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Educare

a scelte di vita

di Umberto Barizza

L’educazione riguarda tutto l’arco dell’esistenza:

deve essere vissuto pienamente. Lo sviluppo della personalità non può essere lasciato al caso, tanto è vero che “la piena maturità di un individuo non è possibile in un sistema sociale immaturo e malato” (Winnicott). Lo sviluppo fisico di una persona segue le leggi fisiche, biologiche della natura: ma lo sviluppo neuro-psicologico ha bisogno dell’intervento coordinato e cosciente degli educatori e del soggetto stesso. L’educazione non avviene per germinazione spontanea, anche se l’istinto a crescere è attivo durante tutta la vita. Nessun essere vivente, come l’essere umano, ha bisogno di così tanto tempo per passare dalla fase iniziale a quella finale della sua crescita, e nemmeno per gli altri esseri viventi ogni tappa dello sviluppo ha conseguenze così forti per lo sviluppo delle tappe successive. Dall’infanzia alla pubertà il giovane uomo ha bisogno di buone relazioni e di situazioni di vita che rispondono ai suoi effettivi desideri di crescita; solo così può maturare un suo Io funzionante; nell’adolescenza egli supera la dipendenza e si mette a fuoco con se stesso e gli altri, coscientemente. E’ l’adolescenza, con i suoi bisogni di autonomia e di indipendenza, le sue sfide e le sue paure, che porta all’auto-consapevolezza. Per sentirsi a casa nel proprio tempo e nel proprio posto l’adolescente deve sentirsi UNO CHE AGISCE realmente: deve sentirsi attivo nel senso che sceglie e si sente scelto, è capace di percepirsi come centro di una coscienza, “un centro così sacro che finisce col dare la sensazione di essere vivo, anzi, di essere la condizione vitale dell’esistenza stessa”. Sei tu che vivifichi ciò che ti attornia. Il senso della propria centralità e vitalità, unità e consapevolezza, si costruisce nell’adolescenza. Senso di identità si chiama questa conquista interiore che ogni adolescente costruisce solo se lui lo vuole. Guai a lasciarsi andare nell’adolescenza; c’è il rischio di crescere fisicamente, ma di restare adulti passivi (non attivi), selezionati (che non scelgono), confusi (non consapevoli). Mettersi a fuoco nell’adolescenza significa costruire un adulto capace di gustare la gioia di vivere, la gioia di esserci, capace di libertà interiore, capace del senso della “contestualità” (inquadrare i fatti conosciuti entro un contesto che ci consente di capire e cogliere la loro natura); tutto ciò che ci attornia diventa comprensibile. E’ questo sforzo di sincerità e fedeltà a se stessi, alle proprie risorse e potenzialità, che porta a vivere come sostanziale e naturale la dimensione religiosa. Chi mi garantisce sull’attendibilità delle mie scelte e sul valore universale dei miei giudizi se la mia vita interiore non è alimentata

ogni età, ogni stadio dello sviluppo umano

da CHI dà senso pieno ai miei pensieri, ai miei sentimenti e perfino alle mie tendenze più

profonde? Il bambino di un anno che si alza in piedi la prima volta deve ricostruire tutte le dimensioni del suo “essere” nello spazio e nel tempo fisici; l’adolescente è l’essere umano che scopre un’interiorità e un’intensità di riferimento tali da ergersi per la seconda volta, spinto dalla profonda vitalità che chiede di costruire e riorientare il suo “vivere” (passato, presente, futuro) dal di dentro.

E’ da irresponsabili ignorare, stordire, dissipare questa potente rinascita: le energie e le idealità

che non trovano risposte vere, non sono possibilità e ricchezze solo sprecate, ma restano l’alimentazione inconscia di disadattamenti sociali e di disturbi psichici profondi. “Nell’adolescenza scopriamo cosa vogliamo fare e chi vogliamo essere” (Erikson). Gli eccessi del moralismo infantile e l’ideologismo adolescenziale devono fare i conti con il raddoppio delle energie interiori.

Il proprio Io deve ricostruirsi dando un senso a pulsioni prima sconosciute, interagendo con gli altri in contesti sempre più ampi.

Si

tratta di una vera e propria auto-educazione, fatta in profondità; nessuno può sostituirci. E’

un

lavoro lento, costante, decisamente personale, che dipende esclusivamente da noi.

Anche se il mondo attuale parla sempre più di FORMAZIONE – la cui finalità è

l’accrescimento dell’AVERE – per conferire conoscenze, tecniche, competenze in più, il vero

equilibrio interiore, il vero progresso umano dipende invece dall’EDUCAZIONE – finalità è quella di suscitare e favorire l’evoluzione dell’ESSERE –

L’EDUCAZIONE mira ad aumentare la polivalenza della persona, a stimolare e migliorare le qualità umane, a realizzare al massimo la libertà interiore.

A poco vale un diploma importante, la conoscenza di qualche lingua in più, di qualche

competenza tecnologica, se la personalità è fragile, sola, dipendente, per niente attiva.

Non si tratta oggi di adattare gli individui (anche con le competenze necessarie) ad una società qualsiasi, ma “di suscitare uomini e donne di forte personalità come è fortemente richiesto dal nostro tempo” (Gaudium et Spes, n.31).

La FORMAZIONE dipende dagli altri, l’EDUCAZIONE dipende da sé: si possono appiccicare

competenze, aumentare l’avere, senza stimolare la crescita interiore, senza aumentare l’essere.

la cui

Che cosa comporta l’EDUCAZIONE nell’adolescenza? Ecco tre campi di azione interiore che devono diventare tre piste di decollo:

1 RICOSTRUIRE LE DOTI FONDAMENTALI DEL CARATTERE (autostima, autonomia, iniziativa, industriosità, identità);

2 INTEGRARE LE ENERGIE ISTINTIVE, EMOTIVE E RAZIONALI (corpo, cuore e mente contemporaneamente in azione);

3

SPERIMENTARE IL SENSO VERO E PROFONDO DELLA LIBERTA’ – SCOPO.

Mettersi a fuoco significa accordare la propria sfera istintiva con il mondo dei significati (la sfera razionale), e, per fare questo, l’Io (emotivo) deve irrobustirsi con relazioni significative. Spesso il progetto migliore nasce dalla sfida tipica di questa età, provocata dalla maggiore intensità e profondità delle aspirazioni interiori. Per crescere sano l’adolescente ha bisogno di buone relazioni, di attività, di scopi e progetti perseguibili. Questo periodo di vita è il più misterioso, non solo per gli avvenimenti che lo caratterizzano e le conseguenze che essi producono, ma anche per la totalità delle energie interessate all’ulteriore sviluppo.

La vita del gruppo organizzato:

Guai affrontare l’adolescenza SOLI.

L’adolescente solo si costruisce un falso mondo interiore: per esempio

- si crede omosessuale, invece è uno che non governa la sua istintività,

- si giudica delinquente (prepotente) ed è invece un debole,

- si crede malato ed è solo in una normale crisi normativa.

Quando arriva questo periodo che fa dubitare di se stessi, senza il confronto non cresce l’autostima.

Il gruppo organizzato, volente o nolente

- vivacizza il proprio mondo interiore (la curiosità, il piacere di scoprire se stesso e gli altri, l’intuizione, l’immaginazione, l’elasticità del carattere, l’autonomia, l’autocontrollo),

- sviluppa la capacità di costruire rapporti,

- facilita l’organizzazione e stimola nuovi progetti. “Solo l’uomo che gioca (istintività) porta l’uomo che pensa (idealismo)

condizione indispensabile per ritrovare se stessi.

a diventare l’uomo sapiente (che sceglie, decide, vuole).

Dal punto di vista psicologico il gruppo organizzato

- produce il recupero della profondità e il significato della relazione, del tu per tu, dell’amicizia;

- attenua, con il confronto, “i complessi”, “i meccanismi di difesa”, “gli automatismi”, “le complicità” inconscie costruite nell’infanzia;

- il confronto fra giovane e adulto-animatore ricostruisce il rapporto con i genitori e l’autorità;

- aiuta a superare il conflitto fra senso di relazione e isolamento;

- alimenta il proprio ruolo sessuale (femminilità e virilità).

Il gruppo rappresenta un sistema di vita in cui i progetti e le azioni sono conseguenti e quindi

reali, interiormente unificati. Nel gruppo, quelli che mi stimano e che io stimo, mi ri-conoscono: io sono qualcuno per qualcuno, posso credere a me stesso, poiché qualcuno mi dà valore; posso mettermi in relazione perché c’è qualcuno esterno a me che mi capisce e che interagisce con me. Sperimentando la sensazione di ESSERCI e scoprendo che qualcuno o qualcosa è esterno a me, sperimento la coscienza del mio valore (autostima) e della comunicazione interpersonale. Essere riconosciuti significa prendere un ruolo di cui non ero cosciente, imparare a dare un significato anche agli altri, dare un senso alla propria presenza sociale. Ciò significa uscire dall’anonimato perché “CI SONO ANCH’IO! “

Dal punto di vista della maturazione sociale

- nel gruppo organizzato si impara a dare un senso al proprio tempo. Un concetto maturo del tempo comporta: saper rimandare la soddisfazione, lavorare per un programma i cui risultati non sono immediati, lavorare sapendo chi si può diventare;

- a farsi un’idea stabile di sé, costruisce cioè il senso dello spazio, che comporta elasticità fisica e mentale e concretezza (manualità, senso pratico);

- a prendere un ruolo nel gruppo (essere richiesto per quello che sono e so fare).

EDUCARE comporta un tirocinio continuo della libert à ­scopo. La libertà interiore è lo scopo dell’educazione.

Spesso il bambino o il giovane ha tutto quello che vuole, ma gli manca quello che gli è necessario, la libertà di avere idee proprie e il coraggio di lottare per realizzarle. Fin da piccoli è importante imparare a scegliere se stessi, ciò che risponde ai propri bisogni

essenziali, ai propri desideri di realizzazione (il bisogno di valere, di essere fisicamente capace

di provvedere a se stessi, di avere idee e di agire per passione).

“Obbedire è molto più facile che dirigersi da sé”. Vivere nella situazione del “minorenne non emancipato” richiede minor dispendio di energie nervose, ma dà anche soddisfazioni solo apparenti. Ma che cos’è la libertà?

Dal punto di vista psicologico è capacità di scelta che esige come qualità indispensabili

- autonomia,(capacità di fare da s é) - spontaneità, disinvoltura, generosità;

- iniziativa (capacità du prefiggersi scopi) – un senso nell’agire.

Ma la LIBERTA’ non si esaurisce nella capacità di scegliere; la capacità di scelta è il mezzo indispensabile per realizzare la libertà (liberazione) personale. Il problema vero della vita sta nella domanda “che cosa scegliere”? Fortunatamente in ogni uomo e soprattutto nel bambino e nel giovane c’è una tendenza innata

alla crescita, di tipo genetico, delle aspirazioni vitali, che si possono dire infinite: il bisogno di sviluppare le proprie risorse interiori è un istinto forte come quello di autoconservazione. Sviluppare le proprie potenzialità e risorse è la strada maestra che porta a scegliere la propria libertà interiore: da individui diventare persone, da oggetti diventare soggetti. Il desiderio di espansione esiste per natura nell’intimo di ogni essere umano, mentre l’introversione, l’isolamento portano alla malattia. Per questo è necessario prendersi sul serio. La libertà è un bisogno insopprimibile della natura umana,

- è l’opposto del determinismo,

- è l’opposto della dipendenza e dell’asservimento.

La libertà è sete profonda

- di stare bene con se stessi,

- di unità interiore,

- di armonia fra le differenti parti del nostro essere (istintività, emotività, razionalità),

- di accordo, tanto con se stessi, che con il mondo esterno,

- di dominare la realtà, l’oggetto al quale ci si applica, per aumentare :la propria sicurezza.

E’ libero chi fa coincidere i suoi desideri profondi, con le necessità essenziali dell’esistenza. La libertà non è una virtù (una buona abitudine), non un comportamento, non un mezzo per vivere, è la linfa vitale che rende l’uomo veramente uomo. La libertà non esiste nelle piante e negli animali che seguono le leggi naturali dello sviluppo. Solo l’uomo è chiamato a scegliere lui il suo sviluppo e per questo è libero. La libertà non coincide con la capacità di scegliere (mezzo), non è lo stesso che creatività, ma capacità di scelta e l’essere creativo permette all’uomo di scoprire se stesso e di far uso della intera personalità. La libertà non è scopo, ma realizzazione continua che nello scopo intravvede l’essenziale della vita. LA LIBERTA’ E’ LA VOCAZIONE VERA DELL’UOMO. Egli ha il dovere di essere se stesso, libero quindi. La libertà potrebbe essere sinonimo di

- autonomia, indipendenza: esse sono le condizioni per poter essere padroni di se stessi e capaci di volere il proprio perfezionamento;

- processo di liberazione quindi: non nel possesso (soddisfazione di bisogni capricciosi), ma nell’attività si potrà trovare la libertà. L’educatore libero libera i propri figli o allievi dai capricci, dall’istintività, dagli sfoghi senza ricordo;

- è il miglior mezzo per raggiungere la libertà, perché impegna sempre a scegliere.

Essere liberi significa scoprire il senso della vita e la maniera pratica per realizzarlo. Pìù la libertà cresce più l’autorità esterna diminuisce.

L’autorità è destinata ad esaurirsi a mano a mano che i singoli maturano:

- diminuisce la funzione didattica (fornire sapere),

- diminuisce la funzione pedagogica (promuovere lo sviluppo).

Sarà sempre necessaria invece la funzione sociale dell’autorità che ha il compito di

- creare le condizioni (mezzi e metodi) per la liberazione di tutti; anche se è chiamata a modificare costantemente i modi del proprio esercizio,

- di saper scegliere, tra le varie possibilità di vita, la più opportuna alla liberazione degli altri,

- di costringere il singolo a rispettare la libertà degli altri e a valorizzarla per l’accrescimento di tutti. L’autorità deve favorire la capacità di scelta ordinata allo sviluppo della persona e alla sua liberazione progressiva. Essa si esercita con decisione, non con l’indifferenza. La libertà è tutt’uno con la coscienza del proprio valore. La coscienza del proprio valore è tutt’uno col sentirsi in buona salute. Il valore può crescere ad ogni età e può diminuire; può essere nascosto o non essere più

disponibile. Ciò significa inibizione dell’istinto e della creatività (perdita di capacità di scelta). Il senso del proprio valore presuppone un percorso evolutivo che porta il senso di essere uno. La libertà è vita, e la coscienza psicologica e morale dell’uomo, dei propri bisogni e dei propri slanci, per avere su di sé reali poteri e diritti, come quelli avuti su di noi dai nostri educatori. Per partecipare all’essenza dell’essere degli altri è necessario che partecipiamo all’essenza del nostro essere. Solo allora riusciamo a comunicare le nostre scoperte, i nostri pensieri, le nostre esperienze. Vedere chiaro in se stessi è condizione per aiutare gli altri a vedere chiaro in loro stessi. Per crescere liberi, le attività e le esperienze devono avere un senso che vale non solo per questo momento, ma per la vita. Nell’educatore ci deve essere

- una gerarchia di valori che lo guida,

- una filosofia di vita che discrimina l’essenziale dal passeggero, il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, il bene dal male, l’utile dall’inutile. La libertà, la capacità di fare scelte motivate, è la manifestazione di un Io sano. Ogni identità coltiva il proprio senso di libertà. Si è LIBERI quando si diventa testimoni della propria maturazione. Ecco un impegno per quanti vogliono non sprecare la loro esistenza: costruire negli adolescenti la capacità di essere essi stessi testimoni della propria maturazione.