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IL LESSICO E LA FORMAZIONE DELLE PAROLE

In un percorso di insegnamento linguistico importante prevedere spazi specifici per accrescere e consolidare il bagaglio lessicale, attraverso
unadeguata selezione e metodologie didattiche attive. Di M aria Cristina Peccianti.

Linsegnamento del lessico, pur avendo avuto un posto donore nelle ultime Indicazioni, tende ad essere messo
in sottordine rispetto ad altri aspetti della lingua.
A differenza della grammatica, fatta di regole bene definite e quindi descrivibili e insegnabili senza ambiguit di sorta,
si considera il campo del lessico piuttosto vago, non descrivibile con definizioni certe e quindi non riconducibile a
precisi percorsi di insegnamento. Cos come si tende a credere che il lessico possa essere appreso spontaneamente
e quasi senza fatica, con la semplice esposizione alla lingua, specie da parte dei bambini, e che quindi non sia
necessario porsi tanti problemi sulla quantit e la qualit delle parole che di volta in volta opportuno presentare.

In realt per le cose non stanno cos: la costruzione del bagaglio lessicale un processo lento e faticoso, per
tutti, ma lo ancor pi per i piccoli e per i non italofoni. Per imparare nuove parole bisogna infatti riconoscerle
allinterno di una catena fonica o di una struttura frasale scritta, immagazzinarle nella memoria a breve termine e poi
archiviarle nella memoria a lungo termine, in modo ordinato e organizzato, perch possano essere richiamate quando
servono. C da aggiungere che ci sono molti gradi possibili di conoscenza di una parola e che il processo individuale
di apprendimento del lessico procede a spirale e, dopo lindividuazione di una parola e il suo abbinamento a un
significato, segue, anche in tempi molto lunghi, la scoperta graduale di nuovi tratti della stessa parola, di usi particolari
e meno comuni.
Ci sono dunque molti buoni motivi per fare del lessico oggetto di insegnamento non secondario in ogni tipo di
percorso linguistico, ma tanto pi in un percorso di L2.

Come selezionare il lessico

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Stante la lentezza e difficolt della costruzione di un bagaglio lessicale, nella selezione e messa in sequenza di ci
che dobbiamo insegnare, necessario ragionare con criteri di economicit e restringere perci il campo, operando
una selezione ragionevole, basata sullindividuazione delle parole pi usate, che proprio per questo saranno le pi
utili, per capire un testo scritto o sostenere una conversazione. E qui ci soccorre uno strumento indispensabile: il
Vocabolario di Base (VdB) della lingua italiana di Tullio De M auro (di cui esiste una versione aggiornata di fine
2016, scaricabile qui), una lista di circa 7000 parole appartenenti alla fascia delle pi frequenti, e che suddivisa in
ulteriori tre fasce che costituiscono, in ordine di frequenza, il vocabolario fondamentale, il vocabolario di alto uso, il
vocabolario di alta disponibilit.

Unulteriore selezione, sia quantitativa che qualitativa, sar poi fatta sulla base del livello di competenza, dellet e
d e i bisogni comunicativi degli apprendenti la cui naturale conseguenza sar la presentazione di un lessico
appartenente a determinati campi semantici, il cui apprendimento sar favorito dalluso quotidiano.
Potrebbe sembrare che una selezione fatta sulla base del Vocabolario di base e una fatta sulla base dei bisogni
degli apprendenti siano in conflitto, in quanto siamo portati a pensare che per parlare di un certo argomento (i mezzi di trasporto piuttosto, che la scuola) dobbiamo
necessariamente usare alcune parole difficili, non appartenenti al VdB. Ma verificando nel concreto, possiamo tuttavia vedere che la quasi totalit delle parole
necessarie per affrontare un certo campo di esperienza possono rientrare nel Vocabolario di Base, non escluse le materie di studio, le quali hanno s le loro parole
settoriali, ma sono poche, e linsieme dei testi possono benissimo essere scritti usando parole di base.

Una terza modalit di selezione del lessico da proporre in ambito didattico pu infine essere quello di scegliere e raggruppare parole associate per forma, cio
derivate dalla stessa parola base o composte con essa (ad esempio: fiore, fioritura, fiorellino, fioriera, fiorire, rifiorire, sfiorire, pianta da fiore, vaso da fiori ecc.). Tale
modalit pu essere definita come morfologica in quanto essenzialmente basata sulla morfologia lessicale e la sua efficacia sostenuta dagli studi di linguistica
acquisizionale che ci dicono che uno dei mezzi privilegiati, attraverso cui parlanti nativi e stranieri apprendono il lessico, proprio la scoperta dei meccanismi di
formazione delle parole.

Come insegnare il lessico


In sede di programmazione i tre criteri vadano sicuramente incrociati in quanto hanno tutti in s elementi validi dal punto di vista
didattico.
Non dimentichiamo infatti che le parole del Vocabolario di base non sono solo le pi utili ma anche le pi facili da apprendere poich
si incontrano pi di frequente, mentre il lavoro fatto per campi semantici aiuta lorganizzazione mentale del lessico, quindi la sua
memorizzazione e il suo recupero. La collocazione in un determinato campo semantico sembra essere del resto un processo
naturale, fatto dai bambini, anche piccoli, quando vengono in contatto con una parola sconosciuta. E quanto allapproccio
morfologico esso ha uno spessore particolare, visto che tutti gli apprendenti, anche i pi piccoli, si servono dellapplicazione di
regole di formazione di parola, pur in modo inconsapevole e spesso errato.

Nella pratica didattica necessario comunque non guardare mai al lessico come a qualcosa di statico, che si costruisce secondo un meccanismo di semplice aggiunta.
Sollecitiamo invece gli alunni ad apprendere nuove parole in modo attivo, creando e ricreando continuamente reti e collegamenti di diversa natura, attraverso i
suoni, le forme, i significati. Lavoriamo sulle strategie che consentono di dedurre il significato delle parole dal contesto poich gli alunni coinvolti nella formulazione di
ipotesi sul significato di elementi lessicali non noti li memorizzeranno con maggiore facilit. Specie con i pi piccoli, facciamo ricostruire e rappresentare visivamente i
campi semantici in modo creativo e personale, servendosi di disegni, simboli, colori.
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E, soprattutto, presentiamo gradualmente i meccanismi di derivazione pi frequenti e comuni, guidando gli alunni a scoprire il tipo di parole che generano, e a riflettere
sui limiti della loro applicabilit, portando cos sul piano della consapevolezza taluni meccanismi naturali di acquisizione.

4 Maggio 2017

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