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Atti

27
Commissione cultura istruzione sport

Caulonia
tra Crotone e Locri
TOMO 2

Atti del Convegno Internazionale,


Firenze, 30 maggio 1 giugno 2007

a cura di
Lucia Lepore e Paola Turi

Firenze University Press


2010
Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30
maggio-1 giugno 2007. Tomo 2 / a cura di Lucia Lepore e Paola Turi. Firenze :
Firenze University Press, 2010.
(Atti ; 27)

http://digital.casalini.it/9788884539311

ISBN 978-88-8453-930-4 (print)


ISBN 978-88-8453-931-1 (online)

La pubblicazione stata realizzata con il contributo dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, della Regione Toscana, della
Cooperativa Archeologia

L'iniziativa ha avuto il patrocinio del Comune di Firenze, della Regione Toscana, del Comune di Locri, del Comune
di Monasterace, del Comune di Crotone.

foto di copertina: Antefissa gorgonica arcaica da Caulonia, localit S. Marco, scavi Universit degli Studi di Firenze.

progetto grafico: Alber to Pizarro Fernndez

2010 Firenze University Press

Universit degli Studi di Firenze


Firenze University Press
Borgo Albizi, 28, 50122 Firenze, Italy
http://www.fupress.com/

Printed in Italy
Sommario

TOMO 1
Premessa IX
Indirizzi di saluto 1
1. Caulonia: tradizioni letterarie e problemi storici 7
Mario Lombardo
2. Archaeological vestiges submerged off Locri and Kaulonia, Italy, by tectonically-
controlled coastline displacement during and after Greek time 17
Jean-Daniel Stanley
3. Greci e popolazioni locali nella Kauloniatide: dai primi contatti alloccupazione della
chora in et arcaica 31
Antonino Facella
4. Dei, devoti, offerte: nuovi temi di ricerca nel tessuto del santuario di Punta Stilo
a Kaulonia 45
Maria Cecilia Parra
5. La vernice nera di produzione attica a Kaulonia: dati quantitativi e novit tipologiche 67
Vanessa Gagliardi
6. Gli scavi in localit S. Marco nord-est: dalloikos arcaico alla sistemazione ellenistica 81
Lucia Lepore
7. Osservazioni sulla composizione e sulla tecnica di fabbricazione di alcune classi
ceramiche di San Marco nord-est a Caulonia 115
Paola Turi e Pasquino Pallecchi
8. Monasterace Le case sul fronte a mare. Labitazione nei pressi della casamatta:
la residenza, il culto 135
Maria Teresa Iannelli
9. Kaulonia Casa nei pressi della casamatta: studio dei molluschi 153
Maria Pia Bernasconi
10. Larea di S. Marco-Stilida (Kaulonia-Monasterace M.). Labbandono della citt
e la frequentazione in et tardoantica e medievale 155
Francesco A. Cuteri e Pasquale Salamida
11. Immagini di delfini e delfinieri da Caulonia e Crotone 165
Margherita Corrado
12. La monetazione di bronzo della zecca di Caulonia 173
Giorgia Gargano
13. Frammento di gorgone in corsa dallHeraion di Capo Colonna a Crotone 185
Roberto Spadea
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
VI sommario

14. Produzioni di coroplastica architettonica tra Crotone e Kaulonia: elementi di raffronto


e spunti di riflessione 199
Gregorio Aversa
15. Espressioni di eusbeia domestica a Crotone 209
Alfredo Ruga
16. Aree produttive a Crotone tra VII e III sec. a.C. 227
Giovanna Verbicaro
17. Continuit e discontinuit nella struttura della citt: il caso della Banca Popolare
Cooperativa 243
Agnese Racheli
18. Tra Kroton e Kaulonia: la documentazione epigrafica 273
Maria Letizia Lazzarini
19. La ceramica arcaica dallo scavo Crugliano 1975 a Crotone 279
Maria Rosaria Luberto
20. Crotone e Caulonia: aspetti e problemi della monetazione incusa 299
Giovanna Perri

TOMO 2
21. Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 307
Claudio Sabbione
22. Forme di culto nel Thesmophorion di c.da Parapezza 331
Margherita Milanesio Macr
23. Il santuario di Persefone alla Mannella 351
Massimo Cardosa
24. Antefisse con Gorgneion tra Locri e Caulonia 363
Eleonora Grillo
25. Tra Locri e Caulonia. Appunti a margine di alcuni manufatti in bronzo 375
Valeria Meirano
26. Nuovi dati sulle fortificazioni di Locri Epizefiri 381
Roberta Schenal Pileggi
27. Locri Epizefiri: resti di unofficina metallurgica nellarea del santuario di Maras 389
Marina Rubinich
28. Indagine preliminare su alcune scorie di produzione metallurgica provenienti da Locri
Epizefiri 399
Francesca Fanari e Giuseppe Moretti
29. Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero: aspetti del rituale e
dellideologia funeraria a Locri Epizefiri 405
Diego Elia
30. Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e realia 423
Lucia Lepore
31. Lastragalo nel sepolcro ? riflessioni per la
rilettura di un costume funerario: i casi di Locri e Caulonia 459
Barbara Car
sommario VII

32. Osservazioni sulla circolazione della ceramica figurata italiota a Caulonia 471
Diego Elia
Tavola Rotonda 477
Bibliografia 495

Indici a cura di Maria Rosaria Luberto, Paola Turi e Lucia Lepore


Indice dei nomi 535
Indice dei nomi geografici 539
Indice degli argomenti e delle cose notevoli 545
21.
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana
a Locri Epizefiri
Claudio Sabbione

A Locri Epizefiri i principali aspetti della topo- ze nella campagna del 1890, come rifer in una
grafia e dellorganizzazione degli spazi urbani sono relazione a un Congresso nel 19036, prima del suo
noti da tempo, e le nostre conoscenze sono accre- ritorno in Calabria nel 1907 in seguito alla cre-
sciute e meglio definite anche da rilevanti contri- azione delle Soprintendenze. Qui Orsi accenn a
buti recenti1. I dati su cui basiamo il buon livello di una futura pubblicazione che dovr comprendere
conoscenza generale sulla topografia locrese deri- la pianta di Locri con i dettagli delle sue fortifica-
vano peraltro da scavi che hanno finora interessato zioni di Castellace, Badessa, Mannella, illustrate
meno di un ventesimo dellarea urbana antica, e alla luce delle descrizioni di Livio a proposito della
pertanto ogni nuovo intervento di scavo, sia esso guerra annibalica, e con le ragguardevoli rovine
programmato o derivato da esigenze di tutela anche di et romana nel piano fra il mare e la strada cam-
occasionali, pu offrire dati nuovi, anche inattesi, pestre che ancora serba il nome greco di Dromo.
permettendo verifiche o nuove interpretazioni, so- La monografia su Locri che Orsi aveva inten-
prattutto se svolto in settori poco o nulla esplorati zione di pubblicare raccogliendo i dati acquisiti
in passato. Vari interventi condotti dalla Soprin- fino ad allora non vide mai la luce, come sappiamo.
tendenza nellultimo decennio hanno portato in Nel periodo in cui fu Soprintendente in Calabria,
evidenza nuovi dati, gi parzialmente esposti in al- e condusse a Locri intensissimi scavi dal 1908
tre sedi, come nei convegni di Taranto, o in mostre al 1915, Orsi prefer pubblicare con eccezionale
locali, ma che meritano comunque uno sguardo pi rapidit lunghi ed esaurienti rapporti preliminari
organico e qualche ulteriore riflessione2 (fig. 21.1). nel Bollettino dArte e in Notizie degli Scavi, come
Dopo le prime notizie di rinvenimenti di reperti fece anche per Medma, Crotone, Vibo Valentia e
tra la fine del XVIII e i primi decenni del XIX altri siti calabresi. Solo per le necropoli di Canale
secolo e le prime planimetrie di Locri del Duca e Ianchina, Orsi riprese i dati dei rapporti prelimi-
de Luynes del 1831 e di P. Scaglione del 18563, nari in una monografia per i Monumenti Antichi
utili anche perch registrano elementi poi distrutti dei Lincei (Orsi 1926).
o ricoperti e oggi non pi verificabili, Paolo Orsi Si era ormai persa notizia della monografia di
fin dalle prime campagne locresi del 1889 e 1890 sintesi delle ricerche locresi annunciata da Orsi nel
non limit la sua attenzione agli scavi al tempio di 1903, fino al recente recupero7 di un abbozzo par-
Maras e ai depositi votivi di Parapezza, ma subito ziale dellopera, in uno stadio del tutto provvisorio
ampli le ricerche e le ricognizioni a tutta la citt e lontano dalla compiutezza a cui lautore evidente-
antica. Orsi in primo luogo si dedic ai resti della mente aspirava. Si tratta di due copie dattiloscritte
cinta muraria, in molti tratti allora pi visibili di di un testo che si apre con una breve introduzione
oggi4, ma anche a ruderi romani grandi o piccoli di carattere storico generale, e comprende descri-
emergenti dal terreno in vari settori, attentamen- zioni delle mura e dello scavo alla Mannella. Seb-
te evidenziati5 nella planimetria in scala 1:5000 bene lasciato allo stato di abbozzo, il testo inedito
firmata De Notariis, che Orsi fece predisporre da di Orsi ha interesse sia per la ricostruzione di alcu-
topografi dellIstituto Geografico Militare di Firen- ni momenti delle sue ricerche, sia per varie notizie
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
308 Claudio Sabbione

Fig. 21.1 Locri Epizefiri, principali riferimenti topografici.


1. Tempio di Maras 12. Persephoneion della Mannella
2. Thesmophorion di Parapezza 13. Santuario di Grotta Caruso
3. Casa dei Leoni-Adonion a Maras sud 14. Torre Marzano
4. Sto a U a Centocamere 15. Torre Castellace
5. Scavo di abitato a Centocamere 16. Muri di contenimento al Vallone Milligri
6. Casino Macr 17. Necropoli di Monaci
7. Petrara, complesso pubblico 18. Necropoli di Parapezza
8. Teatro 19. Necropoli di Lucifero
9. Teca di Zeus Olimpio 20. Necropoli di Tribona
10. Tempio di Casa Marafioti 21. Edificio tardoantico a Quote S. Francesco
11. Tempio di Atena 22. Torre di Paleapoli
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 309

sulle mura non riprese altrove, che apportano qual- pianto di un agrumeto nei terreni immediatamente
che interessante contributo alla topografia locrese. a monte dello scavo Oliverio a Centocamere10. La
in preparazione una pubblicazione commentata mancanza di rilievi topografici precisi delle sco-
di questo testo. perte nei diversi settori della citt non consent di
Dopo Orsi, e dopo le fondamentali scoperte di comprendere subito che la porta nelle mura setten-
P.E. Arias del teatro, del santuario di Grotta Caru- trionali messa in luce da A. de Franciscis presso il
so, e di altri brevi scavi come ai Piani Caruso8, una tempio di Maras allineata con la grande plateia
svolta decisiva nelle esplorazioni locresi fu segnata messa parzialmente in luce a Centocamere da G.
dagli scavi a Centocamere promossi dal 1950 al Oliverio pochi anni prima, o di mettere in relazione
1956 da G. Oliverio come campo sperimentale di il breve tratto di abitato, con uno stenopos, messo in
ricerca e formazione sul terreno degli allievi della luce al principio degli anni 60 accanto al teatro,
Scuola Nazionale di Archeologia di Roma, allepoca con gli altri resti dellabitato a Centocamere.
unica scuola in Italia di specializzazione in arche- La situazione delle ricerche a Locri mut ra-
ologia. Avviato con la prospettiva presto rivelatasi dicalmente, come noto, nel 1969 con la ripresa
illusoria di ricercare nellarea prossima al mare un degli scavi a Centocamere per iniziativa di Gior-
grande santuario (Oliverio ipotizz la presenza del gio Gullini e dellUniversit di Torino, con la piena
celebre Persephoneion locrese illustrato dalle fonti collaborazione della Soprintendenza allora guidata
letterarie, pi plausibilmente identificato da Orsi da Giuseppe Foti.
alla Mannella), in effetti il cantiere di Centocamere Fin dagli anni 70 le analisi di Marcella Bar-
fu il primo scavo condotto in estensione su un abita- ra Bagnasco hanno definito, a partire dagli isola-
to della Magna Grecia, e in esso si formarono sotto ti messi in luce a monte della grande plateia di
la guida di Oliverio molti giovani archeologi che Centocamere sostanzialmente parallela alla linea
nei decenni successivi diressero importanti ricer- di costa, le caratteristiche dellimpianto urbani-
che in Soprintendenze e Universit di tutta Italia. stico regolare sviluppato nellarea pianeggiante
Le premesse fortemente innovative dello scavo di della citt (Barra Bagnasco 1977, Barra Bagnasco
Centocamere non furono tuttavia sviluppate com- 1984a). Esso articolato da una sequenza di ste-
piutamente, poich dopo limprovvisa scomparsa nopoi paralleli, larghi circa 4 m, disposti da monte
di Oliverio nel gennaio 1956, e il completamento verso mare secondo landamento di massima pen-
a opera di Elisa Lissi dello scavo gi avviato dei denza per facilitare lo scorrimento delle acque
bothroi della Sto a U, i responsabili della Scuo- piovane, i quali formano isolati larghi circa 27 m.
la Nazionale di Archeologia decisero di non pro- Una anomalia nella sequenza uniforme di isolati
seguire le ricerche locresi9. Tranne un importante e stenopoi fu individuata fin dal 1976: una plateia
articolo preliminare di Elisa Lissi (Lissi 1961), lo larga 13,80 m, parallela agli altri stenopoi, fian-
scavo Oliverio a Centocamere rimasto sostan- cheggiata da due isolati pi stretti degli altri (di
zialmente inedito; i dati allora acquisiti sullabita- soli 11,40 m), attraversa labitato in senso monte-
to locrese non apportarono decisivi contributi alle mare, facilitando i collegamenti fra le aree centrali
ricerche sviluppate negli anni 50 e 60 sullurba- della citt e quelle prossime alla costa. Gli scavi
nistica delle citt della Magna Grecia e della Si- degli anni 80 e successivi hanno evidenziato che
cilia (Castagnoli 1963: 191; Schmiedt 1970: 59), in corrispondenza della plateia monte-mare nelle
che riconobbero la larga diffusione nellOccidente mura vi era fin da et arcaica un varco, definito da
greco di forme di organizzazione pianificata degli Marcella Barra Porta di Afrodite, che continu a
spazi urbani, dapprima definite ippodamee, poi ri- costituire un importante asse viario anche in et
conosciute come risalenti a et arcaica, in anticipo romana, come mostra la necropoli di et imperiale
rispetto alla madrepatria ellenica. sorta allesterno dellantico perimetro delle mura
Altri rinvenimenti e scavi anche assai impor- greche, da tempo smantellate ma ancora conside-
tanti avvenuti a Locri negli anni 50 rimasero ine- rate come limite urbano agli effetti degli usi fune-
diti e non ne furono al momento valorizzati i dati rari. La continuit del percorso fino ai giorni nostri
urbanistici; ad esempio, resta nellarchivio della segnata dalla stradella campestre che separa le
Soprintendenza una breve descrizione di G. Pro- contrade di Maras e di Centocamere, con un per-
copio, ma non una planimetria, delle strutture corso leggermente sinuoso che in massima parte
evidentemente pertinenti allabitato di et greca coincide con lasse stradale antico (sul quale ritor-
venute in luce nel 1953 in lavori agricoli per lim- neremo pi avanti).
310 Claudio Sabbione

invece rimasto poco definito il sistema delle mente ancora utilizzato e vitale in et imperiale
plateiai ortogonali rispetto agli stenopoi dellim- (fig. 21.3).
pianto regolare greco: ben documentata solo la Sulledificio termale romano non ci si sofferma
plateia messa in luce a Centocamere, larga 14 in questa sede, se non per ricordare che, accanto
metri, mentre da tempo ipotizzata, allincirca in alla continuit di orientamento con labitato greco,
corrispondenza con la moderna Strada del Dromo, esso segna elementi di discontinuit non meno evi-
unaltra plateia parallela che tuttavia non stato denti rispetto alla citt greca: le terme si sovrap-
ancora possibile individuare e fissare con certezza posero e cancellarono isolati gi abbandonati e
sul terreno (fig. 21.2). non pi in funzione da almeno un secolo, e anche i
Una serie di saggi effettuati nel 1976 lungo uno percorsi di due stenopoi. Il precedente abbandono
stenopos a monte dello scavo di Centocamere, ac- facilit la totale riorganizzazione di questo settore
cert la presenza di una stradella ortogonale, larga della citt, compresa labolizione dei percorsi stra-
2,60 m circa (assai meno degli stenopoi) a circa dali minori (ma non della grande plateia), a favore
101 metri di distanza dalla plateia di Centocame- di un edificio pubblico come le terme, particolar-
re; tuttavia molto incerto che tale elemento possa mente importante per la vita sociale di ogni citt
avere un significato urbanistico, utile a definire la romana.
lunghezza degli isolati, o non costituisca piuttosto Al di sotto delledificio termale romano, vari
un fatto localizzato, come un disimpegno tra due saggi condotti in profondit hanno esplorato i livel-
lotti di terreno. La mancanza di verifiche nellarea li dellabitato di et greca, organizzato con isolati e
centrale della citt non consentiva di uscire da una strade rettilinee che sono la diretta continuazione
totale incertezza sul numero di plateiai, due oppu- pi a monte di quelli messi in luce negli scavi di
re tre, ipotizzabili tra quella accertata a Centoca- Centocamere degli anni 70 e 80. A partire dal-
mere e laltra presso il Dromo, molto probabile ma la grande plateia monte-mare, che come si detto
anchessa non verificata. segna la fronte settentrionale delle terme, si sono
La recente acquisizione di una striscia di ter- esplorate alcune parti di ambienti e strutture gre-
reno abbastanza estesa nel cuore della citt antica, che (fig. 21.8) ricadenti in Is 7, cio lisolato stret-
tra Centocamere e il Dromo, ha permesso di avvia- to (circa 13 m) che fiancheggia la grande plateia,
re scavi non occasionali in un settore cruciale per quindi un tratto dello stenopos definito S 6 da Mar-
verificare le linee gi delineate dellorganizzazione cella Barra nello scavo di Centocamere, poi altre
urbanistica della polis e per approfondire le ricer- situazioni poste nel prolungamento dellisolato Is 6
che sugli aspetti ancora da accertare. Le indagini di Centocamere, di larghezza standard, a sua vol-
sono state dedicate innanzitutto a esplorare per la ta delimitato dallo stenopos S 5, oltre il quale si
prima volta le importanti strutture di et romana esplorata una parte dellisolato Is 5, senza estende-
emergenti dal terreno nelle aree del Casino Macr re lo scavo fino al successivo stenopos di cui facile
e di Petrara, accertando interessanti elementi di ipotizzare la presenza alla distanza di circa 27 m
continuit fra la disposizione degli edifici romani e verificata a Centocamere. Nellarea del Casino Ma-
limpianto urbanistico greco, ma acquisendo nuovi cr, alla distanza di quasi 400 metri dallo scavo di
dati anche sulla precedente organizzazione spazia- Centocamere, si constata pertanto la piena conti-
le dellabitato di et greca, ben leggibile nei livelli nuit e regolarit del tracciato del reticolo stradale
sottostanti a quelli di et romana. pianificato fin dallet arcaica.
Il Casino Macr (Lattanzi 2000: 743-745; Lat- Lesplorazione qui condotta dellabitato greco,
tanzi 2001: 1000-1001; Lattanzi 2002: 786-787; condizionata dalla fitta presenza degli edifici mo-
Sabbione 2004a: 489-497; Sabbione 2004: 393- derni e delle strutture di et romana, ha avuto un
396; Zarattini e Sabbione 2005: 19-22; Sabbione carattere inevitabilmente discontinuo: la documen-
e Parapetti 2006) una grande masseria ottocen- tazione di varie strutture murarie dallet arcaica
tesca (fig. 21.7) che ha riutilizzato molte strutture, al tardo ellenismo, con ogni probabilit pertinen-
tuttora conservate in elevato, di un edificio termale ti a edifici privati, risulta troppo parziale per po-
pubblico di et romana, realizzato intorno al prin- terne ricostruire i caratteri distributivi e laspetto
cipio del II sec. d.C. adattandosi allorientamento architettonico complessivo. Le nostre conoscenze
dellimpianto urbanistico di et greca: la fronte sulledilizia abitativa a Locri restano quindi affi-
principale delle terme si affaccia sul percorso stra- date quasi esclusivamente ai dati degli scavi di
dale della grande plateia monte-mare, evidente- Centocamere, rispetto ai quali si pu aggiungere
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 311

Fig. 21.2 Locri Epizefiri, ricostruzione dellimpianto urbanistico.


A Plateia di Centocamere 4. Varco con postierla, a Centocamere
B Plateia a est del Casino Macr 5. Porta sud al Dromo
C Plateia di Petrara 6. Casino Macr
D Plateia del Dromo 7. Petrara, complesso pubblico
E Plateia monte-mare, tra Centocamere e Maras 8. Saggio 2006 presso il Dromo
F Probabile plateia monte-mare, presso il Vallone Milligri 9. Saggi 2003 e 2005 a Stranghil
1. Porta di Parapezza 10. Saggi 1998 e 2001 presso il teatro
2. Porta Portuense 11. Deposito votivo arcaico a Quote S. Francesco
3. Porta di Afrodite
312 Claudio Sabbione

Fig. 21.3 Scavi al Casino Macr.


A tratto pieno: strutture murarie di et greca 4. Stenopos S 6
A contorno vuoto: edificio termale di et imperiale 5. Isolato Is 7
1. Isolato Is 5 E Plateia monte-mare
2. Stenopos S 5 6. Isolato Is 8
3. Isolato Is 6 7,8 Saggi con strutture del VII sec. a.C.
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 313

la presenza negli isolati al Casino Macr di alcune le della citt almeno intorno ai primi decenni del
strutture relative alle fasi del II-I sec. a.C., realiz- VI sec. a.C.
zate con largo uso di malte assai compatte. Altri risultati di grande interesse per le pi
Si sottolinea inoltre la presenza, nei settori sca- antiche fasi dellabitato locrese sono derivati da
vati del Casino Macr, di almeno cinque fornaci, due saggi condotti nellarea della grande plateia
distribuite tra il V e il III sec. a.C., tutte danneg- monte-mare, lungo la quale in et imperiale fu di-
giate da trasformazioni successive ed esplorate solo sposta la fronte settentrionale delledificio termale
parzialmente (fig. 21.9). comunque inattesa tale del Casino Macr.
densit di fornaci nel cuore dellarea urbana, che Lattuale quota di campagna a contatto con
sembra contraddire la consolidata opinione che livelli tardoellenistici, al di sotto dei quali lo scavo
tali impianti fossero preferibilmente concentrati in ha attraversato potenti strati di sabbie e ghiaie al-
aree periferiche (come Centocamere) per migliori luvionali, confermando che lo spazio stradale della
disponibilit di spazi o di accessi per i materiali, plateia corrisponde in origine a una sorta di largo
o per ridurre gli inconvenienti di attivit rischiose, canale in cui confluivano le acque piovane discese
inquinanti o disagevoli, ma che evidentemente non dai rilievi collinari, che con il ripetuto passaggio
erano cos gravi da scoraggiare una diffusa presen- hanno formato consistenti depositi di detriti trasci-
za di tali impianti produttivi anche in aree centrali nati da monte, rialzando progressivamente la quota
della citt. del fondo ghiaioso compatto, adatto al passaggio
Inoltre, pur con il limite di saggi di estensione di persone e veicoli e divenuto un asse viario fon-
ridotta, larea del Casino Macr ha offerto interes- damentale dei percorsi nella polis poich conduce
santi prospettive di indagine sulle presenze di et alla porta urbica oggi detta di Afrodite.
arcaica: larea centrale della citt, occupata presu- A oltre 4 m di profondit, in entrambi i saggi si
mibilmente fin dai primi tempi dellinsediamento sono raggiunti strati con materiali ceramici del VII
urbano, pu conservare segni delle prime fasi di sec. a.C., corrispondenti alle prime generazioni di
vita, assai meglio che un quartiere periferico come vita nella nuova polis, e sono venute in luce struttu-
Centocamere, nel quale in effetti la materializza- re murarie che possiamo considerare le pi antiche
zione dei tracciati stradali e leffettiva occupazione finora note a Locri Epizefiri.
degli isolati con la costruzione di edifici privati, Nel maggiore dei due saggi, si incontrata
appare concretizzata intorno ai decenni centrali una situazione complessa: a una fase pi antica
del VI sec.a.C. I dati di Centocamere peraltro non appartengono due strutture legate ad angolo, in
escludono che le prime forme di organizzazione grandi ciottoli (figg. 21.4, 21.10), che in una fase
pianificata dellabitato locrese, come la partizio- immediatamente successiva vengono rialzate e
ne dei lotti con i fossi di scorrimento delle acque, completate da altre strutture in pietrame meno
possa risalire a momenti precedenti alla met del grande, che accennano anche al terzo lato di un
VI sec.a.C., e sia stata materializzata sul terreno vano rettangolare (circa 4,50 x 5,50 m), che appare
proprio nelle aree centrali della citt. riconducibile alla tipologia delle abitazioni mono o
Ritornando al Casino Macr, in uno dei saggi bicellulari note tra VIII e VII sec. a.C. nelle citt
condotti nellarea dello stenopos S 6 si sono rag- della Sicilia orientale, da Megara Iblea a Naxos e
giunti strati arcaici, con strutture che delimitano, Siracusa, ove sono disposte secondo lorientamento
sia pure da un solo lato, il percorso stradale, di di lotti di terreno che fin dalle prime generazioni
cui sono riconoscibili i livelli di terreno compatto, segnano razionali partizioni degli spazi urbani de-
con scarichi di sabbia ghiaia e materiali ceramici stinati a essere assegnati alle famiglie dei coloni.
per facilitare il drenaggio. Nei lembi pi profon- Nellaltro saggio si incontrato un breve tratto
di che formano gli spessi battuti stradali, sono qui di muro rettilineo, anchesso costituito da gran-
presenti anche frammenti ceramici dei decenni di ciottoli fluviali, con tecnica affine alla prima
centrali del VII sec. a.C., insieme a frammenti di fase del saggio precedente; le limitate dimensio-
produzione coloniale, soprattutto di coppe, riferibi- ni del saggio non consentono ipotesi interpretative
li agli ultimi decenni del VII e al principio del VI sulledificio a cui apparteneva tale struttura.
sec. a.C. Pur con la cautela suggerita dalla dispo- importante sottolineare che le strutture dei
nibilit, al momento, di dati ricavati da una sola si- due saggi, situate a circa 35 metri di distanza ed
tuazione di scavo, si pu affermare che gli stenopoi evidentemente pertinenti a due diversi edifici, han-
erano materializzati e funzionanti nellarea centra- no lo stesso orientamento e sono quindi disposte in
314 Claudio Sabbione

Fig. 21.5 Larea di Petrara e del Casino Macr: edifici antichi messi in luce e
ricostruzione dellimpianto urbanistico.

1. Casino Macr
2. Petrara, complesso pubblico
3. Petrara, terme
4. Petrara, saggio 2005
Fig. 21.4 Casino Macr: saggio con strutture del VII sec. C Plateia di Petrara
a.C. E Plateia monte-mare
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 315

modo coordinato, che dipende con ogni probabili- finire gli isolati degli impianti urbanistici che dal
t dal loro inserimento in lotti di terreno definiti VII secolo perdurano senza apparenti traumi nel
geometricamente, in modo analogo a Megara Iblea VI secolo e oltre.
e ad altri centri della Sicilia orientale. Inoltre, Accanto a possibili elementi di continuit fra
lorientamento degli edifici del VII sec. a.C. coin- le situazioni del VII e quelle del VI sec. a.C. (forse
cide con quello ben noto delle strade e degli edifici solo parziali, e comunque da accertare), un eviden-
pertinenti allimpianto urbanistico pianificato, che te elemento di discontinuit presente proprio nei
dai nuovi dati dellarea centrale della citt sembra saggi che hanno messo in luce i resti degli edifici
risalire almeno al principio del VI sec. a.C. locresi del VII secolo: essi risultano cancellati da
Disponendo per il VII secolo di due soli saggi, un evento alluvionale che invase e sconvolse un
al momento non sembra possibile dire nulla sulla settore di abitato accumulando depositi di ghiaie
dimensione e sui modi di delimitazione sul terre- e sabbie, che non furono rimossi per ripristinare
no dei lotti in cui sorsero gli edifici di cui si sono la situazione di abitato, ma al contrario ricevette-
rinvenuti i primi resti. Constatare una continuit ro successivi apporti di materiali trascinati dalle
di orientamenti evidentemente non significa che acque lungo una sorta di canale, che col tempo as-
si possa automaticamente far risalire al VII seco- sumer laspetto della grande plateia monte-mare,
lo lo schema pianificato e ortogonale di stenopoi e nel cui spazio ricadono, come si detto, i due saggi
plateiai, quale lo conosciamo in uso dal VI seco- con gli edifici del VII secolo.
lo fin oltre let ellenistica nei settori pianeggianti In tal modo uno spazio originariamente desti-
dellarea urbana. nato a edifici privati fu trasformato in uno spazio
Tuttavia, lorientamento adottato fin dalla prima pubblico, stabilizzato e integrato nellimpianto ur-
fase di organizzazione sul terreno della polis (dopo banistico pianificato mediante una forte riduzione
il presumibile momento iniziale di accampamento della larghezza dei due isolati adiacenti rispetto
seguito al trasferimento dei coloni dal Capo Zefi- agli altri isolati canonici. Tale trasformazione
rio) tiene conto dellevidente opportunit di dispor- di notevole risalto nellorganizzazione complessi-
re gli edifici, e i lotti che li contenevano, in modo va dellassetto urbano locrese, sia per la funzione
da uniformarsi alla linea di massima pendenza primaria della grande plateia nei collegamenti fra
naturale del terreno che facilitava lo scorrimento le aree centrali e quelle prossime alla costa e agli
verso mare delle acque piovane, lungo i fossati che approdi, attraverso la porta di Afrodite, sia perch
presumibilmente separavano i lotti di terreno. la larghezza complessiva della plateia monte-mare
Questo razionale accorgimento sviluppato pi i due isolati ridotti, di circa 36,60 m, costitui-
sistematicamente nellimpianto regolare basato sce unanomalia inserita tra due sequenze regolari
su una fitta sequenza di stenopoi sostanzialmente di isolati e stenopoi di dimensioni costanti e regola-
ortogonali alla linea di costa. oggi ipotizzabile ri, una bene esplorata nello scavo di Centocamere
(ma non certo) che gli stenopoi che conosciamo a e ora ribadita dagli scavi al Casino Macr, e laltra
partire dal VI secolo riprendano almeno in parte che si estende verso il tempio di Maras, parzial-
e sviluppino, con funzioni diverse e pi complesse, mente esplorata con saggi nel 1976 e nel 1983.
i precedenti allineamenti che supponiamo formati I dati di scavo finora disponibili non sono suf-
dai limiti dei lotti originari, materializzati sul ter- ficienti a definire in modo approfondito le fasi di
reno da fossati per lo scorrimento delle acque. formazione del canale-plateia e degli isolati ridotti,
Pur non disponendo di elementi sicuri, la con- non ancora indagati nei livelli profondi di et arcai-
tinuit di orientamento tra VII e VI potrebbe far ca. Non chiaro se lanomalia sia stata creata solo
immaginare che a Locri una precoce ripartizione con la sistemazione successiva agli eventi alluvio-
di lotti abbia segnato una base reale di organiz- nali che cancellarono le strutture di VII secolo ora
zazione degli spazi urbani, seguita anche nella descritte, oppure se fin dalle prime fasi di lottizza-
successiva delineazione delle strade e degli isolati zione (per ora pi intuite che documentate, come si
dellimpianto regolare. Unipotesi di continuit per detto) fosse stato tracciato un apprestamento (di-
Locri potrebbe non contrastare con le situazioni di verso dal successivo sistema plateia-isolati ridotti)
Megara Iblea, Naxos, Siracusa, dove gli orienta- per incanalare le acque da monte, presto rivelatosi
menti delle pi antiche case e dei lotti di abitato insufficiente e quindi radicalmente trasformato,
tra VIII e VII sec. a.C. sono gli stessi del reticolo ma tale da stabilire fin dallorigine un segno in
di strade che sembra realizzato gradatamente a de- qualche misura anomalo rispetto alle sequenze
316 Claudio Sabbione

presumibilmente omogenee dei lotti tracciati per vano presumibilmente una sorta di arco che mo-
essere assegnati alle famiglie dei coloni. numentalizzava lingresso allo spazio interno, di
A futuri sondaggi in profondit affidata la cui restano incerte le funzioni, forse collegate ad
speranza di acquisire elementi pi sicuri sulle ori- attivit commerciali e di scambio, o a pi articola-
gini dellorganizzazione urbana locrese, o che con- te attivit sociali e di rappresentanza, che si spera
sentano proposte interpretative meno labili. di poter chiarire con la prossima e programmata
Altri dati sullimpianto urbanistico di et gre- esplorazione del settore pi a monte del complesso,
ca sono stati ricavati in modo indiretto da recenti ove pare vi fossero edifici di maggiore impegno ar-
esplorazioni e rilievi condotti sui resti di et romana chitettonico (un brevissimo tratto di unabside con
emergenti dal terreno per lungo tratto in contrada paramento in laterizio emerge sotto una vecchia
Petrara (Lattanzi 2000: 914; Lattanzi 2004: 1014- casa colonica), presumibilmente affacciati verso
1015; Sabbione 2004a: 498-502; Sabbione 2004: lo spazio interno e legati alle funzioni primarie
397; Zarattini e Sabbione 2005: 24), situata circa dellintero monumento.
150 metri pi a monte dellarea del Casino Macr. Il proseguimento dellesplorazione permetter
Tali strutture erano state osservate da Paolo di valutare meglio, con le funzioni del complesso
Orsi fin dalle sue prime esplorazioni locresi del pubblico di Petrara, una sua eventuale connessio-
1889-1890, e sono indicate nella planimetria di ne con il foro della citt romana, il che aprirebbe
De Notaris in scala 1:5000 come due allineamen- altre prospettive di ricerca anche per il problema
ti paralleli disposti in senso monte-mare, uno dei dellidentificazione dellagora greca, il maggiore
quali evidente sul terreno per oltre 100 metri di vuoto di conoscenza per la topografia di Locri Epi-
lunghezza, collegati da una struttura che delimita zefiri. In mancanza di elementi relativi alle fasi di
verso mare questo complesso, le cui stesse dimen- et greca, si pi volte ipotizzato che la grande
sioni sembrano indicare una probabile funzione piazza destinata alle attivit commerciali, ma an-
pubblica. Orsi non ha pubblicato descrizioni, os- che politiche e istituzionali della polis, fosse ubi-
servazioni o tentativi di interpretazione dei rude- cata nella parte centrale e pianeggiante dellarea
ri di Petrara, a cui accennarono successivamente urbana, secondo caratteristiche opportune per tale
Kahrstedt (Kahrstedt 1960: 65) e Costabile (Co- tipo di struttura anche in et successive: uneven-
stabile 1976: 115) come a uno stadio o una ba- tuale continuit di area fra la piazza di et greca e
silica, ipotesi non basate su dati precisi ricavati quella di et romana non stupirebbe.
da rilievi o scavi su cui fondare interpretazioni Senza qui approfondire lanalisi del complesso
circostanziate. pubblico di Petrara, sorto intorno alla prima met
La Soprintendenza ha avviato nel 1996 i primi del I sec. d.C., importante ricordare che il rilievo
scavi nel settore orientale, verso mare, del com- e lesatto posizionamento topografico delle struttu-
plesso pubblico di Petrara, e li ha ripresi ed estesi re di et romana hanno evidenziato che i lati lunghi
nel 2003 sempre nel settore orientale. Lesplora- del complesso coincidono con gli allineamenti di
zione rimane quindi parziale, non avendo ancora due stenopoi dellimpianto urbanistico greco, i cui
potuto affrontare le parti verso monte di questo percorsi dovevano continuare a essere funzionali
singolare impianto. Pi che un edificio, si tratta di anche in et imperiale fiancheggiando allesterno
una grande area scoperta lunga pi di 110 metri il lungo complesso monumentale e mantenendo
e larga 34 metri circa, racchiusa da strutture che allesterno di esso il traffico cittadino di persone,
sostengono un terrapieno centrale formato da con- veicoli, merci (fig. 21.11).
sistenti riporti di terreno che ne hanno rialzato la Nella prima et imperiale si riscontra anche
quota di oltre 1 metro rispetto alle aree vicine. Il a Petrara come al Casino Macr una continuit di
lato breve, verso mare, presenta ambienti affian- orientamenti e di alcuni percorsi urbani rispetto
cati (mal conservati) che fiancheggiano una scala alle preesistenze urbanistiche di et greca, ma la
(o rampa) per raggiungere lo spazio interno supe- realizzazione del complesso pubblico di Petrara se-
rando il dislivello con lesterno, fiancheggiata da gn anche una netta discontinuit di funzioni e di
due canalizzazioni destinate a portare allesterno assetto generale della citt rispetto a un elemento
le acque provenienti da un grosso basamento nello fondamentale dellimpianto greco come la grande
spazio centrale, presumibilmente una fontana mo- plateia monte-mare che abbiamo ricordato a pro-
numentale (ne resta solo il nucleo di fondazione). posito dellarea del Casino Macr e che separa le
Due massicce strutture ai lati della scala sostene- attuali contrade di Centocamere e di Maras.
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 317

La larghezza esterna di 36,60 m del complesso circa 540 metri, induce a ipotizzare una divisione
infatti si sovrappone esattamente alla grande pla- dello spazio in due blocchi di isolati di poco meno
teia e ai due isolati ridotti che la fiancheggiano, di 270 metri, separati da unaltra plateia, da ubi-
ma la decisione di costruire il complesso monu- care presumibilmente a circa 90 metri a valle del
mentale romano, rialzando la quota dello spazio Casino Macr. Si tratta evidentemente di ipotesi di
scoperto, capovolse la funzione di incanalamento lavoro tutte da verificare, con la cautela del caso,
verso valle delle acque provenienti dallarea colli- considerato che i calcoli delle distanze sono basati
nare della citt, svolta per secoli dal canale-plateia per lo pi su interpolazioni, essendo al momento
di et greca. Si tratt quindi di un radicale mu- pochi i punti misurati su resti accertati sul terreno.
tamento nella gestione del sistema di controllo e Secondo questa ipotesi ricostruttiva, nellim-
ordinato smaltimento dei corsi dacqua entro larea pianto pianificato le plateiai parallele alla costa
urbana, di cui si individua a Petrara un episodio sarebbero quattro: quella di Centocamere, lunica
sicuramente rilevante ed evidentemente connes- oggi ben documentata che qui definiamo A, quella
so agli assetti, che non conosciamo, di altre aree definibile B ora ipotizzata a circa 90 metri dal Ca-
non ancora esplorate, come quelle poste a monte di sino Macr, la plateia definibile C ipotizzata a Pe-
Petrara, negli spazi intorno al Dromo e alle prime trara come precedente della documentata strada di
pendici collinari, allo sbocco in pianura dei valloni et romana, e infine la plateia D in corrispondenza
stretti fra le alture. della Strada del Dromo (fig. 21.5).
Il cambio di destinazione dellarea, in un settore Pi a monte di Petrara, un saggio di dimensioni
centrale e nevralgico della citt, indica nella prima limitate praticato nel 2006 allinterno di un edifi-
et imperiale una disponibilit a incidere in modo cio ottocentesco posto lungo la Strada del Dromo11
radicale su rapporti di propriet consolidati da se- ha riscontrato la presenza di brevi tratti di struttu-
coli, assegnando a spazio pubblico un ampio tratto re murarie dal VI al IV sec. a.C. orientate secondo
di lotti privati negli isolati fiancheggianti la plateia. limpianto regolare, ubicate allinterno di un isolato
Richiesero decisioni impegnative per la collettivit allineato con quelli definiti Is 6 a Centocamere e
del municipium locrese tutte le scelte di rimodella- al Casino Macr; il percorso ipotizzato per la plate-
zione urbanistica legate al mutamento del sistema ia D del Dromo corre qualche decina di metri pi
di scorrimento delle acque attraverso labitato. a monte del saggio che, pur non avendo acquisito
Il fronte verso mare del complesso di Petrara si dati utili per la ricostruzione del reticolo stradale,
affaccia su unampia strada parallela alla linea di testimonia anche in questo settore lassetto urbani-
costa, oltre la quale si sviluppano in direzione del stico regolare di et greca.
Casino Macr altri edifici di et imperiale esplora- Dati urbanistici di grande interesse si sono otte-
ti solo parzialmente nel 2003. Il prolungamento di nuti da due brevi campagne di scavo nella contrada
tale strada verso sud stato brevemente esplorato Stranghil (Lattanzi 2006: 761-764), che costitu-
nel 2005 con un altro saggio, che ha incontrato un isce il settore pi meridionale dellabitato pianeg-
breve tratto di lastricato, molto disturbato da bu- giante, fino alle mura meridionali della citt. Larea
che di lavorazioni agricole moderne. Come in tutta di Stranghil non era mai stata scavata in prece-
larea di Petrara, gli scavi sono stati limitati ai livel- denza, ma la presenza di un tratto di abitato era
li di et romana, senza approfondire lesplorazione stata indicata, oltre che da presenze in superficie
ai sottostanti livelli di et greca, ma si pu ritenere di materiali ceramici e laterizi, da una striscia di
fondatamente che la strada di et romana, larga 12 prospezioni geoelettriche effettuate nel 1987, che
m circa, si sovrapponga a un analogo percorso stra- avevano segnalato anomalie a distanza costante di
dale di et greca, presumibilmente una delle pla- circa 28 metri, indizi di stenopoi alternati a isolati
teiai trasversali dellimpianto urbanistico regolare. di dimensioni conformi a quanto accertato a Cento-
La distanza tra questa plateia di Petrara e la pa- camere; in quel momento non furono possibili saggi
rallela plateia prossima al Dromo (il cui percorso di verifica delle anomalie riscontrate.
tuttavia frutto di ricostruzione; lesatta posizione I saggi effettuati nel 2003 confermarono che
sul terreno non oggi documentata da rinvenimen- larea densamente occupata dallabitato, e con-
ti, e in futuro potrebbe perci risultare leggermente sentirono di intercettare due stenopoi perfettamen-
diversa dallattuale proposta) di circa 270 metri. te corrispondenti per orientamento e per larghezza
La distanza tra questa plateia di Petrara e quella a quelli noti in altre parti della citt, alla distanza
messa in luce per lungo tratto a Centocamere, di di circa 59 metri che coincide con la larghezza di
318 Claudio Sabbione

due isolati pi lo stenopos che li separa. Un saggio Ricordiamo per inciso che i Locresi intervenne-
lungo 30 metri effettuato nel 2005 in occasione del ro con imponenti opere anche nel tratto collinare
rifacimento del moderno muro di sostegno della del vallone Milligri per facilitarne lordinato e re-
Strada del Dromo, a breve distanza dai saggi pre- golare scorrimento: potenti muraglioni in blocchi
cedenti, intercett due stenopoi contigui e lintera squadrati furono realizzati per contenere le pendici
larghezza dellisolato frapposto a essi, conferman- di una stretta gola, ed evitare smottamenti o altri
do lesistenza a Stranghil di un settore di abitato ostacoli al deflusso delle acque. Evidentemente i
organizzato secondo il noto impianto regolare lo- rischi di alluvione nella Calabria ionica non sono
crese (fig. 21.12). soltanto di oggi: al di l di possibili oscillazioni
I rilievi effettuati per posizionare gli stenopoi climatiche nel regime delle precipitazioni, anche
ora documentati nel settore meridionale della cit- in et antica lattenzione agli eventi metereologici
t in rapporto a quelli del gi noto settore urbano era molto vigile.
centrale hanno accertato che la sequenza regolare Ritornando alla zona pianeggiante dellabitato,
di Stranghil non trova diretta continuit con lal- lo schema urbanistico regolare si estendeva fino
tra sequenza regolare dellarea di Centocamere- ai piedi delle colline, come mostra il breve setto-
Casino Macr, e che fra le due sequenze regolari re messo in luce al principio degli anni 60 pres-
presente unanomalia la cui ampiezza esattamente so il teatro, con la parte terminale di uno stenopos
coincide con la larghezza complessiva, pari a cir- perfettamente omogeneo agli altri per dimensioni,
ca 39 metri, della gi nota anomalia tra Maras e orientamento e coordinamento con i settori di abi-
Centocamere, con la plateia monte-mare pi i due tato esplorati a valle del Dromo. Con recenti saggi
isolati ridotti che la fiancheggiano. effettuati allesterno dellattuale recinzione dellarea
Lo spazio corrispondente alla nuova anomalia demaniale del teatro, si verificata la presenza di
non ha potuto al momento essere indagato con sag- altri due stenopoi che individuano isolati di misura
gi di verifica, per lindisponibilit dei terreni, ma regolare: questo settore dellimpianto urbanistico
si pu fondatamente ipotizzare che anche questa risulta quindi organizzato secondo lo schema noto,
seconda anomalia corrisponda a unaltra plateia e si pu presumere che tale omogeneit si estendes-
monte-mare, affiancata da isolati di dimensioni ri- se anche alle altre parti comprese tra la plateia del
dotte, posizionata nellarea urbana in modo funzio- Dromo e i piedi delle colline (figg. 21.6, 21.13).
nale anche allo scorrimento di acque provenienti In anni recenti non si sono ottenuti nuovi dati
dalle colline. riguardo alle parti collinari della citt, nelle quali
In questa zona il vallone Milligri, che discen- sembra che unoccupazione di tipo urbano abbia
de tra le colline di Castellace e di Abbadessa, at- interessato soltanto settori piuttosto limitati, come
traversa la parte pianeggiante della citt antica, e il pianoro di Cusemi e quello di Caruso, nei qua-
nei lunghi secoli post-antichi ha largamente sven- li tuttavia i pochi elementi raccolti in passato non
tagliato nella pianura potenti depositi alluviona- consentono di riconoscere segni di una organizza-
li evidenti nelle fotografie aeree. Oggi il vallone zione spaziale a schema regolare. Molti altri spazi
Milligri si presenta incanalato a valle del Dromo entro il perimetro delle mura erano lasciati con
con argini ottocenteschi disposti con andamento ogni probabilit a usi agricoli.
obliquo rispetto allantico impianto urbanistico, ma Per concludere, accenniamo brevemente, tra
in et greca lattenzione a ridurre il rischio di eson- i tanti problemi oggi non affrontabili e affidati a
dazioni, rovinose per il fitto abitato circostante, scavi e ricerche futuri (come la localizzazione
con ogni probabilit indusse a incanalare il corso dellagora), al tema del rapporto tra limpianto ur-
dacqua in modo da ricondurlo alla griglia regola- banistico pianificato e la cinta muraria della parte
re della partizione urbana, creando una seconda pianeggiante della citt.
plateia monte-mare. In et greca, lo scorrimento Un primo aspetto del problema riguarda la pos-
delle acque lungo questo allineamento comport sibile presenza di porte urbiche in corrispondenza
sicuramente la formazione di depositi alluvionali delle plateiai parallele alla linea di costa. Le aree
con ghiaie e sabbie, che in prossimit del tratto di di necropoli accertate in corrispondenza dei pro-
mura parallelo alla costa corrispondono in effetti ai lungamenti allesterno della citt della plateia A
depositi riscontrati nellarea del varco con postierla (la pi vicina al mare) e della plateia D (in corri-
allestremit meridionale dello scavo di Centoca- spondenza del Dromo) indicano la sicura presen-
mere (Barra Bagnasco 2000: 29). za di porte, anche se non sono ancora individuate
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 319

Fig. 21.6 Il teatro e i recenti saggi allabitato in contrada Pirettina


320 Claudio Sabbione

ed esplorate la porta sud della plateia A e la por- Appendice


ta nord della plateia D presso il Dromo12. Per le Testo inedito di Paolo Orsi con commento di
plateiai B e C ora ipotizzate, non sono esplorati i Claudio Sabbione
tratti corrispondenti nelle mura settentrionali n
in quelle meridionali; inoltre non si ha notizia di Due parole di prefazione a Locri Epiz
sepolture allesterno delle mura in questi settori, di Paolo Orsi
ed possibile che non vi fossero porte e strade ex-
traurbane sul prolungamento delle plateiai B e C. Oggi invalso il concetto, che non abbia diritto
Un secondo aspetto del problema di un even- di parlare dal punto di vista storico ed archeologico
tuale rapporto tra la pianificazione urbanistica e la di una regione, od anche di una citt, chi non labbia
cinta muraria locrese riguarda landamento delle visitata e percorsa, e non sulle sole carte militari, per
mura meridionali. Mentre le mura settentrionali quanto buone esse possano essere, ma autopticamen-
seguono un percorso nettamente diverso dallorien- te e meglio ancora pedestramente. E questo bisogno
tamento dellimpianto urbanistico, perch disposte vieppi si acuisce, ove si tratti di teatri di guerra, o di
a seguire un corso dacqua che scende dalle colli- battaglie, od anche di singole citt; ch la conoscenza
ne e separa labitato dalle necropoli, le mura meri- dei luoghi pu dirci talvolta, ci che le fonti antiche
dionali, non condizionate da elementi naturali del hanno detto oscuramente confusamente, e spiegarci
terreno, mostrano un andamento apparentemente mosse di eserciti in terreni oggi alterati o modificati
parallelo a quello dellimpianto urbanistico, e ci si dallantichit. Insomma lambiente, la configurazione
pu chiedere se ci indichi un originario coordina- dei terreni, ed altres quella geologica una conditio
mento tra i due elementi. sine qua per parlare con serenit ed obiettivit di una
La sovrapposizione della moderna Strada Pro- regione ed anche di una semplice citt.
vinciale alle mura meridionali ha ostacolato il loro E quante alterazioni, modificazioni, talvolta vere
esatto posizionamento topografico e una conse- trasformazioni dei luoghi avvenute dallantichit, che
guente verifica di precisione del parallelismo, o talvolta hanno radicalmente cambiata la faccia dei luo-
meno, rispetto al reticolo stradale pianificato. Da ghi? Terremoti, vulcani, bradisismi, erosioni, frane, al-
futuri scavi a ridosso del lato interno delle mura luvioni: basti citare gli esempi tipici di Thera-Santorino
e fino a raggiungere gli isolati dellabitato, in con- e di Sibari; molto di ci applicabile anche a Locri,
trada Stranghil, si attendono dati planimetrici e dove la struttura geologica dei terreni sciolti, ha cagio-
stratigrafici sulle mura e labitato, per definirne la nato sensibili alterazioni, e talvolta dolorose perdite.
rispettiva cronologia in questo settore. Quindi la frase, oggi molto abusata, il volto della patria
Laccertamento di una prima delineazione ed il suo aspetto deve tenersi a fondamento della nostra
dellorientamento dellimpianto urbanistico fin dal ricerca. Constato con piacere che tutti i nostri grandi
VII sec. a.C. nel settore centrale dellarea urbana storici italiani, che scrissero della Sicilia e della Magna
pu aver costituito un riferimento anche nel settore Grecia, come il Pais ed il De Sanctis, un po meno an-
meridionale della citt per i tracciati delle mura che il Ciaceri, le conobbero e le percorsero.
e del reticolo stradale, anche se forse definiti sul Nello schema di lavoro per Locri, che io presento,
terreno solo in momenti successivi. Il rinvenimento la prima parte destinata alla topografia della citt,
nel 1988 in contrada Quote San Francesco di un sorretti come siamo dalla eccellente carta a 1/5000 del
piccolo deposito votivo connesso alla sistemazione topografo militare De Notaris. Oggi sono pi che mai
dello spazio esterno alle mura meridionali indica in voga gli studi sullurbanistica, nei quali si specia-
una probabile data nella seconda met del VI sec. lizzato il prof. Lehmann-Hartleben colle sue Staedte
a.C. per la costruzione di questo tratto di mura in Anlagen (in Paulys-Wissowa RE,III.A,2) e colle An-
blocchi squadrati di arenaria e di calcare; il che tike Hafenanlagen d.Mittelmeeres (Lipsia 1923), am-
non esclude la possibile esistenza di pi antiche bedue fondamentali. Gli studi sulla topografia locrese
strutture di delimitazione dellarea urbana anche si svolsero ad opera del sottoscritto, coadiuvato dallec-
sul lato meridionale della citt, analoghe a quanto cellente disegnatore Enrico Stefani negli anni 1890-
riscontrato a Parapezza13. 92, ed erano in particolare rivolti alle fortificazioni ed
Come sempre, ogni rassegna di qualche nuo- al difficile e rotto terreno di tutta la citt. Di questi
va acquisizione di dati ci pone di fronte ulteriori e preziosi disegni, con particolari accuratissimi, inviati
maggiori problemi e cose che ancora non conoscia- al Ministero della P.I., ove giacquero per molti anni
mo su Locri Epizefiri. abbandonati, una parte and perduta coi non meno
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 321

preziosi appunti accompagnatori; perdita irreparabile, rispettoso per i pochi ruderi, in tempi successivi si
perch parte di quei rilievi, sovrattutto del fronte sud- erano abbandonati allorgia delle distruzioni per trar
est erano basati su scavi e grandi movimenti di terra, materiali richiesti dal nascente villaggio di Moschetta
poi ricoperti, che oggi non si potrebbero riprendere e delle case rurali, che pullulano nellambito della cit-
senza ingente spesa, soprattutto nel tratto della torre t, e delle sue immediate vicinanze. Poich in qualche
di Gerace (oggi crollata) sino allangolo nord-est della guisa si f qui la cronistoria degli scavi della Calabria
citt (tempio di Maras), nel quale vuolsi fosse incluso e in particolare di Locri Epiz. necessario aggiungere
il piccolo porto. Comunque, ho fatto del mio meglio per un particolare interesse, cio quello delle pratiche di-
sfruttare siffatta preziosa miniera. plomatiche intercorse tra lImp. Istituto Archeologico
Studiarono la topografia anche il Petersen nelle Germanico di Roma, per ottenere il monopolio degli
poche settimane di sua permanenza sul posto, ed il scavi di Locri, di Cotrone, e me..
Koldewey ed il Puchstein; ma le loro corse rapide e Verso il 1903 il Von Duhn mi scrisse che, vista
fugaci, ed il materiale di K. e P. rimasto tutto inedito, linerzia del governo Italiano per gli scavi di Calabria,
allinfuori di quello riferibile al tempio di Maras. e la sua impotenza e malavoglia finanziaria per essi,
Assunto nel 1906 il governo della Calabria, a Locri lIstituto Germanico aveva pensato di assumere la spesa
passai in numerose campagne molti mesi, ed ebbi un per tali lavori; mi parlava di un cento mila marchi, che
forte ausilio in un altro valoroso, il disegnatore Carta. si sarebbero dati in pochissimi anni, ed io avrei dovuto
Non tutto trovammo intatto di quanto io avevo visto col- essere luomo di fiducia dambo le parti per dirigere i
lo stesso Stefani ma in compenso molto aggiungeranno detti scavi. Erano gli anni della massima potenza te-
di nuovo. Abbandonai in altre mani la Calabria col 1 desca e della pi triste depressione politica dellItalia.
luglio del 1925, e spero che si sia posto un freno risolu- Al Direttore generale C. Fiorilli si erano negati i fondi
to e definitivo al barbaro uso di sfruttare i monumenti indispensabili per tirare avanti la sua misera azienda;
cave di pietra; di talune cancellando persino i resti. eppure denaro ve ne era ma si pensava solo alla con-
Mai citt della Magna Grecia fu sottoposta dal versione della Rendita. Il povero Fiorilli, umiliato, si
1906 a tante amorose cure, mai il suo suolo venne ritir e poi rassegn le sue dimissioni, seguito a breve
cos intensamente frugato ed interrogato, come quello distanza dal Ministro della P.I.; le trattative furono lun-
di Locri Ep.; delle grandi campagne si erano condotte ghe e laboriose, perch in un primo tempo sorrideva
nel 1889-91; ma poi era subentrata una stasi pi che lidea di fare grandi scavi senza spendere un soldo. Io
decennale. E si premette che dalla formazione del Re- per avevo fatto capire, che difficilmente avrei potuto
gno, la Calabria e la Basilicata erano le uniche regioni lasciare per un paio danni la Sicilia, dove cera grande
dItalia abbandonate dal Governo, dove scavatori di fervore di lavoro, e daltro canto spiacevami di perdere
frodo, mercanti di antichit, e persino stranieri, pote- unoccasione cos propizia di tanto vedere e di tanto ap-
vano esercitare indisturbati e quasi per sport, i loro prendere. Le trattative furono lunghe e laboriose ma si
capricci di scavatori e di esportatori di antichit. Solo arrestarono ad un punto morto. La Germania assumeva
il benefico governo Ricci-Rava cominci, tra mille dif- la spesa, rilasciava allItalia il prodotto degli scavi, ma
ficolt (e lo sa chi scrive) ad instaurare il rispetto delle chiedevano il monopolio della illustrazione fatta in te-
leggi: da quellanno le campagne di scavi ufficiali si desco, lItalia la voleva in Italiano. qui si ruppero le
seguirono a Locri Epiz. senza sosta, ed i risultati non trattative. Intanto per era intervenuto un fatto nuovo.
si contano. Ad essere esatto dir che per decenni Ca- Lavvento di Rava al governo e di Ricci alle Antichit e
labria-Lucania dipendevano da Napoli, ma lazione di B.A. Rava aveva imposto ed ottenuto parecchi milioni
Napoli fu nulla; passarono lustri senza che un funzio- per le antichit e Belle Arti. Incomincia lera nuova.
nario si facesse vedere, perch si aveva il terrore, una Ricci mi diede la Calabria e 100 mila lire in parecchi
fobia della Calabria, per la vita di disagio ecc. anni, e mantenne il suo impegno. Dintervento tedesco
Locri non presentava grandiosi monumenti in vi- nelle cose nostre non si pens pi.
sta, ma ruderi che reclamavano di essere interrogati Ho detto magnifici i risultati dei nostri scavi dal
ed esplorati, i secolari terremoti, le invasioni barba- 1906 in poi; n ho esagerato e quanto meno voglio
riche, la ricerca di pietrame e di marmi (sovrattutto enumerarli, tanti essi sono: mi soffermo ad uno solo
di colonne e di capitelli) per la nascente fortezza bi- che per me costituisce, sotto mille aspetti, il risultato
zantina di Gerace succedanea di Locri, avevano quasi pi imponente degli scavi locresi del trentennio. Al-
cancellate le poche tracce superstiti della storica ma ludo al santuario delle Due Divinit fra Abbadessa
per secoli manomessa citt. Ed anche gli indigeni, e Mannella, distrutto pare in et imperiale romana;
che in qualche momento avevano professato un culto ledificio, da noi scoperto era cos angusto da dover
322 Claudio Sabbione

ritenere che la statua di culto (forse un gruppo di De- plare della mentalit e del metodo di Orsi, questa
metra e di Cora) fosse una piccola ma preziosa opera, breve prefazione merita di essere presentata come
forse crisoelefantina, scomparsa gi nellantichit. Ma anticipazione rispetto alle altre parti del dattilo-
allangustia del nas rispondeva un temenos col suo scritto recuperato, che richiederanno un diverso
boschetto sacro, dove erano esposti gli anathemata di lavoro di riordino, prima di essere pubblicate.
minor pregio. E poi delle immense favisse, riboccan- La prefazione di Orsi inizia con un concetto
ti di tesori archeologici in frammenti, ma pur sempre molto tipico della concretezza dello studioso nellap-
tesori, vasi, terrecotte fig. a centinaia, bronzetti, avori, proccio ai territori in esame, lesigenza di percor-
mezze porcellane etc. etc.; e poi migliaia di frammenti, rerli direttamente e sistematicamente, meglio
pochi grandi e per lo pi piccoli di quei ormai famo- ancora pedestramente, per acquisire direttamente
si pinakes fittili, di arte ionica arcaica raffinata, che e padroneggiare come elementi essenziali per la
da soli formeranno la gloria di Locri e del Museo che comprensione storica lambiente, la configurazione
perverr ad adunarli. Affermo questo perch prima dei terreni, e altres quella geologica. Appare qui
del 1906 al santuario delle Due Dee, non ancora sco- evidente limpostazione positivista della cultura di
perto, si scavavano allegramente le favisse da poveri Orsi, e il richiamo alle indagini geologiche ci ripor-
villici del sito, ed un signore di Gerace M. (don Mim ta alle sue esperienze giovanili nel Museo Civico
Candida) loro protettore, riusciva a formare per poco di Rovereto, al cui nucleo originario di collezioni
prezzo una ragguardevole raccolta dei pezzi migliori geologiche e naturalistiche Orsi non ancora venten-
(cio pi completi) che stava per passare allestero, se ne aggiunse importanti materiali paleontologici e
non fosse tempestivamente intervenuto il Governo che preistorici dai suoi primi scavi nel Trentino.
mise il veto e lacquist, destinandolo a Taranto, donde Le parole di compiacimento per i nostri gran-
ritorner alla sua sede naturale, il Museo Nazionale di di storici italiani, Pais, De Sanctis, Ciaceri, sono
Reggio Calabria. Qualcosa sfuggita allestero ma di appropriate per Orsi ormai anziano che, ritornando
gran lunga il meglio rimasto in casa nostra. su sue ricerche lontane, considera criticamente an-
Tutto ci ho voluto dire, affinch si sappia come che le maggiori personalit della storiografia del
una grande opera dinsieme, pur desideratissima, su suo tempo.
Locri Epiz., urti contro mille difficolt. I poveri soprin- I cenni di Orsi ai teatri di guerra o di bat-
tendenti affogati da unasfissiante burocrazia, la quale taglie, alle mosse di eserciti, allespressione
anzich diminuire cresce a dismisura ogni giorno, non oggi molto abusata, il volto della patria sem-
trovano che pochi ritagli di tempo da destinare allo brano indizi di un linguaggio e di concetti dif-
studio tranquillo. Aggiungasi le difficolt editoriali fusi negli anni 20, e che si alimentavano di una
per unopera, che richieder varie decine di migliaia di mentalit patriottica sostenuta da salde tradizioni
lire,e che confidiamo ottenere gradatamente dalla R. risorgimentali, vive negli ambienti filoitaliani (isti-
Accademia dei Lincei, per i suoi Monumenti Antichi, e tuzioni culturali come il Museo Civico, e la stessa
sar opera che far onore allItalia. famiglia Orsi) della Rovereto ottocentesca ancora
austroungarica, dalla quale il giovane Paolo decise
La prefazione di Orsi allincompiuta monogra- di uscire, dopo gli inizi universitari a Vienna, per
fia su Locri successiva al suo distacco dalla Ca- proseguire gli studi e laurearsi in Italia, assumen-
labria: abbandonai in altre mani la Calabria col do la nazionalit italiana. Ne segu una carriera tra
1 luglio 1925, qui dice senza citare il successore il liceo di Alatri, il Ministero della Pubblica Istru-
Edoardo Galli, per il quale non esprime stima. Orsi zione a Roma e la Biblioteca Nazionale a Firen-
per la monografia locrese riprese, con lintenzione ze, fino allassegnazione al Museo di Siracusa nel
di aggiornarli e completarli nelle parti mancanti, 1888, dal quale spazier per pi di quaranta anni
suoi appunti risalenti a molti anni prima, al 1890 in Sicilia e in Calabria. Il tratto militaresco, diretto
per la parte sulla topografia generale e le mura, e talvolta rude, di Paolo Orsi ci tramandato anche
al 1908 per la parte sul santuario della Mannella, dallindimenticabile descrizione ([] la giubba di
e presumibilmente scrisse di getto le brevi pagi- tipo militare [] le tasche gonfie di taccuini []
ne che qui si trascrivono: sebbene anchesse non gli alti stivali []) che Umberto Zanotti Bianco
rifinite, come appare da alcune abbreviazioni non fece del loro primo incontro, su un traghetto dello
sciolte e da qualche espressione non chiara, co- stretto di Messina. I sentimenti patriottici di Orsi
stituiscono indubbiamente la parte pi compiuta sono espliciti in uno dei rari cenni personali nei
dellintero testo pervenutoci. Per il contenuto esem- suoi scritti, il ricordo dei festeggiamenti spontanei
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 323

dei Siracusani a lui finalmente redento e ricon- con personaggi degli scavi di Maras, tra cui un
giunto alla terra di origine, alla notizia del vittorio- ritratto di profilo di Orsi trentenne.
so armistizio del 1918. Orsi depreca la perdita, con parte dei rilievi di
Presentando lo schema previsto per la monogra- Stefani, dei non meno preziosi appunti accompa-
fia su Locri, Orsi come di consueto pone allinizio gnatori, irreparabile [] soprattutto del fronte
di tutto la topografia della citt, ricordando come sud-est (cio del tratto di mura parallelo alla co-
pi che mai in voga gli studi sullurbanistica di sta) perch basati su scavi e grandi movimenti di
Lehmann-Hartleben del 1923, che definisce fon- terra, poi ricoperti, nel tratto della torre di Gera-
damentali; Orsi anche in et avanzata si dimostra ce (oggi crollata) sino allangolo nord-est della cit-
aggiornato e aperto a contributi recenti, grazie t, nel quale vuolsi fosse incluso il piccolo porto.
anche a libri che gli giungevano a Siracusa come oggi difficile localizzare tali scavi di Orsi,
omaggi allo studioso di fama internazionale; i libri forse costituiti in parte da lavori per definire e rile-
di Orsi sono tuttora il nucleo storico della bibliote- vare il percorso delle mura, liberando le strutture
ca della Soprintendenza di Siracusa. superficiali da crolli e scarichi di pietrame addos-
Per la topografia locrese, Orsi evidenzia subi- sati dai contadini per spietrare i campi coltivati. I
to come strumento di lavoro leccellente carta in recenti scavi alle mura a Centocamere e a Maras
scala 1:5000 del topografo militare De Notaris: sud non hanno riconosciuto sconvolgimenti ricon-
fin dalle prime campagne locresi del 1889-1890, ducibili a queste indagini di Orsi, mentre non si
egli ottenne lintervento dellIstituto Geografico pu escludere che a esse risalgano alcuni sconvol-
Militare di Firenze, col cui ambiente doveva aver gimenti nel tratto messo in luce nel 2008 accanto
avuto contatti personali al tempo della sua attivit alla torre quadrata allangolo orientale della cinta
a Firenze, pochi anni prima. La carta, non datata, muraria.
stata talvolta attribuita al 1910, ma gli accenni di molto interessante laccenno allipotesi su un
Orsi nella relazione al convegno storico del 1903 bacino portuale in questo tratto, che non si ritrova
dimostrano che essa fu rilevata parallelamente nelle pubblicazioni di Orsi, e che sembra qui ac-
alle ricerche topografiche in particolare rivolte cennata come proposta in precedenza ([] vuolsi
alle fortificazioni ed al difficile e rotto terreno di []) da altri studiosi non citati da Orsi. Come
tutta la citt, avviate nel 1890 con leccellente noto, tale localizzazione stata riproposta in anni
disegnatore Enrico Stefani, altra figura di grande recenti da M. Barra Bagnasco, in rapporto a una
rilievo che nei primi decenni del Novecento con- depressione situata nel tratto di costa individuato e
dusse importanti scavi a Veio, Cerveteri e altri siti protetto da due strutture in blocchi che si protendo-
del Lazio. no verso mare a partire dal perimetro delle mura.
Orsi ricorda qui i preziosi disegni, con parti- Orsi accenna inoltre allinteresse per la topo-
colari accuratissimi di Stefani, relativi alle forti- grafia locrese manifestata nei loro brevi soggiorni
ficazioni, che lamenta in parte perduti dopo esser locresi da Petersen, nellautunno 1889, e da Kolde-
stati inviati al Ministero. Alcuni finissimi rilievi a wey e Puchstein poco tempo dopo, i quali limitaro-
matita di Stefani, tra cui la torre di Castellace e la no al tempio le loro pubblicazioni.
torre rotonda alla sommit della Mannella (succes- N la prefazione, n il dattiloscritto di Orsi si
sivamente distrutta vandalicamente), sono tuttora soffermano sullo scavo 1889 al tempio di Maras
conservati nellarchivio della Soprintendenza per i condotto con Eugen Petersen direttore dellIstitu-
Beni Archeologici della Calabria. to Archeologico Germanico di Roma e Wilhelm
Lattivit locrese di Stefani va ricordata inoltre Dorpfeld dellIstituto Germanico di Atene, n si
per la qualit dei rilievi dello scavo del 1889 al fa cenno delle precedenti richieste tedesche di
tempio di Maras e per la documentazione dei re- concessione di scavo che portarono alla singolare
sti di colorazione antica sui frammenti scolpiti del campagna a doppia direzione, e alle pubblicazioni
tempio ionico, la cui conoscenza affidata solo agli disgiunte in italiano e in tedesco.
acquerelli di Stefani. Sono preziosi, e di grande fi- Orsi non si sofferma neppure sulla successiva
nezza, anche alcuni disegni di Stefani nei taccuini campagna di scavo nel limitrofo terreno di Para-
Orsi di statuette votive conservate nellallora Mu- pezza, che Orsi volle svolgere solo dopo la parten-
seo Civico di Reggio Calabria, che documentano la za dei colleghi tedeschi, nellinverno-primavera
loro provenienza dai recuperi effettuati nel 1883- 1990: eventuali notizie in proposito sarebbero state
1885 ai depositi votivi di Parapezza, e altri disegni particolarmente preziose, poich tale scavo rimase
324 Claudio Sabbione

inedito. Da questarea i contadini da tempo trae- concessione di scavo a Locri e a Crotone, su ini-
vano statuette in terracotta e ceramiche, disperse ziativa di Frederick von Duhn, professore allUni-
tra i collezionisti e in parte acquistate dal Museo versit di Heidelberg, particolarmente interessato
Civico di Reggio Calabria. Altrove Orsi deprec alle ricerche in Magna Grecia. Egli aveva visitato
che una pubblica istituzione con gli acquisti in- lanno precedente Crotone e pubblicato alcuni re-
coraggiasse indirettamente tali scavi clandestini: perti della locale collezione Lucifero, riconoscen-
anche in assenza di una esplicita normativa di tu- do le potenzialit dellesplorazione archeologica a
tela dellancor giovane Regno dItalia, avrebbero Capo Colonna e nellarea urbana antica (che tutta-
dovuto essere osservate almeno le norme di tutela via pot essere affrontata con qualche sistematicit
borboniche, allepoca spesso esecrate come retag- soltanto a partire dagli anni 70, dopo decenni di
gio del tramontato regime dai proprietari che vo- urbanizzazione incontrollata), mentre lattenzione
levano disporre dei terreni e del sottosuolo in nome per Locri pu connettersi allacquisizione da par-
della conquistata libert, tanto che fino a pochi te del Museo dellUniversit di Heidelberg di un
anni prima i blocchi del tempio di Maras erano importante nucleo di frammenti di pinakes locresi,
saccheggiati come materiale da costruzione con il il pi consistente tuttora esistente allestero, forse
consenso del proprietario del terreno (che era an- derivato (come laltro gruppo di frammenti acquisi-
che il sindaco) e nel totale disinteresse della locale to intorno agli stessi anni dallUniversit di Tubin-
Sottoprefettura. gen) da materiali della collezione Candida.
Terminata la fase delle ricerche del 1889-1890 interessante notare che von Duhn scrisse di-
(ma qui Orsi la prolunga stranamente al 1892, non rettamente a Orsi, bene immaginando che, sebbe-
sappiamo se in rapporto ai rilievi dei topografi ne la Calabria fosse fuori dalla sua giurisdizione
militari) condotte da Orsi per incarico dellormai siciliana, le decisioni ministeriali non sarebbero
anziano Direttore Generale Giuseppe Fiorelli, in avvenute senza un suo coinvolgimento nella trat-
deroga dallordinaria dipendenza della Calabria e tativa, tanto pi che la previsione di un fortissimo
della Basilicata da Napoli (nel cui Museo peraltro impegno finanziario tedesco di ben centomila mar-
confluirono i reperti degli scavi a Maras e a Para- chi, si accompagnava allofferta per Orsi di essere
pezza), passarono lustri senza che un funzionario luomo di fiducia di entrambe le parti per dirigere
si facesse vedere da Napoli, si aveva il terrore, i detti scavi: evidentemente lesperienza della col-
una fobia della Calabria per la vita di disagio, dice laborazione leale con Petersen a Maras, quattor-
Orsi, e la situazione giustificava il motto Cristo si dici anni prima, aveva lasciato un segno positivo
fermato ad Eboli raccolto qualche decennio dopo negli ambienti dellIstituto Germanico.
da Carlo Levi nei paesi della Basilicata interna. Orsi, scrivendo questa prefazione a distanza
La prefazione di Orsi non fa cenno della sua di decenni dalle vicende del 1903, fornisce un
ricognizione locrese del 1902, per un nuovo inca- quadro vivo del momento, sottolineando linerzia
rico ministeriale che port a una breve relazione del Ministero verso la Calabria e in generale per
su Notizie Scavi, e fu importante per la storia delle le istanze della cultura (eppure denaro ve nera,
ricerche a Locri perch dal primo contatto di Orsi ma si pensava solo alla conversione della Rendita,
con la collezione formata in quegli anni da Dome- come Orsi sottolinea con amarezza). Si era negli
nico Candida egli ricav le notizie sulle necropoli anni della massima potenza tedesca e della pi tri-
protostoriche di Canale e Ianchina e sui ricchissi- ste depressione politica dellItalia, dellimpotenza
mi depositi votivi della Mannella, che guidarono finanziaria della misera azienda della Direzione
i suoi successivi scavi; grazie alla nuova legge di Generale, in cui il successore di Giuseppe Fio-
tutela del 1902, che seppure limitata fu la prima in relli, il quasi omonimo Carlo Fiorilli, umiliato,
materia del Regno dItalia, Orsi ottenne di blocca- si ritir e poi rassegn le sue dimissioni, seguito
re la clandestina vendita allestero, gi avviata, di a breve distanza dal Ministro della P.I.. Le trat-
nuclei della collezione Candida. tative, lunghe e laboriose, continuarono: in una
Il testo di Orsi qui presentato fornisce notizie situazione cos deprimente era difficile respingere
interessanti e circostanziate, che non avevamo da loccasione di fare grandi scavi senza spendere
altri testi, sulle vicende anche diplomatiche che un soldo, di tanto vedere e di tanto apprendere
precedettero la fase pi intensa di ricerche di Orsi in luoghi fino ad allora completamente inesplorati.
a Locri. Nel 1903 lImperial Istituto Archeologico Orsi non negava positivi aspetti conoscitivi nella
Germanico di Roma fece richiesta al Ministero di richiesta della Germania, disposta, come in Gre-
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 325

cia, a rilasciare allItalia il prodotto degli scavi consapevolezza, lontano il suo carattere concreto
(mentre dal declinante Impero Ottomano partivano da qualsiasi falsa modestia.
per Berlino interi monumenti da Babilonia, Perga- Orsi sottolinea come effetto del benefico gover-
mo, Mileto e altre metropoli dellAsia Minore); per no Ricci-Rava la connessione fra le lunghe campa-
chiedevano il monopolio della illustrazione fatta gne di ricerca a Locri, e la possibilit di instaurare
in tedesco, lItalia la voleva in italiano. E qui si il rispetto delle leggi, ponendo un freno risoluto e
ruppero le trattative. definitivo al barbaro uso di sfruttare i monumenti
La rievocazione di Orsi, asciutta e apparente- come cave di pietra, allorgia delle distruzioni da
mente distaccata, lascia trasparire il peso della parte degli abitanti che solo in qualche momento
sua ferma rivendicazione della pubblicazione in avevano professato un culto rispettoso per i pochi
sede italiana; il problema non era solo formale, ma ruderi, nonch contrastando scavatori di frodo e
avrebbe dato una netta impostazione alla gestione mercanti di antichit. Si gi citata la collezione
delle ricerche, per la quale Orsi non sentiva accet- di Domenico Candida, di cui Orsi caldeggi lacqui-
tabile una posizione subordinata dellItalia. sto per evitare rischi di dispersione allestero; tutta-
Durante il punto morto di questa difficile trat- via il carattere rigoroso di Orsi dovette scontrarsi
tativa, diplomatica prima ancora che scientifica o molto presto con il proprietario, e la rottura ebbe
accademica, la situazione fu rovesciata da un cam- forse anche aspetti personalistici, se il Ministero
biamento politico: dopo una breve interruzione di incaric delle trattative per lacquisto un diverso
altri dicasteri, Giolitti costitu nel 1906 il suo terzo funzionario, Quintino Quagliati direttore del Museo
ministero, (il cosiddetto ministero lungo destina- Nazionale di Taranto, di cui Orsi aveva stima e fi-
to a durare fino al 1909) in cui fu chiamato alla ducia. Quagliati riusc a concludere lacquisto nel
Pubblica Istruzione il ravennate Luigi Rava, con 1906, e pot trasportare tutti i materiali Candida al
una nuova attenzione ai problemi del patrimonio Museo di Taranto, realizzando in breve tempo arti-
culturale e disponibilit finanziarie maggiori che coli di pubblicazione dei materiali protostorici e dei
in passato. Alla Direzione Generale fu chiamato lo frammenti di pinakes, precedendo la stessa pubbli-
storico dellarte Corrado Ricci, che in breve istitu cazione di Orsi dei frammenti da lui messi in luce
in tutta Italia nuove strutture per la tutela, le So- alla Mannella nel 1908.
printendenze (gi sperimentate da Ricci a Raven- Orsi qui si mostra proiettato verso il futuro af-
na), e avvi la riforma della legislazione di tutela, fermando che la collezione Candida da Taranto
che port alla Legge del 1909. torner alla sua sede naturale, il Museo Nazionale
Qui Orsi fa apparire una evidente soddisfa- di Reggio Calabria, che negli anni 20 material-
zione: Incomincia lera nuova. Ricci mi diede la mente non esisteva ancora: la sua istituzione era
Calabria e 100 mila lire in parecchi anni, e man- unidea lanciata da Orsi e sostenuta polemicamente
tenne il suo impegno. Dintervento tedesco nelle dal giovane Umberto Zanotti Bianco, ma che aveva
cose nostre non si pens pi. Lorgoglio nazionale incontrato diffidenze e aperte resistenze a Reggio.
e patriottico palese, il tono con cui liquidato il Il progetto fu tenacemente portato avanti dal nuovo
ricordo delle incertezze nelle trattative fa risaltare Soprintendente Galli, che nel 1932 avvi la costru-
quanto fosse stata sofferta liniziale condizione di zione delledificio museale di Piacentini, ma la fu-
debolezza, e il rischio di dover subire un accordo sione tra le collezioni statali ricche dei reperti degli
sentito come non degno del sentimento naziona- scavi Orsi e le collezioni del Museo Civico di Reg-
le di indipendenza, vivissimo in una generazione gio Calabria si realizz solo negli anni 50, e la pri-
nutrita degli ideali risorgimentali, e che sentiamo ma inaugurazione del Museo Nazionale nel 1959.
particolarmente forte in un roveretano allepoca Nel ricordare le lunghe campagne di scavo a
ancora irredento. Locri, Orsi cita il forte ausilio di un altro valoroso,
Con lincarico della nuova Soprintendenza per il disegnatore Carta. Il siracusano Rosario Carta
la Calabria nel 1906, Orsi ricorda che dedic fu in effetti il principale dei collaboratori di Orsi
tante amorose cure a Locri Epizefiri, che non sia in Sicilia che in Calabria, valido non solo come
presentava grandiosi monumenti in vista, ma rude- disegnatore finissimo e preciso, ma anche come in-
ri che reclamavano di essere interrogati ed esplo- telligente conduttore degli scavi secondo le istru-
rati; e in nessunaltra citt della Magna Grecia il zioni di Orsi ed estensore dei rapporti nei taccuini
suolo venne cos intensamente frugato e interro- che restavano affidati ai collaboratori, nei periodi
gato, con risultati definiti magnifici con piena in cui i molteplici impegni altrove costringevano
326 Claudio Sabbione

Orsi ad allontanarsi da un cantiere in attivit. Qui Il testo sulla Mannella articolato in parti
per brevit Orsi non cita altri collaboratori, ma fu diverse, relative dapprima alla campagna di sca-
largamente attivo sugli scavi locresi anche un al- vo del 1908, e poi ad alcune classi di materiali,
tro fedelissimo, Giuseppe DAmico, molto valido descritte con schede sommarie e talvolta appena
anche come restauratore: a lui si deve la difficile abbozzate. A un primo esame, molti dati qui con-
ricomposizione e integrazione del gruppo in terra- tenuti sembrano corrispondere a quanto gi pub-
cotta del cavaliere su sfinge, dal tempio di Casa blicato dallo stesso Orsi, ma occorre unattenta
Marafioti, come le altre terrecotte architettoniche. analisi di confronto con i taccuini di scavo e con
La straordinaria rapidit di Orsi nel produrre i re- alcune planimetrie inedite conservate nellarchivio
soconti preliminari per Notizie Scavi non sarebbe della Soprintendenza per giungere a una miglio-
stata possibile senza unefficiente organizzazione re ricostruzione dello scavo. Anche le schede sui
dei restauri dei reperti, trasportati in casse a Si- materiali richiedono una revisione sistematica per
racusa al termine di ogni campagna, e affidati alla giungere a una pubblicazione ragionata di questi
solerzia di DAmico con vari collaboratori. documenti, di grande interesse ma rimasti allo sta-
Accennando agli scavi locresi effettuati da So- to di appunti destinati a ulteriore elaborazione.
printendente, la concretezza di Orsi fa s che lunica Le frasi finali della prefazione di Orsi non sono
cosa da ricordare siano i risultati delle esplorazio- serene: il richiamo alle mille difficolt per com-
ni, sorvolando su fatiche, disagi e ristrettezze, che piere una grande opera di insieme su Locri Epi-
traspaiono talvolta da annotazioni occasionali nei zefiri, dalla ristrettezza del tempo da destinare
taccuini di scavo. La vita assolutamente spartana allo studio, ai costi di pubblicazione, esprime la
di Orsi nella casa della famiglia Scaglione nella preoccupazione di Orsi ormai anziano che dopo il
frazione locrese di Moschetta ebbe come unica al- 1925 riprende a riordinare i suoi antichi appunti,
ternativa laccampamento trogloditico nelle umide e stende la prefazione della monografia annunciata
grotticelle artificiali di Canale e Janchina durante pi di 20 anni prima, dichiarandola desideratissi-
lesplorazione della necropoli protostorica, da cui ma proprio per lansia di completare unopera per
deriv al cinquantenne archeologo un feroce at- la quale sente di avere ancora cose da dire, ma che
tacco di sciatica che lo immobilizz costringendo teme gli sfugga dalle mani. I poveri Soprinten-
i suoi fedeli operai a costruire una rozza barella denti [sono] affogati da unasfissiante burocrazia, la
per trasportarlo a braccia fino a Moschetta. Sin- quale anzich diminuire cresce a dismisura ogni
golare, quasi bizzarra testimonianza, la lastra fo- giorno: le parole di Orsi descrivono una situazione
tografica che ritrae Orsi nella branda da campo a che nel tempo non certo migliorata. Egli tutta-
Moschetta, pi volte pubblicata in ricordi della vita via confidava che lAccademia dei Lincei avrebbe
dellarcheologo. accolto per i suoi Monumenti Antichi la monogra-
In questa prefazione, Orsi si sofferma breve- fia locrese, e conclude: sar opera che far onore
mente solo su quello che per lui ha rappresentato allItalia.
il risultato pi imponente degli scavi locresi del Il testo inedito di Orsi negli anni 50 fu con-
trentennio, il santuario della Mannella, in cui sultato in Soprintendenza dallispettore Giuseppe
allangustia del naos rispondono le immense Procopio, che appose poche note di suo pugno sul
favisse riboccanti di tesori archeologici in fram- dattiloscritto pervenutoci, e lo cit in una nota di
menti, tra cui gli ormai famosi pinakes fittili che un articolo su alcuni vasi della Mannella:
da soli formeranno la gloria di Locri e del Museo
che perverr ad adunarli, riunendo cio nel futuro Orsi ha lasciato manoscritto un sommario gior-
Museo Nazionale di Reggio Calabria gli esemplari nale di scavo della favissa: in esso ogni pez-
scavati da Orsi e quelli della collezione Candida, zo fugacemente citato. Il manoscritto stato
allepoca conservati a Taranto. dalla Soprintendenza alle Antichit di Reggio
Anche nel corpo del dattiloscritto pervenutoci Calabria inviato allAccademia Nazionale dei
molte pagine sono dedicate alla Mannella, mentre Lincei, che ne curer lo sviluppo e la pubblica-
non sono trattate n la necropoli n il tempio di zione (G. Procopio 1952: 153, n. 1).
Casa Marafioti o altri scavi: se Orsi avesse com-
pletato il lavoro per la monografia locrese, forse Il giovane Giuseppe Procopio, per molti anni
avrebbe ripreso in esame anche i siti non citati lunico archeologo accanto ai Soprintendenti Iacopi
nella prefazione e ampliato questultima. e de Franciscis, svolse unintelligente e utilissima
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 327

attivit di riordino e inventario dei reperti del Mu- Mannella, da Orsi messa in luce nel 1890 e rilevata da E.
seo di Reggio dopo il periodo bellico, e in sopral- Stefani, fu successivamente demolita dai contadini del posto,
come Orsi rimprover al proprietario del terreno ottenendo,
luoghi e scavi sul territorio calabrese: mentre era come riparazione del danno, il permesso per scavare alla
diretto al cantiere di Castiglione di Paludi, un tra- Mannella senza oneri per il Ministero.
gico incidente dauto ne caus limmatura scompar- 5
Pur nelle dimensioni ridottissime della scala 1:5000, sono di
sa nel 1959, impedendogli di raccogliere adeguati notevole precisione alcuni dettagli delle strutture emergenti
frutti scientifici dal suo prezioso lavoro, a cui dob- a Petrara e a Quote S. Francesco, che evidentemente
biamo la trasmissione ordinata dei reperti da Locri, Orsi aveva osservato attentamente e fatto liberare dalla
vegetazione infestante.
Caulonia, Medma e dagli altri siti scavati da Orsi. 6
Orsi 1904: 201-202. Le ipotesi formulate in passato circa
una datazione al 1910 della carta topografica di Locri non
Note sono fondate.
7
Si sono recuperate in anni recenti due copie dattiloscritte
1
Tra gli studi fondamentali di M. Barra Bagnasco dello stesso testo, una delle quali con appunti e correzioni
sullurbanistica locrese, si ricordano soprattutto Barra forse di mano di Orsi, derivate in momenti difficilmente
Bagnasco 1977; Barra Bagnasco 1983; Barra Bagnasco precisabili da un manoscritto di Orsi, di cui non si conosce
1984a; per i problemi della cinta muraria, Barra Bagnasco la sorte. Una copia era in possesso di Giorgio Gullini, la
1996b; Barra Bagnasco 1999; Barra Bagnasco 2000; il pi cui nipote ed erede dott.ssa Gloria Bufo lha cortesemente
recente contributo riprende i temi dellimpianto urbanistico, consegnata allo scrivente; laltra copia pervenuta insieme ad
Barra Bagnasco 2002. appunti manoscritti del Soprintendente Giuseppe Foti. Dopo
2
Si fa riferimento soprattutto ai dati topografici e urbanistici una breve introduzione, che qui si anticipa in appendice, il
di et greca; le testimonianze di et romana sono qui testo contiene una parte dedicata alla topografia generale
utilizzate come riflesso delle fasi precedenti. I nuovi dati della citt e alle ricerche sulla cinta muraria, derivata
sullet romana a Locri, basati principalmente sugli scavi evidentemente da appunti del 1890, a cui vanno riferiti gli
al Casino Macr e in contrada Petrara, sono stati presentati accenni nel convegno storico del 1903, e che si collegano
nella mostra Locri Frons Italiae. La Locride in et romana logicamente con alcuni rilievi molto dettagliati e precisi di
allestita nel 2005 nel Museo Nazionale di Locri Epizefiri e poi Enrico Stefani a vari tratti delle mura (tra cui Castellace e
nel Museo Nazionale di Reggio Calabria, e con lopuscolo A. Mannella) conservati nellarchivio della Soprintendenza
Zarattini e C. Sabbione (a cura di), La Locride greco-romana, calabrese, anchessi citati da Orsi nel 1903. Il testo contiene
Ardore (RC) 2005. Un altro opuscolo Il Parco Archeologico anche riferimenti bibliografici a opere pubblicate negli anni
di Locri Epizefiri, unanteprima, con testi di C. Sabbione e 20, e fu quindi almeno in parte elaborato da Orsi dopo aver
R. Parapetti, Ardore (RC) 2006, stato pubblicato dalla lasciato la Soprintendenza calabrese. Manca invece una
Soprintendenza in occasione della presentazione al pubblico trattazione degli scavi del 1890 a Parapezza, che manca
del Casino Macr. Dati, planimetrie, immagini sono ripresi anche nei taccuini di Orsi, e sarebbe per noi particolarmente
dai due opuscoli e dai pannelli della mostra, ma senza preziosa essendoci giunte poche notizie su tali scavi. Vi
citarne la fonte, in Nucera 2008 (con errori su epigrafi latine inoltre una parte relativa allo scavo del 1908 alla Mannella,
a pp. 55 e 56). e sono abbozzate varie schede su alcune classi di materiali di
3
De Luynes 1830; Scaglione 1856; Barra Bagnasco e Elia quello scavo, ma mancano cenni alle successive campagne di
1996; Barra Bagnasco e Elia 1996b, per i reperti giunti scavo al Persephoneion o in altri siti locresi; si tratta per la
da Locri nella prima met del XIX secolo al Real Museo Mannella di testi allo stato di appunti ancora poco elaborati.
Borbonico di Napoli, per lo pi pertinenti probabilmente ai Mentre questi Atti erano in stampa, in un Convegno nel
depositi votivi della Mannella. Si ricorda inoltre la notevole settembre 2009 allUniversit di Cosenza su Locri e i pinakes,
ansa bronzea di bacile configurata con due felini che Felice Costabile ha annunciato di essere in possesso di un
abbattono un cerbiatto, conservata nel Museo Nazionale di manoscritto di Orsi, che sembra corrispondere in buona
Copenhagen con i materiali della collezione dello scultore parte, ma forse non completamente, ai dattiloscritti a cui si
Thorvaldsen, che a lungo lavor e soggiorn presso la era accennato al Convegno di Firenze. Si attende quindi la
corte di Napoli, attraverso la quale il reperto con ogni pubblicazione degli atti del Convegno di Cosenza per maggiori
probabilit pervenne allo scultore (un dono del sovrano, o notizie in proposito, auspicando un momento di confronto fra
una ricompensa ai lavori dellartista con una preziosa opera i vari testi per cercare di chiarirne la genesi e le vicende fino
antica da lui ammirata a corte?). La provenienza locrese agli attuali recuperi, in preparazione della pubblicazione.
del frammento a Copenhagen, registrata da Thorvaldsen, 8
Sulle ricerche di P.E. Arias in Calabria, Arias 1988. Per
confermata dal suo combaciamento con un altro frammento una ipotesi interpretativa del sito di Piani Caruso, Sabbione
bronzeo, che conserva la zampa di uno dei felini, rinvenuto 1996c: 21.
da Paolo Orsi alla Mannella e conservato al Museo Nazionale 9
Dopo la scomparsa di G. Oliverio, la Scuola Nazionale
di Reggio Calabria; il riconoscimento dei frammenti fu di Archeologia affid lo studio e pubblicazione del settore
operato anni fa da W. Gauer. di scavo delle mura a G. Gullini, lo scavo dellabitato a D.
4
Erano probabilmente conservati resti di blocchi, da tempo Faccenna, lo scavo della sto a U con i bothroi a E. Lissi. Tra
non pi visibili, delle mura meridionali su cui correva il i molti allievi della Scuola che parteciparono agli scavi di
cosiddetto sentierazzu, lattuale Strada Provinciale per Centocamere, si ricordano A. Giuliano, L. Borrelli Vlad, W.
Portigliola. La torre rotonda sulla sommit del colle della Johannowski, C. Laviosa, P. Pelagatti.
328 Claudio Sabbione

10
Nel corso di tali lavori, seguiti dallAssistente Ugo Serafino, situato subito a valle dellattuale Strada del Dromo (Foti
si rinvenne una figura bronzea di peplophoros pubblicata in 1978: 454-457); una deviazione nel percorso delle mura
un articolo postumo di G. Procopio 1973: 54-58. fece allora ipotizzare la presenza di una porta urbica, che
11
Sabbione 2007: 479-480. Nel saggio si rinvennero per lattuale ricostruzione del tracciato della plateia D
numerose scorie ferrose; per le prime analisi, vedi in questi tenderebbe a localizzare pi a monte del Dromo, in unarea
Atti il contributo Rubinich e di Fanari-Moretti. non esplorata e da sottoporre a verifiche future.
12
Nel 1977 furono effettuati alcuni saggi alle mura 13
Sabbione 1996: 26 ; per la struttura in mattone crudo a
settentrionali in contrada San Cono, nel tratto rettilineo Parapezza, R. Schenal Pileggi in questi Atti.
Nuovi dati e riflessioni sullorganizzazione urbana a Locri Epizefiri 329

Fig. 21.7 Locri Epizefiri, Casino Macr, la facciata


ottocentesca presenta in vista le strutture romane
delledificio termale orientato secondo limpianto
urbanistico greco.
Fig. 21.8 Scavi al Casino Macr: strutture di et
greca che delimitano lo stenopos Is 6, tagliate dalle
fondazioni delledificio termale romano.
Fig. 21.9 Scavi al Casino Macr: resti di una fornace
di et greca.
Fig. 21.10 Scavi al Casino Macr: strutture del VII
sec. a.C.

21.7

21.8

21.9 21.10
330 Claudio Sabbione

Fig. 21.11 Locri Epizefiri, contrada Petrara: strutture romane del complesso pubblico, disposte lungo lallineamento di uno stenopos
greco.

Fig. 21.12 Locri Epizefiri, contrada Stranghil: saggio Fig. 21.13 Locri Epizefiri, contrada Pirettina: uno stenopos
2005, in primo piano uno degli stenopoi individuati. saggiato a sud del teatro
22.
Forme di culto nel Thesmophorion
di c.da Parapezza
Margherita Milanesio Macr

Il santuario di Demetra Thesmophoros di con- ma stranissimo il fatto che il rispettivo tme-


trada Parapezza si trova in unarea immediatamente nos ne sia stato distinto e escluso. Se il tempio
allesterno del braccio settentrionale delle mura di era una specie di semaforo per i naviganti ci
cinta di Locri Epizefiri, in corrispondenza dellangolo significa che gli svariati edifici, le edicole di
nord orientale (fig. 22.1). Paolo Orsi vi condusse uno abitazione dei sacerdoti e dei ministri di ran-
dei suoi primi scavi locresi nellautunno del 1890, go inferiore, i thesauroi con le opere e gli ana-
subito dopo lo scavo al tempio di Maras (Orsi 1890: themata di vero pregio artistico e materiale, in
248-266; Petersen 1890: 161-227), quando mise in altri termini la parte nobile del tmenos, era
luce un immenso deposito di terrecotte. In due brevi messo al sicuro dentro le mura.
campagne di scavo1 lo studioso port alla luce pi di
100 depositi votivi2, ricolmi di ceramica, coroplastica, Lappartenenza dei depositi votivi di Parapezza
terrecotte architettoniche, e alcune strutture murarie, al santuario di Maras fu condivisa anche da P.E.
che attribu al vicino santuario di Maras, non ren- Arias, che nel 1945 fece un breve scavo, rinvenen-
dendosi conto di essere in presenza di unaltra area do altri 6 depositi votivi (Arias 1945).
sacra indipendente. Lesistenza del muro di cinta e di Nel 1989, la ripresa delle esplorazioni da parte
tmenos, che divideva il tempio di Maras dai suoi de- della Soprintendenza pei i Beni Archeologici della
positi votivi fu un problema che risolse interpretando Calabria ha permesso di attribuire i depositi votivi
le favisse di Parapezza come quelle contenenti offerte rinvenuti da Paolo Orsi, insieme a nuovi edifici e
pi povere. Infatti nella monografia inedita su Locri altari, a un Thesmophorion, e quindi di riscoprire
Epizefiri3 P. Orsi scrive: il santuario di Parapezza. Da allora gli scavi non
si sono pi fermati5, con lacquisizione continua di
Il tempio di Maras [] era rinchiuso [] nuovi dati, che permettono di ricostruire in manie-
dal muro che formava un angolo retto preciso ra sempre pi precisa i diversi aspetti del culto di
sotto la casetta Scaglione; laddove il suo vasto Demetra a Locri.
tmenos, pur poggiandosi al muro, ne restava Dalle giornate di studio di Firenze a oggi le
escluso. La cosa pu cagionare sorpresa, ma conoscenze sul Thesmophorion di Parapezza si
conviene osservare che questa era la parte del sono di molto accresciute, soprattutto in virt di
tmenos (almeno per quanto sappiamo dalla una recente campagna di scavo, svoltasi nellestate
storia dei saccheggi4 precedenti agli scavi rego- del 20086, periodo che ha visto anche la pubbli-
lari) il deposito delle cose povere; delle favisse cazione degli Atti del Convegno, tenutosi a Enna
con le migliaia di oggetti insignificanti e colle nel 2004, Demetra. La divinit, i santuari, il cul-
terracotte figurate tirate a serie; erano le offerte to, la leggenda, con la descrizione della parte sud
del pio e umile volgo; ma oggetti di grande mole orientale del santuario, comprendente un piccolo
e di particolare valore artistico mai furono qui recinto, una sto e un sacello con altare. Si ri-
rinvenuti. Ora di templi suburbani rinvenuti al tenuto quindi opportuno, soprattutto nello spirito
margine della citt possediamo esempi copiosi, di questo incontro, non limitarsi allesposizione di
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
332 Margherita Milanesio Macr

Fig. 22.1 La parte pianeggiante di Locri Epizefiri con le aree sacre.


1. Thesmophorion di c.da Parapezza; 2. Santuario di Maras; 3. Area sacra di Maras sud; 4. Sto a U; 5. Area sacra di Zeus Saettante;
6. Depositi votivi di c.da Stranghil; 7. Deposito votivo di Quote S. Francesco.
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 333

quanto presentato in sede congressuale, ma pre- C e D) di diversa dimensione (fig. 22.4, 1-3-5), co-
sentare anche le nuove scoperte7, seppure in fase struiti con zoccolo in scaglie di calcare ed elevato
preliminare di studio, per poter dare un quadro in crudo, distribuiti lungo lasse E-O del santuario,
quanto pi possibile completo del culto tesmoforico con uguale orientamento e ingresso a est, davanti
a Locri Epizefiri, anche perch, attraverso le nuove ai quali si trovano altrettanti altari bomoi (al-
scoperte, la topografia del santuario ha acquisito tari A-B-C; fig. 22.4, 2-6-4) con allinterno offerte
oggi una fisionomia del tutto nuova, con notizie votive, mentre un quarto edificio, una sto (edificio
preziose anche sulle attivit rituali. B, fig. 22.4-9), presenta un orientamento comple-
Complessivamente sono state riportate alla luce tamente diverso rispetto agli altri tre (Milanesio
strutture e materiali di particolare interesse (fig. Macr 2008: 206-207, figg. 29-30).
22.6)8, che occupano un orizzonte cronologico che Il sacello A (7,65 x 9,20 m) presenta uno zoc-
va dalla met del VI secolo a.C. al III secolo a.C. colo in scaglie di calcare e ciottoli ed elevato in
riferibili a tre fasi principali. La prima di met VI crudo, con ingresso a est costituito da una doppia
secolo a.C. caratterizzata da depositi votivi; una porta, larga 3,50 m, con pilastro centrale (figg.
seconda di V-inizi IV secolo a.C., contraddistin- 22.2,4; 4,1; 8, A). Ai muri perimetrali del sacello,
ta dalla costruzione di piccoli edifici con altari sia allinterno che allesterno, sono addossate del-
annessi e da deposizioni votive, e una terza dalla le basse banchine intonacate, larghe in media 50
met IV a tutto il III secolo a.C., conseguente la cm e alte intorno a 25-30 cm. Le banchine inter-
ristrutturazione delle vicine mura di cinta, con lin- ne sono costituite da ciottoli e frammenti di tego-
nalzamento del piano di calpestio e il rifacimento le, quelle allesterno delledificio, lungo il lato est,
degli edifici di culto, degli altari, la realizzazione sono in blocchi di calcare, mentre quelle dei lati
di nuove strutture e la sistemazione dello spazio sud e nord sono in mattone crudo.
alle spalle del sacello con unarea pavimentata con Poco tempo dopo la fondazione, intorno alla
ciottoli, che circonda un pozzo sacro (fig. 22.2). met del V secolo a.C., il sacello A subisce una
La prima fase del santuario (fig. 22.3)9, colloca- ristrutturazione in cui la banchina interna lungo
bile tra la met del VI e linizio del V secolo a.C., il lato ovest viene distrutta e si sostituisce con un
rappresentata da un tmenos di forma trapezoidale, deposito votivo, con il limite est costituito da fram-
con la base maggiore tangente le mura di cinta, menti di tegole infisse di taglio nel terreno e coper-
che circonda unarea di ca. 80 m EO x 50 NS10, e to da un piano tegole intere poste di piatto, ricolmo
almeno un ingresso dal lato ovest, dalla strada che di kotylai, hydriskai, hydriai e ceramica18.
entra in citt nei pressi del santuario di Maras. Alla prima fase di frequentazione del sacello ap-
La frequentazione al suo interno caratterizzata partiene loggetto votivo pi singolare rinvenuto nel
dalla presenza di grandi depositi votivi11, contenuti Thesmophorion di Parapezza: un piccolo serpente in
in fosse, a volte delimitate e ricoperte con lastre di bronzo a tutto tondo (lungh. 22), con tre spire a terra e
tegole12. I materiali in esse contenuti sono per la la testa rialzata, con barba e cresta (fig. 22.9)19. Il ser-
maggior parte rappresentati da ceramica miniatu- pente riporta alla fecondit20 e compare nei culti di
ristica: kotylai di imitazione corinzia (che costitu- Demetra Thesmophoros in relazione allaumento dei
iscono la stragrande maggioranza delle offerte del beni e dei frutti terreni attraverso il favore degli dei.
santuario), hydriskai, ceramica meso- e tardo co- Il rituale tesmoforico prevede infatti, nel terzo giorno
rinzia, come amphoriskoi, aryballoi e kotylai13, in- di Kalligeneia, di mescolare le carni putrefatte dei
sieme a hydriai, patere ombelicate, pentole e poca maialini sullaltare con le sementi, che cos diventano
coroplastica14, fra cui spicca una protome di met fertili, mentre le donne manipolano figurine di pasta
VI secolo a.C. (fig. 22.7)15. dura a imitazione di serpenti e organi sessuali (De-
Per questa fase non si hanno, allo stato attuale tienne 1982: 139). Nei thesmophoria i serpenti sono a
delle conoscenze, edifici di culto, anche se pro- guardia delle parti inaccessibili del santuario (Sco-
babile che in questo primo momento di vita del lio a Luciano, Dialogo delle Meretrici, 14-19), e stan-
santuario le celebrazioni si svolgessero, come in no intorno alle voragini (megara) dove vengono gettati
altri contesti noti16, nelle skeni, e quindi in strut- i maialini a putrefare. Per questo le donne che sono
ture in materiale deperibile non pi rintracciabili o preposte a recuperare i resti dei maialini (antleterie)
sostituite da quelle di epoche successive. fanno rumore per scacciare i serpenti.
Allinizio del V secolo a.C. si assiste alla co- A poco pi di 2 m a est del sacello A, si co-
struzione di tre piccoli edifici (sacello A17, edifici stituisce uno spazio per i sacrifici, laltare A (figg.
334 Margherita Milanesio Macr

Fig. 22.2 Planimetria del Thesmophorion. M. Mura; T. Torri; 1. Muri Fig. 22.3 La prima fase del Thesmophorion (met VI sec. a.C.). In
del temenos di VI-V sec. a.C.; 2. Depositi votivi di met VI-V sec. grigio: le mura; in blu i limiti del temenos; in nero i grandi depositi
a.C., scavo Orsi 1890; 3. Deposito A; 4. sacello A; 5. Altare A; 6. votivi rinvenuti da P. Orsi nel 1890, localizzati sul terreno e il
Edificio C; 7. Altare B; 8. edificio D; 9. Altare C; 10. Edificio B; 11. Deposito A (scavo 1989).
Muri del temenos di met IV sec. a.C. ; 12. Recinto ellenistico;
13. Deposito circolare; 14. Area pavimentata con ciottoli con il
pozzo sacro.
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 335

22.2,5; 4, 2; 8, B), dove sacrificare, bruciare e de- di ossa combuste, alcune kotylai impilate e molti
positare i doni per la Dea. La vita dellaltare vero frammenti ceramici ributtati.
e proprio ha inizio, verso la fine del VI secolo a.C, Tra il sacello A e ledificio D si trova un pic-
con un rito di fondazione, costituito da una piccola colo edificio con altare annesso: ledificio C (figg.
fossetta ovoidale (55 x 35, profonda 20) nella quale 22.2,6; 4,5; 10,3, 11,1), che, pur nelle dimensioni
vengono depositate un centinaio di foglie in ferro, ridotte (2,70 x 2,40 m), presenta nella sua prima
una in bronzo, nove dargento, alcuni frammenti di fase costruttiva muri perimetrali in scaglie di cal-
spiedi e, sul fondo, una machaira in ferro. care, rivestiti da intonaco e, lungo i lati sud e ovest,
Al di sopra del deposito di fondazione si sa- piccole banchine esterne in mattone crudo intona-
crifica in unarea circoscritta di forma vagamente cato (largh. 30; h. 25), con allinterno deposizio-
quadrangolare (circa 3 x 2 m), i cui angoli vengono ni di kotylai impilate. Si tratta in sostanza di una
segnati da quattro cippi, costituiti da blocchi squa- sorta di piccolo recinto a forma di U con il lato est
drati. Sono stati identificati molti piani di sacrifi- completamente aperto, che viene poi richiuso, nel
cio, costituiti da bruciato con allinterno moltissimi corso del V secolo a.C., con due ante in frammenti
frammenti di piccole dimensioni di ossa macellate di tegole, a delimitare unapertura larga 1 metro.
e combuste21, e deposizioni di ceramica (soprattutto La funzione di questo piccolo edificio da con-
kotylai) e di gruppi di tre o quattro foglie in metallo. nettersi con il rinvenimento, addossato al lato ovest,
In un momento successivo si sente la necessit di in asse con lingresso, di una base di louterion, che
definire larea del sacrificio con un recinto formato viene poi riadattata, con funzione evidentemen-
da bassi muretti, che collegano i quattro cippi, co- te di tubo da offerta per i liquidi, nel rifacimento
struiti in blocchi di diverse dimensioni, tale da ot- di fine IV secolo a.C.23 Non cos chiara invece
tenere una forma quadrangolare (3,20 m nord-sud x la funzione originaria del louterion, che potrebbe
2 m est-ovest). La struttura viene poi allargata, fino anche essere stato utilizzato per riti di purificazio-
ad arrivare alla misura di 3,80 m nord-sud x 3 m ne. Allinterno dellEdificio C sono state rinvenute
est-ovest, con la costruzione di una sorta di rinforzo poche kotylai, e una patera ombelicata in bronzo
costituito da muri in mattone crudo spessi intorno capovolta e frammenti di coroplastica pertinenti
ai 40 cm, a circondare il recinto precedente. Questi a figure di offerenti con il porcellino e hydria sul
muri vengono intonacati allesterno e, nellangolo capo, databili alla seconda met-fine del V secolo
sud-ovest, sono stati rinvenuti 20 strati sovrapposti a.C. (figg. 22.12-13), di un tipo noto a Locri Epize-
di intonaco, indice di una costante manutenzione. firi per un esemplare proveniente dagli scavi Orsi
Dopo la costruzione di questo muro di recinzione 189024, conservato al Museo Nazionale di Reggio
dellaltare, si riscontrano ancora piani di sacrificio Calabria e per due matrici, da Centocamere25.
e, lungo il lato ovest, prospiciente il sacello, vengo- Di fronte allEdificio C, a poco pi di un me-
no depositate sia foglie che spiedi, infilati vertical- tro di distanza, stato rinvenuto un piccolo altare
mente nei piani di bruciato. di cenere (altare B; figg. 22.2, 5; 4,6; 11, 2; 14),
Sullo stesso asse del sacello A, a una ventina che si fonda su depositi votivi della prima fase del
di metri a ovest, si trova un edificio quadrangola- santuario (met VI secolo a.C.). Nelle prime fasi
re (4,80 m di lato): ledificio D (figg. 22.2,8; 4,3; di V secolo a.C. presenta una forma rettangolare
10,1). Fondato su depositi di met VI secolo a.C., (2,13 NS x 1 m EO), delimitata da tegole infisse
presenta una prima fase di V secolo a.C., costituita nel terreno, a contenere diversi piani di sacrificio e
da muri in scaglie di calcare intonacati e ingresso deposizioni di kotylai, alcune sparse, altre impilate
a est largo 2 m, davanti al quale, a 2,50 m, sta- lungo le tegole dei lati sud, est e nord.
ta rinvenuta una piccola porzione22 di un altare di Procedendo verso est, a 90 cm dallaltare B, si
cenere (altare C; figg. 22.2,9; 4,4; 10,2), delimitato trova un blocco di calcare (1,20 x 0,40 m, h 0.45;
da strutture in frammenti di tegole, quasi intera- figg. 22.4, 7; 11, 3), sicuramente di reimpiego, che
mente distrutto da uno scavo clandestino e obli- reca sul lato superiore uniscrizione incisa molto
terato in parte dal vialetto moderno che conduce consumata in cui comunque possibile leggere
al Tempio di Maras. Nonostante il pessimo stato linizio di una parola: ARC [] mentre sui lati corti
di conservazione si pu comunque ragionevolmen- sono presenti a nord una decorazione a bassorilie-
te ipotizzare che si tratti di un altare, poich nel vo di forma lanceolata26, e a sud una linea verticale
riempimento dello scavo clandestino sono stati tro- incisa. Questo blocco potrebbe avere una funzione
vati molti resti di terreno di sacrificio, frammenti rituale e, per la sua vicinanza con laltare B, essere
336 Margherita Milanesio Macr

Fig. 22.4 La seconda fase del Thesmophorion, (inizio V-prima met IV sec. a.C.). In nero sono evidenziati gli interventi di inizio V sec.
a.C.; in grigio i rifacimenti di met-fine V sec. a.C.
M. Mura; T. limiti del temenos; 1. Sacello A; 2. Altare A; 3. Edificio D; 4. Altare C; 5. Edificio C; 6. Altare B; 7. Blocco in calcare; 8. Edificio
B; 9-10. Aree di azioni rituali; 11. Teca.
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 337

stato usato come base per luccisone delle vittime si distingue un oggetto dalla forma allungata che
sacrificali27. pu ricordare i pezzi di carne appoggiati sulla tra-
Una struttura del tutto differente, tanto per tec- peza sul famoso cratere a figure nere da Agrigento
nica costruttiva che per orientamento, rispetto a (Calderone 1986-1987: 41-50, tavv. IX-X) con la
quelle appena descritte ledificio B (figg. 22.2, rappresentazione delle celebrazioni delle tesmofo-
10; 4, 8; 15; Milanesio Macr 2008: 206-207, figg. rie, mentre, in primo piano, ben visibile coltello,
29-31), che si trova a poco meno di 8 metri a nord che in altri contesti ben nascosto36 e che apre
del sacello A. Si tratta di un ambiente rettangolare nuove prospettive sul ruolo di sacrificatrice della
allungato che si appoggia a un muro preesistente in donna locrese37.
blocchi di calcare con andamento nord-ovest sud- Sul fondo di uno dei depositi lungo la sezione
est, la cui natura ancora da definirsi: potrebbe est dello scavo stato rinvenuto poi un krateriskos
trattarsi di un primo limite nord del tmenos, cui con il fondo forato in antico38, un chiaro riferimen-
originariamente si addossava una semplice tettoia to alluso del vaso per accogliere liquidi da donare
sorretta da una palizzata lignea, anche se la scar- alla dea.
sit dello spazio scavato non permette di ottenere Sempre verso la met del V secolo a.C. nella
dati certi28. La realizzazione di questa struttura stessa area sono stati rinvenuti i resti di un pasto
da collocarsi attorno alla met del VI secolo a.C., rituale, composto da quattro pentole con al di sopra
momento cui da datarsi uno stamnos contenu- tre bacili capovolti, frammisti a terreno bruciato
to allinterno della pentola, probabile deposito di (fig. 22.18)39.
fondazione del muro stesso (fig. 22.16). Nel cor- Verso la fine del V secolo a.C. alle deposizio-
so della seconda met del V secolo a.C. ledificio ni votive si sovrappone una nuova sistemazione
viene chiuso sui lati e sulla fronte da muretti in dellarea dove, insieme a focolari e piani di cottu-
tecnica mista, a ottenere un edificio stretto e al- ra, al di sopra dei depositi, vengono infilati i col-
lungato (19,60 x 4,65 m)29, con apertura di 10 m di li di due hydriai, a meno di un metro di distanza
larghezza, successivamente ridotta a 5,50 m, con luno dallaltro40, che, con una serie di ciottoli e
al centro una colonna. Al muro di fondo delledifi- frammenti di ceramica, creano una sorta di alline-
cio B, in un momento compreso tra la fine del V e amento nord-sud (fig. 22.16, B). Al di sotto del col-
linizio del IV secolo a.C., viene addossato poi un lo di hydria pi a sud stato rinvenuto un piccolo
rivestimento di frammenti di tegole e quattro pila- deposito con molto terreno bruciato, unhydriske e
strini aggettanti, che dovevano forse reggere delle 1 pugnale in ferro. Tutta larea intorno ai due tubi
scaffalature lignee per lesposizione delle offerte. poi interessata da piccoli focolari e piani di cot-
Per quel che riguarda le azioni rituali rintrac- tura, caratterizzati dalla totale mancanza di ossa.
ciate nel santuario, riferibili a questa fase di fre- Anche larea alle spalle del sacello (fig. 22.6,
quentazione, sono state esplorate maggiormente 10) interessata tra la fine del VI e la prima met
due aree: una tra ledificio B e il sacello A30 e larea del V secolo a.C. da unintensa attivit di deposi-
alle spalle di questultimo31. zioni votive41, contenute in piccole fosse stracolme
La prima di queste interessata nellarco tempo- di ceramica miniaturistica, kotylai e hydriskai,
rale che va dallinizio del V alla met del IV secolo hydriai, coroplastica e da piccole deposizioni costi-
a.C. da unintensa attivit cultuale (fig. 22.4, 9). tuite da 3 o 4 hydriai; fa eccezione un deposito co-
La fase di inizio V secolo a .C. caratterizza- stituito da un frammento di orlo di pithos, insieme
ta da deposizioni di materiali votivi in semplici a una coppetta e un anello doro. Larea interessata
fosse, a volte sigillate con uno strato di bruciato dai depositi votivi occupa, in senso E-O, una fascia
(fig. 22.17, A). I depositi individuati sono 5, solo di 7 m42 allincirca lo spazio che verr occupato in
parzialmente esplorati32, e contengono i materiali IV secolo a.C. dallacciottolato col pozzo sacro43,
miniaturistici tipici del santuario, quali kotylai di mentre difficile identificarne il limite sud per la
imitazione corinzia, hydriskai, insieme a hydriai, sovrapposizione delle strutture successive.
poca ceramica a vernice nera (askoi, skyphoi) e co- Alla met del V secolo a.C. viene costruita in
roplastica, fra cui sono degne di nota un busto di questarea una piccola teca44 (figg. 22.4, 11; 20)
divinit33 posto a sigillo di un deposito e un singo- (90 NS x 60 EO, profondit 70) costituita da la-
lare frammento di terracotta di un offerente34 (fig. stre di tegole infisse nel terreno, coperta da una
22.18) con vassoio con le offerte dove, al di sopra grossa pietra piatta insieme a frammenti di tegole e
dei tipici dolci (piramides e omphalot popna)35, contornata da deposizioni di hydriskai; allinterno
338 Margherita Milanesio Macr

sono state rinvenute sei olpai miniaturistiche acro- per le colombe si pu ipotizzare una prerogativa
me e pochi frammenti di ossa45. erotica di Demetra, nellambito di quel fenomeno
Dalla seconda met del IV secolo a.C. i lavori di associazione-dissociazione ben evidenziato da
di rinforzamento delle mura di cinta e la costruzio- M. Torelli49, la figura in armi, che evidentemen-
ne della torre angolare producono un innalzamento te rimanda ad Athena, pone non pochi problemi
del piano di calpestio di 20-30 cm46 e una radica- interpretativi.
le ristrutturazione del santuario (fig. 22.5). Viene Alla met del IV secolo a.C. tutti gli edifici su-
modificata la forma e lestensione del tmenos, si biscono una radicale ristrutturazione. Il sacello A
riedificano gli edifici esistenti, se ne costruiscono (fig. 22.5,3) viene distrutto fino alle banchine e al
di nuovi e si realizzano aree attrezzate per lo svol- di sopra dei muri in ciottoli della prima fase, che
gimento di rituali e nuovi depositi votivi. fungono da fondazione, viene eretto un edificio con
Laspetto pi significativo senzaltro la ristrut- muri esterni costituiti da grossi blocchi in calcare
turazione del tmenos, o parte di esso, che assume e calcarenite arenacea inzeppati con frammen-
forma rettangolare regolare di 60 m EO. La costru- ti di tegole e ciottoli, con una tecnica che ricor-
zione della grande torre quadrata viene infatti a da quella a telaio. Allinterno vengono edificate
obliterare in parte il lato est, che viene sostituito una banchina immediatamente a sud della soglia
da un nuovo muro, sempre in blocchi di calcare- e un piccolo ambiente allangolo sud orientale e,
nite arenacea (fig. 22.5, 1), ortogonale rispetto alle di fronte allingresso, lungo il lato ovest, viene co-
mura; il lato sud viene raso al suolo e sostituito struito un basamento rettangolare (0,75 x 2,25 m)
dalle mura di cinta, prova ne lesistenza di un in frammenti di tegole, forse la base per un ban-
deposito votivo proprio in un blocco del precedente cone in mattone crudo (fig. 22.8, A). Linnalza-
muro (deposito F), mentre il limite ovest da indi- mento del piano di calpestio dellarea porta anche
viduare in una struttura, ortogonale alle mura di allobliterazione delle banchine esterne e, lungo i
cinta, messa in luce nello scavo del 2008, a meno lati nord e sud, nel mattone crudo che le costituiva
di 1,50 m alle spalle delledificio D (figg. 22.5, 2; vengono praticate delle trincee di ca. 40 cm, nelle
10,5). quali vengono depositate kotylai impilate, disposte
Questo muro, che stato seguito per 14 me- in file parallele. Si creano cos due depositi votivi,
tri sino alle mura cui si appoggia, costituito da addossati ai muri nord e sud del sacello. Il deposito
grossi blocchi di calcarenite arenacea, caratteriz- lungo il lato nord (fig. 22.22) conserva parte della
zato nel suo lato est, da contrafforti a distanza di copertura in frammenti di tegole poste di piatto, su
2 m, presenta una apertura di 1,70 m, lingresso una delle quali c un doppio bollo. In uno si legge
del santuario (?), alle spalle delledificio D, per poi Thesmpophoroue nellaltro: Xeniks il nome proprio
riprendere verso nord oltre la sezione di scavo. Si del figulo50. Questa tegola, rinvenuta a copertura di
propensi a interpretare questa poderosa struttura un deposito votivo, rappresenta quindi una decisi-
come muro di tmenos per la presenza, lungo il lato va prova della dedica del santuario di Parapezza a
est, appoggiato a essa, di un deposito votivo, che Demetra Thesmophoros. Lultimo momento di vita
potremmo definire di rifondazione47, o ristruttu- del sacello A datato, per la presenza di alcune
razione, databile alla met del IV secolo a.C. (fig. monete in bronzo, intorno alla met del III secolo
22.21)48, costituito da due colombe, una figura a.C.
femminile stante con elmo e scudo, la parte infe- Sempre alla met del IV secolo a.C., si deter-
riore di una grande divinit in trono, una divinit mina una nuova ristrutturazione dellaltare A (fig.
in trono con basso polos e patera nella mano destra 22.5,4) che viene circondato da un rivestimento in
e una coppa acroma, ordinatamente deposte, acco- frammenti di tegole e di calcarenite arenacea, che
state tra loro. Estremamente significativa, risulta ne regolarizza il perimetro, in modo da delinea-
la scelta dei tipi di statuette consacrate: le due co- re un rettangolo di 3 m est-ovest x 4 nord-sud. In
lombe, rimandano ad Afrodite, la figura in armi ad questo momento viene praticata una trincea a U,
Athena, mentre le due figure in trono alla regalit di 40 cm di larghezza, che taglia sia piani di bru-
di Demetra e Persefone, e che riporta al problema, ciato che i muri in mattone crudo, dove vengono
gi affrontato per i rinvenimenti del santuario di deposte kotylai impilate (fig. 22.23), disposte in
Persefone alla Mannella (Cardosa 2002; Cardosa file parallele su tre piani sovrapposti, costituendo
2007) se attributi diversi indichino divinit diffe- un deposito votivo del tutto simile a quelli rinve-
renti o aspetti differenti della stessa divinit. Se nuti lungo i lati sud e nord del sacello. Lo spazio
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 339

Fig. 22.5 La terza fase del Thesmophorion (seconda met IV-III sec. a.C.).
1. limite est del temenos; 2. limite ovest del temenos; 3. Sacello A; 4. Altare A; 5. Edificio C; 6. Altare B; 7. Edificio D; 8. Altare C; 9.
Area pavimentata con i ciottoli con al centro il pozzo sacro; 10. Edificio B; 11. recinto; 11.b altare con i tubuli; 12. deposito circolare.
340 Margherita Milanesio Macr

centrale dellaltare (1,80 x 2,40 m), circondato su nel terreno (figg. 22.5, 6; 29). Lungo il lato ovest,
tre lati dai depositi di kotylai, occupato da pia- quello da cui presumibilmente venivano compiuti i
ni di intonaco bruciato, intervallati da straterelli rituali, sono stati rinvenuti frammenti di ceramica,
di cenere. Il lato frontale, a occidente, occupato sia comune che a vernice nera, conficcati in ver-
da una fascia di cenere in cui sono state ritrovate ticale54. Anche nellultima fase di vita dellaltare
una cinquantina di foglie in ferro e 2 in argento, B vengono deposte al suo interno kotylai sparse e
la maggior parte conficcate in verticale. Laltare, altre impilate lungo i lati sud, est e nord.
nel suo aspetto finale, si pu ricostruire come una Si tratta di una replica in piccolo dellaltare A
bassa struttura rettangolare, chiusa su tre lati da a est del sacello, sia come tecnica costruttiva, che
muretti intonacati e aperta verso il sacello, insie- come tipo di deposizioni, in questo caso per le file
me al quale termina la sua vita, intorno alla met di kotylai impilate sono state deposte contestual-
del III secolo a.C. mente ai sacrifici e non in ununica soluzione come
Per le foglie in metallo (150 esemplari circa; nellaltro caso e, inoltre, allinterno dellaltare B
fig. 22.24), concentrate soprattutto nellaltare, si non sono stati rinvenuti frammenti di ossa.
pensato a uninterpretazione legata al rito della Con la ristrutturazione di IV secolo a.C. si ha
phyllobolia, citato da Filico di Corcira in una com- anche un nuovo edificio D (figg. 22.5, 7; 30), fon-
posizione lirica in onore di Demetra Ctonia (Filico, dato sul precedente, caratterizzato da un tecnica
676; 680, 36-62 50-55), dove si prevede il lancio costruttiva che richiama quella a telaio; lingres-
di foglie su Demetra da parte delle Ninfe e delle so viene ristretto a 1 m, e, in corrispondenza di
Grazie, con un chiaro riferimento alla terra resa questultimo, lungo la parete ovest, viene costrui-
infruttifera dalla dea in lutto51. Oggetti di questo to un basamento di tegole poste di piatto, mentre
tipo, rinvenuti in altri contesti sacri, sono stati il centro occupato da un battuto di ghiaia e a
variamente interpretati sia genericamente come sud dellentrata viene costruita una banchina55.
foglie (Greco 1982: 55-56, fig. 27; Bottini 2005: Si tratta della stessa situazione riscontrata nella
182; Giudice 1977-1979: 288, tav. I, b, nota 12; ristrutturazione ellenistica del sacello A dove in
Orsi 1897: 67), che semplici lamine (Mastronuzzi corrispondenza dellingresso si ha il basamento di
1990: 283, n. 163; De Miro 2000: 295, n. 2066, tegole di piatto e la ghiaia nel centro delledificio,
tav. CLX) o pugnaletti (Orsi 1913a: 141, n. 23, fig. probabilmente per assorbire i liquidi versati du-
187), anche se unutilizzazione pratica nel sacrifi- rante le libagioni.
cio sembra improbabile52. Verso la met del IV secolo a.C. anche lo spa-
Con la ristrutturazione di met IV secolo a.C. e zio a ovest del sacello viene interessato da una ri-
linnalzamento del piano di calpestio, le fondazioni strutturazione, con un conseguente innalzamento
delledificio C (figg. 22.5, 5; 25) risultano oblite- del piano di calpestio e la creazione di unarea so-
rate e al di sopra viene edificata una struttura pi praelevata, costituita da un lastricato in ciottoli di
piccola (1,30 x 1,60 m), addossandosi al perimetro forma circolare (diametro NS 7,70 m) incompleta
interno della precedente, in ciottoli, una sorta di nella parte est (figg. 22.5, 9; 31), dove poggia sul
recinto per libagioni. Lungo la parete ovest la par- lato ovest del sacello (lunghezza EO 7,30 m)56. Il
te finale del fusto del louterion che emerge di ca limite dellacciottolato caratterizzato da un alli-
30 cm viene fiancheggiata, a sud e nord, da tegole neamento di grossi ciottoli, frammenti di blocchi di
infisse di taglio nel terreno, in modo da costituire calcarenite arenacea e di tegole, lungo il quali si
una sorta di vaschetta di protezione. La presenza dispongono deposizioni di kotylai impilate di pic-
di una copertura in tegole testimoniata da uno cole dimensioni, mentre sparsi tra i ciottoli sono
strato di crollo del tetto, allinterno del quale e stati rinvenuti piccoli depositi di kotylai e, soprat-
intorno, negli strati di abbandono della struttura, tutto, hydriskai. Sui ciottoli poggiano due spesse
sono stati rinvenuti numerosi frammenti di statuet- lastre di pietra di forma circolare, una delle qua-
te di Demetra con fiaccola e porcellino attribuibili li costituisce la copertura di un pozzo sacro (fig.
a un orizzonte cronologico di fine IV-inizi III secolo 32)57, realizzato con una ghiera in pietra, che ne
a.C.53 (figg. 22.26; 27; 28). contiene due sovrapposte in terracotta. Allinterno
Ancora nella stessa fase di met IV secolo a.C., del pozzo sono stati rinvenuti cinque deposizioni,
viene ristrutturato laltare B con un ampliamento a quote diverse, insieme a resti di sacrifici (ossa
(2,75 m NS x 1,70 EO) dei lati ovest, est e nord, e bruciato). I depositi si differenziano per i tipi di
delimitati da frammenti di tegole infisse di taglio materiali, un primo composto da sette olpai mi-
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 341

niaturistiche (fig. 22.33); un secondo da due hydri- nel terreno e contenuti in una cassa (2,20 x 1,0 m),
skai; un terzo da due askoi acromi a ciambella (fig. formata da tegole poste di taglio a limitarne i lati
22.34); un quarto da due olpai in bronzo, con le e disposte di piatto a coprire (fig. 22.37)61. Nelle
anse verticali sopraelevate con lattacco inferiore immediate vicinanze di questo altare si trova un
configurato a palmetta e a testa di sileno (Mila- deposito votivo costituito da una fossa riempita da
nesio Macr 2005: 231, nn. II., 36-37), deposte kotylai impilate ed hydriskai, utilizzate per versare
insieme a una brocchetta fittile (fig. 22.35); e un liquidi attraverso i tubi del vicino altare (Milanesio
quinto composto da due oggetti fittili di difficile 1996: 49).
interpretazione. Si tratta di due oggetti cilindrici, In un momento successivo, intorno alla fine del
completamente chiusi, con basi leggermente ag- IV secolo a.C., tra il recinto e laltare A viene edi-
gettanti (fig. 22.36), che ricordano delle pissidi, ficato un deposito votivo circolare, di 6,50 m di
ma che potrebbero avere unaltra interpretazio- diametro (fig. 22.21, 12), delimitato da blocchi e
ne proprio in virt della collocazione come dono con una copertura di ciottoli piatti, al di sotto del-
allinterno del pozzo sacro, che ne prevedrebbe un la quale si ritrovano hydriskai e kotylai impilate
valore simbolico: sarebbe suggestivo interpretarli (fig. 22.8,C).
come una versione fittile di bussolotti per astragali, Lo scavo al Thesmophorion di contrada Para-
anche in virt delle implicazioni oracolari dellog- pezza fornisce quindi nuovi dati per la ricostruzio-
getto (Meirano in Le Arti di Efesto, scheda n. 42.3, ne del culto di Demetra a Locri: la recente scoperta
pp. 206- 207; Meirano 2004a). di edifici con altari del tutto simili al sacello apre
Il pozzo sacro, come la teca della fase prece- nuovi orizzonti interpretativi per quanto riguarda
dente, pu essere interpretato come il mgaron, la la struttura e lo svolgimento dei rituali allinterno
cavit sotterranea in cui venivano posti i maialini a del santuario. possibile pensare infatti a edifici
putrefare, dove si svolgeva cio lazione rituale del e spazi differenziati per i vari momenti del ritua-
megarizein58: il seppellimento del maialino vivo e le, dalle libagioni ai pasti rituali, al megarizein,
riesumazione rituale dopo tre giorni (o un anno o ma anche a unorganizzazione delle celebrazioni
tre mesi secondo i luoghi e le tradizioni), per mi- che prevedesse edifici distinti per diversi grup-
schiare gli avanzi ai cereali da offrire. Il rituale pi di fedeli, suddivisi forse per gene62, oppure
esprime la fiducia incondizionata nella Dea: alla alla presenza di divinit differenti all'interno del
terra va tutto, anche la vita, e la terra in cambio re- Thesmophorion.
stituisce i doni di eukarpia e kalligeneia, concetto
alla base delle deposizioni alimentari ben attestate
Note
nel santuario di Parapezza.
In questa stessa fase si assiste a un ulteriore
rinnovamento dellinterno delledificio B: ai muri
1
Orsi non pubblic che un breve accenno allo scavo a
Parapezza nella sua pubblicazione su Caulonia, in merito
perimetrali vengono addossate delle banchine into- a una serie di frammenti di lastre di sima (Orsi 1924:
nacate, larghe 80 cm e alte intorno ai 40, cambiando 58); le poche notizie sullo scavo si hanno dal Taccuino
probabilmente destinazione duso, trasformandosi VI, 1889-1890: 66-68, e dalle relazioni contenute nella
forse in hestiatorion (figg. 22.5,10; 15)59. Da un corrispondenza di P. Orsi con il Ministro Fiorelli, conservata
deposito allesterno delledificio proviene un fram- allArchivio Centrale dello Stato; Direzione Generale Beni
mento di orlo di situla acroma con iscrizione graffita Artistici-Ministero P.I.; II Versamento, I serie, busta 195,
scavi Locri, fasc. 3241. Sullo scavo di P. Orsi a Parapezza:
qes[ sicuro riferimento alla Thesmpohoros, data- Grattarola 1994; Sabbione 2008.
bile intorno alla fine del IV-III secolo a.C. (Milane- 2
Dei saggi di Orsi 1890 esiste una pianta in scala 1:250
sio Macr 2005: 235, n. II.70). Da un altro deposito (Sabbione 2008: 194, fig. 2) dalla quale stato possibile
riferibile a un orizzonte cronologico di fine IV se- localizzare sul terreno diversi depositi votivi.
colo a.C. proviene una piccola fiaccola in bronzo 3
Ledizione critica della monografia di P. Orsi, Locri Epizefiri,
(Milanesio Macr 2005: 234, II.69). in corso di redazione a cura del dott. Claudio Sabbione alla
Nella ristrutturazione di met IV secolo a.C., cui disponibilit si deve la possibilit di pubblicare questo
prezioso stralcio. Infra p. 488.
a ridosso della torre angolare, viene costruito un 4
Orsi fa qui riferimento a scavi clandestini di cui d notizia
piccolo recinto (fig. 22.5, 11), allinterno del quale,
in una lettera al Ministro Fiorelli del 6/09/1898, dove
lungo il lato sud, sono state rinvenute alcune de- sostiene che i saccheggi a Parapezza venivano perpetrati a
posizioni in piccole fosse di materiali votivi60 e un opera non solo di privati cittadini, ma addirittura del sindaco
piccolo altare, composto da quattro tubuli infissi stesso, e che avrebbero riempito il paese di centinaia di
342 Margherita Milanesio Macr

vasetti e di figurine fittili. Larcheologo roveretano, appena tombe rinvenute negli scavi Orsi a Lucifero (Orsi 1911a;
arrivato, ebbe quindi cura che le cose buone fossero 1912; 1913; 1917), che quelle rinvenute a Parapezza nel
acquistate dal Museo di Reggio. In un altro passo della stessa 1969. Elia 2002: 200.
lettera si pu comprendere forse la segretezza che avvolse 11
Questi depositi si inseriscono perfettamente nel gruppo
lo scavo a Parapezza, scrive Orsi: [] Credo che il Prof. dei depositi di propiziazione o ringraziamento (gruppo I),
Petersen avr gi scritto alla S. V. Illustrissima di poter far nella classificazione di M. Bonghi Jovino, trovandosi in
egli questo scavo [] Sembrami anche conveniente che di quella condizione di [] visibilit invisibile [], che
questo secondo scavo, proposto da me, il risultato scientifico ben si addice al Thesmophorion di Parapezza (Bonghi Jovino
vada esclusivamente a beneficio dei nostri Istituti Nazionali; 2005: 34-35).
e per, dato che lo scavo abbia luogo, domando se al Prof. 12
Come i depositi nn. 2 e 13, rinvenuti da Orsi (Grattarola
Petersen dovr, come per il tempio, accordare la facolt di
1994: 56, fig. 2; Sabbione 2008: 94, fig. 2) e i depositi
levare disegni e fotografie delle numerose terrecotte che
A e parte del dep. 49, rinvenuti negli scavi 1989 e 2000
sicuramente verranno in luce []. Dal tono della lettera
(Milanesio Macr 2008: 197, fig. 6).
si pu evincere una certa polemica nei confronti della
Missione tedesca che vorrebbe accaparrarsi il merito dello
13
Alcuni depositi sono stati soltanto identificati in piccole
scavo, concetto che verr ribadito da Orsi alcuni mesi dopo, porzioni al di sotto degli edifici di V secolo a.C. Da un
quando, esponendo le aspettative nei confronti dello scavo deposito al di sotto del Sacello A provengono alcuni
di Parapezza, dice: [] le probabilit di riuscita sembrano frammenti recentemente attribuiti al Pittore di Hipponion dal
appunto tanto maggiori, in quanto, come la V.S. ben sa, il Prof. prof. C.W. Neeft, che si ringrazia per lindicazione.
Petersen voleva assumere tale impresa per conto dellIstituto 14
La coroplastica rappresentata per la maggior parte da
Germanico []. Lettera del 4/12/1889 a Fiorelli. figure femminili, insieme a protomi e pinakes (Grattarola
5
Per gli scavi a Parapezza dal 1989 al 2005: Lattanzi 1990: 1994; Milanesio 1996: 53, nn. da 1.3 a 1.8; Barra Bagnasco
589-591; Lattanzi 1990a: 253-254; Costamagna e Sabbione e Elia 1996a: 81-82).
1990: 184-185; Lattanzi 1994: 732-733; Milanesio 1996; 15
Dallo scavo Orsi provengono 78 protomi (Grattarola 1994:
ripreso con qualche imprecisione da Hinz 1998: 206-208; 60, nn. 10-11; Barra Bagnasco e Elia 1996a). Sulle protomi
Lattanzi 2002: 785-786; Lattanzi 2004: 1013-1014; Lattanzi di Locri Epizefiri: Barra Bagnasco 1986.
2005: 722-724; Sabbione 2004: 384-393; Milanesio Macr 16
A titolo di esempio di ricorda il ben noto caso di Bitalemi;
2008: 196-220. da ultimi Orlandini 2008: 173-186; De Miro 2008: 50.
6
Le notizie sulle campagne di scavo 2004 e 2006, illustrate 17
Nella denominazione di questo edificio si preferito
a Taranto dal dott. Claudio Sabbione nellambito dei mantenere la dicitura sacello per uniformarsi con il resto
Convegni Internazionali di Studio sulla Magna Grecia, per delle pubblicazioni edite (Milanesio Macr 2008: 198 sgg.,
disguidi tecnici, non sono state pubblicate, su tali ricerche si figg. 10-15).
ha quindi un unico breve accenno al rinvenimento del pozzo 18
Singolare la presenza di alcuni askoi miniaturistici a
sacro, avvenuto nel 2004, nella scheda che accompagna i
materiali del Thesmophorion esposti nella mostra: Magna vernice nera.
Graecia. Archeologia di un sapere, svoltasi a Catanzaro nel
19
Milanesio 2005: 230, II.33; Milanesio 2008: 215, figg.
2005 (Milanesio Macr 2005: 229-235). 36-37. Il serpente la rappresentazione di un colubrine,
7
Le esplorazioni, da aprile a luglio del 2008, hanno la specie pi frequente di serpenti innocui, caratterizzato
interessato soprattutto lampliamento della fronte ovest dello dalle bozze nella parte superiore della testa (Bodson 1981:
scavo (180 mq ca.) nellarea alle spalle del sacello A, sino 57). Rappresentazioni di serpenti crestati e barbati sono
a una ventina di metri dal limite occidentale del tmenos. frequenti nel repertorio figurativo greco (Bodson 1978: 68-
92;Mitropoulou 1977), ma lesemplare di Parapezza risulta
8
Lo scavo stato condizionato dal percorso pedonale alquanto singolare, soprattutto per quel che riguarda il modo
moderno che dal Museo Nazionale di Locri Epizefiri porta al di rendere il muso dellanimale. Altri serpenti in bronzo con
santuario di Maras, che non ha permesso di mettere in luce barba, ma senza cresta, provenienti anche da contesti locresi
completamente alcune strutture. (Meirano 2002b: 119-127, 200-202; Le arti di Efesto: 205
9
Nella trattazione dello scavo non sono stati usati i punti e 207, scheda di cat. n. 42.6, D. Elia-M. Rubinich; Rolley
cardinali astronomici, ma quelli convenzionali, dove mare 2000: 261), sono rappresentati con il muso tondeggiante,
corrisponde a est, per uniformarsi con quelle adottate che nellesemplare di Parapezza risulta invece decisamente
dallOrsi per il vicino tempio di contrada Maras e con gli appuntito, tanto che di profilo pu sembrare un becco,
studi su Locri Epizefiri (Barra Bagnasco 1996b: 241; Barra sarebbe suggestiva lipotesi che si sia voluto rappresentare
Bagnasco 2000: nota 2; Barra Bagnasco 2002: 91, nota n. 9). una sorta di serpente-gallo.
10
Sono stati riconosciuti i limiti E e S, mentre il limite N 20
Bodson 1981: 57-78, dove lAutrice sostiene: [] il
ipotizzato nelle strutture murarie, perpendicolari alle mura serpente, molto frequente nellarte greca, sempre legato
di cinta, nei pressi della torre di Parapezza, messe in luce alla terra []; Rolley 2000: 261-266.
da de Franciscis tra i 1954 e 1956 (De Franciscis 1979a: 21
Le analisi delle ossa rinvenute nellaltare eseguite dal dott.
fig. 5; Gullini 1980: 43, tav. III, nn. 29-30). Il limite N non
Giuseppe Lanza hanno confermato che si tratta nella totalit
stato individuato ma molto probabile che si trovi a una
di ossa di maiali che presentano segni di macellazione e di
cinquantina di metri dal fronte N delle mura, dove in antico
scorreva un fiume che divideva larea del santuario dalla fuoco diretto.
necropoli di Parapezza-Lucifero. stato infatti proposto
22
Langolo nord-ovest e parte del lato ovest.
da D. Elia di ricondurre a ununica grande necropoli sia le 23
Supra p. 340.
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 343

24
Una fotografia, stampata in modo speculare, del frammento 39
Lanalisi del terreno ancora in corso; comunque
pubblicata in Milanesio 1996: 50. interessante notare come in questarea non siano stati
25
Matrice di una statuetta di figura femminile con una hydria rinvenuti frammenti di ossa di animali. Sullimportanza
sul capo e un maialino in braccio, da Centocamere, scavi dei pasti rituali allinterno delle tesmoforie si veda
Oliverio 1950, inv. n. 43412., in corso di pubblicazione da Bookidis1993.
parte della prof. M. Barra Bagnasco e Locri V, n. 610, pp. 40
Identica situazione rituale si ritrova a Herakleia nel saggio
301 e 448, tav. CXV. 3/95 (Otto 2005: 8); una situazione simile rappresentata
26
Sarebbe suggestivo pensare che si sia voluto rappresentare dal collo di anfora del piccolo complesso cultuale di Fondo
una foglia, come quelle offerte nellaltare A. Melliche, a Vaste (Semeraro 1990: 153-154).
27
singolare poi che nelle immediate vicinanze di questo
41
In questo caso non prevedono luso del fuoco.
blocco sia stato rinvenuto un frammento di base di tripode in 42
Parte dellarea stata distrutta dallo scavo di Orsi per
calcare con iscrizione in verticale Hiars, sicuramente non il deposito n. 49 addossato al sacello e da diversi scavi
in situ forse trascinato da un passaggio di acqua. clandestini.
28
Ledificio B si trova a meno di 50 cm dal muro di recinzione 43
Si ipotizza che larea interessata dalle deposizioni occupi
dellarea del Museo Nazionale di Locri Epizefiri ed quindi una fascia di ca 7 m E-O, mentre la lunghezza N-S non
impossibile, al momento, proseguire lesplorazione del muro ancora definibile poich i depositi continuano sicuramente
in calcare, che continua oltre la stessa al di sotto della strada verso nord, oltre la sezione attuale dello scavo, mentre
che attualmente porta allarea del teatro greco-romano. a sud non stato possibile indagarne il limite per la
29
Ledificio conservato per 14 m di lunghezza; la parte sovrapposizione dellacciottolato (supra p. 340).
est stata totalmente distrutta dagli scavi clandestini del 44
Non stato possibile definirne completamente il perimetro
1885-1889, che hanno devastato unarea piuttosto vasta del poich sul lato sud insiste larea dellacciottolato.
santuario. 45
Nella seconda met del IV secolo a.C. in questa stessa area
30
Un piccolo saggio di 3,50 x 5,50 m, praticato in una si costruisce larea pavimentata con ciottoli con al centro un
situazione di emergenza nellautunno del 2006, ha dato pozzo sacro, attorno al quale vi erano depositi di hydriskai e
risultati molto interessanti, anche se parziali, in merito alle dentro soprattutto olpai; le due strutture sembrano avere la
azioni rituali che si svolgevano in questarea. stessa funzione rituale, probabilmente il luogo in cui veniva
31
Nel resto del santuario non sono ancora stati raggiunti svolto il rituale del megarizein, ovvero del gettare i maialini
i livelli di inizio V secolo a.C., se non in piccoli saggi nelle cavit sotterranee per poi recuperarne i resti putrefatti
che hanno restituito dati parziali. Materiali interessanti (supra p. 340-341).
provengono da quelli realizzati per la costruzione della 46
In questo momento, al tempo cio di Dionisio I, a Locri
copertura del sacello A. si potenziarono alcuni tratti delle mura, tra i quali quello
32
Le situazioni di deposito continuano sia verso est che costiero limitrofo alla cd. porta portuense (Barra Bagnasco
ovest, oltre le sezioni di scavo. 2000: 19-20, nota 26).
33
Il frammento, purtroppo malcotto, stato recuperato solo
47
Ben noti sono i casi di depositi di fondazione in ambito
in parte. magno greco e siceliota, si ricordano, a titolo di esempio,
per Locri il deposito votivo di Quote S. Francesco, legato
34
Prima met V secolo a.C., rinvenuto in un deposito votivo
alla prima fase monumentale delle mura di cinta (Sabbione
nelle immediate vicinanze delledificio B, esplorato solo in
1996: 26 ); il deposito di Entella (Parra 2005c: 65-72); o
parte.
il tempio di Athena a Francavilla Marittima (Stoop 1979:
35
Per unanalisi completa delle offerte di questo tipo e le loro 77-80); quello del c.d. Edificio Quadrato dellHeraion alla
valenze simboliche si veda: Meirano 1996; Meirano 2006. Foce del Sele (Zancani Montuoro, Schlger e Stoop 1965-
36
Il coltello sacrificale celato al di sotto dei semi e dei 1966: 28-31); del santuario di Santa Venera (Pedley-Torelli
dolci sacri (Detienne 1979: 16; durand 1982: 128), basti 1993: 101); del tempio A di Himera (Himera I: 87-90); o di
pensare agli esemplari di offerenti con cesta da S. Nicola di Bitalemi (Orlandini 1966: 22; Orlandini 1967: 179).
Albanella (Cipriani 1989). 48
Ancora da chiarire la natura di un altro piccolo deposito
37
Non questa la sede per una disamina sulla figura del votivo rinvenuto sempre addossato a questa struttura, ma sul
sacrificatore nellambito delle tesmoforie; si rimanda per la lato ovest, nel punto di contatto con le mura, costituito da
bibliografia sullargomento: Milanesio Macr 2008: 209-210. due recumbenti, una testa femminile appartenente al c.d.
Sulla presenza maschile nei riti tesmoforici si veda De Miro gruppo del congedo e alcune kotylai.
2008: 53 sgg.; Detienne 1982. 49
Torelli 1977a: 177; sulle caratteristiche dei culti femminili
38
Crateri, o altri vasi, usati per accogliere le offerte di liquidi a Locri: Torelli 1976 e 1987.
nel terreno sono ben attestati nei santuari della dea; si cita, a 50
Milanesio Macr 2005: 235, II.71, dove lapografo
titolo di esempio, il caso del santuario di Siris-Herakleia dove pubblicato capovolto.
vasi col fondo forato, colli di hydriai o cilindri in terracotta 51
Milanesio Macr 2008: 210-211; sul rituale della
sono utilizzati largamente, mentre attestato un solo cratere
phyllobolia nei contesti tesmoforici, Sfameni Gasparro 1986:
laconico utilizzato a tale scopo (Otto 2005: 13, fig. 18). Sulluso
208-209.
dei crateri col fondo forato in ambito funerario, con cui il
culto di Demetra mostra non poche affinit, si veda, per Locri
52
Il foro non sembra infatti funzionale allinserimento di una
Epizefiri, linteressante sintesi di D. Elia sui rinvenimenti qualche impugnatura, che sarebbe oltremodo scomoda, ma
della necropoli di Lucifero (Elia 2003: 146 sgg.). soltanto per appendere le foglie a fili o ganci.
344 Margherita Milanesio Macr

53
Inv. nn. 147954-147955-147958. interessante 60
Deposito B, composto da 12 hydriskai e una statuetta
notare come queste statuette di offerenti con porcellino si frammentaria di figura femminile panneggiata con notevoli
rinvengano esclusivamente nellambito delledificio C, anche tracce di bruciato, riconducibile al tipo di Demetra con
per quel che riguarda la fase precedente (supra p. 335). fiaccola e porcellino; Deposito D, un Krateriskos acromo,
54
Caratteristica presente anche nellultima fase dellaltare A. con allinterno un kyathos (attingitoio) e due coppette
55
Ne stato messo in luce un piccolo tratto, il resto rimane miniaturistiche; Deposito C: due lame di coltellino in ferro,
al di sotto della sezione. un anellino in bronzo e tre skyphoi a vernice nera con
iscrizioni graffite tra le anse allesterno dellorlo, forse con
56
Anche lacciottolato, come larea per sacrifici, distrutto le abbreviazioni dei nomi dei dedicanti; PALA ARI; PLOU
in parte dallo scavo di Orsi per il deposito n. 49 e dagli scavi [.] Ploutou? e TASD[..] Tas Dam?) (Milanesio 1996: 49-52 e
clandestini (supra nota n. 2). 53-54, n. 1.8).
57
Una situazione del tutto simile con pozzo sacro e 61
Milanesio Macr 2008: 199, fig. 8. Sistemi di tubi per
deposizioni si trova nel santuario di Herakleia (Nava 2001: offerta si trovano in varie aree santuariali. Unarea di culto
953-955). con un sistema di tubi di terracotta e colli di pithoi allineati
58
Il rinvenimento di ossa di maiale non bruciate allinterno e infissi nel terreno, connessi allo svolgimento di rituali
del pozzo fa propendere ulteriormente per questa di natura ctonia, si trova nel santuario Settentrionale di
interpretazione. Pontecagnano (Battista 2005: 583, tav. V, c; Pontecagnano
59
Come accade nella ristrutturazione di IV secolo a.C. del 2005 b: 199-200, figg. 10-11); apprestamenti simili si
santuario vecchio di Eloro (da ultimo De Miro 2008: 66- trovano a Volterra (Bonamici 2005: 5) e nel santuario
67, fig. 44). Sullimportanza dei pasti rituali e sulle dinnig indigeno di Monticchio (Marconi 1933: 45-47, tav. XV,3).
rooms di Corinto si veda: Bookidis 1993; Bookidis 1997; 62
Come ipotizzato per Gela, Kron 1992: 622-623, teoria
Bookidis 2008. ripresa in De Miro 2008: 50.
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 345

22.6 22.7

22.8 22.9

Fig. 22.6 Panoramica del Thesmophorion da ovest.


Fig. 22.7 Particolare di un deposito votivo di met VI sec. a.C. con protome.
Fig. 22.8 Il sacello A (A) e laltare A (B) e il deposito circolare (C) da ovest.
Fig. 22.9 Particolare della testa del serpentello rinvenuto nel sacello (met V sec. a.C.)
346 Margherita Milanesio Macr

22.10 22.12

22.11 22.14

Fig. 22.10 La parte occidentale del santuario; i nuovi edifici da ovest. 1.


Edificio D; 2. Altare C; 3. edificio C; 4 Altare B; 5. muro di temenos di met
IV sec. a.C.
Fig. 22.11 LEdificio C (1), laltare B (2) e il blocco in calcare (3) da ovest.
Fig. 22.12 Statuetta di offerente con porcellino, dalledificio C (met-fine V
sec. a.C.).
Fig. 22.13 Testina di statuetta con hydria sul capo di offerente con porcellino,
dalledificio C (met-fine V sec. a.C.).
Fig. 22.14 Altare B. Le frecce indicano la fase di V sec. a.C.
22.13
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 347

Fig. 22.15 Edificio B da ovest. Fig. 22.16 Deposito di fondazione delledificio B (met VI sec.
a.C.).

Fig. 22.17 Area di rituali tra il sacello a e ledificio B. A. Depositi Fig. 22.18 Frammento di offerente con vassoio con offerte
di prima met V sec. a.C. e focolari; B. I due colli di hydriai infissi (prima met V sec. a.C.).
nel terreno.

Fig. 22.19 Area di rituali tra il sacello A e ledificio B. I resti del Fig. 22.20 Area alle spalle del sacello A. la Teca da nord.
pasto rituale, da est.
348 Margherita Milanesio Macr

22.21

22.23 22.22

22.24

Fig. 22.21 Il deposito di ristrutturazione (met IV sec. a.C.).


Fig. 22.22 Il deposito delle kotylai lungo il lato nord del sacello.
Fig. 22.23 Laltare A (met IV sec. a.C.).
Fig. 22.24 Foglie in argento dallAltare A.
Forme di culto nel Thesmophor ion di c . da Parapezza 349

22.25 22.26

22.27

22.28 22.29

22.30 22.31

Fig. 22.25 Edificio C con il tubo affiancato dalle tegole infisse di taglio da ovest.
Fig. 22.26 Testina femminile appartenente a una figura di offerente con fiaccola e porcellino (fine IV-III sec. a .C.), dallEdificio C.
Fig. 22.27 Frammento di busto di figura di offerente con fiaccola e porcellino (fine IV-III sec. a.C.), dallEdificio C.
Fig. 22.28 Frammento della parte destra con fiaccola di figura di offerente con porcellino (fine IV-III sec. a .C.), dallEdificio C.
Fig. 22.29 Altare B (fase di met IV sec. a.C.).
Fig. 22.30 Edificio D (fase di met IV sec. a.C.).
Fig. 22.31 Larea alle spalle del sacello con le basi circolari.
350 Margherita Milanesio Macr

22.33

22.34

22.32

22.36

22.35 22.37

Fig. 22.32 Il pozzo sacro. Fig. 22.35 Olpai in bronzo e brocchetta fittile dal pozzo sacro.
Fig. 22.33 Olpai dal pozzo sacro. Fig. 22.36 Pissidi dal pozzo sacro.
Fig. 22.34 Askoi a ciambella dal pozzo sacro. Fig. 22.37 Laltare con i tubuli da ovest.
23.
Il santuario di Persefone alla Mannella
Massimo Cardosa

1. Storia degli scavi di Roma e di Napoli, andando poi ad arricchire


molte collezioni private e pubbliche, anche estere.
Il santuario della Mannella sorge su un basso Nel Museo di Napoli, in particolare, giunsero a pi
terrazzo nel vallone che divide la collina dellAb- riprese numerosi reperti di cui venne annotata una
badessa da quella della Mannella, alle pendici generica provenienza locrese, ma sulla cui perti-
di questultima, immediatamente allesterno delle nenza allo stesso contesto votivo vi sono pi che
mura di Locri Epizefiri. In tale vallone, chiamato semplici sospetti: fra questi due elmi calcidesi in
un tempo indifferentemente con il nome delle due bronzo, uno con iscrizione dedicatoria a Persefone
colline, nel 1790 venne rinvenuto un cippo iscritto (Millin 1816: 1, 45; Orsi 1909a: 479.), un altro con
con la dedica di Einiadas, Eukelados e Cheimaros paragnatidi a testa di ariete4 e un nucleo di pina-
alla Dea1. La data di rinvenimento di tale reper- kes5, registrato nelle collezioni nel 1825, insieme
to coincide con la prima sicura attestazione di una a numerosi altri oggetti, fra cui monete, statuette
concessione di scavo nellarea della citt antica, e specchi di bronzo e vasi figurati, provenienti da
rilasciata quellanno dal governo Borbonico al Cav. una campagna di scavi eseguita in Regio conto6.
Venuti2. Si tratta anche della prima testimonianza Allo stesso modo unansa plastica in bronzo
certa dellaffioramento di materiale archeologico raffigurante due felini che sbranano un cervide,
nellarea e il segnale dellinizio del saccheggio del appartenente a un bacile, pervenne nelle collezioni
santuario. Si hanno notizie di altri scavi svolti alla dello scultore danese Thorvaldsen, vissuto a lungo
fine del 700 dovera lantica Locri su regolare in Italia nella prima met dell800, ed oggi con-
concessione del governo borbonico e, pur non es- servato al Museo Nazionale di Copenhagen7.
sendo note le aree dove essi vennero effettuati, Nella prima vera planimetria dellarea arche-
molto probabile che includessero anche la Man- ologica di Locri, pubblicata dal duca di Luynes
nella3. La ricchezza dei rinvenimenti nel vallone nel 1830, sulla zona del santuario riportata
fin da allora dovette far nascere la diceria che qui lindicazione: Sepolcreto Abadessa, indice che
fosse collocata una ricca necropoli, ma gi il conte probabilmente, pur essendo al corrente dei ricchi
Bielinski, che visit le rovine di Locri nel 1791, rinvenimenti avvenuti nella zona, e pur avendola
esternava le sue perplessit, segnando nella sua visitata, lautore ancora non ne aveva compreso la
planimetria schematica dellarea archeologica, in natura8. Analoga legenda presente anche, alcuni
corrispondenza della Mannella (lettera I): Preten- anni dopo, nella pi puntuale e precisa pianta di
dus sepulchres qui ne sont rien autre chose que le Locri presentata da Pasquale Scaglione, del 1856,
substructions des murailles qui joignaient les col- dove si specifica: sito de Sepolcreti nel podere
lins (Bielinski 1968: 30-33). lAbadessa, tra i due monticelli, La Mannella e
Nel corso di tutto l800, fino ai primi anni del LAbadessa, in dove si sono scoverte due basi di
900, il saccheggio dellarea sacra si fece sempre pietra arena nel 18559.
pi intenso; in questo periodo materiali provenienti Nel 1884 viene pubblicato su Notizie Scavi il
dalla Mannella confluirono sul mercato antiquario rinvenimento fortuito alle falde della Mannella di
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
352 Massimo C ar dosa

quella che viene definita una antefissa fittile con dal frettoloso, imperito lavoro di frugamento
la raffigurazione di due cavalli (Fiorelli 1884: 251 avido, imponderato, inconsulto; tanto che per
s., n. XXII, tav. I, n. 3). Si tratta in realt di un risparmio di fatica o per mancanza di braccia
frammento di pinax, il primo di cui si abbia latte- gli oggetti ad uno ad uno eransi vivamente con-
stazione certa ed esplicita di una provenienza dal trastati alla terra conservatrice e, pi che tolti,
santuario locrese (Grillo in CPL I: 480). strappati a forza per met, per un terzo, a fram-
Nel 1890, in occasione delle loro campagne di mento a frammento, e poi sconvolti e confusi in
scavo locresi, Paolo Orsi, Petersen e Stefani non rottami! E tutto intorno allo sterro tumultuoso
mancarono di visitare la localit dove sorgeva il un miserevole tritume di terrecotte in coropla-
santuario, notandovi notevoli avanzi di muraglio- stica, di vasi figurati ed anche pezzetti di bron-
ni (Orsi 1909a: 408), senza tuttavia programmar- zo e di vetri smaltati (Quagliati 1908: 136).
vi degli interventi. Negli anni successivi per la
situazione and progressivamente degradandosi: Deciso a porre un freno alle devastazioni e
nel 1898 un altro consistente nucleo di frammenti ai saccheggi di questarea archeologica, Pao-
di pinakes giunge sul mercato antiquario di Roma, lo Orsi, nel giugno del 1907 scrive quindi una
dove viene acquistato dal prof. R. Zahn per conto nota al Ministero della Pubblica Istruzione sot-
del Museo dellUniversit di Heidelberg10. Negli tolineando la necessit di affrontare lo scavo del
stessi anni altri frammenti entrano nella collezio- santuario anonimo con abbondanti ex-voto nella
ne Chapman, poi acquistati nel 1939 dal Museo regione Mannella, ove esso, come purtroppo temo,
di Philadelphia, dove recavano come indicazione non sia stato negli ultimi anni saccheggiato dai
di provenienza da scavi di Locri 1900 (Zancani villani e dal Candida (Spadea 1994: 811-812).
Montuoro 1940 = AMSMG 1994-95: 178; Prckner Cos nellaprile del 1908, seguendo le indicazio-
1968: 98); si tratta sicuramente dello stesso sign. ni dellavv. Candida, egli pot intraprendere il
Chapman di Philadelphia dei cui scavi abusivi in primo scavo regolare, di cui, come sua consue-
localit S. Francesco si lamenta Orsi nel 190211. tudine, diede subito un primo resoconto (Orsi
Nella stessa sede lo studioso segnala come dap- 1909a). Gi con la prima campagna lo studioso
prima una erosione e una frana, poi il lavorio dei fu in grado di delimitare approssimativamente
contadini, da ultimo quello di qualche signore di larea occupata dal santuario, avviando lesplora-
Gerace (Orsi 1902: 42) avessero portato alla luce zione di quella che defin la grande favissa, e
un deposito di materiale votivo, in parte raccolto da scoprendo una piccola edicola tesauraria. Con
un appassionato locale, lavv. Domenico Candida, la seconda campagna (1909) complet la messa in
in parte ormai disperso, anche allestero12. luce di quello che rimase lunico edificio indivi-
Nel 1906 alcuni contadini in una interca- duato nel santuario e prosegu lesplorazione della
pedine formata da due muraglioni raccolsero grandiosa fossa di scarico, ancora senza esau-
nuovamente numerosi frammenti di pinakes e di rirla (Orsi 1909b: 321-322). Nel 1910 esegu una
ceramica con oggetti di bronzo e avorio13. Tali og- serie di saggi per appurare leffettiva estensione
getti confluirono ancora una volta nella Collezione del deposito votivo, rinvenendo ancora abbondan-
Candida, i cui materiali lanno successivo (1907) tissimo materiale (Orsi 1911). Nel 1911 procedette
vennero acquisiti dallo Stato e provvisoriamen- al consolidamento delle strutture portate in luce
te depositati presso il Museo di Taranto. Quinti- fino a quel momento, esplorando ancora un tratto
no Quagliati, che pubblic i pinakes appartenenti dellamplissima fossa-favissa (Orsi 1912: 21).
alla collezione, ebbe modo, in compagnia del pro- Nel 1912 visit nuovamente larea, non sappiamo
prietario, di visitare il luogo di rinvenimento degli se per svolgervi ulteriori indagini, riconoscendo la
oggetti. Le sue parole sono molto eloquenti dello presenza di una iscrizione su un blocco reimpiega-
scempio che gli scavi clandestini stavano operando to nelledicola tesauraria (Orsi 1913).
sullarea archeologica: Agli scavi Orsi seguirono nel 1941 quelli di
Paolo Enrico Arias14, di cui purtroppo non cono-
[] ho veduto ancora parte degli oggetti votivi sciamo i particolari, n il rapporto con quelli pre-
di scarico, stretti e imprigionati nella interca- cedenti, anche se dovettero essere contigui a quelli
pedine di due muraglioni, dove tenacemente di Orsi, dal momento che, per esempio, numerosi
li serrava la terra di penetrazione e di colma- frammenti di pinakes dei due complessi attaccava-
tura. Il ripostiglio era gi devastato e disfatto no tra di loro (Zancani Montuoro 1954: 72, nota 5).
Il santuario della Mannella 353

Tra il 1951 e il 1953 risalgono invece le indagi- fondazioni di unedicola e in una serie di muri di
ni di Giulio Jacopi, che avrebbero interessato larea terrazzamento che avevano anche il compito di ar-
intorno alledicola tesauraria15 ginare e regolare lo scorrimento delle acque sul
Dopo tale data, a parte un breve sondaggio fondo del vallone.
condotto da Bruno Chiartano allinizio degli anni Ledicola (fig. 23.1, n.1) sorgeva nella parte nor-
6016, non sono state pi svolte indagini nellarea dorientale dellarea esplorata. Il rilievo presenta-
del santuario, se non periodici sopralluoghi da par- to da Orsi purtroppo parziale, dal momento che
te della Soprintendenza Archeologica della Cala- venne realizzato dopo la prima campagna, quando
bria per esigenze di controllo e tutela, che hanno lo scavo delledificio ancora non era concluso23, tut-
portato occasionalmente al recupero di frammenti tavia quanto presentato sufficiente per proporne
di materiale votivo. una ricostruzione di massima, integrando le parti
scomparse a causa della spoliazione dei blocchi
2. Topografia del santuario: le strutture (fig. 23.4)24.
Al centro della piattaforma che costituisce la
Purtroppo Paolo Orsi non riusc mai ad arriva- fondazione delledificio vi era un pozzetto quadra-
re alledizione definitiva dei suoi scavi alla Man- to realizzato con tre filari di blocchi di calcare a
nella, che pure aveva progettato e avviato. Non grana fine, legati da grappe di ferro impiombate25.
venne cos mai pubblicato un rilievo completo dei Intorno allimboccatura vi era un incasso, proba-
resti portati alla luce, che egli aveva provveduto a bilmente destinato a ricevere un coperchio o altro
far redigere. Essendo al momento i resti parzial- sistema di chiusura26. Questo nucleo centrale era
mente reinterrati, quanto possibile ricostruire circondato da un doppio muro a blocchi messi di
del santuario non pu quindi che basarsi su ci punta, di duro calcare conchiglifero (Orsi 1909a:
che Orsi espose nei suoi rapporti preliminari, in- 412). Intorno a esso si sviluppava a sua volta una
tegrato dagli appunti manoscritti dei suoi taccuini, struttura in pietra arenaria locale, costruita con
e sulle planimetrie parziali da lui pubblicate (fig. blocchi messi di punta e di taglio, conservata in-
23.1)17. Ulteriori preziosi dati sono ricavabili dagli teramente solo sul lato occidentale. Sul margine
originali di questi ultimi, recentemente rinvenuti di essa era un leggero ribassamento, probabile
nellArchivio della Soprintendenza Archeologica linea di sviluppo dellalzato27. Le dimensioni e la
della Calabria, che recano precise informazio- distribuzione dei blocchi permettono di ricostruire
ni circa le aree effettivamente esplorate da Orsi, un assetto analogo anche sul lato settentrionale e
non riportate nelle pubblicazioni18. Si tratta di due su quello meridionale. Non pu invece che essere
rilievi, con indicazione Locri Mannella 1908- ipotetica la ricostruzione del lato orientale, che co-
1909, ma sicuramente aggiornati anche succes- munque si addossava a un muro di contenimento
sivamente a tale data19: il primo in scala 1:1000, del fianco della collina (Orsi 1909b: 321 e fig. 2.9).
reca tutte le strutture individuate ed alla base Ledificio, cos ricostruito, aveva una fronte di 9,50
della planimetria pubblicata nel 1909, seppure m. Dal momento che la distanza tra il centro del
aggiornato con i rinvenimenti successivi20. Il se- pozzetto e la fronte corrisponde esattamente alla
condo (fig. 23.2), in scala 1:200, presenta invece met di tale misura, molto probabile che ledificio
la parte sudoccidentale del santuario, con tutti i fosse quadrato28.
muraglioni di terrazzamento21 e lindicazione a A valle delledicola tesauraria si sviluppava-
tratteggio delle trincee e dei saggi effettuati22; uno no tre muri con andamento approssimativamente
stralcio di essa stato pubblicato su Notizie Scavi parallelo. Il primo, e pi interno, posto a circa 20
del 1911 (Orsi 1911: fig. 49). metri dallunico edificio identificato, denomina-
Larea del santuario occupava un piccolo terraz- to da Orsi muro-briglia (fig. 23.1, n. 2), e aveva
zo orientato in senso NW-SE alle falde del colle un andamento a linea spezzata, probabile indice
della Mannella, compreso tra lerto del colle a NE, di una sua realizzazione in pi tempi. La sua fun-
il rigagnolo che lambisce le sue pendici a SW e zione di contenimento del declivio del colle era
un suo piccolo affluente a NW. A SE era limitato denunciata anche dal marcato spanciamento di al-
dalle mura stesse della citt, nelle quali esisteva cuni tratti, dovuto alla spinta della massa terrosa
un varco che, secondo Orsi, costituiva un vero e retrostante (Orsi 1909a: 410). Il muro, portato alla
proprio accesso monumentale allarea sacra. I luce complessivamente per circa 60 m29, era largo
ruderi portati alla luce consistono nei resti delle circa 1,20 m; realizzato in blocchi di arenaria lo-
354 Massimo C ar dosa

cale posti di testa e di taglio, poggiava sulle sabbie 3. I depositi votivi


compatte che costituiscono il substrato geologico
dellarea, e aveva le cinque assise pi basse foggia- La maggiore concentrazione di materiale voti-
te a gradinata, per meglio sostenere la spinta della vo nellarea del santuario stata identificata nello
massa della terra retrostante. spazio compreso tra il muro-argine e il muro-
A una distanza variabile tra i 4 e i 7 metri dal briglia (fig. 23.1, G e F). Orsi pens di trovarsi
precedente, si sviluppava un muro molto pi impo- di fronte a un unico grande deposito, quindi, es-
nente, denominato muro-argine (fig. 23.1, n. 3). sendo intenzionato a esplorarlo sistematicamente,
Lungo circa 60 m, con una piccola lacuna centrale, divise la superficie compresa tra le due strutture
era nella parte pi settentrionale a doppia fodera, in tanti lotti, che vennero indagati in successione
e in alcuni tratti munito di una scarpa per meglio durante le diverse campagne di scavo. Durante la
assicurarne la solidit. Costruito con materiali e prima campagna venne riscontrata in questarea
tecnica simili al precedente, aveva unaltezza mas- lesistenza di una vera e propria stratigrafia: al di
sima di 6,75 m e una larghezza media di 2,45 m, sotto di una massa di terreno praticamente sterile,
nella parte doppia, 1,17 m allestremit meridio- di circa 2 metri di spessore, cominciava uno strato
nale. Qui, in corrispondenza di un canale naturale di frammenti di ceramica di diverse epoche, cui
di scorrimento dellacqua, il muro si interrompeva, ne seguiva un secondo di frammenti di pinakes e
e con esso formava un angolo di 90 un filare di infine un terzo fitto banco di figurine e di vasi di
massi di durissimo calcare conchiglifero (fig. 23.1, ogni maniera (Orsi 1909a: 415), fra cui le anfore
n. 5), indice, secondo Orsi, dellesistenza del riga- e i crateri di grandi dimensioni, come risulta da
gnoletto gi in epoca greca (Orsi 1909b: 73). uno schizzo presente sui suoi taccuini (fig. 23.7;
Circa a 5 metri a valle del muro-argine si tro- Sabbione 1996a: 32).
vava un terzo muro (fig. 23.1, n. 4), perfettamente Nonostante quanto Orsi andr affermando in
parallelo al precedente, riportato solo nella plani- tutti gli articoli pubblicati, in realt molto pro-
metria degli scavi del 1910, di cui Orsi non forni- babile che larea non fosse occupata da un unico
sce particolari costruttivi30. grande deposito: vi sono infatti notevoli differenze
Al limite nordoccidentale dellarea esplorata, di quantit, qualit e probabilmente anche cro-
fu rinvenuto anche un tratto di muro con orienta- nologia, fra questo e i rinvenimenti degli anni
mento ortogonale ai precedenti (fig. 23.1, n. 6), che successivi: alla grande abbondanza di materiale
Paolo Orsi ritenne, nonostante lo spessore minore, recuperato nel 1908, per esempio, fanno riscontro
andarsi a ricollegare con un gomito al muro-ar- i deludenti risultati del 1909 e del 1911, effettuati
gine (Orsi 1909a: 409), costituendo cos il limite nella stessa area32.
settentrionale del temenos del santuario. Saggi re- Per quanto riguarda gli abbondanti rinveni-
alizzati in questarea per individuarne il percorso menti del 1910 (fig. 23.1, D), invece, risulta chiaro
esatto, diedero esito negativo, ma portarono allin- dalle parole stesse di Orsi, come i reperti occupas-
teressante identificazione di tracce di fabbriche sero un cavo di forma ellittica, con assi di 5,70
minori (Orsi 1909a: 409). x 5,90 m (Orsi 1911: 72), e costituissero quindi
Altre strutture (fig. 23.1, n. 7) sono presenti un deposito a se stante, dalla parte opposta del
anche al di l del rigagnoletto che Orsi riteneva muro-argine rispetto ai rinvenimenti del 1908.
essere il limite meridionale del santuario31, che si Ulteriore elemento di distinzione di questo rispet-
pu presumere avessero le stesse funzioni di ar- to ai rinvenimenti precedenti sembrerebbe essere
gine e contenimento di quelle messe in luce pi a nella sua composizione, dal momento che non si fa
nord-ovest. pi riferimento a una stratificazione dei materiali,
Sicuramente, anche per la natura stessa del e sembrano essere pi frequenti i tipi coroplastici
luogo in cui era edificato, nel santuario non po- riportabili al pieno e tardo V secolo, quali le figure
teva essere presente un grande edificio templare nude e quelle alate33.
monumentale, peculiarit che caratterizza peraltro Un ulteriore nucleo distinto probabile sia sta-
le aree sacre alle divinit ctonie (Sabbione 1996a: to anche quello scavato nel 1911, dal momento che
32), ma stata invece ipotizzata, almeno per il IV furono rinvenuti solo scarsi avanzi di figure fittili
secolo, la presenza di vari piccoli edifici (Sabbione arcaiche di tipo noto e pochi rottami di vasi dipin-
1996a: 32; Grillo 1996: 43). ti (Orsi 1912: 21): al contrario di quanto avvenuto
nei rinvenimenti precedenti, sembrerebbero quin-
Il santuario della Mannella 355

di essere scarsi i frammenti ceramici e assenti i almeno dei pezzi pi importanti o particolari e la
frammenti di pinakes, fattore che potrebbe forse composizione, almeno parziale, di certi depositi.
indicare una maggiore antichit di questo deposito Ulteriori considerazioni circa la variet e la va-
rispetto ai precedenti34. riabilit della loro composizione sono tuttavia gi
Limpressione, per concludere, quindi che an- possibili sulla base di alcune osservazioni sui dati
zich un unico grande deposito nellarea del san- quantitativi relativi ai pinakes, mettendo a confron-
tuario vi fossero pi depositi di entit e cronologia to quelli forniti da Orsi in via preliminare allindo-
diversa35. Questa impressione ulteriormente con- mani della prima campagna di scavo (Orsi 1909),
fermata dai risultati dei saggi effettuati, sempre nel con quelli complessivi definitivi recentemente
1910, per appurare lestensione del santuario: nel pubblicati (CPL I, II, III).
saggio E, infatti, circa 15 metri a sud delledicola I 5360 frammenti editi appartengono ad alme-
tesauraria (fig. 23.1, E), si rinvenne a 2,30 m di no 197 tipi diversi, ma di questi solo 9 sono atte-
profondit, a contatto con il terreno vergine, un stati da un numero di frammenti superiore a 10037.
deposito di vasetti corinzi, parte scadenti, parte Complessivamente la scena rappresentata dal mag-
di buona fattura ed a decorazione zoomorfa; erano gior numero di frammenti quella con la rappre-
skyphoi, aryballoi, holpai, anforette a fasce nere sentazione del ratto di Persefone corrispondente al
e rosse, piccoli stamnoi con fogliette ecc. (Orsi tipo 2/3 (673 frr.), seguita dalla scena di offerta
1911: 74). Allo stesso modo, tra i saggi B e C, nei della palla 8/26 (363 frr.) e da unaltra scena di
pressi del rigagnoletto fu rinvenuto un piccolo ratto (tipo 2/7, 316 frr.). Seguono ancora due scene
deposito di paterette e tazzine grezze dellestensio- di ratto, 2/11 e 2/13 (rispettivamente 169 e 162
ne di un mq (Orsi 1911: 67-68). frr.), una scena di anakalypteria con Dioniso (tipo
Ulteriore conferma della molteplicit e variet 8/20, 151 frr.), la scena di offerta della palla tipo
cronologica dei depositi pu forse essere vista nei 5/19 (147 frr.) e infine le scene di ratto tipo 2/22 e
materiali restituiti dagli scavi Arias e Iacopi, di 2/12 (133 e 112 frr.).
cui purtroppo non noto il rapporto con le esplora- Diverso il quadro che apparve a Orsi dopo lo
zioni precedenti, ma che sembrano aver restituito scavo del 1908, quando il tipo maggiormente at-
nel complesso materiale di cronologia pi recen- testato risult invece l8/20 con dozzine di fram-
te (Sabbione 1996a: 32). Al contrario il deposito menti, dai quali si ricavano due esemplari quasi
votivo esplorato da Chiartano sembrerebbe invece completi38, seguito dal tipo 2/3 con una trentina
essere pi antico, data labbondanza di ceramica di tavolette39 e dai tipi 2/10-11, 2/22 e 8/31 con
corinzia e lassoluta mancanza di frammenti di pi- un paio di dozzine di tavolette ciascuno40.
nakes, materiale coroplastico che costituisce lof- Il tipo 8/26, come si detto il secondo per at-
ferta votiva predominante nella prima met del V testazione tra i materiali restituiti dal santuario,
sec. a.C. Daltra parte la molteplicit di depositi vo- negli scavi del 1908 non costituiva affatto il tipo
tivi non costituisce un carattere di eccezionalit, e preponderante41, pari in quantit, all1/2042, al
si ripropone nellomologo ipponiate della Mannel- 2/743, al 5/6 44, al 5/1945, tutti rappresentati da circa
la, Scrimbia, e in quello medmeo di Calderazzo36. una dozzina di esemplari, e superato abbondante-
Al momento non possibile ricostruire pi pre- mente, come si visto, oltre che dal 2/3, dal tipo
cisamente, al di l delle considerazioni generali 2/10-1146, dal 2/2247, dall8/3148 e dall8/2049. Pu
appena fatte, quantit e composizione dei diversi essere considerata una conferma di questo quadro
depositi votivi presenti nel santuario della Mannel- il fatto che nonostante la grande quantit di fram-
la. I materiali degli scavi Orsi, oggi conservati al menti che costituisce il tipo 8/26, solo 14 facevano
Museo Nazionale di Reggio Calabria, non recano parte dei materiali della Collezione Candida, il cui
pi, infatti, n lanno di scavo, n tantomeno il sag- esatto punto di rinvenimento, come noto, costitu
gio di provenienza. Tuttavia la minuzia con cui Orsi lavvio degli scavi Orsi alla Mannella.
redasse i suoi taccuini, ricchi di appunti giornalieri La composizione della Collezione Candida
sul procedere dello scavo, unita ai numerosi schizzi offre ulteriori elementi per ipotizzare una diver-
e disegni del materiale rinvenuto, permetter sicu- sa composizione del deposito votivo saccheggiato
ramente in futuro, con un attento lavoro di confronto immediatamente prima dellavvio degli scavi Orsi,
con le piante originali, dove riportata la colloca- rispetto agli altri presenti nel santuario. Del gran
zione di saggi e trincee di scavo, di ricostruire con numero di frammenti che costituiscono il tipo 2/3,
una buona approssimazione il punto di provenienza 673 come si detto, solo 57 infatti appartengono
356 Massimo C ar dosa

a tavolette della prima generazione, ma di queste Francesi ancora presenti tra gli abitanti della zona quando
quasi la met (24) appartengono alla Collezione che lui diede inizio allo scavo del santuario. Tuttavia il duca
non parla di suoi interventi alla Mannella, che comunque
complessivamente ne annovera 50 (Corpus Pinakes descrisse, trovandola abbondantemente sconvolta dagli
I: 293). Anche in questo caso dunque limpressione interventi precedenti. Nel suo lavoro sulle antichit locresi,
che la maggioranza di esse fossero raggruppate in infatti, ricorda come sul fondo della gola strettissima i
un unico luogo, mentre il gran numero dei fram- rottami di vasi dipinti con figure nere, e tutto il terreno
menti di questo tipo, appartenenti a generazioni mosso intorno indicano gli scavi de sepolcri che in tal luogo
si sono fatti (cfr. Capialbi A. 1849: 7; per la planimetria
successive, fosse posto in punti del santuario rag- vedi anche Costamagna e Sabbione 1990: fig. 7). Capialbi
giunti solo successivamente dagli scavi. successivamente, nelle note alla sua traduzione dellopera
Linsieme di questi dati fa ritenere quindi che di Luynes, precisa che non solo vasi a figure nere si sono
anche i pinakes, come il resto del materiale votivo, trovati, ma altres degli elegantissimi vasi a figure rosse,
non fossero distribuiti uniformemente allinterno de quali un buon numero conservo nel mio privato museo.
Alcuni frantumi con belli arabeschi, ed altri simili ornati ne
del santuario, ma deposti in concentrazioni varia- ho io stesso raccolti sopra luogo (Capialbi A. 1849: 21).
bili, per tipo e quantit, nei diversi settori esplorati 9
I sepolcri, per lindietro scoperti, eran per lo pi formati
e quindi nei vari depositi votivi. di massi riquadrati di pietra arenaria, e dentro si son
trovati dove uno, dove pi vasi dipinti, monete ed oggetti
Note diversi. Si pure rinvenuto qualcheduno di marmo bianco.
Nellanzidetto luogo ravvisansi immensi frantumi di vasi per
1
Capialbi A. 1849: 32. Il cippo entr a far parte della lo pi non effigiati, e di quelli in cui il color della creta
collezione di Francesco Daniele Arditi, a Caserta, da cui ravvivato da leggera vernice, o di quelli tuffati nella vernice
pass poi al Museo Archeologico di Napoli. nera (Scaglione 1856: 14; per la planimetria vedi anche
Costamagna e Sabbione 1990: fig. 7).
2
Vito Capialbi in una sua lettera parla di uno scavo del Venuti
a Locri nel 1783 che gli produsse de bei vasi (Capialbi
10
Tale acquisto suscit notevole interesse da parte del
V. 1849: 386). possibile che tale data sia tuttavia errata, direttore dellUniversit di Heidelberg, Fed. Von Duhn, il
dal momento che egli ricevette lincarico di Soprintendente quale chiese una concessione di scavo a Locri che si prefer
agli scavi del Regno tra il 1785 e il 1787. Una concessione poi rifiutare affidando invece i lavori a Paolo Orsi (Zancani
gli venne sicuramente rilasciata nel 1790 (Barra Bagnasco, Montuoro 1935: 195).
Elia 1996: 79) e nel 1791 gli viene concessa lautorizzazione 11
Orsi 1902: 40. Naturalmente non detto che tali frammenti
di donare allAccademia Etrusca di Cortona la statuetta di provenissero dalla localit in cui il sign. Chapman fece
bronzo e gli altri frammenti pure di bronzo rinvenuti in uno gli scavi, ma, essendo il deposito votivo ormai esposto,
scavo[] intrapreso nellantica Locri (Parra 1994: 782). anzi pi probabile che venissero raccolti dallo stesso alla
3
Dopo quella al cav. Venuti nel 1790, furono rilasciate Mannella o comprati da gente del posto.
concessioni a don Francesco Lombardi nel 1791 e a don 12
[Delle terrecotte] molte [sono] disperse e molte conservate
Francesco Antonio del Balso nel 1797 (Barra Bagnasco, Elia presso il sign. Domenico Candida di Gerace [] Di bronzi
1996: 79). Nel 1810 il ministro Zurlo ne dispose un altro, vidi presso un villano, sul sito, una testolina di toro ed un
che, sebbene fosse stato sospeso per mancanza di fondi, non piccolo simulacro nel tipo apollineo od efebico arcaico, pei
fu ingrato ne suoi risultamenti (Lettera del 4 aprile 1833 al quali si dimandava gran prezzo. E presso il sign. Candida
signor Pietro Bellotti, Commissario Onorario dellIstituto di una figurina recumbente con corno potorio, ed una grande
Corrispondenza Archeologica, Capialbi V. 1849: 386). maniglia girevole con bella maschera gorgonica [entrambi
4
Barra Bagnasco, Elia 1996: 83, 93. I due elmi hanno oggi esposti al Museo Archeologico Nazionale di Locri
numero dinventario consecutivo: 5736 e 5737. Epizefiri, n.d.a.]. Un pezzo di gran lunga pi insigne emigr
5
Il rinvenimento di frammenti di pinakes in realt non gi da Gerace per lestero (Orsi 1902: 42).
detto sia necessariamente da attribuire al santuario della 13
Quagliati 1908: 136. Non certo se si tratti di una nuova
Mannella. In effetti frammenti di questo tipo di votivi si sono depredazione, dopo quella segnalata da Orsi nel 1902 (v.
rinvenuti anche in altri contesti sacri locresi: il santuario supra) o si tratti della stessa con un errore nellindicazione
nellarea sacra di Parapezza, quello di Maras sud, il teatro; dellanno.
tuttavia in questi casi si sempre trattato di pochi frammenti 14
In effetti questa la data riportata a matita dietro alcuni
e non di nuclei di una certa consistenza come questo o quelli frammenti di pinakes provenienti da tali scavi. La Zancani
di Philadelphia o Hidelberg, di cui si parler pi avanti. parla per anche di uno scavo Arias del 1937 (Zancani
6
Barra Bagnasco, Elia 1996: 79. A questo intervento, o uno Montuoro 1959: 229). Lo scavo si sarebbe svolto in primavera
dei precedenti, potrebbe riferirsi il rinvenimento da parte di (Foti 1947: 110, nota 1).
Orsi di una moneta Borbonica durante il suo scavo del 1910 15
Jacopi 1951: 157. Naturalmente non possibile appurare
(Orsi 1911: 70). se si tratti di unindicazione generica o se lo scavo, come
7
La provenienza certa grazie a un attacco con un pezzo comunque probabile, avvenne proprio in prossimit dei
proveniente dagli scavi Orsi (Sabbione 1996a: 33-35). ruderi delledificio. Vi notizia anche di altri saggi della
8
De Luynes 1830 (= Capialbi A. 1849). Orsi ipotizza anche Soprintendenza, realizzati nel 1947, sempre sotto la guida
che al Luynes si riferissero alcuni ricordi di uno scavo dei di Jacopi (Zancani Montuoro 1960: 44, nota 3; Rubinich
Il santuario della Mannella 357

in Corpus Pinakes II: 473), su cui per non si hanno argine e destina questultimo termine al muro di nuovo
informazioni pi precise. rinvenimento.
16
Il saggio ha restituito una buona quantit di materiale 31
Per lo meno dopo la campagna del 1910 (Orsi 1911:
coroplastico e di ceramica, soprattutto corinzia, conservato 73). In realt precedentemente Orsi riteneva che il tratto
nei magazzini del Museo di Locri. di muraglione presente a sud del rigagnoletto costituisse
17
Orsi 1909a: fig. 1 (planimetria generale dellarea dopo la un tuttuno con il muro-argine (Orsi 1909a: 408). La
prima campagna di scavo del 1908) e fig. 3 (pianta parziale prosecuzione degli scavi mostr invece una chiara cesura
delledicola tesauraria); Orsi 1911: fig. 49 (planimetria della tra i due; il suo orientamento, inoltre, sembrerebbe puntare
parte meridionale dellarea del santuario con dislocazione verso la testata del muro pi a valle.
dei saggi effettuati nel 1910). 32
[] si prosegu la esplorazione della grandiosa fossa
18
Ringrazio la dott.ssa Grillo per avermi segnalato la presenza di scarico, interposta, lungo il vallone, fra il muro-argine
di questi originali nellarchivio della Soprintendenza e il ed il muro-briglia. Per la raccolta [] fu in questanno
dott. Sabbione per avermene concesso lo studio. assai meno copiosa che non nella campagna del 1908 []
19
Sicuramente vi sono riportati almeno i dati raccolti nella (Orsi 1909b: 322). [] unaltra squadra fu destinata ad
campagna del 1910. Inoltre sono presenti anche strutture esplorare una porzione non tocca dellamplissima fossa-
assenti nel rilievo pubblicato dopo tale campagna (Orsi favissa interposta fra i due muri [] Il risultato non fu per
1911: fig. 49), che quindi devono essere state portate alla fortunato [] (Orsi 1912: 21).
luce successivamente.
33
[Si rinvennero] parecchi altri torsetti muliebri ignudi, che
20
Rispetto a tale pubblicazione (Orsi 1909a: fig. 1) anche in nessunaltra delle precedenti grandi trincee apparvero
presente un pi ampio tratto delle mura con la dislocazione cos numerosi come in questa (Orsi 1911: 71). Le figure
della torre di Casa Marzano. femminili nude compaiono in ambito locrese solo con la
seconda met del V sec.a.C. e rimangono diffuse fino alla
21
Manca larea delledicola tesauraria. meta del II sec. (Leone 1991: 122).
22
Compresi i saggi A, D ed E del 1910. Manca invece, 34
I pinakes sono quasi tutti databili entro la prima met del
stranamente, lindicazione dei saggi B e C realizzati lo stesso
V sec., e costituiscono il tipo di votivo pi diffuso in tale arco
anno.
cronologico. Le figure fittili arcaiche di tipo noto sono invece
23
Orsi 1909a: fig. 3. Vedi lo stesso a scavo concluso in Orsi probabilmente le statuette pi comuni restituite dal santuario
1909b: fig. 2. Nelloriginale del rilievo della Mannella in della Mannella, databili alla seconda met del VI sec.
scala 1:1000 ledicola completa, ma di dimensioni troppo 35
Con questa chiave di lettura potrebbero forse essere
ridotte per potere apprezzare i particolari costruttivi (fig.
interpretabili anche alcune anomalie circa il rapporto
3). Purtroppo, contrariamente alle planimetrie generali,
numerico tra pinakes dello stesso tipo ma di generazione
non stato rinvenuto nellarchivio della Soprintendenza il
diverse notate tra i materiali degli scavi Orsi e della
rilievo in scala 1:50 delledificio, che sappiamo pure, da suoi
Collezione Candida (vedi infra).
appunti dattiloscritti, Orsi aveva provveduto a far redigere al
termine dello scavo dal suo collaboratore R. Carta.
36
Per Hipponion: Sabbione 1996b: 155; per Medma: Paoletti
1996: 99.
24
Forse eccessivamente pessimistica laffermazione di
unimpossibilit di ricostruzione (Sabbione 1996a: 32).
37
Corpus Pinakes III, 6: 149-157. I frammenti di queste
9 scene da soli costituiscono oltre il 40% di quelli
25
Secondo Orsi si trattava di calcare siracusano dello stesso tipo
complessivamente restituiti dal santuario.
di quello utilizzato per il tempio di Maras (Orsi 1909a: 412). 38
Tipo 5, Orsi 1909a: 424.
26
M. Mertens Horn ha ipotizzato, sulla base delle dimensioni,
che qui fosse collocato il cosiddetto Trono di Boston
39
Tipo 31, Orsi 1909a: 466.
(Mertens Horn 1997). 40
Tipi 30, 37 e 8, Orsi 1909a: 466, 467, 424.
27
Il particolare presente nel rilievo, ma non nella 41
Tipo 1: un esemplare ricomposto [] unaltra dozzina di
descrizione delledificio. esemplari, Orsi 1909a: 423.
28
La planimetria ricostruttiva qui proposta, a partire dal 42
Tipo 17: un esemplare a completo, e frammenti di
rilievo pubblicato da Orsi nel 1909, si basa sullosservazione unaltra dozzina, Orsi 1909a: 427. Questo tipo risulta oggi
delle uniche due foto note della struttura al termine dello attestato complessivamente da soli 23 frammenti (20 dagli
scavo (figg. 23. 5 e 6) e sullinterpretazione del piccolo schizzo scavi Orsi/Arias, 3 dalla Collezione Candida), tanto da far
presente nel rilievo originale del santuario (figg. 23. 3 e 8). ritenere che siano venuti alla luce praticamente tutti durante
29
Pi precisamente, partendo da nord, il primo tratto era di la prima campagna di scavo.
circa 25 metri, il secondo, dopo una breve lacuna, 17 metri, 43
Tipo 28: pi di una dozzina di repliche, Orsi 1909a: 465.
il terzo, addossato al precedente, circa 20. 44
Tipo 13: un quadretto completo e frammenti di circa
30
Nella planimetria degli scavi del 1908 (Orsi 1909a: fig. unaltra dozzina, Orsi 1909a: 427.
1) sono presenti solo due muri, ed inequivocabile, anche 45
Tipo 2: una dozzina di esemplari, Orsi 1909a: 424.
sulla base della descrizione, che Orsi chiami muro- 46
Tipo 30: almeno due dozzine di quadretti, Orsi 1909a: 466.
argine quello pi spesso e pi a valle, e muro-briglia
quello pi sottile pi a monte. Nella planimetria pi
47
Tipo 33: un paio di dozzine di tavolette, Orsi 1909a: 467.
recente (Orsi 1911: fig. 49) si aggiunto un terzo muro e
48
Tipo 4: frammenti riferibili ad almeno due dozzine, Orsi
questa volta Orsi chiama muro interno dimbrigliamento 1909a: 424.
quello che precedentemente aveva chiamato muro- 49
Tipo 5: dozzine di frammenti, Orsi 1909a: 424.
358 Massimo C ar dosa

Fig. 23.1 Planimetria del santuario della Mannella realizzata unificando i due rilievi pubblicati da P. Orsi (Orsi 1909a: fig. 1 e Orsi 1911:
fig. 49). 1) Edicola tesauraria; 2) Muro briglia; 3) Muro argine; 4) Muro parallelo al muro-argine; 5) Muro perpendicolare al
muro argine; 6) Muro al limite settentrionale del santuario; 7) Muri di terrazzamento a sud del rigagnoletto; A) Saggio A del 1910;
B) Saggio B del 1910; C) Saggio C del 1910; D) Deposito votivo, saggio D del 1910; E) Saggio E del 1910; FG) Area tra i due muri.
Il santuario della Mannella 359

Fig. 23.2 Pianta originale di una parte del santuario con indicazione delle aree effettivamente esplorate da Paolo Orsi (Archivio
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria).
360 Massimo C ar dosa

Fig. 23.3 Ingrandimento della pianta generale originale del


santuario con particolare delledicola tesauraria.

Fig. 23.4 Proposta ricostruttiva della planimetria delledicola


tesauraria. In grigio pi scuro rilievo Orsi (da Orsi 1909a:
fig. 3), in grigio pi chiaro parti ricostruite sulla base delle
foto depoca e dello schizzo sulla planimetria originale, in
trasparenza parti presumibilmente spoliate in antico.
Il santuario della Mannella 361

Fig. 23.5 Foto depoca (1909) con veduta da


nord delledicola tesauraria al termine dello
scavo Orsi (Archivio Soprintendenza per i
Beni Archeologici della Calabria, lastra n. 519).

Fig. 23.6 Foto depoca (1909) con veduta da ovest


delledicola tesauraria al termine dello scavo Orsi
(Archivio SBAC, lastra n. 554).
362 Massimo C ar dosa

Fig. 23.7 Pagina del taccuino di Paolo Orsi relativo agli scavi del 1908 con schizzo della sezione del deposito votivo.
24.
Antefisse con Gorgneion tra Locri e Caulonia
Eleonora Grillo

Il gruppo delle antefisse con Gorgneion rinve- con gli spigoli arrotondati, lisciati con la stecca,
nute a Locri Epizefiri comprende tredici esempla- utilizzata quasi sempre per regolarizzare il retro
ri1, differenti per qualit e stato di conservazione, piatto delle lastre. Tutte le antefisse sono applicate
ritrovati in punti diversi della citt antica2, che si a coppi semicircolari, di cui per lo pi conservato
dispongono in un arco cronologico che dallo scor- soltanto lattacco con la lastra che, in pochi casi,
cio del VII arriva alla prima met del V sec. a.C. di dimensioni maggiori del coppo.
Non tutte le antefisse recuperate nellantica po- I caratteri mostruosi delle Gorgoni erano enfa-
lis sono prodotte localmente: dieci esemplari (nn. tizzati anche dal colore, in alcuni casi ancora piut-
1-10) con caratteristiche tecniche comuni3 fanno tosto ben conservato: tra i capelli e le barbule nere
supporre una produzione locrese, attestata peral- spiccano in rosso il volto, le zanne e la lingua, men-
tro da una matrice di antefissa gorgonica rinvenu- tre gli occhi e le sopracciglia sono anchessi neri.
ta nellarea dellabitato antico (n. 14); tre antefisse Gli esemplari pi antichi, databili tra la fine del
invece (nn. 11-13), come si dir pi avanti, sono VII e linizio del VI sec. a.C., sono due frammenti
certamente importate da Caulonia. di antefissa dello stesso tipo iconografico (nn. 1-2;
In generale il Gorgneion sulle antefisse locresi figg. 1-2), rinvenuti in due dei santuari pi impor-
rappresentato nello schema classico del tipo orri- tanti della citt.
do4, con i particolari mostruosi accentuati: il volto Il primo, recuperato negli scavi di P. Orsi
sempre di prospetto, estremamente allargato per 1908-1909 nel Persephoneion della Mannella7,
occupare lintero campo liscio della lastra, e non conserva il quarto superiore destro della lastra,
mai accompagnato dalla corona di serpentelli con la parte superiore del volto della Gorgone; il
frequente nelle rappresentazioni di et arcaica e secondo, ritrovato nei saggi di scavo effettuati da
classica. I caratteri generali delle raffigurazioni ri- M. Barra Bagnasco nel 1976 alla sto a U di Cen-
mandano a modelli di tradizione corinzia5, soprat- tocamere8, conserva la met inferiore sinistra del
tutto nel gusto per la schematizzazione di alcuni volto del mostro.
caratteri, con un progressivo ammorbidimento dei La figura della Gorgone tipologicamente ri-
tratti nei tipi pi recenti. conducibile a quelle di epoca arcaica, con tutte le
Le antefisse con Gorgneion da Locri Epizefi- componenti caratteristiche: i grandi occhi a man-
ri6 sono rappresentate per lo pi da esemplari uni- dorla con le palpebre sottili e le arcate soprac-
ci: soltanto in due casi (nn. 1-2 e 12-13) le lastre cigliari ripetute, il naso scomposto in elementi
sono repliche della stessa matrice e solamente due schematici, la bocca allargata con lunghe zanne
esemplari conservano la lastra praticamente in- sporgenti e denti umani al centro, il piccolo orec-
tegra (nn. 9 e 12). Tutti gli altri sono frammenti, chio piatto, reso di prospetto con un rilievo appena
spesso in pessimo stato di conservazione. accennato, i capelli e le barbule a perle che se-
La forma della lastra , nella maggioranza de- guono la sagoma del volto e lestrema stilizzazione
gli esemplari, semiellittica. Soltanto due sono le di alcuni dettagli, quali le chiome sulla fronte, rese
antefisse circolari (nn. 9-10). I margini sono piatti semplicemente con una linea ondulata9.
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
364 Eleonora Grillo

In nessuno dei due frammenti, tra i pi anti- dalle Gorgoni arcaiche, anche se meno accentuati:
chi esemplari di antefissa noti in Magna Grecia, fra le zanne incrociate vi sono due file di denti uma-
si conservano resti della policromia originaria che ni. La lingua pende sul mento, circondato da barbule
doveva sostituire la mancanza di rendimento pla- rappresentate con piccole e corte ciocche segmenta-
stico e intensificare la forza espressiva del volto. te14. Restano tracce della policromia originaria: rosso
Lantefissa n. 2 particolarmente interessante sulle labbra, sulle zanne e sulla lingua; nero sulle
anche per alcuni dettagli tecnici. Sul retro, lungo palpebre, sui capelli e sulle barbule.
il profilo esterno della lastra, una serie di incisioni Alcuni frammenti (nn. 4-8; figg. 4-8), tutti pro-
parallele a stecca creano un corrugamento dellar- venienti dal quartiere abitativo di Centocamere,
gilla destinato forse ad agevolare la connessione databili tra la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C.15,
della lastra con il coppo semicircolare, di cui re- conservano minime parti del volto della Gorgone,
sta solo limpronta. Probabilmente, gi in antico, ma sono tuttavia indicativi, con la loro variet tipo-
lunione antefissa-coppo era sembrata poco resi- logica, di quanto articolata fosse la produzione di
stente e per questo si era cercato di assicurarne la antefisse con Gorgneion a Locri16. In tutti questi
tenuta con il fissaggio dellantefissa mediante un tipi sembrano cogliersi, pur con i limiti dovuti alla
chiodo a un elemento ligneo del tetto10. Si spieghe- lacunosit degli esemplari, accenni di un certo
rebbe cos la presenza, al centro della lastra, in plasticismo, per lo pi ottenuto con espedienti dise-
basso, di un foro passante del diametro di circa 1,2 gnativi, nonostante la ancora marcata frontalit dei
cm, inclinato di circa 30 rispetto alla verticale11. volti e alcuni caratteri conservativi, quali i grandi
Alla seconda met del VI sec. a.C.12 (n. 3, fig. occhi dilatati. Probabilmente al colore era affidato
24.3) pu datarsi unantefissa da un recupero for- il compito di far risaltare lespressione del volto.
tuito nellarea di Locri antica, con la parte superio- Sono infatti conservate tracce abbondanti della po-
re del Gorgneion. Qui il colore a movimentare licromia originaria: nero sullo sfondo e sui capelli,
la superficie altrimenti piuttosto piatta del rilievo, rosso sulle zanne e bruno rossastro sul volto.
evidenziandone e disegnandone i particolari: le La sicura testimonianza di una produzione lo-
chiome a linguette, bipartite sulla fronte stretta, crese di antefisse data dal rinvenimento, nellarea
le sopracciglia arcuate unite alla radice del naso urbana dellantica polis17, di una matrice di ante-
piatto, rappresentato da elementi scomposti, gli fissa gorgonica (n. 14; figg. 14-16), che costituisce
occhi a mandorla, con il bulbo sporgente, lorec- lunico esemplare di matrice di antefissa finora rin-
chio di pieno prospetto, con orecchino a perla e la venuto a Locri Epizefiri.
bocca aperta, appena leggibile in prossimit della Si tratta di due frammenti non contigui dello
frattura della lastra. Punti rossi sulla fronte e sulle stesso stampo18 (figg. 15-16) con il volto di un Gor-
guance vogliono forse indicare il pelame. gneion forse tardo arcaico19 di un tipo finora non
Le pi recenti tra le antefisse locresi con Gorg- attestato tra le antefisse locresi note, di cui leg-
neion, databili nella prima met del V sec. a.C., sono gibile il grande occhio a mandorla dalle palpebre
due repliche della stessa matrice di antefissa circola- bordate, una pinna nasale, la sagoma della parte
re13 (nn. 9-10; figg. 9-10), rinvenute a Centocamere, superiore della bocca aperta da cui sporgono, ap-
in cui si nota un certo ammorbidimento nei tratti del pena leggibili, denti umani fra zanne incrociate.
volto, allargato ma non pi deforme. Il rilievo plasti- Sono indicati anche i capelli a ciocche parallele
co e piuttosto raffinato, un passaggio morbido unisce orizzontali, che seguono la sagoma della guancia.
la parte superiore della lastra a quella inferiore. Le La matrice realizzata con un impasto di colore
chiome sono bipartite sulla fronte, che assume cos rosato20 molto compatto, con fratture nette, senza
una forma leggermente appuntita e sono descritte con scrostature e screpolature, ricco di sgrassanti fini,
sottili linee incise ondulate. Lorecchio piatto, rap- soprattutto micacei, piuttosto resistente e quindi
presentato di prospetto, decorato con un orecchino a adatto a una cottura a temperatura elevata, avvenuta
perla. Gli occhi a mandorla sono piuttosto piccoli e tuttavia in maniera non omogenea: infatti la superfi-
ravvicinati, ben distinti dal bulbo mediante le pal- cie esterna dello stampo di colore rosato mentre il
pebre rilevate. Le sopracciglia sono unite alla radice nucleo grigio per difetto di cottura. La superficie
del naso che corto, largo e piatto, con piccoli fori interna della forma, dalla quale veniva ricavato il
a indicare le narici. La bocca, aperta e ghignante, positivo, levigata e rivestita di una sottile ingub-
con le labbra rese da una sorta di cordoncino piatto biatura di argilla depurata. Il margine inferiore
e liscio, conserva ancora i tratti mostruosi ereditati costituito da un dentello squadrato, ben regolariz-
Antefisse con Gorgneion tra Locri e C aulonia 365

zato, che aggetta dal fondo. Il retro della matrice rilevati. Alle orecchie, di pieno prospetto, sono ap-
appiattito, lisciato accuratamente a stecca21. plicati grossi orecchini a perla. Il volto allargato,
Il ritrovamento di una matrice di antefissa22 con grandi occhi a mandorla dal bulbo sporgen-
un fatto non consueto e costituisce la prova certa te, bordati da palpebre rilevate e sopracciglia ar-
della fabbricazione locale di questi prodotti, al di cuate. Il naso camuso, corto, ha larghe pinne che
l delle generiche osservazioni macroscopiche di si estendono ai lati. Le guance sono rigonfie e la
tipo tecnico e stilistico. bocca aperta nel tipico ghigno arcaico, con una
fila di cinque denti umani tra le zanne incrociate28
Come gi accennato, tra le antefisse con Gorg- e la lingua pendula sul mento. A lato del viso, e
neia rinvenute a Locri Epizefiri, di particolare in- in parte sotto le guance, trovano posto tre trecce
teresse sono tre frammenti (nn. 11-13, figg. 11-13), a semplici riccioli squadrati, secondo stilemi che
riconducibili a due tipi iconografici differenti, sicu- risentono ancora della tradizione sub-dedalica.
ramente prodotte a Caulonia nellultimo ventennio Entrambe le lastre pendevano al di sotto del
del VI sec. a.C.23 Tipicamente cauloniate24 infatti coppo semicircolare, parzialmente conservato solo
limpasto con cui sono stati realizzati questi pezzi, sul frammento n. 12, per circa 5-6 cm.
di colore giallo-rosato e ricco di inclusi litici e augi- Il rinvenimento di antefisse cauloniati a Locri
tici, privo di finitura superficiale, differente gi a un un fatto molto interessante perch prova una diret-
esame autoptico dal caratteristico impasto locrese. ta importazione di questi pezzi dal centro vicino,
Il primo esemplare, (n. 11, fig. 24. 11), rinvenu- offrendo un ulteriore elemento di riflessione sui
to negli scavi degli anni 50 a Centocamere, una rapporti intercorsi tra le due polis in epoca tardo-
replica derivata da una matrice di tipo 1 della clas- arcaica, attestati per questo periodo anche da altre
sificazione di Barello25. Conserva la met superiore classi di materiali, quali le arule29.
del volto della Gorgone con i particolari non chia-
ramente leggibili perch lantefissa ottenuta da Le antefisse sono elementi con un preciso valore
una matrice stanca. Il volto del mostro riempie lin- strutturale: quello di proteggere lorditura lignea dei
tero campo della lastra, tranne che per una fascia tetti. Una loro corretta comprensione, dunque, non
liscia al di sopra della testa. Lacconciatura quel- pu prescindere dalla relazione con gli edifici su cui
la arcaica con ciocche rilevate a due tratti, che ter- erano collocate, relazione quasi del tutto impossibile
minano sulla fronte con una caratteristica doppia da stabilire per le antefisse locresi, provenienti qua-
fila simmetrica di riccioli arrotondati. Due bozze si tutte da giaciture secondarie o da recuperi fortuiti.
frontali, separate da un leggero solco, movimenta- Sulla natura degli edifici di cui esse costitui-
no coloristicamente la superficie. Le sopracciglia vano lornamento si possono fare, dunque, soltanto
sono a cordoncino, unite in corrispondenza della delle ipotesi, tranne che per la lastra con Gorgne-
radice del naso, spezzato. Gli occhi grandi, ravvici- ion dalla sto a U (n. 1), rinvenuta in un saggio ef-
nati, hanno spesse palpebre a rilievo. Lorecchio, di fettuato in corrispondenza del braccio occidentale
cui si conserva soltanto il lobo superiore, piatto, delledificio, in un punto in cui si distinguono due
rappresentato di prospetto. Leggere tracce di co- successive fasi costruttive, allinterno di uno strato
lore rosso sulle chiome, stese su uningubbiatura cronologicamente corrispondente al momento della
bianca, sono quanto resta della policromia. risistemazione dellarea (Barra Bagnasco 1977a:
Da un rinvenimento sporadico nella contrada 48-49, tav. II). Probabilmente questa lastra orna-
Castellace, nella parte alta della citt di Locri, va la copertura del portico davanti agli oikoi della
proviene una lastra intera (n. 12, fig. 24.12) che prima fase di vita della sto30.
permette, insieme a un frammento dello stesso tipo Per lantefissa con Gorgneion dalla Mannella
ritrovato a Centocamere (n. 13, fig. 24.13), di con- (n. 2), invece, mancando qualsiasi informazione
fermare una supposizione gi avanzata da F. Barel- sul contesto di rinvenimento, si pu solo supporre
lo e cio che i tipi 2 e 326 della sua classificazione la sua collocazione su qualche piccolo edificio sor-
siano in realt un unico tipo27. to allinterno del Persephoneion locrese.
I caratteri generali della Gorgone sono gli stes- Pi complesso stabilire il rapporto tra le ante-
si del tipo 1, ma qui variano alcuni particolari: le fisse rinvenute nella zona dellabitato di Centocamere
chiome sono rese con linee che si incrociano orto- (nn. 4-11 e 13) e gli edifici per cui erano state rea-
gonalmente, creando una fitta trama che termina lizzate, poich tutte provengono da scarichi e/o riem-
sulla fronte in una sola fila di riccioli a lumachella, pimenti, o da contesti di scavo che non stato pi
366 Eleonora Grillo

possibile ricostruire correttamente31. Sembra potersi troveremmo di fronte a una produzione occidenta-
escludere lipotesi che si tratti di scarti di produzio- le che precede di alcuni decenni i noti esemplari
ne, poich pur essendo esemplari di non particolare corciresi, comunemente datati ai primi decenni del
pregio o in pessimo stato di conservazione, nessuno VI sec. a.C.38, il che porterebbe a riconsiderare i
presenta difetti di realizzazione o di cottura. Potreb- reciproci rapporti rafforzando lipotesi, avanzata da
bero essere pezzi conservati nei laboratori artigiana- pi studiosi, di un diretto influsso delle pi antiche
li e non venduti, ma il ritrovamento in una zona di produzioni siceliote e magnogreche nellarea cor-
abitato di un numero relativamente alto di antefis- cirese39, almeno in un secondo momento del suo
se32 induce a domandarsi se queste ultime venissero sviluppo architettonico40.
adoperate anche per ornare le coperture di edifici Il complesso di sime-cassette di Maras offre
privati33, oppure esistessero, a Centocamere, piccoli spunti di riflessione anche nel dibattito sullorigine
edifici di carattere sacro, legati a culti domestici. della cassetta di rivestimento del geison nel sistema
siceliota. Se possibile supporre che la formazio-
La diffusione di antefisse cauloniati fuori della ne della cassetta come membro singolo e separato
polis achea offre lo spunto per una digressione sui dalla sima sia riconducibile alla evoluzione e dis-
rapporti tra le produzioni di coroplastica architet- sociazione in due parti distinte di antichi elementi
tonica occidentali e quelle della Grecia propria, originariamente uniti41, un posto importante nella
che coinvolge anche elementi della decorazione questione possono trovare le sime-cassette locresi
architettonica locresi. in cui la lastra di rivestimento del geison scende
F. Barello segnala la presenza a Corf di due libera al di sotto della tegola di appoggio per ca.
esemplari di antefissa cauloniate dei tipi 1 e 3, gli 25 cm, configurandosi dunque come un elemento
stessi trovati a Locri, da un contesto non meglio distinto, con funzioni proprie e chiaramente defini-
specificato nel villaggio di Aphra34. In mancanza te rispetto alla sima.
di informazioni pi precise, colpisce il rapporto, a Merita a questo proposito di essere segnalata
oggi ancora non ben configurato, tra due ambienti la presenza, tra i rivestimenti attribuiti al tempio
evidentemente in stretto contatto in epoca tardo- arcaico di Maras, di un tipo in cui sima e cassetta
arcaica, per cui sembra possibile supporre, per sono elementi separati (De Franciscis 1979a: 94-
queste antefisse, una circolazione di matrici tra 95, figg. 63-65) e in cui la strettissima somiglianza
lOccidente e la Grecia nord-occidentale35. formale con le sime-cassette, di cui i due singoli
Quella dei rapporti tra i due ambienti per lar- elementi conservano forma e decorazione (figg. 18
chitettura di epoca arcaica una questione am- e 19), accentua limpressione che essi siano stati
piamente discussa, soprattutto a proposito delle originati dalla separazione dei due componenti,
sime-cassette del primo Artemision di Corf (Rho- forse per ragioni di praticit per cui, a un certo
maios 1940: 116-118, figg. 85-86; Winter 1993: punto, ai pezzi uniti, di difficile manipolazione,
299-300, tav. 127), e della presumibile replica dal si sostituiscono pezzi distinti che consentono una
santuario di Delfi (Le Roy 1967: 65-68 tetto 27, maggiore facilit e libert di assemblaggio e quin-
tavv. 19-20; Winter 1993: 300-301, tav. 128), in di di invenzione planimetrica e distributiva.
relazione ad alcuni esemplari occidentali36, in par-
ticolare la sima laterale del tempio A di Himera Catalogo
(Himera I: 82, tav. XIII; Wikander 1990: 278, fig.
1), ai quali possono aggiungersi le sime-cassette 1. (fig. 24.1)
locresi (fig. 24.17) attribuite da De Franciscis al
periptero arcaico di Maras (De Franciscis 1979a: Met inferiore sinistra di antefissa con Gorgneion.
94 sgg., figg. 66-73), che pi ancora degli altri tipi Sul retro, lisciato con la stecca, traccia dellattacco
citati richiamano nella struttura e nella funzione del coppo semicircolare. Nellangolo inferiore de-
gli esemplari dellarea corcirese. stro, foro passante, inclinato di circa 30 rispetto
La questione si gioca fondamentalmente sul- alla verticale della lastra.
la controversa cronologia di questi elementi. Se h 11,1; largh. 9,4; spess. 1,7; diam. del foro pas-
infatti si accetta la datazione intorno al 630 a.C. sante 1,2.
proposta per la sima di Himera (Himera I: 82; Wi- Impasto marrone chiarissimo (10YR8/4), duro, con
kander 1986: 36-37, fig. 7) e la datazione intor- numerosi inclusi micacei di piccole dimensioni e
no al 600 a.C. per le sime-cassette da Maras37 ci qualche raro incluso ferroso medio.
Antefisse con Gorgneion tra Locri e C aulonia 367

Matrice discreta. micircolare. Abbondanti tracce di colore nero sui


Locri, Museo Nazionale, inv. n. 96969, dalla sto capelli, sullorecchio e sul sopracciglio. Rare trac-
a U di Centocamere (Scavi dellUniversit di To- ce di colore rosso sul volto.
rino 1972). h 7,8; largh. 15,5; spess. 4; impronta dellattacco
Barra Bagnasco 1977a: 49, nota n. 23, fig. 17; Gul- coppo spess. 3,5.
lini 1980: 117; Costamagna e Sabbione 1990: 107, Impasto rosato (5YR 7/6), con ingubbiatura cre-
fig. 131. ma (10YR 8/3), duro, con rarissimi inclusi litici e
micacei.
2. (fig. 24.2) Matrice discreta.
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 79040, da Cento-
Quarto superiore destro di antefissa con Gorg- camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo-
neion. Sul retro, lisciato con la stecca, impronta gia 1950-1956).
dellattacco del coppo semicircolare e, a sinistra,
profonda scheggiatura a sezione quadrata. Al cen- 5. (fig. 24.5)
tro visibile una chiazza rossastra di incerta natu-
ra. Tracce di colore rosso in corrispondenza delle Parte destra di antefissa con Gorgneion. Lastra di
chiome del mostro. dimensioni maggiori rispetto a quelle del coppo se-
h 16; largh. 12,8; impronta dellattacco coppo micircolare, di cui, sul retro, si conserva un breve
spess. 2. tratto. La lastra sporge al di sopra del coppo per
Impasto marrone chiaro (10YR8/6), duro, con unaltezza conservata di circa 3 cm. La superficie
numerosi inclusi micacei e ferrosi di piccole
della lastra abrasa e scheggiata in pi punti.
dimensioni.
h 11,8; largh. 15; spess. 3; coppo: lungh. 5; spess.
Matrice fresca.
2,2.
Reggio Calabria, Museo Nazionale, inv. n. 67827,
Impasto rosato (5YR 8/4), duro, con numerosi in-
dal Santuario di Persefone alla Mannella (Scavi
clusi litici e augitici di piccole dimensioni.
Orsi 1908-1909).
Matrice stanca.
Grillo 1996: 44-45, n. 1-2.
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 95259, da Cento-
3. (fig. 24.3) camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo-
gia 1950-1956).
Parte superiore di antefissa con Gorgneion. Ri-
composta da 3 frammenti. Parte superiore del volto 6. (fig. 24.6)
del mostro. Sul retro, rifinito accuratamente con la
stecca, breve tratto del coppo semicircolare. Sui Met inferiore di antefissa con Gorgneion. Il volto
capelli, abbondanti resti di colore nero con cui del mostro, disegnato da un sottile cordolo a rilie-
sono disegnati gli occhi, le sopracciglia, il naso e la vo, stato impresso leggermente inclinato verso si-
bocca, da cui fuoriesce la lingua rossa. Un puntino nistra. Lo spessore maggiore e la leggera curvatura
nero sulla fronte e sulle guance indica il pelame. del profilo della sezione sul retro della lastra, li-
h 14,5; largh. 15; spess. 2,5; coppo: lungh. 6; sciato con la stecca, sembrano indicare il punto di
spess. 1,8. attacco del coppo, a circa 9 cm dal bordo inferiore.
Impasto rosato (7.5YR 8/6), con ingubbiatura cre- Tracce di colore nero sullo sfondo e sui capelli e
ma (10YR 8/2), duro, con numerosi inclusi litici e piccole chiazze di colore rosso sulle zanne; resti
micacei di piccole dimensioni e un grosso incluso labili di colore bruno rossastro sul volto.
ferroso in frattura sul lato destro della lastra. h 9,7; largh. 17,8; spess. 2,9; spess. della lastra
Matrice discreta. allattacco (?) del coppo 4.
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 89126, rinveni- Impasto rosato (7.5YR 8/4), duro, con numerosi
mento fortuito dallarea della citt antica inclusi litici, micacei e ferrosi di piccole e medie
dimensioni.
4. (fig. 24.4) Matrice stanca.
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 78980, da Cento-
Parte superiore sinistra di antefissa con Gorgne- camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo-
ion. Sul retro, impronta dellattacco del coppo se- gia 1950-1956).
368 Eleonora Grillo

7. (fig. 24.7) Matrice discreta.


Locri, Museo Nazionale, inv. n. 80047, da Cento-
Quarto superiore destro di antefissa con Gorgne- camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo-
ion. Retro leggermente concavo, lisciato sommaria- gia 1950-1956).
mente con la stecca; sul retro frattura dello strato
superficiale dellimpasto. Tracce di ingubbiatura 10. (fig. 24.10)
color crema.
h 10; largh. 10,7; spess. 1; spess. attacco coppo 3. Quarto inferiore sinistro di antefissa con Gorgne-
Impasto rosato (7.5YR 8/6), con ingubbiatura cre- ion. Stessa matrice del n. 9. Retro lisciato somma-
ma (10YR 8/2), duro, con numerosi inclusi litici e riamente con le dita. Tracce di colore rosso sulla
micacei di piccole dimensioni. lingua, sulle zanne e sulle labbra; ombra di rosso
Matrice discreta. sulla guancia. Abbondante colore nero sulle bar-
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 95213, da Cento- bule, che risvolta anche sul margine esterno dove
camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo- resta una striscia di colore rosso.
gia 1950-1956). h 7,8; largh. 10; spess. 2,3.
Impasto colore rosato (7.5YR 8/4), duro, con nu-
8. (fig. 24.8) merosi inclusi litici di piccole dimensioni; incluso
ferroso sul retro.
Met destra di antefissa con Gorgneion. Il rilievo Matrice discreta.
occupa tutta la superficie della lastra tranne che Locri, Museo Nazionale, inv. n. 98899, da Cento-
per una fascia liscia attorno al volto. I margini sono camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo-
piatti dagli spigoli arrotondati. La lastra semiel- gia 1950-1956).
littica, pendente al di sotto del coppo, di dimensio-
ni maggiori di esso, conservato per un brevissimo 11. (fig. 24.11)
tratto. Il retro, piatto, lisciato piuttosto accurata-
mente a stecca. Tracce di colore nero sul fondo, nel Parte superiore di antefissa con Gorgneion. Sul
cavo orbitale, sulla guancia e sullorecchio. retro, breve tratto del coppo semicircolare, legger-
h 16,4; largh. 10,8; spess. 3; spess. 4; coppo: lun- mente concavo e accuratamente rifinito a stecca.
gh. cons. 5. Superficie consunta e scheggiata. Resti di colore
Impasto marroncino chiaro (10YR8/4), rosato rosso sovrapposto a strato di ingubbiatura giallina.
(7.5YR8/4) in frattura, duro, con numerosi inclu- h 11; largh. 15,5; spess. 2,5; coppo: lungh. 4,5;
si litici e micacei di piccole e medie dimensioni. spess. 2,5.
Qualche incluso ferroso e malacologico grande. Impasto colore rosato (7.5YR 8/4), con ingubbia-
Matrice stanca. tura giallina (10YR 8/2), duro, con numerosi in-
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 95607, da Cento- clusi litici, micacei e augitici di piccole e medie
camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo- dimensioni.
gia 1950-1956) Matrice stanca.
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 79130, da Cento-
9. (fig. 24.9) camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo-
gia 1950-1956).
Antefissa con Gorgneion. Mancano lorecchio de-
stro e la parte destra delle chiome del mostro. Sul 12. (fig. 24.12)
retro, regolarizzato piuttosto accuratamente con la
stecca, resta breve tratto del coppo semicircolare. Antefissa con Gorgneion, priva dellangolo inferio-
Stessa matrice del n. 10. Tracce di colore nero in- re sinistro della lastra, che aggetta per circa 3 cm al
torno alle palpebre, sulle chiome e lungo il mar- di sopra del coppo semicircolare, di cui resta breve
gine vicino alle barbule; di rosso dietro lorecchio tratto sul retro. Retro leggermente concavo e accu-
sinistro e sulla lingua. ratamente rifinito a stecca. Stessa matrice del n. 13.
h 14,5; largh. 14,5 ; spess. 2,4; coppo: lungh. 2; h 15; largh. 15; spess. 1; coppo: lungh. 8,5; spess.
spess. 2. 1,5.
Impasto colore marrone chiarissimo (10YR8/3), duro, Impasto colore beige-rosato (10YR 8/4), con ingub-
con rari inclusi litici e micacei di piccole dimensioni. biatura giallina (10YR 8/2), duro, con numerosi
Antefisse con Gorgneion tra Locri e C aulonia 369

inclusi litici, micacei e augitici di piccole e medie locresi: v. Barra Bagnasco 1986: 106, e, da ultimo, Grillo
dimensioni. 1999: 36-37, con bibliografia precedente.
Matrice fresca.
4
In generale sulla Gorgone e la sua iconografia v. Roscher
I, s.v. Gorgones (A. Furtwngler): col. 1715 ss.; Besig
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 94382, da Castel- 1937; Howe 1954: 209-221; EAA II, 1960, s.v. Gorgone (A.
lace (rinvenimento fortuito). Giuliano): 982-985; Riccioni 1960: 127-206; Floren 1977;
LIMC IV, 1 s.v. Gorgo, Gorgones (I. Krauskopf): 288-330. Sul
13. (fig. 24.13) significato del volto della Gorgone-Medusa come maschera
di terrore e morte: Vernant 1987: 32-83.
Angolo inferiore sinistro di antefissa con Gorgne-
5
La protome di Gorgone applicata alla testata terminale
dei coppi rientra in una delle pi antiche tradizioni della
ion. Stessa matrice del n. 12. Sul retro, attacco del decorazione architettonica greca, come attestano, gi
coppo semicircolare. nellultimo quarto del VII sec. a.C., le antefisse dei tetti
h 9,5; largh. 7,5; spess. 1,5; impronta dellattacco dedalici di Thermos e Corf (Mertens Horn 1978: figg. 2,
del coppo spess. 2,5. 7-10 e 1). Nel mondo greco-occidentale il Gorgneion venne
Impasto colore beige-rosato (10YR 8/4), con ingub- utilizzato precocemente (placca dellAthenaion di Siracusa:
Orsi 1919: cc. 614-622, tav. XVI; acroterio di Gela: Griffo e
biatura giallina (10YR 8/2), duro, con numerosi Von Matt 1964: 187-188, fig. 179, a cui si possono aggiungere
inclusi litici, micacei e augitici di piccole e medie le antefisse locresi qui presentate nn. 1-2, v. infra) in una
dimensioni. vasta serie di produzioni di coroplastica architettonica che
Matrice stanca. proseguono fino al V sec. a.C. e oltre (ampia bibliografia
Locri, Museo Nazionale, inv. n. 99344, da Cento- in Kstner 1982; Kstner 1985: 297-299; Kstner 1989:
115-128).
camere (Scavi della Scuola Nazionale di Archeolo- 6
Inclusi dunque anche i tre esemplari cauloniati, v. infra
gia 1950-1956). nn. 11-13.
7
Per gli scavi Orsi alla Mannella, da ultimo si veda il
14. (figg. 14-16) contributo di M. Cardosa in questo stesso volume.
8
Lantefissa proviene dal saggio effettuato in corrispondenza
Matrice frammentaria di antefissa con Gorgneion; del braccio occidentale della sto a U (Barra Bagnasco
due parti non contigue ricomposte rispettivamente 1977a: 48, tav. II). Per lipotesi di pertinenza dellantefissa
da 2 frr. ciascuna. Si conservano locchio, una pin- alla decorazione architettonica delledificio v. infra.
na nasale, la sagoma del labbro superiore con denti
9
Il particolare gusto per la stilizzazione, evidente in questi
umani e zanne incrociate, la sagoma della guancia esemplari locresi, li avvicina ai Gorgneia di tradizione
corinzia, quali la Gorgone dellAthenaion di Siracusa (Orsi
e le chiome a ciocche parallele orizzontali. Bordo 1919: cc. 614-622, tav. XVI; Besig 1937: 99, n. 120;
inferiore costituito da un dentello squadrato, ag- Rizza e De Miro 1985: 188-189, fig. 179) e, soprattutto,
gettante dal fondo. Esterno della matrice lisciato il Gorgneion fittile acroteriale dallAthenaion di Gela, di
accuratamente con la stecca. cui ripete lestrema stilizzazione degli elementi e lo stesso
Fr. n. 603b-c: h 12,5; largh. 9,7; spess. 3,2; fr. n. rilievo piatto (Besig 1937: 99, n. 219; Bernab Brea 1952:
71-72, figg. 67-68; Griffo e Von Matt 1964: fig. 88; Riccioni
603e-f: h 11; largh. 9; spess. 3,5. 1960: 161, fig. 44).
Impasto rosa-arancio (5YR 7/6), con nucleo grigio 10
Secondo lipotesi in Barra Bagnasco 1977a: 49, nota n. 23;
(5/YR 3/1), duro, con numerosi inclusi litici, mica- Gullini 1980: 117.
cei di piccole e medie dimensioni. 11
Questo sistema raramente attestato, almeno per elementi
Locri, Museo Nazionale, inv. n. P4/78 603b-c-e-f, di dimensioni ridotte. Orlandini (Orlandini 1977: 55) ricorda
da S. Cono (Scavi dellUniversit di Torino 1978). luso di antefisse applicate con chiodi o tasselli di piombo
sulle sime rampanti o altri elementi dei rivestimenti fittili
dei templi, citando il tempio D e le Tavole Palatine di
Note Metaponto (v. anche Adamesteanu, Mertens e De Siena
1975: 26-49, fig. 43) e alcune lastre da Hipponion (Andreassi
1
Tutte le antefisse sono conservate nel Museo Nazionale di 1972: 185, tav. 94, figg. 1-4).
Locri Epizefiri, a eccezione del frammento n. 2, esposto al 12
Un confronto, nellimpostazione generale delle rappre-
Museo Nazionale di Reggio Calabria. sentazione, pu trovarsi con le Gorgoni tarantine in Laviosa
2
Il frammento n. 1 proviene dalla sto a U di Centocamere; 1954: tav. LXVIII, in particolare i nn. 1-2.
il n. 2 dal santuario di Persefone sulla collina della Mannella. 13
Il tipo di antefissa di forma rotonda si accompagna, in
Gli esemplari nn. 4-11 e n. 13 dallabitato di Centocamere; il genere, con una rappresentazione pi umana del volto della
n. 12 dalla zona di Castellace, il n. 3 da un recupero fortuito Gorgone, in cui i caratteri bestiali sono meno enfatizzati e
nellarea della citt antica. sopravvivono perch attraverso di essi si esprime visivamente
3
Sono infatti tutte prodotte con il tipico impasto ricco di la valenza apotropaica della rappresentazione. Antefisse di
inclusi micacei che caratterizza tutti i prodotti coroplastici questo tipo si ritrovano in ambito tarantino a partire dalla
370 Eleonora Grillo

fine del VI sec. a.C. e per tutto il secolo successivo: Laviosa ampio e pur non essendo questa la sede per una rassegna
1954: tav. LXX; Herdejrgen 1982: 116-118; Orlandini di tali contributi sembra opportuno citare quelli che hanno
1983: figg. 421-423; Kstner 1989: 122-126. Non va tuttavia costituito punti di riferimento per gli studi successivi:
dimenticato che la forma della lastra legata pi alla sua Jastrow 1941; Nicholls 1952; Neutsch 1952; Bonghi Jovino
funzione e al tipo di edificio a cui era destinata che a una 1965; Barra Bagnasco 1984; Barra Bagnasco 1986; Muller
sua semplice evoluzione nel tempo: Laviosa 1954: 220-221; 1994; Muller 1996; e da ultimo Cardosa 1999; Grillo 1999.
Andreassi 1972: 182; Greco 1977: 132. 22
Una matrice di antefissa silenica da Medma conservata
14
Tutti questi caratteri portano a collocare queste antefisse fra il materiale della Collezione del Museo Civico di
nella prima met del V sec. a.C.: Laviosa 1954: tav. LXXI Reggio Calabria (Putort 1925: 137, n. 47, tav. IV); una con
n. 2; Higgins 1954: 309, 1137. La rappresentazione ricorda protome silenica proviene da Naxos (Pelagatti 1965: 93, tav.
anche quella del Gorgneion sullegida di una statua di Atena XXXVI, 1). Si ricordano inoltre due matrici pubblicate da
rinvenuta sullAcropoli in Payne e Young 1950: tav. CXXI, 4 Koch (Koch 1912: tav. XV, 6 e fig. 64) e quelle dallItalia
(met del V sec. a.C.). I capelli bipariti sulla fronte, poi, sono centrale in Andrn 1940: CXVI, tav. 32, nn. 111-113. Il
quelli delle figure della coroplastica locrese-medmea della rinvenimento di una matrice in terracotta , in generale, un
prima met del V sec. a.C.: Arias 1977: 522, tav. LXVII, n. fatto di carattere eccezionale poich il numero degli stampi
1; Pugliese Carratelli e Arias 1990: fig. 429-430 (statuette conservati notevolmente ridotto rispetto alla quantit di
fittili da Medma, 470 a.C.). positivi che potevano essere ricavati da una singola matrice.
15
Si avvicinano alle Gorgoni in Laviosa 1954: tav. LXVIII, 1; Per le matrici di statuette rinvenute a Locri v. Barra Bagnasco
Orlandini 1983: fig. 420. La rappresentazione dei capelli a 1982: 319-333, e in particolare note 3-4.
bande parallele orizzontali del n. 6 rimanda ancora a prodotti 23
Come proposto in Barello 1995: 47-48 che trova confronti
locresi allincirca contemporanei, come, ad esempio le c.d. con le Gorgoni tarantine di questo periodo, alle quali si
statue a leggio della Mannella: Costamagna e Sabbione avvicinano per il gusto disegnativo, anche se caratterizzato
1990: 100, fig. 115. da una maggiore plasticit.
16
Complessivamente le antefisse locresi, raffiguranti soggetti 24
Ricordiamo che il gruppo delle antefisse gorgoniche di
diversi (gorgoni, sileni, paniskoi, teste femminili, palmette, Caulonia un gruppo stilisticamente omogeneo, che Barello
teste di negro e soggetti vari) sono 96, attestando circa suddivise in 5 tipi, diventati ora 4 per laccertata identit dei
70 tipi iconografici diversi. Questi materiali, in corso di tipi 2-3. Il gruppo, cronologicamente collocabile nellultimo
studio da parte di chi scrive, sono la testimonianza di una ventennio del VI sec. a.C., ha caratteristiche tecniche
produzione vasta e articolata, in larga parte ancora inedita comuni che fanno pensare a uno stesso atelier o pi botteghe
a eccezione del Gorgneion della sto a U (Barra Bagnasco in stretti rapporti di produzione, che realizzano elementi
1977a: 48, tav. II; Gullini 1980: 117 sgg.), di cinque antefisse destinati a piccoli edifici sorti nei temene dei principali
sileniche del teatro (Parra 1977: 113-121), di due antefisse santuari della polis achea.
sileniche da Grotta Caruso (Parra 1991), di due antefisse con 25
Tipo 1 in Barello 1995: 45 sgg., nn. 12-13, tav. XXIII;
paniskos da Maras sud (Barra Bagnasco 1992b: 266 sgg.), identica rappresentazione e identiche misure.
di unantefissa a testa femminile (I Greci in Occidente: 740, 26
Tipo 2 e 3 in Barello 1995: 45 sgg., nn. 19-22, tav. XXIV-
scheda cat. n. 347, C. Sabbione) e di unedizione preliminare XXV; identica rappresentazione e identiche misure.
delle antefisse dal santuario della Mannella (Grillo 1996:
43-45).
27
Barello 1995: 44, nota 276. Non conservandosi a Caulonia
parti sovrapponibili delle lastre, Barello prefer mantenerli
17
La matrice stata rinvenuta nel 1978 negli scavi distinti in attesa di una prova definitiva alla sua ipotesi
dellUniversit di Torino, diretti da M. Barra Bagnasco, che venne dal recupero, posteriore alla pubblicazione delle
in contrada S. Cono, nel centro dellarea urbana di Locri antefisse cauloniati, della lastra da Castellace nei magazzini
Epizefiri, dove stato possibile documentare una completa del Museo di Locri.
sequenza stratigrafica della citt antica, attraverso tutte le
sue fasi di vita, dallet del ferro fino allepoca romana (Barra
28
Interessante osservare come, nel frammento n. 13, le
Bagnasco 1979: 398-401; Costamagna e Sabbione 1990: zanne incrociate si dispongano in posizione obliqua rispetto
157-159). possibile che anche qui, come nel quartiere di a quelle visibili sulla lastra n. 12, forse per un difetto
Centocamere, in epoca greca vi fossero botteghe e officine nellimpressione dellargilla che sembra, ma la superficie
artigianali, attestate con certezza, e forse indicative della molto consunta per affermarlo con certezza, aver determinato
continuit di tali attivit, da scarti di fornace databili al II-I un ritocco di questa parte del rilievo.
sec. a.C.: Costamagna e Sabbione 1990: 159. 29
Per le arule cauloniati, i rapporti e gli scambi con le
18
Ricomposti a loro volta da due frammenti ciascuno. produzioni locresi v. Simonetti 2001: 337. Questi scambi
sembrano indicare che lesito della battaglia della Sagra
19
La lacunosit del pezzo non consente una datazione non interfer negativamente sui rapporti tra Locri e Caulonia
puntuale; i caratteri leggibili sembrano potersi ricondurre bench, come gi sottolineato da Barello (Barello 1995:
alle Gorgoni di fine VI-prima met del V sec. a.C. (v., ad 121), essi non siano sufficienti a postulare una affinit
esempio, Laviosa 1954: tavv. LXVIII e LXX). politico-culturale tra Locri e Caulonia, databile ad epoca
20
Per le caratteristiche delle argille locresi v., da ultimo, anteriore a Dionisio [I] come sostenuto in De Franciscis
Grillo 1999: 36-37, con bibliografia precedente. 1985: 123. Sembrano potersi interpretare come elementi
21
Per la tecnica di realizzazione delle matrici locresi v. episodici, legati a motivazioni di natura cultuale, il pinax
Barra Bagnasco 1982: 322-323. Ricordiamo che il dibattito locrese con scena di ratto tipo 2/3, ritrovato da De Franciscis
sugli aspetti tecnici della produzione coroplastica molto (1985) a Punta Stilo, e la statuetta femminile di tipo locrese
Antefisse con Gorgneion tra Locri e C aulonia 371

rinvenuta negli scavi di Orsi (Orsi 1914: c. 896, fig. 137) 35


Si veda quanto sostenuto in Barello 1995: 49, nota 307.
nel medesimo santuario. Per le vicende storiche cauloniati, 36
Per una rassegna e discussione di questi materiali si veda
e per la sua autonomia rispetto alla madrepatria Crotone, si Wikander 1986: 36 sgg.; Wikander 1990: 275 sgg.; Winter
veda il contributo di M. Lombardo in questo stesso volume. 1993: 299 sgg., 275 sgg., 281 sgg.
30
Gullini 1980: 117 sgg. e, per i problemi architettonici e 37
Secondo la datazione in Wikander 1990: 282, che riferisce
linquadramento storico della sto a U, 111-127. le posizioni degli studiosi sulla questione a p. 281, A. De
31
Gran parte delle antefisse provengono dagli scavi degli Franciscis (De Franciscis 1979a: 76) proponeva invece una
isolati irregolari messi in luce nelle indagini della scuola datazione poco dopo la met del VII sec. a.C..
Nazionale di Archeologia negli anni tra il 1950 e il 1956, 38
Una sintesi sulle diverse opinioni espresse dagli studiosi
diretti da G. Oliverio, che ebbero soltanto unedizione sulla cronologia e il rapporto tra la sima corcirese e le
preliminare in Lissi 1961: 111-113. Purtroppo lo scavo, terrecotte architettoniche siceliote in Wikander 1986: 26,
non ancora condotto con metodo stratigrafico, difficile nota 98; Wikander 1990: 275-283.
da ricostruire attraverso la documentazione superstite, che
mostra non poche lacune e incertezze. Per gli scavi degli
39
Come gi indicava Ssserott (Ssserott 1944: 120)
anni 50 a Centocamere v. anche Barra Bagnasco 1977: 403 proponendo la datazione della sima dellArtemision come
sgg.; Barra Bagnasco 1984b: 586-593. terminus ante quem per linizio della produzione in Sicilia.
Su questi problemi si veda anche Heiden 1990; Heiden
32
Si ricorda che oltre alle antefisse con protome gorgonica
1995.
provengono dallabitato di Centocamere altre trentacinque
antefisse decorate con soggetti diversi (sileni, palmette, testa
40
Una sintesi del problema e delle precedenti posizioni
di negro), per un totale di quarantaquattro esemplari. in Wikander 1986: 26, nota 98; Winter 1993: 299-300;
33
Ricordiamo che a Naxos le antefisse venivano impiegate Wikander 1990: 275-283.
anche in comuni abitazioni (Lentini 1996: 646) cos come 41
Per la discussione del problema v. Wikander 1986: 27 sgg.
anche ad Acquarossa terrecotte architettoniche erano usate
in edifici sia sacri che privati (Wikander 1981: 84 sgg.;
Torelli 1986: 259-267). Per luso domestico delle antefisse, L'articolo stato chiuso il 15-12-2008. Nelle more di stampa
v. anche Winter 1978: 52 sgg. stato pubblicato il volume di M. Barra Bagnasco, Locri
34
Barello 1995: 48 sgg. e, in particolare, la nota 306. Dalla Epizefiri V. Terrecotte figurate dall'abitato, Milano 2005,
descrizione delle caratteristiche dellimpasto einheimische in cui sono edite altre sedici antefisse da Centocamere e
rotgelbliche Ton sembrano essere di produzione locale: Maras sud, decorate con soggetti differenti, di cui non si
Rhomaios 1940: 141-142; Dontas 1972: 29. potuto tenere conto.
372 Eleonora Grillo

Fig. 24.1 Cat. n. 1. Fig. 24.2 Cat. n. 2.

Fig. 24.3 Cat. n. 3. Fig. 24.4 Cat. n. 4.

Fig. 24.5 Cat. n. 5. Fig. 24.6 Cat. n. 6.


Antefisse con Gorgneion tra Locri e C aulonia 373

Fig. 24.7 Cat. n. 7. Fig. 24.8 Cat. n. 8.

Fig. 24.10 Cat. n. 10.


Fig. 24.9 Cat. n. 9.

Fig. 24.11 Cat. n. 11. Fig. 24.12 Cat. n. 12.


374 Eleonora Grillo

Fig. 24.13 Cat. n. 13. Fig. 24.14 Matrice di antefissa con Gorgneion, cat. n. 14.

Fig. 24.15 Particolare della matrice di antefissa con Gorgneion, Fig. 24.16 Particolare della matrice di antefissa con Gorgneion,
cat. n. 14. cat. n. 14.

Fig. 24.17 Lastre di sima-cassetta dal tempio arcaico di Maras.

Fig. 24.19 Disegno ricostruttivo di cassetta di rivestimento del


Fig. 24.18 Lastra di sima dal tempio arcaico di Maras. tempio arcaico di Maras, da De Franciscis 1979a..
25.
Tra Locri e Caulonia. Appunti a margine
di alcuni manufatti in bronzo
Valeria Meirano

Il titolo stesso del convegno, Caulonia tra Cro- strato del saggio secondo, la Tomasello rinvenne
tone e Locri, costituisce un esplicito invito a inda- alcuni brandelli pertinenti a uno (o due) esemplari
gare le tracce di contatti e rapporti intercorsi tra le (fig. 25.2) analoghi3.
colonie greche dellantica Calabria. Per quanto at- Si tratta di phialai del tipo lotus-bowl, in lami-
tiene alla produzione artigianale e alla circolazione na lavorata a sbalzo, di proporzioni miniaturistiche,
di oggetti, sono state segnalate da tempo e recen- con diametro pari a 7,5 cm nel primo e ca. 8 nel
temente ribadite (Elia 2007, con ampia rassegna secondo caso: un breve orlo liscio, caratterizzato da
e bibliografia; Grillo, in questo volume) le affinit una fila di punti, d luogo a una vasca appiattita,
che legano, sin dallet arcaica, alcuni manufatti decorata da una corolla che circonda lumbone. Il
rinvenuti a Locri e a Caulonia, nonch la presenza motivo decorativo, iterato, costituito da carnose
nella polis achea di prodotti locresi (diversi tipi co- foglie lanceolate intervallate da palmette a tre pe-
roplastici, tra cui un frammento di pinax con scena tali scaturenti da un calice stilizzato. Nellesem-
di ratto, alcune arule ecc.). inoltre acquisizione plare rinvenuto da Orsi, meglio conservato, si nota
recentissima lattribuzione al Gruppo di Locri di inoltre un particolare trattamento dellumbone, ad
alcuni frammenti figurati recuperati nei pressi del anelli concentrici.
tempio dorico di Punta Stilo (Elia, in questo volu- Pur alla luce delle differenze riscontrabili in al-
me; Elia 2007). cuni dettagli (resa dei punti sullorlo; definizione del
In questa sede, vorrei richiamare lattenzione cordolo che delimita il calice da cui la palmetta ha
su alcuni reperti in bronzo da Caulonia che per- origine, a profilo curvilineo nellesemplare edito da
mettono di ampliare il dossier delle attestazioni a Orsi e rettilineo in quello della Tomasello ecc.), ap-
questo proposito. Gi Paolo Orsi, nel presentare i pare evidente laffinit di entrambi gli esemplari con
risultati delle sue esplorazioni nella citt achea, le phialai miniaturistiche rinvenute nella necropoli
non poteva esimersi dal sottolineare i confronti locrese di Lucifero, caratterizzate da un profilo mol-
che, ad esempio, alcuni tipi di fibule trovavano in to appiattito e da una vivace decorazione fitomorfa4.
esemplari rinvenuti a Locri. Alla luce del prosie- A Locri, tre manufatti in particolare presen-
guo delle ricerche, alcune delle affinit evocate tano analogie strettissime con quelli cauloniati,
dallarcheologo di Rovereto sembrano oggi meno dal punto di vista dimensionale e nella ripropo-
significative1, mentre nuove considerazioni posso- sizione di un identico schema compositivo. Uno,
no essere avanzate in relazione ad altri manufatti, gi pubblicato da Paolo Orsi (fig. 25.3), proviene
quali alcuni esemplari di forme vascolari. dalla tomba 826, datata agli anni 480-460 a.C.5
Nel tempio di Punta Stilo, Orsi port alla luce Dei due restanti, inediti, il primo sporadico (fig.
una phiale mesomphalos in bronzo, integralmente 25.4), mentre il secondo fa parte del corredo della
ricomponibile (fig. 25.1), insieme ad alcuni altri tomba 569 (fig. 25.5), datata genericamente al V
frammenti2. secolo6. Nei tre casi il diametro ricostruito pari
A distanza di qualche decennio, sempre a ca. 7,5 cm e lo spessore della lamina compreso
nellarea del tempio dorico, in particolare nel terzo tra 0,05 e 0,06 cm.
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
376 Valeria Meirano

Non mi soffermo sulla diffusione della versione margine per ipotizzare la presenza, sempre nel
miniaturistica di tali specifici manufatti peral- santuario di Punta Stilo, di impianti specializzati
tro piuttosto limitata n sulla fortuna del motivo connessi alla vita dellarea sacra, in cui potevano
decorativo che essi veicolano, riscontrabile su sva- avvenire anche forme di riuso del metallo12.
riati supporti (oltre a oggetti in metallo, anche pre- Il rinvenimento e ledizione di manufatti in
zioso, ceramiche, avori, terrecotte ecc.)7. In questa bronzo succedutisi negli ultimi decenni appaio-
sede mi preme invece ribadire che gli esemplari no oggi mitigare decisamente13 limpressione di
da Lucifero, databili al V secolo a.C., rivelano una grande scarsezza (Orsi 1914: c. 900 e anche, a
omogeneit che ne autorizza il riferimento alla proposito della necropoli, c. 939) che Paolo Orsi
produzione delle versatili botteghe locali. Al V se- lamentava al tempo delle sue esplorazioni caulo-
colo in particolare ai primi tre quarti risale, niati14. In particolare, se i reperti riferibili al vasel-
peraltro, quasi tutta la celebre serie dei vasi mi- lame metallico, che costituisce il fulcro di questo
niaturistici che caratterizzano alcuni corredi della contributo, permangono decisamente esigui15,
medesima area funeraria (oltre alle phialai decora- oggi pi articolato il dossier degli elementi di ar-
te, phialai a vasca liscia, piattelli, patere con ma- mamento. Essi risultano, tuttavia, di consistenza
nico, bracieri, podanipteres, situle)8. non eccezionale [] se visti nel vasto quadro delle
La riproduzione in miniatura di vasi metallici attestazioni magnogreche note (Parra 2004: 20)
costituisce, come gi sottolineava Guzzo, un ovvio e aggiungerei proprio nel confronto con Locri e
indizio della padronanza tecnica e dellabitudinarie- le sue sub-colonie16.
t delle forme (Guzzo 1988: 461). Essa rientra in- Ritornando ai nostri reperti, mi sembrano par-
fatti tra le ormai acclarate specialit degli ateliers ticolarmente degne di nota le analogie stringenti
bronzistici locresi, che seppero dar vita a unampia delle due phialai miniaturistiche da Punta Stilo
serie di manufatti e anche a creazioni assolutamente con gli esemplari di Lucifero, fino a lasciare ipotiz-
originali, documentate in modo pressoch esclusi- zare che si tratti di manufatti scaturiti dal medesi-
vo nei contesti sacri e funerari: basti citare, oltre ai mo ambito artigianale.
vasi miniaturistici, i ben noti specchi nelle molte Ulteriori elementi possono essere aggiunti alla
varianti , le celebri appliques configurate per ele- discussione: in un orizzonte cronologico pi avan-
menti di arredo, gli utensil stands, i bussolotti per zato verosimilmente il IV secolo a.C. , una rela-
astragali, le fibule ad arco di violino ecc.9 zione ancora pi stretta lega, a mio avviso, due altri
A fronte del quadro ricco e articolato delineato vasi in bronzo, di nuovo da Caulonia e da Locri.
dallanalisi dei reperti mobili, mancavano a Locri Nellarea funeraria cauloniate di contrada
attestazioni relative a impianti e dispositivi ineren- Costa-Garretto, Paolo Orsi rinvenne sporadico un
ti lattivit metallurgica, a eccezione della presenza grazioso scodellino in lamina di rame colle mani-
di abbondanti scorie di lavorazione, diffusissime in gliette fuse (Orsi 1924: c. 488, fig. 38; fig. 25.6).
tutto il sito, e di qualche altro raro indizio10. Solo di A giudicare dallottima restituzione grafica fornita,
recente stato identificato nei pressi del tempio di il vasetto, di proporzioni sottodimensionate, pre-
Maras un atelier, operativo tra il V e la met del senta una vasca ampia e mediamente profonda a
IV secolo, che lavorava soprattutto il ferro ma an- sviluppo fortemente concavo, su alto piede ad anel-
che il bronzo, verosimilmente per rispondere alle lo tronco-conico. Lorlo il cui diametro, a quanto
esigenze del cantiere templare (Rubinich e Fanari- indicato, misura 14,5 cm estroflesso e appiatti-
Moretti, in questo volume). to, con un labbro pendulo decorato da un motivo a
A Caulonia, per quanto attiene alla lavorazio- dentelli o a ovuli stilizzati. In posizione diametrale
ne dei metalli, Orsi aveva identificato sullacropo- sono immorsate nellorlo due prese piatte a profi-
li della citt officine attribuite a et brezia (Orsi lo rettangolare, ciascuna raccordata alla vasca da
1914: cc. 745-748). Pi recentemente, le indagini una coppia di verghe ricurve; una delle due prese
condotte da Maria Teresa Iannelli a NE del tempio reca sulla faccia superiore un anellino inserito.
dorico, nei pressi della ferrovia Reggio Calabria- Tra il materiale sporadico della necropoli di
Metaponto, hanno portato alla luce le tracce di un Lucifero ho potuto isolare un baciletto inedito del
probabile impianto metallurgico che sfruttava le tutto analogo (fig. 25.7; Meirano 2002, Bap3), an-
acque di un vicino canale11. La rilettura di vecchi che nella resa dei dettagli pi minuti (ad esempio,
dati di scavo ed esplorazioni recentissime a ope- nella sommaria decorazione a ovuli, a sottili tratti
ra di Maria Cecilia Parra lasciano inoltre ampio verticali impressi), con orlo pari a 14,9 cm.
Tra Locri e C aulonia . Appunti a margine di alcuni manufatti in bronzo 377

A questo esemplare credo siano pertinenti due Note


prese gemelle (fig. 25.7; Meirano 2002, Bap2),
ugualmente inedite e sporadiche dalla necropoli,
1
V. Orsi 1914: cc. 900-901, fig. 140 e c. 926, fig. 168;
ancor meno significativo appare il ricorrere a Caulonia (Orsi
una delle quali dotata di un anellino sulla fac- 1914: c. 902, fig. 144) e a Locri di foglie in bronzo, che
cia superiore. Dal punto di vista morfologico esse peraltro, nei decenni successivi alle esplorazioni orsiane, in
sono analoghe alle prese del bacile cauloniate, entrambe le citt sono venute alla luce in svariati contesti e
salva, forse, una maggiore inflessione dei lati lun- in abbondanza, ma con peculiarit differenti (v. anche Parra
e Milanesio Macr in quersto stesso volume).
ghi, a quanto emerge dal confronto con il disegno 2
Orsi 1914: c. 902, fig. 143; v. anche la descrizione puntuale
edito da Orsi.
dei rinvenimenti in Taccuino Orsi, n. 86, p. 23 riportato in
Queste forme rappresentano la versione minia- Iannelli 2001a: 176, fig. 72.
turistica di un tipo di bacile con orlo a tesa estro- 3
Tomasello 1972: 589, figg. 54i, 59; lo strato datato
flessa e anse piatte fuse in un solo pezzo, costituite dallautrice fra 640 e 480 a.C.
da una placchetta rettangolare disposta orizzon- 4
Per le phialai in bronzo di dimensioni canoniche a Locri e
talmente e allineata con lorlo, sostenuta da due nelle sub-colonie locresi rimando a Meirano 2002; Meirano
bastoncelli ricurvi connessi alla vasca mediante 2005.
attacchi di forma circolare. Agli esemplari noti,
5
Orsi 1913a: 33-34, fig. 41; Meirano 2002, Phd25. Per i
problemi connessi alla definizione della cronologia del
che attestano la diffusione della forma in Grecia corredo: Elia 2001: sep. 826 e p. 472.
e in Italia meridionale in Campania, Lucania e 6
Meirano 2002: 148, Phd26-27, tav. VII. La cronologia del
Apulia ,17 aggiungo ora unansa inedita, conflui- corredo desunta da Elia 2001: sep. 569.
ta nelle collezioni dellex Museo Civico di Reggio 7
Mi limito a ricordare che, nellampia serie delle attestazioni
(Meirano 2002, Bap1), che costituisce il primo do- iconografiche della phiale in area locrese e nelle sub-colonie
cumento nellarea per quanto attiene ai manufatti sia nella versione lotus-bowl che in quella a vasca liscia
di proporzioni canoniche. questo motivo decorativo riprodotto fedelmente su
esemplari miniaturistici fittili recuperati a Medma: Meirano
In merito alla datazione della forma, le presen- 2002, con bibliografia e altri confronti.
ze si addensano tra il V e il IV secolo, con partico- 8
Schede di catalogo (V. Meirano) in Le arti di Efesto: 202-
lare frequenza in questultimo e attestazioni anche 204; per la rassegna completa: Meirano 2002.
in et ellenistica, che rendono arduo circoscrivere 9
Sugli specchi, v. da ultimo Elia 2002a, con bibliografia
precisamente i termini della diffusione. In partico- precedente; Elia 2004 sulle fibule ad arco di violino; v.
lare, per i nostri manufatti miniaturistici, la pre- Meirano 2002b per gli utensil stands; Meirano 2004a sui
senza del decoro sullorlo costituirebbe un indizio bussolotti per astragali. In generale sulla variet delle
produzioni artigianali locresi, v. Meirano c.d.s.; sulla
di recenziorit18. produzione bronzistica a Locri v. Rolley 1983: 129-130;
Rispetto agli esemplari di proporzioni maggio- Guzzo 1988: 453, 459, 461; Guzzo 1988a: 509-510.
ri, i due vasetti calabresi sono accomunati, oltre Richiamo inoltre alcune pregnanti considerazioni di Bruno
che dalle dimensioni, dalla presenza del piccolo dAgostino sullartigianato locrese di lusso e non
avanzate ormai parecchi anni or sono: dAgostino 1973, in
anello in corrispondenza di una delle anse. Date particolare 225-226.
le analogie tra i manufatti e la loro originalit, ri- 10
Ad es., un probabile crogiuolo venuto alla luce in anni
tengo che essi siano da ricondurre a una medesima recenti nel corso degli scavi dellUniversit di Torino a
bottega, da identificare in Calabria meridionale, Centocamere, inedito.
verosimilmente a Locri: nel solco della lunga tra- 11
Iannelli 2005: 235-236, 242, tavv. CVIII,6, CIX,9-10. La
dizione bronzistica della citt, testimoniata anche studiosa ipotizza che le risorse minerarie e metallurgiche
dalla produzione di vasi miniaturistici, essa avreb- dellarea cauloniate possano essere state allorigine della
fondazione stessa della colonia e richiama a questo proposito
be elaborato una rara versione sottodimensionata le considerazioni espresse in Fioravanti 2001: 41.
del citato bacile ad anse piatte. 12
Parra 2004: 16-17. Ulteriori conferme in tal senso derivano
Memore dell'invito espresso oltre trenta anni fa dalle esplorazioni tuttora in corso, sempre nellarea sacra,
da Bruno d'Agostino (d'Agostino 1973), con que- che hanno contribuito ad accrescere sensibilmente il dossier
ste brevi considerazioni spero di aver offerto un documentario: v. Parra, in questo volume.
ulteriore contributo tra i molti che negli ultimi 13
La rassegna dei reperti bronzei comunque piuttosto
anni si sono succeduti alla discussione ineren- limitata. Nei primi anni 60, gli scavi Chiartano a sud
del tempio di Punta Stilo portarono alla luce il celebre
te le affinit tra alcuni prodotti artigianali a Locri spallaccio in bronzo con testa di Gorgone, un lophos di elmo
e a Kaulonia e le influenze intercorse tra le due miniaturistico, una treccia pertinente alla capigliatura di
colonie. una statua, alcuni torques e armille, due anelli, un recipiente
378 Valeria Meirano

in lamina, alcune foglie, un chiodo, alcune verghette, oltre a anni di esplorazioni a Caulonia. Ringrazio i colleghi per
lamine, frammenti informi e scorie (v. Barello 1995: 37-38; queste comunicazioni.
Parra 2001: 235; Parra 2004: 16, 17-18, 33, 37-39, figg. 10- 14
Oltre ai manufatti esaminati in questa sede, Orsi port alla
13a). Uno specchio e un manico di strigile furono recuperati luce nel santuario di Punta Stilo una mezza dozzina di fibule,
nella necropoli del Vallone Bernardo, sempre da Chiartano alcuni anelli e bottoni, uno spillone, una pinzetta, qualche
(Palomba 2004: 357, 411, G4; p. 406, n. 5, fig. 164,9, tomba elemento di armamento e punta di freccia, un tubulo, due
22). La Tomasello, nellarea del tempio, rinvenne, oltre ai foglie, una piccola asticciola decorata a ovuli, qualche amo,
manufatti esaminati in questa sede, uno spillone, un anellino, parecchi chiodi e frammenti di lamina; dalla necropoli
una fibula e un frammento di fibula, alcuni aghi, bracciali occidentale: un vasetto, alcuni strigili e fibule, frammenti
e borchie, alcune foglie e cuspidi di freccia, un piccolo di lamina, oltre a, sporadici, una maniglietta, una grattugia
corno, una formella e alcuni oggetti imprecisati, oltre a frammentaria, un beccuccio di vaso e alcuni chiodi; dallarea
chiodi, lamine e scorie; nellabitato, una figura di delfino in delle fortificazioni e dellabitato: chiodi, punte di freccia,
lamina (Tomasello 1972: 564, 565, 568, 577, 580, 589, 596, una palettina per belletto e una ansa o peduccio (Orsi 1914:
600, 605, 606, 609, 611, 613, 616, 618, 641, figg. 7f, 9n, cc. 746, 801, 813, 900-903, 909, 921, 926, 933, 936-937,
10 l, 41g-h, 54 l-m, 55f-g, 93,e-f, 134m). Sempre nellarea figg. 27, 139-142, 144, 168, 181; v. anche Palomba 2004:
del tempio le esplorazioni degli ultimi anni hanno rivelato passim, fig. 164,1-8). La lettura dei taccuini Orsi permette di
un supporto di vaso configurato a zampa leonina, alcuni recuperare qualche elemento ulteriore tra cui, dallarea del
spilloni, una spatolina, fibule, borchie, foglie, frammenti di tempio, i frammenti di una tazza in bronzo (Iannelli 2001a:
lamine e parecchi elementi di armamento, tra cui punte di 174, fig. 68). Nella necropoli di Costa-Garretto fu rinvenuto
freccia, due paranasi di elmi corinzi e numerosi frammenti di un manico di specchio (Orsi 1923: c. 488).
scudi e cinturoni (Parra 2001: 226, 234-235, 238, figg. 237, 15
Vedi, supra, note precedenti. Dal territorio della citt,
254-255; Parra 2001a: 515, 517, 519, figg. 122, 123; Parra ricordo il ricco corredo di vasi in bronzo della tomba di
2004: 14-24, fig. 13b; Parra 2005b: 32, 38, 41; Parra 2006: Camini in cda. Jeritano, databile alla seconda met del IV
230-232; Gargini 2003: 445; Settis e Parra 2005: schede secolo: Guzzo 1988a: 510-512; Meirano 2002: passim, con
di catalogo II.142-II.143 p. 284, di V. Gagliardi ). A questo bibliografia.
dossier si sono aggiunti alcuni importanti rinvenimenti,
recentissimi: v. Parra, in questo volume. Alcuni manufatti
16
Per le armi a Locri e nelle sub-colonie locresi: Cardosa 2002;
in bronzo (fra cui una paragnatide di elmo, una spada corta, Parra 2006: 233-234. Per un confronto con labbondanza
un frammento di statua, chiodi ecc.) sono stati recuperati nel di vasellame metallico negli stessi contesti: Meirano 2002;
tratto di mare antistante la citt (Medaglia 2002a: 165-167). Meirano 2002a; Meirano 2004 e Meirano 2005.
Dagli scavi dellUniversit di Firenze in loc. S. Marco, diretti
17
Per una discussione generale sulla forma, le imitazioni
da Lucia Lepore, derivano un limitato quantitativo di scorie e ceramiche e la funzionalit si veda Tarditi 1996: 136-137, con
rarissimi manufatti in bronzo, tra cui una lamina (di vaso?) e bibliografia, cui aggiungo Schneider Hermann 1977: 9-11.
una punta di freccia, mentre non si registrano reperti bronzei 18
Cfr. il kymation ionico su alcuni esemplari databili tra IV
dai saggi condotti da Henri Trziny; la rarit di rinvenimenti e III sec. a.C.: v. Pernice 1925: 12-13, e le considerazioni
confermata anche da Maria Teresa Iannelli, alla luce di espresse in Longo 1996: nota 15.
Tra Locri e C aulonia . Appunti a margine di alcuni manufatti in bronzo 379

Fig. 25.1 Caulonia, area del


tempio di Punta Stilo, phiale Fig. 25.2 Caulonia, area del tempio
mesomphalos miniaturistica in di Punta Stilo, phiale mesomphalos
bronzo (Orsi 1914: fig. 143) miniaturistica in bronzo (Tomasello
(scala 1:2). 1972: fig. 59) (scala 1:2).

Fig. 25.3 Locri, necropoli di Lucifero, phiale mesomphalos


miniaturistica in bronzo, dalla tomba 826 (Orsi 1913: fig. 41)
(scala 1:1).

Fig. 25.4 Locri, necropoli di Lucifero, phiale mesomphalos


miniaturistica in bronzo, sporadica (disegno e fotografia
dellautrice) (scala 1:1).

Fig. 25.5 Locri, necropoli di Lucifero, phiale mesomphalos


miniaturistica in bronzo, dalla tomba 569 (fotografia dellautrice)
(scala 1:1).
380 Valeria Meirano

Fig. 25.6 Caulonia, necropoli di Costa-Garretto, baciletto in bronzo, sporadico (Orsi 1923: fig. 38) (scala 1:1).

Fig. 25.7 Locri, necropoli di Lucifero, baciletto in bronzo e ansa relativa, sporadici (disegni dellautrice) (scala 1:1).
26.
Nuovi dati sulle fortificazioni di Locri Epizefiri
Roberta Schenal Pileggi

Tra il 1989 e il 2006 la Soprintendenza per Nonostante uno scavo di tali livelli condotto con
i Beni Archeologici della Calabria ha promosso estrema accuratezza, non stato possibile indivi-
indagini intensive, dirette da Claudio Sabbione e duare in pianta alcun resto da potersi considerare
condotte da chi scrive, lungo il tratto della cinta in situ.
muraria locrese che corre in contrada Parapezza Addossata alla sezione nord di scavo, stata
da mare verso monte, cingendo larea urbana da invece posta in luce, per circa 2,50 m, una struttu-
nord-est (fig. 26.1)1. Interessanti dati sono emersi, ra rettilinea in ciottoli, tagliata verso est dal cavo
in particolar modo, nei saggi effettuati nel 1994 di fondazione della torre (fig. 26.4) e proseguente
presso il poderoso torrione quadrangolare, co- verso ovest oltre la sezione di scavo. Tale struttura,
struito in et ellenistica a difesa dellangolo fra larga 85-90 cm, presenta un profilo meridionale
il tratto di cortina suddetto e le mura parallele netto grazie allimpiego di ciottoli di medio-grandi
alla costa (fig. 26.2; Lattanzi 1990: 589-591; Co- dimensioni messi in opera su di un asse regola-
stamagna e Sabbione 1990: 184; Lattanzi 1991: re (fig. 26.7); sconosciuto landamento del profi-
598; Barra Bagnasco 1996b: 244; Sconfienza lo opposto, che, ricadendo sotto il filare sud delle
2005: 59 sgg.). mura monte-mare, stato intercettato solo grazie a
Uno dei saggi pi proficui risultato quello un piccolo tassello. In altezza la struttura si aggira
presso langolo sud-ovest della torre, compreso tra sui 35 cm, raggiunti grazie alla sovrapposizione di
le mura parallele alla costa nel punto dinnesto alla tre filari di ciottoli disposti in modo disassato (fig.
torre stessa e il filare superstite di delimitazione 26.8).
verso sud dellemplecton in argilla con cui fu re- La ripulitura della sezioni ha poi permesso di
alizzato, in et ellenistica, un allargamento delle riconoscervi, presso langolo nord-ovest del saggio,
mura monte-mare (figg. 26.3-5, in alto). Lestensio- resti di mattoni presumibilmente in situ, ben di-
ne di tale saggio risultata vincolata verso sud e stinguibili nella loro forma rettangolare allunga-
verso ovest dalla presenza dellalta scarpata su cui ta grazie a precise demarcazioni orizzontali (fig.
corre la recinzione della casa colonica Milieri, cui 26.9). In particolare, nella sezione ovest si ricono-
va ricondotto il pozzo moderno che ha tagliato par- scono tre filari sovrapposti per unaltezza totale di
te della fronte meridionale del torrione nellangolo 25 cm di media (fig. 26.10); nella sezione nord i
col filo a valle delle mura costiere (fig. 26.6). resti sono meno serrati ma conservati a una quota
Dopo la rimozione di strati non rilevanti da un superiore (fig. 26.8).
punto di vista archeologico, sono emersi dei livelli Un lembo superstite della struttura in crudo
di colore rossastro e marrone a consistenza forte- presente anche presso langolo nord-est del saggio,
mente argillosa, che, procedendo in profondit, nelle sezioni sottostanti langolo sud-ovest della
sono risultati segno evidente del disfacimento di torre e il lato interno delle mura parallele alla li-
una struttura in mattone crudo precedente tutte le nea di costa nella fase ellenistica (fig. 26.11). Qui
strutture difensive succedutesi nel tempo in que- sono individuabili con chiarezza quattro mattoni
sto settore2. sovrapposti (fig. 26.12), inequivocabilmente non
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
382 Roberta Schenal Pileggi

poggianti su ciottoli ma su livelli sabbiosi che non si sovrappongono resti che, invece, hanno subito
mostrano segni di interventi successivi (fig. 26.11, un disfacimento pi massiccio (fig. 26.17, sn.).
sn.), il che permette di escludere come causa Il saggio entro lemplecton ha offerto la possi-
dellassenza dello zoccolo in ciottoli un suo scon- bilit di mettere in luce il cavo di fondazione delle
volgimento a seguito di una delle varie fasi edilizie mura arcaiche nonch il lato interno di queste ul-
succedutesi nel tempo in questarea. time. La fondazione risultata costituita da cinque
La struttura in mattoni crudi poggianti su una assise (figg. 26.17, ds.-18), cui va ad aggiungersi
fondazione in ciottoli test descritta va interpreta- almeno parte della sesta assisa dal basso, come
ta, a nostro avviso, come la prima forma di deli- si evince dalla quota superiore del riempimento
mitazione dellarea urbana di Locri Epizefiri; in del cavo (fig. 26.17, sn.). A tale quota sul fronte
assenza di materiale utile a stabilire una cronolo- opposto esterno significativamente presente un
gia, solo indicabile un termine ante quem, che filare di blocchi in calcare, il cui piano di impo-
costituito dalla costruzione delle mura arcaiche sta era forse ancora parzialmente interrato ma che
nellavanzata seconda met del VI secolo a.C.3 per buona parte doveva risultare gi in spiccato.
Lo scavo del saggio presso langolo sud-ovest Per tali fondazioni sono stati utilizzati blocchi di
della torre ha permesso di metterne in luce unam- arenaria locale caratterizzati da una consistenza
pia risega alla terza assisa a partire dal basso, cui fortemente argillosa, che tuttavia sembrano prove-
corrisponde unanaloga risega nella prima assisa nire dalle stesse cave dei blocchi di arenaria pi
di fondazione del lato interno delle mura parallele comune friabili e polverosi al tatto.
alla linea di costa innalzato in et ellenistica con- infine stato messa in luce parte della fronte
tro le mura arcaiche per raddoppiarne lo spessore occidentale della torre, fondata a una quota supe-
(fig. 26.13). Questa circostanza induce a ipotizzare riore rispetto alle mura sovrapponendo un numero
una concomitanza delledificazione della torre con minore di assise e caratterizzata da quella forte ri-
i lavori di rafforzamento della cinta muraria4. Si sega sotto il primo filare di fondazione dallalto (fig.
noti come tale fronte interna risulti a una quota su- 26.19) ben visibile anche nellangolo sud-ovest,
periore rispetto alla fronte esterna di et arcaica, come gi fatto notare precedentemente (fig. 26.13).
che prevede unassisa in pi di fondazione. Il fatto che tale risega sia circoscritta a questo set-
Per accertare lassenza della struttura in ciottoli tore fa presumere che essa sia stata realizzata in
e mattoni crudi a nord del filare meridionale delle funzione dellinnesto fra torre e allargamento del
mura monte-mare di fase ellenistica, si aperto un braccio di mura monte-mare, a conferma della
piccolo saggio tra questo e il fronte interno di et concomitanza delledificazione della torre e dei
arcaica (figg. 26.3-5, in basso), entro lemplecton di lavori di rafforzamento della cinta muraria in et
arenaria a forte consistenza argillosa (fig. 26.14). ellenistica5.
Mentre non emersa alcuna traccia dello zoc-
colo in ciottoli, che evidentemente si arrestava pi Note
a sud come gi ipotizzato, sono comparsi pi livelli
connessi al disfacimento della struttura in crudo, 1
Per il sistema difensivo di Locri Epizefiri si rimanda alla
depositatisi sui livelli sabbiosi arcaici e tagliati dal puntuale analisi in Sconfienza 2005: 57-67, con ampia ed
cavo di fondazione della torre, riconoscibile per il esaustiva bibliografia, fra cui si ricordano Barra Bagnasco
1996b; Barra Bagnasco 1999; Barra Bagnasco 2000.
riempimento in scaglie e frammenti di arenaria. 2
Notizia del rinvenimento di tale struttura stata al
Presso la sezione est-ovest g. sud sono leggibili Convegno di Taranto del 1995: Lattanzi 1996: 678.
lembi che conservano parzialmente la configura- 3
Barra Bagnasco 1996b: 270-273; Barra Bagnasco 2000:
zione originaria di elementi a sezione rettangolare 14. I limitatissimi materiali rinvenuti nel cavo di fondazione
allungata accostati per il lato corto su piani paral- delle mura nel saggio entro lemplecton descritto qui di
leli o leggermente disassati (fig. 26.15). seguito, fra i quali un frammento di orlo di coppa ionica del
Lestensione originaria verso nord di questi li- tipo B2, confermano una cronologia allultimo quarto del
VI secolo a.C. anche per ledificazione del tratto pi a valle
velli non pi accertabile, visto che essi sono stati della cinta muraria nord-orientale.
tagliati in antico anche dal cavo di fondazione del- 4
Cfr. nota successiva.
le mura di et arcaica (fig. 26.16). Nella sezione 5
In un tratto di mura costiere a breve distanza alla torre, presso
nord sud g. ovest ancora una volta si possono nota- il settore della c.d. Porta Portuense, stato individuato un
re alcuni lembi della struttura in crudo che nella raddoppiamento della cortina del tutto analogo a quello presente
distruzione mantengono un aspetto strutturato, cui nel settore allinnesto con la torre quadrata di Parapezza, sia per
Nuovi dati sulle fortificazioni di Locri Epizefiri 383

la ripresa delle stessa tecnica edilizia sfruttata in et arcaica fortificazioni limitrofe, ovverosia la met del IV secolo a.C.
(uso di blocchi di arenaria) sia per le dimensioni raggiunte. (Barra Bagnasco 2000: 15 sgg.). Questa, del resto, la data
Tale rafforzamento sembrerebbe contestuale a quello subito ipotizzata per la distruzione del temenos del Thesmophorion
dalle mura monte-mare, nonostante qui esso sia stato extramuraneo adiacente alle mura in oggetto nonch della sua
ottenuto con tecnica differente (uso di emplecton delimitato riorganizzazione: Sabbione e Milanesio Macr 2008: 196 sgg. In
da un filare di blocchi eterogenei). Queste considerazioni ogni caso la costruzione della torre non pu essere successiva
inducono a proporre per i lavori di potenziamento della cinta alla posa in opera di emplecton e struttura di rinfianco, che
urbica in questo settore una cronologia non lontana da quella poggiano sul riempimento del cavo di fondazione della torre
proposta per le ristrutturazioni della Porta Portuense e delle stessa (vedi fig. 26.15).
384 Roberta Schenal Pileggi

Fig. 26.1 Il circuito delle mura locresi.

Fig. 26.2 Il tratto a valle delle mura monte-mare in contrada Maras e Parapezza e il settore di fortificazioni costiero in contrada
Centocamere e Maras Sud (rielaborazione da Barra Bagnasco 2000).
Nuovi dati sulle fortificazioni di Locri Epizefiri 385

Fig. 26.3 Planimetria generale della torre quadrata di Parapezza Fig. 26.4 La struttura in ciottoli compresa fra il fronte interno
(grigio chiaro), con le mura nella fase arcaica (grigio scuro) ed delle mura monte-mare di et ellenistica (a s.) e langolo sud-
ellenistica, il temenos del Thesmophorion e i saggi presso langolo ovest della torre (in alto a s.); in alto a ds. il fronte interno delle
sud-ovest della torre e entro lemplecton delle mura monte- mura costiere di et ellenistica.
mare (evidenziato in grigio chiaro con punto al centro).

Fig. 26.5 I saggi presso langolo sud-ovest della torre ed entro Fig. 26.6 Panoramica della torre; in alto a ds. i saggi presso
lemplecton delle mura monte-mare (in alto a ds.). langolo sud-ovest della torre e entro lemplecton delle mura
monte-mare.

Fig. 26.7 La struttura in ciottoli compresa fra il fronte interno Fig. 26.8 Sezione est-ovest guardando nord
delle mura monte-mare di et ellenistica (a ds.) e langolo sud-
ovest della torre (in basso a ds.); in basso il fronte interno delle
mura costiere di et ellenistica.
386 Roberta Schenal Pileggi

Fig. 26.9 Resti di mattoni in crudo allangolo fra le sezioni nord Fig. 26.10 Sezione nord-sud guardando ovest.
e ovest.

Fig. 26.11 Le sezioni nord-sud guardando est ed est-ovest Fig. 26.12 Resti di mattoni in crudo nella sezione est al di sotto
guardando nord. delle mura costiere allangolo con la torre.
Nuovi dati sulle fortificazioni di Locri Epizefiri 387

Fig. 26.13 La risega alla terza assisa di fondazione della torre e Fig. 26.14 Lemplecton fra il lato interno delle mura monte-mare
alla prima assisa di fondazione delle mura costiere. di et arcaica (a s.), la fronte interna delle stesse mura di et
ellenistica (a ds.) e il fronte occidentale della torre (in alto).

Fig. 26.15 La sezione est-ovest guardando sud. Fig. 26.16 La sezione nord-sud guardando ovest con il cavo di
fondazione delle mura monte-mare di et arcaica.
Fig. 26.17 La sezione nord-sud guardando ovest e il prospetto della fondazione delle mura monte-mare di et arcaica nel loro lato
interno.

Fig. 26.18 Il prospetto della fondazione delle mura monte-mare Fig. 26.19 La risega alla terza assisa di fondazione della torre.
di et arcaica nel loro lato interno.
27.
Locri Epizefiri: resti di unofficina metallurgica
nellarea del santuario di Maras
Marina Rubinich

1. Premessa grande (45,5 x 19,8 m), costruito interamente in


pietra e spogliato fino alle fondazioni e per circa
Nel 1998, esigenze di approfondimenti scienti- due terzi della sua estensione in et moderna6.
fici, di tutela e di valorizzazione di una delle aree Nel 1955-1957, lallora Soprintendente Alfon-
archeologiche pi famose e visitate dellantica Lo- so De Franciscis estese lo scavo a tutta larea ora
cri Epizefiri indussero la Soprintendenza Archeo- in luce (fig. 27.1), asportando unenorme massa di
logica della Calabria a riprendere le indagini nel deposito archeologico. Le sue indagini, oltre a sco-
santuario urbano di contrada Maras e nelle zone prire laltare di V secolo e le altre strutture del san-
limitrofe, sotto la direzione del dott. Claudio Sab- tuario (altari e basamenti di thesauroi arcaici), si
bione e con lassistenza archeologica di chi scrive, ampliarono a nord, raggiungendo la cinta muraria,
da sola e talora coadiuvata da piccoli gruppi di stu- distante dal tempio circa 25 metri e caratterizzata,
denti dellUniversit di Udine1. Nellambito di tali in questo punto, dalla porta, attraverso cui la pla-
ricerche, nel 2002, si messa in luce unimportan- teia proveniente da Centocamere usciva dalla citt,
te area di lavorazione del ferro e del bronzo, situata dalla torre che difendeva il varco e da un impo-
ai margini del santuario, lungo le mura urbiche, e nente corpo scalare interno da cui si accedeva alle
attiva fra V e IV sec. a.C. fortificazioni. Nella fascia a ridosso delle mura fu
Sebbene si trovi in una posizione decentrata rinvenuto un deposito di terrecotte architettoniche
nellimpianto urbanistico, presso langolo nord- arcaiche (oltre 4500 frammenti), di cui De Franci-
orientale formato dalla cinta muraria, risaputo che scis pubblic i tipi principali insieme alle sue ipote-
il santuario di Maras era localizzato in una zona si ricostruttive sulle fasi arcaiche del santuario (De
cruciale della citt2, frequentata fin dagli inizi del Franciscis 1979a), ma lo scavo nel suo complesso
VII sec. a.C.3 e perfettamente inserita in quella cin- non giunse mai alledizione integrale7. Nel 1976
tura sacra di santuari urbani o situati appena fuori la Soprintendenza calabrese realizz alcuni saggi
dalle mura che caratterizza la topografia sacrale di presso le fondazioni dei templi e delle mura, per
Locri Epizefiri, almeno lungo i lati orientali e set- verificare la datazione delle strutture, consentendo
tentrionali delle fortificazioni (Sabbione 1996c: 19). a Giorgio Gullini di studiare le fasi del tempio di
altres noto che il santuario di Maras fu, fra Maras e delle mura e di pubblicare una pianta det-
quelli noti nellantica citt magnogreca, il primo tagliata di tutta larea (Gullini 1980: tav. III).
sito locrese a essere oggetto di scavi archeologici Gli scavi avviati nel 1998 dalla locale Soprin-
(1889-1890)4 e il primo ad assumere in antico una tendenza intendevano ristudiare, con metodi di
forma monumentale, con un tempio arcaico carat- scavo stratigrafico pi rigoroso, la topografia del
terizzato da due fasi (oikos protoarcaico della fine santuario e le caratteristiche costruttive dei suoi
del VII sec. a.C., ampliato, verso la met del VI monumenti, alla luce di ulteriori scoperte e di nuo-
sec. a.C., con laggiunta di un colonnato ligneo sui ve ipotesi sullarchitettura del tempio ionico. Nel
quattro lati)5 e sostituito, nella prima met del V 1998 furono cos effettuate nuove verifiche alle
sec. a.C., da un edificio in stile ionico molto pi fondazioni del tempio ionico e degli edifici che lo
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
390 Marina Rubinich

avevano preceduto, per tentare una rilettura delle mura, procedendo progressivamente da mare verso
diverse tecniche impiegate per la loro realizzazio- monte. La fascia indagata di 54 x 10 m circa e
ne8, mentre, fra 1999 e 2002, la nostra attenzione comprende tre settori di scavo (A, D, E)10.
si spost sui margini orientale e settentrionale del Larea risulta frequentata sin da et alto-arcai-
santuario di Maras, in particolare a sud-est del ca11, ma la nostra sequenza della ricostruzione ini-
grande altare del tempio ionico e su tutta la fascia zia con limpianto della cinta muraria, che, sulla
interna a ridosso della cinta muraria, proseguendo base dei risultati di scavi in altri tratti della forti-
verso nord-ovest a partire dalla porta di Parapezza, ficazione, dovrebbe collocarsi nellambito della se-
con lintento di definire i limiti dellarea sacra, la conda met del VI sec. a.C.12 La fascia larga circa
topografia, il suo rapporto con la rete stradale e con 5 m a ridosso della cinta muraria si presenta come
le mura e di individuarne, se possibile, il muro di una grande fossa profonda quasi 1 m e riempita
temenos (Rubinich 2006: 83-89). In pratica lopera con materiale edilizio proveniente da diversi edifici
consisteva nel riprendere, reinterpretare e amplia- arcaici smantellati: non soltanto frammenti di tego-
re gli scavi condotti negli anni cinquanta, ma in le, coppi e terrecotte architettoniche policrome, ma
una situazione difficile, degradata da mezzo secolo anche moltissimi mattoni crudi spesso con tracce
di esposizione agli agenti meteorici e di erosione. di scottatura, come se fossero stati danneggiati
Inoltre, le ampie strisce di stratificazione archeo- da un incendio. Si pu presumere che la fossa sia
logica asportate lungo i muri durante gli scavi De lesito dei lavori di smontaggio degli edifici arcaici
Franciscis hanno comportato la perdita irrimedia- del santuario eseguita quando fu avviato lenorme
bile dei cavi di fondazione delle mura ellenistiche cantiere per la costruzione del tempio ionico, forse
e delle altre numerose strutture sovrapposte, ren- nei primi anni del V sec. a.C.13
dendo assai arduo il tentativo di collegarle con i
pochi lembi di stratigrafia rimasti intatti. 3. Il cantiere per il tempio ionico e lofficina
Nonostante questi problemi, i risultati del lavo- metallurgica
ro sono stati soddisfacenti, rivelando e articolando
una complessa successione di fasi con numerose Nello strato che sigillava il deposito furono inse-
strutture murarie, anche imponenti, che si inter- rite direttamente le fondazioni di una serie di muri
secano, tagliando e sconvolgendo gli strati pi a unico filare in grandi blocchi squadrati di calca-
antichi. Sia pure con difficolt stata individuata re grigio conchiglifero, forse anchessi provenienti
una ipotetica ricostruzione della sequenza, anche dallo smontaggio degli edifici arcaici del santuario
se le lacune nei depositi archeologici appena de- (fig. 27.2)14. Due di essi, lUS 149, perpendicola-
scritte affidano quasi sempre la lettura delle diver- re alle mura urbiche e che forse continuava verso
se fasi soltanto allinterpretazione dei legami fra il tempio con lUS 192, e lUS 141, parallelo alla
le strutture murarie, spesso interrotte, spogliate e cinta arcaica e distante da essa 2,50-2,80 m, sem-
ricomposte gi in antico con i medesimi elementi brano delimitare, a nord-est e a nord-ovest, unarea
architettonici. Nei vecchi saggi, talvolta molto pro- rettangolare di m 18 x 7,5, ulteriormente articolata
fondi, con sezioni erose e dilavate e colluvioni e in un ambiente pi piccolo, chiuso, verso sud-ovest
accumuli per crollo sul fondo, si proceduto so- (cio verso il tempio), da un altro muro parallelo
prattutto allasportazione dei depositi recenti, alla in blocchi di calcare (US 147), il cui allineamento
rettifica e rilettura delle sezioni esistenti, al rilievo continua verso mare con uno strato di concotto (US
dettagliato di tutta larea (fig. 27.3)9 nonch al con- 269) e una platea di spezzoni di ammollis (US 279).
solidamento delle strutture pi degradate. Gli scavi Nellambiente cos delimitato (4 x 6 m), che
in profondit, relativamente pochi, sono stati possi- chiameremo alpha, si individuato il nucleo prin-
bili soltanto in aree limitate in cui la stratificazione cipale di unofficina metallurgica in cui si realizza-
poteva ritenersi pressoch intatta e in qualche pic- vano manufatti in bronzo, ma soprattutto in ferro.
colo tassello sotto i muri, facendo attenzione a non Linserimento dei muri direttamente nel deposito
comprometterne la statica. con i materiali dei templi arcaici e la presenza, a
nord-ovest del muro 192 e alla medesima quota,
2. Larea di intervento per quanto sicuramente erosa dal calpestio, di uno
spesso e durissimo battuto di tritume di calcare
Nelle campagne fra 1999 e 2002 e nel 2007, bianco a grana fine, da interpretarsi probabilmente
si operato soprattutto lungo il lato interno delle come il piano di lavorazione dei blocchi del tempio
Locri Epizefiri: resti di un officina metallurgica nellarea del santuario di Maras 391

ionico, fanno presumere che gli interventi edilizi di scorie di metallo ancora presumibilmente in situ
questa fase, compresa linstallazione dellofficina, ne appaiono indicatori inequivocabili. Le anali-
si collochino al momento dellapertura del cantiere si di alcune delle scorie di ferro rinvenute ne ha
per la costruzione del tempio ionico, anche se dif- confermato la provenienza da unattivit di forgia
ficile precisare meglio la datazione pi alta dellim- e non di riduzione17. Lambiente alpha sembra
pianto artigianale. quindi caratterizzarsi come una fucina in cui si
La met NE dellambiente alpha di fatto ta- realizzavano gli oggetti in ferro a partire da spu-
gliata dal saggio effettuato nel 197615 per datare la gna di ferro o da lingotti di metallo; anche il fondo
struttura in ciottoli su cui insiste il muro 141 (fig. di ceramica comune inserito nellUS 278 rientra
27.4); laltra met presenta un battuto di ammollis perfettamente in questo quadro: potrebbe infatti
e terra fortemente compresso e completamente an- trattarsi di una vaschetta per la tempra. Tuttavia,
nerito e in parte calcinato dal fuoco (US 278), con limpianto metallurgico doveva estendersi oltre i
superficie irregolare16, quota ribassata e con una limiti dellambiente alpha: infatti, a pochi me-
lieve pendenza verso nord-est (cio verso il muro tri di distanza verso il tempio e a nord-ovest del
141). LUS 278 tagliata da alcune fosse larghe muro 149-192, si individuata una grande fossa
e basse e da canaletti stretti e allungati, profon- ovale, US 263 (2 x 1 m circa), foderata di argil-
di circa 0,17-0,20 m e con diversi orientamenti; la rubefatta e con un muretto di mattoni concotti
le fosse pi grandi sono, verso ovest, lUS 276, di sul lato nord-est (fig. 27.6); la sua forma la rende
forma bilobata (0,80 x 0,65 m), e, verso est, lUS identificabile come il catino di una fornace per la
277, allincirca rettangolare (0,80 x 0,30 m). Re- riduzione del metallo. Inoltre, lambiente alpha
sti di unaltra fossa (US 290; lunga 1,10 m circa) stato indagato finora per circa due terzi della sua
si trovano lungo il muro 149, presso langolo nord estensione; la parte restante ancora in corso di
dellambiente, dove si notata la massima con- scavo e sta rivelando, nel settore SE dellofficina,
centrazione di carboni; un frammento di calcare un livello con abbondanti scorie probabilmente di
inserito di taglio e fortemente arrossato dal calore bronzo che copre un piano corrispondente allUS
sembra costituirne la testata settentrionale, mentre 278. Lofficina di Maras si sta quindi progres-
il suo limite sud un grosso blocco sempre di cal- sivamente dimostrando un impianto esteso e con
care (US 146), perpendicolare a 149 e sporgente strutture diversificate, che non soltanto produce-
di circa 0,50 m rispetto al filo interno del muro. vano oggetti sia in ferro che in leghe di rame, ma
Sulla superficie di 278, presso la fossa US 277, si dovevano anche consentire il ciclo completo di
rinvenuta una grossa scoria di ferro (0,25 x 0,10 lavorazione metallurgica.
m) di tipo concavo-convesso (fig. 27.5). Ma quanto tempo rimase in attivit e per quali
Il battuto US 278 copre, quasi rivestendolo, un scopi fu costruita, e perch un impianto cos inqui-
livello di mattone crudo sbriciolato con rari fram- nante si trovava cos vicino al tempio? Le rispo-
menti di terrecotte architettoniche dipinte (US ste a queste domande, lungi dallessere definitive,
288), che pu ritenersi il tetto del riempimento con possono essere formulate grazie allo studio delle
materiali edilizi provenienti dagli edifici arcaici vicende successive dellofficina.
smantellati accumulato nella gi descritta fossa Nel corso della prima met del IV sec. a.C.
lungo le mura. Circa al centro dellarea scavata, limpianto venne chiuso e lambiente alpha, a giu-
nel battuto 278, era inserito anche un fondo di an- dicare dalle poche scorie in situ e dallassenza di
foretta di ceramica comune. Tutti i muri e i blocchi semilavorati, scarti e attrezzi, smantellato, recupe-
di calcare conchiglifero che delimitano lambiente rando quanto poteva essere ancora utile. Le fosse
presentano arrossamenti, tracce di combustione e pi grandi18 furono riempite con ossa di animali in
fratture determinati dallazione del calore; sul letto gran parte combuste, carboni, frammenti di coppe
di attesa di 141 erano praticate due fossette circo- a fasce, coppe e skyphoi a vernice nera di no-
lari contigue (diam. 0,15 m circa), una delle quali tevole livello qualitativo e in qualche caso anche
era ancora riempita di piccole scorie di ferro. di importazione e di brocche e anfore acrome;
Dalla descrizione dellarea scavata nel 2002 in particolare dal suo riempimento (US 210), privo
risulta evidente la caratterizzazione dellambien- di scorie e contenente abbondanti carboni, ossa di
te alpha come officina metallurgica, sede pre- bovino e di suino parzialmente combuste e presu-
valente della lavorazione del ferro: lelevatissima mibilmente resti sacrificali, risulterebbe che il ca-
presenza di carbone, le tracce di combustione, le tino del basso fuoco US 263 fu trasformato in un
392 Marina Rubinich

vero e proprio bothros, sigillato da una copertura di rialzata ulteriormente con un sottile livello di terra
ciottoli e frammenti laterizi19. (del tutto privo di carboni e di scarti metallici) di-
Larea dellofficina fu dunque almeno in parte venne sede di una nuova attivit (forse artigianale),
sacralizzata, alcune fosse trasformate in veri e pro- documentata da un probabile bancone di lavorazio-
pri depositi votivi e, nella seconda met del IV sec. ne obliquo (realizzato con massi, frammenti di cal-
a.C., il terreno nellambiente alpha fu livellato care e di laterizi reimpiegati), da zone pavimentate
con uno strato spesso circa 10 cm (US 69), con- con tegole anchesse riutilizzate, e da una tubatura
tenente scarti di lavorazione (uningente quantit composta da elementi cilindrici in terracotta con
di carboni e di scorie di ferro20, forse prelevati da opercoli per la manutenzione, quasi parallela alle
scarichi accumulati ai margini dellofficina), che mura ellenistiche, da cui dista circa 8 metri22.
riemp tutti gli avvallamenti e le fossette pi pic-
cole; nella zona a nord-ovest del muro 192, dove 4. Conclusioni
stato rinvenuto il bothros 263/210, fu realizzata
unestesa e spessa colmata (US 195) con resti di at- Lattivit dellofficina metallurgica di Maras
tivit sacrificali (bruciato e minutissimi frammenti si colloca quindi fra limpianto del cantiere per il
di ossa animali). tempio ionico (tradizionalmente datato nella prima
La chiusura dellofficina metallurgica non sem- met del V sec. a.C.) e linizio dei lavori di siste-
bra dunque avvenire allimprovviso bens in un mazione dellarea finalizzati alla costruzione delle
lasso di tempo piuttosto lungo, che comprende 1. mura ellenistiche (le fosse sono chiuse alla met
il suo abbandono e forse lo spostamento degli arti- del IV sec.a.C.). La notevole vicinanza alledificio
giani con tutte le attrezzature mobili; 2. unintensa sacro e la contemporaneit con le sue vicende co-
attivit sacrificale non necessariamente svolta in struttive, la contiguit e la corrispondenza di quo-
questo settore del santuario, vista la sua vicinanza te con il battuto di calcare che si interpreta come
allaltare, ma intenzionalmente condotta per sacra- piano di lavorazione dei blocchi del tempio, le at-
lizzare la zona lungo le mura, come dimostrano i tivit di sacralizzazione che segnarono la chiusura
bothroi e le piccole deposizioni di ossa di animali dellofficina fanno pensare che essa abbia lavorato
e ceramica nelle fosse ormai defunzionalizzate; i per il tempio, giustificando la presenza di un im-
frammenti di ceramica di questa fase appartengo- pianto altamente inquinante e rumoroso proprio
no alla prima met del IV sec. a.C., con numerosi allingresso dellarea sacra, cos da rifornirne ve-
reperti residuali; 3. il livellamento dellambiente locemente il cantiere23. Anzi, proprio la vicinanza
alpha con terra e scarti della fonderia (US 69), alla porta di Parapezza e alla plateia NS poteva
che sembra far parte di un programma di intensa favorire lapprovvigionamento di materie prime (le-
ristrutturazione della zona, forse in preparazione gname, minerale e semilavorati, sabbia ecc.) dal
dei lavori per ledificazione delle mura ellenistiche; territorio extraurbano. Certo, un secolo di attivit
la ceramica dellUS 69 arriva infatti almeno al sembra un periodo piuttosto lungo, ma il termine
terzo quarto del IV sec. a.C., collocandosi quindi pi alto non ben definito e i lavori per il tempio
molto vicino alla data presunta per il raddoppia- proseguirono per decenni se si pensa che le statue
mento della cinta muraria (avvenuto forse nellulti- frontonali dei Dioscuri si datano, per ragioni stili-
mo quarto del secolo). stiche, alla seconda met del V sec. a.C.24
Lintervento di ristrutturazione citato al punto Quanto alle produzioni cui lofficina era finaliz-
3 comprende una costruzione a pi vani addossa- zata, non possiamo che avanzare pure ipotesi che
ta alle nuove mura, e quindi successiva, realizzata ci auspichiamo possano essere verificate in futuro.
spogliando o riutilizzando lastroni e frammenti di Non sono finora stati trovati scarti di lavorazione ma
blocchi in calcare conchiglifero delle strutture pre- soltanto scorie, soprattutto di ferro; quelle di bronzo
cedenti. Ledificio presenta due avancorpi con ag- sono ancora in gran parte da recuperare, ma appa-
getto differente verso linterno delle fortificazioni, iono comunque molto piccole25. Se lofficina, come
separati da una sorta di area libera, situata proprio sembra, ha lavorato per il tempio ionico, si pu
sopra lambiente alpha. I nuovi muri reimpiegano supporre che producesse oltre a chiodi di ferro e di
ciottoli e massi fluviali, da soli o in combinazione bronzo, a borchie e altri elementi funzionali e deco-
con i blocchi di calcare usati come ortostati e in- rativi in lega di rame, le grandi grappe a doppia T
zeppati con filari di tegole e ciottoli, secondo una usate per unire i blocchi dello stereobate del tempio,
tecnica a telaio21. Larea libera fra i due avancorpi, evidenti e talora ancora in situ nelle parti delledi-
Locri Epizefiri: resti di un officina metallurgica nellarea del santuario di Maras 393

ficio ancora conservate (Costamagna e Sabbione pregresso). Dal 2007, lUniversit di Udine ha nuovamente
1990: 153, fig. 216; 204-205, figg. 295-296). Chiu- avviato le ricerche nella zona, in convenzione con la
Soprintendenza calabrese, sotto la co-direzione scientifica
so il cantiere per il tempio, limpianto potrebbe aver di chi scrive e del dott. Claudio Sabbione, che qui ringrazio
continuato ancora la sua attivit diversificando le per la stima e lappoggio che mi ha sempre dimostrato. Un
produzioni (ad esempio oggetti votivi o decorazioni). rapporto preliminare sui risultati delle ricerche svolte fra
Le incognite sono ancora tante ma non tolgono 1998 e 2003 presentata in Rubinich 2006.
importanza al rinvenimento dellofficina metallur- 2
Il temenos del santuario di contrada Maras era delimitato
gica, di fatto lunica finora ritrovata a Locri Epi- a sud-est dalla plateia che collegava la necropoli di Tribona
e labitato di Centocamere-Maras con le necropoli di
zefiri in discrete condizioni di leggibilit. Non Parapezza-Lucifero, a nord-est dalle mura di cinta e a sud-
quasi necessario ricordare che lantica citt greca ovest da unaltra plateia monte-mare, che univa il cuore della
fu sede, nel corso di tutta la sua storia, di impor- citt antica, sede del teatro e, forse, dellagora con il
tanti attivit artigianali che lavoravano labbon- porto artificiale individuato presso lattuale Museo. Sul porto
dante argilla locale e il bronzo; famose sono le e sullorganizzazione urbanistica del settore nord-orientale
della citt: Barra Bagnasco 1999.
produzioni di terrecotte figurate con caratteri loca- 3
Si ricorda il frammento di coppa tipo Thapsos rinvenuto
li e di piccola plastica in bronzo. Il Ceramico della nel 1998 nei sondaggi sotto le fondazioni del tempio ionico,
citt, ubicato nella moderna localit Centocamere, Rubinich 2006: 82 e 81, fig. 7.
e la sua organizzazione topografica e produttiva (al- 4
Le prime indagini a Maras furono condotte, fra 1889 e
meno per let ellenistica) sono ormai ben noti e 1890, da una missione italo-tedesca, guidata da Paolo Orsi e
studiati (Barra Bagnasco 1989: 26-34). Pressoch da Eugen Petersen: Orsi 1890; Petersen 1890.
inesistenti erano, finora, i dati sulle officine me- 5
Per la ricostruzione delle diverse fasi del tempio di Maras
tallurgiche (Barra Bagnasco 1989: 27), che pure e del loro aspetto architettonico: Gullini 1980: 11-110;
Gullini 1996; e, da ultimo, Mertens 2006: 95-97; 130-132;
dovettero raggiungere livelli di alta qualit, come 305-309.
dimostrato, ad esempio, dai raffinati specchi con 6
Lo spoglio avvenne durante la seconda met dellOttocento,
manici configurati, rinvenuti numerosi nei corredi quando la zona costiera cominci a ripopolarsi e venne
funerari femminili fra fine VI e IV sec. a.C. (Rubi- costruita la ferrovia Reggio Calabria-Metaponto.
nich 2002: 83-87; Elia 2002b). 7
Scarne indicazioni sono contenute in De Franciscis 1979a:
Gli obiettivi futuri riguardano la continuazio- 17-21, e lunica pianta utile uno schizzo ricostruttivo
ne dello scavo per determinare lesatta estensione pubblicato in Incorpora 1970: 19.
dellimpianto e la configurazione degli spazi deller- 8
Soprattutto dopo la pubblicazione del saggio di Gullini
gasterion dedicati alla lavorazione del bronzo, non- 1996 e del volume a cura di Felice Costabile (1997), in cui
si proponevano nuove interpretazioni e rilievi di frammenti
ch la prosecuzione delle analisi scientifiche sulle inediti appartenenti al tempio ionico. Per ulteriori notizie sui
scorie gi avviate con lUniversit Ca Foscari di risultati dello scavo 1998: Lattanzi 1999a; Rubinich 2006:
Venezia e qui presentate in forma preliminare, alle 82-83.
quali si potranno aggiungere quelle sulle grappe di 9
I rilievi delle singole unit stratigrafiche sono stati
ferro del tempio. I risultati di tali analisi permetto- realizzati da chi scrive e dagli studenti dellUniversit di
no per ora soltanto di ipotizzare un utilizzo di ferro Udine partecipanti alle campagne di scavo; i rilievi generali
in scala 1:50 e le sezioni e i prospetti di maggiore estensione
da miniere locali; sar quindi necessario confron- da Nicola Romeo, disegnatore del Museo di Locri. Nel
tare i dati sulle scorie locresi con quelli ricavati 2007 gli architetti Giovanni Auditore e Davide Miniutti
dai minerali di ferro dei giacimenti della vicina dello Studio 3 DEG di Treviso hanno effettuato il rilievo
valle dello Stilaro e dellAssi, coltivati fino a et fotogrammetrico delle mura e della fascia interna a esse e
moderna (Cortese 1983: 290-292; Franco 2003) e la georeferenziazione completa dellarea con GPS e della
pianta pubblicata in Gullini 1980: tav. III.
situati nel territorio di Caulonia, la citt achea pro- 10
La descrizione che segue si occuper soltanto del settore
tagonista di questo convegno, con cui Locri Epize- D, con il deposito di terrecotte scavato da De Franciscis (cfr.
firi dovette intrattenere importanti rapporti politici infra, nota 13), e del settore A, che comprende tutta la fascia
e culturali fin dalla seconda met del VI sec. a.C., interna alle mura fino alla porta di Parapezza e che presentava
dopo lepica vittoria sul fiume Sagras che i Dioscuri ancora lembi dellinterro originario in alcuni punti.
di Maras sembrano esaltare. 11
Anche lungo le mura, gli strati pi profondi, a
matrice sabbiosa, laddove raggiunti, contengono
numerosi frammenti protoarcaici di produzione locale
Note e di importazione (protocorinzi, corinzi antichi e greco-
orientali). Alle fasi pi antiche si possono attribuire alcuni
1
La collaborazione annuale continuata fino al 2002 (nel spezzoni di muri in ciottoli (US 158, 193, probabilmente
2003 sono state svolte soltanto attivit di inventariazione del parte della medesima struttura), situati a quota molto bassa
394 Marina Rubinich

e con il medesimo orientamento delle mura arcaiche, da 18


La fossa 276 risulta riempita dallUS 271, che contiene anche
cui distano circa 2,5-3 m. scorie metalliche, due delle quali sono state analizzate (cfr.
12
Il raddoppiamento eseguito in epoca ellenistica sul lato infra, Fanari-Moretti, campioni 1S-02, di bronzo, e 13S-02, di
interno non permette di conoscere laspetto della facciavista ferro); la 277 fu colmata con lUS 272 e la 263 con lUS 210.
interna delle mura pi antiche n di comprendere la 19
Un altro presunto bothros, non ancora scavato e coperto
topografia della zona a ridosso di esse. Il paramento esterno anchesso da ciottoli e laterizi, affiora a poche decine di
della cinta sar oggetto delle prossime campagne di scavo. centimetri dalla fossa 263/210.
13
La fossa stata quasi completamente scavata negli anni 20
Tre delle scorie di ferro provenienti dallUS 69 sono state
cinquanta per un tratto di circa 9 m (Settore D); nello sottoposte ad analisi; per i risultati cfr. infra, Fanari e Moretti
schizzo di Incorpora 1970: 19 indicato in questo punto il (campioni 26S-02; 38S-02; 44S-02).
rinvenimento di un deposito di 4500 frammenti di cui molti 21
Di molte strutture pi antiche fu ripreso lallineamento
decorati; altre segnalazioni di terrecotte architettoniche e anzi alcune furono utilizzate come base per quelle pi
fanno presumere che il deposito si estendesse sia verso recenti. Nella zona immediatamente a nord-ovest della scala
monte che verso mare per diverse decine di metri (cfr. anche o le strutture precedenti erano meno fitte oppure la loro
De Franciscis 1979a: 20). asportazione fu pressoch totale.
14
I blocchi sono di dimensioni notevoli e abbastanza regolari 22
La conduttura in cotto, in parte contenuta da muri costruiti
(1,20-1,30 x 0,70 m; h 0,48 circa); qualcuno appare per nella tecnica sopradescritta, proviene da monte ed stata
di altezza minore (0,24 m) e molti sono ridotti a piccoli seguita per una lunghezza di almeno 30 metri grazie a due
spezzoni. Notevoli sono le somiglianze con quanto resta delle saggi eseguiti nel 1976.
fondazioni del vicino tempio arcaico. 23
Daltra parte non mancano esempi illustri di officine
15
Il saggio approfond quello degli anni cinquanta, che metallurgiche situate molto vicino al tempio per le quali
aveva gi restituito scarti metallici ma era stato interpretato lavoravano; a parte il ben noto ergasterion di Fidia a
come un deposito; nello schizzo ricostruttivo riportato da G. Olimpia, costruito per realizzare la statua crisoelefantina
Incorpora (Incorpora 1970: 19) si indica in questo punto un di Zeus (Mallwitz 1972: 255-264), si ricordano le fosse per
deposito contenente bronzo fuso e carbone. getto rinvenute a Rodi e al Ceramico di Atene (Zimmer
16
Lirregolarit della superficie accentuata anche 2002: 43-44).
dallerosione provocata dalle profonde radici di un 24
Sul problema della collocazione delle sculture dei Dioscuri
ulivo impiantato nellarea e asportato perch fortemente si veda Costabile 1995, con bibliografia precedente.
danneggiato da un incendio. 25
Negli scavi 2002 stata rinvenuta ununica scoria di
17
Le analisi sono state svolte da ricercatori del Dipartimento bronzo (dal riempimento US 271 della fossa 276), che
di Chimica dellUniversit Ca Foscari di Venezia, in stata sottoposta ad analisi: infra, Fanari e Moretti, campione
particolare da Francesca Fanari, che ne ha fatto loggetto di 1S-02. La lega contiene una bassa percentuale di stagno e
una brillante tesi triennale, e dal suo relatore dott. Giuseppe meno dell1% di piombo. Sullabilit degli artigiani greci
Moretti. I risultati preliminari sono presentati in appendice nel dosare le percentuali di stagno e piombo in rapporto alla
al presente articolo e riguardano cinque scorie, quattro natura del prodotto da ottenere: Giumlia Mair 2002: 106-
di ferro e una di bronzo, lunica rinvenuta nel 2002. La 107 e, in particolare per quanto riguarda gli specchi, la cui
collaborazione continua e ci auspichiamo che possa portare lega conteneva piombo soltanto quando erano prodotti a
a unanalisi completa di tutte le scorie rinvenute. getto e non a martellatura: Craddock 2002.
Locri Epizefiri: resti di un officina metallurgica nellarea del santuario di Maras 395

Fig. 27.1 Locri Epizefiri, Maras: pianta generale del santuario di Maras (rielaborazione di M. Rubinich da Costamagna e Sabbione
1990).
396 Marina Rubinich

Fig. 27.2 Locri Epizefiri, Maras: pianta dellarea lungo le mura con lofficina metallurgica (ambiente alpha). Rilievo Studio 3DEG
Treviso.
Locri Epizefiri: resti di un officina metallurgica nellarea del santuario di Maras 397

Fig. 27.3 Locri Epizefiri, Maras: modello in 3D dellarea lungo le mura da ortofotopiani. Studio 3DEG-Treviso.

Fig. 27.4 Locri Epizefiri, Maras: lofficina dellambiente alpha da NE (M. Rubinich).
398 Marina Rubinich

Fig. 27.5 Locri Epizefiri, Maras: dettagli dellofficina da SE (M. Rubinich).

Fig. 27.6 Locri Epizefiri, Maras: il catino di fornace US 263, da NO (M. Rubinich).
28.
Indagine preliminare su alcune scorie
di produzione metallurgica provenienti
da Locri Epizefiri
Francesca Fanari e Giuseppe Moretti

1. Introduzione contributo allo studio di questo tipo di materiali.


Questa stata eseguita con microscopio ottico Lei-
Del cospicuo numero di scorie rinvenute nellof- ca DM 6000 M secondo le due modalit dimpiego
ficina presso il santuario di Maras e messe a BF (brightfield o campo chiaro1) e DF (darkfield o
disposizione per gentile concessione della Soprin- campo scuro2) e ha fornito i seguenti risultati:
tendenza Archeologica della Calabria, cinque sono
state scelte a campione per poter realizzare un pri- 1. per quanto riguarda la scoria ritenuta bronzea
mo studio di tipo analitico. Questo ha avuto come (campione 1S-02), si pu notare la presenza
obiettivi la determinazione della fase operazionale della componente metallica, rappresentata in
del processo metallurgico che ha dato origine alle fig. 28.1 dalla regione rossa, della ganga (ma-
scorie oggetto dindagine, delle tecniche operative teriale inerte), di colore azzurro intenso e di
impiegate a tale proposito e della possibile prove- aspetto quasi lattiginoso, e di una matrice a
nienza delle materie prime minerarie. struttura dendritica;
2. relativamente alle scorie ferrose (13S-02, 26S-
2. Parte sperimentale 02, 38S-02, 44S-02), invece, nei campioni
13S-02 e 26S-02 si osserva una matrice vetro-
Lapproccio ha visto limpiego di diverse tec- sa, sempre a struttura dendritica, e la presenza
niche analitiche quali: 1. microscopia ottica; 2. di materiale metallico e della ganga. Nel 13S-
microscopia elettronica; 3. spettrometria di assor- 02 (fig. 28.2) sono inoltre visibili le aureole di
bimento atomico; 4. difrattometria a raggi X; 5. arricchimento in prossimit dei vacuoli pro-
spettrometria di massa. babilmente attribuibili agli ossidi del metallo,
In tab. 28.1 vengono riportate alcune caratteri- mentre nel secondo acquista maggior rilievo
stiche dei campioni esaminati. labbondante presenza di diverse strutture ap-
partenenti a organismi marini, che potrebbero
Microscopia ottica indicare lutilizzo di sabbia come fondente o
antiossidante (Pagnotta 2007: 36). Il campio-
Losservazione al microscopio ottico-metallo- ne 38S-02 mostra una superficie distintamen-
grafico delle scorie in sezione rappresenta un utile te complessa dove una matrice probabilmente

Tab. 28.1 Campioni in esame e relativi parametri fisici.


Campioni Collocazione Peso (g) Densit (g/cm3) Magnetismo
1S-02 Q.H1, US 271 41,1307 4,6 Non magnetico
13S-02 Q.H1, US 271 138,3 6,9 Molto magnetico
26S-02 Q.H1, US 69 3,9619 2,0 Poco magnetico
38S-02 Q.H1, US 69 2,8652 2,9 Debolmente magnetico
44S-02 Q.H1, US 69 4,6357 2,3 Non magnetico

Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
400 Francesca Fanari e Giuseppe Moretti

di natura vetrosa sembra essere ricoperta da sottoforma di ossido, quali possibili residui del-
uno strato cristallino intervallato da venatu- la carica originaria. Il secondo, invece, mostra
re rossastre, probabilmente dovute agli ossidi una composizione in ossidi di alluminio e sili-
del metallo. Lultimo campione (44S-02) mo- cio, feldspati potassici e silicio puro, probabil-
stra una situazione a se stante, caratterizzata mente attribuibile allo sterile del minerale di
da una superficie poco compatta e interessata partenza, anche se laspetto morfologico total-
dalla presenza di numerosi inclusi di natura mente diverso dai campioni precedenti.
mineralogica.
Spettrometria di assorbimento atomico
Microscopia elettronica
La spettrometria di assorbimento atomico si ri-
Losservazione al microscopio elettronico a vela utile per lanalisi elementare quantitativa dei
scansione (SEM) accoppiata allanalisi con la maggiori costituenti, offrendo comunque unele-
microsonda elettronica a dispersione di energia vata sensibilit di analisi (dellordine delle ppm).
(EDS), eseguita sulle sezioni lucide dei campioni, Lanalisi stata condotta mediante strumento AAS
permette di ottenere informazioni, sia qualitative Perkin Elmer 3100. Sono stati determinati gli ele-
che semiquantitative, a livello di microstruttura. menti Na, Mg, K, Ca, Cu, Fe e Pb. I risultati otte-
Lo studio eseguito con microscopio elettronico nuti sono i seguenti:
a scansione JEOL JSM-5600 LV accoppiato a uno
spettrometro elettronico in dispersione di energia 1. per quanto riguarda il campione 1S-02, esso
OXFORD LINK ISIS Series 300 ha prodotto i se- presenta un contenuto in Cu maggiore del 60%;
guenti risultati: il Pb, invece, non raggiunge il punto percen-
tuale, il che pu far pensare a un metallo di
1. la superficie del campione 1S-02 presenta una recupero oppure a una lega che non prevedeva
matrice mista (composta generalmente da Si, lalligazione di tale elemento;
Sn, Cu e O), dove sono dispersi stagno e rame 2. i campioni ferrosi, invece, mostrano general-
allo stato metallico (rispettivamente aree bian- mente un alto contenuto di ferro (nel campione
che e aree grigio chiaro nella fig. 28.3 e relativi 13S-02 questo raggiunge il 40%) e modeste
spettri EDS) e dove si osserva la presenza, sep- quantit (dellordine di alcune unit percen-
pur esigua, di Ca e Cl; tuali) di metalli alcalini (Na, K) e alcalino
2. nei campioni 13S-02 e 26S-02 si riconoscono, terrosi (Mg, Ca), contributo delle ceneri del
invece, le tipiche strutture del silicato di neo- combustibile. Nel campione 26S-02 si osser-
formazione, la fayalite (che nel secondo campio- va unabbondanza di Ca, che potrebbe indi-
ne costituisce la matrice, mentre nel campione care unottimizzazione del processo (in quanto
13S-02 questa composta da una miscela di il calcio veniva spesso aggiunto, sottoforma di
vari ossidi tra cui SiO2, Al2O3, CaO, Fe3O4), e calcite, alla carica del forno di riduzione per
le strutture dendritiche della wustite, oltre che aumentare lestrazione del ferro, al quale anda-
la presenza di tracce di ferro metallico. Il cam- va a sostituirsi nella scoria), ma potrebbe anche
pione 13S-02 si contraddistingue per una ac- suggerire che fosse stata aggiunta della sabbia
centuata bollosit, caratterizzata da aureole di calcarea proveniente da conchiglie triturate
arricchimento di wustite3; come antiossidante nella raffinazione della blu-
3. il campione 26S-02, invece, ripresenta le ma ferrosa.
strutture conchiglifere sopra citate e numero-
si inclusi quarziferi e di natura feldspatica che Difrattometria a raggi X (XRD)
concorrono a sostegno dellipotesi dellaggiunta
di sabbia durante il processo metallurgico; Questa tecnica consente di individuare le fasi
4. i campioni 38S-02 e 44S-02 mostrano situazio- minerali presenti allinterno della scoria.
ni completamente diverse: il primo costituito Lanalisi, eseguita mediante rifrattometro
da una matrice allumino-silicatica allinterno Philips con goniometro verticale Philips XPert
della quale sono rimasti intrappolati diversi PW1050, ha comprovato la presenza di rame me-
frammenti del carbone usato come combustibi- tallico e cassiterite4 nel campione 1S-02, confer-
le e sono presenti tracce di Ti, probabilmente mando la sua natura di scoria bronzea unitamente
alcune scorie di produzione metallurgica provenienti da Locri Epizefiri 401

Tab. 28.2 Rapporti isotopici e relative deviazioni standard ottenuti dalla media di sei ripetizioni
Sample 206/207
Pb 208/207
Pb 207/204
Pb 206/204
Pb 208/206
Pb 207/206
Pb
A1 1,143 0,006 2,422 0,016 13,89 0,35 15,87 0,39 2,119 0,011 0,8750 0,0042
A2 1,130 0,006 2,411 0,017 3,41 0,02 3,85 0,04 2,134 0,015 0,8849 0,0047
A3 1,135 0,003 2,421 0,008 13,22 0,15 15,00 0,16 2,134 0,007 0,8813 0,0022
B1 1,136 0,004 2,421 0,006 16,13 0,06 18,33 0,10 2,130 0,007 0,8799 0,0031
B2 1,154 0,005 2,435 0,007 16,37 0,08 18,88 0,17 2,111 0,008 0,8669 0,0040
B3 1,127 0,004 2,407 0,009 16,26 0,04 18,32 0,08 2,136 0,004 0,8876 0,0034
B4 1,175 0,002 2,447 0,008 16,70 0,05 19,62 0,09 2,082 0,008 0,8511 0,0016

a cassiterite (SnO2), insieme a silicati di potassio riabili dove si riportano i dati sperimentali relati-
(KAlSi2O6), probabilmente derivanti dalla carica vi alle abbondanze isotopiche per identificare un
iniziale, e ai prodotti di alterazione del rame: ma- campo di valori rappresentativo di una regione di
lachite Cu2(OH)2CO3), cuprite (Cu2O) e nantochi- minerali contenenti piombo.
te (CuCl). Per quanto riguarda la scoria di bronzo, la sua
Nel campione 13S-02, invece, ha confermato la probabile natura di scarto derivante da una rifusio-
composizione tipica di una scoria di ferro: fayali- ne rende inutile ogni ricerca isotopica, come risul-
te, wustite (che pu indicare condizioni riducenti tato da una serie di analisi fatta eseguire anni fa a
relativamente deboli, come quelle che predomina- Ispra su materiali cronologicamente precedenti. Il
no durante le fasi successive alla produzione della riciclaggio, e quindi la miscela di bronzi di diversa
bluma ferrosa) e ossidi di ferro (tra cui sicuramente provenienza, infatti, non consente di rintracciare
magnetite, Fe3O4, visto lelevato magnetismo del- lorigine o il materiale di partenza.
la scoria), unitamente a cristobalite5 e residui di Non esistendo ancora i dati relativi ai minera-
quarzo, attribuibili a una eventuale aggiunta di li o alle miniere della Calabria, si proceduto al
sabbia come fondente o antiossidante. confronto con i dati disponibili in letteratura pro-
dotti dallanalisi di giacimenti non locali. Ad esem-
Spettrometria di massa pio, Boni et alii 2000 (Boni et alii 2000: 201-208)
e Fortunato et alii 2005 (Fortunato et alii 2005:
Le misurazioni con ICP-MS condotte su queste 898-906) utilizzano le combinazioni 207/204Pb vs
scorie sono in assoluto le prime a essere eseguite 206/204
Pb per inquadrate i minerali di Spagna, Ger-
su questi ritrovamenti. mania, Polonia, Italia e Belgio; Stos Gale et alii
La spettrometria di massa affiancata al plasma 1995 e 1996 (Stos Gale et alii 1995: 407-415;
ad accoppiamento induttivo (ICP-MS) stata im- Stos Gale et alii 1996: 381-390), invece, ripor-
piegata per la determinazione dei rapporti isoto- tano i dati relativi a Spagna, Toscana, Sardegna
pici del piombo, utilizzati in molti studi recenti6, del nord, Gran Bretagna e Irlanda, Cipro, regione
per identificare la provenienza di un materiale, del Laurion e Cicladi allinterno di un diagramma
sulla base di confronti con dati analoghi riporta- 208
Pb/206Pb vs 207Pb/206Pb.
ti in letteratura, relativi ad analoghe indagini re- Nella tab. 28.2 sono riportati i rapporti isotopi-
lative per ai giacimenti minerari archeologici. Il ci dei campioni in esame ottenuti mediante analisi
rapporto reciproco fra i suoi isotopi 204Pb, 206Pb, con ICP-MS Agilent 7500 Series, dotato di auto-
207
Pb and 208Pb, infatti, pu venire assunto come campionatore ASX-510.
caratteristico di un giacimento in quanto legato ai Dalla sovrapposizione dei valori dei campioni
suoi complessi meccanismi di formazione; di con- con i dati di Stos Gale et alii 1995 (fig. 28.7) si
seguenza tutti i minerali di tale deposito avranno pu notare una lieve corrispondenza con le misu-
questa impronta7. razioni relative alla Spagna, allInghilterra e alla
La composizione chimica dei campioni pu, tut- Sardegna del nord; sarebbe quindi possibile ipo-
tavia, essere influenzata dalla presenza di impurit tizzare anche luso di lingotti metallici importati,
dovute allaggiunta di fondenti durante il processo ma queste ipotesi potrebbero essere confermate
di fusione o il frazionamento degli elementi princi- solo attraverso lo studio di miniere archeologiche
pali e in tracce nella fase di raffreddamento. locali, ancora non disponibile.
La valutazione dei rapporti isotopici avviene In fig. 28.8, invece, i rapporti isotopici del-
mediante la costruzione di diagrammi a due va- le scorie del temenos sono confrontati con quelli
402 Francesca Fanari e Giuseppe Moretti

riportati da Boni et alii 2000 e Fortunato et alii 3. queste scorie sono state analizzate per la pri-
2005: la non corrispondenza fra i dati sperimen- ma volta con limpiego dellICP-MS per inve-
tali e quelli di riferimento sembrerebbe suggerire stigare sulla loro origine: a causa della non
lorigine italiana dei minerali dai cui le scorie sono disponibilit di altri dati relativi alle miniere
state prodotte. della Calabria, la comparazione avvenuta con
dati sperimentali relativi al Mediterraneo e/o
3. Conclusioni ai paesi europei. Sebbene questi risultati non
indichino una reale sovrapposizione delle aree,
Le conclusioni di questa indagine possono es- ma solo una vicinanza tra i rapporti isotopici
sere cos riassunte: dei campioni esaminati e quelli dellItalia (ma
anche della Spagna), si pu concludere che i
1. il campione 1S-02 ha confermato la sua natura minerali da cui sono state prodotte le scorie di
di scoria bronzea, come certificato anche dal- ferro abbiano pressoch la medesima origine e
la natura dei prodotti di corrosione, di colore che essi siano probabilmente di origine locale.
verde, visibili sulla superficie del campione e in
sezione. La bassa percentuale di Sn8, tuttavia, Note
fa pensare a una rifusione di sfridi di una lega
di bronzo gi precedentemente prodotta, mentre 1
La luce colpisce i particolari del campione perpendicolari
lalto contenuto di rame invece indice di un allasse ottico e viene riflessa nellobbiettivo. La luce cos
processo tecnologicamente adeguato al periodo riflessa appare pi chiara; quella che colpisce le zone non
di fattura e agli oggetti per cui veniva adoperata piatte viene deviata e appare scura. Questo permette di
questa lega. Non si pu neppure escludere una ricostruire in modo indiretto la struttura del campione in
sua produzione allinterno degli stessi forni im- esame.
piegati per la lavorazione del ferro9, ad esempio
2
Lilluminazione produce linverso del contrasto dimmagine
che si ottiene dallanalisi in campo chiaro. Qui, infatti, la
riciclando oggetti in lega per la realizzazione di
luce deviata viene raccolta e appare chiara nellimmagine,
manufatti per limpiego immediato (di utilizzo mentre quella che si riflette direttamente non d alcun
certamente non artistico, ma funzionale); contributo. Superfici che presentano inclinazioni locali
2. i campioni ferrosi testimoniano una lavorazio- possono dare una riflessione che contribuisce allimmagine
ne del ferro sicuramente successiva alla ridu- producendo macchie brillanti.
zione del metallo: probabilmente essi derivano
3
Queste potrebbero essere il risultato delleffetto riducente
da raffinazione della bluma o da forgiatura di del CO contenuto nella miscela gassosa e probabilmente
rimasto intrappolato nella scoria.
lingotti; questa ipotesi confermata, soprat- 4
Il fatto che lo stagno si presenti sottoforma di ossido pu
tutto per quanto riguarda il campione 13S-02, certamente ricondurre alla possibilit che lo Sn sia stato
anche dalla sua forma piano-convessa, tipica aggiunto proprio come cassiterite, essendo secondario
di questa tipologia di scorie (Leroy, Merluzzo leffetto della corrosione dello stagno stesso.
e Le Carlier 2007; Leroy et alii 2007; Serne- 5
La cristobalite un polimorfo del quarzo.
els 2002). Il processo metallurgico da cui han- 6
Si vedano, ad esempio: Stos Gale et alii 1995: 407-415;
no avuto origine le scorie in esame prevedeva Rohl 1996, pp. 165-180; Stos Gale et alii 1996: 381-390.
laggiunta, in alcuni casi, di materiali vari, tra 7
Gli ultimi tre (206Pb, 207Pb, 208Pb) sono generati dal
cui conchiglie triturate, per proteggere il me- decadimento radioattivo di 238U e 232Th, mentre il primo(204Pb)
fa parte della composizione primordiale del deposito e la sua
tallo dallossidazione. Durante lo svolgimento composizione resta quindi costante nel tempo.
del processo, allinterno della fornace veniva 8
Determinata dallanalisi semiquantitativa con ICP-MS, qui
raggiunta una temperatura di almeno 1100C non discussa.
(temperatura alla quale ha origine la fayalite) e 9
Per la fusione (o rifusione) del bronzo sufficiente una
la quantit di ferro persa era assai significativa; temperatura di 800C.
alcune scorie di produzione metallurgica provenienti da Locri Epizefiri 403

Fig. 28.1 Foto al microscopio ottico del campione 1S-02 in Fig. 28.2 Foto al microscopio ottico del campione 13S-02 in
modalit DF. modalit DF.

Fig. 28.3 Immagine al SEM del campione 1S-02, ingrandimento Fig. 28.4 Spettro EDS relativo al punto 3 di fig. 28.3.
130x.

Fig. 28.5 Immagine al SEM del campione 13S-02, ingrandimento Fig. 28.6 Immagine al SEM del campione 26S-02, ingrandimento
200x. 35x.
404 Francesca Fanari e Giuseppe Moretti

Fig. 28.7 Andamento dei rapporti isotopici Pb/206Pb vs


208
Pb/206Pb delle scorie ferrose dallofficina di Locri Maras sovrapposte
207

ai dati riportati in Stos Gale et alii 1995.

Fig. 28.8 Andamento dei rapporti isotopici 207Pb/204Pb vs 206Pb/204Pb delle scorie ferrose dallofficina di Locri Maras sovrapposte ai
dati riportati da Boni et alii 2000 e Fortunato et alii 2005.
29.
Tombe con strumenti musicali nella necropoli
di Lucifero: aspetti del rituale e dellideologia
funeraria a Locri Epizefiri
Diego Elia

Nel 1909 Paolo Orsi avviava a Locri Epizefiri la neggiamento anche in antico: inevitabile in un
grande stagione delle esplorazioni rivolte alle aree terreno che si trovava alle porte della citt (Orsi
funerarie, con lintento di accrescere il quadro do- 1911: 3-4).
cumentario inerente il sito:
Sulla base delledito e soprattutto dellab-
Ad integrare le ormai vaste e complesse sco- bondante documentazione darchivio2 mi stato
perte da me fatte nelle due ultime campagne possibile ricomporre la maggior parte dei contesti
locresi, era necessario conoscere qualche cosa sepolcrali esplorati a Lucifero3, che si distribuisco-
anche sulle necropoli della citt, delle quali no in un arco temporale compreso tra la met del
non una sola era mai stata sottoposta a metodi- VI e il II secolo, con una cesura che copre gran
che esplorazioni1. parte del III a.C.
In base allanalisi dei corredi, Paolo Orsi aveva
Lintervento dapprima si risolse in un limita- sottolineato come la necropoli di Lucifero fosse ca-
to scavo in contrada Monaci, sulle ultime pendici ratterizzata da un rito funebre sobrio e severo4.
collinari, mentre negli anni successivi (1910-1911, Questo quadro risulta confermato anche alla luce
1913-1915) le indagini si svilupparono nella fascia delle pi recenti indagini, per quanto alcuni sepol-
pianeggiante prospiciente la costa, in contrada Lu- cri emergano manifestamente nel panorama gene-
cifero. Le campagne portarono alla luce circa 1700 rale; i relativi corredi per numero di oggetti o per
sepolcri, di cui lo scavatore diede notizia in una valore simbolico ed evocativo degli stessi risulta-
serie di tempestive relazioni preliminari comparse no infatti estremamente ricchi e articolati rispetto
sulla rivista Notizie degli Scavi di Antichit, dove alla maggior parte dei contesti coevi5.
illustr le caratteristiche generali delle necropoli La necropoli rivela infatti un elevato indice di
e present una selezione di sepolcri (Orsi 1909a; variabilit funeraria: il rituale pi diffuso prevede
Orsi 1911; Orsi 1912; Orsi 1913a; Orsi 1917). la completa assenza di oggetti di corredo: il 48%
Le ricerche si concentrarono soprattutto nella dei sepolcri esplorati non ha infatti restituito al-
fascia costiera per le caratteristiche e lo stato di cun manufatto6, mentre circa il 39% presenta un
conservazione dellarea funeraria: ridotto numero di reperti (fino a 4), di norma esclu-
sivamente o in prevalenza ceramici; solo un limita-
[...] si avevano fondati motivi di ritenere vergine to gruppo di tombe si distingue invece per un pi
la necropoli di Lucifero, prescelta: e tale essa elevato numero di elementi di corredo, fino a 20-30
apparve di fatto nellandamento degli scavi [...] oggetti. Si tratta di una tendenza costante nella ne-
Sebbene la necropoli sabbia a considerare sic- cropoli nel periodo compreso tra la seconda met
come immune da veri saccheggi, essa ha subito del VI secolo e il IV a.C.7; in et ellenistica il feno-
qualche lieve danno negli strati superiori dai meno sembra meno evidente, ma bene ricordare
lavori dimpianto della vigna, avvenuti circa che a questo periodo si riconduce solo uno sparuto
un quarto di secolo addietro, e qualche rima- numero di tombe8.
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
406 Diego Elia

Un ulteriore elemento di valutazione costituito esemplari e, pur avendo sottolineato la stretta rela-
dal fatto che nella grande maggioranza dei casi, zione tra carapace e lyra, aveva tuttavia finito per
allinterno dei corredi caratterizzati da un numero escludere lidentificazione dei ritrovamenti locresi
elevato di oggetti, si concentrano anche classi di come strumenti musicali:
manufatti peculiari; questi ultimi talvolta dim-
portazione o realizzati in materiali preziosi si [] una novit ci viene fornita dalla presenza
connotano spesso come oggetti di prestigio, for- di scudi di testudini segnalati nei sepp. 996,
temente evocativi di pratiche esclusive e caratte- 1050, 1143 e forse in qualche altro. Sono scu-
rizzati da unampia dimensione polisemantica (con di della testudo graeca cio marina, e nulla
implicazioni di carattere economico, sociale, ideo- si trovato della opposta parte della corazza
logico ecc.). o del carapace. La lunga permanenza sotterra
Una rapida rassegna dei corredi di questo grup- avendone disgregate le suture, ho tentata la ri-
po di tombe permette di riconoscere tra i manufatti composizione di due dei tre esemplari. Ed ho
dimportazione il frequente ricorrere di ceramiche notati numerosi fori, irregolarmente distribuiti
attiche figurate, per altro piuttosto rare a Lucife- a gruppi lungo il margine, ed altri maggiori sul
ro e concentrate in un numero ristretto di conte- dorso e al vertice dello scudo [] Di pi ho con-
sti9; analoga distribuzione rivelano i contenitori statato, che accanto ad ognuno di questi scudi
per unguenti e olii profumati, come gli alabastra testudinei non mancava mai una maniglietta di
in alabastro dallarea egizia10 e i piccoli vasi in ve- ferro []; essa veniva o imbullettata al margine
tro modellati su nucleo dal Mediterraneo orientale od innestata in due dei fori; di guisa che poteva
(soprattutto amphoriskoi, pi raramente oinochoai, venirne una rozza coppa, se a tale interpreta-
ritenuti correntemente di produzione rodia), nonch zione non facesse ostacolo la presenza dei nu-
monili e vaghi in vetro con la stessa provenienza11. merosi fori. A diversit di quello che accade nei
Nei corredi pertinenti allo stesso ristretto gruppo di tempi moderni, i Greci antichi facevano un uso
tombe risultano infine concentrati manufatti bron- limitatissimo degli scudi di testuggine, e si pu
zei di elevato pregio, riconducibili per lo pi allar- quasi dire che esso fosse quasi esclusivamente
tigianato locale, come gli specchi con impugnatura ristretto a quello di cassa della lira, stendendo
a figura umana o decorati con schema a lira e a orizzontalmente sulla bocca della cavit una
capitello ionico12, o ancora le appliques plastiche pelle rigida [] in ogni caso la presenza dei
originariamente connesse ad arredi in legno13. copiosi fori dianzi ricordati rende impossibile
tale loro destinazione [] E cos, per conclude-
1. Gli strumenti musicali re, devo sinceramente dichiarare che mi sfugge
completamente luso e la destinazione di questi
Tra gli oggetti presenti in alcuni dei contesti singolari pezzi, rinvenuti dentro le tombe; uso
funerari test evocati si possono annoverare anche che in ogni caso doveva essere pratico e non
gli strumenti musicali, manufatti che per la loro simbolico []15.
natura e la loro eccezionale diffusione nelle necro-
poli locresi rappresentano senza dubbio un caso Ai rinvenimenti nelle tombe esplorate dallOrsi
emblematico. occorre associare inoltre due chordotona ecce-
Il riesame dei materiali scavati da Paolo Orsi zionalmente in bronzo raccolti in occasione di un
(Elia 2001) mi ha infatti permesso di isolare 14 limitato intervento di scavo condotto nella necropo-
corredi caratterizzati dalla deposizione di uno li di Lucifero nel 1956, per i quali risulta purtrop-
strumento musicale a corde (tab. 29.1), identifica- po impossibile definire precisamente il contesto di
bile come una lyra14: la presenza dello strumento ritrovamento (Locri VI, ME9-ME10, figg. 3-4).
infatti testimoniata dal rinvenimento di carapaci di Il complesso di strumenti musicali delle tombe
tartaruga utilizzati a costituire le casse di risonan- locresi completato da tre auloi in osso (tab. 29.1);
za (fig. 29.1), oltre a quello sporadico di elemen- allesemplare edito infatti ora possibile affiancare
ti metallici o in osso a esso pertinenti (cordiera, altri due rinvenimenti: in tutti i casi i flauti sono
plettro, bischero ecc.; tab. 29.1, fig. 29.2). Questo sempre associati alla lyra16 (per uno studio dei rin-
rinnovato quadro accresce sensibilmente il ridotto venimenti locresi: Lepore, in questo stesso volume).
numero delle segnalazioni finora edite: Paolo Orsi Leccezionalit della frequenza degli strumenti
aveva infatti gi indicato la presenza di almeno tre a corda nella necropoli di Lucifero appare evidente
Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero 407

Tabella 1 Trascrizione della documentazione manoscritta redatta al momento del rinvenimento degli strumenti musicali contenuta
nei diari di scavo (scavi 1913-1915) ed elenco degli esemplari o dei singoli componenti alla luce del riesame dei corredi.
Tomba Descrizione manoscritta del rinvenimento Strumenti musicali
684 Ai piedi la cassa di tartaruga. cassa di risonanza realizzata con un
(Taccuino SIC. 94, p. 114) carapace di tartaruga (n. inv. 111530)
730 In mezzo alle gambe: tartaruga (forse) cassetta frammentata con buchi che vi cassa di risonanza realizzata con un
corrispondono esattamente i chiodini di una fascietta in bronzo e con traccia di carapace di tartaruga (n. inv. 113264)
ferro allinterno in corrispondenza dei buchi [] un ferro ad uncino e (N.d.A.: cordiera in ferro di strumento a corde
disegno di una piccola cupola emisferica) di bronzo. (n. inv. 113265)
Integrazione manoscritta apportata dallOrsi: coppia di laminette in ferro
lo scudo e la corazza di una Testudo terrestris la quale presenta fori e listelli di (n. inv. 113266)
ferro, cos che se ne arguisce fosse stata trasformata in scatola, cassetta o altro. piccola cupola emisferica in bronzo
Ma essendo tutta frammentata non si pot vedere bene il congegno di apertura; (n. inv. 113268)
nulla si trov al suo interno. laminetta in bronzo (n. inv. 113267)
(Taccuino SIC. 95, pp. 8-9)
754 Alla mano sinistra [] 5 ossi cilindrici forati lunghezza di uno cm 7 1 osso frr. di cassa di risonanza realizzata con
(disegno di un bischero) 1 tartaruga (o meglio scorza) 1 osso (cerniera) con un carapace di tartaruga (non inv.)
perno di bronzo (N.d.A.: disegno di un elemento terminale applicato al ponte bischero in osso (n. inv. 4635)
dello strumento). rivestimento dellestremit del ponte
(Taccuino SIC. 95, pp. 27-29bis) in osso e metallo (non inventariato)
flauto in osso (non inventariato)
899 Vicino alla gamba destra (integrazione: corazza o scudo) cassa di una testuggine, cassa di risonanza realizzata con un
non raccolta si sfarin tutta nel prenderla. carapace di tartaruga (non raccolta)
(Taccuino SIC. 95, pp. 93-93bis)
996 Rinvenuto: vicino alla gamba destra una tartaruga con cerniera in ferro cassa di risonanza realizzata con un
frammentata. carapace di tartaruga (irreperibile)
(Taccuino SIC. 95, pp. 104-105bis) cordiera in ferro di strumento a corde
(n. inv. 111598)
1004 ai piedi [] una cerniera pure di ferro. cordiera in ferro di strumento a corde
(Taccuino SIC.95, pp. 106bis-107) (n. inv. 113416)
1011 Sulle gambe di esso scheletro verano [] una cerniera di ferro come quella del cordiera in ferro di strumento a corde
sep. 1004. (n. inv. 117094)
(Taccuino SIC. 95, pp. 108-108bis)
1050 Vicino alla mano sinistra un piffero di osso in due parti. Una di esse frammen- cassa di risonanza realizzata con un
tata, lunga cent. 28. Sopra il piffero tartaruga-cassetta con cerniera di ferro carapace di tartaruga (n. inv. 113316)
frammentata. cordiera in ferro di strumento a corde
(Taccuino SIC. 95, p. 118bis) (n. inv. 113317)
flauto in osso (n. inv. 4890)
1101 Vicino alla spalla sinistra [] una piccola tartaruga frammentatissima con tracce cassa di risonanza realizzata con un
di buchi con ossido di ferro. [] Raccolto tutto eccetto [] la tartaruga. carapace di tartaruga (non raccolta)
(Taccuino SIC. 95, pp. 129bis-130)
1143 Sul braccio destro e sul petto una tartaruga con una laminetta di bronzo saldata cassa di risonanza realizzata con un
allinterno con 4 pernetti e cerniera di ferro. carapace di tartaruga (n. inv. 5019)
(Taccuino SIC. 103, pp. 8-8bis) cordiera in ferro di strumento a corde
(n. inv. 5019)
1149 Sulle gambe aveva una tartaruga attraversata da una lamina di ferro lunga cent. frammenti di una cassa di risonanza
25. Fra i due piedi il sotto disegnato coltello di ferro (disegno di uno strumento realizzata con un carapace
metallico appiattito lungo 13 cm, identificabile forse con un plettro). (non inventariati)
(Taccuino SIC. 103, p. 9bis) strumento in ferro (plettro?)
(irreperibile)
1215 Vicino al piede destro aveva [] una piccola tartaruga non raccolta perch cassa di risonanza realizzata con un
molto fradicia. carapace di tartaruga (non raccolta)
(Taccuino SIC. 103, pp. 21-21bis)
1222 Accanto alla mano sinistra [] una tartaruga. Tutto raccolto eccetto la cassa di risonanza realizzata con un
tartaruga. carapace di tartaruga (non raccolta)
(Taccuino SIC. 103, p. 23)
1290 Alla mano sinistra: un fischietto di osso frammentato e una tartaruga con cernie- cassa di risonanza realizzata con un
ra di ferro. [] Alla spalla sinistra [] il disegnato osso (disegno di un bischero in carapace di tartaruga (n. inv. 113297)
osso). cordiera in ferro di strumento a corde
(Taccuino SIC. 103, pp. 38bis-39) (n. inv. 113298)
flauto in osso (n. inv. 113296)
bischero in osso (n. inv. 113300)
408 Diego Elia

nel confronto con le rare segnalazioni note da altri nelle coeve sepolture magnogreche: a Metaponto, a
contesti funerari greci: la presenza di questo stru- Poseidonia e nella chora crotoniate i defunti sepolti
mento nei corredi appare infatti sporadica in ma- con la lyra sono stati identificati in molti casi
drepatria (Atene, Arta, forse Corinto)17, e piuttosto sulla base di esami paleoantropologici come in-
scarsa per quanto pi rilevante anche in am- dividui di sesso maschile, anchessi accompagnati
bito magnogreco (Poseidonia, Taranto, Metaponto, frequentemente da strumenti della palestra21.
Crotone)18. Priva di confronti, invece, appare la distribu-
La preziosit intrinseca di questi manufatti e zione registrata nei sepolcri locresi in rapporto
la loro rarit ne fanno senza dubbio indicatori pri- allet dei defunti: sia in Grecia sia in Occidente
vilegiati nel contesto della necropoli. Il significa- le lyrai sono infatti deposte in tombe di adulti; in
to del possesso della lyra non si esaurisce infatti particolare, dove stato possibile realizzare anali-
nel valore economico delloggetto, ma indica per il si osteologiche (Pantanello, Poseidonia, chora cro-
proprietario lacquisizione di una formazione cul- toniate), i contesti funerari sono risultati talvolta
turale specifica, connessa non solo alla capacit di pertinenti a individui di et avanzata22.
suonare lo strumento, ma anche alla pratica della La situazione che emerge dalla necropoli di Lu-
recitazione poetica accompagnata dalla musica. La cifero appare assai pi articolata. A fronte di nove
presenza della lyra attesta dunque la partecipazio- contesti in cui il rinvenimento di uno scheletro
ne del suo possessore a un percorso formativo cul- completamente sviluppato ha portato gli scavatori a
turale di alto livello, nonch quando questo sia identificarvi tombe di adulti, cinque sepolture sono
compiuto a un mondo colto e raffinato dove lat- state invece ricondotte a individui deceduti prima
tivit musicale e poetica riveste un ruolo rilevante. di aver raggiunto tale et: in due casi la documen-
Lesame della diffusione di questi reperti nel- tazione redatta al momento della scoperta indica la
le necropoli locresi permette dunque di formula- presenza di scheletri di bambini, per una deposi-
re alcune considerazioni sui caratteri del costume zione espressa anche let approssimativa di sette
funerario pertinente alla sfera maschile, finora anni23, mentre per due tombe proposta unet pi
assai meno definito ed esplicito rispetto a quello avanzata, in quanto si riconobbe rispettivamente
femminile, quale emerge sulla base dellanalisi dei uno scheletro di giovanetto e uno scheletro di
corredi. I dati raccolti nel corso dei recenti studi giovanetto di un 15 anni24. Nellultimo caso risulta
rivelano, come gi accennato, un gruppo di attesta- particolarmente indicativa anche la tipologia della
zioni del tutto eccezionale: le sepolture per cui gi sepoltura, a enchytrismos entro pithos, utilizzata a
ventanni fa Angela Pontrandolfo notava che de- Locri esclusivamente per deposizioni di individui
viano dal rituale canonico (Pontrandolfo 1988: pre-adulti25; lo schizzo dello scheletro, effettuato al
181) assumono dunque un risalto sensibilmente momento del rinvenimento, sembra per altro indi-
maggiore e necessitano di uno studio analitico. care dimensioni del corpo assai ridotte26.
Tale situazione porta a escludere la possibilit
2. Sesso e classe det dei defunti deposti con che a Locri gli strumenti possano essere interpre-
strumenti musicali tati come indizio di unattivit musicale di caratte-
re professionale, una delle ipotesi dubitativamente
Tra i fattori da prendere in esame sono innanzi avanzate per i defunti sepolti nella Tomba del Tuf-
tutto la classe det e il sesso dei defunti. Nellim- fatore e a Pantanello (Murray 1988: 248; Proh-
possibilit di effettuare studi sui resti osteologici19 szka 1995: 203).
appare estremamente difficile elaborare considera-
zioni affidabili sui contesti locresi: nondimeno, la 3. Cronologia delle tombe con strumenti
documentazione disponibile offre alcuni elementi musicali
di valutazione utili.
La presenza ricorrente dello strigile (10 sepolcri Per quanto riguarda la cronologia dei contesti
su 14) sembra supportare lipotesi di una prevalen- locresi, purtroppo non tutti i sepolcri possono es-
te o esclusiva pertinenza degli strumenti musicali sere datati con precisione: per alcuni i materiali
alla sfera maschile; una conferma indiretta sembra dei corredi sono in parte o del tutto irreperibili,
fornita dallassenza in tutti i corredi in esame di mentre altri non hanno restituito elementi datanti.
oggetti sicuramente riconducibili al mundus mu- Appare tuttavia evidente che la diffusione degli
liebris20. Tale ipotesi trova uno stretto confronto strumenti musicali a Lucifero si protrae per gran
Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero 409

Tabella 2 Composizione dei corredi con strumenti musicali (tra parentesi numero di esemplari; con il segno * si indica la presenza
di iconografie riconducibili ai singoli ambiti tematici).
Tomba Cronologia Corredo
musica attivit fisica sfera vino possesso attivit altro
cavallo militare
1149 ultimi decenni VI- lyra - * - * lekythos (2)
inizi V sec. a.C. plettro (?) astragali (64)
in ferro
1290 ultimi decenni VI- lyra - * - * lekythos (2)
inizi V sec. a.C. doppio astragali (90)
aulos bipenne in ferro
1011 primi decenni V lyra strigile anforetta - - -
sec. a.C. alabastron in alabastro olpetta
aryballos con bocchello in
bronzo
754 secondo quarto V lyra strigile (2) boccale (2) morso in - hydria (2)
sec. a.C. doppio alabastron in alabastro (3) coppa (9) ferro pateretta (3)
aulos * * sperone in vaso in bronzo (?)
bronzo monili in vetro e osso
cilindri in piombo
cesoia in ferro
ossa animali
996 secondo quarto V lyra strigile cratere - ** lekythos (6)
sec. a.C. olpe patera
anfora
anforetta
oinochoe
boccale (7)
coppa (4)
***
899 secondo quarto V lyra strigile coppa - - -
sec. a.C.
1222 secondo quarto V lyra strigile - - - lekythos
sec. a.C. alabastron in alabastro
alabastron
1101 secondo-terzo lyra strigile coppa (2) - - lekythos
quarto V sec. a.C. alabastron in alabastro astragali (216)
1143 secondo-terzo lyra strigile - - - vaso (?) in bronzo
quarto V sec. a.C. alabastron in alabastro
1215 secondo-terzo lyra strigile - - - -
quarto V sec. a.C. alabastron in alabastro
730 fine V-prima met lyra strigile (2) - - - piccola cupola in bronzo
IV sec. a.C.
1004 fine V-prima met lyra strigile (2) - - - guttus
IV sec. a.C. chiodo in ferro (2)
684 prima met IV sec. lyra - - - -
a.C.
1050 prima met IV sec. lyra - - - -
a.C.? aulos

parte della frequentazione della necropoli (tab. del V riconducibile la tomba 1011, mentre ai de-
29.2), per quanto si colga una netta concentrazione cenni successivi, ma ancora nella prima met del
nel periodo compreso tra la fine del VI a.C. e il ter- secolo, sono da collocare altre tre tombe (754, 899,
zo quarto del secolo successivo, in cui si collocano 996, 1222). Meno puntualmente databili appaiono
almeno 10 delle 13 sepolture per cui possibile invece i sepolcri 1101, 1143 e 1215, per quanto la
proporre una datazione precisa27. In particolare i costante presenza di alabastra in alabastro renda
contesti pi antichi sono rappresentati dai sepolcri verosimile una datazione tra il secondo e il terzo
1149 e 1290, databili tra gli ultimi decenni del VI quarto del V secolo a.C.28 A un orizzonte crono-
e linizio del secolo successivo; ai primi decenni logico pi avanzato, tra la fine del V e la prima
410 Diego Elia

met del IV sec. a.C., sono da ricondurre invece le figure nere (fig. 29.4), il cui pregio testimoniato
sepolture 730 e 100429. da una riparazione effettuata in antico33. Anche il
Per quanto riguarda la tomba 684, in assenza soggetto rappresentato sembra riflettere una scel-
di ulteriori elementi di corredo, risultano indicati- ta deliberata allinterno del programma ideologico
ve alcune considerazioni di carattere tipologico e della tomba; su entrambe le pareti esterne, infatti,
stratigrafico: il ricorso ad arconi fittili semicilin- riprodotta una scena dionisiaca: la divinit, raffi-
drici suggerisce infatti una collocazione nella pri- gurata con un corno potorio e seduta su un diphros,
ma met del IV secolo30, datazione confermata dal al centro di una coppia di satiri incedenti, curvi
rapporto di posteriorit rispetto al sepolcro 782, rispettivamente sotto il peso di un cratere e di un
datato anchesso alla prima met. grande otre rigonfio.
Infine, solo per la cronologia della tomba 1050 Proprio il tema del consumo del vino sembra
non possibile formulare alcuna ipotesi, per quan- pervadere la tomba, negli oggetti deposti e nelle
to la composizione del corredo, confrontabile con iconografie prescelte34. Un tema analogo infatti
quella del sepolcro 684, sembri suggerire una da- presente su uno dei boccali (fig. 29.5) lunico
tazione analoga31. figurato dove un satiro barbato rappresentato
in una sfrenata danza accanto a unanfora infissa
4. Le tombe 996 e 754 al suolo.
La presenza del vino, evocata efficacemente at-
Di particolare interesse risulta la composizio- traverso le iconografie di Dioniso e del suo thiasos,
ne dei corredi associati agli strumenti musicali: in nonch grazie alle immagini dei contenitori della
particolare quelli dei sepolcri 996 e 754, che si bevanda (otre, deinos, anfora), rafforza e sottolinea
segnalano nel panorama di diffusa sobriet della dunque una meditata selezione delle offerte vasco-
necropoli per la manifesta ostentazione ottenuta lari che associa alle forme destinate allassunzione
attraverso il numero e il pregio degli oggetti di cor- individuale lintero set dei vasi comunitari, realiz-
redo (tab. 29.2). zati nella tecnica a figure nere. Allinterno della
Le due sepolture si distinguono infatti sia per tomba si rinvennero infatti frammenti di unanfora
lelevata quantit di reperti ceramici, con litera- forse solo parzialmente deposta , mentre sulle
zione di alcune forme vascolari, sia per la presenza tegole si raccolsero unolpe e unoinochoe in fram-
di numerosi manufatti non ceramici. Tali corredi menti; anche questultima decorata con una sce-
sottolineano con grande evidenza lo status del de- na dionisiaca, che mostra la divinit accompagnata
funto non solo attraverso la moltiplicazione degli da un satiro e da una suonatrice di aulos.
oggetti, ma soprattutto mediante lelevata valenza Frammenti pertinenti ad almeno un cratere a
evocativa e simbolica dei manufatti selezionati, che colonnette a figure rosse furono inoltre riconosciuti
richiamano un complesso sistema di valori, riflesso nel terreno al di sopra della sepoltura, nella fossa
dellappartenenza di questi individui a una compa- sepolcrale sormontata, dopo la chiusura, da un ac-
gine elitaria. cumulo di ciottoli che fungeva da sema35:
La composizione del corredo pertinente al se-
polcro 996 risulta in questo senso estremamente Un metro al di sopra della tomba verano i soliti
indicativa (tab. 29.2; fig. 29.3); lanalisi dei singoli ciottoloni messi a difesa di essa e sotto questi
oggetti deposti, infatti, consente di evidenziare il si sono rinvenuti pochi frammenti di un cra-
sistema di valori caratterizzante lidentit del grup- tere a colonnette che sul piano del labbro ha
po sociale cui apparteneva il defunto. foglioline lanceolate nere e palmette sulla par-
Il corredo caratterizzato dalla presenza e te corrispondente al manico; in giro al labbro
dalliterazione di forme destinate allassunzione stesso, parte esterna, doppio ramo di foglioline
del vino: coppe e boccali (complessivamente alme- nere cuoriformi. Mentre il labbro e forse an-
no 11 esemplari), a uso individuale (per attingere che il collo di questo vaso sono a fondo rosso
e bere), erano infatti distribuiti allesterno e so- la pancia nera. Per i pochi frammenti della
prattutto allinterno della tomba32. Nel complesso pancia rinvenuti sono stati dal terre(no) corro-
di questo set, particolare rilievo riveste la coppa si di modo che non si pu sapere se vi fossero
di maggior prestigio e dimensioni che appare in- state figure. Si rinvenuto pure un altro piccolo
tenzionalmente deposta accanto alla mano sinistra: frammento di labbro di cratere di proporzioni
si tratta infatti di una grande coppa skyphoide a pi piccole, forse altro cratere e di kilix nera.
Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero 411

Appare dunque rappresentato lintero servizio gnanza se si considera che nelle necropoli locresi
del simposio, in parte deposto nel sepolcro, in parte la partecipazione alla pratica atletica viene evocata
utilizzato nei riti adempiuti dai famigliari del de- solo per un numero assai limitato di defunti40.
funto durante le esequie o in occasioni successive36. Lanalisi della composizione del sepolcro 754
Purtroppo non noto il soggetto rappresentato (tab. 29.2; fig. 29.7) rivela sotto molti aspetti fortis-
sul cratere, ma le raffigurazioni sullolpe (fig. 29.6), sime analogie con la coeva tomba 996.
con un giovane ammantato tra due opliti muniti di Mancano in questo caso i vasi simposiaci di
elmo, scudo, coppia di lance e schinieri, e sullan- uso comunitario, ma levocazione di pratiche di
fora, perduta ma descritta nella documentazione commensalit testimoniata dalla deposizione di
darchivio (Ancora sulla parete sinistra della tom- un set composto da numerosi vasi per lassunzione
ba [] frammento di pancia di anfora rossa con individuale del vino sparsi allinterno della tomba,
figurina muliebre che confabula con due guerrieri simile a quello gi descritto per la sepoltura prece-
armati di lancia e scudo37), rimandano esplici- dente (di nuovo per un totale di 11 esemplari: due
tamente al mondo della guerra e, pi in generale, boccali, otto coppe, uno skyphos). Uno stretto pa-
alla sfera militare, evocati attraverso le figure di rallelismo con la tomba 996 inoltre evidenziato
guerrieri in armi. Per queste immagini, analoga- dalle iconografie che connotano i vasi figurati (pur
mente a quanto proposto per tombe elitarie in altri meno numerosi): i due boccali ripropongono e ma-
centri coloniali, si deve pensare a una volont di nifestano con forza il binomio edonismo conviviale/
definire questo aspetto peculiare del ruolo maschi- ideale agonistico41. Al primo tema infatti ricon-
le attraverso la proiezione simbolica dellattivit ducibile la rappresentazione del satiro incedente
militare del defunto; la scelta adottata dal ceto accanto a un otre appeso (fig. 29.8); alle attivit del
emergente della citt a discapito della deposizione ginnasio invece connessa la scena di un giovane
delle armi allinterno del sepolcro, pratica ormai atleta raffigurato nella fase immediatamente prece-
definitivamente abbandonata nel mondo greco nel dente il salto, come testimoniato dallampio passo e
corso del VI secolo38. soprattutto dallhalter strettamente impugnato,
Tale complesso di vasi e immagini appare dun- mentre sono appesi in alto una sacca con il disco da
que funzionale a unefficace evocazione della sfera lancio (?) e una spugna con laryballos (fig. 29.9).
conviviale in cui avviene il consumo codificato del Il riferimento alle attivit della palestra assume
vino, nonch allallusione allattivit militare, con- per altro in questo corredo una particolare enfasi;
figurando una dimensione elitaria dellideologia allimmagine del boccale si affianca infatti un ar-
funeraria sottesa alla tomba. La lettura ulterior- ticolato set da atleta, che prevede la duplicazione
mente confermata dalla presenza della lyra, che dello strumento per la pulizia del corpo: una cop-
in questo contesto testimonianza privilegiata del pia di strigili in bronzo era infatti collocata nella
raffinato e colto mondo aristocratico del simposio, mano destra. Leccezionalit del contesto confer-
richiamando, accanto al consumo del vino, lattivit mata dalla presenza di tre alabastra in alabastro
musicale e poetica dei partecipanti impegnati a pro- deposti lungo il corpo: literazione di questo prezio-
durre musica e canto e a condividerne il godimento. so contenitore attestata a Lucifero in un numero
Allinterno del sistema di coordinate delineate dal ridotto di ricchi sepolcri caratterizzati in senso
complesso degli oggetti deposto nella tomba, luti- femminile ed estremamente raro in corredi ma-
lizzo dello strumento musicale riflette infatti prati- schili sembra confermare ulteriormente lelevato
che che richiamano con grande efficacia simbolica status del defunto42.
loccasione di incontro e di solidariet propria del Rispetto al sepolcro 996, oltre a una marcata
ceto dominante ed espressa dal compimento del evocazione delle attivit sportive, si rafforza anche
rito sociale del bere insieme, in cui la musica il richiamo alla sfera musicale: presso la mano si-
occasione di esibizione e partecipazione, secondo nistra, strettamente associato con la lyra, si rinven-
una concezione attiva e collettiva dellesecuzione ne infatti un doppio aulos in osso43. Nelle tombe
musicale, peculiare dellideologia aristocratica39 locresi la presenza saltuaria del flauto sembra per
Un ulteriore riferimento ad attivit esclusive, altro corrispondere puntualmente al diverso ruolo
infine, da riconoscersi nella deposizione dello detenuto dai due strumenti nelle pratiche convi-
strigile, collocato nella mano destra. Questo stru- viali, riflesso anche dalla frequenza con cui nelle
mento costituisce un esplicito riferimento al mondo scene di simposio essi sono raffigurati nelle mani
dellattivit agonistica, elemento di grande pre- dei convitati. stato infatti osservato come laulos
412 Diego Elia

di norma sia suonato da unauletris o meno fre- tensa stagione di poesia e musica che fior a Locri
quentemente da giovani suonatori professionisti a partire dal VII secolo e che si accompagn allo
e solo in rari casi sia impugnato dai simposiasti, sviluppo della civilt agonale della polis (Gigante
mentre lyra e barbitos sono quasi esclusivamente 1987: 533-536; Lambin 1992: 33-37; Lepore, in
rappresentati nelle mani dei convitati, quando non questo stesso volume: 423-424).
compaiano appesi44.
La rappresentazione dello status del defunto 5. Gli altri sepolcri
deposto nella tomba 754 si arricchisce inoltre an-
che di significativi riferimenti alla sfera equestre: La gi segnalata variabilit funeraria presen-
accanto alla mano sinistra si rinvenne infatti un te nella necropoli riflessa anche all'interno del
morso in ferro, mentre non nota lesatta posizione gruppo delle tombe che hanno restituito strumenti
di uno sperone in bronzo. La rarit di questi oggetti musicali. Rispetto ai sepolcri 754 e 996, infatti, le
a Locri conferma ulteriormente leccezionalit di altre sepolture rivelano unostentazione assai meno
questo contesto e la pertinenza a un individuo di pronunciata e la deposizione di un pi ridotto nu-
elevata estrazione che attraverso lindicazione del mero di offerte (tab. 29.2). Non si pu escludere che
possesso del cavallo rivela il proprio rango aristo- il fattore cronologico incida significativamente sui
cratico (cfr. ad esempio Nagy 1996: 580). comportamenti rituali che hanno interessato que-
In queste due sepolture, che mostrano eviden- sto gruppo di sepolcri, dal momento che a parti-
ti segni della pertinenza a personaggi emergen- re dallultimo quarto del V secolo a.C. a Locri si
ti della comunit locrese, dunque, gli strumenti assiste a una trasformazione dellideologia fune-
musicali risultano associati a complessi e artico- raria connotata da unenfasi assai minore nella
lati corredi, in cui una precisa volont di evocare rappresentazione dellarticolazione verticale della
la sfera simposiaca sottende la partecipazione a societ46. Come precedentemente segnalato, pro-
un mondo raffinato e colto, dominato da unide- prio i contesti che hanno restituito esclusivamente
ologia elitaria, dove parola e canto sono i mezzi strumenti musicali potrebbero essere i pi recenti
della comunicazione tra coloro che sono ammessi allinterno del gruppo di tombe in esame: il sep.
allincontro conviviale. Il riferimento infatti ai 684 infatti riconducibile alla prima met del IV
piaceri della riunione, al contempo spettacolo, esi- secolo, mentre per il sep. 1050 una datazione ana-
bizione e divertimento tra uguali in cui si mette loga solo ipotetica; una conferma indiretta in que-
alla prova la cultura poetica dei singoli convita- sto senso sembra costituita dai sepp. 730 e 1004, i
ti e si attua lesaltazione dei sensi (v. ad esempio cui corredi estremamente sobri indicano una data-
Lissarrague 1989: 25-57). In tale contesto la pre- zione tra la fine del V e i decenni centrali del secolo
senza di strumenti musicali non deve certamente successivo.
essere estranea alla finalit etica ed educativa che Tali osservazioni appaiono tuttavia insufficienti
lattivit musicale e poetica deteneva nellideolo- a giustificare la variabilit emersa: anche allin-
gia dei milieux aristocratici, dove era considerata terno del gruppo di tombe databili tra la fine del
fondamentale per lacquisizione di prestigio (Nagy VI e la met del V secolo, infatti, il quadro risulta
1996: 580; Musti 2000: 7-10, 19). piuttosto eterogeneo. Nessun contesto con strumen-
Lambito funerario risulta cos un contesto pre- ti musicali ha restituito corredi ricchi e articolati
ferenziale per manifestare potere e prestigio attra- confrontabili con quelli dei sepp. 996 e 754, n
verso la selezione degli oggetti di corredo45, dove rivela unanaloga esaltazione della sfera simposia-
si rappresentano attivit esclusive e si afferma un le, per quanto alcune tombe presentino un limitato
complesso sistema di valori nel quale si identifi- numero di vasi destinati a contenere liquidi o fun-
cano esponenti delllite aristocratica della citt; zionali allassunzione di bevande (tab. 29. 2; sepp.
gli strumenti musicali svolgono senza dubbio un 899, 1011, 1101).
ruolo importante e insostituibile: nella strategia Analogie parziali con i contesti gi analizza-
rappresentativa delleccellenza la loro presenza ti possono semmai riconoscersi nelle deposizioni
sembra infatti alludere alla formazione culturale 1149 e 1290, databili al passaggio tra gli ultimi
elitaria del defunto, distintiva del gruppo sociale decenni del VI a.C. e linizio del secolo successivo,
di appartenenza. le pi antiche tra quelle che hanno restituito stru-
Daltro canto il particolare accento posto sulla menti musicali. In questi sepolcri, infatti, a fronte
lyra sembra coincidere significativamente con lin- della ridotta articolazione del corredo per altro
Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero 413

tipica della prima fase di frequentazione della ne- evidente in relazione alla sua rarit a Lucifero53. In
cropoli47 la presenza iterata di ceramiche attiche questi contesti, dunque, la volont di segnalare la
importate si associa allevidente volont di selezio- partecipazione alla vita agonistica e sportiva della
nare attentamente i temi iconografici rappresentati citt sottolineata anche attraverso la selezione di
(fig. 29.10): in entrambe le tombe infatti presente vasi di elevata qualit e valore, pertinenti a classi di
una coppia di lekythoi a figure nere composta da materiali esclusive nella necropoli locrese. La pre-
un esemplare di grandi dimensioni, caratterizzato senza dellalabastron, solitamente considerato ele-
da una raffigurazione evocante la sfera militare48, e mento fondamentale del set del palestrita, potrebbe
da uno, di proporzioni ridotte, con immagini asso- detenere in questi casi un valore pi ampio, rappre-
ciate al mondo dionisiaco e al consumo del vino49, sentando anche un bene di lusso esotico, allusivo
che ripropongono in parte luniverso simbolico gi alle pratiche raffinate dellhabrosyne connotante il
segnalato per le tombe 754 e 996. ceto aristocratico (v. ad esempio Lombardo 1983;
A partire dal secondo quarto del V secolo, tutta- Kurke 1992; Elia e Cavallo 2002: 18, 24-25).
via, lelemento che accomuna la maggior parte dei Lassenza dello strigile in un ridotto numero dei
contesti in esame costituito dallo strigile, presen- sepolcri in esame potrebbe essere ricondotta a con-
te in ben 10 dei 14 sepolcri considerati (fig. 29.11); dizioni peculiari connesse allo sviluppo del rituale
questo strumento di norma attestato da un solo funerario: i sepolcri 1149 e 1290 appartengono a
esemplare in bronzo, pi raramente in ferro , ma una fase cronologica in cui questo strumento non
in 3 casi risulta duplicato come nella gi descritta ancora presente tra gli oggetti di accompagnamento
tomba 75450. La frequenza dellassociazione lyra/ del defunto54. Diverso invece il caso delle tombe
strigile deve dunque riflettere una precisa volont 684 e 1050, dove gli strumenti musicali rappresen-
rappresentativa connessa allideologia sottesa alla tano gli unici elementi del corredo: i due contesti
composizione dei corredi; tale osservazione appare sono infatti i pi recenti e potrebbero riflettere esi-
particolarmente giustificata anche alla luce della genze rappresentative profondamente mutate55.
rarit di questo strumento da palestra, presente a
Lucifero solo in un numero limitato di sepolcri51. 6. Strumenti musicali e ideologia funeraria
La ridotta diffusione di questo oggetto, che in
ambito funerario costituisce come gi ricordato Il gruppo di tombe locresi esaminato in que-
il segno pi evidente della partecipazione reale o sta sede, pur presentando al suo interno evidenti e
simbolica alla pratica atletica, sembra suggerire manifeste differenze, sembra tuttavia riflettere una
che essa fosse ritenuta rappresentativa solo per un comune ideologia funeraria volta a manifestare i
limitato gruppo di membri della societ locrese; caratteri delleccellenza degli individui sepolti con
dunque possibile che a Locri tale comportamento uno o pi strumenti musicali.
funerario costituisca un indizio del limitato accesso Allinterno del ristretto gruppo di contesti esa-
alle attivit della palestra, forse rimasto ad appan- minato, il rituale funerario rivela infatti atteggia-
naggio di una ristretta lite allinterno del corpo menti elitari differenziati: nelle tombe 754 e 996
civico. Si tratta di un modello ideologico ben noto e in modo pi allusivo e meno ostentato nelle tom-
nelle societ arcaiche dominate da regimi aristo- be 1149 e 1290 si riscontra lenfatica esaltazione
cratici (cfr. ad esempio Nagy 1996: 580; Lippolis di alcune pratiche esclusive, attraverso la selezione
1997a: 12), che a Locri Epizefiri potrebbe essersi di immagini, la deposizione di un numero eleva-
perpetuato a lungo se si considera che lassetto po- to di manufatti alcuni di particolare prestigio
litico si sarebbe mantenuto sostanzialmente immu- , talvolta con la moltiplicazione ridondante degli
tato fino alla met del IV secolo, con la persistenza oggetti pi comuni, come le coppe e i boccali. In
di un regime oligarchico con accentuati caratteri questi casi il binomio edonismo conviviale/ideale
di conservatorismo (Musti 1977: 72-81, 95-97). agonistico evoca chiaramente gli elementi che ca-
Nel gruppo delle 10 sepolture con associazione ratterizzavano in vita e verosimilmente avevano
lyra/strigile, inoltre, si segnala la presenza ricorren- lintento di rappresentare al momento estremo del-
te del vaso che contiene lunguento per la cura del la morte alcuni dei membri eminenti della socie-
corpo (fig. 29.11): in cinque casi infatti (sepp. 754, t locrese. In questi contesti la deposizione della
1011, 1143, 1215, 1222) presente un alabastron, lyra, talvolta associata con laulos, sembra costitui-
sempre in materiale o di fattura pregiati52; anche in re al tempo stesso un richiamo alle raffinate prati-
questo caso il prestigio di tale associazione risulta che musicali che accompagnavano il consumo del
414 Diego Elia

vino e una chiara manifestazione della formazione completa paideia, basata su educazione musicale
culturale del defunto56; in questo caso la scelta di / educazione letteraria e poetica / educazione fisi-
deporre gli strumenti sottolineerebbe lidentit tra ca, secondo un modello noto per le lites arcaiche
chi produce musica e chi assiste alla performance (v. a titolo esemplificativo Marrou 1978: 42-44, 69-
allinterno di contesti comunitari e paritari57 quali 73; Kleijwegt 1991: 76-88).
il simposio. Il conservatorismo sociale e politico della po-
Nelle altre tombe con strumenti musicali, in- lis locrese che prosegue fino alla met del IV se-
vece, appare evidente una drastica selezione degli colo potrebbe dunque giustificare nel corso del
oggetti del corredo che affida a un ridotto numero V unideologia funeraria ancora modellata, al-
di elementi di particolare pregnanza semantica la meno per alcuni membri della societ, su valori
rappresentazione dello status e del rango del de- aristocratici.
funto; si tratta di unideologia funeraria che appare
maggiormente in linea con le tendenze in atto nel Note
corso del V secolo nel mondo greco e che si allon-
tana dagli atteggiamenti esibizionistici tipici delle 1
Lettera datata al 10 aprile 1910 (Archivio della
aristocrazie occidentali durante il periodo arcaico Soprintendenza Archeologica della Calabria).
(v. ad esempio Pontrandolfo 1988: 180; Pontran- 2
Si conservano infatti i taccuini redatti dallOrsi e dai suoi
dolfo 1999: 67-73). collaboratori relativi alle campagne di scavo 1913-1915,
oltre a numerosi brevi manoscritti di varia natura (missive,
Appare evidente che, accanto al complesso relazioni parziali, elenchi, schizzi ecc.). Presso il Museo
sistema di significati connesso agli strumenti mu- Archeologico Nazionale di Reggio Calabria sono inoltre
sicali, lelemento ricorrente costituito dallevoca- custodite le planimetrie delle singole campagne di scavo
zione del mondo della palestra, presente anche nei (eccetto quella del 1915). Per un quadro analitico della
corredi pi ricchi e articolati: si tratta verosimil- documentazione edita e inedita: Elia 2001: 10-16.
mente del riflesso della ferma volont di rappresen- 3
Numerosi fattori successivi allo scavo (consegna ai
tare nel rituale funerario la qualificata ed esclusiva proprietari dei terreni di una cospicua parte dei materiali
raccolti; ripetuti trasferimenti dei reperti, precedenti
formazione culturale di alcuni membri della comu- allimmissione nel Museo di Reggio Calabria; scorpori
nit locale che si richiamano a pratiche elitarie. successivi dovuti a parziali esposizioni o a restauri ecc.) sono
Lestensione delle valenze proprie di tali oggetti infatti intervenuti a intaccare e confondere profondamente
a individui non ancora inseriti a pieno titolo nella le associazioni originarie, tanto che allinizio degli anni 90
struttura sociale quali i defunti pre-adulti potr unindagine esplorativa sulla congruit della composizione
dei corredi aveva rivelato una situazione estremamente
essere meglio interpretata alla luce dellindagine degradata. Per tali motivi alcuni corredi risultano ancora
sistematica rivolta al codice di segni e valori sotte- anche dopo il sistematico riesame dei materiali e della
so allintera necropoli; tuttavia la natura simbolica documentazione disponibile operato dallo scrivente e
di tali oggetti di corredo appare fin dora eviden- dalla dott.ssa Valeria Meirano parzialmente o del tutto
te58: lintenzionale attribuzione a individui morti irreperibili.
in giovane et, quasi a rafforzare e contrassegnare
4
Orsi 1913a: 51. Affermazione ripetuta, seppur con qualche
cautela e precisazione, anche in Musti 1977: 82.
lappartenenza a un ceto ristretto, sembra richia- 5
Tutte le valutazioni di carattere statistico, se non
mare il valore didattico di tali strumenti, nonch diversamente indicato, si riferiscono al lotto di 924 sepolcri
connotarli come oggetti caratteristici di attivit ad (55% del totale dei contesti) indagato da Paolo Orsi tra il
appannaggio esclusivo degli appartenenti alla clas- 1913 e il 1914; si tratta dellunico settore della necropoli per
se dominante59. Ancora una volta, dunque, avrem- cui siano disponibili sia la documentazione di scavo sia le
mo una conferma del carattere elitario di questi planimetrie, rivelatosi rappresentativo dellintera necropoli
(Elia 2001).
sepolcri, con una pi chiara allusione al processo 6
Considerato il buono stato di conservazione della necropoli,
formativo dei personaggi aristocratici e un eviden-
questo dato riflette certamente la realt antica e non appare
te richiamo alla funzione didattica dellatletismo e influenzato da successivi interventi di spoglio: nella gran
dellesercizio poetico e musicale. maggioranza dei casi le osservazioni formulate al momento
Alla luce di tali osservazioni mi pare dunque dellesplorazione attestano infatti lintegrit delle tombe.
che la lyra e gli oggetti della palestra siano stati Tale comportamento funerario trova per altro confronto in
prescelti a rappresentare le prerogative o comun- numerose necropoli greche di Magna Grecia: ad Hipponion
il settore indagato nel periodo anteriore al 1974 ha restituito
que le attivit proprie di una limitata fascia sociale 182 sepolture prive di corredo (pari al 42%) (Arslan 1986:
al vertice della comunit, che si rappresenta at- 1033); il dato risultato sostanzialmente confermato nelle
traverso segni materiali allusivi a una raffinata e campagne di scavo successive (DAndrea 1989: 786;
Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero 415

Crimaco e Proietti 1989: 791). Una situazione analoga si N. 5 cilindretti di osso, vuoti nel centro e forati da un lato.
riscontra nella necropoli meridionale di Poseidonia, dove Per quanto questa generica descrizione possa far pensare
57 tombe, sicuramente non manomesse, sono state rinvenute agli elementi di un aulos, gi lOrsi in una nota apposta
prive di oggetti (pari al 33%) (Cipriani 1989a: 78). A alla documentazione di scavo proponeva di riconoscervi
Crotone, nellancora inedita necropoli in contrada Carrara, un cernierino di cassetta?! (Taccuino SIC. 103, p. 117);
la percentuale sale fino al 48,2% (Spadea 1984: 152-153, si tratta con tutta probabilit delle 5 cerniere in osso
nota 83). Unelevata percentuale di sepolcri privi di corredo erroneamente esposte in associazione con i reperti del sep.
ricorre anche in Sicilia: ad esempio, a Naxos, nel settore di 1247 in una vetrina del Museo Archeologico Nazionale di
V secolo indagato nel 1973, essi costituiscono ca. il 55% Locri, ma certamente estranee a tale corredo.
del totale (Rastrelli 1984-1985: 379), mentre sfiorano il 17
Per i due esemplari da Atene: Dumoulin 1992: 101, a;
40% nella necropoli arcaica (Lentini 1984-1985: 472). Nel Beschi 1996. Per Arta: Dumoulin 1992: 103-104, h. Un
resto del mondo greco il fenomeno sembrerebbe altrettanto caso dubbio invece segnalato a Corinto, dove un carapace
diffuso, come documentano i rinvenimenti nelle necropoli di di tartaruga frammentario stato rinvenuto in una tomba a
Olinto (45%), Rodi (Macri Langoni 40%; Ialysos meno del incinerazione (Corinth XIII: 18, tomba 76).
40%), Samo (70% ca.), Thera (50% ca.) (Olynthus XI: 174, 18
Da Poseidonia provengono due esemplari; il primo deriva
206; cfr. anche Corinth XIII: 79).
dalla celebre Tomba del Tuffatore (Pontrandolfo 1988: 181;
7
Lincidenza delle tombe con corredi composti da 1 a 4 Cipriani e Longo 1996: 42, n. 21.8), il secondo dalla tomba
oggetti, pur prevalente in tutti le fasi, oscilla dal valore 341 della necropoli di S. Venera (Cipriani 1989a: 79); per
massimo dell80% tra i sepolcri della seconda met del VI la presenza di altri esemplari non ancora editi, rinvenuti in
secolo a quello minimo del 54% tra i contesti datati alla tombe adiacenti la Tomba del Tuffatore: Pontrandolfo 1979:
prima met del V a.C. 33. Anche da Taranto sono note due lire (Todisco 2002: 64),
8
Costituiscono infatti meno del 2% delle tombe databili. la prima dalla sepoltura n. 57 in via Otranto (Bernab Brea
9
Solo il 5% dei sepolcri ha infatti restituito almeno un 1940: 482-483; D'Amicis 1999: 21), la seconda, conservata
esemplare figurato (46 contesti su 924 esaminati: Elia 2001). nei magazzini dello stesso Museo, segnalatami inizialmente
10
Sulla diffusione degli alabastra in alabastro a Locri cfr. da Antonietta DellAglio ed Enzo Lippolis (D'Amicis 1999:
Elia e Cavallo 2002. 22). Anche a Metaponto le recenti scoperte hanno ampliato il
dossier relativo ai ritrovamenti di questo strumento musicale:
11
Per i centri di produzione di questi manufatti in et arcaica allesemplare dalla tomba 336 di Pantanello (Prohszka 1995:
e classica: Sternini 1995: 23, con bibliografia. 145, figg. 34-35, tavv. 41A-D; Prohszka 1998: 820-821;
12
Per le caratteristiche e la diffusione di questa classe di Carter 1998: 198-201), si sono infatti aggiunte due lire, la
materiali a Locri: Cameron 1979; Caruso 1981; Elia 2002b, prima da un settore della necropoli meridionale in propriet
Elia 2002a. Andrisani (Nava 2004: 960-961), la seconda da propriet La
13
Valutazioni sullartigianato di lusso a Locri sono in Torre, pertinente a un nucleo funerario nella chora (De Siena
DAgostino 1973: 221-229, in particolare 225 e in Musti 2007: 439-440). Recente risulta anche il riconoscimento
1977: 81-82. di un esemplare rinvenuto in una tomba del territorio di
14
Nella mia tesi di dottorato (Elia 2001), a causa dello stato Crotone, in loc. Ronzino presso Isola Capo Rizzuto (Ruga
di conservazione frammentario e lacunoso, avevo avanzato et alii 2005: 172, 178-179, 189-191). Non mi sono invece
con riserva questa proposta di identificazione, segnalando note segnalazioni da necropoli greche in Sicilia. In Occidente
come in alcuni casi questi reperti avrebbero anche sono invece sostanzialmente ignoti rinvenimenti da contesti
potuto essere ricondotti a strumenti simili, in particolare votivi; assai dubbia risulta la segnalazione di un carapace di
barbitoi, accomunati dalluso di carapaci di tartaruga per testuggine di palude da un bothros dellHeraion alla foce
la realizzazione della cassa di risonanza (v. a proposito le del Sele (Zancani Montuoro e Zanotti Bianco 1937: 313-
osservazioni formulate in Prohszka 1995: 151; Prohszka 314). Sulla diffusione delle lyrai nel mondo greco v. anche
1998: 821); su affinit e differenze tra i due strumenti, v. Lawergren 1993.
ad esempio: Paquette 1984: 145-150, 173-175; Maas e 19
Non si conserva infatti alcuna traccia dei resti scheletrici
McIntosh Snyder 1989: passim. Sull'identificazione v. ora rinvenuti nelle campagne condotte dallOrsi.
Lepore, in questo stesso volume. 20
In assenza di analisi antropologiche risulta certamente
15
Orsi 1917: 165-167; solo successivamente i tre esemplari opportuno procedere con particolare cautela alla determi-
citati sono stati correttamente riconosciuti, v. ad es. nazione del sesso del defunto sulla base della composizione
Phaklaris 1977: 225; Roberts 1981: 303; Pontrandolfo 1988: del corredo (cfr. ad esempio le osservazioni in de La Genire
181; Cipriani 1989a: 79, nota 40; Dumoulin 1992: 101-102; 1990: 86-87; Lippolis 1997a: 6; Hall 1998: 582-583). Per
Prohszka 1995, p. 145; Carter 1998: 199. quanto in bibliografia appaia tradizionalmente affermata per
16
Sepp. 754, 1050 (Orsi 1917: 104, fig. 5), 1290. Un alcune categorie di oggetti la pertinenza alla sfera maschile
ulteriore rinvenimento proviene dal sep. 1013, dove tuttavia o a quella femminile sulla base di verosimili e documentati
stata registrata la presenza isolata di un solo frammento di presupposti, in alcuni casi il confronto con i dati provenienti
aulos, per altro non riconosciuto al momento della scoperta dallanalisi dei resti scheletrici ha rivelato significative ecce-
(Taccuino SIC. 95, pp. 109bis-110; Elia 2001: sep. 1013): zioni. Limpossibilit di procedere alla determinazione antro-
il reperto risulta comunque omesso nella pubblicazione pologica del sesso del defunto come nel caso locrese non
preliminare (Orsi 1917: 103-104). invece probabilmente deve tuttavia comportare la rinuncia a ulteriori approfondi-
da escludere la segnalazione relativa al sep. 1570, per il menti; in particolare, ponendo cura a evitare pericolose gene-
quale la documentazione darchivio indica il rinvenimento di ralizzazioni, appare utile verificare se, nel sistema funerario
416 Diego Elia

espresso in una necropoli e in un determinato arco cronolo- la T 43 si data ai decenni 350-330 a.C., la T 132 e la T 189
gico, sia possibile individuare lintento di definire/rappresen- tra la fine del IV e il primo quarto del III secolo a.C., mentre
tare il ruolo maschile o femminile dei defunti attraverso la solo la sepoltura di Saldone SS 27 si colloca tra la fine del V e
selezione operata sugli oggetti deposti allinterno delle tombe il 370 a.C. Gi la Houby-Nielsen per Atene sottolineava op-
(a questo proposito risulta particolarmente condivisibile la portunamente come lidentit dello strigile (e di altri oggetti)
distinzione tra sex e gender sottolineata in Houby-Niel- quale sex-specific object muti solamente nel corso del IV e
sen 1995: 138-142, con ulteriore bibliografia). A Locri, sulla del III secolo a.C. (Houby-Nielsen 1995: 170, nota 316). A
base della composizione dei corredi, sembra possibile rico- Locri, invece, lanalisi del sistema funerario che caratterizza
noscere una distribuzione oppositiva che coinvolge numerose la necropoli di Lucifero non presenta alcun elemento a favo-
classi di manufatti; il riconoscimento di tale sistema permette re della supposta deposizione di strigili in tombe femminili,
di confermare e meglio precisare la gi proposta pertinenza avanzata in passato da alcuni autori (Costamagna 1987: 37;
di numerosi oggetti alla sfera femminile o maschile (v. anche Rubinich 2002: 84); tale proposta si basava esclusivamente
Cerchiai 1982): al gruppo di reperti caratterizzanti la sfera sulla rappresentazione di una giovane atleta con strigile su
maschile risultano riconducibili strigili, strumenti in ferro un cratere rinvenuto nella tomba 1119 di Lucifero, attribu-
per lavori agricoli/artigianali, morsi equini e speroni; sono ito al Gruppo di Locri (Orsi 1917: 109-111). A mio avviso
invece esclusivi della sfera femminile specchi, strumenti da questo documento invece scarsamente determinante per
toeletta, elementi di ornamento personali, fusi, oltre ad alcu- identificare a Locri una dimensione femminile dello strigile,
ne serie di oggetti particolarmente frequenti a Locri, quali non solo per la specifica natura della testimonianza e il suo
sets di biglie in bronzo, elementi di arredi in metallo o osso, carattere sporadico, ma soprattutto perch ritengo che questa
impugnature in osso lavorato (per lanalisi di alcuni contesti rappresentazione sia difficilmente riconducibile a reali pra-
sepolcrali: Elia e Cavallo 2002: 20-25). A conferma di ci tiche sportive locresi, quanto piuttosto da interpretare come
si nota che a Locri i manufatti ricondotti a ciascuno dei due una scena connessa al mito di Peleo e Atalanta (Elia 2001:
raggruppamenti ricorrono frequentemente associati, mentre 205-206; Locri VI: 142, nota 129).
in nessun corredo risultano compresenti oggetti pertinenti a 21
Per le deposizioni di cui si dispone di esami antropologici:
entrambi (per ununica eccezione, per altro assai incerta: Elia Carter 1998: 198-199 (corredo composto da una lyra
e Cavallo 2002: 21, nota 112, tomba 844). Tuttavia, per quan- associata a uno strigile e da un articolato set di forme
to riguarda lo strigile, riconnesso al mondo maschile delle ceramiche: olpai a vernice nera, lekythoi figurate, alabastron
attivit in palestra (cfr. ad es. Robinson 1942: 202; Corinth fittile, lebetes, coppe e skyphoi, di cui uno figurato); Ruga et
XIII: 82-83; Houby-Nielsen 1995: passim; Prohszka 1995: alii 2005: 178-179 (corredo composto da una lyra, associata
202, 215; Lippolis 1997a: 12; Ruga et alii 2005: 172), si se- a uno strigile, uno skyphos a vernice nera, un elemento
gnala che a confutare parzialmente linterpretazione tradizio- cruciforme in piombo); Cipriani 1989a: 87 (corredo
nale si pone il rinvenimento di questo strumento in tombe composto da una lyra associata a una coppia di lekythoi).
ritenute pertinenti a individui femminili; ai casi da tempo Per la Tomba del Tuffatore (corredo composto dalla lyra
segnalati di Olinto, in cui il riconoscimento stato effettuato associata a una lekythos e ad alabastra in alabastro, di
sulla base delle associazioni tra gli oggetti del corredo (Co- cui si conservano i bocchelli) la pertinenza a un individuo
rinth XIII: 83; Robinson 1941: 172; Robinson 1942: 47, 55, maschile connotato come mousikos aner tradizionalmente
76, 182, 202, tombe 227 e 264 con associazione tra strigi- supposta sulla base del corredo e del soggetto del ciclo
le e pesi da telaio; tomba 257 con associazione tra strigile figurativo (v. ad es. Pontrandolfo 1995: 185-186; Cipriani e
e una porzione di specchio), si sono aggiunte conferme da Longo 1996: 39). Per la tomba dalla necropoli meridionale di
Atene (Kerameikos XIV: 113, tomba 107) e recentemente Metaponto, invece, lidentificazione si basa sullassociazione
da Metaponto (Carter 1998: 199-201, T 43, T 132, T 189, T con una panoplia composta da punte di lancia e giavellotto,
352, SS 27; Hall 1998: 583-584; Prohszka 1998: 801-802, nonch due cinturoni in bronzo (corredo completato dalla
dove viene menzionata in via dubitativa anche la T 168). Il presenza di una lyra associata a quattro strigili in bronzo,
riconoscimento di tombe femminili con strigile rivelerebbe uno stilo, un coltello-rasoio, un gruppo di barrette in piombo,
dunque per questo strumento una funzionalit pi ampia, un alabastron in alabastro, oltre al set di forme fittili che
connessa verosimilmente a pratiche di kosmesis femminile comprende lekythoi figurate e a vernice nera, un amphoriskos
(Thuillier 1989: 341), nonch una dimensione pi articolata a vernice nera: Nava 2004: 961-962, tav. LXVI,2). Anche
e complessa del valore simbolico detenuto in contesto funera- la tomba rinvenuta nella chora metapontina presenta
rio. Occorre peraltro segnalare che tali casi risultano isolati e lassociazione lyra/strigili (tre esemplari rinvenuti insieme
numericamente limitati: anche nella necropoli di Pantanello, a un cratere figurato, unanfora corinzia A, una coppetta
nonostante la presenza preponderante di tombe femminili (in monoansata e un piccolo lebes: De Siena 2007: tav. XIII,1).
numero doppio rispetto a quelle maschili), su 18 sepolture Tuttavia, se nei contesti occidentali sembra prevalere
con strigile solo quattro sono risultate femminili (Hall 1998: nettamente la relazione con la sfera maschile, opportuno
583). Di contro, nella necropoli poseidoniate di Santa Vene- segnalare che per la tomba ateniese esplorata dal Fauvel
ra (26 deposizioni) e in quella della chora crotoniate presso stata ipotizzata la pertinenza a una defunta nonostante la
Isola di Capo Rizzuto (17 deposizioni), le analisi osteologiche presenza di uno strigile in ferro (Beschi 1996: 107-108).
hanno rivelato che tutti i sepolcri con strigile erano pertinenti 22
A Pantanello let del defunto della tomba 326 stata
a individui di sesso maschile (Cipriani 1989a; Ruga et alii stimata di 40-45 anni; a Santa Venera la tomba 341 ha
2005). Inoltre, la deposizione in tombe femminili testimo- rivelato un defunto di oltre 60 anni det; il corpo deposto
niata solo in una fase cronologica avanzata: a Olinto la sepol- nella tomba 7 del piccolo nucleo sepolcrale in loc. Ronzino
tura 257 collocata nel corso del IV secolo, mentre ad Atene presso Isola Capo Rizzuto stato riconosciuto pertinente a
la tomba 107 datata al decennio 350-340 a.C.; a Metaponto un individuo deceduto allet di 25-30 anni.
Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero 417

23
Sepp. 730: scheletro di bambino (Taccuino SIC. 95, pp. 33
Il particolare prestigio del manufatto testimoniato
8-9); sep. 1101: adibito per un bambino di circa 7 anni ulteriormente dalla rarit di questo tipo di coppe a Locri:
(Taccuino SIC. 95, pp. 129bis-130). tra i materiali restituiti dalle quasi 1700 tombe esplorate
24
Sep. 1013 (Taccuino SIC. 95, pp. 109bis-110); sep. 1149 sono infatti noti solamente altri due esemplari di coppe a
(Taccuino SIC. 103, p. 9bis). figure nere (Elia 2001: coppa skyphoide 848/2, anchessa
25
Per la diffusione delle sepolture a enchytrismos a Locri: deposta presso la mano sinistra; piccola coppa su stelo
Elia 2001: 101-104. 1241/20). Anche nella tecnica a figure rosse per altro
forma estremamente rara, attestata da un unico esemplare
26
Sep. 1011 (Taccuino SIC. 95, pp. 108-108bis; Orsi 1917: (Locri VI: 88-89, n. AFR2).
103, fig. 3); lo schizzo mostra infatti un piccolo scheletro 34
Sullipotesi che in ambito funerario le immagini vascolari
lungo ca. 70-80 cm.
siano connesse a esigenze rappresentative e costituiscano
27
Per una presentazione analitica dei corredi locresi e le una scelta intenzionale volta a esprimere il ruolo e lo status
relative datazioni rimando alla trattazione sistematica in del defunto, v. ad es. le analisi proposte per alcuni contesti
Elia 2001. Tutti i contesti funerari con lyra rinvenuti nelle dellOccidente greco: Torelli 1996; Lippolis 1997a; Lippolis
necropoli dei centri coloniali magnogreci si collocano nel 1997b; Masiello 1997.
corso del V secolo: al primo quarto ricondotta la tomba 35
Per un quadro analitico del sistema di segnalazione in
341 di S. Venera (Cipriani 1989a: 79, nota 38), al 480 a.C.
superficie nella necropoli di Lucifero, tra cui gli accumuli
la tomba del Tuffatore (Cipriani e Longo 1996: 42), al
di ciottoli: Elia 2001: 58-68; un quadro sintetico stato
decennio 470-460 a.C. la tomba 7 della necropoli crotoniate
presentato nella relazione di D. Elia e V. Meirano, Modes
in loc. Ronzino (Ruga et alii 2005: 179), al 450-430 la tomba
de signalisation des tombes denfants dans les ncropoles de
326 di Pantanello (Carter e Hall 1998: 382), alla seconda
Grande Grce et Sicile, in occasione della tavola rotonda
met del secolo sono riferibili le sepolture metapontine in
Lenfant et la mort dans lantiquit. Nouvelles recherches dans
propriet Andrisani (Nava 2004: 960-961) e nella chora,
les ncropoles grecques. Le signalement des tombes denfants,
questultima databile sulla base dellassociazione con un
cole franaise dAthnes, 29-30 maggio 2008, atti in corso
cratere protolucano (De Siena 2007: 440). Sempre nel V
di stampa.
secolo sono da datare i contesti tarantini (Lepore, in questo
stesso volume, nota 44).
36
Sulluso rituale del cratere in ambito funerario greco,
con analisi dettagliata dei casi locresi: Elia 2003; Locri VI:
28
La presenza di questi contenitori a Locri si concentra 347-364.
infatti quasi esclusivamente in questa fascia cronologica 37
Taccuino SIC. 95, pp. 104-105bis; il soggetto non risulta
(Elia 2001: 486-488; Elia e Cavallo 2002: 19-20). Anche gli
invece indicato nella pubblicazione preliminare edita
strigili rinvenuti nei tre corredi rientrano tra i tipi attestati
dallOrsi (Orsi 1917: 103, accanto, per terra, unanfora).
nel corso del V secolo (Elia 2001: 450-453). 38
Per analoghe considerazioni formulate a proposito delle
29
Anche in questo caso gli strigili associati si rivelano tombe arcaiche di Taranto: Lippolis 1997b: 51-53.
particolarmente indicativi ai fini della datazione (Elia 2001: 39
Sullo stretto rapporto tra musica, poesia e simposio v. ad
453-454, nn. 730/6, 730/7; 1004/1, 1004/6), confermata in
esempio: Rossi 1988; Lissarrague 1989: 147-166; Hamdorf
un caso dalla cronologia di un guttus a vernice nera (Elia
1992; Vetta 1992; Calame 1996: 489-492; Rossi 1997: 765-
2001: 337, n. 1004/2, fig. 31).
767; Bessi 1997. Il rapporto tra il mondo del simposio e
30
Si tratta infatti di una tipologia tombale che compare la deposizione della lyra appare per altro particolarmente
sporadicamente a Lucifero nel corso della seconda met del evidente nella Tomba del Tuffatore, dove la duplicazione
V a.C., ma che solo a partire dai primi decenni del secolo dello strumento, nella rappresentazione figurata e nel
successivo conosce unampia fortuna (Elia 2001: 88-91). corredo deposto, stata opportunamente interpretata
31
In questo caso, lanteriorit rispetto a una tomba da datare come una componente fondamentale di un consapevole
probabilmente in via generica alla prima met del IV secolo edonismo (Bottini 1992: 90). A tale proposito appare
(sep. 1041) non risulta particolarmente significativa. particolarmente significativo che nella breve storia della
32
La collocazione delle coppe e dei boccali varia. Alcuni musica presente in Ateneo (Deipn., 626a), la prima fase
esemplari furono rinvenuti allesterno della tomba: Sopra della produzione musicale sia connessa indissolubilmente
le tegole di copertura della tomba si sono rinvenuti [] una a occasioni conviviali rigorosamente canonizzate, come
boccaletta nera frammentata sul di cui fondo vi sono due simposi e sissizi, e che in Polibio (IV, 20,10) lorigine della
circoli neri concentrici. [] Sulla parete sinistra [] altra musica sia riferita a circostanze analoghe dove i partecipanti
boccaletta fram.(mentata) n.(era) e una kilix nera, diametro suonano insieme ordinandosi a vicenda di cantare a turno
13 []. I restanti furono rinvenuti allinterno: [] accanto (Musti 2000: 27). Sul simposio come luogo di origine di una
(alla mano destra) una boccaletta nera frammentata. [] parte cospicua della poesia arcaica v. Vetta 1995: lAutore
Sulla spalla destra e aderente alla guancia una boccaletta sottolinea il ruolo di istituzione culturale detenuto dal
nera alta cent. 10 . Sulla stessa spalla una kylix nera con contesto conviviale, dove non solo si accoglieva la prima
piede frammentato il di cui diametro di circa cent. 20 esecuzione, ma anche e soprattutto tale produzione
[]. Alla mano sinistra un grosso schifos a figure nere rami poetica era custodita e diffusa.
dedera e palmette. [] Ancora sulla parete della tomba una
40
V. infra.
kylix nera frammenta(ta) boccale nero mancante del collo e 41
La relazione risulta ancora pi evidente se si considera
del manico con sileno caudato danzante. [] Sulla parete che, oltre ai 3 esemplari delle tombe 996 e 754, le necropoli
sinistra altra boccaletta nera frammentata. (Taccuino SIC. locresi hanno restituito solo un altro boccale figurato (Elia
95, pp. 104-105bis). 2001: 198, n. 1296/2).
418 Diego Elia

42
Per unanalisi della diffusione degli alabastra in alabastro dal sep. 1290 (Elia 2001: 1290/2), di cui si conservano
a Lucifero: Elia e Cavallo 2002: 19-25; oltre al sep. 754, pochi frammenti, doveva essere decorato da una scena di
lunico corredo maschile in cui presente pi di un carattere dionisiaco, di cui si conserva parte di un satiro e
alabastron (4 esemplari) la tomba 624, caratterizzata di una menade.
da un ricco corredo con morso equino, vasellame bronzeo 50
Leccezionalit di tale iterazione confermata dal fatto
e strumenti in ferro tra cui elementi pertinenti a un che, nel lotto di 924 tombe esaminate analiticamente, solo
giavellotto. Per un approfondimento sul valore semantico 5 corredi presentano il doppio strigile (sepp. 730, 754, 844,
dellalabastron: v. infra. 1004, 1127; Elia 2001: 450).
43
In tutte le tre tombe che presentano sia la lyra che laulos, 51
Ricorre infatti nel 4,5% dei 1222 sepolcri esplorati
gli strumenti musicali sono stati rinvenuti presso la mano o negli anni 1913-1915 (Elia 2001). Si tratta di una ridotta
lungo il braccio sinistri, deposti accostati (sepp. 754, 1290) percentuale rispetto a quanto si riscontra in necropoli
o sovrapposti (sep. 1050). coeve in Occidente (a Pantanello 30 sepolcri su 329, pari
44
Bessi 1997: 143-146, con elenco e tabella delle al 9,3%: Prohszka 1995; a Santa Venera 26 su 340, pari al
rappresentazioni alle pp. 150-152. 7,6%: Cipriani 1989a; nella piccola necropoli del territorio
45
La documentazione finora acquisita per Locri non ha crotoniate in loc. Ronzino 5 su 19, pari al 26%, Ruga et
rivelato testimonianze che consentano di ipotizzare in alii 2005: 185) o in Grecia (nella necropoli settentrionale
ambito funerario comportamenti differenziati di altro genere: di Corinto 45 sepolcri su 243, pari al 18%: Corinth XIII; a
fino allet ellenistica, infatti, non sono documentate tracce Olinto 50 su 598, pari all8,4%: Robinson 1942).
relative allesistenza di semata o epitymbia monumentali, n 52
Oltre agli esemplari in alabastro (sepp. 754, 1011, 1143,
di tipologie sepolcrali distinte e neppure di aree funerarie 1215, 1222), presente un alabastron di produzione attica
esclusive. Lunico comportamento destinato a lasciare a fondo bianco con motivi ornamentali (sep. 1222). Nella
tracce fisiche atte a manifestare la pertinenza a segmenti tomba 1011 si segnala inoltre la presenza di un aryballos
differenziati della stratificazione verticale della societ in con bocchello in bronzo e corpo realizzato in materiale
et arcaica e classica sembra dunque essere consistito nella deperibile. Ricordo che alabastra ricorrono in numerosi
selezione degli oggetti di accompagnamento del defunto. corredi occidentali con lyra (supra, nota 21).
46
Alcuni indizi particolarmente evidenti risiedono nella
53
Oltre ai sepolcri in questione, nel settore della necropoli
accentuata rarefazione dei corredi contrassegnati da un esaminato sistematicamente (1222 tombe) tale associazione
elevato numero di offerte funerarie e soprattutto nella finora accertata solamente in altre 8 sepolture.
ridotta frequenza di oggetti di pregio, importati (ceramica 54
A Lucifero le presenze pi antiche, ancora sporadiche,
attica figurata, alabastra in alabastro, contenitori in vetro sono in tombe datate al primo quarto del V secolo a.C.
ecc.) o di produzione locale (manufatti in bronzo, quali (Elia 2001: sepp. 515, 1127), mentre non risulta affidabile
vasellame, specchi, elementi di ornamento). A partire dagli lassociazione tra strigile e aryballos corinzio nella sepoltura
ultimi decenni del V secolo, inoltre, diventano rari gli oggetti 16 (Cerchiai 1982: 289, nota 2).
non ceramici e solo pochi corredi (pertinenti prevalentemente 55
A partire dalla seconda met del V secolo le tombe con
a individui defunti in et pre-adulta) presentano un elevato oggetti riferibili alla sfera maschile presentano corredi assai
numero di vasi (Elia 2001: 149-152). poco articolati, caratterizzati da un numero estremamente
47
Il fenomeno, gi segnalato in passato seppur con alcune ridotto di oggetti, mentre solo alcune sepolture di individui
approssimazioni (Cerchiai 1982: 290-291), pu essere ora subadulti o che presentano una concentrazione di oggetti
analizzato in modo pi puntuale. Dalla seconda met del pertinenti alla sfera femminile si segnalano rispetto alla
VI allinizio del V secolo a.C., salvo rarissime eccezioni, norma di sobriet.
il costume funerario prevede la deposizione di un numero 56
Per la relazione che lega lavere buona istruzione al
assai ridotto di offerte, per lo pi limitato a uno o due vasi; sistema di valori della vita aristocratica maschile: Nagy
estremamente rara risulta inoltre la presenza di elementi non 1996: 580; sulla complessit delluso della lyra rispetto al
ceramici (Elia 2001: 145-146). flauto, Bessi 1997: 146.
48
Nel caso dellesemplare della tomba 1149 (Elia 2001: 57
A proposito della cultura della partecipazione nella
1149/1) si ha una scena di combattimento fra tre opliti sul performance musicale, riconosciuta di peculiare stampo
corpo di un caduto, mentre la lekythos dal sep. 1290 (Elia aristocratico: Musti 2000: 9, 29, 53.
2001: 1290/1), frammentaria e lacunosa, reca limmagine 58
Particolarmente evidente per le tombe 730 e 1101,
di una coppia di opliti affrontati. Sono entrambe attribuibili riconosciute dagli scavatori come pertinenti a individui
alla Classe di Phanyllis. defunti in et infantile.
49
Sulla lekythos dal sep. 1149 (Elia 2001: 1149/2) si 59
Sullimportanza e il ruolo della formazione musicale
conserva una scena con personaggio in abiti orientali e corno e poetica in ambito aristocratico e nelle classi elevate ad
potorio (Dioniso ?) tra coppie di giovani armati; lesemplare Atene, anche presso i pi giovani: Bremmer 1990: 138.
Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero 419

Fig. 29.1 Tomba 1143: cassa di risonanza realizzata con un carapace di tartaruga, con chordoton in ferro inserito (sopra) (Elia 2001:
n. 1143/3).

Fig. 29.2 Elementi pertinenti a strumenti musicali a corda: a) bischero in osso dalla tomba 754 (dal Taccuino SIC. 95, p. 29; Elia 2001:
n. 754/7); b) estremit in osso del giogo, con chiodino in bronzo per il fissaggio (dal Taccuino SIC. 95, p. 29; Elia 2001: n. 754/9); c)
plettro in ferro (dal Taccuino SIC. 103, p. 9bis; Elia 2001: n. 1149/5).
420 Diego Elia

Fig. 29.3 Corredo della tomba 996 (partim).

Fig. 29.4 Coppa skyphoide della tomba 996: lato A e B (Elia 2001: n.
996/22).

Fig. 29.5 Boccale della tomba 996 (Elia 2001: n. 996/24). Fig. 29.6 Olpe della tomba 996 (Elia 2001: n. 996/4).
Tombe con strumenti musicali nella necropoli di Lucifero 421

Fig. 29.7 Corredo della tomba 754 (partim).

Fig. 29.8 Boccale della tomba 754 (Elia 2001: n. 754/10). Fig. 29.9 Boccale della tomba 754 (Elia 2001: n. 754/11).

Fig. 29.10 Lekythoi della tomba 1149 (Elia 2001: nn. 1149/2-3). Fig. 29.11 Corredo della tomba 1101 (partim).
30.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia
e realia*
Lucia Lepore

A mia madre

Pressoch contemporaneamente alla fondazio-


trov con laulo ne della colonia Senocrito, dunque, inaugura la
un canto e un modo musicale fortunata e feconda stagione poetico-musicale lo-
uno dei Locresi crese, rivelatasi fin dallinizio fortemente creativa e
che abitavano presso il colle Zefirio ricca di rapporti diremmo oggi internazionali.
dalla bianca cima, sul mare Ausonio. Nello stesso periodo di Senocrito oper a Locri
Splendida la citt. Dedic un gruppo di poeti-musici come il citarodo Eunomo,
quale carro sonoro (e ben connesso) del quale viene ricordata una statua che lo rappre-
un peana, sentava con la kithara sulla quale era posata una
ad Apollo e cicala, in ricordo della gara musicale vinta contro
appropriato. Certamente ( ascoltando) Aristone di Reggio, grazie proprio alla cicala che
lesile sua melodia, io, aveva sostituito una corda spezzatasi (Str., VI, 1, 9);
che ( a unarte) sonante attendo, Erasippo (Arist., fr. 661, 60 Rose); forse il pi giova-
mi drizzo a quel suono, ne Xanto, autore di ballate eroiche e di una Orestea
come un delfino cui attinse largamente Stesicoro (Ath., 12, 513 a ),
che nella placida distesa del mare il poeta di Imera che ebbe intensi rapporti culturali
si eccita allamabile suono dellaulo. con Locri, tanto da essere ricordato quale sedatore
(P. Oxy. 408 fr. (b) col. II 55-69 Grenfell e delle discordie civili dei locresi grazie alla magia
Hunt, trad. Fileni1) del suo canto (Phld., De musica, I 30, 35 sgg.).
Non senza motivo Pindaro chiam i locresi
Il poeta locrese al quale fanno riferimento que- cultori della musica ripetono gli scolii alla deci-
sti versi attribuiti a Pindaro sicuramente Seno- ma Olimpica che celebra la vittoria del giovane
crito, originario di Locri in Italia, autore di peani o Agesidamo (Schol. Pi. Ol. 10, 17 k; 10, 18 b), il
ditirambi, pi giovane di Taleta (Ps.-Plu., De mus., principale fu senza dubbio linvenzione da parte di
10, 1134 e Ziegler-Pohlenz), cieco fin dalla nascita Senocrito dellarmonia Lokristi, dal carattere gra-
(Arist., fr. 661, 60 Rose), colui il quale aveva ela- ve e serio, corrispondente allipodorico (v. Fileni
borato con arte un modo musicale denominato Lo- 1987: 14, con ampia bibliografia di riferimento),
kristi (Schol. Pi. Ol. 10, 17 k; 10, 18 b), altrimenti caratterizzata tuttavia da un ethos e un pathos suoi
inteso come italica armonia (Call., fr. 669 Pf.), lo propri (Ath., 14, 625 e), che proprio Pindaro cer-
stesso che, insieme con Taleta di Gortina, Seno- ca di emulare, come si evince dai versi riportati
damo di Citera, Polimnesto di Colofone, Sacadas nellincipit, sostituendo allesile melodia un canto
di Argo, aveva fondato a Sparta la seconda scuola pi ricco di parole e pi vario.
musicale (la prima era stata fondata da Terpandro Quando verso la fine del V sec. a. C. larmo-
di Lesbo) e partecipato allorganizzazione delle nia Lokristi cadde in disuso (Ath., 14, 625 e) la
Gimnopedie del 664 (o 668) (Ps.-Plu., De mus. 9, cultura poetico-musicale locrese continu a essere
1134 bc Ziegler-Pohlenz). fortemente caratterizzata grazie alla fioritura dei
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
424 Lucia Lepore

Lokrika aismata, canti frivoli e sensuali eseguiti Una lyra compare ancora nel frammento di
probabilmente con laccompagnamento dellaulos, pinax (figg. 30.2, 30.23) conservato nel British
legati al nome della poetessa Theano e talora con- Museum di Londra, con la rappresentazione dei
nessi con il paigniografo Mnaseas2. Dioscuri a cavallo9, laddove il cavaliere in pri-
La fortunata stagione poetico-musicale locrese, mo piano (identificato correttamente con Castore)
apertasi con linvenzione dellarmonia locrese da impugna con la mano sinistra abbassata uno dei
parte di Senocrito (la cui novit dovette riguardare bracci dello strumento, visto dalla parte esterna
probabilmente ladattamento dellaulos a una ma- e accuratamente reso a rilievo. Il carapace ca-
teria altrimenti accompagnata da uno strumento a ratterizzato da 12 placche, che riproducono quel-
corda3) sembra chiudersi con le poesie di Nossi- le centrali e laterali del carapace epidermico (per
de che si allontana dagli ideali cantati da Pinda- la terminologia abbiamo fatto riferimento a Lanza
ro nelle Olimpiche 10 e 11 (latrekeia, il rispetto 1983: fig. 52) trascurando le placche marginali,
dellospitalit, la conoscenza delle arti, la venera- evidentemente nascoste sotto lampio bordo conti-
zione di Calliope e del bronzeo Ares) per afferma- nuo, inteso a rappresentare forse il risvolto della
re la preminenza dellamore sulle altre gioie della pelle bovina fermata sul guscio; si leggono 6 corde
vita, in ossequio al modello poetico da lei scelto, la e i corrispondenti kollopes o kollaboi, le strisce di
poesia di Saffo, che, a giudicare dai testi lettera- cuoio, ritagliate dal collo del bue, che trattenevano
ri e da alcune raffigurazioni, veniva generalmente e bloccavano le estremit delle corde sul giogo, av-
cantata con laccompagnamento di uno strumento a volgendosi per alcuni giri su di esso: il sistema qui
corda denominato barbitos o barbiton4 . documentato, molto semplice, permetteva di accor-
Ci siamo volutamente soffermati su alcuni mo- dare singolarmente le corde10.
menti particolari della cultura poetico-musicale Si tratta probabilmente dello stesso sistema uti-
della nostra colonia perch siamo convinti non es- lizzato ancora oggi nella chindanda, strumento a
sere casuale lalto numero di strumenti musicali, o corde degli Abarambo (uno dei gruppi etnici del
parti di essi, dalla stessa restituiti, seguita da Ta- Congo) molto simile alla lira antica, nel quale le
ranto, dove pure fior precocemente dati gli ov- corde sono arrotolate a spira attorno al giogo e fer-
vii stretti contatti con la madrepatria Sparta, sede mate da un nodo11 (fig. 30.24).
di ben due celebri scuole musicali una cultura
poetico-musicale di altissimo livello, meglio nota Lo stesso tipo di lyra riprodotto nel pinax locre-
dal punto di vista letterario dal IV sec. a. C. in poi, se conservato a Monaco e proveniente da Rosarno12,
ricca invece di attestazioni iconografiche perspicue nel quale sono rappresentati Hermes e Persefone
gi a partire dai decenni a cavallo tra la fine del davanti a un thymiaterion: la dea porge un fiore e
VII e gli inizi del VI sec. a. C.5 tiene sul braccio destro un piccolo Eros nudo che
Le attestazioni iconografiche locresi, invece, impugna per uno dei bracci lo strumento (figg. 30.3,
almeno quelle pi significative e in qualche modo 30.25). Di questa lyra si legge bene il carapace di
utili allo studio morfologico e organologico da noi tartaruga caratterizzato da placche a rilievo.
condotto sui realia (distribuiti come si vedr in se- La presenza di Eros liricine (qui reso come
guito per lo pi nellarco del V sec. a. C.), si con- daimon) in un contesto diverso da quello che pi
centrano quasi tutte nella prima met del V sec. a. frequentemente lo accredita come figlio e compa-
C., diventano decisamente abbondanti e pi varie gno di Afrodite potrebbe alludere a due aspetti del
nel IV-III sec. a. C.6 dio, visto come forza primigenia della procreazione
(Hes., Th., 116; Orph. Fr. 70, 2 Kern) e ispiratore
Attorno al 500 a. C. datato un frammento di ordine e armonia (Pl., Smp., 185 e-188 e).
di pinax proveniente dal santuario della Mannel-
la, ripreso in esame poco pi di un decennio fa e Ancora una lyra vista esternamente impugnata
acutamente inquadrato da Licia Vlad Borrelli7, nel per uno dei bracci dalla mano sinistra del recum-
quale si vede la figura di Apollo nuda, volta a si- bente su kline, proveniente da uno dei botrhoi di
nistra, con arco nella mano sinistra sollevata, lyra Centocamere13 (fig. 30.26). Qui sono rappresentate
nella mano destra abbassata (fig. 30.1). con cura le placche del carapace suddivise fra neu-
Purtroppo dello strumento si riesce a vedere rali (3) e pleurali (9): con il colore dovevano essere
solo uno dei bracci (pecheis) e la traversa o giogo indicate le corde sulla tavoletta trapezoidale a rilie-
(zygon) che il dio impugna8. vo che congiunge il carapace alla traversa del giogo.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 425

Il tipo della figura maschile distesa su kline con Non poteva mancare in questa breve rassegna
lyra in mano (e spesso anche con phiale nellaltra iconografica la menzione della lyra riprodotta nelle
mano) si afferma a Taranto alla fine del VI sec. a.C. mani del giovanetto nudo di uno dei lati corti del
e allude chiaramente alla sfera del simposio e delle cosiddetto trono di Boston, avvicinato dai fautori
libagioni14. della sua autenticit ad ambiente locrese e da
ultimo assegnato da Maddalena Mertens Horn alla
Il banchettante di Centocamere assegnato ge- fossa tesauraria del santuario della Mannella (v.
nericamente alla prima met del V sec. a. C., al Mertens Horn 1997: 104 sgg., figg. 18, 19).
decennio 470-460 risale invece un altro pinax pro- Sulla morfologia e organologia specifiche dello
veniente dal santuario della Mannella, anche que- strumento ritratto su questo monumento sono inter-
sto riesaminato e discusso molto persuasivamente venute con competenza Annie Blis e Licia Vlad
da Licia Vlad Borrelli15 (figg. 30.4, 30.27). Borrelli, la quale riassume le osservazioni della
La presenza di pi frammenti da esemplari diver- Blis e porta nuovi argomenti e nuovi confronti alla
si permette di ricostruire pressoch per intero una ricerca dei modelli da cui ha potuto trarre ispira-
scena con tre figure, nella quale a sinistra siede Ade zione lautore o il falsario del trono20. Nonostante
su un diphros e tiene tra le mani unoca; a destra sie- la ricostruzione filologica della presunta cultura
de Persefone probabilmente su un trono e regge fra figurativa delleventuale falsario, le conclusioni cui
le mani un galletto; al centro, in piedi, di prospetto giunge la Vlad Borrelli sono che la lyra sul trono
con la testa di profilo volta a sinistra, Apollo, che di Boston resta un apax composto da elementi in-
blocca con la mano sinistra aperta le corde di una congrui e diverse anomalie. Queste ultime riguar-
lyra sospesa alla spalla e vista dalla parte interna, dano le proporzioni della cassa (troppo larga e alta
nella destra abbassata tiene il plettro, nel gesto tipico rispetto ai bracci), le asimmetrie assiali tra cassa,
di chi ha appena terminato di sfiorare le corde (le bracci e giogo, il modo con il quale lo strumen-
dita della mano sinistra che toccano, dritte, le cor- to viene suonato (appoggiato al petto e inserito fra
de indiziano un modo di suonare descritto con una le cosce). Lincongruit maggiore sarebbe, invece,
certa precisione da Filostrato: esso doveva servire a rappresentata dalla resa della mano sinistra inten-
interrompere le vibrazioni delle corde che non si vo- ta a sfiorare le corde con lindice e il medio come
levano far risuonare quando erano colpite dal plettro a voler trarre un bicordo da due corde contigue (in
per ottenerne suoni armonici con effetto di flautato16). contrasto con la storia della musica greca, noto-
La lyra rappresentata in questo pinax differisce riamente monocorde): tale posizione sembrereb-
morfologicamente da quella osservata nei monu- be voler variare, senza intenderne gli effetti e le
menti prima analizzati per la presenza di due po- conseguenze, quella delle dita di Orfeo (anulare e
melli tronco-conici alle estremit del giogo17, oltre mignolo uniti) sul cratere di Berlino o del giovane
allessere ritratta dalla parte della tavola armonica (medio e anulare accostati) sulla lekythos di Vien-
piuttosto che da quella del carapace. na (Vlad Borrelli 1993: 60 e figg. 2-3).
Dei pomelli strombati presenta la lyra suonata Ai fini della nostra ricerca registriamo tuttavia
dal giovanetto che guida la danza delle figure fem- che la lyra rappresentata sul monumento di Boston
minili ammantate in una delle lastre della ben nota non si discosta morfologicamente da quelle rap-
tomba delle danzatrici di Ruvo18: anche in questo presentate su altri documenti locresi, delle quali
caso la lira vista dalla parte della tavola armoni- costituisce invece una variante tipologica per via
ca; si leggono 7 corde, superiormente avvolte in pi della forma della tavola armonica e lasimmetria
giri attorno al giogo per mezzo di bischeri a forma dei bracci e del giogo rispetto al chordotonon e al
di 8 (fig. 30.28). cavalletto.
Abbiamo riconosciuto questi rivestimenti ter- Quanto alla posizione delle dita della mano
minali del giogo della lyra in uno degli elementi sinistra a noi sembra che il medio, lanulare e il
di osso rinvenuti nella tomba 754 di Locri asse- mignolo blocchino la quinta, sesta e settima cor-
gnata al secondo quarto del V sec. a. C. (v. infra da, mentre il pollice reso nellatto di pizzicare e
p. 436, figg. 30.15, 30.37), e nei due elementi di lindice di toccare rispettivamente la seconda e la
osso (e non di alabastro) della tomba del Tuffatore quarta. Circa lanomalia rappresentata dalla cassa
di Poseidonia, conosciuti finora come bocchelli di affondata tra le cosce possibile pensare anche ad
alabastra19, i quali riproducono fedelmente il tipo alcune ingenuit e incertezze di resa prospettica
iconografico attestato a Locri e a Ruvo. dello strumento, visto in secondo piano, appoggiato
426 Lucia Lepore

Fig. 30.1 Apollo con lyra e arco (CPL III 5: fig. 31). Fig. 30.2 Castore con lyra (CPL III 5: fig. 34).

Fig. 30.3 Eros con lyra (CPL III 5: fig. 53). Fig. 30.4 Apollo con lyra (CPL III 5: fig. 1).
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 427

al petto e sulla coscia sinistra, parzialmente co- quali quello su cui diteggia la mano destra della
perto dalla coscia destra in primo piano. fanciulla sembra avere una canna di calibro infe-
riore (se non leffetto del tentativo di resa prospet-
Nelliconografia locrese del periodo pi o meno tica): oltre alle canne, si distinguono invece bene
corrispondente ai nostri realia troviamo testimo- le parti superiori dello strumento, costituite da un
niato anche il doppio aulos21, del quale si conserva elemento cilindrico di raccordo e dallholmos (bul-
una riproduzione piuttosto nitida nel pinax dalla bo o oliva).
Mannella gi inserito da Torelli nel gruppo dei
proteleia assegnato al secondo quarto del V sec. Della stessa taglia medio-alta e morfologica-
a.C.22 (figg. 30.5, 30.29). mente molto simile allo strumento di questo pinax
Vi raffigurato un tempio caratterizzato da quello che viene suonato dallacerba fanciul-
snelle colonne ioniche e due colombe affronta- la sul lato sinistro del cosiddetto trono Ludovisi,
te sul timpano (inequivocabilmente un tempio di ormai concordemente attribuito ad ambiente lo-
Afrodite, forse quello cittadino di Maras ?), nel crese e identificato come parapetto della fossa al
quale siede la dea atteggiata al sorriso23 e con una centro del tempio di Maras dedicato ad Afrodite
phiale colma di frutti nella mano destra sollevata. (Mertens Horn 1997: 95 sgg., figg. 2-3, con ampia
Davanti alla dea una fanciulla con i capelli rac- bibliografia).
colti nel sakkos, la cuffia riservata alle fanciulle e La fanciulla ([] una giovane nubile appar-
alle giovani donne non sposate24, suona con aria tenente alla cerchia di Afrodite, forse una etera
attenta e concentrata un doppio aulos. Pi che una propone da ultimo Maddalena Horn25), colta nel
auletris professionista, una sacerdotessa di Afrodi- momento di trarre accordi operando con lindice, il
te, una attendente (Torelli 1977: 166) credo sia da medio e lanulare sui fori centrali (lasciando liberi i
riconoscere in questa fanciulla la kore non ancora fori inferiori), ritratta in una splendente e trionfa-
nymphe colta nellatto di sciogliere un canto rituale le nudit, che conserva, tuttavia, un che di pudico
(un peana, un iporchema, un imeneo ?) in onore di in quellaver voluto raccogliere ordinatamente i ca-
Afrodite, nel tempio della dea. pelli nel sakkos (la cuffia riservata, lo ricordiamo,
Nel frammento papiraceo relativo a Senocrito alle fanciulle e alle giovani donne non sposate), sul
Pindaro ricorda che questi aveva dedicato un pea- quale posa un sottile nastro: siamo pertanto stimo-
na ad Apollo e a unaltra divinit menzionata nella lati a leggere in questo caso la nudit non gi come
parte mutila del verso: alcuni studiosi hanno credu- indicazione di una condizione sociale specifica,
to di identificare questa divinit con Artemide, le ma come allusione a qualche aspetto simbolico del
Muse o le Cariti, tutte figure in qualche modo con- culto che a tuttoggi sembra sfuggirci26.
nesse con Apollo (in proposito v. Fileni 1987: 44),
che in ogni caso non escluderebbero altre divinit. Un doppio aulos di taglia decisamente diversa
Alcuni autori antichi, inoltre, richiamano i nomi compare sul pinax tipo 5/18 con due figure femmi-
di vari auloi facenti specifico riferimento alluso: nili (una portatrice di magis? e una sacerdotessa
tra quelli di taglia medio-alta, come lo strumento con coppa profonda in mano) precedute da un gio-
rappresentato nel nostro pinax, sono ricordati gli vane suonatore, che chiude con 4 dita i fori centra-
auloi pythikoi che accompagnavano il peana (Poll., li di un doppio aulos alquanto corto, le canne del
IV, 81), gli auloi chorikoi che accompagnavano i quale sono tenute alte e orizzontali27 (fig. 30.6).
ditirambi (Poll., IV, 81), gli auloi daktylikoi che Questo tipo di aulos potrebbe corrispondere,
accompagnavano liporchema (Poll., IV, 82), gli secondo la divisione in cinque classi definite da
auloi tragikoi che accompagnavano i cori delle Aristosseno di Taranto in base allaltezza media
tragedie (Ath., IV, 182 C). dellintonazione, agli auloi parthenioi (corrispon-
Polluce (IV, 80) menziona inoltre gli auloi game- denti alla voce di giovani fanciulle) o agli auloi
lioi, usati durante le nozze, nei quali [] i due tubi paidikoi (corrispondenti alla voce di giovani ragaz-
si rispondono secondo un intervallo consonante; il zi. Tra gli auloi di corta taglia sono ricordati anche
tubo pi lungo, dal suono pi grave imita evidente- gli auloi paratretoi, dallintonazione acuta, che ac-
mente la voce dello sposo, il pi corto, dal suono pi compagnavano le lamentazioni funebri (nel nostro
acuto, quella della sposa (Comotti 1988: 49). caso da escludere), gli auloi hemiopoi, impiegati
Il nostro pinax frammentato proprio nel punto nei banchetti, e gli auloi paroinioi, tipici delle fe-
corrispondente alla parte inferiore degli auloi, dei ste conviviali con consumo di vino (Reinach, in
428 Lucia Lepore

DS, s.v. Tibia: 311), che, invece, potrebbero cor- mi omerici e largamente rappresentato nella cera-
rispondere al nostro caso e chiarire il significato mica greca di periodo geometrico30.
della nostra scena come avvio al simposio o meglio, Dal momento che il nostro pinax da datare
dato il contesto, processione rituale connessa con nel secondo quarto del V sec. a.C. (470-460), po-
il banchetto nuziale (da noi riconosciuto nel pinax trebbe non essere casuale da parte dellartigiano la
che segue). Un doppio aulos di taglia piccola suona citazione dello strumento a corde pi antico della
peraltro, le canne tenute alte e quasi orizzontali, la tradizione greca, evidentemente legato a qualche
giovane auletris della lastra ovest della tomba del aspetto particolare, in qualche modo connesso con
Tuffatore a Poseidonia, che precede larrivo della il racconto omerico, della percezione di queste mi-
coppia di simposiasti al simposio in pieno svolgi- tiche creature.
mento illustrato sulle altre lastre. Quanto alla presenza di sirene musicanti (gene-
ralmente viste come accompagnatrici del defunto
Qualora non fosse da ascrivere a una mera il- nelloltretomba oppure invocate come compagne di
lusione prospettica, quasi certamente auloi game- Persefone per piangere il dolore della morte (per
lioi, composti secondo Polluce (vedi supra) da una questi aspetti v. Breglia Pulci Doria 1996: 239) in un
canna pi lunga (quella sulla quale insiste la mano contesto che la rappresentazione di una ricca cassa-
sinistra, che chiude i due fori inferiori lasciando panca, sotto la quale insistono le sirene e sulla quale
liberi quelli centrali) e una canna pi corta (quel- posano una hydria e due galletti affrontati, rimanda
la sulla quale diteggia la mano destra otturando piuttosto allambito dei proteleia, di quei rituali cio
quattro fori superiori e uno laterale) sono quelli che segnavano il passaggio di status (Torelli 1977:
suonati dalla solenne figura femminile semidistesa 167 sg., tav. XI, 1), credo siano da intendere come
sulla kline nel pinax, sempre dal santuario della riproduzioni di possibili oggetti (penso in particola-
Mannella, tipo10/1128 (fig. 30.7). Questo partico- re allaskos di bronzo del Paul Getty Museum, prove-
lare renderebbe plausibile lidentificazione della niente dalle Murge di Strongoli, conformato a forma
scena come banchetto nuziale, quello che seguiva di sirena con melagrana nella mano sinistra e syrinx
il gamos vero e proprio, rappresentato qui in chiave nella destra31, ma anche ai tanti vasi di terracotta a
mitica come banchetto di Persefone e Ade, durante forma di sirena, fra i quali, in particolare con stru-
il quale Persefone (il personaggio centrale) intona menti musicali, trigona (arpe), e krotala (nacchere),
laulema gamelion, circondata da Eroti e Ade par- si possono ricordare alcune lekythoi plastiche della
tecipa intimamente allevento con la phiale delle fine del V-inizi IV sec. a.C.32) fortemente allusivi:
libagioni rituali. non dimentichiamo quanto queste figure siano le-
gate al passaggio da un mondo allaltro e quindi in
Vogliamo concludere questa nostra breve questo caso da uno status a un altro. Questa valenza
escussione di una parte dei documenti iconogra- non va disgiunta, inoltre, da quella pi eroica e miti-
fici musicali locresi con laccenno a un altro pinax ca, che sta alla base del racconto omerico, di divine
dal santuario della Mannella, nel quale compaio- ammaliatrici apportatrici di disgregazione e morte
no due sirene musicanti29 (figg. 30.8, 30.30), delle ma anche conoscenza e nuova vita: e cos il matri-
quali quella a sinistra, di profilo, suona il doppio monio se non un evento disgregante che apre, tut-
aulos, quella a destra, di prospetto, suona con il tavia, a una realt completamente diversa e nuova?
plettro, stretto nella mano destra, uno strumento
a corda retto con la mano sinistra e caratterizza- A fronte del discreto, quanto significativo, nu-
to da una cassa di risonanza a profilo arrotondato, mero di documenti figurati il santuario della Man-
bracci arcuati solidali con la cassa, sei corde, una nella ha restituito, stando ai dati attuali, un solo
pesante traversa: tale strumento sembra rientrare strumento reale.
nella famiglia delle phorminges, alle quali va ad Si tratta di un elemento cilindrico in osso (figg.
aggiungersi per forma e tipologia, non rientrando 30.9, 30.31) provvisto alle estremit di un maschio
nellelenco di Wegner riproposto da Susanna Sarti e di una femmina, con tre fori circolari nella parte
nel breve, ma denso articolo sulla formazione della superiore e uno in quella inferiore.
kithara, uno degli strumenti a corda pi importanti
della cultura musicale greca, che le fonti lettera- Scavi Orsi 1910. Inv. n. 5818
rie e iconografiche indicano derivare proprio dalla Lungh. max. 13,8 cm; diam. max. 1,6 cm; diam. inter-
phorminx, uno strumento musicale citato nei poe- no 1 cm; diam. medio fori 0,9 cm.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 429

Fig. 30.6 Pinax tipo 5/18 (CPL II 5: fig. 35).

Fig. 30.5 Afrodite e auletris (CPL II 5: fig. 5).

Fig. 30.7 Pinax con banchetto nuziale (CPL III 5: fig. 63). Fig. 30.8 Sirene musicanti (CPL I 4: fig. 4).
430 Lucia Lepore

Superfici levigate e ben conservate, erose in qual- so forse anche a dediche legate ai riti di passaggio
che punto e lesionate. Piccola lacuna nellestremit del matrimonio [] (Lippolis, Garraffo e Nafissi
maschio. 1995: 69 sg.); nonch un aulos quasi integro da un
Ricavato dal metatarso (riconoscibile dalla presenza pozzo sacro di Velia (con materiali riferibili a Eros
del solco esterno che evidenzia il doppio canale mi- e Afrodite) del quale conosco solo la riproduzio-
dollare) di un cervide, forse un capriolo. Difficile una ne fotografica edita negli Atti di Taranto (Neutsch
attribuzione pi specifica in quanto losso, oltre a esse- 1980: 354, tav. XIX, 2).
re stato scavato internamente per togliere la porosit,
stato tornito esternamente. Il complesso degli altri strumenti musicali lo-
Lateralmente, tra il foro centrale della parte superiore cresi proviene dalla necropoli e precisamente da
e il foro della parte inferiore, sono incise due lettere 15 tombe scavate da Paolo Orsi, delle quali 14
maiuscole greche / N : / in corrispondenza del foro in- esaminate e convincentemente illustrate da Die-
feriore, N in corrispondenza del foro superiore. go Elia in questo stesso volume, una (la tomba
1013) qui soltanto annotata 37 e discussa in altra
Corrisponde a una delle sezioni centrali di un sede38.
aulos, del quale mancano la sezione inferiore con A questi ritrovamenti si aggiungono due ele-
la base, lelemento di raccordo (o allungo) e lele- menti di bronzo (gi indicati come chordotona in
mento a oliva con limboccatura nella quale veniva Elia 2001 e ora in Locri VI), da me riconosciuti
inserita lancia (holmos)33. come cordiere di kithara, sempre provenienti dal-
Potrebbe appartenere tipologicamente a un la necropoli di Lucifero (scavi 1956) ma ormai
doppio aulos (con 5 fori sul lato superiore e uno sul decontestualizzati39.
lato inferiore, questultimo atto a essere chiuso dal Avvertiamo subito che, rispetto alla documen-
pollice, per ciascun aulos) come quello attestato tazione presentata in questo stesso volume da Die-
alla fine del VI-inizi del V sec. a.C. a Poseidonia34. go Elia, le tombe che hanno restituito strumenti
Riguardo al materiale Polluce (IV, 7 d; X, 153) musicali (o meglio parti di essi) ancora reperibili
menziona le ossa della gamba del cerbiatto o ca- si riducono a 7 per un totale di 13 strumenti, dei
priolo con cui erano fabbricati i celebri auloi te- quali 7 lyrai, 4 auloi, due kitharai. Il nostro esa-
bani; dalle tibie di cervidi sono ricavati gli auloi me proceder tenendo conto, per quanto possibile,
rinvenuti nel santuario di Perachora, nonch quel- della cronologia delle tombe da ultimo definita da
lo di Brauron35. Diego Elia ed esemplificata nella tabella 2 del suo
Circa le due lettere incise (per le quali da contributo.
escludere qualsiasi riferimento al nome o alle
iniziali del dedicante o del fabbricante) risulta La tomba 1013, non inclusa nella succitata ta-
alquanto interessante la loro posizione (lateral- bella, ma in altro contributo datata nella seconda
mente in corrispondenza del foro mediano del lato met avanzata del VI sec. a.C.40, ha restituito un
superiore e il foro del lato inferiore): si potrebbe- elemento dosso non riconosciuto e quindi non pub-
ro infatti leggere come indicazioni di diteggiatura blicato dal suo primo editore41, tempestivamente
(posizione delle mani) per suonare un FA#, la nete segnalatomi da Diego Elia a seguito della revisione
diezeumenion (corrispondente a N) e un MI, la tri- dei corredi locresi che andava conducendo per la
te hyperboleon (corrispondente a /) nella notazione sua tesi di dottorato.
strumentale del modo dorico riportata nelle tavole
alipiane36. Si tratta di un corto cilindro di osso provvisto
Un aulos con lindicazione della diteggiatura alle estremit di un maschio e di una femmina
poteva essere offerto sia da uno/a strumentista pro- (figg. 30.10, 30.32).
fessionista sia da un/a dilettante. La presenza delle Senza numero dinv., conserva tuttavia quello dellin-
due notazioni nel sistema alipiano suggerisce di ventario di scavo L 994.
datare il nostro aulos prima del III sec. a.C. Lungh. max. cons. 5,5 cm; diam. max. 1,6 cm; diam.
Di auloi provenienti da altri santuari magno- interno 1 cm.
greci conosco per ora solo un frammento di aulos Ricomposto da due frammenti, ha superfici in parte
(attualmente irreperibile) da una stipe votiva di abrase, in parte ricoperte da residui terrosi; dellestre-
Taranto, sita nei pressi dello stilobate del tempio mit maschio restano poche tracce, una lacuna
dorico e relativa a [] un culto femminile connes- allestremit femmina.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 431

Fig. 30.9 Aulos dal santuario della Mannella. Fig. 30.10 Allungo della tomba 1013.

a b

Fig. 30.11 Strumenti della tomba 1290: a) carapace, b) chordotonon, c) bischero, d)


d doppio aulos.
432 Lucia Lepore

Nonostante la povert del reperto, in esso vi si poli di S. Venera a Poseidonia, costituito da un


pu riconoscere un elemento di aulos, comune in elemento a forma di foglia inserito in un anello
tutti gli auloi a me noti, generalmente utilizzato per del diametro di tre centimetri46 e un esemplare in
raccordare lelemento a oliva (holmos) con il tubo bronzo, abbastanza vicino a quello locrese, descrit-
vero e proprio, al fine di allungare lo strumento e to come una paletta spezzata alle estremit (lungh.
ricavarne suoni pi gravi. max. cons. 9,5 cm), da una tomba tarantina, par-
Questi cilindretti di raccordo (noti anche come zialmente edita, di via Otranto47.
allunghi, ben testimoniati nella documentazione
iconografica: cfr. Paquette 1984: 29, fig. 3 e inol- Agli stessi anni risale la tomba 1290 (Elia in
tre A 8, A 14-16, A 22, A 36-37), che potevano questo stesso volume: passim) che, oltre a due leky-
essere in numero di uno o pi per ciascun aulos, thoi attiche a figure nere, conservava Alla mano
si ritrovano numerosi ad esempio nel santuario di sinistra (del defunto): un fischietto di osso fram-
Perachora (Stubbings 1962: 449, fig. 29, pl. 190), mentato e una tartaruga con cerniera di ferro.
classificati nei gruppi C ed E, di lunghezza varia- Di questi strumenti, una lyra e un doppio aulos,
bile da 2,1 a 6 cm, come in alcune tombe di Taran- sono riconoscibili diversi elementi che pur molto
to42 e di Poseidonia43. frammentari permettono di definirne il tipo e dar-
ne una plausibile ricostruzione (figg. 30.11, 30.33).
Alla fine del VI-inizi del V sec. a.C. assegnata
la tomba 1149, attribuita a un giovanetto di 15 anni Carapace osseo di tartaruga.
(Orsi 1917: 112 sgg.; Elia in questo stesso volume: Inv. n. 113297.
passim), che, a giudicare da quanto riportato nei Lungh. max. cons. 20 cm; largh. max. cons. 16 cm.
taccuini di scavo trascritti da Diego Elia nella ta- Interamente ricomposto, si presenta largamente lacu-
bella 1 del suo contributo in questo stesso volume, noso in gran parte delle placche periferiche, conserva
aveva sulle gambe il carapace di una tartaruga at- solo una delle placche neurali, frammentaria.
traversato da una lamina di ferro lunga 25 cm, non Numerosi frammenti (per lo pi appartenenti al lato
conservati: il dato risulta, tuttavia, interessante, in destro del carapace visto con la testa in alto e la coda
quanto fa riferimento a un tipo di lyra testimoniato in basso) sono ricoperti da uno spesso strato di incro-
a Locri, pi tardi, nella tomba 730 e ben attestato stazioni di terra mista a sabbia, rivelatesi pi resistenti
a Taranto in tombe di V sec. a.C.44 della struttura ossea e per questo non rimosse. Tutti i
Si tratta, infatti, di una lyra, la cassa di risonanza frammenti sono stati invece puliti a tampone con alco-
della quale era costituita da un carapace di tartaruga ol e a secco con bisturi. La ricomposizione stata ese-
rinforzato alla base da una lamina di ferro: questul- guita con K 60 e vinavil diluiti e minime integrazioni
timo elemento, generalmente imbullettato allinterno di supporto con pasta a base di cera e resina.
o allesterno del carapace, sul quale spesso si con- Sulle placche periferiche conservate 6 piccoli fori e
servano tracce di forellini e chiodini ribattuti, doveva tracce di due fori pi grandi: uno di questi ultimi
servire tanto a rinforzare le placche ossee periferi- presente anche sullunica placca neurale conservata.
che, nucali e pigali, che supportavano la pelle bovina
tesa a formare la tavola di risonanza, quanto a dare La mancanza del solco centrale sulla placca
maggiore sonorit allo strumento in generale. pigale rende probabile lattribuzione del carapa-
Faceva parte dello stesso corredo anche un ce a un esemplare della specie testudo graeca, la
oggetto di ferro, non conservato, lungo 13 cm (del testuggine terrestre diffusa in Asia Minore e in
quale i taccuini di scavo conservano un disegno Grecia, presente anche in Italia, dove per con-
riprodotto da Elia nella fig. 29.2 c del suo contri- siderata di importazione (vedi in generale Avanzi
buto in questo stesso volume), descritto come un 2002).
coltello, ma molto pi probabilmente da identifica-
re con un plettro (plektron), quel piccolo strumen- Elemento in verga di ferro a sezione circolare,
to di legno, corno, avorio, metallo, pietra preziosa molto caratteristico, con base orizzontale e bracci
(Reinach, in DS, s.v. Lyra: 1446), che serviva per sinuosi desinenti a punta, identificabile con certez-
pizzicare le corde della lyra, del barbiton e della za nella cordiera (chordotonon), cui erano fissate
kithara, ben noto dalle rappresentazioni figurate45. le corde alla base inferiore degli strumenti a cor-
Di plettri magno-greci conservati conosco da, quasi sempre ben riprodotta nelliconografia
lesemplare in ferro dalla tomba 341 della necro- musicale48.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 433

Fig. 30.12 Restituzione grafica della lyra da Rocavecchia (A. Quercia).


434 Lucia Lepore

Inv. n. 113298. Tre elementi cilindrici in osso, attribuibili con


Largh. max. cm 8,5. sicurezza a un doppio aulos.
Ricomposto da 8 frammenti. Superifici fortemente os- Lungh. max. cons. rispettivamente 6,2 cm; 3,6; 5,6;
sidate, consolidata con piccole integrazioni. diam. max. 1,2 cm; diam. interno 0,9 cm; diam. fori
Sullelemento orizzontale (laddove in genere si fissava- 0,7 cm.
no le corde) sono presenti tracce di fibre (non sappiamo Fortemente lacunosi e ricomposti. Spesse incrostazioni
se animali o vegetali) corrispondenti molto probabil- di terra mista a sabbia molto resistenti allesterno (non
mente a 6 corde (radiografia n. 2537). rimosse). Le incrostazioni interne sono state trattate
con acetone e rimosse meccanicamente con bisturi.
Piccolo elemento in osso rinvenuto alla spalla Per la ricomposizione dei frammenti stato utilizzato
sinistra dellinumato. vinavil diluito.
Inv. n. 113300. Di un aulos restano due elementi: quello centrale con
Lungh. max. cons. 2 cm. due fori conservati sul lato superiore (manca il terzo) e
uno sul lato inferiore, quello finale con due fori.
Dellaltro aulos rimane solo lelemento centrale con
La posizione, ma soprattutto la forma, vagamen-
due fori conservati sul lato superiore (manca il terzo) e
te romboidale con forte strozzatura centrale (dove
un foro sul lato inferiore.
sono conservate tracce di usura visibili a occhio
nudo e meglio evidenziate nella macrofotografia
Per numero di fori (in origine 6 per ciascun
riprodotta alla fig. 30.34) rendono sicura lidenti-
tubo) questo strumento si allinea agli auloi lo-
ficazione di questo elemento con uno dei bischeri cresi attestati nelle tombe 754 e 1050, nonch a
utilizzati per arrotolare e fissare le corde al giogo Poseidonia (v. infra pp. 436, 443; supra p. 430,
(variante del sistema per kollopes), che permetteva- nota 34), le misure sembrano invece accordarsi
no di tendere e accordare singolarmente ciascuna piuttosto con quelle di auloi dalla taglia deci-
corda in modo pi sicuro rispetto a quelli che ve- samente pi piccola, da riconoscere forse negli
devano le corde semplicemente arrotolate pi vol- auloi paidikoi, dallintonazione corrispondente
te attorno al giogo oppure tenute alle estremit da a quella della voce di giovani ragazzi (contral-
strisce di cuoio ingrassate. to), menzionati da Aristosseno di Taranto nella
Tale sistema, largamente testimoniato nellico- sua opera Sulla perforazione degli auloi (fr. 101
nografia49, vede ora la sua prima attestazione reale. Wehrli = Ateneo XIV 634 e-f): questa identifi-
Il nostro bischero molto diverso dai cavicchi cazione potrebbe, tuttavia, risultare indebolita
ellenistici e romani censiti da Christophe Vendries dallassegnazione della tomba fatta dagli scavato-
(Vendries 1999: 71 sg.), ai quali meglio conviene ri a un individuo adulto, se non fosse sostenuta da
la denominazione di passaliskoi, piccoli pioli con- alcune testimonianze letterarie che annoverano
ficcati nel giogo; invece molto vicino per funzione tra gli auloi di piccola taglia anche gli auloi he-
ai bastoncini di legno, semplici o sagomati, di al- miopoi, impiegati nei banchetti, gli auloi paratre-
cuni strumenti africani come il messang abissi- toi, che accompagnavano le lamentazioni funebri,
no (fig. 30.35)50. gli auloi paroinioi, tipici delle feste conviviali con
Gli elementi test analizzati hanno reso possi- consumo di vino (v. quanto riportato da Reinach,
bile la restituzione grafica di una lyra (fig. 30.13), in DS, s.v. Tibia: 311).
nella quale lo strumento visto dallesterno e cio In questo caso dunque la presenza di un parti-
dalla parte del carapace: sono in scala i bischeri colare tipo di aulos potrebbe essere letta come sot-
e il piastrone dorsale della tartaruga, tratto da un tolineatura dellideologia simposiale, gi messa in
esemplare reale; il giogo, fisso, strettamente lega- evidenza dalla lyra e dalla piccola lekythos attica
to ai bracci; il numero delle corde corrisponde alle a figure nere con satiro e menade (Elia in questo
tracce sul chordotonon. stesso volume, p. 413, nota 49).
Va osservato da ultimo che la pelle bovina, di Il defunto potrebbe aver partecipato in vita (o
solito tesa sul carapace a formare la tavola di riso- augurarsi di poter partecipare dopo la morte) al
nanza, doveva essere in questo caso parzialmente simposio non solo recitando con laccompagnamen-
inchiodata sul bordo del carapace, a giudicare dal- to della lyra, ma anche suonando laulos, come ben
la presenza dei piccoli fori conservati sulle placche illustrato nella lastra sud della tomba del Tuffatore
periferiche. a Poseidonia, nella quale il giovane convitato della
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 435

Fig. 30.14 Chordotonon della tomba 1004 (Taccuini Orsi).

a b

Fig. 30.15 Strumenti della tomba 754: a) bischeri, b) pomello con chiodo, c) doppio aulos.
436 Lucia Lepore

kline a destra accompagna col doppio aulos il can- tomba 996, si arricchisce e diventa leggibile in
to del suo maturo amante. senso pi ampio grazie ai documenti conservati
La ceramica attica peraltro conferma che il nu- nella tomba 754 (figg. 30.15, 30.37), assegnata
mero di attestazioni nelle quali compare il convita- anchessa al secondo quarto del V sec. a.C. e come
to con il doppio aulos statisticamente pi elevato la 996 caratterizzata da un ricco corredo evocante
rispetto a quello dei documenti che riproducono il ideali e rango del defunto (Elia in questo stesso
convitato con la lyra o con il barbitos, con un picco volume, passim).
significativo tra la fine del VI e la prima met del Sono da identificare come elementi di una lyra
V sec. a.C.51 deposta presso la mano sinistra del defunto quelli
di seguito schedati.
Solo una breve nota dei taccuini di scavo facen-
te riferimento a una cerniera di ferro, sicuramente Sei minutissimi frammenti di un carapace di tartaru-
identificabile come cordiera, quanto rimane della ga, non identificabili.
lyra deposta fra gli altri oggetti di corredo nella Senza numero di inventario. Il frammento maggiore
tomba 1011, relativa a un bambino di circa 7 anni, misura 2,2 cm di lunghezza.
assegnata agli inizi del V sec. a.C. (Elia in questo
stesso volume: passim). Elemento cilindroide (bischero) in osso con forte
strozzatura centrale che divide loggetto in due tronchi
Una situazione analoga si registra per le sepol- di cono a profilo inflesso.
ture 899 e 1222 (secondo quarto del V sec. a.C.), Inv. n. 4635 (numero dellinventario di scavo cancella-
1101 e 1215 (secondo-terzo quarto del V sec. a.C.), to con un tratto di pennino L 618).
relativamente alle quali sono segnalati altrettanti Superfici ben conservate con fini incrostazioni terrose.
carapaci di tartaruga, non raccolti per le precarie La base dei due tronchi di cono mostrano segni di usu-
condizioni di rinvenimento (Elia in questo stesso ra dovuti a sfregamento.
volume tabelle 29.1 e 29.2). Lungh. max. 5 cm.
Il disegno delloggetto conservato nei taccuini di scavo
Della tomba 1004 (fine V-prima met IV sec. riprodotto da Elia in questo stesso volume, fig.2 a.
a.C.) rimane solo il disegno, non in scala, di un
chordotonon di ferro (fig. 30.14) con le indicazioni Elemento in osso (bischero) uguale al precedente.
delle misure (68 mm), le quali non si discostano Inv. n. 4636.
dalla media degli altri chordotona da me schedati Superfici come nellesemplare precedente con qualche
(v. supra, p. 434; infra pp. 436, 439, 441). scheggiatura.

Nel corso delle nostre ricerche abbiamo regi- Elemento in osso forato (rivestimento dellestremit
strato spesso che della lyra o del barbitos si con- del giogo o pomello) con colletto cilindroide e labbro
serva (o viene raccolto) quasi esclusivamente il svasato distinto da un forte risalto a tesa.
chordotonon di ferro, come nel caso della tomba Conserva solo il numero dellinventario di scavo L 618.
996 del secondo quarto del V sec. a.C., una delle Esternamente sottili incrostazioni terrose. Tracce di
pi ricche e interessanti convincentemente discus- ossidazioni color verde chiaro allinterno e allesterno.
sa e inquadrata ideologicamente da Diego Elia in Piccole scheggiature.
questo stesso volume. Lungh. max. 2 cm; diam. max. 2,5 cm; diam. interno
1,3 cm.
Chordoton in verga di ferro a sezione circolare
(fig. 30.36) Chiodo di bronzo con testa a disco piano con risalto
Inv. n. 111598. a cupola centrale.
In due frammenti, dei quali uno a L ricomposto. Ampia- Senza numero di inventario. Fortemente ossidato.
mente lacunoso. Metallo molto ossidato. Consolidato. Il disegno del chiodo, fissato allestremit dellelemen-
Elemento a L: lungh. max. cons. 6 x 3 cm; laltro ele- to precedente, conservato nei taccuini di scavo, ri-
mento: lungh. max. cons. 5,5 cm. prodotto in Elia, fig. 29.2 b.
Lungh. max. 2,4 cm.
Il dato, significativo per linterpretazione ge-
nerale, ma in s poco consistente, restituito dalla Anello forato in osso. Senza numero di inventario.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 437

Fig. 30.13 Ricostruzione grafica della lyra della tomba 1290.

Fig. 30.16 Ricostruzione grafica della lyra della tomba 754.


438 Lucia Lepore

Ricomposto da 3 frammenti. Lacunoso. da collegare in qualche modo con questultimo ele-


Diam. max. 2,1 cm; diam. interno 1,5 cm. mento e con il giogo.

Pur essendo parziali e alquanto frammenta- A un doppio aulos, deposto insieme con la lyra
ri questi elementi consentono di fornire la rico- presso la mano sinistra del defunto, abbiamo at-
struzione di una lyra piuttosto caratterizzata (fig. tribuito invece 7 elementi (i taccuini di scavo ne
30.16), dalla tipologia strettamente magno-greca, ricordano solo 5) di osso ricavati dai metatarsi di
nella quale le corde erano fissate al giogo dopo es- un cervide (forse un capriolo) scavati internamente
sere state avvolte attorno ai bischeri di osso, che e torniti esternamene, dei quali 6 cilindrici con o
richiamano molto da vicino i bastoncelli sagomati senza fori, 1 a forma di oliva (si conservano anche
dellodierno messang africano (fig. 30.35). I bi- alcune schegge e 6 frammenti non ricomponibili)55.
scheri qui testimoniati sono una versione pi ele-
Al primo aulos abbiamo riferito i reperti de-
gante, ma soprattutto pi solida, a giudicare dalla
scritti di seguito:
strozzatura centrale ben delineata, dellesemplare
restituito dalla tomba 1290 (vedi supra). Elemento a forma di oliva (holmos e hypholmion)
Nel suo fondamentale contributo dedicato alla senza numero di inventario.
costruzione della lira, Annie Blis, sulla base del- Ricomposto, fortemente lacunoso alle estremit (una
le testimonianze iconografiche, attribuisce alla di queste conserva tuttavia parte del margine superio-
seconda met del V sec. a.C. lintroduzione del si- re dellholmos, leggermente svasato, con un breve orlo,
stema consistente nel fissare al giogo le corde dopo distinto esternamente da una sottile linea incisa).
averle arrotolate in croce o a 8 attorno a un pezzo Lungh. max. cons. 4,7 cm.
di legno o di metallo (Blis 1985: 219): le attesta- Elemento di raccordo, segnato con il numero dell
zioni locresi fanno risalire almeno agli inizi del V inventario di scavo L 617.
sec. a.C. luso di questo sistema (lyra della tomba Ricomposto. Manca lestremit maschio e lestremit
1290), che in seguito si andr perfezionando con femmina, lacunosa, presenta allesterno un brevissimo
la messa a punto di bischeri pi ricercati formal- colletto a orlo piano orizzontale, per il probabile adat-
mente, ma soprattutto meno fragili (come nel caso tamento allholmos.
della lyra in discussione), atti a meglio sostenere la Pochi i tratti in cui si conservano le superfici origina-
tensione delle corde e il logorio dellaccordatura. rie, per il resto abrase e lievemente scheggiate.
Il dato pi originale della nostra lyra costitu- Lungh. max. cons. 6,4 cm; diam. max. 1,4 cm; diam.
ito dalla presenza di due rivestimenti o pomelli ci- interno 1 cm.
lindro-conici (uno conservato) che dovevano essere Elemento centrale del tubo, senza numero di
fissati alle estremit del giogo, mediante lunghi e inventario.
sottili chiodi di bronzo, dei quali se ne conserva Ricomposto. Fortemente lacunoso, conserva solo un
un esemplare. foro nei pressi dellestremit maschio, lacunosa. Su-
Tali pomelli potevano essere non funzionali e perfici originali degradate.
chiudere con eleganza il giogo di legno, oppure Lungh. max. cons. 4,6 cm; diam. max. 1,5 cm; diam.
potevano servire, come noi proponiamo, a far ruo- interno 1 cm; diam. foro 1 cm.
tare il giogo (in questo caso allogato in appositi Breve elemento centrale del tubo, segnato con il nu-
incastri ricavati nei bracci52) per tendere o allen- mero dellinventario di scavo L 617.
tare le corde come nella kithara53, fermo restan- Alquanto lacunoso, presenta un foro presso lestremit
do luso dei bischeri per accordare singolarmente maschio parzialmente conservata. Le superfici sono ri-
ciascuna corda. coperte da leggere incrostazioni terrose con tracce di
Essi sono rappresentati nelliconografia locrese ossidazioni ferrose da contatto.
(pinax con Apollo liricine tra Ade e Persefone) e Lungh. max. 3,4 cm; diam. max. 1,5 cm; diam. interno
trovano riscontro negli oggetti analoghi restituiti 1 cm; diam. foro 1 cm.
dalla tomba del Tuffatore a Poseidonia54. Elemento finale del tubo, con il numero dellinventario
Pur avendolo registrato come elemento della di scavo Loc 617, conservato per lintera lunghezza, ma
lyra non siamo riusciti a identificare loggetto de- fortemente lacunoso nella parte superiore, dove appe-
scritto come anello forato; la sezione e il diame- na leggibile un foro dei due probabilmente originari.
tro interni si avvicinano strettamente a quelli del Le superfici sono fortemente degradate con tracce di
rivestimento-pomello: quindi probabile esso sia ossidazioni ferrose da contatto.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 439

Lungh. max. 7 cm; diam. max. 1,7 cm; diam. interno Chordotonon in verga di ferro.
1 cm. Inv. n. 5019.
Lacunoso nelle punte. Metallo consunto con ossidazio-
Al secondo aulos si riferiscono i reperti ni. Consolidato.
seguenti. Largh. max. 7,4 cm.

Elemento centrale del tubo, segnato con il numero Carapace di tartaruga.


dellinventario di scavo Loc 517. Inv. 5019 (si conservano anche il numero dellinventa-
Ricomposto e fortemente lacunoso dalla parte rio di scavo Luc 3983 e lindicazione Sep 1143).
dellestremit femmina e nella parte superiore dove Ricomposto con gommalacca e ampiamente sostenuto
appena leggibile un foro, conserva nella parte inferiore da integrazioni in gesso fatte subito dopo il rinveni-
il foro per il pollice. Superfici abrase e scheggiate, con mento, abbiamo preferito per ora non intervenire con
tracce di ossidazioni ferrose da contatto. ulteriori trattamenti di restauro, a parte una leggera
Lungh. max. cons. 7,5 cm; diam. max. 1,5 cm; diam. pulizia generale a tampone con alcool.
interno 1 cm. Lungh. max. 24,3 cm; largh. max. 17,4 cm; h max. 10
Elemento finale del tubo, con numero dellinventario cm.
di scavo Loc 617. Sulle placche periferiche prossime alla pigale e sulla
Conservato per lintera lunghezza, ricomposto, si pre- pigale gruppo di 6 fori, seguiti subito a sinistra da 3
senta fortemente lacunosa nella parte superiore dove fori disposti a triangolo e a destra dai resti di un ri-
leggibile un foro, presso lestremit femmina, dei due battino in ferro: in corrispondenza di questi ultimi due
probabilmente originari. Nella parte inferiore tracce di forellini sulle placche periferiche. Due fori pi ampi
segni incisi, non leggibili a causa delle abrasioni che sulle neurali, cui corrispondono gruppi di due fori di
interessano tutte le superfici, diametro maggiore sulle periferiche a destra e a sini-
Lungh. max. cons. 6,7 cm; diam. max. 1,5 cm; diam. stra. Ancora 8 piccoli fori e due fori molto pi grandi
interno 1 cm. sulla nucale e sulle periferiche prossime alla nucale:
nei fori pi grandi doveva essere inserito il chordoto-
Nonostante la frammentariet le misure di que- non. Resti di un restauro antico su una placca periferi-
sti elementi si adattano a quelle di un doppio aulos ca destra, dove si conserva allinterno una laminetta di
di medio registro, avente una lunghezza complessi- ferro imbullettata con 4 chiodini di ferro.
va di poco pi di 30 cm. La prima riproduzione grafica di questo carapace
Doveva avere allorigine 6 fori per ciascuno au- in Orsi 1917: 165, fig. 70; la stessa poi ripresa da
los, dei quali 5 nella parte superiore e 1 nella parte Phaklaris 1977: 225, fig. 7, dove erroneamente il ca-
inferiore, come sovente si registra in auloi di fine rapace detto provenire dalla tomba 1050. Una ripro-
VI-inizi del V sec. a.C.56 duzione fotografica in Elia in questo stesso volume,
La parte centrale del primo aulos ricavata da fig. 29.1.
due sezioni pi piccole del metatarso di un cervi-
de, piuttosto che da una come pi frequentemente Per la presenza del solco centrale sulla plac-
attestato: evidentemente deve essersi verificata una ca pigale, si pu con una certa sicurezza attribui-
rottura cui lartigiano ha posto riparo con labilit e re a un esemplare della specie testudo hermanni,
la professionalit che dovevano contraddistinguere la testuggine terrestre maggiormente diffusa nella
gli aulotrypai57. nostra penisola e lunica sicuramente autoctona
(Phaklaris 1977: 225, nota 17 attribuisce invece
Leggermente pi tarda, e molto pi sobria ri- questo carapace al tipo testudo marginata che
spetto alla tomba 754, si presenta la tomba 1143, vive solo in Grecia).
la quale conteneva fra gli scarsi, ma ben connotan- Le dimensioni piuttosto rilevanti fanno propen-
ti, oggetti di corredo una lyra appoggiata sul brac- dere per lappartenenza dellesemplare a una sotto-
cio destro e sul petto del defunto (Elia in questo specie come ad esempio la hermanni boettgeri con
stesso volume, passim). femmine adulte che possono arrivare a 25 cm di
lunghezza (Avanzi 2002).
Di questo strumento oggi si conservano il ca- Circa luso dei tanti fori superstiti conservati su
rapace di tartaruga e il chordotonon (figg. 30.17, questo carapace propendiamo ad attribuire quelli
30.38). pi piccoli in parte a restauri antichi (abbiamo po-
440 Lucia Lepore

Fig. 30.17 Lyra della tomba 1143: a) carapace, b) chordotonon.


Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 441

tuto registrare solo un restauro eseguito con una menti, manca uno dei bracci. Ossidazioni diffuse
laminetta di ferro, non abbiamo trovato traccia in- inglobanti sostanze organiche (residui ossei del cara-
vece della laminetta di bronzo saldata allinterno pace di tartaruga); sulla sezione orizzontale tracce di
con 4 pernetti, cui si allude nei taccuini di scavo), 5 corde.
in parte a fissare con chiodini la pelle stesa a for- Largh. max. 8,5 cm.
mare la tavola armonica.
I fori pi grandi, a eccezione di quelli riservati Piccola lamina di bronzo rettangolare.
allinserimento del chordotonon, potevano servire Inv. n. 113267. Ripulita e consolidata. Ossidazioni
allapplicazione di elementi in altro materiale, cor- puntiforme diffuse.
no o metallo, per ampliare o modificare la sonori- Negli angoli 4 chiodini ribattuti dei quali ne restano
t dello strumento come ci informa Aristotele (De due in ferro.
audib., III, 657 Didot), oppure essere pi sempli- Misure: 3,2 x 2,5 cm.
cemente aperti per favorire una migliore propaga-
zione del suono. Due piccole lamine di ferro leggermente
incurvate.
Alla fine del V-prima met del IV sec. a.C. Inventariate con lo stesso numero: 113266. Ripulite e
assegnata la tomba 730, appartenente secondo i consolidate. Una di forma pressoch quadrata (A), lesio-
suoi scavatori a un bambino, caratterizzata da un nata, conserva sulla superficie esterna tracce di ossida-
corredo molto sobrio ma fortemente evocativo co- zioni verde scuro da contatto con bronzo e tracce delle
stituito da due strigili e da una lyra (Elia in questo teste ribattute di 4 chiodini di ferro; allinterno tracce di
stesso volume, passim). materia organica biancastra, oltre alla punta di un chio-
dino di ferro. Laltra di forma rettangolare (B) conserva
A questultima si possono attribuire gli elemen- sulla superficie esterna piccole porzioni di residui orga-
ti di seguito schedati (figg. 30.18, 30.39). nici e allinterno ossidazioni verde scuro da contatto con
bronzo, le teste ribattute di 6 chiodini probabilmente di
Carapace osseo di tartaruga. bronzo, un largo foro passante ottenuto con il trapano.
Inv. n. 113264. Ricomposto con vinavil diluito e so- Misure: A 3,5 x 3,7 cm; B 5 x 2,7 cm; diam. foro 0,5
stenuto da piccole integrazioni a base di cera e resina, cm.
risulta lacunoso nelle placche centrali del lato destro
e in gran parte del lato sinistro. Superfici ricoperte da Per la forma, le misure e le tracce di chiodini
leggere incrostazioni grigiastre che fanno ormai corpo la piccola lamina di bronzo doveva essere applicata
con losso, sul lato sinistro larghe tracce di ossidazioni sopra la lamina di ferro A, la quale a sua volta (con-
marrone-rossastro da contatto con ferro. Allinterno, siderando le tracce biancastre di materia organica
sulle placche periferiche prossime alla pigale, ossida- sulla superficie interna) doveva essere inchiodata
zioni verde chiaro da contatto con bronzo. Tutto il lato sopra al carapace di tartaruga, probabilmente per
sinistro si presenta deformato per schiacciamento. il restauro di qualche frattura sul lato sinistro, dove
Lungh. max. 21 cm; largh. max. 16; h 8,6 cm. attualmente restano ampie lacune e tracce di ribat-
Si leggono 9 piccoli fori sulla placca pigale e sul- tini in ferro. La lamina di ferro B potrebbe essere
le quattro periferiche di sinistra; 2 teste di chiodini invece quanto rimane della fascia di rinforzo inter-
di ferro ribattuti e resti di fori sulle pleurali sempre na (a giudicare dai resti organici sulla superficie
del lato sinistro; 5 forellini sulle placche periferiche esterna) posta alla base del carapace lungo il lato
prossime alla nucale, nonch tracce di due fori pi sinistro, rivelatosi forse fin dallinizio il pi debole.
grandi (diam. ricostruibile 1 cm) per linserzione del Il diametro del foro conservato sulla lamina B
chordotonon. inferiore a quello dei fori per linserzione del chor-
dotonon, sul lato sinistro del carapace erano stati
La presenza del solco centrale sulla placca pi- praticati pertanto, dopo lapplicazione della fascia
gale rendono piuttosto sicura lattribuzione del no- di rinforzo, fori supplementari, forse in questo caso
stro carapace a un esemplare della specie testudo solo per favorire la propagazione del suono, visto
hermanni. che a dare maggiore sonorit alla cassa di risonan-
za doveva contribuire la lamina di rinforzo.
Chordotonon in verga di ferro, a sezione circolare. La presenza di queste lamine (in modo confuso
Inv. n. 113265. Consolidato e ricomposto da 4 fram- gi ricordate nei taccuini di scavo) consentono di
442 Lucia Lepore

Fig. 30.18 Lyra della tomba 730: a) carapace, b) chordotonon.


Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 443

accostare la morfologia originaria di questa lyra a frammento dellholmos61 (figg. 30.20, 30.41).
quella della tomba 1149 (attribuita lo ricordiamo a
un giovane di 15 anni, mentre questa in discussio- Elemento centrale del tubo, con 3 fori nella parte
ne a un bambino), per la quale abbiamo richiamato superiore e uno nella parte inferiore.
due esemplari simili da Taranto58. Inv. n. 3944 (oltre al numero di inventario annotato
a china Sep 1050).
Forse nella prima met del IV sec. a.C. da Parzialmente ricomposto nellestremit femmina e la-
inquadrare la tomba 684 (Elia in questo stesso cunoso nellestremit maschio. Superfici ruvide che
volume, passim), il cui unico elemento di corredo solo in qualche punto conservano la patina originaria.
era costituito da una lyra rinvenuta ai piedi del de- Lungh. max. cons. 15,2 cm; diam. max. 1,7 cm; diam.
funto, della quale si conserva solo il carapace di interno 1 cm; diam. fori 0,9 cm.
tartaruga (figg. 30.19, 30.40)
Elemento finale del tubo con due fori nella parte
Carapace osseo di tartaruga. superiore.
Inv. n. 111530 (Inventario di scavo Loc 516). Ricom- Ricomposto e integrato con gesso bianco. Qualche
posto e leggermente integrato con pasta a base di cera scheggiatura superficiale.
e resina, manca completamente della parte corrispon- Lungh. max. 13,9 cm; diam. max. 1,7 cm; diam. inter-
dente alla testa dellesemplare e alla parte inferiore no 1 cm; diam. fori 0,9 cm.
dello strumento. Superfici esterne interamente rico- Le due sezioni sono ricavate da due metatarsi di un
perte da leggere incrostazioni terrose; superfici interne cervide, forse un capriolo, scavati internamente e tor-
a tratti rossastre per luso di gommalacca (resina di niti esternamente.
origine animale) risalente a un precedente restauro,
ora parzialmente rimossa59. Il tipo e la taglia di questo aulos non sembrano
Lungh. max. cons. 18 cm; largh. max. 15,8 cm; h max. discostarsi da quello quasi integro di Poseidonia62,
8 cm. databile alla fine del VI-inizi del nel V sec. a.C.
Su una delle placche neurali centrali presente un Gli auloi di Taranto, rinvenuti in tombe di IV-
foro (diam. max. 0,3 cm). III sec. a.C. e oltre63, sono di un tipo pi evoluto:
hanno un numero maggiore di fori, guarnizioni in
La placca pigale priva del solco centrale e la ca- bronzo e dispositivi per cambiare accordatura.
ratteristica conformazione della parte posteriore del
carapace svasata a campana, allargata e dentata, sug- Concludiamo queste note sugli strumenti mu-
geriscono di attribuire lo stesso a un esemplare della sicali locresi ricordando i due elementi di bron-
specie testudo marginata, originaria della Grecia. zo, provenienti dalla necropoli di Lucifero (scavi
Vista la mancanza di fori sulle placche margi- 1956), da considerare ormai sporadici (vedi supra,
nali probabile che la pelle bovina, stesa a for- p. 430), che abbiamo riconosciuto come chordoto-
mare la tavola armonica, fosse stretta e fissata sul na di strumenti musicali a corda diversi dalla lyra.
carapace da un intreccio di stringhe allo stesso Si tratta di due elementi a U, in verga di bronzo
modo della chindanda e del messang africani60 a sezione circolare, con base e bracci ripiegati a
(figg. 30.24, 30.35). gomito, questi ultimi desinenti a punta sottile, di-
Per la specie cui appartiene il carapace e per stinti con i numeri di inventario 105444 e 105445
la tipologia dello strumento riteniamo la lyra della (figg. 30.21, 30.42).
tomba 684 importata da qualche centro della Gre-
cia propria. Lelemento A, integro, conserva la patina originaria
e sulla base tracce di 7 corde evidenziate dalla colora-
Un aulos di osso e una lyra, rinvenuti presso zione pi scura della patina (si pu vedere in proposito
la mano sinistra del defunto, costituivano gli unici la macrofotografia fig. 30.43).
elementi di corredo della tomba 1050, di datazione Largh. max. 5 cm; lungh. max 5,3 cm.
incerta (Elia in questo stesso volume, passim).
Il carapace e il chordotonon della lyra risultano Lelemento B, lacunoso nelle punte, conserva la pa-
attualmente irreperibili; dellaulos (edito e grafica- tina originaria e tracce appena avvertibili di 3 corde
mente riprodotto in Orsi 1917: 104, fig. 5) si conserva- sulla base.
no invece due sezioni cilindriche, pi un piccolissimo Largh. max. 5 cm; lungh. max. 3,7 cm.
444 Lucia Lepore

Fig. 30.19 Carapace della tomba 684.

Fig. 30.20 Aulos della tomba 1050.


Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 445

La forma e il materiale di questi oggetti diver- attendeva alla revisione dei corredi locresi, oggetto di
gono notevolmente da quelli dei chordotona del- fondamentali contributi, cui va ad aggiungersi ora quello
in questo stesso volume, nel quale sono brillantemente
la lyra, la cui identificazione resa ormai sicura interpretati ed escussi i segni musicali.
dallassociazione pressoch costante con un cara- Devo inoltre alla professionalit dellamico Claudio Corridi
pace di tartaruga: la leggerezza e la solidit del lidentificazione del tipo di osso degli auloi, alla perizia
bronzo, tuttavia, la forma generale, le dimensioni di Patrizia Capasso gli interventi preliminari di pulizia e
e soprattutto le tracce di corde alla base rendono restauro degli oggetti in osso (eseguiti presso il Centro di
Restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana
plausibile la loro interpretazione come chordoto- grazie alla liberalit dellamica Elsa Pacciani, responsabile
na di kithara; un tipo particolare di kithara che della sezione bioantropologica), nonch alla professionalit
noi abbiamo voluto identificare con quello della e amicizia di Franco Cecchi, Roberto Cinotti, Roberto
Wiegenkithara o kithara a culla distinto da Pecchioli, dello stesso Centro di Restauro, rispettivamente il
Wegner 64. restauro degli oggetti in bronzo e in ferro, le macrofotografie
e le radiografie.
Non si tratta, dunque, della grande kithara da Un grazie di cuore a Tiziana Fratini, autrice abile e
concerto, che si afferma in Grecia (e soprattutto meticolosa di tutte le riproduzioni grafiche degli oggetti,
ad Atene) attorno alla met del VI sec. a.C, spes- comprese le ricostruzioni finali, che derivano dalla revisione
so rappresentata in mano ad Apollo, Artemide, di quelle inizialmente abbozzate dallamico di antica data
Eracle, Satiro, Marsia e suonatori professionisti65, Mario Pagni, gi disegnatore presso la Soprintendenza
Archeologica della Toscana.
ma di uno strumento eptacordo di dimensioni Un ringraziamento infine a Bettino Lanza, Massimo Delfino,
contenute, con una cassa armonica dal profilo ar- Paola Turi e Maria Rosaria Luberto per i suggerimenti,
cuato, maneggevole e tecnicamente alquanto pi laiuto nella ricerca bibliografica, la sistemazione della
semplice, derivato dalla phorminx (Sarti 1993: 26 documentazione grafica e fotografica.
e nota 28). Le fotografie, salvo diversa indicazione, sono della scrivente.
La kithara a culla pu essere appesa alle
1
Abbiamo accolto la traduzione di Maria Grazia Fileni tratta
dal suo volumetto Senocrito di Locri e Pindaro, che contiene
pareti di una scuola maschile come nel caso dello un ottimo commento testuale al frammento papiraceo (Fileni
skyphos di Schwerin, al quale ci siamo ispirati per 1987: 35 sgg.), nonch fonti, notizie e riferimenti bibliografici
la nostra proposta ricostruttiva (fig. 30.22; Arias utili al breve quadro inerente la cultura poetico- musicale
1960: 117, tav. 166), suonata allinterno di un gi- locrese che tenteremo di riassumere. In proposito si sono
neceo, come nella lekythos attica a fondo bianco rivelati molto importanti anche il volume di Mancuso del
1912 e le ampie dissertazioni di Gigante 1977; 1983; 1987.
di Oxford (ARV 1000, 195; Add. 313), accordata 2
Sui canti popolari locresi vedi Gigante 1987: 551, ma anche
da una Musa come nel cratere italiota di Monaco
la pi ampia discussione in Gigante 1977: 658 sgg.
(Arias 1960: 148, tav. 237.9). 3
Vedi in proposito Gigante 1977: 628; forse in questo senso
A parte la documentazione iconografica e alcu- sar da intendere il passo del De musica di Pseudo Plutarco
ne riproduzioni in terracotta o in bronzo66, non ci (10, 1134 e Ziegler-Pohlenz) dove si accenna alla disputa se
sono noti ritrovamenti sicuri di kitharai o elementi considerare Senocrito autore di peani o autore di ditirambi
a esse riferibili67: i due chordotona locresi costi- (questo problema affrontato e discusso efficacemente in
tuiscono per ora le uniche attestazioni, che fanno Fileni 1987: 21 sgg.).
rimpiangere ancora di pi la perdita dei contesti.
4
Sulla figura e le opere dellepigrammista Nosside cfr.
Gigante 1988: 552 sgg. che ne offre un affresco quanto mai
coinvolgente. Per il barbitos o barbiton sufficiente quanto
Note detto in Comotti 1988: 45 sg.; cfr. anche Wegner 1949: 42;
Paquette 1984: 173 sgg.
*
Per lanalisi e lo studio di questi materiali sono tante le 5
Vedi ad esempio il frammento di perirrhantherion citato
persone alle quali devo riconoscenza per avermi aiutato negli Atti del Convegno di Taranto del 1994 (Lippolis 1995:
sia materialmente, sia per la liberalit della messa a 535, tav. XXIX, 1) con gruppi di danzatrici accompagnate da
disposizione dei dati, sia semplicemente per il conforto un suonatore di phorminx, uno strumento a corda per il quale
della discussione. Desidero, comunque, ringraziare vedi p. 428, oppure il vaso a rilievo edito in Borda 1979: 92
innanzi tutto Elena Lattanzi, gi Soprintendente ai sg., fig. 28, con gruppi di danzatrici e suonatore di doppio
Beni Archeologici della Calabria, alla quale mi legano aulos. Gli strumenti musicali o parti di essi restituiti da
diversi decenni di amicizia e affetto; Claudio Sabbione, Taranto (per i quali in questa sede vorrei ringraziare, oltre al
responsabile dellarea archeologica e degli scavi di Locri, Soprintendente ai Beni Archeologici della Puglia Giuseppe
sotto la direzione del quale cominciai a muovere i miei Andreassi, Antonietta DellAglio, Enzo Lippolis, Amelia
primi passi in Magna Grecia nel lontano 1974; Diego Elia, DAmicis e Armanda Zingariello, autrice delle riproduzioni
ora professore associato nellUniversit di Torino, giovane grafiche e di alcune interessanti ricostruzioni) stanno per
dottorando quando lo incontrai, alla fine degli anni 90 essere pubblicati in un mio volumetto monografico dal titolo
del secolo scorso mentre, insieme con Valeria Meirano, Della platag di Archita e della cultura musicale dei Messapi,
446 Lucia Lepore

Fig. 30.21 Chordotona di bronzo dalla necropoli.

Fig. 30.22 Ricostruzione grafica di una kithara a culla


con uno dei nostri chordotona di bronzo.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 447

nel quale vengono ampliati e corredati di note i temi gi e sulla lettura di alcune rappresentazioni figurate viene infatti
esposti in una conferenza tenuta a Manduria (TA) nel distinto un sistema per kollopes, con diverse varianti; indi un
giugno del 2008, nellambito di una serie di manifestazioni sistema pi sicuro, introdotto nella seconda met del V sec.
organizzate dallArcheoclub in collaborazione con la sede a.C, secondo il quale la corda era arrotolata in croce o a 8
distaccata della Soprintendenza Archeologica. attorno a un pezzo di legno o di metallo; un sistema infine
6
Alla met circa del IV sec. da attribuire il frammento di per passaliskoi, nel quale i pezzi di legno o di metallo erano
cratere a campana con tympanon, avvicinabile alla produzione fissati o piantati nel giogo alla maniera di un chiodo. Lanalisi
del P. della Pisside RC 5089 attivo a Locri, proveniente da dei realia locresi permette oggi di ricostruire con sicurezza
Caulonia (vedi in questo stesso volume il mio contributo almeno uno di questi sistemi, costituito da una serie di
sugli scavi condotti a S. Marco, p. 85, fig. 6.35); al IV-III bischeri in osso, variamente foggiati, attorno ai quali erano
sec. a.C. sono assegnate le terrecotte figurate, tra le quali avvolte le corde e per mezzo dei quali venivano fissate al
Pan che suona la syrinx, Sileno e satiri col doppio aulos e i giogo dopo uno o pi avvolgimenti, ma vedi pi diffusamente
kymbala, nonch le numerose pinakides con ninfe suonatrici supra, pp. 434, 436, figg. 30.11, 30.15, 30.13, 30.16.
di vari strumenti, provenienti dal santuario di Grotta Caruso, 11
Vedi lesemplare conservato nel Museo di Storia Naturale
a proposito del quale vedi in generale i problemi e i materiali Sezione di Antropologia ed Etnologia dellUniversit di
presentati nel volume scritto a pi mani Costabile 1991: Firenze, inv. n. 12160, che ho potuto fotografare e riprodurre
152 sgg., 179 sgg., passim. A frequenti rinvenimenti nelle grazie alla disponibilit della Direzione e del personale
case di et ellenistica di terrecotte che rappresentano sileni, tutto, che ringrazio. Si tratta di uno strumento pentacordo (h
menadi, auletridi, suonatori e suonatrici di vari strumenti max. 51,5 cm; largh. del giogo 24 cm) con cassa di risonanza
accenna Barra Bagnasco 1996d: 85. Per comprendere meglio costituita da un carapace di tartaruga (20,5 x 15,5 cm),
e complessivamente lambiente culturale locrese contiamo posto in orizzontale e con placche cornee conservate, sul
di prendere in considerazione e analizzare in altra sede non quale stesa e legata con un complesso sistema di stringhe
solo i tipi coroplastici cui abbiamo fatto cenno, ma anche di cuoio intrecciate una pelle animale, caratterizzata da
la ceramica figurata di importazione con rappresentazione otto fori armonici. Un piccolo parallelepipedo di legno con
di temi musicali (Giudice 1996: 46, 48, parla di un [] 5 scanalature su un guscio piatto di conchiglia costituisce
frammento di lekythos con Eros che suona la lira eptacorde il ponticello (antica magas). Le corde, in spago ritorto
attribuibile al pittore di Brygos [] ; [] il delizioso come la traversa per reggere e appendere lo strumento, si
frammento di oinochoe del pittore della phiale di Boston col infilano e fuoriescono alla base da due fori praticati nel
piccolo satiro che suona lauls []), nonch opere come la guscio di tartaruga, fermate da alcuni legnetti che fungono
menade danzante con tympanon dalla tomba femminile 934, da cordiera. Forse a un dispositivo del genere, intuito gi
attribuita a officina tarantina (vedi da ultimo la scheda n. 173 da Radermarcher, alluderebbe lInno omerico a Ermes (vv.
di A. Zaccaria in Arte e artigianato: 241). 47-48) laddove il dio Tagliati nella giusta misura steli di
7
Vlad Borrelli 1998: 516 sgg., tav. CXLI, 1. Per la canna, li infisse nel guscio della tartaruga, perforandone il
ricostruzione ipotetica del tipo vedi da ultimo Schenal dorso (Cassola 1975: 183, 519 sgg.). Sullinterpretazione
Pileggi in CPL III 2: 461 sgg., tipo 8/33; III 5, fig. 31, tav. da attribuire a questi due versi si sono soffermati numerosi
CXLVIIa; per il ruolo della lyra e di Apollo nei rituali studiosi (da ultimo vedi Comotti 1988: 41 sgg.) senza
iniziatici maschili cfr. Cardosa in CPL III 1: soprattutto 71. giungere a formulare spiegazioni convincenti. I bracci della
A rafforzare la tesi del ruolo della lyra nei rituali connessi chindanda sono in legno tornito come il giogo e sono fissati
a divinit poste a presiedere riti di passaggio ricordiamo a questultimo tramite fori di incastro; alla base, invece,
lofferta nel santuario di Artemide a Brauron di una lyra di sono semplicemente tenuti fermi dalla pressione della pelle
avorio da parte di Cleito, figlia di Aristocrate e moglie di animale. Questultima osservazione sembra contraddire la
Oulios figlio di Cimone (IG II: 1388, 80-82; 1447, 14-16. ricostruzione della lyra proposta in Phaklaris 1977: 227 sg.,
fig. 8a, nella quale i bracci sono fissati al guscio con grossi
8
Gli studi sulla lyra greca sono numerosissimi, qui ci chiodi e tenuti fermi da una piccola asta orizzontale anchessa
limitiamo a ricordare il saggio in molte sue parti ancora fissata con chiodi allinterno del guscio. Una ricostruzione
valido di Reinach, in DS, s.v. Lyra: 1437 sgg., nonch lopera molto simile fornita da Marianne Prohszka (Prohszka
fondamentale di Wegner 1949: 37 sgg. 1995: 149 sgg., fig. 34) per la lyra rinvenuta nella tomba 336
9
Per la ricostruzione generale del tipo cfr. da ultimo di Metaponto (necropoli di Pantanello). Queste ricostruzioni
Grillo in CPL III 2: 492 sgg., tipo 8/35 (in particolare per tentano entrambe di giustificare con il fissaggio dei bracci i
il frammento del British Museum: 433, nota 7); III 5, fig. fori presenti spesso sul dorso del carapace, non compatibili
34, tavv. CLV-CLVIa; per linquadramento della figura dei con linserzione del chordotonon o limbullettamento della
Dioscuri allinterno del sistema di immagini caratteristico pelle animale sul guscio. Per un altro possibile uso di questi
del Persephoneion locrese cfr. la convincente messa a punto fori vedi supra, p. 441 quanto abbiamo proposto per la lyra
di Grillo in CPL III 1: 25 sgg. della tomba 1143.
10
Vedi Arist., Mech., 14, 852b12;18; Eustath., Ad Odyss., 12
Prckner 1968: 15 sg., tipo 1, tav. 1,1 ; questo frammento
2.266.36; Hesych. s. v. kollopes. Per i vari sistemi di attacco e altri conservati nel Museo di Reggio Calabria hanno
delle corde al giogo, distinti, tuttavia, solo su base iconografica consentito la ricostruzione del tipo per il quale vedi Rubinich
v. Paquette 1984: 147 sg., il quale elenca 8 modi: kollopes, in CPL III 3: 667 sgg., tipo 10/1; III 5, fig. 53, tav. CLXXXI.
per attacco diretto sul giogo, per sistema alveolare, per Per il significato della scena cfr. da ultimo Rubinich in CPL
ganci, per cavicchi o freccette perpendicolari al giogo, per III 3: 631 sgg., che riassume e discute convincentemente
placche semicircolari, per cursori; in Blis 1985: 216 sgg., le esegesi susseguitesi nel tempo fin dalla prima edizione
tali sistemi vengono ridotti a tre: sulla base delle fonti scritte proprio del frammento di Monaco, risalente al 1867. Noi
448 Lucia Lepore

accettiamo come la pi persuasiva linterpretazione di una serie di testimonianze figurate nelle quali compare
Mario Torelli (Torelli 1977: 173) che riconosce nella figura Afrodite con il sakkos, attributo a lei affine come protettrice
femminile Persefone (e non gi Afrodite come la maggior delle fidanzate e delle giovani spose.
parte degli studiosi per la presenza di Eros) che incontra 25
Mertens Horn 2002: 409, nota 17. In generale le due
Hermes e colloca il pinax tra quelli che alludono al figure femminili presenti sui lati corti, quella sul lato
matrimonio in chiave mitica. destro, ammantata, nellatto di bruciare incenso su un alto
13
Barra Bagnasco 1996e: passim, fig. p. 30, con bibliografia; thymiaterion, quella sul lato sinistro, nuda, nellatto di
unampia disamina sui recumbenti di Centocamere suonare il doppio aulos, vengono identificate rispettivamente
con relativo catalogo in Locri I: 151 sgg. ; per il culto di come una sposa e una etera, secondo il noto concetto
Centocamere vedi anche Torelli 1977: 147 sgg. dellamor sacro e dellamor profano (cfr. in proposito Mertens
14
Vedi in proposito le considerazioni di Abruzzese Calabrese Horn 1997: 97 sg. con bibliografia precedente).
1996: 190 sgg. con ampia bibliografia. 26
Credo che ci sia una concettualizzazione di aspetti rituali,
15
Vlad Borrelli 1998: 520 sgg., tav. CXLIII, 1-3. Il tipo che costituiscono una vera e propria concezione del mondo.
completo ora ricostruito da Cardosa, in CPL III 1: 77 sgg., Lidea che dietro a questi troni si adoperi e il mito e il simbolo
tipo 8/1; III 5, fig. 1, tavv. I-IV. per concettualizzare fatti rituali che proiettano unintera
16
Comotti 1988: 43 e nota 12; Vlad Borrelli 1993: 57 esamina esistenza credo rappresenti la strada che possiamo seguire
anche tutta una serie di monumenti nei quali compare lo per capire i due troni.Queste le interessanti osservazioni
stesso gesto tra i quali quelli riprodotti alle figg. 5, 7, 8, 10. e raccomandazioni pronunciate da Mario Torelli nel suo
contributo alla discussione sulla relazione di Erika Simon
17
Tali pomelli sono raramente rappresentati nella lyra: due
durante il 16 Convegno di Taranto dedicato a Locri (Locri
grossi pomoli sono ritratti alle estremit del giogo della lyra
Epizefirii: 591 sg.)
sullhydria attica a figure nere della Collezione Costantini
a Fiesole (Paquette 1984: L27), delle ghiere terminali sul
27
Per la ricomposizione del tipo vedi Rubinich, in CPL II
giogo della lyra di Apollo nella coppa a fondo bianco di Delfi 2: 485 sgg., tipo 5/18; II 5, fig. 35, tavv. LXXXIII-LXXXIV.
(Paquette 1984: L2); due manopole, di norma discoidali, 28
Per il tipo vedi da ultimo Rubinich, in CPL III 3: 760
alle estremit del giogo costituiscono al contrario uno degli sgg., tipo 10/11; III 5, fig. 63, tavv. CXCVI b CXCVIII.
elementi caratteristici della kithara: esse dovevano servire a Sulle possibili esegesi della scena unampia disamina di
far ruotare il giogo e allentare o tendere le corde (Paquette Rubinich, in CPL III 3: 644 sgg.
1984: 97 sg., C3-10, C12, C14-15, C17-19, C21, C24-31, 29
Il tipo ricostruito da Rubinich in CPL I 1: 185 sgg.,
C33-36, C38-46, C50; Blis 1985: 215 sg.). tipo 1/20; I 4, fig. 4, tavv. XXIII-XXIV. Sul significato degli
18
Sulle vicende e le problematiche connesse a questa arredi unampia disamina di Rubinich in CPL I 1: 64 sgg.
tomba vedi da ultimo la monografia di Giuseppina Gadaleta 30
Sarti 1993: passim. La phorminx rappresentata anche nel
(Gadaleta 2002) con ampia bibliografia di riferimento. documento tarantino degli anni a cavallo tra la fine del VII e
19
Cos nella maggior parte della vasta letteratura relativa; di gli inizi del VI sec. a.C., citato supra alla nota 4. La kithara
Due beccucci di aryballoi si parla invece in Longo 1996a: riprodotta per la prima volta in Occidente nella ben nota
42, scheda 21. Ringrazio lamica e collega Marina Cipriani, metopa selinuntina con la triade delfica datata attorno al 570
responsabile del Museo e degli scavi di Poseidonia-Paestum, a.C.: vedi in generale Tusa 1983: 111 sg., n. 3, una bella
per la liberalit con la quale mi ha permesso di esaminare e immagine a colori in Sikanie, fig. 185.
discutere gli strumenti musicali di Poseidonia, tra i quali 31
Su questaskos vedi da ultimo Spadea 2005a: 38 sgg., tav.
possibile identificare forse un barbiton, oltre a due lyrai e a XIV, figg. 28-29.
un doppio aulos pressoch completo. 32
Delle lekythoi di questo gruppo raccolte in Trumpf e
20
Vlad Borrelli 1993 con ampia bibliografia precedente. Lyritzaki 1969, solo di una, la FV 157, conosciamo la
Larticolo della Vlad Borrelli molto denso e ben impostato; provenienza dallagora di Atene.
non scioglie, tuttavia, i dubbi sullautenticit del monumento 33
Per la conoscenza dellaulos greco, oltre a Reinach in
che lautrice pare ritenere falso nonostante le sue iterate DS, s.v. Tibia, Wegner 1949: passim, si pu vedere anche
visite a Boston. Paquette 1984: 24 sgg. con bibliografia. Sullidentificazione
21
Anche per questo strumento rimandiamo qui in generale al delle sezioni di osso riferibili ad auloi, spesso confuse
saggio di Reinach in DS, s.v. Tibia: 300 sgg. e a Wegner 1949: con sezioni di cerniere, o viceversa, si rivela pregevole un
52 sgg. Citeremo via via saggi e bibliografia pi specifici. breve articolo di Annie Blis (Blis 1988a), nel quale sono
22
Torelli 1977: 166, tav. VIII in basso. Per la ricomposizione puntualmente esaminati la diversa lavorazione, i diametri,
ipotetica del tipo cfr. ora Rubinich, in CPL II 1: 90 sgg., tipo gli spessori e le lunghezze generali delle sezioni, nonch il
3/5; II 5, fig. 5, tavv. XVI-XVII a. Le diverse letture della sistema di incastro (caratteristico solo nelle sezioni degli
scena come anche lidentificazione delle figure femminili auloi), la forma, il numero e la disposizione dei fori.
sono riassunte da Rubinich, in CPL II 1: 11 sgg. Rispetto alla 34
Un doppio aulos pressoch intero (un aulos lungo
ricostruzione proposta dalla Rubinich noi preferiamo leggere complessivamente 34,8 cm; laltro 36,7 cm) proviene dalla
la figura di sinistra come divinit seduta e identificarla con tomba 21 di Tempa del Prete, localit a circa 1,5 km a sud di
Afrodite. Poseidonia-Paestum, inedita, associato con uno strumento a
23
Mertens Horn 2002: 412 considera con buone corda, forse un barbiton, e una lekythos attica a figure nere con
argomentazioni il sorriso un segno iconografico caratteristico Dioniso, Menadi e Satiri. La tomba da assegnare alla fine
di Afrodite. del VI-inizi V sec. a. C. (devo queste informazioni allamica
24
Mertens Horn 2002: 408 sgg., elenca convincentemente Marina Cipriani che ancora una volta ringrazio per la liberalit
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 449

con la quale mi ha concesso di esaminare e documentare gli 46


La tomba edita in forma preliminare in Cipriani 1989a:
strumenti musicali di Poseidonia). Per gli altri auloi locresi 79, 86, figg. 10-11.
vedi infra quelli dalle tombe 1290, 754, 1050. 47
Si tratta della tomba del 26 aprile 1939 edita in Bernab
35
Per gli auloi di Perachora cfr. Stubbings 1962: 448; per Brea 1940: 482 sg., datata al V sec. a.C. in DAmicis 1999:
laulos di Brauron vedi Landels 1963: 117. 21.
36
Vedi in proposito Blis 1988b: 31 sg., fig. 2, con bibliografia. 48
Tale elemento si legge frequentemente nella ceramica e
Il nostro documento potrebbe dar forza allopinione degli nella pittura in tutti i casi in cui gli strumenti sono visti dalla
studiosi che hanno voluto vedere lorigine della notazione parte interna, cio dalla parte della tavola di risonanza (a
strumentale nelle diteggiature destinate agli auleti (Blis puro titolo esemplificativo vedi la lyra riprodotta sulla coppa
1988b: nota 16). di Spina edita a colori in Berti e Restani 1988: XXVI, oppure
37
Vedi infatti Elia in questo stesso volume, nota 16. la kithara suonata da Sileno nella kelebe sempre di Spina,
38
In Elia e Car 2004: 78, 79, 83, fig. 13, questa tomba Berti e Restani 1988: XVIII). Il modo con il quale venivano
presa in considerazione per lalto numero di astragali in inseriti, invece, i due bracci desinenti a punta nella cassa
essa rinvenuti (1002); si accenna a una datazione nella di risonanza, nel nostro caso nel carapace, noto solo, per
seconda met avanzata del VI sec. a.C. e allassociazione quanto mi dato di conoscere, dalla lyra, detta provenire
degli astragali con strumenti musicali (Elia e Car 2004: 79). da Rocavecchia, conservata con il n. dinv. 3935 nel Museo
39
Vedi Elia in questo stesso volume p. 406. Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce, riprodotta
40
Vedi bibliografia citata supra alle note 37-38. graficamente per noi (grazie alla liberalit del Direttore
Antonio Cassiano) da Alberto Quercia del Dipartimento
41
Orsi 1917: 103 sg. parla infatti di una tomba a fossa di Beni Culturali dellUniversit del Salento, che ringrazio
coperta da tegole, attribuita a un giovanetto, contenente solo vivamente (vedi fig. 30.12).
numerosissimi astragali fra i quali 14 impiombati, un amo
di bronzo, una spatola di osso, una lekythos e due anforette
49
Vedi ad esempio Paquette 1984: L17, L19, L24, L35,
a figure nere. L44, dove secondo noi rappresentato con varianti minime,
dovute alla sensibilit del pittore o alla diversit di bottega,
42
Nella tomba di Contrada Corti Vecchie, via Leporano
lo stesso sistema di applicazione delle corde al giogo
del 24/08/1932, edita in Schojer 1988: 476 sg. e datata
(Paquette attribuisce tali rappresentazioni a cinque sistemi
allultimo quarto del IV sec. a.C., si conserva un cilindro di
diversi, Paquette 1984: 147 sgg.)
raccordo lungo 4,3 cm (compresi il maschio e la femmina)
che serviva ad allungare di 3 cm un aulos di 36,4 cm, che
50
Lo strumento fa parte delle collezioni del Museo di
diventava complessivamente lungo 39,4 cm; nella tomba Storia Naturale Sezione di Antropologia ed Etnologia
VIII Vaccarella, via Japigia dell8 luglio 1937, inedita, sono dellUniversit di Firenze, dove si conserva con il numero di
conservati gli elementi di raccordo di un doppio aulos, che inventario 12707. Esacordo con cassa di risonanza formata
misurano rispettivamente 3,5 e 3,2 cm. Per gli strumenti da una ciotola di legno, tavola di risonanza in pelle animale,
musicali di Taranto vedi supra nota 5. plettro lungo e stretto e fascia trasversale per imbracciarlo
43
Si tratta della tomba 21 di Tempa del Prete gi ricordata o sospenderlo in cuoio. Le corde in spago ritorto sono
supra, nota 34, nella quale sono presenti due raccordi, uno arrotolate sul giogo (in legno tornito) e attorno a 6 bischeri di
per allungare di 4,2 cm laulos lungo 30,6 cm, che passa a legno tornito e sagomati (alt. max. 62 cm; largh. giogo 51 cm;
misurare complessivamente 34,8 cm, laltro per allungare di cassa 28,2 x 23,5 cm; lungh. bischeri 8,4 cm).
6,9 cm laulos lungo 29,7 cm che passa quindi a misurare 51
Cfr. in proposito gli elenchi riassuntivi e la tabella
complessivamente 36,7 cm. statistica editi in Bessi 1997: 150 sgg.
44
Ci riferiamo alla tomba rinvenuta in via Otranto il 52
Blis 1985: 215, figg. 13-14; la Blis ricostruisce il
26/4/1939 (Bernab Brea 1940: 482 sg.; DAmicis 1999, sistema di incastro basandosi sullanalisi della lyra Elgin
riproduzione fotografica a p. 21) con carapace di tartaruga e sulle nervature dei bracci presenti su alcuni monumenti
con fascia di ferro imbullettata allesterno, e della tomba figurati tra i quali il trono di Boston.
III contrada Chiapparo del 29 settembre 1939 (DAmicis 53
Per le attestazioni iconografiche e la funzione delle
1999, riproduzione fotografica a p. 22), con carapace manopole nella kithara vedi supra nota 17.
molto frammentario caratterizzato da una fascia di ferro 54
V. supra, p. 425 e nota 19.
imbullettata allinterno, associato a uno strigile di bronzo
del quale restano pochi frammenti. Le tombe si possono
55
Elementi e frammenti sono stati sottoposti alla rimozione
inquadrare entrambe nel V sec. a.C. secondo Amelia dei residui terrosi curata da Patrizia Capasso ed eseguita a
DAmicis che ringrazio di cuore per linformazione. tampone con alcool e meccanicamente con bisturi. Per la
ricomposizione dei frammenti stato utilizzato K 60 diluito.
45
Il plettro che impugna Alceo nel famoso kalathos del
pittore di Brygos sembra a forma di freccia con lungo codolo,
56
Vedi ad esempio lesemplare inedito dalla tomba 21 di
quello di Saffo sempre sullo stesso vaso ha forma di foglia Tempa del Prete a Poseidonia gi ricordato supra nota 34,
(vedi le belle immagini a colori riportate in terza e quinta di oppure quello frammentario di Brauron del quale leditore
copertina del volume Vedere Greco). Di forma allungata e con ricostruire la scala melodica con 6 fori (Landels 1963: 119).
la testa tronco-conica sembra il plettro in mano ai satiri che 57
Illuminante in tal senso un breve articolo di Annie Blis,
suonano la cetra di Tamiri nel cratere di Polion, assimilato nel quale viene pubblicato un doppio aulos conservato nel
al moderno percussore dellarchetto che viene usato per Museo del Louvre, con acute osservazioni riguardanti i
cardare il cotone in Arcadia: Phaklaris 1977: 230, figg. 11- costruttori di auloi circa la conoscenza che questi dovevano
12, tavv. 79-80. avere dei rapporti matematici intercorrenti tra gli intervalli
450 Lucia Lepore

dei fori, come possibile desumere dai testi dei teorici la distingue come uno strumento oscillante tra i 30-40
antichi (Blis 1984: 116 sgg., con ampia bibliografia). centimetri, cassa arrotondata, giogo sprovvisto di pomoli
58
Vedi supra, nota 44. alle estremit, ponticello mobile, generalmente con 7 corde;
59
Dopo altri tentativi sono stati necessari impacchi di alcool per la lunghezza limitata delle corde esso doveva dare suoni
e acetone al 50% per ammorbidire la gommalacca poi acuti e corrispondere allestensione della voce femminile o
asportata con bisturi, spazzole e specilli. La ricomposizione dei giovani ragazzi.
stata eseguita con K60 diluito. Nella fase attuale non si 65
Il corpus iconografico relativo alla kithara da concerto, a
ritenuto opportuno rimuovere le incrostazioni terrose. quello strumento cio di dimensioni oscillanti tra 60-75 cm
60
Si tratta degli strumenti citati supra p. 424, nota 11; p. 434 di altezza e 40-50 cm di larghezza, sofisticati meccanismi
e nota 50: in entrambi i casi la pelle della tavola armonica e decisa sonorit (Wegner 1949: 32 sgg.; Paquette 1984:
trattenuta sulla cassa di risonanza (costituita in un caso 90 sgg.; Addendum IV: 241 sgg.) molto ampio e articolato
dal piastrone dorsale di una tartaruga, nellaltro da una e comprende diverse centinaia di vasi, oltre a sculture,
ciotola di legno) da una serie di stringhe di pelle intrecciate terrecotte, monete, rilievi, bronzi e glittica, per questo ci
e annodate. limitiamo a citare a puro titolo esemplificativo lhydria attica
61
Le due sezioni erano state non correttamente ricongiunte a f. n. con komos dionisiaco del pittore di Lysippides (Arias
insieme con il frammento dellholmos: noi le abbiamo fatte 1960: 75 sgg., tav. a colori XXI); il deinos attico a f. r. con
separare dal momento che lo strumento era allorigine Apollo in corteo del pittore di Berlino (Sarti 1993: figg. 1-2);
composto da sezioni assemblate a incastro mediante un la metopa selinuntina con la triade delfica (Sikanie: fig. 185).
raffinato dispositivo maschio-femmina. 66
A Taranto abbiamo riproduzioni miniaturistiche di kitharai
62
Vedi supra, nota 34. in terracotta in tombe del II sec. a.C. (Graepler 1997: 172
63
Ci riferiamo al doppio aulos della tomba contrada Corti sgg., fig. 183). Modellini in bronzo sono noti gi dal VI
Vecchie, via Leporano edita in Schojer 1988: 476 sgg., sec. a.C. (esemplare della prima met del VI sec. dallAsia
tav. XCIX (ultimo quarto del IV sec. a.C.), al doppio aulos Minore in Aign 1963: 240 sgg., fig. 124; kithara di Atene
della tomba VIII contrada Vaccarella dell8 luglio 1937, degli inizi del III sec. a.C. in Maas e McIntosh Sneyder
inedita (attribuita alla seconda met avanzata del III sec. 1989: 192, fig. 6; la kithara di Hannover e quella dellEros
a.C. dallamica Amelia DAmicis, cui devo linformazione), di Madia del II sec. a.C. in Vendries 1999: 72 sgg., pl. II b,
e infine allaulos (o auloi) composito dalla necropoli di S. pl. III b).
Lucia riprodotto in Megale Hellas: fig. 709 (ricomposto non 67
Vendries riproduce il disegno di due gioghi lignei con
correttamente); una sezione di questultimo ricordata in chiavi infisse provenienti da un tumulo di Dardano in
Blis 1988a: 117, nota 21. Troade, datati nel I sec. a.C., appartenenti a suo parere a
64
Wegner 1949: 47, 206 sgg. Vedi anche Paquette 1984: due kitharai piuttosto che a due lyrai come proposto dagli
131 sgg., il quale sulla base delle rappresentazioni figurate scavatori (Vendries 1999: 54, 73, fig. 6).
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 451

Fig. 30.23 Pinax del British Museum con i Dioscuri (Prckner Fig. 30.25 Pinax di Monaco con Hermes, Persefone ed Eros
1968: tav. 30,1). (Prckner 1968: tav. 1, 1).

Fig. 30.24 La chindanda degli Abarambo: collezioni del Museo di Storia Naturale Sezione di Antropologia ed Etnologia dellUniversit
di Firenze.
452 Lucia Lepore

Fig. 30.26 Recumbente da Centocamere (Lattanzi et alii: 30).

Fig. 30.27 Frammenti del pinax con Apollo Fig. 30.29 Pinax con Afrodite e auletris (Lattanzi et alii: 84).
e lyra.

Fig. 30.28 Tomba delle danzatrici di Ruvo (Tin Bertocchi 1964: Fig. 30.30 Frammenti del pinax con sirene musicanti.
fig. 27).
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 453

Fig. 30.31 Aulos dal santuario della Mannella.

Fig. 30.32 Allungo della tomba 1013.

Fig. 30.35 Messang abissino: collezioni del Museo di Storia Naturale Sezione di Antropologia ed Etnologia dellUniversit di Firenze.
454 Lucia Lepore

a c

Fig. 30.33 Strumenti della tomba 1290: a) carapace, b) chordotonon, c) bischero, d) doppio aulos.

Fig. 30.34 Bischero con segni di usura (F. Cinotti).


Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 455

Fig. 30.36 Chordotonon della tomba 996.

Fig. 30.37 Strumenti della tomba 754: a) bischeri, b) pomello con chiodo, c) anello, d) doppio aulos.
456 Lucia Lepore

Fig. 30.38 Lyra della tomba 1143: a) carapace, b) chordotonon.

Fig. 30.39 Lyra della tomba 730: a) carapace, b) chordotonon, c) lamina di bronzo, d) lamine di ferro.
Gli strumenti musicali locresi tra iconografia e re alia 457

Fig. 30.40 Carapace della tomba 684.

Fig. 30.41 Aulos della tomba 1050.

Fig. 30.42 Chordotona di bronzo dalla necropoli. Fig. 30.43 Chordotonon di bronzo A (F. Cinotti).
31.
Lastragalo nel sepolcro
?*
riflessioni per la rilettura di un costume funerario:
i casi di Locri e Caulonia
Barbara Car

Luso di deporre astragali tra gli elementi della A questo proposito, tuttavia, il riesame del caso
suppellettile funebre trova, come noto, numero- locrese, notoriamente uno dei maggiori complessi
se attestazioni in tutto il mondo greco, ricorrendo per quanto riguarda questo genere di rinvenimen-
in un arco cronologico e geografico estremamente ti8, e lapporto offerto dallo studio di altri conte-
ampio. Malgrado la sua straordinaria diffusione, sti funerari del mondo greco-occidentale pur
tuttavia, tale pratica rituale ha rappresentato sino nellambito di un quadro differenziato consen-
ad anni recenti un campo di ricerca poco indagato. tono di acquisire nuovi elementi, utili alla valuta-
Limpiego dellastragalo quale offerta funera- zione di questo singolare fenomeno e alla verifica
ria, infatti, ha di rado richiamato lattenzione degli delle proposte esegetiche tradizionali.
studiosi1, cos come modesto linteresse di norma
manifestato, anche nella bibliografia recente, nei 1. La documentazione da Locri Epizefiri: la
confronti di questa classe di materiali2. necropoli in Contrada Lucifero
In assenza di studi sistematici sul fenomeno,
allorigine delle proposte esegetiche sinora avan- Gi allindomani della prima campagna di sca-
zate in relazione a tale costume funerario las- vo, condotta nel 1910, Paolo Orsi rilevava linusua-
sociazione privilegiata tra gli astragali e la sfera le presenza di astragali nella necropoli locrese:
infantile, documentata in maniera esplicita da fonti [] da notare come nessuna necropoli abbia
letterarie e iconografiche3; lesistenza di un legame dato in tanta copia, come questa di Lucifero, gli
preferenziale tra le classi preadulte e questa forma astragali [] (Orsi 1911: 25); con il susseguirsi
di intrattenimento ludico evidenziato sin dai pri- delle ricerche protrattesi sino al 1915, lelevato nu-
mi scritti concernenti questa classe di materiali4 mero di reperti raccolti nel corso delle varie esplo-
ha indotto, infatti, numerosi autori a sostenere razioni confermava allo scavatore la predilezione
in modo quasi esclusivo linterpretazione di tali singolare che i Locresi ebbero per questo oggetto
ossicini come giochi dellinfanzia e delladolescen- simbolico (Orsi 1912: 17). Linsolita diffusione
za: ricondotti allo stesso piano semantico di altri dellastragalo a Lucifero non sfugg, in seguito, a
balocchi5, essi verrebbero, dunque, deposti nella Roland Hampe che in un saggio dedicato alla stele
tomba a perpetuare il ricordo delle attivit ludiche di Pharsalos, edito nel 1951, attribuiva agli abitan-
preferite in vita dai fanciulli o per allietarne la per- ti di Locri una vera e propria Astragalomanie9.
manenza nelloscurit delloltretomba6. Il recente riesame della documentazione inerente
Tale relazione privilegiata sembrerebbe avvalo- larea funeraria10 ha permesso di evidenziare in mag-
rata anche dallevidenza archeologica: significativa giore dettaglio i caratteri peculiari del caso locrese,
in questo senso sarebbe da ritenersi, infatti, la pre- la cui eccezionalit risiede non solo nello straordina-
senza ricorrente di queste piccole ossa nei sepolcri rio numero dei rinvenimenti, ma anche nellalta con-
pertinenti a individui defunti prima di aver rag- centrazione di astragali allinterno di singole tombe
giunto let adulta, documentata in diverse localit oltre che nella particolare cura mostrata nella dispo-
del mondo greco7. sizione di tali oggetti nello spazio sepolcrale.
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
460 Barbara C ar

I 149 sepolcri caratterizzati dalla presenza di alla mano sinistra altri 58 [] (Orsi 1917: 106),
tale classe di materiali11 distribuiti tra la met e ancora, la tomba 865 in cui si contarono disposti
del VI secolo e let ellenistica12 hanno restituito [] dalla mano destra, contornando il braccio, la
una cifra complessiva di almeno 8800 astragali13; spalla, il cranio e terminando alla spalla sinistra,
i singoli contesti di rinvenimento, tuttavia, si dif- 479 astragali (Orsi 1913a: 40). Ma lesempio for-
ferenziano sensibilmente per il numero dei reperti se pi rappresentativo di questo singolare schema
restituiti (fig. 31.1). distributivo, frutto di una scelta certamente inten-
un ridotto nucleo di sepolture si segnala per il zionale e simbolica, la deposizione bisoma 348,
rinvenimento di un solo esemplare (per es., sepp. in cui gli astragali formavano un vero e proprio
56, 243, 483, 634, 698, 971) o, pi raramente, cordone che congiungeva i due defunti, correndo
due (sepp. 46, 654, 704, 924). Un limitato numero intorno alle teste e lungo il loro fianco sinistro (fig.
di astragali inferiore alla decina contrassegna 31.2; Orsi 1912: 11-12, fig. 10).
invece un cospicuo lotto di contesti (tra gli altri, i frequentemente essi appaiono raccolti in muc-
sepp. 250, 342, 359, 567), sebbene il gruppo pi chietti o distribuiti accanto agli arti o ai fianchi;
consistente sia rappresentato dai corredi che han- si segnala, tuttavia, anche il ricorrente ritrovamen-
no restituito tra i 10 e i 50 esemplari (sepp. 334, to di piccole quantit poste sul petto o intorno al
363, 440, 518 ecc.). collo: in queste deposizioni non si pu escludere
Insolitamente frequenti a Locri risultano anche che gli ossicini fossero originariamente associati
i sepolcri con raggruppamenti variabili tra le 50 e in collane di materiale deperibile17. Solo in taluni
le 100 unit (sepp. 616, 693, 790, 800 ecc.) e tra casi, inoltre, gli astragali non sembrano mostrare
le 100 e le 200 unit (tra cui i sepp. 587, 632, 826, una diretta relazione con il corpo del defunto, ben-
865, 986, 1233, 1290), assai rari in altre aree fu- s rivelano un rapporto privilegiato con altri ele-
nerarie14. Le manifestazioni pi eclatanti sono, menti della suppellettile funeraria quali specchi
tuttavia, costituite dal ridotto gruppo di tombe che (sepp. 171, 275, 693), arule miniaturistiche (sep.
presenta tra i 200 e i 400 astragali (327, 922, 937, 275), vasellame fittile e bronzeo che svolge paral-
1101 ecc.). Infine, del tutto eccezionale si rivela un lelamente la funzione di contenitore (sepp. 281,
limitato gruppo di sepolcri con rinvenimenti com- 1240, 1242, 1247)18.
presi tra le 500 e le 1000 unit (per es., i sepp. In altri contesti, infine, gli astragali trovano po-
348, 709, 1013) risultati totalmente privi di con- sto anche allesterno del sepolcro19: a documentare
fronto in altri contesti funerari del mondo greco15. questo tipo di sistemazione ricordo il sepolcro 587,
Per quanto riguarda la distribuzione dei mate- dove 507 astragali erano alloggiati in vari gruppi
riali nellambito del contesto funerario disponendo al di sopra delle tegole di copertura, mentre allin-
per la necropoli locrese delle accurate indicazioni terno della tomba un unico esemplare giaceva die-
riportate nella documentazione di scavo16 pos- tro al cranio (fig. 31.3)20.
sibile formulare osservazioni dettagliate anche in particolarmente significativa risulta, inoltre,
merito alla collocazione degli astragali nello spazio lanalisi della distribuzione per sesso e, soprattut-
sepolcrale o rispetto al corpo del defunto. Il qua- to, per classe det.
dro che viene a delinearsi dallesame dei singoli Sulla base dei dati acquisiti si pu escludere
contesti documenta una certa variabilit che non per questa classe di materiali una specificit di
consente di discernere una norma ricorrente; la genere. A Locri, infatti, gli astragali compaiono
collocazione degli astragali nel complesso delle ripetutamente associati a corredi caratterizzati da
tombe locresi risulta, infatti, quanto mai varia. oggetti afferenti esplicitamente alla sfera femmini-
nei contesti caratterizzati da un elevato nume- le (quali specchi, strumenti da toeletta, ornamenti
ro di esemplari appare prevalente la disposizione personali ecc.), nondimeno se ne registra la pre-
lungo tutto il corpo del defunto o parte di esso: senza in tombe attribuibili a individui di sesso ma-
tra le numerose attestazioni di tale consuetudine schile, sebbene queste risultino decisamente meno
richiamo il sepolcro 709 in cui i 936 astragali ri- attestate21.
sultarono distribuiti dal piede destro alla mano Per quanto attiene invece alla classe det22, a
[] messi in due, poi tre, poi quattro file, quasi Lucifero si registra un dato del tutto singolare: con-
a formare un panneggio (Elia e Car 2004: 78), trariamente a quanto affermato in passato (Ham-
o la deposizione 1108 in cui si rinvennero dal pe 1951: 16; Hampe 1976: 198), il riesame della
piede alla mano destra 56 astragali [] dal piede documentazione ha permesso di accertare, infatti,
Lastragalo nel sepolcro ? 461

che oltre la met delle sepolture con astragali da cro34. Significativa in questo senso , ad esempio,
riferirsi a individui adulti (53%)23, mentre solo nel la diffusione degli esemplari forati, ricorrente nei
30% dei casi le deposizioni sono state riconosciu- sepolcri in cui gli astragali sono deposti in corri-
te pertinenti a bambini e nel 17% a giovani o spondenza del petto del defunto, a testimoniarne
giovanetti. A questo proposito, inoltre, i dati ac- verosimilmente luso come pendagli35; spia di una
quisiti non consentono di ravvisare evidenti diffor- valenza evocativa e simbolica pu ritenersi, inoltre,
mit nella modalit di deposizione di tali oggetti. la deposizione degli esemplari piombati, frequente
I molteplici modi di distribuzione che connotano i in deposizioni che si distinguono per la distribuzio-
sepolcri locresi non sembrano prospettarsi, infat- ne estremamente curata degli astragali, sistemati a
ti, come peculiarit specifiche di una determinata formare quella sorta di cordone protettivo intorno
classe det, ma si mostrano ugualmente attestati al corpo del defunto, a parti di esso o, talvolta, al
in tombe di defunti adulti e preadulti24. di sopra della copertura del sepolcro36.
La copiosa documentazione disponibile per il
contesto locrese ha consentito, infine, di vagliare le 2. La documentazione da Caulonia: la necropoli
informazioni relative a un ulteriore elemento di va- occidentale
lutazione, rappresentato dalle alterazioni intenzio-
nalmente apportate alla forma originaria dellosso: Pur mancando di quei caratteri del tutto stra-
il 65% degli astragali rinvenuti nella necropoli ri- ordinari che contraddistinguono la necropoli di
vela, infatti, la presenza di tracce di modificazioni Contrada Lucifero, estremamente significativo si
di evidente origine antropica25 che, analogamente mostra il quadro offerto dallarea funeraria caulo-
a quanto gi rilevato in altri centri26, ne hanno al- niate37 che esibisce, tra laltro, numerose affinit
terato la superficie con esiti diversi (figg. 31. 4-5)27. con la realt locrese.
Oltre allimpiego di astragali naturali conserva- Anche in questo contesto, dunque, si rivelano
ti nel loro aspetto originario (tipo A)28, la necropoli tuttora sostanzialmente valide le osservazioni for-
locrese, dunque, testimonia il ricorso ai fini della mulate dallOrsi al termine delle indagini nellarea.
deposizione nel sepolcro a esemplari prelimi- dibattendo dei caratteri generali della necropoli,
narmente sottoposti a diversi gradi di alterazioni infatti, larcheologo roveretano evidenziava come
della superficie, ovvero lasportazione della massa comune con Locri [] luso rituale, per modera-
ossea per lapertura di fori passanti (tipo B = 17%), to, degli astragali (Orsi 1914: col. 940), accertan-
labrasione pi o meno accentuata delle facce do la presenza di tali oggetti nel corredo funerario
dellosso (tipo C = 31%), lazione combinata delle di 7 sepolcri38, oltre a limitati rinvenimenti spora-
due operazioni precedenti (tipo D = 14%) e, infine, dici di cui non fu possibile determinare lorigina-
il riempimento e/o rivestimento dellosso realizzato ria provenienza recuperati nel corso delle prime
con limpiego di piombo fuso, applicato con moda- esplorazioni (Orsi 1914: coll. 908-909).
lit differenziate (tipo E = 3%)29. Seppur documentato da un pi esiguo numero
Riguardo alla funzionalit di tali alterazioni, di contesti, anche a Caulonia, dunque, luso fune-
sono numerose le ipotesi formulate in bibliogra- rario degli astragali mostra una certa rilevanza,
fia, suggerite dalle molteplici valenze detenute riferendosi al 5,4% ca. del totale delle tombe in-
dallastragalo nel mondo antico; malgrado le diver- dagate, dato oltremodo significativo se confronta-
se proposte avanzate, tuttavia, la destinazione di to con lincidenza decisamente inferiore registrata
questo genere di manufatti rimane ancora incerta30. nelle altre realt funerarie dOccidente39.
Tali procedure di lavorazione, diffusamente do- Le analogie con la necropoli di Lucifero, tutta-
cumentate nel mondo greco, non risultano legate in via, non si limitano esclusivamente alla diffusione
maniera esclusiva allambito funerario31; in questa di tale uso funerario attestato tra il principio del
prospettiva, dunque, lecito supporre che anche V e le fasi iniziali del IV sec. a.C.40 ; malgrado
in relazione ai reperti locresi le alterazioni appor- la limitatezza della base documentaria, dallanali-
tate alla forma dellosso non siano funzionali uni- si dei contesti caratterizzati dalla presenza di tali
camente alla deposizione nellambito sepolcrale32. oggetti emergono, infatti, modalit di distribuzione
A questo proposito, lanalisi della distribuzione riconosciute come peculiari delle tombe locresi.
dei diversi tipi attestati permette di formulare al- Per quanto riguarda la consistenza numerica
cune osservazioni33, utili a chiarire la destinazione delle attestazioni relative ai singoli sepolcri41, ac-
di alcuni di questi manufatti allinterno del sepol- canto alla prevalente deposizione di piccoli lotti di
462 Barbara C ar

astragali, che comprendono tra le 5 e le 12 unit difficilmente riconducibili alla pratica del gioco50,
(sepp. 3, 6, 28, 130), si registra la presenza di un ma sembrerebbero piuttosto evocative di valenze
pi consistente nucleo di 45 esemplari (sep. 93) differenziate, riflesso dellampio spettro semantico
quantit risultate assai rare nelle altre realt fune- detenuto dalloggetto nel mondo antico51. Estrema-
rarie (fig. 31.6)42. mente significativa in questo senso la sistemazio-
Analogamente, per quanto concerne la dispo- ne degli astragali, disposti talvolta sulla copertura
sizione allinterno dello spazio sepolcrale, accanto della tomba o a formare una sorta di cordone in-
alla collocazione sul petto del defunto (Orsi 1914: torno al corpo o parte di esso. Anche nel caso dei
sep. 3, coll. 909-910; sep. 6, col. 910) si evidenzia piccoli nuclei, la deposizione sul petto o in collane
una sistemazione del tutto singolare che rievoca indossate intorno al collo appare quantomeno sin-
modalit risultate esclusive della necropoli locre- golare, analogamente agli esemplari isolati deposti
se: i 45 astragali del sepolcro 93 erano distribuiti, dietro al cranio.
infatti, in stretta relazione con il corpo del defunto, In relazione a tali caratteristiche sembra oppor-
correndo lungo tutto il torace43. tuno richiamare le propriet magiche proprie degli
Lanalisi della composizione dei corredi44 non oggetti legati al caso e alla sorte, oltre che in ge-
consente di accertare la pertinenza di tali oggetti a nerale a quelli destinati a vaticini e oracoli, come
una specifica sfera sessuale45, mentre in relazione , per lappunto, lastragalo. Tali propriet devono
alle classi det la presenza degli astragali a Caulo- aver fatto di queste piccole ossa potenti e preziosi
nia contrariamente a quanto evidenziato a Locri amuleti, deposti come veri e propri diaframmi o
sembrerebbe rivelare una diffusione circoscritta cordoni apotropaici per accompagnare i morti
a sepolture di individui subadulti46 oltre all'asso- (Orsi 1911: 25), trascendendo distinzioni sessuali
ciazione con altri elementi del corredo ritenuti ap- e differenze det52.
pannaggio dell'et infantile47. La documentazione inerente la necropoli di
Caulonia sembrerebbe deporre, invece, a favore
3. Lastragalo come offerta funeraria: di un uso degli astragali limitato alle sepolture di
osservazioni e ipotesi individui preadulti53: inoltre, lassociazione di tali
oggetti con altri elementi presumibilmente carat-
in merito al significato da attribuire alla de- terizzanti let infantile e adolescenziale potrebbe
posizione degli astragali nello spazio sepolcrale, suggerirne, in effetti, il ruolo di .
lesame della diffusione di tali oggetti nelle tombe Tuttavia, pur riconoscendo agli astragali, in
di Locri e Caulonia rivela numerosi elementi che questo contesto, la funzione di oggetto caratteristi-
sembrano escludere una lettura immediata e mec- co del corredo infantile54, la distribuzione di tali
canicistica del fenomeno. In particolare, alla luce oggetti lungo il corpo del giovane inumato nel se-
dei dati acquisiti dallanalisi dei singoli contesti polcro 93 che rievoca, come gi anticipato, uno
emerge manifestamente linsufficienza delle pro- schema distributivo diffusamente attestato a Lo-
poste esegetiche tradizionali, consentendo a mio cri richiama innegabilmente un diverso valore
avviso di affrancare lastragalo dalla dimensione semantico.
esclusivamente ludica e infantile in cui viene tra- Pertanto, linterpretazione in chiave ludica di
dizionalmente confinato. tale costume funerario non da escludersi total-
Richiamando sinteticamente i caratteri pe- mente; levidenza archeologica testimonia, tuttavia,
culiari delle necropoli esaminate, le attestazioni come questo modello interpretativo debba essere
locresi, infatti, generano chiare riserve sul ruolo necessariamente vagliato in relazione ai singoli
dellastragalo quale indicatore prettamente infan- contesti di rinvenimento per i quali pu rivelarsi,
tile, accertandone il largo impiego anche in rela- talvolta, eccessivamente semplicistico e riduttivo;
zione a individui defunti in et matura48. in questa prospettiva, inoltre, opportuno inter-
Inoltre, lanalisi dei modi di distribuzione nelle rogarsi se a tale presenza nel sepolcro non debba
tombe di Lucifero sembra suggerire come gli astra- essere ascritta una valenza che, seppur connessa
gali a prescindere, dunque, dallet del defun- alla dimensione lusoria delloggetto, racchiuda un
to49 possano assumere anche un valore diverso significato pi complesso della semplice predile-
da quello originario di strumento ludico: le depo- zione per questo passatempo55.
sizioni di singoli ossicini o di centinaia, talvolta In conclusione, ai fini della valutazione di questa
persino migliaia di esemplari appaiono, infatti, pratica rituale, credo che lanalisi dei due contesti
Lastragalo nel sepolcro ? 463

in esame evidenzi come luso di questa classe di (in dettaglio alle pp. 77-82, note 4-11; per altre attestazioni
materiali quale offerta funeraria presenti un ampio v. Car 2006: 143-144; inoltre, Sebesta 1993: 14-15; Sebesta
1999: 208 sgg.; Gilmour 1997: 167-171; Petrucci et alii 1998:
margine di variabilit che vieta di rintracciare una 140; Bechtold 1999: 178, 227-230, 244, nota 170; Minniti e
chiave interpretativa univoca, come nelluso comu- Peyronel 2008: 171-184 per le presenze registrate anche in
ne. parallelamente, infatti, allampio spettro seman- aree esterne al mondo greco).
tico che gli astragali detengono nella vita quotidiana 2
La scarsa attenzione normalmente riservata a questo genere
e nelle pratiche religiose del mondo antico, anche di rinvenimenti gi stata rilevata in Amandry 1984: 352 dove
in ambito funerario essi rivelano evidentemente una si evidenzia come qualora il ritrovamento di astragali non passi
totalmente inosservato ci si limita a registrarne la presenza
pluralit di valenze che li designa pi propriamente in termini generici, omettendo indicazioni puntuali in merito
come indicatori polisemici, significanti ideologie e alla quantit dei reperti, alla loro distribuzione o alla presenza
valori profondamente diversi che allo stato attuale di eventuali tracce di lavorazione (v., a questo proposito, le
delle conoscenze non sembrano costituire prero- osservazioni formulate in Elia e Car 2004: 80, nota 36; Car
gative riservate a particolari classi det; da qui la 2006: 144, nota 13): gli effetti del diffuso disinteresse verso
necessit di un modello interpretativo articolato, questa classe di materiali riscontrato ancora negli studi pi
recenti si avvertono maggiormente nellambito degli studi
per non comprimere su un piano esegetico troppo inerenti la ritualit funeraria, concretizzandosi nella perdita
semplificato (Locri VI) una complessit rituale che di elementi di valutazione fondamentali per la comprensione
come credo sia emerso da questa breve analisi si e linterpretazione del fenomeno (infra).
rivela estremamente marcata. 3
Bench tale forma di intrattenimento ludico non fosse a
esclusivo appannaggio di giovani e fanciulle (Paus.,
Perieg., VI, 24, 6) la particolare predilezione per il gioco
Note degli astragali manifestata negli anni della fanciullezza
e delladolescenza sembra aver fatto dellosso del tarso,
*
Paus., Perieg., VI, 24, 6. nellantichit, il simbolo stesso della condizione pre-
adulta. Nella tradizione letteraria e nel linguaggio figurativo
Desidero esprimere, in questa sede, la mia riconoscenza agli lastragalo ricorre frequentemente, infatti, a evocare
organizzatori del Convegno per avermi offerto lopportunit limmagine della grazia, dellinnocenza, pi in generale delle
di presentare questa relazione; sono debitrice, inoltre, alla qualit proprie dellet della fanciullezza e delladolescenza
dott.ssa Elena Lattanzi e al dott. Claudio Sabbione della (in tal senso Paus., Perieg., VI, 24, 6; Giust., Ad fin.,
Soprintendenza Archeologica della Calabria per la liberalit XXXVIII, 9; una rassegna delle testimonianze che associano
con cui mi hanno concesso lo studio degli astragali locresi da
bambini e astragali in Car 2006: 144-146).
cui ha preso avvio questa ricerca; un sentito ringraziamento
va anche al prof. Diego Elia per i costanti stimoli e la
4
RE, s.v. (A. Mau); Becq de Fouquires 1873:
continua disponibilit alla discussione circa la necropoli di 326-327; Heydemann 1877: 5-6; DA, s.v. Talus (G. Lafaye);
Lucifero e, in particolare, i contesti funerari con astragali. Rohlfs 1963: 4, nota 12; Robert 1968: 230-231; Amandry
1984: 377. Come gi anticipato, a fronte delle marginali
1
Riflesso di questa situazione lassenza di studi sistematici
osservazioni rintracciabili in letteratura in relazione alla
su questo tema specifico, nonostante la straordinaria diffusione
connotazione funeraria dellastragalo, numerosi e dettagliati
dellastragalo nel mondo antico abbia a lungo alimentato
risultano invece i contributi incentrati sulla valenza ludica
un vivace dibattito (infra, nota 4): trattazioni pi o meno
dellosso oltre che sulla vasta eco generata da questa forma
approfondite sulle diverse funzionalit e valenze dellosso
di divertimento nelle iconografie veicolate dalla produzione
sebbene non strettamente connesse allambito sepolcrale
artistica: oltre alle opere citate si segnalano, tra i numerosi
sono in Dlos XVIII: 332-334; Hampe 1951; Kurtz e
contributi, Ulrichs 1840; Robert 1897; Brckner 1920; Klein
Boardman 1971: 208; Amandry 1984: 375-378; Sebesta 1993;
1932: 18 sgg.; Broneer 1947: 241; Beschi 1978; Mielsch
Minniti e Peyronel 2008; Locri VI; sommarie osservazioni
1979; Di Nardi 1991; Poplin 1992; Le Sport dans la Grce
sulle possibili valenze detenute dalloggetto nel contesto
Antique: 27-28; Fitt 1997: 14-17, 120-122; Russo 2002: 62-
funerario si segnalano, tra gli altri, in Pottier 1886: 210-215;
67 ai quali si rimanda per ulteriore bibliografia oltre che per
Pottier e Reinach 1887: 215-220; Olynthus XI: 197-198;
un inquadramento su origini, diffusione e modalit di gioco
Bruneau 1970: 527; Chavane 1975: 186; nellambito della
(un recente intervento sulla dimensione lusoria dellastragalo
bibliografia pi recente Reese 1992: 127-139; Erickson 1998:
in Car 2006: 144-146; Car, c.d.s.; inoltre, v. Car 2000-
838-840; Bechtold 1999: 237-238; Athens: 311-312, 364.
2001 per una disamina delle problematiche connesse ai
Recentemente, lanalisi della documentazione offerta dalla
diversi usi dellastragalo e per unindagine sulleffettiva
necropoli locrese (lo studio del vasto dossier degli astragali
portata semantica delloggetto fondata sullanalisi della
in Car 2000-2001; il riesame integrale dei contesti indagati
testimonianze letterarie, epigrafiche e iconografiche).
dallOrsi e in occasioni di esplorazioni pi recenti in Locri
VI; Elia 2001) ha costituito loccasione per avviare unindagine
5
Ricerche recenti propongono per diverse classi di materiali
sistematica sul fenomeno, fondata sullo studio analitico dei un uso funerario strettamente connesso allet infantile: v.
contesti di rinvenimento, i cui risultati sono gi editi in Elia e Graepler 1994; Graepler 1997; Collin Bouffier 1999; Di
Car 2004 cui si rimanda per ogni approfondimento relativo ai Stefano 2003; Lambrugo 2004.
singoli sepolcri oltre che per lampia rassegna di rinvenimenti 6
La particolare associazione in ambito funerario tra bambini
attestati nella madrepatria greca e nel mondo greco dOccidente e astragali nella veste di strumenti lusori sostenuta, per
464 Barbara C ar

es., in Clara Rhodos III: 13; Papaoikonomou 1981: 259; Pianu numero di astragali sono segnalati, per es., in Pottier e
1990: 236; Brocato e Zhara Buda 1996: 86; Lippolis 1997a: Reinach 1887: 215, nota 2; Olynthus XI: 48; Bruneau 1970:
16-17; Erickson 1998: 839; Bechtold 1999: 238; Collin e 527; Hampe 1951: 16, nota 31; Amandry 1984: 354, nota
Bouffier 1999: 91; Taranto III.2: 205; Muggia 2004: 32, 218- 13; Reese 1992: 136, 139; Kerameikos XIV: 15; Athens:
219; Lambrugo 2005: 83; Palomba 2004: 426, nota 48. 311-312, 364, nn. 313, 402; per le necropoli dOccidente
7
Per questo aspetto v. Elia e Car 2004: 79-80, 84-86 cui si v. Museo Taranto: 389, n. 32.9k; Taranto I.3: 216, n. 39.2;
rimanda anche per lampia raccolta di dati; altre attestazioni Carter e Hall 1998: 329; Russo 2002: 62; inoltre, infra.
15
sono segnalate in Car 2006 (in dettaglio alla nota 6) dove Supra, nota 8. Dallesame della diffusione nei contesti locresi
si propone unindagine sistematica sulla diffusione di non sembrerebbero emergere, inoltre, indicazioni significative
questa classe di materiali in relazione alle classi pre-adulte. di uneventuale relazione tra il numero degli astragali deposti
A tal proposito, tuttavia, opportuno sottolineare come e la composizione dei corredi: i rinvenimenti pi cospicui
lapproccio al problema risulti fortemente condizionato dai sono deposti, infatti, sia in associazione ad un unico oggetto
caratteri della documentazione disponibile che ostacola, (sepp. 632, 825) che unitamente a un maggior numero di
in taluni casi, una valutazione obiettiva dei dati. Lo studio offerte funerarie (sepp. 348, 587, 800); parallelamente la
analitico delle presenze (Car 2000-2001) ha evidenziato presenza di piccoli nuclei nellambito sepolcrale non si
come il rinvenimento degli astragali nel sepolcro sia ritenuto, associa a corredi quantitativamente poco articolati (sepp. 359,
talvolta, unindicazione sufficiente anche in assenza di 567, 677, 784). Differenti modalit sembrano caratterizzare,
ulteriori elementi per riconoscere o quantomeno indiziare invece, la diffusione di un singolo esemplare, di norma
la deposizione di un individuo non adulto (sul problema, in deposto unitamente a un numero minimo di oggetti di corredo,
particolare, Car 2006: 144, nota 14). da 1 a 2 oggetti per sepolcro (sepp. 483, 698, 1336).
16
8
Malgrado la notevole incidenza di tale costume funerario Si richiamano a tal proposito le osservazioni riportate alla
nel mondo greco, non noto, infatti, alcun altro contesto che nota 2.
mostri una distribuzione di astragali cos ampia e diffusa (v., 17
A questo proposito v. infra.
in proposito, Elia e Car 2004: 77-78, in particolare note 18
Per le problematiche connesse allutilizzo di contenitori
4-11); allo stato attuale delle ricerche, lunico complesso per astragali nel mondo antico e per uninnovativa proposta
comparabile con la necropoli locrese rappresentato interpretativa in relazione a taluni peculiari manufatti
dallarea sacra ospitata dallAntro Coricio presso Delfi, per locresi v. Meirano 2004a.
cui v. Amandry 1984; EAA, s.v. astragalo (P. Amandry). 19
Questa particolare ubicazione che non costituisce
9
Hampe 1951: 16; inoltre, Hampe 1976: 198. Come gi comunque una specificit del rito locrese (v. Pottier e
rilevato (Elia e Car 2004: 84) lastragalomania dei Locresi Reinach 1887: 215; Orsi 1925: 189, tomba 13; Olynthus
appare sorprendentemente limitata allambito funerario: a XI: 117, tomba 596; Chavane 1975: 188; Kerameikos XIV:
fronte della grande messe di rinvenimenti restituiti dalla 19, tomba 20) appare tanto pi significativa alla luce
necropoli di Lucifero, si registra, infatti, unestrema rarit delleccezionale presenza di oggetti del corredo fuori dal
di attestazioni pertinenti alle aree abitative e cultuali, pure contenitore funerario in questa necropoli (per questo aspetto
ampiamente esplorate (per la bibliografia di riferimento v. Elia e Car 2004: 79).
Elia e Car 2004: 84, nota 75). Allo stato attuale delle 20
Orsi 1913a, pp. 9-11. A titolo esemplificativo ricordo anche
ricerche, inoltre, non possibile accertare se la straordinaria il sepolcro 922 in cui correvano allesterno delle tegole []
diffusione sia comune alle altre realt funerarie locresi, lungo tutto il fianco, 213 astragali (Orsi 1913a: 44).
note esclusivamente attraverso relazioni preliminari e dati
darchivio (un quadro di sintesi in Locri VI).
21
opportuno segnalare, tuttavia, che analogamente a
10
quanto rilevato per altre aree funerarie (Lippolis 1994: 144)
V. supra, nota 1. nei corredi della necropoli locrese la sfera maschile appare
11
Il dato si riferisce al lotto di sepolture edite nelle relazioni assai meno definita (Elia e Car 2004: 79, nota 29). Per la
preliminari curate da Orsi (Orsi 1911; Orsi 1912; Orsi 1913a; diffusione degli astragali in relazione alla sfera sessuale in
Orsi 1917) a cui si aggiungono i dati ricavati dai taccuini altre realt funerarie coloniali v. infra.
relativi alle campagne del 1913 e 1914, oggetto di studio 22
utile precisare che, in assenza di analisi
in Elia 2001, e le informazioni relative ai contesti inediti, paleoantropologiche, la determinazione dellet del defunto
acquisite attraverso lanalisi dei documenti darchivio della stata desunta dagli scavatori esclusivamente attraverso
Soprintendenza Archeologica della Calabria. le dimensioni della tomba e dello scheletro (sulla scarsa
12
La diffusione degli astragali a Lucifero si registra, infatti, in attendibilit di tali strumenti diagnostici v. le considerazioni
tutto il periodo di frequentazione della necropoli mostrando espresse in Arslan 1986: 1047; Moreschini 1988: 57;
una particolare incidenza in sepolture databili nel corso del Cipriani 1989a: 76; Pianu 1990: 241; Cipriani 1994: 172);
V sec. (Elia e Car 2004: 79). nondimeno, doveroso segnalare che nel corso dellindagine
13
La cifra di per s eccezionale, ma risulta ancor pi furono formulate dallOrsi considerazioni circostanziate
singolare considerando che tali attestazioni sono da riferirsi a proposito dello sviluppo della dentatura o in generale di
a ca il 10% del totale dei sepolcri indagati (per il numero carattere antropometrico.
23
degli astragali attualmente reperibili e per la ricostruzione Il dato risulta particolarmente rilevante, soprattutto se
delle originarie associazioni con altri elementi del corredo si confrontato con le episodiche segnalazioni di astragali
rimanda a Elia e Car 2004: 80; il catalogo completo degli in tombe di defunti adulti nel resto del mondo greco, non
esemplari conservati in Car 2000-2001). solo occidentale: Pottier e Reinach 1887: 216; Orsi 1925:
14
Nel mondo greco contesti funerari con un consistente 189, tomba 13; Clara Rhodos III: 218; Clara Rhodos IV:
Lastragalo nel sepolcro ? 465

304-305; Olynthus XI: 198; Hampe 1951: 16, note 28-29; DAmicis 1984: 73 (oro); Arslan 1986: 1044 (piombo); Pizzo
DAmicis 1984: 71-76, tomba 33; Museo Taranto: 389, 424; 1998-1999: 267 (gesso alabastrino); Taranto III.2: 109-110
Kerameikos XIV: 18; Carter e Hall 1998: 420; Erickson (vetro); Russo 2002: 64 (argento).
1998: 839. 29
La tecnica che determina linserimento dellosso,
24
In un quadro comunque eterogeneo per quanto riguarda preliminarmente appiattito, in una sorta di cornice plumbea
la concentrazione dei materiali nei singoli contesti (corrispondente al sottotipo E.3: in dettaglio in Elia e Car
sembrerebbe emergere, tuttavia, una tendenza prevalente 2004: 82), ritenuta sinora esclusiva del contesto locrese
a riservare ai defunti non adulti la deposizione di nuclei (v., a questo proposito, anche Amandry 1984: 368), sembra
piuttosto ridotti di esemplari (lotti di astragali inferiori alle trovare attestazioni anche nellinedita necropoli crotoniate
cinquanta unit caratterizzano il 74% di tali contesti); una sita in Contrada Carrara (devo la segnalazione alla cortesia
distribuzione pi ampia di materiali sembra riguardare in del dott. Roberto Spadea che ringrazio); la presenza di
prevalenza individui giovani (sepp. 632, 986, 1013, 1108, astragali piombati segnalata, inoltre, nellambito del
1227, 1367). Per quanto attiene alla collocazione di tali sepolcro 93 di Caulonia (infra, nota 43) nelledizione della
oggetti nel sepolcro, inoltre, nelle deposizioni di individui necropoli curata dallOrsi, il quale non specifica tuttavia la
subadulti si rintracciano pi frequentemente concentrazioni modalit di applicazione del metallo.
di astragali collocati presso le mani, quasi a richiamarne il 30
Per unanalisi critica delle diverse teorie interpretative v.
valore funzionale (per la disposizione di strumenti legati a Elia e Car 2004, Appendice: 86-89.
una funzionalit manuale nei pressi delle mani del defunto 31
Per le numerose attestazioni e i diversi contesti di
v., per es., Orsi 1911: 16; 20; Orsi 1912: 6; Cipriani 1994: rinvenimento si rimanda alla bibliografia citata alla nota 26.
174; per oggetti di ornamento collocati in una posizione
che rimanda al loro valore funzionale v. Arslan 1986: 1039,
32
Nella stessa polis locrese esemplari riconducibili ai tipi B e
1044; Cipriani 1989a: 79; Pianu 1990: 233, 240; Hall 1998: C risultano documentati tra i reperti provenienti dallabitato
581; inoltre, per la necropoli di Locri, Elia 2001: 121-125). (DErrico e Moigne 1985: 743; Aimar 1992: 374).
25
Come gi evidenziato (Elia e Car 2004: 80) il numero
33
Lanalisi distributiva dei vari gruppi tipologici ha
degli esemplari modificati a Locri risulta nettamente consentito, infatti, di ricercare eventuali associazioni
superiore a quanto registrato in altre aree del mondo greco privilegiate tra i diversi manufatti o ladozione di schemi
(v., a questo proposito, Amandry 1984: 347; EAA, s.v. compositivi ricorrenti nei singoli sepolcri (per cui v. Elia
astragalo (P. Amandry): 492, dove si indica una proporzione e Car 2004: 82-84); disponendo per taluni contesti di
ricorrente pari a 1/4, 1/5 dei rinvenimenti): si tratta, dunque, accurate informazioni reperibili nella documentazione
di un altro elemento peculiare che attualmente non trova di scavo (Elia e Car 2004: 84, inoltre, nota 67), stato
confronto negli altri contesti indagati. possibile effettuare unindagine in merito alla collocazione
26 dei vari tipi nellambito sepolcrale, mirata a discernere
Le lavorazioni documentate dagli astragali locresi eventuali sistemazioni preferenziali allinterno della tomba
rientrano, infatti, in un repertorio di tecniche ben note e o in relazione al corpo del defunto.
attestate in un ampio orizzonte cronologico e geografico:
in Occidente, tracce di analoghe modificazioni superficiali
34
Per le ipotesi avanzate sulla base dellesame delle
sono segnalate in Gabrici 1927: col. 161; Zancani Montuoro, caratteristiche tecniche in merito alla funzionalit delle
Schlger e Stoop 1965-1966: 166; Palermo 1982: 80, sep. trasformazioni documentate dai reperti locresi si rimanda a
16; Museo Taranto: 389, 424, sepp. 32.9, 34.3; Taranto I.3: Car 2000-2001: 73-81; Elia e Car 2004, Appendice: 86-
n. 13.2; Bknyi 1998: 562, sepp. 186, 264, 307; Da Zancle 89; in merito alla destinazione degli astragali piombati si
a Messina II: 73; per i rinvenimenti nel mondo greco e nel segnala un ulteriore approfondimento della ricerca, tuttora
Vicino Oriente v. Corinth XII: 217-222; Olynthus XI: 22; in corso.
35
Reese 1992: 136-139; Athens: 301, fig. 297; pp. 311-312, Per i singoli contesti caratterizzati dalla presenza di
364, fig. 402; altre attestazioni sono in Amandry 1984: 349 questi manufatti si rimanda a Elia e Car 2004: 79, nota
sgg.; Gilmour 1997: 167-171. Anche nella necropoli locrese 17; inoltre, Appendice: 86-89 (luso degli astragali forati
la diffusione di tali tecniche di alterazione rimanda a un come pendagli portati al collo trova evidenti testimonianze
ampio arco cronologico attestandosi per lintero orizzonte archeologiche come sottolineato in Amandry 1984: 355,
in cui gli astragali sono presenti nei corredi funerari: per nota 15; un significativo termine di confronto per i sepolcri
lanalisi distributiva delle diverse forme di alterazione v. locresi sembrerebbe offerto dalla tomba 189 di Eraclea
Elia e Car 2004: 82-84. allinterno della quale si rinvenne una collana costituita da
27
Sulla base delle diverse tracce di alterazione individuate 10 astragali forati, Pianu 1990: 157-158, sep. 189).
36
si strutturata per i reperti locresi una seriazione tipologica In dettaglio in Elia e Car 2004: 84. A tal proposito utile
(Car 2000-2001) analogamente a quanto proposto da evidenziare, inoltre, come la diffusione di astragali piombati
Amandry per gli esemplari dellAntro Coricio (Amandry contrariamente a quanto precedentemente sostenuto in
1984: 348-375): per un quadro di sintesi delle caratteristiche bibliografia non sia limitata alle sole sepolture di adulti
tecniche dei vari tipi e sottotipi individuati si rimanda a Elia (Elia e Car 2004: 83).
e Car 2004: 80-84. 37
Lindagine sulla realt funeraria cauloniate ha riguardato
28
Lesame della documentazione locrese ha evidenziato la necropoli individuata sul versante destro del Vallone
la presenza esclusiva di astragali in osso, escludendo Bernardo, oggetto di scavi sistematici condotti dallOrsi
la diffusione di esemplari riprodotti in materiali diversi nel 1913 e 1915 e repentinamente editi in Orsi 1914: coll.
attestati invece in altre aree funerarie: v. Fiorelli 1880: 88 906-944 (un recente riesame delle testimonianze materiali e
(vetro); Olynthus X: 502, n. 2505, tav. CLXIV (piombo); documentarie relative alle indagini di Orsi e alle successive
466 Barbara C ar

esplorazioni effettuate nella necropoli tra il 1961 il 1962 49


A tal proposito, il profilo della diffusione nelle tombe
in Palomba 2004). locresi non sembra evidenziare un sistema di segni che
38
Si tratta dei sepolcri 3, 6, 28, 69, 93, 96, 130. connoti in maniera univoca la sfera pre-adulta, eventual-
39
Supra, nota 8; lindagine relativa alle aree funerarie mente indicativo di un diverso ed esclusivo valore seman-
dOccidente, tuttavia, non pu che considerarsi parziale per tico detenuto dalloggetto in relazione a tale fascia det
via dello stato pi o meno avanzato delle pubblicazioni relative (si rimanda per questo aspetto alle osservazioni formulate
ai diversi centri (per questo aspetto Car 2006: 144, nota 13). alla nota 24).
50
40
Il fenomeno sembrerebbe manifestarsi, dunque, in un Appare inverosimile, infatti, spiegare i contesti pi
momento successivo allinizio della frequentazione della numerosi semplicemente ricorrendo alla particolare
necropoli (per la definizione dei termini cronologici v. Palomba predilezione per questo passatempo o alla disponibilit
2004: 423; inoltre, per la datazione dei singoli sepolcri, pp. di unampia riserva di strumenti di gioco. Analogamente,
359 sgg.: il riesame della documentazione inerente larea sembrerebbe estranea alla sfera ludica la presenza degli
funeraria ha prodotto, infatti, per taluni contesti, una revisione astragali lavorati (supra).
51
delle cronologie proposte dal primo editore). Per la bibliografia di riferimento v. supra, note 1, 4.
52
41
Per due dei contesti individuati lOrsi fornisce solo Per altre proposte esegetiche recentemente avanzate in
generiche indicazioni circa la presenza degli astragali, relazione alla presenza dellastragalo nel sepolcro si rimanda
impedendo una quantificazione precisa dei rinvenimenti ad Elia e Car 2004: 84-86.
53
(Orsi 1914: sep. 69, col. 926; sep. 96, coll. 930-931). Allo stato attuale delle ricerche la necropoli di Caulonia
42
Supra, nota 14. Il grafico riprodotto in Fig. 31. 6 evidenzia lunico contesto a documentare un uso funerario
i dati relativi ai contesti funerari con astragali individuati dellastragalo riservato allet infantile: risultano pertinenti a
nelle necropoli coloniali edite di Magna Grecia e Sicilia tra defunti giovani, invero, anche le due sole tombe con astragali
let arcaica ed ellenistica. attualmente note da Pitecusa (per cui v. pithekoussai I: 58,
43
Orsi 1914: coll. 929-930. Tra i 45 astragali deposti tomba 30; 92, tomba 78).
nel sepolcro lOrsi segnala la presenza di 4 esemplari
54
da segnalare, tuttavia, che nella necropoli la presenza
piombati: analogamente a quanto rilevato per i contesti di questa classe di materiali non sembra caratterizzare in
locresi (supra), anche a Caulonia la presenza di astragali maniera significativa il rituale funerario di infanti e fanciulli:
muniti di rivestimento di piombo sembrerebbe caratterizzare la diffusione degli astragali nei sepolcri di individui
le deposizioni che si segnalano per la disposizione preadulti rivela, infatti, unincidenza alquanto limitata
estremamente curata di tali oggetti. (15%: la percentuale calcolata in relazione ai 48 sepolcri
44
In assenza di dati antropologici, anche nellambito riconosciuti dallOrsi comepertinenti ad individui defunti in
della necropoli di Caulonia, le valutazioni inerenti la giovane et; lincidenza decresce sino al 9,5% includendo
determinazione del sesso dei defunti derivano dallanalisi nel novero i sepolcri di piccole dimensioni e i contenitori
della composizione dei corredi, cos come la definizione ceramici privi di resti non esplicitamente attribuiti
dellet del defunto si fonda sulle scrupolose riflessioni all'archeologo roveretano).
annotate dallOrsi in merito alle dimensioni del sepolcro o,
55
A questo proposito sembra interessante segnalare che
eventualmente, scaturite dallosservazione dei resti ossei. in alcune realt funerarie dOccidente, nellambito di
45
Per la difficolt di discernere il sesso del defunto sulla sepolture pertinenti a defunte in giovane et, la presenza
base dellarticolazione dei corredi cauloniati v. Palomba di tali oggetti documentata frequentemente da un unico
2004: 422, in particolare nota 114. esemplare si associa ad attributi evocativi della sfera
46 nuziale (Lipari, Meliguns Lipra VII: 108-110; Metaponto,
Sulla base delle osservazioni formulate dallOrsi, Burn 1998: 616; Carter 1998: 184; Carter e Hall 1998: 275;
nellambito dei contesti individuati possibile rintracciare Taranto, Graepler 1997: 238 sgg.; un interessante termine di
sia sepolture di bambini che di fanciulli e ragazzi. confronto offerto, inoltre, dalla tomba 70a della necropoli
47
Caratterizza alcune delle tombe in esame la presenza di del centro di Vassallaggi, Pizzo 1998-1999: 264-268). Lungi
boccaletti a beccuccio (Orsi 1914: coll. 909, 910, 935), dal voler forzatamente estendere allastragalo un valore
manufatti di cui si propone un uso funerario strettamente pregnante nella caratterizzazione del ruolo sociale della
connesso allet pre-adulta (v., per es., Cerchiai 1982: 291 sgg.; defunta certamente costituisce uninteressante analogia il
Graepler 1994: 298; Lippolis 1994: 270; per ulteriore bibliografia fatto che, nei documenti figurativi che richiamano specifiche
Palomba 2007: 422, note 115-116 dove si segnalano, inoltre, le occasioni sociali quali il passaggio dallet della fanciullezza
attestazioni relative a sepolture di individui adulti, indizio di una allet adulta o, pi esplicitamente, le nozze (una rassegna
connotazione non esclusivamente infantile dei gutti; in questo in Car 2006: 145-146), loggetto appaia strettamente
senso anche Locri VI dove pur registrando per la necropoli di correlato a figure femminili (v. le considerazioni espresse in
Lucifero una diffusione della forma connessa prevalentemente merito alla valenza semantica detenuta in ambito funerario
alla sfera pre-adulta si evidenziano attestazioni in tombe dai cosiddetti phormiskoi, intesi come riproduzioni fittili dei
pertinenti a individui defunti in et matura). contenitori per astragali; Brocato e Zhara Buda 1996: 85-
48
Anche in altre aree funerarie dOccidente interessate dalla 88). Probabilmente non casuale, inoltre, che in talune aree
diffusione di questa pratica funeraria la presenza di tali funerarie la presenza degli astragali si manifesti limitatamente
oggetti non risulta connessa in maniera esclusiva allet pre- a contesti in cui caratteri del tutto peculiari concorrono a
adulta, ma di norma trascende le differenze det oltre che ostentare una posizione di prestigio, a prescindere dallet
le distinzioni legate alla sfera sessuale (v., a tal proposito, le del defunto (Locri, Orsi 1911 10-12, sep. 130; Elia 2001:
osservazioni formulate in Car 2006: 146-150). 146 sgg., sepp. 1013, 1149, 1241; Taranto, DAmicis
Lastragalo nel sepolcro ? 467

1984: 84; Metaponto, Carter e Hall 1998: 275; Vassallaggi, che si definisce tramite unattivit (il gioco), sia nel senso
Pizzo 1998-1999: 371; altri contesti sono segnalati in Car di una gerarchia sociale che emerge dalla complessit di
2000-2001, p. 63, 88; inoltre, Palomba 2004: 422 per le struttura dei corredi. Il ruolo dell'astragalo come indicatore
valutazioni sullarticolazione del corredo del sepolcro 93 di di status nell'ambito del contesto funerario gi proposto
Caulonia tra i pi ricchi della necropoli); a questo proposito in Car 2000-2001, 88-89 in virt del particolare legame
sembra opportuno richiamare le osservazioni formulate del gioco con la sfera conviviale (a titolo esemplificativo si
in Muggia 2004: 219 dove si ritiene che la presenza degli segnala il corredo della tomba 227 del centro indigeno di
astragali in tombe dai corredi eminenti, quantitativamente Chiaromonte Russo 2002: 61-62 in cui gli strumenti
e qualitativamente rilevanti, li caratterizzi come probabili del gioco si associano ad una ricca serie di oggetti evocativi
indicatori di status [] sia nel senso di un ruolo sociale della sfera del simposio).
468 BAR BAR A C AR

Fig. 31.1 Necropoli in Contrada Lucifero: sepolcri con astragali Fig. 31.2 Necropoli in Contrada Lucifero: sep. 348
suddivisi sulla base del numero degli esemplari rinvenuti. (rielaborazione da orsi 1912: fig. 10).

Fig. 31.3 Necropoli in Contrada Lucifero: sep. 587 (rielaborazione da orsi 1913: figg. 9-10).
LASTR AGALo NEL SEPoLCRo ? 469

Tipo C.1 Tipo D.1

Tipo B.1 Tipo B.1

Tipo C.2 Tipo D.2

Tipo B.2 Tipo B.2

Tipo B.3 Tipo C.3 Tipo D.3


Tipo B.3
abrasione superficiale abrasione superficiale

Fig. 31.4 Necropoli in Contrada Lucifero: seriazione tipologica degli astragali (dis. ricostruttivi dei tipi B-d).

Sep. 826 - n.inv. 116993

Tipo E.1

Sep. 289 - n.inv. 111394

Tipo E.2

Sep. 1013 - n.inv. Luc. 4881

Tipo E.3

scala 1:2
Fig. 31.5 Necropoli in Contrada Lucifero: seriazione tipologica degli astragali (esemplari del tipo E: da Car 2000-2001).

Fig. 31.6 Necropoli occidentale: sepolcri con astragali suddivisi sulla base del numero degli esemplari rinvenuti.
32.
Osservazioni sulla circolazione della ceramica
figurata italiota a Caulonia
Diego Elia

Nel corso degli anni, in occasione di ripetuti sog- figurata prodotta da botteghe occidentali emerse
giorni di ricerca presso il Museo Archeologico Na- nel corso di queste esplorazioni3 rivela tratti che
zionale di Reggio Calabria, una vetrina dedicata a ne supportano una proposta di attribuzione allin-
Caulonia contenente una selezione di materiali pro- terno del Gruppo di Locri.
venienti dallarea di Punta Stilo ha pi volte attratto La parte conservata corrisponde al tratto infe-
la mia attenzione. Motivo dellinteresse era una limi- riore della vasca dove si sviluppa la fascia a motivi
tata porzione di un grosso vaso a figure rosse, ricom- geometrici, di cui restano tre elementi a doppio me-
posta da due frammenti combacianti; essa presenta andro spezzato. Al di sopra del margine superiore
innegabili affinit con alcune produzioni figurate poggiano due figure di cui rimane solo un limitato
riconducibili allartigianato locrese e costituisce ora tratto; la prima, riconoscibile come femminile per
lo spunto per questa breve comunicazione1. via dellabbigliamento, indossa un chitone fitta-
Il reperto fu rinvenuto durante la seconda del- mente pieghettato ed scalza, come testimonia il
le campagne di esplorazione condotte negli anni piede arretrato lunico conservato , appoggiato
1970 e 1971 dalla Soprintendenza alle Antichit al suolo sulla punta; il secondo personaggio inve-
della Calabria nellarea a sud del tempio di Punta ce verosimilmente maschile: rimangono unicamen-
Stilo (fig. 32. 1) a circa una settantina di metri te le estremit degli arti inferiori con alti calzari.
dalledificio e fu pubblicato da Elena Tomasello Un breve tratto di un oggetto rettilineo si conserva
come Due frr. (combacianti) della parte inferiore alle spalle della coppia, raffigurata mentre compie
di uno skyphos italiota a fig. rosse []. Intorno al un ampio passo verso destra.
400 a.C.. Lattribuzione al Gruppo di Locri proponibile
Un riesame del reperto induce tuttavia a iden- sulla base dei confronti con un gruppo di vasi per
tificarlo piuttosto come parte di un cratere, verosi- lo pi crateri a campana rinvenuti nella necropoli
milmente a campana2. di Lucifero a Locri4; puntuali risultano i paralle-
I frammenti (fig. 32.2A), provenienti dallo stra- li nelle soluzioni disegnative utilizzate per alcuni
to superficiale (spessore variabile da 70 cm a 1,60 particolari, quali lorlo ondulato e le fitte pieghe a
m), furono rinvenuti associati a un nutrito e varie- ventaglio del chitone, la forma e la posizione del
gato insieme di reperti (terrecotte architettoniche, piede nudo in particolare il disegno dellalluce
coroplastica, pesi da telaio, tegole, reperti metalli- separato da una caratteristica macchia di vernice
ci, varie classi ceramiche); per questi fu indicata di forma ovale , nonch la resa delle alte calzatu-
dalla scavatrice una datazione dalla prima met re5. Le soluzioni disegnative sembrano in partico-
del VI agli inizi del IV sec. a.C., tranne un piccolo lare coincidere con alcuni tratti ritenuti peculiari
gruppo di et ellenistica ed un frammento di stile del Pittore di Locri6.
di transizione che risale al 640-625 a.C. ca. (To- Meno immediatamente riconoscibili appaio-
masello 1972: 593-597). no invece il soggetto e lo schema iconografico: la
Nonostante le ridotte dimensioni, la porzione di posizione reciproca delle gambe evidenzia che la
cratere una delle rare testimonianze di ceramica coppia doveva essere rappresentata affiancata, for-
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
472 Diego Elia

se abbracciata, secondo uno schema compositivo mento cauloniate: la composizione chimica dellar-
piuttosto raro nella produzione del Gruppo, dove gilla ne ha rivelato una piena compatibilit con i
nella decorazione dei crateri si predilige piuttosto prodotti locresi, a sostegno dellipotesi che si tratti
la disposizione parattattica delle figure sulla li- di un vaso importato10. Limitando le osservazioni ai
nea di fondo7. Per lidentificazione dei personaggi prodotti del Gruppo di Locri rinvenuti in Calabria,
risulta invece determinante la presenza degli alti appare evidente che questa presenza a Caulonia
calzari che permettono di riconoscere nella figura costituisce una significativa eccezione rispetto alla
maschile un satiro8. distribuzione dei materiali editi, concentrati finora
Ai fini della ricostruzione della scena, risulta esclusivamente nellarea della polis locrese11.
fondamentale il confronto con un cratere a campa- Per quanto riguarda lorizzonte cronologico, il
na del Gruppo di Locri, rinvenuto nella necropoli frammento sembra riconducibile sulla base de-
di Gela e attualmente conservato a Siracusa (CVA gli elementi stilistici e iconografici superstiti alla
Italia 17: 6, IV E, n. 3, tav. 10; Spigo 1977a: 584, fase centrale della sequenza produttiva ricostruita
n. 19; Spigo 1987: 3, fig. 1; Spigo 2000: 47, nota per il Gruppo, collocabile nei decenni 380-360
2; Trendall 1983: 31). In particolare, sul lato meno a.C.12; la presenza del cratere locrese potrebbe
noto di questo vaso raffigurata una coppia com- dunque inserirsi in un momento successivo allin-
posta da un satiro e da una menade che procedo- tervento dionigiano e alla consegna della citt agli
no avvinghiati, al cospetto di Dioniso (fig. 32.2B). alleati locresi; tale testimonianza non risulta per
Lo schema utilizzato presenta evidenti affinit con altro isolata nel quadro dei rinvenimenti di IV
quello ipotizzabile per il rinvenimento cauloniate, secolo operati a Caulonia, dove studi dedicati ai
dove il satiro in primo piano risulta leggermente caratteri della diffusione della coroplastica e delle
arretrato e si sovrappone al corpo della menade ve- classi ceramiche hanno permesso di riconoscere
stita di chitone: anche la posizione dei piedi viene numerosi contatti con lartigianato locrese13.
fedelmente riproposta, con quelli arretrati poggiati Limitando lanalisi alle rare testimonianze di
a terra con la sola punta, mentre il secondo piede ceramica figurata14, altri minuti frammenti pro-
del satiro aderente al suolo. venienti dallabitato sembrano rivelare tratti di-
Di ulteriore interesse sul cratere da Gela la segnativi riconducibili alle produzioni locresi e
presenza di un tirso impugnato da Dioniso; non potrebbero dunque rappresentare ulteriori spie di
si pu escludere che il breve tratto rettilineo alle contatti con Locri. Particolarmente interessante
spalle della coppia sul frammento cauloniate possa in questo senso oltre a un reperto presentato da
essere identificato con lo stesso oggetto. Lucia Lepore in questo Convegno15 un limitato
Lattribuzione di questo reperto al Gruppo di lacerto di parete pubblicato dalla Tomasello e pro-
Locri comporta alcune ulteriori valutazioni che veniente dallo scavo condotto in prop. Zaffino nel
scaturiscono sia da considerazioni inerenti il sup- 1971 (fig. 32.3B). Il frammento, di cui non nota
posto luogo di produzione del vaso figurato sia dal- la forma vascolare pertinente16, conserva un tratto
la definizione della datazione. della decorazione figurata con parte del volto e del
Per quanto riguarda il primo aspetto, gli studi petto di un personaggio femminile orientato verso
condotti negli ultimi anni sulla base delle caratte- destra; anche in questo caso la porzione conserva
ristiche stilistiche e formali, degli schemi iconogra- elementi che permettono di proporre lidentifica-
fici, del repertorio vascolare e della distribuzione zione della figura. La posizione delle braccia, en-
dei prodotti del Gruppo, hanno portato a formulare trambe portate orizzontalmente in avanti, richiama
lipotesi che, a fronte di unorigine siciliana e di una infatti uno schema iconografico tipico del Gruppo
prima fase di produzione insulare, un importante di Locri: la Nike in volo con le braccia protese.
segmento dellattivit di questa bottega si sarebbe Si tratta di una figura di norma rappresentata su
svolto a Locri nei decenni 380-350 a.C.; in questo superfici piane di piccole dimensioni (coperchi di
arco cronologico sarebbero stati qui attivi nume- lekane, spalla di askos lenticolare)17; in particolare
rosi decoratori di vasi, non solo quelli raccolti nel il reperto cauloniate trova un confronto puntuale
Gruppo di Locri ma anche quelli indicati conven- nella decorazione di una piccola lekane sporadica
zionalmente come Gruppo dellErote inginocchiato dalla necropoli di Lucifero (fig. 32.3A), databile
e Pittore della Pisside RC 50899. Tale proposta anchessa ai decenni 380-360 a.C. (Spigo 1977a:
stata recentemente supportata dallesito di analisi 583, n. 3; Spigo 1977: 135, nota 25; Spigo 2000:
archeometriche, che hanno coinvolto anche il fram- 37, figg. 16-17; Elia 2008: 182, fig. 9B).
Osservazioni sulla circolazione della ceramica figurata italiota a C aulonia 473

Per il limitato lacerto da Caulonia la proposta ti e ripetuti rapporti con le botteghe locresi, per
di attribuzione al Gruppo di Locri suffragata dal quanto la natura di questi risulti in gran parte an-
profilo del volto (naso e forma del mento) e soprat- cora indefinibile: solo nel caso del cratere rico-
tutto dalla collana a puntini di vernice ravvici- noscibile con certezza un fenomeno di circolazione
nati, che ricorre frequentemente nelle realizzazioni diretta dei manufatti. A fronte di queste osserva-
attribuite a questa bottega (fig. 32.4). zioni, il quadro generale per il centro cauloniate
Anche dalla necropoli indagata nel Vallone rimane assai lacunoso: oltre alle testimonianze gi
Bernardo da Paolo Orsi tra il 1913 e il 1915 pro- richiamate, nota solamente la presenza di una
viene una testimonianza utile a definire i caratteri serie di lekythoi ariballiche di piccole dimensio-
della circolazione della ceramica figurata a Caulo- ni provenienti da tombe di bambino, decorate con
nia nel IV secolo. Si tratta del coperchio di lekane figure di animali (pantera, grifo, lepre, delfino) e
rinvenuto nella tomba 93 (fig. 32.5A). Purtroppo lo datate tra la fine del V e linizio del IV secolo23.
stato di conservazione, segnalato come mediocre A un orizzonte pi avanzato sono riconducibili
gi al momento della prima edizione (una lekane, anche altri vasetti di piccole dimensioni. Il primo,
sul cui coperchio 2 palmette e 2 fig. r. consunte, rinvenuto dallOrsi e recentemente ripubblica-
Orsi 1914: col 930), non agevola unanalisi detta- to (Orsi 1914: col. 914; Palomba 2004: 363-364,
gliata del reperto. Tuttavia la recente pubblicazio- tomba 11, n. 2, fig. 146.1a-b), una lektythos ari-
ne dellimmagine del coperchio18 consente forse di ballica che reca una testa femminile con i capelli
identificare lo schema iconografico della scena, raccolti in un sakkos, posta tra motivi decorativi fi-
composta da due personaggi. Su un lato riconosci- tomorfi speculari. Il ductus del disegno e lo schema
bile limpronta di una figura femminile panneggiata delle decorazioni accessorie sembrano rimandare
con i capelli raccolti, forse in un kekryphalos o in allambiente produttivo siciliano, come rivelano
un sakkos, sdraiata a terra e rivolta verso sinistra, le affinit con alcune realizzazioni del Gruppo di
con il braccio sinistro flesso. Sullaltro lato una se- Lentini, datate verso la met del secolo24. Da una
conda figura, ancora pi abrasa e lacunosa, in cui tomba esplorata nel 1996 nel vallone Bernardo
forse da riconoscere un erote (in volo?) diretto verso proviene infine una bottiglia piriforme figurata,
la figura precedente. Alle spalle dei due personaggi anchessa decorata da una testa femminile, identi-
una palmetta a sette petali tra viticci disposti spe- ficata come un prodotto di fabbrica campana della
cularmente. Questo schema appare ancora una vol- seconda met del IV secolo a.C. (Iannelli 2001:
ta riconducibile all'attivit dei ceramografi raccolti 329, tomba n. 1, fig. 329, n. inv. 106807).
nel Gruppo di Locri, dove risulta frequentemente
utilizzato proprio su alcuni coperchi di lekanai pro- Note
dotte a Locri nel corso del secondo quarto del IV
secolo19: a titolo esemplificativo si possono richia- 1
Il presente intervento costituisce una sintesi di un
mare le affinit compositive con un esemplare dalla contributo comparso recentemente sulla rivista Orizzonti
tomba 975 della necropoli di Lucifero (fig. 32.5B)20. (Elia 2007), dove lanalisi di questo rinvenimento inserita
nel quadro dei contatti tra le produzioni artigianali di Locri
Se lidentificazione della scena corretta, a Cau- e Caulonia. In questa sede lo studio del cratere associato
lonia si avrebbe dunque unulteriore testimonianza a quello di alcune testimonianze cauloniati non ancora
di un rapporto con le botteghe operanti a Locri. In esaminate in dettaglio in bibliografia.
questo caso allambiente produttivo locrese riman- 2
Tomasello 1972: 596; il riconoscimento che propongo basato
da anche la stesura di uno spesso strato di miltos sullaccentuata curvatura del frammento e sullo spessore della
sulle superfici risparmiate, desumibile dallanalisi parete, che si addicono alla parte inferiore della vasca di un
cratere. Loriginaria identificazione con uno skyphos fu invece
della riproduzione pubblicata21. proposta sulla base della supposta pertinenza dei frammenti in
Insolito risulta invece il profilo del coperchio, esame a un fondo di skyphos dallo stesso scavo, ma rinvenuto
con una presa conica di forma ogivale, che presen- nello strato inferiore (strato secondo; Tomasello 1972: 596,
ta uno sviluppo sensibilmente differente rispetto nota 1, fig. 78); questultimo tuttavia, oltre a presentare un
a quello a disco, usuale in queste produzioni. Un profilo non compatibile, rivela significative differenze nella
decorazione accessoria, in particolare lassenza della sottile
confronto puntuale nella produzione locrese pu fascia risparmiata al di sotto del fregio a meandro, presente
tuttavia essere riconosciuto in un esemplare a ver- invece sui frammenti di cratere.
nice nera dalla necropoli di Lucifero22. 3
Si segnala anche la presenza di un orlo di cratere a campana
Il panorama dei rinvenimenti ceramici figurati con canonica decorazione a ramo dalloro con foglie venate
da Caulonia per il IV secolo rivela dunque eviden- (Tomasello 1972: 596, fig. 76).
474 Diego Elia

4
I vasi che mostrano le soluzioni disegnative pi affini Molli Boffa 1977: 229, nota 18; Costabile e Meirano 2006:
sono un cratere a campana e un esemplare a calice dalla 80) e di un frammento di pinax con Ninfe del tipo Grotta
tomba 1119 di Lucifero (Orsi 1917: 108-111, figg. 11-11bis; Caruso (Angeletti 2004: 142, 156-157, fig. 76.2), nonch
Trendall 1967: 74, nn. 374-375, tav. 35,4-6; Trendall 1983: linfluenza dellartigianato locrese quando non la presenza
30, nn. 374-375; Costamagna e Sabbione 1990: tav. XIV, a Caulonia di esemplari importati (v. ad esempio Gagliardi
fig. 88; Spigo 2000: fig. 13), oltre a una lekane dalla tomba 2004b: 495) nelle classi della ceramica a vernice nera,
1247 (Orsi 1917: 116, fig. 20; Spigo 1977a: 583, n. 2). Per delle anfore, dei sostegni di foculo, del vasellame metallico
unanalisi dettagliata dei confronti individuati per i singoli (Meirano, in questo stesso volume) ecc. Per una pi ampia
elementi disegnativi v. Elia 2007. esemplificazione con relativa bibliografia v. Elia 2007.
5
Anche alcune caratteristiche tecnologiche, quali la qualit 14
Oltre ai frammenti commentati in questa sede ricordo anche
e la tonalit della vernice e soprattutto la presenza di un fondo di coppa con decorazione a onda ricorrente e un
uno strato di miltos, riconducono alla produzione del Gruppo frammento di coperchio di lekane con testa maschile, nonch
di Locri. A tal proposito cfr. le osservazioni gi formulate da una parete di forma non riconosciuta (Tomasello 1972: 640,
Trendall (Trendall 1967: 74) e in Locri VI: 113. figg. 134e, 139, 140; il primo ripubblicato come fondo di
6
A proposito della possibilit di riconoscere allinterno del cratere: Cannata 2004: 540, n. 18, fig. 199); altri frammenti
raggruppamento di opere ricondotto al Gruppo di Locri un di cratere recano solamente segmenti della decorazione
lotto attribuibile a una singola personalit convenzionalmente accessoria (Tomasello 1972: 640, figg. 133h, 134f).
designata come Pittore di Locri: v. Elia 2004a: 145, nota 1; 15
Alla luce di un rapidissimo esame condotto durante una
Elia 2005: 158, 160, nota 19; Locri VI: 149-154. pausa del convegno su una riproduzione del frammento, il
7
Tra le rare eccezioni segnalo il gruppo formato da Dioniso, rinvenimento mi sembra avvicinabile alla produzione del
una menade e un satiro abbracciati sul registro inferiore di Pittore della Pisside RC 5089, bottega attiva a Locri tra il
unanfora rinvenuta ad Agrigento (Trendall 1967: 74-75, n. 360 e il 340 a.C. (Mirti et alii 2004: 194), i cui prodotti finora
376; Trendall 1983: 30, n. 376). risultano presenti esclusivamente a Locri e a Medma (Locri
8
Satiri con calzature di varia foggia ricorrono ad esempio VI: 157-158, Appendice III).
nella coeva produzione siceliota: cfr. a titolo esemplificativo
16
Tomasello 1972: 640; fig. 133g. Non mi stato possibile
Bernab Brea e Cavalier 1997: figg. 16, 30-32, 35-36, 57, reperire il reperto ed effettuare un esame autoptico; sulla
58, 60-63. base del riferimento metrico presente nella tavola pubblicata
9
V. Elia 2004a; Elia 2005; Locri VI: 148-160, con dettagliata le dimensioni del frammento risultano pari a 3,6 x 2,2 ca.
rassegna delle posizioni precedentemente espresse.
17
Lunico caso in cui una Nike raffigurata con questo schema
10
Una prima fase dello studio, basato su analisi di compare su un vaso di maggiori dimensioni la hydria da
provenienza, ha coinvolto un ampio lotto di ceramiche Siracusa, dove essa raffigurata in volo al di sopra di una
figurate rinvenute a Locri e attribuibili al Gruppo di Locri, delle anse orizzontali (CVA Italia 17: 6-7, IV,E, tav. 11;
al Gruppo dellErote inginocchiato e al Pittore RC 5089; a Trendall 1967: 75, n. 379; Trendall 1983: 31, n. 379). Sulla
conferma della localizzazione locrese delle botteghe citate, diffusione di questa figura, di norma associata a un giovane
i risultati hanno evidenziato unaccentuata similarit della Erote nudo, anchesso in volo: Elia 2008: 182-184.
composizione chimica delle argille analizzate con quelle
18
Nella recente riedizione della necropoli, invece, il
risultate tipiche della produzione locale di ceramiche fini sommario commento non ha purtroppo aggiunto osservazioni
tra V e IV secolo a.C. (Mirti et alii 2004). Una seconda utili (Sul lato superiore da un lato ci sono palmette nere
campagna di campionamenti ha coinvolto anche reperti su fondo rosso, dallaltro figure rosse, che si intravedono
provenienti da altri siti calabresi, tra cui il frammento appena, su fondo nero, Palomba 2004: 388, figg. 147.1,
figurato da Caulonia: i primi risultati di questa seconda fase 153.1). Anche in questo caso lanalisi proposta nel presente
della ricerca ora in corso di pubblicazione sono stati contributo basata esclusivamente sullosservazione della
presentati preliminarmente al 34thInternational Symposium documentazione edita.
on Archaeometry tenutosi a Zaragoza nel 2004 (P. Mirti, M. 19
Finora questo schema risulta attestato prevalentemente su
Pace, M. Aceto e D. Elia, Red-figure vases from archaeological esemplari rinvenuti a Locri sia in tombe della necropoli di
sites in Magna Graecia. New analises by ICP-MS). Lucifero (Elia 2001: sepolcri 975, 1247; Locri VI, Appendice
11
Quasi unottantina di attestazioni, rappresentate da I, Le1, Le2, Le11), sia nellabitato di Centocamere (Locri VI,
alcuni vasi integri e da un elevato numero di frammenti Appendice I, Le17); solo in un caso stato invece utilizzato
(Locri VI, Appendice I). Anche i vasi del Gruppo dellErote su un vaso di maggiori dimensioni, per decorare il collo di un
inginocchiato e del Pittore RC 5089 mostrano una cratere a volute, ora in una collezione svizzera (Schauenburg
concentrazione pressoch esclusiva a Locri, con sporadiche 1994: figg. 2-3; Locri VI, Appendice I, CV1).
presenze a Hipponion e Medma (Elia 2005: 155-157, fig. 2). 20
Trendall 1967: 74, n. 385; Spigo 2000: 35, 37, figg. 14-
12
Il ductus attestato sul frammento cauloniate non sembra 15; p. 47, nota 2; Elia 2001: 216, lekane 975/1; Locri VI,
presentare infatti la rigidit di tratto caratteristica della fase Appendice I, Le2.
pi antica di questa produzione, ma neppure rivela elementi 21
Si tratta infatti, come gi ricordato, di un elemento
dello stile pi corsivo che caratterizza le opere pi recenti, peculiare delle botteghe operanti a Locri (supra, nota 5). Per
datate alla met del IV secolo a.C. (Locri VI). il coperchio in esame tale osservazione desunta unicamente
13
Ricordo a titolo esemplificativo il rinvenimento di dallanalisi dellimmagine edita, mentre lAutrice della
frammenti del tipo coroplastico di origine locrese del recente pubblicazione segnala la presenza di ingobbio rosso
simulacro in processione (Tomasello 1972: 575, fig. 24; solo sulla presa conica (Palomba 2004: 388).
Osservazioni sulla circolazione della ceramica figurata italiota a C aulonia 475

22
Elia 2001: 315, n. 1117/1, fig. 24, da un contesto datato tra 24
Per la testa cfr. Bernab Brea e Cavalier 1997: 89-90, nn.
la fine del V e il primo quarto del IV secolo. 15-16, fig. 99. Per il motivo decorativo accessorio cfr. Trendall
23
Orsi 1914: coll. 913, 930, 936, figg. 153, 173; Palomba 1967: 586, n. 14, tav. 226,7; Bernab Brea e Cavalier 1997:
2004: 386-388, tomba 93, nn. 2, 3, 7, figg. 146.2a-b, 147.1; 82-83, n. 3, fig. 80; per la forma romboidale del bocciolo, ma
p. 397, sporadico n. 6, fig. 146.4; pp. 403-404, tomba 10 con decorazione diversa, cfr. anche una lekane attribuita alla
(scavi Chiartano), fig. 146.3. cerchia del Pittore di Adrasto (Spigo 2002: figg. 14-15).

Fig. 32.1 Caulonia: pianta dellarea a sud del tempio di Punta Stilo con indicazione dei saggi avviati nel 1970 (da Tomasello 1972: fig. 1).

Fig. 32.2 A) Porzione di cratere da Caulonia e restituzione grafica; B) restituzione grafica schematica del gruppo satiro-menade sul
cratere a campana attribuito al Gruppo di Locri, da Gela.
476 Diego Elia

Fig. 32.3 A) Lekane attribuita al Gruppo di Locri, sporadica dalla necropoli in c.da Lucifero; B) frammento dallo scavo condotto a
Caulonia in prop. Zaffino nel 1971 (da Tomasello 1972: fig. 133g).

Fig. 32.4 A-E) Particolari di vasi attribuiti al Gruppo di Locri, dalla necropoli in c.da Lucifero (A: kylix della tomba 6, scavi 1956, da Locri
VI., FR15; B-C: barilotto dalla tomba 884, da Elia 2001: 884/6, fig. 18; D-E: coperchio di lekane dalla tomba 1242, da Elia 2001: 1242/21,
fig. 19); F) frammento dallo scavo condotto a Caulonia in prop. Zaffino nel 1971 (da Tomasello 1972: fig. 133g).

Fig. 32.5 A) Coperchio di lekane dalla tomba 93 della necropoli del Vallone Bernardo a Caulonia (da Palomba 2004: fig. 147.1); B)
restituzione grafica del coperchio di lekane attribuito al Gruppo di Locri, dalla tomba 975 della necropoli in c.da Lucifero (da Locri
VI., fig. 26,b)
Tavola Rotonda

Mario Lombardo: Permettetemi innanzitutto di Anche i pi giovani partecipanti a queste qui-


ringraziare Lucia Lepore che ci ha offerto, oltre a pe, come gli studenti di Architettura dellUniversi-
un Convegno assai interessante, la possibilit di t di Reggio Calabria, a Caulonia, hanno dato un
svolgerne i lavori in una variet di sale fiorentine contributo di grande interesse.
veramente straordinarie. Detto questo, prima di co- Ecco: il quadro di Caulonia ora molto ricco e
minciare a coordinare la tavola rotonda seguendo il vario; veramente siamo davanti a una agora theon,
programma previsto, vorrei chiedere di intervenire inteso come spazio religioso, ma anche spazio civi-
extra ordinem, perch assolutamente doveroso le. C molto da riflettere per esempio, la grande
farlo, a colei che stata per lungo tempo il nume presenza di argoi lithoi, messi in luce, esaminati
tutelare dei lavori di ricerca archeologica nel terri- nel libro della Doepner, come a Metaponto, riman-
torio di cui ci siamo occupati in questi giorni, come da alla madrepatria, lAcaia, dove sappiamo che
stato ricordato pi volte, e cio Elena Lattanzi. luso era molto diffuso.
Per quanto riguarda la presenza dei culti, sa-
Elena Lattanzi: Grazie, Mario. certo piacevole rei daccordo con Cecilia Parra, che ha pubblicato
essere chiamata nume tutelare dellantica Kaulonia, una serie importante di dati di scavo, interpretan-
grazie alla mia lunga frequentazione calabrese doli molto acutamente. Sono daccordo con lei, per
Innanzitutto, in questa sala ricca di memorie, esempio, che la divinit polimorfa, polivalente,
vorrei ringraziare per tutti, ancora una volta, Lucia sempre la Hera peloponnesiaca, a cui ben si addi-
Lepore, per lorganizzazione di questo Convegno e cono le offerte di armi, sempre numerose. Colpi-
affidare a lei anche il nostro ringraziamento allo sce lanalogia con Crotone, nel culto dominante di
ospitalissimo dott. Ceccanti e alla sua gentile si- Hera. Per Hera non sola, in quanto c la com-
gnora, che ci hanno cos squisitamente accolto lal- presenza di Artemide e di Afrodite e, credo, anche
tra sera in una casa e in un paesaggio toscano che di Demetra, come ha osservato Federico Barello.
non dimenticheremo. A parte la presenza del pinax, parlano al riguardo
Per quanto riguarda il Convegno, si giusta- anche le non poche statuette femminili. Si tratta,
mente detto che ha aperto, anzi sfondato i confini insomma, di un affollatissimo pantheon.
dellantica Caulonia, mettendo in contatto i territo- Per quanto concerne, invece, la sempre pi in-
ri, le chorai, delle tre colonie. teressante casa presso la casamatta, sempre sul-
Vorrei solo fare alcune osservazioni, non aven- la riva del mare a Caulonia, avevo pensato, prima
do avuto ancora il tempo di riflettere su tanti ma- di venire al Convegno, a un Hestiatorion, simile a
teriali nuovi, soprattutto a proposito di Caulonia e quelli noti a Locri e a Crotone, soprattutto dopo la
di Crotone. lettura di un interessante saggio di Roberta Bel-
Per quanto riguarda Caulonia, sono lieta che si li sullargomento, in corso di stampa negli atti del
siano costituiti i gruppi di lavoro che fanno capo Convegno di Enna su Demetra.
a Silvana Iannelli, come a Locri e Crotone fanno Ci sono ipotesi pi affascinanti, come quella
capo a Claudio Sabbione e a Roberto Spadea. di Giovanni Pugliese Carratelli, riferita da Maria
Lucia Lepore e Paola Turi (a cura di), Caulonia tra Crotone e Locri. Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno
2007, ISBN 978-88-8453-930-4 (print), ISBN 978-88-8453-931-1 (online), 2010 Firenze University Press
478 Tavola Rotonda

Teresa Iannelli Effettivamente non si tratterebbe Mario Lombardo: Grazie a Elena Lattanzi per
di un esthiatorion canonico, ma occorrer appro- queste riflessioni che ci hanno in realt portato dritti
fondire il discorso, tenendo conto delle banchine, o dentro il tema della tavola rotonda, come del resto ci
klinai, dellaccesso unico delledificio, come della aspettavamo, e che hanno costituito una degnissima
serie di recinti, come li chiama Silvana Iannelli, introduzione che io mi permetto di riprendere, per
con tante piccole offerte votive esprimere, prima di dare la parola agli altri, le mie
Consiglierei a Silvana Iannelli, che ha la fortu- impressioni su queste cos dense giornate. Pare an-
na di scavare ancora a Caulonia, di tornare sul sito che a me, effettivamente, che abbiamo avuto un qua-
del tempio della Passoliera, discorso non pi ri- dro a tutto campo, a cominciare dallabitato di
preso, dopo alcune prospezioni affidate alla Lerici, Caulonia: dai tempi e forme dellinsediamento e dal-
diversi anni fa, che avrebbero dato scarsi risultati. la struttura delle case alla fabbrica di laterizi, ai
Ma il sito troppo importante per trascurarlo, in luoghi di culto domestici, alle aree domestico-pro-
quella posizione dominante, a guardia dellacces- duttive, ai santuari. Anche al territorio mi pare si sia
so alla citt, tale da evocare il nome di Zeus Ha- guardato da tutti i punti di vista, partendo da quello
marios (o Homarios). Si ricorda qui che Federico costiero di Stanley e Lena, per poi centrare latten-
Barello aveva individuato ben cinque diversi tetti, zione sullarticolazione della chora in fattorie e pas-
databili tra VI e V secolo a.C. testimonianti lim- sare quindi alleschati, che mi pare fondamentale
portanza delledificio sacro. nel nostro discorso su Caulonia per spiegarne il ruo-
Per Locri sottinteso che limpegno di ricerca lo di colonia di approvvigionamento minerario
pluriennale di Claudio Sabbione ha dato importanti cos essa stata definita da Facella , emerso dagli
risultati. Basti citare il ritrovato thesmophorion in studi condotti dallquipe dellUniversit di Reggio
contrada Parapezza, scavato in questi recenti anni Calabria: questa centralit dellaspetto minerario
con la collaborazione di Margherita Milanesio. Mi che io vorrei veder concretizzarsi in documentazioni
in grado di farci cogliere con sicurezza lorizzonte
stupisce linterpretazione delle foglie votive come
cronologico, antico, di sfruttamento dei giacimenti
pugnaletti, ma la stessa merita un approfondimen-
individuati. Credo che sia assolutamente legittimo
to. Credo non sia il caso di sottolineare limportan-
ricercare in questa direzione, e spero nelle risposte
za del culto di Demetra a Locri, accanto a quello di
che ci potranno venire da analisi pi approfondite in
Kore, culto che i Dinomenidi, come apprendiamo
termini di applicazioni tecnologiche che permettano
da Erodoto, si trasmettevano di padre in figlio, in di precisare la cronologia dello sfruttamento di tali
quanto detentori del sacerdozio delle due dee, che giacimenti. Credo sia assai utile indagare anche su
accresceva il prestigio della loro tirannide, e suc- un altro tema fondamentale, quello delle risorse fo-
cessivamente quella dei Dionisii. restali a cui fa riferimento Tucidide (VI, 25.1-2), che
Un grazie ancora per Lucia Lepore e Diego mi pare inizi a emergere in maniera consistente, an-
Elia, che ci hanno fatto perfino sentire la musica che nel suo collegamento col ruolo, anchesso messo
delle antiche lire grazie alle loro ricerche. in luce in queste giornate, di Caulonia, e del territo-
Per Crotone, dir che sono lieta dellapprofon- rio cauloniate nel suo insieme, come area di confine,
dimento della ricerca di Roberto Spadea, che ha zona di frontiera: quanto emerge dai dati che ci
in corso lo studio della coroplastica del santuario sono stati presentati da Silvana Iannelli sui phrouria
arcaico di Hera Lacinia a Capo Colonna, in parti- montani di Torre Camillari, Monte Gallo, Torre Ca-
colare della Gorgone, che ho fatto in tempo a veder stelli, Monte Palazzi, che sembrano avere essenzial-
nascere dallo scavo! mente la funzione di centri di controllo e protezione
Anche gli studi sulla casa a Crotone hanno della chora e che, probabilmente, vanno visti in una
fatto importanti progressi, grazie ad Agnese Ra- prospettiva non solo cauloniate, ma forse pi ampia-
cheli, Giovanna Verbicaro e Alfredo Ruga. Molto mente achea. Le conseguenze della Sagra dovettero
interessanti,infine, i contributi scientifici di Maria esser state almeno in parte positive per Caulonia,
Letizia Lazzarini e di Giovanna Perri, rispettiva- permettendole di uscire da quello che il primo gior-
mente nel campo dellepigrafia e della numismati- no ho chiamato il cono dombra di Crotone, con
ca a Crotone. significative ripercussioni anche sul ruolo della citt
Concludo con rinnovati, vivissimi ringrazia- nel sistema acheo. Anche da questo punto di vista,
menti a chi ha reso possibile questo incontro di sia per Caulonia sia per Crotone e Locri, mi pare che
studi, qui a Firenze. il discorso qui impostato meriti ulteriori approfondi-
Tavola Rotonda 479

menti. Un ulteriore aspetto ampiamente illustrato in do si passa dai tetti di tipo acheo a quelli di tipo
questi giorni stato quello riguardante necropoli e siceliota, ma che tuttavia sono achee per tecnica, per
riti funerari, su cui abbiamo ascoltato molte comuni- alfabeto, per sistema ponderale e quantaltro. Esse
cazioni interessanti, come quella sugli strumenti ci raccontano quindi unaltra storia, o meglio unal-
musicali e quella di stamattina sugli astragali, per tra parte della storia cauloniate, che va letta come
citare solo la prima e lultima. Mi pare che un ruolo usava ripetere Ettore Lepore iuxta propria principia,
centrale abbia avuto laspetto religioso, a partire interpretata, cio, secondo i parametri e i codici in-
dalla magnifica relazione di Cecilia Parra sulle real- terpretativi che sono propri di quel tipo di documen-
t cultuali e rituali del tempio di Monasterace, che tazione e delle discipline che la studiano. Questo mi
non pu non essere centrale nel discorso su Caulo- suggerirebbe di dar subito la parola a Gorini che
nia, anche per i dati veramente notevoli che ci sta non ha avuto modo di parlare in questo Convegno se
restituendo, come la fila di basi con gli anelli e le non come presidente di seduta, ma lo far tra un at-
foglie di bronzo, che sembrano rinviare ai rituali timo. Prima volevo ricordare il contributo sulle iscri-
ben noti dei phyllobolia. Apro qui un inciso riguar- zioni di Maria Letizia Lazzarini, che dal canto suo ci
dante le foglie-pugnaletti del thesmophorion di Lo- ha fatto vedere unaltra parte di questa storia com-
cri: non ne sono sicuro, ma mi sembra di aver visto plessa in cui rientra la vicenda di Caulonia, perch
che in ciascuna di esse presente un foro; forse, al- ha ribadito il dato forte di una, come dire, organici-
lora, si tratta di foglie che erano collegate le une con t, dellesperienza achea, che, alla luce dei dati da
le altre a formare una collana o qualche altro oggetto lei illustrati, si lascia seguire sino al IV sec. a.C, ad
di ornamento. Se si fosse trattato di pugnaletti, che esempio con le sigle che noi ritroviamo a Terina nel
funzione poteva avere il foro? Se almeno fossero stati IV sec a.C. come nei documenti di epoca arcaica di
due o pi si poteva pensare a unimpugnatura, ma provenienza anche cauloniate. Questo ci porta a un
un singolo foro non credo sia compatibile con tale ultimo punto, molto importante secondo me, e cio
possibilit. Chiudo la parentesi e torno a evocare le al problema della continuit/discontinuit nella
numerose e importanti relazioni sugli aspetti e le complessit dei processi storici. Come tutti sapete,
pratiche cultuali, ricordate anche da Elena Lattanzi, nella tradizione la storia di Caulonia segnata da
alle quali si sono aggiunte una serie di altre interes- forti discontinuit che in parte, mi pare, sono venute
santi relazioni su produzioni artigianali e artistiche, fuori anche dalle relazioni di questo Convegno: lim-
come quella di Roberto Spadea sulla Gorgone, o pianto regolare di Caulonia, ad esempio, mi pare sia
quella di Gregorio Aversa, che ha messo molto bene stato datato dalla Iannelli al IV sec a.C., e dunque
in evidenza un elemento di collegamento fra Caulo- posteriormente alla distruzione dionigiana del 389
nia e Crotone, ma anche fatto emergere un punto (o 388), entro un orizzonte che pu essere quello di
metodologico che dobbiamo sempre tener presente una ricostruzione da parte di Dionisio II oppure da
quando discutiamo tra archeologici, storici, numi- parte dei Cauloniati eventualmente rientrati dalla
smatici, epigrafisti. Mi riferisco allautonomia di cia- Sicilia. Di fronte a questa alternativa, occorrerebbe
scun tipo di evidenze, che sembrano raccontarci chiedersi se vi siano, nella fisionomia archeologica
storie apparentemente assai diverse tra loro. In effet- di Caulonia dopo la met del IV sec. a.C., elementi
ti, dalla sua relazione si evince chiaramente che da che permettano di collegarla piuttosto a esperienze
una fase in cui a Caulonia ci sono tetti di tipo acheo siracusano-locresi che di tradizione achea. Ancora,
si passa a una fase in cui ci sono tetti di tipo sicelio- mi pare di aver colto in alcune relazioni riferimenti
ta, ma questo non rinvia necessariamente a un nuo- a cesure riconoscibili nella vita dellabitato di Cau-
vo e diverso orientamento politico-relazionale, lonia, ma anche di Crotone, nel III sec. a.C. e mi
perch i tetti di tipo siceliota noi li ritroviamo anche piacerebbe capire se sia possibile metterle in serie,
a Crotone, quindi si tratta di un fenomeno che non si anche se in maniera combinatoria, con quello che
pu collegare a vicende e scelte di carattere politico, sembra emergere dalle fonti. Ultimo punto e torno
ma le cui logiche vanno capite in forma autonoma. alle monete, cos posso finalmente dare la parola a
Cos come, poi, lo ionismo che pervade tutto nel V Gorini , mi sembra molto interessante anche quello
sec. a.C. Del resto, se avessimo bisogno di una con- che stato detto a proposito delle monete di bronzo
ferma di questo principio dellautonomia delle diver- di Caulonia, che, contrariamente a quanto si ritene-
se evidenze, abbiamo le monete che, come ci stato va, sembrano poter scendere fino allet annibalica,
ampiamente ribadito anche in questa sede, comin- rientrando in tal modo in quellorizzonte che vede
ciano a essere emesse dalla zecca di Caulonia quan- lemergere, nella tipologia monetale che si rif a
480 Tavola Rotonda

quella delle emissioni brettie, di elementi culturali Pierre (Nicolet-Pierre 2002), si pone verso il 590-
di tradizione ellenica giocati in funzione ideologico- 580 a.C. in Asia Minore, mentre per Egina si pensa
propagandistica anti-romana. forse al 560 a.C., per Atene dobbiamo partire dal
adesso con piacere che do la parola a Gorini 547 a.C. con Pisistrato e una data simile stata pro-
per arricchire, da principe della disciplina, i lavo- posta anche per Corinto (Kroll e Waggoner 1984),
ri di questo Convegno con lapporto, come sempre per cui anche linizio della monetazione incusa se-
importante, della numismatica. gna un doveroso abbassamento. In particolare per
questa serie non ho esitato a proporre una data in-
Giovanni Gorini: Lincontro odierno per il qua- torno al 525 a.C. a Crotone, Metaponto e Sibari, che
le dobbiamo ringraziare Lucia Lepore permette di certamente furono tra le prime a emettere questo
fare il punto sulle nostre conoscenze sulla produ- tipo di moneta (Gorini 2002), e a seguire tutte le
zione della zecca di Caulonia. Questa zecca, che altre. Da ci ne consegue che possiamo ipotizzare
non ha avuto una vasta produzione, stata indaga- che il fenomeno sia comparso pi tardi a Caulonia
ta gi nel 1958 dal Noe (Noe 1958) e la sequen- in cui solo i primi due gruppi del Noe A,B possono
za delle emissioni stata rivista dal Kraay (Kraay datarsi tra il 515 e il 500 a.C., per poi passare nella
1960; Kraay 1976: 168-169; 182-183, 197) e dalla fase media al 500-480/475 a.C. e successivamente
Breglia (Breglia 1968; Breglia 1970), per giungere seguire le datazioni proposte ultimamente nella HN
poi alla sua definizione nellultima edizione della Italy (HN Italy: 163 sgg.). Circa il problema del-
Historia Numorum del 2001 (HN Italy: 163), per le cause che hanno determinato linizio di queste
cui ritengo che nelle sue linee essenziali sia ormai emissioni si possono ancora accettare le ipotesi del
nota a tutti. Permangono tuttavia diversi problemi Kraay del 1964 (Kraay 1964; Parise 1973: 117),
aperti sui quali vorrei soffermarmi per una even- sfumate con le riflessioni del Kim sulluso delle
tuale discussione anche alla luce di quanto ha ora frazioni nel mondo arcaico (Kim 2001; Kim 2002).
affermato il collega Lombardo introducendo que- In particolare per quanto riguarda Caulonia, cre-
sta tavola rotonda. Infatti con il progredire delle do che una delle componenti dellemissione delle
ricerche archeologiche, di cui gli ultimi scavi di prime serie possa essere stato il suo coinvolgimen-
Lucia Lepore sono una eloquente testimonianza, e to in azioni belliche, forse connesse con la guerra
delle riflessioni critiche apparse nei recenti volumi contro Sibari2. Converr infatti riflettere che nella
pisani a cura di Maria Cecilia Parra (Kaulona I; fase incusa le frazioni sono molto rare, solo sette
Kaulona II ), le nostre conoscenze si sono di molto coni rilevati dal Noe (Noe 1958: 53, nn. 201-207)
accresciute, anche se non sempre nella direzione e altrettanto rare sono nei ritrovamenti, fenomeno
che avremmo desiderato1. condiviso anche dalle altre emissioni delle polis
Come noto la monetazione di Caulonia si di- magnogreche, segno di un non uso primario degli
vide in due momenti o fasi principali, in quanto da stateri incusi per gli scambi al minuto, considerato
una fase a rovescio incuso, comune a tutte le colo- lalto valore specifico dei singoli esemplari (Parise
nie achee della Magna Grecia, che dura fino 475 1973: 121-123). Diverso lorizzonte nella fase suc-
circa a.C. si passa alla fase a doppio rilievo, che cessiva a doppio rilievo in cui i nominali divisionari
termina nel 389-388 a.C. con la distruzione della hanno un maggiore sviluppo, segno di un uso ben
citt a opera di Dionigi di Siracusa ed entro que- pi ampio e articolato, che poi coinvolger anche
sta data dovremmo forse porre anche le rare emis- parzialmente il bronzo.
sioni in bronzo, anche se si pu avanzare qualche
2. La sequenza dei coni
proposta alternativa, come vedremo. Se questo
il quadro generale della monetazione di Caulonia Inizio dal considerare il ritmo di produzione, ov-
nei suoi limiti cronologici, ampiamente condivisi, vero partendo dalla sequenza delle emissioni incuse
passiamo ora ad alcuni punti di discussione. che come gi notava la Breglia (Breglia 1968: 245)
non presentano una vera e propria sequenza, infatti
1. Problemi di cronologia
Problema spinoso e non risolto quello dellini- le coppie singole di coni, [sono] prive, cio, in-
zio della monetazione a Caulonia. Ora nel generale teramente, di agganciamento con altre coppie e
processo di abbassamento dellinizio delle emissio- i gruppi [sono] costituiti da un conio del diritto
ni di moneta greca che oggi, dopo le riflessioni del con due o pi coni del rovescio fino ad un mas-
Le Rider (Le Rider 2001), riprese dalla Nicolet- simo di 6.
Tavola Rotonda 481

Questa constatazione, comune ad altre mone- 3. Le fonti del metallo


tazioni incuse, conferma landamento discontinuo3,
saltuario, della produzione monetale, che quindi Le fonti di approvvigionamento dellargento
avveniva solo, quando le esigenze della polis ne ri- sono uno dei temi pi interessanti, credo, per la
scontravano la necessit. Discontinuit che anche comprensione del fenomeno delle monete incuse
confermata dallindice caratterioscopico, ossia lin- e delle stesse fondazioni coloniali lungo la costa
dice dei numero di esemplari diviso per il numero dellattuale Calabria. Il tema era gi stato notato
dei coni del dritto. Questo stato calcolato dal De dal Lenormant (Lenormant 1881: 15, II), ripre-
Callata (De Callata 2003: 27) come pari a 8,33, so poi dallEbner (Ebner 1964: 1, nota 2), dalla
per la fase incusa e a 6,84 per la fase a doppio Zancani Montuoro (Zancani Montuoro 1965-1967)
rilievo degli stateri, indice che scende a 4 per i ter- e da me (Gorini 1975: 52, nota 11) e oggi appare
zi di statere sempre a doppio rilievo (De Callata acquisito, come confermano i lavori recenti della
2003: 29). Per la fase incusa sono noti appena 33 Fioravanti (Fioravanti 2001: 41) e del Medaglia4.
coni del dritto, per un totale di 275 esemplari noti Infatti sappiamo che esistevano miniere di que-
e secondo il metodo Carter sarebbero 34,1 +/- 0,7; sto minerale, come di altri metalli nelle vicinanze
mentre per la fase a doppio rilievo abbiamo 75 coni della citt e questo dato, gi appurato per Sibari,
del dritto per un totale di 513 esemplari, con una porta a stabilire che alcune delle fondazioni colo-
prospettiva, sempre con il metodo Carter, di 79,3 niali della Magna Grecia possano ricondursi an-
coni del dritto +/- 1,4. Naturalmente questi dati che a localit vicine a fonti di argento, sulla scia
sono solo indicativi, ma potranno essere confron- di una precedente colonizzazione forse micenea5.
tati con quelli di altre zecche in particolare; mi Per altro anche nella tradizione mitografica circa
limiter, per la fase incusa, con quelli di Sibari, le fondazioni della citt sembra adombrarsi un fi-
dove sono state riscontrate dalla Spagnoli circa lone legato ai nostoi (Fioravanti 2001: 35), con la
140 coppie di coni (Stazio e Spagnoli 1993: 621). discussa identificazione di Clete con Caulonia, pi
Inoltre si pu notare come i coni siano usati fino volte ricordata in queste giornate. Ora non mio
alla fine, in quanto appaiono consunti e molto lo- compito addentrarmi in unanalisi del mito e della
gori, quindi sembrano denotare una certa difficolt sua possibile storicizzazione, tuttavia probabile
a disporne di nuovi o la mancanza di tempo per che la fondazione di Caulonia possa ricalcare in
attuare queste operazioni. Anche questo dato con- un certo qual modo una precedente frequentazione
ferma lepisodicit delle emissioni cauloniati, che micenea, di cui sarebbe interessante trovare trac-
sembrano non procedere con regolarit nel corso cia nei ritrovamenti ceramici della zona (Vagnet-
degli anni. Converr ancora riflettere che almeno ti 1982; Vagnetti 1983; Marazzi, Tusa e Vagnetti
un gruppo, quello D del Noe (Noe 1958: 29-31, 1986). Se questa interpretazione plausibile, allora
nn. 47-61), che lultimo della fase a rovescio in- pu apparire chiaro sia il fenomeno della riconia-
cuso, presenta monete di uno stile molto sciatto, zione del numerario straniero in Magna Grecia, sia
crude il termine che usa lo studioso americano la presenza di alcune emissioni suberate, sia la do-
e quasi barbarico, segno forse di un succedersi cumentazione epigrafica, ad es. dellaccordo tra Si-
di maestranze locali a quelle, ben pi abili, giun- bari e i Serdaioi6, sia infine la particolare riduzione
te direttamente dalla Grecia. Anche questo un del piede monetale corinzio, tutti elementi che si
aspetto che andrebbe indagato, per comprendere riconducono a una carenza di metallo, venutasi a
meglio il rapporto tra i Greci di Caulonia e i loro verificare forse subito dopo le prime fasi di inse-
vicini indigeni. Tutti questi dati, considerati insie- diamento coloniale. Il controllo e lo sfruttamento di
me pur nella loro aleatoriet, stanno a significare queste risorse potrebbe poi anche essere forse uno
che il periodo di emissione della fase incusa dovet- dei motivi dello scontro tra Crotone e Metaponto da
te essere breve e discontinuo con una produzione un lato e Sibari dallaltro. Gi la Zancani Montuoro
limitata, circoscritta nel tempo, se la rapportiamo a aveva richiamato limportanza delle miniere di Lon-
quella di altre zecche contemporanee e quindi ser- gobucco nel quadro della fase incusa della moneta-
ve a testimoniare un ruolo modesto ricoperto dalla zione della Magna Grecia e aveva concluso n da
monetazione di questa citt nella fase incusa. Tale escludere che lostilit di Crotone, fosse, almeno in
sensazione sembra interessare anche la fase suc- parte, suscitata dal desiderio di conquistare i filoni
cessiva a doppio rilievo e soprattutto quella delle argentiferi, sulle montagne a met strada fra le due
emissioni in bronzo, note in pochi esemplari. grandi citt (Zancani Montuoro 1965-1967: 30).
482 Tavola Rotonda

4. Le monete suberate spesso di tesaurizzazione, quindi con una scelta


oculata di numerario dargento o di quelle deposte
Si tratta di emissioni che talvolta si inseriscono nei santuari, come offerta votiva. Nei primi, come
nella sequenza dei coni in quanto sono il prodot- noto, prevale la fascia pi bassa del numerario, in-
to di uno stesso conio (Kraay 1976: 200), per cui fatti a Caulonia non a caso sono stati segnalati dei
si pu ragionevolmente ritenere che, piuttosto che terzi di statere, mentre nel secondo caso prevalgono
falsificazioni (difficili da realizzarsi da parte di un gli stateri e i tetradrammi o i decadrammi (Fischer
privato nel VI sec. a.C.), siano di emissione ufficiale e Bossert 2008). Tutte monete che certamente rive-
qui a Caulonia, come a Crotone e in altre zecche stivano un ruolo pi di accumulo di ricchezza, che
della Magna Grecia7. Infatti, concordemente con di strumento dello scambio quotidiano. Conferma
Van Alfen8 che ha richiamato recentemente latten- ne abbiamo nelle relazioni relative a ritrovamenti
zione su questa problematica, ritengo che, in questo in siti archeologici di tutto il Mediterraneo. Inoltre
specifico caso, si tratti di emissioni ufficiali a cui la come stato giustamente notato:
citt si riduce per la mancanza di metallo. Questa
soluzione ben nota per lAtene del 406-405 a.C. la confusione di monete da ripostiglio e di mo-
(Athenian Agor XXVI: 5-8, 17-18) e forse per la nete da scavo o, peggio, lutilizzazione dei ri-
stessa Sibari, che per la mancanza di argento do- postigli per ricostruire la struttura dello stock
vette ricorrere a questa pratica, poco prima del 510 della moneta circolante nelle varie epoche ap-
a.C., per cui si sarebbe indotti a ritenere che tutte le paiono ancora errori molto frequenti nelle ri-
manipolazioni a cui ricorrono le autorit della Ma- cerche numismatiche e storiche con analisi in
gna Grecia siano dovute proprio alla mancanza di partenza errate in termini di metodo (Arslan
questo metallo base per lemissione della moneta. 2005: 94).
La stessa decisione di emettere monete con un peso
leggermente inferiore a quello corinzio sta a indica- Premesso ci, alle monete di diverse zecche
re la tendenza a costruire un mercato chiuso allin- presenti sul territorio cauloniate, vanno aggiunte
terno del quale le monete circolano a una super quelle che vengono riconiate sistematicamente, se-
valutazione del 5% o del 7% come hanno confer- gno da un lato dellautonomia della polis che non
mato gli studi autonomi di Le Rider9 e di Garraffo permetteva la presenza di numerario straniero per
(Garraffo 1984: 163-165), il primo sulla base della determinanti pagamenti es. tasse e dallaltro del-
interpretazione di un passo dei Poroi di Senofonte la necessit di disporre di argento per le proprie
e il secondo su deduzioni personali. Tale emissioni emissioni (Le Rider 1975). A questa pratica Cau-
sarebbero quindi da ricondurre a quella carenza di lonia ricorse riconiando esemplari stranieri pro-
metallo che, possiamo ipotizzare, venne a verificar- venienti per lo pi dalla Sicilia, ma anche dalla
si, almeno per alcune zecche, forse poco dopo lin- Grecia Continentale con Corinto in testa, ma an-
sediamento coloniale, come si visto prima. che da Egina (Garraffo 1984: 94-102). Anche da
5. Volume di emissione e circolazione questo dato si comprende quanto ampia sia stata
la rete dei contatti diretti o indiretti tra Caulonia e
Notevole il numero dei ripostigli contenenti le numerose altre poleis greche fuori dalla Magna
monete di Caulonia, oltre 60 registrati nellIGCH Grecia. Mi piace ora accennare a una riconiazione
del 1973 e nei 9 volumi dei Coin Hoards fino al apparsa recentemente sul mercato11 in un listino di
2002, testimonianza di una estesa tesaurizzazio- vendita nel 200112 che si pu descrivere nel modo
ne e di una circolazione ampia. Tuttavia va con- seguente:
siderato che solo attraverso il recupero e lo studio D/ Apollo Alexikakos andante verso destra con
analitico del materiale sporadico rinvenuto in un sinistra un ramoscello di ulivo, in alto a destra nel
sito antico si pu giungere a un quadro pi veri- campo un piccolo Daimon in corsa e sotto la cerva
tiero della presenza del numerario nel territorio di retrospiciente. Ai lati della figura chiara evidenza
una polis e del ruolo svolto allinterno di essa dalla dei due delfini del tipo siracusano sottostante.
circolazione monetale10. Infatti qui come a Crotone R/ lo stesso tipo del dritto ma incuso con tracce
e in altri siti del mondo mediterraneo si nota una di un cavallo del sottotipo.
netta divaricazione tra i dati emergenti dalle mone- Peso 8,04 g; diam. 26 mm; h. 11 (fig. 33.1).
te perse casualmente e deducibili dai dati di scavo Noe 1958: n. 59; SNG ANS: n. 162.
e di quelle accumulate nel contesto dei ripostigli, La moneta appare riconiata su di un didram-
Tavola Rotonda 483

ma della serie di Siracusa del Gruppo IV (479-450 7. Nuovi esemplari


a.C.) del Boehringer, n. 49713, perci si pu conclu-
Particolarmente interessante mi sembra poi la
dere che la moneta appartenga al 440 a.C.; infatti,
segnalazione in questa sede di un obolo inedito ap-
secondo il Kraay (Kraay 1960: 62) linizio della
parso recentemente sul mercato. La nuova moneta
monetazione a doppio rilievo fissata al 475 a.C.
del tipo:
sulla base di una riconiazione di Metaponto su di
D/ Cerva stante a destra in cerchio perlinato.
un didramma di Siracusa simile al nostro. Questo
R/ KAV in cerchio perlinato.
didramma appartiene a una serie che il Boehringer
AR, Obolo 0,69 g15 (fig. 33.2); 9 mm diam.
data tra il 474 e il 450 a.C. e la data viene forni-
Il confronto pi puntuale tipologicamente e
ta dalla presenza del ketos che compare allesergo
di questa serie e che appare come unallusione al ponderalmente si pu istituire con le emissioni di
potere navale di Siracusa emerso nella battaglia di Reggio, che presentano un tipo simile con inizial-
Cuma nel 474 a.C. Tuttavia paragonando la testa mente la legenda retrograda e successivamente
della ninfa Aretusa presente sui tetradrammi con destrorsa, la cui cronologia per questa frazione va
quella sui didrammi cumani si evidenzia che que- dal 494 a.C. al 445-425 a.C. per lultima fase (HN
sti ultimi non appartengono al primo periodo della Italy: nn. 2471, 2475, 2479, 2485 ecc.). Analogie
serie, infatti il Kraay suggerisce una data intorno si hanno anche con la rara emissione dei Serdaioi,
al 470 a.C. come pi probabile per lemissione di databile nel primo quarto del V sec. a.C.16 e con
questa serie. Perci anche sulla base dellevidenza quelle di Poseidonia, forse ancora della fine del VI
del ripostiglio di Randazzo (cfr. Arnold e Biucchi sec. a.C. (HN Italy: nn. 1109 e 1110). Infine unul-
1990: tab. p. 64), che suggerisce una data del 465 teriore analogia tipologica si potrebbe instaurare
a.C. o anche pi tarda, si pu concludere per la con le emissioni di Kamarina, in oro per e databi-
datazione al 440 a.C. sopra proposta. li al 405 a.C. (Westermark e Jenkins 1980: 92-94).
Concludendo sembra che il tipo sia caratteristico
6. Tipologia dellarea bruzia e che forse da Poseidonia si sia dif-
Accanto al tema del volume delle emissioni, ri- fuso a Reggio, ai Serdaioi e contemporaneamente
mane quello della tipologia della moneta incusa, cos anche a Caulonia, per cui proporrei una datazione
ben riassunto recentemente14, che porta un contri- per questo nuovo obolo tra il 500 e il 480 a.C.17
buto allidentificazione del tipo con quello di Apollo, 8. Le emissioni in bronzo
soprattutto con il confronto con un tetradramma di
Abdera (Tracia) degli inizi del IV sec. a.C. Il problema delle emissioni in bronzo di Caulo-
Lanalisi dei tipi di Caulonia non pu prescinde- nia (fig. 33.3 e fig. 33.4) attende ancora una solu-
re da una considerazione e cio che i tipi del dritto e zione, ma ritengo che alla luce delle considerazioni
del rovescio vanno interpretati in ununitariet e in che faremo si pu chiaramente stabilire che fu un
una interdipendenza. Cio lassociazione di Apol- fenomeno iniziato poco prima della distruzione
lo alla cerva rimane il tema dominante di queste dionigiana della citt, ma che poi sia ripreso in et
emissioni, per cui dovremmo cercare di ricostruire annibalica. In particolare il Kraay conferma che
le ragioni politiche e culturali che hanno indotto le queste monete vadano datate before the destruc-
autorit della polis ad adottare questa complessa tion of 389 B. C. (Kraay 1976: 183) e inoltre in-
tipologia, che attende ancora una sua univoca spie- terpreta la testa maschile al dritto come quella di
gazione. Le testimonianze su di un culto di Apollo una divinit fluviale, probabilmente il fiume Sagra,
sono numerose in Magna Grecia, se pensiamo, ad da identificarsi con lattuale Allaro, per la presenza
esempio, anche alla tipologia apollinea presente di due corna ai lati del capo. La manualistica cor-
con il tripode delfico a Crotone, e tutte fanno rife- rente conferma questa datazione (Gagliardi 1930:
rimento al momento della fondazione delle colonie, 103; Rutter 1979: 207-208; HN Italy: 166 e nn.
nate sotto limpulso e con lassistenza del Dio delfi- 2069-2070) sulla base di un rapporto tra le lettere
co. Tuttavia, a mio avviso, rimane ancora aperto il presenti sul dritto di un esemplare in bronzo
problema per una chiara esegesi che sia accettata e (Noe: n. 234) e le medesime lettere presenti sul
condivisa da tutti gli studiosi, in attesa di nuovi ul- dritto di uno statere (Noe: nn. 152-153) e sul rove-
teriori ritrovamenti che possano contribuire a giun- scio di un altro statere sempre in argento (Noe: nn.
gere a una soluzione ampiamente condivisa (cfr. da 155-158) datato, sulla base di alcuni ripostigli, al
ultimo Adornato 2004 con ampia bibliografia). periodo 425-420 a.C. Inoltre stilisticamente sta-
484 Tavola Rotonda

to evidenziato un supposto rapporto, in particolare 469) e Calatia (HN Italy: n. 475) in Campania, dei
per lacconciatura della capigliatura della divinit Brettioi (HN Italy: cfr. nn. 1990 e 1998), dei Lu-
fluviale, con quella della ninfa presente sulle di- cani (HN Italy: n. 1458), di Taranto (HN Italy: nn.
dramme di Cuma della fine del V-inizi del IV sec. 1084-1097), Metaponto (HN Italy: nn. 1715-1716)
a.C. (HN Italy: n. 532) e con quelle di Velia (Wil- e Locri (HN Italy: cfr. forse n. 2422) oltre che di
liams 1992). Tuttavia le cose non sembrano stare Petelia (Caltabiano 1977). Di alcune di queste zec-
in questi termini e anche in questa sede si sentito che di et annibalica esistono esemplari provenien-
parlare di una Caulonia ellenistica, per cui si pu ti dagli scavi locali (Gargano 2001), in particolare
ragionevolmente ritenere che la distruzione della esemplari Brettii e di Taranto21, verosimilmente
citt non sia stata cos drammatica e la citt abbia giunti a Caulonia per il tramite dei mercenari di
ripreso a vivere, sia pure in tono minore, passata Annibale (Gargano 2001: 473), ma che dovevano
la bufera dionigiana, come avvenuto in numerose certamente colloquiare con le emissioni bronzee,
polis del mondo greco18. Si pu quindi ipotizzare di analogo peso, emesse proprio dalla zecca cau-
che la prosecuzione delle emissioni in bronzo sia loniate. Ulteriore conferma di questa presenza si
avvenuta al momento della recuperata indipenden- ha tra le monete facenti parte della collezione Ro-
za con Annibale. Ritengo pertanto che a questa dolfo Cimino, contenente materiale cauloniate da
fase vadano riferiti almeno gli esemplari di peso poco edita, in particolare farei riferimento ancora
molto basso, che trovano confronto con emissioni a un bronzetto tarantino (Gargano 2004: 593), agli
enee proprio di questo periodo. Purtroppo pochi esemplari dei Brettii (Gargano 2004: 596) e alluni-
sono i dati sul ritrovamento di questi esemplari, il co esemplare di Consentia (Gargano 2004: 597). In
Bruni (Bruni 1973: 22) ricorda due monetine rinve- questo quadro di presenza, nellarea cauloniate di
nute dallOrsi tra le rovine del tempio nel 1915, numerario di et annibalica si inserirebbero bene
ma la notizia attende conferma19. Cos il ritrova- quindi le emissioni in bronzo cauloniati, di cui tre
mento nel 1979 del nucleo delle monete di bronzo presenti nella collezione Cimino che comprende
dal Campo Sportivo di Crotone che comprendeva, prevalentemente materiale ellenistico22. Inoltre
tra laltro, un esemplare di Siracusa del tipo Zeus queste emissioni presentano una stretta affinit ti-
Eleutherios/fulmine, non sembra confermare una pologica e pondometrica con le emissioni di Petelia
cronologia alta, mentre avvalorerebbe lipotesi con la testa di Apollo al dritto e al rovescio il cervo,
che pone la coniazione delle serie bronzee in un interpretata come unoncia (HN Italy: n. 2464; Cal-
momento posteriore alla distruzione di Caulonia tabiano 1977: 32, tab. XII, tav. VI, nn. 1-4), ormai
ad opera di Dionigi di Siracusa (Mastelloni 1993: concordemente ritenute del periodo annibalico. In
207). Tale cronologia bassa era gi stata proposta questo caso il confronto tipologico, ponderale e
dal Bruni, forse sulla base di alcuni ritrovamenti stilistico sembra molto convincente. Si attendono
non ufficiali, ma definita sulla base dello stile e del pertanto nuovi e documentati ritrovamenti in scavi
peso tra il 210 e il 207 a.C. e precisamente al sorvegliati per risolvere questo problema di crono-
periodo del dominio punico sulla citt20. Ora dal logia e gli altri cui abbiamo accennato in questa
punto di vista metrologico la monetazione bronzea rivisitazione dellattivit della zecca di Caulonia.
cauloniate, che presenta una certa degradazione Mi fermo qui perch credo di avere ampiamente
ponderale allinterno della modesta serie ricostru- sforato.
ibile sulle labili tracce dei pochissimi esemplari
noti, segnala una situazione economica precaria Mario Lombardo: Non abbiamo sforato per nul-
di strisciante inflazione, per cui sembra di dover- la, ma ti ringrazio per questa sensibilit cos pos-
si concludere che Caulonia sotto la dominazione siamo dare spazio agli altri interventi.
punica provvide a emettere una serie di monete, Io procederei chiedendo innanzitutto se c
di modesta portata, per i bisogni dei traffici locali, qualcuno che voglia intervenire tra coloro che non
ben presto sopraffatta dallentrata nellorbita della hanno ancora parlato in questo Convegno, per poi
dominazione romana. Comunque il caso di Caulo- fare il giro degli oratori previsti nel programma
nia non sarebbe il solo in quegli anni in Italia e della tavola rotonda, e che sono tutti relatori che
in Magna Grecia in particolare, infatti possiamo hanno gi parlato nei giorni scorsi.
contare sulle emissioni di numerose zecche (Calta- Chiede di intervenire la dottoressa Frisone, alla
biano 1977: 50; HN Italy: 9; Burnett 1982), quali: quale do la parola pregandola di restare entro il
Capua (HN Italy: n. 506-510), Atella (HN Italy: n. limite di dieci minuti.
Tavola Rotonda 485

Fig. 33.1 Statere riconiato su didramma di Siracusa. Listino di vendita Fornoni, autunno 2001, n. 24. Diam. 25 mm.

Fig. 33.2 Obolo inedito Gorny & Mosch Giessener. Mnzhandlung, Asta n. 165, 17-18, Marzo 2008, n. 1077. Diam. 9 mm.

Fig. 33.3 Jean Elsen & ses Fils S.A., Asta n.87, 11 Marzo 2006, n. 1151, 2,25 g. Diam. 16 mm.

Fig. 33.4 Coll. Privata Venezia, 2,67 g.; Diam. 25 mm.


486 Tavola Rotonda

Flavia Frisone: Vorrei fare qualche osserva- rilevabile nellarea, traducibile nellidea di stan-
zione generale riferendomi allinsieme delle inte- ziamento. Esse tuttavia e credo sia la cosa pi
ressantissime relazioni sentite. Le mie riflessioni importante pare vadano inquadrate in un quadro
nascono alla luce di una prospettiva storica che in complesso di contatti. Abbiamo sentito infatti di
questo periodo mi interessa pi da vicino, quella insediamenti di genti locali che si relazionano con
della colonizzazione secondaria sulla quale di re- le presenze greche sulla costa, le quali, tra laltro
cente si conclusa la prima fase di un importante sembrano inquadrare anche larea della Locride
progetto nazionale di ricerca coordinato da Mario e restituire un panorama policentrico degli stan-
Lombardo (v. ora Lombardo e Frisone 2009), nel ziamenti greci lungo la linea di costa meridionale
quadro del quale ho avuto modo di approfondire del Golfo di Squillace, analogo a quanto si vede a
gli aspetti e i problemi di questo fenomeno in Ita- sud di questo, con stanziamenti di matrice locrese
lia meridionale (v. ora Frisone 2009: 99-122). Per non ancora focalizzati unicamente su Locri. Que-
quel che riguarda lesperienza storica che in que- sto indica una situazione indubbiamente parallela
sti giorni stiamo approfondendo, questa prospetti- a quanto avviene nella Sibaritide o a Crotone, forse
va inquadra Caulonia nel suo rapporto, che sotto con un certo ritardo rispetto alla prima delle due,
certi aspetti potremmo dire genetico, con Crotone: ma grosso modo contemporanea allo stanziamento
un elemento della tradizione letteraria che alla luce crotoniate. Ci sembrerebbe escludere una apoika
di quanto abbiamo ascoltato dagli archeologi non secondaria a Caulonia anche se, dal punto di vista
pu pi essere accettato ut sic, ma che comunque qualitativo, la situazione mi sembra estremamente
appare degno di attenzione nella misura in cui diversa da quanto avviene a Crotone o, a maggior
esso ritorna, e con insistenza, nelle fonti di cui di- ragione, nella piana di Sibari, dove contestualmen-
sponiamo. proprio a questo proposito che vorrei te allarrivo e alla presenza greca si produce uno
richiamare una peculiarit che il fenomeno della choc nellorganizzazione territoriale delle comunit
colonizzazione secondaria in Italia Meridionale ha preesistenti (questo pare ancora potersi affermare,
messo in luce, e cio il suo legame profondo con il con buona pace dei pi recenti studi olandesi). Di
fattore territoriale e con lesperienza storica della fronte a un tessuto insediativo riconoscibile, ma an-
creazione di comprensori territoriali allargati per cora non polarizzato su un unico centro, quale mi
iniziativa e sotto il controllo di gruppi omogenei sembra appaia il territorio della futura Caulonia da
dellorizzonte coloniale. A differenza dellapoikia quanto ci stato riferito dalle indagini topografiche
primaria alto-arcaica (VIII-VII sec.), che pu es- (fra laltro meritoriamente ancora in corso, come
sere pensata in relazione a spazi autenticamente anche gli scavi, e passibili di ulteriori sviluppi)
nuovi, e cio ben poco conosciuti in ambito me- credo possa essere di una qualche utilit la defini-
tropolitano, dove certamente ancora non hanno una zione di eschati. Naturalmente eschati sempre
compiuta definizione e, tanto meno, una configura- un concetto molto relativo, e dobbiamo chiederci:
zione geografica o cartografica, le sub-colonie che eschati di che cosa? Eschati, vale a dire margine
trovano la loro genesi allinterno di quelle apoikiai estremo, di una esperienza insediativa omogenea
primarie in Italia o in Sicilia, si muovono in territo- che si realizza anche lungo tutta la costa del Golfo
ri che, talvolta proprio contestualmente alla nascita di Squillace e del litorale calabrese in direzione
di questi insediamenti secondari, vengono anche nord. E qui richiamo gli studi di Horden e Pur-
conosciuti e definiti, assumendo un preciso ruolo cell sullimportanza delle lines of sights, dei punti
soprattutto per la loro capacit produttiva e strate- visuali nella frequentazione dal mare del Medi-
gica (in senso politico-territoriale) in rapporto ad terraneo, e della prospettiva from ships to shores
altri insediamenti, greci o anellenici. In riferimento dellapoika greca evidenziata da Malkin, per sot-
a questo aspetto, allora, in base a quanto ci hanno tolineare come il territorio cauloniate chiuda dal
detto gli studiosi che si sono occupati dellorigine capo a sud del seno scilletico un controllo (anche
dellinsediamento e delle pi antiche presenze nel visivo) della linea di costa che si protende non solo
territorio di Caulonia, mi sembra utile inquadrare fino allaltro capo (Le Castella-Capo Rizzuto), ma
la genesi di questa polis fra due momenti. Un pri- fino a Crotone e, con dalla presenza crotoniate sui
mo termine rappresentato dalla fase pi antica, di promontori Rizzuto, Cimiti e Colonna, realizzi una
inizio VII secolo o forse addirittura fine VIII, nella rete di presenze costiere poste in relazione fra loro
quale mi sembra di capire che le presenze elleni- che ha unestensione di tutto rispetto. Non mi sor-
che siano un fenomeno sostanziale e pienamente prende che in questo orizzonte la dislocazione in
Tavola Rotonda 487

un comprensorio cos ampio si realizzi attraverso nelle singolari forme del rapporto filiale di sub-
iniziative personali o di piccoli gruppi di lite, che colonia, poi in quelli pragmatici dettati dallege-
si garantiscono anche nei confronti delle comuni- monia di Crotone. E anche per questo momento di
t locali preesistenti grazie a relazioni che sono in cambiamento mi sembra possa essere interessante
primo luogo personali, fra capi. Il confronto con il confronto con laltro capo del mondo acheo, cio
lesperienza della Locride e il rapporto dialettico con quanto avviene sullarco ionico a Metaponto.
con le presenze locresi, evidenziate dalle indagini Metaponto che, secondo la tradizione di Antioco di
archeologiche anche nel territorio alle spalle del- Siracusa (FGrHist, 555 F 12), citt di Achei pla-
la Cauloniatide, mi sembra invece sottolinei due smata da Sibari per marcare e tutelare non solo le
aspetti diversi. Da un lato conferma lomogeneit ambizioni sulla Siritide, ma il confine con Taranto.
dei gruppi stanziati intorno al polo cauloniate fra E che il consolidamento di Caulonia, per Crotone,
loro e con le presenze greche lungo la costa a nord si leghi a un tentativo di star dietro alla creazione
ed evidenzia la compresenza in un medesimo am- di ambiti territoriali allargati, vasti e comprensivi
bito territoriale di gruppi ellenici distinti; dallaltro gi messo in atto da Sibari, per certi versi mi sem-
invece mi induce a pensare che questa compre- bra pi credibile per il fatto che Sibari non sostiene
senza evolvesse presto in un attrito leggibile anche Crotone nel suo sforzo di assestarsi verso sud, al
attraverso il polarizzarsi degli insediamenti: infatti contrario di quanto Crotone avrebbe fatto, secon-
vediamo nascere Locri, e in un sito differente da do una parte della tradizione (Just., XX, 2, 3-4;
quello dei primi impianti di apoikoi locresi. un Scholia ad Licophr., v. 984; v. 987), con Sibari, ap-
fatto che il polo dellarea settentrionale tenda inve- poggiata nel suo attacco a Siris da una coalizione
ce a far capo a Crotone, che abbraccia, col suo farsi panachea. Il fallimento, o meglio il temporaneo
centro, diverse altre eschatiai (questa, meridionale, arrestarsi di questa ambiziosa progressione croto-
della Cauloniatide, ma anche a nord verso Punta niate, che almeno verso sud non avr poi pi se-
Alice e in direzione dellinterno montagnoso). Tut- guito, dopo larresto rappresentato dalla sconfitta
tavia, lespansione di Locri, che si muove in una della Sagra, pu in qualche modo riflettersi anche
direzione verso il Tirreno e lo fa in un orizzonte nella seconda nascita di Caulonia come apoikia
cronologico molto alto, quello indicato infine dalla dei Crotoniati a guardia di una eschati, che ora
genesi delle sue subcolonie, lascia ipotizzare uno quella del loro vasto ambito di interessi territoriali.
speculare compattamento della vicina e contigua Con questo concludo e vi ringrazio dellattenzione.
componente ellenica e sembra rendere ragione
dellefficacia di questa strategia achea. Mario Lombardo: Effettivamente, Metaponto
E che si tratti di una strategia a me pare evi- era rimasta fuori da questo discorso che ha toccato
denziato da quanto, dal canto loro, gli Achei di un po tutto il mondo acheo. E mi pare molto oppor-
Sibari opereranno, in modo che mi sembra perfet- tuno il richiamo alla colonia acheo-sibarita, perch
tamente analogo, sul Golfo di Taranto, incastran- una delle letture pi classiche della vicenda co-
do lestranea Siris ionica fra due poli omogenei e loniale e storica del mondo acheo vuole appunto
quindi fagocitandola. Caulonia come il parallelo meridionale di quello
Questultimo confronto mi porta al secondo dei che rappresenta Metaponto nellorizzonte acheo
momenti di cui ho parlato, che corrisponde a quel- settentrionale, sempre sul versante ionico. Dallal-
lo che Mario Lombardo aveva evidenziato il primo tra parte, sul Tirreno, c Poseidonia, che forse
giorno nella fase successiva alla sconfitta crotonia- stata richiamata in qualche relazione, ma che sa-
te della Sagra. A quellorizzonte si potrebbe pen- rebbe stato interessante mettere meglio a fuoco.
sare per collocare un salto di qualit di Caulonia Vediamo se ci sono altri interventi da parte del
verso la forte definizione come apoikia crotoniate. pubblico. E mentre voi pensate, ne approfitto per
Si tratta di un momento, cio, in cui lidentit di porre una domanda a diversi relatori che hanno
questa comunit viene in qualche modo rielabo- parlato di misure, dei lotti, delle case, dei laterizi.
rata, con esiti particolari: da un lato, a pi livelli, La domanda questa: perch avete parlato sempre
questo consolida i termini di unidentit achea che e soltanto di misure espresse in metri, o frazioni di
mostra una lunga permanenza e una notevole ca- metro? I metra greci, di lunghezza o di superficie,
pacit di resistenza nei confronti dellinterlocutore erano altri, e in alcuni casi io credo che parlare
locrese, dallaltro accentua i termini di una relazio- facendo riferimento ai piedi, piuttosto che ai metri
ne a due con Crotone che diverr gerarchica, prima permetta di capire meglio: ad esempio, a quale mo-
488 Tavola Rotonda

dulo corrispondevano i mattoni cauloniati e come percorso attuale del Dromo, cio in un punto cen-
era concepita e realizzata la costruzione degli edi- tralissimo della citt antica, si sono trovate struttu-
fici. Ancora, quando apprendiamo, nella relazione re di fase imperiale avanzata, dal III sec. d.C. in
Racheli, che il lotto edificabile, a Crotone, era, mi poi, direttamente sovrapposte a consistenti struttu-
pare, di circa 450 metri quadri, non possiamo non re arcaiche. Probabilmente per queste costruzioni
considerare che 450 metri quadri corrispondono di et romana avanzata stata abbassata la quota
allincirca a quello che in greco lhemipeletron, del terreno asportando strati ed eventuali struttu-
cio la met di un pletro, misura di superficie cor- re delle fasi classiche, ellenistiche e della prima
rispondente 100 x 100 piedi: in effetti, essendo la et imperiale; le fasi arcaiche, invece, sono rima-
misura del piede oscillante intorno ai 30 cm circa, ste e hanno restituito consistenti depositi di scorie
il pletro ascende a circa 900 mq. Allora, se si fa in ferro, segno di lavorazioni metallurgiche che si
riferimento alla terminologia antica e alla relati- svolgevano nella zona. Limpossibilit di estende-
va documentazione, io credo si possano acquisire re il saggio non ha consentito di localizzare con
strumenti che consentano di mettere meglio a fuo- precisione lofficina, ma si sono avviati contatti per
co determinate realt: dai laterizi ai lotti urbani. effettuare analisi sulle scorie del saggio al Dromo
Detto questo, passo a dare la parola agli ora- per accertare i tipi di lavorazione a cui risalgono,
tori previsti nel programma della tavola rotonda, e quindi confrontare i dati con quelli di Caulonia.
a cominciare dai tre prostatai delle quipes della Altro tipo di lavorazioni artigianali stato ac-
Soprintendenza che hanno operato nei tre siti su certato con gli scavi delle fasi greche nellarea del
cui abbiamo centrato lattenzione in queste giorna- Casino Macr, dove in saggi ubicati in maniera non
te. Prego pertanto Claudio Sabbione di svolgere il sistematica si sono rinvenuti resti di almeno sei
suo intervento. fornaci per manufatti in terracotta, distribuite da
et tardoarcaica a ellenistica, sempre danneggiate
Claudio Sabbione: Parlando come un locrese, dallinterferenza di interventi successivi, antichi o
un non acheo, avevo il dubbio di potermi sentire moderni. In attesa di approfondirne lo studio, appa-
leggermente anomalo in questa sede, anche se in re evidente la densit di questi impianti nel centro
realt abbiamo ben visto quanto siano intrecciate dellarea urbana, che non ci aspettavamo secondo
le situazioni fra Locri e Caulonia. il criterio del concentramento delle produzioni ar-
Losservazione sulluso delle misure antiche in tigianali in aree periferiche, come Centocamere.
piedi, anzich in metri come ho fatto ieri a proposito Sembra che i disagi che le attivit produttive pote-
dellimpianto urbanistico locrese, evidentemente vano recare alla vita cittadina non fossero ritenuti
giusta; mi sono fermato alle misure in metri per cos gravi da scoraggiarne linstallazione nelle aree
prudenza, non avendo voluto affrontare la questio- centrali della citt, di cui peraltro oggi conosciamo
ne tuttaltro che semplice delluso a Locri di una un campione molto limitato.
o di unaltra unit di misura antica, essendo note Ancora a proposito del Thesmophorion di Para-
le interpretazioni in proposito talvolta divergenti pezza, e delle singolari foglie in ferro, in argento e (po-
fra gli studiosi che hanno affrontato il problema. che) in bronzo, deposte per lo pi nelleschara. Come
Ricordo inoltre che le misurazioni relative allim- si detto, la presenza di un foro di sospensione, evi-
pianto urbanistico derivano da rilievi effettuati in dente negli esemplari in argento e bronzo e in quelli
siti e in tempi diversi, in qualche caso non facili in ferro in cui lossidazione permette di individuarlo,
da ricondurre agli attuali rilievi topografici ag- aveva portato sin dallinizio a escludere unipotesi di
giornati, e si cerca di effettuare ulteriori controlli pertinenza a un albero sacro, poich il foro non sem-
per ridurre il rischio di imprecisioni nelle misure: bra compatibile con un fissaggio delle foglie su steli.
sempre utilizzando per praticit le misure in metri, Lassenza di nervature e del picciolo rende non na-
rimandando a futuri approfondimenti le verifiche e turalistiche le supposte foglie, ed un elemento che
ricostruzioni in misure antiche. ha portato a proporre uninterpretazione alternativa,
Riprendo brevemente un tema a cui ho appena come attrezzi per sacrifici, come una specie di pu-
accennato nella relazione, i segni di attivit arti- gnaletto, considerato che furono poste principalmente
gianali nellarea centrale della citt greca, che si nello spazio per i sacrifici, un luogo in qualche modo
collegano a osservazioni che abbiamo sentito per privilegiato entro il santuario. Al tempo del Convegno
Caulonia. In un saggio effettuato nel 2006 allin- su Demetra a Enna nel 2004, si era parlato appunto
terno di un edificio ottocentesco situato lungo il di foglie, e linterpretazione era stata accolta con fa-
Tavola Rotonda 489

vore, tra gli altri, da Mario Torelli. Gli Atti di Enna Forse in un Convegno futuro qualcuno potr
non sono ancora pubblicati, nel frattempo si pensato parlare di nuovi scavi alla Mannella: io sono stato
allaltra ipotesi come strumento o pugnaletto, che non qualche volta rimproverato di non aver voluto fino-
abbiamo finora proposto alle riflessioni di Torelli o di ra affrontare una ripresa di esplorazioni al Perse-
altri partecipanti a quel Convegno. phoneion locrese. Resto convinto che un ritorno su
Con Diego Elia parlavamo di quel frammento questo sito sia opportuno solo in una previsione di
a figure rosse locrese della collezione Capialbi al un intervento di ampio respiro (e amplissimi fondi,
Museo di Vibo Valentia, indicato come probabil- indispensabili per preliminari operazioni logistiche
mente ipponiate nel Corpus Vasorum della colle- creando vie di accesso al sito, e per la sorveglianza
zione Capialbi. In effetti i lavori pi recenti sulla del cantiere di scavo) rivolto non tanto a esplora-
collezione e sullarchivio Capialbi hanno eviden- re eventuali ulteriori depositi votivi, quanto a una
ziato che Vito Capialbi si approvvigionava larga- sistematica ricostruzione della morfologia antica,
mente di materiali proprio a Locri, senza contare tra il vallone e la collina incombente, alla rilet-
che egli aveva contatti anche a Stilo e non escluso tura delle strutture di contenimento e delledicola
che potesse aver raccolto anche reperti da Mona- tesauraria di Orsi, ricucendo per quanto possibile
sterace, anche se allepoca il sito dellantica Caulo- le vicende e lubicazione dei passati interventi di
nia era forse meno noto e percorso da frugatori del scavo. La rilettura della documentazione disponi-
sottosuolo di quanto potesse essere Locri. bile, avviata da Massimo Cardosa, ha aperto nuove
Si qui accennato, a proposito del territorio fra prospettive di ricostruzione degli scavi di Orsi, e
Caulonia e Locri, al sito di Palazzi di Croceferrata, nel frattempo si sono fatti progressi nello studio dei
in Comune di Grotteria, sul crinale montano che materiali nei depositi, dalledizione dei pinakes,
separa la vallata del Torbido da quella dellAllaro. allanalisi della ricchissima ceramica attica, allo
in corso in questi giorni la seconda campa- studio delle protomi e delle antefisse, e si continua
gna di saggi di scavo da parte di Paolo Vison, in a lavorare sui reperti gi disponibili in attesa che
seguito a concessione ministeriale, dopo la prima vi siano un giorno le condizioni per riaffrontare il
campagna nellestate del 2005 nella quale si era terreno.
individuata una struttura in pietrame irregolare In questi anni la ripresa dellesplorazione in un
lungo il margine settentrionale del breve pianoro; altro degli antichi scavi locresi di Orsi, quello di
ora se ne sta saggiando il fronte esterno, per defi- Parapezza, ha portato in evidenza un altro grosso
nirne lo spessore superiore al metro e mezzo, che debito di studio, i reperti coroplastici e ceramici
sembra compatibile con una intenzione difensiva. dallo scavo Orsi a Parapezza nel 1890 conservati
La ceramica rinvenuta, poco numerosa, indica che nel museo di Napoli, in parte presentati qualche
il sito vissuto soprattutto nel V e IV sec. a.C., anno fa in previsione di una pubblicazione siste-
per esistono anche frammenti tardo-arcaici; il matica che si purtroppo interrotta. Tra la coro-
quadro corrisponde pertanto a quello fornito dalla plastica arcaica nei depositi di Napoli, vi sono tipi
raccolta di superficie eseguita nelle precedenti ri- molto vicini a quelli della Mannella, e si ripropo-
cognizioni di M.T. Iannelli e F. Cuteri. ne anche qui un rapporto tra le manifestazioni del
Naturalmente al momento del tutto incerta culto in due santuari che hanno una posizione ana-
lattribuzione del sito a Locri piuttosto che a Caulo- loga allesterno delle mura e vicino a vie di uscita
nia. Il crinale, oggi un fitto bosco di faggi, domina dalla citt verso il territorio, e le cui divinit sono
verso sud la vallata del Torbido, spesso considerato legate dal rapporto madre-figlia: la prosecuzione
un canale di collegamento tra lo Ionio e il versante dello studio dei materiali potr approfondire la na-
tirrenico e una via di transito locrese verso Med- tura e la portata di certi aspetti di pendant tra i
ma, ma dallaltro lato, verso nord, domina anche due santuari.
bacino interno dellalto Allaro e gli altipiani verso Un altro studio in corso, che speriamo prossima-
lattuale Fabrizia e Mongiana, bacini minerari che mente di poter ordinare e presentare per la stampa,
chiaramente gravitano su Caulonia. Potevano qui relativo a un testo inedito di Paolo Orsi, ritrova-
intrecciarsi interessi di entrambe le poleis, non to in Soprintendenza tra appunti e documenti di
escluso che si siano contese il sito o si siano suc- Giuseppe Foti, che rappresenta un abbozzo molto
cedute nel suo controllo. Lestensione dello scavo e parziale della grande monografia su Locri Epizefiri
lauspicato aumento dei materiali potranno avviare di cui Orsi annunci lintenzione in un Convegno
nuove riflessioni sul sito, per un Convegno futuro. nel 1903, che abbandon negli anni della pi in-
490 Tavola Rotonda

tensa attivit a Locri e poi riprese brevemente dopo e della tutela in una citt assai difficile, marginale
aver lasciato la Calabria nel 1925, lasciandola pur- ed emarginata, qual Crotone. E il pensiero subito
troppo incompleta e provvisoria. Si presentano qui, non pu che correre agli anni settanta (era forse il
come anticipazione a una pubblicazione ragionata 1972 o il 1973) quando Claudio Sabbione, dopo
e commentata dellintero testo, le poche pagine di una mia breve e fortunatissima campagna di sag-
prefazione dedicate da Orsi al metodo dellindagi- gi nellHeraion Lacinio, mi volle vicino a Crotone
ne topografica da condurre necessariamente per- e cominciammo a scavare tombe nella necropoli
correndo il terreno sistematicamente, a piedi come della Carrara I. Da allora seguirono altri scavi e
egli sottolinea, e ad alcuni aspetti e vicende delle interventi durgenza, sempre in difficolt tra case
prime fasi delle sue ricerche locresi, che qui appa- che incombevano in una citt dove non si finisce
iono con maggiore chiarezza di quanto finora noto. mai di costruire, anche se non mi pare che in que-
Ricordo qui le parole con cui Orsi conclude la sua sta stessa citt aumenti il numero degli abitanti.
prefazione: Anzi vorrei ricordare che proprio in questi ultimi
tempi stato approvato il nuovo piano regolatore
Tutto ci ho voluto dire, affinch si sappia come che prevede di costruire in ogni dove in barba a
una grande opera di insieme, pur desidera- una precedente norma che prevedeva la Soprin-
tissima, su Locri Epizefiri, urti contro mille tendenza presente in ogni cantiere. Ma, a parte il
difficolt. I poveri Soprintendenti affogati da lamento del funzionario, devo dire che in queste
unasfissiante burocrazia, la quale anzich di- due giornate sono stato stimolato di continuo dalle
minuire cresce a dismisura ogni giorno, non belle relazioni che hanno trattato il tema di una
trovano che pochi ritagli di tempo da destinare Caulonia fra Locri e Crotone. Stimoli, dicevo, e
allo studio tranquillo, aggiungasi le difficol- suggestioni che mi sono arrivati praticamente da
t editoriali per unopera che richieder varie tutti i relatori, a partire dalla prima, Cecilia Parra,
decine di migliaia di lire e che confidiamo ot- che mi ha riportato a Hera Hoplosmia e al Lacinio.
tenere gradatamente dalla Regia Accademia Vorrei richiamare ancora una volta qui il santuario
dei Lincei per i suoi Monumenti Antichi, e sar di Vigna Nuova, dove ferro e bronzo dominano in-
opera che far onore allItalia. contrastati con dediche di armi, vasellame e altri
materiali aggrovigliati tra le catene degli schiavi
Lintonazione patriottica che traspare in molti sibariti, che dovevano arare le belle pianure. E,
testi di Orsi, ci accompagni almeno come barlume passando al santuario del Lacinio, dacch Mario
di speranza, tra il grigiore dei lamenti per la buro- Lombardo ha ricordato la relazione di Gregorio
crazia e le ristrettezze materiali che accompagna Aversa, non si pu fare a meno di menzionare gli
le Soprintendenze, dai tempi di Orsi alle riflessioni atti di un seminario romano, organizzato dallIsti-
non certo consolanti di Piero Guzzo con cui si tuto Archeologico Germanico, atti che sono in
aperto questo Convegno fiorentino. corso di stampa a cura del Politecnico di Pescara.
Ancora un grazie a Lucia Lepore e a tutti gli Qui Giorgio Rocco ha bene messo in evidenza il
amici che hanno lavorato con lei per renderci utile ruolo fondamentale del Lacinio in et tardo arcai-
e piacevole lincontro. ca, quando esso punto riferimento, non solo per
la Magna Grecia (e questo lo ribadiscono le fonti)
Mario Lombardo: Mi pare di capire che ancora e per la Grecia (per questo basterebbe pensare a
una volta si conferma valido il detto nihil sub sole Olimpia e a Delfi), quantanche per la Sicilia con
novi. Invito adesso a intervenire il secondo dei tre Siracusa ed Himera, come aveva gi visto Dieter
prostatai delle ricerche nel nostro territorio di rife- Mertens. Questo ruolo centrale del santuario La-
rimento, Roberto Spadea. cinio dimostrato anche dai materiali dallo scavo
delledificio B, gran parte dei quali ho pensato e
Roberto Spadea: Intervengo con la pi classi- penso siano locali (e in ci mi sento confortato dal
ca delle espressioni, propria di chi pu dire vera- pensiero di un grande conoscitore del bronzo qual
mente poco. Perci sar molto molto breve. Come era Claude Rolley, cui va con tanta commozione il
tutti, devo ringraziare innanzitutto Lucia Lepore, mio ricordo). E dal Lacinio, saltando il problema
perch ha dato la possibilit di fare il punto della delle officine di santuario, si arriva alla citt vera
situazione a me e al gruppo con il quale, da una e propria con le sue botteghe e produzioni che ho
decina di anni, condivido le fatiche della ricerca presentato nel Convegno del 2000.
Tavola Rotonda 491

Accanto ai materiali in bronzo si aggiunge ora riflesso di pi vasti cambiamenti generazionali, per
la terracotta con il frammento che ho presentato. i quali sono dobbligo fiducia e ottimismo, soprat-
quanto resta di unopera in cui erano richiesti tutto per il lavoro che tutti i gruppi qui convenuti
padronanza dei mezzi ed esperienza consolida- portano avanti da parecchio tempo. Grazie.
ta. Come ho detto pi di una volta, a Crotone non
difettano i banchi di argilla e questo giustifica la Mario Lombardo: Ringrazio molto Spadea per
grande quantit di manufatti ceramici che soddi- aver richiamato un problema che mi molto caro,
sfano la richiesta locale, livellando il consumo dei quello dei Brettii, che speriamo di poter affrontare
prodotti. Ed dobbligo richiamare le fabbriche e con tutta calma fra qualche giorno a Cosenza.
gli influssi che sono interconnessi a questi prodot- Chiederei, quindi, a Silvana Iannelli di voler
ti. Il frammento di Gorgone e gli altri frammenti, svolgere il suo intervento, concludendo la triade dei
che fanno corona a questa, parlano di lavorazio- prostatai della Soprintendenza Archeologica della
ni complesse, com dobbligo pensare quando si Calabria.
soddisfano particolari commesse, private e pub-
bliche, che a queste sono collegate. Il frammento Maria Teresa Iannelli: Innanzitutto il mio pro-
del Lacinio ci richiama filoni e influssi che pro- fondo grazie a Lucia Lepore che con tanto entu-
vengono dallesterno, dalla madre patria in primis, siasmo e professionalit ha voluto e organizzato
riportandoci allorganizzazione di botteghe attivis- questo incontro, per il quale ha proposto un taglio
sime a Crotone, soprattutto in quel periodo impor- particolare incentrando la tematica sui rapporti tra
tante, quasi magico, che lultimo trentennio del la piccola citt di Caulonia e le due poleis maggiori
VI secolo a.C. con la presenza la citazione non di Locri e Crotone.
poteva mancare di Pitagora, momento che vede Lo scambio di esperienze tra studiosi, sempre
la polis crocevia e punto di riferimento di grande auspicabile, ha messo a fuoco una serie di proble-
importanza. matiche per ciascuno dei centri interessati, che la
Altro stimolo quello che viene dagli amici di discussione ha poi contribuito, non solo ad affron-
Caulonia, stimolo a conoscere meglio questo ter- tare nel giusto modo, ma anche ad approfondire,
ritorio, questeschati, dove dobbligo pensare ai se non addirittura a chiarire e talvolta anche a
phrouria e, ascoltando Silvana Iannelli, mi veniva risolvere.
in mente una rete di nuovi siti, segnalati dallattivo Ritengo di dovere estendere il mio ringrazia-
Gruppo Archeologico di Soverato con Angela Mai- mento a tutte le Universit e ai gruppi di studenti
da, rete che riammaglia questa parte del territorio che, in tanti anni hanno operato sul sito dellanti-
tra Soverato e Caulonia. Per questi basterebbe pen- ca Caulonia, grazie anche alla disponibilit e alla
sare al solo sito di Gagliato, nella parte di Soverato. collaborazione dellAmministrazione Comunale di
Ultimo e finisco. Siamo alla vigilia dellimpor- Monasterace che ha ospitato tutti, offrendo lallog-
tante Convegno sui Brettii che lUniversit della gio in due edifici, che sono stati restaurati ad hoc,
Calabria organizza a Cosenza tra l11 e il 12 giu- e talvolta anche il vitto.
gno. La suggestione mi veniva dai mattoni con bor- Voglio qui rammentare anche la borsa di studio,
di rialzati, presentati dal gruppo cauloniate, che messa a concorso, per alcuni anni, sempre dal Co-
mi hanno riportato a Tiriolo e alla realt dellAger mune di Monasterace, che ha consentito ad alcuni
Teuranus, dove si producono prodotti analoghi e studenti di approfondire lesperienza cauloniate.
dove sono le officine di Trebius Perkennius, i cui Come abbiamo visto in questo incontro fioren-
manufatti si ritrovano con identiche stampiglie a tino, le collaborazioni avviate per lo studio della
Hipponion. Ecco, il richiamo per la realt bret- citt antica, sia quelle consolidate nel tempo (con
tia che giustamente emerge in questa parte della lAssociazione Kodros, con la Scuola Normale
costa jonica dove sormontano le Serre con il loro Superiore e lUniversit di Pisa, con lUniversi-
legname e dove da prendere atto di un articola- t Mediterranea di Reggio Calabria,) sia quelle
to sistema di vie di comunicazione che passano da pi recenti (con lUniversit della Calabria e con
una parte allaltra. Ma rimandiamo tutto al dibat- lo Smithsonian Institution of Washington) hanno
tito cosentino. consentito di affrontare, da vari punti di vista,
Claudio Sabbione ha concluso parlando di bu- parecchie problematiche, storiche, archeologiche,
rocrazia; io alludo invece ai cambiamenti, in primo geologiche; studi questi, che il solitario impegno
luogo quelli che sta attraversando il nostro ufficio, della Soprintendenza non avrebbe potuto nemmeno
492 Tavola Rotonda

prendere in considerazione, non fosse altro che per la citt, la casa dellInsula I scavata dallOrsi,
mancanza di mezzi e di personale. anchessa con una pianta molto articolata, ricca di
Le indagini, fin qui realizzate dalla Soprinten- ambienti curati nelle rifiniture.
denza, anche attraverso le molteplici collaborazioni Per quanto riguarda la fine della citt greca,
di cui si detto, hanno determinato lavanzamento lo scavo della casa nei pressi della casamatta, ma
della ricerca in vari campi: anche quello della casa del drago, indirizzano
per larea sacra del Tempio dorico, gli scavi verso una cronologia che supera abbondantemente
della Scuola Normale Superiore e dellUniver- il III secolo a.C., fino ad arrivare alla fine del II
sit di Pisa, hanno permesso di definire i limiti sec. a.C.; il fatto che il quartiere urbano in localit
cronologici delledificio maggiore, alcuni dei S. Marco e S. Marco chiesa fosse stato utilizzato,
culti professati, cos come le forme del rituale. in modo sporadico, in et romana, se da un lato
Lindagine ha interessato altri edifici inglobati testimonia la continuit duso di un settore della
allinterno dellarea sacra che si rivela sempre citt, dallaltro dimostra anche che la citt greca,
pi vasta ed articolata in questo periodo, cessa di esistere, in quanto sui
per limpianto urbano le ricerche dellUniversit suoi resti viene realizzato un edificio adibito alla
di Firenze, hanno messo in evidenza un setto- sosta dei viaggiatori, ubicato lungo una via a lunga
re della citt arcaica non altrimenti noto; cos percorrenza.
come quelle affidate allUniversit Mediterra- Dati molto interessanti hanno fornito anche
nea di Reggio Calabria, hanno consentito il rin- le indagini effettuate nel territorio di influenza
venimento di una fase duso di et romana che dellantica Caulonia, dal Laboratorio di topografia
stata identificata con una statio sulla via Popilia della Scuola Normale Superiore di Pisa, ricerche
le ricerche di geoarcheologia hanno definito la integrate dalla Soprintendenza nelle localit di
linea di costa antica a partire dallet preistori- Nardodipace, Stilo, Placanica, Caulonia/Castel-
ca fino a quella attuale. vetere. Cos siamo venuti a conoscenza dellampia
Sempre in relazione a Caulonia, per chiari- frequentazione della maggior parte del territo-
re meglio la problematica della continuit e di- rio cauloniate, a partire dallet preistorica e fino
scontinuit cui accennava il moderatore, prof. allet medievale. Per la parte da noi studiata, ab-
Lombardo, merita un cenno la tematica della cro- biamo potuto formulare lipotesi secondo la quale
nologia delle vicende storiche cauloniati, alla luce il confine tra il territorio di Locri e Caulonia, pos-
dei nuovi scaturiti dalle pi recenti ricerche, nei sa coincidere con lattuale fiumara Allaro, per la
vari settori della citt. presenza di castra nelle localit Palazzi, Monte
Lo studio dei materiali delle varie aree di sca- Gallo, Torre Camillari. Per quanto riguarda la pri-
vo, ha individuato, tra laltro, una consistente fre- ma localit concordo pienamente con quanto soste-
quentazione a partire dalla fine dellVIII/inizi del nuto da Claudio Sabbione in questa Tavola rotonda:
VII sec. a.C., permettendo di rialzare la datazione linteresse strategico del sito, punto di controllo sia
della fondazione che Orsi faceva risalire a non oltre della vallata del Torbido sul versante locrese, che
il VI sec. a.C. di quella dellAllaro, sul versante cauloniate, non
Darei per acquisito il dato secondo cui la ce- aiuta nellattribuzione di questo luogo fortificato
sura dionigiana non deve essere intesa come alluna o allaltra citt; ma certamente, la presenza
distruzione della citt ma piuttosto come annienta- ormai accertata di questo tipo di insediamenti an-
mento delleconomia. Sembra ormai superata lidea che a Monte Gallo e a Torre Camillari definiscono
pi volte dichiarata dallOrsi nella monografia su un confine ben preciso tra i territori delle due citt
Caulonia, che la citt, dopo la distruzione dioni- greche.
giana, risorge come piccolo borgo, in et ellenisti- Chiudo ricordando le ricerche in corso da parte
ca. Le indagini effettuate in settori diversi della di F. Cuteri, nel campo della metallurgia, che non
citt antica, hanno messo in evidenza la presenza stato possibile presentare in questa sede, ma che
di abitazioni di grandi dimensioni, peculiari per sono ad uno stato avanzato della ricerca; Cuteri ha
particolari costruttivi di enorme pregio; ricordo la definito almeno tre aree in cui si lavorava il ferro
casa del drago con pavimentazioni in mosaico a Caulonia, in et ellenistica: alla Piazzetta, a S.
e coccio pesto, la casa nei pressi della casamatta, Marco, nel quartiere ubicato nella zona sud del-
con i suoi intonaci dipinti e alcuni ingressi monu- la citt (scavo in propriet Guarnaccia), ma alcuni
mentalizzati, cui corrisponde, nel settore sud del- indizi della lavorazione del bronzo vengono anche
Tavola Rotonda 493

dallarea del tempio dorico; ricordo, inoltre la pre- vegno e indicato le motivazioni nella premessa alle
senza di un ambiente di lavorazione dei metalli varie richieste di fondi (fatte tanto alle istituzioni
rinvenuto in unarea della citt ubicata tra il tem- pubbliche quanto a numerosi istituti privati) lin-
pio dorico e la casa nei pressi della casamatta; ed tento era quello di presentare i dati pi significativi
ancora la lavorazione del ferro in et romana era attinenti alla colonia achea di Caulonia, ma anche
praticata a Fontanelle. alle colonie di Crotone e Locri, privilegiando le no-
Ritengo largomento della metallurgia di vit scaturite dagli studi e dalle ricerche di questi
estremo interesse per la conoscenza delle attivit ultimi anni, al fine di reimpostare le problematiche
artigianali a Caulonia, tanto che, con F. Cuteri ab- archeologiche riguardanti la pi povera e meno co-
biamo in programma di riprendere le indagini alla nosciuta colonia achea, senza le pregiudiziali che
Piazzetta, dove gi lOrsi aveva rinvenuto evidenti talora ancora aleggiano nella bibliografia laddove
tracce di lavorazione. Come abbiamo sottolineato vista come dipendente da Crotone, una sub colonia
in altra sede, riteniamo che la lavorazione dei me- per il periodo arcaico, o da Locri dopo la cosiddet-
talli sia connessa alla scelta del sito da parte dei ta distruzione dionigiana del 389-388 a.C. Pur non
coloni che fondarono Caulonia. essendo arrivati i fondi richiesti (che oltre allorga-
nizzazione del Convegno sarebbero serviti per alle-
Mario Lombardo: Grazie alla dottoressa Ian- stire una mostra esemplificativa sulle tre colonie),
nelli. Io approfitto del fatto che ho il microfono grazie alla collaborazione del Comune di Firenze
davanti per dire due parole a proposito dellatten- nella persona del Presidente della Commissione
zione che bisogna porre nellaffrontare i fenomeni Cultura Istruzione Sport, dellUniversit di Firen-
riguardanti i metalli preziosi e in particolare lar- ze e della triade di prostatai (come li ha chiamati
gento in quanto metallo monetale. Nel mondo delle il Presidente) della Soprintendenza Archeologica
poleis greche, chi ha abbondanza di argento non lo della Calabria, siamo riusciti, dopo tentennamenti
emette in maniera tale da limitarne la circolazio- e ritardi, a organizzare queste tre giornate duran-
ne. Anzi, Atene usa le proprie emissioni monetali te le quali si sono sentite tante novit e sono state
per esportare il suo argento, e guadagnarci sopra, sottolineate varie fasi di continuit e discontinuit:
grazie allaggio di emissione. Se, come ha ribadito quindi abbiamo riaperto alcuni problemi, imposta-
Giovanni Gorini, qui, invece, nel mondo colonia- ti altri. Visto che ora ci aspetta il pranzo, potrem-
le acheo, la scelta del sistema ponderale era fat- mo continuare a parlare e discutere nel chiostro
ta in funzione dellesigenza di trattenere largento della Sala IV Novembre: vorrei qui solo accennare,
nellarea di circolazione, vuol dire che forse non ce consentitemelo in chiusura, a come ho visto questo
nera una grande abbondanza. Fonte di approvvi- Convegno dal punto di vista umano. Su questo ver-
gionamento principale, com stato autorevolmente sante credo si sia registrata una sola fase, una fase
ipotizzato, potevano essere le monete corinzie che, di continuit, in cui hanno dominato la passione,
una volta arrivate, venivano trattenute trasforman- lentusiasmo che evidentemente ci sono ancora e
dole in moneta locale, che valeva come quella co- soprattutto lamicizia. E consentitemi veramente di
rinzia come valore nominale, ma che aveva un peso sottolineare proprio questa sensazione, mi sono ri-
minore in effetti, il piede quello corinzio ridotto trovata tra tanti amici, e questi amici sono giovani,
e quindi non poteva esser esportata e rimaneva meno giovani, studiosi gi avviati, studiosi in erba,
a circolare in loco. Da questo punto di vista, quin- giovani che cominciano solo ora ad approcciarsi a
di, attenzione: perch largento pu esserci stato e questa disciplina o chiamiamola ancora passione,
lavranno certo utilizzato, ma non detto che ne non lo so, e tra gli amici appassionati voglio ricor-
avessero unabbondanza tale da poterne fare lo dare Elena e Alfredo Ceccanti.
stesso uso degli Ateniesi. Mi scuso di questa con- Mi sto commuovendo e quindi chiudo
siderazione fuori tempo massimo, e chiedo alla Volevo dare soltanto una risposta: la proposta che
nostra magnifica ospite e patrona, Lucia Lepore, ha fatto Cecilia Parra di ripetere questi nostri incon-
che a nome di tutti vorrei caldamente ringraziare, tri, magari a cadenza annuale o biennale, mi trova
di voler chiudere con il suo intervento i lavori di pienamente daccordo e possiamo chiudere questo
queste intense e bellissime giornate. Convegno con lauspicio di ritrovarci presto a presen-
tare novit e a discutere in convegni o pi sempli-
Lucia Lepore: Grazie Presidente, sar come al cemente seminari organizzati alternativamente nelle
solito brevissima! Quando ho pensato questo Con- sedi delle Universit che lavorano a Caulonia.
494 Tavola Rotonda

Volevo infine rivolgere a tutti quanti una pre- 10


Per chiarire i termini del problema cfr. Hackens 1975;
ghiera: io mi batter affinch gli atti di questo con- Gorini 2007.
vegno escano quanto prima, quindi esorto tutti i
11
Ringrazio il collezionista di Desenzano (Brescia) per la
liberalit nel mostrarmi la moneta.
relatori e coloro che sono intervenuti (dal momento 12
Eugenio Fornoni, Numismatica, Autunno 2001, n. 24.
che so cosa significa rimettere la mani su quanto Ringrazio il Sig. Fornoni per la cortesia con cui ha facilitato
stato detto per poter pubblicare gli atti e cono- le mie ricerche. La moneta proviene da una vecchia
sco alcune persone in particolare, tra cui anche collezione formatasi avanti la seconda guerra mondiale.
me stessa) a mettere mano subito ai testi e prepa- 13
Boehringer 1929. Vedi unillustrazione in N.Ch., 1960,
rarli prima possibile: se si potesse uscire alla fine tav. IV, 12. Le didramme non sono particolarmente diffuse
dellanno sarebbe un avvenimento davvero ecce- nelle sequenze monetali di Siracusa, si segnalano, infatti,
solo gli altri due esemplari del Gruppo II (510-485 a.C.), n.
zionale. Vorrei che tutti quanti voi mi aiutaste a 51 e Gruppo III (485-479 a.C.), n. 98.
portare avanti questa promessa! 14
Si veda la tesi, discussa con la prof.ssa Lucia Lepore
Vi ringrazio tutti, siete stati molto bravi e molto allUniversit di Firenze da Loiero 2003-2004. Invece nel
cari! Grazie ancora. suo articolo il Cazzaniga 1969a interpreta la scena come la
terza fatica di Eracle.
Mario Lombardo: Con queste parole io chiude- 15
Asta Gorny & Mosch Giessener Mnzhandlung, Auction
rei i lavori. n. 165, 17-18 Marzo 2008, p. 17, n. 1077 con cronologia al
500-460 a.C.
Note
16
Arnold e Biucchi 1993; Polosa 2000; HN Italy: nn. 1719
e 1720. Recentemente apparso sul mercato (Asta Gorny
& Mosch, Giessener Mnzhandlung, Auction n. 169, 13
1
Mi riferisco anche alle relazioni di Gargano e di Perri in Ottobre 2008, p. 13, n. 10) un nuovo esemplare, inedito
questo Convegno. della zecca dei Serdaioi, un terzo di statere, che per pone
2
Questa motivazione militare sembra che si sia verificata problemi sulla sua autenticit a giudicare dalla riproduzione
anche a Roma, se il Burnett 1978: 142 ritiene che tra le nel catalogo. Al dibattito sullubicazione della zecca se in
possibili cause delle prime emissioni in argento di Roma Sicilia o Magna Grecia ricordo una notizia, sfuggita alla
vi sia stata quella del pagamento delle spese militari: bibliografia finora nota, su di un ritrovamento di uno statere
presumably reflects military spending of some sort (e.g. on dei Serdaioi in Sicilia nel periodo 1781-1789 (Sestini 1789:
supplies) []. 80 sgg.).
3
Discontinuit a cui ha fatto riferimento anche Mario 17
Sulla base di questa stretta affinit tipologica si potrebbe
Lombardo nel suo intervento al Convegno. forse parlare di una lega tra le citt del Bruttium.
4
Cuteri 1994; Medaglia 2002b: 15, 25; Loiero 2003-2004: 18
Per delle situazioni simili in altre polis greche v. Martin
9 e gli ottimi interventi di Cuteri e Hyeraci in questo 1985: 163 per le monete in bronzo della Tessaglia, e pp.
Convegno. 219-248.
5
Per le miniere nel mondo antico v. da ultimo Domergue 19
Orsi 1914:col. 902. In effetti cos si esprimeva il grande
2008. archeologo: Le poche monete raccolte negli sterri del
6
Kunze 1961 e da ultimo Lombardo 2008. Ritengo che tempio sono tutte di bronzo, tutte logore e di tarda et; per lo
proprio la carenza di argento e quindi la ricerca di fonti pi sono tipi noti colla leggenda ed una sola
di approvvigionamento alternative sia stata la causa siracusana dei tempi agatoclei. Sembra quindi non fare
dellalleanza ricordata in questa famosa iscrizione. allusione a esemplari di Caulonia. probabile che il Bruni
7
Arslan 2005: 97 a proposito di suberati di Crotone rinvenuti abbia visto e classificato gli esemplari dello scavo dellOrsi,
negli scavi della citt. Per le emissioni suberate delle zecche giungendo alle conclusioni di cui sopra.
della Campania v. Parente 2005. 20
Bruni 1973: 23-24 isola tre nominali: trikalkos (3,56 g),
8
Van Alfen 2003 (intervento di P. Van Alfen, West Greek dikalkos (2,19; 2,17g), kalkos (1,02 g) con ununica tipologia
plated coins and the question of Official production, in XIII D/ Testa di Apollo Katharsios a ds.; R/ cervo stante a ds.
Congreso Internacional de Numismatica, Resmenes de las KAV, talvolta visibile sulla moneta.
comunicaciones, Madrid 15-19 Settembre 2003, Madrid, p. 21
Gargano 2001, di questa zecca sono presenti 3 esemplari:
85; il testo non poi stato edito negli Atti del convegno); Van nota 25 a p. 475.
Alfen 2005. 22
Gargano 2004: 598, una in particolare ricordata dal Fuda
9
Le Rider 1989: 169-171 per la mancanza di argento. 1984.
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