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Durkheim

l assunto fondamentale che in sociologia si deve fare unanalisi dei fatti e nn delle idee

noi abbiamo una percezione delle cose che ci circondano, per esempio in natura. A seconda delle
nostre percezioni ci facciamo delle idee sulla realt; il probllma che le nostre idee sono piu vicine
a noi della realt dei fatti, e quindi basiamo le nostre speculazioni (ragionamenti) sullanalisi di
queste idee invece che sui fatti in se . La sdcienza non si pu basare sullanalisi ideologica, ma dei
semplici fatti, per essere oggettiva

dato che difficile capire la molteplicit della realt, che diventa quasi impalpabile, al quale fatto si
aggiunge la nostra percezione personale, e il fatto che certe idee sono ripetute e hanno quasi una
realt a se stante, dal quale non si riesce ad avere una prospettiva indipendente, dificile capire la
vera natura dei fatti sociali

PREASSUNZIONI DI COMTE E SPENCER: Come abbiano basato la loro analisi della societ su
preconcetti invece che sui fatti
1. Comte: basa la sua idea di societ sullidea che le societ seguano un progresso naturale. E sulla
base di questo presupposto (che non vero, perch le societ si sviluppano casualmente
indipendentemenete una dalle altre, ); Spencer , asume invece il principio di cooperazione come
base dello sviluppo sociale e organizza le societ in base ai principi di cooperazione che ne
lessenza. Distingue due tipi di societ. Che si organizza in una cooperazione sopontanea (societ
industriale) o per obbiettivi pubblici ben definiti (societ militari)
Noi in realt non sappiamo se la copoperazione alla base della vita sociale, dovremmo passare in
rassegna tutte gli aspetti della realt sociale per sapere se questa affermazione vera
quindi partito da un assioma, unidea, e da li ha costruito la sua analisi
lerrore della sociologia che parla di concetti come la porale, la politica e la cooperazione come
concetti ben definiti, mentre ancor anon ne conoscoiamo la vera natura.
Sempio di diritto e di morale: noi abbiamo delle idee su quello che sono, per es. alcunii credono che
siano cose innate nelluomo, altri che si sviluppano con il progresso dellumanoit; quello di cui
non ci si accorge che noi speculiamo sulldiea di morale, di quello che noi pensiamo che sia, e non
sulla vera natura.
Non ci rendiamo conto del fatto che la nostra percezione delle cose dovuta allosservazione della
realt, e in base a quellosserevazione noi diamo una descrizione sommaria; ma la speculazione
avviene su quella osservazione e non sulle cose in se. Per esempio, gli astri, se noi guardiamo le
cose vediamo che il sole gira intorno alla terra, ma solo studiando i fenomeni per quello che sono
sappiamo che la terra che gira intorno al sole.
Allo stesso modo, le idee ipatria, fdamiglia fede, etc, sono sservate dagli studiposi di socoilogia ma
in base a noi come le vediamo, non come sono in realt

2. MILL
La stessa cosa si ritrova nelle teroie economiceh: Mill per esempio studia i fatti sociali che servono
per laccumulazioen delle ricchezze, ma non sappaimo quali fatti sociuali soddisfino questa
condizione; un preconcetto da quale parte lui. Quando analizza la produzione, non va a d
analizzare le varie part, e poi da quello ne deduce il concetto di produzione, lui parte dal concettto
di produzione e ne analizza le varie parti, arrivando a dire che sono lavoro, strumento e capitale.,
a stessa cosa fa per il concetto di valore: lui non parte ad analizzare le varie specie, fare un
classificazione, s tudianre le variabilie e poi cercare di trarre una definizione generelae, lanalizza e
poi dimostra la sua idea attraverso unanalisi.
Per questo Lautore dice che larte piu preponderante della scienza, sia in morale che in
economia, perch non partono nel dire come un determinato fenomeno sia, ma come dovrebbe
essere, per es se un sistema capitalista meglio o funziona meglio di un socialista.
Al massimo possono dare una descrizione di come i fatti si concatenino uno con laltro ma non
dovrebbero spiegare erch bene che si contatenino cosi

questo per dire che bisogna trattare i fenomeni sociali come dati, cose di fatto non come idee o
nozioni.
Per es in morale non abbiamo lidea di cosa sia, ma linsieme delle idee che la compongono;
la stessa cosa per il valore, non appiamo quale sia lidea di partenza, ma abbbiamo una serie di dati
che compongono la nostra idea di valore in economia
il carattere convenzionale di una pratica non deve mai venir presupposto,
per esempio la definizione che abbiamo dato prima sui fatti sociali, che sono una cosa oggettiva al
di fuori dell0individuo la rende un criterrio stabile per procedere nellanalisi, perch sussite anche
senza di noi, non basta la nostra volont per cambiarlo
la stessa cosa stata fatta in psicologia scientifica, quando si iniziato ad analizzare i movimenti
della coscienza come fatti e slegati dallio hce li percepisce, sis sono fatti dei progressi.
In sociologia piu facile perch i fenomeni sono esterni a noi e non interni

CAP II REGOLE DEL METODO SCIENTIFICO

1. EVITARE TUTTE LE PRENOZIONI, CONCETTI IDEE CHE NON HANNO NULLA DI


SCIENTIFICO;
fa lesempio di Bacon e Descartes che usavano il dubbio metodico come metodo di ricerca/
indagine filosofica; evitare tutte le idee che non possono essere dimostrate scientificamente
il problema in sociologia spesso che entrano in gioco i sentimenti o le idee personali del
ricercatore, sui temi affrontati; per esempio patriottismo o diritti individuali;
E importante che questi sentimenti non vadano ad intaccare i risultati o il procedimento
dellindagine,cosa che pu succedere perch se i risultati di una ricerca sono in contrasto con i
nostri ideali, spesso la prima reazione quella del rifiuto; i sentimenti che nascono da fenomeni
sociologici non sono pi validi da sentimenti, stati danimo che suscitano altri oggetti di studio (cio
la mia preoccupazione o indignazione o altro che viene susictata dallindagine di un fenomeno
sociale, es. il matrimonio, non pi importante della preoccupazione o indignazione suscitata da
altri avvenimenti). bene quindi che la persona mantenga un freddo distacco, come uno scienziato
che analizza dei fenomeni naturali e non come qualcuno dice, sia appassionato alla materia
(esempio dello studioso di religioni)

2. DEFINIZIONE DELLOGGETTO DI STUDIO


la prima regola una premessa, mentre la prima cosa da fare capire esattamente cosa si vuole
studiare ; definire in modo preciso cosa voglio andare a studiare: per fare questo, non devo partire
dallidea o la nozione comune che esiste in merito a quel fenomeno, ma devo partire dai fatti, dagli
elementi osservabili a prima vista;
Spesso il punto di partenza la nozione comune di un determinato fenomeno, che grossolanamente,
ci indica chi aspetti fondamentali del fenomeno. Il sociologo per deve tenere presente che la
noszione comune pu essere utilizzata come indicatore, ma non come concreto oggetto di studio,
solo come punto di partenza.
D. dice che bisogna assumere come oggetto di studio un gruppo di fenomeni precedentemente
definiti da caratteristiche comuni e catalogare nello stesso gruppo tutti gli elementi che hanno le
stesse caratteristiche.
eg. definizione di famiglia: vedo che allinterno della societ ci sono dei microgruppi sociali.
Quali sono le loro caratteristiche? Inizio a vedere gli elementi che sono osservabili :
sono formati da un uomo o una donna e figli (legami di sangue)
hanno delle regole sociali e giuridiche (educazione dei figli, legami monogamici per legge, etc)
etc
tutti i microgruppi che hanno queste caratteristiche li classifico in questa categoria. In base a queste
caratteristiche, do una definizione della famiglia

Questa regola spesso dimenticata in sociologia, perch si parla di fenomeni comuni come
famiglia, matrimonio, crimine, etc, cose che fanno cosi parte del nostro quotidiano, che i sociologi
danno per scontato il non dare una definizione scientifica del fenomeno che studiano, ma partono
direttamente dalla definizione generale.
Esempi di questi errori:
1. Spencer, studiando il fenomeno del matrimonio come unione monogamica, dimentica di
distinguere la monogamia di fatto o obbligatoria; utilizza il termine monogamico in maniera
indistinta e in questo modo, la sua ricerca raggiunge risultati parziali, perch contraddice il fatto che
i matrimonio monogamici obbligatori sono tipici delle societ avanzate.
2. Garofalo, in un indagine sul concetto di reato nelle societa, prende in esame solo alcuni
fenomeni considerati reati nel nostro contesto sociale, tralasciando tutti quelli che sono stati
declassati. Questa elezione arbitraria nella scelta dei dati da analizzare, dovuta al fatto che per
lui la morale giusta quella che abbiamo ora, mentre una volta cera un concetto di morale piu
confuso e grossolano. Il problema che se vogliamo studiare il fenomeno nella sua interezza,
dobbiamo prendere in considerazione tutte le sue manifestazioni, perch allepoca costituivano cmq
reato.

Su questa base ideologica si basa anche lerrore per esempio di considerare i popoli primitivi privi
di morale, perch solo la nostra la vera morale. Ma dal pdv sociologico/ scientifico, la morale
qualsiasi azione che preveda una sanzione, una repressione a livello sociale, una disapprovazione.
Tutti i fatti che trasgrediscono una regola morale, sono condannati. Se prendiamo la definizione
pura e semplice, allora tutte le societ hanno una morale, solo che tipico di quelle avanzate che ne
hanno di piu.

lanalisi pura dei dati o dei fatti, il riunire gli elementi con carartteristiche comuni in un unico
gruppo, non un modo per arrivare allessenza della realt, ma un metodo di osservazione: un
metodo scientifico che serve per andare a fondo e capire le connessioni causa/effetto tra i fenomeni
(es. pene sociali regola morale), ma non pretende di dare una spiegazione di quello che si sta
osservando.
La scienza, deve partire dallosservazione delle sensazioni, dei fatti fisici e non delle idee.
Proprio perch i fatti sociali sono facilmente fraintendibili, bisogna prendere solo gli elementi che
risultano fissi e non dipendenti dalla soggettivit e dalla volont degli individui. La vita sociale
sempre in movimento e in via di trasformazione e non ci si pu basare per lo studio sugli elementi
variabili; anche se in questo modo almeno allinizio si fanno magari delle astrazioni, comunque un
punto di partenza per vedere i fenomeni di per se

LA DETERMINAZIONE DEL FATTO MORALE

lo studio della morale si puo fare sotto due punti di vista: il comprenderla e il giudicarla; lautore si
occupa solo di comprendere cosa la morale e per prima cosa deve definire questa questione:

morale:
1. obbligatorieta: un insieme di regole di condotta obbligatoria, ma non sono stabilite perch c
qualcuno, o un ente che stabilisce quali sono queste regole; pero l obbligatoriet e uno dei tratti
principali
2. desiderabilit: non ce solo lobbligo di dover mettere in pratica latto morale, ma anche che noi
lo vogliamo fare (kant includeva solo il primo punto).
Lo slancio con cui noi vogliamo compiere un certo atto morale di solito chiamato il bene;
lobbligatoriet implica che per un atto morale ci vuole comunque uno sforzo; la desiderabilit si
basa sul concetto di bene che hanno gli individui
allo stesso modo il sacro contiene la stessa dualit: da una parte tutto quello che inviolabile, non
si pu toccare, violare; dallaltro rappresenta qualcosa che amiamo, che vogliamo con il cuore. La
persona umana, la vita inviolabile, non si pu togliere, e allo stesso tempo lunione la comunione
tra tutti gli esseri viventi il bene piu assoluto.
3. il carattere collettivo (ci si riferisce qui alla morale contemporanea); non una cosa che dipende
solo da me, che difende gli interessi del singolo o dalla somma degli individui, ma linteresse di una
colletivit, i quali interessi sono diversi rispetto alle esigenze della singola persona. Ne deriva che la
morale inizia quando ce un attaccamento al gruppo

da qui si puo stabilire che alla base della morale c ldea che:
linteresse della societ sia piu importante di quello dellindividuo, e che egli non puo esistere al di
fuori di essa
la societ sia una cosa buona e desiderabile, e allo stesso tempo presenta degli obblighi per la
persona
Si tiene conto nellindagine anche del principio che mai puo essere voluta una morale diversa da
quella dello stato sociale del tempo in cui inserita

Lautore poi distingue due aspetti della morale, quello soggettivo e quello oggettivo;
ogni societ ha una determinata morale nel suo tempo: a seconda delle regole, lopinione giudica e i
tribunali condannano; questa morale comune a tutti gli appartenenti ad una societ e laspetto
oggettivo.

Accanto a questa morale oggettiva, ci sono poi tanti altri tipi di morale, cio il modo in cui ciascun
individuo applica i valori e li percepisce, a seconda delleducazione, dellesperienza, etc.. questa
quella soggettiva e non puo venire trattata scientificamente, quindi lautore si occupa solo della
prima.
Per farlo in maniera scientifica, bisogna per prima definirla, capire quali sono le caratteristiche dei
fatti morali, partendo almeno da una definizione provvisoria e basica, per poi eventualmente
discuterne filosoficamente

4. la presenza di una sanzione (obbligatoriet dei fatti morali) :


Il fatto che una regola sia obbligatoria, prevede che ci sia anche una sanzione per coloro che
trasgrediscono la regola.
La prima cosa da fare distinguere le regole di condotta morali da altri tipi di regole, che possono
essere obbligatorie, ma non necessariamente morali :
La prima cosa che ogni violazione di una regola comporta una sanzione, una pena da pagare per
quelli che trasgrediscono.
Ci sono due tipi di sanzioni:
1. quelle dirette, cio se io uso unarma e mi ferisco, la punizione la conseguenza diretta del mio
atto (causa/effetto)
2. quelle indirette, cio se io uccido, non ho come conseguenza diretta una punizione; la colpa ea il
castigo non sono direttamente collegate, ma vengono imposte come infrangimento di una regola
collettiva
il concetto di sanzione morale prevede che un fatto contro la morale, viene punito non in base
all atto in s, ma in base al fatto che quellatto trasgredisce una regola; (il secondo tipo)
per esempio lomicidio punito nella societ comune, ma in tempo di guerra tollerato.
Il concetto di obbligatoriet cosi qui allargato, non piu solo quello di kant o di spencer, dove
limitato solo alla causa e alleffetto: faccio una cosa vengo punito. Si aggiunge il concetto che
punito un atto che contro una certa regola, non perch latto in se sbagliato.
Ci possono inoltre essere sanzioni positive, ossia quando ci si conforma ad uan certa regola, allora
la persona viene elogiata e ricompensata.

La desiderabilit dellatto morale unaltra caratteristica fondamentale che non presente in Kant,
cio la persona non puo essere solo costretta a fare una cosa, deve anche volerlo, perch crede che
sia il bene. C si sente bene a fare il proprio dovere. Questa desiderabilit questo sforzo nel dover
fare qualcosa che si considera positivo e il volerlo fare tipico dellatto morale, insieme all
obbligatoriet

ci sono anche altre caratteristiche ma queste sono le principali; nel corso della storia, e a seconda
dellinclinazione di ciascuna persona, prevale una o laltra. Qualcuno pu fare azioni morali perch
desidera il bene assoluto; altri perch hanno un senso delle regole molto sviluppato.
La stessa cosa si dice, appunto per il sacro.

Religione e morale sono interconnessi perch a lungo sono state unite; tanto che oggi non
possibile distinguerle sempre e si fa fatica a studiare la realt morale in modo oggettivo/scientifico,
sembr ache si attenti alla sua dignita.
ce un po d religiosit nella morale, come la morale presente nella religione

Per dare la definizione di morale, Lautore si basa su un ragionamento dialettico- filosofico,


partendo da questo presupposto:
l atto morale si ha quando quando non rivolto alla propria conservazione, ma mirato al bene e
alla conservazione degli altri. Se lo faccio per me vuol dire che lo faccio per migliorare me stesso o
il mio interesse.

Ma perch un individuo, o una somma di individui, una collettivit deve avere pi privilegi di me?
Inoltre, nellopinione pubblica, non detto che certi atti volti alla conservazione mia o degli altri
siano effettivamente considerati morali. Se faccio una cosa che nel mio interesse, per il mio
sviluppo personale, o degli altri, non detto che sia unatto morale

latto morale scaturisce da valori, scopi o cose piu alte, degli interessi miei o della collettivit intesa
come somma di persone. Una persona ideale, unoggetto piu imporante di tutto. La morale nasce
da unidea di collettivit i, e insieme di valori, credenze, storia, tradizioni, etc di un intera societ.
Questa idea della societ viene vista e/o intesa come bene assoluto.

Alla stessa conclusione e attraverso lo stesso ragionamento era arrivato Kant per
formulare/dimostrare filosoficamente lidea di Dio. A seconda delle persone e delle societ, questo
bene assoluto pu essere inteso come appunto la societ, in modo laico come qui con Durkheim, o
pu essere inteso come la divinit, Dio . Ecco perch, ancora una volta si sottolinea il carattere
religioso della morale, in cui non solo ci sono, come nel caso della religione, delle regole da
seguire, ma anche una sentimento di compassione, solidariet etc. che sono provengono, e allo
stesso tempo aspirano a questo ideale assoluto. Alla base delle regole morali vi stanno il disinteresse
e la dedizione.
Lobbligatoriet delle norme morali data dal fatto che proprio questa cosa piu grande, esterna a
noi che ci sovrasta e per la quale abbiamo rispetto.
Allo stesso modo, i sentimenti legati a valori morali come la patria, la vita umana, etc hanno un
valore piu alto rispetto ad altri sentimenti che proviamo per le altre persone , proprio perch
comprendono una totalit piu grande, e sono eco della voce di questo grande ideale.
Con questo si puo inoltre spiegare anche il fatto per cui, amare il prossimo e unatto disinteressato
verso unaltro individuo puo in realt essere unatto morale (anche se non direttamente, nel senso
vero del termine), perch laltro, cosi come noi, fa parte della c ollettivit, quindi una parte del
tutto, che noi riconosciamo in lui e negli altri individui e quali ci suscitano gli stessi sentimenti che
proviamo per quellideale di collettivit che abbiamo

Dice l autore inoltre che la morale e lideale di collettivit sono allo stesso tempo trascendenti e
immanenti: trascendenti, cio qualcosa di superiore a noi, appunto linsieme di tutte le tradizioni, la
storia, le regole, etc di una civilt che ci sono arrivate, qualcosa di piu grande di noi come esseri e
che in qualche modo ci da anche una visione dell uomo ideale che dovremmo essere; dallaltra
anche immanente perch anche noi siamo parte di quella collettivit, ce ne portiamo un pezzo
dentro e attrraverso noi e gli altri si esprime la civilit

Lautore arriva dunque alla conclusione che la morale nasce necessariamente quando ce una
societ, un gruppo di individui, e che derivi necessariamente dal tipo di organizzazione che quella
societ si data, quindi, non che la nostra morale sia la migliore o lunica, ma in base alle
esigenze della nostra societ: le nostre regole applicate ad altri, o le regole morali di altre societ
applicate alla nostra, porterebbero sicuramente a danni; per lo stesso motivo, la morale cambia con
il passare del tempo, e a seconda della trasformazione che avviene nella societ.
Come esempio, porta il considerare preziosa la vita umana come valore alla base
dellindividualismo della societ attuale, che per lui appunto un prodotto della societ stessa.

nellultima parte del capitolo spiega come la scienza dei costumi possa aiutare la societ stess nel
comprendersi, non riduce gli aspetti umani e collettivi a meri oggetti senzanima. Studiare la
collettivit in modo obbiettivo, non significa ridurla ad un insieme di persone che vivono in un
determinato territorio, ma significa tenere presenti delle idee, pensieri, sentimenti che fanno parte di
una collettivit e partire da questo presupposto. La sociologia puo in questo modo essere utile non
solo a dare una spiegazione della realt, ma anche per cambiare il corso della storia: secondo gli
esempi di D. nei periodi di crisi di caduta di valori morali, la sociologia pu ricordare e far presente
ai membri di una societ che quel valore morale sempre stato presente nel corso della storia della
civilt, e non lo piu solo per una questione di crisi temporanea; oppure, in seguito a cambiamenti
di una societ e di conseguenza di alcuni suoi valori, la sociologia puo dimostrare che la caduta di
determinati valori dovuta alla caduta di determinate caratteristiche della societ.
CAP 6 TOTEMISMO:

il totemismo considera sacre le raffigurazioni del totem (divinit) gli animali e le piante che
vengono associate ad un clan e poi i membri del clan stesso (in questo ordine). Non che le tribu
adorino certe particolari piante o animali, ma queste sono raffigurazioni di un principio invisibile,
ma di un principio divino comune, con comuni caratteristiche, a tutti le parti della religione del
totemismo. Nessuno pero la possiede interamente, ma tutti ne hanno una parte.
E piu grande dei membri della societ o delle raffigurazioni che loro ne fanno le piante o gli
animali perch il culto viene tramandato di generazione in generazione, e il principio che
venerano rimane invariato.
Ha una sua forma di religiosit perch vi sono leggi e regole per i riti che vanno rispettate;
la caratteristica che il membro di un clan rappresenta sotto forma sensibile, quello di una pianta o
animale un energia,, un principio invisibile. Se un membro definisce lui e la sua tibru come corvi,
non lo fa letteralmente. Lo fa perch crede che lui e gli altri sono governati da principi e qualit che
appartengono ad una forza naturale? che poi imprime caratteristiche simili al crovo e infine ai
membri suo gruppo.
Luniverso pieno di queste forze con caratteristiche diverse, ognuna che caratterizza un clan
questa forza intesa in due modi: sia fisica, nel senso che sono forze della natura; se ti avvicini ad
un elemento senza le dovute precauzioni, tipo una pianta velenosa?, si rischia la vita. Conoscere
erispettare la forza fisica di questo principio fondamentale per la sopravvivenza e la riproduzione
della specie.
Allo stesso tempo anche una forza morale, perch attraverso la tradizione, si sono tramandati i
modi, riti e regole per onorare queste forze totemiche. Per questo, il totem il principio delle regole
morali del clan, attorno al quale si organizza la vita e i rapporti sociali del clan (i contratti, i
matrimoni, la vendetta, etc). Da qui a diventare una divinit il passo breve. In tutte le religioni, la
divinit quella che regola i principi della vita, oltre a dare regole di tipo di condotta.

Il totemismo = ladorazione di forze naturali, principi che danno caratteristiche alle specie di
esseri viventi, la forma originaria di religione e si trovano tracce di esso anche in religioni che
hanno oltrepassato questa fase iniziale e hanno sviluppato il concetto di divinit; per esempio nelle
isole Samoa, ci sono divinit vere e proprie, ma le tribu sono ancora divise in clan ognuno legato
ad un particolare animale.
Quando un animale muore viene venerato non tanto perch muore la divinit, ovviamente, che
sempre esistita e sempre esister, ma perch il principio, la forza che cera in lui ne uscito e torna
in natura.
All inizio vi sono varie forze naturali considerate distinte; poi con il passare delle generazioni le
tribu sviluppano il concetto di una forza universale immanente, unica per tutte le varie forme di
queste energie particolari: per esempio i sioux con il wakan o altre tribu (irochesi - orenda) o il
mana della Polinesia.
Da noi occidentali questa forza unica che comprende tutte le altre stata spesso interpretsata come
un grande spirito come potrebbe essere stato jahve ebreo, o un potere che cambia forma a
seconda delle circostanze, ma per questi indiani ( o altre tribu) una specie di potere che pervade
tutte le cose, i cui elementi del mondo (terra sole luna stelle etc) sono solo una sua forma,
rappresentazione e che loro stessi non possono ne nominare ne raffigurazione. Si manifesta ed in
tutte le cose, in diversi gradi. Chi ha piu wakan o orenda o mana, questa energia che puo anche
essere presa e direzionata, piu forte o ha un vantaggio sugli altri.
Gli stessi principi in gradi diversi si trovano in tribu diverse: per esempio in quella autraliana, che
ancora a livello totemico, le forze della natura sono ancora differenziate, non c una forza unica
che pervade tutto; mentre in alcune tribu americane esistono omaha sia collettivi che individuali
piu una societ si unifica = meno classi sociali, piu anche il divino diventa unico.
I maghi in questo tipo di societ, non sono diversi dal sacerdote, sono quelli che sanno manipolare o
lavorare con questo mana, pero per togliere e portare morte e malattia. Le forze magiche non
appartengono ad una persona o clan specifico, ma si possono prendere con dei riti; pero questo si fa
di solito con intenti nocivi. Non ce pero differenza tra forze magiche e forze religiose.

lidea di base dei primi antropologi che i popoli primitivi consideravano divine le cose sensibili tipo
piante o animali non corretta; loro non venerano una particolare pianta o animale, ma la forza
allinterno di essa e tutta la natura. Il wakan, secondo il dakota si ferma in determinati momenti e
si esprime attraverso un certo elemento naturale; lui prega quel posto, quellalbero o animale in cui
si fermato, cosi da ottenere la sua benedizione.
Non la natura delle cose, non sono le loro caratteristiche esterne o le qualit di quella cosa che si
venera e che considerata sacra, ma la forza, o le forze impalpabili, oscure, che stanno dietro di
esse, e che esistono e sono altrettanto forti come quelle naturali.
Gli dei o gli elementi adorati sono rappresentazioni singole di un potere che pervade tutte le cose.
Ecco perch certi riti e certe parole hanno unefficacia anche se non si sa quello che si sta facendo,
perch questa forza viene attirata e manipolata attraverso gesti riti e preghiere indipendentememente
dalla persona.
I popoli sono caratterizzati dalla creazione di piu divinit, perch attraverso diversi riti questa forza
viene incanalata e si esprime attraverso molte forme: ogni volta che la forza viene si esprime
attraverso una caratteristica diversa, si crea una nuova divinit. Per es. ce la forza della pioggia,
della fertrilit, etc che rappresentata da zeus; la forza dellabbondanza dei campi che cerere, etc.
Alla base c sempre questa forza che si esprime in forme e divinit diverse. Ed una caratteristica
di questa forza immanente quella di esprimersi in forme sempre diverse.
Teorie di altri studiosi: Marret sosteneva una doppia origine della religione, cio che gli le origini
degli dei delle varie tribu non era legata all idea di queste forze, tipo il wakan o il mana, che
invece erano tutto cio che misterioso o inesprimibile.
Hubert e Muss scrivono che il rito magico e quello religioso sono indistinguibili nei popoli primitivi
perch la forza alla base sempre la stessa, e sono diversi solo gli scopi o le intenzioni per cui si usa
una e laltra.
Comunque la conclusione che il totemismo lorigine di tutte le religioni poch oltre non si puo
risalire.

IV
ogni vita wakan, per i popoli con queste credenze, la causa di ogni vita o cosa che si muove
nelluniverso, tutto cio che agisce e reagisce, si muove o mosso, dal regno minerale a quello
umano. La vita della natura creata tutta quanta dai conflitti che sorgono dallincontro tra le
diverse forme del wakan o mana!
Ma questo non solo quello che fa parte dellocculto, misterioso o invisibile, in tutte le cose,
anche quando un pescatore raccoglie molti pesci o caccia bene; fa parte di tutti gli aspetti, visibili e
invisibili, ed custode responsabile (come il totemismo) della vita in generale, oltre che a quella
dei membri del clan)
lidea d forza ha quindi unorigine religiosa ed e passata poi alla filosofia e alla scienza, anche se
certi scienziati, come Comte, rifiuta questa origine e dice che il concetto di forza sar destinato a
scomparire nelle scienze (perch sono credenze). D. invece dice che le forze religione sono reali.