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3.

5) Sistemi murari monodimensionali


3.5.1) Stati di sollecitazione compatibili

Si considera ora la cella resistente elementare del generico arco murario di Fig. 11. Questa
costituita da due blocchi murari ideali contrapposti, tenuti premuti luno contro laltro da una
sollecitazione di compressione pi o meno eccentrica e da una eventuale azione tagliante.
I blocchi in muratura adiacenti non possono compenetrarsi tra di loro mentre, ovviamente
possono distaccarsi.
Il generico stato di sollecitazione agente sulla cella resistente costituito da una
sollecitazione composta costituita da uno sforzo assiale N applicato sul baricentro della
sezione dellelemento, da un momento M e da uno sforzo di taglio T . Lo stato di
sollecitazione agente potr quindi essere descritto dal vettore, sollecitazione generalizzata,

N
= M (28)
T

Sulla base delle considerazioni precedenti, gli stati di sollecitazione ammissibile sono quelli
compressivi. Leccentricit e definita dal rapporto

e=M /N (29)

La cella resistente elementare di un arco murario in uno stato di sollecitazione ammissibile


Fig. 11

dovr pertanto essere tale da soddisfare alla condizione

s / 2 e s / 2 (30)

Nella Fig. 6 rappresentata tratteggiata una curva delle pressioni, conseguente ad una
assegnata distribuzione di forze agenti, che garantisce lammissibilit statica dello stato di
sollecitazione nellarco. La presenza dello sforzo di compressione rende molto difficile lo
sviluppo di slittamenti tra i blocchi. Tale situazione in genere verificata nella realt.
In conformit alle ipotesi di base assunte, si ammette pertanto che nessuna limitazione possa
essere attribuita allentit dellazione tagliante T. Se facciamo riferimento ad una
rappresentazione cartesiana degli stati di sollecitazione nelle sezioni della struttura, questi
saranno rappresentati da vettori a tre componenti sugli assi N, M , T.
Poich la componente tagliante T non chiamata a caratterizzare in alcun modo la
condizione limite dellequilibrio tra i blocchi, possiamo limitarci ad esaminare la proiezione
' del vettore sul piano coordinato N, M come in Fig. 11. Lo stato di sollecitazione di
pressoflessione, caratterizzato dallo sforzo N e dal momento M, che, per semplicit,
indicheremo ancora con , non potr pertanto scavalcare nel piano (N,M) le due rette limiti
h h
M =N M = N (31)
2 2

corrispondenti alle rette OA e OB di Fig. 12. Il dominio degli stati di stati di sollecitazione
ammissibili nello spazio M,N,T quindi costituito dalla regione dello spazio racchiusa tra i
due piani ortogonali al piano T = 0 e che su questo hanno traccia nelle rette limiti M = Nh/2
e M = - Nh/2. Nel piano M, N il dominio Y degli stati tensionali ammissibili costituito dalla
regione piana contenuta nellangolo OAB.

A
M

'

O
T
N
B
La regione degli stati di sollecitazioni ammissibili
Fig. 12

Un vettore che, in particolare, si localizza proprio sulla retta OA, ovvero sulla retta OB,
rappresenta una sollecitazione di sforzo assiale con eccentricit pari ad h/2, o pari a - h/2 ,
come descritto nella Fig. 13 a) o nella Fig. 13 b).

o
o+

Stato limite a) Stato limite b)


Fig. 13

Tali stati di sollecitazione saranno indicati rispettivamente con o+ e o . Si ha quindi

Nh / 2 0 Nh / 2
= N
+
o o = 0 = N (32)

o

T T T
M = Nh/2
M,

N,

M = - Nh/2

Un arco in muratura costituito da una sequenza continua di celle resistenti ideali soggette a
stati di sollecitazione di pressoflessione e taglio, in generale variabili da elemento ad
elemento. (Fig. 14). In questa figura la linea tratteggiata interna rappresenta una possibile
curva delle pressioni. In ogni sezione P la distanza tra il punto intercettato dalla curva delle
pressioni e lasse dellarco costituisce leccentricit dello sforzo assiale in quella sezione.
Il dominio Y pu variare da sezione a sezione, poich in generale possono cambiare le
dimensioni delle sezioni dellarco e quindi sar in generale

Y = Y(P), P I (33)

Curva delle pressioni ammissibile


Fig. 14

se P corre sullascissa curvilinea s lungo lasse dellarco ed I indica lintervallo di variazione


dei valori di s, ad esempio tra le due imposte dellarco. La condizione di ammissibilit per le
sollecitazioni in ogni sezione P dellarco quindi

( P) Y ( P), P I (34)

3.5.2 )Stati di deformazione compatibili

La generica deformazione nella singola cella resistente o nulla o una deformazione di


distacco. Questa sar rappresentata dal vettore deformazione generalizzata,
o+ E+ o E

a) b) c)
Stati di sollecitazioni che non producono o che producono deformazioni da distacco
Fig. 15


E = (35)

le cui componenti , e sono le componenti della deformazione per cui lavorano


rispettivamente M, N e T .
Nessuna deformazione pu subire lelemento se la forza di compressione, agente allinterno
della sezione, non si va a collocare sul bordo superiore o sul bordo inferiore della sezione
stessa. Ci il caso a) della Fig. 15. Quando invece la forza di compressione lambisce il
bordo superiore della sezione, come nel caso b) della Fig. 15, ovvero il bordo inferiore come
nel caso c), possibile il verificarsi di una deformazione di distacco, cos come rappresentato
in figura. Nel caso b) lo stato di sollecitazione agente sullelemento rappresentato dal
vettore o+ : la corrispondente deformazione di distacco allora il vettore E + con cerniera in
alto nellelemento; nel caso c) agisce la o e la deformazione corrispondente di distacco, con
la cerniera in basso nella sezione, la E . Queste sono quindi definite come


E = h / 2
+
E = h / 2

(35)
0 0

Non possono invece verificarsi deformazioni che comportino compenetrazione del materiale.
Deformazioni della celle resistente rappresentate da vettori (33) sono deformazioni
ammissibili, ovviamente dal punto di vista cinematico.
Lo stato di sollecitazione agente sullelemento nella condizione limite (+), che il vettore
o+ , non lavora durante lo sviluppo della deformazione di distacco E + da esso consentita;
analogamente si verifica per lo stato limite (-) tra o ed E . Quindi risulta


E = [ Nh / 2 N T ] h / 2 = 0
+
o
+
E = [ Nh / 2 N T ] h / 2 = 0

o

(36)
0 0

La deformazione di distacco E+ nel piano M,N quindi ortogonale alla retta limite
M = Nh / 2 e quella E ortogonale alla retta limite M = Nh / 2 , come rappresentato nella
Fig. 16.
E+
M Y
o+
o+
O Y
N


o
o
Y B
E
Stati di sollecitazione ammissibili e deformazioni di distacco
Fig. 16

Se inoltre consideriamo un generico stato di sollecitazione ammissibile , questo non potr


mai compiere lavoro positivo per la generica deformazione di distacco (Fig. 17 a) . Si ha
quindi la condizione
E 0, Y (37)
e risulter

E = 0 (38)

se e solo = o+ ed E = E+ , ovvero se = o ed E = E . (Fig. 17 b) Sinteticamente


possiamo allora scrivere
o E = 0 (39)

Tale ultima disuguaglianza esprime la condizione di normalit tra il vettore sollecitazione


limite ei il vettore deformazione ad esso associato. Considerando le (36) e (37) possiamo
anche scrivere

( o ) E 0, Y (40)

o+
E E

a) b)
Sollecitazioni agenti sullelemento che non possono compiere lavoro positivo
Fig. 17

Il vettore
( o )

diretto dalla estremit del vettore alla estremit del vettore o+ , ovvero allestremit di
o ,verso lesterno della regione Y, come rappresentato nella Fig. 11. Il vettore E+ ,
associato al vettore o+ , ovvero il vettore E , associato al vettore o , da quanto prima visto,
ortogonale alle rette limiti e quindi diretto secondo la normale al bordo Y di Y.
La (13) esprime quindi la propriet che i vettori ( o ) ed E formano tra di loro un
angolo che non pu mai essere maggiore di /2.
E interessante esaminare ora il caso particolare in cui sulla cella resistente lo stato di
sollecitazione agente nullo. In questo caso la cella resistente pu esplicare tutti i suoi gradi
di libert in termini di spostamenti. La deformazione della cella resistente, escludendo lo
slittamento, quindi ottenuta in generale come combinazione lineare delle tre deformazioni
elementari di Fig. 18 e cio come combinazione tra le due rotazioni relative E + e E , intorno
agli incernieramenti posti sul bordo superiore e sul bordo inferiore della cella, e la dilatazione
assiale E .

E+
E
Deformazioni elementari tutte possibili sulla cella scarica
Fig. 18

La E + rappresentata da un vettore ortogonale alla retta limite = o+ ed uscente dal vertice


O; la E , analogamente, da un vettore ortogonale alla retta limite = o uscente ancora da
O, e la deformazione assiale E da un vettore uscente da O e diretto secondo la direzione
positiva dellasse N() di Fig. 19.

A M ( )
E+ = o+
O
E N ()
B E =
o
+
Deformazione possibile ottenuta come composizione delle tre deformazioni elementari E E e E
Fig. 19
La deformazione complessiva quindi ottenuta componendo i tre vettori E + E e E ed
quindi contenuta nella regione angolare con vertice nellorigine O e limitata dalle rette
ortogonali alle rette limiti = o+ e = o .La (32) suscettibile anche di unaltra
interpretazione meccanica.

3.7) Generazione di meccanismi

Quando in alcune celle resistenti di una struttura muraria si determinano condizioni tali da
produrre deformazioni da distacco, queste di fatto nella struttura possono determinare un
campo di spostamenti che definiamo meccanismo.
Si consideri ad esempio il caso dellarco di Fig. 16 per il quale la curva delle pressioni
lambisce lestradosso dellarco nei punti A e C e lintradosso nei punti B e D. Sono possibili
allora incernieramenti in A, B, C e D con deformazioni di distacco E+ in A e in C, e quindi
con incernieramenti allestradosso dellarco, e deformazioni E in B e in D con
incernieramenti allintradosso.
Il meccanismo che si produce comporta la rotazione di AB intorno A, di BC intorno C e la
rotazione di CD intorno D. Il diagrammi degli spostamenti verticali corrispondente a tale
meccanismo rappresentato dal diagramma in basso della Fig. 21.
C
C

A B

Cinematismo a quattro cerniere consentito dalla curva delle pressioni che sfiora lintradosso dellarco nei punti
B e D e lestradosso nei punti A e C
Fig. 21

Larco pu infatti deformarsi come un sistema articolato costituito dai tre tratti rigidi AB, BC
e CD: a tale movimento corrispondono rotazioni relative cinematicamente compatibili.
Come indica la figura, la rotazione in A del tratto AB antioraria e quindi determina
distacco allintradosso allimposta dellarco; la rotazione in D di CD anchessa antioraria e
produce distacco allestradosso nellimposta sinistra dellarco. Ancora in B e in C si
producono rotazioni relative con incernieramento in B e in C a cui ancora competono
distacchi tra sezioni contigue. Le deformazioni sono quindi cinematicamente compatibili.
La Fig. 22 descrive per larco un meccanismo simmetrico caratterizzato dalle 5 cerniere
A,B,C,D ed E. Larco si trasforma nel meccanismo a quattro tratti rigidi AB, BC, CD e DE.
Le rotazioni dei vari tratti determinano anche in questo caso deformazioni compatibili.
C C

B D
A E

Meccanismo simmetrico a 5 cerniere


Fig. 22

In generale, indichiamo con M linsieme dei meccanismi presente per un assegnato sistema
murario. Nella Fig. 23 che segue sono inoltre indicate in un arco due deformazioni da
meccanismo, di cui la prima compatibile e la seconda incompatibile.
Meccanismo compatibile Meccanismo incompatibile
Fig. 23

3.8) Strutture murarie indeformabili

Esistono anche strutture in cui i meccanismi non esistono. Per queste, comunque si fissino le
posizioni degli incernieramenti e tenti di produrre la deformazione da meccanismo,
sussistono sempre incongruenze cinematiche che determinano compenetrazione di materiale
e rendono quindi impossibile lo sviluppo di cinematismi. Strutture a caratteristiche di questo
tipo, che chiamiamo indeformabili, sono larco rampante e le trave piattabanda.(Fig. 24). E
evidente che in tali casi il collasso della struttura pu verificarsi solo in presenza dello
schiacciamento della muratura. Per tali sistemi strutturali quindi, in sintesi,

M = (42)

Ovviamente, ci conseguenza della ipotesi assunta di materiale muratura rigido a


compressione.

Altri schemi di strutture murarie per le quali non esistono meccanismi


Fig. 24

Un altro esempio in tal senso la struttura del rampante di scala di Fig. 24.

Uno schema di rampante per il quale non esistono meccanismi


Fig. 25

Si esaminer pi avanti il problema dellesistenza dellequilibrio ammissibile e della


valutazione della effettiva resistenza di tali strutture.
4.6) Stati di equilibrio ammissibili nei sistemi monodimensionali

Sulla generica arco in muratura agiscono i carichi p. Si tratta ora di caratterizzare il


corrispondente stato di sollecitazione interno ammissibile e in equilibrio con i carichi
p.(Fig. 31).

Larco in equilibrio ammissibile sotto i carichi p: si riconosce la curva delle pressioni tutta interna allarco
Fig. 31

Nella Fig. 31 rappresentato un arco in muratura in equilibrio ammissibile sotto lazione dei
carichi p: si intravede la curva delle pressioni, cio la curva luogo dei punti attraverso cui
passa per ogni sezione dellarco la risultante di tutte le forze che precedono o che seguono la
sezione stessa. Lo stato di sollecitazione interno quindi costituito da un campo di
sollecitazioni tutto compressivo e quindi contenuto nelle regioni Y degli stati ammissibili
precedente mentre definita relativa a ciascuna sezione dellarco.
In sistemi monodimensionali costituiti da elementi ad arco o travi connessi tra loro,
trascurabile leffetto di deformazioni estensive nei conci rispetto agli spostamenti indotti
dalla rotazione relativa di conci tra loro. Pertanto, nellindividuare i relativi campi di
spostamento u , ragionevole considerare solo lo sviluppo di fratture e quindi di distacchi

concentrati (n )u tra i conci murari. In tal caso devono considerarsi identicamente nulle le
deformazione diffuse nella regione (u) . Inoltre, possiamo supporre che i vincoli esterni
siano fissi: non c pi quindi il lavoro delle reazioni r. La rotazione relativa che pu
avvenire tra le sezioni di imposta ed i conci ad esse adiacenti rientra cos nelle deformazione
interna della struttura. In tal modo lequazione del principio dei lavori virtuali diventa in
particolare
+
{t (n ) , ( n ) u} + < p, u > = 0 u M (64)

cui vanno in generale associate le condizioni di ammissibilit


+
{t (n ) , ( n ) u} 0 (65)

dove il simbolo tra parentesi, come al solito, esprime lintegrale delle sollecitazioni per i
+
corrispondenti distacchi. La risultante delle t ( n ) , ovvero delle t ( n ) , agenti sulle sezioni
trasversali che delimitano la generica frattura pu essere decomposta nelle aliquote di sforzo
assiale N, momento flettente M e forza di taglio T . Se consideriamo la presenza di un
piccolo elemento a cavallo della frattura, le azioni esercitate su tale elemento sono uguali ed
+
opposte alle suddette azioni t ( n ) e t ( n ) e possono espresse attraverso le componenti N, M e
T del vettore risultante .(Fig. 32).
P+

+
n
t (P ) tn (P+ )

P-

Azioni e reazioni interne nellarco murario


Fig. 32
+
Pertanto, se il lavoro della t ( n ) per i distacchi ( n ) u non negativo, il lavoro delle azioni
+
eguali ed opposte a tali t ( n ) per i suddetti distacchi sar non positivo. I distacchi ( n ) u
possono a loro volta essere espressi attraverso il vettore deformazione virtuale avente
componenti spostamento assiale e rotazione relativa , senza componente slittante per
le ipotesi assunte.
In definitiva possiamo scrivere pi semplicemente
+
{t (n ) , ( n ) u} = < , > (82)

e lequazione dei lavori virtuali (64) diventa pi semplicemente

< p , u > = < , E > u M (83)

p
C C
C

C

D B D
B
E A E
A
u

Sistema delle forze esterne ed interne Sistema degli spostamenti e delle deformazioni virtuali
a) b)
Fig. 33

Le condizioni di compatibilit delle sollecitazioni risultano inoltre

< , E > 0 (84)

Lequazione dei lavori virtuali (83) esprime quindi la classica eguaglianza tra il lavoro
virtuale interno, a cavallo delle fratture, e quello esterno (Fig. 33). Ad esso si associano le
corrispondenti condizioni di ammissibilit del lavoro delle sollecitazioni interne.
La (83) esprime quindi il principio dei lavori virtuali e la (84 ) la condizione di compatibilit
delle sollecitazioni interne.
4.7) Stati strettamente ammissibili sotto peso proprio

In genere i carichi agenti su di una struttura muraria possono suddividersi in due aliquote a
caratteri distinti: il peso proprio g, permanente ed in genere molto rilevante, ed il carico
accidentale q, variabile sulla struttura a seconda delle diverse condizioni di carico e che
pensiamo affetto da un moltiplicatore . Pu allora porsi

p = g + q (85)

I caratteri delle due distribuzioni di carico, come detto, sono molto differenziati tra di loro. Il
peso proprio g costituisce il carico resistente di una struttura muraria. Per questo la
condizione (24) si caratterizza in

< g, v > < 0, v M (86)

nel senso che il peso proprio deve essere esercitare contrasto nei riguardi di ogni
meccanismo.

Curva delle pressioni contenuta strettamente allinterno dellarco


Fig. 34

La curva delle pressioni corrispondente al solo peso proprio quindi contenuta strettamente
allinterno dellarco nel senso che in nessuna sezione deve toccare lintradosso o lestradosso
dellarco, cos come rappresentato nella Fig. 34.
Per larco di Fig. 35, inoltre, a fronte di una distribuzione simmetrica del peso g, valutato per
unit di lunghezza sulla proiezione orizzontale e quindi crescente verso le imposte, tutti i
meccanismi cinematicamente ammissibili e di cui quello rappresentato in figura un
esempio, presentano campi di spostamenti verticali per i quali dominante il sollevamento.
Si comprende, quindi, come di regola per gli archi il peso proprio g sempre strettamente
ammissibile. Come si vedr pi avanti , ci di regola verificato a meno che larco non abbia
spessore troppo esiguo.
g
q
C C

A B

Carichi resistenti g e carichi spingenti q


Fig. 35
Lazione dei carichi accidentali q ha sempre, invece, carattere spingente nei riguardi di
qualche meccanismo. assegnata una distribuzione di carichi accidentali q, esister senzaltro
almeno un meccanismo u lungo il quale il carico q compir lavoro positivo.
Poich la muratura non dissipa energia al collasso in quanto i distacchi nel corpo della
muratura avvengono sostanzialmente senza alcun contrasto, ad esempio per un tessuto
murario costituito da blocchi squadrati e malta per la debole resistenza a trazione della malta
o della in genere ancor pi debole adesione tra malta e blocchi, solo nel suo peso che si
incentra la resistenza di una struttura in muratura.
Leffetto resistente del peso g si sviluppa in quanto la geometria della struttura tale che i
suoi meccanismi comportano spostamenti verticali in prevalenza di sollevamento e quindi
tali da assicurare il soddisfacimento della (83) per ogni meccanismo. E allora la geometria
della struttura ad assicurare di fatto che il peso eserciti sempre contrasto nei riguardi di tutti i
possibili meccanismi, che costituiscono questi sostanzialmente di fatto i modi con cui la
struttura pu deformarsi. Nella Fig. 36 si riporta, a titolo di esempio, una tavola di Fontana
del 1694 che illustra i rapporti allepoca richiesti tra le varie parti di una cupola.

Le regole nascoste per la composizione della cupola e dei suoi sostegni secondo Fontana (1694)
Fig. 36

Si comprende come le proporzioni tra i vari elementi strutturali di un complesso in muratura,


spesso tramandate gelosamente tra i maestri muratori del passato, abbiano costituito il
segreto del buon costruire. Tale idea ha costituito lessenza dellarmonia del disegno
geometrico delle costruzioni del passato.

4.8) Stati di meccanismo nei sistemi monodimensionali

Immaginiamo che nella struttura in equilibrio sotto i carichi p e le sollecitazioni interne , e


quindi soddisfacenti la (83), si possa attivare un campo di spostamenti da meccanismo

vc (87)

non contrastato dalle sollecitazioni interne . Il lavoro delle sollecitazioni interne per tali
deformazioni di distacco E( v c ) deve quindi per definizione annullarsi. Pertanto riesce
< , E ( v c ) > = 0 (88)

Di conseguenza, assumendo u = v c nellequazione (83) del principio dei lavori virtuali


risulta anche
< p, v c > = 0 (89)

Lesistenza del meccanismo vc tale da soddisfare la (88), ovvero la (89), corrisponde


allesistenza di una condizione di meccanismo sotto i carichi p e le sollecitazioni interne .
Immaginiamo, per esempio, che nellarco di Fig. 37 si possa attivare lo stato di meccanismo
con gli spostamenti vc. Le sollecitazioni interne devono consentire quindi senza alcun
contrasto lo sviluppo delle deformazioni Ec associate a vc quindi dovranno soddisfare le
condizioni (46).

p
3

2 4
1 5

um
Curva delle pressioni dellarco compatibile con il meccanismo um
Fig. 37

Nella Fig. 37 il meccanismo considerato quello simmetrico corrispondente allindicato


posizionamento delle cerniere 1, 2, 3, 4 e 5. Le (88) stanno allora a significare che la curva
delle pressioni dellarco, indicata in figura con una linea a tratteggio, dovr passare per le
cinque cerniere.
Una condizione particolare di meccanismo quella nella quale le sollecitazioni interne
soddisfacenti alla condizione di meccanismo, sono anche staticamente compatibili. Deve
valere pertanto la condizione (84) che per comodit riportiamo

< , E > 0

In tal caso la struttura effettivamente sotto i carichi costanti p in grado di assecondare senza
contrasto lo sviluppo di una sua deformazione vc. Nelle Fig. 38 e 39 sono descritti due diversi
stati di meccanismo staticamente compatibili. Nel primo caso rappresentato lo stato di
sollecitazione nel pannello murario sotto lazione del carico verticale N e della spinta

B
S=N (90)
2h

tali quindi che la loro risultante passi per il piede O del pilastro.
N
S

g
H

O r r
B
Il pilastro al collasso sotto spinta Larco in stato di cedimento
Fig. 38 Fig. 39

< , E c > = 0
Lo stato di sollecitazione interno caratterizzato da sollecitazioni di pressoflessione e
taglio: nella sezione di base lo sforzo assiale eccentrico passa per lincernieramento O. Il
meccanismo vc rappresentato dal campo di spostamento conseguente alla rotazione del
pannello intorno lincernieramento O ed a cui corrisponde una deformazione di distacco con
rotazione relativa intorno O per cui non lavora la forza assiale eccentrica in quanto passante
per lo stesso incernieramento O. La condizione (86) dunque soddisfatta e, di conseguenza,
la (89). Il pilastro murario quindi in uno stato di meccanismo e pu ruotare intorno ad O
sotto i carichi fissati sui valori di N ed S legati tra loro attraverso la (88).
Il caso illustrato nella Fig. 14 analogo. Larco ha subito un lieve allargamento alla base per
cedimento delle fondazioni. Questo, svincolato alle sue imposte, sollecitato dai carichi q e
dalle spinta r ; la curva delle pressioni dellarco passa per le cerniere indicate in figura.
Larco quindi in uno stato di meccanismo. Lallargamento alle imposte pu continuare a
prodursi sotto i carichi q e la spinta r che si mantengono costanti.

5) Stato di collasso
5.1) Definizioni

Si considera una struttura in muratura soggetta ad un sistema di carichi p(), di intensit


variabile con un parametro . La struttura inizialmente in equilibrio ammissibile ed al
crescere di , attraversa una sequenza di stati di equilibrio ammissibile.
La struttura rompe lequilibrio e va al collasso quando, durante levoluzione di un processo
di carico p(), si raggiunge un certo valore c di in corrispondenza del quale viene violata
la condizione (66) della precedente Sezione, necessaria e sufficiente per lesistenza di stati di
equilibrio ammissibile.
Il collasso della struttura si sviluppa con la comparsa di una particolare campo di
spostamenti, il meccanismo di collasso uc, lungo il quale al crescere di a partire dal valore
= c, i carichi esterni compiono lavoro positivo. Il valore c di costituisce il
moltiplicatore di collasso dei carichi. Al collasso quindi devono quindi verificarsi per u = uc
le condizioni di meccanismo (82) del paragrafo precedente ed inoltre la condizione

d
( < p( ), u c >)c > 0 (91)
d

che individua la presenza di unazione spingente dei carichi allattivarsi dello stato di
meccanismo.
La possibilit che durante un processo di carico si possa raggiungere lo stato di collasso
costituisce laspetto pi rilevante nel comportamento statico delle strutture murarie.
Gli stati di meccanismo e di collasso caratterizzano profondamente il comportamento delle
strutture in muratura e verranno approfonditi nelle Sezioni successive con particolare
riferimento alle strutture che possono essere schematizzate come costituite da elementi
monodimensionali pilastro ed arco.
La prima dimostrazione della validit dellAnalisi nel contesto delle strutture con muratura
assimilabile ad un materiale rigido non resistente a trazione risale a Kooharian (19), Prager
(195. ) ed Heyman (1966). La trattazione utilizzata in questo Capitolo fa per riferimento a
Como (1992).

4.2) Stato di collasso nei sistemi monodimensionali


4.2.1) Definizione di stato di collasso

Lo stato di collasso per una struttura muraria soggetta allazione dei carichi g + cq richiede
il contemporaneo verificarsi delle seguenti quattro condizioni:

1) equilibrio sotto i carichi g + cq e le sollecitazioni c.

Pertanto devono essere soddisfatte sia lequazione del principio dei lavori virtuali

< c ( P), E( u) > = < g, u > +c < q, u >, u M (92)

2) compatibilit delle sollecitazioni interne c e delle reazioni dei vincoli rc

< c ( P), E( u) > 0 (93)

3) esistenza di uno stato di meccanismo uc sotto i carichi g + cq:

u c M :< c , E(u c ) > = 0 (94)

4) positivit del lavoro dei carichi q lungo il meccanismo uc:

< q, u c > > 0 (95)

In breve quindi, i carichi q, quelli crescenti con l, sono spingenti lungo <il meccanismo uc.
Si dimostrano ora i due teoremi fondamentali dellAnalisi limite delle strutture murarie: il
teorema statico e quello cinematico.

4.2.2) Il teorema statico

Si considera la struttura sollecitata dal peso g e dal carico addizionale q , dove un


noto moltiplicatore, di una fissata distribuzione dei carichi q. Una nota distribuzione di
sollecitazioni interne in equilibrio ammissibile con i carichi assegnati . Lenunciato del
teorema statico allora il seguente:
Se esiste equilibrio ammissibile tra i carichi g + q ,le tensioni interne , ( P) e le
reazioni r e quindi
< ( P), E( u) > = < g, u > + < q, u >, u M (96)

< ( P), E( u) > 0, u M < r , u > 0 (97)

i carichi agenti non sono pi elevati di quelli di collasso. Quindi

c (98)

La dimostrazione del teorema comincia a considerare che, al collasso, sotto i carichi di


collasso e quindi sotto i carichi g + cq, e le sollecitazioni interne c deve essere soddisfatta
lequazione dei lavori virtuali, in particolare assumendo u = v c ,

< c ( P), E(u c ) > = <g, u c > +c < q, u c > (99)

Ma, al collasso, deve essere soddisfatta la condizione di meccanismo (94) e quindi deve
risultare < c ( P), E(u c ) > = 0. Di conseguenza

0 = < g, u c > +c < q, u c > (99)

Daltra parte, per lequilibrio ammissibile tra i carichi g + q e le tensioni interne , dalla
(96), con u = u c , risulta

< ( P), E(u c ) > = <g, u c > + < q, u c > (100)

Sottraendo m. a m. da tale eguaglianza la precedente (99) risulta

< ( P), E(u c ) > = ( c ) < q, u c > (101)

Daltra parte, per lesistenza dellequilibrio ammissibile tra i carichi g + q e le tensioni


interne ( P) deve aversi, stante la prima delle (97), prendendo u = u c ,

< ( P), E(u c ) > 0 (102)


Pertanto, dalla (101)

( c ) < q, u c > 0 (103)

Ma, per al collasso il lavoro < q, u c > positivo e quindi, per la (13) risulter ( c ) 0 ,
ovvero
c (104)

Il moltiplicatore non quindi maggiore del moltiplicatore di collasso c .


Il teorema statico uno dei pi importanti teoremi dellIngegneria strutturale. Molte volte,
nellinterpretare il comportamento statico di un sistema strutturale nei riguardi di un
assegnato sistema di carichi, si possono congetturare diversi meccanismi di assorbimento
delle forze agenti; tra questi se ne pu determinare uno che la struttura in grado di
sviluppare ed altri che, al contrario, se attivati, non potrebbero essere da questa sostenuti.
Il teorema statico allora, forse sorprendentemente, ci dice che la struttura certamente non
attiver quei meccanismi di assorbimento dei carichi per i quali non sussistono per essa
condizioni di equilibrio: la struttura, invece, ne attiver senzaltro uno, e nemmeno
necessariamente quello prima determinato, con il quale sar in grado di mobilitare uno stato
di equilibrio ammissibile.
La ricerca degli stati di equilibrio ammissibile con il teorema statico si sviluppa con la
preliminare costruzione di una configurazione di equilibrio, ad esempio utilizzando i poligoni
funicolari, e verificandone poi lammissibilit. Ad esempio, nel caso di un arco soggetto ad
una assegnata distribuzione di forze, si costruisce anzitutto una funicolare di tali carichi e si
verifica poi se questa tutta contenuta allinterno dellarco. Se ci verificato, lo stato di
sollecitazione presente nellarco ammissibile. La suddetta funicolare dei carichi non
descrive per leffettiva curva delle pressioni dellarco ma solo una delle possibili.

4.2.2.1) Qualche richiamo dei poligoni funicolari

Assegnata una distribuzione di forze su di un arco, fondamentale determinare una


distribuzione di sollecitazioni interne allarco in equilibrio con le suddette forze.
Per limportanza e lutilit della funicolare dei carichi in tale contesto opportuno effettuare
allora qualche richiamo sul significato e sulla costruzione del poligono funicolare di una
assegnata distribuzione di forze. Nella Fig. 40 riportata la configurazione di equilibrio A-B-
C-D-E-F di un filo insensibile e senza peso, vincolato a cerniera in A e in F e soggetto in B,
in C, in D e in E allazione delle forze verticali F12, F23, F34 ed F45 . Nel poligono dei vettori
riportato a destra della Fig. 1, si indicata per semplicit con 12 la forza F12 ecc.

P1 RVA RVF P5

S S
A F
1
B F45
RVA 2
E
3
F12 C D F34 4
P
F23 RVF
5
S

K
Configurazione di equilibrio del fili sotto lazione di un assegnato sistema di forze
Fig. 40

Si consideri ora lequilibrio del nodo B: indicheremo con SBA la forza che il tratto di filo BA
esercita sul nodo B; analogamente SBC indica la forza che il tratto di filo CB esercita sul nodo
B. per costruzione le proiettanti P1 e P2 sono parallele a BA e a BC.
Si riconosce che lequilibrio del nodo B garantito dal fatto che il poligono delle tre forze
SBA, F12 ed SBC un poligono chiuso come si pu riconoscere osservando i vettori P1, 12 e
2P, che partono dal polo P nel diagramma a destra della figura. Analogamente si ha per
lequilibrio del nodo C e del nodo D.
K

F12 F23 F34


1
C F45 RVA
D 2
B F
P 3
E
AS S 4
RVF
P5 5
P1
RVA RVF S

Lanalogo equilibrio del filo rigido rovesciato secondo R. Hooke


Fig. 41

Si nota come lo sforzo nel tratto BC, rappresentato dal vettore 2P, la risultante di tutte le
forze disposte a sinistra di B, costituite rispettivamente dallo sforzo del pendolo AB, e quindi
dal vettore P1, e della forza12, ovvero F12. Analogamente, lo sforzo nel pendolo CD la
risultante di P1, 12 e 23, come si riconosce dallesame dei vettori che si irradiano dal polo P,
nello stesso schema di forze disegnato alla destra della figura.
La configurazione A-B-C-D-E-F del filo costituisce il poligono funicolare delle forze F12,
F23, F34 ed F45 , costruito con la scelta del polo P di Fig. 41.
Le reazioni P1 e P5 dei pendoli BA ed FE equilibrano le forze F12, F23, F34 ed F45 agenti sul
filo. Le rette dazione delle reazioni P1 e P5 si incontrano nel punto K: per tale punto deve
passare pertanto la risultante , avente direzione verticale , delle forze F12, F23, F34 ed F45.
La reazione P1 del vincolo cerniera A si decompone nella reazione verticale RVA e nel tiro S;
analogamente la reazione P5 della cerniera F si decompone della reazione verticale RVF e nel
tiro S.
. I due tiri S applicati in A e in F si elidono a vicenda e le forze verticali F12, F23, F34 ed F45
vengono equilibrate dalle componenti verticali delle reazioni di A e di F, costituite da RVA e
da RVF. E ovvio che tutti i tratti di filo risultano tesi.
Lo stato di equilibrio del filo irrigidito e rovesciato, indicato in Fig. 2, cio ottenuto
irrigidendo i tratti di filo, ad esempio congelandoli, e ruotando il sistema intorno allasse
orizzontale AF ma lasciando le forze dirette nello stesso verso del precedente schema, del
tutto uguale a quello del sistema precedente, salvo ad avere ora tutte le aste compresse
anzich tese. Le reazioni del sistema sono le forze P1 e P5 : il sistema ora esercita sui vincoli
non pi il tiro S ma la spinta S.
La Fig. 42 illustra il caso di un arco in muratura caricato da un sistema di forze verticali.
Come si pu subito riconoscere, la funicolare dei carichi in questo caso non mai esterna
allarco.
Ci ci induce a considerare presente nellarco uno stato ammissibile di sollecitazioni. Tutti i
conci dellarco risultano infatti compressi.
E chiaro che, assumendo invece un altro polo delle forze, anche possibile che il relativo
poligono funicolare risulti per qualche tratto esterno allarco.
Dal teorema statico risulta per che lesistenza di un poligono funicolare delle forze tutto
interno allarco sufficiente a provare lesistenza della condizione di equilibrio ammissibile
nellarco sotto gli assegnati carichi.
La verifica dellarco con il poligono funicolare come applicazione del teorema statico dellAnalisi Limite
Fig. 42

In ogni concio dellarco lo stato di sollecitazione interno cos costituito da uno sforzo
assiale eccentrico e da una forza di taglio. Leccentricit dello sforzo assiale non risulta mai
superiore al semialtezza delle sezioni dellarco, come chiaramente indicato in Fig. 43.

N N N N
N N e2 e0
N N e1

Vari stati ammissibili di pressoflessione nelle sezioni dellarco


Fig. 43

Nella costruzione del poligono funicolare dellassegnato sistema di forze, la scelta del
tracciamento del primo lato del poligono, parallelo alla prima proiettante, arbitraria.

p
3

2 4

1 5

um

Curva delle pressioni dellarco compatibile con il meccanismo um


Fig. 44

La scelta poi del polo P presenta ancora una doppia libert di scelta, costituita dalla posizione
in orizzontale e da quella in verticale del polo P. Si hanno in sostanza tre possibilit di scelta
nel tracciamento del poligono funicolare. Per tali ragioni, giocando sulla posizione del polo e
su quella del suo primo lato, possibile costruire, come ben noto dalla teoria dei poligoni
funicolari, il poligono funicolare passante per tre punti assegnati.
La costruzione del poligono funicolare pu essere utilizzata per determinare la curva delle
pressioni che non contrasta un assegnato meccanismo dellarco.
Immaginiamo che nellarco si possa attivare lo stato di meccanismo con gli spostamenti vc .
Nella Fig. 44 il meccanismo considerato quello simmetrico corrispondente allindicato
posizionamento delle cerniere 1, 2, 3, 4 e 5. Per soddisfare alla (46) del capitolo predente la
curva delle pressioni dellarco, indicata in figura con una linea a tratteggio, dovr passare
per le cinque cerniere, cos come indicato.
Operando con i poligoni funicolari allora facile costruire la curva delle pressioni associata
al meccanismo vc . I carichi sono simmetrici cos come il meccanismo vc. La curva delle
pressioni viene allora costruita come poligono funicolare dei carichi agenti. Le condizioni da
rispettare riguardano il passaggio del poligono funicolare per 1, 2 e 3. Il passaggio per la
cerniera 1, e per simmetria quello per la cerniera 5, ottenuto facendo passare il primo lato
del poligono proprio per 1. la reazione r automaticamente soddisfer allora la seconda delle
condizioni (46. Il passaggio per la cerniera 2 ottenuto scegliendo il polo del poligono, che
deve essere simmetrico, alla distanza opportuna sullasse dei vettori forza. La terza
condizione, cio il passaggio per la cerniera 3 ottenuto imponendo il soddisfacimento della
condizione (47), contraendo opportunamente tutti i vettori forza.

4.2.3) Il teorema cinematico

Si considera la struttura sollecitata dal peso g e dal carico addizionale + q , dove + un


noto moltiplicatore dei carichi q. Sia + lo stato di sollecitazione interno in equilibrio con i
carichi g + + q e quindi tali da soddisfare la (83) ovvero la condizione

< + ( P), E( u) > = < g, u > + + < q, u >, u M (105)

Si ammetta che il moltiplicatore + dei carichi q sia tale da annullare lungo il meccanismo
u+. il lavoro delle le forze g + + q agenti sulla struttura e che quindi risulti

0 = < g , u + > + + < q, u + > (106)

Risulta quindi
< g, u + >
+ = (107)
< q, u + >

Inoltre per ipotesi i carichi q sono spingenti lungo il meccanismo u + e quindi risulta

< q, u + > > 0 (108)


Il teorema allora afferma che

+ c (109)

Anche in questo caso la dimostrazione del teorema comincia a considerare che, al collasso,
sotto i carichi di collasso e quindi sotto i carichi g + cq, c equilibrio ammissibile. Quindi,
con la (92) ed assumendo u = u + risulta
< c ( P), E(u + ) > = < g, u + > + c < q, u + > (110)

Sottraendo dalla (110) la (106) si ottiene

< c ( P), E(u + ) > = (c + ) < q, u + > (111)

Daltra parte, nello stato di collasso, poich c ancora equilibrio ammissibile, risulta dalla
(93), assumendo u = u +
< c ( P), E(u + ) > 0 (112)
Pertanto dalla (111) deve essere
(c + ) < q, u + > 0 (113)
Ma, per ipotesi,
< q, u + > > 0 (114)
e quindi
+ c (115)
Il moltiplicatore + , detto moltiplicatore cinematicamente sufficiente del carico q, quindi
maggiorante del moltiplicatore di collasso c . Per la valutazione di tale moltiplicatore +
solo sufficiente lannullarsi del lavoro di tutte le forze g + + q lungo il meccanismo u + ed
inoltre che le forze q esercitino azione spingente lungo u + .

4.2.4) Unicit del moltiplicatore di collasso

Supponiamo, per assurdo, che esistano due differenti valori del moltiplicatore dei carichi c1
e c2 tali che entrambi soddisfano le condizioni di equilibrio tra carichi e sollecitazioni
interne, di compatibilit delle sollecitazioni interne, di esistenza dello stato di meccanismo e
di positivit del lavoro dei carichi q lungo il meccanismo. Immaginiamo che ad esempio
risulti
c1 c2 (116)

Ma il moltiplicatore di collasso c2 , poich soddisfa le condizioni di equilibrio con le


corrispondenti sollecitazioni interne c1 ed inoltre queste sono staticamente compatibili,
anche un moltiplicatore staticamente ammissibile. Pertanto se c1 moltiplicatore di
collasso, deve essere anche, stante la (104),

c2 c1 (117)

Il confronto tra le (116) e (117) impone quindi che sia

c1 = c2

Ovviamente, il risultato analogo se, al contrario, avessimo supposto c2 c1.


Il moltiplicatore di collasso della distribuzione dei carichi quindi unico. Non detto invece
che debba esserci unicit del meccanismo di collasso. I due teoremi, statico e cinematico,
consentono di ottenere un intervallo di limitazione per il moltiplicatore di collasso c in
quanto
c + (118)
Fu a) Fu b)

r r

t t

Meccanismi di collasso simmetrico e non simmetrico per larco soggetto, oltre che al proprio peso, ad una
forza concentrata in chiave o in una posizione intermedia tra la sezione diimposta e quella di centro
Fig. 45

Si riconosce immediatamente che, dalle precedenti definizioni, che Il carico di collasso non
dipende dalle caratteristiche dei materiali, ma solo dalle sue caratteristiche geometriche e
dallentit dei carichi permanenti.

4.2.7) I sistemi indeformabili


4.2.7.1) Impossibilit di collasso sotto qualsiasi distribuzione di forze

Un discorso a parte meritano i sistemi cosiddetti indeformabili, cio quei sistemi murari
introdotti nel par. 3.4 e che quindi, per la loro geometria e condizioni di vincolo, non possono
deformarsi secondo meccanismi.
Tali sistemi, in effetti, tenderebbero a deformarsi quando su di essi vengono applicate le
forze esterne. Limpossibilit di compenetrazione del materiale rende per impossibile la loro
deformazione. Ci sta a significare che al loro interno sono sempre compressivi gli stati di
sollecitazione che si instaurano.
Tali sistemi non possono mai andare a collasso a meno che non venga meno lipotesi di
indeformabilit dei vincoli ovvero di infinita resistenza a compressione della muratura
Ci evidente da un punto di vista cinematico in quanto il meccanismo di collasso non
esiste. Lo stesso risultato pu daltra parte riconoscersi dal punto di vista statico. In ognuno
degli sistemi indeformabili indicati in Fig. 50, soggetti alle forze indicate, possibile
aggiungere un sistema di reazioni autoequilibrate, e quindi uno stato di autotensione, di
intensit tale da non produrre complessivamente in nessuna sezione sollecitazioni di trazione.
Ci vale per qualunque intensit delle forze esterne.
In definitiva, costruito un poligono funicolare dei carichi esterni passante per tre punti
definiti della struttura, ad esempio allintradosso alle imposte ed allestradosso nella sezione
di chiave, sar sempre possibile introdurre una forza assiale passante allinterno della
struttura in grado di riportare il poligono delle forze tutto allinterno della struttura.
Impossibilit di collasso di sistemi indeformabili per la presenza di autotensioni in grado di riportare lo stato di
sollecitazione interno sempre nei limiti ammissibili
Fig. 50

Tali stati di autotensione vengono generati dalle stesse forze applicate che tendono a far
deformare la struttura e che quindi mettono in forza i vincoli. Quando, in tali sistemi sotto
lazione delle forze applicate, si cerca di sviluppare un meccanismo, tende a prodursi
compenetrazione di materiale e quindi la deformazione viene bloccata.
Per tali sistemi, ad ogni meccanismo che cerca di svilupparsi, c quindi sempre una parte di
muratura che tende a compenetrarsi nellaltra. E evidente allora che tali strutture, con
lipotesi di muratura infinitamente resistente, diventano in grado di sostenere qualunque
carico. In definitiva questi sistemi, attraverso una loro precompressione, diventano in grado
di assorbire qualunque distribuzione di forze esterne.
Si rileva ancora che nelle strutture ordinarie, dotate della capacit di deformarsi secondo
meccanismi, l ammettere per la muratura resistenza infinita a compressione non conduce di
norma ad errori rilevanti nella valutazione dei massimi carichi che la struttura in grado di
sostenere. Per i sistemi indeformabili, ovviamente, ci non pi vero.
In quanto segue, pertanto, dopo una discussione generale del problema, si considereranno
alcuni esempi di tali sistemi indeformabili e si mostrer come sia possibile per essi effettuare
valutazioni di capacit portante adottando per la muratura resistenza finita a compressione

4.2.8) Complementi: discussione dell ipotesi della resistenza infinita a compressione nel
contesto dei sistemi strutturali monodimensionali.

Si analizzano e si commentano a questo punto le tre ipotesi di Heyman che sono alla base del
modello resistente della muratura rigido non resistente a trazione nel contesto particolare dei
sistemi strutturali monodimensionali.
Lipotesi della resistenza infinita a compressione costituisce invece una approssimazione che
comporta una grande semplificazione nelle analisi. Di fatto, come ora si mostrer, tale
approssimazione risulta senzaltro valida sempre che il rapporto tra la sollecitazione media a
compressione e la resistenza a compressione della muratura sia una quantit trascurabile
rispetto allunit.
Lo studio del semplice pannello in muratura, al collasso sotto lazione del peso G e della
spinta S, agenti nella sua sezione di testa fornisce un esempio che chiarifica il problema. Il
pannello in muratura ha altezza H, larghezza B e spessore s. (Fig. 51).
Lo studio viene svolto ipotizzando che la muratura, una volta raggiunta la sua resistenza a
compressione, possa esibire comportamento plastico. Va per rilevato che la muratura
presenta duttilit molto bassa. Pu essere perci non conservativo ammettere che nella
rotazione del pannello, si possa dissipare lavoro plastico con lindefinito progredire della sua
inclinazione. Di tale aspetto si terr conto pi avanti.
G
S

B
H

O K

b o

Il pannello in muratura con resistenza finita a compressione nello stato di collasso sotto spinta
Fig. 51

Ci premesso, si faccia riferimento allinnescarsi del collasso del pannello. Il meccanismo di


collasso comporta la rotazione del pannello con il distacco del pannello dalla sua base. La
condizione di collasso corrisponde al verificarsi di quello stato in cui linclinazione del
pannello comincia a progredire a spinta costante per il bilanciarsi del lavoro spingente con
quello resistente. Il lavoro resistente in questo caso costituito sia dal lavoro di sollevamento
del peso G che dalla dissipazione plastica che si produce nella fascia larga b alla base del
pannello. Il lavoro attivo prodotto dalla spinta S.
La rotazione del pannello al collasso ora avviene intorno lasse neutro passante per il punto O
di Fig. 51. Rispetto al caso della resistenza infinita a compressione, la rotazione del pannello
avviene quindi, invece che intorno allo spigolo K, intorno allasse neutro O della sezione di
base del pannello, asse neutro che separa nella sezione reagente la zona compressa da quella
non reagente. Ci comporta, nel caso di resistenza finita a compressione, un braccio di
sollevamento pari a ( B/2 - b ).
Allinnescarsi del meccanismo, il lavoro attivo della spinta S deve bilanciarsi con il lavoro
resistente costituito ora sia dal lavoro di sollevamento del peso G che dalla lavoro plastico
che si produce al piede del pannello che, contrastato con la resistenza limite o, affonda
plasticamente nel muro di fondazione. Tale ultimo effetto presuppone che la muratura
compressa sia in grado, al crescere della deformazione di schiacciamento, di conservare
costante la sua pressione di contrasto limite o . Ci pu essere discutibile in quanto il legame
della muratura a compressione ha landamento di Fig. 52. La questione verr ripresa
pi avanti.

Diagramma schematico per la muratura


Fig. 52

Per il calcolo del lavoro plastico occorre tenere presente il diagramma degli spostamenti
verticali al piede del pannello, rappresentato in Fig. 53. Si ha allora
b b2
D p = o s d = o s (138)
0 2

Fig. 53

La deformazione plastica nella muratura avviene a compressione costante o e, quindi al


collasso la spinta S si mantiene costante mentre il pannello ruota intorno O. Si ha allora la
condizione
B 1
SH G ( b) o sb 2 = 0 (139)
2 2

.Per lequilibrio deve aversi daltra parte

G = o sb = m sB (140)

dove m la compressione media nella sezione complessiva del pannello sotto il solo carico
verticale G. Risulta quindi

b m
= (141)
B o
la (141) diventa quindi

B b
S = G (1 )
2H B
ovvero con la (141)

B
S = G (1 m ) (142)
2H o

La spinta So che porta al collasso il pannello, tenendo conto della (44) e della (46) quindi

B
S = G (1 m ) (143)
2H o
Quando il rapporto
m
0 (144)
o
la spinta di collasso tende al valore
GB
So = (145)
2H
Dallesame della (145) si riconosce quindi che il rapporto m / o , pi che la sola o , ad
essere decisivo nel misurare la validit dellipotesi di infinita resistenza compressione.
In breve la resistenza della muratura non infinitamente grande ma se il rapporto m / o
risulta sufficientemente piccolo, lipotesi di infinitamente resistenza a compressione
pienamente giustificata. La possibile fragilit a compressione della muratura, potrebbe far
metter4e in dubbio la possibilit di considerare come lavoro resistente anche la dissipazione
plastica. In alternativa alla (139) avremmo potuto scrivere

B
SH G ( b) = 0 (146)
2
e la spinta di collasso sarebbe stata pari a
B 2
S fr = G (1 o ) (147)
2H o

La situazione reale corrisponde ad una situazione intermedia tra la (58) e la (62). In linea di
massima si pu allora porre
B
S fr = G (1 o ) 1 2 (147)
2H o

con compreso tra 1 e 2. In presenza di comportamento sufficientemente duttile si ha = 1


e in presenza di muratura fragile va posto = 1.
.