Sei sulla pagina 1di 136

Spiritualit

39
Henri J.M. Nouwen

SENTIRSI AMATI
La vita spirituale
in un mondo secolare

undicesima edizione

Editrice Queriniana
Titolo originale
Life of the Beloved
Spiritual Living in a Secular World
The Crossroad Publishing Company, New York

1992 by Henri J.M. Nouwen


1993,199711 by Editrice Queriniana, Brescia
via Ferri, 75 - 25123 Brescia

ISBN 88-399-1339-4

Traduzione dallinglese-americano
di ESTER TRAMUTO e di GIUSEPPE CESTARI
Stampato dalla Tipolitografia Queriniana, Brescia
INDICE

Ringraziamenti
Introduzione
NASCE UNA AMICIZIA
ESSERE LAMATO
DIVENTARE LAMATO
Incarnare la Verit
Scelto
Benedetto
Spezzato
Dato
VIVERE COME AMATI
Epilogo
UNA AMICIZIA
DIVENTA PI PROFONDA
Ringraziamenti

Questo libro stato scritto e pubblicato grazie


al sostegno di molti amici. Desidero ringraziare
innanzi tutto Connie Ellis per il suo aiuto come
segretaria e per i suoi molteplici incoraggiamenti
a perseverare in questo mio lavoro, nonostante le
altre mie attivit. A lei dedico con profonda
gratitudine questo libro, per la sua fedele amicizia
e per il suo generoso sostegno. Sono altres grato
a Conrad Wieczorek per lassistenza editoriale
data a Connie e a me nel corso della stesura finale
di questo manoscritto.
Un ringraziamento particolare, va a Patricia
Beali, Diana Chambers, Gordon Cosby, Bart
Gavigan, Steve Jenkinson, Sue Mosteller, Dolly
Reisman, Susan Zimmerman e al mio editore di
Crossroad, Bob Heller, per le tante parole di
incoraggiamento e i suggerimenti pratici che mi
sono stati preziosi per portare a termine questo
testo.
Infine desidero esprimere i miei ringraziamenti a
Peggy McDonnel, alla sua famiglia e ai suoi amici,
per lamicizia dimostratami e per il generoso
contributo economico e alla Comunit francescana
di Friburgo (Germania), che mi ha offerto, per
scrivere, un luogo tranquillo e votato alla
preghiera.
Introduzione
NASCE UNA AMICIZIA

Questo libro il frutto di una lunga e solida


amicizia. Credo che trarrai maggior profitto dalla
sua lettura, se inizio raccontandotene la storia.
Poco pi di dieci anni fa, quando insegnavo alla
Yale Divinity School, un giovane entr nel mio
studio per intervistarmi per ledizione domenicale
del New York Times, per la zona del
Connecticut. Si present come Fred Bratman.
Appena seduti, mi sentii prendere da un misto di
irritazione e attrazione. Ero irritato perch
percepivo chiaramente che quel giornalista non
era poi cos interessato a fare ci che stava
facendo. Qualcuno gli aveva suggerito che potevo
essere un buon soggetto per un profilo ed egli
aveva seguito il consiglio. Non riuscivo per a
vedere in lui alcun interesse specifico nei miei
riguardi o un vivo desiderio di scrivere su di me.
Insomma un lavoro da giornalista che, se doveva
essere fatto, non era poi indispensabile. Cera
tuttavia in me anche un elemento di attrazione
poich avvertivo, sotto la sua maschera di
indifferenza, uno spirito particolarmente sensibile
- desideroso di imparare e di creare. In qualche
modo, mi rendevo conto di essere davanti a un
uomo ricco di grandi doti personali, nellansiosa
ricerca di come farne uso.
Dopo una mezzora di domande alle quali
nessuno dei due partecip con grande interesse,
era ormai scontato che lintervista volgeva al
termine. Un articolo sarebbe stato scritto, pochi
lavrebbero letto, e tutto, o quasi, sarebbe finito l.
Entrambi lo sapevamo e intuivamo che avremmo
potuto usare meglio il nostro tempo.
Ma proprio mentre Fred stava riponendo i suoi
appunti nella cartella, e ringraziava, come si usa, il
suo ospite, lo guardai diritto negli occhi e gli
chiesi: Mi dica, le piace il suo lavoro?. Con mia
sorpresa e senza pensarci troppo, rispose: No,
non proprio, ma un lavoro. Un po
ingenuamente dissi: Se non le piace, perch lo
fa?. Per i soldi, naturalmente rispose, e prima
che io potessi fare unaltra domanda, aggiunse:
Sebbene scrivere mi piaccia veramente, trovo
frustrante abbozzare profili per dei giornali,
poich non ho sufficiente spazio per rendere
giustizia al soggetto di cui parlo. Per esempio,
come posso esprimere qualcosa di profondo su di
lei e sulle sue idee quando posso usare non pi di
750 parole?... Ma che scelta ho?... Bisogna pur
vivere. Dovrei essere felice davere almeno questo
da fare!. Sentii nella sua voce rabbia e
rassegnazione insieme.
Mi colp improvvisamente lidea che Fred stesse
per abbandonare i suoi sogni. Mi guardava come
un prigioniero guarda da dietro le sbarre una
societ che lo costringe a lavorare per qualcosa in
cui non crede. Osservandolo meglio, provai per lui
una profonda simpatia, oserei dire di pi, un
profondo amore. Intuivo che sotto il sarcasmo e il
cinismo cera un bel cuore, un cuore desideroso di
dare, creare, vivere una vita feconda. La sua
mente acuta, la franchezza con se stesso e la
semplice fiducia che egli riponeva in me, mi fece
sentire che il nostro incontro non poteva essere
soltanto casuale. Quel che stava accadendo tra noi
mi sembr del tutto simile a ci che accadde
quando Ges guard il giovane ricco diritto negli
occhi e lo am (Marco 10,21).
Sentii forte e spontaneo nascere in me il
desiderio di liberare quelluomo dalla sua
prigione e di aiutarlo a scoprire come appagare le
sue pi intime aspirazioni. Cosa vuoi
veramente? gli chiesi.
Voglio scrivere un romanzo,... ma non sar mai
allaltezza di farlo
Lo vuoi veramente? chiesi ancora. Fred mi
guard sorpreso e mi disse sorridendo: S, ma ne
sono anche spaventato, perch non ho mai scritto
romanzi, e pu anche darsi che non ne abbia la
stoffa. Come potrai accertartene? domandai.
Beh, probabilmente non potr. Ci vuole tempo,
denaro, e soprattutto talento, e io non possiedo
nulla di tutto ci.
In quel momento provai una sorta di sdegno nei
suoi confronti, nei confronti della societ e in
qualche modo anche di me stesso perch lasciavo
le cose come erano. Sentii lurgenza di abbattere
tutti questi muri di paure, convenzioni,
aspettative sociali e frustrazioni personali e mi
sfugg dalle labbra: Ma perch non molli il lavoro
e scrivi il tuo romanzo? Non posso disse...
Intanto io continuavo ad insistere: Se lo vuoi
veramente, puoi farlo. Non devi essere vittima del
tempo e del denaro. A quel punto mi resi conto
dessermi lasciato coinvolgere in una battaglia che
ero ben determinato a vincere. Fred sent questo
intenso mio coinvolgimento e disse: Sono solo un
giornalista ed immagino che dovrei anche esserne
contento. No, non dovresti risposi. Dovresti
rivendicare i tuoi desideri pi profondi e fare ci
che veramente vuoi... il tempo e il denaro non
sono il vero motivo. E qual ? mi chiese Fred.
Sei tu dissi. Tu non hai niente da perdere, sei
giovane, pieno di energia, con una buona
formazione... Ogni cosa ti possibile... Perch lasci
che il mondo ti sprema?... Perch ne diventi
vittima? Sei libero di fare ci che vuoi - se quello
che veramente vuoi!.
Fred mi guardava con crescente sorpresa,
domandandosi che cosa lo avesse portato a
questa strana conversazione. Beh, dovrei
andare... un giorno o laltro forse scriver il mio
romanzo.
Lo fermai, non volevo che se ne andasse via cos
facilmente. Aspetta, Fred, so quel che dico. Segui
il tuo desiderio. Con un tocco di sarcasmo nella
voce, mi rispose: Suona bene!. Non volevo
lasciarlo andare, compresi che le mie convinzioni
erano in gioco.
Io credo che gli uomini possano fare le loro scelte
in armonia con le loro aspirazioni, ma sono anche
convinto che, raramente facciano tali scelte. Anzi,
essi se la prendono con il mondo e con la societ
per il loro destino e sprecano la loro vita in
continui lamenti. Dopo la nostra breve
schermaglia verbale, sentivo che Fred era capace
di andare oltre le proprie paure e di assumersi il
rischio di fidarsi di se stesso. Sapevo anche che
dovevo essere io il primo a fidarmi di lui e cos gli
proposi: Fred, lascia il tuo lavoro, vieni qui per
un anno e scrivi il tuo romanzo. In qualche modo
ti procurer il denaro.
Molti anni dopo Fred mi disse che in quel
momento cominci a sentirsi nervoso e a porsi
domande sulle mie motivazioni. Pensava: Ma
cosa vuole veramente da me questuomo? E
perch mi offre tempo e denaro per scrivere? Non
mi fido. Ci deve essere qualcosa sotto!. Ma,
invece di far presente questi pensieri, si limit a
obiettare: Io sono un ebreo, mentre questo un
seminario cristiano. Io rintuzzai le sue obiezioni:
Noi avremo un letterato tra noi... Puoi fare quello
che vuoi... A tutti qui piacer avere un romanziere
tra loro e, nel frattempo, potrai imparare qualcosa
sia sul Cristianesimo che sullEbraismo.
Qualche mese dopo Fred venne alla Yale Univer-
sity School e vi pass un anno cercando di
scrivere il suo romanzo. Il romanzo non venne
mai scritto, ma noi diventammo veri amici. Oggi, a
diversi anni di distanza, sono io che scrivo questo
libro, che come il frutto di quella amicizia.
Durante i dieci anni e pi che seguirono il
periodo trascorso insieme alla Yale, sia Fred che
io abbiamo vissuto vite molto diverse da quelle
che erano prevedibili al nostro primo incontro.
Fred passato attraverso un divorzio terribile, si
risposato ed ora lui e sua moglie, Robin,
aspettano il loro primo bambino. Nel frattempo,
ha fatto diversi lavori, inizialmente non molto
gratificanti, finch non ha trovato una posizione
che gli offrisse ampio margine per esercitare le
sue doti creative. Anche il mio itinerario non era
certo prevedibile. Ho lasciato il mondo
accademico e sono andato in America Latina, sono
rientrato nel mondo accademico ed infine mi sono
stabilito in una comunit che ospita persone con
handicap mentali, e i loro assistenti. Nelle nostre
vite ci sono state molte lotte, molto dolore e molta
gioia e abbiamo condiviso a lungo le nostre
esperienze nei momenti di incontro. Con il passar
del tempo, la nostra amicizia cresciuta e siamo
diventati sempre pi consapevoli di quanto essa
fosse per noi importante, anche se gli affari, la
distanza e i diversi stili di vita, ci impedivano di
vederci tutte le volte che desideravamo.
Fin dallinizio della nostra amicizia eravamo co-
scienti delle radicali diversit delle nostre
esperienze religiose. Sembrava difficile che,
allinizio, potessimo sostenerci lun laltro
spiritualmente. Fred mi rispettava come prete
cattolico e mostrava un sincero interesse per la
mia vita e il mio lavoro, ma il Cristianesimo, in
generale, e la Chiesa cattolica, in particolare,
erano solamente alcuni dei suoi molteplici
interessi. Per quel che mi riguarda, potevo
facilmente comprendere lebraismo secolarizzato
di Fred, malgrado pensassi che egli avrebbe tratto
maggior vantaggio se avesse coltivato di pi la sua
eredit spirituale. Ricordo benissimo quando una
volta dissi a Fred che sarebbe stato bene per lui
leggere la Bibbia ebraica. Egli rispose
protestando: Non mi dice niente. Ha parole
lontane e strane.... Beh, leggi almeno il Libro di
Qoelet (Ecclesiaste), quello che inizia con le
parole: Vanit delle vanit... Tutto vanit.
Il giorno seguente Fred mi disse: Lho letto...
non mi ero mai reso conto che la Bibbia desse
spazio alla figura dello scettico... uno come me...
davvero rassicurante!. Ricordo daver pensato:
C molto di pi che uno scettico in te.
Invecchiando diventavamo meno interessati al
successo, alla carriera, alla fama, al denaro e al
tempo, e le domande sul significato e gli scopi
delle nostre vite erano sempre pi al centro del
nostro rapporto.
In mezzo ai molti cambiamenti delle nostre vite,
Fred e io eravamo pi sensibili ai nostri pi
profondi desideri. Sebbene le situazioni delle
nostre esistenze fossero differenti, entrambi
dovevamo confrontarci con il dolore del rifiuto e
della separazione, ed entrambi ci rendevamo
conto del nostro crescente desiderio di intimit e
di amicizia. Per evitare di essere sommersi
dallamarezza e dal risentimento, entrambi
abbiamo dovuto attingere alle nostre pi
profonde risorse spirituali. Le differenze
diventavano meno importanti e le somiglianze pi
evidenti. Mentre la nostra amicizia si faceva pi
profonda e forte, il nostro desiderio di una
comune base spirituale diventava pi esplicito.
Un giorno, mentre passeggiavamo nella
Columbus Avenue a New York City, Fred si gir
verso di me e disse: Perch non scrivi qualcosa
sulla vita spirituale, per me e i miei amici?. Fred
conosceva bene la maggior parte dei miei scritti.
Mi aveva dato spesso validi consigli sulla forma e
sullo stile, ma raramente si sentiva coinvolto dal
contenuto. Come ebreo che viveva nel mondo
secolare di New York City, non poteva trovare
molto conforto o sostegno in parole che avevano
una esplicita matrice cristiana ed erano chia-
ramente basate su una lunga vita nella Chiesa.
Cose sostanzialmente buone diceva spesso ma
che non fanno per me. Egli sentiva fortemente
che la sua esperienza e quella dei suoi amici
esigevano unaltra intonazione, un altro
linguaggio, una diversa lunghezza donda
spirituale.
A mano a mano che conoscevo gli amici di Fred,
i loro interessi e ci che stava loro a cuore,
comprendevo meglio le obiezioni di Fred sulla
necessit di una spiritualit che parlasse a uomini
e donne di una societ secolarizzata. Molti dei
miei pensieri e scritti presupponevano una
familiarit con concetti ed immagini che per molti
secoli avevano nutrito la vita spirituale di cristiani
ed ebrei, ma per molte persone questi concetti ed
immagini avevano perso il potere di toccarli nel
vivo delle loro fondamentali esigenze spirituali.
Lidea suggeritami da Fred di dire qualcosa che
egli stesso e i suoi amici potessero ascoltare non
mi abbandon pi. Mi stava chiedendo di
rispondere alla grande fame e sete spirituale che
esiste in moltissime persone che percorrono le
strade delle grandi citt. Mi stava supplicando di
dire parole di speranza a persone che non
frequentavano pi le chiese o le sinagoghe, e per
le quali preti e rabbini non erano pi i naturali
consiglieri.
Tu hai qualcosa da dire insisteva Fred, ma
devi dirlo alle persone che meno sentono il
bisogno di ascoltarlo... Cosa hai da dire a noi
giovani, ambiziosi, uomini e donne secolari che si
chiedono cos, in fin dei conti, la vita? Puoi
parlarci con la stessa convinzione di quando parli
a coloro con i quali condividi la tua tradizione, il
tuo linguaggio e la tua visione della vita?
Fred non fu lunico a pormi tali domande. Ci
che Fred aveva espresso con tanta chiarezza mi
era giunto anche da molte altre direzioni. Lo
avevo sentito da persone della mia comunit che
non avevano un retroterra religioso e per le quali
la Bibbia era un libro strano e nebuloso. Lo avevo
sentito da membri della mia famiglia che avevano
lasciato da tempo la Chiesa e non desideravano
tornarci. Lo avevo sentito da avvocati, dottori,
uomini daffari che vivevano unesistenza che
aveva assorbito ogni loro energia e per i quali il
sabato o la domenica erano poco pi di una breve
pausa per riprendere sufficiente forza per rien-
trare nellarena del luned mattina. Lo avevo
sentito anche da giovani uomini e donne che
cominciavano ad avvertire le molte richieste di
una societ che esigeva la loro attenzione, ma che
temevano nello stesso tempo che ci che questa
societ offriva loro, non era una vera vita.
La domanda di Fred divent molto pi
dellintrigante suggerimento di un giovane
intellettuale di New York. Divenne la richiesta che
si alzava da ogni parte, ovunque fossi disposto ad
ascoltarla. Alla fine, divenne per me la pi
pertinente, la pi urgente di tutte le domande:
Parlaci delle pi profonde brame del nostro
cuore, dei tanti desideri, della speranza; non
parlarci delle tante strategie per sopravvivere, ma
parlaci della fiducia; non parlarci dei nuovi
metodi per soddisfare i nostri bisogni emotivi, ma
parlaci dellamore. Parlaci di una visione pi
grande delle nostre mutevoli prospettive. Parlaci
di una voce pi profonda del clamore dei nostri
mass-media. S, parlaci di qualcosa o di qualcuno
pi grande di noi. Parlaci di... Dio.
Chi sono io per parlare di tali cose?
rispondevo. La mia vita talmente piccola per
farlo. Non ho esperienza, conoscenza o linguaggio
adatti per fare ci che mi chiedete. Tu e i tuoi
amici vivete in un mondo cos diverso dal mio.
Fred non mi diede molta corda. Fallo, lo devi
fare... se non tu, chi?... Vieni a trovarmi pi spesso;
parla con i miei amici; osserva con attenzione ci
che vedi e ascolta attentamente ci che odi.
Sentirai un grido sgorgare dalle profondit del
cuore umano, un grido rimasto inascoltato perch
non cera nessuno a sentirlo.
Le parole di Fred mi fecero pensare al suo
appartamento nella 75a Strada: un luogo
accogliente, circondato da un mondo ostile. La
prima volta che Fred mi ci port, molti anni fa, mi
fece notare lo squallore dellatrio delledificio.
Hanno rubato tutto, disse, il lampadario, il
rivestimento in marmo dei muri; ogni cosa di un
qualche valore stata strappata e portata via,
spesso anche in pieno giorno. In tutto il tragitto
dellascensore allundicesimo piano, notai uno
strano silenzio tra le persone l ammassate quasi
gomito a gomito. Cos vicine eppure tanto lontane.
Fred aveva bisogno di due chiavi per aprire la
porta dellappartamento e doveva chiudere
ermeticamente le doppie finestre protette da
sbarre di ferro perch il frastuono della Columbus
Avenue non invadesse ogni angolo di quello
spazio. Una bella casa, s, ma quando finalmente vi
entrammo aleggiava ancora su di noi lintera
storia di violenza e oppressione, paura e sospetto,
angoscia ed agonia che il mondo esterno ci aveva
appena raccontato. L, ho appreso come Fred
passa le sue giornate: lascia il suo appartamento
al mattino presto e scompare tra la folla sulla
strada che lo porta al lavoro; legge il giornale
nella metropolitana e lavora ad un bollettino
finanziario in uno stanzino che funziona da
ufficio; pranza con un collega in un ristorante
rumoroso, e passa il pomeriggio tra innumerevoli
chiamate telefoniche e fax, poi scompare di nuovo
tra la folla mentre torna al suo accogliente rifugio.
Cosa potevo dire ad un uomo che vive in un
luogo simile e con questi ritmi? Cosa potevo dire
ad un mondo di taxi impazziti, di grattacieli di
vetro adibiti ad uffici, di spettacoli esibiti in ogni
ora del giorno e della notte? E inoltre, dopo anni
di studio, di preghiera, di incontri, ero preparato a
dire parole di speranza proprio a questo tipo di
mondo?
Ma come? Come? chiedevo a Fred, mentre
provavo una forte resistenza e la mia impazienza
a rispondere allinvito sosteneva, nel mio intimo,
una dura battaglia. La sua risposta? Parla mi
disse da dove, nel tuo cuore, sei pi te stesso.
Parla direttamente, semplicemente, amabilmente,
gentilmente e senza metterti sulle difese. Di
quello che vedi e aiutaci a vedere; di cosa senti e
aiutaci a sentire... Fidati del tuo cuore. Le parole
verranno. Non temere. Coloro che hanno pi
bisogno di te saranno quelli che pi ti aiuteranno.
Puoi essere certo che io lo far.
Adesso, mentre finalmente inizio a scrivere, so
che posso farlo solo stando pi vicino a Fred e ai
suoi amici. Essi mi hanno chiamato ad essere ci
che voglio essere, ma mi danno anche la sicurezza
del loro amore.
Ho scelto di scrivere in uno stile diretto, come
se scrivessi una lettera. Mantenendo Fred e i suoi
amici costantemente al centro della mia
attenzione, posso esprimere al meglio quello che
ho in cuore. Non mi sento in grado di trattare tutti
gli scottanti problemi del nostro tempo e della
societ, ma sono capace di scrivere ad un caro
amico che conosco ed amo, come un compagno di
viaggio alla ricerca della vita, della luce e della
verit. Spero che attraverso il mio coinvolgimento
cos personale e diretto, molti possano desiderare
di ascoltare con il cuore e di unirsi a me in
questa ricerca spirituale.
ESSERE LAMATO
Da quando mi hai chiesto di scrivere per te e i
tuoi amici, sulla vita spirituale, mi sono chiesto se
potesse esserci una parola che, alla fine della tua
lettura, riassumesse tutto ci che desidero dirti.
Nel corso di questultimo anno, la parola speciale,
che io cercavo, si fatta lentamente strada dal
profondo del mio cuore. La parola Amato.
Sono sicuro che questa parola mi stata data per
amore tuo e dei tuoi amici. Come cristiano, ho
scoperto per la prima volta questa parola nella
storia del battesimo di Ges di Nazareth. Non
appena Ges usc dallacqua, vide aprirsi i cieli e
lo Spirito discendere su di lui come una colomba.
E sent una voce dal cielo: Tu sei mio Figlio,
lAmato, in te mi sono compiaciuto. Per molti
anni, ho letto queste parole e ne ho fatto oggetto
di riflessione in molte prediche e letture, ma solo
dopo i nostri colloqui a New York esse hanno
assunto un significato che oltrepassa i confini
della mia tradizione. Le molte nostre
conversazioni mi hanno portato alla intima
convinzione che le parole Tu sei il mio Amato
rivelano la pi profonda verit su tutti gli esseri
umani, appartengano o no a una particolare
tradizione.
Fred, quello che voglio dirti che Tu sei lAma-
to, e quello che spero che tu possa ascoltare
queste parole come fossero dette a te con tutta la
tenerezza e la forza che lamore pu avere. Il mio
unico desiderio che queste parole possano
risuonare in ogni parte del tuo essere - Tu sei
lAmato.
Il pi grande dono che la mia amicizia possa
farti il dono di riconoscere il tuo stato di essere
amato. Posso farti questo dono solo per quanto
lho preteso per me stesso. Non questa
lamicizia: darci luno allaltro il dono del nostro
essere amati?
S, quella voce, la voce che parla dallalto e da
dentro i nostri cuori, che sussurra dolcemente o
dichiara con forza: Tu sei il mio Amato, in te mi
sono compiaciuto. Non certamente facile
ascoltare quella voce in un mondo pieno di altre
voci che gridano: Tu non sei buono, sei brutto;
sei indegno; sei da disprezzare, non sei nessuno -
e non puoi dimostrare il contrario.
Queste voci negative sono cos forti e cos
insistenti che facile credere loro. Questa la
grande trappola. la trappola del rifiuto di noi
stessi. Nel corso degli anni, sono arrivato a
rendermi conto che, nella vita, la pi grande
trappola non il successo, la popolarit o il
potere, ma il rifiuto di noi stessi. Naturalmente, il
successo, la popolarit e il potere possono essere
una grande tentazione, ma la loro forza di
seduzione deriva spesso dal fatto che sono parte
di una pi grande tentazione, quella del rifiuto di
noi stessi. Quando si d ascolto alle voci che ci
chiamano indegni e non-amabili, allora il
successo, la popolarit e il potere sono facilmente
percepiti come soluzioni attraenti. Ma la vera
trappola il rifiuto di noi stessi. Mi stupisco
sempre di come cado in fretta in questo tipo di
tentazione. Appena qualcuno mi accusa o mi
critica, appena mi sento rifiutato, lasciato solo o
abbandonato, mi trovo a pensare: Questo prova,
ancora una volta, che non sono nessuno. Invece
di assumere una posizione critica al riguardo, o
cercare di capire quali sono i miei e gli altrui
limiti, tendo a colpevolizzarmi - non solo per ci
che ho fatto, ma per ci che sono. Il mio lato
oscuro dice: Non sono buono... mi merito di
essere messo da parte, dimenticato, rifiutato, e
abbandonato.
Forse tu pensi dessere maggiormente tentato
dallarroganza piuttosto che dal rifiuto di te
stesso. Ma larroganza non un altro aspetto del
rifiuto di se stessi? Larroganza non mettere te
stesso su un piedistallo, per evitare di essere visto
come tu ti vedi? E, in ultima analisi, larroganza
non un altro modo per aver a che fare con il
sentimento della propria indegnit? Sia il rifiuto
di se stessi che larroganza ci emarginano dalla
comune realt dellesistenza e creano una
comunit di persone estremamente difficili, se
non impossibili da contattare. So fin troppo bene
che sotto la mia arroganza ci sono molti dubbi su
me stesso, cos come so che nel rifiuto di me
stesso, c un bel po di orgoglio nascosto. Sia che
mi esalti o mi deprezzi, perdo contatto con la mia
verit e distorco la mia visione della realt.
Spero che in qualche modo tu possa identificare
in te stesso la tentazione al rifiuto del tuo io, sia
che si manifesti sotto la forma dellarroganza che
sotto la forma del deprezzamento di te. Non
raro che il rifiuto di se stessi sia visto
semplicemente come lespressione nevrotica di
una persona insicura. Ma la nevrosi spesso la
manifestazione psichica di una pi profonda
oscurit umana: loscurit data dal fatto di non
sentirsi veramente i benvenuti nellesistenza
umana. Il rifiuto di se stessi il pi grande nemico
della vita spirituale perch contraddice la voce
sacra che ci chiama gli Amati. Essere lAmato
esprime la verit centrale della nostra esistenza.
Espongo questo in modo cos diretto e semplice
perch, sebbene lesperienza di essere lAmato
non sia stata mai completamente assente dalla
mia vita, non ho mai rivendicato che ne fosse la
verit centrale. Continuavo a girarvi intorno, pi o
meno alla larga, alla costante ricerca di qualcuno
o di qualcosa che mi convincesse del mio stato di
essere amato. Era come se qualcosa, dentro di
me, si rifiutasse di ascoltare la voce che proviene
dalla parte pi profonda del mio essere e che dice:
Tu sei il mio Amato, in te mi sono compiaciuto.
Quella voce sempre stata l, ma, a quanto pare,
io desideravo di pi ascoltare le altre voci, voci
forti, che dicevano: Dimostra che sei degno di
qualcosa; fai qualcosa di significativo, spetta-
colare o potente, e allora potrai guadagnare
lamore che desideri. Nel frattempo, la voce dolce
e gentile che parla nel silenzio e nella solitudine
del mio cuore rimaneva inascoltata o, perlomeno,
non era convincente.
Quella voce dolce e gentile che mi chiama
lAmato venuta a me in innumerevoli modi. I
miei genitori, gli amici, gli insegnanti, gli studenti
e i molti estranei che ho incrociato nel mio
cammino, mi hanno fatto sentire quella voce in
toni differenti. Sono stato benvoluto, con
tenerezza e gentilezza, da molte persone. Mi
hanno insegnato e sono stato istruito con molta
pazienza e perseveranza. Sono stato incoraggiato
a perseverare quando ero pronto a lasciar
perdere, e sono stato stimolato a riprovare
quando ho fallito. Sono stato ricompensato e
elogiato per il mio successo... per, in un certo
qual modo, tutti questi segni damore non sono
stati sufficienti a convincermi che ero lAmato.
Sotto lapparente salda fiducia in me stesso, cera
sempre la stessa domanda: Se tutti quelli che mi
coprono di tanta attenzione, potessero vedere e
conoscere la parte pi intima di me stesso, mi
amerebbero ancora?. Questa tormentosa
domanda era radicata nella mia intima oscurit,
continuando a perseguitarmi e a farmi fuggire da
dove quella tranquilla voce, che mi chiamava 1
Amato, poteva essere ascoltata.
Penso che tu capisca di cosa sto parlando. Non
stai sperando, anche tu, come me, che qualche
persona, cosa, o evento, possano darti quel
sentimento definitivo di intimo benessere che tu
desideri? Non speri spesso: Forse questo libro,
questa idea, questa serie di eventi, questo viaggio,
questo lavoro, questo paese o questa relazione
porter a compimento il mio pi profondo
desiderio. Ma finch rimani nellattesa di questo
misterioso momento, andrai avanti correndo alla
cieca, sempre ansioso e senza pace, sempre feb-
brile e furioso, mai pienamente soddisfatto. Sai
che questa la forza coattiva che ci mantiene
sempre in movimento e indaffarati, ma che allo
stesso tempo ci fa chiedere se stiamo andando da
qualche parte. Questo il modo di esaurire e
bruciare la vita spirituale. Questa la strada per
la morte spirituale.
Tu ed io non dobbiamo uccidere noi stessi. Noi
siamo gli Amati. Siamo intimamente amati, assai
prima che i nostri genitori, insegnanti, coniugi,
figli e amici ci abbiano amati, o offesi. Questa la
verit della nostra vita. Questa la verit che
voglio che tu pretenda per te stesso. Questa la
verit enunciata dalla voce che dice: Tu sei il mio
Amato.
Ascoltando con grande, interiore attenzione
quella voce, sento nellintimo parole che dicono:
Ti ho chiamato per nome fin dal principio. Tu sei
mio e io sono tuo. Tu sei il mio Amato, in te mi
sono compiaciuto. Ti ho modellato nelle
profondit della terra e ti ho formato nel grembo
di tua madre. Ti ho scolpito nei palmi delle mie
mani e ti ho nascosto allombra del mio abbraccio.
Ti guardo con infinita tenerezza e ho cura di te
con una sollecitudine pi profonda che quella di
una madre per il suo bambino. Ho contato ogni
capello del tuo capo e ti ho guidato ad ogni passo.
Ovunque tu vada, io vengo con te, e ovunque tu
riposi, io veglio su te. Ti dar del cibo che
soddisfer ogni tua fame e bevande che
estingueranno ogni tua sete. Non nasconder il
mio viso da te. Tu sai che io sono tuo come io so
che tu sei mio. Tu mi appartieni.
Io sono tuo padre, tua madre, tuo fratello, tua
sorella, il tuo amante e il tuo sposo... S, persino il
tuo bambino... ovunque tu sia, io ci sar. Niente
mai ci separer. Noi siamo uno.
Ogni volta che ascolti con attenzione quella
voce che ti chiama lAmato, scoprirai in te il
desiderio di riascoltarla pi a lungo e pi
profondamente. come scoprire una sorgente nel
deserto. Quando si sente il terreno umido, si vuol
scavare pi a fondo.
Ultimamente ho eseguito molti scavi e so che ho
appena iniziato a vedere un ruscelletto scaturire
attraverso la sabbia arida. Devo continuare a
scavare perch quel ruscelletto venga fuori
dallenorme serbatoio nascosto sotto il deserto
della mia vita. La parola scavare forse non la
pi adatta, perch d lidea di un lavoro duro e
penoso, ma, alla fine, mi porta l dove posso
placare la mia sete. Forse tutto ci che occorre
fare rimuovere la sabbia arida che copre la
sorgente. Nelle nostre vite pu esserci un grande
cumulo di sabbia arida, ma Colui che desidera
placare la nostra sete, ci aiuter a rimuoverlo.
Quel che necessario avere un grande desiderio
di trovare lacqua e di bere dalla sorgente.
Tu hai vissuto meno anni di me. Puoi ancora
desiderare di guardarti intorno un po di pi, un
po pi a lungo, e convincerti che la vita spirituale
degna di tutte le tue energie. Ma sento una certa
premura nei tuoi riguardi perch non voglio che
tu sprechi troppo del tuo tempo! Io ho meno anni
davanti a me che dietro di me. Per te, spero che
sia vero il contrario. Perci, voglio incoraggiarti,
gi da adesso, a non lanciarti in ricerche che ti
portino solo alla confusione. Non devi neanche
diventare la vittima di un mondo che manipola o
rimanere intrappolato in ogni sorta di
dipendenza. Puoi scegliere di raggiungere adesso
la vera, intima libert e scoprirla sempre pi
pienamente.
Cos, se sei interessato ad iniziare il viaggio
dellAmato, ho molto di pi da dirti, poich il
viaggio della vita spirituale necessita non solo di
determinazione, ma anche di una certa
conoscenza del terreno da attraversare. Non
voglio che tu debba errare nel deserto per
quarantanni come fecero i nostri antenati
spirituali. E non voglio che tu vi rimanga neanche
per il tutto tempo che ci sono rimasto io. Tu mi sei
molto caro, sei un amico che amo con tutto il
cuore.
Sebbene sia vero che chiunque debba fare le
proprie esperienze, credo per che si possa
prevenire coloro che si ama dal fare gli stessi
errori. Nel campo della vita spirituale, abbiamo
bisogno di guide. Nelle pagine che adesso voglio
scrivere per te, mi piacerebbe essere la tua guida.
Spero che tu sia ancora interessato a seguirmi in
questo viaggio.
DIVENTARE LAMATO
Incarnare la Verit

Caro amico, essere lAmato lorigine e il


compimento della vita dello Spirito. Dico questo
perch, appena cogliamo un barlume di questa
verit, ci mettiamo in cammino alla ricerca della
pienezza di tale verit e non abbiamo requie
finch non riusciamo a trovarla. Dal momento in
cui rivendichiamo la verit di essere gli Amati, noi
affrontiamo la chiamata di diventare ci che
siamo. Diventare gli Amati: ecco il viaggio
spirituale che dobbiamo compiere. Le parole di
Agostino: La mia anima inquieta, finch non ri-
posa in Te, o Dio definiscono bene questo
viaggio. So che il fatto di essere alla costante
ricerca di Dio, in continua tensione per scoprire la
pienezza dellAmore, con il desiderio struggente
di arrivare alla completa verit, mi dice che ho gi
assaporato qualcosa di Dio, dellAmore e della
Verit. Posso cercare solo qualcosa che, in
qualche modo, ho gi trovato. Come posso cercare
la bellezza e la verit, senza che la bellezza e la
verit siano, nel profondo del mio cuore, a me gi
note? Sembra che tutti noi, esseri umani, abbiamo
un profondo, intimo ricordo del paradiso che
abbiamo perduto. Forse pi appropriata la
parola innocenza, che la parola paradiso.
Eravamo innocenti prima di cominciare a sentirci
colpevoli; eravamo nella luce prima di entrare
nelloscurit; eravamo a casa prima di iniziare a
cercare una casa. Nella profondit dei recessi
delle nostre menti e dei nostri cuori dimora
nascosto il tesoro che noi cerchiamo. Sappiamo
che prezioso, e sappiamo che contiene il dono
che pi desideriamo: una vita pi forte della
morte.
Se vero che non siamo solamente gli Amati,
ma dobbiamo anche diventare gli Amati; se vero
che non solo siamo i figli di Dio, ma dobbiamo
anche diventare i figli di Dio; se vero che non
solo siamo fratelli e sorelle, ma dobbiamo
diventare fratelli e sorelle... se tutto questo vero,
come possiamo allora, afferrare appieno questo
processo del divenire? Se la vita spirituale non
semplicemente un modo di essere, ma anche un
modo di divenire, qual allora, la natura di questo
divenire?
Tu sei abbastanza pragmatico da chiedermi
come si passa dalla prima alla seconda innocenza,
dalla prima alla seconda infanzia, dallessere gli
Amati al divenire totalmente tali. una questione
di tale importanza che ci obbliga a lasciar perdere
ogni forma di romanticismo o di idealismo e a
trattare con estrema concretezza la nostra vita
giornaliera. Diventare gli Amati significa lasciare
che la verit dell essere amati si incarni in ogni
cosa che pensiamo, diciamo o facciamo. Ci
comporta un lungo e doloroso processo di
appropriazione o, meglio, di incarnazione. Finch
essere lAmato poco pi di un bel pensiero o di
una idea sublime, sospesa sulla mia vita per
impedirmi di diventare depresso, niente cambia
veramente. Ci che richiesto, diventare
lAmato nella banale vita di ogni giorno e, a poco a
poco, colmare il vuoto che esiste tra ci che io so
di essere e le innumerevoli specifiche realt della
vita quotidiana. Diventare lAmato significa calare
nella ordinariet di ci che io sono e, quindi, di ci
che penso, dico e faccio ora dopo ora, la verit che
mi stata rivelata dallalto.
Quando penso alla tua vita, a quella di Robin e
dei vostri amici, sono del tutto consapevole delle
pressioni cui siete sottoposti. Tu e Robin vivete
nel centro di New York, in un piccolo
appartamento, tu devi conservare il tuo lavoro
per guadagnare abbastanza per pagare vitto e
alloggio, hai migliaia di piccole cose di cui
occuparti: telefonate da fare, lettere da scrivere,
comprare e cucinare il cibo, stare in contatto con
la famiglia e gli amici e rimanere informato di ci
che succede nella tua citt, nel tuo Paese e nel
mondo. Tutto ci sembra essere veramente tanto
per una sola persona e di solito sono queste
semplici cose della vita quotidiana che forniscono
la materia prima per le nostre conversazioni. La
domanda, Che stai facendo?, porta di solito a
parlare dei fatti molto concreti su matrimonio,
famiglia, salute, lavoro, denaro, amici e progetti
per limmediato futuro. Comunque, raramente
questa domanda porta a pensieri profondi
sullorigine e il fine della nostra esistenza.
Nondimeno, sono del tutto convinto che lorigine
e il fine della nostra esistenza sono strettamente
legati al modo in cui pensiamo, parliamo e agiamo
nella vita di tutti i giorni. Poich la nostra pi
profonda verit quella di essere gli Amati, e la
nostra pi grande gioia e pace consistono nel
rivendicare appieno questa verit, ne consegue
che ci deve farsi visibile e tangibile nel modo in
cui mangiamo, beviamo, parliamo, amiamo,
giochiamo e lavoriamo. Quando le pi profonde
correnti della nostra vita non avranno pi alcuna
influenza sulle onde in superficie, allora la nostra
vitalit rifluir e non saremo pi svogliati e
annoiati, sebbene ancora presi dalle nostre
attivit.
Cos, il mio compito adesso quello di scrivere
del processo per cui si diventa gli Amati e di come
pu essere determinato con precisione nella
nostra vita di tutti i giorni. Ci che tenter di
descrivere sono i movimenti dello Spirito, come si
collocano dentro di noi e intorno a noi. Come sai,
noi viviamo in unautentica epoca psicologica.
Conosciamo tante cose delle nostre emozioni,
passioni e sentimenti. Siamo consci delle molte
connessioni tra le nostre prime esperienze e i
nostri attuali comportamenti. Dobbiamo
diventare piuttosto perspicaci nel nostro sviluppo
psicosessuale e potere cos identificare facilmente
i nostri momenti di vittimizzazione e i nostri
momenti di vera libert. Conosciamo i nostri
meccanismi di difesa, sappiamo che proiettiamo i
nostri bisogni e le nostre paure sugli altri, che i
nostri dubbi personali possono facilmente
intralciare la nostra creativit. La mia domanda
se sia possibile essere cos articolati nel nostro
viaggio spirituale come lo siamo nel nostro
viaggio psicologico. Possiamo entrare in contatto
con il misterioso processo del divenire gli Amati
nello stesso specifico modo in cui possiamo
entrare in contatto con le dinamiche della
nostra psiche?
Tu puoi chiederti se le psicodinamiche siano
veramente cos differenti dai movimenti dello
Spirito. Io penso che lo siano, anche se si
collegano e si intersezionano in molti modi.
Quello che voglio descrivere come i movimenti
dello Spirito dellamore si manifestino nelle
nostre lotte quotidiane e come possiamo
sviluppare discipline che ci consentano di
identificare questi movimenti e di rispondere loro
con le nostre azioni.
Per identificare i movimenti dello Spirito nella
nostra vita, ho trovato utile ricorrere a quattro
parole: preso, benedetto,spezzato e dato. Queste
parole riassumono la mia vita di sacerdote,
perch ogni giorno, quando mi riunisco intorno
nella mensa con i membri della mia comunit,
prendo il pane, lo benedico, lo spezzo e lo do.
Queste parole riassumono anche la mia vita di
cristiano perch, come cristiano, sono chiamato a
diventare il pane per il mondo: pane che preso,
benedetto, spezzato e dato. La cosa pi impor-
tante, comunque, che queste parole riassumono
la mia vita di essere umano, perch in ogni
momento della mia vita, da qualche parte, in
qualche modo, il prendere, il benedire, lo
spezzare, il dare, sono eventi che accadono.
A questo punto devo dirti che queste quattro
parole sono diventate le parole pi importanti
della mia vita. Solo gradualmente il loro
significato mi diventato noto, e sento che non
riuscir mai a conoscerne la piena profondit.
Sono le parole pi personali e pi universali.
Esprimono la pi spirituale e la pi secolare
verit. Parlano del pi divino e del pi umano
comportamento. Raggiungono lalto come il basso,
abbracciano sia Dio che tutti gli uomini.
Esprimono succintamente la complessit della
vita e abbracciano il mistero che non cessa di
rivelarsi. Queste parole sono la chiave per capire
non solo le vite dei grandi profeti di Israele e la
vita di Ges Cristo, ma anche le nostre stesse vite.
Le ho scelte non solo perch sono profondamente
scolpite nel mio essere, ma anche perch, tramite
loro, sono entrato in contatto con i modi per
divenire lAmato di Dio.
Scelto

Per diventare gli Amati, dobbiamo, prima di


tutto, rivendicare di essere presi. Inizialmente
questo pu sembrare molto strano, eppure,
essere presi essenziale per divenire gli Amati.
Come ho appena menzionato, possiamo
desiderare di diventare gli Amati solo quando
sappiamo che siamo gi gli Amati. Quindi, il primo
passo nella vita spirituale ammettere con tutto il
nostro essere che noi siamo gi stati presi.
A questo punto, potrebbe essere daiuto, usare
al posto di prendere, che un termine un po
freddo e fragile, un termine pi caldo e morbido
con lo stesso significato: il termine scegliere.
Come Figli di Dio noi siamo quelli scelti da Dio.
Spero che il termine scelto ti parli. Deve
essere per te un termine con connotazioni
davvero speciali. Come ebreo, conosci le
associazioni di idee, positive e negative, legate a
chi si considera parte del popolo scelto da Dio. Mi
hai parlato spesso della ricca eredit della tua
famiglia, della profonda fede dei tuoi nonni e delle
tante tradizioni che uniscono i tuoi genitori alla
sacra storia del tuo popolo. Ma mi hai anche
raccontato dei crudeli pogrom nel vecchio con-
tinente e del lungo e doloroso viaggio che hanno
portato tua madre e tuo padre in America. Bench
tu non abbia sofferto direttamente della
persecuzione, sei del tutto consapevole di quanto
essa sia parte della tua storia e quanto abbia
terribilmente coinvolto la superficie della tua vita.
Mi hai mostrato che lantisemitismo sempre
latente sotto una forma o unaltra, e i recenti
eventi, sia in Europa che negli Stati Uniti,
confermano la tua convinzione che la colpa degli
ebrei non qualcosa che appartiene solo al
passato. Non sarei sorpreso se una parte di te
protestasse contro lidea di essere scelto. Ho
sperimentato questo nella mia stessa vita.
Essendo un sacerdote, sono stato spesso trattato
come una persona speciale, come una persona
messa a parte, come se scelto significasse
diverso. Ho provato spesso a mostrare o a
dimostrare che ero solo io - un modo di spiegare
le iniziali J.M. del mio nome1 e che non avevo
nessun desiderio di essere messo su un piedi-
stallo e trattato come una persona speciale.
Sentivo, come naturalmente fai anche tu, che
quando sei trattato come uno che stato scelto, ti
esponi ad essere sia perseguitato che ammirato.
Tuttavia, credo profondamente in questo: per
vivere una vita spirituale dobbiamo rivendicare
per noi stessi che siamo presi o scelti. Lascia
che io tenti di approfondire questo concetto.
Quando so che sono scelto, so che sono stato visto
come una persona speciale. Qualcuno mi ha
notato nella mia unicit e ha espresso il desiderio
di conoscermi, di avvicinarsi di pi a me, di
amarmi. Quando ti scrivo che, come Amati, siamo
coloro che sono scelti da Dio, intendo dire che
siamo stati visti da Dio, da tutta leternit, e che
Egli ci ha visti come esseri unici, speciali, preziosi.
molto difficile esprimere bene la profondit del
significato che la parola scelto ha per me, ma
spero che sarai in grado di ascoltarmi dal tuo
intimo. Da tutta leternit, prima ancora che tu
nascessi e diventassi parte della storia, tu esistevi
nel cuore di Dio. Assai prima che i tuoi genitori ti
desiderassero e che i tuoi amici riconoscessero i
tuoi doni, o i tuoi insegnanti, colleghi e datori di
lavoro ti incoraggiassero, tu eri gi scelto. Gli
occhi dellamore ti hanno visto come una realt
preziosa, di infinita bellezza e di eterno valore.
Quando lamore sceglie, sceglie con una perfetta
sensibilit per lunica bellezza di colui che scelto
e sceglie senza che nessun altro si senta escluso.
Tocchiamo qui un grande mistero spirituale:
essere scelti non significa che gli altri sono
rifiutati. molto difficile immaginare questo in un
mondo competitivo come il nostro. Tutti i miei
ricordi di quando sono stato scelto sono legati ai
ricordi di altri che non lo sono stati. Quando non
fui scelto per una squadra di calcio, quando non
fui scelto per essere il capo di una pattuglia di Boy
Scout, o quando fui scelto per essere il senior
del mio corso di studi teologici, o per essere
onorato con un premio speciale, ci sono sempre
state lacrime accanto ai sorrisi e sorrisi accanto
alle lacrime. La competizione e il confronto erano
sempre presenti. Quanto spesso ho sentito il
bisogno di sentirmi dire: Il fatto che non sei stato
scelto non significa che non sei adatto, ma solo
che qualcuno un pochino meglio. Ma anche
queste parole raramente mi consolavano, perch
la sensazione del rifiuto era sempre presente.
Quando ero scelto e selezionato come il migliore,
ero sempre conscio di quanto disappunto
avessero gli altri per non essere al mio posto.
Allora sentivo il bisogno di sentirmi dire: Il fatto
che tu sia stato scelto non significa che gli altri
non siano adatti, ma solo che tu sei un pochino
meglio. Per queste parole non mi erano di
molto aiuto, perch non ero capace di rendere gli
altri felici quanto lo ero io. In questo mondo,
essere scelto significa semplicemente essere
messo a parte, a differenza di altri. Tu sai che in
una societ estremamente competitiva, quelli
scelti sono guardati con particolare attenzione.
Riviste intere sono dedicate agli eroi dello sport,
del cinema, della musica, del teatro e delle altre
attivit dove si eccelle. Essi sono quelli scelti, e i
loro fans, siano essi lettori, ascoltatori, spettatori,
cercano di trarre qualche piacere compensativo
nel conoscerli o nelavvicinarli.
Essere scelti come gli Amati di Dio qualcosa di
radicalmente diverso. Invece di escludere gli altri,
li include. Invece di rifiutare gli altri, come meno
validi, li accetta nella loro individuale unicit. Non
una scelta competitiva, ma compassionevole. Le
nostre menti hanno grande difficolt ad afferrare
una tale realt. Forse le nostre menti non la
capiranno mai. Forse solo i nostri cuori possono
riuscirvi. Ogni volta che sentiamo parlare di
persone scelte, talenti scelti o amici scelti,
quasi automaticamente cominciamo a pensare a
delle lites e ci difficile non provare sentimenti
di gelosia, rabbia o risentimento. Non raro che la
percezione che gli altri sono scelti porti
allaggressione, alla violenza e alla guerra.
Ma ti supplico, non cedere la parola scelto al
mondo. Osa sostenerla come se fosse tua, anche
se continuamente incompresa. Devi persistere
nella verit che sei quello scelto. Questa verit
la base fondamentale su cui puoi costruire una
vita come Amato. Quando perdi contatto con il tuo
essere scelto, ti esponi alla tentazione di
rifiutare te stesso, e questa tentazione mina la
possibilit di ogni crescita come Amato.
Guardandomi dentro e intorno, sono sommerso
da voci oscure che mi dicono: Tu non sei niente
di speciale, sei appena una persona tra milioni di
persone; la tua vita solo una bocca in pi da
nutrire, i tuoi bisogni sono solo un problema in
pi da risolvere. Queste voci sono sempre pi
potenti, specialmente in una epoca caratterizzata
da cos tante relazioni interrotte. Molti bambini
non si sentono accettati in questo mondo. Sotto i
loro sorrisi nervosi, spesso c la domanda: Sono
veramente desiderato?. Alcuni ragazzi si sentono
anche dire dalle proprie madri: Sei arrivato
inatteso, ma una volta scoperto che ero incinta ho
deciso di averti comunque. Tu eri una sorta di
incidente. Parole o atteggiamenti come questi,
non fanno sentire una persona come scelta. Il
nostro mondo pieno di gente che si domanda se
non sarebbe stato meglio se non fosse mai nata.
Quando non ci sentiamo amati da chi ci ha dato la
vita, spesso soffriamo, per lintero corso della no-
stra esistenza, di un certo grado di frustrazione,
che pu facilmente portare alla depressione, alla
disperazione e anche al suicidio.
In mezzo a questa realt estremamente
dolorosa, dobbiamo avere il coraggio di
rivendicare la verit che siamo quelli scelti da Dio,
anche quando il nostro mondo non ci sceglie.
Finch permettiamo ai nostri genitori, fratelli,
insegnanti, amici e innamorati di decidere se
siamo scelti o no, ci troviamo irretiti nelle maglie
di un mondo soffocante, che ci accetta o ci rifiuta
secondo i suoi calcoli di utilit e di controllo.
Spesso questa nostra rivendicazione un compito
arduo, un lavoro che dura tutta la vita, poich il
mondo persiste nei suoi sforzi per spingerci
nelloscurit del dubbio, della disistima, del rifiuto
di noi stessi e della depressione. Questo accade
perch come persone insicure, pavide,
autolesioniste, possiamo pi facilmente essere
usati e manipolati dai poteri che ci circondano. La
grande battaglia spirituale inizia - e non finisce
mai - con il rivendicare il nostro essere scelti.
Prima ancora che qualsiasi essere umano ci
vedesse, siamo stati visti dagli amorevoli occhi di
Dio. Prima ancora che qualcuno ci sentisse
piangere o ridere, siamo stati ascoltati dal nostro
Dio che tutto orecchie per noi. Prima ancora che
qualcuno in questo mondo ci parlasse, la voce
dellamore eterno gi ci parlava. La nostra
preziosit, unicit e individualit non ci sono state
date da coloro che incontriamo nellarco del
tempo - della nostra breve esistenza cronologica -
ma da Colui che ci ha scelto con infinito amore, un
amore che esiste da tutta leternit e che durer
per tutta leternit.
Come possiamo prendere contatto con la realt
del nostro essere scelti, quando siamo
circondati dal rifiuto? Ho appena detto che questo
implica una vera lotta spirituale. C qualche
norma di comportamento in questa lotta? Vorrei
tentare di precisare.
In primo luogo, devi continuare a smascherare
il mondo e vederlo com: una realt che
manipola, che opprime, affamata di potere e alla
fine distruttiva. Il mondo ti dice molte bugie su
quello che sei, e tu devi semplicemente essere
abbastanza realistico da ricordarlo a te stesso.
Ogni volta che ti senti urtato, offeso o rifiutato,
devi osare dirti questo: Questi sentimenti, per
quanto forti siano, non mi dicono la verit su me
stesso. La verit, anche se non posso afferrarla be-
ne adesso, che io sono il figlio scelto di Dio,
prezioso agli occhi di Dio, chiamato Amato da
tutta leternit e tenuto al sicuro in un infinito
abbraccio.
Secondariamente, devi continuare a cercare
persone e luoghi dove la tua verit detta, e dove
ti si ricorda la tua pi profonda identit, cio
lessere scelto. S, devi preoccuparti di scegliere
coscientemente il nostro essere scelti e non
permettere che le nostre emozioni, sentimenti o
passioni ci spingano a rifiutare noi stessi. Le
sinagoghe, le chiese, le molte comunit di fede, i
diversi gruppi di sostegno che ci aiutano a
dedicarci agli altri, la famiglia, gli amici, gli inse-
gnanti, gli studenti: ognuna di queste realt pu
diventare un richiamo alla nostra verit. Il
limitato, a volte incerto, amore di coloro con i
quali condividiamo la nostra umanit, pu spesso
indicarci la verit di ci che siamo: esseri preziosi
agli occhi di Dio. Questa verit non
semplicemente una verit interiore che emerge
dal nostro intimo. Ma anche la verit che ci
stata rivelata da Colui che ci ha scelto. Questo il
motivo per cui dobbiamo continuare ad ascoltare
i molti uomini e donne che nella storia, attraverso
le loro vite e le loro parole, ci riportano a questa
verit.
In terzo luogo, devi celebrare il tuo essere
scelto costantemente. Questo significa dire
grazie a Dio per avere scelto te, e dire grazie a
tutti coloro che ti ricordano che sei scelto. La
gratitudine il modo pi fecondo per
approfondire la tua consapevolezza che non sei
un incidente, ma una scelta divina. importante
rendersi conto di quanto spesso abbiamo avuto
delle possibilit di essere grati e non le abbiamo
usate. Quando qualcuno gentile con noi, quando
una situazione si mette bene, quando un proble-
ma risolto, quando un rapporto ristabilito,
quando una ferita guarita, ci sono ragioni molto
concrete per rendere grazie: sii grato con le
parole, con i fiori, con una lettera, una cartolina,
con una telefonata o con un semplice gesto
daffetto. Nondimeno proprio la stessa situazione
pu offrirci loccasione per essere critici, scettici,
anche cinici, perch quando qualcuno gentile
con noi, possiamo interrogarci sui suoi motivi;
quando una situazione si mette bene, poteva
sempre andare ancora meglio; quando un
problema risolto spesso altri emergono al suo
posto; quando un rapporto ristabilito, rimane
sempre la domanda: per quanto tempo?; anche
quando una ferita guarita, pu esserci ancora
qualche dolore... Dove esiste motivo di
gratitudine, si pu anche trovare motivo di
amarezza. qui che noi siamo confrontati con la
libert di decisione. Possiamo decidere di essere
grati o amari. Possiamo decidere di riconoscere il
nostro essere scelti, oppure possiamo decidere
di concentrarci sul lato oscuro. Se persistiamo nel
guardare il lato oscuro, alla fine finiremo
nelloscurit. Ogni giorno vedo succedere questo
nella nostra comunit. Coloro che vi
appartengono, uomini e donne con infermit
mentali, hanno molte ragioni per essere amari.
Molti di loro sperimentano una profonda solitudi-
ne, il rifiuto da parte di certi membri della propria
famiglia o di taluni amici, linappagato desiderio
di avere un compagno nella vita, e la continua
frustrazione di avere sempre bisogno di
assistenza. Eppure, per lo pi, essi scelgono di
non restare nellamarezza, ma di essere grati per i
tanti piccoli doni che ricevono nelle loro vite - un
invito a pranzo, qualche giorno di evasione o il
festeggiamento del compleanno e, soprattutto, la
loro vita giornaliera nella comunit insieme a
persone che offrono loro amicizia e sostegno. Essi
scelgono la gratitudine al posto dellamarezza e
diventano una fonte di speranza e ispirazione per
tutti i loro assistenti che, sebbene non siano
malati mentali, devono fare la stessa scelta. Se
continuiamo a pretendere la luce, diventeremo
gradualmente sempre pi radiosi. Quello che
tanto mi affascina che ogni volta che decidiamo
di essere grati, sar pi facile vedere nuove cose
per esserlo ancora. La gratitudine genera
gratitudine, proprio come lamore genera amore.
Spero che queste tre norme per entrare in
sintonia con il tuo essere scelto possano aiutarti
nella vita di tutti i giorni. Per me, esse
costituiscono le discipline spirituali per la mia
vita di persona scelta. Non facile praticarle,
specialmente durante i momenti di crisi. Prima di
conoscerle, mi ritrovavo a lagnarmi, a rimuginare
su qualche rifiuto e tramare il modo di prendermi
la rivincita, ma da quando mi tengo strette al
cuore queste discipline, mi sento capace di andare
oltre le mie ombre, verso la luce della mia verit.
Prima di concludere questi pensieri sull essere
scelto, voglio inculcarti limportanza di questa
verit per le nostre relazioni con gli altri. Quando
noi esigiamo e pretendiamo di continuo la verit
dellessere scelti, scopriamo presto dentro di noi
un profondo desiderio di rivelare agli altri il loro
essere scelti. Invece di far sentire che siamo
migliori, pi preziosi o pi apprezzati degli altri,
la coscienza di essere scelti apre i nostri occhi alla
realt che anche gli altri sono scelti. Questa la
grande gioia dellessere scelti: la scoperta che
anche gli altri sono stati scelti. Nella casa di Dio ci
sono molte mansioni. C un posto per tutti - un
posto unico, speciale. Una volta che crediamo
profondamente di essere preziosi agli occhi di
Dio, diventiamo capaci di riconoscere la
preziosit degli altri e il loro posto unico nel cuore
di Dio. Questo mi fa pensare a Helen, una delle
handicappate della nostra comunit. Quando
venne a Daybreak, qualche anno fa, mi sentii
piuttosto distante da lei e anche un po intimorito.
Lei viveva in un piccolo mondo tutto suo,
emetteva solo dei suoni inarticolati e non riusciva
a stabilire alcun contatto personale.
Ma appena la conoscemmo meglio e avemmo
fiducia che anche lei aveva un dono unico da
offrire, usc gradualmente dal suo isolamento,
cominci a sorriderci e a diventare una grande
sorgente di gioia per lintera comunit.
Capisco adesso che dovevo essere in contatto
con la mia bont per scoprire la bont unica di
Helen. Per tutto il tempo che i miei dubbi
personali e le mie paure mi hanno guidato, non
potevo creare lo spazio nel quale Helen potesse
rivelarmi la sua bellezza. Ma solo dopo aver
rivendicato di essere scelto, potevo stare con
Helen come con una persona che aveva molto,
veramente molto da offrirmi. impossibile
competere per lamore di Dio. Lamore di Dio un
amore che include tutti - ognuno nella sua unicit.
Soltanto quando abbiamo rivendicato il nostro
posto nellamore di Dio, possiamo sperimentare
questo abbraccio totale, questo amore che non fa
confronti, e sentirci al sicuro, non solo con Dio,
ma anche con tutti i nostri fratelli e sorelle.
Tu ed io sappiamo come tutto questo rispecchia
fedelmente la nostra vita. Noi siamo amici da
molti anni. All'inizio, tra noi, cerano dei confronti,
qualche gelosia, e della competizione. Ma
invecchiando e diventando pi sicuri nella nostra
unicit, se non tutta, la maggior parte di questa
rivalit svanita, e siamo diventati pi capaci di
affermare e far emergere ciascuno i doni
dellaltro. Mi sento bene con te perch so che tu
stai bene con me per ci che sono e non solo per
ci che posso fare per te. Tu ti senti bene quando
vengo a farti visita perch sai che ammiro la tua
gentilezza, la tua bont e i tuoi molti doni - non
perch mi sono utili, ma semplicemente perch
vengono da te. La profonda amicizia fa emergere
il nostro essere scelti reciproco e la mutua
affermazione di essere preziosi agli occhi di Dio.
La mia e la tua vita hanno, ognuna a modo
proprio, le stesse caratteristiche. Nessuno ha
vissuto la tua vita o la mia vita prima, e nessuno le
vivr mai dopo. Le nostre vite sono tasselli unici
nel mosaico dellesistenza - sono senza prezzo e
insostituibili.
Essere coloro che sono scelti la base per
essere gli Amati. Rivendicare questa verit una
lotta che dura tutta la vita, ma anche una gioia
che dura tutta la vita. Pi pienamente la
rivendichiamo e pi facilmente scopriremo un
altro aspetto dellessere Amati: il nostro essere
benedetti. Ora, lascia che ti parli di questo.
Benedetto

Come Amati Figli di Dio, noi siamo benedetti. La


parola benedire diventata per me molto
importante negli ultimi anni e tu sei uno degli
amici che lha resa tale.
Ti ricordi quando un sabato mattina, a New
York, mi hai portato alla sinagoga? Quando siamo
arrivati, abbiamo scoperto che doveva esserci la
cerimonia di Bar Miswah2.
Un ragazzo di tredici anni veniva dichiarato
adulto dalla sua congregazione. Per la prima volta,
egli guidava il servizio religioso. Ha letto un brano
dal libro della Genesi e ha fatto un breve sermone
sullimportanza della tutela del nostro ambiente.
stato confermato dal rabbino e dai suoi amici,
ed stato benedetto dai suoi genitori. Era la
prima volta che assistevo alla cerimonia di Bar
Miswah, ed ero profondamente commosso -
soprattutto dalla benedizione dei genitori. Sento
ancora il padre dire: Figlio, qualsiasi cosa
accadr nella tua vita, sia che tu abbia successo o
no, sia che tu divenga importante o no, che tu ab-
bia salute o no, ricordati sempre quanto tua
madre ed io ti amiamo. Quando egli ha
pronunciato queste parole davanti a tutta la
congregazione, guardando amorevolmente il
giovane che gli stava davanti, mi sono ritrovato
con le lacrime agli occhi e ho pensato: Che grazia
ricevere una tale benedizione.
Mi rendo sempre pi conto di quanto noi,
paurosi, ansiosi, insicuri esseri umani, abbiamo
bisogno di una benedizione. I bambini hanno
bisogno di essere benedetti dai loro genitori e i
genitori hanno bisogno di essere benedetti dai
loro bambini. Tutti noi abbiamo bisogno di
benedirci a vicenda - maestri e discepoli, rabbini e
studenti, vescovi e preti, dottori e pazienti.
Lasciami dire, prima tutto, cosa intendo con la
parola benedire. In latino benedire
benedicere. La parola benedizione, usata in
molte chiese significa letteralmente: parlare
(dictio) bene (bene) o dire cose buone di
qualcuno. Questo mi dice qualcosa. Ho bisogno di
sentire che si dicano cose buone di me, e so
quanto tu abbia lo stesso bisogno. Al giorno doggi
diciamo spesso: Dobbiamo rassicurarci luno lal-
tro. Senza sicurezza difficile vivere bene. Dare
a qualcuno una benedizione la pi significativa
sicurezza che possiamo offrire. pi che una
parola di lode o di apprezzamento, pi che
indicare i talenti o le buone azioni di qualcuno;
pi che porre qualcuno in luce. Dare una
benedizione confermare, dire s al fatto che
una persona Amata. pi che questo: dare una
benedizione crea la realt della quale la
benedizione parla. In questo mondo ci sono tante
reciproche ammirazioni, proprio come ci sono
tante reciproche condanne. Una benedizione va
oltre la distinzione tra ammirazione e condanna,
tra virt e vizi, tra buone e cattive azioni. Una
benedizione tocca la primigenia bont dellaltro e
d vita al suo essere Amato.
Non molto tempo fa, nella mia comunit, ho
avuto una autentica esperienza personale del
potere di una vera benedizione. Poco tempo
prima che ci accadesse, avevo iniziato una
funzione di preghiere in una delle nostre cappelle.
Janet, una handicappata della nostra comunit mi
disse: Henri, mi puoi benedire?. Io risposi alla
sua richiesta in maniera automatica tracciando
con il pollice il segno della croce sulla sua fronte.
Invece di essere grata, lei protest con veemenza:
No, questa non funziona. Voglio una vera
benedizione! Mi resi subito conto di come avevo
risposto in modo formalistico alla sua richiesta e
dissi: Oh, scusami... ti dar una vera benedizione
quando saremo tutti insieme per la funzione. Lei
mi fece un cenno con un sorriso e io compresi che
mi si richiedeva qualcosa di speciale. Dopo la
funzione, quando circa una trentina di persone
erano sedute in cerchio sul pavimento, io dissi:
Janet mi ha chiesto di darle una benedizione
speciale. Lei sente di averne bisogno adesso.
Mentre stavo dicendo questo, non sapevo cosa
Janet volesse veramente. Ma Janet non mi lasci a
lungo nel dubbio. Appena dissi: Janet mi ha chie-
sto di darle una benedizione speciale, lei si alz e
venne verso di me. Io indossavo un lungo abito
bianco con ampie maniche che coprivano sia le
mani che le braccia. Spontaneamente Janet mi
cinse tra le sue braccia e pose la testa contro il
mio petto. Senza pensare, la coprii con le mie
maniche al punto da farla quasi sparire tra le
pieghe del mio abito. Mentre ci tenevamo lun
laltra io dissi: Janet, voglio che tu sappia che sei
lAmata Figlia di Dio. Sei preziosa agli occhi di Dio.
Il tuo bel sorriso, la tua gentilezza verso gli altri
della comunit e tutte le cose buone che fai, ci
mostrano che bella creatura tu sei. So che in
questi giorni ti senti un po gi e che c della
tristezza nel tuo cuore, ma voglio ricordarti chi
sei: sei una persona speciale, sei profondamente
amata da Dio e da tutte le persone che sono qui
con te.
Appena dissi queste parole, Janet alz la testa e
mi guard; il suo largo sorriso mi mostr che
aveva veramente sentito e ricevuto la
benedizione. Quando Janet torn al suo posto,
unaltra donna handicappata alz la mano e disse:
Anchio voglio una benedizione. Si alz e, prima
che mi rendessi conto, mise il suo viso contro il
mio petto. Dopo che io le dissi parole di
benedizione, molti altri handicappati vennero,
esprimendo lo stesso desiderio di essere
benedetti. Ma il momento pi toccante si verific
quando uno degli assistenti, un giovane di
ventiquattro anni, alz la mano e disse: E io ?
Certo, risposi. Vieni. Lui venne e quando ci
trovammo di fronte, lo abbracciai e dissi: John,
cos bello che tu sia qui. Tu sei lAmato Figlio di
Dio. La tua presenza una gioia per tutti noi.
Quando le cose sono difficili e la vita pesante,
ricordati sempre che tu sei Amato di un amore
infinito. Pronunciate queste parole, egli mi
guard con le lacrime agli occhi e disse: Grazie,
grazie molte.
Quella sera compresi limportanza della
benedizione e dellessere benedetto e lho intesa
come il vero segno che contraddistingue lAmato.
Le benedizioni che diamo gli uni agli altri sono
espressioni della benedizione che riposa su di noi
da tutta leternit. la pi profonda conferma del
nostro vero io. Essere scelti non sufficiente.
Abbiamo anche bisogno di una continua
benedizione che ci consenta di ascoltare, in modo
sempre nuovo, che apparteniamo ad un Dio
amorevole, che non ci lascer mai soli, ma che ci
ricorder sempre che ad ogni passo della vita
siamo guidati dallamore. Abramo e Sara, Isacco e
Rebecca, Giacobbe, Lia e Rachele, sentirono quella
benedizione e diventarono i padri e le madri della
nostra fede. Hanno vissuto il loro lungo e spesso
doloroso viaggio senza mai dimenticare che erano
i benedetti. Anche Ges, ascolt quella
benedizione, dopo che Giovanni Battista lebbe
battezzato nel Giordano. Una voce venne dal cielo
dicendo: Tu sei il mio Amato, in te mi sono
compiaciuto. Fu una benedizione e fu quella
benedizione a sostenere Ges attraverso tutte le
lodi e le accuse, lammirazione e la condanna che
seguirono nella sua vita. Come Abramo e Sara,
Ges non perse mai lintima conoscenza che egli
era colui che era benedetto.
Ti dico tutto questo perch so quanto, sia tu che
io, possiamo essere lunatici. Un giorno ci sentiamo
grandi e il giorno dopo delle nullit. Un giorno
siamo pieni di nuove idee e il giorno dopo ogni
cosa ci sembra squallida e noiosa. Un giorno
pensiamo di poter sfidare il mondo intero ma il
giorno dopo la pi piccola richiesta sembra essere
troppo per noi. Questo umore mutevole mostra
che siamo diventati sordi alla benedizione che fu
sentita da Abramo e Sara, Isacco e Rebecca,
Giacobbe, Lia e Rachele e Ges di Nazareth e che
dobbiamo sentire anche noi. Quando ci facciamo
sballottare su e gi dalle piccole onde che si
agitano sulla superficie della nostra esistenza,
diventiamo facilmente vittime di un mondo che ci
manipola come vuole, ma quando rimaniamo
allascolto della profonda, suadente voce che ci
benedice, possiamo camminare attraverso la vita
con un senso di stabile benessere e di reale
appartenenza a noi stessi.
Il sentimento di essere benedetto non , a parer
mio, il sentimento che generalmente abbiamo di
noi stessi. Tu hai vissuto molti momenti difficili,
momenti nei quali ti sei sentito pi maledetto che
benedetto. Di me posso dire lo stesso. In effetti,
temo che molte persone soffrano a causa di un
profondo senso di maledizione. Quando ascolto
ci di cui la gente parla durante i pranzi, nei
ristoranti, durante le pause del lavoro, sento da
pi parti biasimi e lamentele espressi con spirito
di passiva rassegnazione. Molti, e anche noi, a
volte, si sentono vittime di un mondo che non
possono cambiare, e i quotidiani non aiutano di
certo molto a contrastare questo sentimento di
impotenza. La sensazione di essere maledetti
spesso colpisce pi facilmente che la sensazione
di essere benedetti e possiamo trovare molti
argomenti a sostegno di quanto affermiamo.
Possiamo dire: Guarda quello che sta succedendo
nel mondo: guarda la gente che muore di fame, i
rifugiati, i prigionieri, i malati, i moribondi...
Guarda tutta la povert, lingiustizia, la guerra...
Guarda le torture, gli omicidi, la distruzione della
natura, della cultura... Guarda le continue lotte nei
nostri rapporti, per il nostro lavoro, per la nostra
salute.... Dov, dov la benedizione? La
sensazione di essere maledetti colpisce
facilmente, come facilmente diamo ascolto a una
voce interiore che ci chiama malvagi, cattivi,
corrotti, indegni, inutili, destinati alla malattia e
alla morte. Non pi facile per noi credere che
siamo maledetti piuttosto che benedetti?
Ma io ti dico ancora che, come Amato Figlio di Dio,
tu sei benedetto. Buone parole sono state dette a
te e di te - parole che dicono il vero. Le
maledizioni - rumorose, chiassose, urlate come
possono essere ad alta voce, - non dicono il vero.
Sono bugie, bugie facili da credere, ma sempre
bugie.
Se la benedizione dice il vero e la maledizione
dice il falso su chi tu e io siamo, ci troviamo di
fronte ad una domanda molto concreta: come
ascoltare e rivendicare la benedizione? Se la
realt del nostro essere benedetti non soltanto
un sentimento, ma una verit che regola la nostra
vita quotidiana, dobbiamo esser capaci di vedere
e di sperimentare questa benedizione senza
ambiguit. Lascia che ti dia due suggerimenti per
rivendicare il tuo essere benedetto. Questi
suggerimenti hanno a che fare con la preghiera e
con la presenza.
Prima di tutto la preghiera. Per me,
personalmente, la preghiera diventa sempre pi
un modo di ascoltare la benedizione. Ho letto e ho
scritto molto sulla preghiera, ma quando mi ritiro
in un luogo appartato per pregare, capisco che,
sebbene io abbia la tendenza a dire molte cose a
Dio, il vero lavoro della preghiera di farsi
silenziosa e ascoltare la voce che dice cose buone
di me. Questo pu suonare come una sorta di
autoindulgenza, ma in pratica una disciplina
dura. Sono cos sgomento di essere maledetto, di
sentire che non sono buono, o non sono
abbastanza buono che sono quasi subito tentato
di iniziare a parlare e di continuare a parlare per
controllare le mie paure. Mettere garbatamente
da parte e zittire le molte voci che dubitano della
mia bont e confidare che sentir la voce della
benedizione... questo richiede un vero sforzo.
Hai mai provato a passare una intera ora senza
far nulla, ascoltando soltanto la voce che dimora
nel profondo del tuo cuore? Quando non c radio
da ascoltare, TV da vedere, non ci sono libri da
leggere, n persone con cui parlare, non ci sono
progetti da portare a termine, n telefonate da
fare, come ti senti? Spesso tutto ci ad altro non
serve che a renderci cos avvertiti di quanto c
ancora da fare e non abbiamo ancora fatto che
decidiamo di lasciare questo terribile silenzio e di
tornare al lavoro! Non facile entrare nel silenzio,
passare oltre le molte voci chiassose e esigenti del
nostro mondo e scoprire, nel silenzio, la piccola
voce interiore che dice: Tu sei il mio Amato
Figlio, in te mi sono compiaciuto. Inoltre, se
osiamo abbracciare la nostra solitudine e favorire
il nostro silenzio, arriveremo a conoscere quella
voce. Non voglio dirti che un giorno sentirai
quella voce con le orecchie del tuo corpo. Non sto
parlando di una voce frutto di allucinazione, ma di
una voce che pu essere sentita dalle orecchie
della fede, le orecchie del cuore.
A volte sentirai che non succede nulla nella tua
preghiera. Tu dici: Sono soltanto seduto qui e co-
mincio a distrarmi. Ma se ti addestri una
mezzora al giorno ad ascoltare la voce
dellamore, scoprirai gradualmente che sta
succedendo qualcosa di cui non eri ancora
cosciente. Potrebbe darsi che solo in retrospettiva
tu scopra la voce che ti benedice. Pensavi che
quello che succedeva durante il tuo tempo
dascolto non era niente pi che una enorme
confusione, ma poi ti scopri ad aspettare con
ansia il tuo momento di silenzio e a sentirne la
mancanza quando non puoi averlo. Il movimento
dello Spirito di Dio molto rispettoso, molto
dolce - e nascosto. Non esige attenzione. Ma
questo movimento anche persistente, forte e
profondo. Cambia i nostri cuori in maniera
radicale. La disciplina costante della preghiera ti
rivela che tu sei il benedetto e ti d il potere di
benedire gli altri.
Potrebbe essere utile, a questo punto, offrire un
suggerimento pratico. Un buon sistema per
ascoltare ascoltare con un testo sacro: per
esempio, un salmo
o una preghiera. Lo scrittore ind, maestro di
spiritualit, Eknat Easwaran, mi ha insegnato
quanto sia utile imparare un testo sacro a
memoria e ripeterlo lentamente nella propria
mente, parola dopo parola, frase dopo frase. In
questo modo ascoltare la voce dellamore diventa
non una attesa passiva, ma una attiva attenzione
alla voce che ci parla attraverso le parole della
Scrittura.
Io passo molte delle mie mezzore di preghiera
non facendo niente, ma ripetendo lentamente la
preghiera di san Francesco: Signore, fammi
strumento della tua pace. Dove c odio fa chio
porti lamore.... Appena lascio che queste parole
si spostino dalla mia mente al mio cuore,
comincio a sperimentare, al di l di tutte le mie
irrequiete emozioni e sensazioni, la pace e
lamore che sto chiedendo con le parole.
Cos facendo ho anche il modo di venire a patti
con le mie infinite distrazioni. Quando mi ritrovo
a vagabondare coi pensieri, senza alcuna meta,
posso sempre ritornare alla mia semplice
preghiera e, tramite suo, ascoltare ancora nel mio
cuore la voce che desidero tanto ascoltare.
Il mio secondo suggerimento per sostenere il
tuo essere benedetto, quello di coltivare la
presenza. Con questo intendo dire di porgere
attenzione alle benedizioni che giorno dopo
giorno, anno dopo anno, ti arrivano. Il problema
della nostra vita moderna che siamo
eccessivamente occupati - alla ricerca di
affermazione nei posti sbagliati? - per notare che
siamo stati benedetti. La gente dice spesso buone
cose di noi, ma noi ci passiamo sopra con
osservazioni del tipo: Oh, non dirlo neanche,
dimenticatelo, non nulla..., e cos via. Queste
osservazioni possono sembrare espressioni di
umilt, ma in realt, sono segni che non siamo
veramente presenti per ricevere le benedizioni
che ci sono date. Non facile per noi, gente
indaffarata, ricevere veramente una benedizione.
Forse il fatto che poche persone offrono una vera
benedizione il triste risultato dellassenza di
persone che sono disposte e capaci di ricevere
una tale benedizione. Per noi diventato
estremamente difficile fermarci, ascoltare, fare
attenzione e ricevere garbata- mente ci che ci
viene offerto.
Vivere con persone che hanno handicap mentali
mi ha chiarito le idee al riguardo. Queste persone
hanno molte benedizioni da offrire, ma quando
sono sempre occupato, sempre impegnato in
qualcosa di importante, come posso ricevere
quelle benedizioni? Adam, uno dei membri della
mia comunit, non pu parlare, non pu
camminare da solo, non pu mangiare senza
aiuto, non pu vestirsi o svestirsi da s, ma ha
delle grandi benedizioni da offrire a coloro che
spendono il proprio tempo per stare con lui,
sostenendolo o solo stando seduti vicino a lui.
Non ho ancora incontrato nessuno che abbia
passato molto tempo con Adam senza sentirsi
benedetto da lui. una benedizione che viene
dalla semplice presenza. Ma anche tu sai quanto
pu essere difficile questa semplice presenza. C
sempre ancora tanto da fare, tanti compiti e lavori
da portare a termine, che questa semplice
presenza pu facilmente sembrare inutile e anche
una perdita di tempo. Eppure, senza un cosciente
desiderio di sprecare il nostro tempo, difficile
ascoltare la benedizione.
Questa attenta presenza pu permetterci di
vedere quante benedizioni abbiamo da ricevere:
la benedizione del povero che ci ferma per strada,
la benedizione delle gemme degli alberi e dei fiori
freschi che ci parlano di una nuova vita, la
benedizione della musica, della pittura, della
scultura e della architettura, ma soprattutto le
benedizioni che ci vengono attraverso parole di
gratitudine, incoraggiamento, affetto e amore.
Queste molte benedizioni non hanno bisogno di
essere inventate. Sono qui, ci circondano da ogni
parte, ma dobbiamo essere presenti e riceverle.
Esse non si impongono a noi. Sono il dolce ricordo
della bella, forte, ma nascosta voce di colui che ci
chiama per nome e dice cose buone di noi.
Spero veramente che questi due suggerimenti -
preghiera e presenza - possano aiutarti a
rivendicare il tuo essere benedetto che uno
stato che ti appartiene. Non sottolineer mai
abbastanza limportanza di fare questa richiesta:
non rivendicare il tuo essere benedetto ti
porter presto nella terra della maledizione. C
poco o nessun territorio neutrale tra la terra dei
benedetti e la terra dei maledetti. Tu devi
scegliere qual il territorio dove vuoi vivere e
questa scelta di quelle che devi continuare a fare
momento dopo momento.
Prima di concludere queste riflessioni
sullessere benedetti, devo dirti che rivendicare
per te il tuo stato di essere benedetto, porta
sempre a un profondo desiderio di benedire gli
altri. La caratteristica di coloro che sono benedetti
che, ovunque essi vadano, dicono sempre parole
di benedizione. sorprendente come sia facile
benedire gli altri, dire cose buone a loro e di loro,
far emergere la loro bellezza e verit, quando tu
stesso sei in contatto con questa realt. Il
benedetto benedice sempre. E la gente vuole
essere benedetta! Questo, ovunque tu vada,
evidente. Nessuno portato a vivere attraverso le
maledizioni, il pettegolezzo, le accuse o i biasimi.
Troppe cose del genere accadono sempre intorno
a noi, e questo causa soltanto oscurit, distruzione
e morte. In qualit di benedetti, noi possiamo
camminare attraverso questo mondo e offrire
benedizioni. Questo no richiede molto sforzo.
Sgorga spontaneamente da nostri cuori. Quando
sentiamo dentro di noi la voce che ci chiama per
nome e ci benedice, loscurit non pu sviarci a
lungo. La voce che ci chiama Amati ci dar le
parole per benedire gli altri e riveler loro che
non sono meno benedetti da noi.
Tu vivi a New York, io vivo a Toronto. Se scendi
per Columbus Avenue ed io la Yonge Street, non ci
facciamo illusioni sulloscurit. La solitudine, le
persone senzatetto e i tossicodipendenti, sono
realt fin troppo evidenti. Tuttavia queste persone
desiderano tutte una benedizione. Benedizione
che pu essere data soltanto da coloro che lhanno
gi sentita.
Ora mi sento pronto per scriverti sulla pi dura
verit da mettere in parole: la verit del nostro
essere spezzati. Noi siamo scelti e benedetti.
Una volta che abbiamo accettato questa verit e le
abbiamo detto s, possiamo affrontare il nostro e
laltrui essere spezzati con occhi aperti.
Facciamolo adesso.
Spezzato

arrivato il momento di parlare del nostro


essere spezzati. Tu sei un uomo spezzato, io
sono un uomo spezzato e tutte le persone che
conosciamo diretta- mente o di riflesso sono
persone spezzate. Questo stato cos visibile e
tangibile, cos concreto e preciso, che spesso
difficile credere che ci sia tanto di diverso da
pensare, dire o scrivere al riguardo.
Abbiamo parlato del nostro essere spezzati fin
dal momento in cui ci siamo conosciuti. Tu volevi
da me qualcosa per ledizione del New York
Times per la zona del Connecticut. Io ti ho
parlato dei miei scritti come di un modo di
trattare con la mia solitudine, il mio senso di
isolamento, le mie molte paure e con il mio
generale senso di insicurezza. Quando il discorso
si spostato su di te, mi hai parlato del tuo
malcontento per il lavoro, della tua frustrazione
per non aver tempo e denaro sufficienti per
scrivere il tuo romanzo e della confusione
generale per quanto riguarda la tua vita.
Nellanno che segu il nostro primo incontro,
siamo diventati sempre pi aperti luno allaltro,
comunicandoci sofferenze e dolori. In effetti,
condividere le nostre lotte segrete divenne un se-
gno della nostra amicizia.
Tu hai dovuto vivere una dolorosa separazione
e il divorzio, e io ho attraversato un lungo periodo
di depressione. Avevi molte delusioni nel lavoro e
continuavi a chiederti quale fosse la tua vera
vocazione nella vita, mentre io continuavo a
essere sommerso dalle molte richieste a scapito
del mio tempo e delle mie energie, che spesso mi
portavano allesaurimento e alla disperazione.
Tutte le volte che ci incontravamo diventavamo
sempre pi consapevoli di come le nostre vite
fossero spezzate. Non c niente di strano in
questo. Quando la gente si incontra fa facilmente
il punto sulla situazione. Il brano musicale pi
ascoltato, il dipinto e la scultura pi noti, il libro
pi letto, sono spesso la diretta espressione
dellumana consapevolezza dell essere spezzati.
Questa consapevolezza non mai troppo lontana
dalla superficie della nostra esistenza, poich tutti
sappiamo che nessuno di noi sfuggir alla morte,
che la pi radicale manifestazione del nostro
stato di persone spezzate.
I condottieri e i profeti di Israele, che erano senza
ombra di dubbio scelti e benedetti, vivevano tutti
vite spezzate. E neanche noi, come Amati Figli e
Figlie di Dio possiamo sfuggire al nostro essere
spezzati.
Vi sono molte cose che vorrei dirti su questo
argomento, ma da dove iniziare?
Forse linizio pi semplice sarebbe dire che il
nostro essere spezzati rivela qualcosa su chi
siamo. Le nostre sofferenze e i nostri dolori non
sono semplice- mente noiose interruzioni nella
nostra vita: ci toccano, piuttosto, nella nostra
unicit e nella nostra pi intima individualit. Il
modo in cui io sono spezzato ti dice qualcosa di
unico su di me; il modo in cui tu sei spezzato mi
dice qualcosa di unico su di te. Questo il motivo
per cui mi sento molto privilegiato quando
liberamente condividi con me qualcosa del tuo
profondo dolore, ed esprimo la mia fiducia in te
quando ti svelo qualcosa del mio lato vulnerabile.
Il nostro essere spezzati sempre vissuto e
sperimentato come qualcosa di strettamente
personale, intimo e unico. Sono profondamente
convinto che ogni essere umano soffre come
nessun altro essere umano soffre. Possiamo
indubbiamente fare dei paragoni, possiamo
parlare della varia intensit della nostra soffe-
renza, ma, in ultima analisi, le nostre sofferenze
sono cos profondamente personali che
paragonarle con altre non porta quasi nessuna
consolazione o conforto. Infatti, sono pi grato a
chi riconosce che sono veramente solo nel mio
dolore, piuttosto che a qualcuno che prova a dirmi
che ci sono molti altri che hanno un dolore simile
o peggiore del mio.
L essere spezzati una esperienza davvero
nostra. Di nessun altro. tanto unica quanto il
nostro essere scelti e il nostro essere
benedetti. Il modo in cui siamo spezzati una
espressione della nostra individualit, tanto
quanto il modo in cui siano scelti e benedetti. S,
come coloro che sono Amati, anche se pu
suonare spaventoso, siamo chiamati a rivendicare
il nostro unico essere spezzati, proprio come
dobbiamo rivendicare il nostro unico essere
scelti e il nostro unico essere benedetti.
Devo provare adesso ad avvicinarmi un po di
pi a questa nostra esperienza. Come ho appena
detto, una esperienza del tutto personale e nella
societ in cui tu ed io viviamo, lessere spezzati
generalmente una esperienza intima - lo
spezzarsi del cuore. Sebbene molti soffrano per
invalidit fisica o psichica e sebbene ci sia molta
povert e molte persone siano senza tetto e
soffrano per non poter soddisfare i loro bisogni
primari, la sofferenza della quale io sono di giorno
in giorno pi consapevole, la sofferenza del
cuore spezzato. Vedo sempre di pi limmensa
sofferenza provocata da relazioni spezzate, tra
mariti e mogli, genitori e figli, innamorati, amici e
colleghi. Nel mondo occidentale, la sofferenza che
sembra essere la pi dolorosa, quella del
sentirsi rifiutati, ignorati, disprezzati e lasciati
soli. Nella mia comunit, ci sono molti uomini e
donne gravemente handicappati, ma la pi grande
sorgente di sofferenza non lhandicap in quanto
tale, ma la sensazione di essere inutili, indegni,
incompresi e non amati. molto pi facile
accettare lincapacit a parlare, camminare o
nutrirsi da soli, che accettare lincapacit ad avere
un valore speciale per unaltra persona. Noi esseri
umani possiamo soffrire immense privazioni con
grande forza, ma quando sentiamo di non avere
pi qualcosa da offrire agli altri, abbandoniamo
presto la nostra presa sulla vita. Sappiamo
istintivamente che la gioia di vivere dipende dal
come viviamo insieme e che i dolori dellesistenza
provengono dai molti modi in cui non riusciamo a
farlo bene.
ovvio che il nostro essere spezzati spesso
pi dolorosamente sperimentato nella sfera della
nostra sessualit. Le mie lotte e quelle dei miei
amici evidenziano come la nostra sessualit sia al
centro di ci che noi pensiamo e sentiamo di noi
stessi. La nostra sessualit ci rivela il nostro
enorme desiderio di comunione. I desideri dei
nostri corpi - di essere toccati, abbracciati e
rassicurati - appartengono ai pi profondi
desideri del cuore, e sono segni concreti della
nostra ricerca di unione. proprio in questo
desiderio di comunione che noi sperimentiamo
tanta angoscia. La nostra societ cos
frammentata, le nostre famiglie vivono cos divise
da distanze fisiche e emotive, le nostre amicizie
sono cos sporadiche, le nostre intimit cos cose
tra le altre e spesso cos utilitaristiche, che
esistono pochi posti dove possiamo sentirci
realmente al sicuro. Noto in me stesso quanto
spesso il mio corpo teso, come di solito tengo la
guardia alta e quanto di rado provo realmente la
sensazione di sentirmi a casa.
Se allora giro per i sobborghi di Toronto, dove
vivo, vedo le pretenziose mega-case, gli orrendi
centri commerciali sparsi allintorno, i richiami al
folle consumo, e gli allettanti pannelli pubblicitari,
che promettono comodit e svaghi in modi molto
seducenti. Tutto ci, mentre le foreste vengono
abbattute, i corsi dacqua prosciugati, i cervi, i
conigli e gli uccelli cacciati dal mio ambiente.
Non mi sorprende che il mio corpo urli dal
desiderio di ricevere un piccolo segno di
attenzione e un abbraccio rassicurante. Quando
ogni cosa di noi sovreccita e acuisce i nostri sensi
e quando quello che ci offerto, per il
soddisfacimento dei nostri bisogni pi profondi,
ha di solito un carattere leggermente seduttore,
non c da meravigliarsi se siamo tormentati da
pazze fantasticherie, da sogni agitati e da sen-
timenti e pensieri perturbati. dove siamo pi
bisognosi e vulnerabili che pi sperimentiamo il
nostro essere spezzati. La frammentazione e
commercializzazione del nostro ambiente rende
quasi impossibile trovare un posto dove il nostro
intero essere - corpo, mente e cuore - possa
sentirsi al sicuro e protetto. Sia che camminiamo
per le strade di Toronto o di New York, difficile
non smarrire il nostro equilibrio e non
sperimentare nelle nostre viscere langoscia e
lagonia del nostro mondo.
Lepidemia di AIDS probabilmente uno dei
sintomi che pi parlano della nostra attuale
fragilit. Amore e morte si stringono tra loro in un
violento abbraccio. I giovani disperano di trovare
intimit e comunione e per questo rischiano le
loro stesse vite. Sembra esserci un grido che
echeggia attraverso il vasto spazio vuoto della
nostra societ: meglio morire che vivere in una
continua solitudine.
Vedendo morire i malati di AIDS e vedendo la
spontanea generosit con la quale i loro amici
formano comunit per sostenerli con laffetto e
con aiuti materiali e spirituali, spesso mi chiedo
se questa orrenda malattia non sia un chiaro
appello alla conversione, diretto ad un mondo
condannato dalla competizione, dalla rivalit e da
un crescente isolamento. S, la crisi dellAIDS
richiede un nuovo sguardo sulla nostra umana
fragilit.
Come possiamo rispondere a questa fragilit?
Vorrei suggerire due vie: la prima, favorirla, la
seconda, porla sotto la benedizione. Spero che tu
sia capace di praticare queste vie nella tua vita. Io
ho provato e provo continuamente, a volte con
pi successo di altri, ma sono convinto che queste
due vie indicano la giusta direzione per venir a
patti con la nostra fragilit.
La prima risposta alla nostra fragilit allora
affrontarla direttamente e favorirla. Questo pu
sembrare del tutto innaturale. La nostra prima,
pi spontanea risposta alla sofferenza quella di
evitarla, tenerla a distanza, ignorarla, aggirarla o
negarla. La sofferenza, sia fisica, mentale o
emotiva quasi sempre sperimentata come una
sgradita intrusione nelle nostre vite, qualcosa che
non dovrebbe esserci. difficile, se non
impossibile, vedere qualcosa di positivo nella
sofferenza; deve essere allontanata a tutti i costi.
Se questo listintivo atteggiamento verso la
nostra fragilit, non c da stupirsi se favorirla
pu sembrare a prima vista masochistico.
Tuttavia, la mia personale esperienza di
sofferenza mi ha insegnato che il primo passo
verso la salute non un passo lontano dal dolore,
ma un passo verso il dolore. Quando infatti il no-
stro essere spezzati proprio come una intima
parte del nostro essere, cos come il nostro
essere scelti, e il nostro essere benedetti,
dobbiamo aver lardire di domare la nostra paura
e di familiarizzare con essa. S, dobbiamo trovare
il coraggio di abbracciare il nostro essere
spezzati, fare del nostro pi temuto nemico un
amico e rivendicarlo come un compagno intimo.
Sono convinto che spesso la guarigione difficile
perch non vogliamo conoscere il dolore. No-
nostante questo sia vero per ogni tipo di
sofferenza, lo particolarmente della sofferenza
che proviene da un cuore spezzato. Langoscia e
lagonia che derivano dal rifiuto, dalla
separazione, dallabbandono, dallingiuria e dalla
manipolazione della emotivit, servono solo a
paralizzarci quando non possiamo affrontarle e
continuiamo a fuggire da loro. Quando, nella
nostra sofferenza, abbiamo bisogno di guida, deve
essere innanzi tutto una guida che ci conduca pi
vicino al nostro dolore, e ci faccia capire che non
dobbiamo evitarlo, ma che possiamo favorirlo.
Ricordo benissimo il giorno in cui venni a casa
tua, e tu eri appena arrivato alla conclusione che il
tuo matrimonio doveva finire. La tua sofferenza
era immensa. Vedevi svanire un sogno di vita.
Non scorgevi davanti a te nessun futuro che
avesse un qualche significato. Ti sentivi solo,
colpevole, ansioso, confuso e profondamente
tradito. Il dolore era impresso sul tuo viso. Era il
momento pi duro della tua vita. Io capitavo a
New York e venivo a farti visita. Cosa potevo dirti?
Sapevo che saresti passato sopra a qualsiasi
consiglio, e anche dirti che cerano ancora delle
cose buone da pensare, o che non era tutto cattivo
come sembrava, sarebbe stato completamente
inutile. Sapevo che la sola cosa che potessi fare
era di esserti vicino, stare con te e incoraggiarti in
qualche modo a non fuggire dal tuo dolore, ma a
confidare che avevi la forza di viverlo. Adesso,
dopo molti anni, tu sai che veramente potevi
vivere il tuo dolore e diventare pi forte con lui.
In quel momento sembrava un compito
impossibile, eppure, era lunico compito al quale
potessi chiamarti.
La mia esperienza personale con langoscia mi
ha insegnato che affrontarla e viverla la via
verso la guarigione. Ma non posso farlo da me. Ho
bisogno di qualcuno che si unisca a me, che mi
assicuri che oltre langoscia c la pace, oltre la
morte la vita e oltre la paura lamore. Ora so
finalmente che cercare di evitare, reprimere o
fuggire il dolore come tagliare un arto che
potrebbe invece essere guarito con la dovuta
cura.
La profonda verit che la nostra sofferenza
umana ha bisogno non di essere un ostacolo alla
gioia e alla pace che noi tanto desideriamo, ma di
poter diventare, invece, il mezzo attraverso cui
arrivarvi. Il grande segreto della vita spirituale, la
vita degli Amati Figli e Figlie di Dio, che ogni
realt che viviamo, sia essa contentezza o
tristezza, gioia o dolore, salute o malattia, pu
essere parte dellitinerario verso la piena
realizzazione della nostra umanit. Non difficile
dire a un altro: Tutto ci che buono e bello ci
porta alla gloria dei figli di Dio, ma molto
difficile dire: Non sapevi che tutti noi dobbiamo
soffrire per entrare nella nostra gloria?.
Nondimeno, la vera premura significa la buona
volont di aiutarsi reciprocamente nel fare del
nostro essere spezzati un passaggio verso la
gioia.
La seconda risposta al nostro essere spezzati
di porlo sotto la benedizione. Per me porre il
nostro essere spezzati sotto benedizione una
condizione a priori per favorirlo. Infatti, se cos
spaventoso da affrontare perch lo viviamo
sotto la maledizione. Vivere il nostro essere
spezzati sotto la maledizione significa che
sperimentiamo il dolore come una conferma dei
sentimenti negativi che abbiamo verso noi stessi.
come dire: Ho sempre sospettato di essere
inutile e indegno e adesso ne sono sicuro a causa
di ci che mi sta succedendo. C sempre in noi
qualcosa che ricerca una spiegazione per ci che
accade nelle nostre vite e, se abbiamo gi ceduto
alla tentazione di un rifiuto di noi stessi, allora
ogni forma di sventura tende ad acuirlo. Quando
perdiamo un membro della nostra famiglia o un
amico a causa della morte, quando siamo
disoccupati, quando veniamo bocciati ad un
esame, quando passiamo attraverso una
separazione o un divorzio, quando scoppia una
guerra, quando un terremoto distrugge la nostra
casa o ci danneggia, la domanda che sorge
spontanea : Perch?, Perch a me?, Perch
adesso?, Perch qui?. talmente difficile
vivere senza dare una risposta a questi perch,
che siamo facilmente tentati di collegare i fatti, di
cui non abbiamo il controllo, alle nostre
valutazioni, consce o inconsce. Quando abbiamo
maledetto noi stessi o abbiamo permesso agli altri
di farlo, si davvero tentati di spiegare tutte le
situazioni in cui sperimentiamo il fatto di essere
spezzati, come espressione o conferma di questa
maledizione. Prima ancora di rendercene conto
abbiamo gi detto a noi stessi: Vedi? Hai sempre
pensato di non essere buono... Adesso lo sai per
certo. I fatti della vita te lo dimostrano.
La grande chiamata spirituale degli Amati Figli
di Dio sta nellallontanare il loro essere spezzati
dallombra della maledizione e di metterlo sotto
la luce della benedizione. Non cos facile come
pu sembrare. Attorno a noi i poteri delloscurit
sono forti e il nostro mondo trova pi facile
manipolare le persone che rifiutano se stesse, che
quelle che si accettano. Ma quando restiamo
attentamente allascolto della voce che ci chiama
Amati, vivere con il nostro essere spezzati
diventa possibile, non come una conferma della
nostra paura di essere indegni, ma come una
opportunit di purificare e approfondire la
benedizione che su noi. Il dolore fisico, mentale
o emotivo che vive sotto la benedizione
sperimentato in modo radicalmente diverso dal
dolore fisico, mentale o emotivo che vive sotto la
maledizione. Anche un piccolo fardello, se
percepito come un segno della nostra indegnit,
pu condurci ad una profonda depressione, e
anche al suicidio. Per, i fardelli pesanti e grandi
diventano leggeri e facili da portare quando sono
vissuti nella luce della benedizione. Quello che
sembrava insopportabile diventa una sfida.
Quello che sembrava un motivo di depressione
diventa una sorgente di purificazione. Quello che
sembrava una punizione, diventa un garbata
correzione. Quello che sembrava un rifiuto,
diventa un modo per una pi profonda
comunione.
Cos il grande compito diventa quello di
consentire alla benedizione di raggiungerci nel
nostro essere spezzati. Allora, esso verr
gradualmente visto come una apertura verso la
piena accettazione di noi stessi come Amati.
Questo spiega come la vera gioia possa essere
sperimentata in mezzo alla grande sofferenza. la
gioia di essere educati, purificati e corretti. Pro-
prio come gli atleti che durante la gara
sperimentano una grande sofferenza e nello
stesso tempo assaporano la gioia di sapere che si
stanno avvicinando al loro obiettivo, cos anche
gli Amati sperimentano la sofferenza come una
via per arrivare a quella pi profonda comunione
che essi bramano. In questo caso, la gioia e il
dolore non sono pi lopposto luno dellaltra, ma
diventano i due aspetti dello stesso desiderio di
crescere verso la pienezza dellAmato.
I programmi articolati in dodici diverse fasi
come, ad esempio, quello degli Alcoholics
Anonymous, degli Adult Children of Alcoholics e
degli Overeaters Anonymous, sono tutti modi di
porre il nostro essere spezzati sotto la
benedizione e, cos facendo, trovare un nuovo
modo di vivere. Tutte le dipendenze ci rendono
schiavi, ma ogni volta che apertamente le
confessiamo ed esprimiamo la nostra fiducia che
Dio pu veramente renderci liberi, la sorgente
della nostra sofferenza si trasforma nella sorgente
della nostra speranza.
Ricordo chiaramente, come ad un certo
momento, io fossi diventato totalmente
dipendente dallaffetto e dallamicizia per una
persona. Questa dipendenza mi precipit nel
baratro di una grande angoscia e mi port
sullorlo di unautentica depressione autodi-
struttiva. Ma nel momento in cui venni aiutato a
sperimentare la mia dipendenza interpersonale
come unespressione del bisogno di una totale
resa allamore di Dio, il quale avrebbe colmato i
pi profondi desideri del mio cuore, iniziai a
vivere la mia dipendenza in modo radicalmente
nuovo. Invece di vivere nella vergogna e
nellimbarazzo, mi riusc di vivere questa
esperienza come un urgente invito a rivendicare
lincondizionato amore di Dio per me, un amore
dal quale posso dipendere senza alcuna paura.
Caro amico, mi chiedo se parlandoti in questo
modo del nostro essere spezzati, ti ho aiutato.
Entrare in questa realt e metterla sotto la
benedizione, non rende necessariamente il nostro
dolore meno acuto. In effetti, spesso ci rende pi
consapevoli di quanto siano profonde le nostre
ferite e di come sia irreale aspettarsi che
svaniscano. Vivere con persone con handicap
mentali mi ha reso sempre pi conscio di come le
nostre ferite siano spesso una parte essenziale del
tessuto della nostra vita. La paura del rifiuto dei
genitori, la sofferenza di pensare di non potersi
sposare, langoscia di avere sempre bisogno di
aiuto anche nelle cose pi normali, come
vestirsi, mangiare, camminare, prendere
lautobus, comprare un regalo o pagare un conto...
nessuno di questi aspetti dell essere spezzati
sparir per sempre o diventer meno importante.
Per, abbracciarli e portarli alla luce di Colui che
ci chiama Amati, pu rendere 1 essere spezzati
splendente come un diamante.
Ti ricordi quando, due anni fa, andammo al Lin-
coln Center ad ascoltare Lonard Bernstein che
dirigeva musiche di Cajkovskij? Fu una sera
davvero emozionante. Capimmo poi che era
lultima volta che ascoltavamo questo genio della
musica. Lonard Bernstein stato, senza dubbio,
uno dei pi autorevoli compositori e direttori
dorchestra che mi ha introdotto alla bellezza e
alla gioia della musica. Come un ragazzino, fui
completamente preso dal modo entusiasmante in
cui si esibiva, sia come direttore dorchestra che
come solista, durante una sua performance in un
concerto per piano di Mozart alla Rurhaus
Concert Hall a Scheviningen, in Olanda. Quando
poi la sua West Side Story apparve sugli schermi,
per mesi mi trovai a canticchiare le sue melodie
accattivanti, tornando al cinema ogni volta mi
fosse possibile.
Guardando in TV la sua faccia espressiva,
mentre dirigeva e spiegava musica classica per
bambini, mi resi conto di quanto Lonard
Bernstein fosse diventato il mio pi riverito
insegnante di musica. Nessuna meraviglia quindi
che la sua morte improvvisa mi abbia colpito
come quella di un mio vero amico.
Mentre adesso ti scrivo sul nostro essere
spezzati, ricordo una scena dal Mass di Lonard
Bernstein (un lavoro musicale scritto in memoria
di John F. Kennedy) che, per me, esprime
chiaramente la realt dell essere spezzati posta
sotto la benedizione. Verso la fine di questo
lavoro, il prete, riccamente vestito di splendidi
paramenti liturgici, viene sollevato in alto dalla
sua gente. Egli torreggia alto sopra la folla
adorante, tenendo nelle mani un calice di vetro.
Improvvisamente la piramide umana crolla e il
prete ruzzola a terra. I suoi paramenti si
strappano e il calice di vetro cade al suolo e si
frantuma. Mentre cammina lentamente, tra le
macerie della sua tramontata gloria, a piedi scalzi,
indossando solo blue jeans e una T-shirt, si
sentono voci di bambini cantare Laude, laude,
laude (Loda, loda, loda). Improvvisamente, il
prete si accorge del calice frantumato. Lo guarda a
lungo e poi, fermandosi, dice: Non avrei mai
pensato che un vetro frantumato potesse
splendere cos.
Quelle parole non le dimenticher mai. Per me,
catturano il mistero della mia vita, della tua vita e
ora, a breve distanza dalla sua morte, della
splendida e tragica vita di Lonard Bernstein.
Prima di concludere queste parole sul nostro
essere spezzati, voglio dirti ancora qualcosa
sulla sua implicazione nelle relazioni con le altre
persone. Invecchiando, mi rendo sempre pi
conto di quanto, poco o molto, noi possiamo fare
per gli altri. S, noi siamo veramente scelti,
benedetti e spezzati per essere dati. Ed di
questo che ti voglio parlare adesso.
Dato

Noi siamo scelti, benedetti, spezzati cos come


siamo dati. Il quarto aspetto della vita dellAmato
essere dato. Per me, personalmente, questo
significa che solo come persone che sono date
possiamo comprendere appieno il nostro essere
scelti, benedetti e spezzati. Nel dare diventa
chiaro che siamo scelti, benedetti e spezzati non
semplicemente per noi stessi, ma perch tutto ci
che noi viviamo trovi il suo significato finale nel
suo essere vissuto per gli altri.
Entrambi conosciamo per esperienza la gioia
che deriva dallessere capaci di fare qualcosa per
unaltra persona. Tu hai fatto molto per me, e io ti
sar grato per sempre per quello che mi hai dato.
Parte della mia gratitudine , tuttavia, il risultato
di vederti cos felice nel darmi tanto. molto pi
facile essere grati per un dono dato nella gioia che
per un dono dato con esitazione o riluttanza. Hai
mai fatto caso alla gioia di una madre quando
vede il suo bambino sorridere? Il sorriso del
bambino un dono alla madre, grata di vedere il
suo bambino cos felice!
Che stupendo mistero questo! La nostra pi
grande realizzazione sta nel dare noi stessi agli
altri. Sebbene spesso sembri che la gente dia solo
per ricevere, credo che, al di l di qualsiasi nostro
desiderio di essere apprezzati, premiati e
riconosciuti, ci sia il puro e semplice desiderio di
dare. Mi ricordo di come un tempo passassi ore e
ore nei magazzini olandesi per scegliere il regalo
di compleanno per mio padre o mia madre,
gioendo per il semplice fatto di sentirmi capace di
dare. La nostra umanit arriva alla sua
espressione pi alta nellatto di dare. Diventiamo
gente stupenda quando diamo qualsiasi cosa
possiamo dare: un sorriso, una stretta di mano, un
bacio, un abbraccio, una parola damore, un
regalo, una parte della nostra vita... tutta la nostra
vita. Ho visto questo nel modo pi commovente il
giorno in cui tu e Robin vi siete sposati. Fu il
giorno nel quale il dolore per il fallimento del tuo
primo matrimonio ebbe termine e tu diventasti
capace di rivendicare appieno la verit che la vita
trova la sua realizzazione nel dare. Il pomeriggio
prima del matrimonio tu mi prelevasti
allaeroporto La Guardia, mi invitasti a pranzo con
tua madre, tua sorella, tuo cognato e la tua
nipotina, e mi portasti in macchina allhotel dove
trascorrere la notte prima del matrimonio. Era
uno stupendo, assolato week-end di maggio e
sebbene tu mostrassi il solito nervosismo dello
sposo prima del matrimonio, eri sereno e allegro.
Il tuo cuore pregustava la tua vita con Robin. Mi
dicesti che Robin ti aveva dato nuova fiducia in te
stesso, aveva allontanato i tuoi dubbi sulla tua
capacit damare e di trovare un lavoro che ti
soddisfacesse e di come ti aveva incoraggiato ad
avere fiducia che avresti trovato il miglior modo
per mettere a frutto i tuoi talenti anche quando ti
sarebbe stato impossibile adattarti a tutto ci che
la societ aveva da offrire e, soprattutto, che
Robin ti amava per ci che eri e non per quanto
avresti guadagnato o realizzato. Mi dicesti anche
che eri consapevole di quale grande sostegno
dovevi diventare per lei. Tu ammiravi il suo
grande impegno come avvocato dei poveri e
senzatetto, il suo grande talento nel difendere
coloro che avevano minor voce in questo mondo,
la sua vitalit e il suo buon umore. Eri anche del
tutto conscio di come tu le stessi dando qualcosa
di unico che lei non poteva dare a se stessa: un
focolare, un luogo sicuro e fecondo. Il tuo amore
per lei era talmente bello da vedere, e io mi
sentivo cos privilegiato per essere invitato ad
essere testimone partecipe di quellamore.
Mentre vivevamo lo splendido giorno del
matrimonio, con i suoi commoventi riti ebraici
celebrati dal tuo amico rabbino, Helene Ferris,
lallegro ricevimento in giardino e lottimo pranzo
di nozze, mi rendevo pi che mai conto di come
vero che le nostre vite trovano la loro
realizzazione nel dare noi stessi agli altri. Quel
giorno hai dato te stesso a Robin, e ti stato
chiaro che qualsiasi cosa potesse succedere - sia
nel lavoro che nella salute o sulla scena politica o
economica - Robin sarebbe stata, da quel
momento in poi, il tuo primo interesse.
Poich il tuo matrimonio con Robin era il tuo
secondo matrimonio, e poich avevi vissuto la
lunga solitudine di un divorzio, eri veramente
umile nellaffrontare tutto questo. Sapevi che
niente di buono succede automaticamente e che
dare te stesso a Robin era una decisione che
avresti dovuto rinnovare ogni giorno,
specialmente nei giorni in cui avresti
sperimentato che cera qualche distanza fra voi.
Sono anche diventato profondamente
consapevole di quanto tu abbia bisogno di sentirti
circondato dallamore della famiglia e degli amici,
e di come tu e Robin mantenete le vostre
promesse lun laltro. Linvito ad esserti vicino il
giorno del tuo matrimonio mi ha fatto capire che
tu volevi che io fossi uno degli amici che ti
avrebbero aiutato ad essere fedele, e io ho speri-
mentato questo come una responsabilit gioiosa.
triste vedere che, nel nostro mondo altamente
competitivo e avido, abbiamo perso il contatto
con la gioia del dare. Spesso viviamo come se la
nostra felicit dipendesse dallavere. Ma non
conosco nessuno che veramente felice per ci
che ha. La vera gioia, la felicit, lintima pace
provengono dal dare noi stessi agli altri. Una vita
felice una vita per gli altri. Questa verit, per, di
solito viene scoperta quando ci confrontiamo con
il nostro essere spezzati.
Riflettendo un po di pi sul come, nel corso
degli anni, la nostra amicizia cresciuta, mi rendo
conto che c un misterioso legame tra il nostro
essere spezzati e la nostra capacit di darci
luno allaltro. Abbiamo, entrambi, passato periodi
di profonda intima sofferenza. Durante quei
dolorosi momenti, abbiamo spesso sentito che le
nostre vite erano arrivate a un punto morto, che
non avevamo pi niente da offrire; ma adesso,
anni dopo, quei periodi hanno dimostrato di
essere i momenti in cui siamo stati capaci di dare
di pi e non di meno. Il nostro essere spezzati ci
apre ad un modo pi profondo di condividere le
nostre vite e di offrire speranza luno allaltro.
Cos come il pane ha bisogno di essere spezzato
per essere dato, cos anche per le nostre vite. Ma
questo chiaramente non significa che ci
infliggeremo dolore a vicenda n che lo
infliggeremo ad altri perch questo possa fare di
noi dei migliori donatori. Anche se un vetro
frantumato pu emanare una luce vivida, solo un
pazzo spezzerebbe vetri per farli splendere! Come
mortali, l essere spezzati una realt della no-
stra esistenza e nel favorirla e porla sotto la
benedizione scopriremo quanto abbiamo da dare
- molto pi di quanto non abbiamo mai sognato.
Pranzare insieme non forse la pi bella
espressione del nostro desiderio di essere dati
luno allaltro, condividendo la realt del nostro
essere spezzati? La tavola, il cibo, le bevande, le
parole, i racconti: non forse il modo pi intimo
con cui esprimiamo non solo il desiderio di dare
le nostre vite lun laltro, ma anche di farlo
realmente? Mi piace molto lespressione
spezzare il pane insieme perch lo spezzare e il
donare sono allora chiaramente una identica cosa.
Quando mangiamo insieme, siamo tutti
vulnerabili. Intorno al tavolo non possiamo
indossare armi di nessun tipo. Mangiare dallo
stesso pane e bere dalla stessa coppa ci chiama a
vivere nellunione e nella pace. Questo diventa
molto evidente quando c un conflitto. Allora,
mangiare e bere insieme pu diventare un fatto
veramente minaccioso, allora il momento del
pasto pu diventare il pi terribile della giornata.
Conosciamo tutti quei penosi momenti di silenzio
durante il pranzo. Momenti che contrastano deso-
latamente con lintimit del mangiare e del bere
insieme e in cui la distanza tra i commensali pu
essere insopportabile.
Daltro canto, i pasti veramente gioiosi e sereni
insieme agli altri, fanno parte dei pi grandi
momenti della vita.
Non pensi che il nostro desiderio di mangiare
insieme sia una espressione del nostro sempre
pi profondo desiderio di essere cibo luno per
laltro? Non diciamo a volte: stata una
conversazione molto nutriente. stato un
momento di ristoro? Penso che il pi profondo
desiderio umano sia quello di dare se stessi agli
altri, come fonte di crescita fisica, emotiva e
spirituale. Un bambino attaccato al seno materno,
non , forse, uno dei segni pi toccanti dellamore
umano? Gustare, non forse la parola migliore
per esprimere lesperienza dellintimit? Gli
amanti, nei loro momenti di estasi, non
sperimentano il loro amore come un desiderio di
mangiarsi e bersi a vicenda? Come Amati, la
nostra pi grande realizzazione sta nel divenire
pane per il mondo. Questa la pi intima
espressione del nostro pi profondo desiderio di
dare noi stessi agli altri.
Come pu attuarsi tutto questo? Se la nostra pi
profonda realizzazione viene dallessere dati
come un dono per gli altri, come convivere con la
visione quotidiana di una societ che parla pi
dellavere che del dare? Vorrei suggerire due
direzioni: dare se stessi nella vita e dare se stessi
nella morte.
Innanzi tutto, la vita in s il pi grande dono
da offrire - cosa che noi costantemente
dimentichiamo. Quando pensiamo al nostro darci
agli altri, quello che ci viene subito alla mente,
sono i nostri talenti unici: quelle capacit di fare
cose speciali specialmente bene. Tu ed io abbiamo
parlato di questo piuttosto spesso. Quali sono i
nostri talenti unici? ci chiedevamo. Quando
tuttavia parliamo di talenti, tendiamo a
dimenticare che il nostro vero dono non tanto
quello che possiamo fare, ma chi siamo. La vera
domanda non Cosa possiamo offrirci lun
laltro?, ma Chi possiamo essere per gli altri?.
Non c dubbio, una cosa stupenda quando
possiamo riparare qualcosa per un vicino, offrire
consigli utili ad un amico, saggi pareri ad un
collega, ridar la salute ad un malato o annunciare
una buona notizia ad un parrocchiano. Ma c un
dono che il pi grande di tutti. il dono della
nostra vita che splende in tutto ci che facciamo.
Invecchiando, scopro sempre di pi che il pi
grande dono che ho da offrire la mia gioia di
vivere, la mia pace interiore, il mio silenzio e la
mia solitudine, il mio senso di benessere. Quando
mi chiedo: Chi mi pi daiuto?, devo
rispondere: Colui o colei che disposto a
condividere con me la sua vita.
utile fare una distinzione tra talenti e doni. I
nostri doni sono pi importanti dei nostri talenti.
Possiamo avere solo pochi talenti, ma abbiamo
molti doni. I nostri doni sono i molti modi coi
quali esprimiamo la nostra umanit. Sono parte di
ci che siamo: amicizia, bont, pazienza, gioia,
pace, perdono, gentilezza, amore, speranza,
fiducia ecc. Questi sono i veri doni da offrire agli
altri.
In un certo qual modo, so questo da molto
tempo. Lho imparato soprattutto sperimentando
di persona lenorme potere di guarigione che
hanno questi doni. Ma da quando sono venuto a
vivere in una comunit con persone con handicap
mentali, ho riscoperto questa semplice verit.
Poche o nessuna di queste persone hanno talenti
di cui possano vantarsi. Poche sono capaci di dare
un contributo alla nostra societ che permetta
loro di guadagnare denaro, concorrere al libero
mercato o vincere premi. Ma come sono splendidi
i loro doni! Bill, che soffre intensamente per le
relazioni interrotte con la sua famiglia, ha un
dono per lamicizia che raramente ho
sperimentato. Anche quando perdo la pazienza o
sono distratto dalle altre persone, lui mi rimane
fedele e continua a darmi il suo aiuto in tutto
quello che faccio. Linda, che ha un handicap del
linguaggio, ha un dono unico nellaccogliere le
persone. Molti di coloro che sono stati nella
nostra comunit, ricordano Linda come lunica
che li abbia fatti sentire come a casa propria.
Adam, che non pu parlare, camminare o
mangiare da solo e che ha bisogno di costante
aiuto, ha il grande dono di portare pace a coloro
che si occupano di lui e vivono con lui. Pi vivo a
LArche, pi mi rendo conto che i veri doni che
sono in noi, persone apparentemente non
handicappate, spesso rimangono sepolti sotto i
nostri talenti. Levidente condizione di essere
spezzati che i nostri handicappati presentano, ha
permesso loro, in qualche modo misterioso, di
offrire i loro doni liberamente e senza inibizioni.
Con molta pi sicurezza di prima, io so adesso
che siamo chiamati a dare davvero le nostre vite
gli uni agli altri, e che, cos facendo, diventiamo
una vera comunit damore.
In secondo luogo, siamo chiamati a dare noi
stessi non solo nella vita, ma anche nella morte.
Come gli Amati Figli di Dio, siamo chiamati a fare
della nostra morte il pi grande dono. Poich
vero che siamo spezzati, cos come vero che
siamo dati, allora latto culminante del nostro
spezzarci, cio la morte, deve diventare lo
strumento del nostro ultimo dono di noi. Come
pu essere vero? Sembra che la morte sia il pi
grande nemico da cui fuggire il pi a lungo
possibile. La morte non qualcosa a cui amiamo
pensare o di cui amiamo parlare. Eppure, una
delle poche cose di cui possiamo essere certi che
moriremo. Mi sorprende sempre quanto la nostra
societ ci ostacoli nel prepararci adeguatamente
alla morte.
Per gli Amati Figli e Figlie di Dio, la morte il
passaggio nella totale esperienza di essere gli
Amati. Per coloro che sanno di essere scelti,
benedetti, spezzati e dati, la morte il modo per
diventare puri doni.
Penso che tu ed io non abbiamo parlato molto
della morte. Sembra cos lontana, irreale...
qualcosa che riguarda pi gli altri che noi. Anche
se i media ci mettono giornalmente a confronto
con la tragica realt delle innumerevoli persone
che muoiono per violenza, guerra, carestia e stato
di abbandono, e anche se regolarmente sentiamo
di persone della nostra stessa cerchia familiare o
tra i nostri amici che sono morte, prestiamo
pochissima attenzione al fatto che la morte ci
vicina. Nella nostra societ, abbiamo appena il
tempo per porgere le nostre condoglianze quando
un amico o un membro della nostra famiglia
muore. Ogni cosa intorno a noi ci incoraggia a
andare avanti come se niente fosse successo. Ma
se non entriamo mai in contatto diretto con la
nostra mortalit, nel momento in cui, alla fine,
dovremo affrontare da vicino la nostra morte,
cercheremo di negarla pi a lungo possibile e
saremo confusi e anche irritati, quando non
potremo sfuggirle.
Tuttavia, in quanto Amato, io sono chiamato a
credere che la vita una preparazione alla morte
come atto conclusivo del dare. Non siamo solo
chiamati a vivere per gli altri, ma anche a morire
per gli altri. Com possibile?
Lascia che prima ti racconti di tre cari amici che
sono morti nei mesi scorsi: David Osler, Murray
Mc- Donnell e Pauline Vanier. Mi mancano. Le loro
morti sono una perdita dolorosa. Ogni volta che
penso a loro sento un dolore pungente, perch
essi non sono pi nelle loro case, con le loro
famiglie e i loro amici. Non posso pi chiamarli,
far loro visita, ascoltare le loro voci o vedere i loro
volti. Sento un grande dolore, ma credo
profondamente che le loro morti, pi che una
perdita, sono anche un dono.
La morte di coloro che noi amiamo e che ci
amano, ci offre possibilit di una nuova, pi
radicale comunione, una nuova intimit, un nuovo
appartenersi lun laltro. Se lamore veramente
pi forte della morte, allora la morte ha la
capacit di approfondire e stringere i legami
damore. Solo dopo che Ges ebbe lasciato i suoi
discepoli, essi furono in grado di comprendere
quello che voleva veramente dire loro. Ma non
forse vero anche per tutti quelli che muoiono
nellamore?
Solo quando siamo morti, il nostro spirito pu
rivelare completamente se stesso. David, Murray
e Pauline erano splendide persone, ma erano
anche persone la cui capacit damore era limitata
dai loro molti bisogni e dalle loro menomazioni.
Adesso, dopo la loro morte, i bisogni e le
menomazioni che tenevano le loro anime
prigioniere, non li trattengono pi dal darsi
pienamente a noi. Adesso possono mandarci i loro
spiriti e noi possiamo vivere con loro in una
nuova comunione.
Niente di ci accade senza preparazione. Lo so,
perch ho visto persone morire con rabbia e
amarezza e con una grande incapacit di accettare
il fatto di essere mortali. La loro morte diventa
sorgente di frustrazione e anche colpa per coloro
che rimanevano. La loro morte non diventa un
dono. Essi avevano poco da lasciare. Lo spirito
stato estinto dalle forze delloscurit.
S, non c cosa che equivalga ad una buona
morte. Noi stessi siamo responsabili del come
moriamo. Dobbiamo scegliere tra il tenerci stretti
alla vita, in modo che la morte diventi nientaltro
che un fallimento, o lasciare andare la vita in
libert, cos da poter essere dati agli altri come
sorgente di speranza. Questa la scelta cruciale e
noi dobbiamo lavorare per questa scelta ogni
giorno della nostra vita. La morte non deve essere
il nostro ultimo fallimento, o lultima sconfitta
nella lotta della vita, o un inevitabile destino. Se
invece il nostro pi profondo desiderio quello di
dare noi stessi agli altri, allora possiamo
trasformare la nostra morte in un dono finale.
talmente meraviglioso vedere com feconda la
morte quando un dono libero !
Nelle settimane e nei mesi prima che David
morisse, parl con sua moglie e i suoi bambini
della sua morte. Egli era in grado di ricordare le
difficolt che si erano create nelle sue relazioni
con loro e di affermare che per cera stato anche
amore. Poteva dire mi spiace, e anche grazie.
Nei momenti prima di morire, non riuscendo pi
a parlare, allung le braccia e abbracci sua
moglie Anna e i suoi bambini, Susan, Chris e
Heather; poi si lasci andare e mor. David ha
fatto della sua morte un dono e sebbene la sua
morte sia stata motivo di grande dolore per la sua
famiglia e i suoi amici, sta diventando sempre pi
motivo di nuova energia spirituale.
Per Murray, morto improvvisamente per
collasso cardiaco, gli ultimi cinque anni della sua
vita sono stati una preparazione alla morte. Egli
era diventato sempre pi vulnerabile nei
confronti di sua moglie, Peggy, dei suoi nove figli
e delle loro famiglie e nei confronti di tutti coloro
che amava. Egli aveva anche trovato in s il
coraggio di fare pace con tutti quelli con i quali
aveva avuto dei contrasti. La sua grande
disponibilit verso di me, il suo sincero interesse
per la mia vita dedicata alle persone handicappate
e il suo generoso sostegno ai miei scritti hanno
stabilito un profondo legame di amicizia tra noi.
Era difficile per me pensare che non ci fosse pi.
Tuttavia, la sua morte, pur traumatizzante,
diventata una celebrazione damore. Quando la
sua famiglia, al completo, si ancora riunita, un
anno dopo la sua morte, tutti avevano delle belle
storie da raccontare su come Murray aveva dato
nuova vita e nuova speranza a tutti quelli che
piangevano la sua dipartita.
Pauline Vanier aveva novantatr anni quando
mor. Come moglie dellex governatore generale
del Canada, aveva vissuto tra i grandi e i potenti di
questa terra, ma quando, dopo la morte del
marito, raggiunse suo figlio, Jean, nella nostra
comunit composta di persone deboli e senza
potere, divenne nonna, madre, amica e confidente
di molti. Durante il periodo che ho vissuto nella
sua casa, mi ha offerto molte delle sue attenzioni e
ha condiviso con me molto della sua saggezza. Il
ricordo della mia venuta a LArche sar sempre
per me unito al ricordo dellamorevole Mammie.
Sebbene lei mi manchi, so che il frutto della sua
vita diventer sempre pi evidente nella mia vita
e nelle vite di tutti coloro che le erano vicini, e
confido che il suo spirito, cos pieno di humour e
di preghiera, continuer a guidarci.
La morte dellAmato porta frutto in molte vite.
Tu ed io dobbiamo credere che le nostre brevi,
piccole vite, possano portare frutto oltre i confini
del nostro tempo. Ma dobbiamo fare questa
scelta, e avere profonda fiducia che abbiamo uno
spirito da mandare che porter gioia, pace e vita a
quelli che ci ricorderanno. Francesco di Assisi
mor nel 1226, ma ancora molto vivo! La sua
morte stato un vero dono, e oggi, quasi otto
secoli dopo, egli continua a comunicare ai suoi
fratelli e sorelle, dentro e fuori lOrdine
francescano, grandi doni di energia e di vita.
morto, ma, in realt, non mai morto. La sua vita
continua portando nuovi frutti in tutto il mondo.
Il suo spirito continua a scendere su di noi. Sono
pi che mai convinto che la morte pu veramente
essere scelta come nostro ultimo dono di vita.
Tu ed io abbiamo ancora un breve periodo da
vivere. I venti, trenta, quaranta o cinquantanni
che ognuno di noi ha ancora, passeranno molto
velocemente. Possiamo comportarci come se
dovessimo vivere per sempre e sorprenderci
quando non sar cos, ma possiamo anche vivere
con la gioiosa anticipazione che il nostro pi
grande desiderio di vivere la nostra vita per gli
altri pu essere realizzato nel modo in cui sce-
gliamo di morire. Se una morte nella quale noi
deponiamo la nostra vita in libert, noi e tutti
quelli che amiamo scopriremo quanto abbiamo da
dare.
Siamo scelti, benedetti, spezzati per essere dati,
non solo in vita, ma anche in morte. Come Amati
Figli di Dio, siamo chiamati a diventare pane gli
uni per gli altri - pane per il mondo. Questa
visione d una nuova dimensione alla storia della
moltiplicazione dei pani di Eliseo. Al servo che
arrivava con venti pani dorzo e farro che aveva
nella bisaccia, Eliseo disse: Dalli da mangiare alla
gente. Il servo protest: Come posso darli a
cento persone?. Ma Eliseo insistette: Dalli da
mangiare alla gente. Il servo allora li distribu e
quelli mangiarono e ne ebbero in abbondanza.
Non questa la vera storia della vita spirituale?
Possiamo essere piccoli, insignificanti servi agli
occhi di un mondo motivato dallefficienza, dal
dominio e dal successo, ma quando
comprendiamo che Dio ci ha scelto da tutta
leternit, inviandoci nel mondo come benedetti,
consegnandoci interamente alla sofferenza, non
possiamo allora forse anche credere che le nostre
piccole vite si moltiplicheranno e saranno capaci
di soddisfare le necessit di un gran numero di
persone? Questo pu suonare pomposo e
esagerato, ma, in verit, la fiducia nella propria
fecondit emerge da uno spirito umile. lo spirito
umile di Anna che esclama grata per la nuova vita
nata in lei: Il mio spirito esulta in Dio, mio
Salvatore - egli ha guardato alla bassezza della sua
ancella - e ha fatto grandi cose per me... dora
innanzi tutte le et mi chiameranno beata. La
fecondit della nostra piccola vita, una volta
riconosciuta e vissuta come la vita di colui che
lAmato, va oltre qualunque cosa si possa
immaginare. Uno dei pi grandi atti di fede
credere che i pochi anni che viviamo su questa
terra sono come un piccolo seme piantato in un
suolo molto fertile. Perch questo seme porti
frutto, deve morire. Noi spesso vediamo o
sentiamo solo laspetto finale della morte, ma il
raccolto sar abbondante anche se noi non ne
siamo i mietitori.
Quanto sarebbe diversa la nostra vita se
fossimo veramente capaci di credere che essa si
moltiplica donandola! Quanto diversa sarebbe la
nostra vita se noi potessimo soltanto credere che
ogni piccolo atto di fedelt, ogni gesto damore,
ogni parola di perdono, ogni piccolo scampolo di
gioia e di pace si moltiplicheranno per quante
persone ci saranno a riceverli... e che, anche allora,
ce ne sar in abbondanza!
Immagina di essere profondamente convinto
che il tuo amore per Robin, la tua cortesia verso
gli amici, la tua generosit verso i poveri sono
piccoli semi di senape che diventeranno alberi
forti, nei quali molti uccelli potranno fare il nido!
Immagina che, al centro del tuo cuore, tu creda
che i tuoi sorrisi e le tue strette di mano, i tuoi
abbracci e i tuoi baci sono solo i primi segni di
una universale comunanza di amore e pace!
Immagina che, per la tua fede, ogni piccolo
movimento damore che fai, creer nuovi cerchi
sempre pi ampi - proprio come una piccola
pietra gettata in uno stagno immobile. Immagina,
immagina... Potresti mai essere depresso, irritato,
offeso o vendicativo? Potresti mai odiare,
distruggere o uccidere? Potresti mai disperare del
significato della tua breve esistenza terrena?
Tu ed io danzeremmo di gioia se fossimo
davvero convinti che noi, piccoli uomini, siamo
scelti, benedetti e spezzati per diventare il pane
che si moltiplicher nellatto di essere dato. Tu ed
io non temeremmo pi la morte, ma vivremmo
pensando a lei come al culmine del nostro
desiderio di fare, di ogni parte di noi, un dono per
gli altri. Il fatto che siamo cos lontani da questo
stato di mente e di cuore, ci mostra che siamo solo
principianti nella vita spirituale e non abbiamo
ancora rivendicato appieno la completa verit
della nostra chiamata. Ma consenti che siamo
grati per ogni piccolo barlume di verit che
possiamo ravvisare e avere fiducia che c sempre
di pi da vedere... sempre.
Entro pochi anni saremo entrambi sepolti o cre-
mati. Le case dove viviamo probabilmente
saranno ancora l, ma ci vivr qualcunaltro che
con tutta probabilit sapr poco o nulla di noi. Ma
credo, e spero che anche tu lo faccia, che il nostro
breve, facilmente dimenticato viaggio in questo
mondo, continuer a dare vita alle persone in ogni
tempo e luogo. Lo spirito dellamore, una volta
libero dai nostri corpi mortali, soffier dove vorr,
anche se pochi avvertiranno il suo passaggio.
VIVERE COME AMATI

In quanto scelti, benedetti, spezzati e dati,


siamo chiamati a vivere le nostre vite con
profonda, intima gioia e pace. la vita degli
Amati, amati che vivono in un mondo che cerca
costantemente di convincerci che il fardello che
grava su di noi la riprova che siamo degni
dessere amati.
Ma che dire dellaltro aspetto della medaglia?
Che dire del nostro desiderio di fare carriera, della
nostra speranza di avere successo e fama e del
nostro sogno di farci un nome? Sono da
disprezzare? Queste aspirazioni sono in contrasto
con la vita spirituale?
Qualcuno potrebbe rispondere di s a queste do-
mande e consigliarti di lasciare il ritmo frenetico
della grande citt e cercare un ambiente dove
puoi perseguire la vita spirituale senza restrizioni.
Ma non credo che sia la tua strada. Non credo che
il tuo posto sia in un monastero, o in una
comunit come LArche, o nella solitudine della
campagna. Vorrei anche dirti che la citt, con le
sue sfide, non un luogo cosi cattivo per te e i tuoi
amici. C stimolo, eccitazione, movimento e
moltissime cose da vedere, sentire, gustare e
gioire. Il mondo malvagio solo quando diventi il
suo schiavo. Il mondo ha molto da offrire, - cos
come lEgitto ai figli di Giacobbe - finch non ti
senti costretto ad obbedirgli. La grande lotta da
affrontare non lasciare il mondo, rifiutare le tue
ambizioni e aspirazioni, o disprezzare il denaro, il
prestigio o il successo, ma rivendicare la tua verit
spirituale e vivere nel mondo come qualcuno che
non gli appartiene. eccitante vincere una gara,
interessante incontrare persone influenti, d
ispirazione ascoltare un concerto al Lincoln
Center, vedere un film, visitare una nuova mostra
al Metropolitan. E che c di sbagliato nellavere
buoni amici, buon cibo e bei vestiti?
Credo profondamente che tutte le buone cose
che il nostro mondo ha da offrire sono per la tua
gioia. Ma puoi gioirne veramente solo quando
puoi esserne riconoscente perch affermano la
verit che tu sei lAmato di Dio. Questa verit ti
render libero di accogliere con gratitudine la
bellezza della natura e della cultura, come segno
del tuo essere Amato. Questa verit ti
permetter di ricevere i doni che la societ ti offre
e di celebrare la vita. Ma ti permetter anche di
allontanarti da tutto ci che ti distrae, ti confonde
e mette a repentaglio la vita dello Spirito dentro
di te.
Pensa di te stesso come se tu fossi stato
mandato nel mondo... un modo di vederti che
diventa possibile solo se credi che eri amato gi
prima che il mondo avesse inizio... una
percezione di te stesso che ti invita a fare un vero
salto di fede! Finch vivi nel mondo, cedendo alle
sue enormi pressioni per provare a te stesso e agli
altri che tu sei qualcuno e sapendo fin dall'inizio
che alla fine ti perderai, la tua vita sar poco pi
che una lunga battaglia per la sopravvivenza. Se,
per, vuoi veramente vivere nel mondo, non puoi
pensare al mondo come alla fonte di tale vita. Il
mondo, con le sue strategie, pu aiutarti a so-
pravvivere a lungo, ma non pu aiutarti a vivere,
perch il mondo non la fonte neanche della sua
propria vita, e lascia soli i suoi.
Spiritualmente non appartieni al mondo. Ed
proprio per questo che sei stato mandato nel
mondo. La tua famiglia e i tuoi amici, i tuoi
colleghi e i tuoi rivali, e tutte le persone che tu
puoi incontrare nel viaggio attraverso la vita, sono
tutti alla ricerca di qualcosa di pi che non sia la
sopravvivenza. La tua presenza tra loro, come
colui che mandato, permetter loro di
intravedere qualcosa della vera vita.
Dal momento in cui riconosci che sei stato
mandato in questo mondo, ogni cosa cambia
radicalmente.
Il tempo e lo spazio, le persone e gli eventi, larte e
la letteratura, la storia e la scienza cessano di
essere opache e diventano trasparenti, quando
indicano molto al di l di se stesse, verso il luogo
dal quale tu vieni e al quale tornerai. molto
difficile per me spiegarti questo cambiamento
radicale, perch un cambiamento che non pu
essere descritto con termini comuni; n pu
essere insegnato o praticato come una nuova
disciplina di autoconsapevolezza. Il cambiamento
di cui ti parlo il cambiamento che, dal vivere
lesistenza come un doloroso test per provare che
meriti di essere amato, ti porta a viverla, invece,
come un continuo s alla verit di essere
lAmato. Detto semplicemente, la vita una
opportunit data da Dio per diventare ci che
siamo, per affermare la nostra vera natura
spirituale, rivendicare la nostra verit, consona e
integrata alla realt del nostro essere, ma
sopratutto dire s a Colui che ci ha chiamati
Amati.
Il mistero insondabile di Dio che Dio un
Innamorato che vuole essere amato. Colui che ci
ha creato sta aspettando la nostra risposta
allamore che ci ha dato la vita. Dio non dice
solamente: Tu sei il mio Amato, Dio chiede
anche: Mi ami? e ci d innumerevoli possibilit
per dire s. Questa la vita spirituale: la
possibilit di dire s alla nostra verit interiore.
La vita spirituale, cos compresa, cambia radi-
calmente ogni cosa. Lessere nati e cresciuti,
lavere lasciato la casa e cercato una professione,
lessere lodato e lessere rifiutato, il camminare e
il riposare, il pregare e il giocare, lammalarsi e
lessere guarito - s, il vivere e il morire -
diventano tutte espressioni della domanda divina:
Mi ami? e in ogni momento del viaggio c
sempre la possibilit di dire s e la possibilit di
dire no.
Solo tu sei in grado di cogliere un barlume di
questa visione spirituale, di vedere come le tante
distinzioni che sono cos essenziali nella nostra
vita giornaliera perdono il loro significato.
Quando sia la gioia che il dolore sono opportunit
per dire s alla nostra infanzia divina, essi
diventano pi simili che diversi. Quando
lesperienza di ricevere un premio e lesperienza
del non essere allaltezza, ci offrono entrambe la
possibilit di rivendicare la nostra vera identit di
Amati di Dio, allora, queste esperienze
presentano pi somiglianze che differenze.
Quando il sentirci soli e il sentirci a casa ci
chiamano entrambi a scoprire pi pienamente chi
sia il Dio del quale noi siamo figli, questi
sentimenti sono, allora, pi uniti tra loro che
separati. Quando, alla fine, la vita e la morte ci
avvicinano entrambe alla piena realizzazione
della nostra personalit spirituale, significa che
non sono i grandi opposti che il mondo ci ha
indotto a credere, sono, invece, due aspetti dello
stesso mistero dellamore di Dio. Vivere la vita
spirituale significa vivere lesistenza come una
realt non scissa, ma unificata. Le forze
delloscurit sono le forze che scindono, dividono
e creano opposizione. Le forze della luce
uniscono. La parola diabolico letteralmente si-
gnifica ci che divide. Il demonio divide; lo Spirito
unisce.
La vita spirituale neutralizza le innumerevoli
divisioni che pervadono la nostra vita giornaliera,
causando distruzione e violenza. Queste divisioni
sono sia interiori che esteriori: divisioni tra le
nostre pi intime emozioni e divisioni tra i pi
ampi gruppi sociali. La divisione tra contentezza e
tristezza dentro di me, o la divisione tra le razze,
le religioni, le culture intorno a me, traggono tutte
la loro origine dalle forze delloscurit. Lo Spirito
di Dio, lo Spirito che ci chiama Amati, lo Spirito
che unisce e rende completi. Non esiste modo pi
chiaro per distinguere la presenza di Dio che
identificare i momenti di unificazione,
risanamento, restaurazione e riconciliazione.
Ovunque lo Spirito lavori, la divisione svanisce e
si manifesta una unit sia nel nostro mondo
interiore che in quello esteriore.
Quello che soprattutto desidero dire che
quando la totalit della nostra vita quotidiana
vissuta dallalto, in virt del fatto che siamo gli
Amati mandati nel mondo, allora chiunque
incontriamo e qualsiasi cosa ci accada diventa una
opportunit unica di scegliere per la vita, la quale
non pu essere soggiogata dalla morte. Cos, sia la
gioia che la sofferenza diventano parte del
cammino verso la nostra realizzazione spirituale.
Questa visione stata espressa in modo
suggestivo dal romanziere Julien Green in una
lettera al suo amico, il filosofo francese Jacques
Maritain. Egli scrive: ...quando pensi alle
esperienze mistiche di molti santi, puoi chiedere a
te stesso se la gioia e la sofferenza, ad un livello
molto elevato, non siano per caso aspetti dello
stesso fenomeno. Mi viene in mente una analogia
sicuramente folle: il gelo pu ustionare. Sembra
quasi certo, no, certo, che possiamo andare a
Dio solo attraverso la sofferenza e che questa
sofferenza si trasforma in gioia perch, alla fine, le
cose si equivalgono.3
Dove ci porta questo? Io penso che ci riporti al
posto da dove veniamo, il posto di Dio. Siamo
stati mandati su questa terra, per un breve
periodo, per dire - attraverso le gioie e i dolori del
tempo a nostra disposizione - il grande s
allamore che ci stato dato e, cos facendo,
tornare a Colui che ci ha mandato con quel s
scolpito nei nostri cuori. La nostra morte diventa
cos il momento del ritorno. Ma la nostra morte
pu essere il momento del ritorno solo se la
nostra intera vita stata un viaggio di ritorno
verso Colui dal quale noi veniamo e che ci ha chia-
mati Amati. C una tale confusione sullidea di un
aldil, o di vita eterna! Personalmente credo
profondamente nella vita eterna, ma non
semplice- mente come una vita dopo la morte
fisica. Solo quando abbiamo chiesto per noi stessi
la vita dello Spirito di Dio, nei molti momenti della
nostra cronologia, possiamo attenderci che la
morte sia la porta alla pienezza della vita. La vita
eterna non una qualche grande sorpresa che
arriva imprevista alla fine della nostra esistenza
nel tempo; , piuttosto, la piena rivelazione di
quello che siamo stati e che abbiamo vissuto per
tutto il tempo. Levangelista Giovanni esprime
succintamente questo quando dice: Carissimi...
ci che saremo non stato ancora rivelato.
Sappiamo per che quando egli si sar
manifestato, noi saremo simili a lui, perch lo
vedremo cos come egli .
Con questa visione, la morte non pi lultima
sconfitta. Al contrario, diventa lultimo s e il
grande ritorno al luogo dove possiamo diventare
pi pienamente figli di Dio. Non credo che ci siano
molti uomini che vedono la morte in questo
modo. Invece di vederla come un momento di
realizzazione, essi la temono come il grande
fallimento, da tenersi a bada il pi a lungo
possibile. Tutto quello che la societ ha da dire in
proposito suggerisce lidea che la morte sia il
grande nemico che alla fine prender il meglio di
noi contro il nostro consenso e desiderio.
Percepita cos, la vita per poco pi che una
battaglia persa, una lotta senza speranza, un
viaggio nella disperazione. La mia visione e anche
la tua, spero, radicalmente diversa. Anche se
spesso io cedo alle molte paure e agli
avvertimenti del mio mondo, credo ancora
profondamente che i pochi anni su questa terra
sono parte di un pi grande evento, che si estende
molto al di l dei confini della nostra vita e della
nostra morte. Penso che questa che viviamo sia
come una missione nel tempo, una missione
veramente stimolante ed anche eccitante,
soprattutto perch Colui che mi ha inviato in
missione sta aspettando il mio ritorno a casa
perch gli racconti la storia di ci che ho
imparato.
Ho paura di morire? Ne ho ogni volta che mi la-
scio sedurre dalle rumorose voci del mio mondo
che mi dicono che la mia piccola vita tutto ci
che ho e mi consigliano di tenermi stretto a lei con
tutte le mie forze. Ma quando lascio che queste
voci tornino sullo sfondo della mia vita e ascolto la
piccola voce tenera che mi chiama Amato, so che
non ho nulla da temere e che morire il pi
grande atto damore. Atto che mi porta nelleterno
abbraccio del mio Dio il cui amore per sempre.
Epilogo
UNA AMICIZIA
DIVENTA PI PROFONDA

Dopo aver portato a termine Sentirsi amati, ho


spedito lo scritto a Fred, chiedendomi
ansiosamente se fossi stato capace di rispondere
alla sua richiesta: D qualcosa sullo Spirito che i
miei amici ed io possiamo ascoltare. Avevo
provato a parlare dal mio al suo cuore, dalle mie
esperienze pi intime e personali alle sue, dal mio
vero io al suo vero io. Adesso ero molto curioso di
sapere se avevo avuto successo.
Poco tempo dopo che Fred aveva ricevuto il
testo, mi chiam e si offr di venirmi a trovare a
Toronto per passare qualche giorno nella
comunit e parlare della Sentirsi amati. Quando
arriv, ci rendemmo conto che gli ultimi dieci
anni ci avevano portato ad una situazione molto
pi solida di quella del nostro primo incontro. Io
avevo trovato una vera casa a LArche e Fred
era felicemente sposato, in attesa del suo primo
bambino, e soddisfatto del proprio lavoro. Aveva
pubblicato due libri per adolescenti, uno sulla
Guerra del Golfo e un altro sulla perdita di un
genitore, e ne aveva in preparazione un altro, nel
quale, leaders ed esperti, in campi diversi come la
politica, le arti, la letteratura e lo sport,
raccomandavano i migliori libri da leggere. Stava
persino sfruttando le prime ore della giornata per
scrivere un romanzo! Il sogno di diventare uno
scrittore si era infatti realizzato, anche se in modo
diverso da come aveva previsto.
Entrambi eravamo cresciuti parecchio, eravamo
meno insicuri e le nostre radici erano pi salde,
ma eravamo entrambi diventati anche pi
consapevoli della distanza che cera tra noi.
Durante le nostre lunghe conversazioni sul testo
di questo libro, divenne sempre pi chiaro che,
sebbene Fred avesse molte buone cose da dire
sulle parole che gli avevo indirizzato, non ero
stato capace di fare quello che da me si era
aspettato. Aveva mostrato il manoscritto a due dei
suoi amici ed era chiaro che anche loro non ne
erano stati toccati profondamente. Continuando a
parlare, Fred mi convinse che questo libro non
era poi tanto diverso dai precedenti, come io
presumevo. Fred aveva sempre amato i miei
scritti, ma mai nessuno di loro aveva parlato
direttamente ai suoi bisogni. Secondo lui, io avevo
scritto per i convertiti, e non per persone
secolari. Egli sentiva a questo proposito che il
libro non era diverso dagli altri.
Ero molto deluso perch percepivo tra noi un
vuoto, per ci che riguardava la vita spirituale,
molto pi grande di quanto pensassi. Avevo tanto
sperato che, dopo i nostri lunghi anni di amicizia,
sarei stato in grado di trovare le parole giuste per
colmare questo vuoto! Avevo tanto sperato che
sarei stato capace di parlare a Fred e ai suoi amici,
in modo da suscitare in loro il reale desiderio di
sviluppare una vita nello Spirito!
Perch non ero riuscito a parlare alle ansie pi
essenziali di Fred e dei suoi amici? Fred fu molto
gentile, molto attento alla mia sensibilit, ma
altrettanto chiaro. Disse: Sebbene sia evidente
che tu tenti di scrivere per me e i miei amici dal
tuo intimo, e sebbene tu ci esprima cosa pi
importante per te, non ti rendi conto quanto noi
siamo lontani da dove sei tu. Ci parli attenendoti a
un contesto e a una tradizione che ci sono
estranei, le tue parole si basano su molti
presupposti che noi non possiamo condividere.
Non ti rendi conto di quanto noi siamo secolari.
Molte, moltissime domande necessitano di una
risposta prima ancora che noi si sia in grado di
aprirci pienamente a ci che tu vuoi dirci sulla
vita dellAmato.
Non stato facile ascoltare questa critica, ma ho
cercato di accoglierla senza mettermi sulla
difensiva, cos da poter scoprire nel mio cuore in
che cosa ero stato rifiutato. Il mio tentativo era
stato quello di essere testimone dellamore di
Dio ad un mondo secolarizzato, ma ho dato
limpressione di essere come chi cos eccitato
dallarte della navigazione che dimentica che i
suoi uditori non hanno mai visto n i laghi n il
mare, per non parlare delle barche a vela!
Fred tent di spiegarmi il problema. Molto
prima di iniziare a parlare dellessere gli Amati e
del diventare gli Amati, devi rispondere ad alcune
domande veramente fondamentali, quali, ad
esempio: Chi Dio? Chi sono io? Perch sono qui?
Come dare un senso alla mia vita? Come avere
fede? Se non ci aiuti a rispondere a queste
domande, le tue belle meditazioni sullessere e sul
divenire gli Amati restano per noi come un
sogno.
Fred disse molte altre cose, ma la principale
risposta a tutto quello che avevo scritto
consisteva in questo: che non ero veramente
entrato nella mentalit secolare. Se sono onesto,
data la mia esperienza con i miei nipoti in Olanda,
con i miei amici daffari in Canada e negli Stati
Uniti, e con molti dei miei corrispondenti da tutto
il mondo, devo confessare che la critica di Fred
con tutta probabilit troverebbe conferma in
molti di loro. Il problema non pi come
esprimere il mistero di Dio a persone che non
sono abituate al linguaggio tradizionale della
Chiesa o della Sinagoga; il problema se c
qualcosa nel nostro mondo che possiamo
chiamare sacro. C, tra le cose che facciamo, tra
la gente che conosciamo, tra i fatti che leggiamo
sui giornali o vediamo in TV, qualcuno o qualcosa
che li trascenda e abbia lintrinseca qualit di
sacralit, di essere santo, degno di adorazione e di
culto?
Fred stato molto bravo nellesprimersi, nel
dire che con la scomparsa del sacro dal nostro
mondo, limmaginazione umana stata
impoverita e molte persone vivono con un senso
di frustrazione, perfino di vuoto. Ma dove e come
possiamo riscoprire il sacro e dargli il posto
centrale nelle nostre vite? Adesso mi rendo
perfettamente conto che, in questo libro, non ho
risposto in maniera adeguata a questa domanda.
Potevo farlo? Dovevo farlo? Fred ed io
passammo alcuni giorni nella comunit di
Daybreak. Visitando le varie case dove persone
handicappate mentali e i loro assistenti
condividevano le loro vite, diventavo sempre pi
consapevole che posso parlare e scrivere solo di
idee e scenari che sono ancorati alla mia espe-
rienza quotidiana. E queste esperienze sono
interamente pervase dalla coscienza della
presenza di Dio. Sarei stato capace di uscire da
questa realt incentrata su Dio e rispondere a
quelli che dicono: Ho veramente bisogno di Dio
per vivere, per essere felice, per godere della vita,
per realizzare i miei pi profondi desideri? Ho
bisogno della fede per vivere una vita
soddisfacente e creativa?.
Sento dentro di me una radicata resistenza a
dimostrare alcunch a chiunque. Non voglio dire:
Ti voglio mostrare che hai bisogno di Dio per
vivere una vita piena. Posso solo dire: Per me,
Dio colui che mi chiama lAmato, e ho il
desiderio di esprimere agli altri come tento di
diventare in modo pi pieno ci che gi sono. Ma
oltre questo, mi sento molto povero e impotente.
Comunque, tutto questo non significa che la
risposta di Fred a questo libro non contenga una
formidabile sfida. la sfida ad esplorare la mia
solidariet interiore con il mondo secolare.
Sebbene io viva in una comunit cristiana e mi
senta totalmente responsabile della tutela e
dellalimento del sacro nella nostra vita in
comune, sono circondato, sia fuori che dentro i
confini della nostra comunit, dal mondo secolare.
Ma pi che questo, so che per quanto concentri la
mia vita sul sacro, anchio sono una persona
secolare. Le questioni che Fred ha sollevato non
mi sono sconosciute. In effetti, pi entro in intimo
dialogo con il mondo secolare e pi scopro la mia
secolarit, e pi vedo che Fred e i suoi amici non
sono poi cos lontani da me, come potevo pensare.
Forse la grande sfida sta nellavere tanta fiducia
nellamore di Dio da non aver paura di entrare
completamente nel mondo secolare e parlare di
fede, speranza e amore. Forse il luogo dove il
vuoto deve essere colmato dentro di me. Forse
la distinzione tra secolare e sacro pu essere
superata quando entrambi vengano identificati
come aspetti dellesperienza di ogni essere
umano. Forse, per rispondere alla critica di Fred,
non devo diventare un apologista dellesistenza di
Dio e del significato religioso della vita... in questo
momento non so dire altro.
Dopo la visita di Fred a Daybreak, mi posi una
domanda: Che fare di questo libro? Dimenticarlo,
riscriverlo, pubblicarlo com? Per un lungo
periodo rimasi piuttosto incerto.
Poi, successe qualcosa di inatteso. Lo avevo
spedito a Gordon Cosby e Diana Chambers della
Servant Leadership School della Chiesa del
Salvatore di Washington D.C. e la loro risposta fu
molto incoraggiante. Mi scrivevano che questo
testo li aveva aiutati pi dei precedenti e li aveva
ispirati a dare un nuovo corso, dal titolo Sentirsi
amati. Anche Bart Gavigan della South Park
Community, in Inghilterra, diede una risposta
entusiastica al testo. Gordon, Diana e Bart mi
esortavano a non apportarvi troppe modifiche,
ma ad avere fiducia che quello che in esso era
contenuto, avrebbe portato frutto. E Fred?
chiesi. Beh risposero forse non sei stato
capace di scrivere tutto ci che Fred avrebbe
avuto bisogno di sentire, ma certamente egli ti
stato di stimolo per dire ci che noi avevamo
bisogno di ascoltare! Non potresti essere felice
per questo?.
Lironia del fatto mi colp. Avevo cercato con
tanto impegno di scrivere qualcosa per le persone
secolari e coloro che, invece, erano stati
maggiormente aiutati dal mio testo erano cristiani
impegnati di Washington e Londra. Compresi
improvvisamente che senza Fred non avrei mai
trovato le parole che erano cos utili ai credenti.
Per me, questa molto pi che una ironia della
sorte. il mistero di Dio che si serve dei suoi
amici secolari per istruire i suoi discepoli.
Comprendere questo mi ha finalmente fatto
decidere di non scrivere un altro libro, ma di
avere fiducia che quello che qui sarebbe stato
pubblicato, e quello che non qui possa un giorno
trovare una autentica forma di espressione.
Note
1 Qui lautore interpreta le due sigle del proprio nome J.M.
come abbreviazioni dellespressione inglese Just Me solo io.
2 Bar Miswah (figlio del precetto = colui che osserva i
precetti). Il termine indica il giovane che ha compiuto tredici
anni e che quindi autorizzato e tenuto alladempimento di
tutti i precetti religiosi.
3 Cfr. J. Green/J. Maritain, Une grande amiti: Correspondance
1926-1972, Gallimard, Paris 1982, 282.