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PARMENIDE - IL VIAGGIO VERSO LA CONOSCENZA

Il Proemio del poema parmenideo Sulla natura inizia con il racconto di un viaggio. Salito su di un
carro, il filosofo, guidato dalle figlie del Sole, lascia le case della Notte (la citt abitata dai mortali) e
giunge sino al luogo dove una porta divide le due vie della Notte e del Giorno, separando la luce dalle
tenebre, il sacro dal profano. Ne guardiana la dea Dike (la Giustizia), che vieta il passaggio a coloro
che non sono degni di essere iniziati alla Verit. Giunto al cospetto della dea, il viandante viene da lei
accolto benevolmente. Il filosofo apprende cos di essere stato guidato lungo un cammino sconosciuto
alla maggioranza degli uomini, un cammino voluto da un comando divino, in cui imparer a
distinguere la Verit (altheia) dalle semplici opinioni dei mortali (doxai).

Le cavalle che mi trascinano, tanto lungi, quanto il mio animo lo poteva desiderare1
mi fecero arrivare, poscia che le dee mi portarono sulla via molto celebrata
che per ogni regione guida l'uomo che sa.2
L fui condotto: l infatti mi portarono i molti saggi corsieri3
che trascinano il carro, e le fanciulle4 mostrarono il cammino.
L'asse nei mozzi mandava un suono sibilante,
tutto in fuoco (perch premuto da due rotanti cerchi
da una parte e dall'altra) allorch si slanciarono
le fanciulle figlie del Sole, lasciate le case della Notte,
a spingere il carro verso la luce, levatisi dal capo i veli.
L la porta che divide i sentieri della Notte e del Giorno,
e un architrave e una soglia di pietra la puntellano:
essa stessa nella sua altezza riempita da grandi battenti,
di cui la Giustizia, che molto punisce, ha le chiavi che aprono e chiudono.
Le fanciulle allora, rivolgendole discorsi insinuanti,
la convinsero accortamente a togliere per loro la sbarra
velocemente dalla porta. La porta spalancandosi
apr ampiamente il vano dell'intelaiatura, i robusti bronzei
assi facendo girare nei loro incavi uno dopo l'altro:
gli assi fissati con cavicchi e punte. Per di l attraverso la porta
subitamente diressero lungo la carreggiata carro e cavalli.
La dea mi accolse benevolmente, con la mano
la mano destra mi prese e mi rivolse le seguenti parole:
O giovane, che insieme a immortali guidatrici5
giungi alla nostra casa con le cavalle che ti portano,
salute a te! Non un potere maligno6, quello che ti ha condotto
per questa via (perch in verit fuori del cammino degli uomini),
ma un divino comando e la giustizia: bisogna che tu impari a conoscere ogni cosa,
sia l'animo inconcusso7 della ben rotonda Verit8
sia le opinioni dei mortali,9 nelle quali non risiede legittima credibilit.
Ma tuttavia anche questo apprenderai, come le apparenze
bisognava giudicasse che fossero chi in tutti i sensi tutto indaghi.10
(Parmenide, Sulla natura),

1. Parmenide dice di essere mosso dal desiderio di conoscere. Egli ancora non sa, ma ha desiderio di
sapere. L'uomo sapiente non chi gi possiede la verit, ma chi la persegue, attraverso l'uso della
ragione. Il riferimento alla volont e al desiderio, cio alla sfera delle passioni, indica che la
conoscenza viene intesa come un orientamento totale dell'uomo che non impegna solo l'intelletto,
secondo la concezione tipicamente greca che riteneva naturale la collaborazione tra la ragione e i
sentimenti.
2. Le dee a cui si fa riferimento non sono identificabili con nessuna divinit determinata. Parmenide
vuole avvisare il lettore che una forza superiore sta producendo un evento (il viaggio) che non pu
essere spiegato sulla base delle esperienze ordinarie degli uomini. La via il sentiero che conduce il
filosofo presso la dea Dike, ma anche la via del sapere che consente al sapiente di attraversare
tutte le regioni, ossia di esplorare tutti i campi della conoscenza e della realt.
3. Le cavalle.
4. Sono le figlie del Sole.
5. Le figlie del Sole.
6. In greco, Moira kak, il destino malvagio, la sorte avversa.
7. Non scosso, immobile.
8. Poich l'essere, come si dir nei frammenti successivi, simile a una sfera, lo anche la Verit,
altheia, che parla dell'essere.
9. II termine doxa viene tradotto di solito con "opinione", a causa del fatto che in et posteriore
assume tale significato. All'epoca di Parmenide la parola significa piuttosto "apparenza". Ci che per il
filosofo di Elea privo di credibilit sono le apparenze sensibili, le sensazioni, a cui si ferma il sapere
dei comuni mortali, incapaci di pervenire al pensiero, il solo in grado di giungere alla verit.
10. Chi vuole fare esperienza completa di tutte le cose, non deve limitarsi ad apprendere la verit, ma
deve considerare degne di essere conosciute anche le apparenze.

GUIDA ALLA LETTURA


La luce della verit e la notte dell'apparenza
La prima parte del Proemio del poema di Parmenide Sulla natura costruita sul dualismo di luce e
tenebra: due sono i mondi in cui si svolge l'azione (la tenebra in cui sono avvolte le case della Notte e
la luce della dimora degli di); due sono i sentieri (uno che si diparte dalla Notte, uno che penetra nella
luce del Giorno): duplice la condizione umana (di chi giace nelle tenebre, come la massa dei
mortali: di chi, come il filosofo, ha il privilegio dell'accesso alla luce). Il significato di questo duali
smo trova spiegazione nell'ultima parte del frammento, che contiene il discorso che la dea rivolge al
viandante.
La funzione della divinit
Analizziamo la funzione che Parmenide attribuisce alla divinit. 1. Il viaggio di Parmenide
soprannaturale, voluto e guidato dalla divinit. 2. La Verit si presenta come un sapere divino, a cui il
filosofo viene iniziato. 3. Ai versi 5 e 9 vengono nominate delle fanciulle, le figlie del Sole, di origine
divina. Esse mostrano il cammino a Parmenide, spingono il carro verso la luce, persuadono Dike ad
aprire la porta per consentire al viaggiatore l'accesso alla via del Giorno, guidano infine il filosofo
dinanzi alla dea. Il loro un compito di aiuto: esse conducono il poeta-filosofo verso la conoscenza.
Comprendiamo cos che il viaggio di Parmenide ha il favore degli di. 4. Le altre figure divine del
Proemio sono Dike, la Giustizia (v. 14), Moira, il Destino (v. 26), Themis, il Comando (v. 28). Dike
compare al verso 14 ed probabilmente anche la dea nominata al verso 22. Essa possiede le chiavi
della porta che divide la via del sapere da quella dell'ignoranza ed garante, insieme con Themis, della
giustezza del viaggio di Parmenide. "Punisce", tenendo chiusa la porta: "ricompensa" aprendola.
Moira la cattiva sorte, il potere maligno.
La divinit assume dunque numerose personificazioni, che riprendono figure tradizionali del pensiero
mitico. Quello di Parmenide non tuttavia un poema religioso. L'esperienza compiuta dal protagonista
non ha nulla di mistico. Il suo viaggio non un cammino di ascesi, ma di conoscenza, un cammino
verso il sapere. Il tema religioso viene dunque trasposto immediatamente nel campo filosofico. La
scoperta della verit ha la forma di una narrazione mitologica, poich deve attestare che il nuovo
discorso filosofico ha il favore della religione. Nel prosieguo del poema, il momento umano e
razionale prevale tuttavia decisamente su quello mitico e religioso.
L'interpretazione allegorica del poema
Il carattere allegorico del Proemio era gi stato individuato dagli interpreti pi antichi. Sesto
Empirico ci ha tramandato una parafrasi, di cui ovviamente impossibile dire se rispecchi con
esattezza le intenzioni originarie dell'autore. Secondo tale parafrasi, le cavalle simboleggerebbero
gli impulsi e i desideri irrazionali dell'anima: la via della dea sarebbe la via della ragione e della
sapienza; le fanciulle le sensazioni, attraverso cui l'uomo inizia a conoscere la realt: i sentieri della
Notte e del Giorno rispettivamente l'opinione e la verit; la Giustizia e le sue chiavi la ragione che
giudica, dicendo s alla Verit e no alle opinioni dei mortali.
Anche in epoca moderna le interpretazioni allegoriche dei versi parmenidei sono state numerose.
Analizziamo, per via ipotetica, alcune delle figure del Proemio.
ll viaggio: si tratta del cammino di conoscenza che conduce alla Verit rivelata; il dualismo tra
tenebra e luce esprime la duplice condizione umana di chi vive nell'ignoranza e di chi invece conosce la
verit.
Le cavalle (v. 1 ): il cavallo era considerato dagli antichi come dotato di spirito profetico.
Attraverso la figura delle cavalle si esprimerebbe la volont cosmica che spinge il filosofo sulla via
degli di.
Il carro (v. 5): il motivo del carro esprime l'aiuto divino necessario per poter giungere sino alla
dea. Esso presenta molti paralleli letterari con Omero ed Esiodo.
La porta (v. 11): l'ostacolo che deve essere superato per accedere alla Verit. E poich per
possedere la Verit necessario essere giusti, le chiavi della porta sono tenute da Dike, la dea della
giustizia. L'abbandono delle tenebre per la luce e il lasciarsi alle spalle le case dei mortali
esprimono il passaggio dell'uomo dallo stato di ignoranza a quello di conoscenza.
I sentieri della Notte e del Giorno (v. 11 ): Dike pu aprire la porta sia nel senso della Notte,
sia in quello del Giorno. I due sentieri sono le due vie che si trovano una al di qua, una al di l della
porta. Alcuni studiosi hanno osservato che Parmenide potrebbe aver descritto un viaggio realmente
compiuto attraverso la citt di Elea, lungo una via (chiamata Via del Nume dagli archeologi che hanno
lavorato presso i resti della citt) la quale giunge alla Porta rosa di Elea, che effettivamente separava
la citt bassa portuale (le case della Notte) dal colle dell'acropoli.
Il disvelamento della verit e dell'opinione
Con i versi 24-32 ha inizio il discorso della dea, la quale annuncia al filosofo che egli dovr imparare
a conoscere sia la ben rotonda Verit, sia le opinioni dei mortali, pur se a esse non si pu
concedere vera fiducia. Vediamo che cosa dice Parmenide in questi versi. 1. Il suo viaggio qualcosa
di insolito, lontano dalle comuni esperienze degli uomini (v. 27). Ci pu significare che egli aveva
coscienza della originalit della sua filosofia e del fatto che essa differiva dal sapere comune del
tempo.
2. II viaggio dovuto non a un destino malvagio, ma voluto dagli di (v. 28). Giungendo alla Verit
l'uomo pu dunque avvicinarsi al divino.
3. La sapienza di un filosofo non deve tuttavia limitarsi al campo della Verit, ma deve riguardare
anche le esperienze degli uomini comuni (vv. 28-32).

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