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Corso di Laurea in Architettura dei

Giardini e Paesaggistica - A.A 2008/09

URBANISTICA IN ITALIA. DAL P.R.G. al P.S.C.

Lurbanistica in Italia
Generazioni di piani
Crisi del P.R.G.

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GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

A.A. 2008/2009 2
BOOM ECONOMICO E PRIME RIFORME

A.A. 2008/2009 3
NASCITA DEL P.E.E.P.

A.A. 2008/2009 4
LA STAGIONE DEI DISASTRI

A.A. 2008/2009 5
IL RILANCIO DEL PRG

A.A. 2008/2009 6
ZONE TERRITORIALI OMOGENEE E STANDARD

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Generazioni di piani
G. Campos Venuti propone una lettura dellarco
temporale intercorrente dalla approvazione della
L. 1150/42 agli inizi degli anni 90, mediante un
approccio analitico di tipo generazionale. Ciascuna
delle tre generazioni urbanistiche individuate
(ricostruzione, espansione, trasformazione)
intesa come linsieme delle condizioni economiche,
sociali, culturali e politiche che caratterizzano un
periodo di vita della societ nazionale per quanto
riguarda la citt e il territorio.
Tale analisi esce dallo specifico disciplinare,
ponendo lobiettivo di riferire le trasformazioni
urbanistiche alle pi generali trasformazioni della
societ.
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La legge urbanistica nazionale per oltre 50 anni
stata applicata concretamente solo a livello
comunale (PRG e strumenti attuativi).
Il livello territoriale stato largamente
trascurato, ad eccezione di limitatissime
attuazioni ad opera di amministrazioni pubbliche
fortemente motivate, politicamente e
culturalmente.
Un minimo di rilancio stato registrato grazie
alla pianificazione paesistica, comunque
disattesa dalla maggioranza delle regioni.
Lurbanistica italiana fatta essenzialmente da
PRG.

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LE STAGIONI DELLURBANISTICA

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Il PRG di Assisi di Giovanni Astengo (adottato nel 1958)
Assisi, ricchissima di testimonianze e valori storico-artistici e
paesistico-ambientali, inclusa nel primo elenco dei 100
Comuni obbligati a redigere il PRG nel 1948.
La profonda e sensibile cultura del progettista porta alla
redazione di un piano innovatore e anticipatore di scelte
ricorrenti in altre esperienze. Il percorso di Astengo procede
verso una nuova, scientifica e oggettiva metodologia di
conoscenza e indagine delle citt e del territorio.
In particolare ci si riferisce allo straordinario corredo
analitico, relativo sia agli aspetti fisico-ambientali (tipi e
distribuzione delle colture agrarie e relativa produttivit,
censimento dei valori architettonici e urbanistici), sia quelli
sociali ed economici (struttura della popolazione, delle
abitazioni, ecc.).

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Il piano di Assisi, adottato nel 1958, non fu seguito
dalle successive fasi amministrative a motivo di
alcuni fattori negativi concomitanti quali l reazione
di interessi locali, il cambiamento politico
amministrativo, la promulgazione di una legge
speciale per Assisi.
Questo piano, assieme al PRG di Siena (L.
Piccinato, P. Bottoni e A. Luchini, adottato nel
1956), apre la strada alla politica di tutela dei centri
storici e alla salvaguardia del territorio non
urbanizzato, delle aree agricole ed extraurbane e
influenzeranno lintera vicenda urbanistica italiana.

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Il piano di Firenze 1962

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Attraverso il PRG di Firenze, adottato nel 1962,
Edoardo Detti non riesce per a correggere i
caratteri negativi della crescita della citt anche
per la cattiva gestione e le continue varianti.
La progressiva terziarizzazione della parte
centrale con il processo di congestione urbana,
la formazione di periferie squallide, senza
servizi e collegamenti alla rete di trasporto
pubblico, sono caratteri tipici della crescita
speculativa non contrastata dal piano, che
metteva in campo solo strategie di
razionalizzazione.

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In Emilia Romagna, negli anni 60, i Comuni
sono quelli che meglio interpretano le istanze di
riforma presenti nel dibattito disciplinare
(Modena, 1965; Reggio Emilia, 1967).
La politica dei servizi pubblici la pi rilevante
e ha modificato lassetto delle citt, soprattutto
nelle nuove periferie.

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La spinta riformatrice, affievolita in molte
citt, permane in particolare a Bologna,
unica fra le grandi citt a dotarsi di un
nuovo PRG nel 1978, adeguato alle nuove
trasformazioni, ma sempre coerente alle
scelte precedenti (si dota del secondo PRG
gi nel 1970, dopo quello del 1955
progettato da Plinio Marconi).

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LE STAGIONI DEL PIANO REGOLATORE

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Negli anni 80 il piano tradizionale entra definitivamente in
crisi e viene sempre pi accusato di non aver saputo
assolvere alla funzione di strumento di governo dello sviluppo
razionale degli insediamenti:

Le periferie delle nostre citt testimoniano il fallimento del


tentativo di guidare - al contrario subendola lintensa
domanda di trasformazione che negli anni del dopoguerra era
portata dai cittadini e dagli operatori economici, e di
garantire accettabili condizioni di vivibilit, in particolare per
quel che riguarda ladeguatezza e lefficienza dei trasporti e
dei servizi pubblici. Parallelamente, a causa della eccessiva
rigidit dei suoi dispositivi, il PRG viene visto pi come un
ostacolo allo sviluppo e alla trasformazione della citt.

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Elementi di critica al piano
Il piano uno strumento troppo astratto:le sue
previsioni non hanno dimensione temporale n
finanziaria
Il piano non produce n garantisce qualit
Il piano uno strumento eccessivamente rigido:
linterpretazione imperante della zonizzazione ex D.
1444/68 produce l ingabbiamento delle aree dentro
una maglia rigorosamente monofunzionale; ogni
discostamento comporta variante
Il piano decide troppo: onnicomprensivit del piano,
che pretende di bloccare fin nel dettaglio il disegno della
citt (di ogni singolo suolo) a tempo praticamente
indeterminato

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RAGIONI DELLA CRISI DEL PIANO REGOLATORE nella forma
assunta in un cinquantennio di attivit urbanistica:

difficile, inesistente coesistenza di visioni del futuro e regole


duso del suolo esistente, quando tempi e modi della
trasformazione divergono da quelli della manutenzione;

istanze emerse nellultimo decennio di EFFICIENZA e


CONDIVISIONE, che hanno portato lattenzione sulla realizzabilit
delle operazioni previste, quindi sulla necessaria relazione con i
programmi e i bilanci amministrativi e, in generale, sulla fattibilit
economica, politica e sociale delle proposte (alle istanze di
efficienza cerca di rispondere la componente operativa);

il convincimento che le diverse operazioni debbano trovare


coerenza entro un quadro di riferimento flessibile, proiettato al
futuro e attento alle risorse specifiche del territorio, promuovere
limmaginario collettivo (la dimensione strutturale del nuovo piano
raccoglie listanza strategica e di condivisione delle scelte).
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Da tempo si sta lavorando su una riforma riguardante il
sistema di pianificazione vigente, puntando su una legge
quadro che aggiornasse approcci, strumenti, regime dei
suoli.

Alcune regioni hanno approvato la loro seconda LUR


quadro, altre la hanno approvata per la prima volta:

TOSCANA (5/1995)

UMBRIA E LIGURIA (1997)

LAZIO E BASILICATA(1999)

EMILIA ROMAGNA(2000)

CALABRIA E MARCHE (2002)

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Lintento quello di compiere il passaggio

dal PIANO COME PROGETTO

al PIANO COME PROCESSO

per tendere verso una pianificazione del territorio intesa


come processo dinamico nel quale

IL TEMPO E LA FLESSIBILIT

sono fattori fondamentali per rappresentare efficacemente


la realt del territorio.

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Alcune leggi che hanno avuto un ruolo fondamentale nel processo di
riforma in corso (alcune che hanno investito lassetto istituzionale,
altre che hanno affrontato problemi settoriali):

L. 142/90 per lordinamento delle autonomie locali, che ha


riconosciuto la Provincia come ente intermedio di pianificazione,
attribuendole funzioni in materia urbanistiche proprie delle Regioni e
ha affidato ai Comuni compiti di approvazione dei piani attuativi;

L. 81/93 che, prevedendo lelezione diretta dei sindaci e dei


presidenti delle province, ha dato loro un ruolo pi marcatamente
programmatorio e manageriale;

L. 431/85, istitutiva dei Piani paesistici, che ha attribuito a Province


e Comuni le funzioni relative alle tutela delle bellezze naturali (ex lege
1497/1939);

La Sentenza della Corte Costituzionale n. 5/80 che ha invalidato le


condizioni di esproprio stabilite con le leggi 865/71 e 10/77 e
comportato nel 1992 il ripristino dei meccanismi di esproprio previsti
dalla legge per il risanamento di Napoli del 1885.
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Queste le principali acquisizioni che hanno informato e
le soluzioni o proposte legislative:

Superamento di una impostazione gerarchica.


andata in crisi listituzione gerarchica della L. 1150/42.
A partire dagli anni 80 si assiste alla proliferazione di
piani settoriali, di piani darea, istanza a rompere una
rigida distinzione degli strumenti

Attenzione alla costruzione del consenso

Nuova centralit ai temi legati allo spazio abitabile

Distinzione tra le dimensioni del piano

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Questi i punti salienti della proposta di riforma Inu
formulata negli anni 90:

assunzione dei tre livelli del territorio previsti dalla L.


142/90, distinzione del ruolo tra Regioni, Province e
Comuni (le prime due devono produrre atti di indirizzo
programmatico piuttosto che piani);

individuazione, sia per il PTCP che il Piano Regolatore


comunale di due livelli (strutturale e operativo). Le scelte
di livello strutturale implicherebbero forme di
COPIANIFICAZIONE che ne garantiscono la
CONDIVISIONE, riducendo lapprovazione da parte
dellente sovraordinato a una mera VERIFICA DI
CONFORMIT . Le scelte del livello operativo, purch
coerenti con quelle strutturali, sarebbero responsabilit
del solo ente che elabora le proposte. Si intende
superare la struttura piramidale della pianificazione;

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trasformazione del regolamento edilizio nel
REGOLAMENTO URBANISTICO-EDILIZIO, contenente le
prescrizioni riferite alle MODIFICAZIONI ORDINARIE E
DIFFUSE DEL TERRITORIO, in quanto attribuite al piano
operativo quelle strategiche;

semplificazione del quadro attuativo: il piano operativo si


dovrebbe attuare attraverso concessione esecutiva e
progetto urbanistico esecutivo che assorbirebbe lattuale
gamma dei piani attuativi;

introduzione della PEREQUAZIONE per la riforma del


regime dei suoli.

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LA RIFORMA DEL PIANO REGOLATORE NELLA
LUR Toscana 5/95

La parte pi nota della legge riguarda contenuti


e forma del nuovo PRG, distinzione tra ci che
destinato a resistere nel tempo e ci che richiede
implementazione:

PIANO STRUTTURALE

REGOLAMENTO URBANISTICO

PROGRAMMA INTEGRATO DI INTERVENTO

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Salzano E., Fondamenti di urbanistica, Laterza, Roma-Bari, 1998.
Fera G., Urbanistica. Teoria e storie, Gangemi Editore, Roma, 2002.
Mattogno C., Percorsi dellurbanista contemporaneo, Alinea, Firenze, 2008.

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