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elaborazione testo introduzione alla mostra rievocativa:

Primo Gadia

riduzione di operazioni delle unit italiane al fronte russo


(19411943) : Federico Furlan

Edizione giugno 2012


Mostra rievocativa dellArmata Italiana in Russia

Introduzione alla mostra

1. Inquadramento storico
Per comprendere gli eventi che riaffiorano dal passato,
soffermandosi sui documenti e sui reperti esposti nella
mostra, necessario fa rivivere uno spezzone della nostra
storia contemporanea, dipanarne i fili intrecciati ed ordinarli
per delineare sinteticamente il quadro in cui interagiscono i
richiamati eventi.

La loro concatenazione succedutasi senza soluzioni di


continuit pu essere ricondotta nellalveo temporale
cadenzato, assai sinteticamente, nei seguenti avvenimenti
storici:

- il Fascismo in Italia;
- il Nazionalsocialismo in Germania;
- il Patto dacciaio;
- lItalia in guerra;
- lOperazione Barbarossa.

2. Il Fascismo in Italia
Nellarco di due anni (1920 1922) lItalia passa dalla
situazione prerivoluzionaria creata dalloccupazione delle
fabbriche alla dittatura fascista.

Lo stato liberale, indebolito dallesperienza bellica ed


incapace di trovare un ampio consenso di massa, non riesce
a contenere le tensioni del dopoguerra e viene travolto.

Nel vuoto di potere creatosi pu cos facilmente inserirsi il


movimento fascista.
Tre, in sintesi, le condizioni che ne sanciscono la nascita:

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- la sostanziale paralisi del sistema politico e
dellavvicendarsi in rapida successione di ben quattro
governi (Giolitti, Bonomi, Facta I, Facta II);

- lemergere di nuove fratture politiche indotte dalla


guerra, in particolare la divisione fra interventisti e
neutralisti che si aggiungono a quella tradizionale fra
destra e sinistra, tagliando orizzontalmente al loro
interno tutte le forze politiche, frantumando ulteriormente il
fronte liberale e limitando le possibili soluzioni di governo;

- limpossibilit di utilizzare in funzione di riequilibrio del


sistema le risorse parlamentari del partito socialista,
travagliato da una profonda crisi con la propria base sociale
e incapace di optare definitivamente per la collaborazione
del governo.

Dalloperare congiunto di queste tre condizioni deriv quel


processo di blocco del sistema politico italiano e di
crescente perdita di potere da parte delle Istituzioni dello
Stato liberale, processo schematizzabile in tre fasi:

- una prima caratterizzata dalla progressiva perdita di


autonomia della societ politica, cio dalla perdita di potere
da parte delle forze politiche tradizionali e dallincapacit
delle istituzioni di mediare i movimenti della societ civile
(ottobre 1920 giugno 1921);

- una seconda caratterizzata da una situazione di stasi in


cui le forze sociali operano in un vero e proprio vuoto di
potere istituzionale (luglio 1921 ottobre 1922);

- infine la fase della presa di potere da parte del


movimento fascista.

Il colpo di stato del 28 ottobre 1922 rappresenta, in un


certo senso, il risultato inevitabile della degenerazione del
sistema politico italiano. La stessa classe dirigente, convinta
che lesperimento fascista necessario per ristabilire

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lordine, incapace di scorgere la portata del nuovo
fenomeno.

Il 28 ottobre 1922 la marcia su Roma induce il re a


convocare Mussolini per conferirgli il mandato di formare il
nuovo governo.
Per la prima volta nella storia costituzionale italiana il leader
di un partito assolutamente minoritario ottiene, senza
alcuna designazione parlamentare, ma su pressione della
piazza e su decisioni unilaterali del sovrano, la presidenza
del consiglio: un vero e proprio colpo di stato.
Tuttavia Mussolini ottenne per il proprio governo il consenso
di un ampio fronte parlamentare. Tutti erano convinti che
lesperimento fascista fosse solo un fenomeno politico
transitorio destinato a rientrare ben presto nella normalit,
ma necessario per ripristinare lautorit del governo
centrale e lordine sociale.
Il 16 novembre, con 306 voti a favore contro appena 116,
la Camera vot la fiducia offrendo alla conquista del potere
fascista l'appiglio per una apparenza di legalit
costituzionale ma la prassi democratica e lo Stato liberale
erano definitivamente liquidati.

Tra il 1922 e il 1925 si svolge un processo di sistematica


fascistizzazione dello Stato durante il quale Mussolini,
utilizzando il proprio potere costituzionale di presidente del
consiglio e senza trovare eccessiva resistenza, si adopera a
trasformare qualitativamente le strutture dello Stato
liberale in modo tale da fare del fascismo lanima del nuovo
modello istituzionale italiano.
In sostanza il governo autoritario si trasforma in un
vero e proprio regime.

Tralasciando la politica economica del regime che,


nonostante tutto attraverso linterventismo statale riesce a
risollevare leconomia dallo stato di ristagno provocato dalla
ristrutturazione della divisione internazionale del lavoro in
atto negli anni venti, sono le implicazioni della politica

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estera a farci comprendere gli eventi richiamati nella
mostra.

Alla linea moderata degli anni venti succede la svolta


bellicista degli anni trenta, voluta dallo stesso Mussolini che
nel 1932 assume in prima persona la guida del ministero
degli esteri, dopo aver costretto Dino Grandi alle dimissioni.
Viene rilanciato il discorso della revisione dei trattati nel
tentativo di fare dellItalia la capofila del fronte cosiddetto
revisionista di coloro cio che, come Germania, Ungheria
e Bulgaria si ritenevano danneggiati ingiustamente dei patti
di Versailles.
Si accentua cos il contrasto con la Francia, la nazione che
con maggior intransigenza si batte per il rispetto integrale
dei trattati di pace. Viene inoltre rilanciata con forza,
insieme alla retorica del mare nostrum, lidea
dellespansione militare in Africa.
In conclusione lItalia diviene, in misura crescente, fattore
di instabilit.

La vittoria del nazionalsocialismo tedesco spinge Mussolini a


moltiplicare le iniziative in Africa e nellEuropa sud orientale
al fine di contrastare laggressivo egemonismo tedesco che
va apertamente rivelandosi fino a minacciare lannessione
dellAustria.
Sfruttando lostilit franco inglese nei confronti della
Germania, Mussolini ritiene di potersi avvantaggiare e con
laccordo di Stresa (aprile 1935), ove si condanna il riarmo
tedesco e si garantisce lindipendenza austriaca, ottiene
lavallo della Francia per un intervento militare italiano
in Etiopia.
Lavventura etiopica costa per allItalia la rottura con le
potenze democratiche (in particolare con Inghilterra e Stati
Uniti) e provoca le sanzioni economiche cio il blocco del
commercio e della fornitura di materiali strategici che,
tuttavia, non fu mai completamente rispettato. In una
situazione di forte isolamento internazionale, allItalia si
apre la preoccupante prospettiva di una progressiva

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sottomissione alla strategia hitleriana peraltro condivisibile
poich nel 1936, allo scoppio della guerra di Spagna, si
apre un nuovo fronte di alleanza con linvio di volontari il
che contribuisce a migliorare ulteriormente il clima tra i due
regimi totalitari.

I rapporti economici e militari si moltiplicano fino a


configurare lesistenza di un vero e proprio asse Roma -
Berlino, intendendosi con questo termine una relazione di
cooperazione ben pi solida di una semplice alleanza.
Luscita dellItalia dalla Societ delle Nazioni nel 1937 fu un
ulteriore passo verso una piena comunanza di vedute e di
condizione con la Germania fino al punto di accettare, nel
marzo del 1938, lannessione dellAustria con il
pericolosissimo effetto, per lItalia, di avere alla sua
frontiera una potenza incombente e minacciosa.

Contemporaneamente vengono importati gli aspetti pi


squallidi e tragici del regime nazista tra cui, nel 1938, le
infami leggi razziali. Con questa serie di scelte politiche
la strada verso la partecipazione subalterna dellItalia alla
seconda guerra mondiale a fianco della Germania nazista
era aperta.

3 . Il Nazionalsocialismo in Germania
La nascita e la crescita del nazismo, cos chiamato dal
partito nazionalsocialista fondato da Adolf Hitler, si
inquadra nella disperata situazione in cui si trova la
Germania al termine della Grande Guerra: una popolazione
umiliata, lobbligo di pagare pesantissimi debiti di guerra,
disoccupazione, inflazione, un governo incapace di risolvere
queste emergenze e di sostenere la Repubblica di
Weimar nata nel 1919 dopo la caduta del Kaiser Guglielmo
II. La crisi del 1929 coglie la Germania in una condizione
particolarmente delicata e pone in movimento processi
sociali incontrollabili, che aprono una nuova fase nella storia
di Weimar, caratterizzata dalla progressiva paralisi del
sistema politico e dalla travolgente ascesa del movimento

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nazionalsocialista. Forza irrisoria all'inizio, addirittura messa
fuori legge nel 1923 ed imprigionato il leader Adolf Hitler, il
nazismo nel 1930 con l'inizio della grande crisi inizia la sua
folgorante ascesa passando di colpo al 18 per cento
affermandosi come secondo partito tedesco. Alle elezioni
presidenziali del 1932, vinte da Hindenburg, Hitler ottiene
13 milioni di voti ed alle elezioni politiche dello stesso anno
raggiunge addirittura il 37 per cento dei suffragi
(13.700.000 voti) e la maggioranza relativa del Reichstag
(230 seggi). La crisi delle istituzioni politiche tedesche e
lindifferenza internazionale verso lespansione del
nazionalsocialismo creano le premesse per lassunzione del
governo da parte di Hitler, segnando il declino definitivo
delle libert costituzionali in Germania e lavvio della
trasformazione dello Stato in senso fortemente autoritario.

Lofferta avanzata dal cancelliere von Papen, sostenuta


con energia del presidente, di affidare a Hitler il vice
cancellierato viene respinta ed il 30 gennaio 1933 Hitler
viene nominato cancelliere, alla guida di un governo di
coalizione che, come gi nel caso di Mussolini in Italia nel
1922, comprendeva oltre a due ministri nazisti, anche un
certo numero di esponenti dei partiti conservatori e
dellesercito.

Inizia ora lannientamento dellopposizione ricorrendo alla


mistificazione dei fatti, come lincendio del Reichstag
attribuito alle sinistre e per il quale fu invece dimostrata la
responsabilit dei nazisti.
Le elezioni del 5 marzo 1933, svoltesi in un clima di aperta
intimidazione, danno al partito la maggioranza assoluta e a
Hitler i pieni poteri.
Il 14 luglio 1933 vengono messi fuori legge tutti i partiti; il
1 dicembre viene stabilita per legge lunit tra il partito
nazionalsocialista e lo Stato.

Proclamatosi fondatore del Terzo Reich (dopo il Sacro


Romano Impero nel medio evo e quello creato da Bismark

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nel 1871) nel 1934 Hitler consolida il proprio potere
annientando gli avversari politici del proprio movimento fino
a cumulare, alla morte di Hindenburg, le cariche di
presidente e di cancelliere, autonominandosi Fhrer.

Lespansione tedesca inizia con il plebiscito nel gennaio


1935 che sancisce il ritorno della Saar sotto la piena
sovranit del Reich, prosegue il 13 marzo 1938 con
lannessione dellAustria e dei Sudeti, nel 1939 della
Boemia e della Moravia, con loccupazione della citt di
Memet in Lituania.

Mentre procede la preparazione militare, viene avviata una


intensa attivit diplomatica che si concretizza con il gi
richiamato patto dacciaio con lItalia e, soprattutto, il 23
agosto 1939 con il patto von Ribbentrop-Molotov con
lUnione Sovietica che sanciva un patto di non
aggressione. Tale patto garantiva allURSS la possibilit di
annettersi la Polonia orientale e successivamente le
repubbliche baltiche Estonia, Lettonia, Lituania, gi zariste e
divenute indipendenti nel 1918.
Loccupazione dellintera Cecoslovacchia aveva nel
frattempo allarmato Inghilterra e Francia, che il 31 marzo
1939 lanciavano un ultimatum alla Germania, rendendosi
garanti delindipendenza polacca; il 13 aprile la garanzia
veniva estesa a Grecia e Romania.

Si apriva in tal modo labisso, cui si affacciavano con vivida


consapevolezza non disgiunta da irresponsabile
superficialit le potenze europee.

4 . Il patto dacciaio
Il 22 maggio 1939, prima dellaccordo con lURSS, Hitler
e Mussolini siglano il patto dacciaio, alleanza difensiva e
offensiva. Il patto, sottoscritto a Berlino , da Galeazzo
Ciano e da Joachim von Ribbentrop, richiama in
premessa le affinit ideologiche dei due popoli in un

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mondo inquieto ed in dissoluzione, chiamati ad assicurare
le basi della civilt europea.

Gli obblighi delle parti contraenti vengono


inequivocabilmente stabiliti da:
- art. 4: se malgrado i desideri e le speranze delle parti
contraenti dovesse accadere che una di esse venisse ad
essere impegnata in complicazioni belliche con unaltra o
con altre potenze, laltra parte contraente si porr
immediatamente come alleata al suo fianco e la sosterr
con tutte le sue forze militari, per mare e nellaria;
- art. 5: le parti contraenti si obbligano fin da ora, nel
caso di una guerra condotta insieme, a non concludere
armistizi e paci se non in pieno accordo fra loro.

Il patto, entrato in vigore immediatamente al momento


della firma, ha validit per un periodo di 10 anni,
prolungabili previo accordi delle parti, a tempo debito.
Laccordo, di carattere offensivo e difensivo, costituisce una
sostanziale novit nella storia delle relazioni internazionali
in quanto la durata inusitata e lo sbilanciamento della
potenza bellica delle due nazioni forniscono alla Germania il
potere di iniziativa, il che comporter la definitiva
soppressione dellautonomia italiana circa la propria politica
estera. Mussolini ad ogni modo avrebbe potuto denunciare
il patto poich ogni iniziativa unilaterale
poteva essere denunciata come una violazione dellobbligo
di consultazione permanente, contenuto nel patto stesso;
purtroppo si limiter a dichiarare solo la non belligeranza
fino al giugno 1940.

5. IItalia in guerra
Il 1 settembre 1939 le truppe tedesche invadono la
Polonia e la conquistano in meno di venti giorni. Alla Polonia
era toccato il pi esteso dei territori sottratti alla Germania
dopo la prima Guerra mondiale. Inizialmente Hitler era
propenso ad accettarla come una specie di socio minore
a condizione che essa restituisse il porto tedesco di

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Danzica e concedesse alla Germania libert di accesso alla
Prussia orientale attraverso il corridoio polacco.
L'irrigidimento inglese nell' opporsi ad ogni soluzione
negoziale ed il deciso rifiuto polacco ad ogni modifica dei
trattati induce Hitler a giocare d'azzardo dopo essersi
assicurata la complicit della Russia con il Patto von
Ribbentrop-Molotov. In sostanza, nonostante le garanzie
sull'inviolabilit delle frontiere polacche, Hitler ritiene che i
fatti non possano seguire alle parole visto il mancato
sostegno russo alle potenze occidentali.

Il 3 settembre Inghilterra e Francia dichiarano guerra alla


Germania dando cos inizio alla seconda guerra mondiale
anche se nei mesi seguenti le forze anglo- francesi e quelle
tedesche sembrano soprattutto intente a evitare di
scontrarsi in grandi battaglie.
Bagliori di guerra si accendo tuttavia in Finlandia dove il 13
marzo 1940 viene annunciata laccettazione delle richieste
sovietiche (blocco del golfo di Finlandia, cessione di alcuni
distretti a protezione di Leningrado); in Norvegia tentativi
da parte di forze navali inglesi francesi di predisporre
campi minati per impedire laccesso alle navi provenienti dai
porti tedeschi o dirette verso di essi provocano lo sbarco di
forze tedesche in pi punti lungo la costa della Norvegia e
lingresso di altre in Danimarca.

Il 13 maggio 1940 ha inizio latto decisivo del dramma


destinato a sconvolgere il mondo, quando i corpi corazzati
del generale Guderian attraversano la Mosa a Sedan.
Quattro giorni prima dell'ingresso dei tedeschi a Parigi, il 10
giugno, lItalia dichiara la guerra. A Mussolini erano state
tardivamente offerte concessioni coloniali, ma egli le aveva
respinte nella speranza di acquistare maggiore prestigio agli
occhi di Hitler cui era comunque legato attraverso il patto
dacciaio.
Loffensiva italiana viene peraltro arginata con relativa
facilit dalle deboli forze francesi.

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Il 25 giugno diviene effettivo larmistizio dopo che le parti
interessate hanno preso accordi per un armistizio
collaterale tra Francia e Italia.

Linterrogativo sorto dalla decisione di Hitler di arrestare le


colonne corazzate di Kleist prima che raggiungessero il
porto di Dunkerque, consentendo cos levacuazione del
corpo di spedizione inglese, trova una possibile risposta nel
fatto che Hitler sperava di riconciliarsi con gli inglesi,
inducendoli ad astenersi dal continuare le ostilit e ad
accettare una pace di compromesso.
Il rifiuto ad ogni compromesso da parte inglese e la ferma
volont espressa nel continuare la guerra dava corso alla
battaglia dInghilterra, essenzialmente aerea,
protrattasi dal luglio fino alla fine di ottobre, senza
apprezzabile risultato.

Il 23 novembre 1940 Germania, Italia e Giappone


stipulano una sorta di alleanza strategica, il patto
tripartito, con cui le tre potenze fasciste, in vista di nuovi
successi espansionistici, si dividevano il mondo in zone di
influenza. Non azzardato scorgere in esso gi il germe
della decisione di Hitler di imprimere una svolta al conflitto,
attaccando ad oriente lURSS aprendo un secondo fronte,
evenienza puntualmente verificatasi il 22 giugno dellanno
successivo.

Lentrata in guerra di Mussolini rischiava di mostrarsi fatale


per la posizione inglese nel Mediterraneo e in Africa,
soprattutto per quell'esigua frazione dellesercito chiamata
a difendere lEgitto e il Sudan dallimminente minaccia di
uninvasione da parte delle armate italiane stanziate in Libia
e nellAfrica orientale italiana (A.O.I.); la situazione era
tanto pi precaria in quanto lentrata in guerra italiana
aveva reso troppo pericolose le rotte marittime del
Mediterraneo e i rinforzi dovevano compiere lintero giro del
Capo di Buona Speranza e risalire verso il Mar Rosso.

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Il 14 giugno viene temporaneamente occupata dagli
inglesi la Ridotta Capuzzo in Cirenaica e solo il 13
settembre forze italiane si attestano a Sidi el Barrani senza
proseguire verso Mersa Matruh. La sosta, insperata per gli
inglesi, consente di far affluire rinforzi e di attaccare,
iniziativa con conseguenze sbalorditive che si concludeva
con la totale distruzione delle forze italiane e il quasi
completo crollo del dominio italiano nel nord Africa.
Il 6 febbraio 1941, lo stesso giorno in cui larmata del
generale Graziani veniva annientata a Beda Fomm a sud di
Bengasi, il generale Rommel veniva convocato da Hitler
per affidargli il compito di accorrere in Africa a dare
manforte agli italiani.
Entro l11 aprile gli inglesi venivano spazzati via dalla
Cirenaica e costretti a riattraversare la frontiera egiziana.

NellAfrica orientale italiana allinizio di luglio 1940,


partendo dallEritrea, gli italiani avanzano con molta cautela
verso nord ovest e occupano la piccola citt di Kassala
circa 20 km allinterno della frontiera sudanese; solo agli
inizi di agosto danno il via d una pi seria mossa offensiva
agli ordini del duca dAosta con obiettivi la Somalia inglese
ed il porto di Gibuti, nella Somalia francese.
Saranno le forze inglesi, nel febbraio 1941, muovendosi dal
Kenia e spingendosi prima fino a Mogadiscio, occupata il 25
febbraio, e piegando successivamente verso lentroterra a
raggiungere il 6 aprile Addis Abeba.
Inutile la resistenza sullAmba Alagi condotta dal duca
dAosta; il 8 aprile la conquista di Massaua poneva fine alla
campagna di Eritrea.
Cos finiva leffimero impero africano di Mussolini.

Nel teatro europeo loccupazione dellAlbania da parte


italiana, iniziata 7 aprile 1939 per controbilanciare
lannessione al Reich della Boemia, pone le basi per
uneventuale operazione militare contro la Grecia,
puntualmente iniziata il 27 ottobre 1940.

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Condizioni meteorologiche, terreno, assenza di
equipaggiamenti condizionano pesantemente la campagna
militare e solo lintervento delle forze tedesche operanti nei
Balcani, porter alla capitolazione greca sottoscritta il 23
aprile 1941.

Va tuttavia rilevato che loccupazione della Grecia rientra


nel ben pi vasto quadro strategico dellinvasione dei
Balcani e di Creta tesa a garantire la sicurezza del fianco
destro dello schieramento tedesco, in previsione dellormai
deciso attacco alla Russia.
E la Jugoslavia, con linatteso colpo di stato del 23 marzo
che rovescia il governo favorevole allAsse, a scatenare la
reazione tedesca per il controllo della sponda orientale del
mediterraneo, completato il 26 maggio con loccupazione di
Creta da parte dei paracadutisti del generale Student.

Interessante notare come il generale Student, alloscuro dei


piani di Hitler sulla Russia, propugnasse di impadronirsi del
canale di Suez, con base di partenza da Creta in direzione
di Cipro ed in coordinamento con le forze di Rommel in
Africa. Piano parzialmente accolto con linserimento di
Malta, ma rimandato allanno successivo e poi abbandonato
per il precipitare degli eventi.

6 . Loperazione Barbarossa
Il 22 giugno 1941, dopo aver la Russia respinto alcune
richieste esorbitanti della Germania relative alla risorse
agricole e industriali sovietiche, la Wehrmacht attraversa la
frontiera iniziando la sua crociata antibolscevica.

A 3 armate schierate dai russi fra il Baltico e il Mar Nero,


comandate rispettivamente dai generali Voroscilov,
Timoscenko e Budiennij, i tedeschi contrappongono 3
gruppi di armate (Cartina nr. 1);
- il primo nelle province baltiche, comandato da von
Leeb e comprende la 18^ armata (Kchler), la 16^

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(Busch) ed il 4 raggruppamento corazzato di Hoppner
:obiettivo Leningrado.
- il secondo, a nord del Pripet, comandato da von Bock,
comprende la 4^ (Kluge), la 9^ (Strauss), la 2^
(Weichs), la 2^ corazzata (Guderian), la 3^ corazzata
(Hoth): obiettivo Mosca.
- il terzo a sud del Pripet al comando di von Rundstedt,
comprende la 17^ ( Stulpnagel), la 6^( Reichenau), la
1^ corazzata (Kleist): obiettivi Kiev e Charkov.
Sostengono questultimo gruppo le forze armate romene di
Antonescu, appoggiati dalla 11^ armata tedesca (von
Schubert) e unarmata ungherese.

Alla 11 armata tedesca vengono assegnate le unit del


CSIR (corpo di spedizione italiano in Russia) primo
contributo italiano alle operazioni tedesche sul fronte
orientale.
Il suo invio fu uno dei maggiori errori strategici commessi
dallItalia, che distolse cos una sensibile aliquota di forze
(prima 3, poi 10 delle sue migliori divisioni) dal teatro di
operazioni mediterraneo, proprio mentre la lotta in
Cirenaica si avviava verso il suo periodo pi critico. Il 18
giugno il C.A. autotrasportabile, reduce dalla Jugoslavia,
viene completato e trasformato in CSIR. Viene equipaggiato
con relativa dovizia, ma i mezzi non erano adatti al terreno
ucraino; i carri armati erano insufficienti e superati,
lequipaggiamento non rispondeva alle temperature
estremamente rigide.
Radunatosi per ferrovia nella Moldavia rumena, si
trasferisce per via ordinaria attraverso i Carpazi nella zona
di Kriwoj Rog. Attestatosi al Dniepr ebbe una forza
iniziale di 61.700 uomini, 4.600 quadrupedi, 5.500
automezzi e 89 aerei.
Le sue unit vennero impiegate a spizzico, man mano che
arrivavano in zona.
Il generale Messe che aveva assunto il comando del CSIR in
sostituzione del generale Zingales, dovette sempre lottare

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per tenere unite le forze italiane in un unico complesso
operante.

Seguendo sinteticamente le operazioni del CSIR possiamo


constatare i progressi delle forze tedesche del gruppo
armate sud.
La Cartina nr. 2 ci evidenzia la linea di penetrazione di von
Rundstet e le posizioni raggiunte il 1 settembre 1941 ed il
5 dicembre 1941; le forze italiane combattono con
determinazione distinguendosi in particolare nei seguenti
atti tattici:
- 710 luglio : concorso alla battaglia dei due fiumi (Dniestr
Bug)
- 2830 settembre: concorso nella battaglia del Dniepr
- 1328 ottobre: conquista del bacino del Donetz (Stalino).

La Cartina nr. 3 ci mostra la linea del fronte raggiunta il 28


maggio 1942, con la localit di Izjum dove il CSIR viene
impegnato nel rastrellamento della sacca (gennaiomaggio
1942). Il 3 giugno passa alle dipendenze dell8^ armata
(ARMIR) che diventa protagonista degli avvenimenti
successivi, una volta attestatasi sullansa del Don, a nord
ovest di Stalingrado. La sue perdite fino a questo momento
ammontano a 1.633 morti, 5.303 feriti, 410 dispersi, 3.604
congelati.

Per comprendere gli avvenimenti a preludio della critica


situazione del fronte agli inizi del 1943 occorre soffermarsi
su Stalingrado. Loffensiva tedesca verso sud est (vedi
Cartina nr.3 fino alla linea del fronte del 18 novembre)
procede con folgorante rapidit: a sinistra due armate lungo
il Don si lanciano su Stalingrado; al centro 3 armate
scendono verso il bacino del Don; a destra infine unultima
armata marcia su Rostov.

Lavanzata verso il Mar Caspio imponeva la creazione e la


tenuta di un fianco difensivo sullala sinistra e pertanto il
possesso dei due corsi d'acqua (Don e Volga),
relativamente facili da difendere, costituiva la necessaria

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premessa per il proseguimento delloffensiva verso sud. La
presa di Stalingrado rappresenta quindi solo un episodio
tattico teso a realizzare unottima posizione difensiva in
sistema con i due fiumi.
Mentre ha inizio la battaglia di Stalingrado (28 luglio
1942), lArmir, completato lo scarico ferroviario molto a
sud, a Taganrog sul Mar dAzov, si muove per raggiungere
le posizioni assegnate sullansa del Don.

Forte di 229.000 uomini costituita dal CSIR, denominato


poi XXXV C.A. ( Div.Pasubio e Torino, 3rgpt. Celere,
rgpt.CC.NN.3 gennaio), dal II C.A. (Div. Sforzesca,
Ravenna e Cosseria, rgpt. CC.NN. 23 marzo), dal
C.A. Alpino ( Div. Julia, Cuneense e Tridentina con
impiego inizialmente previsto nel Caucaso) , dalla divisione
Vicenza (per presidio retrovie) e da Supporti di Armata in
artiglieria, genio e trasmissioni.
Tra il 15 e 20 settembre lArmata schierata sul Don, dopo
che sue unit avevano partecipato alla prima battaglia
difensiva del Don (XXXV e II C.A., 20 agosto-1
settembre).
Nellottobre novembre 1942 subentra una stasi operativa,
foriera purtroppo della seconda offensiva russa.

L8^ Armata schierata su una fronte di 230 km, senza


riserve causa la sottrazione di tre divisioni tedesche dal suo
settore; alla sinistra schierata la 2^ armata ungherese,
alla destra la 3^ armata romena.
Se sul Don regna una relativa calma, pi a sud est verso il
Volga inizia lassedio di Stalingrado con piccoli successi
della 6^ Armata di Paulus che riesce ad occupare i
sobborghi della citt (19 novembre).
Da parte sovietica prende corpo il piano di accerchiare le
divisioni tedesche ammassate a Stalingrado e di proseguire,
in un secondo tempo, fino a Rostov per tagliare la strada a
tutte le forze tedesche nel Caucaso ( Cartina nr. 4).

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Lattacco sotto la direzione strategica del generale
Vassilievskij raggiunge il 26 novembre i difensori di
Stalingrado e minaccia la 6^ Armata e la 4^ corazzata.
Rendendosi conto del pericolo i tedeschi ordinano a Paulus
di mantenere le posizioni e a von Manstein di allestire
due controffensive per spezzare laccerchiamento,
purtroppo destinate allinsuccesso.
Il 2 febbraio 1943 le armi tacevano a Stalingrado.

Intanto lobiettivo strategico di Rostov da parte dei sovietici


prendeva consistenza e le forze dellAsse, investite il 18
dicembre dalla seconda battaglia difensiva del Don,
iniziavano a sgretolarsi. Per quanto riguarda l8^ Armata
italiana la battaglia pu cos riassumersi:
- 1 periodo (11 dicembre8 gennaio 1943): attacco sul
fronte del II e XXXV C.A.; rottura nel settore del II C.A. e
accerchiamento dellala destra dell armata (sfondamento a
nord nel settore della divisione Ravenna e a sud nel settore
della 3^ armata romena); ripiegamento del XXXV C.A. e
ricostituzione di una linea arretrata; contrattacco della
divisione Julia sul troncone nord della breccia;
- 2 periodo (9 gennaio-31 gennaio 1943): nuovo attacco
russo al centro e a nord (2^ armata ungherese); rottura in
entrambi i settori ed accerchiamento del C.A. Alpino tuttora
intatto sul Don; ripiegamento del C.A. Alpino.
Nella Cartina nr.5 sono riportate le forze in campo
impegnate nella pi grande battaglia della guerra, ove
tedeschi e russi impegnarono poco a poco milioni di uomini
e la resistenza di Stalingrado divenne un simbolo.
I tedeschi si intestardirono a condurre una battaglia di
logoramento finendo ad essere svantaggiati per inferiorit
di uomini. Va tuttavia rilevato che la resistenza di Paulus,
inchiodando sul terreno ben 7 armate sovietiche, consent
alle forze tedesche di ritirarsi dal Caucaso.

Ricevuto lordine di ripiegare il 15 gennaio, il C.A. Alpino si


sganci con sanguinose azioni di retroguardia e si apr la

16
strada combattendo attraverso le linee di sbarramento
riuscendo a sottrarre alla cattura 13.000 uomini.
Le perdite dell' Armir dal luglio 1942 al gennaio 1943 furono
di 89.799 morti e dispersi. 43.133 feriti e congelati. Sono
note le vicissitudini dei prigionieri italiani in Russia: ne
tornarono solo 12.000 circa.

7 . Lepilogo
La fine del 1942 segna una svolta decisiva nella storia della
seconda guerra mondiale.
Per la prima volta, infatti, le armate dellasse si vedono
strappare liniziativa contemporaneamente in tre continenti:
- nel Pacifico, dove lavanzata giapponese arrestata alle
isole Salomone;
- in Europa, dove la vittoria di Stalingrado pone fine alla
supremazia della Wehrmacht e d inizio alla gigantesca
ritirata che non terminer che a Berlino (la Cartina nr.6
mostra landamento del fronte tra fine dicembre 1942 e fine
dicembre 1943);
- in Africa infine, primo continente a essere liberato dalla
stretta nazista, grazie alla vittoria di Tunisia, frutto dello
sbarco degli Alleati dell8 novembre e della decisiva
battaglia di El Alamein.

Entro il mese di maggio 1943 tutti i comandanti dellAsse


e le rispettive truppe avevano ceduto le armi. La
conseguenza pi importante di questa conclusione della
campagna dAfrica fu che essa priv la Germania e lItalia
della maggior parte delle truppe addestrate ed esperte di
cui disponevano nel teatro del Mediterraneo, truppe che
altrimenti avrebbero potuto impiegare per bloccare
limminente invasione della Sicilia: la prima e cruciale
fase del rientro degli alleati in Europa.

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22 dicembre 1942: le punte corazzate di Hoth si trovano a circa 150 km dallanello
sovietico che circonda Stalingrado; Von Manstein elabora un piano per la rottura
dellaccerchiamento da parte della 6a armata per ricongiungersi con le avanguardie di Hoth.
Il piano articolato in due fasi: la prima denominata Tempesta invernale prevede
lapertura di un corridoio per il ricongiungimento senza lo sgombero della citt; la seconda,
Colpo di tuono, successiva alla prima, labbandono di Stalingrado con tutte le forze per
un successivo reimpiego in altro settore. Il divieto di Hitler di procedere alla seconda fase
ipoteca anche la prima perch impedisce a Paulus di realizzare la necessaria gravitazione,
sguarnendo settori difensivi della citt, per rompere laccerchiamento. Lo sfondamento
russo sul Don impedisce peraltro il proseguimento delloffensiva liberatrice. Loffensiva
russa mira infatti a Rostov e minaccia di chiudere in una sacca due gruppi darmata (von
Manstein e von Kleist). Per sventare la minaccia necessario sacrificare la 6a armata.

2 febbraio 1943: alla caduta di Stalingrado le forze di von Manstein sono schierate a est di
Rostov e garantiscono il corridoio di ripiegamento delle Armate del Caucaso.

22
23
Bibliografia
Per una migliore comprensione degli eventi richiamati nella
presente introduzione si indicano i seguenti autori :
Barnett Correl. I generali di Hitler. Ed. Bur Saggi.
Bedeschi Giulio. Nikolajewka: c'ero anch' io. Ed. Mursia.
Bedeschi Giulio. Centomila gavette di ghiaccio. Mursia.
Carrel Paul. Terra bruciata. Russia 1941-1945. Vol. I e
II. Ed. Longanesi.
Carocci Giampiero. Storia del fascismo. Ed. Newton.
Chassin L.M. Storia militare della seconda guerra
mondiale. Ed.Sansoni.
Fest Joachim. La disfatta. Ed. Garzanti.

Fontaine Andr. Storia della guerra fredda (1917-


1950). Ed. Il Saggiatore.

Liddel Hart. Storia militare della seconda guerra


mondiale. Ed. Mondadori.

Liddel Hart. Storia di una sconfitta. Parlano i generali


del terzo Reich. Ed. Rizzoli.

Kershaw Jan. Hitler 1936-1945. Ed. Bompiani.

Kuby Erich. Il tradimento tedesco. Ed. Rizzoli.

Messe Giovanni. La guerra al fronte russo. Ed. Mursia.

Schirer W. Gli anni dell'incubo. Ed. Rizzoli.

Taylor A.J.P. Le origini della seconda guerra mondiale.


Ed. Laterza.

Tharner Hans-Ulrich. La Germania dal 1933 al 1945. Il


terzo Reich. Ed. Le vie della civilt.

24
I momenti salienti delle operazioni militari dellARMIR nel
corso della campagna in Russia

Riduzione da

LE OPERAZIONI DELLE UNIT ITALIANE AL FRONTE RUSSO


(1941 1943)

MINISTERO DELLA DIFESA


STATO MAGGIORE DELLESERCITO
UFFICO STORICO

25
1 - Costituzione dell ARMIR , Armata Italiana Russia

Una lettera di Hitler a Mussolini, del 20 novembre 1940,


confermava lesistenza di una costante contrapposizione tra
Germania e URSS, che gli accordi dellagosto 1939
sembravano aver fatto attenuare.
Hitler esprimeva la convinzione che un conflitto non fosse
prossimo, ma considerava necessaria, come premessa per
una sicura conclusione della guerra in corso con la Gran
Bretagna, lesistenza di un esercito tedesco
sufficientemente forte per andare incontro a qualsiasi
eventualit allest .. Tanto pi visibilmente potente
questa forza, tanto minore sar la possibilit che essa
debba entrare in azione
Per disporre di quella forza la Germania andava
concentrando sui confini dellURSS un sempre maggiore
complesso di Grandi Unit.
LURSS, di fronte a questa minaccia, almeno potenziale,
doveva rispondere in modo analogo e proporzionato.

Sulla base di tante e concordi informazioni provenienti da


varie fonti, Mussolini, alle 12 del 14 giugno 1940,
esprimeva la convinzione al capo di stato maggiore
generale circa linevitabilit di un conflitto tra Germania e
Russia.

Il 22 giugno allalba, dallambasciata tedesca a Roma


veniva consegnata una lettera di Hitler a Mussolini che
annunciava ufficialmente linizio delle operazioni militari
contro lURSS; nel messaggio Hitler esprimeva anche il suo
ringraziamento per linvio del corpo di spedizione destinato
ad operare a fianco delle armate tedesche:
se tale la vostra decisione, Duce che io accolgo
naturalmente col cuore colmo di gratitudine vi sar
abbastanza tempo per poterla realizzare, dato che in un
teatro di guerra tanto vasto lavanzata non potr avvenire
dappertutto contemporaneamente.

26
Laiuto decisivo, Duce, lo potrete per sempre fornire col
rafforzare le vostre forze nellAfrica settentrionale

In quella stessa mattina, a Mosca, lambasciatore tedesco


notificava al ministero degli affari esteri la dichiarazione di
guerra.

Tre divisioni destinate al Corpo di Spedizione in Russia ,


CSIR, stavano completando il loro approntamento.
Non era ancora completata la radunata del Corpo di
Spedizione che il 13 luglio 1941, il Comando Supremo
aveva in corso uno studio per accrescere il numero delle
Grandi Unit da inviare su quel teatro di operazioni, il capo
del governo aveva detto:
non possiamo essere meno presenti della Slovacchia e
bisogna sdebitarci verso lalleato.

Lanalisi dei documenti fa ritenere che sola remora ad una


pronta partenza della nuova Grande Unit sia stata la
mancanza di automezzi necessari per la motorizzazione
delle artiglierie e dei servizi logistici.

In merito il generale Cavallero sosteneva di aver risolto il


problema della motorizzazione, non assegnando camion alla
truppa, ma portando la tappa quotidiana di marcia da 28 a
40 km al giorno.

Alla fine di dicembre 1941, Hitler ringrazia dei corpi


darmata italiani (sei divisioni) che costituiranno unarmata
al cui comando saranno sottoposte anche forze tedesche.

Durante il mese di febbraio 1942, dovendosi procedere


alleffettivo approntamento delle unit, riapparve il
problema dellinsufficiente disponibilit di armi controcarro
e contraeree, nonch di automezzi. Le richieste allalleato
tedesco rimanevano inascoltate.
Il 6 febbraio il Comando Supremo Wermacht indicava
linizio dei trasporti per la radunata:

27
- un comando di corpo darmata con tre divisioni al 1
maggio
- comando darmata e un comando di corpo darmata con
tre divisioni al 1 giugno

Il comando supremo italiano accettava, precisando che il


Corpo dArmata Alpino sarebbe partito per ultimo.
Il 2 aprile veniva scelto il comandante dell8a armata nella
persona del generale Italo Gariboldi, con sede temporanea
Bologna e inizio funzionamento 1 maggio 1942.
Veniva definita la formazione organica dell8a armata, con il
concetto della costituzione su tre corpi darmata: XXXV-
CSIR (divisioni Pasubio, Torino, Celere) II (divisioni
Sforzesca, Ravenna, Cosseria) - Alpino (divisioni Tridentina,
Julia, Cuneense e Vicenza), con un considerevole complesso
di unit dipendenti direttamente dal comando dArmata.

Complessivamente 10 divisioni, vi erano compresi:


- 122 battaglioni organici e 50 compagnie autonome per
una forza di 16 battaglioni e un totale complessivo di
229.005 uomini.
- 25.000 quadrupedi, 16.700 automezzi, 4.470 motomezzi
- 2.657 fucili mitragliatori, 1.742 mitragliatrici, 423 mortai
da 81, 874 mortai da 45, 270 cannoni controcarro da
47/32, 31 carri L/6 (6.8 t), 19 semoventi da 47/32 (6.5t)
- 977 pezzi di artiglieria di vario calibro, compresi quelli dei
carri L/6
- 23 aerei da ricognizione (16 Ca 331 7 Br 20)
- 41 aerei da caccia (30 MC 200 11 MC 202)

In generale laspetto organico dellArmata era piuttosto


quello di una Grande Unit formata per combattere in
terreno montano, come sembrava essere destinata.
Su tre Corpi dArmata, il II e lAlpino, avevano la totalit
delle fanterie destinate a muovere a piedi, il XXXV-CSIR
poteva autotrasportare due delle sue tre divisioni

Il 2 giugno 1942, quando erano imminenti le prime


partenze delle prime unit dell8a Armata, il comandante del

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CSIR, generale Messe, veniva ricevuto dal capo del
governo, al quale manifestava lopinione gi espressa per
via gerarchica, che linvio di una intera armata sul fronte
russo era un errore.
Egli riteneva che lesperienza di un anno di guerra avesse
dimostrato come lo scarso ed antiquato armamento ,
lassenza di idonei mezzi corazzati, linsufficiente quantit di
automezzi, i gravi problemi logistici dipendenti dai
rifornimenti e dai trasporti, soprattutto in relazione alle
continue incomprensioni manifestate dalla parte tedesca
verso le nostre necessit, fossero cause bastanti ad indurre
a non accrescere il contingente italiano, specialmente per il
pericolo che possibili eventi negativi menomassero il buon
nome del soldato italiano. Il capo del governo confermava
che lItalia non doveva figurare da meno di altri minori
alleati e doveva trovarsi a fianco della Germania, cos come
essa lo era con lItalia in Africa, i destini delle due nazioni
erano reciprocamente legati.
Si riproponeva di trarre maggior vantaggio per lItalia, alla
conclusione della pace, dalla presenza di una armata
piuttosto che da quella di un solo corpo darmata.
Nella prima settimana di giugno ebbero inizio le partenze.

Tra gli stati maggiori centrali italiano e tedesco, erano state


convenute le modalit per il trasporto dei due corpi
dArmata in Italia , regolata la composizione dei convogli e
la loro successione nel tempo.
Un blocco di convogli, con le unit automobilistiche o
motorizzate avrebbe raggiunto la Slesia a Troppau, donde i
reparti avrebbero proseguito per via ordinaria, per circa
1500 km, fino allUcraina.
Allinizio della seconda settimana di giugno i comandi
tedeschi comunicarono che il II Corpo dArmata sarebbe
stato scaricato nella zona di Karkov, a circa 240 km da
Stalino, completamente staccata dalla zona del corpo
dArmata XXXV-CSIR.

29
Per il corpo dArmata Alpino era prevista una terza zona di
radunata a nord di Tanganrog (mar dAzov), in quanto
destinato ad operare sul Caucaso.

Il comandante darmata dovette svolgere una opportuna


azione presso il comando tedesco, perch lArmata non
finisse dispersa in tre filoni minori; la divisione Ravenna,
prima giunta del II corpo dArmata, era stata impiegata in
seconda schiera, inserita in Grandi Unit tedesche. Lazione
ebbe successo e non si parl pi di operazione nel Caucaso.

Al 7 luglio erano radunati 30.000 uomini dei 52.000


costituenti il II corpo dArmata.

2 Prime operazioni e marcia al Don

Le operazioni nel bacino minerario del Mius

1 Predisposizioni
La caduta di Sebastopoli in mano tedesca del 30 giugno
1942, completava la conquista della Crimea e poneva le
premesse per loffensiva destate germanica.

Il II Corpo dArmata era ancora in movimento e non


prontamente utilizzabile, il Corpo darmata Alpino ancora in
partenza dallItalia, in tale situazione il comandante
dArmata decideva che le prime operazioni fossero condotte
dal solo XXXV Corpo dArmata CSIR, ancora inserito nella
17a Armata germanica.
Opportunamente rinforzato con la divisione Sforzesca e la
111a divisione tedesca e la costituzione di una forte massa
di artiglieria, poteva condurre una azione di sfondamento a
mezzo della quale raggiungere lobiettivo della sponda
destra del fiume Donez.

2 Operazioni
Al mattino del 11 luglio 1942 il comando della 3a divisione
Celere disponeva due puntate esplorative in forze,
entrambe le azioni ottenevano pieno e rapido successo e la
sera stessa erano diramati gli ordini per lazione offensiva.

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Allalba del 12 luglio, ore 3.30, il 3 bersaglieri
opportunamente rinforzato, avanzava su due colonne, la
divisione serrava a breve distanza su quattro scaglioni.
Un violentissimo temporale, inzuppando profondamente il
terreno, impediva il movimento dei mezzi a motore e
rallentava fortemente quello degli uomini a piedi.
Resistenze di retroguardia e ostacoli abilmente predisposti
dal nemico, soprattutto campi minati, attardavano
ulteriormente lavanzata, lazione non veniva continuata.
Per il 13 luglio il piano della 17a Armata, ordinava che la
Celere puntasse su Scevscenko Malaia Nicolaievka e su
Ivanovka Krasnaia Poliana, per impedire al nemico un
ripiegamento ordinato ed una eventuale organizzazione a
difesa.
Lazione riprendeva il 14 luglio, alle ore 3.30, veniva
conquistata di slancio q.360.2, determinante per la
successiva avanzata, con sensibili perdite.
Alle ore 6 lattacco era fortemente contrastato dal nemico,
sostenuto da fuoco di artiglieria, mortai e Katiusce,
schierate in posizioni profonde, inframmezzate da reticolati,
campi minati e fossi anticarro; le perdite erano
considerevoli.

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Il protrarsi della resistenza nemica determinava la richiesta
del concorso dellaviazione tedesca; per un equivoco nella
identificazione fa si che le prime due squadriglie di Stukas
colpiscano i bersaglieri, la terza colpisce finalmente il
nemico.
Subentravano nellazione altre formazioni, tra le ore 8 e le
ore 9 Ivanovka era conquistata, dopo una lotta casa per
casa.
Il nemico si ritirava sulle alture a est dellabitato e lo teneva
sotto il fuoco di artiglieria e Katiusce; come consueto, nel
paese scoppiavano le mine a effetto ritardato.

Il complesso del XXXV-CSIR era penetrato nel sistema


difensivo russo, organizzato sulla linea Voroscilovgrad
Krasni Luc.

Il XXXVCSIR si raccoglieva per rastrellare lintricata zona


mineraria; lazione veniva compiuta nei giorni dal 19 al 22
luglio e conclusa con la cattura di 4.000 prigionieri e la
bonifica dei campi minati.

Il Comando Supremo Germanico esprimeva il proprio


apprezzamento sulle qualit militari messe in luce dal CSIR
durante 11 mesi di guerra, anche nelle condizioni pi
difficili.

Marcia al Don
Le colonne delle unit XXXV-CSIR e II Corpo dArmata,
frammiste a quelle dipendenti direttamente dal Comando
dArmata e dallIntendenza dell8a Armata, stavano
confluendo verso Voroscilovgrad, appena conquistata dai
reparti tedeschi; nella zona adiacente la citt si concentrava
lintera Armata italiana, divenuta realt concreta.
Il 23 luglio 1942, il Comando Gruppo Armate A aveva
emanato un ordine per un rapido movimento verso il Don,
le divisioni italiane pi agili dovevano transitare
sollecitamente oltre il Donez per prestare aiuto alle divisioni
tedesche impegnate ad assicurarsi il possesso della sponda
destra del Don.

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Fu stabilito il gittamento di ponti di equipaggio, a
Luganskaia e Veselaia Gora.
Il movimento per via ordinaria iniziava il 23 luglio ore 12, la
colonna pontieri aveva precedenza di transito su qualunque
altra, obiettivo: ponte transitabile entro il 25 luglio.
Il movimento fu lento per il superamento delle molte
interruzioni operate dal nemico in ritirata, i 220 km del
percorso furono coperti in 24 ore, delle quali 12 di marcia
effettiva.
Il 24 luglio alle 18,30 il primo ponte veniva aperto al
transito, le prime a passare furono colonne tedesche.
Sempre il 24 luglio, veniva gittato il secondo ponte, circa
300m a monte del primo, inizio lavori ore 15,15, termine
ore 19.

Schieramento sul Don


Le divisioni, superato il Donez, iniziavano a divergere, il II
Corpo dArmata (Ravenna e Torino) verso Bielovodsk, il
XXXV-CSIR (Sforzesca e Pasubio) su Millerovo, la Celere,
vera avanguardia dellintera Armata, aveva bruciato le
tappe e stava gi combattendo sul Don, nellansa di
Serafimovic.
Il grosso dei due Corpi arrivava alla ferrovia Rossosc -
Millerovo il 4 agosto 1942.

La fase di movimento definita marcia al Don si stava


svolgendo quale complessa operazione strategica. Nessun
momento si present come puramente logistico.
Lattraversamento di territori di recentissima occupazione,
che comportava la rimozione di interruzioni e ostacoli attivi
e passivi, la saltuaria azione di partigiani e dellaviazione
avversaria cominciava a creare problemi tattici.

Fin dal 27 luglio 1942, il Comando dArmata orientava le


Grandi Unit sullo schieramento che sarebbe stato assunto
sulla linea del Don:

33
Udine Stadio Moretti, giugno 1942. Ai reggimenti della Julia viene
conferita la Medaglia dOro al Valor Militare per la Campagna di
Grecia, poi la partenza per la Russia.

Agosto 1942; si parte per la Russia

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- a nord il II Corpo dArmata, con linserimento alla sua ala
sinistra la 336a divisione di fanteria tedesca oltre la
Ravenna e la Torino
- al centro il XXIX Corpo darmata tedesco, ricevendo la
Cosseria
- a sud il XXXV-CSIR, con le divisioni Pasubio e Sforzesca
- in riserva dArmata una quarta divisione tedesca e la 3a
Celere

LArmata sarebbe risultata inquadrata:


- a sinistra della 2a Armata ungherese
- a destra della 6a Armata tedesca

I criteri ai quali il Comando del gruppo di Armate B


intendeva che venisse informata la difesa del Don venivano
portati a conoscenza delle Grandi Unit dellArmata:
- lunga durata della sosta, destinata a comprendere anche
il cambio di stagione
- ampiezza delle fronti assegnate in rapporto alle forze della
difesa, come conseguenza:
. discontinuit delle opere campali
. scarsezza delle forze
. proiezione in avanti di tutte le unit, tale da determinare
rigidit nella difesa
. esclusione della difesa manovrata.
Il 15 agosto 1942 il comando del II CdA diramava il proprio
ordine per la difesa del settore assegnatogli e,
assumendone la responsabilit dal giorno 16 ore 8, si
completava lo schieramento sul Don dell8a Armata italiana.

Per le unit sbarcate dai convogli ferroviari nella zona di


Karkov il percorso per arrivare al Don super i 1.100 km
per i reparti a piedi, e 1.200 per quelli motorizzati.
In generale la fanteria aveva marciato per una distanza
media giornaliera di 32 km, superiore a quella normale, 28
km; una, compiuta il 27 luglio, aveva raggiunto i 40 km.

35
Durante la prima met del mese di agosto ebbe inizio
larrivo della prima delle divisioni Alpine, nella zona di
Gorlovka (bacino del Donez), la Tridentina.
Il 16 agosto, stabilite le necessarie misure logistiche per il
movimento, i primi reparti si avviavano a piedi su Armavir,
distante 400 km.

Le operazioni nellansa di Serafimovic


La prima fase si svolgeva dal 24 luglio al 2 agosto con
protagonista la divisione Celere.
Il gruppo di Armate B tedesco, raggiunta vittoriosamente
le linea di ostacolo del Don, laveva discesa lungo la riva
destra, la cui 6a Armata aveva occupato la zona di
Serafimovic, dove il Don, descrivendo unampia curva
convessa ad est, tocca il punto pi orientale del suo corso;
la 4a Armata corazzata, passato il Don puntava su
Stalingrado, dove pure era diretta la 6a .
La divisione Celere si trovava dislocata nel bacino del Mius,
a circa 400 km, riceveva lordine di passare agli ordini della
6a Armata, il suo comandante generale Paulus disponeva
che la divisione provvedesse ad eliminare la testa di ponte
russa sulla destra del Don.

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Nella giornata del 25 luglio, la divisione si muoveva da
Voroscilovgrad, superava il Donez il 26 tra le 4.10 e le
13.45, nel pomeriggio raggiungeva Millerovo.
La sera stessa riceveva ordine di raggiungere la zona sud di
Serafimovic e di prepararsi allattacco; nel frattempo il
nemico attaccava a sua volta e allargava la testa di ponte.
Fino al 31 luglio si susseguivano attacchi e contrattacchi da
entrambe le parti.
Alla sera del 1 agosto Serafimovic era occupata,
rimanevano nel bosco a est nuclei nemici.
Il nemico ripassava il Don con nuove forze e lanciava
ripetuti infruttuosi attacchi.
Se il nemico aveva subito forti perdite in uomini, carri e
materiali anche la Celere si era ulteriormente ridotta
numericamente.
Quanti erano ancora presenti combattevano senza sosta da
quattro giorni e tre notti.

La seconda fase si sviluppava da 3 al 21 agosto, con


lordine di occupare il bosco e superarlo fino a raggiungere
materialmente la sponda del Don.

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Il 5 agosto la colonna Schuhard con rinforzo di bersaglieri
e appoggio di bombardieri Stukas, muoveva allattacco; la
reazione nemica non impediva il raggiungimento del Don.

In quel giorno il comandante della 79a divisione tedesca,


incontrando il comandante del 6 Rgt bersaglieri, gli
dichiarava voi bersaglieri siete meravigliosi. Pur
senza mezzi adeguati avete fermato i carri sovietici.
Nelle vostre condizioni noi stessi tedeschi non
avremmo potuto combattere nemmeno un giorno di
guerra.

Dal 5 al 8 agosto truppe sovietiche passavano per tre volte


il Don e si infiltravano nel bosco, costringendo le truppe
italiane e tedesche a ritirarsi, per essere poi a loro volta
nuovamente costrette ripassare il fiume; le forze in campo
ne uscivano logorate e stanche.
La divisione Celere veniva trasferita in riserva dArmata, per
riordino e completamento.

3 - Prima battaglia difensiva del Don, 20 agosto 1


settembre 1942

La battaglia aveva, per parte sovietica, lo scopo essenziale


di impedire ai tedeschi di raggiungere il Volga a
Stalingrado, perch non fosse interrotta la navigazione sul
fiume, per mantenere il possesso della citt e dei grandi
impianti industriali ivi insediati; le azioni offensive miravano
a ottenere:
- una penetrazione tale da rescindere la 6a armata
germanica operante su Stalingrado
- una deviazione dallasse di Stalingrado della maggiore
quantit possibile di forze germaniche e loro alleate

Per parte italiana la battaglia fu combattuta principalmente


dal XXXV CSIR, divisioni Sforzesca e Pasubio.

Tra il 12 e il 19 agosto il nemico conduceva operazioni


contro l8a Armata, la 2a Armata tedesca e la 2a ungherese,

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con lo scopo di sondare lo schieramento sulla sponda destra
del Don e individuare il punto pi debole.
La battaglia si svolse in quattro fasi:
a) lurto iniziale russo, 20 21 22 agosto
b) il contrattacco italiano, 23 agosto
c) a ripresa dellazione da parte russa, 24 25 agosto
d) larresto delloffensiva, 26 agosto 1 settembre

a) Lurto iniziale russo


Il 20 agosto alle 2,30, dopo brevissima preparazione di
artiglieria e di mortai, i russi passavano il Don, a guado e
su traghetti ed investivano il settore della Sforzesca.
Le forze della difesa , con violente reazioni di fuoco e di
movimento, respingevano per due volte gli attacchi.
Alle 4,30, lazione si estendeva anche allestrema sinistra
del settore divisionale, al limite con la divisione Pasubio.
Alle 5 lattacco nemico, rinnovato con reparti freschi,
riprendeva con violenza, provenendo anche dal settore della
79a divisione tedesca e dalle balke risalenti dal Don verso
nord e nord-ovest, parallelamente allo schieramento del
fianco difensivo divisionale.
Fin dalle 6,30 il comando di CdA aveva richiesto lintervento
dellaeronautica.
Alle 7,30 il Comando del XXXV-CSIR inviava in rinforzo una
compagnia controcarro, due plotoni lanciafiamme e un
battaglione CC.NN. del gruppo Tagliamento.
Contemporaneamente il Comando del CdA approvava le
predisposizioni per il contrattacco: invio di rinforzi,
movimento a fondo della fanteria affiancata dalla cavalleria,
richiamo dellattenzione del nemico da parte delle restanti
forze della divisione.
Alle 15,30 il battaglione in prima linea, a colpi di bombe a
mano, riusciva a sottrarsi allaccerchiamento; dei 680
presenti allalba, solo 72 poterono rientrare nello
schieramento amico; lazione dei russi era
momentaneamente contenuta.

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Alle 16, senza che laviazione fosse intervenuta, aveva
inizio il contrattacco; il nemico era respinto fino in vista del
Don.
La reazione delle numerose armi gi schierate dal nemico
arrestava il contrattacco.
Alla conclusione della battaglia le perdite italiane
risultavano gravissime.
La continuit del fronte era stata mantenuta e si contava di
ristabilirne landamento originario mediante un nuovo
contrattacco il giorno successivo.

Il 21 agosto il nemico, dopo aver fatto passare il Don


durante la notte a 10 altri battaglioni, alle prime luci
dellalba muoveva allattico, appoggiato da forti azioni di
artiglieria e mortai, prevenendo lattacco italiano.
Alla destra, alle 7 iniziava il contrattacco, ma era gi chiaro
che lazione non avrebbe raggiunto gli obiettivi e si stava
provvedendo a resistere sulle alture.
Alle ore 19 i comandi XXXV-CSIR e divisione Sforzesca
avevano gi impiegato tutte le riserve disponibili.
Sul fronte del II Corpo dArmata il nemico aveva ripreso la
propria attivit offensiva, attaccando i rilievi alle ore 5.15,
alle 12.50 e alle 23.30.

Il 22 agosto, sul fronte del XXXV-CSIR le ore della notte


venivano impiegate alla raccolta dei reparti nei due
capisaldi di Jagodni e Cebotarevski, le ore antimeridiane
erano impiegate a frettolosi lavori di rafforzamento.
Alle 14 il caposaldo di Jagodni era violentemente attaccato
dal nemico.
Alle 18 un attacco nemico al caposaldo di Cebotareski,
durato 4 ore rimaneva infruttuoso.

b) Il contrattacco italiano
La giornata del 23 agosto era contraddistinta dal tentativo
italiano di ristabilire la situazione iniziale, alla quale il
Comando Supremo tedesco e il Comando del gruppo di
armate B attribuivano tanta importanza. Gi allalba del

40
24 agosto i capisaldi di Jagodni e Cebotareski erano
fortemente attaccati; il contrattacco iniziava alle 9.45,
lavanzamento era fortemente contrastato da artiglieria;
alle ore 16 il nemico sviluppava una violentissima
resistenza, concentrando il fuoco di artiglieria, mortai e
mitragliatrici.
Alle ore 17 veniva presa la quota 224.4 con assalto alla
baionetta e bombe a mano.
La giornata del 24 agosto 1942 era aperta dalle azioni di
cavalleria, tra le quali la carica di Isbuscenski; alle 6,30 lo
scontro finiva, lazione del rgt Savoia Cavalleria, era costata
al nemico lannientamento di oltre un battaglione e la grave
disorganizzazione di altri due.

c) La ripresa dellazione da parte di russi


Al mattino del 24 agosto 1942 il nemico riprendeva la
propria offensiva ; alle ore 13 un complesso di tre
battaglioni attaccava, fortemente appoggiato da artiglieria e
mortai; la pronta reazione di artiglieria italiana li
respingeva, ma ripetevano lo sforzo per oltre 6 ore, si
alternavano attacchi e contrattacchi con forti perdite a
entrambe le parti.
Vero le 21 lazione si spostava allala destra della Celere;
forti elementi russi, con il favore delloscurit e dellerba
alta, si infiltravano nelle linee italiane e aprivano il fuoco
alle spalle.
Diveniva indispensabile larretramento su alture retrostanti.
Nel settore del II CdA, verso le 8, forze nemiche
attaccavano le posizioni di Krasno Orechovo, dopo due ore
di lotta raggiungevano il paese.
Alle ore 14 la situazione era ristabilita dagli italiani, con il
ripiegamento del nemico oltre il Don; rimaneva in mano
russa il rilievo q. 220, che poneva il vertice dellansa del
Don fuori portata fuori tiro delle artiglieria italiane.
Allalba del 25 agosto, ore 3.30 lazione del nemico era
ripresa su tutto il settore presidiato dalle divisioni Sforzesca
e Celere, con il massimo sforzo sul punto pi debole, il
caposaldo di Cebotareski, investito da nord, ovest e est.

41
Le forze avversarie irrompevano nellabitato, contrastate
casa per casa da tutti gli elementi presenti, che arretravano
brevemente a sud ovest.
Nessun aiuto veniva portato dal confinante XVII corpo
tedesco.
Si andava cos aprendo una pericolosa falla tra l8a armata
italiana e la 6a armata tedesca.
La maggiore preoccupazione veniva soprattutto dalla
generale stanchezza fisica dei combattenti, ormai alla sesta
giornata.

d) larresto delloffensiva
Il 26 agosto 1942, il comando del gruppo di armate B
esprimeva il proprio disaccordo circa lordine di
ripiegamento di reparti italiani e ordinava di fermare i
movimenti di ripiegamento della divisione Sforzesca.
Alle 8.30 ingenti forze di fanteria russa attaccavano
ripetutamente, senza successo, la Celere da nord e da est,
infine attuava un tentativo di aggiramento; il contrattacco
da nord a sud di bersaglieri motociclisti e del Savoia
cavalleria respingeva il nemico.
Nelle ore pomeridiane e fino a notte inoltrata, lattacco
nemico si spostava a settentrione.
A conclusione di una dura giornata di lotta la linea di difesa
della Celere era intatta.
Il 27 agosto, alle ore 1, un vivace attacco nemico veniva
respinto; nella notte giungeva in rinforzo un reggimento
bersaglieri corazzato, appena giunto in Russia e il 5 rgt
Alpini.
Il 28 agosto alle 4.30 il pilastro difensivo di Jagodni veniva
attaccato da tutti i lati eccetto che da sud; la difesa del XXV
bersaglieri fermava lattacco con proprio pesante logorio e
nel pomeriggio veniva sostituito dal battaglione alpini Monte
Cervino.
Nel settore della Pasubio il nemico svolgeva due distinte
azioni, la prima alle prime luci dellalba, respinta nel
pomeriggio, la seconda, pure al mattino, respinta allarma
bianca dalla Legione Croata.

42
Il 29 agosto lattivit offensiva del nemico si riduceva, ma le
sue puntate erano continue.
Il 30 agosto nelle prime ore del mattino il nemico attaccava
le posizioni sui rilievi, ma era prontamente respinto; nel
pomeriggio affluivano i battaglioni alpini Vestone e Val
Chiese.
Il 1 settembre alle ore 5, doveva iniziare una azione
combinata per ripristinare la continuit della linea di difesa,
tra XXXV-CSIR e 79a divisione germanica; obiettivo per
questultima i rilievi q.220 e q.206.3, poi proseguimento
fino a collegarsi con gli italiani.
Il XXXV-CSIR aveva come obiettivo il costone dal rilievo
q.226.7 al q. 228.
Laviazione tedesca avrebbe svolto azioni di
bombardamento.
Lattacco doveva essere veloce per ottenere leffetto
sorpresa.
Alle ore 5.10 inizio del bombardamento aereo, il suo ritardo
determinava un ritardo nellinizio dellattacco, che iniziava
alle 5.35 dopo breve preparazione di artiglieria.
Gli Alpini trovavano forte resistenza, ma alle 10,30
prendevano q.209.6 e la mantenevano, sorprendevano una
batteria nemica e la annientavano, poi erano fortemente
contrattaccati e dovevano ripiegare con la perdita di 443
alpini.
Dei 17 carri L/6 dei bersaglieri ben 11 erano inservibili,
per distruzione o avarie.

Lazione tedesca non si era verificata, in tutta lazione era


venuta a mancare la cooperazione tattica del XVII Corpo
tedesco.
Il tentativo di ristabilire la continuit del fronte era fallito,
niente altro era possibile che indirizzare le unit in forzato
ripiegamento.

4 - Seconda battaglia difensiva del Don, 11 dicembre


1942 - 31 gennaio 1943

43
Situazione generale allinizio dellinverno 1942 1943
Le operazioni svolte nella stagione estiva avevano raggiunto
solo in parte gli obiettivi fissati dal Comando Supremo
Germanico.
La resistenza opposta allinvasore dalle forze amate
sovietiche era andata ben oltre le previsioni, le unit
tedesche incominciavano a risentire dello sforzo compiuto
Le difficolt in cui versavano le Forze Armate germaniche
erano leccessiva ampiezza dei settori difensivi, la
mancanza di riserve, la deficienza di materiali di
rafforzamento e carburanti.

Nel punto di rottura, contro il II CdA, costituito dalle due


divisioni Cosseria e Ravenna, le Unit sovietiche lanciate in
successione furono:
- dieci divisioni di fucilieri + quattro brigate fucilieri
motorizzate
- tredici brigate corazzate + due reggimenti corazzati.
I fucilieri avevano in dotazione fucili automatici PPD e PPsh
capaci di 100 colpi/min.

La battaglia
Loperazione piccolo saturno contro l8a Armata aveva
inizio, secondo il comando sovietico, il 16 dicembre 1942.
La medesima, ma con denominazione seconda battaglia
difensiva del Don secondo il comando italiano, ha inizio
l11 dicembre.

A) fase di logoramento
La fase di logoramento, tra l11 e il 15 dicembre, fu
condotta dai sovietici senza risparmio di uomini e con
notevoli sacrifici.
Le ondate di assalto si erano succedute in certi casi perfino
in ordine chiuso; il sangue era corso, letteralmente, fino ad
arrossare il Don ghiacciato, sotto la q.218; dagli altoparlanti
i russi avevano minacciato ritorsioni per le ingenti perdite
subite.

44
In 5 giorni le due Armate sovietiche 6a e I guardie avevano
lanciato contro le divisioni Cosseria, Ravenna e Pasubio 21
attacchi, impiegando dai 26 ai 28 dei loro 115 battaglioni.

Dopo 5 giorni di continuo combattimento le forze dell8a


Armata avevano sostanzialmente conservato le loro
posizioni.

B) fase di rottura, 16 - 19 dicembre.


Allalba del 16 dicembre oltre 2500 bocche da fuoco
iniziavano la preparazione contro le posizioni tenute dal II
CdA.
Affermano i sovietici che le forze italiane opposero
accanita resistenza e spesso passarono al
contrattacco. Per completare lo sfondamento della
difesa tattica fu necessario far intervenire sin dal
primo giorno i Corpi corazzati determinando una
riduzione della loro efficienza combattiva.

Le Grandi Unit attaccanti il 18 dicembre aprirono e


penetrarono in una breccia per 20 km verso ovest e sud
est, raggiungendo Novo Kalitva, il 19 penetrarono per altri
25 km fino a Kantemirovka, dove veniva interrotta la
ferrovia Rossosc Millerovo.
Il 19 dicembre, lala meridionale dell8a Armata, attaccata
frontalmente e minacciata da tergo da elementi corazzati,
poco dopo mezzogiorno riceveva ordine di arretrare.

Alle 4 del 18 dicembre il Comando dArmata diramava un


ordine per cui la Julia avrebbe dovuto essere avviata a
colmare il vuoto creatosi ed eventualmente attaccare.
Ogni palmo di terreno doveva essere difeso a oltranza.
Alle 7.30 cominciava giungere a Mitrofanovka lautocolonna
del gruppo di intervento Julia.
Incominciavano cos a intervenire nella battaglia anche le
Grandi Unit Alpine.

C) ripiegamento del centro e della destra dell8a Armata (19


22 dicembre)

45
Laggravamento della situazione induceva il Comando
Armate B a disporre il ripiegamento delle Grandi Unit
operanti a sud del CdA Alpino, dalle ore 15 del 19 dicembre
1942.
Il 20 dicembre proseguiva il ripiegamento; si erano formati
due blocchi di ripiegamento: blocco nord e blocco sud.
Nei giorni 21 e 22 dicembre sul fronte settentrionale dell8a
Armata lazione delle unit corazzate e motorizzate
sovietiche rendeva impossibile ogni tentativo di
ricostituzione di un fronte da parte dei CdA XXXV-CSIR e
XXIX tedesco, che a causa delle perdite subite, cessavano
di avere scopi tattici.

D) ricostituzione di una linea difensiva 23 dicembre 1942


- 8 gennaio 1943
Il Comando Armate B , restringeva lampiezza del settore
affidato all8a Armata italiana, dandole il compito principale
di ostacolare e ritardare una avanzata di ulteriori forze
nemiche oltre la linea ferroviaria Rossosc Millerovo e di
difendere in modo decisivo il fronte sul Don tenuto dal CdA
Alpino
Il 25 dicembre, Natale, trascorreva relativamente calma.
Il comando del XXIV Corpo tedesco esprimeva il suo
compiacimento agli Alpini e ai gruppi di artiglieria, tra cui il
Gruppo Conegliano, definiva gli Alpini molto aggressivi
nellattacco.
Le perdite italiane per congelamento nel giorno 28
toccavano la punta di 103 unit.

La lotta si protraeva con alternanze, alla sera del 28 tutte le


posizioni erano ancora in mano italiana.
Nel bollettino di guerra del Gran Quartier Generale Tedesco
era citato nei combattimenti della grande ansa del Don si
particolarmente distinta la divisione Alpina Julia.

Nei giorni 1-2-3 gennaio 1943 intensissima lattivit


logistica italiana per sostenere la resistenza fisica dei
combattenti mediante distribuzione straordinaria di viveri di

46
conforto, calze di lana, cappotti con pelliccia, mantelli
mimetici; i tedeschi fornivano calzature di feltro.
Nei giorni 4-5-6 gennaio 1943 combattimento per il
possesso della quota Cividale nel settore tedesco,
lattacco delle 16a compagnia di quel battaglione suscitava
lammirato plauso dei tedeschi, per lo sprezzo del pericolo
dimostrato.

E) Prosecuzione del ripiegamento (23 dicembre-16 gennaio)


I gruppi nord e sud avevano proseguito la loro marcia
contro attacchi di forze russe regolari e partigiane, con
combattimenti per aprirsi il varco, col progressivo
abbandono di automezzi e artiglieria per mancanza di
carburante, tra bufere di neve e temperature che
scendevano fino a -35.
La forza del nemico risultava considerevolmente
accresciuta, per contro la forza delle Unit italiane e
tedesche era considerevolmente ridotta.

F) difesa di Voroscilovgrad e di un settore sul Donez, 22


dicembre 24 gennaio
Il comando del II CdA disponeva per la difesa dei due ponti
e della citt retrostante, da eseguire senza risparmio di
energie e sacrifici.
Si combatt per tre giorni consecutivi allo scoperto, con
temperature notturne oscillanti intorno a - 40.

G) rottura del settore XXIV Corpo corazzato tedesco e


isolamento del CdA Alpino, 9 31 gennaio 1943
Nei giorni 13 e 14 gennaio 1943 le forze del Fronte Voronez
iniziavano loperazione contro la 2a Armata ungherese e
lala destra dell8a Armata.
Riferisce il comandante russo nel primo giorno
delloffensiva gli hitleriani opposero una resistenza
abbastanza tenace, per sfondare fu necessario mettere in
campo entrambi i corpi corazzati disponibili, dopodich la
situazione volse a nostro favore.

47
Il CdA Alpino era minacciato di avvolgimento; la minaccia
da tergo rendeva molto grave la situazione dell8a Armata.
Il 15 gennaio, arretrava nellintento di coprire Rossosc,
sede del Comando del CdA Alpino.
Alle 5,30 un reparto corazzato russo irrompeva in Rossosc.
La rottura praticata dal nemico era irreparabile, non
esistendo alcuna disponibilit di forze per chiudere la falla.
Il 16 gennaio la Julia veniva attaccata durante il movimento
al Don e subiva gravi perdite.
Nella notte del 17 gennaio, forze nemiche attaccavano il
fronte della Tridentina.
Le unit ungheresi, contrariamene alle opinioni espresse,
avevano lasciato il Don, solo allora il Comando Gruppo
Armate B autorizzava il ripiegamento del CdA Alpino.
Dal 21 al 31 gennaio continuava larretramento della linea
difensiva.

Il 31 gennaio il CdA Alpino rientrava nelle linee amiche a


Scebekino, alle ore 24.

5 - Radunata per il riordino e trasferimento nelle zone


di raccolta per il rimpatrio

Il riordinamento delle unit logorate durante la battaglia


difensiva del dicembre 1942 e del successivo ripiegamento
si era posto subito dopo la constatazione dellalta
percentuale di perdite subite dalle divisioni.
Le operazioni di riordinamento possono essere distinte in
due periodi:
- 1 dal 22 al 31 dicembre 1942, con lorientamento di
riportare al pi presto unit in linea, subito a tergo delle
unit operanti, essenzialmente il II CdA
- 2 dal 1 gennaio 1943 in poi, quando con il deflusso del
XXXV-CSIR, delle unit italiane del XXIX CdA tedesco e
successivamente del CdA Alpino, furono palesi le gravi
perdite di personale e di materiali che rendevano
impossibile un pronto riordinamento.

48
Lo sfavorevole andamento della situazione generale,
imponendo successivi spostamenti verso ovest della zona di
riordino, rese sempre pi lente e complesse le operazioni.

1 periodo, reparti ritirati dalla zona di combattimento,


divisi in due blocchi:
- zona di Voroscilovgrad con 30.400 uomini
- zona di Rossosc con 6.600 uomini
Il 26 dicembre il Comando dArmata impartiva le prime
disposizioni per il riordinamento dei reparti, il 30 dicembre,
in considerazione delle difficolt di accantonamento in
Voroscilovgrad, il Comando dArmata decideva di lasciarvi
soltanto i reparti che avrebbero potuto essere prontamente
reimpiegati in compiti operativi, sgomberare a tergo le
unit per le quali sarebbe stato necessario un pi lungo
periodo di riordinamento

2 periodo, il rientro nelle linee delle unit ripiegate con il


blocco sud rendeva pi complesso il riordino;
laccertamento delle perdite subite da queste Grandi Unit e
la situazione di isolamento in cui si trovavano le forze
tuttora assediate a Tcertkovo, induceva il Comando
dArmata a disporre che fin dal 9 gennaio 1943, soltanto le
divisioni Ravenna e Cosseria riassumessero formazioni
organiche, ancorch ridotte.
Le operazioni venivano interrotte dallordine del Comando di
Armate gruppo B di spostare le unit di 250 km, non
lontano da Karkov.
Il 16 gennaio il medesimo comando ordinava un nuovo
trasferimento in zona situata altri 400 km pi a nord ovest.
Il differimento dei trasporti che si verificava giorno per
giorno, la mancanza di assegnazione di treni, portava
allordine di trasferimento per via ordinaria.
Il movimento iniziava il 22 gennaio 1943, si sarebbe
trattato di effettuare uno spostamento di circa 800 km con
una durata da 40 a 50 giorni di marcia.

A fine gennaio 1943 la 8a Armata si trovava cos articolata:

49
- blocco nord; resti del CdA Alpino (essenzialmente
Tridentina) ed unit del CdA, circa 16.000 uomini e 2.500
quadrupedi
- blocco centrale: Cosseria, raggruppamento a cavallo,
complementi alpini, circa 9.000 uomini, 2.500 quadrupedi,
130 autospeciali
- blocco sud: Sforzesca, Ravenna, Pasubio, Torino, Celere,
truppe e servizi, con circa 65.000 uomini, 300 quadrupedi,
1.500 automezzi.

Il 6 marzo 1943 quanto era restato dell8a Armata era


raccolto attorno a Gomel.

Non appena le unit del CdA Alpino ebbero raggiunto la


zona, fu iniziato il loro rimpatrio.
Le partenze durarono dal 6 al 15 marzo e gli arrivi in Italia
terminarono il 24 marzo.
Anche il XXXV-CSIR era destinato ad essere interamente
rimpatriato, ma il personale che non avesse partecipato al
ciclo operativo 1941 1942 e che si trovasse in buone
condizioni fisiche, sarebbe stato trasferito alle unit
destinate a rimanere.

E facile intendere con quale animo restassero in quel teatro


doperazioni coloro che, scampati alla morte, alle ferite, ai
congelamenti, vedevano tornare in Patria i loro compagni ai
quali la selezione medica aveva assegnato migliore sorte.

Alle ore 24 del 25 marzo 1943 il Comando dell8a Armata


cedeva al Comando del II CdA la propria autorit sulle
Forze Armate italiane in Russia.

Il Comando dell8a Armata si spostava a nord est di Kiev per


soprintendere ai movimenti delle unit italiane dirette alla
zona di riordino.

Il Comando dell8a Armata, cedendo la responsabilit del


settore al gruppo Lanz tedesco, concludeva ogni attivit
operativa sul fronte russo.

50
IL 30 marzo il Comando dell8a Armata si trasferiva a
Karkov per rimpatriare.

Il Comando Supremo italiano e lo Stato Maggiore


dellEsercito avevano frattanto determinato che pure il II
CdA rientrasse in Italia, deliberazione resa nota il 12 aprile
1943.

Le partenze da Gomel erano ultimate per lintera Armata il


22 maggio 1943.

Le vicende del Corpo dArmata Alpino

Inserimento in linea

Dalle ore 8 del 12 settembre 1942, la responsabilit del


settore di ala destra dell8a Armata era assunta dalla
divisione Tridentina; la divisione si completava lo stesso
giorno; i battaglioni Verona, Vestone e Val Chiese
rimanevano a rinforzo del XXXV- CSIR.

Stante la eccesiva ampiezza del fronte rispetto alle forze


disponibili, furono decisi:
- laccorciamento del fronte di circa 40 km
- la ripartizione del fronte cos accorciato tra i 4 Corpi
dArmata, da nord a sud:
Alpino II XXXV-CSIR XXIX tedesco

Il 9 ottobre la divisione Tridentina si spostava di 400 km,


dallestrema ala destra alla estrema ala sinistra;
trasferimento per via ordinaria a piedi, ad eccezione dei
battaglioni Alpini per un tratto via ferrovia.
Il 31 ottobre si affiancava alle altre due divisioni alpine.

Schieramento

Il Comando dell8a Armata emanava disposizioni per lo


schieramento delle divisioni Alpine:

51
La linea del Btg. Cividale sul Don (ottobre dicembre 1942)

- La Tridentina sarebbe stata impiegata temporaneamente


nel settore del XXXV-CSIR.
Gli alpini sarebbero stati autotrasportati nella zona Millerovo
Bokovskaia, un battaglione al giorno, salmerie e artiglieria
Alpina li avrebbero raggiunti a piedi .

- La Cuneense e la Julia avrebbero preso posizione sul Don


tra Bugilovka e Novo Kalitva.
Le posizioni assunte definitivamente sul Don si
presentavano naturalmente forti, pi di qualsiasi altra della
steppa russa.

Il Don, inguadabile in quel tratto, rappresentava un


elemento di forza, costituendo ostacolo al nemico e
facilitando osservazione e sicurezza per la difesa.

I lavori campali trovati sul posto, fatti dai reparti tedeschi,


erano ben studiati e ben tenuti.
Lavvenuto schieramento e lampiezza delle posizioni
difensive ponevano in risalto la scarsa dotazione di mortai
da 81 e di mitraglieri.

52
Lo schieramento era completato da rinforzi di un gruppo di
artiglieria di medio calibro, tre gruppi di piccolo calibro, dal
battaglione alpini sciatori Monte Cervino e da un gruppo di
squadroni appiedati dei reggimenti di cavalleria Savoia e
Novara.

La sistemazione invernale

Linverno si manifest prontamente, prime gelate notturne


a fine settembre, il 7 novembre la prima nevicata, non
copiosissima, ma con temperatura massima 0 e minima -
7; il 9 novembre le temperature massima e minima erano
scese a -8 e -23.

I comandi avevano diffuso i concetti per la difesa e le


caratteristiche della linea del fronte, sulla base
dellesperienza dellinverno precedente; il comando dell8a
Armata si sforzava di attenuare la rigidit delle disposizioni
ricevute, integrandole con direttive e istruzioni adatte alla
situazione delle unit italiane, si cercava di renderle
compatibile con lo spirito italiano.

Era un punto donore degli italiani rifiutare il detto corrente


dei tedeschi quando ci fosse bisogno, arriveremo noi.
Vennero iniziati i lavori per la sistemazione a difesa,
facendo i conti con la penuria di materiali, tra cui il filo
spinato.
Il genio-fortificazioni tedesco forn il personale tecnico per
la progettazione dei lavori e la condotta delle scavatrici.
La transitabilit della rete stradale di interesse generale
doveva essere assicurata dallautorit germanica, che si
avvaleva dellorganizzazione Todt.

Limitatissima fu la distribuzione di indumenti mimetici


bianchi, in pratica ai soli elementi sciatori; i fanti ricoprirono
gli elmetti con foderine bianche per la maggior parte
ricavate dai pacchi postali in arrivo dallItalia.

Il ripiegamento

53
Nel corso della seconda battaglia difensiva del Don, il CdA
Alpino era rimasto accerchiato, ma tenuto in linea anche
dopo linizio del ripiegamento dei CdA schierati alle sue ali.
Il 17 gennaio 1943 il comando armate B acconsentiva
al ripiegamento, di qui lordine del comando di CdA
diramato alle ore 11 del 17 gennaio 1943 , che orientava le
Grandi Unit Alpine a compiere i movimenti su tre linee di
attestamento successive:

ferrovia Jevdakovo Rossosc ---> valle Olchovatka --->


valle Ajdar Nikolaievka.

I russi avevano gi interrotto la strada Rossosc


Olchovatka, ci poneva al CdA la necessit di aprirsi la
strada verso lo schieramento amico combattendo.
Con i resti del XXIV CdA corazzato tedesco, si erano
accodati circa 10.000 sbandati tedeschi e ungheresi, protesi
a cercare cibo piuttosto che a partecipare ai combattimenti.

La Tridentina si costituiva tre colonne che muovevano verso


Podgornoe e raggiungevano nella notte stessa la linea della
ferrovia e vi si schieravano.

La divisione Vicenza eseguiva il ripiegamento verso la


ferrovia su due colonne, la colonna settentrionale dirigeva
su Podgornoe, la meridionale su Popovka.

La Cuneense ripiegava su Popovka su due colonne.

La Julia si era ritirata sulla sponda settentrionale della


Tciornaja Kalitva, riprendeva il movimento su due colone
orientate a Popovka Lesnitscinaskij.

Il 18 gennaio laccerchiamento del nemico andava


rinsaldandosi, unit russe erano segnalate ovunque; il
Comando del CdA precisava che i reparti dovevano operare
come in alta montagna, sacrificare i mezzi meccanici e far
conto sui muli.

54
Il 19 gennaio il movimento proseguiva con lentezza; la
Tridentina si scontrava con il nemico, trovava diverse
localit occupate; la divisione si trovava in anticipo sul
movimento delle altre divisioni e sostava per lintera
giornata.
La Vicenza nelle prime ore del mattino occupava un paese
dopo breve combattimento e alle 17 riceveva ordine di
raggiungere la Tridentina.
La Cuneense, giunta a Popovka, riceveva informazioni
sulloccupazione russa del percorso Rossosc Valujki e
quindi deviava dallitinerario, distruggendo tutti gli
automezzi e abbandonando il carreggio, marciava
organizzata su due scaglioni.
La Julia raggiungeva Novo Postojalovka, trovandola
occupata; iniziava una lotta durata lintera giornata.

Il 20 gennaio alle 7 reparti russi attaccavano Opyt, il


Comando del CdA Alpino riusciva a sfuggire per la sola via
aperta e si spostava a Novo Charovka.

La situazione generale dimostrava che loffesa nemica non


era una azione di inseguimento, ma di successivi
sbarramenti da rompere nella marcia verso ovest

La Tridentina era attaccata alle 2, il movimento cadeva


sotto intenso fuoco di artiglieria e mortai, un contrattacco
risolveva favorevolmente, con la perdita di due terzi degli
uomini.
A Postojalyi veniva superato il primo accerchiamento;
raggiunta Novo Karchova, la localit doveva essere tolta al
nemico, combattendo.
La Vicenza nella notte del 20 gennaio attaccava
Lesnitscianskij, per la rimante parte della giornata rimaneva
sulle posizioni raggiunte.
La Cuneense raggiungeva Novo Postojalovka alle ore 2, si
univa a elementi della Julia che combattevano per aprire un
varco, senza successo; lintervento costava perdite
gravissime.

55
La Julia combatteva per lintera giornata per aprirsi il
passaggio attraverso Postojalovka.
A sera attuava un aggiramento da nord, lazione contribuiva
fortemente alla salvezza della colonna settentrionale del
CdA.

Alla fine della giornata le forze del CdA Alpino avevano


perduto buona parte della loro efficienza operativa, in
quanto:
- i battaglioni della Julia erano ridotti a meno di 150 uomini,
appoggiati dal gruppo Conegliano con scarse munizioni
- la Cuneense disponeva di tre battaglioni duramente
provati e priva di artiglieria
- la Vicenza, pur rinforzata dal battaglione Pieve di Teco, si
trovava in pessime condizioni
- la Tridentina era in situazione migliore, fruiva dei pochi,
preziosi mezzi corazzati tedeschi.

Il 21 gennaio il Comandante il CdA decideva che la


Tridentina assumesse la funzione di avanguardia dellintero
CdA, sullitinerario Krazovka Nicholajevka Valujki; le
altre divisioni si sarebbero accodate, muovendo a cavallo
del medesimo itinerario.

Era evidente lintenzione del nemico di opporre al


movimento successivi sbarramenti sulle rotabili che
tagliavano lasse di marcia.

La Tridentina muoveva rapidamente per non dare il tempo


ai sovietici di organizzarsi su posizione retrostanti, decideva
inoltre di:
- eseguire marce durante le ore di oscurit per sfuggire
allosservazione nemica
- evitare di percorrere rotabili e attraversare centri abitati
- tenere distinti i reparti in grado di combattere dalla massa
degli sbandati perch non fosse rotta la compagine
organica e lazione tattica

56
- appoggiarsi agli abitati per il ricovero degli uomini durante
le soste per attenuare le conseguenze della rigidissima
temperatura
Il movimento era ripreso alle ore 2, alle 8 era occupata
Lymarevka, tolta a forze regolari e partigiane, gi respinte il
giorno precedente a Novo Charkovka.
Il freddo eccezionale imponeva di non procedere oltre.
Feriti e ammalati venivano trasportati a braccia e le slitte
trainate da uomini in una esemplare gara di solidariet
umana.
La altre divisioni seguivano il movimento intervallate di un
giorno, dovevano a loro volta occupare combattendo i centri
abitati che i russi puntualmente rioccupavano.

Il 22 gennaio, nella notte il comando del Gruppo Armate


B indicava Nikitovka quale punto di sbocco, ma il breve
tempo a disposizione non consentiva di variare gli ordini.

Il 23 gennaio allalba la Tridentina riprendeva una marcia


veloce, eliminava uno sbarramento partigiano e concludeva
la tappa a Kovalev.
La Vicenza seguiva puntando su Varvarovka, veniva
attaccata da forze corazzate nemiche, la sera qualche
migliaio di superstiti si schierava a difesa dentro una
fattoria del paese.
La Cuneense proseguiva su due scaglioni, superava un
attacco partigiano.
Il nucleo della Julia che ancora combatteva circondato a
Sceljakino, allalba veniva sopraffatto; il Generale
Comandante e un gruppo di circa 50 alpini riuscivano a
sottrarsi alla cattura e si riunivano alla colonna della
Cuneense .

Il 24 gennaio, nella giornata il Comando del CdA non


aveva pi notizie delle Grandi Unit dipendenti, tranne che
della Tridentina, della quale condivideva la sorte;
comunicava al Comando dell8 Armata che il CdA Alpino a

57
causa delle gravissime perdite di uomini e materiali non era
pi impiegabile.
Le richieste di aviorifornimenti di viveri e medicinali non
potevano essere soddisfatte.
Dopo la marcia notturna, alle ore 10 la Tridentina
raggiungeva Malakijeva sotto il fuoco di artiglieria nemica;
la rigidissima temperatura di 40 e una bufera di neve
esigeva una azione di rapido corso; i carri tedeschi
entravano in azione spalleggiati dai battaglioni Vestone e
Val Chiese; alle 12 il paese era conquistato.
Per ingannare lo stimolo della fame, uomini e muli potevano
ingerire solo neve gelata.
La Vicenza proseguiva la marcia notturna fino alle 4, con
una sola ora di sosta; nelle ore pomeridiane sostava presso
un villaggio di nome sconosciuto.
La Cuneense, superato Garbusovo, raggiungeva Rybalzin e
vi sostava.

Il 25 gennaio Il Comando dArmata comunicava al


generale Nasci lo sbocco a Nicholajevka, che risultava
fortemente presidiata dal nemico e che per proseguire
bisognava attaccarla.
La Tridentina riprendeva la marcia allalba, attraversava
numerosi paesi i cui abitanti rifornivano di viveri gli alpini
affamati.
La Vicenza e la Cuneense seguivano e negli scontri
liberavano prigionieri italiani.

Il 26 gennaio appariva giorno decisivo per il ripiegamento


delle Grandi Unit Alpine, che dovettero infrangere lo
sbarramento nemico e rintuzzarne laggressivit
manifestata fin dalle ore della notte; le unit russe
avanzavano cantando.
La Tridentina con il 6 alpini attaccava labitato di
Nicholajevka, i reparti superavano il terrapieno ferroviario
al margine orientale e alle ore 11 penetravano nel paese.
Per le forti perdite subite dovevano retrocedere oltre il
terrapieno.

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Verso mezzogiorno giungeva il grosso della colonna che
consentiva lintervento del 5 alpini con lappoggio di tutta
lartiglieria.
Il nemico, valutato in una divisione, reagiva anche con
lintervento di numerosi aerei; lazione aveva effetti
gravissimi sulla massa della colonna.
Lattacco veniva rinnovato con estrema decisione, sulla scia
dei carri tedeschi portava i reparti oltre la ferrovia e alla
seconda occupazione nellabitato.
Il 5 alpini provocava lavanzata di tutti gli uomini
delleterogenea colonna; armati e disarmati si buttavano in
avanti a valanga, travolgendo tumultuosamente ogni
resistenza.

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Il Comandante del CdA in considerazione del probabile
ritorno offensivo del nemico, dopo una breve sosta,
ordinava di proseguire.
La Vicenza muoveva allalba e trovava gli abitati presidiati
da elementi avversari; la colonna era soggetta ad attacchi
aerei e lanci di razzi; alle ore 15, la colonna ridotta a circa
3000 uomini , era arrestata da fuoco di mitragliatrici,
mentre reparti di cavalleria sbucati dal bosco apparivano sul
lato sinistro; cavalleria cosacca rinforzata da artiglieria e
carri si presentava anche a tergo, completando
laccerchiamento.
Il nemico intimava la resa, il comando accettava quando
lintera colonna era gi catturata.
La Cuneense proseguiva attaccata da reparti di cavalleria e
mitragliamento aereo.

Il 27 gennaio la Tridentina, in colonna di circa 30 km,


procedeva nella marcia resa sempre pi faticosa
dallabbondanza e dallo strato della neve.
I muli, sfiniti, morivano in numero crescente provocando
labbandono di pezzi e carichi.
Il Comando metteva in avanguardia il 5 alpini con il carro
e i due semoventi tedeschi superstiti; con una faticosissima
marcia di oltre 40 km raggiungeva Uspenskaja e Lutinovo.
La Cuneense a Valujki veniva attacca di sorpresa e
sopraffatta da un corpo di cavalleria cosacca; il battaglione
Mondov rifiutava di arrendersi, ma dopo un combattimento
di alcune ore e di lotta impari alla fine dovette cedere.

Il 28 gennaio il comando darmata e le unit della


Tridentina erano attaccati, ma dirigevano per Novi Oskol;
trovatala occupata dal nemico, deviavano verso Slonovka.
La fatica della marcia era superata solo per la volont di
raggiungere la meta.
Con la temperatura a 35/-40 il numero dei congelati
aumentava di ora in ora.

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Il 29 gennaio la colonna raggiungeva Bessarab in zona
amica, la sua forza era di 20.000 italiani, di cui oltre 2.000
feriti e 5.000 congelati.
Il numero di tedeschi e ungheresi portati in salvo si era
ridotto a 15.000 16.000 uomini.

Il 30 gennaio veniva aggiunto Bolsce Troitzkoje dove


soldati e ufficiali degli altri eserciti si staccavano dalla
colonna italiana.
Il morale si sollevava sensibilmente per la constatazione
che laccerchiamento era stato superato e per la speranza
di poter usufruire di un prossimo trasporto ferroviario.

Il 31 gennaio la testa della colonna del CdA Alpino


giungeva a Scebekino dove veniva accantonata per riposo
di alcuni giorni e attendere larrivo dei ritardatari,
protrattosi fino al 3 febbraio.

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Non per celebrare la guerra e nemmeno chi la ha voluta,
ma per ricordare e tener viva la memoria
di chi la guerra la ha dovuta fare

Mostra rievocativa dellarmata italiana in Russia


Dal 27 ottobre 2012 al 30 giugno 2013

museo degli Alpini p.za S. Martino Conegliano


apertura sabato e domenica pomeriggio dalle 15 alle 19
ingresso gratuito
contatti per visite guidate 347 5212622 338 1825658
museodeglialpini@anaconegliano.it

Associazione Nazionale Alpini Sezione di Conegliano


Via Beccaruzzi 17, Conegliano - Tv
Tel. e fax 0438 21465 conegliano@ana.it
www.conegliano.it