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Il Counseling sportivo con gli adolescenti

giugno 16, 2015 by Alessandro Pardocchi


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Abstract:

Limportanza del Conselor nel mondo sportivo sempre pi evidente soprattutto nelle fasi dellet
evolutiva dove latleta vive situazioni particolari. Il Counselor ha il compito di aiutare
attraverso la relazione nelle situazioni che possono generare vere e proprie problematiche
soprattutto per gli adolescenti.

Un esempio il cosidetto drop-out sportivo ovvero labbandono dello sport da parte dellatleta
per diversi motivi come la mancanza dei risultati, lambizione dei genitori, la pressione esterna che
rende insopportabile proseguire un attivit dove non si eccelle e nuovi interessi verso il mondo
sentimentale / sessuale. Lobiettivo del Counselor essere in relazione con latleta, ossia deve stare
nel campo dove si trova la specificit sportiva dellatleta ed aiutarlo a gestire le emozioni in modo
pi consapevole. Tutto questo possibile farlo andando a lavorare su diversi settori operativi in
modo da enfatizzare laspetto ludico dello sport, sostenere e cercare di tramandare la logica del
desiderio, saper esercitare la funzione del limite, valorizzare lelogio al fallimento, migliorare la
comunicazione tra gli attori del sistema (genitori, allenatori, compagni etc.. etc..), spingere
lallievo / utente a saper scegliere. Inoltre, per il counselor professionista, il mondo dello sport
risulta essere anche un mercato molto ampio, quindi con utili risvolti professionali: infatti in Italia
(secondo i dati del CONI) ci sono circa 17 milioni di praticanti; nel particolare caso dellet tra i
15 ed i 19 anni il 63 % dei maschi e il 40 % delle femmine praticano attivit sportiva presso
associazioni o societ iscritte a Federazioni. Il workshop ha affrontato in modo dinamico tutte
queste considerazioni riportando esempi specifici in attivit di counseling svolte con associazioni
sportive ed atleti agonisti di alto livello nel settori giovanili di riferimento.

Un classico esempio di un errata gestione della comunicazione

Il counselor sportivo un operatore daiuto con specifiche particolarit, in quanto affianca, alle
specifiche tematiche che hanno a che fare con le relazioni umane interpersonali e professionali,
conoscenze formative, fisiche e psicologiche fondamentali per rapportarsi con atleti e sportivi, ma
anche con il personale di supporto di una squadra o del singolo atleta. Questa definizione di sport
counseling credo sia quella che pi sintetizza, il campo di operativit del counselor nel mondo
dello sport. Ma perch c bisogno di un counselor sportivo ? La domanda sorge spontanea e per la
risposta potrei prendere in prestito una frase tanto cara ai formatori professionali dei cosiddetti
nuovi lavori ovvero : le nuove professioni nascono dai nuovi bisogni a cui la societ tradizionale
non riesce a rispondere in modo adeguato ed infatti cos, oramai il ruolo dei coach tradizionali
che avevano in mano tutta la situazione degli atleti non basta pi. Serve un esperto in grado di
potenziare le capacit di fra gli attori del sistema sport e in genere in tutte quelle situazioni che
richiedono una relazione differenziata. Per un discorso di mercato, come riferiscono i dati del
CONI (i numeri dello sport www.coni.it/it/coni/i-numeri-dello-sport.html) il lavoro del counselor
nellet che va dai 15 ai 19 anni quello pi richiesto dalle societ sportive. Infatti in quella forbice

chiamata anche periodo adolescenziale nei ragazzi che praticano sport vi estrema necessit di
una figura che metta un po di ordine e che abbia le competenze per gestire quella fascia di et
molto critica. Ma facciamo un passettino indietro, e capiamo perch cosi importante lo sport
nellera moderna. Il motivo abbastanza semplice parafrasando Pier Luigi Sassetti pedagogista
counselor Gli adolescenti di oggi sono tendenzialmente orientati verso il sesso, la droga e loggetto
/ feticcio (ovvero io sono quello che posseggo); si salvano quelli che fanno sport, danza, musica,
arte etc.. etc.. ovvero quelli che coltivano una passione. Come diceva Jaques Lacan ladolescente
un ragazzo, che a causa dellambiente che lo circonda, nutrito con limmaginario quindi fatica ad
avere un buon contatto con la realt. Lo sport la porta del limite personale che il contatto con la
realt. La passione, limpegno, il lavoro e per ultimo anche i risultati facilitano il giovane a
sottostare alle regole (quelle del gioco) che possono solo essere osservate. Il quadro operativo del
counselor in questo determinato ambiente quello di lavorare con gli strumenti di ascolto e analisi
della domanda e possibilmente di operare in prospettiva sempre differenziata: in ogni atleta deve
emergere la propria soggettivit. La posizione delloperatore, invece, risulta essere quella di trade
union tra le varie figure che entrano in gioco come ad esempio latleta, lallenatore / dirigenti, la
famiglia e lo psicologo dello sport che pu avere la duplice funzione di supervisore (per il
counselor) e terapeuta (per gli altri attori) nel caso ce ne sia bisogno. Secondo il mio punto di vista
il counselor dovrebbe integrare il suo intervento con una supervisione mirata o di equipe tra
psicologo e counselor. Uno dei motivi di tale collaborazione il rapporto dei genitori con il sistema
sport. Spesso, anche se fortunatamente non sempre, questi hanno dei comportamenti errati e
mandano dei messaggi non corretti per la stessa crescita globale del figlio; per rendere bene lidea
cito un affermazione di Piermario Calcamuggi, commissario tecnico della nazionale femminile di
sci negli anni 80 che in un momento di sconforto dopo una discussione con il genitore di unatleta,
coni una massima storica: Nello sport il futuro degli orfani. Infatti come ha scritto Sartre, se i
genitori hanno dei progetti per i loro figli, i figli avranno immancabilmente dei destini e quasi
mai felici. A proposito della relazione tra genitori e figli una buona comunicazione fondamentale
e spesso ha degli ottimi risultati come quello di riuscire a rivalutare laspetto ludico dellattivit che
pu essere un grande antidoto contro il drop-out sportivo ovvero la prematura fuga dallo sport del
giovane. Infatti se per ottenere risultati si punta solo sulla prestazione assoluta, senza capire se vi
un reale desiderio dellatleta a praticare quella determinata attivit, perdiamo loccasione di creare
un circolo virtuoso che si auto alimenta ovvero linsieme di sport, divertimento, valori e formazione
. Lagonismo va un po scardinato, bisogna ricreare un movimento pulsionale interno positivo pi
verso il principio del piacere e meno verso il dovere di vincere: a tal proposito sostenere il giovane
verso losare un grande atto operativo. Il ruolo delleducatore (coach, istruttore, counselor,
allenatore) dovrebbe essere quello di trasmettere al giovane sportivo la convinzione di dover essere
un genio dentro le regole e che il fallimento non deve essere gestito come momento di
frustrazione ma come momento di formazione e di crescita. Il fallimento pu essere quel momento
di vuoto dove viene sviluppata la voglia di rimettersi in gioco e di provare fino in fondo anche per il
solo desiderio di farlo.

Alessandro Pardocchi
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