Sei sulla pagina 1di 130
Dalla seae aor in ediione Garza “Alone om ores Abserin dche a vecle TW eomtdeli Donel ema Ladi sont senna I lanes mac a ebato ‘tian cara 9 Norrie Leprmaipse de Lavoty ded rages dell ado Trage del mascro Labbe non ricorde Leip non devon amare “itor Giorgio Scerbanenco Venere privata Prefazione di Luca Doninelli in appendice Io, Vladimir Scerbanenko Garzanti Tn questa collins Prima econ ape 1998 Seconda sdisione: spre 1999 “eran stumps ouobre 2003, (Quiea sistumpas otto 2005, ‘Quint stampa aie 206 est rsmps: aprile 2007 Seta stamps pre 2008 Oxsae tampa ivan 2009 Nona ramps: aprile 2010| Vie worcTnfiniteStoreit grande poral del roma ISBN 978-88-11-66956.5 © GarzantiEdivore spa, 1966, 1990, 1998 (© 1999, Gurzant Libis. Milano ‘Gruppo ecitorisle Maus Spagnol Printed a ely wow garzantib i Niente @ meno giallo dei romanzi di Scerbanenco, E niente & meno poliziesco, Nel mondo di Scerbanen- 0 non ci sono né polizia né giustizia né ordine cost tito. Non ci sono leggi. L'ordine sociale @ una sorta i sogno, forse un incubo. Non esistono neppusre citti, paesi, campagne, Non c'é aleuna geografia. La sua acribia nominativa ~ vie, piazze, marche e marchi, ar ighe, numeri eiviei, nomi, nomignoli — non evoca nul- Ja. Parla di piazza Cavour, e noi non la vediamo. Parla di via Manzoni, e noi non Ja vediamo, A meno che il lettore non ravvis, in uno di questi nomi, uma diffe. renza decisiva wa l'epoca in eui questi romanzi videro la luce e la presente. Suecede quando si paria della periferia milanese, dove topografia e toponomastica hon corrispondono pid. Ma qui va al tempo ~ trent’anni ~ e non all'autore il merito di un ritrovaro spessore visivo, ‘Noi non vediamo il snondo di fuori, semplicemente perché non €°é. Non c'é trama, anche se Scerbanenco se ne da una, Ma sono trame precarie, Si vede benissi- mo che Scerbaneneo conosce meglio le cronache ne- re dei quotidiani pomeridiani delle regole det roman folicer. E ancor meglio conosce gli uffici di Questura, Vinere privata& del 1967. 11°68 € vicino, ma none an- cora. Una Questura non @ un centro di potere, ma di poveracci, che si trovano li sempre per motivi personali, A yolte Scerbanenco ei raceonta loro storia, altre volte si accontenta di farci intuire che La caccia ai criminali nasconde sempre un motive personale, perché # nella tana della coscienza che siti= fugiano, come due fratelli di late ispidi e iros, il bene e il male. Talvolta il bene trionfa, ma gua a trasfor- marlo in speranza sociale, guaia vedere in esso [inate gurazione di una qualsiasi nuova epoca, di un qualsia: simondo mighiore. E un trionfo gia esacerbato, che si trascina dietro mille colpe, eui sa di nen poter offrire alcun riscatto. Un giorno di gloria non cancella nem= ‘meno un ininuto di miseria: queste cose, quando si gioca con Scerbanenco, hisogna saperle in anticipo. Del resto, queste vitorie occasionali del bene pro= babilmente non esistono nemmeno. Scerbanenco de- ve in qualche modo rendere omaggio al geneve lette- rario che gli da da vivere, e il genere prevede una real ordinata, che qualcuno infrange e qualcun altro siincatica di ristabilie. Per fare questo, il detective de- ve innanzitutto dimostrare di conoseere bene quel- Fordine che & stato infianto: deve possederne intima: ‘mente le leggi e | meceanismi. Ma la conoscenza delle leggi e dei meccanismi rive. la a Scerbanenco qualeosa di completamente nuova, che Jo pone senza alcun rimedio fuori da ogni giallo possibile: gli rivela che quett’ordine non esisie, che si twatta solo di un“apparenza priva di qualunque nesso con il mondo reale. E il mondo reale non conosce or dine, ma soltanto il disordine dei sensi, delle colpe ¢ delle passion, oltre a una cosa senza nome ~ uno struggimento picno di scontentezza ~ cui Seerbanen- co da, in un paio di oceasioni, Vinatteso nome di pre: ghiera Percid, quando alla fine il bene triontia si capisce subito che non @ vero, oppure che €yero, i, ma in un modo diverso da come vorremmo, Come si fad esse- re contenti della giustizia di Scerbanenco? Del suo or dine ricostitute? L'eroina del presente romanzo, Livia Ussaro, una bella ragazza piena di ammirevole quanto incomprensibile coraggio, finisce sfiegiata per sempre da un sadico. E, in fondo, anche in questo ¢'@ una giu- stizia, Dobbiamo far trionfare il bene2, sembra dire Yautore. Benissimo: ma che il bene abbia il volto che gli conviene: il volto del mostro. E si capisce che lo Serittore tiene a Livia pin che a tutti gl alti: la chiamna tenereza mia, ¢ sicapisce che Livia Ussaro 2 unta perso nificazione € non una persona: @ la tenerezza stessa dello scrittore, 1a sua propria tenerezza, il suo mocd. Ma nemmeno lui pud impedire lo sfregio: & il pegno dda pagare. Altrimenti la finzione romanzesca sconti- nerebbe nella pit scoperta e ridicolafalsit. La sua te- nerezza nan glielo perdonerebbe mai 1 mondo di Scerbanenco @ un mondo completa mente nero immobile. T romanzi di Scerbanenco, hon conoscono nessun vero movimento, nessuno svol- gimento. Liunica svolgimento riguarda il letiare, cui Scerbanenco somministea la realth dei fatti a piceole dosi, poco per volta. Ma la realtd, Porribile nera realta Ce da sempre, & sempre quelli ¢ continuera ad essere ‘quella dopo che il teatrino del bene ave chiuso ils pario. A chi, cittadino di questo disperatisimo mon- do, non abbia propensione al suicidio, non restano cche due vie: o la completa distrarione o Fassuefizione, La vita @ una droga, o la combatti con altre droghe o assumi fino in fondo. L’eroe di questo e di altri romanzi di Seerbanenco & un medico di nome Duca Lamberti, Anche qui: nien- te di pid contrario alla natura del giallo della celta di «un medica come evoe positive ~ pertomeno per chi sa cosa significhi, in leteratara, la parola mation B vero, Duca Lambert un medico partcolare:é stato te-an- niin galera per aver somministrato la “dolce morte” a luna malatsterminale, ed & stato radiato asta dal’ dine dei medic. Ha conosciato i rigor e Vipocrisia del Codice Penale, Questo lo introduce a buon titolo nel rondo del erimine e della gist: rolta ln patente di medic resta quella i investgatore Ma Duca Lambert ¢ pur sempre un medico. Come Céline, come Benn, come Cechov: uomini dur, per quali Fuome & innaneiuuttoarterie,vene, cevello, ni, intesino, apparato genital, ulcer, diarrea,dispe- pasa, insutficienza epatica, infarto,cancro. ll medio € Vawocato sono le due profession pid adate alla lete- racara, adatte cog allo squarciamento dei vel al di sincanto, a quellneffabile imparzalta che sta all ori- gine dello stile, Nel mondo sublunare esistono corp € Poteri Dei corpi si acenpano i medic, cel potere gl wvoeati, Il resto & teatsino, orpello, moda, ilusione incantamento, Politica, teleisione: tutta scenvgratia, In uno det pass pis dcsolatamente belli di Viner pre sta Drica Lamberti sale te scale di un palazeo senea ascensore. Bil 1967, le porte non sono blindate ela quella del monopalio: due soft canal alle unica nnn, Man mano che sale, Duca Lamberti ode seme pre la sess voce provenire da tut gli appartament Milva, Anche 8 dove dowra compiere il suo sgradcvole alfcio si sente fa vace di Mike; ma nom appena lah suona il eampanello, questa voce si eancella: hanno spento, Quesia¢ la letteranira per Scerbanenco (e per me): un interruttore per spegnere un incantamento Ma ci wiole un medico per frontegaiareilerimine Che cos’ il erimine per Scerbanenco? Non i delit passionali, non la violenza che naseonée wn'ombra (pur pervertita) d’amore. Il erimine & innanzituuio mercimonio. Di tutto. La riduzione della realta a qual- coxa che si compra e si vende, qualunque cosa sia Scerbanenco torna pid volte (qui come, ad esempio, in quel capolavoro che & Tnilanesi anmazzano il sabato) sul mercato del sesso. Dove “sesso” sta al posto di “quax lunge cosa”: ne é liperbole, il easo-limite che givsti- fica tnto il resto. Se si pud commerciare in carne uma- na, si pud commerciare in tutto. Se fosse vivo oggi, for se Scerbanenco si occuperebbe di commercio di orga ni, di prostitute dellest europeo, di compravendita di bambini, degli orrori dell'industria pornografica Mcrimine € mercimonio di realta. Per fromeggiarlo, ci yuole quatcuno che parli la sua stessa Fingua! non Jingua det valori e dei prine?pi, non Ia lingua delle leg aie del diritio, ma la lingua delle cose Reificazione con- to reifieazione, punto ¢ basta, Ci vuole un medieo, Per ilcriminale F'uomo non é altro che carne? Bene, anche per il medico. Stessa flosofia, Diciamolo pure: Duca Lamberti come eroe positive non & granché, anzi ® an- che lui un criminale,e se ha passato tre anni in careere ingiustamente, non c’@ dubbio che ha fatto qualeos'al- two per meritarseli, La legalit non @ il suo forte, Ladiifferenza tail eriminale e Verve, dunque, qual & E una ditferenza quantitativa: Duca Lamberti vince perché conosce la carne megtio dei criminali. La cono- scone abbastanza bene anche loro ~ tanto che Lisi ‘Ussaro, [a della del libro, ne uscira sfigurata. Sono pro- fessionisti, lacorano bene. Ma Duca Lamberti sa cose che loro non sanno. La frase “'uomo & carne” contie- ne significati che lore non possono conoscere. Il bene agioca sempre in tasferta, e pud vincere solo se la sa piit lunga. E non @ detto, ah no, non é affatto dewto che la sappin pit hunga, Ma su questo punto & necessario intendersi bene. Giiscritiori si possono distinguere in due categorie: i nyferenzialie gli autorferenziti. Aleune polemiche ma- leimpostate (come tutte, o quasi tutte, quelle che par- tono dai giornalie dalla tv) hanno identificato i primi con gli scrttori di battaglia, per i quali la letteratura & un mezzo di denuncia, di promozione sociale, di lotta, insomma un mezzo (un nome fra tutti: Pasolini); e i secondi con gli scritori d'impegno formale, per i qua- Ii la forma possiede un‘oggewtita propria e un testo va gindicato innanzitutto in base al’exame delle sue formali (un nome fra tutti: Calvino). ‘A tutti ¢ evidente che le case sono, nella realta, pitt complicate di cosi. Ci sono scrittori del primo tipo che hanno offerto testi di assoluta perfezione e autori del secondo tipo profondamente impegnati~ anche attra versa le loro apere ~ sul piano ideologico. La vera distinzione sta, owiamente, nella chiave di Tettura o meglio: nella mappa, nel tipo di mappa se- ‘guendo la quale si pud trovare questa chiave. Ci sono testi la cui chiave si rende comprensibile all'interno det testo stesso, € altri testi la cui chiave eostituisce un sorta di ponte tra cid che sta dentro il testo e ei che sta fuori. L’esempio piit clamoroso in tal senso ei vie~ he, come sempre, da Dante, Nessuno scrittore gli par ragonabile quanto a consapevolezza formale, eppure nessuno é pid lontano di lui da una eoncezione auco- referenziale della letteratura. La comprensibilia stesst delle sue parole & data, infatti, dallesperienza: Mostra- si si piacente a chi la mira / che di perl cla wna dolce cal core / che ‘tender no la pud ci non la prova, Senza Pe- sperienza I'equivoco é, insomma, inevitabile, Scerbanenco appartiene anch’egli a questo grup- po. Usa gli stilem dei gialli, la materia dei verbali di polizia, Vimmobilita della forma tragica, ma la chiave della sua letteratura é Pesperienza. I criminali guarda- no la casne fin 1a dove la si pud vendere e comprare: lize non vanno. Illovo & un errore di routine, di abi tudine. Se €@ per loro una scontitta, & da quiche verri, da questo non voler andare oltre quel lvello, diciamo cosi, mercantile. Lo sguardo del medico Duca Lambert va oltre: non di molto, forse, ma di un passo si, sicuramente. Quel passo che fa sentire la vita qui, in gola, come un di spiacere, un disagio, un'insoddisfarione nervosa, € che fa dire, dopo ogni sittoria come dopo ogni scan fit, che manca sempre qualeosa, came diceva Pasolini ‘Oltre il mercimonio della carne, c'é insomma la ‘malinconia della care. Scesbanenco ha trasformato questa malinconia in una specie di carta vetrata che sascha ilettore. Fla sua eifia, la particolare punizio: ne che solo lu sa infliggere: itso stile Con enorme pudore, Scerbanenco usa, a questo proposit, la parala prighica. Non nel senso formale, confessionale della parola. La preghiera di cx pasla Scerhanenco & una preghiera lica~ la vera preghiera © sempre laica -, ¢ procedt dalla ragione e non dalla fede. E la ragione che prega, @l'intelligenza che pre- ga. Il mondo ha un oggettivo, razionale, ontologico bisogno di pietis una pietd che nesmino sa dare. La pleti @un pezzo d'essere che dewesserci enon €', co- Si che il mondo ct appare assurdo, come un'antomo- bile senza motore. La preghiera & desiderio ¢ doman- dda di un bene che non ce. Ed &, questa, la stessa defi nizione della malinconia ~ "desiderio di un bene as sente" ~, cosi che powremmo dire che quest ulima esprime fo status ai cui quella ® Pazione (perché frag zee sempre tn 0) Questa malinconia che, nell'azione, sia preyhiera, € che nasce da uno sguardo pitt disincantato (oserei dice persino: pid cinico) di quello dei eriminali,& il w suxplus di conoscenza, i] surplus di realismo che il dot: tor Duca Lamberti pud vantare. Egli non é birana, grax 2ie a Dio! solo, vede pitt lontano e non ha paura di guardare. Vede fin dove c'@ da vedere. Solo cosi la reghiera ha an senso, Qhesta é, a mio awiso, a cifra natrativa di Scerba enco: non giallo, non del witto wagedia, Tl ttionfo del bene, nei suoi libri, non convince, L'oechio che vede pid in Ia del male pud non trovare una soluzi ne. Ma resta il fatto che vede pit in la, che ei sono co- se che il crimine non pud vedere: qui sta a (segreta) vitcoria detia yinstizia, Ma cosi segreta che anche solo Vimmaginare che da qui passa nascere un mondo mi: gliore @, gi di per sé, una menzogna. Ossia, un cri- Luca Doni vn VENERE PRIVATA «Come si chiama lei?» “Marangoni Antonio, io sto B, alla Cascina Lua- sea, sono pitt di cinquant’anni che tutte le mattine vado a Rogoredo in bicicleta. » «Non stare a perdere tempo con questi vecchi, torniamo al giornale.» wcE lui che ha scoperto la ragazea, ce la pud deseri- vere, s¢ no dobbiamo passare dall'obitorio e siamo in ritardo.» ‘elo Pho vista quando ® arrivata ’ambulanza, era vestita di celeste.» «Vestita di celeste. Capelli?» «Scuri, ma non neri.» «Scuri, ma non neri.» ‘eAveva dei grand occhiali da sole, rotondi.» «Occhiali da sole, rotondi.» «Non si vedeva quasi niente del viso, era coperto ai capelli.» «Andate via, non c'é niente da vedere.» «Non c’é niente da vedere, agente ha ragione, torniamo al giornale.» wAndate via, andate via, Non dovete andare a sewola?» «Gi, qui pieno di ragazzini.» «Quando sono arrivato io si sentiva odore di san- gue.» «Dica, die, signor Marangoni.» "Sisentva odoredisangue-n “Naturle, era disanguatacs ‘Non si sentiva nestan odor, era passato troppo tempo siamo arivat qu con la camionetta« Dice, diem agente" "In questura i icono tuto, o sono qui pr tene- relontane quests marmaglia, ton paro toi eam: sti Ma non e'era odore di sangue, non ci pub es ™ Lhe sentito io, eho i aso buono. Sono seso bicilettapetehé dovevo spandere acqua, ho appog- ston ieileta in ora “Dia, die, signor Marangoni.» *Mi sono aveicinato a quel cespugl, ecco, pro prio quelle cos ho visto la searpa, il pede im. snma,» ‘Ande via, eiecolate, on © niente da vedere, tutta quena gente per vedere un peaso i prate oto. ‘lo al principio ho visto slo la sarpa, i pede dentronon fo vedevo, ho allungatela mano.» "Alberta Radel, vente ann, commeseay Ova" ta a Metanopoli,loalita Cascina Luagca il cadave. re stato scopeno alle cingue © mezzo del mating dal signor Marangoni Antonio, abite celeste, eapel scuri ma non ner, oechial rotond o comico te iefonare quest, poi torn a riprenderd» *Allora ho seat ce dentro la searpa crail pie dee sono simanto male, ho scostat rte quelle er baccee1"ho vista, a capivasubito che era morta.» Raccontare la vita di un uomo nom bforse una praghiera? Dopo tre anni di carcere aveva imparato a passare tempo coi mezzi pili semplici, solo che per i primi i minuti furnd una sigaretta senza pensare ad al- cun gioco, ma quando butt il mozzicone sulla ghiaictta del viale pensd che il numero dei sassolini dei viali¢ vialetti del giardino, era un numero finito. Anche il numero det granelli di sabbia di tutte le spiagge del mondo poteva essere calcolato ed era un numero finito, per quanto grande fosse, cosi, fis- sando in terra, comincid a contare. In cinque centi- ‘metri quadrati poteva stare una media di un’ottanti na di sassolini; poi calcold a occhio I’area dei vialett che conducevano alla villa davanti a lui ¢ concluse che tutta la ghiaietta dei viali, che sembrava infinita, da un misero numero di un milione ¢ seicentomila sassolini, eon lo searto del dieei per cen- ‘win pit oin meno. Poi, dimprovviso i sassolini si misero a sericchio- Jare, alzd un momento it capo: dalla villa era uscito ‘un uomo che veniva per il viale pid grande verso di lui, ora che fosse arrivato aveva tempo di fare un ioco, cos, seduto curvo su quella mensoletta di ce= ‘mento che faceva da panchina, raccolse una mancia- ta di sassolini, 11 gioco consisteva nell’indovinare 9 due cose: una, se i sassolini erano in numero pati o ispari; due, se erano in numero inferiore o superio~ rea un numero fissato, per esempio venti, Per vince+ re bisognava indovinare tutte e due le cose. Allora stabill che i sassolini che aveva nel pugno erano di numero pari e di quantita inferiore a venti. Apri il pugno, € contd: aveva vinto, i sassolini erano di- ciotto. «Mi scusi dottor Lamberti se I'ho fatta attende- re.» La voce dell'uomo, arrivato davanti a lui, era solenne e stanca, la voce di un imperatore affaticato; icalzoni, perché ne vedeva solo le gambe stando cos) ‘curvo, erano strettiintorno alle gambe magre, calzo- ni da giovane, ma uomo non era giovane, come vi- de appena si alzd per stringergli la mano che lui gli tendeva, ¢ come gia sapeva. Era un veechio piceolo, potente, i capelli rasi a zero con la macchinetta, la bbarba rasa alla radice, la mano piccola ma d’acciaio. «Buonasera, » disse al piccolo imperatore, «Piace- re.» In carcere aveva imparato a non dire parole su- perflue. Al processo, mentre la nipote della signora Maldrigati piangeva, lamentandosi che le avevano aassassinato la zia e tacendo dei milioni di eredita del- la stessa zia, voleva parlare, ma l'avvocato difenso- re, quasi con le lacrime agli occhi, gli soffiava all’o- recchio di non dire una parola, non una: avrebbe detto la veriti, ¢ la verita @ la morte, tutto meno che la verita in un tribunale, in un processo. E anche nella vita, «A Milano fa molto caldo,» diss ce sedette vicino a lui sulla snensola di cemento, «Qui in Brianza fa invece sempre fresco, Lei conasce la Brianza?» Non doveya averlo chiamato li per parlargli della climatologia brianzola, certamente stava solo rilas- 40 » gli rispose. «Da ragazzo venivo qui in bicicletta, Canzo, Asso, illaghetto. » ‘La bicicletta,» disse il piccolo, «anch'io venivo quiinbicicletta, da giovane,» La conversazione sembré finita, Nel crepuscolo il siardino era quasi buio, qualcuno accese delle huci nella villa, un pullman’ passd nello stradone venti metri sotto la villa, suonando col clacson quasi un brano wagneriano. «Qui non ® pitt di moda, »il piccolo riprese a par- lare, xvanno tutti a prendere caldo sulla Costa Az- zurra o sulle isole, invece qui in Brianza, a mezz'o- ra di machina da Milano, si respira come a Tait Credo che sia perché la gente vuole andare sempre Jontano da dove si trova. Un posto non ? mai bello se é vicino. Per mio figlio questa villa ? una specie «li cella di punizione, quando gli dico di venire qui, To fa come una penitenza. Forse ha ragione: fa fre sco, ma ® un po’ noioso. » Era quasi buio, adesso, le finestre accese della villa erano Punica luce. Con una voce diversa il piccolo disse: «Le hanno detto, dotior Lamberti, perché ho desiderato vederla quit «No,» gli disse, non gliePavevano detto. Gli ave- vano perd spiegato chi era l'uomo che sembrava cost ‘modesto, cost semplice, era uno dei magnifici cinque ingegneri della plastica, 'ingegner Pietro Auseri, ol: tre i cinquantacinque, poteva forse creare tutta da tuito, un tipo di plastica speciale portava il suo no- ime, auserolo, aveva tre lauree, il suo patrimonio do- veva essere notevole, ma ufficialmente era solo un li bbero professionista con un veechio ullicio in una vee chia via di Milano, «Pensavo gliene avessero accennato,» disse il pie- colo; ora la stanchezza della voce era scomparsa, 1e- 1" stava solo Vimperio, l'argomento climatologico ¢ tur istico era davvero finito, «Mi hanno detto soltanto se potevo venire qui per un lavoro che avrei potuto fare per lei,» gli disse. Ormai era buio, altre luci nella villa si accesero, una pallida sci arrivava fino ah. «Si, in un eerto senso un lavoro, » disse Auseri «Le dispiace se ne parliamo qui? In casa e°? mio fi slio e vorrei che lo vedesse solo dopo.» «Per me va benissimo.. Il piccolo vecchio gti pia- ceva, non doveva essere un butfone, in quegli ultimi anni, in carcere e fuori, aveva visto intere armate di pagliacci li distingueva quasi dall’odore, da un di to, da un peluzzo di sopracciglia, ‘«Leié medico,» disse Auseri. Non gli rispose subito, solo qualche istante dopo, ‘ma fu una pausa lunga, in quel buio, in quel silen zio. « Lo ero. Dovrebbero averla informata.» «Certo,» disse Auseri, «ma lei & sempre medico. Bio ho bisogno di un medico,» Egli contd le finestre illuminate della villa: erano ‘otto, quattro a pianterreno ¢ quattro al primo piano. «Non posto pit esercitare. Non posso pit neppure fare un'iniezione, anzi, soprattutto iniezioni Non gliehanno detto? » «Mj hanno detto tutto, ma non ha importanza.» Curioso. Gli disse: «Se lei ha bisogno di un medi- co ¢ prenec uno espulso dall’Ordine dei medici, che non pud prescriverie neppure una compressa di aspi- rina, dovrebbe avere qualche importanza. » «No,» disse Pimperatore, con cortese imperi. Nell'oscurita gli tese il pacchetto di sigarette: «Fuma?» «Sono stato anche in carcere, tre anni.» Egli prese la sigaretta, Auseri glicl’accese, «Per omicidio, » 12 «Lo 30,» disse Auser, «ma non ha importanza» Bene forse non «mai nulla d'importante «Ho un flo alcolizaato,» disse Auseri nel buio, fumando. « Adesso® in quella stanza al primg piano, Vunica finestrailuminata del primo piano, Ela sua stanza, deve essere riuscto a nasconderini qualche bottigia di whisky, e sta carburandost in attesa di Dalla voce si eapiva che questa cos, il figlio, ave- wa importanza per hi : «Ha ventide anni» disse Anseri, «alto quasi dye metre pesa, credo, una novantina di chil. Fino all'anno scorso nom mi ha dato molte preaceupazio- ni, ero solo ratustato dalla sua sears intlligena Non ho potuto mandarlo all’universita, gli esami di matuits gel ho fat superare con vera e propria opera di corruzione verso | professor. B anche molto imide ¢ remissvo, A Milano dicono: grand ciula.= Clot grande © stupido, La voce amarognola di ‘user! stmbrava vere dal nulla, nasceva cos), ne Vavia buia «Non mi dispiaceva che fose cos» dise Auseri «Non tengo ale soddisazioni che pub dare un figtio genio. A diciannove anni Iho mandato a lavorare fila Montecatini Ha girato tutti gi ufiie | repart, Per imparare on imparava molto, ma tira svat &. Poi, Vanno scorso, ha cominciato a bere. Per i primi mesi 8 riuscito a nascondere un poco il viio, arzivava tard in wficio, onon andava, pol ho dovw- to tencrmelo a casa perché andava ala Montecatini con le bottgle i whisky, quelle pitt, in tasea, Mi sscolta, vero?» ‘Oh, in earcece aveva imparato anche ad ascolare, i compagni di cella avevano lunghe e bugiarde storie 13 da raccontare, storie della loro innocenza, storie di donne che li avevano rovinati, tutti Abele uccisi da Caino e tutti Adamo corrotti da Eva. L’ingegnere, perd, raccontava qualche cosa di diverso, di pid no- bile € doloroso, e lo ascoltava davvero. «Certo,» gli rispose. ‘Devo spiegarle molte cose per Farle comprende- re,» disse Auseri, La voce nel buio non perdeva dimperio, anzi diveniva pitt puntigliosa, «Mio stio si ubriaca tre volte al giorno, A colazione ¢ com= pletamente ubriaco, non mangia nulla e si addor- ‘menta. Nel pomeriggio si ubriaca una seconda vol- ta, poi dorme fino all’ora di pranzo. A pranzo man- gia, ma comincia con la terza shornia, e si addor- ‘menta sulla poltrona, Da quasi un anno, se non glie~ Jo impedisco materialmente, fa sempre cost.» ‘A ventidue anni era un modo di bere inquietante. «Avra gia fatto molte cose per impedirgli di bere, ered.» Non capiva ancora che cosa volevano da lui, ma voleva essere gentile, «Allontanarlo dagli amici, dalle compagnie che lo fanno bere. » «Mio figlio non ha amici,» disse Auseri, «gon ne ha mai avuti, neppure alle scuole elementari. E figlio unico, io sono rimasto vedlovo undiei anni fa, nono- stante il mio lavoro non ho mai abbandonato alle governanti e alle istitutrici. Lo conosco bene, non ha mai faito una partita a tennis con qualcuno, non & mai andato in piscina, in palestra o a un veglione con degli amici. Quando ha avuto la macehina se ne serviva soltanto per fare delle corse da solo per le au- tostrade. L’unica eosa normale che ha & il gusto di guidare veloce, Cosi una volta o V’altra si ammazza, cil problema dell'alcolismo é risolto. » ‘Attese che I'amaro imperatore riprendesse a par- laze. Dovette attendere molto. «Per impedirgli di be- 4 re ho fatto molte cose.» Adesso Auseri esponeva, co- me elencasse i capitoli di un disastroso_bilancio, «Prima gli ho parlato.F il sistema della persuasione. Non ho mai visto nella mia vita alcuna persona che si sia persuasa di alcunché con le parole, ma ho do- vuto tentare. Gli psicologi affermano che i giovani devono essere convinti, non domati, ma la mia ope- radi convinzione & stata sempre nettamente battuta dal whisky. Io parlavo, ¢ lui beveva. Poi ho tentato i sistema restrittivo. Niente soldi, sorveglianza mass ‘ma, sono stato con lui quasi due settimane, senza lax sciarlo mai solo, eravamo a St. Moritz, passavamo Ie ore a guardare i eigni del lago, con omnbrello in mano, perché pioveva sempre, ma egli riusciva a be- re lo stesso, beveva di notte, perché dormivamo in due camere separate, qualche domestico 0 faechino d'albergo doveva portargli da bere di nascosto mio, cal mattino era completamente ubriaco.» Guardavano ogni tanto l'unica finestraillurminata del primo piano: la stanza del bevitore, ma si vedeva solo la luce, i sofftoilluminato. «ll terzo sistema non ha dato risultati migliori,» disse Auseri. «Facevo molto conto sulle punizioni corporali. Gli schiff, i pugni, le percosse inducono tun uomo a riflettere rapidamente sul modo di evitat- Ii, Ogni volta che trovavo mio figlio ubriaco, lo pic- chiavo, ma bene, molto. Mio figlio & rispettoso e dValtra parte, se avesse provato a ribellarsi 'avrei stritolato, Dopo la punizione corporale mio figlio piangeva ¢ cercava di spiegarmi che non era colpa sua, che lui non avrebbe voluto bere, ma che non ci riusciva, Dopo un po’ ho abbandonata anche questo sistema. » «Neha tentaio un altro?» «No, Ho chiamato un medico, gli ho parlato della 45 ‘questione e mi ha detto che l'unico modo era di met- tere mio figlio in una clinica per disintossicarlo. » Si, era vero, in una clinica avrebbero disintossica~ to il ragazzo che, appena uscito, avrebbe probabil ‘mente ripreso a bere. Ma questo non Jo disse lui: lo disse Auseri wAvevo gid pensatovalla clinica, ma quando esce riprende a bere, appena ® solo si mette a bere, Ha bisogno di amici, ¢ di donne, » Auseri gli offrt un'al- tra sigareita, Paccesero, cominciarono a fumarla. L’aria era anche umida, adesso, oltreché buia, escluse le luci delle finestre accese in fondo al viale «