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Di alcuni Megaliti Sallentini

SOMMARIO: — 1. Connessioni tra le Specchie e il Pare- tone di Virgilio (Escursione del 14 marzo 1933)

—2. VisitaaSpecchiaCaloneinterritoriodi Lecce

(Escursione dell' l 1 giugno 1933).

1. — La scoperta della martinese Specchia Tarantina, che gli scrit- tori a me precedenti dicevano distrutta, come la Miano o Specchia di Castelluzzo, mi ha condotto alla conoscenza di due nuovi megaliti del genere : uno nello stesso territorio di Martina Franca, ed uno in quello di Ostuni. Specchia Tarantina comunicava visualmente, se non comunica ancora, con la linea della Belvedere di Carovigno : tra queste due Specchie giac- ciono, su la medesima orizzontale, la martinese Monte Pelusello e la ostu- nese Sativa, delle quali non trovo memorie negli scritti del De Giorgi, nè di altri specchiologi. Il 7 luglio 1932 l'On. dott. Eugenio Maresca mi assicurava gentil- mente che nel territorio di Ostuni non esistevano più Specchie; ma l'a- sprezza dei suoi luoghi più remoti e l'abbondanza delle pietre a disposi- zione dei lavori agricoli nelle parti più riposte, mi persuasero ad insistere nella indagine, perchè l'economia della mano d'opera difficilmente è por- tata alla distruzione di una Specchia, quando non manca il materiale di costruzione che da quella dovrebbe ricavarsi. Quest'ultima ricerca è stata coronata da eccellenti risultati archeolo- gici : essi confermano le conclusioni architettoniche già note, fanno meglio risultare la nostra classificazione dei vari tipi di Specchie ed integrano

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con nuovi elementi di fatto le connessioni tra le Specchie-fortilizi e i Pa- retoni a massi poligonali. Le Specchie o segnano primitivi confini territoriali, conservati tuttora nelle divisioni degli agri comunali, come ha dottamente notato il Ribezzo, o si elevano ai fianchi delle strade campestri, quasi a protezione dei pas- saggi. Quando l'inerzia mentale sia vinta del tutto, è da studiare se le strade corressero, come sembra, intorno ai confini degli agri diversi : il qual fatto porterebbe alla determinazione dei differenti gruppi etnici, di cui scorgesi la traccia nella varietà dei dialetti e nella stessa inflessione della voce. Sicchè, ricordando la tradizione medioevale che cingeva con alte mura la Terra abitata e connetteva alle mura le torri quasi equidistanti, come propugnacoli, si può stabilire l'equazione seguente : " Le Specchie-

fortilizi stanno ai Paretoni come le Torri medioevali stanno alle Mura della Terra".

A somiglianza di Specchia Tarantina, che sorge sul confine territo- riale Martina-Grottaglie, la Monte Pelusello si eleva sul confine Martina Franca-Ceglie Messapica e guarda, dal suo terrazza mento, la sottoposta strada Ceglie-Cisternino ; oltre questa strada, che può dirsi incassata in un'amena valletta, s'innalza, dalla banda opposta, Specchia Sativa, sul confine territoriale di Ostuni, la quale anch'essa ha funzione protettiva su la medesima strada. È probabile che anticamente le strade percorressero zone neutre, o frontiere, di cui la tradizione prossima, forse, è da ricer- carsi nella origine delle marche e dei marchesi. Le ricerche nella petrosa zona di cui mi occupo, oggi possono es- sere agevolate dalla fermata ferroviaria di Pescarosa, su la linea Franca- villa-Martina-Locorotondo. A Pescarosa il viaggiatore discende in aperta campagna e inizia il suo pellegrinaggio a piedi. Fu gran ventura se a me, pervenuto colà per via ordinaria, fu dato di rintracciare Specchia Sativa, in mezzo ai radi contadini, che ne ne- gavano la esistenza ; di esplorarla sommariamente e di raccogliere le no- tizie che riferisco in breve.

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Monte Pelusello di Martina giace in proprietà della Signorina Donna Vita Urgesi. Su la Specchia si possono contare, per assicurazione dei pratici del luogo, da cinque a sei piani. Ora l'altezza della Specchia nei cui dintorni esistono dei cistemali, detti pozzelle, non sorpassa i sei metri. Anche Specchia Sativa, nella contrada ostunese di San Salvatore, conferma l'architettura della Miano. Da nord a sud, misura circa metri 30 ; da est ad ovest, m. 25. La forma elettica fu molto ridotta dagli ani- mali ritenuti ragionevoli e irragionevoli. Collocata in posto eminente, la sua altezza raggiunge talvolta i sette metri. Conta cinque piani, oltre il piano della torretta, visibilissimo. Gli avanzi della torretta sono stati di- strutti dagli animali ragionevoli, circa un anno fa. Erano alti due metri. La Specchia mostra attualmente una stretta scala a S. E., della larghezza

di cm. 70, con gradini che menano ai piani superiori. La connessione megalitica, a massi rozzi ed informi, tra le Specchie

e il Paretone, che anche qui conserva il nome di Virgilio, non può tro-

vare esempi più convincenti della Sativa. Il Paretone, dell'odierno spessore di metri quattro, si unisce con essa

da sud a nord, quasi attraversandola e sovrapponendola e sovrapponen-

dosi ai piani più bassi. Col Paretone di sud fa angolo retto un altro

muro largo m. 1,20, che corre verso l'ovest. All'incontro, il Paretone nord

va a finire lontano. verso il cisternale detto Pozzo Colonna, su la strada

nuova Martina-Ostuni. Da quanto ho potuto capire dalle imperfette descrizioni, Pozzo Colonna è, probabilmente, una caverna naturale con colonnati interni ri- sultati dalla congiunzione delle stalagmiti con le stalattiti ; ovvero, una di- mora primitiva, di poi trasformata in Cripta cristiana. L'esplorazione del pozzo, che conserva acque basse durante l'estate, richiederebbe un com-

pleto attrezzamento. La Sativa possiede la solita traccia di cella rivolta a tramontana e l'allineamento dei ripostigli a ponente. La proprietaria del luogo ov'essa

si trova si chiama Maria Bellanova.

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Saliva è il nome d'una pianta ; Sal è una divinità solare maschile venerata nell'antica regione tarantina. È il Sole personificato in Giano. Giambattista Bruno di Ostuni mi raccontò, nell'ottobre scorso, la leg- genda corrente intorno a Specchia Sativa, che ripete i conosciuti motivi dei miti astrali poscia adattati a personaggi storici. Ringrazio il proprietario della masseria Sativa, signor Giuseppe Pietro Bruno fu Antonio di Ceglie Messapica, e la sua ospitale famiglia, che durante la giornata della escursione mi accolsero e mi accompagnarono con signorile cortesia ; e l'amico Giovanni Tagliente, che mi condusse la prima volta in quest'aspra zona dell'alto Salento.

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2. — Specchia Calone, nella parte orientale del territorio lec- cese, ad un chilometro circa dal mare, è compresa nella tenuta del prin- cipe Gioacchino Ruffo di Sant'Antimo, di là della masseria Monicelli. Tale megalite, com'è noto, è il primo del genere che appaia nella letteratura. Ne dette notizia Antonio Galateo, che lo collocò nel suo primo tipo di Specchie, ch'è quello delle Speculae. Tanto per intenderci, la classificazione galateana delle Specchie è fatto nuovo, valutata da me. Nessuno vi aveva pensato. I sostenitori del- l'unica tesi funeraria, come il Nicolucci, il Maggiulli iuniore e il Qua- gliati, si ' fondavano sopra la conoscenza di un Galateo di seconda mano,

mutilato, nei riferimenti dei trattatisti, di una parte essenziale del testo e alterato, nella lettera, da quel cattivo genio che fu Giovan Bernardino Tafuri. Il Galateo distingue tre tipi di Specchie :

1. — Specula Castello, Fortilizio ;

2. — Spelunca --= Specchia dall'aspetto cavernoso ;

3. — Tumulus Tomba, Sepolcro.

Per la conoscenza del testo galateano ripubblicato dal Tafuri, che

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erroneamente, anzi strambissimamente, disse Speluncas locus corruptus pro Speculas, sono grato alla memoria del dottor Giuseppe Maselli-Campana, che, nel luglio del 1930, mi permise la visione del De Situ Japigiae con- servato nella Biblioteca provinciale di Bari, la quale allora non era aperta

al pubblico, per restauri ed ordinamenti; al prof. Tommaso Fiore, a cui

sottoposi il testo ; al prof. Luigi Corvaglia, che me lo rimise con sua tra-

duzione e commento critico, da me esplicitamente richiesti ; al prof. Giu- seppe Gabrieli, della R. Accademia Nazionale dei Lincei, che con infi- nita bontà e gentilezza mi favorì copia del passo latino, com'è riportato nel Thesaurus del Burmanno ; e infine al prof. Angelo Maggi, direttore letterario della Casa Editrice Loffredo di Napoli, il quale mi fece tenere

l'esatto testo galateano, come risulta dall'edizione di Basilea del 1558, pub- blicata dal marchese Giovan Bernardino Bonifacio. All'infuori di quest'ul- tima edizione, che è la prima, per Petrum Pernam, tutte le altre non hanno valore, apparendo contraffatte da pretese emendazioni nella lettera

e, nella sostanza, da disonesto abito mentale, derivante da settaria coltura

religiosa. Ed anche di ciò va data colpa al Tafuri. Da vari anni pregavo ed incitavo autorevoli amici e scrittori di Lecce per uno sguardo scientifico alla Calone. Inesatte o non soddisfacenti mi

apparivano le vaghe notizie della sua totale distruzione, le diverse visite

di cui ha lasciato memoria il prof. De Giorgi, secondo il quale que-

sta Specchia era ridotta al suo tempo, ad un diametro maggiore di m. 39, 80 X 28,60 (diametro minore), e all'altezza di soli m. 5, con un preteso cratere al centro, dovuto a scavi clandestini. Quanto di meglio e di attuale ero riuscito a conoscere della Calone è dovuto alla cortese premura di due nostri dotti scrittori. A dì 6 dicembre 1932, l'avvocato Amilcare Foscarini, con garbo squisito, mi scriveva testualmente : n Le Specchie Caulone o Calone e Cerrate esistevano ancora, benchè, in parte, rovinate, pochi anni or sono. Quella di Cerrate è a brevissima distanza della Chiesa di S. Maria di Cerrate ed è sita in mezzo ad un oliveto. Dalla sua cima si vede il mare Adriatico. Anche l'altra di Caulone esisteva, come ho detto, pochi anni

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fa. È probabile, però, che ancora esistano, magari un po' più rovinate. Quest'ultima di Cerrate è lontana circa un chilometro dall'Adriatico. Presso la Specchia Caulone esisteva quella chiamata Specchiolla, oggi distrutta n. Il prof. Gabrieli, poi, accennava, ne La Gazzetta del Mezzogiorno in data 14 gennaio 1933 alla Specchia di Cerrate " non molto lontana dalla più celebre ancora Specchia Calone: entrambe ormai quasi distrutte ". Come volle il mio destino letterario, m'imbattetti nel Direttore di questa rassegna, cui era nota la mia tenace e non inutile campagna sui monumenti megalitici di Puglia. Gli raccomandai, per carità patria, Ca- lone. Egli mi assicurò della esistenza della Specchia, -per averla veduta di persona, non solo, ma ottenne anche la larga e gentile cooperazione del Principe Ruffo per uno studio possibilmente completo. Se non che, il mio egregio amico dottor Vacca aveva la mente an- nebbiata, come subito mi accorsi, dai pregiudizi dottrinari su le Specchie, ultimamente ventilati, dopo la scoperta di Specchia Miano da chi riscuoteva molto credito presso i competenti uffici di antichità nazionali. Anche il Vacca riteneva, ancora che le Specchie fossero enormi cumuli di ciottoli ammassati senza criterio costruttivo. Mi proposi di convertirlo, con la po- tenza della visione diretta e dell'esame positivo del megalite. Come ho avuto la gioia di far ricredere questo giovane entusiasta, colto e leale, così mi dichiaro a disposizione di qualsiasi corpo scientifico, che voglia eseguire esperimenti adeguati, su qualunque Specchia del no- stro territorio. Coi mezzi automobistici forniti dal principe Ruffo, sontuosamente ospitale, ci recammo alla masseria Monicelli. Una eletta e lieta brigata, ivi convenuta, tra cui il conte Caracciolo con varie nobili dame, fu ca- gione gradita di perdita di tempo e di disorganizzazione di lavoro. Solo nelle ore pomeridiane potemmo raggiungere Calone :

" Ecco da dieci voci unitamente

Specchia Calone salutar si sente".

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Specchia Calone è uno dei " limiti impetrati " cioè di materiale pie- troso, che segnavano il territorio dello scomparso casale di Calone, il quale appartenne prima alla mensa arcivescovile di Brindisi e poi passò

ai canonici della stessa Cattedrale.

L'imponenza del megalite si annunzia subito al visitatore con un'al- tezza che, in qualche posto, può raggiungere, o sorpassare, i metri 10 e, nelle vette più basse, i m. 8 - 9. Questi calcoli, ad occhio, ebbero la con-

ferma di un esperto, che vide la Specchia e ne stimò l'altezza : egli è il Comandante di marina conte Tristano Caracciolo. L'arca attuale, dove trovansi distribuiti i resti della Calone, può con- siderarsi un quadrato con circa un ettometro di lato. Uno sguardo fuga-

cissimo nei dintorni attesta la probabile esistenza di Dolmini, distrutti, come appare da alcuni macigni sporgenti dal terreno e da grossi fram- menti di lastre di copertura, che giacciono accanto ai macigni. La Specchia è quanto di più interessante sia apparsa finora al mio esame, oramai abituato a distinguere la Specchia sepolcrale, tutta di terra, da quella a tecnica mista, o incerta ; e la Specchia Fortilizio, a massi poli - gonali, con torretta, da quella Sepolcro con camera di blocchi squadrati, coperta da mantello terroso. La Calone invece, partecipa dei caratteri esterni che contradistinguono i due tipi principali di Specchie, secondo

la mia classificazione in tombe e in fortezze.

Nella parte più meridionale, essa sembra uno spesso terrapieno che richiama il mantello di terra battuta e di pietre, osservato nelle sepol- crali Monte Maliano e Rotulafai ; dalla parte opposta, o settentrionale, il megalite è fatto di nudi massi. Il colore di questi, cinerognolo scuro, è lo stesso delle altre pietre sparse nella campagna circostante e credo

che la loro formazione geologica sia di origine subacquea, perchè si mo- stranosforacchiati dai litofagi. Dunque, non sarebbero affatto pietre e rose dal tempo e logoratè dal fuoco, come scrisse il Galateo. Nella zona sud, in prevalenza terrosa, tanto diversa per costituzione

di materiale, dall'altra dove stanno le pietre, si osserva che verso la cima,

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la Calone, è coperta di pietre della stessa qualità di quelle della banda opposta. Feci subito notare al dottor Vacca che un modesto, ma chiaro fram- mento di Paretone, utilizzato per limite di fondo rustico, ascende, come

nella Specchia Sativa, sul megalite, correndo da ovest ad est; dalla parte settentrionale un altro frammento di Paretone discende dalla Specchia per dilungarsi nei campi. questo uno dei tratti del Paretone di Virgilio, al quale senza dubbio accenna il Marciano, scrivendo di Caulone ? Per lui, come pel Galateo, questa Specchia è un primitivo Castello : ipotesi molto saggia, anche se

in avvenire si scopriranno delle complementari e sicure destinazioni fu-

nebri. Certo esisteva, su questa Specchia, un incrocio intenzionale di Paretoni, di cui sono distrutte due braccia di croce, uno dei quali, cor- rente, verso il mare, è ricordato dal Galateo, e forse coincideva col pro- babile corridoio coperto, a cui accenna più sotto : Vestigia quae ad

mare procedunt".

Al centro della Specchia, guardata dalla sua sommità, appare una enorme conca, che il De Giorgi disse a forma di cratere e che ritenne dovuta a scavi clandestini di cercatori di tesori. Osservo che una squadra

di cinquanta lavoratori non avrebbe potuto, in vari giorni di lavoro, ese-

guire quell'immane scavo. Lungo i margini interni del fossato, l'opera di muratura è evidente, perchè segnata da regolari corsi di massi, belli in

parecchi tratti, che mostrai agli intervenuti. Discendendo nel fossato, si vede meglio, al suo centro, una costru- zione elittica in muratura a secco, poligonale, che giudico funeraria. Sembra che un corridoio coperto, quale poteva essere in origine, si dirigesse verso

la spiaggia e segnasse l'entrata al tumulo. È utile porre in relazione questa

notizia col viale di pietre, scoperto dal Ribezzo, nella Rotulafai di Manduria. Altre costruzioni del genere, tutte, sempre, a massi poligonali, con destinazioni ch'è molto difficile spiegare su due piedi, s'incontrano qua e là, a varie quote.

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L'interesse aumenta a mano a mano che queste costruzioni con co- pertura o senza, circolari o elittiche, fornite o prive d'ingressi, si sco-

prono nelle parti più alte, nei fianchi, alla base occidentale del megalite. Non tutte nè bene, le potemmo riconoscere, chè premeva il ritorno alla stazione ferroviaria di Lecce : onde lasciai su la Calone un brandello del

mio spirito ansioso, scontento, tormentato dal desiderio di ricerca. Il bi-

sogno di risolvere il nuovo problema, in cui pare che confluiscano, come

in un compendio, come in una sintesi, quasi in una generale sistema- zione, i vari studi su le Specchie, acuiva in me il dolore del distacco dal megalite leccese, su cui s'era piegata, circa mezzo millenio fa, la fronte pensosa di Antonio Galateo.

La prova positiva su la opera intenzionale, costruttiva delle Specchie era vittoriosamente raggiunta, in mezzo ad un lieto gruppo di scettici, di cui faceva parte il pittore Balzani. Un bel ragazzino ed una graziosa fan- ciulla, precedendoci giulivi come caprioli, indicavano a noi, retroguardia del tempo, ma avanguardia, ancora L dello spirito, le costruzioni delle quali

s'era individuato il tipo. La curiosità, il dubbio, lo stesso errore, principi d'ogni critica sana, divennero comunicativi; l'ansia scientifica si diffuse al

dottor Vacca, che definiva la giornata ricca di risultati istruttivi, ed al

principe Ruffo che, arrovellandosi in eleganti paradossi alla Max Nordau, discuteva seriamente della necessità di una ricognizione più profonda, cioè

meno disorganica e meno superficiale. In cima alla Specchia, di là dal cratere, in direzione nord-est, un piccolo ricovero, o posto di vedetta, presenta la particolarità di essere formato di massi monolitici a rozza squadratura, piantati per lungo, ac- costati tra loro e ben connessi a secco. Il loculo che ne risulta, pur per- mettendo l'introduzione di un uomo, non sembra adatto a dimora perma- nente, perchè privo di luce o di lanterna, troppo angusto, con ingresso

rettangolare ad architrave monolitico. Dinanzi al loculo, e con questo inti- mamente connesso, un'altra costruzione poligonale scoperta, a base ton-

deggiante.

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La nobile signora contessa Caracciolo eseguì con una piccola mac- china, varie fotografie di ricoveri, o posti di scolta, o pretese tombe. A lei, ai principali organizzatori della escursione, di cui magna pars fu Nicola Vacca, alla cortesia larga ed affettuosa del principe Ruffo e dei suoi, che profusero i doni della più cordiale ospitalità, vadano i miei devoti ringraziamenti, anche a nome di chi non intende la vita come inerzia mentale, ma come studio, come lotta, come conquista. Specchia Calone, già segnalata fin dall'antichità, già visitata da uo- mini dotti, che ne parlarono vagamente, trova in questa rapida nota il suo nuovo scopritore. Chè scoprire non è segnalare, ma significa intendere, confrontare, rapportare, spiegare. E questa Specchia sembra, anch'essa, il

nucleo avanzato di un primitivo villaggio. Non so se i casi della vita mi ricondurranno più nell'antico capo- luogo del Salento; comunque, affido ai cultori di discipline preistoriche il il compito di una indagine più severa, più coscienziosa sul megalite leccese. AI Congresso delle Scienze, che si terrà in Bari, nel prossimo ot- tobre, e che costituirà la XXII Riunione della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, io stesso presenterò, come socio, una Comunica- zione circa le Specchie di Puglia, in relazione coi Monumenti Megalitici italiani. Riuscirebbe sommamente utile che qualche studioso in quell'ono- revole consesso, conferisse in particolare, e con maggiore sicurezza di elementi, su Specchia Calone.

Cesare Teo filato

NOTA BIBLIOGRAFICA

Nella mancanza, pur troppo, di una mia pubblicazione organica e corretta su le Specchie di Puglia, intesa quale contributo allo studio dei Monumenti Mega- litici, annoto, qui di seguito, i miei articoli finora apparsi su questo tema, dai quali si possono rilevare lo stato presente del problema scientifico, il suo sviluppo e la partecipazione di altri scrittori al dibattito importantissimo. L'ordine osservato nella formazione dell'elenco non è il cronologico, ma venne suggerito piuttosto dal bisogno di comprendere le pubblicazioni sparse sotto i titoli generali con cui videro la luce in vari periodici.

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1. Discorso introduttivo a Specchia Miano, in Voce del Salento, Lecce

1928 (III, 24);

2. La visita del dott. Quintino Quagliati. R. Sovrintendente dei Monu-

menti e Scavi per la Puglia, ivi (III, 25);

3. Le Specchio, ivi (III, 26);

4.— Le Specchio in T. d'O., ivi (III, 32); 5. — il villaggio preistorico scoperto nel Salento nel Popolo di Roma, Roma,

pag. 6 (V, 153);

6. Cesare Teo filato difende la sua scoperta in Gazz. del Mezzogiorno,

Bari, 1928 pag. 3 (XLII, 181); 7. Specchia Miano, centro di civiltà primitiva nella Messapia. — Non è un estratto, come si legge sulla copertina. Reca il sottotitolo: Nota preventiva circa la scoperta di un villaggio salentino riferibile all'epoca dell'Architettura Megalitica delle Specchie. Seguono notizie di Muraglie e di altre Specchie in rel.

con quella di Miano. Lecco, Edit. L'Italia Meridionale 1928, in 8°, pp. numerate 57 con errata-corrige di 3 facciate non numerate. Le Appendici sono 8; 8. Specchia Miano È l'anzi descritta monografia, ma mutila e scorretta; mancano 3 appendici. Almanacco «Il Salento» Lecce 1929, pp. 272-315.

9. — Specchio peupezie e danne, in Gazzettino, Foggia ([21] 4, 11);

Relazioni aperte (1932)

10.—Specchio foniche che risorgono, in Vecchio e Nuovo di Lecce, (II, 7); 11.— Nuova ricognizione di Specchio in territorio brindisino, ivi, (II, 23); 12. Nuove esplorazioni di Specchio in territorio di Ceglie Messapica, ivi, (II, 26); 13.— La Giovannella e le Specchie francavillesi, ivi, (II, 28). 14.— Le Specchio del Tarantbno, ivi (II, 38); 15.— Quinto Calabro poeta in rivista Vecchio e Nuovo (I, 1), Lecce, 1930;

Nuovi studi sulle Specchio (1932)

16. Premessa (I) in Puglia Letteraria, Roma (II, 2) p. 5; 17. La Specchia-Sepolcro di Monte Maliano e i suoi vasi (II) ivi, (II, 3) p. 5; 18.— La planimetria della Specchia-fortilizio (III) ivi, (II, 6) p. 5, con 5 illustr.; 19.— I tipi principali delle Specchio (IV), ivi (II, 9-10) p. 5, con 4 illustr.; 20.— Critica alla Monte Maliano (V) ivi, 31 clic. [ma edito il 25] (IL 11-12) p. 4; 21.—1 monticelli artificiali di terra e il problema delle Specchie in Gazzet- tino, Foggia, ([21] IV, 48); 22.— La carta archeologica di Puglia, in Puglia Letteraria, (II, 11-12) p. 8; 23. - Preistoria di Capitanata in Gazzettino ([22] V, 2); 24. — In Morte di Q. Quagliati in Puglia Letteraria (III, 1) p. 5, 1933.

C. T.