Sei sulla pagina 1di 12

2

UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

In principio era la danza


La danza e` sempre esistita, fin dal principio della vita umana, nella storia dei popoli come
nella storia dell'individuo. Cio` deve portarci a riconoscerla come un'attivita` umana antica,
le cui radici profonde risiedono nella natura stessa dell'essere umano. Essa nasce nel
momento in cui viene creato il mondo. Secondo la religione induista, il dio Siva crea il
mondo nel corso di una danza sacra, il cui ritmo permette all'universo di nascere, evolversi
e conservare il proprio equilibrio. Un inno sacro dell'India descrive la divinita` indu` come
il dio danzatore che, simile al calore del fuoco quando avvolge la legna, irradia il suo
potere nello spirito e nella materia, e travolge anche loro nella danza. Anche per i cinesi
l'armonia del cosmo ha origine da una danza: l'universo stellato e` il palcoscenico del
movimento rappresentativo dei pianeti e degli dei. Il filosofo e poeta ellenico Eraclito
sosteneva, all'alba del pensiero greco, che il mondo fosse un fuoco che si accende e si
spegne a tempo, movimento e ritmo consentono l'ordine cosmico. La tarda teologia
ebraica e persino il cristianesimo, complice della morte della danza, riconosce un tempo
per danzare (Ecclesiaste 3, 4) e il re Davide danza con tutte le forze davanti al Signore,
salta e danza (Samuele 6, 12-23).
Curt Sachs, musicologo tedesco, definisce la danza come la madre di tutte le arti.
Nessun'altra forma d'arte ha confini cosi` ampi: essa coinvolge il corpo, la mente, l'anima,
il bisogno e il desiderio di danzare.
Nel corso dei secoli, i popoli hanno riconosciuto nella danza un importante strumento di
comunicazione e danzare ha significato, fin dalla notte dei tempi, esprimere, con la
massima intensita`, il rapporto dell'uomo con la natura, con la societa`, con la religione.
La danza e` innanzitutto preghiera, sacrificio, devozione, riconoscenza, rito. L'uomo danza
di fronte a cio` che e` misterioso, ignoto, soprannaturale, poiche` e ` l'unico mezzo per
entrare in contatto con cio` che non comprende. Le parole possono spiegare solo i semplici
e comprensibili avvenimenti della vita quotidiana, ma non le cose sconosciute. Se la parola
potesse esprimerle verbalmente, non avrebbe il bisogno di danzarle.

16
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

Scultura di divinita` indiana

La storia della danza racconta la storia della cultura e dei costumi di un popolo; l'uomo
danza per sentirsi parte del proprio gruppo etnico, sociale e culturale.
Nelle civilta` primitive, gli uomini danzavano tutti i passaggi della propria vita: nascita,
circoncisione, iniziazione, nozze, malattia, morte, ma anche lunazioni, semina e raccolto,
caccia e guerra, onoranze ai capi, vittoria e conclusione di pace. Tutto diveniva il soggetto
di danze rituali.
E` possibile distinguere due generi di danza che hanno accompagnato l'uomo
nell'evoluzione della sua vita: la danza astratta e la danza imitativa. La prima si pone al
servizio di un'idea, di un fine religioso. Essa tende a raggiungere uno stato di ebbrezza nel
quale il danzatore trascende l'umano e il sensibile e, liberato dal suo Io, acquista il potere
di partecipare agli eventi che governano il mondo. La danza estatica si esprime nella forma
di un cerchio magico dove la forza di coloro che stanno all'esterno passa alla persona posta
nel centro o, viceversa, da questa a coloro che la circondano. In alcune danze di
guarigione, il malato viene deposto nel centro del cerchio, mentre i danzatori,
raggiungendo la stato di estasi, dominano lo spirito del male e lo cacciano via.
Nelle danze imitative, gli uomini tendevano, invece, a rappresentare e imitare gli

17
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

avvenimenti desiderati per assicurarsi la realizzazione. I popoli primitivi danzavano alcuni


momenti della caccia e della battaglia, cosi` come il giungere delle piogge per garantirsi
raccolti abbondanti. Il danzatore e` posseduto dal suo ruolo; egli diviene l'individuo,
l'animale, lo spirito, il dio che raffigura. Il soggetto che sceglie si impadronisce del suo
corpo, cosicche` possa agire come questo agirebbe.
Per le civilta` primitive, il prodotto artistico e` un doppio, una riproduzione attraverso
cui e` possibile contattare le forze della natura e di conseguenza intervenire sull'originale
(si vedano per esempio i feticci, le pitture, ecc...).
Ben prima che la scienza moderna riconoscesse all'arte un'efficacia terapeutica, le societa`
primitive hanno usato in modo istintivo degli elementi artistici per curare i loro malati.
Poiche` l'arte aveva per loro un potere magico, e` naturale che essi vi facessero ricorso per
combattere l'azione degli spiriti invisibili responsabili della malattia.
Come per altri generi rituali propiziatori, anche nei rituali di guarigione l'arte crea un
doppio in grado di agire sul mondo ulteriore. In questo caso riproduce con le sue forme
l'alterazione in atto al fine di ristabilire l'originaria armonia tra l'individuo malato, se
stesso, il gruppo sociale di appartenenza, la natura e gli dei.

L'arte e la danza oggi


A differenza delle culture tradizionali, le sedicenti culture civilizzate hanno perso il
contatto diretto con la natura e con il soprannaturale. Il nostro attuale stile di vita riserva
poco o nessuno spazio alla danza. Curt Sachs sottolinea come la danza oggi sia distante dai
vari momenti della nostra esistenza e in particolare evidenzia come ormai manchino le
preghiere danzate. Per gli occidentali, in ragione dello sviluppo scientifico, gli dei si sono
messi a tacere e il mondo e` diventato muto; abbiamo in qualche modo smarrito il segreto
del linguaggio divino della natura. La cultura occidentale e` pervasa dall'esigenza di
esplorare e conoscere. Il nostro approccio al sapere si delinea come volonta` di analizzare
il mondo reale per utilizzare cio` che offre. Tendiamo a scindere i campi del sapere. I
diversi aspetti della natura umana (fisico, psichico-emotivo, spirituale) vengono affrontati
attraverso discipline diverse tra loro per contenuti, per applicazioni, per sistemi
epistemologici (si pensi ai vari campi della medicina, della psicologia, della psichiatria,
della psicoterapia, della psicoanalisi e alla teologia, alla mistica, alle nuove discipline
spirituali, alla storia delle religioni). Il ruolo che nella tribu` era dello sciamano ora viene
suddiviso tra varie figure professionali: il medico, l'esperto della psiche, l'artista, il
sacerdote,...
Questo genere di evoluzione sicuramente ha portato notevoli vantaggi in termini di
sviluppi delle singole scienze e delle relative applicazioni cliniche (si pensi allo sviluppo
della medicina che ha migliorato e salvato molte vite umane).
Tale processo ha pero` creato una sorta di schizofrenia culturale a causa della quale l'uomo
del nostro tempo ha perso la sua integrita`. Non siamo piu` in grado di considerare noi
stessi come una globalita`, ma migriamo da una scatola all'altra per curare i pezzi di cui
siamo composti.
Al di la` del significato ampio di questa scissione a noi interessa quello relativo
all'evoluzione dell'arte che risulta fortemente impoverita, derubata della sua anima e
destinata ad un pubblico di consumatori d'elite. Non e` piu` un'esperienza che irrompe
nella quotidianita` di ogni individuo e della sua comunita`, uno spazio in cui anima,

18
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

sentimenti e corpo vengono curate come un tutt'uno perche` trovano una risposta ai bisogni
esistenziali, spirituali, rituali, estetici, sociali, emotivi, fisici.
Diventa un ambito separato dalla quotidinita`, spesso riservato a chi se lo puo` permettere e
incapace di comunicare con le masse che non riescono piu` a riconoscersi nei suoi simboli.
Lo storico della medicina Castiglioni afferma che, la storia della medicina ci insegna che,
nella realta` dei fatti, la scissione tra la scienza e l'arte e` fatalmente nociva. E secondo il
celebre oncologo L. Israel, la prospettiva di eliminare l'arte dall'approccio medico e di
farne un'attivita` puramente scientifica e` del tutto illusoria.
Certamente lo sciamanesimo non e` un sistema che possa adattarsi alla nostra cultura e
restituirci una visone olistica dell'uomo. Puo` offrire pero` spunti filosofici sul concetto di
malattia e di terapia.
La danzaterapia e l'arteterapia in generale ripropongono un approccio integrato alla
malattia, in cui sono coinvolti tutti i canali conoscitivi (ragione, esperienza,
immaginazione) ed espressivi (linguaggio verbale, non verbale, artistico), al fine di
valorizzare uomini e donne nella loro interezza. I pionieri dell'arteterapia sono quasi
sempre artisti che, avendo sperimentato personalmente il processo creativo, ne hanno
riscontrato le valenze terapeutiche in prima persona, proprio come gli sciamani. Dopo aver
guarito se stessi con l'arte, hanno provato a utilizzarla come strumento di cura per altre
persone. Solo dopo che l'applicazione di queste tecniche ai pazienti e` risultata efficace e`
sorta l'esigenza di dare un fondamento teorico che permettesse di comprendere meglio e
sistematizzare il processo terapeutico.
La danza, essa e` iscritta nel profondo di ogni persona, appartiene all'uomo, eppure oggi
soffre di una profonda divisione all'interno del suo essere. A ogni sua sezione sono
riservati luoghi e tempi diversi. Corpo, mente e spirito vivono realta` separate. L'uomo
avverte la necessita` di recuperare il senso dell'unita`, ha bisogno di ritrovare il rapporto
con il suo corpo e del suo corpo con il mondo. Non sono le palestre che promettono
miracolose trasformazioni in corpi aitanti, belli e atletici a far recuperare e vivere il senso
dell'unita`, esse propongono una serie di attivita` pseudosportive che non considerano,
pero`, l'individuo nella sua globalita`. Le forme di movimento maggiormente apprezzate
dalle masse oggi sono quelle rappresentate dagli sport di competizione e di lotta, in una
societa` caratterizzata da rapporti di concorrenza e rivalita`, dove vince il piu` forte, chi ha
piu` potere. La danza sembra non trovare il suo ruolo all'interno di questa societa`, se non
quello di spettacolo che assicura divertimento. Tuttavia, essa dona all'uomo qualcosa di
piu` straordinario: la completezza. Tutto l'essere e` impegnato: corpo, mente e spirito.

19
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

La rivoluzione della danza moderna


I danzatori moderni, liberando i loro corpi in innumerevoli nuovi
modi, si rivolgono alla terra come supporto, come partner, non
evitano l'insistenza della gravita`. Invece di scappare dal suolo, si
adagiano su esso, si inginocchiano, si girano e rotolano sopra,
cadono e si rialzano. Consciamente in contatto con la terra, il
loro movimento comunica la realta` terrena, acrobati di Dio,
riportano la Dea in mezzo a noi.

Joan Dexter Blackmer

Se si e` giunti alla definizione e realizzazione del concetto di danzaterapia, e` grazie


sicuramente alla nascita ed evoluzione della danza moderna. La Modern dance e` quella
corrente di pensiero, di attivita` e di creativita` che ha rivitalizzato una disciplina artistica,
la danza, che prima del Novecento non avrebbe mai potuto offrirsi come strumento
terapeutico. Questa meravigliosa rivoluzione ha restituito alla danza la sua originaria
vocazione espressiva.
Presso i greci la danza ricopriva ancora un ruolo importante: essa veniva riconosciuta come
espressione di bellezza, di forza e di armonia fisica, e assumeva una funzione morale ed
educativa. Con i romani, invece, popolo di soldati, amministratori e giuristi, ogni forma
d'arte venne rifiutata, distrutta e degradata. Fu poi il cristianesimo a condannare la danza,
ritenendola roba del diavolo. Il corpo venne disprezzato in quanto sede dei sensi ed
espressione del male, esso ostacolava lo spirito ove giaceva il bene nell'uomo. La danza
continuo` a sopravvivere nella tradizione popolare fino al XII secolo e uomini e donne in
girotondo accompagnavano i salmi; in seguito venne assolutamente estromessa dalle
liturgie. Fu l'epoca rinascimentale a reintrodurre le arti e a considerare la danza quale
strumento educativo, finalizzato a costruire un certo tipo di uomo. Le arti in generale,
tuttavia, divennero in seguito, per lungo tempo, l'espressione della ricchezza e della
potenza degli aristocratici di corte. Per circa due secoli, in Europa, la danza divenne un'arte
decorativa, disumanizzata e imbalsamata. Nell'Ottocento il balletto accademico
tradizionale ha come unico obiettivo quello di mostrare belle forme in atteggiamenti
graziosi. Si tratta di un'arte priva di impulsi creativi e di ricerca e quindi incapace di
esprimere le emozioni della vita reale. Le persone rappresentate dal balletto, infatti, sono
assolutamente irreali: la donna viene intrappolata in una concezione artificiosa e
idealizzante della femminilita`. E` un essere aereo, irraggiungibile e unicamente spirituale,
la danza classica esprime questa convinzione romantica elevando la ballerina sulle punte di
gesso. Descrive una donna sterile, priva delle linee rotonde che la rendono sensuale. Il
ruolo del ballerino e` ridotto a quello di porteur, o di uno strumento intermediario tra lo
scarpino dalla punta rigida e il cavo a cui viene sospesa la ballerina perche` volteggi
nell'aria.
Ovviamente una forma artistica di questo genere non puo` essere strumento terapeutico in
grado di favorire l'integrazione dell'individuo, di accogliere i suoi conflitti, cosi` come di
esprimere la sua vitalita`.
Nel XX secolo accade una vera e propria rivoluzione nel mondo delle forme artistiche:
occorreva mettere in discussione tutto cio` che apparteneva al passato, a partire dai romani,
e ricominciare da capo. Il primo grande nome di questa rivoluzione fu quello di Isadora
Duncan (1878-1927), la quale riteneva che la danza dovesse esprimere i sentimenti e le

20
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

emozioni dell'umanita`.
Fin dall'inizio, non ho fatto altro che danzare la mia vita. Bambina danzavo con la gioia
spontanea degli esseri in crescita. Adolescente danzavo con una gioia che si trasformava in
apprensione, correnti oscure e tragiche che cominciavo a prevedere.
Questa straordinaria ed eccentrica donna apre la strada alla Modern Dance e, con il suo
atteggiamento di ricerca, continua ad ispirare, ancora oggi, la pratica della danzaterapia. Si
allontana dal balletto classico perche` questo combattendo invano contro le leggi naturali
di gravita` o contro la naturale predisposizione dell'individuo, imponendo una forma ed un
movimento in disaccordo con la forma e il movimento della natura, produce un movimento
sterile che non genera movimenti futuri, ma muore appena compiuto. La nuova danza
classica, secondo Isadora, dovra` essere in grado di liberare il corpo e la mente.

Isadora Duncan

Secondo Isadora Duncan, la danza per sua natura e` in grado di esprimere l'anima. L'anima
e` quel luogo del corpo in cui parte il primo movimento, da cui, con naturalezza,
sgorgano, quasi involontariamente, tutti gli altri.
Sempre alla Duncan si deve il concetto di musica come stimolo emozionale e corporeo:

21
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

Ascoltate la musica con l'anima. Non sentite un essere interiore che vi si risveglia
dentro? E` per lui che la testa vi si drizza, che le braccia si sollevano, che camminate
lentamente verso la luce... Questo risveglio e` il primo passo della danza come la
concepisco io .
Inoltre la Duncan intuisce l'importanza di utilizzare costumi che svelino il corpo, invece di
nasconderlo e comprimerlo: libera i danzatori dalle stecche, dai tutu` e dalle scarpette con
la punta di gesso. La danzatrice ritiene che il nudo sia la forma piu` compiuta dell'arte, ma,
per concessione alla morale vittoriana, utilizza tuniche di mussola ispirate alla Grecia
classica. Una soluzione che si rivelera` comunque troppo trasgressiva per l'epoca, che in
nome dell'austerita` morale non riuscira` a comprenderla.
La Duncan cerca di recuperare nella danza il contatto con la terra: Isadora danza scalza,
non sfugge alla terra, i suoi piedi nudi diventano l'essenziale punto di contatto con
quell'humus terreno che e` la vita. Riprendendo contatto con il suolo, la sua danza riprende
contatto con la realta` vitale.
Altra figura importante fu Martha Graham (1894-1991), la quale diede alla danza un
nuovo vocabolario. Considerata la piu` autorevole figura nel campo della danza moderna
americana, ella attinse da tradizioni occidentali e non. La pioniera americana si ispira tra
l'altro, per i suoi lavori, alle teorie freudiane e junghiane (simboli, miti, inconscio collettivo
e archetipi). Con la Graham la danza torna a essere un modo per comunicare direttamente
con l'inconscio e svelarne i movimenti segreti: la danza viene dalle profondita` della
natura dell'uomo, dell'inconscio....
Il suo obiettivo e` raccontare attraverso la danza i problemi del nostro secolo, in cui la
macchina sconvolge i ritmi del gesto umano e in cui la guerra ha frustrato le emozioni,
scatenato gli istinti. Fondare uno stile in cui la danza, restando arte, non rappresenti un
mondo idealizzato ma esprima la vita nella sua realta`, includendo anche gli aspetti
drammatici, senza un senso, inaccettabili. La danza per lei e`: Il simbolo della
rappresentazione della vita...lo strumento attraverso cui la danza si esprime, e` anche lo
strumento attraverso cui la vita e` vissuta..., il corpo umano. Trattiene nella sua memoria
tutti i casi della vita, dell'amore e della morte.
La danza non e` solo un evento, limitato alla dimensione estetica e ricreativa: La funzione
della danza e` la comunicazione. La responsabilita` di mantenere attiva la sua funzione
ricade su noi che danziamo. Torna alla ribalta il problema di una tecnica che, invece di
frustrare il corpo affinche` aderisca a canoni estetici irreali (balletto classico), fornisca un
vocabolario espressivo, un codice di comunicazione.
La Graham introdusse il concetto di tensione e i movimenti di contrazione e rilassamento
del torso, rivelando cosi` lo sforzo del movimento che continuamente s'irradia dalla parte
centrale del corpo. Sviluppo` un vocabolario di movimenti che descrivevano emozioni in
un linguaggio fisico piuttosto che verbale, usando le torsioni del corpo per mostrare il
senso del dolore o del desiderio.
Nella tecnica della Graham il rapporto col suolo e` importante, rapporto con la terra intesa
come energia. Da questo contatto, infatti, deriva la consapevolezza del rapporto del corpo
con lo spazio circostante e con le forze che lo regolano.
Martha Graham conosce molto bene il valore pedagogico della danza: l'utilizzo
consapevole dell'anologia tra la vita e la danza consentira` di aprire la strada all'utilizzo
riabilitativo e terapeutico di quest'ultima perche` imparare a danzare significa imparare a
vivere.

22
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

Martha Graham in Medea

Vi sono anche altre porte che la Graham ha aperto alla danzaterapia: innanzitutto Martha e`
la prima danzatrice a operare una sintesi tra danza e teorie della psiche, funzionale, nel suo
caso, alla costruzione di un codice comunicativo per parlare con gli uomini del suo tempo.
La Graham intuisce, inoltre, che la danza puo` comunicare direttamente con la dimensione
simbolica dell'inconscio, l'inconscio del danzatore parla attraverso la danza e la danza
viene recepita in modo diretto dall'inconscio dello spettatore. Lo studio dei significati
simbolici della danza e` presente in tutte le forme di danzaterapia, con particolare
riferimento a quelle tecniche in cui vale l'equivalenza danzaterapia = psicoterapia con la
danza (per esempio la danzaterapia a indirizzo junghiano).
Il rapporto con il suolo viene esplorato anche nella danzaterapia. Il suolo e` fonte di
energia quando su di esso pulsano i piedi, e` il luogo della regressione quando il peso del
corpo si abbandona al pavimento.

Quando il corpo ha ricominciato a essere considerato e vissuto come strumento


dell'espressione dei desideri e delle emozioni, quando l'uomo ha smesso di addestrarlo per
l'esecuzione di movimenti codificati, la danza ha potuto recuperare il senso che essa aveva
anticamente, presso i popoli primitivi. La danza moderna, sebbene il termine risulti
inadeguato data la grande ricchezza e diversita` di metodi e sistemi che comprende,
rappresenta il superamento della restrizione dei modelli classici. Purtroppo oggi questo
termine in Italia designa i movimenti televisivi o dei musical, modelli che sono espressione
di una danza caratterizzata da un vocabolario fissato del movimento, che deve essere

23
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

eseguito nel modo in cui e` prescritto per ottenere il massimo della perfezione. La danza
classica sembra non avere legami con la vita dell'uomo e non tenere conto delle naturali
tendenze del corpo. I danzatori moderni hanno riscoperto che la vera essenza della danza
risiede nel movimento: esso puo` variare nello spazio, nel tempo, in qualita` e intensita`,
ma rimane sempre una costante. Nel balletto il movimento assumeva decisamente un ruolo
di secondo piano e i ballerini classici si esprimevano attraverso pose e atteggiamenti; con
la danza romantica qualcosa di importante cambio` e il sentimento, centro di interesse
maggiore, comincio` a essere comunicato per mezzo della musica. Tuttavia, il movimento
non era ancora riconosciuto come materia essenziale della danza. La danza romantica fu il
principio di un cammino verso la liberazione del corpo, ma si componeva ancora di gesti
pantomimici, atteggiamenti e passi del balletto e pose prese in prestito dalle splendide
raffigurazioni che rivestivano i vasi greci.
La danza moderna fece suo il concetto di metacinetica, termine coniato dai metafisici per
spiegare la teoria che fisico e psichico sono due aspetti di un'unica realta`. Nella danza,
piu` che in ogni altra forma artistica, universo interiore e mondo esterno sono
indissolubilmente legati. Un altro importante merito della danza moderna sta nell'avere
recuperato il senso di dinamismo: la danza non e` piu` composta da una serie di pose
collegate, ma e` la materia che connette le cose, e` movimento continuo e sostenuto. Si
riconoscono in essa delle pause ma non esistono elementi statici.
I primi anni del Novecento sono quindi caratterizzati, in generale, da un viaggio all'interno
dell'uomo e della conoscenza, grazie anche alle nuove scoperte scientifiche e soprattutto
psicoanalitiche. Queste ultime hanno infatti permesso un nuovo tipo di approccio alla
persona, riscoprendo l'interiorita` dell'essere umano, la psiche e individuando i rapporti
esistenti fra essa e il corpo, la parte piu` materiale e concreta dell'uomo. Ogni individuo
incominciava a essere pensato come persona che possiede una parte nascosta, che emerge e
si manifesta attraverso un corpo, la parte piu` esterna dell'uomo. Non si pensava piu` a
mente e corpo come realta` distinte e opposte, ma come due entita` legate
indissolubilmente; le scienze sostengono la persona non esiste se non ha il corpo che rivela
la sua anima e che l'anima non puo` esistere se non si manifesta attraverso il corpo. Si
riconosce il carattere evolutivo di corpo e psiche, le quali vengono, di conseguenza,
considerate entita` plasmabili e modificabili dalle circostanze esterne e se interno ed
esterno sono un'entita` inscindibile, si ritiene allora possibile agire sul corpo per agire
contemporaneamente sul mondo interiore della persona e viceversa.
La danza si propone come come strumento di educazione del corpo, proprio perche` porta
il corpo all'armonia, al ritrovamento di qualita` sentite come buone perche` naturali, innate,
perche` assecondano le modalita` anatomiche del movimento del corpo umano e quelle
psicofisiche che legano questo movimento all'espressione. Cosi` facendo diviene possibile,
secondo i pensatori della danza del Novecento, formare la persona perche`, educando il
corpo, viene educato anche il sentimento, l'emozione, il pensiero, la volonta`.
L'impatto della danzatrice Isadora Duncan sulla danza europea e` stato decisamente
intenso. Nel XIX secolo l'educatore tedesco Friedrich Froebel conio` il concetto di
Kindergarten (asilo) e promosse l'allenamento fisico per sviluppo dei bambini. All'inizio
del XX secolo, Emile Jaques-Dalcroze, musicista svizzero, sviluppo` una corrente detta
euritmia, per l'educazione alla musica: egli incoraggiava l'esercizio musicale che prendeva
spunto dai ritmi spontanei del corpo, il quale, secondo lui, aveva ritmi ben definiti. I ritmi
vennero trasformati in danza e i risultanti movimenti del corpo venivano a loro volta
trasformati di nuovo in musica.

24
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

Tra danza ed educazione: il contributo di Rudolf Von Laban


Il contributo di Rudolf Von Laban (1879-1958) si trova per certi versi in un'area di confine
tra il mondo della Modern Dance e quello della danzaterapia. C'e` chi ha definito il teorico
ungherese un turbine di idee lanciate generosamente a chi poi le fara` fruttare. Le sue
scoperte, infatti, daranno un notevole apporto sia alla danza moderna sia alla danzaterapia.
Per Laban, tutto e` movimento: l'attivita` del nostro cervello, le cellule che nascono e
muoiono, il respiro, il battito del cuore, ogni manifestazione fisica e mentale. Egli riteneva
necessario che ogni individuo imparasse a dominare il proprio movimento per trovare un
equilibrio nel proprio comportamento espressivo-motorio e vivere con maggiore
consapevolezza e armonia la relazione con se stessi e con gli altri. Nell'uomo esiste un
profondo legame tra le azioni motorie e gli impulsi interiori che le determinano, impulsi
che derivano da bisogni materiali, morali e spirituali; a differenza degli animali, i cui
movimenti scaturiscono da stimoli esterni e quindi sono istintivi, l'uomo attraverso le sue
azioni motorie parla di se`. Le cause del movimento del corpo umano possono essere
spiegate razionalmente, servendosi delle leggi della fisica: il peso del corpo segue la legge
di gravita`; lo scheletro puo` essere paragonato a un sistema di leve tramite il quale si
coprono distanze e si seguono direzioni nello spazio; queste leve vengono attivate da nervi
e muscoli che forniscono la forza necessaria per sostenere il peso delle parti del corpo che
si muovono. Il flusso del movimento e` controllato dai centri nervosi, i quali reagiscono a
stimoli interni ed esterni. I movimenti occupano un certo periodo di tempo, che puo` essere
misurato con esattezza. La forza che aziona il movimento e` l'energia, prodotta da un
processo di combustione che avviene negli organi del corpo. Una spiegazione meccanica
del movimento e` quindi possibile e corretta, ma non e` sufficiente: ogni singolo aspetto di
esso, ogni gesto di qualsiasi parte del corpo, rivela un particolare della nostra vita interiore.
Secondo Laban, il movimento puo` nascere dalla tensione verso un oggetto al quale l'uomo
attribuisce valore, oppure emergere da uno stato mentale. Puo` rappresentare uno stato
d'animo momentaneo o i tratti costanti della persona, oppure puo` essere influenzato
dall'ambiente circostante. Il movimento e` l'esperienza fisica piu` elementare della vita
umana. Esso e` presente nel vitale movimento funzionale della pulsazione che tiene in vita
il corpo, come nell'espressione di tutte le emozioni. Il corpo spesso si serve di movimenti
piccoli e intensi per rivelare i nostri pensieri: quando siamo imbarazzati, il sangue sale al
volto e arrossiamo; quando siamo spaventati, il sangue fugge dal volto e impallidiamo;
quando siamo tristi le lacrime salgono agli occhi. Il nostro corpo prende parte a tutte le
emozioni che viviamo e i nostri muscoli si contraggono e si rilassano in continuazione.
La Laban Movement Analysis e` un vero e proprio sistema di esplorazione, osservazione e
codificazione del movimento nelle sue forme e nelle sue qualita`. Tale sistema sviluppa la
consapevolezza dei gesti, delle posture, degli spostamenti nello spazio, delle forme
corporee, delle attitudini nei confronti della focalizzazione spaziale, del peso, delle
vibrazioni del flusso, dei ritmi, degli accenti, dei fraseggi. Tutto diviene parte di un
vocabolario che consente alla persona di ascoltare e capire i messaggi del corpo che si
muove o rimane immobile. La traduzione del linguaggio del movimento e` risultata, per
lunghi tempi, complessa e ha dato luogo, in alcuni casi a fraintendimenti. Se, tuttavia, da
una parte si riconosce l'impossibilita` di esprimere a parole il significato profondo di una
danza, dall'altra diviene necessario trovare una modalita` di trascrizione del movimento,
nasce quella che viene chiamata Labanotation, la notazione paragonabile a quella che si
usa per la musica. Il movimento e quindi la danza, possiede un suo vocabolario specifico,
che la rende una forma artistica riconoscibile e riconosciuta.
Laban sottolinea, nella sua teoria del movimento, la presenza importante di una qualita`

25
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

che definisce effort, sforzo, ed e` la quantita` di energia impiegata dalla persona per
compiere un'azione corporea. Secondo Laban, l'effort e` il modo in cui una persona usa la
propria energia ed esprime le proprie attitudini interne nei confronti del flusso, del peso,
del tempo e dello spazio.
Rudolf Von Laban si interessa al movimento in senso ampio, antropologico. Partito con
l'idea di rinnovare la danza, non si limitera` a fare il ballerino e il coreografo, ma
assumera` il ruolo del pedagogo che cerca di unificare il sapere per renderlo comprensibile.
La sua pedagogia piu` che trasmettere un sapere acquisito punta al risveglio del potenziale
insito nel corpo umano. Il pedagogo auspica l'ampliamento delle possibilita` espressive di
ogni corpo.
La sua attivita` pedagogico-didattica si basa su una serie di esercizi fondati sui principi di
tensione e di rilassamento che hanno lo scopo di ampliare i limiti del corpo al fine di
renderne vitale e consapevole l'espressivita`. Von Laban ritiene che le facolta` spirituali
crescano e si armonizzino, parallelamente allo sviluppo delle capacita` motorie, nella
misura in cui l'individuo impara a conoscere se stesso.

I cinque obiettivi della danzaterapia


La danza non e` una tecnica, ne` un modo di fare le cose, bensi` un mezzo d'espressione
che arriva forse piu` vicino di qualsiasi altro linguaggio intimo dell'uomo. Ecco perche` e`
nata la danzaterapia.
La danzaterapia puo` rappresentare un itinerario, personale e collettivo, che consente a tutti
coloro che ne fanno esperienza di far emergere la propria creativita`, troppo spesso latente,
sotto forma di e sotto la spinta del movimento corporeo. La danzaterapia offre
l'opportunita` di esprimere le emozioni e di favorire l'integrazione psico-corporea, poiche`
e` in grado di aumentare le potenzialita` espressive caratterizzanti il linguaggio corporeo,
inserendo la persona in un percorso di relazione profonda capace di liberarla da tutte quelle
barriere soggettive, culturali, sociali, insite (nostro malgrado o per nostra causa) nella
comunicazione.
Scopo principale della danzaterapia sembra, dunque, essere quello di aiutare le persone ad
affrontare le difficolta` o i disturbi di origine emotiva, cognitiva, comportamentale o fisica
che possono incontrare nel corso della vita. Aiutare ad affrontare e non risolvere
direttamente: questo vuol dire che l'azione del danzaterapeuta e` sempre sostenuta da un
enorme fiducia nell'uomo e nelle risorse che ciascun essere umano ha a disposizione per
evolvere verso traguardi di benessere psicofisico.
Per tale ragione, vi e` una certa concordanza tra gli operatori del settore nel ritenere che
essa promuova:
Il piacere funzionale. La danzaterapia, e` pur sempre un'attivita` fisica. Vi e`
dunque un piacere intrinseco nel movimento, anche in quello che si esplica al di la`
di una finalita` esplicita.
L'affinamento delle funzioni psicomotorie. Nel momento in cui si eseguono
movimenti ritmici e coordinati si mettono in azione diversi gruppi muscolari. Una
sollecitazione di questo genere, condotta mediante una guida esperta, consente alla
persona di potenziare la muscolatura e di rendere piu` ottimale la funzionalita`

26
CAP. 2 UNO SGUARDO ALLA STORIA DELLA DANZA

articolare.
L'unita` psicomotoria. Si ribadisce un concetto fondamentale, precedentemente
sottolineato. La danzaterapia si propone come una prospettiva di intervento olistica,
considerando i rapporti che si instaurano tra le emozioni, il corpo, le reazioni
muscolari. Le persone esprimono le emozioni e i sentimenti soprattutto a livello
corporeo (poiche` con le parole si puo` dire di tutto, ma anche il contrario di tutto).
Ebbene, intraprendendo una terapia incentrata sul movimento e sulla danza, e`
possibile intervenire sulle strutture e sulle relazioni muscolari per esternare una
emozione o un sentimento ed esse collegate. Grazie al movimento si giunge ad
ottenere un migliore orientamento in relazione al nostro corpo, poiche` il
movimento e` un fattore unificante. Infatti, non si puo` conoscere molto del proprio
corpo se non lo si muove. E non si puo` conoscere molto del rapporto che ci lega
alla realta` esterna se non permettiamo, mediante il movimento, al corpo di entrarvi
in contatto. Dunque, il modello di portamento del nostro corpo va costruito. Tale
modello e` una creazione, una costruzione e non un dono.
La simbolizzazione a livello corporeo. Questo aspetto e` importante in quanto
pone l'accento selle potenzialita` della danza come arte. Se si intende la
danzaterapia come forma di gioco, nell'accezione winnicottiana di spazio
transizionale, ecco che questo percorso si configura per la sua elevata connotazione
simbolica, poiche` permette alle persone di esprimere conflitti ed emozioni,
ricercare ed affermare la propria identita`, dare corpo ad istanze profonde,
consentire libero accesso alla fantasia mediante l'immaginazione. Nella
danzaterapia, si pensi all'Expression Primitive ma anche nel metodo della Fux, si
compiono movimenti, azioni, gesti, altamente simbolici: incarnare una figura
archetipica, evocare e rivivere momenti fondamentali della propria esistenza;
oppure raffigurare atti dal significato universale, come raccogliere, tessere, dare,
aprire, avvicinarsi, allontanarsi.
L'immagine corporea e la stima di se`. La danzaterapia e` una occasione
d'incontro significativo, poiche` vi si realizzano una serie di interazioni dinamiche
multidimensionali di vitale importanza sul piano psicologico, sociale, culturale: tra
il danzaterapeuta e il singolo, tra il singolo e il gruppo, tra il danzaterapeuta e il
gruppo. Ci troviamo dinnanzi ad una comunicazione multidirezionale, grazie alla
quale si instaurano una vasta gamma di relazioni interpersonali ricche di
significato. Pertanto, e` compito del danzatore terapeuta di creare un ambiente
adeguato alle condizioni presenti in quel particolare gruppo con cui si trova ad
interagire; un ambiente protetto, all'interno del quale possano svolgersi le
reciproche funzioni di specchio tra i protagonisti, mediante le quali ciascuno dei
membri puo` operare su di se` per migliorare la propria immagine, la propria
autostima e il proprio senso di autoefficacia.

27