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Paolo Marcellini - Carlo Sbordone

Elementi di Analisi Matematica uno


Versione semplificata per i nuovi corsi di laurea

Liguori Editore
6 Iudice

24. .'
SUCcesslanimona .
t One _.._ _._._ _..__._.._ _.._ _._ _ pago 78
25. Il numero e .._ _._.._ _ _ __._._ _._._ _ _ . .. 79

Appendice al capitolo 3
26. Infiniti di ordine crescente _ _ __ _ __ _ _ .._._..
.." 84
27.
28.
Successioni estratte. Il teorema di Bolzano-Weierstrass .
Successioni di Cauchy._ _.. ._.._ _ _ __ _ _ _ . 85
87

Capitolo 4 - LI1\fiTI DI FUNZIONI. FUNZIONI CONTINUE

29. PremeSSIl _. ._ _._. ..__._.__._ __ __.._ _ __. . .. 91


30. Definizioni __..__.__ __._ __._._ _ __ __.. .. 94
31. Legal;De tra limiti di funzioni e limiti di successioni _ .. .. 97
-32. Esempi e propriet dei limiti di fum:ioni _...._._._ _ __.. .. 98
33. Funzioni continue -- -----..--.-..- - --.-.-.--.- - - . .. 101
34. Discootinui t .__ .._ _ _ _ _ _ ... 103
35. Alcuni teoremi sulle funzioni continue _.. ._ _ . .. 106

Appendice al capitolo 4
36. Metodo di bisezione per il calcola delle radici di UDa
equaZIone _ _ _._._.._ _._ _.__..__ .
" 112
37. Dimostrazione del teOl:ema di Weierstrass._......_..__....._ . " 114
38. Continuit delle funzioni monotne e delle funzioni in..
v eTse._ __ __.._ _ _ _ _ _ _ _. _.._ " 115

Capitolo 5 - DERIVATE

39. Tasso di accrescimento. Significato meccanico della


deriva ta __ _ __ _._ _ _ _.._._. __._ _._ _ ., 119
40. Defmizione di derivata _ .._ _._ __ _ _._....._._ _ __.... " 120
41. Operazioni con le derivatc. __ _ _.__..__._ __. . " 123
42. Derivate delle funzioni composte e delle funzioni inverse " 125
43. Derivate delle funzioni elementari __ __ _ __ _ " 128
44. Significato geometrico della derivata. Retta tangente _ .. 131

Appendice al capilolo 5
45. Le funzioni trigonometriche inverse .__ _ _......... " 137

Capitolo 6 - APPLICAZIONI DELLE DERIVATE. STUDIO DI


FUNZIONI

46. Massimi e minimi relativi. Teorema di Fermat.. _._ " 141


47. I teoremi di Rolle e di Lagrange __.._ _ _ _ .. " 144
Indice 7

48.
49.
SO.
crescenti e pago 146
Funzioni convesse e concave
li teorema di L'H6pital
..
..
148
152
5!. Srudio del grafico di una funzione .. 155
52. La formula di Taytor. prime propriet .. 158

Appendice al capitolo 6
53. Ill:eorema di Cauchy. TI teorema di L'HOpital nel caso gene-
rale._. . . .. 163

Capitolo 7 - FUNZIONI DI PI V ARIABIDI

54. Funziolli di due variabili: dominio; rappresentazione caT-


tesiana._.. ._.__. .__._. . .. 169
55. Limiti e continuit __" 178
56. Derivate parziali. Gradiente._ __" 180
57. Derivate successive. Teorema di Schwarz " 184
58. Massimi e minimi relativi_ l.. 187
59. Funziolli di tre o pi variabili reali___ " 193

Appendiu al capitolo 7
60. Differenziabilit _ . 196

Capitolo 8 - INTEGRALI DEFINID


61. TI metodo d esaustione._.....__ __...__....._...._ ..._._.__ " 199
62. Definizioni e notazioni_._..__._ __.__._._.__.... 203
63. Propriet degli integrali definiti _ ___" 208
64. Il teorema deUa media .. 211

Appendice al capitolo 8
65. Uniforme continuit. Teorema di Cantor. Funzioni
lipschitziane _ ..
66. IntegrabilitA delle funzioni continue _ .. 213
216

Capilolo 9 - lNTEGRALl INDEFINITI

67. Il teorema fondamentale del calcolo integrale...._.__. ." 217


68. Primitive. Fonnula fondamentale del calcolo integrale .__" 218
69. L'integrale indefinito _ ..__ __._._._..__.__._.._.___.. 221
70. Integrazione per decomposizione in somma_.__. .. 223
71. Integrazione delle funzioni razionali ______.. 225
8 illdice

72. Integrazione per parti . ._ pago 230


13. Integrazione per sostituzione .. 232
74. Calcolo di aree di figure piane ._.__
. ___" 236

Appendice al capitolo 9
..
751 ntegra l..
l lmpropn. _ _._ _ _ _._ _._._ _ __ __.. " 238
76. Definizione di logaritmo, esponenziale, " 241

Caplia/o 10 - FORMULA DI TAYLOR

77. Resto di Peano " 245


78.
79.
Uso deUa formula di Taylor nel calcolo di limiti
Resto integrale_
.. ..._..
._--
- _------_ _. __ _..- .._-
... ...
_._-- "
"
250
253
BO. Resto di Lagrange
" 254

Appendice al capitolo 10
81. Tabulazione di funzioni .... . ... ..._" 255

Capitolo 11 - SERIE

82. Serie numeriche _. .. 259


83. Serie a termini Don negalivi ._ _.__ .. 263
84. La serie geometriea _ __.._..__. .._.._ ._ _ " 264
<L
8:J. ' annomca
a serIe . _.._ _ _ _ __ _ _ _ .. " 266
86. Criteri di convergenza_ __ _ _._. .._.__ __ _ _.._._. tt 269
87. Serie alternate .._..__.__._ _._ __..__._._ t,
272
88. Convergenza assoluta_ _.. _. . .. 274

Appendoce al capitolo 11
89. Serie di Taylof. . _ _._- " 275
Col 'l IP 01_ Il UCl:I tu. "lS I) ....-.. !P 0lAl n.-
IP IJDWOJ .J01l"l !P 'f1l1tl.KlJ
lt lt
C6L ti O:IQI l! glP
JOlhJ. IP '/lllWOJ !g 'QS" Il IP
lt lt
(119 tl O"I"-I;,U! un Ul WOpilJ\J III\ln IP
(99 Il OICOID 1;P :".]IIWlld "11"P 1II>OJZl'U"'lOl1UU
IlllllUilWBPUOj lIlnWlOJ (c, Il !p rUl;.JOal
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lt lt lt
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auo.lloft.lJ or
12 Capitolo l.

tiva. Nel paragrafo successivo riportato un elenco delle pro-


priet che assumiamo valere per assioma. Dividiamo tali propriet in tre
gruppi: quelle relative alle operazioni, le propriet relative all'ordinamento,
e l'assioma di completezza.

2. Gli assiomi dei numeri reali


Assiomi relativi alle operazioni. SODO definite le operaziOJ;li di addizione
(+) e moltiplicazione (.) tra'coppie d numeri reali, con le seguenti propriet
(8 b, c indicano numeri reali generici):

(2.1) Propriet associativa:


(a + b) + c = a + Cb + c), (a b) . c = a . Cb . c).
(2.2) Propriet commutativa: a + b = b + a, a b = b . a.
(2.3) Propriet .distributiva: a . (b + c) = a . b + a . c.
(2.4) Esistenza degli elementi neutri: esistono ill R due numeri distinti O, 1, tali
che a+0=8, a1=a.
(2.5) Esistenza degli opposti: per oglli numero reale a esiste un numero reale,
indicato ,con. - a, tale che a + (- a) :: O.
(2.6) Esistenza degli inversi: per ogni numero reale a * O esiste u.n numero,
Indicato COli a-I, tale che a (a-I) = 1.

Assiomi relativi all'ordinamento. definita la rela2ione di minore o


uguale tra coppie di numeri reali con le seguenti propriet:

(2.7) Dic%rJzia: per ogni coppia di rltimeri reali a, b si ha li [; b oppure b li.


(2.8) Propriet asimmetrica.. se valgono contemportUleamente le relazioni a 5 b,
b 5 a, aUo'/'a a = b.
(2.9) Se a 5 b allora vale anche a -t-- c 5 b + c.
(2.10) Se 0.$ a e O 5.h allora valgono anche O :5 a + h, O:f a . b.

Assioma di completeiza

(2.11) Siano A e B due insiemi non viloti di Ilwneri reali con la propriet che a:5 b;
comunque sLscelgano a elemento di A e b elemento di B. Allora esiste
almeno un numero reale c mie che a:5 c:5 b, qualu.nqliesiano a in A e b in B.
l 11//IIII:ri e le ftm:tioni reali 13

3. Alcune degli assiomi dei numeri reali


Nel paragrafo precedente sono state elencate le pwpriet dei numeri
reali che vengono assunte come assiomi. Tutte le altre propl;et e teoremi
esposti in que;sto libro discendono dagli assiomi. Sono conseguenze degli
assiomi anche quelle propriet elementari che in genere fanno parte del
bagaglio matematico di ogni come ad esempio il fatto che un
prodotto nullo quando almeno Imo dei due fattori nuUo, oppure quella
regola dei segni per il prodotto (che, dagli studenti deHe scuole elementari.
talvolta accettata come imposizione, perch incompresa) che
rnr;nte si enuncia: meno per meno fa pi; oppure la norma di frequente
applicazione nel risolvere disequazioni: moltiplicando entrambi i membri
per una quantit negativa. il verso della disequazione cambia.
Di seguito esaminiamo alcune propriet, come quelle sopra enunciate.
che sono conseguenza degli assiomi dei numeri reali.

(3.1) Vale la regola di semplificazione rispetto al/a somma: se a + b = a + c,


allora b = c.

Utilizziamo gli assiomi (2.4) e (2.5). di esistenza dello zero c dell"opposto - a. e le


propriel commutativa e associativa:

b '" O + b '" [a + a)] + b '"

[(- a) + al + b '" a) + (a + h)

essendo a + b = a + c, si ottiene

b '" (- a) + (a + h) '" (- a) + i.-- + c) '" [(- a) + al + c",

= [a + (- a)] + c = O + c = c + O = c.

(3.2) Vale la semplificazione rispetto al prodotto: se a b = a c e se a"#. O,


allora b = c.

Si pu procedere come nella dimostrazione della propriet precedente scambinndo In


l
somma con il prodotto e avendo faccortezz8 di ricordare che l'inverso a- di un numero
reale a esiste purch sia a O. In tal caso, nella linea deLla dimostrazione di (3.1). si ha:

b = b . 1 = 1 . b = (a . a-I) .b = (a-I. a) . b =
= a-l. (a . b) = a-l. (a . c) '" (a-I. a) . c =

= (a . a-I) . c = 1 . c = c . 1 = c.
14 CopJo'/o J

(3.3) Il prodotto ab nullo se e soltanto se almeno tinO dei due fattori nullo.

Proviamo preliminarmente l'implicazione con il "se"; proviamo che aO = O per ogni


numero reeJe a. Ricordiamo ehe lo per l'us;oma (2.4), l'elemento neutro rispetto alla
somma; cio hlle che a .+ O = a per .agoi reale a; ricordi:lmo IU1(:!le che l, elemento neutro
rispetlo al prodollo, per l'assiOftlB (1.4) soddisfa la relazione"al _ a per ogni reale a.
In base alla proprietli R5'"Yiativl abbinmo allora

io + a . O .. a . l + a . O "" I . (l + O) = a . 1 = Il '" a + O

da cui, .semplificando entrnmlli i membri in base alla propriet. (3.1), oUeniamo .-0 O.
Proviamo ort l'implicazione con il -solo se.; a tale scopo lupponiamo che ab - O; se a .. O
la lesi rnggiunta; altrimenti, .se a>!D, esiste l'imeno a-I e -si ba

b = b . I =b (a a-l) = a-l. (. b) = a-l. O .. O.

Si noti cile, nell'ultimo passaggio, abbiamo utilin.,to qualHo aill. provato nelllll prima
parte della dimostrazione.

La precedente proposizione (33) spiega nell'ambito dei numeri


reali non sia possibile la divisione per zero, cio perch neU'llS5ioma (2.6) di
esistenza dell'inverso a-l si richieda che Infatti, se a = O allora ab = O,b
= O rerogni numero b e percib non esiste un numero reale 0-1 tale che
().lr = 1.

(3.4) l:opposto di un. numero reale un.ico.

In base all'assioma (U), per ogni numero reale a esiste l'opposto di ., indk:ato con - a,
tale che a + (- a) - O. Se suppOlliamo che risulti anche a + b = O, allora, per la legge di
semplificazione (3.1) si ba - 11 b; quindi "opposto t. unico.

(3.5) L'tverso di W'I numero rl!.Q./e non nulla unir;o.

Stessa dimostrazione del CIISO precedente.

(3.6) Per ogni reale a vale la proprietb - (- a) = a.

li numero - (- a) , pcr definizione, l'opposto di - aj ma essendo

a + (- a) = (- Il) + a ... O.

risultlll che : l'opposto di - a, cioll.a _ - (- a), in base alla propriet (3.4) chc l'opposto di
un numero reale unico.

(3.7) Per ogni coppia di numeri reali a, b risulta (- alb = - ab.


/ tlWllui e le flUlzioni reoli 15

Per la propriet distributiva si ha che

(- a) . b ... 1'1 b .. [(- a) ... al . b = O . b = o,

da cui ah l'oppOllto di (- a)b, c;QA - ab .. (- a)b.

(3.8) Per ogni coppia di numeri reali a, b risulta (- a)(- h) = ab.

Come conseguenza della precedente propriet (3.7) e delJa propriet commutlltiva (2.2)
abbiamo.

(- 'l . (- b) - [a . (- b)i = - [(- b) . al


- - (- (b .)] = - [- (. b)];

la conclusione se&ue infine dalla (3.6), essendo - [- (ab)} = ab.

Gli assiomi del paragrafo 2, relativi all'ordinamento, si riferiscono aUa


relazione di minon od uguale (s:) tra le coppie di numeri reali. La relazione
di maggiore od uguale ricondotta a quella di minore od uguale
diante la definizione:

(II simbolo <=> sta per ...). Pertanto la relazione di > gode di pro-
priet analoghe a quelle di s.
Infine le relazioni di minore ) e di maggiore (, dette anche relazioni
di minore stretto e, rispettivamente, di maggiore stretto, sono definite da:

(3.9) La re/azione a S; b . equivalente alla relazione b - a o.


IDratll, se a S b, allora per la (2.9):

a-bsb-b",O.

Viceversa. se b - a O, sempre per la (2.9) e per la propriet associlltiva dell'addizione


si ha:

a '" O ... a S (b - a) ... a .. b + [(- a) ... aJ '" b _

(3.10) Proprief transitiva deU'ordintlmento: se a S b e b S c nllora a s c.


16 Capilolo I

Supponiamo che a :s bob s: c: per La precedente proprietl (3.9) risulta OS b - a, OS c-b.


Dalla (2..10) si oniene poi

o S (b - B.) + (c - h) :: c - a

che. l1DCOl"lI per la. (3.9). eqninle ad a s: c.

(3.11) Risulta a ;=: O se e soltanto se - a s: O.


Infatti. per la (2:9); se O S n -allora

O + (- a) S a + (- a),

c.ioa - a :S O. Viceversa, se - a s: O" allora a + (- a) S' a. O s: a.

(3.12) Se a S b e c;=: O allora a . c S b . c.

Inf/ltli, se a S b allora. per la (3.9) t anche O .lO b - a dll- cIIi, per in (2.10) e. per la
proprieta distributiva (2.1);

o S (b - a) . c .. b . c - a . Co
ancora per la (3.9), c S b . C.

(3.13) Se a S b e c $ O a{ibra a c b . c.

Per le ipote::si e per la (3.11) s.i ba O .lO b - a. - c O. Dalla (2.10) si ottiene

o S (b - a) . (- c) = - b . c + a c,

da cui, per la (3.9), b . c !> a . c

L'assioma di completezza (2.11) a prima vista pu sembrare ovvio: se


tutti i numeri dell'insieme A sono mioOli od uguali a rutti i numeri dell'in-
sieme B, allora esister certamente un numero c intennedio fra A e B, cio
(aIe che a c b per ogni elemento a di A e per ogni elemento b di B;
baster infatti scegJiere come numero c il pi grande elemento di A, oppure
il pi piccolo elemento di B.
Ebbene, la frase scritta precedentemente fra virgolel1l! sbagliata! Infatti
non tutti gli insiemi numerici hanno il pil1 grande o il pi piccolo elemento
(rimandiamo al paragrafo 12 per un approfondimento di questo punto): ad
esempio, l'insieme

B {l. ,
I Ilumrri e le funzit:mi 17

che, rappresentato sulla reUa d luogo ad uno schema come quello in figura
l.I, ha il pi grande elemento, che uguale ad l, ma non ha il pi piccolo
elemento; potrenuno essere tentati di dire che lo zero il pi. piccolo
elemento di B, ma lo zero nO'1 pn elemento di BI Infatti lo zero diverso
da 1/0 qualunque sia n (una frazione nulla se e soltanto se il numeratore
della frazione nullo).

, .e. o o o o

o 1 1 1
.........$" 1 1 1
4 3 7

figura 1.1

L'assioma di complete7.74 , in effetti, un assioma molto pi protondo di


quanto poss't sembrare a prima vista, Come mostreremo nel paragrafo S,
tramite l'assioma di completezza possibile distinguere l'.insieme
dei numeri rappresentabili sonp forma di frazione, insieme detto dei numeri
raz.ionali, dall'insieme dei numeri reali.

4. Cenni di teoria degli insiemi


Introduciamo alcune notazioni e definizioni traUe dalla teoria degli
insiemi. Sia S un insieme di natura qualsiasi. Per indicare che x un
elemento di S scriveremo:

x e S (x appartiene a S).

Per indicare, invece, che y non un elemento di S, scriveremo:

Y' S (y non appartiene a S).

Se A un insieme i cui elementi sono anche elementi di S, diremo che


A un sottoinsieme o parte di S.
Tra i sooinsiemi di S si suole considerare anch l'insieme vuoto, cio
l'insieme privo di elemepti, che si indica con q,.
Se A e B sono due sottoinsiemi di S, l'inler.It:lione A n B .di A e B
"insieme degli elementi di S che sono comuni ad A e B (figura 1.2):

(4.1) A n 8 = {x eS: x E A e " E BI.


L'unione A u B di A e B l'insieme costiruto dagli elemc:nti di S che
appartengono ad almeno uno dei due insiemi A e B (figura lo3):
18 Capi/olo l

(4.2) A u B = Ix ES: X E A oppure x E B}.


Diremo che A contenuto in B (A &: B) se ogni elemento di A anche
elemento d B:

Figura 1.2

(43) (A '" B) (a e A a E B)

Si conviene che l'insieme vuoto sia contenuto in ogni sottoinsieme di S.


Se A contenuto in B ed diverso da B. si dice che A una parte propria
di B.
li simbolo <=> si legge e solo se o, come gi detto, equivale ed il
simbolo ::;. si legge implica...

.

a
I

Figura 1..3

Se A e B sono due sottoinsiemi dell'insieme S. il complemento A - B


di B rispetto ad A l'insieme degli elementi di A che non appartengono a
B (figura 1.4),
I numeri e funzioni reali 19

(4.4) A - B = {x ES: x E A e.x BI.

In particolare, per A = S. l'insieme S _ a, complemento di B rispetto a


S, si chiama anche complementare di B e si indica con ,Bc oppure con - B.
Evidentemente si ha

(4.5) AcB BC;AC .

L'insieme di tutti i sottoinsiemi di S si. suole indicare con P(S) e SI


chiama insieme delle parti di S.

M A .J

\\
Figura lA

Siano A e B due insiemi. Si chiama prodotto cartesiano di A e B e si


indica con A x B l'insieme di tutte le coppie ordinate (S., b) con la prima
coordinaUl a appartenente ad A e la seconda coordinata b appartenente a B.
Le coppie ordinate sono caratterizzate dalla seguente propriet:

(4.6) (a, b) = (a', b') se e solo se a=a',b=b'

Nel caso particolare in cui sia A = B, un sottoinsieme di A x A si


chiama re/azione binaria in A.
Una relazione binaria 9t in A si chiama relazione di equivalenza, se
gode delle seguenti propriet:

1) riflessiva: per ogni a.E A si ha (a, a) E ':X


2) simmetrica: (a, b) E 9t implica (b, a) E 9t
3) transitiva: se (a, b) E 'n e (b, c) e
91, allora (a, c) E 9t

Se (a, b) E 9t si scrive a - b e si dice che a e b sono equivalentl.


20 Capitolo 1

Indichiamo con [alla classe di equivaLenza di a E A, cio ('insieme degli


elementi equivalenti ad 8. Si prova facilmente che due classi di equivalenza,
o coincidono o SODO prive di elementi comuni.
L'insieme delle classi di equivalenza di elementi di A rispetto alla rela
rione 9t si chiama insieme e si indica con il simbolo Afl., cio

(4.7) AJ'Jt = l[aJ' a e AI.

Una relazione binaria 9{ su A si chiama relazwne d'ordine. se gode delle


seguenti propriet:

1) riflessiva
2) transitiva
3) asimmetrica: se (a, b) =. c;'J{ e (b, a) E $R. allora a = b.

La relazione di minore o uguale tra coppie di numeri reali considerata


nei paragrafi 2 e 3 del presente capitolo una relazione d'ordine.

5. NUI:neri naturali, interi, razionali


Abbiamo visto come tra gli assiomi dei Dumeri reali ci sia l'esistenza
degli elementi neutri O e 1. Quindi apparteITan..Do ad R (come gi detto,
indichiamo COD R l'insieme dei numeri realO anche i risultati delle opera-
zioni eseguite a partire da O e 1. In particolare sono numeri reali: 1 + 1 = 2,
(l + 1) + 1 = 3, ... Tale sottoinsieme di R. che si chiama insieme dei numeri
naturali, si indica con

(5.1) N = {l. 2. 3... n . 1.

Nel paragrafo 11 sono studiate alcune propriet dell'insieme N dei nu-


meri naturali.
Analogamente indichiamo con Z il sottoinsieme di R costituito dagli
elementi di N, dai loro opposti, e dallo O. Cio l'insieme dei numeri interi (o
interi relalvi) si indica con

(52) Z = IO. + 1. 2... J = [D{ v I n , n e N).

I risultati della divisione mln (che, con la terminologia introdotta dagli


'*
assiomi, significa mn-I ) con m, n e Z, n O, si chiamano numeri razioMli e
si indicano con
l lIumeri , le fimd()jfi. reali 21

(5.3) Q = {l: :m, n EZ, n a} . "F-

Risulta N Z l:; Q ; R. Naturalmente, essendo N, Z, Q souoinsierrq di


R. su di essi sono definite le operazioni di addizione e di moltiplicazione e
l'ordinamento indotti da R. Per essi Don soddisfano tutti gli assiomi dei
numeri reali. Ad esempio, N non soddisfa (2.5): nell'ambito di soli numeri
naturali non esiste l'opposto di alcun numero. Z non soddisfa (2.6): tutti i
numeri interi, escluso l, hanno per iI1verso un nwnero reale che non
intero; in altre parole, non esiste l'inverso neU'ambito dei numeri interi.
Si pu verificare che invece Q soddisfa tUtte le propriet aigebricbe
alle operazioni e all'ordine. L'unico assioma Don soddisfatto da Q
l'assioma di completezza (2.11).
Per dimostrare ci, premettiamo la seguente

PROPOSIZIONE. -. Non eruu alcun numero r-ationale c tale che c! = 2.

2
Dimostrazione: sia pe"r assurdo c un numero razionare posilivo tale che c '" 2. In base
alla (S3) esiStono m, n numeri interi, che suppc;rre entrambi posilivi. lidi che c :
mio: Se necessari':) pc>$!liamo -.semplificare. la frazione min. oUenendc.. "' e n non entrambi
2 2
pari. R,isulta (mln) _ c a 2. ciot 201 '" mI. Essendo il primo membro 2n un numero intero
pari, anche mI deve essre pari;. ma allora anche m deve pari (se m fosse dispari.
1
ancbe m Sarebbe dispari); quindi m = 21t, con k inte:'O. Ne segue che

doe

Ripetendo il ragionamento. risulta che anche n deve essere un numero pari, cibo che
contrasta con l'Ipotesi che m ed n si'no numeri Interi non entrambi pari.
eonsideriamo ora: gli insiemi

A = [a.E Q : a S 01 u la & Q: a :> O ,l < 21,


8",(be Q:b>O,b :>21.
,
Tutti i numeri di A sano minori di tutti i numeri di B. Inollre, la propo.sizione
precedente, risulta AvB '" Q e AnB = fI.
Se esislesse un numero razionale c con la proprie Il che a S c S b. per ogni a e A. b e B,
tale numero dovrebbe appartenere ad A oppure a 8.
Sltpponiamo c c A. Non polendo essere c S O, ne segue che Cl <: 2. Sia n un numero
naturale maggior:-: di (2c + 1)/(2 - c2); certa.mente esislenle per propriet di Archimede (si
2
veda il paragrafo 12). Allora, essendo lIn <: 1/n,

(5.6)
:p. CflpilOlo ]

per cui c + E A, il che assW'tlo perc:h c pi grande di tutti gli elementi di A.


"
Anlllogamenie si pervierte ad un assurdo Iiupponendo c e B. Osserviamo ora che i due
insiemi A e B, costituiti rla numeri 11lzionali. possono essere riguardati come insiemi di
numeri reali e quindi, per l'assioma di completezza. esiste un numero c con la propriet
che n S; c S b per ogni a E A. b e. B. Tale numero, che si pu dimostrare essere unico, tale
che rl .. 2, irrozionElle e si denota con il simbolo c '" ..J2 .

Riassumendo con par9le semplici, possiamo dire che neU'insieme dei


numeri naturali N si possono eseguire le operazioni di addizione e di molti-
plicazione, ma nOD possibile io. genere eseguire le operazioni inverse di
sottrazione e di divisione. Z Wl ampliamento di N che permette di calco-
lare anche le differenze, ma non i quozienti. Q \W ulteriore ampliamento;
in Q possibile eseguire le quattro operazioni fondamentali (tranne natu-
ralmente la divisione per zero), ma non possibile in generale eseguire altri
calcoli altrettanto utili, come ad .esempio l'estrazione di radice. Come ve-
dremo, R invece sufficientemente ricco per la maggior parte delle applica-
zioni.

6. Funzioni e rappresentazioue cartesiana


Siano A e B due insiemi di numeri reali. Una funzione di A in B UDa
legge.che ad ogni e.Iemento di A fa corrispondere uno ed uno solo elemento
di B. Se indichiamo con f tale funzione, scriveremo f : A B. oppure
y = ((x), intendendo che ad ogni eJemento x E A corrisponde, tramite la
funzione f, l'elemento y =- f(x) e B.
Si dice che A iI dominio o insiemI'! di definizionI'! di f. TI simbolo l( )
indica un complesso di operazioni che devono effettuarsi su' x (argomento di
f) per ottenere y (valore di f), come negli esempi seguenti:

(6.1) f(x) = 2x + 1 occorre moltiplicare x per 2 e sommare l;


(6.2) f{x) = 1/x occorre calcolare l'inverso di x;
(6.3) f(x) = .fx si deve calcolare la radice di x;
osexez occorre riconoscere se x intero oppure
(6.4) f(x) = no; e di conseguenza assegnare ad f(x) il
{1 altrimenti valore O oppure 1.

La funzione (6.1) definita per ogni x reale; in altre parole il suo dominio
tutto R. La funzione (6.2) definita per x #. 0, quindi il suo dominio
l numeri e le fUllzioni reali 23

A = Ix E R: x :j:. 01. li dominio della (6.3) A = (x E R: x O) mentre la


(6.4) definita su tutto R.
D valore f(x) della funzione f in x si chiama anche immagine di x
mediante f.

.,---- ------ P
l
r
l
l
!
,
Cl "

Figura L.S

Ricordiamo brevemente come effettuare la rappresenuzzione cartesiana


di una funzione. Riferendoci alla figura 1.5, consideriamo due rette perpendi-
colari che si intersecano in un punto 0, origine degli assi. Fissiamo sulle due
rette una direzione positiva ed una unit di misura. Chiamiamo asse delle
ascisse, o asse x, una delle due rette, asse delle ordinate, o asse y, L'altra retta.

y: 2x4-1 yo' y '-.


1/

y "2"
1 i
-
,
1
J
,
y 1
,
'\
1

y-IX

/' ....( )..... _-- y



OselCEZ
y..( 1 altrimenti

1 2 3 4 5' -2 , x

Figuro 1.6

Ad ogni numero rcale x corrisponde in modo biunivoco un punto P 1


dell'asse delle x. scelto in modo che il segmento OPI abbia lunghezza
24 Capitolo l

uguale ad x. Analogamente ad ogni numero reale y corrisponde un punto P2


dell'asse Y1 tale che il segl.. OP2 abbia lunghezza uguale a y. Tracciamo
due rette parallele CIgli assi e passanti rispettivamente per Pl e P2. Il punto P
di 'ilfcontro delle due c'orrisponde in modo biunivoco nlla coppia di
numeri reali (Xi y).
Se assegnata una funzione f. in corrispondenza alle coppie di numeri
re:ali (Xi f(x abbimo uIi insieme di punti del piano, ottenuti con la rappre-
sentazl.one cartesiana sopraindicata, che costituisce il grafico della funiione.
In figura 1.6 abbiamo .riportato i grafici delle quattro funzioni conside
t'ate fui dall'inizio del paragrafo; il lettore verifichi i disegni proposti per
punti, c:ioa: assegnando alla variabile indipendente x dei valori su cui calco-
hue semplicemente la. funzione; ad esempio, nel caso (63), x = 0, l, 4, 9,...

7. Funzioni inverlibili. Funzioni monotne


Una funzione f da A verso B si dice iniertiva se distinti banna
immagini distinte.. cio, equivalentemente, se sussiste l'mplicazione
(7.1} l(x,} f(",}

La funzione f si dice poi se per ogni y B esiste almenO' un x e A


<aie <be y = f(x).
Urta funz.one f me- sia oontentpotaneamente inietti-va e sU'riettiva da A
veno B si dice biunivoca. Ci vuoi dire che f non soia fa corrispondere ad
ogni x e A uno ed un SO"Ic-valoTY E B, ma anche che per ogni Y E B esiste un
sofo- x e A rate che y == f(x).

. Y'" (1 (y)
// - --------
---------/-
,,?..../ j
L - :
.J" l.
A
, y
I f. B I

Figura. 1.7
l mUllui t 1ft fl/lltioni renli '25

In tali condizioni diciamo che f inve7libile. La funzione da B ad A che


ad ogni Y E B fa corrispondere l'unico x e A per cui ((x) = y, si cbiama
funzione inversa e si indica con [l. Si ha (il simbolo 'V si legge per ogm1:

(7.2) r'(I(x)) = x, V x e A; I(r'(y)) = y, 'Vy E B.

Da notare che spesso si cambiano le notazioni ed invece di usare


x = I l (y) si preferisce. con un pure scambio di simboli; y = I l (x) , per
mettere in luce che la variabile indipendente quella dell'argomento di t-l.
In figura 1.7 riportato il grafico di una funzione f:A - t B invertibile o
della sua inversa [l: B -tA.

Ad esempio, la furnione (6.1) invertibile; infatti, fi!l5ato Y..'f(x), risulta x:= (y -1)f2. La
fun%ione inversa della (6.1) quindi

,-l
(73) r'(x)= 2.

Anche la funzione (b.2) invertibile e risulta;-' (x) := ili ( solo un caso che ( ed r l
coincidanol). La funzione (63) anche invertibile e r(x) _ il, per x !: O. Mentre la (6.4)
nOlI invertibilc, perch non stabilisce una COrrisPODdenza biunivoca tra l'insieme A <> R e
l'insieme' B costituito dai scii due valori O, I.

Diremo che una funzfone f mandfbna fil W msieme A, se verifica


una' detle Gondzioni seguenti ('r/ :il,!, x] e- A):

(7.4) f strettamente crescente: Xj < '" ='> t(x,) < I(x,),


(75) f CresCente: x, < x, ='> t(x,) $ t(x,).
(7.6) f strettamente dgcrescenle: Xz ==> f(x) > f(Xi),
" o::::

(7.7) f decrescente: x, < x, ='> t(x,) I(x,).

Una funzione che- verifi-;a la (7.4), oppure la (7.6), si dice sirettamimie


moriotno.
Ad esempio, la funzione (6.1) streHamerite crescente su R; la funzione
(6.2) strettamente decreseente, separat3'merit6 negli n'siemi (x > DJ e Ix .e
DI, La funzione (63) strettamente crescente. La mnzione (6.4) non '
mvnotna su R.
Ci sar utile 11...1 seguito un criterio per riconoscere- se una data funzione
invertibile. Rimandando al criterio di invert1ilit del paragrafo 35 per una
visione pi. c'ompleta dell'argomento, supponiamo che la corrispondenza
26 Copitolo l

trante una funzione f tra due insiemi A e B sia tale che ad ogni Y E B
corrisponde almeno un x E A. Se f strettamente monotna al/ora anche
invertibi/e. Infatti, ad ogni y eB corrisponde un solo x E A per cui C(x) = y;
perch, se ne esistessero due distinti Xl 'f;; xz, i corrispondenn valori f(x l ), C(X2)
.dovrebbero essere diversi fra loro a causa deUa stretta monotonia.
Concludiamo il paragrafo con alcune utili definizioni e notazioni.
Sia f: A B una funzione da A verso B. Se X . un sottoinsieme di A.
l'immagine di X mediante f, indicata coli t(X), il sottoinsieme di B defi-
nito da

(7.8) f(X) {y E B :3 x E X:y f(x)}

(il simbolo 3 si legge esi.!te).


L'insieme t(A), cio l'immagine di A mediante t, si chiama codominio
di f. Evidentemente, la funzione f da A verso B se e solo se il
suo codominio coincide con B.- .
Se Y un sottoinsieme c;li B, l'immagine inversa di Y mediante f,
indicata con r-1(y) il sottoinsieme di A definito da

(7.9) r'(Y) = {x E A : f(x) E Y}.

Diamo infine la definizione di funzione composta mediante due fun


zioni. Siano X, Y, Z tre insiemi e siano g : X Y e f : Y -+ Z due funzioni,
tali che l'insieme Y contenente i valori deUa prima coincida con il dominio
della seconda. Allora si PI,l considerare la funzione composta h : X ; Z.
definita da b(x) == f(g(x) per x E X. In tal caso si usa la notazione h == fog; in
altre parole, si pone f<>g(x) f(g(x per ogni x E X.
::E

8. Funzioni lineari. Funzione valore assoluto


Si chiama funzione lineare (o funzione affine) una funzione del tipo

(8.1) y=mx+q

ave m, q sono numeri reali fissati. Si verifica facilmente che il grafico di una
tale funzione una retta, di cui il parametro m detto coefficiente angolare.
Ogni funzione lineare monotOna su R, anzi, stretfamente monotna se
m 'i": o. Infatti, basta considerare Xl < x2 e t(x) = mx + q. da cui

(8.2)
J nllmt!ri e le ftll1r.iolli reali 27

se il coefficiente angolare m positivo, allora, essendo XI < X'2 risulta anche


InXl < mx2 e quindi f(xI) < f(X2) ; in 'questo';caso 'f(x) risulta strettamente
crescente su R. Se invece m negativo, allora da Xl < segue mX l > nlX2 e
quindi f(xl) > f(xz) ; perci, se m < O,la funzione lineare f(x) strettamente
decrescente. Infine, se m = O, allora risulta t(x) = q = costante; essendo
f(x l ) = f(x'2) per ogni coppia,di valori XI. Xl, la funzione f(x) contempora-
neamente crescente e decrescente su R; si dice brevemente che la funzione
costante su'R. D grafico di f(x) in questo caso una retta parallela all'asse Xi,
costituita dai punti (x, y) con ascissa arbitraria e ordinata costante uguale a q.

Ricordiamo il criterio esposto nel paragrafo criterio in base al quale una


funzione strettamente monotOna su un insieme anche invertibile,su tale insieme. N"eJ caso
in considerazione la funzione f(x) = mx + q strettamente monotOna su R Se m "" Oe quindi
anche invertibile se m fio o. Tale fotto di semplice verifICa j.iretta: infatti, se m "" O. Ville
l'equivalenza:
y-q
(8.3) y=mx+q <=
m

che, con i simboli introdotti. nel paragrafo precedente. significa che la funzione inversa Il (y)
della funzione lineare f(x) '" mx + q data da

(8.4) f""1(y) ... y-q.


m


--

-
y y
I
- -
>
y= 3x-1 N "

o
y= 32x
2 --
,, 2

,, ,
,
-, X

'\
3 x
-,
I

Figura 1.8 Figura 1.9

Al contrario, se m '" O. lo fu02ione costante f(x) q non stabilisce Wla conispondenza


billniv0l:8 tra l'insieme R e l'insieme B =. [ql costituito dal solo valore y = q; perci In
funzione costante f : R [qlnon inverlibile.
28 CJpiJolO l

Dato che per due punti distinti de! piano passa una ed una sola relta,
per disegnare il grafico-di una funzione lineare sUfficiente calcolare l'ardi
nata y in (8.1) in corrispondenza a due valori distinti della variabile x.

Ad esempio, nel caso della funzione lineare y ::: 3x - l, ad x .. O y - l e ad


x .. 1 conisponde y .. 2: pertanlo il grafico come quello in figura 1.8, ottenuto disegnalldQ la
retta passante per i punti di coordinllte (O. -1) e (l, 2). Illenore ritrovi c!l:l solo il grafico in
figura 1.9 relativo alla funzione lineare y ::: 3 - 2x.

11 valore 113S01ulO (o modulo) di x. indicato con il simbolo /xl, definito


d.
x>O
(8.5) IXI ={ -xx se x < O.

II grafico del1a funzione valore assoluto f(x) = Ixl composto da due


semirette per l'origine, di equazione rispettivamente y = x e y = - X, come
nella figura 1.10.

y
;
I-
1

FIgura 1.10

Pi precisamente il grafico n figura 1.10 della: funzione valore assoluto


unione della semireUa di eqtHizione lineare y = x, con x O. della semiretta
,/=-x,ooox<O.
Le seguenti propriet sonG diretl.3 conseguenza della definizione (8.5):

(8.6) '<IxeR;
(8.7) Ix/=O"" x=O;
(8.8) 1- xl = lxl. 'r/ x e R;
(8.9) fX 1 Xzr = Ix1f . IX'2I, V Xl , Xl E R;

(8.10) I "21 "" ]x111 Kil. V x\ "'z e R, X2 "* o.


J numeri l! Il! fu"ziolli reu/i 29

Dimosll'iamo ad esempio la (8.6): se x Oallora Ixl = x e quindi in questo aso Ix! !; O; se


invece x <; 0, allonl Ixl = - x e quindi, eSliendo - x > 0, risulta Ixl > O; io definitiva Ixl :2: O per
ogni x E R.
La (8.7) immediata; le (?9), (8.10) sono diretta conseguenza della ..regola dei segni",.
Proviamo la (8.8): se x > Oallora Ixl = x e 1- xl = - (- x) = x, dato che - x <; O; perci Ixl = 1- xl
se x> O. Ana{ogamenle se x <; O risulta Ixl = - x e 1- xl = - x, esseodo - x > O; anelle in questo
caso Ixl = 1- xl. Infine, se x = O, si ha - O = O e pertanto 1- 01 = 101.

Esaminiamo ora le seguenti propriet (8.11) e (8.12), la cui interpreta-


zione geometrica schematizzata in figura 1.11.

PROPOSIZIONE. - Per ogni numero rea/e r O valgono le equivalenze:

(8.11) Ixl < ,. -r<x:S:r;


'"
(8.12) Ixl < r -r<x<r.
'"
--
y
--
o;

-
Q



, y= (x]
, -------- ------- ,
I
I I
I I
I
y" I
I I
I
!
,
I

., -r:S x :Sr , ,
Figura 1.11

Diqlostrazione: Ili verlfica delle due equivarenze pu procedere !ilio stesso modo; pen:i
ci limitiamo a dimostrale Il;!. (8.11), In base aUa definizione (8.5) del valore assoluto, la

-
rela.zione Ixl::S r equivale Ili due Clisi:

l
x < O
(8.13)
-x::Sr

il primo sistema si riserive nella. forma O:s: x :!O r, mentre il equivale Il - r ::Sx < O.
Unendo i due risultati si trova infine r ::S x S; r.
30 Capitolo l

La seguente propriet (8.14) del valore assoluto, detta dirugunglianza


triangolare, di grande importanza. La spiegazione intuitiva deUa disugua-
glianza semplice: a secondo membro della (8.14) compare la somma di
due numeri positivi o nulli (i moduli dei due numeri x. e xJ, mentre 8
primo membro compare il modulo della somma algebrica di x t e Xl; se i
segni di x. e Xl sono discordi, il primo membro della (8.14) minore del
secondo membro, mentre se i segni di Xl e X2 sono concordi, allora i due
membri sono tra, loro uguali.

DISUGUAGUANZA TRIANGOLARE. - Per ogni coppia di numeri reali


xt. Xl lIale la disugllagliorJ.l.a

(8.14)

Dimostrazione: per ogni numero reale x la relnione /xl s IKI o!; ovvia (anzi. vale eoo il
segno .); indicando con r il secondo membro di lale ovvia relltZione, per l'equivalenza (8.11)
abbiamo anche - IKI s x s; htl: in particolare, per x .. XI e X '"' 11. 2 :

(8.15)

e sommando membro a membro:

La conclusiom: segue da una nuova applicazione dell'equivalenza (8.11) con r . 1x,1 + 1x,1.

9. Le funzioni potenza, esponenziale, logaritmo


Consideriamo la funzione con esponen.te n e N:

(9.1) f(x) = XII ,

che definita, per ogni x E R, moltiplicando il numero x per se stesso Il


volte. La funzione f strettamente crescente per x O, cio:

(9.2)

Infatti se n = 2 e se O Xl < allorll. moltiplicam10 pl'ima per ilCI. poi per 1C2. si ottiene
,cf Xz Xl 11.2 < ; cio.!;
"I < . xl
xi
Se n ='3, partendo da < rasi ouiene il ..
x, xf S III xf < X2 G e cosI via se Q> J
(Ii veda anche il paragrafo 11 sul principio di induzione).
l numeri e le funzioni reali 31

Per mezzo del teorema dell'esistenza degli zeri. dimostreremo nel para-
grafo 35 che ad .ogni y O corrisponde almeno un numero reale x O per
cui f(x) = x:' = y_ La condizione di stretta monotonia (9.2) implica, come
osservato nel paragrafo 7, che la funzione invertibile. Perci definita la
funzione inversa di t(x) = x" (x O), che si chiama funzione radice n-sima,
e si indica con

(93) ,I (x) 'fx x lm (x ;, O).

I grafici delle funzioni (9.1), per x >0, e, (9.3) sono come in figura 1.12.

n-3
-
.-
""

"


,
, x 1 x.

Figura 1.12

Per mezzo delle funzioni (9.1), (9.3) si pu defu1jre l'elevazione aa


esponente razionale (m, n E N, x e R, x > O) :

(9.4) xml' = x'" x-n'n = 11 qx lll ,

A questo punto stato definito il significato di ab, con a numero reale


positivo e b'numero razionale. Utilizzando l'assioma di completezza possi-
bile estendere la definizione di ab anche se l'esponente b un numero reale
Don razionale. come vedremo nel paragrafo 12_
Un'altra definiZione equivalente proposta nel paragrafo
Elenchiamo alcune propriet:

(9.5) ab _ ae = ab + c: ;

(9.6) ab > O.
(9.7) a < b, c> O
32 CupilOIQ 1

(9.8) a < b, 0<0 a e > b

(9.9) a > 1, b < c => ab < ae .

(9.10) a < 1, b<p => ab :> a'"

Dall'espressione ab derivano lue diversi tipj di funzione, a seconda


si faccia variare la base a o l'esponente b. Nel primo caso consideriamo la
funzione potenza f(x) = x b con bER fissato. seco.qdo caso abbiamo
funzione esponenziale f(x) = al[ con a numero reale positivo fissato.
Casi particolari della funzione potenza f(x} = xb sono queUi con b = n
e N, oppure 1:1 = lIn, gi esaminati in precedenza, La funzione potenu. per
x >. O. in base aUa (9.6), positiva. Inoltre xb una ftmzione strettamentt;:
cresante se b > O e strettamente decrescente se b < O. in base alle (9.7),
(9.8). Esempi di. grafici nei vari casi sono riportati in figura 1.13.

y y
y

1 1 1
"....!.
2

1 X 1 I
lCb con b>1 )(b con O<b<l xbcon b<O

Figura 1.13

La funzione esponenziale f(x) = ali con a numero reale positivo. una


funzione positiva, strettamente crescente se a >' l e
se a < l, in base alle (9.6), (9.9), (9.10).
Esempi di grafici Sono riportati in figura 1.14.
Un caso notevolmente importante, e ci diventer chiaro nel par-agrafo 43
nello studio delle derivate, si ha quando la base uguale al numuo di Nepero
e = 2.7... (definito nel paragrafo 2S).ln tal caso ovviamente si indica fa fun-
ziolle esponenziale con f(x) = eX ; dato che e > l,la funzione e- crescente.
Se a = l, la funzione aX idenrlcamente uguale a 1. Si dice in tal caso
che la funzione COSCante. Naturalmef!te una funzione costante non i'nver-
tibile. Se invece a ;#. l, allora la funzione esponeJ12.iale a X invertibile. La
funzione inversa definita sui numeri reali positivi (dato che l'immagine
l nlUlltJ'i Il lt /unzioni reali 33

,
o'
y y
o'
--


0>1 O <a < l

J
li

./
1 x
'"
1 x

Figura 1.14

della funzione y = al( appunto costituita dai numeri reaLi positivi); si


chiama funzione logaritmo e si scrive f(x) = 10,&aX.
Quindi la funz.ione logaritmo definita da:

(9.11) y=log.x al' = x.

Si suole omettere l'indicazione tsplicita della base. se tale base il


numero e. Quindi:

{9.12) y = log x e)' = x.

Le formule (9.11), (9.12) sono molto usate anche nella forma-_ seguente:

(9.13) aloioX=x (x> O)



Se la maggiore di l, come nel caso (9.12), il logarilmO una
funz.ione strettamente crescente.

Iog.x
1 J
\, conO<a<l

l' ""--
I

1.15
34 Cnpitolo l

[nfatti, siano Xl < X2 e Yl = 10g X" Yl = 10g Xl' Se fosse Y1 < Yl per la (9.9j
avrenuno xl = e" < e Y' = Xl' alle ipotesi. Analogatnente l
assurdo che Yl = Y2' perch Xl = Quindi deve risultare Yl < Yl'
Con limostrazione analoga si verifica che il logaritmo U1UJ funzioM stret
tomente decrescente u la base minore di 1. Esempi di grafici S0l10 riportati
in figura 1.15.
Elenchiamo a1cune note pmpriet dei logaritmi:

(9.14) lo&, (xl x2) = 10g. Xl + log. Xl 'I x, ,x2 >O;


(9.15) log. (Xl I Xv = log. Xl - lo&. , 'I x, .xl >O;
(9.16) lo&. xb = b x V x > O;

(9.l7j lo&:, x = lo&. x I log. b, V X > O.

Dimoslrazione: per provare la (9.14) poniamo

19.1')

in' base alla definizione (9.11) risulta

(9.19)

Pertanto

(920)

che, di nuovo in base alla definizione (9.11), equivule o.

(921)

Ricordando i simboli introdotti all'inizio in (9.18), la (9.21) equivale alla tesi (9.14).
Le altre retazioni (9.15), (9.16) e (9.17) si dimostrano in modo onalogo (ed illeltore
invilato ad e2guire i c:elcoli espticilamente).

10. Le funzioni trigonometriche


Riportiamo in questo paragrafo un breve riassunto di nozioni di trigo-
nometria, in genere gi note allettare.
11 lettore sa misurare gli angoli in gradi; ad esempio un angolo retto
I numeri l! le fiJl1ziOlli retlli 35

misura 90, U11 angolo piatto 1800 , un angolo giro 3600 Per studiare le
funzioni trigonometriche opportuno adottare una diversa unit di misura
per gli angoli.
Definiamo la misura di lUl angolo'piano espressa ID rildianti. Essa" data
dalla lunghezza dell'arco di circonferenz.a di raggio 1 e centro nel vertice
dell'angolo intercettato dalle due semirette individuanti l'llngolo (si veda la
figura 1.16).

sen
"n,{ ./
/ , i't

,
./
/
.
cos x cosx

Figura 1.16

Si conviene di denotare COll.:n (pi greco) la lunghezza di unasemicircoll-


ferenza di raggio 1. Ci significa che, espresso in radianti, uri angolo piatto
misura :re, un angolo retto misura :re/Z, mentre un angolo giro misura 2n: (la
lunghezza di una circonferenza di raggio 1 27l). Come tutti sanno, un
valore numerico approssimato di :rt 1f = 3.14...
Analogamente a quanto si fa per l'ascissa su di una retta, si definisce
un'origine ed un' verso di rotazione positivo (si suole scegliere il verso
antiorario a partire dall'asse delle x) e si considerano in modo naturale anche
angoli maggiori di 2n' radianti, o angoli minori di zero. Cos l'angolo x
geometricamente corrisponde all'angolo x + 2n' ed anche all'angolo x + 4n,
oppure all'angolo x - 2.rr, o in generale all'angolo x + 21m, per ogni k E Z.
Le funzioni sen x, cos x si definiscono rispettivamente collie ('ordinata e
l'ascissa del punto che si trova sulla circonferenza di centro l'origine e
raggio 1 e che sottende un angolo orientato di lunghezza x, a partire dal-
\'ass delle ascisse (figura 1.16).
Le funzioni sen x, cos x sono definite per ogni x E R, mentre l'immagine
delle due funzioni compresa tra - 1 ed 1, cio:
36 Cllpit% J

(10.1) - l 5 sen x S l, - l S cos x S l, vx e R.

Il grafico delle due funzioni riportato "in figura 1.17. Nel paragrafo 49
sar. indicato come ottenere il grafico; per ora il leUore controlli sul grafico
il segno delle due funzioni in base alla definizione. Le funzioni sen X e cos x
Don sono monotne su R. .

I
,, 2.
, - --',,-_/ "

Figura 1.17

Delle numerose relazioni tra queste due funzioni, la pi importante


senza dubbio quella che segue dal teorema di Pitagora sui triangoli rettangoli.

l:; utile ricordare come si olliene una dimostfllzione del tcorem.ll di Pitagofll per un
triangolo TCttangolo con caleti lunghi a, b e ipolellusa lung' c. Si veda In figura. 1.18. Il
triangolo rettangolo ripetuto pill volte in figura 1.1S ha cateti lunghi a, b e angoli Cl, fJ. oltre
all'angolo retto. Evidentemente o + fJ ::: 1ffl (perch la somma degli 'lngoli inlerni del
triangolo vale H): ne segue che anche l'angoto 'Y in figura 1.18 ugual li Jtf2. Perci il rombo
di lato c: rappresentato nella partc destra della figura 1.18 in rcalt un quadrato..


Figura J .18
/ mUlU1ri e le fiin'lioni reali 37

L'area del pi grande, di lato a ... b. v.le (11 + b)l. Tale area si pu ottenere
sommando l.e !lree delle figure eomponeqti (quattro lriangoli reltangoli di l:31eLi a, b, ed un
quad'.1to di Jato cl. cio 4(ob/2) ... c'l . Pen:;i

da cui il ftoremIJ di Piragom:

(10.2)

Applicando il teorema di Pitagora al triangolo rettangolo di cateti lsen xl


e lcos xl e ipotenusa uguale 8 1. si trova la relazione fondamentale

(10.3) 'VxeR.

Sono anche importanti le formule di addizione:

(10.4)

(10.5)

Se nelle identit sopra scritte scegliamo il segno + e pomsrno


XI = Xz = x otteniamo le formule di dupli.cazione:

(10.6) sen2x=2senxcosx.

I I , -

-
Y I
I I
I <gx I iii
I I
I
I
I
I I I
I
I I I I
I I
-t
.r
I 3
xl I l-t , 11:
I 2 J 1,""'211:
/ I IX x
I I I I
I I I
I I I I
I
,I I
I ,
I I
I
I

Figura 1.19
38 CDpilCllo J

2
(10.7) cos 2x = COS X - sen2 x.
A partire dalle funzioni sen x e cos x si definisce la funzione tangente

(10.8) =-"
sen x
19 x = cos x

il cui grafico rappresentato i.o figura 1.19.

T li-
"
l

19x

o C05X A S

Figura 1.20

La fun2.ione tangente definita se cos x:# O, cio se x:# nfl + br, con
k: E Z. Usando le propriet dei triangoli simili (BT = BT/OB = AP/OA), si
vede che la tangente di Wl angolo x si pub rappresentare come in figura
1.20. Dalla figura risulta chiaro che, se O -< x < nfl allora valgono le
disuguaglianze
(10.9) O<senx<x<tgx.
Riportiamo una tabella con i valori delle funzioni trigonometriche per
alcuni angoli di uso frequente. n. "modo con cui ottenere tali valori indi
calO negli esercizi.

x radianti O ,,/6 ,,/4 ,,/3 "fl " (312<


""
X gradi O 30 45 60 90 180 270 360
..n, O 1Il .J2fl {ifl 1 O - 1 O
co,. l {ifl .J2fl 1Il O -1 O l
19< O {i 13 1 {i non O non O
dt!finila definita
.
J numeri e le fr.1J11.iolli reali 39

Appendice al capitolo 1

Il. Il principio di induzione


Abbiamo utilizzato nel paragrafo 9 la seguente affermazione sulla cre-
scenza della funzione potenza x":

(11.1) => , y.!!"


x" < .. ';f D E N.

Vogliamo dimostrare questa proposizione per mezzo del principio di


induzione_ Supponiamo preliminarmente che essa valga per un certo indice n
(ci che dobbiamo provare che la (11.1) sia vera per tutti gli n; qui stiamo
supponendo che la (11.1) sia vera per qualche n; ad esempio, per n = Ila
(11.1) banalmente vera!). Perci supponiamo che valgano le disuguaglianze
O :S Xl < X2' xi < xi . Otteniamo:

(11.2)

Cio abbiamo provato che, se vale La (11.1) per un certo indice D, allora
essa vale anche per l'indice successivo n + 1. Ma allora la (11.1) vale
sempre, perch: sappiamo clie la proposizione vale per o = 1 (lo
chiamo banalmente); per quanto sopra detto essa vale. anche per l'indice
successivo, cio n = 2; ancora, sempre per lo stesso motivo la (11.1) vale l'"er
il successivo n = 3, e cos via... Possiamo raggiungere con questo argomento
qualsiasi naturale o.
Formuliamo in generale il seguente:

PRINCIPIO DI INDUZIONE. - Supponiamo che una


dipendente da un indice n E N sia vera per n = 1 e che inolcre, supposta vera per
n, sia vera tl11dIe per il successivo D + 1. Al/ora la proposizione vera per ogni
n E N.

Per chiarire meglio il principio consideriamo altri esempi Dimostriamo


per induzione la formula che esprime la somma dei primi n numeri naturali
(questa formula era nota a Gauss dall'et di nove anni!):

n(n + 1)
(113) 1+2+3+ ... +(n-l)+n= 2.

La formula vera per n = 1; infatti si ha l'identit 1 = Cl . 2)fl.


40 ClIpilOlo l

Supponiamo vera la (11.3) e dimostriamo la formula analoga con l'indice n


+ 1 al posto n. Per ottenere ci, naturale sommare ad entrambi i membri
il numero n + 1:

n(o + 1)
1 + 2 + 3 +' ." + n + (D + 1) := 2 + (D + 1) =
(11.4)
0(0 + 1) + 2(0 + 1) (o + 1)(0 + 2)
- -
2 2

Abbiamo ottenuto ci che volevamo; quindi la (11.3) risulta vera per


ogni n E N.

Un'altra applicazione del principio di induzione la seguente:

DISEGUAGLIANZA DI BERNOULLI. - Per ogni numero reale x - l, e


per ogni naturale n, risulta

(11.5) (1 + x)- 2: 1 + DX.

DimostraziOne: per n ..-.1 la vent (cpn il segno =), 'Supponiamo vera la


(l LS) per un 'nuO\(:ro n, mo/lipliChiamo e;1\[rambi i men\br.i per: 1 t x, che una
qua'nfit maggiore o a tero:

(1 +-J[)_.' (l + nx) (l + X) -=

'" '1 + x r n'Il: + nxZ I + (n + l) x.

Abbiamo .otlenufo la proposizione con n + 1" al posto ai n. P.erci. in base al principio di


indUzione, la (11.5) ! provata

Utilizzando il principio di induzione, dimostriamo la formula che


esprime la somma di una progressione geometrica di ragione x -:F 1:
1_ X Il+1
(11.7) 1 + 'x + r + '" + X,'I =
l-x
'r/x7;l.

Per n = l, a secondo membro abbiamo

(11.8) :;.l----,r=:- = (1 - x) (1 + x) = 1 + x;
l-x_ l-x
l numeri c le Jilllzi'oni reali 41

quindi la (11.7) vera per n -: 1. Supponendo verifica la la (11.7), som


miamo ad entrambi i membri il termine X- l :
1-
1+x + r + ... + x? + )("+1 = l - x
+ x n+1 =
(11.9)
1 - x"+1 + ",,+1 _ JC'l+1 l _ xD.+'l
= 1- x .
l-x
Abbiamo ottenuto la proposizione con n + 1 al posto 1i n. Quindi, in
base al principio di induzione, la formula (11.7) dimostrata.
Proviamo mediante il principio di induzione una formula, analoga alla
(11.3), che verr utilizzata nel paragrafo 61 introducendo gli integrali" defi
Diti:

(11.10) 12 + 22 + 32 + ... + n'l = n(n + 1) (20 + 1)


6
pimostratione: la formula (H.IO) vera per nsl; risulta infaui

(11.11)
Suppon.iamo che (11.10) sia verifiata. per un lndic.c n e dcduciamo da essa la
IInalago. con D+1 al posto d.i n. Abbiamo

II + 21 +...+ nl + (n + 1)2 = [1 2 + 21 7 ....+ 021 + (n + 1)2:,

C I)' _n+
= n(n+l)(2n+l) +n+ ( 1)[n(211+1) +n+
( ')] '"'
(11.12) 6 6
1
... n + 6ft +.6 ( l) 20 + 70 + 6
"'0+1
( ) ::00+ .
6 6

Osservando c.be la (11.10) con n + I al pQS!O di D, a seondo membro h-A l'espressione

(n-+ Il (n + 2) [2 (o + 1) + l) (o + l) (n + 2) (20 + 3)
:11.13)
6 .6

:imane soltanto .da osscr:vare che

20 2 +70+6 ('n+l)(n+2)(2n+3)
11.14) (n+l) 6 = '6

:hc una relazione perch, da vcrifica diretta, risulta.2n 2+ 7n + 6::> (o + 2) (2D ... 3).
42 Capitolo 1

Mostriamo infine che

1 1 1 n
(11.15) 1 . 2 + 2 . 3 +...+ n (n + 1) = n + 1 .

Dimostrazione: da verifica diretta la formula (11.15) soddisfaUa per n'"1. Supponendo


poi che la (11.15) sia verificala per un indice n generico, otteniamo

l 1 1
j:2 +...+ n (n + l) + (o + 1) (n + 2) '"

n I n (n + 2) + 1
(IJ.16) +
n+l (n + I) (n + 2) =(n + I) (n + 2) =
(n + 1)1 n+l
=(n + 1) (n + 2) (n + 1) (n + 2) =n+2

che corrisponde appunto alla (11.15) con Il + I al posto di n,


CAPITOLO 2
COMPLEMENTI AI NUMERI REAIJ

Raccogliamo in questo capitolo alcuni complementi ai numeri reali.


Introduciamo l'estremo superiore e L'estremo inferiore di un insieme di
numeri reali, il calcolo combinatorio ed i numeri compLessi.
n concetto di estremo superiore, introdotto nel seguente paragrfo 12,
fondamentale per la trattaziQDe della maggior parte dei teoremi di esistenza
dell'Analisi Matematica, ad esempio per. la dimostrazione del teo-
rema sulle successioni monotne del paragrafo 24, o per altri teoremi di
esistenza (Bolzano-Weierstrass, Weierstrass, ecc.).

12. Massimo, mjnimo, estremo superiore, estremo inferiore


Sia A un insieme di numeri reali. li massimo di A, se esiste, un
numero M dell'insieme A che maggiore od uguale ad ogni altro elemento
dell'insieme. In simboli:

M;,a,\laeA;
M massimo di A
(12.1)
(M = max A) = {M e A.

Analogamente, il minimo di un insieme di numeri reali A. se esiste,


numero ID dell'insieme A che minore ca uguale ad ogni altro elemento di
A. In simboli:

mSa,'r:IaeA;
ID minimo di A
(12.2)
(m = min A) = {
meA.
Non tutti gli insiemi di numeri reali hanno il massimo ed il miniJ:ilo. Ad
esempio, se A costituito da tutti i numeri reali positivi, A non ha n
massimo, n minimo (non esiste il pi piccolo numero reale positivo; ad
esempio, lo zero non il minimo, perch non appartiene ad A).
Si verifica Cacilmente che quando esistono, il massimo o il minimo sono
unici. Infatti, se MI e Mz sono due massimi di un insieme A, alloca per
definizione

Va E A;

ma dato che Ml ed Mz sono elementi di A, posto a rispettivamente uguale a


MI ed a MI neHe relazioni precedenti, si ottiene M t > MI e MI M h cio
MI = MI.
Un numero reale L si dice un maggiorante. per un insieme A se L a
per ogni a E A. Analogamente un numero reale r un minorame di A, se
rs a per Qgni a E A.
bene notare esplicitamente che un insieme A non sempre ammette
maggioranti o minoranti. Se A di nuovo l'insieme dei numeri reali posi-
tivi. A non an'unene alcun maggiorante, mentre lo zero (ed anche qualsiasi
numero reale negativo) un minorante di A.
Diciamo che A limitato superiormente se ammette un m.aggiorante. A
limitato inferiormente se ammette un minorante. Infine si dice limitato un
insieme che limitato sia superiormente che inferiormente. lo simboli si
legge esistono):

(12.3) A limitato = 3t,LER: r;:;;aSL,'VaEA..

presente la definizione (8.5) della ft!.nz.ione yalore assoluto, si



riconosce facilmente che:

PROPOSIZIONE. - Un ilUieme A limitalo se e sollDnlp se qirte un .numero


positivo M tale che

(12.4) lal < M, Va E A.

Dimostrazione: se per ipotesi vale la (13.4). allora, dalla proprieJl (8.11) relativa al valore
assoluto si ottiene

(12.5) v. E A,

e quindi vale la (13.3) con t= - M e L = M. Viceversa, se vale la (12.3), allora vale anche la
(12.4) (o equivalenremente la (125) cco M '" mal: Uri. 11.11.

(12.6) - M :s: - lr'l s; r:s: Il S L s ILl s M, 'r;f a e A.


ai numeri reali 4.5

n risultato che segue, alla base della definizione di estremo superiore,


conseguenza deU'assioma di compleceua (2.11) per i numeri reali.

TEOREMA DI ESISTENZA DELL'ESTREMO SUPERIORE.


Supponiamo che A sia un insieme non vuoto di numeri reali limilCllo su-
periormente. A.llora esiste il minimo dell'insieme dei maggioranti di A.

Infatti, indichiamo con B l'insieme costituito dai maggioranti di A B


non vuoto, perch A limitato superiormente. Applichiamo l'assioma di
completezza (2.11) ai due insiemi A, B. Esiste un numero reale M tale che

(12.7) a M b. 'Ir:I a E A. TI b E B.

Dato che M maggiore od uguale a tutti gli elementi di A, M un


maggiorante di A; cio M e B: Inoltre M qlinore od uguale a tutti gli
elementi di B. Quindi, in base alla definizione (12.2), M il minimo di B.
In base al teorema precedente, poniamo la seguente

DEFINIZIONE DI ESTREMO SUPERIOltE. - Sia A un insieme di numeri


reali non vuoto e limitato superiormente. Diciamo che M E R l'estremo
superiore di A se M il minimo dei maggioranti di A.

Ci equivale a dire che M un maggiorante, e che ogni numero pi


piccolo di M, diciamo M - e: con e: positivo, non un maggiorantei cio M -
e: minore di qualche elemento dell'insieme A. In simboli (3 si legge
esiste):

.
M estremo supeTlore dl A .;==)
{M 2: a, V a e A;
(12.8)
(M =sup A) w 03 aE AM
ve>, : -e<a.

Analogamente, si verifica che se A un insieme non vuoto di numeri


reali limitato inferiormente, allora l'insieme. dei minoranti di A ha massimo.
lo tali oondizioni, si dice che un numero m l'estremo inferiore di A se m
iL massimo dei minoronti di A. Ci equivale a:

(12.9)
m estremo inferiore di A <=> {m a, V a E A;
(m = inf A)
Ve:>O,3ae A:m+e:>a.
46 2

Quindi, se un insieme limitato superiormente esiste l'estremo superiore


ed un nmero reale. Se un insieme limitato inferiormente esiste l'estremo
inferiore ed un numero reale.
utile introdurre i simboli .. _, - per descrivere gli insiemi non
CIO

limitati. Precisamente. sia A un insieme non vuolo. L'estremo superiore di


A +co se A non limitato superiormente; l'estremo inferiore di A - 00 se
A non limitato inferiormente. In simboli:

(12.10) supA=+oo =

(12.11) infA=-oo = vr,38E A:a<:r.

Nelle relazioni sopra scritte ci si pu limitare a considerare L > O e r <: O.


Facendo uso dei simboli +- e - .... si pu quindi affermare che ogni
insieme non vuoto di numeri reali ammette sia estremo superiore che estremo
inferiore. Se l'insieme limitato superiormente allora l'estremo superiore
finito; se l'insieme limitato inferiormente aUora l'estremo inferiore
finito.

Diamo ora aicuni A :: Ix e R: :Il: > O} , allora

(12.12) supA=+_, infA=O

ed il massimo e minimo di A non esistono. Se B == l(n. - I)1D: n e NI (l'insieme-B ! schema-


lauto in figura 2.1). risulta

(12.13) supB=I, ioIB==minB=O.

l=supB
I I I IIW
o 1 2
--
3
2 3 5

FigUTa 2.1

Se infine C .. l(n + I)/n: n e! NJ) (si veda la figurll 2.2), si trova

(12.14) lupC=maxC"'2, iutC .. \.

Siano A e B due sottoinsiemi di R 'e f una fuazione da A verso B. Per


ogni sottoinsieme X di A, l'estremo inferiore (risp. l'estremo superiore)
dell'insieme f(X) si chiama estremo inferiore (risp. superiore) di f su X. Si
pone inoltre .
Comp/elllUlIi Ili lIlunerl reali 47

(12.15) in! [(x) = inf !(X) , SUD !(X) = Sup !(X) .


..x ,.X

Se poi f(X) limitato inferiormente (risp. superiormente) si dice che la


fun.rione f limitata inferiormente (risp. superiormente) su X.
Se infine f(X) un insieme limitato, si dice che f limitata su X.

l:cinfC 2=maxC
- - - < '_"HII-+I-+--+-1- -....
0+1 _6 _5 4
, ---------11-_
3 2
..
n 5'" 3" 2

Figura 2..2

Alla luce delle nozioni introdotte nel presente paragrafo riportiamo d


seguito alcune propriet dell'insieme dei numeri naturali e deU'insieme dei
numeri razionali
Nell'insieme R dei numeri reali. a partire dall'elemeuto 1, si possono
determilU'lre gli elementi 2 = 1 + 1, 3 = 2 + 1 e cosi via. Tali elementi
cn<>ttuiscono l'insieme dei numeri natu.rali di R. cio l'insieme N = Il.2.3... J
i cui elementi SODO ordinati secondo le relazioni 1 < 2 < 3 < ...
L'insieme N gode di due propriet caratteristiche:
l) Ogni parce non vuota di N i dotata di minimo;
2) ogni parte non vuota di N, superiomu!nte limitata., dotata di mas
srmo.

Tenendo conto di tali propriet si pu dimostrare la seguente

PROPRIET DI ARCHIMEDE_ - Per ogni x e R. dirte: n e N tale che n > x.

Dimostrazone: se In propriet di Archimede fasse falsa, rinsieme dei numeri ruli


sarebbe limitato superiol'Tllel\te e quindi, per l'auioma di completetta. dotato di estremo
superiore M E R. In par.ticoIRre. per ogni nl,lmero naturale n di R sarebbe"U S M. Poicht
anche n + 1 un numero naturale, risulterebbe n + 1 S M, cio n:s M - l, per ogni Il E N. il
che! ll5Surdo perc:M M - I sarebbe un maggiorante di N, contrariamente allatto che M il
p pice:olo dei maggioranti.

In altre parole, la propriet di Archimede affenna che l'insieme N dei


numeri naturali non limitato superiormente.
Dalla propriet di Archimede si ricava che l'insieme Q dei numeri
razionali di R. cio l'insieme dei numeri del tipo mln con m e Z e n E N
'18 Copilola 2

demo in R, vale a dire, per definizione, che per ogni coppia a. b di numeri-
-reali con a < b, esiste un numero razionale compreso fra a e b.

DENstrA DEI NUMERI RAZIONALI. - L'insif!mf! Q df!i nUn!f!(i razionali


denso l R.

Dimostrazione: si deve provare che, per ogni coppia a, b di numeri reali"coo a <: b. esiste
un n\llnero l"Uionale:r; tale che a <: x <: b. Supposio 4 > O. sia n li< N tale c:he n > LI (b - a)l per
cui multeri ob '- na ;. 1. Detto' m il pi piccolo numero naturale late cheJia <: in; si avr In - 1
Soa anche na <: m=(m-I) + 1 Soa + 1 <: oa + (ob-na)= nb. DaUedi5ugWIIglillltte na
<: m <: ob segue 1'l$SCtto. U coso a <O < b esscnd resla da esaminare /{uello in cui a <:
O CI b S O, cile si riconduce tll primo. ragionando sulla coppia - b, - a.

Concludiamo il paragrafo soffermandoci sulla funzione esponenziale.


Nel paragrafo 9 abbiamo definito il significato di ab con a numero rea.le
positivo e b numero razionale. Inoltre, dalle (9.9), (9.10) segue che la fun-
zione esponenziale su Q

(12.16) f : x e Q --J al[ E R+

strettamente crescente se a > l, strettamente decrescente se O < a < 1.


Allo scopo di definire la funzione esponenziale su R, prOviamo iI se
guente:

LEMMA DI DENSIT - Il codominio E(Q) dd/a [undone f tnso in R t

Dii1tO&tnWone: vmfichiamo c:he, per ogni coppia a. fJ di numeri reali positivi. con a <:
IJ. esisre y 6 Q taie che a <: a' <: p.
Limitimnoci al caso a;:> l, l :s a <;!Jl in quanlo gli altri si trartano an}llogamente. Sia De
N tale che (fJ/a)" ;;. a e sia m il massimo intero tale' cbe a m S a", Si bi!.:

[liI7)

. mH
Dillla (12.17) segue l'asserto eco y "" --- .
n

Dal lemma precedente si ricavano facilmente le formule

(12.18) (a> 1)

(12.19) (0<.<1)
ai numeri nali 49

Tali formule suggeriscono di definire la funzione esponenzio.le ad espo-


rumte x reale qUlluill3i nel modo seguente:

(12.20) a X = sup [a' ; y e Q, y < xl , se a > l

(12.21) aX = sup {aY ; y e A, y > xl < a < l

Si pu dimostrare il seguente

TEOREMA. - Per a > l (risp. O < a < l) la funzione. uponen'liale i stnttarmnte.


cresct:nte (risp. .!trrttamente decre.!Cente) da R .fU R+.

13. Calcolo combinatorio


A un insieme costituito da n elementi:

(13.1)

Sia k un numero naturale minore od ad o. Una disposizione. di k



elementi tra gli n dati un sottoinsieme ordinato di A che ha k elementi;
consideriamo distinte due disposizioni se differiscono o per gli elementi,
oppure solo per l'ordine di tali elementi.

NUMERO DI DISPOSIZIONI. - /1 numero delle disposizioni di k elementi tra


gli n dari

(13.2) n(n - 1) (n - 2) ... (n - k + 1);

cio il prodotto di k numeri interi decrUCMt a partire da D.

Cosi ad esempio il DumeTO delle disposizioni di 2 elementi su 3 dati! 3 . 2 "" 6. Infatti. se


consideriamo l'insieme {a, 82 , a]1 rutte le disposizioni possibili con 2 elementi sono:

{al -' la,. . ali: lal ' a31;


(13.3)
(8, -' Illl; , a31; t'Il]". a:zl

Per dimostrare la proposizione precedente, eswmruamo un possibile


modo di formare una disposizione di le elementi dall'insieme (13.1). Pos-
so Capilolo 2

siamo scegliere il primo elemento da D dati. Invece possibile scegliere il


secondo. elemento solo tra .gli (n - 1) elementi rimasti dopo fatta la prima
scelta. Quindi, se k = 2, il numero delle disposizioni - n(n - 1). Se k > 2, si
procede allo stesso modo, cio s sceglie il terzo elemento tra gli (n - 2)
rimasti. Quindi, se k = 3, il numero deUe dispQsizioni D(n - 1)(0 - 2). E
cosI via, se k > 3.

Una disposizione di n elementi tra gli n dati (k = n) si chiama pennuta


zione degli n elementi. Ponendo le = n nella proposizione precedente, si
ottiene che il numero delle permptazioni di n elementi :

(13.4) nl = n : (n - 1) . (n - 2) ....2 . l ;

il simbolo DJ, che indica il prodotto dei primi n numeri naturali, si legge n
fattoria/e.".
Tenendo conto del simbolo di fattoriale sopra introdotto, si riconosce
che il numero di disposizioni di k elementi tra n dati si pu anche scrivere:

nl
(13.5) n(n -l)... (n- k + 1) = (n _ k)1

Una combinazione di k (S n) elementi tra n dati un sottoinsieme (non


ordinato) di k elementi: -consideriamo uguil1i due combinazioni che hanno
gli stessi elementi, indipendentemente dall'ordine.

NUMERO DI COMBINAZIONI. - 1/ numuo delle combinazioni di le


elementi tra n dari

(13.6) (kn) = (n - nlk)1 kl


Prima di passare alla dimostrazione osserviamo che il simboJo a primo
membro della (13.6) si legge Il su b, ed chiamato cotifficiente binomiale.
utile dare un significato a tali espressioni anche per k = O e k = n nel
modo seguente:

(13.7) .-
O, - l . (D) _(n) _ ni _ 1
to - n ,- nl 01 - .
ili numeri reali 51

Direttamente delle definizioni (13.6), (13.7) segue l'identit

(13.8) V n E N, V k E IO, l, ... , nl .

Ritornando' all'esempio di U11 insieme COll 3 elementi I al , 8 2 , 33 J ,3J


hanno 3!1(1! 2!) "" 3 combinazioni con due elementi, che sono:

(13.9) I '1 ' a, ); l " ' .] ); [ a, , .. I


La proposizione precedente si dimostra osservando che il numero delle
combinazioni inferiore (se k > 1) al numero delle disposizioni. e che ad ogni
combinazione con k elem-e..ti corrispondono tutte le disposizioni che si
ottengono penntitando tra loro i k elementi. Quindi ad ogni combinazione
corrispondono kl disposizioni. TI numero totale delle combinazioni ottenuto
dal numero (132), oppure da (13.5), che esprime il numero di disposizioni di
k elementi tra n dati, diviso per k!.

14. Il binomio di Newton


Una importante applicazione (che peraltro anche conseguenza del
principio di induzione, come mostrato neUa seconda parte del paragrafo)
dei risultati. del paragrafo precedente costituita dalla

FORMULA DEL BINOMIO (DI NEWI'ON). - Per ogni coppia di


reali a, b vak ['jtkntit

(a + = a ft + al>-I b + art-2 bl + ...


(14.1)

InfllUi. immaginiamo di eseguire il seguente prodo.lto di n fattOri:

(14.2) (D -+- b)" = (a + b) . (a + b) ... (a + b) ;

il' risultato del" prodotto si scrive come !omma algebriCa di moiti addendi. Fissiamo la nOSlra
attenzione sull'addendo dellipo a"-'b Eseguendo la indicata, si ottiene talll
t

addendo tante volte quante possibile scegliere k fattori ugu.l!.1i 8 b dagli n dati. Cio n su k.
52 Cap;/olo 2

La formula del binomio (14.J) in particolare fornisce dei risuilali di 'acile verifica pec: I
:: 2 e n .. 3: infatti. per toli valori di -n si ottengono le ben note relazioni;

(143)

da cui (a + b)2 =: al + 2ab + ;

da cui (a +. h)' = a 3 + 3 a 2 b + 38 hl + b"1 .

Le considerazioni che seguono sono utili per sviluppare esplicitamente


il secondo membro della formula del binomio (14.1) per valori di n pi
grandi di 3:

LEMMA. - Per ogni coppia di numeri naturali n. k vak la formula

(i4.5) (n-i)
k-l+
(n-i)_(n)
k -k'

Infatti, dalla definizione (13.6) otleniamo;

O-l) (O-l) (o-l)! (o-l)!


( le -1 + k = (k - l)! (n - k)! + k! (n - k - I)'"

(k
(n-I)!
1)1 (n - k - l)! n
(1 .1)_
k k
(14.6)
(n-l)! n
=
{k 1)1 (n - k - l)l k{n - k)

=:
O, (O)
k! (n - k)! = k .

La propliet (14.5) del lemma precedente permette di scrivere il se-


guente triangolo di T(Jrtaglia (noto anche come triangolo di Pascal). dove
ogni coefficiente uguale alla somma dei coefficienti pi vicini del/a riga
precedente:
ComplelllerUi ai Ilumeri renl 53

l

l l

ro)= l m=2 l

m= l 3 G)= 3 1

l 4 (i) 6 4 (:) 1

l
m= 5 lO lO 5
m=_ l
................................................................................ _._ -..- .
Quindi ad esempio risulta

(14.7)

Di seguito esponiamo un'ulteriore dimostrazione della formula del bi-


nomio con il metodo di induzione.
Dimosfrazione per induzione della (14.1): cominciamo con l'osservare che la formula dc:!
binomio (14-1) verificata per n '" 1; infatti:

(14.8) (a + b )1 '" a + C) b '= El + b.

Secon-do'I'ipotesi di induzione supponiamo vera la (14.1) per un indice n e N e dimo


striamo. l'a validit della fonnula analoga con n + l al posto di n; a tal fine moltiplichiamo
entrambi i membri della (14.1) per (a + b). ottenendo

(a + b )'1+1 = an+l + a- b.+ ... + a---+ I b- + ... + ab" '"

(L4.9)

.. i- " )11
[1 + ( n_IU 8 . bO + "8",' + [(n)1+ (")11
oUa"b + ...
54 CApitolo 2

tenendo conto che, per la (14.5). r[5u[ta

(14.10) VkeI1.2, .... nl,

51 ouiene infine la conclusione

(a+ b ,. - (a +O ') 0,0 + (a +I l) Il"b + ...


(14.11)
+ (a l) . . . . bt + - ' +(nn+ ') 8 b" +(nn+ -')+b-ol '
+t'
1

Appendice aI capitolo 2

15. I numeri complessi


Consideriamo una generica equazione di secondo grado neU'incognita z:

(15.1) ar+bz+c=O,

che ha come soluzioni (reali, se b'2 - 4ac 2:: O):

(15.2)
z , 2a 2a

I coefficienti a, b, c sono legati alle soluzioni Zio Z2; anche diille semplici
relazioni, che si verificano immediatamente:

C
(153) ZI . Z:z :=. -
a

Proviamo a scrivere tali relazioni nel caso dell'equazione:

(15.4)

in tal caso le (15.3) diventano


(15.5) Zt+Zz=O;
Comp/I!mrllli oi nUnlui renli SS

Le re.lazioni (15.5), anche se formalmente ben definite, non banno alcun


senso nell'ambito dei numeri reali, perch non esistono Zj, Zz soluzioni reali
della equazione (15.4). Questo esempio mostra come tavolta sia utile pen-
sare che qualsiasi equazione di secondo grado ammetta soluzione. Dato che
ci Don vale nell'ambito dei numeri reali R, si estende R introducendo il
campo C dei nwneri complessi.
Cc;msideriamo ancora l'esempio (15.4). Formalmente l'equazione (15.4)
ha soluzioni

(15.6)

Definiamo il Dumero complesso = n. Si dice che i l'unit immagi-


naria. Risulta per definilione:

(15.7)

L'insieme dei nwneri complessi si rappresenta in forma algebrica

(15.8) c = (z =x + iy: x, y eRI.

Si dice che x la parte reale ed y il coefficiente della parte immaginaria


del numero complesso z.
Le operazioni sui numeri complessi si eseguono con le stesse regole dei
numeri reali, tenendo anche conto della (15.7). Quindi:

(15.9) (x + iy) + (x' + iy') = (x + x') + i(y + y') ;

(x + iy) . (x' + iy') = xx' + ixy' + ix' Y + i' yy' =


(15.10)
= (xx' - yy') + i(xy' + x'y).

z
li numero complesso = x - iy si chiama complesso coniugalo del
numero z: : : ; x + iy. Dato che risulta

(15.11) z . z = (x + iy) (x - iy) = x' + y' ,

il coniugato particolarmente utile nel calcolo del1quoziente di due l1umeri


complessi; infatti:
56 Copolo 2

x' + il" (X: + iy')(x - iy) (X: + iy')(x - iy)


x + lY
- (x + iy)(x - iy)
- =
r+f
(15.12)
xX + yy' .X:y-xy'
- - 1
r+y' x'+y'

Come si vede dal conto precedente, la divisione tra due numeri


plessi possibile purch il denominatore z = z + iy sia diverso da zero, cio
purch non risulti contemporaneamente x = O, y = o.
utile la rappresentazione cartesiana dei numeri complessi, che si ot-
tiene facendo corrispondere ad ogni numero complesso z = le: + iy il punto P
di coordinate (x, y), come ID figura 23.
Un punto P del piano pu' essere individuato anche dalla distanza: Q dal
centro O degli assi, e dall'angolo -a che il segmento OP forma con l'asse
delle x, come in figura 2.3. Dal teorema di Pitagora si deduce che

(15.13)

l'angolo {)- legato alla parte reale x ed al coefficiente dell'immaginario Y..


dalle formul:e

P
I

I
I
I
o x

Figura 2.3

x .,
(15.14) cos'6'=-
Q

Si dice che Q il modulo del numero complesso z :: X + iy, mentre 1'1,


misurato in radianti, l'argomento. Naturalmente a definito a meno d
multipli di 23t. Tenendo conto' delle relazioni tra e, a e x, y, possiamo
scrivere il numero complesso z = x + iy in forma trigonometrica

(15.15) Z = Q (005 ti- + i sen a).


Compltlmenti ai lIunuri reali 57

E particolarmente semplice scrivere il prodotto ed il qUCTLiente di due


numeri complessi espressi in forma trigonometrica. A tale scopo,
riarno numeri complessi Z, z' nella forma:

(lH6) Z = Q (cos il + i seD il); z: = Q' (cos iY + i seD iY).

Tenendo conto delle fomule di addizione (10.4). (10.5) si ottiene:

z . z' = Q(COS a+ i seo ofr) . Q' {cos {}' + i seo a') =


(15.17) = QQ' I(coo il cos iY - seD il seD iJ') + i(seD il cos il' + seo iY ces =

= QQ' {cos(il + il') + i S.D(il + lYl).

il prodotto tra due numeri complessi ba per modulo il prodotto dei


moduli. e per argomento la somma degli argomenti.
Per il quoziente Si ottiene la formula analoga:

7/z' = Q(cos il + i sen {f)/{Q' (cos iY + i sen {f,)J =

Q (cos il + i sen il)(cos li' - i sen il')


= Q' (cos iY + i seD iY )(cos iY - i sen il') -

(15.1'8) Q (cas -fr C'OS' fi' + sen fr scO' iY) + i(sen: {} cos W - seo {}' c.os {})
= Q' coSt ofr - il sn2 a

= Q, (cos (il - il') + i sen ({f - il'}l


Q

Dalla fannula (15.17) per il prodotto. si deduce la forma trlgon'ometrica


della potenza z" COD esponente- n E N

(15.19)

UD' numero complesso z la radice di z se- risulta (z')R :: Z.


Quindi se z. z' sono rappresentati in forma trigonometrica dalla (15.16)
58 Capitolo 2

come in precedenz.a, deve risultare

(z')" (o')" (cos(niY) + 1 sen(nil') -

(15.20) = Z = Q{cos {} ... i sen ") =

= O (cos(iI + 21m) + i sen(iI + 21m)},

qualunque sia k E Z. Otteniamo quindi:

(15.21) o' = 'iii; il' = (il + 2k,,)/n, . k E Z.

In particolare il modulo di una radice n-sLma uguale alla radice n-sima del
modulo. Si riconosce anche che la (15.21) fornisce n valori distinti dell'argo-
mento i)'. Quindi se z #. O, esistono n radici n-esime d.istinte del nwnero
complesso z..

Ad esempio. calcoliamo le radici quadrate del numero comple5.!io Z - i. In forma trigono-


metrica i ha uguale ad 1. ed argomeoto uguale a nfl. Quindi in base alla (15.21), le
due nuiici quadrate di z .. i hanno modulo uguale ad l. ed argomento uguale a

(15.22) iY,
"" 4;
=2= .
In corrispondenza si ottiene;

(15.23) ':, - I (= i ,<o


Quindi le due radici quadrale di i sono;

(15.24)

Segnaliamo una notazione di tipo esponenz,iale per i numeri complessi.


Posto

(15.25) cos8+isen8=e16 ,

un numero complessp z = Q (cos e + i sene) si potr rappresentare nella


[orma

(15.26) z=Qe ill


62 Copi/alo 3

l
(1 6 .1) 8. - area (PJ '" 20 . 2: R.D n cos u.

Usando le {onnule di duplicazione (lD.6) e ricordando il valore di (l otteniamo

(16.2) 8 n ""
=-sen-
2 n

ftiportiamo B n per alcuni valori di n; U lettore controUi i primi valori, fino ad o = 12, usand(
la tabeUa del paragrafo lO.

n , 4 6 8 12 20 50 100 200

'-5 2 3-5 2..fi 3 3.09 3.133 3.139 3.1410


" 4 2

Come ci aspettiamo. per o grande i valori di 8ct si avv)Cl.ll.8no a K .. 3.1<1159265..


/UChimcde. portendo daU'es8gono e raddoppiando pcr <I- volte il numero dei lati. considert
UIl poligono regolare con 96 lati c rimel a cakmare le prithe due ciln decimali di n.

Alla fine del paragrafo 23 dimostreremo. tramite la (16.2), cbe l'area di


un cerchio di raggio 1 vale rt. Per la (16.2) non utile per il calcolo
numerico di 1t, perch :rt entra nella definizione stessa di ano Qui deside-
riamo sottolineare lo schema del procedimento: abbiamo introdotto una
di numeri reali

(16.3)

Di tale Sllccessione ci interessa il comportamento per n grande. Infatti il


numero a" rappresenta l'area del poligono ,regolare di n lati inscritto al
cercbo, ed tanto pi vicino aU'obiettivo area del cerchio, quanto pi n
grande. Se avesse un senso, diremmo che. ci interessa l'ultimo tennine
della successione a,,; per ci non ha senso perch Don esiste l'ultimo
termine della successione.
Cib che realmente ci interessa il limite deUa successione ano cio un
numero a E R che sia vicino,. ai termini della successione che hanno
l'indice n grande,.. Ci si esprime pi precisamente cosl: a, limite della
successione a.., un numero reale tale che comunque si scelga un intervallo
di numeri intorno ad a, diciamo (a - e, a + e) con e > O, allora esiste
un indice v tale che, per n > v, al> sta in questo intervallo, cio
a-e<lln<a+E.
AbbiamQ rappresentato in figura 3.2 tre casi per diversi valori di e; se si
cambia E con un numer!J minore, l'indice v in genere aumenta. L'impor-
Umili di succe.nioni 63

tante che comunque si fissi E > O, in corrispondenza esiste un indice v con


le propriet suddette.

I
a,
I
",
I
a,
a-,
I
a,
I
a,
I


.
I Illlilr
a,

a ,..
a+.e:.......
v-5
"
,"
j

v-7
I I
I I I I I I I \I III
a, a,
" " " "
i, I I
a, a,
, I
a,
, I
a-
I [I

I
(a + E
v-100
a.
"
Figurll 3.2

L'intervallo (a - E. a + E) considerato li precedenza e definito, Ul


fonnula, da

(16.4) (a - t. a + e) = Ix e R: a - t < x < a + tI.

deuo intorno del numero a, di Taggio &.


Nel paragrafo seguente diamo la definizione di limite di successione e
consideriamo alcuni esempi.

17. Definizioni e prime propriet


Una successione una legge che ad ogni numero naturale n fa corri-
spondere uno ed un solo numero reale a n Ricordando la defurizione di
funzione (paragrafo 6) si pu dire che una successione una funzione da N
in R Indichiamo una successione con il simbolo (a..). o pi:l semplicemente
con 8.". o per esteso con

(17.1) al , al a.c .." a.,. ..


Parleremo allo stesso modo di successione. anche se non sono definiti i
termini a n per i primi indici n, cio per un numero finito di indici n. come
nel caso considerato nel paragrafo precedente, dove era n 3. Esempi di
SUCceSS10nI sono:

(17.2) .
1
n
1 1 1 1
1, 2 3 ' 4 ,... n
64 Capi/Dio 3

n-I O I 2 3 n .. j
(173)
n '2'3'4 .' ... n
r

(- l)'
(17.4) a.=
n
- 1. 2 .
I
-I -I
- 3'4 ,....
(- I)'
n

(17.5) a. = (- I)' - I, I. - I, 1 ,"', (- I)' '"


2
(17.6) !in = 0 1. 4, Q, 16 ... n2

DEFINIZIONE - Un numuo reale a il limite della successione a. (si tlice


ancM cm a.. totde o converge ad a), e 3/ scrive .

(17.7) (oppl,4re a. -t a),

se, qualunque 5/0. E> u, esiste Ull numero 'V 1qle che a - E < an < a + E per agili n >
v.

La relazione a - < a + e si pu anche scrivere -


E < an E < aA a < E,. e ci
equivale a (propriet (8.12):

(17.8) la. - al < e.


Quindi possiamo ripetere la definizione precedente 1n simboli (3 si
legge esiste):

(17.9) Iim a, = a = Ve> O. 3 v: la. - al < e V'n > v.

Osserviamo. pecc.h ci sar utile nel seguito, che la (17.9) equivalente


a

(17.10) lim a. = a 3c > O: 'ttE. > O, 3v: lan - al < ce. V'n > v ;
,->-

infatti (11.10)si riotticnc la (17.9) cambiando E con ele.

Usando la defini:t.ioue, verifichillJTlo che

. 1
(17.11) lim -=0.
......._ 0
Limili di $j/cce.r.rioni 65

Risulla la. - "I : 11/01 11n.. Dato che (Jn <. E equivale a n > J'e,l.. :scegliere v '" 11E.
Qo abbiamo verificato che per ogl r: > O esiste v '" 1J1!: per cui la" - al '" 11n < E per ogni
n > v.
Verifichiamo ora che

n-I
(17.12) lim '" l.
"-t..- n

Risulta

(17.13) 1"'-81'""
I n
n-
1
-l I'""I;;
LI I' ""o
.

in qUC:'lto esempio si vede l'importanUl di considerare il valore assoluto di an - aj si trova


la" - al "" lln e poi si procede come uel caso precedente.
Naturalmellte non abbiamo scelto a caso i valori, a = O e a "" l nei due esempi prece-
denti. Proviamo a veckre che succede le invece tentassimo di dimostrate che

. 1
(17.14)
.--+_
lim - '" l
n

Avrenuno 1 -l
-
n
I 1
=l--<e,cio
n
...1 >l-(.
n

Questa non crea problemi se E grande, ad esempio se lE: .. 1 verificata da


ogni n e N. Ma se e pi piccolo, ad IIl&Cmpio se e 112, allora 110 > 1/2 verificata solo sc
n < 2. Ciel: soto al verifICa la relazione data, c noo a" con n> v. Cib prova che a "" l non il
limitc dcila SUOCCSSiOIlC l/n..

Con un argomento simile verifichiamo la

,
UNICITA DEL LIMITE. - Una succe$Sione non pu avere due
limiti distinti.

Dim05truione; supponiamo per tlSliurdo che esista,no due limiti distinti, cio suppo-
*'
niamo che 8" -t a, a" -+ b, con a b. Poniamo lE: _ la - blfl (? O). Si ha

(17.15)'

Ponendo v c mBX IV1 , 'Y21 l.e relazioni sopra sailte valgono contemporaneamente e si
ha (utilizzando la triangolare Ix, + S Ixll + Ixtl del paragrafo 8)
66 Copitalo J

la bl"l(a.- a,J + (a. - b)l S

(17.16)

::: la. - al + 11,,- bI <: E+ E = la - bi.

Abbiamo cost lravato che la - bI <: la - bi che assurdo.

Esaminiamo ora le successioni (17.4), (17.5). S ha che

(- 1)- .. O ;
(17.17)
.-+_
lim
Il

in!aui la" - a[ .. 1(- I)" Inl= Un ; poi si procede come fatto per il limite (17.l1).
invece il limite

(17.18) non

Infatti. supponiamo per assurdo che esista a "" lim (-


..... - lt. Se a
con n dispari. Allora ali - l e quindi 18ft - al = 1- 1 - al = 1 + a :<!: l. Perci, se l! <: l, non
O. consideriamo la" - al

risulta mai la. - al <: E per n dispari. Si procede in modo analogo per i1l:UO a S prendendo o
i con indice n pari.
Infine la successione (17.6) tende n +coo secondo la definizione seguente.

DEFINIZIONE. - Una succusioru: an ha limite ugUllle a + - (si dice anche che


ali tende o diverge a + 0 e si scrive .

(17.19) (OpPUn! a,. + -) .

se, quall.fllque sia M > 0, esiste IUJ nwnero v tale che a n > M, per ogni n > v.

Si d una definizione analoga nel caso di limite uguale a - 00, Ad


esempio, la successione ali = - n 2 tende a - 00. In simboli scriveremo le due
definizioni nel modo seguente:

(17.20) lim a,.; + <= 'I M > O, 'Iv: 'Vn>v;


.....

(17.21)
,-
lim ' , ; - <=> 'I M > O, 3v: a,<-M, ""t/n>v.
Limiti di successioni 67

Come gi detto, una successione si dice ammette limite


fmito, mentre si dice divergente se ammette limite uguale a +- oppure a
- -. Le successioni convergenti o divergenti si dicono regolari, mentre le
successioni che non ammettono limite si dicono non regolari.
Infine, una successione che converge a zero si dice infil1itesima, mentre
una successione divergente si dice anche infinita."

18. Successioni limitate


Abbiamo detto nel paragrafo precedente che una successione si dice
regolare se ammette limite (finito o infinito). Invece una successione si
dice limitata se esiste un numero reale M tale che

(18.1) 'v'n e N,

o (equivalentemente, in base alla proposizione (8.11):

(18.2) - M S .. S M. 'v'n E N.

Si noti il legame con la definizione (12.3) di insieme" limitato (si veda


anche la (12.4)).

11 lettore provi a verificare per esercizio che le successioni (17.2), (17.3), (17.4), (17..5)
sono limitate, mentre la &uce:cWone (17.6) Don lo ad esempio, la successione (17.4)
limitllta dalla costante M = I. infatti;

(18.3) 1.. 1- 1(- Il 1 1


=-Sl.

'in N.

&istono successioni limitare 110n regolari, cio successioni limitate che


non ammettono limite; un esempio fornito dalla successione (17.5) defi-
nita da

(18.4) ,,=(-1)",

che limitata (perch la.1 = 1 per ogni n e N) ma che, come dimostrato in


(17.18), non ammette limite.
Viceversa, ogni successione che ammette limite "finito limitata, come
mostrato dal seguente:

TEOREMA. - Ogni su.ccessione convergente limita/a.


68 Capilolo 3

Dimostraziom:.: supponiamo che aA converga ad 8 e scegliamo '- == l. In base alla


defiDlZlone di limite (si veda la (11-.9)) esiste un indice y per cui la. - a[ < l per ogni n ;> v
utilizzando la disuguagJianza triangolare (8.14).

(18.5) la.I"I(II. - 11) + al s -'al1" lal < l +- lal. '9'n :> V.

Ma aUora; per ogni n E .\'l, !i ha;

(18.6)

19. OperaziQD COQ f limiti


Valgono le seguenti regole di calcolo:

OPERAZIDNrCDNILIMlTI.-Se lim a" =a e lim bn""b, cma,be


..-+_

R. si ha
(19.1)
.->-Hm (a. b..) "" a b.

(19.2)
.->-lim a". b. "" ab.

. a. a
(19.3) Um - "" - (se b.. , b "" O).
ba b

Dimo,striamo la (19.1) con il segno +: per ipotesi, per ogni Il > 0,

(19:4)

Ponc'n4o v "" ma)!" I VI V2 I per ogni n > v si ha

+ b.l - (a + b)1 "" I(a p - al + (b. - h)1 So


('9")
:S la. - al + Ib. --bi < 2E.

La Jfr.oya compreta, Si noti che abbiamolisato la diSuguaglianza tnllngolare' (&J4 eta'


delil1iZione d\ limite nella formI!, (17.. 10). Il leuore dimostri la (19.1) 1Xl{l iUegnQ.
Dimostriamo. la Connula (19.2) relativa a,llimi(e di un prodono-con due PUIRO'
dci ql;lali non Ca uso del conceuo di sQCcessione limitate
Limiti di successioni 69

Dimostrazione della (19.2) (prmo mt"w,'/): utilizziamo l'identit

(19.6)
:< (ai< - a) (b n - b) + (a n - Il) b + a (b" - b).

Nell'ipotesi (25.4) risulta quindi

la" b" - abl s l" - al . Ib a - bi + la. - al . lbl +


(19.7)
+ lal . Ib n - bi < E
,+ E [bi + lal Il

per ogni h :> y = max [VI' vzl

della (19.2) ("secondo metodo): per il teorema del paragrafo precedente la



successione a n limitata. cio esiste un numero reale M (::> O) tale che

(19.8) 'O'n e N.

DaU'ipbtesi (19.4), per ogni n ::> v = max (VI' vll si ottiene

(19.9) = la"(b,, - b) + b{a" - a)[ $ la" llb. - bI + Iblla" - al <

< Me + Ibl E =- (M + Ibl) e.

La prova che il limite d un quoziente uguale al quoziente dei limiti


simile alla prova della relazione per il limite di un. prodotto.

Esaminiamo due esempi di applicazione deUc: oper.li2ioni con i limiti. Avendo gi vluifi-
calo che la 5UI;I;cssiOnc 11n converge Il zero per n -++-, dal limite del prodotto (19.2) con
a. = ba = l/n si deduce che

1
(19.10) Hm --o
n'
e, iterando il procedimento,

(19.11) VbeN.

Mediante le operazioni con i limiti si calcola, ad esempio, il seguente limite, dividendo


70 CJpilOlo 3

numeratort e denomioalore per 02:

(19.12) lim
0 2 +511-4
. _ 3D 2 + l
., lim
,.,_
l + Sin - 41n2
3 "1" l/n2 -- l
3

20. Forme indeterminate


Si prova che valgono le operazioni con limiti infiniti nei casi seguenti (a
e R),

(20.1)
(20.2) 3 .. - t + - ,

(20.3)

(20.4) => la.. b,,1 ----J + _


(20.5)
(20.6) Ib" / allI + _
(20.7) a..-ta:;t!O, lan / b.. l-+ +-

Risultano esclusi dalla tabella alcuni casi che schematizziamo nelle


forUle segunti, dette forme ini:J.eterminate:

(20.8)
--- , o - ,
Altre forme indeterminate sono date neUa (25.9). Dire che un limite
_/00, %.

una forma indeterminata non significa diIe che i1 limite non esiste, ma
significa semplicemente che occorre preliminarmente eseguire
noni, o semplificazioni, per togliere, se possibile, l'indeterminazione.

Ad cscl"pio, le successioni seguenti csprimono forme iudeterminale:

(o ... lY - (o _ 1)2 ;
1 - l Un'
(20.9) l ' (o + l);
n Un

Lo prima di tali successioni una forma +- - -. Per svolgendo i quadrati si trova che la
."'X'cssione vale 40 e quindi leode a .... La scromla successione UllB forma O, _, ma si pu
anche scrivere 1/n + Un'l, che tende a zero. La lena suc:cessione una forma -J-, ma gi
sappiamo che tcmde a 1. La quarta successione del tipoOJO. ma semplificando si trova lln -J O.
Limili di slIcce.uioni 71

21. Teoremi di confronto


Studiamo in questI:? paragrafo alcune relazioni tra limiti e ordinamento.

TEOREMA DELLA PERMANENZA DEI:. SEGNO. - Se lim "" a > O ,



esiste un numero v tale cM " .. > O per ogni D > Y.

Prima di propone la dirnostnlzione de.! teorema della. permanenza del segno sottoli-
neiamo che, se una successione a.. converge ad un numero reale positivo a, non si pu
affumare in generale che rum i termini della suc:oessione a. sono positivi.
Ad esempio, in analogia con la (17.3).13 s'leeess\ooc a. '= (n -7)Jn converge al numero
1 per n -+ + _, per i primi termini della successione (ah 32' ..."lino.ad aM sono negativi; il
numero v, nella tesi del teorema della permanenza dcI segno. in questo caso uguale a 7.

Dimostrazione.: dalo che 8 > O, pO$$lamO scegliere t ". aIL Esiste quindi un numero v per
cui I.. - al < aI2 per ogni D > v. Ci equivale a - an. < a. - 8 < an... In particolare 8b-
biamo

(21.1 ) a >a--_"":>O
.. 2 2

'
'v'n> v.

COROLLARIO. - Se lim
.
8 10 c a , e se a" O per ogni n. allora anche a O

Dimostrazione: se per ilS5UrdO fosse a < 0, il teorema della permanenza del segno,
applicato alla sulXC:S5ione - a ... comporterebbe che !l.. < O per n uande.

COROLLARIO. - Se 1im 3 n = a. lim bn = b , e se 3 n bn per ogni n


-+- ..-+-
allora a :?: b.

Per ottenere la dimost:nnione di quest'ultimo corollario, basta appljcare il corollario


precedente alla su=ssione a n - b n.

Possiamo schematizzare i risultati ottenuti nel modo seguente (si noti la


differenza tra i segni > e

(21.2) 8>0 => 3v:a,.>O, 'v'n > v;

(21.3) 'v'neN =>

(21.4) 8 n ---t a,
72 CtJpitoio 3

TEOREMA DEI CARABINIERI_ - Siano 8,.. bn , <;, sltccessioni lali che

(21.5) Vn e N.


.-
Hm a,.::< lim b. - a allora

lo c.,. convergente e

Dimosl.razione: per ..per r: > O

(21.6)

Ricordiamo c:he le disuguaglianze con il vJore assoluto fi.j possono anche scrivere.

(21. 7) 8-to<a.<a+r, a-to<b.<8+1!_

Quindi, se D > v ::< ma:c Iv. ' v1 1, risulta


(21.8) l-E <a.s<;,sb. <8 +I!,

PemO f.;. - al l! per ogni n > v, come volevllSi dimostrare.

VaJgono analoghi teoremi di confronto anche per i limiti infifiiti:

(11.9) a" s: b n
(21.10) ali. S b n 'v'n E N. -_o
Dimoslriamo la (2.1.9) (la pro\'a della (21.10) per ipotesi 8 n + _ che; per
la defllUZone di limile (1720). signibca:

(21.1 I) 'lfM>O.3v: a. > M; Vn > v.

Data che b". a.. per ogui n ti: N. si olfiene la tesi

(2Ui) Vn >v.

22. Altre propriet dei limiti di successioni


Riportiamo in questo paragrafo due ulteriori propriet dei limiti di suc-
cessioni; in p-articolare la seconda, enunciata sotto fonna di teorema,
importante per le applicazioni.
Lillli.i di nl.Ccessioni 73

PROPOSIZIONE. - a n converge a z.ero se e soltimto se IUnl converge a zero.

Di'tnostrazione: posta bli '" fa:nf, in base alla definizione (17.9) bn converge a zelO se e
solo, se

(22.1) Ve>O,3"V:

Dato che

(22.2) Ib,,1 ;: 118,,11 ;: la, 'In e N,

la- (22.1J ' equivalenle alla convergenza a l':ero della tl n

Si noti che. nella proposizione precedente, importante considerare non solo succes-
siorii convergenti, ma pi in particolare successioni convergenti a zero. Ad esempio. se
a o ,. (- 1)0 , allora a n non convergente. mentre bo '= la successione costanle
bo = I, Vii E N , che ovviamente converge ad L

Ricordiamo che una successione a" limitata se esisle un numero M ;;. O


tale che

(223) 1",,1 M. I::IneN.

Ricordiamo inoltre che una successione che converge a zero si dice infinite
Slnlli.

TEOREMA DEL LIMITE DEL PRODOTto DI UNA SUCCESSIONE


Lnvl:ITATA PER UNA INFINITESIMA. - Se a" una sJccessione limitata e
bo lina successione che converge a zero; allora fa sur.tessione prodotto aDb o
converge n' zero.

Dimostrazione: (prno murnio) per ripotcsl (12'.3) si ha

(22.4) Vn E N,

che, po-:r la propriet (8:.11), del valore assoluto, equivale

(22.5) V'n E N.

Dato che per ipofesi: b" --t O; per r8 propoS21onc precedente anche la successione Ibnl
converge a zt:ro. Per il d'ci carahinieri, dalla (22:5)' si d"educe lnfine che tl n . b n --t O.
74 CojJilolo 3

DimO!>trazione (s'coI/do merodo): per la definizione di llmile si ha:

(22.6) 'lin > v.

Dall'ipolesi di limitatezza (22.3) si ottiene. poi

(22.7) "In > "'.

che equivale (si veda la (17.10 al fatto che la successione prodotto a n . b n converge a zero.

A titolo di esempio verifichiamo che

(n.)

infatti si tratta del limite del prodotto della succefiSione limitala a... _ (- I)D per la succes-
sione infinitesiml

1
n+5 1/n+5'n
(22.9) b - 301 +1 - 3+ l1n1 .

Cnme ulteriore esempio verifichia.mo che

(22.10)

(il lettore non confonda questo Umile con quello proposto in (23.17), uguale a l: nel limite in
(23.17) la suCQ"ssione conv.erge I zero. mentre la successione in considerazione in (22.10)
l; sen ar/a n coo a. = n -+ + _).
Il limite in (22.10) l!l zero perch limite del prodotto della successione limitati
8. = seo n (la.l" Iseo 01 Si: l, 'r;/ n E N) per (a successione infinitesima bll _ lIn.

23. Alcuni limiti notevoli


lo questo paragrafo esaminiamo alcuni esempi di limiti particolarmente
importanti. Cominciamo con (a E R fissato):

....
1
se
se
a> 1
a = 1
(23.1) lim a' =
Ii-+_ O se -1<a..;:1
non esiste se a - 1

Se a :> l possibile utilizzare la diiuguaglianZll di Bemoulli (0.5):


Umili di successioni 15

(23.2) a 2: I + n{a - l).

Dato elle Il > 1, il secondo membro tende a + - se n - t + ...: per il teorema di confronto
(21.9) anche 0." -+ + _. I casi ti - 1 e a .. Osono ovvi. Se Il diverso da zero e compreso tra
_ I, I (0.< lal < I). risulta 1IIai > l, e quindi dal caso gi ttaltato alleniamo:

(23.3)

Se a '" - 1 si riouiene illimile (11.18). Se infine Il < - 1, si vede che la successione con
csponenh. pan"2k
a ; + _ .. mentre l '
a sua:eU\ooe con e5p0nentl. d"\.Span. a-h-. ; - ... per k --t +
.... Percib non esilte illimite-pcr n --t + - di al. Si noti che invece esiste, ed uguale Il + .... il
limite di la-I, se Il: < - I; infiltti si ottiene la successione lanl. che ha per. base lal > 1.

Proviamo ora che, se a un numero reale positivo, risulta

I
(23.4) lim
a--t+-
'fa=lim
n-t_
0"-1.

Notiamo preliminarmente come sia facile ricordare il limite (23.4) per


"Va = a IIn -7 a o = 1 .
mezzo d el passaggi: C

DimostlllZione della (23.4): nel caso ti I si ha <!: I. Poniamo b. '" _ I ; risulta


b" 2: O e inoltre, sempre per la disuguagJianzll di Bemoulli:

(235)

Perb

(23.') o s; bn :s: (a - I)/n.

Dal teorema dei segue che b. -+ O, cial: -+1. Se O < a <: l, allora
Ila > I e quindi. per quanto gil dimostrato,

(23.7) . .,;"
lI/a
; J.

Dimostriamo ora che, se bER, risulta

(23.8)

Esaminiamo preliminanr"'ote il caso b ,.. (!l. Procedendo eome {alto in precedenza.


poniamo b. "" - I <!: o. UtUittando ElnCOl1'l la disuguaglilnza di Bemoulli. otteniamo
76 Capitolo 3

(23.9)

Perci,

(23.10)

Quindi b" _ O; doe

Aitwli per il lettore; pecch si scelto il valore b = 112 1 La dimostrazione


proposta nbn funziona se si sceglie b "" l; perch? Quali altri vaJ.ori di b, oltre b = In.,
pOSSOilO essere scelti jn modo che la dimostra:zione funzioni?

ConsideriamO ora ii caSo in cui l'esponente b E Z.


In tal caso 'fnb
= (vn l/2)2b _ 1211 = 1. Per trattate il taso gneFale beR, introdUciamo
'la funzione partI! ltd di x;

(23.1I) [xl = il piil gronde imero mino.re od uguale (,Id x.

Se beR, abbiamo [bl :S b < [hl + l, e quindi

(23.12) :S :S

Ancora, per il teorema dei catabinieri, si ottiene la tesi (23.8).

Esaminiatno ora tre limiti relativi aJle funzioni trigonometriche. l primi


due sono:

(23.13)

(23.14)

Ad esempio seri (l/n) O, cos (l/n) .....J l, perch 1/n o.



Dimostrlttone della. (D.B) dalO che 11'" converge a zero, per la ddnizione di limie
esist un mdice v per CUi ta.l< JT12 per ugni n ;;. v. Per lal, vaiori dI n; I1tiJi?..7..8tidola
disuguagUanzlI (10.9); ottemarno

(23. L5)

Per ta proposizione del paragrafo precedente la)_O; per il teorema dci carabinieri, fsen a"I_0.
Infine, ancora per la proposizione del paragrafo precedente sen a" -+ O.

Dimostrazione della (23.14): si perviene al nsulrato d'lIa (23.13), utilizzando I"a relazione
c:os x'" !:
x . Allo scopo d siabilrre il segno nella relazione precedente:,
chiamo con v J'indce tale che rlsl1ld - rrI2 S $. 1t/2- per ogni n > v (v eSlste per. la
Limili di 77

definizion di lirnilE.'.. ato che"3. n.--lo O}. Pl:r tali valori di n risuila lln O e q4indi

(23.16) '::05 a n = .... a" . '\in >. V.

Aye.lI.do gii prcwato che sen a n O.ne segue che b n '" I - .senI al! -} 1; la tesi infine
conseguenza dil,l I"alto che -./b.. -t { = l .

TI terzo limite di funzione che prendiamo ID cODsidera-


zione :
(23.17)

Nuami{clb. dalo che -+ O. (scn' Dn)/a" una forma.' indeterminata.


COl1!inciamo 001. che .

n sco x
(23.18) O<lxl<-
2
COS le: <:
, < I .

Infatti, se ':Il JX)sitivo, dalla t10.9) s ottiene

seti "le: <: li;


sen le:
< tg x _ =:..::
(23 .1 9)
"" ,
da cui, diVIdendo per seQ li; (che positivo) e prendendo gli invef5i. s ha

sen x
(23.20) cosx< <L
x

Se.inveCe J( negativo; al?plicando a - x la (23.20) 5i ottiene

sen (- x) sen x
.co5lC x) <: := - < 1.
- x- x
dunq!lC" la (23.20-) vale ,;:mciiI'. se x negacivo e [a (23.18) dimostrata..
Datoehe a"-IO, per la definizione di limite esiste un indice v tale che la.l< nf4per ogni
n > "li Dallll (23.181 si ottiene

sen a"
(23.22) cos an < . < l, 'r/n>v.
"
Per n --t + ""'. 005 CI", '""7 l. Ul:. tesi (23.17) discende quindi dal teorema dei. carabinieri.
Applichiamo il Tisultaw appena dimostrato per concludere l'argomento del paragrafo
1D, per provare che l'area del cerchio di raggio 1 uguale a 1t. Ricordiamo che. dato un
cerchio di raggio 1. per definizione Jt la lunghezUl della semicirconferenza. mentre l'area
del cercnio il limite, per n -I + ..., delle aree dei poligoni regolari di n laci inscrilti. In base
alla (16.2) si ottiene
78 Capuolo j

(23.23) an!i1 MI cerchio di raggio 1 .. lim -n SCD ""


-
2 n
Dato che, per Il -+ + _, la succc!\IIione 2nJn tende a lero, siamo neUa situazione del
limite 11olevole (23.17) e quindi

(23.24)
.. C. d
ffrea d rE un:nio . i mUli)
. l="um n$Cn_
(2Nn)
li.
....._ :wn

24. Successioni monotne


Abbiamo gi dato nel paragrafo 7 la definizione di funzioni (stretta
mente) crescenti o decrescenti. Allo stesso modo per le successioni diciamo
che
(24.1) <l" strettamente crescente: a,,<a n + 1 Vn e N',
(24.2) a" crescente: an S311 + 1 , Vn e N',
(24.3) a.. strettamente decrescente: , Vo e N',
(24.4) a" decrescente: an 2:aOl + I Vne N.

Una successione a" morlOtna se verifica una delle quattro coodizioni


sopra scritte. Una successione strettamente monotna se verifica la (24.1)
oppor. I. (24.3).
Se 8,,, = a per ogni n E N,. con a numero reale fissato, si dice che a.. una
successione costante. Le successioni costanti SODO allo stesso tempo cre-
scenti e decrescenti.
Ad esempio le successioni (17.2) e (17.3) sono strett.amente monotbne; la (17.2) alI '" lln
!lrettamente decrescente. mentre la (173) a" :cl (n - l)Jn IitteU.arnente crescente; infatti,
se ... = Un, aUora

l l
(245) a.. > a...-\ - > ::-''-.,-
n u + l
1I+1>n

e l'ultima disuguaglianzp velificatl\. per ogni n E N. Invece se

(24.6) ' .. "- l

"
,

allora

l n
=
li -
(24.7) <
u n+1

e anche questa volta l'ultima disuguaglianza verificata per ogni D E N.


Umili di successioni 79

Il risullato seguente di fondamentale importanza.

TEOREMA SULLE SUCCESSIONI MONOTNE. - Oglli successione


mOilO//ilI ammette limite. fil particolare, ogni s/lccessione monotna e fimiram
collvergt/l/e, cio ammet/e limite finito.

La successione (17.4) a,. '" {- I)-In non monotOna: in!"atti i termini di posto pari sono
positivi, menl.-e queUi di posto dispari sono negativi: i termini della successione oscillano
intorno allo !.eTC. La successiooe a_ == {- l)"/n quindi un esempio di successione conVt!r-
genIe, pur non essendo mono/lmo (osservinmo che ciO non conhaddice illeorema; infatti nel
teorema nOLI si afferma che ogni successione convergenle rnonolnal).
La successione non regolare (17.5) Il. '" (- l)D non monolna: ci in !accordo con il
teorema sulle successioni monotne, perch se la successione (17.5) fosse monolna do-
vrebbe avere limite.

Dimostnlzione del teorema .!Iulle successioni monotne: consideriamo il caso di una


successione II n crescente e limitalll_ PO!iIQ r .. sUPn El [issato t! :> O, per le propriet del\"e-
stremo superiore lparagralo 12) esiste v E N tale che

(24.8)

Per n > v risulta S Il" e dunque

('2'.') r- E < 'yS a. sr< r+ 1;,

da cui lil11 B. = ( .

Consideriamo ora il caso di una successione an crescente e non limitata (superiormente).
fiSSlllo M > O esiste v E N tale che n.. > M. D.to che II n crescente, ogni Il :> v risulla

(24.10)

da cui tim a. = + .....


d_
In modo analogo si trattano i casi relativi a succcuioni dtlcrescenti.

Ricordando che una successione si dice regolare se essa ammette limite


(finito o infinito), il precedente teorema afferma che ogni successione mo-
notna regolare.

25. TI numero e
Il teorema sulle successioni monotne utile per definire il numero di
Nepero e come limite di una particolare successione monotna e limitata.
BO Capitolo 3

Infatti, introduciamo tale numero mediante il limite:

(25.1) COfl

La (25.1) la definizipne del nUlnl!ro di Nepero e. Tale definizione


giustificata dal fatto che, come provato aUa fme del paragrafo, La succes-
sione a" = (1 + lIn)R (strettamente) crescente e limita/a; quindi esiste, ed
un numero reale, il limite per n + 00 di an0
Nel paragrafo 81 indicheremo il metodo per calcolare espressioni deci-
mali approssimate del numero e, del tipo

(252) 2.71828182845904523536... ;

qui riportiamo aLcuni valori nwnerici approssimati di 8 11 che, essendo ali una
successione strettamente crescente, sono approssimazioni per difetto del
numero e;

n 1 10 50 100 500 1000 10'


(1 + l/ot 2 2.5937 2.6915 2.7048 2.7155 2.7169 2.7182

appUcazioni sono utili anche


l limiti seguenti. generalizzazioni
della definizione (25.1):
1 )

(25.3) ( l+ n

(25.4)

DimostrariGne della (25.3): indichiamo con [an]' come nella (23.11), la parte incen di 8 11,
cio il piil: gnmde intero minore od ad An. Risulla I a. ] S a" < ( ... } + 1 e quindi

(45.5) (
l+[].
a.+1
1 )'., ( I)" ( l )'.,.,
<1+-<1+[)
a.

perch la e l'esponente dcI primo membro sono minori rispettivnmente della base e
dell'csponente del secondo membro, e lo slesso accade tra secondo e terzo (IIembco. Il
risultato segue dal teorema dei carabinieri, pcrch si verifica racilmente chC' le sU&ee5Sioni a
primo e terzo membro tendono ad e. per n -+ + _. Infatti ad esempio per il terzo membro:
Limiti di 81

:25.6) ( l)""' ( l)'" ( l)


1+[8
8
] .t+[anl,e.l=e.

Diniostrazione della (25.4); poniamo

[25.7)

DatQ'che a u -+- _, la sucCessione bn diverge a +00; inolu'e n. "" - bn - 1 e quindi

')" = (1 - .
l ) - " . " ""
( 1 +ah
-
bn+l

[25.8)

Ricordando-che b. -+ + _, l'unimo membro converge a e 1 = e per n -+ + _, a causa della


[25.3): ci pl'ova la (25.4).

La successione in (25.1), utilizzata per definire il numero e, combina fra


loro due tendenze opposte: tendenza della base ad un limite uguale ad 1,
la tendenza dell'esponente ad un limite infinito. Il risultato appunto e,
!ln numero intermedio tra 1 e +"". La forma 1- una nuova forma indeter-
rninata, come pure sono indeterminate le forme ""0, cf. Quindi all'elenco del
paragrafo 20 vanno aggiunte le forme

Riprendiamo la definizione del numero e come limite, per n + co, della


iucceSSlOne
[25.10)

Come gi detto, la definizione giustificata (in base al teorema sulle


;,uccessioni monotne) dalle seguenti propriet:

[25.11) la successione a n monotna crescente;

[25.12) la successione an limitC]Ia.


82 Capitolo 3

Dimostnuione della (25.11): 18 tesi

(25.13) 'fn :>:. 2,

Eseguendo la somma delle (razioni, si 'pu scrivere in modo equivalente:

(25.14) l" : I r.l" J .l" : ');


.
ancora

(25.15)
(
, l)"
ilI - n - I.
" "
conveniente come addendo l, nel modo seguente:

(25.16)
l I )"
1--
"'
I
"
La (25.16) equivalente alla lesi da provare.
Cio premesoo. ricordiamo la disuguaglianza di Bemoull (11.3), che vale per n li! N e per
ll<!:-I:

(2.3.11)

La .conc1usione (25.16) si ottiene ponendo nella disuguaglianza di Bernoulli x; _ lIn 2.

Osservando che la disuguaglianza di Bernoulli (25.17) vale con il segno


stIetto di maggiore se x "$ O e n "$; 1 (il lettore provi tale affermazione per
induzione. con n = 2. 3...). la dimostrazione sopra proposta mostra pi
precisamente che a. > a.-l per ogni n > 2; cio la successione a. risulta
strettamente crescente:"

Dimostrazione della (25.12): introduciamo la successione

(25.18) b.;l+;
l I)'"
Per ogni n E N si ba

(25.19)

Pro....eremo che b"


una successione strettamente decrescente: dalo che a.., (stretta-

mente) crescenle, ne segue che
Limiti fii :mccr$S;olli 83

(25.20)

e quindi, eMendo al - 2, bI _ 4,

(252'> 2S:a,.<4, "in E N:

peTl:ib la iuc=s:sione a" risulto limitata, come si voleVB dimootrare. RimBne dB verificare che
b n l!: uni successione strel!amcnle decrescente: a tale 5alpo pnxedi:lnlo come nella dimostra-
zione della (25.11): la telii l!:

(25.22) +-
n
\t'n 2.

equivalentemente

n+ 1
(25.23) >
n

Come nella dimostTttione precedente isoliamo l come addendo:

(25.24) ( 'l"
l ... l
n - 1
>1+-.
I
n

La disuguaglianl:.a di Bernoulli (25.17), con x =: 1/( n1 - t) , dA la conclusione

(25.25) ( 'l"
1+ l
n-l
!;I+ ln
n-l
1
>1+-
n
'fn 2: 2

(nell'ultimo passaggio si e utiliZZOla la disuguaglianza n/( n2 - 1) > 1/n , che vcm


equivale il n1 > n1 - I).

Un'osservazione a proposito deUa stima (25.21): desiderando una stima


pi precisa si pu otilizzare la relazione

(25.26) V'n. ID e N.

che vale perch, posto k = max {n, mI. risulta

(25.27)

Per m = 1 si ottiene la limitazione 3 n < bi = 4; aumentando il valore nume-


rico di m si ottengono stime pi precise; ad esempio. per ID = 5 si ha

(25.28) a.. < bs = Gr : : 2.98... 'v'n e N.


S4 Capitolo J

In particolare si pu affermare cbe2 S an < 2.98 ." < 3 per ogni n e N e


quindi anche il numero e. limite della successione crescente ano verifica le li-
mitazioni 2 < e < 3.

Appendice al capitolo 3

26. Infiniti di ordine crescente


Con lo stesso metodo utiljzzato per studiare le successioni definite per
ricorrenza dimosniamo il seguente:

CRITERIO DEL RAPPORTO (PER LE SUCCESSiONI). - Sia a" una


a positivi.. b" = a.,.., , a. la s"ucctnioTU! b.
converge ad un limite b < l, allora la successiom: a. a zero.

Dimostrazione: per Il teorllma delll permanenza del segllO del pamgrafo 21 (applicato.
lilla successione I - b n>, esiste Un indice v per cui b. < 1 per ogni n :> v. Quindi
a..1 , a,. < l, ciot &.., < a. per ogni n :> v. 11 teorema sulle suCcessioni monotQe assicura
l'esistenn del limite a, che i!: un numero reale non negativo, dato che la successione i!:
decrescente. Supponendo per assurdo Il .. O e passando al limite per Il -t+- nella relazione b
1 .. 1'1 si ottiene b = ali:: " in contrasto con l'ipotesi b < I. Pertanto risulta a = O.

Applichiamo il criterio del rapporto al confronto delle successioni:

(26.1) log n; n' .o ,". n"


o '0 n" .

Abbiamo scelto b > 0, a > 1. n simbolo n! (o [attoriale) significa il


prodotto dei primi n numeri naturali:

(262) nJ = 1 . 2 . 3 ..... (n - 1) . n.

Per.n ...... + - le cinque sucx:ossioni (26.1) teodono tutte a + _. Possiamo perO dire che
sono iIlfinjii in ordille crescente, nel senso che i limiti dei rapporti valgono

log: n Il'' DI
(263) Hm _ - = lim - _ fun - : : lim -=0.
........- n' .-..- a" .-._ nl ......._ II

Rimandiamo al paragrafo 33 (si veda la (33.9) lo studio del primo dei tre limiti.
Riguardo al secondo, poniamo

(26.4) b. '" &..1


_, "" (n ')'
n
1 ,
--t-<l.
Umili di successiolli 85

Dal criterio del rapporto otteniamo che nb/a n -+ O. Per il lerm limite poniamo

(265) b" a

O
.
.. 0+1

Al'!cora dal criterio del rapporto segue che aU1n1 -+ O. Infine. per il Cjllailo limite in (26.3)
poniamo

o,
(26.6) ,,= -;
n"

e di nuovo. per il criterio dell1lpporto: lA successione a.. = nllnn converge a zero per n -+ + _.

27. Successioni estratte. n teorema di Bolzano-Weierstrass


Si& <in una successione di numeri reali e sia nk una successione stretta-
mente crescente di numeri naturali. La successione anI definita da

(27.1) k E N -+ a...

prende il nome di sucCessione estratuJ da a... di indici fil::'

Ad esempio. se 0lr. = 2k, la successione estratta da a n di indici 2k. di mdici pari,

(272) a1,a. ....aza:, ...

Se invece Dir. '" 2k - 1, si oltiene l'eslratla da In di indici dispari:

(273) 8[.83 ...a.a_1.

LEMMA. - Per ogni .Jucceuione


fu,
n. crescente di numeri naturali, si

(27.4) Vk E N.

Dimostrazione: per k .. I si ha ovviamente 01 I. Inoltre. supponendo valida la (27.4).


proviamo dle risulta Ohi k + I, da cui, per il principio di induzione. la (27.4) risulter vera
per ogni k. Per ipotesi 0k+l > 0lt k. ovvero 0lt.l > k e percil> nlt k + \.

Dalla (27.4) si ricava facilmente la seguente


86 Cupl/olo 3

PROPOSIZIONE. - Se a" converge verMI a, allora ogni eJltralla a.... converge


ver.ro a.

Dimostrazione: fISSato & > O esiste ko tale che la" - al < per ogni n > .. se k > ku-
essendo nt 2. k il lemma precedente. si ha anche nt > ko e perci la... - al < t .

Nel paragrafo 18 abbiamo dimostrato che ogni successione a. conver-


gente Iimitala. cio esiste M > O taLe che 1a..1 S M. per ogni n E N. n
viceve1'5a non sussiste, ad esempio. la successione a p = (- 1)"
limitata, ma non convergente.
Tuttavia sussiste il seguente notevole

TEOREMA Dr BOLZAND.WEIERSTRASS. - Sin a n linO Sltcce.!SIone


limitata. Allora esiste almeno una suo /:Stratta convergente.

Dimostrfll.ionc: per ipotesi la successione 0n limilllta; pcrtantll esistono due coslanti A.


B li R tali che

(27.S) "VnEN.

Suddividiamo l'intervallo lA. Bl mediante il punto di meno C (A + B)n. e cpnside-


riamo i due intervalli lA. C], {C. B]. Uno almeno dei due inlervaJli lA. q, le. BI contiene
tennini deUII. successione a n per infiniti indici: pifl precisamente. dalo che l'insieme N
dei numeri natul'Illi infinito, risulla anche infinito almeno uno tra i due soUoinsiemi di N

(27.6) In e N: a. E [A. CII. In e N: a.. e IC. 8]1.

Sia ad esempio lA, Cl (oppure (C, Bl) il sottointervallo che contiene termini della
suCCCS$ione a n per in6niti indici e indic:hiamolo generiCilmente con il simbolo {Al_ Bll.
essendo

D-A
(27.7) BI-Ai'"' 2

Suddividiamo l'intervallo [AI, BI] mediante il punto di mezzo Cl = (Al + 8])12. Per lo
stesso motivo indicato in precedenza almeno un) tra i due intervalli [AI. Cd. [Cio Bd
contiene lermini della succe!tSione &n per infilliti indici e indichiamo tale intervallo con il
simbolo (Al. 8 21; lisulta

(27.8)

[terll.ndo il procedimento si geo.erano due successioni AI:. B" (k E N) tali che


Limiti di $lIccusionj 87

(21.9) "I te N.

(27.10) "ItEN,

e inoltre rinl.ervaUo {Ak. Bt] contiene termini della succesllione a" per infiniti indici.
In particolare. l'intervallo (A,. Bd contiene termini della successione a,,; quindi esiste il
primo intero ", tale che an, E [ AI ' B, l. Per lo slesso motivo esiste un primo intero fra
tutti i numeri naturali pi grandi di nlo percuis", e [A 2 B l ). Itcrando i casi k _1, 2 gi
trattati, con k =o 3. 4. 5.... determiniamo una successione strettamente crescenle di interi

(21.11)

per cui a",. E [Ak BJ per ogni k e: N. Dato che B t - = (B - A)I2t, abbiamo quindi

(27.12) V1c.EN.

Per la (27.9) la successione AI: (ed anche la B,,) f; monotOna e limitata; per il teorema
sulle successioni lIlonotOne A" ammette limite finito per t --+ + _. Indichiamo COIl r e Il: il
valore di tale limite.
Dato che CB - A)I2t --+ O per le. --+ + _. sia il primo che l'ultimo membro della (27.12)
convengono ad r per le. --+ + _. Dal teorema dei carabinieri si ottiene allora la coodusione

(27.13)
.......a.. '"
lim r.

28, Successioni di Cauchy


Sia sn una successione di numeri reali. Si dice che una successione di
Cauchy se, per ogni E > 0, esiste un indice v tale che per h, k > v risulti

(28.1)

Dimostriamo in primo luogo la seguente

PROPOSIZIONE. - Ogni su.ccessione convergmte cii COllchy.

Dimostrazione: se a n converge \leno a allora, per ogni Il > O. esiste v tale che

(28.2) . "In '> V.


88 Cnpitofo 3

Dalla disuguaglianza triangolare segue allora, per h, k > v.

(28.3) a,,1 s Ill t -


, ,
al + la -lIt.! < 2" +2"= L

Per dimostrare che, viceversa, ogni successione di Cauchy conver-


gente, premettiamo alcuni lemmi.

Il
Dimostrazione: sia E =: l; per ipotesi esiste v e N lale che

(28.4) la t - a,,1 < I, 'r/h.k>v.

Fissiamo un indice ho > v. Allora, dalla (28.4). per le propriet! del valore assoluto, segue

(285) alt" - l < fl t < 01\, + 1. 'f/k>v.

PostQ

A = min la, ... ak a"" - 11. B =: max la l tl.t alt" + li.

evidentemente risulta

(28.6) A.s:a...s:B, V k E N.

c pcreib la 1''CCHSione limitata.

LEMMA 2. - Se una successione di Cauchy a.. contiene un'estratta a...


conW!rgente lIU30 r, aUoTa anche ali ver30 [.

fissato > O sia v El M tnle che

(2&.1) IOk - ahI < ffl..


Sia inoltre te > v tale che

(28.8) lo... - rl < eI2.

si h,a: 0r.:.?: ko > y (si veda la (21.4)), per ogni n > v risulta

, ,
(28.') la,. - 'rl s I a" - a.1 + la..... - r\ < 2" + 2 ;;:: E.
CAPITOLO 4

LIMrI1 DI FUNZIONI. FUNZIONI CONIlNUE

29. Premessa
Consideriamo la funzione

(29.1) l(x) ; s.n x


x
che definita per ogni x E R - IO}. Allo scopo di disegnarne il grafico,
osserviamo preliminarmente che -1 sen x.s l per ogni x E R; dividendo tutti
i membri per x otteniamo

l 1
(29.2) - - ,; l(x) ,; - 'r:;J x > O.
x x

y
I E
"

I
\Y=
\
i
\
\

, ....... - /21l: .r. 4"


_+__"'-, O h---:-!

/ " --- >.------ x

,
I
I 1
/y=-X

Figura 4.1
92 Capitolo"

< U si ottiene la situazione analoga 11x SO f(x} SO - 11x; comunque, e$sendo f(x) una
li:
funzione pori (cio f(- x) = f(x) per" ogni x E R -IOJ), sufficiente studi&11le le propriet per
x > O, ripor"llI.ndo poi il disegno andJe per x < O, per simmetria rispello all'asse y.

I....e funzioni y = -. Ux e y = l/x, che appaiono nella stima (29.2), hauuo


per grafico dei rami di iperbole, come in figura 4.1.
Tenendo conlo del segno di f(x), che per x > O lo stesso segno di sen x,
si ottiene per f(x) un grafico come quello disegnato con tralto continuo in
figura 4.1. n disegno significativo per x sufficientemente grande; invece
indetenninato per x "vicino" a zero.

Ricofdiamo cbe la funzione t(x) ip (29.1) non per Ko '" O, cio non t,calcolabile
({O). Invece t possibile r::alcolare valori di C(x) per x "vicino" a zero; ad vale la
tabeUa

nfl nl3 n/' nl6

t(x)
- '" 0.63...
n
313
Or '" 0.82...
2i'
-
n
.. 0.90...

3
- 0.95...

e, con l'uso di una calcolatrice, si ottiene (ad esempio) ['ulteriore tavola di valori

___
x 0_.' 0_.01 0_._,,0.,,00,,1_._
. -+__0.::,000='=-_1
C(x) 0.9983341... 0.9999833... 0.9999999... ,

Nelln Ulbefln prccerknu IOnO slori sujficiulJenun1c vJci,,1 D Xo O? Uno,


'l'Dlori di li:
Jtue, tre o otto valori di x non sono _ in assolu!Q - cl! vicini nl!: loclani da zero. CeTllUJlentc,
:sulla base delle pTecedenti tabelle s.i pub intuire che t(x), per x vicino a zero, assuma valori
vicini al numero l (f(x) assume valori del tipo 1 - L, con e > O "piCcolo"). NOQ pero
possibile escludere che, pcT x ancor:a pii). vicino a XQ = O rispeno a&li ono valori &ii conside-
rati, f(x) cambi comportamento.

Una (onnulazione rigorosa del ct>mportamento di f(x) per x "vicino" ad


x" si ottiene nel modo seguente: si considera una tabella ide31e, illimitata a
destra, del tipo

x X, x, ... ...
"
t(x) Y, '" C(x,) Y2 '" C(xt> Yl '" l(x) ... ...

Cio, si considera una generica successione X n che converge ad Xo (xn


"vicino" ad Xo se n "grande") e la corrispondente successione Yn. costituita
Limiti di fttflz:iani. F/.lnz:ioni continue 93

dai valori assunti dalla funzione f(x) (y" = f(x..). \j n E N). Se .y" converge ad
un numero ree se il numero rnon cambia qualunque sia la successione x., che
converge ad Xo) allora si dice che la funzione t(x) ammette uguale ad r,
per x --io X().

Torniamo all'esempio deJla funzione ((1:) in (29.1); si gi verifieato (si veda il limite
(23.17 che

(29.3)

*
qualunque sia la lucc:essione x.:- cllc converge a XcI _ a (con x. o, V n e N). 111 accordo
con quanrci detto $Opra. in termlai di limiti di funzioni la (293) equivale a dire" cile C(x) ba
limite r - 1 per x .... O; in simboli

(29.4) Iim" [(x) :: lim !en x 1.


.-HI .-i'O X

In figura 42 riportalo il grafico della funziooe x)/x; la funzione non definila per
re. - O (nel graf'lCO C! stato evidenziato con Wl "tendino" vuoto); perb la funzk)ne hA un
comportamentO regolare anche nelle vicinanze di Xo _ O ed i valori y 1l5sunti da'f(x) sono
vicini ad , - l quando li: t vicino Xv - O.

,,
f(x) x
\ y-+

-./ -q-
---
1 7r
2
/- -- _-
----

/
,
I

Figura 4.2

Viceversa, anche se la struttura analitica pub sembrare a prima visla s.imile, il

. l
,uus.en-
(29..5) non
x
(si veda la (325)).
In figura 43 riportato il gnfico, eseguito al computer. delh.. funzione sen(1Jx). Si noti
in particolare il componamento caotico della funzione nelle vicinanz.e di Xo _ O.
94 Capi/ClIo 4

figura 43 - Y sen (Ux)

Nel paragrafo che segue formalizziamo la definizione di limite di fun-


zione secondo le idee sopra esposte.

30. Definizioni
,Si definilll:e il limite di una fun2:ione [(x), per x che lendl:: ad xQ fiO R, nl::l caso in cui xo
risulti un punto di accumulazione per il dominio di f(x).
In generule uo numero reale Xo si dice punto di accumula.zione per un insieme A c R se
in ogni mtorllo di xo. in ogni insieme Ix e R : XcI - 6 < x < XcI + 61. COIl 6 > O, cade
almeno un punto di A distinto da X().
Nel prO$ieguo del capitolo vengono prese in considerazione soltanto funzioni il cui
dominio A cO$titui!O da un intcrvallo (o dall'unione finita di intervalli) e Jro, punlo pre-
scelto per il calcolo dci limite, appartiene ad A od un punlo di frontiel'l per il dominio A
(ad esempio XcI un estremo dell'intervallo A nel caso in cui A appunto, un intervallo di
numeri reali); in entJllmbi i casi Xo risulta punto di accumuJazione per l'insieme A.

Se a, b sono due mimer reali (con a < b), per indicare un intervallo di
estremi a, b si usano le notazioni:
(30.1) [a, bl {x e R: a < x < bi;
(30.2) (a, bl = Ix e R: a < x < bi;
(30.3) [a, bl - Ix e R: a x < bi;
(3Q.4) (a, bI {x e R: a < x bi.
Limiti di fundon. FWI;{wll contimU! 9S

L'intervallo [a, bl si dice chiuso, mentre (a, b) detto aperto. Inoltre


[a, b) detto chiuso a sinisrra e aperto a destra (analogamente per (a, bl);
gli intervalli sopra scritti si dicono limitati. Si considerano anche gli inter-
valli illimitati:

(30.5) [a, +00) = Ix E R: x > al;

(30.6) (a, _) - Ix E R: x > al;


(30.7) (- -, bl - Ix E R:x"b];
(30.8) (- -, b) - Ix E R: x < bJ;
(30.9) (- -, + -) R.

Come gi detto. i nwneri a, b sono detti dell'intervallo (anche


nel caso in cui tali numeri non fanno parte dell'intervallo).
Un intorno di un punto Xc un intervallo aperto contenente xo. ad
esempio un intervallo del tipo (xo - 6, Xo + (j) (pi generalmente, viene con-
siderato intorno di un punto Xo ogni insieme contenente un intervallo
aperto contenente Xo).
Nelle definizioni che seguono consideriamo funzioni f(x) il cui dominio
A Ul1 intervallo, o unione finita di intervalli, e Xo appamene, od
estremo, ad uno di tali intervalli.

Ad esempio, se f(x) definita neU'iJuieme A '" R -101. allora risulla A ,., (- -, O) u (O,
+ -); in Iai caso XQ. punto prescelto per il calcolo dellilllite, pu appartenere ad uno dei due
intervalli (- _. O), (O. + -) oppure pu essere uguale all'estremo O. In definitiva, in questo
esempio. Xo pu() essere un qualunque numero .reale.

DEFINIZIONE. - Si diu che f(x) ha limite uguale ad r (tende o converge ad 11


per x che tende ad Xo s(!, qualunque sia la successione x,. Xo, con x,. E A e ,X. *"
XI) per ogni n. risulta f(x.,) -t r.

Secondo questa definizione la relazione (23.17), come gi detto nel pa-


ragrafo precedente, diventa:
(30.10) seo" =.
l 1m l
HO X

Co,l pure le relazioni (23.13), (23.14) diventano'


(30.11) lim scn x = O; Liro cos x = 1.
,;. ,.....
96 CUpilQ{D 4

Possiamo formuJare la definjzione di limite direttamente per mezzo di


disuguaglianze. come gi fatto per le successioni, usando i simboli E,. v. I
siInboli usati classicamente per i limiti di funz.ioni SODO e, i5 (delta) nel
modo seguente:

TEOREMA. -Si ha
....
lini f(x) = l' se esolcanto se, qllillunqwsi/l e > 0, esiste un

ruunero 6>0 taki:he l'-e <: (x) <:t+ E,per08nix"e A-IXbl, con X'o-6 <: x <: Xo+ 6.

Il teorema, che pub essere enunciato in simboli

Hin l(x) <=> .... > O, 3 6 > o: ll(x) - 'I < s,


(30.12)

"'xe

dimostrato nel seguente paragrafo 31.


Valgono analoghe definizioni per i limiti infiniti. Cosl ad esempio:

(30.13) lim l(x) = + - <=> ..... -+ "o," e A-I"o'''' neN=>f(x,,) " ;


...
<=> '<fM > O, 36 > O: f(x) > M,
"'xe A

.-
(30.14) lim f(x) t

<=::> 'v'E'> O, 3 k: If(x) - rl < E, 'v' x E A: x > k.

.-
(30.15) lim f(x) = + - <=> ... X, -++ -. x" e A, "'n e N=> l(x,.)

'v'M >0, 3k: f(x) > M, 'v'x e A: x.> k.


I l ;

n
lettore, tenendo conto della definizione (1721) relativa alle succes-
sioni che tendono a - formuli i casi corrispondenti con -
00, al posto di 00

+ -.
utile considerare anche i cosiddetti limite destrfJ (x -+ xet) e limite
sinistro (x X()-), quando ci si avvicina al punto Xo per valori eli x E A
rispettivamente solo maggiori di "o. o solo minori.
Consideriamo per brevit solo i casi di limite r finito (illettoce formuli
i casi con limite infinito):
Limiti di /ull[ioni. Fltllziorli toritinlle 97

(30.16) tirn f(x) =


,,-. .:
r = 'V x" .... "o, x" E A e x" > "o 'V n E N.=> f(x,,) .... 1;

= 'Ve > O, 36 > O; If(x) - rl < e,


'Vxe A:.Xo<x<Xo+5.

(30.17) lim (x) = r 'V --t Xc, Xn E A e xl. <XcI, 'Vn e N=> f(x n) --t r;
,,-. l;

= 'Ve > O, 36 > O: If(x) - rl < e,


'Vxe A:.X(l-6 <X<Xo

Ad esempio, facile verificare che

(30.18) lim Ixl = l; tim = -l;


..-+0+ X ....... x

. Ixl
}rn-
(30.19) non esiste.
....., x

31. Legame tra limiti di funzioni e limiti di successioni


Le seguenti relazioni (31.1), (31.2), di cui pro"'i.amo Iequi....lenza, SODO stare adottAte
Del paragrafo 30 come dfinizione di limite (finilo) di una funzjone. Come nel paragrafo 30,
f(x) t definita in UD insieme A costituito da UD interVIIUo o da una unione finita di intervalli e
Xo un estremo di uno degli intervalli; la situazione piO. generale prC$l1 in considenuione nel
paragrafo precedente, in cui xo punto di Ilccumula:ziooe per il dominio di f(x}, non presenta
differenze.

!TEOREMA. - u seguenti relationi sono fra loro equivalenti (Xo. t", R):

l (31.1) x" e A - l"<ll '<In E N f(x,,) -) r;

(31.2) 'V'E>O.3lI:>O: xeA. == If(x)-tl<t..

Pro",iamo preliminarmente (31.2) implica (31.1): per ogni E:> O. sia > O il numero
reale per cui vale l'ipotesi (31.2); considerillmo poi una geoerica successione xn di punti di A,
convergente ad XQ. con x" it XC per ogni n e N.
Per la definizione di limil di s"cauione, esiste un indiu ... per cui Ix" - xoI < li per
ogni n > "'; inoltre. essendo ;1[" "" K(). in definitiva si ba
98 Capitolo 4

(3L3) Vn;> v.

Per l'ipotesi (31.2) segue allora

(31.4) Vn ;> 'V,

che, in base alla definizione di limite di successione, significa che f(x lI ) -> r per Il --l + -.
Proviamo om, per Il8surdo, che (31.1) implica (31.2); contraddire la (31.2) equivale ad
aflelmare cbe;

(3l.S) 3 e.1 ;> o: V5 ;> O, 3x E A:, O '# Ix - X!J I <::: 6, It(x) - l'I eu .

Poniamo 6 ,. l/n, con n E N e indichiamo con x '" Xn il valore di li che I:Ompare in (31.5) in
dipendenza da II = 1/n:

I
(31.6) 3 ;> O: Vn e N, 3 x" e A: O... I x,. - Xu I < - , lt(x.) -1'1 Eu
"
Risulta in particolare

l l
(3L7) XjI--<X.<Xo+-, 'Vn e N;
" "
perci x" E A - (xol 'Vn e N e x" -> Xo (per il teorema dei carabinieri); per t(x.) non
converge ad tperchf la disuguaglianza If(x.) - tI CD, \fn e N, contrasta con la definizione di
limite di successione.

Il lettore, per esercizio, riformuli le relazioni (31.1), (31.2) con Xo e/o t


infiniti (come nel paragrafo 30) e ne provi l'equivalenza.

32. Esempi e pl"Opriet dei linti di funzioni


Esempi di..1imiti molto importanti, e che quindi occorre sapere bene,
sono i limiti della funzione esponenziale che derivano dallirnite di
sione (23.1):

+ se a> 1
(32.1) Hm al(:=
x->_ {O se O<a<1.

In particolare per la base e, dato che e--x = , si ha:

1
(32.2) lirn
,..... - + 00;

lim
- ...
e- - lim - = O.

Limiti di funz.ioni. Fllnzioni 99

Il lettore controlli graficamente i limiti per x -+ :::t:.... della funzione


esponenziale dai grafici riportati nel paragrafo 9; controlli graficamente
anche i seguenti importanti limiti della funzione 10g x (in base e):

(32.3)
._-
100 log x:=:+ DO; lim 10g x:=:-- "".

Verifichiamo che invece 1 limiti

(32.4) Liro seo x, lim cos x, non esistono.


H_ II

Umitiamoci al primo dei due. Se esistesse il limite _ r, dovremmo avere che' sen x" tende
sempre allo stesso valore r qualunque sia la successione Xn -+ + ....
Mostriamo che esistono due successioni. x" r:". divergenti a +-, con la propriet che sen x"
e sen K' tendono a limiti diversi. Infatti. ponendox" '" 2nn, K'. . . 21m + 11/2 rilulta sen x" = O
- f O. mentre sen X'II = I - t 1.

Analogamente

l
(32.5) li m sen-- non esislt!.
.-.0 X

La successione X n '" I/(nn) conterge 8 xero per n -+ + -. in corrispondenza 18 funzione


f(x):-; sen(l/x) asspme i valori

l
(31.6) f(x.) '" sen - = scn(rut) = O.

"
Perci f(x.) la sUccesJione costante, uguale a 'Uro. e converge li zero.
Antllogamente. poslo x'n = 1/(11/2 + 2n,.;). risulta

(32.7) C(III:'.) '" sen .2- "" sen (J't + 2nn) = 1;


"" 2
quindi :l'" - f Q ma f(:l',,) --f l (in contrasto con il fallo che f(x.) -+ O). Ne segue che f(x) non
llffimclle limite per x - t O (si veda il grafico di r(",) in figura 43).

Altri limiti notevoli, conseguenza deUa definizione di limite li fuozione


e dei limiti di successione (25.3), (25.4), sono

(32.8)

liro

(1 + l)' = e;
x
liro
.-+__
(1 + I)"
x
= e.
100 Copitolo 4

Dato'che i limiti di funzioni sono definiti..a partire dai limiti di succes-


sioni.. anche per essi valgono le propriet gi dimostrate per i limiti di
successioni. Dal paragrafo 19 deduciamo le:

I OPERAZIONI CON I LIMITI DI FUNZIONI. - li limife della somma,


diffefV!zo. prodotto, qitoziente di due funzioni rispettivamente uguale olla
.romma, differenzo, prodouo, quozienre (se il tUnominotore dillerso dA ;zero)
dri due t[miti. purch non sia 11M dei/e farine indetumin.att! <>o - - , O . -, -1-,
010.

Ad esempio dimostriamo che il di un prodotto e uguale al prodo!to dei limiti.


Supponiamo che per li" --. Xu risulti t(x) --. ti' g(x) ..... t2_ Ci significa che qualunque
iia I. successione IC .. che tende ad xo. con XII e A e x.. Xo "I n e N. risuhi
f(x,,) --. ti , g(xJ ..... t1 _ Per la (19.2), che esprime il modo di calcolare il limite del prodolto
di due su.ccessioni. rUUh3 f(x.} - g{lI",,) ..... ti . t1 c ci completa la prova.

Come applicazione calcoliamo il limite, per x O, del rapporto (l - cos


x)/x? Ulla forma indeterminata 010. Moltiplicando numeratorc e denomi-
natore per (1 + CO! x) otteniamo

l-cosx_ l-cos1 x _
......
lim
-
tim
,,--.o il (l + cos x)

. sen2 x
(32.9) \
= lmJr-tO -"
1l (1 + cos x)

:= lim

(seo X)'
X
1 1
lim,,-o 'l-+:-:C=OS:-::X - 2 .

Il lettore verifichi che, con lo stesso metod, si ottiene

(32.10) Hm l-cosx=O.
...... x
Una u1ieriore prOpriet utile per le applicazioni la seguenlc..


LIMITI DI
fl/Jlzioni tati dIe
COMPOSTE -
I
Siano g:X -+ Y e f:Y -+ R dl:l
Umiri di ji/llzoni. Fllntiolli cOI1(inue 101

(32.11) lim g{x) = Yo ' tim f(y) = ",


ed esista 6 > O wie che rimiti g{x) 'T- Yo per ogni x 'T- Xo delf'intervaIio.(Xf) - 6, Xo
+ .&). Allora .anche I

(32.12) lim f(g(x = r.



I
Dimostrauone; consideriamo una generica successione x" convergente ad X(I' con xn e X
e XII 'T- xI) pcr ogni n e N. Per la definizione di limite di successione esiste v tale che Ix" - xIII <
6, per ogni Il :> v. Perci, per ogni n :> v risulta unche g(x n) "Yll' Dato che Yn - g(x,,) una
Slla:essne contenuta in Y che converge Il Yu ed bile che y,,;o' Yo per Il :> v, ollora f{YIl) -t
Cio f(g(x,, -t r, come si voleva dimostrare.

33. Funzioni continue


Come nel paragrafo precedente, consideriamo funzioni f(x) definite in
un dominio A costituito da Wl intervallo, o dall'unione finita di intervalli,
con Xo punto di A o punto estremo ad uno degli, intervalli costituenti A.
Abbiamo introdotto i limiti di funzioni per descrivere il comportamento
di funzioni nelle vicinanze di loro pq.nti singolari. Naturalmene possiamo
calcolare il limite, per x -+ Xjj. anche se la funzione non presenta alcuna
singolarit in Xo. Ad esempio abbiamQ gi calcolat in (30.11) i limiti

(33.1) lirnsenx=O=senO; limcosx:=l:=cosO;


HO HO

il valore limite, per x --) O, uguale al valore che si ottiene calcolando la


funzione per x := O. Si dice che
.
le funzioni sen X, cos
. x sono coniim,e per x =
O (ed in realt sano continue per ogni Xo E R) in accordo con la:

DEFINIZIONE. Una funzione f(x) continlla in un punto Xo se

(33.2) lim f(x) = f(xo)


.-t

Unafunr.ione continua in un intervallo (a, bl se confinud in ogni punto Xo E


[a, b] (se Xo = a si considera in (33.2) ilsoJo limite destro x -t a+, mentre se
Xo = b si considera il limite sinistro x , b-).
102 Capitolo 4

Dato che il limite di somma, differenza. prodotto uguale rispettiva-


mente alla somma, differenza, prodotto dei limiti, risulta che la somma, la
differenta, il prodotto di funtioni continue una funzione continua. Anche
il quozienle di fu.nzioni continUI! una funzione continua, ma come al solito
occorre fare attenzione ai punti dove il denominatore si annulla.
Utilizzando la propriet relativa ai limiti di funzioni composte (si veda il
paragrafo precedente) S1 verifica che la funzione composta mediante fun-
lioni conCinue cOI.tdnuo.
L'importanza delle funzioni continue anche nel fatto che molte
lioni elementari sono continue nel/oro insieme di definiz.ione: poteI12e y = xb ,
esponenziali y = a"\ logaritmi y = log. x, funzioni trigonometriche y = sen x,
y == cos x, y = tg x, valore assoluto y == Ixl_

La condnuil ed altre propriet delle potenu. esponenziali e logaritmi verr esaminala


nel parugrafo 76. La continuitl della f(x) = Ileo" nel punto Xo E R si esprime con la
relll7.iOne di limite

.
lim seD x = seo Xci

o, e:quivalc:ntemenle, con la relaxione di limite

(33A)
.
lim seo (lCo + h) = sen "o

che consegueD%ll della formula di addizione per il seoo e dei limiti in (33.1); infatti:

lim sen{Xo + b) lim (seo Xo oos h + C08 Xo sen hl =


11-+0 11_
(33.5)
'" seo "ti. Hm cos Il + cos "Il" Iim sen h '" sell Xo

Il lettore provi in modo analogo che, qualunque sia Io l;: R, cos:.: converge a c:os XC per
I .... XQ. La c:ootinuili della Nm:ione f{x) _ tg x _ un xleos:c.. per x 1tI1. + bi; (k E Z), discende
dalla_ conliliuilll delle funzioni.sen x. cos li: e dalla fonnula per il limile del quoziente.
l;a continuil della funzione f(x) _ 1:.:1 su R segue dalla disuguaglianza:

(33.6) IIxl - Ixoll s Ix -

basla infatti porre ti = E oeUII relazione di limite (30.12): se Ix - xoI < s allora anche
1f(1) - '" Il:.:! - \lrJ1 <

Mostriamo Con d\le esempi l'importanza del concetto di continuit per


eseguire calcoli di limiti.
Usiamo III. continuit dellll. funzione polenn x b per calcolare, a partire dalI. (32.8), il
se&tJellle limite nolevole {poniamo y = {bX,-1 e coasideriamp il caso b :> O: se invece b < O
Limiti di funzioni. Funzioni l03

oecolTe cambiare il segno:!: con il scgno ::0::; infine se b - O il risultato ovvio):

(33.7)

Utiliniamo ora la rontiuuitl della funzione log x per:ll '" l, ottenere, a partire dalla
(23.8), il limite nOlevole:

-
log n
(33.8) Hm - : !im
..-.- n
.....
Per comprendere la prima uguaglianza, si riveda la propriel (9.16) dei logaritmi. Analo-
gamente al limite precedente, dato che log n (1Jb) log nb, si ottiene

, log n
(33.9) l1m Vb> O.
..-.- n

34. Discontinuit
La funzione

(34.1) se x > O
se x < O
centinua per x *
O, ma non continua se x = O. li grafico di questa
funzione presenta per x = Oun salto, appunto una discontinuit (figura 4.4).


I.'K<i



1
-
a

K

-1

Figura 4.4

In particolare 18 funzione f(x) in (34.1) non continua nel punto Xo = O perch6 non
de6nita in tal punto, cio percM non esiste il yalore f(Xo) = l(O).
Estendiamo l(x) anche a xo = O con un valore r R; consideriamo cio la nuova
funzione l(x) definila da
10:4 Olpitolo 4

Ixl
f(x) m X
(
r x.o
la fuorioue f(x) definita anche nel punto 'lo : O. IDa non! continua in t&le punto perch
non esiste il limite per x - t Xo di f(x); precisa"11Cnte il limite destro divetw -1al limite
sinistro.
Tuno cib accade qualunque su. il valore rscelto in (342) per la defioizkJoc di f(x). che
risulta una utvuione non.conWu.la (o prolungamento non con/luo) della funtiooe f(II:);
inoltre la discontin\!itl di f(x) Del punto Xo - O si dice Ilon eliminabile.
la funzione nel paragrafo 29:

(343) t('Il) _ se" II


X

non jn Xo "" O (perch non definita), ma possibile prolWlgarti co/ltimlirb t(x)


hi.

f(x) " " X


(34.4) l('Il) "" x
{
1 x",O

A causa del limire. DOtevOIe (29.4). l(x) continua. anche nel punto .a:o = o. 11 grafico di !(x) si
ottiene "completando" il disegno in figura 4.2 con l'ulteriore punto di coordinate (O, 1).

Sia f(x-) una funzione definita in A e Xo un punto di A. Le discontinuit


di l(x:) si classificano nel modo seguente:

(a) la funzione presenta in Xt:t una discontinuit1J eliminabile se esiste il


li.rnite di {(x) per x --t Xo e risulta

(34.5) hm f(x) f(x o).


.;

In tal caso, pos[Q t", tiro f(x)


.; . l la funzione

f(x) se
(34.6) I(x) = { f
se x '" Xc

risulta continua nel punto Xo-


Umiri di fun:doni. Fllnr.ioni continlle 105

(h) la funzione f(x) presema iD Xo una discontinuit Ji prima specie se


esistono finiti i limiti destro e sinistro di f(x) in Xl) e si ha

(34.7) lim f(x) '" lim f(x).


x-+. X; ........ ..:-

Ad esempio la funzione f(x) '" (x} partt lura di x. definita io (23.11) c npprescntala in
figura 4.5, presenta discontinuit di prima specie 10 conispoudcnza ad ogni valOTe li; e Z.
mentre continua per ogni x E R - Z.

--i
4
,
io o

o.
o

y. [xl
3
ri
I
2 rl
, Ii
, I
,,i
1 , f o
I
i ,
: I
:
2
:
1
I
i
, 2 3 4
I
I


I I

,i
6

(c) La funziQne f(x) presenta in Xo una discontinuit di seconda specie se


uno almeno dei due limiti

(34.8) lim f(x), lim l(x)

non esiste oppure infinito.


Sia A un intervaUo (o unione finita di intervalli), Xo e A, e f(x) una
funzione defjnita in A - fxo}; se esiste il limite

(34.9) lim f(x) == r,


H'o
106 Capitolo 4

allora la funzione l(x), definita in A da

l(x) se X E A - {xal
(34.10) !(x) = { r
se x = Xo

detta prolungamento per continuit di f(x) in Xo; r(x) risulta continua in "o.
Se poi f(x) continua in A - lXoI, allora l(x), continua su tutto l'insieme A,
detta prolungamento per continuit di f(x) su A.

35. Alcwli teoremi sulle funzioni continue


Il teorema seguente analogo al teorema della permanenza del segno
(paragrafo 21) peI le successioni.

TEOREMA DELLA PERMANENZA DEL SEGNO. - Sia f(x) una


funzione definita in un intorno di Xl) e sia conrinua in "o. Se f(Xo) > 0, esiste un
numero & > O con ia propriet che f(x) > O per ogni x E (Xo b, Xo + b).

La dimostrazione si fa come nel paragrafo 21: dato che f(1I0) > O. possiamo scegliere
t: '" f(Xij)IZ; esiste quindi un numtlw O > Oper t;Ui lf(x) - f(xll)1 <: r(xo)'2 per ogni x nell'intervallo
Ix - Xnl <: b. Ci equivale D - f(xo)12 <: [(x) - <: ; in particohrre

le,,) [(,,)
(35.1) f(x) > f(x,,) - -2- = -2- > O.

Molto importanti sono i tre teoremi che seguono: il teorema. dell'esi-


stenza degli zeri, il teorema dell'esistenza dei valori intermedi ed il teorema
di Weierstrass sull'esistenza del massimo e del mimino.

TEOREMA DELL 'ESISTENZA DEGLI ZERI. - Sta f(x) una funzione


continua in wt intervallo [a, bl- Se f(a) < O, f(b) > O. aliora esiste Xo e (a. b) tale che
1(,,) O.

Naturalmente la tesi vale anche se f(a) > O e f(b) < O; cio il teorema
dell'esistenza degli zeri vale supponendo che i valori t(a), t(b) siano di
segno discorde. La dimostraziorie del teorema riportata nel paragrafo 36
che segue.
Limiti di funzioni. FUlliioni continue 107

Per mostrare la portata del teorema., consideriamo come_esempio le seguenti due equa-
zioni neUa incognita x

135.2) r+x-l=O.

(35.3)

che non mulTano tra le equaziOfli algebriche di primo e secondo grado di cui facile
ricordare la lonnu1a risolutiva. La prilna delle due equazioni una rqutJt.lonr olgrbriar. di
terzo grado. mentre la seconda l un'rquazione lTtJSct!ndenu. Procediamo per tentativi. asse-
gnando ad li: alcuni valori:

x -2 -I O 1 2
l(x)_xJ+x_l

f(x)::e+x

-11
-> -2 .
-3
-, - 1
- l

1
1
+l
, 9

e. +- 2

Nel caso I(x) = xJ +- x - l, abbiamo 1(0) c:: C. t{l) :> O. In b8Sc al teorema dell'esistenz8
degli zeri, esiste un numero :\:0 nell'intervallo (O, I) tale che f(XO} = O; Xo una soluzione
deH'equ!lzione (35.2). Nel paragrafo 36 vecUemo come, call:olare numericamente tale radice,
e troveremo che Xo - 0,682327...
Nel 5Ccondo esso f(x) = e" + x, risulta f( - l) = le - l <: O, f(C) _ 1 > O. Quindi esiste
neU'interValio (-l, O) una radice Xo dell'equazione (7.3). Nel paragrafo 36 troveremo che
:: - 0.567143...
Notiamo che esiste una fommla risolutiva per le equazioni di teno pdo. che d come
sohni.one reale dell'equazione (352) il numero

(35.4) x, + + - = 0682327.

Viceversa. non nota alcuna fOJ'Dluta risolutiva per l'equazione (3.5.3).

Appli.l:hiamo ancora una volti il teorema deU'esistenza degli zeri per dimostrare una
propriet utilinatn nel paragrafo 9: per ogni )lo O 6iste Wl ruUtluo retJk XcI, O
ckU'rquazione

135.5) x" :: .

Ricordiamo che, essendo la fuluione f(x) '" x" streUamente crescente per x :> O, un tal
numero ltO l unico, e to abbiamo chiamalo rlldice n-esima di 1'/0' Dimostriamo ehe l'equazione
(35.5) ha solutione: se)/o" C naturalmente Xo - O. Se Yo:> O poniamo t(x) 'If!' - Yo; risulta
f(O) ,. - Yo c:: O; rimane da trovare un punto dove la funzione f positiva. Se Yo < 1, allora
f(l) = 1 - Yo > O e quindi esiste UDa rndice Xo nell'inlerval1o (O, 1). Se invece Yo :> l. allora
f( Yg ) "" Yo - Yo '" Yo ( }'Q-l - l) :> O; quindi in questo caso esiste una radice nell'intervallo
(O, yo). [nfine se )/0 .. l basta prendere Xo 1.
108 CapilOlo 4

(pRIMO) TEOREMA DELL'ESISTENZA DEI VALORI lNTERMEDL-


UntJ fun{.wne conlmWJ in tU1 inurvallo [a. hl tw'wne tulli i valori comprt!.Si tra f(a)
"(b).

Dimostrazione: per semplificare nolazioni consideriamo il C8SQ in cui {(a) S; f(b). La

,.
tesi nel provare che, qUlIlunqull: iin YIl E [f(a). esiste Xo li [li, bl lale che f(Xnl

Se Yo = f(a) $1 pub porTe Ilo - a; anaJolDmente se Yo = f(b), alk>n basta prendere Xo = b.


Uer trattare il caso fO e (a). f(b)} consideriamo 18 funzione

(35.6) g{x) = f{x) - Ya 'r:f lt eri. bi;


eiSCndo f(a) < fO < f(b). risulta

(35.7) g{A) = {(a) - Yll < O, g(b) = f(b) - Yo ;> Q.

Per il teorema dell'esistenze degli esiste un numero xn e (a. b) tale che I(X(!) = O, cio!.
f(Xn) - Yo

TEOREMA DI WEIERSTRASS. - SiCJ l(x) wuz jiul7:kml: cotttlnlU! in. un


interval/Q chiu30 l: lim1l/1to [a, b). Allor.a f(x) anumc rrnusimo c minimo in (a, bl,
esistono in [a, bl xl> Xz tali che

l(x,) S l(x) S l(x,), v X E [a. bl

I Dumeri Xl. OODO detti rispettivamente punJi (li m!nimo e di massima


peT f(x) nell'intervallo [a,b]; i corrispondenti valori m = f(XI) e M = ((xi) sono
detti minima e massimo di f(x) in [a., h] (si veda la figura 4.6).

f (x)

M ----------
I
I
i
I I
I I
I
I
I I
m --l- I I
I I I I
x, , b x

Figura 4.6
Limiti di fumioni. FIUI::ioni coruirule 109

Il teorema di Weierstrass dimostrato nel paragrafo 37: in questa sede


ci limitiamo a mettere in luce con degli esempi l'importanza delle ipotesi
(funzione continua definita in un intervallo chiuso e limitato) che garanti
scano l'esistenza del massimo e del minimo.

Consideriamo per x > O la funzione

I
(35.9) ,
f(x} = - ;

f(x) !lO/l a:mlme mo.ssimo nell'intervallo aperto a sinistra (O, l]; infatti non !.imitata supe
rionnente in tale intervallo: 't;f M > O risulta r(x) > M se ll. E (O. 11M) (si veda la figura 4.7). La
funzione !lOti assume minimo nell'intervallo iUimitato (l, +""); la 'funzione limitata in tale
interVallo percM risulta (si veda anche la figUl1l 4.8):

I
(35.10) ,
O<-SI. v x 1;

perb O non il minimo di f(x) in [l, +-) perch! non eliiste alcun valore xi <!: 1 per cui f(x,) =
lJx1 = O(una frazione mdla se e soltanto se il ntuneratore nulto!) e inoltre nessun numero
reale positivo m t minimo per t(x} in (I. +-) pefCht multa t(x) < ID per ogni x > 11m.

,
y t(x)= , y f (x) le "-"
o

conXE (0,1) i con x e (1,<)



"
M
\
\
,
\ ,,
, , _ _ _o

I
:,

--- ,-
m
I
-------t-------- .
1 1 x
M m

Figur. 4.7 Figura 4.8

La funzione f(x) x'l massimo e minimo in ogni intervallo chiuso c limitato


[I, bl, in particolare ncll'intervallo [- 1. 1). Invece la CUD'Zionc g(x), rappresentata in figura
4.9 e definita da
110 COpilolo 4

y
-..
_."'




1

Figura 4.9

x e (- l, Il - 101
(35.11) "

non CliSIINle minimo neH'intervallo chiuso e limilato [- l, lJ perch assume valori p091tJVl
arbitrariamente vicini 11110 zero (g(x) Oper lf"""'* O) ma non uguale a zero per alcun valore
di x e (-'-1. I]. ln questo caso la mancanza del minimo causala dalla digoontinuit di g(x)
nel punto )(0 = o.

y
Y=X-[lf]

/
-2 3 x

Figura 4.10

Per 1li. gua diScontinuit in corrispondenza ai numeri x e Z, la funzione plirte frazionaria,


rappresentata ln fie.ura 4.10 e definita da

(35.12) l(x) = x - [xl, x e R,


Limiti di flln'l.iolli. Fllm.iOni continue tU

([xl!. la parte intero d x. rappresentata in figura 4.5). non IllJ m4Dimo iD un qlla1unque
iutervallD che c:onteng,a almeno uro numero intero.

Siamo ora in grado di provare una nuova fonnulazione del teorema di


esistenza dei valori intermedi.

(SECONDO) TEOREMA DELL'ESISTENZA DEI VALaRI INTERMEDI.


- continua in un intervallo fa, bl assurru: tu.tti i valori comprui tra
il minimo ed il massimo.

DimoslTlziolle; i valori di massimo M e di minimo m sono iI$Sunti in base al teorema di


Weientnl$S: rimane da provare che, qualunque sia Yu E (m, M), esiste X(l e [a. bJ tale che
f(xo) = Yo.
Indichiamo con XI. X2 i punti di minimo e di massimo di {(x). cio tali che [(x.) = m. ((X2)
= M e consideriamo la funzione

(35,13) g(x) ... l(x) - Yg , vX E [a, bJ.


Essendo {(Xl) = m < Yo < M a {(XV, risulta

(35.14) g(x z) = t(xz} - Yo > O;

per il teorema dell'esistenza degli zeri esiste un numero "1fo appartenenle all'intervallo aperto
di estremi XI, X2. tale che g(Xo) = O, cio!. tale che f(xlI) '" Y&

Chiudiamo il paragrafo precisando un criterio, introdotto nel paragrafo


7, per riconoscere se una data funzione invertibile. La continuit della
fuItzione inversa invece studiata net paragrafo 38.

CRITERIO DI INVERTIBll.IT. - Una funzione continua e: strettamente


monotna in Wl intervallo [a, b] invertibile: in tale intervallo.

Proponiamo la dimostrazione nel caso in cui la funzione f lio strettamente crescente in


la. b]: risulta

(35,15) t(a) < r(x) < f(b), 'ti x e (a, b);

quindi t(a)!. il minimo della (in [a, bI. l(b) il massimo. Inoltre si verifica come nel
teorema precedente che (usume tutti i valori compresi tra rea) ed f(b). Ciel:, per ogni y e
(f(a), f(b)], esiste Il.lmeno un x c;; [a, b] per cui f(x) = y. Tale X unico: infatti. se esistessero
due valori XI< X2 distinti tra loro. diciamo Xl < x2. per cui Y = t(XI) "" {(xv. allora dovrebbe
risultare anche f(XI) < f(xv. dato che f!. strettamente: crescente. Quindi f;(a. bI"'" (f(a), f(b)]
!. invertibile.
Appendice al capitolo 4

36. Metodo di bisezione per il calcolo delle rndici di una equazione


In questo paragrafo dimostriamo il teorema dell'esistenza degli zeri,
enunciato aU'inizio del paragrafo precedente. Utilizziamo nella dimostra-
zione il metodo di bisi!zione; si lTatta di un procedioiento costruttivo che,
oltre 8 dimostrare l'esistenza di una soluzione di una equazione data, for
nisce anche un metodo per calcolarla.
Prendiamo in considerazione equaz.ioni del tipo

(36.1) l(x) = O,

con funz,ione definita in un intervallo [a, hl Risolvere l'equazione


significa determinare tutti i numeri -reali Xo E [a, bl per cui (xo) = O; tali
numeri si dicono soluzioni dell'cquazine (36.1), od anche zeri della fun-
zione f(x).
Se la funzione f(x) un polinomio, si dice che (36.1) ull'equazione
algebrica. Se f(x) una funzione trascendente (ad esempio composta tra-
mite le funzioni et, log x, sen x, cos x) allora la (36.1) prende il nome di
trascendente.
Dna soluzione di un'equazione algebrica si dice anche radice dell'equa-
zione. Per estensione, si usa il termine di radici anche per le soluzioni di
eqlla1ioni trascendenti.

Ricordiamo le ipotesi det teorema dell'esistenza degli zeri: f(x) una funzione continua
in (a, b) e

(362) rea) < O, r(b) > O.

Consideriamo il numero c, punto di mezzo dell'intervallo {a, bl, c .. (a + b)/l. Se


r(c):>: O abbiamo trovato una radice. Altrimenti consideriamo i due casi (c) :> O, r(c) <; o. Se
{(c) > O, la funzione l assume valori di segno discorde agli estremi ddl'intervailo (a, cl,
mentre se f(c) < O, (e, bl l'intervallo dove f cambia segno. Indichiamo con [al blll'intervallo
da considerare, cio definiamo;


(36.3) f" CCC) :> O

\" r{C) <: O ::::::)

Abbiamo cosllrovato un intervallo [a .. bd, di ampiezza mel del precedente fa, bl, per
cui risulta l(al) < 0, fCb.> :> G. Definiamo CI = [al + bl)n e ripetiamo il ragionamento.
Limiti di FUllzioni conii/Wl! 113

Olleniamo tre successioni :t n. bll Cn che per Il <!: l SOltO definito:. analognmcnte 311;] (36.3J. do

I
se f(c,.) > O
(315.4)
f(cll) < O

Se per qualche n risulta f(c,,)= O, ci si fermA perch si trovala una l'lldice; alhimenti,
per costru:cionc. risulta

(36.5) f(o,.) < O, 'fin li N.

(36.6) 'dn N.

Per costruzione, la successione In crescenle (.III :S aJ :S a, S ... ) cd f: limitata, perch


COlllcnul1 neWintervnllo [a. bJ. Per il teorema sulle successioni monotne lln ainmette limite
finito. e sia Xo lale limite; 'onche lA successione b n, espressa mediante la (36.6) da

b-.
(36.7) b,=a.+
2'

converge ad Xg per n --f + _.


Quindi. ricordando la (36.5). dalla continuit di f si ottiene

(36.8)
. . . ._
f(Xo> = lim f(a.) S; O;
.4_
f(Xo) = Hm f(bJ o.
Perci f(xo) "" O ed il teorema dell'esistenza degli zeri provalo.

Dalla dimostrazione proposta risulta chiaro come calcolare numericamente la soluzione


JCo. Infatti le tre successioni 3 m b n, Cn convergono ad JCu. I termini di una qll.B.lunque delle tre
success.ioni sono valori .approssimati di XCI; in particolare, i valori di In sono approuimwoni
per difetto, quelli di b n sono approssimazioni per eccesso. cio

(369) 'V'o E N.

Dalle (36.6), (31i9) si deduce che l'e.rrore di approssimll%ione che si commette sosti-
tueudo XcI con ali (oppure con b n) e inferiore a (b - a)fl.". Dato che CrI il punlo di mezzo
dell'intervaUo (a n, bnJ. l'errore che si commette neJ1'o.ppossimare xo con Cn minore di (b -
a)nn... l.

Riprendiamo in considerazione le equazioni (35.2), (35.3). Ci proponiamo il colcolo


delle rispettive radici con un errore inferiore a ttr. In entrambi i casi abbiamo un intervallo
di ampiezza b - a .. 1; infatti nel primo caso (a, bJ "" [O. lJ, nel secondo [a. bJ "" {- I. OJ.
114 Cnpiro/o. 4

L'errore di approssimuione che si commeUe &ostiluendO la soluzione Xo con c" minore di


1121'+1 ; ID
. parttCO . uI1.4
. Iuc, pc!'" D = , ,nlI

(36.10) I e, xo I S 1/ ZiO"" UIDZ4 < 10-) .

Si ottiene la tabella di valori:

c cI ... C,
x1.x_l .. O 05 0.15 ...
'"
0.6796
'"
0=' 0.6816
'"
0.6826
cA+x=O - 05 - 0.15 ... - 0.5703 - 0.5664 -0.5683 - D.5673

Quindi la radice dell'equazionc x3 ... li: - l "" O Xo = 0.682 0.001); la radice


deU'cqua:tionc c- + x = O Xl) = - 0.001). n numero::!:. 0.001 una stima dcll'crrorc;
cio ad esempio nel primo caso risulta 0.681 < Xo < 0.683.

Chiudiamo il paragrafo con sull'assioma di completezza


(2.11). Abbiamo utilizzato tale assioma neUa dimostrazione del teorema
deU'esistenzs degli zeri, in particolare o"eU'affermazione che la successione
an , essendo monotna e limitata, risulta convergente. .
Ci essenziale; infatti, nell'ambito dei numeri razionali Q, dove -Don
verificato l'assioma di completezza, non vale nemmeno il teorema dell'esi
stenza degli zeri. Ad esempio, l'equazione f(x) .= x?- - 2 = Onon ha soluzioni
nell'intervaUo di razionali Ix E Q: O s: x s: 2), nonostante che ((O) < O, feZ) > O.
Infatti si gi verificato nel paragrafo 5 che.,p. non razionale. L'assioma di
completezza essenziale anche in altri teoremi di esistenza; ad esempio nel
teorema di Weierstrass, o, come gi detto, nel teorema sull'esistenza del
limite per le successioni mODolne.

37. Dimostrazione del teorema di Weielsbass


Dimostriamo il seguente teorema, enunciato nel paragrafo 35,

TEOREMA DI WEIERSTRASS. - Sia f(:I) una funzione continua in un


intt!rvallo chiuso e limi/aro [a, b]. Allora f(x) assume minimo e massimo in [a, bl,
cio esistono XI, X1 in [a, b] tali che

(37.1) f(x,) f(x) f(x,). '<Ix e [a,b].

Dimostrazionc: posto M = sup (f(x): x e (a, b)], vcrifichiamo che esistc una succcssione
X n di punti di (I, b) talc che
Umili di funzioni- Flj/lzionj conUnue 115

(31.2) lim l(x..} .. M.


Infatti, se M'"" + _, per le propriet dell'llstremo superiore, per ogni Il '" N esisle x n e [a, bI
tale f(x.J > n e perci r(x ll) -+ M = + -.
Se invece risulla M < + DO, per ogni n E N esiste in la. bl tale che x..
\
(373) M- - <: C(x,,)':lO M
"
e perci f(x lI } -+ M.
Per il teon:ma di Bolzano-Weiel'Strass (paragrafo 21) esiste un'estratta x.... da XII ed un
punto Xo e [a, bJ, tale che

(37.4)

Poich<! f(x) e, continua, ne .segue

(31.5) t(x.) r(x,)

e allora, per la (31.2),

(37.6) M '" lim C(x,,)" lim f(x..) = C(Xt) .


...-t_ k--+_

Abbiamo cost dimostralo che

(37.1) [(xo) :: M '" sup lC(,,): li: e (a, bl);

ci implia allo Ilesso tempo che M < + _ e che l'cstremo superiore t., in effetti, un m&lSimo.
Analogamente si ragiona per determinare un punto di minimo. partendo dall'e.stremo
inferiore di f(x) in [a. b].

38. Continuit delle funzioni monotne e delle funzioni inverse


Con lo stesso metodo utilizzato per la dimostrazione del teorema suLLe
succeS'Sloni monotne si prova il seguente:

TEOREMA SUL LIMITE DELLE FUNZIONI MONOTNE. - Sia I(x)


monotno in [a, b]; allora finiti i limiti
(38.1) lim f(x).

(38.2) lim r(x), " "o E (" b).


..-..;
116 Ctrp/iDio 4

DimosLrazione: consideriamo il CllSO di una [umione f(x) crescente in (a. b]: osserviamo
subilo che f{JI) ! limitata in [a, bl;

(38.3) [(a) f(x) f(b), "Ix e [a. b];

cio t(a) ! il minimo di f(:c) neU'inteTValio (a, bl, mcnlre f{b) il massimo.
F"tI:Slllo Xo E (a, b"], poniamo

(38.4) (- sup lf(x): J e [a.

Per la (38.3) l'otremo supcriON: r! finito.


Per le propriet 5uperto!"e (par1grafo 12). per ogni.r: > O esiste Xl e [a,:co)
tale che.

(38.5)

Pcr x > Xl risulla f(ic) 2 f(XI) e dunqe

(38.6)

da cui

(38.7)
....Hm.; f(x) - l'.

Si procede in modo analogo per il limite per x -. con xo e (OlI. b).

Osserviamo che, se t(x)! erc.scente in [a, bl. i limiti (38.1), (382) si possono ordinare nel
modo seguente;
t(a) :S lim f(x) S; Hm f(x):S
&-... ...-f';
(38.8)
S; fun t(x) S; lim t(:c):s I(b), v :co e (a., b).
E-+': o-.\>-

CRITERIO 01 CONTINUIT PER LE F1JNZIONI MONafNE. - SiJJ.


f(x) una fun:rionc monotbnn neU'intervaUo chiuso e limitato [a, b). Allora f(x)
continua in [a, b) se c solo se l'immagine di (x) turto l'intervallo di esiremi f(a),
'(b).

DimOSlruione: se f(x) continua in [a. b] nUora. indipendentemente dalla monotonia,


aSSUme tutti i valori compresi tra f(n) e f(b) (si veda il teorema dell'esislenza dei valori
intermedi del pllragrllfo 35).
Viceversa, se f(x) ! crescenle in [n, b] mlt non continua in "o Iii (a, b), per il teorema
precedente ammette in ll{l una disconlinuilll di prima specie e si ha

(38.9) lim f(x) = r. < r1 ::: lim C(x)


.-..; &4':
120 Capitolo 5


membro della (39.4) tende a 2t per h O. Quindi il tasso di accresciment3 vl1le
2t Ci gignifica he, al crescere del tempo t (:> O), l\Oll sollnnto il peso cresce come t , ma
anche il cambiamento di peso per unit di tempo aumenta (nel caso in collSideraziolle, in
modo proporzionale al tempo).
Proponiamo un esempio numerico: secondola legge p(t) = t2 , al tempo t = 10 il peso
risulta essere uguale a pelO) = 100. Il tasso di llCCJ:escimento, uguale il 2t, aL tempo t = lO vale
20. Ci significa che, dopo una unit di tempo, il peso del corpo aumeota di circa 20 unit;
quindi p(ll) vale all'incirca 120. Si noti che effettivamente il valore trovato 120 noo dift'erisce
di molto da p(l1) = 11 2 = 121; approfondiremo questo nei panlgrafi 44 e 81, nello
studio della formula di Taylor.

Abbiamo gi detto che "velocit di accrescimento" sinonimo di "tasso di accrescjmen-


to"; cib deriva Jial UDII velocit si definisce in modo analogo a quanto fatlo sopro,
Consideriamo a,cl esempio un'automobile che percorre una strada, ed indichiamo con :;(t) lo
spazio percorso in funzione del tempo t. La velocit media deU'automobile nell'intervallo di
tempo [t, t + hl uguale al rapporto tra lo spazio percorso s(t + h) - s(t) ed iI tempo h
impiegllto a fare il percorso. La veloci/li istantallea (quella indicata daL tachimetro sul cru
scotto dell'auto, se s(t) espresso il1 chilometii e t in ore),. iL limite,. per n, -t O, del!a
ve:Iocit medi n; quindi

(39.5) . --,(,,'-.:+_""')'-.----=:'("'.)
Velocit istantanea = lun
."""'" "
chiaro che nei due esempi precedenti lo scbema matematico identico. In entrambi
gl,i esempi occorre calcolare il limile di Un rclpporto incremelltale, cosi chiamato percM a
denominatore c' l'incremento h della variabile indipendente, mentre a numentare
l'incremento variabile dipendente.
OCcorre calcolare il limite del rapporto incrementale anche in molte altre situazioni,
analoghe Il q]JelJe dei due esempi esposti Ad esempio, ,e si considera la densit di un fluido
O" di una pppol8%tOlle, o l'accelef8%ione d un corpo che si muove di moto r.ettilineo. Un altro
esempio, di tipo geometrico, studiato nel paragrafo 44.
Inttodurremo nel 'prossimo paragrafo la derivata come limite del rappOl10 incrementale,
quando l'incremento lende a zero.

40. Definizione di derivata


Sia f(x) definita nell'intervalJo aperto (a, b) e sia x un punto di (a, b); si
dice che la funzione f derivabile nel punto x se esiste finito il limite del
rapporto incrementale

Hm f(x + h) - f(x)
(40.1)
b-tO h

Tale limite la deriVll10 di f, e si indica con una delle seguenti notazioni, fra
loro equivalenti:
Derillate 121

di dy
(40.2) f(x), , Df(x), y', Dy.
dx dx

Si dice che f derivabile nell'intervalLo aperto (a, b) se derivabile in


ogni punto x e (a, b).
In aLcuni casi utile considerare al posto della definizione (40.1), invece
del limite completo per b O, soltanto il limite destro per h -+ 0+, oppure il
limite per h -+ 0- . Nel Ptiroo caso si parla di derivata destra, nel secondo
caso si parla di derivata sinistra.
Se f(x) definita in [3, bl, si dice che f derivabile nell'intervallo chiuso
la, bl se derivabile in ogIJ.i punto x E (8, b) e inoltre se t ammette derivata
destra nel punto x = a e derivata sinistra nel punto x = b.

Consideriamo alcuni esempi. Iniziamo dalla funzione cos tante f(x) - q, per ogni x e R.,
e proviamo l:he tale funzione derivabile su !Imo R c che la derillatll identicamente OI.1a;
infatti il rl!lPporlo incremenlale vale costantemente zefO, qualunque sia l'incremento h -;. O (si
veda la figlU'a 5.1);

l(x.+ h) - C(x) ". q - q = = O


('03)
h h h

e quindi ancbc i1limile del rapporto incrementale, per b -.--} O. vale zero (il lellore non cada
nell'errore di considenuc il limite pct h O di (40.3) una forma indetcnninata 010).
PiO: generalmente verifichiamo che la derivata della funzione f(x) : mx +- q, con m e q
costanti (il eui grafico una identicamente UJUllle ad m; inraJti il rapporto mcrcmeQ-
taJc vale costlultemcnte m. qualunque sia b O:

f(x + h) ... f(x) [m(x + h) + q] - [mx + q]


(40.4) b: h .. m.

L .,.-_ _.,..-_--'-'
f(x)=f(x+hh ,
,,
,,
,,,, ,
l
I
, ,.h

Figur.a 5.1
122 Capitolo 5

Abbiamo gi calcolato nel paragnfo precedente la derivata della funvone [(x) .. i.


IfO'Yando ((x) :: 2L
Verifichiamo invece che la funzione (I) .. IJtt non derivabile per I = O. Infatti se h ?' O
si h.

(40.5) i(O ... h) - [(O) lO ... hl -101 Ihl


= =-
b 11 b

Abbiamo gi incontrato questa funzione nelta (34.1). n limite per h -f O del rapporto
inctementa1e non esiste, percht ri&ulta:

(40.6) lim Ibl,. l' hm -Ibl __ l.


.......,.,. b 10-+ r h

Quindi (x) '" Ixl non derivabile per x _ O; mentre esistono Ic dcrivate dcstra e sinistra,
uguali rispettivamente a + 1 c-l.

Confrontiamo la nozione di derivabilit con queUa di continuit. Ricor-


diamo che una funzione f continua in un punto x se (riprendiamo la
definizione (33.2) cambiando Xo con X. e x con x + h):

(40.7)
,Iim
..... f(x + h) f(x).

L'esempio precedente, con f(x) == Ixl. mostra che una funzione continua
pu non essere derivabile. Invece, ogni funzione derivabile in x continua
in x; infatti:

(40.8) lim f(x + h) f(x) + lim [f(x + b) - f(x)] =


h-f{) 'h-+Q

f(x) + Iim t(x + b) - f(x) lim b


h-fO h h--+O

f(x) + r(x) . O = t(x).

Se una funzione derivabile in tutti i punti di un intervaUo (a,b), allora


la sua derivata f"(x) una funzione definita su (a,b). Se questa funzione a
sua vota derivabile, diremo che la sua derivata (f')' la derivata seconda
della'funzione f, ed indicheremo tale derivata con uno dei simboli:

d' Y
(40.9) 1", 'l', ,
<Ix'
Derillate 123

Se a sua volta la derivata seconda derivabile parleremo di derivata


tena l'O> cosI via. Useremo, il simbolo t<n) per la derivata n-sima. PU
accadere che una funzione ammetta derivate- fino ad Wl ordine n E N;
oppure che sia derivabile infinite volte, cio che ammetta derivate di qual-
siasi ordine n.

Ad esempio, la funzione f{x) x" ammetle derivate di ogni ordine: infitti abbiamo
verificlI.to nel pllr8.gnllo precedente che r(x) "" poi l#IUa (40.4) segue che f"(x) ... 2 t: dalla
(40.3) che ("'{x) = O; dato che r .costante, si ottiene r';:::
O e, analogamente, {ln)(x) = O per
ogni n :2: 3.
Invece, la funzione l(x) ;::: x ',Ixl ammette per x ;::: O deriYata prima. ma nOn derivlltl
seconda; inCatti, essendo

,>
{
0
,

(40.10) C(x) =
-x ><0

C(x) derivabile e. per x .. O. $i ba

<>0
(40.11) 'Ix) _ { :Ix
- 2, ,<O
"
mentre, se x ;::: O, si ha

(40.12) ,un
t(O + h) - C(O) '" "1m blh! - O => "1m Ibl .Ui
h-+o h _-+o b h-+o

pertanto reO) => o, In definitiva t(x) derivabile per og.n..i x Et R e la deri..ata vale

(40,13) f(x) '" 21xl. 'fili: e R.

Pero f(x) non derivabile per x = D: quindi non esiste la derivata se<:onda di l(x) nel punto
x .. O.

41. Operazioni con le derivate


Per le derivate valgono le seguenti regole di calcolo:

OPERAZIONI CON LE DERIVATE, - Se f e g sono due ftmtioni derivabili


in un punto x. aJ/ora sono derillabili in x anche Lo somma, lo. differenza. il
prodotto, il quoziente purch il denominatore sfu diverso da zeroJ, e si ha:
l
l
124 C(lpi/olo 5

(41.1) (f ::!: g)' == f :t g' i

(41.2) (lg)' rg + 19

(41.3) (se g *" O).

Dimo5lriamo Ja (41.1) con il segno +: per ogni h l*O,scrivianlo il rapporto incremenlale


..elati_yP alla 50mma ( + g:

[r(l! + h) * gex + h - [t(x) + g(x)


-
h
(41.4)
z + h) - l(x) g(x + h) ...,. g(x)
=. +-
h h

DalO che il limite d una somma uguale alla somma dei liJTliti, per h O s Il!-
(41.1).
Dimostri!Sffio ora la regola d dl::rivazionc dcI prodotto. A tl!-l fine scriviamo il rappoClo
incrementale relativo alla funzione prodotto fg:

r(x + h) g(x + h) - l(x) &(x)

(1l..S) f(x + h) g<.x + h) - t(lI-) g(x ,.. hl + l(x) g{x + h)


. - (x) g(x) =
h

_ (x -t- h) - (J) ( h) I() &ex i: h) - I(x)


- Il gX1- + li- h .

L8 g e$.SI:ndo per ipotesi deri.Yabile in x. anche continua Quindi al limite P'u


l!o O risl.llra a(1.: + b) gl'l) Dalla soprll scritta si ottiene la tesi paS$llo'!o al
limiu per h O.
Per dia:nocJrare la formula (41.3) re111tiY8 al qllPlrienle l suoponiamo g{T) .)'\ O. il
teorema della permanenza del (puAfu.ro 3'i), un 6 O per cui, se !hl <
s, .lIJlora ab: + h) l' O. Scriviamo il rapporto iw:remenl;;lle di fle.

((X + h) -: f(X))..!. "" t(x + h) g{-x) - f(x) gCII: + h) '"


( g(x "'" h) g(x) h g(x T h) g(x) h

r(x + Il) g(x) - f(xl g{/C) + (x) g(x) - {(x) g(x + h)


(41.4) - . =
g(x + li) g(x) h

(f.(j!: + h) - f{x) g(x) _ f(x) g'x ... h) - S('!:) I .


h h g(x + h) g(x)
DerivClle 125

Al limite per h
-4 O si ottiene la tesi, Iicorclando I;he, come nd CilSQ del prodotto, la
funzione g continua in x e quindi g(x + h) tende a g(x).

Notiamo che un caso particolarmente importante di derivazione di un


prodotto si ha quando una delle due funzioni costante. Dato che la
derivata di una costante vale zero, dalla regola (41.2) si ottiene
(41.7) (cf)' cf' (c = costance).

42. Derivate delle funzioni composte e delle funzioni inverse


Una delle pi importanti regole di derivazione quella relativa alle
z
funzioni composte. Se y e funzione di (y = e z a sua volta funzione
di x (z = g(x, y = f(g(x la funzione composta risultante. Si usa anche il
simbolo f(g(. fog(.).

Sono funzioni composte, ad esempio, y '" scn xl (Y'" sen z. z '" oppure y '" sen1x
(y '" -l, z == scn x).

TEOREMA DI DERIVAZIONE DELLE FUNZIONI COMPOSTE. - Se g


una funzione derivabile in x, e se f una funzione derivabile nel pumQ g(x),
allora la funzione composta f(g(x) derivabile in X. e si ha
(42.1) Df(.(x f(g(x)) . g'(x).

Cosl, ad esempio. in base alla regdla di derivazione delle funzioni composte, la ...ata
,2", men.tre la derivata della funzione y = sen x ==

Per semplifical'e la dimostrazione. consideriamo preliminarmente il caso in cui risulti.


g(lI: + h) g(x) per ogni h O; il caso generale trattato di seguiLO. Il rapporto incremenll.lle
della funzione composta, nel punto x, vale

f(gex + hl) - f(g(x (g(x + h - f(g(xl) g(l( + h) - g(x)


(42.2)
g(x + h) g(x)'
"
Nel primo dei due quozienti a secondo membro compare il rapporto iocremenlale della
h

funzione f nel punto g(x), con incremento k == g(x + h) - g(x). Tale incremento k tende a
zero per h ---) O. d,ato che g continua in x.. Quindi

lim "'Cg":(,,,'::.+,:,"'(;);.-)::-.::fl'!";"(x:!!.))
g(x + h) - g(x)
(42.3)
". lim f(g(x) + k) - t(g(x)) '" f(g(x,
t--+u k

che corrisponde alla tesi (42.1).


126 Glpitolo 5

Passiamo alla dimostrazione del, [carema di derivazione delle funzioni composte nel caso
generale.
Ricordiamo preliminarmente che la funzione g derivabile in un punto x (ed definita
in UII intorno di tale punto). mentre la funzione f detivabile nel PUllto y = g(x) (ed
definita in un intorno di y). Poniamo

J f(y + k) - f(y)
F(k) =
(42.4)
l r(y) k le:; O

Per di derivlIbilitll di f nel punlo y e per III definizione di F(O) risulta

(42.5) Hm F(k) = F(y) = F(O)


H'

F(k) continua nel punto k = O). Posto

(42.6) k = g(x + h) - g{x),

ed essendo g(x) = y, g(x.+ h) = g(x) + k =.y + \1;, per ogni k O risulta

f(g(x + h - f(g(x f(g(x) + le) - f(g(x


h
'"'
k
. hk
-:;

(42.7)
= f(y' + le) _. f(y) . = F(k) . g(x + hl - g(x)
k h h'

la novilO rispetto alla dimostmzione proposla precedente! che l'identit

(42.8) f(g{x + h - f(g(x" = F(Ie) . g(x + hl - g(x)


h h

vale, non solo per k '<! O, ma anche per k:; O, pereh*" in tal caso, le = g(x + h) - g(x) = O,
risulta nullo il secondo membro di (42.8), ma anche il primo membro, dato che g(x + h) = g(x).
vale. non solo per le '<! O, ma anche per le = O. perch in tal caso. essendo le = g(x + h) - g(x)" O,
risulta nullo il secondo membro di (42.8), ma anche il primo membro, dalo che g(x + h)." g(x).
Passiamo al limite in (42.8) per h --t O. Per la continuit di g (g continua in x essendo,
per ipotesi, derivabile in tale punto) le", g(x ... h) - g(x) converge n zero per h --t O; aJ1ora, per
le (42.5). (42.8), si ottiene

lirn f(g(x + h)) - f(g(x = lim F(k) . lim g(x + h) - g(x) =


(42.9) !.--tu h l-411 !.--+U h

Esaminiamo ora la regola di derivazione delle funzioni inverse. Ricor-


diamo quanto gi detto circa le funzioni strttamente monotne: una fun-
zione f(x) strettamente crescente nell'intervallo [a, b] se
Derivate 127

(42.10)

Se f continua e strettamente crescente in [a, b) allora anche inveni-


bile, cio ad ogni y e [f(a), fCb)] corrisponde un solo x. E [a, b] per cui f(x.) =
y. e si indica x = rl(y); la stessa propriet vale per le funzioni strettamente
decrescenti (si veda il criterio di invertibilit aUa fine del paragrafo 35).

TEOREMA DI DERIVAZIONE DELLE FUNZIONI INVERSE. - Sia C{x)


Wl!! funzione continua e strCtamente cresCf!llle (oppure deCT.escente)
in- un intervallo [a, bJ. Se f deril'obife in un punto x e (a, b) e se r(x) ;f:. O, allora
anche r l derivabile nel punto y = f(x) e la derivata vale

(42.11) nr'(y) c _1_ = 1


Y(x) Y(r '(y

Prima di dare III dimostrazione, applichiamo il teorema ad un esempio concreto: la


funzione y .. C(x) _ x2 ! continua e strettamente crescente per x > O. La funzione inversa f-l
.fY.
Il l( _ r I (y) = Abbiamo gi visto cbe la funzione y = 1(2 derivabile e che la derivata
vale l' = 2x. In base al teOfCUla di derivazione delle funzioni invcl'$e, anche :l - ..JY
derivabile per y '> O c la vale

{"2.12}

"

;,

y+k=f{x+h) ----------------- i
k

y=f(x) -
h

x ,.h
"
e'(y) "
f"l{y+k)

Figura 52
128 GJpilolu 5

Passiamo alla dimostrazione del teorema: con riCerimenlO all figura 52, ad x coni
sponde y:> CIx); ad x + h corrispqnde y + 'k + h), dove si posto ti: :> f(x + h) - (x). In
termini di r risulta quindi.ll: .. rl(y) e x + Il = rl{y + k). Scriviamo il rapporlo mcrelllt:nlll.le
relativo ad r

(42.13) ("l(y + k) _ ("l(y) =


k. l(x + h) - f(x)

Dalo che f Slrettamente monotboa, risulta h O se e solo se k O. Si pu anche


veriflCll1e che se k. lerde a zero allora anche h tende a zero; infatti h = rl(y + k) - rl(y) - i O
per k -) O pereb r una funZione continua (si veda il paragrafo 38). Dato che Il secondo
membro compare il reciproco del rapporto incremenlale della f, passando al Iimile nella
(42.13) per k -) O, si ottiene la lesi.

43. Derivate delle funzioni elementari


In questo paragrafo calcoliamo le derivate di alcune funzioni elemen-
tari. Cominciamo con la potenza ad esponente naturale n:

(43.1)

Questa formula (che si ottiene anche dalla pi generale formula (43.10


si pu dimostrare faCendo uso del principio di induzione: abbiamo gi veri-
ficato che D le '= 1 (si veda la (40.4); quindi la (43.1) vera per n = l.
Supponiamo, secondo lo schema del principio di induzione, che la (43.1) sia
vera e calcoliamo per mezzo della regola di derivazione del prodotto:

Dx-' = D(x" . x) = D(x") x + ..' Dx =


(43.2)
= D K a- 1 X + x" . 1 = (n + 1) x" .

Abbiamo quindi verificato che la (43.1) vale anche per l'indice n + l.


Perci la (43.1) provata.

Notiamo che il multato ottenulo ci pennette di calcolare la derivata di un poliflomio


qualsiasi.:

y = x..-l + ... + al X+llo;


(43.3)
y' nll D x.... l + (n - 1) a...l 1I11-2 + ... + al .

In particolare, la derivata di un polinomio di grado o! un polinomio di grado n-l (o e N).


Derivare 129

Proviamo-che la derivata del logaritmo in base a (a> O, a l) di x vale;

1
(43.4) "" x > o.
x

Utilizziamo le propriet del lognritmo (tra cui la sua continuit) ed il


Hmite notevole (33.7) (nel limite (33.7) cambiamo x ---J Ocon h ---t O, e b con
1/x):

. log. (x + h) - x . 1 x+h
hm = tim - log. ::
b-tO h x

(43.5) = lim IO&i


X + = lo&. Hm 1 + - =
(
b-+o X 1.-+0 X

l
= log" = - loga e.
x

Risulta ora chiaro l'interesse nel considerare logaritmi in base e; dato


che e = l, la derivata del logaritmo in base e di x semplicemente

1
(43.6) Dlogx=-,
x
""x>o.

La funzione y = log x invertibile e la sua inversa x = e Y Dal teorema


di derivazione delle funzioni inverse otteniamo

1 \
(43.7) De'/= =-=x=e'J
D log x ili

Usando, come si soliti fare, il simbolo x per denotare la variabile


indipendente. possiamo riscrivere la formula precedente:

(43.8)

Ricordiamo la propriet (9.13): e"'&. = x. che sempre utile quando si


vuole calcolare la derivata di un esponenziale o di una potenza che non
rientrano nei casi precedenti. Ad esempio, si pu calcolare la derivata delle
130 Capitolo 5

funzioni esponenziali con base a > O, a ":F- 1, facendo uso del teorema di
derivazione delle funzioni composte:

= e:l 101" D(x 10g a) = a" 10g a.


Analogamente si calcola la derivata della funzione potenza xb , con espo-
nente b reale

(43.10)
b
= eb lop D(b Jog x) = 7!J _ = b Xb-l
X

La {onnula precedente molto utile. utilizzata ad esempio nei casi b '" 112 (in questo
caso si riottiene (42.12 cb", - 1:

(43.11) .

(43.12) D (D= DX"' =(- l) x-t =

Calcoliamo ora le derivate delle funzioni trigonometriche seo x, COS x,


tg x. Cominciamo con

(43.13) Dsenx=casx; Dcosx=-senx.

Dimostriamo la prioia delle due: facciamo uso delle formule di addiz.ione (10.4) e dei
limiti Ilotevoli (30.LO), (32.10):

. sen(x + h) - seo x
hm '"'
h

sen X COI Il +scn h cos x -sen X


(43.14) = lim =
...... h

cosh-l sellh
=senx [im +CQdX' lim =cosx.
h .-)0 h

Allo stesso modo si calcola la derivata di cos li:


Drivntr 131

. cos (x + hl -
11m COS li;
._
h

. C08Kcosh-stnxsenh-osx
(43.15) .. ,1m .
Il

COlli-I senh
scosx lim lim =-senx.
It-M h _h

La derivata della funzione tg x si calcola con la regola. di derivazione del


rapporto:

D tg x =D (sen X) = Descn x) cos x - sen x D(cos x) =


lCos X cos2 X
(43.16)
cos2 x + sen2 x 1
= cos2 x =cos2 x
Riassumiamo in una tabella le principali formule di derivazione trovate
in questo paragrafo:

J(x) l'(x)
x' b Xb-I

.'
lol'! X 1/x
e'
seo x cos x
co, x - sen x
tg x 1Jcoi! x

44. Significato geometrico della derivata. 'Retta tangente


Sia f(x) una funzione definita in un intorno di un punto XcI e si consideri
nel piano x. y il grafico della funzione, come in figura 53. a proponiamo di
determinare l'equazione della retta r passante per il punto Pa di coordinate
(Xo, f(Xo e tangente al grafico della funzione f.
Ci che preliminarmente pi opportuno fare, deteI1Ilinare l'equa-
zione di una retta r' secante il grafico della funzione f nei punti
'Pa li!ii(Xo , f(Xo e P i i ("o + h, f(Xo + h. L'equazione-di una generica retta
non verticale y = mx + q; determiniamo i parametri m, q imponendo che
la retta passi per i punti dati:
132 Capicolo 5

y
,

I
f (xo) r- ='0'!"
Po I
I

/1
I
l
I
I
I I
I I
: I
I

Figura 5..3

f(xo) = m Xo + q (passaggio per P o)


(44.1)
{ f(xo + h) = mCxo + h) + q (passaggio per P).

Abbiamo un sistema in due equazioni nelle due incognite ID, q. che si pu


risolvere per sostituzione, oppure sottraendo la prima equazione dalla
conda. Si ottiene m = [f(xo + h) - f(xo)]!h e poi si ricava q dalla prima
equazione. L'equazione della retta secante risulta es.sere:

f(xo + h) - f(xo)
(44.2) Y = f(xo) + h (x - ",,).

L'equazione della retta tangente, quando esiste, il limite per h --+ O


dell'equazione della-retta secante. Si pu passare al limite nella (44.2) se e
solo se f derivabile in xQ. Quindi, se f derivabile in XQ, si ottiene l'eqUl1-
zione della retta tangente in (xo, f(Xc)) al grafico della funzione f:
(44.3)

Quanto. stabilito fornisce il significato geometIico della derivata. Dato


che nell'equazione della retta tangente il coefficiente della x uguale a m =
f("o), si dice chela derivata di una funzione f in un punto Xc il coefficiente
angolare della retta tangente al grafico della funzione nel punto ("o, f(xo))
La derivata quindi una misura della pendenza del grafico della funzione.
./)eri"l'Dre l33

Diamo un esempio numerico di utilizzazione dell'equllzione della retta tangente. esami-


nando un problema di calcolo approssiwato dei valori di una funzione. NOrlni:llmente non
immediato il calcolo del valore numerico di unii. funzione in un punto. Ad esempio, facile
caicolare a mente i valori numerici delle funzioni \Ix '
oppure seo x, solo per panicoluli valori
della x. Al r.:ontrario, sempre elementare calcolare i valori numerici delle funzioni y '" mx +
q, che barino per grafico una retta. L'idea quella di "sostituire" UOD funzione data con
l'equazione della sua retta tangente in un punto di ascissa K{), con Xo vicino DI punto x in cui si
vuole clcolare la fun:tione; Dalla figura SA irituitivamente chiaro che l'errore che si
commette lanto pi pir.:r.:olo, quanto pi x vicino 1l1l'IlSCLssa de] punto d tllllgenzlI xo-
Cio la quantit f(xJ + f'(xo)(x - xu) Cllppresenta unII approssimazione di t(x), tanto
migliore quanto pi x vicino ad Xo; scriveremo:

(44.4) t(x) e: t(xo.l + f("o) (x - Xo) (se x "l'ici/IO ad Xo).

Il puntI:! lr(I va in modo cbe sia semplice calcolare f(X(}} e t'(xQ).



Si pu dare un significato rigoroso alla scrittura (44.4) usando i limiti. La (44.4) significa
che, non solo la differenza tra primo e secondo membro tende a zero quando x -t Xo. ma
anche che tende a zero pi rapidamente della quanlit x - Xo. cio cbe:

(44.5) lim
"l(:;:')_---"If(:::',,,)_+--'r,,(,,"ol"'(:::x_---'' ' ' ')] = O.
x- Xo

l (x) f-._- - - - - - -- --7f


f(Xo)+r (xcJ(x-xo) - - - - - - - - - - - ----."L
I
..,..- I
I I
I I
I

: :
Figura SA

La verifIca della relazione sopra scritta immediata; infatti, dato che f derivabile in xo.
possiamo riscrivere il limite precedente nella fonna:

(44.6) lim
x-t x"
=--'=-
f(x) - f(Xo)
X - Xo
f'(xJ '" l."(xlI) - f"(Xu) = O.

Ad esempio, se f(x) '" ..JX , la (44.4) diventa


134 Capitolo 5

(44.7) (se X XcJ.

Volendo esprimCJc io forma decimale .J8O , scogliendo Xa - 81 ouenillmo

(4'U) ..rso Il 9 + -2 l. 9 (- 1) ;; 9 - 1
- '" 8.9444.-
18

(il valore esatto 480


8.9442 ..). Qualcuno forse avr che il conto stato poKibile
sohan,to perch 80 il vicino 111 quadrato perfetto 81. Proviamo CQn ..fi : si pub allcolare..fiOO '
e poi dividere jJ risultato per lO. H quadrato pi. vicino I 200 !: 196 '" 141; ai ha quindi:

(44.9) =
'ID.A.I S 14 + l . 4 ;; 14 + -l .. 14.1428.
2 . 14 7

Pucib ..fi ;; 1.41428 (il valan eutto di 1.41421_.).


l eonli fatti dovrebbero avu dalO Do'idea dell'utilit delle derivate nella tabuhwonc
delle funzioni clementarL Torneremo nel paragrafo 81 in modo pitl completo su questo
intereSSante aspetto: del calcolo differenziale.

UtiliZ2ando fra l'altro il significato geometrico della derivata, studiamo


la continuit e la derivabilit, nel punto Xc = O, delta funzione f.,,(x) (n = O.
l, 2) definita su R dalla formula

(44.10) f, (x) =x"sen-


1
x
s.
Per-n. 1.2, f",(x) definit" rspettivamcD.te da

tI!. X =O SI!. x;; O


(44.11) [I{X);; lOx sen-l
,
mentre pcr n ;; O si ottiene ia funziooe
SI!. X:O
(44.12)

che Ilon continua nel punto Xo O. ma presenta UWl di&conlinuit! di seconda specie (infatti
come risulta dalla (32.5), non esiste il limite per x ..... O di !v{x; inoltre fo. non essendo
continua in Xl). O, non .neanc(;e derivabile in tale punto.
La fumione f,{x), prodotto del faUore infinitesimo x per il fattore limitato
c:onver&e a zero per x -+ O; essendo {1(O) = O, la funzione continua (anche) in Xi). O; per
Dt!rillate 135

non risulta derivabile in tale punto perche nOH esiste il limite {si veda lo. (32.5)} del rapporto
incrementale:

(44.13)

La funzione f2{x) Il derivabile (e quindi ancbe continua) ancbe per xo "" O e lo. derivala
vale r :!(O) "" o: infatti:
(44.14)

l risultati trovati lono riassunti nello. seguente tabella:

funziooe continua derivabile


inXO=O in xo= D
Coex) nn no
ft(x) .1 no
fl(x) ,1 ,1

NeUe figure .s.5, 5.6. sono rappre5entati i grafici delle funzioni f t e (2 eseguiti al COIUPUler, la
conlinuiti di fio [2 Del PUtlto Xo "" O corrisponde a grafici "vicini" all'origine delle coordinale
quando l'ascis5a li Il "vicina" ad Xo = O (si noti che tale propriet non Il verificata per il
grafico della l'umione Co in figufll 4.3).

/
,

Figura 5..5 - Y:2 fl(x)


136 Ctlpitolo 5

v V'
. r
'V ,

v
Figura 5.6 - y ... (x)

Invece la deriYabiJitl di f"l e la (100 derivabiliLl di [1 corrispondono ai fatw che il gJlIficO


di f2 in figura '.6 ammette rerta tangente ancbe nel punto:a:o" O (dato c:he f2(0) := f2(0) := O,
l'equa2ione (44.3) della relta tangente!: y := O) mentre il gelifico di f l in figura 5.5 non ba
retta tangenre nell'origine degli assi {le rette y := X, y .. -1, con coefficienti angolari +- l e-l.
danno un'idea dell'oscillazione della rena tangente in un generico punto (x. f 2(x, con x che
"si aniOna" li. Xo _ O). Tali pwprietlsono evidenziate in figurR 5.7. dove sono rappresentati
in un imoTDO di XCI := O i grafici delle funzioni f t [2. con particolare enfasi alle limituiooi:

y y

Figura S.7
Derivote 137

(44.15) 'tIx E R;

(44.16) 'tIl( e R.

Appendice al capitolo 5

45. Le funzioni trigonometriche inverse


Le funzioni trigonometriche seo x, cos x, tg X, Don sono monotne su
tutto R e non esistono le loro funzioni inverse su R. Per possiamo restrin
gere ad un intervallo limitato l'insieme in cui prendere in considerazione
tali funzioni, in modo che risultino monotoe nell'insieme considerato.
Cominciamo con la funzione seo x. una funzione strettamente ere
sceote neU'intervallo {- n/2, .nI2}. Consideriamo quindi (x) :;: seo x, con
f: (- xJ2, n:f2] (- 1, 1]. La funzione f continua e quindi assume tutti i
valori compresi tra il suo minimo (.= -1) ed il massimo (= 1). Essendo stret
tamente monotna. anche invertibile. Pertanto esiste la funzione inversa
f'l: {-l, 1] (- n/2,1tI2], che viene indicata con rl(x) = arcsen x (arcoseno
di x). Il nome deriva dal fatto che, se y = aresen x, vUoI dire che y uguale
alla misura dell'arco, o angolo, il cui seno x (seo y = x). II grafico
dell'arcoseno si ottiene immediatamente dal grafico della funzione seno,
come nella figura 5.8.

, y -
-"-
l.,i
- </2 --},
.Il '"

- </2
sen y 1
/' l
Y z amen l(
-, V: ,
.,

:----
/ -, </2 y
l/
1

-- _</2
figura S.8

la funzione arcoseno quindi definita neU'intervallo chiuso [- l, 1].


Dal teorema di derivazione delle funzioni inverse si ottiene che la funzione
arcsen x derivabile nell'intervallo aperto (- l, I), e la derivata vale:
138 ,CIIP;/O!O j

1 1 1
D arcsen x = 'D---=:::--e
sen y
- cos y
- _ sen1: y
-
(45.1)
1
- sen' (afesen x) - x' '
sono state utilizzate le relazioni

(45.2) sen(arcsen x) == X.

la prima delle quali vale perch cos y > O per ogni Y E (- n/2, nJ2).
La funzione arcsen x non derivabile per x == ::t l, dato che cos y ==
D scn y si annulla per i corrispondenti valori y = = aresen (zl) =
Graficamente, ci corrisponde al latto che la funzione arcsen x ha retta
tangente verticale se x = +1.

Passiamo alla funzione f(x) = cos x. Risulta che f:[O. n] [- l, 1]


continua e strettamente decrescente; quindi invertibile in tale intervallo.
La funzione inversa Il: [-l, 1] -+ [O, xl viene indicata con r-I(x) = arccos x
(arcocoseno di x). il grafico si ottiene dal grafico della funzione coseno,
come 10 figura 5.9.

, y
"

"
,
o"-

l
x_cosy
c-----

></2 Y_'=OH


Iy
I I "2
I
---------
if\
-1

! ,
-, l

Figuro 5.9

La funzione y = arceos x definita nell'intervallo chiuso [- l, 1].


derivabile nell'intervallo aperto (- l, l) e la derivata vale:
DerilJlIte 139

l 1 - l
D arccos x = "D:-:-"""'''
cas y -
- seo y
- _ cos 2 Y
-
(453)
-1 -1
- -
- cos' (.recos x) - x' .

La pi usata funzione trigonometrica inversa quella relativa aUa tan-


gente. La funzione f(x) = tg x continua e strettamente crescente nell'inter-
vallo aperto (- rr/2, n/2). quindi invertibile in tale intervallo. La funzione
iDversa (I: R (- rrn., Jt/2) viene indicata con (I(X) = arctg x (arcotangente
di x) ed ba il grafico come in figura 5.10.

o
y <
"

"
n/2 1------------- ,,
y-arctgx ,.,."
<14 1----

Vi
/
1 x

----------- _<12

Figura 5.10

La funzione y = x definita per ogni x reale. Per i limiti all'infmito


si ba:

(45.4) hm
..... -
. arctg x=2; " ,
l un "
arctgx=--
l--+-_ 2

una funzione derivabile per ogni x E R e la derivata vale:


CAPITOLO 6
APPLICAZIONI DELLE DERIVATE. STUDIO DI FUNZIONI

46. Massimi e minimi relativi. Teorema di Fermat


In questo capitolo affrontiamo tra l'altro lo studio del grafico di una
funzione. Cominciamo col definire i punti di massimQ ed i punti di minimo
relativo.
Sia f(x) una funzione definita in un intervallo [a, hl. Diremo che un
punto Xo e [a, hl di massimo (relalivo) per f, nell'intervallo (a, hl, se il
valore f(Xo) pi grande dei valori t(x), con x e [a, bl vicino ad :co; pi
precisamente, se esiste un numero 6 > O tale che

(46.1) f(",,) f(x). 'Ix e [a. bl: Ix - ""I < b.


Si noti che non si richiede che la (46.1) valga per ogni x E [a, bl, ma solo
per x vicU;to ad Xo- Nella figura 6.1, e '4 SODO punti di massimo; anche il
punto x = a un punto di massimo relativo.
Il pi grande dei valori f(x) per Jr E [a, bl. si chiama massimo assoluto di
f neU'intervallo [a, hl. In figura 6.1 il ma..sS;imo assoluto assunto per x = Xz
e vale I(x,).

I

"
"o
I =
"

I
I I
I I
I
I I I
I
a x, x, x, x, b

Figura 6.1 -
142 Capitolo 6

Analogamente, Xu un punto di mllllnTO (relativo) per la funzione f,


nell'intervallo [a, b), se esiste ti > O per cui

(46.2) f(xc) 5 f(x), ';Ix E [a, b): Ix - Xo I< a.


Nella figura 6.1, Xl' X3, b sono punti di minimo.

Dolla figurtl 6.1 notiamo anche il faUo seguente: se si disegna la retta tangente al grafico
deUa funzione in ciascuno dei punti XI , x 2 Xl PWlti di massimo o di minimo imernf
all'mtervallo [a, bJ (un punto XO I; [a, bI interno all'intervallo se l'o I; (a, b), se Xo I; (a,
bI e XO"l, 11., )(0 b), tale retta risulta orittontille. Questa propriet vale in tutti i punti di
lUossinlo e di minimo interni aU'intervallo di defmizione. Non vale per (necessariamente)
nei punti agli estremi dell'intervallo. dove il grafico deUa funzione pu avere La retta tan-
gente non or.i:uontnle.
VIli retta orizzontale se e solo se ha equnzione y = costAnte. Si ricordi l'equazione
(44.3) della retta tangente al grll.fico di una funzione [(x) per x = Xo; tale rella
orizZontale :;e c solo se r(xo) = O. Dimostriamo nel teorema seguente la propriet in gene
rale.

TEOREMA DI FERMAT. - Sia f una funzione definiUJ ill [a, b] e sia Xo Wl


punto di massimo o di minimo relativo interno ad [a. b]. Se f ! derivabile in xo.
risu.Na f(xo) = O.

Dinlostraziolle: consideriamo il ClISO in cui Xu sia un punto di massimo (relillivo); signi-


fica che esiste li > (] per cui

(46.3) [(XII) f( Xo + h), '" h: Ihl <; .

Studiamo st:paratllmente i casi h > (] e h <; [): dlll1a (46.3) si oniene:

(46.4)
(()ll! + h) - t"()lll) 1< O s/!.O<;h<

h <!: (J

c, al limite per h -J o

(46;5)
F(xll) = Hm \f(x il + h) - f(xll)]/h <!: (]
h-J tr

Ne segue che f(xu) = O.

N.ella dimostrazione precedente l'ipotesi- che Xo sia un punto interno


all'intervallo [a, bl essenziale. Cib ba consentito di poter considerare
incrementi h sia positivi che negativi.
Applicazioni dellt: Studio cii Jimz.ioni l43

Se invece Xo un punto non interno dell'intervallo [a, bl, se ad esempio


Xo = a. allora Xo + h =a + h, con O <: h <: 5, rimane in [a, bl, mentre Xc + h =
a + h non un punto di [a, bl se h <: O. Pertanto in (46.5) possibile
considerare solamente il limite per h ---+ 0+ (e non il limite per h ---+ 0-)
giungendo alla conclusione che

(46.6) f("o) f(a) O

neU'ipotesi che Xo = a sia un punto di massimo relativo per f(x:) in [a, bl


Analogamente, se Xo = b risulta Xl) + h = b + h E [a, b) soltanto se h
negativo (- & < h <: O) ed in tal caso, procedendo come nella (46.5),
calcolando il limite per h ---+ 0- si ottiene

(46.7) f("o) f(b) " O ,

sempre nell'ipotesi che Xc = b sia un punto di massimo relativo per f(x) in


la, b).
[o ogni caso risulta

(46.8) 1'("0) . (a - aD) O, V a E [a, bl;

infatti, se Xo = a, allora x - Xo = x - a > O per ogni x e (a, bl e quindi la.


(46.8) si riduce a f"(Xo):S; O come in (46.6). Mentre se Xc =: b allora x - Xo = x
- b < O per ogni x E [a. b) e quindi la (46.8) diventa f"(Xo) O come in
(46.7), Infine, se "o interno ad [a, bl, la differenza x - Xo cambia segno in
dipendenza da x e la (46.8) quindi equivalente alla condizione F(xo) = O,
come neU'enuociato del teorema di Fennal.
Come gi detto la (46.8) vale neU'ipotesi che Xo sia un punto di massimo
relativo per f(x) nell>intervallo [a, bl, indipendentemente dall'assumere che
Xc sia interno ad [a, bl Naturalmente, se Xo un punto di minimo relativo
per fex) in {a, hl, allora neUa (46.8) cambia il segno di minore o uguale con
quello di maggiore o uguale. Vale quindi la seguente

PROPOSIZIONE. - Sin f(x) una funz.ione definiUl in [a, bl e der'llabile in un


punJo Xo e [a. bl. Se %o un punto di massimo relntivo per f(x) in [a, bl allora

(46.9) re"o) . (a - "o ) < O . 'Vxe(a,h);

se Xo /In pliniO di minimo relatillO per f(x) in [a, bJ risulla

(46.10) r(a.,) . (a - a., ) , O , 'V x E [a. hJ.


144 Capi/viu 6

47. I teoremi di Rolle e di Lagrange

TEOREMA DI ROLLE. - Sia f{x) unti fUllzione continua in [n, b] e derivabile


in (a, b). Se f(a) -: f(b), esiste Wl punto Xo E (a, b) per- cui f(xlI) = O.

. Dimostrazione: indichiamo con xI c "l punti, rispettivamente di minimo e di ma!l-


simo assoluto per r nell'intervalla [a, bI; cio

(47.\) 'ti x e [a. hl.


Tali punti di massimo e di minimo assoluto per r esistono, in base al teorema di
Weierstrass (paragrafi 35 e 37).
Se almeno uno dei due punti Xl, x2 imemo all'intervallo {a. bl, in oomspondenza la
derivata si annulla (per il learema di Fermat).
Rimllne da esaminare il ctlsa in cui entTambi i punii Xl. X:, non sano intemi: diciamo x. ::
Il, x2 =: b. La (47.1) diventa C(a) $ ((x) S; f(b). per agni x neJrintervallo [a. bI. Dato che per
ipolesi f(a) = f(b). risulta t(x) = t(a)-per ogni x E la, bI; quindi f costante e la su'! derivata
Qvunque zero. 1\ teorema dimostralo anche in questo caso.

Geometricamente il teorema. di RoBe afferma che, per una funzione f(x)


continua in [a, b],.derivabile in (a, b), con f(a) = f(b), esiste in-(a, b) un punto
Xo in cui la retta tangente orizzontale (figura 6.2).

y
-

teo. di Ralle

"-i -
y .-
teo. di lagrange .0
'" '"
/

"
/
/ ,,/1
/ 1
1
- / 1/
/
.,/
1
I
f(a)= I- --_1 _____ I
(,,//1
=Kb) I
I
,
I
!
I
! I :
; I
1
!
", o " , ", b
"
Figura 6.2 Figura 6.3

Nel teorema seguente (di Lagrange) si considera una situazione plU


generale, in cui non necessariamente f(a) = f(b). II teorema di Lagrange
geometricamente afferma che, per una funzione f(x) continua in [a, bl e
derivabile in (a, b), esiste un' punto Xo E (a. b) in cui la retta tangente
parallela alla corda congiungente gli estremi del grafico (figura 6.3). Si
AppJir:ll:cioni duivtlff'. SludiD cli funzioni 14j

tenga presente che iL coefficiente armo1are della retta tangente in XQ f'("o),


rqenlre il coefficienle angolare della corda mb) - (n)]/(b .... a).

!fTEOREMA DI colltVJUJ2 in [a. b] e


! derivabile in (a, b). &i.ste IUl punto "o E (a, b) pu cui
I.
il r(.,> = = .
! - __ - .. ======_,".1
ci 5i riCOl'lduce al teorl:m8 precedente pc::r mezzo della funzione

'(b) - ,(.) ]
("3) &(x) "" x) - [ (a) t b ,.,. 'a . (!C - a) .

Si noli che g(x) ottenuto. sottnendp da (x) l'espressione della' rella congiungente gli
estremi del grafico. l!onen4<l succ:.essivllmente x "" a. x '" b. si verifica che g(a) -= g(b) '" O.
Inoltre g derivabile iQ (a. b) e risulta

(47.4} g(x) '" r(x) _ - , '" X,s (a. b).

Per il teorelNl di Rolle. csisle quindi lCQ l!!5 (a. b) per \/.i g'(lCQ) :c O. Ponendo nella
rela,zione precedente &'(Xo) .. O, si oltiene la tesi (472).

Le ipotesi sulla funzione f(x) in [a, bl e derivabile in (a, b,


omuni ai teoremi di Rolle e 1i Lagrange, certamente sussistono se suppo-
niamo direttamente f(x) sia derivabile in tutto l'intervallo [a, bl. estremi
inclusi; infatti in tal a.so f(x) sarebbe automaticamente continua in [a, bl e
ovviamente, derivabile in (a, b).
La continuit di f(x) agli estremi dell'intervallo comunque un'ipotesi
indispensabile; ad esempio, la funzione (il cui grafiGo rappresentato in
figura 4.10)

se [O, 1)

X E
(47.5) l(x) {:
se

derivabile in (a, b) ;:;:: (O, I), continua, (a destra) per x "" O (ma' non
continua per x "" I), soddisfa l'ipotesi del di RoJle (O) = t(l). ma
non soddisfa la tesi del teorema di RoUe, perch la derivata costante-
mente uguale ad l in (O, 1).
146 CtJpitolo 6

48. Funzioni crescenti e decrescenti


Una conseguenza del teorema di Lagrange il seguente criterio di
monotonia, fondamentale per studiare il grafico di una funzione. Ricor-
diamo che la definizione di funzione monotna (ad esempio crescente)
stata data nel pa.ragrafo 7.

-=====- ..


CRITERlO DI MONOTONIA. - Sin ['UJtQ funzione continua iJl [a, bl e
derivabile in (a, b). Alloro.

(48.1) rex) O, V x e (a, b) f crescente in [a, bl;

(48.2) r(x) S; 0, V X E (a, b) [ decrescente in la, bl

Dimostrazione: proviamo la (48.1); la (48.2) si otliene in modo analogo.


Nelrlmplicazione supponendo r(x) 2 O per ogni x E (a, b), occorre dimostrare che, se:
a S XI c:; x2 S b, allora f(x,) :s C(X2)' Scriviamo la tesi del di lagrange ne:II'intefVllllo
[Xl, x:21: Xo 6: (XI, xz) per cui

(48.3)

dato che r(Xo) O e dato che x2 ;> XI' risuha anche t{Xl) 2: l(XI.)'
Viceversa, se la funzione l crescente: in [a. b), per. ogni x E (a, b) e h > O tale che x + h E
(a. b) risulta. f(x + h) <'- f(x) e quindi

(48.4) C(x + - C(x) 1!: O

(il lettore noti che In (48.4) vale anche per ti < O); nllimite per h 0+ si troVI; la tesi r(x) O.

Consideriamo alcuni esempi di applicazione del criterio La funzione eX


(strettamente) crescente su tutto R. perch la derivala D eX = e positiva. Ln funzione: log x
crescente per X > O. perch la sua derivata D log x _ l/x Cosl pure la funzione
arctg X crescente su tulto R, perch D(an:tg x) _ 11(1 + '11 > O.
La funrione x2 ha derivata uguale a b, che positiva per x > O, negativa per x < O;
quindi la funzione ..? decresoeote per x < O e crescente per x > O;_x _ O percib un punto d
minimo.
La Cun:.ciooe C(x) ". ,,3 _ 3'1 ha come derivata r "" 3{x'! - l), cbe si annulla per x = l,
positivo. a\l'esterno dell'inlervallo [- 1, 1), ed negativa aD'interno. Quindi la funzione f
crescente per x > l e x < -1, ed decrescente per -1 < x < 1. D punto x = - 1 di massimo
relaUvo, mentre il punlo X" l di minimo. Queste sole considerazioni, unitamente ad alcuni
valori della funzione (per x = O, x = 1, x = + ..[3 ) facilmente calcolabili, pennettono di
disegnare il grafico della funzione f(x) _ xJ _ 3x come in figura 6.4.
In generale, si tenga conto che il segno delta derivaUl prima c.:ostituiscc: una delle
principali informazioni per disegnare il grafico di una funzione.
AppliCU'l,ioni. dllUe derivatt. Smdio tli flm'l,ioni 147

"
I
I
I
-- 2

I
-43 ! 1
-1 l
I
I
I
-21----
l,
Figura 6.4

Conseguenza del criterio di monotonia la

CARATTERIZZAZIONE DELLE FUNZIONI COSTANTI IN UN


INTERVALLO. - UM funzione coslante in un inrervoito [a. bl se e solo se
derivabile in (a, bl e la derivara ovunque nulla.

Dimostrazione: come in (40.3) si prova che la derivata di una fum:ione COllante in la. bl
nulla per o!Jli x e (a. bi.
Viceversa. se (x) derivabile in [a. bi e r(x) = O per ogni x E {a. bI. per i criteri di
monotonia (48.1). (48.2). (x) crescente e decrescente in [a. bJ; pcn::ii'l,
per ogni x E (n. bJ (essendo x> a) risulta allo stesso tempo f(x) f(a) e f{x):ii: fCa); do ({x)
identicamente uguale ad. (a).

Combinando il criterio di monotonia e il teorema di caratterizzazione


delle funzioni costanti in un intervallo si giunge facilmente al

CRITERJO DI STR.EiTA MONOTONIA - Sia f una funzione conliru.ta in


[a, b] e (rivabile in (a, b). Allora

(485)
f(x) :2: 0, 'Ix G (a, h);
f non si annulla identicamente in
alcun. inlervaito contenuto in (a,b) }= f .1tretlamente cnscente in

[a, b);

(48.6)
f"{x) SO, 'Ix e (a, b);
r non si annulla identicamente in
alcun inlervaflo contenuto in (a.b) )= f
in [s,

bI.
dec;re.rcente
148 CiJpiJolo 6

Dimostrazione: proviamo !'implicazione in essendo F{x) O per x E (B. b),


per il criterio di monotonia (48.1) t(x) eJescrotlre in (a, bI. Se non tosse strettamente
crescente. esislerebbero xI. x2 e (a. b) co.n xl < x2 tali che: C(lf.I) _ C(Xl): ma all()l'1l. dalo che
C(XI) S C(x) S [(xv se x, < x < x1;, f(x) sarebbe costante: nell'inte'rvallo LXI. xLI e r(x) - O pc:r.ogni
x 6: {Xl' xl1. contrllriamente all'ipotesi.
Proviamo ora l'implicazione: (::: in (48.5); dato che'f crescenle in [a. b),
per il criterio di mOnotonia (48.1) r(x) 2: O per ogni x lo (Il, b); inoltre r(A") non pu annullarsi
idcnlicamelllc in un intervallo (x,. XlI s:: (a. b) percht altrimenti in Inle inler.vallo f(x) sarebbe
lXI5tllnle, contTllfiamenle all'ipotesi di stretta monvtonia.

1
-7:
I
-1
, ,
,
1

-_._- -1

Figura 6..5

Osserviamo che una funzione strettamente .cn:scc:nte e: derivabile: in un inlerv8JIo pu


avere derivata nulla in qualdre punto (il criterio (48..5) C5dude cbe la derivata si annulli
tdt:miam1enu in un i.nteJ;'Vallo). Ad esempio. la funzione f(x) = rappresentata in figura 6.5.
strettamente crescente su R, perch:

(48.7)

2
la derivaI&. r(x) ., 3. positiva su R - 101, ma si annulla per x "" Q.

49. Fnnzioni convesse e concave


lntrodu,cjamo una nuova definizione utile per studiare il grafico di una
funzione.
Si dice che Una funzione convessa in un intervallo [a, bl, se per ogni
punto Xl) E [s, bl il grafica della funzione in [a, bl al di sopra della retta
tangente al grafico della funzione nel punto di coordinate ("o. f(Xo)). Analoga-
AppliclIlioni delle ,luil/(ulII. SlI<dio di funzioni 149

mente si rlict: che un:1 funzione concava in [a, bl se per ogni punto XoE [a, b]
il grafico della funzione ; nell'intervallo [a. bI, al di sotto della retta tangente
in (xo. {(",n.

-o
f (;Il:}

" ,
/
/'
y,


/'
",
-
! ,
,l '
-
/'
/,-,
I

b c ,
Figura 6.6

Ad esempio, ueUa figura 6.6 la funzione f(x) COnvessa in [a. bl, ed


concava in [b, cl. Il punto b un punto di flesso, cio un punto in cui
canibia la concavit.
Possiamo ripetete le definizioni in modo pUi preciso utilizzando l'e-
spressione analitica dell'equazione della relta tangente. Supponiamo che f
sia una funzione derivabile nell'intervallo [a, bl; diamo le seguenti defini-
zioni:

{(x) " ((",,) + C'ex,,) (x - x,,).


(49.1) t convessa in [a, b]
{
V x. "" E la, bl;
((x) f(x,,) + C'(x,,) (x - x,,).
(49.2) f concava in [a, hl
{
V x, "" E la. bl.
Se, come in figura 6.6, una funzione convessa in [a, bJ e COncava
in {b, cl (a < b < c), si dice che il punto b di flesso per la funzione t(x).
Naturalmente b di flesso anche se la funzione f(x) concava iil [a, b] e
convessa in [b, c].

CRITERIO DI CONVESSIT. - Supponiamo che. f(x) sia una funzione


derivabile ih [8; hl e che amme.rta derIVata seconda in (a. b); le seguenti.
condizioni sono fra loro equivaienti
150 Cnpitofo 6

(a) t(x) convessa in [a. bl;

(h) r(x) crescente in [a, hl;

(c) f"'(x) 2: O per ogni x E (a, h).

Osserviamo subito I::he un analogo criterio vale per le fuD2loni concave:. in particolare
una funziOJle I(x) derivabile due volte concava in [a, hl se e soltanto se f"'(J:) S O per ogni
x E (a, b).

Il criterio di monotonia (48.1) applicato alla derivata prima rtx) stabilisce che (""(x) O
per ogni li" li!! (a. b) se e solo se f(x) l: crescente in (a. bi; pertlnto le condizioni (b) e (cl sono fra
loro equivalenti. La dimostrazione del criterio di convessit sar completa provando che (a)
equivalente Il. (b).
Dimoslrazione che (a) (b): allo scopo di provare che f(x) crescente in (a. bl.
consideriamo lI"l. x2 e la. bl. con Xl c:: x2: ponendo conseculiyomente Xo ugUAle D XI' oppure Il
x2. definizione di convessit (49.1). si bll

(49.3) 't;/ x e [a. b]:

(49.4>' vX El [a. bI.

In (49.4) x un punto generico di [a. bI; scegliendo x '" lI"2 ;n.(49.3) e x = XI in


(49.4). sommando membro a membro e semplificando si oHiene

(49.5)

cio

(49.6)

Essendo Xl :> Xl ne "gue che r(xJ 2. r(x,).


Dimostrazione che (b) :::) (a); fl5Sllti ll, Xl) li!! (a. bi, con x .. per il teorema di Lag.-.nge
esiste Xl ne11'in"ervallo di estremi ll(), x, per cui

(49.1)

Distinguiamo i casi x :> Xl) e ]l <: Xjl' Se x :> XII, essendo XI e (Xo- x) (cio, in particolare, XI :>
Xjl). per III monotoni.o di rtlt) risulta r(x,) O!: r(xu) che. insieme allo. (49.7), d luogo alla
conclusione:

(49.8)

Se li: c:: x(J5i procede in modo analogo, che XI E (x, XII) millore di ll(le quindi t'(XI)
f'(xu); anche in questo caso si otliene .lll conclusione (49.8) percht, di nuovo.
qx l ) (x - ,,<,lO!: r(xu) (x - XII)' dnto che (x - IlO) < O.
Applicazioni dd//'. duilio/t!, SII/dio dj funzioni 151

Riprendiamo gli esempi introdotti nel paragrafo precedente. La funriooe eS convessa su


tutto R.., dato che la sua derivata seconda (:: eS) positiva.l..a funzione IDg x com:a.va per x> O.
perch \.1 sua derivata suonda (.. - lIx2) negativa. Il 'lettore pu verificare che la funzione
arctg JC COOVes:58 per x < O. cd concava pe!" x > O; il punto x :.. O d lIesso per la (unzione
aretg x. La funzione xl oonvessa su tutto R.
3
La funziOlle (x) ::< x - 3x, considerata iD precedenza. ha come derivate sueees.sive: r =
3x1 _ 3, r = 6x. Quindi t(x) oonve.ssa per x > O ed l;oncava per x < O. S confronti ron il
grafico in figura 6.4.

f(x) = senx
,
3/2x 2n
n/2 x

-1

-Figura 6.7

Le propriet stabilite in questi ultimi due paragrafi ci consentono di motivare il grafico


deUe funzioni trigonometriche scn x, COlI x. Consideriamo ad esempio la funzione C(x) :: SCU x,
limitatamente all'intervallo [O, 2rr l. Calcoliamo il 5C1tll0 deUe derivate r "" C06 X, f' .. - sen le

x
0<x<2 2<:1t 3
:7l:<x<i lt
3
-n<x<2Jt
2
C(x) :: sen X

segno di r + + - -
segno di r + - - +
segno di r - - + +

In rorrispondenza abbiamo le informazioni di monotonia e di per f:


152 . ClIpitolo 6

%
0<)2 2"<x<n:: x<x<2"x
3 3
2"x<x<2n
[(x) = sen li

segno di f positiVO negativo


monotonia di f Cl"C$CC.nte decrescente

coocavitl di [ concava

Quene informazioni, insieme ad alcuni valori [acilmente calcolabili di sco X; indicano


come disegnue il grafico ben noto della figura 6.7.
In particolare il punto x - nf2 di mllS5Uno, il punto x =1fe di flesso, il punto x =(312):71: di
minimo. ln modo analogo, il lettore pu nudiare il grafico della furizione co.s x per x IO [0,2n:J,

Oliudiamo il paragrafo anticipando Un criterio basato sul segno della


derivata seconda e studiato in condizioni piil generali alla fuic del paragrafo
52, per stabillre se un punto Xo di massimo o di minimo relativo per un
funzione fJx) derivabile due volte in un intorno di Xo-
Consideriamo il caso in cui
(49.9) f'(",,) O, f"(x,,) > O,

supponendo che la derivata seeonda sia cootinl1a iIi Xo- Per il teorema delia
permanenza del segno (paragrafo 35), f"'(x) positiva in tin intoTDo di
"o , ("o .... ar "o + &) j con 6 > o; quindi f COUV6Ssa in tale intorno. Te
bendo presente che f(%o) == O, risulta
(49.10) t(x) t(xo) + r(",,)(x x,,) t(..), \Ix E [. . ..: a, Xo + al;
perci un punto di min1no telatLvo per f. .
n aSO f"(xo) "" o s tratta in modo analogo. Riassumendo, abbiamo
dimostrato il seguente criterio, valido per una funzione che ammette
vata. gecdiida (tontinua):
(49.11) (XoJ == O, ("(:co) :> O = Xi) punto di minimo relativo;

(49.12) O, r(Xo) < O::::;. "o punto di massimo relativo.

50. 'il teorema d'i VHopital


Siano f('xJ, g(::t:) dtie funzioni che tendono a zero per x xo. Abbiamo
gi. visto nel paragrafo 20 che il rapporto f(x)/g(x) una fOtID":
nata per :x -io Cio, in genere non poSSibile dedurre immediatamente il
.4ppIiC'IZiOtli de/le derirnue. Swdio di fiul!.iolii l53

risultato del limite del rapporto ma occorre preliminarmente trasformare il


rapporto in modo da to&Jiere l'indetermiiJ.azione, Il teorema di L'Hopitul
scl"Ve i.l liuc:.sto scopo.

.
Hm t(x):>= O,

-.
lim g(x)::; O.

lim '(x) = lim rcx) ,


E-+ r" g(x) J,. g'(ll:)

: purch esista il secondo limite.


l ----

n teorema di L'H6pitaI vale anche per forme indeterminate del tipo


00/00, supponendo, al posto della (50.1), che f, g tendano aU'infinito per
x -+ Xo (nzi, basta che la sola g tenda all'infinito), Inoltre il teorem vale
per limiti destri e sinistri (x -+ xi) e vale anche pet X ---) + 00, oppure x -4
- -.
La dilTlO5tradone del tenreml di L'HOpital nei tuo generale proposta nel paragrafo
53 tn ttppendk:e, in questa sede ei limiliamo a prvvlII'e il teorell\1 od cuo particolare, mi
slanincaliva. in cUi r, I sono derivabili in l(h con derivala continua, e I (XU) 'iO- o.
In mi casll, dato che f, g $()no derivabili in Xo, esse sono "ochc continue in Xj) e quindi.
per la (SO.l), risulta l(Xo) '" g(xo) "" O. Si ottiene

)jm

r(x)
- = lim
A(X) . r(x) - f(x,,)
Sex} - ge..> -
(;jjj/ 1(x) - f(x,,)

- x-x" "(l'u) lim F{x)

.- .
Ihn = =
g(1.) - g(lftJ O'("ol x-+ ... (x)

Consideriamo alcuni esmpL GaIeo)iBmo il limite

e" -1
(5004)
.....
iim
=2<

Si tratta di uni fonria indelerminlta 0'0, che verifica. le ipotesi del teorema di L'HOpital
154 Capitolo 6

(ed anzi verifica le ipotesi che abbiamo aS5uo.to nel fare la dimostrazione). Si ha quindi;

(5<).5)
.....,
lim

sen 2x
= lim
x-to 2 C05 2)(

=
1
2

Un'altna situazione 1U cui sono verificate le ipotesi assunte nella dimostrazione la


seguente

. ,r.-l . 2x
(50.6) hm =hm-=2.
log x lJx

Consideriamo ora due limiti notevoli, analoghi ai limiti di successione (26.3), e chc si
calcolano facilmente per mezzo del teorema di L'Rpita\. Indichiamo con b un parametro
b
positivo; per calcolare il limite (50.8) deriviamo successivamente n volte il numeratore x ,
fino ad ottenere una potenza xb-n con esponente b - n negativo o nullo (cio poniamo n = b,
se b intero, n = {bl + 1 altrimenti);

log lC lIx ,. l
(50.7) lim ...-.--....- = tim - 1m - - O;
" b)( blC b

(50.B)
-
tim
.....
.....-
.. (,,b":-;-,,n-.:+:-',,)":x,-'_-- = O
-ob"(b'-.---,l")."
... '" tim
"
Il teorema di L'Hl3pital utile anche per il calcolo del limite di una differenza f(x) - g(lC)
che si presenta sotto la forma indeterminata ... - "", oppure per il calcoLo del limite di un
prodotto che si presenta sotto la forma indetetminata O,,,,,. Per il prodotto si pOne fg", f/(lfg),
oppure ig = gJ(lIf), per ricondursi rispettivamente ad UDa forma 010 oppure -1-. Ad
esempio, se b un parametro positivo, si ha:

(50.9)

Per mezzo del teorema di L'HOpital si cnkolano anche alcuni limiti che si presentano
sotto le [orme indetenninate 00, 1-, ""0, come negli esempi seguenti:

lim r = lim " = lim la& =o


.--.+0+ ..... 0... .-+0'"
(50.10)
,. Il.
Hm x I",. lirn
= = c--+... = e.--1o.... - Il .. =
"" --:":""""'l
== 1.
Appficaz.ianl Srudla di funzioni 155

,
- Joos(I ..... -)

(50.11)
.....
lim (I + sen I)lla .. lim e-

=

Ib Ics(l .. 10ft al l'''' ClIII a


"" e'- = e- l ...... = e l = e.

5L Studio del grafico di una funzione


I risullati ottenuti in questo capitolo ci permettono di studiare l'anda-
mento di una funzione f(x) e di disegnarne il grafico. Si pu procedere
secondo lo schema seguente:

A. - S determina il dominio (o insieme di definizione) della funzione


!(x).

B. - Si .esamina se la funzione gode di.qualche simmetria; ad esempio


se f una funzione pari: f(- x) = {(x), V x, oppure dispari: f(- x) =- t(x),
'Ix, oppure periodica di periodo T: f(x + 1') = f(x), 'Ix E R.
Quando semplice farlo, si calcolano le intersezioni con gli assi ed il
segno della funzione.

C. - Si determinano gli eventuali asintoti orizzontali o verticali. Ricor-


diamo che gli a.sintoti oriz.zontali si trovano calcolando i limiti per x --+:t: 00,
se tali limiti esistono e SODO finiti. Cio:

(51.1) y = r asintoto orizzontale

Nel caso della definizione (51.1), si parla di asintoto orizzontale peT x --+
.-lim !(x) f e R.

+ 00; si pu avere in modo analogo un asintoto orizzontale peJ; x --+ - _.


Gli asintoti verticali si trovano calcolando il limite per x --+ Xo (eventua.l-
mente x --t xo+, oppure. x --+ xen quando il risultato dellimite infinito:

(51.2) x = Xo asintoto verticale $=:;>


H
lim
..
t(x) = =-.
D. - Si determinano gli intervalli dove la funz.ione crescente o decre
scente, ed i punti di massimo o minimo relativo, studiando il segno della
derivata prima.
Si calcolano i valori di f nei punti di massimo o minimo relativo.

E. - Si determinano gli intervalli dove la funzione convessa o con-


cava, e gli eventuali punti di flesso, studiando il segno deUa derivata se-
conda.
156 Capitolo 6

Si calcolano i valori di f nei punLi di flesso.

F. -Si determinano gli eventuali asintoti obliqui. Un asintoto obliquo


per )( -4 + CICl una retta di equazione. y = mx + q con la propriet:
(51.3)
._-
lim [f(x) - ( _ + q)J = O.

Ci significa che, per x + CICl, il grafico della furizione vicino al graficb


deUa retta y = mx + q.
Supportiamo che esista un asintoto obliquo, cio supponiamo che valga
la relazione (51.3), e ricaviamo i valori di m, q. Se f(x) - mx - q tende
zero per x + oci, a maggiore ragione dividendo l'espressione per x otte-
niamo ima qUailtit che tende, a zero. Quindi

(51.4) = tim f(x) - (mi< + q) = tim l(x) _ m.


X-7"''' X X-7i-oO X

Il valore di q si ricava direttamente dalla (51.3). Riassumendo, i valori di m,


q Sono dati da:

(51.5) m = tim l(x) , q = tim [l(x) - mx].


x-f.... :li: X--=-+i-"

Naturalmente considerazioni analoghe valgono per x - DO. Notiamo


anche che, se esiste un asintoto orizzontale y = f per x + CICl, allora
iuutile ricercare un asintoto obliquo per x + DO; Infatti, se f(x) -+ r per
x -? + ...., allora f(x)/x O, e quindi m = O, q = f. Cio si ritrova l'asintoto di
equarione y = r.

secondo lo schema proposto, studiamo la seguente funzibne:

(51.6) ((il:) = x elI:>: .

A - La tunziooe' t definita per ogni x O. Quindi il dominio di f (- "". O) u (O, + ""l.

B. - Li furlzione Don definita per x = O e non si aonulla per alcun valore di x E Il -101;
il grafico di f(x) noti. inteTllCca gli assi cartesiani; f(x) risulra positiva per x:> O e migarlva
per x <; O (aato c.he il fattore e lJx positivo per ogni x o;; R - [OJ).

c. - Per determinare gli asintoti orizzontali e verticali si calcolano i limiti agli estremi del
dominio. Nel J:.ostro caso si calcolano i limiti di (x) per x -t - "", x -+ 0-; X-J 0+, X -+ + "". Per
x -t :!: ..., et I - t e O = 1; quindi
(51.7) Hm x e lll = -;
x-f1:_
delle duiyutf!., Studio d ftUldlJn 157

pe[CiO non ci sono asintoti ortz:zonlnli. Per l: -+ 0- abbiamo un allro limit", imnledill.lo; inEaui
in tal caso 1Jx --t - - . e quindi e .... O. Ne segue

(51.8)
.-
lim "e1/X. O;

ci significa. cbc: per J:: --J 0- non c'!. un asintoto verticale. Per calcolare il limite per X. --t O
usiamo il (corema di L'HOpital:

lim x eli' = Lim


,"
.-) o _ o -
lIx"
(Sl.')
._ .

quindi la retta verticale di equazione x = O un asinlolo per x -+ O.

. \.,..r
y .. xe l/Jl

,
,
/ j.
I
-', / l
1

FJgUf'l 6.8
158 Co.pi/% 6

o. La derivala prima vale

(51.10) r(x) "" e'i. + x eY' (- = elli (1 - D.


Per ogni x risulta e1/x > O. Quindi la derivata prima positiva se (1 - lIx) > O. cio se x > 1
Oppure x <: O. La derivata prima ne&&liv& se O <: x <: 1. Ne segue che la funzione crescentc
Ilel due intervalli (- "". O) e (l, + ....). ed decJtlsccnte neU'intelVallo (O, 1). Il punto x = l di
minimo relativo; in corrispondenza la funzione assume il valore f(l) ... c.

E. - La derivata seconda vale

f'(x)=e '" ( l)2 . (1-;;-1) ", XJ::::


.. - x 1 +c .
(51.11)
l
::::e , . . 1)= e
llx

La derivata seconda positiva per x > O. ed negativa per x <: O. Quindi la funzione
convessa per x > O, ed concava per x <: O. Dato che f(x) non defInita per x .. O. non ci sono
punti di flesso.

F. - Poich. il limite (51.7) per x --t .., vale inrOlito, occorre esaminare se esistono
lUIinloti obliqui. Calcoliamo, come in (65.5), i limili

(5U2) m = tim f(x) '" tim eli.:::: eO :::: 1;


.......:_ X x-t:_

q:::: lim (x eli' - x) :::: 11m x(e 11x - 1) ""


x--t:- .--t:!:_

(51.13) :::: lim

:::: lim eli':::: l;


.--t:!:_

per calco\lUc qsi usato il teorema di L'HOpitnl. Si trovato che la retta di equllzione y _ x
+ 1 un asintoto obliquo per x --t :!: ... per la funzione f(x).

Con gli elementi trovati (dominio della funzione, segno, asintoto verticale per x -4 O....
liatilc notevole (51.8) per x -t 0-, intervalli di monotonia e di convessit, punto di miuimo
relativo in x = l, asinlQto obliquo) si esegue il disegna del grafico di f come in figura 6.8.

52. La formula di Taylor: prime propriet


Abbiamo gi introdotto nel paragrafo 44 un metodo per "approssi-
mare" una funzione derivabile con mi polino:mio di primo grado_ Abbiamo
Applicazioni delle derivate, Swdio di funt.ioni 159

infatti affennato che

(52.1) I(x) =1('0) + f('o) (x .. "o) (per x vicino ad Xo),

=
dove con il simbolo. intendiamo cbe la differenza tra il primo ed il se-
condo membro, che indichiamo coo Rl(x) (resto di ordine 1), tende a zero
pi rapidamente 'di x - Xo, Cio, riscrivendo la (44.5) con il resto Rh ab-
biamo:

(52.2) I(x) = 1("0) + f(x,) (x" "o) + R,(x),

(52.3)

lim
.
Sapendo che una funzione .derivabile fioo ad un ordine n >.1, ci si pu
domandare se sia possibile ottenere un miglior grado di approssimazione
rispetto al caso n = l, cio se sia possibile decomporre f(x) in un 'polinomio
di grado n ed resto.Rn(x) che tenda a zerd pi rapidamente di (x - Xor.
La fonnula di Taylor risponde affermativamente al quesito posto.

Prima di enunciare la formula di Taylor, introduciamo il simbolo di


sommatoria, utile per scrivere in modo compatto la somma di pi. addendi.
Diamo alcuni esempi; in particolare, il simbolo a primo membro della (52.4.)
significa che si considera la somma di n addend, con il termine generico
uguale ad ab con l'indice k che assume tutti i valori compresi tra k = 1 e k = Il:

(52.4) L" a., = al + a2 + lij + ... + a,,-l + an ,


k:l

(52.5) L" (21< + 1) = 1 + 3 + 5 + ... + (2n + t).


"""
L k! = 2! + 3! + 4! =
(52.6) . .2

= 1 . 2 + 1 . 2 . 3 + 1 . 2 . 3 . 4 = 32 .

Nell'ultima sommatoria abbiamo usato il simbolo kl intr.odotto in


(26.2), che si legge k. !aUoriale, ed uguale al prodotto dei primi k numeri
naturali.
160 Cnpirofo 6

I (52.7)

Il
Il:..-._._--,'-=-== . _--
(52.8)
-;-I<,,-,,(,-,X)-,;; =
-=--_._-_._--_._.
""l"
(x -
. __ li.
o.
"

_'_0-
= I

Nella fuTUlula (52.7), per Il: ,. O, si intende tO)(Xo) = f(xc), e 01 ... l. Quindi esempio,
se n ,. 2,. si ottiene: .

. t"("ol
(52.') f(x) ,. 1: f(Xp)(x - xol + 2 (x - + R 1 (x),

(52.10) _.
" R,(x) O.
,-h, (x - XU)
,.
per n-l si riottengono.le (522), (52.3). Il leuore scriva esplicitamente la sommatoria per
altri valori di n.

DiIvostriamo ora la formula di Taylor supponendo che la derivata fll)(x) sia


continua in Xo- n lettore interessato al caso generale, con rn)(x) non necessaria-
mente continua in XQ. pu consultare il paragrafo 77. Inoltre, avendo difficolt a
considerare n si consiglia di rileggere il metodo proposto con n = 2.

Ricav.ando Rn(x) dalla (52.7), occorre dimoslrare che:

(52.11)

Il limile si pracnla !QUO forma indeterminata 010, Utilizziamo il teorema di L'HOpital.


Notiamo esplicilamenlt: che oa;orre derivare numertltore e denominatore rilpellO ad x:
Quindi ad esempio la derivata di f()Q) vale zero, mentre la derivata di ral(xu> (x - ..wl/n! e
uguaJe a .

(52.!2)
f1a'\(x.,) . n(x ..... Jla).... l
nl - (x - llu)"l
(!l - 1)1

Quindi il limite nella (52.11) lo stesso di

(52.13)
. _re:..x:..)_-c.(r..:(..:",,::.).+_-_. ".---")..:'1
hm
----*..!Io n(x - XtJ""
Appliazziollj derillate. Studio di flllltioni 161

purch il
limite (:$;$18. Se Il > I. nbbi.3mo nuenulo una nuova (orma 00. Dopo aver
ilpplic&l\) in IOlale Il volla Il teorema di Lli6pital. abbiamo:

- f'l")(xJ
(S7.14) lim .
.-+.. 01

Quest'ultimo limite l: uro, percht rD)(:ll) l: continua in Jlo. Perci la tesi (52.11)
dimo!>lTata.

. III. di Taylor alcun.e elcrcotari. Se ;:


multa r (x) = e per ogru n. QUllldl, ponendo xo = O. SI ba t" )(0) '" e : 1 per ogm n. PerCI
otteniamo
(52.15)

Analogamente. Scegliendo Xo ;; O. si ottiene



i' x"
1 .. x .. -2 + ..... - .. R.,,(x). .,
(52.16)
i' x' x"
log(1 + x) z: li: - - + - - ... + (- 1)"'1 - + R.(x):
2 3 .

(52.17)
. r
sen '" li: - -
r
+ -- (-I)' (2n + 1)l
r-o- l
",('l'
.. 31 sr .. nt-

x?' xl" '


(52.18) cos )I; . . 1 - -2 + -41 - ... + (- 1)- - -+
(20)1

y

/
3 13 l 21

ren,
23.

-3 3 11 15
"
Figura 6.9

Allo scopo di yerificarc graficamente i risultati ottenuti, abbiamo riportato cella .figura
6.9 i grafici dei polincmi di grado: primo. terzo, quinto..... dle si ricavano dallo sviluppo in
162 Capitolo 6

formula di Taylor per la funzione sen x. Tenendo conto della (52.17), abbiamo posto:

(52.19)

Il disegno della figura 6.9 stato eseguito con l'ausilio di un computer. Si nota chiara-

che j polinomi f2lt +- t (k "" O, l, 2,...} di Taylor banno un grafico per Il" vicino a zero, [Dnto
pi simile al grafico della funzione sen x, quanto pi k grande.

Per mezzo della formula di Taylor possibile generalizzare il criterio


(49.11), (49.12) nel modo seguente:

CRITERIO PER I PUNTI DI MASSIMO O DI MINIMO. - Se esistOIlO le


derivate sottoindicate della ftmtione f(x) nel punto xo. vaLe il seguente schema:

f'(x,) > O minimo relativo in X


o
massimo relativo in Xo

"C x,) " O n massimo, n minimo in Xo


{ = O: minimo relativo iII Xo

massimo relativo (n Xn

Dimostmzione: lJna situazione generica nello schema sopra proposto quella in cui f(x)
deriliabile n volte in Xjl per qualche n 2. e risulta

(52.20)

Consideriamo il caso in cui > O (1a trattazione del caso < O analog.ll). Per
l'annullarsi delle derivate, la formula di Taylor (52.7) diviene

(5221)
Applicozioni SlUdio (Ii. fllnzioni 163

c. per la (5U):
f{i) - f(xJ
lim =
..-t... (Jt - XII)

(52.22)

Per il teorema della permanenza del segno. esiste > O tale che

(52.23)

Se n pari il denominatore (x - xn)n positivo per ogni :t lI(J; perci risulta C(x) > f(XO)
per ogni x li (xu - 6. Xn + 6) - [xul e quindi l!ll un punto di minimo relativo per f{x).
Se Invece n dispari. dato che il denominatore della frazione (51..23) cambin segno per x
mnggiore o minore di Xc" risulta che f(x) > f(xn). oppure f(x) < f(xo). rispettivamente per x >
Xn. oppure x < Xo- Perci la funzione f(x) non ha nf massimo n minimo in Xi..

A titolo di esempio oSserviamo che per la funzione l(x) = x risulta

(52.24) F(O) 1'"(0) - 1"'(0) = O, = 41 = 24


e pertanto. in bue al criterio precedente, l(x) ammette minimo nel punto Xc = O; la verifica
dirella di tale propriet irnrnediataj infatti l(x) ... x O! O = I{O) per ogni X E R.
Invece, per la funzione' g(x) _ x s; ho:

(52.25) g'(O) = g"(O) = O, g(J)(O} = 31.

per cui, in '" O. g(x) non assume massimo nt minimo. In realtllia funzione g(x), nppresco
tata ia figura 6.5, ba un flesso io X(J = O. Ossecviamo che tale propriell vale in generale: SI! in
un punto lJJ primD. t1erillOtQ non nullo. di ordine dispari (nwg'giore.od ugwJu Q J) alloro lo
funzioM presento un flesso nel pumo.

Appendice al capitolo 6

53. n teorema di_ Cauchy. n teorema di L'Hopital oel caso generale


Allo scopo di dimostrare il teorema di L'HOpital nel caso generale,
utile il seguente

TEOREMA DI CAUCHY. - Siano f(x), g(x) due funz.ioni continue in (a, b] e


derivabili in (a, b). Se gl(X) ;.t O per ogni x E (a. b). esiste lIn punto E (a, b)
per cui
164 COJ)'fro!o 6

I(5-H)
r("o)
&'("0)
-
l(b) - 1(.)
g(b) g(o)'

Dimostrazione: si procede come per III prova,del leoremll di Lagninge (parograCo 47).
utilizzllndo la funzione

(53.2)
(b) - eta) ]
h(x) ., C(x) - [ C(a) + (g{x) - g{a ,
S{b) - g(a)

cfle ben definita in [a. bI perch g(b) - g(a) *- D(inCalli. se fosse g(a) _ g(b), per illearema di
Rolle esisteret>be an punto Xu e (a: b) per cui g'(x4l) '" O. contrariamente all'ipotesi g'(x) *- O per
ogni x E (I; li. .
La funzione h(x) continun in la, bl e verificll le condizioni h(o) .. h(ti) Cl: inoltre
derivabile in (A, ti) e la derivntD vale

C(b) - (a)
(53.3) h'(x) '" r(lI) - . &'(x).
g(b) - &(a)

Per il teorema di Rolle esiste XU II;; (a, bi per cui h'(Xo) '" O che. essendo g' ti' O. equivale
alin lesi (53.1),

Se nel teotema di Calichy (coine pure oel teorema di Lagrange) si suppone anche che
fra) '" f(b), dalla tesi (J3.1) si ottiene ('esistenza di un punto Xo E (a, h) per cui r(xo) '" O; cio
lIi riottiene il i:earema di Rolle. che a sLi volta alla base delle dimostrazioni proposte pcr
di LoRrange e di Cauchy.
Pertanto, le Comiulazioni dei teoTctni di Rolle, Lagrange, Cauchy, sono da considerarsi
fra- toro equivalenti.

Siamo ora in grado di enunciare e dimostrare il teorema di L'Hopital


(gi introdott nel paragrafo SO) in ipoteSi generali.

TEOREMA DI L'HPITAL. - Siano {(x),. g(x} due fiinzioni duivabil Ui


[a, b] - {XoI e tali che

(53.4) lim ((x) = lim g(x) = O.


,,-).. "-h"
Se ((x) ti' O per oglli x e (a, h] - lXcI e se esiste il limite

(53.5) ,.m =
',,-+.... rex)
g (

allora esiste anche il limite per x 4 Xu dal Tappono f(x)'g(x) e si ha


Applc:t1ZiOIlI dtllt dtr/\1fJ/c. Sludio di fili/t/DIIi L65

.- f(x) "" lim '(xl


(53.6) Um - -
(x) .
g(x) ,,-i...

Inoltre il teorema lIau- anche in ognuno del/e. situazioni:


(53.7) si considerano limiti destri (x -. Xo1 o s.inistri (x -i Xo j;
(53.8) in luogo dell'ipotesi (53.4) si SIIplJol1e che

limf(x) = liing(x) "" + _,


"-i", lt-i",

pppun - .... sufficiente per li: - . Xo. in sola {unziane gex)


diverga a +- o a - _);
(53.9) t(x), g(x) SO/l.O. tkrillabili in intervalli ilIimi/ali e si cotlSidera illimi!e
per x -. + _, oppure per x --) - _.

Dimostrazione: utilizzando !'ipotesi (53.4), estendiamo per continuit


f(x), g(x) net punto xn con il v!ilore O; poniamQ cio f(O) = geO} = O (con
abuso di notazione usiamo lo stesso simbolQ per le funziQni (x), g(x), a
prioridefintte soltanto in fa, bl - IXo}, e per. le loro estensioni continue in
tutto [al DJ)- Cos definite t(x) e g(x) risultano continue negli fnlerva-lli [a,
lCo], [Xo, bl (se a Xu ;#:. h) e derivabili in (a, XII)' ("o, b).
Osser.viamo preliminarmenle che anc!Je la (uOl:iooe gCx). ollre cht: l'(''l, 1lQl'J si
in (a. bI-lleol; infaui, se un PUlllp Xl El (a, b)-IXg) pc.T cui g(XI) '" O, per illeorema
di Rplle applicalO ulla tunUQnc g(x) di estremi :li Xl> esisterebbe un punto Xl
e (a. bI - {Xg) per qJi g'(Xl) '" O.
ConsicleTiamo una lI"n coi'!veTgente a" Xg lllfe che ll:n e [a. b] -lx,,1.
\in Ei N. Per il teorema di Cauchy oppliCilto all"intervollo di estremi XiI e "Il' pt:l-ogni n esiste uil
punto lI"'n inlerno a tale inlervllilQ per I:ui

t(x lI ) t(x.) - [(x,,) f'(x'.)


-= -
g(lI"J - g(x.J

Dato che x'n . per pgni n lO: N. interpo all'intervallo di estremi "II e Xn, la sua:cs.sione x'.
rollvt:rgc ad xo per n + .P.ercib

. f(x.) . f'(x'.) _ I'm r(x) .


(53.11) hm - '" 11m -
.-h _ .-h _ g'(x'.l .--)... g'(x) .

l'ultimo pllssaggio vale perch il limite (53.5) esiste per ipotesi.


Pertanto il limi le a primo membro della (53.11) indipclldclllC dalla !iucces-
sionc x. -i xo: per [a dei limiti di funzioni medillnte successiorli (paragrllfo
31). ne segue che esiste il limite di funzione a primo mt:mbro della relazione CQnclu-
siva: .
166 Capitolo 6

. f(x) . f(x,,) . r(x)


(53.12) 1101-= hm - = hm-o
.. g(x) n-tto:' g(x,,) $--+"" g'(x)

Dimoslrazione del teorema di L'Hpital nell'ipotesi (53.7): si procede esattamente come


nel caso sopra consideralo. Ad esempio, per illimile destro x --+ si suppOne ovviamente che
Xl!;oI b e si prende in considerazione una generica successione x" convergente ad XJI, con l'n E
(Xl), hl, V'n E N.

Dimostrazione del teorema di LHOpill:ll (53.N): dimostrilllllo la tesi (53.6)


per il limite sinistro x --+ Xo (supponendo XII ;> a). Dalo che III dimostrazione per il caso x --+
x"" analoga, combinando i due risultati si ottiene la tesi per il limite complelo x --+ XII'
Indichiamo con r il limite per x --+ "ti del rapporto r(x)/g'(x), esistente per ipotesi.
Consideriamo, per fissare le idee. l'e R (In' dimostrazione nei casi r= + _ e 1'=-_ analoga):
per ogni E > O esisle bi ;>0 (con a S Xo - 01) tale che

r(X)
(53.13) g'(x) < (' + e,

L'ipo\esi x) O in [a. XII) equivllle (come si pub dimostrare) a supporre g'(lI) di segno
costante in tale intervallo, diciamo g'(x) ;> O in [a. X!)).
Dalla (53.13) scguc allora

(53.14) f'(x) - (l' + e) g'(x) < O..

Definiamo ncll'intervallo (xu - bI, xu) le funzioni

hj(x) "" f(x) - (f + E) g(x),


(53.15)
hz(x) =< f(x) - (I" + 21;;) g(x);

essendo g'(x);> O, per la (53.14) risulta h'l (x) < O, h'l(x) < Oin (Xli - 01. XiI): quindi h I(xl. hl(x)
sono funzioni strettamente decrescenti in tale intervallo (ed in pnrticolare ammettono limite
per li --+ XII).
Per X - t xi due funzioni hl(x), hz(x) non possono convergere contemporaneamente a
limiti finiti, perch la, differenza hl(x) - h2(X) _ I>g(x) diverge aJrinfinito. Supponiamo
quindi. ad esempio. che per x - t Xji hl(x) diverga: trattandosi di una funzione decrescente.
diverger a - -.
Esister quindi b1 S bi tale che h,(x) < O per ogni x E (xn - bz, xo): cio

(53.16) f(xl - (l' + E) g(x) < O.

O:1to che g{x) > O. g(x) diverge positivamente per x -lo Xu : perci esiste 53 ;> O tale che
g(x) > Cl per x E (Xli - b3' Xli)' Posto 6 = min ne segue infine
App/icaz.icmi dl'rivate. Studio di ftUl7.ioni 167

f(x)
(53.11) - < r. E. v X li (xn - 6, xo).
g(x}

In modo analogo si ottiene la disuguaglianza r(x)lg(x (- E; per la di


il rapporto r(x)lg(x) ha quindi limite uguale ad r per x -+ Xii .

Dimostrazione del teOI'em8 di L'HOpilal nell'ipotesi (53.9); supponiamo che f{x). g{x)
sinno derivabili neU'intervallo la. + _), ton ti > O e con g'(x) OlI; O per ogni x O! a.
Definiamo nell'intervnllo (O, Ifa) le funzioni

(53,18) T(t) e t(l/t), g(t) "" g(l/l), Vt e (O, Ila)

(notiamo che. se l E (O. Ilal, allora li: '" III e [a, + _l; quindi le espressioni f(I/I), g(lIt) sono
ben definite).
Risulta poi

lim T(t) '" lim f(lIl) = lim f(x):


1-+11" I-+U' .-+_
(53.19)
lim &(I) '" lim g( 111) '" Hm g(x):
1-+'-' .......-+o" E-+-

quindi, se f(x), g(z) sono i'.innilesime o infinite per z -+ _, allon f(t), alt) sooo rispettiva.
mente infinitesime o infinite per I ....., O... Applicando il teorema di L'HOpital al limite del
rapporto delle Cunzioni 1(t), g(l) per I -+ O'" (che un CBSO gi trattato) si o'lliene

. T(t) . T'(I)
Illn - '" hm - .
g{l) 1-+tI" g'(I)

. DC(lfl) r(lIt)
.
(53,20) '" 11m = 11m ""
. _ ' 0&(111) I-w" g'(lIt) . ( Il Il)

= lim
. f'(lh)
g'(III)

purch l'ultimo limile esista. M.Il, con il c8mbio di variltbile IIt '" x. l'ultimo limite uguale a

(.53.21) lim 1'(111) = lim '(x)


8'(111) s--+_ g'(x)

che esiste per ipotesi; pertanto l'uguag.lianza dei limiti in (53.20) giustificata. Le (53.20).
(53.21) forniscono iii conclusione:

, f(x) . C( l1t)
hm - - '" hm
g(x) 1-+1'" g( 1ft)
(53,22)
=
. f( t)
hm- re x ),
.-+_ g'(x)
lim
.-+W g(t)
CAPITOLO 7
FUNZIONI DI PI VARIAllll.J

In questo capitolo diamo alcuni cenni di un argom.ento - quello delle


funzioni di pi variabili reali - che in genere viene ripreso e approfondilo
in un corso di Analisi Matematica di secondo anno.

54. Funzioni di due variabili: dominio; rappresentazione cartesiana


In.dichiamo con R 2 l'insieme delle coppie ordinate di numeri reali

(54.1) R' = (x, Y): x E R, Y ERI

Siap un sonoinsierne di R 2 Un'applicazione fche ad ogni elemento di D


fa corrispondere uno ed un solo elemento di R. detta una funzione di due
variabili; come .nel paragrafo 6, denotata con il simoolo f:D -7 R. oppure,
per mettere in evidenza il fatto che D !;;; R 2, con il simbolo

(54.2) t(x, y), (x, Y) E D,

oppure semplie.cmentc con il simbol() f(x. y).


L'insieme D si dice il dominio della funzione f, o anche l'insieme
definizione di f.
Per rappresentare graficamente-una funzione di due variabili z = f(x, y).
spesso si utilizza un r.i(erimenlo cartesiano ortegonale, di assi x, y, Z; $i
considera un generico punto (x, y) e D nel piano di bas.e x, y (figura 7.1) ed
il corrispondente (x, y,z) a z, con z = l(x, Y) (figura 7.2).
Si ottiene cosi, nello spazio tridimensionale di coprdinate (x, y, z), una
superficie, che detta grafico della funzione t(x, y).
Consideriamo alcuni esempi.

Cominciamo oon la funtione

(54.3) y) = x' - y' ,


17Q Capil% 7

"""
..

'"
" z =f(x,y)
",
"

D y

Figura 7.1 Figura 7.2

che ilefinita per ogni (x. y) E R 2. Si comprcnde il comportamento della funzione .fissando
una delle due variabili indipendenti x, y. Per y fissalo si ottengono delle parabole convesse di
equazione z = xl - costante 7.3), mentre per x fissato si hanno dellc parabole conC(lve
di equazione z '" costunte - y (figura 7.4).

, ,

/ z=l_ y Z /
y y

Figura 7.3 Figura 7.4

Il grafico della funzione (54.3), eseguito al computer rappresentato in figura 7.5 limita-
tamente ai pUliti (x, y) del dominio a (orma qUlldrala:

(54.4) D '" l(x, Y) E al: - 1 :Si: le :Si: l, -l:sySll;

tale grafico prende il nome di parabloide iperboUco.


FUllzioni di piti l'Clriabili rt!u/i 171

.,

!
,l

Fit,WlI 7.5 - {(x. y) .. xl_l

AnaJogamente, scambiando il ruolo delle variabili X, y. si ottiene il grafico della funzione

(545) ,
f(x, y) '" y - x-'

.'i.,
.'

Figura 7.6 - ,
(Cx. y) y - x-'
172 CapilDio 7

i
!

Figura 1.1

in figura 1.6, dC'llCfiUo da parabole concave di equazioDe 'Z:::: costante - i se 'J fissato, e da.
parabole convesse di equazione 'Z _ yl - costante, se x fissato.
La Cunrione

(54.6) f(x, y) = y(r + x)

ha, per y :> O fissat9, il com(?Ortam.!nto di un.a parabola convCS\Ia del tipo z::=.j + x, mentre se
'J un numeco negativo fissato, il-comportamento t quello di uoa parabob. amava del tipo
Z = -.lo - J: (si v:eda la figura 7.7).
In\!ece per x fissato la fuwone (54-.6) ha un comportamento liDeare: si tratta di una retta
d equazione 'Z:= costante y. Pertanto il grafico della fulttiQne f(x, y), rappresentato in figura
7.8, unione di una famiglia di rette; per tale morivo si dicecbe il grafico una superficie
rigata.
La funzione

(54.1) t(x. ,) =<" I)


t definita per ogni (x. J) e ali per- comprenderne il grafico opgortuno pensaR- (1". Y)
funuone composta nel mooa

(54.8) f(x, y) := cos , (t D).

Nel piaoa x, y l'equazione x'l + -1_


(l, coo t -:> 0, ntppresenta un-. circonferenza di eentro


,
l'origine e raggio t, come iD figura
.

7.9; in figura 7.10 invece rappresentata la funzione

La funzione f(x '1) in (54.7) costante (ciot llSllume lo stesso valore) In tutti i punti d.ella
circonferenza + Yi = t2, con t fissato, ed il valore appunto uguale a 1; _ cos t Il grafico di
i 1

f(x, y) si ottiene facendo cuotare intorno all'asse :.l: il profilo disegnato in figura 7.10; si
alla superficie ntppresenlala in flgun 7.11. Si dice che l(x, y) in (54.7) in'llariance
per rowLioni.
rimdoni di pi v"riabili 173

Figura 7.8 -1(lI, y) = y(:.? + 11)

Invece in figura 1.12 nippreseotato il grafico della funzione di due variabili

-- , --"-
o
y
):2+ y 2=t 2
o---
"


z= CDS t 2

--
-
1

-
t x t

Figurn 7.9 Figura 1.10


174 Capifu/o 7

Figura" 7.11 - f(x, y) = cos(x +


1
l)
(54.9) f(x. y) = sell "y.

che costante suUc ipcrboli del piano 'l. y di equazione x . y = t, con t fissato in R.
COUle la fWlZione (54.7), anche

(54.10) r(x, y) = log(x1 + 'i)


'.

Figutll 7.12 - [(x, y) :, scn xy

in'lariante per rotazioni; oon per definita per x


1
+ l = o, cio nel punto O). 11 grafico
si ottiene facendo n\Olilre intorno ll'ass z il profilo della funzione z "" log t = 2 log t, con
t ::> 0, come in figurll 7.13.
Sono invarianti per rotazioni anche le seguenti funzioni

(54.11) fo(x, y) "" l - ..}Xl +

(54:12)
FUllzioni di pill variabili reuli 175

Figura 7.13 -
,
f(x, y) '" log(x- + Y ')
,
(54.13)

i cui grafici sono rappresentati rispelliv9mente nelle figure 7.lA, 7.15, 7.16. La funzione lo,
definita su tuno R1., ha per y = O un pronto descritto dall'equazione

(54.14) z:::: 1 --,f;i & 1 - Ix!;

3nalogameole, per x ... O risulta fo{O, y) = 1 - Iyl; si noti il punto angoloso, dovuto al valore
assoluto, in figura 7.14 in corrisppndell:l8 al pWlto (x, y) = (O, O).
l2
La funzione Il definita se 'A,z + l, cDe corrisponde all'esterno del cefChio dcI piano
x, y di centro ['origine c raggio 1. Aoalogamente, la. funzione f2 definita all'esterno del cer-
chio di centro l'origine e raggio -J2 .
,
f2,
--

, .

Figura 7.l4 - 2 = 1- -./1/.1 +';


176 Capitolo 7


.. _-, .'

FigliTa 7.15 - % 1 - + .; - 1


"
i
... ,."":",'
".,
'.'.
'. ,
.. .. . .



figul"8. 7.16 - z: 1 - R + y- - 2
Come le funzioni in (54.12), (54.13), anche

(5U" z (l-f)
(54.16) Z + f - xl - {2> x' - fl
non sono definite IU rutto R 2. La (54.15) 'definita quando

(54.17) (l-x')-(l-f).o,
ciof: quando i fattori l _ x1. e 1 - .; hanno lo stesso segno, e cii) accade nell'insieme
tratteggiato in figura 7.17.
La (54,16) definita quando ]'argoimmto dello. ra.dice qUlldrata maggiore od uguale a
zero. Ricordiamo che l'equazione

(54.18)
Flll/zioni di pui Yl1rinbiJj relJ/i 177


y

"
!

2 x

Figura 7.17 Figura 7.18

rappresenta una circonren:.nza del piano x, y di centro nel punto di coordinalc (In, O) c
raggio 112; analogamcnte l'cquazione

(54.19) r + yl _ 21:." (x .... l)l i" r -1=O

Figurll 7.19 - z '" .1 - - l?) . (l - y!)

rappresenla una circonfcrenza di centro (l,O) e raggio l. Si vede allora che la funzionc
(S4.16) e definita aU'inte-rno della circonC<:renu (54.19) e all'dte-ma dcllll circonferenza
(S4.18), qu,ndo risulta:
178 Capifolo 7

(5<f.20) r.,;-2xSO
2
{HleUore verifichi cbe non uislono roppie (x. y) tali che x l""
x <: O e 1(2 .l-
2Jr:::> O); li
ottiene il dominio tnllteggiato in figura 7.1B.
Nelle figure 7.19.e 7.20 sono rappresentati rispettivamente il grafico della funzione
2
(54.15), limitatamente Al quadrato D ,.. I(x, y) E R : - l S x S; 1. - 1 s; YSII. eJ il grafico
deUa fUflzione (54.16) vistll da dietro_o cio cambiando il 'verBo all'asse x (chll, analiticll-
mente, corrisponde .:l. cambiare" con - x).

. .
I

Figura 7.20 - z '" ..J- (i! + }) + x) . (r + -r + 2:1:)

55. Limiti e continuit


Un intorno circolare 4 di raggio 6 (> O) di un punto (Xo,. Yo) e R 2 , per
definizione, il cerchio ape;rto di centro (xo, YII) e raggio O (in figura 7.21);
analiticamente l'intorno 16 individuato dalla condizione:

(55.1) l, I(x, y) E R' : (x - x,,)' + (y - yOJ' < a') ;


talvolta, equivalentemente. si pre'ferisce scrivere:

(55.2) (x, Y)E l, = i(x - "o)' + (y - Yo)' < a.


2
Sia f(x, y) una funzione definita in un insieme D e sia (Xn. Yo) un
l: R
2
punto di R con la propriet che in ogni intorno ciIcolare di (xo Yo) cada
almeno un punto del dominio D distinto da (JCo, Yo) (come in figura 7.22); in
Funzioni di pill variabili reaii 179

analogia con la definizione introdotta nel paragrafo 30 per le funzioni di una


variabile reale, si dice che (Io. Yo) UD punto di aEcumulazione per il dominio
D di definizione deUa funzione l(x, y).

Y
-
l-
Yo -
1"0
x

Figura 7.21 FiZtlra 7Il

Nelle condizioni aJ)Zidette si dice che f(x. y) converge ad un numero


reale r. per (x. y) che tende ad (Xg, Yo). e si scrive

(55.3) Iim l(x, y) =


(x., y)-t{ Y. )

se per ogni E > Oesiste b > Otale che lf(x, y) - rl < e per ogni (x, y) E le. n D
- (Io. Yo)J In simboli In (55.3) si pu anche scrivere:

\/E > O > O, \/(x, y) e D - 1("0 , Yo)},


(55.4)
- "o)' + (y - Yo)' < => Il(x, y) - M< E.

Ad esempio risulta

.
(55.5) lun 2: .2- 0 ;
(-.r)-o(O.llt x +J

infatti, essendo + Y' :SI: xA + y4 + 2 .j1 r = + 'l'i ' si ha

[55.6)

perci, se per ogai e > O si pone b = ..[E , si ottiene


180 CUpilOli) 7

(55.7) (x, y) (O, O),

Se la funzione f(x, y) defini,ta anche nel punto (Xo. Yo) e se risulta

(55.8)

allora si dice che f(x, y) continua in (xo, Yo); si dice poi che f(x, y)
continua in un insieme D se continua io ogni punto di. D.

VerifIChiamo ad esempio che la fuDZione

(55.9) f(x,)')-x-y

continua nel punto (xo. )'0) = (O, O): essendo f(O, O) :: O, occorre mostrare ehe

(55.10) lim l(y_O.


(",)-1(0,0)

A tale scopo mOlltriamo preliminarmenle che

l
(55.11) Ix. yl Si(.r + i'), "'(x, Y) E R 2 :

infani, se x - Y <!: O, la (55.11) diviene 2xy 5.: ? + l,


ci06 ll,.qcora .? + ,'l- 2xy o, che
verificata percb6 equivale a (x _.J.)2 O; analogamente, se x . y < O, la (55.11) diviene - 2xy S;
z2 .. l,
che equivale a (:I + y) O.
ln base alla (55.11)., risulta JXYI < e ogni qualvolta z" + l < 28. Penanto, PQSto 6= ..j2e ,
si ho

(55.12) = Ix.y-Ol<l,

che prova la [esi (55.10).

Come accade per le funzioni di una variabile, anche le- -funzioni di due
variabili, ottenute componendo potenze, esponenziali, logaritmi e funzioni
trigonometriche, sono continue nel loro insieme di definizione.

56. Derivate parziali. Gradiente


Sia f una funzione di due variabili definita in un intorno ci.teolare 16 di
un punto (x, y), come in figura 1.13.
di pil variabili reali IlU

y - -_ ... -


---rT
(x,y) (x+h,y)

,
l
I(..
/> I ..
"'>C>
x-o
Figura 7.23

In particolare f definita, oltre che in (x, y), anche in (x + h, y),


qualunque sia h tale che jhl < 5.
La derivata parziale di f rispetto a4 x nel punto (x., y) , per definizione,
nlimite

llin f(x + h, y) - i(x, y)


(56.1)
h-+O h '

se tale limite esiste ed rmito (si noti che si tratta del limite di una funzione
di und. variabi reale. dato che y fissato e gioca il ruoio di parametro); se
esisie l derivata parziale rispetto ad x si denota con uno dei simboli

(56.2) f,.; f. (x, y); -' D:I f.


ax'
Analogamente, la derivata parliale di f rispetto ad y nel punto (x, y) ,
pet definizione, il limite

. f(x, y + k) - f(x, y)
(56.3) llin k '
,-00

purch tale limite esista e sia finito, e si denota con uno dei simboli

(56.4) f, (x, y);


aE
ay ,
A seguito deUa defini21one, le derivate parziali di una funzione di due
182 CJpitolo 7

variabili si calcolano con le stesse regole di derivazione per le funzioni di


una variabile, considerando l'altra variabile costante, con il ruolo di para-
metro.

Come primo esempio, calcoliamo le derivate parziali deUa. fun:cione

(565) f(x,y)a7!+x,/,

Nd d'-rivare rispeuo ad x si considen y ooatante (come $l!; fosse, ad esempio


2
= 9 e sil
dovesse derivare la funzione li: -+ x + 9x)j si ottiene la derivata parziale lispetto ad x:

(56.6)

e, analogamente, la derivata rispetto ad y:

(56.7) (x, y) 'Jxy.

lA funzione

(56.8) f(x, Y) .. sco xy, (x,Y)ER,

il cui grafico rappresentato in figura 1.12, ammelte le seguenti derivate J)M'Ziali:

(56.9) er-ycosxy, ." li: COI "1, '1(x, y) E R2

Come ultimo esempio consideriamo la fum.ione

(56.10) f(x, y) ". e- ;


si tratta di una funzione costanle rispetto ad y e le sue derivale parziali valgono:

(56.11) _ O, '1(x, y) E R2 _

Se la funzione f ammette derivate parziali t., f T in un pWlto (x, y), in tale


punto si definisce il gradiente di f. indicato con grad f, oppure con Df. come
il vettore di R:l avente per componenti le derivate parziali di f; in simboli:

(56.12) gr.cl f DI (l, , l,).

Si dimostra che, se non nuUo, il vettore gradiente indica Ja direzione


di massima pendenza del grafico deUa funzione.

Ad esempio, la funzione

(56.13) (x, y) & X + 2y, (x, Y) E a2.


FIIIU:ivlIl IU pu .'ar;abili ,.,lIli l83

,
l', z;t(x.y)cax+by+c
I
I
I
I
I
I
I

1----'
II fy

fs
r--Ir'

==:;..,-
'-.,.-
/
- - - , -Y-

,....
/ , ,
.
.-
---- D
,
F18UQI. 7.24

ammette derivate parzinli f1 '" l, - 2 costanti su R 2 . il gradienltl di f per definizione il


vellore di R 2

(56.14) grOO f '" (l, 2)

ed esprime 111 direzione ed il verso nel piano di base x, y in cui cocviene muoversi per
oltenere il mllS$imo incremento della funzione f (a parit di percorso nel piano Jt, y).
GeneraJinando l'esempio (56.13). in figura 7.24 stato rappresentato il grafico di una
generica jum.ioM linbtre di due variabili, d equazione

(56.15) z == f(x, y) '" ax + by + c.

con e D. dove come dominio D stato scelto un cerchio del piano X. y. li grafico di y).
con (x. y) e D. una porzione di un piano dello spazio tridimensionale di assi X. y, z. Il
gradiente di y):

(56.16) gnd r= l,l = ( b)

rappresentato in figura 7.24 da un vettore giacente (nel piano x, y) nel cerchio D; nella
direzione del &J"Ddieote, in corrispondenza. la fuozione (x.. y) ha la massima pendenza.
184 Capitolo 7

57. Ilerivate successive. Teorema di Scbwarz


Sia f una funzione di due variabili definita in un intorno circolare 111 di
un punto di R:l e supponiamo che in tutti i punti di III f ammetta derivate
pamal

(57.1) I. (x. y). f, (x. y). (x. Y) E 16 ,

Se a loro volta le funzioni f.o:. f y ammettbno derivate parziali

(57.2)
il a
il, f, ay fJ' I

quest'ultime si chiamano derivate parziali seconde della funzione f e si


indicano rispettivamente con i si"",boli.

(57.3) In. 1" r,.. f".


oppure con i simboli

(SH)
a' l d'l a' I d'l
ax" dx ay dy dx
il '1"
In particolare fil)" fy. vengono dette derivate seconde miste, mentre fu .fyy
vengono dette derivale seconde pure.

Ad esempio. la funzione

(57.5) f(x. y) = xJ , V(x, y) lEi D "2 (x. y) e R 2 ; x > 01

per y fisstlto una potenza. mentre per :t fmato un esponenziale che, ai fini della deriva
zione rispetto ad y, opportuno rappresentaTe nella fonoa f(x, y) = e. rtoP . Le derivate
parziali prime di f(x, y) valgollo

(57.6) t,,_yxr- l f,=x J logx.

Le derivate seconde pure sono date d.

(57.7) fII ... y(y - 1) "r-2 f)'J = x' . (Iog X)2 ;

per ottenere fil)' deriviamo f" in (57.6) rispetto ad Y COD la regola di deriva7.ione del prodotto;

(57.8) f.r = J[r-l + y xr-I . log x .. xr-I (1 + Y log x);


FIIII(,ioni di pi wWltJbili re.di 185

la derivata fyx ottenuta derivando ri:lpeno ad JC (57.6):

I
(51.9) r,., = Y X,..I .
,
108 x + x' . - = x'-' (y log x + 1).

Il lettore che ba seguito il calcolo di fll)" e fyx avr notaIo che, con pllssaggi intermedi
differenti nei due casi, si ottenuto lo StessO risultato finale. Ci Don t casuale ed il:
formalizzato nell'importante teorema che segue.

TEOREMA DI SCHW ARZ. - Se WIQ f entrombe le derivare


fll)"' f)'. e se tali derivate seconde sono continue in (xo. Yo). allora
t.,<... Yo) t,.<x. yal

Dimoslr32ione: indichiamo con 16 un intorno circolare del punlo (Xo, Ya) dove risultano
dennite le derivate seconde miste f.,., e sia (x., y) un punto di 16, con K 'l'< Xo e Y 7J. Ya. come
in figura 1.25.

.------........'0

ye---r----- (", y)f


, l
yo .... - --_ .... _--.
(x.o, yo) I (x, ya),
l I
I l
><o ' /

Figura 1.25

UIfli'Zzando i valori della funzione f in corrispondenza ai punti rappresenmti in figura


7.25, definiamo

(57.10) F(x.) = f(x.y) - f(x,yO> (per y fissnro);

(57.11) G(y) " f(,.y) - .re....') (per x [usato).

Risulta:
186 Capitolo 7

F(x) - F(x..) .. f(x.y) - f(x.y..} - [f(x...y) - f(Xu,Yn)]'


(57.12)
O{y) - O{Yu) = f(x,y) - f(lCooY) - [f(x.y.J - f(XuoYIl)J,

per l:Ui

(57.13)

Applichiamo il teorema di Lagrange (paragr.ro 47) .Ila funzione F(x) nelrintervallo di


estremi 'ItJ. :r;; essle in tale intenoallo un punto Xl per cui

(57.14)

applicando di nUovo il teorema di Lagrange -alla funzione y -t f,,(XI. y) nell'inlervallo di


estn:mi YIl, y. oltenillnlo resistenza in lale intervallo di un punto Yl per cui

F(x) - F(x,J - (f.(XI' Y) - f,,(XI' YD (x - x.J =


(.57.1.5)
= '"l'(xi' Yl) (x - xJ (y - yJ.

Procediamo in modo analogo con la funzione O(y) nell'intervallo di estremi Yn. y:


esistono Y2. e poi. x2. per cui

G(y) - G(,,) G'(,,)(Y - ,,)

(57.16)

Confrontando le (57.1]). (57.15). (.51.16). si perviene alla condi2.ione

(57.17)

es.endo i punii (Xl. fl) e (X2. Y' interni aireltaniolo disegnato in figura 726. Pusando III
limite per (x, y) -t (lfo, Yo) anche (Xl. )'1) e (Xl' h) lendollO a Yo): per l"ipotesi di
continuit di f.,.. fy" si otliene la lesi f., '" fr.(x.,SJ.

Per finire ossetviamo che se le deriYale seconde misle noo sono continue, aUon non
neces:!lariamente sono uguali. U lettore esegua la verifica sulla funzione f(x, y) defmita da

(57.18) f(O,O)=O.
r, 'r:I (x. y) (O. O)
f (x, y) '" T?-+-j
relativamente al punto (O, O).
Osserviamo inoltre che il teorema di Sehw!l1"t. fornisce informazioni anche per le deri-
vate lerze, quarte, e cosi via; infatti, applicando ad esempio illeorema alla derivata parziale
fs si trOVI che fU)' '"' fJ;".' purch tali derivite lene siano continue. Pertanto. se una funzione
FUflz.ioni di pid variabili rftJli 187

di due variabili ammette derivate terze_continue, queUe distinte sono al pi quattro. c

(57.19)

y r - - - - - - - - __ .,(x,y)
I I
y, I. I
I (XH,) I
I I
y, I .(Xl,Yl) l
---J
y,

(Xo, Yo)

Film. 1.26

58. Massimi e minimi relativi


Sia (x. y) una funzione di due variabili definita in un insieme D ;; R 1 .
Un punto (Xeh Yo) E D di massima relativo per la funzione (x,. y) nel
dominio D se esiste un intorno circolare 16 di (xo. YD) tale che

(58.1) t(x",yol " t(x, y), V'(x, y) e 16 () D

(ricordiamo che 16 stato definito nel pa""agrafo 55).


Analogamente, uo punto (xo. Yo) E D di minimo relativo per la
zione {(x, y) nel dominio D se .esiste un intorno circolare 1& di (Xo. yrJ taJe
che

(58.2) t(x"y,) S t(x, y), \1(x, y) E t, n D.

Un punto interno ad un insieme D l:; R 2 se esiste un intorno


circolare 1{a di (Xo.Yo) contenuto in D (si veda la figura 7.27).
188 Capitolo 7

punto non
lntemb Il D

Figura 7.27

Pertanto un punto (xo. Yo) E D di massimo (rispettivamente minimo)


relativo interno alI'insieme D per la funzione f se esiste un intorno crrcohi.re
16 di (xo. Yo) tale che

(58.3) I(x"y,) " f(x, y), V(x, y) e I,

(rispettivamente f(XooYoJ S. t(x. y), 'v'(x, Y) E 16 ). .


I due teoremi che seguono sono utili per la detennihazione dei punti di
massimo e di minimo relativo interni al dominio di una funziOne di due
variabili.

TEOREMA (CONDIZIONE NECESSARIA); -- Se (Xo,YD) un punto di


massimo o di minimo relativo interno al dominio D di una funzione f(x, y) e se
{(x:, y) dotata di derivate parziali prime in ("o,yD), allora risulta

(58.4) ',C"",y,) = O; I,("",y,) = O.

Dimostrazione: supponiamo nd esempio che ("o,Yo) sia un punlo di mllssimo relativo


interno al dominio D di una funzione f(x. y); esisle_allora un intorno circolare [o per cui vale
la disuguaglianza (58.3).
Fissato Y '" Yn. consideriamo la funzione di una variabile reale
Fun::.iUllj di pil var,lJiIi nUlli l89

(58.5) '" f(x. fII)'

che, per III. (58.3) COn Y :: Ylh soddisfa:

(58.6) 'q'XEi

cio x(I un punto di massimo relalvo nlemo per la funzione F(x} nell'inrervallo (xth - b. )tu
+ a). Per il teorema d Fermat (pnragrafo 46). rsuha P(xn) = O; cio. ricordando la defini-
zione della funzione F(x:)

(58.7)

Si procede in modo analogo per ottenere fJ(xI1.y,,) :: O.

In base al teorema precedente, i punti d massimo o di minimo inlerni al dominio di una


funzione di due variabili vanno ricercati tra i punti che annullano entrambe le derivate
parziali prime; tali punii si dicono punti critici per la funzione. In altre parole, un punto
critico per ulla funzione un punto io cui si annuita il gradiente della funzione.
li teorema che segue fornisce un criterio per stabilire se un punto critico sia di massimo
o di minimo relativo per una funzione; prima di enuociare il teorema premettiamo alcLlne
notazioni.

Supponiamo che f(x, y) ammetta derivate seonde continue in un n-


sie;n D s;: R 2; si definisce il determinante Hessia110 H(x:, y) (o semplice-
mente -Hessiano):

f,,(x.y)
H(x. y)
(58.8) t,,(x.Y) f,,(x.y)

= f,., . t" - (f,.,)'

(ricordiamo che, per il teorema di Schwarz, risulta f Ky = f yx)' per


mettere in luce la dipendenza dalla funziolle f. si usa la notazil,me Hf(x.y),
invece d H(x,y).

TEOREMA (CONDIZIONE SUFFICIENTE). - Nelle ipofesi precedenti, se


risulta

f,CXO,yO) = o. t,{x.,,yol = O
(58.9)
{Hf(xo.yJ > O. f,,Cx.,,yol > O
l \lO CDpitolo 7

allora (XooYo) un punto di minimo pu f(x,y). invece riJultQ

C,("",y.,) 0,
(58.10)
{ HI("",y,) > 0,
t,.("",y.,) <
allora (Xo, Yo) un punlo di massimo rtiatillo per f(x,y). lnfim, risulta

(58.11) lH(XooYo) < O,

allora il punto (Xo. ya) non n di m4SSim0, n. di minimo per f(x. y) (cd in tal
caso si dice anche che (Xo. Yo) un punto a se/ID per f{x, y.

Pertanto un punto critico (xo. Yo) risulta di massimo o di minimo relativo


per una funzione f(x, y) se Hf(Xo, Yo) > O; se invece Hf(xo, Yo) < O allora il
punto (Xo, Yo) non n di massimo n di minimo. Il caso Hf(Xo, Yo) = O non
contemplato nell'enunciato del teorema. potend05i verificare sia che (Xoo Yo)
di massimo o di minimo, sia il caso contrario.
Non diamo la dimostrazione della condizione sufficiente sopra enuo
cista, ma illustriamo alcuni esempi.

La funzione

(58.12) (x. y) :: xl + .;

ammette derivate parziali fil ., h, fy" 2y che si annullano nel punto di coordinate (O, O). U
determinante He!lSiano vale

2 O
(58.13) =4
o 2

ed quindi positivo. Essendo fu <= 2 > O, iLpunto (O, O), in base alla (58.9), di minimo
rdativo per la funrione. Si verifica anc:be direttamente che (O, O) risulta punto di minimo
2
RlMIUIO per f(x, y) su R , pucht

(58.14) f(O, O>' .. O s xl + 'I = {(x, y), V(x, y) &: R.

Anche la funzione

(58.15) C(.,y)=1'-'"

ha derivate parziali [I:: - 2x, f," 2y che si annullano io (O, O). Per, essendo il determinante
Fun:tioni di pi. ",ariJbi/j rudi 191

Hasiano

- 2
(58.l6) H-
1 O

negativo, in base alla (S8.11), (O, O) Iln punto a sella per la fnzione; tale punto a sella beo
riconoscibile nel grafico della funzione in figura 7.6-
La funzione

(58.17) C(x, y} .. r - 6y(x + y)

definita nel dominio D costituito da rutto lo spazio a 2.


Il gradiente di r si annulla in
cOJrispondenza ai punti di coordinate (x, y), soluzioni del sistema

r.::: 3r - 6Y.0
(58.18)
((,=-6X:-12y=O'
dalla secoada equazione si ricava l!:::: - 2y, che,llOlltituito nella prima. di luogo a 12l-
6y = O.
y = O, oppure y s 1/2.; in corrispondenza l!: "" O, oppure l!: '" - 1.
Perci i punti di coordinate (O, D), (- l, lfl) sono critici per la funziol).e C in (58.l1).
Il determinnnte Hessiano di f vale

(58.19) H(x, y} = - 61 '" - 144x - 36.


-6 - 12

In particolare per (x, y) .; (O, O) si troYa H(O, O) - - 36; siamo quindi nella condizione (58.11)
del teorema e (O, O) 6 un pWlfO a sella per l(x, y). lovece, per (l!:, y) "" (-1,112) si
trova H(- l, 112) o::: 108 > O; essendO Y-l, 112) = - 12 <: O. siamo nella condizione (58.10) ed
il punto di coordinate (- l, 112) di massimo relativo per f(x., y).
lo figuro 7.28 rappresentato il grafico di f(x, y); si noti iD particolare il puoto di
fllaulmo relativo nel quadrante deUe y positive e delle l!: negative.
1 punti critici della funzione

(5820)

si determinano risolvendo il sistema

If,. = - 2xy e-( .... t) .. O


(58.21)
lr,. ,., (l -1. i) e- ( .... t) .. O
La prima equazione fornisce le COndizioni x = Ooppure y = O. Quest'ultima, cio y = O, non
compatibile COQ l'altra condizione r, = O, che invece soddisfatta per l - 2y2 O, ciot per
y "'::!: 42
n... Si trovano quindi i punti critici (O, 12), (O, -12 fl) . -..p.
192 Cupicolo 7

Figura 7.28 - f{x, y) = .; - 6y{x + y)

Si verifica che il determinante Hessiano t positivo in entnlmbi i casi.., mentre pt:e

(58.22)

si ha.: fu (O, ..j2 a) = - ..f2 e- In < O, fu (O, -..f fl) = ...{i e- 1I2 > o. Pertanto (O, ii fl) t
un punto di massimo e.{O, - -.f2 a) t un punto di minimo per la funzione f(x, y), il cui grafico
t rappresenlato in figura 71.9.
Chiudiamo il paragrafo con un esempio di punto di maS'limo (o di minimo) per una
funzione con deu:nninante Hessiano Dulio. Dalla figura 7.11 si vede chiaramente che il punto
centrale, di coordinate (O, Q), t di massimo per la funzione

(58.23) f(x. y) = "" (x' + y') ;

ci t evidente anche analiticamente. perche, essendo

(58.24) f(O, O) == cos O 1 cOS. (J2 + yl) .. f(x, y),

il punto (O, O) risu1ta di massimo assoluto per f(x, y) $U al. In accordo con la condizione
necessaria (58.4), (O, O) t una soluzione del sistema
FUII<.iolii Ji pill variabili renii 193

..

Figura 7.29 _ r(x, y) '" y e-i r. r' I


-2, + y'). O.
(58.25)
f, '" - 2y sen(r + y.) = O

Il determinante Hessiano vale

(5826) Hf_
-2 sen(r +Y)-4YZcos(x1 + yz)
e si annulla in (O, O) (inflllli tutte le deriv!lte parziali seconde si llnnullano in (O. O)).

59. Funzioni di tre O pi variabili reali


Indichiamo COn R 3 l'insieme delle teme ordinale di numeri Teali:

(59.1) R' = I(x, y, z): .eR, yeR, zeRI

e, pii) generalmente; con R'\ l'insieme delle n.p/e ordinate di numeri reali:

(59.2) Rn = {(Xl ' .. XQ ) : Xi e R, Vi == 1, 2... n).

Un'applicazione f che ad ogni elemento di un insieme D


Q
R fa corri-
194 CDpitolo 7

spandere uno ed un solo elemento di R dena una funzione di n variabili


ed denotata con il simbolo

(59.3)

nel caso particolare n = 3 si ha una funzione f di tre variabili reali. che


denotata anche con il simbolo

(59.4) I(x. Y. z)

in ogni caso si usa. anche il simbolo t D R e l'insieme D detto il


dominio della funzione f.
Molte definizioni e concetti introdotti nei paragrafi precedenti per le
funzioni di due variabili si estendono aUe funzioni di tre o pi variabili; ci
vale ad esempio per le definizioni di limite. continuit, derivate parziali.
Vediamo piil in dettaglio quest'ultimo argomento.
La derivata parziale di una funzione f rispetto alla variabile "l. nel punto
(Xli X2,..Xn). il limite

. I(x, ... X; + h... xJ - I(x, .... X; ..... x,,)


(59.5)
h

purch tale limite esista e sia finito; in tal' caso si denota con uno dei simboli

(59.6) Da. f: Dj f.

Ad esempio. le derivate parziali della funzione di' tre variabili

(59.1) {(li. Y. z) '" r + .; + r + xyz


sono date da

(59.g) fz '" :bi: + yz; f, ... 2y .+ xz; t. ... 2z + xy.


Mentre la funzione di n -variabili. detta modulo o fIOrt1Ul, definita da

(59.9) {(x,. Xz ...., x,.)::::o.g + xi+ - + X:.


ammette. pet ogoi (Xl ' .. , x n) (O. 0...0) , derivate parziali date da

(59.l0)
'{"
{.,"'-=
'"
. Vi ::; l. 2....,n.
FUnf.ioni di pi variabili reall 195

Come per le funzioni di due variabili, anche per le funzioni di n variabili


si definiscoDo le derivate parziali seconde, che vengono a costituire la
guente matrice quadrata n x n, detta matrice Hessiana

.. f,., " ... f,., ..


:t, flll f:t1 J.,
(59.11)
... ... ...

l,. " l,. ..

Applicando il teorema di Schwarz (paragrafo 57) sull'inversione dell'or-


dine di derivazione alla funzione di due. variabili

(59.1Z) g(1<;.Xj ) = l(x, ..., 1<; ,. xj .... , x,) (i;Oj).

lasciando fissate le altre variabili con il ruolo di parametri, SI ottiene la


formula

(59.13) [ .,IJ = l lJ'" \Ii. j = l. Z...n. (i ;O j),

purch tali derivate seconde esistano e siano continue. Pertanto la matrice


Hessiana (59.11) una matrice simmetrica, nel caso in cui tutte le derivate
parziali seconde siano continue.
Con le stesse definizioni e la stessa dimostrazione del paragrafo prece-
dente si prova che in un punto di massimo o di minimo relativo interno ai
dominio di definizione risulta

(59.14) f, , =f,, = ... =[.. =0.

nell'ipotesi che le derivate parziali prime esistano nel punto.

Una condiz.iooe sufficiente per i massimi ed i minimi, in termini della matrice Hessiana
(59.11), esiste ma pi eample.ssa della fonnlliazione data nel paragrafo precedente nel caso
di di due variabili; tale condizione sufficiente si esprime dicendo cl:te la matrice Hes-
siima (S9.11) deflflita positiva (rimandiamo ad un testo di Analisi Matematica 2, Q di
Geometria, per la nozione di malrice quadrata ddinita positiva). La condizione sufficiente,
nel caso di funzioni di Dvariabili. ha un notevole interesse teorico, ma ba un minore Interesse
applicativo ncUa risoluzione di esercizi.
196 Co.pit% 7

Appendice al capitolo 7

60. DiHereD2.iabilit
ben noto che, per le funzioni di una variabile reale, la derivabilit in
un punto implica la continuit della funzione nel punto (si veda il paragrafo
40).
Noli vale una propriet analoga per le funzioni di due o piI) variabili;
esistoDo infatti funzioni f(x, y) definite in un intorno di un punto ("o, Yo),
aventi derivate parziali !..(x:o. Yo). fy(Xo. Yo), pur non essendo continue in (JCo,
Yo). La nozioDe naturale per le funzioDi di due o pi variabili, che estende il
concetto di dcrivabilit per le funzioni eli una variabile reale, quella di
differenzlbilit.
Cominciamo col presentare un esempio :li funzione che ammette derivate paniali, ma
che non continua in un punto di R 2.
Consideriamo la Iunzione t(x. y) definita su a 2 da;

(60.1) t(x..y)= 1 r7 r .. (x, y) 'OI! (O, O)

o. (x. y) - (O, O)

La Cunrione si aunulla. oltre che m(O, O). in tutti gli altri punti del piano X, y che giacciono
sugli assi. coordinati, pertanto:

'(O O) J. C(b, O) h
- (O. O) ]' O O
(60.2) .... "'Im
.....
:;Im:;.


.risulta flO, O) '" O. La. f(x,y,> derivate paniali nel
punto di coordmate (O, O) (ed anche m tutti gli altri pUliti di R ).
Perb I{x. y) non contihua in (O, O). perch non e!iste il limite

(60.3)

infani. affermare che il limite in (60.3) della fumione C (x, y) uguale ad un numero te R
significa che. in ogni intorno l. di raggio 6 :> O del punto (D, D). privato dello stesso pueto
(O, O), la funzione f (x, y) assume valori '"viciai" ad r. Viceversa, in J. - {(O, 0)1. qualunque
sia 6 :> O, la funzione t (Il', y) assume, ad esempio. sia il valore + In che il valore -112; ci
accade in corrispondenza della retta per l'origine, di equazione y "" x, per cui risulta f (x. x)
_ -K , (x' + x') = In per ogni 11. '$ O. ed in corrispondenza della retta di equazione y "" - X.
per cui C(x, - x) ",' - x' / + x') '" - 112 per ogni x >#- O.

Una funzione f differenziabile in un punto (x, y) e R2. se esistono iD


Fun7.ioni di pill variabili reuli 197

tale punto le deriva.te pnl"ziali C" fy e se risulta

. I(x .. h, y .. k) - 1(.<, y) - I, (x, y) h - f, (x, y) k


(60.4) hm =0'
(h.k:}-+(O,O) + k2 '

osserviamo che si pu dare una definizione apparentemente pi1 generale,


senza richiedere a priori che esistano le derivate parziali (,(x, y), fy{x, y).
Se f differenziabile in (x, y), la quantit (,ex, y) h + fix, detta il
differenziale di f in (x, y).
Cop. lo stesso procedimento utilizzato Del paragrafo 40 per le funzioni
reali di una variabile reale, proviamo ora che ogni funzione differenziabile
in (x, y) anche continua in (x, y); infatti:

(60.5) lim t(x + b, Y + k) '" l(x, y) .., lim [f(x + h. y + k) - f(x, y));
("'.)-0(0.0)

risulta poi
If(x + h, Y + k) - t(x, y)1 '"

- {(x + h, Y + k) - t(x, y) - (x, y)h -


-./111. + k
1
4 (x, y)k
+

h
(60.6)

y) "
h +"
(x + h, Y + k) _ t(x, y} - y) h - {f(X. y)k
+

Per la definizione di differenziabilit (60.4), dato che + kl -. O per (h, k) -. (O, O), dalla
(60.6) si deduce che il limite a seconclo membro della (60.5) vaie e perlanto

(60.7) lim t(x + h, Y + k) = t(x, y),


che equivale alla continuit di f nel punlo (x, y).

Un importante criterio per stabilire se Wla data funzione differenzia-


bile in un punto espresso dal seguente:

TEOREMA DEL DIFFERENZIALE. - Se una funzione f ammette derivare


prime continue in un punto (x, y), allora f anche differenziabile in
(x, y).
198 Capit% 7

Dimostrazione: allo scopo di provare la relazione di limite (60.4). applicando due volte il
teorel'lla di Lagrange (relativo 8 funzioni di 11110 variabile). abbiamo

f(x + h. y + It) - r(x. y) =

"" f(x + h, Y + k) - r(x. y + k) + f(l'. y + k) - r(x. y) =


(60.8)
= fx{x(h), Y + k) . h + f,(x, y(k . k.

dovt x(h) un punto opportuno deU:intervallo di esU'emi x, x + h. mentre y(k) e un punto


opportuno deWintervallodi estremi y. y + k (si noti in particolare che x(hl. y(k) convergono
rispettivamente a x, y per (h. k) -+ (O, O. Si ottiene la stima seguente:

f(l' + h. Y + k) - f(x. y) - fx(x. y)h - l,{I. y)k

+ kl

s I f,(x(h). y + k) - rx(x. y)1


lh I +
(60.9) "h' + k'

Ikl
+ I l,Io<. y(k)) - y)l s
"h' + k'
S I ,,(,eh). y + k) - ',l'. y)1 + I '.(0<. y(k)) - ',(" y)1 :

per l'ipotesi di continuit delle derivate parziali f x e fr "ultimo membro della (60.9) tende a
zero per (h. k) -+ (O. O); perci anche il primo memuro della (60,9) tende a zero.

Se una funzione f continua in un dominio D (che supponiamo aperto)


si dice anche che f di classe c! in D e si scrive f e CO(D); se f ammette
deriyate parziali prime continue in D si dice che f di classe Cl in D e si
scrive f e el(D); pi generalmente f e C"(D),. con k E N, significa che la
funzione f ammette derivate parziali continue in D fino all'ordine k. Infine,
se f E c'CD) per ogni k E N, si dice che f E C"(D).
Con le notazioni introdotte, il teorema del differenziale e la propriet di
continuit precedentemente dimostrate si scrivono:

(60.10) fE Cl (D) => f differenzwbile in D => fE CO (D).


CAPITOLO 8
INTEGRAIJ DEFINITI

61. Il metodo di esaustione


Con l'espressione metodo di esaustione si fa riferimento ad un metodo
per calcolare le aree ed i volumi di figure cwvilinee, usato da Archimede
nel ID secolo a.C., ma risalente. secondo lo stesso Archimede, ed Eudosso
di Coido, vissuto nel IV secolo a.C.
Abbiamo gi descritto nel paragrafo 16 il metodo che Archimede utiliz-
zava per calcolare l'area di IID. cerchio, tale area con le aree
di.poligoni regolari di n lati inscritt (o circoscritti). Riferendoci a questo
esempio, con la parola cesaustione si vuole significare che un cerchio viene
riempito, o esaurito, inscrivendo in esso poligoni regolari di n lati, e
facendo poi tendere n all'infinito.
Descriviamo in questo paragrafo il metodo di esaustione con il lin-
guaggio moderno, facendo uso della teoria dei limiti. in modo da facilitare
la comprensione del metodo generale che introdurremo nel paragrafo suc-
ceSSIVO.
Calcoliamo con il metodo di esaustione l'area di un settore di parabola,
l'area della regione S che nel piano cartesiano x, y compresa tra l'asse
delle :le. il grafico della funzione f(x) = r neU'intervallo [0, bl. e la retta
verticale di equazione x =: b (b > O), come in figura 8.1.
Dividiamo l'intervallo [O. bl in n E N intervalli, [Xt _ h xkl. ciascuno di
ampiezza bln, ponendo:

1 2 k
(61.1) y--O
. ,,-. x1
--b
-' Xz = - b... Xt;=-b... xn=b.
D D D

Calcoliamo l'area della regione tratteggiata nella figura 8.2. La regione


tratteggiata unione di rettangoli. n generico rettangolo ba per base l'inter-
vallo (X'_h x,l, di lunghezza uguale a blu, ed ha per altezza il valore della
funzione in Xt_h cio f(Xt_l) = L'area totaJe data dalla somma de.Ue
aree dei rettangoli componenti, cio (il simbolo di sommatoria stato
/ml!grali defilliti 201

P"r fnc-ilimre il osservialllf) che la (61.2) si puO ri.scrivere senza


l'usu <1.:1 simhol oli $Omma.loria, nel modo segueole:

b l b
+ _ ,)(Jl n - x., _, ) ..1
= '"li - + XI - + ... + Xkl _ , -b ...... + oGi
..1 b
_l - =
(61.3) . n n n ()

n + r.+ ... + + ... + r.-,).


La somma indicata nella (61.2) per difetto del-
l'area della regione S. Analogamente ottcniamo uo'approssimazione per
eccesso considerando l'area della unione di rettangoli, come in figura 8.3.

,.
f(x)=x 2

",
,
r;1gura 8.3

Rispetto al caso preaedente, stiamo considemndo rettangoli con la


stessa base, ma con di-versa altezza. n generico rettangolo ha per base
l'intervaJl0 [xt-h e per alte7.73 f(xJ = x/o L'area totale in questQ caso
dQta da

n n
(61.4)
,.,L f(",)(x, - X'c') -L -n
x,
, b b "
= - L xl
'.1 n k",j

Quindi abbiama Qttenuto le seguenti stime per diretto e per eccesso


dell'area della regione S:
202 CnpifOlo 8

b n b D
(61.5) - :L
n k_l
xLI < area S < - L xi ,
n t_l
Vn e N;

la somma a primo membro detta somma integrale inferiore, mentre quella


all'ultimo membro detta somma integraLe superiore.
Ricordando la deflnizione (61.1) di Xt. valutiamo l'ultima sommatoria:

(61.6)

la (61.5) si pu quindi riscrivere:

(61.7)

Utilizziamo la formula (11.10), che si verifica per mezzo del principio di


induiione:

(61.8) L." k' = 6l D (n + l) (2n + l).


b'

Sostituiamo questo valore nell'ultimo membro della (61.7), mentre a


primo membro sostituiamo iJ valore della somma corrispondente, cam-
biando quindi n COD n-L Otteniamo:

b' (n - l) n(2n - l) S ti' n(n + l) (2n + l) .


(61.9) -6 ] <area <-o ,
n 6 n

cio, semplificando:

b' (n -1)(20 -1) b' (n + 1)(2n + l)


(61.10) 6 01 < areaS <"6 n2 '
V'ue N.

Si calcola facilmente il limite per D. + _ delle successioni che com-


paiono nella relazione precedente (si pu ad esempio dividere numeratore e
denominatore per 0 2). Dato che il limite dei f.rimo membro uguale al limite
del membro a destra, il comune valore (= b (3) l'ar-ea della regione S.. Ab-
lnttgrali dtfinili 203

biamo quindi ritrovato il risultato di Archimede: l'area del settore di parabola


S. come in figura 8.1. data da

b'
(61.11) areaS=3".

Si noti ci che apparentemente pu sembrare una coincidenza: deri-


vando il risultato trovato rispetto a b otteniamo:

d 2
(61.12) db (area S) = b .

Cio, la derivata deU'area, pensata come funzione del parametro b,


uguale al valore della funzione f(x.) =" r,
che ci servita per definire la
regione S, calcolata per x = b. Chiariremo nel paragrafo 67 l'importanza di
questa apparente curiosit.
Nei paragrafi seguenti introduciamo l'integrale definito sulla base delle
idee sopra esposte.

62. Definizioni e notazioni


Sia f(x) una funzione limitata nell'intervallo chiuso [a, b] di R; quindi
esistono due costanti m, M tali che m S; f(x) < M per ogni x E [a, b].
Una parthione P di [a. b] un insieme ordinato costituito di n + 1 punti
distinti Xg, Xh . x.., con n E N. tali che

(62.1) a = Xo < Xl < ... < Xt < ... < x" = b.

Quindi, per definizione, risulta p = {xo Xl ... ' xnl. Oli n + 1 punti
individuano n intervalli [Xk _ h xJ. COQ k = l, 2,..., n.
Pcr ogni partizione P di [a. bl, poniamo

(622) mk = inf (f(x): x e [x" _ l x t ]).

(623) Mt sup (f(x), x e [Xt _I xJJ


Defmiamo poi le somme (integrali) inferiori

(62.4) s(P) = I" mt (X t - x,_,)


to1

e le somme (integrali) superiori


204 Capitolo 8

(62.5) S(P) = " M,


I, (x, - ",,-,).
1e"'1

Talvolta, per ricordare anche la dipendenza dalla funzione f, si utilizzano i


simboli equivalenti s(P) = s(P, f), S (P) = S(P, f).
Se la funzione ((x) " positiva in (a, b), le somme integrali hanno il chiaro
significato geometrico di somma aree dei rettangoli rispettivamente
inscritti e circoscritti. come in figura 8.4. Si noti per che s(P). S(P)
definite, indipendentemente dal significato geometrico di area. anche se
f(x) Don positiva nell'intervallo (a. b].

Figura 8.4

Dato che mt 5 M t per ogni k. dalla definizione risulta che

(62.6) s(P) " S(P), " P.


Pi in generale. vale il seguente lemma, nel quale indiGhiarno con

(62.7)

la partizione di [8. bl che si ottiene prendendo contemporaneamenie i punti


di F e i punti di Q.

LEMMA. - Per ogni coppia partizioni P, Q di [a, l:?J, se R "" ru Q si f1p.


(62.8) ,(P) S s(R) S S(R) S S(Q).

eomincinmo col eonfronlare fra loro le somme inlc!:,mli inreriun s(p) c
s(R). Supponiamo. per .semplicilA che R conlengll un solo punto i iu ()u di P esilino '11;_1, x"
ue punti conseculivi della partwone P tali che i E (X"_I' x"J. Poniamu

(62.9) 01 1 ': in( I(x): x E [Xt-l iII:

(62.10) m! '" inf {f(x): x <: "(i. lttJl.

Le 50mme inferiori s(R) e s(P) differiscono per pochi termini; pr.ec:isumenle:

s(R) - s(P) '"


(62.11)

Essendo mI mI;;. ml mI;;. in qUllnto !"insieme dci valori ((x) per x E (10;1;;_1. ""I COlli iene sia
l'insieme delle ((x) per x e [XI; _ I. il. sin rinsierm: delle f(x) per X E li. X,,]. ollchillmo:

(62.12)

Si procede In modo oni\logo se la parliziune R contiene pi di un punto rispetto alla


partiziollc P. Quindi

(62.1,.,1 s(P) s.s(R).

Analogamente si dimostro che

(62.14) S(R) S S(Q}.

Da tuli relazioni e dalla (62.6) si ric'olva

(62;15) Il{P) s: s(R) s: S(R) :s; S(Q}.

Indichiamo ora con A l'insieme numerico descritto dalle somme inte-


grali inferiori s(P) al variare delle partizioni P dell'intervallo [a, bl e con B
l'insieme deUe corrispondenti somme superiori:

(62.16) A = (s(P)); B = (S(P)}.

Dal lemma precedente segue che i due insiemi A sono separati, cio a
:5 b per ogni a E A, b E B. Dall'assioma (2.11) di completezza segue che
esiste almeno un numero reale c magglore"o uguale a tutti gli elementi di A
e minore o ug1iale a tutti gli elementi di B.
In generale non vi sar un unico elemento di lTa A e B; si d
in proposito la. seguente iniportante
206 Capil% 8

DEFlNlZIONE DI INI'EGRALE DEFINITO. - Se 'Ili un unico elemento di


separaz.ione c tra A e B, alloro. .li dice che [(x) io integrabile in [a. bJ (secundo
Rierium,l) e l'elemento c si indica con il simbolo

(62.17) ib

o
!(x) <Ix

e si chiama integrale definiro di [in [a, b]:

In altre parole, posto

(62.18) s(l) sup [s(P), P partizione di [a, bll,


(62.19) S(l) iuf {S(P), P partizione di [a, b]},

se risulta s(f) :::: S(f), allora f(x) integrabile (secondo Riemann) in [a, h] e

(62.20) c s(l) S(l) = l b


f(x) dx.

Come gi detto, si dice che l'integrale in (62.17) un integrale definito,
per distinguerlo dagli integrali indefiniti che verranno presi in considera-
zione nel capitolo successivo, in cui non SODO fissati gli estremi di integra-
zione a, b.

DaUa dermizione di integrale segue banalmente che, se (xl una funzione costante con
f{x) "" m per ogni Jt e (a, bl. allora

(62.21) (
o
f(x) Wt ... f
o
ID dx '" m(b - 8).

DaUe propriet del1!estremo inferiore e dell'estremo superiore si ricava


poi il seguente:

CARATI'ERIZZAZIONE DELLE FUNZIONI INTEORABIU. - Una


funzioM f limitata in [a, b] i'lli integ!Ubile (secondo Riemann) se e solo se, per
ogni e > O, esiste una punizione P di [a, b] tale clie

(62.22) S(P) - s(P) < ..


lme.groU 201

Dimostrazione: se f inlearabile (secondo Riemlnn) in ia, bi Illoras(f) - S(Q, r:love s{f)


c S(f) sono rispeuiVilmcnte l'estremo superiore e l'estremo inferiore definili in (62.18).
(62.19). In base alle definizioni di estremo superiore ed inferiore. oer O!ni E'" O esistono
parti:doni P, Q dell'intervallo [a, bJ tali che

(62.23)
,
s(f) - 2: < s(P).

(62.24)
,
S(f) + 2 > S(Q),

Posto R ".. P u Q, dalla (62.8) si deduce che

, ,
(62.25) s(f) - iO<: s(P) S s(R) :s; S(R) :s; S(Q) < S(f) + 2: '
da cui, essendo B(r) : S(f),

(62.26) S(R) - s(R) <: S(f) + - (S(t) - n- f;

Viceversa, se vale la (62.ZZ) essendo s{P) :s; sCO, sm s SfP), otteniamo

(62.27) o S S(f) - s(f) :S S(P) - s(P) <: 8 .

Dalo che il numero S(t) - s(t) non dipende da I!, la (62.27) pu valere per ogni lt;:. O solo
nel caso in cui S{t) - s{t) '" O, cioe quando f integrabile (secondo Riemann) in (a. b].

L'integrale definito di una funzione ha un notevole significato geome


mcc. Ad esempio, se l(x) una funzione non negativa. integrabile nell'in-
tervallo chiuso [a, bl, qualunque sia la partizione P =: lXo . Xl .. Xn} di
(a, hl. la somma s(P). rappresenta l'area di un plurirettan!{oLo (cio di una
unione di rettangoli) contenuto nell'insieme
.
(6228) s {(x, Y) E [a, bl '" R: O "Y " t(x),

mentre la somma S(P) rappresenta l'area di un plurirettangolo contenente S


(si veda anche la precedente figura 8.4). L'insieme S prende il nome di
renangoLoide di base bl relativo alla funzione f(x).
n teorema precedente afferma allora che. nelle nostre ipotesi. si
sono trovare un plurirettangolo contenente S ed uno contenuto in S le cui
aree differiscono per meno di e. Dunque ragionevole attrIbuire a S
un'area uguale all'elemento di separazione tra le aree del plurirettangoli
inscrilti e quelle dei piurirettangoli circoscritti. In altre parole. pos
208 Capitolo 8

siamo affennare che, se f(x) non negativa e incegrabile, L'area del reuongo-
loide di blUe [a, b] uguale all'inlegrale (62:17).

Concludiamo il paragrafo COn alcune notazioni e definizioni. utili per il


seguito. Nell'espressione (62.17) i numeri a, b si dicono di integra-
zione, la fum:ione f si dice funzione integranda, la variabile x si dice varia-
bile di inregrat:ione.
Si noti che il risultato deU'integrazione non dipende da x. cio non
una funzi.one (hon costante) di x, ma semplicemente un numem reale.
utile coilsiderare l'integrale defmito (62.17) ncbe se il primo estremo
di integrazione non minote del secndo. Poniamo:

(6229) i b

f(x) cix - J.

f(x) dx (a> b);

(62.30) i
f(x) dx o.

63. Propriet degli integrali definiti


Esaminiamo alcune semplici propriet dell'integrale definito di una
funziooe integrabile secondo Riemaon in un intervallo chiu60 e limitato.
Cominciamo con una propdet che ha un chiaro significato geometrico

!
y
--
I
+-. c
Figura 8.5

quando si interpretano gli integrali definiti di. funzioni positive come aree di
cerce regioni pIane. In tale contesto la proprieflJ di additivit corrisponde al
fatto che l'area della unione di due regioni piane prive di punti in comune
uguale alla somma delle due aree.
definili 209

Infatti, oon riferimento alla figura 8,5 1 se f(x) ;> O in [a, b}la [ormula
(63.1) corrisponde ad affermare che l'area dell'insieme A uguale alla
somma delle aree degli insiemi A J e Al. Il lettore esanni il caso con t(x) di
segno indefinito.

ADDITIVIT DELL1INTEGRALE RISPETTO ALL'INTERVALLO. - S,


a, b,.c sono (re panli di un ifllervaUo dove la fimzione t(x) integrabile, allora

(63.1) l.
b
t(x) dx = J
(

. t(x) dx + J"
b
f(x) dx.

Dimostrazione: se due, tra i tre punIi a, b, c, coincidono fra loro, allora la lesi (6J.l) segue
dalle definizioni (62.29), (62.30). Altrimenti. tOnsideriamo preliminarmente il caso in cui c sia
un punto interno all'intervallo [a, b). Se PI' Pz sono parliziohi rispettivamente degli intervalli
[a, cl, [c. hl, allora P = P J U 1'2 una pariizione dell'inlervallo {a, bI e risulla:

(63.2)

Da ci segue facilmente la tesi. I casi rimanenti (ad esempio con b interno all'intervallo
[a. cl. ecc) si ricOnducono al caso gi trallato, lfamite la (6229).

LINEARIT DELL'INTEGRALE. - Se f,g sono fun:don.i integrabi/i in [a, bj


e se c un numero reale, anche f + g. e C f sono integrabili in [a, bl e rislLlta

(633) l.b
[f(x) + g(x)] dx: l, .l
b
t(x) dx +
b
g(x) dx;

(63.4) Jb
C t(x) dx = c . J b
f(x) (]X.


Dimostrazione: dalo clic f. g sono funzioni integrabili secondo Riemann in [a. b], per
ogni E > O esistono P e Q parlizioni di [a, bl tali che

(63.5) S(P, Q - s(P, Q <: tI2. S(Q, g) - s(Q, g) < e/l.

Indichiamo con R la porrizione generala da P e O, cio R = P u Q. Come nel lemma del para-
grafo 62 (si veda in particolare l (62.8 otteniamo

(63.6) S(R, f) - s(R, f) <: e!l. S(R, g) - s(R, <: f12.

O'a!ira perte immediato verificare che


'210 Cupi/olo 8

(63.1) s{R. f) + s{R, g) I + g) s: S{R. I.,. g) s: S(R. f) + S{R. g)

quindi. per la definizione di integrale relativo alla funzione r+ g

(63.8) s(R. f) + s(R. g) s: i



(1(;1) + g(x dx s: S{R. f) + g).

Poiche anehe

s(R. f) + s(R. gl s: J. I(x) dx +


(63.9)

+ I g(x) dx s S(R. f) + S{R, g)

dalle (63..5). (63.8). (63.9) segue

(63.10) [f(x) ... g(x)] dx _ [f I(x) dx + ( I(X) dX] < e

e. per l'arbitrariel! di e. l'asserlo (63.3).


La (63.4) si prova In modo analogo.

DaUa definizione di integrale segue facilmente anche la seguente pro-


priet,

CONFRONTO TRA INTEGRALI. - Se f, g sono funzioni integrabili in


[a, b] e se f(x) s g(x) per ogni x [a, hJ allora

(63.11) [ I{x) dx S [ g{x) dx


Dato che l'integrale definito della funzione identicamente nulla zero,


dalla prooriet precedente si deduce che:

(63.12) l(x) ;, O => l b


{(x) clx ;, O (a < b).
Integrali 211

Infine, utilizzando le disuguaglianze

(63.13) - If(x) I < f(x) < If(x)1, 'Ix E [a, bl,


ancora dalla propriet di confronto (63.11) e dalla (63.4) con c. =:: - 1, si
deduce

-l. l, l,
b b b
(63.14) If(x)1 dx" f(x) cix" If(x)1 cix,

che, in base alla equivalenza (8.11) rela.tiva assoluto, SI scrive


anche nella forma:

(63.15) l b

f(x) cix <l b

If(x)1 cix (a < b).

64. D teorcma dclla media


Nella dimostrazione del teorema fondamentale del calcolo integrale
(proposto nel paragrafo 67) faremo uso del risultato che segue.

TEOREMA DELLA MEDIA. - Sia f una funzione continua in [a, b]. Esiste
un punto x.. e [a,b] tale che

(64.1) f,
b
f(x) dx f(x,) . (b - a) .

Dimostrazione: l"integrnle l'elemento di separazione delle somme integrali


inferiori s(P) e delle somme integrali superiori S(P): perci. qr.talunque sia la partizione P
dell'intervallo {a. hl. risulta
,
(64.2) s(p) so f "f(x) dx SO S(P).

Scegliendo la partizione banale di [o. hl. costituita dai sol, pUrili D. b (P "" ['a. bI), otteniamo

(64.3) s(P) ::: m . (b - al, S(P) M . (b - a),

dove m. M rappresentano rispettivamente il minimo ed il mayj';mu della funzione f(x)


nell'intervallo chiuso e limitato [a.bl. certamente esistenli in-baSe al teorema di Weiersnass
(paragrati 35 e 37).
212 Cap{lolo 8

Sosliluendo le (64.3) nella (64.2) llll.el1iamo

,
('64.4) m . (b - a):Si: l f (x) <ix S M . (b - a)

e dividendo tutti i membri per la quanlil posiliva (b - a) (che non eombia il V'erso delle
disuguaglianze)

(64_'1) mS
I
a
J.'
.
b

Indichiamo con Y. e Il li valore:

(64.6) fp" I
b-, J' (x)dx.

che quindi. per ha (64.5), un valore compreso fra il mininlO nl ed il massimo M di f(x)
nell'intervallo (a.b). In base al secondo teorema di esistenza dci valori intermedi (paragrafo
35); esiste un punto x.. E [a.bI tale che f (x,J y.;.. ric:ordando la definizione (64.6) di Y... cib
sisnirlca

(64.7) f(.,,) ..
b -,
I J' f(x)dx.

che equivale alla lesi (64.1).

y y y
A
.I
I
", 'o
o
1("0) --

+..." b x -t-" x

Figura 8.6

Con riferimento alla figura 8.6, dove il gi;dico di una runziooc f(x) 2: O in
[a, b), il (secondo) teorema dena media afferma. che l'area del rettangoloide A relativo alla
/iut!grafj defiJtl./ 213

funzione !Cx) nell'Intervalla [I, bI uguale all'nrea di un retlan!olo R che ha per bnst
I"inlervallu [il. b] e per ftllena un valore opportuno 1(XQ} (cio un valore noo Sl;dto il caso,
ma detenninalo in aUa panicolare lun7.ione considerata).

Appendice al capitolo 8

65. Uniforme continuit. Teorema di Cantor. F\mzioni lipschit-


ziane.
Allo scopo di dimostrare una funzione continua in un intervallo
chiuso e limitato risulta integrabile secondo Riemann in tale insieme.
duciamo in questo paragrafo il concettq di uniforme continuit.
Sia f(x) una funzione continua in un intervallo I di R. Allora. per ogni
Xo e I e per ogni e > Oesiste b = b(Xu. e:) > O tale che, se x E I e Ix - "01 < 6,
risulta Il(x) - 1(",,)1 < ,.
Tale numero El dipende. in generale, sia da E che da Xo-
2
Ad es.eq1pio. sill f(1l) .,. x per x e l ;:; R. IlSSl.to f: :> 0, supponiamo che 6 :> O.
dipendente &010 da f: e DOn da .Ilo, tale che

(65.1)

Posto x - Xo + 11, pur di prendere Ihl < 6. si ha

(65.2) 'V Xo li R.

Ma cib assurdo in quanto, per ogni h ;.I- 0, risulta

(65.3) lim 12Iloh+b2-I=+-.


OpportunO introdurre la

DEElN'lZIONE QI F'tThfZIONE UNIFORMEMENTE CONTINUA. - S;


djce ck fI -+ R wufOfmO!lblU!. contimm neJl'inJuvallo I di R se, per ogni
e > O. o ;:; 6(!) > O ttJle c"e, per ogni x. x' E J.
(65.4) Ix-x'I<O I!(x) - f(><')1 < ,.

Riprendendo l'esempio precedente, la funzione l(x) '" x2 non uniformemente contiautt


su (utto R; invece, essendo continua in R. unilormemente contipua in ogni intervallo
chiuso e limitalo [a. bi R, grazie al seguente teorema di Cantar.
214. ClIpjJolo 8

TEOREMA DI CANfOR - Sia f una funzione continua nell'jruervaUo chiUJo


e limitato [a,.b]. Allora f uniformemente continuo in [a, b].

Dimostraziooe: plocediamo per usurdo. A tale scopo ricordiamo io simboli, per COlD().
ditA del lettore, la definiz.ione (da "nesare) di continui,. uniforme:

'<te> O, :> O: '<Ix, x' '" [a, b], Ix - x'l < 6



==lo lf(x) - f(x}o < l.

Negare la (65.5) equivale ad aifumare che esiste Eo :> O tale che, qualunque sia 6 :> O,
esistono in corrispondeoza x, x' (dipendenti da 6) COD le propriet

(65.6) Ix - x'J < 6, If(x) - f(x')1 "'o ;

in simboli:

(65.7) 3 lo :> O: '<I l; > O, 3x, x' e (a, bJ; l'aie (65.6).

Scegliamo 6 .. l/n con n li!! N, e indichiamocon x.. x'. i corrispondenti punti di [a, b] per cui
vale la (65.6); abbiamo quindi

3 to > O: V n e N, 3 X. ' x'. El [a, bl:


(65.S)
l
Ix. - x'J <- .
n
Il(x,,) - 1(x',.)1 , ...

Per il teorema d Boluno-Weientr'235 (puagra!o 27) esillte una SUc::ce5llonc x... ' Citratla da
x". convergente verso un pUntn Io E (a, bl; inolLTe, essendo

1 l
(65.9) , --<,( <lL +_ Vk ti N,
.. Ilt .. ---.. ot'

per il teorema dei caeabinieri anche x'"" converge ad 'lo per t -+ + _.


Dall'ipotesi di continuit di f(x) segue

(65.10) Jim [f(x..) - f(x',,,,)] '" - C(Xo> '" O,


'-fl-

che contrasta con il tatto che

(65.11) lf(x..,'> - t(x' .,)1 "'o ' V k e N.

A conclusione del paragrafo introduciamo una notevole classe di fun-


tioni unifonnemente continue.
Integrali dtfiniri 215

Si dice che f(x) una funzione lipschitz,iana nell'intervallo I di R se


esiste una costante L > Oper cui

(65.12) I/(x) - I()()I < L Ix - )(1 VX,x!eI.

Una tale funzione anche uniformemente continua in I, in quanto,


fissato e. > O e posto 6. = elL, risulta If(x) - f(x')1 < E per ogni coppia, x, x'
di punti di I tali che Ix - x'l < d .

La funzione f(x) = -Ii per x e


1 "" (O) J ! uoiformemente continua in 1 per il leorema di
Cantar. Essa Don! Iipsehitziana in (0,1) per il seguente risultato.

CARATTERIZZAZIONE DELLE FUNZIONI DERIVABILI E


LIPSCHITZIANE. - Sia f(x) una, funz,ione nell'intervallo I. Allora
f(x) i. lipschitziano. in I con L. e solo se lf'(x)l L per ogni x e 1.

Dirnostra:tiooc: Se Ir(x)l s: L, "Ix e I, applicando il teorema di Lagrange alla funzione f


nell'intervallo di estremi x, x' E l., ,.. e I per cui

(65.13) If(x) - t(x')1 '" Ir(",,) (x - x')1 s: L Ix - ::c'l.

Viceversa, se f ! lipschitziana in r, per x e I e x' '" x + h li I (con b 'P O) si ba

(65.14) lf(x) - t(x + h)1 '" If(x + h) - t(x)1 s: L Ibl;

dividendo ambo i membri per Ihl e passando al limite per b -J O, si ottiene l({x)I S; L

Utilizzando la proposizione prea:dente si. ricava subito cbc la f{x) '" seo x
lipschitiziana in R. in quanto lf{x)1 = Icos xl :S l, per ogni x e R.
Proponiamo comunque una ulteriore dimostrazione della lipsch.itzianit di t(x) : I seD x.
Utilizzando la formula di prostaferesi

x-x' x+x'
(65.15) scDx-senx=2sen 2 cos 2

dalo che Iseo ti s; Iti per ogni t e R, OUeoiamo

(65.16) Iseo x -seo Xl s:2 Fn ;1x s; lx-x'!.

Per concludere osserviamo che la funzione t(x) '" Ixl lipschitziana in a, ma non verifica
le ipote3i della proposizione precedente. Sussiste infatti la disuguaglianza:

(65.17) Ihd - Ix'l S Ix - x1.


216 Capilolo 8

66. Inlegrabitil deDe funzioni continue


Dimostriamo il seguente teorema di


INTEGRABJLITA DEI FUNZIONI CONTINUE. - Sia I(x) unaii..'iu".
,concirlua in [B, bl. Al/ora f(x) inregr(lbile (secondo Riemann) in [a, hl

Dimostrazione: per il teorema 4i Cantar r(lt) unifonnemente conlinua e percib, fisslltP


Il > O, esiste: ::>: O tale. che

(66.1)
- 1(><')1 < b _ a

per ogni coppia di punti !le, K e [a, b] tali Ix - t'I < Se r una partizione di (a, bJ,
F ::> I Ito .. Xl "'''' It" I, con K(J= a. XII = b. tale che IXk - Xt_tl < per ogni k = 1.... ,1'1, allora, posto

'" = i,l (f(.); x e["., . eJJ..


(66.2)

chI: sono rispettivamente minimo e massimo, risulra per la (66.1);

"ik=l... ,p.

e perci

S(P) - ,(Pl - : (M, - ",)1" - ",.,) <

(66.3)
h'

dal teorema di del paragrafo 62 segue l'asserto.


CAPITOLO 9
INTEGRAli INDEFINITI

67. D teorema fondamentale del calcolo integrale


Ci proponiamo di mettere in evidenza una importante relazione tra
integrali e derivate, che ha notevoli applicazioni in tutto il calcolo
Sia f una funzione continua nell'intervallo [a, hl, Per ogni x e [a, hl
consideriamo definito

(67.1) P(x) = r
t(l) dt

Notiamo che abbiamo rappresentato l'integrale definito usando la varia-


bile di integrazione t. invece che [a X, con un puro scambio di simboli.
Invece abbiamo denotato con x il secondo estremo di integrazione. Pcr ogni
x determinato l'integrale definito nell'intervallo (a, xl della fUnzione f;
pertanto il risultato multa una funzione di x. Ci spiega il
simbolo di funzione F(x) a primo membro della (67.1); tale funzione si
chiama funzione inlegrale.

Ad esempio, con il calcolo del .settore di parabola (si veda la (61.11 si e otrequ(o

F(x)s
In questo esempio la fun2.ionc illtegpale vale F!x) '" xJfJ; la sua derivata, a F'(x) '"
i, anche uguale alla funzione integranda 1(1) '" t per t '" x.
Tale propriet vale in geuerale; infatti,. risulta in generale che F(x) '" f(x), secondo il
teorema che segue.

'TEOREMA FONDAMENTALE DI'L CALCOW INTEGRALE. -S;a t una


funzione COnlinl{/l nf!U'interval/o (a, p]. La fUJ1zione integrole F{x), definita in
(67.1), derivabUe e l.a derivara vale .
218' Capitolo 9

Il (67.3) P(x) I(x), "Ix E [a, bll


Oimostrnione: OCCOlTe calcolare illimile del rapporto incrementale della funzione F(x)
qunndb ['incremento'tende a zero. Cominciamo con il rapporto incremcnlale

-
.F,,(,,,.,,":;<)_-,,F,,,(,,,,)
h
I [(' .. h r( t) dt - J('
='hJ
r( ]
t)dt=

(67.4) "" [ [ f(t) di + [ .... r(l) dt - f (I) dt} =

l .. h
='hl f(t)dt.
,
Abbiamo ulilizzato la propriet di additivit delrintegrale rispello alrintervallo. Tra
sformiamo I"ultimo integrale per mezzo del teorema della media applicato all"intervallo di
eltremi x e x + h: esiste un punto compreso Ira x ed x + h. che dipende quindi da h, che
indichiamo con x(h). lale che

(67.5) F(x + - F(x) ..


[, " f(l) dI .. f(x(h.

Dalo che x(h) e compreso tra x ed li: + h, per ti -t O risulta:

(67.6)
.- Hm x(h) .. x.

La tC3i segue dalla continuitJl della funzione integranda f: infatti:

. F(x + h) - F(x) .
(67.7) 11m = hm f(x(h = f(x).
h

68. Primitive. Formula fondamentale del calcolo integrale

DEFINIZIONE. - Una funzione F(x) una pnmlt1.va di f(x) se F(x)


derivabile in [a. bl e se F(x) :: {(x) per ogni x E [a, hl.

Ad esempio una primitiva della funzione f(x) a l( F(x) =.l(2/2.. Una primitiva della
'uozione C(x) = sco li: F(x) "" - cos x.
,ndermiti 219

Tenendo presente la definizione di pruruttva, possiamo enunciare il


teorema fondamentale del calcolo integrale dicendo che: se f una funzione
coltlinua in [a. b]. allora la funzione integrale F, de{mita in (67.1), una
primitiva di f.
chiaro che, se F(x) una primitiva di una funzione f(x), anche G(x) =
F(x) + c. qualunque sia la costante c. una primitiva di f(x). Come provato
Del lemma seguente. vale anche il viceversa, cio tutte le primitive di f si
ottengono nel modo anzidetto. Ci caratterizza l'insieme delle primitive di
una data funzione.

CARA'ITERIZZAZIONE DELLE PRIMITIVE DI UNA FUNZIONE IN"


UN INTERVALLO. - Se F(x) e G(x) 30no du.e primilille di una stessa
funz.ione f(x) in un i.n1ervallo [a. bl. esiste una COSlantl! c MIe che

(68.1) G(x) '"' F(x) + c. "Ix e [a, bJ.

Dimostrazione:: poniamo H(x) ::: Olx) - F(x); risulla

(68.2) H'Cx) _ O'{x) - F'(x) _ r(:I:) - r(x) O.

Applid)illlno il teorema di Lagrange allll runzione H(x) nell'Intervallo (a. x). oo li. rlSSll.to in (a.
b); esiste ICtl E (a. xl tale che

H(x) - H(o) H'(xo)(x - a) .= O . (x - a) = O:.

percib H(x) = H(B). per ogni x e (a. bl.


Ponendo c = H(Il.). H(x) risulta costllnte. uguale n c. per ogni x li {a. b] (si noti che
avremmo potuto cqulvl1lenteJ1lentc dedurre dalla (68.2) ch.c H(x) unaJrunzione costante in
[e. b]. utilizzando la carntterizzazione delle runzlOni costanti. dci pllragrtlro 48).
Quindi. G(x) = F(x) + H(x) .= F(lI) + c. per ogni x E {a. bi.

La fonnula che segue riconduce il calcolo degli integrali definiti alla


ricerca delle primitive delle funzioni continue.

FORMULA FONDAMENTALE DEL CALCOLO [NTEGRALE. - Sia f


IUla funt.ione continun in [a, b]. Sia O una primitiva di f. ALlora

(68.4) fb
f(x) dx = = G(b) - G(a).
220 CJJpil% 9

Il simbo!o significa appunto 11\ differenza dei valori della


rione G(x) per x = b e x = a.

Per dimostrare la fQnnula fondamentale, consideriamo la funzione inte-


grale (67.1), indicando con t la variabilro. d integrazione.
La funzione integrale F la funzione G sono entrambe primitive della
funzione f. In base "la carattefizzazione esiste una costante c
tale che
,
(68.5) G(x) = F(x) + c =c + i 1(') di, 'Ix e [a, bl.

Per ;l ;= a abbiamo

i
o
(686) O(a) '" c + I(t)' di = c

c, sostituendo il valore tI'ovato al posto dic nella

(68.7) G(x) = G(a) + r lCO di,

La tesi segMe ponendo = b in (68.7).

Utilizumdo la formula fondamentale deL calcolo iQtegrale si ritrovllimmedlalamcnte il


risultato (61.11): con i simboli degli definiti, l'area del settore di parabola conside
rato paragrafo 61 t dato da

(68.8)

f. x' d,
O

Una primitiva deU. funzione x.2 la funzione G(x) "" .ffJ. Quindi

(68.9) {o ["'J'
,(ldx= -
3 o
a_.
b'
3

Come ulteriore esempio consideriamo l'integrale definito ddla funrione C(x) 2 seo x
integmli indefiniti 221

nell'intervallo [O, It}: dalo che una primitiva della funZione sen x G(x) = - cos :11;, 5i ottiene

(68.10) [ sen JC = - eos J[" COS O = 2.


O

69. L'integrale lde6nito


Nel paragrafo precedente abbiamo ricondotto il calcolo di un integrale
definito alla ricerca delle primitive della funzione integranda. pecei
naturale porre la seguente:

DEFINIZIONE DI INTEGRALE INDEFINITO. - Sia f una


continua in un interyailo [a, bl L'insieme di tutte le primitive di f in (a; bl si
chiama integrale indefinito di f e si indica con il simbolo

(69.1) f I(x) dL

In base alla caratterizzazione data nel paragrafo precedente, possiamo


affermare cbe

(69.2) f {(x) dx F(x) + c,

dove F una primitiva di f e c una costante arbitraria.


Sottolineamo che c' uoa sostanziale differenza tra l'integrale definito e
quello indefinito, che indilamo rispettivamente con i simbuli

(69.3) f b
l(x) dx, f l(x) dx:

il primo dei due integrali un numero reale, il secondo integrale un


insieme di funzioni. n legame tra i due integrali dato daila fonnula
fondamentale (68.4).
Ricordando che la derivata di una somma uguale alla somma delle
derivate, si ottiene la propriet corrisponden.te per gli integTali indefiniti:

(69.4) f [l(x) + g(x) dx = f l(x) dx + f g(x) dx.


'122 Capitolo 9

Analogamente, ricordando la [ormuJa (41.7), che esprime la derivata del


prodotto di una costante per una funzione, risulta

(69.5) f c f(x) dx c f f(x) dx (c = coslance).

Si IlOti l'analogia delle due propriet soprll elencate per l'integrale indefUlito con le
propriet di linearit! (63.3), (63.4) per l'integrale definito.

Riportiamo di seguito una serie di integrali indeCiniti immediati. Tali


integrali, di facile verifica, sono ottenuti a partire dalle tabelle per le deri-
vate esposte nei paragrafi 43, 45.

(69.6)

(69.7) J dx = 10g x + c, x> O .

(69.8) f e"dx==e"+c;

(69.9) f senxdx=-cosx+c;

(69.10) f cosxdx=senx+c;

(69.11)

(69.12)
f l
- x'
dx=arcsenx+c;

I
l'
(69:13) .,----0.-"'2 dx == arclg x + c.
1 +X

A proposito dell'integrale (69.7), notiamo che risulta


/ntl!gm/i indefuliii 223

l
(69.14) Dlogixl=-,
x
inlatti, se I > O la relazione preced,c.nte ben oota... Invece, se I < O. per la regola di
derivazione:: delle funzioni composte, risulla

1 l
(69.15) D log Ixl '" D log(- I) '" - . (- l) = - (x < O).
- x x
La (69.14), in termini di integrali indefiniti, equivalente a

(69.16) Ji=loglxl+c.

intendendo che l'ntegrale io (69.16) caosiderato in un intervallo non contenenle il punto


X "" O.
In molte situazioni ci si riconduce ad integraJi immediati del tipo sopra indicato, utiliz-
zando la loromla di derivazione delle funzioni composte. Cost ad esempio la formula (69.6) si
generalizza nel modo seguente: si parte dalla formula di derivuionc, valida per una funzione
f(x) positiva e derivabile

(69.17) D [f(x)t l = (f(x)" . r(x) (b .. -"1).


b+1

In si otticne la formula di inlcgrazione indeftnita

(69.18)
f [t(x)]" r(x) dx '"
b+ l
l [t(x)1" I +c (b "" - 1).

Come esempio consideriamo;

(69.19)
f tg x dx -
f "n x
COl; ;:Il; dx = - log lcos xl .. c ;

abbiamo calcolato una primitiva dopo aver riconosciuto che a numeratore della funzione
intcgrand. c', a meno del segno, la derivata del denominatore.

70. Integrazione per decomposizione io somma


In molti casi il calcolo dell'integrale indefinito di una funzione si pu
ricondurre al calcolo di integrali gi noti, o di tipo pi semplice. Un metodo
particolarmente frequente l.:onsiste nel decomporre la funzione integranda
nella somma di due o pi funzioni, applicando poi la propriet di linearit
(69.4). Dlustriamo ci con alcuni esempi.
224 CapiJoio 9

Calcolilllno il seguenlc integrale indefinilO

(70.1)
J x dx;
x + l
sommando e sottraendo 1 ai nunicratore della funzione inlegranda otteniamo

::-,,-X","dX.JIC+1-1 dX =J(I- x+1


I )dX=
J x+l x+1
(702)
-Jldx-J dx
x + l
_x_loglx+ll+e.

Calcoliamo l'iDlegrllle indefihito

(703) ftgiXdx. i

ricordllodo \11 deficiuone delill funzione tallgente. abbiamo

pet deeomposizione io somma otteniamo

(70.5)
-J dx
casl X
-Jdl:=r&X-x+c.
Calcoliamo l'mlcgrale indefinilo
dx
(70.6)
J50n X COI X

anche in questo caso SQ'IVlamo il Di.uncratore della funzione integranda in modo che sia
possibile sciodere la frazione nella somma di due tnuiooi

1 scol x + r::ctI- x
=
seu x cos x sen x cos x
(70.7)

::::::,:=-=...
sco l X
sco x COli x
cos l . X
=
sco X cos li:
!en x C05 x cos x + sen x
integrando entrambi i membri otteniamo

dX,=-= = J""X d x + xdx=


(70.8).
J=7
scn x coS x cos x 1Ien x

.. - 108 1005 xl ... log lsen xl ... c .


lnregmli indtfiniti 225

Calooliamo l'integrale indefinito

(70.9) Jsen 2
x dJt ;

ricordiamo la formula (10.7) di duplicazione

(70.10) c:os 21 '" cas2 x-sen 2 x '" 1-2aenJ li: ,

da cui si deduce che sen2 li: _ (1 - C05 2xV2. Otteniamo

('70.11)
I 1eQ2 X dx =- 'I
2 2 .
(l-cos2x) dx =-x
l --sen
l 2x + c;

nell'ultimo pauaggio si tenuto cotllO che D sen 2x a 2 CO! 2.. Se lo si preferisce, si pu


scrivere il riSUitlliO ulilizzando la formula di duplicazione (10.6) per la funzione seno, nel
modo seguente:

(70.12) I senI (x -SCO xcos x) + c.

DaJ risultato ottenuto facile dedurre il valore dell"inlegrale

J J (1-sen2 x) dJr: =
(70.13)

=x- f sell
2
xdx=4 (x+,seo xcos x) +c.

7L Integrazione delle funzioni razionali


sempre possibile, in linea di principio, calcolare per decomposirione
in somma l'integrale indefinito delle funzioni razionali, cio delle funzioni
che sono il rapporto di due polinomi f(x), g(x}:

f(x) llm x"' + a m_1 xm- I + + al x + ao


(71.1) m, n E N.
g(x) b n x + b n _ I X-l + + bi x + bo '

Nella (71.1) una funzione razionale ottenuta come rap-


porlo tra un polinomio f(x). di grado m, ed un polinomio g(x), di grado D.
Se m n, cio se il grado del numeratore maggiore od uguale al grado
del denominatore, si esegue la divisione tra i polinomi f(x) e g(x). Se
lndichiamo con r(x), q(x) rispettivamente il resto ed il della
sone, possiamo scrivere la scomposizione

(71.2) C(x) = g(x) q(x) + r(x) ;


226 Capilolo 9

cio: moltiplicando il. quoziente q(x) per il divisore g(x), ed aggiungendo il


resto, si ottiene il dividendo f(x). La stessa relazione si pn scrivere met-
tendo in luce il rapporto f1g nel modo seguente:

(71.3) f(x) (x) + r(x) _


g(x) q g(x)

Ricordiamo che il resto un polinomio di grado inferiore al grado n del


divisore g(x).
Per l'integrale della funzione razionale f(x)/g(x) si ottiene

(71.4)
f f(x)
g(x) dx =
f q(x) dx +
f r(x)
g(x) dx -

Dato che q(x) un polinomio, il suo integrale indefinito immediato.


Ci siamo quindi ricondotti a Calcolare l'integrale della funzione razionale
r(x)/g(x), che ha la propriet che il grado del polinomio a numeratore
inferiore al grado del polinomio a denominatore.

Prima di proseguire ad integrare r(x)/g(x), ricordiamo con 1lf) esempio come si esegue la
dil/isiOfle fra poliflomi. Consideriamo la funzione razionale

(71.5)

procediamo nella divisione in modo analogo al modo in cui si effettua la divisione tra due
numeri naturali, seCOndo il seguente schema:

(71.6) . _ 3x4 +
,
Ox +0
,
x + x+ 3
3X1 +X-3
x' -x'
_ 3x4 + x' + x + 3

_ 3x4 + +3x'
,
x - 3i + x + 3

x' x

-3x +
, 2x+ 3

- 3x-, + 3
2x
J/ltf!grufl Indefiniti 127

3
Il resto r(x) ed il quoziente q(x) valgono rispettivamente: r(x}::: 7x. q(x):::lt x - 3x1 + x - 3.
In questo caso la scom(Xizione (71.3) crrisponde a

(71.7)

Ora si ottiene facibnente l'integrale indefinito

f
r - 3X(+X+3
r-l dx=
f (r-3XJ+x-3)d.x+
f r_l2x dx =
(71.8)
x'
- "4 - r +
x'
"2 - 3x + log Ir - 11 + c .

Ritorniamo al calcoLo dell'integrale della funzione razionale r(x)/g(x),


dove r(x) un polinomio di grado inferiore al grado del polinomio g(x). Per
semplicit ci limitiamo a considenue il caso io cl).i g(x) sia un polinomio di
secondo grado. In tali condizioni, il grado di r(x) minore di due. Quindi ri
sulla

(71.9) g(x) ax' + bx + c (a" O); r(x) = dx + e.

Per calcoLare l'integrale indefinito di r(x)/g(x) :opportuno distinguere i


tre casi, io cui l'equazione g(x) = O abbia 2 radici reali distinte, oppure 2
radici coincidenti, oppure nessuna radice reale. Consideriamo tre esempi in
cui si verificano queste situazioni.

II caso bI -4ac > o si Irana come nell'esempio seguente: dopo aver trovato le radici del
denominatore (XI'" - l, Xl = 2), scomponiamo la frazione

x+7 A B
(71.10) = +
x' - x 2 x+l x-2'
con A, B numeri reali da determinare. Sviluppando il secondo membro otteniamo

A B Ax-2A+8x+B (A+B)x-2A+B
(71.11)
x+1+ x - 2 - (x + l)(x 2) = x _ 2r

affinchl! valga l'uguaglianza (71.10) per ogni x, delle risultare

l
A+ B=l
(71.12)
-2A+B=7

Si risolve il sistema per sostituzione, oppure sottraendo le due equazioni membro a


228 Capitolo 9

sc:omposit.ione (71.10), si calrola l'integrale definito

(71.13) I ---=-.X.:,.:7,-;;
;?- x 2
<Ix -
-
I- 2 <Ix.
x+1
I 3 <Ix -
x-2-

=- 2 log Ix + 11 + 3 lbg Ix - 21 + c .
2
Il caso b - 4ac = O si lratta com" nell'esempio seguente:

x A B
(71.14)
'''''.'''''''::-.:-:1 '" lC + 1 + (x + lt ;

come in precedenza si detennin.ano le costanti A. B irl modo che valga "identit (71.14) per
ogni x E R (x fI:. - 1); si calrola il denominatore comune e s trovano le con!izioni A '" l,
A + B '" O; A '" l, B '" - 1. Risulta in definitiva

IdXIdX
(71115)
I x
r+2x ... l dx= x+l- (X+l?'"

l
",I08lx+ll+ +e.
x.1
InfiDe. se b2 _ 4ac < O, se l'equazione g(x) '" O non ha radici reali, Iii procede come
nell'esempio seguente:

1-2x A,(2x+2)+B
(71.1,)
c",':-.",,-=.--:5 - xl + 2x + 5
l'espressione (2x + 2), ebe compare nella relazione precedente, l: stilla sa::lta perchl! l: la
derivata del denominatore. Si ricava immediatamente il sistema: 2A "'-2. 2A + + B = l, dal:
A '" - l, B 31"3. Quindi

(71.17)
"'-Io&(r+2lC+.5)+3Ir dx ;
+2x+.5

si DOti elle \Q! (r ... 2x + S) .. logJr + 2x + Si , dala che il P9lio.omio di secondo grado l:
positi...o per ogni L
SComponiamo l'ultimo ioteplc nel modo lenendo CQnto che i e 2x SODO
lIddendi del poJinomio (x + 1)

I dx
x"J.+2x+S'"
I d'
(X+I)2+4'"
(71.18)
'I
;(
dx 1 x+1
[(x + l)l2f + 1 = 2 arctg 2 + e .
/nregraU indefllJiti 229

Indichiamo il metodo seguito per un generico polinomio g(x), con a > O;

g(x) = ar + bx + c a (r +: x + :) =
=

(71.19) = a
b'c
[(x + 2a) + a -
ob']
4 a2 =

=ax+-+
2a [( bj 4ac _ b'] -
4 a2 '

iiJ..fine si mette in evidenza il fattore positivo (4ac - b 2)J4a2 ,

Diamo ancora un esempio relativo al caso - 4ac < O:


'" -log(xi + x + l) - -
2 2
J dx
(x+112)2+314
'"

(71.20)

l 2
'" 2" log(x + x + l) -:3'
2..J3J
2 (2
.J3 x
2J..J3dx
o

+'..J3
J +l

1
= 2" log(xi + x '" (2 1
+ l) ... 3" an:tg i3 X + ..J3J+ c .
Il metodo descritto si applica anche a funzioni razionati che hanno a
denominatore un polinomio di grado superiore a due, purch sia possibile
calcolarne esplicitamente le radici, come nell'esempio che segue.

Come in precedenza, si inizia con la divisione tra polinomi:

(71.21) x'->+'
f x+x.... 2 dx= f xdJ(- Jx'+x-,
+x
dx;
X
4 2

poi si scompone l'ullmo integrando


2JO Capitolo 9

r+x-l r+x-I A B C+OX


(71.22) =--xi--".-t'T'- il (r + l) '" X + xl- + r + 1;

si Uova cl1e ville l'identit se A _. C'" 1. B - - 1, D_O. Quindi

r-x+l r 1
(71.23)
f =-::''=-C

. ,c' d,x '" -
2
- 10g Ixl - - - arctg x + c .
x

72. Integrazione per parti


Mentre il metodo di integrazione per decomposizione in somma si
sulla regola di derivazione della somma di due funzioni, il metodo di inte
graziane per parti, che stiamo per descrivcre, si basa sulla formula di dcri
vazione del prodotto di due funzioni.

FORMULA DI INTEGRAZIONE PER PARTI - Se in un intervallo f, g


sono due funzioni derivabili con derilJata continua, risulta

(72.1) J '(x) ,'(x) <Ix = '(x) ,(x) - J r(x) ,(x) <Ix .

Chiameremo f(x) il fattore finito, mcntre g'(x) detto fattore difft!rt!n-


z&llt!. L'ipotesi che le derivate f(x), g'(x) siano continue assicura che gli
integrali in (72.1) siano ben definiti. n iettore non confonda tale ipotesi con
la condi7ione, piCt debole, che f(x), g(x) siano continue.

Per dimostrare la (72.1) partiamo dalla formula di derivazione del predono

(72.2) [(x) g(x)' "" r(x) g(x) + C(x) g'(x).

Calcoliamo gli integrali indefiniti di entrambi i membri ed utilizziamo la propriet di


linearitl (159.4)

(72.3) f [t(x) g(lt)' dx "" Jf(x) g(x) dlt + f ((x) g'(x) cix
La lei!Ii" ('n.l) si ottiene osservando che la funzione (" g lJlla primitiva deOa sua derivata
[f . gl'.
Consideriamo alcuni esempI. Cominciamo con l'integrale indefinito

(72.4) f xcosxdx;
Irtlt:gfa/( imlt:fmili 231

applichiamo la formula (72.1) di integranooe per parti, cou f(x) = x e g'(x) = eos x, quindi
g(x) = sen x (si noti che, ponendo g'(x) = cos X, potremmo scegliere g(x) '" e + sco x, con c
costante: verifican: per esercizio che il risuJtato finale non cambia):

(725)
Jxcosxdx=xsenx- J senxdx2lI

_X5Cnx+C06X+c.

Calcoliamo per pani, ponendo I(x) = x2, g'(x) = CQS le, l'integnle indefinito

(72.6) f rcosxdx=rseox-2 f xsenxdx

integrando di nuovo per parti, scegliendo come Iattore finito.x e come fattore differell7.ale
aeo. x, otteniamo

(72.1)
f rcosxdx_rsenx+2xcosx_2 J cosxdx ..

- il sen x "'Zx co& x -2 sen x ... c.

Calcoliamo per parti l'integrale seguente, ponendo f(x) = log x, g'(x) = 1:

(72.8)
I logxdx=xlogx- xd%:

= x log x - x + c.

Assumendo come. fattore finilo x e come fattore differenziale eX. calcoliamo per parti
('integrale

(72.9) f xe-clx=xe-- f
Nell'integrale seguente assumiamo come fattore finito eX e CODie fattore diffesenziale
",n x

(72.10) J
integriamo di nuovo per parti l'ultimo integrale:

(72.11) f J e'senxdx:
232 Copirolo 9

dalla relazione precedenle si pu navare il valore dell'integrale

f c'
(72.12) senx dx ="2(sen x-cm x) + c.

Con lo stesso metodo possiamo calcolare l'integrale

f eor x <ix .. f coa x cos l'.dl' "'"scn x cos x + Jsen1 x iiI:'"


(72.13)
=scn l'COLlI X + f (1- eor x) dx =een xcos X+:I- f cor x dl';

ricavando dalla relazione precedenle il valore dcU'integrale, si rilrD"" il risultato, ottenuto


per altTa via in (70.13);

. 1
(12.14)
J dx "'2 (sen xcos x + x) +c.

Chiudiamo il paragrafo scrivendo esplicitamente la regola di inlegra


zione per parti per gli integrali definiti. Tenendo conto della relazione tra gli
integrali indefiniti e gli integali definiti espressa dalla formula fondamen-
tale (68.4), otteniamo dalla (72.1):

(n.15) fb
f) g') d>c = [f) g) - f
b
r(x) g(x) d< .

73. Integrazione per sostituzione


Abbjamo visto che il metodo di integrazione per decomppsizione in
somma si basa sulla regola di derivazione di una somma ed il metodo di
integrazione per parti si basa sulla formula di derivazione di un prodotto. Il
metodo di integrazione per sostituzione, che descriviamo in questo para
grafr, si basa sulla formula di derivazione deUe funzioni composte.

FORMULA DI INTEGRAZIONE PER SOS'lI I UZIONE. - Sia f una


funz.ione comintul e g una funz.ione derivabile con derivata continua. Risulta

(73.1)
U f(x) dX]
... &(11
= Jf(g(l)) g'(,) dc
lrur:grnli illdr:filliri

Osserviamo che la formula di per sostituzione (73.1) 1100 richiede. per la


ma validit. che g(t) sia una funzione invertibile; naturalmente il risullalo dell'integrazione
indefinita espresso in funzione di t. mediante la '" g{t). con x che varia nel
codominio della funzione g. Per poter esprimere il risultato in funzione di .l. OCcorre sup-
porre che g(l) sia una funzione invertibile; in tal caso si ollene il risulrato finale. in funzione
d x, con l'ulteriore sostituzione [ '" g-I(X). Notiamo per che, per il calcolo di un integrale
definilO, pu non essere necessario invertire g(l), come moslrato nella successiva formula
(73.14).

Il simbolo a primo membro della (73.1) significa. indicando con F(x} uno primitiva di
f(x), che

(732) f f(x) dx = f(x) + [I f(x) dX]


l'III
"" F(g(t)) + c.

La dimOSlrazione
. della (73.1) consisle nell'osservare
. che

(733) F(g(l)) + , : I f(g(l)) g'('1 di ;

cib conseguenza dci teorema di derivazione delle funzioni composle. Infatti, dato che:

d
(73A) - F(g(l)) _ P(&(I)) .'(1) : '(g(l)) g'(I),
dI

abbiamo vcririCato che F(g(t una primitivo di f(g(tg"(t). abbiamo verificalo la tesi
(733).

Se X = g(t),la quantit g(t) . dt (che una funzione delle due variabili t,


dt) si chiama il differenziale della funzione g(t), e si indica con il simbolo
cix. Perci, il differenziale della funzione derivabile x =- g(t) , per defini-
zione, dato da

(73.5) dx = g'(t) dt ;

tale definizione motivata dalla formula (73.1) di integrazione per sostitu-


zione; infatti, in (73.1) x si trasforma in g(t), mentre il differenziale dx si
trasforma secondo la (73.5).
Consideriamo alcuni esempi, cominciando con l'integrale

(73.6)
I {;' x-3
d"
234 Capitolo 9

2
naturale pone x = tl. In base alla formula (13.I), con x ,., g(t) _ t , otteniamo, per t O!: O

1-3
.fx-3

(73.7)
= t-3
dI + J2- ]=
t-3
dl

"" 21 + 6 log lt - 31 +- c ;

volendo scrivere il risultato fi.cale in funzione di x, si sostituisce t = ..JX ' ottt:ot:ndo:

(73.8)
J.;;.I ,-3
dx=2.J;.+6Iogl..JX-3!+c.

2
Con la 3ostiluzione 2x -1 "" t , X= g(t) = (12 .fo 1)12, calcoliamo l'ltecrale, per t O

(13.')
(tI + l)fl + d (_ JtJ + 2 + t d t
J
t
= t
(t2 + 1)12 t (2 2t + 1 '

llbbiamo 'Jtteouto l'integ:nlle di una funzinne razionale, che poslIiamo risolvere con il metodo
indicalo nel paragrafo 71. Notiamo che il denominalore ha due radici concidenti e che, esc
pendo i couti, si ottiene la scomposizione:

01',+:...:;2,:."-,+,-;,1 8t - 4
--= =t+4+ =
tI 21+1 t2-2t+l
(73.10)

:ct+4+4(-'!:"'-1+ 1 ,);
t- (t-l)
2
quindi {x = (1 +- l)n):

..j2X
J X+ l t2 4
O

(73.11) ID: - + 4t +- 8 log 11- 11 - - +- c ;


x-.fbf.-l 2 t-l

facile sCrivere il risultato finale in funzione di x; lenendo presente che t _ - 1 .

Con la SOlltitU'7.ione x = sco t, calcoliamo l'integrale (ci limitiamo ai villori di t per cui
COS
Integrali il/definiti 235

f il cix = J - sen1 t cost dt = (x c sent)


(73.12)
" f t dt ,. (t + sent C05t) + ;

l'ultimo integrale era stato Cllk:olato in (7O.LJ) (ed anche in (n.14.

Per finire, scriviamo esplicitamente la formula di integrazione per .sosti-


tuzione per gli integrali definiti. Consideriamo l'integrale di una funzione f
esteso ad un intervallo (a, bI. ed effettuiamo la sostituzione x = g(t). Suppo-
niamo che ad x = a, x = b corrispondano tramite la funzione g i valori t = c,
t = d.; cio supponiamo che risulti:

(73.13) g(c) = a, g(d) b.

ID tali condizioni deduciamo immediatamente la regola di integra:cione


per sostituzione per gli integrali definiti:

(73.14) ia
b
t(x) dx io
d
t(g(t)) g'(t) d,.

Ad esempio, consideriamo l'integrale definito, corrispondente aU'integra.le indefinito


(73.12),

(73.'-'> r-,
Abbiamo verificato che ! utile effettuare la sostituzione x = seoL Dato che risulta

(73.16) seo (- ;)= -l, SCD 2"= = l,

applicando la Cormula (13.14) e ricordando il risultato dell'integrale indefinito (72.14), otte-


Rlamo

, r""
f-,
cos
-"
1
tdt=

[' r"
(73.17)

= 2: (t + sent cost) =2 .
236 C"pJolo"

74. Calcolo di aree di figure piane


Abbiamo introdotto l'integrale definito con lo scopo principale di
lace aree di figure piane del tipo

a x $ b, o y C(x)},

dove t(x) una funzione continua e non negativa nell'intervallo [a, b]. In tal
caso risulta
b
(742) area di A = J t(x) dx .

Pii) generalmente possiamo calcolare l'area di una regione T, come in .
figura 9.1, definita per mezza di due funzioni continue f(x), g(x), dalle
limitazioni seguenti
(74.3) T {(x, Y)' a x b, g(x) y l(x)}.

Y !-
-
f(x)
il

-

I
I

b-

Figuta 9.1

In tal caso l'area della regione T si calcola per sottrazione degli ntegrali
definiti relativi rispettivamente ad f, g: ciO

(74.4) area di T = i b
[C(x) - g(x)] dx .

Come applicazione. c;:alcolilmo "af'CB di un Cf:!"Chio di raggio r. TI ccrchio C di <:entro
lJlre/;nl/t tmlefinili 237

l'origine e raggio r individuato dalle limitazioni

(74.5)

La situazione quella descritta in (74.3), con g(x) '" - - x.2 , f(x) '" - il . In con-
fonnitl con la formula (74.4), l'area del cerchio data da
,
areo di C '" f [N - x?- - (- .Jfl -

Xl)] d.,. '"

(74.6)
,
=2 f

N-x'dx.

Anche l'ultimo membro della relazione precedente ha un charo siglficato geometrico.


Infatti, in base alla (74.2), rappresenta il doppio dell'area del semicerchio al di'sopra dell'asse
delle x.
Effettuiamo la sostiiuzione x == rt. Utilizzando la formula (73.14) con" '" g(t) '" rt, si
ottiene
, , ,
(74.7) f
N-x'dX= f -\
f
-\

e J'ulti!l\o integrale, calcolalO in (73.17), uguale in rtI2.


Riassumendo, abbiamo dimosrrato he l'area di un cerchio di raggio r vale

(74.8) area di C '" 2 f



dx "" 2 . ""]t .

IIleuore osservi che abbiamo gi calcolato l'area del cerchio alla fine del paragrafo 23.

Possiamo calcolare l'area della regione piana racchiusa dall'ellisse di equazione

(74.9)

la regioDe E di cui vogliamo Cl1lcolare l'area quindi definita dalle limitazioni

(74.10)

con lo stesso procedimento usato in precedenza per il cerchio, otteniamo che l'area deWel-
fisse vale

(74.11) area di E '" 'f



b
2 -; -il dx = 2 ab f'
-I
dl = nab.
238 Capitolo 9

Appendice al capitolo 9

75. Integrali impropri


Nei paragrafi precedenti abbiamo studiato l'integrale definito di UDE
funzione limitata in un intervallo chiuso e limitato [a, bJ. Nelle applicazioni
utile considerare anche integrali come i seguenti:

(75.1) f ..
- 1

1
<Ix;. o
l

I ix
1
dx.

,Tali integrali Don rientrano nei casi gi trattati; infatti nel primo caso
l'integrale esteso. ad un intervallo illimitato; nel secondo caso la funzione
integranda Don limitata per x -+ O... Integrali come quelli in (75.1) pren-
dono il nome di integrali impropri.
Per definire il valore degli integrali impropri, consideriamo funzioni che,
oltre ad essere continue all'interno dell'i.ntervallo.preso in consi.derazione,
sono anche non negatiye. Consideriamo preliminarmente l'integrale impro-
prio esteso ad un intervallo illimitato [a, + 00); diamo la seguente definjzione:
_ b

(75.2) i l(x) dx il(X) dx.



La definizione ben posta, perch possibile provare che esiste il limite
a secondo membro; a tale scopo consideriamo la funzione integrale

(75.3) F(b) i b

l(x) dx

e noliamo che, come al solito, F funzione. dell'estremo di integrazione b.
La derivata di F rispetto alla variabile b nota in base al teorema fonda-
mentale del calcolo integrale: F = f. Dato che f > O. ancbe F' O; perci F.
essendo una funzione crescente, ammette .limite per b + 00. dunque
lecito definire, come in (75.2)

(75.4) J +-
l(x) dx !i,;,;_ F(b).
Iluegroll indefiniri 239

L'integrale improprio detto convergente se il limite finito, detto


divergentI! se il limite + DO.
Riprendendo il primo integrale in (75.1). risulta

(75.5)

.Iim [-!I-lim
b-4+- x
(-!+l)=l.
b .....-+_

r
PiO.. genenInu:nlC, per ogni p .,t l, possiamo considerare l'intcg:nle:

(75.6)
fl
- -pdx_
x
1 lim
1
x4'dx_

I ,
-un
Il-h- [ '-'J'
l-p l
'" lim
1>-+_
(b'-' +1)
-
1 P p-l'

L'integrale improprio Cooverge o diverge a semodo che "esponente p sia maggiore o


minore di l; inIani:

' 1 ("(P-l) se p;:.l


(15.7)
f t
- dx.
x
P
...... se p<l

In modo analogo si defuisce l'integrale improprio di una funzione con-


tinua e non negativa in un intervallo illimitato del tipo (- DO, al, oppure (- DO,
+ -l. Ad esempio;

(75.B)
J
+-

__
f(x) cix lim
b-i_
J
-b
b
f(x) dx .

Non sempre possibile calcolare esplicitamente una primitiva di una


data funzione. In tal caso pu essere utile il,seguente criterio per stabilire se
un integrale improprio su un intervallo illimitato convergente.

CRlTER10 DEL CONFRONTO. - Supponinm"o che hell'jl1lervallD [a, +-)


risulti O S f(x) g(x). Se l'integrale improprio relativo alla fu.nzione g
nell'inlervallo [a, + DCI) convergenle, aUam anche l'integrale improprio relativo
aUa funzione f in [a, + _) ! conv.ergMte. Se invece l'integrale relativo ad f
dillergente, anche l'integrale rt!lativo a g divergente.
.. =-=---==0=_ __ =._====
240 Ctlpitolo 9

Dimostrazione: per Ili. proprietA di confronto (63.11) risul(B.

(75.9)

Calcaliame il limile per b -+ -+ -. Esiste il limite di enlrambi i membri. il limite a


seconde membro! rinile, anche il limite il primo ml:mbro deve risullare finito. Se invece il

.-.
Iimile del primo membro infinilo, anche il limite del.sec:ondo membro deve essere uguale Il

Ad esempio, verifichiamo che il seguente integrale improprio convergente:

(i5.l0) f. .- e-"dx<-+_.
,
Naturalmente l'integrale (75.10) oonvergentc :se 5010lnto se ! l:Oovergente l'analogo
integrale esteso aO'intervallo Il, -+ -), invece che [O, + -l: infatti i due integrali differiscono
fra loro dell'integrale definito su [O, 1] dali", funzione datll. Per x li [1, + _) risulta l .s; x, e
quindi

(75.11) v. E (l, .. _l.


La funziooe a destra ba il vantllggio di avere una primitiva facilmente calc:olabile; risulta

.- f., [
'
(75.12)
f.
1
e-z'xdx= Hm
b-+_ l
e-z'xdx= lim
It-t_ 2

l

-=
lim

(_! e-"" +.: e- )-=..!-.
2 2
l
le

l'integrale improprio relativo alt. funzione g(x) [1, .. -) conver-



genIe. Per il criterio del COnfronto anche l'integrale improprio della funzione f(x) conver-
genie; cio vale la (15.10).

In modo analogo si procede per "integrale improprio, esteso ad un


intervallo [a, hl, di una funzione che non continua ad un estremo di
integrazione, ad esempio all'estremo a, Supponiamo che f sia una funzione
continua e non negativa nell'intervallo (a, hl; definiamo:

(75.13) i b

'"
t(x) dx = lim.

i
b

'" +h
l(x) <Ix .
Integrati imlefiJJilj 241

Come in precedenza si verifica che l'integrale definito a secondo


membro monotno rispetto ad h. quindi esiste il limite per h ---? O" . Se il
limile ;; nnBo, l'inl<::g:rale improprio (75.13) si dice conl'ergellu:. altrimenti si
dice divergente.
Lasciamo al lettore la cura di formulare un criterio di confronlo per
questo tipo di integrali impropri.

A titolo di esempio, calcoliamo per oglli p ;F l, l'integrale improprio

(75.14)
i'
o x
I
-dx=lim
P
1.-+0"
f'
Il
x-Pdx=

=lim [xJ-PII=lim ( 1 _ hl-P).


h-iU" 1 P I h-iU" 1 P 1 P

L'integrale improprio converge o diverge Cl secondo che p sia minore o maggiore di l;


iofatti:

(75.15)
'i 1 {lI(' -
o x
-
P
dx =
+ ....
p) se p < l

se p::>l

,lo particolare il secondo iotegrale dell'esempio iniziale (75.1) convergente e si olticne


dal conto precedente per p = 112:

(75.16) )0
r' ..[xI dx = 2.

76. Definizione di logaritmo, esponenziale, potenza


Abbiamo introdotto le funzioni potenza, esponenziale, logaritmo nel
paragrafo 9 a partire dalla espressione ab, con a, b numeri reali (a> O). Ci
siamo basati preliminarmente sulla idea intuitiva di elevazione ad espo-
nente reale ed abbiamo dato un significato rigoroso alla espressione ab nel
paragrafo 12 per mezzo di un lemma di densit del codominio deUa fun-
zione esponenziale. In questa sede seguiremo un approccio diverso, basato
sul concetto di integrale definito.
In questo paragrafo ci proponiamo infatti di definire la funzione loga-
ritmo per mezzo di una opportuna funzione integrate e da questa dedune le
definizioni della funzione esponenziale e della funzione PO!efl'Zll. Natural-
mente supponiamo validi gli assiomi dei numeri reali; in particolare sono
definiti il prodotto ed il quoziente tra numeri reali e la ad
242 Capir% 9

esponente naturale a R , come prodotto del numero a per se stesso n volte


Oltre a ci, utilizziamo i risultati dimostrati senza far uso delle tre tonzion
che intendiamo definire.
La funzione 1/t continua e decrescente per t > O; a partire da essa
consideriamo per x > O la funzione integrale

(76.1) F(x) = f ,
l dt
t
(x> O)

In base al teorema fondamentale del calcolo integrale. F(x) derivabile


per x > O e la sua derivata vale l/x. ]0 particolare F(x) una funzione
continua.
Fissati due numeri positivi Xl. x,l> calcoliamo la funzione F nel pmdottc
X.X2

XI XJ dt fIi dt IXI XJ dt
(76.2) F(x,x,) = -t = -t + - .
fI 1 XI t-

Nell'ultimo integrale effettuiamo la sostituzione t = g(s) = x.s. Risulta


g'(5) = Xl' Inoltre, se S E [l, allora t E [XI> XtX2]. In base alla fonnula
(73.14) di integrazione per sostituzione per gli integrali definiti, otteniamo

(76.3)

In definitiva, con le (76.2), abbiamo provato che

(76.4) F(x,x,) = F(x,) + F(x,).

In particolare, per x. = X2 = X, risulta = 2F(x) e pi generalmente

(76.5) F(x') = nF(x), "Ix > O, "In e N.

Dalla stessa definizione segue che F(l) = O. Verifichiamo ora che F(e) =
1, con e numero di Nepero definito ne) paragrafo 25 come risultato dcI limite

(76.6) e=limxR ,

inregrali inde/liti 243

Per la propriet (76.5) e dato che F(l) = O, abbiamo

(76.7)
F(l + 1/n) - F(l) .
- 110 '

nell'ultimo membro compare il rapporto incrementale della fun'7.ione F nel


punto x = 1, con incremento h = 1/n. Per n -' + otteniamo 00

(76.8) F(e) = lim F(x,,) = tim F(l + 1/n) - F(l) = F(l) ;


n-H_ n-+t_ 1/n

dato che F(x) = llx, risulta V(l) = 1 e quindi

(76.9) F(e) = 1.

La funzione F(x) ha derivata (= l/x}'positiva per ogni x > O; perci


una funzione continua e strettamente crescente per x > O. In base. al criterio
di invertibilit del paragrafo 35, F invertibile, cio esiste la funzione
inversa di F, che indichiamo con VI e che dermita da

(76.10) F-'(y) = x F(x) = y.

Fissato a > 0, scriviamo la relazione precedente COD x = a n Dato che y =


F(x) = F(a") = nF(a), abbiamn

(76.11) a" = x = F' (y) = F' (nF(.)).

La relazione precedente giustifica la seguente

DEFINIZIONE. - Se a, x sono numeri reali, con a > O. definiamo l'espressione


...a elevato ad x... nel modo seguente:

(76.12) "" p-l (x F(a).

In particolare, ponendo a = e, dato che F(e) = 1, abbiamo la funzione


esponenziale:

(76.13) = p-l (x).


CAPITOW 10

FORMULA DI TAYLOR

La formula di Taylor (con il resto di Peano) stata gi introdotta nel


paragrafo 52 e ne sono state esaminate le prime propriet e conseguenze,
come ad esempio il criterio per stabilire se un punto di massimo O di
minjmo relativo, in base all'annullarsi, o meno, delle derivate successive alla
poma.
In questo capitolo riprendiamo la formula di Taylor in ipotesi generali e
ne esaminarno ulteriori propriet.

77. Resto di Peano


Consideriamo un polinomio p(x) di grado n a coefficienti reali

(77.1)

La funzione p(x) indefinitamente derivabile in R e le sue derivate di


ordine maggiore di n sono tutte nulle. Inoltre facile verificare che

(77.2) p(O) = .,

per ogni k < o. Ricavando i valori dei coefficienti a.c. possiamo riscrivere il
polinomio (77.1) nella forma seguente:

'(O) '(O) ('l(O)


(77.3) P(x) = p(O) + p x + p x' + __ + p x' _
I! 2! . n!

In altre parole un polinomio di grado n noto una volta che siano noti
il suo valore e quelli delle sue derivate nello zero.
Sostituendo il ruolo dello zero con quello di un qualunque punto XI) e R
si perviene analogamente ad un'espressione del polino mio p(x) in cui inter
vengonb solo il suo valore e quelli delle se derivate in xo:
246 Capitolo lO

p'(x,,) p'(xo)
p(x) - p(",) + lf (x - x,,) + 21 (x - ",)' +
(77.4)
p"'(",)
+ ... + (x-Xo>n.
nl
Dalla (77.4) segue in particolare che un polinomo di grado n univoca
mente detenninato una volta che siano notLi valori che esso e le sue prime:
n derivate assumono in xo.
Sia ora t(x) una funzione d.erivabile n volte in un punto Xo e cerchia.m.e
di determinare un polinomio Pn(x) di grado minore o uguale a n che veri-
fichi le uguaglianu

(77.5) P.(x,,) f(",), p'.(",) = re",). ... ..)

Tale polinomio deve avere, per la (77.4),l'espressione

f(",)
P.(x) = 1(",) + 11 (x - x,,) +
(77.6)
1"(",) ,
+ 2! (x - "o) + ... + nl (x - Xo)

Le condwoni (77.5) sono verificate da p... Perci il polinomio di grado


minore od uguale ad n che verifica le uguaglianze (77.5) esiste, unico, ed
rappresentato in (77.6); tale polinomio prende il nome di polinomio di
Taylor. di ordine n e centro "o, della funzione t(x).
Definiamo la funzione resto:

(77.7) R.(x) l(x) - P.(x).

La funzione Ra(x) (resco della formula di Taylor di f) rappresenta ['er-


rore che si commette quando. in x si sostituisce a f(x) il suo polinomio di
Taylor di centro Xo e ordine n.

FORMULA DI TAYLOR CON IL RESTO DI PEANO. - Se f derivabile n


volte in Xo. il resro Rn(x) un infinitesimo in Xo di ordine superiore a (x - xot.
ossia

(77.8)
Formula di Taylor 247

La dimostrazione. che segue si differenzia da quellaproposla nel paragrafo 52 per il fatto


che, in questa sede, non si suppone la continuit della derivata n-simu nel punto Jlo.

DimoSlrazione: tenendo la defini2ione (71..7 ) di Rn(ll). la tesi do dimoslrare la


seguente:

lim

(77.9)
. f(x) -{r(x.J + r(xn)(:< - "IJ + ... + - "II)" In!]
= hm O.
-+.. (x XD)n

Applicando n - I volte il teorema di L'HOpital (il limite (77,9) una forma indeterminata
0/0) si perviene a

.
fln-ll(x) _ [fln-ll(".)

+ rnl(x)(x
Q
- Xc)]
I
,
1m =
.-+"" n!(x Xli)

(nIO)

DEFINIZIONE DI 'l<O piccolo,.. - Siano f(x), g(x) funzioni definire in un


intorno di Xli (con la eventuale eccezione di Xli). non nulle per x "o. Si dice che '*
t(x) per x Xo un injinitesimo di ordine superiore a g(x), oppure
equivalentemente che t(x) Wl o piccolo di g(x), e si scrive

(77.11) f(x) = o(g(x (per x Xu:l,


se g(x) una funzione infiniteslma per x Xo e

(77.12) lim f(x) "" o.


x-+x" g(x)

Con tale definizione il resto di Peano (n;7), (TI.B) si rappresenta anche


nel modo seguente:

(77.13) R.(x) = ox - "o)") (per x .... "oJ ;


tenendo presenti le espressioni del resto (77.7) e del polinomio di Taylor
en.6). utilizzando (come nel paragrafo 52) il simbolo di sommatoria. si pu
scrivere la formula di Tay/or con il resto di Peuno aeUa forma:

.t<ueXo)
L
Il
(77.14) C(x) k' (x - ",,)' + ox - "")").
'-o .
Si utilizza spesso la formula di TayIQr con centro Xo:: O(ed in tal caso si
chiama anche formula di Mac Laurin):

f"(O) 1.'"'(0)
(n15) C(x) C(O) + reo) x+ 2 x' + ... + .! .. + 0(").

Esplicitiamo tale formula per alcune funzioni elementari:

(77.16) x' + ... + -.. + o (").


e" :: 1 + x + -x' + -31 x ,
2. n!

(77.17)
x' + x'
10g(1 + x) :: X __ __ '" + (- l)n .. l _
x" + o(xn)
2 3 n

i' x' x'""


(nIB) senx :: X --. + -51 - ... + (- 1)" ( 1)1 + ;
3.. 2n + .

(77.19) cosx
X?
l - 2 + 4! -
x" - rn
... + (- l)" (lo)! + 0(.....') ;

r x5 x2n-t.l
(77.20) arctgx = x - - + - - '.. + (- lt + o(rn+2 ).
3 5 2n+l
2 2
Ad esempio, dalla (77.18), con n" 0, si oUiCDe sen x = x + o(x ) e, ca.mbiaodo x con x , o
con Xl. si ricava rispettivamente

(71.21) scn il ,. il + ..$eli il = .r + o(x'),

esprimcndo il ratto che, per x vicino a Xo '" O. le funzioni y 7' &cn x2 e y :: sen xi hanno un
2
ceomportameuto- simile rispettivamentc alle funz!:mi y '" x e y ::: l. Ci ben evidenzialo
dalle figure 10.1, 10.2, escguite al computer; infatti, in figura 10.1 rappresentato il grafico
2
della funzione sen i chc, per x vicino a "o'" 0, similc alla parabola di equazione y '" x ,
mcntrc il grafico in f!$Ura 10.2 della funzione scn xl per x vicinQ a Xo = O, similc al grafico
dclla funzione '1 '" t.
Pcr motivi analoghi. la funzione f(x) :: 1 + scu(c - I), rappresentata in figura 10.3, ha
per x vicino a Xc = O, un grafico simile al grafico della funzione y .. c. Invece, per x.... + _la
n,; I//Idll di Tfly[or 249

funzione f(;;:) oscilla COR <llleOOdo (cio, pi precisamcnte, "distanza trn zeri collsecutivi)
decresccnte (dovuto al fatto cbc diverge a + "" pi che linearmente) mClltrc"per K -+ - ....,
f(x) nromerte asinloto ori:a:ontale li quota l + sen(- 1) > O.

-
---
ci
Y

;;
" " "
,

Figura 10.1 - f(x) '" sen Xl

--
---
y o;

o

-
<.

FigUlO 10.2 - (x) '" $eD x'J


y
--
:i

"-

K
Figura 10.3 - f(x) '" 1 .. sen(e - .1)

78. Uso deUa formula di Taylor nel calcolo di lliniti


La fQrmula di Taylor con il resto di Peano si dimostra utile nel calcolo
di limiti di fonne indeterminate. come neU'esempio che segue.

Si voglia calcolare il limite:

(78.1) . --
10m
.-+0
(' Xl X
')
seo. x .

Il limite si prel5enta sotto la forma indeterminata .. _ - (+ _l. la fonnula di


TayloT della funrione aen x centro xo = O.(si veda la (77.18) con n "" 1):

(782)

S ottiene

lim (-' - ' ) _Iim senx-x "'-


.-fll ,,1 X seo x .-+0 ,,1 sen x
(78.3)
_\iro - x3/6 + 0(x4) .
xl - r
16 .. o(x') ,
Formullt Ili Tay/or 251

si uliliu.alo il rauo che ,l . ,. (si ved\ la prQP.osizione seguente): cosl pure si


sarebbe poWta utilizzare la proprie[l: - ';/6 + o(x) =
Dividendo numeratore e denominatore della (783) per ..3 e tenendo presente che

(78.4)

come pure o(x"n..3 - f O per x - f O. si ottiene infine il limite equivalente

lim - 116 + O(][4)1 r = _ !.


(785)
..-+o 1 - r
16 + 0(x6)1 XJ 6

Ai fini del calcolo di limiti sono utili le propriet degli aO piccoli


elencate nella seguente

PROPOSIZIONE. - Valgono le propriet (m" n e N):


1
(78.6) o(x") + o(x") = 0(><") ;

(78.7) c o(x") = o(ex") = o(x"), c = costante '# O;

(78.8) o(x") - o(x") = o(x") ;

(78.9) x'" . o(x") = 0(JC"'+") ;

(78.10) o(x") . o(r') = 0('--) ;

(78.11) 0(0(><" 0(><") ;

(78.12) o(x" + 0(><")) o(r').

Dimoslriamo la (78.6): siano f(x) = o(]["). g(x) '" due fum:ioni infinitC$ime di
ordine superiore a x" per x - i O. cio lali che

,.
f(x)
(78.I)

lim - . <>.
x" ......
Hm g(x) = O.

Ma allora anche [f(x) + g(x)]lx"..... O per x ... O. cio t(x) + 8(X) = o(x"). come si vole'o'D
dimostrare.
La (78.7) afferma l'ovvia propriet che se f(x)lx" - f O per]l -+ 0, allora anche

c . f(x) r(x)
(78.14)
,.
convergono a zero per li: - t O. qualunque sia III costante c 'l" O.
252 Cl.lpiwlo lO

La (78.8) si prova COffit: la (18.6); si osservi che, in generale, non lecito porre o(x") -
o{x") = 01 Infatti o(x") - o(xll ) denola la diITerenu di due funzioni f(;I;), g(x), entrambe
infinitesime di ordine superiore 8 x per x ...... O.
Lt: (18.9), (78.JO) si dimostrano in modo anllogo.
Dimostrilmo la (7H.II): posto l(x) '" o{o(x")), risulla

(78.15) per x ...... O:

perci f(x) '" o(x") per x --f O.


Dimostrazione dell... (78.12): posto r(xl .. 0('- + o(x, si 11/11:
(71:1.16) l(x) '" O(lI + o(x" . (I + O(X.),.., O
'II!' x" + o( x) x

per x -+.0. Perci ((x) "" o(xn) per x -+ O.

Cme ulteriore esempio calcoliamo il limite

(78.17) . (l
Iim
....-kIx

cos

xl
x
se",nc:;3X:)
3x

Ponendo 3x al posto di x nello sviluppo delll fimziOJlc seo x in (77.18) e la


(78.7), si ottiene

(78.18)

Utili:aando IUlChe lo sviluppo (77.19) della ru07.ione coseno, il limite (78.17) diviene

.3r-3xcosx+sen3x
lim
.-Hl 3 x

(78.10) = lim ,,"'


_+.;;.::0-,,(''-'.')
, x'

:; lim
3 r + (312) - (912) rl + o(x")
- lira
3 x:t .-+0

Come ultimo esempio studiamO il limite di successione

(78.20) =.. (COI;')-"


che riconducibile (mediante la composiUooe con la uvressione x. '" lIn e utilinando il
teorema del paragrafo 31) al limite di fu02.ione .
FUl1nTl/" di Tay!o,' 253

1 Iof_l
(78.21) tim (cos X
...., .....
liro e }

Utilizzando gli sviluppi in fonnula di Taylor delle funzioni cos x e 10g(1 + x) e le


propriet degli 0<0 picooti, li ba:

(78.22) Iog(cos x) - 101 (1 - + ):0 + o(rJ,

da cui li dedw::e immediatamente che i limiti (78.20), (78.21) valgono c 1l2

79. Resto integrale

FORMULA DI TAYLOR CON IL RESTO INTEGRALE. - Se f derivabile


r.
n + 1 volte in (a, bl. con derivata A+1) continu.a, il resto R.(x), tkfinito in (77.7),
si rappraenta ne1kJ fonno

(79.1) R,,(x) = [ (x - .)' t<'O"(I)d<. "Ix E [a. bl


n!
...
Dimostrazione: per la definizione (17.7), e per la (n.6), il resto Rll(x) dato da

(79.2)

pertanto la. tesi consiste nel dimostrare che il secondo membro. dellEl (79: I) . per ogni x e
[a, bl, uguale al secondo nlembro della (79,2): proviamo i per indtUione su " '" 0'- 1. ..
Pcr n O. l'uguaglianza dei 5CCOodi Il)embri dlJe (79.1), (79.2ft conseguenza della
ronnu1.1 fondamenHl.le del calcolo integnle; infatti:

(79.3) [ reI) di ., [f(t)];" = f(x) - f(xJ = Rg(x). "Ix e [a.-bl.


Nell'ipotesi che f(x) ammetla derivata di orQine n + 2 continua in (a, bl. assumiamo per
induzione

(79.4)
= f
(x -, I)" ,.... II(t)d[,
n. Vxe[a,b)
25<1 CopilOlO 10

Inlegrando per parti otteniamo

(79.S)

+
f ( X
Cn
-

+ 1)1
f"_.al(l) dt.

che equivale alla tesi. con n + l al postO di n:

(79.6) ';I X E [Il. bl.

80. Resto di Lagrange


Continuiamo ad indicare con RII{x) il resto nella formula di Taytor,
definito in (77.7).

FORMULA DI TAYLOR CON IL RESTO DI LAGRANGE. - Se f


duivabile n + 1 volte in [a, bJ, con derivala fll+l) continU4, per ogni x e [a, b] esiste
un numuo XI compreso tra :co ed x, tale che

)
(BO.1) R (x) = l (x - Jto)"+1
Il (0+1)!

Dimostrazione: supponiamo x >. xli (le differenze con il caso x < Xn sono soltanto
formali). Indichiamo con m. M rispettivamente il minimo ed il mnssimo di rn+I)(t) nell'inter
vallo xl. certo esiSlenti essendo rn+11 conlinua. Dalle disuguaglianze m S rn+l) (t) S M.
'v't e.[JCo. xl e dall'espressione integrale (79.1) del reslo Rll(x) dedudamo che

(BO.2) m (.J.

x-t-
n!
) dt:S Rn(x) :S M [

(
x-t-
01
) dt;

!'integrale calcolabile e1emenlarmente e vale


Formulil di Taylor 255

-
lJ' (x - l t di "" -
l[ -
(X_t)"OI]'"
"
n!:<" n! n+l , ...
(80.3)

Pllrcib

(n + l)!
(80.4) m S Rw(x) . , s M.
(, - 'l'''
"
Per il teorema delresistenza dei valori intermedi applicato alla funzione (tale
funzione assume lutti i valori compresi tra il minimo m ed il massimo M) esiste x, e[Xll. x)
tale che

rtn+II(X) = R (x). (n + l)! .


"l'"
(NO..5)
, " (
,
Per n = O la fonnula di Taylor con il cresta di Lagrange non altro che il teorema di
Lagrange (paragrafo 47): esiste Xl nell'intervallo di, estremi.Xo ed X tale che

(80.6)

Per n generico la fonnula di Taylor con Il reRto di Lagrange utiliiiata per la


zione numerica di funzioni; infatti alla base della stima del resto (81.2), proposta nel para-
graio seguente.

Appendice al capitolo lO

8L Tabulazione di funzioni
La formula di TayJor utile, oltre che per, il calcolo di limiti, anche per
la tabulazione numerica. delle funzioni elementari: si approssima un valore
di una funzione !(x) con un polinomio di Taylor di grado n, scegliendo Xo ed
n in modo tale che il resto R,,(x) sia compatibile con il grado di precisione
consentito dal problema. A questo scopo necessario avere una stima del
resto R B -

STIMA DEL RESTO. - Sia. f(x) IIna funzione derivabile n + 1 volte in un


intervallo [a, bl contenente x." con derivata :t<B+l) continua in [a, b]. Posto,
256 Capitolo 10

(81.1) M....l '" max {lt<...I)(x)1 : x e [a, b]I,

il ruto R,,(x) delllJ formula di Tuylor verifica la disuguaglianza

Ix - xol....J
(812) IR. (x)1 .s M ..., (n + 1)1 '
"Ix E [a, hl.

Oimos'razione: direlfa conseguenza della rappresen\azione del resto SCCQndo la Cormu!a


di (SO.l): inCarti, fissati lt.llj, e [a. b]. se indictUamo on xI il punto per cui "'i1le la
Cormtda (BO. 1). si ouiene:

Ix - Xul U
!
!R.(x)1 If II(X.I)1 - (D + 1)1
(81.3)
Ix -
S M"., (11"+ l)!

Diamo un'indicazione di come ,calcolare numericamente i valori di una


data funzion'e usando la fonnula di Taylor. Con il metodo che espolliamo si
possono costruire le logaritmi o delle funzioni tTig0C!-0metriche.
Si "fissa prelimnannente il numero di cifre decimali con cui lavorare, o
pi precisamente, il grado di approssimazione con cui si vuole con5cere ii
risultato. Si eseIDIe il calcolo usando il polinomio di Taylor \17.6), trascu-
rando il resto R..(x), n resto, O errore che si commette, stimato con la
formula (81.2).

Ad esempio, ci propqoiil.lDO di calcolare scn (lI1D) con un crrore inieriocc a 10-7.


Salviamo la formula di Taylor per 1. funzionc f(x) "" seo X. con XJI_ a O ed X _ 1110. Dato che.
la deri....tA uguale. + :sen x opptm; :!: COI X. risulta 1f")(x)1 S l, c quindi

(81.4) M...l = mu {t&'+Il(X)1 : li G [O, lti] :!O L


Pe.rqb, $e O S x :!O 1/10, otten.ialllO

(8U)

si pub calcQlare (o + 1)1 . 10n + l per i primi valori di n; in parlcolare per n + 1 _ S si trova

(81.6) l0 ('ll:!iO l _ 1 <: _,_ = 10-1 .


n-t 51 lo' 120. ICS 107 '

quindi: commettiamo un crrorc inferiorc a 10-7 se approssimiamo il yalorc del seno di x con il
Farmula di Taylor 257

vulore (leI polinomia di Taytar.


(81.7) sco " _ x - - '"
6 '

Ponendo x "" 1110 otteniamo il valore:

1 1 l 599
(81.8) scn 10 ;; 10 - 6 . IlY;; 6000 = 0.09983333....

L'errore commesso inferiore a 10-1 ,., 0.0000001. Cib significa cbe Le prime sei cifre
decimali trovate sono esatte. Quindi possiamo senza dubbio afferro'are che'

(81.9)
,
sen lO = 0.099833...

Volendo conoscere altre eifre decimali di sco baSta nIneolare n. Ad esempio, se


si vuole un risuLtato con un errore inferiore a 10-1 , basta prendere n = 6. DaUa stima (81.5)
si ottiene :;; 1I(7! 10 ) <: lO-lO. EsegUerido i calcoli, si trova il valore esatto fino alla
'
nona cifra decimale:

1 599 1
(81.10) seo 10 ;; 6000 + 120 . lOS ;; 0.099833416..

Calcoliamo ora valori numerici approssimati del numero di Nepero e;


utilizziamo la formula di Taylor per la funzione f(x) = eX, con centro Xo = Oe
conx=1.
Poich la derivata :t<nl(x) uguale ad eX qualunque sia n, e dato che la
funzione eX strettamente crescente, risulta

(81.11) M n+1 = max (e" : x E [O, 1]1 = e < 3.

Ponendo Xo = O, x = l, nella stima del resto (81.2), abbiamo

(81.12) 1)1
R" (x "M,., --=-..:1",
Cn + l)!
< (n + l)!

Ad esempio per il = 10 si trova IRnex)1 < 3/11! < 10-7 QUindi otteniamo
il numero e dal polinomio di Taylor (77.16) per la fUIlZione eX con' "o = 0,
x = l, n = lO:

1 1 1
(81.13) e =1 + 1 + 2 + 3! + ... + lO! = 2.71828180114...

Il risultato stato ottenuto a meno di un errore inferiore a 10-7 . Perci


260 Capitolo 11

A titolo di esempio consideriamo la seguente, deaa Hrk (li MUlgoti:

111 l
(82.4) - + - + - + ... + + ...
1 . 2 2 3 3 4 n(o + 1)

La somma Sn dei primi n termini della serie data dalla formula (11.15), dimOstrala nel
para&J1lfo 11 per indurione:

(8'2.5) S_'"
.., -0;.-':'-';
L

n
k(k 't- 1) .. n + 1 '

per n-+ -t -. Sn converge .ad l. Quindi la &erie data convergente e la somma vale

(82.6)
...
Il.l
,
k( k + l ):"ro
_ _ .. =1.
"

Consideriamo ora la serie associala alla successione a n '" (- cio:

(82.7) - 1 + l - l + ... + (- 1)- + n.

Per la successione sn deUe iomme parziali olteniamo: SI '"" - 1; 12" O: '3" - 1; '4 - O; ...
La successione Sn non ha limite; quindi la serie indeterotinata.

Si noti che l'esempio (82.7) di serie indetenninata stato datO a partire


dalla successione ali = (-1)- che non converge a zero; questo un motivo per
escludere a priori che la serie converga, secondo la seguente:

CONDIZIONE NECESSARIA PER LA CONVERGENZA DI UNA


SElUE. la serie
-L all allora la su.ccessione. a n a zero
k.1

Dimostraziorie: indichiamO con s" la successione d!11e somme parziali e con s ., R la


somma della serie. Essendo

(82.8) 5".1 "'s,,+8.... , \t'n e: N,

risulTa

(82.9) lim = lim - Iim SII = s"- S = o:


11-+- II-t_ .-t_

Osserviamo che la condizione precedente l: necessaria ma non sufficiente per la conver-


genza di una serie, come si vede dal seguente
Serif! 261

ESEMP10. Il termine generale ddla,

(82.10)

infinitesimo, ma la serie divergente. VerifLchiamo infatti, per induzione. che la sua ridotta
n-sima data da

(82.11)
ao immediato per n'" l. Supposta vera la (82.11) per o - m, verifichiamoJa per n= m
+ 1. Sia dunque sm :. + l - 1 , allora
l
(82.12) 1+ c:=.ij,:,,"i'

Essendo evidentemente

l
(82.13) ,

dalla (82.12) segue sm+l = + 2,- l cio la tesi.

Quanto segue in questo paragrafo pu essere omesso ad una pnma


lettura.
Dal criterio di convergenza di Cauchy per le successioni di numeri reali
si ricava il

CRlTERIO DI CAUCHY PER LE SERIE. -

sufficiente affinch la serie L- a k sia convergente che, per ogni


Condizione necessaria e

E > O. esista
'_I
v > O tale che

M,
(82.14) L akl-laR+I+an+2++aR+pl<e
k=+1

per ogni n > v e per ogni p E N.

Dimoslrm:ionc::: indichinmo con Su In successione delle somme pimdali c ricurdiillllu, dal


critclio di Clluchy per le successioni (pllrllg!nrO 2H), chc s" converge se c solo se per oglli li:>
O esiste y :> li talc che per m :> v, n :> v

(H2.IS)
262 CapiwlQ JJ

Essendo per m > n. m '" n + p con p e N. si ha


.. n .,.,
(82.16) s.. -S.-L,8,-Lllt"" L 8k'
t .. 1 k_1

da cui la lesi.

DI l'ndle vcrifica sono Ic scguenti prop:>sizioni.


-
PROPOSIZIONE 1. - Se le serie di termine gcnerale-alt e bit sono regolari e se

- -
La,.+Lb,.
,
(82.17)
k=l ,., I
Ju1 significato in R Et R u 1- -. +-1. alloro la serie di ter!lIine generale alt + b t P-
regolare e risulta

- - ,L-..
(82.18) L
'.1
(DJ< + bt) =
...
I. at + b.

PROPOSrzrONE 2. - Se lo di termw generale ilk regolare, anche la


serie di termine generale c . alt i regoliue per ogni c e R e si ha

(82.1
-,.,
Lca,=e Lat.
-
k='

Utilc la 1l0'Zione di resto di una serie.


-
Dala la serie
..,
L al per ogni n E N consideriamo la serie ruro n...:simo

(8220) B.".1 + a..2 + a".3 + ... + lI"..t + .

ollenuta trascurando i primi n tennini ddla seric data; cio consideriamo la serie di lemline
generale b t con

pcr k_l..... n
(82.21 ) b ( O
'. per k>n.

Sussiste il seguente
Serie 263

TEOREMA DEL RESTO. - S. ,. mi, i '. , ,"""'.'n" ."d<, ,. "ri, Mimo Il


fo Del/a R n la .sua somm.a, cio po.sto - I
(8222) R. '" I. a n"",, '" 2. I!
t..n+l lj
,
si h(1. inoltre

(82.23) lim R" '" O .


DilnO$lrnzione: essendo. per In ::> li, bm - llm '" (I si hll

(82.24) "
L. (b" - a,,) '" L (b. - a,,)
1(",1 t_l

per ogni In ::> n. Pertanto In serie di termine generule bI;.. - a" c convergente. Tale risultn
allortl. in base alla l, Ilnche la serie d Il:rmine generale bIt = (llj( - .1,,) + R".
l,.a (82.2<1) pu t:Mer !iscrilta come

(K2.2..'i)

per ogm m ::> n: per cui. passnndo il limite per m _. si ha

(82.26)
-
I. (a" - hd '" al + Il! + ... + .1. '
"cl

ed anche

-
(g2.27)
..
l:, a" - R" : al + al + _ + D.

Passando llilimite per n ca in lale i"I!I.lzione, si ricuvu la (82.23).

83. Serie a-termini Bilo negativi

Diremo che una serie L a" a termini non negativi se per ogni n E N
'.1
risulta an O. Diremo che una serie a termini positivi se a" > O per Ognl D.
La successione Sn delle somme parZiali di una serie a tennini non nega-
264 Capitalo Il

tivi crescente. Infatti, dato che a n+1 > O per ogni n, risulta anche

(83.1)

Quindi,. in base al teorema sulIe successioni monotne (paragrafo 24), sn


non pu essere indetemiinata. ma ammette sicuramente limite (eventual-
mente uguale a + -l. Abbiamo cos dimostrato il seguente:

TEOREMA SULLE SERIE A TERMINI NON NEGATIVI. - Una serie a


termini non nega/ivi non pu essere indeterminata. quindi convergente, oppure
divergente positivamente.

Ad esempio, in base al teorema sulle serie a termini non negativi ed alla proposizione
del paragrafo precedente, possibile affennare che

- k
(83.2) + -;
k=1 k + 1

inlatti,"la serie data a termini positivi, quindi pu essere divergente a + <><l. oppure
convergente. Ma non convergente, perch la successione 8" = nJ(n + 1), nOI1 tende Q zero
per + -, ma tende a 1.

Evidentemente la somma di una serie a termini non negatIVI conver-


gente maggiore o uguale di ciascuna delle sue somme parziali sn.

84. La serie geometrica


Per ogni numero reale x consideriamo la serie geonletrica

(84.1)
- 1 + X +_ X 2 + ... + X
n
+ ...

TI numero x si dice ragione della serie geometrica.


Se x positivo, la serie a tennini positivi; perci; se x :> O, la serie
convergente oppure divergente. Se x > 1. la successione aR = xn Don tende a
zero; quindi, in base alla condizione necessaria per la convergenza di una
serie. la serie divergente, cio risulta

(84.2)
I.
- 'Ix > l .
Serie 265

Fissato x < l, calcoliamo la somma parziale Ricordandp la fonnula


(11.7), abbiamo

(84.3)

In accordo con la relazione di \i.mjte (23.1), per n --') + =,' X"l tende a
zero se x E ( - 1, 1), mentre non ha limite se x < - 1. In corrispondenza
otteniamo

tim 1 - x"+1 = {l/(l - x)'.


se - 1 < x.< 1
(84.4)
11---++000 1- x non esiste, se x <- 1

Riassumendo. la serie geometrica convergente se Ixl < 1, tlivergente se


x > l, indeterminata se.x < - 1. Risulta inoltre:

(84.5) , -L x' =:;---


1
se -l<x<1.
1- x
k=O

Per mezzo deUa serie geometrica siamo in grado di chiarire una propriet
ben nota di quei numeri reali che. in decimale, hanno un ;a1lineamento
periodico. Ricordiamo che ogni allineamento decimale periodico pu essere
trasformato in .un numero razionale mediante la frazione generatrice. cio
quella frazione che ha a numeratore le cifre del periodo e per denominatore
tanti 9 quante sono le cifre del periodo.

Ad esempio, verifichiamo che

- 13
(84.6) 0.13 0.131313... 99 .

L'aUine.amento decimale periodico 0.13 si scrive in modo preciso in forma di serie, la


quale poi calcolata per mezzo della formuLa (84.5):

0.13 = 0.13 + 0.0013 + 0.000013 + ...

0.13. (l + Hr' + 10-4 + ...)


(84.7)
l lo' 13
0.13 0.13 - = - .
l - lO-' 99 99
266 Capi/olo 11
1

85. La serie armonica.


La serie seguente detta serie armonica:

1 1 1
(85.1) 1+-+-+ ... +-+ ...
2 3 n

Per stabilire il carattere di tale serie, cio per stabilire se la serie data
convergente
.
o divergente,
1
osserviamo che,
per ogni k E N."

(85.2) x_
> k

Calcolando l'integrale definito nell'intervallo [k, k + I), otteniamo

(85.3)

Consideriamo l'area della regione piana al di sotto del grafico della


funzione l/x, per k ,; x < k + 1, e al di sopra dell'asse delle x. Nella relazione
precedente abbiamo confrontato tale area con l'area del rettangolo dise-
gnato in figura 11.1.

y=l
x.

1 __ _ .-
k k+l x

Figura 11.1

Sommando, per k che varia da 1 ad n, otteniamo

n Jk+l dx n 1
(85.4) " -<"-

k=l k k;1

A" secondo membro c' la ridotta n-sima Sn della serie armonica. Svilup-
piamo la somma a primomembro (utilizziamo la pwpriel (63.1) di additi-
Serie 267

vit dell'integrale rispetto all'intervallo):

n Jk+l d fn+l dx .
(85.5) s, > L, = - ' = log(n + l).
k=l k X l x. -

La successione iog(n + 1) tende a + per n -> + quindi anche la


su"cceSsione s, tende a + Cio /o. serie armo'nica (85.1) divergente.

Dato l'importanza della diver-


genza della serie armonica. senza far uso del calcolo Integrale.' .
A tale scopo ricordiamo. (p:aragrnro 25) che

(85.6) 1)'. '


a,,'=l+k:
(

e una successione cres:ente. convergente al numero di Nepero e per k---J + <><>;. abbiamo
quindi '
(85.7) e = (l + .. ,
'9'k E N.

Dato che In funzione log x crescente in (O. + <><, risulta log e?; log ak. per .ogni k: E N; cio

(85.8) l =- log e log (1 + ir = k log (I + V'k e N.

da cui

(85.9) 1
- O< log
k
(k k,+ l) - log{k + I) -log'k, Vk e N_

Sommando per k = 1. 2.. __.n. otteniamo

, l' ,
s="-O<
Il k t
k",,1
(85.10)
" [Iog(n + l) - log n] + [log n -log(n - 1)] + .. ;'+ '

+ Ilog 2' - log I] log{n + I) - Jog l - log(n + l).

Si noti che, per allra vin, si ottenuta di nuovo la (85.5). Dato che la successione
10g(n + l} diverge a + - per Il--+ + <><>. anche la successione Sn delle somme parziaJi diverge a
+-,

Consideriamo, per ogni valore del, parametro positivo p, la seguente


serie armonica f:eneralizzata:
268 Capitolo J l

1 1 1
(85.i1) 1-+'-+-+ ... + - + ...
2 P 3P nP

Procediamo analogamnte a' come fatto in precedenza. Se k < x < k + 1


risulta .

'1 1 1
(85.12) . 5-5- "Ix E [k, k + i]
I (k + I)P xP kP ' .

..Integriamo nell'intervallo [k, k + 1] e sommiamo rispetto a l,:

(85.13) Ln 1 i
<-<L.-.
n 1
+ dx n l
k=l (k + l)P 1 xP k=1 kP .

La son;un,a a destra la ridotta n-sirna sn; la somma a sinistra1 amene


del prinJo termine (uguale ad 1), la ridotta (n + l)-sima. Quindi possiamc
riscrivere la relazione precedente nella forma .
. n+1
(85.14) Sn+1 - 1 <
i
l
dx
-P <
x
So

Abbiamo gi considerato il caso P 1; distinguiamo ora i casi p < 1 e p >


1. Se p < 1 otteniamo

(n + l)';> 1
(85.15)
l-p l-p'

dato che 1 - p > O, l'ultimo membro tende a + per n-> + quindi anche
la sllccessione sI] tende a + 00. Pertanto la serie armonica generalizzata
divergente se p < l.
Invece,se P'> 1, dalla (85.14) otteniamo

. fU+I dx . (n + l)';> 1
(85.16) Sn+1 < 1 + p = 1 + 1 _.p
1 x . 1 - p'
,

dato che 1 - P < O, per n -> + la succession" (n + 1)1;> tende a zero.


Quini la successieme sn+l (cheha "limite perch la serie a termini positivi)
convergente.
Sel'ie 269

Riassumendo. abbiamo dimostrato che la serie armonica-generalizzata


convergente se p > l ed divergente se O < p < 1. Naturalmente la serie
(85.11) divergente anche se p < O, in quanto il suo termine n-simo non
tende a zero.

86. Criteri di convergenza


.'
Non sempre semplice calcolare esplicitamente la somma 'di una serie
(per questo spesso si ricorre a metodi numerici). pi facile ed sempre
interessante poter stabilire a priori il caratter!;: di una serie, cio se
una data serie convergente oppure no. Coosidereremo sempre in questo
paragrafo serie a termini Don negativi.

CRJTERlO DEL CONFRONTO. - Siano ano bn due successioni tali che 0.$ a n
$; b n per ogni n. Si ha:

(86.1)
-:L b, <
-
L- a, < +
,

'
k=l k1

(86.2) .
..,
-
L- ali; =+ -
-
L-
.1
b, =

Diinostrozlone: indichloino con Sn. ln le ridotte f1-sime delle due serie: relative rispeuivn-
alle successiOni ano bn. Per le ipotesi (ane risulta Sn"S ln per ogni n. inoltre le due ridotte
sn. 1n hanno limite per n-t + DO. dato che le serie date sono a tennini non Perci, se il
limite di t n finito anche il limite di So fjnito. cio vale la (86. I). Analogamente, se il limite di
SII + ..... anche t n li + -, vale In (86.2.).

Osserviamo esplicitamente che, nelle ipotesi del lemema di confronto, sufficiente


assumere che a n :;;; b n per n gtande, cio per ogni h > v, con v fissato.

CRITERIO DEGLI INFtNITESIML - Sia a n una successione a termini non


negativi. Supponiamo che. fissato un numero reale P. esista il limite:

(86.3)

Si ha:

(86.4) r;l: + oo, p > 1


-
"
270 Capitolo Il

(86.5) f .. O. p" 1
-

I
Dimostrazione: nella condizione con il limi le r finilo. per la definizione di limite d

successione (con E = l). esiste un indice v tale che

. (86.6) n P a,,<r+l, "V'n> v

Per tali n risulla quindi O S; ali < (l' + l)/n P. Applichiamo il criterio di confronto (86.1)
con b n =-(r+ 1)/n P. Dato che p > l, la serie armonica genenllizzata relativa a b n conver
gcnte; quindi anche la seric. relativa ad. a n converge.
Nella condizionc (86.5) con """ O. esiste un indice 'V tale che (per semplicit considerinme
re R)

(86.7) . nP ali > l'(l. 'tn > v

Procedendo in modo analogo a come fatto in precedenza otteniamo la (86.5).

A titolo di esempio, possiamo affermare che la serie

(86.8) i: 2k+1
i
,I
convergente. Ci segue dal criterio (86.4) con p = 4; infatti risulta

20 + l

(86.9) lirn n = 2..
n-+_ + 40 +,3

AUo modo, applicando il criterio (86.4) con p = 2, si verifica che la serie seguente
convergente:

(86.10) '.
I
I
CRITERIO DEL RAPPORTO. - Sia a n una successione a termini positivi.
Supponia,mo che esista il li'7Jite

(86.11). 'i ;'


a.
Serie 271

Allora si ha:. . .1.

(86.12) r< 1 aie <+


, ;

(86.13) r> 1
-
Dimostrazione: supponiamo r< I e scegliamo un numero x tale che 1'< x < l. In base alla
definizione di limite di successione (con lE. = x esiste un indice v per cui

(86.14) V'n ;:::.: v.

Per semplicit
2.
supponj'lnlo
" ,
che l'indice v sia uguale ,ad l.
<, -

< .-"
allora a2 <'a [x;
.-
<l., <
a2x < a [x .. In generale:

(86.15)
" .
La serie associata alla succ.essione b n = nlx" la s.erie geometrica di ragione x(iI rattore
al. comune a tutti i termini. non inr1uenza il carattere della serie geometrica). Dato che O < x
< l, la serie associata a bo convergente.
- Per i1.criterio del confronto, anche In serie associata lilla su'ccessione a u convergente:
quindi la (86.12) provata.
Se l' > l, esiste un indice v per cui

Un + l
(86.16) - > l. 'in > v.
'.
Quindi la successione an strettamente crescente per n > v, e perci non pu coml.ergere
a zero; in base alla condizione necessaria del paragrafo 82,la serie data divergente (essendo
a termini positivi).

Come esempio consideriamo la serie esponenz.iale

. il Xl xo'
(86.17) l+x+-+-+
2 3! ... -+-+
. n! ...

con x numero reale fissalo. Ponendo a o = x"/n!, se x > O si trova

,
(86.18)
.

--=
xP+t

(n + l)!
"- =
"
a!
x
. i""
n + 1
.;
"

la quantit no + t/au tende a zero per ,n CIC!;' in ,base'. al criterio del, rapporto, la serie
esponenziale convergente per x > O. DimostreremQ,'nel paragrafo 89 la serle esponen-
ziale convergente per ogni x, e che la somma della serie vaie e 1t
272 Capitolo 11

Talvolta utile anche il criterio seguente, detto della radice, che si


dimostra confrontando la serie data con la serie geometrica, analogamente
a quanto stato fatto per dimostrare il criterio del rapporto.

CRITERIO DELLA RADICE. - Sia a n una successione a termini non


negativi. Supponiamo che esista il limite

(86.19)

valgono le stesse "conclusioni (86.12), (86.13) del criterio precedente.

Dimostrazione: neU'ipotesi r < 1. sia E > O .tale che l' t- E < i. Per definizione di iimite.
esiste v e N tale che 'la:. 3
<: r + e per n "V, ovvero" tale che n < (f + Etper"!l ;;:: v. Poich la
serie gebmetrica di ragione r + E <' r converge, anche la serie di termine generale "a n converge,
per il criterio del confronto.
Se l'> l, sia "v E N tale che > l, qo a n > 1 per ogni n > v. Poich 8 n non pu essere
infinHesima. per la condizione necessaria del paragrafo 82 la serie non convergente e
dunque \ divergente (in quanto a termini non negativi).

87. Serie alternate


Nei paragrafi abbiamo considerato essenzialmente serie a
termini non negativi. Nel paragrafo elitniniamo tale restrizione; in
particolare, consideriamo serie alternate, .cio serie del tipo

(87.1) ,

con an > O. Proveremo, ad esempio, che la serie armonica alternata

1 1 1 .
(87.2) 1- + - +",+ (- 1)"-1 !. +
2 3 4 n

convergente.
Vale il seguente

CRITERIO DI CONVERGENZA PER LA SERIE ALTERNATE. - Sia 'n


O una successione 'decrescente ed infinitesima. Allora la
;?: (87.1)
convergente. detta s la somma, sn1a ridotta n-sima. si ha
S!:rie 273

Il (M7.=3)======ls"=sl=<=....=,=,======,,=n=E=l'1dl!
Dimostrazione: essendo, per k = I. 2.. j ..

(87.4)

(87.5)

la successione 52. 54. Sl). risulta crescente. mentre in successione SI' 53.
si ha

(87.6)

(87.7)

Essendo inoltre

(87.8) .. l - S11 ,: 3:!k .. l

e a2l; + I 2 O. si ho .

.(87.9) TI k E N.

Pertanto. la successione 51. 5:\. 95.... decresc'entc! e limitata inferiormenle e. grazie 01


teorema sul limite delle successioni monothe del paragrafo 24. convergente.
Analogament si vede che la successione 52. 54. 56.... con....ergenle. che

.-.-
lim 82... 1 ::::: O dalla (87.8) che tali sccessioni hanno lo stesso limite s.:

(87.10) lim sft = liln S2t.. 1 = 9. -


10__ I<--t_

Dal citato leorema sulle successioni inonolne seguono anche le relazioni

(87.11) S ::: + l' ...2 S S.

per cui

(87.12)

(81.13) o - 5 S - 521;+2 = 8210;+1

cio la (87.3).

Talvolta la (87.3) viene descritta in maniera espressiva affermando che


l'errore che si commette sostituendo alla somma della serie la somma dei
primi n termini maggiorato in valore assoluto, dal. primo termine trascu-
ralo.
274. Gaifrpla 11
I
La serie 8nrtonica alternata

111. 11-11-
(87.14) 1 - - + - - - + ... + (- 1) - + ...
2 3 4 n

verifica le ipotesi del precedente criteno e perci converge. Domandiamoci qUCluti tertnini
dobbiamo sommare in modo che la somma parziale Su differisca dalla somma s della serie per
meno' di 11100. In altre parole, vogliamo determinare n' in modo che 15 - snl :5 11100. A tale
scopo. per la (87 .3), baster determinare n in modo che an + l::; 11100, cio 11(0 + 1) S 1/100,
che soddisfatta per n 99.

88. Convergenza assoluta


Una serie

(88.1) a,+a,.+ ... +a,,+ ...

si dice assolutamente convergente se risulta convergente la serie dei valori


assoluti:

(88.2) I a, I + I az I + ... + I a" I + ...

In generale una serie convergente non necessariamente assolutamente


convergente, come si vede pensando alla serie armonica alternata. Il vice-
versa sussiste, grazie al seguente.

TEOREMA. - Una serie assolutamente convergente convergente.

Proponiamo due diverse dimostrazioni; la prima, classica, fa uso del


criterio di Cauchy (paragrafo 82).
,
. .
Dimosfrazione (primo metodo): per ipotesi la serie

(88.3)
-
convergente. In base al criterio di Cauchy per le serie (paragrafo 82), per ogni E> O esiste v
E N tale che

n+I'
(88.4)
" I. la,l < E
k ..n+l
Serie 275

per ogni n > v e per ogni p E N. Per gli stessi indici. dalla disuguaglianza triangolare
ottenil\mo

"p
L 3t; := laft+1 + aM 2 + ... + a..+p I ::;;
k"'<l+l
(88.5)
. .p
::;; lan+,l + 13n+21 + ... + laM,,1 = L la,,1 -
k=n+l

Combinando le (88.4). (88.5) otteniamo

(88.6)

per ogni n > v e per ogni p e N_ Di nuovo, per il criterio di Cauhy, la serie di termine
generale 3k convergente. _.

Dimostrazione (secondo metodo): la serie

(88.7)
-
convergente per il criterio del confronto. essendo

(88.8) 'Vk E N.

ed essendo la serie di termine generale la1.:l. per ipotesi, conv.ergente. Per ogni nE. N. si ha


(88.9) L. '. = k=1
k=l
L. (a, + I a. Il - L.
k_l
I a. I

ed il limite per n + - del primo membro esiste finito perch esiste finito il limite dei
singoli addendi del secondo membro.

Appendice al capitolo 11

89. Serie di Taylor


Coosideriamo una funzione f(x) definita in un intorno di un punto "".
Supponiamo che in Xo f(x) ammetta infInite derivate f(",,), r<",,), ..., f')(",,),
... Traendo spunto daUa formula di Tayior (paragrafo 52, o capitolo lO),
naturale considerare la serie
276 Capilolo 11

. f"(x,,)
f("o)(x - xo) + 2 (x - xu)' + ... +
(89.1)
. f')(xo)
+ (x - "0)0 +
n!

La (89.1) detta serie di Taylor della f(x) con centro nel punto
"o. La funzione f(x) sviluppabile in serie di Taylor (con centro "o) se per
ogni x in un intorno di Xo la serie (89.1) convergente e la somma della
serie vale f(x); cio, se esiste &> O tale che

- f'k)(X O) .
(89.2) f(x) = L (x - XO)k \ix: Ix - "o I < &.
k=O k!

TEOREMA. - Sia f(x) una funzione che ammeUe infinite derivate


nell'intervallo [Xo - b, Xo + 6]. con 6 > O. Supponiamo che esista un numero M
per cui

. (89.3) '<fx e [xo - 6, Xo + 6]. '<fu eN.

Allora f(x) sviluppabile irt serie di Tayior di centro xo.

Dimostrazlonei per ogni x e l''-lj- b. Xli + li] indichiamo edo sn(x) la ridott n:sirna della
serie (89.1); come nel paragrafo 17, indiahinrno coii Rri(x) il resto della formula di Taylor.
Con queste notazioni, la formula" di Tllylor si scrive anche nel modo seguente

(89:4) C(x) = s,,(x) + R,,(x).

(n base alla stima (81.2) del testo Rn(x). ed in base nWijJotesi (89.3), dalo che Ix - xol ::;: o,
otteniamo

Ix - xnl MI
(89.5) IR,,(x)1 S M (il + l)! S (o + l)! M.

per ogrii x E Ixu- a. Xo + li].


In accordo con la (2.6.3), per n , + oa membro a
zero;.quindi Rn(x) O per ogni x E [xu - b. Xu + o]. Ricavando sn(x) dalla (89.4), otteniamo

(89.6) ,,,(x) C(x) R,,(x) ... C(x).

Ci significo che vale la ronnula (89.2), cio r(x) sviluppa bile in serie di Taylor di
ceiltro X(J nelrintervallo [XII - X"(J + b].
Serie 277

11 teorema precedente si ad esempio, aUe funzioni


sen x, cos x.
Infatti, indicando con f(x) una di tati funzioni, si vede subito che If n) (x)1 5: per ogni n e N i
e per ogni x E R. Quindi le funzioni seo x, cos x sono sviluppabili in serie di Taylor, ad
esempio con centro in O. Ricordando la formula di Taylor (52.17), (52.18) di tali funzioni, si
ottengono gli sviluppi in serie

x' x' J2" 1


(89.7) sen
.
X =X - -
3!
+ - - ... + (- 1)"
5! (2n + I)!
+ _.'

(89.8) cosx= 1 - - + - - .. + (_1)n _ _ + _._


rx 4 x1n '
2 4! (2n)!

II teorema precedente applica anche alla funzione esponenziale f(x) = eX. Risulta

(89.9) It"'(x)I = c' c' = M, 'Ix E (- b, b].

Quindi ipotesi teorema precedente sono soddisfane anche per la espo-


nenziale. Perci la funzione esponenziale sviluppabile in serie di Tayior con centro O e vale
la form!Jla .
x2 XII
(89.10) e:l=l+x+-+ ... +-+ ...
2! n!

significativo il caso in cui x = l, per cui !isulta

. - 1 1 l 1
(89.11) c=L;-=1 +1 +-+-+-+ ...
k-o k! 2 3! 4!


altri esempi di funzioni sviluppabili in serie di Taylor. Abbiamo gi
verificato con la (84.5) che, se x E (-l,l),la serie geometrica convergente'e la somma vale:

l 1 _3 n
(89.12) +X-+ ... +X + ...
!'

Invitiamo il lettore a verificare per est;rcizio che, posto f(x) =1/(1- x), allora rn)(O) =n! per
ogni n. Quindi la (89.12) -Io sviluppo in serie di Taylor con centro O, della funzione 11(1 - x).
utile scrivere la formula di Taylor per la funzione precedente:

(89.13) :-=---,
l-x
1
- k_O
'
L; x' + R,,(x) ;

possibile scrivere esplicitamente il Rn(x); infatti, In base relazione (Il.?), ab-


biamo:
, xn + l
l
(89.14) R" (x) = ""- x' = 7-- 'Ix E (- l. 1);
l-x 1- x'
278 Capitolo 11

con tale espressione de! resto, integrando tra O e x entrambi i membri della (89.13), olle
mlllOo

(89.lS) - 10gll -

x}. L.
r" l
+{ R" (t) di.
t_ lc.+lo o
La fumjone 1/(1 - t) aescente; quindi, se t S x, risulta 1/(L - t) S 11(1 - x). Conside
rando per semplicit :li: O, otteniamo


OS [ R,;(t) dt =[ - dt S
o o l - t

(59.l6)
S[ dl=l - '" l
o l x l-x 0+2 l_a 0+2 l x

Ricordiamo che x"'" 2 O se D -+ + _, percht x < l; quindi, per n -lo + _, l'integrale.tra


O e x di R" tende a zero. Passando al limite nella (89.15) otteniamo

-
Lo
(89.17) - 10&(1 - x) '"
.... k+ l

Se nella formula precedente si ambia :r con - X. si ottiene lo sviluppo in serie di Taylor


della funzione 10g(1 + x) (si confronti con la fannula di Taylor (52.16):

.Xl r
klg ( 1 + x) -:;: x - - + - - ... + (- l

- + ._
(89.18) 2 3 n

Ancora, cambiando x con - i nella formula (89.12), si oltiene il seguente sviluppo:

(89.19) 1 r = l-x?'" x4 _._ + (_1)1l.,!"- +_.


1+

Integrando entrambi i membri, con lo stesso metodo usato in precedenza, si ottiene

XJ xl X2l>t1
(59.2Jl) arctgxsx--+-- ... +(-l)" + ...
3 5 .

Porticolnnnente significativo il CBSO io cui x = l; dato cbc arctg 1 '" nl4, otteniamo

K l l (- l r
(89.21) -=1--+--.,.+ +._
4 3S 20+1