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RIFORME CREATIVE

Cos lEuropa pu ridurre il divario tra


ricchi e poveri
di Martin Wolf | 27 settembre 2017

LEurozona sopravvissuta al duplice shock della crisi finanziaria mondiale del 2007-2009 e della crisi
delleuro del 2010-2012, e in questo momento sta vivendo una buona ripresa. Ma non ci sono motivi per
lasciarsi andare allautocompiacimento: il Pil reale procapite dellarea delleuro ha perso un decennio. La
ripresa semmai unoccasione per fare le riforme, sia a livello nazionale che a livello europeo. Linterrogativo
su quali riforme puntare.

Questanno il prodotto interno lordo reale dellEurozona oltrepasser, finalmente, il livello raggiunto nel
2007. Dal 2013 a oggi, il Pil procapite della zona euro cresciuto pi o meno allo stesso ritmo di quello degli
Stati Uniti. La spiegazione principale di questa inversione di tendenza, al di l delle normali forze
congiunturali, stata la determinazione della Banca centrale europea, sotto la guida di Mario Draghi, a fare il
suo lavoro fino in fondo.

Il momento decisivo stato quando il presidente della Bce, nel luglio del 2012, mentre infuriava la crisi dei
mercati dei titoli di Stato, dichiar che nellambito del suo mandato, la Bce pronta a fare tutto il necessario
per preservare leuro. E, credetemi, sar sufficiente. Aveva ragione. Lannuncio del programma di
operazioni definitive monetarie (outright monetary transacrions), nellagosto del 2012, ha trasformato la
sua promessa in una politica concreta, modificando lorientamento dei mercati e facendo scendere gli elevati
rendimenti raggiunti dai titoli di Stato italiani e spagnoli. La Bce ha tagliato i tassi di interesse e nel 2015 ha
anche lanciato il suo programma di acquisto titoli.

Fra le altre misure intraprese, c stata la creazione del Fondo europeo di stabilit finanziaria e del suo
successore permanente, il Meccanismo europeo di stabilit; i programmi di salvataggio per i Paesi colpiti
dalla crisi, quattro dei quali (Cipro, Irlanda, Portogallo e Spagna) si sono conclusi con successo; la
determinazione dei Paesi colpiti dalla crisi a fare quello che serviva per rimanere nellEurozona; la creazione
del Meccanismo di vigilanza unico per le banche; i passi avanti in direzione di unUnione bancaria e di
ununione dei mercati dei capitali.

A prescindere dagli errori commessi nella creazione e gestione dellEurozona, gli Stati membri hanno
dimostrato di volerla tenere in piedi, molto pi di quanto pensassero gli osservatori esterni, in particolare in
Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Ma i problemi rimangono. Nella sua analisi pi recente dellEurozona, il Fondo monetario internazionale
osserva: La crisi degli anni 2007-2008 ha segnato la fine del trend di convergenza e linizio di un trend di
divergenza, che solo lentamente sta invertendo la rotta. vero che alcuni Paesi colpiti dalla crisi, in
particolare lIrlanda, hanno avuto una ripresa spettacolare. Anche in Portogallo e in Spagna il Pil reale
procapite tornato ai livelli del 2007. Ma quello della Germania nellultimo decennio cresciuto del 20%
rispetto allItalia, e il Pil reale procapite greco ancora inferiore del 20% rispetto al 2007. La disoccupazione,
inoltre, resta elevata in Grecia, in Spagna, e (in misura inferiore) in Italia.

Anche lindebitamento pubblico e privato in molti Paesi rimane alto: aiuta, quindi, il fatto che la crescita del
Pil nominale, perfino in Italia, sia superiore ai rendimenti dei titoli di Stato. In parte a causa del
sovraccumulo di debito, ma anche perch la pazienza dellopinione pubblica si ridotta e lo spazio di
manovra delle politiche pubbliche limitato, un altro shock potrebbe essere un disastro. necessario che
questa ripresa duri.

Riassumendo, la Bce non deve inasprire prematuramente la politica monetaria. Daltronde, linflazione di
fondo dal 2008 non ha mai superato il 2 per cento. importante anche utilizzare la politica di bilancio,
laddove esistono margini di manovra, soprattutto in Germania. Le economie pi deboli, inoltre, devono
puntare con pi decisione su riforme che favoriscano la crescita e loccupazione.

E riguardo alle riforme dellEurozona? La saggezza e la praticabilit delle proposte di Emmanuel Macron mi
lasciano qualche dubbio, in particolare le sue idee di un radicale rafforzamento dellintegrazione delle
politiche di bilancio. Senza contare che i risultati delle elezioni tedesche probabilmente renderanno molto
pi difficile muoversi in questa direzione. LUnione bancaria necessita di un puntello pubblico per
lassicurazione dei depositi, ma pi in l di cos lintegrazione della politica di bilancio verosimilmente non
potr spingersi.

Adam Lerrick, dellAmerican Enterprise Institute, suggerisce un meccanismo per attenuare limpatto degli
shock di bilancio asimmetrici, senza il supporto della Bce e senza trasferimenti di bilancio costanti. In una
crisi, i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi vulnerabili aumentano, rispetto a quelli dei Paesi pi forti.
Secondo Lerrick, nel momento culminante della crisi dellEurozona, nel 2012, linatteso incremento dei tassi
di interesse relativi costato alla Spagna e allItalia messe insieme pi di 5 miliardi di euro lanno. Su una
scadenza media dei titoli di sette anni, limpatto complessivo ha superato i 35 miliardi di euro.

Se una parte dei guadagni dei Paesi forti venisse trasferita temporaneamente a quelli deboli, limpatto
risulterebbe attenuato. Secondo la proposta di Lerrick, i membri che ottengono un inatteso decremento dei
costi di finanziamento relativi verseranno il 50% dei guadagni su un Conto di stabilizzazione del costo di
finanziamento dellEurozona. Questi fondi verranno destinati a quegli Stati membri che subiscono un
incremento inatteso dei costi di finanziamento relativi, per coprire il 50% delle perdite. I trasferimenti
cesserebbero una volta stabilizzati i rendimenti relativi, e verrebbero restituiti se i rendimenti si invertono. I
Paesi potrebbero accedere a questo meccanismo solo se rispettano le regole di bilancio.

Un piano di questo tipo non necessiterebbe di un nuovo trattato, non genererebbe trasferimenti costanti e
non socializzerebbe i rischi di credito. Ma sarebbe un gesto di solidariet. Inoltre, ridurrebbe la necessit
delle operazioni definitive monetarie della Bce. Politicamente, insomma, questa proposta potrebbe risultare
allettante per i tedeschi, e al tempo stesso rafforzare quella solidariet che gli altri Stati invocano. il genere
di proposta creativa a cui lEurozona dovrebbe guardare. LEurozona non sar mai una normale federazione:
necessario inventare meccanismi alternativi.

vitale che lEurozona non solo sopravviva, come ha fatto, ma prosperi economicamente e di conseguenza
politicamente. Il periodo di ripresa unopportunit per gli Stati membri di premere lacceleratore sulle
riforme, sia singolarmente che tutti insieme. Se falliranno nellintento, potrebbero arrivare crisi ancora
peggiori.
Copyright The Financial Times Limited 2017

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