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Agatocle (AFI: /a'gatokle/[2]; in greco antico: ??a??????

; in latino: Agathocles;
Terme, 361 a.C. o 360 a.C. Siracusa, 289 a.C.) stato tiranno di Siracusa dal
317/316 a.C. e basileus di Sicilia dal 307 a.C. o dal 304 a.C. fino alla morte.

Nacque da una famiglia di umili origini e, grazie alla sua prestanza fisica e
abilit militare, riusc ben presto a scalare le vette del potere della pentapoli
aretusea. Nel contesto della guerra civile di Siracusa, divenne prima capo fazione
dei democratici e in seguito venne nominato stratega e custode della pace. Alla
fine della guerra prese, con un atto di forza, il titolo di strategs autokrtor e
instaur a Siracusa una nuova tirannide.

Il suo governo fu in linea con quelli sorti in epoca ellenistica, segnata da


numerosi conflitti bellici e nuove scoperte territoriali. Durante la riaccesa
ostilit tra Cartagine e i Greci di Sicilia, Agatocle affront per la prima volta i
Cartaginesi su suolo africano durante la spedizione siracusana in Africa, andando a
minare le certezze dell'inviolato impero dei Punici.

Sotto il suo comando i Siracusani rimasero quattro anni nell'antica Libye (dal 310
al 307 a.C.) ma, dopo una serie di eclatanti successi, una disfatta militare
costrinse Agatocle a fare ritorno in Sicilia, dove con la Battaglia di Torgio
affront e vinse definitivamente la fazione oligarchica che gli si opponeva.
Conclusa la pace con Cartagine, si autonomin primo re di Sicilia, prendendo la
corona sull'esempio dei diadochi di Alessandro Magno. Si dedic al consolidamento
del suo regno e alla difesa della grecit italiota; nel 301/300 a.C. sbarc in
Magna Grecia, dove ingaggi un conflitto armato contro le popolazioni italiche, e
da qui giunse sul mar Ionio e sull'Adriatico per affrontare su mare e su terra le
truppe di Cassandro, re di Macedonia. Dopo aver sconfitto il Diadoco, Agatocle fece
sposare sua figlia Lanassa con Pirro, re dell'Epiro, e strinse rapporti con il
faraone d'Egitto, Tolomeo I, sposando la figlia della regina Berenice I, Teossena,
principessa adottiva del faraone.

Negli ultimi anni della sua vita present suo figlio Agatocle II come legittimo
erede al trono e lo fece riconoscere tale dal nuovo re di Macedonia, Demetrio
Poliorcete, che in qualit di alleato si un in seconde nozze con la figlia
Lanassa. Agatocle ebbe in tutto sei figli, ma nessuno di essi prese il suo posto
sul trono siceliota: violente lotte dinastiche impedirono ad Agatocle di continuare
la propria basileia, tanto da decidere in punto di morte di restaurare la
democrazia nominando ufficialmente, in assemblea, suo erede il popolo di
Siracusa.

Origini e giovinezza

Agatocle nacque a Terme, figlio di un vasaio (kerameus) esule di Reghion emigrato


in Sicilia, il cui nome era Carcino, e di una donna del luogo.[4] Terme (in seguito
detta Thermai Himeraai), situata sulla costa della Sicilia occidentale (che ha
rappresentato la parte punica dell'isola), fu una polis fondata per concessione dei
Cartaginesi con coloni Libici[5] e con i superstiti di Himera[6] (distrutta da
Cartagine nel 409 a.C.), per cui tenuta saldamente sotto l'influenza dei Punici.
Agatocle nacque nell'epicrazia cartaginese.[7]
La battaglia di Himera (opera di Giuseppe Sciuti). I superstiti Imeresi, sotto il
controllo di Cartagine, fondarono Terme, la citt dove nacque Agatocle
Il figlio del destino

La sua nascita fu accompagna da presagi; come del resto consuetudine che avvenga
per i condottieri divenuti celebri (la vicenda della sua venuta al mondo ricalca
quella edificata per Cipselo tiranno di Corinto e per il persiano Ciro il
Grande[8]). Egli il figlio del destino come lo definisce Diodoro, poich i
presagi indicavano che questo bambino avrebbe rappresentato, crescendo, il flagello
di Cartagine e della Sicilia (eco postumo delle sue imprese belliche).[9]
Narra lo storico di Agira che il padre di Agatocle, tormentato da oscuri presagi
sulla futura nascita di questo bambino, affid a dei theoroi (ambasciatori sacri)
cartaginesi il compito di recarsi presso l'oracolo di Delfi per sapere a cosa fosse
dovuto questo suo senso di tormento; i theoroi, di ritorno da Delfi, gli
comunicarono il responso che condannava il nascituro in quanto futura minaccia di
Cartagine.[10] Il padre, spaventato dalla reazione dei Cartaginesi a tale notizia,
decise di esporre pubblicamente il neonato e di darlo ai Punici, condannandolo a
morte certa. La madre, tuttavia, colta da piet, riusc a sottrarre il bambino dal
luogo pubblico e a metterlo in salvo.[10]

Il bambino crebbe con la madre nella casa dello zio materno Eraclide e port il
nome del nonno materno, Agatocle senior.[10] Tempo dopo il padre Carcino venne a
sapere della sua salvezza e pentito di ci che aveva fatto lo accett. Secondo la
versione diodorea, la famiglia di Agatocle sarebbe giunta a Siracusa per scappare
da Terme, avendo Carcino timore delle ritorsioni dei Cartaginesi nei loro
confronti, colpevoli di non aver ucciso l'Agatocle bambino.[10]
Arrivo a Siracusa

Diodoro afferma che Agatocle giunse a Siracusa quando aveva sette anni,[11] mentre
Polibio dice che il giovane ne aveva gi diciotto.[12] Molto probabilmente, data la
discordanza tra le fonti primarie (anche Diodoro in seguito si contraddice con la
durata del regno di Agatocle), giusto affermare che Agatocle giunse a Siracusa in
giovane o giovanissima et (prima dei diciotto anni presunti da Polibio[13]); in
una data non precisabile.[14]
Siracusa: l'isola di Ortigia, il golfo del porto Grande e la penisola della
Maddalena viste dall'alto

Nel 343-342 a.C. avvenne il bando di colonizzazione emesso dal generale corinzio
Timoleonte con il quale si invitavano i Sicelioti, i Greci della Magna Grecia e
quelli dell'Ellade a ripopolare Siracusa (fortemente provata dopo la caduta della
tirannide dionisiana); potrebbe essere questo il motivo che port Agatocle e la sua
famiglia a Siracusa.[15]

Secondo altri studiosi la sua venuta e cittadinanza potrebbe invece coincidere con
la successiva apertura di Timoleonte verso i nuovi coloni nel 339-338 a.C., dopo i
fatti del Crimiso[16] (la battaglia tra i Siracusani guidati da Timoleonte e i
Cartaginesi di Amilcare e Asdrubale).[17]

La madre di Agatocle, della quale non si conosce il nome, nel prosieguo della sua
vita a Siracusa, ebbe un presagio sul figlio: sogn la statua che lo raffigurava,
da lei stessa fatta erigere, avvolta da uno sciame d'api; chiaro simbolo di fama e
potere (le api sono notoriamente un presagio positivo; si vedano le similitudini
con le api che avvolgono la mano di Dionisio I e il responso dei Galeoti di Ibla).
[18] Dalle fonti risulta anche che Agatocle ebbe un fratello di nome Antandro, il
quale sar al suo fianco con ruoli di elevato livello durante gli eventi postumi.
La scandalosa giovinezza di Agatocle

Sia in Timeo che in Giustino (XXII 1, 2-3) Agatocle pais, comunque prima di
uscire dalla pubert, si abbandona al piacere altrui, fidando su quella bellezza e
forza fisica che doveva attrarre l'attenzione di smodati amanti (forma et corporis
pulchritudine egregius diu vita stupri patientia exhibuit).[19]
Omosessualit nell'antica Grecia; dipinto nella tomba del tuffatore (Paestum, V
secolo a.C.)

Timeo, indubbiamente avverso ad Agatocle, muove accuse ben precise al giovane


Agatocle dicendo, senza mezzi termini, che il giovane vendeva il suo attraente
corpo per scalare la vetta del potere. Egli era, secondo Timeo, un pubblico
prostituto disposto a concedersi a pi uomini pur di riuscire ad abbandonare la
ruota, il fumo, largilla.[19][20][21] Timeo lo descrive con tali termini:

Agatocle era disponibile per gli uomini pi incontinenti, sfrontato nelle parole,
lascivo, pronto a darsi in maniera impudica a tutti coloro che lo volessero [...]
[22]

Polibio critica aspramente lo scritto di Timeo, definendolo fazioso e


inaccettabile.[N 1] Diodoro sconsiglia addirittura la lettura dell'ultima parte
dei Sikelika timaici, incentrati su Agatocle, e parla espressamente di menzogne e
diffamazione[23] scaturite da Timeo nei confronti del suo nemico, mai affrontato
in vita e per questo offeso post mortem.[24] Timeo infatti per tutta la biografia
di Agatocle attribuisce al dinasta la mancanza di virilit e lo taccia di codardia;
aggettivi che n Polibio n Diodoro condividono.[24]

Lo storico di Agira afferma che il giovane Agatocle ebbe un solo amore maschile: il
generale dell'esercito siracusano Damas che notandolo per la sua bellezza lo prese
con s, facendo di lui un buon soldato e togliendolo cos dal mestiere di
ceramista.[21][25] Damas, suo tutore e suo erasts, rappresent la fortuna di
Agatocle. Anche Timeo cita Damas; si limita a dire che egli si invagh del giovane
vasaio[26] (e fu Damas il probabile appiglio per la porneia di Agatocle esagerata
da Timeo).[19] L'etica antica non condannava l'amore tra un giovane uomo e il suo
tutore (la pederastia greca), tuttavia pare che il rapporto tra Damas e Agatocle
sia continuato anche dopo l'et limite consentita per tale pratica; ci potrebbe
aver alimentato lo scandalo timaico.[27]

Dopo un certo periodo Agatocle rivolse le sue attenzioni alla moglie di Damas;
Giustino parla di adulterio, per cui i due avrebbero avuto rapporti sessuali quando
il tutore di Agatocle era ancora in vita.[26] Ad ogni modo quando qualche tempo
dopo Damas mor, stroncato da una malattia, Agatocle ne spos la moglie, della
quale sfugge il nome, e con lei al suo fianco consacr definitivamente il suo
ingresso nell'alta societ siracusana.[28] La donna in seguito lo rese padre di due
o tre figli.[N 2]

Secondo diversi studiosi, la figura del giovane Agatocle vittima della


deformazione da teatro (ovvero dell'eccessiva aggiunta di particolari falsi che
colpiscono il lettore), orchestrata ai suoi danni principalmente da Timeo; il quale
aveva appreso durante il suo esilio ad Atene questo genere di arte in maniera
ottimale e l'aveva usata come un'arma contro la memoria del dinasta.[29]
Le prime battaglie
La valle dei templi di Akragas; una polis che contrast sempre, fin dall'inizio, il
dominio di Agatocle e mai cess di essergli avversa

Quando era ancora in salute, Damas inser Agatocle all'interno della sua
chiliarchia; al fianco di Damas, secondo Diodoro, Agatocle fece il suo ingresso in
campo militare, combattendo per la prima volta in una guerra tra Siracusa e Akragas
(Agrigento), della quale per si ignora il casus belli. Siracusa e Agrigento erano
comunque due poleis che andavano spesso in conflitto tra loro;[30] probabilmente i
Siracusani volevano tenere sotto controllo le mosse degli Agrigentini, che a loro
volta ambivano a sostituirsi al ruolo egemone ricoperto dalla polis aretusea, dando
vita a dei veri e propri conflitti bellici (Agatocle infatti si riscontrer con
Agrigento qualche decennio pi avanti).[31]

Giustino, che non menziona Agrigento nella sua narrazione (ma in Giustino si sente
la mancanza di altri particolari rilevanti della biografia di Agatocle), ricorda
tuttavia un altro importante evento che va collocato sul finire dell'et
timoleontea o poco tempo dopo la morte del generale corinzio: lo storico romano
rende note le lotte dei Siracusani contro la polis di Etna (fondazione del primo
Gerone) e i mercenari Campani (situazione che va inquadrata nella volont di
pacificare il territorio etneo dopo la cacciata del tiranno di Katane, Mamerco);
ci accadde verso il 339 a.C. e il giovane Agatocle era in quell'occasione tra le
fila dell'esercito siracusano.[32]

Con la morte di Timoleonte, avvenuta nel 335 a.C., finisce quel periodo di pace, e
soprattutto prosperit, che aveva permeato Siracusa e in particolar modo la Sicilia
orientale.[33] Sotto la guida di Timoleonte - che era stata non priva di ingerenza
della madrepatria, Corinto (a sua volta influenzata dalla Macedonia[34]), la quale
aveva comunque cercato di limitare, dove possibile, la sovranit di Siracusa[35] -
non vi erano pi stati tiranni in Sicilia. Le poleis si reggevano in maniera
democratica, o comunque con una moderata oligarchia, riconoscendo un ruolo egemone
a Siracusa, sede del corinzio,[36] ma senza dipendere da questa; in sostanza erano
citt libere. Tuttavia, con la morte di Timoleonte e un nuovo ricambio
generazionale, nacquero nuove insofferenze e all'interno del partito democratico di
Siracusa, il partito del popolo, vi era chi rimpiangeva i tempi passati della
potente tirannide dei Dionisii.[37] Costoro, alla ricerca di un capo forte che
potesse guidarli contro l'oligarchia dominante, videro in Agatocle l'uomo di cui
avevano bisogno.[37]

Gli oligarchici misero a capo del partito i siracusani Sosistrato e Eraclide, essi
guidarono una spedizione militare siracusana nella Magna Grecia, intervenendo a
favore della polis di Crotone contro i Bruzi (in un contesto che vedeva la grecit
dell'Italia attaccata dalle popolazioni barbare che la circondavano); tornati alla
carica dopo la morte di Alessandro il Molosso (lo zio di Alessandro Magno, dal
Macedone mandato a combattere in Italia).[38]

Dalle fonti si apprende che Agatocle e il fratello Antandro facevano parte della
spedizione con ruoli di primissimo piano: Agatocle era stato eletto capo chiliarca
(comandante di mille uomini), occupando il ruolo che fu di Damas, e aveva acquisito
molta popolarit per la sua bravura nel combattimento; anche il fratello si era
fatto notare, poich lo ritroviamo all'interno dell'assemblea militare con poteri
decisionali, in quanto era diventato uno degli strateghi dell'esercito. Agatocle
pur non facendo parte di quell'assemblea ebbe comunque un ruolo fondamentale nella
spedizione.[39]

Proprio l'alta carica ricoperta dal fratello nell'esercito l'elemento che fa


dubitare della veridicit della narrazione sulle umili condizioni socio-economiche
della famiglia di Agatocle; pur non mettendo in dubbio che Agatocle trov fortuna a
Siracusa grazie alla protezione di Damas (tralasciando quello che aggiunge Timeo),
quanto meno curioso che anche il fratello abbia raggiunto, tra l'altro prima di
Agatocle,[35] un cos elevato ruolo - Diodoro lo nomina insieme ai leader
Sosistrato e Eraclide - senza il sostegno di un buon patrimonio economico alle
spalle.[35]

Si quindi avanzata l'ipotesi che la narrazione diodorea - e le altre due


concordi: giustiniana e polibiana - abbia risentito di una tradizione antica
venutasi a formare intorno alla figura di Agatocle e pi precisamente intorno alle
sue origini: in quanto straniero e non di origine gentilizia, egli non poteva
vantare una nobile discendenza, ecco quindi che secondo la ricostruzione si
enfatizzarono le precarie condizioni della sua famiglia.[35]

A favore di una reale agiatezza della famiglia, del tutto ignorata dalle fonti
primarie, vi l'accordo degli studiosi moderni nel ritenere che il mestiere di
ceramista intrapreso dal padre di Agatocle fosse all'epoca uno dei pi redditizi.
[35] Tuttavia va tenuto sempre in grande considerazione il topos delle umili
origini, poich uno dei pochi punti che mette d'accordo le tre fonti antiche
principali su Agatocle (Diodoro, Polibio, Giustino).[40]
Dall'esilio all'incoronazione
Terminato vittoriosamente lo scontro di Crotone, Agatocle si aspettava di venire
lodato e di essere ricompensato per il suo ruolo da parte degli strateghi,
Sosistrato ed Eraclide. Tuttavia ci non avvenne e Agatocle accus quindi
pubblicamente i capi dell'oligarchia di ambire al potere assoluto e di accarezzare
il desiderio di instaurare una nuova tirannide. Date le gravi accuse, Agatocle
venne bandito da Siracusa. Il capo chiliarca rimase in Magna Grecia e qui offr i
suoi servigi come mercenario sotto diverse bandiere per le citt magnogreche. Nel
frattempo l'oligarchia moderata siracusana si era tramutata in un regime dispotico;
si verificarono i primi scontri fratricidi tra i Siracusani. Agatocle venne
richiamato nella pentapolis.[41]

Era ormai scoppiata la guerra civile tra oligarchici e democratici; Agatocle


divenne il capo fazione del partito popolare e diede una prima brillante prova di
s a Gela dove affront gli uomini di Sosistrato e riusc a salvare se stesso e i
suoi soldati da una situazione molto pericolosa, dalla quale usc riportando gravi
ferite.[42]
Punte di lance e cinture in metallo provenienti dall'et del bronzo della Sicilia
orientale dominata dai Siculi (museo archeologico regionale Paolo Orsi, Siracusa).
Curiosamente sotto Agatocle che questo ethnos compare per l'ultima volta nelle
antiche fonti[N 4]

In seguito venne esiliato una seconda volta da Siracusa a causa di un nuovo


stratego corinzio, Acestoride, al quale i Siracusani avevano dato poteri
straordinari. Acestoride intuendo la pericolosit della figura carismatica di
Agatocle, attent persino alla sua vita, ma il figlio di Carcino era scaltro e con
uno dei suoi stratagemmi riusc a restare vivo.[44] Cerc per rifugio nella
Sicilia interna, tra i Siculi, i quali lo accolsero e attratti dalle sue promesse
di riscatto e libert (i Siculi non godevano di propria indipendenza ed erano
soggetti a Siracusa[45]) lo seguirono armati e lo aiutarono nella sua causa.[46]
Sostiene Giustino che i primi ad eleggere Agatocle come proprio Dux furono proprio
i Siculi; ma si sospetta, forse ingiustamente, che dietro questa notizia vi sia la
mano di Timeo che godeva nel presentare Agatocle come comandante dei Barbari.[43]

Secondo Giustino, Agatocle avrebbe in questi frangenti stretto un patto con


Cartagine: il suffeta Amilcare II si impegnava a far rientrare Agatocle nella
pentapolis e in cambio il Siracusano lo avrebbe sostenuto in una scalata al potere
assoluto all'interno di Cartagine.

La capitale fenicia dopo essersi schierata per due volte accanto al governo
oligarchico (una prima volta al fianco di Sosistrato e una seconda volta la fianco
del pacificatore Acestoride[47]), adesso si mostrava alleata dei democratici,
assecondando le mosse di Agatocle.[48]

La situazione non era certamente rilassata: Sosistrato aveva riposto le sue


speranze in Cartagine, supponendo che la potenza africana avrebbe fatto di tutto
per impedire a una nuova figura carismatica, come lo era quella di Agatocle, di
prendere il posto che fu di Dionisio I e riportare una tirannide insidiosa nel
Mediterraneo centrale; certamente non si aspettava che i Punici gli aprissero
piuttosto le porte della pentapolis.[49] Non va tuttavia tralasciata la versione
diodorea che invece sembra non conoscere questo patto segreto tra Agatocle e
Amilcare: lo storico di Agira afferma infatti che furono i Siracusani stessi a
richiamare all'interno Agatocle.[50]
Busto di Demetra, V secolo a.C., di ignota provenienza, situato al museo Ursino di
Catania

Al suo rientro egli fu portato al tempio di Demetra (divinit fortemente sentita,


della quale i tiranni di Siracusa, a partire dai Dinomenidi, si dicevano
ierofanti[51]) e qui gli fecero fare giuramento: egli si impegnava di fronte a
Demetra, toccando le sue insegne, a lasciare libere le citt greche minori, a
rispettare la democrazia di Siracusa e a mantenere la pace con Cartagine e i suoi
confini al di l del fiume siciliano Alico.[52] A seguito del giuramento Agatocle
venne eletto dal consiglio dei 600 (una sorta di sinedrio o boul di Siracusa)
stratego con pieni poteri delle fortezze del territorio; fino a quando non si
sarebbe ristabilita la pace.[53] Tuttavia Agatocle non tenne fede al giuramento e
senza preavviso fece arrestare e trucidare i 600 consiglieri, poi, con il supporto
delle truppe cartaginesi e dell'esercito morgantino e indigeno, diede il sacco alla
citt di Siracusa.[54]

Le case vennero date al saccheggio dei soldati, le porte della pentapolis vennero
chiuse e solamente pochi riuscirono a sottrarsi all'ira di Agatocle e a trovare
rifugio presso Agrigento. Dopo due giorni di violenze, stupri e uccisioni
politiche, Agatocle mise fine a tutto ci placando l'eccidio che egli stesso aveva
provocato.[55]
(FR)

Et la guerre civile aura, dans ses horreurs, mis ce fils de la terre au fate des
grandeurs.
(IT)

E la guerra civile avr, nei suoi orrori, messo questo figlio della terra alla
vetta delle grandezze.
(Voltaire, Agathocle.)

Il marmo dell'isola di Paro data la nascita di una tirannide a Siracusa nell'anno


316-315 a.C.;[56] Diodoro tramanda a sua volta il 317-316 a.C. La data coincide
anche se la si confronta con la notizia data da Giustino: Agatocle sbarc in Africa
nell'agosto del 310 a.C., sette anni dopo aver preso il potere a Siracusa; quindi
ci avvenne verso la fine del 317 a.C.[57]
L'assoggettamento delle poleis di Sicilia (315-312 a.C.)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lega di
Agrigento, Gela e Messana.

Il governo di Agatocle non venne riconosciuto dalle poleis pi forti che


attorniavano Siracusa: Agrigento, Gela e Messana, alle quali si aggiunse la polis
d'origine di Timeo: Tauromenio. Queste poleis, che mal digerivano la prospettiva di
una nuova egemonia totalitaria come ai tempi dei Dionisii, si schierarono al fianco
dei fuoriusciti oligarchici siracusani e li ospitarono entro le loro mura, offrendo
cos ad Agatocle il pretesto per attaccarle e conquistarle.[58]
La triskels alata, simbolo di Agatocle, incisa sulla serie di sue monete che
recano l'Apollo coronato sul dritto

Il dinasta siracusano tra il 315 e il 314 a.C. svolse due campagne contro Messana -
importante per il controllo dello Stretto (Reggio, governata dai democratici, gli
era amica[59]) e per essere un luogo ricolmo di esuli oligarchici siracusani.[60]
Nella prima fase dell'offensiva si limit a dei movimenti bellici in territorio
messanico, in seguito navig fino a Mile e a prenderne la rocca (oltrepassando
quindi Messana);[61] due mesi dopo pose un vero e proprio assedio alle mura
messaniche, ma ad interromperlo giunse un'ambasceria dei Cartaginesi guidati da
Amilcare i quali gli ricordarono il giuramento che aveva prestato tempo addietro
(rispettare la eleutheria - libert - delle minori poleis di Sicilia), esortandolo
a togliere l'assedio.[62] In questa occasione Agatocle, di ritorno verso Siracusa,
devast la citt sicula di Abaceno (odierna Tripi).[63]

La pace tuttavia si rivel effimera: Sosistrato, rifugiatosi con altre migliaia di


siracusani dentro le mura di Agrigento, foment la rivolta dell'oligarchia in
questa polis - gi di suo desiderosa di prendere il comando dell'isola - e con i
suoi abitanti si misero a capo di una lega che comprendeva le altre poleis dalla
forte oligarchia, il cui obiettivo era rovesciare la tirannide popolare di
Agatocle.[64]
L'intervento di Sparta

Non potendo contare sul sostegno dei Cartaginesi (poich questi avevano
riconosciuto ufficialmente il governo di Agatocle[65]) nel 314 a.C. si rivolsero
alle poleis dell'Ellade, in quel momento poste sotto pressione dalle guerre dei
Macedoni,[66] e fu infine Sparta a offrire il proprio aiuto e i propri soldati
contro il governo agatocleo, mandandoli in Sicilia sotto il comando del principe
Acrotato, figlio di Cleomene III.[67] Questo principe, che riusc a coinvolgere
anche Taranto nella lotta contro Agatocle,[68] giunse ad Agrigento con poche navi
(poich gli Efori non lo avevano appoggiato); la sua vicenda ci narrata in modo
superficiale;[69] egli entr in contrasto con Sosistrato e infine lo uccise.
L'uccisione del Siracusano gli inimic Agrigento e lo costrinse all'abbandono della
missione.[70] Rimasti senza alleati potenti, gli oligarchici dovettero arrendersi e
la lega venne sciolta. Cartagine decise di rinnovare la pace con Siracusa nel 313
a.C.,[71] riconoscendole il primato egemonico su tutte le poleis di Sicilia:
nessuna lega sarebbe pi potuta sorgere senza il consenso siracusano. Agatocle in
cambio si impegnava ufficialmente a lasciare loro l'autonomia; principio basilare
di ogni polis.[72]
Gli armamenti di Agatocle e sue intenzioni
Corazza in bronzo, punte di frecce e spada ellenistica provenienti da Siracusa

Sciolta la lega agrigentina, Agatocle non perse tempo e si dedic ad ampliare le


sue forze militari: arruol 13.500 mercenari e li un ai contingenti provenienti
dalle citt sue alleate, inoltre attu la coscrizione militare per i cittadini di
Siracusa (per legge poteva farlo) e si dedic all'acquisto di grandi quantit di
armi e dardi. In questo modo si mise al comando di un notevole esercito la cui
costituzione non pass inosservata ai suoi nemici.[73] Diodoro, riportando
probabilmente una fonte dei circoli agatoclei, afferma che tali armamenti erano a
scopo preventivo, poich Agatocle temeva dopo la pace con Amilcare - la quale non
era troppo conveniente per Cartagine - un improvviso attacco dei Punici.[74]

Va detto che quello di Agatocle era considerato nel panorama ellenistico,


occidentale e orientale, uno dei migliori eserciti in circolazione.[75] Il
mercenariato era una pratica gi abbondantemente sperimentata dai dinasti
siracusani; fu Dionisio il primo a trasformare radicalmente il volto dell'esercito
siracusano, capendo che l dove la guerra era di conquista il soldato di
professione rendeva di pi del cittadino obbligato a prendere le armi. Senza
tralasciare oltre a ci le truppe speciali, o truppe scelte (gli ????de?); un tempo
provenienti esclusivamente dalla forza civica della polis[76] e adesso scelti tra i
mercenari che si arruolavano nell'esercito siracusano.[77] Agatocle, ritrovandosi
questa eredit, ne fece largo utilizzo.[75]

Agatocle sembrava intenzionato a far risorgere l'imperialismo siracusano dell'epoca


dei Dionisii (che fu oggetto di aspre critiche da parte di Platone, ma non solo),
assoggettando sempre pi territorio, ma il suo governo passava la cosa come una
questione puramente politica: si trattava di sconfiggere i governi oligarchici,
alleati dei fuoriusciti siracusani, e di imporre alle citt governi democratici,
che per erano estremamente radicali e scelti da Agatocle.[73]
L'avanzata di Agatocle e l'organizzazione della resistenza
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di
Messina (313 a.C.).

Gli oligarchici siracusani, cacciati dopo la cruenta presa di potere da parte di


Agatocle, non smisero mai di tentare di rovesciare il governo agatocleo,
appoggiandosi ai vari governi delle poleis che li ospitavano. Dal canto suo
Agatocle non smise mai di dar loro la caccia, estromettendoli dalle citt che
andava conquistando. Messana in tal senso era divenuta un posto estremamente
pericoloso per Agatocle, poich gli esuli cacciati da Agrigento, dopo lo
scioglimento della lega, si erano riuniti in grande quantit e Messana e la
vicinanza di questa polis con la regione geografica dell'Italia rendeva il tutto
ancora pi rischioso per Agatocle (anche se dall'altro lato la polis di Reggio era
sua alleata). Il dinasta aretuseo decise quindi di assediare Messana e di
obbligarla a cacciare dalle sue mura tutti gli esuli siracusani, pena la sua totale
conquista e perdita di autonomia (nel frattempo si era gi impossessato di
Taormina).[78]

Agatocle riusc nel suo intento e sistemato con le armi a Messana un suo governo di
stampo democratico-radicale, si diresse ad assediare Agrigento; probabilmente
perch qui stava avvenendo un'alleanza tra Agrigentini e Punici, nella quale erano
immischiati gli esuli siracusani che si ritrovano tra le fila dell'esercito della
polis rodio-cretese.[79] Infatti, informa Diodoro, il nuovo capo degli oligarchici
esiliati da Agatocle, Dinocrate di Siracusa (amico d'infanzia del tiranno e per
questo graziato da lui durante il massacro del golpe[80]), aveva chiesto aiuti a
Cartagine per sconfiggere il dinasta.[81]

L'abbandono della politica di non-intervento attuata da Cartagine visibile da due


importanti fattori: la comparsa di una flotta di ben 60 navi cartaginesi spedite
nella rada di Agrigento, evidentemente rivolte contro le operazioni di Agatocle,
[82] e dall'improvviso cambiamento militare degli esuli oligarchici siracusani;
essi sono stati armati e dispongono di una propria forza bellica (finanziata con
ogni probabilit da Cartagine).[83]
L'ambasceria al senato di Cartagine e il processo ad Amilcare
Rovine del sito di Cartagine

Ci sono due tradizioni differenti sulle mosse di Agatocle dopo la presa di potere:
la tradizione diodorea, come visto, conosce tutta una serie di eventi che sono
invece ignorati dalla tradizione timaica, confluita in Trogo-Giustino; in questa
altra versione si dice solamente che Agatocle aggred i soci di Cartagine (senza
chiarire chi essi fossero[84]) e che questi mandarono un'ambasceria nella capitale
africana raccontando quanto accaduto.[85]

A questo punto viene narrato il processo segreto ai danni di Amilcare (evento


sconosciuto alla versione diodorea, il quale rende nota solo la perplessit di
Cartagine per la gestione della situazione siciliana da parte di Amilcare[86]),
poich il senato di Cartagine lo accus, a sua insaputa, di essere responsabile
dell'avanzata di Agatocle, non avendolo fermato all'inizio quando ne aveva avuto
l'occasione (coerentemente con quanto narrato per il golpe). Morto misteriosamente
Amilcare[87] (si sospetta un delitto di Stato[88]), si ordin la partenza del nuovo
generale punico di Sicilia: Amilcare figlio di Gisgone.[89]
Fine della pace tra Cartagine e Siracusa (312 a.C.)

Giustino afferma che Agatocle appena seppe della morte di Amilcare volle aprire le
ostilit con Cartagine.[90] Diodoro fornisce invece una differente sequenza dei
fatti: lo storico di Agira informa che Agatocle reag ad una violazione degli
accordi verificatasi nel 312 a.C. da parte di Cartagine, la quale incurante dei
confini stabiliti prima dal trattato timoleonteo e poi da quello recentissimo del
313 a.C., aveva dispiegato la sua flotta nella rada di Agrigento, per ostacolare i
movimenti di Agatocle, tradendo quindi la riconosciuta egemonia di Siracusa sulle
poleis siceliote. Da qui la reazione di Agatocle che, conscio di non potere
affrontare l'impero cartaginese sul mare (in quel momento Agatocle non disponeva
del denaro necessario per costruire una grande flotta[91]), decise di provocarlo
sfruttando la superiorit terrestre della quale disponeva; tolse l'assedio ad
Agrigento e port i suoi soldati all'interno della provincia cartaginese di
Sicilia, espugnandone le piazzeforti.[82]

Appariva ormai evidente che l'equilibrio che aveva stabilito la pace per oltre un
ventennio tra Siracusa e Cartagine si era rotto. Indubbiamente le due versioni
appartengono alle due opposte fazioni: una filo-cartaginese (Cartagine deve reagire
in difesa dei suoi socii e si vede aggredita da Agatocle)[92] e una filo-agatoclea
( Cartagine ad aggredire per prima Agatocle, intromettendosi nelle questioni
egemoniche di Siracusa, Agatocle non vuole tollerarlo oltre).[93]
Scontri nella Sicilia interna
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di
Centuripe e Galaria.
Il vulcano Etna visto dal territorio di Centuripe e nei pressi di Galaria

Dinocrate approfittando del blocco che la flotta cartaginese impose all'esercito


siracusano, prese parte delle sue truppe e si diresse nella zona interna
dell'isola, nei pressi dell'Etna, a Galaria, mentre sped il suo luogotenente
Ninfodoro con le restanti truppe a Centuripe. Questa azione combinata aveva lo
scopo di sottrarre al dominio di Agatocle le citt dei Siculi.[94]

Le popolazioni indigene aprirono le porte agli esuli armati di Siracusa,


sostenendoli contro Agatocle (va infatti ricordato che dopo un iniziale accordo con
il dinasta, questi aveva dimostrato ostilit nei confronti dei siculi di Abaceno,
alienandosi probabilmente l'intero ethnos). L'assalto di Centuripe fall e Agatocle
pun tutti coloro che gli si erano ribellati.[95]

La punizione dei Centuripini presentata in Diodoro con tono distaccato: non c'
n sdegno verso Agatocle n piet verso i ribelli siculi che pure lottavano per
l'autonomia.[96]

A Galaria lo scontro dur pi a lungo: Dinocrate mise sul campo un esercito di


3.000 fanti e 2.000 cavalieri, i quali si scontrarono con le forze agatoclee, pari
per numero e valore.[97] Dopo aver lasciato molti morti sul campo, Galaria,
inizialmente conquistata dagli oligarchici, pass nuovamente sotto il comando di
Agatocle.[98]

Durante questi assalti si verific inoltre il primo vero atto di ostilit


cartaginese nei confronti della Siracusa di Agatocle: 50 delle 60 navi giunte ad
Agrigento fecero il loro ingresso nel porto grande di Siracusa e dopo aver fatto
prigioniere due navi alla fonda, mozzarono le mani all'equipaggio di quella
proveniente da Atene. Agatocle, informa Diodoro, non concesse perdono ai
Cartaginesi: anch'egli, catturate le navi di Cartagine che erano giunte nel Bruzio,
fece amputare le mani all'equipaggio.[99][N 5]
La battaglia di colle Ecnomo (311 a.C.)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia del
monte Ecnomo.

Giustino ricorda brevemente e succintamente due battaglie combattute da Agatocle


prima che questi decidesse di trasferire il conflitto bellico in Africa.[90] La
prima di queste battaglie si ipotizzata essere la scorreria che comp Agatocle
nella provincia cartaginese di Sicilia per provocazione; la seconda invece
generalmente riconosciuta nella battaglia dell'Ecnomo (il colle Scellerarto del
toro di Falaride[101]), avvenuta nella chora geloa (nei pressi dell'odierna
Licata).[102]
I fertili campi geloi (piana di Gela) attraversati da Agatocle ei suoi soldati

Diodoro ad aver conservato le testimonianze sull'Ecnomo: egli narra che Cartagine


sped in Sicilia una forza poderosa composta da 130 trireme, numerosissime navi da
cargo, 45.000 fanti e 5.000 cavalieri (tra cui figure molto influenti: cittadini e
proprietari terrieri cartaginesi, soldati provenienti dal territorio libico,
dall'Etruria e i rinomanti frombolieri delle isole Baleari). L'esercito di Amilcare
gisgonio approd nella chora geloa dopo aver perso molti uomini e mezzi in mare
(vicenda che port Cartagine ad appendere il drappo nero in segno di lutto nelle
sue mura), ma riusc ugualmente a incutere timore nel dinasta eretuseo e nel suo
esercito.[103] Dopo aver preso Gela con la violenza (4.000 cittadini geloi vennero
trucidati dai Siracusani, colpevoli di non aver voluto accettare il presidio armato
di Agatocle),[104] fondamentale per la sua posizione strategica ai fini della
battaglia, Agatocle si accamp con i suoi uomini di fronte all'Ecnomo, presso le
colline di Falaride, nel Phalarion; nel mezzo tra i due eserciti, come un baluardo
naturale, vi era il fiume Himera.[105]

Per due volte Agatocle tent di sconfiggere i Cartaginesi sull'Ecnomo, e in


entrambi gli scontri sembrava stesse per trionfare definitivamente, ma i nuovi
rinforzi giunti dal mare a favore di Cartagine, furono decisivi per decretare la
sconfitta del tiranno e il trionfo di Amilcare. L'esercito siracusano lasci sul
campo 7.000 dei suoi soldati.[106] Agatocle cerc quindi rifugio all'interno di
Gela, sperando con la sua presenza di trattenere nella chora geloa i Cartaginesi,
in modo da dare a Siracusa il tempo di compiere il raccolto del grano senza
trascinarsi dietro l'intero esercito dell'Ecnomo[107] in quanto la battaglia si
svolse durante la canicola, a giugno, al tempo della raccolta[108]. Amilcare
gisgonio vedendo che Gela resisteva benissimo al suo assedio (i soldati di Agatocle
erano colmi di viveri), la oltrepass e si port ad insidiare la chora siracusana.
[109]
L'assedio di Siracusa
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di
Siracusa (311 a.C.).

Amilcare gisgonio non si port subito sotto le mura di Siracusa, prima volle
accerchiarla, sottraendole le citt della sua chora; potenziali bacini di riarmo
per Agatocle: Camarina, Leontinoi, Catane, la gi precedentemente citata Taormina
(alle ribelli si aggiunse anche Messana) e numerose altre piccole citt che mal
sopportavano da sempre il dominio siracusano su di esse[110] e che quindi accolsero
volentieri Amilcare e la sua promessa di eleutheria e autonomia.[111]

Agatocle nel frattempo port i sopravvissuti della battaglia dell'Ecnomo


all'interno di Siracusa, fece riparare le parti delle mura rovinate e fece portare
dentro la pentapolis la raccolta di grano, in modo da essere abbastanza fortificati
e forniti di cibo per resistere all'assedio dei Punici.[112]
La decisione di portare il conflitto sul suolo africano

Agatocle all'Ecnomo non aveva solo subito una sconfitta militare, ma anche una
grave sconfitta politica, poich la sua lotta all'oligarchia si basava proprio
sulla sua supremazia bellica; con essa era riuscito fino a quel momento a
sopraffare i governi delle citt che gli si erano opposte. Amilcare con il suo
esercito aveva sconfessato questa sua verit[113] ed Agatocle, essendo un tipo
molto orgoglioso e combattivo, non glielo avrebbe perdonato n sarebbe rimasto a
subire passivamente il suo assedio. Deliber quindi una strategia mai adottata
prima da nessun esercito: attaccare Cartagine direttamente in Africa (va ricordato
che nemmeno i Macedoni di Alessandro si erano rivolti contro Cartagine, poich
diedero la precedenza alla lotta contro i Persiani[114]).

Se gli storici discordano sulle finalit dell'impresa, quasi tutti mostrano di


ritenere che essa fosse l'unica possibilit di salvezza che si offriva ad Agatocle,
abbandonato dagli alleati ed assediato in Siracusa dalle ingenti forze nemiche
(Diod. XX 3,2).[113]
Posizione geografica di Siracusa e Cartagine; il viaggio di Agatocle dalla Sicilia
all'Africa dur 6 notti e 7 giorni

Agatocle era soprattutto uno stratega militare, plausibile quindi sostenere che
con questa mossa a sorpresa egli intendesse alleggerire il peso dell'assedio su
Siracusa, distrarre il grosso delle truppe di Cartagine che in quel momento erano
riversate sulla pentapolis aretusea. In sostanza, il suo obiettivo era quello di
indebolire Cartagine, riportarla entro i suoi confini, affinch non si
intromettesse oltre negli affari siciliani. Ci era possibile attuarlo solo se
fosse riuscito a imporre a Cartagine un governo moderato, non-interventista, come
quello rappresentato da Amilacare II.[115]

Alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che Agatocle volesse distruggere Cartagine
e che nutrisse delle mire imperialistiche persino superiori a quelle dionisiane (il
quale, va ricordato, si spinse a fondare colonie con la sua flotta sia nell'alto
adriatico che nell'alto tirrenico e comp grandi battaglie contro i
Cartaginesi[116]).

Certamente non era il momento pi felice per organizzare una partenza, poich
Siracusa era assediata per mare e per terra, ogni attivit commerciale era quindi
momentaneamente cessata. Ad Agatocle serviva denaro e se lo procur con estreme
misure d'emergenza, ovviamente impopolari: prestiti forzati del denaro dei templi,
delle finanze sociali, dei gioielli.[117] Riusc ad allestire 60 navi e disse
all'esercito di tenersi pronto e armato. La preparazione alla partenza avvenne nel
segreto pi assoluto, favorito dal generale stato di agitazione per l'assedio.[118]
Per sopperire alla mancanza di uomini, periti all'Ecnomo, Agatocle diede l'ordine
di liberare tutti gli schiavi della citt che fossero in et militare, poi li fece
giurare e li integr tra i soldati.[119] Arruol anche molti mercenari, tra cui
numerosi gruppi di Sanniti, Etruschi e Celti.[120] Infine nel redigere le liste
della leva per i cittadini si premur di separare i componenti familiari (il
fratello dal fratello, il padre dal figlio, ecc...), in modo che chi fosse rimasto
in citt si sarebbe guardato bene dall'attuare una qualsiasi ribellione che avrebbe
portato a gravi ritorsioni contro il soldato membro della famiglia in Africa tra le
fila di Agatocle.[121]

Il comando della pentapolis venne affidato a suo fratello Antandro, al quale


affianc un suo fedelissimo: l'etolo Erimnone; costoro con un sufficiente numero di
guardie, avevano il compito di difendere Siracusa da Amilcare gisgonio durante la
sua assenza.[122]
La spedizione agatoclea in Africa (310-307 a.C.)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Spedizione
siracusana in Africa.
L'approdo a Capo Bon e l'alleanza con Ofella
Immagine satellitare di Capo Bon, della Tunisia e del deserto libico

Tenuta a battesimo da un'eclissi solare che impression negativamente l'esercito di


Agatocle,[123] la spedizione siracusana in terra d'Africa cominci nella maniera
pi anomala e movimentata possibile: non solo l'astro, fonte di luce e simbolo di
vittoria, si oscur in maniera sinistra agli occhi dei Siracusani e le stelle
furono viste splendere per tutto il cielo in pieno giorno,[124] ma una volta
approdati nei pressi della penisola africana di Capo Bon, in una zona detta
Latomiae,[125] Agatocle diede l'ordine di bruciare tutte le navi; fece ci perch
asser di aver fatto un voto alle divinit maggiori della Sicilia, Demetra e Kore,
le quali avevano permesso loro di approdare sani e salvi sulle rive della Libye.
[126] In verit vi erano altri motivi, afferma Diodoro, che spinsero Agatocle a un
simile gesto: anzitutto l'obbligare i soldati a combattere; essi infatti non
avevano via di fuga e non gli rimaneva altra scelta se non quella di vincere, per
poter costruire delle nuove navi e cos tornare a casa, e inoltre in questo modo
Agatocle non doveva dividere le sue truppe per lasciarne una parte a guardia delle
navi.[126]

Dopo la solenne cerimonia che con un grande incendio si port via il mezzo con il
quale erano approdati, Agatocle e il suo esercito si misero in marcia addentrandosi
nella campagna cartaginese; una regione geografica che Diodoro descrive come un
giardino incantato, ricolmo di ogni bene, fertile e con una popolazione ricca che
non aveva mai conosciuto la guerra; tutto ci grazie all'imperialismo inviolato di
Cartagine.[127] I Siracusani conquistarono Tunisi e qui vi allestirono il quartiere
generale delle operazioni belliche.[128] Non pass molto tempo prima che si
arrivasse allo scontro diretto con gli uomini di Cartagine, i quali ebbero la
peggio, mentre trionfarono i pi esperti soldati di Siracusa e suoi alleati.[129]
Busto di Tolomeo I Soter, generale di Alessandro Magno, satrapo d'Egitto; alleato
di Agatocle in Africa

Il primo anno di guerra fu un vero successo per Agatocle, rovinato solamente da uno
screzio pericoloso avvenuto tra suo figlio Arcagato (Agatocle infatti condusse in
Africa i suoi due figli maggiori: Arcagato ed Eraclide) e un suo capitano, Licisco,
il quale aveva accusato il primogenito agatocleo di avere una relazione con Alchia;
compagna di Agatocle.[130] Finita in tragedia, Agatocle dovette usare tutte le sue
doti carismatiche per riportare la calma nel suo esercito.[131]

Nonostante stesse conseguendo delle splendide vittorie contro Cartagine, Agatocle


sent la necessit di avere dei solidi alleati e quindi mand i propri ambasciatori
presso l'antica capitale dei Greci in terra d'Africa: Cirene;[132] qui vi risiedeva
il governatore Ofella, rappresentante del satrapo d'Egitto Tolomeo I Sotere.[N 6]
Agatocle si leg a entrambi e Ofella, che coinvolse in questa spedizione anche le
citt dell'Ellade e particolarmente Atene[133] (egli era infatti il marito di
Euridice di Atene, figlia di una delle famiglie pi in vista dell'Atene costretta a
soggiacere al dominio dei Macedoni[134]), mise in marcia nel deserto la
ragguardevole cifra di 20.000 persone, pi innumerevoli beni logistici; tuttavia
una met di questa gente non erano soldati, bens coloni: donne, bambini e civili
in genere che erano stati attratti dal progetto di Agatocle che sembrava promettere
terre nuove nell'Africa occidentale; ben lontane dallo strapotere macedone.[135]

Tuttavia una colonizzazione non rientrava nei piani di Agatocle,[136] e men che
meno in quel momento, quando la potenza di Cartagine era ancora reattiva e
minacciosa, quindi, dopo aver ucciso per oscuri motivi il suo alleato Ofella
(Agatocle lo sorprese con i suoi uomini armati e lo fece uccidere) invi nelle
coste di Sicilia tutti coloro che non erano adatti a combattere; la loro
destinazione finale doveva essere Siracusa, ma una serie di violente tempeste
verificatesi durante la navigazione li fece naufragare alle isole delle Pithcusse,
in Italia. Agatocle divenne l'unico comandante di un esercito che adesso si era
raddoppiato.
Utica, la seconda citt pi potente dell'impero cartaginese conquistata da Agatocle
Rovine di Cartagine; la citt affront una cruenta guerra civile a causa di
Agatocle durante la quale venne crocifisso il suo sufeta Bomilcare
Vittorie di Agatocle nella Libye

Le fonti odierne sono discordi nello stabilire se Agatocle abbia preso il titolo di
re durante la sua permanenza in Africa, 307 a.C., o se ci sia avvenuto qualche
anno dopo il suo rientro: verso il 305-304 a.C. L'incertezza nasce da una discordia
tra le fonti primarie: Diodoro afferma che Agatocle si auto-incoron re prima di
prendere Utica; nel momento di sua massima forza in Africa e dopo aver constatato
che anche gli altri diadochi, che egli considerava suoi pari, avevano preso il
diadema. Tuttavia il Marmo Parium differisce dalla notizia diodorea poich afferma
che il re d'Egitto, Tolomeo Sotere, aveva preso il titolo di basileus nell'anno
305-304 a.C.[137]

Agatocle in Africa aveva ottenuto una lunga scia ininterrotta di vittorie che
avevano gettato Cartagine nel panico: a causa della sua minacciosa presenza la
capitale fenicia dovette affrontare una pericolosissima guerra civile all'interno
delle sue mura, capitanata dal sufeta Bomilcare che aveva intenzione di prendere il
potere assoluto approfittando del momento di caos attraversato dai Cartaginesi;
spaesati dalle mosse del Siracusano. Pur con numerose e gravi perdite, Cartagine
riusc a non cadere nella tirannia e il sufeta Bomilcare venne crocifisso (era
stato eletto insieme ad Annone per sostituire Amilcare III decapitato a Siracusa).
[138]

Passati quattro anni sul suolo africano, l'esito complessivo del conflitto volgeva
decisamente a favore di Agatocle: sembrava che mancasse davvero poco per porre
l'assedio alla stessa Cartagine, poich i Siracusani erano diventati superiori al
nemico sia per numero di soldati e sia per numero di alleati, inoltre avevano
accerchiato quasi del tutto la capitale punica tramite il possesso dei vari confini
dell'impero cartaginese: da oriente a occidente.[139] Ma il prosieguo del cammino
di Agatocle in Africa venne stravolto dal sopraggiungere di notizie allarmanti
dalla Sicilia che informavano il dinasta della grave situazione in cui versava il
suo dominio oltremare.
Primo ritorno di Agatocle in Sicilia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Primo sbarco
di Agatocle nella Sicilia occidentale.

Gli oligarchici capitanati da Dinocrate, rotta l'alleanza con Cartagine, stavano


conducendo alla ribellione i centri sotto il dominio di Agatocle. Come se non
bastasse anche Agrigento era insorta a nuova protettrice dell'indipendenza dei
Greci e aveva rivolto le sue forze contro Cartagine e anche contro Agatocle. Stando
cos le cose il dinasta si vide costretto a lasciare momentaneamente l'Africa,
scombinando i suoi piani, per andare a sedare le ribellioni in Sicilia.

Approdato presso Selinunte,[140] Agatocle conquist in breve tempo la maggior parte


dei domini punici siciliani.[141] I Siracusani volsero quindi le armi contro gli
Agrigentini e li sconfissero. Agatocle prefer per rimandare lo scontro con
Dinocrate, avendo lasciato il grosso del suo esercito nella Libye. Dopo essere
giunto a Siracusa gli arriv il messaggio di suo figlio Arcagato che lo incitava a
fare un celere ritorno sulla terra d'Africa poich nel frattempo il suo esercito
era stato attaccato e in gran parte trucidato dai Cartaginesi per mezzo di
micidiali imboscate. Agatocle per lasciare il porto di Siracusa doveva rompere il
blocco navale dei Cartaginesi, ma egli non aveva abbastanza navi per farlo.[142]
Fortunatamente ricevette in quei frangenti l'aiuto degli Etruschi, i quali
arrivarono di nascosto con 15 navi che si andarono ad aggiungere alle sue 17 navi;
con un'ingegnosa mossa a sorpresa di Agatocle, fu rotto il blocco punico e il
dinasta pot navigare nuovamente verso la Libye.[143]
Ripartenza per l'Africa
Thugga (antica Tokai), una delle citt conquistate dai Siracusani durante l'assenza
di Agatocle dall'Africa

Approdato a Tunisi, Agatocle trov la situazione che aveva lasciato totalmente


capovolta: l'esercito, che sotto la guida di Arcagato aveva inizialmente allargato
persino il suo dominio inoltrandosi verso la zona dei monti atlantici, era
d'improvviso stato attaccato dai Punici che erano riusciti a fare uscire dalle mura
di Cartagine la considerevole cifra di 30.000 soldati, puntando il tutto per tutto
sulla frammentazione dei soldati agatoclei e sull'effetto sorpresa. I Cartaginesi
erano riusciti nel loro intento e quando Agatocle giunse al campo generale trov i
suoi uomini decimati (durante le imboscate erano morti oltre 8.000 dei suoi
soldati) e con un malumore dovuto alla situazione di assedio che il nemico stava
loro infliggendo; avendoli bloccato ogni via di comunicazione con la regione
libica.
I Cartaginesi riuscirono a stroncare la quasi totalit della fanteria di Agatocle
segregandola su di una collina del tutto priva di acqua e di cibo

Agatocle secondo Giustino dovette in questi frangenti sedare un'altra pericolosa


ribellione dei propri uomini che pretendevano lo stipendio (il quale non sarebbe
stato dato a causa di suo figlio Arcagato), calmando i loro animi con promesse di
denaro elargite dalla futura preda africana che avrebbero conquistato in battaglia.
Secondo Diodoro, che non conosce tale sedizione, Agatocle spron i suoi uomini a
reagire, non contemplando minimamente la resa per fame - come si aspettavano invece
i Cartaginesi - conducendoli quindi in una nuova estenuante battaglia dove il suo
esercito ebbe la peggio: sia a causa della sfavorevole posizione logistica (i
Cartaginesi trincerati su di una collina li vedevano giungere da sotto, mentre i
Siracusani dovevano avanzare scoperti, in salita, su di un terreno accidentato) e
sia a causa della troppa differenza numerica, la quale stavolta influ, portando ad
un primo cedimento dei mercenari, seguito a ruota dalle restanti truppe siceliote e
greche. La sconfitta di questa battaglia caus ad Agatocle la perdita di altri 300
uomini, l'immolazione da parte dei Cartaginesi di 3.000 prigionieri di guerra e
l'allontanamento degli ultimi 10.000 soldati degli alleati Libici che avevano
combattuto dalla sua parte e che avevano deciso, a seguito della sconfitta, di
ritornare fedeli a Cartagine.
Definitivo rientro di Agatocle in Sicilia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Secondo
sbarco di Agatocle nella Sicilia occidentale.

Agatocle decise di tornare nuovamente in Sicilia e di lasciare l'esercito e i suoi


figli in Africa; aspettando un suo ritorno, sostengono le fonti odierne,[144]
discordando dalla versione, troppo confusionaria, delle fonti antiche (Giustino e
Diodoro), secondo le quali Agatocle avrebbe scelto di portare con s solo uno dei
suoi due figli (Arcagato afferma Giustino;[145] Ercaldide sostiene Diodoro[146]) e
infine, scoperto dai suoi uomini che non volevano restare un'altra volta nella
Libye senza di lui, fu costretto a fuggire da solo, tradendo cos il suo esercito e
la sua discendenza:
(LA)

Quod ubi milites cognouere, haud secus quam si ab hoste capti essent,
trepidauere, bis se a rege suo in mediis hostibus relictos esse proclamantes,
salutemque suam desertam ab eo esse, quorum ne sepultura quidem relinquenda fuerit.

(IT)

Quando i soldati lo seppero restarono sgomenti, come se fossero stati fatti


prigionieri dal nemico, gridarono di essere stati abbandonati due volte dal loro
re, in mezzo ai nemici, che ad egli non importava pi della sorte dei suoi uomini,
dei quali invece non avrebbe dovuto abbandonare nemmeno il sepolcro.
(Giustino, XXII 8, 9.)

Nella versione di Giustino si sente molto l'influsso timaico, decisamente avverso


al dinasta. Ma poich anche Diodoro registra un ritorno in Sicilia rocambolesco per
Agatocle, molto probabile che realmente egli fu costretto ad andarsene
segretamente, contro la volont del suo esercito, che evidentemente era rimasto
troppo traumatizzato dai recenti eventi (l'eccidio post-spedizione di Eumaco) per
accettare di rimanere ancora all'accampamento aspettando nuovi rinforzi dalla
Sicilia con la minaccia sempre pi crescente di Cartaginesi e Libici.[144] E
infatti arriv la ritorsione dei soldati, i quali uccisero i figli di Agatocle,
scombinando del tutto i suoi piani.
La vendetta di Agatocle sui Siracusani

Appena ad Agatocle giunse notizia che l'esercito rimasto in Africa gli aveva ucciso
entrambi i figli, la sua vendetta fu repentina e tremenda: egli, che in quel
momento si trovava impossibilitato a raggiungere Siracusa poich una folta schiera
di truppe ai comandi di Dinocrate gli sbarrava la strada, diede l'ordine dalla
Sicilia occidentale di fare uccidere tutti i siracusani che avevano legami di
sangue con i soldati che con lui erano partiti per la Libye: egli si era gi
premunito per una simile eventualit (infatti all'inizio della spedizione si era
assicurato di dividere con la lista dei proscritti le famiglie di Siracusa), per
cui Antandro e i suoi soldati non dovettero fare altro che tenere fede a quella
famigerata lista per compiere il pi grave degli eccidi di massa ordinati dal
dinasta[147]:
Ancora scene di violenza e di dolore con stragi, lacrime e gemiti per l'uccisione
di una moltitudine, sono presentate: Avendo Antandro [in Siracusa] eseguito
prontamente gli ordini [di Agatocle] avvenne una strage imponentissima superiore
alle precedenti... quando una folta e promiscua moltitudine fu condotta sul lido
per essere punita e i carnefici si disposero presso di essa, allora lacrime,
preghiere e lamenti si levarono, sia da coloro che erano spietatamente massacrati,
sia da quelli che erano sbigottiti per le disgrazie dei loro vicini e per il (loro)
imminente destino, in nulla differendosi per lo stato d'animo da quelli che erano
morti da poco.[148]
Agatocle tra Dinocrate e Cartagine (306 a.C.)
Siracusa, se pur stretta per mare dai Cartaginesi e per terra dagli esuli,
resisteva all'assedio e rimaneva sotto il potere di Agatocle e Antandro

Agatocle non pens di arrendersi, nonostante fosse accerchiato da tutti i lati (in
Africa i Cartaginesi erano scesi a patti con i suoi soldati e avevano crocifisso
quelli che ancora speravano in un suo ritorno; in Sicilia gli oligarchici di
Dinocrate spadroneggiavano sulle citt un tempo conquistate potendo contare su una
solida superiorit numerica; a Siracusa le schiere di Cartagine, nonostante il peso
dei quattro anni di guerra sofferti dalla patria, non avevano mollato la loro salda
presa sulla pentapolis), fino a quando non lo trad anche il suo fidato generale
Pasifilo; questi defezion da Agatocle consegnando a Dinocrate tutte le citt della
Sicilia orientale che erano rimaste sotto il dominio del dinasta; tutte tranne
Siracusa, nella quale resisteva suo fratello Antandro.[149]

A questo punto Agatocle disper e non vide altra soluzione se non quella di
arrendersi.[150] Tra i due fatali nemici per Agatocle non avrebbe scelto di
arrendersi a Cartagine; gli eventi della guerra nella Libye erano ancora troppo
freschi e consegnarsi nelle mani dei Punici sarebbe stato troppo umiliante per lui.
[151]

Decise quindi di venire a patti con il siracusano Dinocrate,[150] il quale


rappresentava tutti coloro che dal tiranno erano stati massacrati o esiliati per
l'appartenenza politica avversa. Agatocle disse a Dinocrate che avrebbe deposto il
suo potere e lasciato Siracusa in mano agli oligarchici, in cambio chiedeva
solamente che gli venissero lasciate le due fortezze site nella Sicilia
occidentale; le sole che gli erano rimaste fedeli: Terme e Cefal.[150] Dinocrate a
questo punto aveva nelle sue mani un potere enorme: l'intera Sicilia praticamente
era a lui soggetta e adesso anche il nemico pi pericoloso, Agatocle, veniva a
rimettersi al suo volere.

Tuttavia Dinocrate prese tempo e rifiut la resa di Agatocle, poich non era una
resa totale: fino a quando Agatocle avesse potuto contare sull'appoggio di una
qualsiasi citt, con le sue doti da stratego, sarebbe stato sempre pericoloso; una
minaccia per la libert dei popoli, anche se Agatocle insisteva nel dire che in
quelle fortezze egli avrebbe semplicemente voluto terminarvi i suoi giorni.[152]
Antico manoscritto contenente la narrazione storica di Diodoro Siculo

Diodoro, che non risparmia le critiche ad Agatocle per essersi arreso quando aveva
ancora in suo potere Siracusa (egli qui elogia piuttosto il tiranno Dionisio I che
in una simile circostanza non si era arreso ma aveva reagito e vinto, lasciando
infine ai suoi figli quello che allora era l'impero pi grande d'Europa[153]),
nel narrare il diniego che Dinocrate porse ad Agatocle aggiunge che il capo degli
esuli era diventato troppo sicuro di s, poneva la sua ambizione e il suo desiderio
sopra il bene comune, ovvero sopra la necessit di chiudere quanto prima la
partita.[154] Agatocle vedendosi le porte sbarrate dagli oligarchici, fu costretto
a rivolgersi a Cartagine, accusando Dinocrate di essere il solo responsabile della
mancata indipendenza del suo popolo.[155]
I Cartaginesi, che evidentemente - proprio come Diodoro - vedevano in Dinocrate un
nemico fresco e potente (va infatti ricordato che Dinocrate aveva rotto l'alleanza
con Cartagine dal momento in cui i Siracusani e Agatocle avevano portato la guerra
in Africa; sposando in tal senso una secolare causa comune contro l'oppressore
fenicio), preferirono non lasciare un vuoto di potere in Sicilia, il quale si
sarebbe venuto a creare con la caduta di Agatocle, e al contempo intuirono che se
avessero continuato il blocco marittimo, Siracusa, ormai stremata dalla troppa
guerra, sarebbe presto caduta, ma poich adesso le forze terrestri oligarchiche
erano superiori, essa sarebbe finita sotto il controllo di Dinocrate; un'incognita
troppo pericolosa da affrontare in un momento delicato come quello. Decisero quindi
di accettare la proposta di pace che giungeva da Agatocle; certamente acerrimo
nemico, ma almeno non rappresentava l'ignoto.[156]

Le condizioni di pace tra i Cartaginesi e Agatocle prevedevano: la restituzione a


Cartagine di tutte le citt puniche di Sicilia; l'apporto di Cartagine ad Agatocle
della cifra di 300 talenti d'argento (secondo Timeo furono 150) e 20.000 medimni di
grano.[155]

Agatocle in fin dei conti aveva strappato a Cartagine delle vantaggiose condizioni,
poich aggiungeva l'argento all'oro gi sottratto da Segesta e con il grano poteva
sfamare e pagare un nuovo esercito.
Fine della guerra civile (304 a.C.)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di
Torgio.

Agatocle volle dimostrare una volta per tutte la sua superiorit bellica e tattica
agli esuli di Dinocrate invitandoli apertamente ad uno scontro diretto che si
svolse presso un luogo della Sicilia che rimane tutt'oggi ignoto: il Torgion o
Torgio. Agatocle pot mettere sul campo di battaglia 5.000 fanti e 800 cavalieri;
Dinocrate disponeva di forze grandemente maggiori: 25.000 fanti e oltre 3.000
cavalieri, ma Agatocle, che in Africa si era temprato e non aveva pi timore di
affrontare numeri di molto maggiori ai suoi (per la quasi totalit della guerra
libica era infatti stato in inferiorit numerica, senza per questo mai perdere una
battaglia, tranne alla fine) affront serenamente gli esuli.

La battaglia dur a lungo poich la superiorit numerica era compensata


dall'esperienza bellica. Alla fine per a causa dei disertori che minarono
l'integrit dell'esercito di Dinocrate, gli uomini di Agatocle poterono assicurarsi
la vittoria.

La gran parte dell'esercito oligarchico trov rifugio sulle alture della zona, ma i
fanti vennero attirati dalle promesse di piet e ritorno alla normalit elargite da
Agatocle che li attendeva ai piedi della collina. Sbagliarono a fidarsi del
dinasta, poich questi una volta che li ebbe a portata di mano li fece trucidare
tutti: 7.000 vittime secondo Timeo, 5.000 secondo Diodoro. Sorprendentemente
Agatocle grazi Dinocrate per una seconda volta e anzi lo volle sotto i suoi
comandi. Dinocrate si volse quindi contro i suoi ex-alleati e a Gela uccise il
generale traditore di Agatocle: Pasifilo.

Ci vollero altri due anni prima che la guerra civile giungesse al termine, ma con
la caduta delle ultime roccaforti della Sicilia orientale (tra le citt greche
solamente Agrigento rest fuori dal suo regno), Agatocle pot dichiarare finalmente
concluso il sanguinoso e decennale conflitto fratricida. Sciolse le liste dei
proscritti e dimor a Siracusa.
Il dio dei venti, Eolo, che pun Agatocle per aver preso il denaro dalle isole a
lui sacre, scolpito sulla fonte situata alla reggia di Caserta
Tre delle sette isole Eolie fotografate dallo spazio
Agatocle nelle isole Eolie
Nell'anno 304 a.C.,[157] dopo aver concluso la pace con Cartagine e aver posto
nuovamente sotto il suo dominio l'area greca di Sicilia, Agatocle, agevolato dal
controllo che aveva sull'area di Messana, navig verso le isole Lipari (le odierne
isole Eolie) e approdato sulla pi opulenta delle sette isole il dinasta aretuseo
chiese agli abitanti di consegnargli le loro ricchezze, nella misura di 50 talenti
d'argento;[158] una mossa che Agatocle adott affinch il suo dominio venisse
riconosciuto sull'intera regione siciliana di lingua e costumi greci, isole
comprese,[159] e che gli consentiva inoltre di risollevarsi dagli oneri della
guerra.[160] Gli fu risposto che doveva concedere tempo ai Liparesi poich essi non
avevano quel denaro e non osavano andarlo a prendere dalle offerte dei templi,
poich mai avevano mutato le cose sacre in profane.[161]

Agatocle non volle sentire ragioni e fece uscire dal pritaneo il metallo prezioso
che, essendo materiale votivo, recava incise le dediche per gli dei Eolo ed Efesto
(Vulcano).[162] Fatto ci si allontan dall'arcipelogo, ma una violenta tempesta
con venti fortissimi, creata, secondo la tradizione, dall'ira del dio Eolo - che
era il protettore delle Lipari, poich esse erano state la sua dimora -
appositamente per punire il sacrilegio di Agatocle, fece sprofondare sott'acqua le
undici navi cariche di denaro.[162] E, aggiunge Diodoro, non solamente il dio dei
venti trov la sua vendetta, ma anche il dio del fuoco, Efesto, far pentire
amaramente Agatocle delle sue malefatte (Agatocle, in seguito, quando era sul punto
di morire, ma ancora cosciente, sarebbe stato arso vivo sopra ardenti carboni, per
volere di Efesto).[162]
Campagne belliche in Italia e in Adriatico (301-295 a.C.)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campagne
belliche di Agatocle in Italia e in Adriatico.
L'isola di Corcira dove Agatocle sconfisse il diadoco Cassandro

Nel 301 a.C. Agatocle sbarc in Magna Grecia perch chiamato da una popolazione
italica che secondo Strabone corrispondeva ai Tarantini,[163] mentre secondo
Giustino agli Italioti della Calabria (forse Locri[164]), i quali lo
implorarono[165] affinch passasse in Italia ad affrontare la popolazione
barbarica che minacciava l'integrit dei Greci: i Bruzi. Se invece si vuol dar fede
alla notizia straboniana Agatocle rispose alla richiesta dei Tarantini che
chiedevano protezione contro la minaccia dei Lucani e dei Messapi. Strabone pone
infatti il nome di Agatocle dopo il principe spartano Cleonimo (che lasci l'Italia
l'anno in cui vi arriv Agatocle) e prima dell'epirota Pirro. Di Diodoro non
restano che frammenti del suo XXI libro, proprio quello incentrato sulla spedizione
italica di Agatocle, per cui non possibile con esso risalire al motivo che spinse
il basileus a giungere sul suolo italico, andando a ripercorrere cos le orme di
Dionigi.
Effigie di Cassandro, figlio di Antipatro, satrapo di Alessandro Magno e re di
Macedonia

I Bruzi, stando a quanto emerge da Giustino e da Diodoro, inizialmente erano in


pace con Agatocle. In Diodoro si ritrova l'esercito siracusano accampato in un
luogo detto Ethe. Agatocle lasci il comando a suo nipote Arcagato (figlio
dell'Arcagato ucciso dai suoi soldati in Africa) ed egli si diresse con la flotta
sul mar Adriatico dove pervenne ad un importante scontro con le forze dei Macedoni
del diadoco Cassandro che stavano assediando per mare e per terra l'isola di
Corcira (l'odierna Corf). Anche in questo caso egli sarebbe stato invitato a
intervenire contro le forze del Macedone (Diodoro infatti, fonte principale
dell'avvenimento, dice che Agatocle accorse in difesa dei Corciresi[166]), ma
stavolta la richiesta sarebbe giunta dall'Egitto tolemaico; vi sarebbe infatti una
connessione tra la palese ostilit di Tolomeo nei confronti di Cassandro e le mosse
di Agatocle (che ebbe gi dei contatti con Tolomeo in Africa) che improvvisamente
si port a contrastare il disegno egemonico macedone.[167]

Tuttavia non sono da escludere n la possibilit che la chiamata sia giunta


direttamente dai Corciresi (i quali avevano precedenti stretti rapporti con i
Siracusani)[168] n che Agatocle sia intervenuto per un suo preciso piano;[169] del
resto l'Adriatico era un mare dove i Siracusani avevano colonizzato e commerciato
per pi di cento anni e proprio con Agatocle si ha la riattivazione di questi
particolari rapporti (basti ricordare che sono state rinvenute monete di Agatocle
in luoghi dove la presenza delle monete greche gi di per s rara: nella pianura
Padana e oltre le Alpi, in Svizzera).[170] I Siracusani di Agatocle bruciarono
l'intera flotta macedone e misero in fuga la fanteria di Cassandro.

Fu un successo per i Sicelioti.[171] Che i Siracusani ci tenessero ad affrontare i


Macedoni, con o senza l'incentivo del diadoco egizio, palesato da Diodoro il
quale sottolinea l'orgoglio provato da essi nel dimostrare ai Greci (tutti: sia
d'Occidente che d'Oriente) che essi erano in grado di sconfiggere non solamente i
Cartaginesi e i popoli barbarici dell'Italia, ma anche i Macedoni; le cui lance
avevano sottomesso l'Asia e l'Europa.[172]
Diomede, l'eroe acheo civilizzatore dell'Adriatico a cui venne assimilato Agatocle

Venuto in possesso di Corcira, Agatocle sottomise le altre isole Ionie (certamente


Itaca[173] e Leucade,[174] probabilmente anche Cefalonia[175]). In seguito ritorn
in Italia e venne allo scontro con i Bruzi; questi reagirono all'uccisione di un
contingente di 2.000 mercenari e portarono a loro volta la strage nell'accampamento
agatocleo uccidendo 4.000 soldati siracusani.[176]

Dopo una breve pausa, Agatocle torn un'altra volta in Italia per condurre sua
figlia Lanassa in Epiro, dove avrebbe sposato il protetto di Tolomeo Sotere e degli
Illiri, Pirro.[177] Durante la sua permanenza in Italia diede il sacco alla polis
di Crotone e strinse patti di alleanza con i pirati apuli: Iapigi e Peucezi e con
un terzo popolo barbarico italico non meglio identificato.[177]

Torn una terza volta in Italia con un poderoso esercito di 30.000 fanti e 3.000
cavalieri.[178] Dai frammenti diodorei si apprende che conquist la citt bruzia di
Ipponio (l'odierna Vibo Valentia),[178][179] ma certamente egli estese il suo
dominio su molte altre citt della Magna Grecia, dato che numerosi simboli del suo
potere (come la Triscele) sono stati rinvenuti nei reperti dei siti magnogreci.
[180] Il suo ruolo sulla costa adriatica e sul mare Adriatico testimoniato anche
da Aristotele il quale con un aneddoto mostra il legame che si era venuto a creare
tra Agatocle e il diffusore della civilt in Adriatico, Diomede; narra Aristotele
che il re dei Sicelioti trov sulle terre apule una torque appartenente al cervo
che Diomede consacr ad Artemide ed egli a sua volta lo dedic a Zeus;[181] chiara
assimilazione del Siracusano all'eroe acheo che vigeva tra le popolazioni
adriatiche (anche Dionisio I a suo tempo venne dagli Adriatici assimilato a
Diomede).[182]

Data la sintesi di Giustino e la frammentazione del testo diodoreo, non si conosce


altro delle campagne belliche del basileus in Italia e in Adriatico, che pure
lasciarono segni profondi. Secondo Giustino Agatocle ad un certo punto dovette far
rientro in Sicilia perch fu colto da una grave malattia.[183] Da Diodoro invece si
apprende che i Bruzi si ribellarono al suo dominio uccidendo i suoi soldati mentre
egli aveva gi fatto ritorno a Siracusa.[178]
Il legame con Pirro e Demetrio
Pirro, re d'Epiro, scolpito come il dio Marte (I secolo, Musei Capitolini, Roma)
Il re macedone Demetrio Poliorcete (I secolo a.C., Villa dei Papiri, Ercolano)

Nell'ultimo periodo agatocleo spicca la preoccupazione del basileus di contrarre


nuove solide alleanze e di garantire una continuit all'impero da egli portato
all'essere. In tale contesto giocano un ruolo fondamentale i suoi due figli avuti
da Alchia: Lanassa e Agatocle II.

La figlia Lanassa and in sposa al nuovo re d'Epiro, nonch cugino di Alessandro


Magno, Pirro. L'alleanza conveniva ad Agatocle poich si assicurava anche la
fedelt degli Illiri (essendo Pirro grande amico dei sovrani illirici; da bambino
era stato adottato dal re illirico Glaucia[184]); essenziale per percorrere senza
rischi la lunga via dell'alto Adriatico. Si supposto inoltre che fu proprio
grazie a Pirro che i legami tra Tolomeo e Agatocle si strinsero (per via del
protettorato di Tolomeo sull'erede d'Epiro).[185]

Tuttavia ad un certo punto il basileus siracusano si avvicin maggiormente al


macedone Demetrio Poliorcete, figlio di Antigono e sovrano di Macedonia e di
Grecia; definito come il pi spregiudicato dei Diadochi[186] Agatocle mand da
Demetrio il suo giovane figlio omonimo, Agatocle II, facendolo giungere a Pella,
alla corte dei Macedoni, affinch Demetrio stringesse con Agatocle rapporti di
philia e symmachia.[187] Inoltre lo scopo del viaggio era anche far riconoscere da
una figura potente, come lo era Demetrio, suo figlio in qualit di successore al
trono di Siracusa.[188]

L'Antigonide accolse molto volentieri la richiesta di Agatocle e tratt il giovane


siracusano con tutti gli onori. Demetrio gli diede doni grandiosi e lo cinse con
una speciale veste regale, fuori dall'ordinario; una veste che, ad esempio, ad
Atene era prerogativa dello ierofante e delle cariche sacerdotali pi importanti.
[186] Fatto ci rimand il giovane dal padre con uno dei suoi pi fidati
ministri[189], Ossitemide, ufficialmente per ratificare l'alleanza, in realt,
aggiunge Diodoro, il Macedone aveva il compito di spiare la situazione in Sicilia.
[187]

A seguito di questa alleanza la sorella di Agatocle II fu costretta a divorziare da


Pirro, ostile a Demetrio (anche se Plutarco pretende che Lanassa vi abbia
divorziato perch trascurata dal marito che dava pi importanza alle mogli barbare,
[190] appare evidente in verit che dietro le mosse deglia figlia vi fossero i
progetti di Agatocle[186]), lasciando in Epiro suo figlio, il nipote di Agatocle,
Alessandro II, nato dall'unione con l'Epirota e destinato al trono di quel regno.
Rifugiatasi nell'isola di Corcica, che era ancora presidiata militarmente dai
Siracusani, Lanassa nel 291 a.C. offr la sua mano a Demetrio.[N 7] Con questa
nuova unione Agatocle si assicurava ulteriormente la vicinanza del Macedone, famoso
soprattutto per la sua numerosissima flotta; va infatti tenuto presente che
Agatocle in quel periodo stava gi organizzando la sua seconda spedizione in Africa
contro Cartagine e aveva quindi bisogno di un alleato molto forte. Demetrio, dal
canto suo, aveva tutto l'interesse ad estendere i suoi rapporti (commerciali e
dinastici[191]) nell'occidente greco, e sposare la figlia della figura pi
egemonica di quelle terre, per l'appunto Agatocle, era il modo pi efficace per
farlo.[192]

Le mosse di Agatocle certamente contribuirono a fare aumentare la storica rivalit


tra Pirro e Demetrio (dissapori incominciati pochi anni prima della contesa di
Lanassa, quando Demetrio uccise il protetto di Pirro sul trono di Macedonia: li
figlio di Cassandro, Alessandro V).
Preparativi per un nuovo sbarco in Africa

In vista di un nuovo sbarco in Africa, Agatocle aveva messo all'opera grandi


preparativi: anzitutto era riuscito a dotare la marina di Siracusa di ben 200 navi
da guerra (altri dicono 300[193]) tra quadrireme ed exere, perfettamente
equipaggiate,[194] le quali ponevano la Siracusa di Agatocle tra le tre pi forti
potenze marittime del Mediterraneo; insieme alla Macedonia di Demetrio Poliorcete e
all'Egitto di Tolomeo Sotere.[195] Aveva fatto ci perch conscio, grazie alla sua
precedente guerra libica, che la partita con Cartagine si sarebbe giocata sul mare
(la prima volta Agatocle era riuscito ad accerchiare totalmente via terra l'impero
di Cartagine, ma a causa dell'assenza di una flotta non aveva potuto assediare la
stessa capitale che si affacciava sul mare[194]). Inoltre il basileus siracusano
pens bene di spedire il suo esercito in Sardegna per bloccare l'importazione di
grano verso l'Africa, la quale aveva permesso la scorsa volta la duratura
resistenza dei Fenici (la Sardegna infatti, insieme alla Sicilia occidentale, era
il principale granaio di Cartagine).[194]

Nella prospettiva di un nuovo sbarco delle forze siracusane in Africa diversi


studiosi hanno sottolineato come l'alleanza tra Agatocle e Demetrio non significava
per forza che il basileus dei Sicelioti volesse una rottura con l'Egitto di
Tolomeo; una conferma in tal senso arriverebbe dal fatto che la moglie egiziana di
Agatocle, Teossena, e i due figli avuti da lei rimasero fino alla fine a Siracusa,
accanto al basileus (anche se per altri la famiglia rest unita solo per affetto e
non pi vincolata da interessi statali).[196] Ad Agatocle non conveniva inoltre
inimicarsi l'Egitto, grande produttore di cereali, che in questo caso avrebbe
potuto rifornire Cartagine di grano, per mettere in difficolt i Siracusani,
vanificando cos il blocco dei granai sardi.[197] Piuttosto sembra pi plausibile
l'ipotesi secondo la quale Agatocle intendesse sbarcare nuovamente in terra
africana presentandosi al regno tolemaico come sovrano indipendente, non coinvolto
nelle ostilit del Mediterraneo orientale, le quali riguardavano il percorso di
Demetrio e non il suo.[197]

Ad ogni modo Agatocle non riusc a realizzare la sua seconda spedizione nella Libye
a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute che lo costrinsero ad
annullare tutti i suoi piani.[194]
Lotte dinastiche e morte di Agatocle (289 a.C.)

Quando si trovava accampato nei pressi di Etna (citt di fondazione ieroniana),


Agatocle aveva gi deciso che il suo successore sarebbe stato il figlio Agatocle
II, per cui lo present al popolo di Siracusa come suo erede, dopodich lo mand al
campo, dove si trovava l'esercito siracusano sotto la guida di suo nipote Arcagato,
al quale fece giungere una lettera, scritta di suo pugno, che recava l'ordine di
cedere il posto di comandante delle truppe a suo figlio: le forze terrestri e
navali dovevano rispondere da quel momento ad Agatocle II.[198]

Il nipote, adirato per essere stato estromesso dal comando e dalla linea di
successione, decise di vendicarsi: ordin a Menone - un segestano che era stato
catturato giovane da Agatocle durante il sacco alla citt elima e che per la sua
bellezza era diventato uno dei favoriti del re - di avvelenare Agatocle; Menone, a
sua volta adirato con il re per la sorte toccata ai suoi concittadini, esegu il
volere di Arcagato. Il nipote nel frattempo decise di sbarazzarsi anche del
legittimo erede al trono di Siracusa: con il pretesto di compiere dei sacrifici su
di un'isola, non meglio specificata, Arcagato invit il giovane Agatocle e lo
intrattenne ad una festa, dopo averlo fatto bere lo uccise durante la notte e gett
il suo corpo in mare.[198] Diodoro racconta che le onde portarono il corpo del
giovane fino alla costa di Siracusa; qui venne raccolto da alcuni uomini e poich
venne riconosciuto come il figlio di Agatocle, fu portato al cospetto del re.
Straziato dalla vista del corpo senza vita del suo giovane figlio, gi afflitto dal
veleno somministratogli che lentamente lo stava uccidendo, Agatocle disered
Arcagato e indisse un'assemblea con la quale elesse suo unico erede il popolo di
Siracusa, incitando le masse a vendicarsi di quanto accaduto.[199]

La fine di Agatocle diventa in Diodoro ancora pi misteriosa quando si scopre che a


porre il basileus sulla pira, morente ma ancora cosciente, affinch venga arso
vivo, niente meno che l'amico di Demetrio Poliorcete giunto in Sicilia:
Ossitemide. Costui avrebbe visto il dinasta ribellarsi a questa orrenda fine, ma il
veleno ormai gli aveva tolto la voce e dalle sue labbra non si ud alcun suono.
[199] Il finale diodoreo ambiguo, poich lascia intendere un'intromissione non da
poco sulla successione siracusana da parte di Demetrio Poliorcete.[200]
Rovine di Alessandria d'Egitto; Agatocle sul punto di morte sped alla corte di
Tolomeo la sua famiglia, la quale non rivendic mai il trono di Siracusa
Ad uccidere Agatocle non fu il veleno, sostengono alcuni storici moderni, fu
piuttosto un cancro alla bocca.[201] Neanche Giustino parla di veleno; egli afferma
che Agatocle si ritir dalle campagne belliche in Italia a causa di un'improvvisa
malattia che lo port ad uno stato di terribile agonia.[183] Allora si innescarono
le violente lotte dinastiche per la successione. Giustino a narrare di come
Teossena non volesse abbandonare il marito morente, ma fu Agatocle a insistere
perch lei portasse in salvo i loro due figli, mentre a Siracusa infuriavano le
lotte per il potere. Il basileus sped quindi la figlia dei sovrani d'Egitto e i
loro due nipoti, Teossena d'Egitto e Arcagato di Libia, ad Alessandria, alla corte
di Tolomeo, imbarcandoli su alcune navi cariche di ogni bene; tanto da fare
esclamare a Giustino in quei frangenti che nessun re del suo tempo fu pi premuroso
e pi ricco di Agatocle.[202]
Regalit e discendenza di Agatocle

Agatocle, quando seppe che i diadochi - Antigono, Demetrio, Seleuco, Tolomeo,


Lisimaco e Cassandro - avevano deciso di fregiarsi del diadema, si proclam egli
pure basilus, ritenendo di non essere per nulla a loro inferiore n quanto ad
armamenti n quanto a possesso del territorio n quanto a imprese compiute.
(Diodoro Siculo, XX, 54, 1.[203])

Agatocle prese il titolo regale tra il 307 a.C. (per chi sostiene che Diodoro
affermi che egli si coron in Africa) e il 304 a.C. (se si prende come punto di
riferimento l'incoronazione del re egizio Tolomeo il cui regno non inizi prima del
305 a.C.). Il terminus ad quem invece il 294 a.C. poich Plutarco nella Vita di
Demetrio narra di come il basileus macedone, preso il titolo regale in quell'anno,
deridesse tutti gli altri diadochi, tra i quali viene menzionato anche Agatocle,
che osarono prendere il titolo di re mentre invece esso spettava solo a suo padre e
a lui; si passa quindi, nella scena plutarchea, a sminuire le imprese degli altri
basilei e ad enfatizzare le loro peculiarit:
(GRC)

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d ??e?a?t?????, ?t??ea??? d? ?a??????, ??s????? d? ?a?????a???, ??a???????? d?
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(IT)

E si compiaceva [Demetrio] di udire i brindisi a Demetrio re, a Seleuco il


guardiano degli elefanti, a Tolemeo il capitano di navi, a Lisimaco il tesoriere, a
Agatocle di Sicilia il signore delle isole.
(Plutarco, Dem. 25, 7-8.)

La canzonatura, che di per s un eccezionale documento che mostra come i basilei


interagissero tra di essi, anche molto importante perch conferma che la basileia
di Agatocle venne accettata e riconosciuta dai Macedoni che lo annoverano nel loro
gruppo;[204] aggiunge Plutarco che tutti i basilei ridevano dei titoli a loro
affibbiati dai sostenitori demetriaci, non dando loro peso.[205] Tuttavia merita
attenzione il titolo assegnato al Siracusano poich molto particolare; in esso
sono racchiusi i limiti di una condizione geografica irrevocabile;[204] egli il
nesiarchos della pi vasta isola mediterranea, la Sicilia, ma anche colui che
infranse questa insularit andando a conquistare terre in Africa, in Italia e
nell'Adriatico; azioni che gli fecero conquistare per l'appunto la basileia.[204]
Appare inoltre significativo il fatto che il pi altezzoso dei diadochi sposi la
figlia del signore delle isole e che sia ben lieto di contrarre con esso
alleanza.[N 8]
Rilievo di Alessandro Magno; uno dei modelli ispiratori di Agatocle[N 9] (Museo
archeologico nazionale di Spagna, Madrid)

La sua basileia fu soprattutto di stampo militare; la caratteristica del soldato-re


infatti quella che maggiormente permette di distinguere Agatocle dagli altri
diadochi macedoni: egli fond il suo regno sulla guerra (esercito, territorio e
imprese sono gli elementi che vanno a formare la sua corona),[206] non sull'eredit
territoriale o sulla nobilt di sangue (inesistente per Agatocle dato che proveniva
da umili origini) o sulla diplomazia; la quale giunger solo in seguito.

Due i personaggi chiave che lo influenzarono nelle scelte: Dionisio I e Alessandro


Magno; il primo era il perno per la sua legittimazione agli occhi dei Siceliotii;
non a caso le fonti ripetono pi volte che Agatocle volle imitare il dinasta
d'Europa,[207] facendosi suo erede. Il secondo, Alessandro, aveva ovviamente
lasciato anche in Agatocle una forte impronta ed forse questo il motivo che lo
spinse fino alla Libye.[208]

In Sicilia il potere di uno solo aveva gi sperimentato molte varianti: dalla


tirannide dichiarata dei Dionisii, allutopia del sovrano platonico, al carisma del
salvatore della patria. Una ancora ne mancava, quella pi esplicita, definitiva e
in linea con i tempi; ma per quella bisognava aspettare Agatocle [...] Nel 306
Agatocle assume ufficialmente il titolo di basileus, lui che, pure, rappresenta per
educazione e provenienza sociale quanto di pi lontano dalla basileia legittima e
costituzionale. Ma forse proprio per questo egli sa interpretare i tempi nuovi
[...] Agatocle chiude il cerchio di una storia che viene da lontano sotto il segno
(invero non definitivo) del basileus e di una sua legittimazione anche giuridica.
[209]

Discendenti

Nome Morte Note


Arcagato 307 a.C. Primogenito di Agatocle, nato dalla prima moglie, la vedova
di Damas, segu il padre in Africa ed ebbe da questi affidato il comando
dell'esercito. Fu assassinato dai soldati a seguito della rivolta contro Agatocle.
Ebbe un figlio: Arcagato (o Agatarco).
Eraclide 307 a.C. Secondogenito di Agatocle, nato dalla prima moglie, come il
fratello segu in Africa il padre e fu coinvolto nell'alleanza di quest'ultimo con
Ofella. Anch'egli mor in terra libica a causa della sedizione dei soldati.
Lanassa III secolo a.C. Figlia femmina maggiore di Agatocle, nata dalla
seconda moglie del dinasta, Alchia, and in sposa prima a Pirro, re d'Epiro, e in
seguito a Demetrio, re di Macedonia e di Grecia. Ebbe un figlio da Pirro:
Alessandro II.
Agatocle II 289 a.C. Secondo figlio nato da Alchia, fu l'erede designato
da Agatocle per succedergli al trono di Siracusa. Venne ucciso dal nipote Arcagato.
Teossena d'Egitto III secolo a.C. Seconda figlia femmina, nata dal
matrimonio con la terza moglie Teossena. Ancora bambina venne mandata dal padre
morente in Egitto insieme alla madre e al fratello. Lo zio materno, il faraone
Tolomeo II, a causa di un dissidio, la band nella Tebaide. Ebbe due figli; noto
il nome di uno solo dei due: Agatocle.
Arcagato di Libia III secolo a.C. Anch'egli nato da Teossena, crebbe in
Egitto con la madre e la sorella dopo la morte del padre. Fu epistate (magistrato)
in Cirenaica, per i faraoni Tolomeo I, Tolomeo II e per il re di Cirene, lo zio
Magas.
Conseguenze

Con la morte di Agatocle spar anche la sua dinastia: avendo egli dettato come sua
ultima volont la restaurazione del potere popolare a Siracusa, nessun erede tra
quelli che sopravvissero fu fatto salire sul trono siracusano. L'esercito di
Agatocle venne sciolto e la sua figura condannata a una dura damnatio memoriae:
tutte le statue presenti in Sicilia che lo raffiguravano vennero distrutte e
solamente i grandiosi dipinti che lo ritraevano durante le battaglie vennero
risparmiati poich custoditi a Siracusa nel tempio di Atena, luogo sacro.[210]
Ierone II eredit infine il trono di Agatocle e riconobbe in lui il fondatore della
regalit siciliana
La sua linea di successione continu sia in Epiro che in Egitto: di quella egizio-
tolemaica i Siracusani non ne ebbero pi notizia (l'ultimo discendente agatocleo
certo alla corte tolemaica fu il figlio di Teossena d'Egitto, pi controversa
appare invece l'attribuzione alla genealogia agatoclea dell'avversa figura
dell'Agatocle ministro d'Egitto[211]), ma si appellarono tempo dopo la morte di
Agatocle alla discendenza epirota, chiedendo che rivendicasse il trono del nonno
materno il figlio di Lanassa e di Pirro, Alessandro II.

Pirro era infatti stato chiamato dai Sicelioti per contrastare Cartagine, la quale
aveva riconquistato tutta l'isola e aveva posto l'assedio a Siracusa per mare e per
terra approfittando delle guerre civili che dopo la scomparsa del basileus avevano
dilaniato nuovamente la pentapolis. Una volta giunto in Sicilia, Pirro si present
come genero di Agatocle e dunque come avente diritto al trono di Siracusa[212] e
nomin suo figlio legittimo successore di Agatocle.[213]

Tuttavia scoppiarono dei contrasti tra Pirro e i Sicelioti: l'Epirota voleva


sbarcare in Africa per riprendere la lotta contro Cartagine incominciata da
Agatocle, ma i Siracusani non vollero seguirlo. I contrasti aumentarono e Pirro fu
costretto ad abbandonare la Sicilia, portandosi via anche suo figlio Alessandro, il
quale non avrebbe pi fatto ritorno a Siracusa, divenendo piuttosto re d'Epiro.

Nel 269 a.C. venne nominato basileus Ierone II, siracusano che si era distinto
combattendo tra le file di Pirro. Costui ebbe un figlio, Gelone II, che spos
Nereide degli Eacidi. Sulla figura di questa ultima discendente di Pirro vi un
forte dubbio: essa infatti potrebbe essere la figlia di Pirro II - il pronipote di
Agatocle in quanto figlio di Alessandro II - e non di Pirro.[214] Se cos fosse,
poich dalla loro unione nacque Ieronimo - l'ultimo sovrano di Siracusa che eredit
il regno a soli quindici anni di et e fu brutalmente assassinato nel 214 a.C. per
aver stretto alleanza con Cartagine in modo da combattere con essa Roma; ormai
vicinissima a Siracusa - vorrebbe dire che l'eredit di Agatocle accompagn fino
alla sua ultimissima fase il regno siracusano (poich Ieronimo sarebbe in tal caso
l'ultimo discendente regale di Agatocle).[N 10]
La monetazione dell'et agatoclea
Decadramma di Agatocle I Periodo
Dekadrachm - 50 Litrai - Agathocles of Syracuse.png
Testa del dio Apollo Quadriga condotta da auriga, la scrirtta SYRAKOSION e la
Triscele
Tetradramma di Agatocle II Periodo
Moneta di Agatocle Core-Nike 308 a.C.png
Testa della ninfa Kore coronata con spighe di grano e capelli sciolti con la
scritta KOPA Nike alata seminuda con trofeo, con il nome di Agatocle (qui non
del tutto visibile), monogramma e Triscele
Decadramma di Agatocle III Periodo
Moneta in oro di Agatocle III sec. a.C. Atena, grifone, fascio di fulmini,
basileus.png
Testa di Atena con elmo corinzio e grifone Fascio di fulmini con la scritta
"Agatocle" e "Basileus"

La monetazione di Agatocle va divisa in tre distinti periodi cronologici:[215]

I Periodo (317-310 a.C.),


II Periodo (310 a.C.-307 a.C)
III Periodo (307/295-289 a.C.).

Nel I Periodo (317-310 a.C.), Agatocle si accosta ancora molto ai passati canoni
della classica monetazione di Siracusa e sceglie quelli pi gloriosi che possano
ben riflettere la sua sorprendente scalata al potere: nei suoi primi conii compare
sempre e solo la scritta SYRAKOSION (dei Siracusani) e figure simboliche come la
divinit siracusana per eccellenza, ovvero la ninfa Aretusa coronata da canne, e la
quadriga al galoppo che celebrano la vittoria dei Siracusani sugli invasori
Ateniesi; ma anche pegasi corinzi (introdotti da Timoleonte), l'Apollo coronato di
alloro e il toro cozzato; tutti simboli della tradizione siceliota.[216]

Ma fin da subito egli introduce una novit nella monetazione: l'immagine della
Triscele; il primo a farlo e gioc un ruolo fondamentale per la sua diffusione
come simbolo della Sicilia celebre e riconosciuto anche fuori dall'isola. Egli
inoltre introduce l'immagine della ninfa Kore, la Vergine[217]; un simbolo a lui
molto caro e molto importante per quella Sicilia che egli desidera possedere.[218]
La sua moneta con l'effigie della Ninfa e la scritta KOPA sar in seguito ripetuta
dai successivi tiranni e basilei siracusani.

Durante il II Periodo (310-307 a.C.) avviene un grande cambiamento: Agatocle il


primo nell'occidente greco a far sparire il nome della citt stato e a sostituirlo
con quello del dinasta che governa; in queste monete appare il suo nome, il suo
genitivo, per cui la moneta diventa di Agatocle e non pi dei Siracusani, aprendosi
cos a un panorama molto pi ampio, universale, che ha ormai superato il concetto
di singola citt-stato.

Questi sono gli anni della spedizione agatoclea in Africa: la vicinanza agli altri
diadochi (Tolomeo soprattutto[219]) o la necessit di adeguarsi alla nuova moneta
dominante (che per l'appunto quella macedone) spingono Agatocle ad allineare il
suo profilo monetario con quello delle altre influenti figure del Mediterraneo. In
questa occasione fa la sua comparsa, per la prima volta nelle monete siracusane,
una grande Nike alata, che per di pi nelle incisioni agatoclee seminuda; quasi
completamente scoperta e incorona un trofeo di guerra. Questo suo conio
un'originalit che si discosta dal tipo alessandrino ed ebbe molta fortuna, tanto
da essere successivamente d'ispirazione per le monete del basileus che diede vita
all'Impero seleucide; Seleuco Nicatore.[220]

Infine nel III Periodo (tra il 307 e il 295 fino al 289 a.C.) Agatocle aggiunge il
titolo di basileus nelle sue monete in oro e in argento; specialmente in oro poich
esso era il metallo emblema della regalit.[221] Lo statere del basileus reca sul
dritto la testa di Atena con elmo corinzio e un grifone - unico particolare che
distingue il lato della moneta da quella di Alessandro Magno [222] - mentre sul
rovescio il fascio di fulmini, simbolo di Zeus liberatore, diviene la sua
principale incisione insieme alla scritta basileus e al suo nome: senza ulteriore
specificazione territoriale, poich, pienamente in sintonia con il periodo
ellenistico, la basileia senza confini; ovunque arrivino le sue lance
territorio di suo dominio.[223]
Agatocle nella cultura di massa
L'illuminista Voltaire, autore dell'Agatocle incentrato sul primo sovrano siciliano
Niccol Machiavelli autore de Il Principe dove figura il lato oscuro di Agatocle

Se l'Africa intera rifiuta il vostro giogo, perch, da padroni deboli, non


sapete metterglielo sulla schiena! Agatocle, Regolo, Cepione, tutti gli uomini
coraggiosi devono solo sbarcare per impadronirsene.[224]

Dionisio, Pirro, Agatocle e i diadochi d'Alessandro non erano forse altrettanti


esempi di meravigliosa fortuna? L'ideale d'Ercole che i Cananei confondevano col
sole, risplendeva all'orizzonte degli eserciti. Si sapeva che semplici soldati
avevano portato in capo il diadema.[225]
(Salammb di Gustave Flaubert, 1862.)

La figura di Agatocle entr presto nel panorama storiografico ed presente in


diverse opere della cultura di massa. Tra gli antichi romani Agatocle era gi noto
per essere stato il primo ad aver attaccato Cartagine direttamente sul suo suolo,
in Africa; l'impresa che maggiormente lo ha reso celebre nelle fonti:
Egli [Agatocle] mostr che Cartagine poteva essere ferita al cuore; ma i Romani
soli approfittarono di questa lezione.[226]

Dice Polibio che quando fu chiesto a Scipione l'Africano chi fossero a suo avviso
gli uomini pi abili nel disbrigo dei pubblici affari e i pi capaci nel coordinare
l'audacia all'ingegno egli rispose solamente i Sicelioti Agatocle e Dionisio.
[227]

Anche il drammaturgo Tito Maccio Plauto menzionava il valore dell'Agatocle re in


una delle sue pi note opere: Pseudolus.[228] In epoca rinascimentale Agatocle
venne inserito dal fiorentino Niccol Machiavelli nell'VIII capitolo della sua nota
opera Il Principe dove si parla di coloro che presero il potere e lo mantennero con
scelleratezza.[229] Da notare che al tempo di Machiavelli (a cavallo tra il XV e
XVI secolo) non erano ancora noti i frammenti di Polibio (riscoperti solo nel
1600), per cui il ritratto che egli d di Agatocle basato essenzialmente su
Trogo-Giustino, ovvero su Timeo; la fonte pi avversa in assoluto ad Agatocle:

Non si pu ancora chiamare virt ammazzare i suoi cittadini, tradire gli amici,
essere senza fede, senza piet, senza religione
(Niccolo Machiavelli, Il Principe, cap. VII. su Agatocle)

Nel 1778 un altro celebre personaggio letterario, il parigino Voltaire, scrisse la


sua ultima opera incentrandola sull'Agatocle sbarcato in Africa per combattere
Cartagine e sul rapporto con i suoi figli, tra contrasti ed eredi al trono.[230]
Nel 1862 un altro francese, lo scrittore Gustave Flaubert, inser Agatocle nella
fortunata opera Salammb; anch'essa ambientata in Africa. In epoca contemporanea lo
scrittore madrileno Javier Negrete nella sua ucronia su Alessandro Magno ha fatto
del re Agatocle l'alleato di Alessandro contro Roma. La figura di Agatocle rivive
ancora nel romanzo del filologo spagnolo Santiago Posteguillo (noto autore de
L'Africano[231]):

Publio pass il palmo della mano nuda sulle pietre della base di quella torre.
Agatocle, che era riuscito a prendere in moglie una figliastra di Tolomeo I Sotere,
generale di Alessandro Magno divenuto re d'Egitto. Agatocle, che durante il suo
regno si era preoccupato di far sposare la propria figlia con l'audace Pirro, re
d'Epiro. Tale era stato il potere di Agatocle, sovrano di Siracusa, che sotto il
suo regno l'impero di Cartagine aveva tremato.
(Santiago Posteguillo, Invicta Legio, 2015.)