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Riassunto - libro "Elementi di antropologia culturale", di Ugo


Fabetti

Antropologia culturale (Universit degli Studi di Milano-Bicocca)

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Antropologia

PARTE 1

Antropologia significa letteralmente studio del genere umano. Le origini dellantropologia non
sono facili da stabilire. Quelle pi lontane risalgono al greco Erodoto (VI secondo A.C) il quale per
non parl mai di antropologia, anche se le sue osservazioni sulle diversit tra Greci e Barbari e
sulla differenza dei costumi tra i popoli, hanno indubbiamente un sapore antropologico. Le origini
pi riconoscibili dellantropologia sono rintracciabili nell umanesimo europeo, nella scoperta e
conquista dellAmerica (1492), e nel periodo successivo alla scoperta dellAmerica perch si
scoperta lesistenza di popolazioni indigene sconosciute e quindi si iniziato ad avere interesse
verso popolazioni diverse da quelle europee occidentali. Allinizio lantropologia studiava solo le
societ geograficamente lontane ma contemporanee, mentre oggi lantropologia studia tutti i tipi
di societ (urbana, non urbana), studia le minoranze, problemi sociali come la prostituzione,
quindi studia tutto e come scienza nasce nell800 e inizia a divenire anche disciplina accademica
(insegnamenti nelle universit). Nell800 gli antropologi non studiavano i diversi popoli
direttamente, bens a distanza, avvalendosi di testimonianze; tra la fine dell800 e inizio 900 gli
antropologi iniziano a praticare la ricerca sul campo, ovvero iniziano a recarsi personalmente
presso i popoli che volevano studiare e andare fisicamente nelle colonie, nelle riserve indiane a
studiare da vicino.

Per gli antropologi le culture sono modi diversi con cui i gruppi umani affrontano il mondo.
L'antropologia per cerca anche di mettere in luce quanto vi di comune o affine tra di essi. Col
tempo il termine "cultura" ha rivestito, per gli stessi antropologi, significati un po' diversi. La
prima definizione antropologica di cultura risale a Tylor (nella sua opera Cultura primitiva 1871)
la cultura quellinsieme complesso che include le conoscenze, le credenze, larte, la morale, il
diritto, i costumi, e qualsiasi altra capacit e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro di
una societ.
Quindi lidea antropologica di cultura che emerge in questa definizione non quella di un
patrimonio di conoscenze personali, ma coincide con lestensione del termine a tutta lumanit: si
intende quella cultura che si sviluppa vivendo con gli altri, tutti siamo portatori di cultura,
semplicemente vivendo lacquisiamo. Unidea molto importante contenuta in questa definizione
che la cultura si manifesta nelle singole societ come una cultura specifica di coloro che nascono e
vivono in quella determinata societ. Tylor sostiene che tutti gli uomini sono dotati di una cultura
(la cultura un dato universale, comune all'intero genere umano). Ed unidea innovativa per la
sua epoca.
Altra definizione di cultura antropologica di Ugo Fabietti (autore del manuale): La cultura un
complesso di idee, simboli, azioni e disposizioni storicamente tramandati, acquisiti, selezionati e
largamente condivisi da un certo numero di individui, mediante i quali questi ultimi si accostano
al mondo in senso pratico e intellettuale. Fabietti sottolinea come la cultura sia trasmessa di
generazione in generazione ma qualcosa si perde o viene rifiutato. Quindi la trasmissione della
cultura non mai automatica, e nessuna cultura viene mai trasmessa nella sua totalit, ogni
generazione sceglie cosa mantenere e cosa rifiutare cultura come oggetto di scelta. Da Tylor in

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poi sono state date molte altre definizioni di cultura, come ad esempio: Malinowski (1944)
riteneva che tutti gli uomini avessero dei bisogni primari e dei bisogni secondari, e la cultura era
linsieme delle risposte che localmente veniva dato a questi bisogni. Bourdieu (1974) sosteneva
invece che la cultura fosse un insieme di habitus, cio di disposizioni corporee e intellettuali che
risultano dallinteriorizzazione di modelli di comportamento e di pensiero socialmente costruiti. C.
Geertz (1973) descrive la cultura come capacit di comunicare.

Caratteristiche della cultura:

Cultura come complesso di modelli: La cultura presenta forme interne di organizzazione.


Tale organizzazione, che non mai rigida e meccanica, coincide con i modelli culturali. I
modelli sono insiemi di idee e di simboli propri del contesto culturale in cui un essere
umano vive e che gli servono da guida per il comportamento ed il pensiero, introiettati
attraverso leducazione, implicita od esplicita I modelli culturali di pensiero e di
comportamento sono quelli che noi seguiamo nel momento in cui ci comportiamo oppure
pensiamo in un modo piuttosto che in un altro (modelli culturali diversi orientano
comportamenti differenti). Esistono due tipi di modelli:
- modelli per: ossia modelli guida per il comportamento e per il pensiero in contesti culturali
diversi (es. come diventare quel genere di donna)
- modelli di: modelli attraverso cui noi pensiamo qualcosa, lo rendiamo coerente con le altre cose
e poi lo consideriamo un modello di come dovrebbero o sono le cose (es. ideale di donna)
Entrambi questi modelli funzionano negli esseri umani allo stesso modo delle informazioni
genetiche negli animali; senza modelli culturali per e di gli umani non sarebbero quello che sono e
senza di essi, quindi, luomo sarebbe funzionalmente incompleto.
Cultura operativa: La cultura operativa perch mette luomo nella condizione di agire in
relazione ai propri obiettivi adattandosi allambiente naturale, sociale e culturale che lo
circonda.
Cultura selettiva: (Fabietti) La cultura un complesso di modelli tramandati, acquisiti e
selezionati: le generazioni successive ereditano i modelli delle generazioni precedenti e ne
acquisiscono di nuovi o in base alla propria esperienza di un mondo in mutamento oppure
per linfluenza di modelli di altre culture. In entrambi i casi agisce un principio di selezione
che si attiva quando i nuovi modelli culturali si accordano con quelli in vigore e quindi
vengono coniugati oppure quando bisogna bloccare leventuale intrusione di modelli
incompatibili con quelli in atto. Tramite la messa in atto dei processi selettivi, le culture si
rivelano sistemi aperti e chiusi contemporaneamente. Non esistono culture totalmente
aperte o chiuse. Sono i processi di selezione ad includere o escludere dai propri modelli
culturali, modelli provenienti da culture differenti che potrebbero rivelarsi dannosi.
ECCEZIONE: colonialismo ha imposto dei modelli culturali con la violenza causando un
danno irreparabile per la cultura di coloro che li hanno subiti.
Cultura dinamica: Dai processi selettivi tipici di tutte le culture intuiamo che le culture
non sono entit statiche e fisse, bens complessi di idee e comportamenti che cambiano nel
tempo, sono quindi prodotti storici.
Cultura differenziata e stratificata: . Allinterno di ogni singola cultura vi sono diversi
modi di percepire il mondo, di rapportarsi agli altri, di comportarsi; nelle societ i modelli
culturali di riferimento spesso risultano diversi a seconda del grado di istruzione, di

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opinione politica, di ricchezza, posizione sociale. Allinterno di una stessa comunit quindi
vi sono delle differenze chiamate, dislivelli interni di cultura. Spesso sono gli interessi, e
quindi la cultura, dei soggetti socialmente pi forti a prevalere: questo un aspetto
definito dallantropologo Roger Keesing con il termine di controllo culturale.
Comunicazione e creativit: I modelli culturali devono essere CONDIVISI dai componenti
del gruppo, ossia devono essere riconoscibili e quindi COMUNICABILI, questo non significa
per che debbano essere approvati e seguiti da tutti. I MODELLI DEVONO ESSERE
RICONOSCIUTI COME FACENTI PARTE DI UN SISTEMA DEI SEGNI CONDIVISO. La cultura
esiste come sistema di segni riconoscibili, ma non significa che questi siano fissi e ripetibili
allinfinito, ma possono essere combinati secondo sequenze riconoscibili ma innovative,
capaci di creare nuovi significati. La cultura infatti ha una natura CREATIVA. Vi anche un
altro tipo di creativit culturale ossia la comparsa di innovazioni che per essere
culturalmente rilevanti devono comportare la riorganizzazione dei modelli culturali e
bisogna che siano accettate dai modelli culturali in vigore, vi quindi un limite a questo
tipo di creativit, non bisogna allontanarsi troppo dal modo corrente di vedere le cose.
Cultura olistica: I modelli culturali interagiscono sempre con altri modelli, e la loro
capacit di coniugarsi in un insieme complesso pi o meno coerente viene denominata
cultura, quindi pi modelli insieme formano la cultura. La cultura viene detta olistica,
cio integrata, complessa, formata da elementi che stanno in un rapporto di
interdipendenza reciproca. In passato non era cos, si usava il metodo comparativo che
confrontava fenomeni diversi senza inquadrarli nel loro contesto.
Prospettiva olistica: la ricostruzione del contesto consente di far emergere le varie
sfaccettature e i differenti significati che un fenomeno pu assumere se osservato da punti
do vista differenti.

Film BABEL
Ci propone una serie di storie che avvengono nei quattro angoli del pianeta: Giappone, Marocco,
Messico e Stati Uniti. Ci fa capire come la globalizzazione esercita i suoi effetti sulla cultura e sulla
diversit culturale e ci fa anche capire che oggi la caratteristica principale del mondo
linterdipendenza tra le culture. In poche parole, ci fa capire che oggi il mondo caratterizzato da
un interdipendenza culturale che ha delle conseguenze complesse sia sul nord del mondo, quindi
sui paesi ricchi e sia sul sud del mondo; quindi un film sulla globalizzazione interdipendenza
che lega ci che accade nel mondo. Nonostante il mondo sia globalizzato, in realt le barriere
culturali rimangono e quindi le differenze, lincomunicabilit tra le culture rimane, anche se oggi le
differenze culturali si sono ridotte, ad es tutti bevono la coca-cola, tutti si vestono allo stesso
modo, quindi da un lato il mondo si semplificato, per dallaltro lato rimangono delle difficolt e
delle barriere. In Babel si vedono anche delle subculture, es. la subcultura dei sordi attraverso il
personaggio della ragazza giapponese e in particolare in questa subcultura il corpo un mezzo di
comunicazione e viene usato a tutti gli effetti per comunicare al posto della parola, per la stessa
ragazza sorda non sta solo nella cultura dei sordi, ma appartiene al tempo stesso alla cultura
giapponese e alla cultura giovanile, quindi ogni persona appartiene a pi culture e subculture
diverse. L a lingua dei segni un prodotto culturale, nel senso che ogni nazione ha la sua lingua dei
segni, due sordi di diversi paesi quindi non si capiscono: es. nello specifico in Cina per indicare le
cose future si indica dietro le spalle, per i cinesi il passato sta davanti e il futuro dietro e quindi
cambia la metafora culturale.

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Un altro tema di Babel sono gli stereotipi, costruzioni culturali, cio immagini attraverso le quali
una societ si rapporta ad una altra ed ogni societ ha i propri stereotipi ed essi sono diffusi
soprattutto attraverso i media, per es. in questo film c la paura di incontrare laltro e la paura di
incontrare soprattutto il terrorismo che influenza la vita concreta e quotidiana della persone.

La ricerca antropologica
il fatto che la cultura sia olistica non comporta il dovere di conoscerla nella sua totalit, ma di
studiarla adottando una prospettiva che ci predispone a stabilire collegamenti tra i vari aspetti
della vita di coloro che vivono quella stessa cultura, quindi il fenomeno bisogna contestualizzarlo.

Letnografia lelemento chiave della ricerca antropologica, segna lincontro con realt culturali
diverse da quelle dello studioso e consiste nella ricerca sul campo.
Il principale compito dellantropologo sul campo quello di raccogliere dati utili per la conoscenza
della cultura che si vuole studiare, che possono provenire dalla raccolta di storie e miti riguardanti
la comunit in questione, aneddoti, proverbi, ricerca di informazioni sui riti, ma soprattutto
provengono dallesperienza personale dellantropologo che vive con la gente che vuole studiare, e
quindi dati provenienti dalla sua osservazione diretta e da un dialogo diretto.
Quello che differenzia lantropologia dalle altre scienze umane che gli antropologi passano molto
tempo a stretto contatto con le persone sulle quali compiono ricerca, ponendosi in osservazione
partecipante: non basta essere li con loro e osservarli, ma lantropologo deve partecipare alle
attivit, condividere il loro stile di vita, comunicare nella loro lingua, e prendere parte alle loro
attivit quotidiane.
Losservazione partecipante comporta lentrata dellantropologo nel mondo della popolazione che
sta studiando. Lantropologo alla fine impara a vedere il mondo dal loro punto di vista, e capire
come essi si vedono nel proprio mondo. Questo non significa che lantropologo sta diventando
come i suoi ospiti, ma sta assorbendo modelli culturali che prima non capiva, ed ancora capace
di far ritorno mentalmente al proprio mondo e pu ancora permettersi unosservazione distaccata
dellesperienza condivisa e partecipata con gli appartenenti alla cultura da lui indagata. Questo
distacco proprio reso possibile dalla possibilit dellantropologo di fare un continuo vai e vieni
tra i due mondi (quello da cui proviene, e quello che studia) che fondamentale per la ricerca
antropologica. osservazione (indica il distacco che lantropologo mantiene) partecipante ( entra
nel mondo del popolo studiato, entra nella loro quotidianit).

Letnocentrismo, cio la tendenza istintiva e irrazionale che porta a ritenere i propri


comportamenti e valori migliori di quelli degli altri. Lantropologia stessa non libera
dalletnocentrismo, nel senso che anche gli antropologi interpretano la vita degli altri popoli
attraverso il filtro delle proprie categorie culturali, per si impegna nella revisione delle categorie
e si sforza di produrre modelli di analisi e interpretazione che siano in grado di rendere conto sia
dellunit che della diversit dei fenomeni che esso studia. Strauss parla di relativismo culturale,
cio non esiste un modello uguale per tutti e per capire un atteggiamento di una cultura diversa
non parti dai tuoi modelli (etnocentrismo) ma cerchi di capirli in quel contesto, ci ti permette di
comprendere la diversit culturale.

PARTE 3
COMUNICAZIONE ORALE E COMUNICAZIONE SCRITTA: Il confronto tra i due stili di
comunicazione, la comunicazione orale e la comunicazione scritta, non va inteso nel senso di
unopposizione ma o prevale una o prevale laltra.

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A seconda di quale posto occupano questi due stili di comunicazione, esistono:

Culture a oralit ristretta: culture coma la nostra, presso le quali esiste una scrittura
diffusa
Culture a oralit primaria: culture che non conoscono alcuna forma di scrittura, oggi sono
quasi del tutto scomparse
Culture a oralit diffusa: culture nel quale presente la scrittura, la si usa principalmente
attraverso leggi e regolamenti, ma il suo uso molto limitato
Culture con oralit di ritorno: (societ in cui viviamo oggi). Il linguaggio televisivo e
lavvento della tecnologia hanno portato ad una regressione della ricchezza lessicale e delle
conoscenze linguistiche di certe fasce sociali e di et. In tali societ si sviluppata una
nuova forma di comunicazione, la comunicazione iconica che quella delle emoticon e
questo ha portato a nuove forme di analfabetismo e quindi sono necessarie forme di
mediazione.

Una fondamentale differenza tra culture orali e culture con scrittura sta nel fatto che quelle con
scrittura godono della presenza di tecniche di trasmissione del sapere e di conservazione della
memoria, mentre nelle culture orali devono essere elaborate delle tecniche per garantire questa
trasmissibilit. Quindi nelle societ orali si tendono ad utilizzare tecniche mnemoniche per la
narrazione poetica, religiosa, politica, giuridica e grazie ad un sistema di ripetizioni e clausole si
fa s che queste formule cambino molto poco nel tempo e si trasmettano pressoch immutate di
generazione in generazione. La trasmissione orale della memoria tende a produrre effetti
omeostatici: tende, cio, ad eliminare tutto ci che non ha interesse per il presente, in questo
modo vengono perdute molte conoscenze del passato.
Unaltra differenza che chi vive in una cultura orale non riesce a pensare in termini astratti ma ha
una modalit di pensiero concreta, poich non stata interiorizzata la scrittura, mentre nelle
societ con scrittura si pensa tranquillamente sia in termini astratti che concreti.
Ulteriore differenza: IDEE DEL TEMPO E DELLO SPAZIO: ciascuna cultura si fa una propria idea del
tempo e dello spazio. Per noi tempo e spazio sono misurabili e quantificabili , ma questo non vale
per tutte le societ, es. in Africa il tempo qualcosa di tipo qualitativo (esempio se dici cinque
intendono la fascia oraria che va dalle 4 alle 6) perch non vi lidea dello scoccare dellora, che
unidea astratta e che quindi appartiene solo alla nostra societ. Nelle societ della scrittura lo
spazio un concetto astratto geometrico e quantificabile e misurabile, mentre nelle popolazioni
primitive (a oralit) la nozione di spazio tende ad essere qualitativa, cio spazio come qualcosa che
costruito dalle relazioni sociali tra le persone e tra le persone e lambiente.

I MEDIA, LA CULTURA E LA NUOVA IMMAGINAZIONE GLOBALE: Da una trentina danni ormai


lantropologia ha iniziato ad interessarsi dei media, perch questi, e in particolare la televisione,
sono produttori di cultura, in quanto suggeriscono comportamenti gusti, valori, idee politiche e
religiose. I messaggi che essi forniscono influiscono potentemente sulle relazioni tra gli esseri
umani e sulla loro immaginazione. Vygotskij defin due stili cognitivi diversi:
Stile cognitivo globale si passa dalla totalit ai suoi particolari;
Stile cognitivo articolato si passa dai singoli elementi alla visione globale;

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Questi due stili non sono opposti ma possono dipendere dalle necessit di un individuo, lo stile
cognitivo pu oscillare tra due estremi. Spesso tutti gli esseri umani tendono a comportarsi in
maniera ora pi globale, ora pi articolata a seconda della situazione in cui si trovano.

LETNOSCIENZA: Conosci il mondo attraverso categorie, ma per categorizzare ci si serve di


prototipi e ogni cultura ha un proprio prototipo.
Dai prototipi si passa a schemi per mettere concettualmente in forma la realt, ad esempio in
relazione al concetto di cane, noi delineiamo la figura di un quadrupede, lo schema in questo caso
la possibilit che noi abbiamo di pensare al concetto di cane.
Gli schemi sono ci che ti permettono di costruire i prototipi.

Il sistema percettivo influenza dalla cultura, infatti individui di culture diverse avranno
percezioni diverse di quella che in realt la stessa esperienza, come per esempio i colori o gli
eschimesi che per dire neve usano tante parole.

Lantropologo britannico Christopher Hallpike ha sviluppato la teoria della distinzione tra tempo
operatorio e concezione preoperatoria del processo temporale, riconducendo queste due
concezioni alla distinzione di Piaget tra pensiero operatorio e pensiero preoparatorio.
Per piaget, Il pensiero operatorio mette in relazione spazio e tempo considerandoli due variabili
dipendenti e produce una concezione quantitativa, lineare e misurabile sia del tempo che dello
spazio. Il pensiero peroperatorio privo di questa caratteristica ed tipico del pensiero infantile
fino a 8 anni, e non stabilisce una connessione tra i fattori di durata, successione, simultaneit.
La mancanza di una concezione non lineare e quantificabile del tempo sembra non escludere la
capacit di coordinare perfettamente durata, successione, simultaneit.
Secondo La teoria di hallpike la mancanza di una concezione non lineare e quantificabile del
tempo implicitamente connessa con un pensiero preoperatorio.

PARTE 4
LA RICERCA DELLA COERENZA: il pensiero umano pieno di incongruenze ma sempre alla
ricerca della coerenza, caratteristica di ogni sistema di pensiero.

SISTEMI CHIUSI E SISTEMI APERTI: Horton, sosteneva la differenza tra i sistemi di pensiero chiusi e
quelli aperti.
In Africa, in quanto sistemi tradizionali, sono sistemi definibili chiusi, mentre quelli che fanno
capo a concetti di natura scientifica sono, invece, denominati sistemi aperti.
Questa distinzione tra apertura e chiusura si rivelata, con il tempo, eccessivamente rigida;
questa distinzione ora va intesa in senso relativo e non assoluto, in quanto lapertura di cui parla
Horton tipica della scienza e non nel modo in cui la gente ragiona e si comporta abitualmente.

PENSIERO MAGICO: Gli antropologi si sono dedicati allo studio della magia perch alcuni popoli
pensano che la magia faccia parte della loro cultura.
Per magia si intende comunemente un insieme di gesti, atti e formule verbali e a volte scritte
mediante cui si vuole influire sul corso degli eventi o sulla natura delle cose, per cui un atto magico
sarebbe unazione compiuta da un mago o stregone con lintenzione di influire positivamente o
negativamente su qualcuno o qualcosa.

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La magia nera consiste in operazioni verbali o materiali su oggetti appartenuti o che sono stati a
contatto con la persona che si vuole colpire; la magia bianca, invece, detta anche curativa, ha il
fine di produrre effetti benefici sul soggetto prescelto.
I primi antropologi interpretarono la magia come unaberrazione intellettuale tipica delluomo
primitivo: mancanza nei primitivi di coerenza logica o come una scienza imperfetta: tentativo di
manipolare, seppur in maniera sbagliata, la natura. I primi antropologi ritenevano, inoltre, che ci
fosse un legame stretto tra magia, scienza e religione.
Frazer riteneva che esistessero due tipi principali di magia: la magia imitativa, che si basava
sullidea errata che imitando la natura la si sarebbe potuta influenzare, e la magia contagiosa, si
fonderebbe sullidea, anchessa sbagliata, che due oggetti venuti in contatto tra loro avessero il
potere di agire luno sullaltro anche a distanza. Anche Frazer credeva nel legame tra scienza-
magia-religione, legate perch usate a spiegare lorigine dei fenomeni.
Malinowski negli anni trenta elabor una teoria della magia molto diversa dai suoi colleghi
precedenti, in quanto faceva distinzione tra religione, magia e scienza (elementi non pi legati): la
religione, secondo lui, non era chiamata a spiegare lorigine dei fenomeni, ma a fornire certezze di
fronte ai grandi misteri della vita; la magia, invece, ha finalit puramente pratiche: magia usata in
alcune attivit pratiche (fabbricare un imbarcazione, piantare..); la magia non ha nulla a che
vedere con la scienza, la quale esiste tra i primitivi solo in forma elementare in relazione ai loro
bisogni e alle tecnologie da loro possedute. Per Malinoswki quindi la magia viene utilizzare per
rispondere a situazioni generatrici di ansia e mette luomo in grado di compiere con fiducia i suoi
compiti importanti.

PENSIERO MITICO: il tema del mito, come quello della magia, ha appassionato molto gli
antropologi. I miti fanno spesso riferimento a eventi che avrebbero dato origine al mondo e
allaspetto che attualmente possiede (es, teorie sullorigine delluniverso o lotte tra divinit dal cui
esito sarebbero dipese le sorti del mondo).
Caratteristiche del mito:
Ignora lo spazio e il tempo
Le azioni dei protagonisti non tengono conto della successione temporale
Fenomeni, che nella realt impiegherebbero mesi o addirittura anni per compiersi, nel mito
avvengono in un attimo
I personaggi agiscono e abitano in luoghi impossibili da frequentare per noi umani: nuvole,
cielo, stelle
Si annullano le differenze tra mondo sensibile e mondo invisibile e le differenze tra i regni,
generi e specie, cos ognuno pu parlare con laltro ed essere compreso
Produce un antropomorfizzazione della natura, attribuisce ad animali, piante e cose
caratteristiche fondamentalmente umane (il linguaggio, sentimenti, emozioni)
Agli esseri umani vengono attribuite caratteristiche tipiche degli animali (facolt di volare,
sopravvivere nel profondo del mare)
Questa comunanza di esseri umani, spiriti, animali e cose rappresenta la situazione originaria di
equilibrio cosmico e di unit, la cui fine avrebbe dato origine al mondo attuale. Solo che si
arrivati ad una rottura di questo equilibrio, per opera di un personaggio particolare, il trickster.
Egli si presenta sotto forma di animale, di semi-divino, o met uomo e met animale; un
personaggio ambiguo nel comportamento e nella personalit. Egli crea, fabbrica, inventa, plasma
la realt cos come gli uomini la conoscono, ma si tratta di una realt piena di contraddizioni
realt contradditoria come il suo comportamento.
Le funzioni del mito: Malinowski riteneva che il mito fosse una sorta di giustificazione a compiere
certi riti, inoltre sarebbe qualcosa in cui le societ possono leggere una morale e infine fissa un

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codice di comportamento, di pensiero e di disposizioni. Brown compar i miti nordamericani e


australiani, con protagonisti animali, hanno entrambi la funzione di rappresentare la realt sociale
nei suoi aspetti complementari, funzionali, contradditori e simili a quelli della societ umana:
infatti i protagonisti animali parlano e agiscono come gli umani relazioni sociali degli animali
simili a quelli delle societ umane.
Una diversa interpretazione di mito stata elaborata, nella seconda met del 900, da Strauss, in
cui il mito viene indagato nella sua attivit speculativa, senza tenere conto dei legami che il mito
pu avere con la vita sociale e culturale di una popolazione (mito slegato dalla cultura del popolo).
Secondo lui, il mito composto da unit minime, i mitemi, che acquisiscono un senso solo se poste
accanto ad altre dello stesso tipo; i mitemi quindi permettono combinazioni possibili al pensiero
umano. Il pensiero umano si trova libero di immaginare anche ci che non potrebbe esistere
realmente; chiamato a conciliare quegli aspetti contradditori dellesistenza umana e del mondo
animale, assume cio il compito di risolvere le contraddizioni tra bene e male, tra vita e morte,
inserendo nel racconto un mediatore simbolico, chiamato a conciliare gli aspetti contraddittori
della realt.

PARTE 5
In tutte le culture si pone il problema di sapere chi siamo noi (s) e chi invece siano gli altri
(laltro). Viviamo in unepoca in cui i contatti tra gruppi umani si intensificano sempre pi e quindi
i confini tra s e laltro tendono a moltiplicarsi.
Il corpo assolve la funzione di mediatore tra noi e il mondo, ed il mezzo attraverso il quale
entriamo in relazione con lambiente circostante. Noi comprendiamo il mondo perch il nostro
corpo stato esposto fin dalla nascita alle regolarit del mondo, ci fa in modo che il corpo sia
disposto e pronto ad anticipare tali regolarit (conoscenza attraverso il corpo); si tratta di una
conoscenza incorporata incorporazione in quanto descrive il nostro essere nel mondo. Questa
conoscenza incorporata del mondo sta alla base di ci che Bourdieu ha chiamato Habitus, cio il
complesso di atteggiamenti psico-fisici mediante cui gli esseri umani stanno nel mondo.
La societ cerca di imprimere nel corpo dei membri della societ stessa i segni della propria
presenza: secondo alcuni antropologi le societ plasmano, fabbricano i loro membri secondo un
proprio modello ideale di umanit. Tatuaggi, circoncisioni, infibulazioni sarebbero tutte pratiche
finalizzate a ci che Remotti ha chiamato antropopoiesi, fabbricazione dellumano da parte della
societ. Il corpo un luogo di messa in scena del s e un luogo in cui si riflettono valori e
disposizioni culturali differenti.

Il confine identitario pi netto quello tra il femminile e il maschile. Lopposizione


femminile/maschile oppone lidentico al differente. Il mito dellAndrogino Per spiegare le
ragioni per cui la donna e luomo si cercano: proprio un esempio del rapporto
identico/differente. Landrogino di Platone infatti identico a se stesso e al tempo stesso
differente in quanto nel suo corpo sono iscritti i caratteri di entrambi i sessi, femminile e maschile.

Lo studio delle emozioni costituisce un settore di ricerca sviluppato solo recentemente


dallantropologia. Gli stati danimo fanno parte di una generale sfera dellinteriorit in cui non
sempre facile distinguere tra emozioni, sentimenti e sensazioni.
I sentimenti sono in genere i concetti che una cultura possiede di un determinato stato danimo
(essere innamorati).
Gli stati danimo non sono universali o meglio non sono espressi ovunque nella stessa maniera.
Sono concepiti e espressi da soggetti culturali cio in base ai modelli culturali introiettati durante

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linfanzia e riplasmati continuamente nel corso della vita di un individuo. Le emozioni vengono
modulate in relazione ad una serie complessa di fattori: et, genere, posizione sociale, contesto
pubblico o privato, concezioni locali della mente e del corpo, nonch le disposizioni individuali che
sono alla base di ci che noi chiamiamo il carattere di una persona. Tutte le culture hanno un
modo razionale di parlare delle emozioni: le emozioni non sono qualcosa che si oppone al
pensiero, ma cognizioni che interessano un Io corporeo, pensieri incorporati.

Etnia: gruppo umano identificabile mediante la condivisione di una medesima cultura, di una
medesima lingua, di una stessa tradizione e di uno stesso territorio.
Etnicit: il sentimento di appartenenza a un gruppo definito culturalmente, linguisticamente e
territorialmente in maniera rigida e definita, tralascia di considerare il fatto che gruppi simili non
esistono in assoluto. Deve essere letta come il prodotto di uninterazione tra gruppi con interessi
diversi spesso innescati da soggetti politici esterni.

PARTE 8
La creativit culturale la capacit di produrre novit mediante la combinazione e la
trasformazione delle pratiche culturali esistenti. Essa presente in tutte le societ.
Una delle dimensioni creative maggiori presente in tutte le societ la festa: essa, come il gioco e
il rito, riguarda la dimensione collettiva e segna una rottura con il corso ordinario della vita; essa
quindi un marcatore temporale di una certa importanza.
Proprio perch si distacca dalla routine del quotidiano, la festa si presta a essere unoccasione
creativa: ad esempio il carnevale, festa che rompe le norme sociali e permette alle persone di
comportarsi alla rovescia rispetto ai tempi normali.
Un altro esempio di festa come momento culturalmente creativo il naven degli Iatmul della
Nuova Guinea: in questa festa, fatta in onore di un giovane che ha compiuto per la prima volta
qualcosa di socialmente lodevole, i parenti del ragazzo lo celebrano travestendosi e adottando
comportamenti tipici del sesso opposto al loro. Perch questo? Probabilmente perch, per poter
trasmettere certi sentimenti, la cultura iatmul deve creare nuovi accostamenti di senso considerati
impossibili in tempi normali, e per fare questo ha bisogno di un clima di festa.
In ogni caso si parla di creativit di una festa quando in essa si compiono accostamenti simbolici
inediti o insoliti, tramite cui possibile trasmettere concetti e stati danimo difficilmente
esprimibili altrimenti.

Una sfera dellattivit umana che noi colleghiamo immediatamente con la creativit sicuramente
larte. Il concetto di arte non universale: ci che definito tale in alcuni contesti culturali pu
benissimo non essere considerato artistico in altri.
Le arti si ripartiscono in visive e non visive: le prime comprendono le arti plastiche e quelle
grafiche (scultura, pittura, danza, teatro, cinema); le seconde sono invece poesia, oratoria, musica
e canto. Questa classificazione per puramente strumentale, e non coglie le motivazioni culturali
che sono allorigine dei prodotti che noi definiamo artistici.
Larte un prodotto dellespressione estetica, che come tale un tratto universale dellumanit:
in tutte le culture vi sono infatti modi di accostare colori, forme, parole e suoni che producono su
chi li esegue o li osserva uno stato percettivo capace di suscitare stati danimo particolari.
La percezione estetica non ha soltanto a che vedere con lidea della bellezza e del suo contrario:
in parte un fatto soggettivo e in parte un fatto collettivo. Essa inoltre non statica, ma cambia
esattamente come altri aspetti della cultura (pensiamo alle mode).

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La produzione estetica di una data cultura collegata ai valori, alla visione del mondo e al modo
di sentire tipici di una certa comunit. Quindi larte sempre e comunque unattivit collegata al
contesto politico, sociale e culturale in cui viene prodotta.
Latteggiamento verso lespressione estetica pu cambiare con le epoche: in alcuni momenti
storici per esempio la produzione di oggetti darte pu essere particolarmente fertile, in altri
invece pu essere limitata (ad esempio i momenti della storia del cristianesimo caratterizzati da
iconoclastia, cio da disprezzo per le immagini sacre).
Non tutte le culture sviluppano allo stesso modo quelle che noi chiamiamo arti: la loro espressione
estetica pu infatti concentrarsi su una o alcune di esse e ignorare completamente tutte le altre (o
quasi). Ad esempio le culture preistoriche hanno affiancato allarte grafica (pitture parietali) larte
plastica (strumenti, monili, statuine). Invece larte africana si concentra quasi esclusivamente sulla
scultura.
Anche allinterno della stessa cultura poi il medesimo oggetto darte pu avere scopi diversi. Ad
esempio tra gli Yoruba della Nigeria ci sono due tipi principali di maschere: le maschere egungun,
di soggetto sacro, e le maschere gelede, di soggetto profano.
In definitiva negli esseri umani appare universale la capacit di esprimersi esteticamente, ma la
forma assunta da tale espressione nelle diverse culture dipende da unampia variet di fattori: la
funzione del prodotto, i valori e le rappresentazioni a cui esso rinvia, luso che se ne fa, il
destinatario e anche la motivazione e lispirazione dellartista.

Al giorno doggi i musei europei e statunitensi ospitano unenorme quantit di oggetti


provenienti dai mondi primitivi ed arcaici, che quindi sono inglobati nella categoria occidentale
di arte. Perch questo?
In primis perch tra fine Ottocento e inizio Novecento i pittori e gli scultori europei davanguardia
iniziarono a prestare speciale attenzione agli oggetti provenienti da Africa, Oceania e Americhe,
che divennero quindi motivo di ispirazione per artisti come Picasso o Modigliani. Essi
consideravano queste opere come senza tempo e dunque le vedevano come prototipi artistici
allo stato puro: le apprezzavano.
La seconda ragione per cui gli oggetti esotici sono stati inglobati nel sistema estetico occidentale
il mercato dellarte. Nel corso dei decenni del Novecento larte tribale inizia ad avere un proprio
mercato, le opere iniziano a costare sempre di pi e ad essere ambite da collezionisti, galleristi e
mostre.
Perch un oggetto etnico sia considerato arte dunque c bisogno di una valutazione estetica e di
una economica, collegate tra loro.
Oggi assistiamo a un costante allargamento del mercato dellarte tribale: nel concetto di arte
rientrano oggetti sempre pi diversi e che magari in passato non erano considerati arte. Questo
una conseguenza del fatto che a partire da un certo periodo le opere ritenute capolavori artistici
da noi occidentali non sono state pi riprodotte dai nativi (di solito perch nelle societ tribali che
le avevano prodotte smetteva di esistere il fine per cui le avevano fatte in origine, ad esempio
scomparivano i riti o le religioni a cui gli oggetti erano collegati).
In molti paesi per esistono oggi artisti nativi che rielaborano creativamente i temi e i motivi
dellarte tradizionale per creare oggetti appositamente da vendere sul mercato.

PARTE 9
Lo studio della produzione e della gestione delle risorse da un lato e quello della costituzione e
dellesercizio di potere dallaltro, competono per tradizione a due branche dellantropologia che

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sono: lantropologia economica e lantropologia politica. La disponibilit e il controllo delle risorse


inseparabile dallesercizio di potere e viceversa.
Con il termine risorsa si intende tutto ci che materiale (acqua, denaro) e tutto ci che volatile
ovvero un sapere o una conoscenza teorica, una idea ecc. La risorsa sia materiale che simbolica.
Inoltre, la risorsa anche qualunque cosa il cui controllo consente ad un individuo o gruppo di
perseguire scopi di ordine materiale o simbolico (acquisire certi beni per utilizzarli a vantaggio
proprio o altrui ecc).
Ad oggi comunque, ben radicata lidea che tutto ci che riguarda la produzione, la gestione, lo
scambio, la distribuzione e il controllo delle risorse materiali rientra nella sfera delleconomia,
mentre tutto ci che riguarda le relazioni tra individui e gruppi sociali mossi da progetti o interessi
rientra nella politica.
Con lo sviluppo delletnografia, divenne chiaro che anche gli altri popoli avevano diverse modalit
di produzione delle risorse e diverse modalit di circolazioni di esse. La discussione sul modo in cui
la distribuzione sociale delle risorse era organizzata nelle societ primitive inizi negli anni a
cavallo della 1 guerra mondiale e grazie agli studi di Malinowski si costruirono le basi per gli studi
antropologici sulleconomia. Egli, ebbe modo di studiare una forma di scambio chiamato Kula
dei Trobriand; esso poi apriva lo scambio profano. Lo scambio rituale aveva lo scopo di ribadire la
relazione amicale e collaborativa tra i partner economici abituali, rinsaldando rapporti tra gruppi e
individui tra loro lontani ma legati da un vincolo sacro dato dagli oggetti cerimoniali scambiati.
Questi oggetti avevano sia un valore materiale (economico) sia un valore profano. Malinoski,
riteneva inizialmente che gli oggetti coinvolti nello scambio fossero scambiati maggiormente a
scopo di prestigio, invece si scopr che venivano utilizzati per comprare i maiali o per pagare il
diritto di coltivare un certo campo. Gli oggetti del Kula, entrano ed escono continuamente nel
circuito e molti oggetti sono stati anche fabbricati apposta, questo dimostra che il Kula una
istituzione economica cerimoniale la quale stata ed oggetto di continue manipolazioni e
strategie attuate dai partecipanti dello scambio.
Con la monetizzazione delleconomia, gettarsi in questo circuito kula, significava entrare
maggiormente in contatto e con la circolazione del denaro; tutt oggi, in questa popolazione, tali
scambi sono lunico modo per emergere politicamente.
Nellultimo secolo, si sono affermate in Occidente, diverse teorie del potere da quelle prodotte
dalla riflessione filosofica nel corso dellet moderna.
La pi recente teoria del potere e quella che ha esercitato maggiore influenza sulla cultura
filosofica e socio-antropologica quella di Foucault.
Foucault, non definisce il potere come sostanza ma cerca di vedere come esso funzioni, agisca e
costringa gli esseri umani a comportarsi in un certo modo. Secondo lui, il potere ovunque, dalle
parole che usiamo, nei discorsi che produciamo, negli atti che compiamo. Per questo F. analizza le
carceri, il sistema giudiziario, la morale sessuale, la disciplina e tanto altro per cogliere come e
attraverso quali meccanismi gli esseri umani siano determinati nelle loro azioni. Il potere si annida
nei modelli culturali che introiettiamo e che determinano i nostri pensieri e comportamenti a
nostra totale insaputa. Il potere una entit pervasiva, e secondo F, gli esseri umani non
potranno mai liberarsene totalmente in quanto esso insito nelle pratiche, nei discorsi, nei media,
nelle istituzioni ecc. In questo caso, il potere perde la sua connotazione politica in quanto non
pi incarnato da istituzioni o figure politiche ma insito, incorporato in tutto ci che esiste.
Unaltra teoria del potere diversa, ma per certi aspetti complementare alla precedente, quella
del sociologo Weber. Egli defin il potere come la probabilit che un soggetto, nel quadro di una
determinata relazione sociale, ha di realizzare i propri scopi nonostante le possibili resistenze. In
parole povere, il potere la facolt di imporre ad altri il proprio volere. Le caratteristiche della

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persona capace di far valere il proprio potere sono per esempio il carisma, lautorit spirituale o
religiosa, o il fatto di esercitare una coercizione di diverso genere (fisica, morale, economica).
Lo studio antropologico del potere ha posto lattenzione alle diverse modalit in cui presso culture
differenti, si crea ci che stato chiamato arena politica, cio uno spazio astratto occupato da
tutti gli elementi che determinano il confronto del potere: organizzazioni, individui, valori,
significati i quali sono manovrati dagli attori politici nel loro confrontarsi.
Ad oggi si considera la politica come uno spazio, unarena in cui si disputa la partita per il potere, e
lantropologia stessa preferisce concentrarsi sugli aspetti dinamici della contesa politica,
prendendo in considerazione tutti gli attori che entrando nellarena, si rivelano interessanti al
controllo delle risorse materiali e simboliche. In base a queste considerazioni che lantropologia ha
adottato quella che stata chiamata prospettiva processuale. Tale prospettiva ritiene che
motivazioni e interessi trovino espressione nellattuazione di determinate strategie. Essa consente
di cogliere meglio la natura del fenomeno politico, in quanto, collegando lazione politica alle
motivazioni, alle strategie e alle scelte individuali e collettive, si confronta di continuo con gli altri
aspetti della vita sociale e culturale.

Controllare delle risorse, non significa soltanto poter decidere della loro destinazione, ma vuol dire
anche avere un controllo sulla produzione di esse.
La produzione, la distribuzione e la circolazione delle risorse materiali sono i temi costitutivi
dellantropologia economica. Questa branca dellantropologia ha origini vaghe, fu solo intorno alla
met del 900che essa emerse grazie a Polanyi che si interess alle economie comparate. Cominci
a leggere gli scritti di diversi antropologi come Malinowski (studio dello scambio cerimoniale),
Boas e Mauss (studi il dono).
Malinowski, aveva notato nei suoi studi che gran parte della vita sociale si basava sulla reciprocit,
essa aveva un carattere sociale obbligatorio e cogente che se non rispettato produceva
riprovazione, sanzioni ed esclusioni. Mauss invece con lo studio del dono, ampli la dimensione
della reciprocit per cercare di dare una spiegazione del suo carattere apparentemente volontario
e gratuito, ma realmente obbligatorio e interessato. Secondo Mauss erano 3 le regole che stavano
alla base del dono: dare, ricevere e ricambiare. Mauss, fece ricorso al termine hau (spirito della
cosa donata) per spiegare la reciprocit, in quanto chi riceveva il dono si sentiva in debito nei
confronti del donatore, obbligato a ricambiare per ristabilire il dono delle forze.
Secondo Polanyi, le forme di distribuzione e di scambio presenti nelle diverse societ sono
fondamentalmente 3: quella retta dal principio di reciprocit, quella basata sulle ridistribuzione e
quella fondata sullo scambio. Ognuno di queste forme si appoggia su un diverso supporto
istituzionale: la simmetria, la centralit e il mercato.
Economie basate su reciprocit/simmetria societ basate su gruppi di parentela.
Economie basate su ridistribuzione/centralit economie dove un autorit distribuisce le risorse.
Economie basate su scambio/mercato economie di mercato (legge domanda-offerta).
Comunque, nella maggior parte dei casi, con la monetizzazione e i cambiamenti tecnologici
introdotti con i piani di sviluppo, vi stata una alterazioni significativa degli assetti sociali delle
comunit.
La riflessione di Polanyi, si concentr soprattutto sulla circolazione e non sulla produzione. La
circolazione dei beni un fenomeno sociale poich lo scambio, la distribuzione, lacquisto e la
vendita di beni portano in relazione tra loro individui e gruppi. Comunque, anche la produzione
un fenomeno sociale in quanto oggetti e beni prodotti incorporano delle relazioni sociali.
Maillassoux concentr i suoi studi sulle comunit domestiche, cio gruppi di individui per lo pi
consanguinei, i quali contribuiscono allo svolgimento delle attivit di sussistenza di interesse
comune. La comunit domestica si fonda su un accesso paritario della terra dove per vige il

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principio di anzianit sociale come fondamento dellautorit. La risorsa fondamentale in questa


comunit, sono le donne, anche esse scelte dagli anziani, in quanto esse sono il fattore chiave
del potere. Gli uomini sposandole, e avendo dei figli possono diventare indipendenti. Come una
ruota, gli anziani concedendo le mogli, danno la possibilit di dare inizio ad un nuovo ciclo
domestico, che vedr appunto nuovi anziani (i giovani di prima) di controllare a loro volta la
produzione agricola e la riproduzione della comunit.
Riprendendo unespressione delleconomista Frank, larticolazione tra sistemi e modi di
produzione locali con leconomia di mercato potrebbe esser definita come struttura della
dipendenza Frank riserva tale espressione alla situazione di subordinazione che si istaura tra
economie del centro ed economie della periferia, tra economie fondate sulla produzione
industriale ed economie fondate dalla manodopera. Questa dipendenza delle economie pi forti,
si istaura per il fatto che queste ultime hanno la possibilit di estrarre dalle economie pi deboli
risorse e in secondo luogo perch le economie forti orientano a proprio vantaggio le economie
deboli facendo produrre loro ci che pi conviene.
Il codice culturale di una determinata comunit decide cosa razionale per leconomia e cosa non
lo , quindi anche leconomia e il modo di spendere il denaro sono costruzioni culturali che
cambiano da cultura a cultura.
E MOLTO DIFFICILE STABILIRE I CRITERI ASSOLUTI DELLA RAZIONALITA ECONOMIA ANCHE
PERCH ALLINTERNO DI UNA SOCIET ESISONO PI GRUPPI CHE HANNO INTERESSI DIVERSI E
OBIETTIVI DIVERSI E CHE QUINDI CONSIDERANO COME RAZIONALI MODALIT DI SPESA DEL
DENARO DIVERSE.

Lattivit politica laspetto intenzionale del comportamento mediante il quale i singoli o i gruppi
manipolano, secondo finalit e interessi specifici, le regole e le istituzioni vigenti nella loro societ.

Unorganizzazione politica potrebbe essere quindi considerata come linsieme delle regole, delle
istituzioni e delle pratiche che contribuiscono a definire il quadro entro il quale si svolge lattivit
politica. Non sempre queste regole, istituzioni e pratiche hanno a che vedere con le idee che noi
associamo generalmente alla sfera politica. Spostandoci verso contesti diversi, non detto che
troviamo le stesse istituzioni.
Parlare di organizzazione politica significa evocare le dimensioni del potere e dellautorit. Potere
e autorit possono essere incarnati da figure sociali particolari che rivestono (per eredit, elezione
o consenso esplicito) determinate cariche: presidente, re, primo ministro, sacerdote ecc. Vi sono
per societ in cui le cariche sono assenti, cos come assenti possono essere istituzioni o ruoli
politici istituzionalizzati. Ci non toglie che siano presenti norme capaci di assicurare la coesione di
un gruppo e il rispetto delle regole. Il rispetto dellautorit, lesercizio del potere, la difesa degli
interessi di un certo gruppo di individui o dellintero corpo sociale possono essere ottenuti in modi
diversi.

Gli antropologi hanno considerato per molto tempo le organizzazioni politiche concrete come se
fossero disposte su una linea continua: dalle forme pi semplici a quelle pi complesse.
Negli ultimi decenni prevalso, come in tutti i settori di studio dellantropologia, uno scetticismo
nei confronti di tali classificazioni.
E utile invece distinguere tra sistemi politici non centralizzati (bande, trib e Big Man) e
centralizzati (potentati e Stati, a loro volta distinguibili in dinastici o nazionali).
La banda stata ritenuta dagli antropologi la forma pi elementare di organizzazione
politica, caratteristica dei gruppi di cacciatori-raccoglitori nomadi. Sono piccoli gruppi
basati sui legami di parentela, che possono essere reali o fittizi e sono creati e mantenuti

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attraverso matrimoni e scambi.


Si caratterizzano per essere fluide: i loro componenti possono cambiare da un anno
allaltro in maniera piuttosto significativa.
Le bande di cacciatori e raccoglitori sono fortemente egualitarie. Esistono persone pi
influenti delle altre, ma non per nascita: tutte le differenze di status sono acquisite. Si pu
acquisire prestigio guadagnandosi la stima e il rispetto degli altri, in conseguenza di qualit
o atti culturalmente valorizzati. Nelle societ di questo tipo, i contrasti sono, in genere, di
natura personale.
Le trib sono riscontrabili presso popolazioni agricole o pastorali e sono organizzate in
villaggi o gruppi di discendenza (che si considerano tali in quanto discendono da un
comune antenato).
La societ tribale priva di classi sociali e di un potere centrale con capacit di decisione, di
controllo e di coercizione nei confronti dei gruppi di discendenza che la costituiscono. Nelle
societ organizzate in trib guerre di piccola scala tra villaggi sono frequenti. La risoluzione
delle dispute spetta a capi villaggi, big men (figura dellarea melanesiana e polinesiana) o
leader dei gruppi di discendenza. Esistono quindi delle figure di autorit, ma questi
individui godono di unautorit limitata: esercitano il loro ruolo attraverso la persuasione e
lesempio, ma non dispongono di mezzi di coercizione. Come le bande, le trib sono
egualitarie; spesso per la stratificazione di genere forte. Lo status dipende dal genere,
dallet, da caratteristiche e capacit personali.
Le trib si distinguono a seconda della presenza o meno di alcune caratteristiche, che per
sono spesso compresenti: i lignaggi segmentari, certe forme di stratificazione rituale, i
consigli di villaggio e i sodalizi.
1. Lignaggi segmentari
I lignaggi segmentari sono i gruppi di discendenza unilineari costitutivi di una trib.
Essi prendono il nome di segmentari perch sono suscettibili di frazionarsi o di
aggregarsi in segmenti di minore o di maggiore estensione. In tali societ viene
posta grande enfasi sulla parentela consanguinea, un fattore che di per s evoca,
anche se a livello di pura rappresentazione, le idee di solidariet e di comunanza di
intenti, oltre che di origini. Lideologia ugualitaria molto potente allinterno di
queste societ e tende a sottolineare il carattere paritario di tutti i lignaggi
segmentari.
2. Stratificazione rituale
In molte societ tribali dellAfrica e del Medio Oriente esiste una distinzione
importante tra lignaggi, la quale si riflette nella funzione politico-religiosa svolta da
alcuni di essi. possibile ad esempio trovare, in queste societ, alcuni individui che,
pur non essendo specializzati nelle funzioni politiche, possono incarnare unautorit
largamente rispettata ed ascoltata per motivi extra-politici (ad esempio la figura del
santo mediatore diffusa nellarea arabo-musulmana)
3. Consigli di villaggio
Dove le popolazioni tribali sono insediate in villaggi permanenti, ogni gruppo di
discendenza ha propri rappresentanti che si riuniscono periodicamente dando vita
ai consigli di villaggio, cio assemblee ristrette, fornite di potere decisionale e
consultivo. Il compito dei consigli di villaggio anche quello di amministrare le
relazioni con altri villaggi ed altre trib.

4. Sodalizi, classi det, societ segrete


Nelle societ tribali membri di diversi gruppi di discendenza possono entrare a far

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parte di sodalizi: essi sono forme associative che hanno la funzione di organizzare
una parte della popolazione secondo progetti dazione specifici.
Un altro tipo di reclutamento di gruppi trasversali rispetto alla trib sono le classi
det: gruppi nei quali vengono ripartiti ruoli, diritti e doveri in base allet sociale
degli individui.
Ci sono poi le societ segrete, costituite da individui affliati mediante riti di
iniziazione: esse costituiscono ancora oggi dei potenti centri di aggregazione e di
potere e hanno limportante funzione di mantenere saldi i legami tra comunit
della stessa cultura che sono state separate oggi dalla creazione degli Stati nazionali
Il Big Man: I capi tribali si caratterizzano per la loro costante opera di ridistribuzione dei
beni e dei benefici e di supporto e di assistenza nei confronti del proprio seguito. Tipico ,
da questo punto di vista, il caso del Big Man, unespressione inglese con la quale vengono
tradotti alcuni termini del linguaggio politico delle societ della Papua Nuova Guinea e
della Melanesia.
Nelle societ prive di lignaggi segmentari, quindi non classificabili come tribali, i grandi
uomini sono figure un po anomale. Il titolo di Big Man deriva dallabilit e dalliniziativa
personale del singolo (e non dalla sua discendenza).
Il potentato pu essere considerato come una condizione politica intermedia fra la trib
e lo stato. I legami di parentela restano molto importanti, ma a differenza delle trib i
potentati sono caratterizzati da: sviluppo di un netto accesso differenziale alle risorse;
comparsa del principio della redistribuzione delle risorse stesse; quella di capo diventa una
carica e non pi una funzione.
E comunque difficile identificare esattamente lo spartiacque tra trib e potentato, in
quanto molte delle societ definite di solito tribali rivelano caratteristici tratti del
potentato e viceversa.
Lo stato la forma di organizzazione politica oggi dominante.
Uno stato tale se: ha unautorit centralizzata, un apparato burocratico-amministrativo
sviluppato, la prerogativa esclusiva di emanare leggi e il monopolio della forza.
Le societ organizzate su base statuale presentano:
a) un accesso alle risorse ancor pi differenziato che nelle forme di organizzazione politica
sin qui considerate;
b) una stratificazione sociale accentuata;
c) la sostituzione dei legami di parentela come criterio regolatore delle relazioni sociali con
rapporti di tipo impersonale.
Negli Stati dinastici dominano le elite ereditarie, il cui potere non bilanciato da istituzioni
espresse dal popolo. Negli stati nazionali invece esiste una popolazione omogenea dal
punto di vista culturale-linguistico-etnico che abita nei confini dello stato medesimo.
Uno stato pu di fatto incorporare dei potentati, e anche trib o bande: cos era ad
esempio negli stati precoloniali (lo stato poteva limitarsi a imporre a trib e potentati
tributi periodici e considerarli potenziali alleati o potenziali nemici a seconda delle
circostanze).

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