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CLAUDIO LORETO

GLI OCCHI SULLA SCIA

RACCONTI
CLAUDIO LORETO

GLI OCCHI
SULLA SCIA
Racconti di remi, piccozze e amori
La vita un po come il canottaggio.
Il canottiere solca veloce lacqua,
ma con lo sguardo rivolto indietro:
ha sempre dinanzi agli occhi (e calcola)
la scia della sua imbarcazione;
similmente, ognuno di noi nel corso della propria esistenza
spesse volte si gira
e tira le somme di quanto fino ad allora ha fatto.
Poich ciascuno il risultato del proprio passato.
Dedicato a chi il destino,
con me davvero benevolo,
mi ha fatto incontrare:
mia moglie Nicoletta e nostra figlia Erika.
PREFAZIONE
Ai tempi del liceo fantasticavo di diventare un
corrispondente di guerra; poi, invece, ho finito con
il rimediare un meno spericolato impiego in banca:
occupazione certamente poco avventurosa, ma che
perlomeno mi ha garantito un minimo di tran-
quillit economica grazie alla quale ho anche potuto
girovagare un po e realizzare come freelance, per
svariati anni, reportages ed articoli per quotidiani e
riviste, soddisfacendo cos almeno in parte la mia
aspirazione giovanile.
Occasionalmente mi sono pure azzardato a buttar
gi qualche storiella; a detta di qualcuno, tuttavia,
le mie qualit di narratore non sono allaltezza di
quelle - probabilmente gi non eccelse - di cronista.
Pazienza, nessuno perfetto.
Ho voluto ugualmente raccoglierle in questo vo-
lume vuoi per non smarrirle, vuoi perch ci sono
comunque affezionato: alcune di esse, infatti, risal-
gono al periodo della scuola superiore.
Lultimo racconto (Passaggio in India ) in verit
appartiene al genere giornalistico: lho inserito (un
po impropriamente) in quanto legato ad un mo-
mento fondamentale della mia vita.

LAutore
INDICE

Il Nido della Tigre Pagina 1

La lettera 6

Anurag, il fuggiasco 11

Sul Ghiacciaio del Gigante 39

Il sogno di Aleksej 44

La folle gara 56

Storia di una Storia 65

La tempesta segreta del nuotatore 201

Il messaggio del vento 209

Passaggio in India 218

Prospetto attivit pubblicistica 236


Il Nido della Tigre

Nel 1986, poco dopo il congedo dalla Marina, mi ritrovai in


Himalaya. Allora il Paese del Dragone Tonante (cos viene
chiamato il Bhutan dai suoi abitanti) era un regno
praticamente proibito ed io vi fui ammesso grazie
allostinazione di un ortopedico giramondo capitato infine
laggi e desideroso, dopo alcuni anni, di rivedere qualche
familiare: preso letteralmente per stanchezza, il burocrate
competente aveva alla fine concesso - oltre ai permessi a
favore di due parenti (la mia ragazza e suo padre) - un
terzo, incredibile visto dingresso per me.
Quellanno il monsone sera attardato, minacciando cos
pioggia anche la mattina della nostra salita al Nido della
Tigre. Eccolo lass! - esclam ad un tratto Giancarlo, il
medico, mentre ci preparavamo alla marcia: uno strappo
nella nebbia per un attimo lasci intravedere, in
lontananza, il bianco monastero dalle cupole - si diceva -
rivestite doro zecchino, appuntato a un impressionante
strapiombo a 3.120 metri di altezza; l un giovane che
aspirava a diventare lama stava affrontando la prevista
prova preliminare di tre anni di solitudine.

1
Imboccammo un ponticello sul fiume Paro e quindi un
melmoso sentiero che sinerpicava su per la montagna,
dentro una foresta di pini adorni di licheni. Lo zaino,
rigonfio comera di riso, zucchero e biscotti da offrire al
seminarista, mi faceva affondare gli scarponi nel fango. Da
giovane canottiere esuberante (ma ancora inesperto di
montagna) qual ero, decisi allora di fare di quellostica
ascesa un superbo allenamento; cos, regolando bene la
respirazione, forzai il passo e presi ad andare su ve-
locemente. Troppo. Dopo circa mezzora, infatti, il cuore
dimprovviso cominci a martellarmi nel petto con il ritmo
di una mitragliatrice, letteralmente impazzito! Mi tolsi
subito dalle spalle la pesantissima sacca e mi sdraiai supino
su un ripiano roccioso contornato da bandiere con incise le
preghiere dei pellegrini, ma ci volle un po perch anche la
mia richiesta venisse accolta dagli di lass e il battito si
regolarizzasse. Attesi quindi larrivo degli altri (Nicoletta
non mi risparmi i suoi rimbrotti) e ripresi il cammino con
pi umilt.
Per tutto il tempo fummo accompagnati dal gracchiare
rauco dei corvi che, a nugoli, girovagavano oziosi nel cielo;
una lunga processione di batuffoli di vapore procedeva,
anchessa pigramente, tra le montagne selvose che cir-
condavano la sottostante Valle di Paro. La nostra meta,
invece, sembr averne abbastanza delle nubi, iniziando a
offrirsi ai nostri occhi in tutto il suo incanto.
Il mio futuro suocero, intanto, sinterrogava circa
lorigine del nome del monastero: era legato a una leggenda
locale (secondo la quale Padmasambhava, il secondo

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Buddha, era andato a meditare in una grotta lass in groppa
alla moglie trasformatasi in una tigre volante) oppure alle
meno metafisiche tigri di montagna che, seppure in via di
estinzione, ancora popolavano la zona, come sosteneva
qualcuno?
Io ero invece curioso di conoscere linterpretazione che
laspirante monaco avrebbe potuto dare del sogno che
avevo fatto la notte precedente: dopo un feroce com-
battimento, con la spada avevo trapassato la corazza di un
malvagio Cavaliere Nero, di cui mi era ignoto il volto;
strappatogli lelmo, con sgomento dentro quellarmatura
avevo per visto me stesso, fissarmi con occhi vitrei
Lasciato il bosco, discendemmo un viottolo scavato
lungo la parete che si drizzava verticale di fronte al costone
sul quale poggiava, in bilico, il convento; a met della pista,
per rispondere a un richiamo, mi voltai di botto cozzando
con lo zaino contro la roccia: sospinto in avanti dal
contraccolpo, per alcuni interminabili secondi pencolai,
con il sangue gelato nelle vene, sullorlo del baratro.
Giungemmo infine ad una cascatella dacqua che
salterellava gi chiassosa lungo la linea di congiunzione
della parete con la montagna santa di Padmasambhava; l la
traccia riprendeva a salire ripida lungo questultima:
lultimo strappo, in realt, e dopo tre ore di affanno eccoci
finalmente davanti al Taktshang !
Lapprendista monaco non era esattamente un isolato:
insieme a lui trovammo infatti un ragazzino suo parente e
un altro escursionista, uno spagnolo che - in barba alla
spiritualit del luogo e ad ogni ideale della montagna - si

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premur subito e gratuitamente di renderci nota la sua
scarsa considerazione degli italiani (dal canto nostro
troncammo sul nascere il rapporto). Il padrone di casa
accolse invece i nuovi arrivati con molta cortesia: per
rinfrancare le forze ci offr del t con dentro sciolto burro
di yak, dopodich ci condusse in visita al santuario che si
rivel in avanzato stato di deterioramento strutturale, ma
ricco di suggestivi arredi sacri; la Sala dei Mille Buddha
(cos chiamata per via delle mille rappresentazioni
dellIlluminato che ricoprivano le sue pareti) induceva
seriamente al misticismo. Poi, in un locale ricavato da una
grotta, eccola, lei, la tigre: una grande statua della belva,
raffigurata con le fauci spalancate e gli artigli affondati
nelle carni di due malcapitati.
Lospite in seguito, pi che al confronto filosofico, si
mostr molto interessato alle mie moderne calzature da
trekking e prov a venderci delle lattine di Coca-Cola (!).
Al momento del commiato locchio mi cadde poi su un
cestello di riso frammisto a polpa di yak in salsa piccante,
pronto al consumo: per i buddisti non era per riprovevole
ammazzare e mangiare gli animali?
Loro dicono che sarebbe peccato lasciare a putrefare le
bestie gi macellate dalle etnie di religione diversa - mi
spieg Giancarlo. Oppure quelle precipitate dai dirupi
sui quali per - aggiunse - alloccorrenza vengono furbe-
scamente sospinte a pascolare dai loro proprietari!.
Ho capito: la coscienza a posto e lo stomaco pieno
- commentai io. Lipocrisia non conosce confini.

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Alcuni giorni dopo un piccolo bimotore, volando a
sobbalzi e scricchiolando paurosamente dentro le strette
gole del Basso Himalaya rivoltate dal monsone, ci
riconsegn a unalluvionata Calcutta; da qui raggiungemmo
Dacca, Dubai, Roma e infine Genova. Inaspettatamente,
lattraversamento in taxi della mia citt mi turb: il brutale
contrasto tra quel ritrovato ambiente di cemento, asfalto e
lamiera e le incontaminate, splendide catene montagnose
che conservavo ancora negli occhi (e nelle quali la presenza
umana era soltanto un accessorio) rendeva lampante che il
mondo moderno si muoveva sulla strada sbagliata. Allo
stesso tempo, il Shangri-La non esisteva: la natura umana
infatti la stessa ad ogni latitudine; riprova di ci sarebbero
state, qualche anno pi tardi, linsensata politica razziale
avviata dal governo bhutanese e le dolorose vicende che ne
conseguirono.
Quanto al mio strano sogno, lo risolsi a modo mio: in
ciascuno di noi albergano insieme il bene e il male; e se
dare libero corso a questultimo facilissimo, realizzare il
primo richiede impegno e consapevolezza Perdiana,
lesperienza nel Bhutan mi aveva forse avvicinato al buddi-
smo? Beh, di certo so solo che essa contribu al germo-
gliare della mia futura, grande passione per le montagne.

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La lettera

Non appena fui fuori di casa i brividi mi scombussolarono:


quellalba faceva pi freddo del solito. Esitai per qualche
attimo (dietro luscio il letto era ancora caldo), poi innestai
risoluto il passo: la strada dallabitato di La Villa al Col di
Lana era piuttosto lunga.
Mi piaceva del resto girovagare per valli quando tutti
ancora dormivano e dunque nessun suono umano distur-
bava lo stato di grazia in cui scivolavo attraversando radure
e boschi, dove cancellavo i pensieri e diventavo ingordo di
sensazioni; cos quella mattina, di nuovo, lo scroscio del
torrente Giaric mi trasmise un senso di purezza, i prati
vellutati dellArmentarola mi saziarono di quiete e le fanta-
stiche guglie delle Conturines mi accesero di meraviglia.
Mi domandai con quali occhi avevano per osservato
quei medesimi luoghi i giovani sepolti nel piccolo cimitero
militare tedesco che toccai poco prima di raggiungere il
Passo Valparola: un secolo prima, infatti, le montagne sopra
avevano avuto il volto della morte.

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Sul valico si attardavano bave di nebbia che intiriz-
zivano; mi concessi una tazza del t bollente del Rifugio,
alle spalle del quale poi imboccai il sentiero che conduceva
sotto le pareti verticali delle Pale di Gerda e del Gruppo del
Setsas, di cui costeggiai i lunghi basamenti forzando ulte-
riormente il passo nonostante che marciassi pi che spedito
gi da alcune ore. Limmenso silenzio nel quale avanzavo di
tanto in tanto veniva rotto dai fischi acuti delle marmotte,
come a rammentarmi che il mondo non appartiene soltanto
alluomo.
Superai il Passo Sif e risali la scoscesa e interminabile
trincea che gli austro-ungarici avevano scavato lungo tutto
il crinale del monte omonimo; quando trovai la via inter-
rotta da un grande cratere restai interdetto: per sloggiare il
nemico entrambi gli opposti eserciti avevano fatto esplo-
dere pi volte il Sif (e altre montagne vicine), scavando
nella sua pancia gallerie che terminavano con enormi stan-
ze poi stipate di dinamite. Che innovative e del tutto inu-
tili stragi: il fronte dolomitico non si era comunque smosso
di una virgola!
Al di l del fosso si stagliava la mia meta, il Col di Lana,
ribattezzato dai fanti Col di Sangue (infatti la contesa
della sua vetta cost la vita di ottomila di loro). Mi calai
nella spaccatura, saltellai tra i detriti dellesplosione e poi,
seguendo una malferma fune metallica dispiegata lungo la
cresta, mi inerpicai su su fino alle croci poste sulla cima del
Lana, resa tozza anchessa nel 1916 da oltre cinque ton-
nellate di esplosivo. Per un po, tutto solo, gironzolai su
quel cocuzzolo, fotografando la cappelletta, un bivacco

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allestito dagli Alpini, lobelisco eretto affinch si serbasse
memoria dellinsensatezza della guerra e tutti i magnifici
panorami che potei godere da lass.
Avevo appena intrapreso la via del ritorno quando gi,
lungo il fianco ripido della montagna, un riverbero del sole
incerto di quel mattino richiam la mia attenzione. Dal
terreno affiorava infatti un oggetto, verosimilmente di
metallo: un residuato bellico, riportato alla luce dal tardivo
disgelo dellinverno pi nevoso degli ultimi trentanni,
oppure una moderna lattina gettata da un escursionista
incivile? Incuriosito, mollai il cavo e discesi con cautela il
pendio; tra le mani mi ritrovai cos un astuccio ossidato,
che faticai a schiudere: al suo interno una vecchissima stilo-
grafica, alcuni pennini e un foglio accuratamente ripiegato
ma molto ingiallito, che apersi con estrema delicatezza
temendo che potesse andare in mille pezzi. Guardai la
prima riga (Sabato, 12 maggio 1917 ) ed ebbi un sussulto.
Poi - a fatica, poich sbiadito dal tempo - lessi il resto.

Mia adorata,
pi non ti angustier con pensieri foschi come feci
- senza sul momento avvedermene - nellultima mia, che fu
dettata dai patimenti per il gelo e specialmente dal
turbamento per la morte del caro capitano Silvestri.
Oggi - finalmente! - il sole illumina le trincee: si sono
scaldati anche i cuori, perch le armi tacciono. Posso
dunque abbandonarmi alla contemplazione della Marmo-
lada, del Sella e - volgendo gli occhi dallaltra parte - del
Civetta: nonostante la guerra, mi davvero impossibile

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avere in odio tanta superba bellezza! Allopposto, un
tale Paradiso - nel quale gli scoppi appaiono ancor pi
sacrilegio - insegna ad amare il mondo come mai: cos con
una nuova, immensa tenerezza nel cuore che si guarda un
fiore fare capolino tra i sassi o si accarezza Lampo (cos lo
abbiamo battezzato!), il cane vagabondo e spaurito che
trov rifugio da noi un paio di mesi or sono (e che
qualcuno, per lenire per una giornata i morsi della fame,
invece aspira a mangiare!).
Pure in tempo di pace, tenere di pi a mente che un
giorno non ci saremo pi gioverebbe a sgombrare la nostra
esistenza dalle futilit, le inutili rabbie e le meschine in-
vidie di cui essa zeppa e a vivere invece con pienezza le
cose davvero importanti, che sono poi poche ed ovvie.
Conquisteremmo la serenit, che somma ricchezza! Non
credi anche tu, cara?
Dopo la guerra, allorquando la memoria di essa mi sar
forse divenuta un po meno dolorosa, chiss, potrei
immaginare di affittare camera, in estate, nel piccolo paese
di Corvara e condurre te e la nostra piccola Elisa a vedere
questi luoghi pur tuttavia deliziosissimi: te ne innamo-
reresti subito, ne sono certo (e io diventerei un po geloso di
loro).
Nel frattempo, insegna fin dora alla bambina ad
inseguire con tutte le proprie forze i suoi sogni: se li
realizzer sar assolutamente felice; nel caso invece non
riuscisse, dopo i suoi giorni non sarebbero comunque
avvelenati dal rimpianto di non averne avuto laudacia.

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Ora ti devo ahim lasciare, perch ho da svolgere un giro
dispezione. Attendo con ansia Vostre notizie. Un bacio.
Sempre tuo,
Alberto

Quella lettera non era mai partita, dunque il soldato che


laveva scritta probabilmente era rimasto ucciso: in quale
punto del monte - mi chiesi guardando intorno - e come? E
cosa ne era stato della sua famiglia? La figlia aveva poi
avuto una vita felice? Scavai l stesso una buca con il
pugnale che trasportavo nello zaino e vi seppellii dentro il
ritrovamento: era giusto che quella manifestazione damore
restasse per sempre dove si era manifestata.
Una girandola di pensieri mi accompagn lungo tutto il
tragitto di ritorno, fatto sotto una pioggia battente. Non
appena fui a casa, cercai mia moglie e labbracciai forte.

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Anurag, il fuggiasco

Delle mille straordinarie vicende nelle quali mi sono


imbattuto nel corso del mio lungo vagabondare per il
mondo, quella che pi soventemente riaffiora alla mia
mente - e che ora vi narrer - ebbe inizio nel lontanissimo
Shan-Yul.
Correva lAnno del Cervo. A quellepoca ero giovane, nel
pieno del vigore, e tuttavia dopo tre mesi ininterrotti di
viaggio attraverso le mastodontiche Montagne delle Grandi
Scimmie non potevo non accusare la stanchezza. Cos un
mattino, abbandonatomi sulla soffice erba dun prato,
lasciavo che i raggi del sole mi ritemprassero; la caval-
catura, un po pi in l, si dissetava ad un ruscello il cui
scrosciare arrivava alle mie orecchie dolce come una
melodia.
Il nitrito dallarme dellanimale dun tratto mi scosse dal
torpore in cui mi ero lasciato scivolare (abbassando cos la
guardia), ma ormai era troppo tardi: qualsiasi mia reazione
avrebbe cozzato contro le lance che mi venivano puntate
sul petto. Mentre attendevo che da unistante allaltro le

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lame dei miei implacabili inseguitori affondassero nelle mie
carni, una voce interrog: Cosa ci fai tu qui? Non sai che
agli stranieri proibito avventurarsi nel Shan-Yul?.
La Terra del Leopardo Bianco! Non immaginavo di
essermi spinto tanto oltre nella mia fuga Dunque non si
trattava di coloro che avevo temuto; ciononostante quegli
sconosciuti, che il sole mi impediva di vedere in viso, non
sembravano meno ostili. Avanti, rispondi! - intim la
medesima ombra mentre le punte delle lance davano
sostegno alla richiesta premendo forte sulle mie costole.
Perdonatemi, ma tale divieto non mi era noto - dissi -
Comunque, quale Cavaliere della Sacra Confederazione,
sono affrancato dal rispetto di qualsiasi frontiera; vi prego
dunque di ritrarre le vostre armi e di lasciarmi libero di
andare: ho ancora molta strada da fare.
Me le aste non si scostarono.
A giudicare dalle vostre vesti, forestiero- riprese dopo
un attento esame la voce di quello che doveva essere il capo
della pattuglia - si direbbe che quanto affermate dessere
corrisponda a verit; ma di questi tempi abbiamo motivo di
dubitare di chiunque. Vi scorteremo pertanto alla fortezza.
L avremo modo di sincerarci della vostra buona fede, nel
qual caso potrete riprendere immediatamente il vostro
viaggio; diversamente, esso avr termine per sempre: per i
comuni trasgressori la pena infatti la morte. Intanto vi
prego di consegnarmi la vostra spada.
Mi fu permesso di recuperare le mie poche altre cose e,
attorniato dai soldati, dovetti cavalcare per quattro ore e
pi alla volta dellHatha Dzong - la Fortezza del Sole e

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della Luna - attraverso risaie inaridite e villaggi
abbandonati, senza incontrare anima viva. I volti inquieti
dei miei guardiani tradivano una gran fretta di giungere a
destinazione; a ci non prestai comunque molta attenzione,
preso comero dal pensiero che quel contrattempo poteva
tornare a vantaggio dei miei ex confratelli i quali sapevo
sguinzagliati come lupi famelici sulle mie tracce. Solo il
trambusto allinterno dello Dzong, allorch ne varcammo i
sorvegliatissimi portali, mi distolse dalle mie preoc-
cupazioni: era un andirivieni di uomini in armi, un traffico
ingovernato di buoi che spostavano carri rigurgitanti
cadaveri e un affannarsi di donne intorno ai moribondi che
gemevano ammassati agli angoli del vasto cortile; questo
era annebbiato e reso ancor pi tetro dai vapori che
turbinavano dai pentoloni approntati qua e l per sfamare i
vivi, i quali - scheletrici comerano - somigliavano per pi
a fantasmi. Il lezzo di una tale moltitudine si aggiungeva al
puzzo delle immondizie e degli escrementi disseminati
ovunque, in una mistura terribile che rendeva inutile
lincenso bruciato in gran quantit dai Lama e che pro-
vocava conati di vomito in coloro che, come me freschi del
luogo, non avevano ancora il naso e la vista abituati a tanto
disgusto. Eppure quel gigantesco letamaio doveva apparire
un luogo di salvezza per la fiumana di disgraziati che, dietro
noi, seguitava a riversarsi dentro lo Dzong...
Non sapevo che il Shan-Yul fosse in guerra. Chi il
vostro nemico? - domandai al capitano della scorta.
Il Demonio! - fu la sua risposta.

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***

Ora che abbiamo visto lemblema dellOrdine dei


Cavalieri della Sacra Confederazione - deglut lobeso
monaco mal celando lo schifo per la figura del falco
impressa a fuoco sulla mia spalla destra - e siamo pertanto
certi del vostro rango, vogliate accettare le nostre pi
profonde scuse e il nostro sincero benvenuto, nobile
signore!.
S, cavaliere - sorrise affabilmente laltro (e pi gracile)
lama, mentre con un cenno del capo congedava il capitano
e i suoi uomini - Ci dispiace di avervi arrecato fastidio con
la nostra ispezione, ma certamente capirete: siamo in
guerra, e contro il pi temibile degli avversari, in quanto
invisibile. Entrambi i miei interlocutori erano avvolti da
una grande stoffa color amaranto, avevano i capelli rasi e i
piedi scalzi.
Un nemico contro il quale ci servono uomini di grande
esperienza - riprese a parlare quello grasso - Come lo sono
i Cavalieri della Confederazione. Siamo dunque stati
incaricati dal santo Je-Khempo, voce dellIlluminato, di
pregarvi di volere aiutare i nostri migliori guerrieri in una
spedizione di capitale importanza per le sorti del
Shan-Yul.
Una richiesta, nel mio caso, da respingere
immediatamente. Sono commosso dalla vostra
considerazione - risposi, mentre seminudo al centro della
gelida sala riprendevo possesso degli indumenti sfilatimi

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per la verifica della mia identit - Purtroppo non potr
godere dellonore offertomi: la mia via conduce altrove e mi
attende impaziente. Sono sicuro che il Supremo Lama
trover unaltro e pi valido appoggio allimportante
missione.
I due dovevano evidentemente essere convinti di
ricevere una risposta ben diversa, poich il mio no li
sorprese. Ma non potete rifiutarvi! - proruppe infatti
risentito quello mingherlino - Quando riceveste il marchio
del falco giuraste che avreste servito il Bene al di sopra
dogni cosa!.
Il Bene? Beh, ho fatto ampia esperienza che esso una
cosa piuttosto soggettiva e mutevole: per lo pi combacia
con il tornaconto!.
Voi non sapete quel che dite! - alz la voce il monaco
corpulento.
Voi bestemmiate! - gli fece eco laltro, indignato.
In ogni caso il cosiddetto Bene mi chiama altrove!
- tagliai corto io, finendo di rivestirmi.
Cavaliere, qui il Male ha gettato in campo tutte le sue
forze. Allinterno dei nostri confini in atto lo scontro
finale tra la Luce e le Tenebre, tra la Vita e la Morte: se la
Terra del Leopardo Bianco - dove lIlluminato si
manifestato - soccomber, il mondo intero avr poi presto
fine. La vostra presenza necessaria qua pi che altrove!.
Vi ripeto che la vostra stima di me fuori misura.
Eppure un tempo non esistevano parole per
descrivere la generosit di un guerriero della Confede-
razione - comment alle mie spalle, ferma e profonda, una

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nuova voce. I due monaci si piegarono immediatamente in
un profondo inchino a mani giunte; mi voltai e vidi una
figura allampanata dentro una lunga tonaca gialla: gli
sgradevoli lineamenti di quel volto, sul quale si disegnava
un sorriso falsamente benevolo, tradivano unanima astuta
e doppia. Abbassai comunque lievemente il capo in segno
di omaggio.
Sapevo che per convincervi a prendere parte alla nostra
causa sarebbe stato alla fine necessario il mio intervento
- prosegu, facendo segno agli incapaci sottoposti di lasciare
immediatamente la stanza (i due, profondendosi in lunghe
riverenze, si ritirarono umiliati). Compresi che si trattava
del Je-Khempo, il sommo sacerdote.
Siete davvero cos certo - gli domandai quando fummo
soli - di riuscire dove i vostri monaci hanno fallito?.
Oh, s - rispose il calvo prelato - Non potete restare
insensibile allappello che vi viene dallo stesso rappresen-
tante dellIlluminato!.
Visto che origliavate alla porta, allora saprete che mi
attende cosa molto urgente, replicai brusco (ulteriori
lungaggini avrebbero infatti potuto rivelarsi per me
pericolose). Perdonatemi dunque se mi congedo dalla
Vostra Superba Persona. E dopo aver recuperato la spada e
ossequiato con un salamelecco, mi diressi verso una delle
uscite della sala.
Credo che vi convenga rimandare limpegno che dite
attendervi fuori di qui, dato che si tratta della forca!.
Mi bloccai sulluscio, col sangue raggelato.
Vi starete certo domandando, nobile Anurag, come

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abbia fatto a smascherarvi - ricominci quello con una
nota di perverso divertimento nella voce - Dovete allora
sapere che gli uomini lanciati al vostro inseguimento per
farvi pagare il tradimento da voi perpetrato - come vedete,
sono ben informato - hanno perso le vostre tracce; cos, per
acciuffarvi, settimane addietro essi hanno inviato in volo
colombi a tutti i Paesi aderenti alla Santa Congregazione,
con legato alla zampa il comando di trattenere i pellegrini
corrispondenti alla descrizione fornita fintanto che quelli
non fossero arrivati per identificarli. Io ho ignorato la ri-
chiesta, avendo ben altra sciagura di cui occuparmi; quando
dalla torre vi ho per visto fare ingresso nello Dzong
scortato dagli armigeri non ho avuto dubbi: il ritratto del
traditore vi calzava a pennello. Tuttavia alla riconoscenza
del re di Kodagar e del Gran Maestro dei Cavalieri della
Confederazione ho subito preferito lopportunit di sfrut-
tare il vostro famoso talento: in breve, se voi ci aiuterete io
eviter di segnalare la vostra presenza qui a coloro che
tanto vi desiderano morto; anzi, se riuscirete nel compito
proporr che il vostro caso venga rivisto. Allora, qual la
vostra ultima parola? - concluse iniziando a girarmi intorno
con le braccia intrecciate dietro la schiena.
Potrei uccidervi e fuggire ancora.
La sala circondata da numerosi soldati con ordini ben
precisi.
Dunque non mi lasciate scelta.
Eccellente! - sorrise il Je-Khempo, gi certo dellesito di
quella discussione - La spedizione a cui vi unirete muover
tra due giorni. Ora vi accompagneranno alla vostra stanza,

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affinch vi possiate rinfrescare e riposare; tutto gi stato
predisposto per il vostro piacere: questa notte riceverete la
visita di una bella signora. Ah, dimenticavo: i vostri
movimenti saranno naturalmente oggetto delle nostre
attenzioni.
Non ne dubitavo. Una cosa tengo per a dirvi: io non
sono il traditore che si racconta.
Lo so bene, mio caro Anurag, ma mi utile unirmi al
coro di chi invece lo crede. Quindi si allontan e nella sala
comparve linserviente al quale ero stato affidato.

***
La gelosia pu rendere un uomo abietto: era cos
accaduto che, essendo i bellissimi occhi verdi della prin-
cipessa Alisha e gli apprezzamenti di suo padre (il sovrano
di Kodagar, al cui servizio ero stato inviato dal Gran
Maestro) rivolti a me anzich al generale Sukumar,
questultimo aveva macchinato un inganno per sgombrare
il campo alle proprie ambizioni: in qualche modo aveva
sottratto delle gemme rare dallalloggio della principessa,
facendole poi rinvenire dalle guardie dentro il mio
guanciale durante la perquisizione di ogni angolo del
castello ordinata immediatamente dopo la scoperta del
furto. Avevo compreso il suo disegno dalla risata beffarda
alla quale si era lasciato andare mentre comandava il mio
arresto agli sgherri che lo accompagnavano; ero ancora un
giovane irruento e cos il mio sbaglio fu di estrarre il

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pugnale dalla cintura e di avventarmi furibondo su di lui,
colpendolo a morte: se quello pag la sua malevolenza, io
per - uccidendolo - agli occhi di tutti avevo come firmato
una confessione. Ladro, assassino e traditore degli ideali
della Confederazione sui quali avevo giurato: da allora non
mi era rimasta che la fuga.
Nel giudizio del Je-Khempo il mio arrivo, da ultimo, nel
Shan-Yul era stato voluto dalla Provvidenza: la mia com-
provata abilit nel nascondermi sarebbe infatti potuta
tornare utile per scovare, viceversa, leremita che si diceva
avrebbe potuto salvare il Paese.
Namgyal, il comandante della spedizione (dieci soldati
pi io), dopo la nostra partenza mi spieg che il flagello che
aveva colpito la Terra del Leopardo Bianco aveva avuto
inizio alla grande fiera che una volta allanno si teneva fuori
le poderose mura dello Dzong, richiamando da ogni angolo
del Paese molti mercanti e una gran folla di compratori. A
smerciare succulenta polpa di yak aromatizzata con spezie
piccanti era giunto da non si sa quale remota contrada
anche un nuovo venditore, assai abile nel richiamare
clienti; costui era in realt un emissario di Ratnakar, il
Signore delle Tenebre al servizio di Kla (il Dio del Tempo
e della Morte, acerrimo nemico dellIlluminato): quelle
carni erano state sapientemente infettate, facendo esplo-
dere di l a pochi giorni un male oscuro e contagioso in
ciascuno dei villaggi in cui esse erano state infine con-
sumate.
Lepidemia era dilagata; i lama, depositari della sapienza
medica, si erano rivelati incapaci di contrastarla. Il mi-

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sterioso morbo disfaceva il cervello: taluni sfuggivano allo
strazio uccidendosi; gli altri, meno lesti, prima di morire
sprofondavano invece nella follia, spesso sguazzando nelle
pi torbide depravazioni. Ratnakar intanto attendeva
pazientemente che la devastazione cos scatenata giungesse
a pieno compimento, per potere poi fare invadere con fa-
cilit dai suoi scherani quellimmenso dominio ormai privo
finanche di esercito.
Alcuni monaci avevano per informato il Je-Khempo
che anni prima un loro confratello di nome Songtesen,
mentre attraversava una terra di miscredenti, era caduto
vittima di un male analogo, ritrovando per poi il senno
grazie - si vociferava - ad un intruglio di erbe; dopodich il
miracolato aveva dismesso la tonaca e, rifiutato il mondo, si
era ritirato in un luogo sconosciuto. Trovare costui e farsi
rivelare il rimedio: questo, appunto, il compito affidato alla
spedizione.
Le speranze riposte in me dal Je-Khempo non rimasero
deluse: combinando gli indizi raccolti nei villaggi o di
pastore in pastore, e discernendo in base allesperienza
acquisita da fuggiasco le notizie verosimili dalle pure
fantasie, non mi fu in effetti troppo difficile individuare il
nascondiglio del quale eravamo alla ricerca: un convento
abbandonato sulla Montagna della Sorte.
Alta e cupa, questultima era annegata nella nebbia
quando - tormentati dalla pioggia - giungemmo ai suoi
piedi.
Eccolo, lass!, grido dun tratto uno dei soldati: uno
strappo nella foschia lasci intravedere un palazzo in rovina

20
appuntato, come per magia, ad una spaventosa parete ver-
ticale; un attimo dopo unondata di vapore lo nascose di
nuovo alla vista.
Finalmente! - sospir Namgyal - Leremita ci salver
tutti!.
Smontati dai cavalli, ci addentrammo a piedi nella fitta
foresta e imboccammo il sentiero che portava su in alto;
risalirlo cost ore di tremenda fatica: il peso delle armi ci
affondava le gambe nel fango, e i cuori battevano dentro i
petti come impazziti; da sopra frotte di corvi ci sorve-
gliavano torturando le nostre orecchie con il loro gracchio
rauco e cadenzato. Poi con passo cauto superammo indenni
il sottilissimo, interminabile camminamento scavato da
mani misteriose lungo la liscia parete senza fondo e infine,
dopo una breve arrampicata tra grossi sbalzi di roccia, fum-
mo allingresso della fatiscente costruzione.
Dentro dovemmo improvvisare delle torce. Fu un susse-
guirsi di sale polverose e drappeggiate di ragnatele, e
oramai prossime al crollo; il tanfo mozzava il respiro. Poi,
nellultima stanza (lunica rischiarata da dei bracieri),
seduto per terra trovammo un vecchio intento a scrivere
qualcosa; egli non si cur minimamente dellintrusione
degli uomini armati - che eppure per lui avrebbe dovuto
rappresentare un evento straordinario - e seguit
imperterrito a consumare inchiostro su inchiostro; i nostri
ripetuti ossequi caddero nel vuoto e, soprattutto, le nostre
ansiose domande dovettero attendere parecchio prima di
ottenere la considerazione dellanziano.

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Nobili cavalieri - parl con malcelato fastidio
leremita - la malattia della quale mi riferite e che, s, io
ho conosciuto, davvero terribile, perch il suo principio
muta continuamente: cos linfuso che ha purgato il mio
sangue - e che voi ora pretendete di conoscere - pu
allopposto avvelenare ancora di pi quello daltri.
Voi comunque rivelateci la cura - insistette Namgyal.
In realt io ignoro la formula della medicina che mi fu
somministrata dai maghi di Rangarpur.
Rangarpur! La citt che antiche leggende narravano
sperduta, e cionondimeno sfarzosissima, tra le sabbie infuo-
cate del Tejasthal, lo sconfinato deserto a nord delle ultime
contrade calpestate dai pastori nomadi! Nessuno dei
temerari che si erano avventurati l aveva mai fatto ritorno:
si credeva che esso fosse popolato da demoni e per questo
era proibito; e ogni uomo assennato dubitava fortemente
dellesistenza, laggi, di una prospera acropoli. Ma ora
quelleremita giurava di averla visitata innumerevoli volte,
per filosofeggiare con i suoi sacerdoti.
Stento a crederti, vecchio - replic Namgyal - Ad
ogni modo, indicaci la via per raggiungerla.
Oltrepassate i Monti Narayani, quindi inoltratevi nel
deserto - con lo sguardo fisso a nord - per due giorni; dalla
terza alba in poi cavalcate invece sempre sulla scia del sole:
come per mano, esso vi condurr a destinazione.
Ma dopo aver girato le briglie ad ovest, precisamente
quanto tempo ancora occorrer per vedere i bastioni di
Rangarpur?.

22
Tre, quattro giorni forse un anno forse pu non
bastare una vita intera.
Ti prendi gioco di me, vecchio? Piuttosto dimmi: la citt
protetta soltanto da mura, o anche da fossati?.
Chi pu dirlo? Essa si mostra a ciascuno in una forma
diversa; molti, poi, neppure riescono a vederla.
Che storia mai questa? Tu sei pazzo! - grid il
capitano.
Ho esaudito ogni tua domanda, guerriero; ora non mi
resta che pregare lIlluminato affinch vi sorregga nel
vostro compito - tronc il colloquio leremita,
accomiatandosi dagli indesiderati visitatori con un inchino
meramente formale; quindi, voltateci le spalle, riprese a
ricamare dinchiostro le sue pergamene.
Namgyal si sent oltraggiato da tale comportamento ed
intim a gran voce alleremita di offrire le proprie scuse;
non ricevendo per da questi alcuna considerazione, in uno
scoppio incontrollato di collera sfoder la spada e con essa
lo trafisse da parte a parte; con grande sbigottimento di
tutti, quel vecchio irriverente non pat per alcun danno: si
gir e scoppi in un riso fragoroso che, propagandosi di sala
in sala, riecheggi a lungo nel monastero.
Questa stregoneria! - balbett Namgyal. Mentre
indietreggiava spaventato la sua lama urt uno degli alti
bracieri, il quale si abbatt su una pila di manoscritti che
prese immediatamente fuoco; da l scintille incandescenti
schizzarono leste sulle cataste affianco, e in men che non si
dica il locale si tramut in un rogo e lo sghignazzio
delleremita in un urlo di cupa disperazione: infatti, mano a

23
mano che le carte che aveva compilato durante il lungo
distacco dal mondo si incenerivano, il suo corpo si
disfaceva, evaporando, finch di lui non rest nellaria che
un ultimo, breve lamento strozzato.
Confusi da quei sortilegi e ormai toccati dalle fiamme,
fuggimmo precipitosamente dal convento; quando, rag-
giunti finalmente i cavalli, volgemmo lo sguardo verso
lalto, di esso non rimaneva che un cumulo di sassi fumanti.
Quella sera nessuno di noi parl.

***
Dopo avere risalito per tre giorni il boscoso versante
meridionale della catena dei Narayani giungemmo sul
Kesendirian-La, il Passo della Solitudine. Dabbasso si
estendeva ora un rosso, arido oceano di sassi e sabbia di cui
non si riusciva a scorgere la fine: a quella vista inquietante
anche i pi allegri fra noi ammutolirono. Prima di iniziare
la lunga discesa verso quellorrenda landa arroventata
Namgyal ordin di legare ai rami di un albero le sete zeppe
di preghiere scritte affidategli dai lama dello Dzong: i venti
delle montagne avrebbero rapidamente stinto quelle sup-
pliche, portandole su fino agli dei affinch questi le acco-
gliessero e proteggessero cos la spedizione; dopodich i
soldati si sedettero intorno alla pianta e trascorsero qualche
tempo a recitare sommessi mantra. Io me ne stetti da parte,
pensando ad altro

24
***
Era da una settimana ormai che ci addentravamo nel
Tejasthal, il quale sera fatto via via sempre pi sabbioso ed
estenuante; quel settimo d il sole aveva raggiunto il suo
punto pi alto e intorpidiva le nostre facolt mentre proce-
devamo lentamente in colonna, quando allimprovviso
Namgyal si mise a gridare. Rangarpur, Rangarpur! -
ripeteva, contagiando deccitazione la propria cavalcatura
che rizzata sulle zampe posteriori nitriva smodata, e
indicando con insistenza ai compagni un punto lontano
allorizzonte, un po pi a nord rispetto alla nostra direttrice
di marcia. Per quanto, riparandoli con la mano dalla luce
accecante, stringessimo gli occhi per allungare la vista, sia
io che gli altri tuttavia non scorgemmo nientaltro che dune
tremule dentro letere rovente.
Com possibile che non riusciate a vedere una fortezza
tanto possente, e torri cos alte? - si meravigli Namgyal -
Non sentite lo squillo delle trombe? Probabilmente le
vedette hanno avvistato la polvere sollevata dai nostri
cavalli!,
Temo che tu sia vittima di un miraggio - cercai di
persuaderlo.
Io invece credo che i bagliori del deserto abbiano
guastato la vista di tutti voi! - insistette quello -
Comunque potremo facilmente scoprire se io sono oppure
no un visionario portandoci pi a ridosso di quella che tu,
presuntuoso straniero, sostieni essere una fantasticheria
- aggiunse con tono provocatorio. Dunque avanti!,

25
comand poi, lanciando il cavallo in una ardua e folle corsa
tra i dossi sabbiosi. Obbedendo al proprio capitano, gli altri
spronarono anchessi le bestie; ed io mossi appresso a loro,
non potendo certo concedermi il lusso di rimanere laggi
da solo.
Masticando polvere cavalcavamo un centinaio di metri
pi indietro dellufficiale - che intanto sbraitava di vedere
gi le cancellate della citt - allorch dun tratto lo
vedemmo sprofondare insieme al suo destriero nella sabbia:
un enorme gorgo si era improvvisamente animato sotto di
loro e in pochi attimi essi vennero inghiottiti dal deserto. I
nostri cavalli si inchiodarono, presi come noi dal terrore:
nitrivano e scalciavano furiosamente, alla fine ci disarcio-
narono e fuggirono in ogni direzione, verso il Nulla, abban-
donandoci alla nostra sorte.
Dopo la disperazione iniziale, pian piano riacquistammo
il controllo di noi stessi; fu fatto il punto della situazione e
tutti convenimmo che senza pi acqua n cibo - finiti
chiss dove, legati alle selle - sarebbe stato insensato tentare
a piedi la via del ritorno: la distanza che ci separava dai
Monti Narayani era ormai troppo grande, sole e sabbia ci
avrebbero uccisi ben prima di poterli intravedere.
Non ci restava che la fragile speranza di unoasi, pi
avanti. Ci liberammo dogni bardatura conservando unica-
mente la spada, aggirammo il punto - tornato quieto - in cui
il povero Namgyal era stato risucchiato e riprendemmo il
cammino verso occidente, con lassillo (o forse laugurio) di
incappare anche noi nelle sabbie mobili.

26
Con sofferenze che mi impossibile descrivere ci
spingemmo tra le dune per alcuni d ancora, lottando stre-
nuamente per sopravvivere allarsura del giorno e al gelo
della notte; poi poco a poco il suolo si fece pi compatto e
infine ci trovammo ad avanzare - per un tempo che non so
calcolare per via dello stato di semi incoscienza in cui ero
scivolato - in una pianura pietrosa e senza visibile termine.
Anche questa nuova desolazione non conosceva una sola
pozzanghera, radice o preda animale: i pi prostrati
(quattro) caddero, per non rialzarsi pi; i superstiti non
poterono che lasciarli al loro destino, trascinandosi poi in
avanti per una, forse due albe ancora. Finch qualcuno non
strill di nuovo: Rangarpur, Rangarpur!.
Scrutai lorizzonte, ma non vidi nulla. Eppure gli altri
cinque mi giuravano - tutti - di vederla davvero, questa
volta: una poderosa cittadella, laggi, sulla sommit di un
isolato picco roccioso! Sforzai ancora gli occhi bruciati e
doloranti, ma invano. Intanto i miei compagni con le
ultime forze loro rimaste gi arrancavano verso il castello
strepitando con voci roche e agitando le braccia per aria nel
tentativo di richiamare lattenzione ed il soccorso di quanti
dovevano essere l di guardia; ed io, ancora immobile e
dubbioso, dovetti assistere - inorridito - al ripetersi del
maleficio: il cielo fu percosso da un boato spaventoso e
subito dopo la terra inizi a tremare furiosamente
spalancando una gigantesca voragine dentro la quale, uno
dietro laltro, tutti quegli sventurati precipitarono senza
emettere un solo lamento, come muti. Venni scaraventato a
terra e, picchiando il capo contro un sasso, persi i sensi;

27
della fortezza, se mai era veramente esistita, di certo non
restava pi nulla.

***
Durante quella specie di sonno un frammento di me
rimasto comunque ancora vigile ebbe come la sensazione di
volare gi lungo un pozzo senza fondo. Quando finalmente
mi riebbi ci volle un po prima che mi rendessi conto di
trovarmi in un luogo diverso, ma non meno desolato: me ne
stavo seduto in una immensa distesa di melma grigia che
ribolliva qua e l e dalla quale esalavano odori nauseabondi
che si condensavano poi in una sottile coltre di nebbia;
tuttintorno si intravedevano, affogate nel fango, spoglie
dalberi inceneriti dalle saette e carcasse putrefatte di bestie
sconosciute: non fu facile abituare i polmoni a tanto fetore.
Tiratomi su, iniziai a vagare affannosamente per quella
palude, talvolta sprofondando fino alla cintola, alla vana
ricerca di una sponda, mentre dentro cercavo di frenare
langoscia che andava assalendomi.
Dimprovviso, alle mie spalle, risuon una lunga e sorda
risata. Mi voltai e vidi, offuscata a tratti dai vapori, la figura
di un imponente cavaliere dallarmatura nera, il cui volto si
celava dietro la visiera di un elmo anchesso del colore della
notte e sormontato dalleffige del dio Kla. Mi avvicinai con
circospezione al misterioso guerriero, ora silenzioso e
immobile nel fango; tra le mani egli teneva, puntata contro
di me, una spada che riluceva sinistramente.

28
Chi siete, cavaliere? - gli domandai, sguainando
comunque anchio la mia arma.
Mi chiamano Ratnakar.
Era dunque lui, il Signore delle Tenebre! Cosa volete da
me? - chiesi trasecolato.
La tua vita!.
Ditemi il perch! Vi ho forse arrecato in qualche modo
offesa?.
Tu hai osato intralciare il supremo disegno di Kla.
Non posso essergli stato dostacolo: non ho trovato
Rangarpur.
Oh, Rangarpur - prese a ridacchiare quello.
Non esiste, vero? Come pure il siero miracoloso Gi...
In verit lavevo sospettato.
Per questo ora ti trovi qui. Leremita e i tuoi ultimi
compagni, al pari di quasi tutti gli umani, sono invece finiti
vittime delle menzogne in cui hanno creduto, o voluto
credere: per vivere luomo ha bisogno di illusioni. Noi due,
per, non abbiamo miti: siamo simili, io e te.
Io non sono come voi!.
Dunque non comprendi? Sei in questo luogo proprio
perch anche tu stai per raggiungere la Consapevolezza:
essa la formula che vai ricercando! Ma non lavrai: il mondo
degli umani oramai vicino alla sua fine, se tu giungessi
alla Verit e tornassi indietro a divulgarla potresti ancora
salvarlo, e io avrei fallito! Perci devi morire. Ora!. E cos
dicendo si scagli contro di me.

29
***
Fu uno scontro tra pari abilit, che si protrasse a lungo; il
fango si rimestava sotto le nostre mosse spandendo miasmi
ancora pi velenosi che bruciavano gli occhi e la gola,
mentre una folla di avvoltoi assisteva al duello accomodata
sui rami rinsecchiti sparsi dattorno, schiamazzando ad ogni
incrociarsi delle lame. Nellaria risonavano boati lontani,
mentre misteriosi scintillii, crepitando, illuminavano a
tratti la plumbea palude.
Allorch venni ferito sia pure superficialmente ad un
braccio capii che non combattevamo per ad armi pari: il
ferro dellavversario doveva infatti essere stato intinto in
qualche droga, perch nel volgere di pochi istanti le forze
mi abbandonarono; mi afflosciai sulle ginocchia, mentre
nelle vene sentivo dilagare un senso di delusione.
Ritto innanzi a me, il cavaliere nero mi derideva mentre
- ormai inerte - attendevo il colpo mortale. Si era adesso
impadronito di me uno stato danimo dapprima di noia e
poi di disgusto per la vita che stavo per lasciare: pregai
Ratnakar di finirmi immediatamente. Lui smise di ghignare
e nello stordimento lo vidi sollevare la lama alta nellaria,
pronta ad abbattersi brutalmente sulla mia nuca.
Non so come accadde: un anelito di vita evidentemente
trascurato dal veleno mi guizz fuori dal cuore e corse fino
alle mani che ancora impugnavano la spada, la quale
dimprovviso scatt verso lalto trapassando cos la corazza
nemica. Non un gemito fuoriusc da essa: solo sangue, che

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scivolando copioso e veloce lungo larma conficcata mi
inond i polsi. Le braccia del cavaliere nero, ancora drizzate
in alto, si irrigidirono, lasciando cadere poi gi la spada; io
mollai la presa sulla mia, infilzata dentro quel corpo
divenuto di pietra che alla fine si abbatt allindietro
affondando con un tonfo sordo nel fango.
Volli allora vedere il volto di colui che aveva bramato di
essere il mio carnefice. Ma quale fu il mio sgomento
allorch, strappatogli via lelmo, dentro quellarmatura io
vidi me stesso, fissarmi con occhi vitrei! Sconvolto, scappai
via iniziando a vagabondare senza scopo per la laguna
maledetta, finch questa volta non toccai una riva sulla
quale, stremato, mi accasciai.
Venni trovato, pi morto che vivo, da dei pastori sbucati
l chiss come, i quali mi legarono prono sul dorso di uno
yak e mi portarono al loro accampamento, dove mi guari-
rono miracolosamente dal letale veleno.
Quando, dopo alcune settimane, fui finalmente in grado
di rimettermi in piedi e uscii dalla tenda che mi ospitava,
restai letteralmente senza fiato: davanti a me, bianco e
immenso contro il cielo azzurro, si ergeva il Chomoananda,
la pi alta delle montagne conosciute! Il suo spirito chiam
il mio cuore: cos, non appena fui di nuovo pienamente in
possesso delle mie forze, partii per raggiungerne la cima. E
lass trovai ci che Ratnakar voleva proibirmi.
Avevo da pochi giorni fatto ritorno al campo quando nel
mio ricovero irruppero sei uomini che indossavano le
uniformi, impolverate e lacerate da un lunghissimo viaggio,

31
dellarmata di Kodagar. Finalmente vi abbiamo trovato
- dissero - Abbiamo lordine di condurvi da re Virendra.
Per divertire, immagino, la plebaglia annoiata con una
bella impiccagione! - commentai io sarcastico - E cos sia:
sono stanco di fuggire.
Non vi sar alcuna esecuzione, prode Anurag - chiar
uno di quelli, chinando rispettosamente il capo - Il vostro
caso stato rivisto.

***
La sala reale mi apparve cambiata dallultima volta che
lavevo veduta, alcuni anni prima; in effetti sembrava
riadattata per ospitare unimportante cerimonia. Quando
fui al cospetto di Sua Maest feci per inginocchiarmi
riverentemente, ma egli con un cenno della mano me lo
proib; poi, con una smorfia di fatica che tradiva il tempo
accumulatosi sulle sue spalle, si alz dal trono e mi venne
incontro dispiegando un sorriso paterno, per stringermi
infine forte a s.
Anurag, hai salvato il mondo dallOscurit! Gli uomini
te ne saranno eternamente grati!.
Dentro la tenda, in preda alla febbre alta, avevo delirato
per giorni, farfugliando tra mille cose pure parole sul mio
conto e su ci che era accaduto nella palude; i pastori ave-
vano fatto arrivare quelle importanti notizie a Kodagar
(perci i soldati questa volta erano riuscito a localizzarmi e
a raggiungermi!) e da l esse erano poi rimbalzate
dappertutto. Lesercito delle Tenebre, perduto il suo

32
Signore, si era disciolto come neve al sole e nel Shan-Yul
lepidemia, non pi rinfocolata da nuovi untori, pian piano
si era esaurita; ed io, da ladro e assassino, di punto in bianco
mi ero trasformato per tutti in uno straordinario eroe.
Ti domando perdono per avere dubitato della tua
rettitudine e per aver spinto il Gran Maestro a decretare la
tua caccia, ma a prima vista tutto davvero era contro di te,
si giustific il sovrano con tono di sincero rimorso. E stata
mia figlia - oh, lei si sempre rifiutata di pensarti
colpevole! - a esibirmi trionfante la prova dellinganno
ordito da Sukumar.
Appresi cos che circa un anno dopo la mia fuga da
Kodagar il fratello di colui che avevo ucciso aveva chiesto
udienza alla principessa per mostrarle una lettera con la
quale lo scellerato generale, in uno sfogo, gli aveva
confidato linsana gelosia che lo stava consumando nonch
il suo meschino piano di rivalsa; non volendo disonorare la
memoria del congiunto costui aveva taciuto a lungo, poi
per la sua coscienza non aveva pi permesso che si
perseguitasse un innocente. Dopo di ci i miei inseguitori
avevano inteso semplicemente riportarmi con ogni onore
tra i miei pari, ma io non potevo saperlo e cos avevo
seguitato a ingegnarmi per restare uccel di bosco (la storia
dei colombi viaggiatori, dunque, era stato un inganno del
Je-Khempo per potermi usare!).
Lei vorrebbe salutarti, prima di abbandonare il palazzo
- disse poi Virendra.
Lo guardai con aria interrogativa.

33
Come, non sai nulla? Fra quattro giorni andr in sposa
- proprio qui, in questa sala - al re di Sawangal ! Su, brinda
anche tu a questa unione che frutter pace e prosperit a
due popoli a lungo nemici - continu il re con voce
festosa, comandando poi ai servitori di portare due calici di
vino. Il mio fu amarissimo: a quella notizia, che mi aveva
gelato il cuore, avrei preferito mille volte la morte con gli
altri nel deserto.
Alisha Per tutti quegli anni solitari aveva riempito i
miei sogni la notte e occupato i miei pensieri di giorno!
Quando ero arrivato a Kodagar in entrambi era subito
scoppiata la passione, celata tuttavia lun laltro e al mondo
(poich ambedue la sapevamo inaccettabile per i disegni di
corte) ma ugualmente resa manifesta a tutti dai nostri occhi
che si cercavano continuamente per poi fingere di guardare
oltre quando si incrociavano, dal tremore delle nostre
parole nelle conversazioni che si dissimulava nate per caso,
e alla fine confessata da quel Ti amo! sussurratoci recipro-
camente allorecchio al termine del nostro ultimo ballo, la
sera prima della mia inimmaginabile fuga: era stato il
ricordo improvviso di quel magico momento, in realt, ad
avermi acceso lo sprazzo di vigore che mi aveva salvato dal
Signore delle Tenebre.
Avevo lanimo in subbuglio mentre, accompagnato da
una damigella chiacchierona che tuttavia non ascoltavo,
salivo le scale che conducevano al suo appartamento e che
parevano non volere terminare mai. La trovai seduta presso
il finestrone, col viso illuminato dai raggi del sole che
filtravano attraverso i grandi vetri smerigliati e i lunghi

34
capelli vellutati raccolti in trecce da unaltra ancella devota;
laria, nella stanza, profumava di lei.
Nel rivedermi ebbe un sobbalzo di gioia, ma subito si
ricompose; congedata la giovinetta - che usc dalla stanza
omaggiandomi con un inchino - ella prima dogni altra cosa
volle sincerarsi del mio buon stato di salute, quindi mi
invit a sedere su uno scranno di fronte al suo. La guardavo
completamente disarmato: era diventata, se mai ci fosse
stato possibile, ancora pi bella!
Conservando in principio un certo distacco che mi
disorient (il suo sentimento si era dunque spento?) mi
chiese dei luoghi lontani e delle genti diverse che, mio
malgrado, avevo conosciuto; volle poi sapere di pi sulla
mia salita in cima al Chomoananda: sciogliendosi final-
mente un po, ascolt con partecipazione il racconto di
quella ascesa di giorni e giorni dentro la neve, la quale
passo dopo passo mi aveva prosciugato il respiro e le forze,
mentre la mente per il gelo e la sete era andata via via
popolandosi di fantasmi.
Da lass ho per poi visto il mondo intero: abban-
donatomi allo stupore, ho riempito la mia anima di bellezza
e provato una pace immensa; e il timore della Morte e del
Nulla svanito, per sempre. Sono tornato indietro spogliato
dogni smania di averi e privilegi, ma gonfio di desiderio di
guardare con uno sguardo nuovo la vita. Lei vacill: non
osando con le mani, prese a carezzarmi il volto con gli
occhi, pieni di trasporto e, insieme, di smarrimento. Poi
per si scosse e torn ad imporsi compostezza.
Mi domand quindi altre cose ancora, ma nulla su ci

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che veramente mi premeva: nulla, cio, su noi due. Cos,
esaurito alla fine ogni spunto di conversazione, nella stanza
scese un imbarazzante silenzio; io daltronde continuavo a
lanciare occhiate astiose alla veste da sposa in preparazione
in un angolo dellappartamento.
Dunque sarete presto regina - ruppi infine gli
indugi.
Lei si alz in piedi accostandosi alla finestra, guardando
oltre, lontano.
Siete innamorata di lui?.
E un uomo gentile. Con il tempo imparer ad amarlo
pienamente.
Non credete affatto a ci che dite!.
Siete uno sfrontato! - rispose lei stizzita, senza
nemmeno voltarsi.
No, sono soltanto uno sventurato che vive per voi.
La sua figura delicata si irrigid: strinse forte i pugni e
serr gli occhi, da cui iniziarono a scivolare gi calde
lacrime. Mio padre desidera, e il mio futuro consorte
daccordo, che Voi veniate a Sawangal per assumere il
comando della guarnigione di quel palazzo e servirmi come
guardia personale. Ora io vi prego vi imploro
- continu tra i primi singhiozzi - di non accettare questo
privilegio; anzi, vi comando di non oltrepassare mai le fron-
tiere del mio nuovo regno e, infine, di dimenticarmi!.
Al ballo diceste di amarmi!.
E dunque?- ribatt lei con voce sconfortata e risentita
insieme - Dopo la vostra fuga ho sofferto enormemente;

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senza pi notizie, vi ho infine creduto morto. Le cose han-
no cos seguito il loro corso, senza tenere conto dei miei
desideri. E ora voi rispuntate dal nulla e pretendete forse
che io rifiuti le nozze? Per il nobiluomo a cui sono pro-
messa sarebbe un affronto tale da portare probabilmente ad
una nuova guerra! Per me ormai non pi possibile tornare
indietro, lo capite? Il destino, evidentemente, ci vuole
divisi. E per soffocare langoscia che era ormai sul punto
di travolgerla, sempre volgendomi le spalle pose brusca-
mente fine allincontro: E giunto il momento di salutarci,
cavaliere!.
Io non capivo pi nulla, se non che desideravo paz-
zamente di prenderla tra le braccia, e baciarla. Ma ci
avrebbe reso ancora pi insostenibile il male che ci stavamo
infliggendo a vicenda, e cos alla fine non mi mossi.
Sapermi lartefice della nostra infelicit rimarr per me il
peggiore dei castighi - fui solo capace di bisbigliare.
Lei si gir. Forse ci incontreremo di nuovo in unaltra
vita - sorrise triste - Ora per vai vai, ti supplico mio
unico, immenso amore!.

***
Non tornai dal Gran Maestro e dai cavalieri della Sacra
Confederazione. La mia stella mi condusse altrove, lontano:
attraversai molti altri deserti e nuovi ghiacciai, valicai
scoscese montagne ancora ignote alluomo, finch non
giunsi qui, a Dalimkot, dove finalmente mi fermai e volli
dimenticare il mio rango e il mio stesso nome per diventare

37
- per tutti coloro che da allora in poi ebbero a conoscermi -
semplicemente il mite Nihar, allevatore di api.
Lo struggimento per Alisha pian piano si trasformato in
nostalgia e infine, nel crepuscolo della vita, in un dolcis-
simo ricordo: adesso che sono vecchio mi da pace sapere
che, a dispetto del tempo e della lontananza, lei in realt
appartenuta, e sempre apparter, soltanto a me, ed io a lei.
Nellillusoria ma nondimeno consolante attesa di incon-
trarla davvero di nuovo in unaltra vita.
Ho spesso ripensato anche alla furia di Ratnakar contro
la stirpe degli uomini. Egli era caduto in errore: non avrei
mai potuto salvare gli umani, perch ben pochi fra essi pos-
sono accogliere le verit che appresi sulla cima della grande
montagna; ironia della sorte, fu proprio lui a preservare il
mondo, allorch intese fermarmi trovando invece la morte:
cos le fantasie degli uomini poterono rigermogliare, do-
nando loro nuovamente la speranza.
Riflettendo su me stesso, accetto tutto quanto nel bene e
nel male ho voluto o dovuto vivere, poich mi hanno reso
quel che sono: un uomo, che ora attende con serenit il suo
ultimo giorno. E a voi dico: vivete con intensit e con
amore ogni vostro istante, seppur sapete che dessi non
rester nulla. Sarete allora creature degne.

38
Sul Ghiacciaio del Gigante

Fuori, nel buio, il vento ululava rabbioso e gelido. Rinserrai


immediatamente la finestrella della camerata, provando un
avvilente senso di piccolezza, e mi costrui addosso
unarmatura di indumenti termici; scesi coi compagni in
sala a tracannare due tazzoni di t bollente e poi - moderno
Don Chisciotte - spalancai luscio del rifugio e mi lanciai
per primo nella tormenta, che per nel frattempo era - di
colpo - clamorosamente cessata.
Quella domenica di giugno lintera penisola sarebbe stata
difatti preda di una eccezionale canicola: sul Ghiacciaio del
Gigante, alle 5,30 del mattino, i miei ramponi calpestavano
neve gi mezza frolla e durante la marcia di aggiramento
delle Aiguilles Marbres (che intendevamo salire dal
versante est) dovetti via via aprire ogni possibile cerniera
per evitare di ritrovarmi infine a sguazzare dentro uno
scafandro di sudore (per inciso, ero gi alquanto irritato dal
non essere riuscito a chiudere occhio per tutta la notte,
probabilmente per via dello sbalzo di quota).

39
Lo scenario circostante, in compenso, mozzava il respiro
e lungo la salita approfittai di una breve sosta della mia
cordata per voltarmi e divorarlo con gli occhi: sulla destra,
contro il chiarore pallido del sole sorgente, si stagliava
scura la forma di un incredibile pilastro obliquo (il famoso
Dente del Gigante); di fronte si estendeva un immenso
anfiteatro bianco tra i cui palchi di picchi aguzzi sedevano
con regalit il Tacul e l'Aiguille du Midi, mentre il
sottostante, ondulato oceano di neve si colorava darancio
laddove arrivavano - filtrando attraverso i varchi delle
montagne - i primi raggi del mattino; a sinistra, suscitan-
domi brividi, si ergeva poi - grandioso e fiero - lui, il Monte
Bianco! Ero come ipnotizzato, e schiacciai forte le palme
delle mani contro le orecchie: non volevo che il vocio dei
compagni spezzasse quellincantesimo. Avevo voglia di
sciogliermi dalla cordata, liberarmi del peso dello zaino e
correre laggi, segnando quella distesa immacolata con le
mie orme, e l saltare, fare capriole e lasciarmi rotolare
lungo i pendii come un bambino. Allimprovviso, per, il
pensiero and a Dario, mio compagno di tante vittorie
giovanili sui campi di canottaggio ma soprattutto, fuori
dalla barca, lamico fraterno, prima che linimmaginabile
(linfatuazione verso una stessa ragazza che aveva illuso
entrambi) ci allontanasse, ciascuno convinto - a torto - di
essere stato tradito dallaltro. Lavevo rivisto la domenica
precedente dopo lunghi anni di reciproco e insensato
silenzio, ridotto al lumicino da un male inesorabile su un
letto dospedale a Firenze (aveva chiesto alla moglie di
rintracciarmi e di potermi rivedere); la larva che mi ero

40
trovato davanti non aveva nulla a che fare con il ragazzo
aitante e gioioso che avevo conosciuto: Dio, quanto avrei
voluto strappare il groviglio di tubicini che lo avvolgeva e
porre immediatamente fine a quella disumana trasfor-
mazione del mio Dario, dandogli la pace! Come quella che
stavo provando io adesso, di fronte a tanta assoluta
bellezza Egoisticamente, scacciai via lantico amico dai
miei pensieri.
La salita alla cima pi alta delle Marbres - quella nord -
non tecnicamente ostica. Tuttavia un tratto interamente
innevato ci rallent parecchio; il ghiaccio, infatti, sera fatto
poltiglia: quando, al di sopra della testa, vi conficcavo la
becca della piccozza e poi tiravo per issarmi, questultima
scivolava subito gi sfarinando il terreno; alla stessa stregua,
i gradini che ero costretto a crearmi con le punte anteriori
dei ramponi e dopo a consolidare battendovi ripetutamente
sopra il piede, quasi sempre poi cedevano sotto il mio peso,
facendomi slittare in basso e perdere pi terreno di quanto
non ne avessi appena guadagnato. Sempre badando, ovvia-
mente, a non perdere comunque mai lappoggio sulla
montagna, altrimenti lintera cordata avrebbe potuto cor-
rere il rischio di ruzzolare gi per il lunghissimo canalone.
Ma non avevo proprio nientaltro da fare oggi? - mi
chiedevo, grondando sudore e col pensiero che correva al
caffellatte con focaccia calda che a quellora mi avrebbe
servito a letto mia moglie se me ne fossi invece rimasto
cheto a Genova.
Ad ogni modo, facendo stridere orripilantemente i
ramponi sulle rocce della torretta sommitale, alla fine

41
giungemmo in vetta (unautentica punta, v spazio a
sedere per una persona soltanto). La giornata era splendida
e avrei voluto fermarmi lass per un po, ma Fulvio (il
capo-cordata) batt ripetutamente il dito sul suo orologio
da polso per rammentarci che eravamo alquanto in ritardo
sulla tabella di marcia.
Lungo la cresta innevata che digrada verso sud tutte le
cordate procedettero con estrema cautela: la stretta
traccia era ormai quasi melmosa e talvolta i ramponi non
facevano granch presa, cos il rischio di scivolare e poi
andar gi a velocit supersonica lungo l'uno o laltro dei
ripidissimi fianchi della montagna diventava beh,
plausibile. Occhio, Claudio, concentrati sui passi, ricordati
che tieni famiglia!, continuavo a ripetermi. Primo di
cordata nella lenta e delicata discesa, ad un tratto mi avvidi
di un provvidenziale spuntone di roccia intorno al quale
fissai prontamente un cordino di sicurezza, attrezzandolo
poi di moschettone; dopodich proseguii per oltre,
dimenticandomi bellamente di inserire dentro questultimo
la corda che mi legava alla compagna dietro! Fulvio dallalto
mi segnal a voce lomissione ed io, rettificando il mio
ritornello (Occhio, imbecille, ricordati che ecc. ecc.),
tornai indietro per rimediare. Poi pi dabbasso, data
l'eccessiva lentezza con la quale stavamo procedendo,
venne infine deciso di portarci direttamente sul ghiacciaio,
calandoci uno alla volta con manovre di corda attraverso un
ripido canale di neve.
Quando fui sulla terrazza del Nuovo Rifugio Torino
accesi il cellulare per avvisare a casa che la giornata si era

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conclusa - cos pensavo - felicemente; subito un bip mi
segnal la presenza di un messaggio nella segreteria tele-
fonica. Era della moglie di Dario: mi informava, con un filo
di voce, che lui se ne era andato alle 6,15 di quel mattino,
cio allora in cui, durante la risalita del ghiacciaio, mi era
improvvisamente comparso nella mente...

Un mese pi tardi, coronando un sogno, giunsi lungo la


via normale sulla vetta della Cima Grande di Lavaredo.
Avevo letto che anche lass, fissate ad una corda tesa,
sventolavano delle piccole lung-ta himalayane e cos dallo
zaino estrassi un oggetto di cui, per nulla al mondo, mi sarei
prima mai spossessato: la medaglia di bronzo conquistata in
un'importante regata internazionale insieme a Dario. Con il
suo stesso nastrino azzurro la assicurai bene alla funicella,
immediatamente dopo lultimo drappo sacro: congiunsi le
mani sul petto e le rivolsi un lungo inchino, poi i miei occhi
si persero, malinconici, nelle meraviglie che mi circon-
davano.
Non credo in alcun aldil. Tuttavia, ancora oggi mi piace
pensare che il vento e il gelo, polverizzando poco a poco
quel pezzo di metallo, abbiano liberato la storia di fra-
terna amicizia che essa custodiva, conducendola fino alle
stelle e rendendola lass eterna.

43
Il sogno di Aleksej

Fuori, allo scrosciare monotono della pioggia, si aggiunse ad


un tratto il lontano rumore di un cavallo al galoppo. Il
ritmico calpestio degli zoccoli si fece sempre pi vicino e
quando fu giunto davanti all'ingresso della casa si blocc
bruscamente; un istante dopo si ud un frenetico bussare
alla porta.
Chi mai pu essere? - si domand Sergeevic che,
avvertendo l'avvicinarsi dell'animale, aveva intanto smesso
di mangiare.
Si sent nuovamente battere all'uscio. Vi prego, aprite!
- implor dall'altra parte una debole voce, subito soffocata
dal rombo assordante di un tuono.
Vai ad aprire immediatamente, o chiunque egli sia si
buscher un bel malanno! - disse l'anziano Vladimir a
Sergeevic, suo figlio; il robusto contadino si alz dalla
tavola e corse a togliere la trave che sprangava dall'interno
la porta di casa. Un giovane avvolto in un lungo mantello
grondante d'acqua si precipit immediatamente dentro, e

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prima che l'altro richiudesse a fatica l'uscio sospinto dal
vento un lampo illumin nella notte il cavallo che fuggiva
via terrorizzato tra fittissime linee di pioggia.
Vi ringrazio - disse il giovane cavaliere con voce
spossata, mentre ai suoi piedi si era gi formata una larga
pozza d'acqua.
Tutti gli occhi della famiglia erano appuntati su di lui:
era alto e snello, e sul pallido viso rigato dalle gocce di
pioggia che gli colavano gi dai capelli biondi si potevano
ancora scorgere i segni di una passata fierezza, cancellata da
un qualcosa di doloroso; dal basso della cappa consunta
fuoriuscivano due stivali da soldato il cui colore era celato
da uno spesso strato di fango.
Toglietevi il mantello e accomodatevi alla nostra
tavola, disse l'anziano padrone di casa al nuovo arrivato.
Avevamo appena iniziato la cena. E non preoccupatevi per
le vostre calzature- aggiunse, accorgendosi del suo
imbarazzo e continuando a esaminarne i lineamenti con
interesse.
Intorno al tavolo apparecchiato, oltre al vecchio, erano
seduti una tipa corpulenta pi o meno della medesima et,
una seconda donna molto pi giovane e due bambini. Ma
nessun altro. Grazie - disse l'ospite con voce delusa - Ma
non vorrei arrecarvi fastidio....
"Su, via, niente complimenti in casa mia! - ridacchi
pacatamente Vladimir - Siete il benvenuto fra noi!.
Il cavaliere ringrazi mentre Sergeevic lo aiutava a
disfarsi del pesante pastrano impregnato d'acqua. Sotto in-
dossava una logora casacca verde da ssaro zarista, la quale

45
doveva essere stata un tempo molto elegante e che era
tenuta ferma alla vita da una cintura di pelle nera da cui
pendeva una spada dall'impugnatura lavorata in oro; i
calzoni scuri con una striscia laterale rossa per gamba erano
alquanto sudici e strappati in pi punti.
Non dovrebbe aggirarsi per le campagne con questo
tempaccio! - lo rimprover la vecchia che si era alzata per
porgerli un panno con cui asciugarsi il viso.
Grazie, siete tutti molto gentili - disse il cavaliere.
La donna lo prese per un braccio e lo condusse a sedersi
su una sedia di fronte a Vladimir che seguitava intanto a
studiare il suo volto, mentre Sergeevic, dopo avere siste-
mato il mantello ad asciugare vicino al caminetto che
scaldava tiepidamente l'ambiente, riprese il proprio posto a
fianco della ragazza; la donna anziana pose poi davanti
all'ospite un piatto di montone arrostito e un boccale pieno
di vdka.
Vi presento la mia famiglia - riprese a parlare il
vecchio - Io mi chiamo Vladimir, e insieme a mio figlio
Sergeevic coltivo il fazzoletto di terra che circonda questa
casa. Loro, i miei nipoti - disse indicando affettuosamente i
bambini seduti alla sua destra - si prendono invece cura
delle capre e delle vacche che teniamo nella stalla qui
dietro l'abitazione: sono anche piuttosto competenti, i due
birbanti!. I piccoli assunsero unaria orgogliosa sentendosi
lodati per il loro compito di alta responsabilit, e il
cavaliere li guard con tenerezza.
Lei Lunjevica, la sposa di Sergeevic - continu
Vladimir additando la ragazza - Invece questa donnaccia

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brontolona e petulante mia moglie Draga!. Scoppiarono
allegre risate e la vecchia stessa sembr divertita per la
facezia; per allorch i due bambini presero a canzonarla
anche loro con alcune battute attinenti alla sua pinguedine,
la donna mut bruscamente umore e cominci a gesticolare
adirata contro i nipoti: non permetteva che qualcuno
all'infuori del marito si burlasse di lei!
Su, Draga, stanno solo scherzando! Sai che in realt ti
vogliono un gran bene!" - la calm divertito Vladimir,
mentre Sergeevic e sua moglie si guardavano lun con laltra
sforzandosi, per rispetto, di non ridacchiare oltre pure loro.
Anche il giovane cavaliere accenn un sorriso: la scena
era stata capace di rallegrarlo, e per lui era difficile diver-
tirsi, ormai da tempo.
Ora per basta con le chiacchiere! - sentenzi
Vladimir, rivolgendosi poi di nuovo all'ssaro. Immagino
che voi, signore, abbiate fame, e non educato - soggiunse
ammonendo gli altri - parlare mentre si mangia.
Si fecero tutti il segno della croce sul petto e ripresero la
cena interrotta poco prima. All'esterno continuava a dilu-
viare. Di tanto in tanto qualche lampo illuminava a giorno
la stanza, rischiarata altrimenti dal fuoco del caminetto;
subito dopo seguiva il boato sordo del tuono.
Da dietro la porticina che comunicava direttamente con
la stalla proveniva un belare inquieto e talvolta anche le
mucche facevano udire il loro muggito preoccupato.
Le bestie sono impaurite - comment uno dei bambini.
No, hanno solo fame - rispose noncurante il padre,
seguitando a mangiare con gusto.

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Il soldato invece masticava con scarsa convinzione; non
sembrava neppure rendersi conto di avere qualcosa in
bocca, immerso com'era in chiss quali pensieri.
Forse l'arrosto non di vostro gradimento? - domand
premurosa Draga, che se ne era accorta.
Oh, no, tutt'altro! - si scosse confuso lospite - E'
molto gustoso, davvero! Il fatto che, pur non toccando ci-
bo da diversi giorni, ora stranamente non ho molto appe-
tito - si spieg, temendo di averla potuta offendere.
Oh, povero ragazzo, per questo siete cos sciupato! Forse
qualche preoccupazione vi assilla?.
No, affatto, tutto procede per il meglio - si affrett a
rispondere il giovane - Vi ringrazio in ogni caso per le
vostre premure.
Dopodich il silenzio non venne pi interrotto. Quando
infine tutti ebbero terminato di cenare (solo il soldato non
aveva mangiato praticamente nulla), l'anziano capofamiglia
si alz per primo dalla tavola e mentre con una mano
estraeva la pipa dalla tasca dei pantaloni, con un calmo
gesto dell'altra invit il militare ad andare a sedere insieme
a lui su alcuni sgabelli posti davanti al focolare. Il contadino
pi giovane invece si infil a fatica oltre il ristretto uscio
che dava sulla stalla, seguito dai due figli che strascinavano
ciascuno una cesta di cibo per gli animali (i quali avevano
intanto cominciato a protestare pi energicamente); le due
donne, dopo avere diligentemente sparecchiato la mensa,
scomparvero dentro una minuscola e fumosa cucina.
Non mi avete ancora detto il vostro nome e il luogo in
cui siete diretto - domand Vladimir quando furono soli.

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Mi chiamo Lev Lev Malenkov. Sono un messaggero e
vado ad est. Devo consegnare alcuni importanti dispacci
al comando della guarnigione della capitale.
Il vecchio sembr non avere ascoltato la risposta,
affaccendato com'era nel tentativo di accendere la pipa che
teneva stretta nella bocca nascosta alla vista da una folta
barba bianca. Quando il tabacco fu finalmente affocato, si
curv appoggiando i gomiti sulle ginocchia e chiuse gli
occhi: ristette cos, come sonnecchiante, per parecchi mi-
nuti; mentre la pioggia fuori si abbatteva con veemenza
contro i battenti delle piccole finestre, dalla pipa fuoriusci-
vano a intervalli regolari cerchi di fumo che spandevano
nella stanza un gradevole aroma di erba nicotiana.
Quando si raddrizz, Vladimir vide che il giovane fissava
malinconico le fiamme che nel caminetto giocherellavano a
confondersi continuamente l'una con l'altra. Da quanti
giorni non dormite, soldato? - domand quasi con
indifferenza, dopo essersi tolto la pipa di bocca.
Non saprei, ho perso ormai il conto - rispose
meccanicamente l'altro, senza distogliere lo sguardo dal
fuoco.
La missione affidatavi dunque della massima impor-
tanza, se per portarla al pi presto a termine vi private
anche di cibo e riposo - osserv il vecchio contraendo il
viso in una finta espressione di ammirazione.
Gi.
Siete davvero un bravo soldato".

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Vi ringrazio. disse laconicamente l'ssaro continuando
a fissare i tizzoni incandescenti.
Il vecchio gett dentro il caminetto alcuni pezzi di legna
accatastati ai suoi piedi. Non siete certo di molte parole
- continu, ricacciandosi la pipa tra la barba; dalla cucina
frattanto giungeva il vociare delle due donne indaffarate
nella pulizia delle stoviglie, mentre nella stalla le bestie
avevano cessato di lagnarsi. Fuori il sibilo del vento si
faceva sempre pi acuto e la pioggia non accennava ad
attenuarsi. Credo che dobbiate dormire qui, questa notte
- comment Vladimir.
No, non posso. Devo andare.
Vi pigliereste una polmonite! Inoltre in questo mo-
mento non mi sembrate proprio essere nelle condizioni
migliori per affrontare un lungo viaggio: avete assolu-
tamente bisogno di riposare, se volete giungere a San
Pietroburgo. Sempre ammesso - continu ridacchiando
ironicamente - che Voi dobbiate veramente portare dei
dispacci alla capitale....
Il soldato si volt verso il vecchio, guardandolo per
qualche istante disorientato; poi rigir lo sguardo sul fuoco
e la sua espressione torn assente.
Per raggiungere San Pietroburgo bisogna cavalcare
verso ovest, e non verso est come Voi avete detto. Un
portaordini - osserv Vladimir con tono di paterno
rimprovero - sa esattamente in che direzione dirigersi e ha
in cima ai suoi pensieri la propria cavalcatura: non mi
parso che vi siate dannato per la perdita del vostro
cavallo!. Si interruppe un momento, il tempo di dare un

50
paio di rapide boccate alla pipa. Ed inoltre - riprese poi -
un semplice messo di solito non porta una spada dall'elsa
d'oro.
Il giovane soldato permaneva silenzioso e indifferente.
Non comunque per queste ragioni che so che Voi non
dovete affatto andare alla capitale; perch, anzi, non vi
farete pi ritorno fino a quando non avrete trovato ci che
state disperatamente cercando, principe Aleksej.
Come fate a sapere che sono il principe Aleksej? - si
rigir di botto laltro, interdetto.
Due anni fa mi sono recato a San Pietroburgo per com-
perare delle bestie: l vi ho visto passare lungo la strada
principale, mentre la folla si apriva davanti a Voi che
montavate uno stupendo cavallo bianco, scortato dalle
guardie dello Zar vostro padre. Il vostro volto fiero mi
rimasto impresso nella memoria: vi siete molto consumato
da allora, ma non ho avuto eccessiva difficolt a ricono-
scervi ugualmente quando siete entrato qui. L'espressione
del buon vecchio si fece ad un tratto pi seria. So anche
cosa state cercando; l'intero popolo di Russia sa cosa sta in-
seguendo inutilmente da pi di un anno il suo amato
Zarvic!.
Il giovane torn ad ignorare le parole del contadino.
Vostra madre la Zarina molto in ansia per Voi: vo-
gliate perdonare la mia insolenza, ma credo che non sia
stato giusto da parte di Sua Altezza non fare avere pi noti-
zie di s da quando partita!'.

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Il principe chiuse gli occhi appesantiti dalla stanchezza,
sospirando: quindici mesi erano trascorsi dalla notte in cui
Lei gli era apparsa - bellissima! - in sogno...
Era rimasta a lungo rifugiata tra le sue braccia; poi, sco-
stadolo dolcemente con la mano e scioltisi sulle spalle i lun-
ghi capelli, ella aveva liberato il proprio delicato essere da
ci che lo nascondeva: e lui aveva allora dimenticato il
mondo intorno!
S, quindici mesi erano passati da quando era infine giun-
ta l'alba e al risveglio l'aveva cercata invano nel suo letto
Da quel giorno ogni altra cosa era divenuta vuota e vana,
e cos sarebbe ormai stato fino a quando Lei non lo avrebbe
reso nuovamente felice con una sua carezza.
Aveva spiegato tutto ai genitori, era balzato in sella al
suo destriero ed era partito a spron battuto alla ricerca di
quella donna; i sovrani lo avevano lasciato andare, creden-
do a un capriccio giovanile che lo avrebbe stancato nel vol-
gere di qualche giorno. Oltre un anno era invece scivolato
via: aveva cavalcato senza requie attraverso le steppe, sfi-
dando la neve e il gelo dellinverno siberiano, il caldo e la
sete del deserto del Volga, frugando il volto di ogni ragazza
che incontrava nella speranza sempre delusa di riconoscervi
il sorriso cercato. Pi di un anno, e il vecchio Zar, dopo
tanta paziente attesa, si era infine incollerito: non conce-
piva che il principe ereditario continuasse a girovagare per
l'impero anzich tornare a palazzo e iniziare ad interessarsi
delle faccende di governo, di cui molto presto avrebbe
dovuto assumere la pesante responsabilit. Mille cosacchi a
cavallo erano stati cos sguinzagliati alla sua ricerca e un

52
ingente premio in rubli era stato promesso a quello che
avrebbe ricondotto alla reggia e alla ragione il principe
scapestrato; ma questi sembrava essere svanito nel nulla,
nonostante vi fosse sempre qualcuno pronto a giurare di
avere visto lo Zarvic galoppare in questo o in quellaltro
punto del regno.
Cos Aleksej ora era costretto anche a sfuggire coloro che
un tempo erano stati suoi fedeli soldati e che ora, allettati
dal denaro, davano la caccia al loro signore come se fosse il
pi pericoloso degli assassini. Lui per non poteva far ritor-
no a corte senza quella fanciulla. No, doveva continuare a
rovistare bene le pianure, la tundra, ogni montagna...
Se continuerete cos vi ammalerete gravemente
- interruppe i suoi pensieri Vladimir - Tornate a casa,
Zarvic!.
Il principe fiss il contadino scuotendo il capo. Poi si al-
z e ripiglio il mantello: era ancora molto bagnato, ma se lo
gett ugualmente sulle spalle. Spero abbiate una cavalca-
tura. Ve la pagher bene, ho con me ancora molto denaro.
No, ve la doner. Ma Voi, dove volete andare? Tor-
natevene a Pietroburgo - incalz lanziano - Il popolo vi
attende, avr presto bisogno della vostra guida.
Non posso, credetemi.
Dove vi condurrete, allora?.
Non lo so: uscir dai confini di mio padre, mi diriger
verso il Catai; attraverser anche l'oceano, se necessario.
I cosacchi vi troveranno, prima o poi.
Per fermarmi dovranno uccidermi.
Il vecchio lo guard con commiserazione.

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Non avete ragione di preoccuparvi per me, buon
Vladimir. Sono solo alla ricerca della mia felicit: un giorno
la trover.
No, mio Zarvic. Voi non la raggiungerete mai. Voi
morirete molto presto.
Un breve silenzio. Forse davvero scritto cos
- mormor infine Aleksej con un velo di rassegnazione
nella voce.
Il vecchio Vladimir non insistette: aveva capito che
niente avrebbe potuto persuadere il principe a desistere da
quella ricerca folle. Con calma si sollev dalla panca sulla
quale era seduto, spense la pipa, rovesci le ceneri nel ca-
minetto e si diresse in cucina; disse qualcosa alle donne che
vi si trovavano dentro e poi si affacci sull'uscio che dava
alla stalla: Sergeevic, prendi uno dei cavalli, sellalo e por-
talo davanti alla porta!.
Sergeevic fece capolino dal maleodorante ricovero. Ma
fuori sta ancora diluviando! - esclam stupito - Il signore
pu pernottare da noi.
Il signore ha molta fretta - spieg Vladimir - Egli deve
raggiungere la capitale al pi presto e qui ha gi perso del
tempo prezioso. Anche le donne sporsero dalla cucina le
loro facce interrogative.
Signore, rimani qui! - strill uno dei bambini sbucando
dalla stalla e saltellando poi allegramente fino a lui - Devi
ancora raccontarci delle battaglie che hai fatto!.
Aleksej gli accarezz una guancia, sorridendo. Devo
proprio andare, mi dispiace; te le racconter un'altra volta.

54
Sergeevic si gett allora nella tormenta, mentre gli altri
si radunarono intorno al cavaliere. Draga gli diede una bi-
saccia di viveri. Grazie, siete stati molto cari con me, disse
loro Aleksej.
Buona fortuna, portaordini!- gli augur il vecchio
Vladimir stringendogli forte le spalle.
Lssaro apr la porta e una folata gelida sferz la stanza.
Guard quella gente un'ultima volta e poi si lanci verso il
cavallo tenuto alla briglia dal gi zuppo Sergeevic; mont in
groppa e si lanci ventre a terra perdendosi subito nella
tempesta, mentre il contadino si precipitava al riparo den-
tro casa.
Perch lo hai lasciato andare, padre?.
Perch, figlio mio, egli deve ancora trovare la pi im-
portante delle cose: il significato di s stesso!, gli rispose il
vecchio.

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La folle gara

Genova, una notte di fine maggio dellanno 2014. Dal


divano sul quale accovacciato, Nelson - il cane di famiglia -
mi guarda con unespressione interrogativa mentre pian
piano, per non svegliare moglie e figlia che dormono nelle
camere accanto, in sala raccolgo le mie cose e poi scivolo
oltre luscio di casa. Sono le 4.20 e fuori ancora buio pesto;
sulla mia Vespa malconcia, lungo strade deserte alla volta
del porto, non sento per freddo, segno che lafa estiva
ormai alle porte e che mi sar dunque impossibile dora in
avanti svolgere prolungati allenamenti a secco in orari
differenti da questo.
Attacco a remare nella vasca da canottaggio allaperto del
Rowing Club Genovese 1890, la mia societ, alle 5.10 e mi
sembra di essere tornato ai tempi del liceo, quando da
agonista mi allenavo quotidianamente prima di recarmi in
classe. Soltanto che adesso sono alla vigilia dei 54 anni e
mentre dodici gabbiani - dodici, li ho contati! - volteggiano

56
con insistenza una trentina di metri sopra la mia testa simili
a pazienti avvoltoi, mi domando: Ma che diavolo sto
facendo?.
Due anni fa, al termine dellimpegnativo mandato di
Presidente del Comitato Ligure della Federazione Italiana
Canottaggio, avevo deciso di non farmi pi coinvolgere in
faccende remiere; da allora avevo frequentato il mio club
per il tempo strettamente necessario ad allenarmi un po
per le mie escursioni in montagna. Ma domenica scorsa
stata proprio la stizza per non avere potuto partecipare ad
una salita alpinistica a causa di una influenza fuori stagione
ad avermi fatto sconsideratamente dire di s alla contem-
poranea offerta di Stefano di prendere parte alla gara di
canottaggio pi lunga del mondo: 160 chilometri!
Nel 2008, per celebrare il 120 anniversario della fonda-
zione della nostra Federazione, avevo messo su un viaggio
costiero a remi da Genova a Roma (con la risalita del
Tevere, circa 550 chilometri di percorso). Con due imbar-
cazioni da 4 vogatori pi timoniere per raggiungere la capi-
tale impiegammo otto giorni, il pi lungo dei quali misur
circa 80 chilometri, suddivisi in due tappe; in quella pome-
ridiana la mia maglia da bianca divenne rossastra per via del
sangue che mi sgocciolava gi dalle palme delle mani deva-
state dallattrito con le impugnature dei remi: bene, sul
vasto lago di Ginevra avrei dovuto rivivere doppio (per di
pi in ununica soluzione e con spirito da gara)
quellincubo Unautentica pazzia!
A completare lequipaggio si sono dichiarati disponibili
Pippo e Gaetano (anchessi fattisi le ossa con me e Stefano

57
nella Genova-Roma) e Luca; limbarcazione prevista dal
regolamento di gara - una GIG a 4 con timoniere - grazie
alle buone relazioni di Luca ci verr gentilmente prestata,
nuova di zecca, dal Cantiere Nautico Salani. Saremo lunico
armo italiano in gara.
Ecco esplosa la crisi dei 50!, ha sentenziato mia moglie
allorch lho informata della decisione. A me, invece, era
piaciuto prendere in prestito la risposta data da George
Mallory al giornalista che gli aveva chiesto perch mai
volesse scalare lEverest, allepoca ancora inviolato (Perch
esiste ). Perlomeno fino a questa mattina: dopo soltanto
due ore e quaranta minuti di voga un crampo mi paralizza
la coscia sinistra; non c verso di lenirlo e riprendere a re-
mare, cos mi tiro su e claudicante e avvilito mi dirigo verso
le docce: per acquisire una condizione fisica adeguata alla
mostruosit in cui mi sono cacciato ho solo quattro mesi di
tempo... S, una vera follia, continuo a ripetere a me
stesso pi tardi mentre varco la soglia dellufficio.

Lago di Lemano (Ginevra), sabato 27 settembre 2014.


Dopo quei crucci primaverili per mettermi in forma avevo
dato vita ad una bizzarra alchimia di allenamenti: alpini-
smo, marce montane forzate, spinning, nuoto e, natural-
mente, canottaggio (in vasca, ad esempio, sono poi arrivato
a vogare per cinque ore consecutive). Ma dopo poche ore
dal via del giro completo dellimmenso Lemano - dato
con puntualit svizzera alle 8,00 - sotto il sole caldo ecco
che i crampi sono ridiventati per tutti i regatanti linsidia
maggiore. Quando acchiappano me penso con sconforto

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ecco, finita qui! . Lo sforzarsi a gestirli per quasi
unora e infine riuscire a superarli si dimostra quasi unarte.
Il resto - ma questo gi lo sapevo - un crescendo
wagneriano di bruciore alle mani piagate dal remo, di
dolore (vero) nel fondo-schiena e ai glutei, i quali ultimi
poco dopo Montreux - ove finalmente abbiamo svoltato la
prua verso Ginevra, lontana ormai soltanto unottantina
di chilometri - iniziano a smaniare sul carrello, ora
spostandosi di qualche millimetro a sinistra, poi di nuovo
verso destra (o indietro) un minuto dopo, e cos via allinfi-
nito, alla spasmodica ricerca di un po di sollievo. Stilla
dopo stilla lacido lattico mi rende inoltre le gambe sempre
pi pesanti; nei pressi di Evian mi salta in mente di
ricalcolare - in base al nostro ritmo di palate - quante volte
esse si saranno compresse a molla al termine di questa in-
credibile giornata: circa 20.000.
Tutto ci tuttavia comune a ogni scriteriato convenuto
questoggi sul grande lago, incluso quel Tim Grohmann, oro
agli ultimi Giochi Olimpici nel 4 di coppia, che con il suo
giovane equipaggio tedesco al comando della regata. Vice-
versa, oltre che sullacqua, ciascuno di noi sta navigando in
un oceano di pensieri invece tutti personali, che si accaval-
lano nelle mente veloci come onde.
E sorprendente lavvicendarsi di momenti nei quali
giungo a sentirmi realmente uno stupido (Metterti ancora
a giocare sulla barchetta alla tua et! - mi biasima di tanto
in tanto una voce dentro - Ma va, piantala l e tornatene
subito dalla tua famiglia! ) con altri - precisamente quando
si assottiglia il distacco con lequipaggio dietro o con quello

59
avanti - nei quali lantico impeto agonistico si riaccende e
prende prepotentemente il sopravvento su ogni altra consi-
derazione. Cos come strano lalternarsi di fasi di grande
spossatezza a inaspettate - e anche prolungate - fiammate di
energia, durante le quali allora potenzio il tiro per il mero
piacere di sentire il musicale sciabordio della prua mentre
taglia agile e veloce lacqua del placido Lemano e nel con-
tempo penso che questavventura, indipendentemente da
come essa finir, si aggiunger comunque al mosaico della
mia esistenza, rappresentando un nuovo tassello di me.
Finch mi sar concesso voglio sentirmi vivo, mi dico. E
allora, contraddittoriamente, sono assolutamente felice di
trovarmi qui.
Guardando le colline che corrono parallele alle rive ho
anche ripensato alla mia recente salita della Cima Grande di
Lavaredo, iniziando poi a pianificare nella mente quella del
Sassolungo1 anche al fine di annullare per un po il senso
del tempo e potermi cos infine ridestare con la piacevole
sorpresa di una bella manciata di chilometri in meno da
percorrere (Beh, non poi cos tanto lunga! ). In realt
lunico vero trucco - se mai pu esisterne uno - non
pensare mai al traguardo (che altrimenti diventa un mirag-
gio angosciante e insostenibile psicologicamente), bens
concentrarsi a far bene ogni singola palata, come se fosse
allo stesso tempo la prima e lultima della giornata.
La stanchezza, si sa, rende irritabili: cos durante il lungo
viaggio non manca qualche battibecco tra noi; ma le

1 Scalata poi realizzata nel luglio 2015.

60
incrociate, antiche amicizie e la consapevolezza di trovarci
- alla lettera - sulla stessa barca ci mantengono uniti:
stringiamo i denti e sopperiamo vicendevolmente alle
inevitabili, provvisorie carenze di qualche compagno.
Discorso simile in occasione dei cambi al timone (ogni ora
circa), nei quali ci riveliamo di gran lunga i pi lenti elar-
gendo vantaggi significativi agli avversari: la cosa ogni volta
mi manda in bestia, ma subito mi rientra chiara in testa
lidea che limportante arrivare in fondo.
Giunti a Sciez, dalla riva ci arrivano urla di incitamento:
sono Cristiano (il meteopatologo - come lo chiama
Stefano - che ci fornisce consulenza meteorologica sin dal
Genova-Roma) e il suo apprendista Simone; lo scambio di
battute gridate porta in barca una certa allegria. Lo scon-
certante bunker atomico dove a terra abbiamo alloggio
insieme agli altri equipaggi continua tuttavia ad assumere
sempre pi nelle nostre teste le sembianze di un hotel in
stile Las Vegas, dotato di mille comfort.
Sopraggiunge infine la notte e con essa il freddo. Stefano
- passato nuovamente al timone essendo egli il pi capace a
manovrare al buio - combatte contro lipotermia rinserrato
dentro il sottile telo isotermico da montagna caricato a bor-
do gi ieri sera insieme a molto altro materiale, tra cui bar-
rette energetiche e bustine di sali minerali da sciogliere
nellacqua raccolta via via direttamente dal lago e da tran-
gugiare - letteralmente - durante i cambi al timone.
Sento che questultima fase della regata mi rimarr
impressa per sempre nella memoria: nel silenzio, sotto le
stelle, la barca prende a correre pi veloce verso la meta,

61
che la mente sa ormai prossima ma che al corpo esausto
appare invece ancora tremendamente lontana. In mezzo
allacqua, guardando la luna, rivivo le emozioni provate
tanto tempo fa da giovane sottufficiale di leva sulla torretta
del sommergibile Enrico Toti durante il rientro notturno
alla base dopo unesercitazione
Quando finalmente posso drizzarmi in piedi sul pontile
della Socit Nautique de Gneve scopro di avere perso il
senso dellequilibrio: inarcato sui remi per 14 ore e 17
minuti (tanto durata per noi la gara), ho infatti finito con
il dotarmi di un altro baricentro e ci vorr pi di unora per
tornare a pieno diritto nel mondo dei bipedi.
Mi informano che siamo il decimo equipaggio ad avere
tagliato il traguardo (altri tredici armi lo supereranno dopo
di noi). Posizione di classifica tutto sommato soddisfacente,
della quale tuttavia in questo momento non mi importa
davvero nulla: sono arrivato e tanto, semplicemente, mi
basta.
Corro (si fa per dire) sotto la doccia calda e poi mi godo
una delle scomode panche di legno dello spogliatoio, da
dove con il cellulare avviso a casa che non si sono liberati di
me; Luca dalla bilancia esclama sbalordito di avere perso
dieci chili, da recuperare con urgenza seduti intorno a una
delle tavole imbandite per questo circo di matti nel
ristorante del club organizzatore. Gaetano, quello perenne-
mente affamato, molla per subito il cibo: avverte senso di
nausea e un forte giramento di testa, costringendomi cos
a divorare anche la sua parte. Pippo ci raggiunge poco dopo,
rinfrancato da uno dei massaggiatori messi a disposizione

62
degli atleti sbarcati.
Mentre prendo coscienza di avere la mano sinistra semi-
inerte (una tendinite?), Stefano inizia a snocciolare la sua
analisi della nostra corsa alla ricerca delle cose da
correggere. Capisco subito cosa ha in mente; lo guardo
dritto negli occhi e gli ringhio: No, caro mio, non mi fre-
ghi una seconda volta!. Nel cuore, per, gli sono ricono-
scente.

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STORIA DI UNA STORIA

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66
Anno 1988

PREMESSA

Quella che segue la storia di Luke Dohrow, cos come


sopravvive nei ricordi di quanti gli furono amici e, in
particolare, di mia cugina Silvia, la quale lha a me narrata
due anni or sono quando mi sono recato negli Stati Uniti
per (finalmente) conoscerla.
Ne sono rimasto colpito e in seguito mi sembrato giusto
testimoniarla, ricostruendola pian piano - seppur in modo
frammentario - anche grazie allo scambio di lettere avuto
con alcuni altri protagonisti della vicenda.
Spero, ora che essa finalmente ultimata, di riuscire a
coinvolgere leventuale lettore, precisando che nomi di
luoghi e persone sono naturalmente diversi da quelli reali.

L'Autore

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PARTE PRIMA

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I

Alle cinque esatte il gracchiare sordo della sveglia strapp


bruscamente il ragazzo dal sonno: era ora di alzarsi, l'alle-
namento quotidiano lo attendeva.
A Luke cost pi fatica del solito, quel mattino, tirarsi
gi dal letto. Con la mente ancora intorpidita, si trascin
fino alla camera da bagno per una rapida doccia ravvivante;
riacquistata cos coscienza di s raggiunse la cucina per la
colazione, sforzandosi di fare il minor rumore possibile per
non svegliare l'intera casa. Mentre a piccoli sorsi mandava
gi il t bollente ascoltava attentamente il vento che fuori
sibilava forte: sotto i suoi colpi le tapparelle emettevano un
crepitio simile a quello della legna al fuoco. Uhm, mare
agitato, oggi - pens il canottiere.
Le lancette segnavano gi un quarto alle sei allorch
chiuse la porta di casa dietro di s. Fuori era ancora notte
fonda: su in alto le stelle brillavano di un turchino insolito,
mentre il vento soffiava davvero vigoroso. Il ragazzo tir
fuori dalla rimessa la motocicletta e si avvi lungo strade

71
deserte e gelide (nonostante il pesante giaccone sulla moto
faceva un freddo cane!) alla volta dell'abitazione del suo
allenatore.
Allo squillo del campanello segu una breve attesa, poi
ecco una finestra aprirsi al piano superiore della graziosa
villetta e un minuscolo faccino barbuto presentarsi asson-
nato alla luce della luna. Dopo aver salutato con un floscio
hi, il signor Lopez trascin lo sguardo sugli alberi del giar-
dino circostante: le piante ondeggiavano forte, il che gli
strapp una smorfia di disappunto. Fece comunque al
ragazzo cenno di attendere e richiuse le imposte dietro di
s.
Nel frattempo un pallido chiarore era andato diffon-
dendosi, restituendo un primo incerto contorno alle cose.
Luke nellattesa si sedette sul basso muretto di una aiuola,
con lo sguardo rivolto al cielo stellato; intorno l'aria era
frizzante: la respir profondamente e - quasi questa posse-
desse una qualche virt misteriosa - una curiosa, eccitata
allegria lo pervase.
Giunto che fu il signor Lopez, salirono sulla piccola
utilitaria di quest'ultimo. A dispetto del parabrezza comple-
tamente appannato per l'umidit, il piccolo allenatore guid
a velocit sostenuta gi per il lungomare, una mano sul
volante, l'altra agli occhi che si stropicciava senza posa, per
fermarsi infine davanti al cancello del Green Springs
Rowing Club. Qui, puntuali come sempre, si trovavano gi
gli altri componenti dell'equipaggio, anch'essi tutti avvolti
in pesanti casacche e con i berretti di lana cacciati in testa;
accucciato in un canto, tutto intirizzito dallumidit pene-

72
trante del primissimo mattino, stava poi - piccino piccino -
il timoniere.
Il sole aveva da poco fatto capolino sulla linea
dell'orizzonte allorch i ragazzi, dopo essersi velocemente
cambiati, si staccarono con la loro imbarcazione dal pontile;
Lopez, ex timoniere dai discreti trascorsi, seguiva i canot-
tieri a bordo di un gommone.
Al riparo dal vento, il mare si rivel meno ostile sotto i
muraglioni dell'isola di Santa Clara, sulla quale la Green
Springs vecchia ancora dormiva beata. L'oceano era qui
colorato di un blu profondo e la fioca luce dell'alba donava
qua e l alla superficie leggermente increspata riflessi ar-
gentati; dietro la citt, lontana, la vetta innevata del Monte
Tolimas faceva da sfondo alla gioia di vivere di quei ragazzi.
La fatica, come iniettata da siringhe, entrava nelle loro
membra a fiotti, pi densi e brucianti ad ogni nuova palata;
soprattutto le gambe, spingendo forte sul carrello, si erano
oramai quasi calcificate.
Lopez controll il cronometro e un sorrisetto di soddi-
sfazione si disegn sulle sue labbra: l'armo stava viaggiando
nel pieno rispetto della tabella di marcia e al termine della
prova mancavano ormai solo duecentocinquanta metri,
quelli in cui un equipaggio, raccogliendo ogni energia resi-
dua, si produce nello scatto finale. Semplice, in teoria; ma
per un canottiere, ogni volta, come cercare di cavare an-
cora acqua da una spugna gi totalmente prosciugata.
Forza, ragazzi! E' questo il momento, serrate adesso!
- url tuttavia l'uomo del gommone.

73
Luke, il capovoga, si sforz di eseguire l'ordine impie-
toso, ma era troppo sfiancato per potere aumentare ulte-
riormente il numero - gi considerevole - dei colpi in
acqua. Ogni parte del suo corpo, al contrario, gli chiedeva
di fermarsi, supplicava riposo; dentro aveva i polmoni come
incendiati. Inevitabilmente ricadde subito sul passo pre-
cedente.
Luke, aumenta! Miseria porca, aumenta! - cominci
allora a tuonare infuriato l'allenatore - Animo, un ultimo
sforzo, dai!.
Stordito dalla fatica, il timoniere anch'esso che gli sbrai-
tava in faccia per spronarlo, Luke ritent l'impresa. E fu
certo solo il bisogno assoluto di tregua a procurargli le forze
necessarie: ricominci a tirare forte, sempre pi forte,
perch voleva fare pi in fretta, voleva infatti soltanto che
tutto finisse prima! I compagni dietro ansimavano e geme-
vano, ma lo seguivano.
Con gli occhi semivelati dal sudore il capovoga vide la
poppa dell'imbarcazione staccare e scivolare via veloce,
sciolta sulla superficie del mare; Luke premeva sulle gambe
con rabbia, le vene alle tempie pareva dovessero scop-
piargli, la gola era tutta riarsa. Il timoniere seguitava ad
incitarlo: s, cos, andava bene cos! La fine per non arri-
vava mai: sembrava lontana, irraggiungibile, e lui si sentiva
ormai mancare, gli pareva di soffocare
Stop! - si ud ad un tratto dal battello pneumatico.
Immediatamente nellaltra barca le mani mollarono la presa
sui remi e i corpi si buttarono all'indietro, stravolti, mentre
i polmoni cercavano spasmodicamente ossigeno: finalmente

74
era finita! Luke chiuse gli occhi, per godere con ingordigia
di quella requie tanto agognata.
Il gommone si avvicin velocemente al 4 con facendo
ribollire dietro l'acqua. Lopez aveva unespressione compia-
ciuta: a dispetto delle condizioni non proprio ideali del
mare, i suoi atleti avevano fatto registrare davvero un buon
tempo. Bravi, ragazzi! Bene, Luke. Al lago Casitas potrete
senzaltro dire la vostra. E ora - concluse l'allenatore -
rientrate velocemente o farete tardi a scuola.

75
II

Quella domenica mattina, conclusa la riunione tecnica


voluta da Lopez al termine dellallenamento, Luke si ritrov
a spendere un po' di tempo sul lungomare di Green Springs.
Sedeva su una delle tante panchine della passeggiata, sotto
la piacevole ombra di una palma. Dalla baia spirava una
brezza lieve e fresca e i ventagli di foglie sopra la sua testa
stormivano dolcemente; il mare era pressoch immobile e
centinaia di gabbiani vi aleggiavano sopra sfiorandone a
tratti la superficie, alla ricerca di cibo. Era una giornata me-
ravigliosa, il sole splendeva caldo: non pareva davvero una
domenica di gennaio.
Parecchie erano le persone che avevano pensato di ap-
profittare di quell'inatteso anticipo di primavera per pren-
dere una boccata d'aria buona. Gente d'ogni et e tipo
affollava il viale: distinti signori con il giornale del mattino
accuratamente ripiegato nella tasca del cappotto, i pi scor-
tati dalle rispettive consorti; bimbi che si rincorrevano

76
strillando o che, con la manina spersa in quella del pap o
della mamma, trotterellavano ansimanti per tenere il passo
del genitore. Tanti poi i ragazzi che su pattini o biciclette
intessevano azzardate, invisibili ragnatele tra la folla; e gli
anziani, che intervallavano i propri pacati passi con qualche
brontolio sulle recenti restrizioni dei servizi sociali decre-
tate dal Presidente...
Il ragazzo osserv a lungo tanto pacifico provincialismo,
e alla fine ne prov disgusto. Che assurdit! Sprecare il
proprio tempo a passeggiare cos, dilapidare in quel modo
banale momenti di vita che non sarebbero tornati mai pi,
anzich anzich cosa? Non stava forse anche lui gettando
via minuti irripetibili ammosciato su quella panchina ar-
rugginita dalla salsedine? E che avrebbero dovuto fare, del
resto, lui e tutti quegli altri l?
Si mise a guardare una vela lontana che avanzava nella
sua direzione. La barca si avvicin pian piano e infine si
present a soli pochi metri dal molo. Non era molto grande
e sotto le vele lo scafo era di un luminoso color giallo, ma a
bordo sembrava non esservi nessuno; la prua per d'un
tratto vir bruscamente, rivelando a poppa la presenza di
un omino barbuto tutto rannicchiato sulla barra del timone.
L'imbarcazione si allontan stancamente in direzione della
penisola di Magdalena. Luke la segu per un po', poi la
lasci perdere e torn a guardare la gente.
Lo spettacolo si conferm monotono: donne in ghingheri
seguitavano a passeggiare lemmi lemmi a braccetto dei
propri uomini lungo la banchina invasa dal prematuro
calore; piccoli assembramenti di curiosi indugiavano intor-

77
no ai secchielli pieni di pesci di quelli che avevano deciso di
godersi la giornata con una lenza fra le mani. Pi in l,
presso il furgoncino degli hot-dogs, dei marinai francesi - la
loro nave da guerra era ormeggiata al vicino molo
Sant'Antonio - masticavano invece frittelle; e poi tante ra-
gazze, scorrergli davanti a gruppetti, vestite a modino.
Fra tanta paesana ricercatezza spicc per d'un tratto un
maglioncino da giorno feriale, modesto al pari degli scolo-
riti jeans che ancheggiavano sotto. Luke non si stup di
riconoscervi dentro la sua compagna di classe Manuela, una
giunonica ragazza imbevuta di idee socialrivoluzionarie.
Era sola e Luke fu l l per chiamarla, ma poi lasci perdere:
quella mattina non era propenso a perdersi in inutili
chiacchiere politiche.
Pass un peschereccio. Le onde che si lasci dietro anda-
rono ad importunare dei gabbiani che oziavano poggiati
qua e l sulla superficie e che emettendo acuti stridii di pro-
testa furono costretti ad alzarsi momentaneamente in volo,
in attesa che le seccatrici passassero oltre. Il ragazzo sbuff,
decidendo infine di andarsene, e senza granch voglia si in-
cammin per raggiungere i compagni di voga al solito loca-
le in George Washington Park.
Decisamente a Luke stava accadendo qualcosa di singo-
lare. Non era pi lo stesso, una strana inquietudine lo stava
logorando dentro.
La cosa aveva avuto inizio all'incirca sei mesi prima,
allorch si era accorto che quanto lo circondava stava
inspiegabilmente perdendo interesse per lui; che lentu-
siasmo verso tutte quelle cose, grandi e piccole, che da

78
sempre avevano costituito il suo mondo andava via via
scemando. Perplesso, aveva ad ogni modo seguitato a
viverle - la scuola, il canottaggio, gli amici - ma ormai come
per abitudine, meccanicamente, senza pi davvero convin-
zione; peggio, su quella disaffezione si era poi sviluppato
come un senso di stanchezza: qualunque cosa adesso decisa-
mente lo annoiava, quasi lo nauseava.
A questo punto non aveva potuto non domandarsi cosa
gli stesse succedendo: certo, poteva essersi stufato del solito
tran tran (questo era comprensibile, al limite); non era per
possibile che non vi fosse davvero pi niente, magari di
nuovo, capace di ravvivare un po' d'entusiasmo in lui.
Insomma, che cosa mai voleva dalla vita?
Ed era stato proprio interrogandosi a fondo su questo che
con sorpresa aveva scoperto che ci che in realt gli man-
cava non era un qualcosa di determinato, bens il senso di
tutte le cose!
S, aveva compreso di avere bisogno di conoscere il
significato di tutto quanto vissuto. Nello stesso tempo si era
reso conto che quella era la prima volta in cui egli si poneva
tale questione, e se ne era stupito; perch, davvero, come
aveva fatto a vivere per diciottanni senza essersi soffermato
una sola volta a domandarsi la ragione della sua esistenza,
che certo non poteva risiedere in Dio nel quale lui non
credeva assolutamente? Era veramente sorprendente, que-
sto! Ma pi bizzarro ancora fu il fatto che, per quanto ci si
fosse provato, alla fine non era riuscito a trovare quella
spiegazione; e dal momento che in genere non ci si affac-
cenda su cose che appaiono prive di senso, egli allo stesso

79
modo aveva sul serio cominciato a pensare, pazzamente,
che non vi fosse motivo di occuparsi della vita, scivolando
cos pian piano in una tremenda apatia.
Abitare a Green Springs del resto non lo agevolava a
trovare nuovi stimoli. Era una piccola cittadina di provincia
del sud della California, affacciata su un mare limpido e
incontaminato e circondata da una natura selvaggia, ancora
ignota ai flussi turistici, dove tra il susseguirsi di gradevoli
inverni e calde estati la vita scorreva placida. Ma sempre
uguale.
Tanta quiete andava veramente stretta alla giovent
locale, che avrebbe desiderato maggiore vivacit e somi-
gliare cos almeno un po all'immagine dinamica e pazza
che si ha dell'America, della quale eppure essa faceva parte.
In effetti la vita dei ragazzi di Green Springs aveva poco di
americano; in mancanza di reali opportunit di svago, essi
finivano col ritrovarsi ogni sera al George Washington
Park: qui spendevano tutto il proprio tempo libero, nella
monotonia di passeggiate e chiacchiere lungo viottoli ben
noti; qui inevitabilmente finivano col nascere e morire gli
amori giovanili, si coltivavano le speranze dell'adolescenza
e si ingannava intanto il tempo con qualche stoltezza; qui si
concentrava insomma la loro giovinezza.
Luke e gli altri vogatori della citt avevano anch'essi il
proprio punto di ritrovo nel parco, esattamente nello
spiazzo antistante il Whipped's Inn. Seduti o appoggiati
pigramente alle proprie motociclette parcheggiate davanti
all'ingresso del locale, trascorrevano le ore a rimasticare le
regate passate in vista di quelle future, interrompendosi

80
solo di tanto in tanto per lasciar correre fischi e battute
dietro alle ragazze particolarmente carine che transitavano
di l.
Gli atleti dei due clubs remieri cittadini, in acqua rivali
giurati ma al Whippeds buoni amici, qui si scambiavano
poi notizie sui rispettivi allenamenti, facendo comunque
sempre bene attenzione a non scoprire troppo le proprie
carte; poich se lessere superati in gara gi era in generale
una mortificazione, questa diventava bruciante se inflitta
da un equipaggio cugino: lo scherno si sarebbe allora
protratto fino alla regata successiva, senza tuttavia mai
guastare i buoni rapporti di fondo. Talvolta anzi, allorch si
trattava di partecipare a competizioni di alto livello, gli
interessi di fazione venivano messi da parte e per meglio
difendere il buon nome di Green Springs si univano le forze
presentando ai barchini di partenza equipaggi misti. Certo,
per entrambi le parti un buon esito era poi da attribuire
unicamente alle proprie capacit e la brutta figura, vice-
versa, sempre e soltanto all'inettitudine - confermatasi - dei
momentanei compagni; in tutti e due i casi, quindi, segui-
vano accese discussioni. Al di l di tutto ci, ognuno di quei
ragazzi riconosceva per in quel mondo i propri amici mi-
gliori.
Per Luke il compagno di barca Richard O'Toole, pi che
un amico, era un vero fratello; cresciuti praticamente insie-
me, nel tempo si era creato tra loro un legame assai profon-
do: avrebbero fatto l'impossibile l'uno per l'altro.
Questa amicizia era sempre stata molto importante per
Luke. Rimasto in tenera et orfano di entrambi i genitori

81
morti in un incidente stradale, egli era stato cresciuto dai
nonni materni, i quali dedicarono tutti s stessi alla creatura
della loro sfortunata figliola. Il loro smisurato affetto tutta-
via non pot non fare ugualmente sentire al piccolo Luke la
mancanza di un padre e di una madre e sovente la malin-
conia per i genitori, dei quali peraltro conservava solo una
nebulosa memoria, assaliva il bambino, che trovava allora
conforto in quel compagno di giochi dai capelli lunghi e
biondi come il grano, che sapeva gi allora ascoltare in si-
lenzio e capire.
Ancora insieme, nelle medesime classi, avevano poi
frequentato i vari gradi della scuola, entrambi sempre con
ottimo profitto, anche se di recente Luke stava accusando
un certo calo di rendimento a causa di quello strano malu-
more giovanile che i suoi nonni, ormai anziani, non riu-
scivano a comprendere, per quanto si sforzassero e se ne
preoccupassero.
La grande, comune passione dei due ragazzi era per il
mare. Da sempre l'oceano esercitava su di loro un fascino
particolare e qualunque cosa avesse attinenza con esso li
entusiasmava; cos per Luke e Richard era stato naturale
avvicinarsi al canottaggio, sport dalle radicate tradizioni l a
Green Springs, divenendo presto due dei suoi atleti pi
rappresentativi.
Era dunque inevitabile che il canottaggio costituisse uno
dei loro principali argomenti di discussione; spesso anzi non
sapevano parlare d'altro, suscitando cos le proteste di
Isabel, la ragazza di Richard (molto bella e guardata da tutti
era Isabel: i suoi occhi verdi incantavano chi la incon-

82
trava!), la quale ovviamente non era altrettanto interessata
alle vicende remiere.
Luke nutriva per Isabel un affetto enorme. Ma la sua
migliore amica era Silvia, una ragazza del Wyoming cono-
sciuta durante una vacanza a Palm Beach; i due si erano poi
mantenuti in contatto attraverso una fitta corrispondenza e
non appena i reciproci impegni scolastici lo consentivano si
ritrovavano per qualche giorno a casa di lei.
Luke con Silvia si trovava magnificamente. Non sapeva il
motivo, ma quella ragazza lo ispirava in modo particolare:
anche lei era estremamente carina, ma non era per questo;
forse perch, chiss, inconsapevolmente vedeva in lei una
figura materna (Silvia era infatti con lui premurosa, attenta
e cara). Comunque fosse, egli le apriva senza remore il
proprio animo; come per incanto con lei, e soltanto con lei,
egli svelava tutto s stesso. Dal canto suo, la ragazza aveva
molto a cuore quel bel ragazzone tutto preso dal suo mare e
dalla sua barca.

83
III

Molte grazie! - disse Luke, riprendendo a spingere la


motocicletta che aveva la ruota posteriore a terra. Seguendo
le indicazioni fornitegli raggiunse l'incrocio e imbocc a
destra la via in cui avrebbe dovuto trovare il gommista di
cui necessitava; ma si blocc all'istante, sbottando.
La strada che gli si presentava davanti stava compressa,
lunga e angusta, tra due file di basse palazzine scrostate, in
ci simile del resto a ogni altra via di quel misero quartiere
periferico; proprio quella strada aveva per in pi rispetto
alle consorelle una sgradevole caratteristica: era tutta in
ripidissima salita.
Il ragazzo la guardava avvilito: l'officina, stando all'infor-
mazione, si trovava pi o meno a duecento metri dall'incro-
cio; il tizio non gli aveva per detto che sarebbero stati in
realt duecento metri di scalata e Luke non se la sentiva di

84
improvvisarsi rocciatore per arrivare fin lass: la motoci-
cletta pesava, e pure parecchio.
Pens cos di vedere se esistesse nei paraggi qualche altra
officina meno montana. Blocc un giovane che passava di
l. In zona c' n' un'altra, ma un bel po distante da qui,
lo ragguagli quello mentre masticava svogliato un chewing
gum. Luke, contrariato, rivolse di nuovo lo sguardo alla via:
esit ancora per qualche istante, dopodich emise un so-
spiro di rassegnazione, strinse forte il manubrio e cominci
a salire.
Passandosi il braccio sulla fronte per asciugarla dal
sudore che gli colava gi fino alla punta del naso, si affacci
infine all'entrata dell'officina: era un locale minuscolo, semi
immerso nel buio e squallido quanto la strada di cui faceva
parte; sul fondo si poteva intravedere un disordinato cu-
mulo di vecchie camere d'aria e di copertoni consumati che
arrivava a toccare il basso soffitto, occupando cos buona
parte del vano; il poco spazio rimasto a disposizione era in-
gombrato da uno sconnesso tavolino di legno su cui erano
gettati alla rinfusa numerosi arnesi, da una piccola tinozza
metallica riempita per tre quarti di acqua lurida e da alcuni
malandati e arrugginiti cric. Sulle pareti la muffa era nasco-
sta a tratti da manifesti di automobili da corsa o di ragazze
dal sorriso ammiccante che reclamizzavano qualche marca
di pneumatici. Di colui di cui aveva bisogno per nemmeno
l'ombra.
Ehi, cerchi forse il gommista? - lo distrasse una voce
alle sue spalle.

85
Luke si volt e sull'altro lato della stradina vide uno
sgangherato furgoncino dal cui finestrino sporgeva un gros-
so testone calvo che lo fissava in attesa di risposta.
S, mi dovrebbe riparare la ruota - spieg il ragazzo
indicando la motocicletta invalida.
Il proprietario si dovuto allontanare, ma ha lasciato
detto che sar di ritorno in pochi minuti - lo inform
l'altro.
Va bene, grazie, attender.
L'uomo fece un vago saluto con la mano e ricacci il
capo pelato all'interno dellabitacolo, riprendendo la lettura
della rivista che teneva aperta sul volante. Luke torn
invece a ci che aveva attirato la sua attenzione un istante
prima di essere chiamato: una sbiadita fotografia rappresa al
muro, incastonata nel sudiciume. L'espressione solenne di
quelluomo ripreso nella sua elegante uniforme contrastava
con lo squallore dell'ambiente; su un bordo si intravede-
vano delle tracce d'inchiostro, che anche avvicinandosi
Luke fatic a decifrare, stinte com'erano per l'umidit: A
mio fratello Tom, con affetto. Bob. Da Nang, 16 marzo
1966... Da Nang, Viet-Nam meridionale: uno dei combat-
tenti statunitensi nel sud-est asiatico, dunque.
Hai bisogno di me, ragazzo? - gracchi una voce dietro
di lui.
Luke, voltandosi, ne esamin un attimo la fonte prima di
rispondere: l'uomo era basso, tarchiato, i capelli piuttosto
ricci; la faccia e le grosse mani carnose che fuoriuscivano da
un maglione logoro erano talmente annerite dall'untume
che lo si sarebbe potuto facilmente scambiare per una

86
persona di colore. Senza dubbio si trattava del proprietario
di quella topaia.
La mia motocicletta ha una gomma forata.
Portala dentro, ti sbrigo in un attimo - disse l'altro con
un suono nasale. Si mise infatti subito al lavoro: piegato
sulle ginocchia, inizi a sviscerare con forza dal copertone
la camera d'aria guasta. Respirava a fatica, l'aria gli entrava
e usciva dal naso tozzo con uno strano sibilo (probabil-
mente aveva qualche disturbo di respirazione); di tanto in
tanto si fermava, sbadigliava emettendo un suono pure esso
curiosissimo e poi si rimetteva alacremente allopera.
Luke nell'attesa prese a studiare i lineamenti di quel viso
annerito: sebbene risultassero pi grezzi e non vi fosse co-
munque su essi alcuna traccia della fierezza dell'altro, gli
parve di scorgere una qualche rassomiglianza con il soldato
della fotografia.
Quella dedicata a lei? - chiese.
L'altro si interruppe, stringendo gli occhi per meglio in-
dividuare nel buiore il punto indicatogli dal ragazzo. Rico-
nosciuta la foto, si rigett sul lavoro senza degnare di rispo-
sta il giovane cliente. Era mio fratello, morto in Viet
Nam - bofonchi solo dopo un buon minuto, senza alzare
la testa e sempre intento sulla ruota.
Mi dispiace sinceramente - mormor Luke con tono di
scusa. Era quella la prima volta che udiva di un caduto della
sua citt: Green Springs infatti quasi non era stata toccata
dalla guerra, pochissimi i giovani fino ad allora precettati.

87
L'altro sembr non averlo nemmeno udito. Fin di
estrarre la camera d'aria, che cominci poi a rigirare atten-
tamente fra le dita adipose alla ricerca del foro; quando lo
ebbe individuato pass a una serie di spicce operazioni con
collanti e ritagli di gomma. Blocc infine il rattoppo nella
pressa vulcanizzante, premette un pulsante e la macchina,
emettendo un ronzio, inizi il suo lavoro.
Posso domandarle com avvenuto? - disse Luke.
L'uomo si volt un po sorpreso; qualche attimo di titu-
banza, poi abbozz un malinconico sorriso che rivel un in-
sieme di denti scomposti e ingialliti che imbruttivano an-
cora di pi quella fisionomia gi poco gradevole. E
successo appena fuori da un villaggio, nella zona di Quang
Tri - raccont - Stava spiegando come usare la macchina
fotografica ad un giovane vietnamita che da un po', a breve
distanza, lo stava osservando incuriosito armeggiare con
quell'aggeggio. Il ragazzo dapprima si era mostrato seria-
mente interessato alla spiegazione; poi per ha improvvi-
samente infilato una mano in tasca, ne ha estratto una pi-
stola e ha fatto fuoco a bruciapelo: era un viet-cong,
scappato via senza nemmeno portarsi dietro l'apparecchio.
Bob morto proprio cos, in questo stupido modo, a soli
venti anni - concluse con occhi velati dalla tristezza.
Luke tacque.
L'altro si rigir, spense la macchina, afferr la camera
d'aria ormai riparata e cominci a infilarla dentro il coper-
tone.

88
Il ragazzo segu con un grumo alla gola l'affanno di
quella grottesca creatura, che ferita da quel dolore familiare
proseguiva comunque lungo la via della sua misera esi-
stenza cio la via verso il Niente, in verit. Ma che senso
aveva? Non pot fare allora a meno di pensare che il soldato
era stato in realt pi fortunato del fratello, e di lui stesso.
Il gommista aveva intanto rimontato e poi gonfiato la
ruota. E pronta.
Quanto devo?.
Due dollari.
Il ragazzo estrasse dalla tasca del giubbotto due biglietti
da un dollaro e li consegn al gommista.
Grazie mille - disse questi.
Grazie? E di cosa? Luke, inspiegabilmente, venne assalito
da una gran voglia di ridere: se solo li avesse posseduti, gli
avrebbe buttato in faccia non due ma cento, mille di quegli
stupidi foglietti di carta! Stupidi come la vita che quella
marionetta si affannava a portare avanti... Buona sera, si
limit invece a dirgli, e afferrando la motocicletta usc
dall'officina, salt in sella, spinse con forza la leva dell'ac-
censione e si allontan alla massima velocit da quel luogo.

89
IV

Lettera a Silvia - 18 gennaio 1967

Un pomeriggio ideale quello di oggi, mia cara Silvia, per


unuscita in barca: il mare nella baia perfettamente
immobile, non un solo filo di vento; il cielo di un azzurro
limpidissimo, e l'aria tiepida e piacevole.
Avevamo gi svolto il nostro allenamento giornaliero,
come da programma, nel primissimo mattino: un'ora di
corsa tra i canneti del Rio Valds; ma nel vedere, usciti da
scuola, una giornata cos bella, abbiamo pensato bene di
godercela e di trascorrere allora in tuta anche il dopopranzo
facendo una tranquilla vogata in mare, dove abbiamo
incrociato Pedro a bordo di uno skiff 2.
Ti ho mai parlato di lui? E un tipo unico, matto da
legare! Le sue imprese sono note in tutta Green Springs.
Pedro stato mio compagno di classe, ma non per molto:
il Consiglio dIstituto lo ha infatti ben presto espulso dalla
scuola.

2 Nel canottaggio, imbarcazione a un solo vogatore con due remi.

90
Accadde tre anni fa. Era una giornata afosa, il che rese
massimo il suo naturale disinteresse per ogni genere di
lezione. Stanco di stare seduto a sudare sul banco, decise di
prendersi una boccata d'aria fuori dall'aula: sciolse allora
con calma uno spago dalla tasca, lo leg allo schienale della
sua sedia, si alz e si diresse alla porta trascinandosi dietro,
al guinzaglio, quellarredo scolastico
L'insegnante rest esterrefatto (ricordo che non fu capa-
ce di pronunciare una sola parola) e il pazzo usc tranquilla-
mente dalla classe, cominciando a percorrere in lungo e in
largo i corridoi della scuola con l'insolito segugio al laccio,
facendo un baccano d'inferno quando saliva o scendeva per
le scale. Il preside, avvertito dell'ennesima bravata di quello
studente strampalato, si precipit fuori dal suo ufficio per
domandargli che cosa stesse combinando.
Niente, signor Murphy. Io e la mia sedia ci annoiavamo
e allora abbiamo pensato di fare una passeggiatina - gli
rispose Pedro.
Il preside stavolta non riusc a trattenersi: esplose, e
seduta stante lo sospese dalle lezioni per una settimana.
Pedro si risent, dato che in cuor suo riteneva di non
avere poi fatto niente di male. Non rientr quindi a casa;
pass invece dal Rowing Club e, preso qui un megafono,
fece ritorno a scuola, si piazz davanti al cancello e
- attrezzo alla bocca - espresse la sua protesta.
"Cari compagni, oggi il signor preside ha sospeso dalle
lezioni il qui presente vostro affezionatissimo amico Pedro.
Ma volete sapere perch? Perch ci siamo concessi, io e la
mia sedia, un break durante l'ora di filosofia. Ora, la

91
filosofia o non forse pallosa? E poi fa pure un sacco
caldo! Dico bene? Quindi che male c' se uno si vuol
prendere una boccata d'aria? Allora perch il signor
Murphy permette, mentre lui in istituto, che sua moglie si
trastulli al Bryant Motel con il professor Shulman quando
questi ha la giornata libera? Anch'io il mercoled, quando
c' l'ora di chimica e non mi va di venire a scuola, vado al
Bryant con la Mary, e li vedo sempre insieme ....
Sulla scuola ferma divertita in ascolto di colpo cal il
gelo. La signora Murphy era una donna bella ma - pare -
anche un po spensierata: sul suo conto da sempre circola-
vano delle voci; e il Bryant Motel era risaputo essere luogo
d'incontro di coppiette clandestine. Inutile aggiungere che
Pedro venne cacciato dal liceo e costretto a questo punto a
cercarsi un lavoro, che ottenne infine alle raffinerie Jodh",
a una ventina di miglia di distanza da Green Springs.
Cosa combini ora l dentro non so, ma non mi difficile
immaginarlo. Senti infatti quest'altra.
La settimana scorsa sulla Gazzetta di Green Springs mi
capitato di leggere proprio un trafiletto sulle Jodh, nel quale
si parlava della misteriosa scomparsa di un certo numero di
quei motorini che l vengono lasciati liberamente a disposi-
zione del personale per gli spostamenti all'interno della
vasta aerea dell'impianto; sostenendo la tesi del furto, la
Direzione dellazienda annunciava che avrebbe predisposto
controlli severi.
La sera stessa al parco, nell'incrociare Pedro per un viale,
mi tornato in mente quell'articolo e cos, per pura curio-

92
sit, gli ho chiesto qualcosa al riguardo.
I motorini? Ah, ma mica li rubano!.
E allora che fine fanno?.
Li buttano gi dai pontili d'attracco delle petroliere, in
mare....
In mare? E chi che ce li butta?.
Ma io, no?.
Tu? Dico, sei impazzito? E per quale diavolo di
motivo?.
Oh, niente, cos, perch mi piace vedere le bollicine che
fanno mentre affondano - ha risposto lui candido
candido.
A dire il vero, Silvia, per non era certo per raccontarti
di uno squilibrato simile che stasera avevo preso a scriverti.
In realt lho fatto perch avevo bisogno di scaricarmi
dell'insoddisfazione che ho dentro parlando un po' con
qualcuno, magari anche di niente, o giusto di ci che
combina quel pazzo l. Ed allora ecco che inevitabile che
la persona alla quale chieda un po' di ascolto sia tu.
Sai, le mie giornate stanno scivolando via sempre pi
scialbe: non ho pi entusiasmo per niente, tutto mi appare
insignificante e inutile. E ci mi angoscia.
Le persone che mi circondano non sembrano invece
perdere mai la loro voglia di vivere. Richard, ad esempio:
sempre cos soddisfatto, anzi felice da quando sta con
Isabel!
A proposito di lei, laltro ieri siamo tutti stati al suo
compleanno (compiva diciassette anni). E stata la consueta

93
piacevole festa: burle, risate e alla fine il classico soffio sulle
candele della torta, seguito dalle solite battute di mani e
cori di auguri; lei rideva divertita e felice, io la guardavo e
mi accorgevo di quanto fosse davvero bella! Allora ho
provato un sentimento come di invidia, di gelosia verso
Richard, anche lui tutto allegro l accanto a lei. Non so
perch, ma d'un tratto non potevo pi stare in quella casa,
avevo bisogno di restare solo e senza salutare nessuno me
ne sono andato via, raggiungendo il lungomare.
La serata era fredda, un vento teso spazzava la superficie
dellacqua e le imbarcazioni ormeggiate ai pontili sobbalza-
vano sotto i colpi delle onde; nel cielo non si intravedeva
una sola stella, tutte nascoste comerano dalle nubi. Passeg-
giando lungo la banchina, racchiuso nella giacca a vento, ho
pensato a tante cose; ma soprattutto ho capito di essere
tremendamente solo...
Scusami, mi sono lasciato andare. E meglio che la smetta
qui!
Ciao,
Luke

94
V

Lettera di Silvia - 24 gennaio 1967

Caro Luke,
ti scrivo subito dopo aver letto la tua ultima lettera. Mi
metti in pensiero, sai? Ancora non ho ben capito cosa ti stia
succedendo, sei sempre cos vago quando ne parli! Perch
non provi a spiegarmi meglio?
Voglio comunque qui dirti questo: e cio che di
qualunque cosa si tratti devi lottare per superarla; avere
forza, Luke, fiducia in te stesso, e sapere che non vero che
sei solo: nonostante la grande e talvolta ingiusta distanza
che ci separa, io ad esempio ti sar sempre vicina. Sempre.
E vedrai che la vita presto - pi presto di quanto tu stesso
non possa immaginare - torner a sorriderti; e quello sar
allora un momento di grande, immensa gioia, e ad esso tanti
altri ne seguiranno, e tanti ne vivremo insieme.
Questo quanto volevo dirti, Luke. E quando la prossima
volta aprir una tua lettera, lo far con nel cuore la
speranza che tu mi abbia scritto che sei tornato ad essere di
nuovo sereno. E sono sicura che sar cos.
Un abbraccio.
Silvia

95
VI

Lettera a Silvia - 28 gennaio 1967

Chiss, se anch'io m'innamorassi di una ragazza forse


avrei finalmente qualcosa per cui ricominciare a sorridere;
e allora le darei tutto di me stesso...
La verit, per, che io non ho niente da dare. Niente di
me pu essere dato: non vale nulla!

Luke

96
VII

Lettera di Silvia - 5 febbraio 1967

Possiamo dare agli altri soltanto quello che abbiamo.


E se non abbiamo nulla che valga la pena di dare?
Nessuno cos povero. E' come se i ruscelli montani
dicessero che non hanno nulla che valga la pena di dare al
mare, perch non sono fiumi. Dai quello che hai. Per
qualcuno pu essere meglio di quanto osi sperare.

Silvia

97
VIII

Il giorno della prima regata stagionale andava avvicinandosi


velocemente.
Unagitazione crescente si impossess dei ragazzi. Gli
allenamenti divennero via via pi accurati; si ricercarono,
per correggerle, le pi banali imperfezioni tecniche e si co-
minci ad esigere da s stessi e dai compagni la massima
disponibilit e concentrazione. Inevitabilmente gli animi
divennero anche un po nervosi e all'interno degli equi-
paggi le divergenze d'opinione circa le varie cose da farsi
talvolta si tramutavano anche in lite. Si cercava, ad ogni
modo, di stringere i tempi.
Tale clima di eccitazione generale sembrava invece non
toccare l'allenatore Lopez, il quale, al contrario, parve tutto
d'un tratto come disinteressarsi dei propri equipaggi. La sua
presenza al club si fece sempre pi saltuaria: rispuntava
ogni tanto all'improvviso per vomitare fuoco e fiamme sui
capivoga perch il ritmo del passo gli sembrava troppo
basso o la partenza poco grintosa o, ancora, il serrate fina-
le addirittura inesistente; dopodich si eclissava nuova-

98
mente e i ragazzi non lo vedevano pi per altre intere
giornate.
Essi in un altro frangente non vi avrebbero fatto granch
caso, abituati com'erano alle stranezze di quell'uomo pic-
colo e buffo (non di rado, infatti, si allenavano da soli). Ma
nell'immediato periodo pre-gara il consiglio dell'allenatore
psicologicamente preziosissimo anche per il pi rodato
degli equipaggi.
Mancava ormai davvero poco al fatidico appuntamento
sul lago Casitas allorch un mattino presto, giungendo al
circolo, Luke not parcheggiata fuori dal cancello l'auto-
mobile del coach.
Lopez qui? - chiese a Richard, arrivato gi da un po'.
No, il custode mi ha detto che uscito con il suo
motoscafo che era ancora praticamente notte, per andare a
pescare.
Che bastardo! - si adir Luke - Ieri sera gli ho tele-
fonato per chiedergli di seguirci un po' questa mattina, ma
mi ha risposto che non avrebbe potuto perch aveva la
febbre!.
Figlio di... - si lasci scappare Richard - Ah no, Luke,
questa balla bisogna fargliela pagare!
Stanne certo, sto gi pensando come....
Il 4 con di Luke andava famoso per le sue rappresaglie.
Ad esempio, nell'ultima assemblea circoscrizionale l'allena-
tore del Santa Monica li aveva pubblicamente apostrofati
come maiali per avere durante una manifestazione allun-
gato le mani sul posteriore di una sua graziosissima atleta; il
che non era affatto vero, ma la cosa aveva comunque avuto

99
una certa risonanza nellambiente, con grave danno per
l'immagine del Green Springs Rowing Club.
I ragazzi a una sdegnata nota di replica avevano preferito
i propri metodi, iniziando di notte a tempestare di squilli
telefonici l'ingiusto inquisitore; e quando questi, esasperato,
infine staccava il filo dellapparecchio, a buttarlo gi dal
letto gli erano allora state inviate a turno, con un anonimo
pretesto, l'ambulanza del centro medico, lautobotte dei
pompieri e cos via. La cosa era andata avanti per diversi
giorni, finch non si era preferito smettere per non provo-
care l'inevitabile interessamento della polizia; i sonni del
signor Hammond per quel breve periodo erano stati co-
munque molto tormentati e anche i suoi equipaggi avevano
dovuto diverse volte fare a meno del suo apporto. E adesso
toccava a Lopez.
Il resto dellequipaggio - Paul, John e il piccolo timoniere
Mike - sopraggiunsero mentre il loro capovoga stava
negoziando con l'anziano guardiano del circolo il prestito
del gommone utilizzato per seguire gli equipaggi durante
gli allenamenti. Si ritrovarono tutti concordi circa la
punizione da infliggere al bugiardo. Oggi salteremo
l'allenamento - osserv Luke - Ma un giorno di riposo
probabilmente ci giover anche.
I canottieri, dopo aver alleggerito il motoscafo del pi
antipatico socio del club della quantit di carburante ne-
cessaria all'azione, saltarono sul gommone mentre il sole
stava spuntando all'orizzonte e volsero la prua verso l'uscita
del porticciolo, seguiti dal saluto divertito del vecchio mari-
naio che, messo dai giovani al corrente del loro proposito di

100
vendetta, aveva chiuso un occhio sul prelievo di gasolio.
Anche il timoniere, lasciato a terra, se la ridacchiava.
Una volta fuori, i ragazzi si diressero dritti verso la zona
d'acqua dove sapevano che era solita gettare la lenza la loro
vittima: l'attaccamento allo stesso tratto di mare quel
giorno sarebbe costato caro al buon Lopez.
Questultimo, nell'udire nel silenzio dell'alba il rumore
di un motore che si avvicinava, si sorprese un po: in genere
a quellora, da quelle parti, era il solo a essere per mare. Ad
ogni modo torn a badare ai fatti propri; faceva piuttosto
freddo e si strinse ancora di pi dentro la serie di maglioni
che si era cacciato addosso. Grande fu per la sua mera-
viglia quando a bordo della barca ormai prossima vide il
capovoga del suo 4 con; non poteva invece scorgere gli altri,
tutti ben appiattiti sul fondo: se li avesse visti arrivare l
tutti insieme, Lopez - edotto da precedenti esperienze -
avrebbe infatti potuto subodorare qualcosa e filarsela
all'istante, favorito dal suo motore pi potente.
La presenza di Luke da quelle parti non pot comunque
non apparirgli alquanto strana. E a te chi ti ci porta qui?
- grid in direzione del ragazzo che, ridotta al minimo la
velocit, era ormai a pochi metri da lui.
Coach, al circolo ha telefonato sua moglie: il custode
non ha capito bene, ma sembra che si tratti di una faccenda
piuttosto urgente!.
Allarmato, l'ingenuo pescatore si affann allora a recu-
perare velocemente gli ami, senza pi badare al gommone
che si era intanto affiancato al suo scafo; e solo quando si
sent afferrato alle spalle da pi mani intu che si trattava di

101
un inganno, che c'era cascato ancora una volta: cerc inu-
tilmente di divincolarsi, gridando ogni sorta di minaccia,
ma un istante dopo l'acqua gelida gli mozz il respiro.
Gli indumenti si imbevettero rapidamente, rendendogli
difficoltoso lo stesso galleggiare. Sie siete impazziti? -
protest con un filo di voce - Tiratemi su vestito non ce
la faccio!.
Non se ne parla nemmeno, bellezza a mollo! - lo
canzon Luke - Una nuotata di primo mattino l'ideale
per schiarirsi le idee.
Questa me la pagate! - riprese il poveretto mentre
cercava freneticamente di liberarsi degli indumenti che
cominciavano a tirarlo gi davvero. Dal gommone intanto
si levavano incontenibili risa.
Vi far sospendere dal Presidente! Anzi, espellere!.
Ah, s? - replic Luke - E con quale motivazione? Per
averle rammentato che un allenatore serio, soprattutto a
poche settimane dalla gara, fa per appunto l'allenatore e
non il pescatore? Vedremo chi verr espulso!.
Lopez non gli rispose. Con ormai indosso le sole mu-
tande imprecava tra s e s, battendo i denti per il freddo,
mentre intorno gli altri suoi vestiti andavano stancamente
affondando.
Su, su, animo! - gli disse Luke - La costa vicina,
saranno s e no trecento metri!.
Ragazzi, volete scherzare, spero!.
Spera male - intervenne Richard - Olio di gomito e
arrivederci al circolo domani mattina alle sei esatte!
- concluse, avviando il motore del motoscafo sul quale

102
aveva preso posto; anche il gommone, con a bordo gli altri
tre, si rimise in movimento.
Ehi, non farete sul serio! L'acqua gelida... e poi poi
come rientro in citt? Non posso mica mettermi a fare
autostop cos in mutande in pieno inverno!.
Problema suo - concluse serafico Luke - Ci spiace, ma
adesso dobbiamo lasciarla o faremo tardi a scuola. Bye
bye!.
Un momento, aspettate aspettate, maledetti!.
Ma ai fuoribordo fu dato tutto gas e la sequela di anatemi
proferiti dal condannato si spensero rapidamente nellaria; i
ragazzi si godettero il gesticolo del loro allenatore in mez-
zo al mare, finch presto egli non fu che un puntino. Giunti
al club, riconsegnarono il gommone al custode affinch
questi lo andasse subito a recuperare.
In cuor loro sapevano di avere avuto la mano un po'
pesante, ma almeno cos erano sicuri che il mattino dopo
Lopez avrebbe fatto senz'altro ritorno al proprio lavoro.
Ma l'allenatore non si fece vivo n il giorno seguente, n
per tutta la successiva settimana: un gran febbrone lo tenne
a lungo bloccato a letto, a meditare su cosa avesse mai fatto
di male al buon Dio per meritarsi di avere a che fare con
simili delinquenti. Il presidente del club, dal canto suo, stri-
gli ben bene i ragazzi preannunciando loro severe puni-
zioni.

103
IX

Quel pomeriggio il sole stava gi tramontando quando


sull'isola di Santa Clara, lasciato lo studio del professor
Norwood (un suo ingegnante), Luke si incammin gi per
Altamira Street diretto alla volta di Washington Park.
Era, quello del crepuscolo, un momento che donava a
Green Springs un fascino tutto particolare e al ragazzo
un'allegria insolita. Quel giorno egli andava di fretta, ma
giunto sul ponte che lo avrebbe ricondotto sulla terraferma
non pot davvero fare a meno di fermarsi un istante. Sul
cavalcavia il traffico era gi intenso: gli uffici, situati quasi
tutti l sull'isola, avevano appena chiuso i battenti; ma lui,
con le braccia incrociate sul parapetto, prestava altrove l'at-
tenzione. E la prestava al mare, al suo mare, colorato di
arancio dagli ultimi pallidi raggi.
Al Whippeds doveva per conto del Rowing Club
incontrare Neil Smith, dirigente della Neptune; si dove-
vano mettere a punto gli ultimi dettagli circa il trasporto
delle rispettive imbarcazioni su di un carrello comune: le
regate del Lago Casitas erano ormai imminenti.
Luke discuteva per l'appunto con Smith allorch soprag-

104
giunse Isabel. Chiedeva l del suo canottiere; ma n i due,
n nessunaltro degli atleti presenti in quel momento lo
aveva ancora visto. La ragazza si avvicin allora all'amico.
Devo allontanarmi per qualche minuto, ho alcune
telefonate da fare - gli disse - Se nel frattempo dovesse
arrivare Richard raccomandagli per favore di non muo-
versi, di aspettarmi qua.
In effetti ritorn di l a poco. Qui non lo si ancora
visto - la inform Luke. Nella ragazza cera una strana
agitazione: egli l'aveva gi notato prima, senza per farvi
granch caso; ma ora, nel ritrovarsela davanti addirittura
tremante, beh, non pot non domandarle per quale motivo
fosse cos inquieta.
Lei lo tir allora per un braccio, allontanando entrambi
dal gruppo, e in un chiaro bisogno di sfogo inizi: Ha
telefonato mia zia Laura da San Francisco. Ad Ann 3 hanno
fatto... hanno dovuto fare... l'encefalogramma.
L'altro rimase di stucco. E come mai?.
Ann da qualche giorno sta parecchio male - spieg la
ragazza - Ieri anche svenuta diverse volte. E a seguito
degli esami i medici hanno s, insomma - si sforz,
con la voce ormai rotta dal singhiozzo - hanno comuni-
cato di non essere per niente tranquilli.
Luke la guardava sgomento. Mio padre - prosegu lei -
prender l'aereo questa sera stessa o domattina al massimo.
Mia madre invece gi via.

3 Ann, sorella maggiore di Isabel, studiava in un college a San


Francisco.

105
Sarebbe bene che partissi pure tu.
Lo so, ma non vogliono! Dicono che non sarei altro che
d'impaccio!.
Adesso per cerca di stare calma. Vedrai, si tratter
sicuramente di un disturbo passeggero.
Le mani della ragazza afferrarono il maglione dell'amico
e gli batterono poi forte il petto due o tre volte come per ri-
spondergli: come posso rimanere tranquilla? Povera Isabel!
I suoi bellissimi occhioni verdi, sempre cos briosi, Luke li
vedeva ora per la prima volta pieni di apprensione; vaga-
vano intorno smarriti, cercando Richard.
Adesso devo proprio andare - riprese poi, rivolgendoli
nuovamente a Luke - Non posso attendere ancora; devo
raggiungere casa di mia zia Judith, dove star finch mia
madre sar via. D a Richard che far comunque in modo di
telefonargli al pi presto.
Certo, stai tranquilla.
Luke la guard mentre si allontanava. E quando, nella
confusione, alla fine scomparve dalla sua vista, d'improv-
viso dentro gli scoppi fortissimo il desiderio di correrle
dietro, fermarla, e stringerla forte a s. Consolarla...
Una voce lo distolse da quei pensieri. Senti, mi
accompagneresti allo Splendor?. Era Frank.
Splendor Pub, dalla parte opposta del parco. E l, seduto
con altri ad un tavolo, proprio lui, Richard. Luke si scus in
tutta fretta con Frank e si precipit a tirare in disparte
lamico.

106
Possibile che tu sia sempre via proprio nei momenti in
cui c pi bisogno di te?. E tutto d'un fiato gli rifer ogni
cosa.
Accidenti! - sbott Richard non appena l'altro ebbe
finito - Non potevo trovarmi l, oggi?. Quasi si faceva una
colpa del fatto di non essere stato al solito posto, quel
pomeriggio. Devo andare a cercarla.
Ma dove? Non pi al parco! E se non sai nemmeno
dove abita sua zia, cosa .....
Devo provare ugualmente, tentare di incrociarla in una
qualche strada qui attorno!. E detto ci scapp via. Si
rividero una ventina di minuti dopo, al Whippeds.
Niente da fare. Prese Luke sottobraccio ed insieme
iniziarono a camminare lungo un vialetto.
Encefalogramma dunque al cervello! - disse Richard,
scuro in volto e con gli occhi fissi a terra.
Beh, s, al cervello.
Al cervello, al cervello... Cosa mai potrebbe essere? Non
che si tratta di. Non ebbe il coraggio di proseguire
oltre, di pronunciare la terribile parola.
Non iniziamo a dipingere di nero cose delle quali
ancora non sappiamo assolutamente nulla - osserv Luke -
Al momento l'unica cosa certa l'agitazione di Isabel e la
sola cosa che possiamo fare cercare in tutti i modi di
tranquillizzarla.
Proprio in quell'istante ecco per ricomparire la ragazza:
evidentemente non c' l'aveva fatta, doveva aver avuto
assolutamente bisogno di vedere Richard prima di raggiun-
gere la zia.

107
Luke si allontan, bisognava lasciarli soli; prima per
non gli fu possibile evitare di vedere lamico chiudere
Isabel in un tenero, lungo abbraccio: uno strano disagio gli
grem il cuore. Boh!, chiss perch

108
X

Il giorno dopo, non appena arrivato a scuola, Richard mise


al corrente Luke degli ultimi sviluppi su Ann.
Di primo mattino era stato svegliato al telefono da Isabel,
ansiosa di riferirgli che la sera precedente, mentre tutti e
tre erano ancora al Washington Park, da San Francisco ave-
va chiamato sua madre, assicurando che Ann era tornata a
stare benone e che non cera dunque pi ragione di preoc-
cuparsi . Cos almeno le avevano riferito gli zii.
Ma lei - spieg Richard - crede di avere intuito che in
realt le si voglia tenere nascosto qualcosa; e il fatto che suo
padre, cambiando idea, abbia posticipato la partenza a do-
mani per poterla cos portare con s l'ha rafforzata in tale
sospetto.
Uhm Hai detto che partir domani?.
S, ed meglio! - riprese Richard - Perch non ce la fa
gi pi, il cuore le sussulta ad ogni squillo di telefono... E
poi credo sia giusto che conosca la verit.
Potrebbe trattarsi di un verdetto non piacevole.

109
S, ma lei ne consapevole: mi ha detto di essere
preparata ad ogni eventualit.
Il compito in classe di algebra non presentava eccessive
difficolt e tuttavia per portarlo a termine Luke impieg per
intero le tre ore disponibili; non riusciva a concentrarsi, il
suo pensiero correva sempre ad Ann: gli riaffiorarono alla
mente, uno dopo l'altro, tutti i momenti trascorsi (e solo
apparentemente dimenticati) in sua compagnia. E durante
la successiva lezione di fisica, anzich i calcoli del profes-
sore sulla lavagna, si mise a guardare la vita fuori dalla fine-
stra: nel cielo brillava un sole caldo, si avvicinava la prima-
vera, si avvicinavano le vacanze... sarebbe stato immensa-
mente crudele se anche Ann non avesse potuto assaporarle!
Il ragazzo gett lo sguardo qualche banco pi avanti,
lungo la fila alla sua destra: Richard appariva crucciato. E
Isabel? Anche lei in quel momento si trovava a scuola, gi a
Santa Clara: cosa stava pensando? La sua immagine gli riap-
parve davanti con negli occhi la medesima tristezza della
sera prima; e lui, nuovamente, desider di stringerla forte
Maledizione, avrebbe creduto che fosse stato per compas-
sione se dentro non avesse avvertito una vampata dolcis-
sima che cap subito essere diversa da ogni sentimento di
piet! Si sent pietrificare: guard nuovamente dalla parte
dellamico, e prov paura.
Non pu essere!, si ripeteva pi tardi al parco, mentre
Isabel e Richard stavano a pochi metri da lui, abbracciati.
Accanto Paul continuava a parlargli dellultimo allena-
mento, a suo parere insoddisfacente, ma il capovoga non lo
stava a sentire; in quel momento egli ascoltava solo il suo

110
cuore che gli faceva male: s, gli faceva maledettamente
male vedere la ragazza cos, stretta ad un altro!
Prima di andarsene diede a Isabel un regalo da portare ad
Ann. Poi, a casa, telefon a Silvia e le confid tutto quanto
(proprio tutto, diamine!) era capitato in quelle ultime due
serate.

111
XI

Lettera a Silvia - 3 marzo 1967

Cara Silvia,
la data tanto attesa finalmente giunta: si parte per il
Lago Casitas. Si torna dunque sul campo di regata.
Impossibile descriverti l'eccitazione che animava i miei
compagni gi al club questo pomeriggio; io invece, che
eppure dovrei condividere il loro entusiasmo, a poche ore
dalla partenza mi ritrovo assorto in avvilenti considera-
zioni, qui da solo in camera mia.
Tu sai con quanta impazienza avevo atteso questo
momento. La regata, gi: quante sono state le ore strappate
al sonno o rubate allo studio e sacrificate a essa, quante le
rinunce che per lunghi mesi sono stato disposto a sop-
portare pur di prendervi parte! E adesso che il gran giorno
arrivato, ecco, scopro che della gara non m'importa pratica-
mente pi nulla: i miei pensieri ora sono presi da altro.
La mia amica, cosa mi sta facendo? Giorni fa, terminato
l'allenamento, ero sotto la doccia e ad un tratto mi venuta
una gran voglia di ridere; in quel momento, giuro, mi

112
sembrato tutto cos assurdo: io amare Isabel? Ma v, Luke
- mi sono detto - piantala di scherzare!
S, ne ho riso, e per un po' la mia mente non l'ha rimugi-
nata pi; per pi tardi a scuola mi di nuovo tornata in
testa e allora non mi ha pi dato tregua. Poi ieri notte l'ho
sognata nuovamente.
Io me ne sono innamorato! Perch non devo am-
metterlo? E poi perch stupirsene: cos bella, e infini-
tamente dolce; piuttosto, mi chiedo come io abbia potuto
resisterle prima.
Laltro ieri da San Francisco ha fatto sapere che Ann
viene sottoposta ad esami sempre pi approfonditi e che i
medici non si pronunceranno fino a che non avranno dati
certi...
L'ambiente di gara forse riuscir a distrarmi un po'.
Almeno spero.
Devo lasciarti, adesso: bene che vada a preparare la
sacca.
Un abbraccio forte forte, anche ai tuoi. E a presto.

Luke

113
XII

Equipaggi, siete pronti? Via! - gracchi il megafono


dello starter.
Sul cheto lago Casitas scoppi il subbuglio: i timonieri
presero a sbraitare come indemoniati, mentre le agili im-
barcazioni acquistavano via via velocit sospinte dalle pala-
te poderose degli loro equipaggi.
I capivoga in quel caos di strilla e di acqua rimestata dai
remi erano come intontiti; svanita la tensione che li aveva
attanagliati fino allistante prima della partenza, l'unica cosa
che loro e i compagni dietro in quei primi secondi di foga
riuscivano a provare era una sorta di stupore di trovarsi l in
mezzo a tanto bailamme e - presagendo gi dai primi colpi
la grande fatica che li attendeva - nessuno di essi pot
evitare di pensare: Chi me lo fa fare? Io mi fermo!. Ma la
logica della gara affog subito quella tentazione collettiva,
risucchiando gli animi nella lotta.
Dopo un avvio non proprio brillante, Luke gett un
rapidissima occhiata intorno per appurare la propria posi-

114
zione: dei sei equipaggi in gara ben quattro avevano preso il
volo e non li si vedeva gi pi; sulla sinistra solo i cugini
della Neptune, imballatisi ancora di pi nella fase iniziale,
stavano dietro: la partenza non era decisamente il pezzo
forte degli armi di Green Springs.
Al passaggio della boa dei primi cinquecento metri la
situazione non era mutata; anzi, i primi quattro avevano
rosicchiato un ulteriore piccolo margine di vantaggio sui
due armi di coda. La competizione, insomma, si stava
preannunciando proibitiva per Luke e compagni: nonostan-
te l'impegno apparentemente profuso, anche nei cento me-
tri successivi la loro imbarcazione perse acqua nei confronti
dei battistrada.
Ora, gli avversari forse erano veramente molto pi forti,
e dunque non c'era modo di contrastare quel crescente di-
stacco; ma pi che della superiorit di quelli, Luke comin-
ci a sospettare di una scarsa motivazione nei suoi.
L'essere riusciti, qualche ora prima, a centrare la finale
era stato di per s un gran bel risultato. Ci adesso non si
stava per rivelando limitante? Gi appagato e ancora sfian-
cato dalla regata eliminatoria, l'equipaggio forse non se la
sentiva di sostenere un secondo smisurato sforzo, rasse-
gnandosi inconsciamente di buon grado a quella quinta
posizione: la fatica del canottiere infatti tremenda e pur di
contenerla ogni pretesto o compromesso tenta maledet-
tamente; vedere poi dietro la Neptune perdere a propria
volta terreno nei loro confronti favoriva senzaltro quella
latente voglia di rinuncia (stupidamente, battere i concitta-
dini restava la cosa pi importante di tutte!).

115
Mentre il timoniere lo sollecitava ad imporre all'equi-
paggio una palata pi lunga nella debole speranza (quando
ormai si era a met gara) di riagguantare il gruppo di testa,
Luke cap che era proprio quella la ragione della loro me-
diocre prestazione e in un impeto di orgoglio s'impose di
reagire. Via, via! - url rabbioso all'equipaggio, rubando ai
polmoni ossigeno prezioso - Anche ultimi, ma solo dopo
aver dato tutto!.
Date tutto, date tutto! - incit a sua volta il timoniere.
Sferzato dal comando imperioso del capovoga, l'equipag-
gio finalmente si scosse da quella sorta di torpore nel quale
si era adagiato: Luke sent mano a mano la palata farsi pi
elastica e la barca meno contratta; l'acqua ora scivolava via
sibilando lungo le fiancate dello scafo.
La voce del timoniere squillava di nuovo con entu-
siasmo, colpo dopo colpo la luce che separava la loro prua
dalle poppe dei rivali cominci a ridursi. Ma la vera gara
per un canottiere si svolge non tanto contro gli avversari,
quanto con s stessi, contro cio quella parte di io che esige
che si molli, che si abbandoni una fatica cos inaudita.
Luke, poi, aveva mille motivi in pi per cedere, e mille
volte pi dura fu per lui quella lotta interiore; ma l, in un
certo senso, gli sembrava di combattere contro il suo stesso
destino malevolo e la sua volont di rivalsa divenne allora
travolgente.
Al passaggio dei millecinquecento metri due equipaggi
vennero cos finalmente affiancati e in men che non si dica
superati. Il 4 con del Rowing Club Green Springs adesso
procedeva spedito come un treno e anche i forti e favoriti

116
armi di San Francisco e Los Angeles - che poco pi avanti,
in un entusiasmante gioco di prue, si scambiavano di conti-
nuo il comando della regata - furono di l a poco disturbati
dall'approssimarsi aggressivo di quell'equipaggio di provin-
cia sul quale nessuno avrebbe scommesso un cent. Il rinno-
vato fervore, il prendere via via coscienza che esso quel
giorno forse poteva compiere qualcosa di clamoroso, aveva
come dato forze fresche all'equipaggio di Luke; e mentre in
dirittura darrivo la tribuna andava in visibilio per un recu-
pero tanto straordinario e Lopez, con le lacrime agli occhi,
da terra urlava incitamenti che i suoi non potevano udire,
Luke comp ci che non avrebbe mai creduto di poter fare.
Senza pi unoncia di fiato, con lo stomaco sul punto di
rivoltarglisi per lo sforzo, egli diede avvio al suo serrate
finale. Nella sua testa non c'era pi un solo pensiero logico,
ma soltanto la solita voce che gli intimava di fermarsi;
adesso quasi non udiva e non vedeva pi il timoniere acco-
vacciato di fronte a lui che si sgolava preso dall'eccitazione
per quella fantastica battaglia a tre: probabilmente di l a
poco sarebbe svenuto, se d'un tratto un frenetico scampanio
non avesse decretato la fine delle ostilit.
Dalla contentezza incontenibile del bambino e dagli
schizzi dacqua che dietro i compagni ridendo si gettavano
addosso lun laltro, lo stordito capovoga cap che negli ulti-
mi metri essi erano riusciti a porre la loro prua davanti a
quella dei pi blasonati avversari, che un po stizziti applau-
divano adesso i vincitori per mera formalit.
Primi, dunque! Stentava a crederci: alz le braccia al
cielo e la sua gioia esplose in un urlo liberatorio; poi, esau-

117
sto, si lasci cadere all'indietro, concedendosi lungamente
all'anelato riposo.

Anzich correre alle docce, Luke si fiond al telefono


pubblico per informare subito Silvia dellincredibile vitto-
ria. La ragazza gli formul le proprie congratulazioni, ma
con un tono distaccato - se non addirittura freddo - che
spiazz il canottiere; il quale, dopo che lei ebbe riattaccato,
rimugin dispiaciutissimo a lungo sul possibile motivo di
quellinusuale atteggiamento.
Luke - scioccamente - non consider la ragione pi
ovvia: Isabel.

118
XIII

Tre giorni dopo il ritorno dal lago Casitas, non appena


giunto in aula, Luke si tuff nel ripasso dell'argomento di
filosofia del giorno: temeva una interrogazione e giacch la
sua situazione scolastica non era delle pi brillanti non
poteva certo permettersi ulteriori passi falsi.
Nel frattempo un paio di banchi pi avanti si form il
solito capannello di ragazze intorno a Philiph (un istrionico
e vanaglorioso suo compagno di classe), il quale diede
subito avvio al suo show quotidiano. Purtroppo, bellezze -
esclam quello ad un certo punto - devo darvi anche una
brutta notizia. Venendo qui ho incrociato Richard che
correva all'aeroporto: questa notte morta la sorella della
sua ragazza!.
In un primo momento la mente di Luke, concentrata
nella lettura della Logica di Kant, non fece caso a quelle
parole, del tutto noiose al pari delle altre arrivate fino al suo
orecchio prima. Ne afferr improvvisamente il senso solo
qualche secondo pi tardi, quando esse si erano gi spente

119
nell'aria. Il respiro gli si mozz allora in gola: non era
possibile, doveva sicuramente avere capito male!
Piomb sulla combriccola e afferr Philiph, interrogan-
dolo duramente; gli ulteriori dettagli che questi forn trafis-
sero come pugnalate Luke, il quale guardandosi attorno
constatava che Richard, s, non era in classe: era vero, dun-
que! Era vero....
Ritornato al suo posto, ricadde di peso sulla sedia. Fissava
la parete di fronte a s, ma vedeva invece il volto di Ann;
era un'immagine confusa, sfocata, ma la vedeva: sorrideva
dolcemente, come sempre.
.

120
XIV

Trascorse qualche mese. Isabel pian piano si riprese dal


durissimo colpo, uscendo dal mutismo nel quale si era
inizialmente rinchiusa (la ragazza era infatti molto attaccata
alla sorella); lentamente ricominci a sorridere al mondo.
Le fu daiuto rigettarsi tra la gente: Luke si prodig anche
lui per distrarla e offrirle stimoli, ma ci gli cost non poco.
Stare accanto a Isabel procurava infatti al ragazzo uno
stato d'animo che egli stesso non sapeva definire se di estre-
mo disagio o di sfibrante tensione. La cercava continua-
mente con gli occhi, e al tempo stesso doveva fare in modo
che i loro sguardi non si incrociassero troppo spesso, o lei
avrebbe capito; e guai se ci fosse avvenuto: fra loro tutto si
sarebbe guastato. Luke questo non lo avrebbe sopportato:
lei e Richard gli stavano troppo a cuore.
Preferibile rodersi in silenzio. Certo, cos non era per
nemmeno possibile andare avanti a lungo; cerc quindi in-
finite volte di convincersi che stava confondendo per amo-
re quello che invece poteva essere un semplice capriccio,

121
solo un desiderio meramente fisico di lei (era cos attraen-
te!). Ma ogni volta doveva arrendersi all'evidenza: in realt
lui l'amava veramente.
Come se non bastasse una seconda, seppur vaga preoccu-
pazione iniziava a prendere posto nell'animo del ragazzo.
Con l'intensificarsi dell'impegno bellico in Viet-Nam anda-
vano moltiplicandosi in tutto il Paese le chiamate alle armi;
cos anche in una cittadina di provincia quale era Green
Springs, dove i fatti del sud-est asiatico erano sempre stati
vissuti come qualcosa di molto lontano e dunque di estra-
neo, la guerra si fece di colpo pi vicina, andando a bussare
alla porta di un numero sempre maggiore di case. Adesso la
sera, quando i notiziari sciorinavano le terribili immagini di
quel dramma, turbamento e timori attraversavano le fami-
glie riunite per la cena; si cominci a parlare pi di Viet
Nam e meno di baseball o football.
Uno dei precettati fu Thomas, terza voga dell 8 con della
Neptune. La sera prima della sua partenza per il centro di
addestramento i vogatori della citt organizzarono in suo
onore una festa al Whippeds, affittato e addobbato per
l'occasione; musica assordante e fiumi di birra allietarono i
tantissimi amici convenuti l per salutare il canottiere in
procinto di andare incontro alla Gloria. In effetti fra quei
giovani non pochi erano quelli che ancora pensavano al
Viet-Nam come ad un luogo dove si combatteva, pi che
una guerra vera e propria, solo una scaramuccia, nella quale
per l'invincibile marine americano era piuttosto improba-
bile rimetterci la pelle ed estremamente facile invece pren-

122
dere a calci nel sedere il primitivo nemico viet-cong 4; un
posto, insomma, in cui non doveva essere poi difficile
riuscire a coprirsi di medaglie e di onore. Quell'illusione
sembrava essere radicata nello stesso Thomas, almeno a
giudicare dall'allegria che sprizzava mentre si crogiolava
nelle attenzioni prestategli dalle ragazze attorno, che gi
vedevano in lui un eroe.
Richard e Luke, appartati in un angolo del chiassoso
locale, non riuscivano invece a provare nei suoi riguardi
alcun sentimento di invidia.
Io davvero non capisco cosa pu fregare a noi americani
di quel pezzo di terra laggi! - sbuff Richard.
Dicono che bisogna assolutamente fermare per tempo, l
come altrove, l'espandersi del comunismo, o presto i rossi
finiranno con lo spuntare sulle nostre stesse spiagge. E',
vista in prospettiva, una guerra difensiva; cos almeno la de-
finisce qualcuno.
E tu credi a questa storia?.
Solo in minima parte.
Vuoi sapere cosa invece difende veramente questa
guerra sconsiderata? I colossali interessi dei gruppi affari-
stici di questo Paese, ecco cosa! Se molliamo questo conflit-
to quelli smettono di ingrassare; prendi i fabbricanti di
armi: a loro interessa che essa non cessi mai! E questa gente
che ci va ripetendo che si tratta nientedimeno che di una
missione a difesa dei sacri valori della democrazia. Balle!

4
Il Viet Cong era il movimento armato dei comunisti vietnamiti
che si opponeva al governo filoamericano del Viet-Nam del Sud.

123
Ora, se sono tanto idealisti, vadano loro a crepare laggi!
Finora invece non ho sentito un solo nome illustre fra i
morti in Viet-Nam; ma si sa, i ricchi non combattono: ci
sono gli altri a doverlo fare per loro!.
Forse non cos semplicistico, Richard; la questione
probabilmente pi complessa di quanto noi due im-
maginiamo. Una sola cosa certa: questo pasticcio non
finir tanto presto; altrimenti non arruolerebbero sempre
pi gente. Linterrogativo pure un altro: fino a che punto
si spinger il governo?.
Anche qui a Green Springs si formato un comitato
contro la guerra. Sta facendo una raccolta di firme: sicu-
ramente non servir a niente, ma io intendo aderire ugual-
mente.
Ok, canottiere, domani andremo a firmare insieme.
Ehi, lupi solitari! - li apostrof Pedro avvicinandosi al
loro tavolo con in mano un enorme boccale di birra -
Sapete, tutto questo baccano comincia a infastidirmi: che
ne direste di sequestrare Thomas e andare a scorazzare un
po lungo la costa?. E senza nemmeno attendere la risposta
rovesci la birra dentro la tasca di una giaccone appeso l
vicino e facendosi largo nella confusione and a prelevare il
futuro soldato.
Le quattro motociclette schizzarono via veloci lungo la
strada per Seatown, distante poco pi di una decina di mi-
glia; il locale davanti al quale alla fine si fermarono era
pressoch deserto e decisamente pi tranquillo.
Sapete, ragazzi - disse Thomas mentre il proprietario li
serviva al tavolo - Avevo proprio bisogno di andare via dal

124
Whippeds! Non ce la facevo pi: dovevo per forza mostrar-
mi contento! Mi avete preparato una gran bella festa e non
potevo certo guastarvela, ma vi confesso che stasera aveva
tutt'altra voglia che ridere o ballare.
Beh, comprensibile, Tom. Ma era proprio per distrarti
un po' che avevamo pensato alla festa.
Ed io vi ringrazio. Ma vedete, per tutta la serata dentro
me in realt non ho fatto altro che pensare ai miei vecchi e
a Lucy; ed penoso costringersi a divertirsi mentre tutto il
tuo essere vorrebbe invece piangere. Un anno terribil-
mente lungo. Ma questo il meno; il punto : se non doves-
si tornare pi? - sussurr stringendo forte tra le mani la
bottiglietta di Coca-Cola, per aiutarsi a trattenere le lacri-
me.
Ma che diavolo ti salta in mente? - si adir Pedro -
Ehi, dico, non penserai davvero di lasciare le tue ossa
laggi? Cos', una scusa per evitare le bastonate che atten-
dono negli anni a venire il tuo scassatissimo otto ?.
Davvero, Tom! - intervennero solerti Luke e Richard
Vuoi che un canottiere si lasci fregare da quattro musi
gialli alti come timonieri? Piuttosto, quando tornerai vedi
di portartene qualcuno dietro: scarseggiano gli sciacqua-
barche, di questi tempi!. E gi risate e pacche sulle spalle
di Thomas, che infine riusc a regalare un sorriso di allegria
sincera. E un'ultima, grossa risata il canottiere della
Neptune ebbe modo di farsela durante il ritorno a Green
Springs.
Nonostante fossero gi le due passate di notte e lungo la
litoranea tirasse un freddo venticello, Pedro sent ad un

125
certo punto il bisogno di fermarsi e di liberarsi della
camicia; per un puro caso ci avvenne davanti ad una delle
rivendite all'aperto di cocomeri di cui sono disseminate le
strade costiere della California e che smerciano quei frutti
dissetanti ventiquattr'ore su ventiquattro per la gioia degli
automobilisti.
Il proprietario di quella sera sorpreso all'idea del ragazzo
e lo guardava divertito. Ora, se c'era una cosa che stuz-
zicava la fantasia di Pedro, questa era il sentirsi osservato
da qualcuno.
Lo svitato decise allora di proseguire nello spogliarello e
quando - con stupore degli stessi amici - fu nudo del tutto,
risal in sella alla moto e a tutto gas si lanci contro la
catasta di angurie, delle quali fece letteralmente strage
ripassandovi sopra fulmineo una paio di volte prima di
dileguarsi in direzione di Green Springs.
I tre amici lo seguirono di gran carriera, inseguiti dalle
indemoniate urla in spagnolo del cocomeraio messicano,
ma mantenendosi comunque a distanza di sicurezza dallo
squilibrato che, ridendo senza posa, adesso ad ogni autovet-
tura che incrociava si rizzava dritto in piedi sulla moto,
mostrandosi cos ai fari dei conducenti increduli in tutta la
sua virilit.
Pedro, tu sei pazzo! Pazzo!- gli url contro Luke
quando alla periferia della citt quello finalmente decise di
fermarsi - Se avessimo incontrato una pattuglia della po-
lizia saremmo gi tutti dentro per colpa tua!.
Magari!- ribatt laltro - Ho sentito dire che per il
Viet-Nam i matti non li prendono .

126
Un lungo, commosso abbraccio a Thomas e poi ciascuno
fece ritorno alla propria abitazione.

127
XV

Lettera a Silvia - 15 giugno 1967

Sono stanco, Silvia. Vorrei poter chiudere gli occhi, abban-


donarmi a un sonno pacificatore, e non risvegliarmi pi.
Il Nulla non deve poi essere cos terrificante come siamo
soliti rappresentarlo. Ragioniamo un po: il Niente Assoluto
non in fondo uno stato ideale, l'assoluta perfezione? Esso
infatti eterno, imperturbabile...
Non mi ha pi scritto.
Mi manchi.

Luke

128
XVI

Lettera di Silvia - 27 maggio 1967

Mio caro Luke,


finalmente trovo un momento di tranquillit per scri-
verti due righe.
Mia madre rientrata solo oggi da Boston: per questi
dieci giorni ho dovuto fare io da mamma a Karen e ti as-
sicuro che il ruolo di genitore davvero difficile e faticoso.
Ad esempio, per ben tre notti sono stata sveglia, seduta sul
divano accanto alla bimba che aveva un tal febbrone! A
proposito di mamme, l'altro ieri un mio compagno di classe
mi ha detto che ho molto l'espressione materna. Tu trovi?
Non per stata tanto la mancanza di tempo ad im-
pedirmi di scriverti prima. Il fatto che talvolta non si
riesce a parlare, a comunicare con un'altra persona quando
e come si vorrebbe; e dopo aver letto l'ultima tua lettera mi
sono sentita mancare, non avrei mai pensato tu giungessi a
tanto! E mi sono sentita cos impotente! .... Perch, Luke,
perch?

129
Vivere bello, Luke. E' molto, molto bello, anche se
spesso si soffre, se talvolta si costretti a piangere. Vivere
meraviglioso, perch gi l'idea di meraviglioso sta racchiusa
nella parola vita. Manuela, una bambina di undici anni,
ha un tumore osseo, una gamba gi amputata, e prima che
siano trascorsi tre anni non si potr sapere se continuer a
vivere; e con questo implicito che potrebbe morire prima.
Tu non la conosci, bellissima, e sempre sorridente, no-
nostante tutto.
Mi chiedo perch noi che viviamo, che abbiamo la
possibilit di vivere, desideriamo tanto spesso di morire.
Anch'io a volte nei momenti bui l'ho desiderato; ma stato
solo un momento, dopo era gi tutto lontano, perch sono
felice di vivere, qualunque cosa possa accadermi. Felice di
vivere, per esempio, giorni stupendi come quelli vissuti
insieme a te l'ultima volta.
Non dire di essere inutile, non puoi valutarti cos poco.
Piuttosto guardati intorno: il mondo pieno di persone da
amare, di persone che hanno bisogno di te e del tuo amore.
Sta a te scoprirle. Non hai diritto di parlare di morte. Hai
invece la possibilit di essere felice, e basta; ma devi
volerlo, Luke.
Ripongo fiducia in te, e soprattutto in una persona che
sta l in alto e guarda anche te, stanne pure certo.
Fra dieci giorni sar il tuo compleanno e se potessi ti
farei un regalo. Ti regalerei un sacco di felicit unita ad un
pizzico di serenit e ad un'immensa, esplosiva gioia di
vivere.

130
Sarei felice se tu venissi qui per le vacanze, ed anche la
mamma desidererebbe averti con noi ( stata cos contenta
per la cartolina che le hai inviato dal Lago Casitas!). In-
somma, se non lo avessi ancora capito, ti stiamo aspettando.
Tua Silvia

Mi sono nascosta nel mio fiore cos che quando


appassir dal vaso tu provi di me senza sapere
quasi una solitudine"
(Emily Dickinson)

131
XVII

A distrarre un po' linquieto capovoga, di tanto in tanto,


c'era Pedro con le sue stravaganze.
Un pomeriggio Luke, Paul e John andarono a trovare
Richard colpito da una forma febbrile che lo stava costrin-
gendo a saltare gli allenamenti. Poco dopo il loro arrivo
ecco presentarsi alla porta anche lui, Pedro, quel giorno
libero dagli impegni di lavoro e giusto alla ricerca di com-
pagnia per ingannare quelle ore di pioggia fuori stagione.
Ora, la sua pi recente fissazione riguardava la Zut,
una favolosa motocicletta in vendita da Heward's: lo svi-
tato trascorreva serate intere con il muso appiccicato alla
vetrina a contemplare quel gioiello di tecnica, rimuginando
ogni volta la somma che ancora mancava ai suoi risparmi
per raggiungere il prezzo riportato nel cartello di vendita e
fantasticando continuamente sul magico momento in cui
l'avrebbe finalmente fatta sua. Prima o poi dovr pur usci-
re da l, quell'arnese. E lo far sotto queste chiappe, parola
mia! - ripeteva in continuazione a tutti.
Anche da Richard non pot fare a meno di torturare per
l'ennesima volta gli amici con la glorificazione della sua

132
Zut. Ragazzi - se ne usc fuori ad un certo punto - voglio
fare di nuovo un salto da Heward's. Mi accompagnate?.
Scherzi? Fuori piove da matti! - gli rispose John.
Oh, e adesso avete forse paura di due gocce d'acqua?
Ma state proprio diventando dei semolini, sapete? Forza,
andiamo....
Va' al diavolo, Pedro! Ora ci stai proprio scocciando con
questa maledetta Zut - sbott Paul.
Ah, voi di moto non capite un accidente! Avanti,
ragazzi, andiamo che vi illumino. Facciamo un salto lag-
gi, per favore! Non potete lasciarmi andare da solo!.
... Su su, dai dai, prosegu con insistenza; e dato che
purtroppo l'unico modo per zittire Pedro era quello di
accontentarlo, facendo bene attenzione a non scivolare lun-
ghi distesi con le moto sull'asfalto bagnato Luke, Paul e
John furono costretti a seguirlo fin da Heward's.
Era raggiante: sceso di sella si piazz davanti alla vetrina,
rimanendo l in estasi per diversi minuti; poi entr dentro
il negozio.
Buongiorno - disse. Dopodich fece un saltello di fron-
te allo sbalordito impiegato e, risalutato educatamente, usc
dalla rivendita.
Ma che diavolo fai? - gli domand Luke.
Non vi avevo forse detto che volevo fare un salto da
Heward's? Beh, l'ho fatto, no?. E con noncuranza avvi il
suo catorcio e scomparve, lasciando l i tre a guardarsi l'un
con l'altro increduli e grondanti di pioggia.

133
XVIII

E' difficile riuscire a mantenere celata l'esistenza di un


sentimento come quello dell'amore, che per propria natura
tende invece prepotentemente a palesarsi alla persona che
lo ha generato. Cos pi volte Luke aveva sentito l'argine
che si era imposto dentro sul punto di crollare e solo la
paura delle conseguenze della rivelazione lo avevano ogni
volta salvato.
Un giorno aveva confessato tutto in una lettera, ma
aveva poi trovato la forza di non consegnare lo scritto
all'amica e di farlo scivolare in fondo a un cassetto della
propria scrivania. I segni di un tale sentimento sono per
incontrollabili perch infiniti e Richard era troppo
perspicace per non cogliere il vero significato di talune
gentilezze o sguardi che l'amico rivolgeva alla sua Isabel.
Accadde cos che una domenica Luke venne invitato da
Richard a trascorrere il pomeriggio nella villa che i genitori
della ragazza possedevano poco fuori citt.
Dall'alta scogliera su cui essa poggiava si dominava per
intero la baia. Quella dimora era uno dei luoghi prediletti

134
da Luke: sulla sua veranda, nelle fresche serate estive, aveva
trascorso molti momenti di pace, perso nell'incanto del
mare rischiarato dal bagliore della luna.
Ora per Luke diffidava di quella casa. La temeva. E
ringraziando declin l'invito. L'amico gli chiese allora,
maliziosamente, se esistesse una precisa ragione a causa
della quale non voleva unirsi alla compagnia. Il tono della
domanda allarm Luke, che per allontanare da Richard
eventuali sospetti acconsent alla fine di recarsi da Isabel;
presentiva che l questa volta sarebbe accaduto l'irrepa-
rabile: lo sapeva, ma dovette andare.
I suoi timori infatti si concretizzarono. Non vedeva la
ragazza da giorni, avendo attentamente manovrato af-
finch non venissero a crearsi fra loro occasioni di incontro.
E quando se la ritrov davanti forzatamente cadde subito
preda di emozioni contrastanti che gli mandarono il cuore e
la mente nel caos. Fu solo capace, d'impulso, di essere piut-
tosto brusco con lei; di provocare la lite e, stizzito, di fare
con la motocicletta immediatamente ritorno in citt.
Non capisco, non so cosa abbia potuto fargli di male!
- si chiese Isabel non capacitandosi del battibecco.
Uhm, io ho invece sempre pi l'impressione che tu gli
abbia fatto tutt'altro che male... - comment Richard,
pensieroso.
Per tutta la sera Luke attese con inquietudine line-
vitabile chiamata dell'amico. Quando squill, afferr il
telefono con un nodo alla gola.

135
Luke, siamo sempre stati sinceri l'un con l'altro - esord
secco Richard dall'altra parte - Devo quindi dirti che
questo pomeriggio non ho potuto fare a meno di pensare
una cosa. S, l'ho pensata e te la devo dire. Mi sono detto:
vuoi vedere che il mio caro amico s preso una bella cotta
per Isabel?.
Le temute parole gelarono Luke all'altro capo del filo.
Dopo qualche lungo istante di silenzio la risposta che
Richard ebbe da una voce alquanto impacciata fu una
contro-domanda.
E se anche fosse, Richard, cosa cambierebbe?.
Beh, niente, credo... - rispose l'altro, sviando poi subito
la conversazione sulle seccature burocratiche legate
alliscrizione allUniversit .5
Il mattino seguente Luke si scosse da un sonno
tormentato con il cuore oppresso da un duplice senso di
colpa. Egli era innamorato della ragazza del suo amico
fraterno, e gi questo gli pareva una vigliaccata, anzi un
tradimento. Ci che pi ancora gli pesava era per
quell'essere venuto meno al loro tacito patto di reciproca
sincerit; il non essere stato leale con lui, non avergli
raccontato tutto sin dal principio, obbligandolo a scoprire la
verit da solo. Allorch si rividero, quella stessa mattina,
quasi non riusciva a guardare negli occhi Richard, il quale

5
Seppure con qualche difficolt, Luke era riuscito a superare gli
esami finali e insieme a Richard aveva presentato domanda di
iscrizione alla facolt di Scienze Oceaniche dell'Universit di
Berkeley.

136
viceversa si mostr amichevole e affettuoso come sempre,
non facendo alcuna menzione della conversazione della
sera precedente.
Luke aveva per dentro come un bisogno di assoluzione
da parte dell'amico e pi tardi, nel primo pomeriggio, men-
tre vagabondavano insieme per la citt sulla motocicletta di
questultimo, riusc a raccogliere un po' di coraggio e a ri-
predere il discorso interrotto.
Richard, se non ne riparliamo di Isabel, intendo
dire beh, io sto male!.
E dentro il capannone del Rowing Club verso cui
istintivamente si erano diretti, seduti a terra fra le imbar-
cazioni sulle quali avevano condiviso fatiche e sogni di
gloria, i due amici si spiegarono l'un con l'altro.
Vedi, Richard, solo l'amicizia con te e Isabel e quella
con Silvia vivo ancora come qualcosa di importante. Avevo
paura di perdere la vostra, per questo non te ne ho fatto
parola.
E tu davvero hai temuto che ci avrebbe potuto
cambiare le cose fra noi? - si meravigli l'altro - Luke, io
non ti posso proibire di volere bene a una ragazza: di inna-
morarci ci capita indipendentemente dalla nostra volont!
E' successo per Isabel come poteva accadere per una qual-
siasi altra ragazza; e non c nessuna colpa da parte tua in
questo.
Durante la lunga conversazione nel cuore di Luke and
via via sgonfiandosi un peso, sostituito da una segreta, com-
mossa gratitudine per l'amico. Ma Isabel, lei come avrebbe
invece reagito?

137
Non devi dirle niente, mi raccomando: non deve as-
solutamente saperlo!.
Non mi trovi daccordo, Luke. Dopotutto la cosa
riguarda anche lei, giusto che ne venga a conoscenza; non
posso non dirglielo. Penso anzi che sia bene che poi ne
parliate un po' insieme, tu e lei, da soli. Richard chiese
quindi di potere leggere la lettera che lamico teneva nasco-
sta in un cassetto: tra le altre cose Luke gli aveva infatti
confidato anche di questa.
Quel foglio, inevitabilmente, fin nelle mani della ragaz-
za. Alla notizia, due sere dopo al solito posto in Wa-
shington Park, Luke non reag bene. La lettera - almeno
quella! - potevi evitare, non credi?, rinfacci a Richard.
Ha voluto per forza che gliela dessi! - spieg laltro,
scusandosi.
Come l'ha presa?.
Beh, ha detto che ti risponder anche lei per iscritto;
che le sembri un po' confuso, che ti dobbiamo aiutare....
Senti, io non ho bisogno di nessun aiuto, ok? - sbott
risentito Luke. L'altro non replic, con un dito indic inve-
ce qualcosa dietro le spalle dellamico. Luke si volt e la
vide sopraggiungere, bellissima.
Ehi, capovoga!- interloqu gioviale lei quando gli fu a
pochi passi - Ti sto scrivendo anch'io una lettera, sai?. Gli
prese poi le mani fra le sue.
Non sei irritata con me?- le chiese Luke.
Perch mai? Al contrario, ti sono grata per le bellissime
cose scritte per me nella tua lettera! Adesso - sorrise -
siamo ancora pi uniti, non credi?.

138
Un momento di silenzio.
No, d'ora in avanti tutto sar al contrario profon-
damente diverso fra noi! - rispose infine duro il ragazzo.
Ma perch? - interrog lei, non riuscendo a
comprendere.
Niente potr pi essere uguale: impossibile, Isabel!
- ribad Luke liberandosi dalla stretta e scomparendo con la
morte nel cuore tra la gente. Aveva infatti d'un tratto
capito una cosa: forse davvero - forse - non sarebbe mutata
la disposizione d'animo dell'amica nei suoi riguardi, come
sempre aveva temuto; ma ora che la ragazza sapeva, scopr
di colpo che sarebbe invece stato proprio lui, parados-
salmente, a non potere essere pi lo stesso verso di lei. Il
che, comunque, non faceva alcuna differenza.
Quell'amicizia era ormai avvelenata. D'ora in avanti tutti
e tre avrebbero dovuto fare attenzione alle parole, ai gesti:
tutto poteva essere frainteso. Non vi sarebbe pi stata spon-
taneit, fra loro; la freddezza avrebbe anzi preso il soprav-
vento. E molto presto - era inevitabile - avrebbero smesso
di vedersi; eppure egli non riusciva ad immaginarsi senza i
due amici, senza lei...

Luke ancora non sapeva che di l a poco avrebbe in realt


dovuto fare a meno non solo di Richard e Isabel, ma di tut-
to ci che costituiva il suo mondo: la sua baia, il suo 4 con,
l'Universit alla quale si era appena iscritto, i nonni.
Questi ultimi li trov affranti quando fu rientrato dal
parco. Luke chiese pi volte cosa fosse accaduto, ma non
riusciva a cavarli dal loro silenzio; la spiegazione la trov

139
nella lettera che il nonno alla fine si decise di porgergli. E il
sangue si raggel nelle vene del ragazzo: nel foglio gli
veniva prescritto di presentarsi entro otto giorni al campo
militare di San Diego. Destinazione successiva: Viet-Nam.

140
XIX

Una pioggia sottile tamburellava ritmicamente sul palt di


Luke; il vento andava rinforzandosi e lo colpiva violen-
temente sul viso, procurandogli sensazioni inconsuete. Le
onde, dabbasso, si innalzavano alte e possenti, e con una
corsa travolgente si scagliavano rabbiose contro la scogliera
a picco, esplodendo con un boato cupo in mille schegge che
guizzavano alte nel cielo.
Il ragazzo scrutava le gigantesche masse d'acqua
dirigersi, una dopo laltra, verso la parete. La loro mae-
stosit gli suscitava un senso di ammirazione e rispetto; ma,
soprattutto, egli era colpito dalla spavalderia con la quale
quei cavalloni andavano incontro al proprio destino di
morte.
Sembrava che a loro importasse solo di percuotere la
rupe che, sotto la furia di quellostinato, incessante sacri-
ficio, era destinata infine essa stessa a cadere, a sgretolarsi al
termine di unagonia infinita. E il ragazzo sper che se era
scritto che anche lui doveva morire, laggi in Viet-Nam,

141
che ci almeno avvenisse cos, da spaccone, e che il suo
sacrificio - in modo simile - contribuisse a disfare le fisime
del nemico. Un dubbio, per: e se invece fosse lui, il cosid-
detto nemico, ad essere nel giusto?...
Teneva le gambe raccolte tra le braccia, mentre sotto la
roccia rimbombava nei suoi anfratti, macerata senza posa
dal mare. Alcuni spruzzi ricaddero a qualche passo da lui;
osserv quell'acqua: ecco, quelle poche gocce costituivano i
miseri resti di unonda orgogliosa che ora non cera pi.
Come mai esistita. E per la prima volta la morte gli parve
ingiusta e inaccettabile.
Lo pervase un senso di angoscia. Sollevatosi da terra, si
port sul bordo della scogliera; gi le rocce aguzze, nascoste
a tratti dalla schiuma sbrilluccicante delle onde, sembra-
vano chiamarlo a s. Chiuse gli occhi.
E vol, vol verso quegli scogli adesso sempre pi vicini;
non capiva bene se era egli ad abbattersi su di loro o se
erano invece essi che si precipitavano sopra di lui. Non
ebbe il tempo di saperlo, d'improvviso lo schianto: sent le
ossa scricchiolare, frantumarsi, e un dolore straziante
assalirgli le carni; dentro la testa non pi un pensiero, solo
un ronzio fortissimo. Le braccia e le gambe per un istante
sussultarono (provarono a risollevarlo!), ma il cervello
ormai devastato non intu nulla di quello sforzo inutile.
Giunse un'ondata che lo stacc dallo scoglio e lo ingoi
trascinandolo con s contro la parete; ma lui non percepiva
pi niente: vide solo lass la luce del mondo che filtrava
attraverso l'acqua diventare sempre pi fioca, e poi pi
nulla.

142
Le onde successive si impadronirono dei suoi frantumi
che ora galleggiavano sparsi qua e l e li scaraventarono a
loro volta sulla roccia
Riapr gli occhi: sopra le nubi vorticavano fosche, men-
tre gli sparuti cespugli intorno venivano martoriati senza
posa dal vento. Faceva freddo e gli venne la pelle d'oca
S, sarebbe invece stato meglio morire cos: almeno non
avrebbe arrecato dolore a nessuno, ucciso nessuno, prima...
Rimase l ancora a lungo, con la mente sgombra di pen-
sieri, respirando profondamente l'aria del mondo dei vivi:
aveva un sapore fresco, meraviglioso! Se ne riemp i pol-
moni.
Un lontano latrare di cani spezz infine quella sua tregua
interiore.

143
144
PARTE SECONDA

145
146
XX

Era una fredda alba d'autunno. Le nubi si rincorrevano


caoticamente, basse sul mare che spazzato dal vento
ribolliva tutto, verdastro. Gli elicotteri procedevano veloci
dentro uno stretto corridoio, con le pale dei rotori che
solleticavano il ventre alle nuvole e i pattini che sfioravano
la cresta schiumosa delle onde, in un gioco reso estrema-
mente pericoloso dai continui vuoti d'aria; a causa dei
sobbalzi i pi deboli di stomaco vomitavano sporti ai
portelloni.
Sotto lelmetto gli occhi del caporale Luke Dohrow scru-
tavano tra i brevi rovesci di pioggia il lontano e ancora
incerto profilo della costa. Era nervoso: la solita tensione
che ogni volta lo attanagliava mano a mano che si appros-
simava il momento dell'azione; le rocce lontane, infatti, si
facevano pian piano pi vicine, inesorabilmente.
Gett un'occhiata ai propri compagni: appiccicati l'uno
all'altro per difendersi meglio dal vento che attraverso i
portelloni spalancati imperversava gelido all'interno della

147
carlinga, fissavano anche loro silenziosi la linea scura
all'orizzonte; sapevano che qualcuno fra essi non avrebbe
pi fatto ritorno da quella scogliera laggi.
Eppure prima di partire era stato assicurato loro che si
sarebbe trattato di una missione facile facile: la stazione
radar che tanto fastidio cominciava a dare ai movimenti
della U.S. Navy e che essi avrebbero dunque dovuto di-
struggere era piuttosto sguarnita, almeno stando alle notizie
passate da un informatore locale (evidentemente i nord-
vietnamiti non si attendevano unincursione tanto a setten-
trione del proprio territorio); non avrebbero quindi dovuto
avere eccessive difficolt a liquidarne la resistenza. Biso-
gnava poi tenerla occupata solo il tempo necessario a dar
modo allo specialista che stava volando con loro di ispezio-
nare quel nuovo impianto di fabbricazione sovietica; rac-
colto ogni elemento utile, avevano l'ordine di fare saltare
tutto in aria e rientrare a bordo della portaelicotteri che li
attendeva al largo prima dell'accorrere di reparti nemici.
Le condizioni atmosferiche avverse disturbavano la loro
individuazione sugli schermi radar e favorivano la sorpresa;
in ogni caso, rendevano proibitivo il volo ai pi esigenti
aviogetti: non esisteva cos il pericolo di incappare nella
reazione dei caccia comunisti. Si andava sul sicuro, in-
somma. E poi, al di l di tutto questo, erano o non erano
forse dei marines?
Per qualcuno muoveva ugualmente le labbra in una
muta preghiera. Erano tutti giovanissimi, con i lineamenti
ancora da adolescenti nonostante il durissimo addestra-
mento preliminare al quale erano stati sottoposti; e a di-

148
spetto della celebrata durezza i loro occhi spersi sull'oriz-
zonte tradivano pensieri angosciati.
Luke sapeva cosa stavano rimuginando, perch si trattava
delle stesse considerazioni che ad ogni nuova operazione,
puntualmente, attraversavano anche la sua mente. Sapeva
che si stavano chiedendo perch dovevano ancora una volta
combattere - e, chiss, questa volta forse anche morire - per
una guerra che, giusta o sbagliata che fosse, non aveva
ormai chiaramente pi alcun senso. S, era una zuffa strana
quella; perch nessuno - n loro n il nemico - l'avrebbe
mai potuta vincere. L morire era praticamente diventato
fine a s stesso; non serviva pi a niente. Perch non farla
dunque finita? Le onde sotto si inseguivano veloci: Luke
fu preso dalla nostalgia del suo mare, della sua baia. Come
avrebbe voluto essere l!
Erano quasi arrivati, ormai. Qualcuno fumava, nel
tentativo di dominare la tensione; uno, il capo reclino su
una spalla, sembrava invece dormire: il caporale sapeva che
in realt era ben sveglio e che teneva gli occhi chiusi solo
per cercare di non pensare a nulla.
E arriv infine il momento che ogni volta essi speravano
inutilmente non giungesse mai, che pregavano invano
venisse all'ultimo rimandato ad altra volta. Il pilota dalla
cabina url ai marines di prepararsi allo sbarco. A quella
voce i soldati si destarono dai loro pensieri e fecero gli
ultimi controlli all'equipaggiamento e alle armi, dapprima
senza granch cura, svogliatamente, poi invece con
crescente accuratezza mano a mano che la coda dell'occhio
distingueva sempre di pi l'obiettivo; gli otturatori degli

149
M16 6 vennero fatti scattare pi volte, bisognava che non
tradissero.
Erano pronti. L'apprensione soffocava ogni parola.
Vennero scambiati rapidi sguardi d'intesa, la promessa di
mutuo soccorso al compagno vicino; poi ciascuno riprese a
guardare davanti a s. La stazione radar era ormai a sole
poche centinaia di metri; nella boscaglia retrostante si
intravedevano dei bassi baraccamenti, fra i quali ferveva
l'attivit di allarmati puntini neri. Luke, teso all'estremo, si
mordeva nervosamente il labbro inferiore, mentre il dito si
agitava, gi pronto, sul grilletto; il cuore gli batteva freneti-
camente.
Ragazzi, prendete quanto pi fiato possibile! - url il
sergente - Dovrete correre come fulmini per un centinaio
di metri prima di raggiungere la boscaglia!.
I marines annuirono, sforzandosi di respirare a pieni
polmoni; quel supplemento d'ossigeno aument in loro
ladrenalina: ora apparivano pi decisi. Se il sergente era
soddisfatto di ci come soldato, non poteva per esserlo
come uomo; poich era proprio cos che quei giovani
cominciavano a trasformarsi: non appena messo piede sulla
terraferma e riconosciuto il nemico, inghiottiti dal furore
del combattimento nel quale ogni sentimento umano si
dilegua e dove domina solo l'animalesca volont di soprav-
vivere, essi avrebbero cominciato a vomitare fuoco e morte
con i loro mitragliatori, ucciso decine di volte senza alcuna

6 Fucile-mitragliatore dassalto in dotazione allesercito statunitense.

150
piet, forse anche con gusto; e non si sarebbero neppure ac-
corti che poteva trattarsi di ragazzi come loro. Non sarebbe
ad essi comunque importato.
Mille pensieri attraversarono la mente di Luke in quegli
ultimi istanti di umanit. Cosa stavano facendo in quel mo-
mento i suoi amici a Green Springs? S, a quell'ora erano
anche loro in mare, ma in pace! Quando, quando tutto
questo avrebbe avuto fine?
Due Huey-Cobra, elicotteri-cannoniera, si staccarono
dalla formazione e si gettarono in avanti sull'obiettivo, in-
dirizzando grappoli di razzi sulle difese nordvietnamite allo
scopo di coprire lo sbarco dei marines; gli ordigni toccando
terra ravvivarono di intensi colori laria grigia, ma non v'era
alcunch di romantico in quello spettacolo.
Dietro gli altri velivoli intanto si abbassavano sulla piatta
scogliera, sollevando con le pale nuvole di polvere. In boc-
ca al lupo, ragazzi!- url il sergente. L'istante successivo
con un forte contraccolpo l'elicottero che trasportava Luke
si blocc: il giovane caporale e i suoi compagni si catapulta-
rono fuori, lanciandosi in avanti. Dai margini della bosca-
glia nemica subito cominciarono a crepitare le mitraglia-
trici.

151
XXI

Quella mattina a Hoi-Yan, dove la moto vagabonda noleg-


giata a Da Nang 7 aveva condotto Luke, il tempo non pro-
metteva nulla di buono. Il sole era tenuto nascosto da nubi
gonfie di pioggia che riempivano per intero il cielo, cappa
opprimente su di un mare in tempesta al quale imponeva il
suo stesso color piombo: da un istante all'altro minacciava
di scatenarsi un temporale.
Dallalto della collinetta in cui se ne stava seduto, il
caporale osservava l'immensa distesa d'acqua sottostante; la
scrutava, con la mente vuota di pensieri, nel punto in cui
essa, laggi lontano, si confondeva con il cielo annuvolato.
Finch qualcosa, d'un tratto, non simpose ai suoi occhi
con prepotenza.
Come se gli fosse stata iniettata, una misteriosa euforia
dilag nelle sue vene. Il ragazzo si ritrov cos a correre gi

7 Localit del Viet-Nam del Sud che ospitava la pi importante base


militare USA del sud-est asiatico. Qui gettava l'ancora la Wisconsin,
la portaelicotteri sulla quale era imbarcato il reparto per operazioni
speciali di supposto alla Marina del quale Luke Dohrow faceva parte.

152
per il pendio verso la spiaggia deserta e da qui, con le gam-
be che gli affondavano nella sabbia soffice fino ai polpacci,
verso il mare; sulla riva gli ci volle un attimo per liberarsi
dell'impiccio degli indumenti e penetrare nudo nell'acqua
gelida, con lo sguardo rapito dai cavalloni che gli si innal-
zavano davanti imponenti, per poi avvolgersi in s stessi e
trasformarsi in una scrosciante valanga di schiuma che sal-
tellando sulla superficie correva velocissima fino a lui.
Voleva andare l, l dove essi precipitavano, per lasciarsi
travolgere e mischiarsi cos con loro, per fondere la sua
energia con quella loro. Dato che questo Luke aveva visto
dallalto della collina: la Forza che muove l'intero
Universo!
Non era in grado di determinarne la natura, se materiale
oppure no; solo l'aveva percepita, forte. E la forza che era
in lui, riconoscendosi in quella del mare, aveva gridato di
gioia ed era corsa incontro a s stessa.
In Luke era cos riesplosa la voglia di vivere.

... Il soldato riposava disteso sulla sabbia, inspirando


profondamente laria umida. Sentiva freddo, ma anche di
ci era felice. Una goccia dacqua ad un tratto gli solletic il
naso; l'istante successivo un'altra lo bagn sull'inguine.
Cominci a piovere.
Tiratosi su, con pacche energiche Luke si sbarazz il
corpo dalla sabbia e, rivestitosi, risal in fretta la collina.
Prima di rimontare in sella alla motocicletta si volt: sulla
spiaggia appiattita dal vento cera solo la linea dei suoi passi.
Per un attimo ebbe allora l'illusione di essere stato lui il

153
primo a percorrerla, quasi che essa si fosse conservata cos
nel tempo - immacolata - in attesa soltanto di lui. Perch
doveva donargli quella magica mattina.

154
XXII

Lettera a Richard - 29 novembre 1967

Gran orribile cosa questa guerra, amico mio! Ma per chi la


vive combattendo il momento che pi disorienta forse
quello in cui ci si accorge di aver cominciato ad assuefarsi
ad essa, di avere iniziato a pensare che essa sia l'unica realt
e che la vita serena e incruenta di un tempo sia stata solo un
sogno, mai vissuto realmente; e di avere anche gi preso a
comportarsi di conseguenza: da belva.
Si allora a un bivio, oltrepassato il quale si veramente
perduti, squassati per sempre nella mente: ho visto ad-
dirittura dei congedati tornare quaggi volontariamente
perch incapaci, a casa, di riabituarsi alla vita civile, di
concepire unesistenza senza pi sangue; e vederli combat-
tere ora spaventoso: sono ormai solo dei macellai, degli
psicopatici assassini. Ma non affatto facile riuscire a ri-
manere s stessi ed appunto non deviare, non farsi risuc-
chiare in un baratro di follia e odio senza ritorno; e chi ci
riesce comunque paga, dopo, il caro prezzo del tormento
interiore per il resto dei propri giorni.

155
Ci hanno ingannati, Richard, fin dal principio (come
avevi ragione!). Gi a San Diego, durante l'addestramento,
gli istruttori ci ripetevano che saremmo venuti in questo
Paese per proteggere la sua gente dalla minaccia comunista
che incombeva da nord; che la popolazione qui ci attendeva
piena di speranza. Ma la prima volta che siamo atterrati con
i nostri elicotteri in uno di questi miseri villaggi, negli
occhi degli abitanti radunatisi silenziosi tutt'intorno non
sono riuscito a scorgere alcun segno di gratitudine verso di
noi, che pure eravamo l per loro.
In essi leggevo invece paura. Ci temevano. Ho capito
allora che non era vero, che questa gente in realt ci dete-
sta. Perch per questi poveri contadini noi siamo solo la
Guerra: una guerra a loro estranea, decisa altrove, lon-
tano. Non comprendono i comizi contro o pro il comuni-
smo che ogni volta sono costretti a sorbirsi all'arrivo nostro
oppure dei viet-cong; in realt non sanno nemmeno perch
ci combattiamo. Ad essi importa solo che il loro villaggio e i
loro campi - tutto il loro mondo - ne restino fuori (ma
questo non possibile), barcamenandosi come possono tra
lo straniero e i guerriglieri che si alternano continuamente
con le loro minacce, i loro ricatti, non di rado i loro stupidi
assassinii. No, questa gente non pu che disprezzarci.
E noi, biasimati pure in Patria, ci sentiamo traditi, soli e
obbligati comunque a stare quaggi dodici mesi a com-
battere contro altri esseri umani che non avremmo alcun
vero motivo di odiare. Qui molti non hanno dunque pi
granch voglia di lottare; si bada solo a riportare intatta la
pelle a casa, fregandosene se stiamo perdendo la guerra

156
(perch di sicuro non la stiamo vincendo!) e talvolta magari
pure del compagno che vicino sta morendo e ti chiede
aiuto.
Alcool e droga sono ormai buoni amici di parecchi di
noi: stordiscono, aiutano a non pensare e a tirare avanti per
un altro giorno ancora. Senza rendermene conto anch'io ho
preso a bere un po: se lo sapesse Lopez...
E pensare che sono tra i fortunati (ben peggio stanno
infatti quelli che sono destinati alla giungla!). Il mio reparto
arriva dal cielo, liquida il pi velocemente possibile il
problema e poi fa subito rientro a bordo della nave. Qui
siamo al sicuro, e non ci manca nulla. Ma gi quelle poche
ore ogni volta sono terribili: lo scoppiettio ritmato e
incessante delle mitragliatrici, il frastuono delle esplosioni,
le urla dei colpiti e le barelle grondanti di sangue che
corrono tra il fumo delle granate, la mente nella confusione
pi totale e il cuore che mentre spari a casaccio verso il
nemico ti batte impazzito di paura...
Quanto mi manca Green Springs! Quei lunghi pomeriggi
consumati davanti al Whippeds in compagnia sempre delle
medesime persone, cos monotoni, uguali l'uno all'altro, e
che io detestavo tanto: com'erano invece pieni di tranquil-
lit! E proprio vero che ci accorgiamo di avere incontrato
la felicit sempre in ritardo, quando ormai impossibile
tornare indietro per riacciuffarla e riviverla pienamente.
La vita poi davvero strana! Pu anche accadere di
ricercare inutilmente una cosa magari per anni, per poi
scoprirla per caso quando e dove meno ce lo aspettiamo.

157
Porto ancora in mezzo ai miei documenti un fogliettino di
carta su cui ricopiai quanto mi aveva scritto il professor
Anderson a commento di un tema in classe dal quale lascia-
vo trasparire i miei dubbi circa la vita.

"Non pensare, Dohrow, di essere l'unico al mondo a dover far


fronte ad una simile, difficile questione. Nei momenti in cui
percepiamo l'inadeguatezza della nostra condizione, s, vero,
siamo tentati di rifiutare tutto, perch la ragione si smarrisce o
tace dinnanzi a certe domande. Ma il buono ed il bello, che pure
esistono e sono attorno a noi, non possono essere una crudele
trappola per lasciarci beffati.
La vita ha un senso; anche il dolore e la morte hanno un
senso. Ciascuno lo potr scoprire con la ricerca umile e paziente,
ciascuno lo dovr trovare da s. Ma ricorda, Luke, non un
traguardo della ragione: un traguardo del cuore!".

Del cuore! Come avevo riso allora, povero vecchio! E


com'erano invece sensate quelle sue parole, e stupida e
boriosa la mia presunzione! Perch proprio dal cuore e
non dalla ragione che stanno via via emergendo alla mia
coscienza impressioni e pensieri prima a me sconosciuti.
Gi, com' strano: quando ero a casa, dove tutto era certo
se non addirittura scontato, dove cera spazio per i sogni e
questa esistenza bisognava solo volerla vivere, io non avevo
sicurezze e non riuscivo ad assaporare la vita; e qui - in
questo Paese dove ogni uomo, ogni donna avrebbe mille
motivi reali per odiarla e nel quale per tutto appare
profondamente diverso ed vissuto e giudicato con un altro
cuore - s, proprio qui, paradossalmente, sto cominciando a

158
trovare dei punti fermi e a desiderare nuovamente di vi-
vere. Senza pi il bisogno, oltretutto, di alcuna ragione.
L'altro giorno mi osservavo nello specchietto metallico
che abbiamo in dotazione per raderci la barba. Non so
perch, ma m' venuto di afferrare un proiettile e di
appoggiarmelo alla testa; sparato, da tempia a tempia
avrebbe scavato un bel corridoio nel cervello: la Fine,
istantanea e indolore... Una prospettiva che per non aveva
pi alcunch di attraente; anzi, ho avuto la certezza che no,
non l'avrei mai fatto. Reinserito il proiettile nel caricatore,
sono tornato a fissarmi nel metallo e il mio volto mi
apparso come dice sempre Silvia: bello.
Voglio con tutte le mie forze tornare a Green Springs!
Non crediate quindi di avermi scaricato dall'equipaggio!
Quando mi possibile mi do da fare per non perdere del
tutto la forma: ad esempio corro in tondo sulla pista
datterraggio della nave, facendomi prendere per matto
dagli altri; cos - ed ogni volta pi veloce - sono anche
arrivato a fare due ore. Oppure svolgo un po di esercizi
liberi gi nell'hangar, tra gli elicotteri, magari con sulle
spalle un M60 8 come bilanciere a fare su e gi sulle gambe
per non disabituarle alla fatica del carrello. E con dentro la
volont di tornare presto in acqua e vincere ogni gara.
Un proposito che ti sembrer incredibile, dato che al
momento dovrei avere ben altro cose alle quali pensare. E'
vero, Richard, ma quaggi ognuno ha assolutamente biso-

8
Mitragliatrice in dotazione allesercito statunitense.

159
gno di avere qualcosa a cui tornare; e per me, sai, questo
qualcosa non pi rappresentato da Isabel.
Vorrei, visto che ho toccato largomento, parlarti un
attimo anche di lei.
Sar dovuto anche al fatto, certo, di non vederla pi da
diversi mesi; per, un giorno dietro laltro, io sento che mi
sto rapidamente allontanando da lei. Voglio sempre un
bene immenso a Isabel; e ti confesso - perdonami - di averla
allinizio anche qui desiderata mia, specie nei momenti di
maggior sconforto. Eppure, se mai torner a casa, so gi che
non pi da lei che correrei; perch, ora che vedo un po
pi chiaramente dentro di me, capisco che Isabel in realt
stata, come dire, una sorta di vicino e comodo rifugio, la
facile scappatoia per sfuggire a ci che non avevo il co-
raggio di affrontare in quanto ritenuto troppo difficile e
pesante: la vita. Viceversa, sempre pi forte si sta facendo la
nostalgia per Silvia: non faccio che pensarla, e scriverle non
appena posso. Sai, io credo di averla in realt - senza
saperlo - sempre amata.
Voglio comunque che tu dia per me a Isabel un bacio e
un abbraccio grandi grandi.
Adesso ti lascio: devo assolutamente cercare di dormire
un po'.
Scrivimi. Scrivetemi, tu e gli altri: mi aiuterete a tenere
presente che esistono cose per le quali vale la pena di resi-
stere, di non lasciarsi affogare.

160
Con affetto,
il tuo amico Luke

P.S. Questa lettera la affido a un commilitone che si


congeder dopodomani (lui ce lha fatta, che culo!). Siamo
daccordo che te la spedir lui una volta arrivato a casa: non
mi fido infatti di farla passare attraverso il servizio postale
della Marina, facile che quelli leggano la corrispondenza.
Ciao.

161
XXIII

D'improvviso la sirena prese ad ululare: tutto l'equipaggio


sulla Wisconsin si blocc con l'orecchio in ascolto.
Riconosciuto dallintonazione il proprio segnale di
chiamata, gli uomini dellunit di pronto impiego ab-
bandonarono immediatamente le loro occupazioni,
precipitandosi da ogni punto della nave gi per boccaporti e
scalette verso il ricovero elicotteri, mentre il resto
dell'equipaggio traeva un segreto sospiro di sollievo e
tornava lemme lemme alle proprie attivit.
Nell'hangar le operazioni si svolsero freneticamente.
Mentre tra ordini concitati gli elicotteri venivano velo-
cemente trasferiti con l'elevatore sul ponte di volo, i
marines misero a soqquadro stipetti e rastrelliere e, in men
che non si dica, con una celerit frutto della pratica, furono
anchessi sulla pista in completo assetto di battaglia, pronti
a prendere posto sugli Huey 9. I segnalatori, facendo forza
sulle gambe per resistere al vento teso che spazzava il

9
Bell UH-1 Iroquois (comunemente detto Huey), elicottero
statunitense multiruolo largamente impiegato durante la guerra del
Viet-Nam.

162
ponte, iniziarono ad agitare in aria le loro palette colorate
in una mimica che soltanto i piloti erano in grado di inter-
pretare; i rotori ringhiarono sempre pi forte e infine con
un brusco strappo i velivoli si alzarono in volo, stipati di
uomini silenziosi.
La formazione volava alta e ordinata nel cielo fosco,
dentro unaltra giornata gelida. Sergente, di che si tratta
stavolta? - domand Luke gridando per farsi intendere nel
baccano dei motori.
Un villaggio abbandonato, nei pressi di Sepon - rispose
il sottufficiale strillando anch'egli - Un reparto di Rangers
in perlustrazione vi rimasto imbottigliato, circondato dai
partigiani comunisti.
Perch non interviene l'aviazione?.
Ci hanno provato, ma quando gli aerei sono giunti
sull'obiettivo Charlie 10 era gi riuscito a introfularsi tra le
capanne: le bombe rischiavano di uccidere anche i nostri.
Ma noi del supporto-Marina cosa c'entriamo?.
Siamo al momento i pi vicini, e i pi veloci, con gli
elicotteri. Dobbiamo occuparcene noi, anche se ci esula un
po' dai nostri compiti.
Luke tronc l la conversazione, imprecando fra s e s
contro il caso che aveva fatto incrociare la sua nave in
quelle acque proprio quel giorno.
Al massimo dei giri, gli elicotteri superarono infine la
costa e si addentrarono nellentroterra. Venti minuti dopo

10Nomignolo affibbiato dai soldati americani ai guerriglieri


Viet Cong.

163
furono in vista di un villaggio sperso tra risaie ormai
incolte, dal quale si levava del fumo. Siamo su di voi! -
comunic il pilota attraverso la radio al suo sconosciuto
interlocutore laggi - Tenete duro. Scenderemo a scaldare
il sedere a Charlie tra un paio di minuti.
Un rapido giro di ricognizione per assicurarsi che non vi
fossero forze nemiche di appoggio fuori dal villaggio, poi gli
Huey sciolsero la formazione e calarono tutt'intorno ad
esso, toccando terra a circa trecento metri di distanza per
tenersi fuori dalla portata degli eventuali razzi leggeri dei
viet-cong.
Appena sbarcati, i marines mossero fra i campi abban-
donati in direzione delle palafitte, manovrando concen-
tricamente per stringere il nemico in una morsa via via pi
stretta. Adesso erano i viet-cong ad avere dei problemi:
reagivano con qualche rara salva di mortaio (evidentemente
avevano dato fondo alle loro granate durante l'assedio ai
Rangers) che cadevano qua e l sollevando spruzzi d'acqua
e fango tra la schiera nemica; uno degli americani venne
lievemente ferito e si ferm, ma tutti gli altri proseguirono
decisi lazione.
Quando furono ben a tiro delle armi leggere vennero
per bloccati da un violento e inatteso fuoco di sbar-
ramento: il nemico era numericamente pi consistente di
quanto essi pensassero!
Luke si gett a pancia in gi nel lurido acquitrino. Per
quanto si comprimesse nel fango, rimaneva un invitante
bersaglio per il nugolo di proiettili che si intersecavano
appena sopra il suo elmetto, facendo zampillare l'acqua

164
tutt'attorno; a restare troppo a lungo l qualcuno avrebbe
finito col centrarlo, magari in piena fronte mentre sollevava
un attimo la testa per recuperare un po di fiato. A rendere
pi rivoltante la situazione ci si mise poi il tempo:
ricominci infatti a piovere.
Bisognava togliersi da l, e subito. I fumogeni, ci
volevano i fumogeni! Cosa diavolo aspettava il sergente a
dare l'ordine? Trascorsero ancora alcuni interminabili
minuti di angoscioso indugio nella melma, poi fu
finalmente urlato agli uomini che avevano in dotazione i
lanciagranate di dare inizio al tiro degli offuscanti; Luke
allora si irrigid, pronto per l'ordine successivo: non appena
le capanne cominciarono a mal distinguersi nell'anneb-
biamento che si andava formando, i marines balzarono
fuori dal fango e urlando si lanciarono in avanti sotto la
pioggia. I mitragliatori nemici erano ora accecati, ma
continuavano ugualmente a sparare oltre la cortina di
fumo, a casaccio; gli assaltatori facevano altrettanto in
direzione delle capanne mentre a grossi e faticosi balzi
avanzavano nella risaia. Due davanti a Luke stramazzarono
nellacqua, centrati dalle pallottole vaganti: l si moriva
cos, a caso; col cuore in gola, il caporale si fece pi veloce
nel pantano e riusc infine a portarsi a ridosso del nemico,
trovando riparo dietro un terrapieno.
Con il favore del fumo, anche gli altri marines si
attestarono a pochi metri dalle prime capanne; e quando i
vapori iniziarono a diradarsi e si intravidero alcuni volti
viet-cong fare cautamente capolino dalle finestre per
rendersi conto della situazione, i lanciafiamme senza

165
esitazione vi vomitarono dentro l'inferno: in pochi istanti le
primitive baracche furono completamente avviluppate
dalle fiamme e tramutate in enormi fal.
Urla raccapriccianti si levarono dai quei roghi, ma per i
marines esse rappresentarono solo il segnale per l'assalto
conclusivo: i soldati schizzarono fuori dai ripari e irruppero
nel villaggio, superarono le capanne in fiamme e, sparando
all'impazzata, si avventarono su quelle successive, scaglian-
dovi dentro dalle finestre e dalle porte sfondate a calci
nugoli di granate; dietro un gruppo li copriva e si occupava
di controllare che nei capanni gi visitati nessuno fosse
sopravvissuto. Tutto in un caos di spari, esplosioni e grida.
Gli occhi di Luke correvano rapidissimi da un punto
all'altro accompagnati da raffiche rabbiose, mentre la men-
te gli pulsava sovreccitata. All'improvviso qualcosa gli
sfior il volto, poi alle sue spalle si udirono uno schianto ed
echi di dolore; il caporale si ritrov scaraventato a terra
dallo spostamento d'aria, con le ossa ammaccate per l'im-
patto. Ricerc immediatamente la fonte della deflagrazione:
ecco, il razzo era piovuto da quella buca laggi, trenta metri
pi avanti. In rapida successione vi furono una seconda e
poi una terza esplosione, Luke balz in piedi e schizz via
alla ricerca di un riparo; si ritrov accanto al sergente che
esibiva una smorfia di disappunto. Bisogna subito dare ad-
dosso a quei bastardi. Vieni, Dohrow, occupiamocene noi!,
comand il sottufficiale.
Luke gli rispose con uno sguardo privo di simpatia.
Sissignore, mormor poi.

166
Era stato proprio il sergente a proporlo - a sua insaputa -
per il gallone di caporale. Per la determinazione da subito
dimostrata in combattimento, gli aveva spiegato dopo. Ma
Luke non gliene era affatto grato. S, era vero, lottava con
tenacia; ma non perch assetato di sangue nemico; e nem-
meno per idealismo o particolare amor di patria: sempli-
cemente perch voleva sopravvivere! Gi, Luke non desi-
derava pi morire: una volta tornato a casa voleva anzi
ricominciare daccapo a vivere, recuperare il tempo assurda-
mente perduto. Una volta a casa...
Ora per non doveva pensarci. Adesso doveva con-
centrarsi solo sul nemico. I marines si scambiarono dei gesti
d'intesa, dopodich il sergente comand qualcosa e subito
furiose raffiche si concentrarono sul nido viet-cong per
coprire i sei uomini che saltarono fuori allo scoperto
gettandosi in avanti.
Un altro razzo vol lesto per fermare gli assalitori. Le sue
schegge non ebbero per molta fortuna, solo uno cadde
colpito; gli altri piombarono sugli uomini nascosti nella
fossa: Luke, pugnale alla mano, s'avvent su uno di essi: i
due ruzzolarono a lungo nel fango avvinghiati l'un l'altro
finch il marine non riusc a vibrare il colpo mortale.
Gli occhi del viet-cong si sgranarono terrorizzati, mentre
l'americano sopra di lui gli rigirava dentro la lama con
forza, devastandogli lo stomaco; e anche quando essi fis-
savano ormai solo il cielo, vitrei, Luke non smise di agitare
il coltello in quelle carni: soltanto quando fu davvero sicuro
che il vietnamita non avrebbe pi potuto nuocergli moll la
presa e, sfinito, gli rotol al fianco, con i polmoni che ingo-

167
iavano laria spasmodicamente. Si succhi con avidit le
labbra bagnate, voleva godere della pioggia che gli scivolava
lungo il viso: meraviglioso era il suo sapore, meraviglioso
era sentirsi solleticare la pelle da quelle gocce, provare
ancora un brivido per i rigagnoli dacqua che dal collo gli
correvano gi dentro la casacca. S, anche questa volta ce
l'aveva fatta! Era vivo, era ancora vivo!
Una mano lo scosse. Dohrow, forza, sbrighiamoci!
- sollecit il sergente. Luke si risollev; intorno a lui altri
due vietnamiti giacevano riversi con il volto affondato nella
melma, anchessi massacrati dalla baionetta: la pozzanghera
andava velocemente colorandosi del sangue che fuoriusciva
dai loro squarci. Con uno sforzo il caporale si scroll dagli
occhi quei cadaveri, salt fuori dalla buca e si riun agli
altri. Poich si doveva ricominciare.
Sopraffatti dall'impeto dei marines, i viet-cong
ripiegarono verso il centro del villaggio. Quando la palafitta
nella quale si trovavano asserragliati i Rangers superstiti
venne liberata, arriv l'ordine di cessare l'attacco e di
abbandonare il posto; si diede allora la necessaria copertura
alla veloce operazione di sgombero dei feriti e dei morti
- non pochi, purtroppo - tenendo a bada i guerriglieri con
un tiro nutrito, dopodich anche gli ultimi marines
evacuarono lagglomerato.
I viet-cong si sorpresero: erano ormai alla merc del
nemico, come mai questi rinunciava ad una vittoria tanto
facile? Uscirono lentamente allo scoperto, aggirandosi
guardinghi tra le casupole distrutte: mah, forse gli yankees
si erano accontentati di liberare i compagni e, rinunciando

168
a vendicare i propri morti, ora stavano davvero facendo
ritorno alla loro base.
Anche Luke dapprima non cap: a quel punto era militar-
mente illogico ripiegare; quando per tra le risaie venne
comandato agli uomini di fermarsi e di tenere circondato
ci che restava del villaggio, allora comprese.
Anche i viet-cong intuirono, abbandonandosi a strilla
concitate. Infatti si udivano gi dei rombi avvicinarsi, farsi
sempre pi prossimi; poi infine eccoli, erano tornati: i tre
cacciabombardieri sfrecciarono bassissimi sopra le capanne,
vi lasciarono cadere sopra qualcosa e di nuovo scomparvero
alla vista al di l della foresta. Un istante dopo una
gigantesca vampata risucchi in s l'intero villaggio, mentre
una disgustosa puzza di benzina - l'odore del napalm
ammorbava l'aria tutt'intorno.
I soldati assistettero all'immane rogo in un profondo
silenzio. Il nemico era stato annientato, ma questa volta
nessuno pareva gioirne: nei loro cuori un senso di
sgomento, e forse anche un sentimento di piet.
A Luke, prima di risalire sull'elicottero, venne da
rimettere.

169
XXIV

Lettera a Silvia - 3 gennaio 1968

Richard l'ha persa.


E' successo circa un mese fa, ma la notizia mi arrivata
soltanto ieri; stato lo stesso Richard a scrivermi.
Stento ancora a crederlo: ricordo infatti cos grande il
trasporto che Isabel dimostrava per lui che non avrei mai
pensato che un giorno lei lo potesse lasciare! Cosa
naturalmente priva di senso, dato che in realt tutto
- anche un amore - pu finire. Forse per non nel modo in
cui sembra che sia successo: troppo all'improvviso, e con il
rifiuto di anche una sola parola di spiegazione da parte di
lei.
Cosa sar accaduto a Isabel? Richard non lo sa; si rende
soltanto conto che lei gli manca enormemente. Ma la
risposta magari quella pi banale: un altro.
Non puoi immaginare, Silvia, quanto ci mi abbia
rattristato. Forse una volta questa notizia avrebbe per un
verso anche potuto non dispiacermi: io Isabel lamavo tanto
(o almeno cos credevo), un tempo.

170
Ma che stupidaggine dico, si parla solo di pochi mesi fa...
Eppure, sul serio, quanto mi sembrano lontani i giorni
vissuti prima di arrivare qua! Se non nel calendario, nel
cuore e nell'animo infatti come se fossero gi trascorsi dei
secoli. E tutto cambiato.
Sai, ho capito anche una cosa
Ma passiamo a qualcosa di allegro, va!
E allora ti anticipo che a met di questo mese, aprendo la
porta di casa innervosita da un bussare veramente troppo
insistente, potresti ritrovarti davanti una sgargiante divisa
con infilato dentro un tipo dai capelli corti corti a te ben
noto. Pi precisamente: seppure senza pi riccioli, sar
proprio io! Soddisfatta? Cos non potrai pi lamentarti che
non ti accontento mai!
Sembra infatti che finalmente mi concedano i dieci
giorni di licenza legati all'avanzamento al grado di caporale
fino ad ora puntualmente rimandati per sempre nuove esi-
genze operative. Trovandoci al momento in una fase di
stanca e semprech non sopraggiunga un imprevisto allul-
timo minuto, a giorni sar davvero da te.
Naturalmente passer prima da Green Springs: chiss
come saranno felici i miei due vecchietti di poter nuova-
mente viziare un po' il loro nipotino! Devo anzi avvertirli
subito, o la nonna non mi perdoner mai di non averle dato
il tempo di preparare tutto il suo carosello di torte.
Nel frattempo, ti raccomando, non ti fare pi bella di
quanto tu gi non sia: qui i commilitoni, da quando un
giorno nel quadrato marinai ho mostrato tra le altre anche

171
una tua fotografia, non fanno che tormentarmi: Quando
torneremo a casa me la farai conoscere, vero?; Sul serio
non ancora impegnata con nessuno? Ah, sono proprio dei
debosciati quegli imboscati laggi!; Ti ha scritto? Come
sta? Parlale un po' di me! ... Cavolo, non ne posso pi!
Ti stringo forte forte. E quindi a presto, anzi prestissimo!

Luke

P.S.: Buon Anno!

172
XXV

Il mare sonnecchiava placido sotto un manto di stelle


talmente lucente da far illudere che fosse gi estate.
Luke se ne stava seduto sugli scogli, gli stessi di sempre.
Era di nuovo l dopo tutto quel tempo: l'ultima volta era
stato alla vigilia della partenza per il campo di addestra-
mento e poi da l per quella terra ora nuovamente lontanis-
sima ed estranea. Sulla sua scogliera egli sapeva di poter
ritrovare il mondo che altrove gli uomini sembravano avere
perduto.
Era per diverso da come aveva sperato; era infatti pi
bello. Intorno non un rumore: solo silenzio, pace. Pareva
quasi che sulla terra, ad ammirare la luna, esistesse solo lui.
In quella notte luminosa osserv a lungo il cielo, e il mare,
e la lunga linea scura della costa; e, lontano, il bagliore
intermittente del faro di Capo Chatham e poi, in fondo
all'orizzonte, il buio. E sent dentro di s un'ansia travol-
gente d'infinito.

173
Il mattino seguente si rec a casa di Isabel. La ragazza
non credeva ai propri occhi: impalata sulla soglia lo fissava
a bocca aperta.
"Beh, che hai da guardare cos? - rise divertito Luke.
Lei finalmente si riebbe dalla sorpresa e cacciando un
urlo di gioia gli gett le braccia al collo. Dentro, in sala,
mentre eccitata e bellissima come sempre se lo mangiava
con gli occhi, fu una valanga di domande: voleva sapere,
voleva conoscere tutto degli ultimi mesi dell'amico; Luke
non faceva a tempo a finire di rispondere a un quesito che
subito lei lo pressava con un altro. Lo rimprover ripetuta-
mente per non averla avvisata del suo ritorno e intanto
continuava affettuosamente a rimpinzarlo di dolci.
Si convers poi anche di lei e ci signific, inevitabil-
mente, toccare l'argomento Richard. Ogni nota d'allegria si
spense allora nella voce della ragazza; dapprima riluttante,
ella accett alla fine di rispondere alle domande dell'amico.
Vedi, Luke - prov a spiegargli - talvolta non siamo
capaci di comprendere nemmeno cosa vive dentro noi stessi
e giochiamo allora solo con delle illusioni; ci si crede in un
modo e poi, tutto d'un tratto, ecco che invece si scopre d'es-
sere completamente diversi. Cos io un giorno ho scoperto
di non essere innamorata di Richard; anzi, di non esserlo
mai stata. Se a suo tempo avevo accettato di stare insieme a
lui doveva essere stato solo perch avevo bisogno di qual-
cuno che mi aiutasse a superare il difficile momento della
separazione di mamma e pap. E chiss, forse anche per
dimostrare qualcosa a me stessa: di essere cio importante
per qualcuno, di essere capace anch'io di dare qualcosa a

174
qualcuno. S, certo, mi sono subito affezionata moltissimo a
lui, e ho creduto di volergli bene veramente; quando poi
mancata Ann mi ci sono attaccata ancora di pi. Ma solo
perch - lho capito adesso - ormai mi restava soltanto lui.
Pensavo fosse amore; in realt io l'amavo solo per quello
che riusciva a darmi, e non per quello che egli era.
Poi, un giorno beh, s, con te posso parlarne. E' succes-
so durante un viaggio di studi ad Aberdeen. L per un caso
mi sono praticamente subito imbattuta in un ragazzo, Bill:
lui si offerto di farmi girare la citt, tenermi compagnia e
io ho accettato di buon grado, non conoscevo nessuno
laggi; e poi era simpatico. Cos ci siamo frequentati per
qualche giorno: il primo scambio di confidenze, le prime
premure, poi qualche malizioso e divertente dispetto reci-
proco e cos tra noi si velocemente accesa una passione
imprevista, e piena di emozioni mai provate prima. Ed
stato cos semplice, cos naturale finire s, insomma, an-
dare a letto con lui.
Vedi, Luke, soltanto al momento della ripartenza mi
sono resa conto di non avere mai pensato a Richard una so-
la volta in tutti quei giorni; tuffata in quella storia mera-
vigliosa, avevo persino dimenticato che esistesse.
Durante il viaggio di ritorno, riflettendo a fondo, ho
compreso allora quanto fosse inconsistente il nostro rap-
porto. Anzi, sul treno addirittura affiorato in me come un
senso di disprezzo verso di lui: Richard fondamentalmente
un debole, ha sempre accettato tutto passivamente,
qualunque cosa io facessi mi perdonava sempre. Bill, in-
vece, ha davvero personalit Sai, verr di nuovo qui tra

175
due giorni. Oh, mi piacerebbe proprio che tu lo conoscessi,
Luke!.
Quando lasci la casa il soldato aveva la testa affollata da
pensieri amareggiati. La cosa che pi lo irritava era quel
rimprovero di arrendevolezza rivolto all'amico; gli tor-
narono in mente tutte le volte in cui Richard si era sfogato
con lui circa il difficile carattere della ragazza: i suoi
improvvisi e ingiustificati scatti di nervi, le insensate
scenate che era solita piantare per un nonnulla, poich
voleva sempre avere ragione, sempre averla vinta, e guai a
contraddirla! Come pure la volta in cui gli aveva confidato
della voglia che di tanto in tanto lo prendeva di mollarle un
ceffone e di mandarla una volta per tutte al diavolo. Un
altro si sarebbe gi stancato di lei, credimi!, gli aveva detto
Richard; il quale per poi si era sempre trattenuto, perch
comprendeva che l'insofferenza di Isabel scaturiva da
vicende familiari che l'avevano fatta soffrire parecchio e
anche (e soprattutto) perch le voleva un bene pazzo. Lei
invece aveva scambiato per debolezza la sua pazienza Ma
lessere troppo comprensivi forse realmente una colpa; ad
ogni modo, ci ormai non aveva pi alcuna importanza.
Luke non ammetteva inoltre quel rifiuto ostinato da
parte della ragazza di incontrare Richard: spiegargli tutto,
dirgli di quella vacanza; glielo doveva, se non altro per
aiutarlo a farsene una ragione. Ma il senso di colpa per
averlo - seppure forse inconsapevolmente - ingannato tanto
a lungo e infine tradito (questo s coscientemente) che lei
aveva ammesso di provare nei suoi riguardi era tale da
impedirle di rivederlo e da costringerla ora a pregare lui,

176
Luke, a fare quello che pure ben sapeva toccava a ella
stessa: spiegare cio a Richard di non essere in fondo mai
stato niente per lei! Questa era vigliaccheria bella e buona!
E se Luke dopo un primo sdegnato no aveva infine accet-
tato, era stato esclusivamente per rispetto nei confronti
dellamico, perch aveva ritenuto necessario e giusto che, in
un modo o nell'altro, questi sapesse.
Aveva lasciato Isabel senza rimpianti, anzi alquanto
disgustato; adesso doveva pensare come dire il tutto a
Richard... Pazzesco, aveva fatto 8.000 miglia di volo per
recitare alla fine il ruolo del pietoso consolatore, lui, che
arrivava dritto dritto da un dramma autentico!
Chiam Richard al telefono nel primo pomeriggio;
l'amico si precipit immediatamente a casa sua, incredulo e
raggiante: anche lui non era stato preavvertito di quella
breve licenza. L'incontro, per, era destinato a guastarsi.
Luke esit a lungo ad entrare in argomento, gli sembrava
infatti brutale dovere interrompere la gioia dell'amico; ma
alla fine si decise.
Richard alle parole di Luke non cap pi nulla: prese a
maledire la ragazza, a urlare che la odiava e che non voleva
pi sentirne parlare, perch per lui adesso era come morta;
che se anzi gli fosse crepata l davanti non gliene sarebbe
importato nulla, non avrebbe mosso un dito! Poi per
esplose in lacrime: stretto nellabbraccio di Luke ripeteva
continuamente il nome di Isabel, chiedendole perch...

Durante i pochissimi giorni in cui si trattene a Green


Springs il marine fece di tutto per stare vicino allamico.

177
Riparlarono varie volte di quanto avvenuto, con pi calma
e distacco; ma ci che pi aiut a sedare un po' il dolore di
Richard furono le lunghe e silenziose uscite in mare che i
due vollero fare insieme su un 2 senza 11. Cos la sera in cui il
militare ripartiva alla volta, adesso, di Melfortville, laltro
nell'abbracciarlo forte gli disse: Luke, di tutti quanti io
conosco quello a cui tengo di pi sei sempre tu. Grazie della
tua meravigliosa amicizia!. E mentre Luke gli sorrideva
affettuosamente, Richard aggiunse: Ora corri da questa tua
Silvia. Lei ti sta aspettando. E, da quanto mi hai sempre
raccontato, io credo da tempo.

11 Imbarcazione di canottaggio a due vogatori (impugnanti


ciascuno un solo remo), priva di timoniere.

178
XXVI

Il treno procedeva spedito, mescolando a bordo mille storie


diverse.
Nello scompartimento numero 89 due signori di mezza
et sedevano di fronte a un giovane in divisa. Uno, piut-
tosto voluminoso, fumava un sigaro e teneva sulla punta del
naso un paio di mezzi occhiali attraverso i quali andava
immergendosi sempre pi nella lettura di un libro; l'altro,
pi distinto, esaminava un corposo incartamento e ogni
tanto lanciava un'occhiata indagatrice verso quel militare
dall'espressione cos avvilita.
Ignorandoli entrambi, Luke osservava il mondo al di l
del finestrino scivolargli veloce alle spalle, mentre intanto
scendeva la notte: Melfortville, ormai lontana, doveva es-
sere in quel momento gi tutta illuminata.
Sentiva il convoglio accelerare, correre via pi rapido,
quasi avesse una gran fretta di riportarlo a San Diego, dove
ad attenderlo cera un volo per Da Nang. Cap di odiarlo:
quel treno lo stava infatti strappando sempre pi da Silvia.

179
Povera ragazza, alla stazione di Daytona era scoppiata in
lacrime, mentre lui la guardava impotente dall'alto del
finestrino con un nodo alla gola; adesso, imprigionato in
quella carrozza, non trovava pace e ritornava continua-
mente da lei con il pensiero.
Silvia: nei suoi confronti aveva sempre provato un
trasporto tutto speciale, che un po troppo spicciamente
per aveva catalogato come puro affetto: le stilettate di
gelosia accusate ad esempio quando lei gli parlava di un
qualche suo caro amico avrebbero dovuto indurlo a so-
spettare che si trattava in realt di altra cosa; come, del
resto, era per la ragazza: Silvia era infatti silenziosamente
innamorata di lui sin dai giorni in cui si erano conosciuti a
Palm Beach (la bloccavano la sua timidezza e la grande
distanza che li separava). Ma, si sa, gli adolescenti maschi
generalmente non brillano per introspezione, n per
perspicacia. Lui era poi pure scivolato in un avvilente di-
sagio esistenziale e vicinissima cera invece la bella Isabel:
una via di fuga a portata di mano! Il Viet-Nam, se non altro,
gli aveva schiarito un po le idee...
Mentre il treno svolgeva inesorabile il proprio mestiere,
Luke rivisse - attimo per attimo - il troppo poco tempo
trascorso con lei.
Il primo giorno Il bus non attraversava la zona delle
fattorie sparpagliate ad est di Melfortville e lui era cos
dovuto scendere ad una fermata piuttosto lontana; cari-
catosi lo zaino sulle spalle, seguendo le indicazioni si era
incamminato quindi a piedi alla volta della tenuta della

180
famiglia Evans. Era per iniziato a piovigginare quasi
subito; inutile sporgere il pollice, sperando in un passaggio:
le poche auto che circolavano su quelle strade periferiche
tiravano tutte dritto. Evidentemente da quelle parti non
vedevano di buon occhio gli autostoppisti, tanto pi se in
divisa: i militari, a causa del Viet-Nam, non erano infatti
granch di moda di quei tempi. N commuoveva la pioggia.
Tuttavia, con una rumorosa frenata, alla fine un furgone
si era fermato. Alla guida dello sgangherato veicolo cera un
giovane capellone, magro da far spavento, che aveva esami-
nato il soldato attentamente prima di fargli segno di salire a
bordo; non gli aveva poi rivolto parola per tutto il tragitto,
ma se non altro lo aveva lasciato davanti alla casa degli
Evans.
Sebbene fosse trascorso del tempo dallultima volta in cui
si erano visti, i due giovani erano rientrati immediatamente
in sintonia. La seconda sera erano soli in casa, e parlavano,
parlavano instancabilmente come sempre.
Vuoi sapere se non provo orrore per avere ucciso
degli uomini. Vedi, Silvia, la guerra ti vieta il lusso di
rabbrividire troppo, di permettere alla coscienza di parlarti,
altrimenti finisci con limpazzire! Cos il pi delle volte
spari con la stessa facilit con la quale berresti un bicchiere
d'acqua, gi presentendo per quanto tremendo sar
dopo, al ritorno da laggi; quando cio, guardando in-
dietro con lanima di nuovo lucida, non si potr non pro-
vare spavento e vergogna per ci che si stati capaci di
fare!

181
Pensa infatti alla tua vita, Silvia: a tutti i tuoi pensieri e
desideri; all'immensit delle tue emozioni e dei tuoi
sentimenti; pensa insomma allinfinito e meraviglioso
mondo che c in te! E poi immagina di averne cancellati
tanti simili, d'un colpo e quasi con indifferenza: non ti
sentiresti un mostro? E proprio questo - un mostro - che io
ho paura di dovermi sentire poi, e per sempre!.
Lei lo ascoltava in silenzio, cercando di capire. E Luke
non le levava gli occhi di dosso mentre seguitava a spiegare:
i lunghi capelli biondi le scivolavano morbidi sulle spalle, e
il suo viso era reso ancora pi luminoso dal chiarore della
luna che filtrava attraverso la finestra. Era davvero bella!
Hai perduto molti compagni, vero?' - gli aveva chiesto
lei.
Ma lui stavolta non aveva risposto: la fissava incantato.
Luke , cosa c'?.
Silvia....
S, Luke?.
Le si era allora avvicinato pian piano. La ragazza lo
guardava come paralizzata ora l ad un solo passo da lei. Ed
era arrossita quando lui l'aveva circondata delicatamente
con le braccia: il cuore aveva cominciato a batterle forte nel
petto, Luke poteva sentirlo su di s.
Un timido sorriso d'imbarazzo era corso sulla bocca di
Silvia; ma lui le aveva sussurrato qualcosa all'orecchio, e
parlato poi a lungo con gli occhi. E lei aveva allora ceduto
all'abbraccio, il soldato sentiva il suo corpo delicato
abbandonarsi spontaneamente. L'aveva baciata a lungo con
passione, aveva colto voglioso il dolce nettare delle sue

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labbra tenere. Poi con delicatezza l'aveva presa in braccio e
adagiata sul letto; e avevano fatto l'amore, entrambi felici
come mai lo erano stati. Intorno a loro quella sera niente
aveva avuto pi importanza...
Il quarto giorno, quello della partenza, si era gi fatto
tremendamente tardi ma di Luke non vera pi traccia.
Mark (il fratello di Silvia) attendeva spazientito al volante,
con il motore gi acceso, mentre la ragazza lo cercava affan-
nosamente per tutta la fattoria. Poi il marine era finalmente
ricomparso.
Dove diavolo ti eri cacciato? - gli aveva gridato Mark -
Rischiamo di perdere lautobus!.
Lui aveva annuito con aria d'indifferenza. Senza fretta
era tornato nella camera che lo aveva ospitato per rac-
cogliere lo zaino gi pronto; salutati i signori Evans e
abbracciata forte la piccola Karen, alla fine era salito
sull'auto. Un ultimo cenno con la mano alla madre e alla
sorellina di Silvia affacciate alla finestra, poi via, lasciandosi
alle spalle quel posto che gli appariva immensamente
meraviglioso. E si era pentito allora di essere tornato per
tempo dalla piccola chiesa in cui aveva chiesto a non si sa
chi lass un po di conforto e qualche consiglio: magari di
perdere il bus e insieme il treno e l'aereo, di non fare cos
pi ritorno alla nave e fermarsi invece per sempre a
Melfortville. S, per un istante lo aveva sfiorato anche l'idea
di disertare
Mark aveva lasciato lui e la sorella alla fermata della
corriera ed era tornato indietro. Durante tutto il viaggio in

183
bus i due ragazzi si erano tenuti per mano ma non avevano
pi scambiato una sola parola; Silvia era molto mogia e a lui
aveva fatto un gran male vederla in quello stato: si sentiva
in colpa, perch era a causa sua che lei stava soffrendo.
Alla stazione di Daytona, allorch arrivarono, l'orologio
segnava le sedici; il treno sarebbe dovuto sopraggiungere di
l a pochi minuti. Entrambi avevano sperato segretamente
in un ritardo; e invece un momento dopo la voce metallica
e impietosa dell'altoparlante aveva annunciato che il rapido
diretto a San Diego era gi in arrivo al terzo binario. Ogni
cosa ha fine, si sa, ma sono sempre le cose pi belle a finire
per prime.
Con un fischio acuto il convoglio aveva poi lentamente
ripreso a muoversi; ferma immobile sulla banchina, lei lo
aveva guardato con gli occhi pieni di pianto andare piano
piano via. Torner presto! Te lo prometto, amore mio! - le
aveva gridato con voce strozzata Luke dal finestrino,
mentre il treno acquistava rapidamente velocit e la figura
della ragazza si rimpiccioliva sempre pi in lontananza, con
un braccio mestamente alzato in un segno di ultimo saluto.
Poi una curva, e anche quel puntino di colpo era sparito. Il
soldato si era lasciato allora cadere sul sedile e aveva
iniziato a piangere senza freno, giurando a s stesso che non
appena sarebbe tornato da quella terra maledetta avrebbe
trovato un lavoro - al diavolo luniversit! - e l'avrebbe
subito sposata. Perch aveva assolutamente bisogno di lei.

184
XXVII

Il giorno dopo il suo rientro alla base di Da Nang, Luke si


present nella baracca che fungeva da segreteria di terra
della Wisconsin per imbarcarsi sul primo elicottero diretto
alla nave.
Dolente, caporale - gli rispose un erculeo sergente di
colore dopo avere controllato un elenco - La sua unit l'al-
tro ieri stata trasferita d'urgenza a Khe Sanh per dare man
forte al 26 Reggimento della Quinta Divisione Marines,
assediato l dai nordvietnamiti.
Khe cosa?.
Khe Sanh, caporale: nella provincia di Quang Tri, alla
frontiera con il Laos. Da l la nostra artiglieria batteva la
pista di Ho Chi Minh 12 che passa poco oltre il confine, pro-
curando seri grattacapi ai rifornimenti del nemico; eviden-

12Sistema viario che si snodava dal Viet-Nam del Nord al Viet-Nam


del Sud attraverso i confinanti Laos e Cambogia, utilizzato dai
nordvietnamiti per fornire supporto logistico ai Viet-Cong. Gli
americani lo battezzarono con il nome dellallora presidente della
Repubblica Democratica del Viet-Nam del Nord, Ho Chi Minh.

185
temente quest'ultimo ha deciso di scrollarsi di dosso il
fastidio: da dieci giorni quattro divisioni nordvietnamite
assediano seimila dei nostri.
Immagino che su quel foglio ci sia scritto che devo
raggiungere l il mio reparto.
Esatto. Tra venti minuti un'altra squadriglia di
Chinook 13 tenter di arrivare a Khe Sanh. Le preparo il
foglio di imbarco.
"Mi scusi, sergente: ha detto tenter? .
Il poderoso sottufficiale squadr il giovane, poi scosse
leggermente il capo. Senti, figliolo, voglio essere franco
con te: le cose si stanno mettendo male, laggi. La vecchia
strada numero 9, la sola che conduca fin l, bloccata in
forze dal nemico; materiali e uomini possono cos giungere
a Khe Sanh solo per via aerea, ma non sono molti i velivoli
che riescono a superare indenni la contraerea nord-
vietnamita piazzatasi attorno alla nostra base.
In poche parole, signore, mi sta dicendo che se avr
fortuna riuscir a mettere piede a Khe Sanh, ma anche
che una volta laggi uscirne poi fuori sar alquanto pro-
blematico. Non cos?.
Pressappoco Mi spiace, davvero.
Presa l'autorizzazione che il sottufficiale gli prepar,
Luke si ricaric il pesante zaino in spalla e si avvi verso il
piazzale degli elicotteri con il cuore in tumulto. Ripensava
infatti a Silvia: al posto telefonico della base, dopo due ore
di estenuante coda, era finalmente riuscito a collegarsi con

13 Boeing CH-47 Chinook, elicottero pesante da trasporto.

186
l'altra riva dell'oceano e a scambiare con lei due rapidissime
parole, rese confuse dalla distanza enorme che adesso li
separava e dalla vociante ressa dei commilitoni che pre-
mevano alle sue spalle; ancora all'oscuro della nuova desti-
nazione, le aveva preannunciato il suo rientro di l a poco
sulla Wisconsin. E adesso non c'era pi il tempo per
richiamarla; eppure, in qualche modo, doveva avvisarla di
quell'inatteso cambiamento: ritorn di corsa alla baracca, si
fece dare un foglio di carta su cui butt due righe di parole
e poi supplic il sergente affinch le inviasse con tele-
gramma all'indirizzo indicatogli; rassicurato dal sottuf-
ficiale, ritorn quindi verso le piste cercando l'elicottero
assegnatogli.
Quota 881 Nord? - lesse il pilota sul documento
d'imbarco - Bene, caporale, noi atterriamo proprio l. Dob-
biamo scaricare del materiale e portarci via alcuni feriti.
881N: una delle varie colline che cingevano la valle di
Khe Sanh, al centro della quale sorgeva l'omonimo villaggio
e, vicino ad esso, la grande pista d'atterraggio costruita dai
marines. Le colline costituivano la chiave di volta della bat-
taglia in corso: sperando di ripetere quanto fatto contro i
francesi a Dien Bien Phu diciotto anni prima, i comunisti
tentavano di espugnarle allo scopo di sistemarvi le proprie
artiglierie e cos dallalto spazzare via la molesta base
americana.
Cedere i colli avrebbe significato la fine per i marines di
Khe Sanh: nessun aereo od elicottero avrebbe pi potuto
atterrare per recuperarli. Gi adesso non era facile riuscirvi,
come aveva detto a Luke il sergente di Da Nang: le batterie

187
contraeree sistemate intorno all'area contesa colpivano
infatti non pochi dei C-130 14 inviati a paracadutare mate-
riali agli assediati.
Nutrite raffiche di mitragliatrici pesanti diedero infatti il
benvenuto alla nuova squadriglia di Chinook che arrivava
dalla costa dopo alcune ore di volo sopra vaste e inestri-
cabili foreste. Due dei quattro velivoli vennero centrati dai
colpi dei comunisti, fortunatamente per non in parti vitali,
e l'intera formazione pot cos volare fino al punto presta-
bilito; qui essa si disciolse e ciascun elicottero punt verso il
proprio obiettivo.
Il mezzo contro il cui pavimento Luke e altri tre rincalzi
si erano appiattiti (diversi proiettili avevano poco prima
attraversato la carlinga da parte a parte) vol ancora per
circa mezzo miglio in direzione nord, per poi abbassarsi
bruscamente su uno slargo di un piccolo colle sfigurato
dalle esplosioni e della cui lussureggiante vegetazione di
quindici giorni prima rimaneva solo qualche mozzicone di
tronco bruciacchiato. L'altura, emaciata pure da uno zig-zag
di trincee, sembrava deserta, e anche nella giungla sot-
tostante pareva non esservi traccia di presenza umana.
Non appena per l'elicottero tocc il suolo, come sputate
dalla terra varie figure saltarono fuori dai camminamenti
accorrendo veloci verso il velivolo; a quell'accenno di mo-
vimento di colpo si risvegli un inferno sopito: prean-
nunciata da sibili sinistri, una pioggia di bombe di mortaio

14Lockheed C-130 Hercules, aereo militare quadrimotore utilizzato


per il trasporto o l'aviolancio di truppe e materiali.

188
si abbatt intorno allo spiazzo, sollevando colonne di terra e
sassi.
Fuori, presto! - url il pilota agli occupanti man-
tenendo al massimo il regime del motore, pronto a squa-
gliarsela non appena ultimate le operazioni previste.
Intanto anche i cecchini nordvietnamiti, nascosti sugli
alberi, entrarono in azione: i barellieri che procedevano a
fatica con i loro pesanti fardelli di feriti o di cadaveri chiusi
in sacchi di plastica grigia costituivano per essi un bersaglio
allettante. Il secondo pilota scaravent freneticamente gi
dal portellone le casse dei rifornimenti (i loro destinatari
avrebbero cercato di recuperarle - se non fossero state nel
frattempo colpite - pi tardi con il favore della notte),
mentre Luke e gli altri tre passeggeri schizzarono via veloci
alla ricerca, col cuore in gola, di un buco dentro cui buttarsi
in attesa che quel finimondo finisse.
La collina tremava, battuta dalle granate che cercavano
nel fumo l'elicottero stipato adesso di uomini feriti o gi
morti; il velivolo riusc per miracolosamente ad abban-
donare l'altura e a dileguarsi con il suo carico di sofferenza
in direzione della costa. Quando infine i barellieri (seguiti a
ruota dai nuovi arrivati) riuscirono a riportarsi nelle
trincee, le armi nordvietnamite si zittirono e la quiete torn
a stagnare nella zona.
Negli stretti alloggiamenti interrati Luke ritrov i propri
compagni; fin dal primo scambio di battute cap, se mai ci
fosse stato bisogno di conferme, che la situazione intorno a
Khe Sanh era estremamente critica. Fatto al suo superiore il
rapporto di rito, cerc quindi di riposare un po'; raggomi-

189
tolato su una brandina sconnessa allinterno del cunicolo
nel quale dovevano stare in quattro, simili ad acciughe in
scatola, Luke per la prima volta rimpianse la sua minuscola
cuccetta sulla Wisconsin. Nello scavo praticamente non fil-
trava aria ed egli faticava a recuperare ossigeno; la fioca
luce giallognola emanata da una piccola torcia elettrica ap-
pesa con lo spago ad un trave dava alla tana una sembianza
ancora pi scoraggiante. L'odore dei corpi che non conosce-
vano pi l'acqua da chiss quanti giorni poi era ripugnante.
La cosa pi insopportabile, l dentro come fuori, si rivelo
per l'umidit. Luke impazziva dalla sete, ma a causa delle
difficolt di rifornimento l'acqua scarseggiava e le razioni
erano state ridotte a un solo quarto di litro a testa al giorno:
ridicolo, con quel clima terrificante! Eppure doveva bastare
e seguendo il consiglio degli altri, nonostante la fortissima
tentazione, riusc a prendere sonno senza toccare la bor-
raccia.
Dopo vari giorni di relativa calma (solo al sopraggiungere
di un elicottero sulla collina riscoppiava brevemente il
putiferio), una notte Luke venne svegliato di soprassalto da
un boato terribile; mentre tutta la montagnola vibrava per
il susseguirsi delle esplosioni, si trascin fuori dal suo antro
tirandosi dietro lM16 e sporse cautamente la testa fuori
dal camminamento per cercare di capire cosa stesse ac-
cadendo.
Attorno schianti assordanti (Luke sentiva il cervello
traballargli violentemente), fumo e caos; il cielo buio av-
vampava per i bengala. Una delle salve di mortaio cadde
dentro una trincea dove serano pigiati cinque marines: non

190
ebbero scampo. Poi di colpo, cos come s'era accesa, la
tempesta di fuoco cess; ma per i poveretti asserragliati
nelle cicatrici del colle 881 la requie dur un paio di minuti
appena.
Infatti gi ai piedi della collina i comunisti saltarono
fuori dalla giungla a centinaia, lanciandosi urlanti verso i
reticolati. I vapori esalati dal terreno fradicio e il fumo
residuo degli scoppi si univano a una sottile pioggerellina
ad ostacolare la vista degli assediati; cos, mentre pesti e
doloranti i sopravvissuti al bombardamento saltavano fuori
dai ripari per prendere posizione, una serie di razzi
illuminanti venne lanciata alta nel cielo nel tentativo di
rendere pi visibile la minaccia.
Luke si catapult in una buca nella quale un M60 giaceva
abbandonato insieme a una cassa di munizioni; sistem
l'arma sul treppiede e la punt verso il basso, mentre a gran
voce faceva accorrere nella fossa una recluta per aiutarlo
nello scorrimento del nastro.
I bengala ricadevano a terra zigzagando lentamente e
spandendo sulla vallata un chiarore spettrale. Dabbasso i
reticolati erano stati seriamente danneggiati dal martel-
lamento appena conclusosi; tuttavia potevano ancora ral-
lentare un po' gli aggressori, che l avrebbero perso secondi
preziosi diventando estremamente vulnerabili. Anche la
salita ripida dava una mano ai marines trincerati su in cima.
Le armi degli americani cominciarono a scaricare gi una
grandine di piombo. Luke spazzava accuratamente il ter-
reno sotto di s, centimetro per centimetro; i bossoli zam-
pillavano veloci fuori dall'otturatore, spargendosi tutt'in-

191
torno alla buca, la quale intanto andava pian piano allagan-
dosi per via della pioggia.
I morti si accatastavano sul filo spinato, ma ad ogni
caduto ecco subito altri due farsi avanti: i nordvietnamiti
sembravano uno sciame di cavallette, i vuoti nelle loro file
venivano immediatamente colmati. Bisognava assoluta-
mente inchiodarli lungo quella linea, poich se avessero
superato i reticolati e raggiunto le trincee ogni marine si sa-
rebbe trovato addosso dieci di loro; per arrestare quellorda
sarebbe stato preziosissimo l'intervento dell'aviazione, ma
la foschia e le posizioni troppo ravvicinate rischiavano di
fare cadere il napalm anche sulle linee americane: preferi-
bile mille volte allora crepare per mano del nemico.
La battaglia si protrasse per l'intera notte, con le truppe
vietnamite intestarditesi ad espugnare a qualunque costo e
una volta per tutte quel colle maledetto. A pi riprese, in-
filandosi nelle ampie brecce ormai aperte nella cerchia dei
reticolati e scalando poi il pendio nel fango, i comunisti
riuscirono a portarsi a pochi metri dalle buche americane;
ma ogni volta, con la forza della disperazione, i marines li
ricacciarono indietro, costringendoli a ritentare un nuovo
sanguinosissimo e vano assalto.
Dalla sua posizione Luke manovrava senza posa la
mitragliatrice scagliando lunghe strisce incandescenti nel-
l'oscurit, l dove sapeva che stava salendo il nemico. Era
stremato, non sapeva quanto avrebbe ancora retto; dentro
di s lo sgomento di dovere alla fine farsi ammazzare per
una brulla, insignificante e schifosissima gobba di terra: gli
sembrava infatti chiaro che da un momento all'altro i nord-

192
vietnamiti l avrebbero sloggiati da quel poggio melmoso.
Molti avrebbero dovuto allora morire per riconquistarlo e
tanti altri poi per riperderlo nuovamente, in una incessante
partita senza senso.
Sulla collina era un susseguirsi incessante di fiammate,
detonazioni assordanti, crepitii e urla straziate; la pioggia
era aumentata di intensit, nei ripari praticamente ormai si
nuotava e gli scarponi non facevano pi presa sul fondo.
Con il dito cementato sul grilletto Luke continuava a spa-
rare con furia sulle ombre che si stagliavano nella nebbia,
contro la Morte che si approssimava, stramazzava nel fango
sotto i suoi colpi ma poi ricompariva due passi indietro, di
nuovo dritta in piedi, riprendendo ad avanzare inesorabil-
mente verso di lui.
Il pezzo sul quale era chino divorava avidamente uno
dopo l'altro i nastri dei proiettili; ma esorbitanti erano
quelle figure dai contorni confusi, tra i vapori simili a fan-
tasmi: alla fine non pot impedire ad alcune d'esse di av-
vicinarsi troppo e riuscire a lanciare un grappolo di granate
a mano un istante prima di venire falciate dal piombo ame-
ricano.
Ai margini della fossa la terra si sollev in aria pi volte,
in rapida successione. Luke avvert un bruciore improvviso:
abbass lo sguardo e all'altezza dell'addome vide la camicia
strappata e il sangue sgorgare veloce da una larga ferita.
Non sentiva dolore, ma le gambe sotto gli mancarono: senza
un lamento scivol lentamente verso il fondo della buca,
con gli occhi fissi e increduli sullo squarcio; rimase cos,
stupito, anche quando questo era ormai sparito alla vista,

193
affogato nella pozzanghera.
Non provava paura; solo, appunto, un grande senso di
meraviglia. Tutta l, la morte? Era quello il momento tanto
terribile che gli uomini temono per lintera vita? In realt
sentiva di non essere mai stato cos calmo e sereno come in
quel momento. Nel cuore solo una tenerissima nostalgia per
Silvia.
Dio, quanto sarebbe per stata meravigliosa la vita
insieme a lei! S, come sarebbe stato bello stringerla a s
nelle notti di pioggia, accarezzarla delicatamente, vegliare
sui suoi sogni sussurrandole tante dolci parole che lei non
avrebbe udito; e al suo risveglio perdersi dentro i suoi
splendidi occhi azzurri, nel mondo pulito che rispec-
chiavano...
Mentre la vista gli si annebbiava e un tiepido torpore
andava paralizzandolo, risent infine lo sciabordio armonico
dei remi mossi nelle acque blu di Green Springs insieme ai
suoi compagni: Richard, Paul, John

L'alba si lev grigia e fredda sui cadaveri sparsi a


centinaia per tutta la collina. L'assalto nordvietnamita non
aveva avuto esito: il colle, per il momento, restava ancora in
mano ai marines.
Mentre il nemico si leccava le ferite nella giungla, gli eli-
cotteri americani ripresero ad arrivare per recuperare i
feriti. Luke, assai grave, fu tra i primi ad essere trasferito.

194
XXVIII

Lettera di Silvia - 27 gennaio1968

Caro Luke,
ti sto scrivendo con l'unica penna che ha accettato di
mettersi in moto, poich qui fa un freddo cane e sta
praticamente gelando tutto.
Ora che sei partito riprender a studiare un po'. Penso di
farlo insieme ad Herlene: una ragazza simpatica, con una
loquela piuttosto abbondante; l'unico modo per parlarle di
farlo contemporaneamente a lei, perch se si aspetta che
abbia finito non si apre pi bocca per il resto della giornata
(un particolare di nessuna importanza: ha visto una tua
fotografia ed ha espresso pareri favorevoli; ma tu non
montarti la testa, la poverina ha lenti spesse cos!).
Qui inverno vero e proprio. L'aria pungente e bianca
e mi aspetto addirittura di vedere nevischiare da un
momento all'altro. Fuori tutto buio, ed io mi sento tanto
una piccola scrivana che siede malinconica alla fioca luce
della sua lampada. Mi sembra sia gi passato un secolo da
quando sei andato via. Quei giorni, anzi, mi pare quasi di

195
essermeli sognati. Ma sono felice, semplicemente perch tu
invece ci sei; lontano, ma ci sei. Anzi, tra pochi mesi sarai
di nuovo qui.
Sono state, queste senza te, giornate noiose, vivacizzate
solo di tanto in tanto dalla incipiente sordit di mia nonna
che oggi si scandalizzata quando mia madre ha proposto
quale rimedio per il mio po' di febbre di mettermi dei panni
freschi sulla fronte: lei aveva capito delle zolle 15
fresche.Vabb!
Ieri finalmente ti ho sentito al telefono. 16 Come altre
volte in passato c'era la gioia di sentirti e la sottile ansia di
trovarti cambiato. Ma questa volta era diverso, c'era anche
qualcosa di pi. Sai, mi piace parlarti e ascoltarti. E non sai
quello che ho provato quando prima di buttare gi mi hai
chiamata tesoro e mi hai fatto capire che mi consideri un
po' tua. Avrei allora voluto tanto averti vicino e strapazzarti
di coccole, farti il solletico, giocare con te; e mi viene il
magone se guardo questo squallido foglio di carta che
tutto ci che di me pu raggiungerti. E mi accorgo solo
adesso che non sono riuscita a dirti come ero felice quando
stavi vicino a me e mi sorridevi, e ti chinavi all'improvviso
per darmi un bacio; oppure mi prendevi per mano, o mi
allungavi una (sconveniente!) sculacciata entrando in
qualche negozio gi a Melfortville.

Panni: cloths; zolle: clods.


15

16Luke aveva telefonato a Silvia dopo il lungo viaggio di rientro a Da


Nang (cfr. capitolo precedente).

196
Anche a tanta distanza mi sento avvolta dalla tua
presenza, e sicura, perch so che ci sei tu, forte, accanto a
me; e nonostante questo a volte mi ispiri una tenerezza mai
sentita per nessuno.
Quando alla stazione di Daytona hai detto a quell'altro
soldato anche lui in partenza, quasi sottovoce, parlando di
me, la "mia ragazza", quel piccolo possessivo mi ha fatto
fare le capriole. Avrei voluto allora infilarmi nel tuo
taschino e strofinarti il naso sul cuore, e stare l, ferma, per
sempre con te.
Ti voglio bene. Non so esattamente quando
incominciato, n quanto durer. Comunque non m'importa
e non voglio pensarci. So solo che ogni sera mi addormento
con te e che al risveglio, al mattino, mi attraversi come un
lampo la mente ancora addormentata e riprendi veloce il
tuo posto. Se ti avessi qui ora mi farei vicina vicina a te e
starei in silenzio a guardarti, senza dir niente, accarez-
zandoti piano. E invece ....
Di quei quattro giorni volati via troppo velocemente, sai,
mi rimasta come una sensazione di stupore, di meraviglia,
di te e di me; un languore diffuso, un senso di irrequietezza,
di vuoto e di incompletezza. Devo rivederti, e presto...
Cosa mi attira in te? Tante cose, piccole e grandi. Mi
piaci perch ti stimo, perch sei sincero e razionale ma tieni
nel giusto conto i sentimenti; perch ti piace la Storia,
perch non vuoi avere ragione a tutti i costi, perch sei una
testa dura e una faccia tosta, ma soprattutto perch sei una
persona completa a cui voglio bene in molti modi. D, lo sai
che mi sono accorta di ripetere dei gesti tuoi?

197
Oh, Luke, sento che mi sta gi scappando la pazienza,
perci sbrigati a venire. Fai presto. Pi presto che puoi. E
abbi cura di te, ti prego. Un bacio sul tuo cuore, perch tu
non ti dimentichi di me, e perch l che voglio stare,
chiusa in te, in segreto, nei momenti tuoi pi difficili.
Ti penso. Ti amo.

Silvia

198
XXIX

La lettera di Silvia non raggiunse mai Luke; essa torn in-


dietro dalla Wisconsin con stampigliato sulla busta il tim-
bro Militare caduto nell'assolvimento del Patrio Dovere:
il caporale Luke Dohrow era infatti spirato all'ospedale mi-
litare americano di Da Nang dopo due giorni di agonia.
Quell'estate, stringendola forte sul cuore, l sulla spiaggia
in cui lei e Luke si erano conosciuti,17 la ragazza ancora non
riusciva a darsi pace e ripercorreva continuamente uno ad
uno tutti i momenti felici trascorsi insieme. E oggi, a venti
anni di distanza, ormai donna e madre, ella custodisce an-
cora gelosamente, come cosa tra le pi preziose, quel foglio
ingiallito dal tempo, tutto ci che resta del meraviglioso so-
gno di due ragazzi infrantosi contro la crudezza della vita.

17
La famiglia Evans era solita trascorrere le vacanze estive a Palm
Beach, dove anche Luke si era recato una volta facendo nelloccasione
conoscenza con la ragazza (cfr. capitolo II).

199
200
La tempesta segreta
del nuotatore

Sorprendono coloro che non pensano nullaltro che


accumulare denaro e propriet o che comunque nei loro
discorsi tradiscono la mancanza di ardenti inclinazioni, le sole
cose capaci di illuminare gli occhi e la vita di un uomo.

Il nuoto era la grande passione del ventisettenne


Scott Burnell, famoso e sponsorizzatissimo campione
australiano. Un anno prima dei Giochi Olimpici, per met-
tere insieme vacanze e utili allenamenti di corsa in quota,
egli vol alla volta della lontana Cortina dAmpezzo, dove
la notizia del suo arrivo si diffuse in un battibaleno: appena
due ore dopo, in hotel, un inviato del quotidiano provin-
ciale lo supplic di unintervista (Scott fra laltro parlava un
discreto italiano grazie ai nonni materni, originari delle
Marche). Lindomani il nuotatore sbuff dunque un po

201
quando trov la pagina dello sport dedicata invece per
intero a una rassegna fotografica su Manuel De Bon, un gio-
vane alpinista professionista morto sul K2 esattamente due
anni prima; lesse ad ogni modo quel servizio, rimanendo
alla fine colpito dal calore con cui la figura dello scalatore
veniva rievocata dalla consorte.
Con lauto messagli a disposizione dallalbergo, quella
sera cos si rec ad Alleghe allinaugurazione della mostra.
Apprezz molto le foto e alla fine decise di presentarsi alla
madrina dellevento, Sonia, la moglie dellalpinista (una
donna di ventisei anni davvero bella), allo scopo di sapere
qualcosa di pi sulle imprese di De Bon; lei, da parte sua, si
mostr interessata ai successi sportivi accennati dallo stra-
niero, ma presto altri ospiti reclamarono attenzione e allora
concordarono di proseguire la conversazione il pomeriggio
dopo davanti a un t nellalbergo di famiglia in cui ella la-
vorava.
La compagnia risult reciprocamente piacevole e cos i
due si rividero anche i pomeriggi successivi, trascorsi a
chiacchierare lungo le sponde del lago su cui si adagia Al-
leghe; prima, al mattino, lui si sfiancava nei boschi corren-
do o pedalando su una mountain-bike, lei sveltiva i tempi
delle sue incombenze amministrative in hotel (i genitori
furono lieti di vederla tornare finalmente a socializzare un
po dopo la tragica scomparsa di Manuel). Scott la trovava
sempre pi incantevole, avvertendo per un crescente
disagio nel rapportarsi con lei. Sonia deludeva invece le
aspettative da romanzetto rosa delle amiche quando le
domandavano di quel suo nuovo conoscente famoso e

202
fisicamente piuttosto provocante; ella comunque accolse
volentieri la richiesta del forestiero di fargli conoscere
qualche bel panorama dolomitico.
Un paio di giorni dopo si incontrarono dunque lungo la
strada che dal Passo Falzarego scende verso Cortina. Nei
pressi della baita Bai De Dones imboccarono un sentiero
che li condusse su al vasto complesso di postazioni appron-
tato dai soldati italiani nella Prima Guerra Mondiale, a
ridosso di un suggestivo gruppo di pilastri rocciosi (le
Cinque Torri, precis Sonia) lungo i quali si stavano
esercitando numerosi giovanissimi scalatori; da l ripresero
il cammino, salendo infine un lungo costone al termine del
quale arrivarono al pi antico rifugio delle Dolomiti, il
Nuvolau, appollaiato su unalta parete verticale che in basso
sfuma nel Passo Giau. Era una giornata magnifica e lo sce-
nario, intorno, mozzafiato: Scott ne rest estasiato. Quella
stata la prima parete scalata da Manuel - disse Sonia
indicando la Tofana di Rozes - Allepoca era poco pi di un
ragazzino!. Finirono col parlare della loro unione.
In tanti dicono che arrampicare da irresponsabili,
specialmente se si hanno moglie e figli - argomentava la
donna - Ma se il metro di giudizio il pericolo, allora forse
non dovrebbero mettere su famiglia nemmeno i poliziotti, i
pompieri, o gli operai di una raffineria che sanno di respi-
rare veleno ogni giorno Io so solo che prima o poi dob-
biamo lasciare questo mondo, e allora credo che fino a quel
giorno ognuno abbia il diritto di vivere pienamente, secon-
do il proprio cuore.
Ma non provavi apprensione per lui? - domand Scott.

203
Prima di sposarmi ho arrampicato anchio per un po e
quindi conosco i rischi che si corrono lass. In parete mi
obbligavano semplicemente a concentrarmi; tra le mura di
casa, nei panni nuovi della moglie in attesa, cominciarono
invece a crearmi ansia: s, avevo tanta paura per lui!.
Gli hai mai manifestato la tua preoccupazione? Magari
avrebbe smesso!.
Sonia guard lontano. Di Manuel lavevano conquistata
lentusiasmo che metteva nei suoi progetti, la voglia di
respirare la bellezza del mondo e la tenerezza che mal
mascherava sotto una baldanza un po bambinesca. Tutto
quanto laveva fatta innamorare di lui trovava tuttavia linfa
proprio in montagna. Se gli avessi fatto pesare la mia
inquietudine, s, credo che avrebbe rinunciato a scalare,
tornando allimpiego - che detestava - nella ditta di legnami
del padre; nel giro di qualche mese, per, si sarebbe spento,
e non sarebbe pi stato lui - spieg Sonia. Larmonia tra
loro si sarebbe allora infranta e avrebbero perduto comun-
que la loro immensa felicit. No, non dobbiamo permet-
tere alla paura di impedirci di vivere! - aggiunse.
Tenersi alla larga dalla sofferenza, ma cos non prendere
mai tra le mani nemmeno la gioia; non conoscere dunque il
loro sapore gi, un esistere senza per vivere. Mi
immagino Manuel come un uomo davvero felice - disse
Scott - Del resto, avendo te accanto, non poteva essere
diversamente.
Sonia gli sfior una mano con una delicata carezza. Sei
molto gentile, sorrise. Lui, invece, scivol dentro i suoi
bellissimi occhi verdi. E si perse.

204
Quella notte Scott non riusc a prendere sonno e il
mattino dopo non ebbe le energie (e tantomeno la testa) per
svolgere lallenamento in programma; tutti i suoi pensieri
correvano in una unica direzione: lei. Cosa diamine gli
stava accadendo? E soltanto un po di scombussolamento
dumore provocato dagli sforzi in quota, ripeteva a s
stesso per tranquillizzarsi. Inutilmente, perch la giornata si
rivel agitata, tutta vissuta nellattesa della sera quando
lavrebbe portata fuori a cena, come daccordo.
La nuova notte fu ancora peggiore. Il campione giur
allora che nei due giorni a venire, durante i quali non si
sarebbero visti per gli impegni di lei, avrebbe rimesso in
ordine le cose dentro di s, facendo appello alla ragionevo-
lezza e soprattutto confidando nella determinazione che
aveva fatto di lui un atleta eccezionale.
Cos al Lago di Fedaia, dove lei gli aveva dato appun-
tamento la domenica per raggiungere con la bidonvia il
Pian dei Fiacconi e poi da qui risalire a piedi la cresta ovest
della Marmolada (Sonia aveva insistito perch il re delle
piscine vivesse unesperienza semialpinistica), Scott si
present ostentando unaria distaccata. Ma gi durante
lascesa del ghiacciaio del Vernel, mentre lamica rideva
divertita dalla sua impacciata andatura sulla neve, quella
risolutezza si sbriciol miseramente e, per porre fine alla
sua lacerante tempesta segreta, fu pi volte sul punto di
fermarla e parlarle; lo blocc, ogni volta, la convinzione
che cos avrebbe rovinato tutto.
La via ferrata che li avrebbe poi guidati su fino a Punta
Penia, la vetta pi alta delle intere Dolomiti, si rivel lunga

205
e impegnativa: era nevicato copiosamente ancora in
primavera e cos il cavo di assicurazione a tratti scompariva
sotto spessi strati di neve indurita; affinch non scivolasse
gi dabbasso, Sonia indicava a Scott gli appoggi meno
ghiacciati. Sulla cima entrambi si abbandonarono ad una
lunga e silenziosa contemplazione delle meraviglie che li
circondavano; laustraliano non aveva mai visto tanta
bellezza, sia allorizzonte sia seduta accanto a s. Il
tormento lo ripigli poco pi tardi mentre la guardava
discendere davanti a lui, leggera e seducente, un altro tratto
ferrato e poi tutto il ghiacciaio della Marmolada. Bravo, te
la sei cavata bene con i ramponi! - gli disse lei quando
furono giunti in fondo.
Sul traballante cestello che li riportava gi al lago Sonia
inizi a nominare tutte le cime visibili, specificando com-
piaciuta quelle scalate da lei (questa volta non menzion
quelle di Manuel). Presto per esse terminarono e ciascuno
si immerse nei propri pensieri; in quellangusto spazio i loro
occhi non tardarono per ad incrociarsi e a guardarsi a
lungo, in silenzio. E poi poi accadde che lei lo baci, con
trasporto sincero. E lui visse un sogno: la strinse forte tra le
braccia, le avvicin le labbra allorecchio e sussurrando le
apr il suo cuore. Mille inattese e dolcissime parole riem-
pirono cos lanima di Sonia. Scott sinterruppe soltanto
quando si rese conto che lei singhiozzava, per poi abban-
donarsi al pianto sul suo petto; le asciug le lacrime con
baci delicati, finch uno scossone annunci che erano
giunti a fine corsa.

206
Sonia lo guard con aria smarrita; poi per si scosse,
prese il suo zaino e inizi a indietreggiare lentamente senza
staccare lo sguardo da quello di Scott. Quando fu sicura che
non potevano pi toccarsi lun laltra gli regal un lungo,
triste sorriso; quindi, di nuovo in lacrime, fugg verso la
propria auto senza voltarsi indietro. Il campione cap che
non lavrebbe rivista mai pi; il giorno dopo lasci ango-
sciato Cortina, anticipando il rientro a Melbourne.
Sonia si era realmente invaghita di quel bel nuotatore dal
temperamento sensibile. Una storia con lui era per senza
speranza (di l a qualche giorno continenti e oceani li
avrebbero infatti separati) e perci si era risolta a celare i
sussulti del suo cuore. Sulla cabinovia quel lungo leggersi
negli occhi aveva per smascherato entrambi. La paura
non deve impedirci di vivere, si era ricordata di aver detto;
e cos aveva anchella abbandonato la sua lotta nascosta,
bench sapesse che a quegli attimi di estrema gioia sarebbe
seguito un nuovo grande vuoto. Ma nel rivelarle i propri
sentimenti Scott aveva espresso (con le stesse parole!)
alcune cose che aveva detto anche Manuel allorch le si era
dichiarato sulla vetta del Civetta; ci aveva risvegliato di
colpo in Sonia, fortissima, la mancanza del marito,
facendole capire di non potersi ancora donare totalmente a
un nuovo amore.
Lestate successiva, con la forza che d la rabbia, Scott
conquist loro olimpico. Nella miriade di e-mail di con-
gratulazioni ricevute un particolare mittente gli provoc un
tuffo al cuore; solo un paio di righe di circostanza sulla sua
vittoria, poi in chiusura: Mio Scott, custodisco con gelosia

207
il ricordo di te in un angolo del mio cuore. Sii felice. Addio,
Sonia.
Grazie Per tutto!, rispose latleta. Grazie per gli
istanti di paradiso, ma pure per le pene di prima e dopo, che
lei gli aveva fatto conoscere; grazie per la meraviglia per il
mondo che gli aveva fatto provare sulle cime. Si, grazie per
tutto quanto lo aveva acceso dentro e lo aveva fatto sentire
davvero vivo. Sonia cap, e sorrise.
Non avrebbero poi avuto mai pi notizie lun dellaltra.
Entrambi sapevano, per, che un filo invisibile avrebbe
tenuto legate le loro anime per sempre.

208
Il messaggio del vento

Ma che senso ha? - domandano in tanti - Oltretutto


pericolosissimo!.
In effetti, scrutando una cima, cos che in alcuni
accende il desiderio di mettersi in marcia e salire, fino a
raggiungerla? Forse un senso di ribellione allirrilevanza
delluomo, che la grandiosit senza tempo della montagna
ci sbatte brutalmente in faccia, e dunque il bisogno di
riaffermare s stessi conquistandone la vetta? Chiss!
A me, comunque, interessa poco analizzare le pulsioni
recondite che muovono gli scalatori; per certo so solamente
che, quando da un picco contemplo quanto pi mi
concesso del mondo, io provo uno stupore che mi leva il
respiro e che desidero soltanto riempirmi, attraverso gli oc-
chi, di quella incomparabile Bellezza. E, come motivazione,
tanto mi basta.
In alto, i brutti pensieri scompaiono dalla mente e le
futilit umane, per un po, diventano lontanissime - provo
a spiegare a chi mi domanda - Lass esistono solo silenzio

209
e senso di pace!. Mah, forse sono anche una certa sfiducia
negli uomini e il bisogno di qualcosa di pulito a creare
lalpinista
Sensazioni sicuramente uniche, ma resta il fatto - mi
ribattono puntualmente - che comportano fatica e rischi
sproporzionati!. Beh, senza sete davventura luomo sareb-
be ancora confinato in una caverna; e comunque attorno a
noi la morte si annida ovunque: dobbiamo forse allora schi-
vare qualsiasi cosa, evitare insomma di vivere?
Anche in montagna limportante avere consapevolezza
dei propri limiti, entro i quali ciascuno pu poi trovare il
proprio Everest che, indipendentemente dalla sua quota,
avr pari dignit e fascino della pi grandiosa vetta himala-
yana, se conquistato con il cuore.
Quello di Valerio - il mio nuovo, giovane amico con cui
ho preso ad andare di tanto in tanto su per creste - stato
fantastico. O almeno cos gli era parso, al principio.

***
La via normale alla vetta del Monviso, lungo la parete
sud, tecnicamente poco difficoltosa; ciononostante piut-
tosto pericolosa: ci si inerpica su sfasciumi di roccia, il ter-
reno spesso si frantuma sotto gli scarponi e la minaccia di
una pioggia di sassi dallalto continua in parecchi sono
volati gi!
Pur avendo toccato cime pi complicate, nella testa di
Valerio il Monviso era tuttavia diventato La Montagna:
non tanto per la sua perfetta e solitaria forma triangolare,

210
quanto perch intoppi dogni genere lo avevano obbligato a
rinviarne la salita numerose volte. Cos quel gigante di
quasi quattromila metri era divenuto per lui una specie di
miraggio; ed ora che - approfittando di un fine novembre
insolitamente caldo (non molta ancora la neve caduta) - era
finalmente arrivato lass, si sentiva appagato come non
mai.
Seduti sotto la grande croce di vetta, lui e il suo com-
pagno di cordata Alberto contemplarono a lungo - in
silenzio - i maestosi ed innevati massicci dei Monti Bianco
e Rosa ed il Cervino, lontani ma nitidissimi in quella ma-
gnifica giornata di sole, e - dabbasso - la pianura padana,
che si spandeva a perdita docchio: uno spettacolo simile
davvero capace di impedire al cuore di provare ancora sen-
timenti dinvidia.

La religione loppio dei popoli, sosteneva un illustre


filosofo tedesco.
Certamente, se inculcata - distorta - in menti rozze, essa
pu fermare (o riportare) lUomo allet della pietra. E tra-
mutare Koban - una tranquilla citt siriana al confine con
la Turchia - in un ammasso di macerie; ma pur oramai cos
ridotta, i suoi abitanti curdi non intendevano affatto ce-
derla agli invasati miliziani del cosiddetto Califfato che
lavevano - appunto - presa dassalto: si combatteva dunque
ferocemente attorno ad ogni spettro di casa.
Come molte altre ragazze anche Esirn, messi da parte i
libri e i suoi sogni da ventenne, aveva imbracciato un
kalanikov per difendere la citt (entrando cos in un incu-

211
bo di scoppi, urla straziate e insonnia perenne). Gli aggres-
sori avevano parecchia paura di quelle giovani: primitivi
comerano, credevano infatti che la morte per mano di una
donna li avrebbe condannati a bruciare allinferno per
leternit.
Ma in quellincerto mattino era invece il destino di
Esirn a farsi fosco. Nella loro lenta avanzata gli uomini in
nero avevano infatti isolato il suo trinceramento ricavato
tra le travi di una palazzina venuta gi; Kamar, il suo com-
pagno di postazione, le giaceva accanto con gli occhi
sbarrati, centrato da un colpo in piena fronte, e quelli
adesso - con circospezione, ma inesorabilmente - si
avvicinavano a lei.
La ragazza aveva una discreta mira e mentre i nemici
strisciavano tra le rovine riusc a consegnarne un paio al
loro diavolo. Con tanti auguri! Ma sapeva bene che di l a
poco gli altri le sarebbero stati addosso e che nessun roman-
zesco soccorso sarebbe mai potuto giungere in tempo.
Dentro di lei la disperazione crebbe; il cuore prese a bat-
terle in maniera forsennata, mentre le lacrime le scorre-
vano lungo il viso: non voleva morire, soprattutto adesso
che - proprio nel mezzo di quelle cruente battaglie - aveva
conosciuto, improvviso e inatteso, il sentimento pi bello.
Quando laveva incontrato per la prima volta, dentro un
umido scantinato elevato al rango di sala-comando, quel
giovane spuntato l dal nulla laveva subito disorientata;
alcuni giorni di grande e sconosciuto trambusto interiore,
poi eccola stretta forte a lui, raggiante: perch - incredibile
a dirsi - la medesima cosa era accaduta alluomo! Era stato

212
amore totale; poi lui aveva dovuto lasciare Koban, giuran-
dole per di tornare quanto prima
No, non voleva morire; ma oramai doveva, in ogni
caso: se fosse stata presa viva i jihadisti, comera loro abitu-
dine, ne avrebbero fatto una schiava sessuale (e senzaltro
pure molto contesa, data la sua avvenenza). Estrasse quindi
dal kalanikov il caricatore - lultimo rimastole - per
contare i proiettili residui; quattro. Daccordo, Esirn,
daccordo, disse a s stessa mentre si asciugava il volto
dal pianto.
E dunque pam, pam (beccato un altro bastardo,
bene!) e pam. Poi, inspirando forte pi e pi volte,
radun tutto il proprio coraggio, chiuse i suoi luminosi
occhi neri e preg Allah di assolverla dai peccati commessi,
i genitori e le due sorelle maggiori di perdonarle il suo ca-
rattere ribelle e infine il suo ora lontano amore per non
avergli potuto dare tutto quanto ella desiderava offrirgli.
Da lass veglier sempre su di te: che tu possa vivere una
vita felice!, sussurr nel vento che si era intanto alzato e
che un istante dopo volt bruscamente senso, correndo
verso nord.
Dopodich, respingendo con rabbia i successivi pensieri
che gi cercavano di dissuaderla, si punt la canna del
fucile mitragliatore sotto il mento e fece subito fuoco.
Lultimo pam.

Valerio guard lorologio: era ora di scendere, anche per-


ch il giorno seguente sarebbe dovuto partire di primis-
simo mattino da Crissolo per rientrare a Milano e avere il

213
tempo di preparare, prima del volo serale per Istanbul, il
bagaglio e le attrezzature necessarie per la nuova serie di
servizi sulla guerra in Siria che lagenzia di stampa per cui
lavorava gli aveva alla fine accordato; il giornalista, bussan-
dogli continuamente alla porta, aveva infatti preso per stan-
chezza il direttore, che dal canto suo sotto sotto non
sputava su un possibile bis del successo internazionalmente
riscosso dai reportages realizzati da quel suo giovane col-
laboratore durante le cinque settimane in cui era gi stato
laggi.
Stavolta per Valerio - segretamente - smaniava di
scappare dalla noia della redazione non per la sua passione
di raccontare dal vivo il mondo al mondo, quanto per
potere riabbracciare la fiera ragazza per la quale aveva
perso il sonno quando era avventurosamente arrivato nella
Stalingrado del XXI secolo: Koban.
Le loro esistenze si erano incrociate durante un rapido
briefing sotterraneo con i comandanti curdi mentre sopra,
in strada, piovevano granate di mortaio; bisognava con-
cordare le modalit con cui il giornalista avrebbe affiancato
i combattenti peshmerga per documentarne la tenace resi-
stenza e Esirn gli era stata presentata come sua guida: sep-
pure segnato dalla stanchezza e incipriato di fumo, quel
bellissimo viso gli aveva tolto il fiato; il taglio maschile
della divisa mimetica non riusciva poi a nascondere la figu-
ra armoniosa (e decisamente provocante) della ragazza, lun-
go la cui schiena dondolava una lunga treccia castana.
Tre giorni prima della conquista del Re di Pietra (come
anche viene chiamato il Monte Viso) il reporter era riuscito

214
a parlarle di nuovo grazie sempre al telefono satellitare di
Olaf, un collega norvegese attivo in quel periodo a Koban,
tirando cos lennesimo sospiro di sollievo: lei stava bene!
Non le aveva per detto che era in procinto di mantenere la
propria promessa: voleva infatti farle una sorpresa, per poi
riprovare a persuaderla (impresa che per gi sapeva impos-
sibile fintantoch i giannizzeri neri non si fossero ritirati) a
lasciarsi alle spalle quegli orrori e a seguirlo in Italia, e ini-
ziare qui una nuova esistenza; anche perch era chiaro che
sarebbe stato tuttaltro che facile per lui tornare in Siria una
terza volta, e che la lontananza - inevitabilmente - avrebbe
alla fine slegato le loro vite.
In effetti cominciare quella storia era stato assurdo! Ma
secondo Valerio come le emozioni regalate da una vetta
meritano qualche rischio, cos per un momento damore
vero pu valer la pena di dovere poi soffrire molto. La vita
come il mare, chi ha paura di navigare rimane sulla riva a
guardare l'orizzonte... e tutto rimane un sogno, aveva letto
da qualche parte.
Desiderava infatti vivere. Ogni singolo attimo. Piena-
mente, semplicemente.
S, era ormai ora di lasciare la cima. Valerio ripose la
borraccia e i resti della veloce colazione dentro lo zaino,
che richiuse con cura e si caric poi sulle spalle. Nel frat-
tempo da sud-est era arrivato un vento teso e freddo.
Speriamo non rinforzi, si augur lalpinista che non desi-
derava certo complicazioni ad una discesa gi di per s stes-
sa delicata; poi come ultima cosa, tolti un attimo i guanti, si
mise a regolare la cinghietta del casco (durante la salita

215
laveva sentita un po lasca), quando qualcosa lo distolse
per da quelloperazione: ad un tratto, nella fastidiosa cor-
rente daria che andava gi gelandogli le mani, al giovane
era infatti sembrato di sentire delle vibrazioni, delle parole
quasi, non intelligibili e che per gli misero dentro una
certa inquietudine. Boh!, pens dopo un po mentre si
decideva - sempre turbato - a rimettere casco e guanti.
In quello stesso momento fu investito da una raffica pi
violenta; respirandola Valerio avvert uno strano sapore
salato, che ricordava quello delle gocce di pianto. E di colpo
il suo cuore intu, e venne devastato!
Da parte sua, cos come sera palesato, il vento improv-
visamente cess.
Un paio di metri pi in l Alberto aveva intanto appena
finito di rifilare la corda; girandosi quindi verso Valerio
per passargliene un capo da legare allimbragatura, vide che
questi aveva smesso di prepararsi alla discesa: se ne stava in-
fatti dritto immobile sui ramponi, con gli occhi spersi
sullorizzonte, bianco in volto.
Ehi, amico, qualcosa non va?.
Ma il compagno sembrava non udirlo.
Valerio, tutto bene? - gli ripet gridando Alberto.
Il vento - farfugli infine quello - Il vento mi ha
detto che lei non c pi!.
Il vento cosa? Ma che cavolo ti sei fumato? E poi lei
chi?- sbott laltro, che nulla sapeva di Esirn.
Un breve silenzio. Poi, voltandosi, Valerio gli rispose tra
le lacrime: Un angelo!.

216
Alberto fiut che quella discesa sarebbe stata straordina-
riamente difficile

Avuta da Olaf quella stessa sera la tremenda conferma,


Valerio non si rec pi allaeroporto. Due giorni dopo, tra
la sorpresa generale, comparve - stralunato - in redazione;
al suo capo disse soltanto mi licenzio e spar.
Cambi mestiere, e con esso citt e conoscenze.
Pian piano riprese a fare progetti; ma qualsiasi passo
intraprendesse - o nuova montagna affrontasse - Valerio
aveva sempre la sensazione, forte, che qualcuno, seppure da
molto lontano, lo assistesse. Come un angelo custode.
Lui sapeva bene chi. Ed ogni volta un sorriso grato e
insieme malinconico si dipingeva sul suo volto.

***
E pressappoco questa la storia del mio nuovo amico.
Per la cronaca, il 26 gennaio 2015 le ultime soldataglie
del famigerato Stato Islamico si ritirarono - sconfitte - da
Koban.

217
Passaggio in India
Parte Prima 18
Sul treno dei Maharaja

Welcome, Madam; welcome, Sir - l'ossequioso saluto


con tanto di inchino di Anil: livrea rossa e turbante color
arancio, baffetti ottocenteschi che di colpo ripiegano
all'ins verso due occhi scuri e vispi come solo quelli degli
indiani sanno essere, il giovane inserviente dalle cortesi
maniere degne del pi stereotipato maggiordomo inglese ci
aiuta a salire sulla carrozza n. 17 dell'Orient Express
indiano, il Palace on Wheels, detto anche Treno dei
Maharaja.
Composto dalle vetture un tempo appartenute ai ricchi
maharaja, il treno - oggi di propriet statale - lascer tra
poco la buia e periferica stazione di Delhi-Cantonment alla
volta del Rajasthan, mitica regione nord-occidentale di
questIndia cos piena di contrasti, tentando di far rivivere
ai suoi ospiti latmosfera di un'epoca, quella dei
Grandi-Re appunto (Maha: grande; Raja: re), ormai

18
Pubblicata marted 2 gennaio 1990 sul Corriere Mercantile,
storico quotidiano genovese.

218
tramontata per sempre. E nella nostra carrozza, costruita
nel 1913 (il vagone pi antico risale invece al 1898, il pi
recente al 1937) ed appartenuta agli ultimi Principi di
Jaipur, respiriamo quell'atmosfera.
Le quattro piccole cabine, con due cuccette sovrapposte
ciascuna (taluni vagoni ospitano poi anche scompartimenti
da quattro cuccette, per complessivi centodue posti-letto) e
la saletta-ritrovo in cui al mattino verr servita la colazione
sono in puro legno di tek; melodie indiane cantilenate da
piccoli altoparlanti e luci soffuse conducono il cuore a
delicate emozioni. Due piccoli, semplici bagni e uno stan-
zino di servizio riservato ad Anil e al suo sottordine, Azif,
completano il vagone. Ovunque, appesi al soffitto, i ventila-
tori ingaggiano poi la loro ardua lotta contro l'afoso caldo
indiano.
Il criterio con cui vennero varate allepoca tali carrozze
salta presto all'occhio: preceduti da un altro convoglio
zeppo di bauli, servit, consorti e cortigiani, i Raja usavano
viaggiare senza troppi impicci; perci i vagoni, sebbene
parzialmente ristrutturati, sono davvero avari di spazio per
i bagagli dei loro passeggeri. Inoltre non sono inter-
comunicanti e quindi per cambiare carrozza o usufruire dei
servizi offerti dalle vetture-ristorante o da quella con bar,
libreria e sala panoramica bisogna attendere che il treno
compia una sosta per approvvigionarsi di acqua e carbone.
Le due locomotive, anch'esse ornate di fregi e deco-
razioni, sono invece del secondo dopoguerra; ma il fatto
che non possano in pratica mai venire spente (per tornare
in pressione occorrerebbero infatti due giorni) le ha

219
consumate a tal punto che, in quanto a vetust, non
sfigurano affatto al fianco dei folcloristici vagoni, oggi tutti
ridipinti color avorio.
Dopo aver dato tempo ai suoi ospiti di apprezzare la
cucina di bordo sulle due suggestive carrozze-ristorante, il
treno con un lungo fischio spezza il profondo silenzio della
sera indiana annunciando la propria partenza per Jaipur,
capitale del Rajasthan, terra aspra e romantica in cui si
incarnano il mistero ed il fascino dellIndia.
Dopo averla attraversata tre anni or sono ci siamo
convinti che, se esiste un inferno, quello senzaltro Cal-
cutta; doloroso, per, dover poi constatare quanto il resto
dellIndia le somigli: anche Jaipur non sfugge alla triste
regola. Essa una delle poche citt del Paese che concentri
in s pi di un milione di anime (il settantacinque per cento
degli oltre ottocento milioni di indiani, infatti, vive ancora
nelle campagne) e, come altrove in India, la vita dei suoi
abitanti si svolge nelle strade, tramutate cos in bolge dan-
tesche.
Sul marciapiede lo sterminato esercito dei senza-tetto
dorme, si lava, si nutre mendicando, tra le immondizie, il
fango, gli escrementi propri e delle bestie con cui condivide
serenamente un fazzoletto di selciato, del tutto incurante
della giungla di gambe che sopra vortica frenetica ed indif-
ferente; lambito ovunque da una stagnante fogna a cielo
aperto, il marciapiede anche il luogo in cui schiere di
calzolai, lustrascarpe, barbieri, riparatori di biciclette e frig-
gitori di ogni sorta di cosa possa venire cotta improvvisano

220
la propria bottega e tentano disperatamente di sbarcare il
lunario quotidiano.
Anche i veri negozi si spalancano completamente sulla
strada, ingoiati e rovistati dalla fiumana umana riversata
per le vie e nella quale praticamente impossibile farsi stra-
da, assaliti da torme di questuanti, lebbrosi, storpi che
neanche la fantasia pi torbida sarebbe capace di partorire,
e sempre inseguiti da quel caratteristico, orientale odore di
fritto e di spezie che avvolge ed impregna ogni cosa di s.
Su questo fervere di attivit minute, su un tale sconfinato
e tragico mare di povert operosa fanno ad un tratto ca-
polino le grandiose meraviglie del passato, verso le quali il
raccapriccio circostante consuma s stesso del tutto indif-
ferente. Imponendosi per di lasciare da parte la prima, ter-
ribile ma non del tutto corretta impressione che dellIndia
si riceve per tentare di afferrare la vera essenza di questo
Paese ripercorrendone a ritroso nel tempo la Storia, non ci
si pu allora non abbandonare alla estasiata contemplazione
di ci che di meraviglioso questo popolo stato capace di
realizzare.
La cittadella della Citta Rosa (cos Jaipur viene chia-
mata per via dellarenaria rosa con la quale fu edificata e
della tinta del medesimo colore con cui venne rinnovata
nel 1883 in occasione della visita del principe Alberto,
consorte della regina Vittoria) un autentico gioiello di
architettura: un delicato intreccio di colonne, archi, balconi
traforati, piccole torri, cupole, tutto magistralmente rias-
sunto nel palazzo-simbolo di questa citt, lHawa-Mahal
(Palazzo dei Venti): un alveare di strane finestre alto cinque

221
piani, dal quale regine e dame di corte potevano spiare la
vita delle strade senza pericolo di essere viste, e attraverso
le cui fenditure il vento sibila stranamente.
Ammirato stupore si prova poi nellaggirarsi allinterno
del Jantar-Mantar, un insieme di curiose costruzioni dalle
pi disparate forme geometriche e di strette scale che si
allungano misteriosamente verso il cielo, apparentemente
distribuite senza alcuna logica: si tratta in realt di un
avanzatissimo osservatorio astronomico edificato dal
re-astronomo Sawai Jai Singh II, fondatore nel 1728 della
stessa Jaipur e politicamente tanto abile da rendersi indi-
pendente dallimperatore moghl di Delhi (i leggendari
Moghl, mongoli convertitisi allislamismo, si impadro-
nirono dellIndia nel XVI secolo e per oltre trecento anni
- fino cio alla sottomissione inglese - la guidarono nello
sviluppo di una straordinaria civilt).
Su una torre, lontano, innalzata ancora la variopinta
bandiera di un potente regno ormai seppellito dalla Storia;
sventola con orgoglio sullala della cittadella (City Palace)
che la locale ex famiglia reale riuscita a preservare dai
democratici marosi della nuova Unione Indiana (sorta nel
1947 dallindipendenza dal colonizzatore britannico), la
quale ha progressivamente spogliato dei loro poteri politici
e privilegi finanziari gli antichi Signori rajput che succes-
sivamente allinvasione degli Ariani (di cui costituivano la
classe guerriera) avevano frantumato la regione in una mi-
riade di principati sprezzanti del potere centrale e spesso in
lotta fra loro. Cos molte dinastie, non avendo pi la possi-
bilit di mantenere le proprie enormi propriet e chia-

222
mate infine a pagare anche forti tasse di successione in
seguito allabolizione del diritto di primogenitura, si sono
viste costrette a cedere ogni cosa allo Stato e a dissolversi di
colpo nel nulla dopo secoli di orgoglio e gloria; solo i Raja
pi potenti e intraprendenti, tramutando le loro sontuose
regge in hotel di lusso o riciclandosi come politici in
qualche partito della nuova India democratica, sono riusciti
in qualche modo a non farsi gettare, per cos dire, sulla
strada.
La leggendaria et doro dei maharaja dunque tramon-
tata per sempre ed appartiene ormai solo alla Storia. Celebri
pi per le loro ricchezze e stravaganze che per gli atti di
ottimo governo di cui pure tanti fra essi si resero protago-
nisti, i maharaja discendevano, come si detto, dallantica
casta guerriera ind dei rajput (Figli di Re). Similmente
ai nostri cavalieri medioevali, i rajput obbedivano ad un
ferreo codice donore: sentimento di giustizia, coraggio, fe-
delt e generosit erano gli attributi di ogni nobiluomo;
vilt e tradimento della parola data comportavano invece
eterno disonore. Amavano i lussi e le galanterie. Si trastul-
lavano nei tornei. Ma allumiliazione della sconfitta preferi-
vano la morte sul campo di battaglia.
Echi di tali tempi lontani riecheggiano tra le rovine della
leggendaria citt di Chittorgarh, posta lungo la strada che
da Jaipur conduce ad Udaipur. Simbolo della resistenza
degli ind contro linvasore islamico, la sua storia stata
scritta col sangue e narra tra laltro della regina Padmini,
bellissima, il cui volto riflesso nello stagno dagli specchi di
una torre (sacrilegio era scorgerla direttamente!) radunava

223
barche di spasimanti.
Di lei si invagh anche limperatore di Delhi, il mus-
sulmano Alaud-Din Khalji, che, respinto, la pretese con la
forza delle armi. Quando la citt fu sul punto di cadere le
donne, tra cui Padmini, si immolarono sul rogo: gli uomini,
re in testa, indossarono allora sopra le armature la veste
nuziale color zafferano e si scagliarono sul nemico senza
accettare la resa. Correva lanno 1303. Due secoli pi tardi,
sotto lurto di un nuovo irresistibile assalto islamico, furono
ben tredicimila - secondo la tradizione - le donne che si
fecero sati gettandosi nel fuoco; e trentaduemila i soldati
che preferirono essere sterminati...
Proseguendo verso Udaipur la terra si fa pi secca; la
polvere sollevata dallo sferragliare assordante del treno ci
precipita addosso e invade linterno dei vagoni attraverso i
finestrini aperti dai quali, imbiancati e tossicchianti, cer-
chiamo di godere dello spettacolo che ci scivola veloce sotto
gli occhi. Qua e l, sulluniforme verde sbiadito che si al-
lunga senza orizzonte, improvvise fiammate di colore;
scopriamo cos che non mera leggenda ci per cui il
Rajasthan va famoso: abbagliano realmente i colori, miste-
riosamente fosforescenti, dei sari che avvolgono le
contadine chine sulle zolle o ciondolanti appresso alle
mandrie al pascolo, tutte ingioiellate da capo a piedi come
principesse a dispetto della umile fatica. Il fischio ossessivo
delle locomotive le distoglie per un momento dal loro
compito mentre gli uomini, col capo protetto dal sole
cocente da bianchi turbanti, ci salutano con un cenno ed i
bimbi schizzano in piedi correndo festanti verso il treno. Le

224
bambine, poi, si muovono delicatamente fra i campi nelle
loro vesti variopinte, gi piene di grazia femminile, anche
loro ornate dargento ai polsi e alle caviglie e con il puntino
rosso della "saggezza" dipinto tra le nere sopracciglia.
A tratti quella avara campagna viene ricoperta da una
erbetta soffice che trasforma allora la secca distesa in un
elegantissimo prato allinglese in cui, sparse, strane piante
spinose fuoriescono come da aiuole, tracciando i confini dei
campi.
Udaipur, fondata nel 1599 da Udai Singh, a ragione
celebrata come la citt pi romantica di tutta lIndia: meno
povera, si distende dolcemente sulle sponde di alcuni laghi
di un colore blu splendente incorniciati tra verdi colline,
resa fresca da rigogliosi ed esotici giardini densi di pace,
attraversando i quali si intuisce il sentimento che ha legato
allIndia tanti britannici dellepoca coloniale.
E, come in un sogno, dalle acque del lago Pichola ecco
emergere e galleggiare leggero un marmoreo, bianco pa-
lazzo da favola: il Jag Niwas Palace (fino allanno 1963
residenza estiva dei reali di Udaipur e oggi sfarzoso
hotel-giardino) di una bellezza che le parole non possono
minimamente raffigurare. Infatua letteralmente quando lo
si ammira dallalto del City Palace, la reggia posta sulla
terraferma a picco sul Pichola, oggi in parte museo e in
parte albergo con suite da mille e una notte (qui fu fra
laltro girato il film di 007 Octopussy): mezzo milione di
lire - cifra astronomica non soltanto per lIndia - il costo
di una notte da Maharana (tale titolo, superiore a quello
di maharaja, fu conferito dai principi tutti del Rajasthan ai

225
regnanti di Udaipur in virt del particolare valore dimo-
strato nella lunga e comune lotta di resistenza allIslam).
Ma forse eccita ancora di pi la fantasia il sortilegio che
pare aver colpito Jaisalmer, incredibile citt smarrita nel
deserto del Thar. Per conquistarla bisogna dapprima vali-
care la catena degli Aravalli (benefico argine di conteni-
mento allavanzata verso sud-est del deserto, che occupa
buona met del territorio del Rajasthan), dopodich spin-
gersi dentro quelle sabbie per oltre dieci ore in direzione
del turbolento confine con il Pakistan.

Parte Seconda 19
La citt fatata sperduta nel deserto

Pare impossibile che i dolci rilievi dei monti Aravalli, coi


loro minuscoli stagni presso le cui sponde la vegetazione si
arricchisce rievocando in noi le immagini suscitate dalle
letture di Kipling, siano la porta della torrida desolazione
senza fine che segue. Qui infatti pulsa la vita, i colori e gli
ornamenti si fanno ancora pi vivaci e le genti pi belle,
con il sorriso sempre dipinto su visi bruno scuro. Nei
campi, ordinatissimi, la vita degli uomini e degli armenti
sembra essersi arrestata a secoli or sono, come ignorata
dalle vicende moderne; e qui, lontano dalle citt ormai

19
Pubblicata mercoled 3 gennaio 1990, sempre sul quotidiano
Corriere Mercantile.

226
snaturate, la gente sembra ancora genuina, spontanea: tutto
ci che i bambini chiedono al viaggiatore straniero una
penna, un bon-bon, o pi semplicemente il suo nome,
udendo il quale scoppiano a ridere: Che buffo, che buffo!.
I piccoli sono davvero tanti: salta subito allocchio la
differenza con i nostri Paesi vecchi, dove i bimbi ed il
chiasso infantile sono spettacoli sempre pi radi
Ci portiamo al di l di questa incantevole barriera
naturale (la pi antica del mondo dal punto di vista
geologico) nel corso di unaltra notte trascorsa nellinson-
nia: gli ammortizzatori, infatti, erano sconosciuti allepoca
dei maharaja, la linea ferrata inoltre alquanto sconnessa e
cos in cuccetta sembra di essere su un setaccio: tutto salta
per aria e la piccola cabina, al termine di ogni notte, appare
un campo di battaglia.
Quando, rassegnati e con occhi gonfi, liberiamo dai loro
fermi le persianine in legno del nostro scompartimento,
assistiamo ad uno spettacolo fantastico: una gigantesca
ellisse infuocata si alza pigramente sul lontano orizzonte,
dando a poco a poco contorni pi definiti ad una sconfinata
e uniforme distesa sabbiosa; con stupore riconosciamo ora
sagome di buoi e capre raccolte intorno ai radi ciuffi derba
ed ai secchi arbusti trasudati dalla sabbia, casolari di pastori,
animali selvatici che sgambettano veloci tra le rare e basse
dune, e cammelli che stancamente trascinano piccole ci-
sterne dacqua lungo piste invisibili. Un fervore di vita
inimmaginabile per una simile ora del giorno (ma forse
perch la pi fresca!), ma soprattutto per un luogo non a
caso chiamato Marusthal, Luogo della Morte.

227
Allorch il Palace on Wheels fa sosta a Pokaran per
dare la precedenza ad un altro treno (fin da Delhi il binario
unico), balzo gi dal mio vagone - lultimo, ovviamente! -
e mi lancio di corsa verso la testa del lungo convoglio, il
quale per, quando mi trovo ancora a poco pi di met,
riprende lentamente a muoversi; accelero incitato a gran
voce dai tre divertiti addetti alla prima locomotiva che
hanno intuito le mie intenzioni e scompaio infine tra i
potenti vapori della motrice, mentre robuste braccia mi
sollevano di peso a bordo.
Qui mi ritrovo al centro di un autentico terremoto: tutto
traballa, stride, sembra doversi sfaldare od esplodere in
mille pezzi da un istante allaltro; per non andare a gambe
allaria devo tenermi avvinghiato ad una tubatura, mentre il
continuo fischio di avviso agli abitatori del deserto di
tenersi alla larga dalla strada ferrata perfora il cervello:
unora pi tardi scender alla stazioncina di Jatha-Chandan
del tutto rintronato e annerito dal fumo e dal carbone, io
che - ingenuamente - ero salito su tutto vestito di bianco!
Dalla locomotiva sono comunque spettatore privilegiato
di un paesaggio unico. Via via che il treno, arrancando, si
spinge al suo interno, il deserto si fa sempre pi sabbioso e
disabitato. Ormai sembrano tenerci compagnia solo i pali in
legno della corrente elettrica e una stretta rotabile asfaltata
che corrono paralleli al binario; la strada, per, ad intervalli
scompare sotto la sabbia, per riaffiorare poi qualche centi-
naio di metri pi avanti. Solo qualche dromedario al pasco-
lo, di tanto in tanto, denuncia una debole presenza umana
occultatasi accuratamente dal sole.

228
Talvolta, in effetti, le sabbie sono disseminate di strane
palle gialle: lanziano capo-locomotiva, sempre proteso a
scrutare il pericolo allorizzonte e a prevenirlo suonando
allimpazzata mentre i suoi due compagni sono impegnati
luno a frantumare il carbone, laltro a darlo senza posa in
pasto ad una vorace caldaia che emana folate di calore
infernale, mi spiega che si tratta in realt di frutti sparsi dai
pastori per le loro bestie, altrimenti qui prive di ogni
sostentamento.
Sono ormai le dieci infuocate quando su di un anomalo
costone roccioso, a inutile sentinella della sconfinata distesa
di dune in cui si trova sperduta, ecco di colpo ergersi
possente una fortezza color sabbia. A prima vista si cre-
derebbe ad un miraggio, o ad un incantesimo; ma la realt
supera ogni fantasia: allorch, lasciato il treno, superiamo la
porta dellincredibile cittadella, per un istante crediamo
davvero di aver volato a ritroso nel tempo e di ritrovarci
sbalzati di colpo in pieno Medioevo.
A differenza degli altri centri, dove la raffinata archi-
tettura appannaggio dei soli palazzi reali, qui ogni
abitazione un autentico merletto lavorato nellarenaria
gialla; lintera citt cesellata in ogni suo angolo pi recon-
dito ed aggirarsi per il dedalo degli angusti vicoletti in cui si
scompone come vagare in una dimensione irreale. Ad
ogni cantone degli Haveli (cos venivano chiamati i bellis-
simi palazzi dei mercanti) cantastorie, musici (che usano tra
laltro lo scacciapensieri) e danzatrici (talvolta bimbe di
soli pochi anni!) inscenano per il turista una folcloristica
atmosfera da Et di Mezzo, in cui anche i lebbrosi ed i topi

229
di cui questo luogo infestato a prima vista sembrano (ma
purtroppo non sono) appropriate comparse.
In effetti stato proprio il boom turistico dei recenti
anni ad aver strappato Jaisalmer alla sorte di citt-fantasma
cui pareva condannata. Fondata nel XII secolo da Rawal
Jaisal (un capo rajput che amava proclamarsi discendente
della Luna), essa divenne rapidamente un centro fioren-
tissimo: punto di passaggio obbligato per le carovane che
univano lIndia alla Persia, allArabia e al Mediterraneo, la
citt vide affluire in s merci, conoscenze e idee tra le pi
differenti, il che rese possibile (qui come del resto altrove
nel Rajasthan, regione di transito) lo sviluppo di unelevata
civilt nonostante una natura tanto ostile.
Tramontata lepoca delle carovane, Jaisalmer si di colpo
ritrovata dimenticata da tutti, sola nel deserto con la sua
terribile sete (il monsone si degna di spingersi fin quaggi
ogni quattro-cinque anni!). La citt stata cos progres-
sivamente abbandonata; i continui scontri a fuoco lungo la
nuova, ravvicinata frontiera con il Pakistan hanno infine
accelerato lesodo. Poi la caccia all esotico disposta dal
turismo occidentale e la scoperta negli anni 70 di alcune
pozze dacqua nei pressi hanno persuaso i superstiti a
restare: Jaisalmer ha cos intrapreso la difficile strada del
recupero sotto la nuova forma di citt-museo.
La ricordiamo con rimpianto quando, dopo altre dieci
ore di sobbalzi notturni, sbarchiamo nella torrida ed un
tempo bianca Jodhpur, oggi ridipinta di indaco per via della
credenza popolare che tale colore tenga lontano gli insetti;
ma non certo la fame, che scava i volti dei disperati in

230
violenta zuffa tra loro per accaparrarsi poche rupie dele-
mosina alluscita della stazione.
Qui la stessa residenza del maharaja di Marwar (Porta
della Morte, altro nome con cui Jodhpur veniva chiamata
dai carovanieri per il fatto di essere lultima stazione di
sosta prima del deserto) disturba: malriuscita emulazione
dello stile vittoriano del padre-padrone britannico, per con-
to del quale gli ultimi raja governarono, lUmmaid Bhawan
Palace somiglia piuttosto ad un gigantesco ministero na-
zista, trasformato oggi in un tetro hotel.
Riconcilia invece coi freschi ricordi il possente forte
Mehrangarh, saldamente poggiato sopra un colle roccioso
dal cui splendido isolamento si domina la convulsa citt
sottostante. Residenza reale pi antica della precedente,
affascina con i suoi principeschi arredi e gli aneddoti legati
ai Signori che la abitarono; ed il vicino crematorio reale la
dice lunga sullinfluenza che - a dispetto della Storia - i
maharaja ancora oggi esercitano su tanta parte della popo-
lazione, la quale si ostina a reputarli di origine divina,
delusa forsanche com dal nuovo, lontano ed impersonale
governo centrale.
Lo splendido edificio che sorge sul luogo in cui i membri
della famiglia reale bruciano le proprie spoglie mortali
curato da un custode che ogni giorno si premura di offrire i
pasti alle fotografie dei re defunti ivi esposte; con il soprag-
giungere della notte, poi, vengono chiusi tutti gli usci,
affinch i sovrani possano riposare. E prima di intrapren-
dere un viaggio, contrarre un affare o un matrimonio, gli
abitanti della citt salgono fin quass per chiedere il loro

231
favore, legando fiocchi colorati alla lunga catena che li
separa dagli immortali
Allalba successiva ad unaltra notte movimentata il
treno ci consegna a uno sgangherato bus in attesa a
Bharatpur. Dopo una fugace occhiata alloasi ornitologica di
Keoladeo (ex riserva di caccia del locale raja e ora asilo
sicuro per oltre trecento specie di volatili) e un doveroso
omaggio alla deserta Fatehpur Sikri (effimera citt
imperiale spopolata dalla sete) abbandoniamo il Rajasthan e
ci avventuriamo tra le campagne lungo una sconnessa stata-
le che ripropone lo sballottolamento del treno, alla volta
della mitica Agra, capitale dello Stato dellUttar Pradesh.
La vita nei campi che attraversiamo denuncia unantica
durezza, nonostante le campagne appaiano ben coltivate e
floride: una capanna di frasche per dimora, mattonelle di
sterco di vacca essiccate al sole come combustibile per cuo-
cere e lo stagno come wc comune allintero vicinato, nelle
cui putride acque si lavano per anche i panni e insieme
alle mandrie si cerca refrigerio nei giorni di maggior
calura
Di tanto in tanto lungo la strada, l ove sono sorti piccoli
punti di ristoro per viaggiatori, si creano ingorghi degni
delle nostre pi caotiche metropoli: i camionisti ab-
bandonano infatti con noncuranza i loro mezzi al centro
della carreggiata per aggirarsi senza fretta alcuna tra le
piccole palafitte da cui fuoriesce un eterno, antico fumo di
fritto.
Agra, forse la pi maleodorante delle citt fin qui visi-
tate, rafforza col suo caos e con i suoi raccapricci la nostra

232
sensazione di ingovernabilit di questo enorme, bellissimo
ed infelice Paese: tale infatti lentit dei problemi che lo
affliggono che anche il governo pi attivo ed onesto non
potrebbe alla fine non rassegnarsi e lasciare questi orrori
liberi di seguire il loro corso naturale.
Eppure, proprio qui ad Agra, famosa per i lavori in
marmo dei suoi abilissimi artigiani, riposa sulla riva destra
del fiume Yamuna unautentica meraviglia: il Taj Mahal.
Circondato da dolci giardini, delicato e leggero no-
nostante la sua imponente mole di marmo incastonato di
pietre preziose, il bianco mausoleo in cui laffranto impera-
tore moghl Shah Jahan volle custodire la sua amatissima
Mumtaz Mahal, morta allatto di donargli un figlio, suscita
una commozione di origine ignota, quasi che quelladdo-
lorato amore palpitasse ancora, carezzasse ancora malin-
conico il sepolcro, colpendo il cuore di chi qui sosta affasci-
nato.
Per erigerlo occorsero ventimila uomini e ventidue anni
di lavoro. Altrettanti a Shah Jahan ne sarebbero serviti per
mettere in atto il suo progetto di una propria tomba in tutto
simile a quella di Mumtaz, ma di colore nero, da innalzare
dalla parte opposta dello Yamuna. Il tradimento del figlio
usurpatore lo consum invece in una cella del grande forte
della citt, da cui contempl infelice, sino alla morte, il
sepolcro della sua adorata; il quale, ammirato proprio dai
bastioni dellAgra-Fort, sembra galleggiare, per magia come
sospeso, nella nebbiolina che salendo dal fiume lo avvolge.
Shah Jahan fu infine seppellito l, accanto alla sua
Mumtaz

233
Fuori dalle mura del sogno ci attende di nuovo linferno.
Allorch loscurit della notte avviluppa e confonde in s
ogni cosa, nascondendo alla vista quanto non si vorrebbe
mai vedere e si spera di aver fin qui solo sognato in un in-
cubo, ci avviamo infine verso il nostro treno, il quale ha
intanto raggiunto Agra, da dove ricondurr i suoi ospiti a
Delhi dopo una settimana di viaggio.
Lultima notte sulla carrozza color avorio piuttosto
mesta. Ed il mattino successivo, allatto del commiato,
sinceramente dispiaciuti appaiono anche Anil e Azif, che
con noi hanno legato forse pi che con altri passeggeri; le
due locomotive, infine, si staccano dal convoglio e salutano
i loro ospiti con quel fischio divenuto ormai familiare: fa-
ranno ritorno in stazione, sbuffando allegramente, quella
sera stessa, per guidare nuovi curiosi attraverso la magica
Terra dei Re.
Da parte nostra ci allontaniamo con il solito tassista
imbroglione addentro le viscere di Delhi, alla volta di una
nuova avventura in questo Paese cos tanto diverso dal
nostro e che si pu forse anche discutere, ma non si pu
certo non amare.

234
235
CLAUDIO LORETO - ATTIVITA' PUBBLICISTICA
(Documenti disponibili sul sito web http://issuu.com/claudio_loreto/docs )

TITOLO
DATA DI
dell'articolo (assegnato dalla Redazione della Testata) e TESTATA PUBBLICAZIONE
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DELL'OTTOCENTO A GENOVA
"BERIO" di Genova
CARTE SULL'ANTICA ATTIVITA' REMIERA DEL CIRCOLO CANOTTIERI
- Marzo 2006
"ORTIGIA"

STORIA DEL CANOTTAGGIO


Documenti disponibili nella sezione "Storie di remi ed eroi" del sito web del "Raid Remiero Genova-Roma 2008":
http://raid.informare.it/