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PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

La completa trasformazione che da circa venticinque anni


presso di noi avvenuta nel pensiero filosofico, la pi alta posi-
zione che in questo periodo di tempo fu acquistata rispetto a
s dalla coscienza di s dello spirito, non ha avuto finora che uno
scarso influsso sulla forma della logica,
Quello che prima si chiamava metafisica stato, per cos
dire, estirpato fin dalla radice, ed scomparso di fra le scienze,
Dove si ascoltano pi, o dove si posson pi ascoltare le voci del-
l' antica ontologia, della psicologia razionale, della cosmologia,
o anche di quella che si chiamava teologia naturale ? Dove po-
trebbero ormai destar interesse ricerche come p, es, quella sul-
.J'immaterialit dell'anima o sulle cause meccaniche e finali?
Anche delle antiche prove dell'esistenza di Dio non si parla pi
che o semplicemente per la storia, oppure in un intento di edi-
ficazione e di elevazione spirituale, un fatto che l'interesse,
sia per il contenuto, sia per la forma, sia infine per il contenuto
e la forma insieme dell'antica metafisica, andato perduto, Com'
da notare quando a un popolo, p, es., son diventati inservibili
la scienza della sua costituzione, le sue maniere di pensare e
- di sentire, le sue abitudini etiche e le sue virt, cos , per lo meno,
da notare quando un popolo perde la sua metafisica, quando
presso di esso non ha pi alcun rea! esistere lo spirito che si
occupa della sua propria pura essenza. .
La dottrina exoterica della filosofia kantiana, che cio
l'intelletto non possa oltrepassare l'esperienza giacch altrimenti
la facolt conoscitiva si muterebbe in quella ragione teoretica
che di per. s non metterebbe al mondo altro che sogni, ha
giustificato, dal punto di vista scientifico, la rinuncia al pensare

'
+ Prefazione alla prima edizione Prefazione alla prima edizione

speculativo. A questa dottrina popolare vennero incontro le gri- sorte esteriore, giacch la forma e il contenuto ne son rimas~i
da della moderna pedagogia, l'urgente necessit dei tempi, che li stessi, quali erano stati ereditati attra;erso . una lunga tradl-
dirizza lo sguardo al bisogno immediato, proclamando che come !ione, pur assottigliandosi, nel trasmetters1, e d1v~ntando sempre
per il conoscere l'esperienza il primo, cos per le attitudini pi scarsi; lo spirito nuovo, che sorto per la sc1enza no~ meno
e l'abilit nella vita pubblica e privata il considerare le cose teo- che per la realt, nella logica non si fatto ancora sentire. Ma
ricamente riesce addirittura dannoso, dovech nell'esercizio e quando la forma sostanziale dello spirit~ si mutata, vano voler
nell'educazione pratica sta l'essenziale, quello che unicamente ritener le forme di una cultura antenore. Coteste forme sono
profitta. Mentre la scienza e l'ordinario intelletto si davano allora foglie flaccide, che vengono spinte via dalle nuove gemme
cos la mano per lavorare alla distruzione della metafisica, parve gi sorte al loro piede.
prodursi il singolare spettacolo di un popolo civile senza Quanto al tentativo d'ignorare il generale mutamento, an-
metafisica, simile a un tempio riccamente ornato, ma pri- che nel campo scientifico esso comincia ad andar fallito. Perfino
vo di santuario. La teologia, che in altri tempi era stata la agli avversarii son divenute familiari e di uso corrente, senza che
custode dei misteri speculativi e della metafisica (bench in un se ne avvedessero, le rappresentazioni opposte, e se costoro
tal rapporto questa diventasse sua dipendente), aveva abbandonato continuano a far gli schizzinosi contro il fonte e i principii di quelle,
questa scienza in cambio dei sentimenti, in cambio dell'indirizzo mantenendo contro di essi un contegno di protesta, ne hanno
pratico-popolare e dell'erudita considerazione storica. A un tal in cambio dovuto accettar le conseguenze, e non sono riusciti
mutamento ne corrispondeva poi un altro: che cio quei solitarii a difendersi dal loro influsso. Poich l'importanza del loro atteg-
i quali venivan sacrificati dal loro popolo e segregati dal mondo giamento negativo va sempre scemando, gli. ~vversarii, affi n di
affinch vi fosse una contemplazione dell'eterno ed una vita dare a cotesto atteggiamento un valore pos1t1vo e un qualche
che a quella unicamente servisse, e ci non gi per un qualsiasi contenuto, non han saputo appigliarsi ad altro ripiego che a quello
utile, ma solo per la benedizione
o ,
sparirono una scomparsa
,
di parlar anch'essi secondo, il nuovo modo di pensare.
che, sotto un diverso rapporto, si pu riguardare come una ma- Dall'altro lato sembra che il periodo della fermentazione,
nifestazione identica a quella dianzi ricordata. Cosicch, do- con cui comincia una nuova creazione, sia ormai passato. N el
po aver cacciate queste tenebre, provenienti da ci che lo spirito, suo primo apparire, la nuova creazione suole abbandonarsi a una
voltosi in s, si occupava nella scolorata conside"razione di se ostilit fanatica contro la larga sistematizzazione del principio
stesso, sembr che l'esistere si fosse trasmutato nel sereno mondo precedente. Essa suole anche in parte aver paura. di perder~i
dei fiori, fra i quali, com' noto, non ve ne son di neri. nell'estensione del particolare, in parte, poi, rifuggue dal fati-
Alla logica non and in tutto cosi male come alla metafisica. coso lavoro necessario al perfezionamento della costruzione scien-
Che per mezzo di essa s'impari a pensare (ci che una volta tifica, onde in mancanza di quello si attacca per lo pi dapprima
si riguardava come la sua utilit epperci come il suo scopo, - ad un vuoto formalismo. Il bisogno di una elaborazione e di una
proprio -come se si dovesse imparare a digerire e a muoversi sapiente trasformazione del materiale diventa ora tanto pi ur-
solo collo studio dell'anatomia e della fisiologia ) un pregiu- gente. V' un periodo nella formazione di un'epoca storica, come
dizio che si ormai perduto da un pezzo; cosicch lo spirito nell'educazione di un individuo, in cui si tratta soprattutto della
della praticit non riserbava certo alla logica una miglior sorte conquista e dell'affermazione del principio nella sua intensit
che alla sua sorella. Ci nondimeno, probabilmente a cagione non sviluppata. Un compito superiore per di far s che quel
di qualche vantaggio formale, le fu lasciato ancora un posto fra principio diventi scienza.
le scienze, anzi fu perfino mantenuta qual materia d'insegnamento Ora, checch possa esser gi accaduto quanto alla sostanza
pubblico. Questa miglior fortuna riguarda .per soltanto la sua e alla forma della scienza sotto altri riguardi, la scienza logica,
6 Prefazione alla prima edizione -'
Prefazione alla prima edizione

che costituisce la vera e propria metafisica ossia la pura filosofia ltato stesso parimenti positivo, ed ha cos restaurato quel
speculativa, si vista sino a qui assai trascurata. Ci che io pi ns.u semplice ma come un universale che in s concreto.
particolarmente intendo per questa scienza e per il suo punto pnmo 1 d
ta le universale non vien sussunto un part1co are ato,
Sott o Un . . h 1 1
di vista, l'ho esposto, in guisa preliminare, nell'Introduzione. La uel determinare e nella sua nsoluzwne anc e 1 paruco are
necessit di rifarsi, in questa scienza, daccapo, la natura dell'og- ma m q . . . l h d' ,
si gi determinato. Questo movimento spmt~a e, c e d~ a s~
getto stesso, e la mancanza di precedenti lavori da poter mettere sua semplicit la sua determinatezza, ed m questa a a se
a profitto per la riforma intrapresa, saranno, spero, tenuti in conto neIl a . h '
la sua eguaglianza con se stesso, questo -~ov1mento, c e e per-
da chi voglia essere un equo giudice, se nemmeno un lavoro ci lo sviluppo immanente del concet,to, e tl metodo assoluto del
di molti anni non riusc a dare a questo tentativo una maggior conoscere, ed insieme l'anima immanente del con:enuto stesso.
perfezione. Il punto di vista essenziale questo, che si ha in Ora io dico che solo su questa via che costruisce se stessa
generale da fare con un nuovo concetto di trattazione scienti- u la filosofia essere una scienza oggettiva, dimostrata. In
fica. In quanto la filosofia ha a essere scienza, essa non pu, ~uesta maniera tentai di esporre la coscienza nella Fenome-
come altrove ricordai l, togliere a prestito il metodo, in questo nologia dello spirito. La coscienza lo spirito c.ome s~pere c?ncreto,
intento, da una scienza subordinata qual la matematica, come cio immerso nell'esteriorit. Ma la progressiOne d1 quest .o?getto
nemmeno potrebbe contentarsi di categoriche affermazioni d'in- riposa soltanto, come lo sviluppo di ogni vita naturale ~ s~mtual~,
tuizione interna, oppur servirsi del ragionamento fondato sulla sulla natura delle pure essenzialit, che costitU.I~cono 1!
riflessione esterna. Ma pu essere soltanto la natura del contenuto della logica. La coscienza, in quanto lo spmto I_lla-
contenuto, quella che si muove nel conoscere scientifico, nifestantesi, che per la sua propria via si libera dalla sua Im-
poich insieme questa propria riflessione del contenuto, mediatezza ed esterna concrezione, diventa il puro sapere.' che
quella che sola pone e genera la sua determinazione. si propone per oggetto quelle pure essenzialit stess~, ~uah .esse
L'intelletto determina e tien ferme le determinazioni. sono in s e per s. Coteste essenzialit sono i pens1en pun, lo
La ragione negativa e dialettica, perch dissolve in nulla spirito che pensa la sua essenza. Il lor proprio muov:rs.i la lo~
le determinazioni dell'intelletto. Essa posi ti va, perch ge- vita spirituale, ed quello per cui la scienza si costitUisce, e d1
nera l'universale e in esso comprende il particolare. A quel- cui essa l'esposizione. .
. la stessa maniera che si suoi prendere l'intelletto come un che Con ci assegnata la relazione che ha rispetto alla logica
di separato a fronte della ragione in generale, cos anche la ragione quella scienza che io chiamo Fenomenologia dello spirito. Quanto
1
dialettica si suoi prendere come un che di separato a fronte della al rapporto esterno, alla prima parte del Sistem_a della scienza ,
ragione positiva. Ma nella sua verit la ragione spirito; e che contiene la Fenomenologia, doveva tener dietro una seconda
lo spirito sta al di sopra di tutti e due, della ragione intellettuale, o parte, da contener la Logica e le due scienz~ :eali della filosofia,
dell'intelletto razionale. Esso il negativo, quello che costituisce la Filosofia della natura e la Filosofia dello spmto, colla qual parte
la qualt tanto della ragione dialettica, quanto dell'intelletto; - sarebbe stato terminato il Sistema della scienza. Ma quell'aro-
lo spirito nega il semplice; e cos pone la determinata differenza
dell'intelletto. Ma insieme la dissolve; e cos dialettico. Se non
che esso non si ferma al nulla di questo risultato, ma in questo 1 (Bamberg e WUrzburg, presso Gobhard, 1807.) Questo tit~lo non
sar pi aggiunto alla seconda edizione, che uscir a Pasqua prosstma.
In luogo del disegno, qui dopo accennato, di una ~econda parte che avrebbe
1 Fenomenologia dello spirito. Prefazione alla prima edizione. Il dovuto contenere l'intera cerchia delle altre sctenze filosofiche, ho pub-
compiuto sviluppo propriamente la conoscenza del metodo, e ha luogo blicato dipoi l'Enciclopedia delle scienze filosofiche, di cui si ebbe l'anno
nella logica stessa. [Nota alla seconda edizione.] scorso la terza edizione. [Nota alla seconda edizione.]
8 Prefazione alla prima edizione

piezza, che la Logica dovette necessariamente raggiungere di


per se stessa, mi forn l'occasione di darla in luce separatamente.
Secondo un piano pi largo, la Logica forma dunque il primo se-
guito alla Fenomenologia dello spirito, cui poi far tener dietro
lo svolgimento delle due accennate scienze reali della filosofia.
Questo primo volume della Logica contiene, come libro primo,
la dottrina d eli' esse re; il libro secondo, la dottrina d e l-
PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE
l' essenza, come seconda parte del primo volume, gi alle
staf!!pe; il secondo volume conterr poi la logica sogget-
ti va, ossia la d ott ri n a d e l co n c etto.
A questa rielaborazione della Scienza della logica, della quale
Norimberga, 22 marzo 1812. viene qui in luce il primo volume, io mi son bens accinto colla
piena coscienza sia della difficolt della materia di per se stessa
e quindi della sua esposizione, sia dello stato imperfetto in cui
la trattazione era rimasta nella prima edizione; ma per quanto,
avendo ancora per molti anni continuato ad occuparmi di questa
scienza, mi sia affaticato a riparare a questa imperfezione, sento
nondimeno di aver assai ragioni per ricorrere ancora all'indulgenza
del lettore. Ora un titolo a questa indulgenza pu anzitutto fon-
darsi nella circostanza che la metafisica e la logica dei tempi
andati non fornivano, per il contenuto, quasi altro che un mate-
riale esterno. Per quanto queste discipline siano state univer-
salmente e abbondantemente coltivate (l'ultima fino ai nostri
tempi), pure cotesta trattazione non tocc il lato speculativo.
Anzi, non si fece, nell'insieme, che riportar sempre lo stesso

materiale, ora assottigliandolo fino ad una triviale superficialit,
ora invece ripescando di nuovo e tirandosi dietro tutta quanta
la vecchia zavorra. Quindi che da tali fatiche, spesso soltanto
meccaniche, nessun vantaggio pot esser procurato al patrimonio
filosofico. Quella di esporre il regno del pensiero filosoficamente,
vale a dire nella sua propria immanente attivit, o, che lo stesso,
nel suo sviluppo necessario, doveva esser perci una impresa
nuova, dove occorreva rifarsi daccapo. Quel materiale gi acqui-
sito, per, consistente nelle note forme del pensiero, da ri-
guardare quale un'importantissima traccia a noi proposta, anzi,
come una condizione necessaria e come un presupposto da acco-
gliersi con animo grato, bench non ci presenti che un semplice
10 Prefazione alla seconda edizione Prefazione alla seconda edizione 11

filo, oppur le morte ossa di uno scheletro, gettate per di pi qua minologia. Le occorre bens togliere in prestito alcune parole
e l in disordine. da lingue straniere. A coteste parole l'uso ha per gi procurato
Le forme del pensiero sono anzitutto esposte e consegnate il diritto di cittadinanza nella lingua, mentre un'affettazione di
. . . .
nel linguaggio umano. A1 nostn gwrm non SI puo mai ri-
. \ . .
purismo sarebbe addirittura fuor di luogo l dove non si- deve
cordare abbastanza spesso che quello, per cui l'uomo si distingue assolutamente guardare che alla cosa. Il progredire della
dall'animale, il pensiero. In tutto ci che diventa per lui un in- cultura in generale, e in particolare delle scienze, perfino delle
terno, in generale una rappresentazione, in tutto ci che l'uomo scienze empiriche e sensibili (in quanto che universalmente si
fa su o, si insinuato il linguaggio; e quello di cui l'uomo fa muovono nelle categorie pi usuali, come p. es. quelle di un Tutto
linguaggio e ch'egli estrinseca nel linguaggio, contiene, in una e delle sue Parti, di una Cosa e delle sue Propriet, etc.) mette
forma pi inviluppata e meno pura, oppure all'incontro elabo- a poco a poco in luce anche rapporti di pensiero pi elevati,
rata, una categoria. Tanto naturale all'uomo la logica, o, meglio, o d loro per Io meno una maggiore universalit, cos da attirar
tanto vero che questa la sua stessa peculiare natura. Che su di essi un pi alto grado di attenzione. Se per es. nella fisica
se la natura in generale vien contrapposta, come il fisico, allo divent dominante quella determinazione di pensiero che va
spirituale, si dovrebbe dire che il logico anzi il soprannaturale, sotto il nome di forza, pi recentemente la parte pi impor-
che penetra ogni rapporto o attivit naturale dell'uomo, il suo tante stata assunta dalla categoria della polarit (la quale
sentire, intuire, bramare, ogni suo bisogno e ogni suo istinto, del resto viene un po' troppo tort et travers introdotta dapper-
facendone in generale un che di umano, quando anche non sia tutto, perfino nella luce), dalla determinazione cio di una diffe-
che formalmente sotto guisa di rappresentazioni e di scopi. Il renza, nella quale i differenti son legati insieme inseparabil-
vantaggio di una lingua sta nell'esser ricca di espressioni logi- mente. Ora che in tal guisa si faccia un passo innanzi al di
che, proprie cio e separate, per le determinazioni stesse del pen- l della forma dell'astrazione, dell'identit, per cui una deter-
siero. Fra le preposizioni e gli articoli, molti appartengon gi minatezza, p. es. come forza, resa indipendentemente dalle
a rapporti tali che hanno per base il pensiero. La lingua cinese, altre; che in tal guisa si dia risalto alla forma del determinare,
nel suo svolgimento, sembra esser andata innanzi poco o nulla, della differenza, la qual resta insieme, come un che d'inseparabile,
da questo lato. Ma coteste particelle si presentano in una forma nell'identit, facendo cos di tal forma una rappresentazione cor-
del tutto dipendente, solo un poco pi separata, come aumenti, rente, tutto cotesto di una importanza infinita. A cagione
segni di flessione etc. Molto pi importante che in una lingua della realt, nella quale i suoi oggetti si tengon fermi, la consi-
le determinazioni del pensiero sian venute a mettersi in rilievo derazione della natura porta con s la necessit di fissare quelle
come sostantivi e verbi, ricevendo cos l'impronta dell'oggettivit. categorie che in essa non posson pi oltre essere ignorate, quan-

La lingua tedesca si trova in questo molto avvantaggiata m con- d'anche ci s'abbia a fare colla pi grande inconseguenza rispetto
fronto delle altre lingue moderne. Molte sue parole possiedono anzi ad altre categorie, che vengono anche lasciate sussistere; e
anche la propriet di aver significati non solo diversi, ma opposti, qui non si pu (come pi facilmente accade nel campo dello
cosicch anche in questo non si pu non riconoscere un certo spi- spirito) astrarre dall'opposizione e rifugiarsi nelle generalit.
rito speculativo della lingua. Per il pensiero pu ben essere una Ma mentre cosi gli oggetti logici, come le loro espressioni,
gioia, d'imbattersi in coteste parole, e di riscontrare gi in una sono un che di universalmente noto, nella cultura, quello che
maniera ingenua, lessicalmente, in una sola parola di opposti noto, come dissi altrove, non gi perci conosciuto 1
significati, quella unione degli opposti che un risultato della
speculazione, bench sia contraddittoria per l'intelletto. La fi- 1
[< Il noto in genere, appunto perch noto, non conosciuto >: Feno-
losofia non abbisogna perci in generale di alcuna speciale ter- menologia, trad. De Negri, Firenze 1960', I, p. 25. (C.)]

l
L..,
.
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Pu anzi dar luogo a impazienza, il doversi ancora occupare del pensiero stanno inviluppate. Nelle tranquille regioni del pen-
di ci che noto. E che cosa pi noto che le determinazioni siero che giunto a se stesso, ed soltanto in s, tacciono gl'in-
del pensiero, delle quali facciamo uso in ogni occasione, e che ci teressi che muovon la vita dei popoli e degl'individui. << Da tanti
vengono alla bocca in ogni proposizione che pronunciamo ? La lati dice Aristotele nello stesso contesto la natura dell'uomo
presente prefazione si propone appunto di assegnare i momenti dipendente; ma questa scienza, che non vien cercata per un uso,
generali intorno all'andamento del conoscere a partire da questo , sola, la scienza libera in s e per s, che perci non sembra
noto, intorno al rapporto in cui sta il pensare scientifico ver- essere un possesso umano 1 l) La filosofia in generale ha ancora
so questo pensare naturale. Tanto, insieme con quello che si da occuparsi di oggetti concreti, di Dio, della natura, dello spirito,
contiene nell'Introduzione gi da me preposta all'opera, baster nei loro pensieri. Ma la logica non si occupa che di questi presi
per fare acquistare del significato del conoscere logico una rap- per s nella loro completa astrattezza. Questa logica suoi perci
presentazione generale, tale cio quale si desidera avere di una anzitutto esser riserbata allo studio della giovent, come quella
scienza preliminarmente, ossia prima di quello, che la cosa che non ancora entrata negli interessi della vita concreta, che
stessa. vive in ozio rispetto ad essi, e solo per il suo scopo soggettivo
In primo luogo da riguardarsi come un immenso progresso ha da occuparsi dell'acquisto dei mezzi e della possibilit di di-
che le forme del pensare siano state liberate dalla materia in ventare attiva negli oggetti di quegl'interessi (la qual cosa stessa
cui si trovano immerse nel conscio intuire, nel rappresentare, essa non fa poi ancora che teoricamente). Fra cotesti mezzi, contro
come anche nel nostro bramare e volere (o, piuttosto, nel bramare l'accennata rappresentazione di Aristotele, viene annoverata la
e volere rappresentativi, giacch non v' bramare n vole- scienza logica, cosicch lo studio di questa val come un lavoro
re umano senza rappresentazione); che queste universalit per s preliminare, ed il suo luogo la scuola, alla quale, soltanto, deve
si mettessero in evidenza, e, come fu fatto da Platone e poi soprat- tener dietro il serio della vita e l'attivit per i veri scopi. Nella
tutto da Aristotele, siano state ridotte ad esser pet s un oggetto di vita si procede all'uso delle categorie. Le categorie, da quel-
considerazione; questo il cominciamento della conoscenza loro. l'onore di esser considerate per se stesse, vengon rabbassate a
~ Solo dopo che si ebbe quasi tutto il necessario dice Aristo- servire nell'esercizio spirituale del contenuto vitale, nella crea-
tele e quello che appartiene alla comodit e all'ordinario com- zione e nello scambio delle rappresentazioni che vi si riferiscono.
mercio della vita, si cominci ad affaticarsi attorno al conoscere A servirvi, in parte come abbreviazioni, a cagione della lo-
filosofico 1 l) << In Egitto aveva egli notato prima le scienze ro universalit (quale infinita moltitudine d'individualit dell'esi-
matematiche furoh coltivate di buon'ora, perch col il sacer- stere esteriore e dell'attivit comprendono infatti in s le rappre-
dozio fu di buon'ora posto in condizione d'aver agio per lo stu- sentazioni di << battaglia l), << guerra l), << popolo l), oppure di << ma-
dio 2 l) Infatti il bisogno di occuparsi di puri pensieri presup- re l), << animale l) etc.! com' riassunta un'infinita moltitudine di
pone un lungo cammino, che lo spirito umano deve aver percorso. rappresentazioni, di attivit, di stati o condizioni etc. nella rap-
per cos dire il bisogno del gi soddisfatto bisogno di necessit, presentazione di <<Dio l), oppur di <<amore l) etc., nella sem-
il bisogno nascente dalla mancanza d'ogni bisogno, cui lo spirito plicit, cio, di un tal rappresentarsi!), in parte poi per la
dev'esser giunto, il bisogno di astrarre dalla materia dell'intuire, pi precisa determinazione e ritrovamento dei rapporti og-
dell'immaginarsi etc., dalla materia dei concreti interessi della gettivi, nel che per il valore e lo scopo, l'esattezza e verit
brama, degl'istinti, della volont, materia in cui le determinazioni del pensiero che vi s'immischia vien fatta interamente dipendere
dal dato stesso, non attribuendosi alle determinazioni del pen-
1 [Metafisica, A, 2. 982 b; trad. Carlini, Bari 19593 , p. 11. (C.)]
1
2
[Metafisica, A, l. 981 b; trad. cit., p. 7. (C.)] [Metafisica, A, 2. 982; trad. ci t., p. 11. (C.)]

l
lo..
14 Prefazione alla seconda edizione Prefazione alla seconda edizione 15

o '

s1ero per se prese alcuna efficacia determinatrice del contenuto. di pensiero, delle quali essi sono il complesso, ci servano. All'in-
? ~ tale u~o delle categorie, che fu gi chiamato la logica naturale, contro, il nostro pensiero deve limitarsi a seconda di esse, e il
e m consciO; e se nella riflessione scientifica si assegna ad esse nostro arbitrio o la nostra libert non deve volerle acconciare
categorie nello spirito quel rapporto secondo cui esse servono a modo suo. In quanto dunque il pensiero soggettivo il nostro
come mezzi, si fa del pensare in generale un che di subordinato pi proprio ed intimo atto, e il concetto oggettivo delle cose co-
alle altre determinazioni spirituali. Delle nostre sensazioni dei stituisce la loro stessa natura, noi non possiamo tirarci fuori
nostri istinti, dei nostri interessi, noi non diciamo gi che ci da quell'atto, non possiamo stare al di sopra di esso, come nemmeno
ser~ano; An.zi,. essi valgono come forze e potenze indipendenti, possiam sorpassare la natura delle cose. Possiamo ci nondimeno
cos1cche no1 Siamo appunto questo stesso sentire, questo bra- prescindere dall'ultima determinazione. Essa coincide colla pri-
m~re e voler la tal cosa, questo porre il nostro interesse in questo ma, in quanto darebbe una relazione dei nostri pensieri verso
o m quest'altro. Noi possiamo anzi acquistar coscienza di esser la cosa; ma con ci non darebbe se non un che di vuoto, poich
noi, che serviamo ai nostri sentimenti, istinti, passioni, interessi la cosa ne risulterebbe insieme posta quale una regola per i nostri
(per non parlare delle abitudini), piuttosto che di aver quelli in concetti, mentre per noi la cosa non pu essere appunto altro
nostro possesso; meno che mai, dunque, potremmo aver coscienza che i varii concetti che di essa abbiamo. Quando la filosofia cri-
che, nella nostra intima unit con quelli, essi ci servano come mezzi. tica intende il rapporto di questi tre termini come se noi met-
~ot~ste determinazioni dell'animo nostro e del nostro spirito tessimo i pensieri come un mezzo fra noi e le cose nel
Cl SI mostrano subito quali altrettanti particolari di fronte a senso che questo mezzo ci escluda fuor delle cose piuttosto
quell'universalit che noi abbiamo la coscienza di essere che concluderci, o unirei, con esse, ad una tal maniera di vedere
nella quale riposta la nostra libert; tanto che noi riteniam~ da opporre la semplice osservazione che coteste cose appunto,
d~ esser p~u~tosto ~uor. del nostro pote_re, in coteste particolarit, che dovrebber trovarsi all'altro estremo, al di l di noi e al di l
d1 esser cwe dommatl da quelle. Qumdi che meno che mai dei pensieri che ad esse si riferiscono, sono esse stesse enti di
possiam credere che quelle forme di pensiero, le quali si stendono ragione, anzi, come affatto indeterminate, un unico ente di
attraverso a tutte le nostre rappresentazioni (sian poi queste ragione la cosiddetta Cosa in s della vuota astrazione.
soltanto teoretiche, oppur contengano una materia spettante o Ma questo pu bastare per quel punto di vista, da cui sparisce
alla sensazione o all'istinto o alla volont), servano a noi che cio il rapporto secondo il quale le determinazioni del pensiero ven-
o o ,

Siamo n01, che le abbiamo in nostro possesso, e non piuttosto gon prese solo come destinate all'uso e come mezzi. Di maggiore
quelle, che hanno in possesso noi. Che cosa rimane a. noi di importanza invece quel che con cotesto si connette, quel rapporto
fronte ad esse ? Come potremmo n o i, come potrei i o metter- cio secondo cui le determinazioni del pensiero sogliono esser
mi al di sopra di esse come pi universale, al di sopra di prese come forme esterne. Quell'attivit del pensiero che
esse, che sono appunto l'universale come tale? Quando noi ci c'intesse tutte le rappresentazioni, tutti gli scopi, tutti gl'interessi
co!lochiamo in una sensazione, in uno scopo, in un interesse, e tutte le azioni, opera, come dicemmo, inconsciamente ( la
e m_ quello ci sentiam limitati, non liberi, allora, il luogo in cui, logica naturale). Ci che la nostra coscienza ha innanzi a s
toghendoci di l, possiamo di nuovo ritrovarci liberi, appunto il contenuto, gli oggetti delle rappresentazioni, quello di cui
questo
. .
luogo della certezza di s, della pura astrazione , del pen-
s1ero. Oppur anche, quando noi vogliamo parlar delle cose, la
l'interesse riempito. Le determinazioni del pensiero valgono,
sotto questo rapporto, come forme che sono nella sostan-
natura od essenza loro la chiamiamo il loro concetto , e za, ma non sono la sostanza stessa. Ma se in ci che dianzi
questo soltanto per il pensiero. Ora dei concetti delle cose non si detto, e che del resto viene in generale concesso, sta che
diremo certamente che Ii dominiamo, o che le determinazioni la natura, la propria essenza, quello che veramente p erma-
16 Prefazione alla seconda edizione Prefazione alla seconda edizione 17

n e ed il sostanziale nella molteplicit e accidentalit dello terminazione fondamentale della realt sua. Depurare pertanto
apparire e della transitoria estrinsecazione, sia il concetto del- queste categorie, che operano soltanto istintivamente come im-
la cosa, l'universale che nella cosa stessa (a quel modo pulsi, e che son dapprima portate nella coscienza dello spirito
che ciascun individuo umano ha in s una infinita propriet, il come isolate, epper come mutevoli e come intralciantisi, mentre
Frius di ogni sua propriet, nell'esser uomo, come ogni sin- procuran cos allo spirito una realt a sua volta isolata e malsi-
golo animale ha il suo Frius nell'essere animale), in tal caso cura, depurarle, e sollevar con ci in esse lo spirito alla libert
non si potrebbe dire che cosa rimarrebbe ancora di un individuo e alla verit, questo il pi alto compito logico.
quando gli si togliesse questa base, !asciandogli poi quanti altri Quello che noi dicemmo essere il cominciamento della scienza
predicati si volessero (se pur questa base si pu chiamare un pre- (un cominciamento di cui fu gi riconosciuto l'alto valore per
dicato come gli altri). La base indispensabile, il concetto, l'uni- s e insieme qual condizione del vero conoscere), il trattare cio
versale, che il pensiero stesso (purch in questa parola: Pen- dapprima i concetti ed i momenti del concetto generale, le deter-
siero, si possa astrarre dalla rappresentazione) non pu esser minazioni del pensiero, come forme che sian diverse dalla materia
riguardato so l t a n t o come una forma indifferente che sia in e si trovino soltanto in essa, un procedimento che si mostra
un contenuto. Ma questi pensieri di tutte le cose naturali e spi- subito in se stesso come inadeguato a quella verit che si assegna
rituali, lo stesso co n t e n u t o sostanziale, ne costituiscono pur quale oggetto e scopo della logica. Giacch in quanto s'intendano
nondimeno uno cosiffatto, che racchiude varie determinatezze e a questo modo come semplici forme, come diversi dal contenuto,
conserva ancora in lui la differenza di un'anima e di un corpo i concetti vengon presi come fissi in una determinazione che li
del concetto e di una relativa realt. L'ultima base l'anima impronta di finitezza, e li rende incapaci di comprender la verit,
per s, il concetto puro, che il pi intimo degli oggetti, la sem- che in s infinita. Bench il vero, sotto un rapporto o sotto l'altro,
plice pulsazione vitale tanto degli oggetti stessi, quanto del loro possa poi esser di nuovo accompagnato dalla limitazione e dalla
pensiero soggettivo. Portare alla coscienza codesta natura logi- finitezza, questo per il lato della sua negazione, della sua non
ca, che anima lo spirito, che in esso spinge ed agisce, questo verit e irrealt, cio appunto della sua fine, non il lato di quel-
il compito. La differenza fra l'operare istintivo e l'operare in- l'affermazione ch'esso come vero. Contro la povert delle ca-
telligente e libero sta in generale in ci, che quest'ultimo accom- tegorie semplicemente formali l'istinto della sana ragione si pot
pagnato dalla coscienza. In quanto il contenuto dell'operante, finalmente sentir cos forte, da abbandonar con disprezzo la co-
tratto fuor della sua immediata unit col soggetto, portato noscenza loro al campo di una logica e di una metafisica da scuola,
alla oggettivit di fronte a questo, comincia la libert dello spi- disconoscendo insieme il valore che la coscienza di questi fili
rito, che nell'operare istintivo del pensiero, stretto nei legami ha gi per s, e non avvedendosi che nell'istintiva attivit della
delle sue categorie, spezzato in una materia infinitamente mol- logica naturale, e pi ancora nel meditato rigetto della notizia e
teplice. In questa rete son qua e l dei nodi pi fermi, che sono conoscenza delle determinazioni del pensiero, esso stesso ritenuto
i punti d'appoggio e d'orientamento della sua vita e coscienza. in servit dell'ancora torbido, epper non libero, pensare. La
Cotesti nodi debbono la !or fermezza e la !or potenza al fatto semplice determinazione fondamentale, ossia la determinazione
appunto che, portati dinanzi alla coscienza, sono altrettanti con- formale comune all'insieme di coteste forme, l'identit, che
cetti, in s e per s esistenti, della sua essenzialit. Il punto di nella logica propria di un tale insieme viene affermata come legge,
maggior rilievo, per la natura dello spirito, il rapporto non solo come A = A, come principio di contraddizione. La sana ragione
di ci che lo spirito i n s, verso quello ch'esso re al- ha talmente perduto ogni rispetto verso la scuola, che in possesso
mente, tna di come lo spirito sa se stesso. Questo sapersi di simili leggi della verit e continua ad occuparsene, da arri-
perci, in quanto lo spirito essenzialmente coscienza, la de- vare a schernirla, e da ritener per insopportabile un uomo che

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18 Prefazione alla seconda edizione Prefazione alla seconda edizione 19

sappia davvero parlare secondo tali leggi: la pianta una pian- a un altro concetto, un concetto determinato. Ora questa
ta, la scienza la scienza, e cos via all'infinito. Anche determinatezza che nel concetto ci che appare qual contenuto.
a proposito delle formule contenenti le regole del sillogismo, Ma la determinatezza del concetto una determinazione appar-
in cui consiste, di fatto, uno dei principali modi di funzionare tenente alla forma di quell'unit sostanziale, un momento della
dell'intelletto, si stabilita (per quanto sia ingiusto disconoscere forma come totalit, un momento del concetto stesso, che
ch'esse hanno un loro campo nella conoscenza, dove debbon va- la base dei concetti determinati. Questo concetto non cade
lere, e disconoscere insieme ch'esse forniscono un materiale essen- n sotto la intuizione sensibile, n sotto la rappresentazione;
ziale per il pensar razionale) la coscienza altrettanto giusta che esso soltanto oggetto, prodotto e contenuto del pensiero,
coteste formule son per lo meno mezzi indifferenti anche del- ed l'essenziale quale in s e per s, illogos, la ragione di ci
l' errore e della sofisticheria, e che, comunque si possa d'altronde che , la verit di quello che porta il nome delle cose. Ora non
determinar la verit, ad ogni modo per una verit superiore, per certamente illogos, quello che dev'esser lasciato fuoti della scienza
es. per la verit religiosa, tali formule non servono a nulla, logica. Non quindi cosa da decidersi a piacimento, di tirarlo
quando non si dica addirittura, in generale, ch'esse riguardan dentro la scienza, oppur di lasciarnelo fuori. Quando quelle
soltanto l'esattezza delle conoscenze e non la verit. determinazioni di pensiero, che son soltanto forme esteriori
si considerino veramente in se stesse, non ne pu risultare altro '
Alla manchevolezza di questa maniera di considerare il pen-
siero, la qual lascia da parte la verit, si pu unicamente riparare che la !or finitezza e la non verit del loro dover esser per se stesse;
col tirar dentro alla considerazione pensante non solo quello quale !or verit, ne risulta invece il concetto. Quindi la scienza
che si suole imputare alla forma esteriore, ma anche il contenuto. logica, in quanto tratta quelle determinazioni di pensiero che
Si vede subito da s che quello, che nella prima riflessione ordinaria attraversano in generale il nostro spirito istintivamente e senza
vien separato, come contenuto, dalla forma, non ha da esser, c_he se ne abbia coscienza, mantenendosi non oggettive, inavver-
nel fatto, informe, non ha da esser privo di una determinazione tite, anche quando entrano a far parte del linguaggio, insieme
in s (cos sarebbe soltanto il vuoto, come chi dicesse, l'astrazione anche la ricostruzione di quelle altre, che sono state rilevate dalla
della cosa in s), ma che al contrario ha forma in se stesso, anzi riflessione, e da essa fissate quali forme soggettive, esterne alia
una forma dalla quale, soltanto, riceve vita e sostanza, e che materia e alla sostanza.
questa forma stessa, quella che non fa che cangiarsi nell'apparenza Nessun oggetto sarebbe in s e per s capace di essere esposto
di un contenuto, e cos anche, allora, nell'apparenza di un che con tan~o rigore d'immanente plasticit, come lo svolgimento
di estrinseco a cotesta apparenza. Con questa introduzione del del pensiero nella necessit sua. Nessun oggetto, anzi, porterebbe
contenuto, nella considerazione logica, non son le cose (Din seco come quello l'esigenza di una simile esposizione. La scienza
ge), ma l'essenziale delle cose (die Sache), il loro concetto, di esso svolgimento dovrebbe in ci superare anche la matematica
quello che diventa oggetto. A questo proposito si pu anche ri- p~ich nessun oggetto ha in lui stesso la libert e l'indipendenz~
cordare che v' una moltitudine di concetti, una moltitudine di d1 quello. Una trattazione simile richiederebbe, come accade
coteste essenzialit. Da che cosa poi sia limitata una tal molti- nella guisa sua particolare nell'andamento della deduzione ma-
tudine, in parte si gi detto, che cio il concetto come pensiero tematica, che in nessun grado dello sviluppo si presentasse una
in generale, come universale, quale un'immensa abbreviazione ?eterminazione di pensiero e una riflessione, la quale non risultasse
a fronte della singolarit delle cose, com'esse si presentano in Immediata~ente in esso grado, e non vi fosse passata dai gradi
quella !or moltitudine all'indeterminato intuire e rappresentare; antecedenti. Se non che, in generale, bisogna rinunciare a cotesta
in parte per un concetto prima di tutto il concetto in lui stesso, perfezione di esposizione. Gi in quanto la scienza deve cominciare
e questo soltanto uno, ed la base sostanziale; di fronte poi con quello che assolutamente semplice, epperci col pi univer-
. 20 Prefazione alla seconda edizione Prefazione alla seconda edizione 21

sale e pi vuoto, l'esposizione non ammetterebbe appunto altro posizioni della logica, contro l'esser e, il n u Il a, e contro il
che queste stesse assolutamente semplici espressioni di quel sem- divenire, in quanto quello che, essendo esso stesso una de-
plice, senz'aggiunta di nessun'altra parola; quello, che nel terminazione semplice, incontestabilmente (Io mostra la pi sem-
fatto potrebbe aver luogo sarebbero riflessioni negative, che cer- plice analisi) contiene in s come momenti tutte e due quelle
cherebbero di respingere e di tener lontano ci che altrimenti determinazioni. Il desiderio di voler andare a fondo sembra esigere
vi potrebb'essere immischiato dalla rappresentazione o da un che si diriga l'indagine prima d'ogni altra cosa sul cominciamento,
pensare indisciplinato. Se non che tali intromissioni nel semplice come sulla base su cui tutto costruito; anzi, che non si vada
andamento immanente dello sviluppo son per se stesse acciden- avanti fino a che quella base non si sia mostrata solida, e che
tali, e lo sforzo per evitarle va perci soggetto anch'esso a quest'ac- all'opposto, quando ci non si verifichi, si rigetti anche tutto
cidentalit. vano, inoltre, di volerle tener indietro tutte, ap- quel che vien dopo. Un tale spirito di profondit offre insieme
punto perch stan fuori dell'argomento; sarebbe per lo meno anche il vantaggio di procurare un grandissimo sollievo all'opera
sempre qualcosa d'incompleto, quello che qui si potrebbe desi- del pensare. In quel germe esso tien dinanzi a s l'intero sviluppo,
derare per soddisfare all'esigenza sistematica. Ma l'inquietudine e crede di aver fatto tutto, quando abbia finito di esaminare quel
e la dissipazione propria della nostra coscienza moderna non con- germe; che la faccenda pi facile a sbrigare, poich un tal germe
sentono di non tener conto, pi o meno, delle riflessioni e consi- il semplicissimo, la semplicit stessa. Il vantaggio, per cui co-
derazioni che possano esser suggerite, immediatamente, dall'argo- testo spirito, cos pago di se stesso, essenzialmente si raccomanda,
mento trattato. Una esposizione plastica richiede poi anche un il poco lavoro che richiede. Questo limitarsi al semplice lascia
senso plastico del ricevere e dell'intendere. Ma dei giovani e il campo libero al capriccio del pensare, il quale per se stesso
degli uomini cos plastici, e cos calmi nel reprimere quelle ri- non vuoi restar semplice, ma sopra a quel semplice vuoi portare
flessioni e osservazioni proprie, con cui impaziente di mo- le sue riflessioni. Col buon diritto di occuparsi dapprima sol-
strarsi il pensar d a s, degli uditori cio che badino soltan- tanto del principio, e di non lasciarsi quindi andare a consi-
to all'argomento, quali vengono immaginati da Platone, non si derar quel che verr poi, lo spirito dianzi accennato fa
potrebbero introdurre in un dialogo moderno. Meno che mai, piuttosto il contrario di quel che vorrebbe fare; porta in mezzo,
poi, vi sarebbe da contare su lettori di questa sorta. All'opposto, cio, quel che ha da venir poi, vale a dire altre categorie
troppo frequenti e ardenti mi si son mostrati i contraddittori che non soltanto il principio, altri presupposti e pregiudizi. Tali
incapaci di riflettere come le loro osservazioni ed obiezioni con- presupposti, come per es. che l'infinit sia diversa dalla finit,
tenessero categorie ch'erano presupposizioni, bisognose esse stesse che il contenuto sia altra cosa che la forma, che l'interno sia
di una critica, prima di essere adoprate. L'incoscienza che si suoi altro che l'esterno, e cos pure che la mediazione non sia l'immedia-
avere a questo proposito qualcosa d'incredibile. Essa cagione tezza (quasi che uno non lo sapesse), tali presupposti vengono
di qu~l malinteso fondamentale, di quella pratica cattiva, cio poi anche addotti a guisa di ammaestramenti, n forman tanto
rozza, consistente in ci che nel considerare una categoria si pensa oggetto di prova, quanto piuttosto di narrazione e di asseverazione.
qualcos'altro, e non la categoria stessa. Una simile incoscien- Ora in cotesto ammaestrare, considerato in quanto costituisce
za tanto meno giustificata, in quanto che cotesto altro con- una particolar condotta, risiede (non si pu chiamare altrimenti)
siste in altre determinazioni di pensiero e in altri concetti, mentre una certa insulsaggine. Dal lato poi della cosa in se stessa vi si cela
in un sistema di logica queste altre categorie debbono appunto da una parte l'illegittimit di presupporre, anzi addirittura di
anch'esse aver trovato posto, ed avervi formato oggetto di consi- ammettere, distinzioni simili, e dall'altra "parte, ancor pi, il non
derazione per se stesse. Ci colpisce soprattutto nello straordinario sapere che appunto bisogno ed affare del pensiero logico, di

numero di obiezioni e di attacchi contro i primi concetti o pro- ncercar questo, se cio un tal finito sia qualcosa di vero senza

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22 Prefazione alla seconda edizione

l'infinit, e cos pure se sian qualcosa di vero, e parimenti


qualcosa di reale, una simile astratta infinit, un contenuto
privo di forma ed una forma priva di contenuto, un interno
per s che non abbia alcuna estrinsecazione, una esteriorit senza
interiorit, ecc. Ma questa educazione e disciplina del pensiero,
che gli darebbe modo di condursi plasticamente, vincendo l'im-
pazienza della riflessione incidentale, vien solo procurata coll'an-
dare innanzi, collo studio e colla produzione dell'intero sviluppo. INTRODUZIONE
A proposito dell'esposizione platonica, a chi lavora ad innalzar
di nuovo, nei tempi moderni, un edifizio indipendente di scienza
filosofica si pu ricordare il racconto che Platone rifacesse sette
CONCETTO GENERALE DELLA LOGICA.
volte i suoi libri sulla repubblica. Questo ricordo un confronto,
in quanto pu sembrare che ne contenga appunto uno po-
A proposito di nessuna scienza si sente cos forte il bisogno
trebbe solo far nascere tanto pi forte il desiderio che per un'opera,
di cominciar subito dalla cosa stessa, senza riflessioni preliminari,
la quale, appartenendo al mondo moderno, ha un pi profondo
come a proposito della scienza logica. In ogni altra scienza l'og-
principio, un oggetto pi__ difficile ed un pi ampio materiale
getto, ch'essa tratta, e il metodo scientifico sono distinti uno dal-
innanzi a s da elaborare, fosse stato concesso agio di rifonderla
l'altro; e cos pure il contenuto non costituisce un cominciamento
settantasette volte. L'autore invece, considerando l'opera sua
assoluto, ma dipende da altri concetti, e si connette, tutto attorno,
di fronte alla vastit del compito, dov contentarsi di quello
con altra materia. A queste scienze perci concesso di parlare
ch'essa pt diventare, in mezzo. alle circostanze di una esterna
in guisa semplicemente lemmatica della loro base e del loro insieme ,
necessit, dell'inevitabile distrazione cagionata dalla grandezza
come anche del metodo, di presupporre come gi conosciute
e dalla moltiplicit degl'interessi dell'epoca, e perfino nel dubbio
ed ammesse le forme delle definizioni etc., cos da poterle senz'altro
che il rumoroso tumulto dei nostri giorni e l'assordante loquacit
applicare, e di giovarsi dell'ordinario ragionamento per stabilire
dell'immaginazione, che trae vanit dal limitarsi ad esso, lasci
i loro concetti generali e le loro fondamentali determinazioni.
ancora campo all'interesse per la serena calma della conoscenza
La logica all'incontro non pu presupporre alcuna di queste
semplicemente pensante.
forme della riflessione, o di queste regole e leggi del pensare,

perch esse fanno parte del suo stesso contenuto e non debbono
Berlino, 7 novembre 1831.
esser fondate che dentro la logica stessa. Ma non solo la dichia-
razione del metodo scientifico; anche il concetto stesso della
scienza in generale appartiene al contenuto della logica, costi-
tuendo propriamente l'ultimo risultato di essa. Quello ch'essa
essa non lo pu perci dir prima; ma l'intiera sua trattazione
produce questa sua conoscenza di se stessa come suo ultimo
fastigi.o e suo compimento. In pari maniera il suo oggetto, il
pensiero, o pi determinatamente il pensiero concettivo 1,

1
[A tradurre. begreifend adotto qui questa forma dal significato attivo,
analoga a '' sensttivo >), << intuitivo.>), immaginativo>) etc. Pensiero

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