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Jung, il Simbolo e la ricerca del senso nellEt La nuova serie della rivista lOmbra riprende

della Tecnica. Il carattere spirituale della il progetto della prima serie, pubblicata tra
matrice quanto-psicoide dellenergetica del il 1996 e il 2000, di sviluppare e ampliare le
Simbolo tematiche dellimmaginario e del simbolico
Donato Santarcangelo in ambito filosofico e letterario, al fine di
contestualizzare le dinamiche junghiane nella
Lepistemologia di Jung. Immagine,

Jung e la filosofia
cultura contemporanea.
mappa/territorio, complessit Grazie allingresso in redazione dellA.R.P.A.
Alessandro Croce (Associazione per la Ricerca sulla Psicologia
TRACCE E PERCORSI A PARTIRE DA C.G. JUNG Analitica), si garantisce alla rivista una
Aby Warburg e il pensiero magico connotazione prettamente junghiana aderente
Alessandra Perugini
Rivista semestrale N E alla clinica, senza la quale si rischierebbe di
Il maligno e lombra della favolosit. Nuova serie n. 5 - anno 2015
AZIO evaporare in pura teoria.
T
UL
Catamnesi di un suicidio
Volume V: Giugno 2015
NS
Giovanni Moretti
Il filosofo e il suo analista. Sei anni di seminari
Al di l del bene e del male: Nietzsche, Lou &
CO E di Jung sul Cos parl Zarathustra di Nietzsche
ER N
Re secondo Liliana Cavani Franco Livorsi
Contributi di:

Jung e la filosofia
Mario Riberi
Roberta Bussa, Ferruccio Cabibbe, Francesco Capra, IA P
Giovanna Z I O
P TA LAquila e il Serpente
UL
Cosmopolis et dcadence chez le dernier
CO Furia, Ezio
Carlo, Alessandro Croce, Federico de Luca Comandini, Michele Federico de Luca Comandini
Nietzsche
Andrea Schellino Di Bartolo, Hansueli F. Etter, Davide Favero, Paolo N S
CO
Jung kantiano? Noumeno, archetipo, clinica
Gamba, Franco Livorsi, Angela Michelis, Giovanni Moretti, Renato
Una lettera a Francesco Donfrancesco a
Oliva, Alessandra Perugini, Mario Riberi, Fulvio Salza, Donato ER NE Roberta Bussa, Davide Favero
proposito di Una certa luce
P Z I O Jung tra Zarathustra e Faust
Renato Oliva Santarcangelo, Andrea Schellino, Leonardo Verdi Vighetti. IA A
P LT
Giovanna Carlo
In ricordo di Cesare Casati CO S U Ricur e Jung: mito, simbolo e s
Ferruccio Cabibbe
ON Paolo Furia
Recensione: Asher D. Biennan, Dreaming of
ERC Resistenza e ospitalit
Michelangelo. P Michele Di Bartolo
Ezio Gamba
P IA
CO
Sincronicit e sincronizzazione. Limportanza
Recensione: DBE. Dizionario Biografico della differenza
dellEducazione 1800-2000 Francesco Capra
a cura di Giorgio Chiosso e Roberto Sani
Angela Michelis La sincronicit e lessere dotato di senso
Hansueli F. Etter
Recensione: Daniele Lorusso, Apprendista
stregone. Dualismo in Jung
Leonardo Verdi Vighetti Fulvio Salza
In copertina:
C.G. Jung: incipit alla maniera dei codici miniati, da
Il libro rosso di C.G. Jung, p. 153 ed. italiana
ISBN 978-88-7186-625-3 Euro 20,00 9 788871 866253
ISSN 1126-0653 Bollati Boringhieri (2010)

Ombra V 625 3.indd 1 04/08/2015 18:30:23


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IL TRIDENTE

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JUNG
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e la
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P Z I
PI A TA

FILOSOFIA
L
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C ON
PER
PIA
CO
l ombra
Tracce e percorsi a partire da Jung
Jung e la filosofia
Rivista semestrale edita dallAssociazione per la Ricerca Junghiana e dallAssociazione
per la Ricerca in Psicologia Analitica
numero 5, anno 2015

Direttore responsabile Direttori


Ferruccio Capra Quarelli Fulvio Salza e Ferruccio Vigna
Segreteria: Andrea Schellino
Comitato direttivo: Roberta Bussa, Francesco Capra, Alessandro Croce, Paola Cuniberti,
Gianluca Cuozzo, Davide Favero, Alberto Favole, Angela Michelis, Maurizio Olivero,
Alessandra Perugini, Fulvio Salza, Andrea Schellino, Ferruccio Vigna
Comitato scientifico: Joo Maria Andr (Universidade de Coimbra), Mariolina Bertini
NE
(Universit di Parma), Christian Gaillard (cole Nationale Suprieure des Beaux-
IO di Torino), Allan Guggenbhl
Arts, ex presidente IAAP), Roberto Gilodi (Universit
Z
(Universitt Zrich, membro IAAP), Verena TA Kast (Universitt Zrich, ex presi-
dente IAAP), Massimo Mori (Universit SULdi Torino), Renato Oliva (Universit di
N
CO
Torino, membro IAAP), Luca Pietromarchi (Universit Roma III), Marco Ravera
E
(Universit di Torino), Augusto R Romano (ex presidente NE
P di Torino), Andrew Samuels Z IO ARPA, membro IAAP),
P I A
Roberto Salizzoni (Universit
T A (University of Essex,
L
CO
membro IAAP), Bartolomeu Silva (UniversidadeUFederal da Paraba UFPB), Paolo
NSpresidente CIPA e IAAP)
Tortonese (Universit Paris III), Luigi Zoja (ex
CO E
I testi pubblicati sono stati sottopostiEaRun processo di peer review
ON
P I
P IA T AZ
Propriet: A.R.J. (Associazione
S ULvia Trento, 1 12037 Saluzzo
CO per la Ricerca Junghiana)
ON
(CN); A.R.P.A. (Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica) C.so Galileo
Ferraris, 155 10134 Torino RC E
P
IA
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Moretti&Vitali Editori, Bergamo OP
C
Stampa: Digital Print, Segrate (Mi), giugno 2015
Registrazione:
in corso di registrazione
Abbonamenti:
Ordinario 32,00; Enti, biblioteche e istituzioni 50,00
da versare sul c.c.p. n 11196243 intestato a
Moretti&Vitali Editore srl, Via G. Segantini 6/A, 24128 Bergamo
ISBN 978-88-7186-604-8
ISSN 1126-0653

La richiesta dei numeri arretrati, la corrispondenza, i manoscritti, i libri per recensione,


le riviste e i giornali in scambio vanno indirizzati allA.R.J. Associazione per la Ricerca
Junghiana. I manoscritti, anche se non pubblicati, non si restituiscono.
SOMMARIO

Il filosofo e il suo analista. Sei anni di seminari di Jung 9


NE
sul Cos parl Zarathustra di NietzscheZIO
TA
Franco Livorsi
S UL
N
CO
R NE
LAquila e il Serpente A PE Z IO 34
PI TA
Federico de Luca COComandini SUL
N
CO
R NE
PE
Jung kantiano? Noumeno,Aarchetipo, clinica I O 50
PI AZ
Roberta Bussa, Davide LT
COFavero S U
C ON
R
Jung tra Zarathustra e Faust
A PE 68
Giovanna Carlo P I
CO

Ricur e Jung: mito, simbolo e s 80


Paolo Furia

Resistenza e ospitalit 93
Michele Di Bartolo

Sincronicit e sincronizzazione. 107


Limportanza della differenza
Francesco Capra

5
La sincronicit e lessere dotato di senso 118
Hansueli F. Etter

Dualismo in Jung 131


Fulvio Salza

Jung, il Simbolo e la ricerca del senso nellEt della Tecnica. 144


Il carattere spirituale della matrice quanto-psicoide
dellenergetica del Simbolo
Donato Santarcangelo

Lepistemologia di Jung. Immagine, mappa/territorio, 151


complessit
Alessandro Croce NE
Z IO
TA
S UL
N
Prospettive
CO
R NE
A PE Z IO
PI
Aby Warburg e il pensiero magico TA 175
CO
Alessandra Perugini SUL
N
CO
ER ONE
P I
PIAfavolosit.
Il maligno e lombra della AZ 205
LT
CO
Catamnesi di un suicidio S U
Giovanni Moretti C ON
R
A PE
P I
Al di l del bene e del male:CO
Nietzsche, Lou & Re 236
secondo Liliana Cavani
Mario Riberi

Cosmopolis et dcadence chez le dernier Nietzsche 249


Andrea Schellino

Una lettera a Francesco Donfrancesco 261


a proposito di Una certa luce
Renato Oliva

6
Rassegna, note e recensioni

In ricordo di Cesare Casati 281


Ferruccio Cabibbe

Asher D. Biennan, Dreaming of Michelangelo. Jewish 282


Variations on a Modern Theme
Ezio Gamba

Dbe. Dizionario Biografico dellEducazione 1800-2000 292


a cura di Giorgio Chiosso e Roberto Sani
Angela Michelis
NE
Z IO
TA Note sul rovesciamento 294
Daniele Lorusso, Apprendista stregone.
S UL
N
di mezzi e fini nel mondo contemporaneo
CO
R NE
Leonardo Verdi Vighetti
A PE Z IO
PI TA
CO SUL
N
CO
ER ONE
P I
PIA AZ
LT
CO S U
C ON
R
A PE
P I
CO

7
NE
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TAZ
L
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O
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L
CO SU
O N
C
ER ONE
P Z I
PI A TA
L
CO SU
C ON
PER
PIA
CO
Il filosofo e il suo analista. Sei anni di seminari di Jung sul
Cos parl Zarathustra di Nietzsche1
Franco Livorsi

Keywords: Zarathustra seminar, philosophy, intuition,


archetype, analytical psychology, individuation.

In his crucial seminar, Jung analyses thoroughly


Abstract:
Nietzsches personality and the imaginal texture of Also sprach
Zarathustra with the instruments of analytical psychology.
The paper offers a comprehensive account of the main themes
of the seminar providing a historical contextualisation and a
reflection on the theoretical means that allow Jung to cast such
a deep insight into this subject. NE
Z IO
TA
SUL
N
Il dettagliato commentoCO Lo Zarathustra di Nietzsche realizzato da
R NE
E tra il 1934 e il 1939,IOunopera
Jung in forma seminariale P Z immensa. E,
IA TA dopo una discussione
al tempo stesso, O Punopera incompleta.ULInfatti
C S
capitolo per capitolo delle prime due
C ON e quasi tre prime parti del Cos
parl Zarathustra, non vengono ER commentati taluniIOcapitoliNE decisivi
A P Z
della terza parte, e nessun I capitolo della quarta eA ultima parte. 2 Tra i
P LT
brani non commentati COci sono capitoli chiaveSU quali: Il convalescente (in
N
R CO
cui irrompeva estesamente, e assai poeticamente, il tema delleterno
P E
O PIA
C
1 Il presente saggio la rielaborazione della relazione da me tenuta a Torino
il 13 aprile 2014 per lAssociazione per la Ricerca in Psicologia Analitica,
sul tema: Zarathustra paziente e interlocutore di Jung. A proposito di Lo
Zarathustra di Nietzsche di Jung. Successivamente, il 9 e 10 maggio 2014,
ho partecipato al convegno nazionale dellARPA di Roma presentando una
relazione connessa, ma su un tema ben pi specifico, intitolata: Dialogo tra
Jung e Nietzsche sul problema dellindividuazione, che ho poi rielaborato in
altro saggio.
2 C.G. Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, seminario tenuto nel 1934-1939, a
cura di J.L. Jarrett, curatela e traduzione di A. Croce, Bollati Boringhieri,
Torino 2011-2013, quattro volumi. Da confrontare con: F.W. Nietzsche, Cos
parl Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno (1883/1886 e 1892), tradu-
zione di L. Scalero, Longanesi, Milano 1979.

9
Franco Livorsi

ritorno); Il mago (in cui emergeva con grande forza la nostalgia di


Dio); Luomo pi brutto (sullassassino di Dio) e, soprattutto, Lebbra
canzone (il testo di gran lunga pi dionisiaco dellopera). Il grande
commento non fu interrotto per caso. Ormai tutto il contesto epocale,
gi nel 1939, era mutato. Nietzsche non era pi solo ambiguo, a mez-
za strada tra scoperta dellindividuazione e annuncio della tragedia
germanica e mondiale, per Jung connessa al risveglio dellarchetipo di
Wotan e al relativo scatenamento di barbarie bellica e politica teuto-
nica, comera sempre stato per lui dal 1913 in poi: diventava davvero
un pensatore maudit per i democratici, e in parte anche per lui stesso;
per non dire di Lukcs, per il quale Nietzsche diventava addirittura
sinonimo di distruzione della ragione di tipo nazista (come se lo
stalinismo, cui lo studioso aderiva, fosse stato una bazzecola, ed anzi
persino lopposto razionale del bieco irrazionalismo imperialista e
O NE
fascista).3 I
AZ
Il grande commento junghiano U LaTNietzsche usc postumo nel 1988
(a cura di James L. Jarrett), O maNSin italiano (in traduzione e con cura
C
pregevole di AlessandroERCroce) solo nel 2011-2013, NE in quattro volu-
P Z IO
I A
mi, per oltre 1600Ppagine. TA
COlavoro molto importante
Si tratta di un S UL anche perch moltissimi, o
N
comunque parecchi, temi decisiviCO delle Opere di Jung qui sono svolti
R
E pi chiari, e con innovazioni ONE
P
ulteriormente, risultando spesso Z I concet-
tuali talora importanti. O PIA L TA
C U
Non avendo a che fare con un paziente O NS vivo, e sentendo affini-
C
t non di destino ma di tipo psicologico
P ER e di drammi spirituali con
Nietzsche, Jung d molto spazio I A allamplificazione sua propria,
OP
sino a trasformare spesso ilCfilosofo e il suo opus Cos parl Zarathu-
stra, che per lui quello fondamentale, in unoccasione per approfon-
dire le proprie idee. Spesso si ha limpressione di una specie di corpo
a corpo, come quando si litighi con un fratello che ci sia molto caro.
Per noi junghiani , secondo me, entusiasmante. Anche se lo meno

3 Si vedano i riferimenti a Nietzsche, ormai tutti molto polemici e nega-


tivi, di C.G. Jung in: Dopo la catastrofe (1945), in Opere, vol. X/2, Bollati
Boringhieri, Torino 1986, pp. 11-37; Commenti sulla storia contemporanea
(1945), ibidem, pp. 39-55. Si confronti con: G. Lukcs, La distruzione della
ragione (1954), Einaudi, Torino 1959.

10
Il filosofo e il suo analista. Sei anni di seminari di Jung sul Cos parl Zarathustra

per il puro storico o studioso di Nietzsche come filosofo, su cui infatti


Jung influ poco.
Nella sua interpretazione Jung intreccia diversi piani: 1) dinter-
locuzione, sia diretta che mediante amplificazione; 2) psichiatrico
e psicologico analitico (Nietzsche come ideale paziente analizzabile
in modo postumo tramite i materiali della sua grande testimonianza
lopus Zarathustra ritenuta in s tutta oniroide); 3) filosofico
interpretativo (in tal caso suo malgrado, volendo Jung fare solo un
commento da psicologo dellanima).
Nella trattazione di Jung questi piani sono fusi, pi o meno nellor-
dine. Procedo dal terzo, che a lui, e in fondo anche a noi, interessava
meno, ma che non pu essere saltato del tutto perch concerne lo spe-
cifico di Nietzsche, che era pur sempre la filosofia. Ma su ci cerche-
r di soffermarmi il meno possibile, essendoE laspetto che interessava
N
meno Jung, e su cui Jung era pure pi fragile
A ZIO (non essendo n un vero
filosofo n tantomeno uno studioso, LTanche di tipo non accademico, di
N SU
filosofia, per quanto sapesse molte cose soprattutto su Kant, Schopen-
CO
hauer, Nietzsche, JamesEeRBergson).4 NE
P Z IO
A
Su ci richiamoPIsolo qualcosa per i non TAaddetti o niente affatto
CO filosofici.
addetti ai lavori SUL
N
Nietzsche stato un grande filosofo
R CO della seconda Emet del XIX
Eal 1889. inquadrabile N
secolo, pi o meno dal 1869
I A P
A ZIO ancora, in ter-
P come quelle del Karl T
mini storici, con categorie
CO S UL Lwith di Da Hegel
5 N
a Nietzsche. In poche parole la tesi di questopera, che io considero
R CO
una pietra miliare, la seguente. Dopo lepoca della filosofia classica
A PE
tedesca, volta a vedere il reale P I come razionale, e comunque a rea-
lizzare il razionale facendoCO un mondo armonico; dopo Goethe e He-
gel, ma anche dopo la Rivoluzione francese, la convinzione e speranza
nella grande sintesi razionale (o razionalizzatrice), si dissolve, e tale
frantumazione, in specie del grande idealismo hegeliano, su un piano

4 Gi solo attraverso gli indici dei nomi ed analitici delle Opere si vede che
questi sono i filosofi dellet contemporanea pi citati da Jung. Ma le cita-
zioni, per altro molto rare, sono minime e poco impegnative, salvo quelle su
Nietzsche, su cui infatti fece pure limmenso commento qui vagliato.
5 K. Lwith, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria del XIX secolo
(1941), Einaudi, Torino 1949.

11
Franco Livorsi

sociale d (o darebbe) luogo allunilateralismo materialista e colletti-


vista di Marx (da un lato) e, su un piano individualista, al personali-
smo tragico cristiano di Kierkegaard e al superomismo anticristiano
di Nietzsche (dallaltro). La dissoluzione o grande decadenza dopo
il fallimento della sintesi idealistica ed hegeliana degli opposti dalla
met degli anni Trenta e soprattutto dagli anni Quaranta dellOtto-
cento in poi, per Lwith nel 1941 in cui pubblicava il suo grande
libro avrebbe prodotto gli estremi frutti marci, evidentemente nella
grande storia. Su tale base, ma andando oltre, facciamo ancora qual-
che precisazione, anche al di l di Lwith.
Nietzsche, nellet di crisi della ragione anzidetta (una crisi che
si verificava da sinistra e da destra), scopre in Schopenhauer il
suo filosofo. Schopenhauer era pure il filosofo della psicoanalisi (di
Freud e Jung), della cosa in s irrazionale, che era gi linconscio
O NE
(la volont di vita, e non pi il Logos), I 6 nonch, correlativamente, il
AZ
Tnoia
fautore della liberazione dal dolore Le delle volizioni contingen-
N SU
ti perpetue (liberazione che avverrebbe tramite lascesi, che dovrebbe
R CO E
liberarci dalla volont di vita in atto, e tramiteN la compassione, in
A PE Z IO
quanto opposto del PI biologico homo homini TA lupus, ma anche tramite
CO
larte, che ci renderebbe contemplativi S UL bello invece che prigionieri
del
N
R CO
delle volizioni col loro circolo infernale dei desideri). E
N
Ema anche tramite il profondissimo
Nietzsche su tale traccia
I A P

A ZIO lega-
OP
me con Wagner, cheCvivifica lapproccio vuoiUal LTloro amato Schopen-
S
hauer, e vuoi allestetizzazione della filosofia
C ON della vita, come filologo
e antichista nella Nascita della tragedia R (1872), scopre una Grecia mol-
PE
to diversa da quella armonica P diIAWinckelmann, Goethe, Hegel, e altri
neoclassicisti e romantici: COuna Grecia non gi serena, ma tragico-
irrazionale (da Omero a Eschilo e Sofocle), ma al tempo stesso intesa
come via estetica alla liberazione umana. Larte, in senso stretto, e la
vita come arte, riscattano (o riscatterebbero) il cieco volere masochi-

6 A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione (1818, ma datato


1819), a cura di S. Giametta, Rizzoli, Milano 2002, due volumi. Il legame
tra Freud e Schopenhauer ben spiegato in: E. Jones, Vita di Freud (1953),
Garzanti, Milano 1977, tre volumi, specie al vol. III. Mi sono soffermato
sulla questione in: Inconscio e storia in Freud, Nuova Antologia, n. 2175,
1990, pp. 357-373.

12
Il filosofo e il suo analista. Sei anni di seminari di Jung sul Cos parl Zarathustra

stico che sta in fondo alla vita stessa (per Schopenhauer e, in quella
fase, pure per Nietzsche). Per lui quellellenismo tragico-vitalistico
era un modello esistenziale quasi inarrivabile. Su ci Nietzsche stava,
sino al 1876, con Wagner (ed entrambi con Schopenhauer). Ma poi
Nietzsche ruppe con Wagner, quando questi realizz e fece rappre-
sentare il Parsifal nel teatro-tempio nascente del germanesimo trion-
fante, a Bayseuth. Il musicista, per Nietzsche, era diventato cristiano
invece che paganeggiante; e inoltre si era riconciliato con il germa-
nesimo prussiano militarista, antifrancese e pure antisemita. Wagner
invece di seguitare la lotta per un nuovo Rinascimento sarebbe
tornato allovile, cristiano e prussiano.
In parallelo Nietzsche subisce un forte influsso positivista. Si col-
gono vari echi in lui della storia del materialismo di Lange, nonch
di Feuerbach, e del darwinismo (scoperti soprattutto tramite lamico
O NE
Paul Re). Si veda Umano, troppo umano Z I (1878), opera vastissima e
superatrice di Schopenhauer, di Wagner L TA e di ogni residuo mistico; per
U
me la pi importante per intendere
O NS il pensiero politico del filosofo.
C
A questo punto Nietzsche R attua la sua relazioneNE di continuazione-
A PE Z IO
I
superamento di Schopenhauer
OP
e tematizza TAlidea della morte di Dio
(Gaia scienza, C1881-1882 e poi CosNSparlUL Zarathustra, 1883-1892).7
O grande crisi, come annunciatore
RC
Zarathustra si propone, nellet della
E ONE
delloltreuomo e delleterno Pritorno: il primo il I
superuomo
Z anti-
cristiano perch abolisce O PIA insieme a Dio la Ldifferenza
TA tra il divino
C
N SU
e lumano, in vista di un tipo umano non pi lacerato dai contrasti
CO
tra coscienza e istinti, dover essereER ed essere, spontaneit vitalistica
P
animale e doveri, e per ci senza
O PIA peccato, dio a se stesso; il secon-
C
do leterno ritorno anticristiano perch infinitizza la vita stessa,
eternamente uguale a se stessa e perpetua in se stessa, forse destinata
in ogni punto a tornare, come gli astri del cielo, e non respingibile, per
ci, in nessun caso, ma considerata anzi, in se stessa, al di l del bene
e del male, e per ci stesso tutta sacra.
A questo punto dobbiamo dire qualcosa su Jung e Nietzsche. I
due hanno una forte affinit elettiva, dapprima simpatetica anche su

7 F.W. Nietzsche, La gaia scienza (1881 e 1887), Idilli di Messina e scelta di


frammenti postumi 1881-1882, a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi,
Milano 1965. Il riferimento va allaforisma n. 125 del libro III.

13
Franco Livorsi

un piano teoretico,8 ma con distacco che daterei proprio dal Libro


rosso (1913-1916 con breve poscritto del 1928, comparso postumo nel
2009).9 Sono entrambi figli di pastori protestanti, con forte empatia
per Schopenhauer e Wagner (perenne sebbene contrastata). Hanno
entrambi un rapporto continuo di incontro-scontro col cristianesimo.
Appartengono entrambi al tipo dellintuitivo e profetico,10 che per la
stessa capacit di vedere le cose che non appaiono ancora, come per
incanto, avverte con entusiasmo o con timore e tremore la scristia-
nizzazione neopagana incipiente, propria di unet che sin dal 1913
per Jung si annunciava di grandi guerre, dimperialismo furibondo e
poi come corollario che non lo pu certo sorprendere di nazismo.
Anche Jung ha scritto una specie di Zarathustra: il Liber novus. Li-
bro rosso, che per ha voluto che fosse pubblicato solo 50 o 80 anni
dopo. E credo di conseguenza, e proprio pensando al Libro rosso
O NE
Jung pi volte, nel commento a Nietzsche, I dice che opere come lo
AZ
Zarathustra non si pubblicano:11 Usono LT espressioni dirette dellincon-
NS
scio collettivo-personale, daOriservare a pochi che sintendano della
C
R
psiche, pena i fraintendimenti di tipo nazista, NEsecondo lui avreb-
che
A PE Z IO
PI
bero sbalordito Nietzsche. Infine anche TJung A era un tipo schizoide
L
CO di poter fare la fine
e temette proprio S Udi Nietzsche (com spiegato
ON riflessioni di C.G. Jung, a cura
anche in dettaglio nel suo Ricordi,Csogni,
ER ONE
di A. Jaff).12 P I
PIA ci, Jung volle ugualmente AZ
Ma pur sapendoCO tutto U LT immergersi
N S
nellinconscio, nel suo mondo onirico, abbandonandosi
O ad esso a oc-
chi chiusi, ma anche a occhi aperti, E RC
parlando senza freni inibitori con i
P
IA (immaginazione attiva). Aveva al-
personaggi ricorrenti dei suoi Psogni
tra consapevolezza sul mondo O
C dietro la coscienza rispetto a Nietzsche;
ed aveva pure un ben pi solido armamentario, di grande salute fisica,

8 Lo ricorda Jung stesso in: Ricordi, sogni, riflessioni di C.G. Jung (1961), a
cura di A. Jaff, Saggiatore, Milano 1965, p. 266.
9 A cura di S. Shamdasani, Bollati Boringhieri, Torino 2010.
10 C.G. Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, cit., vol. III, p. 1146 (seminario del

19 maggio 1937) e vol. IV, p. 1477 (seminario del 9 novembre 1938).


11 Ibidem, vol. II, p. 510 e p. 518 (seminario del 15 maggio 1935). Ma si veda

soprattutto il vol. III, p. 967 (seminario del 6 maggio 1936).


12 Lopera, uscita poco dopo la morte di Jung nel 1961, fu pubblicata in italiano

dal Saggiatore (Milano 1965) e poi presso Rizzoli (Milano 1977).

14
Il filosofo e il suo analista. Sei anni di seminari di Jung sul Cos parl Zarathustra

di trasbordante erotismo e di grande successo professionale. La na-


vigazione tra le visioni dellinconscio, in dialogo con i personaggi dei
grandi sogni e visioni, alla Zarathustra, era dunque rischiosa, anche
per lui, ma presumibilmente non fatale, o non necessariamente tale.
Sul piano filosofico su Nietzsche Jung non dice quasi nulla di
significativo, nel senso che quel che filosoficamente poteva interes-
sarlo e lo interessava in Nietzsche cera gi in Schopenhauer. Anche
se molte idee di Jung che paiono e sono schopenhaueriane le aveva
probabilmente trovate dapprima in Nietzsche e solo in seguito, o co-
munque in minor misura, in Schopenhauer. Infatti la decisiva idea
schopenhaueriana della volont infinita come cosa in s del mondo,
in Nietzsche semplicemente e per tragicamente accolta invece
che asceticamente negata, era rimasta ben salda in quel filosofo sino
alla fine. Ma a Jung, comunque, interessava Enon tanto la filosofia, pur
N
meditata a fondo, quanto laspetto visionario
A ZIO di Nietzsche.
LT
Ovviamente ma anche conseguentemente il suo approccio era
N SU
del tutto psichiatrico e psicologico analitico. Ma con alcune particola-
CO
rit. Voleva analizzare laERpsiche di un autore amato NE riflessa nellopera;
P Z IO
PI
non come faceva Freud, A TA
ad esempio con Leonardo o Dostoevskij, os-
CO
sia cercando lorigine UL dei traumi dei suoi auto-
infantile e personale
S
N
ri.13 Qui lopera, nel suo senso vuoi COpersonale e vuoi universale, viene
ER ONE
P
sempre prima dei dati biografici, pur sempre I
presenti
Z sullo sfondo.
Viene fatta stendere essa PIAstessa, a partire dalLprotagonista
TA (e autore
CO S U
sotteso), sul lettino danalisi, alla presenza N di uno Jung, che era psi-
CO
coanalista del profondo, ma ancheER psichiatra. Lautore di unopera
P
ispirata per secondo Jung,Pcome IA si vede anche nei suoi saggi sulla
poesia esprime lo spirito C O
intersoggettivo oltre che suo proprio (pen-
sava sempre lui, in ci del tutto diversamente da Freud).14

13 Si vedano su ci i seguenti testi di Sigmund Freud: Il poeta e la fantasia


(1907), in Opere, vol. V, a cura di C. Musatti, Boringhieri, Torino 1972, pp.
375-383; Un ricordo dinfanzia di Leonardo da Vinci, in Opere, vol. VI, a cu-
ra di C. Musatti, Boringhieri, Torino 1974, pp. 209-284; Lumorismo (1927),
in Opere, vol. X, a cura di C. Musatti, Boringhieri, Torino 1978, pp. 503-
508; Dostoevskij e il parricidio (1927), in Opere, vol. X, a cura di C. Musatti,
Boringhieri, Torino 1978, pp. 519-538.
14 Per la comprensione dellapproccio di Jung si vedano soprattutto i testi se-

guenti: Psicologia analitica e arte poetica (1922), in Opere, vol. X/1, Bollati

15
Franco Livorsi

Inoltre Jung voleva scoprire perch Nietzsche fosse impazzito


(tanto pi che lo aveva temuto anche per s). Che cosa nel suo pen-
siero aveva portato l? Il filosofo, come ideal-paziente, avrebbe potuto
evitare quella fine?
Come si sa nellanalisi dei contenuti onirici o prodotti dellincon-
scio non solo il paziente pratica le sue associazioni sempre pi disini-
bite di seduta in seduta, specie sui suoi sogni, ma lanalista quanto-
meno junghiano amplifica determinati contenuti onirici tramite miti
e mitologemi affini a quelli espressi dal paziente, almeno in presenza
di sogni fortemente archetipici, mitologizzanti: grandi sogni che
per Jung costituiscono la grandissima parte dello Zarathustra. Questo
visto, in sostanza, come il delirio di un filosofo (direi pi o meno
come quello della miss Miller di Trasformazioni e simboli della libido,
1912 e 1952).15 Jung, pensando a Nietzsche,E ma anche a se stesso, di
N
IO o spesso trasforman-
tale amplificazione si serve moltissimo:Ztalora
A
T Zarathustra di Nietzsche che
do il testo o capitolo in questioneULdello
S
viene esaminando di volta inON volta in occasione per un confronto
serrato, anche intimo, E R C persino troppoOpolemico,
spesso NE ma sempre
P Z I
A TA
fraternamente tale,PIcon una continua interlocuzione con il filosofo.
Partiamo ora COdal chi Zarathustra. SUL
ON
Storicamente stato il profetaCpersiano (iraniano) che intorno al X
E R O NE
secolo a.C. ha scopertoAilPdualismo metafisico traZ I Bene (Orzmud)
e Male (Arimn), idealmente
O PI autore dellAvesta L TA
(Il fondamento). 16
C S U
Nietzsche voleva andare al di l del beneON e del male, sino al realizza-
R C
re, nellinteriorit e vita vissuta, la coincidentia oppositorum e laccetta-
A PE
P I
CO
Boringhieri, Torino 1985, pp. 333-354; Psicologia e poesia (1930-1950), in
Opere, vol. X/1, Bollati Boringhieri, Torino 1985, pp. 355-378; LUlisse: un
monologo (1932), in Opere, vol. X/1, Boringhieri, Torino 1985, pp. 379-
404; Picasso (1932), in Opere, vol. X/1, Bollati Boringhieri, Torino 1985,
pp. 405-412.
15 Nelledizione del 1952 lopera si intitola: Simboli della trasformazione. Analisi

di un caso di schizofrenia. Costituisce il vol. V delle Opere, edito nel 1970.


Jung aveva letto un memoriale di una poetessa americana folle, convenzio-
nalmente chiamata Miss Frank Miller, negli Archives de Psychologie di T.
Flournoy, e tramite commento era giunto ad abbozzare la sua teoria archeti-
pica del simbolismo.
16 Avesta, a cura di A. Alberti, UTET, Torino 2004.

16
Il filosofo e il suo analista. Sei anni di seminari di Jung sul Cos parl Zarathustra

zione tragico-entusiastica della vita. Il suo Zarathustra era perci una


specie di Antizarathustra, che anticipa lestrema e gi un po delirante,
e per me l, e in pochissimi altri testi reazionaria, elaborazione
esplicita di Anticristo del 1888, ma postumo, 1907 (in cui proponeva
se stesso come una specie di Cristo alla rovescia).17 Dallo Zarathustra
a rovescio al Cristo a rovescio (anche se il rovescio in Nietzsche cela
sempre il diritto, che resta latente, con un approccio che conferma
in massimo grado quel che Jung chiama enantiodromia).18
La premessa o primo postulato di tutta limpostazione di Jung,
qui e forse in generale, quella che poi lo porter a intitolare la sua
auto-antologia o scritti scelti Realt dellanima (Boringhieri, 1969):19
il che voleva dire realt della psiche inconscia. La psiche per lui
oggettiva, c. Non puoi dirla dio, ma neppure Io; e neppure con-
tro Freud figlia dellIo (delle rimozioni dal vissuto) e votata a ri-
O NE
diventare Io, per tornare a un normale Z I sviluppo. 20 Per Jung siamo
A
proprio due in uno per natura, sicch LT linconscio, nella realt antro-
N SU
pologica che ci costituisce, non o non sarebbe affatto, o non sa-
CO
rebbe per la pi gran parte R un riflesso NE ma laltra faccia
del vissuto,
A PE Z IO
I
della luna (o dellaPnostra TA
identit complessiva). Ma spessissimo non
lo comprendiamo, CO e pretendiamo di ridurre SUL linconscio collettivo alla
N
coscienza tramite atti di volont; C o,Oallopposto, nella nostra eventuale
E R ONE
P I
IA AZ
OP U LT
C S
ON 1895, poi raccolto nel vol. VI
17 F.W. Nietzsche, LAnticristo (1888 ma edito nel
C
delle Opere complete a cura di G. ColliRe M. Montinari, Adelphi 1970.
E
18 Jung (Tipi psicologici, 1921, in P Opere, vol. VI, Boringhieri, Torino
P IA
CO lenantiodromia come corsa nelloppo-
1981, pp. 437-438) definisce
sto, connettendo il concetto ad Eraclito. E, in riferimento speciale alla
propria teoria, osserva: Io chiamo enantiodromia il manifestarsi, spe-
cialmente in successione temporale, del principio opposto inconscio.
Questo fenomeno caratteristico si verifica quasi universalmente l do-
ve una direttiva completamente unilaterale domina la vita cosciente, co-
s che col tempo si forma una contrapposizione inconscia altrettanto
forte, che dapprima si manifesta con uninibizione delle prestazioni del-
la coscienza e in seguito con uninterruzione dellindirizzo cosciente.
19 C.G. Jung, Realt dellAnima (1934; 1957), Boringhieri, Torino 1963.

20 Per Freud linconscio bench in s sia costantemente ritenuto una dimen-

sione primordiale in termini di contenuti il luogo del rimosso, e per-


tanto tendenzialmente in esso non c nulla che non derivi dal vissuto del
singolo.

17
Franco Livorsi

psicolabilit personale, ci arrendiamo ad esso facendoci inghiottire dal


materiale onirico che fuoriesce senza pi freni (o argini, o filtri) da
esso (diventando folli). In tali casi la rovina sar certa. Le immagini
che provengono dallinconscio, tanto pi se perenni (antropologiche,
arcaiche, archetipiche), sono per Jung psichicamente reali, comprese
quelle del divino, a dispetto dellantropocentrismo o ego-centrismo di
Nietzsche, figlio anche suo malgrado del darwinismo, materialismo
e positivismo del XIX secolo.21 Negare la realt psichica seppure non
necessariamente ontologica di tali immagini dellinconscio, secondo
Jung fa il paio con il vecchio pregiudizio che vedeva le isteriche come
donne che fingevano (dal momento che il materialismo epocale non
poteva ammettere che esistessero malattie psicogene, e non fisi-
che, come le nevrosi).22 cos nota Jung che sono giunto alla mia
concezione dellAnima [come archetipo, che emergendo in forma di
NE
immagine archetipica si confronta con ZlaIOcoscienza, da cui non deriva
TA
affatto, interpreto io]. Ho sottoposto
S UL le mie emozioni al vaglio della
N
critica e sono pervenuto allaOconclusione che non erano parte di me.
C
Erano semplicemente state R costruite per me, NEmi domandai: Chi
e cos
A PE Z IO
diavolo pu produrrePI in me queste cose?. TA Da ci traeva la seguente
23

conclusione: CO dunque dimportanza SUL


assoluta, concretamente, impa-
N
Oesistono
rare a capire che nella nostra mente C cose che non sono create
ERnessuno di noi attribuirebbe
ONE
da noi.24 Mentre spiega P Z I un male
fisico alla mente o alla O PIA mente, si pretendeLTdiA ridurre i mali della
sola
C U
mente, che ha essa pure un dinamismo intrinseco,
O NS al corpo.25
C
R per Jung il divino (un che di
La psiche inconscia, in s e per Es,
A P
incondizionato, per qualche P I aspetto persino oltre il tempo nor-
male), ma non come il Deus CO in interiore homine di Agostino,26 che

21 C.G. Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, cit., vol. I, p. 351 (seminario del 23


gennaio 1935).
22 Ibidem, vol. I, p. 373 (seminario del 30 gennaio 1935).

23 Ibidem, vol. I, pp. 318-319 (seminario del 5 dicembre 1934).

24 Ibidem, vol. I, p. 335 (seminario del 12 dicembre 1934).

25 Ibidem, vol. III, p. 970 (seminario del 13 maggio 1936).

26 Agostino, De vera religione. La vera religione, a cura di M. Vannini, Mursia,

Milano 1992. Laffermazione famosa cui ci si riferisce, tratta da tale opera,


suonava: Non voler uscire da te stesso, ritorna in te stesso, nellinteriorit
umana abita Dio.

18
Il filosofo e il suo analista. Sei anni di seminari di Jung sul Cos parl Zarathustra

pur abitando in noi sta a s, trascendente o solo trascendente:


intanto perch la psiche almeno per quel che possiamo saperne
noi, che non possiamo fuoriuscire dal pensiero con cui e in cui pen-
siamo immanente (dio in noi insomma immagine della totalit psi-
chica, radicale della mente: niente di pi, ma neanche di meno); in
secondo luogo perch la sua natura ultima ineffabile. Oltre a tutto
larchetipo, alias il divino, in quanto oggettivo, c comunque,27 e
quindi va veduto, sperimentato, conosciuto. Perci il Dio morto
di Nietzsche secondo Jung nega la realt del simbolico che fa da ponte
tra coscienza e inconscio collettivo:28 in sostanza nega la realt delle
immagini del divino che uniscono inconscio collettivo e coscienza.
negazione di una realt oggettiva n pi n meno dice lui del pre-
sidente degli Stati Uniti.29 Qui si pu cogliere un pi profondo senso
del motto della sua vita Vocatus atque non vocatus
E deus aderit.30 Come
N
presenza mentale il dio c, lo si preghiZoIOmeno; o anche lo si affermi o
TA
lo si neghi. Sta l in noi comunque,
SULa prescindere dai nostri filosofemi
N
in un senso o nellaltro, che Opossono solo renderci o troppo proni o
R Cintime visioni in proposito,
troppo ostili alle nostre Epi NE con cui invece
P Z IO
dovremmo intenderci. A
PI Negare la realt del A
Tsimbolismo a priori con cui
pensiamo, di cui SUL parte, serve solo a farci del
COil senso del divino tanta
N
sangue cattivo. CO
R
E il divino tramite superuomo
ONE
vero che Nietzsche surrogaP Z I e eterno
IA TA troppo spesso di
ritorno, ma secondo C OP si trattava o si trattava
Jung U L
astrazioni compensatorie.31 O NS
La psiche oggettiva vista daEJung R C come un Tutto, che il S,
P
che comprende pure lIo. Su ci PIAha dato ottime spiegazioni gi Jolan-
CO

27 C.G. Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, cit., vol. III, pp. 961, 963 (semina-
rio del 6 maggio 1936); vol. III, pp. 973-975, 985 (seminario del 13 maggio
1936).
28 Ibidem, vol. IV, p. 1325 (seminario del 18 maggio 1938).

29 Ibidem, vol. IV, p. 1326.

30 Jung scolp tale motto tratto dagli Adagia di Erasmo, che laveva ripreso da

La guerra del Peloponneso di Tucidide allingresso della sua villa a Zurigo, e


anche a Bollingen, dove eresse la sua torre. Lo considerava il motto riassunti-
vo del suo modo di pensare il divino, inteso come dimensione psichica.
31 C.G. Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, cit., vol. IV, pp. 1326-1327 (semina-

rio del 18 maggio 1938).

19
Franco Livorsi

de Jacoby, in La psicologia di Jung, del 1942, per me illuminante.32 Il


S il radicale della mente e in specie dellinconscio collettivo, di cui
la coscienza parte inscritta. Ma il S stesso si lascia vedere solo tra-
mite i suoi raggi, gli archetipi; anzi, attraverso le figure archetipiche,
che sono per non il S (come nel politeismo psichico di Hillman),
ma sue immagini, come fossero riflesse in uno specchio: anzi colori
differenziati tramite un prisma che esprime una sola luce, che poi il
S, luno-tutto della nostra psiche.
Possiamo per dire che le immagini archetipiche sono maschere
del S, pi o meno come in Joseph Campbell le maschere di Dio.33
Tutte le immagini del S, tutte le immagini archetipiche, sono simbo-
li. Ma sono pure divine. Tutto ci cos vero che qui, nel grande
commento a Nietzsche, in un passaggio che a me pare decisivo, Jung
si trova a rispondere alla domanda di EstherEHarding volta a sapere se
N
il S sia da intendere come un quid o quis
A ZIOa misura di ciascuno oppure
semplicemente come incorporatoUinLTciascuno.34 Egli risponde che lin-
S
conscio collettivo non soloOaNmisura del singolo, ma a priori, ossia
C
davvero a tutti comune;ERe per questo emergono NEpure, nella psiche,
P Z IO
qualit telepatiche:PI A TA
CO SUL
N
CO possibile in ragione dellesistenza
Vedete, tale problema empiricamente
ER O NE
P I
dellinconscio collettivo, che
IA non unacquisizione AZ
individuale. Ha une-
OP nati con linconscio U
sistenza a priori; noiCsiamo LT
collettivo, nellinconscio
S
C ON
collettivo. Esso precede ogni funzione cosciente delluomo. Inoltre ha
qualit peculiari che abbiamo menzionatoE R sovente, qualit telepatiche,
P
che sembrano comprovare la sua
O PIAunit. Quanto pi siete nellinconscio
C
collettivo, tanto pi siete indivisi dagli altri individui. Lunit dellincon-
scio collettivo la ragione della participation mystique; i primitivi vivono
in una peculiare unit di funzionamento psichico. Sono come pesci che si
trovano in un medesimo lago anche noi lo siamo, e in grado notevole.

32 J. Jacoby, La psicologia di Jung (1942), Boringhieri, Torino 1973.


33 J. Campbell, Le maschere di Dio (1959-1968), Mondadori, Milano 1992,
quattro voll.
34 E. Harding la junghiana americana che scriver il libro pi rappresentativo,

in tale ambito, sul femminile: I misteri della donna (1949), Astrolabio, Roma
1973.

20