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Lessicologia e geografia linguistica:

dalla Calabria di Gerhard Rohlfs alla ricerca geolinguistica

John B. Trumper, Marta Maddalon


Universit della Calabria
john.trumper@unical.it, madmar@unical.it

Una discussione sulla geolinguistica contemporanea, con speciale riferimento alla


Calabria e alla sua compagine dialettale neolatina, non pu prescindere da unap-
profondita considerazione dei lavori classici dello studioso tedesco Gerhard Rohlfs,
del suo operato e della sua prassi allinterno degli schemi e dei paradigmi di Wrter
und Sachen impiegati da Jaberg e Jud nellideazione del primo Atlante Italo-Svizzero
(AIS), del suo apporto ingentissimo sia sul piano della quantit sia per la vastit di
temi trattati nel cartografare i dialetti dellItalia meridionale estrema subito dopo la
Prima Guerra Mondiale. NellAtlante Italo-Svizzero (AIS) siamo, anche idealmente,
agli inizi del 900, ma gli studi di Rohlfs continuano fino agli inizi degli anni 80 riba-
dendo il medesimo impianto teorico e la stessa prassi dialettologica. Gi tra le due
Guerre, si deve tener conto della nascita di nuovi approcci, come quello di Sguy in
Francia e della scuola dialettologica i cui membri, come Sguy stesso, si avvalgono
dellesperienza ginevrina di Saussure o di quella italiana sviluppatasi intorno a Terra-
cini a Torino. Per Terracini, comunque, sia lapproccio Wrter und Sachen sia la forma
Macroatlante sono da rivedere criticamente. Non si intende evidentemente porre, in
modo del tutto semplicistico, che i due approcci discendano luno dallaltro, bens
che esiste una correlazione, persino un rapporto non semplice, tra i due, visto che
sia limpianto sia la sua espressione nellomonima rivista erano centrali negli studi
geolinguistici dellinizio secolo. Gerhard Rohlfs era un esperto di spicco della teoria
basata sul rapporto, si potrebbe dire, isomorfico tra PAROLA e COSA. Anche il con-
cetto di informatore era condizionato da questo stesso presupposto: si cercava la
persona con il minimo grado di mobilit sociale e le risposte da vagliare criticamente
erano le prime, perch bisognava centrare la COSA e la parola UNICA che la veicola-
va. Il concetto di variazione intrinseca veniva evitato: era centrale il presupposto che
le cognizioni ed i saperi di una comunit fossero ugualmente distribuiti tra gli stessi
membri di quella comunit che si indagava. Si ammetteva solo il concetto pi piano
della possibile e auspicabile variazione geolinguistica, per cui si poteva essere influen-
zati dalla propria origine linguisticamente diversa, mentre non era contemplata la
variazione intra- e infra-comunitaria. Persino linfluenza di comunit vicine o quella
dovuta a una diversa origine comunitaria non era sempre ben intesa o indagata. Dia-
mo un breve esempio di quanto asserito: si errava quando la scelta di un informatore

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albanofono ad Acquaformosa cadeva su un insegnante che, vista la sua produzione


linguistica, non era originario di quel paese: la sua classe socio-economica, le scelte
lessicali, la fonologia stessa hanno sviato i commenti degli studiosi per anni, anche
se Rupprecht Rohr, il quale prima (1962) accett la neutralizzazione dellopposizio-
ne / o/ in questo dialetto tosco, basandosi sulle note trascrizioni di Rohlfs, poi
dubit del fenomeno1. Che lopposizione realmente esistesse ed esista ancora, nei
termini fonetici [ ], confermato in Trumper, Romito 1992 e Raimondo 2001.
La variazione intra-comunitaria e sociale, le conoscenze settoriali dei diversi membri
di una comunit, erano difficilmente valutabili, pi difficilmente calcolabili, prima
degli anni 50-60 del 900. Mancava ancora una teoria semantica adeguata, cos come
le premesse delletnoscienza contemporanea, con i suoi metodi che mirano ad esplo-
rare i saperi comunitari.
Un secondo punto da sottolineare nella teoria e nella prassi geolinguistiche del
primo 900 il peso di un fattore quale il sostrato, caposaldo della linguistica ottocen-
tesca che continua ad avere un suo peso specifico fino agli anni 80 del 900. Questa
categoria era al centro della ricerca e condizionava un approccio che si potrebbe chia-
mare di archeologia linguistica, applicato ai reperti della geolinguistica: diventa non
solo la ricerca delle lessicali, morfologiche, sintattiche e fonologiche, geolin-
guisticamente pertinenti, ma anche dei fossili dellarcaicit del presunto sostrato.
Un esempio dellattenzione quasi esclusiva data allelemento arcaico pu esse-
re quello di arvuzzu che, in Calabria, entra in opposizione geografica con purrazza,
purrazzara: lopposizione o il posto relativo di simili fitonimi nella costruzione della
cognizione fitologica non sembra pertinente in Rohlfs, al di l del puro fatto archeo-
logico. Una prova dellattenzione al sostrato potrebbe essere la denominazione delle
gris dellArea Lausberg, che ritorna come crizza, crizzara nella Calabria Meridionale,
dorismo che Rohlfs definisce come linsieme di referenti Pulicaria + Inula viscosa +
Cistus monspeliensis. Ambedue sono riconducibili alla stessa forma arcaica . Vi
una buona sovrapposizione referenziale tra le due classi di fitonimi nelle due sub
aree, ma il gruppo pi numeroso e pi importante di quanto supposto da Rohlfs,
dato il valore terapeutico delle stesse. Rohlfs per focalizza lattenzione unicamente
sul valore di sostrato dorico, non segnalandone la rilevanza nella medicina popolare
e nemmeno la capacit di generare altri nomi di tipi fitologici particolari, associati a
etnosaperi precisi.
Vi quindi una concentrazione sul sostrato e un totale rifiuto del superstrato,
motivo per cui nel NDDC tutto ci che potrebbe sapere di italiano viene eliminato.
Questo rifiuto gi stato commentato a lungo da Corrado Grassi. Eccessi archeo-
logizzanti intorno al sostrato potevano essere evitati tenendo conto delle definizioni
originali ottocentesche di Ascoli e delle sue tre condizioni essenziali per definire il
sostrato, cio:

1
Per un resoconto della sua posizione vd. Rohr 2002.

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1) la prova o congruenza corografica (prova intrinseca di sovrapponibilit geo-


grafica),
2) la riprova, cio il grado di affinit linguistica tra lingua che si sostituisce e
quella sostituita,
3) la prova estrinseca, la compresenza degli stessi fenomeni nelle parlate so-
vrapposte o in quelle sottoposte, una combinazione, cio, dellaspetto storico-
geografico con quello linguistico.
Le lunghe diatribe tra Rohlfs e studiosi italiani, tra i quali Battisti e Alessio, pote-
vano essere evitate se ci si fosse concentrati sullintersecarsi di queste tre condizioni.
Rohlfs, come Merlo, insiste sulla prova, Battisti ed altri sulla riprova per quanto ri-
guardava la grecit della Calabria. Loriginaria posizione ascoliana, linsistenza sulla
compresenza di tutti e tre i punti della definizione complessa, mantenuta da Ter-
racini, dal suo saggio Il Sostrato del 38 fino allultimo Lingua libera e libert linguistica
del 63.
Un altro momento in cui gli studi geolinguistici presentano seri problemi quan-
do interviene la delicata interazione tra letimologia e la paraetimologia, non solo in
contrapposizione, ma anche di fronte a casi di uguale intensit e forza generatrice
che agiscono nello svilupparsi del lessico. Esempi di raggruppamento di fitonimi, di
creazione di classi che corrispondono alletnoclassificazione sfruttano, nella mente
dellinformatore, sia le note relazioni tra piante (parentele), sia possibili paraetimo-
logie, che hanno anchesse un loro peso nella storia della classe e della parola. Nel
caso specifico di Ampelodesmo, Rohlfs aveva probabilmente ragione a insistere con
il contadino che in questo caso il nome giusto fosse tagliamanu, ma ricordiamo che
tagliamanu nel nordcalabrese copre sia Ampelodesmos sia Carex: si sarebbe dovuto
semmai discutere con linformatore il problema di quando il tagliamanu vtamu (Am-
pelodesmos) e quando no (Carex), ma anche quando vtamu non pu essere tagliama-
nu (Phragmites communis, Butomus umbellatus). Il problema non pu essere affron-
tato con un questionario tradizionale, seppur con la presenza di esemplari di Realien.
Daremo un esempio dellinterazione tra etimo reale e paraetimologia. NellArea Lau-
sberg esiste il tipo tiracall (m., con varianti), dal lato orientale del Pollino, e tiracanu
(m.) dal lato occidentale ma anche ad Oriolo. Rohlfs, al primo tipo assegna i referenti
che definisce margherite gialle (Calendula, Coleostephus, Chrysanthemum?), al se-
condo Smilax aspera: letimologia nel primo caso dovrebbe essere che tira i calli,
per il secondo non si d etimo. Dalle nostre ricerche, questa microserie fitonimica ha
come referenti Anthemis, Calendula, Chrysanthemum, Scorzonera (2), Smilax aspera.
Il principale problema che, nella tradizione popolare, per curare vesciche e calli si
usavano, al di l delle fette di aglio o di limone messe sulla parte, anche Chelidonium
maius, Inula viscosa, Umbilicus rupestris, talvolta Taraxacum, mentre Smilax aspera
veniva adoperata per curare gli eczemi, mentre ci non avveniva con Anthemis, Ca-
lendula, Chrysanthemum ecc. che non avevano un uso simile.
Gli altri referenti del fitonimo: tiracall, tiracan, sono anti-infiammatori e non usa-
ti per curare vesciche o eczemi della pelle e neppure calli. possibile che il nome

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originale per Smilax si sia esteso a tutte queste altre piante? Sembra pi verosimile
che vi sia un nome generico per antidoto e anti-infiammatorio, da cercare nel
greco latinizzato come teriaca, o piuttosto il suo diminutivo bizantino
, con possibile latinizzazione come *t[h]eriacarium, volgare *teracarru, con
dissimilazione *teracallu, origine forse del fitonimo in questione come generico. Lesi-
to tiracall pu essere prodotto da un rapporto paraetimologico con callo, visto che
Smilax si usa come cura degli eczemi. Altre possibili paraetimologie non mancano
nel caso di tiracan o tiracall.

Latlantistica

Tutte le tipologie problematiche costituiscono, talvolta, problemi irrisolti nellap-


proccio rohlfsiano ma possibilmente evitabili in una prospettiva che potremmo
identificare come terraciniana. Terracini supera lapproccio Wrter und Sachen con-
siderando che le lingue si muovono polisticamente, come sistemi e non per piccoli
frammenti e accettando che laspetto sociale sia preso in considerazione, anche se la
variazione, oltre a quella esclusivamente diatopica, non viene ancora trattata in modo
adeguato. Inoltre, lo stile e la semantica vengono associati (secondo la lezione di
Wartburg e Bally), con tutti i noti limiti. Si va verso unimpostazione che riteneva che
la forma Macroatlante non rispondesse pi alle nuove esigenze e, mentre si preparava
il terreno per il nuovo ALI negli anni 50, si metteva a punto il modello regionale,
pi rappresentativo, come argomentano Grassi e i suoi allievi: in Terracini 1964 si
poneva infatti il punto di riferimento per il passaggio dagli atlanti nazionali a quelli
regionali. Ci si evidenzia in modo pi che chiaro nel SALS.
Al di l del nuovo concetto del Microatlante regionale, che sostituisse quello na-
zionale il quale presentava una rete di punti insufficiente per catturare le dinamiche
geolinguistiche, si comincia in Francia una serie di studi settoriali con respiro regio-
nale di grande rilevanza, come quello fitonimico di Sguy. Il lavoro di Sguy non
uno studio prevalentemente botanico, ma si pone, comunque, gi al di l dellopera
Rolland, Gaidoz o di Pedrotti, Bertoldi, tutte ispirate dalla Flore populaire de Normandie
di Charles Joret nel 1887. Un tentativo di realizzare una ricerca fitonimia pi estesa, a
livello sub-regionale, con attenzione sia al piano etnobotanico sia a quello etnolingui-
stica, ma anche storico, Trumper, Vigolo 1995, per il Veneto. Molto prima, Rohlfs
aveva cercato in anni di studio di coprire tutta la regione Calabria, pur mancando di
adeguate premesse etnoscientifiche o cognitivo-percettive. Per quanto riguarda la
Calabria, inoltre, lOrto Botanico Universitario, istituito nei tardi anni 70, ha parteci-
pato e collaborato nelle nostre ricerche etnobotaniche, anche se i primi i primi studi
autonomi escono a partire dal 2006 (Pieroni, Heinrich, Nebel).
Una considerazione centrale per letnolinguistica attuale che il rapporto tra le
categorie mentali, la cognizione, la percezione e la categorizzazione lessico-semantica
fanno s che i sistemi nomenclaturali vadano considerati e ordinati in termini poli-

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tetici e di centri focali dinteresse; le loro modifiche sono dovute a differenze (a)
basate sulla riproduzione, (b) di problemi di sussistenza. Luomo non solo riconosce
le piante terapeutiche e alimentari, ma anche le malerbe, per poter sopravvivere.
Atran 1999 conclude che il contesto ecologico generale e il ragionamento causale
umano creano queste diversit Gli esseri umani usano ci che si potrebbe chiamare
a general inferential framework, quasi un sistema lessicale di default che allows
people to readily predict and project the likely distribution of familiar or unfamiliar
biologically related properties across living kinds and thus to extend knowledge in
the face of uncertainty (Atran 1996: 186). Questa posizione, con adeguate premesse
di natura cognitivo-percettiva, rappresenta il nostro punto di partenza, come discus-
so in CILPR 26: 2013. Poniamo che operi una serie di dimensioni che interagiscono
e che si riferiscono a funzione e a morfologia; si riscontra una bipolarit tra positivo
e negativo, il cui riconoscimento permette alluomo di vivere o di sopravvivere. La
funzione interagisce poi con altre tre dimensioni complesse, relative alla morfologia,
che chiameremmo landscaping, soundscaping (introdotta da Revel 2003), e scentscaping
(introdotta in Trumper 2010) per spiegare calabrese Sienzu, Assenzu.

Figura 1.

I modelli analitici e descrittivi utilizzati di volta in volta sono molteplici, politetici,


la cognizione e la percezione del mondo naturale vanno concepite in termini di so-
cially distributed knowledge, (Duranti 1997), cio in termini di una distribuzione della
cognizione umana across participants and tools, perch nessun singolo informatore
possiede in s tutte le conoscenze dellintera comunit. La cognizione della natura
distribuita, mai presente nei singoli membri, consiste nella intersection of individual
competences, per cui vi una competenza cognitiva e percettiva come somma di molte
competenze culturali individuali. Un simile assunto implica che per indagare la co-
gnizione comunitaria vi sia bisogno di pi informatori per pochi punti geolinguistici;

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al contrario, lAtlante regionale utilizza pochi informatori per punto ma indaga un


maggior numero di punti geografici. Un efficace apparato dindagine rappresenta-
to allora da uninchiesta semi-guidata e da etnotesti, in luogo dellutilizzo, in modo
esclusivo, di un questionario predeterminato, chiuso.

Letnofitonimia in ambiente dialettale regionale (Calabria: un exemplum)

Consideriamo ora il caso delle Asteracee. Le nostre ricerche mostrano il possibile


riconoscimento di < 250 composite. Tra i nostri informatori emersa la percezione
di ca. il 73-75%. Nello schema scaturito dagli studi sul campo, emerge lassenza di
un centro focale ben preciso. Nel caso dellArea Lausberg, esistono piuttosto due
sotto-centri pertinenti, il primo basato sulla forma e sulluso alimentare, diviso in
due sottocategorie di cicria e cardne, il secondo basato su un numero di fitonimi
frutto dellincrocio tra forma, funzione terapeutica e funzione cosmetica, ossia tira-
callu e varianti, carttula, grisa e margarita, che possiamo schematizzare come
nella Fig. 2. I grossi sottoinsiemi di cicoria e cardone si dividono in modo simile.
Questo gruppo di prototipi serve a specificare ben 136 composite, mentre altre
lessicalizzazioni sono relative a diverse classi di piante, riferite a propriet morfolo-
giche o di qualit, o di nocivit (serpentana, vatticristu), altre ancora sono denominate
in termini pi generici erba di , fiori di, mentre 4 fitonimi denotano una dozzina
di piante speciali per propriet (trvulu, malagra, astru, sa[v]uza/ sazone). Piante che
hanno uso terapeutico vengono associate per default con tiracallu o carttula,
altre volte con grisa o margarita; quelle associate alla funzione alimentare a cicoria o a
cardone, in base alla morfologia o possesso di spine, di linfa lattiginosa ecc. per que-
sta serie di associazioni e di funzioni che abbiamo ipotizzato che tira-calli di Rohlfs
o il * di Alessio fossero spiegabili in termini di una propriet e funzione
terapeutica implicita nel medio greco , diminutivo di . Dal canto
suo, Rohlfs (EWuG2, NDDC) ne aveva gi spiegati alcuni adeguatamente, Andr
risolve scalera; restano irrisolti carttula, scarra, mentre luca, per cardo mangereccio,
risulta non spiegato adeguatamente come derivato da una forma ricostruita *
< cardo e un incrocio paraetimologico con lux = . Se si fosse conside-
rata la funzione terapeutica delle Anthemis, Picnomon, Scorzonera, Carthamus ed
Atractylis, definite carttula, fitonimo talvolta applicato anche a due specie di Inula, si
sarebbe potuto associare carttula al sardo cadttula, derivata giustamente da Paulis dal
greco [] tramite una composizione *car[do]-adractla con sincope. Visto che
scarra Taraxacum associato a carola, lattuca ecc. nei generici dipendenti direttamente
da cicoria, la funzione dule pi che evidente e ci porta ad un esito locale di scra,
lungo le linee del pi generale carola. Nel caso di luca Asteriscus, Carlina (2), invece
di ricorrere subito ad una parola greca per cardo, vista la limitatezza dellestensione
semantica nellArea Lausberg, forse uno sguardo al cretese , Berberis ed altre
piante spinose < classico pianta spinosa della Licia, avrebbe chiarito il proble-

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ma e portato ad una soluzione pi semplice e adatta. Non viene affatto documenta-


to il fitonimo sa[v]uzu/ sazone Phagnalon, Santolina, esito locale indigeno dellArea
Lausber di salsus salato non limitato allengadinese, come credevano Meyer-Lbke e
Salvioni. Il riferimento al terreno.
Un aspetto rilevante, in senso generale, che gli insiemi di cicoria e carduni si
dimostrano piuttosto costanti e variano poco nella loro estensione lessico-semantica
per tutte e quattro le divisioni calabresi sondate, fondandosi principalmente sulla
dimensione alimentare come costante pecettiva e referenziale. In secondo luogo, nel
caso di carduni, il riferimento anche alla forma e alla spinosit. Ci che cambia
effettivamente sono i tratti basati sul valore terapeutico delle piante (medicina popo-
lare), combinati con la forma in modo diverso ogni volta. Mentre lalimentazione, o
lalimentazione combinata con il landscaping, d origine ad una serie costante di pro-
totipi latini, i prototipi basati sullinterazione di altre dimensioni sono in maggioranza
di origine greca. Del resto, la medicina medioevale decisamente ellenistica.
Ricordiamo, in conclusione, che approcci simili nellattuare indagini sul campo
sono utilizzati, con le dovute modificazioni, anche per le inchieste di zoonimia, di it-
tionimia ecc. Tuttavia, questionari mirati sono spesso efficaci per indagare le denomi-
nazioni degli attrezzi agricoli, della pesca, la partonomia della barca o, in genere, per
raffinare lindagine in una fase successiva. Data la natura politetica delle rappresenta-
zioni lessicali, create dalla percezione e mediate culturalmente nelle diverse comunit,
anche gli strumenti di indagine devono essere duttili e compositi.

grisa
carttula

margarita
tiracallu,
tiracanu

cardone
cicria

Figura 2.

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Fitonimi dialettali discussi:


CALABRIA: Arvuzzu (< arbcus); Astru; Bbuttuni i goru; Canavllu/Canaveddu; Carttula (<
car[d]- adractla); Cardone (< cardo -nem); Castagnllu (< castna); Ciampi Cavallu; Cicoria (<
); Cigliu (< clum); Cunucchja da Madonna = Fasciatura da Madonna (colcla dissimilata);
Cppa Cce; Frnna; Galazzna/Galazzita (); Gngula (< agnus < ); Gamlla; Grac-
ciffalu (< arabo arf); Grsa (< ); Gcchju; Junca/Junciu; Lill; Luca (< ); Malagra;
Margarta; Nzana (< in+sana); Pastanacchja; Pditu; Prffici/Proffici; Pulicara; Purrazza, -ara/Ghe-
rivi Purru; Ptida (< pt(r)dus -a); Ricuttelle; Rizzu; S[v]uza/Sazone (< salsus); Scalera ();
carola; Scarra/Sgarra (< escra); Sculrmu (< ); Serpentana; Siliparu (< ());
Sprjina (< asprgo); Splitru/Sprlicu (< ); Tagliamanu; Tallincdina; Taracallu, Tira-, Ca-
racallu, Tiracane (< X callo); Trvulu (<); Vammacia (< , noto persianismo);
Vatticrstu; Veta (< bta, noto gallicismo del latino); Vrgula (< vrga); Zparu.
VENETO: Astn, Stn (< hasta).

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