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RELAZIONE FINALE SUL TEMA:

La metamorfosi dellimmagine nel


mito di Elena

Docente:
Chiar.mo/a Prof. (Silvia Carandini)
Seminario Classe Scienze Sociali/Umanistiche/Interclasse:
(Scienze umanistiche)

Tutor: Allievo/a:
Dott. / Prof. (Francesco Pirani) (Riccardo Stoppa)

ANNO ACCADEMICO 2013/2014


La metamorfosi dellimmagine nel mito di Elena
1 Elena e il mito
1.1 Considerazioni preliminari
1.2 Elena fra colpa e innocenza
1.3 Lapoteosi di Elena : divinit dellamore
1.4 Elena e lestetica del logos

2. Elena tra tradizione e innovazione in Euripide


2.1 Considerazioni preliminari
2.2. LElena omerica in Euripide
2.3 Elena la perversa

3 Elena la rivoluzionaria
3.1 La tragedia di
3.2 Elena e il doppio
3.3 Menelao e la verit difficile
3.4 Leidolon chiarificatore
3.5 Il duetto lirico degli amanti
3.6 Elena : una Penelope euripidea
3.7 Il e il deus ex machina

Conclusioni
Elena e il mito

Considerazioni preliminari 1.1

Elena nella cultura occidentale simbolo della femme fatale, donna affascinante che riesce a sedurre
ogni uomo e che rappresenta una tentazione sempre pericolosa e viva, pronta a distruggere, proprio
in virt della sua bellezza, legami solidi, quali quello matrimoniale. Potremmo dire che Elena una
figura tuttoggi dotata di una certa carica di eversivit, visto che si oppone in modo esemplare al
modello di donna ligia al dovere e fedele al marito, che la cultura occidentale pagana e poi cristiana-
ha sempre proposto come preferibile. Lo stesso nome Elena si presta ad una variet di
interpretazioni, che tuttoggi non hanno trovato un consenso univoco fra gli studiosi. Alcuni
ipotizzano che il nome derivi da una radice verbale, hel, che collegandosi con il verbo aireo,
indichi latto della distruzione, del soggiogamento, della cattura, distruzione, tutti significati che si
ricollegano a quello principale del prendere, con cui convenzionalmente si traduce il verbo in
italiano. Stando a questa interpretazione, che fu formulata da Eschilo, poeta tragico del V secolo a.C,
il suo nome gi presagirebbe labbandonanza di sventure che porter in Grecia : la donna, infatti, fu
distruttrice di navi (elenas), distruttrice di guerrieri (elandros), distruttrice di citt (elepolis). Altri,
sulla base dellosservazione che il nome Elene presenta al suo inizio uno spirito aspro, suppongono
che sia caduto un antico diagramma eolico e che la parola quindi dovesse suonare originariamente
come Velne.E stata smentita invece lipotesi che il termine Elene sia collegabile con Selene, la
dea della luna. Unosservazione, invece, che considerabile degna di fiducia e fonte di interesse
quella di chi fa risalire il termine allelenio, una pianta dalle propriet nepentiche, che sarebbe nata
dalle lacrime delleroina.

Quale che sia la verit sulletimologia del nome, indubbio che la donna sia stata rappresentata fin
dallinizio proprio con unambiguit di sentimenti e di comportamenti, che darebbero ragione della
fama con cui rimasta conosciuta nella tradizione occidentale. Occore tuttavia tenere presente che
questa tradizione stata anche messa in discussione, riealaborata, edulcorata, in modo da presentare
la donna sotto una luce completamente diversa da quella di femmes fatale . Il trait dunion di tutte le
rappresentazioni di Elena la bellezza, che la rende simile ad una dea, ma un arma a doppio taglio,
perch attira sulla donna le attenzioni di tutti gli uomini, vecchi e giovani. A ragione, si potrebbe
citare una massima di Esiodo, kalon kakon (ci che bello cattivo), che sottolinea perfettamente
lambivalenza della bellezza.
Elena fra colpa ed innocenza 1.2

Il profilo psicologico della donna, offertoci da Omero nellIliade e nellOdissea, quello tradizionale,
che contempla allo stesso tempo colpevolezza e innocenza. Elena colpevole perch si lasciata
corrompere da uno straniero (Paride), con lui fuggita dal marito Menelao, abbandonando con questo
gesto anche la sua patria. Lamore verso Paride, guerriero troiano che per lei combatte in un famoso
duello contro Menelao, raccontato nel III canto dellIliade, ha tutti i caratteri di una relazione
adulterina, illecita, la cui empiet legata anche al fatto che si tratta di un amore per uno straniero.
La fuga di Elena determiner la lunga guerra, di cui lIliade narra solo lultimo anno, fra Achei e
Troiani, una carneficina che per la morale dellepoca, basata sul concetto di onore e di vergogna,
poteva apparire giustificata e ben comprensibile. Elena, per, anche innocente, come una pedina
guidata dalla volont divina, perch sono proprio gli dei con la loro onnipotenza a determinare le
azioni delluomo. Afrodite, che ha promesso la donna a Paride, nel caso fosse stata scelta dal Troiano
come la dea pi bella fra le altre dee concorrenti (si tratta del famoso giudizio di Paride), incarna
perfettamente limmagine della divinit che Omero ci propone nel suo poema : una divinit, legata
alluomo da sentimenti tuttaltro che divini, anzi potremmo dire fin troppo umani (odio,amore),
e sar proprio lamore della dea per Elena a sceglierla come dono da dare a Paride. Nel III libro
dellIliade infatti la dea afferma:

Non mirritare, disgraziata, che presa dallira non ti abbandoni, ed abbia a detestarti quanto finora tho amata fuor di
misura

Lambiguit qui non interna al carattere del personaggio, ma esterna, infatti quello che ad Afrodite
appare come un gesto damore, pienamente legittimo, per Elena stessa una condanna insopportabile,
un attacco di follia che la strapper ingiustamente alla sua terra e al suo marito. Anche nel IV libro
dellOdissea, quando ormai la guerra finita e la donna, dopo il breve matrimonio con Deifobo
(ucciso da Ettore), si ricongiunta al suo primo consorte, afferma Piangevo la colpa che Afrodite
mi spinse a commettere, quando dalla mia patria mi condusse laggi, la figlia mia abbandonando e il
talamo e luomo a nessuno inferiore per bellezza o per senno. Va anche considerato che la donna
stessa non priva di sensi di colpa, anzi, pur ammettendo la responsabilit della divinit, afferma di
essere una faccia di cagna, cagna schifosa, epiteto frequentemente associato alle donne, che
ci mostra il lato misogino della cultura greca. La figura del cane avvolta, anchessa come quella
della donna, nellalone dellambiguit, perch se vero che il cane il migliore amico delluomo, ne
fedele servitore, come ci viene mostrato con tratti di struggente patetismo nella scena dellagnizione
di Odisseo, tornato in patria dopo il lungo viaggio, da parte del filos Argo, anche vero che
lanimale costituisce pur sempre una razza diversa da quella delluomo. Ci che rende necessaria
lopera delladdomesticamento da parte delluomo laspetto dellincontrollabile aggressivit del
cane, la sua tendenza allinsubordinazione e alla dominanza sul branco.

Elena da Omero rappresentata come una donna debole, non per volgare; nella sua giovent soggiacque agli allettamenti
del senso, contro i quali linnata nobilt dellanimo la fece poi ribellare e ritornare al pentimento e alla ragione 1

La riabilitazione della figura di Elena avviene nellOdissea, in cui viene raccontato il suo matrimonio
con Deifobo, avvenuto dopo la morte di Paride, il suo concorso nelluccidere il nuovo marito,
consegnandolo nelle mani dellamato Menelao e poi il ritorno in patria con questultimo in un viaggio
lungo e pieno di peripezie. Visse gli ultimi anni della sua vita nella vecchia dimora, sposa fedele al
marito, in un clima di armoniosa convivenza.

Lapoteosi di Elena, divinit dellamore 1.3

Omero per non lunico poeta arcaico ad averci parlato del mito di Elena. Al suo infatti bisogna
aggiungere altri nomi, come quello di Saffo e di Alceo, entrambi poeti lirici. Per Alceo Afrodite
sconvolse nel petto il cuore di Elena argiva e la donna resa folle segu lospite sulla nave (fr.283
Voigt). Fra colpevolisti ed innocentisti, Alceo si schiera senza dubbio dalla parte dei primi, ritenendo
Elena, bench soggetta alla volont divina, comunque responsabile della guerra di Troia. Elena, come
altri personaggi della saga troiana, oggetto dellinteresse di Alceo, che intende dare al mito una
funzione allegorica ed enunciare un principio morale. Questo suo interesse per la morale ritorna nel
frammento XV, in cui Alceo mette a confronto la natura funesta di Elena con lonest e il valore di
Teti, madre di Achille e sposa di Peleo, con il quale pu vantare un matrimonio basato sulla fedelt e
sulla virt coniugale. Saffo la prima poetessa a mettere in discussione il paradigma negativo della
donna, facendone, anzi, un modello di riferimento, perch la dimostrazione esemplare della forza
damore, che spinge lamante a compiere azioni anche sconsiderate, come quella di lasciare il proprio
marito e la propria patria.

Dicono che sopra la terra nera


la cosa pi bella sia una fila di cavalieri,
o di ospiti, o di navi.
Io dico: quello che s'ama.

Chiunque pu capirlo facilmente:


colei che superava di molto
tutti i mortali per bellezza, Elena,

1
V.Proteus; cfr. Lehrs, Ueber die Darstellungen der Helena in der Sage und den Schriftwerken der Griechen, ne suoi
popul. Aufts. Aus dem Altherthum, p.1 seg
abbandon lo sposo
il pi eccellente degli uomini -

e fugg a Troia per mare.


Dimentic la figlia, dimentic
i cari genitori.
Fu Afrodite a sviarla.

....
Cos ora mi torna alla mente
Anattoria lontana.

Oh. preferirei rivedere


il suo amabile passo,
il candore splendente del viso,
piuttosto che i carri dei Lidi
e battaglie di uomini in armi.

(trad. Guido Guidorizzi)

Quello che per la tradizione considerato un gesto di vilt e di disonest, quale il tradimento, in Saffo
viene completamente rivalutato, assurgendo a simbolo di coraggio e determinazione. Nella gerarchia
dei valori la capacit di amore in una posizione di superiorit rispetto allarte bellica, ci che pi
di ogni altra cosa nobilita lanimo delluomo. Ancora una volta per non si presenta lagire umano
come libero ed autonomo dalla volont divina, perch si dice, infatti, che fu Afrodite a sviarla.
Afrodite la dea dellamore e nel tiaso di Saffo ha un ruolo molto importante, infatti a lei che viene
dedicato un famoso inno, che apre in funzione proemiale il libro della poetessa e costituisce una sorta
di invocazione alla dea perch sia alleata nella guerra damore. E unAfrodite- sacerdotessa, che
mostra la sua vicinanza alla sfera umana attraverso vere e proprie epifanie (apparizioni).

La poesia di Saffo, ad ogni modo, stata oggetto di diverse interpretazioni. Secondo alcuni questo
componimento esprimerebbe la centralit del soggetto, il riconoscimento della soggettivit della sua
scelta, che dipende esclusamente dai suoi intimi desideri. Ne deriva una concezione relativista della
bellezza : non bello ci che bello, ma bello ci che piace. Secondo unaltra ipotesi interpretativa,
avanzata recentemente, questo componimento sarebbe una esplicita rivendicazione della propria
libert di scelta in campo amoroso. 2

2
M.Bettini, Carlo Brillante, Il mito di Elena, Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2002, p.109
Vediamo dunque che il mito di Elena, cos come era accaduto nella poesia di Alceo, seppur secondo
una visione completamente opposta, viene continuamento rinnovato e rielaborato, affinch si adatti
alle esigenze dello scrittore e al clima politico-sociale-culturale in cui egli vive. In questo caso la
menzione di Elena serve alla poetessa per offrire un modello di comportamento universale, quale
quello del personaggio mitico, che incarna, infatti, uno archetipo culturale valido in tutti i tempi e in
tutti i luoghi. Questo paradigma universale consente di giustificare e vedere sotto una luce diversa il
microcosmo biografico della poetessa, che pu paragonarsi alleroina omerica parlando del suo amore
per Anattoria lontana. Untersteiner scrive

Il pensiero di Saffo che si concreta nellesempio di Elena costituisce la pi antica manifestazione di un relativismo, in
quanto viene proclamato ci che si ama come la cosa pi bella.

Sar il caso di tenere ben presente lapologia che di Elena fa Saffo, in quanto lunica, insieme a
quella di Isocrate, che per scagionare leroina non ricorre a motivi esterni. Se vero, infatti, che
Saffo fa menzione della divinit per spiegare la forza dirompente della passione di Elena, non
tuttavia la divinit la causa prima di questo amore. E un amore infatti totalizzante che, proprio per la
sua forza e per la sua eversivit, richiede un intervento divino, ma non si esaurisce in esso.

Naturalmente, nel testo di Saffo, lintervento esterno non toglie nulla alla forza e allautenticit con la quale evocata la
nascita della passione; piuttosto la forza stessa con la quale la passione si manifesta a richiedere, perch sia possibile
una spiegazione razionale, lintervento della divinit. Dietro questa forza incontenibile, cos efficacemente evocata,
dovremo riconoscere ancora una volta la presenza divina. 3

1.4 Elena e lestetica del logos

Una delle testimonianze pi affascinanti sul mito di Elena proviene dal sofista Gorgia, autore di un
famoso Encomio di Elena, che intende scagionare leroina da ogni accusa infamante, che la voglia
colpevole o traditrice. Il discorso di Gorgia intende, dunque, illuminare il popolo greco sulla verit
dei fatti, mettendo in discussione una versione quella tradizionale del mito che era universalmente
conosciuta e approvata dal pubblico, seppur non qualche eccezione (a Sparta, nello specifico a
Terapne, e a Rodi infatti Elena era oggetto di un culto, venerata come una divinit).

La messa in discussione dei valori tradizionali della cultura e della religione greca un aspetto tipico
dei sofisti, i quali gettano lombra del dubbio su tante verit filosofiche, come quella del principio di
identit e non contraddizione, che erano ritenute i capisaldi della filosofia greca, a partire da
Parmenide. I sofisti non sono interessati a discettare di ontologia e metafisica, perch credono che la
filosofia possa assumere un ruolo educativo e debba, a tal fine, calarsi nella realt umana, iniziando

3
M.Bettini, Carlo Brillante, Il mito di Elena, Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2002, p.110
ad affrontare argomenti di natura etica, che da sempre erano stati trascurati nella riflessione filosofica
precedente, o meglio, erano pur sempre subordinati alle osservazioni metafisiche, avendo rispetto a
queste un ruolo ancillare. Dalla lettura dellopera emerge, oltre che una straordinaria abilit retorica
(non fine a s stessa, come pure qualche studioso ha detto, ritenendo si trattasse di un mero gioco
letterario), una concezione tragica delluomo, che un debole in balia di forze superiori ed invicibili,
quali per esempio gli dei. E questa la prima spiegazione che viene avanzata da Gorgia per difendere
Elena.

Ebbene, o per la divina forza degli eventi, o per ordine degli Dei o per decreto del Fato lei fece quello che fece; o rapita
con violenza o convinta dai discorsi, dalla parola. Ora se ella ag sospinta dalla prima causa, non meritevole di essere
accusata. Si pu infatti impedire, con le previdenze umane, ci che avviene per volont di un Dio. E legge di natura non
che il pi forte sia tenuto dal pi debole, ma che il pi debole sia dominato e sospinto dal pi forte e perci il pi forte
diriga e il pi debole esegua.

Gorgia richiama un topos del pensiero sofistico, ovvero la legge della natura, secondo cui il pi
forte ha inevitabilmente ragione del pi debole. Il Dio sar poi descritto come superiore alluomo per
energia, per sapienza, e per ogni altra virt. Con un aggettivo il Dio, secondo Gorgia, e secondo i
Greci, un essere onnipotente, la cui volont capricciosa e fluttuante determina il corso dellagire
umano, pur lasciando sempre uno spiraglio di libert. Il Fato (.), altro argomento cui ricorre
Gorgia, qui divinizzato, perch effettivamente i Greci lo ritenevano una divinit, che aveva potere
perfino su Zeus, il padre degli dei. Elena dunque il paradigma della sofferenza universale e con la
sua vicenda testimonia la passivit dellumanit rispetto a forze superiori.

Si potrebbe parlare, a ragione, di una concezione fatalistica e tragica dellesistenza, di una divinit
che non offre pi alcuna consolazione e lascia l uomo solo nella sua fragilit, ponendolo davanti a
sfide che superano le sue umane capacit. Un altro fattore di cui Gorgia tiene conto quello della
violenza.

Se invece fu rapita con la violenza, vale a dire se essa sub violenza e oltraggio, contro la legge e la giustizia,
evidentemente la colpa del rapitore. Lei rapita e oltraggiata, in questo caso, fu colpita da sventura. E condannabile
lincivile che incivile programma attu, condannabile con la legge, con la parola, con lazione, in modo che in forza della
legge, perda i diritti civili, in forza della parola abbia laccusa, in forza dellazione, abbia una pena.

Gorgia non solo ipotizza che Elena sia stata vittima di un rapimento, ma arriva anche a pensare ad
una pena per leroe troiano, Paride, che si sarebbe macchiato di una colpa da condannare sotto tutti
gli aspetti (con la legge, con la parola, con lazione). Non sono per queste le motivazioni pi originali
addotte da Gorgia : sicuramente hanno un loro fascino e servono a sottolineare linnocenza
delleroina, ma ad esse fa seguito uno dei motivi fondamentali dellopera di Gorgia, cio lesaltazione
del logos, concetto complesso che copre una vasta gamma di significati. Di esso gi avevo parlato
Eraclito, con la sua solita oscurit di linguaggio (che gli valse il soprannome di oscuro), nei termini
dellarmonia dei contrari, sulla quale si fonda lincessante divenire del mondo sensibile. Per Gorgia
il logos soprattutto la parola, grazie alla quale i sofisti in generale ritenevano di poter rendere pi
convincente il discorso pi debole. La parola, dunque, sarebbe in grado di fondare la verit,
nellassenza di una visione univoca e condivisa della realt, suscitando nelluditore lintima
convinzione che quanto si dice sia vero e che vere siano le argomentazioni usate.

Elena fra tradizione e innovazione in Euripide

1.1 Considerazioni preliminari

Nella stessa direzione di Gorgia si muove Euripide, poeta tragico del V secolo, che, come il sofista,
vuole privare Elena di ogni responsabilit nella guerra di Troia, ma, nel farlo, usa argomentazioni del
tutto diverse e, per certi aspetti originali, pur rifacendosi a una versione del mito che gi circolava e
che era stata raccontata, precisamente, da Stesicoro e da Erodoto. Secondo una leggenda Stesicoro,
poeta lirico, avrebbe offeso Elena in una sua opera e, per tale ragione, sarebbe stato accecato. Ebbe,
per, la fortuna di riscattarsi agli occhi delloltraggiata, riacquistando la vista, quando si decise a
comporre una palinodia, con cui ritrattava le sue vecchie posizioni, e offriva una versione tutta nuova
del mito, secondo la quale la vera Elena sarebbe stata portata in Egitto, e una falsa, un fantasma, la
abbia sostituita e sia diventata la causa della guerra di Troia. Erodoto ci d altre informazioni, da
amante delle leggende quale era, e scrive, nelle sue Storie, che lElena reale and in Egitto e fin sotto
legida di Proteo, faraone della citt, che la salv, aspettando con lei il ritorno di Menelao e
trattenendosi, per poco, dal punire lempio Paride, che si sarebbe macchiato dellorribile crimine dal
rapimento. Il tema dell sar ripreso ed elaborato proprio da Euripide, che ne fece il motivo
della sua tragedia, lElena. Pur non avendo testimonianze dirette sulla data della rappresentazione
dellElena, gli studiosi sono giunti a rintracciarla nel 412, precisamente un anno prima della
rappresentazione delle Tesmoforiazuse di Aristofane, che del mito della nuova Elena, mostrato da
Euripide, fece un abile satira. Vi da dire che la figura di Elena non compare, per la prima volta,
nelle tragedie di Euripide, anzi era gi stata presentata, con accenti drammatici, in due tragedie,
ovvero nellAndromaca ( andata in scena sotto falso nome dautore fra il 431 e il 4204) e nelle Troiane
(tre anni prima della rappresentazione della Elena), mentre della donna il tragediografo torner a

4
Euripide, Andromaca, trad. di Filippo Maria Pontani, in E.Mandruzzato, F.M.Pontani, L.Traverso, M.Valgimigli ( a cura
di) I tragici greci : Eschilo, Sofocle, Euripide, Roma, I mammut, 2013, p.728
parlare nell Oreste (408 a.C) e nellIfigenia in Aulide (rappresentata postuma). Tutto ci ci permette
di svolgere un analisi comparata sulla figura di Elena nella tragedia di Euripide, e, nello specifico,
sul giudizio dellautore nei suoi confronti, che, come vedremo, si riveler ambivalente, mantenendo
sempre per elementi di originalit e una propensione alla difesa della donna, vista secondo una
prospettiva nuova.

NellAndromaca Elena non compare direttamente nella scena, ma viene evocata dalle parole
sprezzanti di Peleo, che si rivolge a Menelao in un acceso dibattito, contestandogli lingiusto
trattamento della schiava Andromaca.

Un uomo sei, tu, perfido, e progenie di perfidi? Che posto hai tu fra gli uomini? Un Frigio ti rap la sposa, mentre te neri
andato lasciando la casa senza serrami e senza servi, come se avessi in casa una donna castissima (era invece la donna
pi perversa). Del resto, una Spartana, anche se vuole, non pu essere casta : quelle vanno fuori di casa coi giovani, a
cosce nude e coi pepli svolazzanti, e fanno insieme a quelli corse e prove ginniche chio non sopporto. E vuoi meravigliarti
se quelle che tirate su non sono caste? Conviene domandarlo a Elena che, lasciando il tuo dio dellAmicizia, and fuori
di casa a far bisboccia in un altro paese con un giovine. Non fu per una donna come quella che radunasti lesercito greco
e lo guidasti a Troia? Ma dovevi ripudiarla, non muovere le lance, una volta trovatala malvagia, lasciare che restasse l
dovera, darle un compenso senza pi riprenderla. 5

Il ritratto che Peleo traccia di Elena uno dei pi negativi lasciatici sulla donna nelle tragedie di
Euripide. Di lei viene sottolineata limmoralit, unintelligenza al servizio della cattiveria, che l ha
portato a usare il suo corpo per incantare suo marito, Menelao, ed evitare la giusta unizione. Per
Menelao invece Elena rimane una donna fedele, vittima innocente dei disegni divini, che, anzi, con
il suo rapimento, ha dato modo ai Troiani e a gli Achei di dimostrare le loro doti belliche, con un
motivo questo delle parenesi militare che sar riutilizzato anche da Isocrate.

Elena fu colpevole non gi per suo volere: per causa degli dei. Del resto, immenso fu per la Grecia il bene che segu.
Uomini ignari darmi e di battaglie si volsero al valore. Lesperienza, per i mortali, maestra di tutto. Se poi, venuto al
cospetto di lei, di mia moglie, mastenni dallucciderla, mi comportai da saggio. 6

La figura di Elena non approfondita in altri luoghi nella tragedia. Ha una parte minore, ma
nonostante ci, la sua presenza nel discorso e nei sentimenti di Peleo e di Menelao ci fa comprendere
quanta importanza dava alla donna Euripide, che la cita una quarantina di volte in sei drammi. Alle
accuse infanganti di Peleo verso Elena si aggiunge il rimprovero verso il marito, colpevole di non
aver riconosciuto nella moglie la vera causa della guerra e di essere arrivato a perdonarla, vittima del
suo fascino. Menelao, quindi, nel suo discorso scagiona la moglie e anche s stesso, definendosi

5
Euripide, Andromaca, trad. di Filippo Maria Pontani, in E.Mandruzzato, F.M.Pontani, L.Traverso, M.Valgimigli ( a cura
di) I tragici greci : Eschilo, Sofocle, Euripide, Roma, I mammut, 2013, p.744
6
Ivi, p.743
saggio, perch non la uccise. Vengono presentate due visioni diametralmente opposte, allinterno,
come si detto, di quella struttura tanto cara ad Euripide che lagone retorico.

In entrambe le posizioni si evidenzia per un fattore comune, ovvero lodio verso il barbaro, che ci
informa anche della xenofobia caratteristica della cultura greca. Menelao odia Andromaca,vorrebbe
ucciderla, seguendo il piano di Ermione, anche se poi non agisce per mancanza di coraggio.

Tu sei Peleo, sei figlio dun granduomo, sei mo parente, e adesso dici cose che tinfamano, e ingiuri me per una barbara,
che dovresti cacciar via di l dal corso del Nilo e del Fasi, e pregar me di farlo, una dellAsia (dove infiniti tonfi di
cadavere vi furono, di Grecia, che di lancia caddero), responsabile del sangue di tuo figlio. Ch Paride, che uccise tuo
figlio Achille, fu fratello dEttore, e fu la moglie dEttore, costei. E tu con lei sotto lo stesso tetto entri e ritieni di dover
dividere la tua mensa con lei.7

LElena omerica in Euripide 2.2

Nelle troiane Elena viene rappresentata come loggetto della vituperazione di Ecuba, dalla bocca della
quale vengono proferite le pi tremende maledizioni e accuse sulla donna, considerata, in adesione
alla versione offerta dal mito omerico, come la causa prima della guerra. Elena ed Ecuna sono le
protagoniste di uno scontro verbale molto agguerrito, al quale assiste, come arbitro, Menelao. Lo
sfondo di questo agone retorico, che per Euripide una possibilit di dimostrare la sua vicinanza agli
ambienti della sofistica, una citt rasa al suolo, una Troia distrutta, ormai ridotta soltanto a macerie.
Elena schiava di guerra, come ci informano nel prologo le parole di Poseidone, e tutto concorre a
dare di lei limmagine di una misera donna, destinata a scontare la sua pena con la morte. Quando
arriva sulla scena, Menelao pieno di risentimento, cerca la moglie non pi spinto dallantico amore
che lo univa a lei, ma intenzionato a vendicarsi e a farla giustiziare in Grecia, dopo averla portata via
dalla terra straniera.

E la mia scelta questa : rinunciare a giustiziare Elena a Troia, ricondurla di l dal mare, sulla nave, in Grecia, e farla
uccidere laggi, come rivalsa da coloro i cui cari sono morti a Troia. Avanti, servi, entrate nelle tende, e portatela qua :
dovrete prenderla per quella maledetta chioma. E quando avremo il vento in poppa partiremo, per riportarla in Grecia.
(F.M. Pontani).

Elena insinua il dubbio che la decisione di Menelao sia ingiusta, ma questo sembra fermo nel suo
proposito, appoggiato da Ecuba, che rincara la dose contro lamante fedifraga:

Lasciala dire, Menelao, perch non muoia senza questo diritto, ma la replica lasciala a me : di quanto avvenne a Troia tu
non sai nulla. Tutto il mio discorso, nel suo complesso, segner per lei la morte, in modo che non abbia scampo.

7
Euripide, Andromaca, trad. di Filippo Maria Pontani, in E.Mandruzzato, F.M.Pontani, L.Traverso, M.Valgimigli ( a cura
di) I tragici greci : Eschilo, Sofocle, Euripide, Roma, I mammut, 2013, p.744
A Ecuba, che non conosce ancora la potenza del logos n ha saggiato lo spirito combattivo di Elena,
sembra scontato che lagone termini nella condanna a morte delleroina, la cui colpa sotto gli occhi
di tutti, un dato oggettivo, che non pu essere discusso, e di cui la stessa Ecuba tragicamente
testimone, avendo perso nella guerra molti dei suoi familiari. Elena, dal canto suo, pronta a scaricare
tutta la colpa su Paride, lunico vero responsabile della guerra di Troia, e a riconoscere che la propria
bellezza fu per lei uno svantaggio, che la port a essere venduta a un uomo barbaro. Aggiunge, inoltre,
che alla morte del nuovo marito Alessandro, definito un demone, tent pi volte di fuggire da Troia
e ne sono testimoni i custodi delle torri, le sentinelle delle mura, che la colsero in fallo mentre si
calava fuori dal palazzo con funi, di nascosto. La presa della parola di Elena delude ogni aspettativa,
secondo quel meccanismo dellinaspettato, che fa delle opere di Euripide spesso dei romanzi dagli
intriganti intrecci, che disorientano facilmente lo spettatore. Elena ancora una volta, infatti, si rivela
un elemento perturbante, la cui divina bellezza genera un contrasto non scontato con lambiente che
la circonda, in unumanit prostrata e umiliata dalla guerra. Ecuba ha buone ragioni da esporre contro
la donna, lei che da sposa fedele a Priamo e madre responsabile verso i figli sta per vedere la sua vita
sconvolta, finendo come schiava nelle mani di Ulisse. Per Ecuba Paride, con la sua bellezza, fece
innamorare Elena, la quale fu presa da quella follia dellafrosyne, a cui si accompagnava la meschina
volont di condurre una vita pi fastosa, imperversando in sciali che il palazzo di Menaleo non offriva
pi a sufficenza. Per Elena facile controbattere, ricorrendo agli stessi argomenti esposti da Ecuba,
e cos persuadere Menelao della propria innocenza. A tal proposito Filippo Maria Pontani scrive:

Elena doveva venire in scena tremante, col capo raso, conscia dun peso di colpa e di vergogna: invece s fatta
bella per uscire; si mirer poi in specchi doro. E abile, fresca, arguta, dominatrice, impavida; il poeta ha colto
in lei la nota perenne della femminilit aiena, non toccata dalle rovine di cui la causa. Elena capovolge tutto :
da rea si fa vittima, ha beneficato lEllade, sottraendola al rischio dun dominio barbarico, con proprio danno.
Ridicolizza con logica puntuale il marito, che lasciava Paride in casa e partiva; inventa suoi tentativi di fuga,
accampa i numi. [...] La contesa verbale con Ecuba e Menaleo presenta una realt danime borghesi, cos care
sempre al poeta; unoasi che varia il tono, pur non toccando quel comico e quel satirico che taluno vi scorse.

Elena afferma, infatti, che il suo rapimento fu un evento salvifico per la Grecia, perch Paride
scegliendo il dono di Afrodite, ossia lei, la donna pi bella di Troia, rifiut al tempo stesso il dono
promessogli da Era, la garanzia che avrebbe conquistato lEllade a capo dei Frigi. Per la Grecia
stata una fortuna, per la povera donna invece si trattato di una rovina, ma, in filigrana, si legge anche
il vago orgoglio di una donna, che sa di meritare una corona sul capo, per il suo gesto da martire,
perch, immolandosi, ha salvato la propria patria.

A persuadere Menelao, nello specifico, sono il logos, ovvero la parola seduttrice, e il soma, ovvero il
corpo con la sua bellezza, due termini impiegati anche da Gorgia, nellEncomio di Elena, e con il
quale il sofista giustifica lazione di Elena. Qui dunque il logos persuade un altro destinatario, ovvero
Menelao, ed Elena non vittima, bens artefice, il che non significa, automaticamente, che Euripide
voglia darne unimmagine negativa. Il fatto stesso di collocare la figura di Elena allinterno di un
contesto dialogico, nellagone retorico con Ecuba, ci fa capire come Euripide sia ormai scettico verso
una certa versione del mito e intenda mostrare i suoi dubbi attorno alla colpevolezza della donna.
Nelle Troiane, come scrive Filippo Maria Pontani, Euripide accarezza la figura di Elena nel suo
distacco elegante, rifiutando almeno in parte la tradizione moralistica che circolava sulla donna. E
verosimile che Euripide fu allievo del filosofo Anassagora e che trasse dallambiente sofistico vivaci
stimoli per riflettere, attraverso le sue tragedie, sul mito.

2.3 Elena, vittima di una ritorsione

Prima di passare a parlare della tragedia euripidea che ha come protagonista la donna pi bella della
grecia, rappresentata come si detto nel 412 a.C, utile guardare alla rappresentazione che della
donna fa il tragediografo nelle sue opere successive, dove ha un ruolo certamente minore.
NellOrestea, per esempio, Euripide sembra rifarsi in toto al mito originale che vede in Elena il
paradigma universale della colpevolezza, ma questa rappresentazione risente del filtro di giudici
imparziali, i due assassini, Elettra e Oreste, i quali hanno collaborato a quellempio gesto che il
matricidio, pensando, con luccisione di Clitemnestra, di vendicare il vecchio padre Agamennone.
Sono loro, infatti, che pur mossi da sensi di colpa per il misfatto compiuto, senza scrupoli pianificano
la morte di Elena. In realt la donna , nello specifico, oggetto di una ritorsione, in quanto i due
assassini non hanno ricevuto in Menenelao lappoggio sperato ed Oreste stato condannato a
suicidarsi dallassemblea degli Argivi. I due vogliono quindi vendicarsi del traditore Menelao,
andando a colpire i suoi beni, ovvero la moglie (Elena) e la figlia, Ermione, come suggerisce
malignamente Elettra, nei quali intravedono la possibilit di un riscatto rispetto alla condanna a morte
appena decretata. Lodio per Elena, per, non si spiega solo in questo modo, anzi manifesto, fin da
subito, e affonda le sue radici nella triste fama della donna. Allinizio, nel prologo, Elettra si limita a
introdurre il personaggio di Elena, senza esprimere giudizi di valore, salvo riconoscere che la donna
stata fonte di tanto pianto.

Da Troia giunto Menelao. Con la flotta ha occupato tutto il porto di Nauplia, ed alla fonda lungo il lido, dopo tanto
vagare e sbandare nel ritorno da Troia. Elena, quella fonte di tanto pianto, qui. Lui ha spiato lavento della notte, ch
nessuno di giorno la vedesse passare (dico di quelli chebbero i figli morti a Troia) e le lanciasse pietre. E l ha mandata
a casa nostra. E l dentro, che piange la sorella e la sventura della casa. Nel dolore ha un conforto: la figlia, che lasci a
casa fuggendo per Troia, Ermione, che Menaleo condusse qua da Sparta per affidarla a mia madre. Le d gioia, le fa
scordare i guai. (F.M.Pontani)8

I sentimenti di rancore emergono, in filigrana, nel dialogo fra le due donne, quando Elettra mostra il
proprio scetticismo rispetto al proposito di Elena di portare sul tumulo della sorella (Clitemnestra)
una ciocca di capelli in offerta. Elettra vede nel gesto di Elena un segno dincoerenza, dicendole

Fai la pudica adesso. Mentre allora fuggisti da casa con infamia. 9

Laspetto notevole di questo dialogo che, nonostante affiori, gradualmente, con maggiore evidenza
lodio di Elettra, Elena continua a trattare la sua interlocutrice come un amica, avendo compassione
della sorte di Oreste, la cui intima sofferenza causa di continui mali fisici una malattia assimilabile
alla nevrosi isterica. Elena non la fiera oratrice delle Troiane, perch sente su di s la colpa funesta
della guerra. Alla fine, per evitare gli sguardi malevoli degli abitanti di Argo, che la hanno in odio,
Elena decide di mandare la figlia, Ermione, a posare la ciocca di capelli sul tumulo di Clitemnestra,
come suggerito dalla stessa Elettra. Quest ultima coglie loccasione per esprimere, in un monologo,
tutta la sua indignazione nei confronti di quella che rimane la vera rovina della Grecia, mantenedo ai
suoi occhi limmutabile immagine tramandata dal mito omerico.

Natura! Che grosso guaio sei per gli uomini, e che salvezza per gli onesti. Avete visto com spuntati i capelli, per
conservarsi bella? E sempre lei. Che gli dei ti detestino, perch mhai rovinata e con me lui, come tutta la Grecia. 10

Come giustamente sostiene Daniela Canavero 11 , lodio di Elettra per Elena un tipico odio
femminile, che si spiega, in parte, con linvidia verso una donna che ha rifiutato volontariamente il
matrimonio e la patria. Elena aveva una scelta e ha scelto la strada pi turpe, Elettra invece non si
potuta sottrarre al suo destino sfortunato,infatti non ha scelto lei di rimanere orfana di padre e di
rinunciare alle nozze. Le privazioni di Elettra sono dunque un metodo di paragone con i lussi di Elena,
adultera e traditrice.

E interessante notare come per Oreste i due coniugi, Elena e Menelao, rappresentino i due poli
opposti della rovina e della salvezza. Al biasimo per la donna, che ha causato la guerra di Troia, si
accompagna la speranza suscitata dallarrivo di Menelao, a cui Oreste si avvicina col gesto di un
supplice. Menelao, con il suo arrivo, assomiglia ad un deus ex machina, capace di dare una direzione
diversa alla Tyxe, al destino di Oreste, che ormai sembra segnato inesorabilmente. Su Elena, che

8
Euripide, Oreste, trad. di Filippo Maria Pontani, in E.Mandruzzato, F.M.Pontani, L.Traverso, M.Valgimigli ( a cura di) I
tragici greci : Eschilo, Sofocle, Euripide, Roma, I mammut, 2013, p.1087
9
Ivi, p.1088
10
Ivi, p.1088
11
Daniela Canavero, Rinunciare al padre e alle nozze: la scelta di Elena, il destino di Elettra, Annali della facolt di
lettere e filosofia dellUniversit degli studi di Milano, (2004), Volume LVII, fascicolo III,
donna, pesa inoltre un giudizio negativo che sintomatico della misoginia della cultura greca :
nonostante tutti i tentativi di riabilitarsi, infatti, la Tindaride rimane pur sempre una
malafemmina(.p1091), appartenente ad una razza di femmine insigne per vergogna e malfamata
in Grecia. Anche in questo caso, come nellAndromaca, Elena copre un ruolo secondario e il biasimo
verso la sua figura un sentimento che si aggiunge, nocivamente, al gi angosciato animo dei fratelli.
Elettra, apprensiva verso la morte del fratello, non pu smettere di rimuginare sul suo gesto e di dare
la colpa prima al Dio che lo ha comandato, Ahim, che sofferenze! Ingiusto, ingiuste voci parl
Febo dal tripode: con disumana mano la madre disse duccidere12, poi a Clitemenstra, che in fondo
si era quasi meritata la fine avuta Ma turpe. Hai dato morte, e morta sei, madre mia, che a me desti
la vita e morte al padre mio, ai figli del tuo sangue: ormai non siamo che cadaveri13. NellOrestea
Oreste al centro del biasimo della citt, lui che pi di tutti si deve vergognare del suo gesto.
Nonostante si aggrappi a ogni razionalizzazione, lomicidio ormai avvenuto ha decretato
definitivamente la scomparsa della madre e nulla potr mai restituirgliela, come nulla potr cancellare
i suoi sensi di colpa. E per ci che la citt intera lo odia e nessuno gli parla, per ci che le Erinni,
le vergini nere come la notte, lo perseguitano. E certo della condanna a morte, e sa che non potr
trovare salvezza nellesilio perch Tutto il popolo vuole la mia morte: presto detto. Elena tuttavia
ritorna, come metafora ossessiva della colpa, nel discorso di Tindaro, che si rivolge a Menelao e lo
esorta a non avere piet nei confronti del matricida Oreste. Alle colpe di questultimo infatti si
aggiungono altre colpe, come quella di Clitemnestra, responsabile dellomicidio di Agamennone, e
anche quella di Elena.

Io, per me, odio le donne empie, e mia figlia per prima, che uccise il marito; e Elena, tua moglie, non lapprovo e non
voglio parlarle; e non invidio te, che andasti a Troia per una donna trista.14

Oreste chiede aiuto a Menelao, in modo da salvarsi alla pena di morte quasi certa, voluta dallo stesso
Tindaro, facendo leva sul legame di riconoscenza che il suo interlocutore dovrebbe avere con il padre
Agamennone. Questultimo combatt nella guerra di Troia spinto dalla volont, condivisa, di
restituirgli la consorte, che pure, per le sue colpe, non si sarebbe meritata lassoluzione. Cos dice, in
un estremo tentativo di autodifesa, contro la minaccia della morte:

Anche mio padre Agamennone ingiustamente chiam a raccolta la Grecia e and a Troia, non gi perch colpevole, bens
per sanare la colpa e lingiustizia di tua moglie. Per quellunica cosa, questunico favore devi farmi. Lui sespose sul

12
Euripide, Oreste, trad. di Filippo Maria Pontani, in E.Mandruzzato, F.M.Pontani, L.Traverso, M.Valgimigli ( a cura di) I
tragici greci : Eschilo, Sofocle, Euripide, Roma, I mammut, 2013, p.1089
13
Ivi, p. 1090
14
Ivi, p.1098
serio, di persona, come chi ama deve fare per chi lama; pen, sotto le armi, accanto a te, perch tu riprendessi la tua
consorte. Questo quello che avesti: ora ripagami della stessa moneta, penando un giorno solo, ergendoti a mia difesa. 15

Quando Oreste confessa a Pilade che Menelao, nonostante la supplica rivoltagli, non lo aiuter nel
savarlo dal decreto dellassemblea popolare, Pilade risponde:

Naturale! Chi ha per moglie una donna trista un tristo. 16

Elena considerata alla stregua di un capro espiatorio. La sua colpa ricade sullintera comunit e la
sua povert danimo come una peste contagiosa, in grado di ispirare negli altri, nei pi vicini (come
il marito), una condotta parimenti disdicevole. Linsistenza di questi giudizi negativi, anche dove non
occorrono, spiegabile in due modi. Da una parte, infatti, i Greci avevano la tendenza a cercare un
, ovvero un principio dei mali, una causa prima sulla base della quale si possa
spiegare la catena, anche lunga, di disgrazie successive. Laltro motivo emerge in filigrana ed lodio
verso le donne, tipico di una cultura misogina come quella greca, che credeva, non a caso, nel mito
di Pandora, la prima donna inviata da Zeus come punizione ai Greci, colpevoli di un inganno nei
confronti della divinit. Il mito di Pandora raccontato nel poema cosmologico di Esiodo, la
Teogonia.

Ord un male per gli uomini: comand allillustre Efesto che subito impastasse terra con acqua e vi infondesse voce umana
e vigore e che il tutto fosse simile alle dee immortali e di bella, virginea, amabile presenza; e quindi Atena le insegnasse
le arti: il saper tessere trame ben conteste; ordin allaurea Afrodite di spargerle sulla testa grazia, tormentosi desideri e
le pene che struggono le membra e a Ermes, il messaggero Argifonte, di darvi unanima di cagna e indole ingannatrice.
Subito linclito Ambidestro plasm dalla terra per volere di Zeus unimmagine simile a casta vergine; la glaucopide Atena
le annod la cintura e ladorn; attorno a lei le Cariti [2] e la Persuasione veneranda [3] le posero sul capo aurei monili;
le Ore [4] dai fluenti capelli le diedero una primaverile corona di fiori e sul corpo Pallade Atena le adatt ogni ornamento.
LAraldo Argifonte le infuse in petto indole ingannatrice, le menzogne, gli astuti discorsi giusto il volere di Zeus dal
cupo fragore -, e infine le diede voce lAraldo divino. Questa donna fu chiamata Pandora perch tutti gli abitanti
dellOlimpo le donarono doni, rovina agli uomini industri 17

Quando Pilade suggerisce a Oreste unaltra strada, che possa offrire una maggiore consolazione a
quella che sembra, finora, lunica soluzione possibile, ovvero il suicidio (come decretato
dallassemblea popolare), a Menelao e alla moglie che subito si pensa, i due consorti odiati per
ragioni diverse. Menelao odiato perch s astenuto dallevitare a Oreste la pena di morte , mentre
Elena vittima di un odio ancestrale, odiata in quanto donna, in quanto barbara, in quanto ritenuta la
causa della guerra di Troia. Ritorna il motivo della xenofobia, del campanilismo che porta allostilit

15
Euripide, Oreste, trad. di Filippo Maria Pontani, in E.Mandruzzato, F.M.Pontani, L.Traverso, M.Valgimigli ( a cura di) I
tragici greci : Eschilo, Sofocle, Euripide, Roma, I mammut, 2013, p.1100
16
Ivi, p. 1102
17
Esiodo, Opere, trad. di G.Arrighetti, in G.Arrighetti (a cura di) Opere, Einaudi-Gallimard, 2007, p.325
verso altre comunit o paesi, portatori di valori che sono considerati, nella propria patria, dei disvalori.
Pilade ed Oreste descrivono Elena come una donna vanitosa e superficiale, portatasi da Troia le sue
mollezze, perch la Grecia, per abitarci, le va stretta18.

Oreste, Pilade ed Elettra, il trio che aspira ad una vendetta sanguinaria e truculenta, ha come mira
principale Elena, un bersaglio pi facile non solo perch donna ma anche perch una donna
colpevole e infame, la cui uccisione sarebbe un atto di valore, un merito personale, una ricompensa
ai Greci che hanno ingiustamente patito per lei in una guerra lunga e atroce. Si tratta di unaltra forma
di razionalizzazione : gli assassini cercano, prima ancor di aver compiuto il gesto empio, di
discolparsi, rappresentandosi come i giustizieri della collettivit. Questoperazione mentale la stessa
impiegata da Oreste, quando, nei versi precedenti, cerca di alleggerire il peso della sua colpa,
spostando tutta la responsabilit sul Dio Apollo e accennando anche alle colpe commesse dalla madre,
allempio omicidio del marito Agamennone. Si ha limpressione dunque che questo gesto riparatore,
preceduto da tali riflessioni intellettuali sulla colpevolezza di Elena, non servir ad estinguere il senso
di colpa, ma sar un modo inefficace per mettere a tacere, in modo provvisorio, langoscia provata.
Ecco cosa dice Pilade, il capo del piano, lelemento pi forte del gruppo, in grado di trascinarlo con
il suo coraggio in unazione che si rivela come lultima possibilit di riscatto.

Se puntassimo la spada contro una donna pi virtuosa, il nostro delitto sarebbe infame. Qui si tratta di ben altro. Pagher
il fio per tutta la Grecia, per i padri che le uccise, per i figli che distrusse, per le spose che rese vedove. Saranno
acclamazioni, accenderanno il fuoco sugli altari, augurando felicit per te, per me, che avremo sparso il sangue duna
donna perversa. Se ucciderai costei, non sarai pi chiamato il matricida: ti toglierai di dosso questo nome per un altro pi
bello: luccisore di Elena omicida19

Su Elena pesa la condanna di un odio ancestrale, un odio che accomuna i membri della comunit, non
solo di Argo, ma dellintera ecumene. Ricordiamo, infatti, come nei primi versi della tragedia, la
donna si vergognava di recare offerte al tumulo della sorella, per evitare di essere oggetto di sguardi
rancorosi. Aggrapparsi ad un sentimento collettivo dunque un valido modo per sentirsi in pace con
s stessi. E come se Pilade si sentisse rivestito di una missione liberatrice, si illudesse di cancellare
la colpa del matricidio, con un gesto che dovrebbe significare, nella sua mente, la possibilit di
riacquisire lonore perduto.

Il giudizio del coro sembra coincidere con quello di Pilade, Elettra e Oreste:

18
Euripide, Oreste, trad. di Filippo Maria Pontani, in E.Mandruzzato, F.M.Pontani, L.Traverso, M.Valgimigli ( a cura di) I
tragici greci : Eschilo, Sofocle, Euripide, Roma, I mammut, 2013, p.1112
19
Ivi, p.1113
Divina, giusta nemesi piomba su Elena : ha colmato di lacrime lEllade intera per quel fatale per quel fatale Paride che
tutta lEllade condusse a Troia20

Alla fine Elena riesce a scampare alla morte, come per un miracolo, volatilizzata, e Oreste si
meraviglia di non trovare pi la donna , ora che pronto a colpirla con la sua spada. Perso il suo
principale bersaglio, Oreste si scaglia contro la figlia di Menelao, Ermione. Si tratta, ancora una volta,
di una ritorsione nei confronti di Menelao, il vero protagonista dei pensieri degli assassini, che
sentono di aver subito un oltraggio imperdonabile da lui che aspettavano come una messia.

Quando Menelao chiede a Oreste se non gli basta il sangue di sua madre, questi risponde: Io non mi
stancher mai dammazzare donne perverse21

Nella definizione di donna perversa, che include anche Ermione, vanno messi in evidenza due aspetti.
Il primo che il termine riflette ancora una volta lodio verso il genere femminile, il secondo che la
perversione sembra assumere caratteristiche di ereditariet agli occhi dellaspirante assassino : infatti
Ermione non pu che essere uguale alla madre, condividendo con lei la natura di donna perversa.

Larrivo di Apollo, deus ex machina, chiarificatore. Egli mette a tacere sia Menelao, che vorrebbe
chiamare in armi il popolo per punire il matricida, sia Oreste.

Menelao, adesso basta con codesta furia affilata. Io sono Apollo, il figlio di Leto: sono qua e ti chiamo. E tu, Oreste, che
con la spada insidi la ragazza, desisti, e apprendi quanto sono venuto a rivelare. Furente, incollerito contro Menelao,
volesti uccidere Elena, e l hai mancata. Elena questa che vedete nelle pieghe dellaria: in salvo, non gi morta per mano
tua. E a salvarla sono stato io: l ho sottratta alla tua spada per ordine di Zeus. Figlia di Zeus, la sua sorte di vivere in
eterno; star vicina a Cstore e a Polluce, nelletere, baglioredi salvezza ai marinai. Prenditi unaltra sposa, tu, portala in
casa. Gli dei per la bellezza di costei spinsero gli uni contro gli altri i Greci e i Frigi, e tante morti vollero, per sgravare la
terra dallinsolenza di una ciurma duomini sterminata. 22

Apollo lunico vero depositario del potere, in grado di distruggere le illusioni degli uomini, che,
accecati dallodio, vorrebbero uccidere empiamente una donna che di stirpe divina, Elena. E lui
che l ha salvata, nascondendola nelle pieghe dellaria, perch ha in serbo un altro destino per lei,
quello che spetta ad una divinit. Emerge anche un altro motivo, che illumina sulle motivazioni alla
base del decennale carnificio. Infatti, secondo Apollo, Elena fu soltanto un pretesto perch si attuasse
il piano degli dei, intenzionati a liberare un mondo sovrappopolato da uomini insolenti.

20
Euripide, Oreste, trad. di Filippo Maria Pontani, in E.Mandruzzato, F.M.Pontani, L.Traverso, M.Valgimigli ( a cura di) I
tragici greci : Eschilo, Sofocle, Euripide, Roma, I mammut, 2013, p.1119
21
ivi, p.1126
22
Ivi, p.1127
Dallanalisi di queste tragedie, che mettono in luce la vena sperimentalistica di Euripide, non
possiamo per derivare un giudizio univoco e coerente sulla figura di Elena. Ci dovuto al fatto che
Elena viene rappresentata in modo diverso, a seconda di chi ne parla. E evidente, tuttavia, che in
ognuna di queste tragedie analizzate sono presenti degli innocentisti e dei colpevolisti, i quali sono
pronti a difendere caparbiamente le loro opinioni, esibendosi in agoni retorici. Ci possiamo azzardare
ad ipotizzare che nellultima tragedia analizzata, lOrestea, Euripide volesse dare di Elena
unimmagine positiva, dipingendo il ritratto di una vittima innocente, oggetto dun odio ingiusto. I
veri colpevoli, per Euripide, sono Elettra e Oreste e su di loro pesa il giudizio di condanna di Tindaro,
il quale, in un discorso pieno di saggezza, ritiene la loro furia vendicativa uno stimolo al
mantenimento del miasma, della maledizione.

3. Elena la rivoluzionaria

3.1 La tragedia di

NellElena Euripide riprende una versione del mito, tramandata da Stesicoro, nella sua seconda
palinodia, secondo cui la donna non sarebbe mai giunta a Troia, ma al contrario sarebbe stata
trasportata da Hermes in Egitto e qui avrebbe trovato riparo presso il re Proteo. Hermes aveva agito
secondo le direttive di Era, che, offesa per non essere stata scelta nella gara di bellezza da Paride, gli
aveva voluto sottrarre il dono destinatogli da Afrodite, la donna pi bella di Troia, sostituedolo con
un eidolon, un fantasma. Nella tragedia di Euripide la sorte di Elena complicata dallintervento di
Teoclimeno, figlio dellormai morto Proteo, che cerca di insidiare la straniera e aspira a sposarla.
Teoclimeno e Proteo rappresentano due poli opposti. Teoclimeno, con il suo carattere intemperante,
la rovina di Elena, che quasi si rende conto di aver atteso invano per diciasette anni larrivo del
marito, e che ora destinata a tradirlo per un altro uomo, perch obbligata. Proteo invece viene
rappresentato come un uomo saggio, che rispetta la volont di Elena di mantenersi pura e fedele al
marito. Teonoe, la figlia di Proteo e sorella di Teoclimeno, sembra lerede delle virt paterne, modello
di saggezza, che decide di basarsi su valori universali pi che sui dogmi della propria religione, e per
questo, si riveler un elemento essenziale nello scioglimento dellintreccio.

Il conflitto fra Proteo e Teoclimeno viene spostato, dunque, dopo la morte del primo, sul piano de
idue fratelli, ai quali interessa, in un senso diverso, la sorte di Elena : il primo, infatti, la vuole con s,
la seconda, invece, disposta a dare una mano a Menelao perch torni in patria con la moglie.

Perch lintreccio si sciolga, prima necessario , per, che Elena venga riconosciuta come tale dai
Greci, da Menelao e Teucro, che sbarcano in Egitto, dopo un viaggio in mare per sette anni, e si
trovano una donna che assomiglia molto a Elena, ma che, sul piano della ragione, per il principio
dellidentit e non contraddizione, non pu esserlo. Infatti quella che per i Greci, che non conoscono
linganno di Era, la vera Elena , in realt, leidolon, che andato con Paride a Troia e poi stato
recuperato da Menelao, a guerra vinta. Riconoscere Elena comporta il superamento di ostacoli,
ovvero la messa in discussione di convinzioni che sono dure a cancellarsi. Nello specifico scoprire la
verit significherebbe riconoscere che si combattuto a lungo inutilmente, non per una causa
concreta, me per un eidolon. La tragedia si apre con la presentazione del personaggio di Elena, che ci
fornisce informazioni importanti sul suo destino, sconosciuto ai Greci : si trova, infatti, nel regno di
Proteo, in Egitto. Racconta poi della sua nascita a Sparta, di come Zeus si accoppi con Leda e
dallunione nacque lei, della contesa delle dee, del giudizio di Paride, del capriccio di Era, che volle
mandare in fumo la sua unione con leroe troiano. Ritorna un tema, che era gi stato toccato nella
parte finale dellOrestea, cio quello della guerra come piano razionale, organizzato da Zeus, per
alleviare la madre terra dalla gravosa massa degli uomini e dare fama al pi forte dei Greci, ad
Achille23.

3.2 Elena e il doppio

Elena presenta le caratteristiche sia dello sdoppiamento sia della duplicazione. Si sdoppia nel senso
che assume, volontariamente, ma anche per dare un significato di coerenza alla realt, in due Elene :
nellElena innocente e nellElena colpevole. Pur essendo innocente, riconosce le proprie colpe, perch
si sente troppo vicina allimmagine creata da Era, che non soltanto le assomiglia, ma ne proprio la
copia. Lo sdoppiamento unoperazione necessaria, un tentativo di integrazione di due identit in
una: se infatti Elena non si sdoppiasse, dovrebbe riconoscere che esiste unaltra Elena uguale a s e
questo violerebbe, anche per lei, il principio di identit e non contraddizione. Elena sicuramente
uneroina tragica nella tragedia di Euripide, infatti lei che deve compiere le sfide pi importanti,
facendosi riconoscere da Teucro e da Menelao : senza la loro agnorisis, in concomitanza con lo
svelamento delleidolon, lempasse non si scioglierebbe. La duplicazione invece loperazione
eseguita da Era, che ha generato un clone di Elena, dando vita a due soggetti differenti aspiranti allo
stesso ruolo, e che per la comunit si fondono in ununica identit.24

La duplicazione , pi in generale, unoperazione compiuta dalla societ, colpevole di dare a una


persona un ruolo che non suo, sostituendo la sua identit (vera) con unidentit falsa. Varie sono le
analogie con i personaggi del dramma borghese del Novecento, come il Mattia Pascal di Pirandello.

23
Euripide, Elena, trad. C.Barone, Firenze, Giunti, 1995, p. 51
24
M.Bettini, Carlo Brillante, Il mito di Elena, Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2002, p.154
A noi lettori moderni il personaggio di Elena ricorda, senza dubbio, il Mattia Pascal di Pirandello: li accomuna, al di l
del contesto storico e letterario, indubbiamente diverso, quel vedersi riconosciuta e negata l'dentit in nome di una
opinione generale che divenuta altrettanto universale verit: non sempre vero i che appare tale, anzi a volte vero
ci che appare a tutti assurdo. 25

Lunico elemento che pu sfruttare Elena per distinguersi dal suo eidolon la bellezza, infatti
questultima, a differenza del nome e della fama, che non possono essere modificati, perch
dipendono dal riconoscimento della comunit e non dalla volont personale, qualcosa su cui si pu
agire.

Oh potessi, come un dipinto, essere cancellata e perdere la bellezza e averne in cambio un aspetto deforme. I Greci
scorderebbero la mia cattiva fame e conserverebbe di me una bona opnione e non quella di adesso

Lincontro con Teucro si presenta come la prima sfida per Elena e anticipa latteso incontro con
Menelao, ritardato da Euripide in modo da accrescere il senso del pathos. E una sfida per Elena,
perch solo la sua vista suscita in Teucro spiacevoli ricordi, legati alla fama negativa (ed immeritata)
della donna, che lo portano a insultarla e ad invocare la sua morte. Elena riesce a ottenere la fiducia
di Teucro gradualmente, anzi grazie al ravvedimento delluomo, che si rende conto di aver sbagliao
ad insultare una sconosciuta. I due, inoltre, scoprono di essere accomunati dalla medesima sofferenza
: come Elena, Teucro soffre per un esilio ingiusto, deciso dal padre Telamone, in seguito al suicidio
del fratello Aiace. E unoccasione per inserire una divagazione sul tema della guerra di Troia, che
ritorna ossessivamente nella trama euripidea, come costante ed ineludibile punto di riferimento da cui
partire per dare uno sviluppo originale al mito.

Se non ci fosse una diffusa caratterizzazione di Elena come una sorta di demone damore, questa Elena cos immacolata
non sarebbe una figura riuscita: troppo orribilmente virtuosa, la caricatura di un angelo del focolare. Ma il pubblico aveva
una certa idea, a torto o a ragione, sul conto di Elena: il cui tatto caratteristico non era nellopinione corrente di ssere pura,
la cui qualifica (e giustificazione) era di essere piacevole, ma non proprio onesta...Di colpo, tutto salta allaria viene
capovolto: e diventa un personaggio eccezionale questa creatura limpida e legata al marito, sulla quale pesa immeritata
ignominia, nei cui confronti lavversione ingiustificata.26

Il dialogo non ha soltanto una funzione informativa per lo spettatore, ma anche illuminante per
Elena, leroina tragica a cui demandato il compito di farsi riconoscere, e che ora apprende lesistenza
di un suo clone. Elena deve anche saper selezionare le informazioni che gli vengono fornite, perch
non tutte sono vere, infatti la morte di Menelao, annunciata da Teucro, falsa. Sapere che il marito

25
Curiazi Dalila, Teatro tragico e comico in Grecia e a Roma, Il gioco delle maschere, Spazio tre, Roma, 2008 p.374
morto la getta in uno stato di disperazione, perch Menelao , tra laltro, lunica ancora di salvezza :
lui che pu riconoscere la vera Elena sulla base dellantico rapporto, intimo, che aveva con lei,
prima della guerra di Troia e stornare cos dalla donna la cattiva fame ingiustamente procuratale
dalleidolon.

Il motivo del doppio, su cui incentrata la tragedia, presente anche nella struttura dellopera,
caratterizzata da due prologhi, uno, in cui, come si visto, lo spettatore viene a sapere dellattuale
situazione di Elena, laltro, in cui vene introdotto il personaggio di Menelao. E descritto come un
personaggio vanaglorioso, che percepisce lo iato fra la condizione di guerriero nobile e virtuoso,
lideale della morale omerica, e il suo stato presente.

Non ho osato andare tra la gente per chiedere informazioni: mi vergogno del mio stato, non voglio farmi vedere cos, tutto
lacero. Un uomo nobile, se cade in bassa fortuna, sta peggio di chi con la miseria ha consuetidine. Ma il bisogno mi
incalza. Non ho niente, n cibo, n vesti. Gli stracci che ho addosso lo mostrano: solo questo ho salvato dal naufragio. I
miei abiti, i mantelli, i miei preziosi ornamenti se li inghiottiti il mare. 27

La trasandatezza un elemento che accomuna Menelao ad Elena, ma mentre nel primo si tratta di
uno stato imposto dalla sua condizione di naufrago, a cui stato degradato per volere della sorte, in
Elena essa una strategia che serve a presentarla sotto una luce diversa da quella tradizionale, di
donna avvenente e fascinosa, dando modo a Teucro di provare compassione per una donna ridotta in
questo misero stato.

3.3 Menelao e la verit difficile

Non si pu non avvertire, in sottofondo, una nota di ironia nella presentazione di Menelao da parte
di Euripide, che d unimmagine tuttaltro che positiva delleroe, sottolineandone la sua ignoranza
nella buffa pretesa che quella nascosta nella grotta sia la propria sposa, e non un eidolon. Tanto pi
comica, dunque, appare allo spettatore quella sua attenzione allonore della moglie, che intima ai
compagni superstiti di difendere. Anche lincontro di Menelao con la vecchia custode del palazzo,
in cui dimora Elena, aggiunge al racconto quel tocco di ironia, che ha portato gli studiosi a inquadrare
questa tragedia in diversi generi letterari.

Vecchia : Chi c alla porta? Via, non dare fastidio ai padroni piazzato l, davanti allingresso. Vuoi morire? Tu sei greco
e noi coi Greci non abbiamo rapporti.

Menelao: Daccordo, daccordo, vecchia; hai ragione. E sia, ti obbedir; ma lasciami parlare.

Vecchia: Vattene, vattene via; ho lordine di non far avvicinare nessun Greco al palazzo.

27
Euripide, Elena, trad. C.Barone, Firenze, Giunti, 1995, p. 41
Menelao: Ehi, non toccarmi, ferma, non spingere!

Vecchia: La colpa tua, non vuoi darmi retta.

Menelao: Vai e riferisci ai tuoi padroni...

Vecchia: Mi costerebbe caro riportare le tue parole!

Menelao: Sono naufrago, straniero, la mia persona sacra.

Vecchia: Va a bussare a unaltra casa, via da qui.

Menelao: No, io entro, e tu devi darmi ascolto. 28

Il battibecco fra Menelao e la ringhiosa custode rasenta il grottesco, poich capovolge la gerarchia
dei ruoli tradizionali, dando ad una schiava un ruolo di potere, che invece negato ad un eroe
valoroso. Menelao percepisce laffronto subito dalla vecchia e invoca le leggi dellospitalit, che,
tuttavia, sembrano ignorante in una terra straniera, lEgitto : ha un atteggiamento da supplice, ma non
perde di vista le proprie origini e si aspetta quasi di veder riconosciuto il proprio valore, con cui ha
fame di guerriero in Grecia. Da questo dialogo emerge anche quel contrasto fra Greci e barbari, fra
lambiente paterno e lesotico, che non soltanto lOriente, ma laltrove pi in generale, tutto ci che
lontano dalla cultura greca. E un contrasto carico di tensione, perch pu portare niente meno che
alluccisione del temerario straniero, inconsapevole di trovarsi alla reggia di un dispotico e spietato,
come Teoclimeno. Il contrasto presente anche a livello di linguaggio, fra quello raffinato di
Menelao, che stato paragonato ad un miles gloriosus da Richard Kannicht, a quello quotidiano della
vecchia. Anche questo dialogo ha una funzione importante nelleconomia del racconto, perch la
vecchia dice a Menelao che nel palazzo nascosta la figlia di Zeus, Elena, dandogli sbrigativamente
uninformazione che lo lascer costernato. Come Elena? LElena che lui si portato con s a guerra
vinta e ha nascosto in un antro? E il primo passo nellesplorazione di quel mondo di doppi, con
cui Menelao dovr scontrarsi, in un percorso di formazione, fino a scoprire la verit. Accettare la
buona fede delle parole della vecchia significa, infatti, accettare che ci siano al contempo due Elena,
due Sparta, due Zeus. Si prova un senso di genuina compassione, dallalto della posizione di
spettatore informati, quando si ascolta il monologo di Menelao, che assomiglia al discorso di un
bambino in piena crisi conoscitiva, dilaniato dai dubbi al punto da aver perso il principio della realt.
reazione di Menelao, infatti, ambigua : da una parte la naturale sorpresa, nel vedere davanti ai propri
occhi in un terra straniera, in Egitto, una donna molto simile alla propria, dallaltra scetticismo e
rifiuto. .

28
Euripide, Elena, trad. C.Barone, Firenze, Giunti, 1995, p. 43
Menelao : ti guardo, donna, sei tale e quale a Elena!

Elena: E tu a Menelao; non so che dire.

Menelao : S, sono io, luomo pi disgraziato della terra.

Elena : Sei ritornato finalmente tra le braccia della tua sposa

Menelao: Sposa? Cosa dici? Levami le mani di dosso!

Elena: La sposa che ti diede Tindaro, mo padre.

Menelao : O dea delle fiaccole, Ecate, mandami fantasmi benevoli!

Elena: Io non vado in giro la notte nel corteggio della dea

Menelao: E io non ho certo due mogli29

Questo dialogo si riveler determinante perch possa verificarsi lagnizione,l . Menelao


infatti, inizialmente scettico, perch non pu credere di avere due mogli al tempo stesso, venendo
cos informate le leggi della logica, viene informato dellinganno di Era, quando Elena gli dice che
non fu lei ad andare a Troia, bens un suo fantasma, fatto daria. E cos che emerge il tema del
contrasto tra (corpo) e (parola) : mentre il primo infatti pu essere soltanto uno, lonoma,
invece, pu riferirsi a pi soggetti. Menelao si rende conto che la contraddizione non ontologica,
ovvero non sta nellessere, bens nel nome. Gli esseri non possono essere veri o falsi, sono e basta,
mentre i nomi sono veri quando collegano , in modo corretto, un concetto con una parola che,
convenzionalmente, serve a esprimere quel concetto, falsi quando questo collegamento non avviene
nel modo corretto. Sanata la contraddizione, Menelao, insieme a Teucro, pu avere una chiara idea
di ci che vero e di ci che falso e riconoscere, cos, la distinzione fra (verit) e
(opinione).

E che non si tratti di semplice somiglianza dimostrato dal fatto che questa seconda Elena, incontrata sul suolo egiziano,
mostra di conoscere assai bene Menelao ed in grado di offrire una spiegazione razionale delle sue visioni. Sar proprio
questo a mettere a dura prova le certezze del personaggio: Menelao vede rispecchiata la propria duplicit nellesistenza
di due donne che si dichiarano entrambe sue spose. E questo forse il momento di maggior tensione dellincontro, ma
uno smarrimento momentaneo.30

Il contrasto fra e interno al personaggio di Menelao, che ha bisogno di essere guidato


nella chiarificazione della realt da Elena, la quale, invece, tormentata s dalla fama ingiusta che le
viene attribuita, ma non soffre del disorientamento del marito, perch conosce i piani degli dei.

29
Euripide, Elena, trad. C.Barone, Firenze, Giunti, 1995, p. 51
30
M.Bettini, Carlo Brillante, Il mito di Elena, Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2002, p.148
Proprio questa conoscenza l ha portata a non smarrirsi e ad aspettare lamato per diciasette anni,
rimanendo ancorata alla propria identit minacciata dalle false dicerie.

Perch ci avvenga, in realt, ci vuole una dimostrazione visiva : allautopsia, alla testimonianza
diretta, che Menelao si appellava quando diceva che lui aveva una moglie e non singanna, perch l
aveva vista e portata con s in una grotta e anche adesso lautopsia si pone con un urgenza
nelleconomia del racconto, dando conferma delle parole di Elena.

Perch la situazione si chiarisca sar necessario non lintervento di Elena, ma quello delleidolon, e non perch
questultimo sia pi credibile (Elena e il suo doppio giocano di fatto su un piano di perfetta parit), ma perch solo esso,
scomparendo, potr far cessare quella duplicit inattaccabile da ogni spiegazione razionale che rischiava di condurre
lazione ad unimpasse. E solo a questo punto che Elena, recuperata la propria identit personale, potr essere
riconosciuta come sposa da Menelao.31

E il messaggero, in particolare, che rende possibile lo scioglimento di questimpasse, dichiarando di


aver visto il fantasma di Elena svanire nel nulla senza lasciare pi alcuna traccia di s nella grotta. Il
dato inoppugnabile costituito dalla vista del fantasma di Elena si aggiunge a quello delludito :
Teucro, infatti, avrebbe sentito leidolon rivelare la sua identit e il piano di Era.

Il gioco degli equivoci continua, per, anche durante lincontro tra Menelao e il messaggero, pronto
a comunicargli la notizia.

Menelao : Che succede? Gli indigeni... un assalto?

Messaggero : Un prodigio! S, un prodigio! Ma le parole sono inferiori ai fatti.

Menelao: Parla! E accaduto qualcosa di strano : la tua fretta lo dimostra.

Messaggero: Tutte le tue sofferenze, ti dico, le hai patite per niente

Menelao: Storia vecchia! Dimmi piuttosto che c di nuovo. 32

Il messaggero vuole annunciare a Menelao il miracolo appena visto e, al tempo stesso, sa che ci che
sta per dire destinato a turbare linterlocutore, mettendolo in faccia davanti allinutilit della guerra
per dieci anni combattuta. Menelao sa gi che ha patito sofferenze per niente, ma non sa a cosa si
riferisce il messaggero, perch non al corrente delleidolon : i due interlocutori, quindi, si muovono
su piani di comunicazione diversi, attribuendo a quel niente, per cui si affrontata la guerra, un
significato diverso. Il senso che gli attribuisce Menelao diverso nel senso che leroe crede che tutta
la guerra di Troia sia stato un evento inutile, perch, vinta, non ha potuto tornare in patria, vittima di

31
M.Bettini, Carlo Brillante, Il mito di Elena, Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2002, p.151
32
Euripide, Elena, trad. C.Barone, Firenze, Giunti, 1995, p. 54
un naufragio che lo ha portato a navigare inutilmente per sette anni, mentre vedeva la morte di molti
suoi compagi che non non sono riusciti a sopravvivere, travolti dalle onde o per inedia. La polemica
contro la guerra in s per s e contro la sua inutilit affiorava in versi precedenti:

Non lo dico per vantarmi, ma credo di aver imbarcato contro Troia lesercito pi numeroso che sia mai esistito. E non l
ho guidato come un despota, con la violenza; no, i giovani che comandavo mi seguivano spontaneamente. Ora si pu fare
lelenco dei morti, e anche di quelli felicemente scampati alle insidie della naviazione. Mentre io, da quando ho raso al
suolo Ilio, sono miseramente sbattuto qua e l dalle onde dellazzurro mare, senza tregua: cerco di raggiungere la mia
terra, ma gli dei non vogliono farmi questa grazia. Tutti li ho toccati gli approdi selvaggi e inospitali della Libia, e ogni
volta che mi avvicino a te, Sparta, il vento mi ricaccia di nuovo lontano; mai una brezza favorevole che mi spinga verso
la patria.33

3.4 Leidolon chiarificatore

Per il messaggero quel niente leidolon, ma prima di essere un niente (prima, cio, dell
) esso era creduto un vero e proprio essere vivente. Bisogna ricordare che leidolon in
Euripide si colora di nuove caratteristiche, prima assenti nelleidolon di cui invece parlava Omero.
Per Euripide infatti il campo di significati, prima attribuiti al termine, si restringe notevolmente fino
ad indicare, soltanto, unimmagine vivente e fornita di vista (bleponta). La natura vivente
direttamente collegata alla facolt della visione.

Lefficacia di questo eidolon alla base dellinganno universale, che ha portato gli uomini a lottare
per una guerra inutile. Leidolon tuttavia non ha avuto effetti negativi soltanto sulla sorte dei guerrieri
achei e troiani, ma anche sulla stessa Elena perch le ha dato una fama che non meritava, le ha
attribuito azioni che non ha compiuto. In Elena le emozioni prendono il sopravvento sulla ragione,
infatti la consapevolezza di non essere stata lei la causa della guerra e di non essere mai arrivata a
Troia non la solleva dal senso di colpa che prova per la fama che si costruita a causa della sua
immagine.

Il motivo delleidolon nasconde anche lideologia pacifista di Euripide, che non riesce a scorgere
motivi concreti nella guerra, ma solo illusioni, in una polemica che coinvolge anche la sua
contemporaneit, infatti al V secolo risale la guerra del peloponneso, quel lungo conflitto che vide
contrapporsi gli ateniesi e gli spartani e che trova un eco in Tucidide (VII, 1,1)34. La riabilitazione
della figura di Elena, che da figura assolutamente negativa, quale era descritta nelle Troiane, diventa
donna pia e devota al marito, che si salva dalle insidie di Teoclimento rimanendo attaccata alla tomba

33
Euripide, Elena, trad. C.Barone, Firenze, Giunti, 1995, p. 41
34
Curiazi Dalila, Teatro tragico e comico in Grecia e a Roma, Il gioco delle maschere, Spazio tre, Roma, 2008 p.374
di Proteo, luogo sacro e perci inviolabile, potrebbe significare un avvicinamento di Euripide, una
volont di riappacificazione con quella terra, in cui Elena era venerata come una divinit.

Alcuni studiosi obbiettano che leidolon non costituisce una vera innovazione di Euripide, non solo
perch un elemento narrativo gi presente in Stesicoro, ma anche perch, di fatto, anche nellIliade
lElena per cui si combatteva era pi un simbolo (quello della colpa universale)35, che un corpo dotato
della sua concretezza. Di fatto leidolon un arricchimento, che permette ad Euripide di trasportare
nella sua tragedia alcune riflessioni, sorte in ambito sofistico, sulla differenza tra onoma e soma, ma
che affronta, nella stessa misura della versione di Omero, Alceo, Saffo, Gorgia il problema della
responsabilit di Elena. Che ci sia o non ci sia un eidolon, infatti Elena comunque vittima di una
cattiva fama, come gi Gorgia, implicitamente, ammetteva dicendola vittima degli dei, dellamore,
della violenza o del logos.

Una volta risolto il problema dell , che costituisce la prima parte dellopera (secondo
una struttura bipartita), inizia la Mexane, ovvero la ricerca di soluzioni, ora sul piano, non pi logico-
gnoseologico, ma pratico, affinch possa avvenire con successo la fuga di Elena con Menelao. I due,
infatti, non possono andarsene tranquillamente dalla terra straniera, senza incappare nellira di
Teoclimeno, che certo di essere prossimo al matrimonio con la donna a lungo insidiata.

3.5 Il duetto lirico degli amanti

Dopo che Menelao ha raccontato a Elena le sventure patite dopo la guerra di Troia, ricorrendo ad un
breve catalogo dei luoghi visitati, un chiaro richiamo alla situazione archetipica dellOdissea36, la
donna intima allamante di lasciare il luogo, perch un uomo potente ambisce alle nozze con lei, il
figlio di Proteo. Anche in questa parte Euripide non smette di giocare coi doppi sensi, avvolgendo
Elena di unaurea di ambiguit, attribuendole parole che rivelano una certa civetteria. Elena sta
recitando una parte ed consapevole di farlo : insinua in Menelao il sospetto di aver perso la sua
purezza, venendo violata dalluomo barbaro in modo da ottenere la gelosia di lui. Vuole avere una
prova estrema del suo amore, dopo che i lunghi anni della guerra e delle peripezie successive li hanno
separati.

Elena : Fuggi via da questa terra, il pi presto possibile: altrimenti morirai per mano del padrone di questa casa

Menelao: Che ho fatto per meritare una simile condanna?

35
Holmberg Ingrid, Euripides Helen : most noble and most chaste, The American journal of Philology, 116 (1995), 1
p. 19-42
36
Euripide, Elena, trad. M.Fusillo, Milano, BUR, 1997, p.114
Elena : Sei giunto inatteso a ostacolare le mie nozze

Menelao: C dunque qualcuno che ambisce a sposare mia moglie?

Elena: E a farmi violenza; che cosa mi toccato subire!

Menelao: E solo un uomo potente, o il re del paese?

Elena: Regna su questa terra: il figlio di Proteo.37

Lambiguit delle parole di Elena sta, quasi, nel contrasto fra il livello delle sofferenze subite e quelle
che dovr ancora subire e il tono impassibile, quasi cinico, con cui le enuncia, mossa, forse,
dallintenzione di provocare lamante. Gradualmente Elena perde i connotati di donna casta, simbolo
dellangelo del focolare, per diventare una donna qualunque, anzi, una donna che sa mettere la sua
intelligenza al servizio di una impresa pratica ed disposta a simulare o mentire, pur di raggiungere
il suo scopo. Euripide gioca con il mito, lo stravolge ma non nel senso che lo abbandona
definitivamente : questo pareva semmai, nella prima parte, dove Elena non presentava tratti di
ambiguit, ma era assimilabile, in tutto e per tutto, a unaltra figura euripidea, Ecuba, una donna
rassegnata al dolore e vittima dei ricordi del passato, che stridono con la miseria del presente. In
questa seconda parte Euripide mostra come il mito omerico sia un riferimento ineludibile, sempre
pronto a ritornare e rimescolarsi con la sua sperimentazione, offrendo il ritratto di una donna
dallaffascinante e complessa personalit. Con unadeguata metafora, si potrebbe definire Elena la
mente della coppia, Menelao il corpo, lei una versatilit dingegno, unintelligenza intuitiva che la
porta a sapersi adattare alla situazione pi inaspettata, lui la forza bruta. Gennaro Perrotta ha definito
la donna una borghesuccia attica preoccupata unicamente della propria fama , cogliendo nel suo
impegno da eroina non altro che la spasmodica ricerca di una riabilitazione della propria fama e non
vero amore nei confronti di Menelao.

3.6 Elena: una Penelope euripidea

Altri studiosi suggeriscono uninterpretazione diversa, secondo cui la coppia greca non presenterebbe
caratteri di opposizione, bens di somiglianza : entrambi, infatti, sarebbero modello di virt e di
fedelt coniugale, come dimostra labbondanza di giuramenti sacri dei due. Mentre i due si
organizzano per rivelare il loro piano di fuga a Teonoe, la sorella di Teoclimeno, lunica che pu
salvarli tacendo la verit, Elena giura sulla testa di Menelao, dando prova, con questo giuramento,
della sua fedelt assoluta nei confronti del marito. Inoltre loggetto su cui giura una testa d al
giuramento un aspetto di sacralit, trovando un parallelo in quello Era fa alla testa di Zeus nellIliade

37
Euripide, Elena, trad. M.Fusillo, Milano, BUR, 1997, p.117
(15.36-46). Entrambe giurano sulla testa, rispettivamente di un mortale (un uomo) e di un immortale
(una divinit), con il medesimo scopo di placare le paure del marito.38

Elena pu essere paragonabile perfino alla Penelope dellOdissea, che deve difendere la propria
purezza dalle insidie dei proci : le due donne, che nel poema omerico venivano presentate come due
modelli opposti di femminilit (luna materna, laltra passionale), sembrano quasi fondersi in
ununica immagine nella rielaborazione di Euripide. Del resto la stessa trama dellElena sembra
riecheggiare quella dellOdissea, rappresentando una donna che deve salvarsi con le proprie forze,
prima dellarrivo del marito, su cui non si hanno notizie. Pi che una ripresa di elementi omerici si
dovrebbe tuttavia parlare di un superamento degli stessi, infatti Euripide, con la sua carica di
innovatore, d alla donna un ruolo primario e fondamentale nelleconomia del racconto, al contrario
di Omero, che tende a non realizzare la soggettivit delle figure femminile, dove per soggettivit si
intende la posizione del personaggio allinterno della narrazione, che pu essere sia quella di soggetto
(attiva) sia quella di oggetto (passiva). In Omero la soggettivit femminile non si realizza
completamente nel senso che il genere maschile rimane il principio attivo, il creatore delle
differenze, che agisce in vista di un fine, mentre alla donna attribuita la passivit, e quindi il ruolo
o di ostacolo al progresso maschile o di obiettivo delle sue mire. Lunica figura, in cui, in parte, si
realizza questa soggettivit, venendo a costituire un modello di comportamento per il pubblico
femminile, che vi si identifica, Penelope, la quale viene presentata in contrasto, per virt, con le
altre donne del racconto, su cui si scaglia la misoginia tradizionale dei Greci.39

3.7 Il e il deus ex machina

Perch la coppia possa coronare il sogno di un ritorno in patria, si deve escogitare un piano. Prima
di tutto, necessario che Teonoe, la profetessa divina, non riveli il proposito di fuga della donna a
Teoclimeno, che si prepara a sposarla. Euripide assegna a Teonoe un ruolo incisivo in questa
seconda parte, perh non la descrive secondo il tradizionale schema dell indovino (sulla categoria
dei quali si era scagliato, alla fine della prima parte, il messaggero, dicendo Ora vedo come sono
inconsistenti le profezie degli indovini : tutte menzogne. Non c niente di buono nei vaticini che
traggono dal fuoco o dal canto degli ucelli), ma, piuttosto, come una filosofa morale, che in
grado di discernere il giusto e lingiusto, non sulla base dei dogmi della superstizione, travestita da
religione, ma sulla base di un umanitarismo che rappresenta una morale universale, da applicarsi
agli uomini di tutte le religioni, barbari o non.

38
Per uninteressante analisi sul significato del giuramento, come prova del carattere virtuoso di Elena e Menalo si veda
Isabelle Torrance, On your head be it sworn: Oath and virtue in EuripidesHelen, The classical quarterly, 59 (2009), 1,
39
Ingrid E.Holmberg, EuripidesHelen : most noble most chaste, The American journal of philologhy, 116 (1995), 1
Per mia natura e per mia scelta io venero gli dei : ho rispetto di me stessa e non macchierei il buon nome di mio padre,
n intendo coprirmi di infamia per favorire mio fratello. Ho consacrato nel mi ospirito un tempo, grande, alla giustizia :
uneredit che ho ricevuto dal mio avo, Nereo; per questo, Menelao, cercher di salvarti. Star dalla parte di Era, dal
momento che benevola nei tuoi confronti; Afrodite mi sia propizia; noi non abiamo mai avuto niente in comune: il
mio desiderio di restare vergine.

Quella di Teonoe una scelta etica che si basa sulla considerazione per lonore della sua famiglia e
di s stessa : dare Elena in sposa a Teoclimeno, infatti, significherebbe violare il giuramento di
Proteo, che aveva rispettato la libert della donna, in accordo con il mandato di Hermes. E una
scelta che nasce, anche, dal rispetto profondo per la propria condizione di vergine, che la porta a
non allineare la propria condotta a quella di Afrodite, dea, per antonomasia, delleros, ma a favorire,
piuttosto, lavversaria Era. Le due dee, infatti, hanno modificato i loro propositi e luna (Era) vuole
che Elena se ne torni in patria, in modo da mostrare che il dono di Afrodite era solo un inganno,
laltra (Afrodite) non vuole far sapere questa verit ai greci, pena la sua reputazione.40

Teonoe s favorisce Era, ma si pone al di sopra del piano divino, infatti, a differenza di Era, agisce
secondo ci che gli detta la ragione, preferita allistinto. Ora che la profetessa stata convinta e
sar connivente con il progetto di fuga, i due amanti passano nel vivo dellazione : il silenzio di
Teonoe non basta loro a garantire la salvezza agognata. Il problema della fuga acuito dal fatto che
Menelao, naufrago, non ha imbarcazioni in proprio possesso, con cui fuggire dallisola di Faro. E
Elena a suggerire il , il rimedio allintrigo, scartando la proposta di uccidere Teoclimeno,
in segno di rispetto per la sorella Teonoe, e a inventare un piano, in cui, ancora una volta, messo
in mezzo il meccanismo della finzione, della 41

Elena : ascolta, anche una donna pu avere una buona idea. Accetteresti di farti passare per un morto?

Menelao: di cattivo augurio! Ma se pu esserci utile, sono pronto a recitare la parte.

Elena: Ed io pianger la tua morte davanti a quellempio, gemendo col capo rasato, come fanno le donne.

Menelao: Ma come pu tutto questo contribuire alla nostra salvezza? Lespediente mi pare un po vecchio.

Elena: Diremo che sei morto in mare ed io chieder al sovrano di questo paese di onorarti con un cenotafio.

Menelao: Supponiamo che acconsenta. Si compie la cerimonia funebre; e poi, come faremo a salvarci senza una nave?

40Per
un approfondimento della figura di Teonoe si veda Newton Pippin Anne, Euripides Helen : a comedy of ideas,
Classical philology, 55 (1960), 3

41
Euripide, Le tragedie di Tyche, Angelo Raffaele Sodano (a cura di), Federico & Ardia, Napoli, 1974, p.68
Elena: Lo pregher di concedermi unimbarcazione su cui porre gli arredi funebri da gettare tra i flutti in tuo onore.

Menelao : Dici bene, tranne un particolare: se ti ordina di seppellirmi in terra, il pretesto si rivela inutile.

Elena: Gli diremo che in Grecia chi morto per mare non pu essere inumato. 42

L costituisce un trait dunion fra la prima e la seconda parte della tragedia, in quanto
la rivelazione e la dissoluzione delleidolon, voluto da Era, seguita dalla nascita di una nuova
illusione, questa volta architetta da uomini, volta a ingannare Teoclimeno: Elena finger che
Menelao sia morto e Menelao finger di essere un compagno di viaggio testimone della sua morte.
Gli stracci indossati, tanto disprezzati come segno di degradazione da una condizione di nobilt, gli
serviranno, ora, per impersonare in modo pi credibile il ruolo di naufrago e per suscitare piet in
Teoclimeno, che acconsentir alla celebrazione delle esequie di Menelao. Va notato che Menelao
continua a mantenere una duplice identit, come Elena, infatti anche nella prima parte vi era un
Menelao creduto morto e un Menelao, invece, vivo, che fuga ogni sospetto di morte nella consorte,
e qui lequivoco allo stesso modo presente, seppur ad esserne vittima sia Teoclimeno : egli crede
alle parole della moglie, che tra laltro dice di aver ricevuto la notizia dalla stessa Teonoe :

Elena : Mio signore ormai devo chiamarti cos la fine per me: ho perduto tutto, non sono pi nulla.

Teoclimeno : Che disgrazia ti ha colpito? Che cosa successo?

Elena : Menelao Ahim, come dirlo? morto.

Teoclimeno: Non che io gioisca per quello che dici, per per me una fortuna. Come lo sai? Te lo ha comunicato
Teonoe?

Elena: S, e un uomo che era presente quando Menelao morto.43

Elena recita perfettamente la parte della vedova in lutto e riesce a ad ottenere lapprovazione di
Teoclimeno nella sepoltura del marito, la cui procedura sar spiegata da Menelao (anche qui Elena
si mostra ingenua, fingendo di non conoscere il piano da lei stessa architettato). Teoclimeno
destinato a perdere Elena, la quale stata autorizzata a celebrare le esequie e potr, insieme al
marito, dopo aver ucciso le scorte egizie, allontanarsi con limbarcazione lontano da Faro per
tornare a Sparta, nel bel mezzo della simulazione del rituale. Laspetto comico sta nel fatto che
Teoclimeno convinto di fare del bene, autorizzando questo rituale, perch crede sia una prova
della devozione della moglie verso il marito, ed pronto anche a ringraziare il naufrago, sotto le cui

43
Euripide, Elena, a cura di C.Barone, Firenze, Giunti, 1995 p.95
spoglie si cela Menelao, in quanto gli ha portato buone notizie (la morte delluomo greco) e ha
collaborato alla sepoltura. Sono state fornite varie letture del passo : per alcuni, infatti, Teoclimeno
sarebbe il signore generoso ingannato dagli ospiti corrotti, che rappresentano, pi in generale, la
decadenza dei valori della Grecia44, mentre per altri egli non agirebbe spinto da generosit, ma dalla
sola volont di liberarsi di un impiccio per poter finalmente convolare a nozze con Elena. Secondo
questa seconda linea di lettura la riuscita del piano di Elena e Menelao rappresenterebbe il trionfo
della giustizia, della impersonata da Teonoe.

44
And yet there are critics who find in the Helen an ex- ample of the decadence and amorality which filled Athens at
the end of the Sicilian expedition, according to Thu- cydides. They talk of a cynical play, in which a pair of shady but
plausible people cheat their host and benefactor with a trick that is a mockery of reli- gion, and then escape unpunished.
This interpretation dissolves, however, as soon as one puts down the text of Thucydides and takes up that of the Helen.
Newton Pippin Anne, Euripides Helen : a comedy of ideas, Classical philology, 55 (1960), 3
Bibliografia

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(2009), 1
Sitografia

Mura Federica, Il mito di Elena tra filosofia, retorica e teatro, www.filosofia.it