paese,
la naia appestata, gli alpini che non erano carri armati, le
armi che in Grecia non sparavano, le armi che in Russia
non sparavano.
La disciplina, la gerarchia, a Belogore come a Paralup,
non era nella forma: era nella sostanza. Gli alpini rispet-
tavano il caporale, il sottufflciale lufficiale che stimava-
no. I gradi non contavano nulla.
Divise sbrindellate, scarpe rattoppate, maglie e ma-
glioni borghesi. i nostri soldati facevano la guerra in gri-
gioverde, ma sotto, sulla pelle, indossavano roba borghe-
se, di casa, di lana calda. Il cappello, con la penna rotta,
era finito nello zaino.
Quando il telefono segnalava larrivo del generale, gli
alpini bestemmiavano come se i russi stessero attaccando
Il generale cos pulito, ordinato, ben nutrito, con la
barba fatta, con la divisa al completo, li disturbava.
Sempre, quando il generale saliva in linea saltava fuo-
ri il cicchetto per lufficiale comandante. Il generale pre-
tendeva che gli alpini fossero vestiti da soldati. I panta-
loni e le giubbe unte e sfilacciate lo mandavano in bestia.
E non voleva le barbe incolte.
Ripartiva il generale, e regolarmente le cose restavano
invariate.
Tuttal pi si diceva da una tana allaltra che il generale
aveva battuto la testa nel soffitto del camminamento, che
i pidocchi del Don lavrebbero tenuto allegro. E gi a
ridere, e ognuno la contava a modo suo.
Poi lavventura ebbe inizio e fu come se un grande,
enorme rastrellamento, allimprovviso rompesse la vita
lenta, monotona, di Paralup.

Storia dItalia Einaudi 190


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

15 febbraio. La banda Italia libera ha ben netta una ca-


ratteristica che la differenzia dalle altre formazioni della
zona: niente gradi, divise, stellette.
Esiste una gerarchia non rigida, ma quasi elettiva: co-
manda chi meglio sa condurre gli uomini al combatti-
mento.
I comandanti sono adesso Livio e Leo. Duccio, com-
ponente del comando collegiale con Livio e Leo, gi in
pianura, attende che le ferite di San Matteo si rimargini-
no.
I distaccamenti che compongono la banda sono:

A Paralup il distaccamento comando.


A Grain il distaccamento di Nino.
Al Fortino il distaccamento di Rosa.
In valle Gesso il distaccamento di Aldone32 .

Il continuo afflusso di reclute pone il problema di un


nuovo inquadramento organico.

21 febbraio. Non credo alle parole: parole a vuoto ne ho


sentite tante. Non credo nei santi: ai ferri corti anche i
santi sono uomini.
Non riesco a dimenticare le pagine pi brutte della
Russia: che quasi tutti scappassero era umano, che cen-
tinaia di slitte corressero fra due file di agonizzanti era
bestiale.
Qui, dove si crede nella fraternit, dove si lotta per un
mondo migliore, dove tutto appare pulito, la mia diffi-
denza non dovrebbe trovar posto. Invece sono disincan-
tato.

32
Aldo Quaranta.

Storia dItalia Einaudi 191


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Non mi basta che nel gennaio il combattimento di San


Matteo abbia compiuto una profonda selezione, che gli
incerti, i pavidi, abbiano abbandonato la banda. Voglio
conoscere i partigiani di Paralup nel combattimento,
voglio vederli con i miei occhi.
Il mio nome di banda della pianura Grandi
scomparso. Qui a Paralup mi chiamano con il mio nome
vero!

23 febbraio. Alla Valletta, sotto il Becas di Mezzod, con


Gian Aldo33 e le reclute. Scuola di armi e tiro, prime
nozioni di addestramento al combattimento.
Si comincia da zero, dal fucile. I pi non hanno mai
visto un arma.
Domani inizieranno le lezioni teoriche nelle baite, con
le armi automatiche Poi le reclute assisteranno ai tiri
degli anziani, su al poligono.
Gian Aldo un ottimo istruttore, davvero preziosissi-
mo in questo lavoro teorico e pratico. Ufficiale in s.p.e.
degli alpini, all8 settembre ha rotto a modo suo con la vi-
ta militare: infatti, dellufficiale effettivo conserva la for-
ma, lo stile.
D del lei a tutti, anche a me.
La mia spregiudicatezza nel giudicare larmamento
del regio esercito gli d fastidio. Vorrebbe che alle
discussioni di questo genere non assistessero gli uomini.

24 febbraio. Con larrivo continuo delle reclute (arrivano


a gruppi di venti, trenta uomini per volta), si assume un
nuovo inquadramento.

33
Italo Berardengo.

Storia dItalia Einaudi 192


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

I distaccamenti di Paralup e Grain, sommati, costitui-


scono la I banda; quello del Fortino la II; il distaccamen-
to di valle Gesso la III.

25 febbraio. Ferraris, Vercesi: cose passate di un mondo


che ho lasciato per sempre.
Della vita militare ricordo i migliori: Grandi, Perego,
Torelli, Astrua, Gorresio, Paracone, Slataper, e altri an-
cora. Se fossero in montagna, oggi, con noi, i politici ca-
pirebbero che lesercito italiano non quello dell8 set-
tembre!

27 febbraio. Nel tardo mattino i partigiani della Bicocca


e del Grain avvistano una lunga fila di uomini sulla
mulattiera che unisce Rittana a Gorr. Sembrano fascisti
tanto sono scombinati. Scatta lallarme. Ma presto
si chiarisce lequivoco. Sono i giovani di Carmagnola,
San Damiano dAsti, Torino, che salgono a Paralup per
cercare un rifugio: ragazzi sui diciottanni, tutti con un
fagotto o una valigia di fibra per mano, vestiti alla meno
peggio, come quando si va a fare il soldato.
Nel pomeriggio, in colonna, lentamente, muoviamo
verso il Becas di Mezzod: i tre banditi, il plotone di
esecuzione, poi tutti i partigiani di Paralup, anche le
reclute appena giunte in banda.
buio e freddo, nevica: il cielo basso e opprime.
A quattro passi dalle buche nere si schiera il plotone
di esecuzione.
Vanni affronta le raffiche ridendo.
Carlo non vuole morire. Sconvolto urla: Dico tutto,
ma tardi...
Berto, il pi giovane, quasi un ragazzo, sente i due
morti alle spalle e si dispera e piange.

Storia dItalia Einaudi 193


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nevica pi fitto, fra noi e Berto sembra sceso un


sipario. La terra delle buche ormai si fatta bianca.
Pronti, puntate.
Berto chiude gli occhi, si tende ad arco. Aspetta le
raffiche.
Come un Cristo in croce, un Cristo vivo, aspetta a
lungo le raffiche.
Poi cade in avanti, nel silenzio, mentre le armi conti-
nuano a guardarlo.
A Berto era stata concessa la grazia. Questa sua fin-
ta fucilazione voleva essere soltanto una macabra farsa.
Berto vivo, ma come se fosse morto. Non la condivi-
do questa nostra crudelt. Quattro partigiani sono sve-
nuti, sono stesi sulla neve, come Berto.

28 febbraio. Ieri arrivato a Paralup il nuovo coman-


dante di settore, Ezio34 .
Il 12 settembre era a Madonna del Colletto con il
primo gruppo Gl. Dopo una lunga parentesi bovesana
ritornato alle origini.
Parla dei suoi colpi in pianura e dei combattimenti
di Boves con grande compiacimento. Gli uomini lo
ascoltano a bocca aperta.

29 febbraio. in programma la scissione del gruppo di


Paralup per formare due bande: la I e la IV.
La I, al comando di Pino35 , rester a Paralup. La IV,
al mio comando, raggiunger la valle dellArma.

34
Ezio Aceto.
35
Giuseppe Vento.

Storia dItalia Einaudi 194


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alberto, che sar il vicecomandante della IV, lavora


gi per accaparrare gli uomini migliori. Pare che abbia
addirittura un arsenale segreto!
Ai margini delle formazioni partigiane, gruppi di
sbandati e di delinquenti locali svolgono unattivit ter-
roristica sempre pi preoccupante. Ex militari, disertori
o rifiuti delle bande, che mal sopportavano linquadra-
mento e la disciplina, vivono di furti e grassazioni.
Temono i partigiani pi di quanto non temano i cara-
binieri: i partigiani fucilano.
di questi giorni il colpo agli ebrei polacchi, un
colpo da autentici briganti.
In fuga dalla Francia meridionale, molti ebrei hanno
trovato rifugio fra queste nostre montagne.
povera gente che da anni si trascina per lEuropa,
braccata dai tedeschi. Vive di niente, sperduta nelle
grange; ha quattro stracci e un tesoro sempre pi
piccolo con le migrazioni interminabili.
A questa povera gente un gruppo di banditi, per di pi
mascherati alla partigiana, armi alla mano, ha strappato
le ultime briciole del tesoro, lultima riserva, quanto
restava delle loro case perdute per sempre.
Per chiudere il cerchio attorno a questi delinquenti le
nostre squadre hanno collaborato con i carabinieri della
valle. Vanni e Carlo, i due banditi fucilati alla Valletta,
sono i primi che hanno pagato.

1 marzo. La sera del 26 febbraio Piero apprende che i


tedeschi trasferiranno per ferrovia, da Cuneo a Torino,
un gruppo di prigionieri politici.
Nella notte raggiunge Faustino a Centallo, gli sottopo-
ne lordine di operazioni. Poi torna a Cuneo, sempre di
corsa, perch tutto dovr essere pronto allalba.
Questo il piano di operazioni.

Storia dItalia Einaudi 195


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nella notte Faustino, Marco, Giuseppe36 e Mario37


raggiungeranno in camion la stazione di Maddalene sper-
duta fra i campi. Sul treno, armati, viaggeranno Pie-
ro, Guerci, Vannini, Miino e altri. Come il treno en-
trer in stazione Marco bloccher i macchinisti, Giusep-
pe controller i binari, Mario immobilizzer il caposta-
zione. Faustino, per muovere verso il vagone dei prigio-
nieri, dovr attendere il segnale di Piero.
Ed ecco i fatti.
Marco, Giuseppe, Mario, come previsto, raggiungono
il treno, controllano la stazione. Il segnale di Piero tarda,
e dallinterno dei vagoni arrivano grida e schioppettate.
Faustino accorre, spalanca una porta: due tedeschi gli
sono di fronte. Alza il parabellum, preme il grilletto,
ma non parte nemmeno un colpo. I due tedeschi, che
istintivamente si erano buttate le mani al viso, ripiegano
nel vagone.
Appare Piero, il viso coperto di sangue. Piero urla e
corre verso il camion.
Adesso i tedeschi sparano da pi parti lunghe raffiche.
Al camion arrivano Marco, Giuseppe, Faustino e Pie-
ro. Manca Vannini; lhanno visto che sparava nellinter-
no dei vagoni, che rotolava gi dal treno. Forse era feri-
to: pare corresse con Mario verso la campagna.
A Centallo, in casa di Faustino, Piero riceve le prime
cure. Le ferite non sono gravi, ha qualche taglio profon-
do alla testa. Piero era entrato da solo nello scompar-
timento dei prigionieri e i tedeschi di scorta erano tan-
ti. Lavevano immobilizzato, buttato a terra, pestato con
i fucili. uscito dalla mischia sparando rivolverate dal
basso allalto!

36
Giuseppe Rosso.
37
Mario Battistino.

Storia dItalia Einaudi 196


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

2 marzo. Dado e Leo sono i pi anziani di Paralup.


Dado, a cui Livio legato da fraterna amicizia, all8
settembre ha abbandonato il suo lavoro di artigiano e
ha fatto parte del primo gruppo Gl. Svolge unattivit
prevalentemente logistica: alternando puntate in pianu-
ra, con lunghe sgambate attraverso le valli, fa vivere le
bande, coordina i servizi informazioni, organizza nuove
basi.
Leo, con i suoi quarantanni, sembra un ragazzo. Sem-
pre allegro e imperdonabilmente ottimista, porta nel-
lambiente la nota scanzonata dellanziano che sa vive-
re tra i giovani. un vecchio antifascista: con tutti parla
di politica, del partito dazione.
In questi giorni il suo ascoltatore preferito Franco38 ,
un ufficiale in s.p.e., gi della nostra banda di pianura,
un tipo entusiasta, infiammabile. Franco beve tutte le
parole di Leo, e Leo gliene dice tante.
Questa mattina sono sceso a Gaiola per incontrare
Luigi39 , un partigiano di Milano, inviato a Paralup dal
comando piemontese. Ero con Marco40 e Nini41 , e, nella
piccola folla scesa dal trenino, non abbiamo tardato a
individuarlo.
Ho conversato a lungo con il suo accompagnatore, un
uomo in gamba, molto informato sulla vita delle nostre
bande.
Luigi, salendo a Paralup, lungo lungo come se fosse
cresciuto troppo in fretta, con la valigetta di fibra in
mano, sembrava un collegiale.

38
Gregorio Vannini.
39
Luigi Frassi.
40
Giuseppe Martorelli.
41
Sebastiano Mondino.

Storia dItalia Einaudi 197


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

9 marzo. Lazione di sabotaggio ai ponti di Vernante


stata una piccola avventura e un serio collaudo. Quasi
200 uomini: 80 del Fortino, 85 del gruppo Paralup, 19
della valle Gesso. Trenta ore di marcia. Spostamento
attraverso tre valli, difficolt logistiche, e, come se non
bastasse, il rischio di perdere il reparto. Tutto ci per far
saltare due ponti!
Con pochi arditi avremmo ottenuto lo stesso risultato.
Eppure il bilancio di questa azione positivo. Ritro-
vandoci in tanti abbiamo avuto il senso del numero, della
forza, della lotta organizzata.
Ore 16 del 7 marzo: con il mio gruppo di 85 uomini
lascio Paralup alle spalle. In punta, le squadre combat-
tenti, gli anziani; dietro, le squadre logistiche, le reclu-
te. Materiali spalleggiati: armi pesanti e leggere, casse di
esplosivo, attrezzi da zappatore.
A Grain comincia a nevicare. A Rittana la neve scende
cos fitta che la sento crescere sotto i piedi.
Il tratto di strada verso Gaiola, e poi la statale del pon-
te dellOlla, mi consigliano la prudenza. buio e nevica
che Dio la manda: un incontro con i fascisti o i tedeschi
assolutamente improbabile. Ma la prudenza non mai
troppa. Spingo in avanti una squadra esploratori.
Dove inizia la mulattiera che sale al colle del Firet
incontro Livio e il gruppo del Fortino. Carico sui loro
muli i nostri materiali.
Sul colle la neve ormai cos alta che i muli non
riescono a proseguire. Buona parte delle casse di tritolo
tornano sulle spalle degli uomini.
Alberto e Marco sono i responsabili delle squadre
portatori.
Scendiamo verso Andonno, ormai al completo: sul
colle si unito alla nostra colonna il gruppo della valle
Gesso. Un mulo rotola nel vallone: ricuperiamo il carico.

Storia dItalia Einaudi 198


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Verso Roaschia si affonda nella neve fino a met gam-


ba. Si procede a stento, gli uomini sono sfiancati. La
colonna si fraziona, si rompe in tanti gruppetti.
lora dei comandanti: per aiutare gli sfiniti, ridistri-
buire i carichi, richiamare i lavativi.
Lobiettivo del momento arrivare comunque sul col-
le delle Goderie. Aldo e Livia, su in alto, aprono la pista:
una torcia segna la punta della colonna.
Metto un piede su neve che cede. Mi fermo proprio
sul fondo del vallone, e la torcia spaventosamente
lontana. Non ho niente di rotto, mi sento rotondo come
una palla di neve. Ivano sghignazza, non capisce le mie
bestemmie.
Alle 3 arrivo a tetti Rignan, stanco da non poterne pi
e bagnato fino alle ossa. Spalanco la porta di una stalla e
il caldo umido mi toglie il respiro.
La stalla piena di gente stanca, fradicia di neve e di
sudare. Visi disfatti, maledizioni ai ponti di Vernante,
alla neve, alla guerra e a chi lha inventata.
Molti i ragazzi di nemmeno ventanni. Li guardo, cos
buttati in mucchio. Sono stanchi sfiniti, ma sui loro
volti non c la disperazione dei miei alpini di Russia, la
disperazione di quelle nostre notti alladdiaccio.
Erano altri volti quelli dei miei alpini. Invecchiati
prima del tempo, rinsecchiti dagli stenti, mortalmente
stanchi, i miei alpini non avevano nemmeno pi la forza
di gridare che la guerra bestiale.
Anche l erano uno sullaltro, nelle isbe ma feriti con-
gelati, amputati, un groviglio di gente senza speranza.
Erano i fortunati questi, perch fuori, in cerchio attor-
no alle isbe e coperti da un velo di ghiaccio, altri alpini
a migliaia morivano nel sonno meraviglioso degli asside-
rati. Su queste montagne le notti passano e torna il sole.
Qui si crede in qualcosa. In Russia, invece, anche il sole
era freddo, e lottavamo soltanto per non morire.

Storia dItalia Einaudi 199


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alle 11,30 lasciamo le grange di tetti Rignan nella neve


alta un metro e oltre. Chi sar mai che ha battezzato il
colle delle Goderie! Lultimo tratto lo superiamo a forza
di imprecazioni.
Sul versante che guarda la valle Vermenagna, in un bo
sco di faggi, si affonda fino a met busto. Per fortuna
ormai si scende.
Non esistono pi n squadre, n bande: ognuno rotola
come pu, per forza dinerzia.
I portatori, a cavalcioni sulle casse di esplosivo, nei
tratti pi ripidi viaggiano come su slitte. Quando le
cassette si impuntano, la corsa finisce in un tuffo.
Arriviamo a tetti Cavallo che quasi notte. Inebetiti
dalla stanchezza, riordiniamo alla buona i reparti, radu-
niamo le armi e i materiali.
Le casse di esplosivo ormai non sono pi nostre, sono
di Saverio.
Saverio42 ne apre alcune. Non tritolo, gelatina. Ad
alta voce, ma con molta calma, il tecnico dellesplosivo ci
spiega che fra il tritolo e la gelatina esiste una differenza:
il tritolo sopporta gli urti, la gelatina, invece, non li
sopporta ed esplode.
I primi a scattare sono i portatori che adesso le ado-
perano come sgabelli. Si forma il vuoto. Ma se le casse
non sono scoppiate quando saltavano come grilli! Per-
ch dovrebbero saltare in aria adesso? Meglio per sedi-
le una cassa di gelatina che raccogliere altro freddo dalla
neve. Cos le casse tornano sgabelli.
Sulla statale del colle di Tenda schiero il mio gruppo a
valle dei ponti, verso Robilante. Ho sette mitragliatori:
due sulla strada, e gli altri a mezza costa sul pendio
che fiancheggia la rotabile. A monte dei ponti, verso
Verrnante, schierato laltro blocco con Egidio43 .

42
Saverio Siracusa.
43
Egidio Simoni.

Storia dItalia Einaudi 200


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La squadra guastatori, intanto, cerca le camere da mi-


na, sistema lesplosivo, intasa, innesca, dispone le micce.
Passano lentamente le ore, la nostra stanchezza diven-
ta sfinimento.
Cammino avanti e indietro per restare sveglio. Sulli-
nizio guardavo a valle con interesse, come se i tedeschi
dovessero arrivare da un attimo allaltro: adesso guardo
con indifferenza. Qualche sorso di cognac mintontisce
completamente.
Gli uomini hanno lordine di non fumare, ma se ne
fregano. pieno di puntini rossi, accesi. Anche noi, i
comandanti, fra poco incominceremo a fumare.
Alle 2 una vampata rossastra rischiara la valle, un
boato ci scuote. Altra vampata, altro scoppio enorme.
I ponti erano due, il pi importante sulla statale, laltro
sulla strada militare.
Come scossi da un attacco improvviso dimentichiamo
la stanchezza, puntiamo le armi verso il basso.
Arriva lordine di muovere verso Robilante, e con la
squadra esploratori apro la marcia.
Gli scoppi avranno dato lallarme: pi si scende, pi
un incontro con i tedeschi probabile.
Robilante apparentemente addormentato, molte im-
poste sono socchiuse.
A pochi passi da Roccavione mi fermo, perch sono
rimasto quasi solo. La colonna si frazionata, gli uomini
che mi raggiungono sono isolati. Siamo sempre sulla
strada statale.
Lunga sosta: gli uomini che arrivano si stendono sulla
neve e dormono. Basterebbero quattro fascisti della
Dicat per farli fuori tutti.
quasi mattino e decido di partire comunque.
Saremo un centinaio; a spinte si riprende la marcia.
Borgo San Dalmazzo ormai a un tiro di fucile, con i
tedeschi e i fascisti in postazione al posto di blocco.

Storia dItalia Einaudi 201


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Correndo superiamo il bivio della valle Gesso: taglia-


mo la strada di Valdieri, troviamo le colline di Monser-
rato.
Non penso pi a chi rester indietro: gliela abbiamo
fatta, siamo a casa nostra.
Quando raggiungo la displuviale fra le valli Gesso e
Stura ho con me un gruppetto di uomini, di montanari.
Tutti gli altri sono rimasti alle spalle.
Non nevica pi, un mattino stupendo. Sono un
partigiano.
Al Gorr attendo gli uomini di Paralup: li guardo uno
a uno. Arrancano con passo incerto, ma sono ragazzi
in gamba. Mi specchio nel loro sorriso soddisfatto:
abbiamo superato il collaudo.

15 marzo. La notte scorsa, con Livio, Gian Aldo, Al-


berto, Luigi e pochi altri, in pianura per lazione di sa-
botaggio alla linea di alta tensione nella zona Madonna
dellOlmo.
Alle 23, con un camioncino scassato, alla Celdit: poi,
attraverso i campi, lungo la nazionale Cuneo Torino.
Luigi, il Pietro Micca del gruppo, sistema le cariche
ai piedi di tre tralicci. Poi fuoco.
Delusione. Un traliccio si piega lentamente: gli altri
restano in piedi.
Di corsa al camioncino. Per San Bernardo, Confreria,
Roccasparvera, Castelletto, ritorno a Paralup.

16 marzo. Ieri sera, quando entrato nella sala riunio-


ni, affollata di partigiani, Piero era proprio sconvolto.
Hanno arrestato Faustino, alla Gil, ci ha detto
quasi gridando. I nostri depositi di Centallo e tetti

Storia dItalia Einaudi 202


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Zucchi sono individuati. Dobbiamo salvare Faustino a


tutti i costi.
Le possibilit di unazione immediata purtroppo era-
no nulle. Piero incalzava: La vostra vita in montagna
facile, siete qui imboscati, vivete ore serene, stendete i
nervi, siete al riparo dalle spie.
Ho troncato la discussione con una proposta dispera-
ta. Scenderemo in cinque o sei a Cuneo, domani notte.
Attaccheremo le carceri della Gil. Spareremo, costi quel
che costi.
Livio stato il primo ad alzare la mano. Finalmente
Piero sorrideva.

17 marzo. Improvvisa la notizia della liberazione di


Faustino. Evviva!

18 marzo. Otto ore di marcia nella neve per raggiungere,


con la IV banda, la valle dellArma. Marco, da ieri nella
zona, ha predisposto gli alloggiamenti e il rancio caldo.

19 marzo. Occupazione della valle. Distaccamenti al


Fedio, Trinit, San Giacomo, Villetta del Viridio.
A San Giacomo il comando di banda e il comando
settore. Spinto in avanti, su Demonte, lavvistamento del
Fedio.
Non sto fermo un momento, ho quasi cento uomini e
il lavoro non manca.
Nino, il professore, comanda il distaccamento pi a
monte, al Viridio.
Alberto, fratello di Livio, ufficiale degli alpini, al
comando di San Giacomo.

Storia dItalia Einaudi 203


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ivano, anche lui ufficiale degli alpini, reduce dellAr-


mir, comanda il distaccamento di Trinit.
Lavvistamento del Fedio lo comanda Marco, uno stu-
dente universitario, il cui padre in Liguria a organizzare
le formazioni partigiane socialiste.
A Trinit ho parlato a lungo con don Barale, il parroco
della frazione. Mi ha chiesto se faremo come quelli
di Franco, che ogni sera giocavano a tirasegno con le
campane della sua chiesetta!

20 marzo. Duccio tornato alla lotta aperta dopo la


ferita del gennaio: oggi era con noi a San Giacomo.
esuberante, entusiasta, gli si legge in viso la gioia di
vivere, il desiderio prepotente di lottare.
Ha parlato a lungo con gli anziani, con i suoi di San
Matteo: poi ha voluto conoscere tutti, anche i giovanissi-
mi appena giunti in banda.

24 marzo. Quando si discute di politica, del partito


dazione, tutto mi appare logico, accettabile.
Fare politica vuole dire combattere su un piano di
rigorismo morale, di volontario sacrificio, guardando al
domani senza guerre: vuole dire fare la guerra ai tedeschi
e ai fascisti per un mondo nuovo, il mondo di questa
gente, contadini, operai, montanari.
Questa lultima guerra: via i fascisti e i tedeschi non
potranno pi esserci guerre.
Il fascismo scomparir per sempre. Avremo uomini
nuovi, selezionati da ventanni di lotta clandestina. Il fa-
scismo un problema morto e sepolto per sempre: con-
cordi gli alleati, i responsabili del disastro pagheranno,
spariranno i gerarchi e i fascisti corruttori, tutto torner
pulito da s.

Storia dItalia Einaudi 204


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Avremo unItalia repubblicana: monarchia vuole dire


fascismo. LItalia libera del sud non lItalia di doma-
ni, non lItalia per cui combattiamo: l la baracca gira
male, perch manca il nord. In quellItalia lontana anche
Umberto si tiene a galla, imboscato. Dovremmo fucilar-
lo: chi pi era in alto, pi oggi dovrebbe dare; invece,
la povera gente che paga. Grande e grosso com, Um-
berto non ha trovato un po di coraggio per farsi paraca-
dutare qui dove si com batte: non per niente qui si par-
la di lui, dei generali, dei colonnelli, come di un mondo
scomparso per sempre.

27 marzo. Pinella e Livio, a ogni incontro, come se


non si vedessero da anni: la vita di rischio continuo,
immediato, li vuole cos.
In pianura Pinella svolge un lavoro preziosissimo di
collegamento, sistemazione feriti, raccolta materiali.
ricercata come moglie di un capo comunista: se i fa-
scisti la pescano la torturano a sangue prima di fucilarla.
Lultima conferma del suo coraggio: salita in moto
con me a San Giacomo!

28 marzo. Lesperienza delle altre valli, sottoposte ad


azioni di rastrellamento, per noi estremamente prezio-
sa.
Collegamento dalla valle Maira del 25 u. s. per il
comando settore: tedeschi e fascisti hanno inaugurato
un nuovo stile, occupano stabilmente il fondo valle e poi
attaccano da pi provenienze.

...Tutto fa presumere che gli attuali operanti [repubblichini]


precedano le formazioni dattacco tedesche. Si tratta delle
medesime truppe operanti in val Casotto.

Storia dItalia Einaudi 205


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Conformemente alle direttive generali abbiamo disposto per lo


sfollamento del grosso: quello del materiale era gi stato fatto,
quello degli uomini con la colonna che Gigi44 guida.
Abbiamo ritenuto opportuno suggerire un temporaneo sfolla-
mento nella zona di Paralup, sia per la maggiore comodit del
movimento, sia per la rapidit del ritorno appena terminate le
operazioni in Macra, sia per lidentit di formazione delle ban-
de.
Rimangono qui nuclei celeri e leggeri operanti per imboscate e
colpi di mano e assicuranti il futuro ritorno in valle.
Riteniamo che con questo si possa porre la premessa del futuro
comportamento delle altre bande le cui valli siano attaccate: e
cio appoggiarsi sulla banda pi vicina, rientrando appena la
situazione lo consenta...

Altro collegamento dalla valle Gesso, del 26 u. s.,


riflette stati danimo e previsioni che contrastano con le
direttive del 20 settore.

...Nessuno di noi ha mai pensato di sciogliere la banda, sia pure


solo temporaneamente. Si chiedeva, invece, lautorizzazione di
mandare al piano, in caso di certo e imminentissimo rastrella-
mento, gli uomini che avessero le scarpe fuori uso o non desse-
ro affidamento di poter resistere alla dura vita, che imporrebbe
un ripiegamento.
Naturalmente, poich questi elementi sono quasi tutti locali, es-
si si sarebbero sistemati presso conoscenti nella vicina pianura,
ritornando in banda a rastrellamento avvenuto. Tutti gli ufficia-
li e un buon numero di ragazzi sarebbero rimasti in forza. Pi
leggero sarebbe stato leventuale ripiegamento e sempre in at-
to il nucleo attorno a cui sarebbero ritornati i momentaneamente
allontanati.
Del resto la tattica usata dai patrioti jugoslavi sempre stata
quella di sottrarsi non al momento del rastrellamento ma al solo
sentore del rastrellamento.
Quanto alla considerazione che un giorno o laltro bisogner
pur sparare, le fucilate meglio farle quando liniziativa nostra
e non quando essa dellavversario...

44
Luigi Ventre.

Storia dItalia Einaudi 206


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Una lettera di Dado a Livio, dalla pianura, inquadra le


prossime operazioni di rastrellamento in valle Stura:

...A giorni inizier un rastrellamento, non so ancora con quali


forze. Trasmetto i dati che ho potuto avere.
Un gruppo inizier la marcia da Chiusa Pesio, un altro da
Limone, un altro ancora dalla valle Gesso e per il vallone delle
Selle scender attraverso la Valletta in valle Stura.
Il grosso partirebbe dalla valle Stura e scenderebbe in valle
Grana passando per Bandia. esclusa la zona delle Scalette
e Scalone.
Secondo il mio punto di vista sarebbe bene che vi spostaste pi
in alto, verso le punte del Bram. Ma non abbandonate la valle.
Sar pi preciso appena possibile: spero di avere domani altre
informazioni da un collegamento diretto con Cuneo.
Resta inteso che lappuntamento alla Perosa rinviato ad altra
data. Se credete sarebbe anche da prendere in considerazione
lavvicinamento alla pianura a piccole squadre.

29 marzo. Abbiamo raggiunto una buona organizzazione


logistica. Gli alloggiamenti sono migliorati, il servizio
approvvigionamenti funziona in modo perfetto. Niente
requisizioni: compriamo i viveri a Demonte, paghiamo
tutto regolarmente.
Fra San Giacomo e la Villetta del Viridio abbiamo
steso una nuova linea telefonica: cos dal fondo valle fin
quasi a Bandia siamo collegati.
Alberto lavora con metodo e intelligenza. Ivano, Ni-
no, Marco, sono i migliori ufficiali che potessi avere. Con
questi collaboratori possibile inquadrare la banda per
farne un reparto saldo, un reparto di alpini, capace di
affrontare il combattimento.
Conosco quasi tutti i miei uomini. Parlo molto con lo-
ro, non mi stanco di ascoltarli. Minteressa sapere perch
sono saliti in montagna e doverano prima e che mestie-
re facevano. questa la vita che sognavo a Modena, pri-

Storia dItalia Einaudi 207


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

ma di diventare ufficiale: cos pensavo che fosse la vita


militare.
I giovanissimi mi ridanno speranza. Hanno ventanni
e il cuore giovane. Non sentono il vuoto della guerra
passata, mi aiutano a credere.
La retorica e la forma qui non contano nulla: la so-
stanza conta. Contano i sentimenti veri, profondi, che
anche di un ragazzo fanno un uomo.
Non si parla mai di patria; tutto allo sbaraglio, anche
le nostre famiglie. Non si parla mai di disciplina, ma
si agisce con un rigore che sistema di vita. Comanda
chi, per esperienza e capacit, pu condurre meglio gli
uomini al combattimento. Una certezza ci spinge a
pagare di persona: che questa lultima guerra per un
mondo migliore.

30 marzo. Nella nostra guerra di montagna, ai fini del-


lefficienza operativa, la IV banda il reparto ideale
dimpiego. Lorganico limitato offre possibilit di snel-
lezza e di manovra, i problemi logistici sono relativamen-
te semplici.
bello rimboccarsi le maniche, buttarsi sul lavoro con
tenacia e testardaggine: selezionare, addestrare, educare
questi ragazzi, prepararli per il combattimento.
I pi non hanno mai visto unarma, non conoscono la
montagna. Ne faremo dei combattenti, non dei colpi-
sti.
Dedico quasi tutta la mia attivit alla preparazione mi-
litare. Seguo la scuola darmi e laddestramento: orga-
nizzo marce e corves per il ricupero di armi e munizio-
ni nei fortini abbandonati. Deve nascere fra gli uomi-
ni un sentimento di solidariet, di fratellanza, di rispetto
assoluto per la compattezza e lefficienza del reparto.

Storia dItalia Einaudi 208


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nel lavoro Livio mi segue attentamente, perch parte-


cipa alla nostra vita, alla vita della IV che un po la sua
banda.
interessante discutere con Livio, con un borghese
com Livio, di cose militari: di ogni questione riesce a
cogliere lessenziale.
Sovente conclude dicendomi che si sta militarizzan-
do, ed nel vero. La nostra una guerra del tutto parti-
colare, ma comunque una guerra. Lorganizzazione sul
piano militare ha le sue regole fisse che dobbiamo rispet-
tare.

31 marzo. Si respira aria di rastrellamento. Ho gi


abbozzato un ordine di operazioni. La dislocazione della
banda, con i distaccamenti quasi autonomi e schierati
lungo un versante della valle, offre buone possibilit di
difesa e di offesa.
Oggi hanno segnalato una colonna tedesca in valle
Grana.

2 aprile. Non riesco a discutere serenamente con Ezio,


mi d fastidio il suo tono alla bravaccia e lo aspetto alla
prova. La sua sfiducia assoluta, indiscriminata, verso
tutti, ufficiali e uomini della IV banda mi offende.

4 aprile. La mia canzone Bandiera nera ha vinto il con-


corso del comando settore. Sono un... raccomandato, e
poi basta imprecare contro i fascisti e i tedeschi, perch
il successo sia certo. Il motivo, facilmente orecchiabile,
fa il resto.

Storia dItalia Einaudi 209


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Bandiera nera45 una nenia triste, lamentosa, che in


ogni guerra ritrova parole nuove. Era una canzone cara
agli alpini, una canzone proibita. Nella mia edizione
partigiana, pi che un lamento vuole essere un grido di
lotta.
in cantiere un giornale di banda, Quelli della mon-
tagna. Abbiamo una macchina da scrivere e un ciclosti-
le. Sul primo numero apparir anche Bandiera nera.

5 aprile. Gravi notizie tramite Pinella. A Torino, con-


danna a morte dei componenti il comando militare pie-
montese. Sandro Delmastro ucciso a Cuneo.

6 aprile. Sandro Delmastro lhanno ucciso sul corso IV


Novembre, a quattro passi dalla casa di Anna.
Arrivava da Torino, in treno. Incarcerato alla Gil, ha
tentato subito la fuga. Era quasi salvo, correva verso il
viadotto, quando una raffica lha colpito in pieno. Si
rialzato, ma dopo due passi caduto di schianto.

45
Lass sulle montagne | bandiera nera | morto un par-
tigiano | nel far la guerra. || morto un partigiano | nel far la
guerra | un altro italiano | va sotto terra. || Laggi sotto terra |
trova un alpino | caduto nella Russia | con il Cervino. || mor-
to nella steppa | assiderato | ferito e da amputare | congelato.
|| Ma prima di morire | ha ancora pregato | che Dio maledica
| quellalleato. || Che Dio maledica | chi ci ha tradito | lascian-
doci sul Don | ed poi fuggito. || Tedeschi traditori | lalpino
morto | ma un altro combattente | oggi risorto. || Combat-
te la sua guerra | da vecchio alpino | fatiche freddo e fame | gli
son compagne. || Combatte il partigiano | la sua battaglia | tede-
schi e fascisti | fuori dItalia. || Tedeschi e fascisti | fuori dItalia
| gridiamo a tutta forza: | Piet l morta.

Storia dItalia Einaudi 210


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Una mascotte della Muti, un ragazzo, gli arrivato


addosso, per primo. Ha raccolto il cappello di Sandro,
glielo ha sbattuto sul viso, con disprezzo. Poi, armati fino
ai denti, gridando, smaniando, sono arrivati altri fascisti
da ogni parte.
Le strade sono state bloccate. Il ragazzino, a gesti,
ha ricostruito il... combattimento, mentre un ufficiale si
complimentava rumorosamente.
Dopo due ore un carretto della nettezza urbana ha re-
cuperato la salma. A sera, Pinella e Anna hanno ricono-
sciuto Sandro al cimitero.

7 aprile. Tedeschi in valle Stura, a Demonte e oltre. Sono


due giorni che passiamo da un preallarme allaltro.
Esame dellordine di operazioni con i comandanti di
distaccamento. Viveri a secco, munizioni, materiali, ven-
gono smistati alle grange di San Giacomo.

8 aprile. Con Alberto dal Fedio alla Villetta. Rigorosa


selezione degli uomini: chi vuole liberissimo di andar-
sene, chi resta dovr combattere. Gli incerti, i malati, i
piedipiatti, lasceranno domani la valle.

10 aprile. La mia salute mal ridotta, pleurite e altri


guai. Stasera la febbre cos alta che non riesco a stare
in piedi.

11 aprile. Le iniezioni di Vico non servono a nulla.


salito a San Giacomo il dottor Anglesio di Demonte, per

Storia dItalia Einaudi 211


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

me e per Livio: forse la nostra influenza, e ne avremo


per qualche giorno, tedeschi permettendo!

12 aprile. Catturata una spia della Muti sulla corriera di


Vinadio. Sulla corriera, in mezzo ai montanari, spiccava
come una mosca bianca. Uno dei nostri gli ha chiesto i
docu menti di riconoscimento e il mutino ha svuotato le
tasche.
Ecco il suo archivio ambulante: tessera della Muti, pli-
co segreto del comando di Borgo San Dalmazzo, pistola
calibro 9, distintivo metallico del reparto.
Lungo interrogatorio, senza che gli sia torto un capello
perch comprenda che non siamo come i neri.
Testo del verbale di interrogatorio:

Da Borgo San Dalmazzo, sede del mio reparto, dovevo raggiun-


gere la federazione di Cuneo per ricevere le ultime istruzioni e
documenti falsi di riconoscimento. Con loccasione avrei lascia-
to a Cuneo il plico di documenti segreti, affidatimi dal capitano
Esposito per il federale Ronza.
Da Cuneo, in trenino, avrei poi raggiunto Demonte per arruo-
larmi in una formazione partigiana, allo scopo di rilevare la for-
za delle bande, le posizioni, larmamento, il nome dei capi; tut-
to ci in previsione del prossimo rastrellamento. Al primo cen-
no di combattimento, avrei disertato per raggiungere le forze
tedesche attaccanti.
I fatti sono andati cos. Elettrizzato comero, salii sul primo tre-
nino fermo a Borgo San Dalmazzo: invece di andare a Cuneo,
arrivai a Demonte. Fu soltanto sulla corriera per Vinadio, di
fronte a partigiani, che mi accorsi di avere in tasca la tessera
della Muti e documenti per la federazione.
Vi dir tutto della Muti di Borgo, dei posti di blocco, delle
sentinelle e delle armi sistemate negli alberghi Roma e Regina e
nel ristorante della stazione.
A tetti Gallotto ci sono 500 georgiani. Lautoreparto tedesco
nei cortili dellasilo.

Storia dItalia Einaudi 212


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Marioni e Domeneghetti sono i due informatori che dovrebbe-


ro trovarsi in valle Stura: erano dellOberdan e adesso appar-
tengono alla Muti. La loro missione era uguale alla mia.
A Borgo Luzzi che sincarica del servizio informazioni.
Il venerd prima di Pasqua fermavo tutti gli uomini dal 1898 a
1921! Li portavo al comando. In stanze private li ricevevano
Esposito, Sacchi, Asti.
Giordana picchia sempre tutti. Ho assistito a delle picchiate. Li
picchiature avvengono nella stanza a sinistra dellatrio, entran-
do.
Ho visto picchiare un giovanotto fermato al blocco A da
Tasselli e Luzzi, perch portava un pacco sul manubrio con
dentro un paio di calzoni. Poi ho visto picchiare gente anziana,
perch il figlio non si era presentato o perch le carte non erano
in regola.
Se credono che uno sia un favoreggiatore lo portano in fureria
lo picchiano da farlo sanguinare.
Non ho sentito parlare di pugnali alla gola e altro.
Sacchi uno di quelli che picchiano.
Ho visto picchiare da Tasselli e Luzzi un tale perch non aveva
i fasciolini sulla carta didentit. Picchiavano con il consenso de
capitano Esposito.
Non so se al momento ci siano nostri informatori tra voi.
Quando vengono da voi sono vestiti malamente e chiedono la
strada ai contadini.
Non ho mai sentito nomi di partigiani.
Di voi parlano con disprezzo, sono convinti che siete poche
decine, poco armati, nomadi.
Il capitano non prevedeva un vostro attacco.
Lazione di Roccasparvera avvenuta in seguito al fatto della
moto. Ho partecipato quattro o cinque giorni fa a unazione,
dopo il fatto della moto. Eravamo in venti.
Mi sono arruolato nella Muti, perch costretto. Facevo borsa
nera e un giorno mi hanno preso con del burro e cos mi sono
arruolato.
vero che mi vantavo di toccare i seni alle donne, a Borgo, per
perquisirle. Ma non ho mai fatto realmente di queste cose. Il
mio servizio normale era di viaggiare sul treno Borgo Cuneo
per individuare chi parlava male di noi.
Una volta dovetti pedinare un tale, che faceva la spola da Cuneo
a Demonte. Una donna aveva fornito dati precisi a Giordana.
Si trattava di un tale con pantaloni alla zuava, giacca di fustagno

Storia dItalia Einaudi 213


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

e sacco alpino. Dovevo vedere se si fermava a Demonte o


proseguiva. Lindividuo era sospetto di avere contatti con voi.
Linformatrice era di Borgo.
Il ricercato era alto, sui 35-40 anni. Saliva in valle Stura evi-
tando il blocco di Borgo e portava lettere ai partigiani da par-
te delle famiglie. Non riuscimmo ad arrestarlo quando torn
indietro, al ritorno.
In missione, oggi, doveva partire Marioni al mio posto. Invece
alle 7,05 mi ha messo sul trenino e mi ha detto: Va a Cuneo.
Il trenino, purtroppo, era quello per Demonte.
Seguendo gli ordini, giunto a Demonte dovevo prendere la
corriera per Vinadio. L fermarmi, e vedere le vostre forze e
posizioni.
Dovevo cattivarmi lanimo di qualcuno, fingere di essere uno
sbandato, e trovare il mezzo di unirmi a voi.
In un primo tempo, a Vinadio, avrei soltanto osservato chi
veniva su in vallata: minteressava cosa dicevano. Se fossero
stati patrioti li avrei seguiti il pi possibile, poi avrei fatto
rapporto.
La rivoltella mi serviva di difesa contro di voi.
A Demonte non dovevo fermarmi perch il mio comando ne
avrebbe inviati altri.
Per la verit Domeneghetti partito in missione con me. Do-
meneghetti sceso alla prima stazione in Demonte: quindi in
paese. Dopo doveva andare in qualche cascina per passare la
notte. Il nostro punto di riferimento era la stazione di Demon-
te.
Connotati: alto 1,65, biondo, cappotto blu, capelli ondulati. Il
libretto ferroviario intestato al suo nome.
Adesso ricordo. Domeneghetti doveva fermarsi in Demonte,
in unosteria, alla Ria Alpina. Deve trovarsi alla stazione a
ogni trenino che va in gi. Funziona da collegamento con il
comando.
Per prendere Domeneghetti andate al trenino, girate gli alber-
ghi.
Non abbiamo nomi precisi, n indicazioni, n basi. Giordana
ci aveva proibito di alloggiare negli alberghi. Dovevamo evitare
i posti pubblici e di far vedere i nostri documenti.
Dopo noi, dovevano salire in valle Marioni e Banfi.
Domeneghetti ha lo schizzo per salire su da voi: deve esplorare
le montagne attorno a Vinadio.

Storia dItalia Einaudi 214


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

13 aprile. Che razza di spie manda su quel delinquente


di Ronza! Il muti non una spia, un poveretto
scialbo e incosciente incanaglito al basso da una scuola
di prepotenza e vigliaccheria. Sar difficile fucilarlo!
I documenti segreti della Muti, che dovevano finire
in federazione e che il mutino... recapit a Demonte,
contengono notizie preziose.
Nei giorni scorsi, in Borgo, si svolta una brillante
sparatoria fra tedeschi e fascisti. La colpa sarebbe stata
dei tedeschi: per collaudare la Muti, i tedeschi avrebbero
infatti simulato un attacco partigiano sparando a ruota
libera contro i fascisti.
Unaltra relazione fornisce dati importanti sulle ope-
razioni di spionaggio in zona di Roaschia. A., un monta-
naro del posto, accompagnato e protetto dai carabinieri,
ha raccolto notizie e colleziona buoni di requisizione.
Constatazione importante: fino a oggi ignoravamo che
i carabinieri lavorassero in coppia con la Muti. In quanto
alla spia A., presto o tardi, salderemo il conto.
Sono sempre malato, con febbre. Anche Livio an-
cora malato. Ci scambiamo lunghe visite e gli argomenti
non mancano.
Livio il vero perno su cui girano le bande del 2
settore: imposta le questioni militari e politiche, risolve i
problemi organizzativi, arriva a tutto.
Largomento del giorno limminente rastrellamen-
to: come schierare le bande, come affrontare il combat-
timento.
Livio intuisce che un reparto bene inquadrato pu
affrontare anche forze preponderanti per un intero ciclo
operativo. Le bande devono affrontare il nemico con
decisione, affrontarlo e pestarlo finch lintegrit della
banda non sia in pericolo.
Questa la tesi di Livio, chiara, precisa, senza ombre,
tutta di un pezzo. In altre parole Livio vuole sparare.

Storia dItalia Einaudi 215


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

In montagna possibile tenere in pugno liniziativa,


anche se attaccati in forze. In montagna, situazioni
apparentemente disperate possono risolversi in veri e
propri successi. Basta non perdere la testa, basta non
chiedere limpossibile. Gli uomini spareranno finch
saranno coperti alle spalle: la teoria dellultimo uomo
e dellultima cartuccia fa parte di una scuola retorica,
appena adatta alle cartoline di propaganda. Se vuoi che
gli uomini sparino, comandali bene e d lesempio. Il
resto sono storie.
La tesi di Livio, che condivido pienamente, un po
la tesi che Piero mi esprime con due parole a commento
dellesperienza recente della valle Pesio: Tu, Nuto, po-
trai anche non resistere. Ma bisognerebbe farsi sentire.
Farsi sentire vuole dire sparare sui tedeschi senza
piet. S, bisogner farsi sentire!

14 aprile. Ieri, sulla strada di Roccasparvera, una camio-


netta della Muti saliva verso il paese per catturare i re-
nitenti. Ettore46 , con quattro raffiche ben centrate, ha
mandato la camionetta fuori strada.
Il primo fascista che comparso era un nanetto palli-
do, goffo nella divisa troppo abbondante. Il nanetto si
guardato attorno, ha avuto un brivido di freddo, si pi-
sciato addosso. Adesso lho qui di fronte a me. la ma-
scotte della Muti di Borgo San Dalmazzo, un bambino
di tredici anni, un bambino gi vecchio.
Fa pena e rabbia. Nessuno lo deve toccare. Merite-
rebbe un sacco di legnate, ma pretendo che non gli tor-
cano un capello. Che gli gridino dietro balilla e cami-
cia sporca il massimo che concedo.

46
Ettore Rosa.

Storia dItalia Einaudi 216


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Lo interrogo. Mi risponde disinvolto, fa quasi il bullo


perch lo tratto bene.
Mi racconta che il capitano Esposito e i suoi ufficiali,
quasi ogni giorno torturano a sangue. La sa lunga delle
picchiature, ne parla con indifferenza come di un ser-
vizio normale. Colombo, Sacchi, Asti, Giordana, Bion-
dillo, picchiano nello stomaco per non lasciare i segni.
I muti di Borgo sarebbero tutti volontari. Gente
per forza, assicura il balilla non se ne vuole.
Di politica io non ne capisco niente. Se mi trovo qui
la colpa dei miei comandanti.
Se ti lascio libero fili a casa per sempre?
Se mi lascia libero le faccio un regalo: faccio fuori
Colombo e gli altri; li avveleno. Nellora della mensa
i mensieri versano la minestra prima che arrivino gli
ufficiali. Infilo un po di veleno nei piatti, poi scappo
a casa.

15 aprile. Il muti catturato a Demonte ha tagliato la


corda. Nella notte alcune nostre pattuglie, diniziativa,
hanno girato in lungo e in largo la valle, inutilmente.
Nessuno ha avuto il coraggio di portarmi la notizia.
Quando ho appreso la novit era giorno fatto.
Alberto, con Gino47 il portaordini, sceso allora in
bicicletta fin oltre Demonte. Lha acciuffato in zona di
Rialpo.
Stamane Ezio partito per la valle Grana, per far
saltare alcuni ponti. unidea brillante: cos avremo le
spalle abbastanza sicure.
Ezio non manca di idee brillanti. Manca invece di
esperienza di guerra, e non conosce gli uomini. Quando

47
Luigi Marchese.

Storia dItalia Einaudi 217


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

racconta le sue esperienze passate a volte divertente:


ma riduce tutto a romanzo, anche le cose serie.
Sul problema della resistenza elastica non finisce
pi di straccare, dice sempre le stesse cose, confonde la
guerra del colpista con la guerra del combattente.
Ieri Nino era pi impressionato del solito per le mi-
nacce di Ezio. Anche gli uomini sono impressionati.
Pompa oggi, pompa domani, siamo gonfi da non poterne
pi.
Sullargomento della difesa elastica, delluccisione
sul posto di chiunque fugga, Ezio ha scritto addirittura
una circolare.

16 aprile. Ero al Fedio, nel tardo pomeriggio, quando


arrivata una spia fra due partigiani: una donna di
nemmeno ventanni. Aveva gli occhi bendati, e sulla
strada sassosa camminava sbandando.
Lhanno catturata a Demonte. Scendendo dal trenino
si guardava attorno, come se giocasse a fare la spia.
Disse subito che veniva da Cuneo a cercare un po di
burro, ma nella borsetta aveva una pistola beretta calibro
9! Afferm che la pistola era un ricordo del fidanzato
disperso in Russia, ma non valse a nulla.
Anche per la donna ordini categorici: non picchiarla,
non toccarla. Non siamo fascisti: niente torture, niente
volgarit. La fucileremo.
Dopo un primo interrogatorio al Fedio lho fatta prose
guire per San Giacomo. Al comando banda due monta-
nare, in funzione di poliziotte, avrebbero dovuto perqui-
sirla, ma non ha voluto che la toccassero. Ha consegnato
tutto senza tante storie, ha tirato fuori dalle calze il suo
archivio: la tessera discrizione al fascio repubblichino e
un biglietto... confidenziale del prefetto Quarantotto.

Storia dItalia Einaudi 218


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Scopo della sua... missione: agganciare un ufficiale


partigiano, coccolarselo, mentre da Cuneo sarebbero
partiti i brigantisti neri!48

17 aprile. Con Albertina a Festiona, per telefonare a


Ronza. Tentativo fallito di far salire Romagnoli in valle

48
Testo dellinterrogatorio:
Da due mesi ero in federazione a Cuneo, addetta alla mensa
degli impiegati, quando volli cambiare, perch il lavoro non mi
piaceva.
Bugan, quello della Muti in servizio a Villafalletto, mi promise
un impiego: mi disse di salire a Demonte per vedere se cerano
partigiani.
la prima volta che faccio la spia. In federazione ero nelluffi-
cio di Sclocchini, ero la sua dattilografa.
Anche Romagnoli ha insistito, perch salissi a Demonte:
a Romagnoli che affluiscono le relazioni sui ribelli. Se ne
interessano anche Matta e Bugan.
La pistola la porto con me per autodifesa.
La federazione critica la Muti. Conosco Conte, Ronza, Caiani.
Quarantotto un mio buon conoscente, mi ha fatto aumentare
lo stipendio ed avere una camera in federazione. Ronza non
voleva.
Aquino dorme in federazione e non so cosa faccia: voleva farsi
nominare capo di un reparto.
A Cuneo mi hanno dato istruzioni perch mi fermassi allalber-
go Corona Grossa e Leon dOro di Demonte. L, avrei incon-
trato i partigiani. Volevo sapere dove e quanti eravate.
Ho sentito dire che in federazione picchiano. Fulvio Bugan
quello che picchia, assieme a Gian Gaspare, Barasso, Roma-
gnoli.
Ronza, Bugan, Romagnoli, sono a Cuneo e io rischio la vita da
stupida. Vorrei che ci fossero loro al mio posto, vorrei che ci
fosse Romagnoli che mi ha istruita, perch salissi a Demonte a
coccolare qualche ufficiale partigiano stanco della montagna.
Fino a Festiona forse Romagnoli potrebbe salire...

Storia dItalia Einaudi 219


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Stura. Se il gioco fosse riuscito, Albertina avrebbe avuto


la vita salva.
Nel centralino, accanto alla spia, sento botta e rispo-
sta. Questo il dialogo:
Sono Albertina, mi passi Ronza. Pronto Ronza? Mi
sente? Sono a Festiona, in un albergo. Con me c
un ufficiale partigiano: lho incontrato a Demonte, al
Corona Grossa. Venite su presto, venga Romagnoli...
Se ci sei restaci. Thanno pescata e fai la furba.
Ho rischiato per riuscire, ho fatto come mi avete
detto...
Ci sei cascata, arrangiati...
Merda, vigliacchi...
Afferro il telefono: Ronza ancora in linea.
Ronza, sei un delinquente. Perch non vieni tu a far
la spia?
Vigliacchi, fatevi vedere in faccia, vi daremo quel che
meritate. Noi abbiamo una divisa...
Una divisa sporca. Ti sei imboscato al tempo della
guerra fascista, allora erano i fessi che crepavano. Ve-
nite su una volta, fascisti della malora, venite su senza i
tedeschi. Sparate almeno una volta a testa alta.

19 aprile. nata la V banda. Al comando di Alberto


raggiunge oggi la zona di Campomolino.
Manifesto fascista: in risposta alla cattura del muti-
no tredicenne i fascisti hanno arrestato la famiglia di
Giannetto Asteggiano e minacciano rappresaglie.
Tramite il vescovo di Cuneo, il prefetto Quarantotto
ha chiesto notizie immediate di Albertina: minaccia di
bruciare Festiona e Demonte.

Storia dItalia Einaudi 220


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il comando settore, tramite il parroco di Demonte, ha


inviato una lettera al comando della Muti49 .
Esame di una drammatica relazione di Mauri trasmes-
sa alle bande dal comando del nostro settore.
In quattro giorni di lotta le formazioni autonome di
Mauri hanno subito un duro sbandamento disperdendo-
si quasi al completo. Dei mille e pi uomini non si sal-
vato che un esiguo gruppetto. Il comando, isolato, per

49
Lettera del comando II settore:
Al comandante della Muti
e p. c. al Prefetto fascista di Cuneo.
Visto lavviso appeso ieri 18 aprile questo comando contesta
nel modo pi deciso che il giovane Giovanni Asteggiano abbia
preso parte allazione di Beguda del giorno 13 aprile, azione ef-
fettuata come rappresaglia per la barbara uccisione del contadi-
no Fantino di Roccasparvera, del tutto estraneo al movimento
partigiano, ad opera del sergente Biondillo della 1 compagnia
della Muti di Borgo San Dalmazzo.
Comunque questo comando protesta contro il provvedimen-
to preso a carico dei familiari dellAsteggiano, tra cui un bam-
bino di otto anni. In ogni caso non potrebbero rispondere del-
loperato di un loro congiunto.
Come risulta dallacclusa lettera noi non facciamo la guerra
ai ragazzini, anche quando sono regolarmente inquadrati nelle
squadre dazione (a 60 lire al giorno).
Il trattamento finora riservato al mutino improntato a
pieno compatimento per la sua incosciente et. Sta bene e il
suo morale eccellente.
In tali condizioni vinvitiamo a revocare prontamente lingiu-
stificato provvedimento preso a carico della famiglia Asteggia-
no, nonch a evitare qualsiasi maltrattamento e violenza.
Qualora ci non dovesse avvenire, ci riserviamo la pi am-
pia libert dazione e fin dora vi dichiariamo che ci costringe-
reste, con vera ripugnanza, a iniziare le nostre rappresaglie pro-
prio contro il vostro balilla tredicenne, incosciente ed irrespon-
sabile.
Attendiamo sollecita risposta tramite il rev. parroco di De-
monte.

Storia dItalia Einaudi 221


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

dieci giorni e dieci notti ha tentato di sfuggire alle pattu-


glie tedesche.
Mauri parla della schiacciante superiorit nemica, del-
lorganizzazione partigiana sorpresa in fase embrionale,
delle avverse condizioni dellambiente, delle interruzioni
stradali non attuate, delle spie infiltratesi con limponen-
te afflusso delle reclute. Parla di coraggio, di sacrificio
eroico, di vilt.
La riorganizzazione del gruppo Valli dovrebbe avve-
nire nelle Langhe, con i cento partigiani superstiti. Sa-
ranno necessari aviolanci e aiuti dal governo legittimo.
Lesperienza insegna, dice Mauri, che devessere
abbandonata la guerra di posizione: con sole mitraglia-
trici non ci si pu assolutamente contrapporre al canno-
ne e al mortaio. Perci nuovi criteri organizzativi: or-
ganizzazione a carattere nucleare, ogni gruppo con una
forza di circa trenta uomini, ben inquadrati. E schiera-
mento subordinato a necessit di sicurezza pi che di
esigenze tattiche.

20 aprile. Ore 20,30: lavvistamento del Fedio mi segna-


la telefonicamente il transito, per Demonte, di due auto-
mezzi provenienti da Borgo San Dalmazzo e diretti verso
Vinadio.
Ore 4,15: sempre il Fedio segnala altro movimento
di due automezzi provenienti da Borgo San Dalmazzo e
diretti verso Rialpo.
Movimenti eccezionali; provvedo a mettere in preal-
larme tutti i distaccamenti della IV banda.
Ore 5,40: lavvistamento del Fedio segnala una co-
lonna in marcia verso Demonte: ventisette autocorriere,
quattro mezzi corazzati, una batteria di artiglieria media,
alcune staffette motociclisti.
Dal preallarme in allarme.

Storia dItalia Einaudi 222


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Si preparano le armi, si affardellano gli zaini. Le


squadre logistiche incominciano a sotterrare materiali e
archivi.
Marco, dal Fedio, continuer il collegamento telefoni-
co finch sar possibile: ogni notizia per noi estrema-
mente preziosa.
Livio, mi accanto, ascolta la diramazione degli or-
dini, le mie telefonate con Marco, Ivano, Nino. Appena
fuori San Giacomo, Ezio sta minando il ponte e la strada.
Ore 6,30: le squadre dei singoli distaccamenti rag-
giungeranno le relative postazioni, assumendo lo schie-
ramento previsto. Le squadre logistiche di Trinit, San
Giacomo, Villetta, rimangono negli alloggiamenti per as-
solvere i loro compiti particolari.
Seguo da San Giacomo, minuto per minuto, i movi-
menti tedeschi in Demonte. La voce di Marco ferma,
decisa: non una parola in pi del necessario.
Al Fedio, Marco distacca otto uomini alla postazione
in quota della Fiat 35, al Monfieis. Con Luciano50 e
Giorgio51 rimane ad avvistare gli ulteriori movimenti del
nemico.
Alle 7,50, Marco segnala di aver avvistato una pattu-
glia tedesca di circa 20 uomini: inoltre una macchina sa-
le verso la Barcia. Quando la pattuglia a un chilometro
dallavvistamento, Marco interrompe le comunicazioni
telefoniche dandomi notizia del suo ripiegamento verso
il ponte minato, per linterruzione. Sono le 8.
Alle 8,15 lascio, in moto, San Giacomo, e con Asiago52
scendo verso il ponte del Fedio. La voce di Marco mi
aiutava a vedere i tedeschi, come se fossi stato al Fedio:
voglio vedere i tedeschi, sento che dobbiamo sparare per
primi. Chi sparer per primo avr in pugno liniziativa.

50
Luciano Berutti.
51
Ignazio Chiavazza.
52
Asiago Grandi.

Storia dItalia Einaudi 223


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ho visto i tedeschi, in Russia, che scappavano come


lepri: scapperanno anche qui, se sapremo combattere.
Alle 8,40 prendo contatto con Marco, Luciano, Gior-
gio, a due passi dal ponte minato. Una pattuglia tedesca,
in avanscoperta, marcia sulla destra orografica, a mezza
costa, a quattrocento metri dal ponte.
Marco d fuoco alle micce. Spariamo alcune raffiche:
la pattuglia tedesca, dopo un primo sbandamento, ripie-
ga.
Pochi secondi, poi una forte esplosione: sparisce il
ponte.
Abbraccio Marco. Con Luciano e Giorgio, Marco sale
alla postazione alta del Monfieis, noi a San Maurizio. Il
rumore della mia moto, dellAlce che arranca, netto,
come di una mitraglia che sgrani lentamente.
I tedeschi, impressionati dallinterruzione effettuata a
cos breve distanza dalle loro punte avanzate, arrestano il
movimento in avanti: con varie pattuglie si preoccupano
di occupare le quote sulla destra orografica, allaltezza
del Fedio. Potranno cos proteggere dallalto, credo, lo
schieramento delle batterie dellartiglieria, dei mortai e,
successivamente, delle pattuglie avanzate.
Da un punto dominante, appena a monte di San Mau-
rizio, riesco a seguire da vicino ogni loro movimento. So-
no tranquillo, sereno. So di avere di fronte quasi una di-
visione di Alpenjger: so di essere fra montagne amiche,
so che le nostre pallottole valgono di pi di quelle tede-
sche. Baster sparare al momento giusto.
Alle 9,30 pattuglioni nemici riprendono il movimento
in avanti, in formazione spiegata di combattimento; mar-
ciano lentamente, sfruttando il terreno, spalleggiando ar-
mi pesanti e leggere.
Due formazioni a mezza costa, un pattuglione a fondo
valle.
Alle ore 10, le formazioni tedesche avanzate attraver-
sano un tratto completamente scoperto. La fiat 35 di

Storia dItalia Einaudi 224


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Marco apre un fuoco rabbioso battendo la destra oro-


grafica e un notevole concentramento di truppe sui fon-
do valle. Azione riuscita e tempestiva: sul terreno i pri-
mi morti e feriti. I tedeschi fuggono rapidamente, sban-
dati e sconvolti dalla sorpresa. Marco li insegue con il ti-
ro della sua fiat 35, fino a un costone arretrato dove si
defilano.
Lazione del Fedio influir sul morale degli attaccanti
e sui loro movimenti. La IV banda combatter bene,
come un reparto di alpini. Non resteremo ancorati
al terreno, ma non abbandoneremo la valle senza aver
pestato i tedeschi.
Azione tedesca contro la postazione di Marco: 1 bat-
teria dartiglieria piazzata allaltezza di Demonte, 1 bat-
teria di mortai da 80, 1 mitragliera da 20, 1 pezzo anticar-
ro, 2 mitragliatrici, sparano decisamente verso lobietti-
vo. Un carro armato medio avanza sulla strada di fondo
valle, giungendo fino al ponte interrotto.
Ore 10,30. I tedeschi, con impiego di nebbiogeni, spo-
stano le loro armi in avanti, recuperano i loro feriti, pre-
cedentemente abbandonati sul terreno. Termina, dopo
pochi minuti, leffetto dei nebbiogeni: pattuglioni tede-
schi avanzano a sbalzi sfruttando al massimo il terreno,
serrano sotto per raggiungere una zona boscosa che li de-
fili dal tiro della nostra fiat 35. Impressione di un attacco
in grande stile: il cuore mi batte in gola, attimi di perples-
sit, di paura. Guardo in alto, alla postazione del Mon-
fieis. Vorrei gridare a Marco di sparare presto, subito.
Marco spara, evviva. Con tiro sempre pi preciso
e rabbioso setaccia le forze in movimento, colpendo
particolarmente le forze di rincalzo. Riprendo coraggio.
Anche Asiago mi d coraggio: non aveva mai visto i
tedeschi scappare, incomincia a credere che i tedeschi
scapperanno sempre...

Storia dItalia Einaudi 225


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alle ore 13, una pattuglia tedesca tenta di sorprendere


la postazione di Marco: avvistata, viene respinta con
gravi perdite.
Alle 14,30 la situazione la seguente: forze tedesche
attestate in formazione dattacco oltre il ponte del Fedio;
la postazione di Marco, colpita dalle artiglierie, circon-
data da pattuglie tedesche giunte in quota, priva di mu-
nizioni, ha esaurito pi che brillantemente il suo compi-
to: occultata larma, apertosi un varco, Marco raggiunge
la cresta e marcia verso il punto di adunata della banda,
la grange di San Giacomo.
La valle si fatta buia. Infuria un temporale di gran-
dine, dinaudita violenza.
Le forze tedesche, non pi mitragliate dalla fiat di
Marco, marciano decisamente in avanti.
Alle ore 16, sempre da San Maurizio, avvisto un pat-
tuglione tedesco di 60 uomini, ormai prossimo allabita-
to. Lascio Asiago a continuare lavvistamento, e in moto
raggiungo Trinit per prelevare un mitragliatore e tenta-
re un imboscata.
Alle 16,30, con Ivano, Bartolo53 , Asiago, apriamo il
fuoco sul pattuglione tedesco, da brevissima distanza:
sbandamento e urla del nemico che disordinatamente
ripiega, nei punti defilati, subendo notevoli perdite.
Altra nostra imboscata a pattuglia nemica che avanza
a mezza costa, sul versante di fronte a noi. Altro sban-
damento e ripiegamento. Ormai queste piccole azioni
di guerriglia, questo sforbiciare le punte avanzate, fan-
no parte della nostra tattica. Non erano azioni previste:
nascono cos, a caldo, improvvise.
Abbiamo appena terminato lazione che arriva una
donnetta con pane, uova e latte: sa che dal mattino
stiamo combattendo, e nel vederci cos inzuppati dal

53
Bartolomeo Operto.

Storia dItalia Einaudi 226


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

temporale ha piet di noi. La nostra postazione a pochi


metri dalla sua casa.
Un razzo bianco sopra di noi: poi raffiche a non finire,
da una pattuglia tedesca, da brevissima distanza. Rispon-
diamo al loro fuoco disorientandoli, spariamo allimpaz-
zata fra le pallottole che fischiano da ogni parte. Ripie-
ghiamo su Trinit.
Bruciano i gruppi di case di San Maurizio: e quella
donnetta sperduta nel combattimento?
I tedeschi avanzano con molta cautela: temono sor-
prese.
Il distaccamento di Trinit pronto ad affrontare
lurto.
Mi ricordo di comandare una banda, non un gruppet-
to di colpisti. Sempre in moto raggiungo San Giaco-
mo.
Livio ha seguito con ansia levolversi della situazione:
approva il mio comportamento, soddisfatto.
Alle 17,30, con Livio, in moto, ridiscendo verso Trini-
t. Abbiamo due thompson ed come se avessimo die-
ci mitragliatori! Laria si fatta fredda, ancora piena di
tempesta. quasi buio.
A quattrocento metri dal paese sentiamo linizio del
combattimento. Lasciamo la moto, procediamo in avan-
ti, Controllando leventuale movimento nemico sulla de-
stra orografica.
Accanto alla chiesa di Trinit una squadra logistica sta
recuperando le linee telefoniche. appena giunto dalla
valle Grana un collegamento di Alberto. Spedisco a San
Giacomo una staffetta:

Ore 17,15
In questo momento Trinit ha sfollato il telefono. I tedeschi
sono allaltezza del posto di blocco. Le case di San Maurizio e
Trinit Sottana bruciano.

Storia dItalia Einaudi 227


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alberto, con comunicazione partita alle 12,30, prende atto del


nostro attacco e chiede notizie. in allarme. Ha le due
mitragliatrici in postazione. In valle Grana nessuna novit.
NUTO

La sparatoria si fatta pi intensa. I tedeschi impie-


gano mitragliatrici e mortai leggeri, e premo per occupa-
re Trinit Soprana. I nostri mortai da 45, con tiro molto
rapido, battono senza respiro le postazioni nemiche e le
forze in movimento: in pochi minuti rovesciano duecen-
to e pi colpi. Tutte le nostre mitraglie stanno sparando.
Nellabitato sono rimasti soltanto i vecchi: la popola-
zione giovane della valle, da tempo, su nei boschi. Con
il buio le grange in fiamme sono pi rosse.
La sparatoria allimprovviso si fa rada, si spegne. Sol-
tanto la nostra breda 37, avanzata, spara rabbiosamen-
te sui tedeschi in ritirata. Colpi isolati di fucile, qualche
raffica. Alle 19,30 nella valle torna il silenzio.
Al basso, i piccoli incendi, le povere baite in fiamme,
sembrano fuochi di bivacco. Un fitto nebbione, inizial-
mente creduto artificiale, invade Trinit. I tedeschi ne
approfittano per recuperare i compagni caduti e feriti (e
sono molti), per raggiungere le basi di partenza.
Ivano, con il suo distaccamento, dopo aver sotterrato
le armi di postazione, raggiunge la cresta soprastante
Tnnit, e rimane in attesa di ordini.
Con Livio rientro a San Giacomo.
Una nostra pattuglia cos composta: Giovanni54 , Asia-
go, Bergia, scende da San Giacomo a Trinit.
Alle ore 20, con Livia, ritorno a Trinit. Scendendo a
cercare i tedeschi la valle sembra pi nostra. Se possibile
far che Ivano si trovi schierato allalba, come oggi, a
difesa di Trinit.

54
Giovanni Berardo.

Storia dItalia Einaudi 228


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Invio inutilmente Bergia e un valligiano a cercare il


collegamento con Ivano.
Fra Trinit e San Maurizio, sulla strada, ampie chiazze
di sangue e materiali abbandonati. Tre case di Trinit
Sottana continuano a bruciare.
Lascio a Trinit un avvistamento al comando di Gio-
vanni, e rientro a San Giacomo, sempre con Livio.

21 aprile. Ore una: nostra pattuglia verso le grange di


San Giacomo, nel tentativo di agganciare Ivano.
Ore 3: Pietro, con un fucile mitragliatore francese,
parte da San Giacomo per tentare un collegamento con
Ivano.
Ore 5: Giacinto55 , in moto, scende a Trinit con un
ordine per Giovanni:

Da San Giacomo a Giovanni. Ore 4,45 21/4


Nostre pattuglie hanno ricercato per tutta la notte il distacca-
mento di Ivano, raggiungendo le grange e la testata del vallone
di San Giacomo.
Il collegamento non riuscito.
Ivano certamente in cresta, su per il vallone di Trinit. La
notizia del suo ripiegamento, fornita ieri sera da due boscaioli,
era falsa. Impariamo ancora una volta che ogni notizia borghese
devessere controllata.
Urge ed della massima importanza che raggiungiate subito il
vallone di Trinit, che prendiate assolutamente un collegamen-
to con Ivano.
Tu, Giovanni, conosci la situazione. A tutti i costi il tuo
compito deve avere esito positivo: a tutti i costi!
Al pi presto inviate notizie a Trinit e San Giacomo.
Asiago assuma il comando dellavvistamento di Trinit. Con
Gianni56 muova verso il ponte del Fedio, per riconoscere se
stato riattivato o se sono in corso lavori.

55
Giacinto Lorenzale.
56
Giovanni Vizio.

Storia dItalia Einaudi 229


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Giacinto funzioni da staffetta fra Trinit e San Giacomo.


Dare ordini e consegne precise.
NUTO

Ore 6: notizie della ricognizione di Asiago. A cento


metri da San Maurizio, individuato da forze tedesche in
movimento, scampato per miracolo alle raffiche.
A San Giacomo, anche i locali del comando settore e
del comando banda vengono minati da Ezio.
Ordino alla Villetta di far scendere a San Giacomo
un fucile mitragliatore, in sostituzione della squadra di
Pietro, inviata a tentare il collegamento con Ivano.
Scendo in moto fino oltre Trinit e avvisto i tedeschi
in marcia. Rientrando a San Giacomo, organizzo uno
sbarramento stradale con tronchi dalbero.
Alle ore 8, con Livio ed Ezio, al mitragliatore pi
avanzato di San Giacomo, sulla sinistra orografica.
probabile che altri pattuglioni marcino sul nostro
versante e sul fondo valle, ma non c da spaventarsi. Li-
niziativa ancora nostra, baster tenere gli occhi aperti.
Con poche raffiche, ben centrate, potremo ancora una
volta rallentare la marcia in avanti dei tedeschi.
Ezio appare turbato, pessimista. Vede i tedeschi da
tutte le parti e mi d fastidio.
Alle 8,30 la fiat 35 di San Giacomo apre decisamente
il fuoco sul pattuglione tedesco di fondo valle: altra
pattuglia tedesca, ravvicinata, la minaccia dallalto. I
mortai tedeschi aggiustano il tiro e riescono a colpirla.
Giuanin57 e Nci58 ripiegano a velocit vorticosa.
Potremmo intervenire con le nostre armi, segnalando
pe r al nemico lunica via di ripiegamento di tutta la
banda. Decido di ripiegare verso le grange di San Giaco-
mo, a difesa del vallone.

57
Giovanni Migliore.
58
Francesco Modena.

Storia dItalia Einaudi 230


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ore 10: raggiunta la zona delle grange.


Livio e Marco (che in mattinata era sceso a San Gia-
como in collegamento, lasciando alle grange tutti i suoi
uomini) organizzano un avvistamento. Sistemo, a mon-
te, due armi automatiche. Siamo nel punto pi probabile
per lincontro con Ivano, del quale mancano notizie.
La situazione non preoccupante da escludere che
i tedeschi, occupato San Giacomo, si avventurino nel
nostro vallone laterale: probabile che procedano in
avanti, verso la Villetta.
Il comandante militare di settore raggiunge, con Al-
bertina e il balilla, le grange di San Giacomo, dove in-
contra gli uomini di Marco. Finalmente non mi tormen-
ter pi con le sue Visioni apocalittiche.
Attender il ricongiungimento con Ivano: poi, se li-
niziativa sar ancora nostra, continueremo a combattere
nella valle dellArma.
Alle 11,30 i tedeschi, accompagnati da un carro arma-
to medio che spara alcuni colpi danticarro su San Gia-
como, dopo intensa sparatoria a vuoto, occupano labita-
to: raggiungono gli alloggiamenti, provocano lesplosio-
ne delle varie mine a strappo e a pressione predisposte
da Ezio (proiettili da 149 e bombe a mano tedesche). Un
capitano tedesco ne esce decapitato, altri feriti. Per rap-
presaglia minano le case di San Giacomo, asportando be-
stiame e mobili. San Giacomo croller sotto le tremende
esplosioni, chiesa compresa.
Ore 12,45. Arriva una staffetta con questi collegamen-
ti:

Da Giovanni per Nuto. Ore 8,55


Ho finalmente raggiunto Ivano. Non pu tornare in postazione
perch senza munizioni, Ti mando il portaordini e io resto con
Ivano per accompagnarlo nel vallone di San Giacomo. Giunto
alla mia postazione in cresta, tratterr quelli efficienti, mentre
gli altri scenderanno alle Grange. Attender tuoi ordini in

Storia dItalia Einaudi 231


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

cresta, al mio posto. Pare che il carro armato, che realmente


esiste, cerchi di venire avanti. Saluti e auguri.

Da Ivano per Nuto. Ore 8,50


Ieri alle 19,30 mi sono portato in cresta, avendo scorto pattuglie
che salivano alla destra del vallone di Trinit, ed essendo ormai
a corto di munizioni. Ho esaurito le cariche di mortaio, facen-
do tacere quelli tedeschi, probabilmente colpi; non ho pi che
nove caricatori di mitragliatrice, cinque del breda e tre o quat-
tro del francese, Ritengo perci di non poter riprendere le po-
sizioni precedenti. Abbiamo passato la notte alladdiaccio e sia-
mo un po scassati. Mander ora una pattuglia a Trinit a vede-
re che succede e rimarr qui in cresta ad attendere ordini, che
ti prego dinviarmi subito.

Alle 13,30, sparatoria in cresta, violenta.


il distaccamento di Ivano che impegna combatti-
mento con un reparto tedesco in quota, forte di quaranta
uomini.
Un gruppo, al comando diretto di Ivano, pi in
basso: laltro gruppo, al comando di P., in quota.
Fra il gruppo di Ivano e i tedeschi, in lotta ravvicina-
ta, c uno scambio di bombe a mano. I tedeschi reagi-
scono con fitta sparatoria: il gruppo di P. si sbanda, ri-
piegando verso lalto. Sar il gruppo di Ivano a salvare
la situazione, attaccando violentemente da pochi metri
di distanza, costringendo i tedeschi a una fuga disordi-
nata. Razzo rosso dei tedeschi indicante situazione di-
sperata; razzo bianco di Ivano indicante tutto procede
bene!.
Ancora una volta nessuna perdita nostra.
Dalle grange incomincia la corsa verso il basso delle
staffette di Ezio:

A Nuto. 21/4/44 h. 13,20


Nino ha ripiegato al Viridio. Abbiamo cos scoperto il fianco
destro. Faccio sgomberare la roba verso limpluvio a destra
guardando la 2 baita. Mando due vedette sulla cresta di fronte

Storia dItalia Einaudi 232


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

alla baia dove mi trovo. Fammi sapere se vengono su dal vallone


di San Giacomo.
EZIO

21/4/. h. 13,30
Caro Nuto, come ti ho detto il fianco destro del tutto scoper-
to. Propongo di sistemare a difesa il mammellone qui sopra la
baita, portando lavvistamento alla sinistra.
EZIO

Caro Nuto, come dice Battista59 , Ivano stato vittima di unim-


boscata tipo Giovannino.
Ho ordinato a Nino una difesa frontale iniziale e poi ritirarsi
verso la Bandia.
Io ripiego su Campomolino. Tu dovresti predisporre un avvi-
stamento in quella direzione e poi ripiegare anche tu.
EZIO

Ezio fuori della realt. La relazione di Mauri sul


rastrellamento della val Casotto deve averlo terrorizzato:
forse, come in sogno, sta vivendo quella brutta avventura
finita male. La sua visione catastrofica delle operazioni
in corso lo porta a subire i tedeschi, non a dominarli.
Adesso vorrebbe addirittura che la IV banda seguisse il
suo ripiegamento. Quel che peggio, ha ordinato a Nino
di rinunciare al combattimento, di spostarsi a Bandia,
proprio a Bandia, dove, se arriveranno i tedeschi, dei
nostri non ne uscir uno salvo!
Con una pattuglia cerco immediatamente un collega-
mento con Nino. Annullo lordine arbitrario di Ezio.
Nino deve combattere. Conosco le sue capacit di co-
mando, i suoi uomini, il suo schieramento: Nino deve
combattere, perch siamo qui per sparare, non per scap-
pare.
Liniziativa ancora nostra: prima di cederla ai tede-
schi ci batteremo a lungo. I distaccamenti del Fedio, Tri-

59
Giovanni Battista Pasero.

Storia dItalia Einaudi 233


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

nit, San Giacomo, dovranno proteggere su un fianco lo


schieramento del Viridio: soltanto dopo il combattimen-
to del Viridio la IV banda ripiegher su Campomolino.
Ore 16: il distaccamento di Ivano sfila su un ripido
pendio nevoso, ci raggiunge con lui Giovanni, il collega-
tore di Trinit.
Raggiungiamo le grange. Apprendo che il comandan-
te militare del settore, da tempo, in cammino verso la
valle Grana. Alcuni uomini del distaccamento di Mar-
co Gigino60 , Vanni61 Gianni II e Giuanin sono la sua
guardia del corpo. Anche Albertina e il balilla sono al
suo seguito.
Si riordinano i reparti, si sistemano le armi, si orga-
nizza il servizio vedette. Le squadre logistiche radunano
i viveri a secco, smistati alle grange fin dal 10 aprile. Si
scaricano i muli, si preparano le corves per lacqua e per
la sistemazione degli alloggiamenti.
escluso un attacco notturno.
Allimprovviso alcune raffiche. Sparatoria breve, al
basso, nel primo buio, mentre il sole sta lasciando le cime
pi alte.
Ho intravvisto le vampe delle armi, due uomini stanno
correndo.
Distinto penso ai tedeschi e corro verso il basso.
Trovo Giacomo62 , ferito, con il femore spaccato. Sof-
fre, non si lamenta. Nel suo sguardo c una sola pre-
ghiera: la vita di un compagno ferito vale la vita della
banda.
Arrivano altri partigiani e si chiudono in cerchio at-
torno a lui. Vico improvvisa una barella. notte quando
torniamo alle grange.

60
Luigi Cirillo.
61
Giovanni Operto.
62
Giacomo Perotti.

Storia dItalia Einaudi 234


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Lha ferito uno dei nostri. Di retroguardia, Giacomo


era rimasto indietro, a valle. Una nostra vedetta, appo-
stata in avanti, ha aperto il fuoco... per dare lallarme!
La medicazione avviene nella baita pi grande. Gia-
como steso su quattro dita di paglia, nel centro della
baita. Tutta la luce stanca dei lumini a olio per lui. At-
torno, i partigiani della IV banda, cinquanta uomini uno
sullaltro, lo guardano.
Ferita grave, frattura comminuta del femore. Perde
sangue, continuamente.
Vico taglia, tampona, cuce.
La nostra guerra senza prigionieri, senza retrovie:
qui il ferito nulla senza la fraternit di chi gli accanto.
Giacomo non si lamenta. Guarda nel buio, sorride. I
suoi compagni non labbandoneranno.
Quando Vico, come un vero chirurgo, immobilizza
larto, Giacomo sta ormai dormendo fra le bende insan-
guinate.
Si distribuiscono i viveri, un pezzo di pane raffermo e
cioccolato autarchico.
La razione a me non basta. Chiedo a Nini lunica
scatola di marmellata, la riserva intangibile della banda:
lapro e a cucchiaiate incomincio a farla fuori.
Nessuno parla, tutti mi guardano: contano le cucchia-
iate, le gustano.
Tiro avanti senza piet. Mi sento addosso lo sguardo
di tutti, alzo gli occhi a tratti e li vedo come ipnotizzati.
Sto compiendo una cosa orribile. Anche Livio mi
guarda, ma non parla. Tiro gi, un cucchiaio dopo
laltro, con impegno, come se infilassi delle pallottole in
un caricatore.
Domani avr una giornata dura. Se questa marmella-
ta mi dar un po di forza, viva le leggi partigiane frantu-
mate.

Storia dItalia Einaudi 235


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Dopo lultima cucchiaiata guardo Livio. Era proprio


indispensabile, gli dico , la mia testa era vuota come il
mio stomaco.

22 aprile. Ore 4. I tre distaccamenti lasciano le grange.


ancora notte. Piove.
Prima dellalba dobbiamo raggiungere la cresta che
guarda il Viridio: ci attesteremo sulla displuviale fra le
valli Stura e Grana, per proteggere lo schieramento di
Nino.
Terreno ripido, sdrucciolevole, a tratti impervio. La
pioggia, fitta e fredda, penetra.
In punta marciano i portatori, sei uomini, con Giaco-
mo steso su una scala: dietro, altri sei per il cambio. Poi
i distaccamenti del Fedio, Trinit, San Giacomo.
una gara di generosit fra i migliori. In una situa-
zione come la nostra ognuno tende a risparmiare le pro-
prie energie: chi resta forte, chi ha il fisico che lo sorreg-
ge, ha maggiori probabilit di salvarsi la pelle. Per sfian-
carsi volontariamente, con testardaggine, da montanari,
occorre molto coraggio. Pietrone63 , Stefano64 , Giachin65 ,
si meritano la riconoscenza della IV banda.
Vico cammina con i portatori. Nelle brevi soste sente
il polso di Giacomo, osserva la sua ferita, improvvisa un
giaciglio. Vico, quando curvo su Giacomo, mi ricorda
il cappellano sbandato che confessava Grandi...
La scala, a forza di braccia e di gambe, deve salire
restando sempre orizzontale. Perch non dondoli e non
penda a valle occorre una fatica enorme, occorre che a
ogni passo i portatori si adattino al terreno.

63
Pietro Bernardi.
64
Stefano Bernardi.
65
Giacomo Pelazza.

Storia dItalia Einaudi 236


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Giacomo non pensa al peggio, non si lamenta mai:


sorride a volte. Soltanto a tratti dal suo sguardo traspa-
re lapprensione, lo sgomento del ferito partigiano. Per
giorni e giorni dovr vivere nel mezzo del combattimen-
to, sentir i tedeschi, vedr i tedeschi che sono bestie...
Arriviamo in cresta prima dellalba, e incomincia a
nevischiare.
Decido di far scendere su Campomolino il grosso della
banda, con il ferito, al comando di Marco.
Con Livio e dieci uomini organizziamo un caposaldo
proprio in cresta, sulla sinistra dello schieramento di Ni-
no (Viridio): proteggeremo il movimento verso il basso
di Marco e contemporaneamente le posizioni di Nino da
uneventuale manovra nemica di aggiramento.
Mai come in questi giorni ho ritrovato le mie esperien-
ze passate, la mia guerra sul fronte russo. Non ne parlo
con nessuno, nemmeno con Livio, perch sono geloso di
queste mie cose. Ma i ricordi si affollano, vivi come non
mai, e mi dnno coraggio.
In Russia Giacomo lavremmo abbandonato! In Rus-
sia si combatteva contro i russi e contro i tedeschi: ave-
vamo paura dei russi, odiavamo i tedeschi come in que-
sta guerra. Poi la fame, i piedi in cancrena, lanimo vuo-
to, lo stomaco vuoto, e disperazione, generosit, corag-
gio, vigliaccheria, tutto mischiato, tutto confuso nel di-
sastro della fine. Anche questa nostra guerra bestiale.
Ma almeno giusta. Non cambierei un solo giorno della
ritirata con tutto il partigianato.
Alle ore 8, Nino avvista una colonna tedesca, un centi-
naio di uomini, che scende da Bandia. Aspetta di averli a
distanza di tiro efficace, poi apre un fuoco intensissimo.
Sbandamento e prime perdite del nemico.
Dalla nostra quota seguo ogni movimento. Vorrei
essere di aiuto a Nino, anche se comprendo che sa fare
da s, che non ha bisogno di noi. Ho il cuore in gola:
molto importante, oggi, pestare i tedeschi.

Storia dItalia Einaudi 237


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Altri reparti nemici salgono da San Giacomo verso la


Villetta: si congiungono a quelli di Bandia, poi si defilano
lungo i tornanti, appena a valle della casa di caccia.
In vista, sulla strada militare, rimane soltanto un auto-
carro, con alcuni uomini che spostano casse, che monta-
no una specie di grossa mitragliatrice.
Nebbiogeni. Proprio dallautocarro nasce la nebbia,
sul treppiede che hanno montato c un affare che gira e
che butta fuori la nebbia. In breve soltanto la punta del
Viridio resta in luce.
Nino, a sua volta, protetto dal mare di nebbia artifi-
ciale che ha invaso la valle, sposta armi e fucilieri su po-
sizioni avanzate e protette. Sta cercando lo schieramento
migliore per sorprendere i tedeschi. Forse anche questa
volta la nebbia tradir gli attaccanti.
Come i nebbiogeni si diradano i tedeschi sono in fa-
se di movimento, sono in crisi. Nino dallalto li vede, li
conta uno per uno, e sono tanti. Sono Alpenjger, at-
trezzati e allenati per la guerra di montagna, che arranca-
no verso il Viridio, che tentano unazione a largo raggio.
Forse nemmeno sanno che la nebbia completamente
scomparsa, forse ignorano che i partigiani li aspettano al
varco.
Allimprovviso un fuoco dinferno: due nostre mitra-
glie, un mitragliatore francese, i fucilieri, tutti sparano.
I tedeschi rispondono sparando malamente, dal basso
allalto. Tentano di defilarsi, sono appesi come a un mu-
ro senza via di scampo. Sbandano, cercano un ripiega-
mento.
I partigiani di Nino non sparano per un attimo: sal-
tano di roccia in roccia come camosci, scendono verso il
basso. Anche due mitraglie e il mitragliatore francese so-
no balzati in avanti, su postazioni ardite, quasi a picco
sui tedeschi.

Storia dItalia Einaudi 238


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Quando, dalle rocce, in piedi, allo scoperto, i nostri


riprendono a sparare, lo spettacolo dei tedeschi in fuga
si fa tragico: non corrono, rotolano verso il basso.
Questa la situazione alle ore 11.
Una pattuglia tedesca, salita oltre le grange di San
Giacomo, apre il fuoco contro il mio caposaldo; nostra
reazione e loro ripiegamento.
Inizia la seconda fase dellattacco al Viridio: riordina-
mento delle forze tedesche e tentativo dattacco con pi
ampia manovra di aggiramento. Due colonne, salendo a
tenaglia, sono attestate alla base del Viridio.
Ore 15: lattacco tedesco fallito. Tutti i tentativi so-
no stati stroncati dallazione intelligente e ardita delle ar-
mi di Nino. I tedeschi, sbandati e terrorizzati, fuggono
verso il fondo valle, abbandonando morti, feriti e mate-
riali. La Villetta in fiamme.
Alle ore 16, per la decima volta, un conducente mi
segnala che i nostri muli non potranno proseguire. Come
al solito, ritorner dondolando dai tre muli. I muli
devono passare. dalle 6 di stamane che tentano di
superare un nevaio, e affondano fino al collo.
Alle 18, abbandoniamo il caposaldo e scendiamo in
valle Grana, su Chiotti. Anche Nino e il gruppo conver-
geranno. sul nostro punto di radunata.
Livio dice che sono un testardo: i tre muli hanno
superato il nevaio!
Mezzora di marcia e apprendo che la valle Grana
occupata dai tedeschi. Raggiungo gli uomini di Marco,
raccolti attorno a Giacomo. Non ho scelta. Dobbiamo
scendere a ogni costo: taglieremo la valle Grana, e a
marce forzate, nella notte, raggiungeremo la displuviale
con la Maira.
cos la nostra guerra, senza vie di mezzo. A volte
il coraggio lo troviamo nella sofferenza, sovente nella
disperazione. Basta guardare Giacomo, specchiarci nel
suo volto. Giacomo, quando lo guardiamo, trattiene le

Storia dItalia Einaudi 239


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

lacrime e sorride. Il suo un coraggio disperato. La sua


ferita grave, continua a buttare sangue: i tedeschi sono
vicini e noi siamo stanchi. Lui sorride: noi gli diciamo
che lo salveremo!
Alle 20,30 arriviamo a Chiotti.
Primo problema da risolvere: sistemazione di Giaco-
mo. Avremo altre notti alladdiaccio, marce, combatti-
menti. Con noi Giacomo non potrebbe resistere.
Raggiungo con Livio la parrocchia. Siamo mal concia-
ti: barba di quattro giorni, fango anche in testa, bombe a
mano tedesche attorno alla vita, e il thompson che pende
da una spalla. Sembriamo due banditi.
Il parroco di Castelmagno, don Denina, non vuole
saperne di ospitare il ferito, dice che non pu assumersi
tanta responsabilit.
Insistiamo, dapprima con le buone. Parliamo di carit
cristiana e avviene il miracolo. Accoglier Giacomo,
come un fratello: non al santuario, ma in parrocchia, in
casa sua. E se verranno i tedeschi far del suo meglio,
tutto andr bene.
Ha gi due ospi in parrocchia, un nipote e un reni-
tente alla leva: per questo motivo non voleva Giacomo.
Quando arriva Nino notte fatta. Raduno tutta la
banda. Anche nel buio guardo i miei uomini negli occhi.
Mi ascoltano in silenzio.
P. e i suoi, responsabili di sbandamento, verranno
processati. Per intanto P. degradato e disarmato. I
tedeschi sono a quattro passi, forse domani li avremo di
nuovo addosso. Promettevo, a San Giacomo, notti al-
laddiaccio e marce e combattimenti. quanto abbiamo
giurato di accettare. Se spareremo, supereremo anche le
prove che ci attendono.

Storia dItalia Einaudi 240


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

23 aprile. Ore 3: la IV banda, ancora in buona efficienza


e completa nel suo organico, lascia Chiotti e marcia verso
Narbona.
Soste brevi: importante allontanarci dalla rotabile di
fondo valle.
Alle ore 7 appare Narbona, come un muro, un enorme
muro a secco. Le case sono una sullaltra, come i dadi nei
giochi dei bambini. Niente strade, ma scale. I tetti non
si vedono, tanto le baite sono addossate.
Pernottamento e riordinamento della banda. Arriva
Alberto con la V.
Livio tenta inutilmente un collegamento (Magnabo-
sco) con il comandante militare del settore. Ezio sareb-
be in valle Maria con il grosso della II banda, la banda
di Rosa. Avrebbe al seguito gli uomini di Marco, e altri
portati via ad Alberto.

24 aprile. Ore 5,30: raggiungiamo la grange nellalto


vallone di Narbona, a cavallo fra le valli Grana e Maira.
Sistemazione buona: ogni distaccamento ha la sua
grangia.
Pulizia alle armi, inventano munizioni e bombe a ma-
no.
Gli uomini, pur stanchi e affamati, conservano un
buon spirito combattivo: il successo dei combattimenti li
esalta e incoraggia. Parlano dei tedeschi che scappavano:
finalmente cantano.
Arrivo di una strana lettera di Ezio. Continua a non
capire il nostro stato danimo nei suoi confronti66

66
24 aprile 1944: lettera del Comandante militare del settore:
Caro Nuto,
Condivido quasi tutti i tuoi punti di vista sia pure con un
certo pessimismo.

Storia dItalia Einaudi 241


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

25 aprile. Pernottamento alle grange di Narbona.


Alle 4, nostre pattuglie davvistamento sulle quote vi-
cine: controlleranno le provenienze dalla valle Grana,
vallone di Marmora, vallone di Celle, vallone di Paglie-
res.
Marco, con sei uomini, raggiunge oggi il vallone del-
lArma, in ricognizione. Un nostro immediato ritorno in
valle Stura pu apparire pazzesco, ma forse la valle Stura
oggi la pi sicura. Il ciclo operativo tedesco tende ad
annientare le nostre bande, liniziativa adesso nelle loro
mani. Non dovremo scappare: dovremo manovrare con
tempestivit, se vorremo sfuggire allaccerchiamento.
Anche un valligiano, per ordine di Livio, raggiunger
il vallone dellArma con compito informativo.
A sera, nella baita pi piccola, con Livio, Ivano, Alber-
to, Nino e un gruppetto di partigiani: si parla del rastrel-
lamento, della guerra che non finisce, dei tedeschi, dell8
settembre. Un po scherzando e un po sul serio decidia-

Sono in sostanza convinto che si inizia per noi quello che qui
chiamiamo il Giro di Francia a 100 tappe, con tappe munite di
Galibier etc., tappe a cronometro e tappe a inseguimento.
Ti rimando i tuoi uomini come rimando quelli di Alberto.
Va bene per la tua sistemazione. Considerati pure dotato della
maggior iniziativa. Per ora il nemico che ha la parola e noi
non possiamo che subirla. Guardati quindi da tutti i lati e non
crederti sicuro in nessun posto.
Raccomando di fare il possibile per un vero occultamento:
evitare gli spostamenti di giorno, non mandare uomini in giro,
cercare persino di dare limpressione di nuclei inorganici.
Quello che raccomando particolarmente la sorveglianza
del materiale occultato e se possibile il rastrellamento di quello
abbandonato o nascosto allultimo momento.
Io spero ancora che la Valle Grana sia per noi quella che
stata la Vermenagna per val Pesio.
Cordialmente
EZIO
24/4/44. h.13.

Storia dItalia Einaudi 242


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

mo di mettere gi le note caratteristiche del marescial-


lo Badoglio.
Saltano fuori le prime strofe, anonime, perch ognuno
dice la sua.
Livio si entusiasma, le prova e le riprova, le collauda.
Lultima strofa nasce che quasi mattino. la pi
bella; dice cosi: Se Benito ci ha rotto le tasche, tu
Badoglio ci hai rotto i coglioni, per i fascisti e per i vecchi
cialtroni in Italia pi posto non c.

26 aprile. Sempre alle grange di Narbona. Neve, grandi-


ne, vento. Il verde dei pascoli punteggiato di bianco.
Corves viveri a Campomolino. Rancio caldo.
Nostre pattuglie segnalano che forse la valle Grana
sgombra.
chiaro che la valle Grana, anche se sgombra, pe-
ricolosa, una trappola. La valle Maira pu bruciare da
un giorno allaltro. Soltanto la valle Stura, gi rastrellata,
pu essere una sicura zona di sfollamento.
Ezio spera invece che la valle Grana sia per noi quella
che stata la Vermenagna per val Pesio. E, bont sua,
mi concede la maggior iniziativa! Sono daccordo con
Ezio su un solo punto, sulla mia autonomia: dal 20
aprile che mi sento autonomo!
Dopo tre giorni di combattimenti nella valle dellAr-
ma, i tedeschi tenteranno di chiuderci nelle valli Grana
e Maira. Escluderanno un nostro immediato ritorno in
valle Stura. Sono lenti, i tedeschi, e massicci in tutto, an-
che nei loro piani operativi.
Se Marco mi segnaler che la valle Stura sgombra,
muover senzaltro verso il vallone dellArma.
Arriva, nel tardo pomeriggio, un montanaro di Prad-
leves con notizie euforiche: i tedeschi ripiegherebbero di
corsa dalla valle Grana, i muti abbandonerebbero la
zona di Caraglio.

Storia dItalia Einaudi 243


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sbarco alleato in Liguria? Fine del rastrellamento?


Fine dei tedeschi in Italia?
Torniamo presto con i piedi per terra, torniamo ai pic-
coli problemi della banda, alle pattuglie di avvistamento,
alla situazione logistica sempre pi grave.
Stanotte, Pinella, Alda67 e Scagliosi, saliranno forse a
Castelmagno, da Giacomo.

27 aprile. Ore 4: partenza, come al solito, delle pattuglie


davvistamento.
Ore 7,30: Stefano scende a rompicollo dal Tibert,
arriva alle grange. Non riesce a parlare, senza fiato.
Con le parole ripete finalmente quanto ha gi detto con
i gesti: i tedeschi a Chiappi, a Chiotti, che salgono verso
il Tibert.
Allarme!
Situazione confusa. Impressione precisa che il ciclo
operativo continui, con compi di annientamento: sen-
sazione dellimpotenza delle forze impiegate. I tedeschi
sono disposti a sacrificare una loro colonna pur dim-
pegnarci in combattimento: una colonna funzioner da
esca, le altre ci pesteranno.
Una squadra fucilieri dodici uomini e un mitraglia-
tore prender posizione sulla cresta del Tibert. Guar-
der le provenienze da Castelmagno.
Unaltra squadra salir in quota per guardare la testata
del vallone di Marmora.
Anche il distaccamento di Nino, con una squadra
della V banda aggregatasi alla IV, raggiunger un punto

67
Alda Frascarolo.

Storia dItalia Einaudi 244


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

dominante per controllare dallalto il colle delle nostre


grange68 .
Ore 10: Bruno69 , della II banda. mi raggiunge e si met-
te a mia disposizione. Era in valle Grana, disperso, e i te-
deschi stamane lhanno spinto in alto. Ha tredici uomi-
ni. Lo sistemo sempre sul Tibert, in cresta, a sbarramen-
to della testata del vallone di Marmora.
Rinforzo gli avvistamenti verso Celle, Pradleves, val-
lone di Marmora. Spero, con la nuova dislocazione, di
controllare tutte le provenienze.
Ore 10,30: arriva Bergia dal vallone dellArma con un
collegamento di Marco:

Caro Nuto,
ieri sera sul tardi ho visto il prete70 che mi ha detto che gli
era stato segnalato movimento di tedeschi verso Dronero. Mi
ha detto inoltre che il prefetto di Cuneo ha fatto sapere che
disposto a dare qualsiasi cosa per la ragazza.
Stamane una colonna di circa 150 tedeschi salita verso San
Giacomo, non so se per rastrellare o presidiare.
Io ti scrivo da un bosco sopra Trinit donde seguo, nei limiti
del possibile, i movimenti tedeschi.
Dopo averti spedito il biglietto, che spero ti giunga, mi sposter
verso il basso sperando di poter sapere qualcosa.
Saluti a tutti
MARCO

Durante la marcia dalla valle Stura a qui, Bergia non


ha incontrato un solo tedesco nel vallone dellArma, ha
incontrato centinaia di tedeschi in valle Grana.
Ore 10,30: Luigi e Stefano segnalano una colonna
forte di circa cento uomini, a venti minuti di marcia dai

68
La V banda, al comando di Alberto Bianco, alla vigilia del
rastrellamento era in zona di Castelmagno, in fase di costituzio-
ne. Durante il ciclo operativo si aggreg alla IV banda.
69
Bruno Leoni.
70
Don Domenico Barale.

Storia dItalia Einaudi 245


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

nostri appostamenti. Provenienza dalla valle Maira, in


marcia verso la testata del vallone di Celle.
Altra colonna nel vallone di Paglieres.
Una staffetta del Tibert mi segnala che i tedeschi di
Chiappi e Chiotti sono ormai in quota.
Il quadro completo.
Raggiungo di corsa il colle, a quattro passi dalle gran-
ge. Avvisto la colonna pi vicina, quella del vallone di
Celle. a un tiro di pietra, sul nevaio. Salmerie con
mortai da 80. Mortai leggeri e mitraglie spalleggiate, con
alcuni portatori borghesi al seguito. In punta marciano
tre squadre aperte a ventaglio: poi la colonna, in fila in-
diana. Le squadre di punta a tratti sostano, il tempo per
sbinocolare verso lalto.
La manovra chiara. Non c un secondo da perdere!
Unica via di ripiegamento: la parete del Tibert, prima
che i tedeschi si attestino sul nostro colle.
Oppure sparare, sparare subito sui tedeschi di Celle.
So no a meno di cento metri, stanno lasciando il nevaio,
arrancano lentamente.
Oppure buttarci verso il basso, su Narbona.
La soluzione pi comoda sparare sulla colonna di
Celle. Avremmo un successo certo, immediato. E le altre
colonne?
Legandoci al terreno, alla posizione, resteremmo poi
chiusi dalle colonne di Castelmagno, Pradleves, Marmo-
ra.
Scendere su Narbona rischioso: ci allontaneremmo
rapidamente dalla colonna di Celle per incontrare al
basso il grosso delle forze tedesche.
Avanti allora, di corsa verso lunica porta aperta. Su
per le rocce del Tibert saremo noi in alto.
Ordini: il grosso della banda ripieghi rapidamente sul
Tibert. Una squadra di volontari (dieci uomini), fra cui
Livio e Alberto, dal colle delle Grange, protegger il
ripiegamento del grosso.

Storia dItalia Einaudi 246


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Pochi secondi, poi le voci sicure, i richiami, le impre-


cazioni dei tedeschi ci tengono su di giri.
Guardo i tedeschi che si affacciano sul colle. Sembra-
no turisti, tanto appaiono sicuri. Orlando71 e Nello (que-
stultimo della valle Gesso, e qui per caso, in collegamen-
to) sfuggono miracolosamente buttandosi a capofitto nel
vallone di Narbona.
I tedeschi piazzano le armi. Guardarli dalla stessa
quota, da cos breve distanza, d paura. Avremo un
lungo tratto in piano da percorrere prima di arrivare alla
parete, e dovremo sparare perch tengano la testa bassa.
Li raffichiamo finch abbiamo pallottole nei caricato-
ri. Le bombe a mano che abbandoniamo scoppiano alle
nostre spalle, sembrano bombe di mortaio. Alla dispera-
ta raggiungiamo la parete del Tibert.
Silenzio spaventoso, i tedeschi devono ancora sparare
il primo colpo. Non guardo alle mie spalle, sono schiac-
ciato contro la roccia, tutto teso a cercare gli appigli.
Aspetto le raffiche: indovino le postazioni dei tedeschi,
come se li vedessi mentre infilano larma sul treppiede,
mentre infilano i caricatori.
Pallottole traccianti ed esplosive, colpi di mortaio, una
grandine di fuoco improvvisa, impressionante. Sparano
decine di armi automatiche, sparano come nei tiri al
poligono.
Siamo un bersaglio quasi immobile, la parete nel pri-
mo tratto ripida come un muro. Ansia, incertezza, nel
cercare gli appigli, le spaccature, i punti defilati che non
esistono.
I tedeschi sono troppo vicini al bersaglio, sono circa
a duecento metri. Sparano gi dal basso allalto. Il tiro
delle mitraglie poco efficace perch ficcante. Anche il
tiro dei mortai poco efficace. Le pallottole ci sfiorano,
non scalfiscono la roccia, rimbalzano, non setacciano.

71
Orlando Buozzi.

Storia dItalia Einaudi 247


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Raggiungo la squadra di Ignazio72 , ferma a un passag-


gio obbligato. breve il tratto, scoperto, impervio, cin-
que o sei metri, che dovremo superare a ogni costo. La
roccia qui friabile, e sotto il tiro di una mitraglia che
spara senza soste le pallottole smuovono come se arasse-
ro.
Urlo che si deve passare, che si deve andare avanti.
Ormai ci sparano tra i piedi e non c via di scampo.
Ignazio parte deciso, fa due passi poi si ferma. Le
pallottole gli arrivano attorno a grappoli. Lo afferro per
un braccio, lo trascino via.
In un punto defilato faccio un rapido inventario: nes-
suno bucato. Avanti allora, allo scoperto. Con Livio
e Alberto sono fra gli ultimi: i colpi di mortaio piovono
pi fitti, pi precisi.
Su un breve ripiano siamo in molti, uno addosso al-
laltro. Vigi73 pensa alla sua famiglia e strappa la carta
didentit.
Fra il crepito delle mitraglie i colpi in partenza dei
mortai sono sordi, profondi. Mi diverto a fare il bullo.
Come il sibilo mi arriva nelle orecchie grido di stare
attenti, di nascondere la testa fra le gambe.
Livio mi crede un coraggioso, e si sbaglia. La mia
soltanto esperienza, abitudine. Su questa parete non ri-
schio nulla con i mortai. I colpi piovono come su un mu-
ro, le schegge schizzano a ventaglio nel vuoto. su quo-
ta 228 che ho imparato a essere fatalista con i mortai rus-
si: rannicchiato nella mia buca vivevo tranquillo quando
piovevano centinaia di colpi. Che un colpo dovesse pro-
prio cadermi in testa era impossibile: magari un metro
pi in l, ma proprio in testa, no.
Ancora un lungo sbalzo, poi finalmente screstiamo. Il
calvario durato due ore.

72
Ignazio Migliore.
73
Luigi Remondino.

Storia dItalia Einaudi 248


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ci contiamo. Nessun morto, molti i feriti leggeri. Al-


cuni hanno le mani che sanguinano, a forza di arrancare.
I vestiti sono a brandelli: pantaloni e giubbe strappate,
foracchiate da pallottole e schegge. Zaini buttati, molto
materiale perduto.
Si continua a salire, ormai defilati. In cresta ci ricon-
giungiamo con il grosso della banda.
Ore 12,30. Ordino al grosso della banda e al nucleo
della II, di muovere verso il colle del Mulo, per attestarsi
su uno sperone nevoso, ben visibile.
Con dieci volontari, pi o meno gli stessi della retro-
guardia sul colle, organizzo una postazione. Livio, come
sempre, mi aiuta, mi d coraggio.
Ore 13: il grosso della banda, su un ampio nevaio,
manifesta disorientamento. La punta della colonna si
aperta a ventaglio, uomini che ripiegano di corsa, disor-
dinatamente.
Abbandoniamo la postazione di retroguardia, anche
se i tedeschi dalle grange stanno salendo verso la nostra
quota. Il pericolo pi immediato alla testata del vallone
di Marmora, dov avvenuto lo sbandamento. Di corsa
raggiungo il grosso.
Motivo dello sbandamento: un pattuglione nemico,
forte di 32 uomini, sta salendo verso il colle del Mulo.
nel vallone di Castelmagno, proprio sotto di noi, sulla
rotabile. Fra pochi minuti ci avr raggiunti.
Situazione difficile: siamo ancora accerchiati! Situa-
zione difficile, ma non disperata: la montagna nostra
amica.
Forse il vallone di Marmora aperto. La tentazione di
buttarmi verso Marmora forte. Sarebbe la via pi facile.
Sui nevai che scendono a valle nessuna pista visibile;
poi avremmo vasti boschi di abeti. Gli uomini, tutti gli
uomini, guardano verso Marmora: basterebbe un cenno,
e la corsa avrebbe inizio. La tentazione davvero forte,
ma non voglio scendere.

Storia dItalia Einaudi 249


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sono calmo. Anche Livio calmo. una grande


fortuna, un privilegio, avere al mio fianco Livio.
Gli uomini sono spauriti. Guardano il pattuglione
che si avvicina: sono russi! Guardano verso Marmora.
Giudicano la situazione disperata, non sanno attendere.
difficile attendere: scappando non si pensa a nulla
e tutto appare facile. Afferro qualche frase: perch
non spariamo, cosa aspettano, poi sar tardi. Alcuni
vorrebbero sparare subito sui russi; i pi pensano con
terrore ai tedeschi che arriveranno dal Tibert.
I russi sono fermi proprio sotto le nostre rocce, sul-
la strada militare. In verticale saranno a non pi di cin-
quanta metri. Decido di organizzare unimboscata: ra-
duno un gruppetto di uomini con una mitraglia, ma poi
rinuncio subito.
Seguo ogni movimento, li studio. Sdraiati come per
una lunga sosta, con le armi buttate, i russi non consulta-
no le carte topografiche, non pattugliano con lo sguardo
le montagne nemiche. Sono stanchi e basta. Non guar-
dano a monte, guardano a valle. Il loro compito deves-
sere esaurito: il loro compito e il compito di tutte le co-
lonne impiegate nel rastrellamento, devessere esaurito.
Sono le 14,45. La mia esperienza di guerra in monta-
gna scarsa, qualche manovra ai tempi del 2 alpini. Ho
per una regola in testa, ben chiara: nelle manovre in al-
ta montagna il ripiegamento verso il basso avviene su ap-
puntamento orario. probabile che le colonne non pre-
vedano di passare una notte alladdiaccio, a quota 2500:
perch si ricongiungano in alto, sul colle del Mulo, ormai
tardi.
Decido di attendere fino alle 15, poi si vedr. Soltanto
per scaramanzia non dico a Livio che questa storia finir
bene.
Quindici minuti sono lunghi. Continuo a restare cal-
mo, anche se rischio molto. Se sbaglio, infatti, sbaglio
grosso.

Storia dItalia Einaudi 250


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Conto i minuti, guardo i russi. Guardo anche gli


uomini, ma non dico nulla. So che non capiscono, che
pensano a Marmora, ma non mi preoccupa.
Anche i russi adesso contano i minuti. Spalleggiano le
armi. Giuro a me stesso che scenderanno.
Alle 15, su tre squadre, muovono verso il basso.
Chi piange, chi mi abbraccia. I pochi che ridono
come se piangessero. Si abbracciano fra loro, come
impazziti. Giacinto il pi espansivo, in ginocchio mi
abbraccia le gambe, grida che ho salvato la banda.
Alle 16 siamo ancora fermi. Passa un aereo tedesco,
un ricognitore, a bassa quota, cos basso che sfiora quasi
le nostre teste. Ho una gioia immensa nel cuore, so
di aver comandato bene la banda. In segno di giubilo
scarico il mio thompson contro laereo, e grido, grido
felice. Anche gli uomini sparano divertiti.
Riprendiamo la marcia. Verso il Viridio c un lungo
ne vaio e si affonda fino a met gamba. Ore di cammino,
poi nel buio, incontriamo alcuni gruppi della II banda.
Notizie disastrose. Oggi, a Castelmagno, i tedeschi
e i russi hanno sorpreso il grosso della II banda in fase
di trasferimento dalla valle Maira. I partigiani di Rosa
erano nelle case, riposavano. Per miracolo non caduta
tutta la formazione. Feriti e morti dei nostri, e quindici
prigionieri, fra cui il tenente Boschiero. Albertina e il
balilla, che seguivano Ezio, in libert!
Raggiungiamo le grange di San Giacomo, trascinan-
doci dalla stanchezza. Le grange sono bruciate in parte,
ma ancora abitabili.
Sostiamo. I gruppi della II banda, con Rosa ed Ezio,
proseguano verso la valle Stura.
Alle 23 arriva un collegamento di Marco dalla zona di
Demonte. Marco ignora il nostro trasferimento forzato,
non sa nulla dei combattimenti di oggi: la staffetta ci ha
incontrati per caso, mentre era in marcia verso le grange
di Narbona:

Storia dItalia Einaudi 251


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Caro Nuto,
non ho trovato il parroco di Trinit che andato a Boves. Tut-
tavia ho potuto parlare con gente che stata oggi a Demonte.
I tedeschi sono partiti domenica sera dopo aver fatto saltare
alcune case di San Giacomo con il tritolo del ponte non saltato.
Disgraziatamente andata completamente distrutta la casa di
Bastian74 .
A Trinit Soprana, dove mi trovo, quasi nulla di bruciato: solo
parte degli accantonamenti di Ivano.
La gente dice che verranno i muti che sono gi stati a Festio-
na, ma si tratta solo di una voce, assolutamente infondata.
Domattina scender a Demonte, e in caso di novit far partire
subito un messaggero.
Nessuna altra novit.
La marcia piuttosto dura. Per loccultamento della marcia
tieni presente che occorrono due buone ore per arrivare ai
Chiotti.
Qualora queste notizie non fossero sufficienti e ti occorressero
schiarimenti, fammelo sapere tramite questa staffetta.
La roba nascosta nelle grange non stata toccata.
MARCO

28 aprile. Ore 4: nostra pattuglia in cresta sulla displu-


viale con la valle Grana: una mitragliatrice con quattro
uomini.
Attorno alle grange, vedette e postazioni sui punti
dominanti.
Arrivo di un collegamento da Marco:

Caro Nuto,
mi hanno detto che ti trovi alle Grange. Ieri circa seicento te-
deschi hanno operato un secondo rastrellamento in valle Stura
e vallone dellArma.
Rosa si trova poco sopra Demonte, con pochi uomini sfessati.
Credo sia stato attaccato e abbia avuto perdite.

74
Sebastiano Vera (Plan).

Storia dItalia Einaudi 252


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Per il momento la situazione calma, ma non troppo sicura.


Alcuni tedeschi sono ancora in circolazione in Demonte.
MARCO

Dalla staffetta di Marco apprendiamo altre notizie:

San Giacomo quasi completamente bruciato e distrut-


to.
Nella valle numerose le case bruciate.
Una ragazza di ventanni violentata al Fedio.
Lavori al ponte interrotto fra San Maurizio e il Fedio.
Ieri 600 tedeschi sono scesi da Bandia nel vallone
dellArma. Alle ore 20 gli ultimi reparti entravano in
Demonte. Truppe stanchissime.
In Demonte il movimento delle truppe tedesche si
fatto intenso.

Alle 21,30 Marco raggiunge le nostre grange e confer-


ma queste notizie.
Accordi per lapprovvigionamento viveri. Rinuncia
alle normali basi logistiche in valle Stura, per non svelare
la dislocazione della banda.
Da stamane Giuanin a Castelmagno: per i viveri
graviteremo sulla valle Grana.
Marco torner a Demonte, per lavvistamento. Forni-
r i pochi viveri che potr raccogliere, senza far rumore.
Arrivo, in piena notte, di un collegamento da Castel-
magno:

Vengo a comunicarvi che il partigiano della II banda gravemen-


te ferito spirato oggi alle 13,30. Ditemi se lo devo far seppelli-
re subito e come devo fare. La cassa lho gi ordinata. Attendo
vostri ordini.
GIUANIN

Storia dItalia Einaudi 253


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Prima dellalba una staffetta raggiunger la frazione


Chiappi di Castelmagno con gli ordini per Giuanin:

Seppellire il partigiano Fiore75 , della II banda.


Cercare al pi presto il collegamento con Pinot76 , Orlando,
Nello, Luigi, Nanni, Basilio77 , Franco, da ieri dispersi.
Inviare notizie di Vico e Giacomo.
Chi lascia la banda disertore in combattimento.
Cercare notizie della spia Albertina, gi aggregata al coman-
do militare di settore.

29 aprile. Allalba tutti in cresta, sulla displuviale fra la


Stura e la Grana.
Collegamento da Marco:

Arriva il primo carico annonario consistente in 5 dozzine di


uova e 34 pacchetti di sigarette.
Novit del vallone: N/N.
Pare che i muti siano andati in quel di Moiola, Gaiola,
Rittana.
MARCO

Collegamento da Luciano (vallone dellArma):

A Nuto.
Il parroco partito da poco per Demonte. Io attendo le ultime
notizie.
Giacu78 e compagni hanno trovato un riflettore tedesco che
funziona benissimo. Se credi opportuno manda due uomini
per domattina per aiutare i tre nel trasporto.
Mitraglie, mortai e munizioni sono stati ritrovati al pi presto.

75
Fiorenzino Giordano.
76
Giuseppe Tardito.
77
Basilio Bernardi.
78
Giacomo Pelazza.

Storia dItalia Einaudi 254


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Biella79 e gli altri rientreranno.


Novit nessuna.
A Demonte, oggi, n tedeschi n fascisti.
LUCIANO

Altro collegamento da Marco, urgente:

Caro Nuto,
sono rimasto molto meravigliato di non ricevere da te nessun
biglietto questa mattina. Comunque ecco le notizie:
Vittorio80 in Demonte e mi ha confermato che Rosa, con circa
50 uomini, si trova in alta valle Stura, Dado in quel di Vignolo,
nascosto, cosi credo, dopo essersi imbattuto nei tedeschi in val
Maira.
La donna che Ezio ha rilasciato si trova alla federazione di
Cuneo. Il segretario comunale di Demonte stato arrestato.
Questi due fatti vengono messi dalla popolazione in risalto
come dirette conseguenze luno dellaltro.
Felici scappato, non ho potuto saper dove, perch ricercato
attivamente dalla polizia.
Vittorio mi ha detto che, secondo fonte molto attendibile, i
tedeschi continueranno i rastrellamenti nella provincia sino al
15 maggio.
stato arrestato anche il segretario comunale di Entracque,
ignoro per quali motivi.
I mutini hanno compiuto, come gi ti avevo scritto, una scor-
reria notturna a Rittana. Ecco i particolari. Sono arrivati dal-
la Rocca e da Gaiola in circa una trentina e hanno incendiato
una casa. Pare abbiano arrestato qualche persona e malmenato
alcuni giovani.
Sono pronti, nei pressi del Fedio, circa 60 kg di pane, che per
non posso far trasportare su con mezzi civili e alcune dozzine
di uova cotte. Il tutto per stasera allimbrunire.
Se necessario si pu trovare ancora dellaltro, ma sempre nello
stesso genere, cio uova, latte e simili.
I tedeschi gironzolano sempre.

79
Mario Biamino.
80
Vittorio Avidano.

Storia dItalia Einaudi 255


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

A Cuneo, mi ha riferito il veterinario di Demonte81 , si nota un


grande movimento di tedeschi e russi.
Cinque partigiani, non si sa di che banda, sono stati fucilati ieri
mattina.
Altri 15, che quasi sicuramente sono i nostri, si trovano a Borgo
nelle Casermette, in mano ai tedeschi.
Il proprietario della Rialpina82 verr probabilmente rilasciato:
si sa che era stato arrestato su denuncia anonima partita da
Demonte.
Il veterinario si offerto di andare a Cuneo per prendere
collegamenti. lui che mi ha dato la maggior parte delle
informazioni su Cuneo, in quanto c stato ieri.
Impressione generale che il rastrellamento continui e, se
possibile, aumenti di violenza.
Nel corso di una breve tappa a inseguimento in Demonte, sono
caduto provocandomi unaltra distorsione alla caviglia sinistra.
Per questo motivo ti prego di rimandarmi qui la staffetta per
avvertirmi se devo proseguire verso le grange.
I tedeschi si sono sfogati bestialmente contro la mia postazione
facendola saltare e bruciando tutto quanto.
Scusa il disordine e la lunghezza, ma un comandante di banda
deve sopportare stoicamente ogni cosa.
MARCO

Situazione sempre incerta. Manchiamo di notizie dal-


le valli Maira e Gesso. Non disponiamo di elementi suf-
ficienti per giudicare concluso il ciclo operativo.
Collegamento a Giuanin, in zona di Castelmagno:

Ivano ci ha raggiunti, con Pinot. Mancano notizie di Orlando.


Mando gi sei uomini. Aspetteranno fuori paese. Aime ti dar
notizie sui viveri gi pagati e abbandonati presso varie famiglie
di Chiotti.
Dite alla gente che siete sbandati. Compra quanti pi viveri
puoi (formaggio, pane, burro, uova). Divulga la voce che
le bande non esistono pi, che abbiamo avuto perdite gravi,

81
Giovanni Giraudo.
82
Giuseppe Forneris.

Storia dItalia Einaudi 256


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

che i pochi sbandati girano ancora per qualche giorno e poi


raggiungeranno le proprie famiglie.
Ti ripeto: la corve ti aspetter al ponte dei Chiotti, fuori paese,
verso le 19,30. Provvedi a far affluire i viveri in quel punto.
Tu rimani in val Grana. Domani scenderanno da te altri due
uomini, per vedere se avrai raccolto viveri. Ti diranno se devi
raggiungerci.
NUTO

30 aprile. Allalba, postazioni sulla displuviale. Il grosso


della banda resta alle grange di San Giacomo.
Notizie dal vallone dellArma:

Le valli Gesso e Stura sono sgombre.


Qualche automezzo tedesco in valle Stura.
La popolazione del vallone dellArma atterrita.
Una macchina con tedeschi e carabinieri sale al Fedio. Pre-
levano la ragazza violentata.
Voci di un nuovo rastrellamento in valle Stura, il 4 maggio.
Sintomi di rastrellamento in valle Gesso.
A Demonte molti arresti.

Con Livio, esame della situazione. La IV banda si


trasferir a Ferrire, nellalta valle Stura, oppure in valle
Maira...
Collegamento da Marco:

Secondo invio annonario consistente in sette dozzine e mezza


di uova, bidone pieno di latte e mezza forma di formaggio.
Le notizie circa i mutini sono state confermate, credo che
Luciano potr sapere qualcosa di pi preciso dal prete.
Domani, discesa su Demonte. Fammi sapere se la partenza
confermata per domani sera e per che ora, e se i viveri ti servono
su alle grange o se li prendi al passaggio.
Gradirei sapere il tutto a mezzo di un biglietto che ti prego di
farmi portare al Fedio alle 11 davanti alla chiesa.

Storia dItalia Einaudi 257


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Trattengo Nanni83 per ogni eventuale collegamento. Aggiungo


in extremis mezza dozzina di uova.
MARCO

Collegamento da Giuanin:

Oggi ho seppellito i due caduti della II banda proprio per bene.


Adesso tutto a posto.
Mi spiace di non aver trovato le pagnotte e anche il burro. Per
trovare quelle pagnotte ho passato tutte le case.
Formaggio ce n, ma vogliono 100 lire il kg. Se ne avete
bisogno fatemelo sapere.
Fatemi sapere se posso andare a Campomolino a requisire pane.
Domani mattina far il possibile per trovare qualcosa.
GIUANIN

1 maggio. Sempre alle grange di San Giacomo.


Si ricostituisce la V banda. Ivano, con Aldo84 e
Fulvio85 , lascia la IV e passa in forza alla V. Cedo anche
parte dei miei materiali.
Alle 20,30 dovremmo lasciare il vallone dellArma, per
raggiungere la valle Gesso o la zona dei Bagni di Vinadio.
Ore 16: collegamento dalla valle Gesso (Beppe), e la
nostra partenza viene sospesa. In valle Gesso il rastrella-
mento pu iniziare da un attimo allaltro.
Arrivo di una staffetta da Castelmagno. Alda, in
valle Grana, aspetta Alberto per comunicargli importanti
notizie sulle prossime operazioni alleate di sbarco.
Raggiungeremo la zona di Ferrire.

83
Giovanni Ciaudano.
84
Aldo Moschino.
85
Fulvio Arlaud.

Storia dItalia Einaudi 258


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

2 maggio. Rientro di Alberto dalla valle Grana: confer-


ma che un giorno o laltro gli alleati sbarcheranno!
Annullato il trasferimento a Ferrire: allimbrunire
muoveremo verso la valle Maira.
Corve viveri a Demonte: Luigi, Giorgio, Beppe. Al-
tra corve al Fedio. Rientrano in banda Orlando, Nello,
Gigino.
Nel primo pomeriggio adunata della IV banda.
Conosciamo ormai la vera vita partigiana e ognuno
deve scegliere: o partigiani per sempre, o tornarsene a
casa.
Dopo la predica, interrogo gli uomini, uno a uno. Li
giudico prima che parlino, se arrivano a testa bassa
perch se ne andranno.
Giacinto ha la pleurite: parla e gli occhi gli si riempio-
no di lacrime. Il cappello alpino che portava di sbieco,
sulle ventitre, rimasto nello zaino. Lascer la banda.
Nuci, lo spaccatutto, che avrebbe dovuto ammazzare
i tedeschi afferrandoli per il collo, curvo come un
vecchio, sembra un pugile sconfitto. Lascer la banda.
Luciano, schietto e generoso, arriva sorridente alla
prova inutile. Come lui Sandrino86 , Annibale87 , Vigin88 ,
Luigi, Franco, Asiago, Pietro, Nanni, Mauro89 , Gim90 ,
Nini, Janot91 , Aime, Pinot e tanti altri.
Fanno gi gruppo a s, i riformati, sono gi estranei
al nostro ambiente. Avranno le scarpe pi rotte e gli abiti
pi stracciati. Ignoreranno la nuova destinazione della
nostra banda.

86
Carlo Asinari.
87
Annibale De Giorgis.
88
Luigi Ramello.
89
Maurilio Bellino.
90
Lino Trevisan.
91
Giovanni Coraglia.

Storia dItalia Einaudi 259


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ventiquattro i partenti, di cui nove dello stesso paese.


Giurano che scenderanno in pianura a continuare.
Il nostro furiere, sul ruolino della IV, li raggruppa
sotto questa voce: Elenco dei vigliacchini e dei malati
sfollati.
Molti i malati: nessun vigliacco.
Giacinto era gi in basso, sulla mulattiera. tornato
in banda. Sta cercando le sue scarpe!
Cantiamo Piet l morta. Pi che cantare, gridiamo!

3 maggio. Ore 24,30: a Chiotti. Alle 6, sulla punta del


Tibert. Poi gi, sul nevaio, consumando i pantaloni, fino
a Torre.
Sistemazione buona. Incontro cordiale con Dino92 :
notizie della valle Maira, indicazioni preziose per i nostri
problemi logistici.
Il vallone di Marmora, il 27 aprile, era bloccato in
basso. Il piano operativo tedesco tendeva a spingerci l.
Abbiamo avuto ragione a stare in alto, saremmo caduti
in una brutta trappola.

4 maggio. normale giudicare il valore di un reparto


contando le perdite subite, non quelle inflitte al nemi-
co, anche se i morti sovente non coprono che sfortuna,
errori, sbandamenti.
Molti morti, molte medaglie. Con le medaglie a volte
si premiano le colpe, si coprono le responsabilit, si
creano le leggende.
I propri morti si contano. I morti nemici si valutano e
il gioco fatto. Il bilancio sempre ufficialmente attivo.

92
Dino Bruno.

Storia dItalia Einaudi 260


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Se vero linverso, che un reparto vale in quanto col-


pisce il nemico senza subirlo, la IV banda esce dal ra-
strellamento di aprile collaudata. un reparto valoroso,
intatto nel suo organico.
Per giorni e giorni, per un intero ciclo operativo,
superando difficolt logistiche enormi, abbiamo fatto
fronte a una divisione tedesca.
Linquadramento e la preparazione morale hanno
supplito in parte allaffrettata preparazione militare. Ho
voluto che i miei uomini non fossero soltanto colpisti,
ma combattenti.
Per superare un ciclo operativo, per resistere, occor-
rono qualit di fondo. Il colpista pi spregiudicato, se
non sorretto dal coraggio cosciente, da una ferma vo-
lont, si logora e nel combattimento crolla. Non basta
il coraggio riposato del colpista, occorre il coraggio
che resiste alla stanchezza, allo sfiancamento.
Alla vigilia del rastrellamento, il comandante militare
del settore aveva inventato una nuova regola un thomp-
son sempre pronto, per chi fosse scappato in combatti-
mento.
Avr finalmente capito che le minacce non servono,
che conta lesempio? Per chiedere bisogna dare.
Occorre pensare agli altri pi che a se stessi, occor-
re andare avanti con i primi, anche se il cuore batte for-
te e la gola secca e le gambe sono pesanti: dare lesem-
pio, sempre, anche se le pallottole fischiano basse, se col-
piscono, se fanno sprizzare davanti agli occhi i grumi di
terra o di neve. Stare avanti non a testa bassa, appiat-
titi, ma a testa alta per far muovere le armi, rincuorare,
comandare: sempre, a forza di volont, magari a denti
stretti, con gli uomini che guardano, che chiedono non il
coraggio spregiudicato del momento, ma il coraggio che
dura, che resiste, il coraggio cosciente di chi sa vincere la
paura, per s e per gli altri.
Il fronte russo stato una scuola di coraggio.

Storia dItalia Einaudi 261


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un mattino, Grandi e Perego, marciando sui campi


minati del Don per ore e ore, aprirono un varco.
Da Belogore gli alpini guardavano: dallaltra sponda
del fiume i cecchini russi sparavano.
Le mine erano a strappo e a pressione, tedesche, un-
gheresi, rumene, messe a caso a centinaia. Un reparto
di gua statori aveva rinunciato al compito dopo aver
perso un uomo sbrindellato dalle esplosioni.
Era coraggio quello, coraggio vero.
Durante la ritirata, pi morti che vivi, con le armi che
non sparavano, con nel cuore una disperazione senza
fine, andavamo avanti maledicendo la naja, la patria,
tutto.
Ma quando lungo la colonna correva la voce: Tirno
avanti, abbandonavamo le slitte dei feriti, e curvi e
sciancati risalivamo limmensa colonna per combattere,
per aprire un varco.
A combattimento ultimato raccoglievamo i feriti, sa-
lutavamo i morti. Poi, con le slitte stracariche di feriti
bucati da ogni parte, riprendevamo la marcia disperata,
soli, ormai staccati dalla colonna.
Quanto coraggio ad andare avanti!
Ogni mattina allalba, nel buio freddo, selezionavamo
i feriti, abbandonavamo i morti, quelli della notte.
Che piet, che coraggio ad allontanare i feriti gravi.
Avevano il ventre bucato o un femore spaccato, e si
trascinavano fino alle slitte.
Decideva il comandante. Eravamo spietati con i feriti
gravi. Ed erano i migliori che abbandonavamo, i feriti in
combattimento, i volontari del combattimento: non gli
sbandati, non i feriti per caso.
Tironi! Come ricordo il freddo mattino di Nikolae-
vka. Le lacrime ti serravano la gola, ripetevi il tuo no-
me come se non ti riconoscessi. Ti aggrappavi a me, alla
slitta.
Ti ho abbandonato nella neve, nel buio e nel freddo.

Storia dItalia Einaudi 262


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Una legge bestiale limponeva.


Non servivi pi a nulla. Eri un peso inutile, un ingom-
bro.
Ti ho abbandonato, sapendo che cosa facevo. Corag-
gio, coraggio orribile era il nostro!

5 maggio. Partenza del comando settore, diretto a


Chiappi.
Notizie da Castelmagno: don Denina, oltre Giacomo
e Vico, ospita in parrocchia il dottor Girmounsky e
moglie.
Da Celle, Cip93 segnala larrivo ad Alma di tre corriere
di tedeschi e una di fascisti.

6 maggio. Collegamento da Livio:

Caro Nuto,
abbiamo impiegato circa sei ore a compiere il tragitto da Chiese
a qui. Sostanzialmente, con un lungo giro, si va a finire alle no-
stre grange sopra Narbona. Solo adesso rimando Tranquillo94 ,
perch Aldo giunto in ritardo.
Ecco ora per sommi capi cosa pu interessarti:
1) Niente di nuovo circa il grande evento. A Torino conti-
nuano ad attenderlo; ma c anche chi comincia a non cre-
derci (scaramanzia?)
2) Quattrini ne sono arrivati: quindi spendi pure con lar-
ghezza (naturalmente senza scialare).
3) A Torino sono rimasti entusiasti per lesito delle operazio-
ni. Quelle quattro righe che avevo scarabocchiato alle gran-
ge di San Giacomo sono gi partite per la Svizzera!

93
Alberto Cipellini.
94
Tranquillo Tomasi.

Storia dItalia Einaudi 263


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

4) Raccomando ai tuoi uomini di tenere la lingua a freno.


Pare che laltro ieri due dei tuoi, ad Alma, o gi di l,
andavano dicendo di essere partigiani, che a Torre ce nera
una quarantina, ecc...
5) Un tizio da Cuneo ha portato qui un pacchetto per te. Lo
affido a Tranquillo: credo siano sigarette.
6) Io ed Ezio prendiamo stanza, per qualche giorno, a Pen-
tenera (tedeschi e Muti permettendo).
7) Di a Marco che ho incaricato Alda di portare sue notizie
al padre.
8) Quei fessi di inglesi hanno fatto un lancio a... Borgo San
Dalmazzo; i muti sono gi vestiti di kaki con sten, ecc...!
9) Pare che 12 partigiani prigionieri (Boschiero e C.) siano
stati fucilati a Borgo. Pinza95 , Renato96 e Nino97 invece,
sarebbero stati inviati in Germania.
Altro dimportante niente, mi pare. Salutami tutti cost, a
cominciare dai signori ufficiali: lancia le ingiurie di rito contro
i badogliani, medita sulla caducit delle cose umane (tra cui
anche questa primaverile nostra tranquillit) ed abbiti i miei pi
cordiali saluti.
L.

7 maggio. Pattuglie di avvistamento.


Contabilit.
Un medico da Stroppo, perch Paviolo ha la febbre
alta. Vari casi di malesseri febbrili: pare dipendano dal
pane.

95
Battista Steffenino.
96
Renato Rossato.
97
Giovanni Rinino.

Storia dItalia Einaudi 264


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

9 maggio. Con Marco a Stroppo. Incontro con Ugo98 :


notizie da Cuneo.
Spedisco un collegamento a Pentenera, per Livio, con
le novit apprese al mattino:

I muti sfollano dai posti di blocco (Caraglio, Borgo S. D.,


ecc). Pare vadano finalmente in Z. O.
A Cuneo pochissimi tedeschi.
Da stamane anche i tedeschi di Dronero sfollerebbero.
Diretti in Liguria.
Riconfermata la notizia dello sbarco.
Laffare del lancio vero: avvenuto tra Boves e Borgo.
Panfilo99 pare sia dalle parti di Alba, al sicuro.
Martini100 potrebbe sostituire Panfilo. Ha bisogno di
fondi. Gli anticipo 10000 lire.
Smentite le voci circa larresto di Franco, Vian, Cosa.
Albertina non sarebbe in federazione, ma a casa. Si pette-
gola che ricerchi la nostra banda.
Ciccio101 sempre a Torino, prigioniero.
Ugo ha consegnato a Detto102 un rapporto sulla situazione
in pianura. Spero di averne copia.
Prendere accordi con Detto, per comunicare alla maestra
di Bersezio la morte del figlio.
Disporre per un aiuto ai parenti di Ildo103 , appena usciti
dal carcere.
La popolazione di Cuneo sempre pi solidale con noi.
Ugo collegato con un poliziotto della questura. Fa la
spola con Torino. Prendere accordi con Leo per definire la
sua posizione.

98
Ugo Rapisarda.
99
Arturo Felici.
100
Piero Bellino.
101
Salvatore Mastroianni.
102
Benedetto Dalmastro.
103
Ildebrando Vivanti.

Storia dItalia Einaudi 265


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

11 maggio. Collegamento da Livio:

Caro Nuto,
prendo nota di quanto mi comunichi. Oggi sono venute Pinella
e Alda: da Torino insistono sullo sbarco che dovrebbe avvenire
entro il termine massimo del 23. Ma chi ci crede a occhi chiusi?
Io no di certo.
Hai fatto bene a foraggiare Martini. Pinella dovrebbe vederlo
stasera, e invitarlo a venir qui al pi presto, per accordarci su
alcuni importantissimi punti (essenzialmente, squadra cittadina
per loccupazione di Cuneo). Speriamo si faccia vivo.
Anche Pinella sta brigando Per sistemare il nostro Giacomo.
Se per il dottor Scagliosi in grado di provvedere in modo
soddisfacente, d corso senzaltro. Io ho visto Giacomo sabato
scorso: sta ab bastanza bene. Chi lo ospita insiste per perch
glielo togliamo di casa.
Daccordo pienamente per laiuto alla famiglia di Ildo: ma sto
bel tipo di Ugo non potrebbe farsi vivo anche da queste parti?
Non so niente di un convegno fissato per domenica. A me
stato semplicemente comunicato che Detto fuori fino a sabato
e Leo sino a domenica. Domani Alberto va a S. Margherita per
vedere se pu fissare la data precisa del vagheggiato convegno:
in caso affermativo sarai avvertito anche tu, affinch possa
venire ad abboccarti con Ezio e me. Dovremo parlarti di alcune
faccende importanti.
Una informazione raccolta da Giacosa e datata 15 aprile: racco-
manda a Nuto Revelli di non farsi vedere in pianura perch lU-
pi vuole la sua pelle. Credo che la raccomandazione sia ormai
superata!
Sai che i mutini hanno devastato e saccheggiato la casa di Aldo
a Entracque? E presto sar la volta di casa mia a Valdieri, se
gi non cosa fatta: cos almeno avrebbe detto il segretario del
prefetto a un amico di Pinella. Evviva!
Arrivederci. Saluti cordiali a tutti.
L.

13 maggio. Visita di Leo alla IV banda.


Collegamento dalle grange di San Giacomo:

Storia dItalia Einaudi 266


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Arresto di Giorgio in Demonte, da parte dei muti. Anche


Vittorio e Pino arrestati. Michele104 assassinato. In Demonte
molte spie si presentano come ribelli sbandati.

Partenza di un collegamento per Livio, con notizie


circa la sistemazione di Giacomo:

La mia proposta, di ricoverare Giacomo a San Bernardo, nella


cascina Chiari, secondo Scagliosi non attuabile. Giacomo ha
bisogno di un ospedale, di cure particolari: altrimenti larto
subir un accorciamento eccessivo.
Forse lospedale di Demonte: presentando Giacomo come un
infortunato sul lavoro. Oppure un ospedale di Torino, se
Pinella potr aiutarci.

14 maggio. Rientro a Torre da Celle e trovo la banda in


allarme.
Oggi in vallata cerano i tedeschi. La telefonista di
Albaretto ha segnalato che sono arrivati allimprovviso,
con quattro camion: tedeschi e ucraini. Sorpresa per
i giovani valligiani di Lottulo, intenti a ballare. Alcuni
giovani uccisi, altri catturati.

15 maggio. Torre il nostro convalescenziario. Attivit


limitata ai collegamenti e alle corves viveri e materiali.
Riposo e supernutrimento. Acquisto di viveri senza
economia, a borsa nera, anche se i fondi di assegnazio-
ne se ne vanno... Zabaglione per tutti, ogni giorno: chi
sbatte di qua, chi di l, ne esce un concerto piacevolissi-
mo. Villeggiatura. Primavera incantevole che riconcilia
con la vita.

104
Michele Ghibaudo.

Storia dItalia Einaudi 267


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

17 maggio. Collegamenti:

Da Nuto per Livio:


Vi mando Cesco105 , per il lavoro di ricupero a Paralup. Qui
nessuna novit.
Desidero orientarti sulle spese della banda.
Dal giorno del nostro arrivo nella nuova sede (3/5) a oggi ho
speso 45418 lire.
Fanno parte delle 45418 le 6966 spese da Luigi a Demonte
prima della partenza.
Il vitto buono e nelle spese sono comprese cifre non trascura-
bili per riparazioni scarpe ecc.
Vorrei sapere da te se posso continuare di questo passo.
Domenica sera, come gi saprete, c stata unincursione di
tedeschi e ucraini su Lottulo. Della popolazione due giovani
morti, tre feriti, tre catturati.

Da Livio per Nuto:


17/5. h. 19
Effettivamente 45000 lire in soli quindici giorni, per una sola
banda, sono un po troppe. Senza metterti su un piano di
economia fino allosso, bisognerebbe che vedessi di ridurre un
po le spese: altrimenti, con i mezzi che abbiamo, rischiamo di
non farcela.
Oggi ho consegnato a Renzo106 perch te lo porti, un binocolo
Galileo nuovo fiammante.
Non pensi proprio di farci una visita?
L.
PS. Alla prima occasione, fammi una precisazione contabile: le
6900 e rotti di Luigi, che tu computi nelle 45000, sono quelle
che sono state pagate da Ezio, a mani di Luigi Stesso, il giorno
della nostra partenza da Torre?

19 maggio. Collegamento per Livio:

Ti ringrazio per lottimo binocolo.

105
Francesco Servetti.
106
Lorenzo Gavello.

Storia dItalia Einaudi 268


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Le 6966 lire spese da Luigi a Demonte, per i viveri di riserva,


nella mia contabilit sono conteggiati in uscita in data 5/5 e
alla stessa data conteggiata in entrata la somma di lire 8000
ricevute da Ezio come rimborso delle 6966.
Per diminuire sensibilmente le spese abbiamo stabilito un pro-
gramma non molto conforme alle abitudini della vallata. Spero
di non turbare troppo le popolazioni che ci ospitano...
Qui sovente arrivano notizie molto strane sulla situazione ge-
nerale: il pi delle volte sono sballate. Ieri sera, ad esempio,
abbiamo appreso da due fonti (il segretario di Prazzo e un ne-
goziante di legna) la notizia di un rastrellamento che avrebbe
inizio il 26 p. v.
Penso sia una notizia divulgata dai nazi-fascisti, per sveltire la
presentazione degli sbandati entro il 25 maggio.
Non so quando potr fare una puntata dalle vostre parti. Qui
tutto procede bene e lambiente sereno.

25 maggio. Dal diario di banda:

Scade lultimatum dei fascisti. Dovrebbe avere inizio il grande


rastrellamento...
Ore 6: partenza delle tre pattuglie per il normale servizio di
avvistamento.
Ore 11,30: arrivo collegamento da Castellar: i tedeschi in valle.
Ore 12: Albaretto collegato telefonicamente con Macra,
Stroppo, Marmora: manca il collegamento con Prazzo, causa
guasti alla linea.
Tranquillo porta le ultime novit:
Macra e Stroppo hanno segnalato il passaggio di sei camion,
quattro corriere, tre autovetture.
Tre camion e le autovetture erano piene di tedeschi e repubbli-
chini.
A Marmora non si visto nulla, e si conclude che la colonna
diretta in alta valle.
Preallarme. Affardellamento zaini, pulizia e verifica armi e
munizioni, distribuzione viveri di riserva.
Il comandante fuori banda, per un raduno nella bassa valle.
Ore 16: arrivo di Mauro da Stroppo. Ha contato tre corriere
con quaranta uomini, tedeschi e repubblichini.

Storia dItalia Einaudi 269


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Poi sette camion con rimorchio, vuoti, e due autovetture con


ufficiali a bordo.
La colonna era diretta verso Prazzo.
Ore 18: il comandante e Nino rientrano in banda. Nuto era
al corrente dei movimenti tedeschi in valle. Disposizioni per
eventuale situazione di allarme.
Ore 20: arrivo di Renzo, dalle grange di San Giacomo. Nessun
movimento nel vallone dellArma. Giorni fa, la bionda sal a
San Giacomo con i tedeschi: asportarono materiali vari da una
buca.
Ore 20,30: collegamento da Pentenera: notizie circa il prossimo
rastrellamento.
Ore 21: adunata della banda: come affronteremo il rastrella-
mento.
Ore 21,30: rientra la pattuglia di Albaretto. Alle 17 la colonna
tedesca scesa verso Macra.

26 maggio. Ore 3: nostra pattuglia ad Albaretto. Alle 4


partenza della banda per loccultamento.
Nel grande bosco, a monte di Torre.
Alle 10 un frastuono immenso riempie la valle: forma-
zione potente, centinaia di bombardieri, scortati da cac-
cia. Temevamo che fossero ricognitori tedeschi: sono ae-
rei alleati!
Alle 12 la formazione degli aerei ripassa sulle nostre
teste. Tre scoppi di bombe sganciate dagli aerei o darti-
glieria. Poi calma completa.
Collegamento di Marco:

A Nuto
Zona dei Grandi Boschi ore 17,30
Vorrei sapere se stato in parte modificato il piano o se le uscite
si faranno come previsto dai tomi (IV, p. 783, n. 325).
Qui tutti bene. Non vedo nemmeno gli ometti pi vicini e non
solo a causa della miopia ma anche dal fatto che ho gli occhi
pieni di moscerini.
Ho previsto per domani dei tornei interdistaccamenti di scopa
e tresette.

Storia dItalia Einaudi 270


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Per oggi continua la fame nera.

Ore 18: rientro con la banda a Torre.


Spariti parte dei nostri materiali e viveri. Raduno la
popolazione di Torre, sette montanari in tutto. Discorso
chiaro, spietato. Salta fuori il materiale: mancano ancora
una rivoltella e lunica scatola di conserva.
I montanari accusano un certo S., ma S. nega finch
lo minacciamo di morte. Tutto ritrovato, rancio con
pastasciutta condita al pomodoro.
I tre scoppi erano di bombe... americane, graziosa-
mente sganciate attorno a Macra.
Le nostre pattuglie hanno segnalato un intenso movi-
mento di spie in Maira.
Stamane, allalba, un bengala ha rischiarato la valle.

28 maggio. Tedeschi che scorrazzano in lungo e in largo


indisturbati.
Qui a Torre siamo tranquilli, come nelle lontane retro-
vie. La valle non nostra e dobbiamo rispettare rigoro-
samente le buone regole dellospitalit: n requisizioni,
n attivit operativa.
Soltanto il problema delle spie, da qualche giorno,
turba un po il nostro angolo di pace.
Noi, la popolazione, le bande della valle Maira, si vive
come presi da un fenomeno di suggestione collettiva.
Vediamo spie da ogni parte.
di ieri la notizia di un reparto di repubblichini
truccato alla partigiana, su verso Marmora.
Oggi altro allarme. Due spie, travestite da suore,
avrebbero raggiunto Albaretto.
La faccenda delle suore mi diverte. Siamo in pochi a
metterla sullo scherzo. I pi ci credono, e a tratti sono
perplesso. Giurano di aver visto le spie: erano uomini
vestiti da suore.

Storia dItalia Einaudi 271


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Interrogo una donnetta: parla eccitata, come se avesse


visto due fantasmi. Mi hanno offerto alcuni libri, che
spavento. Avevano le mani pelose, da uomo.
Un montanaro arriva con le ultime novit. Una delle
suore, nel giro della mulattiera, avrebbe acceso un siga-
ro...
Con i tedeschi in valle, con lultimatum fascista del 25
maggio, strano che due suore, sia pure robuste, siano
arrivate ad Albaretto per vendere libri.
Sandrino e Basilio scenderanno verso Prazzo, per cat-
turarle. Lordine di interrogarle con riguardo.

29 maggio. Erano suore vere, dellIstituto San Paolo di


Alba. Raggiunte a Elva, sono state interrogate separata-
mente. Poi i parroci di Stroppo, Elva, Prazzo si sono resi
garanti.
Luigi non soddisfatto!
Oggi Mauro e Cesco sono scesi a Prazzo per requisire
muli militari, teli da tenda, e materiale vario, in previsio-
ne del nostro trasferimento in valle Vermenagna.
Marco partir per la valle Gesso, per predisporre le
nostre nuove basi logistiche e operative. La IV banda,
al completo, non vuole pi saperne di Ezio. Raggiunge-
remo la valle Vermenagna, la sola valle del cuneese con-
trollata dai tedeschi, e l faremo la guerra partigiana sul
serio!

3 giugno. Collegamento di Scagliosi, da Cuneo, con rife-


rimento alla situazione che troveremo nelle valli Verme-
nagna e Roia:

A Centallo e dintorni sono in arrivo circa 4000 tedeschi e


700 apparecchi. Sembra che le truppe non debbano servire

Storia dItalia Einaudi 272


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

per rastrellamenti: sarebbero forze tolte dai campi daviazione


dellItalia centrale, attualmente impraticabili.
Si segnalano due spie donne: una alta, formosa, piacente, con
un grosso neo sulla guancia, dellet di 25-30 anni. Laltra alta,
bruna, bella, et 2022 anni.
Ben allenate al mestiere di spie, sono al servizio della Muti. In
questi giorni hanno raggiunto SantAnna di Vinadio.
Da fonte che sembra sicura si dice che marted prossimo ini-
zieranno le operazioni di rastrellamento con partenza, a quanto
pare, dalla zona di Briga. Tienti pronto.

8 giugno. Collegamenti di Marco, dalla valle Gesso:

Baret 4/6/44 ore 24 circa


Caro Nuto,
malgrado lora tarda trascrivo il resoconto delle due giornate di
esplorazione gi trascorse.
Giorno 3: marcia sino a S. Giacomo. Osservazione mia perso-
nale: si tratta di una tirata lunga.
Giorno 4: prendo contatto con Giuanin. Il camion disponibi-
le. I muli sono in vista. Il rancio verr coscienziosamente pre-
parato per il giorno che tu indicherai. A Demonte c anche
Rosa e Volf107 . In seguito arriva Dado, con cui mi sono gi mes-
so daccordo per la farina e che consiglia di usare Vernante co-
me punto dappoggio non potendo far effettuare il trasporto in
altra localit. Poich Dado mi comunica che Livio ed Ezio ar-
riveranno in serata alla Perosa e forse proseguiranno per la val
Gesso, mi reco a Perosa dove non vengo a sapere nulla di nuo-
vo, tranne che il nostro spostamento approvato dai comandi
superiori (posizione di attenti).
In nottata, attraversando prati (naturalmente bagnati) e fossi
(naturalmente pieni dacqua), sono giunto a Baret ricongiun-
gendomi con la truppa che in questo momento russa in modo
spaventoso.
Le notizie che credo ti possano interessare sono queste: Rosa
circa in Francia (zona di Mollires), ma intende portarsi in
basso.

107
Walter Cundari.

Storia dItalia Einaudi 273


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Dado mi sembrato molto favorevole a fornirci ogni cosa. Det-


to possessore di molto grasso fuso e sarebbe bene chiederglie-
ne un po (questa notizia e il consiglio provengono da Dado).
Rosa ha mandato Bertone a recuperare sten e bren ma senza
nessun risultato. Pare che Bombelli li abbia accolti a pesci in
faccia. confermato che a Briga, dopo la morte del capostazio-
ne, le truppe che erano salite per portare lordine hanno avuto
una buona battuta da parte dei partigiani che provenivano dalle
estreme zone di frontiera o forse da pi in l ancora. Due carri
armati sono rientrati ippotrainati

Zona di Entracque 6/6/44 ore 14 (su per gi)


Caro Nuto,
il giorno 5 mi sono portato a Valdieri dove, tanto per incomin-
ciare, non ho trovato il curato. La persona di servizio di Livio
mi ha fatto parlare per con il parroco, Questi, naturalmente,
non conosceva lubicazione di Aldone, ma la suddetta Anna108 ,
dopo non lievi ricerche, mi garantiva che doveva trovarsi nella
zona di Roaschia.
Siccome non potevo recarmi a Entracque di giorno, perch in
questa valle i militini, i tedeschi e i muti sono a casa loro,
sono andato con Renzo a Roaschia. Dopo essere stato pi volte
accolto come un mutino ho potuto parlare con due uomini di
Aldone...
Sono tornato in serata a Valdieri e di notte mi sono trasferito a
Entracque con gli ometti, accampandomi in un boschetto.
Questa mattina verso le 6 sono sceso a Entracque per parlare
con il curato. Dopo molte difficolt mi hanno mandato ora un
tale che mi ha indicato, come residenza di Aldone, un bosco a
circa tre ore da Entracque. Malgrado i piedi piuttosto rovinati
ci sono andato e non ho trovato nessuno.
Per il momento non so come fare a rintracciare Aldone. Spero
tuttavia di poterlo vedere domani sera.
Qui la zona molto infida e popolata di spie ben note e di
fascisti repubblichini.
I carabinieri di Valdieri sono contrari a noi e altrettanto dicasi
della Dicat di Entracque.
Pare che Egidio se ne sia andato per i fatti suoi, forse a presen-
tarsi.

108
Anna Marro.

Storia dItalia Einaudi 274


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

9 giugno. Lasciamo Torre, per raggiungere Palanfr,


nella valle Vermenagna.
Alle ore 24 a Castelmagno.
Incontro cordiale con don Denina, un vero prete par-
tigiano, generoso e coraggioso. Anche i suoi familiari so-
no gente coraggiosa: il 27 aprile hanno rischiato la vita
per salvare Giacomo.
Giacomo e Flavio109 li trovo sul solaio della parrocchia,
dietro la legna accatastata che fa parete. Giacomo era l,
il 27 aprile, con Vico, quando i tedeschi hanno perquisito
la soffitta.
Povero Giacomo. La sua gamba saccorcia sempre
pi, la ferita ancora aperta. Dovremmo ricoverarlo in
un ospedale, ma non sappiamo come e dove.
Flavio, linfermiere che ha sostituito Vico, malato
di esaurimento nervoso: non il miglior compagno per
Giacomo, vede il diavolo dappertutto. Anche lacqua
santa di don Denina purtroppo non serve a nulla!
Sempre in parrocchia, in una stanzetta calda e pulita,
incontro Girmounsky e moglie. Sono tranquilli, sereni,
si sentono finalmente esseri umani. Girmounsky dice
di esse re un grande chirurgo. Un fatto per mi lascia
perplesso: Girmounsky non vuole ingessare la gamba
di Giacomo e parla di una nuova tecnica per guarire le
fratture. Scagliosi invece vorrebbe ingessare larto al pi
presto, per evitare laccorciamento!
Il 27 aprile stata davvero una giornata terribile.
Su Chiappi sono arrivati allimprovviso i tedeschi e
i russi, e hanno accerchiato la II banda. Un nipote
di don Denina, nascosto sul cornicione della chiesa, ha
seguito come in sogno lintera azione dattacco. Ha visto
il gruppo di Boschiero correre verso lalto e rifugiarsi
contro una parete di roccia, sempre sotto il tiro di una
mitraglia. Hanno sparato a lungo i russi, costringendo

109
Flavio Gulinelli.

Storia dItalia Einaudi 275


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

infine Boschiero e i suoi uomini alla resa. Gli altri della


II, intanto, si erano buttati verso il basso, a valle, ed un
miracolo che non sia caduta lintera banda.
Poi i tedeschi hanno raggiunto la parrocchia. Qui
bandito ferito gridavano, e sono scesi in cantina sempre
urlando. Quando sono saliti in soffitta erano quasi ubria-
chi. Giacomo e Vico, nascosti dietro la parete di legna, li
aspettavano...

10 giugno. Ore una: adunata della banda per riprendere


la marcia.
Flavio vede il diavolo e mi tormenta. Giuro a Flavio
che il diavolo non esiste. No, mi risponde, guardi
su quella montagna nera, sta scendendo come uno spar-
viero.
Due ore di marcia, poi il mulo requisito a Chiotti,
rotola e si rompe le gambe. Torna indietro uno dei
nostri, ad avvertire il padrone!
Alle 8,30, arrivo alle grange di San Giacomo.
La banda riprender il movimento alle 21. Da San
Giacomo a Madonna del Colletto in camion; poi a piedi,
con i materiali someggiati, raggiungeremo Entracque e
Palanfr.
Con Nini, nel tardo pomeriggio, precedo gli uomini a
San Giacomo.
Fra due muri ancora in piedi un telone sostituisce il
tetto incontro Bastian e sua moglie Lucia, una donna
semplice e gentile. La donna di Bastian era un po
la mamma dei partigiani di San Giacomo. Chiedono
notizie di tutti, mi dicono che da Bastian troveremo
sempre una tazza di latte caldo.
A San Maurizio incrocio il nostro camion che sta
salendo per caricare gli uomini e i materiali.
Appena fuori Demonte, lungo la strada del Fedio,
incontro Rosa, Ezio, Aldone e altri.

Storia dItalia Einaudi 276


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Apprendo che in Borgo San Dalmazzo tutto sarebbe


tranquillo. Nessun posto di blocco: soltanto i confinari
in servizio di presidio.
Mi raggiunge il camion quando notte fatta. Due
macchine, una dei bovesani e laltra della valle Gesso,
sono arrivate in Demonte poco fa: i posti di blocco di
Borgo San Dalmazzo erano deserti.
Decideremo prima del bivio di Festiona! Se passo
da Borgo in unora arrivo a Entracque: dalla Madonna
del Colletto a Palanfr occorrono invece due giorni di
marcia.
Anche lautista del nostro camion, un borghese, si
dimostra pieno di coraggio e di ottimismo, e insiste
perch passiamo da Borgo.
Ordino di piazzare un mitragliatone sul tetto della ca-
bina e due mitragliatori agli angoli posteriori del cassone.
Il camion cos pieno di uomini e materiali che i fucili
non serviranno a nulla.
Demonte deserto. Sono le 23.
Sul rettilineo di Moiola cambio idea dieci volte: non
so scegliere.
In cabina nessuno parla. Il bivio di Festiona ormai
superato, corriamo verso la pianura.
Sul rettilineo che precede Borgo, fra le rotaie del tre-
nino, due confinari agitano i moschetti come per segna-
larci qualcosa: ma la nostra corsa continua.
Il primo posto di blocco deserto.
Raggiungiamo la piazza centrale di Borgo, svoltiamo a
destra per inserirci sulla statale della valle Roia.
Anche il posto di blocco della stazione ferroviaria
deserto.
Al bivio fra le valli Vermenagna e Gesso il camion ha
ripreso una buona velocit. Infiliamo la valle Gesso.
Lautista finalmente parla: Siamo a posto possiamo
cant...

Storia dItalia Einaudi 277


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Scoppi di bombe a mano e raffiche. I vetri della cabina


in frantumi. Aria fredda che fa lacrimare. Sparano da
ogni parte.
Mi brucia la nuca, forse sono ferito. Scarico il thomp-
son con una raffica sola. Anche Nino spara. Anche gli
uomini sparano.
Per poco non schiacciamo, nel mezzo della strada, una
mitraglia con tre uomini. Siamo in un corridoio di fuoco,
scoppi, vampe, raffiche, da non capirci nulla.
Accelera, accelera, accelera, quanto so dire allau-
tista.
Forse siamo fuori. Bastava che colpissero una gomma,
bastavano quattro pietre di traverso sulla strada!
Fa freddo e la mia nuca calda. Passo una mano, ma
non segna sangue.
Mi sporgo allindietro. Tutto bene, mi gridano, ma
una macchina cinsegue e spara.
Valdieri non lontano. Alla prima curva ordino di
fermare.
Ci butteremo lungo la scarpata, spareremo sulla mac-
china che cinsegue.
Vigin, Ignazio, Gim, Pinot, restano sul camion. Sono
feriti.
Nino controlla il movimento dal basso, da Borgo. Con
una pattuglia muovo verso labitato di Valdieri.
Breve interrogatorio, a tre ragazzi che scendono a valle
con grosse valige di fibra. Non sono repubblichini, non
sono borsaneristi. Sono boscaioli di Terme, senza lavoro.
Tornano a casa, nel bresciano.
Il pi sveglio chiede di arruolarsi nella nostra banda.
Valdieri tranquillo. La macchina che cinseguiva
scomparsa. Anche il nostro autista scomparso, sta
correndo nei boschi verso il Saben. Per nostra fortuna la
chiave rimasta nel cruscotto.
Giacinto prende la guida e, a fari spenti, avanza verso
Entracque.

Storia dItalia Einaudi 278


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alt a cinquanta metri dallabitato. Con una pattuglia


raggiungo le prime case. Rumore di scarpe chiodate, di
gente che scappa. la Dicat che sta ripiegando.
In paese, manovre su manovre nelle strade sempre pi
strette, con lincubo che i tedeschi ci possano raggiunge-
re. Il camion urta nei muri!
Usciamo da Entracque che quasi lalba. Sui primi
tornanti il camion si ferma e non vuole pi saperne di
partire.
Giacinto non ne capisce niente. Tenta lavviamento
finch la batteria si scarica.
Luigi ha campo libero. Salta sul motore, lo tocca da
ogni parte. Infila la baionetta nel serbatoio, grida che
tutto chiaro: manca la nafta.
Occorrono delle scale per farne barelle. Scarichiamo
il camion: abbandoneremo una parte dei viveri e delle
munizioni in un campo, nel grano gi alto.
Vico sta ultimando le medicazioni quando arrivano le
scale.
Infiliamo una ripida mulattiera. Marcia faticosa.
In alto, incontriamo cinque valligiani che a turno ci
aiutano a portare i feriti.
Al Gias della Garbella mettiamo su le tende.
La pallottola che mi ha bruciato i capelli, lungo la
nuca, era di quelle furbe!

11 giugno. Ore 10. Sbinocolo verso Entracque. Movi-


mento di uomini attorno al campo di grano: sembrano
formiche attorno a un tozzo di pane.
Scendo al basso con Marco, Pietro, Luciano, Luigi.
Al Prer, due militi della forestale che vanno a picchet-
tare in un bosco, a malincuore mi cedono la loro moto.
Proseguo con Marco.

Storia dItalia Einaudi 279


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Le formiche sono i militi della Dicat che stanno recu-


perando il nostro materiale. Non perdiamo tempo a di-
scutere.
La villa della Dicat la pi bella di Entracque. Batto
alla porta, prendo a calci la porta. Dallinterno arriva un
parlottio sommesso, come se pregassero.
Ancora calci nella porta, finch al balcone appare uno
di loro. Aprono.
Nel salone dentrata dieci militini, puliti, rosei, tutti in
shorts. Flosci. Gambette rosolate dal sole che tremano
nei calzoncini troppo abbondanti.
Il comandante arriva mentre sto gridando che sono
brutti, brutti da far piet. un ex sottufficiale degli
alpini, fascistello.
Prima domanda: ha avvertito i tedeschi?
Giura di no. La moglie e il figlioletto in fasce, che gli
sono accanto, sdrammatizzano la situazione.
Ordino alla Dicat di organizzare subito una corve. I
nostri materiali, compresi quelli gi in caserma, dovran-
no essere portati in quota.
Per i viveri va bene; le munizioni non le cedo, mi
risponde il comandante.
Vogliamo bisticciare? Abbiamo un centinaio di parti-
giani attorno a Entracque. Vogliamo incominciare subi-
to?
Adunata della Dicat e la corve parte.
Ordino un pranzo completo al cuoco della Dicat. Fra
una portata e laltra pane bianco e ogni bendidio
scambio di idee con il comandante, le solite storie sul-
lesercito tradito, sulla via dellonore.
Lasciamo la villa che la corve gi oltre il Prer. I
forestali, nel riavere la moto, sono stupi e commossi.
Su per la mulattiera i militi, carichi come muli, impre-
cano contro i tedeschi. Vorrebbero disertare. Ma chi
segnalerebbe le incursioni alle citt?

Storia dItalia Einaudi 280


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Al Gias della Garbella, raccolti attorno ai feriti, i miei


partigiani cantano. Sono ragazzi in gamba, guardano
il domani con lo spirito dei ventanni. Sondrio110 , il
boscaiolo di stanotte, mi conferma che rester in banda.
In giornata riprenderemo la marcia verso Palanfr.

13 giugno. Gias Columb. Abbiamo scelto una sistema-


zione prudenziale, a Gias Columb: Palanfr troppo
vulnerabile, con i nostri feriti non dobbiamo scherzare.
Sistemazione di grande disagio, ma di relativa sicurez-
za.
Sotto le tende. Linfermeria e il comando banda sono
in due piccole trne quasi diroccate.
Al pi presto dovremo ambientarci, tessendo una rete
di collegamenti sul fondo valle, cercando posizioni che
permettano un rapido e protetto sfollamento dei feriti
in quota. Con i tedeschi e i fascisti in Vermenagna e
Roia avremo una fase difficile da superare: ogni attivit
operativa dovr essere rimandata.
Sul piano logistico la valle Stura sar la nostra prin-
cipale base di rifornimento: base lontana, con distacca-
menti intermedi al Prer e Madonna del Colletto.
Oggi non sono i viveri che mancano. Mancano le
bende e i medicinali.

18 giugno. Il collegamento logistico con la valle Stura


in funzione: a dorso di mulo, da Demonte, arrivano
materiali e viveri. Cos non peseremo sulla valle Grande,
una valle tutta rocce, con la popolazione che vive di
niente, nella pi assoluta miseria.

110
Battista Vola.

Storia dItalia Einaudi 281


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sta nascendo la prima rete dinformatori, con i monta-


nari che hanno i figli dispersi in Russia, con i montanari
che hanno i figli renitenti alla leva.
Ai Folchi, in parrocchia, don Audisio attende pazien-
temente da Radio Londra il nostro messaggio per i lanci:
Il mondo giovane, la terra rotonda.
Carabinieri di Vernante e Limone pi collegati con noi
che con i loro comandi. I primi carabinieri disertori
hanno raggiunto ieri Palanfr, con armi e bagagli.
Collegamento da Piero:

Domenica, ore 15
Caro Nuto,
stamane sono salito per vederti, ma per imprecisione indicativa
delluomo di Palanfr non sono giunto alla tua base. Ho
creduto che tu fossi nella zona del Frisson e sono salito fino
ai laghi girovagando parecchie ore nella nebbia e nella neve.
Al ritorno, a Palanfr, stato chiarito lequivoco. Ho appreso
con precisione dove ti trovi, ma la stanchezza tale e tanta che
rinuncio al piacere supremo di vederti e parlarti, rimandando a
un giorno non lontano il nostro incontro. Soltanto ti lascio per
iscritto quello che dovevo riferirti. Ecco:
1) Luned o al massimo marted ti verranno recapitati quat-
tro quintali di farina (per ora). Verranno portati a dorso di
mulo.
2) Hai gi stabilito il collegamento? E dove?
3) Noi si manderebbe a Vernante (stazione ferroviaria) una
ragazza tre volte la settimana e precisamente il luned, il
mercoled, il vcnerd. Fammi note eventuali tue difficolt
e diversit di vedute in merito a quanto sopra.
4) A Robilante ho messo in Sesto urta banda in loco al-
quanto numerosa. Ha gi il comandante, ma vorrei prendes-
se contatto con te che dovresti avere il comando di tutta la
valle.
5) A Briga, una compagnia della polizia ausiliaria ha preso
contatto con la banda di Peveragno, che in collegamento
con noi. Appena possibile faremo prendere contatto con te.

Storia dItalia Einaudi 282


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

6) Ti prego di consigliere a Costa111 pi prudenza.


7) A Dronero, gioved scorso, abbiamo avuto sei feriti (cin-
que leggeri, tra cui Gigi, e uno grave). Da parte mutina pa-
recchie perdite.
A Carr hanno ucciso un tenente della Muti.
La situazione per i fascisti precaria: non sanno pi dove
rivolgersi prima, perch dappertutto sono insidiati.
Ti saluto e ti abbraccio.
MARTINI
PS. Visto che vorrei ancora venire su, dai ordine al blocco di
lasciar passare chi dir di essere Martini. Grazie.

Collegamento per Livio:

Siamo sempre in zona Palanfr.


Ieri sono sceso con Marco su Vernante. Come tutti i paesi della
Vermenagna, anche Vernante presidiato da una ventina di
muti: in pi i tedeschi.
In Vermenagna i carabinieri cominciano a disertare. A Tenda,
San Dalmazzo di Tenda, Briga e Miniera, i carabinieri hanno
gi disertato da tempo. In quella zona risulta ci sia una banda
comunista.
Ho preso contatto con Palla Nera112 . Da luned avr un col-
legamento saltuario con la pianura: probabilmente arriveranno
anche i medicinali e le bende richieste.
Il nostro problema di pi urgente soluzione quello logistico.
indispensabile un incontro con Dado, qui a Palanfr. Per
il momento mi basterebbero: quattro quintali di farina, pasta
e riso. Per tutto il resto potremmo provvedere noi. Se Dado
avesse la possibilit di farmi avere anche conserva, zucchero e
grassi sopra Vernante o sopra Entracque saremmo a posto.
Ieri ho incontrato il brigadiere dei carabinieri di Vernante e
lappuntato della Todt. Sono bene intenzionati per il pistaggio.
Ho preso accordi precisi.
Domani dovrei incontrare il comandante della stazione carabi-
nieri di Limone e il brigadiere della Todt: forse incontrer an-

111
Giuseppe Scagliosi.
112
Giovanna Luciano.

Storia dItalia Einaudi 283


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

che il maresciallo di Demonte. Credo sia il momento di farli


pistare.
Inizialmente sistemer in zona di Tenda soltanto un distacca-
mento composto da carabinieri e nostri uomini. Cos potr con-
trollare la valle Roia, pur avendo il grosso della banda in Ver-
menagna. una soluzione di ripiego, temporanea, fino a quan-
do i quattro feriti non saranno in migliori condizioni. Per ades-
so necessario che attorno ai feriti esista un gruppo di gente in
gamba, di partigiani pronti a difenderli, a porli in salvo in caso
di necessit.
Oggi Nino sincontra con un notabile di Vernante, antifascista
da lunga data e persona onesta. Domani avr anchio un
appuntamento: spero di poter concludere favorevolmente per
il comitato in Vernante.
Attualmente ho un nucleo di due uomini al Colletto. Altro
nucleo sopra Entracque: infine il grosso dove sapete.
Quanto prima far affluire in zona i materiali del vallone del-
lArma.
Difetto molto di munizioni in nastri per fiat e lastrine per breda.
Mi occorrono munizioni per f. m. italiano e moschetto o fucile.
Se possibile, gradirei anche una pistola lancia razzi.
Credo che Rosa, dopo gli ultimi ricuperi, potr cedermi molto
materiale. Giuanin penserebbe a farlo giungere da queste parti.
indispensabile definire la zona dinfluenza in Vermenagna.
Nellordine di operazioni si parlava di esclusivit per la IV ban-
da. Poi ho appreso che Aldone sta spostandosi, per gravitare
anche lui sulla Vermenagna. Marco di Boves113 graviter sulla
Vermenagna, e infine una banda di nuova formazione, in quel
di Robilante (vedi Palla Nera), operer in Vermenagna.
Non un po troppo? Si chiariscano al pi presto le rispettive
zone dinfluenza, sia per lazione, sia per i comitati, ecc. Non
dobbiamo intralciarci facendo il lavoro in due o pi.
Aldone vedeva il nostro spostamento addirittura verso la fron-
tiera. Laggi saremmo completamente isolati dalla pianura, e
laffluenza dei materiali e dei viveri dal fondo valle diventereb-
be un sogno. Inoltre, quella zona poverissima di risorse: n,
con quattro feriti, sarebbe attuabile uno spostamento del gene-
re.

113
Mario Morisasco.

Storia dItalia Einaudi 284


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

I feriti stanno migliorando. Forse fra una decina di giorni,


Vigin, Pinot, Ignazio, saranno a posto. Per Gim ci vorr un
mese.
In banda abbiamo una recluta, un boscaiolo del 26, di nome
Sondrio. un ragazzo in gamba. Labbiamo prelevato in quel
di Valdieri, la notte dellimboscata.
Mi occorre lelenco nominativo dei militi confinai di Borgo San
Dalmazzo. Sono porci, hanno sparato anche loro.
Se, come da promessa, verrai fin qui, mi farai un grande piacere.
Saluti.
NUTO

19 giugno. Un vecchio di Palanfr mi parla quasi ogni


giorno, alla fontana. Incomincia ogni volta parlandomi
del pi e del meno: finisce sempre con la storia del figlio
che torner dalla Russia.
Quasi tutti i parenti dei dispersi in Russia continuano
a sperare. Non sanno nulla del disastro, perch dal
fronte russo non tornato nessuno.
Mio figlio, mi diceva il vecchio della fontana,
lultima cartolina lha spedita da London, ai primi di
gennaio. London il Don!
Cos, in ogni valle del cuneese. Mancano circa 14000
alpini! Se i morti in guerra fossero croci, in queste valli
avremmo pi croci che baite.
Vive male questa gente di montagna. Basta un faz-
zoletto di terra verde, fra le pietraie, per far vivere una
famiglia. Il loro carattere duro, quadrato, tagliato con
laccetta, pu nascere e formarsi soltanto qui, in questa
scuola di miseria, in questo lavoro senza respiro per tira-
re fuori la pagnotta, nei lunghi interminabili inverni per
ragionarci su.
Gli uomini scendono al basso sul fior degli anni, per il
servizio militare. Per tradizione chiedono larruolamento
negli alpini. E se non fossero alpini volontari, negli alpini

Storia dItalia Einaudi 285


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

li metterebbero per forza. Si dirozzano un po, poi, se


non ci sono guerre, tornano alla solita vita, dimenticati.
La patria si ricorder di loro in una sola occasione, con
le cartoline rosa, con le cartoline precetto. Allora
si spopoleranno i paesi, le frazioni, le baite. E se un
battaglione o un reggimento andr al massacro, su una
valle o su un gruppo di valli scender il lutto.
In un villaggio dellalta valle Grana quattro povere
baite di muri a secco esiste un unico segno di quasi
eleganza, unenorme lapide di marmo bianco.
Due lunghe file di nomi fitti fitti ricordano alle vedove,
alle mamme, agli orfani, quant costata laltra guerra, la
grande guerra.
una lapide messa su senza economia, da gente esper-
ta. Due lunghe file di nomi che si ripetono come se fos-
sero di poche famiglie, poi uno spazio vergine di riserva.
Purtroppo lo spazio di riserva non baster per acco-
gliere gli altri nomi, i nomi di quelli che non torneran-
no da questa guerra. Occorrer un altro grosso marmo
per i morti dellAlbania, della Russia, della nostra guerra
partigiana.

20 giugno. Dal diario di banda:

Ore 4,30: Aldo114 raggiunge lavvistamento in cresta.


Ore 5: Franco e Orlando raggiungono lavvistamento a Palan-
fr.
Ore 9: Giovanni e Annibale scendono per la spesa viveri. Al
rientro segnalano che forze tedesche sono in movimento in
vallata.
Ore 14: arriva Nini, dal fondo valle. Segnala che una donna ha
chiesto ripetutamente notizie ai montanari sulla nostra banda.
Luigi e Annibale partono in ricognizione.

114
Aldo Manzone.

Storia dItalia Einaudi 286


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ore 16: rientrano Nuto e Nino. Con loro c un carabiniere che


si arruola nella banda.
Ore 17: rientra Franco da Palanfr. La donna che cercava la
nostra banda la sorella di un partigiano. Sul fondo valle sono
arrivati i viveri e medicinali da Cuneo.
Ore 19: rientrano Luigi e Annibale. Credendo che la donna
ricercata fosse una spia, lhanno inseguita, catturata e condotta
a Palanfr. Soltanto allora si chiarito lo spiacevole equivoco.
Ore 20: Giovanni e Nini scendono al mulino delle Renette per
ritirare i medicinali.

25 giugno. Livio a Palanfr, con Aldo, Volf e Dado.


Ezio, con le sue stranezze, ha urtato molta gente.
Ho chiesto a Livio, insistentemente, di concedere alla
IV banda un privilegio: il furiere del comando militare
di settore non ci spedisca pi le circolari ciclostilate tipo
regia naja. Abbiamo le scatole piene dei colonnelli!

28 giugno. Lorganizzazione logistica in primo piano.


Con lafflusso di nuove reclute e con lassorbimento del
gruppo di Robilante la IV ha un organico di 78 uomini.
Lavoro minuto, piccoli problemi per far vivere la ban-
da: dal chilo di sale al quintale di farina, dalle coperte ai
teli da tenda, dal recupero di armi e munizioni alla re-
quisizione di muli per i trasporti. Ricerca di nuove ba-
si, selezione e inquadramento delle reclute, formazione
di nuovi distaccamenti.
I collegamenti con Cuneo sono ormai continui. Speran-
za115 (cos lho battezzata!) la nostra staffetta. Finalmen-
te i feriti non hanno pi i pidocchi fra le bende.

115
Carla Marchetti Marabotto.

Storia dItalia Einaudi 287


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Vita intensa, ma relativamente serena, con i muti


che dovrebbero rastrellare, ma non rastrellano mai. A
giorni Nino raggiunger la valle Roia.
Il diario di banda su di giri:

Arriva Martini con un nuovo arruolato. Buone nuove dalla


pianura. I tedeschi sono decisamente in crisi, i repubblichini
fuggono in gran numero, i mutini spadroneggiano in citt,
consapevoli che molto vicina lora della fine. Molti gruppi
di uomini raggiungono le bande, chiedono larruolamento: la
guerra procede favorevolmente agli alleati, su tutti i fronti...
Le condizioni di Vigin, Pinot, Ignazio, sono buone: le ferite
sono in via di guarigione. A Gim stata riscontrata la frattura
dellomero, per cui necessitano una radiografia e il ricovero in
un ospedale. Il comandante ha iniziato subito le pratiche e fra
qualche giorno il ferito verr sistemato.
Morale della banda pi che alto: i nuovi arrivati si stanno
orientando.

Collegamento da Livio:

27/6/944 ore 18
Caro Nuto,
ieri non mi sono fermato a Demonte perch giungendovi, vi
ho raccolto la voce che Alberto era stato ucciso a Caraglio.
Invece non era, grazie al cielo, cos; ma in compenso era morto
Giacu, pi Aime ferito e prigioniero e lautista pure lui ferito
e prigioniero (adesso per gi stato rilasciato). Era accaduto
che una spedizione capitanata da Alberto, per ricuperare una
delle Citron, aveva finito con lincappare in una imboscata di
muti e tedeschi destinata a una quindicina di uomini di Cosa,
i quali dovevano, appunto quella notte, lasciare Caraglio per
raggiungere la banda in ricostituzione.
Non ho quindi potuto, sinora, fermarmi con Ezio per trattare i
vari argomenti che interessano: lo far quanto prima.
Ho subito trasmesso ad Alberto, invece, i tuoi desiderata, e ecco
qua:
1) moto ce n una a tua disposizione;
2) moduli giuramento: sono fatti;

Storia dItalia Einaudi 288


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

3) teli e coperte: rien faire; con lincremento ultimo,


anche Alberto scarseggia di sta roba.
Ho gi chiesto a Cuneo i chiodi stradali, nonch i portacarica-
tori thompson: quello sten per Marco gi stato consegnato a
uno dei tuoi a Demonte per linoltro.
probabile che venga in Roia, ai tuoi ordini, Rosa junior116 : ti
allego anzi lordine che ho fatto stilare stamane dal delegato del
Co.Mi.Li.Na. Vedremo adesso se Ezio sar daccordo, e se sar
daccordo linteressato.
Ti mando la stampa (come vedi, nel P.A. c la tua canzone:
diventi celebre, caro mio!): bada che per la IV e per la III,
e quindi devi dividerla, in giuste met, con Aldo. I quaderni
gl, che avevo lasciato in visione a Nino, teneteli pure definitiva-
mente; prima per passateli in visione ad Aldo. Tieni presente
che roba preziosa.
Se vedi Aldo portagli i saluti di Ferrari (che poi Fracassi): lo
ricorda come compagno di sport, per le comuni gare sciistiche
e lo saluta vivamente.
Salutami tutti cost e tu abbiti le mie cordialit.
LIVIO

30 giugno. Appuntamento alle 10, fuori Limone, per in-


contrare il brigadiere dei carabinieri Comino e il colon-
nello Cavanna.
Credono che indosser labito nero, da sposo, che
mi hanno fatto giungere a Palanfr; ma non serve,
irrimediabilmente stretto.
Con Nini ai Folchi: poi, attraverso il colle dellArpiola,
verso Limone.
Terreno privo di vegetazione. Scendiamo rapidamen-
te, a balzi, abbandonando a tratti la mulattiera.
Sostiamo a un tiro di schioppo dal paese. Via vai di
muti, sulla piazza: due sono di guardia, sulla porta di
un albergo.

116
Francesco Rosa.

Storia dItalia Einaudi 289


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Al luogo dellincontro, nessuno. Finalmente avvisto


Comino, pi in basso, alla colonia della Croce Rossa.
in divisa da caramba.
Nini mi protegger dallalto. Con quattro salti rag-
giungo il piazzale della colonia.
Sorpresa di Comino. Saspettava di vedermi nel suo
abito nero. Anche il colonnello Cavanna appare turbato.
Incontro breve: la terra brucia sotto i piedi. Accordi
generici sullorganizzazione del Cln. Tutto chiaro, pur di
sciogliere la seduta...
Arrivo collegamenti:

30/6/44
Caro Nuto,
ti posso fornire una radio con relativo radiotelegrafista, il quale
gi conosce i cifrari con gli alleati. Luned, con i collegamenti,
sappi dire se la cosa ben accetta da te.
Ti mander dei giovani, con un biglietto di presentazione.
A giorni ti invier le foto delle spie. Saluti cari.
MARTINI

Caro Nuto,
sono rientrato allaccampamento questa sera, sul tardi, e perci
faccio partire gli uomini domani mattina al pi presto possibile.
Ti mando solo quattro uomini, non per cattiva volont, ma per-
ch gli altri due sono fuori per servizio e arriveranno domani.
Te li mander con il collegamento...
Gli uomini che ti mando sono in gamba, specie il ragazzino.
Tra quelli che mi hai mandato abbondano i paralitici, il che non
bello da parte tua.
Ho preso collegamento con Aldone che domani mi mander 10
kg di carne a rendere.
Ho sbattuto via di brutto un altro ometto di Dodo117 con
minacce varie, perch non desiderava trasferirsi.
Ti ricordo il caricatore di sten.
Piero chiede se gli mandi lo sten come da promessa.

117
Edoardo Dalmasso.

Storia dItalia Einaudi 290


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ritengo di aver bisogno di uomini, perch con i prossimi due


che ti mando la mia forza (o debolezza) di 17 uomini.
Per domani sera avrai ulteriori mie notizie.
MARCO

1 luglio. Le valli Vermenagna e Roia, strategicamente


importanti per i tedeschi, sono permanentemente presi-
diate da forze tedesche e fasciste: posti di guardia alle
opere darte stradali e ferroviarie, presidi e posti di bloc-
co in ogni centro delle vallate.
A Vernante sono in atto importanti lavori della Todt
per la riattivazione del ponte di Vernante, distrutto, nel
gennaio, dalla banda della valle Pesio.
Fra Robilante e Vernante, lavori per la ricostruzione
del ponte stradale distrutto, nel marzo, dalle nostre ban-
de 2 settore.
Valli infide, con fascisti, informatori, spie. I repubbli-
chini e le brigate nere scorrazzano in lungo e in largo: la
sede del pi importante presidio della Muti a Limone.
Ormai la nostra banda in fase di sistemazione defini-
tiva.
I distaccamenti sono a pi ore di marcia lun dallal-
tro: controlliamo le due valli, tratto per tratto. Inqua-
dramento con nuclei leggeri, poco vulnerabili, quasi au-
tonomi.
A Peirafica, il distaccamento di Nino, che opera in
valle Roia.
Fra Robilante e Vernante, il distaccamento di Marco,
per il controllo della bassa e media Vermenagna.
A Palanfr, il distaccamento comando, che controlla
la zona compresa fra Vernante e il colle di Tenda.
Un avvistamento al Gias Columb. Tre basi logistiche
(Prer, Madonna del Colletto, Demonte) uniscono la Ver-
menagna alla Stura.

Storia dItalia Einaudi 291


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Situazione di relativa sicurezza. A Vernante, Robilan-


te, Limone disponiamo di una buona rete di informatori.
Staffette collegano Palanfr con Cuneo, Demonte, Robi-
lante, Vernante, Limone e Peirafica.
I carabinieri di Vernante e Limone, chiusi fra due
fuochi, sono in fase di presbandamento. A Vernante, il
maresciallo tedesco della Todt antifascista!
Ogni giorno arrivano in banda gruppi di disertori:
operai della Todt, ex carabinieri.

2 luglio. Dal diario di banda:

Ore 5: partono Janot, Ignazio, Giacinto di pattuglia.


Ore 10: Vico rientra dal collegamento con Aldone: porta in
banda una recluta di Dado.
Ore 14: collegamento da Limone. Comino, indisposto, non pu
ancora venire in banda. Chiede una corve, per il prelievo di
tutto il materiale di casermaggio nella stazione dei carabinieri.
Ore 23: Radio Londra ha segnalato il nostro messaggio. Accen-
diamo i fuochi. Passa un aereo, ma il lancio non avviene. Inutile
attesa, fino al mattino!

3 luglio. Lorganico della IV banda in continuo aumen-


to: disertori della Todt, carabinieri, valligiani, antifascisti
bruciati in pianura.
Il problema logistico si presenta in tutta la sua gravi-
t: se, come per il passato, non si vorr gravare sulle po-
polazioni, la nostra base di Demonte dovr duplicare le
razioni viveri per la banda.
Con Nino in zona di Peirafica, a ore di marcia dalla
base del Prer, il problema dei trasporti chiede una solu-
zione immediata.
Partenza di collegamenti urgenti:

Storia dItalia Einaudi 292


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Per Giovanni
Lapprovvigionamento viveri, con laumento continuo della
banda, diventa problematico. Non sono mai arrivati pochi vi-
veri dal Colletto come in questo periodo!
Se Nino per qualche giorno a posto, Marco e noi necessitiamo
di farina, pasta e riso. Per il trasporto pensate un po anche
voi, requisite muli finch basta. Preleva tutti i viveri delle
tessere. Non parlavi di quattro quintali di farina arretrata dal
panettiere? Prelevali e mandane due quintali a Nino, e tutto
il resto qui. Ma tutto ci al pi presto. Ti ripeto: pasta, riso
e condimenti, sono i pi urgenti. Al pi presto rafforzer il
tuo distaccamento. Cerca con gli uomini di ottenere il massimo
rendimento, senza per mettere arie tremende.
Se ti risulta che al Colletto esistano viveri, provvedi immedia-
tamente a farli ritirare; una cosa urgente e indispensabile, al-
trimenti non tiriamo pi avanti. Mando per te un paio di scar-
pe nuove, cos potrai restituire a Giorgio le scarpe che indossi.
Saluti.
NUTO

Urgente Per Dado


3/7/944
Caro Dado,
ti prego voler provvedere allinvio dei viveri come daccordo.
Sono completamente privo di scorte di ogni genere, e se i viveri
non mi arrivano al pi presto sar costretto a iniziare colpi su
farina, pasta, riso, destinati alla popolazione. La banda ancora
aumentata di numero, per di pi i gruppi sono decentrati e in
fase di sistemazione: occorre perci che provveda a fornirli di
tutto. Come da precedente accordo, i viveri dovrebbero affluire
al Prer in carro, ma se ci non possibile fateli arrivare al
Colletto. Con requisizione muli ecc., provvederemo a ritirarli
immediatamente.
Spero che Luigi ti abbia recapitato, in questi giorni, il mio
biglietto. Luigi non ha ancora fatto ritorno. Se non gli
successo un incidente, se il ritardo non giustificato, corre il
rischio dessere dichiarato disertore. Gioved mattina c un
raduno a Goderie, con Livio, Ezio, Aldone, Marco, ecc. Cerca
di esserci amiche tu: sarebbe una gran bella cosa.
NUTO

Storia dItalia Einaudi 293


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

6 luglio. Dal diario di banda:

Ore 8: arrivo di Gamba118 , da Milano. Breve sosta, poi prose-


guir per Marsiglia. Rientrer in Italia fra dieci giorni.
Ore 11: parte il comandante, diretto in valle Stura: per risolvere
il problema viveri e per ottenere esplosivo.
Ore 20: arrivo collegamento da Cuneo, di Martini. Arruolato
un ufficiale, capitano dartiglieria.
Ore 23: dal Prer arriva una corve di tre muli, con materiali e
viveri.

10 luglio. Vernante pieno di truppe: muti, russi, Todt.


Ho inviato un ultimatum al brigadiere I. dei caram-
ba, perch da troppo tempo aspetta il momento buo-
no. O scioglier la stazione di Vernante, o gli sparere-
mo addosso.

11 luglio. Dal diario di banda:

Ore 6: al campo di lancio, a preparare legna per i fuochi.


Ore 17: prova delle armi.
Ore 18: arrivo collegamento di Marco.
Ore 21: arrivo del comandante, con Nini e Aldo119 dal Prer.
Notizia nella morte del caro amico Martini, fucilato dai tede-
schi, mercoled u. s.
In missione nel monregalese, veniva coinvolto nelle operazioni
di rastrellamento e catturato dai tedeschi. Tentava la fuga.
Rafficato dai tedeschi, cadeva gravemente ferito. Lo finivano
con una scarica di mitra.
La IV banda raccolta a ricordare Martini: partecipiamo con
angoscia alla grave sventura. Abbiamo perso un partigiano
entusiasta e attivo, un amico della nostra banda. Il nome di

118
Lodovico Gambazzi.
119
Aldo Ferrero.

Storia dItalia Einaudi 294


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Martini rimarr sempre nel nostro cuore. La IV banda porter


il suo nome.

Anche Piero caduto! un po il nostro primo


partigianato che se ne va, il partigianato romantico
della pianura, di quando giravamo in lungo in largo
con i parabellum e la pistolmaschine che non sparavano
mai.
Piero non scelse la montagna nemmeno quando la no-
stra organizzazione di pianura parve sfaldarsi. Il suo po-
sto era in basso, in citt e per le campagne del cuneese,
dove organizzava squadre cittadine e colpi di mano, do-
ve tesseva una fitta rete dinformatori e collegamenti: fra
posti di blocco fascisti e tedeschi, fra spie e doppiogio-
chisti.
Nemmeno lazione di Maddalene, con lassalto al con-
voglio dei prigionieri politici, port Piero in montagna.
Senza perdere tempo riprese lattivit in pianura.
Saliva sovente in montagna, trascinandosi a causa del-
le ferite dellAlbania, appena rimarginate. Arrivava a Pa-
ralup, a Palanfr, in quella sua tenuta di fustagno, da pe-
scatore, con le tasche colme di scartoffie e documenti.
Che i muti e i tedeschi, ai posti di blocco, non sentis-
sero che Piero era un falso pescatore, mi sembra ancora
incredibile.
Guardava i suoi della pianura, come Grandi, in Rus-
sia, guardava gli alpini: con un velo di tristezza e malin-
conia. La sua vera guerra era in montagna, da alpino.
A Piozzo i tedeschi lo mettono al muro. uno dei tan-
ti, si confonde fra decine di giovani e anziani rastrellati
nella zona. Se lo perquisiscono lo fucilano.
Piero sa di avere addosso alcuni documenti importan-
ti.
Studia lambiente, a sangue freddo. Attende lattimo
adatto.

Storia dItalia Einaudi 295


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Poi attraversa la piazza del paese, raggiunge un decli-


vio, si butta gi.
Due raffiche, e Piero fermo per sempre. Senza
saperlo i tedeschi hanno fatto un buon colpo.

12 luglio. Dal diario di banda:

Ore 11,30: arriva Menico120 dallavvistamento di Palanfr. Se-


gnala che Natalin121 ha incontrato, ai Folchi, due sospetti inglesi
e un italiano.
Ore 12: Aldo scende ai Folchi per incontrare le tre persone
sospette.
Ore 13,30: Aldo rientra a Palanfr con un neozelandese (Ep-
pustoll Giorgio Erduino) e un inglese (Miller Arthur Manche-
ster) che pernotteranno presso la nostra banda. Con loro c un
partigiano, Paolo122 , proveniente da una banda del monregale-
se: ha il compito di accompagnare i due ex prigionieri al con-
fine francese. Paolo chiede di arruolarsi nella nostra banda e
firma il giuramento.

13 luglio. Dal diario di banda:

Ore 10,30: allarme. Nini, dallavvistamento, segnala una pattu-


glia di tedeschi che scresta sopra Tetti.
Ore 11: Asiago, in servizio di pattuglia, conferma di aver
avvistato un gruppo di dieci uomini. Abbigliamento da SS
tedeschi: calzoncini corti.
Parte dei materiali vengono sfollati.
Ore 12: non sono tedeschi, sono quattro portaordini di Boves.
Riconoscimento a distanza, con richiami a voce.
Ore 19: Vico e Aldo, dalle 14 alle 18, hanno rastrellato il bosco
per rintracciare gli zaini occultati!

120
Domenico Becchio.
121
Natale Giordanengo.
122
Paolo Lanutti.

Storia dItalia Einaudi 296


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ore 20: rientro dellavvistamento di Palanfr. Notizie dagli


informatori: n. n.
Torna Renzo, dal collegamento con Nino.
Ore 21: Terno123 e Natalin rientrano da Limone con un mitra e
un mitragliatore Breda del comando stazione carabinieri.

Collegamento da Cuneo:

Da informazioni assunte risulta esservi in Cuneo, allex caserma


del 2 alpini, ben 600 tedeschi.
Risulta ancora che verranno prese disposizioni per rastrella-
mento in grande stile e risulta inoltre che verranno inviati nella
zona anche carri armati.
Attualmente sono ancora in corso rastrellamenti nel monregale-
se: sono stati incendiati e bombardati Piozzo (dove stato pre-
so il povero Martini), Clavesana, Farigliano, Dogliani, e sono
state commesse le solite barbarie dai famigerati tedeschi.
Risulta da testimoni oculari che dette truppe sono molto ben
armate e munite in prevalenza di armi automatiche: non si
sa ancora se queste stesse truppe verranno adoperate per fare
rastrellamenti anche nella nostra zona o se ne verranno altre.
Nel contempo risulta ancora, da fonte sicura, che i tedeschi,
nella quasi totalit, hanno sgombrato Savigliano, portandosi via
tutto il materiale dellospedale militare, e che dal saluzzese sono
partite diverse tradotte di tedeschi per il Brennero.
A Borgo S. D. sono stati fatti rastrellamenti, portando via
uomini e donne: sono stati fucilati 10 ostaggi e i cadaveri
sono stati messi sulle rotaie del tram, perch fossero travolti
e maciullati. Essendosi rifiutato il macchinista di proseguire, i
tedeschi hanno buttato una bomba sul tram stesso, ferendo 10 o
12 persone. Questo stato in seguito alluccisione dellufficiale
tedesco a tetto Gallotto. Siccome, contemporaneamente a
detto ufficiale, veniva ferito gravemente anche altro tedesco, ed
essendo questultimo deceduto in data di oggi, cos corre voce
che verranno fucilati altri 10 ostaggi.
La popolazione impressionatissima di quanto succede ed
scontenta per il fatto che le bande facciano uccisioni sporadi-
che, le quali portano a massacri. Sarebbe bene che leliminazio-
ne di tedeschi venisse fatta solo in caso di assoluta necessit, per

123
Francesco Militerno.

Storia dItalia Einaudi 297


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

evitare che il nostro movimento non abbia a perdere simpatie


e appoggi. A questo proposito faccio presente che in questi ul-
timi giorni si sono presentati casi di vero e proprio banditismo
con furti di biancheria, denaro, argenteria, ecc. Questi episo-
di hanno fatto una pessima impressione nella popo lazione e sia
per gli avvenimenti di Borgo che per questi casi di banditismo
si notato esserci un raffreddamento delle simpatie.
Sar bene che i comandanti delle bande impediscano che gli
uomini si diano ad atti, i quali non farebbero altro che nuocere
alla reputazione delle bande e dei loro comandanti.
Sono state compilate, sia dalla prefettura che dalla federazione
fascista, liste comprendenti nominativi di antifascisti: non ab-
biamo potuto sapere nulla di quella compilata dalla federazione
e quindi si vive un po maluccio. Di quella invece della prefettu-
ra abbiamo avuto sentore di diversi nominativi e gli interessati
sono stati avvertiti.
In una banda non precisata risulta esserci un certo C. A., nato
il 25/9/925, residente in Boves, via...; risulta quasi sicuramente
che detto individuo faccia il doppio gioco. Si raccomanda di
sorvegliare e approfondire la cosa ed eventualmente di pigliare
i provvedimenti pi opportuni.
Ricordarsi di ritirare riso e lardo al Leon dOro a Vernante.
Si sta gettando le basi per agganciare una banda molto ben
armata, in possesso, a quanto si dice, di una cinquantina di
mitragliatrici, di numerosissime bombe a mano e munizioni.
Detta banda situata nei pressi di Briga. Non appena avr
elementi sicuri te ne dar comunicazione. Si allegano generalit
e fotografie di elementi sospetti come spie.
COSTA
PS. opportuno che alle bande non affluiscano pi i parenti, i
quali involontariamente propagano informazioni che potrebbe-
ro essere di grave nocumento, sia alle bande stesse che ai parti-
giani di pianura.
Il console della milizia si fatto rilasciare una carta didentit,
in bianco, che porta il N. 5792.

Storia dItalia Einaudi 298


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

14 luglio. Stamane con Marco, verso Vernante. Appun-


tamento con Anna e Pino124 , alle 10, al mulino delle Re-
nette.
Siamo in anticipo e continuiamo a scendere.
Sosta nel bosco della Madonnina, a quattro passi dalla
Muti: sentiamo i fascisti che parlano, tanto sono vicini.
Fruscio alle nostre spalle. Un militare disarmato, cur-
vo, che passa da un albero allaltro come se stesse rastrel-
lando. Gli saltiamo addosso, per poco non sviene. Non
un muti, un caramba di Vernante, che rastrella-
va funghi per la mensa della stazione. Nostro messaggio
per il suo comandante: alle 14 il brigadiere I. si trovi al
mulino delle Renette.
Anna e Pino hanno finalmente superato il posto di
blocco, e vengono su proprio per benino, come due
fidanzati.
Per un tratto, non visti, li seguiamo camminando nel
bo sco. Dopo il rettilineo, dove la strada ha il primo
tornante, piombiamo alle loro spalle. Facce spaurite,
quasi come quella del caramba.
Notizie di Cuneo, sempre le stesse, con la morte di
Piero che le rende pi tristi.
Alle 14 esatte, sulla mulattiera dei Folchi, appare un
affare nero. il brigadiere I. in divisa di ordinanza.
Incontro penoso. Mai visto stivali cos lucidi.
Incomincia col dirmi che mi conosce di fama, che al-
cuni dei suoi hanno disertato e forse sono in montagna.
Ma io porto ancora le stellette, sono ancora un briga-
diere dei carabinieri.
Le stellette, caro brigadiere, sono il meno, gli ri-
spondo, conta cosa abbiamo dentro.
Per il discorso serio vuole salire pi in alto, fuori
della mulattiera, fuori dello sguardo dei montanari.

124
Giuseppe Scagliosi.

Storia dItalia Einaudi 299


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Al mio ultimatum dei giorni scorsi risponde cos: Do-


mani arrivano gli stipendi, dopodomani salir a Palanfr,
con gli uomini, le armi e i materiali.

15 luglio. Dopo il primo periodo di assestamento al Gias


Columb abbiamo avviato un lavoro intenso e impegna-
tivo, per risolvere i problemi logistici, senza pesare sulla
gente della valle. Abbiamo organizzato i trasporti, le ba-
si di appoggio, e i rifornimenti ormai arrivano con suffi-
ciente regolarit.
Il problema dellattivit operativa, con i tedeschi e i
fascisti nelle valli Vermenagna e Roia, resta ancora senza
soluzione: passare allattacco vuol dire rappresaglie. Un
bando recente parla di cinquanta ostaggi fucilati per ogni
tedesco o fascista accoppato. Purtroppo ogni tedesco,
ogni fascista, vale tanto!
Gli ostaggi li sceglierebbero fra la popolazione, fra i
nostri collaboratori, fra i nostri congiunti.
Per noi sarebbe facile fare limboscata. Il rischio,
in una imboscata, relativo. Basterebbe scendere fra
Vernante e Robilante, e aspettare con la montagna alle
spalle. Si spara sui due tedeschi di pattuglia, e per
vie amiche si torna in banda. Troppo facile, per noi,
limboscata. Il guaio che, in fatto di distruzioni e
rappresaglie, i tedeschi e i fascisti non mancano mai alla
parola data.
Il podest di Vernante, un fascista pericoloso, terro-
rizza la valle Vermenagna con lo schedario dei renitenti
alla leva: minaccia incendi e deportazioni. Una borgata
fra Vernante e Limone sta aspettando una sua spedizio-
ne punitiva. Nelle frazioni i giovani hanno organizzato
un servizio di vedette.

Storia dItalia Einaudi 300


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

16 luglio. La stazione dei carabinieri di Vernante si


sciolta. A Palanfr sono arrivati soltanto gli stivali del
brigadiere I., con un caramba che se la sente di fare il
partigiano.

17 luglio. Dal diario di banda:

Ore 1: rinunciamo allattesa del lancio.


Ore 9: il comandante e Nini scendono ai Folchi per un collega-
mento con Cuneo.
Ore 16,30: Nello125 raggiunge Vernante, per sentire i messaggi
di Radio Londra.
Ore 21: arriva il parroco126 dei Folchi. su di giri, ha sentito il
nostro messaggio positivo.
Ore 22,45: tutta la banda raccolta attorno ai fuochi. I fal
sono brillantissimi.
Ore 23: un aereo si avvicina al campo di lancio.
Ore 2,30: niente lancio. Rester una sentinella a ogni fal.
Cantiamo fino alle 4 alla faccia degli inglesi.

Collegamento da Marco:

Z. B. P. 16/7/944
Caro Nuto,
ti scrivo dalla solita zona che per il momento ha cambiato nome
prendendo quello molto pi realistico di: Zona B... Piene.
Ho aggiunto una mezza dozzina di canne alla baracca, perch
anche qui ogni tanto tutto crolla.
Ti ho chiesto altri fondi non perch abbia speso tutto, qui
leconomia improntata alla pi spartana rigidit, ma perch,
se catturo... 40 kg di tabacco, i soldi non mi bastano. Presto
recluter altri biru, che hanno chiesto di venire in banda.
Mi occorrerebbero un po di uomini per poter effettuare uno
sdoppiamento del distaccamento, tenendo cio un gruppo qui
e un altro ai Cerset (500 metri pi sotto), zona pi abitabile

125
Giovenale Monasterolo.
126
Giovanni Battista Audisio.

Storia dItalia Einaudi 301


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

e pi alla mano. Se puoi, ricordati in caso di nuovi arrivi, che


una mezza dozzina di partigiani (cio non anziani) mi farebbero
molto comodo.
Noto con vero piacere che tu ti stai mettendo su una buona via
per quanto riguarda la naja. Nottetempo, quando la luna illu-
mina le cime e la sentinella pensa al suo amor lontano, io sogno
il giorno in cui non richiederai pi il numero esatto dei pidoc-
chi (e uova), in dotazione a ogni ometto. Poi, come sempre ca-
pita, nei sogni pi belli, mi risveglio malamente e ricomincio la
titanica opera che ho in corso intitolata: Materiali di Distacca-
mento, e che spero, tra pochi giorni, quando sar ultimato il
quindicesimo torno, di poterti mandare.
A ogni modo la vita bella. E il mondo, credimi, grande e
terribile.
Saluti a te e a tutti.
MARCO
PS. Ti mando il cavallo che qui si avvia a crepare di fame: pu
essere utile per portare la roba tra il Prer e Valdieri.

Collegamento per Giovanni:

Per nessun motivo devi scendere pi in basso del Prer. Even-


tualmente devi salire pi in alto.
Non lasciatevi anche voi istupidire dalleuforia del momento,
evitiamo fesserie che possono costare care. Una banda in
gamba non per i morti che pu contare: tuttaltro. Perci esegui
i miei ordini.
Tu vedi gi inutile lavvistamento, credi che Entracque ti possa
facilitare i rifornimenti. Che cosa ti fa ragionare cos? Chi ti
garantisce che la valle sia ben bloccata? Lavvistamento non
pi funzionale al Prer? I materiali non sono pi sicuri al Prer?
La segretezza non pi completa al Prer?
Comprendo che scendere al basso possa offrire molte comodi-
t, e conceda il lusso di scorrazzare in macchina. Ma ricorda
che Entracque in valle Gesso e che la valle Gesso ha la sua
banda. Tu devi lavorare per noi, per la tua banda. Pensa a ri-
fornire Nino, a smistare con criterio i materiali, a ottenere dai
tuoi uomini un buon rendimento: non con la naja nera, ma con
lesempio.
Nino potr diventare quasi autonomo per i viveri. Collegati con
lui, senti le sue necessit, segnalami che cosa gli mandi.

Storia dItalia Einaudi 302


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Fregatene di Entracque, delle simpatie pazze delle popolazioni;


pensa esclusivamente al tuo lavoro, al tuo compito specifico.
Segnalami lo schieramento che la banda di Aldone assumer
per tenere la valle.
NUTO

20 luglio. Seguiamo la situazione della valle Stura sempre


pi staccati, quasi autonomi come se la vita di quelle
bande fosse meno partigiana della nostra. Nella valle
Stura in corso un grave processo dinvoluzione, un
ritorno alla forma: il comando militare del settore punta
sul prestigio dei gradi, sulla gerarchia. Non avverte pi
le situazioni di malcontento, di disagio, di critica aperta:
vive alla giornata.
Le rare disposizioni ciclostilate del comando militare
di settore non fanno che aumentare il nostro pessimismo.
So no scartoffie sfasate, stonate, senza alcun riferimento
pratico con i problemi che abbiamo di fronte: sono scar-
toffie di un allegro comando, sperduto nelle lontanissime
retrovie.
A Palanfr non possono interessare le circolari sui gui-
doncini delle autovetture generalizie, sulle patacche, sui
gradi. Il nostro partigianato ancora quello di Paralup,
di San Giacomo, con i problemi delle scarpe rotte, del-
le pesanti corves, delle munizioni scarse, dei feriti nelle
grange. da pochi giorni che i miei feriti non hanno pi
i pidocchi fra le bende!
Altroch leuforia per la prevista calata in pianura!
Con simili storture mentali, se la guerra non finir in
questi giorni, ne vedranno delle belle.

21 luglio. La grave crisi del settore compromette una


delle fasi pi importanti della vita delle nostre bande.

Storia dItalia Einaudi 303


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Infatti, proprio in questi giorni, dovrebbe giungere


alla sua naturale conclusione la politicizzazione delle
bande, iniziatasi fin dai tempi di Paralup. Le bande do-
vrebbero diventare brigate, i settori diventare divisioni:
brigate e divisioni Gl.
Ricordo lo spassoso esame politico a cui credette di
sottopormi Ezio, nel maggio scorso. A bruciapelo mi
aveva rivolto queste domande: A guerra finita, se ne-
cessario, sparerai sui badogliani? Sparerai sui comuni-
sti? Al mio no secco, aveva risposto cos: Ma che
gielle sei allora?
In quei tempi Ezio trovava pi conveniente vestirsi da
politico che da militare. Adesso invece gioca il ruolo del
militare puro!
Contro lassurda opposizione di Ezio, Livio pensa che
la costituzione delle brigate e divisioni Gl sia pi un atto
formale che sostanziale, pensa che sia una logica conse-
guenza di situazioni preesistenti, la risultante di tutto un
lavoro svolto in profondit, parallelo allorganizzazione
militare. Sulla questione di sostanza Livio si esprime
cos:
... Le nostre bande, per le loro origini, per la loro
composizione e per il loro spirito animatore, sono sem-
pre state e sono tuttora bande politiche", nel senso giu-
sto della parola.
Basta leggere il tenore del giuramento che sempre,
fino a oggi, abbiamo fatto firmare alle nostre reclute:
esso implica un impegno politico ben chiaro (lotta sino
in fondo per le libert democratiche e per la giustizia
sociale, ecc.): tant vero che c stato chi, militarista
o monarchico o comunista sul serio, non si sentito di
firmarlo!
Ci posto, accentuare il carattere delle nostre forma-
zioni non rappresenta in fondo, alcuna innovazione so-
stanziale: si tratta semplicemente di dare maggiore spic-
co, sul piano esteriore, a quelle che sono gi caratteristi-

Storia dItalia Einaudi 304


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

che connaturali ed essenziali delle formazioni stesse. Il


che non vuol dire ( appena il caso di rilevarlo) attribui-
re a queste formazioni fini unicamente politici...

22 luglio. Si preannunciano giorni di crisi aperta nel


comando settore.
Livia, su cui fa perno tutta lattivit organizzativa e
politica del settore, in situazioni come lattuale, propone
e se necessario simpone.
La sua volont di riuscire sempre, la sua tenacia nel-
laffrontare i problemi pi gravi e scottanti, quel suo co-
mandare senza esautorare, tutto ci unito alla visione
chiara e precisa del momento, fanno di Livio un coman-
dante completo.
Sul problema della politicizzazione delle bande Li-
vio non moller!

23 luglio. A Festiona. Incontro con Livia, Rosa, Volf e


altri.
Invito scritto al comandante militare del settore, per-
ch se ne vada. Rosa non firma. Renato127 , Girardi,
Pino128 , Bertone e altri, per quanto si dice, sarebbero so-
lidali con Ezio fino alle estreme conseguenze!

28 luglio. Arriva lingegnere P., per concludere un


buon affare con i ragazzi di Palanfr.
Lingegnere P. un omone grande e grosso, un tipo
da manate sulle spalle.

127
Renato Aimo.
128
Crispino Olivero.

Storia dItalia Einaudi 305


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Proprietario di un importante impresa di costruzione


al servizio dei tedeschi, costruisce buncher da La Spezia
in su.
Un suo cantiere della Todt sta ultimando, in Vernante,
la ricostruzione del ponte ferroviario distrutto nel genna-
io dalla banda della valle Pesio.
Lo riceviamo quasi fosse un ospite di riguardo, nella
stanzetta del comando: fra mitra, sten, thompson e bom-
be a mano.
Lingegnere P. parla molto: dei suoi operai, dello
stato davanzamento dei lavori, dei vari cantieri, delle sue
puntate a Milano, sotto i bombardamenti, per conferire
su argomenti tecnici con i comandi tedeschi.
Di noi sa poco, ma lui con noi, tiene per i parti-
giani... S, vero, lavora per i tedeschi e guadagna anche
molto. Ma lo fa per forza! Chi gli paga i rischi, le paure
dei bombardamenti?
Senza nemmeno una radio in montagna? Vogliamo
una radio? La procurer subito, una radio autonoma,
con le batterie.
Vogliamo dei soldi? Quanti ne vogliamo? disposto
a finanziare.
Parla, parla, parla troppo lingegnere P.
Ascolto senza fiatare, lo guardo serio, sempre pi di
brutto.
E lui parla, un mucchio di parole, di promesse, di
storie.
Il nostro silenzio pare turbarlo, finalmente. Parla con
minor sicurezza. Si sente a disagio, forse ha paura.
il momento buono per fermarlo.
Con un basta, deciso, gli tolgo la parola. Veniamo
al punto che cinteressa.
Lei condannato a morte per collaborazionismo.
Radio Londra parla sovente di lei come di un servitore
dei tedeschi. Noi potremmo metterla al muro e spararci

Storia dItalia Einaudi 306


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

dentro, senza pensarci su. Invece le lasceremo una via di


salvezza, semplice e pratica.
Per avere salva la vita, lei dovr minare il ponte di
Vernante e farlo saltare in aria: lei personalmente dovr
minare il ponte e dare fuoco alle micce. Noi scenderemo
in paese per unazione dimostrativa, di mascheramento
al suo colpo.
Lingegnere P. sbianca in viso, muove appena le lab-
bra, il cuore gli manca.
Lo sdraiamo sulla paglia, lungo e disteso.
Non parla pi. Soffia, balbetta che non possibile,
che non possiamo fucilarlo, che ci penser, che trover il
modo di compensarci, che di politica non se ne intende,
che con i tedeschi ha sempre e soltanto parlato di que-
stioni tecniche.
Cos, per abitudine, si azzarda di nuovo a offrire dena-
ro. Lo richiamiamo energicamente e torna a mancargli il
cuore, fa quasi pena.
Concludiamo. Avr una settimana di tempo per accet-
tare o meno.
Parte stanco, curvo, come un cane bastonato!
Da una lettera di Livio:

29 luglio
Non abbiamo tempo da perdere: ho limpressione che gli
avvenimenti possano precipitare da un momento allaltro, uno
sbarco in Liguria o in Provenza pu essere solo pi questione
di giorni; bisogna pertanto sgombrare il campo al pi presto,
da ogni complicazione.
Ora due cose sono diverse: se tu debba o no venire in Stura, chi
debba sostituirti alla IV.
Sul primo punto non ci possono essere dubbi: tu devi lasciare
la tua banda e venire qua, dove la tua presenza indispensabile,
per mille e una ragione. Mi rendo perfettamente conto delle
difficolt, per cosi dire, sentimentali, dellattaccamento dei tuoi
uomini ecc. ecc.: ma bisogna pur capire le ragioni di ordine
superiore, le quali impongono questo distacco, per doloroso che
possa essere. In fondo bisogna che cerchiamo noi stessi di

Storia dItalia Einaudi 307


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

non esporci a quelle critiche che tante volte abbiamo rivolto ad


altri. Ora, quante volte noi non abbiamo detto a Tizio e Caio
che erano degli indisciplinati, che non sapevano guardare due
dita al di l del loro naso, ossia delle loro personali aspirazioni
e propensioni, che anteponevano lappagamento di un loro
desiderio (per nobile e rispettabile che questo potesse essere)
agli interessi supremi della Causa? Per questa, dobbiamo essere
disposti anche a morire: e perch non dovrebbero i tuoi uomini
accettare un distacco che non detto poi debba durare per
leternit?
Portarti dietro i tuoi uomini qui, non possibile, a mio avvi-
so, perch ci significherebbe praticamente mandare allaria la
banda, e viceversa qui, dove uomini ce n a bizzeffe, i trapian-
tati finirebbero col restar sommersi e non arriverebbero nem-
meno a dar tono e rinvigorire il grosso.
Sempre a mio modesto avviso, il dilemma si pone quindi in
termini molto crudi: o tu e i tuoi uomini volete davvero, a
tutti i costi, restare insieme, e allora bisogna che tu rimanga in
Vermenagna; oppure tu condividi lidea del tuo trasferimento
in Stura, e allora dovete lasciarvi. Altra soluzione non mi pare
ci sia. Ma, messo in questi termini il dilemma, evidente e
indiscutibile, mi sembra, che la prima alternativa da scartare;
e allora non rimane che la seconda.
Io verr certo su personalmente, se necessario, per spiegare
tutte queste belle ragioni ai tuoi uomini; ma vedi intanto tu, per
non perdere tempo, di spiegargliele direttamente, insistendo
finch basta. Ripeto: sicuro che gli interessi superiori della
Causa esigono che tu venga qua e loro restino l: perch mai
non dovrebbero loro stessi a capirlo, sia pure a costo di un
grosso sacrificio sentimentale?

31 luglio. A Terme di Valdieri, per un convegno di


comandanti di banda.
Incontro Mutisio, ospite dellalbergo. Abbastanza
numerosi i villeggianti, cos lontani dal nostro mondo da
sgomentare!
La questione Ezio si finalmente risolta. Si per
arrivati ai ferri corti. Ezio si era trincerato nellalta
valle Stura con i suoi fedelissimi: aveva un programma

Storia dItalia Einaudi 308


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

pazzesco! Intervento della nostra polizia con Guerci e


C., e definitiva scomparsa di Ezio...
Insistenze di Livio, per il mio trasferimento in valle
Stura. Interminabili discussioni. Non intendo staccarmi
dalla IV banda, non credo nellimminente calata in pia-
nura: per me ancora valido il nostro partigianato di Pa-
lanfr. E, come se non bastasse, non ho mai condiviso i
princip organizzativi e limpostazione militare della valle
Stura.
Discesa a Valdieri con la macchina di Marco, il bo-
vesano. Nella testa di Marco mancano almeno due ro-
telle, alla sua macchina mancano completamente i freni,
affronta le discese frenando soltanto con il motore!
Collegamento dalla valle Roia:

31/7/44
Caro Nuto,
nella notte dal 29 al 30 corrente abbiamo fatto saltare i binari
della ferrovia per un lungo tratto (alcuni chilometri) e in luoghi
diversi e lontani fra loro. La cosa di unestrema facilit, tanto
che si conta di mantenere interrotta la linea continuamente.
La notte scorsa successo un incidente quanto mai antipatico
e spiacevole. Una nostra pattuglia si trovava a Tenda, per la
requisizione di due moto. La cosa era ben combinata e di esito
sicuro. A un certo punto vengono a trovarsi un mezzo a un
fuoco indiavolato di mortai e mitraglie, senza che sapessero chi
sparasse, n contro chi, La sparatoria durata pi di unora.
Il colpo, naturalmente, andato allaria, e i nostri dovettero
ritirarsi. Si tratta, da quanto ho poi saputo, di elementi che,
si dice, provengono da Mondov. Credo invece che siano
quelli di Boves. una cosa imperdonabile. Del resto non
la prima volta che scendono a Tenda. Bisogna provvedere,
altrimenti ci intralciano irrimediabilmente. Per esempio, questa
notte stessa una nostra pattuglia nella zona di Briga per una
ricognizione sulla linea e a un ponte. Ora questa pattuglia
non ancora tornata e spero che non sia successo nulla, dato
che s trovata proprio nella zona dellattacco diretto contro la
caserma dei russi. Bella bravata, da parte di quei tipi, che il
diavolo se li porti! E pensare che noi ci rodevamo di non poter

Storia dItalia Einaudi 309


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

sparare. Cerca dintervenire presso i comandi superiori perch


se no qui nasce un casino. La valle Roia siamo in grado di
controllarla pienamente e non c bisogno dinterventi esterni
che non combinano che guai.
Nella giornata di ieri ho effettuato una perquisizione in casa di
un incettatore di roba militare, rubata nelle caserme vicine. Pre-
so alle strette ha tirato fonti dai nascondigli veramente introva-
bili, un mucchio di roba (3 quintali di farina, 2 di riso, 50 kg di
zucchero, un bel paio di stivali, coi quali il sottoscritto ti far
concorrenza, un bel binocolo, 3 cappotti a pelo e vestiario va-
rio). Ormai dal lato alimentare sono completamente autonomo,
anzi, vi posso fornire roba quanta ne volete.
Ti mando i 3000 e pi colpi coi nastri per Alberto. Consegna a
Nicola129 la roba che vi per Uccio130 e Nato131 . Questo ultimo
fuori e non posso mandarlo. Nicola va molto bene, quanto
non avrei creduto mai. Fagli pure capire questo, se vuoi.
Quando viene Livio, quasi preferirei non venire a P., perch ho
moltissimo lavoro. Non c un momento di requie, n giorno
n notte e te lo potr dire Nicola. Vuol dire che come decidete
ben deciso per me. Quel che conta lavorare.
Saluti a tutti e a te in particolare.
NINO

2 agosto. Dal diario di banda:

Ore 7: la commissione del comando settore e Nuto nominano


ufficiali Luciano, Sandrino, Giovanni.
Ore 14: parte Sondrio, in collegamento con Marco.
Ore 14,30: parte Renzo, in collegamento con Nino.
Ore 21,30: il reverendo dei Folchi ci fa visita: pernotta a
Palanfr.
Giornata nera: la prima volta che gli uomini della banda
hanno il morale cos a basso livello. Ci opportuno in ogni modo
al trasferimento del nostro comandante.

129
Aldo Ricotti.
130
Matteo Dugoni.
131
Fortunato Albertengo.

Storia dItalia Einaudi 310


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Collegamento per Nino:

Ieri, qui a Palanfr, si deciso il mio trasferimento. Livio,


Ettore e Panfilo hanno parlato agli uomini, insistendo sulla
disciplina, sul fatto che siamo militari, su altre cose del
genere.
Cercher di reagire alla stanchezza che da un po di tempo mi
opprime. Ho fatto il possibile per evitare il trasferimento: dopo
molte discussioni me lhanno imposto.
Prevedo di lasciare la zona entro la settimana. Marco, che verr
con me, parte domani per Demonte. Non potr portare in valle
Stura nemmeno un uomo della banda.
Luciano, Sandrino, Giovanni, sono nominati ufficiali in data di
oggi. Luciano sostituir Marco al distaccamento Robilante.
San drino rester con te e potr esserti utile con il nuovo
inquadramento che abbiamo in programma.
La IV banda si scinde in due. Ivano assumer il comando
della valle Vermenagna e tu sarai il comandante della valle Roia.
Ogni comando sar autonomo.
Questa soluzione, che mi pare giusta, stata proposta insisten-
temente da me. Dovrete per, tu e Ivano, lavorare nel pi com-
pleto accordo, sia nellazione che nella logistica: collegamenti
continui, scambio di materiali e viveri, azioni in comune, ecc.
Le due valli, nel nuovo inquadramento di Giustizia e Libert,
formeranno una brigata praticamente senza comandante.
Conosco tutti i vostri problemi e le vostre necessit: dalla valle
Stura far il possibile per aiutarvi.
E adesso una nota di sentimentalismo dolciastro. Lasciate che
la nuova brigata Vermenagna e Roia resti, nel mio intimo, un
po sempre la IV banda...
Nella visita di ieri i superiori comandi si sono resi perfettamente
conto di quanto sia diversa la situazione in queste valli dalla
situazione delle valli occupate. Chi ancora sulle cime e nelle
baite ha diritto a un trattamento particolare. Scarpe, vestiario,
viveri di conforto, affluiranno, con precedenza assoluta sulle
altre bande.
Verser la contabilit a Ivano (per comodit), e lui stesso ti
trasmetter la met dei fondi della IV banda.
In data 3 giugno, a Torre, ti ho consegnalo lire 15000 quale
fondo intangibile del distaccamento. Il dettaglio di quanto hai
speso a tuttoggi far parte della contabilit della valle Roia.

Storia dItalia Einaudi 311


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

I comandi superiori hanno promesso di segnalare, a chi di


dovere, i fatti di Tenda. Sarebbe per opportuna una tua
relazione ben precisa sullincidente, da trasmettere, se del caso,
al Cln.
Alla valle Roia molti auguri per lattivit futura. Saluti ai
giovani. A te e ai vecchi della IV un abbraccio.
NUTO

3 agosto. Dal diario di banda:

Ore 11: Pietrone accompagna tre reclute, provenienti da Roa-


schia.
Ore 21: Giacinto segnala che aerei tedeschi avrebbero sorvolato
la valle Stura.
Ore 23: al campo di lancio. Fuochi accesi. Laereo attraversa il
campo: segnalazioni con luci rosse, intermittenti.
Ore 24: arrivano Nino, Sandrino, Alfonso132 e un caramba.
Accompagnano tre russi disertati a Tenda. Del gruppo fanno
parte anche Gamba e tre comunisti provenienti dalla Francia.
Ore 2: movimento di aerei sul nostro campo di lancio, fino alle
3. Fuochi accesi inutilmente.

Il 2 settore, con il nuovo inquadramento, si chiamer


1 divisione alpina Gl. Rosa, gi comandante della
valle Stura, ne assumer il comando.

7 agosto. Nino, Ivano, Marco, Giacinto, Luciano, Nini,


Vigin, Janot, Luigi, Vico e pochi altri erano la IV banda
di Paralup, di San Giacomo, del Viridio, delle grange di
San Giacomo.
Di ognuno conoscevamo vita e miracoli, ci eravamo
conosciuti nel combattimento, alla prova. Fra noi esi-
steva un rispetto reciproco, una solidariet completa. Al

132
Giuseppe Bernardi.

Storia dItalia Einaudi 312


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

compagno si chiedeva quanto poteva dare, nulla di pi:


ognuno voleva dare il meglio di se stesso.
La IV banda era una banda di tutti e di nessuno. I
comandanti non portavano stellette e patacche, avevano
pi obblighi che diritti. Gli uomini partecipavano inten-
samente alla vita del reparto, e spregiudicatamente valu-
tavano situazioni e fatti.
Anche nelle piccole cose di ordinaria amministrazio-
ne tutto era chiaro. Quasi si cadeva nella pignoleria, nel
controllo voluto a ogni costo, nelleccesso di democra-
zia. I fondi, i viveri, i materiali della banda erano in ma-
no agli uomini. Avevamo una contabilit perfetta, con
registrazioni, ricevute, ecc.
Al nostro attivo nessuna impresa grandiosa, di molta
risonanza: nessun colpo di mano famoso, niente strate-
gia, ma soltanto tattica, tattica minuta, una tattica che si
era formata qui, fra queste valli, traendo dallesperienza
di ogni giorno le indicazioni per lavvenire.
Anche nelle battaglie, non si fatto nulla di ecce-
zionale. Si combattuto bene e basta. Sempre, dal com-
battimento, la banda uscita organicamente intatta, pi
salda, come un buon plotone di alpini nella guerra nor-
male.
La nostra non una guerra di grandi battaglie, con
centinaia di morti da una parte e dallaltra. Per noi vale
un reparto in quanto disperda il nemico senza subirlo.
Ormai sono lontani i tempi di Paralup, di San Giaco-
mo, di Narbona. Le bande diventano brigate, i settori
divisioni.
In montagna salgono a migliaia glindecisi, i giovanis-
simi, i ritardatari, i repubblichini disertori. Accoglierli o
rispedirli in pianura? Selezionare e tenere i migliori?
Non c tempo da perdere, si deve fare presto. La ca-
lata in pianura da molti giudicata imminente. Perci
resteranno tutti in montagna, i buoni e i meno buoni: re-
steranno nelle valli occupate dai partigiani, pi ospiti che

Storia dItalia Einaudi 313


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

altro. E se la calata non avverr, i combattimenti com-


piranno la selezione.
proprio in questa situazione confusa, che lascio un
piccolo reparto per assumere il comando di una grossa
formazione in una valle occupata da tempo.
Raggiunger la valle Stura con un pesante bagaglio di
riserve. Con lultimo collegamento a Nino cos esprimo
il mio stato danimo:

Non escludo del tutto la possibilit di un rastrellamento in valle


Stura, mentre quasi tutti pensano alle coccarde e ai bandieroni
per la famosa calata. Dovr capovolgere i piani gi esistenti
o lavorare da sfasato...

8 agosto. Raggiungo Demonte, per assumere il comando


della valle Stura: con Marco, Nini, Aldo, Tino133 .

9 agosto. Forza (o debolezza, direbbe Marco!) della


valle Stura: circa 600 uomini, 30 ufficiali, 25 sottufficiali.

Armamento 1 mitragliera da 20
53 mitragliatrici
39 fucili mitragliatori
18 mortai da 81
11 mortai da 45
267 fucili e moschetti
47 armi automatiche individuali.

Inquadramento e situazione organizzativa assai preca-


ri. Efficienza operativa limitata. Alcuni reparti sono al

133
Agostino Fossati.

Storia dItalia Einaudi 314


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

comando di ufficiali giovani, inesperti, scelti, a volte, fra


gli ultimi arrivati. Distaccamenti e squadre sommaria-
mente riuniti in gruppo e disseminati fra Gaiola e il colle
della Maddalena.
La brigata valle Stura non che la II banda, quella del
Fortino. Dopo il rastrellamento di aprile, e in particolare
dal giugno in poi, al nucleo originario di alcune decine
di uomini si sono aggiunte centinaia di reclute, in buona
parte provenienti dalla pianura.
Nel giugno, con loccupazione militare della valle, la
coe sione della II banda, gi compromessa dal continuo
afflusso di reclute, fin del tutto.
Dalla guerra partigiana, mobile, agile, non ancorata a
schieramenti rigidi, si pass alla guerra di posizione, alla
vita di presidio.
I comandi, quasi insensibilmente, vennero soverchiati
e distratti dallamministrazione civile della valle, dalla
burocrazia, dalle scartoffie.
In tutta la valle si avuto senza dubbio un risveglio
politico, soprattutto per merito di Livio: nei paesi pi
importanti sono sorti i Cln, e si parlato perfino di
elezioni democratiche. comunque un errore laver
trascurato lorganizzazione militare.
La vita, nel lungo tratto di valle occupato, scorre appa-
rentemente nella pi completa normalit. La popolazio-
ne considera la propria terra staccata dalla pianura, una
cosa a s, ormai libera, da difendere perch resti cos.
Fra la popolazione civile sono molti gli attivisti, veri
e propri partigiani combattenti, permanentemente a di-
sposizione dei comandi. Soltanto in Demonte se ne con-
tano a dozzine.
Esiste, inoltre, una vasta collaborazione, sovente ano-
nima, sempre preziosissima: montanari che tornando dal
piano segnalano ai comandi lentit e la dislocazione del-
le forze tedesche e fasciste, che recuperano armi e muni-

Storia dItalia Einaudi 315


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

zioni nei fortini, che organizzano i trasporti, che attuano


i collegamenti con la pianura.
A Demonte, nella caserma Borello, il comando di
brigata, le squadre logistiche, il carcere. Lospedale civile
il centro sanitario partigiano della 1 divisione. Nella
caserma dei carabinieri ha sede la nostra polizia militare.
Vinadio la sede del comando militare della 1 divi-
sione.
Due importanti interruzioni stradali ponte dellOlla
e Barricate bloccano il fondo e la testata della valle.
Sono minati il ponte di Castelletto, il Salto del Camoscio,
il ponte fra Gaiola e Moiola, alcuni tratti della strada
militare, la passerella del ponte dellOlla.
Il turista che sinfila in valle Stura dopo aver lasciato
a Borgo San Dalmazzo i posti di blocco fascisti e tedeschi
percorrer un breve tratto di terra di nessuno.
Infatti, al ponte dellOllo che incomincia il mondo
delle meraviglie.
Allimbocco del ponte un grosso cartello segnala che l
incomincia la zona libera partigiana. Poi c la passerella,
fra le spalle del ponte distrutto, e finalmente il posto di
blocco pi avanzato.
Al posto di blocco, chi non addentro ai nostri pro-
blemi, resta a bocca aperta. Due carabinieri in divisa
affiancano i partigiani di servizio. Ogni civile che rag-
giunge o lascia la valle devessere munito di regolare la-
sciapassare, rilasciato dal comando brigata. I documenti
vengono registrati e timbrati.
Con un registro delle spie, degli indesiderabili, dei
sospetti, il controllo funziona esattamente come a un
posto di confine.
A Gaiola un poderoso sbarramento trasversale d il
senso della forza, della difesa inespugnabile. Le armi,
piazzate spavaldamente allo scoperto, sfidano la pianura.

Storia dItalia Einaudi 316


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il trenino a vapore, che unisce Gaiola a Demonte,


rispetta rigorosamente gli orari, in coincidenza con il
servizio di autocorriere per la media e alta valle Stura.
In ogni paese intenso movimento di civili armati, tutti
sbrindellati e scalcagnati. Corves che scendono a prele-
vare i viveri e i materiali, staffette, portaordini, partigia-
ni permanentemente agitati che male sopportano la vita
moNutona dei distaccamenti.
La capitale della valle Demonte. Qui lambiente
quello di un comando delle retrovie. Gente che va
e che viene, pattuglie e ronde, automezzi e moto che
saettano come se avessero i tedeschi alle calcagna: chi
pi fa rumore pi in gamba.
Sui binari della tranvia, sempre pronta per limpiego,
una strana macchina da guerra attira lattenzione del
profano. il carro armato della valle, il semovente: un
pezzo anticarro sistemato su un carro merci, con tanto di
locomotiva.
Viaggiando obbligatoriamente sui binari, questa mac-
china diabolica dovrebbe svolgere unefficace azione an-
ticarro fra Demonte e Gaiola. In pratica non che un
curioso tentativo di adeguare i mezzi partigiani a quelli
del nemico. Sono bizzarrie sorte quasi per scherzo e poi
prese sul serio: bizzarrie che colpiscono la fantasia del
partigianello e che al profano di cose militari, al turista
di passaggio, fanno un grande effetto.
Di fronte alla caserma Borello, quattro pezzi di arti-
glieria da 149 guardano innocentemente verso lalto. Al-
len trata della caserma, la sentinella, il capo posto, il cor-
po di guardia.
La domenica un trenino popolare raggiunge Demonte
con parenti, morose e amici dei partigiani. Ne esce un
ambiente di festa, un po come dimenticare la guerra,
dimenticare che gi in pianura i tedeschi e i fascisti
fucilano, impiccano, terrorizzano. La domenica anche

Storia dItalia Einaudi 317


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

i partigiani pi pessimisti riescono a credere che la valle


Stura sia una roccaforte inespugnabile.
A guardare la situazione con occhio critico, disincan-
tato, a non pensare alla calata in pianura, ma a un possi-
bile rastrellamento, siamo in pochi.
Per me, la valle Stura vive alla giornata. A volte ho
limpressione che si giochi a fare la guerra tanto si certi
che la vera guerra, quella dei rastrellamenti, sia ormai
lontana per sempre.
Si parla dellAlcazar come di un baluardo insuperabi-
le. LAlcazar, a valle di Demonte, un largo e basso alto-
piano sul greto della Stura. Non esiste in tutta la valle un
punto cos vulnerabile, cos negato per una sistemazione
difensiva. SullAlcazar hanno concentrato decine di armi
automatiche, di mortai, per una resistenza a oltranza.
Esiste gi la leggenda dellAlcazar e tutti ne parlano:
si dice che oltre lAlcazar il nemico non passer.
Quando dico che lAlcazar non verr espugnato a
colpi di bombe a mano, non verr espugnato con furiosi
assalti alla baionetta, mi guardano di brutto. I tedeschi
non sono fessi. LAlcazar verr semplicemente superato
sui fianchi, da Festiona e da Rialpo: cadr come una pera
matura, con tutto larsenale, dopo poche schioppettate!
Lungo la valle, da Gaiola al colle della Maddalena, la
dislocazione delle decine di distaccamenti pi legata a
esigenze logistiche che operative. Mancando forse una
visione realistica di come fronteggiare un attacco nemi-
co, poco o nulla si tentato per migliorare lefficienza
operativa della brigata. Un ordine di operazioni che in-
quadri le ingenti forze partigiane giudicato superfluo,
per non dire inutile. Parlare di un eventuale rastrella-
mento quasi menar gramo...
la forza numerica, larmamento davvero imponen-
te, che, mal interpretati, aiutano a sopravvalutare leffi-
cienza del reparto. I pi, contando le mitraglie, giurano
che tutte spareranno.

Storia dItalia Einaudi 318


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Seicento e pi uomini, per buona parte inseriti da po-


co tempo nei reparti: gente che manca di esperienza di
guerra e di vita partigiana, fisicamente inadatta alla mon-
tagna. Truppe territoriali pi che partigiani combatten-
ti. Si contano a dozzine gli ex militi della Dicat, i piedi-
piatti dei depositi. Si pu dare per scontato che al primo
urto la brigata si scinder: i combattenti spareranno, gli
sbandati scapperanno.
Larmamento imponente non varr a nulla. Le armi
sono per lo pi pesanti, di postazione: dopo le prime
raffiche verranno abbandonate.
Le armi contano quando sono ben servite, da gente
che sa sparare, che pu sparare. Piazzare le armi su po-
stazioni arditissime, prevedendo una resistenza a oltran-
za, alla disperata, inutile. Queste armi faranno fuoco
finch esister una via di ripiegamento, finch lazione
risulter inquadrata in un piano organico di resistenza.
Tutto ci vero nella guerra normale, e soprattutto
vale per la nostra guerra, che non guerra di artiglierie,
di rincalzi, di manovre, ma guerra di nuclei arditi,
quasi di singole armi che giostrano tenendo in pugno
liniziativa, agendo di sorpresa, sfruttando il terreno con
spostamenti rapidi e tempestivi.
Quel lasciare il vuoto davanti al nemico in movimento,
per poi sorprenderlo e pestarlo, quel rendere attive le
interruzioni con sparatorie volanti, quel far procedere
il nemico in stato di snervante attesa, di batticuore, di
tensione nervosa: questa la guerra partigiana.
Il nemico, risalendo le nostre valli, vedr partigiani ap-
postati da ogni parte, ma non sapr dove colpire. Baste-
r a volte uninterruzione tempestiva per rallentarne la
marcia di giorni e giorni.
Convinto come sono che la brigata valle Stura non
pronta per affrontare un rastrellamento, espongo a Livio
e Rosa i miei punti di vista, le mie perplessit, i miei
dubbi:

Storia dItalia Einaudi 319


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

1) Eccessivo spezzettamento della formazione. I di-


staccamenti sono sparsi nella valle, alcuni a sessanta
chilometri luno dallaltro: difficolt di collegamento
e logistiche, inefficienza operativa. Senza un ordine di
operazioni che li leghi fra loro, i distaccamenti rischie-
ranno di rimanere isolati.
2) Afflusso continuo di reclute, a centinaia. Le reclute,
inserendosi a caso nei distaccamenti, appesantiscono
la vita dei reparti limitandone lefficienza. Di fronte a
un problema di tanta ampiezza, era meglio seleziona-
re le reclute inserendo nei nuclei combattenti soltanto
gli uomini migliori. Le reclute non adatte al combat-
timento avrebbero dovuto affluire ai reparti logistici o
addirittura ai centri di addestramento o di... riposo.
3) Sistemazione dei reparti per lo pi nei centri abitati,
con relative difficolt dinquadramento e disciplinari.
Nel contatto continuo con la popolazione i reparti si
snervano: da reparti combattenti si trasformano in
reparti doccupazione.
4) Impossibilit, per il comandante della valle, di de-
dicarsi continuativamente allorganizzazione militare
del reparto. Troppi impegni che assorbono, che di-
straggono. Lamministrazione civile di una valle non
compito di un comandante militare.

10 agosto. Inizio un giro nella valle, passo da un distac-


camento allaltro. il sistema migliore per prendere in
mano la situazione.
Con i comandanti della bassa, media e alta valle Stura,
concordo gli ordini di operazioni, alla buona, appena
abbozzati: che almeno esista una dipendenza operativa
fra i distaccamenti.

Storia dItalia Einaudi 320


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Dispongo per una maggiore autonomia dei singoli


gruppi di bande, alleggerendo i compi del comando
valle.
Richiedo nuove situazioni di uomini e materiali, per
realizzare una distribuzione equa delle armi e delle mu-
nizioni fra i vari reparti.
A volte ho limpressione di costruire sulla sabbia, di
girare a vuoto. Molti, quando parlo di ordine di opera-
zioni, dinquadramento, sorridono, come se chiedessi di
fare ginnastica o di andare avanti e indietro con lordine
chiuso.
A sera, al comando brigata, abbiamo affrontato final-
mente un argomento di estrema importanza, sul quale
ero deciso a non transigere. Da domani la polizia mi-
litare e la procedura giudiziaria avranno limiti e norme
ben definite. Il comandante della polizia risponder al
comando brigata e al comando divisione del trattamento
ai prigionieri, dei giudizi, ecc.

11 agosto. Nel pieno della notte, mentre al comando


brigata lavoriamo fra le scartoffie, arriva un fonogram-
ma urgente dal posto di blocco del ponte dellOlla. Un
nostro informatore di Cuneo vorrebbe raggiungere De-
monte, per comunicazioni importanti e urgentissime.
Ordino di accompagnarlo in moto.
Mai visto un cospiratore conciato in questo modo!
Occhiali neri da sole, mantella impermeabile verde che
non finisce pi, sandali nei piedi: in testa un cappellaccio
da minatore.
Se lavessero incontrato i muti lo avrebbero fucilato
a vista.
nervoso, elettrico, parla concitato: I tedeschi scap-
pano, i fascisti abbandonano Cuneo, la fine. Dovete
scendere subito, domani sar tardi.

Storia dItalia Einaudi 321


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Lo guardiamo increduli, decisi a mettere la cosa sullo


scherzo. Si offende, ci offende, vuole che scendiamo a
Cuneo a tutti i costi.
Insiste a lungo. Poi finalmente parte, insoddisfatto,
dopo unultima invettiva contro i partigiani imboscati.
Torna in pianura, a fare il cospiratore a rischiare enor-
memente.

12 agosto. Con una pattuglia di tre moto, raggiungo


Borgo San Dalmazzo.
Sostiamo in paese, a cento metri dalla caserma della
Muti. Fuori della caserma c un milite di servizio,
fermo, impalato.
Linquadro nel thompson, con calma. Vorrei sparare.
Ma c gente che va e viene, in questo pomeriggio pieno
di sole.
Miro pi volte, senza mai decidermi a fare fuoco.
Ripartiamo verso il ponte del Sale. Seguo Renato,
Pino e gli altri. Sul mio sellino posteriore c Armando134 .
Nellultimo tratto di discesa dimentico una curva: va-
do diritto, e per miracolo infilo una strada di campagna
fatta apposta per me. Armando chiede il motivo della
deviazione. Glielo accenno e quasi sviene.
Collegamento da Nino:

Valle Roia 11/8/944


Caro Nuto,
ti mando Uccio che stato ferito da quella famosa esplosione
di cui ti avevo parlato. Ha due schegge che gli fanno male.
Dato che io non ho alcuna possibilit di curarlo, cos ti rimetto
il fastidio. Ti prego di scusarmi.
Un altro fatto grave. Durante un servizio di ricognizione in quel
di Briga, nellattraversare la nazionale, un mio uomo che faceva

134
Armando Valpreda.

Storia dItalia Einaudi 322


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

parte della pattuglia, stato ferito, per fortuna leggermente.


un nuovo della zona. Il compagno che era insieme si prodiga-
to eroicamente ed riuscito a portarlo in salvo nei boschi. Ho
provveduto stamane per andarlo a prendere. Mander a chia-
mare Vico per qualche giorno e spero che tutto vada bene. A
sparare sono stati i russi, quei porci maledetti. Altro che non
sparare o sparare in aria! Hanno continuato sparare pur uno-
ra di seguito, quando ormai quelli si erano occultati. E hanno
sparato giusto purtroppo! Ammazzarli tutti, bisogna, cosi dico
anchio ora.
Riguardo agli uomini che mi dovevi mandare, ti prego di so-
spendere perch mi arrivano uomini ogni giorno, specie pro-
venienti da formazioni semisbandate, che vanno vagando nelle
montagne di Briga o vicine. Vengono attirati dalla nostra buo-
na fama in valle. Cos non credo di aver bisogno, per ora, di al-
tri. E poi ho tutti i boscaioli che al momento voluto, possono
essere reclutati.
Saluti affettuosi a te e Marco da me e da tutti i vecchi.
NINO
P. S. A comandare la pattuglia russa, piuttosto numerosa, era
proprio quel tenente russo che si diceva avesse disertato!
Ho bisogno urgente di un infermiere. Vedete se potete fare
qualcosa.

13 agosto. Puntata a Barricate, con Mauri e il suo stato


maggiore.
Poi pranzo al Giglio di Demonte, in molti. Un cunee-
se, con noi per caso, vuole essere presentato a tutti i ca-
pi, tanto convinto che la calata sia ormai imminente.
Passa dalluno allaltro come a un convegno di affari...

14 agosto. Lingegnere P. si fatto vivo tramite un


maggiore del genio. Di far saltare il ponte non se la
sente. Propone una... permuta: se non lammazziamo
ci fornir il piano delle fortificazioni e dei campi minati
da La Spezia in su.

Storia dItalia Einaudi 323


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il maggiore del genio sarebbe disposto a partire im-


mediatamente per La Spezia. Nel giro di pochi giorni
avremmo schizzi dossiers. ecc.
Non minteressa La Spezia. Voglio che lingegnere P.
faccia saltare il ponte di Vernante.
Arriva il capitano Flight135 mentre la discussione
avviata, e drizza le orecchie. Il litorale di La Spezia
di notevole interesse per gli alleati. Il maggiore del
genio, per cominciare, tira fuori dalla borsa il piano
delle fortificazioni, costruite dallingegnere P. sul litorale
ligure: sono tante!
Insistenze di Flight e mi disinteresso della faccenda.
La permuta viene conclusa.
Collegamento da Palanfr:

13/8/944
Caro Nuto,
spero che in questo momento, non sarai incazzato e che avrai
preso nella tua mano di ferro le redini di valle Stura. Imma-
gino gi Demonte che si fa deserta. al tuo apparire e popola-
zione e partigiani nascosti nelle cantine, da cui escono timida-
mente soltanto quando tu sei scomparso allorizzonte. Oppu-
re improvvisamente gonfi i bargigli, scusa, il collo, diventi pao-
nazzo, abbassi la testa e balzi urlando sui presenti che si dan-
no a rapida fuga, invocando santa Maddalena, protettrice degli
antropofagi.
Qui nessuna novit. Solita vita. Ti invio, quale omaggio e
tributo, n. 2 pelli di camoscio, una maglia di lana e se credi
nella tua affrettata partenza di aver dimenticato qualcosa, come
il tavolo o le lamiere del tetto, fammelo sapere, che organizzer
un convoglio per portartele.
Lingegnere P. poi venuto a Demonte?
Qui non si visto pi nessuno e nulla venuto a turbare la
pace idilliaca di questi luoghi. Vico chiede un caricatore da 40
di mitra, promessogli da Livio, e Janot una pistola, promessagli
da Rosa. Ti pregano di intercedere. Ed ora, illustre terrore
di valle Stura, saluti da tutti gli uomini, che sentono molto

135
Andrew Flight.

Storia dItalia Einaudi 324


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

la mancanza dei cazzotti, con cui li bollavi tutte le sere (io


ho provato a sostituirti, ma con scarso successo, sono tutti
concordi nellaffermare che nessuno sa malmenarli come te),
e i miei inchini e doverosi ossequi a te e al tuo ufficiale addetto
e capo di stato maggiore, colon. Marco. Saluti a Tino e Aldo.
IVANO

15 agosto. Flight ha finalmente ottenuto un lancio.


Ieri notte nella conca di SantAnna di Vinadio gli
inglesi hanno buttato. Cera vento e buona parte del
materiale finito verso Isola, in mano ai tedeschi.
Oggi abbiamo recuperato oltre il colle di SantAnna
cinque o sei fustini, con una dozzina di sten e poche
munizioni.
Ho visto scendere il nostro camion 626 sulla strada
militare impraticabile: le ruote, in alcuni tratti, erano per
met sul buono e per met fuori, nel vuoto. Autentiche
pazzie che, in questambiente dove gli svitati non manca-
no, sono quasi normalit.

16 agosto. Alle ore 18 arrivano al comando brigata le


prime notizie sul concentramento di truppe tedesche
allimbocco della valle Stura. Preallarme e partenza
fonogrammi:

Fonogramma
Al distaccamento Colletto,
per lulteriore segnalazione
alle valli Gesso e Vermenagna
Viene segnalata presenza Borgo San Dalmazzo colonna truppe
tedesche di cui si ignora per adesso la forza e la direzione di
marcia. La colonna provvista di cucina. Alt. Avvertire
distaccamenti.
Ore 18 del 16/8/1944.
LIVIO

Storia dItalia Einaudi 325


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Fonogramma urgente
Da Nuto
a tutti i distaccamenti della valle Stura
Si ha notizia che sono giunti a Borgo San Dalmazzo 500 tede-
schi in assetto di guerra. Alt. Pare siano sistemati fra Beguda e
Borgo; si prevede abbiano il compito di bloccare in fondo val-
le la Stura per proteggere movimenti loro truppe in Vermena-
gna e Roia. Alt. Non escluse operazioni di rastrellamento Con-
siderarsi in preallarme quantunque si preveda siano truppe di
passaggio o temporaneamente sistemate a blocco.
Ore 21 del 16/8/1944

La situazione poco allegra: sento di non avere in


mano la brigata. Tutto cosi disperso, provvisorio,
confuso.
Per scaramanzia voglio escludere leventualit di un
rastrellamento immediato: ma fatico molto a non pensa-
re al peggio.
Purtroppo Rosa sta compiendo un giro nelle valli della
1 divisione Gl. Credo sia in valle Grana. Gli lascerei
volentieri il comando della brigata valle Stura.
Passo la notte a predisporre lo sfollamento dei feriti
e dei malati, della colonna dei prigionieri. Anche i col-
legamenti e i problemi logistici chiedono nuove soluzio-
ni. I lavori per le interruzioni stradali assumono grande
importanza: dovranno essere ultimati a ogni costo entro
domani.
Al primo accenno di rastrellamento dovranno saltare
il ponte di Castelletto, la passerella del ponte dellOlla, la
strada militare. Poi i ponti di Pianche, Baraccone, Salto
del Camoscio.

17 agosto. Ore 8,30. Fonogramma dal posto di blocco


N. 1 di Gaiola:

Storia dItalia Einaudi 326


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Da fonte non sicura si apprende che due tradotte di tedeschi


sarebbero giunte a Borgo San Dalmazzo.

Ormai si fiuta nellaria odore di polvere da sparo.


Abbiamo di fronte la 90 divisione granatieri corazzata,
dovremo affrontare un attacco in grande stile.
Dal preallarme si passa in allarme.
Ore 13,30. A mensa con Livio, il maggiore inglese
Hamilton136 e altri. Esame degli ultimi avvenimenti,
previsioni, attesa.
Fonogramma urgente da Gaiola. Sorpresa tedesca ai
nostri posti di blocco: attacco violento.
Corro in moto verso Gaiola. Non esistono altre solu-
zioni. Il mio posto sarebbe in Demonte, ma devo vede-
re in basso cosa succede. Conosco i tedeschi, so cosa fa-
ranno: non conosco i miei uomini, i miei comandanti di
reparto.
Se non resisteremo i tedeschi arriveranno in due giorni
al colle della Maddalena.
Entro in Gaiola ormai deserta. Le postazioni tedesche
sono al di qua del ponte, vicine. Raffiche intense, raden-
ti, che prendono dinfilata la strada nazionale.
Mi sposto in avanti, raggiungo la casa di Mario137 . Nel
cortile c gente, alcuni dei nostri.
Apprendo che la passerella del ponte dellOlla non
stata distrutta. mancato il tempo materiale per dare
fuoco alle micce tanto lazione dattacco stata imme-
diata. Sono spuntati due carri armati, sparando allim-
pazzata, mentre mitraglie, morrai e artiglierie prendeva-
no posizione. Pochi attimi, poi un violento fuoco spinge-
va i nostri allindietro. Del nostro sbarramento avanzato
rimasto ben poco in piedi.

136
Lonard Blanchaert.
137
Mario Ugues.

Storia dItalia Einaudi 327


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Chiedo dindicarmi le postazioni al di qua dal ponte


del lOlla, per capire la manovra tedesca, ma nessuno
si muove. Nel cortile mi sento chiuso come in una
scatola: siamo proprio allestremo margine del paese,
con i tedeschi a meno di duecento metri.
Una donna138 mi afferra per un braccio, mi tira sulla
strada, allo scoperto. troppo coraggiosa questa donna,
o non sente le pallottole che fischiano da ogni parte.
Continua a tenermi per il braccio, in piedi nel mezzo
della strada, mi indica le postazioni, io vedo le canne
delle mitraglie cos vicine che le gambe mi tremano.
Mi rifugio in un punto defilato, cerco di riordinare le
idee. Lora e le modalit dellattacco lasciano chiaramen-
te intendere che lazione tedesca non tende a saggiare,
ma a sfondare il nostro schieramento: lazione decisa,
lobiettivo il colle della Maddalena.
Il posto di blocco N. 2 riuscito a far saltare il pon-
te di Castelletto. Anche la strada militare che corre sulla
destra orografica della valle stata interrotta. Per il mo-
mento le formazioni corazzate nemiche sono bloccate.
Purtroppo, nellimmenso frastuono, non ho indivi-
duato che due o tre mitragliatrici delle nostre. Spara-
vano a tratti, dalla destra orografica. Ormai tacciono.
I tedeschi, invece, battono con fuoco rabbioso le pre-
sunte nostre posizioni di resistenza: con mitraglie, mor-
tai, artiglierie, saldamente piazzate. Una mitraglia pren-
de dinfilata labitato, spezzandolo inesorabilmente in
due.
Mi trovo Livio e Guerci al fianco. Breve esame della
situazione: come rallentare lattacco.
Con Livio, Armando, Guerci e pochi altri raggiungo la
nostra postazione pi vicina. una fiat 35, allo scoperto,
sullorlo di una rupe che strapiomba su Gaiola.

138
Caterina Bima.

Storia dItalia Einaudi 328


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sparo con tiro ficcante sulle punte avanzate nemiche,


sulle pattuglie che stanno entrando nellabitato. Colpi-
sco le postazioni del ponte dellOlla, disturbo la marcia
di una colonna tedesca sulla strada militare.
Le lunghe raffiche della mia fiat 35 sono sole, spaven-
tosamente sole. Non rimane altro del grandioso schiera-
mento di fondo valle: un gruppetto sempre pi esiguo di
uomini, una mitraglia sempre pi stanca, pi melanconi-
ca.
Alle ore 15 la situazione la seguente:
Forti colonne tedesche in movimento sulla destra oro-
grafica della valle, lungo la strada militare. Ormai le pun-
te avanzate saranno in zona di Moiola.
Altre forze tedesche, in marcia sulla displuviale fra le
valli Gesso e Stura, per proteggere le colonne di fondo
valle e superare dallalto i nostri schieramenti.
Pattuglie tedesche, protette dal fuoco delle armi auto-
matiche e degli anticarro, accerchiano Gaiola.
Una batteria di mortai da 80 batte insistentemente
lunica postazione partigiana ancora attiva: la nostra fiat
35.
Piano Quinto in fiamme.
Non soltanto il nostro sbarramento di Gaiola, ma
addirittura quello di Moiola risulta ormai superato. E
sempre nuove forze sinfilano in valle, si spingono verso
Demonte.
Mi guardo attorno. Livio e Guerci sono accanto a
me. Scendiamo in paese, per cercare la rotabile, per fare
presto e non essere accerchiati.
Una pattuglia di tedeschi sfila a quattro passi da noi:
dieci tedeschi. Calzoncini corti, camicie mimetiche, pi-
stolmaschinen imbracciate. In fila indiana, guardano di
qua e di l, cercano un fruscio, una porta che sbatta, una
finestra sospetta, per aprire il fuoco.

Storia dItalia Einaudi 329


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Spariamo con i thompson, svuotiamo i caricatori.


Poi, seguendo la rotabile, corriamo disperatamente verso
Moiola.
Sparano alle nostre spalle e corriamo a zig-zag, senza
mai voltarci indietro, sempre seguendo la rotabile.
Sparano dallalto, dai costoni sopra Moiola, cos siamo
chiusi fra due fuochi.
Ma una postazione partigiana quella di Moiola. Agi-
tiamo i thompson e la mitraglia si fa silenziosa per sem-
pre.
Non abbiamo pi fiato, ma continuiamo a correre per
fare presto, per arrivare a Demonte.
Anche dalla strada militare sparano. Sono traccianti
che fischiano basse, radenti, fitte: sono tedesche.
Moiola sta per essere occupata. Le colonne che se-
guono la strada militare hanno gi superato i fortini della
stretta.
Attraversiamo il paese deserto. Vorremmo abbando-
nare la rotabile, prendere per la montagna tanto i tede-
schi sono vicini. Ma dobbiamo fare presto.
Infuria un temporale violento, improvviso diluvia. La
valle si fatta buia.
Disfatti, sfiancati, bagnati fino alle ossa, raggiungiamo
Demonte.
Demonte deserto. Attende i tedeschi.
La popolazione, chiusa in casa, prega o bestemmia
cos come se la sente. I giovani del paese, i nostri
collaboratori, hanno ormai raggiunto i gruppi dellalta
valle Stura.
Sta per ripetersi la solita storia, laria piena di dispe-
razione. Non si sa a chi toccher, ma morti ce ne saran-
no, e incendi, deportazioni, torture, come sempre. Arri-
veranno i tedeschi per combattere, i fascisti per terroriz-
zare.
Superano i tedeschi questi goffi italiani, canaglie spe-
cializzate per incendiare, ricattare, impiccare, sporchi

Storia dItalia Einaudi 330


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

nellanimo e nelle divise, con quel nero sul grigioverde,


come se portassero indosso il lutto e il terrore.
Incontriamo una nostra pattuglia, poi alcuni gruppi
dispersi.
Ormai gli schieramenti della bassa e media Stura ri-
piegano pi o meno ordinatamente. Ripiegano e basta,
risalgono la valle seguendo direzioni diverse, seguendo i
sentieri di montagna.
Nessun collegamento; impressione di sfaldamento!
La colonna logistica, organizzata per lo sfollamento
dei trenta feriti e malati partigiani del centro ospedalie-
ro, in marcia verso Pietraporzio. Molti i barellati. Gir-
mounsky con loro.
La colonna dei prigionieri ha lasciato da tempo De-
monte e sale verso Bagni di Vinadio.
Tentare una resistenza in zona di Demonte sarebbe
pazzesco. I nostri reparti sono chiss dove, la zona
tatticamente negata, dallAlcazar non si sparato un solo
colpo di pistola. Tutte le armi di postazione dellAlcazar,
con relative munizioni, sono state abbandonate.
Non resta che riprendere in mano i reparti, per riordi-
narli. Poi organizzeremo un caposaldo, uno sbarramento
efficace, che arresti la marcia dei tedeschi.
Diramo i seguenti ordini:

I reparti della bassa e media valle Stura ripieghino su


Pianche. Recuperare armi e munizioni.
Le interruzioni ai ponti stradali di Pianche e del Barac-
come (SantAnna di Vinadio) vengano senzaltro at-
tuate qualora si avvertano movimenti tedeschi nellal-
ta valle Stura.
Il distaccamento di Barricate si organizzi a caposaldo:
guardando le provenienze dal fondo valle e dal colle
della Maddalena.

Storia dItalia Einaudi 331


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il distaccamento di Madonna del Colletto resti in po-


sizione, finch i reparti del gruppo bassa valle Stura
non avranno ultimato le operazioni di ripiegamento.
Frontegger eventuali provenienze nemiche dalla val-
le Gesso.

Mentre le staffette partono, nelle diverse direzioni,


alla ricerca dei gruppi in ripiegamento, arrivano alcuni
sbandati dal fondo valle. Raccolgo poche notizie: i
tedeschi sono ormai dappertutto, nella bassa valle, e
presto entreranno in Demonte.
quasi sera, il paese pulito, lavato di fresco dal
grosso temporale. Laria sottile, fredda, carica dattesa.
Ogni tanto tremo, non so se per il freddo o per la paura.
Di camminare, di scaldarmi non me la sento: penso per
un attimo alla mia pleurite, alla notte che mi attende.
proprio vero che il guaio grosso scaccia il guaio piccolo:
sono pi importanti i tedeschi della mia pleurite!
Con Livio, Guerci e pochi altri, nel centro del paese.
Lasceremo labitato allultimo momento, come se la no-
stra presenza potesse ritardare gli eventi.
Arriva di corsa, sconvolta, una donna, la moglie di un
antifascista esule da Cuneo fin dai primi tempi delloccu-
pazione partigiana della valle. Ha il marito nellospeda-
le di Demonte, operato da poco, immobilizzato. Chiede
strillando che si faccia qualcosa. Il suo tono autoritario,
non ammette repliche.
Niente da fare. La nostra colonna dei feriti su da
tempo, con il dottor Girmounsky, n prevedo che fine
far. Che suo marito resti in ospedale e speri in Dio.
Non si arrende. Con voce stridula, furiosa, impreca,
insiste che nostro obbligo fare qualcosa: ci maledice.
Guardiamo se i tedeschi stanno gi entrando in paese.
Forse, sul lato di Festiona, lhanno gi superato.
A notte fatta, quando i tedeschi occupano le prime
case di Demonte, iniziamo la marcia verso Pianche. Con

Storia dItalia Einaudi 332


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

noi abbiamo una ventina di uomini, per lo pi delle


squadre logistiche.
Raggiungiamo Aisone. Incontro con alcuni gruppi
della media valle Stura, con il distaccamento di Guido139 .
Una macchina scende da Vinadio a forte velocit.
Non riusciamo a fermarla. Scagliosi che scende verso
Demonte.
Riprendiamo la marcia. Siamo in molti ormai, un
centinaio.
A Vinadio ordino al distaccamento Vinadio e alla
squadra valligiana di seguire la nostra colonna.
Rientra Scagliosi. In Demonte sfuggito per miracolo
ai tedeschi. Era sceso generosamente a valle incontro a
me, a Livio e Guerci. Sapeva di Gaiola e della nostra
marcia forzata!
Pianche.
Nella notte organizzo i primi collegamenti con i grup-
pi sbandati, con i reparti che stanno muovendo verso lal-
ta valle Stura, per le vie pi impensate. Notizia dellesi-
stenza di alcuni gruppi in zona di Bandia colle del Mu-
lo.
Sistemo le forze disponibili a caposaldo, in Pianche.
Ordino al distaccamento del Baraccone di attuare im-
mediatamente le interruzioni ai tornanti e ai ponti della
zona.
Lorganizzazione logistica si presenta in tutta la sua
gravit. Predisposizioni.

18 agosto. Completo la sistemazione del caposaldo di


Pianche, abbozzato nella notte. La valle stretta, abbia-
mo le spalle coperte. Anche con forze in parte sbanda-

139
Guido Biancotto.

Storia dItalia Einaudi 333


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

te o raccogliticce, impediremo che i tedeschi arrivino di


corsa al colle della Maddalena.
Ecco lo schieramento del nuovo caposaldo:

Postazioni avanzate, con fucili mitragliatori, sui tor-


nanti che da Pianche salgono verso Bagni di Vinadio.
Postazioni arretrate di mitragliatrici, pi in quota.
Postazioni ardite di mitragliatrici (squadra Bagnolini)
sui brevi terrazzi che strapiombano sulla strada milita-
re.
Mortai da 81 sul rovescio dello schieramento, verso
Bagni di Vinadio, in zona defilata.

Con proiettili del 149 miniamo il ponte stradale nella


valle di Bagni.
Smistiamo i non combattenti, i disarmati, verso Pie-
traporzio, vallone del Piz e Pian della Regina.
Saltano in aria i tre ponti nellabitato di Pianche: Ma-
rio Bertone ferito malamente al viso dalle schegge.
Della situazione in valle abbiamo notizie incerte. I te-
de schi controllerebbero la bassa valle Stura fino a Mo-
iola. Soltanto con pattuglie di ricognizione si sarebbero
spinti fino a Madonna del Colletto e Demonte. In valle
affluirebbero reparti corazzati, artiglierie, semoventi.
Su Demonte, oggi, bombardamento inglese, richiesto
da Flight. Centrata una pattuglia tedesca appena fuori
paese: ventiquattro morti.
A sera, con Livio, scendo in moto verso Demonte.
Raggiungiamo labitato che notte. Incontro con i nostri
informatori. Notizie discordanti: c ancora chi pensa
che i tedeschi si accontentino di bloccare il fondo valle.
Torniamo a Pianche pi che mai convinti che lattacco
riprender, e in grande stile.
Nella notte dal 18 al 19 agosto arrivano al comando di
brigata i primi collegamenti.

Storia dItalia Einaudi 334


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Dal distaccamento Madonna del Colletto:

A Nuto
Distaccamento al completo, salvo un uomo distaccato, quale
portaordini a Demonte.
Giorno 17 sceso io stesso a Festiona in pattuglia.
Nella notte pattuglia nemica di quindici venti uomini spin-
tasi fino a 200 metri dal Colletto, respinta dalle nostre aromi
automatiche.
Attendiamo notizie della valle Stura.
Spostato diniziativa il posto di Baut al Colletto.
Morale degli uomini ottimo. Attendo istruzioni.
Per il momento resto al Colletto per precludere la valle Gesso
al nemico.
PIERO140

Dal distaccamento di Aisone:

Caro Nuto, novit della notte nessuna.


Alle ore 8,30 bombardamento da parte di aerei nemici. Bom-
bardata zona stazione Demonte caserma Borello: qualche
bomba nel centro. Bombardato Festiona e oltre Stura.
Incendio ore 10 intorno al Castello, dovuto probabilmente a tiri
di mortai.
In Demonte non viene individuato alcun movimento.
Continuo vigilanza sulla strada Demonte Aisone con pattu-
glie.
Io mi trovo accantonato nei pressi di Goletta. Se ci sono ordini
ti prego riferirmeli per iscritto. Vorrei, se possibile, un po di
fondi per comperare un po di pappatoria. Morale degli uomini
in genere elevato.
Saluti.
GUIDO
Goletta 18/8/1944, ore 13.

Dal distaccamento di Bandia:

140
Pier Francesco Meirana.

Storia dItalia Einaudi 335


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Caro Nuto, mi trovo qui al colle del Mulo e avrei piacere di


avere notizie dei tedeschi. Cerca di farmele avere, per potermi
regolare. Tu come stai? Spero bene.
SAVERIO

Da Pietraporzio:

Per Nuto
Urgente: occorre mandare gli specialisti, Saverio e i suoi uo-
mini, con tutto loccorrente per caricare le batterie della radio
inglese.
SPADA

Dalla zona di Callieri:

Caro Nuto, tutto abbastanza bene. Qualche punto, circa otto


denti di meno e... basta. Saluti cari e buona fortuna. Saluti a
Livio. Auguroni.
MARIO BERTONE

19 agosto. Con varie pattuglie oltre Demonte. Sistemo


alcuni centri di fuoco in avanti, verso Moiola, nel tenta-
tivo di agganciare le punte avanzate tedesche.
Vorrei ripetere la tattica del vallone dellArma, attac-
cando con nuclei mobili, di sorpresa.
Sono in zona di Rialpo, con una postazione avanzata,
quando lo schieramento tedesco si mette in marcia. Nel
pomeriggio pieno di sole le armi luccicano come spec-
chietti.
I tedeschi manovrano anche dallalto, marciando sulla
sinistra orografica della valle, allo scoperto, per superare
labitato di Demonte.
Le nostre posizioni diventano insostenibili. Ordino di
ripiegare in direzione del vallone dellArma.

Storia dItalia Einaudi 336


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Al Fedio incontro alcuni distaccamenti del gruppo


bassa valle Stura, dei quali mancavo di notizie fin dal
momento dellattacco.
Dalla zona di Monfieis sta scendendo una colonna di
tedeschi: sbarrer il vallone dellArma, poi converger
oltre Demonte.
Situazione chiara. I tedeschi hanno fretta di raggiun-
gere il colle della Maddalena, ma non vogliono avventu-
re. Manovrano per occupare un tratto di valle alla volta:
preparano la strada alle colonne corazzate, alle artiglie-
rie.
I distaccamenti, con Livio e Rosa, sfuggono allaccer-
chiamento puntando verso Trinit San Giacomo.
Io devo raggiungere a ogni costo Pianche. Con Da-
do spingo la moto lungo una mulattiera, oltre il Fedio.
Screstiamo, scendiamo verso la nazionale.
Proprio nellattimo in cui raggiungiamo la rotabile
arrivano i tedeschi. La moto non parte. Spingo, con
Dado sopra, e il motore si accende. Superiamo la prima
curva appena in tempo per schivare le fitte raffiche.
Portiamo lallarme a Vinadio, a Pianche.
Stanotte non si dorme.
arrivato dalla val Tine, tramite gli uomini di
Giulietto141 , un collegamento di un certo colonnello
Musso142 .
Diffido dei colonnelli, e come! Gi alla vigilia del
rastrellamento, dal nostro posto di Pietraporzio, mi era
giunta una sua telefonata sulla situazione in val Tine, ma
non gli avevo dato retta.

Al comando patrioti valle Stura


Peirablanca (valle Mollires)
Ore 13, giorno 18 agosto 1944
Caro Nuto,

141
Giulietto Gerardi.
142
Enzo Marchesi.

Storia dItalia Einaudi 337


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

sono tornato durgenza a S. Sauveur. Ho saputo che hai inviato


una pattuglia a Isola...
I tedeschi hanno sgombrato S. Sauveur senza automezzi e pur-
troppo prima di andarsene hanno bruciato non poche munizioni
e mitragliette recuperate dal lancio paracadute a te destinato.
Mi sono offerto e faccio di tutto per aiutare i francesi durante
la fase di liberazione. Purtroppo sono molto diffidenti.
A ogni modo i patrioti regolari, da quel che mi aveva segnalato
il tenente Andr a Ilouse, puntano su Nizza. Gli altri francesi,
invece, paese per paese, si stanno organizzando per resistere
a un eventuale ritorno dei tedeschi, attualmente asseragliati a
Baucairon.
Purtroppo le organizzazioni locali francesi difettano di armi, di
ci credo ti avr parlato il dottor Jouglard che mi hanno detto
venuto cost143 .
Purtroppo io qui ho poco da fare. Parla di me a Mauri, che
mi trovi un posto ove possa fare qualcosa nelle ore decisive che
presto, anche per noi italiani, si avvicinano.
Ti saluto cordialmente e mi firmo col mio vecchio nome di
battaglia.
ten. col. MUSSO

Altri collegamenti dalla valle di SantAnna:

Dal distaccamento del Baraccone SantAnna di Vinadio


A Nuto
La mina brillata questa notte alle ore 22,30. La mitraglia
stata ripiegata. Tutti gli uomini si trasferiscono a SantAnna,
comprese staffette Tarditi e Sandro. Attendo ordini.
Baraccone, 19 agosto, ore 7,50.
EDOARDO144

Per Nuto
Ieri sera alle 21,30 un mio uomo venuto da Vinadio mi rec
lordine di ripiegare su S. Anna e di fare saltare la mina. Tut-
to questo stato fatto. Stamattina, recatomi sul posto per ac-
certarmi, vidi che la strada molto interrotta. Ora cerco di fare

143
Jean-Marie Jouglard.
144
Edoardo Dutto.

Storia dItalia Einaudi 338


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

una difesa con tutte le armi qui a S. Anna. In attesa di ordini vi


saluto.
Ore 15,30.
EDOARDO

20 agosto. Attesa dellattacco.


Al Salto del Camoscio sparisce il ponte stradale. Ver-
so Pietraporzio vengono attuate altre interruzioni, con
mezzi di fortuna: tronchi dalbero fatti rotolare fin sulla
rotabile.
Ho spinto alcune pattuglie verso Vinadio, in esplora-
zione.
Da Pietraporzio e Barricate arrivano i collegamenti.
Apprendo che il capitano Flight rientrato in valle Stura:
il 17 agosto era in Francia.
Collegamento dalla media valle Stura:

Per Nuto
Goletta 20/8/44
Novit riscontrate: durante la notte una mia pattuglia sulla
strada nazionale ha avvistato una pattuglia nemica sulla strada
tra Demonte e Aisone composta di 7 uomini.
Stamane, alle 9 circa, un pattuglione nemico composto di 4
moto, un carro armato leggero, perlustrava la strada Demonte
Vinadio soffermandosi per circa mezzora in Aisone e Vinadio:
rientrando alle 10 circa in Demonte con un motofurgoncino in
pi.
La squadra dei Forani, col compito di arrivare fin sotto Oltre
Stura, la sera del 18 19, non si ancora fatta viva. Mi trovo
vicino a Goletta ancora con pochi uomini, dimmi per iscritto
cosa devo fare. Saluti
GUIDO

La mattinata trascorre calma. Passo da una postazio-


ne allaltra, concordo un piano di fuoco, parlo con i co-
mandanti e gli uomini. Non conosco nemmeno tutti i co-

Storia dItalia Einaudi 339


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

mandanti di distaccamento, di banda: alcuni li incontro


per la prima volta...
Il nostro schieramento corre lungo i tornanti che sal-
gono verso il vallone dei Bagni. uno schieramento pa-
rallelo alla rotabile del colle della Maddalena, in quota,
proprio allaltezza di Pianche.
Sui roccioni che scendono a picco sulla Stura abbiamo
due mitraglie avanzate, con la squadra dei Bagnolini.
La valle strettissima, quasi una gola.
La nostra via di ripiegamento sar nel vallone dei Ba-
gni. I tre ponti distrutti in Pianche, e il ponte dei Ba-
gni minato, impediranno laccesso ai mezzi motorizzati
nemici.
Mi riesce difficile capire le intenzioni del nemico. So-
no tedeschi e la guerra la sanno fare.
Potrebbero, con una lunga e impegnativa manovra,
muovere per via di montagna, aggirando dallalto la gola
di Pianche. Solo cos riuscirebbero a proteggere il tran-
sito sulla rotabile delle colonne motorizzate. Ma perde-
rebbero molto tempo.
Se sceglieranno la strada pi breve, se vorranno sfon-
dare a ogni costo sul fondo della gola, piangeranno...
Alle ore 15 la situazione sempre calma. Fra le lunette
del parapetto le nostre armi sono pronte a sparare, nella
gola il silenzio immenso. Pianche deserta, i giovani
del paese sono qui con noi, armati.
Dado, che mi accanto, ha un foulard fantasia attorno
alla testa e sembra un pirata. Sul viso porta i segni di un
fortunoso volo in moto, al ponte di Gaiola. Tre notti
fa, risalendo la valle, fin nella buca predisposta dai suoi
partigiani per minare il ponte: ne usc pesto, con la sua
moto rossa inspiegabilmente intatta.
Appare il parroco di Vinadio, un ometto energico,
sembra un montanaro. Sfila da una postazione allaltra,
mi raggiunge, mi espone la sua ambasciata.

Storia dItalia Einaudi 340


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il generale tedesco, il comandante della divisione che


opera nella valle Stura, chiede via libera.
disposto a sospendere subito ogni azione antiparti-
giana, assicura lincolumit delle popolazioni e il rispet-
to delle cose, se le forze tedesche potranno attestarsi in
giornata al colle della Maddalena.
Qualora la proposta non sia accettata, le bande parti-
giane verranno attaccate e subiranno il completo annien-
tamento.
Mentre il parroco parlava, lo guardavo di traverso,
perch il suo piglio militaresco mi dava fastidio. Lultima
frase mi ha colpito in viso come una staffilata. il tono
con cui lha pronunciata che mi ha urtato, mi sono visto
davanti non un parroco di montagna, ma un generale
tedesco.
Niente da fare. Se i tedeschi hanno fretta di arrivare
al colle, noi siamo qui proprio per fermarli. Torni dai
tedeschi, e anche presto.
Forse sarebbe bastata una sua parola buona. Non
avrei mollato, ma almeno non lavrei trattato male.
Alle ore 17 le nostre pattuglie avanzate ripiegano. I
tedeschi sono in movimento.
Ore 17,30. Sulla rotabile appare una pattuglia di
cinque tedeschi. Calzoncini corti, camicie mimetiche,
pistolmaschinen imbracciate.
Ordine categorico alle nostre postazioni: non sparare.
I cinque tedeschi, in fila indiana, distanziati, camminano
sicuri, con il becco in su. Entrano in Pianche.
Ispezionano le prime case deserte, forse cercano la
popolazione.
No. Stanno correndo dietro a due galline, in un
cortiletto, e stentano ad afferrarle. proprio gente che
ha nel sangue il gusto di arraffare.
Se le galline saranno in gamba forse riusciremo a pe-
scarli vivi. Scendo con una pattuglia, per unazione di
sorpresa.

Storia dItalia Einaudi 341


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Inizia un fuoco infernale, non previsto. Sparano tutte


le nostre anni. I cinque tedeschi partono come razzi, cor-
rendo forzatamente sulla rotabile. Un tedesco balza da
un paracarro allaltro, punta la mitraglietta verso i nostri
tornanti, in atteggiamento di sfida. Poi, fra le pallottole
che fischiano da ogni parte, si butta nella Stura.
Nella gola di Pianche torna il silenzio, un silenzio
carico di attesa.
Perch i nostri hanno sparato? Sono i valligiani, gli
abitanti di Pianche, che hanno aperto il fuoco diniziati-
va: sui tedeschi ladri di galline, delle loro galline.
Ore 18. Un tuono lontano che savvicina sempre pi:
un brontolio sordo che riempie la valle. la colonna
corazzata che muove allattacco.
La strada sinuosa, tutta a speroni. A tratti la colonna
appare, poi si defila.
Mezzi corazzati, auto mezzi cingolati carichi di truppe,
poi le artiglierie. Ci stanchiamo di contarli: la colonna
molto lunga.
Guardo la rotabile, il rettilineo che precede Pianche.
Forse la colonna si arrester dietro lultimo sperone,
defilata. L, al coperto, prepareranno lattacco.
Vedo gi, con la fantasia, le truppe che si schierano,
le artiglierie piazzate al coperto. Poi i carri armati che
iniziano il movimento in avanti, proteggendo le fanterie.
Forse le truppe marceranno anche a mezza costa, sul
versante che abbiamo di fronte, nel sottobosco.
strano, ma questa volta ho sopravvalutato i tedeschi.
Sono bestioni che non sempre sanno fare la guerra. Mai
vista tanta ingenuit.
La colonna sale lentamente, supera uno sperone dopo
laltro, cos vicina che nel frastuono distinguo lo sferra-
gliare dei cingoli.
Supera anche lultimo sperone! Avanza ancora, roba
da pazzi; sinfila sul rettilineo allo scoperto.
In punta rallentano.

Storia dItalia Einaudi 342


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Guardiamo sgomenti. Li abbiamo, a un tiro di schiop-


po, quasi fermi, paralleli al nostro schieramento. Che
non attacchino? Che sperino di proseguire oltre, indi-
sturbati?
cos enorme lavvenimento, che mi sento la testa
confusa. Guardo e aspetto.
La colonna si arresta. Con lente manovre, i carri
animati e gli automezzi serrano sotto.
Saranno a duecento metri dalle nostre armi.
Ma questi bestioni credono di essere al coperto, non
sanno di aver superato anche lultimo sperone!
Ordini che sembrano imprecazioni: brevi, secchi.
Le truppe, lentamente, si preparano a lasciare gli au-
tomezzi.
il momento buono.
Sparano tutte le nostre armi: fucili, mitragliatrici, mor-
tai, fucili mitragliatori. Un fuoco dinferno, fitto, che
riempie di tuoni la valle.
I tedeschi tardano a capire, tanto la nostra azione
imprevista, immediata. Disorientati, presi dal panico,
non scendono nemmeno dagli automezzi. Non sparano,
non hanno il tempo di sparare.
Li colpiamo sugli automezzi, raggruppati come per
una parata.
Dopo gli attimi di sorpresa finalmente scappano. I
pi furbi corrono curvi, dietro la colonna dei cingolati: i
pi ebeti passano da una parte allaltra della rotabile, poi
scompaiono nella Stura.
Sulla rotabile resta una lunga fila di mezzi motorizzati,
una cosa spenta. Non pi un uomo.
Con i mortai aggiustiamo il tiro, colpiamo la colonna.
Adesso le bombe arrivano dietro lo sperone, sui tedeschi
superstiti.
Con le armi automatiche non spariamo che brevi raf-
fiche. I nostri mortai da 81 e da 45 sparano invece inces-
santemente.

Storia dItalia Einaudi 343


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Un fatto certo. I tedeschi torneranno.


Infatti non tardano a ricomparire. Sono prudenti,
spuntano dallo sperone in formazione di combattimento.
Camminano a mezza costa, sul versante al di l della
Stura: camminano anche sulla rotabile, protetti dalla
colonna dei cingolati.
Piazzano le armi.
Dal mio mitragliatore parte una raffica: il segnale per
lintero schieramento.
Le due mitraglie in parete, quelle dei Bagnolini, spa-
rano un nastro dopo laltro.
Nostra sorpresa. I tedeschi si fanno pestare a dovere,
sono ancora una volta irrimediabilmente allo scoperto,
tatticano come principianti, non riescono ad alzare la te-
sta sotto le nostre pallottole. Poi si sbandano, ripiegano
definitivamente.
Hanno subito molte perdite, le hanno cercate.
Quando si ha fretta avvengono i massacri inutili: i co-
mandi spingono, le truppe non hanno voglia di combat-
tere. Qui non servono le colonne corazzate. Mille me-
tri pi a monte incontreranno il Salto del Camoscio, poi
Barricate: interruzioni insuperabili, rese attive dalle no-
stre pattuglie volanti. Piangeranno ancora, prima di rag-
giungere il colle della Maddalena!
Un tedesco morto, rovesciato sul volante, preme il
clacson. Un fischio lugubre, rauco, nella gola che si
fatta buia, parla di cose morte, abbandonate.
Iniziamo la marcia verso Bagni.
Siamo gi al ponte minato e il clacson continua a
suonare: un sibilo sempre pi lontano, come una sirena
dallarme.
Il ponte stradale non salta: i proiettili da 149 non sono
ben innescati.
Raggiungiamo Bagni di Vinadio.
Il problema del vettovagliamento grave. Lo risolvia-
mo alla meglio: un pezzo di pane nero per ogni uomo.

Storia dItalia Einaudi 344


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alleccitazione del combattimento subentra la stan-


chezza, lo sfinimento.
Giorni di tensione nervosa: notti alladdiaccio, marce
forzate. Le munizioni sono quasi esaurite, viveri non ne
esistono pi: lequipaggiamento poverissimo.
Cos siamo ridotti a Bagni di Vinadio.
Sistemo poche vedette attorno alla frazione, e quattro
fucili mitragliatori.
I partigiani, ammucchiati nelle baite, attendono lor-
dine di marcia.

21 agosto. Collegamento dal rifugio Migliorero.

Per Nuto
La mitraglia che deve difendere il vostro ripiegamento e lin-
gresso del vallone gi piazzata. Laltra che difende la prove-
nienza del monte Vaccia partita e fra unora pronta.
Gli uomini disarmati sono stati divisi in squadre da 5, con un
uomo a capo che ne il responsabile. Noi siamo fermi tutti
quanti vicino al lago, i prigionieri compresi.
SARO145

Allalba raggiungiamo il Migliorero.


Nel rifugio semidistrutto incontro la colonna dei pri-
gionieri e alcuni gruppi della bassa e media valle Stura.
Il nucleo pi importante della brigata qui con me.
Se la situazione lo permetter riunir al Migliorero le
restanti forze disperse nellalta valle.
Necessit di sosta, di riordinamento.
Al Piz-Pian della Regina c la squadra comando, i
disarmati e gli sbandati, la missione inglese del capitano
Flight.

145
Rosario Pasquale.

Storia dItalia Einaudi 345


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

A Barricate, il distaccamento Ovidio146 era sistemato a


caposaldo, con un duplice scopo: sbarrare il passaggio
alle forze tedesche che risalgono la valle, sbarrare il pas-
saggio a eventuali forze tedesche provenienti dal versan-
te francese.
Il 17 agosto Ovidio occupava le posizioni avanzate
di Murenz Ponte San Bernardo (4 fiat, 4 hothtiis, 1
mortaio da 81).
Il 20 agosto, alle 19,30, su ordine del comando di bri-
gata, lasciava a Barricate una sola squadra di maschera-
mento. Con il grosso raggiungeva la zona di Pian del-
la Regina, per difendere il campo di lancio. Infatti nella
notte attendevamo un lancio inglese.
Il lancio non avvenne e stamane Ovidio tornato a
schierarsi in zona di Barricate.
In una situazione cos confusa, piena di imprevisti,
buona parte della mia azione di comando manca dim-
mediatezza, di vigore. Conta molto liniziativa dei co-
mandi di banda, di distaccamento, di squadra: a volte
conta molto liniziativa di un singolo uomo, del partigia-
no semplice.
In Bagni di Vinadio, con i tedeschi a quattro passi, Ar-
rigo e Dado raccolgono un po di viveri fra la popolazio-
ne.
I collegamenti hanno un interesse enorme, mi aiutano
a capire, a comporre la mia brigata un pezzo alla volta,
come un mosaico. Anche se le notizie sono in parte supe-
rate, dalle staffette riesco a sapere che cosa hanno incon-
trato lungo la strada. Le staffette, viaggiando, formano
una catena di informazioni quasi sicure: se arrivano dal
fondo valle mi parlano dei tedeschi, se arrivano dallalta
valle mi parlano dei partigiani.
Da Bagni aspetto notizie dei tedeschi, invece il colle-
gamento non parla che di problemi logistici.

146
Antonio Guarnieri.

Storia dItalia Einaudi 346


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Caro Nuto,
mando tutto il pane che rimasto qui. Dado mi dice che ti
ha gi inviato un biglietto avvertendoti di far scendere dieci o
dodici uomini a Bagni per la corve.
Qualora non fossero ancora partiti, mandali subito e fa prele-
vare qui un mulo. Fai anche prelevare riso e farina da Pepino.
Saluti.
ARRIGO

Dal vallone di Collalunga, lontano da noi molte ore di


marcia, arriva un collegamento del dottor Girmounsky
con le prime notizie della colonna sanitaria.
La colonna ormai autonoma, indifesa: trenta malati
e feriti sulle barelle.
Girmounsky chiede limpossibile. Niente da fare. I
tedeschi non soltanto hanno occupato Vinadio, ma sono
oltre Pianche.

Mon cher commandant, ami,


jai envoy une lettre Mr Bruno mais jai appris aujourdhui
que Bruno est loin. Cest pourquoi je madresse vous. En plus
de ce que jai demand hier, il me faut encore la bote mtallique
avec tout ce quelle contient: elle se trouve dans larmoire dans
la salle de pansement Vinadio.
Que la Sur ajoute dans la bote les 2 ou 3 instruments que
jai laisss sur ma table (1.er tage), et une bote de soie et
toutes les botes avec les ampoules et pastilles, qui se trouvent
sur larmoire. Encore: un thermomtre et une seringue avec 2
aiguilles.
Les malades vont bien, sauf le tenent Mario, qui ne peut pas
encore avaler. Je suis oblig de le nourrir par le clisme.
Jespre que tout va sarranger. Tenez nous, s.v.p., su courant
des vnements. Avec mes amitis vous tous.
Votre docteur.

Dal vallone di SantAnna le notizie erano buone.


Edoardo, dopo aver attuato le interruzioni ai tornanti,
aveva raggiunto la zona pi a monte, verso il colle della
Lombarda.

Storia dItalia Einaudi 347


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sono proprio queste interruzioni nelle valli laterali, se-


condarie, che mi permetteranno di giostrare con relativa
sicurezza. Infatti, soltanto con puntate rapide, motoriz-
zate, i tedeschi avrebbero potuto sorprenderci o control-
lare i nostri movimenti.
Dalla zona del Piz (valletta laterale alla Stura, che si
attesta al Migliorero) notizie di Aldo.
Che questi gruppi di sbandati, muovendo fra le ma-
glie dello schieramento tedesco, ritrovino il comando di
brigata, quasi un miracolo. Il mosaico si completa, con
notizie preziose.

Per Bagni di Vinadio. Nuto


Mi sono attestato al rifugio alpino dellalta valle del Piz ieri
sera. Sono con me Tino, Nini e altri 19 uomini, tutti disarmati,
che sono affluiti dalla bassa valle; quasi nessuno abituato alle
fatiche della montagna. Da loro ho fatto portare tutti i viveri
che ho trovato al Pian della Regina, pochissimi (burro, sale, 10
kg pasta, poco zucchero, 15 kg carne).
I muli partiti carichi da Pietraporzio non so dove siano andati
a finire. Al Pian della Regina non cera niente. Ho gi avvertito
fin da ieri sera Marco, perch interessi qualcuno in merito.
La situazione viveri quindi, per ora, molto precaria, specie
in caso di ripiegamento quass. Ho distaccato due uomini al
Pian della Regina e Pietraporzio per avere istruzioni e per col-
legamenti. Un uomo lho mandato in ricognizione sul versante
francese.
Stanotte la guardia ha sentito aerei: pu darsi che sia stato fatto
un lancio. Spada ha insistito sul fatto che qui ci fossero margari,
ma non ne ho visti: ho mandato un uomo in giro anche per
questo. Aspetto ordini e istruzioni. Spero che sia andato tutto
bene e che Nuto, Livio e tutti siano in gambissima.
ALDO

Giulietto, comandante della squadra valligiana Bagno-


lini, ha il compito di controllare ogni movimento tedesco
verso Bagni di Vinadio e il Migliorero. Guarda anche la
valle di Collalunga, lunica accessibile ai mezzi motoriz-
zati.

Storia dItalia Einaudi 348


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Bagni ore 19
Caro Nuto,
sono giunto in questo momento dalle alture di Pianche, qui vi
un forte concentramento di carri armati e automezzi.
Lavorano intensamente per riattivare i ponti.
Si sono diretti verso Bagni dodici tugnin armati di mitragliatori.
Hanno sparato qualche colpo nei pressi delle Terme, poi sono
ritornati. Hanno pure sparato qualche colpo di mortaio nei
pressi dei Bagni.
Noi non abbiamo sparato nonostante ne avessi una voglia mat-
ta. Siamo molto stanchi, questa notte dormiamo. Domani pre-
sto sono da voi. Tanti saluti a tutti.
GIULIETTO

Mentre i tedeschi riattivano le interruzioni, manovran-


do a ventaglio verso lalta valle Stura, in Demonte i fasci-
sti fanno la loro guerra.
Prelevano allospedale un giovane del paese, ferito:
Renzo Spada.
In caserma lo torturano a sangue, gli spaccano un
braccio a bastonate.
Stentano a indossargli una camicia rossa; rimane ap-
piccicata alle carni spappolate.
Lo impiccano a un lampione.
Come hanno imparato dai tedeschi! Hanno poca
fantasia, ripetono quello che i tedeschi hanno fatto in
mezza Europa.
Anche in Russia, nelle retrovie, i tedeschi impiccava-
no, anche allora gli impiccati avevano la camicia rossa.
Almeno quattro giorni stavano sulle forche, come a
Demonte.

22 agosto. Ho notizia di quanto avvenuto ieri in zona


di Barricate.
Ore 8: Ovidio, dal vallone del Piz, rientra a Barricate.
Il distaccamento si schiera sulle vecchie posizioni.

Storia dItalia Einaudi 349


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ore 8,30: attacco tedesco a Murenz Barricate: due


compagnie di fanteria, con armi daccompagnamento.
Muovono lungo la sinistra orografica della Stura.
Ore 11,30: lattacco respinto. Due postazioni cen-
trate in pieno dai mortai nemici: partigiani feriti.
Ore 12: i tedeschi serrano sotto. Nostre munizioni
quasi esaurite. Ordine di ripiegare verso la zona di
radunata di Ferrire.
Ore 13,30: arrivo a Ferrire. Ricupero delle riserve
viveri e materiali, predisposte.
Ore 16,30: i tedeschi muovono verso Ferrire. Spo-
stamento verso lAndelplan e sistemazione a difesa.
Qui al Migliorero la massa dei disarmati in continuo
aumento. Il problema del vettovagliamento si aggrava, i
collegamenti si fanno pi difficili, la situazione sempre
confusa.
un compito arduo quello di spostare in alta monta-
gna centinaia di uomini stanchi, in parte disarmati, pri-
vi del minimo equipaggiamento, non allenati alle marce
estenuanti, n adatti alle notti alladdiaccio, spostarli fra
le maglie di una divisione tedesca che sempre pi sinsi-
nua, che sempre pi preme verso la testata delle valli.
I problemi logistici a volte sono pi importanti dei
problemi tattici. Non basta sparare, si deve anche man-
giare.

Situazione militare:
TEDESCHI In ritardo sulla tabella di marcia premono per
raggiungere al pi presto la displuviale alpina. Controllano la
bassa e media valle Stura. Con grande impiego di uomini e
materiali riattivano le interruzioni di Gaiola e Pianche.
Pattuglie ardite si insinuano nei valloni laterali. Azioni di
ricognizione in quota: tendono ad agganciare il grosso della
brigata, per impegnano in combattimento. Impedirebbero cos
nuove interruzioni, sabotaggi, azioni di disturbo.
PARTIGIANI Duramente provati, si raccolgono a centinaia
attorno al rifugio Migliorero.

Storia dItalia Einaudi 350


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Manca ogni possibilit di offesa, non resta che sfuggire allazio-


ne di agganciamento. Questi i compiti:
Salvare lintegrit della brigata (cio il nucleo originario
della II banda).
Risolvere il problema degli sbandati, ormai ospiti di un
nucleo di combattenti.
Mantenere a tutti i costi il collegamento con i nuclei ancora
dispersi in valle.
La colonna sanitaria, purtroppo, seguir il suo destino.

Nel pomeriggio arrivano al Migliorero alcuni collega-


menti.
Rosa, dal colle di Bandia sceso in valle Stura. Final-
mente ho sue notizie:

Caro Nuto,
faccio affluire un gruppo disarmato che farai proseguire in
direzione di San Bernolfo.
Abbiamo pensato, invece di dirigerci in Francia, di spostarci a
tappe verso la valle Roia e valle Vermenagna.
Pi tardi arriviamo noi per decidere definitivamente.
ETTORE

Giulietto, a Bagni, segue da vicino ogni movimento


tedesco:

Caro Nuto,
a Bagni sono giunte tre motociclette e altri tugnin. Io temo che
domani facciano una ricognizione allIschiator: state in gamba.
Questa sera mi reco a San Bernolfo a vedere se posso sapere
qualche novit.
Sarei del parere che tutti gli sbandati si spostassero verso la
Francia: di l tutto calmo.
Altro nulla ho da dirvi. Tanti saluti.
GIULIETTO

Alle 14,30 i tedeschi appaiono sul monte Vaccia. Sono


in molti, e guardano dallalto il Migliorero.

Storia dItalia Einaudi 351


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Avviene una grossa esplosione: hanno distrutto un


deposito di munizioni del regio esercito.
Nostre pattuglie segnalano movimenti oltre Bagni, nel
nostro vallone.
Dispongo i seguenti collegamenti:

Ai distaccamenti di Saro, Ivo147 , Biagio148 , Merlo149 , Bruno,


Soria150 (in quota sul versante dellIschiator)
La situazione la seguente:
Pattuglie tedesche al monte Vaccia (dove alle 14,30 c
stata lesplosione) e a Bagni di Vinadio.
Pare che altre pattuglie stiano salendo verso il rifugio
Migliorero.
Occorre pertanto che:
I prigionieri, con tutto il personale di scorta, raggiungano
le casermette dellIschiator.
Al gruppo dei prigionieri si aggreghino gli uomini disar-
mati, alleggerendo i distaccamenti.
Soria assuma il comando del reparto prigionieri.
I comandanti di distaccamento mettano gi un elenco
nominativo, in duplice copia, degli uomini disarmati che
momentanea mente passano in forza a reparto Soria. Una
copia sia consegnata a Soria.
Il movimento del reparto Soria inizi al pi presto.
Appena la situazione lo permetter, vi far giungere i viveri
indispensabili.
Ditemi come vi siete sistemati nelle casermette, e se potete
abitarle.
Autorizzo Soria a prendere i pi severi provvedimenti qualora
dovessero verificarsi incidenti per la presenza di donne prigio-
niere nel reparto.

147
Silvestro Chiesa.
148
Biagio Petraroli.
149
Giovanni Bruno.
150
Nino Soria.

Storia dItalia Einaudi 352


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Soria provveda il suo reparto di una marmitta (prelevandola da


Pavia) e qualche piatto.
I distaccamenti resteranno sulle attuali posizioni fino alle ore
19. Poi scenderanno al nostro rifugio (intervallo fra la discesa
di un distaccamento e laltro, quindici minuti).
Alle 16, salvo novit, scendano al rifugio i cucinieri con le
marmitte e il necessario per la cena.
Saro sistemi sulle posizioni stabilite le due fiat, con relative
munizioni. Le armi e le munizioni siano coperte con teli da
tenda.
Presa visione, i comandanti di distaccamento firmino il presente
ordine. Saluti e in gamba.
NUTO

Ai distaccamenti di Saverio e Carlin151


Colle del Laus
Ore 15,30 22 agosto
La situazione, dopo le ultime novit, la seguente: pattuglie
tedesche al Vaccia e ai Bagni, forse altre pattuglie in marcia
verso il Migliorero.
Con qualche uomo e Arrigo resto al rifugio, per organizzare i
servizi logistici.
Voi rimanete sulle attuali posizioni fino alle 19, poi salvo novit,
iniziate il movimento di discesa al Migliorero.
In giornata dovrebbe raggiungersi Aldo, proveniente da Piz con
un mulo, viveri e coperte.
Aldo scendendo vi incontrer di certo. Trattenetelo lino alle
17,30, poi fatelo proseguire per il Migliorero.
Alle 19, quando scenderete anche voi, cercate di muovere a
gruppi staccati, in modo che vi vedano il meno possibile dal
Vaccia. Per il momento non ho altre novit.
I prigionieri li ho fatti proseguire verso le casermette dellIschia-
tor.
NUTO

Per Soria Ore 16


Vi mando tutti i viveri che mi stato possibile riunire: 2 zainet-
ti zucchero, 2 pezzi lardo, burro, 13 pacchetti surrogato, qual-
che chilo di formaggio. Pane non ne giunto e non so se arrive-

151
Carlo Olivero.

Storia dItalia Einaudi 353


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

r. Se ne dovesse arrivare ve lo spedir al pi presto. neces-


sario fare la mas sima economia di viveri: razioni minime, per-
ch non sappiamo se e quando potremo averne altri. La Situa-
zione sempre molto confusa e attendo novit dal vallone del
Piz dove deve esserci stato movimento per allarme. Sulla pun-
ta del Vaccia continua il movimento di pattuglie tedesche. Cer-
cate di non svolgere movimenti attorno ai vostri alloggiamenti,
evitate che i tedeschi, dai loro osservatori sistemati in punti do-
minanti, possano avvistarvi. Noi, se la situazione lo permetter,
passeremo la notte al Migliorero e domani allalba raggiungere-
mo la zona dei laghi sottostanti i vostri alloggiamenti, sisteman-
doci a difesa. Se avremo novit ve le comunicheremo tempesti-
vamente. Giunge ora notizia che altre pattuglie tedesche sono
a Bagni di Vinadio. Saluti e in gamba.
NUTO

Verso le ore 20 arrivano notizie dalla zona del Piz e


Pian della Regina. Prevedo che nella notte si comple-
ter attorno al Migliorero la radunata della formazione:
probabile che con Rosa arrivino anche la squadra co-
mando e i gruppi di sbandati.

Per Nuto
22 agosto ore 18,45
Mi trovo in prossimit del colle Laus con tutti gli uomini di
Renato.
Il distaccamento di Ovidio si trova alle Barricate, per non so
quale decisione abbia presa. Non mi risulta che abbia fatto
resistenza.
Spada, con Carlin152 , Davide153 e cinque uomini, sceso a
Bersezio Argentera per prelevare viveri.
Il capitano inglese con la radio scassata con noi.
I tder sono saliti al Pian della Regina: questo il motivo del
nostro ripiegamento.
Livio in questo momento sale il fondo valle a circa mezzora da
noi. Appena sar cost prenderemo una decisione.

152
Carlo Barbero.
153
Bartolomeo Pesce.

Storia dItalia Einaudi 354


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

A mio parere conviene scendere al Migliorero, salire a San Ber-


nolfo e proseguire per la valle Gesso dove possiamo rifornirci
di viveri, mentre qui siamo a zero.
Per guadagnare tempo ti mando Ferri. Provvedi subito a far
partire una staffetta, per dirmi il tuo parere. Proseguire per il
colle della Maddalena impossibile. Saluti.
ETTORE

Non appena Livio e Rosa raggiungono il Migliorero,


scendiamo verso il lago, per esaminare collegialmente e
con calma la situazione.
C una luna fredda e le pietraie dellIschiator, di
fronte, sono bianche come durante il giorno.
Prevediamo che la puntata tedesca al Pian della Regi-
na non sia che linizio di una manovra daggiramento a
largo respiro.
Lasceremo immediatamente la zona del Migliorero.
Nella notte, con una marcia forzata, raggiungeremo la
zona di Callieri. Nel bosco di abeti che sale verso il
vallone di Roccias Lion attenderemo unaltra notte, per
arrivare poi a SantAnna di Vinadio.
I prigionieri vadano alla malora. Li lasciamo liberi,
anche se andranno di corsa a riabbracciare i tedeschi!

23 agosto. Allalba, dopo sette ore di marcia, raggiungia-


mo i boschi di Callieri.
Le condizioni fisiche degli uomini sono penose. Sta-
notte i pi sfiniti, i pi disperati, dicevano che era meglio
affrontare i tedeschi che tirare avanti cos.
il nucleo dei montanari, dei partigiani alpini, che
mantiene salda lossatura della brigata.
Su oltre 400 uomini (si presume sia questa la consi-
stenza della brigata a Callieri), i partigiani idonei fisica-
mente e moralmente ad affrontare il combattimento non

Storia dItalia Einaudi 355


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

superano il centinaio. Gli altri, disarmati o sbandati, non


sono che di peso.
La nostra guerra partigiana di montagna, contro i
tedeschi: guerra vera, quella che gli alpini chiamano
spessa.
Se penso a quel generale di Boves che, dopo l8 set-
tembre, per fare il partigiano voleva lo stato maggiore,
la sussistenza, il Genio e chi pi ne ha, pi ne metta, mi
viene da ridere.
Gli uomini sono male armati e peggio equipaggiati,
non adatti fisicamente e non allenati per la montagna:
molti mancano delle pi elementari nozioni di addestra-
mento al combattimento, quando non sono addirittura
impreparati alluso delle armi. I problemi logistici sono
insostenibili. Eppure si combattuto e si combatter an-
cora.
Con la teoria di quel vecchio generale oggi saremmo
tutti in Germania, oppure, almeno nella Todt.
A quattro passi dalla rotabile che porta a Collalunga,
nel bosco, la brigata riposa.
Le nostre vedette, con le armi piazzate, guardano i
camion e le moto tedesche che salgono nel vallone di San
Bernolfo. Seguo anchio i movimenti tedeschi: mi sento
tranquillo, il bosco ci amico.
Ordine categorico di non sparare. Oggi si dorme
o si mangiano mirtilli: cos risparmiamo i pochi viveri
rimasti.

Storia dItalia Einaudi 356


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

24 agosto154 . Marcia bestiale verso il colle di Tesina, con


lunghe soste.
Intossicati dalla stanchezza, come ubriachi, si procede
a strappi.
mattino avanzato quando i primi raggiungono San-
tAnna di Vinadio. Gli altri arriveranno poi, a gruppi o
isolatamente!
Congiungimento con il distaccamento di Edoardo:
notizie sul vallone di SantAnna.
Esame della situazione. Imminente unazione di ag-
ganciamento da parte delle forze tedesche in marcia ver-
so il colle della Lombarda: nostra impossibilit assoluta
di affrontare nuovi combattimenti. La situazione logisti-
ca non presenta soluzioni.
Decisioni:

Sfollamento volontario dei non idonei.


Riorganizzazione della brigata su reparti combattenti.
Pattuglia (Volf, Angiolino155 , Marco) in ricognizione a
Ciastiglione e Mollires.

Ha inizio la selezione. I malati, i piedipiatti, i partigia-


ni per sbaglio, se ne andranno.
Il nostro atteggiamento comprensivo: quasi li invi-
tiamo a lasciare la formazione.
Nasce il solito ambiente, con spogliarelli e cambio di
vestiario.

154
Il bollettino del comando supremo delle forze armate ger-
maniche, in data 24 agosto 1944, cos parlava del ciclo opera-
tivo in valle Stura: Nella regione alpina franco italiana no-
stre truppe, nonostante la tenace resistenza opposta dai terrori-
sti, sono avanzate sulla strada dei passi verso occidente. Dopo
dura lotta il passo della Maddalena ritornato in nostro posses-
so.
155
Angiolino Bocca.

Storia dItalia Einaudi 357


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Loperazione organizzata: scarpe e abiti buoni da


una parte, scarpe rotte e stracci dallaltra.
Un ufficiale non si adatta a questa sacrosanta legge
partigiana. Discussione penosa. Qui i gradi non con-
tano, anche lui deve mettersi in mutande. Molla, pur
dandarsene.
I meno atti, raggruppati in squadre, con un ampio
giro raggiungeranno la media valle Stura: in quella zona
di scarso interesse per le forze tedesche potranno mime-
tizzarsi.
La nuova brigata valle Stura Carlo Rosselli, sfoltita dei
meno atti, ha la forza di circa 250 partigiani.
La notte la passiamo nel santuario. Finalmente si
dorme.

25 agosto. Da SantAnna di Vinadio muoviamo verso il


colle della Lombarda.
La brigata adesso un reparto organico, di gente
decisa a continuare, magari a denti stretti.
Spinte in avanti marciano le pattuglie di osservazione:
poi le pattuglie di sicurezza, il grosso, la retroguardia.
Sosta alle baracche di Ciastiglione. Ricognizione dove
caddero Franceschi156 e gli altri.
A Mollires ricongiungimento con Volf, Angiolino,
Marco. Pernotteremo nella piccola frazione alpina.
Notizia di reparti tedeschi nella zona. Sono i tedeschi
della Francia meridionale che attraverso la displuviale
alpina tentano di raggiungere lItalia.
Oggi una nostra pattuglia ha incontrato tre doganieri
tedeschi sul colle della Lombarda. Erano proprio i tede-
schi di Isola, quelli che hanno ammazzato Franceschi e
gli altri nel luglio scorso.

156
Mario Franceschi.

Storia dItalia Einaudi 358


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nessuna piet. Uno dei tedeschi aveva una fotografia


dei figli e piangeva e tremava. La solita storia: capiscono
tutto, ridiventano uomini quando sono perduti...

26 agosto. Sempre a Mollires. Nostre pattuglie verso il


colle Saleses e il Boreone.
Sono deciso a non scendere in Francia con la brigata:
penso alla valle Roia.
Alle 8,30 arriva questo strano messaggio di Flight:

Au capitaine Rosa
Tout est arrang, et jai 2 radios.
Maintenant la chose la plus importante est le col de Larche.
Les Maquis Franais ont fait la retraite. Jai vu le Gnral
qui commande toutes les troupes Amricaines et il a dit que le
plan suivant est absolument ncessaire. Avancer les Allemands
au Col de Larche. En consquence il faut que vous envoyiez
100 hommes bien arms Mollires dimanche, aussi vite que
possible. Je les attendrai. Jai dj arrang les mules avec
la nourriture, les cent hommes avec les mules avancent sur la
Tinea jusquau Col de Larche avec moi. Envoyez aus si un
reprsentant de votre part et en mme temps nous pourrons
arranger le parachutage dans la Val Gesso. Jespre que vous
serez daccord. Je rpte, il est vraiment vital.
A. A. FLIGHT CAPTAIN

Con Livio e Rosa a Peirablanca. Incontro con Flight e


Jouglard.
La valle Tine sgombra di forze partigiane fino a
Plan de Var. Nel Nizzardo si combatte.
Flight, molto volubile, ha gi abbandonato il progetto
del colle di Larche! Adesso insiste perch noi si scenda
in val Tine: impediremmo che i tedeschi occupino la
media e alta valle.

Storia dItalia Einaudi 359


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

27 agosto. Tedeschi al Boreone: colonne organizzate in


movimento verso lItalia.
Rapporto ufficiali: alternativa urgente, Francia o Ita-
lia.
Insisto sulla mia tesi: restare in Italia a tutti i costi,
muovendo immediatamente verso la Roia.
Adunata della brigata. Parlo agli uomini: anche a loro
tocca la scelta, Italia o Francia.
E Francia non vorr dire americani e inglesi, razioni
K, Chesterfield. Vorr dire combattere ancora...
Francia! rispondono, come la maggior parte degli
ufficiali.

Storia dItalia Einaudi 360


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

CAPITOLO QUINTO
IN FRANCIA CON LA BRIGATA CARLO
ROSSELLI
28 agosto 1944 - 23 aprile 1945

28 agosto. Arrivo a Pont do Pont con Livio e Rosa,


e apprendo che i tedeschi del colle Saleses puntano su
Mollires.
La scelta si impone: Francia!
Torno di corsa dalla brigata. Sfolliamo precipitosa-
mente la conca di Mollires, vulnerabilissima
Accoglienza festosa a Isola. Con i tedeschi vicini e i
maquis lontani a Plan du Var e Nizza, la popolazione ci
accoglie come liberatori.
Il municipio imbandierato. Bracciali a coccarde, si
gira a ruota libera.
Alcuni giovani francesi chiedono di poter combattere:
se non potremo armarli faranno almeno da guida alle
nostre pattuglie.

29 agosto. Forza della nostra brigata circa 250 uomini.


Larmamento buono, ma le munizioni sono quasi a
zero. Il problema del vettovagliamento grave: niente
requisizioni, cinghia senza piet.
indispensabile un decentramento dei reparti, per
controllare la testata della val Tine, per allargare la no-
stra zona dinfluenza. Cos anche le fonti di vettovaglia-
mento aumenteranno.
Il distaccamento Ovidio raggiunger la zona di Le
Bourguet, verso Saint-Etienne. Al Plateau de Louch il

Storia dItalia Einaudi 361


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

grosso della brigata. Allimbocco del vallone di Ciasti-


glione un caposaldo, a difesa di Isola.
Altro giorno di festa: ancora bandiere, molte bandie-
re.
Arriva una colonna americana. Breve sosta, sulla piaz-
za del paese: poi torna a Nizza ormai liberata.

30 agosto. A Le Bourguet, a sistemare il distaccamento


Ovidio. In mattinata ritorno a Isola.
Nini, il mio fedelissimo portaordini, tuttaltro che
entusiasta della Francia. Anche fra gli uomini affiorano
le prime perplessit. Ieri un francese... ubriaco cos ha
accolto un gruppo dei nostri: partigiani italiani, perch
non gridate pi viva il duce?

31 agosto. Guerci, in pattuglia, sta risalendo il vallone


di Ciastiglione. partito allimbrunire, per cercare i
tedeschi. Ha un francese per guida.

I settembre. Ritorno di Guerci, allalba.


La pattuglia si dispersa sotto i forti di Chastellard. A
pochi passi dai fortini i tedeschi hanno aperto un fuoco
dinferno, inchiodando i nostri fra la pietraia. Razzi
illuminanti e raffiche quasi continue, per ore e ore. Nei
brevi attimi di buio, un metro alla volta, i nostri hanno
raggiunto una zona defilata: poi gi Verso Isola. Il
francese ferito.
Mancano due dei nostri, manca il ferito.
Parto immediatamente con Livio, Giulietto, Musso.

Storia dItalia Einaudi 362


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

I tedeschi sono a circa due ore di marcia. Incontriamo


i dispersi dopo unora di cammino. Il francese157 , un ra-
gazzotto dallo sguardo fiero e sereno, trascina malamen-
te la gamba bucata.
Continuiamo a salire. Lasciamo la rotabile e cinerpi-
chiamo lungo un ripido impluvio finch i fortini sono in
vista.
Nella conca arsa dal sole le feritoie dei buncher sem-
brano occhi spenti: l che penetriamo con i binocoli
per scoprire un movimento, un luccichio, unombra me-
no profonda. Niente.
Torniamo a Isola nel tardo pomeriggio.

2 settembre. Allarme a Plateau de Louch, i tedeschi in


Isola.
Scendo di corsa. Il primo che incontro Flight, al di
l della Tinea, dietro le ultime case del paese.
Flight che ha visto i tedeschi, li ha contati, ma non
ha sparato.
I tedeschi hanno girato in lungo e in largo, tranquilla-
mente: hanno prelevato, in ostaggio, un pastore, un cer-
to Majnard. Ormai sono lontani, nella valle di Ciasti-
glione, conclude Flight, e sembra sconsolato.
Cominciamo male. Flight un paracadutista, di quelli
che si buttano dietro le linee nemiche. Qui, a bocce fer-
me, non ha sparato. Forse il coraggio di questa gente si
esaurisce nellatto meccanico del lancio, tutto finisce li:
un coraggio di grande effetto, di cui non dobbiamo fi-
darci troppo, perch simile a quello dei nostri colpi-
sti.
AllHtel de France incontro Livio, Rosa, Bertone e
altri. Non ho il tempo di parlare che arriva gente di corsa

157
Guilbert Constant.

Storia dItalia Einaudi 363


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

a dare lallarme. Cinque tedeschi, forse quelli di prima,


disarmati e malandati, sarebbero in paese: pare siano
ex prigionieri o sbandati del Nizzardo. Altre notizie: i
cinque tedeschi, appena fuori Isola, adesso risalirebbero
il bosco.
Partiamo decisi, per beccarli. Un francese con noi e
fa da guida.
Nel bosco ci disponiamo a ventaglio, per rastrellare
meglio. Bertone e il francese sono allestrema destra.
Hanno parlato di cinque tedeschi sbandati e disarma-
ti. Mi stacco dagli altri, esco dalla fascia di bosco, mi-
nerpico sui terreno raso.
Adopero il thompson come un bastone, lho afferrato
per la canna.
Una baita isolata guarda dallalto il bosco e il paese. La
raggiungo, salgo sul tetto in lamiere. un ottimo punto
di osservazione.
Aspetto i cinque tedeschi: dovranno uscire allo sco-
perto. Vedo Livio, Rosa, Musso in basso: appaiono di-
sposti a catena, ai margini del bosco.
Allimprovviso raffiche di molte mitraglie, non nostre.
Il tiro rapido, quello delle moto tedesche. E scoppi
di bombe a mano, no, colpi di mortaio: avverto i colpi in
partenza, poi gli scoppi su Isola.
Di fronte, al Plateau de Louch, i miei uomini corrono
alle postazioni, curvi, come sotto le pallottole. Li guardo
disorientato.
Una lunga raffica parte da quattro passi, sulla mia
sinistra, in alto.
Salto gi, ho il cuore in gola. Corro, corro verso il
bosco, mentre sparano. Il pendio ripido e quasi rotolo.
Trovo Livio. Raggiungiamo un impluvio, prendiamo
un po di fiato. Poi gi verso il basso.
Taglio della rotabile, guado della Tinea. Ancora di
corsa fino al Plateau de Louch, dalla brigata.
Arriviamo che la sparatoria spenta.

Storia dItalia Einaudi 364


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Guerci, ferito alladdome, si piegato in due, come


Grandi in Russia: Scagliosi lo sta guardando, dice che
devessere operato al pi presto.
Scendiamo a Isola, con Guerci steso su una scala. Sca-
gliosi e Saverio tolgono i sedili a unautovettura, sistema-
no Guerci, partono diretti a Nizza.
Sulla piazza del paese c un francese morto: Ivol Jean.
Bertone disperso.

3 settembre. Da Isola al Plateau de Louch:

Caro Nuto, telefona adesso da Saint-Sauveur il cap. Fughi


dicendo che viene su con 25 americani, e porta per noi, se
ben ricordo: 50 fucili Mauser, 1 fucile mitragliatore (tedesco?),
un carretto di munizioni, 100 kg di esplosivo, detonatori, ecc.
Fa quindi il piacere di mandare subito gi i muli, per sfollare
prontamente tutta sta roba.
La pattuglia americana giunta fin qua se ne tornata indietro,
dopo aver trattato con suffisance tutta anglosassone.
Notizie (radio Musso~Marchesi):
a) 250 tedeschi scesi a St-Martin Vsubie.
b) Gli alleati marciano su Torino (?)
Cordialmente,
LIVIO

Arrigo morto a Nizza, sul tavolo operatorio.


Anche Bertone morto. Hanno trovato la salma a due
passi da Isola, nel bosco. Accanto a lui due altri morti:
un tedesco (Xavier Paulstainer) e un francese (la nostra
guida Marcel Masss). Poco pi su, un altro francese
morto, Marcel Bovjs.
Bertone, bucato malamente, lhanno finito a colpi di
moschetto. irriconoscibile. Una donna del paese, Re-
ne Vigui, ne ricompone la salma, lavvolge in lenzuo-

Storia dItalia Einaudi 365


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

la candide, pensa a tutto proprio come una mamma. La


sua devozione ci commuove.
Seppelliamo Bertone nel piccolo cimitero. Poi, nella
notte, lasciamo Isola. Una squadra si sistema nella zona
di Le Bourguet, il grosso raggiunge Auron.

4 settembre. Nella notte la brigata ha assunto la nuova


sistemazione:
Il gruppo Renato alla stazione alta della funivia di
Auron.
La banda Volf a Le Bourguet.
Una squadra con Dado a Isola.
Arriva la notizia di un secondo attacco tedesco a Isola.
Dado salvo per miracolo, cos Jacques e Rene Vigui.
Cinque civili sono stati prelevati in ostaggio. Malino158 ,
sorpreso da unimboscata, disperso.

Urgentissimo
Per Saro
Ore 8,30
giunta in questo momento la notizia delloccupazione di Isola
da parte di 300 tedeschi.
Pattuglie tedesche sono in movimento da Isola verso Le Bour-
guet. In questo tratto c un nostro ferito, probabilmente un
uomo di Dado.
Consideratevi in allarme.
Raccomando dinquadrare perfettamente gli uomini: gli ordini
siano precisi, avvistate con la massima attenzione, guardatevi da
ogni parte.
Stroncare con la massima energia anche la pi lieve forma di
sbandamento, dindisciplina: se attaccati sparare decisamente,
un attimo dincertezza pu rendere insostenibile la nostra situa-
zione.
Come da accordi presi stamane, ogni arma deve avere il suo
compito specifico e deve svolgerlo a ogni costo.

158
Tommaso Olivero.

Storia dItalia Einaudi 366


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Attendo conferma. Saluti e in gamba.


NUTO

Collegamento da Volf:

Caro Nuto,
invio la situazione uomini e armi del mio reparto, assieme alle
quattro fiat. Il mulo dovrebbe portarmi le munizioni del breda
30 e, se tu concedi, una quarantina di bombe a mano inglesi.
Sto provvedendo alla migliore sistemazione delle squadre mi-
traglieri. A questo scopo mi occorrono:
1) Qualche autorizzazione del comando patrioti francesi per
sisistemare gli uomini nelle grange che dovremmo far sgom-
brare.
2) Buoni di prelevamento di patate, fagioli, montoni, per due
squadre che dovrebbero vivere autonome.
3) Credenziali del comando francese per le squadre di cui
sopra.
Oggi i tedeschi sono scesi nei pressi della strada Bourguet
Isola, con i mitragliatori. Hanno incendiato qualche grangia.
Niente altro.
Non ho alcuna notizia di Franco159 e Parin160 , inviati a Mollires
per bestiame e viveri.
Ti chiedo:
440 bombe a mano inglesi.
200 colpi per Breda 30, su caricatori.
Buoni e permessi del comando francese.
14 tapun con almeno sei caricatori per arma.
Senza le relative autorizzazioni le mie squadre non potranno
occupare le grange.
Saluti da Angiolino, Ovidio e particolarmente da me.
VOLF

159
Pietro Franco.
160
Giovan Battista Giraudo.

Storia dItalia Einaudi 367


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Incontro con Fligbt e Jouglard. Stanotte dovrebbe


esserci un lancio nella conca di Auron. Sar prudente
accendere i fuochi?
La linea tedesca corre proprio di fronte ad Auron, sul-
la displuviale che guarda lItalia, fra Collalunga e Barba-
cana. I tedeschi per sono meno lontani di quanto sem-
bra; ogni giorno, infatti, scendono in val Tine per con-
trollare la rotabile Isola Saint-Etienne.
La mia tesi questa: anche con i tedeschi che ci
guardano dobbiamo rischiare. Siamo quasi disarmati:
sarebbe da incoscieflti rinunciare.
A. in fase di stranezze. Se non cambia musica
dovr farlo stare zitto di brutto. Da troppi giorni fa il
predicatore, mi d fastidio.
Purtroppo gli uomini lo ascoltano, e a pancia vuota
come sono, quasi lo prendono sul serio.
Patate bollite, patate bollite, il suo ritornello. La
colpa sarebbe tutta nostra, dei comandanti inetti e inca-
paci.
Ha un programma pazzesco:
indegno che i partigiani italiani debbano vivere
soltanto con patate bollite e brodo di capra. Requisire
camion, scendere al basso, marciare su Nizza. In piazza
Massena punteremo le armi: chiederemo un trattamento
adeguato, vitto abbondante e sistemazione nei migliori
alberghi. Se non ci ascolteranno, daremo fuoco alle
micce!

5 settembre. Nella notte A. sparito. Era soltanto


un elemento di confusione, un rivoluzionario in servizio
per manente effettivo con una fama di uomo terribile e
indispensabile a cui tutto va perdonato.
Allarme: pattuglie tedesche in fondo valle. Due o tre
tedeschi, disarmati, avrebbero raggiunto Saint-Etienne.

Storia dItalia Einaudi 368


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Con un mitragliatore ci spingiamo fin sui tornanti


che guardano Saint-Etienne. Dei tedeschi nemmeno
lombra.

8 settembre. Una nostra pattuglia parte per lItalia:


tenter di forzare le linee nella zona del colle del Ferro.
Altra pattuglia verso Barcellonette.
A Saint-Sauveur Bruno funzioner da ufficiale di col-
legamento con il comando francese.
Sono mal ridotto di salute: dolori feroci di stomaco,
che mi costringono a letto.
Flight, in collegamento con Radio Brindisi, assicura il
lancio per stanotte. Organizzazione dei fuochi.
I montanari di Auron non denunciano pi i furti di
patate. I nostri uomini, infatti, hanno inaugurato un
nuovo sistema di... prelievo: portano via il tubero,
lasciando in piedi la pianta!

9 settembre. Nel pieno della notte arrivano gli aerei.


Fuochi di segnalazione. Ho un male di stomaco tremen-
do, vomito anche lanima mentre i paracadute scendono
fitti, fin gi nel bosco...
Da Barbacana e Collalunga i tedeschi osservano.
Fino allalba, nel salone dellalbergo, a inventariare il
materiale recuperato:

7 mitragliatrici browning con 20500 colpi


26 fucili remington con 15000 colpi
10 fucili automatici
400 bombe a mano inglesi
30 bombe incendiarie
37 scatole esplosivo

Storia dItalia Einaudi 369


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

3 colli di plastico
47 pacchetti di medicazione
46 coperte
3 bidoncini benzina
2 sacchetti materiale di propaganda
25 scatolette cioccolato
20 scatolette gallette
2 scatolette carne
3 scatolette latte
30 scatolette Spam
5 kg di zucchero
1 kg di cacao
1 kg di t
1 pacco contenente bracciali con la croce di Lorena.

I tedeschi si fanno vivi al mattino. Un reparto di Al-


penjger, proveniente da Collalunga, attacca il distacca-
mento di Volf a Le Bourguet. Altri tedeschi scendono
sul versante di fronte a noi, verso la centrale elettrica di
Sain-Etienne.
Mentre Volf combatte, noi piazziamo una browning
in avanti, ai margini della conca di Auron. Contiamo i
tedeschi, una quarantina. Camminano allo scoperto, in
fila, sulla mulattiera di mezza costa.
Sparo e le traccianti mi correggono il tiro. Colpisco a
segno, sgrano un nastro dopo laltro, ininterrottamente.
I tedeschi, sul terreno raso, sembrano impazziti: cor-
rono verso lalto, cercano i punti defilati, strisciano sulla
mulattiera. Pestarli facile.
Nel pomeriggio, quando le sparatorie sono ormai ul-
timate, Fiight e un ufficiale americano raggiungono Au-
ron per discutere uno strano programma di collaborazio-
ne fra la nostra brigata e le forze americane che dovreb-

Storia dItalia Einaudi 370


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

bero affluire in val Tine. un programma confuso, pie-


no di ingenuit, che prevede il nostro impiego nella val-
le di Ciastiglione, con i carri armati e le artiglierie che ci
affiancano.
Torno a ripetere a Flight che da troppo tempo si
parla a vuoto di americani, inglesi, francesi in val Tine.
A fronteggiare i tedeschi nellalta e media valle siamo
ancora soli, e questa situazione non pu durare. Occorre
poi un piano dazione pi modesto, meno fantasioso,
realizzabile.
Su per queste montagne i carri armati non servono a
nulla. La Rosselli, con pattuglie verso e oltre lo schiera-
mento tedesco, pu legare il fronte alleato con le forze
partigiane che operano in Italia. questa la nostra guer-
ra. Qualsiasi altro nostro impiego sarebbe comunque ne-
gativo.

10 settembre. Stamane gli americani sono finalmente ar-


rivati in val Tine. La nuova linea, correndo lungo la ro-
ta bile di fondo valle, guarder dal basso lo schieramento
tedesco.
Con Livio e Rosa a Sain-Etienne, per incontrare
Flight, il colonnello americano Jork e il capitano fran-
cese Andr161 .
Il comando americano in una villetta, quasi nel cen-
tro del paese. Il colonnello Jork assente, e nellattesa
osservo i paracadutisti di servizio. Strani soldati, tran-
quilli e beati come a cento chilometri dai fronte: sembra-
no borghesi.
Mi dico: riconoscer il colonnello quando li vedr
scattare.
Arriva un ufficiale, ma nessuno si muove.

161
Andr Cavenago.

Storia dItalia Einaudi 371


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

il colonnello Jork.

12 settembre. I francesi, appreso chiss come che il


lancio avvenuto nella notte del 9 comprendeva anche dei
bracciali con la croce di Lorena, sostengono che il lancio
era destinato a loro, e reclamano il materiale. Resistiamo.
Salgono ad Auron artiglierie e carri armati americani.
Individuati i vari obiettivi di Collalunga e Barbacana,
inizia un tiro continuo, martellante: un tiro a vuoto,
unazione dimostrativa. Sparano per ore di seguito.
Per noi tutto ci incomprensibile. Penso alla Russia,
con i colpi contati. I russi serravano sotto, e le nostre
artiglierie non sparavano, o sparavano soltanto i colpi
previsti!
Assistono alcuni ufficiali del maquis, gli stessi che
daranno il cambio a Volf, a Le Bourguet.

13 settembre. Giuseppe, la notte del lancio, ha mangiato


alcune tavolette nere di cioccolato americano. Erano
razioni energetiche, adatte per i climi tropicali, e piovute
per sbaglio ad Auron: forse erano le razioni di un intero
plotone.
Gli venuta una febbre da cavallo. Ha dato la colpa
alle patate bollite, al brodo di capra. Poi, finalmente ha
confessato.
Lo abbiamo legato al palo per una notte intera perch
riflettesse sulle virt del cioccolato americano.
Oggi la volta di Renato D. Sta male, ha inghiottito
una razione di tabacco. Confezionata comera nel cello-
fane sembrava frutta secca.
Dalla macchina di Flight sono scomparse alcune sca-
tole di biscotti inglesi. I responsabili sono molti: altri
turni al palo, fino a domani sera...

Storia dItalia Einaudi 372


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

14 settembre. previsto il trasferimento della Rosselli


in val Vsubie, a Belvedere. Avremo un tratto di fronte,
con dipendenza operativa dal comando americano della
valle.
Lunga discussione con Livio, nel salone dellalbergo,
mentre Scagliosi smonta e rimonta le browning del lancio
con unabilit sorprendente.
Da giorni tentiamo inutilmente un collegamento con
lItalia: mi diano una radio e partir domani, deciso a
riuscire.
Scagliosi daccordo, e vorrebbe partire con me. Ma
Livio non vuol saperne.
Insisto, ma Livio sente che non sono sincero, che
la storia del collegamento non che un pretesto per
andarmene.
In Francia non mi trovo. La nuova naja che sta
per incominciare, con i gradi, le divise, le scartoffie, gli
alleati, non minteressa.
La Rosselli non la mia formazione: lho ereditata da
Rosa, alla vigilia del rastrellamento. Allora si era aperta
una parentesi: eravamo in una situazione di emergenza.
Oggi, con la Rosselli che sinquadra definitivamente a
Belvedere, voglio chiudere questa parentesi.
Non la spunto. Non rinuncio a tornare in Italia,
rimando soltanto.

15 settembre. Con tre camion americani il grosso dello


brigata raggiunge Belvedere.
Accoglienza festosa: i tedeschi sono poco lontani!
Ci schieriamo allimbocco della valle Gordolasca, ap-
pena a monte dellabitato. Spingiamo verso San Grato
alcune pattuglie in ricognizione.
Una pattuglia parte per litalia: tenter di forzare le
linee nella zona dellImperia e del colle del Sabbione.

Storia dItalia Einaudi 373


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La sede del nostro comando nel centro dei paese, in


un piccolo albergo gi requisito dai tedeschi.

16 settembre. Ore 16. La nostra pattuglia, che doveva


forzare le linee per raggiungere lItalia, rientrata preci-
pitosamente alla base.
Colonna di 80 tedeschi, quasi allo sbocco della Gor-
dolosca.
Allarme!
tutto cosi improvviso, cosi imprevisto, che per capi-
re occorre andare in linea.
Sto uscendo dal comando quando Flight mi blocca.
Ha perso la testa, vuole una nostra pattuglia, subito,
verso San Grato.
Insisto per andare subito in linea. Il problema di far
sparare le postazioni, non di mandare una pattuglia al
massacro.
Ma Flight ha gi telefonato a Lantosque, al comando
americano, per chiedere rinforzi. Ha gi imprecato in
francese, in inglese, e adesso impreca anche in italiano.
Vede gi i tedeschi in Belvedere per colpa nostra: mi
d fastidio. Non propone, sfida: parla di coraggio, mi
punge sui vivo.
Odio le pazzie, le gradassate. La pelle dei miei uomini
vale la mia e la sua messe assieme. Sto al gioco e lo metto
con le spalle al muro.
Vuole la pattuglia? Benissimo. Andremo in pattuglia
io e lui, soli, a fare i bulli.
Senza pi voltarci indietro cinfiliamo nella Gordola-
sca seguendo la rotabile.
Mezzora di marcia, poi la valle si fa stretta e profonda,
buia come un pozzo.
A ogni passo vorrei ribellarmi: non coraggio il no-
stro, incoscienza. Forse abbiamo gi superato i tede-

Storia dItalia Einaudi 374


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

schi, forse i tedeschi ci aspettano dietro il primo tornan-


te...
Guardo Flight: vorrei dirgli che ho deciso di tornare
indietro, che continui da solo a fare leroe, ma lui mi pre-
viene. Confonde un gruppo di alberi con i tedeschi, in-
comincia a tatticare, mi propone di uscire dalla rotabile,
di scendere.
Soltanto per il gusto di contraddirlo gli rispondo che
dobbiamo continuare a salire!
Quando rientriamo a Belvedere quasi notte, Stan-
no affluendo i reparti americani: blinde, truppe autotra-
sportate, artiglierie, mortai.
Le prime pattuglie che sinfilano nella Gordolasca
cam minano a trenta metri luna dallaltra. Ogni capo
pattuglia ha una piccola radio.
Ancora un attimo, poi le artiglierie e i mortai apriran-
no un fuoco dinferno.

17 settembre. Lallarme durato tutta la notte: dei


tedeschi nemmeno lombra.
Postazioni a Sain-Jean e al Flaut, con gli americani che
proteggono la destra del nostro caposaldo.
Dipendenza operativa dal comando americano, di-
pendenza logistica dal comando francese.
una situazione strana: tollerati dai francesi, control-
lati dagli inglesi, comandati dagli americani
Per tenere in piedi la brigata, per salvarci dallinterna-
mento, non abbiamo che una strada; fare pattuglie ver-
so e oltre le linee tedesche e guardare un tratto del fron-
te, come i reparti francesi, come gli americani. In altre
parole: renderci utili, per non dire indispensabili.
Il nostro armamento migliorato: gli americani cedo-
no thompson e thommy gun, carabine e pistole.
A Lantosque Angiolino e Flight hanno prelevato divi-
se e vestiario usati dal reggimento paracadutisti schiera-

Storia dItalia Einaudi 375


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

to in val Vsubie: indumenti lavati e sterilizzati, gi dei


caduti e dei feriti del reparto, con buchi di pallottole e
strappi di schegge.
Per domani prevista una pattuglia verso San Grato.

18 settembre. Ieri ci ha raggiunti la banda di Volf, oggi


quella di Saverio: cos la brigata al completo.
Alle 15, allarme al posto di blocco americano, nel
vallone della Gordolasca.
Accorro, e trovo Lerda162 ferito gravemente a un pol-
mone. Lerda parla con le mani, con gli occhi: limbosca-
ta stata terribile, la nostra pattuglia si dispersa.
Arriva Scagliosi: gli scopre la ferita, inizia la medica-
zione.
Gli americani del posto di blocco offrono la loro attrez
zatura. Un caporale di sanit, in un attimo, pronto per
una trasfusione di sangue. Scagliosi osserva meravigliato.
Mentre Lerda si rianima rientrano nelle linee Pino e
due feriti. Sono salvi per miracolo, non sanno come
Lerda ha fatto a trascinarsi fin qui.
Rientro a Belvedere e incontro Flight e Livio.
Flight su di giri. Ha in programma un colpo
di mano oltre le linee tedesche e mi espone il piano
concordato con gli americani.
Due pattuglie, una italiana e laltra americana, dovreb-
bero raggiungere Tonni per manovrare sul rovescio delle
linee tedesche e catturare dei prigionieri.
Unazione facile, a colpo sicuro. Il tratto di fronte
sarebbe guardato da truppe tedesche e cecoslovacche,
stanche della guerra, disposte ad arrendersi. Gli ame-
ricani avrebbero informazioni precise sulla dislocazione

162
Antonio Lerda

Storia dItalia Einaudi 376


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

dei reparti, sul morale delle truppe: tutto sarebbe previ-


sto.
Non mi soffermo sui particolari: domani, alla parten-
za, esamineremo lordine di operazioni. Ho troppi pro-
blemi piccoli, di urgente soluzione, che mi distraggono
dai problemi importanti: devo risolvere il problema de-
gli alloggiamenti per la banda di Saverio, devo conclude-
re gli accordi con il comando francese per le nuove ra-
zioni viveri. Poi penser anche alla pattuglia di domani.

19 settembre. come parlare a un muro: ha in testa


Turini e basta.
Ho provato con le buone. Senti Pino, gli ho detto,
il tuo posto a Belvedere con i tre feriti, con i malati
della brigata. A Turini sarai uno qualunque: qui sei il
medico, qui sei indispensabile. Niente da fare.
Da ieri sera mi segue, mi spia. Teme che noi si parta
di nascosto.
Gli ho detto che rischiare la pelle in due della stessa
famiglia troppo, che il comando americano ha ormai
stabilito lorganico della pattuglia. Niente. Alle 6 di sta-
mane era gi davanti al Continental, pronto per partire.
Siamo quasi sul camion e mi aggredisce: Ho i capelli
bianchi, ma sono in gamba come voi, come un giovane.
Che testa dura, che entusiasmo, che fastidio!
Ore 10,30. In camion scendiamo verso La Bollne: Li-
vio, Nuto, Scagliosi, Menico163 , Volf, Sergio164 , Armando,
Matteo165 , Nino166 .
Flight ci precede in macchina.

163
Domenico Lovera.
164
Sergio Bisotti.
165
Matteo Dutto.
166
Nino Bertone.

Storia dItalia Einaudi 377


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Allaltezza del posto di blocco, sulla rotabile di Turini,


incontro con la pattuglia americana. Esame dellordine
di operazioni.
La valle stretta, aspra, spoglia. Soltanto sulla displu-
viale si apre a ventaglio e si veste di fitti boschi di abeti.
Il colle di Tonni affondato in quel verde che uguaglia,
che confonde.
Entro le ore 13 avr termine la marcia di attestamento:
gli italiani saranno schierati sulla sinistra diTurini, gli
americani fra Turini e Peiracava.
Su appuntamento orario, alle 14, le due pattuglie ini-
zieranno il movimento dinfiltrazione nel dispositivo ne-
mico.
Ogni pattuglia operer nel proprio settore. Noi pun-
teremo su Turini: gli americani invece, con attacchi di-
versivi, disturberanno le immediate retrovie tedesche.
Flight ha un tono sicuro, sprezzante, come se a Turini
non aspettassero che noi per arrendersi. Muove le nostre
pattuglie come in un gioco di bambini: salire, catturare
qualche tedesco, qualche cecoslovacco, poi tornare a La
Bollne...
Non voglio pensare al peggio. Forse sono queste
le azioni che riescono, perch sfiorano la pazzia. Gli
americani sono tranquilli come se partissero per la spesa
pane: masticano gomma, non fiatano.
Eppure sento che stiamo per mettere male un piede,
che Flight un colpista, che sogna la medaglia. Vorrei
parlare, ma se parlo butto tutto allaria. Forse mi gioca
un malinteso spirito agonistico: la pattuglia americana,
Flight, i partigiani italiani! tardi, e sto zitto.
I camion sono due: ogni pattuglia ha il suo. Flight ci
precede con la sua macchina gialla.
Siamo pazzi, pazzi da legare. Non mi perdoner mai
di non aver gridato a Flight che il suo piano era sballa-
to. Avrei dovuto, a La Bollne, tornarmene indietro con
i miei uomi ni. I camion sono senza sterzo, affrontano

Storia dItalia Einaudi 378


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

lentamente i tornanti, sovente fanno due o tre manovre


per svoltare. Da Tonni i tedeschi guarderanno, seguiran-
no la nostra colonna che prende quota, un tornante dopo
laltro.
Mezzora di salita, poi alt allo scoperto. Lasciamo i
camion.
Gli americani seguono per un tratto la rotabile, poi si
perdono nel bosco a destra. Noi affrontiamo subito la
montagna che sale ripida verso la displuviale.
Procediamo come se scalinassimo in fila, seguendo la
linea di massima pendenza. Terreno raso, solo in cresta
troveremo il bosco.
Unora di marcia e la macchina di Flight, in basso,
sulla rotabile, si fatta piccola. La guardo ogni tanto:
segna il punto di partenza, dove abbiamo abbandonato
i camion; segna il punto dove dovremmo ritrovarci.
lunica cosa amica, nostra, nella terra di nessuno che
abbiamo alle spalle.
Forse siamo gi penetrati nel dispositivo nemico, forse
abbiamo gi superato la linea di sicurezza.
Flight cammina come un bersagliere sicuro, spavaldo
senza mai fermarsi.
Scagliosi lultimo della pattuglia, sattarda, ha una
distorsione al piede.
Abbiamo tentato, io e Livio, di convincerlo a desiste-
re. Era ancora in tempo, forse ancona in tempo. Po-
trebbe scendere fino alla macchina di Flight, e attendere
il nostro ritorno. Ma non vuoi saperne.
Alle 13,30 raggiungiamo la displuviale.
In gruppo, al margine del bosco, osserviamo un vallo-
ne laterale: tedeschi in movimento.
Senza saperlo siamo nel vivo dello schieramento nemi-
co, sulla posizione di resistenza, sul rovescio delle posta-
zioni avanzate. La montagna cos. Senza accorgertene
tinfili dentro: il difficile poi uscirne.

Storia dItalia Einaudi 379


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nel bosco, poco lontano, cominciano a piovere nu-


merosi colpi di mortaio. Cadono lenti, regolari, un colpo
dopo laltro. A tratti qualche raffica, lontana.
Spingo due vedette in avanti, dentro il bosco. E
restiamo in attesa.
Alle 14 partiamo decisi. Una mulattiera quasi in piano,
a mezza costa, sinoltra nel bosco. istintivo seguirla.
Incontriamo le prime postazioni tedesche, abbando-
nate. Poi muretti a secco, piazzole, camminamenti.
Ancora avanti. Una baita mezza diroccata, piccole
radure, muschio morbido, terreno quasi pianeggiante.
Una fascia di reticolati, a semicerchio. Un varco.
Proseguiamo quasi correndo.
Altri reticolati, sempre a semicerchio. Li superiamo.
Venti metri, poi una piana erbosa, dun verde pulito,
intenso. Superiamo facilmente la terza fascia di filo
spinato.
Il bosco si fatto pi rado, pi chiaro. Il silenzio
immenso. Solo a tratti, con una cadenza esasperante,
piovono i soliti colpi di mortaio, lenti, sempre uno alla
volta.
Ci apriamo a ventaglio. Avanziamo in formazione di
combattimento.
Raso terra vedo un filo teso. Come se avessi visto un
serpe, il sangue mi d un giro. Fermo la pattuglia.
un campanello dallarme: sorregge, infilate a colla-
na, decine di scatolette tedesche. una cosa viva, final-
mente, in un mondo di cose addormentate, abbandona-
te!
Pochi passi, poi una radura. Tende mimetiche.
Tende vuote, abbandonate.
Ancora avanti. Armi, elmetti, munizioni. Una cucina
da campo con su la marmitta. Il fuoco acceso.
Arriva un rumore sordo di picconi che scavano. In
un camminamento sulla destra, tre tedeschi curvi che

Storia dItalia Einaudi 380


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

lavorano. Vedo soltanto le schiene che affiorano dalla


trincea.
Scagliosi afferra un mitragliatore tedesco. Io minfilo
fra le tende.
Su un pagliericcio un tedesco dorme.
Gli sono addosso, sto per afferrarlo per la gola.
pallido, un nivoletto di sangue gli attraversa il volto.
morto.
Capisco tutto in un attimo: mi mondo le labbra per
non gridare. tardi: ormai siamo tutti nella radura...
Resto inginocchiato, mi volto appena. Non oso muo-
vermi, ho paura che laria mi senta. Faccio segno a Livio,
a Volf, a Scagliosi di ripiegare...
Urla, urla bestiali. Cento bestie che urlano, da venti
metri. Raus!
Poi, dopo un attimo di silenzio, secco, metallico, rab-
bioso, un grido: Feuer!
Raffiche, raffiche da ogni parte.
Scagliosi cade di schianto.
Esco dalle tende, fra le pallottole che mi sfiorano,
fra le traccianti fitte, radenti. Con quattro balzi sono
al fianco di Scagliosi, sparo in ginocchio, svuoto un
caricatore del thompson.
Mi volto indietro, verso i reticolati, cerco i miei uomi-
ni.
Vedo Flight che salta come un camoscio, a zig-zag. Mi
rimane negli occhi Flight: salta i reticolati con unagilit
sorprendente, fila via, trascina via i miei uomini in una
fuga disperata.
Urlo, urlo che sparino. Sparo con il thommy gun di
Scagliosi. Non ho pi il tempo di guardare indietro.
Sono solo, fra le raffiche, accanto a Scagliosi. Pino non
si lamenta, steso come morto, ha il femore spaccato.
Non so come mi trovo Livio al fianco. Preso come
sono dal combattimento quasi non ci credo. Livio che
spara, che a testa alta guarda i tedeschi: Livio tornato

Storia dItalia Einaudi 381


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

avanti. Era gi con gli altri, oltre i reticolati. tornato


avanti per salvare Scagliosi.
Continuano a sparare da tutte le parti, sparano su noi
tre, ormai da pochi metri, da ogni albero. Adesso Pino si
lamenta: Dio, come soffro, quanto male! Proprio come
quel poveretto, il femore.
Lo trascino, mentre Livio spara. Poi Livio che
trascina Scagliosi, mentre svuoto il mio caticatore. Cos,
un tratto alla volta, fino ai reticolati.
Con la forza della disperazione riusciamo a superarli.
Livio meraviglioso, mi d coraggio.
La seconda barriera di filo spinato pi fitta. Solle-
viamo Scagliosi di peso, lo passiamo dallaltra.
un miracolo che non ci abbiano colpito. Eravamo
in piedi, fermi, io da una parte e Livio dallaltra dei
reticolati; e Scagliosi in alto, tenuto su a forza di braccia!
Ancora un tratto. Sparano anche di fronte, siamo
accerchiati. Si collegano con la voce, urlano, li abbiamo
addosso, a pochi metri.
Scagliosi vivo. Lo trascino ancora, testardamente.
Allento la stretta di mano, lo abbandono...
Sparando allimpazzata, mollando bombe a mano,
correndo con il cuore in gola, raggiungiamo la mulattie-
ra.
La nostra salvezza nelle bombe a mano: corro e le
semino alle spalle, e quelle scoppiano con effetto ritarda-
to.
Flight fermo, con i nostri. Hanno i tedeschi di
fronte, quelli del caposaldo di Turini.
Sparatoria violenta, raffiche da dieci metri di distanza.
la caccia alluomo, spietata, da albero a albero.
Non c via duscita. Livio fermo sulla mulattiera,
perplesso, fra le pallottole che fischiano. rassegnato.
Lo afferro per un braccio, ci buttiamo due passi in su,
dietro un albero.

Storia dItalia Einaudi 382


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sento Flight che urla Nuto, Nuto. Lo vedo, steso


sul margine della mulattiera, ferito. vicino Flight,
lo guardo appena. Non riesco a pensare, a odiare: lo
salverei se fosse possibile. Ma come volava su quei
reticolati non riuscir mai a dimenticarlo.
Incomincia un gioco bestiale. Dovremo passare da un
albero allaltro, strisciando. Ogni albero vivo, da ogni
albero si spara. Richiamo tutte le mie energie, controllo
i nervi. Guardo in su, non ho perduto lorientamento:
se supereremo i venti metri che ci separano dalla cresta
saremo salvi.
Ancora una volta le bombe a mano mi aiutano. A
ogni balzo sincrociano le raffiche. una lotta cos
ravvicinata che i tedeschi, disposti in cerchio, ormai si
sparano addosso.
Raggiungo la cresta, con Livio. Ci buttiamo a capofit-
to verso le nostre linee, in un canalone che scende ripido,
a gradini.
Nel fitto della vegetazione sostiamo a lungo. I tedeschi
pattugliano, ci sfiorano, urlano, si collegano con la voce.
A tratti, lontano, fucilate, raffiche, scoppi di bombe.
Ci spostiamo di pochi passi, su un terrazzo roccioso,
per guardare a valle. Quasi a picco, sotto di noi, sulla
rotabile, c un uomo che corre, che scende al basso, che
taglia i tornanti.
dei nostri, armato, un borghese.
Quando lultimo raggio di sole lascia la gola di Turini,
ci buttiamo nel canalone e raggiungiamo la strada.
Guardo la macchina di Flight, gialla, vecchia, morta.
Ha una gomma a terra.
Tagliamo diritto, da un tornante allaltro, rotoliamo
verso le linee amiche.
Appare la chiesetta di La Bollne, il posto di blocco
americano, a trecento metri, forse di meno.
Non corriamo pi. Camminiamo stanchi, sfiancati.
Ancora schioppettate, improvvise, da toglierci il fiato.

Storia dItalia Einaudi 383


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

lultima imboscata, maledetta. Le pallottole, contro


la parete rocciosa che fiancheggia la rotabile, rimbalzano,
si schiacciano.
Strisciando, correndo, arriviamo a La Bollne. quasi
notte.
Sono uscito da un mondo di bestie, sono vivo, a La
Bollne.
Ma il mio cuore pieno di lacrime. Vorrei nasconder-
mi, vorrei piangere.
Mi viene incontro lufficiale americano che ha coman-
dato la pattuglia di Turini. Parla, racconta: la loro azio-
ne, la nostra azione, cose lontane, finite male, di cui
inutile parlare.
Gli americani non hanno subito perdite.
Appena sbarcati dal camion hanno capito che doveva-
no fare presto, sparare e ripiegare. Si sono infilati nel bo-
sco, hanno girato disorientati, sempre pi spostandosi a
sinistra, nella zona non martellata dai mortai.
Mentre noi arrancavamo sul terreno raso, per attestar-
ci sulla displuviale, gli americani, dietro le linee tedesche,
cercavano gi loccasione buona per sparare.
Le mulattiere che scendevano verso laccanpamento
tedesco erano tante. Ne hanno seguita una a caso, prece-
dendoci sul nostro obiettivo.
Il combattimento, un tedesco morto, poi via.
Che cosa avvenuto dopo spaventosamente chiaro.
I tedeschi avevano avvistato la nostra pattuglia che sa-
liva allo scoperto. Avevano un morto nellaccampamen-
to.
Hanno steso il morto come se dormisse, organizzando
limboscata.
La radura aveva un diametro di trenta metri, non di
pi.
Hanno sistemato le armi allintorno, e poi altri centri
di fuoco nel bosco, per chiuderci la ritirata. Anche

Storia dItalia Einaudi 384


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

i tedeschi che zappavano nel camminamento facevano


parte della messa in scena.
Tutto qui. Eravamo attesi.
Linventario triste. Scagliosi vivo, in mano ai tede-
schi: gli altri, escluso Volf, dispersi!
Le ore, a La Bollne, passano lente.
Sono accanto alla chiesetta, con gli americani del po-
sto di blocco. Non parlo, guardo nel buio, verso Turini.
Quante cose mi passano per la testa. Sento ancora la
stretta di mano di Scagliosi, lo vedo ancora, cos, come
lho lasciato...
Nella notte rientrano Armando, Menico, Matteo, Ni-
no, Sergio.
Chi ferito, chi non riesce a parlare tanto sconvolto.
Hanno ginovagato fra le retrovie tedesche per ore e ore.
Matteo mi racconta la sua storia, che poi un po la storia
di tutti.
Ero accanto a Flight ferito, con i tedeschi a quattro
passi. Correndo mi caduto il bren.
Allora ho continuato a correre. Mi volevano vivo, il
cerchio era sempre pi stretto, non cera pi speranza,
ogni albero, ormai, aveva il suo tedesco.
Ho afferrato la pistola, per farla finita, per non cade-
re vivo in mano ai tedeschi. ho ripreso a correre.
Sono scivolato, sono caduto, ho perduto la pistola.
I tedeschi, da pochi passi, gridavano, gridavano for-
te, ma non sparavano. Vivo mi volevano.
Ho ritrovato una forza, un coraggio formidabili.
Non ricordo pi nulla. So soltanto che saltavo da
un albero allaltro come un indemoniato, che gridavo
anchio, e le pallottole fischiavano.
Mi sono trovato in cresta e sono rotolato gi.
Guerra partigiana, senza prigionieri.
Non un fronte di guerra quello di Turini: profon-
do, bestialmente profondo. Dietro quei pochi capisaldi,
affondati nel bosco, c un mondo di bestie.

Storia dItalia Einaudi 385


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Accanto allautocarro americano nessuno parla. Sia-


mo stanchi, disfatti.
Ognuno sente che Scagliosi vivo, vivo a Turini: un
partigiano vivo, in mano dei tedeschi!
Torniamo a Belvedere, in silenzio.
Di Flight nessuno chiede. Scagliosi non torner mai
pi!

20 settembre. Gli americani parlano di una nuova azio-


ne a Turini, subito, per cercare Flight. Chiedono 50 par-
tigiani italiani.
No. A Turini, a farci massacrare, non torniamo.
Flight, il responsabile della pazzesca avventura di Turini,
forse vivo, vivo in divisa inglese.
Scagliosi invece non ha divisa...
In un rapporto messo gi da Livio per il comando ame
ricano, purtroppo, non si potuto parlare chiaro, alla
partigiana.
Abbiamo 200 uomini a Belvedere. Ma se gli americani
sanno leggere fra le righe comprendono che non siamo
carne da cannone.

21 settembre. Non sono a Belvedere sono a Turini. Ogni


momento rivivo lazione scombinata. Mi rimasta negli
occhi, non la dimentico un attimo. Pino ferito che
vedo, la sua stretta di mano che sento.
Voglio tornare in Italia, al pi presto.
Quasi con disinteresse apprendo che gli americani
hanno rinunciato al colpo di mano su Turini. Per me
era gi scontato in partenza.
Franceschi, un vecchietto della valle Roia, ha passato
stanotte le linee. qui al comando.

Storia dItalia Einaudi 386


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Da un cinturino della naja fa saltare fuori alcuni fo-


glietti di Nino, indirizzati al Comando Alleato Truppe
Operanti Fronte Alpino Zona Sospello.

23 settembre. La situazione della brigata complessa ed


estremamente incerta. Operativamentc dipendiamo dal
comando americano di Lantosque: logisticamente dal
comando francese.
Gli americani, gente pratica, guardano alla nostra for-
mazione come a un reparto che pu dare un contributo
operativo immediato.
I francesi sopportano mal volentieri lesistenza di un
reparto autonomo italiano, in posizione di parit, fra le
forze alleate: un reparto a cui stato assegnato un tratto
di fronte.
Gli inglesi, dopo la scomparsa di Flight, non rinuncia-
no a seguire la nostra brigata, anzi, tendono a controllar-
la: con prudenza per, senza interferire nei programmi
francesi.
Per la Rosselli questa unesperienza nuova, fra situa-
zioni e interessi che sovente minacciano lesistenza stessa
della formazione.
Soltanto con unattivit operativa intensa, preziosa,
potremo forse salvarci dallinternamento.
Questi i compiti della Rosselli:
Sbarramento della valle Gordolasca. Responsabilit
del tratto di fronte compreso fra Saint-Jean e monte
Flaut.
Collegamenti con le unit partigiane operanti in Italia.
Sar guerra normale, per il grosso della formazione:
su un fronte ben definito, a fianco delle unit francesi e
americane. In pi, nostre pattuglie forzeranno di conti-
nuo le linee, alla partigiana.
La nostra divisa la stessa di Scagliosi. Non siamo
soldati, ma partigiani.

Storia dItalia Einaudi 387


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

2 ottobre. 24 settembre: rientro a Belvedere in moto, con


Saverio, dopo un giro dispezione a Roquebillire, Ponte
di Barthemon, Barthemon.
A mensa con Volf e altri.
La notizia che gli americani stanno tentando un cam-
bio con i tedeschi mi sorprende. Se quattro ufficiali te-
deschi, prigionieri, valgono Flight, se ne aggiungano al-
tri quattro, otto, mille per Scagliosi: i prigionieri tedeschi
non mancano.
Senza perdere un attimo decido di scendere a Lanto-
sque. A tutti i costi gli americani dovranno ascoltarmi.
Con Volf, in moto, corriamo veloci verso Roquebilli-
re, per arrivare in tempo...
Una prima svolta, qualche tornante, poi un ostacolo
improvviso. Non rallento: sbando, infilo il sentiero sulla
destra, tento di salire. Tento.
Non vedo pi nulla. Rinvengo, fra il sangue. Faccio
forza sulle braccia per alzarmi. Volf, Volf, sono spac-
ciato, e svengo ancora.
Qualche dente mi gira nella bocca piena di sangue,
rivedo il cranio di Bertone a Isola, butto le mani sul mio
povero viso sfasciato, sento le ferite profonde, sento di
essere grave.
Una vecchietta mi aiuta ad alzarmi. Faccio pochi passi
nel buio.
Accorre gente, soldati americani, miei uomini.
Mi stendono sul margine della strada, mi bucano il
ventre con unantitetanica. come se lago avesse la
punta curva, di un amo.
Mi bendano il viso completamente.
Sento: Non ha pi il naso, ha il viso aperto in due,
finito.
Sento: Livio parla, Dado bestemmia.

Storia dItalia Einaudi 388


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Mi caricano su una jeep. Anche Cervasca167 sale, per


accompagnarmi.
Soffro molto, le ferite si raffreddano.
Discesa interminabile, curve su curve. domenica, la
strada piena di gente. Frasi di orrore, di commozione,
che sembrano urla.
Unautoambulanza sta salendo incontro alla jeep.
Lincrociamo non so dove. Trasbordo. A Lantosque un
medico americano guarda le ferite, ordina di proseguire
al pi presto.
A Plan del Var un altro medico ordina di accelerare,
per Nizza.
Vomito sangue, rantolo, deliro. Voglio strapparmi le
bende, perdono sangue come le ferite.
Marciando allamericana, alle 23 arriviamo a Nizza.
LHermitage il principale ospedale militare america-
no.
Mi stendono in sala doperazioni, sotto un riflettore.
Mi sbendano, vedo un filo di luce.
Tre medici guardano, parlano. Arriva altra gente, si
ritrae turbata.
Sento un coro religioso, poco lontano. Se devo morire
questo il momento.
Brevi schiarite. Forse crepo. Penso a chi mi vuole
bene. Andarsene cos meno triste che soffrire in una
corsia di ospedale.
Mi puliscono le ferite. Sangue, molto sangue, anche
da un orecchio, il destro.
Soffro molto, quanto ho mai sofferto. Anche dalla
nuca perdo sangue, in quantit.
Ho un forte dolore nella schiena. Le labbra sono alte
due dita, il viso fratturato in dieci pezzi, gli occhi sono
chiusi, il naso sfasciato, la fronte aperta. Madonna, come
sono conciato. Peggio di cos!

167
Cesare Allinio.

Storia dItalia Einaudi 389


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Disinfezioni, hendature, senza economia. Cambio di


ambulanza. Sono troppo grave, non vogliono i morti.
Mi spediscono in un ospedale civile.
Il nuovo autista, americano, ubriaco. Giriamo un
po per Nizza, alla Ridolini, con curve e controcurve.
Finalmente si arriva al Sain-Roch.
In barella, su per lo scalone principale. Alt a met,
dovevamo andare al Pasteur.
Andiamo al Pasteur.
Mezzora di attesa, in sala operatoria. Continuo a
buttare sangue.
Arriva il professor Nicolas, chiamato durgenza.
Anestesia locale, intervento chirurgico.
Soffro molto. Non vedo niente, sento i ferri che
lavorano.
Non che mi mettano a posto un osso, asportano i
resti del setto nasale, polverizzato.
Forte emorragia, la gola piena di sangue, da soffo-
carmi.
Sistemano Volf in un lettino, accanto al mio. Volf
ferito alla fronte e piange. Anche Cervasca piange:
sentono che posso andarmene cos, da un attimo allaltro.
La morfina attenua il dolore: delirio, visioni strane,
lontane...
giorno fatto e continuo a buttare sangue. Sostitui-
scono le bende, e subito sarrossano, simbevono.
La bocca inchiodata, respiro affannosamente. Due
cannucce fanno quel che possono.
Tino, Livio, Rosa dal professor Nicolas. Apprendono
che sono gravissimo: locchio destro forse verr asporta-
to, si temono complicazioni irrimediabili.
Tino, Livio, Rosa, mi guardano. Inorridiscono.
Cinque giorni fra trasfusioni e piccoli interventi. Tino
e Cervasca mi assistono.
Miglioro lentamente. Migliorano le ferite, crolla il
morale.

Storia dItalia Einaudi 390


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ho il viso sfasciato, per sempre. Non so rassegnarmi.

3 ottobre. Livio e Rosa rientrano in Italia, forzando le


linee al colle del Raus. Franceschi li guider nel difficile
passaggio.
Sar dura per Rosa: dovr camminare piegato in due
tanto soffre di reni. Con il suo coraggio e con la sua
straordinaria volont riuscir a farcela, ma dovr sputare
sangue!

12 ottobre. Con Tino, Dado, Carlin e Volf allospedale


Sain-Roch.
Il primo specialista mi guarda appena e sentenzia: il
gonfiore della guancia dovuto allocchio.
Loculista mi guarda appena e sentenzia: il gonfiore
non dovuto allocchio, ma alle ferite del naso.
Lultimo specialista, il dottor Lanusse, fuori ospeda-
le, cos la visita conclusa.
Sar davvero indispensabile un controllo medico se-
rio, per fare il punto della situazione.
In giro per Nizza, diretti alla Casa degli Italiani. Sono
segnato a dito, la gente mi osserva, ho parte delle ferite
scoperte.
Dado rimarr con me, a Nizza, per qualche giorno.

15 ottobre. Marco, Ovidio, Carlin sono scesi in macchi-


na a Nizza.
Con Dado, Tino e Marco da Falco a pranzo. Giornata
in famiglia, che mi rialza un po il morale.
Bruno abbandona la formazione.

Storia dItalia Einaudi 391


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

17 ottobre. Al Pasteur, incontro con Gamba, il comuni-


sta francese che pi volte era di passaggio a Palanfr, nel
luglio scorso: conversazione cordiale.
Alle 11 arrivano Aldo, Ronchetto, Giordanengo, Car-
lin, mogi mogi, appiedati. Hanno scassato la macchina,
in un incidente appena fuori Nizza: cos, ancora una vol-
ta, suor Anna costretta a rinunciare al promesso viaggio
a Cannes.
Suor Anna unitaliana buona e spontanea, molto
gentile con noi. Un po sul serio, un po per scherzo,
parla con nostalgia della 4 armata. Era bello, mi
dice, vedere queste colline attorno al Pasteur fiorite di
coppiette fra gli ulivi.

18 ottobre. Aldo tenta di consolarmi con un libro di


estetica facciale. I miracoli della chirurgia plastica sono
tanti!
Scendo con Voli nel reparto riservato ai feriti tedeschi.
Due Ffi di guardia ci lasciano fare.
Interroghiamo soldati e ufficiali, cerchiamo notizie
di Scagliosi. Ma i pi sono prigionieri del Nizzardo,
nessuno della zona di Turini.
C un francese ferito, una spia dei tedeschi. Per aver
denunciato alla Gestapo un gruppo di trenta paracaduti-
sti americani, alla liberazione sfuggito al linciaggio, ma
ha raccolto un sacco di legnate. spaurito, in questo
ambiente ostile, dove gli stessi tedeschi lo disprezzano.
Lo trattiamo bruscamente.

19 ottobre. Torno al Pasteur con i nervi a fior di pelle.


Con Tino e la Miglionini sono stato da uno specialista.
Previsioni pessimistiche.

Storia dItalia Einaudi 392


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Occhio da operare: con unoperazione allinizio, tem-


pestiva, si sarebbe evitata lattuale fase di peggioramen-
to.
Mascellare fratturato e spostato in basso: applicando
un apparecchio fin dallinizio sarebbe tornato in sesto.
Naso in condizioni quasi disastrose. Manca il setto
nasale: le parti ossee laterali sono fortemente scardinate,
la parte destra sporge notevolmente sullocchio.
Soltanto con i vasi sanguigni definitivamente saldati si
potr parlare di interventi chirurgici: interventi attuabili
soltanto a Parigi, in cliniche specializzate di chirurgia
plastica.
Molti gli interventi necessari, per mesi e mesi. Non
farsi illusioni: il lavoro di ricostruzione, lento e difficile,
non d mai risultati brillanti.
Queste le conclusioni che prevedevo, dopo tanto otti-
mismo.
Fino a ieri mi parlavano di fortuna, perch il colpo
non lavevo preso in fronte, ma in pieno viso, contro le
piastre dei mortai sui margini della strada!

22 ottobre. Quasi ogni giorno, da Belvedere, arrivano


gli amici della Rosselli, a gruppi. Seguo cos la vita della
brigata, lattivit operativa.
Vorrei tornare a Belvedere, al pi presto. Ma cos
non potrei vivere. Devo cercare almeno, con qualche
intervento chirurgico, un minimo di funzionalit nella
respirazione, nella vista.
So per esperienza che la patria chiede molto e d quel
che pu! Rientrando cos in Italia, non pi idoneo a fare
lufficiale, avrei certamente ben poca assistenza. Meglio
cercare qui, se possibile, una soluzione.
24 ottobre. Finalmente il comando francese (colon-
nello Lanusse) inquadra la Rosselli sul piano operativo e
logistico. Non che la situazione si chiarisca di molto: le

Storia dItalia Einaudi 393


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

interferenze con gli inglesi e gli americani non manche-


ranno. Ma gi un passo in avanti.

25 ottobre. Alla Casa degli Italiani, sede del Cln di Nizza.


La Miglionini e Marabotto hanno ottenuto dinviarmi
a Parigi. Esclusi gli ospedali militari francesi e americani,
cercheremo una clinica privata.
I fondi a disposizione sono molto ridotti: per il mo-
mento non abbiamo che un sussidio della Cri di Nizza di
15000 franchi. Forse il Cln di Parigi potr aiutarmi.
Sussidi! Purtroppo non esiste la nostra ambasciata,
non esistono i consolati. Manca qualsiasi organizzazio-
ne di assistenza. Non so a Parigi, ma qui nel Nizzardo i
francesi non hanno dimenticato il giugno 1940 e loccu-
pazione della 4 armata.
una situazione penosa, ma non ne soffro moralmen-
te. Mi sento amico dei francesi, e giustifico i loro risenti-
menti, anche i pi aspri. Non dimentico di aver gridato
viva Nizza italiana!.
Lambiente del maquis solidale con la nostra briga-
ta: nelle valli Tine e Vsubie abbiamo avuto molte pro-
ve di sincera amicizia da parte dei maquisards e delle po-
polazioni. Ma i maquisards stanno passando di moda.
AllAtlantic subentrano gli ufficiali di carriera!
Se nei posti di comando ci fossero ancora i maquisards
tutto per me sarebbe pi facile. Dovr invece adattarmi
a chiedere, quasi elemosinare.

30 ottobre. Domani parto per Parigi. Tino sar il mio


accompagnatore, rester con me per lintero periodo di
ospedale.
Ho una montagna di documenti, di scartoffie: lascia-
passare francesi, fogli di viaggio, ecc. Viaggiare attraver-

Storia dItalia Einaudi 394


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

so la Francia non facile: siamo stranieri, n militari, n


civili.
Alla Casa degli Italiani incontro un tipo strano, un
certo capitano Filiberto, che la Cri, quella che mi ha
concesso il sussidio, appoggia a me perch laiuti.
Mai visto un tipo cos documentato: ha la tessera del
partito dazione, lettere di presentazione, corrisponden-
za politica.
Parla troppo di patria, tanto da dare fastidio. Parla
di Cianca, Comandini, Ettore Viola, Badoglio, Messe,
del principe Lanza, di Umbertino. E strabuzza gli occhi,
sempre pieni di lacrime. Vuole morire per lItalia a tutti
i costi!
Ufficiale di complemento, organizzatore di bande re-
pubblicane nel sud da affiancare al Cil, sarebbe fuggito
dallItalia liberata perch perseguitato. Infatti al sud vale
soltanto il ricostituito esercito regio.
Sperava, dalla Francia, di raggiungere lItalia del nord
per arruolarsi in una formazione partigiana. Ma il pas-
saggio delle linee difficile.
Lo affider a Renato. A Belvedere si vedr. Non mi
convince. un tipo che parla troppo di patria, onore,
sacrificio: in pi brutto da far paura.

31 ottobre. In macchina a Marsiglia, con Carlin, Tino,


Marcella168 .
Sistemazione in un albergo di quinta categoria, lungo
il porto: via vai di americani e donne allegre, un albergo
da retrovie.

168
Marcella Migliorini

Storia dItalia Einaudi 395


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

2 novembre. Parigi. Sistemazione provvisoria allalbergo


Graziella, poco lontano dalla Gare de Lyon.
Domani incontreremo il dottor Boris Girmounsky:
potr esserci di grande aiuto per la scelta del chirurgo,
della clinica.
Marcella, senza perdere tempo, in giro per Parigi,
alla ricerca di aiuti: bussa a tutte le porte, al Cln, al
partito dazione, alla Cri.
Tino studia un piano finanziario di estrema austerit.
Primo punto: viveri a secco, il minimo per tenerci in
piedi.

3 novembre. Incontro con Girmounsky, esame della si-


tuazione. Domani mi accompagner dal professor Du-
fourmentel.
Girmounsky ottimista: mi parla a lungo dei miracoli
della chirurgia estetica!
Marcella continua a girare come una trottola, non si
ferma un attimo: cerca i finanziatori... una donna
straordinaria, instancabile, pensa a tutto.
A sera, trasloco. Accoglienza cordiale dai Pasetti:
saremo loro ospiti.

4 novembre. Evviva, potr essere operato!


Dufourmentel un grande maestro di chirurgia plasti-
ca. Questa la sua sentenza: Almeno dieci interventi chi-
rurgici. Ricostruire su fondamenta scardinate non faci-
le, ma lesito sar perfetto. Per il naso potr scegliere il
modello che preferisco...
Per darmi coraggio mi commenta una serie di fotogra-
fie dei suoi operati: fotografie di prima e dopo la cura,
in un contrasto impressionante.

Storia dItalia Einaudi 396


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Pagheremo le spese vive della clinica: per gli onorari


si vedr, se ne avanzeranno!

6 novembre. Marcella compie miracoli: il Cln di Parigi


finanzier parte delle cure, forse liquider la parcella
della clinica.
Trasloco: dai Pasetti allhtel Radio, in boulevard de
Clichy. Sistemazione ottima, ma troppo di lusso: anche
se si tratta di un htel convenzionato, a disposizione
degli Ffi e militari stranieri, le tariffe per noi sono alte.
La nostra clinica, in rue de Turin, sarebbe poco lontana.

9 novembre. Alla Maison de Chirurgie. Ricovero per il


primo intervento.
Sono allegro come un passerotto, sogno risultati mira-
colosi. Girmounsky assister allintervento, in sala ope-
ratoria.
Narcosi. Unora sotto i ferri.
Apertura dei canali respiratori, asportazione delle ossa
scardinate, intervento a forza di muscoli per mettere in
sesto le ossa fratturate, preparazione delle basi del setto
nasale per il prossimo intervento.
Risveglio penoso: cannucce in gola e nel naso. E
sofferenza viva, come nei giorni del disastro!

10 novembre. Ho fretta, devo fare presto, per migliorare,


per usufruire dellaiuto finanziario del Cln. Ho il terrore
che il Cln cambi idea.
Chiedo a Dufourmentel di passare subito al secondo
intervento.

Storia dItalia Einaudi 397


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Purtroppo la ferita pi profonda, nel vuoto del setto


nasale, si rimarginata da poco. Dufourmentel incerto,
teme che innestando il nuovo setto nasale la ferita si
possa aprire.
Io insisto per loperazione immediata, Girmounsky
decisamente contrario. Dufourmentel sceglie la via di
mezzo, mi operer fra quattro giorni.

11 novembre. Tino mette in atto il suo programma di


rigorose economie. Trasloca, si sistema in un albergo di
ultima categoria, lhtel Gomin, rue Cit du Midi. Per 50
franchi al giorno avremo una cameretta e un cucinino, in
una strada buia, morta, larga un metro.
Marcella rientra oggi a Nizza, dopo aver bussato a
tutte le porte. Dobbiamo a lei se buona parte dei nostri
problemi sono risolti.

14 novembre. Allegro, sereno, raggiungo la sala operato-


ria per lintervento pi importante, quello dellinnesto.
Narcosi. Unora sotto i ferri.
Il risveglio avviene alle 16. Vedo. Vedo nella nebbia
Bernieri, Pasetti, Zanardelli.
Poi la nebbia scompare. Mi dicono che nel sonno
parlavo tedesco.
Ho un dolore acutissimo al costato, mi sento il viso
tumefatto, come se fosse coperto di cera.
Ho una grossa fetta di costola in meno: il mio nuovo
setto nasale.
Il dolore al costato si fa pi vivo, da togliermi il respi-
ro. Sento il taglio, lungo un palmo.
Tino, premuroso come un fratello, non mi abbandona
un attimo.

Storia dItalia Einaudi 398


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

15 novembre. Dicono che ho un naso. Vorrei vedermi,


conoscermi...
Il dolore al costato si fatto cos insopportabile che ho
paura a respirare. Fra gli occhi sento un corpo estraneo,
metallico, come una pinza.
Nel tardo mattino finalmente Dufourmentel scopre la
ferita, per medicarmi. Esclama: un lavoro meraviglio-
so, perfetto, e non si stanca di guardare.
Mi vedo. Delusione! Ho un qualcosa di mastodonti-
co, di informe: un monumento.
Verso sera arriva la signora Pigozzi. Non ha sbagliato
porta, parla di Marcella, conosce la mia storia. I suoi re-
gali sono preziosissimi: latte condensato, burro, biscotti,
ogni bendidio.

16 novembre. Visita del signor Pigozzi, della Cri.

17 novembre. Girmounsky non soltanto pessimista,


anche disfattista. Ha discusso a lungo con Tino, concita-
tamente, sottovoce perch non sentissi.
Giudicava prematura loperazione dellinnesto. Lal-
tro giorno, in sala operatoria, ha polemizzato con Du-
fourmentel, finch lhanno invitato ad andarsene.

18 novembre. Visita di un colonnello della legione stra-


niera, in grande uniforme.
Il colonnello Pol, spagnolo, amico degli antifascisti
italiani, mi ha raccontato le sue avventure: le pi strane
sono le pi recenti, quelle della battaglia di Parigi con i
carri armati tedeschi fatti fuori dalle sue bombe a mano.

Storia dItalia Einaudi 399


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Storie divertentissimne, raccontate in un misto dita-


liano, spagnolo e francese.

19 novembre. Bolgiani, Zanardelli, Bernieri, Perra, tutti


amici di Marcella. Non sono mai solo.

20 novembre. Bolgiani, poi il signor Pigozzi.

22 novembre. Il dolore al costato va scomparendo.


Dufourmentel sempre entusiasta delloperazione.
Penso ai miei con malinconia. Penso ad Anna con
disperazione: come sempre!
Ho troppo tempo per pensare. Anche a Pino penso,
al distacco. Mi rimasto negli occhi quel suo sguardo
implorante, rassegnato.

26 novembre. In sala operatoria.


Una delle cicatrici si aperta, non ha resistito alla
tensione. Linnesto scoperto, dalla ferita esce pus, in
quantit.
Domani, altro intervento, urgente. Si tenter di salva-
re la greffe dallinfezione.

27 novembre. Intervento chirurgico: apertura della feri-


ta e raschiamento della cartilagine, a freddo, senza ane-
stesia.
Che gioco spaventoso: anche al dolore ci si abitua.
Soffro molto, ma sopporto con rassegnazione.

Storia dItalia Einaudi 400


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Lo sforbiciare interminabile: come un trapano che


penetri fra gli occhi.
Mezzora sotto i ferri, poi mi bendano, mi fanno un
testone cos.
Rientro mogio mogio nella mia stanzetta. Fare previ-
sioni diventa difficile: calendario alla mano, con Tino,
fantastico sui prossimi interventi. C un imprevisto gra-
ve: quando potr saldarsi la ferita?
Visita dei Pigozzi, sempre gentili.
Arrivo della posta: lettere di Dado e Marcella, con
notizie di un raduno Gl a Lione, il 9 dicembre.
Nessun collegamento dallItalia, nessuna notizia di
Pino.
Turini! Pazzi siamo stati, incoscienti. Unazione
scombinata, fallita in partenza. Penso ogni giorno a Tu-
rini, ogni giorno mi dico che non potr mai pi riabbrac-
ciare Pino.
A sera, visita di controllo di Dufourmnentel.
Per riprendere le operazioni la ferita dovr essere sal-
data.
Anche locchio dovr essere operato: asportazione del
sacco lacrimale e legamento dei vasi lacerati.
Per il mascellare fratturato, sul momento non c nulla
da fare: risente dellinfezione alla greffe.
Conclusione: andr ancora per le lunghe. E incomin-
cio ad averne abbastanza.
Con Tino, lungo esame della situazione finanziaria.
Dovremo ancora economizzare. Per intanto chieder
di essere dimesso: mi ridurr, ogni giorno, alle visite di
ambulatorio.

29 novembre. Altro intervento chirurgico, urgente. La


greffe si sta infettando irrimediabilmente, gonfia loc-
chio, il naso, il mascellare.

Storia dItalia Einaudi 401


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Mi asportano, a freddo, un pezzo di innesto. Soffro


molto, perdo sangue come nei primi interventi.
Ho il morale a terra: non operano per migliorare, ma
per salvare il salvabile!
Nella sala operatoria c un assistente cinese, buffissi-
mo, che fa di tutto per tenermi allegro. Ma non ci riesce.

30 novembre. Posta da Belvedere: una lettera di Aldo,


affettuosa, ma incerta, confusa, che esaspera.
Aldo, a fin di bene, si arrampica sui vetri, fa lacroba-
ta per dire e non dire. Basta una frase come questa per
farmi perdere la calma: ... Dallitalia nessuna notizia.
partito ieri Speranza (Magno Luigi) per tentare di rag-
giungere la Stura. Speriamo in bene. Non preoccupar-
ti per la tua cara brigata, certo pi in fretta ti farai vede-
re nei nostri paraggi, pi ci farai piacere: vedi che sono
sincero...
Gli spedir una rispostaccia.

I dicembre. Lhtel Gomin una bettola da quattro sol-


di, la nostra stanza squallida e buia come una soffitta.
Fa freddo: le ore, piene di malinconia, non passano.
Sempre le stesse cose: la ferita aperta, il taglio alloc-
chio, la prossima operazione...
Nel vitto spendiamo pochissimo, andiamo avanti con
i bollini della tessera. Un po di pane nero, patate, latte,
a volte due mele, di quelle nate male. Se mancano le
provviste dei Pigozzi siamo fritti.

3 dicembre. Una buona notizia. Il Cln, ufficialmente,


conferma di liquidare le spese di clinica a tuttoggi.

Storia dItalia Einaudi 402


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

4 dicembre. Come ieri, in clinica per la solita medicazio-


ne.
La ferita sempre aperta: non migliora, non peggio-
ra. Nella sala operatoria, ogni giorno, incontro visi pi
sfigurati del mio. la guerra, questa guerra maledetta,
che manda qui, a chiedere miracoli, i pi toccati. Molti i
feriti, impressionanti, le vittime dei bombardamenti.
Girano come ladri in trappola, verrebbero nascondere
le ferite, le mutilazioni: non si rassegnano.
Comprendo questi stati danimo, sono anchio segnato
in viso. Mi sento diverso dagli altri: non qui, ma fuori,
fra la gente normale. Odio il mtro, soffro fra la
gente normale: preferisco la stanzetta buia e fredda della
nostra bettola.

8 dicembre. Oggi come ieri, come sempre.


Alle 10 sveglia, poi in clinica, per la medicazione.
Pomeriggio alla bettola, poi cena e a letto.
La ferita forse sta migliorando: sempre aperta, ma
con meno pus.
Il naso, goffo, imponente, continua a essere un qual-
cosa di non mio, un oggetto estraneo, applicato al viso
come una maschera. Non sono pi quello di un tempo,
sono diverso, in peggio, fuori e dentro.
Sovente parlo con Dufourmentel del mio naso, di
questo oggetto suo, non mio. Dufourmentel sorride,
minvita a credere nella chirurgia estetica, mi dice che
un giorno questo oggetto lo sentir mio.
Non che non creda nella chirurgia plastica. Vedo
tanti miracoli, vedo i pazienti prima e dopo la cura.
che guardo i pi fortunati, i meno gravi, e sempre mi
metto fra i pi colpiti.
Ogni mattina Dufourmentel compie almeno quattro
interventi. Accorcia e corregge nasi, aggiusta seni, taglia

Storia dItalia Einaudi 403


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

gozzi, innesta ossa e pelle, demolisce e ricostruisce. Ieri,


a un uomo di trentanni, ha spostato il mento allindietro.
Ho visto un ufficiale di marina, senza le mani, senza
le orecchie, con un viso orribile, ridotto a una piaga. Ho
maledetto ancora una volta la guerra. Non so come potr
vivere cos.
Mentre scrivo arrivano i Pigozzi: come al solito, con
provviste mangerecce, assai preziose.

9 dicembre. Fa freddo e piove. Il morale va come il


ternpo, malamente.
Posta da Belvedere, lettere di Dado e Marco con
notizie della brigata. Anche a Belvedere tirano avanti
alla meno peggio.
Tino, da ieri, non fa che girare da un comando allaltro
per ottenere una proroga ai nostri ordini di missione.
Purtroppo il colonnello Poi non pu esserci di aiuto:
sar indispensabile ricorrere a Nizza.
La nostra situazione buffa. Siamo militari o civili?
Indossiamo la divisa americana, senza distintivi. Soven-
te la Mp ci chiede i documenti: i lasciapassare america-
no e inglese, lordine di missione francese. Tutto a po-
sto, e il mio testone bendato gioca sempre la sua parte,
risolvendo in breve le operazioni di controllo. Tutto a
posto, ma soltanto fino al 20 dicembre.
Chiamata al telefono. Sono i Pigozzi. invito a pranzo
per domani. Evviva!

11 dicembre. Da ieri abbiamo un cappotto e un giacco-


ne, per linverno. Il giubbetto impermeabile, con questo
freddo, era ormai insufficiente.
Viviamo con le tessere. Ogni mattina Tino parte per la
spesa: spende poco, perch compra poco. Al ristorante

Storia dItalia Einaudi 404


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

andiamo raramente perch si spende di pi e si mangia


poco e male.
A la Mairie de lArrondissement, quando Tino preleva
le tessere, si ripete la solita storia: i funzionari non
capiscono perch due militari, in ordine con i visa del
ministero della guerra, debbano vivere con le tessere,
come i borghesi.
Sono tempi difficili, di vera fame per chi non si aiuta
con la borsa nera. Fortunatamente le scorte dei Pigozzi
e qualche pranzo a casa loro ci aiutano a tirare avanti.
Tino cucina sul gas: un buon cuoco e fa miracoli.
Ma a volte le sue pastette sono davvero immangiabili.
La nostra bettola fredda, non esiste il riscaldamento.
Non si vede mai il sole in questo vicolo buio.
Coppiette che salgono e scendono, giorno e notte. La
scala di legno non sta zitta un momento. Americani che
urlano, sghignazzano, fanno baldoria: amore in comitiva,
da quattro soldi.
Che tipi gli americani! Pasteggiano con il latte e
sughi vari, ma in libera uscita pigliano delle sbronze
formidabili.

12 dicembre. Sempre la stessa vita, monotona, che


stanca. Tutto come ieri, come sempre.
La ferita aperta, il freddo, le prossime operazioni, la
brigata a Belvedere.
Penso alla mia povera e cara Anna. Bestemmio.
Una breve lettera di Renato che dice poco. Una lettera
di Dado che dice niente. E poi lultimo collegamento
dallItalia (lettera di Livio del 31 novembre).

13 dicembre. Giornata nera, anche se la ferita va meglio.

Storia dItalia Einaudi 405


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Ormai rinuncio ai miglioramenti estetici, minteressa


soltanto loperazione allocchio.
il tempo che passa, questo attendere che mi sfian-
ca. Sono stanco, sempre pi stanco, a volte con una di-
sperazione senza fine. Malinconie! Non pensare im-
possibile!
Anche il fisico non regge pi: troppo sangue buttato.
Sono stanco di stringere i denti, di resistere, di non
piangere: stanco da non poterne pi.
Pensare ad Anna, ai miei cari, non mi di conforto.
Come in Russia, come durante la ritirata: pi penso ai
miei, pi aumenta la malinconia, pi mi mancano le forze
per continuare...
Ho paura del domani, del ritorno triste. Toccher a
me portare la notizia di Pino...

17 dicembre. Arriva Bolgiani, con viveri e corrisponden-


za da Belvedere.
Notizie pessime.
Ogni speranza per Pino scomparsa. Ero intimamen-
te certo della sua fine, ma tentavo di sperare ancora. Or-
mai tutto mi appare inutile.
Lettera di Aldo, sulla situazione interna della brigata:
con le solite storie, con Dado pi a Nizza che a Belvede-
re, eccetera.
Aldo unisce copia del pi recente collegamento di
Nino dalla valle Roia e lelogio del comando americano
alla Rosselli.

20 dicembre. Oggi come ieri: medicazione al mattino,


poi dal dentista.
La ferita peggiora: si teme per la greffe sempre pi
infetta.

Storia dItalia Einaudi 406


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Tiro avanti a strappi, ho la febbre e la testa piena di


malinconie.

21 dicembre. Alle 18,30 rientro dal dentista. notte, e


sento freddo.
Ho febbre, molta. Non sto in piedi. La ferita va male,
tiro avanti a forza di volont, ma non ne posso pi.
Se almeno si potesse riscaldare questa bettola: fa un
freddo cane, mi corico vestito e batto i denti. E bestem-
mio.
Tutto va a rovescio. Arriva una lettera di Dado, breve,
come una comunicazione di ufficio: accompagna un
lungo esposto, che dovrei far giungere al generale Juin.
A Belvedere i nodi sono venuti al pettine. Siamo
giunti allultimatum francese: se la Rosselli non sinserir
nel LXXIV battaglione stranieri verr sciolta. In altre
parole: far parte dellesercito francese o internamento.
I comandi francesi, quelli dellAtlantic, ormai giocano
a carte scoperte: sono cos piccoli, cos meschini, da
non tollerare un reparto autonomo italiano. Pensano
alla valle Roia, alle piccole rivincite: combattono ancora
contro tutta lItalia. Non sanno, non comprendono che
la nostra guerra partigiana, che in valle Roia la brigata
di Nino combatte anche per la Francia.
Chiss cosa sta succedendo a Belvedere! Accetteran-
no? Si piegheranno allultimatum? E poi questa storia
dellesposto per il generale Juin: come se per me fosse
una cosa semplice, come se vivessi in mezzo ai generali.
Dovrei non soltanto arrivare al generale Juin, ma ottene-
re un provvedimento immediato!
Mi rendo conto che non c tempo da perdere, ma non
so proprio da che parte incominciare. Evidentemente i
miei di Belvedere sognano a occhi aperti: per il solo fatto
che sono a Parigi aspettano il miracolo. Se mi vedessero
come sono conciato...

Storia dItalia Einaudi 407


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

22 dicembre. Ancora febbre. Medicazione in clinica,


al mattino, con Dufourmentel che teme di dover disfare
tutto. Purtroppo linfezione pu estendersi allocchio: in
questo caso disperato, forse dovrebbero togliermi linne-
sto.
Sento piet di me stesso, per le ferite, per come vivo
in questo ambiente squallido, in questo bordello pieno
di gente di passaggio. E fa freddo e manchiamo di tutto.
Come posso pensare a Belvedere!
Pi leggo lesposto per il generale Juin, pi la malin-
conia aumenta.
Parliamo del nostro passato, della guerra partigiana in
Italia, in val Tine, in val Vsubie, dei combattimenti, dei
nostri morti. Contiamo i nostri morti, tutti, gli impiccati
e quelli dei combattimenti proprio come fanno i comandi
nelle guerre normali. Il numero dei nostri morti dir
poco o nulla a chi i morti li conta a decine di migliaia.
Tutte queste cose, vive e brucianti, scritte su carta
protocollo, con tono burocratico, sembrano meno vere,
perdono ogni senso. Anche il minacciato forzamento
delle linee, alla disperata, per rientrare in Italia, sembra
meno vero.
Che piet! Siamo costretti a parlare dei nostri morti
per ottenere di combattere ancora, da partigiani. Ma il
maquis dove finito? Non ha insegnato nulla ai francesi?
La fusione della Rosselli con il battaglione stranieri
vuol dire sciogliere la brigata. E se davvero forzeranno
le linee?
Cercher gli amici: mi aiuteranno a far giungere le-
sposto al ministero della Guerra. Forse esistono altre so-
luzioni, qualcosa si potr fare. Limportante di non
perdere tempo.

24 dicembre. Alle 15, in rue de Babylone. Riunione del


comitato Gl, al completo: Bolgiani, Bernieri, Zanardelli,

Storia dItalia Einaudi 408


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Pasetti, Coralupi, Bianchi, Bonacina, Asnaghi, Greggio e


molti altri.
Esame dellordine di fusione della Rosselli con il bat-
taglione stranieri.
Aria di Natale, aria di retrovie. Discussione inconclu-
dente!
Bolgiani un caro amico. Antifascista irriducibile, ha
lasciato lItalia da molti anni. Insegna nelle scuole medie,
scrive. Ha combattuto in Spagna, con Rosselli.
Sempre con Bolgiani mi trovo daccordo: lo sento
buono, generoso, sincero, come Marcella, come Mara-
botto.
Dopo la riunione mi ha voluto suo ospite a tutti i costi.
Vive con la moglie e due bimbi, in una casa modesta:
fra poveri mobili e moltissimi libri!
Un piccolo albero di Natale, un ramo di abete. Ma che
festa immensa per i suoi bimbi, quando si sono accese le
quattro candeline.
Per me aveva pronto un regalo prezioso. Tre libri:
Oggi in Spagna, domani in Italia; Teoria dellinsurrezione;
Mussolini diplomatico.
Alla bettola un telegramma di Marcella:

Nice 24/12/1944 17,16


Situation calme continuez cures tout temps voulu lettre suit.
MARCELLE ALAZET169

25 dicembre. La ferita peggiora, butta pus continuamen-


te: tutta la greffe infetta.
In giro con Tino. Cerchiamo, come due disperati, un
po di penicillina: giriamo Parigi, in lungo e in largo, a
tentoni.

169
Marcella Migliorini.

Storia dItalia Einaudi 409


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

In un ospedale americano, vicino alla gare dAusterli-


tz, ci trattano cordialmente: oggi Natale. Ma niente da
fare, fino a domani alle 8.
Rientriamo stanchi, pesti: con lidea fissa, ossessionan-
te, di trovare una fiala di penicillina.

26 dicembre. Sveglia alle 7. Febbre alta, linfezione si


estende.
Alle 8, puntualissimi, ci presentiamo allospedale ame-
ricano.
Un colonnello medico osserva la ferita. La penicillina
poca, in dotazione esclusiva per le truppe americane!
Nuovo indirizzo: un ospedale delle Ffi.
Alle 10, in me de Turin, medicazione e drenaggio.
Come al solito incontro nuovi clienti. Un bambino senza
la punta del naso, per il morso di un cane. Una donna
senza una fetta di naso, per un colpo di rasoio. Il
bambino fa pena, la donna un po meno. Le infermiere
dicono che il marito della donna senza il naso era geloso
di un tedesco!
Alle 15 a Gl, incontro Bernieri, Bolgiani, Zanardelli e
altri.
Forse un intervento del Deuxime bureau potrebbe
salvare lautonomia della Rosselli. Potremmo offrire
una base a Belvedere per i collegamenti delle missioni
francesi con lItalia.
Mettiamo gi tre telegrammi: al comandante Malerbe
e al comando Ffi della val Vsubie chiediamo un po di
respiro; alla Migliorini chiediamo lintervento del Cln di
Nizza.

Storia dItalia Einaudi 410


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Lettera affettuosa di Andrea170 . al Sain-Roch, con


il femore spaccato: anche lui spera disperatamente nella
penicillina!
Che babilonia! Tra Belvedere e la penicillina non ne
posso pi: sono due problemi che si confondono, che si
alternano, e poi si confondono ancora.
Zanardelli ha promesso dintervenire domani presso
listituto Pasteur: forse il professor Nitti potrebbe aiu-
tarci. Anche Pasetti e Asnaghi hanno promesso dinte-
ressarsene.
Vorrei notizie chiare, aggiornate, da Belvedere. In-
vece, volutamente, dicono e non dicono. Lultimo tele-
gramma parlava addirittura di situazione calma. Pi
confusione di cos!
Sono le 23. Allarme. Le sirene urlano. Aerei che
girano bassi, sulle nostre teste. Scoppi vicini e lontani:
i muri tremano. Manca la luce. Bombardano.

27 dicembre. Ieri notte bombe dappertutto, bombe


tedesche.
Colpita la stazione di Sain-Lazare, a quattro passi dalla
nostra clinica.
Notizie allarmanti. Poderosa offensiva delle armate di
von Rundstedt, infiltrazioni profonde nello schieramen-
to alleato.
Le punte avanzate tedesche marcerebbero rapidamen-
te verso il sud. Nelle retrovie alleate muoverebbero inte-
ri reparti tedeschi, armati ed equipaggiati allamericana,
con jeeps e carri armati.
Un fatto certo. Con le bombe di ieri su Parigi la
guerra torna vicina. I francesi conoscono i boches e
drammatizzano: non pochi preparano i bagagli!

170
Andrea Costamagna.

Storia dItalia Einaudi 411


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Per le vie la gente tira dritto. Sul boulevard Pigalle


scomparsa la spensieratezza: le giostre, gli autoscooter
sono deserti, sembrano giocattoli abbandonati da un
bambino malato.
Facce preoccupate, aria da retrovie.
Ogni due passi incontriamo le pattuglie della Mp. Og-
gi le nostre divise fasulle sono un richiamo formidabile.
Il mio testone bendato non basta pi. Osservano atten-
tamente i documenti, a volte vogliono dati di controllo.

28 dicembre. Ieri, tramite Gl, sono partiti due telegram-


mi per la Migliorini. Il primo di un certo Baudlet, credo
del Deuxime bureau: Prire demander sursis pour in-
corporation stop dcision officielle en cours. Laltro di
Asnaghi: Conservez autonomie actuelle dmarche est
faite auprs autorits.
Dai Pigozzi. Lunga conversazione sulla campagna di
Russia con un certo Lago, ex ufficiale del 5 alpini nella
guerra del 15.
A sera, telegramma urgente di Marcella:

Nizza 28/12/1944 ore 11,55


Si voyage ne comporte complications sant venir immdiate-
ment avec Asnaghi rgler situation intrieure bande.
MARCELLE ALAZET

29 dicembre. In clinica; congedo da Dufourmentel.


Poi al Cln. Incontro con Bernieri, Asnaghi, Ricciulli,
Zanardelli, Pasetti.
Forse domattina partiremo per Belvedere, in macchi-
na. Attendiamo una conferma, per stasera.
Torno alla bettola. Freddo cane, alcuni gradi sotto
zero. Non ho altra scelta che stare a letto.
Lettera triste, di Nini, da Belvedere.

Storia dItalia Einaudi 412


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il morale della brigata si sta sfaldando. N pu essere


diverso, per un reparto che opera su un fronte fermo:
sono combattenti volontari e non possono combattere!
Purtroppo la nostra linea ha le sue immediate retro-
vie in Belvedere. un po come nella guerra normale,
quando il combattente di linea ha la sfortuna di conosce-
re le sue retrovie: pi guarda, pi vede, pi il morale va
a terra.
Nini malinconico, scontento. Ricorda con nostalgia
i bei tempi della IV banda:

...mi pare, scrivendo, di vederla qui con me, di conversare con


lei di ricordare tutto ci che stato, di ragionare di mille e mille
cose per il futuro...
Sono addolorato di non averla con noi, in questi giorni, ma les-
senziale che le operazioni che ancora dovr subire riescano.
I giorni passano, la vita calma, eppure se la speranza della
fine della guerra si fa sempre pi reale, un senso di tristezza e
di noia mi possiede di continuo. Non pi, Nuto, la vita dei
tempi passati! Tutto cambiato! Eravamo in pochi, allora, ai
bei tempi di Palanfr! Come erano belle le serate, tutti uniti a
cantare le nostre canzoni, a scherzare, a ridere: erano piccole
cose, ma erano tutto per noi. Quella era vita. Adesso invece
come sono cambiate le cose...
Purtroppo ho avuto una triste notizia. Giacinto, il nostro caro
pompista, morto. Cos buono, cos allegro: cos mai la
vita...
La speranza di poter un giorno lavorare ancora in una banda
del tipo della IV mi rallegra. Ma esister unaltra banda del tipo
della IV? Ne dubito, mio caro Nuto. Di IV ne esiste una sola, e
non pi nostra!
Si era parlato della nostra partenza, del nostro ritorno laggi,
ed ero felice. Molti sarebbero rimasti qui: chi per il fisico,
chi per timore di lasciarci le penne. Si partiva ancora in un
buon numero: si sarebbe sofferto, ma almeno non saremmo
pi rimasti qui, a vivere di rabbia...

Storia dItalia Einaudi 413


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

30 dicembre. Alle 23,30, partenza in macchina per


Nizza, con Asnaghi, Bernieri, Ricciulli, Zanardelli.
Nevischia, fa molto freddo.

31 dicembre. Sempre in viaggio. Le strade sono coperte


da mezzo metro di neve. Sosta a Lione.

1 gennaio 1945. Ancora in viaggio. Stanchezza, disagio


per limpossibilit di medicarmi. La ferita sempre
aperta, forse ho la febbre.

3 gennaio. Arrivo a Nizza alle 2 del mattino. Non ne


posso pi. Ho la febbre. La ferita peggiorata.

4 gennaio. Allhtel Mono. Febbre molto alta. Linfe-


zione alla greffe irrimediabile: suppurazione continua,
fastidiosa.
Incontro Volf e Dado. Apprendo con sgomento che i
fascisti di Ronza hanno assassinato Duccio.
Sul tardi arriva un colonnello inglese della missione di
Nizza, accompagnato da Dado. Steso a letto, ho tanta
febbre che quasi non lo vedo. Vorrei farlo correre, e me
la prendo con Dado che ha un debole per questi tipi. Poi
mi adatto ad ascoltarlo.
Conversazione inconcludente, sulleventuale controllo
inglese a Belvedere.
Il colonnello parte, ma la conversazione continua con
Dado e va per le lunghe...

Storia dItalia Einaudi 414


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La situazione di Belvedere confusa. Sar difficile


conciliare. Ormai le questioni sono viste con le lenti
dingrandimento.
I rapporti con i francesi e gli inglesi sono molto tesi. I
partigiani, negati per ogni forma di diplomazia, rispon-
dono alle manovre dei comandi con i calci in faccia:
non vedono una via di mezzo.
Esiste per una via, quella giusta, per tirare avanti:
basterebbe risolvere le questioni interne della brigata,
ognuno cedendo qualcosa, in modo che i francesi e gli
inglesi si trovino di fronte un reparto unito, che sa quel
che vuole. Cos non potrebbero speculare sulle nostre
divisioni interne, sulle posizioni di parte, e dovrebbero
arrendersi.
Dado, il pi anziano dei partigiani di Belvedere, non
fatto per la diplomazia, per questambiente. Entusiasta
e generoso, corre dietro alle farfalle, in unalternativa di
illusioni e delusioni.
Non vuol saperne di dipendere dal comando di Re-
nato. Si comporta come un commissario politico au-
tonomo, isolato. Naturalmente interferisce nei problemi
essenziali della brigata. Cosi le direttive arrivano sovente
da pi parti, sovente divergenti!

5 gennaio. Con il sergente Ferrara, un italo-americano


dellOto di Nizza, a Belvedere.
Strade coperte di neve, difficili. A quattro passi da
Belvedere, piccolo scontro con un camion americano:
noi e gli altri si frena, ma lurto inevitabile.
Al comando brigata accoglienza festosa.
Finalmente apprendo, nei particolari, la storia dellul-
timatum francese. Eccola:

12 dicembre: arriva alla Rosselli lordine di raggiungere Mento-


ne entro il 24 dicembre.

Storia dItalia Einaudi 415


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Queste le condizioni.
La brigata italiana, mantenendo intatti i suoi organici, verr
inquadrata nel battaglione stranieri schierato in quel settore del
fronte.
I partigiani indosseranno la divisa del soldato francese. Avran-
no molti vantaggi: sul piano amministrativo godranno degli
stessi diritti del soldato francese. Anche i gradi partigiani sa-
ranno riconosciuti a tutti gli effetti.
Se lordine dincorporamento nei battaglione stranieri non ver-
r eseguito, si proceder al disarmo e allinternamento.
Risposta immediata di Renato. Senza pensarci su, sceglie subito
la strada giusta, la via duscita pi nobile e generosa. N
battaglione stranieri, n internamento. Ma ritorno in Italia.
Anche i partigiani della Rosselli scelgono giusto: tutti, anche i
feriti, i malati, chiedono di tornare in Italia.
Per incominciare si raggiunger San Grato, in territorio italia-
no. A San Grato, con le armi piazzale fra le due linee dei fron-
te, in terra di nessuno, contro i tedeschi e contro i fascisti, si at-
tenderanno gli eventi. Se i francesi saliranno per disarmarci, i
nostri spareranno... Poi, lavventura del passaggio avr inizio!
In pieno inverno le montagne dei Gelas e del Clapier sono
amiche soltanto dei montanari pi schietti. Renato rischia di
perderne molti nella marcia disperata: molti cadranno sotto le
raffiche dei tedeschi.
23 dicembre: Renato e Aldo a Nizza. Portano la risposta della
Rosselli.
Nervosismo, quasi incredulit da parte francese. Conferma
dellultimatum.
La missione inglese del maggiore Betts offre scarpe e vestiario...
24 dicembre: il colonnello Weygand, con un gruppo di ufficiali
francsi, raggiunge Belvedere.
La Rosselli ancora in linea, ma gli zaini sono affardellati!
Breve scontro al comando brigata: Renato conferma che la
Rosselli pronta ad andare allo sbaraglio. I comandi francesi,
presto o tardi, ne risponderanno di fronte ai partigiani italiani.
Weygand vuole parlare agli uomini. Non crede che tutti abbia-
no scelto: forse solo Renato ha scelto, Renato e qualche ufficia-
le, i pi testardi. Raggiunge la linea, passa da una postazione
allaltra. Interroga i partigiani, uno ad uno.
Quando torna a Belvedere si comporta da galantuomo. Apre
una carta topografica, discute sul tratto di linea assegnato alla
Rosselli.

Storia dItalia Einaudi 416


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

I partigiani italiani, conclude, sono meritevoli della pi


grande ammirazione. Otterr che la Rosselli resti un reparto
autonomo, sul fronte di Belvedere.
28 dicembre: Dal comando francese arriva finalmente una
Note de service.
Lordine di trasferimento annullato. La brigata, autonoma,
sinquadrer nel battaglione 21/15 della I Armata Francese
Groupement Alpin Sud.

A Renato, a tutti i partigiani della Rosselli, il grande


merito di aver saputo scegliere la strada pi dignitosa,
pi coraggiosa. Abbiamo una sola divisa, quella partigia-
na. Anche i generali, anche i colonnelli dellAtlantic, i
duri, hanno dovuto arrendersi.
Nei giorni scorsi i maquisards li abbiamo avuti vicini,
solidali, come fratelli. Ma i maquisards purtroppo non
contano nulla: sono in linea a continuare la guerra, men-
tre nei grossi comandi subentrano gli ufficiali di carriera.
Da tempo la Francia della Resistenza sta smobilitando!
Lungo, interminabile, esame della situazione interna
della brigata. Sembra incredibile, ma scomparso il peri-
colo esterno, le vecchie questioni interne sono ritornate
di attualit: si ripreso a discutere su posizioni ancora
pi rigide, sono riemerse tutte le fratture sorte da tempo
fra gli ufficiali e in parte anche fra gli uomini.
la vita stessa del reparto, quasi stagnante, mossa ap-
pena da rare pattuglie verso la montagna impraticabile,
che esaspera le divergenze, che riaccende le ostilit.
Forse, soltanto la vita attiva, alla partigiana, potrebbe
sanare situazioni cos compromesse. lesperienza che
insegna: sempre, non appena la vita di linea, monoto-
na, uguale, sta per rompersi, sta per mutarsi in vita par-
tigiana, avviene il miracolo: torna lunit nel reparto, la
comprensione, la fraternit. Non pi storie: si ridiventa
partigiani.
Cos avvenuto di fronte allultimatum francese: cos
avveniva in Italia, di fronte ai rastrellamenti.

Storia dItalia Einaudi 417


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Incontro Aldo, Angiolino, Volf: i gl, i cosiddetti po-


litici.
Aldo un po laiutante maggiore della Rosselli. Se da
Parigi sono riuscito a seguire in parte la vita del reparto
lo devo alle sue lettere, le pi precise e dettagliate.
Coordina il lavoro organizzativo e logistico, i rapporti
con lItalia, le relazioni ufficiali con i comandi francesi e
la missione inglese.
I suoi generosi tentativi di mediazione fra i due gruppi
esistenti a Belvedere, per la verit, non hanno avuto
alcun esito.
Angiolino, comandante di banda, un giellista intran-
sigente. lelemento di punta nel gruppo politico di
Belvedere.
Volf, il pi duro fra i giellisti, un combattente di pri-
mordine, un padreterno per gli uomini della sua banda.
Fin dai tempi di Paralup, Volf ha sempre scelto le azio-
ni pi rischiose. un generoso ingiustamente giudicato
settario.
Dopo lincontro con i politici, parlo con Renato,
Marco, Ovidio, Saverio e gli altri. Cos il quadro
completo.
Sempre e ancora le vecchie questioni: politici e milita-
ri, gielle e apolitici. Vecchie questioni che in parte risal-
gono alla crisi del comando settore, ai tempi di Ezio...
Per gli apolitici, la politica, i partiti, non devono
minimamente influenzare la vita della brigata, vita di
una formazione militare che fa la guerra ai fascisti, ai
tedeschi. Si vedr poi, a liberazione avvenuta: allora
ognuno sceglier la sua strada, politicamente.
Per i politici la guerra, su un piano rigorosamente
militare, unimpostazione inaccettabile.
Fin dal lontano 1943 sorta spontaneamente una
differenziazione fra le varie bande del cuneese. Anche
le formazioni apparentemente militari erano mosse da
forze politiche pi o meno individuabili.

Storia dItalia Einaudi 418


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

A San Matteo, a Paralup, bene sintendeva lorienta-


mento politico della banda Italia libera: il giuramento
parlava chiaro, e gli animatori della banda erano militan-
ti del partito dazione fin dai tempi della clandestinit.
Ufficiali e uomini erano allora, e sono oggi, liberissimi
di manifestare le proprie idee politiche, anche se contra-
stano con lorientamento politico della formazione.
A Belvedere, come a Paralup, non mancano, i comu-
nisti, i monarchici, i socialisti.
Per gli apolitici, per i senza idee, c posto come per
gli altri, su un piano di assoluta uguaglianza, purch si
riconosca che una formazione di Giustizia e libert, una
brigata che porta il nome di Carlo Rosselli, deve avere
un preciso orientamento ideologico, e una visione non
limitata al momento, ma spinta al poi, ai problemi del
domani, al profondo rinnovamento della vita del nostro
paese.
A tarda sera, arrivo a Belvedere di Ricciulli, Bernieri,
Asnaghi, Zanardelli. Spero che un loro incontro con gli
ufficiali della Rosselli possa portare un po di serenit
nellinterno della brigata.
La discussione stenta a incominciare. Ambiente fred-
do, pieno di sospetto, tuttaltro che sereno.
Senza tante storie, alla partigiana, invito ognuno a
dire la sua. Chiedo una discussione aperta, leale, per
superare una volta per sempre ogni motivo di frattura,
di scontento.
Saverio, il pi duro, si rifiuta di discutere. Dice che di
fronte a estranei non parler. Conosco la sua tesi, anche
se a me non lha mai detta: Morto un papa, se ne fa un
altro. Il papa morto, sarei io. Renato, da comandante
facente funzioni, dovrebbe diventare il comandante
effettivo della Rosselli.
Tento faticosamente di chiarirgli le idee. Ricciulli,
mutilato della guerra di Spagna, amico di Rosselli, non
un estraneo per noi partigiani gielle: un nostro anziano!

Storia dItalia Einaudi 419


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Anche Bernieri, gielle in Spagna, e Asnaghi e Zanardelli,


antifascisti militanti, sono nostri anziani.
Ricciulli racconta della guerra di Spagna, ricorda le
molte polemiche di allora pi vivaci e profonde delle
nostre. Anche in Spagna, la lotta spietata contro il
fascismo, la vita attiva del combattimento, affratellavano
e univano.
Discussione disordinata, inconcludente. Affiorano ri-
gidit preconcette e fredda incomprensione. La politica
centra per met: il resto scontento.

6 gennaio. A Nizza. Il capitano Morrow, della missione


americana (Oto), Ottiene il mio ricovero presso lospe-
dale Hermitage, per una applicazione di penicillina.
Sar lultimo tentativo per salvare la greffe dallinfezio-
ne totale.

10 gennaio. AllHermitage. Trattamento da albergo di


lusso, sia per gli ufficiali che per i soldati. Mi rifanno il
corredo al completo, dal vestiario alle lamette da barba.
In unimmensa sala a pianterreno lavorano una decina
di dentisti militari. Il soldato semplice, il marmittone,
non una pezza da piedi: qui conta qualcosa.
Se penso al centro ospedaliero di Voroilovgrad, o
peggio ancora al convalescenziario dell8 armata, c da
piangere. Ed ero un ufficiale ferito e le nostre retrovie
del fronte russo erano meno lontane dallItalia di queste
dallAmerica.
Non sbaglio nel dire che il soldato italiano era mera-
viglioso. Come ha potuto combattere, con tanto corag-
gio, in quelle condizioni? Mancavamo di tutto. Erava-
mo poveri, mal nutriti, male equipaggiati e peggio arma-
ti. Nessun soldato avrebbe saputo combattere come ha

Storia dItalia Einaudi 420


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

combattuto il soldato italiano, nessun esercito entrato


in guerra con un fucile modello 1891.

12 gennaio. Linfezione non migliora. Lascio lospedale


americano con poche speranze.

13 gennaio. Allhtel Mono. Poi partenza per Belvedere.


Arrivo che notte.
Al comando brigata apprendo notizie particolareggia-
te sul caso Filiberto. Mi ero dimenticato che esistesse
il capitano Filiberto: lavevo lasciato a Nizza, nelle mani
di Renato, prima di partire per Parigi. E con tutte le gra-
ne che mi sono piovute in testa lo pensavo scomparso,
sparito per sempre. Invece...
Da ieri notte la sua posizione sembra irrimediabilmen-
te segnata.
Era sceso dalla sua stanzetta, proprio ieri, a cercare un
po di caldo, mentre gli ufficiali facevano chiasso.
Una pistola carica, buttata per scherzo dalluno allal-
tro, elettrizzava lambiente. Mai drmi, era il motto
della compagnia.
Anche a Filiberto venne buttata la pistola. Il capitano
lafferr come gli altri, al volo.
Ma lo scherzo dava sui nervi a qualcuno, e il momento
giusto per dire basta era arrivato. Un ufficiale, con
energia, invit Filiberto a sfilare il caricatore.
Filiberto, perplesso, perse tempo. Tent di sfilare il
caricatore, si trad.
In quellattimo i pi attenti dei nostri intesero che
Filiberto era un guerriero da quattro soldi.
Chi era Filiberto? Meglio non considerarlo un ospite,
ma un prigioniero.

Storia dItalia Einaudi 421


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Salgo nella sua stanzetta. Sono mesi che vive lass,


malato dice lui di artrite.
un tipo strano, sui quarantanni. Lo ricordavo pi
magro, meno rotondo. Nel suo viso nero, schiacciato, gli
occhi strabuzzati e la bocca carnosa sporgono in avanti
per conto loro. Sembra un mulatto, di quelli brutti.
Servile, parla con tono ispirato. Ogni due parole mi
chiama comandante, e non pu fare linchino perch
a letto: ma tenta, e un po la piega la schiena.
Fino a ieri, sempre a letto, era servito come un ospite
di riguardo: era il capitano Filiberto, lesule dallItalia
occupata del sud, comera solito definirsi.
Un bel pasticcio fra lItalia occupata e lItalia libe-
ra. Ma tant. Per lui il governo Badoglio vale quello di
Sal.
Lo interrogo. tortuoso, confuso, spaventosamente
retorico. Patria, onore, bandiera, storie fantasiose, frot-
tole che sanno di grottesco: si direbbe un pazzo.
Gli ordino di smontare lotturatore del moschetto 91,
ma in fretta, senza pensarci su.
E quello parla, una valanga di parole, sempre pi stra-
ne, pi goffe. Badoglio lo chiama Pietro, e il luogotenen-
te lo chiama Umberto. E avanti con la bandiera, la pa-
tria, Messe, il principe Lanza, in una girandola di parole
che stordisce, mentre lotturatore resta l, da smontare.
Come la mettiamo con la storia dellufficiale di arti-
glieria? Non ha detto di essere un ex allievo della scuola
di Bra?
Salta fuori la sua vera storia.
Filiberto un fascista dellOvra, un fascista di quelli
buoni. Nella sua Italia occupata del sud ha tentato di
organizzare alcune bande fasciste. Poi ha dovuto tagliare
la corda, si arruolato nella Legione Straniera.
Conosce Bra, la scuola allievi ufficiali di artiglieria. A
Bra ha lavorato per brevissimo tempo, in missione, con
funzioni di agente provocatore.

Storia dItalia Einaudi 422


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Falsi i suoi documenti, le sue tessere. Sono vere due


lettere di ufficiali del sud, messi in galera proprio perch
fascisti.
La sua vera infermit una tremenda fistola anale.
un marocchinato, cos mal ridotto che dallAfrica lo
hanno spedito a Marsiglia.
un disertore della Legione Straniera. scappato
dallospedale con la speranza di raggiungere lItalia li-
bera del nord. Ha tentato pi volte di forzare le linee a
Mentone. Poi, tramite la Cri, arrivato a Belvedere...
Mi chiede un po di carta, per mettere gi un memo-
riale. Gli daremo un po di carta, e un sacco di legnate!

14 gennaio. In linea, alle postazioni del Flaut, poi riunio-


ne della brigata quasi al completo.
A sera rapporto ufficiali. Esaminiamo lattivit opera-
tiva della Rosselli, e in particolare linvio di armi e mate-
riali in Italia, attraverso le linee.
Capanna Giulia, nella zona dellImperia, da tempo la
nostra base di appoggio, il nostro magazzino partigiano.
Da Belvedere partono le nostre corves con armi e ma-
teriali forniti dalla missione inglese di Nizza. A Capanna
Giulia, oltre le linee tedesche, i nostri sincontrano con i
partigiani della valle Roia, e avviene la consegna.
Queste corves sono un po i surrogati dei lanci, per
le Gl del cuneese.
Nino, infatti, smister i materiali alle varie formazioni
della I divisione.
La montagna, impraticabile per i tedeschi, nostra
amica in queste massacranti missioni attraverso le linee.
Sono le condizioni proibitive della montagna che rappre-
sentano il rischio maggiore per i nostri valligiani. Non
mancano i casi di congelamento anche drammatici: ma
fino a oggi, per fortuna, nessuna perdita.

Storia dItalia Einaudi 423


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Il gioco pu diventare normale, pu durare fino a


quando i tedeschi non troveranno in una Baita, a quat-
tro passi dai loro capisaldi, le coperte americane e le sca-
tolette vuote di corned-beef. Allora la strada si chiuder
per sempre.

15 gennaio. Alle 7, fuori del Continental, mentre osservo


i partigiani scesi in paese per le corves dei viveri, arriva
un gendarme compitissimo.
Siete il comandante dei partigiani italiani? Avevate
con voi un certo Filiberto?
un miracolo se non svengo. Faccio il tonto: con for-
zata indifferenza gli pasticcio qualcosa nel mio peggier
francese.
Il gendarme, convinto che non abbia compreso la sua
domanda, torna a parlarmi con tono lento, scolastico,
come si parla con un sordomuto:
Si presentato alla gendarmeria un certo Filiberto.
Un type gigol, che chiede la nostra protezione. Non
vuole pi saperne di voi italiani. Cosa dobbiamo farne?
Questa volta ce la metto tutta per farmi capire, col mio
migliore francese:
Filiberto, gli dico, proprio un type gigol, un
mezzo fascista. Lo riporti al nostro comando, lo sisteme-
remo come merita. Fra italiani pi facile intenderci.
Il gendarme appare soddisfatto. Accenna un sorriso
furbastro, mi chiede un uomo che prenda in consegna
Filiberto.
Che bagna! Come ha fatto a squagliarsela quel delin-
quente? E i due partigiani di guardia? Non eravamo in-
tesi di limitargli il corredo alla camicia da notte e al paio
di pantofole?
Non ho il tempo di risolvere il mistero che sento un
vociare fuori del Continental.

Storia dItalia Einaudi 424


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Mi allaccio e vedo Filiberto, in camicia da notte, con


Gino171 .
La gente ride e commenta. Lavevano visto correre
veloce come un razzo, e finire alla gendarmeria: i pi
avevano pensato alla sorpresa di un marito rientrato
alla... base prima del previsto!

16 gennaio. La Rosselli ha assunto un tono pi milita-


re: scomparso labbigliamento partigiano, personale e
scanzonato.
Con gli americani a Belvedere la raccolta del vestiario
continua. Continua anche la raccolta delle armi: i para-
cadutisti ne hanno molte, oltre la dotazione personale, e
sovente una nostra pistola vale una loro arma automati-
ca. Anzi, pi le nostre pistole sono piccole, pi valgono.
Quelle da 6,35 valgono due armi automatiche.
Sono strani soldati gli americani. Inquadrati da una di-
sciplina sostanziale, barattano le armi in pi, quelle rac-
colte in combattimento; ma per le armi personali han-
no una cura particolare. Ogni giorno pulizia dellarma
e controllo rigorosissimo da parte dellufficiale: per chi
sgarra, punizioni gravi, che a noi sembrano sproporzio-
nate.
Ho limpressione che gli americani non riescano a
odiare i tedeschi. Nel tedesco vedono il soldato, non la
bestia. Si direbbe che ignorino i campi di concentramen-
to, le rappresaglie, i paesi distrutti che incontrano man
mano che avanziamo.
una guerra regolare la loro, condotta con una supe-
riorit di mezzi, di armamento, formidabili. Il loro pae-
se lontano, al sicuro, e non sotto i bombardamenti a
tappeto. A volte sembra quasi che non sappiano per che

171
Gino Vitelli, il romano che lo trascina per un braccio.

Storia dItalia Einaudi 425


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

cosa combattono. Forse non sanno cogliere i motivi del


terrore e della miseria che li circonda.
In linea, sembrano pi borghesi che militari. La
loro organizzazione logistica sa di guerra data in appalto;
le razioni K e le dieci qualit di sigarette avvolte nel
cellafane, sanno pi di wee-end che di esercito in guerra.
Anche le missioni di Nizza hanno un tono particola-
re, alla buona, non militaresco. Per gli americani pi
importante il recupero degli ex prigionieri dellItalia in-
vasa che il servizio informazioni. Proprio lopposto degli
inglesi.
Ai centri di fuoco americani avvengono quasi ogni
notte sparatorie furiose. Basta che una lepre sfiori i
fili di allarme, tesi attorno al caposaldo, perch i fili
sincendino. Allora partono i razzi che illuminano tutta
la valle, e raffiche fino al mattino.
C un buon affiatamento fra i nostri e gli americani:
ma soltanto in linea. Quando gli americani scendono in
paese si sbronzano e picchiano chi incontrano, civili e
partigiani, indifferentemente.

17 gennaio. Le razioni che preleviamo presso la sussi-


stenza francese fanno piet: patate e verdura secca. Le
patate si mangiano; la verdura secca dobbiamo buttarla.
Gatti e scoiattoli, in Belvedere e dintorni, sono spariti
da tempo.

18 gennaio. Nizza. AllHermitage, per un ultimo tentati-


vo con la penicillina.
Il medico decide di praticarmi ununica iniezione lo-
cale, nel vivo della ferita.

Storia dItalia Einaudi 426


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

20 gennaio. Allhtel Mono. Risveglio meraviglioso. Sul-


la ferita c un velo leggero. La ferita miracolosamente
chiusa.
Partir domani per Parigi.

21 gennaio. Telefonata da Belvedere. Mi aspettano, per


comunicazioni molto importanti, urgenti.
A Belvedere trovo tutti allarmati. La missione inglese
del maggiore Betts ha chiesto il controllo sulla nostra
formazione. Dobbiamo decidere senza perdere tempo.
In pi dobbiamo risolvere la questione Filiberto.
Cominciamo con Filiberto. Della proposta inglese ne
parleremo domani, a Nizza.
Esame delle nostre responsabilit per aver ospitato un
fascista, un disertore della Legione Straniera. Altro in-
terrogatorio, con verbali, memoriali, testimonianze, ecc.
O denunciamo Filiberto al comando francese o lo
portiamo a San Grato e lo fuciliamo.
Molte le proposte, le pi impensate!
Decisione definitiva: lo consegneremo al comando
francese.
Nella notte torno a Nizza. Mi accompagna Volf.

23 gennaio. Nizza. Esame della situazione, con Rena-


to. Due missioni quella inglese dei maggiore Betts e
quella americana del capitano Morrow (Oto) da tempo
seguono lattivit delle Gl del cuneese e della Rosselli.
Il gioco a carte scoperte. Noi collaboriamo con re-
lazioni e rapporti sullattivit operativa delle Cl nel cu-
neese e della Rosselli sul fronte di Belvedere. In cam-
bio riceviamo armi e materiali che, con le note corves,
raggiungono lItalia.

Storia dItalia Einaudi 427


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Alla missione americana interessa pi che altro il re-


cupero degli aviatori americani ex prigionieri in Italia.
Quando le formazioni partigiane del cuneese ne hanno
disponibili, provvedianio ad accompagnarli attraverso le
linee.
La missione inglese la pi attiva: lavora quasi esclusi-
vamente in funzione del controllo politico. La nostra at-
tivit operativa per gli inglesi conta poco o nulla. As-
sumono invece unimportanza determinante, il nostro
orientamento politico, i nostri rapporti con i francesi, il
problema della valle Roia, i problemi dei domani, del do-
poguerra.
Vedono lontano gli inglesi: vorrebbero che certe for-
mazioni partigiane, alla liberazione, non avessero armi,
ma fichi secchi!
Ieri hanno chiesto il controllo sulla nostra brigata.
Il capitano Radley e un ufficiale del quartier generale
di Alexander (Dio, come siamo importanti!) ci hanno
esposto i termini del controllo inglese.
Dopo un corso di addestramento la Rosselli, a gruppi
frazionati, tornerebbe in Italia. Come unit scelta, spe-
cializzata, attuerebbe un ciclo di azioni di sabotaggio e di
antisabotaggio particolarmente importanti.
Incontro il maggiore Betts, per la prima volta. Come
tutti gli ufficiali della sua missione un uomo in gam-
ba, che sa quello che vuole. Sembra pi un civile che un
militare: scaltro, a volte duro, a volte diplomatico, cos
come gli conviene, tratta le questioni da uomo di affari.
Tira la corda finch pu, poi magari molla.
Purtroppo sa tutto delle nostre questioni interne, delle
nostre polemiche: sinsinua nelle nostre faccende e le
sfrutta a suo vantaggio.
chiaro che fa soltanto il suo gioco. Non facile
difendersi da Betts.

Storia dItalia Einaudi 428


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Mi parla di una recente riunione interalleata svoltasi


a Nizza proprio per esaminare la situazione della nostra
brigata italiana di Belvedere.
Divergenti, secondo Betts, sono state le interpretazio-
ni circa la dipendenza operativa del nostro reparto,
I francesi giudicano che il controllo sul reparto italia-
no spetti loro di diritto, perch reparto straniero in
territorio francese.
Gli americani, quali responsabili del fronte delle Alpi
Marittime, esigono il controllo su ogni reparto che operi
nella zona di loro assegnazione.
Gli inglesi, con Alexander comandante di tutte le
forze partigiane, chiedono il controllo in esclusiva sulla
Rosselli.
Presto i francesi vi abbandoneranno, conclude
Betts, anzi, vi interneranno. Soltanto gli inglesi po-
trebbero salvare la vostra autonomia. Dovete decidere
subito se accettare o no le nostre proposte.
Il maggiore Betts ha fretta, insiste per un impegno
immediato.
Prendo tempo. Domani lascio Nizza, e soltanto al mio
rientro da Parigi la Rosselli decider...
Siamo come al solito in una fase difficile: con interessi
in gioco pi grandi di noi, interessi ben individuati.
chiaro che i francesi e gli inglesi manovrano per
mettere in crisi la nostra formazione, per sfaldarla.
Un reparto autonomo italiano, operante sui fianchi
della valle Roia, d fastidio ai comandi francesi. Da
quando c stato il cambio della guardia e allAtlantic
sono tornati i militari dellArme Rgulire i piani per
lannessione della valle Roia sono entrati in funzione. I
militari vogliono la rivincita. Non ammettono che un
reparto italiano possa combattere anche per la Francia,
lo vorrebbero in divisa francese o meglio in un campo di
concentramento.

Storia dItalia Einaudi 429


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Per gli inglesi il problema si pone in altri termini. Altri


interessi172 .
Sciogliere la formazione, oppure disgregarla, spezzet-
tar la, il compito ben preciso degli inglesi. Non basta il
lavoro di penetrazione che hanno svolto da tempo a Bel-
vedere, con il pretesto di fornire armi e seguire lattivit
operativa delle Cl del cuneese: vogliono il controllo, e
presto anche.
La nostra formazione politica: una formazione
scelta, soprattutto ben armata. A liberazione avvenuta la
Rosselli potrebbe essere una preziosa riserva per lattua-
zione dei nostri programmi politici che saranno in con-
trasto con gli interessi inglesi.
Nei giorni scorsi, a Belvedere, il capitano Radley ha
ascoltato una nostra discussione animata. Alcuni ufficiali
della Rosselli discutevano su cosa faranno gli inglesi in
Italia a liberazione avvenuta. Ricordando lesperienza
della Grecia saltata fuori una frase (di questo genere:
Se Churchill verr in ltalia i partigiani gli spareranno
addosso, e non sbaglieranno il bersaglio!
Radley non ha polemizzato. corso a Nizza a dare
lallarme...

25 gennaio. Oggi, partenza per Parigi, con Volf.

172
Nessun dubbio che lobiettivo dei militari francesi fosse
linternamento o comunque lo smembramento della brigata
Carlo Rosselli. I nostri amici del maquis purtroppo contavano
ormai poco o nulla.
Non altrettanto posso dire della missione inglese di Nizza.
Pur restando vero che fra noi e gli inglesi esisteva un muro di
diffidenza, devo riconoscere oggi la buona fede della missione
Betts nel sollecitare il rientro della brigata Carlo Rossetti in
Italia.

Storia dItalia Einaudi 430


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Accordi chiari con Renato: giocher sulla mia assenza,


rimander ogni decisione al mio ritorno.
Vorrei cedere tutto a Renato, lasciargli il comando
della brigata: vorrei pensare a me stesso e basta.
Renato ha un senso profondo della responsabilit;
nel dicembre ha dato prova del suo coraggio morale,
delle sue capacit di comando. Ma il problema un
altro: il gruppo di Renato (con Saverio, Pino, Carlin
e compagni) subisce il mio comando, anche se la tesi
del papa morto pi viva che mai. il gruppo dei
cosiddetti politici che non subirebbe mai il comando
di Renato!
Esiste una frattura fra gli ufficiali, e in parte anche fra
gli uomini. Volf e Pino sono gi arrivati ai ferri corti.
Tutti, proprio tutti i nodi della valle Stura, qui arrivano
puntualmente al pettine. In una banda si giunti al
referendum fra gli uomini per la scelta del comandante!
Se cedo il comando a Renato forse la brigata si spacca
in due, facendo rumore. Gli inglesi, i francesi, ridereb-
bero. Per noi gielle, che guardiamo oltre la liberazione,
sarebbe un fallimento.
Dado, con tutti i suoi limiti nel lavoro diplomatico,
con tutti i suoi errori, ha radici ben ferme sul terreno poli
tico. E non poco. Purtroppo fra il gruppo di Renato
e Dado non esiste nemmeno pi il dialogo: la rottura
completa.
Renato, con gli inglesi, troppo duro, nella forma e
nella sostanza. Forse duro cos, perch i rapporti con
gli inglesi gli arrivano sempre di seconda mano, dopo
Dado!

6 febbraio. In clinica, per ricominciare. La ferita


chiusa e non ho tempo da perdere. Fra due giorni mi
opereranno.

Storia dItalia Einaudi 431


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

8 febbraio. In sala operatoria. Dufourmentel si era di


menticato di me. Mi narcotizza con la maschera, per fare
pi presto.
Resisto a lungo, parlo, conto... Poi cado in un pozzo e
sento tanto freddo e il cuore che batte sempre pi forte...
Risveglio lento. Ancora sangue in gola. Mi hanno
raschiato le ossa, hanno ristretto la greffe.
Soffro molto. Maledizione alla maschera, ne sono
sconvolto.
Arrivo di Dado. Nuovi particolari sullassassinio di
Duccio.
Avevano fretta, i fascisti di Ronza, conoscevano Duc-
cio. Con Duccio hanno pugnalato tutto il partigianato.
Duccio al 25 luglio! Non lho capito, allora. Mi era
parso un politico, soltanto un politico.
Poi Duccio in montagna, l8 settembre: ancora e sol-
tanto un politico, per me, per noi.
San Matteo, con Duccio combattente, coraggioso, che
paga di persona.
con profonda umiliazione che riconosco di non aver
compreso Duccio. Forse perch non gli sono mai stato
vicino!

17 febbraio. In clinica. Chiedo a Dufourmentel di


operarmi appena possibile. Sar per il 20 p. v.
Con Tino e Volf abbastanza sereni.
Tino affettuoso e premuroso. Volf vuole vedermi
allegro a tutti i costi.
Sul boulevard de Clichy c un mondo di gente che
si diverte come pu: i francesi attorno al luna-park, gli
inglesi e gli americani nelle botes de nuit.
Alleati sbronzi, da far piet, con la Mp che arriva
tempestivamente, su jeep radiocomandate, a prelevarli!

Storia dItalia Einaudi 432


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

18 febbraio. Pourquoi nous combattons un film che


fa epoca. Le code interminabili, come se regalassero
del pane bianco e delle bistecche, dimostrano il vivo
interesse per questi quadri di vita recente.
Con Tino e Volf troviamo un posto in platea. Il
cinematografo al gran completo.
Sono documentari di vita e di guerra nei paesi dellAs-
se: Italia, Germania, Giappone. A tratti, in contrasto,
quadri di ambiente americani, inglesi, delle democrazie.
Italia. La guerra di Etiopia, la proclamazione dellIm-
pero con le folle oceaniche che osannano.
Un figlio della lupa, goffo e pacioccone, solo, sperdu-
to, oltre il palco delle autorit, con i reparti della milizia
che sfilano a passo romano...
Poi il duce, il 10 giugno. La folla che delira, il duce che
sbraita e va in estasi e socchiude gli occhi e la mascella
gira per dritto e per traverso.
Che piet! Il sonoro potente: in piazza Venezia
la folla urla per dire al mondo che lItalia in piedi. Ma
in questo cinematografo come se assistessimo a un film
muto, tanto il pubblico impazzito. Invettive e fischi, di
continuo, contro lItalia.
Maternit e infanzia! Su un lungo tavolo centinaia
di neonati, cos come Dio li ha fatti. Uno sullaltro, in
batteria, sembrano mele a una mostra di frutticoltura.
Un quadro sconcertante. Questo il commento: carne
da cannone!
Finalmente appare Laval. una doccia fredda per il
pubblico su di giri. Un piccolo duce, bene o male, se lo
sono digerito anche i francesi. Lo accolgono con qualche
fischio vigoroso.
Poi la Germania, con Hitler che fa sul serio. Di un
pazzo scatenato non si ride, n si ride dei tedeschi che,
a passo delloca, sfilano lungo i Campi Elisi. Parigi de-
serta, le colonne dei carri armati tedeschi sono intermi-
nabili.

Storia dItalia Einaudi 433


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Silenzio, un silenzio pesante. Loffensiva di von Rund-


stedt recente!
Usciamo turbati. LItalia sta pagando a caro prezzo il
10 giugno e tutto il resto!

19 febbraio. Lettera di Aldo, da Belvedere.


Con un linguaggio figurato (anche la censura abbiamo
fra i piedi!) racconta che il noto signore (maggiore
Betts) ha assunto il controllo sulla brigata.
Ormai il piano inglese entra in funzione. Aldo dice e
disdice, come al solito, per non allarmarmi: con lunico
risultato di rendermi pi confusa la situazione. Nellin-
terno della formazione sono riprese le grane. Come se
non bastassero gli inglesi!
Rispondo subito ad Aldo. Se indispensabile rientrer
immediatamente a Belvedere.
Scrivo anche a Renato. Gli ricordo la promessa di
Betts: nessuna iniziativa inglese prima del mio rientro
definitivo a Belvedere. Se la situazione mutata, Renato
minformi urgentemente!

20 febbraio. In clinica. Anestesia locale, raschiamenti


sulla parete destra.
Sofferenza viva, sangue in gola. Seguo lintervento,
attimo per attimo. Dufourmentel ripete ancora una volta
che ho molta pazienza!
Al 27 operazione allocchio.

24 febbraio. Domande precise di Tino e della signora Pi-


gozzi a Dufourmentel. Occorreranno ancora altri inter-
venti: nessuna previsione sul tempo necessario.

Storia dItalia Einaudi 434


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Da Belvedere notizie pessime: situazione grave, la


brigata in crisi, come nel dicembre. Lettere di Nini
e di Aldo.
Aldo, come sempre, scherza con le cose serie. Scherza
male per! Ormai ha uno stile suo, fra le frottole e le
storielle infila le notizie che minteressano. Che silluda
di rendermi allegro?
Dopo una premessa che non finisce pi, dove parla di
cose ovvie, cos continua:

...Qui le cose vanno di bene in meglio (da leggersi a caratteri


rovesciati) e siamo sempre pi numerosi a... sospirare la tua
presenza.
...Io sono certo che basta la tua presenza per risolvere tante
faccende, e questo sia detto senza volerti gonfiare.
Le lettere dei tuoi che ti dicevo di aver allegato allultima mia,
sono state trattenute da Dado che ha provveduto a spedirtele.
Oggi arrivato un amico con notizie di Livio. Niente di
speciale. C una lunga epistola per te, che immagino Dado
avr spedito o spedir.
Qui stiamo facendo i sacchi e dando il grasso alle scarpe.
Ho chiarito per che prima dovremo attendere il tuo rientro e
in questo senso ho avuto assicurazione in alto loco, a meno
che la tua assenza debba ancora prolungarsi per molto, per il
che faccio ampi scongiuri. Hai gi avuta abbastanza scalogna, e
con te la brigata.
...Non ho alcuna grossa notizia da comunicarti perch suppon-
go che tu sia a conoscenza degli sviluppi della situazione.
La grandissima maggioranza del parere di tornare. Solo alcuni
(specie meridionali) hanno dato parere contrario.

27 febbraio. Telegramma di Renato: mi chiede di rag-


giungere immediatamente Nizza.
Nessuna notizia da Dado.
Notizie vaghe da Aldo, Con il solito stile che esaspera:

...Oggi ho sentito dire che i nostri amici stanno cercando qual-


che grazioso posticino per trasferirci tutti a scuola per una de-

Storia dItalia Einaudi 435


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

cina di giorni. Forse fra qualche giorno lasceremo, commossi,


questa opima contrada.
Il referendum sullargomento Chi vuole andare? Chi non
vuole andare? ha dato questi risultati: 160 voti al primo e 35
circa al secondo. Come vedi, tutti leoni per ora.
Speriamo che siano sempre presenti le tue raccomandazioni di
SantAnna di Vinadio di buona memoria...

Domani partir per Nizza!


Discussioni e previsioni con Tino e Volf.
Se la formazione passer in Italia al completo (proget-
to pazzesco) rientrer anchio. Nelle mie attuali condi-
zioni fisiche non posso seguire il reparto per via monta-
gna; chieder di essere paracadutato.
Se invece tenter il passaggio un solo gruppo della
brigata, me ne torner a Parigi e penser esclusivamente
a ultimare le mie cure.
Decider a Nizza.

28 febbraio. Alle 8 dal dentista, per la frattura del


mascellare. Alle 9 in clinica.
Dufourmentel arriva alle 11: parliamo del mio rientro
a Nizza.
Decisione di operarmi subito, su due piedi. Anestesia
locale.
Mi chiede di scegliere: operazione al naso oppure
allocchio.
Decido per locchio.
Comincio a fare piet anche agli assistenti, agli infer-
mieri, tanto sono di famiglia in clinica.
Seguo loperazione dallo sferruzzare del chirurgo: i
tagli, i raschiamenti, le cuciture. Mi asporta il sacco
lacrimale, con un taglio lungo, sotto locchio.
Mi bendano, mi fanno un testone cos!

Storia dItalia Einaudi 436


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Anche Dufourmentel presto sar a Nizza: forse potr


operarmi laggi.
Con Tino e Volf lascio la clinica. Sono bendato anche
sugli occhi, sembro un grande invalido.
Volf intravvede un generale americano, che muove
incontro a noi, sullo stesso marciapiede. Siamo in divisa.
Dobbiamo salutarlo o lasciar perdere? Lasciar perdere...
Ma il generale saluta per primo, un gran saluto fuori
ordinanza.
Alla bettola il dolore allocchio si fa pi vivo, diventa
insopportabile.
Arriva un telegramma di Dado, a confondermi ancora
di pi le idee. Dice: Continua tranquillamente cure fino
arrivo espresso.
Soffro molto, mi manca la forza di pensare a Belvede-
re.

I marzo. In clinica da Dufourmentel, per la liquidazione


dei suoi onorari. Dufourmentel un galantuomo: 5000
franchi per tre interventi!
Il 15 p. v. sar ad Antibes, e prevede di restare assente
un mese da Parigi. Forse potr operarmi a Nizza.
Appena arrivo alla bettola mi tolgo le bende. Non
sopporto pi il dolore allocchio tanto forte. Ho la
palpebra, rialzata, locchio mal ridotto, tumefatto, con
un lungo taglio che segue la parete del naso.
Finalmente arriva una lettera dli Aldo. Fra il resto,
Aldo accenna allespresso di Dado che per non ho
ricevuto.
Mi rendo conto che Dado pi a Nizza che a Belve-
dere, e che la situazione tuttaltro che allegra.
Gli inglesi giocano tutte le carte pur di raggiungere il
loro scopo. strano che Marco e Renato non compren-
dano che Betts gioca a farmi dire quanto non ho mai det-

Storia dItalia Einaudi 437


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

to. Era vamo daccordo che fino al mio rientro a Nizza


la situazione sarebbe rimasta immutata.
Il progetto inglese, che prevede il passaggio in Italia,
a breve scadenza, di tutta la formazione, molto perico-
loso. Niente avventure: se gli inglesi hanno fretta, corra-
no. Tuttal pi potremmo organizzare, per il momento,
il rientro in Italia di alcuni nuclei leggeri.
Giornata piena di malinconia. Sono deciso a tutto, a
tratti penso al peggio, al peggio per me! Poi Anna, i miei,
mi aiutano, e torna un po di speranza.
Solo a Nizza potr decidere, decidere di me!
Mi hanno proposto di andare in America, a finire
le mie operazioni in un ospedale militare di chirurgia
plastica. Andarmene lontano, una volta per sempre,
potrebbe essere la soluzione migliore: il ritorno a casa
che mi spaventa!
Forse anche le offerte americane non sono che parole
buttate al vento.

2 marzo. Due espressi di Dado. Ma che confusione tra


inglesi, francesi, partigiani...
Dado, non soltanto annulla il suo telegramma di ieri
laltro, ma dice esattamente il contrario.

...non preoccuparti apprendendo che la tua presenza quasi


indispensabile. La notizia dovr essere presa dal lato ottimista,
considerando che il passaggio in Italia non unimposizione,
ma un seguito di avvenimenti che fanno prevedere un prossimo
rientro indisturbato.
Senti dunque. Sar bene che tu sospenda momentaneamente
le cure e che assieme a Volf faccia una puntata a Nizza per
prendere accordi con il signor Barton (Paolo Buffa) del quale
troverai un biglietto.

Storia dItalia Einaudi 438


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Chi sia Barton proprio non so. Forse uno dei soliti
inglesi di Dado. Comunque il biglietto che Dado
allega almeno strano quanto i suoi due espressi.

27/2/1943
Caro Nuto,
sono veramente spiacente che il lungo trattamento chirurgico la
trattenga tanto a lungo lontano dai suoi ragazzi e da noi. Non
la conosco, ma, da quanto ho sentito dire di lei, credo che non
sar difficile andare daccordo.
La lontananza, le lunghe sofferenze e soprattutto le passate espe
rienze, probabilmente la rendono preoccupata per ci che sta
avvenendo qui. Ebbene se ci si tranquillizzi: noi agiamo
per il meglio ed io in particolare faccio di tutto per giovare alla
nostra causa, la causa dEuropa.
Dado mi ha detto che dovr attendere ancora qualche giorno
prima dellultimo intervento. Perch non ne approfitta per fare
una scappata a Nizza? Sar un diversivo per lei, un ottimo aiuto
per noi ed inoltre non far male al corpo sentire la presenza
della testa.
Allora arrivederci. Cordialmente.
P. Barton

Ormai i nostri preparativi per la partenza sono ulti-


mati. Tino e Volf hanno prenotato i posti in autorail, i
bagagli sono gi alla Gare de Lyon.
Giornata di sole, ma triste, come sempre. Tiro avanti
a strappi, non so rassegnarmi!
Morale a terra. Dopo questi otto interventi chirurgici
sono mal ridotto: incredibile, ho sofferto anche la fame
per fare economia.
Il problema tempo era sempre presente, era unidea
fissa. Sempre fare presto, contare i giorni e veder passa-
re i mesi. Sempre fare presto: dopo unoperazione chie-
derne unaltra, subito, presto... Insistere con il chirurgo
perch acceleri, perch anticipi, entrare in sala operato-
ria pensando gi alla prossima operazione. Non perdere

Storia dItalia Einaudi 439


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

tempo: stabilire una media mensile, unoperazione ogni


dieci giorni, forse quattro al mese. Fare presto, per mi-
gliorare, per tornare a Belvedere, per ritornare a vivere
da cristiano.
Discuto a lungo, con Volf, con Tino, sulla decisione
che dovr prendere a Nizza. Avr poco da scegliere: o
tornare a Parigi, o partire alla disperata per lItalia, da
solo o con i miei uomini. Da solo.., per non arrivare in
Italia!
Tornando a Parigi come potrei rimediare la situazione
finanziaria? Sarebbero necessari almeno 50000 franchi,
e sei mesi o forse pi. Un bilancio che mi toglie le
forze: un bilancio pieno di giornate come questa, tristi, in
una bettola da quattro soldi, dove le grida sguaiate degli
americani e delle sgualdrine si confondono, dove non
mangio per risparmiare, dove non penso che al mio viso
sfasciato, a Pino, a Belvedere, alla guerra maledetta. Ho
un tarlo in testa, che rode! Forse soltanto laria pulita,
laria di montagna, potr guarirmi...
Vorrei rinunciare alla brigata, pensare egoisticamente
a me stesso. Ne ho il diritto.
Forse il mio passaggio in Italia, alla disperata, la solu
zione migliore. Ma se faccio quattro passi non sto pi in
piedi, tanto il sangue buttato.
E se raggiungo lItalia? Qui potrei continuare le cure
come un civile qualsiasi. In Italia trover mille proble-
mi, e chi si scottato e non serve pi, non conta nulla.
La brigata. Sento la responsabilit della formazione:
vorrei trovare la forza di incoraggiare, appianare, ripuli-
re, in quellambiente confuso, fatto di situazioni rigide,
compromesse. Ma sono stanco, stanco dentro, da non
poterne pi!
Limportante tornare a Nizza: l decider.

Storia dItalia Einaudi 440


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

4 marzo. Nizza. Mi tolgo i punti sotto locchio, come se


scucissi un qualcosa di non mio!
Poi a Gattires, poco lontano da Nizza, in un paesino
sperduto fra le colline di ulivi.
Primavera meravigliosa!
La situazione della brigata incerta, confusa. Un
gruppo sempre a Belvedere, in linea: laltro qui a
Gattires, per un ciclo di addestramento.
Il piano di Betts in pieno svolgimento: dipendenza
logistica dal comando francese, con la missione inglese
che tende al controllo in esclusiva della formazione.
A Gattires istruttori inglesi: Barton, MacDonald e
due italiani in divisa inglese. Anche Barton un italiano:
di madre inglese, dice lui.
Incontro Renato e gli altri. Esaminiamo il documento
inglese con le direttive al gruppo Nuto.
Sono direttive da alto comando, con frasi grosse che
mascherano la sostanza delle richieste. Belle parole, fin-
ch si sta sul generico: quando per, fra le belle parole, si
parla di ordini che saranno rigidamente rispettati non
sono pi daccordo.
Non ricevo ordini insindacabili: n dagli inglesi, n da
altre parti. Ho la responsabilit dei miei uomini, ho die-
tro alle mie spalle unesperienza sufficiente per discu-
tere un ordine, da qualsiasi parte arrivi. proprio per
lesperienza passata, che comincia in Russia e finisce a
Turini, che gli ordini insindacabili mi spaventano: basta
con le boiate coperte dai gradi, dalla retorica patriottar-
da, dalle medaglie. Accetto un ordine nel vivo del com-
battimento, a caldo: discuto un ordine che parte da una
villa di Nizza, a freddo, come da un lontanissimo coman-
do delle retrovie!
Questa non la nostra guerra: questa una guerra
normale, su un fronte fermo. Gli inglesi fanno i loro
interessi: noi difenderemo i nostri.

Storia dItalia Einaudi 441


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Renato deciso a passare le linee, a tornare in Italia


con il suo gruppo: della Francia non vuole pi saperne.
Dovr pazientare, dovr attendere che la situazione
maturi. Dobbiamo impedire che un passaggio affrettato
di Renato pregiudichi tutta la Rosselli.
Non pensi, il maggiore Betts, di poter giocare su un
supposto dualismo fra me e Renato. Sarebbe un gioco
terra terra, che non gli servirebbe per togliere il ragno
dal buco!

5 marzo. Alla Casa degli Italiani, in boulevard Gambet-


ta, con Marco. Al ritorno, tra Nizza e Gattires, scuola
guida sulla Peugeot della Rosselli. Marco il mio mae-
stro.
Esco miracolosamente dalla citt e infilo la valle V-
subie. Impressione che tutte le macchine che incrocio
vengano contro la mia, mai sufficientemente a destra...
Sui primi tornanti, verso Gattires, un rumore secco,
un alt improvviso, come se avessimo perso le ruote.
Raggiungiamo Gattires a piedi.

6 marzo. Il guasto alla Peugeot non era grave.


La scuola guida continua.
Strada stretta, tutta a tornanti, incrociando jeeps e
camion lanciati verso il basso a forte velocit.
Non so come raggiungo Belvedere. Confessione di
Dado: teme pi i viaggi in auto con me che i tedeschi!
Incontro cordiale con Angiolino, lattuale comandan-
te a Belvedere. Poi dal capitano Morane, un maquisard
nostro amico.
In linea ritrovo i miei uomini, stanchi della Francia,
disposti a tornare in Italia. La maggior parte sono in
divisa americana.

Storia dItalia Einaudi 442


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nico173
Giorni fa hanno deciso di far fuori il proprio corredo,
di svenderlo ai partigiani.
Si sono spogliati restando in slip: poi hanno dato
fuoco alla grangia che li ospitava. E hanno danzato
attorno al fal come indemoniati.
In giornata hanno ricevuto dal comando di Belvedere
un nuovo corredo e un elogio, per aver salvato le armi
dallincendio!

7 marzo. A Nizza. Incontro con il maggiore Betts.


Betts parla perfettamente litaliano, ma il suo stile
assolutamente inglese.
molto gentile, ma il suo linguaggio non lascia dubbi:
con la missione inglese si pu essere amici o nemici,
senza vie di mezzo.
Manovra iniziale.
Finalmente parlo, mi dice Betts, con un ufficiale
di carriera di cui conosco i precedenti, ecc. ecc. Renato,
con atteggiamenti a volte offensivi per me, per i miei uf-
ficiali, ha sempre manifestato la pi assoluta insofferenza
per la missione inglese, ingiustamente non riconoscendo
i nostri aiuti in materiali e viveri.
A Gattires, continua Betts, il vostro gruppo in
fase di addestramento fruisce di razioni viveri americane
assai abbondanti, e sar presto un reparto scelto, di
specializzati, pronto per operare in Italia...
Soltanto la missione inglese pu salvare la vostra bri-
gata dallinternamento, con i francesi che vedono sem-
pre e soltanto la formazione italiana in funzione della val-
le Roia. Nelle operazioni conclusive i francesi gi tende-

173
Domenico Occelli, che indossa una divisa americana al
gran completo, mi racconta dei portoricani del Planet.

Storia dItalia Einaudi 443


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

ranno a occupare le valli italiane, al di l della displuviale


alpina, e non vorranno tra i piedi un reparto italiano co-
me il vostro. Perci direttive ben chiare, di sciogliere il
vostro reparto in tempo. Ogni pretesto sar buono per i
comandi francesi: si giunger alle conseguenze estreme.
Forse presto negheranno i viveri alla brigata: allora, co-
me gi avviene per Gattires, la missione inglese potr
soccorrervi con le razioni americane.
Troppa grazia!
Riparleremo di tutta la questione, interpelleremo i no-
stri comandi in Italia e non solo a mezzo della radio in-
glese Nizz-Pradleves, ma anche con collegamenti diretti
attraverso le linee. Poi decideremo.
chiaro che la missione inglese vuole il controllo
asso luto sulla nostra brigata per raggiungere lidentico
obiettivo dei comandi francesi. Seguendo unaltra via...
Gli inglesi vogliono rompere la formazione italiana,
vogliono sminuzzare questo reparto politicamente qua-
lificato e operativamente autonomo. Vogliono rompere
senza fare troppo rumore, proprio allinglese: mettendo
su gruppi di sabotatori, che in Italia dovrebbero spara-
re attorno alle centrali elettriche, dovrebbero far saltare
ponti e strade.
Questa la guerra partigiana che gli inglesi preferisco-
no: la guerra per la guerra, senza politica, magari con le
ottime razioni dingrasso americane!

10 marzo. Gattires. Il ciclo di addestramento continua.


I gruppi della Rosselli, ben equipaggiati, assumono sem-
pre pi le caratteristiche dei reparti regolari.
Si riparla di manovre francesi, per internare la nostra
brigata, n laiuto di Morane sar sufficiente per fronteg-
giare i nuovi eventi.

Storia dItalia Einaudi 444


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

11 marzo. Purtroppo, in questo periodo di attesa, mono-


tono, da retrovie, le vecchie questioni interne sono torna-
te a galla, minacciando lintegrit del reparto. Purtrop-
po sono sopraggiunti altri fatti gravi, che da un giorno
allaltro potrebbero pregiudicare irrimediabilmente i no-
stri rapporti di amicizia con il comando francese di Bel-
vedere!
Si vive alla giornata.
La missione inglese si insinua sempre di pi. Arrivano
nuovi materiali di equipaggiamento, armi.
Betts punta deciso al suo obiettivo: inasprisce i nostri
rapporti con i francesi, per poi salvarci in extremis e
ottenere, in premio, il controllo della brigata. A volte
minaccia, per rompere la nostra intransigenza: dice che
non accettando subito il controllo inglese, resteremo
irrimediabilmente isolati.
Per parare la manovra di Betts dobbiamo diventare un
pochino diplomatici, evitando di inasprire la polemica
che ci divide dai francesi.
A suo tempo, fra le Gl del cuneese e i maquis delle
Alpi Marittime, sorto un patto di amicizia e solidariet.
Ai ferri corti lo ricorderemo ai colonnelli dellAtlantic.
Far dimenticare ai francesi il 10 giugno 1940 non
facile. Ma proprio ricordando quel 10 giugno, tocca a
noi restare su un piano di assoluta obiettivit. Dovremo
subire, a volte, ma non prestarci al gioco inglese.
A ogni costo dobbiamo salvare lintegrit della nostra
brigata.
Per incominciare, in risposta alle ultime manovre di
Betts, appoggeremo decisamente lattivit delle pattuglie
francesi verso le linee tedesche. Se necessario, affianche-
remo le missioni francesi in movimento oltre le linee, ac-
creditandole presso i nostri comandi in Italia.

Storia dItalia Einaudi 445


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

12 marzo. Ultimatum inglese. Convocazione urgente a


Nizza.
Scendo con Aldo, sulla Peugeot scassata del nostro
comando.
Nella villa di Betts siamo attesi da un colonnello ingle-
se, il comandante delle missioni sul fronte alpino.
Mi colpisce subito la cordialit fredda di Betts: intui-
sco che non giocher a carte scoperte.
Senza tante storie il colonnello apre la discussione.
Parla e Betts traduce. Questa la situazione, come la vede
il comando inglese:

I francesi hanno deciso di sciogliere la brigata partigia-


na italiana. Ormai il loro programma annessionistico
della valle Roia entra in azione.
Le operazioni conclusive sul fronte alpino sono immi-
nenti, e nella fase di movimento verso lItalia i france-
si saranno i soli responsabili del fronte delle Alpi Ma-
rittime.
Per noi inglesi la situazione compromessa. Se assu-
messimo il controllo del vostro reparto, per salvarne
lintegrit organica, comprometteremmo i nostri rap-
porti con i comandi francesi.
Unica soluzione. Passaggio della brigata, entro venti-
quattro ore, in Italia.
Se la proposta non verr accettata la missione ingle-
se abbandoner la Rosselli al suo destino. Immediata-
mente i francesi interneranno i partigiani italiani.

Ogni parola, ogni frase del colonnello inglese, mi col-


pisce come una staffilata. Il tono del colonnello du-
ro: la voce di Betts morbida, persuasiva. Ho sempre
guardato il colonnello fisso negli occhi, mentre parlava:
senza conoscere una parola di inglese ho capito lultima-

Storia dItalia Einaudi 446


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

tum delle ventiquattro ore, e mi parso un ordine alla


tedesca.
La mia controproposta immediata.
Il comando inglese mi rilasci un ordine scritto per il
passaggio della brigata in Italia. Dicano, gli inglesi,
che per salvarci dallinternamento non esiste altra solu-
zione.
Forzare le linee con unazione improvvisa vuol dire
bilanciare un settanta per cento di perdite. Non siamo
carne da cannone. Il comando inglese si assuma la
responsabilit di questordine alla tedesca che ci butta
allo sbaraglio.
Breve scambio di idee fra Betts e limpassibile colon-
nello inglese.
vostro interesse, dice Betts, esaminare la nostra
proposta prima che la situazione precipiti irrimediabil-
mente. Comunque la missione inglese non si assume la
responsabilit di un ordine da voi giudicato in partenza
non attuabile.
Mia conclusione: A mezzo del collegamento radio
Nizza-Pradleves esporremo la situazione al nostri co-
mandi. Riceveremo ordini, vi segnaleremo la nostra de-
cisione.
Impressione ben precisa circa le intenzioni inglesi: vo-
gliono togliere di mezzo la nostra brigata, al pi presto!

14 marzo. Preparativi sempre pi intensi, per il passag-


gio in Italia, a gruppi. Selezione degli uomini, predispo-
sizioni per i non idonei e gli ospedalizzati.
Il primo gruppo di 25 uomini e 7 ufficiali, al comando
di Renato, tenter il passaggio seguendo il seguente itine-
rario: Belvedere, San Grato, colle Fous, rifugio Imperia,
capanna Giulia, colle del Sabbione, Palanfr.
Avr al seguito una missione francese con radio, senza
che gli inglesi ne sappiano nulla.

Storia dItalia Einaudi 447


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Non appena avremo notizia dellavvenuto passaggio


muoveremo con un secondo gruppo.

16 marzo. Partenza del gruppo Renato. Accordo ben


preciso: immediata comunicazione a passaggio ultimato,
a mezzo radio e staffette.
Anche Marco fa parte di questo gruppo. Ho tentato
in tutti i modi di trattenerlo!

19 marzo. Arrivo di Betts a Belvedere, nel primo matti-


no.
Come al solito il maggiore inglese si dimostra preoc-
cupatissimo: teme che gli avvenimenti precipitino, che i
francesi, da un giorno allaltro, compiano il colpo di ma-
no sulla Rosselli.
Un po mi impressiono perch vedo che Betts, oggi,
pi nervoso del solito: ha perso la sua flemma abituale e
infila nel discorso domande strane.
Parlandomi della situazione in generale, mi ha chie-
sto la pi formale assicurazione che tutti gli uomini del-
la Rosselli siano stati partigiani fin dallItalia. Mi con-
sidera lunico responsabile degli uomini del mio repar-
to, e in giornata vuole un elenco nominativo di tutti gli
appartenenti alla formazione.
Discorsi e richieste che preannunciano nuove gra-
ne.
pacifico che io sia lunico responsabile degli uomini
della Rosselli. Ma lelenco nominativo proprio non lo
posso dare al comando inglese. una nostra regola fissa
che non posso tradire: i partigiani hanno un nome di
banda e basta.
Betts, finalmente, scopre le batterie.

Storia dItalia Einaudi 448


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

certo che nel suo reparto non ci siano fascisti?


Fascisti!, ripete Betts con un tono che non ammette
repliche. E continua: Gli americani hanno arrestato,
in zona di Mentope, una spia fascista che tentava di rag-
giungere il Nizzardo. La spia ormai in mano ai coman-
di francesi. Ha cantato. Da Cuneo doveva raggiunge-
re Belvedere per collegarsi con le spie fasciste insinuate
fra i partigiani italiani. Adesso i francesi lhanno il buon
motivo per internarvi. Noi di fronte a un fatto cos grave
non possiamo fare nulla.
Mia risposta, non soltanto sdegnosa, ma piena di rab-
bia. Il fatto cos enorme che pretendo di interrogare
subito, senza perdere un attimo, la spia fascista. Voglio
che allinterrogatorio siano presenti non soltanto i fran-
cesi, ma anche gli inglesi.
Con Betts e Aldo si scende a Nizza. Un capitano della
missione inglese si unisce al nostro gruppo. Proseguiamo
per Beaulieu.
Alla Sret Militaire Betts ottiene lautorizzazione per
interrogare la spia.
In una stanzetta della polizia assistono allinterrogato-
rio il capitano inglese, un tenente francese, un dattilogra-
fo.
Il prigioniero un certo Cartolano di San Dalmazzo
di Tenda: sui trentanni, timido e spaurito.
Rivolgo al Cartolano le prime domande.
In quale reparto ha fatto il militare prima dell8 set-
tembre?
Al 50 reggimento alpini, In quale battaglione? In
quale periodo e localit?
Al Val Toce, nellottobre 1942, nel Veneto.
In Val Toce non del 5 alpini. Nellottobre 1942 il
5 alpini era in Russia.
Interviene lufficiale francese. Ordina al Cartolano di
spogliarsi. Alle precise domande dellufficiale francese

Storia dItalia Einaudi 449


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

il Cartolano risponde senza esitazione e il dattilografo


verbalizza.

A Cuneo, presso la federazione fascista, esiste un centro di spio-


naggio, una scuola con allievi e istruttori. Gli allievi sono una
ventina, scelti fra la gente che conosce la lingua francese, che
conosce la montagna. Ottimi gli stipendi e larghi i compensi
per le missioni che vanno a buon fine.
La mia missione era questa: passare le linee per incontrare a
Nizza un certo Massa, spia e fascista. Le 30000 lire sequestra-
te dagli americani dovevo appunto consegnarle al Massa. Il bi-
glietto da lire 1000, ritagliato in parte, sarebbe servito da segna-
le di riconoscimento fra me e il Massa.
So che esiste una brigata partigiana, la brigata Rosselli. In fe-
derazione, al nostro centro di spionaggio, se ne parlava sovente
come di una banda di rinnegati.
Per la verit la mia vera missione era quella di prendere contatto
con un certo Franceschi, noto collaboratore degli inglesi, che fa
il doppio gioco...

Termina linterrogatorio e il Cartolano livido di fru-


state. Il capitano inglese se ne andato da tempo...
Beato il Cartolano che rester in mano ai francesi... Se
lo avessimo a Belvedere lo accompagneremmo fino a San
Grato!
Torniamo a Nizza, poi a Gattires.
Arresto di Franceschi, che nega disperatamente. In
serata la polizia francese lo porter a Nizza.

28 marzo. Attesa ansiosa di notizie dallItalia. Non sap-


piamo nulla di Renato, del suo passaggio. I nostri mes-
saggi, trasmessi dalla radio inglese di Nizza alla missione
di Pradleves, sono rimasti senza risposta.
La situazione appare sempre pi incerta, con gli ingle-
si che giocano a rendere impossibili i nostri rapporti con
i francesi.

Storia dItalia Einaudi 450


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

A Belvedere arrivano forti contingenti di truppe de-


golliste. I nostri reparti, non pi necessari, presto riceve-
ranno lordine di abbandonare le linee.
Decido di organizzare il secondo passaggio in Italia,
con un gruppo di 90 uomini. Il tenente Barton e due ita-
liani rientrati da una missione nellItalia del sud (Astengo
e Bessone) tenteranno con noi il passaggio.
Formazione delle squadre organiche e predisposizio-
ni organizzative. Pattuglie di ricognizione nella zona
Pagar-Imperia. Seguiremo lo stesso itinerario del grup-
po di Renato: San Grato, colle Fous, Imperia, capanna
Giulia, colle del Sabbione, Palanfr.
Il desiderio di lasciare la Francia al pi presto vivo
in tutti.
Con la situazione che va maturando, con il fronte
alpino che presto si metter in movimento, non possiamo
attendere oltre: dobbiamo tentare il passaggio con il
grosso della brigata.
Limportante che il passaggio sia organizzato, che
non si vada allo sbaraglio. Su questo punto non cedo.
Sono disposto a bilanciare un rischio normale, ma nien-
te avventure, anche se degli inglesi e dei francesi comin-
ciamo per davvero ad averne abbastanza!

29 marzo. Sono mal ridotto di salute. la tensione


nervosa che mi tiene in piedi. Otto interventi chirurgici,
uno sullaltro, senza soste, e dovrei subirne altri per
migliorare, ma non minteressano pi... Sono peggio
conciato dentro che non al viso. Tento di legarmi alla
vita, ma non sempre ci riesco...
Presto subir il collaudo. Se il fisico non regger, avr
altre forze che mi aiuteranno? Sovente, troppo sovente,
il tarlo mi rode in testa: penso ad Arnautovo. Il povero
S. aveva i piedi in cancrena, e and avanti scalzo, allo
scoperto: per cercare la sua fine, per non tornare...

Storia dItalia Einaudi 451


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

1 aprile. Sul fronte di Belvedere e in tutta la valle


Vsubie si stanno schierando le divisioni degolliste.
lesercito regolare francese, sceso dal nord della Francia,
che si prepara per il prossimo balzo verso lItalia.
La popolazione di Belvedere non sa pi che farsene
degli italiani. Periodo difficile. Non siamo pi maqui-
sards, ma italiens.
Ieri, Speranza, per poco non ha accoltellato un civile
di Belvedere. Sconter con tre giorni di paio la sua
intraprendenza.
Marco174 , che andava in giro per i caff di Belvedere
come un degollista o un marocchino qualunque, per po-
co non si fatto rompere losso del collo, rientrato scon-
volto al comando, mezzo pesto, ma quasi compiaciuto.
Sono arrivati i degollisti nel nostro caff. Mi han-
no chiesto Amricain? No. Anglais? No. Ita-
lien? Oui. Alors tiens. Quattro schiaffi e mi hanno
buttato fuori.
Niente da fare. Dobbiamo tenere i nervi a posto, evi-
tando, nella maniera pi assoluta, il ripetersi di inciden-
ti.
I degollisti sono ragazzotti spavaldi, su di giri, convinti
di non salvare soltanto lonore della Francia. Lodore
della polvere da sparo li elettrizza. Sono qui per lattacco
imminente al fronte alpino, sono pronti a muovere verso
lItalia dei fascisti e dei tedeschi. Non sanno fare di
meglio che disprezzarci.
I marocchini, invece, sono ebeti e modesti. Addetti
alle salmerie, neri come i loro muli, sembrano le vere
bestie da soma dellesercito francese.
Sovente, le nostre pattuglie che tornano dal fronte,
sfilando in Belvedere, incontrano i degollisti. A bas
les italiens les mmes que les allemands!, gridano i
degollisti, e qualcuno della popolazione ride e i nostri

174
Marco Dutto.

Storia dItalia Einaudi 452


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

tirano avanti, a testa bassa. Finch non ci scapper il


morto!
Nel Nizzardo sono molti gli italiani naturalizzati fran-
cesi. Oggi, a Belvedere, per essere pi francesi dei fran-
cesi, basta insultare i partigiani italiani!

3-4 aprile. Nel primo pomeriggio lasciamo Belvedere.


Il gruppo cos composto: 90 uomini della Rosselli, la
missione Barton con radio, Astengo e Bessone.
Sosta a San Grato, fra le linee. Poi, nella notte, marcia
di avvicinamento, marcia lenta, arrancando su roccia e
neve.
Allalba siamo in quota, oltre il rifugio Nizza, prossi-
mi ormai al colle Fous. Avanti procedono le pattuglie
esploratori, poi le punte di sicurezza, infine la colonna
per distaccamenti.
Segnalano movimenti di forze tedesche nella zona del
rifugio Imperia. giorno fatto, le cime del Clapier, della
Scandeiera, sono gi toccate dal primo sole.
Sul colle Fous ci sistemiamo a difesa, con postazioni
sui fianchi e in quota, che ci proteggono.
Poi, con il tenente Barton, mi sposto in avanti, arrivo
sul margine della breve piana che strapiomba sullImpe-
ria.
Purtroppo tutta lampia conca nevosa controllata da
forze tedesche. Individuo i capisaldi. Siamo a un tiro di
fucile dal rifugio Imperia pieno di tedeschi.
Forzare nella zona dellImperia unimpresa dispera-
ta. Dovremmo scendere nella conca, combattere, poi,
con una marcia lunghissima, superare la zona del Sab-
bione o di Peirafica.
Forzare le linee verso i laghi Lunghi o il Clapier sareb-
be addirittura unimpresa pazzesca. I tedeschi ci respin-
gerebbero a sassate!

Storia dItalia Einaudi 453


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Potremmo attendere la notte, poi tentare nella zona


dellImperia. Nella migliore ipotesi che si riesca a evitare
il combattimento nella conca, verremmo sorpresi dai
tedeschi del colle del Sabbione, allalba, in piena crisi
di movimento, con gli uomini sfiancati da unestenuante
marcia su due metri di neve.
Con lo sguardo fisso sui tedeschi, per oltre unora,
cerco un a soluzione che non esiste. Anche Barton si
rassegna.
Ripieghiamo verso il basso.
Non torniamo a Belvedere, sostiamo a San Grato.
Passeremo la notte fra le linee, a esaminare tutte le so-
luziori, anche le pi impossibili. Due staffette recapite-
ranno un messaggio urgente a Morane, da trasmettere,
via radio, alla missione francese del gruppo Renato.

6 aprile. Da San Grato scendiamo verso Belvedere.


la vita attiva, partigiana, che dirada preconcetti e
diffidenza. Barton lo sentiamo nostro amico. Nei giorni
scorsi la collaborazione di Barton mi stata di grande
aiuto. Ho ammirato la sua calma di fronte ai tedeschi
dellImperia.
Lunga conversazione amichevole con Astengo e Bes-
sone, i due ufficiali partigiani aggregati alla nostra colon-
na. Sono uomini in gamba, coraggiosi, cos abituati alle
missioni rischiose che sul colle Fous mi hanno detto di
voler seguire comunque le sorti del nostro reparto.
Rientrare in Belvedere una grande umiliazione. I pi
sostano in linea, sulle nostre postazioni della Gordolasca.
Torneranno in paese stanotte.
Purtroppo siamo ancora in Francia, fra i degollisti, i
marocchini, e... gli italiani naturalizzati francesi!
Finalmente, al comando, trovo i messaggi trasmessi
dalla missione francese che ha raggiunto litalia con il
gruppo di Renato. Trovo anche i messaggi ricevuti dalla

Storia dItalia Einaudi 454


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

radio inglese di Nizza, in collegamento con Pradleves. I


messaggi inglesi contraddicono i messaggi francesi. Ce
il dubbio che siano soggetti a censura!
Con la pattuglia che a giorni accompagner in Italia
la missione Barton invieremo a Pradleves un frasario
convenzionale; cos gli inglesi non potranno modificare
o inventare i messaggi.
Questo il testo dei collegamenti attuati tramite la
radio francese:

Per Rosa da Nuto


Giorno 4 c. m. iniziato passaggio intero gruppo. Causa man-
canza vostri collegamenti costretti rientrare Belvedere, Passag-
gio definitivamente chiuso. Situazione nostra molto incerta.
Vostro inspiegabile ritardo invio notizie ha compromesso de-
finitivamente formazione.

Da Rosa per Nuto


Provveduto inviare pattuglia. Non comprendo vostro 95. Pre-
go cortesemente specifica perch nostra formazione definitiva-
mente compromessa. Perch passaggio chiuso. Giusto mio
1/4/6 corriere tentato passaggio, ma ostacolato causa condizio-
ni neve. Appena tempo permette cercher inviare corriere.

Per Rosa da Nuto


1) Passaggio chiuso perch tedeschi rifugio Imperia
Giulia Cimento.
2) Decisione partenza pregiudicata e ritardata perch rapi-
do col legamento promesso da Renato atteso invano. Condi-
zioni neve non giustificano.
3) Vostri messaggi incompleti e contraddittori.
4) Formazione definitivamente compromessa perch mol-
to probabile impiego da parte autorit francesi. Destino for-
mazione oscuro.
5) Unica nostra speranza trovare altro passaggio a breve
scadenza, transitabile ottanta uomini.

Storia dItalia Einaudi 455


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Pretendiamo vostra immediata e vera collaborazione. Vostro


eventuale ritardo pu trovare formazione definitivamente sciol-
ta.

Da Rosa per Nuto


1) Passeranno al pi presto due corrieri.
2) Intanto se possibile tentare passaggio.
Per gruppo numeroso consigliamo: colle del Raus vallone
Ceva Casermette passo Trincea Spegi Basse di Peira-
fica vallone Limonetto Palanfr.
Per gruppi fino a dieci uomini: S. Grato rifugio Nizza
colle est del Clapier ghiacciaio Clapier Agnel Vei del
Bouc cima nord del Vei del Bouc gias val Dr colle
Garbella Palanfr.
Tappa: rifugio Nizza rifugio Vei del Bouc Palanfr.
3) Urge e necessita rientro immediato Nuto e Volf. Nuto
deve assumere comando 9 zona.
4) Ci interessa sorte formazione con tutti i mezzi.
5) Abbiamo sempre fatto e faremo il possibile per rientro
formazione.

11 aprile. A Belvedere arrivo di nuovi reparti degollisti.


Un colonnello francese mi ordina di sgombrare i locali
del Continental, per fare posto alle sue truppe.
Mia opposizione iniziale, con il colonnello che sbraita
e si agita. Compromesso: resteranno al Continental la
sede del nostro comando e i magazzini.
Lunghe colonne di salmerie e automezzi degollisti
avanzano oltre le linee. La marcia verso lItalia sta per
avere inizio.

12 aprile. Gattires. Barton, Astengo, Bessone, con


Giulietto e i Bagnolini, partiranno domani per lItalia.
Avranno una radio al seguito.

Storia dItalia Einaudi 456


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Barton arriva a Gattires con uno sten silenzioso e


vuole collaudarlo prima di consegnarmelo.
Partiamo in jeep alla ricerca di un poligono di tiro.
Seguiamo una strada a mezza costa, fra gli ulivi.
Mi chiede come lo accoglieranno le formazioni politi
che. Non lo turba affatto il passaggio delle linee. Parlia-
mo dei Gl, dei giorni della liberazione.
Gli assicuro che laccoglienza sar favorevole. Sten-
diamo un giornale, a una decina di metri, come bersa-
glio. Parte una raffica. come se larma fosse scarica e
il percussore battesse a vuoto. Sul bersaglio c una rosa
di forellini.

13 aprile. Organizzazione dei nostri reparti, che opere-


ranno con i degollisti, nella zona dellAution.

15-16 aprile. Con Gino, Franco, Nini, Trum175 , lascio


Belvedere.
Il mio scopo di aprire un nuovo passaggio per la
formazione. E poi la terra di Francia ormai mi brucia
sotto i piedi...
Pernottamento al rifugio Nizza, mezzo diroccato.
Notte di luna chiarissima. Le linee tedesche si aprono
allintorno, ad anfiteatro: colle Fous, cima Lusiera, colle
Pagar.
Riusciamo a dormire!
Allalba siamo gi in marcia.
Sul colle Fous piste fresche di sci, in direzione del
Nir. Raggiungiamo cima Lusiera che giorno fatto.

175
Bartolomeo Tosello.

Storia dItalia Einaudi 457


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

A picco, sotto di noi, il lago Verde e il lago Nero. Il


rifugio Imperia e le postazioni tedesche sembrano cos
vicine che parliamo sottovoce.
Sbinocolo, per individuare le postazioni dei laghi Lun-
ghi e del Sabbione. Osservo la vita di linea, i tedeschi che
beati e tranquilli godono il sole primaverile. Piste di sci
in ogni direzione.
Attorno alle postazioni c movimento: lora del
cambio. Con le squadre che vanno e vengono mi riesce
facile individuare quasi tutto lo schieramento del settore.
Verso il Sabbione nulla. Dai laghi Lunghi rientra una
sola pattuglia.
Allimprovviso parte lallarme.
Un tedesco del rifugio Imperia, con il braccio teso,
indica la nostra posizione. Una ventina di tedeschi gli
sono at torno e altri a gruppi escono dal rifugio. Staffette
che, quasi correndo, partono per diverse direzioni. La
zona del rifugio si fa deserta.
Pochi minuti, poi dallImperia partono tre pattuglie.
Una affronta il ripido nevaio che, quasi in verticale,
porta a cima Lusiera. Unaltra in marcia verso il Nir.
La terza pattuglia attraversa lampia conca e muove verso
il lago dellAgnello.
La manovra semplice. Attacco frontale a cima Lu-
siera, con aggiramento dal lago dellAgnello e dal Nir.
Se ci spaventiamo facciamo il loro gioco.
Spedisco Trum in quota, su una cima poco lontana,
perch controlli la pattuglia in marcia verso il lago del-
lAgnello.
Noi, da cima Lusiera, seguiremo la pattuglia che ar-
ranca sul nevaio. I tedeschi sono l, vicini ma lontani, a
un tiro di fucile, ma a pi ore di marcia. Con piccozze
e ramponi, un passo alla volta, scalinando nel ghiaccio,
sembrano fermi. Perche non salgono dal colle Fous?
A tratti la nebbia li avvolge. Poi con il vento riappaio-
no come formiche su un lenzuolo.

Storia dItalia Einaudi 458


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Dal mio osservatorio controllo tutta la zona. Dal Cla-


pier non temo sorprese, una montagna impraticabile.
Soltanto dal colle Fous potrebbero chiudermi la strada.
Nini, in collegamento a vista con Trum, lo vede
scendere a rompicollo...
Trum mi raggiunge in un attimo, grida tutto in fretta,
prendere fiato:
I tedeschi, a quattro passi dalla punta, molti. Siamo
accerchiati.
Mi prende la paura. Sento la paura nelle gambe, una
maledetta paura di non fare pi in tempo.
Ordino a Franco di seguirmi: tenteremo di raggiun-
gere la cima da cui Trum ha visto i tedeschi. Nini, Gi-
no, Trum, resteranno su cima Lusiera, in postazione, a
proteggerci.
Arranco di corsa. Corro e guardo in alto, se vedo i
tedeschi che spuntano. Non ho pi fiato, la paura mi
sconvolge.
Arrivo a pochi metri dalla punta e nascondo fra le
rocce le quattro scartoffie che ho indosso, i lasciapassare,
i documenti di riconoscimento.
Striscio per qualche metro. Non ho mai avuto tanta
paura! Guardo verso lalto, cerco le bustine degli Alpe-
njger. Con la fantasia le vedo a tratti che spuntano fra
le rocce.
Sono oltre la punta, finalmente! Riprendo animo, mi
sistemo per sparare. Adesso vender cara la mia pelle.
Mi sporgo un po, per vedere meglio. Mi sposto
ancora, guardo i nevai e i dirupi che scendono verso il
ghiacciaio del Peirabroc, verso il lago dellAgnello.
Niente tedeschi!
Esploro ogni versante, ogni nevaio, ogni zona di om-
bra. Prima vicino, poi sempre pi lontano.
Ma dove sono i tedeschi di Trum?
Sbinocolo per mezzora in lungo e in largo, verso il
Clapier, verso il Sabbione. Niente.

Storia dItalia Einaudi 459


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

C una pattuglia, quella del lago dellAgnello. Ma


non interessa, lontanissiina, a pi ore di marcia.
Con Franco torno su cima Lusiera.
quasi sera e la conca dellImperia avvolta nella
nebbia.
Decido di tentare il passaggio dal lago dellAgnello,
marciando per cresta, sul rovescio di cima Lusiera, a
monte del ghiacciaio del Peirabroc.
Raggiungiamo la displuviale, poi tentiamo i primi pas-
si sul nevaio che scende ripidissimo sotto il Clapier.
come tagliare una parete a picco, come camminare
su una corda sospesa nel vuoto. Alle nostre spalle lo
strapiombo che si congiunge con le nevi del Peirabroc
peggio dei tedeschi!
Scaliniamo nel ghiaccio vivo, in mezzora percorriamo
dieci metri.
Rinculiamo. Il cammino a ritroso ancora pi diffici-
le, pi pauroso. E la notte sta arrivando.
Pernottamento al rifugio Nizza. Domani tenteremo
per altra via.

17 aprile. Siamo matti.


Franco e Trum sono scesi a Belvedere, in collegamen-
to. Nini e Gino invece sono rimasti con me al rifugio
Nizza.
Non cerchiamo altre strade: cerchiamo soltanto un po
di tranquillit, di silenzio.
Le linee tedesche sono poco lontane, il punto in cui
siamo molto vulnerabile. Le vedette del colle di Pa-
gar ci avranno avvistati. Ma cos pulita questaria di
montagna che vai la pena di rischiare...
Mi lascio intontire dal sole...
Stamane ho passato un brutto quarto dora. Ero
steso, in slip, fuori del rifugio, e ogni tanto guardavo

Storia dItalia Einaudi 460


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

distrattamente verso il basso, nella gola della Barina, se


Franco tornava da Belvedere.
Da un po le rocce avevano un qualcosa di strano, a
tratti sembravano cristalline. Ma poteva essere leffetto
della neve, potevano essere i miei occhi pieni di sole.
Quando centinaia di uomini sono balzati allattacco,
sono rimasto in piedi a guardarli cos grande stata la
mia sorpresa.
Non erano tedeschi. Erano goffi, neri, e muovevano a
semicerchio verso il nostro cocuzzolo, saltando da una
roccia allaltra. Sul nevaio andavano gi fino a met
gamba: e pi pestavano, pi affondavano.
Era una compagnia di senegalesi, di franchi tiratori
di marina, provenienti da San Grato! Ci credevano
tedeschi...
Agitando le coperte e i thompson siamo riusciti a
fermarli.
Due ufficiali sono venuti avanti, mentre i moretti tor-
navano sulle rocce, allasciutto.
Da ore erano pronti per lattacco, il rifugio Nizza era
considerato un avamposto tedesco!
Gli ufficiali francesi ci hanno chiesto se riceviamo i
viveri a mezzo dei lanci!

18 aprile. Sempre al rifugio Nizza. Arrivo di un colle-


gamento da Belvedere, con viveri. Dovrei scendere, per-
ch gi mi aspettano. Ma queste montagne mi ridanno
la vita...

19 aprile. A malincuore decido di scendere verso il


basso. Breve sosta a San Grato, ospiti del comando
francese, fra i senegalesi che sghignazzano. Poi, con il
primo buio, raggiungiamo le nostre linee.

Storia dItalia Einaudi 461


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Tornano a Belvedere le nostre squadre, dai combat-


timenti dellAution. Abbiamo avuto dei feriti. Un sot-
tufflciale degollista mi porta un foglietto dalla zona di
combattimento, sono quattro righe scritte da un ufficiale
francese che elogia i partigiani della Rosselli. A Davide
toccato il peggio: si portato a spalle un tedesco ferito!

20 aprile. Gattires. Riunione della brigata, per formare


il gruppo che tenter il passaggio in Italia, alla disperata,
nella zona dei Gelas.
Arrivo di Betts, sulla sua enorme fuoriserie. con
Picco. Non tenteremo il passaggio nella zona dei Gelas,
ma nella zona del Maurin. Picco sar la nostra guida.
Con Angiolino, predisposizioni per il passaggio. Il
gruppo sar di 25 uomini.
Attesa del camion americano per il trasferimento a
Guillestre. Lordine di missione gi pronto. Sar la
volta buona?

21 aprile. In camion, a Guillestre.


Sistemazione fuori paese, in un gruppetto di grange
abbandonate.
Accordi con un ufficiale americano della missione di
Guillestre, il maggiore Bongiorno.

22 aprile. Nel tardo pomeriggio arrivano ai nostri allog-


giamenti il maggiore Bongiorno e un certo commandant
Richard.
Lunga cordiale conversazione con il maggiore Bon-
giorno: sulla passata esperienza partigiana, sulle difficol-
t che incontreremo nel forzare le linee. Il maggiore Ha-

Storia dItalia Einaudi 462


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

milton, da Grenoble, avrebbe seguito con interesse lat-


tivit della Rosselli in Francia: a lui dovremmo in parte il
nostro trasferimento a Guillestre.
Con il commandant Richard avviene un breve scon-
tro non appena apre bocca. un ufficiale superiore ita-
liano, forse di stato maggiore, forse del Sim, n in divisa
francese, n in divisa americana. Non capisce nulla.
Vorrebbe un elenco nominativo dei componenti del
nostro gruppo. Vorrebbe rifilarci alcuni chili del suo
materiale di propaganda dedicato allItalia.
Per lelenco nominativo niente da fare: non abbiamo
la fureria al seguito. Per i suoi giornali, nemmeno da
parlarne: pesano, e per di pi non ci piacciono. Questa
fotografia di Umberto, bello, stirato, pulito; e questo
messaggio che Umberto rivolge ai partigiani italiani, non
ci porterebbero che scalogna.
Lultima sua battuta questa: Giovanotto, lo esigo
lelenco nominativo: sono precise disposizioni che rego-
lano il movimento attraverso le linee...
Giovanotto, gli rispondo, non giochi a fare il
colonnello e si tolga dai piedi. Abbiamo altro per la testa
che correre dietro ai funzionari del sud.
Gli uomini di Angiolino sono un po elettrici. Passa-
re le linee per loro non vuol dire soltanto rischiare la pel-
le, ma tornare finalmente a casa: vuol dire superare la
barriera del fronte che li separa dal Cuneese.
Per me unaltra cosa! Lasciare la Francia dove
ho perduto Scagliosi, dove ho perduto il meglio di me
stesso, vuol dire tornare purtroppo a casa: vuol dire
tornare solo, tornare diverso, disperato. Ho paura che
la guerra finisca, perch toccher a me portare la notizia
della morte di Pino!
Distribuzione dei viveri a secco (razioni americane),
arrivati fin quass con una jeep: razioni fin troppo ab-
bondanti, per le nostre spalle!

Storia dItalia Einaudi 463


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

CAPITOLO SESTO
ITALIA: LIBERAZIONE DI CUNEO
24 - 29 aprile 1945

24 aprile. Allalba partenza da Guillestre. Picco e il suo


portaordini sono le nostre guide.
Superiamo le linee francesi. Nella terra di nessuno
non abbiamo che neve e montagne attorno.
Allorizzonte il colle del Maurin si perde nella nebbia.
Verso le 17, breve sosta in prossimit di un colle: per
screstare attenderemo prudentemente il primo buio.
A Saint-Paul (?) arriviamo che notte. Saint-Paul,
sperduto fra le linee, mi ricorda i villaggi russi che incon-
travamo durante la ritirata: villaggi abbandonati, morti.
Un cane abbaia con rabbia, d paura.
Nelle baite tutto in ordine: stoviglie di rame in bat-
teria, mobili rustici troppo grandi, provviste per linver-
no. come se la gente del villaggio si fosse raccolta po-
co lontano, in silenzio, per lasciare le baite a noi, per una
notte.
Angiolino organizza un servizio. di vedette. Ripren-
deremo la marcia domani, verso limbrunire.
Troppi i lumini accesi. Se non vorremo sorprese
dovremo osservare il pi assoluto oscuramento.
Alle 3 del mattino apprendo che Picco sta male. un
guaio grosso e un po diffido... sta proprio male: ha una
febbre da cavallo, non si regge in piedi.
Tornare a Guillestre impossibile. Tenteremo il pas-
saggio senza Picco. Il suo portaordini, un valligiano di
Acceglio, sar la nostra guida.

Storia dItalia Einaudi 464


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

25-26 aprile. Restiamo chiusi nelle case solo al momen-


to della partenza. Il paese deve sembrare vuoto, abban-
donato. Poche le vedette, nascoste, defilate. Nelle ca-
se scatolame vuoto francese, tedesco, americano, italia-
no. Saint-Paul una base normale delle pattuglie fra le
linee. Nebbia, e a tratti piove.
Partenza nel primo pomeriggio.
Abbandono Picco a Saint-Paul, solo. Appena possibi-
le torner a Guillestre.
Sono stanco, dopo la notte insonne, e un po gi di
morale. Per il mio fisico malandato sar questa la prova
del fuoco, il collaudo. A forza di volont dovr farcela.
Precedo la colonna con Angiolino e la guida. Angioli-
no un partigiano coraggioso, un uomo in gamba: un
amico. Mi sar di grande aiuto.
Fin quando non raggiungiamo la montagna control-
lata dai tedeschi si cammina in fila. Poi frazioniamo la
colonna in squadre combattenti.
Non mi stanco di parlare con la guida, anzi, gioco a
farla parlare. Da come descrive i fortini, le postazioni, le
baracche del Maurin si direbbe che la sa lunga.
Ogni postazione sarebbe controllata da una squadra
di fascisti al comando di un caporale tedesco. I buncher
sarebbero molti e guarderebbero il colle dai lati, con uno
schieramento in profondit.
Un caporale tedesco! Rivedo il caporalaccio tedesco
che in Russia marciava in punta a quattro slitte e voleva
tagliare la nostra colonna. Gridava ich Kommandant,
ich Kommandant, ma aveva trovato il pane per i suoi
denti.
Il generale Martinat si era aggrappato alle briglie degli
stalloni, e gridava che lui era un generale. Soltanto un
mitragliatore di un alpino, ben imbracciato, aveva infine
ristabilito la gerarchia fra gli... alleati!

Storia dItalia Einaudi 465


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

La linea del Maurin si avvicina dopo dieci ore di mar-


cia senza soste. La montagna ormai buia, la tensione
nervosa fa sentire meno la stanchezza.
Sono calmo: il non sentirmi sfiancato mi d coraggio.
Tutti siamo calmi, o almeno ci sforziamo di esserlo.
Soltanto la guida elettrica, d segni di smarrimento.
Tattica in modo buffo, che mi spaventa. Vede fortini
da tutte le parti...
Esploro il buio, ma non vedo nulla. Incomincia la
mia paura: a forza di sentirmi raccontare la storia del
babau, adesso vedo con la fantasia mitraglie puntate
e vedette allerta. Vedo i buncher caldi: quasi sento i
fascisti e i tedeschi che parlano, che ci aspettano al varco.
Faccio un segno ad Angiolino, e Angiolino si rivolge
ai suoi uomini. Procediamo curvi come se da un attimo
allaltro un grido di allarme dovesse sorprenderci.
Anche il rumore degli scarponi che mordono il ghiac-
cio mi preoccupa. Laria sottile del Maurin amplifica i
rumori come se la neve fosse asfalto.
Dovremmo aver superato il primo fortino. A trenta
metri, sulla destra ce n un altro, mi sussurra la guida,
e il cuore torna a battermi in gola.
Si continua a salire e il colle non arriva mai. I fortini
che ho lasciato alle spalle mi ricordano i reticolati di Tu-
rini. Dovremo ben screstare quando avremo raggiunto il
colle!
Altro fortino, a venti metri. Che linea diabolica!
Incomincio a pensare che siano un po troppi i fortini:
e non capisco come la guida li veda nel buio. Che
esageri? Che inventi? Ha la voce alterata, forse tira a
indovinare. Forse recita una farsa. E il colle? quasi
luna e continuiamo a salire...
Finalmente il piano. Adesso s che ci sono i fortini.
Adesso pistiamo veloci, in punta di piedi, guardando
avanti senza fiatare.

Storia dItalia Einaudi 466


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Si scende gi. Il primo tratto una leggera discesa, poi


la montagna si fa ripida, tutta rocce e neve.
Ma dove siamo finiti? Aggrappati alle rocce, uno
addosso allaltro, in parete, non riusciamo a tare un
passo. Abbiamo il vuoto alle spalle.
Come se non bastasse incomincia a nevischiare: la
roccia si fa sdrucciolevole, impraticabile.
Il valligiano di Acceglio si perduto nel buio. Non
posso gridare. La mia voce, passata a catena dalluno
allaltro, lo sta cercando.
Non esiste via di scampo, dobbiamo scendere a ogni
costo. Scendiamo a scaletta, chi sotto trattiene con
le mani i piedi dellaltro.
Soltanto allalba il terreno si fa pi facile. Quasi cor-
riamo. Dovremmo gi essere in quota sullaltro versante,
e c il rischio di essere sorpresi in basso.
Un laghetto coperto di ghiaccio, proprio nellimplu-
vio, ci tradisce: sprofondiamo nellacqua fino alle ginoc-
chia.
Il versante che abbiamo di fronte ripidissimo. Se-
guiamo la linea di massima pendenza pur di far presto.
In quota, sosta fra i roccioni. Stanchi, sfiniti, sulle
prime non pensiamo al freddo. Poi via le scarpe e le
calze per frizionare i piedi. Casi di congelamento. Fa
un freddo cane, non nevica piu.
Nel vallone che porta al Maurin, una colonna di venti
uomini, una corve che sale. Sembrano fascisti.
Riprendere il cammino non facile: nelle gambe ab-
biamo ventiquattro ore di marcia ininterrotta, i pi si tra-
scinano.
C un ampio nevaio, quasi in cresta, e si affonda fino
alle ginocchia. La fila ormai lunga, i pi stanchi si
fermano a riprendere fiato.
La guida, il valligiano di Acceglio, cammina davanti
a tutti. Cammina curvo, come se portasse sulla schiena
tutte le nostre maledizioni.

Storia dItalia Einaudi 467


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Acceglio sulla nostra destra, sul fondo valle. Arri-


vano da lontano scoppi di bombe o di mine che salta-
no. Siamo in quota e non temiamo sorprese. La marcia
procede a strappi, una sosta dopo laltra, per attendere i
ritardatari.
Ancora dodici ore di marcia, con ognuno che procede
ormai per proprio conto.
Un gruppo di baite! Nessuno chiede dove siamo.
Nessuna vedetta! Ci buttiamo nelle stalle. Dormiamo...

27 aprile. Il sole gi alto, sono le 10, e dormono


ancora...
Un montanaro mi parla dei tedeschi che lasciano la
valle, dei fascisti che scappano da Dronero, di Prazzo
che forse gi sgombro.
Con Angiolino decido sul da farsi. Scender con Nini
verso Prazzo, cercher notizie e gliele far pervenire.
Pi scendo, pi le notizie si fanno precise. La valle
sarebbe libera, in mano ai partigiani.
A Prazzo la sede del comando partigiano in una
villetta. Di corsa raggiungo il primo piano, dove sento
gente. In una stanza, attorno alla tavola coperta di flaschi
e piatti sporchi, una dozzina di militari. Li direi fascisti,
se non fossero cos tranquilli...
Sono fascisti! Sono prigionieri! Forse i doppiogiochi-
sti della Littorio, i leoni di ieri, diventati agnelli. Mangia-
no e bevono, questi porci: sono beati.
Rapido scambio di idee con un gruppetto di partigiani
locali.
Non riusciamo a intenderci. Per carit, non dico di
sbudellarli tutti i fascisti. Ma spariamo perch lora.
Su un camion di feriti scendo, con Nini, verso Drone-
ro a cercare una zona non liberata!
Dronero in festa, Supero un lunghissimo corteo di
manifestanti, una enorme processione. Molte le ragazze,

Storia dItalia Einaudi 468


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

le donne in processione: mi ricordano le Figlie di


Maria!.
Sulla piazza del comune bandiere rosse e discorsi.
Incontro Dino Bruno. Apprendo che Cuneo forse
gi liberata.
Con un camion di garibaldini corro verso Caraglio,
poi verso Cuneo.
A Confreria incontro Loris176 . Cuneo ancora in
mano ai tedeschi.
Improvvisa sparatoria, allaltezza del sanatorio. Razzi
che solcano il cielo. Troppi razzi.
Ci spostiamo a lato della nazionale.
Da lontano rumore di motori. Stiamo fermi ad aspet-
tare.
Il rumore diventa frastuono. Sfila una colonna coraz-
zata, interminabile. Carri armati, autoblinde, autocarri
pieni di truppe: una divisione tedesca.
Con Nini al sanatorio. A lato della strada un partigia-
no ferito. I nostri avevano sparato per primi, ignoravano
di avere di fronte un reparto organico, addirittura una
divisione. Anche i tedeschi hanno avuto un ferito. Poi i
nostri si sono messi in disparte. Ai tedeschi interessava
andare avanti, e basta!
Sempre con Nini verso il viadotto. Transito continuo
di automezzi e carriaggi. Tedeschi che ripiegano, fasci-
sti che scappano. La colonna infame, la colonna male-
detta se ne va.
Guardo a lungo la mia Cuneo, al di l della Stura. Pare
che dorma nel buio. Invece sveglia, vive le sue ultime
ore di terrore.
Torno al sanatorio. Apprendo che in citt operano
squadre delle Sap, che le formazioni partigiane scendono
verso Borgo.

176
Aldo Viano.

Storia dItalia Einaudi 469


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

28 aprile. Ore 2: arriva Ricci des Ferres, in bicicletta.


un partigiano sordomuto. Mi fa intendere che porta
notizie importanti, tira fuori un foglietto.

Sappiamo che preparano adesso (ore 20) per fare saltare i ponti,
sia quello nuovo che quello vecchio. Ci avverr forse stasera.
Se dovete entrare in Cuneo evitate senzaltro di passare sui
medesimi poich oltre a questo ci sono due cannoni allinizio
del ponte nuovo e uno alla fine del ponte e precisamcntc alla
stazione della tranvia di Borgo San Dalmazzo.
A Cuneo ci sono ancora i tedeschi e la compagnia del capitano
Salvi che terribile.
Fate attenzione e abbiate i nostri auguri di tanta fortuna.
Il centro femminile di Madonna dellOlmo.
27/4/45

Non ho altra scelta che raggiungere Borgo San Dal-


mazzo e collegarmi con un comando partigiano. Una
motocicletta avuta al sanatorio fa pochi chilometri, poi
non vuole pi saperne di partire. Sempre con Nini, a
piedi, mincammino verso Vignolo.
Incontriamo un automezzo partigiano, fuori uso. Mi
dicono che Borgo devessere in mano ai partigiani.
Poco oltre trovo un calesse e in mezzora si raggiunge
Borgo.
Bandiere da ogni parte, osanna ai partigiani.
Incontro gli uomini del gruppo di Renato, parlano
dellattacco a Cuneo, imminente.
Sempre con Nini, a San Rocco, con le avanguardie.
Camminando sui margini della strada, due lunghe
colonne di uomini scendono verso Cuneo. Si dice che
le squadre delle Sap controllino fin da ieri alcuni punti
della citt vecchia.
Breve sosta alla barriera daziaria. Poi le colonne par-
tigiane infilano corso Nizza.
Cuneo ancora per buona parte occupata dai tede-
schi. I pi importanti capisaldi bloccano via Vittorio

Storia dItalia Einaudi 470


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Amedeo, via 23 marzo, corso Umberto, corso Garibal-


di.
nel centro della citt, in piazza Vittorio, che mi
rendo conto dellefficacia dello schieramento tedesco.
Con pezzi anticarro e mitragliatrici, nei buncher o die-
tro le barricate, i tedeschi controllano il corridoio che do-
vr essere tenuto sgombro a tutti i costi: corso Garibal-
di, corso Umberto, viadotto Stura. Cos le divisioni te-
desche, in ripiegamento dalla Liguria e dal fronte alpino,
divisioni organiche e perfettamente efficienti, transitan-
do per Cuneo, potranno marciare rapidamente verso la
pianura, verso la zona di radunata.
Il grosso delle forze fasciste ormai lontano da Cu-
neo, rotola verso la pianura di Torino con ogni mezzo:
camion, carri, biciclette (quante ne hanno requisite e ru-
bate prima della fine!) Pochi fascisti, quelli rimasti a pie-
di, si mimetizzano, si confondono con i tedeschi, inaugu-
rano il doppio-gioco.
Nel tardo mattino la sparatoria si fa intensissima. Dai
fortini di corso Umberto e di corso Garibaldi partono
raffiche fitte, radenti. Anche in altri punti della citt
infuria il combattimento. I partigiani che arrivano dalla
Cuneo vecchia parlano di centri di resistenza in corso
Gesso e corso Stura.
Mi riesce difficile orientarmi, mi sento isolato. Ignoro
totalmente lesistenza di un piano operativo, ignoro che
lotta organizzata, che attorno a Cuneo si sta chiudendo
un assedio, che sono gi molti i caduti, i feriti. Le spara-
torie violente, improvvise, che si accendono e si spengo-
no rapidamente, mi fanno pensare invece ad azioni spo-
radiche, non inquadrate, diniziativa.
Limportante, mi dico, sparare il meglio possibile,
ognuno come pu.
Da un angolo di piazza Vittorio seguo un gruppo di
tedeschi, quelli della Kommandantur di corso Garibaldi.

Storia dItalia Einaudi 471


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Sono una decina, attorno a un anticarro. Sparo con il


thompson, a raffiche brevi e colpisco a segno.
Incontro altri partigiani, isolati, che passano da una
parte allaltra della citt. Apprendo che i centri tedeschi
in corso Gesso stanno cedendo.
straordinario, ma anche in piazza Vittorio, dove la
lotta pi viva, la popolazione presente. Incontro uo-
mini e donne che sfidano le raffiche e le mortaiate co-
me niente. In parte sono resistenti che affiancano le ope-
razioni partigiane, ma non mancano i curiosi o la gen-
te bloccata dal combattimento. I fascisti sono lontani, i
tedeschi stanno perdendo le penne e alle pallottole non
tutti pensano.
Tagliare corso Umberto, sotto i portici, allangolo di
piazza Vittorio, unimpresa rischiosissima. Un vespaio
di armi a tiro fisso, da via XX Settembre, controlla ogni
movimento. Se questa fosse guerra normale, nemmeno il
miglior combattente oserebbe superare quei dieci metri
scoperti senza tremare, senza strisciare.
Un uomo anziano, con occhiali e lenti cos spesse che
sembrano ondulate, insiste per passare. Lho fermato
in tempo, prima che si affacciasse nel tratto proibito:
conti nuo a dirgli che non basta una corsettina, che in
quel tratto non passa nemmeno una mosca. Ma un
vecchietto diabolico e continua a dirmi che non ha paura.
Prende la rincorsa due volte: la terza quella buona.
Raffiche radenti, rabbiose, pallottole che schizzano
raso terra, che si schiacciano contro i pilastri, che lo
sfiorano senza colpirlo.
In questo punto altri tenteranno il passaggio. Non
a tutti andr bene. Alcuni pagheranno con la vita un
attimo di incoscienza, di malinteso eroismo.
Nel primo pomeriggio la lotta si riaccende furiosa. Si
spara in tutta la citt. Su corso Nizza piovono colpi di
mortaio.

Storia dItalia Einaudi 472


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Mi sposto in corso Nizza, allincrocio di via Vittorio


Amedeo.
Renzo177 , un caro compagno di scuola, mi riconosce.
Vorrebbe correre dai miei, a dire che sono tornato, ma
non voglio che i miei sappiano. Torner a casa il pi
tardi possibile...
Incontro i partigiani di Angiolino, scesi da Prazzo non
so come. Rubatto morto, colpito in pieno viso, proprio
allimbocco di corso Umberto.
Tagliare via Vittorio Amedeo, adesso, fa caldo: una
mitragliatrice da piazza Regina Elena, con tiro dinfilata,
controlla il passaggio. Tentiamo...
Nei locali del Raci, Rubatto avvolto in un lenzuolo.
Povero Rubatto: Gattires, Guillestre, Maurin, Prazzo,
Cuneo, per arrivare giusto in tempo...
Con Angiolino e altri della Rosselli si torna in corso
Nizza sparando a caso, a volte per fare rumore!
Non voglio scendere verso casa. lincontro con i
miei, con Anna, Maresa178 , la mamma di Scagliosi che mi
riempie il cuore di malinconia, di disperazione. Finch
sparo, finch sono preso dalla lotta, riesco a dimenticare.
A sera raggiungo la parte alta della citt. A monte
di corso Dante si respira ormai unaria di liberazione e
lambiente quello delle retrovie.
Di fronte alla chiesa del Sacro Cuore, un gruppetto
di civili trascina un pezzo anticarro. Dirige le operazioni
un patriota dellultima ora, urlando, agitando una pistola
certamente scarica. Scena da barricate, stonata, falsa,
perch qui non si combatter pi. Qui si gioca a fare
la guerra, qui si collaudano, timidamente, i bracciali
tricolori dellarme secrte.

177
Renzo Profeti.
178
Maresa Delfino in Scagliosi.

Storia dItalia Einaudi 473


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Nella zona del Minerva, per caso, incontro Nino. So-


no mortalmente stanco. Con Nini e Nino cerchiamo una
base per passare la notte.
Mi indicano un fienile, allangolo di via Brunet con
corso Nizza. Ma dopo venti mesi di montagna non mi
adatto!
Propongo di raggiungere lhtel Corona, e infiliamo il
corso della stazione, nel buio delloscuramento.
allaltezza di via XX Settembre che ci ferma un chi
va l secco.
Abbiamo una parola dordine, ma quelli non capi-
scono.
Due ombre ci muovono incontro. Non sono partigia-
ni. Sono fascisti della Littorio, in divisa, con le armi spia-
nate. Hanno una fascia rossa al braccio. Parlano per pri-
mi:
Ah! Siete partigiani. Allora avanti!
Ma voi siete fascisti!
Noi siamo partigiani.
Ma da quando?
Da ieri!
Un centinaio di metri, poi altro blocco della Littorio,
altro scambio di idee. Gi in valle Maira, a Prazzo, avevo
saputo che alcuni gruppi della divisione repubblichina,
vista la mala parata, si erano posti al servizio dei partigia-
ni. Di fronte per a una conferma cos eloquente viene
la voglia di sparare!
Arriviamo in corso IV Novembre. Lhtel Corona
chiuso.
Svoltiamo attorno allisolato, entriamo nel cortile del-
lalbergo.
La serranda di un garage mezza alzata. C luce
dentro, c gente. Mi affaccio.
Madonna santa! Il garage pieno di fascisti, armati.
Decido di sfotterli, alzo le mani, mi arrendo.
Ma noi siamo partigiani, rispondono in coro.

Storia dItalia Einaudi 474


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

difficile intenderci. Vadano alla malora!


Voglio dormire in un letto, a tutti i costi.
Mi arrampico, arrivo a un finestrone che guarda nella
sala dellalbergo. Urlo che aprano.
Una luce, poi appare un signore in vestaglia arancione.
pazzo a urlare in quel modo?
Apra, vogliamo dormire.
Lalbergo requisito.
Requisito da chi?
Dalla Littorjo!
Dalla Littorjo! Si orienti, la baracca ha dato il giro,
noi siamo gli altri... Se non apre subito gli infiliamo per
le scale una dozzina di bombe a mano.
Corre ad aprire. pallido, premuroso. Siamo i nuovi
padroni!
Perdonatemi, non mi interesso di politica, sono un
albergatore!, ci dice.
Purtroppo lalbergo proprio strapieno di fascisti.
Non potremo dormire fra decine di repubblichini. Per-
ci sveglia e adunata: tutti nella sala a pianterreno.
Passiamo da una stanza allaltra. Quante donne! Zie,
cugine, sorelle, dicono loro.
Le donne se ne vanno. I repubblichini riuniti nella
sala, in pigiama, sono molti, una ottantina: parecchi gli
ufficiali.
Cosa farne?
Ordino a un capitano di dare lattenti. Che restino
cos, inquadrati, fino a nuovo ordine.
Finalmente vado a dormire.

29 aprile. Lascio lalbergo alle 6. Nella sala, stesi sul pa-


vimento, uno addosso allaltro, i repubblichini ronfano.
Raggiungo corso Nizza. La citt si risveglia, riprendo-
no i combattimenti, radi ormai.

Storia dItalia Einaudi 475


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

Stanotte il viadotto saltato in aria: dormivo, non ho


sentito nulla!
Per un po vado in giro, senza capire lesatta situazio-
ne.
Poi, al comando Zona, incontro Rosa, Vico179 e altri.
C troppo movimento, arrivano e partono i collega-
menti. Preferisco laria aperta.
Torno verso piazza Vittorio. Le sparatorie sono quasi
spente. Vedo il dottor Armando, gi nostro prigioniero
a Demonte. Gira anche lui, con tanto di moschetto,
agitatissimo.
Gli chiedo che cosa sta facendo.
La guerra ai tedeschi, da ieri!
I bracciali sono sempre pi numerosi. Appaiono i pri-
mi fazzoletti verdi, azzurri, tricolori, nuovissimi, fabbri-
cati per loccasione.
Scendo in via Roma, sempre in giro a caso, da isolato.
Guardo in su, alla finestra di casa mia. Intravvedo mia
sorella e tiro avanti.
Sono quasi al Municipio. Incontro B.
Lei Nuto? Suo padre ferito.
Mi sento venir freddo. Vorrei dargli il thompson in
testa per come mi ha dato la notizia. Poi gli sono grato...
Di corsa verso casa.
Mio padre. steso, con una gamba bucata: fortuna-
tamente salvo.
Mi guardano, i miei, mi guardano in viso e trattengono
le lacrime, non a lungo...

30 aprile. Sto chiuso in casa, accanto a mio padre.


un tedesco che gli ha sparato, da quattro passi: vecchio
indietro, e poi una fucilata. Era in giro per la citt, mio

179
Andrea Viglione.

Storia dItalia Einaudi 476


Nuto Revelli - La guerra dei poveri

padre, e mi cercava: sapeva di Scagliosi e forse anche di


me...
Cuneo in festa: una festa immensa, la liberazione.
Chiudo le finestre.
Arriva la mamma di Pino, le parlo di Turini. Lei non
mi crede!

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