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THOMAS HARRIS

HANNIBAL LECTER
LE ORIGINI DEL MALE
(Hannibal Rising, 2006)

PROLOGO

La porta del palazzo della memoria del dottor Hannibal Lecter immer-
sa nel buio al centro della sua mente e ha una serratura che pu essere tro-
vata solo al tatto. Questo strano portale si apre su spazi immensi e ben il-
luminati, un po' barocchi, con corridoi e stanze che rivaleggiano per nume-
ro e variet con quelle del museo Topkapi.
Ci sono esposizioni ovunque, ben allestite e con le luci appropriate, o-
gnuna collegata a ricordi che portano ad altri ricordi in una progressione
geometrica.
Gli spazi dedicati ai primi anni di Hannibal Lecter sono diversi dalle al-
tre sale per la loro incompletezza. Vi sono scene statiche, frammentarie,
come ceramiche attiche tenute insieme dallo stucco. Altre stanze racchiu-
dono suoni e gesti, enormi serpenti che lottano e ondeggiano nell'oscurit,
e si illuminano in lampi improvvisi. Suppliche e urla echeggiano in anfratti
al pianterreno, dove lo stesso Hannibal non pu andare. Ma nei corridoi
non si odono grida, anzi, pu esserci della musica.
Il palazzo una costruzione che ha avuto inizio presto, quando Hannibal
era uno studente. Nei suoi anni d'isolamento lo ha reso pi grande e pi
bello, e quei tesori lo hanno sostenuto per lunghi periodi, quando i guar-
diani gli negavano persino i suoi libri.
Qui, nella calda oscurit della sua mente, cerchiamo insieme il chiavi-
stello. Una volta che lo avremo trovato, seguiamo la musica nei corridoi e,
senza guardare n a sinistra n a destra, andiamo alla Saia dell'Inizio, dove
le esposizioni sono pi frammentarie.
Vi aggiungeremo quello che abbiamo appreso altrove, negli archivi di
guerra e della polizia, dagli interrogatori e dalle indagini, dalle mute postu-
re dei morti. Le lettere di Robert Lecter, scoperte di recente, ci possono
aiutare a stabilire i dati significativi della vita di Hannibal, che alter a pia-
cimento le date per confondere le autorit e i suoi cronisti. Grazie ai nostri
sforzi potremo vedere come la bestia che dentro abbandoni il seno ma-
terno e, lavorando per emergere, appaia nel mondo.
Prima parte

Questa la prima cosa che ho capito: il tempo l'eco di un'accetta


nel legno.
PHILIP LARKIN

Hannibal il Sanguinario (1365-1428) costru il castello Lecter in cinque


anni, utilizzando come operai i soldati che aveva catturato nella battaglia
di algiris. Il primo giorno che il suo stendardo sventol dalle torri riun i
prigionieri nel cortile e, salendo sul patibolo per rivolgersi a loro, lasci gli
uomini liberi di tornarsene a casa, come aveva promesso. Molti di loro
scelsero di rimanere al suo servizio, data la qualit del trattamento.
Cinque secoli pi tardi Hannibal Lecter, che aveva otto anni ed era l'ot-
tavo della stirpe, se ne stava nell'orto con la sorellina Mischa e gettava
pezzetti di pane ai cigni neri nell'acqua scura del fossato. Mischa si teneva
aggrappata con una mano a quella di Hannibal e manc il fossato per pa-
recchi lanci. Grosse carpe guizzavano tra le ninfee e facevano volare via le
libellule.
Il cigno a capo dello stormo usc dall'acqua, avanzando verso i bambini
sulle sue corte zampe, lanciando sibili con tono di sfida. Conosceva Han-
nibal da sempre e tuttavia gli si mosse contro dispiegando le sue ali nere.
Oh, Anniba! gemette Mischa nascondendosi dietro la sua gamba.
Hannibal allarg le braccia all'altezza delle spalle come gli aveva inse-
gnato suo padre, con un gesto reso pi ampio dai rami di salice che teneva
in mano. Il cigno si ferm a considerare la vasta apertura alare di Hannibal
e si ritir in acqua a cibarsi.
Ogni giorno lo stesso disse Hannibal all'uccello. Ma quello non era
un giorno qualunque e lui si chiese dove i cigni potessero sparire.
Nella sua eccitazione Mischa fece cadere il pane sul terreno bagnato.
Quando Hannibal si ferm per aiutarla, lei si divert a impiastricciargli il
naso di fango con la sua manina. A sua volta lui le sporc la punta del naso
ed entrambi risero nel vedere i propri visi riflessi nell'acqua del fossato.
I bimbi udirono tre colpi sordi nel terreno e l'acqua ebbe un fremito, con-
fondendo l'immagine dei loro volti. Il rumore di esplosioni lontane arriv
dai campi intorno. Hannibal afferr sua sorella e corse verso il castello.
Il carro era in cortile, attaccato a Cesar, il grosso cavallo da tiro. Berndt
con il suo grembiule da stalliere e Lothar, il maggiordomo, misero tre pic-
coli bauli sul carro. Il cuoco port fuori alcune provviste.
Padrone, la signora vi vuole in camera sua disse.
Hannibal affid Mischa alla tata e corse su per le vecchie scale.
Amava la stanza di sua madre, con tutti i profumi, i ritratti intagliati nel-
la boiserie, i soffitti affrescati. La signora Lecter era per met una Sforza e
per met una Visconti, e si era portata dietro quella camera da Milano.
Era eccitata e i suoi vividi occhi scuri riflettevano la luce in mille scintil-
le rossastre. Hannibal sorresse lo scrigno mentre lei premeva le labbra di
un cherubino nella modanatura e apriva uno scomparto nascosto. Mise i
gioielli nello scrigno e vi aggiunse alcune lettere legate in un fascio; non
c'era posto per tutte.
Hannibal pens che sua madre assomigliava al ritratto della nonna nel
cammeo che era finito nello scrigno.
Nuvole dipinte sul soffitto. Quando era in fasce apriva gli occhi e vede-
va il petto di sua madre circondato dalle nuvole. La sensazione dei lembi
della sua camicetta contro il viso. Anche la nutrice... la sua croce d'oro
splendeva come il sole tra fantastiche nuvole e premeva contro la sua
guancia quando lo teneva in braccio, poi lei gli sfregava la pelle per to-
gliervi il segno della croce prima che la signora potesse vederlo.
Ma suo padre adesso era sulla porta, e teneva dei registri in mano.
Simonetta, dobbiamo andare.
La biancheria della bambina era impacchettata nella piccola vasca da
bagno di rame di Mischa e la signora vi pose in mezzo lo scrigno. Si guar-
d intorno nella stanza, prese un piccolo dipinto di Venezia dal suo sup-
porto sulla credenza, ci pens un attimo e lo diede a Hannibal.
Portalo al cuoco reggendolo per la cornice disse sorridendogli. E
senza sporcare il retro.
Lothar port la vasca da bagno fuori, al carro in cortile, dove Mischa si
agitava, a disagio per il subbuglio che sentiva intorno.
Hannibal sollev la sorellina all'altezza del muso di Cesar e lei diede
qualche pizzicotto al muso del cavallo per vedere se avrebbe nitrito. Han-
nibal prese in mano dei chicchi e li us per disegnare una "M" sul terreno
dei cortile. I piccioni vi volarono sopra, formando a loro volta una "M" vi-
vente. Hannibal tracci la lettera sul palmo di Mischa: aveva quasi tre anni
e lui disperava che avrebbe mai imparare a leggere. "M" per Mischa!
disse. Lei corse ridendo in mezzo agli uccelli ed essi le volarono intorno,
facendo cerchi tra le torri, fino al campanile.
Il cuoco, un omone in tenuta bianca da cucina, era uscito nel cortile con
altre provviste. Il cavallo gir un occhio verso di lui e segu con l'orecchio
i suoi movimenti: quando Cesar era un puledro, il cuoco lo aveva buttato
fuori pi di una volta dall'orto bestemmiando e dandogli gran colpi di sco-
pa sulla groppa.
Rimango qui ad aiutarti a sistemare la cucina disse il signor Jakov al
cuoco.
Va' con il ragazzo ribatt lui.
Il conte Lecter fece salire Mischa sul carro e Hannibal la circond con le
braccia. Il conte prese il viso del figlio tra le mani. Sorpreso dal loro tre-
more, Hannibal guard dritto negli occhi di suo padre.
Tre aeroplani hanno bombardato la ferrovia. Il colonnello Timka dice
che passer almeno una settimana, ammesso che arrivino, e poi vi saranno
combattimenti lungo le strade principali. Al casino di caccia saremo al si-
curo.
Era il secondo giorno dell'Operazione Barbarossa, il grande attacco at-
traverso l'Europa orientale per l'invasione dell'Unione Sovietica.

Berndt camminava davanti al carro lungo il sentiero nella foresta, attento


al muso del cavallo, e si apriva un varco tra i rami con una roncola.
Il signor Jakov seguiva su una giumenta, con le bisacce piene di libri.
Non era abituato a stare in sella e si teneva aggrappato al collo del cavallo
mentre passava sotto le fronde. Talvolta, quando il sentiero si faceva ripi-
do, smontava per spingere il carro insieme a Lothar, a Berndt e allo stesso
conte Lecter. I rami si richiudevano al loro passaggio nascondendo nuova-
mente il sentiero.
Hannibal sentiva l'odore del fogliame schiacciato dalle ruote e il profu-
mo caldo dei capelli di Mischa sotto il mento mentre lei gli stava seduta in
grembo. Guard i bombardieri tedeschi passare alti sopra le loro teste. Le
scie di fumo degli aerei sembravano formare uno spartito e Hannibal can-
ticchi a bocca chiusa alla sorella le note che gli sbuffi neri della con-
traerea disegnavano nel cielo. Non era una musica piacevole.
No disse Mischa. Anniba, canta Das Mnnlein! E insieme intona-
rono la storia del misterioso ometto dei boschi, mentre la tata si univa a lo-
ro sul carro traballante e il signor Jakov cantava stando in sella, per quanto
preferisse non farlo in tedesco.
Ein Mnnlein steht im Walde ganz still und stumm,
Es hat von lauter Purpur ein Mntlein um. Sagt,
wer mag das Mnnlein sein
Das da steht im Walde allein
Mit dem purporroten Mntelein?

Nel bosco c' un ometto gentile e bel,


di rosso ha il giubbetto ed il mantel.
Chi lo sa chi sia l'ometto
che nel bosco sta solo soletto
con quel grazioso mantelletto?

Due lunghe ore di viaggio li condussero a una radura in mezzo alla fitta
vegetazione.
In oltre trecento anni il casino di caccia si era trasformato da un mero ri-
fugio a un confortevole alloggio nella foresta, in legno e muratura, con il
tetto spiovente per far cadere la neve. C'era una piccola stalla con due box
e una baracca annessa, e sul retro una latrina vittoriana elaboratamente in-
tarsiata, il cui tetto era appena visibile al di sopra della siepe.
Nelle fondamenta dell'edificio si potevano ancora vedere le pietre di un
altare edificato nel Medioevo da una popolazione che venerava la biscia.
E in quel momento Hannibal vide proprio una biscia strisciare via da
quel posto antico, mentre Lothar tagliava alcuni tralci di vite in modo che
la tata potesse aprire le finestre.
Il conte Lecter pass le mani sulla groppa del cavallo mentre l'animale
beveva i suoi sei litri d'acqua dal secchio del pozzo. Il cuoco avr finito di
impacchettare la roba in cucina per quando sarai tornato indietro, Berndt.
Cesar pu riposare qui, per questa notte, mentre tu e il cuoco vi rimetterete
in cammino non oltre le prime luci. Voglio che sgombriate il castello entro
la mattinata.

Vladis Grutas entr nel cortile del castello Lecter con la sua espressione
migliore, controllando le finestre mentre arrivava. Fece un saluto con la
mano dicendo: Salve!.
Grutas era snello, vestito in abiti civili, con i capelli di un biondo slavato
e gli occhi di un azzurro cos pallido che sembravano dischi di un cielo
vuoto. Chiam: Ehi, di casa!. Non ottenendo risposta entr in cucina,
dove trov casse di viveri impacchettate sul pavimento. Infil furtivamente
del caff e dello zucchero nello zaino. La porta della cantina era aperta.
Guard gi dalle scale e vide una luce.
Violare la tana di un'altra creatura il pi antico tab. Sotto certi aspetti,
introdurvisi provoca una strana sensazione d'eccitamento, come stava suc-
cedendo a lui adesso.
Grutas scese le scale nell'aria fresca dei sotterranei con il soffitto a volta
del castello. Scrut attraverso un'arcata e si accorse che la grata di ferro a
protezione della cantina era aperta.
Un fruscio. Grutas vide scaffali pieni di bottiglie di vino etichettate, alti
fino al soffitto, e la grande ombra scura del cuoco che si muoveva nella
stanza alla luce di due lanterne. Appoggiati sul tavolo da degustazione al
centro della stanza c'erano degli involti di forma squadrata, insieme a un
unico piccolo dipinto in una cornice elaborata.
Grutas digrign i denti quando quel gran bastardo del cuoco gli apparve
alla vista, l'ampia schiena rivolta verso la porta mentre lavorava chino sul
tavolo. Si sentiva il fruscio della carta. Grutas si appiatt contro il muro al-
l'ombra degli scalini.
Il cuoco avvolse il quadro e lo leg con dello spago, facendo un pacco
simile agli altri. Con una lanterna in una mano allung il braccio e tir un
lampadario di ferro che pendeva sopra il tavolo. Si ud un clic e in fondo
alla cantina l'estremit di uno scaffale oscill scostandosi di qualche cen-
timetro dalla parete. Il cuoco spost ulteriormente lo scaffale dal muro con
un cigolio di cardini. Dietro c'era una porta. Entr nella stanza che si na-
scondeva al di l e vi appese una delle lanterne. Poi inizi a portare i pac-
chi all'interno.
Mentre riaccostava lo scaffale per richiudere, sempre con la schiena ri-
volta alla porta, Grutas cominci a risalire gli scalini. In quel momento ud
uno sparo all'esterno e subito dopo la voce del cuoco sotto di lui: Chi
l?.
L'uomo gli arriv dietro per le scale, velocemente per uno della sua staz-
za.
Fermo! Non avresti mai dovuto venire qui.
Grutas attravers di corsa la cucina e il cortile, facendo cenni con le ma-
ni e fischiando.
Il cuoco afferr un bastone da un angolo e corse attraverso la cucina in
direzione del cortile, quando vide sulla porta una sagoma dall'inconfondi-
bile elmetto e tre paracadutisti tedeschi armati di mitra irruppero nella
stanza. Grutas era dietro di loro.
Ciao, vecchio mio disse al cuoco. Prese un prosciutto salato da una
cassa sul pavimento.
Mettilo gi disse il caporale tedesco, puntando la sua arma contro
Grutas come aveva fatto con il cuoco. Fuori, con la pattuglia.

La via del ritorno verso il castello era pi agevole; Berndt viaggiava co-
modo con il carro vuoto e avvolse le redini intorno ai braccio mentre ac-
cendeva la pipa. Avvicinandosi al margine della foresta pens di vedere
una grossa cicogna che se ne volava via dalla cima di un albero. Quando fu
pi vicino si rese conto che quel biancore svolazzante era il tessuto di un
paracadute impigliato nei rami, con le corde tagliate. Berndt si ferm. Pos
la pipa e scese dal carro. Mise la mano sul muso di Cesar e gli parl dol-
cemente nell'orecchio. Poi continu a piedi, cauto.
Appeso a un ramo pi basso c'era un uomo in modesti abiti civili, impic-
cato da poco con un cappio di metallo che gli aveva quasi fagliato il collo.
La sua faccia era livida, gli stivali infangati pendevano a circa venti centi-
metri da terra. Berndt ritorn in fretta al carro, cercando un posto per fare
marcia indietro lungo il sentiero, mentre i suoi stessi stivali gli apparivano
strani vedendoli procedere sul terreno sconnesso.
In quel momento balzarono fuori dagli alberi tre soldati tedeschi al co-
mando di un sergente e sei uomini in abiti civili. Il sergente si ferm un at-
timo a pensare e arm il mitra. Berndt riconobbe uno dei civili.
Grutas mormor.
Berndt. Il buon Berndt, che ha sempre fatto il bravo disse Grutas. An-
d verso di lui con un sorriso apparentemente amichevole.
Pu mettersi alla guida del carro propose al sergente tedesco.
Forse un tuo amico ribatt lui.
Forse no disse Grutas, e sput in faccia a Berndt. Ho impiccato l'al-
tro, no? Conoscevo anche lui. Perch dovremmo andare a piedi? E ag-
giunse piano: Gli sparo al castello, se mi ridate la pistola.

Il Blitzkrieg, la guerra lampo di Hitler, fu pi veloce di quanto chiunque


avesse potuto immaginare. Al castello, Berndt trov una compagnia della
divisione Totenkopf, delle Waffen-SS. Due carri armati Panzer erano par-
cheggiati vicino al fossato con un cannone anticarro e alcuni mezzi cingo-
lati.
Il giardiniere Ernst giaceva a faccia in gi nel cortile davanti alla cucina
con dei mosconi sulla testa.
Berndt lo vide dal carro, sul quale viaggiavano solo i tedeschi, mentre
Grutas e gli altri dovevano camminare dietro. Erano soltanto Hilfswillige
o, pi brevemente, Hiwis, gente del luogo che collaborava con i nazisti in-
vasori.
Berndt vide due soldati su una torre del castello amainare il vessillo dei
Lecter con il cinghiale e issare al suo posto un'antenna radio e una bandie-
ra con la svastica.
Un maggiore, che indossava la divisa nera delle SS con il teschio della
divisione Totenkopf sulle mostrine, usc dal castello per esaminare Cesar.
Bello, ma troppo grosso da montare disse con rammarico: aveva
portato pantaloni da equitazione e speroni per farsi qualche cavalcata. L'al-
tro cavallo sarebbe andato bene. Dietro di lui uscirono dalla casa due sol-
dati, trascinando a forza il cuoco.
Dov' la famiglia?
A Londra, signore disse Berndt. Posso coprire il corpo di Ernst?
Il maggiore fece segno al sergente, che punt il suo Schmeisser sotto il
mento di Berndt.
E chi coprir il tuo? Senti l'odore della canna. Fuma ancora. Pu far
saltare anche il tuo stupido cervello disse il maggiore. Dov' la fami-
glia?
Berndt deglut. Fuggita a Londra, signore.
Sei ebreo?
No.
Zingaro?
No, signore.
L'ufficiale tedesco indirizz lo sguardo verso un fascio di lettere su una
scrivania. C' posta per un certo Jakov. Sei tu l'ebreo Jakov?
un precettore, signore, se n' andato via gi da tempo.
Il maggiore esamin i lobi delle orecchie di Berndt per controllare se e-
rano forati. Mostra il cazzo al sergente. Poi aggiunse: Devo ucciderti o
collaborerai?.
Signore, questa gente si conosce tutta disse il sergente.
Davvero? Forse si piacciono tutti. Si gir verso Grutas. Forse la tua
passione per questi contadini maggiore di quella che provi per noi, vero,
Hiwis? Il maggiore si gir verso il sergente. Pensi che abbiamo davvero
bisogno di loro? Il sergente punt l'arma contro Grutas e i suoi uomini.
Il cuoco un ebreo disse Grutas. Ecco un'informazione utile: fatelo
cucinare per voi e sarete morti entro un'ora per un veleno ebreo. Spinse
avanti uno dei suoi uomini. Guardapentola, qui, pu cucinare, cercare da
mangiare e fare anche il soldato.
Grutas and verso il centro del cortile, muovendosi piano, il mitra del
sergente sempre puntato contro di lui. Maggiore, lei porta l'anello e le ci-
catrici di Heidelberg. Qui si fatta la storia, del genere che piace a lei.
Questa la Ravenstone di Hannibal il Sanguinario, vi sono caduti alcuni
dei pi valorosi Cavalieri Teutonici. Non ora di lavare questa pietra con
del sangue ebreo?
L'ufficiale alz le sopracciglia. Se vuoi diventare un'SS, dimostraci di
meritarlo. Fece segno al sergente, che estrasse la pistola dalla fondina.
Tolse tutti i proiettili tranne uno e la porse a Grutas. Due soldati trascina-
rono il cuoco alla Ravenstone.
Il maggiore sembrava pi interessato a esaminare il cavallo. Grutas pun-
t la pistola alla testa del cuoco e attese, volendo che il maggiore lo guar-
dasse. Il cuoco gli sput addosso.
Allo sparo, le rondini si alzarono in volo dalla torre.

Berndt fu messo a spostare mobili per l'alloggio degli ufficiali al piano


di sopra. Controll di non essersi pisciato addosso. Poteva sentire l'opera-
tore radio in una stanzetta sotto la grondaia, ma la trasmissione era di-
sturbata. L'operatore corse gi per le scale con un blocco in mano e torn
un attimo dopo per smontare il suo equipaggiamento. Si stavano muoven-
do verso est.
Da una finestra Berndt vide l'unit delle SS passare una radio portatile
dal Panzer alla piccola guarnigione che si stava lasciando alle spalle. Gru-
tas e il suo squallido gruppetto di civili, riforniti di armi tedesche, portaro-
no fuori ogni cosa dalla cucina e impilarono i viveri sul pianale di un ca-
mion semicingolato con del personale di supporto. Le truppe montarono
sui loro veicoli. Grutas corse dal castello per raggiungerli. L'unit si mosse
verso la Russia, portando Grutas e gli altri Hiwis. A quanto pareva, si era-
no dimenticati di Berndt.
Una squadra di Panzergrenadier, con una mitragliatrice e la radio, venne
lasciata al castello. Berndt aspett nella latrina della vecchia torre fino a
quando si fece buio. La piccola guarnigione tedesca al completo mangiava
in cucina, con una sentinella appostata nel cortile. Avevano anche trovato
dei superalcolici in un ripostiglio. Berndt usc dalla latrina della torre, rin-
graziando che i pavimenti di pietra non scricchiolassero.
Guard nella stanza della signora. La radio stava sulla scrivania, le bot-
tigliette di profumo erano state buttate sul pavimento. Berndt fiss l'appa-
recchiatura, pensando a Ernst morto nel cortile davanti alla cucina e al
cuoco che sputava contro Grutas nel suo gesto estremo. Scivolando nella
stanza sent di doversi scusare con la signora per l'intrusione. Scese scalzo
lungo le scale di servizio portando gli stivali e la radio con il generatore e
sgusci fuori da un'uscita nascosta. La radio e il generatore pesavano pa-
recchio, pi di venti chili. Berndt li port sulle spalle nei boschi e li nasco-
se. Si dispiacque di non aver potuto prendere con s il cavallo.

Il crepuscolo e la luce del caminetto riverberavano sul legno dipinto del


casino di caccia, luccicando negli occhi impolverati degli animali da trofeo
mentre la famiglia era riunita intorno al camino. Le teste degli animali era-
no vecchie e spelacchiate a furia di essere toccate da generazioni di bam-
bini che le raggiungevano dalla ringhiera del pianerottolo superiore.
La tata aveva messo la vasca da bagno di rame di Mischa in un angolo
del focolare. Aggiunse dell'acqua da una pentola per aggiustare la tempera-
tura, fece la schiuma con il sapone e vi infil dentro Mischa. La bimba bat-
t felice le mani giocando con la schiuma, mentre la tata prendeva degli
asciugamani per scaldarli davanti al fuoco. Hannibal tolse il braccialetto
dal polso della sorella, lo immerse nella schiuma e, soffiandoci dentro, fe-
ce delle bolle di sapone per lei. Le bolle, nel loro breve volo, riflettevano
ogni volto prima di rompersi sopra il fuoco. A Mischa piaceva afferrarle,
ma voleva indietro il suo braccialetto e non fu contenta finch non lo rieb-
be.
La madre di Hannibal suonava un contrappunto barocco a un piccolo
pianoforte.
Una musica sottile, le finestre coperte da tendaggi al calar della notte e
le nere ali della foresta chiuse intorno a loro. Berndt arriv, esausto, e la
musica si ferm. Le lacrime rigarono il volto del conte Lecter mentre a-
scoltava il racconto dello stalliere. La madre di Hannibal prese la mano di
Berndt e la strinse tra le sue.

I tedeschi cominciarono subito a chiamare la Lituania "Ostland", i Terri-


tori orientali, una colonia minore che nei tempo avrebbe potuto essere ri-
popolata dagli ariani dopo aver liquidato le razze inferiori slave. Le truppe
tedesche dilagavano nelle strade, i treni tedeschi correvano lungo i binari
per trasportare l'artiglieria verso est.
I cacciabombardieri sovietici attaccavano a volo radente. I grandi bom-
bardieri Ilyuin colpivano le colonne cercando di evitare il fuoco dei pe-
santi cannoni antiaerei montati sui treni.

I cigni neri volarono pi in alto che poterono: erano quattro, in forma-


zione, con i colli allungati, in rotta verso sud, il rombo degli aerei sopra di
loro all'alba.
Uno scoppio d'artiglieria e il cigno a capo dello stormo ebbe un sussulto
e cominci a precipitare, con gli altri uccelli che volteggiavano in discesa,
perdendo quota in grandi cerchi. Il cigno ferito si abbatt pesantemente in
un campo aperto e non si mosse. La sua compagna gli atterr accanto, lo
colp con il becco, gli gir intorno con grandi strida.
Ma non si mosse. Una raffica di colpi echeggi nel campo e si vide la
fanteria russa muoversi tra gli alberi al limitare del prato. Un Panzer tede-
sco oltrepass un fosso e si avvicin attraverso il prato, puntando il canno-
ne tra gli alberi. Il cigno apr le ali e rimase sul terreno sopra il compagno,
anche se il carro armato era pi largo delle sue ali distese e bench il moto-
re facesse pi rumore del suo cuore che batteva all'impazzata. Rimase sul
compagno sibilando, colpendo fino all'ultimo il carro con il battere delle
sue ali, finch il Panzer pass sopra di loro, indifferente, trascinandosi die-
tro una poltiglia di carne e piume.

La famiglia Lecter sopravvisse nei boschi per tutti i terribili tre armi e
mezzo della campagna orientale di Hitler. Il lungo sentiero nella foresta
che portava al casino di caccia era coperto di neve in inverno e di erbacce
in primavera, e i terreni paludosi d'estate erano troppo insidiosi per i carri
armati.
Il casino di caccia era ben rifornito di farina e zucchero per sopravvivere
durante il primo inverno, ma soprattutto disponeva di sale in abbondanza.
Nel secondo inverno incapparono in un cavallo morto e congelato. Riusci-
rono a squartarlo con le asce e a salarne le carni. Misero sotto sale anche
delle trote e delle pernici.
Talvolta uomini in abiti civili uscivano dalla foresta nella notte, quieti
come ombre. Il conte Lecter e Berndt parlavano con loro in lituano e una
volta portarono un ferito con la camicia inzuppata di sangue, che mor su
un pagliericcio nell'angolo mentre la tata gli asciugava la faccia con uno
straccio.
Ogni giorno, quando c'era troppa neve per andare in cerca di cibo, il si-
gnor Jakov faceva lezione. Insegnava inglese e un pessimo francese, storia
romana con particolare attenzione all'assedio di Gerusalemme, e tutti assi-
stevano. Era in grado di trarre incredibili racconti dai fatti storici e dalle
pagine del Vecchio Testamento, arricchendoli talvolta per il suo pubblico
al di l dei rigidi confini dell'insegnamento scolastico.
Diede separatamente a Hannibal lezioni di matematica, dato che le sue
cognizioni avevano raggiunto un livello inaccessibile per gli altri.
Tra i libri del signor Jakov c'era una copia rilegata in pelle del Trattato
sulla luce di Christiaan Huygens. Hannibal ne era affascinato, seguiva il
percorso mentale di Huygens come se lo sentisse tendersi verso la scoper-
ta. Associava il Trattato con il riverbero della neve e i riflessi iridati sui
vecchi vetri delle finestre. L'eleganza del pensiero di Huygens era come la
nitidezza dei paesaggi invernali, o la struttura delle foglie. Una scatola che
si apre con un clic e, dentro, ecco un principio che funziona in tutti i casi.
Era ogni volta un'emozione palpitante, e lui l'aveva provata fin da quando
aveva cominciato a leggere.
Hannibal Lecter leggeva in continuazione, o almeno cos sembrava alla
tata. Lei aveva letto per lui per un breve periodo quando aveva due armi,
spesso da un libro dei fratelli Grimm illustrato con delle incisioni, su cui
tutti avevano lasciato le impronte. Hannibal ascoltava, con la festa inclina-
ta verso di lei mentre guardava le parole sulla pagina; finch lei lo aveva
scoperto a leggere per conto suo: premeva la fronte sul libro e poi la spo-
stava alla giusta distanza, per leggere a voce alta con l'accento della tata.
Il padre di Hannibal aveva una qualit peculiare: la curiosit. Questa ca-
ratteristica lo spnse a chiedere al maggiordomo di tirare gi dalla bibliote-
ca del castello i pesanti dizionari per il figlio. Erano quelli di inglese e te-
desco, oltre ai ventitr volumi del dizionario lituano; da allora Hannibal
pass tutto il tempo con i libri.
Quando ebbe sei anni, gli accaddero tre cose importanti.
Dapprima scopr gli Elementi di Euclide, in una vecchia edizione con il-
lustrazioni fatte a mano. Poteva seguirle con il dito e appoggiarci la fronte
sopra.
Quell'autunno gli nacque una sorellina, Mischa. Assomigliava a uno
scoiattolino grinzoso, e Hannibal riflett che era un peccato che non avesse
ereditato la bellezza di sua madre.
Usurpato su tutti i fronti, pens come sarebbe stato bello se l'aquila che
talvolta volava alta sul castello avesse potuto ghermire la sorella e portarla
in qualche paese felice in una regione lontana, dove tutti gli abitanti sem-
bravano scoiattoli e lei si sarebbe sentita a suo agio. Nel contempo scopr
che non riusciva a fare a meno di amarla, e quando lei raggiunse l'et in cui
poteva avvertire il senso della meraviglia, volle mostrarle delle cose e farle
provare l'emozione della scoperta.
Quando Hannibal aveva sei anni, il conte Lecter trov il figlio intento a
calcolare l'altezza delle torri del castello in base alla lunghezza della loro
ombra, seguendo istruzioni che diceva di aver imparato da Euclide stesso.
Il conte Lecter allora volle migliorare il livello dei suoi precettori... ed ecco
che nel giro di sei settimane arriv il signor Jakov, uno studente squat-
trinato di Lipsia.
Il conte Lecter present il signor Jakov al suo alunno nella biblioteca e li
lasci soli. Nella bella stagione la stanza conservava un odore di fumo
freddo che era parte integrante della pietra del castello.
Mio padre dice che lei m'insegner molte cose.
Se vuoi imparare molte cose, ti posso aiutare.
Dice che lei un grande studioso.
Sono uno studente.
Mio padre ha detto a mia madre che lei stato espulso dall'universit.
S.
Perch?
Perch sono un ebreo. Un ebreo askenazita, per la precisione.
Capisco. infelice?
Di essere ebreo? No, sono felice.
Intendo dire se si sente infelice di essere fuori dalla scuola.
Sono contento di essere qui.
Si chiede se valgo il suo tempo?
Ogni individuo vale il tuo tempo, Hannibal. Anche se di primo acchito
una persona sembra stupida, guarda meglio, guardale dentro.
L'hanno messa in una stanza con una grata di ferro sulla porta?
S.
Non chiude pi.
L'ho notato con piacere.
dove tenevano lo zio Elgar disse Hannibal, allineando le sue penne
in fila di fronte a s. Era nel 1880, tanto tempo fa. Guardi la finestra nella
sua stanza: c' una data che stata incisa con un diamante sul vetro. Questi
sono i suoi libri.
Una fila di giganteschi volumi in pelle occupava un intero scaffale. L'ul-
timo era carbonizzato.
La stanza avr odore di bruciato, quando piove. I muri erano stati pro-
tetti con balle di fieno per attutire i suoi sfoghi
Hai detto sfoghi?
Avevano a che fare con la religione, ma... sa cosa significa osceno op-
pure oscenit?
S.
Non sono sicuro di averlo ben chiaro, ma credo significhi un genere di
cose da non dire davanti a mia madre.
quello che intendo anch'io concord il signor Jakov.
Se guarda la data sul vetro, esattamente il giorno in cui la luce del so-
le raggiunge direttamente la finestra ogni anno.
Aspettava il sole.
Si, ed il giorno in cui bruciato quass. Appena arriv la luce, diede
fuoco alla paglia utilizzando il monocolo che portava quando scriveva
questi libri.
Hannibal pi tardi fece conoscere il castello Lecter al suo precettore con
un giro dei sotterranei. Passarono attraverso il cortile, con il suo grosso
blocco in pietra. Un anello di metallo era incastonato nella pietra e sopra la
cima piatta c'era il segno di un'ascia.
Tuo padre mi ha detto che hai misurato l'altezza delle torri.
S.
Quanto sono alte?
Quaranta metri quella a sud, mentre l'altra mezzo metro pi bassa.
Che cosa hai utilizzato come gnomone?
La pietra. Misurando l'altezza della pietra e la sua ombra e misurando
l'ombra del castello alla stessa ora.
Il lato della pietra non perfettamente verticale.
Ho usato il mio yo-yo come filo a piombo.
Hai effettuato le due misurazioni nello stesso momento?
No, signor Jakov.
Quale margine di errore ci pu essere per il tempo intercorso fra le due
misurazioni?
Un grado ogni quattro minuti, dato che la terra gira. chiamata Raven-
stone, la tata la chiama Rabenstein. Le stato proibito di farmici sedere
sopra.
Capisco disse il signor Jakov. Ha un'ombra pi lunga di quanto pen-
sassi.

Presero l'abitudine di discutere mentre camminavano, e Hannibal, muo-


vendosi al suo fianco, guardava il precettore che si sforzava per parlare con
qualcuno pi basso di lui. Spesso il signor Jakov girava la testa di lato e
parlava all'aria, come dimentico del fatto che si stava rivolgendo a un
bambino. Hannibal si chiese se gli mancava passeggiare e chiacchierare
con una persona della sua et.
Hannibal era interessato a vedere come si comportava il signor Jakov
con Lothar, il maggiordomo, e con Berndt, lo stalliere. Erano uomini spic-
ci e piuttosto astuti, bravi nei rispettivi lavori, ma il loro era un diverso or-
dine mentale. Hannibal not che il signor Jakov non si sforzava di nascon-
dere il proprio ingegno n di metterlo in mostra, ma non ne approfittava
mai con nessuno. Nel suo tempo libero insegnava loro a fare rilevamenti
con un telescopio improvvisato. Mangiava con il cuoco, al quale riusc a
estorcere un po' di yiddish, con gran sorpresa della famiglia.
I pezzi di un'antica catapulta usata da Hannibal il Sanguinario contro i
Cavalieri Teutonici erano stati sistemati in un granaio della propriet, e per
il compleanno di Hannibal il signor Jakov, Lothar e Berndt rimontarono la
catapulta, sostituendo il braccio armato con un pezzo di legno nuovo. Con
essa lanciarono un barilotto d'acqua pi in alto del castello, mandandolo a
cadere sulla riva lontana del fossato con una fantastica esplosione che fece
volar via i trampolieri.
Quella settimana, Hannibal prov il pi grande piacere della sua infan-
zia. Per festeggiare il suo compleanno, il signor Jakov gli fece una dimo-
strazione non matematica del teorema di Pitagora, usando delle piastrelle e
la loro impronta su un letto di sabbia. Hannibal osserv, vi cammin intor-
no. Il signor Jakov tolse una delle piastrelle e alz le sopracciglia, chie-
dendo a Hannibal se volesse vedere di nuovo la dimostrazione. E Hannibal
cap. Ci arriv con un impeto tale che sembrava fosse stato lanciato dalla
catapulta.
Il signor Jakov introduceva di rado un libro di testo nelle loro discussio-
ni, e di rado vi si riferiva. All'et di otto armi, Hannibal gli chiese perch.
Vorresti ricordare tutto? disse il signor Jakov.
S.
Ricordare non sempre una benedizione.
Vorrei ricordare tutto.
Allora avrai bisogno di un palazzo della memoria, per metterci dentro
ogni cosa. Un palazzo nella tua mente.
Deve proprio essere un palazzo?
Crescer fino a diventare enorme come un palazzo disse il signor Ja-
kov. Cos, dovr anche essere bello. Qual la stanza pi bella che cono-
sci, un posto che conosci molto bene?
La stanza di mia madre rispose Hannibal.
Allora, cominceremo da l disse il signor Jakov.
Due volte Hannibal e il signor Jakov osservarono il sole toccare le fine-
stre di zio Elgar in primavera, ma il terzo anno si stavano nascondendo nei
boschi.

Inverno 1944-45

Quando il fronte orientale croll, l'Armata Rossa dilag come lava attra-
verso l'Europa, lasciandosi dietro un paesaggio di ceneri e fumo, carestia e
morte.
Dall'Est e dal Sud i russi arrivarono su fino al mar Baltico dal terzo e dal
secondo fronte bielorusso, preceduti dalle unit in ritirata delle Waffen-SS
che tentavano di raggiungere la costa nella speranza di essere evacuate in
Danimarca.
Era la fine delle ambizioni degli Hiwis. Dopo aver fedelmente servito i
loro padroni nazisti saccheggiando e sparando a ebrei e zingari, nessuno di
loro era riuscito a entrare a far parte delle SS. Venivano chiamati. Osttrup-
pen, "Truppe orientali", ed erano a malapena considerati soldati. A mi-
gliaia vennero inquadrati in battaglioni di sussistenza e costretti a lavori
talmente duri da morirne.
Ma alcuni disertarono e si misero in proprio...
Una bella fattoria lituana vicino al confine polacco, aperta come una ca-
sa di bambola su un lato, dove un colpo d'artiglieria aveva fatto crollare il
muro. La famiglia, precipitata insieme al pavimento con il primo scoppio e
uccisa dal secondo, era morta nella cucina del pianterreno. Corpi di soldati
tedeschi e russi giacevano nel giardino. Un veicolo tedesco era rovesciato
su un fianco, sventrato da una granata.
Un maggiore delle SS era adagiato su un divano di fronte al caminetto
del soggiorno, con dei sangue rappreso sui pantaloni. Il suo sergente prese
una coperta da un letto e gliela mise sopra, poi accese il fuoco, ma la stan-
za aveva per tetto il cielo. Tolse gli stivali al maggiore e le dita dei piedi
erano nere. Quando ud un rumore all'esterno, il sergente prese il fucile e
and alla finestra.
Un'ambulanza semicingolata, un veicolo di fabbricazione russa tipo ZiS
44 ma con il simbolo della Croce Rossa Internazionale, avanzava rumoro-
samente sulla ghiaia del viale.
Grutas ne usc per primo, in divisa bianca.
Siamo svizzeri. Avete dei feriti? Quanti siete?
Il sergente guard al di sopra della spalla. Medici, maggiore. Volete
andare con loro, signore? L'ufficiale annu.
Grutas e Dortlich, pi alto di una spanna, tirarono fuori una barella dal
semicingolato.
Il sergente usc per parlare con loro. Fate piano con lui, stato colpito
alle gambe. Ha i piedi congelati, forse in cancrena. Avete un ospedale da
campo?
S, certo, ma posso operare qui rispose Grutas, e gli spar due colpi al
petto, facendo volare via la polvere dall'uniforme. Le gambe dell'uomo si
afflosciarono, Grutas gli pass sopra varcando la porta d'ingresso e spar
al maggiore attraverso la coperta.
Milko, Kolnas e Grentz si ammassarono fuori dal semicingolato. Indos-
savano un misto di uniformi della polizia e dei sanitari lituani, del corpo
medico estone, della Croce Rossa, e tutti portavano il distintivo medico su
una fascia ai braccio.
Bisogna chinarsi spesso per spogliare i morti: quegli sciacalli si lamenta-
rono per lo sforzo, mentre saccheggiavano i portafogli. Il maggiore era an-
cora vivo e alz la mano verso Milko, che gli sfil l'orologio dal polso e se
lo infil in tasca.
Grutas e Dortlich portarono fuori dalla casa un tappeto arrotolato e lo
buttarono dentro il loro semicingolato. Misero la barella di tela per terra e
vi ammassarono sopra orologi, occhiali d'oro, anelli.
Un carro armato usc dai bosco: era un T-34 russo con mimetizzazione
invernale. Aveva il cannone puntato verso il campo e il comandante era in
piedi nella torretta.
Un uomo che era nascosto in un capanno dietro la fattoria usc dal na-
scondiglio e corse attraverso il campo verso gli alberi, portando fra le
braccia una pendola di bronzo dorato e saltando sopra i corpi. La mitra-
gliatrice del carro spar una raffica e il ladro cadde ruzzolando in avanti, il
viso devastato cos come la pendola. Il suo cuore e l'orologio batterono an-
cora un colpo e si fermarono.
Prendi un corpo! ordin Grutas.
Gettarono un cadavere in cima al bottino sulla barella. La torretta del
carro armato ruot verso di loro. Grutas sventol la bandiera bianca e indi-
c il simbolo della Croce Rossa sul semicingolato. Il carro armato si allon-
tan.
Un ultimo sguardo alla casa. Il maggiore era ancora vivo. Si aggrapp
alla gamba di Grutas mentre passava, e non voleva pi lasciarla. Grutas si
chin su di lui e gli afferr le mostrine sul colletto.
Avremmo dovuto ottenere questi teschi disse. Magari i vermi ne tire-
ranno fuori uno nella tua faccia. Spar al maggiore nel petto. L'ufficiale
moll la presa e lanci un ultimo sguardo al suo polso nudo, come se fosse
stato curioso di leggervi l'ora della propria morte.
Il camion sobbalz nel campo, con i cingoli che maciullavano corpi, e
quando raggiunse il bosco la barella dondol fuori dal retro e Grentz butt
via il corpo.
Dall'alto, un bombardiere in picchiata Stuka si lanci all'attacco del car-
ro armato russo, con i cannoncini sotto le ali che sparavano a raffica. Sotto
il manto di vegetazione della foresta, ammutolito, l'equipaggio ud una
bomba scoppiare in mezzo agli alberi e una pioggia di schegge si abbatt
sul mezzo blindato.

Sa che giorno oggi? domand Hannibal durante la colazione nel ca-


sino di caccia. il giorno in cui il sole raggiunge la finestra di zio Elgar.
A che ora apparir? domand il signor Jakov, come se non lo sapesse.
Far capolino dalla torre alle dieci e trenta rispose Hannibal.
Questo succedeva nel 1941 disse il signor Jakov. Intendi dire che l'o-
ra del suo apparire sar la stessa?
S.
Per l'anno pi lungo di trecentosessantacinque giorni.
Ma, signor Jakov, questo l'anno dopo quello bisestile. Ed era cos an-
che nel 1941, l'ultima volta che abbiamo verificato.
Significa che il calendario rimane comunque valido sulla base di larghe
approssimazioni?
Un ceppo scoppiett nel fuoco.
Penso che siano questioni distinte.
Il signor Jakov sembrava compiaciuto, ma la sua risposta fu un'altra do-
manda: Il 2000 sar un anno bisestile?.
No... s, s, sar bisestile.
Ma divisibile per cento disse il signor Jakov.
E anche per quattrocento aggiunse Hannibal.
Esatto conferm il signor Jakov. Sar la prima volta che verr appli-
cata la regola gregoriana. Forse quel giorno, sopravvivendo a tutte le cor-
rezioni, ti ricorderai della nostra conversazione, in questo strano luogo.
Lev in alto la tazza. L'anno prossimo al castello Lecter.

Lothar lo ud per primo mentre tirava su l'acqua, era il rumore di un mo-


tore a basso regime e di rami spezzati. Lasci il secchio al pozzo e nella
fretta entr nel casino di caccia senza pulirsi i piedi.
Un carro armato sovietico, un T-34 mimetizzato per l'inverno con neve e
paglia, si stava facendo strada lungo il sentiero e apparve nella radura. Di-
pinte sulla torretta si leggevano le scritte: "Vendichiamo le nostre ragazze"
e "Spazziamo via i vermi fascisti". Due soldati vestiti di bianco stavano sul
retro, vicino alle griglie dei radiatori. La torretta gir per puntare il canno-
ne verso la casa. Un portello si apr e apparve il cannoniere con una calotta
bianca. Il capocarro si sporse dall'altro portello con un megafono. Ripet il
suo messaggio in russo e in tedesco, urlando al di sopra del fracasso del
motore diesel del carro armato.
Vogliamo dell'acqua. Non vi faremo del male n vi prenderemo del ci-
bo a meno di reazioni ostili. Se ci sparate addosso morirete tutti. Ora veni-
te fuori. Cannoniere, pronto a fare fuoco. Se non vedi nessuno dopo che
avr contato fino a dieci, spara. Si ud il rumore secco della mitragliatrice
che veniva armata.
Il conte Lecter balz fuori e si mise in piedi al sole, con le mani bene in
vista. Prendete l'acqua. Non abbiamo cattive intenzioni.
Il comandante del carro armato abbass il megafono. Venite tutti fuori
dove possa vedervi.
Il conte e il capocarro si guardarono per un lungo momento. Il militare
mostr i palmi delle mani e il conte fece altrettanto, per poi girarsi verso
casa. Venite.
Quando il comandante vide la famiglia disse: I bambini possono stare
dentro al caldo. E rivolto al cannoniere e al resto dell'equipaggio aggiun-
se: Tenete gli occhi aperti. Controllate le finestre di sopra. Fate partire la
pompa. Potete fumare.
Il cannoniere si alz gli occhiali sulla testa e accese una sigaretta. Era
solo un ragazzo, con la pelle del viso pi pallida intorno agli occhi. Vide
Mischa che sbirciava dalla porta e le sorrise.
Tra i bidoni di benzina e d'acqua attaccati al carro armato c'era una pic-
cola pompa con un motorino d'avviamento. Il pilota del carro armato fece
scorrere un tubo con un filtro gi nel pozzo e dopo vari tentativi la pompa
cigol, stridette e infine si mise in moto.
Il rumore copr quello dello Stuka fin quando l'aereo fu quasi sopra di
loro, con il cannoniere del T-34 in frenetica azione per far ruotare la torret-
ta, alzare la sua arma e sparare mentre i primi colpi del bombardiere si ab-
battevano sul terreno. Alcuni fischiarono intorno al carro armato e il can-
noniere, ferito, seguit a fare fuoco con il braccio sano.
Il parabrezza dello Stuka s'incrin, gli occhiali del pilota si riempirono di
sangue e il bombardiere in picchiata, che ancora portava una delle sue
bombe, colp la cima degli alberi, piomb sul giardino ed esplose, mentre i
cannoncini sotto le ali continuavano a vomitare proiettili anche dopo l'im-
patto.
Hannibal, al primo piano del casino di caccia, con Mischa accucciata
sotto di lui, vide sua madre che giaceva in cortile, sanguinante e con gli a-
biti in fiamme.
Resta qui! grid alla sorella e corse verso la madre, mentre le muni-
zioni dell'aeroplano via via scoppiavano nella neve e il fuoco lambiva la
bomba rimasta sotto l'ala. Il pilota sedeva al suo posto, con la faccia bru-
ciata fino alle ossa avvolta nella sciarpa in fiamme e con in testa l'elmetto
di pelle; il mitragliere morto dietro di lui.
Lothar era l'unico sopravvissuto nel cortile, e alz un braccio ferito verso
il ragazzo. Allora anche Mischa corse fuori verso la madre. Lothar cerc di
raggiungerla per trattenerla, ma in quel momento un colpo di cannoncino
part dall'aereo in fiamme e lo colp. Il sangue schizz sulla bimba e lei al-
z le braccia urlando verso il cielo. Hannibal ammucchi della neve sul
fuoco che bruciava i vestiti della madre, poi si alz in piedi, corse da Mi-
scha tra gli ultimi scoppi e la port dentro, in cantina. I colpi fuori si dira-
darono fino a interrompersi quando i proiettili si fusero nelle culatte dei
cannoncini. Il cielo si scur e cadde ancora la neve, facendo sfrigolare il
metallo rovente.
Venne il buio e nevicava ancora. Hannibal stava tra i cadaveri, non sa-
pendo neppure lui quanto tempo era passato, con la neve che ormai aveva
imbiancato le ciglia e i capelli di sua madre. Era l'unico cadavere non an-
nerito n carbonizzato. Hannibal la stratton, ma il suo corpo era congelato
nel terreno. Premette il suo viso contro di lei, sent il petto ghiacciato, il
cuore silente. Le mise un tovagliolo sul viso e ammonticchi della neve su
di lei. Delle ombre scure si muovevano al limitare del bosco e la luce della
torcia si rifletteva negli occhi dei lupi. Hannibal url contro di loro agitan-
do una pala. Mischa voleva a tutti i costi andare da sua madre, e lui fu co-
stretto a scegliere. Riport Mischa dentro e lasci i morti nel buio. Il libro
del signor Jakov era rimasto intatto accanto alla sua mano annerita, finch
un lupo mangi la copertina in pelle e tra le pagine sparse del Trattato sul-
la luce di Huygens lecc il cervello del signor Jakov sparso sulla neve.
Hannibal e Mischa udirono annusare e ringhiare all'esterno. Hannibal
accese il fuoco e per coprire i rumori cerc di far cantare Mischa e cant
per lei, che gli si aggrapp alla giacca.
Ein Mnnlein...
I fiocchi di neve si accumulavano sulla finestra. Nell'angolo di un vetro
apparve un cerchio scuro, tracciato da un dito guantato. E nel cerchio un
pallido occhio azzurro.

La porta si spalanc e Grutas entr con Milko e Dortlich. Hannibal affer-


r una picca da cinghiale dal muro e Grutas d'istinto punt il fucile contro
la bambina.
Lascialo o le sparo. Hai capito?
Gli sciacalli circondarono i bambini.
Una volta che furono in casa, Grentz fece segno fuori al camion semi-
cingolato di avvicinarsi con le sue luci che si riflettevano negli occhi dei
lupi al limitare della radura, mentre uno di loro trascinava qualcosa.
Gli uomini si riunirono intorno a Hannibal e Mischa davanti al fuoco,
mentre le fiamme scaldavano i loro vestiti facendo esalare l'odore dolcia-
stro delle settimane passate nei campi e del sangue raggrumato sotto le
suole dei loro stivali. Si strinsero di pi. Guardapentola prese un insetto
che era emerso dai suoi abiti e gli fece saltare via la testa con l'unghia del
pollice.
Tossirono sui bambini. Il fiato da predatore - l'acidosi causata dalla loro
dieta perlopi a base di carne, in parte grattata via dai cingoli del loro ca-
mion - indusse Mischa ad affondare il viso nella giacca di Hannibal. Lui la
strinse di pi a s e sent il suo cuore battere forte. Dortlich prese la ciotola
di Mischa e divor il porridge, aiutandosi con le sue dita palmate e piene
di tagli. Kolnas tese la sua ciotola, ma Dortlich non gli diede nulla.
Kolnas era tarchiato e gli brillarono gli occhi quando il suo sguardo cad-
de su un oggetto prezioso. Sfil il braccialetto dal polso di Mischa e se lo
mise in tasca. Hannibal gli afferr la mano, ma Grentz lo pizzic sul lato
del collo e il braccio gli ricadde privo di forza.
In lontananza si udiva il crepitare dell'artiglieria.
Grutas disse: Se arriva una pattuglia, una qualsiasi, noi siamo qui per
installare un ospedale da campo. Abbiamo salvato questi due bambini e
stiamo custodendo gli averi della loro famiglia nel camion. Prendete una
croce rossa e appendetela sulla porta. Subito.
Gli altri due congeleranno, se li lasci nel camion disse Guardapentola.
Ci hanno permesso di cavarcela con la pattuglia, potrebbero servirci an-
cora.
Metteteli nella baracca rispose Grutas. E chiudeteli dentro.
Dove vuoi che vadano? disse Grentz. E con chi vuoi che parlino?
Ti possono parlare della loro vita di merda in albanese, Grentz. Porta
fuori il culo da qui e datti da fare.
In mezzo alla neve, Grentz fece scendere due esili figure dal camion e le
spinse verso la baracca della stalla.

Grutas aveva una catena sottile, che risult fredda sulla pelle quando la
mise intorno al collo dei bambini. Kolnas la chiuse con un pesante lucchet-
to, poi Grutas e Dortlich li incatenarono alla ringhiera del pianerottolo su-
periore delle scale, dov'erano fuori portata ma visibili. Quello chiamato
Guardapentola port loro un vaso da notte e una coperta da una camera da
letto.
Dalle sbarre della ringhiera, Hannibal li vide gettare nel fuoco lo sgabel-
lo del pianoforte. Infil il colletto di Mischa sotto le maglie di metallo del-
la catena in modo da proteggerle il collo.
La neve si depositava sempre pi alta contro il casino di caccia, solo la
parte superiore dei vetri delle finestre lasciava filtrare una luce grigiastra.
Con la neve che cadeva di lato e il vento che soffiava, l'edificio assomi-
gliava a un grande treno in movimento.
Hannibal si avvolse con la sorella nella coperta e nel tappetino del piane-
rottolo. I colpi di tosse di Mischa arrivavano smorzati, mentre la fronte era
calda contro la guancia di lui. Da sotto la giacca lui prese una crosta di pa-
ne secco e se la mise in bocca. Quando fu morbida abbastanza, la diede a
lei.
Ogni qualche ora Grutas guidava uno degli uomini all'esterno per spalare
l'ingresso e mantenere un sentiero verso il pozzo. E una volta Guardapen-
tola port una padella di avanzi nella stalla.
Con tutta quella neve, il tempo passava dolorosamente lento. Non c'era
cibo, anche se in realt ce n'era. Kolnas e Milko portarono la tinozza di
Mischa sulla stufa, coperta da una tavola di legno, che si bruci nella parte
che sporgeva. Guardapentola alimentava il fuoco con libri e ciotole di le-
gno. Con un occhio alla stufa aggiorn il suo diario e i suoi conti. Accu-
mul piccole parti del bottino sul tavolo per inventariarle. Con una grafia
sottile scrisse il nome di ognuno in cima alla pagina:

Vladis Grutas
Zigmas Milko
Bronys Grentz
Enrikas Dortlich
Petras Kolnas

E alla fine scrisse il proprio: Kazys Porvik.


Sotto i nomi fece la lista dei tesori di ognuno: occhiali con la montatura
d'oro, orologi, anelli e orecchini, denti d'oro che misur in una coppa d'ar-
gento.
Grutas e Grentz cercarono ovunque come ossessi, frugando nei cassetti e
squarciando la parte posteriore delle scrivanie.
Dopo cinque giorni il tempo s schiar. Si misero tutti le racchette da ne-
ve e portarono Hannibal e Mischa nella stalla. Hannibal vide un filo di fu-
mo salire dal camino della baracca. Guard il ferro da cavallo di Cesar che
era stato appeso come portafortuna sopra la porta e si domand se l'anima-
le fosse ancora vivo. Grutas e Dortlich spinsero dentro i bambini e chiuse-
ro la porta. Dalle fessure Hannibal li vide sparpagliarsi nei boschi. Nella
stalla faceva molto freddo. Pezzi di vestiti da bambino erano sparsi in
mezzo alla paglia. La porta che immetteva nella baracca era chiusa, ma
non a chiave. Hannibal la spinse per aprire. Avvolto nelle coperte, e il pi
vicino possibile alla stufa, c'era un ragazzino di circa otto anni, con la fac-
cia scura intorno agli occhi scavati. Indossava una mescolanza di vestiti, a
strati, e alcuni erano da femmina. Hannibal mise Mischa accanto alla stufa
e il bambino si ritrasse per farle posto.
Hannibal disse "Ciao", in lituano, tedesco, inglese e polacco. Il ragazzi-
no non rispose. Aveva geloni rossi e gonfi sulle orecchie e sulle dita. Nel
corso della lunga e fredda giornata cerc di spiegare che veniva dall'Alba-
nia e parlava soltanto quella lingua. Si chiamava Agon. Hannibal gli lasci
tastare le sue tasche in cerca, di cibo, ma non gli permise di toccare Mi-
scha. Quando gli fece capire che lui e la sorella volevano met delle coper-
te non oppose resistenza. Il ragazzino albanese sobbalzava a ogni rumore,
girando gli occhi verso la porta, e mim con le mani il gesto di chi taglia
con un'accetta.
Gli sciacalli tornarono appena dopo il tramonto. Hannibal li ud e sbirci
attraverso le fessure nella porta della stalla.
Avevano portato un capriolo mezzo morto di fame, ancora vivo e barcol-
lante, con della refurtiva proveniente da qualche saccheggio legata con un
cappio intorno al collo e una freccia conficcata nel corpo. Milko prese u-
n'ascia.
Non sprecare il sangue disse Guardapentola con l'autorit del cuoco.
Kolnas arriv di corsa con la sua ciotola, gli occhi che brillavano. Un
grido dal cortile e Hannibal copr le orecchie di Mischa per non farle udire
il suono dell'ascia. Il bambino albanese url e rese grazie.
Pi tardi, quando gli altri si furono nutriti, Guardapentola port ai bam-
bini un osso con qualche pezzetto di carne e tendini. Hannibal ne mangi
un poco e mastic un boccone per darlo a Mischa. Per non far cadere il su-
go prendendolo con le dita, glielo pass da bocca a bocca.
Gli uomini riportarono Hannibal e Mischa nel casino di caccia e li inca-
tenarono alla ringhiera del pianerottolo, lasciando il bambino albanese da
solo nella stalla. Mischa bruciava per la febbre e Hannibal la tenne stretta
sotto il tappetino polveroso.
L'influenza li colp tutti quanti. Gli uomini stavano il pi vicino possibile
al fuoco che languiva, tossendo uno sull'altro, con Milko che, trovato il
pettine di Kolnas, si mise a succhiarne il grasso. Il cranio del capriolo pog-
giava nella vasca da bagno, non era rimasto nemmeno un avanzo di bollito.
Poi ci fu ancora della carne e gli uomini mangiarono con versi simili a
grugniti, senza guardarsi. Guardapentola diede un po' di cartilagine e brodo
a Hannibal e Mischa, ma non port nulla nella baracca.
Il cielo era di nuovo basso e grigio, si udivano nel bosco suoni sommes-
si, intervaiiati a qualche schianto di rami rinsecchiti dal gelo.
Il cibo era finito da giorni quando il cielo si rasseren. La tosse sembra-
va ancora pi forte nella luce del pomeriggio, dopo che il vento si fu cal-
mato. Grutas e Milko barcollarono fuori con le racchette da neve.
Dopo un lungo sogno febbrile, Hannibal li ud tornare, poi discutere a
voce alta, litigando. Attraverso le sbarre della ringhiera vide Grutas rosic-
chiare la pelle di un uccellino sanguinante e gettarla agli altri, che vi si lan-
ciarono sopra come cani. La faccia di Grutas era sporca di sangue e piume.
Gir il viso imbrattato verso i bambini e disse: Dobbiamo mangiare o
moriremo.
Questo fu l'ultimo ricordo del casino di caccia di cui Hannibal Lecter fu
consapevole.

Per la scarsit di gomma, il carro armato russo si muoveva sulle ruote


d'acciaio, che mandavano una forte vibrazione alla corazza confondendo la
visuale dal periscopio. Era un grosso KV-1 che procedeva pesantemente
nell'aria gelida lungo un sentiero nella foresta, mentre il fronte si spostava
di chilometri a ovest, seguendo la continua ritirata dei tedeschi.
Due soldati di fanteria con la mimetica invernale stavano nella parte po-
steriore del carro armato, rannicchiati vicino ai radiatori, attenti a indivi-
duare qualche fanatico tedesco lasciato indietro con un lanciarazzi Panzer-
faust per tentare di distruggere un carro armato. Videro movimenti nella
boscaglia. Il comandante del carro armato ud i soldati e gir il carro verso
l'obiettivo per portare in linea il suo cannone coassiale. L'oculare gli mo-
str un bambino che veniva fuori dalla boscaglia, con i proiettili che colpi-
vano la neve intorno a lui mentre i soldati sparavano dal carro in movi-
mento, il comandante usc dal portello e fece cessare il fuoco. Avevano gi
ucciso alcuni bambini per errore - cose che capitano - e sarebbero stati
contenti di non ammazzare questo.
I soldati videro un bambino esile e pallido, con il collo stretto da una ca-
tena alla cui estremit pendeva un anello vuoto. Quando lo sistemarono vi-
cino ai radiatori e gli tagliarono la catena, brandelli della sua pelle rimase-
ro attaccati agli anelli. Portava un bel binocolo in una borsa che teneva
stretta al petto. Cercarono di scuoterlo, gli fecero delle domande in russo,
polacco e in un lituano approssimativo, finch realizzarono che non parla-
va proprio. I soldati non ebbero il coraggio di prendergli il binocolo, gli
diedero mezza mela e lo lasciarono stare dietro la torretta al caldo dei ra-
diatori finch raggiunsero un villaggio.

Un'unit motorizzata sovietica con un cannone anticarro e un lanciamis-


sili si era riparata per la notte nel vecchio castello Lecter abbandonato. Se
ne stavano andando prima dell'alba, lasciando nel cortile chiazze di fan-
ghiglia e macchie d'olio. Un camion leggero stazionava all'ingresso del ca-
stello con il motore acceso.
Grutas e i suoi quattro compagni sopravvissuti, con indosso le loro uni-
formi da sanitari, guardavano dai boschi. Erano passati quattro anni da
quando Grutas aveva sparato ai cuoco nel cortile del castello, quattordici
ore da quando avevano abbandonato il casino di caccia in fiamme, lascian-
dosi dietro i loro morti.
Bombe cadevano in lontananza e all'orizzonte i traccianti della contrae-
rea descrivevano grandi archi nel cielo.
L'ultimo soldato usc dalla porta, srotolando una miccia da un rocchetto.
All'inferno disse Milko. Sta per diluviare.
Dobbiamo entrare comunque ribatt Grutas.
I] soldato fin di srotolare la miccia in fondo alle scale, la tagli e si ac-
covacci.
Il deposito gi stato saccheggiato comment Grentz. C'est foutu.
Tu dbandes? disse Dortlich.
Va t'faire enculer! rispose Grentz. Avevano adottato il francese quan-
do le Totenkopfs avevano riparato vicino a Marsiglia, e amavano insultarsi
cos nei momenti pi tesi prima dell'azione. Quelle imprecazioni ricorda-
vano loro i bei tempi passati in Francia.
Il soldato sovietico sui gradini tagli a met gli ultimi dieci centimetri
della miccia e piazz la capocchia di un fiammifero proprio nel taglio.
Di che colore la miccia? domand Milko.
Grutas aveva il binocolo. Scuro, direi.
Dal bosco potevano vedere il chiarore di un secondo fiammifero sul viso
del soldato quando accese la miccia.
arancio o verde? chiese Milko. Ha delle righe?
Grutas non rispose. Il soldato and verso il camion, indugiando e riden-
do quando i suoi compagni gli gridarono di fare in fretta, mentre la miccia
mandava scintille dietro di lui sulla neve.
Milko stava contando sottovoce.
Come il camion dei soldati russi spar dalla vista, Grutas e Milko corsero
alla miccia. La fiamma stava arrivando alla soglia proprio quando la rag-
giunsero e non poterono vedere le righe finch non vi furono vicini. Brucia
a dueminutialmetro, dueminutialmetro, dueminutialmetro... Grutas la ta-
gli con il suo coltello a serramanico.
Milko mugugn: 'fanculo la fattoria e si lanci su per i gradini fin
dentro il castello seguendo la miccia, cercando come un disperato se ce ne
fossero altre. Attravers la grande sala verso la torre, sempre seguendo la
miccia, e trov quello che cercava: l'innesco collegato a un grande anello
di cavo detonante. Torn nella sala e grid: Ha un primario ad anello ed
l'unico detonatore. Ce l'hai fatta. Alcune cariche erano collocate alla base
della torre, tutte connesse allo stesso cavo di detonazione.
Le truppe sovietiche non si erano preoccupate di chiudere la porta prin-
cipale e il loro focolare bruciava ancora a terra nel grande salone. Dei graf-
fiti segnavano le mura nude e il pavimento vicino al fuoco era pieno d'e-
scrementi e rifiuti della loro permanenza nel castello.
Milko, Grentz e Kolnas perlustrarono i piani superiori.
Grutas fece segno a Dortlich di seguirlo e scese le scale fino al sotterra-
neo. La grata della cantina era aperta e il lucchetto era rotto. Il raggio di
luce giallastra della loro torcia si rifletteva sui cocci di vetro. La cantina
era piena di bottiglie vuote di vini d'annata, i colli rotti da bevitori rozzi e
frettolosi. Il tavolo da degustazione, buttato a terra dai saccheggiatori du-
rante una rissa, era addossato contro il muro nero.
Merda imprec Dortlich non hanno lasciato neanche un sorso.
Aiutami lo incalz Grutas. Insieme spinsero via il tavolo dal muro,
pestando cocci di bottiglia. Trovarono la candela da decantazione sotto il
tavolo e l'accesero,
Ora tira il lampadario disse Grutas a Dortlich. Dai solo uno strattone
in gi.
Lo scaffale del vino si scost dalla parete posteriore. Dortlich port la
mano alla pistola quando si mosse. Grutas and nella stanza dietro la can-
tina e Dortlich io segu.
Buon Dio! esclam.
Vai a prendere il camion ordin Grutas.

10

Lituania, 1946
Hannibal Lecter, tredicenne, se ne stava in piedi da solo sulle macerie
dietro la riva del fossato davanti a quello che un tempo era il castello Lec-
ter, e gettava croste di pane nell'acqua scura. L'orto, con le sue siepi cre-
sciute a dismisura, ora apparteneva anch'esso alla cooperativa dell'orfano-
trofio, e per lo pi produceva rape. Il fossato era importante, per lui. Era
come una presenza costante: sulla sua superficie scura le nuvole riflesse ol-
trepassavano le torri merlate del castello come avevano sempre fatto.
Sull'uniforme dell'orfanotrofio, Hannibal indossava la camicia di puni-
zione con la scritta "Proibito il gioco". Pur essendogli vietato partecipare
alla partita di calcio degli orfani sul campo fuori dalle mura, non soffriva
per la privazione. La partita s'interruppe quando il cavallo da tiro Cesar e il
conducente russo attraversarono il campo con un carico di legna da ardere.
Cesar era felice di vedere Hannibal quando lui poteva andare a trovarlo
nella stalla, ma non si curava delle rape.
Hannibal guard i cigni che attraversavano il fossato, un paio di esem-
plari neri sopravvissuti alla guerra. Erano accompagnati da due piccoli an-
cora lanuginosi, uno a cavalcioni della madre, l'altro che le nuotava dietro.
Tre bambini pi grandi sul terrapieno soprastante fecero capolino tra i rami
di una siepe per osservare Hannibal e gli uccelli.
Il cigno maschio si arrampic sulla riva per sfidare Hannibal.
Un bambino biondo di nome Fedor sussurr agli altri: Guardate quel
bastardo nero che batte le ali allo scemo. Lo far cacare sotto come suc-
cesso con te quando hai provato a prendergli le uova. Vediamo se lo scemo
sa piangere. Hannibal alz i rami di salice e il cigno se ne torn in acqua.
Indispettito, Fedor tir fuori dalla camicia una fionda i cui lacci rossi e-
rano stati ricavati da una camera d'aria e cerc in tasca un sasso, che colp
il fango sul ciglio del fossato, schizzando la gamba di Hannibal. Lui guar-
d in su verso Fedor, senza espressione, e scosse il capo. Il sasso seguente
cadde nell'acqua vicino al cigno piccolo e Hannibal si mise ad alzare i rami
sibilando e strillando per mandare via gli uccelli.
Una campana suon dal castello.
Fedor e i suoi si voltarono, ridendo per il loro scherzo, e Hannibal usc
dalla siepe strappando una manciata di erbacce con una zolla di terra attac-
cata alle radici. La zolla colp Fedor in piena faccia e Hannibal, che era pi
piccolo di lui di tutta la festa, lo caric e lo spinse gi dal terrapieno fino in
acqua, azzuffandosi con il ragazzino stupefatto, e poi lo tenne sotto, tiran-
dogli a pi riprese l'elastico della fionda sul collo. Il volto di Hannibal era
stranamente privo di espressione, solo gli occhi erano vivi e arrossati agli
angoli. Hannibal si sollev per girare Fedor e colpirlo in viso. I compagni
dei ragazzino vennero gi di corsa, ma non volevano combattere in acqua e
gridarono per chiamare aiuto. Il capo sorvegliante Petrov, imprecando,
guid gli altri gi per la riva, sporcandosi gli stivali lucidi e coprendo di
fango il manganello che us ripetutamente.

Era sera nel vasto salone del castello Lecter, spoglio della sua eleganza e
dominato da un grande ritratto di Stalin. Un centinaio di ragazzini in uni-
forme, avendo finito di mangiare la zuppa, stava in piedi presso i tavoli di
legno a cantare L'Internazionale. Il direttore, leggermente ubriaco, dirigeva
agitando la forchetta.
Il capo sorvegliante Petrov, da poco promosso, e il suo aiutante in panta-
loni da equitazione e stivali camminavano fra i tavoli per essere certi che
tutti cantassero. Hannibal non cantava. Aveva un lato del viso blu e un oc-
chio semichiuso. A un altro tavolo, Fedor guardava, con una benda sul col-
lo, graffi sul viso e un dito della mano steccato.
I sorveglianti si fermarono davanti a Hannibal e lui si nascose nel palmo
una forchetta.
Troppo bravo per cantare con noi, signorino? disse Petrov superando
le voci. Non sei pi il padrone qui, sei soltanto un orfano come gli altri, e
per Dio adesso canti!
Il capo sorvegliante sbatt con forza il suo blocco per appunti sul viso di
Hannibal, che non cambi espressione n si mise a cantare. Un filo di san-
gue cominci a colargli dall'angolo della bocca.
muto disse l'aiutante. Non ha senso picchiarlo.
La canzone fin e la voce di Petrov risuon nel silenzio.
Per essere muto, riesce a gridare bene di notte disse, e fece per colpir-
lo con la mano libera, Hannibal arrest il colpo con la forchetta che teneva
in pugno, conficcando i rebbi nelle nocche di Petrov, che si mise a rincor-
rerlo intorno al tavolo.
Fermo! Non colpirlo ancora. Non voglio che gli restino dei segni. Il
direttore poteva anche essere ubriaco, ma sapeva comandare. Hannibal
Lecter, a rapporto nel mio ufficio.
L'ufficio del direttore conteneva un'ex scrivania dell'esercito, alcuni
schedari e due brandine. Era qui che il cambiamento di odore nel castello
infastidiva di pi Hannibal. Invece del profumo d'olio al limone per mobili
c'era un puzzo stantio di piscio nel camino. Le finestre erano spoglie, l'uni-
co ornamento rimasto erano gli intarsi di legno.
Hannibal, questa era la camera di tua madre? Si sente una specie d'at-
mosfera femminile. Il direttore era volubile, poteva essere gentile ma an-
che crudele, se si sentiva assillato dai propri fallimenti. I suoi piccoli occhi
erano rossi mentre aspettava una risposta.
Hannibal annu.
Dev'essere difficile per te vivere in questa casa.
Nessuna risposta.
Il direttore prese un telegramma dalla scrivania. Be', non ci rimarrai a
lungo. Tuo zio viene a prenderti dalla Francia.

11

La fiamma nel focolare della cucina era l'unica fonte di luce. Hannibal
nell'ombra guardava l'aiuto cuoco addormentato che sbavava in una sedia
vicino al fuoco, un bicchiere vuoto davanti a s. Hannibal voleva prendere
la lanterna che si trovava sullo scaffale proprio dietro di lui. Poteva veder-
ne il vetro baluginare alla luce della fiamma.
Il respiro dell'uomo era profondo e regolare, con un suono sordo di ca-
tarro. Hannibal si mosse lungo il pavimento di pietra, nell'odore di vodka e
cipolla dell'aiuto cuoco, e gli si avvicin.
L'impugnatura di ferro della lanterna avrebbe cigolato. Meglio prenderla
dalla base e dalla cima, tenendo il vetro fermo in modo che non tintinnas-
se, afferrandola saldamente e tirandola su con decisione dallo scaffale. Ora
la stringeva tra le mani.
Con un forte schiocco, un ciocco di legno, sibilando per il vapore, scop-
piett nel focolare scagliando scintille e pezzetti di brace, una delle quali
atterr a un paio di centimetri dal piede dell'aiuto cuoco e dal suo calzino
di feltro.
Quale attrezzo si trovava pi vicino? Su un ripiano c'era un contenitore
ricavato da un bossolo di proiettile da 150 millimetri, pieno di mestoli e di
cucchiai di legno. Hannibal mise gi la lanterna e con un cucchiaio mand
il pezzetto di brace al centro del pavimento.
La porta sulle scale che portavano al sotterraneo si trovava nell'angolo
della cucina. Si mosse lenta sui cardini al tocco di Hannibal, che la oltre-
pass nella pi totale oscurit, avendo in mente il pianerottolo superiore, e
la chiuse dietro di s. Sfreg un fiammifero contro la pietra del muro, ac-
cese la lanterna e scese le scale a lui familiari, l'aria via via sempre pi fre-
sca. La luce della lanterna oscillava tra le volte mentre lui passava sotto le
basse arcate fino alla cantina. Il cancello di ferro era rimasto aperto.
Il vino, rubato tanto tempo prima, era stato rimpiazzato da tuberi com-
mestibili, soprattutto rape. Hannibal si ricord di mettere in tasca un po' di
rape rosse: Cesar le avrebbe mangiate al posto delle mele, per quanto gli
tingessero la bocca e dessero l'impressione che avesse il rossetto.
Nel tempo trascorso come ospite dell'orfanotrofio, vedendo la sua casa
violata, le cose rubate, confiscate, maltrattate, Hannibal non aveva mai
guardato l nella cantina. Appoggi la lanterna su un ripiano in alto e tra-
scin via alcuni sacchi di patate e cipolle che stavano davanti agli ultimi
scaffali di vino. Si arrampic sui tavolo, impugn il lampadario e tir. Nul-
la. Prov di nuovo, facendolo oscillare con tutto il suo peso. Il lampadario
cedette di qualche centimetro con una scossa che ne fece volare via la pol-
vere, e si ud un cigolio dagli ultimi scaffali. Hannibal salt gi. Riusc a
infilare le dita nel pertugio e tir.
Lo scaffale si stacc dalla parete con uno stridere di cerniere. Hannibal
torn alla lanterna, pronto a spegnerla se avesse sentito un rumore. Nulla.
Era qui, in questa stanza, che aveva visto per l'ultima volta il cuoco, e
per un attimo la sua grossa faccia tonda gli apparve con estrema chiarezza,
senza l'appannamento che il tempo d alle immagini dei morti.
Hannibal prese la lanterna ed entr nella stanza nascosta dietro la canti-
na. Era vuota.
C'era solo una larga cornice dorata, con qualche filo di tela che penzola-
va l dove il dipinto era stato tagliato via. Era il quadro pi grande della ca-
sa, una veduta romantica della battaglia di algiris, che esaltava le imprese
di Hannibal il Sanguinario.
Hannibal Lecter, l'ultimo della sua stirpe, rimase l nel castello saccheg-
giato della sua infanzia a guardare nella cornice vuota, consapevole che in
un certo senso lui apparteneva a quella famiglia, e in un altro no. I suoi ri-
cordi erano legati alla madre, una Sforza, ma anche al cuoco e al signor
Jakov, provenienti da una tradizione diversa dalla sua. Li poteva vedere
tutti all'interno della cornice vuota, riuniti intorno al fuoco nel casino di
caccia.
Lui non era Hannibal il Sanguinario, per quanto poteva capire. Avrebbe
trascorso la sua vita sotto il soffitto dipinto della sua infanzia. Ma era sotti-
le come il cielo, e quasi altrettanto inutile. Almeno cos credeva.
Non c'erano pi i quadri con i volti che lui conosceva bene, come quelli
della sua famiglia.
C'era una segreta nel centro della stanza, un pozzo secco in pietra in cui
Hannibal il Sanguinario usava gettare i suoi nemici e dimenticarseli. Era
stato recintato negli ultimi anni per prevenire incidenti. Hannibal vi tenne
sopra la lanterna e illumin per met il collo del pozzo. Suo padre gli ave-
va detto che quando lui era bambino c'era ancora un mucchio di scheletri
laggi in fondo.
Una volta, per gioco, Hannibal era stato calato in un cesto gi nella se-
greta. Vicino al fondo vi era una parola incisa nella parete. Adesso non po-
teva vederla alla luce della lanterna, ma sapeva che c'era. Lettere diseguali
scalfite nell'oscurit da un uomo morente: "Pourquoi?".

12

Nella lunga camerata gli orfani stavano dormendo. Erano sistemati in


ordine d'et. Dalla parte dei pi giovani si sentiva quell'odore di lattante
che c' negli asili: i pi piccoli si abbracciavano nel sonno e alcuni chia-
mavano a voce alta i loro morti, vedendo nei volti sognati una sollecitudi-
ne e una tenerezza che non avrebbero mai pi trovato.
Pi in l, alcuni dei ragazzi pi grandi si masturbavano sotto le coperte.
Ogni bambino aveva un armadietto e sul muro sopra la testiera del letto
c'era uno spazio per mettervi dei disegni o, pi di rado, una foto di fami-
glia.
Ecco una fila di semplici disegni a matita sui letti disposti in successio-
ne. Sopra quello di Hannibal Lecter c' un bellissimo schizzo a gessetto e
matita che ritrae un braccio e una mano di bambino, in un gesto al tempo
stesso sorprendente e seducente, con il braccio paffuto proteso in una ca-
rezza. C' anche un braccialetto. Sotto il disegno Hannibal dorme, le pal-
pebre contratte. La mascella tesa, le narici si allargano e si stringono
mentre lui sogna l'alitare di un respiro mefitico.

Il casino di caccia nella foresta. Hannibal e Mischa stanno al freddo,


nell'odore di polvere del tappetino in cui sono avvolti; il ghiaccio sulle fi-
nestre riflette una luce verde e rossa. Il vento soffia e per un attimo il ca-
mino non tira. Un fumo blu sospeso in strati sotto la tettoia sporgente di
fronte alla ringhiera del pianerottolo, e Hannibal sente la porta d'ingresso
che viene spalancata e guarda attraverso le sbarre. La vasca da bagno di
Mischa sulla stufa, dove il cuciniere sta facendo bollire la testa cornuta
del piccolo capriolo insieme a qualche tubero avvizzito.
L'acqua che bolle fa sbattere le corna contro le pareti di metallo della
vasca, come se il capriolo stesse facendo un ultimo sforzo per colpire a te-
sta bassa. Occhiblu e Manopalmata arrivano accompagnati da una venta-
ta d'aria gelida, si tolgono le racchette da neve e le appoggiano accanto al
muro. Gli altri si fanno loro intorno, l'Uomo della ciotola avanza zoppi-
cando con i piedi congelati dall'angolo della stanza. Occhiblu tira fuori
dalla tasca i corpi denutriti di tre uccellini. Ne mette uno con le piume e
tutto nell'acqua bollente finch si ammorbidisce abbastanza da poter to-
gliere la pelle, che lui comincia a rosicchiare, la faccia piena di sangue e
piume, mentre gli altri gli si accalcano intorno. Lancia loro la pelle del-
l'uccellino e gli uomini vi si buttano sopra come cani.
Volta la sua faccia imbrattata di sangue verso la ringhiera, sputa una
piuma e dice: "Dobbiamo mangiare o moriremo".
Gettano nel fuoco l'album di famiglia dei Lecter e i giocattoli di carta-
pesta di Mischa, il suo castello, le sue bambole. Hannibal adesso in pie-
di, all'improvviso non ha pi senso scendere, e poi eccoli nella stalla, dove
ci sono vestiti in mezzo alla paglia, abiti di bimbo che gli sono estranei,
macchiati di sangue rappreso. Gli uomini si fanno intorno a loro sempre
pi vicini a palpare la sua carne e quella di Mischa.
"Prendi lei, tanto sta per morire comunque. Su, vieni, vieni a giocare. "
Adesso la portano via cantando. "Ein Mnnlein steht im Walde ganz
still und stumm..."
Hannibal si appende al braccio di Mischa, mentre la bambina viene tra-
scinata verso la porta. Non vuole lasciar andare la sorellina e Occhiblu
gli chiude la pesante porta della stalla sul braccio, rompendoglielo. Poi
l'apre di nuovo e torna da Hannibal agitando un ciocco di legno e lo col-
pisce in testa con delle botte tremende. Lampi di luce gli appaiono dietro
gli occhi, come esplosioni, e la voce di Mischa che chiama: "Anniba!".

I colpi diventarono il bastone del capo sorvegliante che batteva sul letto
mentre Hannibal urlava nel sonno: "Mischa! Mischa!".
Zitto! Zitto! Alzati, brutto bastardo! Petrov gli strapp via le coperte
dal letto e gliele gett addosso. Lo port fuori sul terreno gelato verso il
capanno degli attrezzi, pungolandolo con il bastone, e lo segu con una pa-
la all'interno, che era pieno di utensili appesi, corde, strumenti da carpen-
tiere. Petrov appoggi la lanterna su un barilotto e alz il bastone. Mostr
la mano bendata.
ora di pagare per questo.
Hannibal sembr farsi piccolo e si mosse in cerchio allontanandosi dalla
luce, in preda a una sensazione che non avrebbe saputo descrivere. Il capo
sorvegliante vi lesse la paura e lo rincorse, lontano dalla lanterna, dandogli
un colpo violento sulla coscia. Hannibal si riavvicin alla lanterna, prese
un falcetto e spense la luce. Si stese a terra nel buio, tenendo il falcetto con
le due mani sulla testa. Sent dei passi muoversi in fretta dietro di s e agi-
t freneticamente il falcetto nell'oscurit, senza riuscire a colpire, poi ud la
porta chiudersi e il rumore di una catena.

Il vantaggio di picchiare un muto che non pu raccontarlo a nessuno


disse il capo sorvegliante. Lui e il suo aiutante stavano guardando una De-
lahaye parcheggiata nel cortile di ghiaia del castello, un bell'esempio di
carrozzeria francese, blu cielo, con le bandierine diplomatiche dell'Unione
Sovietica e della Repubblica Democratica Tedesca sui parafanghi anteriori.
L'automobile era esotica come poteva esserlo un veicolo francese ante-
guerra; lussuosa agli occhi di chi era abituato a carri armati e jeep. Petrov
avrebbe voluto incidere la scritta "Fottiti" sulla fiancata con il suo coltello,
ma l'autista era grosso e guardingo.
Dalla stalla, Hannibal vide arrivare l'auto. Non le corse incontro. Guard
lo zio entrare nel castello insieme a un ufficiale sovietico.
Hannibal pos il palmo della mano sulla guancia di Cesar. Il lungo muso
si volt verso di lui, masticando avena. Lo stalliere sovietico si prendeva
buona cura del cavallo. Hannibal gli strofin il collo e gli avvicin il viso
all'orecchio, ma nessun suono gli usc dalla bocca. Baci l'animale tra gli
occhi. Dietro il fienile, appeso in un'intercapedine fra due muri, c'era il bi-
nocolo di suo padre. Se lo mise al collo e attravers il piazzale sconnesso.
L'aiutante di Petrov, in piedi sui gradini, lo stava cercando. I pochi averi
di Hannibal erano tutti stipati in una borsa.

13

Guardando dalla finestra del direttore, Robert Lecter vide il proprio auti-
sta che barattava con il cuoco una piccola salsiccia e un pezzo di pane con
un pacchetto di sigarette. Robert Lecter era di fatto il conte Lecter, essendo
il fratello dato per morto. Si era gi abituato al titolo, avendolo usato ille-
gittimamente per anni.
Il direttore non cont i soldi ma se li mise in un taschino, con un'occhia-
ta al colonnello Timka.
Conte... ehm, compagno Lecter, voglio solo dirle che ho visto due dei
suoi dipinti al Catherine Palace prima della guerra, e alcune foto pubblica-
te su "Gorn". Ammiro enormemente il suo lavoro.
Il conte Lecter annu. La ringrazio, direttore. E della sorella di Hanni-
bal, che cosa sa?
La foto di una bambina non di grande aiuto ammise il direttore.
La stiamo facendo circolare negli orfanotrofi disse il colonnello Tim-
ka. Indossava l'uniforme della polizia di confine sovietica e i suoi occhiali
con la montatura d'acciaio scintillavano in sintonia con l'acciaio della sua
dentatura. Ci vuole tempo, sono talmente tanti.
E la devo informare, compagno Lecter, che la foresta piena di... resti
ancora non identificati aggiunse il direttore.
Hannibal non ha mai detto una parola? domand il conte.
Non a me. Fisicamente capace di parlare: grida il nome di sua sorella
nel sonno. "Mischa, Mischa." Il direttore fece una pausa, pensando a co-
me continuare. Compagno Lecter, starei... attento con Hannibal finch
non lo conoscer meglio. Sarebbe opportuno che non giocasse con altri ra-
gazzi fino a quando non si sar ambientato. Qualcuno potrebbe farsi ma-
le.
prepotente?
Sono i prepotenti che si fanno male. Hannibal non rispetta le gerarchie.
Sono sempre pi grossi di lui, ma riesce a colpirli con grande velocit e
spesso duramente. Hannibal pu essere pericoloso per le persone pi gran-
di di lui, mentre tranquillo con quelli pi piccoli, si fa anche fare i dispet-
ti. Alcuni di loro pensano che sia sordo oltre che muto e gli dicono che
matto. Lui fa loro dei regali, le rare volte che ha qualcosa da regalare.
Il colonnello Timka guard l'ora. Dobbiamo andare. La raggiungo alla
macchina, compagno Lecter?
Aspett che il conte Lecter uscisse dalla stanza, poi tese la mano. Il di-
rettore, con un sospiro, gli consegn il denaro.
Con uno scintillio degli occhiali e un ghigno che gli scopr i denti, il co-
lonnello Timka si lecc il pollice e si mise a contare.

14

Un acquazzone elimin la polvere mentre percorrevano gli ultimi chilo-


metri verso il castello, con la ghiaia che scricchiolava sotto la Delahaye in-
fangata, e l'odore di erba e di terra arata che penetrava nell'auto. Poi la
pioggia cess e le luci della sera si tinsero di arancio.
Il castello era pi elegante che imponente, in quella strana luce dorata.
Le colonnine tra le sue molte finestre erano curve come ragnatele sotto il
peso della rugiada. Per Hannibal, che ne traeva presagi, il loggiato del ca-
stello si dipanava dall'ingresso come le volute di Huygens.
Quattro cavalli da tiro, fumanti per il sudore, erano legati a un vecchio
carro armato tedesco che sporgeva dall'atrio. Erano grandi come Cesar.
Hannibal fu felice di vederli, sper che fossero il suo totem. Il carro era
poggiato su dei rulli e a poco a poco i cavalli lo trascinarono fuori dall'atrio
come se stessero estraendo un dente, mentre il conducente li guidava e le
loro orecchie fremevano al suono delle sue parole.
I tedeschi avevano fatto saltare l'ingresso con una cannonata e infilato
il carro armato all'interno per sfuggire all'aviazione spieg il conte a
Hannibal quando l'auto si ferm. Si era abituato a parlare al ragazzo senza
avere risposta. Lo hanno lasciato qui durante la ritirata. Non potevamo
rimuoverlo, cos abbiamo decorato quel dannato affare con cassette di fiori
e ci abbiamo camminato intorno per cinque anni. Ora che riesco a vendere
di nuovo i miei quadri "sovversivi" possiamo permetterci di farlo portare
via. Vieni, Hannibal.
Un domestico aveva atteso l'auto e insieme alla cameriera venne incon-
tro al conte con gli ombrelli nel caso in cui fossero stati necessari. Una
femmina di mastino arriv con loro.
Hannibal apprezz che suo zio facesse le presentazioni nel viale d'in-
gresso, ponendosi cortesemente di fronte al personale di servizio anzich
affrettarsi verso casa parlandogli da sopra la spalla.
Questo mio nipote Hannibal. Star con noi, adesso, e siamo felici di
averlo qui. La signora Brigitte, la nostra domestica. E Pascal, che ha il
compito di far funzionare tutto.
La signora Brigitte una volta era stata una cameriera di bell'aspetto. Af-
ferrava le cose al volo e cap Hannibal dal suo contegno.
Il mastino accolse il conte con entusiasmo e si riserv il giudizio su
Hannibal. Soffi un po' d'aria dalle guance, Hannibal apr la mano verso di
lei che, annusando, lo guard da sotto in su.
Dovremo trovargli dei vestiti disse il conte alla signora Brigitte.
Cominci a guardare nei miei vecchi bauli di scuola in soffitta e poi cer-
cheremo qualcosa di meglio.
E la bambina, signore?
Non ancora, Brigitte disse lui, chiudendo l'argomento con un cenno
del capo.
Avvicinandosi alla casa, alcune immagini colpirono Hannibal: il lucci-
chio dei ciottoli bagnati in cortile; la lucentezza del manto dei cavalli dopo
l'acquazzone; le piume scintillanti di un bel corvo che si abbeverava a una
grondaia sull'angolo del tetto; il movimento di una tenda da una finestra in
alto, il furtivo apparire dei capelli di Lady Murasaki e poi la sua silhouette.
Lady Murasaki apr i battenti della finestra. La luce della sera le illumi-
nava il volto e Hannibal, fuori dal deserto del suo incubo, fece il primo
passo sul ponte dei sogni...
Traslocare da un istituto a una casa privata un vero sollievo. Il mobilio
in tutto il castello era originale e accogliente, un misto di epoche recupera-
to dalla soffitta del conte Lecter e Lady Murasaki dopo che i predoni nazi-
sti erano stati cacciati. Durante l'occupazione, tutti i pezzi di maggior valo-
re lasciarono la Francia in treno alla volta della Germania.
Hermann Gring e il Fhrer stesso avevano a lungo desiderato le opere
di Robert Lecter e di altri artisti importanti in Francia. Dopo l'arrivo dei
nazisti, uno dei primi atti di Gring era stato quello di far arrestare Robert
Lecter come "artista sovversivo" e impadronirsi del maggior numero pos-
sibile di opere "decadenti" con lo scopo di "proteggere il pubblico". I di-
pinti vennero incamerati nelle collezioni private di Gring e di Hitler.
Quando il conte fu liberato all'avanzare degli Alleati, lui e Lady Mura-
saki recuperarono le loro cose come meglio poterono e il personale lavor
per la sussistenza finch il conte Lecter torn di nuovo al suo cavalletto.
Robert Lecter controll che il nipote si sistemasse in camera sua. Grande
e luminosa, la stanza da letto era stata predisposta per Hannibal con arazzi
e manifesti destinati a ravvivare la pietra delle pareti. Una maschera da
kendo e spade di bamb incrociate erano appese in alto. Se mai avesse par-
lato, Hannibal avrebbe chiesto della padrona di casa.

15

Hannibal era solo da meno di un minuto quando ud bussare.


L'ancella di Lady Murasaki, Chiyoh, una giapponese pi o meno dell'et
di Hannibal, con i capelli tagliali a caschetto sulle orecchie, se ne stava in
piedi sulla porta. Lo esamin per un istante, poi un velo le cal sugli occhi
come la membrana nittitante di un falco.
Lady Murasaki la saluta e le d il benvenuto disse la ragazza. Se
vuole seguirmi... Rispettosa e solenne, Chiyoh lo condusse nel bagno in
quella che era stata la stanza della pigiatura dell'uva in una dpendance del
castello.
Per far piacere a sua moglie, il conte Lecter l'aveva convertita in un ba-
gno giapponese, e il tino per la pigiatura era adesso pieno d'acqua riscalda-
ta da una caldaia simile a un marchingegno di Rube Goldberg, ricavata da
un distillatore di cognac in rame. La stanza odorava di fumo di legna e ro-
smarino. Candelabri d'argento, sepolti in giardino durante la guerra, erano
disposti intorno alla tinozza. Chiyoh non accese le candele. Una lampadina
elettrica andava bene, finch la posizione di Hannibal non si fosse definita.
Chiyoh gli porse degli asciugamani e una vestaglia, e gli indic la doccia
nell'angolo. Si bagni l, strofinandosi bene, prima di immergersi nella va-
sca disse. Lo chef le preparer un'omelette, e poi dovr riposare. Gli
fece una smorfia che voleva essere un sorriso, gett un'arancia nella tinoz-
za e aspett fuori che Hannibal si togliesse i vestiti. Quando lui glieli porse
dalla porta, Chiyoh li prese con circospezione fra due dita, li avvolse intor-
no a un bastone che teneva nell'altra mano e spar.

Era sera quando Hannibal si svegli di colpo, come gli capitava all'orfa-
notrofio. Solo i suoi occhi si mossero finch non vide dove si trovava. Si
sentiva pulito nel suo letto pulito. Attraverso i tendaggi brillavano le ulti-
me luci del lungo crepuscolo francese. Un kimono di cotone era posato su
una sedia accanto a lui. Lo indoss. Il pavimento di pietra del corridoio era
piacevolmente fresco sotto i suoi piedi, e gli scalini avevano delle incava-
ture come quelli del castello Lecter. Fuori, sotto il cielo violetto, Hannibal
poteva udire dei rumori provenire dalla cucina: i preparativi per la cena.
Il mastino lo vide e batt la coda un paio di volte, senza alzarsi.
Dalla stanza da bagno giungeva il suono di un liuto giapponese. Hanni-
bal and in direzione della musica. Una finestra impolverata brillava alla
luce delle candele al suo interno. Hannibal guard dentro. Chiyoh sedeva
accanto alla tinozza pizzicando le corde di un lungo ed elegante koto. Ave-
va acceso le candele, questa volta. La caldaia faceva un rumore soffocato,
mentre il fuoco sottostante scoppiettava e le scintille fluttuavano verso l'al-
to. Lady Murasaki era nell'acqua. Nell'acqua, come le ninfee nel fossato
dove i cigni nuotavano e non cantavano. Hannibal guard, silenzioso come
i cigni, e apr le braccia come ali.
Si allontan dalla finestra e ritorn in camera sua, con uno strano peso
addosso, quindi si rimise a letto.
Nella stanza da letto padronale c'erano abbastanza braci da scintillare fi-
no al soffitto. Il conte Lecter, nella semioscurit, si rianim al tocco di
Lady Murasaki e al suono della sua voce.
Se non ci sei, mi sento come quando eri in prigione disse lei. Mi ve-
nivano in mente i versi di una mia antenata, Ono no Komachi, di circa mil-
le anni fa.
Umm...
Era molto passionale.
Sono ansioso di sapere cosa diceva.
Ecco la poesia: "Hito ni awan tsuki no naki yo wa / omoiokite / mune
hashiribi ni / kokoro yaki ori". Riesci a sentirne la musicalit?
L'orecchio occidentale di Robert Lecter non poteva goderne, ma, sapen-
do in cosa consisteva la sua musica, ne fu entusiasta. Oh, s, cara. Dimmi
il significato.
Non c' modo di vederlo / in questa notte senza luna / io resto sveglia,
piena di desiderio bruciante / il fuoco nel petto, il cuore in fiamme.
Mio Dio, Sheba.
Lei si prese deliziosamente cura di risparmiargli ogni sforzo.

Nell'atrio del castello, la grande pendola dice che l'ora tarda, con i suoi
lenti rintocchi lungo i corridoi di pietra. Il mastino si agita nella cuccia, e
con tredici brevi ululati risponde alla pendola. Hannibal nel suo letto pulito
si rivolta nel sonno. E sogna.

Nella stalla l'aria fredda, i vestiti dei bambini sono tirati gi fino alla
cintola mentre Occhiblu e Manopalmata tastano la carne delle loro brac-
cia. Gli altri dietro a loro si muovono qua e l come iene in attesa. Ecco
quello che tende sempre la ciotola. Mischa tossisce, ha la febbre e disto-
glie il viso dal loro alitare. Occhiblu afferra la catena intorno al loro col-
lo. Il sangue e le piume dell'uccello che ha sbranato gli si sono appiccicate
sulla faccia.
La voce distorta dell'Uomo della ciotola: "Prendi lei. Tanto sta per mo-
oorire comunque. Lui rimarr freeeesco ancora per un po'".
Occhiblu a Mischa, in un crudele inganno: "Vieni, vieni a giocare!".
Occhiblu comincia a cantare e Manopalmata si unisce a lui:

Ein Mnnlein steht im Walde ganz stili und stumm,


Es hat von lauter Purpur ein Mntlein um...
L'Uomo della ciotola porta la ciotola con s. Manopalmata prende l'a-
scia, Occhiblu afferra Mischa e Hannibal urlando gli si scaglia contro, af-
fonda i denti nella guancia di Occhiblu, con Mischa sospesa in aria per le
braccia, che si volta indietro a guardarlo.

Mischa, Mischa!
Le sue grida risuonano lungo i corridoi di pietra e il conte Lecter e Lady
Murasaki si precipitano nella stanza di Hannibal. Ha strappato il cuscino
con i denti e le piume volano in giro, mentre lui ringhia e urla, picchiando,
lottando, battendo i denti. Il conte Lecter gli si mette addosso con tutto il
suo peso, gli tiene ferme le braccia e gli blocca le ginocchia sotto le coper-
te.
Tranquillo, tranquillo.
Temendo per la lingua di Hannibal, Lady Murasaki si toglie la cintura
dalla vestaglia, gli chiude il naso finch lui deve prendere fiato e gli infila
la cintura tra i denti.
Hannibal ha un fremito e poi si blocca, come un uccello che muore. La
vestaglia di lei si aperta mentre si preme contro il petto il suo viso bagna-
to da lacrime di rabbia, con le piume del cuscino appiccicate alla guancia.
Ma al conte che lei domanda: Tutto bene?.

16

Hannibal si alz presto e si lav la faccia usando il catino e la brocca che


aveva sul comodino. Una piccola piuma galleggiava nell'acqua. Aveva so-
lamente un vago e confuso ricordo della nottata.
Dietro di s ud un foglio di carta scivolare sui pavimento di pietra, una
busta infilata sotto la porta. Un rametto di salice era attaccato al messag-
gio. Hannibal tenne il foglietto contro il viso con le mani a coppa prima di
leggerlo.

Hannibal,
mi farebbe molto piacere se potessi venire da me nel mio salot-
tino all'ora della capra. (Sono le dieci del mattino in Francia.)
Murasaki Shikibu

Hannibal Lecter, tredicenne, i capelli lisciati dall'acqua, stava in piedi


fuori dalla porta dei salottino. Udiva il liuto. Non era la stessa canzone che
aveva ascoltato dal bagno. Buss.
Vieni.
Entr in un salottino che era anche studio, con un telaio da ricamo vicino
alla finestra e un cavalletto per gli esercizi di calligrafia.
Lady Murasaki era seduta a un basso tavolino da t. I suoi capelli erano
raccolti sulla festa da un fermaglio in ebano. Le maniche del kimono sem-
bravano sussurrare mentre lei sistemava i fiori.
Le buone maniere sono compatibili con qualsiasi cultura, avendo un o-
biettivo comune. Lady Murasaki lo accolse con un lento e grazioso cenno
del capo.
Hannibal s'inchin fino alla vita come suo padre gli aveva insegnato.
Vide una voluta bluastra di fumo d'incenso passare davanti alla finestra
come un volo d'uccelli in lontananza, e la vena azzurro pallido nel braccio
di Lady Murasaki mentre teneva un fiore, con il sole che le tingeva di rosa
l'orecchio. Il liuto di Chiyoh risuonava dolcemente da dietro un paravento.
Lady Murasaki lo invit a sedersi di fronte a lei. Aveva una piacevole
voce da contralto, con alcune note irregolari che non si ritrovano nella sca-
la occidentale. Per Hannibal il suo modo di parlare suonava come musica
casuale proveniente da una campana a vento.
Se non vuoi il francese, l'inglese o l'italiano, possiamo usare alcune pa-
role giapponesi, come kieuseru. Significa "sparire". Lady Murasaki si-
stem uno stelo, alz gli occhi dai fiori e guard verso di lui. Il mio mon-
do di Hiroshima se n' andato in un lampo. E anche il tuo mondo ti stato
strappato. Adesso tu e io abbiamo il mondo che facciamo... insieme. In
questo momento. In questa stanza.
Prese altri fiori dal sottovaso davanti a lei e li pose sul tavolo accanto al
vaso. Hannibal poteva udire le foglie frusciare e l'incresparsi delle sue ma-
niche mentre lei gli offriva i fiori.
Hannibal, dove li metteresti per ottenere l'effetto migliore? Scegli tu.
Hannibal guard i fiori.
Quando eri piccolo, tuo padre ci mand i tuoi disegni. Hai un occhio
promettente. Se preferisci disegnare la composizione, usa pure il blocco
dietro di te.
Hannibal riflett. Prese due fiori e il coltello. Vide l'arco delle finestre, la
curva del caminetto dove il recipiente del t era appeso sopra il fuoco. Ta-
gli pi corti gli steli dei fiori e li pose nel vaso, regalando un tocco di ar-
monia alla composizione e alla stanza. Poi appoggi gli steli tagliati sul ta-
volo.
Lady Murasaki sembr compiaciuta. Aaah. Lo potremmo chiamare
moribana, lo stile obliquo. Prese in mano una peonia dai petali di seta.
Ma dove metteresti questa? La useresti?
Nel caminetto, l'acqua nella teiera cominci a bollire. Hannibal la ud,
sent l'acqua bollire, ne guard la superficie e il suo viso cambi mentre la
stanza spariva.

La vasca da bagno di Mischa sulla stufa nel casino di caccia, il cranio


cornuto del piccolo capriolo che sbatteva contro le pareti nell'acqua bol-
lente, come se stesse cercando di colpire a testa bassa. Le ossa che risuo-
navano nell'acqua che bolliva.

Di nuovo in s, di nuovo nella stanza di Lady Murasaki, e la testa della


peonia, ora insanguinata, caduta sul tavolo accanto al coltello. Hannibal
cerc di padroneggiarsi, si alz in piedi tenendosi la mano sanguinante die-
tro la schiena. S'inchin a Lady Murasaki e fece per allontanarsi dalla
stanza.
Hannibal.
Lui apr la porta.
Hannibal. Lei si alz e gli and vicino in fretta. Gli tese la mano,
mantenne lo sguardo fisso nei suoi occhi e non lo tocc, ma fece un cenno
con le dita. Gli prese la mano insanguinata e il suo tocco rimase impresso
negli occhi di lui, con un leggero cambiamento nella grandezza delle sue
pupille.
Hai bisogno di qualche punto. Serge ci pu portare in citt.
Hannibal scosse il capo e indic con il mento il telaio da ricamo. Lady
Murasaki lo guard fisso in volto finch fu sicura.
Chiyoh, metti a bollire un ago e del filo.
Alla finestra, in una buona luce, Chiyoh port a Lady Murasaki ago e fi-
lo avvolti intorno a una forcina d'ebano, bolliti nell'acqua del t. Lady Mu-
rasaki tenne ferma la mano di Hannibal e cuc il suo dito con sei punti pre-
cisi. Gocce di sangue caddero sulla seta bianca del suo kimono. Hannibal
tenne lo sguardo fisso su di lei mentre lavorava. Non mostr alcuna rea-
zione al dolore. Sembrava pensare a qualcos'altro.
Guard il filo tirato stretto, srotolato dalla forcina. L'arco della cruna
dell'ago era una finzione del diametro della forcina, pens. Le pagine di
Huygens sparse sulla neve, insieme al cervello.
Chiyoh applic una foglia d'aloe e Lady Murasaki gli bend la mano.
Quando la lasci andare, Hannibal and al tavolo da t, prese la peonia e
ne pot lo stelo. Aggiunse la peonia al vaso, completando un'elegante
composizione. Guard Lady Murasaki e Chiyoh.
Nel suo viso ci fu un movimento simile a un tremolio d'acqua mentre
cercava di dire: "Grazie". Lady Murasaki ricambi lo sforzo con un sorriso
leggiadro appena accennato, ma non lo lasci provare a lungo.
Vuoi venire con me, Hannibal? E puoi aiutarmi a portare i fiori?
Insieme salirono le scale della soffitta.
La porta un tempo era stata utilizzata altrove nella casa; vi era scolpito
un volto, una maschera comica greca. Lady Murasaki, che portava un can-
deliere, fece strada nella vasta soffitta, oltrepassando una collezione di tre-
cento anni di bauli, decorazioni natalizie, ornamenti da giardino, mobili in
vimini, costumi teatrali kabuki e no e una fila di marionette a grandezza
naturale appese a una sbarra.
Una luce fioca si diffondeva nell'oscurit dal vetro di un abbaino lonta-
no. Con la candela Lady Murasaki illumin un piccolo altare che si trova-
va di fronte alla finestra. Sopra c'erano immagini dei suoi antenati e di
quelli di Hannibal. Tra le fotografie c'era un origami di gru in volo, molte
gru. Ed ecco un'immagine dei genitori di Hannibal il giorno delle nozze.
Hannibal guard sua madre e suo padre alla luce della candela. Sua madre
appariva molto felice. L'unica fiamma era quella della candela... i suoi ve-
stiti non bruciavano.
Hannibal sent una presenza incombere accanto e sopra di s e scrut nel
buio. Appena Lady Murasaki alz la tendina sopra la finestra dell'abbaino,
la luce del mattino sorse su Hannibal e sulla presenza scura dietro di lui,
sorse su piedi rivestiti di un'armatura, su un ventaglio tenuto da una mano
guantata di cavaliere, su una corazza e per ultimo sulla maschera di ferro e
su un elmo a corna di un capo samurai. L'armatura era sulla pedana. Le
armi del samurai - la spada lunga e quella corta, un pugnale e un'ascia da
guerra - stavano su un supporto davanti all'armatura.
Mettiamo i fiori qui, Hannibal disse Lady Murasaki, facendo posto
sull'altare davanti alle foto dei suoi genitori.
Qui dove prego per te, e dove ti raccomando vivamente di pregare per
te stesso e di consultare gli spiriti della tua famiglia per ottenere saggezza e
forza.
Con un gesto di cortesia, Hannibal chin il capo davanti all'altare per un
momento, ma il richiamo dell'armatura lo sopraffaceva, la sentiva tutta su
di s. And verso il supporto per toccare le armi. Lady Murasaki lo ferm
con una mano alzata.
Questa armatura stava nell'ambasciata di Parigi quando mio padre era
ambasciatore in Francia prima della guerra. L'abbiamo nascosta ai tede-
schi. Io la tocco solo una volta all'anno. Nel giorno del compleanno del
mio trisavolo sono onorata di pulire la sua armatura e le sue armi, di un-
gerle con olio di camelia ed essenza di garofano, dall'aroma piacevole.
Tolse il tappo a una fiala e gliela porse da annusare.
C'era una pergamena sulla pedana davanti all'armatura. Era srotolata
quel tanto da mostrare il primo riquadro, con il samurai che indossava
l'armatura durante l'udienza con i suoi servitori.
Mentre Lady Murasaki sistemava le cose sull'altare, Hannibal srotol la
pergamena fino al riquadro successivo, dove la figura nell'armatura stava
presiedendo una presentazione di teste di samurai. Ogni testa di nemico era
etichettata con il nome del morto e l'etichetta era attaccata ai capelli o, in
caso di calvizie, a un orecchio.
Lady Murasaki gli prese gentilmente la pergamena e la riarrotol fino a
lasciare in evidenza solo il suo antenato con l'armatura.
Qui dopo la battaglia per il castello di Osaka disse. Ci sono altri ro-
toli che ti potranno interessare di pi. Hannibal, piacerebbe molto a tuo zio
e a me se tu diventassi il genere d'uomo che era tuo padre, e che tuo zio.
Hannibal guard l'armatura, con una domanda negli occhi.
Lei gliela lesse in viso. Anche come lui? In un certo senso, ma con pi
compassione. Diede un'occhiata all'armatura come se potesse udire e sor-
rise a Hannibal. Ma non lo direi di fronte a lui in giapponese.
Gli venne vicino, con la candela in mano. Hannibal, puoi lasciare la ter-
ra dell'incubo. Puoi essere tutto quello che riesci a immaginare. Vieni sul
ponte dei sogni. Ti va di accompagnarmi?
Lady Murasaki era molto diversa da sua madre. Lei non era sua madre,
ma Hannibal la sentiva profondamente dentro di s. Il suo sguardo intenso
doveva averla turbata, perch lei scelse di rompere quell'incanto.
Il ponte dei sogni porta ovunque, ma prima passa per lo studio del me-
dico e per la scuola disse. Vuoi venire?
Hannibal la segu, ma prima prese la peonia insanguinata, persa tra i fio-
ri, e la pose sulla pedana davanti all'armatura.

17
Il dottor J. Rufin esercitava in una villetta con un minuscolo giardino. La
targa discreta davanti al cancello portava il suo nome e il titolo: DOTTO-
RE IN MEDICINA, PSICHIATRA.
Il conte Lecter e Lady Murasaki sedevano su seggiole dallo schienale ri-
gido nella sala d'attesa tra i pazienti del dottor Rufin, alcuni dei quali ave-
vano difficolt a stare fermi.
Lo studio del medico era in stile vittoriano, con due poltrone ai lati del
caminetto, una chaise longue con un rivestimento a frange e vicino alle fi-
nestre un lettino con uno sterilizzatore in acciaio inossidabile.
Hannibal e il dottor Rufin, barbuto e di mezza et, stavano seduti nelle
poltrone, e il medico gli parlava con voce bassa e gradevole.
Hannibal, guardando il metronomo che oscilla e ascoltando il suono
della mia voce, entrerai in uno stato che chiamiamo di sonno vigile. Non ti
chieder di parlare, ma vorrei che tu emettessi un suono per indicare s o
no. Proverai un senso di pace, di rilassamento.
Tra loro, su un tavolo, il pendolo di un metronomo si muoveva da una
parte all'altra. Un orologio decorato con i segni zodiacali e degli angioletti
ticchettava sulla mensola del caminetto. Mentre il dottor Rufin parlava,
Hannibal contava i battiti del metronomo confrontandoli con quelli dell'o-
rologio. Andavano un po' all'unisono e un po' no. Hannibal si chiese se,
contando gli intervalli tra una fase e l'altra e misurando l'ampiezza del
pendolo del metronomo, avrebbe potuto calcolare la lunghezza del pendolo
nascosto dentro l'orologio. Decise per il s, mentre il dottor Rufin conti-
nuava a parlare.
Un suono con la bocca, Hannibal. Qualsiasi suono va bene.
Hannibal, gli occhi disciplinatamente fissi sul metronomo, emise un si-
bilo spingendo l'aria tra la lingua e il labbro inferiore.
Molto bene disse il dottor Rufin. Rimani calmo nello stato di sonno
vigile. E quale suono useremo per il no? No, Hannibal. No.
Hannibal emise un suono pi alto prendendo il labbro inferiore tra i den-
ti ed espellendo l'aria dalla guancia oltre la gengiva superiore.
Questo vuol dire comunicare, Hannibal, e tu lo puoi fare. Pensi che
possiamo continuare a lavorare ora, tu e io insieme?
L'affermazione di Hannibal fu abbastanza rumorosa da poter essere udita
nella sala d'attesa, dove i pazienti si scambiarono occhiate inquiete. Il con-
te Lecter accavall le gambe e si schiar la voce, mentre i begli occhi di
Lady Murasaki ruotarono lentamente verso il soffitto.
Un uomo che assomigliava a uno scoiattolo disse: Non sono stato io.
Hannibal, so che il tuo sonno spesso disturbato disse il dottor Rufin.
Restando calmo, adesso, in uno stato di sonno vigile, puoi descrivermi al-
cune delle cose che vedi nei tuoi sogni?
Hannibal, contando i ticchettii dell'orologio, emise per il dottor Rufin il
suono convenuto per "affermativo".
L'orologio aveva il numero romano IV anzich IIII, per simmetria con
l'VIII sul lato opposto. Hannibal si chiese se questo volesse dire che aveva
la "suoneria romana": due rintocchi di diverso tono, uno per il "cinque" e
uno per l'"uno".
Il dottore gli porse un blocco per gli appunti. Forse potresti scrivere al-
cune delle cose che vedi? Se chiami a gran voce il nome di tua sorella, rie-
sci a vederla?
Hannibal annu.
Nel castello Lecter alcuni degli orologi avevano la suoneria romana e al-
tri no, ma tutti quelli che avevano la suoneria romana avevano il IV invece
del IIII. Quando il signor Jakov apr un orologio e spieg cos'ora lo scap-
pamento, parl di Knibb e dei suoi primi orologi con suoneria romana. Sa-
rebbe stato bello visitare nella sua mente la Sala degli Orologi per esa-
minare lo scappamento. Pens di andarci subito, ma sarebbe stato un lungo
giro per il dottor Rufin.
Hannibal. Hannibal. Quando pensi all'ultima volta che hai visto tua so-
rella, puoi scrivere quello che vedi? Puoi scrivere quello che immagini di
vedere?
Hannibal scrisse senza guardare il blocco degli appunti, contando sia i
battiti del metronomo sia quelli dell'orologio.
Guardando il blocco, il dottor Rufin parve incoraggiato. Vedi i suoi
denti da bambina? Solo i suoi dentini? Dove li vedi, Hannibal?
Hannibal raggiunse e ferm il pendolo, ne guard la lunghezza e la posi-
zione del peso contro la scala del metronomo. Scrisse sul blocchetto: "In
una latrina, dottore. Posso aprire il retro dell'orologio?".

Hannibal aspett fuori con gli altri pazienti.


Eri tu, non io ripet il paziente che assomigliava a uno scoiattolo. Lo
devi ammettere. Hai una gomma da masticare?

Ho provato a chiedergli di pi riguardo a sua sorella, ma si chiuso in


se stesso disse il dottor Rufin. Il conte stava in piedi nello studio dietro la
sedia di Lady Murasaki.
Per essere franco, il quadro mi poco chiaro. L'ho esaminato e fisica-
mente sano. Ho trovato delle cicatrici sul cuoio capelluto, ma nessun se-
gno di fratture. Credo comunque di poter dire che gli emisferi del suo cer-
vello potrebbero agire in modo indipendente, come succede in certi casi di
trauma, quando la comunicazione tra gli emisferi compromessa. Il ra-
gazzo segue diverse linee di pensiero contemporaneamente, senza distrarsi,
e una di queste sempre per il suo puro piacere.
La cicatrice sul collo il segno di una catena congelata sulla pelle. Ne
ho viste altre simili, subito dopo la guerra, quando i campi di concentra-
mento furono aperti. Non dir che cosa accaduto alla sorella. Penso lo
sappia, che se ne renda conto o meno, e qui sta il pericolo: la mente ricorda
quanto pu permettersi di ricordare e in base ai propri ritmi. Hannibal ri-
corder quando potr affrontare la cosa.
Non lo sottoporrei a pressioni, ed inutile provare a ipnotizzarlo. Se ri-
corda troppo presto, potrebbe congelarsi dentro per sempre per evitare il
dolore. Lo terrete in casa vostra?
S risposero all'unisono i coniugi.
Rufin annu. Coinvolgetelo nella vostra famiglia quanto pi potete. Via
via che torner in s, si attaccher a voi molto pi di quanto immaginiate.

18

La lunga estate francese, una foschia di pollini sulla superficie del fiume
Essonne e anatre fra le canne. Hannibal non parlava ancora, ma aveva un
sonno senza sogni e l'appetito di un tredicenne in crescita.
Lo zio Robert Lecter era pi affettuoso e meno misurato di quanto fosse
stato suo padre. Aveva una sorta di rilassatezza d'artista che si era combi-
nata con quella data dall'et.
C'era un ballatoio sul tetto, dove si poteva camminare. Il polline si era
ammucchiato nei compluvi, indorando il muschio, e le ragnatele ondeg-
giavano nel vento. Tra gli alberi si poteva vedere la curva argentea del
fiume.
Il conte era alto e allampanato, la sua pelle appariva grigiastra nella luce
sui tetto. Le mani sulla ringhiera erano sottili, ma assomigliavano a quelle
del padre di Hannibal.
Nella nostra famiglia, Hannibal, siamo un po' particolari disse. Lo
impariamo presto, e mi aspetto che tu lo sappia gi. Ti sentirai pi a tuo
agio con gli anni a venire, se ora la cosa ti turba. Hai perso la tua famiglia
e la casa, ma hai me e Sheba. Non deliziosa? Suo padre la port a vedere
una mostra di miei quadri al Metropolitan di Tokyo venticinque anni fa.
Non avevo mai incontrato una ragazzina cos. Quindici anni dopo, quando
suo padre diventato ambasciatore in Francia, venuta anche lei. Non po-
tevo credere alla mia fortuna e mi precipitai all'ambasciata annunciando la
mia intenzione di convertirmi allo shintoismo. Mi disse che la mia religio-
ne non era tra le sue preoccupazioni principali. Non mi ha mai approvato,
ma le piacciono i miei quadri. Quadri! Vieni.
Questo il mio studio. Era una grande stanza dalle pareti bianche al-
l'ultimo piano del castello. Tele non finite stavano sui cavalletti e molte al-
tre erano appoggiate alle pareti. Una chaise longue era sistemata su una
bassa pedana e accanto, appeso a un attaccapanni, c'era un kimono. Su un
cavalletto vicino, un quadro coperto da un drappo.
Passarono in una stanza adiacente dove c'era un grande cavalletto con un
blocco di fogli di carta di giornale, del carboncino e dei tubetti di colore.
Ho fatto preparare uno spazio per te, un tuo studio disse il conte.
Puoi trovare conforto qui, Hannibal. Quando senti che stai per esplodere,
disegna! dipingi! Per emozioni intense, tanti colori. Non cercare di darti un
obiettivo o di usare trucchi quando disegni. Otterrai abbastanza consigli da
Sheba. Guard oltre gli alberi, verso il fiume. Ci vediamo a pranzo.
Chiedi alla signora Brigitte di trovarti un cappello. Andremo in barca nel
tardo pomeriggio, dopo le tue lezioni.
Quando il conte l'ebbe lasciato, Hannibal non and subito al cavalletto,
ma vag per lo studio guardando i lavori ancora da terminare. Appoggi
una mano sulla chaise longue, tocc il kimono sull'attaccapanni e lo tenne
davanti al viso. Si ferm di fronte alla tela coperta sul cavalletto e alz il
drappo. Il conte stava ritraendo Lady Murasaki nuda sulla sedia. Il dipinto
si impose agli occhi di Hannibal, punti di luce gli danzarono nelle pupille,
come lucciole nella notte.

L'autunno si avvicinava e Lady Murasaki organizz delle cene sul prato


dove potevano ammirare la luna di settembre e udire gli insetti. Aspettava-
no il sorgere della luna, Chiyoh suonava il liuto al buio quando i grilli can-
tavano. Con il solo fruscio della seta e un profumo a guidarlo, Hannibal
sapeva sempre esattamente dov'era Lady Murasaki.
I grilli francesi non erano paragonabili ai superbo grillo giapponese, il
suzumushi, gli spieg il conte, ma non c'era nulla da fare. Prima della guer-
ra, il conte aveva spedito pi volte in Giappone una richiesta per ottenere
qualche suzumushi per Lady Murasaki, ma nessuno era sopravvissuto al
viaggio e lui aveva evitato di dirglielo.
Nelle sere silenziose, quando l'aria era umida dopo la pioggia, giocavano
a indovinare i profumi, con Hannibal che bruciava su un frammento di mi-
ca una variet di cortecce e incenso che Chiyoh doveva identificare. In
queste occasioni Lady Murasaki suonava il koto, cos Chiyoh poteva con-
centrarsi, con la sua maestra che ogni tanto proponeva accenni musicali di
un repertorio che Hannibal non era in grado di seguire.

Hannibal venne mandato alle classi speciali nella scuola del villaggio, ed
era oggetto di curiosit perch non sapeva enunciare. Il secondo giorno
uno zoticone sput dall'alto sui capelli di un bambino del primo anno e
Hannibal gli ruppe il coccige e il naso. Fu spedito a casa, ma la sua espres-
sione non cambi mai.

Seguiva invece le lezioni con Chiyoh a casa. Lei era stata fidanzata per
anni con il figlio di un diplomatico in Giappone, e ora, a tredici anni, stava
imparando da Lady Murasaki le arti di cui aveva bisogno.
L'istruzione era molto diversa da quella del signor Jakov, ma le materie
avevano una bellezza particolare, come la matematica del signor Jakov, e
Hannibal le trovava affascinanti.
Stando vicino alla luce della finestra nel suo salone, Lady Murasaki in-
segnava calligrafia, a dipingere su fogli di giornale, e riusciva a ottenere
effetti delicati anche con un pennello grosso. Ecco il simbolo dell'eternit,
una forma triangolare piacevole da contemplare. Sotto di essa, la frase sul
giornale diceva: "Medici sotto accusa a Norimberga".
Questo esercizio chiamato "Eternit in otto pennellate" disse lei.
Provalo.
Ala fine delle lezioni, Lady Murasaki e Chiyoh facevano ognuna l'ori-
gami di una gru, che poi avrebbero messo sull'altare in soffitta.
Hannibal prese un pezzo di carta per fare una gru. L'occhiata interrogati-
va di Chiyoh a Lady Murasaki lo fece sentire per un momento come un e-
straneo. Lady Murasaki gli tese un paio di forbici (e pi tardi avrebbe cor-
retto Chiyoh per la gaffe, che non sarebbe stata permessa nell'ambiente di-
plomatico).
Chiyoh ha una cugina a Hiroshima di nome Sadako spieg Lady Mu-
rasaki. Sta morendo per le radiazioni. Sadako crede che se riuscir a co-
struire mille gru di carta, lei sopravviver. La sua forza limitata, e noi
l'aiutiamo facendo ogni giorno per lei delle gru. Che siano o no utili alla
sua salute, mentre le facciamo Sadako nei nostri pensieri, insieme a tutti
coloro che sono stati avvelenati dalla guerra. Se vuoi piegare gru per noi,
Hannibal, noi lo faremo per te. Facciamo tante gru insieme per Sadako.

19

Il gioved nella piazza del paese si teneva un bel mercato sotto i tendoni,
intorno alla fontana e alla statua del maresciallo Foch. Il vento aveva un
odore salmastro che proveniva dal mercante di sottaceti e il pesce e i mol-
luschi disposti su letti di alghe portavano l'odore dell'oceano.
Alcune radioline rivaleggiavano nel trasmettere musiche differenti. Il
suonatore d'organetto, con la sua scimmietta - rilasciati dopo colazione da
una delle loro frequenti visite in prigione -, continuava a far girare il moti-
vo Sous les ponts de Paris, finch qualcuno diede loro rispettivamente un
bicchiere di vino e un dolcetto alle noccioline. Il suonatore tracann tutto il
vino in un solo sorso e confisc mezzo dolce per s, mentre la scimmia
prendeva nota con i suoi occhietti vispi della tasca in cui il suo padrone lo
metteva. Due gendarmi impartirono al musicante i soliti inutili am-
monimenti e andarono alla rivendita di dolci.
La meta di Lady Murasaki era Legumes Bulot, la principale bancarella
di verdure, per comprare dei germogli di felce. Erano uno dei cibi preferiti
del conte, e di solito andavano presto esauriti.
Hannnibal si trascinava dietro di lei portando un cesto. Si ferm per os-
servare come il venditore di formaggi oliasse una corda di piano e la usas-
se per tagliare una grossa fetta di grana. Il negoziante gliene diede un pez-
zo chiedendogli di raccomandarlo alla signora.
Lady Murasaki non vide germogli di felce in esposizione e prima ancora
di poter chiedere qualcosa Bulot il verduraio ne tir fuori un cesto da sotto
il banco. Signora, sono cos straordinari che non volevo che il sole li
sciupasse. In attesa del suo arrivo li ho coperti con un panno e inumiditi
non con acqua ma con vera rugiada.
Di fronte al verduraio, Paul Momund sedeva con il suo grembiule mac-
chiato di sangue a un tavolo da macellaio, a pulire pollame gettando le
frattaglie in un cesto e suddividendo stomaci e fegati in due ciotole. Era
grosso e muscoloso, con un tatuaggio sull'avambraccio: una ciliegia con la
scritta "Voii la mienne, o est la tienne?". Questa la mia, dov' la tua? Il
rosso della ciliegia era diventato pi pallido del sangue sulle sue mani. Il
fratello di Paul il macellaio, pi abituato ad avere a che fare con il pubbli-
co, lavorava al bancone sotto l'insegna MOMUND CARNI SCELTE. Por-
t a Paul un'oca da sventrare. Questi bevve un sorso dalla bottiglia di marc
che teneva accanto a s e si asciug il viso con la mano lorda, lasciandosi
sulle guance tracce di sangue e piume.
Prenditela con calma, Paul gli disse il fratello. La giornata sar lun-
ga.
Perch non la spenni tu quest'oca del cazzo? Sei di sicuro pi bravo a
spennare che a scopare disse Paul il macellaio, divertito dalla propria bat-
tuta.
Hannibal stava guardando la testa di un maiale in una vetrina quando ud
la voce di Paul.
Ehi, giapponese!
E la voce di Bulot il verduraio: Prego, signore! inaccettabile!.
Ma Paul di nuovo: Ehi, giapponese, dimmi un po', vero che hai la fica
di traverso? Con un ciuffettino di peli diritto come un fuso?.
Hannibal allora vide Paul, la faccia sudicia di sangue e piume come
quella di Occhiblu, come quella di Occhiblu che rosicchiava la pelle di un
uccello.
Paul si gir verso il fratello: Dammi retta, una volta ne ho avuta una a
Marsiglia che poteva prenderti tutto....
Il cosciotto di agnello si abbatt sulla faccia di Paul e lo scaravent al-
l'indietro, in un guazzabuglio d'interiora, con Hannibal sopra di lui ad alza-
re il cosciotto e a colpirlo ripetutamente finch gli sfugg di mano. Allora il
ragazzo cerc dietro di s sul tavolo il coltello da lavoro, senza trovarlo.
Trov invece delle budella di pollo e ne scaravent una manciata sulla fac-
cia di Paul, mentre il macellaio lo percuoteva con le sue grosse mani piene
di sangue. Il fratello di Paul diede un calcio a Hannibal dietro la testa e af-
ferr un pestacarne dal bancone proprio mentre Lady Murasaki si precipi-
tava su di lui e lo spingeva gridando: Kiai!.
Lady Murasaki teneva un coltellaccio contro la gola del fratello del ma-
cellaio, proprio nel punto in cui avrebbe infilzato un maiale. Disse: Resta-
te immobili, signori. Tutti si bloccarono come congelati per un lungo
momento. Intanto si sentivano i fischietti dei gendarmi, mentre le grandi
mani di Paul erano strette intorno alla gola di Hannibal e gli occhi di suo
fratello si torcevano verso il punto in cui la lama d'acciaio gli toccava il
collo; e Hannibal io sentiva, lo sentiva dietro di s. I due gendarmi, scivo-
lando sulle frattaglie, divisero Paul e Hannibal, liberando il ragazzo dalla
stretta e allontanando il macellaio.
Hannibal aveva la voce arrugginita per il prolungato disuso, ma il macel-
laio lo cap. Disse "Bestia" in tono estremamente calmo. Suon pi come
una classificazione tassonomica che come un insulto.

La stazione di polizia si affacciava sulla piazza. Un sergente stava dietro


il banco all'ingresso.
Il comandante era in borghese quel giorno, in un abito estivo spiegazza-
to. Aveva circa cinquant'anni ed era stato messo a dura prova dalla guerra.
Nel suo ufficio offr una sedia a Lady Murasaki e a Hannibal e si sedette
lui stesso. La sua scrivania era vuota, tranne per un posacenere marchiato
Cinzano e una bottiglia di digestivo. Offr a Lady Murasaki una sigaretta,
che lei rifiut.
I due gendarmi intervenuti al mercato bussarono ed entrarono. Rimasero
in piedi contro il muro, esaminando Lady Murasaki con la coda dell'oc-
chio.
Qualcuno dei presenti vi ha colpito o ha cercato di opporre resistenza?
domand il comandante ai poliziotti.
No, signore.
Fece un cenno per avere il resto del loro resoconto.
Il gendarme pi anziano consult i suoi appunti. Bulot il verduraio ha
dichiarato che il macellaio impazzito e ha cercato di prendere il coltello,
urlando che avrebbe ucciso tutti, comprese le suore della chiesa.
Il comandante alz gli occhi al cielo, con un moto d'impazienza.
Il macellaio era uno di quelli di Vichy, ed molto odiato, come forse
sapete disse. Me la vedr io con lui. Sono desolato per le offese che ha
subito, Lady Murasaki. Giovanotto, se ti capita di sentir offendere di nuo-
vo questa signora voglio che tu venga da me. Mi hai capito?
Hannibal annu.
Nessuno deve essere attaccato in questo paese, a meno che non sia io
stesso a farlo. Il comandante si alz e si mise dietro il ragazzo. Ci scusi,
signora. Hannibal, vieni con me.
Lady Murasaki guard il poliziotto e scosse leggermente la testa.
Il comandante condusse Hannibal nel retro della stazione di polizia dove
si trovavano due celle, una occupata da un ubriaco addormentato, l'altra
appena lasciata libera dal suonatore di organetto con la sua scimmietta, la
cui ciotola d'acqua era ancora per terra.
Entra dentro.
Hannibal and al centro della cella. Il comandante chiuse la porta con un
suono metallico che fece agitare e borbottare l'ubriaco.
Guarda il pavimento. Vedi come le assi sono macchiate e malridotte?
Sono intrise di lacrime. Prova la porta. Di, fallo. Vedi che non si apre da
quel iato. La collera un dono utile ma pericoloso. Abbi giudizio e non
dovrai mai occupare una cella come questa. Io do solo avvertimenti, e que-
sto per te. Ma non farlo pi. Non colpire nessun altro con un pezzo di
carne.
Il comandante accompagn Lady Murasaki e Hannibal alla loro macchi-
na. Quando il ragazzo fu dentro, lei si ferm un attimo con il poliziotto.
Comandante, non voglio che mio marito lo sappia. Il dottor Rufin potr
spiegarvi perch.
L'uomo annu. Se il conte dovesse sentire qualcosa e mi chiedesse, dir
che si trattato di una rissa tra ubriachi e che il ragazzo ci si trovato in
mezzo. Sono dispiaciuto che il conte non stia bene. Per altri versi il pi
fortunato degli uomini.

Era possibile che il conte, nel suo operoso isolamento al castello, non
venisse mai a sapere nulla dell'incidente. Ma la sera, mentre fumava un si-
garo, l'autista Serge torn dal paese con i giornali della sera e glieli mise
accanto.

Il mercato dei venerd era a Villiers, a una quindicina di chilometri di di-


stanza dal castello. Il conte, tetro e insonne, usc dall'auto mentre Paul il
macellaio stava portando la carcassa di un agnello. Il bastone da passeggio
del conte colp Paul sul labbro superiore e il conte gli s scagli contro, in-
furiato.
Brutto schifoso, come hai osato insultare mia moglie!
Il macellaio lasci cadere la carne e spinse con violenza il conte, che per
la sua struttura esile vol contro un bancone; il conte gli si butt addosso
di nuovo, colpendolo ancora con la canna, ma si ferm all'improvviso, con
uno sguardo attonito sul viso. Alz la mano verso il gilet e piomb a terra
a faccia in gi.

20

Disgustato dal belare piagnucoloso dei salmi e dal ronzio monotono del-
la cerimonia funebre, Hannibal Lecter, tredicenne e ultimo della sua stirpe,
stava in piedi accanto a Lady Murasaki e Chiyoh all'ingresso della chiesa,
dando con aria assente la mano ai convenuti al funerale, a mano a mano
che gli sfilavano davanti. Le donne si scoprivano il capo appena uscite dal-
la chiesa, per via del pregiudizio postbellico contro i foulard in testa.
Lady Murasaki ascoltava, offrendo gentili e appropriate risposte.
Sentendo la fatica di lei, Hannibal si riscosse e si scopr a parlare in mo-
do da alleviarle la fatica, ma sent che la propria voce ritrovata degenerava
velocemente in una sorta di gracidio. Se Lady Murasaki fu sorpresa di u-
dirlo non lo diede a vedere, ma gli prese la mano e la strinse forte mentre
tendeva l'altra alla persona che si stava presentando a farle le condoglian-
ze.
Un gruppo di giornalisti da Parigi e cronisti di agenzie erano l per do-
cumentare la scomparsa di un grande artista che da vivo li aveva evitati.
Lady Murasaki non ebbe nulla da dichiarare.
Nel pomeriggio di quel giorno senza fine, l'avvocato del conte venne al
castello insieme a un funzionario delle tasse. Lady Murasaki offr loro del
t.
Signora, sono desolato di disturbarvi nel vostro dolore disse il funzio-
nario ma voglio assicurarle che avr tutto il tempo necessario per siste-
mare le sue cose prima che il castello venga messo all'asta per pagare le
tasse di successione. Vorremmo poter accettare le sue garanze, ma dato
che il suo status di residente in Francia sar ora messo in discussione, ci
impossibile.
Finalmente giunse la notte. Hannibal accompagn Lady Murasaki fino
alla porta della sua camera, dove Chiyoh aveva preparato un giaciglio per
dormire accanto a lei.
Hannibal rimase sveglio in camera sua a lungo, e quando il sonno arriv,
arrivarono anche i sogni.
La faccia di Occhiblu imbrattata di sangue e piume che si trasformava
in quella di Paul il macellaio, e poi cambiava di nuovo.
Hannibal si svegli nel buio e l'immagine non svan, i volti come olo-
grammi sul soffitto. Ora che poteva parlare, non url.
Si alz e sal lentamente le scale verso lo studio del conte. Accese i can-
delabri su entrambi i lati del cavalletto. I ritratti alle pareti, finiti e incom-
pleti, avevano guadagnato intensit ora che il loro autore se n'era andato.
Hannibal sent che s fendevano verso lo spirito del conte come se potesse-
ro ritrovarlo vivo.
I pennelli puliti dello zio stavano in un barattolo, i pastelli e i carboncini
in vaschette scanalate. Il quadro di Lady Murasaki non c'era, e lei aveva
anche tolto il suo kimono dall'attaccapanni.
Hannibal cominci a disegnare con grandi movimenti del braccio, come
il conte gli aveva consigliato, cercando di lasciarsi andare, tracciando ampi
segni diagonali sulla carta e macchie di colore. Non funzionava. Verso
l'alba interruppe i suoi sforzi; smise di esercitarsi e si limit a osservare
che cosa gli rivelava la sua mano.

21

Hannibal sedeva su un ceppo in una piccola radura vicino al fiume,


strimpellando il liuto e osservando un ragno che filava. Il ragno, giallo e
nero, era uno splendido tessitore e lavorava senza sosta. La tela vibrava
sotto i suoi sforzi. L'animale sembrava eccitato dal suono e correva da una
parte all'altra della ragnatela in cerca di prede mentre Harmibal pizzicava
le corde. Riusciva pi o meno a intonare un canto giapponese, ma faceva
ancora qualche stecca. Pens alla bella voce da contralto di Lady Murasaki
quando parlava inglese, con le sue occasionali note non appartenenti alla
scala occidentale. Suon pi vicino alla ragnatela e poi pi lontano. Un
maggiolino che volava lentamente incapp nella tela e il ragno si affrett a
imprigionarlo.
L'aria era immobile e calda, la superficie del fiume perfettamente piatta.
Vicino alle rive gli insetti svolazzavano e le libellule si lanciavano sui
giunchi. Paul il macellaio pagaiava con una mano sola e lasciava andare al-
la deriva la sua piccola barca, vicino ai salici che sporgevano dall'argine. I
grilli cantavano nel cesto per le esche di Paul, attraendo una mosca dagli
occhi rossi, che vol dalla grossa mano dell'uomo non appena lui prese un
grillo e lo mise sull'amo. Lanci la lenza sotto i salici e quasi subito il gal-
leggiante spar sotto l'acqua e la canna cominci a vibrare.
Paul recuper la sua preda con il mulinello e la mise insieme agli altri
pesci infilati a una catenella appesa su un lato della barca. Durante queste
operazioni ud a malapena uno strimpellare nell'aria. Si succhi il sangue
del pesce dal pollice e rem fino a un piccolo molo di legno dov'era par-
cheggiato il suo camioncino. Us la ruvida panca del molo per pulire il pe-
sce pi grosso e lo pose in una borsa di tela con del ghiaccio. Gli altri pesci
erano ancora vivi sulla catenella nell'acqua, e cercavano di liberarsi.
Una vibrazione nell'aria, un tono interrotto proveniente da qualche luogo
remoto, lontano dalla Francia. Paul guard il suo camioncino come se po-
tesse trattarsi di un rumore meccanico. Sal dalla riva, portando con s il
suo coltello da pesce, ed esamin il veicolo: controll l'antenna della radio,
le gomme, si assicur che le portiere fossero chiuse. Di nuovo la vibrazio-
ne, in una progressione di note.
Paul segu il suono, girando intorno ad alcuni cespugli nella piccola ra-
dura, dove trov Hannibal seduto sul ceppo che suonava il liuto giappone-
se, con la custodia appoggiata contro la moto. Dietro di lui c'era un album
da disegno. Paul torn subito al camioncino e controll il tappo del serba-
toio per vedere se c'era dello zucchero. Hannibal non alz lo sguardo dallo
strumento finch il macellaio non fu di ritorno e gli si mise davanti.
Paul Momund, carni scelte disse Hannibal. Provava la sensazione di
vedere in modo particolarmente chiaro, ma con delle rifrazioni rosse ai
margini, come ghiaccio su una finestra o il bordo di una lente.
Hai cominciato a parlare, piccolo bastardo muto. Se hai pisciato nel ra-
diatore ti faccio girare la testa dall'altra parte. Non ci sono i flic a darti una
mano, qui.
Nemmeno a te. Hannibal suon qualche nota. Quello che hai fatto
imperdonabile. Mise gi il liuto e prese il suo album. Guardando Paul,
us il mignolo per fare una piccola correzione su un foglio, che volt.
Poi si alz, tendendo una pagina vuota a Paul. Devi delle scuse scritte a
una certa signora. Il macellaio emanava un odore rancido di sebo e capelli
sporchi.
Ragazzo, sei pazzo a venire qui.
Scrivi che ti dispiace, che ti rendi conto di essere spregevole e che non
la guarderai mai pi n ti rivolgerai a lei di nuovo al mercato.
Scusarmi con la giapponese? Paul inizi a ridere. La prima cosa che
far gettarti nel fiume e darti una bella lavata. Mise le mani sul coltello.
E poi forse ti far un bel taglio nei pantaloni e ti dar qualcosa dove non
vuoi. Si mosse verso Hannibal, mentre il ragazzo indietreggiava verso la
moto e la custodia del liuto.
Hannibal si ferm. Hai chiesto della sua fica, mi pare. Come dicevi che
era?
tua madre per caso? Le fiche giapponesi sono di traverso! Dovresti
fotterla per vedere com'.
Paul gli si avvent contro, con le grandi mani pronte a stritolarlo, ma
Hannibal in un unico movimento estrasse la spada corta dalla custodia del
liuto e gli squarci il ventre.
Di traverso cos?
L'urlo del macellaio risuon tra gli alberi tanto che gli uccelli volarono
via frettolosamente. Paul si mise le mani addosso e se le ritrov piene di
sangue denso. Si guard la ferita e cerc di tenere insieme le budella che
gli si riversavano fuori dal corpo. Hannibal con un balzo di lato e voltan-
dosi di scatto inferse un altro colpo a Paul all'altezza dei reni.
O pi tangenziale alla spina dorsale?
Agitava la spada come per tracciare delle X su Paul ora, e gli occhi di
questo erano spalancati per lo choc mentre provava a correre e veniva col-
pito alla clavicola, mentre un fiotto di sangue dall'arteria schizzava sul viso
di Hannibal. I due colpi successivi lo raggiunsero dietro le caviglie e lui
cadde gi azzoppato, muggendo come un vitello.
Paul il macellaio seduto, appoggiato al ceppo. Non pu alzare le mani.
Hannibal lo guarda in faccia. Vuoi vedere i miei disegni? dice tenden-
dogli il blocco. L'immagine mostra la testa di Paul il Macellaio su un vas-
soio, con una targhetta con il nome attaccata ai capelli, che recita: "Paul
Momund, carni scelte". La vista dell'uomo si oscura ai margini. Hannibal
rotea la spada e per Paul tutto si confonde per un attimo, prima che la pres-
sione sanguigna si arresti e si faccia buio.
Nella propria oscurit, Hannibal ode la voce di Mischa quando il cigno
stava arrivando contro di loro, e grida: Oh, Anniba!.
Il pomeriggio stava svanendo. Hannibal rimase fino al crepuscolo, con
gli occhi chiusi, appoggiato contro il ceppo su cui era posata la testa del
macellaio. Apr gli occhi e rimase seduto per lunghi minuti. Alla fine si al-
z e and al molo. Quella che teneva i pesci era una catena sottile, e la sua
vista lo indusse a sfregarsi la cicatrice sul collo. I pesci erano ancora vivi.
Si bagn la mano prima di toccarli, liberandoli uno dopo l'altro.
Via disse. Via. E lanci la catena lontano nell'acqua.
Liber anche i grilli. Andate, su! Guard nella borsa di tela il grosso
pesce gi pulito e sent il morso della fame.
Gnam... disse.

22

La morte violenta di Paul il macellaio non fu una tragedia per molti del
paese, il cui sindaco e parecchi anziani erano stati uccisi dai nazisti per
rappresaglia contro le attivit della Resistenza durante l'occupazione.
La maggior parte di Paul giaceva su un tavolo di zinco nella camera
mortuaria dell'impresa di pompe funebri Roget, dove aveva preso il posto
del conte Lecter. All'imbunire, una Citron nera Traction Avant si spinse
fino a l. Un poliziotto che stazionava di fronte si affrett ad aprire la por-
tiera dell'auto.
Buonasera, ispettore.
L'uomo che ne usc era sulla quarantina, vestito con un abito elegante.
Restitu il saluto al poliziotto con un cenno amichevole, si gir verso la
macchina e parl all'autista e a un altro ufficiale che sedeva sul sedile po-
steriore. Portate la custodia alla stazione di polizia.
L'ispettore trov l'impresario di pompe funebri, il signor Roget, e il co-
mandante di polizia nella camera mortuaria, piena di rubinetti, tubi e su-
perfici smaltate, con degli utensili riposti in vetrinette.
Il comandante s'illumin alla vista del poliziotto venuto da Parigi. I-
spettore Popil! Sono felice che sia arrivato. Non si ricorder di me, ma...
L'ispettore guard il comandante. Certo che mi ricordo. Comandante
Balmain. Ha consegnato De Rais a Norimberga ed era seduto dietro di lui
al processo.
Complimenti. un onore, signore.
Cosa abbiamo?
L'assistente dell'impresario di pompe funebri, Laurent, tir indietro la
coperta.
Il corpo di Paul il macellaio era ancora vestito, con lunghe strisce rosse
che lo segnavano in diagonale dove il tessuto non era intriso di sangue. Gli
mancava la testa.
Paul Momund, o almeno una parte di lui disse il comandante. il
suo dossier?
Popil annu. Breve e tremendo. Imbarcava gli ebrei da Orlans.
L'ispettore osserv il cadavere, gli cammin intorno, sollev la mano e il
braccio di Paul, con il tatuaggio che ora risaltava maggiormente in contra-
sto con il suo pallore. Parl in modo assente, come pensando tra s. Ha
ferite da difesa alle mani, ma i lividi sulle nocche sono vecchi di qualche
giorno. Deve aver lottato di recente.
E spesso disse l'impresario.
L'assistente Laurent rincar la dose. Sabato scorso ha fatto una rissa in
un bar e ha spaccato i denti a un uomo e a una ragazza. Mosse la testa di
scatto per mostrare la forza dei colpi, i capelli tutti all'indietro sul piccolo
cranio.
Una lista, grazie. Dei suoi pi recenti avversari chiese l'ispettore. S
chin sul cadavere, annusando. Ha fatto qualcosa al corpo, signor Ro-
get?
No, signore. Il comandante mi ha specificamente proibito di...
L'ispettore Popil lo chiam con un cenno al tavolo. Anche Laurent si av-
vicin. Questo l'odore di qualcosa che usate qui?
Sento del cianuro disse il signor Roget. stato prima avvelenato!
Il cianuro ha l'odore di mandorle tostate puntualizz Popil.
Sa di qualcosa contro il mal di denti disse Laurent, grattandosi la ma-
scella.
L'impresario si volt verso l'assistente. Cretino! Dove li vedi i denti?
S, olio di camelia ed essenza di garofano concluse l'ispettore Popil.
Comandante, possiamo vedere il farmacista e i suoi registri?

Con l'assistenza dello chef, Hannibal aveva cucinato lo splendido pesce


con delle erbe in una crosta di sale marino, e ora lo stava togliendo dal for-
no. Dopo che ebbe rotto la crosta con un colpetto preciso del manico del
coltello e l'ebbe rimossa, la cucina si riemp di un fantastico aroma.
Tieni conto, Hannibal disse lo chef che la parte pi prelibata del pe-
sce sono le guance. Ed vero per molti animali. Quando si fanno le parti a
tavola, si d una guancia alla signora e l'altra all'ospite d'onore. Natural-
mente, se prepari tutto in cucina te le mangi tu entrambe.
Serge arriv portando la spesa dal mercato. Cominci ad aprire le borse
e a riporre il cibo. Dietro di lui, Lady Murasaki entr piano in cucina.
Ho visto Laurent al Petit Zinc disse l'autista. Non hanno ancora tro-
vato quella brutta testa del macellaio. Pare che il cadavere puzzasse di...
pensate un po'... di quella roba che serve per il mal di denti. Pare...
Hannibal vide Lady Murasaki e interruppe Serge. Dovrebbe davvero
mangiare qualcosa, mia signora. Questo dev'essere ottimo
Io ho comprato del gelato di pesca, frutta fresca disse Serge
Lady Murasaki guard Hannibal negli occhi per un lungo momento.
Lui sorrise, perfettamente calmo. Pesca! esclam.

23

Mezzanotte, Lady Murasaki era a letto. Dalla finestra aperta una dolce
brezza portava il profumo di una mimosa in fiore in un angolo del cortile
sottostante. Lady Murasaki spinse via le coperte per sentire l'aria che si
muoveva sulle braccia e sui piedi. Aveva gli occhi aperti, guardava verso il
soffitto buio e poteva udire l'impercettibile rumore delle sue palpebre che
sbattevano.
In cortile la vecchia femmina di mastino si muoveva nel sonno, le narici
dilatate. Alcune pieghe corrugarono la sua fronte, poi si rilass di nuovo in
un bel sogno di caccia e di sangue in bocca.
Al di sopra di Lady Murasaki, nel buio, il pavimento della soffitta scric-
chiol. Era un peso sulle assi, non lo squittio di un topo. Lady Murasaki
fece un respiro profondo e mise gi i piedi sul freddo pavimento di pietra
della camera da letto. Indoss il leggero kimono, si tocc i capelli, sistem
i fiori in un vaso dell'ingresso e portando un candeliere sal le scale verso
la soffitta.
La maschera intagliata nella porta le sorrise. Lady Murasaki vi pose la
mano sopra e spinse. Sent la corrente d'aria premerle il vestito addosso,
come una spinta leggera, e lontano, nel fondo della soffitta buia, vide il
fievole tremolio di una luce. And verso di essa, con il candeliere che bril-
lava sulle maschere no che la guardavano e la fila di marionette appese che
gesticolavano al soffio del suo passaggio. Oltre i cesti di vimini e i bauli
stipati dei suoi anni con Robert, verso l'altare di famiglia e l'armatura dove
bruciavano le candele.
Un oggetto scuro stava sull'altare davanti all'armatura. Ne vide la sago-
ma contro le candele. Pose il suo candeliere su una cassa vicino e guard
fissa la testa di Paul il macellaio in un suiban, un basso contenitore di ce-
ramica. La faccia di Paul pulita e pallida, le labbra sono intatte, ma man-
cano le guance e un po' di sangue gli colato dalla bocca nei suiban, dove
ristagna come l'acqua sotto una composizione floreale. Ai capelli attacca-
ta un'etichetta, con una scritta a mano: "Paul Momund, carni scelte".
La festa di Paul fronteggiava l'armatura, con gli occhi girati verso la ma-
schera del samurai. Lady Murasaki gir anch'essa la faccia in su e parl in
giapponese.
Buonasera, onorevoli antenati. Vi prego di scusare quest'omaggio ina-
deguato. Con tutto il rispetto, non il genere d'aiuto che avevo in mente.
Automaticamente prese un fiore appassito e un nastro dal pavimento o lo
mise nella manica, muovendo gli occhi di continuo. La spada lunga era al
suo posto, e cos pure l'ascia, ma mancava la spada corta.

Lady Murasaki fece un passo indietro, and alla finestra dell'abbaino e


l'apr. Fece un respiro profondo. Sentiva il battito del cuore nelle orecchie.
La brezza fece ondeggiare il suo vestito e la luce delle candele.
Un tenue rumore dietro i costumi n. Gli occhi di una delle maschere la
osservavano.
Lei disse in giapponese: Buonasera, Hannibal.
Dall'oscurit arriv la risposta in giapponese: Buonasera, mia signora.
Possiamo continuare in inglese, Hannibal? Ci sono questioni di cui pre-
ferirei tenere all'oscuro i miei antenati.
Come desidera, mia signora. In ogni caso, abbiamo gi esaurito il mio
giapponese.
Venne alla luce, portando la spada corta e uno strofinaccio. Lady Mura-
saki and verso di lui. La spada lunga era sul supporto davanti all'armatu-
ra. Avrebbe potuto prenderla, se ne avesse avuto bisogno.
Avrei voluto usare il coltello del macellaio disse Hannibal. Ho usato
la spada di Masamune-dono perch mi sembrava appropriata. Spero non le
dispiaccia. Non c' alcun segno sulla lama, glielo assicuro. Il macellaio era
come burro.
Sono spaventata per te.
La prego, non si preoccupi. Sistemer io... tutto quanto.
Non dovevi fare questo per me.
L'ho fatto per me, per il valore che lei ha per me, Lady Murasaki. Ma
non ha alcun obbligo. Io penso che Masamune-dono mi avrebbe permesso
di usare la sua spada. uno strumento interessante, davvero.
Hannibal rimise la spada corta nel fodero e con un gesto rispettoso verso
l'armatura la sistem al suo posto.
Lei sta tremando disse poi. perfettamente padrona di s, ma sta
tremando come un uccellino. Non mi sarei avvicinato a lei nemmeno con
un fiore. L'amo, Lady Murasaki.
Sotto, nel cortile, la sirena bitonale della polizia francese risuon una
volta sola. Il mastino si alz e inizi ad abbaiare.
Lady Murasaki si precipit verso Hannibal, gli prese le mani tra le sue e
le tenne vicino al viso. Gli baci la fronte, e poi l'intenso sussurro della sua
voce: Presto, e lavati le mani! Chiyoh ha dei limoni nella sua stanza.
Gi, nella casa, echeggi il rumore del batacchio.

24

Lady Murasaki lasci attendere l'ispettore Popil per la durata di cento


battiti del cuore prima di fare la sua apparizione dallo scalone. L'ispettore
si trovava con il suo vice al centro dell'atrio, una sala dal soffitto altissimo,
e alz lo sguardo verso il ballatoio. Lei lo vide vigile e tranquillo, come un
bel ragno fermo davanti alle colonnine palmate delle finestre, e fuori dalle
finestre vide una notte senza fine.
Il respiro di Popil si fece un poco pi forte alla vista di Lady Murasaki.
Il suono fu amplificato dalla volta dell'atrio, e lei lo ascolt.
La sua discesa dalle scale sembrava un unico movimento lineare, senza
alcuna variazione di passo. Teneva le mani infilate nelle maniche.
Serge, con gli occhi rossi, stava al suo fianco.
Lady Murasaki, questi signori sono della polizia.
Buonasera.
Buonasera, signora. Sono spiacente di disturbarla a un'ora cos tarda.
Ho bisogno di chiederle di suo... nipote?
Nipote. Posso vedere le sue credenziali? La mano usc lentamente dal-
la manica, come se si stesse svestendo. Lady Murasaki lesse il documento
ed esamin la fotografia.
Ispettore Pop-il?
Po-pil signora.
Vedo che nella foto indossa la Legion d'onore, ispettore.
S, signora.
Grazie per essere venuto di persona.
Un profumo fresco e appena percettibile raggiunse Popil quando lei gli
restitu il suo documento d'identit. Lady Murasaki guardava il suo viso
dal momento in cui era arrivato e not un cambiamento nelle narici e nelle
pupille.
Signora...?
Murasaki Shikibu.
La signora la contessa Lecter, e in genere ci si rivolge a lei con il tto-
lo di Lady Murasaki disse Serge con tutto il coraggio di cui disponeva,
visto che si rivolgeva a un poliziotto.
Lady Murasaki, vorrei parlarle in privato, e poi con suo nipote in sepa-
rata sede.
Con tutto il rispetto per il suo incarico, temo che non sia possibile, i-
spettore disse lei.
Oh, signora, credo che sia assolutamente possibile insistette Popil.
Lei il benvenuto in casa nostra, e lo per parlare con noi tutti insie-
me.
Hannibal apparve dall'alto delle scale. Buonasera, ispettore.
Popil si volt verso Hannibal. Giovanotto, vorrei che venisse con me.
Certamente, ispettore.
Lady Murasaki chiese a Serge: Mi puoi prendere lo scialle?.
Non sar necessario, signora disse Popil. Lei non verr. La interro-
gher qui domani. Non far nulla di male a suo nipote.
Va tutto bene, mia signoia la rassicur Hannibal.
La stretta di Lady Murasaki sui polsi all'interno delle maniche si allent
in segno di sollievo.

25

La camera mortuaria era buia e silenziosa, tranne che per il lento goccio-
lio nel lavandino. L'ispettore stava sulla soglia con Hannibal, entrambi ba-
gnati di pioggia sulle spalle e sulle scarpe.
Momund era l. Hannibal ne poteva sentire l'odore. Aspett che Popil
accendesse la luce, curioso di quanto sarebbe durato l'intervallo drammati-
co creato dal poliziotto.
Pensa che potrebbe riconoscere Paul Momund se lo vedesse di nuovo?
Far del mio meglio, ispettore.
Popil accese la luce. L'impresario di pompe funebri aveva spogliato
Momund e messo i suoi indumenti in sacchetti di carta, come da istruzioni.
Aveva chiuso l'addome con una sutura grossolana e un pezzo di im-
permeabile, e aveva messo un asciugamano sul collo reciso.
Si ricorda il tatuaggio dei macellaio?
Hannibal cammin intorno al corpo. S, ma non ho letto che cosa c'era
scritto.
Il ragazzo guard l'ispettore Popil, al di l del cadavere, e gli colse negli
occhi uno sguardo d'intesa.
Che cosa dice? domand l'ispettore.
"Questa la mia, dov' la tua?"
Forse dovrebbe dire: "Questo il tuo, dov' la mia?". Questo il tuo
primo assassinio, dov' la mia testa? Che cosa ne pensa?
Penso che probabilmente non degno di lei. Lo spero. Si aspetta che le
sue ferite sanguinino in mia presenza?
Che cosa ha detto alla signora il macellaio per farla andare fuori di te-
sta?
Non mi ha fatto andare fuori di testa, ispettore. Le sue parole hanno of-
feso chiunque l'abbia udito, me incluso. Era volgare.
Che cosa ha detto, Hannibal?
Ha domandato se fosse vero che la fica giapponese di traverso, ispet-
tore. Si rivolto a lei con un: "Ehi, giapponese!".
Di traverso. L'ispettore Popil segu con il dito le linee dei punti sul-
l'addome di Paul Momund, quasi sfiorandone la pelle. Di traverso cos?
L'ispettore scrut il volto di Hannibal in cerca di qualcosa. Ma non lo tro-
v. Non trov nulla, cos pose un'altra domanda.
Come si sente, vedendolo morto?
Hannibal guard sotto l'asciugamano che copriva il collo. Distaccato
rispose.

La macchina della verit installata alla stazione di polizia era la prima


che i poliziotti del paese vedevano, e c'era molta aspettativa. L'operatore,
che era arrivato da Parigi con l'ispettore Popil, fece una serie di aggiu-
stamenti, alcuni per pura scena, mentre l'apparecchio s scaldava e l'isolan-
te aggiungeva un odore di cotone bruciato all'atmosfera gi pregna di su-
dore e fumo di sigarette. Finalmente l'ispettore, guardando Hannibal che
osservava la macchina, fece uscire tutti dalla stanza tranne il ragazzo e l'o-
peratore, il quale colleg gli elettrodi a Hannibal.
Il suo nome? disse l'operatore.
Hannibal Lecter. La voce del ragazzo era un po' arrugginita.
Quanti anni ha?
Tredici.
Le puntine inchiostrate correvano tranquille sul rullo di carta della mac-
china.
Da quanto tempo risiede in Francia?
Sei mesi.
Dove ha conosciuto il macellaio Paul Momund?
Non ci hanno mai presentato.
Le puntine non ebbero oscillazioni particolari.
Ma sapeva chi era?
S.
Ha avuto un alterco, ovvero una rissa, con Paul Momund al mercato del
gioved?
S.
Lei va a scuola?
S.
La scuola richiede di indossare un'uniforme?
No.
Ha la coscienza sporca circa la morte di Paul Momund?
Coscienza sporca?
Limiti le sue risposte a un s o un no.
No.
I picchi e gli avallamenti nelle linee d'inchiostro erano costanti. Non ci
fu alcun aumento della pressione sanguigna n dei battiti cardiaci, il respi-
ro era calmo e fluido.
Sa che il macellaio morto?
S.
L'operatore sembr apportare qualche aggiustamento alle manopole del-
la macchina.
Ha studiato matematica?
S.
Ha studiato geografia?
S.
Ha visto il cadavere di Paul Momund?
S.
Ha ucciso Paul Momund?
No.
Nessun picco significativo nelle linee d'inchiostro. L'operatore si tolse
gli occhiali e un suo cenno all'ispettore Popil indic che l'esame era termi-
nato.
Un noto scassinatore di Orlans dalla fedina penale lunghissima rim-
piazz Hannibal sulla sedia. Il ladro aspett mentre l'ispettore Popil e l'o-
peratore discutevano fuori dalla stanza.
Popil srotol il grafico della registrazione.
Tutto normale.
Il ragazzo non ha reazioni disse l'operatore. O un orfano di guerra
totalmente ottuso oppure ha una capacit di autocontrollo mostruosa
Mostruosa ripet Popil.
Vuole interrogare prima lo scassinatore?
Non m'interessa, ma voglio che lo metta sotto torchio. E pu darsi che
io lo percuota un paio di volte di fronte al ragazzo. Mi segue?.

Lungo gli argini della strada che portava in paese una moto viaggiava
senza fari e a motore spento. Il conducente indossava una tuta da lavoro e
un passamontagna neri. Silenziosamente la moto volt l'angolo in fondo
alla piazza deserta, scomparve per un attimo dietro il furgone parcheggiato
di fronte all'ufficio postale e se ne and, con il guidatore che spingeva a fa-
tica la moto, senza accendere il motore prima di essere ben fuori dal paese.
L'ispettore Popil e Hannibal sedevano nell'ufficio del comandante. L'i-
spettore lesse l'etichetta sulla bottiglia del digestivo e pens per un attimo
di berne una dose.
Poi appoggi il rotolo con il grafico della registrazione della macchina
della verit sulla scrivania e lo spinse con il dito. Il rotolo si apr parzial-
mente, mostrando le linee con tanti piccoli picchi, che sembravano colli-
nette di una montagna oscurata dalle nuvole. Ha ucciso il macellaio,
Hannibal?
Posso farle io una domanda?
S.
un lungo viaggio da Parigi a qui. Lei specializzato in omicidi di
macellai?
La mia specialit sono i crmini di guerra, e Paul Momund era sospetta-
to di averne commessi parecchi. I crimini di guerra non svaniscono con la
guerra, Hannibal. Popil fece una pausa per leggere la pubblicit su ogni
lato del posacenere. Forse sono in grado di capire la sua situazione pi di
quanto lei pensi.
Qual la mia situazione, ispettore?
Lei rimasto orfano durante la guerra. vissuto in un istituto, chiuso
in se stesso, con tutta la sua famiglia morta. E alla fine, ecco che la sua bel-
la matrigna ha compensato ogni cosa. Nel tentativo di stabilire un'intesa,
Popil pose la mano su una spalla di Hannibal. Solo il suo profumo basta a
spazzare via qualsiasi odore del passato. Ma un giorno il macellaio vomita
oscenit contro di lei. Se lo ha ucciso, lo posso capire. Me lo dica. Insieme
potremmo spiegare al magistrato...
Hannibal si mosse all'indietro sulla sedia, sottraendosi al contatto di Po-
pil.
"Solo il suo profumo basta a spazzare via qualsiasi odore del passato"?
Posso chiederle se si diletta a comporre versi, ispettore?
Ha ucciso lei il macellaio?
Paul Momund ha ucciso se stesso. morto per la sua stupidit e volga-
rit.
L'ispettore Popil aveva una notevole esperienza e conosceva l'orrore, e
l'orrore era questa voce che stava udendo, anche se aveva un timbro pi in-
certo e, sorprendentemente, proveniva dal corpo di un ragazzo.
Non aveva mai sentito quella lunghezza d'onda specifica, ma la riconob-
be come "altro". Era da tempo che non avvertiva l'eccitazione della caccia,
la qualit prensile del cervello che si oppone a un altro cervello. La sent
nel proprio cranio e negli avambracci. Viveva per essa.
Una parte di lui desider che fosse stato lo scassinatore a uccidere il ma-
cellaio. Una parte di lui pens quanto sarebbe stata sola e bisognosa di
compagnia Lady Murasaki, con il ragazzo in istituto.
Il macellaio stava pescando. Aveva del sangue e delle squame sul col-
tello, ma non aveva pesci. Lo chef mi ha detto che lei ne ha portato uno
splendido per cena. Dove lo ha preso?
L'ho pescato, ispettore. Teniamo una canna da pesca nell'acqua dietro
la rimessa delle barche. Gliela mostro, se vuole. Ispettore, ha scelto lei di
occuparsi di crimini di guerra?
S.
Perch ha perso la sua famiglia in guerra?
S.
Posso chiederle come?
Alcuni in combattimento. Altri sono stati spediti a Est.
Ha catturato chi lo ha fatto?
No.
Ma erano quelli di Vichy... uomini come il macellaio.
S.
Possiamo essere davvero onesti l'uno con l'altro?
Assolutamente.
Le dispiace vedere morto Paul Momund?

Sul lato pi lontano della piazza del paese, il barbiere, il signor Rubin,
usc da una stretta via alberata per il consueto giro notturno con il suo pic-
colo terrier. Dopo aver parlato con i clienti tutto il giorno, di sera il signor
Rubin continuava la conversazione con il cane. Lo spinse via dalla striscia
d'erba di fronte all'ufficio postale.
Dovresti aver gi fatto i tuoi bisogni nel prato di Felipe, dove nessuno
ti poteva vedere disse. Qui rischi una multa, e visto che non hai soldi
toccher a me pagare.
Di fronte all'ufficio postale c'era una cassetta delle lettere su un palo. Il
cane tir il guinzaglio in quella direzione e alz la zampa.
Vedendo una faccia spuntare da sopra la cassetta, Rubin disse: Buona-
sera, signore e rivolto al cane: Attento a non sporcare il signore!. Il ca-
ne fece i suoi bisogni e Rubin not che non si vedevano gambe dall'altra
parte, al di sotto della cassetta.

La moto procedeva spedita lungo la strada asfaltata a una corsia. Quando


un'auto si avvicin proveniente dall'altro senso, il conducente si tuff in
mezzo agli alberi che fiancheggiavano la strada finch i fanali posteriori
dell'auto non furono spariti.
Nel buio capanno che fungeva da magazzino del castello, il fanale della
moto si spense e il motore ticchett mentre si raffreddava. Lady Murasaki
si tolse il passamontagna nero e con le mani si sistem i capelli.

I fasci di luce dei fari della polizia convergevano sulla testa di Paul Mo-
mund in cima alla cassetta delle lettere. Aveva scritto in fronte "Boche" -
l'epiteto dispregiativo con cui i francesi chiamavano i tedeschi - proprio
sotto l'attaccatura dei capelli. Qualche ubriaco ritardatario e alcuni lavora-
tori notturni si erano riuniti l per vedere.
L'ispettore Popil fece avvicinare Hannibal e lo guard mentre la luce si
concentrava sulla faccia del morto. Non percep alcun cambiamento nell'e-
spressione del ragazzo.
La Resistenza ha finalmente ucciso Momund disse il barbiere, spie-
gando a tutti come lo aveva trovato, omettendo opportunamente la piccola
trasgressione del cane.
Alcuni nella folla pensarono che Hannibal non avrebbe dovuto guardare.
Una donna anziana, un'infermiera di notte che stava tornando a casa, lo di-
chiar a voce alta.

Popil lo mand a casa in un'auto della polizia. Hannibal arriv al castello


nell'alba rosata e prima di entrare tagli alcuni fiori, sistemandoli nel pu-
gno in base all'altezza. I versi per accompagnarli gli vennero in mente
mentre tagliava gli steli. Trov il pennello di Lady Murasaki ancora bagna-
to nello studio e lo us per scrivere:

L'airone notturno si rivelato


al sorgere della luna di settembre...
Qual pi bello?

Hannibal dorm tranquillo fino a tardi. Sogn di Mischa nell'estate prima


della guerra, con la tata che le preparava il bagnetto fuori nel casino di
caccia, lasciando che il sole scaldasse l'acqua e le cavolaie volassero intor-
no alla bambina. Poi lui tagliava il gambo della melanzana per la sorellina
e lei la stringeva forte, calda di sole.
Quando si svegli c'era un biglietto sotto la sua porta insieme a un fiore
di glicine. Diceva: "Uno sceglierebbe l'airone, se fosse circondato da rane".

26

Chiyoh si prepar alla partenza per il Giappone addestrando Hannibal


nei primi rudimenti di giapponese, nella speranza che potesse fare un po' di
conversazione con Lady Murasaki e sollevarla dal tedio di parlale inglese.
Trov in lui un allievo incline alla tradizione Heian di comunicare con la
poesia e lo impegn nella pratica degli scambi di versi, convinta che que-
sta fosse una delle mancanze principali in quello che prevedeva sarebbe
diventato suo marito. Chiese a Hannibal di aver cura di Lady Murasaki, fa-
cendolo giurare su oggetti che pensava potessero essere sacri per un oc-
cidentale. Gli chiese anche di impegnarsi davanti all'altare in soffitta e di
fare un patto di sangue che comportava il pungersi le dita con uno spillo.
Non potevano ritardare il tempo con il solo desiderio. Quando Lady Mu-
rasaki e Hannibal fecero le valigie per Parigi, Chiyoh si prepar a partire
per il Giappone. Serge e Hannibal caricarono il baule di Chiyoh sul treno
alla Gare de Lyon mentre Lady Murasaki si sedette accanto a lei nel vago-
ne, tenendole la mano fino all'ultimo. Un estraneo che le avesse viste sepa-
rarsi avrebbe pensato che non provavano alcuna emozione al momento di
scambiarsi l'ultimo inchino.
Sulla via di casa, Hannibal e Lady Murasaki sentirono molto la mancan-
za di Chiyoh. Adesso erano soltanto loro due.

L'appartamento di Parigi lasciato libero prima della guerra dal padre di


Lady Murasaki era decisamente giapponese nei suoi raffinati giochi d'om-
bre e lacche. Se i mobili liberati dalle coperture pezzo per pezzo, le riporta-
rono alla mente il ricordo di suo padre, non lo diede a vedere.
Lei e Hannibal aprirono i pesanti tendaggi, facendo entrare il sole. Han-
nibal guard gi verso Place des Vosges, luminosa e spaziosa con i matto-
ni rossi, una delle pi belle piazze di Parigi nonostante il giardino recasse
ancora tracce della guerra.
L, nel prato sottostante, il re Enrico II aveva giostrato sotto i colori di
Diana di Poitiers ed era caduto colpito all'occhio dalla fatale lancia, e
nemmeno Vesalio al suo capezzale aveva potuto salvarlo.
Hannibal chiuse un occhio e congettur sul punto preciso in cui Enrico
era caduto... forse proprio l, dove adesso stava l'ispettore Popil, che tene-
va in mano una piantina in vaso e guardava in alto verso le finestre. Han-
nibal non lo salut.
Penso che tu abbia un visitatore, mia signora disse parlando al di so-
pra della spalla.
Lady Murasaki non gli chiese chi fosse. Quando sent bussare, aspett
un momento prima di andare alla porta.

Popil entr con la sua piantina e una scatola di dolci comprata da Fau-
chon. Ci fu un attimo di imbarazzo quando cerc di levarsi il cappello, a-
vendo entrambe le mani occupate. Fu Lady Murasaki a toglierglielo.
Benvenuta a Parigi, Lady Murasaki. Il fioraio mi ha giurato che questa
pianta star benissimo nella sua terrazza.
Terrazza? Ho l'impressione che lei stia indagando su di me, ispettore...
Ha gi scoperto che ho una terrazza.
Non soltanto questo... Ho accertato la presenza di un ingresso e ho il
forte sospetto che abbia anche una cucina.
Cos, lavora stanza per stanza?
S, il mio metodo, procedo stanza per stanza.
Fino ad arrivare dove? Vide che lui stava arrossendo e lasci perdere.
Mettiamo questa pianta alla luce?
Hannibal stava liberando l'armatura dall'imballaggio quando gli si avvi-
cinarono. Era accanto alla cassa, con in mano la maschera del samurai.
Non si gir verso l'ispettore Popil, ma volt solo la testa come un gufo per
guardarlo. Vedendo il cappello di Popil nelle mani di Lady Murasaki,
Hannibal stim le dimensioni e il peso della sua testa rispettivamente in di-
ciannove centimetri e mezzo e sei chili.
Ha mai provato a indossarla, la maschera? domand l'ispettore Popil.
Non me lo sono meritato.
Mi meraviglio.
Lei indossa mai le sue tante decorazioni, ispettore?
Quando il cerimoniale lo richiede.
Cioccolatini di Fauchon. Un pensiero delicato, ispettore Popil. Toglie-
ranno l'odore del passato.
Ma non il profumo dell'essenza di garofano. Lady Murasaki, ho biso-
gno di discutere con lei la questione della sua residenza.
Popil e Lady Murasaki si misero a parlare in terrazza. Hannibal li guard
dalla finestra, rivedendo la sua stima della grandezza del cappello di Popil
in venti centimetri. Nel corso della conversazione l'ispettore e Lady Mura-
saki cambiarono posto alla piantina diverse volte per variarne l'esposizione
al sole. Sembrava che avessero bisogno di fare qualcosa.
Hannibal lasci perdere l'armatura, ma s'inginocchi accanto alla cassa e
indugi con la mano sull'impugnatura della spada corta. Osserv il poli-
ziotto attraverso gli occhi della maschera.
Vide Lady Murasaki che rideva. L'ispettore Popil doveva aver fatto
qualche goffo tentativo di essere spiritoso e lei stava ridendo per cortesia,
suppose Hannibal. Quando tornarono dentro, Lady Murasaki l lasci soli.
Hannibal, all'epoca della sua morte il conte Lecter stava cercando di
scoprire cos' successo a sua sorella in Lituania. Posso provarci anch'io.
Nel Baltico sono tempi duri... talora i sovietici cooperano, ma per lo pi
non lo fanno. Ma la cosa non mi scoraggia.
Grazie.
Che cosa ricorda?
Vivevamo nei casino di caccia. Ci fu un'esplosione. Rammento di esse-
re stato raccolto dai soldati e portato in paese sopra un carro armato. Ma
non so cosa sia successo in mezzo. Cerco di ricordare, ma non ci riesco.
Ho parlato con il dottor Rufin.
Non ci fu alcuna reazione visibile.
Non intende discutere alcun dettaglio delle conversazioni che avete a-
vuto.
Di nuovo nessuna reazione.
Ma mi ha detto che lei molto preoccupato per sua sorella, naturalmen-
te. Pensa che con il tempo la memoria possa tornare. Se dovesse ricordare
qualcosa, la prego di informarmi.
Hannibal guard fisso l'ispettore. Perch non dovrei? Desider udire
un orologio. Sarebbe stato bello udire un orologio.
Quando abbiamo parlato dopo... l'incidente di Paul Momund, le ho det-
to di aver perso dei parenti in guerra. Mi richiede un grande sforzo pensar-
ci. E sa perch?
Me lo dica, ispettore.
Perch penso che avrei dovuto salvarli. Ho il terrore di scoprire qualco-
sa che non ho fatto e che avrei potuto fare. Se lei ha la mia stessa paura,
non le permetta di soffocare qualche ricordo che potrebbe essere utile per
Mischa. Mi pu dire qualsiasi cosa.
Lady Murasaki entr nella stanza. Popil si alz e cambi argomento. Il
liceo una buona scuola e lei pu farsi strada. Se posso aiutarla, lo far
volentieri. Verr a trovarla a scuola, di tanto in tanto.
Ma preferir fare una visita qui comment Hannibal.
Dove il benvenuto disse Lady Murasaki.
Buon pomeriggio, ispettore salut Hannibal.
Lady Murasaki accompagn alla porta Popil e ritorn adirata.
Tu piaci all'ispettore, glielo leggo in faccia disse Hannibal.
E cosa pu leggere nella tua? pericoloso provocarlo.
Lo troverai noioso.
Trovo te maleducato. Non da te. Se desideri essere scortese con un
ospite, fallo a casa tua disse Lady Murasaki.
Lady Murasaki, io voglio stare qui con te.
La rabbia le sboll. No. Faremo le vacanze insieme e anche i weekend,
ma devi andare in collegio, secondo le regole. Sai che la mia mano sem-
pre sul tuo cuore. E gliel'appoggi l.
Sul suo cuore. La mano che aveva tenuto il cappello di Popil stava sul
suo cuore. La mano che aveva tenuto il coltello contro la gola del fratello
di Momund. La mano che aveva afferrato i capelli del macellaio e messo
la sua testa in una borsa per appoggiarla poi sulla cassetta delle lettere. Il
suo cuore batt contro il palmo di lei, il cui volto rimase impenetrabile.

27

Le rane erano state tenute in formaldeide da prima della guerra, e il colo-


re che un tempo differenziava i loro organi era svanito da un pezzo. Nel
laboratorio maleodorante della scuola ce n'era una per ogni sei studenti. Un
gruppo di scolari in cerchio si affollava intorno a ogni piatto dove il picco-
lo cadavere riposava, con i residui delle cancellature che sporcavano il ta-
volo mentre disegnavano. La stanza era fredda, dato che il carbone era an-
cora razionato, e molti ragazzi indossavano guanti con le punte delle dita
tagliate.
Hannibal venne a guardare la rana e torn al banco a lavorare. Fece due
viaggi. Il professor Bienville era solito sospettare di coloro che sceglieva-
no di stare seduti in fondo alla classe. Si avvicin a Hannibal di lato, e i
suoi dubbi parvero giustificati quando vide che il ragazzo stava eseguendo
lo schizzo di un volto invece che di una rana.
Hannibal Lecter, perch non sta disegnando l'esemplare?
L'ho finito, signore. Hannibal sollev il foglio e in quello sotto c'era la
rana, resa in maniera perfetta, nella posizione anatomica e racchiusa in un
cerchio come l'Uomo vitruviano di Leonardo. Le interiora erano ben trat-
teggiate in chiaroscuro.
L'insegnante guard con attenzione il viso di Hannibal. Si aggiust la
dentiera con la lingua e disse: Prendo questo disegno. C' qualcuno che
vorr vederlo. Ne avrai il merito. Il professor Bienville volt il primo fo-
glio del blocco di Hannibal e osserv il ritratto. Chi ?
Non ne sono sicuro, signore. Una faccia che ho visto da qualche parte.
Infatti era la faccia di Vladis Grutas, ma Hannibal non ne conosceva il
nome. Era una faccia che aveva visto alla luce della luna e sul soffitto a
notte fonda.

Un anno di luce grigia dalle finestre di scuola. Almeno la luce era abba-
stanza diffusa per disegnare, e le stanze cambiavano a mano a mano che
gli insegnanti io passavano in una classe superiore, e poi un'altra e un'altra
ancora.
Ora, finalmente, una vacanza da scuola.
Durante il primo autunno dopo la morte del conte e la partenza di Chi-
yoh il senso di perdita di Lady Murasaki si era fatto pi pungente. Quando
suo marito era vivo, lei organizzava delle cene su un prato vicino al castel-
lo con il conte Lecter, Hannibal e Chiyoh, per vedere la luna di settembre e
ascoltare gli insetti d'autunno.
Ora, sulla terrazza della sua residenza a Parigi, lesse a Hannibal una let-
tera di Chiyoh che parlava dei preparativi per le nozze, e insieme guarda-
rono la luna quasi piena. Ma non si sentivano i grilli.
Hannibal si alz al mattino presto dalla branda in salotto e and in bici-
cletta lungo la Senna fino al Jardin des Plantes, dove fece un'altra delle sue
frequenti ricerche nel serraglio. La novit di oggi era un appunto con un
indirizzo... Poco pi a sud di Place Monge e Rue Ortolan trov il negozio
che vendeva pesci tropicali, uccellini e animali esotici.
Hannibal prese una busta dalla borsa della bicicletta ed entr.
Nella piccola vetrina c'erano file di vasche e gabbie, ed era tutto un cin-
guettio e un cigolio di ruote da criceto, con un odore di granaglie, piume
calde e cibo per i pesci.
Da una gabbia dietro il registratore di cassa un grosso pappagallo si ri-
volse a Hannibal in giapponese. Un vecchio giapponese dalla faccia simpa-
tica emerse dal retro del negozio dove stava cucinando.
Gomekudasai, Monsieur? permesso? disse Hannibal.
Irasshaimase, Monsieur. Si accomodi, rispose il proprietario.
Irasshaimase, Monsieur ripet il pappagallo.
Ha un grillo suzumushi in vendita, signore?
Non, je suis dsol, Monsieur disse il proprietario.
Non, je suis dsol, Monsieur ripet il pappagallo.
L'uomo lo guard di traverso e pass all'inglese per confondere l'animale
invadente. Ho una variet di eccellenti grilli da combattimento. Lottano
fieramente, vincono sempre, sono famosi ovunque.
Si tratta di un regalo per una signora giapponese che si strugge per il
canto del suzumushi in questo periodo dell'anno disse Hannibal. Un gril-
lo normale non va bene.
Non mi permetterei mai di suggerire un grillo francese, il cui canto
piacevole solo durante i suoi accoppiamenti stagionali. Ma non ho suzu-
mushi da vendere. Forse la divertirebbe un pappagallo con un vasto voca-
bolario giapponese, le cui espressioni abbracciano ogni campo della vita.
Per caso ha un suzumushi personale?
L'uomo guard in lontananza per un momento. La legge sull'importazio-
ne di insetti e delle loro uova era approssimativa in quell'inizio di nuova
repubblica. Vuole sentirlo?
Ne sarei onorato rispose Hannibal.
Il vecchio proprietario scomparve dietro una tenda nel retro del negozio
e ritorn con una piccola gabbia da grilli, un cetriolo e un coltello. Piazz
la gabbia sul bancone e sotto lo sguardo avido del pappagallo tagli una
fettina sottile di cetriolo e la spinse nella gabbia del grillo. In un attimo ar-
riv il chiaro suono come di scampanio del grillo. Il proprietario ascolt
con un'espressione beata quando il canto si ripet.
Il pappagallo imit il canto del grillo come pot... forte e ripetutamente.
Non ricevendo nulla in cambio, divenne scurrile e s'infuri finch Hanni-
bal pens allo zio Elgar. Il proprietario mise un telo sopra la gabbia.
Merde! esclam il pappagallo da sotto il telo.
Pensa che potrei affittare il suzumushi, noleggiarlo insomma, a setti-
mana?
Quale compenso riterrebbe adeguato? domand il proprietario.
Ho in mente uno scambio rispose Hannibal. Prese dalla sua busta un
piccolo disegno a penna e acquerello di un coleottero su uno stelo.
Il proprietario, tenendo con cura il foglio per i margini, lo gir verso la
luce. Lo appoggi alla cassa. Posso chiedere tra i miei colleghi. Pu tor-
nare dopo l'ora di pranzo?
Hannibal girovag, compr delle susine al mercato e le mangi. C'era un
negozio di articoli sportivi con dei trofei esposti in vetrina: uno stambecco
e un cervo. In un angolo c'era un elegante fucile a due canne, un Holland
& Holland. Era ben montato, il legno sembrava cresciuto intorno al metal-
lo e insieme esibivano la sinuosit di un bel serpente.
Il fucile era elegante e bello, com'era bella Lady Murasaki. Questo pen-
siero, all'ombra dei trofei, non lo metteva a suo agio.
Il proprietario lo stava aspettando con il grillo. Mi riporta la gabbia do-
po ottobre?
Non c' nessuna possibilit che sopravviva all'autunno?
Pu durare fino all'inverno, se lo tiene al caldo. Mi restituir la gab-
bia... a tempo debito. Consegn a Hannibal il cetriolo. Non glielo dia
tutto in una volta raccomand.

Lady Murasaki and in terrazza dopo le preghiere, con in viso l'espres-


sione dei suoi pensieri autunnali.
A cena, seduti a un tavolo basso sulla terrazza, alla luce del crepuscolo,
erano agli spaghetti quando, invogliato dal cetriolo, il grillo la sorprese con
il suo verso cristallino, cantando dal suo nascondiglio al buio sotto i fiori.
Lady Murasaki sembr pensare di averlo udito in sogno. Il grillo cant an-
cora, era il nitido scampanio tipico del suzumushi.
Gli occhi di Lady Murasaki si illuminarono e si ritrov nel presente.
Sorrise a Hannibal. Sento che tu e il grillo cantate in concerto con il mio
cuore.
Il mio cuore balza nel vedere te, che gli hai insegnato a cantare.
La luna sorse al canto del suzumushi. La terrazza sembr elevarsi an-
ch'essa, come trasportata dalla luce della luna, sollevandoli in un luogo al
di sopra della terra, un luogo isolato e privo di fantasmi, e stare insieme l
era sufficiente.

Con il tempo lui avrebbe detto che il grillo era stato preso a nolo e dove-
va riportarlo indietro al calare della luna. Meglio non tenerlo troppo a lun-
go in autunno.

28

Lady Murasaki conduceva la sua esistenza con una certa eleganza, cosa
che le riusciva grazie alla disciplina e al gusto, e lo faceva con i fondi che
le erano rimasti dopo la vendita del castello e il pagamento delle tasse di
successione. Avrebbe dato a Hannibal qualsiasi cosa le avesse chiesto, ma
lui non chiedeva nulla. Robert Lecter aveva provveduto per la retta scola-
stica di Hannibal, ma non per gli extra.
L'elemento principale del budget di Hannibal consisteva in una lettera di
sua composizione. Era firmata "Dottor Gamil Jolipoli, allergologo", e in-
formava la scuola che Hannibal soffriva di una grave allergia alla polvere
di gesso che lo costringeva a sedere il pi lontano possibile dalla lavagna.
Dato che i suoi voti erano eccezionali, Hannibal sapeva che gli inse-
gnanti non si sarebbero curati granch di quello che faceva, finch gli altri
alunni non lo vedevano e non seguivano il suo cattivo esempio.
Libero di sedere da solo nella parte pi lontana della classe, era in grado
di usare inchiostro e acquerelli per realizzare disegni di uccelli nello stile
di Musashi Miyamoto, mentre ascoltava distrattamente le lezioni.
A Parigi le cose giapponesi andavano di gran moda. I disegni erano pic-
coli e adatti allo spazio limitato sulle pareti degli appartamenti parigini, e
potevano essere messi facilmente in valigia dai turisti. Li firmava con un
ghirigoro che in giapponese significava "Eternit in otto pennellate".
C'era un mercato per questi disegni nel Quartiere Latino, nelle piccole
gallerie lungo Rue des Saints-Pres e Rue Jacob, anche se alcune gallerie
gli chiedevano di consegnare il lavoro dopo l'orario di negozio, per assicu-
rarsi che i clienti non venissero a sapere che i disegni erano fatti da un ra-
gazzino.
Nella tarda estate, dopo la scuola, quando c'era ancora luce nel Jardin du
Luxembourg, ritraeva le barchette giocattolo nel laghetto aspettando l'ora
di chiusura. Poi camminava fino a Saint-Germain per lavorare nelle galle-
rie. Si avvicinava il compleanno di Lady Murasaki, e lui aveva messo gli
occhi su un pezzo di giada in Place Frstenberg.
Poteva vendere lo schizzo di una barca a vela a un decoratore di Rue Ja-
cob, ma si teneva i suoi disegni in stile giapponese per una piccola galleria
di ladroni in Rue des Saints-Pres. I disegni facevano miglior figura con il
vetro e la cornice e Hannibal aveva trovato un buon corniciaio che gli fa-
ceva credito.
Li portava in uno zaino lungo il Boulevard Saint-Germain. I tavolini al-
l'aperto dei caff erano pieni di gente e i clown di strada infastidivano i
passanti per il divertimento del pubblico del Caf Flore. Nelle stradine vi-
cino al fiume, come Rue Saint-Benot e Rue de l'Abbaye, i jazz club erano
ancora chiusi, ma i ristoranti erano tutti aperti.
Hannibal cercava di dimenticare il suo pranzo a scuola ed esaminava i
prezzi dei menu con estremo interesse mentre passava. Sperava di avere
presto il denaro per una cena di compleanno e andava in cerca dei ricci di
mare.
Il signor Leet della Galene Leet si stava facendo la barba in vista di un
appuntamento serale quando Hannibal suon alla sua porta. Le luci della
galleria erano ancora accese, anche se le tende erano abbassate. Leet aveva
l'impazienza tipica dei belgi con i francesi e uno spasmodico desiderio di
fregare gli americani, che secondo lui avrebbero comprato qualsiasi cosa.
La galleria esponeva opere di costosi pittori figurativi, piccole sculture e
antichit, ed era nota per i paesaggi marini.
Buonasera, signor Lecter disse Leet. Felice di vederla. Spero che stia
bene. La prego di aspettare mentre imballo una tela. Deve partire stasera
per Filadelfia, in America.
In base all'esperienza di Hannibal un benvenuto cos caloroso in genere
mascherava opportunismo. Diede al signor Leet i disegni, con il suo prez-
zo scritto con mano ferma. Posso dare un'occhiata?
Si accomodi pure.
Era piacevole essere lontano da scuola, intento a guardare dei bei quadri.
Dopo un pomeriggio passato a disegnare barchette sul lago, Hannibal si
concentr sull'acqua, sulla difficolt di dipingerla. Pens alle foschie di
Turner e alle sue sfumature, impossibili da emulare, e and da un quadro
all'altro osservando l'acqua e l'aria al di sopra. Arriv a un piccolo dipinto
su un cavalletto, con il Canal Grande in pieno sole e Santa Maria della Sa-
lute sullo sfondo.
Era un Guardi proveniente dal castello Lecter. Hannibal lo sapeva ancor
prima di rendersene conto, come un flash della memoria; e ora quel quadro
si trovava davanti a lui nella sua cornice. Forse era una copia. Lo prese e lo
osserv attentamente. La superficie era macchiata da alcuni piccoli puntini
marroni nell'angolo superiore sinistro. Quando lui era piccolo aveva udito i
suoi genitori dire che le macchie stavano sbiadendo: non si trattava di una
copia. La cornice gli bruci tra le mani.
Il signor Leet entr nella stanza. Aggrott le sopracciglia. Non si tocca
se non si pronti a comprare. Ecco un assegno per lei rise Leet. una
discreta somma, ma non basta per il Guardi.
No, non oggi. La prossima volta, signor Leet.

29
L'ispettore Popil irritato dai toni melensi del campanello, batt alla porta
della Galerie Leet in Rue des Saints-Pres. Accolto dal proprietario, and
subito al punto.
Dove ha preso il Guardi?
L'ho comprato da Kopruk, quando abbiamo separalo le nostre attivit
spieg Leet. Si asciug il viso e pens a quanto Popil appariva orribilmen-
te francese con la sua giacca senza spacchi. Mi disse di averlo avuto da
un finlandese, ma non ne precis il nome.
Mi mostri la fattura chiese Popil Dovrebbe avere qui la documenta-
zione sui furti d'arte della commissione di controllo alleata. Mi faccia ve-
dere anche quella.
Leet confront la lista delle opere rubate con il proprio catalogo. Ecco
qui, il Guardi descritto in modo diverso. Robert Lecter indic il quadro
rubato come Veduta di Santa Maria della Salute e io ho comprato questo
come Veduta del Canal Grande.
Ho un mandato del tribunale per confiscare il quadro, quale che ne sia
il titolo. Le dar una ricevuta. Mi trovi questo Kopnik, signor Leet, e si ri-
sparmier un sacco di grane.
Kopnik morto, ispettore. Era mio socio in questa ditta. Si chiamava
Kopnik e Leet, ma Leet e Kopnik sarebbe suonato meglio.
Ha i suoi registri?
Li avr il suo avvocato.
Li cerchi, signor Leet. Li cerchi bene disse Popil. Voglio sapere co-
me ha fatto questo quadro a finire dal castello Lecter alla Galerie Leet.
Lecter... disse Leet. Non il ragazzo che fa quei disegni?
S.
Straordinario.
Gi, straordinario ripet Popil. M'incarti il quadro, per favore.

Leet si present al Quai des Orfvres due giorni dopo con alcuni docu-
menti. Popil fece in modo che sedesse in corridoio vicino alla stanza indi-
cata come Auditon 2, dove l'interrogatorio di un sospettato di violenza
carnale era movimentato da tonfi e grida. Popil permise a Leet di "cuoce-
re" in quest'atmosfera per un quarto d'ora prima di farlo entrare nel suo uf-
ficio privato.
Il mercante d'arte esib una ricevuta. Dimostrava che Kopnik aveva
comprato il Guardi da un certo Emppu Makinen per ottomila sterline.
Lo trova convincente? domand Popil. Io no.
Leet si schiar la voce e guard il pavimento. Passarono circa venti se-
condi.
Il pubblico ministero ansioso di avviare un procedimento contro di
voi, signor Leet. un calvinista convinto, lo sapeva?
Il quadro era...
Popil alz la mano, zittendo Leet. Per il momento voglio che dimenti-
chi il suo problema. Tenga conto che io posso intervenire in suo favore, se
scelgo di farlo. Voglio che mi aiuti. Guardi qui. Tese a Leet un fascio di
lucidi. Questa la lista di opere che la commissione di controllo alleata
sta portando a Parigi dal Munich Collection Point. Tutte rubate.
Esposte al Jeu de Paume.
S, gli aventi diritto possono vederle l. Vada alla seconda pagina, sotto
la met. Ho cerchiato Il Ponte dei sospiri di Bernardo Bellotto, 36 x 30
centimetri, olio su tavola. Conosce questo quadro? domand Popil.
Ne ho sentito parlare, naturalmente.
Se quello autentico, stato preso dal castello Lecter. Sapr anche che
accoppiato a un altro quadro che ha come soggetto il Ponte dei sospiri.
Del Canaletto, dipinto lo stesso giorno.
Anch'esso portato via dal castello Lecter, forse rubato nella stessa oc-
casione e dalla stessa persona continu Popil. Quanti soldi farebbe in
pi se vendesse la coppia di quadri insieme, rispetto al venderli separata-
mente?
Quattro volte tanto. Nessuno che abbia un po' di raziocinio li separe-
rebbe.
Quindi furono divisi per ignoranza o per sbaglio. Due quadri del Ponte
dei sospiri. Se la persona che li ha rubati ne ha ancora uno non vorrebbe
riavere anche l'altro? domand Popil.
Sicuramente.
Il quadro sar pubblicizzato quando sar al Jeu de Paume. Lei verr alla
mostra con me e staremo a vedere chi gli gironzoler intorno.

30

L'invito a Lady Murasaki le permise di entrare al Jeu de Paume prima


della grande folla che si accalcava nelle Tuileries, impaziente di vedere le
oltre cinquecento opere rubate trasferite dal Munich Collection Point gra-
zie all'MFAA (Monuments, Fine Arts and Archives), sotto l'egida della
commissione di controllo alleata, nel tentativo di rintracciare i legittimi
proprietari.
Alcune opere stavano facendo il loro terzo viaggio tra Francia e Germa-
nia, essendo state rubate prima da Napoleone in Germania e portate in
Francia, poi rubate dai tedeschi e riportate a casa e infine riportate in Fran-
cia un'altra volta dagli Alleati.
Lady Murasaki trov al pianterreno del Jeu de Paume un bel miscuglio
d'immagini occidentali. Dipinti religiosi e crocifissioni grondanti sangue
riempivano un'estremit della sala.
Per sollevarsi si volt verso il quadro di un sontuoso buffet, il cui unico
commensale era uno springer spaniel intento a servirsi qualche boccone di
prosciutto. Pi avanti c'erano grandi tele attribuite alla scuola di Rubens,
che rappresentavano donne rosee e corpulente circondate da paffuti angio-
letti.
E fu l che l'ispettore Popil vide dapprima Lady Murasaki nel suo finto
Chanel, sottile ed elegante contro i carnosi nudi di Rubens. Poi individu
Hannibal che saliva le scale dal piano sottostante. L'ispettore rimase in os-
servazione senza mostrarsi. Ah, adesso si incontrano, la bella giapponese e
il suo scudiero. Popil era interessato a vedere come si sarebbero salutati; si
fermarono a poca distanza l'uno dall'altro e, senza inchinarsi, riconobbero
la reciproca presenza con un sorrso. Poi si avvicinarono in un abbraccio.
Lei gli baci la fronte e gli tocc una guancia, e subito si misero a conver-
sare.
Appesa al di sopra del loro caldo saluto c'era una buona copia di Giudit-
ta e Oloferne di Caravaggio. Popil si sarebbe divertito, prima della guerra.
Adesso sent un formicolio al collo.
Colse lo sguardo di Hannibal e fece cenno verso un piccolo ufficio vici-
no all'entrata, dove Leet stava aspettando.
Quelli del Munich Collection Point affermano che il dipinto stato se-
questrato a un contrabbandiere sul confine con la Polonia un anno e mezzo
fa disse Popil.
E lui? Ha rivelato la fonte? domand Leet.
L'ispettore scosse il capo. Il contrabbandiere stato strangolato nella
prigione militare americana a Monaco da un detenuto, un confidente tede-
sco. L'uomo poi sparito quella stessa notte, grazie alla "Ratline" di Dra-
ganovi, pensiamo. stato un vicolo cieco.
Il dipinto il numero 88, vicino all'angolo. Il signor Leet dice che gli
sembra autentico. Hannibal, pensa di essere in grado di dirci se il quadro
che si trovava a casa sua?
S.
Se il suo quadro, Hannibal, si tocchi il mento. Se viene avvicinato da
qualcuno, dica semplicemente che felice di vederlo e che ha solo una fu-
gace curiosit di sapere chi lo ha rubato. Per lei avido, lo vuole riavere e
intende venderlo appena possibile, ma vuole anche il suo compagno.
Deve impuntarsi, Hannibal, fare il piantagrane continu Popil. si-
curo di riuscirci? Avere qualche attrito con il funzionario della commissio-
ne. Quella persona vorr avere un modo di contattarla. Si sentir pi sicuro
se vi vedr litigare. Leet e io andremo fuori, ci dia un paio di minuti prima
di cominciare lo spettacolo.
Venga disse Popil a Leet che gli era accanto. Siamo in affari, mio ca-
ro, non se la svigni.

Hannibal e Lady Murasaki osservavano una fila di piccoli dipinti.


Ed ecco, ad altezza d'occhi, Il Ponte dei sospiri. La sua vista colp Han-
nibal pi di quando aveva ritrovato il Guardi: insieme a questo quadro vide
il viso di sua madre.
Altra gente stava entrando, con la lista delle opere in mano e i documenti
di propriet sottobraccio. Tra di loro c'era un uomo alto, in abiti cos ingle-
si che la giacca con gli spacchi pareva avere gli alettoni.
Con la sua lista davanti agli occhi, stava abbastanza vicino a Hannibal
per ascoltare.
Questo quadro era uno dei due che stavano nella stanza da lavoro di
mia madre disse Hannibal. Quando lasciammo il castello per l'ultima
volta, me lo porse e mi disse di portarlo al cuoco, badando di non sporcare
il retro.
Hannibal prese il quadro dal muro e lo volt. Delle scintille gli brillaro-
no negli occhi. L, sul retro del quadro, c'era il segno di una mano di bam-
bino, ma in gran parte cancellato, soltanto il pollice e l'indice erano chiari.
La traccia era protetta da un pezzo di scotch.
Hannibal lo guard per un lungo momento. In quel lasso di tempo pens
che il dito e il pollice si muovessero, come il frammento di un'onda.
Con uno sforzo ricord le istruzioni di Popil. "Se il suo quadro, si toc-
chi il mento."
Fece un respiro profondo e finalmente diede il segnale.
Questa la mano di Mischa disse a Lady Murasaki. Quando avevo
otto anni stavano imbiancando le scale. Questo quadro e il suo compagno
vennero posati su un divano nella stanza di mia madre e coperti con un te-
lo. Mischa e io ci nascondemmo sotto: era la nostra tenda, eravamo noma-
di nel deserto. Io presi un gessetto dalla mia tasca e tracciai il contorno alla
sua mano per allontanare il malocchio. I miei genitori si arrabbiarono, ma
il quadro non era danneggiato, e alla fine ne furono perfino divertiti, cre-
do.
Un uomo con il cappello stava arrivando, in fretta, mostrando una tar-
ghetta di identificazione legata a uno spago intorno al collo.
"Il funzionario della commissione si irriter, si metta a discutere con lui"
aveva detto Popil.
Per favore, non faccia cos. Non tocchi il quadro disse il funzionario.
Non lo toccherei se non mi appartenesse rispose Hannibal.
Finch non sar provato che le appartiene non lo tocchi o dovr farla
scortare fuori dall'edificio. Mi faccia chiamare qualcuno dal Registro.
Non appena il funzionario li ebbe lasciati, l'uomo vestito all'inglese era
alle loro calcagna. Mi chiamo Alec Trebelaux disse. Posso esservi
d'aiuto?
L'ispettore Popil e Leet osservavano da venti metri di distanza.
Lo conosce? domand Popil.
No disse Leet.
Trebelaux invit Hannibal e Lady Murasaki in disparte accanto a una fi-
nestra. Era sulla cinquantina, la testa calva abbronzata cos come le mani.
Alla luce della finestra, si notavano le sopracciglia brizzolate. Hannibal
non lo aveva mai incontrato prima.
Molti uomini sono felici di vedere Lady Murasaki. Trebelaux non lo era
e lei lo avvert immediatamente, al di l dei suoi modi melliflui.
Sono onorato di conoscerla, signora. C' una questione di tutela?
La signora il mio prezioso consulente disse Hannibal. Tratti pure
con me.
"Sia avido" aveva detto Popil. "Lady Murasaki sar la voce della mode-
razione."
C' una questione di tutela, signore disse Lady Murasaki.
Ma il mio quadro disse Hannibal.
Dovr presentare reclamo in un'udienza davanti ai commissari e sono
prenotati gi per un anno e mezzo. Il quadro verr confiscato fino ad allo-
ra.
Vado a scuola, signor Trebelaux, e confido di essere in grado di...
Io posso aiutarla lo interruppe Trebelaux.
Mi dica come, signore.
Ho un'udienza prevista per un'altra questione fra tre settimane.
Lei un mercante, signore? domand Lady Murasaki.
Mi piacerebbe essere un collezionista, se potessi, signora. Ma per com-
prare, devo vendere. un piacere avere belle cose tra le mani, sia pure per
poco tempo. La collezione della sua famiglia al castello Lecter era piccola
ma ammirevole.
Conoscevate la collezione? disse Lady Murasaki.
L'elenco delle perdite dei castello Lecter fu recapitato alla commissione
di controllo alleata da suo... da Robert Lecter, credo.
E pu presentare il mio caso alla sua udienza? domand Hannibal.
Posso fare la richiesta per voi con riferimento alla Convenzione dell'A-
ja del 1907. Le posso spiegare...
Certo, articolo 46, ne abbiamo parlato tagli corto Hannibal, dando
un'occhiata a Lady Murasaki e passandosi la lingua sulle labbra per appari-
re interessato.
Abbiamo parlato di numerose opzioni, Hannibal disse Lady Murasaki.
E cosa succede se non voglio vendere, signor Trebelaux? domand
Hannibal.
Dovr aspettare il suo turno davanti alla commissione. Sar adulto, per
allora.
Questo quadro fa parte di una coppia, mi ha spiegato mio marito in-
tervenne Lady Murasaki. Hanno molto pi valore insieme. Non sa per ca-
so dove sia finito l'altro?
No, signora.
Varrebbe davvero la pena trovarlo, signor Trebelaux ribatt lei incro-
ciando lo sguardo dell'uomo. Pu dirmi come posso fare per rintracciar-
la? aggiunse, calcando su "rintracciarla".
Trebelaux forn il nome di un piccolo albergo vicino alla Gare de l'Est,
strinse la mano a Hannibal senza guardarlo e spar in mezzo alla folla.
Hannibal si registr tra i reclamanti, e lui e Lady Murasaki si aggirarono
in mezzo alla gran confusione di opere d'arte. Vedere il segno della mano
sinistra di Mischa lo aveva lasciato intorpidito, tranne che nel viso, dove
poteva sentire il tocco della sorellina mentre gli dava un buffetto sulla
guancia.
Si ferm davanti a un arazzo intitolato Il sacrificio di Isacco e lo guard
a lungo. I corridoi dei piani superiori erano tutti decorati con arazzi dis-
se. Potevo stare sulla punta dei piedi e raggiungerne il margine pi bas-
so. Volt l'angolo dell'arazzo e lo guard dietro. Ho sempre preferito
questa parte, la trama e l'ordito che compongono l'immagine.
Come pensieri intricati osserv Lady Murasaki.
Hannibal lasci andare l'angolo dell'arazzo e Abramo trem tenendo la
gola di suo figlio, con l'angelo che stendeva la mano per fermare il coltel-
lo.
Pensi che Dio intendesse mangiare Isacco e per questo ordin ad A-
bramo di ucciderlo? domand Hannibal.
No, certo che no. L'angelo interviene in tempo.
Non sempre disse Hannibal.

Appena Trebelaux li vide uscire dall'edificio bagn il fazzoletto nella


toilette degli uomini e ritorn al quadro. Si guard intorno in fretta: non
c'erano funzionari del museo a osservarlo. Con una lieve eccitazione tir
gi il quadro e, sollevando il pezzo di scotch, con il fazzoletto bagnato
cancell il segno della mano di Mischa. Avrebbe potato essere accaduto
maneggiandolo quando il quadro era andato in deposito. Tanto per sgom-
brare il campo dalle questioni sentimentali.

31

L'agente di polizia Ren Aden, in abiti civili, attese fuori dall'albergo di


Trebelaux finch la luce nella sua stanza al terzo piano si spense. Allora
and alla stazione per uno spuntino veloce ed ebbe la fortuna di tornare
appena in tempo per vedere il suo uomo uscire dall'albergo con una sacca
sportiva.
Trebelaux sal su un taxi nel parcheggio fuori dalla Gare de l'Est e attra-
vers la Senna fino a un bagno turco in Rue de Babylone, dove entr. A-
den parcheggi la sua auto priva di contrassegni in zona vietata, cont fino
a cinquanta e si affacci nell'ingresso. L'aria era pesante e odorava di oli
essenziali. Uomini in accappatoio leggevano giornali in diverse lingue.
Aden non aveva intenzione di togliersi i vestiti e seguire Trebelaux nel
bagno turco. Era un tipo risoluto, ma suo padre era morto per una malattia
della pelle contratta in trincea e lui non voleva togliersi le scarpe in quel
posto. Prese un giornale dalla rastrelliera di legno e si sedette.

Trebelaux, maldestro per gli zoccoli troppo corti, pass attraverso varie
stanze in cui si trovavano uomini adagiati sui sedili piastrellati.
Le cabine private potevano essere affittate per quindici minuti. Trebe-
laux entr nella seconda, l'ingresso era gi stato pagato. L'aria era satura di
vapore e lui si asciug gli occhiali nell'asciugamano.
Che cosa aspettavi? disse Leet nella nebbia del vapore. Sto per cuo-
cere.
Mi hanno dato il messaggio solo quando ero gi a letto spieg Trebe-
laux.
La polizia oggi ti stava osservando mentre eri al Jeu de Paume, sanno
che il Guardi che mi hai venduto scotta.
Me li hai messi addosso tu?
No di certo. Pensano che tu sappia chi ha i quadri del castello Lecter.
Tu lo sai?
No. Ma forse lo sa il mio cliente.
Se riesci a prendere l'altro Ponte dei sospiri, li posso piazzare entram-
bi disse Leet.
Dove li potresti vendere?
Sono affari miei. Un grosso cliente in America, diciamo pure un'istitu-
zione. Sai qualcosa o sto sudando inutilmente?
Mi far vivo rispose Trebelaux.

Il pomeriggio seguente Trebelaux compr un biglietto per Lussemburgo


alla Gare de l'Est. L'agente Aden lo vide salire sul treno con una valigia. Il
facchino non sembrava soddisfatto della mancia.
Aden fece una telefonata al Quai des Orfvres e si precipit a bordo del
treno all'ultimo momento, mostrando al volo il proprio tesserino al control-
lore.

Era notte quando il convoglio si avvicin alla fermata di Meaux. Trebe-


laux prese rasoio e pennello e se li port in bagno. Salt gi dai treno pro-
prio quando cominciava a riprendere la corsa, abbandonando la valigia.
Un'auto lo stava aspettando a un isolato dalla stazione.
Perch qui? domand Trebelaux appena fu seduto accanto al guidato-
re. Avrei potuto raggiungerti io a Fontainebleau.
Abbiamo degli affari, qui rispose l'uomo al volante. Buoni affari.
Trebelaux lo conosceva come Christophe Kleber.
Kleber guid fino a un bar vicino alla stazione, dove si concesse una ce-
na sostanziosa, portandosi la ciotola alla bocca per finire la zuppa. Trebe-
laux giocherell con un'insalata nizzarda e scrisse le proprie iniziali sul
bordo del piatto con i fili dei fagiolini.
La polizia ha confiscato il Guardi disse mentre portavano a Kleber
una paillard di vitello.
Cos hai detto a Hercule. Ma non dovresti parlare di certe cose al tele-
fono. Qual il problema?
Hanno detto a Leet che stato trafugato all'Est. vero?
Certo che no. Chi che lo vuole sapere?
Un ispettore di polizia con una lista della commissione di controllo al-
leata. Dice che stato rubato. vero?
Hai guardato il timbro?
Un timbro del Commissariato per la propaganda... ma che t'importa?
Il poliziotto ha detto a chi apparteneva all'Est? Se si tratta di un ebreo
non ha importanza, gli Alleati non rimandano indietro le opere d'arte prese
agli ebrei, sono morti tatti. I sovietici se le tengono.
Non un poliziotto, un ispettore di polizia precis Trebelaux.
Parli proprio come uno svizzero. Come si chiama?
Popil o qualcosa dei genere.
Ah fece Kleber, pulendosi la bocca con il tovagliolo. Lo immagina-
vo. Allora non c' problema. stato sul mio libro paga per anni. solo u-
n'estorsione. Che cosa gli ha detto Leet?
Ancora nulla, ma sembra nervoso. Per ora sta addossando la responsa-
bilit a Kopnik, il suo defunto socio disse Trebelaux.
Leet non sa niente, non ha idea di come hai ottenuto il quadro?
Pensa che l'abbia preso a Losanna, come d'accordo. Protesta che vuole
indietro i suoi soldi e gli ho detto che avrei controllato con il mio cliente.
Popil mio, me ne occupo io, dimentica tutto. Ho una cosa molto pi
importante di cui parlare con te. Pensi di poter andare in America?
Non ho intenzione di portare nulla attraverso la dogana.
La dogana non c'entra, solo una consulenza. Devi vedere la roba pri-
ma che parta, poi la vedi di nuovo una volta l, sui tavolo di una sala riu-
nioni in una banca. Puoi andarci in aereo, prenditi una settimana di tem-
po.
Di che si tratta?
Piccole antichit. Alcune icone, una saliera d'argento. Diamo un'oc-
chiata, mi dici che cosa ne pensi.
E sull'altro fronte?
Sei in una botte di ferro assicur Kleber.
Kleber era il suo nome solo in Francia. Quello vero era Petras Kolnas e
conosceva l'ispettore Popil di fama, non dal suo libro paga.

32

La chiatta Christabel era legata solo con una corda da ormeggio a un


molo sulla Marna a est di Parigi, e appena Trebelaux fu salito a bordo si
mise in moto. Era nera, di fabbricazione olandese, con cabine basse e un
giardino pensile sul ponte con cespugli fioriti.
Il proprietario, un uomo snello con gli occhi azzurri e un'espressione
piacevole, era sulla passerella per accogliere Trebelaux. Sono felice di
vederla disse l'uomo tendendo la mano. I peli gli crescevano all'indietro,
verso il polso, cosa che fece rabbrividire lo svizzero. Segua il signor Mil-
ko. Ho tutto pronto qui sotto.
Il proprietario indugi sui ponte con Kolnas. Passeggiarono per un po'
tra le fioriere in terracotta e si fermarono accanto all'unico brutto oggetto
del giardino, un bidone di nafta da duecento litri con dei buchi grandi ab-
bastanza da farci passare un pesce e la parte superiore tagliata con la
fiamma ossidrica e fissata alla meglio con del filo di ferro. Un telone im-
permeabile era disteso sul ponte, sotto il bidone. Il proprietario della chiat-
ta gli diede una pacca, abbastanza forte da farne risuonare l'acciaio.
Vieni disse.
Sul ponte inferiore apr un alto ripostiglio. Conteneva diversi tipi di ar-
mi, un fucile Dragunov, un mitra americano Thompson, un paio di
Schmeisser tedeschi, cinque Panzerfaust anticarro da usare contro altre
imbarcazioni e una serie di pistole. Il proprietario scelse un arpione da pe-
sca e lo diede a Kolnas.
Non ho intenzione di tagliarlo troppo disse il proprietario con tono
amabile. Eva non qui per pulire. Lo farai tu, dopo che avremo scoperto
cosa gli hanno detto. Punzecchialo per bene, cos non far galleggiare il
bidone.
Milko potrebbe... cominci Kolnas.
Lui stato una tua idea, era il tuo uomo, arrangiati. Non tagli carne tut-
ti i giorni? Milko lo porter su morto e ti aiuter a metterlo nel bidone
quando lo avrete sistemato a dovere. Prendigli le chiavi e vai nella sua ca-
mera. Sistemeremo anche Leet, se sar necessario. Non lasceremo nulla in
sospeso. E basta con l'arte per un po' disse il proprietario della chiatta, il
cui nome in Francia era Victor Gustavson. Un uomo d'affari di successo,
che si occupava di morfina per le ex SS e di prostituzione, per lo pi fem-
minile. Il suo vero nome era Vladis Grutas.

Leet rimase vivo, ma senza quadri. Furono messi in un caveau del go-
verno per anni mentre la corte era bloccata sulla questione se l'accordo
croato sui danni di guerra fosse applicabile o meno alla Lituania. Trebe-
laux invece fissava, senza vederlo, il fondo della Marna dal suo bidone,
non pi calvo, ma con una chioma verde di alghe che ondeggiavano nella
corrente come i riccioli di quando era giovane.
Nessun altro dipinto proveniente dal castello Lecter apparve sul mercato
per anni.
Grazie ai buoni uffici dell'ispettore Popil, negli armi seguenti Hannibal
Lecter ebbe di tanto in tanto il permesso di fare visita ai quadri in custodia.
Furioso di sedere nel silenzio del caveau sotto gli occhi di un guardiano, a
portata d'orecchio del suo respiro nasale.
Hannibal guarda il quadro che aveva ricevuto dalle mani di sua madre e
sa che il passato non affatto passato; la bestia che ansimava fiato puzzo-
lente sulla pelle sua e di Mischa continua a respirare, sta respirando tuttora.
Gira Il Ponte dei sospiri verso il muro e fissa il retro del quadro per qual-
che minuto ogni volta. Cancellata la mano di Mischa, rimasto solo un
quadrato vuoto dove proiettare i suoi sogni agitati.
Hannibal sta crescendo e cambiando, o forse realizzandosi per quello
che sempre stato.

Seconda parte

Quando dissi che la Piet stava entro il margine del bosco, mi ri-
ferivo alla bestia indulgente, con artigli e mascelle possenti gron-
danti sangue
LAWRENCE SPINGARN

33

Al centro del palcoscenico dell'Opra di Parigi, il tempo del dottor Faust


stava per scadere nel suo patto con il diavolo. Hannibal Lecter e Lady Mu-
rasaki osservavano da un appartato palco di sinistra mentre la richiesta di
Faust di sfuggire alle fiamme s'innalzava fino al soffitto a prova di fuoco
del grande teatro Garnier.
Hannibal, diciottenne, faceva il tifo per Mefistofele e disprezzava Faust,
ma seguiva solo in parte la vicenda. Osservava Lady Murasaki, elegantis-
sima per la serata, come se l'assorbisse con il suo respiro. Lampi di luce ar-
rivavano dai palchi di fronte ogni volta che un uomo spostava il binocolo
da teatro dal palcoscenico verso di lei.
Era una silhouette in controluce rispetto alla scena, come quando Hanni-
bal l'aveva vista per la prima volta al castello. Le immagini di allora gli
vennero alla mente in sequenza: il luccichio di un corvo che beveva dalla
grondaia, la lucentezza dei capelli di Lady Murasaki. Dapprima la sua sa-
goma, poi aveva scostato le tende e la luce le aveva accarezzato il volto.
Hannibal aveva percorso un lungo tratto sul ponte dei sogni. Era cresciu-
to tanto da poter indossare gli abiti da sera del conte, mentre apparente-
mente Lady Murasaki era rimasta la stessa.
La sua mano si appoggi sulla stoffa della gonna e lui pot udire il fru-
scio della seta sul sottofondo della musica. Sapendo che lei avrebbe potuto
avvertire il suo sguardo fisso, guard altrove.
Il palco aveva un suo fascino. Dietro i sedili, al riparo dalla vista dei pal-
chi di fronte, c'era una peccaminosa poltroncina con i piedi a forma di zoc-
colo di capra dove gli amanti potevano ritirarsi mentre l'orchestra sotto-
stante provvedeva alla musica. Durante la stagione precedente un vecchio
signore vi era morto d'infarto alle battute finali del Volo del calabrone,
come Hannibal aveva avuto occasione di apprendere dagli addetti dell'am-
bulanza.
Hannibal e Lady Murasaki non erano soli nel palco.
Nelle due sedie di fronte a loro sedevano il commissario di polizia della
prefettura di Parigi con la moglie, il che lasciava pochi dubbi su dove Lady
Murasaki avesse ottenuto i biglietti. Dall'ispettore Popil, ovviamente. Che
piacere che non fosse potuto venire... forse trattenuto da un'indagine su un
omicidio, magari una di quelle pericolose e impegnative, all'aperto e con il
rischio persino di un tremendo temporale.
Le luci si accesero e il tenore Beniamino Gigli ottenne l'applauso scro-
sciante che si meritava da un pubblico molto esigente. Il commissario di
polizia e sua moglie si girarono nel palco per stringere la mano ai vicini,
con i palmi ancora brucianti per gli applausi.
La moglie del commissario ebbe uno sguardo vivace e curioso. Prese da
parte Hannibal, perfetto nell'abito da sera del conte, e non pot resistere al-
la tentazione di porgli una domanda. Giovanotto, mio marito dice che il
pi giovane studente che sia mai stato ammesso alla facolt di medicina in
Francia.
Gli archivi non sono completi, signora. Forse ci sono stati apprendisti
chirurghi...
vero che una volta ha letto da cima a fondo dei testi e poi li ha ripor-
tati alla libreria entro la settimana per avere indietro i suoi soldi?
Hannibal sorrise. Oh, no, signora. Non del tutto vero rispose. Indo-
vina da dove viene questa informazione? Dalla stessa fonte dei biglietti.
Hannibal si avvicin alla donna. Cercando una via d'uscita, volt lo sguar-
do verso il commissario e si chin verso la mano di sua moglie, sussurran-
do, ma abbastanza forte da farsi sentire: Questo suona come un crimine.
Il commissario era di buon umore, dopo aver visto Faust patire per i
propri peccati. Chiuder un occhio, giovanotto, se confessa subito ogni
cosa a mia moglie.
La verit , signora, che non ho riavuto tutti i miei soldi. La libreria si
trattenuta duecento franchi per il disturbo.
Poco dopo, Hannibal e Lady Murasaki scendevano lungo il grande sca-
lone del teatro pi veloci di Faust per sfuggire alla folla, con il soffitto af-
frescato di Pils che sembrava muoversi sopra di loro, decorazioni a forma
di ah ovunque, dipinte sulle pareti e scolpite nella pietra. C'erano dei taxi
in Place de l'Opera e Hannibal ne chiam uno al volo, mentre il braciere a
carbone di un venditore ambulante riempiva l'aria con uno sbuffo dell'in-
cubo di Faust. Hannibal fece segno a un taxi di fermarsi.
Sono sorpreso che tu abbia raccontato all'ispettore Popil dei miei libri
disse Hannibal dopo essere salito sull'auto.
Lo ha scoperto da solo rispose Lady Murasaki. Lo ha detto al com-
missario, che lo ha ripetuto a sua moglie. E lei ha bisogno di fare la civetta.
Non sei poi cos ottuso, Hannibal.
Non a suo agio nei posti chiusi con me, ora, e lo esprime con l'irrita-
zione.
Mi dispiace.
Lei gli diede una rapida occhiata mentre il taxi oltrepassava un semafo-
ro. La tua animosit limita il giudizio. L'ispettore Popil continua a vederti
perch lo incuriosisci.
No, mia signora, sei tu a incuriosirlo. Immagino che t'importuni con i
suoi versi...
Lady Murasaki non soddisfece la curiosit di Hannibal. Sa che sei il
primo della classe disse e ne orgoglioso. Il suo interesse del tutto be-
nevolo.
"Del tutto benevolo" non una diagnosi felice.
Gli alberi fiorivano in Place des Vosges, profumati nella notte di prima-
vera. Hannibal lasci andare il taxi, sentendo lo sguardo di Lady Murasaki
anche nell'oscurit del loggiato. Non era un ragazzino, non voleva tratte-
nersi oltre.
Ho un'ora di tempo e voglio camminare un po' disse.

34

Hai tempo per un t disse Lady Murasaki.


Lo port subito in terrazza, preferendo chiaramente stare all'aperto con
lui, che non sapeva come reagire al riguardo. Era cambiato e lei no. Un ali-
to di vento e la fiamma della lampada a olio si allung. Mentre lei versava
il t verde lui pot vedere il pulsare del suo polso, e la leggera fragranza
che proveniva dalle maniche del suo vestito io penetr come uno dei suoi
pensieri.
Una lettera da Chiyoh continu lei. Ha rotto il fidanzamento. La di-
plomazia non fa pi per lei.
felice?
Penso di s. Era un buon partito nel senso tradizionale del termine. Co-
me posso disapprovare? Scrive che sta facendo quello che ho fatto io: se-
guire il suo cuore.
Seguirlo dove?
Un giovane all'universit di Kyoto, facolt di ingegneria.
Mi piacerebbe vederla felice.
E io vorrei vedere felice te. Dormi, Hannibal?
Quando ho tempo. Schiaccio un pisolino su una barella se non posso
dormire in camera mia.
Sai cosa intendo dire.
Se sogno? S. Tu non rivedi Hiroshima nei tuoi sogni?
Non invito i miei sogni.
Ho bisogno di ricordare, in tutti i modi possibili.
Sulla porta lei gli diede una scatola di bamb con qualcosa da mangiare
per la notte e un pacchetto di camomilla. Per dormire aggiunse.
Hannibal baci la mano di Lady Murasaki, non con il tipico gesto di ga-
lanteria francese, ma appoggiando le labbra sul dorso in modo da poterla
assaporare.
Ripet i versi che le aveva scrtto tanto tempo prima, la notte del macel-
laio.
L'airone notturno si rivelato
Al sorgere della luna di settembre...
Che cosa pi bello?

Non la luna di settembre disse lei sorridendo e mettendogli la mano


sul cuore come aveva fatto quando lui aveva tredici anni. Poi tolse la mano
e lui sent freddo sul petto.
Riporti davvero i tuoi libri?
S.
Significa che riesci a ricordare tutto.
Tutto ci che importante.
Allora puoi ricordare che importante non provocare l'ispettore Popil.
In questo modo innocuo per te e per me.
Ha indossato la sua irritazione come un kimono invernale. Vedendo
questo, posso usarlo per impedirmi di pensare a lei nel bagno del castello
tanto tempo fa, il suo viso e il petto come fiori d'acqua? Come i fiori color
rosa e crema nel fossato? Posso? No, non posso.

Hannibal usc nella notte, sentendosi a disagio mentre percorreva a


grandi passi i primi due isolati e passava attraverso le strette vie del Marais
e il Pont Louis-Philippe, con la Senna che vi scivolava sotto illuminata
dalla luna.
Vista da est, Notre-Dame era paragonabile a un grande ragno, con gli ar-
chi rampanti a mo' di zampe e i rosoni come tanti occhi. Hannibal pot ve-
dere la cattedrale-ragno di pietra correre via per la citt nel buio, afferran-
do un treno qualsiasi dalla Gare d'Orsay come fosse un lungo verme, per
puro diletto, o meglio ancora individuando un ghiotto ispettore di polizia
che usciva dal suo quartier generale al Quai des Orfvres, appena un passo
pi in l.
Da Notre-Dame proveniva il suono di un coro che faceva le prove.
Hannibal si ferm al di sotto delle arcate dell'ingresso centrale a guarda-
re il Giudizio Universale in rilievo sugli architravi sopra il portale. Stava
considerando di trovare loro un posto nel suo palazzo della memoria, come
testimonianza di una complicata dissezione del collo. L, sull'architrave
superiore, san Michele teneva una bilancia come se stesse facendo un'au-
topsia. La bilancia di san Michele non era molto dissimile da un osso ioi-
de, e lui era coperto da una volta di santi come dal processo mastoideo.
L'architrave inferiore, dove i dannati erano condotti in catene, poteva rap-
presentare la clavicola e la successione di arcate gli strati strutturali del
collo, in una sorta di litania facile da ricordare: sternoioideo omoioideo ti-
roioideo giuuuugulare... amen!
No, non funzionava. Il problema era la luce. Le vetrine nel palazzo della
memoria devono essere ben illuminate, con ampi spazi fra loro. Questa
pietra sporca era di un colore troppo uniforme. Hannibal una volta aveva
mancato una domanda di esame perch la risposta era complessa, e la sua
mente l'aveva collocata contro uno sfondo ancora pi complesso. La disse-
zione del triangolo cervicale prevista per la settimana seguente avrebbe ri-
chiesto vetrine chiare e ben distanziate.
Gli ultimi coristi sfilarono fuori dalla cattedrale con i loro abiti di scena
piegati sulle braccia. Hannibal entr. Notre-Dame era buia tranne che per
le candele votive. Si diresse verso la statua in marmo di Giovanna d'Arco,
vicino all'uscita del lato sud. Davanti a lei file e file di candele bruciavano
nella corrente della porta. Hannibal si appoggi contro una colonna nell'o-
scurit e guard il volto della santa attraverso i bagliori. Il fuoco sui vestiti
di sua madre. La luce delle candele si rifletteva rosseggiante negli occhi di
Hannibal.
Le fiammelle giocavano su santa Giovanna e conferivano al suo viso e-
spressioni diverse e singolari. Memoria, memoria. Hannibal si domand se
santa Giovanna, con i suoi ricordi, avrebbe preferito un'offerta votiva alle
candele. Sapeva che sua madre l'avrebbe preferita.
Ud il sagrestano che si avvicinava, il suono delle sue chiavi che echeg-
giava dapprima sui muri pi vicini e poi dall'alto soffitto, con i passi che
provocavano anch'essi una sorta di rimbalzo risuonando sul pavimento e
rimbombando dalla profonda oscurit delle volte.
Il sagrestano vide dapprima gli occhi di Hannibal che brillavano rossi ol-
tre la luce delle candele e un timore primordiale gli si rimescol dentro.
Sent un pizzicore alla nuca e fece una croce con le chiavi. Ah, era solo un
uomo, giovane per giunta. Il sagrestano agit le chiavi davanti a lui come
fossero un incensiere. ora disse con un cenno del mento.
S, ora, gi da un pezzo rispose Hannibal, e usc dalla porta laterale
nella notte.

35

Attravers la Senna sul Pont au Double e continu lungo Rue de la B-


cherie dove ud un sassofono e delle risate provenire da un jazz club in un
seminterrato. Una coppia fumava in un androne, un alone di hashish tra lo-
ro. La ragazza si alz in punta dei piedi per baciare la guancia del ragazzo
e Hannibal sent distintamente il suo bacio sul viso. Brani di musica si me-
scolavano con quella che gli batteva in testa: prendi tempo, tempo... Tem-
po.
Lungo Rue Dante e oltre l'ampio Boulevard Saint-Germain, sentendosi
la luce della luna sulla testa, e dietro Cluny fino a Rue de l'cole de Mde-
cine, fino all'ingresso notturno della facolt, dove bruciava una fioca lan-
terna. Hannibal apr la porta ed entr.
Solo nell'edificio, indoss un camice bianco e prese la lavagnetta con la
lista delle cose da fare. Il mentore e supervisore di Hannibal alla facolt
era il professor Dumas, un anatomista di valore che aveva scelto di inse-
gnare usando i morti invece di fare pratica sui vivi, Dumas era un uomo
brillante ma distratto e gli mancava il lampo di genio del chirurgo. Aveva
chiesto a ogni studente di scrivere una lettera all'anonimo cadavere che a-
vrebbe sezionato, ringraziando quello specifico donatore per il privilegio
di poter studiare il suo corpo assicurandogli che sarebbe stato trattato con
rispetto e coperto in ogni parte che non fosse stata sotto esame in quel
momento.
Per la lezione del giorno seguente, Hannibal doveva preparare due
schemi: un'immagine della gabbia toracica mostrando intatto il pericardio,
e una delicata dissezione del cranio.
Era notte nel laboratorio di anatomia. La temperatura nella stanza con le
sue alte finestre e i grandi sfiatatoi era abbastanza bassa da consentire che i
cadaveri coperti, conservati in formalina, potessero rimanere sui venti ta-
voli per tutta la notte. D'estate sarebbero stati rimessi negli appositi conte-
nitori alla fine della giornata di studio. Quei miseri corpi sotto le lenzuola
appartenevano a coloro che nessuno reclamava, i poveracci morti di fame e
trovati rannicchiati nei vicoli, irrigiditi, ancora con le braccia avvolte in-
torno a s che poi, messi nel bagno di formalina con i loro compagni, fi-
nalmente potevano lasciarsi andare. Simili a fragili uccellini, erano accar-
tocciati come i passeri congelati caduti nella neve, esseri umani morti d'i-
nedia ridotti pelle e ossa.
Con quaranta milioni di morti in guerra, a Hannibal sembrava strano che
gli studenti dovessero utilizzare cadaveri tenuti da lungo tempo nelle va-
sche, con il colore ormai slavato dalla formalina.
Di tanto in tanto l'istituto aveva la fortuna di ricevere il cadavere di un
criminale dal patibolo oppure dal plotone d'esecuzione della fortezza di
Montrouge o di Fresnes, o dalla ghigliottina della Sant. Dovendo fare una
dissezione del cranio, Hannibal era fortunato ad avere a disposizione pro-
prio la testa di uno che proveniva da l e che ora lo guardava dal lavandino,
con un'espressione rappresa in un misto di sangue e paglia.
Dato che la sega da autopsie dell'istituto aspettava da mesi un motore
nuovo, Hannibal aveva modificato un trapano elettrico americano saldando
una piccola lama rotante alla punta. Aveva un convertitore di corrente
grande come un portapane, che emetteva un ronzio forte quasi quanto
quello della sega.
Hannibal aveva appena finito di sezionare il torace quando ci fu un calo
di tensione, come del resto succedeva spesso, e la corrente and via. Lavo-
r al lavandino alla luce della lampada a kerosene, per lavare via il sangue
e la paglia dalla faccia del cadavere, aspettando che la corrente tornasse.
Quando la luce si riaccese, non impieg molto tempo ad asportare il
cuoio capelluto e a rimuovere la calotta cranica con una sezione a corona,
per scoprire il cervello. Iniett del gel colorato nei vasi sanguigni principa-
li, forando il meno possibile la dura madre che lo ricopriva. Era pi diffici-
le, ma il professore, incline alla teatralit, avrebbe poi voluto rimuovere la
dura madre lui stesso prima della lezione, togliendo la sottile copertura del
cervello: per questo Hannibal la lasci in gran parte intatta.
Pos con delicatezza le mani guantate sul cervello. Ossessionato dal ri-
cordo, e dagli spazi vuoti nella sua mente, desider leggere al tatto i sogni
di un altro essere umano morto ed esplorare con la sola forza di volont i
propri.
Il laboratorio di notte era un buon posto per pensare, la quiete rotta solo
dal tintinnio degli strumenti e, di rado, dai rumori emessi nelle prime fasi
della dissezione, quando dagli organi pu ancora fuoriuscire un po' d'aria.
Hannibal esegu una meticolosa sezione parziale del lato sinistro del vol-
to, poi disegn la testa, sia la parte sezionata sia quella intatta, per le illu-
strazioni di anatomia che erano parte del programma scolastico.
Ora voleva immagazzinare per sempre nella sua mente le strutture mu-
scolari, neurali e venose del volto. Seduto con la mano guantata appoggia-
ta sulla testa dell'uomo, Hannibal arriv al centro della propria mente e
nell'atrio del suo palazzo della memoria. Scelse come musica che lo ac-
compagnasse in quei meandri un quartetto d'archi di Bach e pass veloce
attraverso la Sala della Matematica, poi della Chimica, fino a una stanza
che aveva recentemente adottato dal Muse Carnavalet e aveva chiamato
Sala del Cranio. Gli ci vollero solo pochi minuti per depositarvi tutto, as-
sociando i dettagli anatomici con la sistemazione delle vetrine del Carna-
valet, attento a non mettere le vene blu del viso sullo sfondo blu della tap-
pezzeria.
Quando ebbe finito nella Sala del Cranio, fece una breve pausa nella Sa-
la della Matematica, vicino all'ingresso. Era una delle parti pi antiche del
palazzo nella sua mente. Voleva premiarsi con la sensazione che aveva a-
vuto all'et di sette anni, quando aveva capito la dimostrazione che il si-
gnor Jakov gli aveva fatto. Tutte le lezioni con il signor Jakov al castello
erano immagazzinate l, ma non c'era nessuna delle loro conversazioni al
casino di caccia.
Tutto ci che lo riguardava era fuori dal palazzo della memoria, ancora
immobile sul terreno, ma nei bui recessi dei suoi sogni, annerito e bruciato
come il casino di caccia; e per poterci arrivare sarebbe dovuto uscire. A-
vrebbe dovuto attraversare lo spiazzo innevato dove le pagine strappate del
Trattato sulla luce di Huygens erano disperse insieme al cervello e al san-
gue del signor Jakov, schizzato e congelato nella neve. Nei corridoi del pa-
lazzo poteva scegliere di sentire musica oppure no, ma in quei recessi non
riusciva a controllare il suono, e uno in particolare era in grado di uccider-
lo,
Hannibal emerse dal palazzo della memoria e torn di nuovo in s, da
dietro i suoi occhi fino al suo corpo di diciottenne, che sedeva accanto al
tavolo nel laboratorio di anatomia, con la mano su un cervello.
Disegn per un'altra ora. Quando ebbe terminato, nel suo schizzo le vene
e i nervi della met sezionata del volto riflettevano esattamente il soggetto
che si trovava sul tavolo, mentre il lato non sezionato non gli somigliava
per nulla. Era un volto che proveniva da quei recessi. Era il volto di Vladis
Grutas, bench Hannibal pensasse a lui soltanto come a Occhiblu.

Sal i cinque piani di strette scale fino al suo alloggio nella mansarda so-
pra la facolt di medicina, e dorm. Il soffitto era inclinato e la parte bassa
della stanza era ordinata, armoniosa, in stile giapponese, con un letto bas-
so. La scrivania si trovava nella parte pi alta della stanza, le cui pareti e-
rano piene d'immagini, disegni di dissezioni, illustrazioni anatomiche. Gli
organi e i vasi sanguigni erano resi alla perfezione, ma i volti dei soggetti
erano facce che lui aveva visto in sogno. Al di sopra di tutto, il cranio di un
gibbone dalle lunghe zanne osservava da uno scaffale.
Hannibal riusc a togliersi di dosso il puzzo di formalina, e l'odore chi-
mico del laboratorio non raggiungeva quella parte dell'edificio alta e piena
di spifferi. Non portava nel suo sonno le immagini grottesche dei morti e
dei cadaveri sezionati, n quelle dei criminali, impiccati o ghigliottinati,
che talvolta riusciva a raccogliere nelle prigioni. C'erano solo un'immagi-
ne, un suono, che potevano risvegliarlo di colpo. E non sapeva mai quando
stavano per arrivare.

La luna tramontava. La sua luce si diffuse sui vetri irregolari delle fine-
stre, scorrendo sul viso di Hannibal e muovendosi lenta e silenziosa lungo
la parete. Sfior la mano di Mischa nel disegno sopra il letto, si spost sul-
le mezze facce degli schizzi di anatomia, si mosse sopra i volti dei suoi so-
gni e arriv infine al cranio del gibbone, brillando bianca dapprima sulle
lunghe zanne e poi sulla fronte sopra le grandi orbite. Dall'oscurit del suo
cranio, il gibbone osservava Hannibal addormentato. Il suo viso sembrava
quello di un fanciullo. Hannibal emise un suono e si volt di lato, toglien-
do il braccio da una stretta invisibile.

Sia in piedi con Mischa nella stalla accanto al casino di caccia, tenen-
dosela vicina, e lei tossisce. L'Uomo della ciotola palpa la carne delle loro
braccia e parla, ma non esce alcun suono dalla sua bocca, solo un orren-
do respiro visibile nell'aria gelida. Mischa affonda il viso nel petto di
Hannibal per distoglierlo dal fiato dell'uomo. Occhiblu dice qualcosa, e
ora stanno cantando, per ingannarli. Hannibal vede l'ascia e la ciotola. Si
getta su Occhiblu, sente un sapore di sangue e di barba ispida, mentre
portano via Mischa. Hanno l'ascia e la ciotola. Liberandosi corre verso di
loro, con i piedi che si muovono troooppo leeeenti verso la porta. Occhi-
blu e l'Uomo della ciotola tengono Mischa per i polsi sospesa da terra. Lei
volta la testa per guardare disperatamente verso di lui in mezzo alla neve
insanguinata e lo chiama...

Hannibal si dest di colpo, senza fiato, appeso alla fine del suo sogno, e
strinse gli occhi nello sforzo di superare il punto in cui si era svegliato.
Morse l'angolo della federa del cuscino e si costrinse ad andare oltre il so-
gno. Come si chiamavano quegli uomini fra di loro? Quali erano i loro
nomi? Quando aveva perso il ricordo del suono delle loro voci? Non era in
grado di ricordare il momento in cui era svanito. Voleva sapere come si
chiamavano l'uno con l'altro. Doveva terminare il sogno. And nel suo pa-
lazzo della memoria e cerc di attraversare il terreno che portava ai recessi
bui, di oltrepassare il cervello del signor Jakov sulla neve, ma non vi riu-
sc. Poteva sopportare di vedere i vestiti di sua madre in fiamme, i suoi ge-
nitori, Berndt e il signor Jakov morti nel cortile. Poteva vedere gli sciacalli
che si aggiravano nel casino di caccia. Ma non riusciva ad andare oltre
quell'immagine di Mischa sospesa per aria, che voltava la testa per guar-
darlo. Non poteva ricordare nulla di ci che era accaduto subito dopo, po-
teva solo rievocare qualcosa molto pi tardi, sopra un carro armato, quan-
do era stato trovato dai soldati con la catena chiusa intorno al collo.
Voleva ricordare. Doveva ricordare. Dentinellalatrina. Questo lampo di
memoria non arrivava spesso e lo fece sedere sul letto. Guard il gibbone
alla luce della luna. Denti molto pi piccoli di quelli. Denti di bambino.
Non zanne, simili ai miei. Devo udire le voci portate dal loro fiato puzzo-
lente, so che odore hanno le loro parole. Devo ricordare i loro nomi. Devo
trovarli. E lo far. Come posso interrogarmi?

36

Il professor Dumas aveva una calligrafia delicata, rotonda, insolita in un


medico. L'appunto diceva: "Hannibal, vuole vedere, per favore, che cosa si
pu fare per la questione Louis Ferrat alla Sant?".
Il professore aveva attaccato un ritaglio di giornale sulla sentenza Ferrat,
con alcuni dettagli sul soggetto in questione: Ferrat, di Lione, era stato un
funzionario minore di Vichy, un collaboratore di secondo piano durante
l'occupazione, ma poi era stato arrestato dai tedeschi per contraffazione e
vendita di tessere annonarie. Al termine del conflitto era stato accusato di
complicit in crimini di guerra, ma rilasciato per insufficienza di prove. Un
tribunale francese lo aveva incriminato per l'uccisione di due donne nel pe-
riodo 1949-50 per motivi personali. Era previsto che venisse giustiziato nel
giro di tre giorni.
La prigione della Sant si trova nel quattordicesimo arrondissement, non
lontano dalla facolt di medicina. Hannibal la raggiunse a piedi in un quar-
to d'ora.
Alcuni operai con un carico di tubi stavano riparando la fognatura nel
cortile, che era il luogo delle esecuzioni con la ghigliottina da quando il
pubblico era stato escluso dal parteciparvi, nel 1939. Le guardie al cancello
conoscevano Hannibal di vista e lo fecero passare. Nel firmare il registro
dei visitatori, vide il nome dell'ispettore Popil in cima alla pagina.
Un rumore di martello proveniva da una grande stanza vuota che dava
sul corridoio principale. Passandovi, Hannibal intravide un volto che cono-
sceva. Il boia di Stato, Anatole Tourneau in persona, noto come "Monsieur
Paris", aveva portato la ghigliottina dal suo garage in Rue de la Tombe-
Issoire per montarla all'interno della prigione. Stava giocherellando con le
rotelle del meccanismo della lama, il mouton, che le impedisce di incep-
parsi quando viene calata.
Monsieur Paris era un perfezionista. A suo merito va detto che usava
mettere sempre un telo alla sommit della ghigliottina, in modo che il con-
dannato non fosse costretto a vedere la lama.
Louis Ferrat stava nella cella della morte, separata da un corridoio dalle
altre celle al piano della Sante. Il baccano della prigione affollata arrivava
fino alla sua cella come un insieme di mormorii, grida, suoni metallici, ma
poteva udire distintamente i colpi del martello di Monsieur Paris a mano a
mano che questi procedeva nei montaggio del suo strumento.
Louis Ferrat era un uomo snello con i capelli scuri, da poco tagliati sul
collo e sulla nuca. Quelli in cima alla testa erano rimasti lunghi, per fornire
all'assistente di Monsieur Paris una presa migliore di quella fornita dalle
piccole orecchie del condannato.
Ferrat sedeva sulla sua branda in mutande e maglietta, strofinando tra il
pollice e l'indice una croce legata a una catenina che gli pendeva dal collo.
La camicia e i pantaloni erano sistemati con cura su una sedia, come se una
persona in carne e ossa ci fosse stata seduta e fosse evaporata fuori dei ve-
stiti. Le scarpe erano allineate sotto il risvolto dei pantaloni. Ferrat ud
Hannibal, ma non lo guard.
Signor Louis Ferrat buongiorno disse Hannibal.
Il signor Ferrat uscito dalla cella disse il condannato. Io lo rappre-
sento. Che cosa vuole?
Hannibal esamin i vestiti senza muovere gli occhi. Vorrei chiedergli
di donare il proprio corpo alla facolt di medicina, per la scienza. Sar trat-
tato con grande rispetto.
Lei si prender il suo corpo comunque, lo trasciner via.
Non posso e non vorrei prendere il suo corpo senza la sua autorizzazio-
ne. N tanto meno trascinarlo via.
Ah, ecco il mio cliente disse Ferrat. Volt le spalle a Harmibal e con-
fer a bassa voce con i vestiti come se fossero appena entrati nella cella e si
fossero accomodati sulla sedia. Poi si avvicin alle sbarre. Vuole sapere
perch dovrebbe darglielo.
Quindicimila franchi per i suoi parenti.
Ferrat si volt verso i vestiti e poi di nuovo verso Hannibal. Il signor
Ferrat dice: "Al diavolo i miei parenti. Tendono la mano e io ci cago so-
pra". Ferrat abbass la voce e prosegu: Perdoni il linguaggio... scon-
volto, e la gravit della questione richiede che io riferisca con esattezza le
sue parole.
Capisco perfettamente rispose Hannibal. Pensa che gli piacerebbe
devolvere il compenso a una causa che la sua famiglia disprezza? Sarebbe
una soddisfazione per lui, signor...?
Mi pu chiamare Louis... Il signor Ferrat e io abbiamo lo stesso nome
di battesimo. No. Credo che lui sia molto risoluto. Il signor Ferrat vive in
qualche modo lontano da s. Dice di avere pochissima influenza su di s.
Capisco. Non il solo.
Faccio fatica a immaginare come lei possa capire, poco pi che un
rag... poco pi che uno studente.
Allora mi pu aiutare. Ogni studente alla facolt di medicina scrive una
lettera personale di ringraziamento al donatore con cui ha a che fare. Co-
noscendo il signor Ferrat cos bene, potrebbe aiutarmi a scrivere una lettera
del genere? Nel caso in cui decidesse favorevolmente?
Ferrat si strofin il volto. Le sue dita sembravano avere delle nocche in
pi dove erano state rotte e mal sistemate anni prima.
Chi altri la leggerebbe, a parte lo stesso signor Ferrat?
Sarebbe affissa in facolt, se lui lo desidera. Tutti potrebbero vederla,
anche persone importanti e influenti. Potrebbe inviarla a "Le Canard
enchan" per farla pubblicare.
Che genere di cose vorrebbe dire?
Lo descrverei come altruista. Citerei il suo contributo alla scienza, al
popolo francese, alle ricerche mediche che aiuteranno le future generazioni
di bambini.
Non si preoccupi dei bambini. Li lasci fuori.
Hannibal scrisse in fretta alcune righe sul suo quaderno di appunti.
Pensa che questo sia sufficientemente rispettoso? Tenne il quaderno ab-
bastanza alto perch Louis Ferrat potesse guardarlo, in modo da valutare al
meglio la lunghezza del suo collo.
Non ha un collo molto lungo. A meno che Monsieur Paris lo tenga bene
per i capelli, non rester granch sotto il suo osso ioide e sar inutile per
una presentazione del triangolo cervicale.
Non dobbiamo dimenticare il suo patriottismo disse Ferrat. Quando
De Gaulle parl per radio da Londra, chi rispose? Fu Ferrat ad andare alle
barricate! Vive la France!
Hannibal osserv come il fervore patriottico gli gonfiasse le arterie della
fronte e gli facesse emergere la giugulare e la carotide nel collo... Una te-
sta perfetta per le iniezioni con il gel colorato.
S, vive la France! esclam Hannibal, raddoppiando gli sforzi. La
nostra lettera dovrebbe metterlo in risalto. Anche se lo chiamano collabo-
razionista, in realt stato un eroe della Resistenza, no?
Certo.
Ha salvato degli aviatori abbattuti, immagino.
In diverse occasioni.
Ha compiuto atti di sabotaggio?
Spesso, e con sprezzo del pericolo.
Ha cercato di proteggere gli ebrei?
Ferrat esit per una frazione di secondo. Senza badare ai rischi che cor-
reva.
Ed stato anche torturato, ha avuto le dita rotte per la causa della Fran-
cia?
Pot ancora usarle per salutare con orgoglio il ritorno di De Gaulle.
Hannibal termin di scarabocchiare. Ho messo gi la lista dei punti
principali, pensa di potergliela mostrare?
Ferrat guard il foglio di carta, toccando ogni punto con l'indice, an-
nuendo, mormorando tra s. Dovrebbe inserire alcune testimonianze di
suoi amici della Resistenza. Gliele posso fornire. Un momento, prego.
Ferrat volt la schiena a Hannibal e si chin vicino ai vestiti. Poi si gir
con decisione.
La risposta del mio cliente : "Merde. Di' a quel fottuto studente che
prima voglio la droga per strofinarmici le gengive e poi firmo". Chiedo
scusa, ma quel che ha detto verbatim et literatim. Ferrat si fece confi-
denziale, chinandosi verso le sbarre. Altri della prigione gli hanno detto
che potrebbe avere del laudano, abbastanza da non sentire la lama. "Sogna-
re per non urlare" come lo descriverei in un'aula di tribunale. La facolt
di medicina di Saint-Pierre d del laudano in cambio del... dell'autorizza-
zione. Voi lo date?
Verr a trovarla di nuovo con la risposta per lui.
Non aspetterei a lungo disse Ferrat. Verranno anche da Saint-Pierre.
Alz la voce e attacc le mani al collo della sua maglietta come avrebbe
afferrato il panciotto durante un discorso pubblico. Sono autorizzato a
negoziare per conto suo anche con Saint-Pierre. Poi, vicino alle sbarre e
di nuovo quieto: Fra tre giorni il povero Ferrat sar morto, e io sar in lut-
to e senza cliente. Lei uno studente di medicina. Pensa che far male?
Che il signor Ferrat soffrir quando....
Assolutamente no. Il peggio adesso, l'attesa. Ma la cosa in s no,
nemmeno per un attimo. Hannibal stava per andare via, quando Ferrat lo
chiam e lui torn alle sbarre.
Gli studenti non rideranno di lui, delle parti del suo corpo?
Certo che no. Una persona sempre coperta, tranne il punto che og-
getto di studio.
Anche se era... in qualche modo unico?
In che senso?
Anche se aveva, diciamo, delle parti infantili?
una circostanza comune e non mai, ripeto mai, occasione per fare
dell'umorismo rispose Hannibal. C' un candidato per il museo di anato-
mia, dove i donatori non sono registrati.
I colpi del martello del boia causarono come una contrazione nell'angolo
dell'occhio di Louis Ferrat mentre tornava a sedersi sulla sua branda, con
la mano sulla manica del suo compagno, i vestiti. Hannibal lo vide imma-
ginare l'insieme dei componenti: l'intelaiatura piazzata al suo posto, il filo
della lama protetto da un pezzo di gomma e, sotto, il contenitore.
Di colpo, vedendolo nella sua mente, Hannibal si rese conto di che cos'e-
ra il contenitore. Era una vasca da bagno da bambino. Come una lama in
caduta la mente di Hannibal tronc via di netto quel pensiero e, nel silen-
zio che segu, l'angoscia di Louis gli divenne familiare come le vene del
suo volto o le arterie del proprio.
Gli porter il laudano disse Hannibal. In mancanza avrebbe potuto
comprargli un po' di oppio.
Mi dia la scheda per il consenso. La riprender quando porter la dro-
ga.
Hannibal guard Louis Ferrat, osservando il suo volto attentamente co-
me aveva fatto con il collo, sentendogli addosso l'odore della paura, e dis-
se: Louis, una considerazione per il suo cliente. Tutte le guerre, tutte le
sofferenze e il male accaduti nei secoli prima di lui, prima della sua esi-
stenza, quanto lo preoccupano?.
Nulla.
E allora perch dovrebbe preoccuparsi di qualcosa dopo la sua morte?
un sonno senza tormento. La differenza che non si sveglier.
37

Le tavole originali delle incisioni del grande atlante di anatomia di Vesa-


lio De humani corporis fabrica rimasero distrutti a Monaco durante la Se-
conda guerra mondiale. Per il professor Dumas le incisioni erano reliquie
sacre e nel suo dolore pieno di rabbia gli venne l'ispirazione di mettere a
punto un nuovo atlante. Sarebbe stato il migliore di tutti quelli che erano
succeduti a Vesalio nei quattrocento anni dal De humani corporis fabrica.
Dumas riteneva che i disegni fossero superiori alle fotografie nell'illu-
strare l'anatomia, ed essenziali nello spiegare radiografie poco chiare. Il
professor Dumas era un anatomista di grande valore, ma non un artista. Per
sua immensa fortuna, aveva visto il disegno di una rana fatto da Hannibal
Lecter a scuola, ne aveva seguito i progressi e gli aveva assicurato un per-
corso di studi in medicina.
Era sera nel laboratorio. Durante la sua lezione quotidiana il professor
Dumas aveva sezionato l'orecchio interno lasciandolo a Hannibal, che a-
desso stava disegnando le ossa della coclea su una lavagna a ingrandi-
mento 5x.
Il campanello notturno suon. Hannibal stava aspettando una consegna
da Fresnes. Prese una barella e la spinse lungo il corridoio verso l'entrata
secondaria. Una ruota cigolava sul pavimento di pietra e lui si ripromise di
aggiustarla.
Accanto al corpo c'era l'ispettore Popil. Due addetti dell'ambulanza tra-
sferirono il fardello che penzolava e perdeva sangue dalla loro barella a
quella di Hannibal e se ne andarono.
Lady Murasaki una volta aveva notato, con disappunto di Hannibal, che
Popil assomigliava al prestante attore Louis Jourdan.
Buonasera, ispettore.
Vorrei parlarle disse Popil, che non assomigliava affatto a Louis Jour-
dan.
Le dispiace se continuo a lavorare mentre parliamo?
No
Venga, allora. Hannibal spinse la barella in corridoio, facendo ancora
pi rumore. Doveva essere il supporto di una ruota.
Popil tenne aperta la porta a vento del laboratorio.
Come Hannibal si aspettava, le larghe ferite al petto causate dal plotone
di esecuzione di Fresnes avevano dissanguato il corpo. Era pronto per la
vasca. Quella procedura non era urgente, ma Hannibal era curioso di vede-
re se Popil avrebbe assomigliato ancora meno a Louis Jourdan nella stanza
delle vasche dei cadaveri, e se l'ambiente avrebbe intaccato il suo bell'a-
spetto.
Era un locale con le pareti di cemento a vista, adiacente al laboratorio,
che si raggiungeva tramite una porta a due battenti con guarnizioni di
gomma. Una vasca rotonda di tre metri e mezzo di diametro piena di for-
malina era incassata nel pavimento, con un coperchio di zinco provvisto di
una serie di sportelli incernierati. In un angolo della stanza un inceneritore
bruciava i rifiuti della giornata, nella fattispecie un assortimento di orec-
chie.
Un paranco a catena pendeva sopra la vasca. I cadaveri, etichettati e nu-
merati, ognuno in un'imbragatura, erano assicurati a una sbarra lungo la
circonferenza della vasca. Hannibal fece partire un ventilatore dalle pale
impolverate che era infisso nel muro e apr i pesanti sportelli di metallo.
Etichett il cadavere, lo mise in un'imbragatura, io sollev con il paranco
sopra la vasca e io cal nella formalina.
venuto da Fresnes con lui? domand Hannibal mentre le bollicine
cominciavano a salire.
S.
Ha assistito all'esecuzione?
S.
Perch, ispettore?
Sono stato io ad arrestarlo. Se porto qualcuno in quel posto, assisto.
Una questione di coscienza?
La morte una conseguenza di quello che faccio. Io credo nelle conse-
guenze. Ha promesso il laudano a Louis Ferrat?
Laudano ottenuto legalmente.
Ma non prescritto legalmente.
una pratica comune con un condannato, in cambio dell'autorizzazio-
ne. Sono certo che ne al corrente.
S. Ma non glielo dia.
Ferrat uno dei suoi? Lo preferisce lucido?
S.
Vuole che senta proprio tutto, ispettore? Chieder a Monsieur Paris di
togliere la copertura della ghigliottina perch possa vedere la lama quando
ancora vigile, con la vista non annebbiata?
Le mie ragioni sono solo mie. Quello che lei non far dargli il lauda-
no. Se trover Ferrat sotto la sua influenza, lei non otterr mai una laurea
in medicina in Francia. Faccia attenzione a questo, con la sua vista non an-
nebbiata.
Hannibal not che l'ambiente non creava problemi a Popil. Sent cresce-
re dentro di s il rispetto per quell'uomo.
Popil si volt dall'altra parte per parlare. Sarebbe un peccato, visto che
lei cos promettente. Mi congratulo per i suoi ottimi voti aggiunse. Ha
fatto piacere... La sua famiglia sarebbe stata... ed ... molto orgogliosa.
Buonanotte.
Buonanotte, ispettore. E grazie per i biglietti del teatro.

38

Era sera, a Parigi, cadeva una pioggia leggera e i ciottoli brillavano. I


negozianti, chiudendo per la notte, dirigevano il flusso dell'acqua piovana
nelle canaline di scolo. Il tergicristallo del furgone della facolt di medici-
na era mosso da un collettore a depressione e Hannibal doveva dare gas di
quando in quando per pulire il parabrezza durante il breve tragitto verso la
prigione della Sant.
Entr nel cortile attraverso il cancello a marcia indietro, con la pioggia
che gli cadeva fredda sul collo mentre sporgeva la testa fuori dal finestrino
per vedere, dato che il guardiano non era uscito dalla garitta per dargli i-
struzioni.
Nei corridoio principale della Sant l'assistente di Monsieur Paris gli fe-
ce cenno di entrare nella stanza dov'era montata la ghigliottina. L'uomo in-
dossava un grembiule di tela impermeabile e una protezione per il suo
cappello, inoltre aveva messo un paraspruzzi davanti al suo posto di fronte
alla lama, per proteggersi meglio le scarpe e i risvolti dei pantaloni.
Una lunga cesta di vimini rivestita di zinco stava accanto alla ghigliotti-
na, pronta per rovesciarvi dentro il corpo.
Non si usano sacchi di tela qui, ordine del guardiano disse l'assistente.
Deve prendere la cesta e poi restituirla. Ci sta nel furgone?
S.
Vuole misurare meglio?
No.
Allora lo prender tutto insieme. Gli piegheremo in sotto le braccia.
la porta accanto.
In una stanza imbiancata a calce con alte finestre a sbarre Louis Ferrat
era disteso su una barella sotto la luce fredda di una lampadina. La tavola
inclinata, la bascule, della ghigliottina era sotto di lui. Aveva nel braccio
una flebo.
L'ispettore Popil gli stava sopra, parlandogli in tono calmo, scherman-
dogli gli occhi dalla luce con la mano. Il medico della prigione inser una
siringa ipodermica nella flebo e vi iniett una piccola quantit di un liqui-
do chiaro.
Quando Hannibal entr nella stanza, Popil non alz lo sguardo.
Ricorda, Louis disse Popii. Ho bisogno che tu ricordi.
Gii occhi di Louis si girarono e riconobbero subito Hannibal.
Popil a quel punto vide Hannibal e alz una mano per tenerlo indietro.
Poi si abbass vicino al viso sudato di Louis Ferrat. Dimmi.
Ho messo il corpo di Cendrine in due borse. Le ho appesantite con dei
vomeri, e intanto mi tornavano in mente le sue parole di scherno...
Non Cendrine, Louis. Ricorda. Chi ha raccontato a Klaus Barbie dov'e-
rano nascosti i bambini, in modo che potesse spedirli all'Est? Voglio che tu
ricordi.
L'ho chiesto a Cendrine, le ho detto: "Toccalo soltanto", ma lei ha riso
di me e ha cominciato con il ritornello...
No! Non Cendrine url Popil. Chi ha detto ai nazisti dei bambini?
Non riesco a pensarci.
Devi farlo ancora una volta soltanto. Questo ti aiuter a ricordare.
Il dottore iniett una dose maggiore di droga nelle vene di Louis, sfre-
gando il braccio perch entrasse meglio in circolo.
Louis, devi ricordare. Klaus Barbie ha spedito i bambini ad Auschwitz.
Chi gli ha detto dov'erano nascosti? Sei stato tu?
Il volto di Louis era grigio. La Gestapo mi sorprese a falsificare le carte
annonarie disse. Quando mi hanno rotto le dita, ho consegnato loro Par-
dou... che sapeva dov'erano nascosti gli orfani. Ha avuto un sacco di soldi
per questo, e ho mantenuto anche le dita. maggiore a Trent-la-Fort, ora.
Ho assistito, ma non ho fatto nient'altro. Mi guardavano dal retro del ca-
mion.
Pardou. Popil annu. Grazie Louis.
Popil stava per girarsi quando Ferrat gli disse: Ispettore.
S, Louis?
Quando i nazisti hanno messo i bambini nei camion, dov'era la poli-
zia?
Popil chiuse gli occhi per un momento, poi fece segno a una guardia,
che apr la porta della stanza dove sarebbe avvenuta l'esecuzione. Hannibal
pot vedere un prete e Monsieur Paris che stavano in piedi accanto alla
ghigliottina. L'assistente del boia tolse la catenina con il crocifisso dal col-
lo di Louis e gliela mise in mano. Louis guard Hannibal. Sollev la testa
e apr la bocca. Hannibal gli si avvicin e Popil non cerc di fermarlo.
I soldi Louis?
Saint-Sulpice. Non la cassetta dei poveri, quella per le anime del purga-
torio. Dov' la droga?
L'avevo promesso. Hannibal tir fuori una fiala di tintura d'oppio di-
luita che teneva nella tasca della giacca. La guardia e l'assistente del boia
finsero di non vedere. Popil no. Hannibal l'accost alle labbra di Louis e
lui ne ingoi il contenuto, poi fece un cenno verso la sua mano e apr di
nuovo la bocca. Hannibal vi introdusse il crocifisso e la catenina prima che
girassero Louis sulla tavola che lo avrebbe portato sotto la lama.
Hannibal rest a guardare mentre lo portavano via. La lettiga oltrepass
la soglia della stanza della ghigliottina e la guardia chiuse la porta.
Voleva che il crocifisso restasse con la sua testa invece che con il suo
cuore disse Popil. Lei sapeva che cosa voleva, non vero? Cos'altro ha in
comune con Louis?
La curiosit di sapere dov'era la polizia quando i nazisti buttarono i
bambini nei camion. Abbiamo questo in comune.
Popil avrebbe potuto colpirlo, ma poi il momento di tensione pass.
Chiuse il suo taccuino e lasci la stanza.
Hannibal si avvicin subito al medico.
Dottore, cos'era quella droga?
Un misto di sodio thiopental e altri due barbiturici. La Suret lo usa per
gli interrogatori. Spesso fa emergere ricordi repressi nei condannati.
Dobbiamo tenerne conto nel nostro esame del sangue in laboratorio.
Posso averne un campione?
Il dottore gli consegn la fiala. La formula e il dosaggio sono scritti
sull'etichetta.
Dalla stanza accanto arnv un tonfo sordo.
Aspetterei qualche minuto, se fossi in lei disse il medico. Lasciamo
che Louis si assesti.

39

Hannibal era disteso nel suo letto basso nella stanza in soffitta. Le luci
delle candele tremolavano sulle facce che aveva disegnato sulla base dei
suoi sogni e le ombre giocavano sul cranio del gibbone. Fiss lo sguardo
sulle orbite vuote e digrign i denti come per fare un confronto con le zan-
ne dell'animale. Accanto a lui c'era un grammofono con una tromba a for-
ma di giglio. Hannibal aveva un ago nel braccio, attaccato a una siringa i-
podermica riempita con il cocktail di ipnotici usati nell'interrogatorio di
Louis Ferrat.
Mischa, Mischa. Arrivo. Il fuoco sui vestiti di sua madre, le candele
votive sfolgoranti davanti a santa Giovanna. Il sagrestano disse: " ora".
Fece partire il piatto del grammofono e abbass il braccio con la puntina
sul disco di canzoni di bambini. Era graffiato, e il suono metallico e debo-
le, ma lo trafisse.

Sagt, wer mag das Mnnlein sein


Das da steht im Walde allein

Spinse lo stantuffo della siringa per quasi un centimetro e sent la droga


bruciargli nella vena. Si frizion il braccio per far circolare meglio la so-
stanza. Guard fisso nella luce delle candele le facce ispirate dai suoi so-
gni, e cerc di far muovere loro la bocca. Forse avrebbero prima cantato e
quindi pronunciato il proprio nome. Hannibal cant lui stesso, per indurle
a cominciare.
Non pot far muovere le facce pi di quanto potesse aizzare il gibbone.
Ma fu proprio lui a sorridere dietro le zanne, senza labbra, con la mascella
piegata in una smorfia, e allora Occhiblu sorrise, l'espressione confusa si
chiar con un lampo nella mente di Hannibal. E poi l'odore di legna bru-
ciata nel casino di caccia, gli strati di fumo nella stanza fredda, il fiato
mefitico degli uomini che si affollavano intorno a lui e a Mischa accanto
al focolare. Li portarono fuori nella stalla. Stracci di vestiti di bambini,
pieni di macchie e a lui estranei. Non riusciva a udire gli uomini che par-
lavano, n a sentire come si chiamavano l'uno con l'altro, ma poi arriv la
voce distorta dell'Uomo della ciotola che diceva: "Prendi lei, tanto sta per
morire comunque. Lui rimarr freeeesco ancora per un po'". Hannibal lot-
tava e mordeva, ma ora avveniva la cosa che lui non poteva sopportare di
vedere: Mischa tenuta sollevata per le braccia, i piedi sopra la neve in-
sanguinata, che si girava per guardare verso di lui.
"Anniba!!" gridava la sua voce.
Hannibal si tir su a sedere sul letto e con il braccio piegato spinse fino
in fondo lo stantuffo della siringa.
E allora la stalla gir intorno a lui.
"ANNIBA!!"
Hannibal si precipitava correndo verso di loro, la porta della stalla ve-
niva sbattuta contro il suo braccio, le ossa si rompevano. Occhiblu si gi-
rava indietro a raccogliere un ciocco di legna da ardere e lo colpiva sulla
testa. Dal cortile il suono dell'ascia. Poi il buio.
Hannibal si sollev sul letto nella soffitta, la messa a fuoco delle imma-
gini andava e veniva, le facce sembravano galleggiare sul muro.
Era oltre. Oltre la cosa che non poteva guardare, la cosa che non pote-
va udire n rivivere. Si risvegli nel casino di caccia, con il sangue rag-
grumato su un lato della testa e un dolore lancinante al braccio, incatena-
to alla ringhiera del pianerottolo con il tappetino tirato su di s. Tuoni...
no, erano colpi di artiglieria nel bosco. Gli uomini stavano ammassati da-
vanti al caminetto con la borsa di pelle del cuciniere, si toglievano le pia-
strine di riconoscimento, le gettavano nella borsa insieme ai documenti ti-
rati fuori dai portafogli e si infilavano le fasce della Croce Rossa. Poi l'ur-
lo e il lampo di una granata al fosforo che colpiva la carcassa del carro
armato fuori uso, e il casino di caccia che bruciava, bruciava. I criminali
che in fretta uscivano nella notte, verso il loro camion semicingolato, e
sulla porta il cuciniere si ferma. Tenendo la borsa alzata contro il viso per
proteggersi dal calore prende una chiave dalla tasca e la lancia in alio
verso Hannibal proprio nel momento in cui esplode un'altra granata che
non avevano sentito arrivare. Ed ecco che la casa si solleva, il pianerotto-
lo dove steso Hannibal s'inclina e lui scivola contro la ringhiera mentre
le scale precipitano addosso al cuoco. Hannibal sente i capelli che si ar-
ricciano in una lingua di fiamme e poi fuori, con il camion in fuga nella
foresta, i bordi del tappetino che gli bruciano intorno, schegge di granata
che si conficcano nel terreno o gli fischiano vicino. Con un po' di neve
spegne il tappetino in fiamme e arranca, arranca, con il braccio penzolo-
ni.

Un'alba grigia sui tetti di Parigi. Nella soffitta il grammofono si ferma-


to e le candele sgocciolano lentamente. Gli occhi di Hannibal sono aperti.
Le facce sulle pareti sono immobili. Sono di nuovo schizzi fatti con il ges-
setto, semplici fogli di carta che si muovono con gli spifferi d'aria. Il gib-
bone ha assunto di nuovo la sua espressione abituale. Il giorno sta arrivan-
do, ovunque sta sorgendo la luce, una nuova luce dappertutto.
40

Sotto un basso cielo grigio a Vilnius, in Lituania, una koda berlina del-
la polizia svolt nella trafficata ventaragio e in una stretta via nei pressi
dell'universit, suonando il clacson per indurre i passanti a spostarsi e fa-
cendoli imprecare nei loro colletti alzati. Si ferm di fronte a un palazzone
di appartamenti costruito dai russi, la cui bruttezza risaltava anche in un
quartiere di edifici decrepiti. Un uomo alto con l'uniforme della polizia so-
vietica usc dall'auto e scorrendo con il dito lungo una fila di pulsanti,
premette quello a nome "Dortlich".
Il campanello suon in un appartamento al secondo piano dove un uomo
anziano stava disteso a letto, con una quantit di medicine poggiate su un
tavolo accanto a lui. Sopra il letto c'era un orologio a pendolo, dal quale
pendeva sul cuscino una cordicella. Il vecchio era un uomo risoluto, ma di
notte, quando il terrore lo assaliva, poteva tirare la cordicella, udire nel
buio l'orologio battere l'ora e capire cos di non essere ancora morto. La
sua mano minuta si muoveva a scatti. L'uomo fantasticava che la pendola
stesse decidendo il momento della sua morte.
Aveva confuso il campanello con il proprio respiro stridulo. Ud la voce
della domestica alzarsi nell'ingresso e poi la donna fece capolino nella
stanza, i capelli ispidi sotto la cuffia.
Suo figlio, signore.
L'ufficiale Dortlich le pass accanto sfiorandola ed entr.
Ciao, pap.
Non sono ancora morto. troppo presto per venire a rubare. Il vec-
chio trov strano che la rabbia ora fosse tutta nella sua testa e non arrivasse
pi al cuore.
Ti ho portato dei cioccolatini.
Dalli a Bergid quando esci. E non violentarla. La saluto, ufficiale Dor-
tlich.
tardi per comportarti cos. Stai morendo. Sono venuto a vedere se c'
qualcosa che posso fare per te, oltre a provvedere a questo appartamento.
Potresti cambiare nome. Quante volte hai cambiato bandiera?
Abbastanza da restare vivo.
Dortlich indossava l'uniforme verde della polizia di confine sovietica. Si
tolse un guanto e si avvicin al capezzale del padre. Tent di prendergli la
mano, cercandogli il polso con il dito, ma lui spinse via la mano sfregiata
del figlio, la cui vista gli fece inumidire gli occhi. Con uno sforzo il vec-
chio si alz e tocc le medaglie che pendevano sul petto del figlio mentre
era chino sul letto. Tra le decorazioni spiccavano la medaglia al valore del-
la polizia, quella dell'istituto di formazione dei dirigenti dei campi di pri-
gionia e quella di merito del genio pontieri. L'ultima era una forzatura:
Dortlich aveva s costruito alcuni ponti di barche, ma per i nazisti in un
battaglione di lavoro. Eppure aveva una bella faccia tosta e interrogato in
proposito era in grado di reggere il gioco.
Te le hanno tirate fuori da una scatola di cartone?
Non sono venuto per le tue benedizioni, ma per sapere se avevi bisogno
di qualcosa e per salutarti.
gi abbastanza brutto vederti in un'uniforme russa.
Il Ventisettesimo fucilieri disse Dortlich.
Ma era peggio vederti con l'uniforme nazista. Loro hanno ucciso tua
madre.
C'erano molti di noi, non solo io. Cos ho una vita. E tu hai un letto in
cui morire invece di una fogna, hai di che scaldarti. tutto quello che pos-
so fare per te. I treni per la Siberia sono pieni, con la gente che si calpesta e
si caca in testa. Goditi le tue lenzuola pulite.
Grutas era peggiore di te, e lo sapevi. Il vecchio dovette fare una pau-
sa per prendere fiato. Perch lo hai seguito? Vi siete uniti a criminali e
sciacalli, avete rapinato case e spogliato i morti.
Dortlich replic come se non avesse udito le parole di suo padre.
Quando ero piccolo e mi bruciai, ti sedesti accanto al letto e intagliasti la
testiera per me. Fu un regalo, una bella testiera con sopra tutti gli animali,
e ce l'ho ancora. Grazie. Mise i cioccolatini ai piedi del letto dove il vec-
chio non poteva buttarli a terra.
Tornatene alla tua stazione di polizia, tira fuori il mio schedario e scri-
vici sopra "Famiglia sconosciuta" disse il vecchio.
Dortlich prese un foglietto dalla tasca. Se vuoi che ti mandi a casa
quando muori, firma questo e lascialo per me. Bergid far da garante sul-
l'autenticit della tua firma.
Risalito in auto, Dortlich rimase in silenzio finch si trovarono nel traffi-
co della Radvilaites.
Il sergente Svenka al volante offr a Dortlich una sigaretta e gli doman-
d: stata dura vederlo?.
Per fortuna non sono nei suoi panni rispose Dortlich. Quella fottuta
domestica... avrei dovuto andarci quando Bergid era in chiesa. Chiesa...
Rischia la prigione andandoci. Pensa che non lo sappia. Mio padre morir
entro un mese. Lo spedir in nave nella sua citt natale in Svezia. Avremo
forse tre metri cubi a disposizione sotto il corpo. Tre metri proprio un
bello spazio.
Il tenente Dortlich non aveva ancora un ufficio privato, ma poteva usu-
fruire di una scrivania nella stanza comune della stazione di polizia, dove il
prestigio era attestato dalla vicinanza alla stufa. Ora, in primavera, la stufa
era spenta e vi erano impilati sopra dei documenti. Le carte che ingombra-
vano la scrivania di Dortlich erano per il cinquanta per cento inutile buro-
crazia e met di esse avrebbe potuto essere buttata via senza problemi.
C'era scarsa comunicazione trasversale tra i dipartimenti di polizia litua-
ni e quelli delle vicine Lettonia e Polonia. La polizia nei paesi satelliti del-
l'Unione Sovietica era organizzata intorno al Soviet centrale a Mosca come
una ruota con i raggi ma senza cerchione.
Tra le cose che Dortlich doveva controllare c'era la lista arrivata via te-
legrafo degli stranieri che avevano un visto per la Lituania. Dortlich la
confront con il lungo elenco dei ricercati e con quello dei politicamente
sospetti. L'ottavo della lista di coloro che avevano un visto era Hannibal
Lecter, appena diventato membro dell'associazione giovanile del partito
comunista francese.
Dortlich diresse la sua Wartburg due tempi all'Ufficio dei telefoni di Sta-
to, dove lavorava circa una volta al mese. Aspett fuori finch vide Svenka
che entrava per cominciare il suo turno. Poco dopo, con Svenka al quadro
di commutazione del centralino, Dortlich si ritrov da solo in una cabina
telefonica con una linea diretta, per quanto gracchiante, con la Francia.
Mise un rilevatore di intercettazioni sul telefono e osserv l'ago per assicu-
rarsi che nessuno stesse ascoltando la chiamata.

Nel seminterrato di un ristorante vicino a Fontainebleau, in Francia, un


telefono squill nel buio. Suon per cinque minuti prima che qualcuno ri-
spondesse.
Pronto?
Una certa persona dovrebbe rispondere un po' pi in fretta, visto che
sto seduto qui con il culo all'aria. Abbiamo bisogno di una sistemazione in
Svezia, per degli amici che devono ricevere un corpo disse Dortlich. E il
giovane Lecter sta tornando. Ha un visto da studente come membro della
Giovent per la rinascita del comunismo.
Chi?
Pensaci. Ne abbiamo discusso l'ultima volta che abbiamo cenato insie-
me disse Dortlich. Scopo della visita: "catalogare per il popolo la biblio-
teca del castello Lecter". uno scherzo, i russi con i libri si puliscono il
culo. Potremmo avere bisogno di fare qualcosa di definitivo. Sai con chi
parlare.

41

A nordovest di Vilnius, vicino al fiume Neris, ci sono le rovine di una


vecchia centrale elettrica, la prima nella regione. In tempi pi felici forniva
una modesta quantit d'energia alla citt, ad alcune segherie e a un'officina
meccanica lungo il fiume. Funzionava in ogni condizione di tempo, dato
che poteva essere rifornita di carbone polacco da un binario a scartamento
ridotto o da una chiatta lungo il fiume.
La Luftwaffe l'aveva bombardata a tappeto nei primi cinque giorni del-
l'invasione tedesca. Con l'avvento delle nuove linee di trasmissione sovie-
tiche, non era mai stata ricostruita.
La strada verso la centrale era interrotta da una catena chiusa con un luc-
chetto tra due pali di cemento. Il lucchetto era arrugginito fuori, ma ben o-
liato dentro. Un cartello in russo, lituano e polacco diceva: TERRENO
MINATO - VIETATO L'INGRESSO.
Dortlich scese dal camion e fece cadere la catena a terra. Il sergente
Svenka prosegu al volante. La ghiaia era coperta qua e l da erbacce che
frusciavano sotto il camion.
Svenka disse: Qui dove tutta la banda....
S tagli corto Dortlich.
Pensi che ci siano davvero delle mine?
No. E se mi sbaglio tienilo per te rispose Dortlich. Non era nel suo ca-
rattere dare confidenza, e il fatto di aver bisogno dell'aiuto di Svenka lo
rendeva irritabile.
Vicino ai ruderi anneriti della centrale elettrica c'era un capannone.
Accosta laggi vicino a quei cespugli e togli la catena dal bagagliaio
disse Dortlich.
Dortlich leg la catena alla barra da traino del camion, scuotendola per
sistemarne gli anelli. Sradic dei cespugli per trovare l'anello di una piatta-
forma di legno e, legatavi la catena, fece avanzare il camion finch la piat-
taforma si mosse abbastanza da rivelare la porta di metallo di un rifugio
antibombardamento.
Dopo l'ultimo raid aereo, i tedeschi lanciarono dei paracadutisti per
controllare il passaggio del Neris spieg Dortlich. La squadra della cen-
trale aveva trovato riparo qui dentro. Un paracadutista buss alla porta e
quando aprirono lanci dentro una granata al fosforo. Fu difficile da pulire.
Ci vuole un po' per abituarsi. Mentre parlava, Dortlich apr i tre lucchetti
che assicuravano la porta.
La spalanc e lo sbuffo d'aria stantia che colp la faccia di Svenka aveva
un sottofondo di bruciato. Dortlich accese la sua torcia e scese le ripide
scale di metallo. Svenka fece un respiro profondo e lo segu.
L'interno era imbiancato a calce e c'erano file di scaffali di legno grezzo
colmi di opere d'arte, icone avvolte in stracci, file intere di contenitori tu-
bolari in alluminio, tutti numerati, con i coperchi sigillati a cera. In fondo
al locale c'erano cornici vuote, alcune con i chiodi strappati, altre con logo-
ri resti della tela che era stata tagliata via dalla cornice.
Porta tutto su quello scaffale, e le cose che stanno in piedi mettile lag-
gi ordin Dortlich. Riun alcuni fagotti di tela impermeabile e condusse
Svenka al capannone. Dentro, appoggiata su un tavolo, c'era una bara in
quercia intagliata con il simbolo dell'Associazione dei portuali di Klaipeda.
La bara aveva tutt'intorno un motivo decorativo e la met inferiore era di
colore pi scuro, come la linea di galleggiamento nello scafo di una barca.
la barca dell'anima di mio padre disse Dortlich. Portami quella sca-
tola di scarti di cotone. L'importante non farla sbatacchiare.
Se sbatacchia penseranno che siano le sue ossa comment Svenka.
Dortlich gli diede un ceffone sulla bocca. Mostra un po' di rispetto.
Dammi il cacciavite.

42

Hannibal Lecter abbass il finestrino sporco dello scompartimento per


guardare fuori, mentre il treno passava serpeggiando attraverso le alte file
di tigli e pini ai lati dei binari, e finalmente, a una distanza di circa un chi-
lometro, vide le torri del castello Lecter. Due chilometri pi in l il treno,
stridendo e ansimando, si ferm alla stazione di rifornimento d'acqua di
Dubrunst.
Alcuni soldati e un gruppo di operai scesero per urinare sulla massiccia-
ta. Un rimprovero secco del capotreno li indusse a voltare la schiena ai
passeggeri. Hannibal scese con loro, zaino in spalla. Quando il capotreno
torn a bordo, Hannibal s'infil in mezzo al bosco. Aveva strappato una
pagina di giornale mentre se ne andava, nel caso il secondo capotreno lo
avesse visto dall'alto della cisterna. Aspett tra gli alberi di sentire il rumo-
re della locomotiva a vapore che si allontanava. Adesso era solo nella quie-
te del bosco. Era stanco, ma pieno di coraggio.
Quando aveva sei anni, Berndt lo aveva portato su per le scale a chioc-
ciola della cisterna e lo aveva lasciato sporgere oltre il bordo coperto di
muschio, sopra l'acqua che rifletteva un cerchio di cielo. C'era anche una
scaletta che portava dentro. Berndt aveva l'abitudine di andarci a nuotare
con una ragazza del villaggio tutte le volte che si presentava l'occasione.
Berndt era morto l, nel bosco, e probabilmente anche la ragazza era mor-
ta.
Hannibal fece un bagno veloce e poi il bucato. Pens a Lady Murasaki
nell'acqua, pens di poter nuotare con lei nella cisterna... Ritorn a cam-
minare lungo la ferrovia, nascondendosi tra gli alberi solo una volta quan-
do ud il rumore di un carrello che arrivava lungo i binari. Due muscolosi
magiari spingevano con forza sulle maniglie, con la camicia legata alla
cintola.
A un chilometro dal castello una nuova linea elettrica sovietica attraver-
sava i binari. Le avevano aperto la strada in mezzo ai boschi con i bulldo-
zer. Hannibal sent l'elettricit statica mentre passava sotto i cavi dell'alta
tensione e gli si drizzarono i peli sulle braccia. Cammin abbastanza lon-
tano dalle linee elettriche e dai binari perch la bussola del binocolo si rias-
sestasse. Da l c'erano due vie per arrivare al casino di caccia, ammesso
che ci fosse ancora. La linea elettrica correva fino a un punto lontano dalla
vista e, continuando in quella direzione, sarebbe dovuta passare a pochi
chilometri di distanza.
Prese una razione dell'esercito americano dallo zaino, butt va le siga-
rette ingiallite e mangi la carne in scatola, riflettendo. Le scale che si ab-
battevano sul cuoco, il legno che crollava.
Il casino di caccia poteva non esserci pi del tutto. Se c'era ancora e vi
era rimasto qualcosa voleva dire che gli sciacalli non erano riusciti a
smuovere i detriti pi pesanti. Per fare quello che loro non avevano potuto
fare gli serviva energia. Al castello, dunque.
Poco prima del crepuscolo Hannibal si avvicin al castello Lecter dal
bosco. Guardandolo non prov particolari emozioni. Non salutare vedere
la casa dell'infanzia, ma pu aiutare a misurare le proprie ferite, a confron-
tarsi con il come e il perch, ammesso che uno abbia voglia di farlo.
Hannibal vide la massa scura del castello contro la luce fioca a ovest,
piatto come il quello di cartone dove vivevano le bambole di cartapesta di
Mischa. Ma quel castello di cartone incombeva dentro di lui pi di quello
di pietra che aveva davanti agli occhi. Le bambole di cartapesta si accar-
tocciano quando bruciano. Il fuoco sui vestiti di sua madre.
Dagli alberi dietro la scuderia poteva udire il vocio della cena e gli orfa-
ni che cantavano L'Internazionale. Una volpe ulul tra gli alberi dietro di
lui.
Un uomo con gli stivali infangati lasci la scuderia con vanga e secchio
in mano e attravers l'orto. Si sedette sulla Ravenstone per togliersi gli sti-
vali ed entr in cucina.
Il cuoco era seduto sulla Ravenstone, disse Berndt. Gli spararono per-
ch era ebreo e lui sput sull'Hiwi che gli aveva sparato. Berndt non disse
mai il nome dell'Hiwi. "Meglio che tu non sappia quando lo sistemer do-
po la guerra" aveva detto, stringendosi forte le mani.
Adesso era tutto buio. C'era corrente elettrica almeno in una parte del
vecchio castello Lecter. Quando vide la luce accesa nell'ufficio del diretto-
re dell'orfanotrofio, Hannibal estrasse il binocolo. Poteva vedere attraverso
i vetri che il soffitto con gli affreschi italiani di sua madre era stato coperto
da una mano di vernice bianca d'impronta stalinista, per nascondere le fi-
gure mitologiche di sapore borghese che vi erano dipinte. Di l a poco lo
stesso direttore apparve alla finestra con un bicchiere in mano. Era appe-
santito e curvo. Il capo sorvegliante apparve dietro di lui e gli pose una
mano sulla spalla. Il direttore si allontan dalla finestra e dopo alcuni i-
stanti la luce si spense.
Nuvole frastagliate passarono davanti alla luna e la loro sagoma sal
lungo la merlatura scivolando sul tetto. Hannibal aspett un'altra mezz'ora.
Poi, muovendosi nell'ombra di una nuvola, and verso la scuderia. Poteva
sentire il cavallo che russava nel buio.
Cesar si svegli ed emise un nitrito, voltando subito la testa per vedere
chi entrava nel box. Hannibal gli soffi sul muso e gli gratt il collo.
Svegliati, Cesar gli disse all'orecchio, che fremette contro il suo viso.
Dovette mettersi un dito sotto il naso per non starnutire. Poi, con la mano a
coppa sulla torcia, guard il cavallo. Il manto era ben strigliato e gli zocco-
li sembravano a posto. Doveva avere tredici anni, ormai, essendo nato
quando Hannibal ne aveva cinque. Hai solo messo su un centinaio di chi-
li aggiunse. Cesar gli diede una spinta amichevole con il muso e Hannibal
dovette appoggiarsi contro la parete del box. Mise al cavallo un collare
imbottito, le briglie e una bardatura da tiro, e gli strinse i finimenti. Gli ap-
pese al collo la sacca della biada e Cesar mosse subito la testa nel tentativo
di infilarci il muso.
Hannibal and al capanno in cui era stato rinchiuso da ragazzino e prese
un rotolo di fune, alcuni attrezzi e una lanterna. Non c'erano luci nel castel-
lo. Quindi port il cavallo fuori sulla ghiaia e poi sul terreno soffice, verso
la foresta, in direzione della luna.
Non ci fu alcun segnale d'allarme dal castello. Osservando dalla cima
merlata della torre occidentale, il sergente Svenka alz il ricevitore della
radio da campo che aveva trasportato per duecento gradini.

43

Al limitare del bosco un grande albero era stato messo di traverso sul
sentiero. Un cartello diceva in russo: PERICOLO - MINE INESPLOSE.
Hannibal dovette guidare il cavallo intorno all'albero caduto e in mezzo
alla foresta della sua infanzia. La luce pallida della luna che filtrava attra-
verso il manto della vegetazione creava macchie grigie sul sentiero coperto
di erbe. Cesar procedeva con cautela nel buio. Hannibal accese la lanterna
solo quando furono ben dentro il bosco. Camminava davanti, con i grossi
zoccoli del cavallo che calpestavano l'estremit del fascio della luce della
lanterna. Accanto al sentiero la testa di un femore umano sbuc dal terreno
come un fungo.
Ogni tanto Hannibal parlava al cavallo: Per quante estati hai percorso
questo sentiero con il carro, Cesar? Con Mischa, me, la tata e il signor Ja-
kov?
Tre ore di cammino fra le erbacce li condussero al margine della radura.
Il casino di caccia era ancora l, per fortuna, e a Hannibal non apparve
cos cadente. Non era piatto come il castello, incombeva proprio come nei
suoi sogni. Hannibal si ferm al limitare del bosco e guard fisso nel punto
dove le bambole di cartapesta sembravano accartocciarsi ancora nel fuoco.
L'edificio era mezzo bruciato, alcune parti di tetto erano cadute, ma i muri
di pietra avevano impedito il crollo totale. Lo spiazzo era ricoperto di er-
bacce e cespugli ad altezza d'uomo.
Il carro armato incendiatosi di fronte al casino di caccia era ricoperto di
vite, con un tralcio che pendeva dal cannone, mentre la coda dello Stuka
abbattuto spuntava fuori dall'erba come una vela. Non c'erano sentieri nella
vegetazione. I tutori per le piante rampicanti del giardino svettavano anco-
ra al di sopra delle erbacce.
L, nell'orto, la tata mise la vasca da lagno di Mischa, e quando il sole
ebbe scaldato l'acqua, Mischa si sedette dentro e agit le mani verso le
bianche cavolaie che le volavano intorno. Una volta lui recise il gambo di
una melanzana e gliela diede perch Mischa ne amava il colore, il suo vio-
la nel sole, e la sorella strinse fra le mani la calda melanzana.
Il prato di fronte all'ingresso non era calpestato, c'erano cumuli di foglie
sui gradini e davanti alla porta. Hannibal osserv il casino di caccia mentre
la luna si spostava lenta nel cielo.
Tempo... era giunto il tempo. Hannibal venne fuori dal riparo degli albe-
ri portando il cavallo alla luce della luna. And alla pompa, le vers sopra
un po' d'acqua da un otre di pelle per sbloccarne il meccanismo e pomp
fino a quando il sifone cigolante tir su acqua fredda dal terreno. L'annus
e l'assaggi, poi ne diede a Cesar, che bevve pi di quattro litri e mangi
due manciate di biada dalla sacca. Il rumore della pompa si diffuse nei bo-
schi. Un gufo grid e Cesar orient le orecchie in direzione del suono.

A un centinaio di metri, tra gli alberi, Dortlich ud il rumore della pompa


e ne approfitt per avvicinarsi. Riusc a sporgersi tra le alte felci, ma i suoi
passi scricchiolarono sulle ghiande. Si raggel quando il silenzio scese nel-
la radura, e poi ud l'uccello gridare da qualche parte tra lui e il casino di
caccia, per poi volare via, con le ali tese mentre se ne andava nel groviglio
di rami senza emettere un suono.
Dortlich sent freddo e si alz il bavero. Si sedette tra le felci, in attesa.
Hannibal guardava il casino di caccia. Tutte le finestre erano rotte e i lo-
ro buchi scuri lo stavano fissando come le orbite vuote nel cranio del gib-
bone. Con la struttura mutata dopo il crollo, e un'altezza apparentemente
diversa per via della vegetazione cresciutagli intorno, il casino di caccia
della sua infanzia divenne il capanno buio dei suoi sogni. Si avvicin at-
traverso Il giardino incolto.
Laggi era distesa sua madre con il vestito in fiamme. In seguito lui le
aveva messo la mano sul petto ed era duro e raggelato. Laggi c'era
Berndt, e l il cervello del signor Jakov congelato nella neve tra le pagine
sparse. Suo padre riverso vicino ai gradini, morto per sua decisione.
Ma sul terreno non c'era pi nulla.
La porta d'ingresso del casino di caccia era a pezzi, sorretta da un solo
cardine. Hannibal sal i gradini e si spinse nell'oscurit. All'interno qualco-
sa di piccolo sgattaiol via per nascondersi. Lui tenne la lanterna alzata
davanti a s ed entr.
La stanza era in parte carbonizzata, mezza aperta verso il cielo. Le scale
erano distrutte in prossimit del pianerottolo e le travi del tetto vi erano
cadute sopra. Il tavolo era spezzato in due tronconi. In un angolo il piccolo
pianoforte giaceva su un lato, con i tasti d'avorio che sembravano denti
nella luce fioca. C'erano dei graffiti in russo sul muro: "Al diavolo il piano
quinquennale" e "Il capitano Grenko ha il culo grosso". Due animaletti sal-
tarono fuori dalla finestra.
La stanza oppresse Hannibal con il suo silenzio. Come per sfida, lui fece
un gran fracasso con il suo grimaldello, liberando la parte superiore della
grossa stufa per appoggiarvi la lanterna. I fornelli erano scoperchiati e
mancavano le piastre estraibili, forse portate via dai ladri insieme alle pen-
tole per usarle sul fuoco da bivacco.
Muovendosi alla luce della lanterna, Hannibal tolse gran parte dei detriti
intorno alla scala. Il resto era coperto dalle grosse travi di legno del tetto,
un cumulo carbonizzato di giganteschi stuzzicadenti.
L'alba entr dalle finestre vuote mentre stava ancora lavorando, e gli oc-
chi di un trofeo di caccia bruciacchiato appeso al muro catturarono il bar-
lume rossastro del sole che sorgeva.
Hannibal studi la catasta di legna per alcuni minuti, fece due giri di fu-
ne intorno a una trave al centro e srotol la corda indietreggiando oltre la
porta.
Svegli Cesar, che un po' pisolava un po' brucava l'erba. Lo fece cam-
minare per qualche minuto per sciogliergli i muscoli. Una pesante rugiada
che gli inzupp i pantaloni scintillava sull'erba e copriva come un sudore
freddo la fusoliera in alluminio dello Stuka. Nella luce del giorno Hannibal
vide che una vite era nata dentro l'abitacolo dell'aereo, come fosse una ser-
ra, con grandi foglie e nuovi viticci. Il pilota era ancora dentro, con dietro
il mitragliere, e la vite gli era cresciuta intorno e attraverso, avvolgendosi
in spire tra le costole e nel cranio.
Hannibal leg la corda alla bardatura di Cesar e lo fece avanzare finch
il collo e il petto del cavallo sentirono il carico. Poi fece schioccare le dita
vicino al suo orecchio, un suono che risaliva alla sua infanzia. Cesar si tese
in avanti sotto il peso, i muscoli gli si tesero e inizi ad avanzare. Si ud un
fracasso e un tonfo dall'interno del casino di caccia. Dalle finestre uscirono
fuliggine e cenere, che volarono nel bosco come uno sciame scuro.
Hannibal diede un buffetto al cavallo. Senza aspettare che la polvere si
depositasse, si mise un fazzoletto sul viso e and dentro il casino di caccia,
arrampicandosi sulla catasta di detriti che aveva fatto crollare, tossendo e
tirando per liberare la corda e legarla di nuovo. Altre due manovre simili e
i detriti pi pesanti furono rimossi dall'alto strato di macerie dove le scale
erano crollate. Hannibal leg Cesar e con un grimaldello e una pala scav
tra le macerie, buttando pezzi rotti di mobilio, cuscini bruciacchiati, un
contenitore termico di sughero. Tir fuori dalla catasta un trofeo con una
testa di cinghiale bruciata.
Ud la voce di sua madre: "Perle ai porci".
La testa del cinghiale tintinn quando lui la scosse. Hannibal afferr la
lingua dell'animale, tir e quella usc con il suo meccanismo di arresto. Poi
abbass il naso e ne uscirono i gioielli di sua madre, che caddero sopra la
stufa. Non si ferm a esaminarli, ma ricominci subito a scavare.
Quando vide la vasca da bagno di Mischa, l'estremit di rame con il suo
manico decorato, si ferm e si alz in piedi. La stanza ondeggi per un
momento e lui dovette aggrapparsi al freddo angolo della stufa, appog-
giando la fronte contro il ferro. Poi usc all'aperto e torn con metri e metri
di tralci di vite. Senza guardare nella vasca le attorcigli la vite intorno e la
sistem sulla stufa, ma non potendone sopportare la vista la port fuori e
l'appoggi sul carro armato.
Il chiasso prodotto da Hannibal facilit l'avanzata di Dortlich. Protetto
dall'oscurit del bosco, ricorreva ogni tanto al suo binocolo da campo,
guardando solo quando sentiva il rumore prodotto da tanto scavare e rovi-
stare.
Hannibal con la pala colp e tir fuori una mano scheletrita e poi il te-
schio del cuciniere. Con il suo "sorriso" lo scheletro rappresentava una
buona notizia: il dente d'oro dimostrava che gli sciacalli non erano arrivati
fin l. E infatti trov, ancora stretta fra le ossa del braccio, la borsa di pelle.
Hannibal la prese e la port alla stufa. Il contenuto tintinn sul ferro men-
tre tirava fuori un assortimento di collari militari in ottone, mostrine e in-
segne delle SS, aquile in alluminio della polizia lituana, colletti dell'Eserci-
to della salvezza e infine sei piastrine di riconoscimento in acciaio inossi-
dabile.
La prima era quella di Dortlich.

Cesar notava due tipi di cose nelle mani degli uomini: il primo erano
mele e sacche di biada, il secondo fruste e bastoni. Non sopportava di esse-
re avvicinato con un bastone in mano, perch da puledro era stato cacciato
dall'orto da un cuoco infuriato quando era un puledro. Se Dortlich non a-
vesse avuto in mano un manganello quando usc dagli alberi, Cesar l'a-
vrebbe forse ignorato. Ma cos il cavallo sbuff e fece qualche passo di la-
to, trascinando la corda lungo gli scalini del casino di caccia, e si volt per
affrontare l'uomo.
Dortlich arretr fra gli alberi e spar nel bosco. Si allontan di un centi-
naio di metri, in mezzo alle felci che gli arrivavano fino al petto, bagnate
di rugiada, e lontano dalla vista delle finestre vuote. Estrasse la pistola e
mise una pallottola in canna. Una latrina vittoriana con vistosi ornamenti
sotto il cornicione si trovava a circa quaranta metri dietro il casino di cac-
cia, coperta dal timo piantato un tempo sullo stretto sentiero, cresciuto alto
e selvaggio, e dalle siepi aggrovigliate che la nascondevano alla vista. Dor-
tlich pot a malapena farsi largo, con rami e foglie che gli sfregavano il
collo, ma la siepe non oppose resistenza. Con il manganello in una mano e
la pistola nell'altra, avanz lentamente verso una finestra laterale del ca-
sino di caccia, quando una pala lo colp di taglio sulla colonna vertebrale
facendogli piegare le gambe. Spar un colpo a terra mentre cadeva e la pa-
la lo colpiva di piatto sul cranio con un rumore sordo. Vide solo l'erba da-
vanti al proprio volto prima del buio.

Un canto di uccelli tra gli alberi e la luce dorata del sole del mattino, sul-
l'erba alta piegata dove erano passati Hannibal e Cesar.
Hannibal si appoggi contro il carro armato bruciato, con gli occhi chiu-
si, per circa cinque minuti. Ritorn alla vasca da bagno e rimosse i tralci di
vite con il dito, abbastanza per vedervi dentro i resti di Mischa. Fu quasi di
conforto per lui notare che aveva tutti i suoi dentini da bambina... questo
scacciava una delle sue tremende visioni. Tolse una foglia d'alloro dalla
vasca e la butt via.
Dai gioielli sulla stufa scelse una spilla che ricordava di aver visto sul
petto di sua madre, una fila di diamanti che formava un anello di Mbius.
Prese un nastro da un cammeo e mise la spilla l dove Mischa usava indos-
sare un nastro nei capelli.
In una collinetta davanti al casino di caccia, affacciata a est, scav una
fossa e la foder di tutti i fiori di campo che riusc a trovare. Vi pose den-
tro la vasca e la copr con alcune tegole del tetto.
Rimase in piedi accanto alla tomba. Al suono della voce di Hannibal,
Cesar alz la testa dal prato dove stava brucando.
Mischa, ci conforta sapere che non esiste alcun Dio. Che tu non sei
schiava in un paradiso, costretta a baciare il culo di Dio per sempre. Ci
che hai meglio del paradiso, un felice oblio. Sento la tua mancanza o-
gni giorno.
Hannibal riemp la tomba e compatt la terra con la mano. Copr il tu-
mulo con aghi di pino, foglie e ramoscelli finch apparve uguale al terreno
circostante del bosco.
In una piccola radura a qualche distanza dalla tomba, Dortlich sedeva
imbavagliato e legato a un albero. Hannibal e Cesar lo raggiunsero.
Accovacciandosi, Hannibal esamin il contenuto dello zaino di Dortlich.
Una mappa, le chiavi di un'automobile, un apriscatole militare, un san-
dwich avvolto nella carta oleata, una mela, un paio di calze di ricambio, un
portafoglio. Dal portafoglio tir fuori un documento d'identit che confron-
t con le piastrine trovate nel casino di caccia.
Herr... Dortlich. A nome mio personale e della mia ex famiglia, voglio
ringraziarti per essere venuto fin qui oggi. Per noi, e per me in particolare,
la sua presenza significa molto. Sono felice di avere questa opportunit di
parlare seriamente con te del fatto che vi siete mangiati mia sorella.
Gli tir via il bavaglio e Dortlich parl immediatamente.
Sono un poliziotto e vengo dalla citt. Ci avevano informato che il ca-
vallo era stato rubato disse. l'unica cosa che voglio: avvertirla di ripor-
tare il cavallo. E dimenticheremo questa storia.
Hannibal scosse la testa. Mi ricordo il tuo viso. L'ho visto tante volte. E
la tua mano su di noi con quelle dita palmate, mentre ci tastavi per sentire
chi era pi grasso. Ti ricordi la vasca che bolliva sulla stufa?
No. Della guerra ricordo soltanto di aver avuto freddo.
Avevi in mente di mangiare me, oggi, Herr Dortlich? Ecco qui il tuo
pranzo. Hannibal esamin il contenuto del sandwich. Quanta maionese,
Herr Dortlich!
Verranno a cercarmi molto presto disse l'uomo.
Ci hai palpato le braccia. Hannibal gli tast il braccio. Ci hai palpato
le guance prosegu, dandogli un pizzicotto sulla guancia. Ti chiamo
"Herr", ma tu non sei tedesco, vero? N lituano, n russo. Tu sei cittadino
di te stesso... un cittadino di Dortlich. Sai dove sono gli altri? Sei in contat-
to con loro?
Morti. Sono tutti morti in guerra.
Hannibal gli sorrise e sleg l'involto fatto con il suo fazzoletto: era pieno
di funghi. A Parigi le spugnole costano cento franchi all'etto, e queste
crescevano su un tronco! Si alz e si avvicin al cavallo.
Dortlich si dimen nel momento in cui l'attenzione di Hannibal era rivol-
ta altrove.
C'era un rotolo di corda sulla groppa di Cesar. Hannibal attacc il capo
libero ai tiranti della bardatura, poi srotol la corda e port l'altro capo, le-
gato a formare un cappio, verso Dortlich. Apr il sandwich e ingrass la
corda con la maionese, mettendone un bel po' anche sul collo dell'uomo.
Cercando di divincolarsi, Dortlich grid: Uno rimasto vivo! In Cana-
da... Grentz... Guarda la piastrina. Potrei testimoniare.
Su che cosa, Herr Dortlich?
Su quello che hai detto. Non vero, ma giurer che l'ho visto.
Hannibal sistem il cappio intorno al collo di Dortlich e lo guard in
faccia. Ti sembro arrabbiato con te? Ritorn al cavallo.
l'unico, Grentz... fuggito su una barca di rifugiati da Bremerha-
ven... Posso giurarlo...
Bene, allora vuoi cantare?
S, canter.
Allora cantiamo per Mischa, Herr Dortlich. Conosci questa canzone, a
Mischa piaceva. Fece voltare Cesar in modo che desse la groppa a Dor-
tlich. Non voglio che tu veda disse in un orecchio al cavallo, e cominci
a cantare.
Ein Mnnlein steht im Walde ganz still und stumm... Fece uno schioc-
co nelle orecchie di Cesar e gli cammin davanti. Canta per divertimento,
Herr Dortlich. Es hat von lauter Purpur ein Mntlcin um.
Dortlich gir il collo da un lato all'altro nel cappio unto di grasso, guar-
dando la corda che giaceva nel prato.
Non stai cantando, Herr Dortlich.
Dortlich apr la bocca e cominci in un grido stonato: Sagt, wer mag
das Mnnlein sein....
E a questo punto stavano cantando insieme: Das da steht im Walde al-
lein.... La corda cominci ad alzarsi sull'erba e Dortlich url: Porvik! Il
suo nome era Porvik! Lo chiamavamo Guardapentola. rimasto ucciso nel
casino di caccia. Lo hai gi trovato.
Hannibal ferm il cavallo e torn indietro da Dortlich, si chin e lo
guard in faccia.
Legalo! Lega il cavallo, un'ape potrebbe pungerlo preg l'uomo.
S, ce ne sono parecchie nel prato. HannibaI controll le piastrine.
Milko?
Non lo so. Non lo so, lo giuro.
E adesso veniamo a Grutas.
Non lo so. Lasciami andare e testimonier contro Grentz. in Cana-
da.
Qualche altro brano, Herr Dortlich.
HannibaI condusse avanti il cavallo, la rugiada luccic sulla corda, or-
mai quasi tesa.
Das da steht im Walde allein...
Arriv il grido strozzato di Dortlich: Kolnas! Kolnas in contatto con
lui.
HannibaI ferm il cavallo e torn indietro per avvicinarsi a Dortlich.
Dov' Kolnas?
A Fontainebleau, vicino a Fontainebleau, in Francia. Ha un bar. Gli la-
scio l dei messaggi, l'unico modo per contattarlo. Dortlich guard Han-
nibaI negli occhi. Giuro su Dio che era morta. Era morta in ogni caso, lo
giuro.
Fissando il viso di Dortlich, HannibaI schiocc le dita ai cavallo. La
corda si tese ancora e la rugiada schizz a mano a mano che i fili si solle-
vavano. Un ultimo grido si spezz in gola a Dortlich mentre HannibaI gli
ululava la canzone in faccia:

Das da steht im Walde allein,


Mit dem purputtoten Mantelein.

Ci furono uno scrocchio e uno schizzo da un'arteria. La testa di Dortlich


segu il cappio per circa sei metri e giacque rivolta al cielo.
HannibaI fischi e il cavallo si ferm, le orecchie voltate all'indietro.
Dem purpurroten Mantelein, davvero.
Hannibal rovesci il contenuto dello zaino di Dortlich per terra prenden-
do le chiavi e il documento d'identit. Da un legnetto verde ricav un ru-
dimentale spiedo e si tast le tasche in cerca dei fiammiferi.
Mentre il fuoco era ormai ridotto a braci, Hannibal prese la mela di Dor-
tlich e la diede a Cesar. Gli tolse i finimenti in modo che non s'impigliasse-
ro nei cespugli e lo condusse lungo il sentiero verso il castello. Gli abbrac-
ci il collo e gli diede una pacca sulla groppa. Vai a casa, Cesar, a casa.
Cesar conosceva la strada.

44

La nebbia toccava quasi il suolo lungo il viottolo ripido e spoglio della


centrale elettrica, e il sergente Svenka disse al conducente di rallentare per
paura che il camion andasse a sbattere. Guard la sua mappa e controll il
numero su un traliccio dell'alta tensione.
Qui.
Le tracce dei pneumatici proseguivano per un tratto, ma era evidente che
l'auto di Dortlich si era fermata in quel punto perch aveva lasciato dell'o-
lio sul terreno.
I poliziotti e i cani scesero da dietro il camion: due grandi pastori tede-
schi neri, eccitati dal giro nei boschi, e un cane da caccia pi tranquillo. Il
sergente Svenka diede loro da annusare la giacca del pigiama di flanella di
Dortlich e loro corsero via. Sotto il cielo coperto gli alberi sembravano
grigi con delle ombre indistinte e la foschia sospesa nelle radure.
I pastori tedeschi giravano intorno al casino di caccia, il segugio ne e-
splorava i dintorni, correndo nei boschi e di nuovo indietro, quando un
soldato chiam dal folto degli alberi. Visto che gli altri non lo udivano, fe-
ce un fischio.
La testa di Dortlich stava su un ceppo e un corvo vi era appollaiato so-
pra. Quando i soldati si avvicinarono, il corvo vol via, prendendo con s
quello che poteva.
Il sergente Svenka fece un respiro profondo e diede l'esempio agli altri,
avvicinandosi alla testa mozza di Dortlich. Mancavano le guance, tagliate
in modo netto, e i denti erano ben visibili ai lati. La bocca era tenuta aperta
dalla sua piastrina, incastrata fra i denti.
Trovarono il fuoco e lo spiedo. Il sergente Svenka annus le ceneri ri-
maste nel piccolo focolare, ormai fredde.
Uno spiedino di funghi e guance disse.

45

L'ispettore Popil si rec a piedi dal quartier generale della polizia in


Quai des Orfvres a Place des Vosges, portando con s una piccola cartel-
la. Quando si ferm in un bar lungo la strada per un espresso veloce, sent
il profumo del calvados sul bancone e desider che fosse gi sera.
Cammin avanti e indietro sulla ghiaia, guardando in su verso le finestre
di Lady Murasaki. Le tende erano chiuse e di tanto in tanto il loro tessuto
leggero ondeggiava.
Il custode di giorno, un'anziana donna greca, lo riconobbe.
La signora mi sta aspettando disse Popil. Il giovanotto passato di
qui?
La donna drizz le antenne da portinaia e diede la risposta appropriata.
Non l'ho visto, signore, ma sono stata via qualche giorno. Poi fece pas-
sare Popil.
Lady Murasaki era adagiata nel suo bagno profumato. Aveva messo a
galleggiare nell'acqua quattro gardenie e alcune arance. Il kimono preferito
di sua madre aveva delle gardenie ricamate. Era ridotto in cenere, ormai. In
preda ai ricordi, fece un movimento con la mano che provoc una piccola
onda che agit i fiori nell'acqua. Sua madre era stata l'unica a capirla quan-
do lei si era soosata con Robert Lecter. Le rare lettere di suo padre dal
Giappone avevano tuttora un sottofondo di freddezza. Invece di un fiore
secco o di un'erba profumata, la sua missiva pi recente conteneva un ra-
moscello annerito di Hiroshima.
Era il campanello della porta che suonava? Sorrise pensando "Hannibal"
e allung una mano per prendere il kimono. Ma lui chiamava sempre o
mandava due righe prima di venire, e suonava prima di usare la chiave.
Non si sentivano chiavi nella serratura, adesso, ma di nuovo il suono del
campanello.
Usc dal bagno e si avvolse in fretta nella vestaglia di cotone. Avvicin
l'occhio allo spioncino. Popil. C'era Popil nello spioncino.
Lady Murasaki ogni tanto aveva pranzato con lui. La prima volta, al ri-
storante Le Pr Catelan al Bois de Boulogne, era stata piuttosto formale,
ma le altre, da Chez Paul vicino all'ufficio di lui, erano state occasioni pi
informali e rilassate. Lui l'aveva anche invitata a cena, sempre con due ri-
ghe, una volta accompagnate da un haiku con eccessivi riferimenti stagio-
nali. Lei aveva declinato gli inviti, sempre per iscritto.
Tolse il catenaccio alla porta Aveva i capelli raccolti ed era a piedi nudi.
Ispettore.
Mi perdoni la visita senza preavviso, ho cercato di chiamare.
Ho sentito il telefono.
Dal bagno, immagino.
Si accomodi.
Seguendo il suo sguardo, not Popil accertarsi subito che le armi fossero
al loro posto di fronte all'armatura: il pugnale, la spada corta, quella lunga,
l'ascia di guerra.
Hannibal?
Non c'.
Essendo una donna attraente, Lady Murasaki era un cacciatore immobi-
le. Rimase in piedi con la schiena rivolta al caminetto, le mani infilate nel-
le maniche, lasciando che la preda le venisse incontro. L'istinto di Popil era
invece di muoversi, di stanarla.
Stava in piedi dietro un divano, sfiorandone il tessuto. Devo trovarlo.
Quando l'ha visto per l'ultima volta?
Quanti giorni saranno? Cinque. Che cosa c' che non va?
Popil era vicino all'armatura. Accarezz la superficie laccata del petto.
Sa dove si trova?
No.
Ha segnalato dove sarebbe andato?
Segnalato. Lady Murasaki guard Popil, le punte delle orecchie gli si e-
rano arrossate. Si stava muovendo, stava facendo domande e toccando co-
se. Gli piaceva alternare le sensazioni tattili: toccare qualcosa di ruvido e
poi qualcosa di liscio. Lei lo aveva notato anche a tavola. Ruvido e poi li-
scio. Come la cima e il fondo della lingua. Lei sapeva di poterlo eccitare
con la sua immagine deviando il sangue dal suo cervello.
Popil gir intorno a una pianta in vaso. Quando la spi tra le foglie lei
gli sorrise e disturb il suo ritmo.
a fare una gita, non so bene dove.
Gi, una gita disse Popil. Una gita per andare a caccia di criminali di
guerra. La guard in faccia. Mi dispiace, ma devo mostrarle questo.
Popil mise sul tavolino da t un'immagine sfuocata, ancora umida e ar-
ricciata dal thermofax dell'ambasciata sovietica. Mostrava la testa di Dor-
tlich sul ceppo e la polizia intorno, con i due pastori tedeschi e il cane da
caccia. Un'altra foto di Dortlich era quella su un documento di identit del-
la polizia sovietica. stato trovato nella foresta che la famiglia di Hanni-
bal possedeva prima della guerra. So che era da quelle part... ha attraver-
sato il confine polacco il giorno prima.
Perch dovrebbe essere stato Hannibal? Quest'uomo pu avere molti
nemici, ha detto che era un criminale di guerra.
Popil indic la foto nel documento d'identit. Qui come appariva da
vivo. Popil prese uno schizzo dalla sua cartella, il primo di una serie.
Ecco come Hannibal lo ha disegnato e lo ha appeso sul muro della pro-
pria stanza. Met del viso era un disegno anatomico in sezione, l'altra me-
t era chiaramente Dortlich.
Lei non stato invitato in camera sua.
Popil si arrabbi di colpo. Il suo cocco ha ucciso un uomo. E forse non
il primo, come sapr anche meglio di me. Ecco gli altri aggiunse, mo-
strando i disegni. Questo era nella sua stanza, come questo, e questo, e
questo. Quella faccia appartiene a un imputato in contumacia al processo
di Norimberga, me lo ricordo. Sono dei fuggiaschi e ora lo uccideranno, se
possono.
E la polizia sovietica?
Stanno facendo qualche timida indagine in Francia. Un nazista come
Dortlich che faceva parte della poliza del popolo fonte d'imbarazzo per
loro. Adesso avranno il suo dossier dai servizi di sicurezza della Repubbli-
ca Democratica Tedesca.
Se prendono Hannibal...
Se lo prendono all'Est, gli sparano e basta. Se lui esce dai confini, pos-
sono lasciare che il caso s'insabbi, purch tenga la bocca chiusa.
Lei lo lascerebbe insabbiare?
Se colpisce in Francia, va in prigione. E potrebbe perdere la testa. Po-
pil non si mosse. Rilass le spalle e si mise le mani in tasca.
Lady Murasaki tir fuori le sue dalle maniche.
Lei sarebbe deportata prosegu Popil. Io sarei infelice. Mi fa piacere
vederla.
Lei vive solo per i suoi occhi, ispettore?
E Hannibal? Lei farebbe qualsiasi cosa per lui, non vero?
Lady Murasaki stava per dire qualcosa, qualcosa con cui proteggersi, ma
poi sussurr solo: S e attese.
Lo aiuti. Lo aiuti, Pascal. Non lo aveva mai chiamato per nome prima.
Lo mandi da me.

46

Il fiume Essonne, calmo e scuro, scivolava oltre i magazzini e sotto la


nera casa galleggiante ormeggiata a un molo vicino a Vert-le-Petit. Le bas-
se cabine dell'imbarcazione avevano le tende ed erano dotate di linea tele-
fonica e corrente elettrica. Le foglie del giardino pensile erano bagnate e
scintillanti.
Le prese d'aria sul ponte erano aperte e da una di esse giunse un grido. Il
volto di una donna apparve a uno degli obl inferiori, l'espressione atterri-
ta, la guancia premuta contro il vetro, poi una mano robusta la spinse via e
chiuse con violenza la tenda. Nessuno vide la scena.
Una leggera foschia creava aloni intorno alle luci sul molo, ma dall'alto
il chiarore di qualche stella riusciva a penetrare, troppo debole per per di-
stinguere qualcosa.
Dalla strada, una guardia al cancello punt la sua torcia all'interno del
furgone con l'insegna CAF DE L'EST e, dopo aver riconosciuto Petras
Kolnas, con un cenno della mano lo fece passare nel recinto del par-
cheggio, delimitato dal filo spinato.
Kolnas attravers in fretta il magazzino dove un'operaia stava marchian-
do casse di elettrodomestici con la scritta U.S. POST EXCHANGE,
NEUILLY. Il magazzino era pieno di scatole e Kolnas dovette passarvi in
mezzo per uscire sul molo.
Accanto alla passerella della casa galleggiante, una guardia era seduta a
un tavolo fatto con una cassetta di legno. Stava mangiando una salsiccia
con un coltellino a serramanico e fumando allo stesso tempo. Si pul la
mano con il fazzoletto per salutare militarmente, poi riconobbe Kolnas e
gli fece segno di passare con un cenno della testa.
Kolnas non s'incontrava spesso con gli altri, avendo i propri interessi.
Girava nella cucina del suo ristorante con una ciotola, assaggiando tutto, e
aveva messo su peso dalla fine della guerra.
Zigmas Milko, magro pi che mai, lo fece entrare nella cabina.
Vladis Grutas era seduto su un divano di pelle e si faceva fare il pedicure
da una donna che aveva un livido sulla guancia. Sembrava impaurita ed era
troppo vecchia per farla prostituire. Grutas guard in su con quell'espres-
sione gradevole, aperta, che spesso un segno di carattere. Il capitano del-
la casa galleggiante giocava a carte con un uomo dal pancione enorme di
nome Mueller, un criminale ex appartenente alla brigata SS Dirlewanger, i
cui tatuaggi da carcerato gli coprivano tutto il retro del collo e le mani,
continuando anche sotto le maniche. Quando Grutas punt i suoi occhi
chiari sui giocatori, loro misero via le carte e lasciarono la cabina.
Kolnas non perse tempo in convenevoli.
La piastrina di Dortlich era incastrata fra i denti. Buon acciaio inossi-
dabile tedesco: non si scioglie, non brucia. Il ragazzo deve avere anche la
tua, la mia e quella di Milko e di Grentz.
Avevi detto a Dortlich di cercare nel casino di caccia, quattro anni fa
disse Milko.
Ha rovistato dappertutto, il bastardo imprec Grutas. Spinse via la
donna con il piede, senza mai guardarla, e lei si affrett a uscire dalla cabi-
na.
Dove sta questo ragazzino pestifero che ha ucciso Dortlich? domand
Milko.
Kolnas alz le spalle. Fa lo studente a Parigi. Non so come abbia otte-
nuto il visto. L'ha usato per entrare, ma non abbiamo informazioni su come
sia uscito. Nessuno sa dove sia.
Che succede se va alla polizia? domand Kolnas.
Con che cosa? disse Grutas. Ricordi di bambino, incubi infantili e
vecchie piastrine?
Dortlich potrebbe avergli detto che mi telefona per mettersi in contatto
con te insinu Kolnas.
Grutas ebbe uno scatto. Il ragazzo cercher di darci fastidio.
Milko sbuff. Fastidio? Direi che ha abbastanza infastidito Dortlich.
Ucciderlo non dev'essere stato facile, probabilmente gli ha sparato alla
schiena.
Ivanov mi debitore disse Grutas. Il servizio di sicurezza dell'amba-
sciata sovietica trover il giovane Hannibal e noi faremo il resto. Cos
Kolnas non dovr preoccuparsi.
Grida soffocate e un rumore di botte giunsero da qualche parte nell'im-
barcazione. Gli uomini non vi prestarono attenzione.
A Dortlich subentrer Svenka disse Kolnas, per far vedere che non era
preoccupato.
proprio indispensabile? domand Mueller.
Kolnas allarg le braccia. Dobbiamo. Svenka ha lavorato con Dortlich
per due anni. Ha le nostre cose, ed l'unico legame che abbiamo con i
quadri. Vede i deportati, pu indicare quelli di aspetto pi decente all'im-
barco a Bremerhaven. Possiamo ottenerli da l.
Impaurito dal piano Pleven di riarmo della Germania, Stalin stava pur-
gando l'Europa dell'Est con deportazioni di massa. Treni stipati andavano
ogni settimana o verso la morte nei campi di lavoro in Siberia o verso gli
stenti nei campi di rifugiati all'Ovest. Grutas si procurava da quei disperati
un ricco rifornimento di donne e bambini. Ci sapeva fare con la sua mer-
canzia. La morfina tedesca era di ottima qualit. Forniva convertitori elet-
trici per il mercato nero e faceva tutto quello che era necessario perch la
sua merce umana funzionasse al meglio.
Ora sembrava pensieroso. Questo Svenka stato al fronte? domand.
Non credeva che uno che non fosse stato sul fronte orientale potesse rive-
larsi davvero concreto.
Kolnas non lo sapeva. Al telefono mi sembra giovane. Dortlich dove-
va avere qualche accordo.
Porteremo via tutto. troppo presto per vendere, ma abbiamo bisogno
di portare fuori la merce. Quando richiamer?
Venerd.
Digli di farlo ora.
Vorr uscire. Vorr dei documenti.
Possiamo farlo arrivare a Roma, non so se lo vogliamo qui. Promettigli
qualsiasi cosa, capito?
Quei quadri scottano disse Kolnas.
Torna al tuo ristorante, Kolnas. Continua a dar da mangiare gratis ai
flic e loro continueranno a strappare le tue multe. Porta qualche profiterole
la prossima volta che vieni quaggi a piagnucolare.
okay disse Grutas a Milko quando Kolnas se ne fu andato.
Lo spero ribatt Milko. Non vorrei dover gestire un ristorante.

Dieter? Dov' Dieter? Grutas batt contro la porta di una cabina sul
ponte inferiore e la spalanc con una spinta.
Due giovani donne spaventate erano sedute sulle loro cuccette, entrambe
incatenate per il polso alla testiera del letto. Dieter, venticinque anni, ne
teneva una per i capelli.
Se le riempi il viso di lividi o le rompi il labbro, incassiamo di meno
disse Grutas. E quella per ora mia.
Dieter lasci andare i capelli della donna e si frug in tasca cercando una
chiave. Eva!
La donna matura entr nella cabina e rimase vicino al muro.
Dalle una ripulita e poi Mueller la porter a casa disse Dieter.

Grutas e Milko attraversarono il magazzino diretti all'automobile. In u-


n'area delimitata da un cordone c'erano alcune casse con l'etichetta CA-
SALINGHI. Grutas vide tra la merce un frigorifero inglese.
Milko, lo sai perch gli inglesi bevono la birra calda? Perch hanno fri-
goriferi Lucas. Non fanno per me. Io voglio Kelvinator, Frigidaire, Ma-
gnavox, Curtis-Mathis. Voglio tutto made in America. Grutas alz il ri-
piano di un pianoforte verticale e suon qualche nota. Questo un piano
da bordello. Non lo voglio. Kolnas mi ha trovato un Bosendorfer. Il mi-
gliore. Preso a Parigi, Milko... dove farai l'altra cosa.

47

Sapendo che non sarebbe venuto da lei finch non si fosse ripulito e non
avesse avuto un aspetto curato. Lady Murasaki lo aspett nella sua man-
sarda. Lui non l'aveva mai invitata l e lei non curios intorno. Guard i di-
segni sulle pareti, le illustrazioni anatomiche che riempivano met della
stanza. Si stese sul letto in perfetto ordine che si trovava nella parte arre-
data in stile giapponese. Su un piccolo scaffale accanto al letto c'era un
quadro incorniciato e coperto da un panno di seta ricamato con degli airo-
ni. Girandosi su un fianco Lady Murasaki lo raggiunse con la mano e alz
la seta. Era un bel disegno di lei nuda nel bagno del castello, a matita e
gessetto e colorato a tinte pastello. Era firmato con il simbolo giapponese
per "Eternit in otto pennellate" e quello, seppure non troppo corretto, per
"ninfee".
Lo guard a lungo, e poi lo copr e chiuse gli occhi, mentre le venivano
in mente i versi di Yosano Akiko:

Tra le note del mio koto c' un altro


profondo misterioso tono,
un suono che viene da dentro
il mio stesso petto.

Poco dopo il sorgere del sole del mattino seguente lei ud dei passi per le
scale. Una chiave nella serratura, ed ecco Hannibal, in disordine e stanco,
con lo zaino in mano.
Lady Murasaki era in piedi.
Hannibal, ho bisogno di sentire il tuo cuore disse. Il cuore di Robert
diventato silenzioso. Il tuo cuore si fermato nei miei sogni. And ver-
so di lui e pose l'orecchio contro il suo petto. Puzzi di fumo e sangue.
Tu profumi di gelsomino e t verde. Profumi di pace.
Sei ferito?
No.
Il viso di lei premeva conto le piastrine bruciacchiate che pendevano in-
torno al collo di Hannibal. Le tir fuori dalla camicia.
Hai preso queste dal morto?
Quale morto?
La polizia sovietica sa chi sei. L'ispettore Popil venuto a trovarmi. Se
vai da lui ti aiuter.
Questi uomini non sono morti. Sono fin troppo vivi.
Si trovano in Francia? Allora consegnali all'ispettore Popil.
Darli alla polizia francese? Perch? Scosse la testa. Domani dome-
nica... giusto?
S, domenica.
Vieni con me, domani. Ti porto con me. Voglio che tu veda una bestia
e che mi dica se pu far paura alla polizia francese.
L'ispettore Popil...
Quando vedi l'ispettore Popil, digli che ho della posta per lui. Hanni-
bal stava annuendo con la testa.
Dove vai a farli il bagno?
Nella doccia nel laboratorio disse lui. Vado gi adesso.
Vuoi qualcosa da mangiare?
No, grazie.
Allora dormi disse lei. Verr con te, domani. E nei giorni successi-
vi.

48

La motocicletta di Hannibal Lecter era una BMW abbandonata dall'ar-


mata tedesca durante la sua ritirata. Ridipinta di nero, aveva i manubri bas-
si e il sellino posteriore. Lady Murasaki stava dietro di lui, con una fascia
nei capelli e un paio di stivali che le davano un'aria da teppista parigina. Si
teneva stretta a Hannibal, con le mani leggermente appoggiate sulle sue
costole.
Di notte aveva piovuto e il selciato adesso era pulito e asciutto nel mat-
tino di sole, mentre si piegavano nelle curve lungo la strada attraverso la
foresta di Fontainebleau, sfrecciando tra le strisce di ombra e di sole create
dagli alberi sulla strada. L'aria era pi fresca negli avvallamenti, pi calda
sui loro visi quando passavano in radure aperte.
Poich l'inclinazione della moto in curva sembra molto pi accentuata
stando sul sellino posteriore, Hannibal sent dietro di s Lady Murasaki
che nei primi chilometri cercava di compensare. Ma poi si abitu, e il peso
di lei divenne tutt'uno con quello di lui. Oltrepassarono una siepe piena di
caprifoglio e l'aria era cos dolce da sentirne il gusto sulle labbra. Sapore di
asfalto e caprifoglio.
Il Caf de l'Est si trova sulla riva della Senna a circa mezzo chilometro
dal paese di Fontainebleau, con una piacevole vista sui boschi al di l del
fiume. La moto arriv silenziosa e si mise a ticchettare mentre si raffred-
dava. Vicino all'ingresso verso la terrazza c'era una voliera con dentro de-
gli ortolani, uccelli che costituivano una specialit gastronomica locale.
Ma dato che in alcuni periodi era stato proibito servirli, nel menu erano in-
dicati come allodole. Gli ortolani sono dei buoni canterini, e quelli della
voliera stavano godendosi il sole.
Hannibal e Lady Murasaki si fermarono ad ammirarli.
Cos piccoli e cos belli disse lei, ancora eccitata per la gita in moto
Hannibal appoggi la fronte contro la gabbia. Gli uccellini voltarono la
testa per guardarlo, usando un occhio per volta. Il loro canto era il dialetto
baltico che aveva udito nei boschi di casa sua. Sono proprio come noi
disse lui. Riescono a sentire l'odore dei loro compagni in cucina, eppure
continuano a cantare. Vieni.
Tre quarti dei tavoli sulla terrazza erano occupati, i clienti erano un mi-
sto di gente di citt e di campagna in abiti della domenica, intenti a godersi
il pranzo di buon'ora. Il cameriere trov loro un posto.
A un tavolo vicino, di soli uomini, tutti avevano ordinato ortolani. All'ar-
rivo degli uccellini arrosto si chinarono sui piatti, coprendosi la testa con il
tovagliolo per sentirne meglio il profumo.
Hannibal percep l'odore del vino che avevano scelto e decise che sapeva
di tappo. Li osserv senza espressione quando, ignari, lo bevvero ugual-
mente.
Gradite una coppa di gelato con frutta e panna?
Perfetto.
Hannibal entr nel ristorante. Si ferm davanti alla lavagnetta con le
specialit scritte a gessetto e intanto lesse la licenza del ristorante appesa
vicino al registratore di cassa.
Nel corridoio c'era una porta con la scritta PRIV. Il corridoio era vuoto
e la porta non era chiusa a chiave. Hannibal l'apr e scese i gradini verso il
seminterrato. In una cassa da imballaggio parzialmente aperta c'era una la-
vapiatti americana. Si chin per leggere l'etichetta della spedizione.
Hercule, l'aiuto cuoco, scese le scale portando un cesto di tovaglie spor-
che. Cosa sta facendo qui, privato.
Hannibal si gir e lo apostrof in inglese: Be', dov', allora? Sulla porta
c' scritto "Privy", no? Vengo gi e c' solo il seminterrato. Il cesso, buon
uomo, il bagno, la toilette, dov'? Parlo inglese. Lo capisce, cesso? Me lo
dica in fretta o me la faccio sotto.
Priv, priv! Hercule gesticol indicando le scale di sopra. Toilette!
e con un gesto della mano indic la giusta direzione.
Hannibal torn al tavolo mentre stavano arrivando i gelati. Kolnas usa
il nome Kleber, c' scritto sulla licenza. Monsieur Kleber, residente in Rue
Juliana. Ah, ossequi.
Petras Kolnas usc sulla terrazza con la famiglia, vestito per andare in
chiesa.
Fu come se le conversazioni intorno a Hannibal si smorzassero mentre
lo fissava, ombre scure gli si affollarono davanti.
Kolnas indossava un elegante completo scuro, con una spilla del Rotary
sui revers della giacca. La moglie e i due figli erano belli, con la tipica aria
da tedeschi. Nel sole, i capelli rossi corti e le basette di Kolnas brillavano
come setole di maiale. And alla cassa e sollev il figlio su un seggiolino
del bar.
Kolnas il Facoltoso disse Hannibal. Il ristoratore, il gourmand.
passato a controllare la cassa mentre va in chiesa. Com' per bene!
Il matre prese il libro delle prenotazioni che stava accanto al telefono e
lo apr perch Kolnas lo controllasse. Ci ricordi nelle sue preghiere, si-
gnore disse.
Kolnas annu. Nascondendo il movimento ai clienti con il suo corpo tar-
chiato, prese un revolver Webley .455 dalla cintola, lo pos su un ripiano
nascosto sotto la cassa e si lisci il panciotto. Poi prese due monetine e le
pul con il fazzoletto. Ne diede una al bambino sul seggiolino: Questa la
tua offerta per la chiesa, mettila in tasca.
Si chin e diede l'altra alla bambina piccola. Ecco la tua offerta, Lie-
bchen. Non metterla in bocca. Tienila al sicuro in tasca!
Alcuni bevitori al bar attaccarono conversazione con lui, e c'erano dei
clienti da salutare. Kolnas mostr a suo figlio come si d una bella stretta
di mano. La bambina si stacc dai suoi pantaloni e and con passo incerto
tra i tavoli, adorabile con il suo vestitino, la cuffietta di pizzo e i monili,
mentre gli astanti le sorridevano.
Hannibal prese la ciliegia dalla sua coppa di gelato e la pos sul bordo
del tavolo. La bambina venne a prenderla con la manina tesa, pollice e in-
dice pronti ad afferrarla. Gli occhi di Hannibal luccicarono. S'intravide per
un attimo la punta della sua lingua e poi cominci a cantare.
Ein Mnnlein steht im Walde ganz still und stumm... La conosci questa
canzone?
Mentre mangiava la ciliegia, Hannibal le fece scivolare qualcosa nella
tasca. Es hat von lauter Purpur ein Mntlein um...
Kolnas raggiunse subito il tavolo e prese la figlia in braccio. Non cono-
sce questa canzone.
Lei dovrebbe conoscerla, non mi sembra francese.
Neanche lei, signore ribatt Kolnas. N lei n sua moglie avete l'aria
di esserlo. Ma siamo tutti francesi, adesso.
Hannibal e Lady Murasaki guardarono Kolnas che faceva salire la fami-
gliola su una Citron Traction Avant.
Com' carina comment lei. Proprio una bella bambina.
Gi disse Hannibal. E porta il braccialetto di Mischa.

Sopra l'altare della Chiesa del Redentore c'era una rappresentazione del
Cristo in croce particolarmente cruenta, che risaliva al diciassettesimo se-
colo ed era stata trafugata in Sicilia. Sotto il crocifisso, il prete stava cele-
brando l'eucaresta.
Prendete e mangiatene tutti: questo il mio corpo, offerto in sacrificio
per voi... Prendete e bevetene tutti: questo il calice del mio sangue per la
nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei pec-
cati. Fate questo in memoria di me.
Kolnas, con i bambini in braccio, prese l'ostia in bocca e ritorn al banco
vicino alla moglie. La fila si esaur e poi qualcuno pass con il piatto per la
raccolta delle offerte. Kolnas sussurr qualcosa al figlio e il bambino e-
strasse la monetina dalla tasca e la mise nel piatto. Poi sussurr alla figlia,
che sembrava riluttante a dare la sua offerta. Katerina...
La bimba mise la mano in tasca e pose nel piatto una piastrina bruciac-
chiata con il nome Petras Kolnas. Lui non la vide finch l'inserviente non
la prese dal piatto e la restitu, aspettando con un sorriso paziente che ve-
nisse rimpiazzata con una moneta.

49

Sulla terrazza di Lady Murasaki un piccolo pruno in una fioriera si pie-


gava al di sopra del tavolo, con i germogli pi bassi che sfioravano i capel-
li di Hannibal mentre sedeva di fronte a lei. Al di sopra delle sue spalle il
Sacr-Cur illuminato a giorno era sospeso nel cielo notturno come una
goccia di luna.
Lei stava suonando Il mare in primavera di Miyagi Michio sul lungo ed
elegante koto. La luce della lampada era calda sulla sua pelle. Aveva i ca-
pelli sciolti e guardava fisso Hannibal mentre pizzicava le corde.
Lady Murasaki era difficile da interpretare, qualit che il pi delle volte
rappresentava per lui un sollievo. Con gli anni aveva imparato a procedere,
se non con cautela, con attenzione.
La musica rallent progressivamente. L'ultima nota sembr silenziosa.
Un grillo suzumushi in gabbia rispose al koto. Lei pose una fetta di cetriolo
tra le sbarre e il grillo la tir dentro.
Sembrava che Lady Murasaki guardasse attraverso Hannibal, fissando
qualcosa che stava al di l, un punto lontano, ma poi Hannibal sent l'atten-
zione di lei che quasi lo avvolgeva mentre gli diceva parole familiari. Ti
vedo e il grillo canta in accordo con il mio cuore.
Il mio cuore trasale alla tua vista, tu gli hai insegnato a cantare ribatt
lui.
Consegna Kolnas e gli altri all'ispettore Popil.
Hannibal fin di bere il sak e pos la tazza. per i figli di Kolnas, ve-
ro? Tu fai gru di carta per i bambini.
Io faccio gru per la tua anima, Hannibal. Tu vieni trascinato nel buio.
Non trascinato. Quando non potevo parlare non ero trascinato nel si-
lenzio, era il silenzio che mi aveva catturato.
Sei venuto a me uscendo dal silenzio e mi hai parlato. Ti conosco,
Hannibal, e non facile. Tu sei trascinato verso l'oscurit, ma sei trascina-
to anche verso di me.
Sul ponte dei sogni.
Il liuto emise un piccolo suono mentre Lady Murasaki lo riponeva. Lei
allung la mano verso Hannibal, che si alz, e lo condusse verso il bagno.
Dall'acqua bollente saliva il vapore, e intorno alla vasca erano accese delle
candele. Lady Murasaki lo invit a sedere sul tatami. Erano l'uno di fronte
all'altro, in ginocchio, con i volti a una trentina di centimetri.
Hannibal, vieni a casa con me in Giappone. Potresti fare pratica in una
clinica nella tenuta di mio padre. C' molto da fare, l. Staremmo insie-
me. Si pieg verso di lui e gli baci la fronte. A Hiroshima le piante
verdi crescono dalle ceneri verso la luce. Gli tocc il viso. Se sei terra
bruciata, io sar pioggia calda.
Prese un'arancia da una ciotola vicino alla vasca. Vi conficc le unghie e
premette la mano profumata sulle labbra di Hannibal.
Un tocco reale meglio del ponte dei sogni. Spense la candela vicino
a loro con una tazza da sak, tenendovela sopra, con la mano appoggiata
pi a lungo di quanto avrebbe dovuto.
Spinse l'arancia con il dito e la fece rotolare lungo le piastrelle. Mise la
mano dietro la testa di Hannibal e lo baci sulla bocca, un accenno di ba-
cio, un invito fuggevole. Poi gli premette la fronte contro la bocca, mentre
gli sbottonava la camicia. Hannibal la tenne a distanza e guard il suo viso
cos bello, quasi raggiante. Erano vicini e insieme lontani, come un riflesso
tra due specchi.
La vestaglia di lei scivol a terra. Occhi, seni, ombre e luci sulle anche,
simmetria su simmetria... il suo respiro che si faceva corto.
Hannibal, promettimelo.
Lui la strinse contro di s e chiuse forte gli occhi. Le labbra di lei, il re-
spiro sul suo collo, la cavit della sua gola, la sua clavicola. Clavicola. La
bilancia di san Michele.
Aveva visto l'arancia che rotolava qua e l nel bagno. Per un istante fu
il cranio del piccolo capriolo che sbatteva nella vasca con l'acqua bollen-
te, al ritmo delle pulsazioni del suo cuore, come se pur morendo avesse
ancora la speranza di poter uscire. I dannati in catene sotto il suo petto
marciavano attraverso il suo diaframma verso l'inferno al di sotto della
bilancia. Sternoioideo omoioideo tiroioideo giuugulare. Aaaamen.
Era giunta l'ora e lei lo cap. Hannibal, prometti.
Un battito, e poi lui replic: Ho gi promesso a Mischa.
Lei rimase seduta accanto alla vasca finch ud la porta chiudersi. Si ri-
mise la vestaglia e annod con calma la cintura. Prese le candele e le mise
davanti alle fotografie sul suo altare. Brillavano sui volti dei morti e sul-
l'armatura che sembrava fissarla: nella maschera di Masamune Date vide
arrivare la morte.

50

Il professor Dumas appese il grembiule da laboratorio su una gruccia e


allacci l'ultimo bottone con le sue mani rosee e paffute. Anche le guance
erano rosee, mentre i capelli erano biondi ben curati e l'abito sempre in or-
dine per tutto il giorno. Il suo modo di fare, quasi disumano nella sua sere-
nit, restava inalterato per tutta la giornata. Alcuni studenti si trattennero
nel laboratorio a pulire le loro postazioni per le dissezioni.
Hannibal, domani mattina in aula magna avr bisogno di un soggetto
con la cavit toracica aperta, le costole esposte e i principali vasi sanguigni
polmonari evidenziati, cos come le arterie cardiache maggiori. Dal colore
ho il sospetto che il numero ottantotto sia morto per un'occlusione corona-
rica. Sarebbe interessante verificare disse serenamente. Colora la di-
scendente anteriore e la circonflessa della coronaria sinistra in giallo. Se
c' un'ostruzione, colora anche la destra. Ti lascio gli appunti. un sacco
di lavoro, se vuoi pu rimanere Graves a darti una mano.
Far da solo, professor Dumas.
Lo immaginavo. Ah, buone notizie: Albin Michel ha restituito le prime
incisioni. Le possiamo vedere domani! Non sto nella pelle.
Qualche settimana prima, Hannibal aveva mandato i suoi schizzi all'edi-
tore in Rue Huygens. Vedere il nome della via gli aveva fatto pensare al
signor Jakov e al Trattato sulla luce di Christiaan Huygens. Dopo era ri-
masto seduto nel Jardin du Luxembourg per un'ora, a guardare le barche
giocattolo sul laghetto, svolgendo mentalmente una voluta dal semicerchio
di un'aiuola. I disegni nel nuovo testo di anatomia sarebbero stati firmati
Lecter-Jakov.
L'ultimo studente lasci l'istituto. L'edificio adesso era vuoto e buio, ec-
cetto le forti luci da lavoro di Hannibal nel laboratorio di anatomia. Dopo
che ebbe spento la sega elettrica gli unici suoni furono il flebile gemito del
vento nelle canne fumarie, il tintinnio degli strumenti e il gorgoglio delle
storte in cui stavano scaldando le sostanze colorate per le iniezioni.
Hannibal valut il suo soggetto, un uomo tarchiato di mezza et, coperto
da un telo tranne che sul torace, con le costole aperte come le centine di
una barca.
Ecco le aree che il professor Dumas vuole esporre nel corso della sua le-
zione, facendo lui stesso l'ultima incisione ed estraendo un polmone. Per la
sua illustrazione Hannibal aveva bisogno di osservarne il lato posteriore,
che non era visibile nel cadavere. Hannibal percorse il corridoio verso il
museo di anatomia per una consultazione, accendendo le luci al suo pas-
saggio.

Seduto dentro un camion dall'altra parte della strada, Zigmas Milko at-
traverso le alte finestre della facolt di medicina poteva seguire gli sposta-
menti di Hannibal nella sala. Milko aveva un corto grimaldello infilato nel-
la manica della giacca e una pistola con silenziatore nella tasca. Pot vede-
re meglio quando Hannibal accese le luci del museo. Le tasche del suo
grembiule erano piatte, non sembrava armato. Lasci il museo portando
con s un vaso di vetro e le luci si spensero via via che ritornava al labora-
torio di anatomia. Adesso era l'unica stanza illuminata, con le finestre sme-
rigliate e il lucernario che risaltavano nel buio.
Milko pensava che la faccenda non avrebbe richiesto molto tempo, co-
munque decise di fumarsi prima una sigaretta... ammesso che l'investigato-
re dell'ambasciata russa gliene avesse lasciata almeno una prima di svi-
gnarsela. Sembrava che quello scroccone testa di cazzo non avesse mai vi-
sto del tabacco decente. Gli aveva fregato tutto il pacchetto? Dannazione,
c'erano almeno una quindicina di Lucky Strike. Adesso fai quel che devi
fare e dopo ti prenderai qualche sigaretta americana al Bal-Musette. Cos
poi ti rilassi, ti strofini un po' contro le ragazze del bar, con il silenziatore
nella tasca dei pantaloni, e le guardi in faccia mentre te lo sentono duro. Il
pianoforte di Grutas andrai a recuperarlo domattina.
Quel ragazzo aveva fatto fuori Dortlich. Milko si ricord che una volta
Dortlich, con un grimaldello nella manica, si era scheggiato un dente ac-
cendendosi una sigaretta. Coglione, saresti dovuto venire via insieme a
noi disse a Dortlich, ovunque si trovasse, all'inferno probabilmente.
Milko attravers la strada con la scala a pioli nera, e una gavetta per in-
gannare eventuali osservatori, e la port al riparo delle siepi accanto alla
facolt di medicina. Mise il piede sul primo piolo e borbott: 'fanculo la
fattoria!. Era stato il suo mantra fin da quando era scappato di casa a do-
dici anni.
Hannibal complet le iniezioni blu nelle vene e fece uno schizzo del
proprio lavoro con le matite colorate a un tavolo da disegno vicino al cor-
po, osservando di quando in quando il polmone conservato nel vaso di ve-
tro con l'alcol. Alcuni fogli tenuti da un portablocco a molla si sollevarono
leggermente per un colpo d'aria. Hannibal alz gli occhi dal suo lavoro,
guard verso il corridoio e poi fin di colorare una vena.
Milko chiuse la finestra del museo di anatomia dietro di s, si sfil gli
stivali e, scalzo, strisci tra le teche di vetro. Si mosse lungo la fila dell'ap-
parato digerente, sost vicino a un vaso che conteneva un paio di enormi
piedi torti. La luce bastava appena per muoversi. Non voleva sparare l
dentro e rischiare di spargere quella schifezza dappertutto. Si tir su il ba-
vero per non sentire l'aria dietro il collo. Poco per volta si sporse in corri-
doio per sbirciare oltre la gobba del proprio naso in modo da non esporre
nemmeno l'orecchio.
Le narici di Hannibal fremettero sopra il tavolo da disegno e la luce della
lampada da lavoro si riflett rossa nei suoi occhi.
Osservando dal corridoio attraverso la porta del laboratorio, Ivlilko po-
teva vedere la schiena di Hannibal mentre lavorava intorno al cadavere con
il suo grosso ago ipodermico pieno di tintura. Era un po' troppo lontano per
sparare, dato che il silenziatore gli impediva di prendere accuratamente la
mira. Non voleva ferirlo ed essere poi costretto a dargli la caccia, rove-
sciando roba dappertutto. Dio sa cosa poteva schizzargli addosso, con tutti
quei fetidi liquami.
Respir a fondo, come si fa quando ci si prepara a uccidere.
Hannibal usc dal suo campo visivo e Milko pot vederne solo la mano
sul tavolo da disegno, che continuava a fare schizzi, e poi una piccola can-
cellatura.
D'improvviso Hannibal pos la matita, venne in corridoio e accese la lu-
ce. Milko arretr, poi la luce si spense di nuovo e lui torn a fare capolino
dallo stipite della porta. Hannibal stava lavorando sul corpo coperto.
Milko ud la sega da autopsia. Quando guard di nuovo, Hannibal era
fuori campo. Disegna ancora. Che cazzo! Entra dentro e sparagli. Digli di
salutare Dortlich quando arriva all'inferno. Facendo lunghi passi a piedi
scalzi nel corridoio, silenzioso sul pavimento di pietra, tenendo d'occhio la
mano sul tavolo da disegno, Milko alz la pistola e varc di scatto la so-
glia, ma vide solo la mano e la manica, oltre al grembiule gettato sulla se-
dia. Ma il resto dove diavolo ? Hannibal gli balz alle spalle e gli infil la
siringa ipodermica piena di alcol nel lato del collo, sorreggendolo mentre
le gambe cedevano e gli occhi si rivoltavano all'indietro, poi lo appoggi a
terra.
Una cosa per volta. Hannibal rimise la mano del cadavere al suo posto e
la riattacc con qualche veloce punto di sutura. Mi spiace disse al corpo.
Includer un ringraziamento particolare nella mia nota.

Un senso di bruciore, di tosse, di freddo sulla faccia di Milko mentre


tornava cosciente, con la stanza che gli galleggiava intorno e poi si riasse-
stava. Inizi a leccarsi le labbra e a sputare. Sent del liquido colargli sul
viso.
Hannibal pos la caraffa di acqua fredda accanto al bordo della vasca dei
cadaveri e si sedette come per fare conversazione. Milko indossava l'im-
bragatura con la catena ed era immerso fino al collo nella soluzione di
formalina della vasca. Gli altri occupanti gli si affollavano intorno e lo fis-
savano con occhi ormai annebbiati, mentre lui cercava di scrollarsi di dos-
so le loro mani avvizzite.
Hannibal esamin il portafoglio di Milko. Prese dalla propria tasca una
piastrina e la pose accanto ai suo documento d'identit sull'orlo della va-
sca.
Zigmas Milko. Buonasera.
Milko toss e respir affannosamente. Abbiamo parlato di te e ti ho
portato del denaro. un accordo, vogliamo che tu abbia il denaro. Ce l'ho
con me, fammi andare a prenderlo.
Ha l'aria di un gran bel piano. Ne hai uccisi cos tanti, Milko, molti pi
di questi. Li senti nella vasca intorno a te? L, vicino ai tuoi piedi: quello
un bambino morto in un incendio. pi vecchio di mia sorella, e in parte
cotto.
Non so che cosa vuoi.
Hannibal si mise un guanto di gomma. Voglio ascoltare che cos'hai da
dire a proposito del fatto che vi siete mangiati mia sorella.
Io non l'ho fatto.
Hannibal premette la testa di Milko sotto la superficie del liquido. Dopo
un lungo momento afferr la catena, lo tir su di nuovo e gli vers dell'ac-
qua in faccia, lavandogli gli occhi.
Non dirlo pi sibil Hannibal.
Stavamo tutti male, malissimo gemette Milko appena fu in grado di
parlare. Avevamo le mani congelate e i piedi incancreniti. Qualsiasi cosa
abbiamo fatto, l'abbiamo fatta per vivere. Grutas stato veloce, lei non ha
mai... Ti abbiamo lasciato vivere...
Dov' Grutas?
Se te lo dico, mi lasci andare a prenderti il denaro? un sacco di soldi,
in dollari. E c' molto di pi, li possiamo ricattare con quello che so e la
tua testimonianza.
Dov' Grentz?
In Canada.
Giusto, la verit, una volta tanto. Dov' Grutas?
Ha una casa vicino Milly-le-Fort.
Come si chiama, adesso?
Fa affari come Satrug.
Ha venduto i miei quadri?
Una volta per comprare una partita di morfina, e poi basta. Li possiamo
recuperare.
Hai mai provato il cibo del ristorante di Kolnas? Il gelato non male.
Ho il denaro nel camion.
Ultime parole? Un commiato?
Milko apr la bocca per parlare ma Hannibal chiuse il pesante coperchio
con un fragore metallico. Restava meno di un centimetro d'aria tra il co-
perchio e la superficie dei liquido. Lasci la stanza, con Milko che batteva
contro il coperchio come un'aragosta in una pentola. Hannibal chiuse la
porta dietro di s, con le guarnizioni di gomma che stridettero contro i car-
dini.

L'ispettore Popil era in piedi accanto al tavolo da lavoro nel laboratorio


di anatomia e guardava i disegni.
Hannibal tir la cordicella e accese il grosso ventilatore sul soffitto. Le
pale si misero a girare con un suono metallico.
Popil guard in su al rumore delle pale. Hannibal non sapeva cos'altro
avesse udito. La pistola di Milko era tra i piedi del cadavere, sotto il len-
zuolo.
Ispettore Popil. Hannibal prese una siringa di tintura e fece un'iniezio-
ne. Mi scusi un momento, ma devo usare questa prima che s'indurisca di
nuovo.
Ha ucciso Dortlich nel bosco della sua famiglia.
L'espressione di Hannibal non cambi. Pul la punta dell'ago.
La sua faccia era mangiata continu Popil.
Sospetterei dei corvi. Quei boschi ne sono pieni. Andavano a mangiare
nella ciotola del cane appena lui si voltava.
Corvi che si sono preparati uno shish kebab.
Lo ha detto a Lady Murasaki?
No. Cannibalismo... successo sul fronte orientale, e pi di una volta,
quando lei era un bambino. Popil volt la schiena a Hannibal, osservan-
dolo nello specchio di fronte. Ma questo lo sa gi, non vero? Lei c'era.
Ed stato in Lituania quattro giorni fa. entrato con un visto regolare ed
uscito in un altro modo. Come? Popil non aspett la risposta. Le dir io
come: ha comprato i documenti tramite un condannato a Fresnes, ed un
reato.
Nella stanza della vasca il pesante coperchio si sollev leggermente e le
dita di Milko apparvero sotto il bordo. Sporse le labbra per aspirare quel
poco d'aria, ma una piccola onda di liquido lo colp in faccia e lui fece un
ultimo respiro soffocato.
Nel laboratorio di anatomia, mentre osservava la schiena di Popil, Han-
nibal si appoggi leggermente sul polmone del cadavere, producendo una
specie di gorgoglio. Spiacente disse. Succede. Rialz la fiamma del
bruciatore Bunsen sotto una storta per aumentare il bollore.
Questo disegno non il volto del suo soggetto. la faccia di Vladis
Grutas. Come gli altri nella sua stanza. Ha ucciso anche Grutas?
Assolutamente no.
Lo ha trovato?
Se lo trovassi, le do la mia parola che lo porterei alla sua attenzione.
Non mi prenda in giro! Lo sa che ha segato la testa di un rabbino a
Kaunas? Che ha sparato ai bambini degli zingari nei boschi? Lo sa che l'ha
fatta franca a Norimberga perch a una testimone hanno fatto ingoiare del-
l'acido? Ogni tanto mi capita di imbattermi nel suo tanfo, ma nel frattempo
scomparso. Se Grutas sa che gli sta dando la caccia la uccider. Ha as-
sassinato la sua famiglia?
Ha ucciso mia sorella e l'ha mangiata.
Lo ha visto?
S.
Potrebbe testimoniare.
Naturalmente.
Popil guard Hannibal per un lungo momento. Se lei uccide in Francia,
Hannibal, vedr la sua testa in un cesto. Lady Murasaki verr deportata. La
ama?
S. E lei?
Ci sono foto di Grutas negli archivi di Norimberga. Se i sovietici le
fanno circolare, e se riescono a trovarlo, la Sret ha qualcuno che po-
tremmo scambiare con lui. Se riusciamo a prenderlo avr bisogno della sua
deposizione. Esistono altre prove?
Le impronte dei suoi denti sulle ossa.
Se non passa nel mio ufficio domani, la faccio arrestare.
Buonanotte, ispettore.
Nella stanza della vasca, le tozze dita da contadino di Milko scivolarono
indietro, il coperchio si richiuse pesantemente, e a un volto raggrinzito che
gli stava davanti sussurr con una smorfia le sue parole d'addio: 'fanculo
la fattoria.

Era notte nel laboratorio di anatomia, Hannibal stava lavorando da solo.


Aveva quasi finito con i suoi disegni accanto al corpo. Sul ripiano c'era un
guanto di gomma rigonfio di fluido e legato stretto all'altezza del polso. Il
guanto era sospeso sopra un bicchiere di polvere. Un timer gli ticchettava
accanto.
Hannibal copr il blocco da disegno con un tovagliolo bianco. Avvolse il
cadavere in un telo e lo port fino all'aula di lezione. Dal museo di anato-
mia prese gli stivali di Milko e li mise vicino ai vestiti su una lettiga accan-
to all'inceneritore, con il contenuto delle sue tasche: un coltello a serrama-
nico, delle chiavi e un portafoglio. Il portafoglio conteneva dei soldi e l'a-
nello di un preservativo, con cui Milko traeva in inganno le donne sfrut-
tando la penombra. Hannibal tolse il denaro. Apr l'inceneritore: la testa di
Milko era in mezzo alle fiamme e assomigliava al pilota bruciato dello
Stuka. Hannibal gett dentro gli stivali e uno colp la testa.

51

Un camion da cinque tonnellate residuato bellico con un telone nuovo


era parcheggiato sull'altro lato della strada rispetto al laboratorio di anato-
mia, bloccando met della carreggiata. Stranamente, non c'erano multe sui
tergicristallo. Hannibal prov le chiavi di Milko sulla portiera del condu-
cente, che si apr. Una busta con delle carte stava sul parasole, e lui le
scorse in fretta.
Una rampa nel retro del camion gli permise di caricare la sua moto dal
marciapiede. Guid fino alla Porte de Montempoivre, vicino al Bois de
Vincennes e lasci il veicolo in un parcheggio vicino alla ferrovia. Nasco-
se le targhe e la pistola di Milko nella cabina sotto il sedile.

Hannibal Lecter sedeva sulla sua moto in un frutteto in collina, facendo


colazione con dei deliziosi fichi d'India che aveva trovato al mercato in
Rue de Buci, insieme a un po' di prosciutto cotto. Poteva vedere la strada
sotto la collina e, a circa quattrocento metri, l'ingresso della villa di Vladis
Grutas.
Le api ronzavano rumorosamente nel frutteto e molte si affollarono in-
torno ai suoi fichi, finch lui li copr con il fazzoletto. Garca Lorca, che
era in gran voga a Parigi in quel periodo, diceva che il cuore era un frutte-
to. Hannibal stava riflettendo su quell'immagine e pensava, come fanno i
giovani, alla forma delle pesche e delle pere, quando il camion di un car-
pentiere pass sotto di lui e si diresse al cancello di Grutas.
Hannibal alz il binocolo di suo padre.
La casa di Vladis Grutas era una villa in stile Bauhaus costruita nel 1938
su un terreno agricolo con vista sul fiume Essonne. Era stata abbandonata
durante la guerra e, mancando le grondaie, presentava delle macchie scure
provocate dall'acqua colata sui muri. L'intera facciata e uno dei lati erano
stati ridipinti d'un bianco accecante e un ponteggio era montato sui muri
ancora da imbiancare. La residenza era stata utilizzata come quartier gene-
rale durante l'occupazione dai tedeschi, i quali le avevano aggiunto rutta
una serie di difese.
Il cubo di cemento e vetro della casa era protetto da un'alta recinzione
sormontata da filo spinato. L'ingresso era sorvegliato da una guardiola in
cemento che sembrava una casamatta. Da una feritoia frontale, ingentilita
da una fioriera, una mitragliatrice poteva tenere sotto tiro la strada.
Due uomini uscirono dalla guardiola, uno biondo e l'altro bruno e coper-
to di tatuaggi. Usarono uno specchio posto su un lungo manico per con-
trollare la parte sottostante del camion. I carpentieri dovettero scendere ed
esibire i documenti d'identit. Dopo qualche cenno e qualche alzata di
spalle, le guardie fecero entrare il camion.
Hannibal guid la moto fino a un boschetto e la parcheggi tra i cespu-
gli. Manomise in qualche modo l'accensione con un pezzo di cavo nasco-
sto dietro le puntine e lasci un appunto sul sellino dicendo che era andato
a cercare i ricambi. Poi cammin per circa mezz'ora fino all'autostrada e
fece ritorno a Parigi in autostop.

Il marciapiede di carico della Gabrielle Instrument Co. si trovava in Rue


de Paradis, tra un venditore di insegne luminose e un vetraio. Nell'ultimo
impegno della giornata il magazziniere caric un pianoforte Bsendorfer a
mezza coda sul camion di Milko, insieme a uno sgabello imballato separa-
tamente. Hannibal firm la fattura come Zigmas Milko, pronunciando il
nome tra s mentre lo scriveva.
I camion della Gabrielle Instrument stavano tornando alla fine della
giornata di lavoro. Hannibal vide che da uno di essi scendeva un'autista
donna, piuttosto attraente nella sua tuta, con una vitalit tipicamente fran-
cese. La donna entr nell'edificio e ne usc dopo qualche minuto in panta-
loni e camicetta, con la tuta piegata su un braccio, che ripose nella sacca di
una piccola moto. Sent gli occhi di Hannibal su di s e volt il viso sba-
razzino verso di lui. Tir fuori una sigaretta e lui giel'accese.
Merci, Monsieur... Zippo. Era un tipo vivace, con gli occhi mobilis-
simi e un'esagerata gestualit nel fumare.
I ficcanaso che stavano spazzando il marciapiede di carico si sforzarono
di udire quello che i due si stavano dicendo ma poterono sentire solo la ri-
sata di lei. Guardava fisso il volto di Hannibal e a poco a poco smise di fa-
re la civetta. Sembrava affascinata da lui, quasi ipnotizzata. S'incammina-
rono insieme lungo la strada verso un bar.

Mueller stava in guardiola con un tedesco di nome Gassmann, che aveva


da poco lasciato la Legione Straniera. Stava cercando di convincerlo a farsi
un tatuaggio quando il camion di Milko si avvicin lungo la strada.
Facciamogli un applauso, ecco Milko che torna da Parigi disse Muel-
ler.
Gassmann aveva una vista migliore. Quello non Milko.
Uscirono dalla guardiola.
Dov' Milko? domand Mueller alla donna al volante.
E io che cosa ne so? Mi ha pagato per portarvi questo pianoforte. Ha
detto che sar di ritorno tra un paio di giorni. Intanto scaricatemi la moto
da dietro con i vostri bei muscoli.
Chi ti ha pagato?
Il signor Zippo.
Vuoi dire Milko.
Certo, Milko.
Il furgone di una ditta di catering si ferm dietro il grosso camion e a-
spett, con l'autista impaziente che tamburellava sul volante.
Gassmann alz il tendone che copriva il retro del camion, vide un piano-
forte in una cassa e una pi piccola con un cartello PER LA CANTINA e
PER IL CANTINIERE: TENERE IN FRESCO. La moto era legata alle
sponde laterali del camion. C'era una rampa, ma era pi facile sollevarla
per farla scendere.
Mueller venne ad aiutare Gassmann. Guard la donna. Vuoi bere qual-
cosa?
Non qui disse lei montando in sella.
La tua moto fa il rumore di una scoreggia le url dietro Mueller men-
tre se n'andava.
Devi averla sedotta con la tua conversazione comment l'altro tede-
sco.

L'accordatore di pianoforte era un uomo scheletrico, con spazi neri tra i


denti e un sorriso perenne sulle labbra come quello di Lawrence Welk.
Quando ebbe finito di accordare il Bsendorfer nero si cambi, indossando
una vecchia cravatta bianca e un frac per suonare al cocktail mentre gli o-
spiti di Grutas cominciavano ad arrivare. Il piano aveva un suono freddo
contro il pavimento di piastrelle e le superfici di vetro della casa. I vicini
ripiani di una libreria in vetro e acciaio vibrarono in si bemolle finch lui
spost i libri e allora risuon in si. Si era seduto su una sedia da cucina per
accordare, ma ora non voleva sedervisi ancora per suonare.
Dove posso stare? Dov' lo sgabello? chiese alla domestica, che gir
la richiesta a Mueller. Gli fu trovata una sedia dell'altezza giusta, ma con i
braccioli. Mi toccher suonare con i gomiti aperti si rassegn il pianista.
Piantala di rompere e suona qualcosa di americano gli ordin Mueller.
Lui vuole della musica da cocktail, e cantata.
Il buffet era per una trentina di persone, un misto di strani relitti della
guerra. C'era Ivanov dell'ambasciata sovietica, troppo ben vestito per un
servitore dello Stato. Stava parlando con un maresciallo americano, re-
sponsabile amministrativo dell'ufficio postale americano di Neuilly. Il ma-
resciallo era in borghese, con un abito a quadri di un colore che faceva ri-
saltare l'angioma sul lato del suo naso. Il vescovo, venuto apposta da Ver-
sailles, era accompagnato da un chierico che si puliva le unghie.
Sotto l'impietosa luce artificiale, l'abito nero del vescovo aveva una lu-
centezza verdastra, osserv Grutas mentre gli baciava l'anello. Parlarono
brevemente delle loro conoscenze comuni in Argentina. C'era una strana
atmosfera da nostalgici di Vichy nella stanza.
Il pianista cerc di accontentare l'uditorio arrischiando con il suo sorriso
da scheletro qualche canzone di Cole Porter. L'inglese era solo la sua quar-
ta lingua e in qualche caso si trov costretto a improvvisare.
Night and day, you are the sun. Only you beneese the moon, you are
the one.

Il seminterrato era quasi buio, con una sola lampadina accesa vicino alle
scale. La musica risuonava debolmente dal piano di sopra.
Una parete era coperta da scaffali di vino. Vicino c'erano parecchie cas-
se, alcune aperte, con trucioli sparsi. Un lavello nuovo in acciaio inossida-
bile era appoggiato per terra accanto a un jukebox con gli ultimi dischi e i
rotoli di monetine in nichel da infilarci dentro. Accanto alla parete con il
vino una cassa etichettata con PER LA CANTINA e PER IL CANTINIE-
RE: TENERE IN FRESCO. Un debole scricchiolio provenne dalla cassa.

Il pianista aggiunse qualche "fortissimo" per trarsi d'impaccio sulle rime


che non sapeva: Whether me or you depart, no matter darling I'm apart, I
think of you night and dayyyyyyyy.
Grutas si muoveva in mezzo agli ospiti stringendo mani. Con un piccolo
movimento della testa convoc Ivanov nella biblioteca. Era ispirata a un
gusto assolutamente moderno, con una scrivania su cavalletti, ripiani d'ac-
ciaio e vetro e una scultura dalle linee picassiane di Anthony Quinn, intito-
lata La logica il sedere di una donna. Ivanov osserv l'opera.
Ti piace la scultura? domand Grutas.
Mio padre faceva il curatore di un museo a San Pietroburgo, quando
era ancora San Pietroburgo.
La puoi toccare, se vuoi lo invit Grutas.
Grazie. Gli elettrodomestici per Mosca?
Sessanta frigoriferi sono su un treno a Helsinki in questo momento.
Kelvinator. E tu cos'hai per me? Grutas non pot impedirsi di schioccare
le dita.
Per reazione allo schiocco, Ivanov fece aspettare Grutas mentre osserva-
va le natiche di pietra. Non c' nessun fascicolo sul ragazzo, all'ambascia-
ta disse infine. Ha ottenuto un visto per la Lituania proponendo un arti-
colo per "l'Humanit". Doveva riguardare il buon funzionamento della col-
lettivizzazione quando i terreni sono stati confiscati alla sua famiglia e la
soddisfazione degli agricoltori di andare in citt a costruire reti fognarie.
Un aristocratico che appoggia la rivoluzione.
Grutas sbuff dal naso.
Ivanov mise una foto sulla scrivania e gliela fece vedere. Mostrava Lady
Murasaki con Hannibal mentre uscivano dalla loro casa.
Di quando ?
Ieri mattina. Milko era con il mio uomo quando l'ha scattata. Il giovane
Lecter uno studente, lavora di notte, dorme sopra la facolt di medicina.
Il mio uomo ha mostrato tutto a Milko... e non voglio sapere altro.
Quando ha visto Milko l'ultima volta?
Ivanov sollev gli occhi bruscamente. Ieri. Qualcosa non va?
Grutas alz le spalle. Forse no. Chi la donna?
La sua matrigna, o qualcosa del genere. bella disse Ivanov, toccan-
do il sedere di pietra.
Ha un culo come questo?
Non penso.
La polizia francese gli gira intorno?
Un ispettore chiamato Popil.
Grutas contrasse le labbra e per un attimo sembr dimenticare che Iva-
nov era nella stanza.

Mueller e Gassmann osservavano la gente. Stavano portando i cappotti e


controllando che nessuno degli ospiti rubasse qualcosa. Nel guardaroba
Mueller tir l'elastico del cravattino di Gassmann, gli fece fare un mezzo
giro e lo lasci andare.
Sapresti usarlo come un'elica e sparire come una fata? scherz Muel-
ler.
Fallo ancora una volta e te ne pentirai disse Gassmann. Guardati.
Metti dentro la camicia. Hai dimenticato che sei in servizio?
Dovettero aiutare il fornitore del catering a scaricare la roba. Mentre
portavano un tavolo pieghevole nel seminterrato non videro nascosto sotto
i gradini un guanto rigonfio sospeso sopra un piatto di polvere da sparo,
con una miccia che arrivava fino a una latta da tre chili che una volta con-
teneva lardo. Una reazione chimica rallenta quando la temperatura si ab-
bassa. Il seminterrato di Grutas era di cinque gradi pi freddo della facolt
di medicina.

52

La domestica stava stendendo il pigiama di seta di Grutas sul letto quan-


do lui chiam per avere altri asciugamani. Non le piaceva portarglieli in
bagno, ma lui le ordinava sempre di farlo. Doveva andarci ma non guarda-
re. Il bagno di Grutas era tutto di piastrelle bianche e acciaio inossidabile,
con una grande vasca in mezzo alla stanza, una sauna con porte a vetri
smerigliati e una doccia.
Grutas era disteso nella vasca. La prigioniera che aveva portato dalla
barca gli stava radendo il petto usando un rasoio di sicurezza da prigione,
con la lama chiusa a chiave. Un lato del viso della donna era gonfio. La
domestica non volle incontrare il suo sguardo.
Come in una stanza per gli esperimenti di deprivazione sensoriale, anche
la doccia era bianca, e grande abbastanza da starci in quattro. La sua strana
acustica amplificava ogni pi piccolo rumore. Hannibal era in grado di u-
dire il fruscio dei propri capelli contro le piastrelle mentre stava sdraiato
sul pavimento della doccia. Coperto da un paio di asciugamani anch'essi
bianchi era pressoch invisibile dalla sauna attraverso la porta smerigliata.
Sotto gli asciugamani sentiva il proprio respiro, era come essere avvolto
nel tappetino con Mischa. Invece dei suoi capelli caldi vicino al viso senti-
va l'odore della pistola insieme a lubrificante, cartucce e cordite.
Poteva udire la voce di Grutas, ma non aveva ancora visto la sua faccia
se non con il binocolo. Il tono non era cambiato.. quell'irritazione cupa che
precede la tempesta.
Scaldami l'accappatoio ordin Grutas alla domestica. Dopo voglio
fare un bagno di vapore. Preparalo. Lei scivol dietro la sauna e apr la
valvola. Nella stanza tutta bianca l'unico colore era dato dalle lunette rosse
del timer e del termometro. Assomigliavano a strumenti nautici, con i nu-
meri abbastanza grandi da poter essere letti anche tra le nuvole di vapore.
La manopola del timer aveva gi comanciato a muoversi verso l'indicatore
rosso.
Grutas teneva le mani dietro la testa. Sotto il braccio aveva tatuato il
simbolo delle SS, a forma di fulmine. Contrasse il muscolo e il fulmine
sussult. Accipicchia! Rise quando la sua prigioniera indietreggi. No-
oo, non ti picchio pi. Mi piaci, adesso. Ti faccio sistemare i denti con
qualche protesi che puoi mettere in un bicchiere accanto al letto.
Hannibal usc dalle porte a vetri in una nuvola di vapore, la pistola pun-
tata al cuore di Grutas. Nell'altra mano aveva una bottiglia di reagente al-
colico.
La pelle di Grutas stridette mentre balzava fuori dalla vasca e la donna
fece uno scatto all'indietro ignorando che Hannibal era alle sue spalle.
Mi fa piacere che tu sia qui disse Grutas. Guard la bottiglia, sperando
che Hannibal fosse ubriaco. Ho sempre sentito che ti dovevo qualcosa.
Ne ho discusso con Milko.
E allora?
giunto a una soluzione.
I soldi, naturalmente! Te li ho mandati tramite lui, te li ha dati? Bene!
Hannibal si rivolse alla donna senza guardarla. Bagna il tuo asciuga-
mano nella vasca. Vai nell'angolo e siediti, con l'asciugamano sulla faccia.
Presto! Bagnalo nella vasca
La donna immerse l'asciugamano e indietreggi nell'angolo. Uccidilo
lo incit.
Ho aspettato tanto tempo di rivedere la tua faccia disse Hannibal.
L'ho vista in quella di ogni spaccone che ho picchiato. Pensavo fossi pi
grosso.
La domestica entr nella stanza da letto con l'accappatoio. Attraverso la
porta aperta del bagno vide la pistola. Usc dalla stanza, le sue pantofole
silenziose sul tappeto.
Anche Grutas vedeva la pistola. Era quella di Milko. Sul carrello aveva
un innesto su cui era montato un silenziatore rudimentale. Se il giovane
Lecter non era esperto, avrebbe potuto sparare un colpo solo e poi sarebbe
stato costretto a trafficare con la pistola per riarmarla.
Hai visto quanta roba ho in questa casa, Hannibal? Opportunit offerte
dalla guerra! Tu sei abituato alle cose belle, e puoi averle. Siamo simili!
Siamo gli Uomini Nuovi, Hannibal! Tu, io... siamo la crema. Staremo
sempre a galla! Sollev un po' di schiuma con la mano per far vedere co-
me stava a galla, nell'intento di abituare il giovane Lecter ai suoi movi-
menti.
Le piastrine non galleggiano. Hannibal gett nella vasca quella di
Grutas, che si adagi come una foglia sul fondo. Ma l'alcol s. Hannibal
lanci la bottiglia, che si ruppe sulle piastrelle sopra Grutas, spargendogli
il liquido bruciante sulla testa, mentre frammenti di vetro gli cadevano sui
capelli. Hannibal prese dalla tasca uno Zippo per appiccare il fuoco. Ma
mentre lo apriva, Mueller gli punt una pistola alla tempia.
Gassmann e Dieter afferrarono per le braccia Hannibal dai due lati.
Mueller spinse la canna della pistola di Hannibal verso l'alto, poi gliela tol-
se di mano e se la infil nella cintola.
Non sparate disse Grutas. Potreste rompere le piastrelle. Voglio par-
lare con lui un momento. Poi pu crepare dentro una tinozza come sua so-
rella. Grutas usc dall'acqua e rimase in piedi su un asciugamano. Fece un
gesto verso la donna, ora disperatamente disposta a soddisfarlo. Lei spruz-
z seltz sul corpo rasato di Grutas mentre lui si voltava, a braccia distese.
Sai come ci si sente con l'acqua frizzante? domand. Sembra di rina-
scere. Mi sento tutto nuovo, in un mondo nuovo in cui non c' spazio per
te. Non posso credere che tu abbia ucciso Milko da solo.
Qualcuno mi ha dato una mano disse Hannibal.
Tienilo sopra la vasca e taglia quando te lo dico.
I tre uomini bloccarono Hannibal sul pavimento tenendogli la testa e il
collo sopra la vasca. Mueller aveva un coltello a serramanico, che punt
alla gola di Hannibal.
Guardami, conte Lecter, mio bel principe! Volta la testa e guardami, al-
lunga bene il collo e morirai dissanguato in fretta. Non ti far troppo ma-
le.
Attraverso la porta della sauna, Hannibal poteva vedere la manopola del
timer che si muoveva ticchettando.
Rispondi a questa domanda disse Grutas. Non mi avresti forse dato
da mangiare alla bambina se lei fosse stata sul punto di morire di fame?
Perch l'amavi?
Naturalmente.
Grutas sorrise e diede un pizzicotto sulla guancia di Hannibal. Ecco.
Adesso ci sei. Amore. Io amo me stesso a questo punto. E non mi sarei mai
scusato con te. Hai perso tua sorella in guerra. Grutas rutt e rise. Que-
sto il mio commento. Cerchi compassione? La puoi trovare sul dizionario
tra le parole coglione e culo. Taglialo, Mueller. E l'ultima cosa che sentirai
questa: ti dir cos'hai fatto TU per vivere. TU...
L'esplosione fece tremare la stanza da bagno. Il lavandino si stacc dal
muro, l'acqua zampill dalle tubature e le luci si spensero. Nella mischia
che si scaten sul pavimento, Mueller, Gassmann, Dieter si ingarbugliaro-
no con la donna. Il coltello fin nel braccio di Gassmann, che bestemmi e
si mise a urlare. Hannibal colp forte qualcuno con il gomito in piena fac-
cia e gli pest i piedi, un colpo di pistola part nella stanza piastrellata e le
schegge lo colpirono sul viso. Un fumo pesante si sollev dai muri. Una
pistola stava scivolando sulle piastrelle con Dieter che cercava di impadro-
nirsene. Grutas la raccolse mentre la donna gli saltava addosso conficcan-
dogli le unghie in faccia, e lui le spar due colpi al petto. Sentendosi la pi-
stola puntata contro, Hannibal lanci l'asciugamano bagnato negli occhi di
Grutas, poi si gett all'indietro contro Dieter che gli stava alle spalle e sent
l'impatto quando lui and a sbattere di schiena contro il bordo della vasca e
si afflosci. Ma Mueller gli fu addosso prima che Hannibal potesse alzarsi,
cercando di conficcargli i pollici sotto il mento. Hannibal gli diede una te-
stata in faccia, poi fece scivolare la mano tra di loro, trov la pistola infila-
ta nella cintola di Mueller e tir il grilletto senza estrarla. Il grosso tedesco
si accasci con un gemito e Hannibal fugg con l'arma. Dovette rallentare
nella camera da letto buia, poi riprese a correre nel corridoio pieno di fu-
mo. Afferr il secchio della domestica e se lo port dietro attraverso la ca-
sa, udendo uno sparo alle sue spalle.
L'uomo al cancello era fuori dalla guardiola, a met strada rispetto all'in-
gresso. Prendi dell'acqua! gli grid Hannibal. Gli lanci il secchio men-
tre lo oltrepassava di corsa. Io prendo l'idrante! Si lanci a perdifiato
lungo la strada e appena gli fu possibile tagli nei boschi. Ud delle grida
alle sue spalle. Risal la collina fino al frutteto e risistem in fretta l'accen-
sione della moto.
Apr la valvola di compressione, diede un po' di gas, poi qualche colpo
sul pedale di avviamento. Tir leggermente l'aria. Un altro colpo sul peda-
le e la BMW si svegli con un brontolio. Hannibal scatt fuori dal cespu-
glio, gi per un viale tra gli alberi, quasi perdendo la marmitta su un tron-
co, poi si ritrov lanciato sulla strada, e nell'oscurit, con il tubo di scappa-
mento che strusciava contro l'asfalto lasciando una scia di scintille.

I pompieri dovettero fermarsi fino a tarda notte per spegnere le ultime


braci nel seminterrato della villa di Grutas e buttare acqua negli interstizi
dei muri. Grutas stava in piedi all'estremit del giardino, con il fumo e il
vapore che si alzavano nel cielo notturno dietro di lui, e guardava fisso in
direzione di Parigi.

53

La studentessa della scuola per infermieri aveva i capelli rosso mogano e


gli occhi marroni pi o meno come quelli di Hanrabal. Quando lui rimase
in piedi vicino al distributore d'acqua nel corridoio della facolt di medici-
na, in modo che potesse bere per prima, lei gli and vicina con il viso e lo
annus. Da quando ti sei messo a fumare?
Sto cercando di smettere disse lui.
Hai le sopracciglia bruciacchiate!
Ho acceso il fornello senza fare attenzione.
Se non stai attento con il fuoco non dovresti cucinare. Lei si lecc il
dito e glielo pass sul sopracciglio. La mia compagna di stanza e io stase-
ra diamo una cena e c' un sacco...
Grazie. Davvero. Ma ho un impegno.
Nei suo biglietto a Lady Murasaki chiedeva se poteva farle visita. Ag-
giunse un rametto di glicine, appassito quel tanto da apparire un'offerta di
scuse. L'invito di lei era accompagnato da due ramoscelli, uno di mirto
crespo e uno di pino con una piccola pigna. Il pino non si manda a cuor
leggero: i suoi sottintesi sono emozionanti e infiniti.

Il pescivendolo di Lady Murasaki non la deluse. Aveva messo da parte


quattro bei ricci di mare della Bretagna conservati nella loro acqua. Nel
negozio a fianco il macellaio aveva delle animelle, gi bagnate nel latte e
pressate tra due piatti. Lady Murasaki fece anche una sosta da Fauchon per
una torta di pere e infine compr una reticella di arance.
Si ferm davanti al fiorista, con le braccia ingombre di pacchetti. No,
Hannibal avrebbe di sicuro portato dei fiori.

Hannibal port i fiori: un mazzo di tulipani, gigli e felci in una bella


composizione che aveva infilato nel sellino posteriore della sua motoci-
cletta. Due ragazze che attraversavano la strada gli dissero che i fiori sem-
bravano una coda di gallo. Lui ammicc mentre il semaforo diventava ver-
de e corse via con un senso di leggerezza nel petto.
Parcheggi nel viale davanti al palazzo di Lady Murasaki e svolt l'an-
golo verso l'ingresso. Stava per salutare con la mano la portinaia quando
Popil e due robusti poliziotti balzarono fuori dall'androne e lo afferrarono.
Popil prese i fiori.
Non sono per lei disse Hannibal.
La dichiaro in arresto intim Popil. Quando Hannibal venne amma-
nettato, Popil si mise i fiori sotto il braccio.

Nel suo ufficio al Quai des Orfvres, l'ispettore Popil lasci Hannibal da
solo e lo fece aspettare circa mezz'ora perch assaporasse l'atmosfera.
Quando rientr nella stanza, lo trov che sistemava l'ultimo stelo di una
composizione floreale in una caraffa d'acqua sulla scrivania di Popil. Le
piace? disse Hannibal.
L'ispettore lo colp con un piccolo manganello di gomma e si sedette. E
questo le piace?
Il pi grosso dei due poliziotti sbuc da dietro Popil e si piazz accanto a
Hannibal. Risponda alla domanda: le ho chiesto se le piace questo ripet
l'ispettore.
pi onesto della sua stretta di mano. E almeno pulito.
Popil prese da una busta due piastrine legate con uno spago. Sono state
trovate nella sua stanza. Questi due sono stati accusati in contumacia a No-
rimberga. Domanda: dove sono?
Non lo so.
Non li vuole vedere impiccati? Il boia usa il metodo inglese, ma non
sufficiente a rompergli l'osso dei collo. Non fa bollire n dilata la corda.
Scalciano per un bel po' prima di morire. Dovrebbe essere di suo gusto.
Ispettore, lei non sa nulla dei miei gusti.
La giustizia non le importa, l'unica cosa che conta che sia lei a ucci-
derli.
Conta anche per lei, vero, ispettore? Li guarda sempre morire. di suo
gusto. Pensa che potremmo parlare da soli? Prese dalla tasca un biglietto
macchiato di sangue, avvolto nel cellofan. Posta da parte di Louis Fer-
rat.
Popil fece segno al poliziotto di uscire dalla stanza.
Quando ho tagliato i vestiti del corpo di Louis ho trovato questo per
lei. Lesse a voce alta la parte sopra la piegatura. "Ispettore Popil, perch
mi tormenta con domande alle quali non risponde lei stesso? Io l'ho vista a
Lione". E poi va avanti. Hannibal pass il biglietto a Popil. Se vuole,
asciutto, adesso. Non puzza.
La carta frusci quando Popil apr il biglietto, scaglie scure caddero dal-
la piegatura. Dopo aver finito di leggere, l'ispettore sedette tenendosi il fo-
glio vicino alla tempia.
Qualcuno della sua famiglia le ha forse fatto ciao ciao con la mano dal
treno? disse Hannibal. Stava per caso dirigendo il traffico al deposito,
quel giorno?
Popil tir indietro la mano che teneva le piastrine.
Nei suoi panni non lo farei osserv Hannibal piano. Se sapessi qual-
cosa, perch dovrei dirglielo? una domanda ragionevole, ispettore. Ma-
gari vorrebbe fargli avere un passaggio per l'Argentina.
Popil chiuse gli occhi e poi li riapr. Ptain era sempre stato il mio eroe.
Mio padre e mio zio avevano combattuto sotto di lui nella Prima guerra
mondiale. Quando costitu il nuovo governo ci disse: "Mantenete la pace
finch buttiamo fuori i tedeschi. Vichy salver la Francia". Eravamo gi
poliziotti, ci sembrava solo di continuare il nostro mestiere.
Ha aiutato i tedeschi?
Popil alz le spalle. Ho mantenuto la pace, e forse questo li ha aiutati.
Poi ho visto uno di quei treni, cos ho disertato e mi sono unito alla Resi-
stenza. Non si fidavano di me finch non ho ucciso uno della Gestapo. I
tedeschi per rappresaglia hanno sparato a otto persone del paese. Mi sono
sentito come se li avessi ammazzati io. Che razza di guerra questa? Ab-
biamo combattuto in Normandia, usando questo come mezzo di ricono-
scimento. Prese un "cicalino" dalla scrivania. Abbiamo aiutato gli Allea-
ti che sbarcavano sulle spiagge. Questo significa che sono un amico, non
infierisca. Non m'importa di Dortlich. Mi aiuti a trovarli. Come sta dando
la caccia a Grutas?
Attraverso alcuni familiari in Lituania e le conoscenze di mia madre
nella Chiesa.
Potrei trattenerla per la storia dei documenti falsi, solo sulla base della
testimonianza del condannato. Se la lascio andare, mi giura di dirmi tutto
quello che scoprir? Lo giura davanti a Dio?
Davanti a Dio? S, lo giuro davanti a Dio. Ha una Bibbia? Popil aveva
una copia dei Pensieri di Blaise Pascal su uno scaffale. Hannibal la prese.
Possiamo anche usare il suo Pascal... Pascal.
Giurerebbe sulla vita di Lady Murasaki?
Un attimo di esitazione. S, sulla vita di Lady Murasaki. Hannibal rac-
colse il cicalino dalla scrivania e lo fece scattare due volte.
Popil tir fuori le piastrine e Hannibal se le riprese.

Appena Hannibal ebbe lasciato l'ufficio, entr il vice di Popil. L'ispetto-


re fece un segno dalla finestra e quando Hannibal usc dall'edificio un poli-
ziotto in borghese si mise a seguirlo.
Sa qualcosa. Ha le sopracciglia bruciacchiate. Controlla gli incendi in
tutta l'le-de-France negli ultimi tre giorni disse Popil. Quando ci avr
portato da Grutas, voglio incriminarlo per la storia del macellaio di quan-
d'era ragazzo.
Perch il macellaio?
un crimine giovanile, Etienne, un delitto passionale. Non voglio che
finisca in prigione, ma che lo dichiarino malato di mente. In un manicomio
potranno studiarlo e cercare di scoprire che cos'.
Che cosa pensa che sia?
Il piccolo Hannibal morto nel 1945 l fuori nella neve, cercando di
salvare la sorella. Il suo cuore morto con Mischa. Che cos' ora? Non c'
una parola per dirlo. In mancanza di meglio, possiamo chiamarlo mostro.

54

Nel palazzo di Lady Murasaki in Place des Vbsges la guardiola era buia,
la porta con i vetri smerigliati era chiusa. Hannibal entr nell'edificio con
la sua chiave e corse su per le scale.
Dentro la guardiola, seduta sulla sedia, la portinaia aveva la posta sparsa
davanti a s sul tavolo, suddivisa inquilino per inquilino come se stesse fa-
cendo un solitario. Il cavo di un lucchetto da bicicletta era quasi comple-
tamente affondato nella carne del suo collo e la lingua le penzolava dalla
bocca.
Hannibal buss alla porta di Lady Murasaki. Ud il telefono squillare al-
l'interno e il suono gli parve stranamente acuto. La porta si spalanc appe-
na infil la chiave nella toppa. Corse attraverso l'appartamento, guardan-
dosi intorno, e indietreggi di un passo quando spinse l'uscio della camera
da letto, ma la stanza era vuota. Il telefono, intanto, continuava a squillare.
Hannibal alz la cornetta.

In una gabbia nella cucina del Caf de l'Est, alcuni ortolani aspettavano
di essere affogati nell'Armagnac e scottati in una grossa pentola di acqua
bollente sulla stufa. Grutas afferr per il collo Lady Murasaki e le port la
faccia vicino alla pentola, mentre reggeva la cornetta con l'altra mano. Le
mani di lei erano legate dietro la schiena e Mueller la teneva per le braccia.
Quando ud la voce di Hannibal al telefono, Grutas parl. Per continua-
re la nostra conversazione, vuoi vedere la giapponese viva? domand.
S.
Ascolta e indovina se ha ancora le guance.
Cos'era quel rumore in sottofondo? Acqua che bolliva? Hannibal non
sapeva se il suono fosse reale: sentiva dell'acqua bollire anche nei suoi
sogni.
Parla al tuo fottuto ragazzo.
Lady Murasaki riusc a dire: Mio caro, NON... prima di essere strap-
pata via dal telefono. Lott per divincolarsi dalla stretta di Mueller ed en-
trambi andarono a sbattere contro la gabbia degli ortolani. Gli uccelli emi-
sero un verso stridulo e pigolarono.
Grutas parl a Hannibal. Mio CARO, hai ucciso due uomini per tua so-
rella e hai incendiato casa mia. Ti offro una vita per una vita. Porta tutto, le
piastrine, l'inventario di Guardapentola, ogni fottuta cosa. Altrimenti la
sentirai urlare.
Dove...
Stai zitto. Al chilometro 36 sulla strada per Trilbardou c' una cabina
del telefono. Trovati l all'alba e verrai chiamato. Se non ci sarai avrai le
sue guance per posta. Se vedo Popil o un qualsiasi poliziotto riceverai il
suo cuore in un pacchetto. Magari potrai usarlo per i tuoi studi. E poi vedi
un po' se potrai ancora guardarti in faccia. Una vita per una vita?
Una vita per una vita disse Hannibal. La comunicazione fu interrotta.
Dieter e Mueller portarono Lady Murasaki a un furgone fuori dal risto-
rante. Kolnas cambi la targa sulla macchina di Grutas.
Grutas apr il retro del furgone e tir fuori un fucile di precisione Dragu-
nov che diede a Dieter. Kolnas, porta un vaso di vetro. Voleva che Lady
Murasaki udisse e osserv la sua faccia con una specie d'ingordigia mentre
dava istruzioni.
Prendete la macchina. Uccidetelo mentre al telefono ordin a Dieter
dandogli il vaso. E poi portatemi le sue palle alla barca.

Hannibal non voleva guardare fuori dalla finestra, l'uomo in borghese di


Popil lo avrebbe visto. And in camera e sedette sul letto per un momento
con gli occhi chiusi. Il rumore di fondo gli risuonava in testa. Chip chip,
era il dialetto baltico degli ortolani.
Le lenzuola di Lady Murasaki erano di lino e profumavano di lavanda.
Le afferr, se le port al viso, poi le strapp via dal letto e le mise nella va-
sca da bagno. Sistem una corda da bucato in salotto e vi appese un kimo-
no, mise un ventilatore oscillante sul pavimento e lo accese in modo che le
pale facessero ondeggiare piano il kimono e la sua ombra sulle tende leg-
gere.

Ritto davanti all'armatura del samurai, Hannibal tenne in mano il pugna-


le e guard la maschera di Masamune Date. Se puoi aiutala, aiutala ades-
so. Si leg il cordoncino intorno al collo e fece scivolare il pugnale all'in-
terno del colletto, sul dietro.
Poi arrotol e annod le lenzuola bagnate come per un tentato suicidio in
carcere e quando ebbe finito le lenzuola pendevano dal parapetto del ter-
razzo fino a circa quattro metri dal marciapiede del viale.
Ci mise un po' a scendere. Quando lasci andare il lenzuolo il salto gli
sembr eterno, e sent una fitta alla pianta dei piedi nell'atterrare rotolando
sul selciato.
Spinse la moto lungo il vicolo dietro l'edificio, poi moll la frizione e
salt in sella mentre il motore partiva. Aveva bisogno di un po' di vantag-
gio per recuperare la pistola di Milko.

55

Nella voliera fuori dal Caf de l'Est gli ortolani si agitavano e pigolava-
no, irrequieti sotto la luna splendente. Il tendone del patio era arrotolato e
gli ombrelloni chiusi. La sala da pranzo era buia, ma in cucina e nel bar le
luci erano ancora accese.
Hannibal pot vedere Hercule che spazzava il pavimento. Kolnas sedeva
su una seggiola del bar con un registro. Hannibal si ritrasse nell'oscurit,
poi sal sulla moto e se ne and via senza accendere i fari.
Fece a piedi gli ultimi trecento metri verso la casa di Rue Juliana. Una
Citron Due Cavalli era parcheggiata nel vialetto d'accesso e un uomo se-
duto al posto del conducente stava tirando le ultime boccate da una sigaret-
ta. Hannibal lo vide lanciare il mozzicone lontano dall'auto e le braci si
sparsero sulla strada. Poi l'uomo si sistem sul sedile e appoggi la testa
allo schienale. Fra poco si sarebbe addormentato.
Da una siepe fuori dalla cucina Hannibal pot guardare all'interno della
casa. La signora Kolnas pass davanti a una finestra parlando con qualcu-
no che era troppo piccolo per essere visto. Le finestre erano aperte nella
notte calda, la porta a vetri della cucina si affacciava sul giardino. Il pugna-
le scivol facilmente nell'interstizio e liber il gancio. Hannibal si pul le
scarpe sullo zerbino ed entr in casa. L'orologio della cucina gli sembr
particolarmente rumoroso. Ud rumore di acqua che scorreva e schizzava
provenire dal bagno. Ne oltrepass la porta, tenendosi rasente al muro per-
ch il pavimento non scricchiolasse. Poteva sentire la signora Kolnas che
parlava con un bambino nella stanza da bagno.
La porta successiva era semiaperta. Hannibal intravide degli scaffali
pieni di giocattoli e un grosso elefante di peluche. Guard nella stanza.
Due letti. Katerina Kolnas dormiva in quello pi vicino. La sua testa era
girata di lato, il pollice che toccava la fronte. Hannibal pot vedere le sue
tempie pulsare e sentire il suo cuore battere. La bimba indossava il braccia-
letto di Mischa. Hannibal percep i propri occhi sbattere alla luce calda del-
la lampada e il respiro della bambina. Ud la voce della signora Kolnas.
Piccoli suoni, percepibili al di sopra del grande dolore che gli ruggiva den-
tro.
Su, tesoro, ora di asciugarsi disse la donna.

La casa galleggiante di Grutas, nera e sinistra, era ormeggiata al molo


avvolta da una fitta nebbia. Grutas e Mueller portarono Lady Murasaki le-
gata e imbavagliata sulla passerella e gi per la scala di boccaporto fino al-
la cabina sul retro. Grutas apr con un calcio la porta della sua stanza delle
torture sul ponte inferiore. C'era una sedia al centro del pavimento, con
sotto un lenzuolo insanguinato.
Mi spiace che la tua stanza non sia ancora pronta disse Grutas.
Chiamer la reception. Eva!! Percorse il corridoio fino alla cabina suc-
cessiva e spalanc la porta. Tre donne incatenate alle loro cuccette lo guar-
darono con un'espressione piena d'odio. Eva stava raccogliendo la loro ro-
ba in disordine.
Vieni qui.
Eva and nella stanza delle torture, tenendosi fuori dalla portata di Gru-
tas. Prese il lenzuolo insanguinato e ne stese uno pulito sotto la sedia. Sta-
va per portare va quello macchiato, ma Grutas disse: Lascialo. Mettilo l
dove lei possa vederlo.
Grutas e Mueller legarono Lady Murasaki alla sedia.
Grutas conged Mueller. Si allung su una poltrona appoggiata alla pa-
rete, le gambe aperte, sfregandosi le cosce. Hai idea di cosa accadr se
non trovi un modo per farmi godere? disse Grutas.
Lady Murasaki chiuse gli occhi. Sent la casa galleggiante vibrare e co-
minciare a muoversi.
Hercule fece due giri fuori dal bar con i bidoni della spazzatura. Tolse il
lucchetto alla bicicletta e se ne and.
Il fanalino posteriore era ancora visibile quando Hannibal si intrufol
dalla porta della cucina. Portava un oggetto voluminoso in una borsa mac-
chiata di sangue.
Kolnas entr in cucina con i suoi registri. Apr lo sportello del forno a
legna e vi butt dentro alcune ricevute.
Dietro di lui, Hannibal disse: Herr Kolnas, circondato da ciotole.
Kolnas si guard intorno e vide Hannibal appoggiato contro il muro, un
bicchiere di vino in una mano e una pistola nell'altra.
Che cosa vuole? Siamo chiusi.
Kolnas nel paradiso delle ciotole, circondato da ciotole. Hai indosso la
tua piastrina, Herr Kolnas?
Mi chiamo Kleber, cittadino francese, e ora chiamo la polizia.
La chiamo io per te. Hannibal appoggi il bicchiere e prese il telefo-
no. Ti dispiace se chiamo anche la Commissione per i crimini di guerra?
Ti rimborso la telefonata.
Vaffanculo. Chiama chi ti pare. Telefona pure, davvero. Altrimenti lo
faccio io. Ho i documenti in regola e molti amici.
Io invece ho dei bambini. I tuoi.
Cosa vuoi dire?
Li ho tutti e due. Sono stato a casa tua in Rue Juliana. Sono stato nella
loro stanza con il grande elefante imbottito e li ho presi.
Stai mentendo.
"Prendi lei, tanto sta per morire comunque." Sono parole tue, ricordi?
Mentre tallonavi Grutas con la tua ciotola.
Ho portato qualcosa per il tuo forno. Hannibal gli si avvicin da dietro
e gett sul tavolo la sua borsa insanguinata. Possiamo cucinare insieme,
come ai vecchi tempi. Fece cadere sul tavolo di cucina il braccialetto di
Mischa, che rotol un po' prima di fermarsi.
Kolnas emise un suono soffocato. Per un momento non riusc nemmeno
a toccare la borsa con le mani che gli tremavano. Poi l'afferr e la strapp
con furia, lacer la carta da macellaio insanguinata da cui uscirono carne e
ossa.
un pezzo di roast-beef, Herr Kolnas, e un melone. Li ho comprati al
mercato. Ma vedi come ci si sente?
Kolnas si scagli al di sopra del tavolo, protendendo le mani insanguina-
te verso il volto di Hannibal, ma perse l'equilibrio allungandosi e Hannibal
lo spinse gi, dandogli un colpo alla base del cranio con il calcio della pi-
stola e facendogli perdere i sensi.

Il volto di Hannibal, sporco di sangue, assomigliava alle facce demonia-


che dei suoi sogni. Gett dell'acqua sul viso di Kolnas finch lui non apr
gli occhi.
Dov' Katerina? Che cosa le hai fatto? domand.
al sicuro, Herr Kolnas. bella rosea, perfetta. Si pu vedere il sangue
che le pulsa sulle tempie. Te la ridar quando tu mi darai Lady Murasaki.
Se lo faccio sono un uomo morto.
No. Grutas sar arrestato e io non ricorder la tua faccia. Hai l'opportu-
nit di salvare i tuoi figli.
Come faccio a sapere che sono vivi?
Giuro sull'anima di mia sorella che udirai le loro voci. Sono al sicuro.
Aiutami o ti uccido e li lascio morire di fame. Dov' Grutas? Dov' Lady
Murasaki?
Kolnas deglut, sentendosi del sangue in bocca. Grutas ha una casa gal-
leggiante, sul canale, con cui va in giro. sul canale di Loing, a sud di
Nemours.
Come si chiama la barca?
Christabel. Hai dato la tua parola, dove sono i miei figli?
Hannibal lasci che Kolnas si alzasse. Prese il telefono dietro al registra-
tore di cassa, compose il numero e gli pass il ricevitore.
Per un momento Kolnas non riconobbe la voce della moglie, ma poi:
Pronto? Pronto, Astrid? Vai a vedere i bambini, fammi parlare con Kate-
rina! Subito!.
Mentre Kolnas ascoltava la voce mezza addormentata della bambina che
era stata svegliata, l'espressione sul suo viso cambi; dapprima sollievo,
poi uno strano pallore quando la sua mano strisci verso la pistola sul ri-
piano sotto la cassa. Le sue spalle si abbassarono. Mi hai ingannato, Herr
Lecter.
Ho mantenuto la parola. Ti risparmio la vita per la salvezza...
Kolnas si volt con la grossa Webley in pugno, ma Hannibal gli assest
un colpo violento, facendo volare via la pistola, e affond il pugnale sotto
il mento di Kolnas finch la punta gli usc dalla sommit del capo.
La cornetta del telefono cadde penzoloni. Kolnas cadde in avanti, Han-
nibal lo fece rotolare a terra e si sedette per un momento su una sedia della
cucina a guardarlo. Gli occhi di Kolnas erano aperti e il suo sguardo co-
minciava ad appannarsi. Hannibal gli mise una ciotola sul viso.
Port fuori la gabbia degli ortolani e l'apr. Dovette prendere con le mani
l'ultimo e lanciarlo verso il cielo illuminato dalla luna. Apr la voliera e-
sterna e fece uscire gli uccelli, che si riunirono a stormo e si mossero in
cerchio a scatti, da una parte all'altra del patio, per poi innalzarsi testando
il vento e puntare verso la stella polare. Andate disse Hannibal. Il Bal-
tico da quella parte. Rimaneteci per l'intera stagione.

56

Nell'immensit della notte un punto luminoso sparato attraverso gli o-


scuri campi dell'le-de-France: la moto a tutta velocit, Hannibal piegato
sul serbatoio. Fuori dall'abitato di Nemours e seguendo una vecchia alzaia
d'asfalto e ghiaia lungo il canale di Loing, che poi diventava una strada a
una corsia, coperta di vegetazione da ambo i lati, Hannibal zigzag sfilan-
do accanto alle mucche che invadevano la carreggiata e lo colpivano con la
coda al suo passaggio, sband di lato, con la ghiaia che gli picchiettava sui
parafanghi, poi riprese il controllo della moto e ripart a tutta birra.
Le luci di Nemours si affievolivano dietro di lui, che ora si trovava in
aperta campagna, con l'oscurit di fronte a s, solo la ghiaia e le erbacce
rese nitide dal cono giallo dei fari. Si chiese se non avesse raggiunto il ca-
nale troppo a sud: forse la casa galleggiante era dietro di lui?
Si ferm e rimase a fari spenti per decidere il da farsi, mentre la moto gli
vibrava sotto.
Lontano, pi avanti, gli parve che due piccole case si muovessero in tan-
dem attraverso la prateria, cabine di una casa galleggiante appena visibile
al di sopra delle rive del canale di Loing.

La chiatta di Vladis Grutas era perfettamente quieta mentre si muoveva


verso sud con un leggero sciabordio lungo le sponde del canale, dove le
mucche dormivano in mezzo ai campi. Mueller, cercando di non forzare i
punti di sutura sulla coscia, sedeva in una sdraio sul ponte di prua, con un
fucile a canne mozze appoggiato contro la ringhiera della scala di bocca-
porto accanto a s. A poppa, Gassmann apr un armadietto e tir fuori dei
parabordi di canapa.

Trecento metri indietro, Hannibal rallent, con la BMW che brontolava


e l'erba alfa che gli solleticava gli stinchi. Si ferm e prese il binocolo di
suo padre dalla borsa dietro il sellino. Nel buio non riusciva a leggere il
nome dell'imbarcazione.
Si vedevano solo le luci in movimento e il chiarore dietro le tende. In
quel punto il canale era troppo largo per essere sicuri di riuscire a saltare
sul ponte della barca.
Dalla riva avrebbe potuto sparare al capitano nella timoniera e togliergli
il comando, ma poi le persone a bordo si sarebbero messe in allerta e lui
avrebbe dovuto affrontarle tutte appena salito a bordo. Riusc a vedere una
scala di boccaporto coperta a poppa e una zona scura vicino a. prua, forse
un altro ingresso al ponte inferiore.
La luce scintill nelle finestre della timoniera vicino a poppa, ma Hanni-
bal non riusc a distinguere nessuno all'interno. Doveva superare l'imbar-
cazione: l'alzaia non aveva collegamento con il fiume e i campi erano
troppo selvaggi e incolti per consentire una deviazione.
Hannibal prosegu lungo l'alzaia, sentendo formicolare il lato del corpo
rivolto alla chiatta. Le lanci un'occhiata. Gassmann a poppa stava tirando
fuori i parabordi da un armadietto e alz lo sguardo mentre la motocicletta
passava. Alcune falene svolazzavano sopra il lucernario di una cabina.
Hannibal si mantenne a un'andatura moderata. Un chilometro pi avanti
vide le luci di un'auto che attraversava il canale.
Il Loing si restringeva in una chiusa non molto larga e massiccia, con un
ponte di pietra, le paratoie a monte inserite nell'arco di pietra, l'invaso co-
me una scatola oltre il ponte, non pi lungo della Christabel.
Hannibal volt a sinistra, imbocc il ponte, nel caso in cui il capitano
della barca lo stesse guardando, e prosegu per un centinaio di metri. Spen-
se le luci, fece inversione di marcia e torn verso il ponte, fermando la mo-
to nei cespugli accanto alla strada. Poi prosegu a piedi nel buio.
Alcune barche a remi erano capovolte sulla riva del canale. Hannibal se-
dette per terra tra loro e spi al di sopra degli scafi la Christabel che stava
arrivando, lontana ancora mezzo chilometro. Era molto buio. Hannibal
sent il suono di una radio che proveniva da una casetta all'estremit del
ponte, forse l'abitazione del guardiano della chiusa. Infil la pistola nella
tasca della giacca e l'abbotton.
Le luci di posizione della barca si avvicinavano piano, la rossa luce di
babordo dalla sua parte e, dietro, la luce bianca pi alta dell'albero pieghe-
vole sopra la cabina. La chiatta avrebbe dovuto fermarsi e abbassarsi di un
metro nella chiusa. Hannibal rimase disteso nell'erba alta. Non era ancora
la stagione per sentire i grilli cantare.
Aspett l'arrivo dell'imbarcazione, pazientemente. C'era tempo per pen-
sare. Parte di ci che aveva fatto nel ristorante di Kolnas era sgradevole da
ricordare. Era stato difficile risparmiare la vita a quell'uomo, sia pure per
breve tempo, e disgustoso permettergli di parlare. Che bello scricchiolio
aveva sentito nella mano quando il pugnale aveva sfondato la sommit del
cranio di Kolnas come fosse un corno! Aveva provato pi gusto che con
Milko. Queste erano le buone cose di cui godere: come la dimostrazione
del teorema di Pitagora con le piastrelle, o come quando aveva strappato
via la testa di Dortlich. Ora doveva guardare avanti: avrebbe invitato Lady
Murasaki a mangiare la lepre in salmi al ristorante Champ-de-Mars. Han-
nibal era calmo, il suo cuore aveva settantadue pulsazioni al minuto.

Era buio accanto alla chiusa, il cielo era chiaro e coperto di stelle. La lu-
ce dell'albero della casa galleggiante avrebbe dovuto confondersi con le
stelle pi basse all'orizzonte una volta che l'imbarcazione avesse raggiunto
la chiusa.
L'albero era quasi arrivato in posizione quando si ripieg, con la luce
che abbassandosi descrisse un arco come una stella cadente. Hannibal vide
il filamento scintillare nel grosso riflettore della chiatta. Si abbass mentre
il fascio luminoso passava sopra di lui fino alle paratoie della chiusa e la
sirena della barca risuonava. Una luce si accese nella casetta del guardiano
e dopo meno di un minuto l'uomo usc fuori tirandosi su le bretelle. Hanni-
bal fiss il silenziatore sulla pistola di Milko.
Vladis Grufas usc dal boccaporto di prua e si ferm sul ponte. Si stir e
butt un mozzicone in acqua. Disse qualcosa a Mueller, mise il fucile sul
ponte tra le fioriere, lontano dalla vista del guardiano, e poi torn gi.
Gassmann a poppa mise fuori i parabordi e prepar gli ormeggi. Le para-
toie a monte della chiusa rimasero aperte. Il guardiano con gli stivaloni si
avvicin al canale e accese le luci a ciascuna estremit della chiusa. La
barca scivol sotto il ponte e il capitano fece macchina indietro fino a fer-
marsi. In quel momento Hannibal si lanci sul ponte e si accovacci sotto
il parapetto di pietra.
Abbass lo sguardo sulla casa galleggiante mentre scivolava sotto di lui,
e scrut in coperta attraverso i lucernari. A un certo punto, solo per un i-
stante, vide Lady Murasaki legata a una sedia.
Ci vollero circa dieci minuti per equiparare il livello dell'acqua con il la-
to a valle, mentre le pesanti porte restavano aperte, e Gassmann e Mueller
ritiravano gli ormeggi. Il guardiano torn alla sua casetta. Il capitano spin-
se in avanti la manetta e l'acqua riboll dietro l'imbarcazione.
Hannibal si sporse dal parapetto. A una distanza di mezzo metro spar a
Gassmann alla testa e poi salt gi, atterrando sul morto e rotolando sul
ponte della chiatta. Il capitano sent il tonfo del corpo che cadeva e guard
verso gli ormeggi a poppa, vedendo che erano incustoditi.
Hannibal prov la porta della scala di boccaporto a poppa. Era chiusa.
Il capitano si affacci dalla timoniera: Gassmann?.
Hannibal si rannicchi accanto al cadavere e gli tast con la mano la cin-
tola: non era armato. Avrebbe dovuto oltrepassare la timoniera per avanza-
re, e Mueller era a prua. Indietreggi sul lato di destra. Il capitano usc dal-
la timoniera sulla sinistra e vide Gassmann steso a terra, con la testa che
perdeva sangue.
Hannibal scatt in avanti piegandosi nel passare accanto alle cabine del
ponte inferiore.
Sent che la barca andava in folle e mentre correva ud sparare dietro di
s, il proiettile che colpiva un'asta di sostegno del parapetto e frammenti di
metallo che gli pungevano la spalla. Si gir e vide il capitano chinarsi die-
tro la cabina di poppa. Vicino al boccaporto successivo vide per un attimo
una mano e un braccio tatuati che afferravano il fucile da dietro le fioriere.
Hannibal spar ma senza successo. Sentiva il braccio caldo e umido. A-
vanz chino tra le due cabine e poi sul ponte di babordo corse avanti te-
nendosi basso e rialzandosi mentre passava accanto alla successiva cabina
verso il ponte di prua, con Mueller era accovacciato proprio in quel punto
e si alz quando ud Hannibal. Si gir di scatto con il fucile e colp con la
canna l'angolo del boccaporto, poi si gir di nuovo e Hannibal gli spar
quattro volte nel petto premendo il grilletto il pi velocemente possibile,
mentre anche dal fucile a canne mozze partiva un colpo che fece un buco
nel legno accanto alla porta della scala di boccaporto. Mueller barcoll e si
guard il petto, poi cadde all'indietro morto, seduto contro la ringhiera. La
porta della scala di boccaporto era aperta. Hannibal scese e la chiuse dietro
di s.
A poppa il capitano, accovacciato sul ponte accanto al corpo di Gas-
smann, armeggiava cercando le chiavi in tasca.
Hannibal si affrett gi per le scale e lungo lo stretto passaggio del ponte
inferiore. Guard nella prima cabina, dove c'erano solo corde e catene.
Spalanc la porta della seconda cabina, vide Lady Murasaki legata alla se-
dia e si lanci verso di lei. Grutas, appostato dietro la porta, gli spar tra le
scapole e Hannibal cadde sulla schiena, mentre una pozza di sangue si al-
largava sotto di lui.
Grutas sorrise e si avvicin. Gli punt la pistola sotto il mento e lo per-
quis. Allontan l'arma di Hannibal con un calcio. Poi prese uno stiletto
dalla cintola e gliene conficc la punta nelle gambe. Non si mossero.
Colpito alla spina dorsale, mio caro Mnnlein disse Grutas. Non sen-
ti pi le gambe? Che peccato! Non sentirai nemmeno quando ti taglier le
palle. Grutas sorrise a Lady Murasaki. Te ne far un portamonete per i
soldi delle mance.
Gli occhi di Hannibal si aprirono.
Riesci a vedere? Grutas agit la lunga lama davanti al viso di Hanni-
bal. Ottimo! Guarda questo! Si mise davanti a Lady Murasaki e strisci
lentamente la punta dello stiletto lungo la sua guancia, segnandole appena
la pelle. Posso metterle un po' di colore sul viso. Conficc lo stiletto nel-
lo schienale della sedia dietro la testa di lei. Creare qualche nuovo buco
per fare sesso.
Lady Murasaki non disse nulla. I suoi occhi erano fissi su Hannibal. Le
dita di lui ebbero uno spasmo, la sua mano si mosse piano verso la testa, i
suoi occhi si spostarono da Lady Murasaki a Grutas e di nuovo a lei. Lady
Murasaki alz lo sguardo verso Grutas, con un'espressione di eccitazione
mista ad angoscia sul suo viso. Poteva essere bella quanto voleva. Grutas
si chin e la baci con violenza, spingendole le labbra contro i denti e te-
nendo la faccia premuta contro la sua. il volto di lui era vuoto e pallido, gli
occhi chiari e impassibili mentre la palpava dentro la camicetta.
Hannibal riusc a estrarre da dietro il colletto il pugnale, che era insan-
guinato, piegato e ammaccato dal proiettile di Grutas, e a colpire.
Grutas sbatt le palpebre, la faccia contratta per il dolore, poi, con i ten-
dini delle caviglie tagliati, cadde azzoppato su Hannibal, che cercava di li-
berarsi dal suo peso. Lady Murasaki, con i piedi legati, sferr un calcio a
Grutas sulla testa. Lui cerc di alzare la pistola, ma Hannibal, voltandosi,
gli afferr il polso costringendolo a mollare l'arma, che cadde e scivol sul
pavimento. Strisciando, Grutas cerc di raggiungerla, tirandosi su con i
gomiti, avanzando sulle ginocchia, cadendo di nuovo e rimettendosi a
spingere con i gomiti, come un animale ferito. Hannibal liber le braccia di
Lady Murasaki e lei strapp lo stiletto dallo schienale della sedia per libe-
rarsi le caviglie e si spost verso l'angolo accanto alla porta. Hannibal, con
la schiena insanguinata, si mise tra Grutas e la pistola.
Grutas si ferm sulle ginocchia davanti a Hannibal. Una calma lugubre
lo invase. Alz lo sguardo verso Hannibal con i suoi occhi pallidi e freddi.
Salpiamo tutti insieme verso la morte disse. Io, tu, quella puttana
della tua matrigna, gli uomini che hai uccso.
Quelli non erano uomini.
Di che cosa sapeva Dortlich, di pesce? Hai mangiato anche Milko?
Lady Murasaki parl dall'angolo in cui si trovava. Hannibal, se Popil
prende Grutas non pu prendere te. Hannibal, resta con me. Dallo a Popil.
Ha mangiato mia sorella.
L'hai fatto anche tu rugg Grutas, Perch non uccidi anche te stes-
so?
No. una menzogna.
Oh, s che l'hai fatto. Gentilmente Guardapentola te ne diede un pezzet-
to nel brodo. Devi uccidere chiunque lo sappia, non vero? Adesso che la
tua donna lo sa, sarai costretto a uccidere anche lei.
Hannibal si copr le orecchie con le mani, una delle quali reggeva ancora
il pugnale insanguinato. Si volt verso Lady Murasaki, cercando il suo vi-
so, and verso di lei e la tenne contro di s.
No, Hannibal. una bugia disse lei. Dallo a Popil.
Grutas scatt verso la pistola, sempre parlando. L'hai mangiata anche
tu, senza saperlo, e hai leccato con ingordigia il cucchiaio!
Hannibal url verso il cielo: NOOO! poi si scagli su Grutas con il
pugnale alzato, allontan la pistola con un calcio e tracci una M per tutta
la lunghezza della faccia di Grutas mentre urlava: M per Mischa! M per
Mischa! M per Mischa!. Grutas cadde all'indietro sul pavimento e Hanni-
bal continu a squarciarlo incidendogli grandi M su tutto il corpo.
Un grido dietro di lui. Indistinto nella nebbia rossa un fucile. Hannibal
sent lo sparo, ma non cap se era stato colpito oppure no. Si volt. Il capi-
tano stava dietro di lui, con la schiena rivolta a Lady Murasaki, il manico
dello stiletto che spuntava dalla sua clavicola, la lama conficcata nell'aorta.
Poi il fucile gli scivol dalle dita cadde a terra in avanti.
Hannibal ondeggi, il volto trasformato in una maschera rossa. Lady
Murasaki chiuse gli occhi. Tremava come una foglia.
Sei ferita? le domand lui.
No.
Ti amo, Lady Murasaki disse Hannibal. E si mosse verso di lei.
Lei apr gli occhi e allontan le sue mani lorde di sangue.
Cos' rimasto in te da amare? Poi corse via dalla cabina, su per la sca-
la del boccaporto e con un tuffo perfetto salt oltre il parapetto nel canale.
La casa galleggiante avanzava piano lungo le rive del canale.
Sulla Christabel Hannibal era rimasto solo con i morti dallo sguardo ve-
lato. Mueller e Gassmann erano sui ponti inferiori adesso, ai piedi della
scala di boccaporto. Grutas, il corpo tutto striato di rosso, giaceva nella ca-
bina in cui era morto. Ognuno di loro teneva in mano un lanciarazzi Pan-
zerfaust come una bambola dalla testa grossa. Hannibal prese l'ultimo Pan-
zerfaust e lo leg in sala macchine, mettendo l'arma anticarro a mezzo me-
tro dalla tanica del carburante. Dall'attrezzatura in dotazione alla chiatta
prese un rampino e attacc il cavo intorno al grilletto del Panzerfaust. Ri-
mase con il rampino in mano mentre la barca si muoveva lenta, sbattendo
delicatamente contro gli argini di pietra del canale. Vide delle luci sul pon-
te, ud delle grida e un cane che abbaiava.
Lanci il rampino in acqua. Il cavo serpeggi lentamente sopra la fianca-
ta mentre Hannibal saltava sulla riva mettendosi a correre nei campi. Non
si volt a guardare. Aveva percorso quattrocento metri quando sent l'e-
splosione. Avvert l'onda d'urto sulla schiena e la pressione lo sovrast in-
sieme al fragore dello scoppio. Un pezzo di metallo cadde poco dietro di
lui. La Christabel avvamp e una colonna di scintille s'innalz verso l'alto,
avvolgendosi in spirali. Altre esplosioni fecero volare tizzoni ardenti nel
cielo quando le ultime cariche dei Panzerfaust brillarono.
Da oltre un chilometro di distanza, Hannibal vide i lampeggiatori delle
auto della polizia alla chiusa. Non torn indietro. Cammin in mezzo ai
campi, dove lo trovarono all'alba.

57

Durante i mesi estivi, all'ora di colazione, le finestre sul lato est del quar-
tier generale della polizia di Parigi erano affollate da giovani agenti che
speravano di vedere Simone Signoret prendere il caff sulla sua terrazza
nella vicina Place Dauphine.
L'ispettore Popil lavorava alla sua scrivania, senza alzare gli occhi
nemmeno quando qualcuno disse che le porte della terrazza dell'attrice si
stavano aprendo, e rimase indifferente al brontolio generale, quando ne u-
sc solo la domestica per annaffiare le piante.
La finestra di Popil era aperta e lui udiva a malapena la protesta dei co-
munisti sul Quai des Orfvres e il Pont-Neuf. I dimostranti erano per lo pi
studenti, che gridavano: Hannibal libero, Hannibal libero!. Portavano
dei cartelli con scritto MORTE AL FASCISMO e chiedevano l'immediato
rilascio di Hannibal Lecter, che era diventato un vero e proprio caso. Lette-
re su "l'Humanit" e "Le Canard enchan" ne prendevano le difese. "Le
Canard" pubblic persino una foto dell'incendio e del naufragio della Chri-
stabel con la didascalia "Cannibali arrosto".
Un commovente ricordo d'infanzia sui benefici della collettivizzazione
era apparso su "l'Humanit" in un articolo dello stesso Hannibal, fatto usci-
re di nascosto dal carcere, che aveva dato ulteriore appoggio ai suoi soste-
nitori comunisti. Avrebbe scritto con altrettanta prontezza anche per le te-
state dell'estrema destra, ma questa era un po' fuori moda e non poteva di-
mostrare in suo favore.
Davanti a Popil c'era un memorandum del pubblico ministero, che vole-
va sapere quali prove sicure esistevano contro Hannibal Lecter. Nell'impe-
rante spirito punitivo - l'puration sauvage - conseguente al conflitto, una
condanna per l'assassinio di un gruppo di fascisti e criminali di guerra a-
vrebbe dovuto essere inattaccabile, e comunque, anche se giustificata, era
politicamente impopolare.
L'assassinio del macellaio Paul Momund risaliva ad anni addietro, e l'u-
nica prova consisteva nell'odore di essenza di garofano, sottolineava il
pubblico ministero. A cosa serviva tenere in prigione la signora Murasaki?
Poteva essere stata sua complice? L'ispettore Popil diede un parere contra-
rio alla detenzione della signora Murasaki.

Le circostanze precise riguardanti la morte del ristoratore Kolnas, il "ri-


storatore cripto-fascista e venditore al mercato nero Kolnas", com'era indi-
cato nei documenti, non poterono essere chiarite. Certo, aveva un buco
d'incerta origine in cima al cranio, e la lingua e il palato erano stati trafitti
da ignoti. Ma lui aveva sparato con un revolver, come aveva dimostrato il
test della paraffina.
I morti sulla casa galleggiante erano stati ridotti in grasso e fuliggine.
Erano noti come rapitori e mercanti di schiavi. Non era forse stato ritrova-
to un furgone con dentro due donne prigioniere, grazie a un numero di tar-
ga fornito dalla signora Murasaki?
Il ragazzo non aveva precedenti penali ed era il migliore del suo corso
alla facolt di medicina.
L'ispettore Popil guard l'orologio e percorse il corridoio fino alla Audi-
tion 3, la migliore delle stanze destinate agli interrogatori perch riceveva
un po' di luce naturale e i graffiti erano stati ricoperti con uno spesso strato
di vernice bianca. Una guardia stava in piedi davanti alla porta. Popil fece
un cenno e la guardia tir il catenaccio per farlo entrare. Hannibal sedeva
al centro della stanza, con una caviglia incatenata a una gamba di un tavolo
vuoto e i polsi ammanettati a un anello.
Gli tolga i ferri ordin Popil alla guardia.
Buongiorno, ispettore disse Hannibal.
La signora qui annunci Popil. Il dottor Dumas e il dottor Rufin
torneranno dopo pranzo. Poi Popil lo lasci solo.
Hannibal era in piedi quando Lady Murasaki entr nella stanza. La porta
si chiuse alle sue spalle e lei si gir posando il palmo della mano sulla por-
ta.
Riesci a dormire? domand.
S. Dormo bene.
Chiyoh manda i suoi auguri. Dice che molto felice.
Sono contento.
Il suo ragazzo si laureato e si sono fidanzati.
Mi fa molto piacere per lei.
Una pausa.
Costruiscono motociclette e motorini, insieme a due fratelli. Ne hanno
fatti sei. Lei spera che la cosa funzioni.
Ne sono certo. Gli comprer una moto io stesso.
Le donne sono molto pi vigili degli uomini, fa parte delle loro capacit
di sopravvivenza, e riconoscono immediatamente il desiderio, cos come
ne riconoscono l'assenza. Lei avvert un cambiamento in lui. Nel suo
sguardo mancava qualcosa.
Le vennero in mente le parole della sua antenata Murasaki Shikibu e le
recit:

Sono in riposo le acque gelate; ma ora con onde di luce il raggio


lunare fluisce e rifluisce.

Hannibal pronunci la classica risposta del principe Genji:

Non ti turba stranamente il canto dell'uccello d'amore, in questa


notte in cui, come la neve che il vento sospinge, i ricordi si accu-
mulano sui ricordi?

No disse Lady Murasaki. No, ora c' solo ghiaccio. finita. Non
cos?
Sei la persona che amo di pi al mondo rispose Hannibal sinceramen-
te.
Lei chin il capo davanti a lui e lasci la stanza.

Nell'ufficio di Popil, Lady Murasaki trov il dottor Rufin e il dottor


Dumas in animata conversazione. Rufin le prese le mani tra le sue.
Lei mi disse che Hannibal avrebbe potuto congelarsi dentro per sem-
pre ricord Lady Murasaki.
Sente che cos? domand Rufin.
Lo amo e non riesco a trovarlo rispose Lady Murasaki. E lei?
Io non ci sono mai riuscito ammise Rufin.
Lady Murasaki se ne and senza salutare Popil.

Hannibal lavor come volontario nel dispensario del carcere e present


un'istanza al tribunale perch gli fosse permesso di tornare alla facolt di
medicina. La dottoressa Claire DeVrie, capo del neonato Laboratorio di
polizia forense, una donna brillante e attraente, trov Hannibal estrema-
mente utile per preparare uno studio di analisi qualitativa e tossicologica
con il minimo di reagenti e di attrezzatura. Scrisse una lettera in suo favo-
re.
Il professor Dumas, la cui imperturbabile serenit irritava Popil oltre mi-
sura, present un'altisonante mozione di sostegno alla causa di Hannibal,
spiegando che il Johns Hopkins Medical Center di Baltimora, negli Stati
Uniti, gli offriva un internato, dopo aver esaminato le sue illustrazioni per
il nuovo testo di anatomia. Dumas lo raccomand in termini assolutamente
entusiastici.

Nel giro di tre settimane, nonostante le obiezioni dell'ispettore Popil,


Hannibal usc dal palazzo di giustizia e ritorn alla sua stanza sopra la fa-
colt di medicina. Popil non lo salut, una guardia semplicemente gli port
i vestiti.
Dorm ottimamente nella sua stanza. Al mattino chiam Place des Vo-
sges e scopr che il telefono di Lady Murasaki era stato staccato. And a
casa sua ed entr con la chiave. L'appartamento era vuoto, c'era solo il te-
lefono, con accanto un biglietto per lui. Era attaccato al ramoscello anneri-
to proveniente da Hiroshima che Lady Murasaki aveva ricevuto dal padre.
Il biglietto diceva: "Addio, Hannibal. Torno a casa".
Hannibal gett il ramoscello bruciato nella Senna mentre rientrava per
cena. Al ristorante Champ-de-Mars si concesse una magnifica lepre in
salmi con i soldi che Louis gli aveva lasciato per pagare una messa per la
sua anima. Riscaldato dai vino, decise che poteva benissimo recitare lui al-
cune preghiere in latino per Louis e cantare persino un salmo, visto che le
sue benedizioni non sarebbero state meno efficaci di quelle che avrebbe
potuto comprare a Saint-Sulpice.
Cen da solo, ma non si sentiva solo.
Hannibal era entrato nel lungo inverno del suo cuore. Dorm profonda-
mente e non fu visitato dai sogni come succede agli umani.

Terza parte

Mi darei subito al diavolo, Non fossi diavolo anch'io!


J W. GOETHE, Faust

58

A Svenka sembrava che il padre di Dortlich non sarebbe mai morto. Il


vecchio continuava a respirare, erano due anni che respirava ancora mentre
la bara avvolta in una tela cerata aspettava su un cavalletto nel piccolo ap-
partamento di Svenka, dove occupava gran parte del salotto. Questo fatto
era fonte di parecchi problemi con la donna che viveva con lui, la quale
sottolineava come la bombatura del coperchio della bara ne impedisse l'uso
anche come credenza. Dopo qualche mese cominci a utilizzarla per con-
servarvi il cibo di contrabbando che Svenka estorceva alla gente di ritorno
da Helsinki con il traghetto.
Nei due anni delle feroci purghe ordinate da Stalin, tre colleghi di Sven-
ka furono uccisi e un quarto impiccato nella prigione della Lubjanka.
Svenka si rese conto che era tempo di andarsene. Le opere d'arte erano
sue e non aveva intenzione di lasciarle. Non aveva ereditato tutti i contatti
di Dortlich, ma poteva ottenere dei buoni documenti. E anche se non aveva
conoscenze in Svezia, ne aveva molte sulle navi tra Riga e la Svezia, dove
avrebbe potuto fare affari e un sacco di soldi una volta in mare.
Doveva procedere con cautela.
Domenica mattina alle 6.45 la domestica Bergid usc dal condominio di
Vilnius in cui il padre di Dortlich abitava. Era a capo scoperto per non dare
l'idea di recarsi in chiesa e portava una borsetta con dentro lo scialle e la
Bibbia.
Era uscita da una decina di minuti quando, dal suo letto, il padre di Dor-
tlich ud i passi di una persona pi pesante di Bergid che salivano le scale.
Poi strani rumori metallici provennero dalla porta dell'appartamento, come
se qualcuno stesse manovrando il cilindro della serratura.
Con uno sforzo, il padre di Dortlich si sollev dai cuscini.
La porta d'ingresso strusci quando venne spinta. Il padre di Dortlich
frug nel cassetto accanto al letto e tir fuori una pistola Luger. Provato
dallo sforzo, la tenne con entrambe le mani e la mise sotto il lenzuolo.
Chiuse gli occhi finch sent aprire la porta della camera.
Sta dormendo, Herr Dortlich? Spero di non disturbarla disse il sergen-
te Svenka, in abiti civili e con i capelli lisciati all'indietro.
Oh, lei. L'espressione del vecchio era fiera come al solito, ma lui
sembrava molto debole.
Vengo per conto dell'Associazione della polizia di confine annunci
Svenka. Stavamo pulendo un armadietto e abbiamo trovato altre cose di
suo figlio.
Non le voglio. Le tenga lei disse il vecchio. Ha rotto la serratura?
Visto che non veniva nessuno ad aprire sono entrato. Ho pensato che
avrei potuto lasciare semplicemente la scatola, se non c'era nessuno in ca-
sa. Ho la chiave di suo figlio.
Non ha mai avuto una chiave.
la sua chiave universale.
Allora pu chiudere la porta andandosene.
Il tenente Dortlich mi aveva confidato alcuni dettagli circa la sua situa-
zione e i suoi eventuali desideri. Lei ha scritto qualcosa? Ha i documenti?
L'associazione ritiene che sia nostra responsabilit ora verificare che i suoi
desideri siano rispettati alla lettera.
S rispose il padre di Dortlich. Firmati e autenticati. Una copia stata
spedita a Klaipeda. Non c' bisogno di fare nulla.
S, invece. Una cosa c'. Il sergente Svenka mise gi la scatola.
Sorridendo mentre si avvicinava al letto, prese un cuscino da una sedia
e, spostandosi di lato con uno scatto, lo premette sul volto del vecchio, sa-
lendo a cavalcioni sul letto, con le ginocchia appoggiate sulle sue spaile e
disteso con tutto il peso sul cuscino. Quanto tempo ci sarebbe voluto? Il
vecchio non si stava dimenando.
Svenka sent qualcosa di duro premere contro il cavallo dei pantaloni, il
lenzuolo si tese sotto di lui e la Luger spar. Svenka sent la pelle che gli
bruciava e una vampata di calore dentro di s, nel profondo. Cadde all'in-
dietro, mentre il vecchio alzava la pistola e sparava attraverso il lenzuolo,
colpendolo al petto e al mento; poi l'arma gli si pieg in mano e l'ultimo
colpo lo raggiunse al piede. Il cuore del vecchio batt forte, sempre pi
forte, poi si ferm. L'orologio sopra il letto suon le sette, ma lui ud solo i
primi quattro rintocchi.

59

La neve imbiancava la parte pi settentrionale dell'emisfero, a nord del


cinquantesimo parallelo: Canada, Islanda, Scozia e Scandinavia. La neve
turbinava su Grisslehamm, in Svezia, e cadeva anche sul mare mentre arri-
vava il traghetto con a bordo la bara.
Lo spedizioniere marittimo aveva fornito un carrello a quattro ruote agli
uomini dell'impresa di pompe funebri e li aiut a montarvi la bara e ad al-
zare la rampa sul molo dove il camion aspettava. Il padre di Dortlich era
morto senza lasciare familiari stretti e i suoi desideri erano stati chiaramen-
te espressi. L'Associazione dei portuali di Klaipeda si assicur che ve-
nissero rispettati.
Il piccolo corteo diretto al cimitero era formato dal carro funebre, un
furgone con sei uomini dell'impresa di pompe funebri, e un'automobile con
due anziani parenti. Non perch il padre di Dortlich fosse stato dimentica-
to, ma perch quasi tutti i suoi amici erano morti. Era stato un secondoge-
nito individualista e il suo entusiasmo per la Rivoluzione d'ottobre lo ave-
va estraniato dalla famiglia e condotto in Russia. Figlio di un ingegnere
navale, aveva passato la vita come un marinaio qualsiasi. Ironia della sorte,
concordarono i due parenti presenti alle esequie, in mezzo alla neve che
cadeva nel tardo pomeriggio.

Il mausoleo della famiglia Dortlich era di granito grigio, con una croce
incisa sopra la porta e una serie di belle vetrate, con pannelli a colori.
Il custode del cimitero, un uomo coscienzioso, aveva pulito il sentiero
che conduceva alla porta del mausoleo e scopato i gradini. La grossa chia-
ve di ferro era fredda nonostante i guanti e lui dovette usare entrambe la
mani per girarla, con i cilindri che stridettero nella serratura. Gli uomini
dell'impresa aprirono la grande porta a due battenti e trasferirono al-
l'interno la bara. Ci fu qualche mormorio da parte dei parenti a proposito
dell'emblema dell'Unione dei lavoratori comunisti sul coperchio, che veni-
va esibito nel mausoleo.
Consideratelo come un fraterno commiato da parte di coloro che lo
hanno conosciuto di pi disse l'impresario di pompe funebri, coprendosi
la bocca con il guanto mentre tossiva. Era una bara costosa per un comuni-
sta, riflett, o almeno cos sembrava, e cerc di immaginare quanto poteva
essere stato il margine di guadagno.
Il custode aveva in tasca un tubetto di grasso al litio bianco. Fece dei se-
gni sulla pietra perch i piedi della bara potessero scivolarvi sopra mentre
entrava lateralmente nella nicchia, e i portatori furono contenti quando do-
vettero semplicemente farla scorrere al suo posto, spingendola da una parte
senza bisogno di sollevarla.
I componenti del corteo si guardarono a vicenda. Nessuno si offr di
pregare, cos chiusero il mausoleo e si affrettarono a tornare ai loro veicoli
mentre la neve continuava a cadere.
Sopra il suo letto di opere d'arte il padre di Dortlich giaceva tranquillo e
silente, con il cuore che gli si ghiacciava.
Le stagioni vanno e vengono. Dal sentiero di ghiaia all'esterno proven-
gono deboli voci e ogni tanto si vede agitarsi un tralcio di vite. I colori del-
le vetrate si fanno sempre pi tenui a mano a mano che la polvere le rico-
pre. Le foglie spuntano, e poi di nuovo arriva la neve, e ancora e ancora. I
quadri, con i loro volti cos familiari a Hannibal Lecter, rimangono arroto-
lati nel buio come le volute della memoria.

60

Grandi e soffici fiocchi di neve cadono nell'aria quieta del mattino lungo
il fiume Livre, nel Qubec, e si posano leggeri sui davanzali del Caribou,
un negozio specializzato in tassidermia.
I fiocchi cadono come piume sui capelli di Hannibal Lecter mentre per-
corre il viale alberato che conduce all'edificio di legno. aperto. Pu senti-
re O Canada! provenire da una radio nel retro mentre una partita di hockey
sta per cominciare. Trofei di caccia coprono le pareti. Un alce sovrasta tutti
gli altri e sotto, in bella mostra, ci sono quadri con una volpe artica, una
pernice, un cervo, una lince rossa.
Sul bancone c' un vassoio con diverse file di occhi per animali impa-
gliati. Hannibal depone la borsa e fruga con un dito tra gli occhi. Ne trova
un paio di un azzurro pallido destinato a un cane husky. Li prende dal vas-
soio e li posa vicini sul bancone.
Il proprietario arriva dal retro del negozio. La barba di Bronys Grentz
brizzolata, ora, e le tempie sono grigie.
S? Posso aiutarla?
Hannibal lo guarda, fruga nel vassoio e trova un paio d'occhi che com-
baciano con quelli marrone brillante di Grentz.
Di cosa si tratta? chiede Grentz.
Sono venuto a prendere una testa risponde Hannibal.
Quale? Ha la ricevuta?
Non la vedo qui sulla parete.
Dev'essere nel retro.
Hannibal ha un suggerimento. Posso venire anch'io? Le faccio vedere
quale.
Hannibal porta la borsa con s. Contiene qualche vestito, una mannaia e
un grembiule di gomma con la scritta PROPRIET DELLA JOHNS HO-
PKINS.

Era interessante confrontare la posta di Grentz e il suo indirizzario con


l'elenco dei ricercati della Totenkopf che era stato fatto circolare dagli in-
glesi dopo la guerra. Grentz aveva un certo numero di corrispondenti in
Canada e in Paraguay e parecchi negli Stati Uniti. Hannibal esamin i do-
cumenti con tutta calma sul treno, dove si concesse uno scompartimento
privato, gentilmente offerto dalla cassa di Grentz.
Sulla via del ritorno verso il suo internato a Baltimora fece una sosta a
Montral, dove invi la testa di Grentz a uno dei tassidermisti suoi corri-
spondenti di penna, indicando come mittente il nome di un altro.
Non provava rabbia nei confronti di Grentz. Non provava pi rabbia in
assoluto, n era pi torturato dai sogni. Era in vacanza e uccidere Grentz
era stato meglio che sciare.
Il treno era diretto a sud, verso gli Stati Uniti, ben riscaldato e con ottime
sospensioni. Era molto differente da quello su cui aveva effettuato un lun-
go viaggio verso la Lituania quando era ragazzino.
Si sarebbe fermato a New York per la notte, alloggiando al Carlyle come
ospite di Grentz, e sarebbe andato a teatro. Aveva i biglietti sia per Delitto
perfetto che per Picnic. Decise di vedere Picnic, perch trovava che i delit-
ti a teatro erano poco credibili.
L'America lo affascinava. C'erano riscaldamento e luce in abbondanza.
E quelle strane, enormi automobili. Le facce americane, aperte ma non in-
nocenti, piacevoli da leggersi. Con il tempo avrebbe voluto utilizzare il suo
mecenatismo per stare dietro al palcoscenico e guardare gli spettatori, le
loro facce rapite illuminate dalle luci di scena, e leggere, leggere, leggere.

Si fece buio e il cameriere della carrozza ristorante port una candela per
il suo tavolo e il vino rosso color sangue trem nel suo bicchiere con il
movimento del treno. Durante la notte si svegli una volta a una stazione,
udendo gli operai della ferrovia che toglievano il ghiaccio dai binari con
un idrante, e grandi nuvole di vapore sfioravano il suo finestrino sotto la
sferza del vento. Il treno ripart con un leggero strattone, sfilando poi sotto
la striscia liquida di luci della stazione, mentre si muoveva ritmico nella
notte verso sud, verso gli Stati Uniti d'America. Il suo finestrino si disap-
pann e lui pot vedere le stelle.

RINGRAZIAMENTI

I miei ringraziamenti alla Brigata criminale della polizia di Parigi, che


mi ha introdotto nel mondo del Quai des Orfvres e ha condiviso con me
sia le sue tormentate conoscenze sia un fantastico pranzo.
Lady Murasaki ispirata a Murasaki Shikibu, che scrisse il primo gran-
de romanzo del mondo, Storia di Genji. Il principe splendente. La nostra
Lady Murasaki cita Izumi Shikibu e Ono no Komachi e ricorda una poesia
di Yosano Akiko. Il suo addio a Hannibal tratto da Storia di Genji. Nori-
ko Miyamoto mi stata di grande aiuto con le sue conoscenze nel campo
della letteratura e della musica.
Come avrete notato, ho preso in prestito il nome Christabel dal poema di
Samuel T. Coleridge.
Per una migliore comprensione della Francia durante l'occupazione e nel
periodo postbellico, sono in debito con Marianne in Chains di Robert Gil-
dea, con Paris After the Liberation 1944-1949 di Antony Beevor e Artemis
Cooper e con The Rape of Europa di Lynn H. Nicholas. Mi sono state
d'aiuto anche le notevoli lettere di Susan Mary Alsop a Marietta Tree, rac-
colte in To Marietta from Paris, 1945-1960.
E soprattutto, il mio grazie va a Pace Barnes per il suo inesauribile sup-
porto, il suo amore e la sua pazienza.
T.H.

FINE