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REALIZZATA DA BRUCE WEBER
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DIOR.COM - 02 38 59 59 59

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VIA MONTE NAPOLEONE 25/ 2 MILANO
VIA MONTE NAPOLEONE 25/ 2
MILANO

EDIT ORIALE

In Italia

di EMANUELE FARNETI

EDIT ORIALE In Italia di EMANUELE FARNETI È tradizione dei magazine francesi celebrare la moda nazionale

È tradizione dei magazine

francesi celebrare la moda

nazionale con copertine

dedicate alle locali icone

di stile o alla magia di Pa-

rigi. Lo stesso accade negli Stati Uniti e in Inghilter- ra. In Italia, meno. Per un certo nostro tipico riflesso condizionato, ci sembra

sempre che ciò che succe- de lontano da qui sia, per definizione, meno provin- ciale. Io credo si tratti di un difetto di prospettiva:

basta guardare quanto di noi viene raccontato sui grandi giornali interna- zionali, quanta curiosi-

tà si legge per le novità

che attraversano il Paese. Ecco perché abbiamo deciso che fosse proprio l’Italia la protagonista del numero di settembre, tra- dizionalmente il più im- portante dell’anno. Nulla di più lontano dalla

photo by inez & vinoodh.

retorica di una qualche,

presunta, Italia migliore. Piuttosto, una fotografia

– inevitabilmente parziale

e soggettiva, come accade quando si è molto vicini

al soggetto ritratto – di

un Paese che, tra difficoltà

e stanchezze, nonostante

una classe dirigente obiet- tivamente inadeguata, ha ricominciato a muoversi.

Si muove Milano, si sa: in

queste pagine parliamo

di nuovi stilisti e antichi

costumi riportati al loro splendore, del suo Salotto tirato a lucido, di mostre in

arrivo; si muove Firenze, con l’arte contemporanea che sfida storiche resisten- ze. Un fiorire di piccole realtà editoriali restituisce un’immagine lontana dai cliché ad argomenti tipi- camente nostri come il ci- bo e il turismo. Le autrici

del più inatteso best seller dell’anno raccontano altre italiane ribelli. David Le-

avitt scrive di meraviglie

seicentesche, Lila Azam Zanganeh del sogno di

una piazza italiana in una mattina d’autunno pie-

na di luce e aria sottile. Il fratello di un celebre scrit- tore americano punta la luce su certi nostri luoghi oscuri. Patrick Demarche-

lier regala a tre giovanissi- me italiane il respiro delle

dive che furono. Juergen Teller si spinge fino alla punta occidentale della Sicilia per inseguire il suo “Italian crush”.

Poi ci sono le tre coperti- ne. La prima è un omaggio, a un monumento del no- stro patrimonio artistico. Per realizzare la loro sto- ria su Caravaggio Willy

Vanderperre e Olivier Rizzo hanno viaggiato e fatto ricerche, così ce lo restituiscono con imma- gini che sono al tempo stesso antiche eppure mo- dernissime. La seconda è il raccon- to di un gesto, affidato a Mert & Marcus con Ala- stair McKimm. Pietran- gelo Buttafuoco ci spiega perché i baci italiani so- no definitivi, e diversi da quelli dati altrove; Ivan Cotroneo ne ricorda il ruolo nella costruzione dell’immaginario del no- stro cinema. La terza è un auspicio. Che Roma, nei cui luo- ghi monumentali Inez & Vinoodh con Alex White hanno messo in scena il loro racconto, torni a es- sere quello che è stata – a pensarci bene, nemmeno troppo tempo fa. Perché

il Paese si muove davvero solo se riparte Roma.

A tenere assieme tutti

questi fili, ovviamente, c’è

la moda. Quella, non poca, direttamente disegnata da italiani; quella, moltissima, quasi tutta, che da noi vie-

ne prodotta. Perché, con

tutti i noti limiti, il sistema moda gioca un ruolo non

marginale nella spinta al Paese verso il futuro. Non solo dando da lavorare a oltre 400mila addetti in 50mila aziende, e con un fatturato (nel 2016) di 52 miliardi di euro. Ma rap- presentando il nostro sen- so per il bello in ogni an- golo del mondo. È il soft power che abbiamo, non dimentichiamoci di an- darne almeno un po’ fieri. Come ha detto una volta Franca Sozzani: gli altri parlano, noi facciamo.

 

30

1

74

19

1

229

280

S

OMMARIO

 

S

e ttembre

   

milano, italia, photos by Nacho Alegre, styling by Enrica

280

2017

Ponzellini

le notti bianche, styling by Patrick Mackie

290

 

191

Primo Piano

292

al cancello,

sono spudorato,

   

229

Magazine/2

photos by Leonardo

di

Angelo Flaccavento

mediterraneo anteriore,

 

Scotti, styling by Enrica

197

L’Evento

di

Laura Taccari

Ponzellini

ombra e luce,

 

233

Il Libro

294

piena luce,

di

Giovanni Montanaro

la

metà nascosta,

photo by Leonardo

200

La Protagonista una

di

Federico Chiara

Scotti, styling by Enrica

principessa guerriera,

238

Il Creativo

Ponzellini

30

Editoriale

 

di

Barbara Zorzoli

viaggio a piedi,

 

296

buoni frutti, photos

in

italia,

 

202

L’Anniversario

di

Gaia Passi

by Pietro Cocco, styling

di

Emanuele Farneti

 

sul filo del colore,

240 La Kermesse

 

by Enrica Ponzellini

112

Every Cover Tells

di

Roberta Rotta

omaggio ai nostri sogni,

301

celebrazione,

A

Story bacio!, di

205

Graphic Art

 

di

Lella Scalia

photos by Amanda

Pietrangelo Buttafuoco

tutto di un tratto,

243

Il Progetto

Charchian, styling

114

Every Cover Tells

di

Francesca Molteni

trent’anni di anna,

 

by Giulio Martinelli

A

Story roma!, di Lila

209

Il Personaggio

 

di

Alessia Glaviano e

sette ragazzi italiani, photos by

306

 

Azam Zanganeh

il

lato positivo,

Chiara Bardelli Nonino

 

117

Every Cover Tells

di

Samira Larouci

247

L’Intervista

Salvatore Caputo, styling by Enrica Ponzellini

A

Story ad arte!,

213

Mostre/1

cosa fai oggi?,

 

di

David Leavitt

la

fabbrica dei sogni,

di

Maria Cristina Didero

328

Style/Il Protagonista

134

Manifesto perché

di

Francesca Molteni

250

Design

infinite possibilità,

l’italia ha bisogno

218

Mostre/2 al moma,

c’è plastica e plastica,

 

di

Vittoria Filippi Gabardi

di

ragazze ribelli,

di

Lella Scalia

di

Paolo Lavezzari

334

Style/Talenti

di

Francesca Cavallo

221

Anteprime

253

L’Incontro

l’isola che (non) c’è,

ed

Elena Favilli.

nel salotto di Milano,

io

in forma di candela,

di

Barbara Amadasi

141

Il Progetto my own

di

Nicola Scevola

di

Francesco Bonami

336

Style/Talenti

private vogue italia

225 Magazine/1

 

257

Imageries

comprare meno,

146

VogueÕ s Questionnaire

174 questa è la nostra storia, di Luca Dini

che rumore fa il cibo?,

gli spazi tra le righe,

 

indossare di più,

monica bellucci

di

Marta Galli

di

Mariuccia Casadio

di

Francesca Reboli

Galli di Mariuccia Casadio di Francesca Reboli   Intro Front   News   News Code
Galli di Mariuccia Casadio di Francesca Reboli   Intro Front   News   News Code
Galli di Mariuccia Casadio di Francesca Reboli   Intro Front   News   News Code
Galli di Mariuccia Casadio di Francesca Reboli   Intro Front   News   News Code
Galli di Mariuccia Casadio di Francesca Reboli   Intro Front   News   News Code
 

Intro

Front

 

News

 

News

Code

ARM AN I. C OM

422 422 bacio!, photos by Mert & Marcus, styling by Alastair McKimm Well

422

422 bacio!, photos by Mert & Marcus, styling by Alastair McKimm

Well

338

368

444

492

522

368

Beauty/Icone omaggio

 

al

cinema italiano,

make-up by Pat McGrath, hair by Guido Palau

370

Beauty/Preview

nella notte di roma,

di

Maria Vittoria Pozzi

372

Beauty/Preview uno

scandalo annunciato,

di

Maria Grazia Meda

374

Beauty/Preview

dolce, pericoloso,

di

Susanna Macchia

376

Beauty/Preview

per gabrielle,

di

Susanna Macchia

378 Beauty/Anteprima

338

Style/Talenti

il

colore duttile

 

522

l’italia, vista da qui,

tabula rasa,

383

Beauty/Hair

di

Angelo Flaccavento

di

Dan Thawley

tutto è possibile

528

novanta vite in una,

340 Style/Il Corto

384

Beauty/Skincare

di

Raffaele Panizza

la

forza dei no,

il

volto ridisegnato,

532

ancora un bacio,

di

Francesca Reboli

di

Susanna Macchia

di

Ivan Cotroneo

344

Style/L’Anniversario

386

Beauty/Mostre

 

444

roma!,

539

Vogue for Milano

time after time,

il

fior fiore,

photos by Inez &

 

quando tira il vento, photos by

492

una notte per tutti,

di

Lella Scalia

di

Susanna Macchia

Vinoodh, styling

di

Maristella Campi

346

Style/Watches

388

Beauty/News

by Alex White

Dario Catellani, styling

544

English Texts

tempi ruggenti,

in

scena, di Vittoria

456

ad arte!,

by Vittoria Cerciello

558

party: roma, parigi,

di

Micol Bozino Resmini

Filippi Gabardi

photos by Willy Vanderperre, styling by Olivier Rizzo

springtide, photos by Alessio Boni, styling by Patti Wilson 512 la vendemmia, photos by Luigi and Iango, styling by Paul Cavaco

502

a cura di Sabrina Fallea

348

Style/Preview

390

Beauty/Profili

562

Oroscopo

la

verità è bellezza,

the italian job, di

settembre,

di

Elisabetta Caprotti

Vittoria Filippi Gabardi

cristiana, my italian tv crush, photos by Juergen Teller, styling by Poppy Kain

476

di

Marco Pesatori

350

Style/La Collezione

392

diva, photos by

566

Casa Italia

cuore di luce,

Patrick Demarchelier,

bacio perugina,

di

Carlo Ducci

stilying by Paul Cavaco

di

Francesca Molteni

di Carlo Ducci stilying by Paul Cavaco di Francesca Molteni   Code Code   Well Well
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Code

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Well

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Back

BLUMARINE.COM

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Quality is Our Direttore Responsabile Creative Director Business Plan emanuele farneti giovanni bianco Ci
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Quality is Our

Direttore Responsabile

Creative Director

Business Plan

emanuele farneti

giovanni bianco

Ci accontentiamo

semplicemente del meglio

e creiamo i migliori prodotti editoriali.

Per questo abbiamo Vogue,

il mensile più autorevole,

Vanity Fair, il settimanale leader in Italia, e Glamour, il mensile femminile più letto.

Per questo siamo l’editore italiano più seguito sui social.

Per questo ogni mese raggiungiamo 16 milioni di donne.

Tradotto in una parola, qualità.

In due parole, Condé Nast.

2

Vice Direttore

ALAN PRADA

Progetti Speciali Moda e Talents

Vice Direttore SARA SOZZANI MAINO

Moda

Fashion and Accessory Market Director ENRICA PONZELLINI

GIULIO MARTINELLI (Caposervizio) ELISA ZACCANTI LELE ACQUARONE (Fashion Contributor) VALENTINA SERRA (Fashion Contributor)

Fashion Editor At Large PATTI WILSON

Casting Directors PIERGIORGIO DEL MORO SAMUEL ELLIS SCHEINMAN

Bellezza

SUSANNA MACCHIA (Caporedattore) VITTORIA FILIPPI GABARDI

Attualità

CARLO DUCCI (Caporedattore) LELLA SCALIA (Caposervizio) BARBARA AMADASI ELISABETTA CAPROTTI FEDERICO CHIARA PAOLO LAVEZZARI FRANCESCA REBOLI

Art Consultant

MARIUCCIA CASADIO

Reparto Artistico

LAURA MARINO (Caporedattore) ROBERTA MASCIULLI JACOPO RIVA

Special Projects

MARIO BAZZONI

ELENA PAPAGEORGHIOU

Creative Director Assoc. KEVIN TEKINEL LAUREN GOLDBLUM Assistant of Creative Director ALVIO MANCUSO

Hanno Collaborato/Testi:

Photo

Photo Editor/Caporedattore

ALESSIA GLAVIANO

Photo Editor CHIARA BARDELLI NONINO

Vogue.it

ALESSIA GLAVIANO (Web Editor) SOFIA VIGANÒ (Caposervizio) RICCARDO ANGIOLANI ELENA BARA ELISA PERVINCA BELLINI GIORGIA GENOCCHIO FRANCESCA GIORGETTI MASSIMILIANO SORTINO NICOLETTA SPOLINI IVANA FERRARA (Segreteria)

Segreteria

Responsabile SILVANA SACCHETTI (Segreteria di Direzione)

Shooting Production

MARINA MORETTI

Advertising and Event Production MARILENA BORGNA

LAURA CAZZANIGA (Moda)

New York

Special Project Editor GRAZIA D’ANNUNZIO

Segreteria e Redazione CHRISTINA NICASTRI

Hanno Collaborato/Moda:

0

LILA AZAM ZANGANEH, FRANCESCO BONAMI, MICOL BONZINO RESMINI, SARA BORNEY, PIETRANGELO BUTTAFUOCO, MARISTELLA CAMPI, FRANCESCA CAVALLO, IVAN COTRONEO, MARIA CRISTINA DIDERO, SABRINA FALLEA, ELENA FAVILLI, MARTA GALLI, SAMIRA LAROUCI, DAVID LEAVITT, MARIA GRAZIA MEDA, FRANCESCA MOLTENI, GIOVANNI MONTANARO, RAFFAELE PANIZZA, GAIA PASSI, MARCO PESATORI, MARIA VITTORIA POZZI, ROBERTA ROTTA, NICOLA SCEVOLA, LAURA TACCARI, BARBARA ZORZOLI, STUDIO DIWA (Correzione Testi)

Editors at Large ANGELO FLACCAVENTO LUKE LEITCH (Londra) DAN THAWLEY (Parigi)

DESIRÉE ADÉDJÉ, SINEAD ALLEN, LAUREN BENSKY, KELLY BELLEVUE, VIOLA MARELLA BISIACH, LOUISE BORCHERS, EJ BRIONES, SERENA CASTRIGNANO, DIANA CHOI, LAUREN DAVIS, DEBORAH DE GROOT, DIEGO DIEZ, LUCA GALASSO, TAYLOR KIM, KYLE MCCOY, FEDERICA MIGLIAZZA, ITALO PANTANO, CATERINA PIATTI, ROBERTA PINNA, LOUISE POLLET, SYDNEY ROSE, ANNA SANTANGELO, ALICE SCAZZA, RICCARDO TERZO, NICCOLÒ TORELLI, MIRTA TRASTULLI, SADIE WILLIAMS, HAMISH WIRGMAN

1

TORELLI, MIRTA TRASTULLI, SADIE WILLIAMS, HAMISH WIRGMAN 1 Direttore Editoriale LUCA DINI Direttore Generale Sales

Direttore Editoriale

LUCA DINI

Direttore Generale Sales & Mktg

FRANCESCA AIROLDI

Advertising Manager

SILVIA CAVALLI

Marketing Manager VALENTINA DI FRANCO

Direttore Vendite

GIANCARLO ROPA

Digital Sales Director CARLO CARRETTONI

Moda e Oggetti Personali MATTIA MONDANI, Direttore

Beauty MARCO RAVASI, Direttore

Grandi Mercati MICHELA ERCOLINI, Direttore

Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta MATTIA MONDANI, Area Manager

Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche LORIS VARO, Area Manager

Toscana, Umbria, Lazio e Sud Italia ANTONELLA BASILE, Area Manager

Uffici Pubblicità Estero - Parigi/Londra ANGELA NEUMANN

New York

ALESSANDRO CREMONA

Barcellona

SILVIA FAURÒ

Monaco

FILIPPO LAMI

Digital Marketing

MANUELA MUZZA

Social Media

ROBERTA CIANETTI

7

Marketing MANUELA MUZZA Social Media ROBERTA CIANETTI 7 Edizioni Condé Nast S.p.A. Presidente GIAMPAOLO GRANDI

Edizioni Condé Nast S.p.A.

Presidente

GIAMPAOLO GRANDI

Amministratore Delegato

FEDELE USAI

Direttore Generale

DOMENICO NOCCO

Vice Presidente

GIUSEPPE MONDANI

Direttore Centrale Digital MARCO FORMENTO

Direttore Centrale Consumer e Audience Development MASSIMO MONZIO COMPAGNONI

Direttore Comunicazione

LAURA PIVA

Direttore Circulation

ALBERTO CAVARA

Direttore di Produzione BRUNO MORONA

Direttore Risorse Umane CRISTINA LIPPI

Direttore Amministrazione e Controllo LUCA ROLDI

Direttore Branded Content RAFFAELLA BUDA

Sede: 20121 MILANO, Piazza Castello 27 Tel. 0285611 - Fax 028055716. PADOVA, via degli Zabarella 113 Tel. 0498455777 Fax 0498455700. BOLOGNA, via Carlo Farini 13, Palazzo Zambeccari, Tel. 0512750147 - Fax 051222099 - ROMA, via C. Monteverdi 20, Tel. 0684046415 - Fax 068079249. PARIGI/LONDRA, 4 Place du Palais Bourbon 75007 Paris Tel. 00331-44117885 - Fax 00331-45569213. NEW YORK, 125 Park Avenue Suite 2511 New York NY 10017 Tel. 212-3808236 Fax 212-7867572 Barcelona, Passeig de Gràcia 8/10, 3° 1a - 08007 BARCELONA Tel. 0034932160161 - Fax 0034933427041. MONACO DI BAVIERA, Eierwiese 5b - 82031 Grünwald - Deutschland - Tel. 0049-89-21578970 Fax 0049-89-21578973. ISTANBUL, Yenimahalle Tayyareci Fethi Sok. 28/7 Bakırkoy 34142 Istanbul - Turkey - Cell: 0090-532- 2614343 Email: arin@condenast.it

REDAZIONE 20123 MILANO Piazzale Cadorna 5 Tel. 0285611

Settembre

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IL NUOVO ROSSETTO-INCHIOSTRO LIQUIDO FONDENTE

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Billboard artwork: Andy Warhol, Sk ull , 1976 © The Andy Warhol Foundation / ARS, photographed at The Andy Warhol Museum, Pittsburgh CALVIN KLEIN 205W39NYC Fall 2017: photographed May 2017, Mojave Desert, California

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Billboard artwork: Andy Warhol, Elvis 11 Times (Studio Type), 1963 © The Andy Warhol Foundation / ARS, photographed at The Andy Warhol Museum, Pittsburgh CALVIN KLEIN 205W39NYC Fall 2017: photographed May 2017, Mojave Desert, California

EVERY COVER TELLS A STORY

Bacio!

di PIETRANGELO BUTTAFUOCO*

Il

bacio alla francese è co-

ventiquattromila la cara

è

il libro e chi lo scrisse,

fiori e occhi chiusi. Quan-

nosciuto. È l’apostrofo, Cirano vi dirà. Quello ita- liano, invece, è un sottinte- so. È un bacio a mezzanot- te, infido per definizione.

sillaba, invece – per come canta il nonno – è quella

ma

il romanzo di tutti i ba-

do c’erano i saloni per soli

ci

del mondo è italiano: un

uomini, i barbieri – non certo i parrucchieri – non facevano che consigliar- lo, il baffo: “Fatevelo a camminata di formicola, le ragazze ve ne saranno

«ba ba baciami picci-

na». Un balbettio squil- lante destinato a lei, alla nonna, che in “cuor cuor” quello che ne ricava sono baci in quantità e una do- manda proprio birichina:

di

mucchio di fotogrammi tagliati via dai film – baci censurati –, recuperati e

poi incollati. È quello di “Nuovo Cinema Paradi-

Furti con destrezza so- no quelli dei baci. Se nel sogno si sognano i baci, non è peccato. Ed è sem-

so”

di Giuseppe Tornatore

grate”.

e

il bianco e nero, tra i vi-

«Tutti questi baci a chi li devo dar?».

vi

colori della pellicola, fa

Lo spavento d’Italia è in un bacio – quello di Totò Riina – e chissà se il capo

pre “L’ultimo bacio” nelle giornate di chi non vuo-

sfacciato ogni sottinteso:

 

«Chioccioline a succhiare

crescere mai. Il restare

ragazzi, infatti, è un mer- canteggiare di giustifica- zioni – “soltanto un bacio”

le

Trova riparo nel tirabaci, il bacio. Eccolo: il ricciolo che goccia allusioni sulle gote – o perfino in fronte

femmine a baciare, non possono mai saziare».

e

Un pizzicorino. E poi la polpa. Questo la donna reclama. L’imperativo è sempre categorico: Bacia­ mi, stupido! Sul labbro su- periore di lui, i peli corti e ispidi – come una cammi- nata di formiche, in fila –

pungono mentre la bocca profonde sussulti al sapore

mafia s’è fatto un piercing sulla lingua e così battere dove più duole.

quando il bacio, da solo,

– e dorme come in un son-

Arrivederci e baci, si dice. Ma la favola italiana è tut-

è

un manicomio di fuochi

no

di corallo, seta e fiori.

e

promesse.

   

ta

in un viaggiare di baci.

 

Accennato nel tic involon-

Come Totò che cerca i ba-

Bocca baciata non perde ventura, anzi, si rinnova nel canto: «Da mi basia mille», con Catullo.

tario delle labbra, il bacio resta un’omissione: l’elo- quenza del come non det-

e così mettere le mani

to

ci

in stazione, tra i treni in

partenza. Tutto il Canzo- niere del Sì che suona è nel bacio. Ed è un ciao ciao! Un bacio ancora. E

 

avanti.

E

se nel rock la cifra ton-

di

mandorle sulle labbra

mille altri ancora («deinde

da

dei

baci

è quella di

Amor ci strinse. Galeotto

di

lei, tutte di corallo, seta,

usque altera mille»).

*Giornalista e scrittore, 54 anni, di Agira, ha studiato Filosofia teoreti- ca. Il suo ultimo libro “I baci sono definitivi” (ed. La nave di Teseo) racconta storie rubate durante i viaggi quotidiani, nella metropoli- tana romana. Storie d’innamorati, dediche sui corrimano, frasi, sguar- di, tra frettolosi passaggi, fermate, pause pranzo. Buttafuoco annota, registra, mentre tutto scorre, si cancella o sbiadisce. Solo i baci re- stano definitivi.

THE THE I TALIAN I TALIAN I S SUE I S SUE WITH WITH MARIA
THE
THE
I TALIAN
I TALIAN
I S SUE
I S SUE
WITH
WITH
MARIA CARL A
MARIA CARL A
BOSCONO
BOSCONO
B Y
B Y
MER T
MER T
&
&
MARCUS
MARCUS

photos by mert & marcus

T & & MARCUS MARCUS photos by mert & marcus MARIACARLA BOSCONO IN PRADA STYLED BY
T & & MARCUS MARCUS photos by mert & marcus MARIACARLA BOSCONO IN PRADA STYLED BY

MARIACARLA BOSCONO IN PRADA STYLED BY ALASTAIR McKIMM.

Da sinistra. Abito di alpaca. Federico Spinas @ I Love Management: pull di alpaca. Lily Aldridge @ Img Models e Vittoria Ceretti @ Elite Milano: top di satin con frange

di cristalli e top di lana. Pablo Rousson e Edoardo Velicskov: camicia e pull di lana. Tutto PRADA. I profumi La Femme e L’Homme Prada Intense di PRADA sono una

coppia e hanno un’identità fluida. Lontani dai cliché, accentuano le multiformi sfaccettature maschili e femminili con note fiorite, ambra e patchouli. hair Cyndia Harvey

@ Streeters. make-up Isamaya Ffrench @ Streeters. manicure Mary Soul using Chanel Le Vernis. set design Andrea Stanley @ Streeters. on set Across Media Productions.

traduzione di giuseppina oneto.

EVERY COVER TELLS A STORY

EVERY COVER TELLS A STORY photos by inez & vinoodh MARIACARLA BOSCONO IN PRADA STYLED BY
EVERY COVER TELLS A STORY photos by inez & vinoodh MARIACARLA BOSCONO IN PRADA STYLED BY

photos by inez & vinoodh

MARIACARLA BOSCONO IN PRADA STYLED BY ALEX WHITE. In alto. Eschimo di montone, Prada; shoes Miu Miu. Il viso è luminoso e naturale grazie a Instant Éclat, base lumière, di Sisley Paris. In basso, da sinistra. Saskia de Brauw @ Dna Model Management: completo Ermanno Scervino. Othilia Simon @ Dna Model Management: blusa e gonna, Fendi; orecchini con diamanti e smeraldi, Bulgari Heritage Collection. hair Malcolm Edwards @ Art Partner. make-up Lisa Butler @ Bryant Artists. manicure Catia Sonia Piazza. on set Mai.London.

Roma!

di LILA AZAM ZANGANEH*

Ogni scrittore è un amante mosso da un sogno. Il so- gno di una donna o di un uomo, di una spada o di una

città. E il sogno ha bisogno

di avere un piede saldo nel

mondo reale. Perché il mondo è la materia di cui

è fatto il desiderio.

Quale posto migliore di

Roma per sognare? Roma

in

una qualsiasi mattinata

di

primo autunno (la mia

stagione preferita per sog-

giornarvi), in una piazza non troppo lontana dalla Madonna del Divino Amo- re. Il sole splende tenue, ti sorride come un momento fuggevole di grazia o un colpo di fortuna.

Si potrebbe bere un cap-

puccino, oppure mangiare

un cornetto alla Nutella (tempo fa ne ho mangiati

sei di fila, tanto da indurre

i miei vicini a scoccarmi

un’occhiata sbigottita).

E con il mio sesto cornet-

to, eccomi là che sogno.

Sogno una piazza che ge- nera un’altra piazza e poi un’altra ancora. Sogno la Scala Santa a San Giovan-

ni in Laterano e malgrado

l’abbia già salita, sogno che conduca fra le nuvole e le stelle, in un luogo al di là

dei dipinti. Sogno la Do- mus Aurea e i pittori rina- scimentali che scavavano delle aperture per vedere

gli affreschi e rubare idee

bellissime (i grandi poeti

rubano, rubano per sogna-

re ancora). Sogno il Palati-

no, pieno del clamore degli

imperatori ma stranamen-

te vuoto in un pomeriggio

d’autunno. Di quel vuoto,

di quell’assenza sono alla

ricerca perché al suo in- terno, drizzando le orec-

chie, si comincia a sentire

il battito vitale del tempo.

Penso alle fonti incantate

dell’Amore e del Disamo- re, e a Orlando che andò fuori di senno forse a cau-

sa, poco più o poco meno,

di una di quelle fonti (dalle

quali spesso sembra scatu-

risca la passione, metafora

di

follia, o semplicemente

di

mancanza di rima e di

logica dei nostri sogni). Sogno stretti sentieri, sul- le cui pietre rovinano le

spade e al loro posto re- stano soltanto le orme dei passi. Sogno castelli che si ergono sopra i mausolei e

ragazzi che dormono dove un tempo dormivano le colombe. Sogno un tempo in cui Roma, nel lontano

futuro, non sarà che un so-

gno sognato da una sogna- trice in una mattina d’au-

tunno, in una piazza piena

di luce e aria sottile. •

*autrice di “Un incantevole sogno

di felicità” (ed. L’ancora del Me-

diterraneo), Lila Azam Zanganeh

ha trascorso lunghi periodi della

sua vita in Italia. é uno dei cinque membri della giuria del Man Bo-

oker Prize.

GIUSEPPEZANOTTI.COM
GIUSEPPEZANOTTI.COM

traduzione di giuseppina oneto.

Ad Arte!

di DAVID LEAVITT*

Caravaggio, come uomo e come artista, apparteneva

quello che vedo io ogni gior- no nello specchio. In linea

alla terra delle ombre. L’o­ scurità, in un certo senso,

di

principio noi possedia­

mo delle difese: se fossi­

era

il suo marmo, la luce il

mo costretti ad assistere

suo scalpello. A comincia­

a una crocifissione, quasi

re

da un lavoro giovanile

tutti distoglieremmo gli occhi orripilati; davanti a una luce insopportabile le

come il “Suonatore di liu­

to”, mostra una conoscen­

za

talmente profonda della

palpebre si chiuderebbe­

luce da farci dimenticare che visse a lume di cande­

ro

spontaneamente, come

accade quando cerchiamo

la

a cavallo tra il 500 e il

di

guardare il sole. Eppu­

600, in un mondo che non

re,

visto il volto della Me­

conosceva, né poteva pre­ figurare, l’elettricità, la fo­ tografia, il lampo del flash

dusa, quelle difese cadono.

Possiamo osservare con compostezza il tormento

e

l’ombrello riflettente.

delle carni perché ormai

Il

lampo, l’ombrello: non

siamo pietra, siamo pietri­

a

caso il linguaggio della

ficati e ci è stata accordata

 

la

capacità non soltanto di

strumentazione fotogra­ fica è il linguaggio delle

burrasche, quelle burra­ sche che nei dipinti di Caravaggio minacciano sempre di scoppiare, con

indugiare sulle sofferen­ ze, ma di scegliere il mo­ mento che le raffigura con assoluta perfezione e tra­ sformarle in arte.

il

bagliore del lampo che

Caravaggio, a detta di tut­

 

ti,

era un uomo imprevedi­

illuminerà per un millise­ condo tutto quello che l’o­ scurità nasconde.

Se gli istanti che ritrae sono fugaci è perché è fugace la luce. Il suo oc­ chio, come la macchina fotografica, cattura la più fuggevole delle pose. E ciò che lo rende un grande ar­ tista è che sa sempre dove puntare le sue lenti. La Medusa, se guardata

bile e violento. Commise più di un omicidio. Aveva forti desideri sessuali, so­ prattutto verso i ragazzi. Eppure, anche nei suoi ri­ tratti più erotizzati – “San Giovanni Battista”, “Bac­ chino malato”, “Ragazzo morso da un ramarro” – l’effetto del chiaroscuro, notoriamente cupo, serve ad accentuare la vulnera­

in

volto, pietrifica. Cara­

bilità della carne.

vaggio non solo la guar­

Pensiamo al “Bacco” de­ gli Uffizi: le labbra sono rosse, i muscoli carnosi,

dò,

ma ne dipinse anche il

ritratto. Irata e inorridita,

la

sua Medusa incontra lo

avvertiamo il sangue che

sguardo dell’osservatore

scorre sotto la pelle e sap­ piamo che sgorgherebbe

con un’angoscia ormai ol­

tre

la pietà, e anche oltre

se

solo un coltello affila­

l’efferatezza, come a dire:

hai sempre saputo di non poter resistere. Adesso vedi

to la sfiorasse. Perché è così che la Medusa vede

il

mondo, un mondo nel

EVERY COVER TELLS A STORY

vede il mondo, un mondo nel EVERY COVER TELLS A STORY photo by willy vanderperre. MARIACARLA

photo by willy vanderperre.

MARIACARLA BOSCONO IN PRADA STYLED BY OLIVIER RIZZO. Cappotto di lana mohair con collo di ecopelliccia su gonna di satin e cappello di nylon. Tutto Prada. hair Tina Outen @ Streeters. make­up Lynsey Alexander @ Streeters. manicure Miss Moji @ Backstage Agency. set design Emma Roach @ Streeters. on set Prodn.

EVERY COVER TELLS A STORY

EVERY COVER TELLS A STORY photos by willy vanderperre. quale il corpo non è né idolo

photos by willy vanderperre.

quale il corpo non è né idolo né ideale. Mentre San Pietro vie­ ne inchiodato alla croce

il

torace del padrone. Per

Caravaggio la luce è lo

strumento che consente

all’artista di catturare quei

a

testa in giù, Caravaggio

rari momenti nei qua­

non si concentra sul santo rovesciato, ma sulle opera­ zioni organizzate per ca­ povolgerlo: le tecniche che preludono alla tortura, la fatica che comportano sui volti dei soldati e non su quello di Pietro che sembra dare indicazioni. In maniera analoga, nella “Conversione di San Pao­ lo”, quello che colpisce l’occhio non sono tanto

li

convergono il dolore

e

l’estasi, e il visionario,

mentre soffre, vede i cieli, vede Cristo, e la barca di Caronte tirata sulla riva

del livido fiume che attra­ versa. Un paradosso: per dipin­ gere le parti cedevoli del corpo umano bisogna in­ durirsi. Bisogna guardare

nello specchio. E affronta­

re

la Gorgone con i capelli

le

braccia tese del giovane

di

serpente che ciascuno

santo in estasi, quanto lo

di

noi ha dentro.

zoccolo del cavallo deli­ catamente sollevato sopra

 

*Scrittore, 56 anni, nato a Pittsbur­ gh, insegna alla University of Flo­ rida ma ha vissuto a lungo in Italia – Paese che è al centro di due suoi libri: “Italian pleasures” (Chronicle Books) e “In Maremma: Life and

a House in Southern Tuscany”

(Counterpoint LLC). Il romanzo

“I due hotel Francfort” (Monda­

dori) e la biografia “L’uomo che sapeva troppo” (Codice Edizioni, appena ristampata), sono le sue ul­ time pubblicazioni. L’autore sarà al festival Pordenonelegge 2017 (16

settembre, piazza San Marco, Por­ denone), in una conversazione con Ottavio Cappellani.

MANIFE S T O

Perché L’Italia Ha Bisogno Di Ragazze Ribelli

di FRANCESCA CAVALLO ed ELENA FAVILLI*

Di Ragazze Ribelli di FRANCESCA CAVALLO ed ELENA FAVILLI* Ashabi Owagboriaye, attivista femminista americana, in un

Ashabi Owagboriaye, attivista femminista americana, in un celebre scatto di John Franklin Brown.

Uno studio pubblicato dalla rivista “Science” dice che a sei anni le bambine credono già di essere me-

paese ancora molto arre- trato quando si guarda ai numeri dell’occupazione femminile o della rappre-

no

brave dei loro compa-

sentanza politica. Per non

gni

maschi. Ancora oggi, il

parlare della violenza sulle donne. Anche per questo le italiane che abbiamo scelto

includere nel secondo

di

25 per cento dei libri per bambini pubblicati ogni anno non ha personaggi femminili. Il 37 per cento

volume sono tutte viven-

non ha personaggi fem- minili parlanti. Per questo abbiamo deciso di scrivere

ti: volevamo dare spazio

a una nuova generazione

coraggiosa, che sogna in grande e si guadagna un lieto fine con le proprie

un

libro in cui le eroine,

per una volta, fossero tut-

te

donne. E di dedicarlo

forze. Come Bebe Vio, 20 anni, campionessa parao-

limpica di fioretto. In Ita- lia, i programmi scolastici dovrebbero aggiornarsi

alle bambine. Meglio, alle bambine ribelli. Ce ne so-

tante, e hanno accolto

no

con gioia un libro che ce-

lebra apertamente la loro forza e il loro coraggio,

e

smettere di dare spazio

soltanto alle conquiste de-

senza chiedere il permes-

gli

uomini. Sono pochis-

so

a nessuno. “Storie della

sime le scrittrici, le scien-

buonanotte per bambine ribelli” è stato soprattutto

ziate, le filosofe che ancora oggi si studiano a scuola. Eppure le donne hanno

questo, per noi: un gesto,

un

varco. Un modo nuovo

da

sempre contribuito in

di

affrontare il tema dell’i-

modo determinante, in

neguaglianza. Toglierlo

qualsiasi campo del sapere. Tante delle nostre eroine

dai convegni polverosi,

e

portarlo con gioia sui

sono inventrici, artiste, scienziate: come Maria Si-

comodini delle bambine

e

dei bambini di tutto il

bylla Merian, la scienziata tedesca che scoprì la meta- morfosi delle farfalle, o la matematica Ada Lovelace.

mondo. La ribellione che

diventa routine della buo- nanotte: che meraviglia.

A

novembre uscirà ne-

Sconosciute ai più, o di- menticate. I bambini non nascono pensando che le femmine valgono meno dei maschi. Siamo noi a insegnarglielo: quando crediamo che vada bene comprare una maglietta azzurra per una bambina,

gli

Stati Uniti il secondo

volume. Altre 100 storie, altri 100 ritratti. In pochi mesi intorno al libro si è

creata una comunità di

un

milione di lettori in 75

paesi. Sono famiglie che vogliono esporre i propri

figli a una narrazione di- versa, che aiuti a superare

ma

guai a comprarla rosa a

un

maschio. Quando leg-

gli

stereotipi di genere. In

giamo alle nostre bambine libri senza protagoniste femminili, magari senza

Italia ce n’è un bisogno disperato. Il nostro è un

accorgercene. Anche noi ci abbiamo messo del tempo prima di realizzare quanto gli stereotipi ci limitasse- ro. Ci sembrava normale all’inizio che ci chiamas- sero “le ragazze” quando

ci annunciavano sul palco

durante le presentazio- ni della nostra start up

Timbuktu Labs. Oggi

pretendiamo che ci chia- mino sempre con nome e cognome, come si fa con i ragazzi. Per questo la no- stra dedica in apertura del libro si chiude con: «Avete ragione voi». Perché per troppo tempo ci hanno fatto credere che andas-

se bene essere presentate

come “le ragazze”; venire interrotte durante una riu- nione di lavoro dal collega maschio; fare la spalla del protagonista, la valletta. E c’è ancora un enorme bi-

sogno di incoraggiarsi, di

rassicurarsi, di dirselo: che si può osare. E poi che bel-

lo vedere alla presentazio-

ne del nostro libro piccoli

lettori maschi in coda per l’autografo. Sono la nostra speranza. Perché per avere più bambine ribelli ci vo- gliono – anche – maschi più coraggiosi. •

*Imprenditrici e scrittrici italiane. Hanno pubblicato nel novembre 2016 “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, il libro più finan- ziato nella storia del crowdfunding con oltre 1 milione di dollari rac- colti in soli 28 giorni. Francesca Cavallo 34enne regista teatrale nata a Taranto, ed Elena Favilli, 35 anni, giornalista di Montevarchi, vivono in California dove nel 2012 hanno fondato Timbuktu Labs.

My

Own

Private

Vogue

Italia

Le pagine di Vogue Italia come materia prima da manipolare, trasformare secondo il proprio talento per creare inedite opere d’arte. Continua il proget- to di scouting CREATE AND TOUCH, che ogni mese invita i lettori a in- terpretare la copertina del magazine e a postarla su In- stagram, pubblicando poi i lavori più interessanti sulla rivista e sul sito Vo- gue.it. Questa volta, a ispi- rare i creativi digitali sono stati Grace Elizabeth e Garrett Neff, fotografati sul numero di luglio da Ste- ven Meisel. Ecco allora la coppia in versione surrea- lista, pittorica, computer graphic, sacro/profano.

Le cover di luglio rielaborate dai lettori e scelte da Instagram tra quelle inviate al profilo @vogueitalia #createandtouch. In alto, itslucamainini. Da sinistra, pimp_my_mag; dropoutofcollage; rickdick.it.

IL PROGETTO

#createandtouch. In alto, itslucamainini. Da sinistra, pimp_my_mag; dropoutofcollage; rickdick.it. IL PROGETTO
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foto paolo roversi.

VOGUE’S QUESTIONNAIRE

Monica

Bellucci

Passioni, piaceri, paure:

confessione d’autore liberamente ispirata al questionario di Proust.

d’autore liberamente ispirata al questionario di Proust. Il tratto principale del mio carattere. La ricerca

Il tratto principale del mio carattere. La ricerca d’armonia.

La qualità che cerco quando recito con un uomo. L’empatia.

La qualità che cerco quando recito con una donna. L’empatia.

Quel che apprezzo di più nei miei amici. L’autenticità: sia quel che sia.

Quale sarebbe per me la più grande disgrazia. Se non avessi avuto le mie figlie.

L’animale che preferisco. La pantera.

Il luogo in cui sono stata più felice di lavorare. La Sicilia.

I miei pittori preferiti. Chagall e Caravaggio.

I miei fotografi preferiti. Edward Weston e Helmut Newton.

I miei artisti preferiti. Camille Claudel e Augu- ste Rodin.

Il mio Paese preferito. L’Italia.

Il mio colore preferito. Il lilla.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso al fa- shion circus. La creatività.

L’immagine che ha cambiato la mia vita. Un ragazzo che cammina- va per strada. Una visione

reale, ma così onirica da sembrare un sogno.

L’immagine che mi rappre- senta in questo momento. Un uccello migratore.

Quel che detesto più di tutto. La violenza, in tutte le sue forme.

Quel che c’è di male in me. L’ingenuità.

Il dono di natura che vorrei

avere. Ringrazio per tutti quelli che mi sono stati dati.

Come vorrei morire. Senza paura.

Il mio sogno di felicità.

Vivere sempre libera.

Il mio motto.

Viva la vita.

Chi metterei sulla copertina

di Vogue Italia.

Anna Magnani.

Monica Bellucci è l’attrice italiana più famosa nel mondo. Esordisce nel cinema nel 1991; si afferma nel 2000 con “Malena”, di Giuseppe Tornatore. Ha recitato in oltre 20 produzioni. Tra i progetti futuri, un film dedicato alla fotografa Ti- na Modotti.

mar ni.com

mar ni.com
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Questa È La Nostra Storia

Una madre fuori dal comune, FRANCA SOZZANI. Un figlio regista, FRANCESCO CARROZZINI. Un film che è un atto d’amore, in arrivo nei cinema. E questa intervista: per raccontare quello che non c’è più, e tutto quello che continua.

di LUCA DINI*

per raccontare quello che non c’è più, e tutto quello che continua. di LUCA DINI* 1
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photo courtesy nabil elderkin

photo courtesy nabil elderkin 1 7 6 F r o n t vogue.it n. 805

In queste pagine. Una serie di ritratti di Franca Sozzani dagli album di famiglia. Nella pagina accanto. Lo scorso settembre, con Francesco alla première di “Franca:

Chaos and Creation”, alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il film esce nelle sale il 25 settembre, con l’aggiunta di un breve epilogo.

d’arte cinematografica di Venezia. Il film esce nelle sale il 25 settembre, con l’aggiunta di un

Il 3 settembre 2016 ho mandato un’email

a Franca Sozzani. La sera prima a Venezia

avevo visto “Franca: Chaos and Creation”,

il film di suo figlio Francesco Carrozzini. Le

ho scritto per dirle che ero orgoglioso, da collega e da italiano, di aver sentito in quel documentario così tanti e così importanti nomi di tutto il mondo celebrare la genia- lità e l’unicità del suo lavoro. E che ero an- che commosso, da padre, per l’affetto con cui Francesco l’aveva saputa raccontare. Po- co dopo è arrivata la risposta. «È stato un enorme sforzo per me aprirmi così tanto sulla mia vita privata», scriveva Franca tra le altre cose, «ma oggi sono contenta di aver- lo fatto, per dimostrare che spesso la vita è molto diversa da una pagina patinata». Il film non doveva essere un film, ma un viaggio privato nella storia familiare, e l’im- pulso a intraprenderlo è arrivato da un lut- to, nel 2010. Lo racconta, in una delle prime scene, la voce dello stesso Francesco, sulle immagini di Franca che cammina tra la ne- ve di Manhattan. «Dopo che mio padre è morto, mi sono reso conto che non gli ave- vo mai fatto domande, che non avevo mai deciso di imparare a conoscerlo come un figlio dovrebbe probabilmente conoscere i suoi genitori. Così ho preso la videocamera,

ho portato mia madre a Central Park e ho

iniziato a intervistarla. È stato il punto di non ritorno». Settembre 2017 è importante per Francesco, e non tanto perché il film- maker e fotografo compie (il 9) 35 anni. Il primo giorno del mese, proprio al Festival del cinema di Venezia di cui sua madre è stata per anni una presenza imprescindibile, viene assegnato il Franca Sozzani Award: un premio per attori, ma anche l’atto di nascita

di una Fondazione che si concentrerà sulla

scoperta e promozione dei nuovi talenti nel cinema, nella moda, nella fotografia.

Domenica 24, al Teatro alla Scala di Milano, alla prima edizione dei Green Carpet Fa- shion Awards nati dalla collaborazione tra la Camera nazionale della moda e la Eco-Age

di Livia Firth, un giovane stilista “sostenibi-

le” verrà nominato Franca Sozzani Emer- ging Designer of the Year, e potrà così pre- sentare la sua collezione alla Fashion Week

di febbraio 2018.

Lunedì 25 infine, a un anno dalla prima veneziana, “Franca: Chaos and Creation” arriva in sala, con l’aggiunta di un breve epilogo. Si vedono madre e figlio sul Lun- gosenna, e la voce di Francesco, di nuovo, racconta. «Poco dopo la fine delle riprese, mia madre si è ammalata e ha dovuto vivere

È morta

il 22 dicembre 2016, ma abbiamo avuto il

una vita che non era fatta per lei

tempo di presentare il film al mondo, insie-

me. Alla fine della première si è girata verso

di me e mi ha detto quanto era orgogliosa.

Questa è la nostra storia».

Tua madre nel film parla spesso della vo- glia di «lasciare una traccia». Non trovi riduttivo cercare questa traccia dentro il recinto della moda? Sì, perché, come dice Baz Luhrmann nella sua intervista, «quando fai qualcosa di così unico, in qualsiasi campo tu sia, finisci per travalicarne i confini». Franca non è stata tanto una giornalista di moda quanto una

pensatrice che ha riscritto le regole del gio- co, ha insegnato a pensare, anzi a ripensare,

e lo ha insegnato non solo alla gente del suo

business ma anche di altri mondi – la musi- ca, il cinema, le news – che ha saputo con- taminare. Ha reinventato tutto, ha osato, a costo di rischiare il posto di lavoro. Nel linguaggio visuale, che è anche il tuo linguaggio, qual è stato secondo te il suo contributo più importante? La sua abilità di talent scout, direi. Se vuoi

fare lo chef devi avere i migliori ingredienti,

e lei ha saputo riconoscere le persone capaci

di comunicare a un livello superiore e di-

verso rispetto agli altri. Inventare una ge- nerazione di fotografi oggi non sarebbe più possibile, ma anche in quegli anni, con tutto il rispetto per tutti, è una cosa che ha saputo fare solo lei. Quando mi chiedono come mi

sento nei confronti del suo lavoro, rispondo che, se come film maker volessi raggiunge-

re il livello che ha raggiunto Franca nel suo

campo, dovrei essere Stanley Kubrick. Sono davvero pochi i casi nei quali, in un business, puoi avere quella rilevanza. A quel livello, in modo differente, ci sono state Diana Vree- land, Anna Wintour e, nella creatività, lei.

«La vita è molto diversa da una pagina pa- tinata»: che cosa intendeva Franca? Sempre Baz Luhrmann mi ha detto: «Fai

un film che solo tu puoi fare». Lei nel film

è mostrata attraverso i miei occhi, e solo i miei occhi la possono guardare così. Non vedi la direttrice: vedi la donna, la madre. C’è tanto sul suo lavoro, ma alla fine a tutti rimane impresso il nostro rapporto. Dico:

questa è la nostra storia. Ovvio che è la sua

Dico: questa è la nostra storia. Ovvio che è la sua più che la mia. Ma

più che la mia. Ma era mia madre, e io le fa- cevo le domande che da sempre volevo far- le, e che solo il film mi ha permesso di farle. C’è una Sozzani stereotipo e c’è quella che nel documentario dice: «Perché togliere alle persone il sogno?». Quella che si fermava mezz’ora a parlare con il ragazzo venuto dalla provincia con il sogno della moda. Io penso che sia stata una persona davvero interessata agli altri. Ricevo almeno dieci messaggi a settimana: tua madre mi ha dato la forza di continuare, di crederci. Succede anche con gli sconosciuti, e da questo capi- sco che lei, quando voleva, sapeva esserci. E poi, perché la gente a volte se ne approfitta, sapeva essere anche durissima. Ancora Franca, nel film: «Mi aiuta avere humour. Bisogna essere leggeri nella vita. La leggerezza è quando sei così profondo da poterti permettere di volare alto. La legge- rezza è nel non prendere le cose troppo sul serio». Aneddoti? Siamo in Ghana per l’Africa issue di “L’Uo- mo Vogue”. Ci invitano a una sfilata in un

di “L’Uo- mo Vogue”. Ci invitano a una sfilata in un Franca Sozzani con Francesco, 1988
di “L’Uo- mo Vogue”. Ci invitano a una sfilata in un Franca Sozzani con Francesco, 1988

Franca Sozzani con Francesco, 1988 circa. A destra. Un suo ritratto della metà degli anni 80.

Franca Sozzani, direttrice per 28 anni di Vogue Italia, con alcuni amici, nonché protagonisti del
Franca Sozzani, direttrice per 28 anni di Vogue Italia, con alcuni amici, nonché protagonisti del
Franca Sozzani, direttrice per 28 anni di Vogue Italia, con alcuni amici, nonché protagonisti del
Franca Sozzani, direttrice per 28 anni di Vogue Italia, con alcuni amici, nonché protagonisti del
Franca Sozzani, direttrice per 28 anni di Vogue Italia, con alcuni amici, nonché protagonisti del
Franca Sozzani, direttrice per 28 anni di Vogue Italia, con alcuni amici, nonché protagonisti del

Franca Sozzani, direttrice per 28 anni di Vogue Italia, con alcuni amici, nonché protagonisti del mondo della moda. Dall’alto a sinistra, in senso orario: Karl Lagerfeld e Giancarlo Giammetti. Peter Lindbergh. Donatella Versace. Giorgio Armani. Anna Wintour (e Francesco). Bruce Weber.

«Conosco persone che, a distanza di anni, non riescono a parlare del proprio lutto. Invece, questi mesi sono stati i più produttivi della mia vita. Come se, andandosene, mi avesse detto:

ora tocca a te».

posto ipermoderno, neppure ancora finito

possibilità di prepararmi, in tanti modi.

agli esami di quinta, ma tornava alle dieci e

di

costruire, e vediamo sul monitor il mes-

Un vostro scambio: «Non sei mai stata una

saggio “durata: cinque ore”. Si volta e mi guarda come a dire: ma secondo te sono venuta in Ghana per sorbirmi cinque ore

mamma di quelle che ti portano ai giar- dinetti». «Se è per questo non sono nean- che venuta all’esame di quinta elementare,

di

sfilata? È una delle volte in cui abbiamo

perché sono arrivata il giorno dopo».

riso di più. Di mio padre ho un bel ricor-

Quando ero piccolo ho sperato di avere una

do, ma non di grandi risate. Se invece pen-

madre più “normale”. Oggi non so imma-

so

a lei, nonostante la perdita sia molto più

ginare una madre diversa da lei. Crescendo

traumatica, sorrido. Conosco persone che, a distanza di anni, non riescono a parlare del genitore che hanno perso: è un lutto che,

non pensi più che le cose importanti siano quelle. Lei magari non era ai giardinetti o

quando sei giovane, può diventare motivo di

mi

aiutava a tradurre dal greco. C’era, quan-

distruzione. Invece, questi ultimi mesi sono

do

e come doveva.

stati i più produttivi della mia vita. Credo dipenda dal fatto che lei mi ha insegnato ad andare avanti. Come se, andandosene, mi avesse detto: adesso tocca a te. Avere il tempo di prepararsi conta. Un po’ di tempo prima che morisse, ho in- contrato un’amica che ha perso la mamma

a sedici anni, mi ha detto: «Una cosa è ve-

derla malata, anche con il respiratore, altra cosa è quando non c’è più». Vero: il trapasso

è uno shock, e ha a che fare non solo con i

tuoi genitori, ma con la morte in generale

– se muore chi ti ha generato, allora è vero

che muori anche tu. Però il fatto di aver sa- puto molto prima, di aver passato tanti mesi insieme, di aver completamente appianato

ogni discordia, di averle dimostrato facen- do questo film quanto bene le volevo, di aver visto quanto me ne voleva lei permet- tendomi di farlo, tutto questo mi ha dato la

I fotografi spiegano: non ci ha dato libertà,

ci ha dato fiducia. Per me era lo stesso. Al funerale ho pensato – e crescendo mio figlio cercherò di ricor- darlo – che mia madre mi ha fatto contare

su di lei senza dipenderne. Non mi ha tenu-

to la mano, così come non la teneva ai foto- grafi. E l’ansia da prestazione che creava era proprio frutto della fiducia. Una frase che colpisce, del film: «Non vo- levo attraversare questa vita con un vesti- tino bianco al battesimo e, alla morte, una lapide con la data». Da dove viene questa fame? Un bel ruolo sicuramente lo ha avuto suo

padre, un uomo affettuoso, ma piuttosto duro, dai principi forti. Le ha dato quella scintilla. Poi però credo che il fuoco sacro o

ce l’hai o non ce l’hai. O vuoi vincere o non ti interessa.

Uscire dopo tre mesi da un matrimonio perfetto sulla carta, avere un figlio da un uomo sposato, crescerlo da sola: scelte non facilissime. Franca dice: «Ero convinta di poterlo fare». In realtà non ne era affatto convinta. Ho lettere che mi ha mandato quando ero bambino, mio padre l’aveva la- sciata e lei scriveva: non so se ce la farò. Non è questio- ne di forza o debolezza, tutti attraversiamo il momento in cui vorremmo mollare: c’è chi ha la fortuna di non lasciarsi andare. «Più caro del giorno in cui si nasce/il giorno della morte»: sono i versetti biblici del Qohélet, che Franca ha voluto fossero distribuiti il giorno del suo funerale a Portofino, la vigilia di Natale. La tua domanda sulla fede ritrovata è una delle poche cui risponde, nel film, senza cavarsela con una battuta. Tutto è iniziato quando siamo andati a Torino a vedere la Sindone, una ventina di anni fa, ero ragazzo. Mi ha detto: «Stai qui, vado a confessarmi». Avrò aspettato tre ore. Da lì è tornata la fede che c’era stata, ma che aveva un po’ perso. Un percorso che ha preso molto sul

che aveva un po’ perso. Un percorso che ha preso molto sul Dall’alto. Frame da “Franca:
che aveva un po’ perso. Un percorso che ha preso molto sul Dall’alto. Frame da “Franca:

Dall’alto. Frame da “Franca: Chaos and Creation”. Polaroid con il piccolo Francesco.

serio, e che sicuramente negli ultimi tempi le è stato di conforto. Ancora oggi la cosa che mi disturba di più è pensare alla paura che deve avere avuto. Come reagirei

se uno mi dicesse: “tra un anno muori”? La fede deve averla aiutata. Io quella gliela invidio molto.

Il film è pieno di momenti che, con il senno del poi, sembrano profetici. Sapevate già della malattia? Assolutamente no. Le ultime scene che abbiamo girato sono quelle in cui sembra un po’ raffreddata. Un paio

di giorni dopo ha avuto una notte in cui è stata male,

e solo lì lo ha scoperto. È vero che il film è profetico,

come quando Marina Abramovic dice: «Le persone co-

me lei non mollano mai, lavorano fino alla fine» – mia

madre lavorava il martedì e il giovedì è morta. Ma io ho

la sensazione che, dentro, se lo sentisse da tempo. Mi

hanno raccontato che, guardando mia nonna, diceva:

«Io non voglio finire così, non voglio essere vecchia».

Ogni tanto, anche prima di ammalarsi, mi lasciava qual- che istruzione: «I gioielli del nonno sono lì, l’altra cosa importante è là». Sapeva, credo, che se ne sarebbe anda-

ta un po’ prima, quasi da eroina di una favola.

Di Franca, che cosa ti manca di più?

Il confronto: per due motivi. Lei è l’unica persona che

mi avrebbe sempre detto la verità. Ed è anche l’unica

che, qualunque fosse la sua opinione sulle mie azioni o

sulle mie parole, mi avrebbe sempre amato in modo in-

condizionato. Se tradisco la mia fidanzata lei mi lascia;

un genitore, soprattutto una madre, ti vorrà sempre e

comunque bene, e questa cosa non l’avrai mai più. Il

resto lo scegli, l’amore dei genitori lo hai e basta. C’è una scena che mi è rimasta particolarmente im- pressa. È senza parole. Guardate insieme un video di

te, piccolissimo, che cammini appena. Siete entrambi

in silenzio, e commossi. Davanti ai ricordi abbiamo una reazione molto diversa.

Io sono un nostalgico, lei invece si rifiuta di restare nel

passato, vuole pensare all’oggi e al domani e magari, da-

vanti a un momento di emozione, risolve tutto con una battuta, come quando mi fa: «Ci credo che ti fa effetto vedere le tue vecchie foto, eri così brutto». In quella scena però la commozione c’è, eccome. Lei non la vuole lasciar andare, ma c’è. Ci volevamo un gran bene, tra noi c’erano tante manifestazioni di affetto, ma sempre con un po’ di quel pudore che le veniva da suo padre,

da quella educazione ricevuta nell’Italia del dopoguerra.

Sto scrivendo il prossimo film con Stefano Bises, quello

di “Gomorra: La serie”, e lui che come me ha perso la

madre mi dice che avrei dovuto raccontare di più. Ma se fossi andato più a fondo, se non avessi mantenuto quel

pudore, non avrei raccontato chi siamo noi.

A proposito di pudore, l’email ricevuta da Franca un

anno fa si concludeva così: «Non ti nascondo che due

lacrimucce me le sono fatte anche io. Ma alla sera tardi,

da sola».

*LUCA DINI è Direttore editoriale di Condé Nast Italia.

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PRIMO PIANO

Sono

Spudorato

«Nella maniera in cui omaggio quel che mi piace e quel che mi ha segnato. Per me creare vuol dire rigurgitare, stravolgere e assemblare tutto ciò da cui sono stato e sono attraversato». Cosa è nuovo, cosa è ispirato, cosa copiato? ALESSANDRO MICHELE dice la sua su una certa, nota polemica.

di ANGELO FLACCAVENTO

Alessandro Michele, 45 anni, è il direttore creativo di Gucci dal gennaio 2015.

foto courtesy gucci; ronan gallagher.

foto courtesy gucci; ronan gallagher. La Quadriga Infernale di Sarteano Tre outfit della P/E 2017 che

La Quadriga

Infernale

di Sarteano

Tre outfit della P/E 2017 che rimandano alle pitture etrusche della tomba della Quadriga Infernale di Sarteano, Siena.

Cosa è originale? Una lingua, qualunque es-

inebriato di futuro degli anni Sessanta

sa sia – verbale, visiva, gestuale – non si svi-

ha

un debito evidente con le linee svelte

luppa nel vuoto, ma scaturisce da una rea-

dell’età del jazz. Per non parlare dei creato-

zione, in qualche modo chimica, attivata dal

ri,

sempre fantastici debitori. Cosa avrebbe

già esistente. L’atto creativo, se autentico, nasce infatti sempre da un furto, protratto fino a impreviste conseguenze. Si ruba un atteggiamento alla musa, un colore alla na-

inventato Yves Saint Laurent se non avesse guardato alla rive gauche dei contestatori o a Mondrian, Gianni Versace se non avesse posato gli occhi sui vasi greci e sulle stampe

tura, e da lì si inventa. Il discepolo inizia il

di

Beppe Spadacini, Walter Albini se non

proprio viaggio dagli stilemi del maestro;

lo

avessero irretito i disegni di Benito e le

una voga fermenta perché importata in ter-

sofisticherie della “Gazette du Bon Ton”?

ritorio estraneo, un po’ come l’alien di Rid-

«Sono spudorato. Per me creare vuol dire

ley Scott e HR Giger. Del resto, ancora una volta con Godard e in una inaudita quanto felice congiunzione di pensiero lineare clas-

rigurgitare, stravolgere e assemblare tutto ciò da cui sono stato e sono costantemente attraversato», racconta Alessandro Miche-

sico e logica zigzagante postmoderna, non

le,

direttore creativo di Gucci, citazionista

è mai importante dove e cosa si prende, ma dove e come lo si conduce. Nella moda questo è ancor più evidente: il nuovo ori- gina da una incessante, catartica, scaraman- tica rielaborazione del passato che ferma il tempo, o almeno tenta, attraverso il remake, ad infinitum. Cosa sarebbero stati gli anni Ottanta senza i Quaranta e i Settanta sen- za gli anni Venti? Persino il modernismo

indefesso. Michele è un autore. Il suo lin- guaggio è inequivocabile; ha innescato in breve un’onda d’urto dal carattere godu- riosamente decorativo che ha fatto del mar- chio fiorentino l’epicentro del barocchismo liberato, libertario e liberatorio, il tempio enciclopedico di una moda narrativa e mas- simalista che celebra la diversità scoprendo- si politica nella superficialità festaiola, che

Le mie fonti sono

Cruise 2018: Neo Rinascimento Cruise 2018: Citando Dapper Dan A/I 16-17: Omaggio A Walter Albini

Cruise 2018: Neo Rinascimento

Cruise 2018: Neo Rinascimento Cruise 2018: Citando Dapper Dan A/I 16-17: Omaggio A Walter Albini P/E

Cruise 2018: Citando Dapper Dan

Cruise 2018: Neo Rinascimento Cruise 2018: Citando Dapper Dan A/I 16-17: Omaggio A Walter Albini P/E

A/I 16-17: Omaggio A Walter Albini

Cruise 2018: Neo Rinascimento Cruise 2018: Citando Dapper Dan A/I 16-17: Omaggio A Walter Albini P/E

P/E 16: Ispirazione Tian

così chiare che non sento il bisogno di una dida

Roberta

di Camerino

Dettaglio di un abito effetto trompe-l’œil della P/E 2016, ispirato alla stilista veneziana.

della P/E 2016, ispirato alla stilista veneziana. glorifica reietti, racchie, queer e beautiful freak

glorifica reietti, racchie, queer e beautiful freak attraverso collage esponenziali intrisi

aggiunge, descrivendo un metodo fatto in- sieme di caos e di ordine. «Citare vuol dire

perfetto modo di definire l’appropriazione come pratica creativa. Michele lavora così:

di

passato, ma nulla affatto nostalgici perché

rispetta le fonti tradendole allegramente,

scevri di gerarchie e ordini costituiti, sicché Rinascimento e kitsch, Star Trek e teatro elisabettiano, aulico e pop convivono nello

spazio sovente di un solo outfit. Con humor sardonico, si definisce una lavatrice che cen-

re

di sperticati intrecci spaziotemporali.

riabilitare, trasformare. Chi lo nega annien- ta totalmente l’atto creativo».

Tanta limpidezza non lascia adito a dubbi, eppure Alessandro Michele è stato più vol-

te messo alla gogna per il citazionismo che

ad libitum, per comporre sinfonie onni- comprensive. Dentro ci sono anche i qua- dri di Cranach, Walter Albini e le bellezze botticelliane, che però non solleticano le furie politically correct dei censori social.

trifuga di tutto. È, invero, un situazionista

è

la sua cifra espressiva, vittima designata

«Il problema a mio avviso nasce da un at-

del pastiche, inesorabile facitore e disfacito-

della polizia antiappropriazione. «Le mie fonti sono così evidenti che, forse a torto,

teggiamento diffuso. La citazione è stata parte fondante del percorso culturale, di

Il

suo mondo caleidoscopico è un catalogo

non ritengo necessario metterci sotto la

tutti e da sempre. Oggi, invece, si confonde

di

cliché in cui tutto va con tutto a patto che

didascalia», spiega. «Rimasticare il passato

la citazione con la nostalgia paralizzante.

il

clash di opposti inconciliabili sia assor-

per me è un modo per non banalizzare i

Io, al contrario, penso che l’ossessione per

dante. Che è poi, appunto, il suo modo di

vestiti e non ossessionarmi sulle lunghezze

il

futuro sia il modo migliore per non vivere

essere originale. «Gli abiti sono mille possi- bilità di significare, perché a ogni cambio o

degli orli. Quel che mi interessa, infatti, è raccontare una storia, e se qualcuno ci ve-

il

presente».

diversa associazione sei una persona diver-

 

de

lacerti di altre storie, ben venga. Non

E

qui si arriva diritti al ganglio vitale. Vede-