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UNIVERSITA DEGLI STUDI

CARLO BO URBINO

FACOLT DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE

Corso di laurea

Curriculum aziendale
Lingue e cultura per limpresa

Corso di
FINANZA E IMPRESA

Prof. Bruno Pirozzi

Anno accademico 2009-2010

Riservato ad uso didattico con circolazione


limitata ed autorizzata dallestensore
rel. 1-2009
PROGRAMMA DEL CORSO

MODULO 1

1. le rilevazioni contabili delle operazioni di gestione e la capacit


segnaletiche del bilancio: riepilogo dei principali concetti
pagg. 4-90

2. La struttura finanziaria dell'Impresa, la riclassificazione dello stato


patrimoniale, l analisi finanziaria attraverso gli indicatori : riepilogo dei
principali concetti. Il capitale circolante e i riflessi sulla gestione aziendale.
pagg. 91-111
3. Il mercato monetario e finanziario: gli intermediari finanziari. Esame dei
principali prodotti finanziari presenti sul mercato destinati alle imprese e ai
privati
pagg. 112-159
4. Il mercato dei capitali : la borsa e gli investitori istituzionali. il private
equit e fondi di investimento. Cenni sui metodi di valutazione
pagg. 160-181
MODULO 2

5. Il fabbisogno finanziario dellimpresa: principi e modalit di calcolo delle


necessit finanziarie
pagg. 182-216
6. Le fonti finanziarie correnti: i prestiti bancari a breve termine. Le operazioni
di finanziamento alle imprese a lungo termine, le operazioni di leasing e
factoring
pagg. 217-243
7. Il business plan per la richiesta di finanziamento. La valutazione del merito
di credito alla luce della normativa di Basilea 2,
pagg. 244-263
8. Linternazionalizzazione delle imprese e le principali forme di regolamento
e finanziamento nel commercio internazionale.
pagg. 264-300
9. I finanziamenti agevolati e la creazione di nuova imprenditorialit
pagg. 301-321

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Premessa

In questa breve dispensa andremo ad esaminare la Finanza dImpresa, cio quellinsieme di


decisioni e tecniche adottate dallimprenditore per ottimizzare la gestione della risorsa
denaro.
Poich lo scopo dellimpresa quello di creare valore, la corretta gestione delle risorse
fondamentale per la gestione dimpresa, ne consegue che la Finanza la funzione aziendale
che si occupa dellacquisizione e dellimpiego dei capitali necessari per lo svolgimento del
processo produttivo e per la realizzazione degli investimenti a lungo termine, scegliendo tra le
forme di finanziamento disponibili quelle meno onerose e pi adeguate alle esigenze
dellimpresa.
Risulta utile e propedeutico per la comprensibilit dellinsieme delle attivit aziendali
riprendere alcuni concetti aziendalistici in particolare la rappresentazione contabile
rappresentata dal bilancio,
Infatti tali informazioni dovrebbero aiutarci a dare una risposta a quesiti quali:
in quali attivit di lunga scadenza dovrebbe investire limpresa, come poter trovare il denaro
per far fronte allinvestimento e come gestire il flusso d cassa di breve periodo prodotto dalla
gestione.
Saranno quindi esaminate le tecniche per la determinazione del fabbisogno finanziario
dimpresa, e la valutazione delle possibili scelte di finanziamento, in particolare sar analizzato
il rapporto con la principale fonte finanziaria presente sul mercato e rappresentata dalle
banche.
La crisi che nel 2008 e 2009 ha colpito le economie mondiali, originata dalla crisi finanziaria
degli Usa con i cosiddetti mutui subprime, e la conseguente stretta creditizia operata dalle
banche italiane servir da spunto di riflessione per affrontare la valutazione del merito
creditizio delle imprese alla luce della normativa europea di Basilea 2 e comprendere meglio
limportanza che la risorsa denaro rappresenta per il sistema delle imprese.

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CAPITOLO 1

LE RILEVAZIONI CONTABILI DELLE OPERAZIONI DI GESTIONE


E LE CAPACITA SEGNALETICHE DEL BILANCIO
RIEPILOGO DEI PRINCIPALI CONCETTI
1.1 Alcuni concetti di economia aziendale

Riprendiamo insieme alcuni concetti di economia aziendale relativi alla nascita delle aziende

Lazienda la risposta che luomo ha ideato per far fronte ad un problema economico (bisogni
delluomo infiniti a fronte di risorse limitate). E necessario quindi operare una scelta tra mezzi
scarsi per soddisfare i bisogni iniziali sfruttando anche i loro usi alternativi.

Le attivit economiche svolte per soddisfare i bisogni possono essere di vari tipi:
Produzione (di beni o servizi).
Scambio (di beni o servizi con altre imprese).
Consumo (per ottenere i beni o i servizi da mettere sul mercato).

Le imprese sostanzialmente si suddividono in due categorie:


Imprese Commerciali.
Imprese Industriali.

Imprese Commerciali: Non operano una trasformazione fisica delle materie prime; si
limitano a svolgere operazioni di intermediazione o di scambio.
Imprese Industriali: Il ciclo di produzione delle imprese industriali si svolge in tre fasi
principali: -
acquisizione delle materie prime.
Trasformazione fisica delle materie prime.
Produzione di un prodotto finito da collocare sul mercato.

Gli elementi costitutivi di unazienda vengono solitamente suddivisi in due categorie:


Condizioni di funzionamento dellazienda.
Fattori della produzione.

Le condizioni di funzionamento di unazienda sono tutte quelle condizioni tali che, se


non ci fossero, non avrebbe senso parlare di azienda. Il numero di queste condizioni
molto variabile a seconda delle varie teorie; quelle principali per sono:
Aggregazione di individui;
tra cui vi possono essere legami economici o non economici. In unazienda
laggregazione comprende i dirigenti, gli operai, le segretarie e tutti coloro che lavorano
per lazienda.
Criterio di scambio nel mercato;
si tratta di atti di negoziazione di tipo oneroso o non oneroso che devono essere
remunerativi per chi offre il servizio.
Economicit (efficacia strategica);

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i ricavi ottenuti al termine dellesercizio devono essere remunerativi almeno per ripagare
i costi sostenuti, indipendentemente dal fatto che ci siano stati dei ricavi (guadagni) o dei
costi (perdite).
Assoggettamento ad influssi esterni ed interni;
lazienda deve essere pronta a far fronte a modificazioni nei rapporti con il mercato
esterno (influsso esterno) e con i propri dipendenti (influsso interno).
I Fattori produttivi;
possono essere materiali o immateriali e sono tutti quegli elementi che unazienda usa
per arrivare ad un prodotto finito. Possono essere le materie prime, un marchio, la
fedelt dei dipendenti
Risorse intangibili;
si tratta di tutte quelle risorse difficilmente valutabili in termini monetari. Ne sono un
esempio la bravura di un certo dirigente, labilit dei proprio dipendenti
Tempo;
riguarda il tempo impiegato per passare dallideazione alla produzione e alla collocazione
sul mercato di un certo prodotto. Questo tempo pu influenzare le modalit di
pagamento delle materie prime o dei servizi usati dallazienda.
Autonomia decisionale;
lazienda deve essere libera di decidere per proprio conto come organizzarsi
internamente ed esternamente.

Unazienda pu essere definita come un insieme di relazioni tra i suoi elementi costitutivi
infatti:

Cambio negli Cambio nelle Cambia lazienda, pi o meno


elementi costitutivi. relazioni. drasticamente.

I fattori della produzione sono tutti quegli elementi, materiali o immateriali, fisici o di
personale che cooperano per arrivare alla produzione di un prodotto finito. Questi si
distinguono in base a:
Influenza sul processo economico;
ogni fattore economico ha una rilevanza diversa allinterno di unazienda. Un fattore
produttivo pu essere determinante per unazienda tanto che, nel caso in cui questo
fattore venisse a mancare, lazienda non avrebbe pi ragione di esistere.
Opportunit di acquisizione alla combinazione produttiva;
se un bene importante per un processo produttivo lazienda deve cercare di ottenerlo.
Necessit di loro remunerazione;
i fattori produttivi vengono remunerati in modo diverso ma, in ogni caso, vanno
remunerati; le materie prime vengono pagate con capitale proprio o di terzi, il fattore
lavoro viene pagato con il salario
Possibilit di loro misurazione secondo il metro monetario;
si tratta di una valutazione del contributo alla produzione che viene dato da quel fattore
produttivo.

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La gestione aziendale viene definita come complessa ed unitaria; unitaria in quanto ogni fase
del processo produttivo una fase a s stante; e complessa in quanto tutte le varie fasi
cooperano per uno stesso fine aziendale. Le varie fasi del processo produttivo sono fasi
collegate sequenzialmente che si ripetono ciclicamente.

CICLO IMPIEGHI / FONTI DELLAZIENDA INDUSTRIALE: Recupero mezzi monetari


attraverso la collocazione
sul mercato delloutput.

Acquisizione Impiego dei mezzi monetari


di mezzi nellacquisizione dei fattori Trasformazione
monetari. produttivi materiali e fisico-tecnica dei
immateriali. fattori produttivi.

Proprietari Terzi

Finanziamenti Rimborsi di finanziamenti

Investimenti Disinvestimenti
(Uscite immediate o Trasformazione (Entrate immediate o
differite per acquisto di fisico-tecnica differite per vendite di
fattori della produzione) prodotto o servizi)

Gestione

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Finanziamenti: Consistono nellimmissione di capitali nellazienda.
Per finanziarsi unazienda pu ricorrere a :

Capitale proprio (o sociale);


viene messo a disposizione dallimprenditore o dai soci.
Capitale di terzi;
viene messo a disposizione da banche o istituti di credito e d origine a debiti
dellazienda verso terzi.
Capitale reinvestito;
si tratta di ricavi dellesercizio precedente che vengono reimmessi nel ciclo produttivo come
investimenti.
I finanziamenti sono richiesti sia nel momento iniziale della vita dellimpresa, sia ogni volta che
siano necessari allimpresa mezzi monetari per effettuare investimenti.

Investimenti: Consistono nellacquisizione dei fattori produttivi (materiali e immateriali)


necessari allo svolgimento del processo aziendale.
Lacquisizione dei fattori produttivi pu avvenire con due distinte modalit:
Cessione di mezzi monetari.
Pagamenti successivi (debiti commerciali dellazienda).

Trasformazione fisico-tecnica: Operazioni interne allazienda (che non danno origine a flussi
economici o finanziari) che consentono di trasformare i fattori produttivi che entrano
nellazienda (input) in prodotti o servizi venduti dallazienda (output).

Disinvestimenti: Operazioni finalizzate a cedere le produzioni ed i servizi ottenuti.


La cessione di questi prodotti e servizi consente di disinvestire i mezzi finanziari, ottenuti dai
finanziamenti.
I disinvestimenti possono avvenire con:
Acquisizione di mezzi monetari se i clienti pagano subito.
Incassi successivi (crediti commerciali dellazienda).

Rimborsi (o remunerazioni): Con i mezzi monetari ottenuti dai disinvestimenti lazienda pu


procedere alle operazioni che consentono di:
Remunerare i soci pagando i dividendi sul capitale sociale.
Remunerare i fornitori di capitale di terzi.
Rimborsare i debiti nei confronti di terzi (debiti di finanziamento)
Rimborsare ai soci i finanziamenti in esubero, sotto forma di capitale sociale.

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SISTEMA DEI VALORI AZIENDALI:

Impieghi Fonti

IMPIEGHI FONTI DI FINANZIAMENTO

Destinazione dei
Provenienza mezzi finanziari
mezzi finanziari
Origine delle fonti di finanziamento
acquisiti
Interne (gestione
Esterne
Capitale di terzi
Capitale di rischio

Acquisizione di fattori
specifici (beni durevoli o
non durevoli)

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LEGAMI TRA FONTI ED IMPIEGHI:

Capitale Capitale di
Proprio Credito

Disponibilit
Finanziaria

Materie Beni di Uso


Lavoro
Prime Durevole

Combinazioni
Produttive

Remunerazione
Capitale Output Remunerazione
Proprio Capitale di Credito
(Restituzione)
Cessioni

Disponibilit
Finanziarie

Autofinanziamento

Con le disponibilit finanziarie vengono acquistati i fattori della produzione che, in questo
grafico, sono rappresentati dal Lavoro, dalle Materie Prime e dai Beni di Uso Durevole.
Come Beni di Uso Durevole si intendono tutte quelle infrastrutture, materiali e immateriali,
che servono per ottenere il prodotto finale (fabbricati, macchinari) e che vengono utilizzati per
pi cicli produttivi.
Come Combinazione Produttiva si intende la modalit in cui vengono uniti i vari fattori della
produzione per arrivare ad un prodotto finito (bene o servizio).
Nelle attivit individuali le fonti di finanziamento possono essere:
il capitale individuale o il finanziamento di terzi.
Il rischio economico ricadr solamente sullimprenditore che risponder illimitatamente con il
suo patrimonio personale.
Nelle attivit economiche svolte sotto forma di societ il finanziamento pu avvenire tramite il
capitale sociale conferito dai soci o tramite il capitale di terzi.
Nelle societ di capitali il rischio economico graver solo sulla societ ovvero i soci
rischieranno soltanto il capitale da loro conferito. Nelle societ di persone, invece, i soci
potrebbero dover rispondere con il loro capitale, nel caso il capitale sociale non bastasse a
ripagare i debiti della societ.
CICLO DI GESTIONE: Il ciclo relativo alle operazioni economiche consiste nel collegare tra di
loro le operazioni economiche fondamentali.

Sorgere di debiti di
finanziamento. Entrate di mezzi
Emissione di quote del monetari o assimilati.
capitale sociale.

Acquisto fattori della Uscite di mezzi monetari


produzione. o assimilati.

Ciclo di Gestione Lavorazione dei fattori


Integrale. produttivi.

Ciclo di Gestione
Operativa.

Entrate di mezzi
Vendita dei prodotti finiti.
monetari o assimilati.

Uscite di mezzi monetari


o assimilati.
Rimborso dei debiti di
finanziamento (interessi
passivi, dividendi).

Nel Ciclo di Gestione Operativa si prendono in considerazione solo le operazioni economiche


che danno origine ad investimenti e disinvestimenti, ovvero acquisto di fattori produttivi e
vendita di prodotti e servizi.
Il Ciclo di Gestione Integrale dato dalla sequenza delle operazioni economiche che iniziano
con i finanziamenti e, dopo, aver sviluppato investimenti e disinvestimenti, terminano con
rimborsi e remunerazioni.
La fase di finanziamento iniziale quella fase in cui unazienda si procura i capitali necessari
per svolgere il processo produttivo.
I mezzi monetari acquisiti possono essere certi (entrata di denaro in azienda) o assimilati
(crediti di finanziamento).

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Lemissione di quote di capitale sociale consiste in un finanziamento da parte dei soci
(soggetto giuridico) a titolo di capitale di rischio.
Finanziandosi unazienda fa sempre sorgere dei debiti di finanziamento, verso i soci (a cui
dovr pagare dei dividendi) o verso i terzi (a cui dovr pagare degli interessi).
Un imprenditore, finanziandosi, si trover a dover scegliere quale tipo di finanziamento
utilizzare (capitale proprio o capitale di terzi); potr fare ricorso ad entrambi questi tipi di
finanziamento secondo una percentuale che dipender dal tipo della sua societ.
Dovr poi scegliere se eseguire lintero ciclo produttivo in proprio (ciclo produttivo integrato)
o se ricorrere a dei terzisti che svolgeranno per lui una parte del ciclo produttivo.

Necessit di
Investimento Produzione Magazzino Vendita
liquidit

Entrata
monetaria

Nella fase di investimento si ha la scelta della complessit del ciclo di gestione.


Nella fase di vendita si hanno costi diversi a seconda che il prodotto sia venduto in proprio o
tramite un distributore. Il prezzo di vendita viene deciso dal mercato; il risultato della vendita
deve essere sufficiente a rimborsare tutti coloro che avevano fornito allazienda i capitali
allinizio del ciclo produttivo.
Il fallimento si ha quando le entrate non sono sufficienti a pagare i debiti contratti
dallazienda.

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CICLO DEL PROCESSO PRODUTTIVO DI UNIMPRESA INDUSTRIALE:
Investimento
Disinvestimento

Acquisto materie Vendita


prime prodotti finiti

Magazzino materie Magazzino


prime prodotti finiti
Processo di
trasformazione

Pagamento a fornitori
Incasso da clienti

Ciclo monetario o Ciclo di cassa (cash)

Ciclo tecnico

Ciclo economico-tecnico

Ciclo totale del processo produttivo

Il ciclo totale del processo produttivo inizia con la data di acquisto dei fattori produttivi, ovvero
con la data in cui sorge linvestimento nei fattori produttivi, e termina con la data in cui
avviene lincasso della vendita dei prodotti. La durata del ciclo totale indica lintervallo di
tempo fra il momento iniziale di decisione dellinvestimento ed il ritorno monetario
dellinvestimento.
Il ciclo economico-tecnico inizia con il processo di acquisto, ovvero con linvestimento, e
termina con il processo di vendita dei prodotti, ovvero con il disinvestimento. La durata del
ciclo economico-tecnico indica lintervallo di tempo fra la decisione dellinvestimento ed il
momento del disinvestimento, a prescindere dal ritorno monetario dellinvestimento.
Il ciclo tecnico inizia con il prelievo dal magazzino delle materie prime e termina con il
versamento dei prodotti nel magazzino prodotti finiti. La durata del ciclo indica lintervallo di
tempo fra linizio e la fine del ciclo di trasformazione tecnica o produttiva detto anche ciclo di
lavorazione o fabbricazione.
Il ciclo monetario o ciclo di cassa (cash) inizia con il momento in cui avvengono i pagamenti ai
fornitori e termina con il momento in cui avvengono gli incassi dai clienti. La durata del ciclo

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monetario indica lintervallo di tempo per il quale limpresa deve disporre di finanziamenti che
consentano di pagare i fornitori prima di avere incassato dai clienti.

Acquisto materie Magazzino Processo


materie prime produttivo Prodotto finito
prime

Allacquisto delle materie prime si ha un esborso monetario (pagamento dilazionato)


costituito dallinvestimento dei capitali forniti dai soci o da terzi.
Quando il processo produttivo dura per pi di un anno si parla di lavori pluriennali.

Le fonti di finanziamento vengono impiegate per lacquisto delle materie prime e per il ciclo
produttivo.
Ciclo tecnico
Magazzino Incasso clienti
Entrate Materie prime. Crediti
prodotti finiti (Banca)
Prodotto finito

Fintantoch i prodotti finiti rimangono in magazzino, lazienda ha lavorato gratuitamente in


quanto non ha fatto altro che investire i finanziamenti. Una volta che i prodotti sono usciti dal
magazzino si hanno dei crediti nei confronti dei clienti (lazienda non ancora stata pagata). Il
ciclo produttivo finisce soltanto nel momento in cui lazienda incassa i crediti che ha nei
confronti dei clienti.
Se il magazzino prodotti finiti di unazienda molto basso vuol dire che questa organizzata
molto bene in quanto produce in proporzione a quanto vende.

Il Direttore di Produzione si occupa di tutte quelle operazioni che vanno dallinvestimento dei
finanziamenti allottenimento dei prodotti finiti. La sua bravura star nellavere pochi scarti di
produzione, nellacquistare una giusta quantit di materie prime e nel mantenere fluido il
processo produttivo. I problemi a cui si pu trovare a dover fare fronte saranno quelli relativi
allet delle macchine, allefficienza del ciclo produttivo.

Il Direttore Vendite, invece, si occupa di tutte le problematiche relative alla vendita dei
prodotti finiti. La sua bravura sar quella di avere un basso magazzino prodotti finiti e di
incassare nel minor tempo possibile. Ai venditori vengono spesso pagate delle provvigioni; le
provvigioni vengono per date ai venditori solo al momento dellincasso.

Unazienda pu ridurre a zero il magazzino delle materie prime inviandole immediatamente


ad un terzista che eseguir parte del processo di trasformazione per lei. Unazienda potrebbe
anche non svolgere il processo di trasformazione, trasformandosi in unazienda commerciale.
Alcune multinazionali acquistano le materie prime per tutte le loro filiali (per ottenere prezzi
pi bassi) e poi le distribuiscono.

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Combinazioni produttive:
Combinazione Combinazione Combinazione
produttiva produttiva produttiva
normale Labour Intensive Capital Intensive

Materie Materie Materie


prime prime prime

Impianti
Impianti
Impianti

Lavoro
Lavoro umano
umano Lavoro
umano

La combinazione produttiva data dal rapporto fra i diversi fattori produttivi impiegati nel
processo di trasformazione.

In qualsiasi genere di attivit ci si trovi impegnati, ad un certo punto nasce la necessit


di verificare gli effetti delle azioni intraprese: insomma, di formulare dei bilanci.
A questa regola non poteva certo sottrarsi l'imprenditore, per due fondamentali motivi:
per l'esigenza di verificare i risultati conseguiti e tenere costantemente sotto controllo
l'andamento dell'attivit;
perch la redazione del bilancio un preciso obbligo di legge, almeno per le societ di
capitali.
L'aspirante imprenditore, dal canto suo, ha - o dovrebbe avere - una terza necessit:
quella di redigere il bilancio preventivo per i primi tre anni di attivit, che costituisce
la parte pi importante del business plan.
Il bilancio delle imprese, tuttavia, un documento scritto con un linguaggio
particolare: quello della contabilit. Quindi, la sua redazione, lettura ed
interpretazione passano attraverso la conoscenza del linguaggio contabile e delle regole di
costruzione ad esso sottese.
Questo capitolo affronta largomento su tre livelli:

1) la contabilit e il bilancio);
2) la redazione del bilancio preventivo;
3) il "cruscotto direzionale": gli indici di bilancio

L'obiettivo quello di comprendere la logica di costruzione del bilancio,


prescindendo da tutte le alchimie contabili che vi sono alla base, nel tentativo di fornire le
chiavi di lettura pi appropriate per una sua pi corretta interpretazione.

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1.2. La contabilit e il bilancio

Un aspetto molto delicato del piano d'impresa rappresentato dal passaggio dai termini
descrittivi ad un sistema di valori, cio a cifre sulle quali ragionare concretamente. Far
questo impossibile se non si conosce la tecnica contabile; al d i l di questo, una
conoscenza minima di concetti quale il bilancio, la contabilit, ecc., comunque
indispensabile.

Il bilancio: l'impresa in numeri

Cos' il bilancio
Il lavoro degli amministrativi consiste nel produrre informazioni sulla vita e sullo
stato di salute dell'impresa. Queste informazioni vengono prodotte misurando
l'attivit che viene svolta con un metro del tutto particolare, ma quanto mai efficace: la
moneta.
In sostanza ogni fatto di gestione viene tradotto in numeri. Chiaramente lo sforzo di
traduzioneviene posto in essere filtrando la realt aziendale attraverso dei processi
di semplificazione, che consentono di rappresentare in forma sintetica quanto accade
nell'impresa.
Il bilancio non altro che uno dei risultati - certo il principale - di questo processo
di filtro e di traduzione.
Esso, in concreto, la sintesi di quelle che sono le vicende di gestione; vicende di gestione
che, appunto, vengono descritte in termini quantitativo-monetari.

Il bilancio, in sostanza, uno strumento di interpretazione sintetica dei


comportamenti aziendali, un modello delle vicende di gestione racchiuse in chiave simbolica.

Lo stato patrimoniale: uno schema fonti/impieghi


Iniziamo con lo stato patrimoniale e vediamo cosa cerca di raccontarci.
Che cosa fa un imprenditore di solito? Prende del denaro, in parte suo ed in parte di altri,
e lo utilizza per effettuare degli investimenti. Il momento fondamentale di questo primo
passo dell'attivit di impresa dunque rappresentato da questo accumulo di capitale, che
pu essere osservato sotto due punti di vista: quello della sua raccolta e quello del suo
utilizzo.

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Il momento base laccumulo di capitale.
Praticamente, lo stato patrimoniale cosa dice?

Come viene investito il denaro Da dove viene il denaro

Stato patrimoniale

Attivit Passivit
Impianti Debiti vs banche
Immobili Debiti vs fornitori
Merci Debiti vs dipendenti
Cassa e banca
Crediti vs clienti
vs clienti
CAPITALE NETTO

Fa vedere, da una parte, da dove viene questo denaro.


E' ovvio che vi troveremo in parte debiti e in parte denaro dell'imprenditore, ovvero i
mezzi propri (o capitale netto).
Quindi il lato di destra, la sezione del passivo risponde alla seguente domanda: da dove
viene il denaro che l'imprenditore ha a sua disposizione?
Ci dobbiamo chiedere, poi, come il nostro imprenditore abbia investito il denaro raccolto. A
questa seconda domanda - come investito il denaro - risponde, pertanto, la sezione
dell'attivo dello stato patrimoniale. Vi troveremo merci, impianti, ma anche crediti e
disponibilit di contanti.
Lo stato patrimoniale ci dice, in sostanza, quali siano le fonti finanziarie a
disposizione e come sono stati impiegati i capitali raccolti. E', in altre parole, u n a
f o t o gr af i a i st an t a n e a d i q u e l le ch e so n o , in u n d e t e rmi n at o momento, le
risorse a disposizione dell'impresa per la gestione futura.
E' un po' il punto di partenza dell'attivit dell'anno prossimo.
Pi in dettaglio, lo stato patrimoniale raccoglie, tecnicamente, le attivit, le passivit e il
capitale netto.
Le attivit esprimono investimenti o impieghi di risorse e sono rappresentate da:

I valori finanziari attivi (crediti verso clienti, cassa, conti correnti bancari attivi, ecc.);
valori economici relativi a beni acquistati (costi) ma non ancora interamente
utilizzati (impianti, rimanenze di prodotti, ecc.).

Le passivit esprimono finanziamenti o fonti di risorse esterne e consistono in:

valori finanziari passivi (debiti verso fornitori, finanziamenti bancari, ecc.);


(Ai fini civilistici e fiscali al 31 dicembre, per la maggior parte delle aziende).
valori economici relativi a ricavi gi conseguiti ma che interessano anche gli anni
futuri.

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Normalmente le attivit sono superiori alle passivit e la loro differenza costituisce il
cosiddetto capitale proprio dell'azienda, detto anche capitale netto, che va annotato sotto
il totale delle passivit. Esso esprime, come gi visto, i finanziamenti di propriet
dell'imprenditore. Se l'azienda in passivo la differenza tra il totale delle passivit e il totale
delle attivit costituisce il cosiddetto deficit patrimoniale, che va annotato sotto il totale
delle attivit.
Nel caso in cui l'azienda sia costituita in forma societaria, il capitale proprio pu essere
suddiviso in:
capitale sociale dell'impresa, costituito dalle risorse messe a disposizione
dell'azienda dai soci;
fondi di riserva, che derivano da utili conseguiti ma non distribuiti tra i soci;
utile di esercizio (detto anche reddito) che eventualmente si realizza, e che costituisce
un'ulteriore fonte di finanziamento (fino a che non venga distribuito tra i soci).
La rappresentazione tradizionale dello stato patrimoniale la seguente

Stato patrimoniale
ATTIVIT PASSIVIT

Cassa 5 Banche c/c passivi 310

Banche c/c attivi 40 Debiti verso fornitori 450

Crediti verso clienti 220 Debiti vari 50

Crediti vari 175 Mutui passivi 600

Rimanenze finali di magazzino 320 Fondo svalutazione crediti 10

Terreni 140 Fondo T.F.R. 140

Fabbricati 700 Fondo ammort. fabbricati 70

Impianti e macchinari 700 Fondo ammort. imp. e macch. 320

Mobili 150 Fondo ammort. mobili 100

Brevetti 50 Fondo imposte 50

Marchi 100

Totale passivit 1950


Patrimonio netto 500
Capitale sociale 250
Fondi di riserva 150
Utile di esercizio 100
Totale attivit 2.600 TOTALE A PAREGGIO 2.600

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Vediamo ora, con maggior dettaglio, le voci contenute nello stato patrimoniale
(dette tecnicamente poste).
Attivit
Cassa e banche c/c attivi: rappresentano l'insieme dei mezzi liquidi a disposizione
dell'azienda.

Crediti verso clienti: sono crediti relativi ad operazioni di vendita che non
sono state ancora regolate: si tratta cio di somme da incassare. Possono essere
rappresentati da cambiali, e in tal caso avremo il conto Cambiali attive.

Crediti diversi: sono crediti di varia natura (verso l'Erario, i dipendenti, ecc).

Rimanenze finali di magazzino: si tratta di investimenti in attesa di realizzo figurano


anche nella sezione ricavi del conto economico.

Terreni, fabbricati, impianti, macchinari, mobili, arredi, automezzi:


rappresentano le cosiddette immobilizzazioni materiali: sono beni che daranno la loro utilit
in pi esercizi. Quindi il loro costo deve essere ripartito tra i vari periodi in cui saranno
utilizzati, con un procedimento detto di ammortamento economico.

Brevetti e marchi: sono immobilizzazioni immateriali: anche il loro costo deve essere
suddiviso in pi esercizi.

Passivit
Banche c/c passivi: sono i debiti verso le banche per finanziamenti ottenuti (a breve
termine).

Debiti verso fornitori: sono debiti verso i fornitori relativi ad operazioni d'acquisto
effettuate, ma non ancora regolate. Nel caso in cui siano rappresentati da cambiali, troveremo il
conto Cambiali passive.

Debiti diversi: sono debiti dell'azienda verso vari soggetti (Erario, istituti previdenziali,
ecc.).

Mutui passivi: si tratta di finanziamenti a medio -lungo termine ottenuti da banche o altri
istituti di finanziamento.

Fondo svalutazione crediti: corregge il valore nominale dei crediti in previsione


di rischi di insolvenza. Si incrementa con le quote che annualmente vengono destinate a
tale scopo nel conto economico.

Fondo imposte: rappresenta il debito per imposte ancora da versare. Tale voce collegata
con quella Imposte sul reddito figurante nel conto economico.

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Fondo T.F.R. (Trattamento Fine Rapporto): il debito totale accumulato dall'impresa
verso i dipendenti per indennit di liquidazione. Nasce dalla somma delle quote maturate
nell'esercizio attuale e in quelli precedenti.

Fondi ammortamento: una voce che rettifica il costo delle immobilizzazioni per la
perdita di valore che esse subiscono col tempo, a causa del logorio fisico e del superamento
tecnologico. Il suo valore dato dalla somma delle quote di ammortamento calcolate
anno per anno.

Il Conto Economico: diamo un valore agli attori della gestione

Al 1 gennaio lo stato patrimoniale ci fa vedere quali sono le risorse (investimenti) e i vincoli


(finanziamenti di terzi) che ci troviamo di fronte. Il nostro imprenditore, poi, con quanto si
trova a disposizione, inizier la sua attivit. Infatti l'imprenditore non ha posto in essere questi
investimenti tanto per fare ma perch ha intenzione di utilizzarli - e quindi di
consumarli - per ottenere
determinati risultati. E le vicende di gestione, quello che accade durante l'anno, ce le racconta il
conto economico, cio il secondo prospetto di bilancio.

Quali sono gli attori dell'attivit di gestione dal nostro punto di vista?
Sono due:
le risorse che vengono consumate, che noi esprimiamo in valore (da un lato, infatti,
il conto economico evidenzia quale sia il valore delle risorse che abbiamo consumato nel
corso dell'esercizio; quali sono, appunto, i costi di esercizio);

i risultati che si riescono ad ottenere combinando insieme le risorse consumate, e che noi
valorizziamo (e mettiamo nell'altro lato del conto economico: il valore dei risultati
ottenuti rappresentato, appunto, dai ricavi di esercizio).

Cosa stato consumato? e per cosa ottenere ?

Conto economico

Costi: Ricavi:

valore valore
delle dei
risorse risultati
consumate ottenuti

Chiaramente se i risultati ottenuti sono, in termine di valore, maggiori dei costi avremo un
utile, altrimenti una perdita. Se ora ci spostiamo sull'asse dei tempi dal 1 gennaio al 31

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dicembre, vediamo che:

si parte con un certo stato del patrimonio (che sar composto da attivo, passivo e netto);

poi nel corso dell'anno effettuiamo un'attivit di gestione che ci viene raccontata, in termini
di consumi di risorse e di risultati ottenuti, dal nostro conto economico;

e, infine, si arriva ad un nuovo stato del capitale che sar diverso in termini di ricchezza
netta (e di qualit e quantit dell'attivo e passivo) rispetto a quello redatto il 1
gennaio; ci in quanto la gestione ha prodotto un certo risultato, modificando di
conseguenza la composizione dell'intero capitale di funzionamento.

Quindi il bilancio al 31 dicembre - composto appunto da stato patrimoniale e conto economico


- ci dice come abbiamo lavorato nei 12 mesi precedenti, e ci che abbiamo a disposizione
per gli anni futuri.
Fra i due prospetti di bilancio, pertanto, il pi orientato al futuro lo stato
patrimoniale. Il conto economico, invece, raccoglie risorse consumate e ricavi conseguiti,
cio costi e ricavi morti. Ci racconta quello che successo, non ci che succeder (anche
se noi possiamo comunque estrapolare da esso dei dati per avere qualche indicazione sul
futuro). Come si gi fatto per lo stato patrimoniale vediamo ora in modo pi analitico le
voci o poste che rientrano nel conto economico, anch'esso visto nella sua
impostazione tradizionale.

Conto economico
_________________________________________________________________
Costi Ricavi

Rimanenze iniziali di magazzino 300 Ricavi di vendita 2500


Costi di acquisto 1200
Costi del personale 450 Proventi vari 50
Spese generali 150 Proventi finanziari
Spese per prestaz. servizi 250 Plusvalenze e proventi 50
straordinari
Oneri finanziari 100 Resi su acquisti
Ammortamenti 200 Abbuoni e sconti attivi 30
Quota Fondo T.F.R. 30 Rimanenze finali di 320
magazzino
Quota Fondo svalutazione 10 Totale ricavi 2950
crediti
Minusvalenze e oneri 10
straordinari
Oneri diversi 10
Resi su vendite 5
Abbuoni e sconti passivi 5
Imposte sul reddito 130
Totale costi 2850
Utile netto di esercizio 100

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In dettaglio le principali voci che compongono il conto economico sono le seguenti.
Costi
Rimanenze iniziali di magazzino: si tratta delle giacenze (merci, prodotti finiti,
semilavorati, prodotti in corso di lavorazione, materie prime, imballaggi, scorte di
consumo) esistenti in magazzino all'inizio dell'esercizio; come precisato, sono costi
ereditati dall'anno precedente.
Costi di acquisto: riguardano le merci, gli imballaggi, le scorte di consumo, i semilavorati
acquistati nell'esercizio.
Costi del personale: sono i costi sostenuti per salari e stipendi corrisposti ai dipendenti,
comprensivi dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro.
Spese generali: sono i costi sostenuti per prestazioni di servizi in genere: spese postali,
cancelleria, utenze varie (telefono, luce, ecc.), assicurazioni, trasporti, consulenze,
pubblicit, ecc.
Oneri finanziari: sono gli interessi passivi che maturano su debiti di diversa natura: verso
le banche, verso i fornitori, ecc.
Ammortamenti: rappresentano la quota del costo d'acquisto di alcuni beni aziendali che
si fa incidere sul reddito dell'esercizio. I beni sono costituiti dai cosiddetti investimenti
pluriennali (edifici, impianti, mobili, ecc.), che daranno il loro contributo alla produzione
per periodi superiori a un anno. L'ammortamento rappresenta la parte di tali beni
consumata nell'anno.
Accantonamenti nei Fondi spese future e nei Fondi rischi:
rappresentano quote di costi che si fanno pesare sul reddito d'esercizio in previsione di
eventi che accadranno (sicuramente o probabilmente) nel futuro. Si ricordano:
quota Fondo T.F.R. (Trattamento Fine Rapporto): rappresenta la quota di costo per
indennit di liquidazione maturata nell'esercizio;
quota Fondo svalutazione crediti: un costo presunto che si fa gravare
prudenzialmente sul reddito di esercizio, in previsione di eventuali insolvenze dei
clienti.
Minusvalenze e oneri straordinari: si tratta di costi legati a fatti straordinari di gestione
(vendita di un impianto a prezzo inferiore al suo valore, furti dalla cassa, danni provocati
da incendi o calamit naturali, ecc.).
Oneri diversi: si tratta di costi di natura accessoria o patrimoniale.
Resi su vendite: si tratta di valori derivanti da restituzioni di merci vendute (materie
prime, prodotti). Essi correggono indirettamente i ricavi delle vendite.
Abbuoni e sconti passivi: costituiscono riduzioni dei prezzi di vendita riscossi dai clienti.
Imposte sul reddito: sono le imposte (gi versate o ancora da versare) che colpiscono il
reddito conseguito nell'esercizio. Le imposte ancora da versare, come richiesto dalla
normativa fiscale, verranno pagate al momento della presentazione della dichiarazione dei
redditi.

Ricavi

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Ricavi di vendita: rappresentano il fatturato relativo ai beni o servizi venduti in corso
d'esercizio.
Proventi vari: rappresentano rendite dii varia natura (accessoria patrimoniale): ne
sono un esempio i fitti attivi, cio i canoni di affitto di beni concessi in locazione.
Proventi finanziari: sono gli interessi attivi maturati sui conti correnti bancari e
postali o sui crediti (verso clienti o soggetti diversi).
Plusvalenze e proventi straordinari: si tratta di ricavi legati a fatti
eccezionali di gestione (la vendita di un impianto a prezzo superiore al suo valore, un
debito che cade in prescrizione senza essere stato pagato, ecc.).
Resi su acquisti: si tratta di valori derivanti da restituzioni di merci e materie prime
acquistate dai fornitori. Essi correggono indirettamente i costi degli acquisti.
Abbuoni e sconti attivi: costituiscono riduzioni dei prezzi di acquisto pagati ai fornitori.
Rimanenze finali di magazzino: sono le giacenze di merci, prodotti, ecc esistenti in
magazzino al termine del periodo amministrativo. La rimanenza finale di un anno
costituisce la rimanenza iniziale dell'anno successivo.

La determinazione del valore della rimanenza di magazzino di fondamentale


importanza per il calcolo del reddito derivante dalla compravendita dei prodotti.
Per rendercene conto consideriamo il seguente esempio.
Supponiamo che l'azienda:
abbia acquistato tre prodotti a 100 Euro l'uno; ne abbia venduto uno a 200 Euro.

Il totale dei costi di acquisto dell'anno pari a 300 Euro, mentre il totale dei ricavi ammonta a
200 Euro. La semplice differenza di tali costi e ricavi evidenzierebbe una perdita di 100 Euro.
Questa conclusione sbagliata, perch nasce dal confronto fra dati non omogenei.
Sull'unico prodotto venduto l'azienda ha guadagnato in realt 100 Euro. I due prodotti in
rimanenza a fine anno non sono ancora stati utilizzati: dunque il loro costo non deve essere
considerato nel calcolo del reddito dell'esercizio, ma rinviato all'esercizio successivo.
La rettifica del costo dei prodotti acquistati non deve per avvenire direttamente: il totale dei
costi d'acquisto deve figurare chiaramente in bilancio. La correzione allora si effettua
inserendo come ricavo, anche se non si tratta propriamente di un ricavo, il valore di costo delle
rimanenze.
E' chiaro quindi che pi alto il valore attribuito alle rimanenze, pi elevato l'utile
conseguito.

1.3. La contabilit generale

Non possibile redigere il bilancio, ed in particolare il conto economico, senza tenere la


contabilit.
La contabilit generale un sistema di registrazione delle vicende aziendali. In particolare
permette di tenere memoria di tutti i rapporti di scambio (vendite, acquisti, incassi,
pagamenti, ecc.) fra l'azienda e l'ambiente esterno.
Scopo della contabilit generale quello di arrivare al bilancio di esercizio, e quindi di misurare:
il reddito prodotto dall'azienda ogni anno, ossia il guadagno o la perdita derivanti
dallo svolgimento della gestione;

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il capitale a disposizione, ovvero il complesso degli investimenti in un dato momento
da un lato, e l'insieme dei finanziamenti (debiti e mezzi propri) dall'altro.
La partita doppia
La contabilit generale tenuta con il metodo della partita doppia. Esso richiede che i fatti
aziendali siano esaminati sotto due aspetti:
l'aspetto finanziario;
l'aspetto economico.

Nell'aspetto finanziario si osservano le operazioni di gestione in termini di entrate ed uscite di


moneta che esse provocano. Tali movimenti possono essere in denaro contante o
rappresentati temporaneamente dal formarsi di crediti e debiti. Questi non sono altro che
movimenti di denaro contante spostati nel tempo.
Nell'aspetto economico l'attenzione rivolta ai valori degli elementi chiave del processo
produttivo: fattori produttivi e prodotti. Si indicano come costi i valori dei fattori produttivi
acquistati e come ricavi i valori dei prodotti venduti.
L'aspetto economico rappresenta, per cos dire, la causale, la motivazione in senso produttivo,
dei movimenti monetari.

Per la registrazione dei suddetti aspetti delle operazioni aziendali la contabilit generale
utilizza particolari tabelle dette conti.
I conti si distinguono, pertanto, in due grandi classi: conti finanziari e conti economici. I
primi raccolgono i valori di entrate, uscite, debiti e crediti. I secondi quelli dei costi e dei ricavi.
Cos, ad esempio, il conto cassa indicher il valore dei movimenti di denaro contante
derivante dalle operazioni di gestione; il conto fornitori i valori di debito che
l'impresa ha verso i propri fornitori; il conto impianti il valore del fattore produttivo
impianti; il conto merci c/vendite il valore dei prodotti venduti.
La tenuta delle scritture secondo il metodo della partita doppia richiede che le rilevazioni
contabili vengano redatte in due appositi registri:
libro giornale;
libro mastro.
Nel libro giornale vengono annotati, giorno per giorno, i movimenti contabili relativi ad
ogni singola operazione di gestione.
Nel libro mastro sono raccolti i prospetti relativi a tutti i conti impiegati
dall'impresa. In esso vengono dunque riportati i movime nti dei conti, corrispondenti
alle registrazioni del libro giornale.
Se l'attivit dell'impresa non richiede l'impiego di molti conti, le scritture contabili in partita
doppia possono essere redatte utilizzando un unico registro chiamato giornalmastro,
il quale costituisce una sorta di fusione dei due libri sopra indicati.

Dalla contabilit al bilancio: un passaggio delicato


Al 31 dicembre l'impresa deve tirare le fila delle rilevazioni contabili, al fine di determinare il
reddito prodotto dalla gestione ed evidenziare il capitale utilizzato a questo scopo. Il reddito
indubbiamente la grandezza pi importante. La sua determinazione, sulla base dei valori
raccolti nei conti, non tuttavia immediata. Vediamo il perch, riflettendo su alcuni esempi.
Durante l'anno l'imprenditore acquista un impianto per l'importo di centomila Euro.
Contabilmente ci dar luogo ad un movimento finanziario (esborso) da un lato e ad un

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costo dall'altro.
Tuttavia il costo sostenuto per l'impianto non pu essere considerato interamente come
costo dell'anno. L'impianto, infatti, verr utilizzato come mezzo di produzione per
diversi anni. Il suo costo, dunque, deve essere suddiviso fra i vari anni in cui l'impianto
utilizzato, e pertanto considerato solo in parte di competenza dell'esercizio.
Supponiamo che l'azienda abbia dei dipendenti. Quando essi cesseranno il rapporto di lavoro,
l'azienda sar tenuta per legge a versare loro la liquidazione.
Quest'ultima costituisce evidentemente un costo per l'impresa. L'esborso finanziario
corrispondente a tale costo avviene nell'anno in cui cessa il rapporto di lavoro. Tuttavia tale
costo non pu essere considerato tutto di competenza dell'anno in cui si manifester: per quote,
esso appartiene anche agli anni precedenti.
Come noto infatti, l'importo della liquidazione dipende dalla durata del rapporto di lavoro:
matura cio periodo per periodo. Al termine di ogni anno, allora, l'impresa deve
conteggiare fra i propri costi la quota di costo per liquidazione maturata, anche se ancora
non ha comportato esborsi finanziari.
Cosa ci dicono questi esempi?
Alcuni costi ed alcuni ricavi che hanno avuto manifestazione finanziaria sono eccedenti
rispetto a quanto compete all'anno. Essi devono quindi essere decurtati, ripartendoli fra gli anni
di competenza: questa operazione detta rettifica.

Alcuni costi, pur non essendo stati sostenuti durante l'anno, devono essere inclusi tra i costi
dell'anno; ugualmente alcuni ricavi devono essere inclusi tra i ricavi dell'anno, pur non
essendo stati conseguiti in tale periodo: questa operazione detta integrazione.
Considerazione : il reddito non si pu determinare come semplice somma algebrica dei
ricavi e dei costi rilevati durante l'anno, n tanto meno come differenza tra entrate e
uscite verificatesi nell'anno.

Le operazioni di rettifica e di integrazione sono di fondamentale importanz a per costruire


correttamente il conto economico e lo stato patrimoniale che formano il bilancio dell'impresa.

Ripensare il bilancio
Contabilit, bilancio, ecc. ci si potrebbe chiedere a che cosa servono? Certo! Il bilancio non ,
come credono alcuni, una pura formalit amministrativa.

Un bilancio ben fatto una radiogr afia: consente di controllare l o stato di


salute dell'azienda.

Ma perch ci sia possibile, i prospetti di bilancio devono essere rielaborati in modo da renderli
pi utili ai fini di analisi della gestione.

1.4 Lo stato patrimoniale riclassificato

Lo stato patrimoniale riclassificato fornisce un'adeguata rappresentazione degli impieghi


(attivit) e delle fonti di capitale (passivit) dell'impresa.
Il criterio seguito per ripartire i valori dello stato patrimoniale quello finanziario, che si basa
sulla velocit di trasformazione in denaro (incassi-pagamenti) dei diversi valori.

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Seguendo questo criterio, le attivit sono riordinate in modo da esprimere le diverse forme di
investimento; le passivit ed il netto sono riordinati in modo da evidenziare le varie
fonti da cui si sono attinti i finanziamenti.

In particolare, le attivit sono ripartite in due grandi classi:


attivit correnti (o capitale circolante lordo);
attivit immobilizzate (o capitale fisso).

Le prime esprimono investimenti destinati a ritornare in moneta in tempi brevi; le seconde,


l'entit degli investimenti durevoli. All'interno delle due classi si possono poi
eventualmente operare ulteriori suddivisioni e raggruppamenti.

I valori delle passivit e del netto sono suddivisi nelle seguenti classi:
passivit correnti (o a breve termine);
passivit consolidate (o a lungo termine);
capitale netto (o proprio).

Le prime indicano il complesso dei debiti a breve scadenza; le seconde, quello dei debiti a
medio -lungo termine.

La riclassificazione di alcune poste dello stato patrimoniale merita comunque di essere


puntualizzata.
Le poste rettificative dell'attivo, quali il fondo ammortamento, il fondo
svalutazione crediti, ecc., sono portate direttamente in detrazione delle poste attive alle
quali si riferiscono; per cui gli impianti sono al netto dei rispettivi fondi ammortamento.
Le giacenze di magazzino sono considerate attivit correnti.
I debiti a medio- lungo termine, oggetto di rimborso secondo rate periodiche, vanno
distinti in due quote:
- le rate che scadono entro un anno;
- le rate restanti.
Le prime devono essere incluse fra le passivit correnti.
Considerazioni analoghe valgono per i fondi spese future. Ove possibile, occorre distinguere
le quote che avranno presumibilmente manifestazione nell'anno successivo dalle altre di
pi lontana scadenza.

La tavola seguente riassume ed esemplifica quanto sopra, offrendo una


rielaborazione dello stato patrimoniale gi visto in precedenza.

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Stato patrimoniale riclassificato

INVESTIMENTI FINANZIAMENTI
Liquidit immediate: 45 Passivit correnti 810
Cassa 5 Banche c/c passivi 310
Banche c/c attivi 40 Debiti verso fornitori 450
Liquidit differite 385 Debiti vari 50
Crediti verso clienti 220 Passivit differite a MLT 790
Crediti vari 175 Mutui passivi 600
-Fondo svalutazione crediti -10 Fondo T.F.R. 140
Rimanenze: Fondo imposte 50
Rimanenze finali di magazzino 320 Totale passivit 1600

Immobilizzazioni materiali nette: 1.300


Terreni e fabbricati 840
- Fondo ammort. fabbricati -70
fabbricati 770
Impianti e macchinari 700 Patrimonio netto 500
- Fondo ammortamento imp. e macch. -320 Capitale sociale 250
Impianti e macchinari 380 Fondi di riserva 150
Mobili 150 Utile di esercizio 100
- Fondo ammortamento mobili -100
Beni mobili 50
Brevetti e marchi 150

Totale attivit 2.100 Totale Passivit a pareggio 2.100

TOTALE IMPIEGHI TOTALI FONTI

Il conto economico riclassificato

Il conto economico da noi presentato evidenzia solo il risultato della gestione


complessivamente svolta (utile o perdita di esercizio). E' per utile conoscere anche i risultati
della gestione ordinaria (o corrente), distinti da quelli della gestione straordinaria. La
gestione ordinaria (o corrente) comprende tutte le normali operazioni e si articola, a
sua volta, in:

gestione caratteristica, da cui derivano costi e ricavi relativi all'attivit tipica dell'azienda;
gestione accessorio-patrimoniale, che comporta costi e ricavi dovuti alle attivit accessorie
rispetto all'attivit tipica;
gestione finanziaria, da cui dipendono gli oneri dovuti al governo dei mezzi

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 27
monetari.

La gestione straordinaria comprende costi e ricavi che derivano da fenomeni di carattere


episodico. Esempi di tali costi sono i furti, gli incendi, ecc.; esempi di ricavi straordinari
sono le vendite di cespiti ammortizzabili come macchinari, impianti, ecc. E' chiaro che
diverso ricevere un utile dalla gestione ordinaria o dalla gestione straordinaria: nel secondo
caso improbabile che l'utile si ripeta l'anno successivo!
Per questo dobbiamo conoscere, distintamente:

1) il reddito operativo, ossia quello prodotto dalla gestione caratteristica;


2) il reddito prodotto dalla gestione ordinaria;
3) il reddito prodotto dalla gestione straordinaria.

Non esiste uno schema di riclassificazione unico.

Si offre qui di seguito una rielaborazione del conto economico, ottenuta utilizzando la
configurazione detta a valore aggiunto. Essa evidenzia un ulteriore risultato intermedio
rispetto a quelli gi menzionati: il valore aggiunto.

Questo viene calcolato come differenza tra il valore della produzione ottenuta
nell'esercizio ed il costo dei fattori produttivi (materie prime e servizi) acquisiti all'esterno
ed impiegati per ottenere quella produzione.
La sua determinazione consente di valutare quanto valore l'impresa, attraverso i propri
processi produttivi, riuscita ad aggiungere alle risorse comprate da altri soggetti.

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Conto economico riclassificato a valore aggiunto
_________________________________________________________
Ricavi vendita prodotti 2500
-Abbuoni e sconti passivi 5
-Resi su vendite 5
_________________________________________________________
Ricavi netti di vendita (produzione venduta) 2490

- Rimanenze iniziali semilavorati 100


+ Rimanenze finali semilavorati 120
-Rimanenze iniziali prodotti finiti 100
+ Rimanenze finali prodotti finiti 100
_________________________________________________________
Produzione ottenuta nell'esercizio 2510
-Consumi materie prime
(rimanenze iniziali materie prime 100 +
acquisti materie prime 1200 -
rimanenze finali materie prime 100 -
sconti e abbuoni attivi 30 -
resi su acquisti) 1170
-Spese generali e per prestazioni di servizi 400
_________________________________________________________
Valore aggiunto 940

-Costo del personale 450


-Quota Fondo T.F.R. 30
-Ammortamenti 200
-Quota Fondo svalutazione crediti 10
_________________________________________________________
Reddito operativo caratteristico 250

-Oneri diversi (di tipo accessorio e patrimoniale) 20


+ Proventi vari (di tipo accessorio e patrimoniale) 50
-Oneri finanziari 100
+ Proventi finanziari 0
_________________________________________________________
Reddito della gestione ordinaria 180

Proventi straordinari 50
Costi straordinari
_________________________________________________________
Reddito al lordo delle imposte 230
Imposte sul reddito 130
_________________________________________________________

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 29
Reddito netto di esercizio 100
Il conto economico pu essere ristrutturato anche in modo diverso: ad esempio a
margine di contribuzione.

Va altres ricordato che in termini gestionali necessario determinare i l punto di


pareggio, la soglia critica cio di produzione e vendita da superare se vogliamo sperare di
guadagnare qualcosa. Per determinare questa soglia necessario distinguere i costi in
fissi e variabili. Ecco allora l'utilit di un conto economico che non solo individui il reddito
operativo - il quale resta comunque il fulcro di ogni conto economico riclassificato - ma che
sappia anche separare i costi in relazione al loro grado di variabilit. Attraverso un tale conto
economico, il calcolo del punto di pareggio sar possibile.
Anche se estremamente utile, il conto economico a margine di contribuzione non di facile
costruzione. E questo perch non facile distinguere in modo esatto i costi variabili dai costi
fissi. Occorre pertanto arrangiarci, sempre ovviamente nei limiti della ragionevolezza.
A tal fine possiamo pensare di considerare fisse le seguenti voci di costo:
salari e stipendi;
ammortamenti;
fitti, canoni, ecc.;
spese generali e di amministrazione, pubblicit, formazione, ricerca e sviluppo

Tutti i restanti costi li potremo considerare sostanzialmente variabili.


Si badi bene comunque: il conto economico a margine di contribuzione non
migliore del modello a valore aggiunto. Ogni modello offre informazioni per
rispondere a domande diverse.

Evidenziando il margine di contribuzione si punta l'indice sul fatturato


critico. E' comprensibile quanto sia importante per un aspirante imprenditore
conoscere tale soglia. In quanto attraverso la scomposizione tra costi fissi e variabili si riesce a
determinare quale sia il contributo della gestione, dopo aver fatto fronte ai costi variabili, alla
copertura dei costi fissi e di struttura.

Evidenziando il valore aggiunto, invece, si pone in evidenza la differenza di valore che


esiste fra il pane e la farina con cui fatto quel pane. Il pane infatti prodotto
con la farina, ma se fatto bene ha un valore superiore a quello della farina.
Quindi, quanto pi valore riusciamo ad aggiungere alle materie - la farina - e ai servizi
impiegati nella produzione, tanto pi saremo in grado di coprire tutti gli altri costi che
comunque la produzione comporta, e assicurarci un congruo profitto. Al contrario se il
nostro pane vale meno (o poco pi) della farina con cui fatto. Perci ogni imprenditore
deve conoscere bene anche quanto valore aggiunto in grado di creare.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 30
Una metodologia molto usata per determinare la capacita della gestione di produrre una
margine positivo, tra laltro facilmente desumibile dai dati di bilancio, Il conto economico a
Margine operativo lordo. (MOL).
Lo schema utilizzabile il seguente :

Conto economico a Margine operativo lordo


Valore della Produzione ( ricavi tipici - r.f.
di prodotti finiti + r. iniziali di prodotti finiti)
(V P)
meno Consumi (r.i MP+acquisti MP R.f. MP)
meno Altri costi di gestione esterna
Uguale Valore aggiunto (VA)
meno Costo del lavoro
Uguale Margine operativo lordo ( MOL) o EBITDA
meno Ammortamenti
meno Altri accantonamenti
Uguale Reddito Operativo o Margine operativo
netto (MON) EBIT
Meno/pi Oneri e proventi gestioni accessorie
Meno/pi Oneri e proventi finanziari
Meno/pi Oneri e proventi straordinari
Uguale Utile ordinario prima delle imposte
meno Imposte
Uguale Utile netto

2.5 LE INTERPRETAZIONI E LE NORME DEL BILANCIO

Per comprender al meglio il legame tra i dati contabili, la loro rappresentazione analitica e
potere effettuare le analisi necessarie per comprender le dinamiche della gestione aziendale e
i relativi risultati opportuno ricordare alcuni concetti base.
In termini essenziali possiamo definire il Bilancio desercizio un documento formale nel quale,
ricorrendo ad apposite metodologie di calcolo e di rappresentazione,si descrivono i risultati
economici a cui ha condotto la gestione

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GESTIONE Si riflette nel BILANCIO

Capacit di lettura potenziata lettura

Metodologie di analisi
INTERPRETAZIONI INFORMAZIONI
analisi

Altri concetti da ricordare sono la definizione di Capitale di funzionamento come


linsieme organico di risorse dato da:
fonti di finanziamento utilizzate nella gestione (capitale proprio e di terzi)
investimenti che sono stati attuati impiegando tali fonti

Nella pratica amministrativa il Capitale di funzionamento anche denominato patrimonio,


mentre gli investimenti sono definiti impieghi o attivit, il capitale di terzi passivit e al
capitale proprio ci si riferisce parlando solitamente di capitale netto.
Il Reddito di esercizio lincremento (utile desercizio) o il decremento (perdita di esercizio)
che il capitale netto subisce per effetto della gestione svoltasi in un determinato periodo
amministrativo (esercizio che solitamente lanno solare)
I flussi finanziari sono le variazioni di quelle attivit e di quelle passivit che determinano il
livello di Autonomia finanziaria corrente dellimpresa.
Le parti che compongono il bilancio rappresentano in realt la sintesi dei concetti di cui sopra
per cui
Il conto economico descrive come si sia generato il reddito di esercizio (utile o perdita)
lo stato patrimoniale illustra quali siano e in che cosa consistano le attivit, passivit e il
capitale netto
il rendiconto finanziario per mezzo del quale si evidenziano come si siano generati e a quanto
ammontano i flussi finanziari generati dalla gestione.

Al di l degli obblighi di legge lo scopo principale del bilancio quello di conoscere


landamento e gli esiti della gestione..
Ne consegue che loggetto del bilancio consiste nel calcolo e nella rappresentazione di come si
sia originato il reddito di esercizio e a quanto esso ammonti, e di come sia composto il capitale
di funzionamento e quanto valga,almeno alla data cui fa riferimento il bilancio (chiusura
dellesercizio.

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I DATI INFORMATIVI DEL BILANCIO

Il bilancio una fotografia periodica dello stato di unimpresa. Per analizzare la redazione di
un bilancio si possono analizzare vari elementi: -
Finalit.
Composizione.
Destinatari.
Regole di redazione.
Principi di redazione.

FINALIT: La finalit la realizzazione di una costruzione intellettuale di derivazione contabile


per la rappresentazione chiara e corretta della realt aziendale sotto il profilo patrimoniale,
finanziario ed economico.
Come profilo patrimoniale si intende la contrapposizione tra ATTIVIT e PASSIVIT
PATRIMONIO NETTO. Come profilo economico si intende la contrapposizione tra i COSTI ed i
RICAVI. Il profilo finanziario si ricava, invece, dalla lettura dei documenti che compongono il
bilancio desercizio.

MODELLO: Il modello del bilancio dellesercizio un sistema di valori ordinato al calcolo del
reddito desercizio e del derivato capitale di funzionamento. Il bilancio composto da:
- Sottosistema contabile del reddito (Conto Economico).
- Sottosistema contabile del patrimonio (Stato Patrimoniale).
- Sottosistema integrativo ed esplicativo (Nota Integrativa).
Nel sottosistema contabile del reddito (ovvero il Conto Economico) vengono poste le fonti di
finanziamento indirette (ovvero i ricavi) e gli impieghi consumati in un certo periodo di tempo
(schema obbligatorio di Conto Economico previsto dallart. 2425 del Codice Civile).
Nel sottosistema contabile del patrimonio (ovvero lo Stato Patrimoniale) vengono poste le
fonti di finanziamento dirette e gli impieghi esistenti (ovvero quelli non consumati) in un certo
istante, ossia quello terminale del periodo di osservazione (schema obbligatorio di Stato
Patrimoniale previsto dallart. 2424 del Codice Civile).
Il sottosistema integrativo ed esplicativo (ovvero la Nota Integrativa) integra ed esplicita il
contenuto dei prospetti numerico- tabellari dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico
(contenuto obbligatorio previsto dallart. 2427 del Codice Civile).

DESTINATARI: I destinatari del bilancio sono tutti coloro che hanno un interesse nei confronti
dellimpresa (ovvero gli Stakeholders). I destinatari / utilizzatori del bilancio potranno essere:
- Interni (soci, amministratori, dipendenti).
- Esterni.
Il bilancio deve soddisfare le attese minime di informazioni di tutti i soggetti interessati.

REGOLE DI REDAZIONE: Le regole di redazione si suddividono in:


Regole contabili;
sono individuate dalla ragioneria e dalleconomia aziendale.
Principi contabili;
sono individuati dalle professioni contabili (nazionali ed internazionali).
Norme di legge;

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sono contenute nel Codice Civile.
Norme di legge di carattere tributario.
Giurisprudenza.
Direttive comunitarie.
Regole di autorit di vigilanza e controllo;
sono fissate dalla Consob, per le societ quotate, e dalla Banca dItalia, per le banche.

OBBLIGHI DI LEGGE

Il Codice Civile agli articoli 2423 e 2435 bis stabilisce appunto degli obblighi informativi precisi
ed in particolare fornisce lo schema della composizione del bilancio e le modalit con cui le
singole voci vengano inserite. Si riportano le principali norme

2423. Redazione del bilancio. [2423]


Gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale,
dal conto economico e dalla nota integrativa [disp. att. 111undecies].
Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e
corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ e il risultato economico
dellesercizio.
Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una
rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari
necessarie allo scopo.
Se, in casi eccezionali, lapplicazione di una disposizione degli articoli seguenti incompatibile
con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota
integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne linfluenza sulla rappresentazione della
situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla
deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente
al valore recuperato.
Il bilancio deve essere redatto in unit di euro, senza cifre decimali, ad eccezione della nota
integrativa che pu essere redatta in migliaia di euro [disp. att. 223undecies, 223octiesdecies].

2423 bis. Principi di redazione del bilancio [2423bis].


Nella redazione del bilancio devono essere osservati i seguenti principi:
1) la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della
continuazione dellattivit, nonch tenendo conto della funzione economica dellelemento
dellattivo o del passivo considerato;
2) si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dellesercizio;
3) si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dellesercizio,
indipendentemente dalla data dellincasso o del pagamento;
4) si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dellesercizio, anche se
conosciuti dopo la chiusura di questo;
5) gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente;
6) i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio allaltro.

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Deroghe al principio enunciato nel numero 6) del comma precedente sono consentite in casi
eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne linfluenza sulla
rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico (1).

2423 ter. Struttura dello stato patrimoniale e del conto economico. [2423ter]
Salve le disposizioni di leggi speciali per le societ che esercitano particolari attivit, nello
stato patrimoniale e nel conto economico devono essere iscritte separatamente, e nellordine
indicato, le voci previste negli articoli 2424 e 2425.
Le voci precedute da numeri arabi possono essere ulteriormente suddivise, senza
eliminazione della voce complessiva e dellimporto corrispondente; esse possono essere
raggruppate soltanto quando il raggruppamento, a causa del loro importo, irrilevante ai fini
indicati nel secondo comma dellarticolo 2423 o quando esso favorisce la chiarezza del
bilancio. In questo secondo caso la nota integrativa deve contenere distintamente le voci
oggetto di raggruppamento.
Devono essere aggiunte altre voci qualora il loro contenuto non sia compreso in alcuna di
quelle previste dagli articoli 2424 e 2425.
Le voci precedute da numeri arabi devono essere adattate quando lo esige la natura
dellattivit esercitata.
Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato limporto
della voce corrispondente dellesercizio precedente. Se le voci non sono comparabili, quelle
relative allesercizio precedente devono essere adattate; la non comparabilit e ladattamento
o limpossibilit di questo devono essere segnalati e commentati nella nota integrativa.
SONO VIETATI I COMPENSI DI PARTITE.

2424. Contenuto dello stato patrimoniale. [2424]


Lo stato patrimoniale deve essere redatto in conformit al seguente schema.
ATTIVO:
A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con separata indicazione della parte gi
richiamata.
B) Immobilizzazioni, con separata indicazione di quelle concesse in locazione finanziaria:
I - Immobilizzazioni immateriali:
1) costi di impianto e di ampliamento;
2) costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicit;
3) diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dellingegno;
4) concessioni, licenze, marchi e diritti simili;
5) avviamento;
6) immobilizzazioni in corso e acconti;
7) altre.
Totale.
II - Immobilizzazioni materiali:
1) terreni e fabbricati;
2) impianti e macchinario;
3) attrezzature industriali e commerciali;
4) altri beni;
5) immobilizzazioni in corso e acconti.
Totale.

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III - Immobilizzazioni finanziarie, con separata indicazione, per ciascuna voce dei crediti, degli
importi esigibili entro lesercizio successivo:
1) partecipazioni in:
a) imprese controllate;
b) imprese collegate;
c) imprese controllanti;
d) altre imprese;
2) crediti:
a) verso imprese controllate;
b) verso imprese collegate;
c) verso controllanti;
d) verso altri;
3) altri titoli;
4) azioni proprie, con indicazione anche del valore nominale complessivo.
Totale.
Totale immobilizzazioni (B);
C) Attivo circolante:
I - Rimanenze:
1) materie prime, sussidiarie e di consumo;
2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;
3) lavori in corso su ordinazione;
4) prodotti finiti e merci;
5) acconti.
Totale.
II - Crediti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre lesercizio
successivo:
1) verso clienti;
2) verso imprese controllate;
3) verso imprese collegate;
4) verso controllanti;
4bis) crediti tributari;
4ter) imposte anticipate;
5) verso altri.
Totale.
III - Attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni:
1) partecipazioni in imprese controllate;
2) partecipazioni in imprese collegate;
3) partecipazioni in imprese controllanti;
4) altre partecipazioni;
5) azioni proprie, con indicazioni anche del valore nominale complessivo;
6) altri titoli.
Totale.
IV - Disponibilit liquide:
1) depositi bancari e postali;
2) assegni;
3) danaro e valori in cassa.

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Totale.
Totale attivo circolante (C).
D) Ratei e risconti, con separata indicazione del disaggio su prestiti.
PASSIVO:
A) Patrimonio netto:
I - Capitale.
II - Riserva da soprapprezzo delle azioni.
III - Riserve di rivalutazione.
IV - Riserva legale.
V - Riserve statutarie.
VI - Riserva per azioni proprie in portafoglio.
VII - Altre riserve, distintamente indicate.
VIII - Utili (perdite) portati a nuovo.
IX - Utile (perdita) dellesercizio.
Totale.
B) Fondi per rischi e oneri:
1) per trattamento di quiescenza e obblighi simili;
2) per imposte, anche differite;
3) altri.
Totale.
C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato.
D) Debiti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre lesercizio
successivo:
1) obbligazioni;
2) obbligazioni convertibili;
3) debiti verso soci per finanziamenti;
4) debiti verso banche;
5) debiti verso altri finanziatori;
6) acconti;
7) debiti verso fornitori;
8) debiti rappresentati da titoli di credito;
9) debiti verso imprese controllate;
10) debiti verso imprese collegate;
11) debiti verso controllanti;
12) debiti tributari;
13) debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale;
14) altri debiti.
Totale.
E) Ratei e risconti, con separata indicazione dellaggio su prestiti.
Se un elemento dellattivo o del passivo ricade sotto pi voci dello schema, nella nota
integrativa deve annotarsi, qualora ci sia necessario ai fini della comprensione del bilancio, la
sua appartenenza anche a voci diverse da quella nella quale iscritto.
In calce allo stato patrimoniale devono risultare le garanzie prestate direttamente o
indirettamente, distinguendosi fra fideiussioni, avalli, altre garanzie personali e garanzie reali,
ed indicando separatamente, per ciascun tipo, le garanzie prestate a favore di imprese

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controllate e collegate, nonch di controllanti e di imprese sottoposte al controllo di queste
ultime; devono inoltre risultare gli altri conti dordine.
fatto salvo quanto disposto dallarticolo 2447septies con riferimento ai beni e rapporti
giuridici compresi nei patrimoni destinati ad uno specifico affare ai sensi della lettera a) del
primo comma dellarticolo 2447bis (1).
2424 bis. Disposizioni relative a singole voci dello stato patrimoniale. [2424bis]
Gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra
le immobilizzazioni.
Le partecipazioni in altre imprese in misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo comma
dellarticolo 2359 si presumono immobilizzazioni.
Gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di
natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura
dellesercizio sono indeterminati o lammontare o la data di sopravvenienza.
Nella voce: trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato deve essere indicato
limporto calcolato a norma dellarticolo 2120.
Le attivit oggetto di contratti di compravendita con obbligo di retrocessione a termine
devono essere iscritte nello stato patrimoniale del venditore.
Nella voce ratei e risconti attivi devono essere iscritti i proventi di competenza dellesercizio
esigibili in esercizi successivi, e i costi sostenuti entro la chiusura dellesercizio ma di
competenza di esercizi successivi. Nella voce ratei e risconti passivi devono essere iscritti i
costi di competenza dellesercizio esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la
chiusura dellesercizio ma di competenza di esercizi successivi. Possono essere iscritte in tali
voci soltanto quote di costi e proventi, comuni a due o pi esercizi, lentit dei quali vari in
ragione del tempo (1).

2425. Contenuto del conto economico. [2425]


Il conto economico deve essere redatto in conformit al seguente schema:
A) Valore della produzione:
1) ricavi delle vendite e delle prestazioni;
2) variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti;
3) variazioni dei lavori in corso su ordinazione;
4) incrementi di immobilizzazioni per lavori interni;
5) altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio.
Totale.
B) Costi della produzione:
6) per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci;
7) per servizi;
8) per godimento di beni di terzi;
9) per il personale:
a) salari e stipendi;
b) oneri sociali;
c) trattamento di fine rapporto;
d) trattamento di quiescenza e simili;
e) altri costi;
10) ammortamenti e svalutazioni:
a) ammortamento delle immobilizzazioni immateriali;

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b) ammortamento delle immobilizzazioni materiali;
c) altre svalutazioni delle immobilizzazioni;
d) svalutazioni dei crediti compresi nellattivo circolante e delle disponibilit liquide;
11) variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci;
12) accantonamenti per rischi;
13) altri accantonamenti;
14) oneri diversi di gestione.
Totale.
Differenza tra valore e costi della produzione (A - B).
C) Proventi e oneri finanziari:
15) proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi ad imprese
controllate e collegate;
16) altri proventi finanziari:
a) da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con separata indicazione di quelli da imprese
controllate e collegate e di quelli da controllanti;
b) da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni;
c) da titoli iscritti nellattivo circolante che non costituiscono partecipazioni;
d) proventi diversi dai precedenti, con separata indicazione di quelli da imprese
controllate e collegate e di quelli da controllanti;
17) interessi e altri oneri finanziari, con separata indicazione di quelli verso imprese
controllate e collegate e verso controllanti;
17bis) utili e perdite su cambi.
Totale (15 + 16 17 + 17bis).
D) Rettifiche di valore di attivit finanziarie:
18) rivalutazioni:
a) di partecipazioni;
b) di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni;
c) di titoli iscritti allattivo circolante che non costituiscono partecipazioni;
19) svalutazioni:
a) di partecipazioni;
b) di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni;
c) di titoli iscritti nellattivo circolante che non costituiscono partecipazioni.
Totale delle rettifiche (18-19).
E) Proventi e oneri straordinari:
20) proventi, con separata indicazione delle plusvalenze da alienazioni i cui ricavi non
sono iscrivibili al n. 5);
21) oneri, con separata indicazione delle minusvalenze da alienazioni, i cui effetti
contabili non sono iscrivibili al n. 14), e delle imposte relative a esercizi precedenti.
Totale delle partite straordinarie (20-21).
Risultato prima delle imposte (A - B + - C + - D + - E);
22) imposte sul reddito dellesercizio, correnti, differite e anticipate;
23) utile (perdite) dellesercizio (1).
2425bis. Iscrizione dei ricavi, proventi, costi ed oneri. [2425bis]
I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri devono essere indicati al netto dei resi, degli sconti,
abbuoni e premi, nonch delle imposte direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la
prestazione dei servizi.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 39
I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere determinati
al cambio corrente alla data nella quale la relativa operazione compiuta.
I proventi e gli oneri relativi ad operazioni di compravendita con obbligo di retrocessione a
termine, ivi compresa la differenza tra prezzo a termine e prezzo a pronti, devono essere
iscritti per le quote di competenza dellesercizio (1).
LE PLUSVALENZE DERIVANTI DA OPERAZIONI DI COMPRAVENDITA CON LOCAZIONE
FINANZIARIA AL VENDITORE SONO RIPARTITE IN FUNZIONE DELLA DURATA DEL
CONTRATTO DI LOCAZIONE (2).
2426. Criteri di valutazioni. [2426]
Nelle valutazioni devono essere osservati i seguenti criteri:
1) le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si
computano anche i costi accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente
imputabili al prodotto. Pu comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente
imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene
pu essere utilizzato; con gli stessi criteri possono essere aggiunti gli oneri relativi al
finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi;
2) il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione limitata nel
tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro
residua possibilit di utilizzazione. Eventuali modifiche dei criteri di ammortamento e dei
coefficienti applicati devono essere motivate nella nota integrativa;
3) limmobilizzazione che, alla data della chiusura dellesercizio, risulti durevolmente di valore
inferiore a quello determinato secondo i numeri 1) e 2) deve essere iscritta a tale minore
valore; questo non pu essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi
della rettifica effettuata.
Per le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate che
risultino iscritte per un valore superiore a quello derivante dallapplicazione del criterio di
valutazione previsto dal successivo numero 4) o, se non vi sia obbligo di redigere il bilancio
consolidato, al valore corrispondente alla frazione di patrimonio netto risultante dallultimo
bilancio dellimpresa partecipata, la differenza dovr essere motivata nella nota integrativa;
4) le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate possono
essere valutate, con riferimento ad una o pi tra dette imprese, anzich secondo il criterio
indicato al numero 1), per un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto
risultante dallultimo bilancio delle imprese medesime, detratti i dividendi ed operate le
rettifiche richieste dai principi di redazione del bilancio consolidato nonch quelle necessarie
per il rispetto dei principi indicati negli articoli 2423 e 2423bis.
Quando la partecipazione iscritta per la prima volta in base al metodo del patrimonio netto,
il costo di acquisto superiore al valore corrispondente del patrimonio netto risultante
dallultimo bilancio dellimpresa controllata o collegata pu essere iscritto nellattivo, purch
ne siano indicate le ragioni nella nota integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a beni
ammortizzabili o allavviamento, deve essere ammortizzata.
Negli esercizi successivi le plusvalenze, derivanti dallapplicazione del metodo del patrimonio
netto, rispetto al valore indicato nel bilancio dellesercizio precedente sono iscritte in una
riserva non distribuibile;
5) i costi di impianto e di ampliamento, i costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicit aventi
utilit pluriennale possono essere iscritti nellattivo con il consenso, ove esistente, del collegio
sindacale e devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni. Fino a

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 40
che lammortamento non completato possono essere distribuiti dividendi solo se residuano
riserve disponibili sufficienti a coprire lammontare dei costi non ammortizzati;
6) lavviamento pu essere iscritto nellattivo con il consenso, ove esistente, del collegio
sindacale, se acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso sostenuto e deve essere
ammortizzato entro un periodo di cinque anni.
tuttavia consentito ammortizzare sistematicamente lavviamento in un periodo limitato di
durata superiore, purch esso non superi la durata per lutilizzazione di questo attivo e ne sia
data adeguata motivazione nella nota integrativa;
7) il disaggio su prestiti deve essere iscritto nellattivo e ammortizzato in ogni esercizio per il
periodo di durata del prestito;
8) i crediti devono essere iscritti secondo il valore presumibile di realizzazione;
8bis) le attivit e le passivit in valuta, ad eccezione delle immobilizzazioni, devono essere
iscritte al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dellesercizio ed i relativi utili e perdite
su cambi devono essere imputati al conto economico e leventuale utile netto deve essere
accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le immobilizzazioni materiali,
immateriali e quelle finanziarie, costituite da partecipazioni, rilevate al costo (1) in valuta
devono essere iscritte al tasso di cambio al momento del loro acquisto o a quello inferiore alla
data di chiusura dellesercizio se la riduzione debba giudicarsi durevole;
9) le rimanenze, i titoli e le attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono
iscritti al costo di acquisto o di produzione, calcolato secondo il numero 1), ovvero al valore di
realizzazione desumibile dallandamento del mercato, se minore; tale minor valore non pu
essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono venuti meno i motivi. I costi di
distribuzione non possono essere computati nel costo di produzione;
10) il costo dei beni fungibili pu essere calcolato col metodo della media ponderata o con
quelli: primo entrato, primo uscito o: ultimo entrato, primo uscito; se il valore cos
ottenuto differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dellesercizio, la
differenza deve essere indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa;
11) i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi
contrattuali maturati con ragionevole certezza;
12) le attrezzature industriali e commerciali, le materie prime, sussidiarie e di consumo,
possono essere iscritte nellattivo ad un valore costante qualora siano costantemente
rinnovate, e complessivamente di scarsa importanza in rapporto allattivo di bilancio,
semprech non si abbiano variazioni sensibili nella loro entit, valore e composizione (2).

2427. Contenuto della nota integrativa. [2427]


La nota integrativa deve indicare, oltre a quanto stabilito da altre disposizioni (1):
1) i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore e nella
conversione dei valori non espressi allorigine in moneta avente corso legale nello Stato;
2) i movimenti delle immobilizzazioni, specificando per ciascuna voce: il costo; le precedenti
rivalutazioni, ammortamenti e svalutazioni; le acquisizioni, gli spostamenti da una ad altra
voce, le alienazioni avvenuti nellesercizio; le rivalutazioni, gli ammortamenti e le svalutazioni
effettuati nellesercizio; il totale delle rivalutazioni riguardanti le immobilizzazioni esistenti alla
chiusura dellesercizio;
3) la composizione delle voci: costi di impianto e di ampliamento e: costi di ricerca, di
sviluppo e di pubblicit, nonch le ragioni della iscrizione ed i rispettivi criteri di
ammortamento;

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 41
3bis) la misura e le motivazioni delle riduzioni di valore applicate alle immobilizzazioni
materiali e (2) immateriali [di durata indeterminata] (2), facendo a tal fine esplicito
riferimento al loro concorso alla futura produzione di risultati economici, alla loro prevedibile
durata utile e, per quanto rilevante (2), al loro valore di mercato, segnalando altres le
differenze rispetto a quelle operate negli esercizi precedenti ed evidenziando la loro influenza
sui risultati economici dellesercizio *e sugli indicatori di redditivit di cui sia stata data
comunicazione] (2) (3);
4) le variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dellattivo e del passivo; in
particolare, per le voci del patrimonio netto, per i fondi e per il trattamento di fine rapporto,
la formazione e le utilizzazioni;
5) lelenco delle partecipazioni, possedute direttamente o per tramite di societ fiduciaria o
per interposta persona, in imprese controllate e collegate, indicando per ciascuna la
denominazione, la sede, il capitale, limporto del patrimonio netto, lutile o la perdita
dellultimo esercizio, la quota posseduta e il valore attribuito in bilancio o il corrispondente
credito;
6) distintamente per ciascuna voce, lammontare dei crediti e dei debiti di durata residua
superiore a cinque anni, e dei debiti assistiti da garanzie reali su beni sociali, con specifica
indicazione della natura delle garanzie e con specifica ripartizione secondo le aree geografiche
(3);
6bis) eventuali effetti significativi delle variazioni nei cambi valutari verificatesi
successivamente alla chiusura dellesercizio (4);
6ter) distintamente per ciascuna voce, lammontare dei crediti e dei debiti relativi ad
operazioni che prevedono lobbligo per lacquirente di retrocessione a termine (5);
7) la composizione delle voci ratei e risconti attivi e ratei e risconti passivi e della voce
altri fondi dello stato patrimoniale, quando il loro ammontare sia apprezzabile, nonch la
composizione della voce altre riserve.
7bis) le voci di patrimonio netto devono essere analiticamente indicate, con specificazione in
appositi prospetti della loro origine, possibilit di utilizzazione e distribuibilit, nonch della
loro avvenuta utilizzazione nei precedenti esercizi (6);
8) lammontare degli oneri finanziari imputati nellesercizio ai valori iscritti nellattivo dello
stato patrimoniale, distintamente per ogni voce;
9) gli impegni non risultanti dallo stato patrimoniale; le notizie sulla composizione e natura di
tali impegni e dei conti dordine, la cui conoscenza sia utile per valutare la situazione
patrimoniale e finanziaria della societ, specificando quelli relativi a imprese controllate,
collegate, controllanti e a imprese sottoposte al controllo di queste ultime;
10) se significativa, la ripartizione dei ricavi delle vendite e delle prestazioni secondo categorie
di attivit e secondo aree geografiche;
11) lammontare dei proventi da partecipazioni, indicati nellarticolo 2425, numero 15), diversi
dai dividendi;
12) la suddivisione degli interessi ed altri oneri finanziari, indicati nellarticolo 2425, n. 17),
relativi a prestiti obbligazionari, a debiti verso banche, e altri;
13) la composizione delle voci: proventi straordinari e: oneri straordinari del conto
economico, quando il loro ammontare sia apprezzabile;
14) un apposito prospetto contenente (7):
a) la descrizione delle differenze temporanee che hanno comportato la rilevazione di
imposte differite e anticipate, specificando laliquota applicata e le variazioni rispetto

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 42
allesercizio precedente, gli importi accreditati o addebitati a conto economico oppure a
patrimonio netto, le voci escluse dal computo e le relative motivazioni;
b) lammontare delle imposte anticipate contabilizzato in bilancio attinenti a perdite
dellesercizio o di esercizi precedenti e le motivazioni delliscrizione, lammontare non ancora
contabilizzato e le motivazioni della mancata iscrizione;
15) il numero medio dei dipendenti, ripartito per categoria;
16) lammontare dei compensi spettanti agli amministratori ed ai sindaci, cumulativamente
per ciascuna categoria;
17) il numero e il valore nominale di ciascuna categoria di azioni della societ e il numero e il
valore nominale delle nuove azioni della societ sottoscritte durante lesercizio;
18) le azioni di godimento, le obbligazioni convertibili in azioni e i titoli o valori simili emessi
dalla societ, specificando il loro numero e i diritti che essi attribuiscono;
19) il numero e le caratteristiche degli altri strumenti finanziari emessi dalla societ, con
lindicazione dei diritti patrimoniali e partecipativi che conferiscono e delle principali
caratteristiche delle operazioni relative;
19bis) i finanziamenti effettuati dai soci alla societ, ripartiti per scadenze e con la separata
indicazione di quelli con clausola di postergazione rispetto agli altri creditori;
20) i dati richiesti dal terzo comma dellarticolo 2447septies con riferimento ai patrimoni
destinati ad uno specifico affare ai sensi della lettera a) del primo comma dellarticolo
2447bis;
21) i dati richiesti dallarticolo 2447decies, ottavo comma;
22) le operazioni di locazione finanziaria che comportano il trasferimento al locatario della
parte prevalente dei rischi e dei benefici inerenti ai beni che ne costituiscono oggetto, sulla
base di un apposito prospetto dal quale risulti il valore attuale delle rate di canone non
scadute quale determinato utilizzando tassi di interesse pari allonere finanziario effettivo
inerenti i singoli contratti, lonere finanziario effettivo attribuibile ad essi e riferibile
allesercizio, lammontare complessivo al quale i beni oggetto di locazione sarebbero stati
iscritti alla data di chiusura dellesercizio qualora fossero stati considerati immobilizzazioni,
con separata indicazione di ammortamenti, rettifiche e riprese di valore che sarebbero stati
inerenti allesercizio (8) (9).
2427bis. Informazioni relative al valore equo fair value degli strumenti finanziari
Nella nota integrativa sono indicati:
1) per ciascuna categoria di strumenti finanziari derivati:
a) il loro fair value;
b) informazioni sulla loro entit e sulla loro natura;
2) per le immobilizzazioni finanziarie iscritte a un valore superiore al loro fair value, con
esclusione delle partecipazioni in societ controllate e collegate ai sensi dellarticolo 2359 e
delle partecipazioni in joint venture:
a) il valore contabile e il fair value delle singole attivit, o di appropriati raggruppamenti di tali
attivit;
b) i motivi per i quali il valore contabile non stato ridotto, inclusa la natura degli elementi
sostanziali sui quali si basa il convincimento che tale valore possa essere recuperato.
2. Ai fini dellapplicazione delle disposizioni del comma 1, sono considerati strumenti finanziari
derivati anche quelli collegati a merci che conferiscono alluna o allaltra parte contraente il
diritto di procedere alla liquidazione del contratto per contanti o mediante altri strumenti

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 43
finanziari, ad eccezione del caso in cui si verifichino contemporaneamente le seguenti
condizioni:
a) il contratto sia stato concluso e sia mantenuto per soddisfare le esigenze previste dalla
societ che redige il bilancio di acquisto, di vendita o di utilizzo delle merci;
b) il contratto sia stato destinato a tale scopo fin dalla sua conclusione;
c) si prevede che il contratto sia eseguito mediante consegna della merce.
3. Il fair value determinato con riferimento:
a) al valore di mercato, per gli strumenti finanziari per i quali possibile individuare facilmente
un mercato attivo; qualora il valore di mercato non sia facilmente individuabile per uno
strumento, ma possa essere individuato per i suoi componenti o per uno strumento analogo,
il valore di mercato pu essere derivato da quello dei componenti o dello strumento analogo;
b) al valore che risulta da modelli e tecniche di valutazione generalmente accettati, per gli
strumenti per i quali non sia possibile individuare facilmente un mercato attivo; tali modelli e
tecniche di valutazione devono assicurare una ragionevole approssimazione al valore di
mercato.
4. Il fair value non determinato se lapplicazione dei criteri indicati al comma precedente
non d un risultato attendibile.
5. Ai fini dellapplicazione del presente articolo e dellarticolo 2428, comma 2, numero 6bis)
per la definizione di strumento finanziario, di strumento finanziario derivato, di fair value e di
modello e tecnica di valutazione generalmente accettato, si fa riferimento ai principi contabili
riconosciuti in ambito internazionale e compatibili con la disciplina in materia dellUnione
europea.

2428. Relazione sulla gestione. [2428]


Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori sulla situazione della
societ e sullandamento della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha
operato, anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli
investimenti.
Dalla relazione devono in ogni caso risultare:
1) le attivit di ricerca e di sviluppo;
2) i rapporti con imprese controllate, collegate, controllanti e imprese sottoposte al controllo
di queste ultime;
3) il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie sia delle azioni o quote di societ
controllanti possedute dalla societ, anche per tramite di societ fiduciaria o per interposta
persona, con lindicazione della parte di capitale corrispondente;
4) il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie sia delle azioni o quote di societ
controllanti acquistate o alienate dalla societ, nel corso dellesercizio, anche per tramite di
societ fiduciaria o per interposta persona, con lindicazione della corrispondente parte di
capitale, dei corrispettivi e dei motivi degli acquisti e delle alienazioni;
5) i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dellesercizio;
6) levoluzione prevedibile della gestione.
6bis) in relazione alluso da parte della societ di strumenti finanziari e se rilevanti per la
valutazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dellesercizio:
a) gli obiettivi e le politiche della societ in materia di gestione del rischio finanziario,
compresa la politica di copertura per ciascuna principale categoria di operazioni previste;

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 44
b) lesposizione della societ al rischio di prezzo, al rischio di credito, al rischio di liquidit e al
rischio di variazione dei flussi finanziari (1).
Entro tre mesi dalla fine del primo semestre dellesercizio gli amministratori delle societ con
azioni quotate in mercati regolamentati devono trasmettere al collegio sindacale una
relazione sullandamento della gestione, redatta secondo i criteri stabiliti dalla Commissione
nazionale per le societ e la borsa con regolamento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana. La relazione deve essere pubblicata nei modi e nei termini stabiliti dalla
Commissione stessa con il regolamento anzidetto.
Dalla relazione deve inoltre risultare lelenco delle sedi secondarie della societ (2).
2429. Relazione dei sindaci e deposito del bilancio. [2429]
Il bilancio deve essere comunicato dagli amministratori al collegio sindacale, con la relazione,
almeno trenta giorni prima di quello fissato per lassemblea che deve discuterlo.
Il collegio sindacale deve riferire allassemblea sui risultati dellesercizio sociale e sullattivit
svolta nelladempimento dei propri doveri, e fare le osservazioni e le proposte in ordine al
bilancio e alla sua approvazione, con particolare riferimento allesercizio della deroga di cui
allarticolo 2423, quarto comma. Analoga relazione predisposta dal soggetto incaricato del
controllo contabile.
Il bilancio, con le copie integrali dellultimo bilancio delle societ controllate e un prospetto
riepilogativo dei datti essenziali dellultimo bilancio delle societ collegate, deve restare
depositato in copia nella sede della societ, insieme con le relazioni degli amministratori, dei
sindaci e del soggetto incaricato del controllo contabile, durante i quindici giorni che
precedono lassemblea, e finch sia approvato. I soci possono prenderne visione.
Il deposito delle copie dellultimo bilancio delle societ controllate prescritto dal comma
precedente pu essere sostituito, per quelle incluse nel consolidamento, dal deposito di un
prospetto riepilogativo dei dati essenziali dellultimo bilancio delle medesime (1).

2435bis. Bilancio in forma abbreviata. [2435bis]


Le societ, che non abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati, possono
redigere il bilancio in forma abbreviata quando, nel primo esercizio o, successivamente, per
due esercizi consecutivi, non abbiano superato due dei seguenti limiti:
1) totale dellattivo dello stato patrimoniale: 3.125.000 euro;
2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 6.250.000 euro;
3) dipendenti occupati in media durante lesercizio: 50 unit.
Nel bilancio in forma abbreviata lo stato patrimoniale comprende solo le voci contrassegnate
nellarticolo 2424 con lettere maiuscole e con numeri romani; le voci A e D dellattivo possono
essere comprese nella voce CII; dalle voci BI e BII dellattivo devono essere detratti in forma
esplicita gli ammortamenti e le svalutazioni; la voce E del passivo pu essere compresa nella
voce D; nelle voci CII dellattivo e D del passivo devono essere separatamente indicati i crediti
e i debiti esigibili oltre lesercizio successivo.
Nel conto economico del bilancio in forma abbreviata le seguenti voci previste dallarticolo
2425 possono essere tra loro raggruppate:
voci A2 e A3
voci B9(c), B9(d), B9(e)
voci B10(a), B10(b),B10(c)
voci C16(b) e C16(c)
voci D18(a), D18(b), D18(c)

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 45
voci D19(a), D19(b), D19(c)
Nel conto economico del bilancio in forma abbreviata nella voce E20 non richiesta la
separata indicazione delle plusvalenze e nella voce E21 non richiesta la separata indicazione
delle minusvalenze e delle imposte relative a esercizi precedenti.
Nella nota integrativa sono omesse le indicazioni richieste dal numero 10 dellarticolo 2426 e
dai numeri 2), 3), 7), 9), 10), 12), 13), 14), 15), 16) e 17) dellarticolo 2427 e dal numero 1) del
comma 1 dellarticolo 2427bis (1); le indicazioni richieste dal numero 6) dellarticolo 2427
sono riferite allimporto globale dei debiti iscritti in bilancio .
Qualora le societ indicate nel primo comma forniscano nella nota integrativa le informazioni
richieste dai numeri 3) e 4) dellarticolo 2428, esse sono esonerate dalla redazione della
relazione sulla gestione.
Le societ che a norma del presente articolo redigono il bilancio in forma abbreviata devono
redigerlo in forma ordinaria quando per il secondo esercizio consecutivo abbiano superato
due dei limiti indicati nel primo comma (2).

DOCUMENTI CHE COMPONGONO IL BILANCIO

stato patrimoniale: indica il saldo delle componenti attive e passive del patrimonio della
societ.
conto economico (profitti e perdite): indica i ricavi e i costi sostenuti dalla societ nel corso
dellanno e per differenza, lutile o la perdita desercizio.
nota integrativa: atta a fornire spiegazioni e informazioni sui dati del bilancio.
relazione SULLA GESTIONE: evidenzia la politica gestionale della societa
relazione del collegio sindacale. ove prevista, testimonia lapplicazione dei corretti principi
contabili al bilancio
RENDICONTO FINANZIARIO se previsto

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 46
STRUTTURA OBBLIGATORIA DELLO STATO PATRIMONIALE (ART. 2424 DEL CODICE CIVILE):
ATTIVO PATRIMONIO NETTO E PASSIVITA

A) CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA PATRIMONIO NETTO.


DOVUTI. I) Capitale sociale.
II)..VII) Riserve.
VIII) Utili (Perdite) portati a nuovo.
MACROCLASSe IX) Utile (Perdita) dellesercizio.
B) IMMOBILIZZAZIONI.
I) Imm. Immateriali.
II) Imm. Materiali. B) FONDI PER RISCHI E ONERI.
III) Imm. Finanziarie.
C) ATTIVO CIRCOLANTE. C) TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO DI LAVORO
I) Rimanenze. SUBORDINATO.
II) Crediti.
III) Attivit finanziarie che non costituiscono
immobilizzazioni.
IV) Disponibilit liquide. D) DEBITI.
categoria

D) RATEI E RISCONTI ATTIVI E) RATEI E RISCONTI PASSIVI.

TOTALE ATTIVO TOTALE A PAREGGIO

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 47
Le immobilizzazioni sono tutti quegli investimenti che hanno una durata superiore ad un
esercizio.
Esempi di immobilizzazioni immateriali sono: costi di ricerca e di pubblicit (sito web),
concessioni, licenze, marchi, avviamento
Esempi di immobilizzazioni materiali sono: terreni, fabbricati, impianti, macchinari,
attrezzature varie
Esempi di immobilizzazioni finanziarie sono: partecipazioni, crediti
In genere le immobilizzazioni non si possono rivalutare; perch ci avvenga sono necessari dei
decreti legislativi.

Come attivo circolante si definiscono quegli elementi attivi del patrimonio aziendale che si
prevede di liquidare durante lesercizio successivo.

Come riserve si definisce lutile non distribuito tra soci della societ.

Come utili (o perdite) portate a nuovo si intendono gli utili (o le perdite) dellesercizio
precedente.
Come utili (o perdite) dellesercizio di intendono gli utili (o le perdite) dellesercizio appena
trascorso.
Nel caso in cui vi sia una causa pendente (una richiesta per danni pari a 50) al termine
dellesercizio si potranno avere due casi:
- Perdita sicura Andr scritto in bilancio un debito pari a 50.
- Perdita incerta Andr segnato 50 nel fondo per rischi e oneri.
Il trattamento di fine rapporto (voce presente solo in Italia) o TFR una remunerazione
differita accordata ai lavoratori dipendenti.
I debiti possono essere verso banche, fornitori, finanziatori, erario

Lavviamento fa parte delle immobilizzazioni immateriali e rappresenta gli utili che chi vende,
per esempio, un immobile vuole vedersi riconosciuti.

Le rimanenze sono uno degli indicatori dello stato di unimpresa; se sono molto alte sono uno
dei segnali che indicano che limpresa si trova in un momento di crisi, unimpresa che avr
molto magazzino avr anche molti debiti dovendo pagare le materie prime, il personale per
cui non incassando potrebbe trovarsi in difficolt.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 48
GRANDEZZE DEL CONTO ECONOMICO:

IMPIEGHI CONSUMATI FONTI CONSUMATE

Investimenti in fattori produttivi consumati Produzioni ottenute e vendute (ricavi).


(costi).

TOTALE IMPIEGHI CONSUMATI


= TOTALE FONTI CONSUMATE

STRUTTURA OBBLIGATORIA DEL CONTO ECONOMICO (ART. 2425 DEL CODICE CIVILE) :
Il struttura del conto economico di forma scalare a risultati intermedi.

A) VALORE DELLA PRODUZIONE


1) Ricavi delle vendite e delle prestazioni.
2) Variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione.
3) Variazioni dei lavori in corso su ordinazione.
4) Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni.
5) Altri ricavi e proventi
B) COSTI DELLA PRODUZIONE
6) Per materie prime, sussidiarie e di merci.
7) Per servizi.
8) Per godimento di beni di terzi.
9) Per il personale.
10) Ammortamenti e svalutazioni.
11) Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci.
12) Accantonamenti per rischi.
13) Altri accantonamenti.
14) OneriTRA
DIFFERENZA diversi di gestione.
VALORE E COSTI DELLA PRODUZIONE (A B) = REDDITO OPERATIVO

C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI


15) Proventi da partecipazioni.
16) Altri proventi finanziari.
17) Interessi e altri oneri finanziari.
D) RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITA FINANZIARIE
18) Rivalutazioni.
19) Svalutazioni.
E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI
20) Proventi
21) Oneri
RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE (A B + C + D + E)

22) Imposte sul reddito dellesercizio.

23) UTILE (PERDITA) DELLESERCIZIO = REDDITO NETTO = RISULTATO NETTO

Nellanalisi del conto economico di una societ un primo indicatore della sua situazione
economica la differenza tra il valore e costi della produzione (A B); nel caso fosse negativo
vorrebbe dire che limpresa non riesce, con i suoi ricavi, a far fronte ai costi.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 49
I terreni di norma non vengono ammortizzati in quanto si suppone che non perdano valore
con il passare del tempo
Ogni volta che il costo di unimmobilizzazione inferiore al prezzo di mercato, nel bilancio,
andr indicato il prezzo di mercato.

Le imposte vengono pagate a rate; gli acconti si basano sullutile dellesercizio precedente
mentre il saldo viene fatto dopo lapprovazione del bilancio dellesercizio appena concluso.
Variazioni delle rimanenze di Prodotti Finiti (voci A2 e A3) = Rimanenze Finali Rimanenze
Iniziali.
Variazioni delle rimanenze di Materie Prime (voce B11) = Rimanenze Iniziali Rimanenze
Finali.
Lutile ricavato dalla vendita di un prodotto dato dalla differenza tra:
(PREZZO DI VENDITA PREZZO DI ACQUISTO DELLE MATERIE PRIME) COSTI DI PRODUZIONE
I sindaci di una societ sono interni alla societ stessa e sono responsabili della verit e della
correttezza di quanto viene scritto nel bilancio.

I revisori di una societ possono anche essere esterni alla societ e controllano la regolare
tenuta della contabilit sociale di societ per azioni e della sua attendibilit.

Il bilancio deve essere approvato dal soggetto giuridico entro 4 mesi dalla chiusura
dellesercizio.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 50
RIEPILOGO DI CONCETTI DI CARATTERE AZIENDALE

GESTIONE MONETARIA: La gestione monetaria quellaspetto della gestione caratterizzato


dal Cash Flow. Il Cash Flow un criterio che serve per trovare un collegamento tra le uscite
monetarie e le entrate monetarie. Si vuole quindi valutare lequilibrio monetario di
unazienda.
Se vi un Cash Flow negativo vi sar una perdita e questo potrebbe portare al fallimento
dellazienda.

Un mastrino una tabella in cui vengono contrapposti i costi ed i ricavi dellazienda allinterno
di un Ciclo Produttivo.

Nel caso di un taxista il mastrino sarebbe di questo tipo:

Costi Autovettura Ricavi 300


benzina
Bollo

200
Utile 100

Un ricavo si ha quando vi un incasso, incasso che pu essere monetario o a titolo di credito.


Unentrata si ha quando viene reso liquido il ricavo.
Lutile (o reddito desercizio, o margine) la conseguenza dello scopo di lucro dellimpresa. E
dato dalla differenza tra Ricavi e Costi . Lutile ottenuto dallazienda impiegando le sue
risorse. Come risorsa si intende un finanziamento che viene investito per lacquisto di beni
durevoli e non durevoli.
Allinterno del mastrino lutile viene posto dalla parte dei costi per avere un equilibrio tra le
due parti.
Il patrimonio di unimpresa pu avere delle variazioni economiche o delle variazioni
numerarie.
Come variazioni economiche si intendono i costi ed i ricavi.
I costi, numerariamente parlando, sono rappresentati da uscite monetarie (variazione
numeraria certa) o dai debiti (variazione numeraria assimilata).
I ricavi, numerariamente parlando, sono rappresentati dalle entrate monetarie (variazione
numeraria certa) o dai crediti (variazione numeraria assimilata).

Nellambito del capitale possibile distinguere il patrimonio numerario, questo composto


da:
- Contante in cassa.
- Crediti numerari (crediti temporanei in attesa di unentrata in cassa).

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 51
- Debiti numerari (debiti temporanei in attesa di unuscita di cassa).

Il patrimonio numerario subisce delle variazioni numerarie per effetto delle operazioni
economiche che riassorbono sia le operazioni finanziarie (variazione dei debiti e dei crediti),
sia le variazioni monetarie (variazioni di cassa).

Le variazioni numerarie possono essere:


- Variazioni numerarie certe;
variazioni monetarie; variazione del contante in cassa.
- Variazioni numerarie assimilate;
variazioni finanziarie relative a crediti e debiti espressi nella moneta di conto (Euro).
- Variazioni numerarie presunte;
variazioni finanziarie espresse in valuta estera da convertire alla fine dellanno nella valuta di
conto.
Le variazioni numerarie assimilate e presunte devono diventare certe il pi presto possibile
attraverso lincasso.

CICLO MONETARIO:

Finanziamenti Investimenti Disinvestimenti Rimborsi

Flussi Flussi Flussi Flussi


di di di di
entrate uscite entrate uscite

+ - + -
Cash
Flow
Cash Flow Cash Flow
Negativo Positivo

Il Cash Flow rappresenta la liquidit creata o distribuita ed dato dalla somma tra:
Finanziamenti + Investimenti + Disinvestimenti + Rimborsi.
Il Cash Flow, come si pu facilmente intuire, influenzato dalle variazioni numerarie certe.
Un Cash Flow positivo permetter allimpresa di rimborsare i finanziamenti ottenuti, di pagare
gli interessi relativi e di distribuire i dividenti relativi al capitale di rischio.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 52
Se il Cash Flow negativo, invece, vorr dire che ci sono state pi uscite che entrate
monetarie. Limpresa avr quindi bisogno di ulteriori finanziamenti per reiniziare il ciclo
produttivo.

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Il ciclo monetario pu essere riassunto cos:

Ciclo di gestione Uscite Investimenti


Entrate - Fonti Vendita Ricavo
Impieghi

Disinvestimento (Fase
monetaria)

Investimenti
Fonte di liquidit

Finanziamenti Rimborsi

Variazioni numerarie: monetarie e finanziarie

Natura operazione
Operazioni di gestione Operazioni Operazioni di gestione
straordinaria o extragestione economiche ordinaria esterna

Aspetto
Aspetto finanziario
monetario
Aspetto economico

Tipologia di valutazione Variazioni numerarie

Certe Assimilate Presunte

Quantit dazienda
Cash Flow

Fonti e Impieghi
=
Capitale

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 54
Come operazioni di gestione straordinaria o extragestione si intendono quelle operazioni che
non necessariamente generano unoperazione economica. Ne sono un esempio:, la
trasformazione, la fusione, la scissione/scorporo e la liquidazione.

Come operazioni di gestione ordinaria esterna si intendono tutte quelle operazioni


economiche che hanno un peso nel Cash Flow. Ne sono un esempio: i finanziamenti, gli
investimenti, i disinvestimenti, le remunerazioni ed i rimborsi.
Laspetto economico quellaspetto della gestione aziendale che riguarda le cause che
provocano le variazioni monetarie o finanziarie nelle operazioni economiche.
Laspetto finanziario monetario riguarda i pagamenti e gli incassi effettuati da unazienda.
Partita doppia / sistema del reddito: Metodo usato per rilevare le variazioni numerarie e non
numerarie di unazienda man mano che queste si verificano, in modo da poter redigere un
bilancio alla fine dellanno. Le societ di capitali hanno lobbligo della redazione del bilancio
che dovr essere depositato presso la Camera di Commercio al fine di rendere i dati ivi
contenuti pubblici e messi a disposizione dei terzi .

ANALISI DELLA GESTIONE AZIENDALE:


La gestione aziendale riguarda quel complesso di operazioni aziendali, tra loro coordinate,
poste in essere per il raggiungimento dei fini aziendali.

- Analisi della gestione sotto laspetto finanziario ed economico


ASPETTO FINANZIARIO (Asp. Originario) ASPETTO ECONOMICO (Asp. Derivato)
Entrate / Uscite (Immediate o Differite) Ricavi / Costi
Manifestazione numeraria: possibilit di valutare Sostenimento di un onere per lacquisizione di un
monetariamente la variazione. fattore della produzione.
Sorgere di un debito / credito verso un terzo.
Entrata / uscita monetaria.

In un sistema di rilevazione contabile per ogni operazione di gestione vanno rilevati sia gli
aspetti finanziari che quelli economici.
- Analisi della gestione sotto laspetto oggettivo o soggettivo
ASPETTO OGGETTIVO ASPETTO SOGGETTIVO

Come sono intraprese.


Quali operazioni porre in essere per raggiungere il
fine aziendale.
- Analisi della gestione sotto laspetto temporale
OPERAZIONI CONTINUATIVE OPERAZIONE DI
OPERAZIONE DI COSTITUZIONE
CESSAZIONE

- Costituzione.
- Acquisizione risorse. - Acquisizione risorse.
- Approvvigionamento dei fattori
produttivi. - Liquidazione beni.
- Pagamento fornitori. - Estinzione passivit.
- Vendite output. - Ripartizione del residuo.
- Realizzo crediti.

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Loperazione di cessazione pu essere volontaria o forzata.
SISTEMA DEI VALORI DI BILANCIO:

IMPIEGHI FONTI

In essere in un determinato istante.

STATO PATRIMONIALE
ATTIVITA Fonti di finanziamento di terzi = PASSIVITA
Attivit immobilizzate. Fonti di finanziamento proprio = PATRIMONIO NETTO
Attivit correnti o circolanti. (cap. sociale + utili non distribuiti o perdite non coperte).

Debiti veri e propri, componenti del patrimonio netto,


fonti per rischi e oneri.

Consumati in certo periodo di tempo.

CONTO ECONOMICO

COSTI DI ESERCIZIO RICAVI DI ESERCIZIO

UTILE di Esercizio PERDITA di Esercizio


(se Impieghi consumati < Fonti consumate) (se Impieghi consumati > Fonti consumate)

GRANDEZZE DELLO STATO PATRIMONIALE:

IMPIEGHI IN ESSERE FONTI IN ESSERE

Investimenti in fattori produttivi non esauriti. Finanziamenti di soci ottenuti e non restituiti.
Produzioni in corso non ultimate. Finanziamenti di terzi ottenuti e non restituiti.
Produzioni ultimate non vendute (magazzino prodotti Investimenti non ancora pagati (debiti verso fornitori.
finiti).
Produzioni ultimate e vendute ma non incassate (crediti
verso clienti)
Denaro in cassa o depositato in c/c

TOTALE IMPIEGHI IN ESSERE TOTALE FONTI IN ESSERE

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ESERCIZIO SVOLTO

1) Nel corso di un anno unimpresa paga ad un dipendente 12 stipendi:


variazioni numerarie: 24 (ogni mese vi sar un debito verso il dipendente e un
pagamento di quel debito).
variazioni non numerarie: 12

Per ogni operazione di gestione andranno fatti i mastrini relativi alle variazioni numerarie e
non numerarie connesse a quell operazione.
Valori non numerari Valori numerari
Dare Avere
Costi Ricavi + -
Entrate Uscite
Attivit Passivit
Crediti Debiti

Nel caso del pagamento degli stipendi si avr una situazione di questo tipo:
a) Formazione di un debito verso il dipendente:
Debito verso il dipendente. Costo dipendente

+ - + -
100 100

b) Pagamento del debito:


Debito verso il dipendente.
Banca

+ - + -
100
100 100
=
0

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 57
esempio
2) Acquisto materie prime.
Prima fase registro costo e debito vs fornitore
Seconda fase pagamento fornitore tramite banca

Conti non numerari


Sezionale debiti (costi)
fornitori
Banca

Acquisto materie + - + - + -
prime 100 100

Pagamento debito 100 100

3) Bolletta telefonica.
Sezionale debiti Conti non numerari Banca

Debito verso + - + - + -
Telecom 500 500

Pagamento debito 500 500

4) Finanziamento bancario di 300 e successivo rimborso di 150.


Sezionale debiti Banca

Finanziamento
+ - + -
300 300
bancario di 300
Rimborso finanziamento 150 150
di 150
= 150 =150
In questo caso non vi sono variazioni non numerarie.

5) Vendita merci per 100 e successivo incasso.


Crediti verso clienti Conti non numerari Banca

+ - + - + -
Vendita 100 100

100 100
Incasso

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 58
Un contratto preliminare non d origine n a variazioni numerarie n a variazioni non
numerarie.

Lo stato patrimoniale riassume tutte le variazioni numerarie avvenute durante lanno


trascorso.
Il conto economico suddiviso in due parti; nella prima si trova la somma di tutti i sezionali in
dare mentre, nella seconda, si trova la somma di tutti i sezionali in avere (ovvero i ricavi).

Nella maggior parte dei casi si ha una situazione del genere:


Variazione non Variazione numeraria Variazione numeraria
numeraria. assimilata. certa.

Ne un esempio lacquisto di una materia prima; allinizio si ha lacquisizione del fattore


produttivo (variazione non numeraria) a cui segue un debito verso il fornitore (variazione
numeraria assimilata) a cui segue il pagamento del fattore produttivo (variazione numeraria
certa).

Unimpresa ha la propriet di un fattore produttivo (es. una materia prima) a partire da un


certo momento, concordato con il fornitore; in genere ci avviene quando la societ entra in
possesso del materiale. Nel momento in cui la societ ha la propriet sorgono i costi e nasce il
debito verso il fornitore.
Il Principio di competenza fa s che tutte le variazioni non numerarie (costi e ricavi) di un
esercizio (ovvero di un anno) confluiscano tutte in un unico conto economico.

Esercizio svolto

Anche nel caso in cui una bolletta relativa ad un periodo compreso tra 01/01 e 31/01
arrivasse nel mese di febbraio le variazioni (numerarie e non numerarie) relative alla nascita
del debito con la Telecom andrebbero comunque registrate nel mese di gennaio.

I fattori produttivi possono essere di due tipi: -


Fattori produttivi a lento utilizzo.
Fattori produttivi a veloce utilizzo.
I fattori produttivi a lento utilizzo sono quei fattori produttivi che durano per pi di un anno.
Danno origine ad una attivit di bilancio e ad un costo (variazione non numeraria) relativo alla
quota di ammortamento (uso annuale).
I fattori produttivi a veloce utilizzo sono fattori produttivi annuali. Danno origine solo ad un
costo dellesercizio. Il personale pu essere collocato in questa categoria.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 59
Fattori produttivi

Pluriennali Annuali

Ricavo
Impiegati nelle
Attivit
Variazione non
numeraria.

Ricavo Servizio Prodotto

Credito

Variazione
numeraria.

I beni a lungo termine vengono ammortizzati in un certo numero di anni e quindi non
vengono registrati una volta sola nel bilancio desercizio della societ.
In realt il primo anno avr il pagamento (esborso numerario o creazione di un debito) mentre
gli anni successivi avr la possibilit di considerare come costo una quota convenzionale di
uso, perdita del valore del bene che viene detta ammortamento
Unauto, per un taxista, unimmobilizzazione materiale (attivit di bilancio) e non incide
completamente sul conto economico.

1 Anno:
Var. num. pluriennale Var. non numeraria Banca

+ - + - + -
5000 5000
Acquisto auto

100 100
Ammortamento auto
4900
=

2 Anno:
Var. num. pluriennale Var. non numeraria

+ - + -
4900

100 100
Ammortamento auto
4800
FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 60
=
Ricapitolando:

Capitale di terzi Fonti di Finanziamento Capitale di rischio


(Capitale di debito)

Dividendi
Var. numerarie (No oneroso di
(debito verso Var. non interessi)
banca, liquidit) numerarie Fattori Produttivi

Costo
(interessi passivi)
Acquisizione Debito
(Var. numeraria
assimilata)
Debito
(Var. numeraria
assimilata) Pluriennale Costo Non Pluriennale
(Annuale)
Var. non numeraria

Ciclo di Produzione
Var. non numeraria

Magazzino

Prodotto Ricavi Servizio

Credito Var. non numeraria Credito

In questo ciclo sono presenti soltanto variazioni non numerarie e variazioni numerarie
assimilate; non c stata nessuna variazione monetaria.

Il reddito dellesercizio dato dalla differenza tra i ricavi ottenuti per effetto dellimpiego del
capitale ed i costi relativi ai fattori produttivi annuali e si chiama utile (valore positivo) e
perdita (valore negativo).
REDDITO DELLESERCIZIO = RICAVI ANNO COSTI ANNO

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 61
Il reddito dellesercizio caratterizza lo scopo di lucro; si tratta infatti di quellutile / perdita che
controbilancia le attivit e le passivit.
I costi relativi allesercizio comprendono i costi annuali di quellesercizio e lammortamento
dei costi pluriennali (Costi pluriennali / durata prevista dellinvestimento pluriennale).

Il capitale definito come linsieme delle variazioni numerarie che si originano come
conseguenza dellimpiego / investimento delle fonti di finanziamento.
Un fattore produttivo pluriennale pu essere valutato sostanzialmente sotto due punti di
vista:
Contabile.
Economico.
La valutazione contabile di un fattore economico tiene conto dellammortamento; si tratta
quindi di una valutazione del valore effettivo del bene, rispetto al prezzo di acquisto.
La valutazione economica viene fatta, invece, in base al valore di mercato del bene; al
momento della valutazione viene fatta una perizia che tiene conto di tutti i fattori che
potrebbero aver fatto svalutare o rivalutare il bene.

ESERCIZIO SVOLTO
Costituzione di una societ e scrittura del bilancio.

In data 28/12/2007 viene costituita una societ, da parte di due persone fisiche (PF1 e PF2).
La tipologia di societ scelta la srl, ed il fine la commercializzazione di scarpe da tennis (si
tratta quindi di una societ commerciale).
Il capitale sociale costituito da 2 quote dal valore nominale di 100.000 luna.
Il primo fatto di gestione la costituzione della societ. I due soci vanno quindi da un notaio
per la costituzione della societ. Dal notaio dovranno versare un minimo di 60.000 (pari ai
3/10 del capitale sociale).
Se verseranno soltanto 60.000 sorger un credito della societ verso i soci pari a 140.000.
Se invece vengono versati subito tutti i 200.000i si avr una situazione del genere:
STATO PATRIMONIALE
Cassa: 200.000 Cap. Sociale:
200.000

Non ci sono ancora stati n costi n ricavi, soltanto una variazione numeraria certa ed una
assimilata (debito verso i soci).
Collegato alla costituzione della societ c poi il costo per il notaio ( 10.000); si tratta del
primo costo dellattivit dimpresa. Si tratta di una immobilizzazione immateriale in quanto
un onere accessorio allesercizio, ad utilit pluriennale. Le immobilizzazioni immateriali non
possono essere trasferite e concorrono alla formazione del reddito tramite lammortamento.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 62
Giunti al 31/12/2007 bisogna redigere il bilancio relativo al 2007.
STATO PATRIMONIALE CONTO ECONOMICO
Cassa: 190.000 Cap. sociale: 200.000
Costo plurienn. 10.000 Reddito: 0

TOTALE 200.000 Patrimonio Netto: 200.000

Il Reddito dellesercizio dato da:


REDDITO DELLESERCIZIO = RICAVI - COSTI
Il Patrimonio netto dato da:
PATRIMONIO NETTO = ATTIVIT PASSIVIT = REDDITO DELLESERCIZIO + CAPITALE SOCIALE

Lanno successivo la societ inizier ad intraprendere lattivit dimpresa.


Impiegando 190.000 in cassa dovr istituire i vari uffici che si occuperanno delle varie
problematiche dimpresa al fine di avere un reddito dellesercizio.
Ufficio Ufficio Logistica Ufficio Amministratore
Commerciale (Magazzino) Acquisti Delegato

Ufficio Ufficio Affari


Risorse Umane Amministrativo Generali

Nel caso in cui la societ riempisse il magazzino di scarpe senza venderne neanche un paio si
avrebbe una situazione del genere:
NOTA BENE da qui in poi valori in migliaia di euro
STATO PATRIMONIALE CONTO ECONOMICO

Cassa: 0 Cap. sociale: 200. Costo vari gestione 300 Ricavi: 0


Magazzino 200. Reddito gestione: (300.) Costo mat. prime 200 Rimanenze finali: 200
Totale Attivo: 200 Patrimonio Netto: (100.) Totale costi: 500 Totale ricavi: 200.
Debiti: 300 Reddito = Perdita :(300)
Totale Passivo: 200

Le rimanenze finali di magazzino vengono considerate un ricavo per controbilanciare il costo


delle materie prime. Il magazzino infatti diventa un costo solo nel momento in cui si ha un
ricavo (principio di afferenza o della correlazione tra costi e ricavi). Il costo delle materie prime
viene rimandato allesercizio successivo.
Lanno successivo si avr quindi:

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 63
CONTO ECONOMICO

Rimanenze iniziali: 200 Ricavi: 300.

Si potrebbe invece avere una situazione di questo tipo:

a) Assunzione di 2 dipendenti: 10 x 2 = 20. (costo)


b) Acquisto materie prime: 150 Pagato: 100 Saldo: 50
c) Ottenimento di un mutuo passivo di 200 interessi passivi del 5% annuo a partire dal 2 anno.
d) Acquisto di mobili-arredi: 50 Pagato: 50 Saldo: 0
e) Acquisto PC e attrezz. 40 Pagato:300 Saldo: 10
f) Ricavi vendite: 30 Incassato: 200 Saldo: 100

CONTO ECONOMICO
STATO PATRIMONIALE

In migliaia di

Crediti verso clienti: 100 Cap. sociale: 200 Costo mat. prime: 150 Ricavi vendite: 300
Imm. materiali: 72 Reddito: 110 Costo personale: 20
Imm. Immateriali Ammortam. mobili: 10
(notaio): 8 Patrimonio Netto: 310 Ammortam. PC: 8
Ammortam. imm.
Cassa: 390 Debito verso personale: 0 immateriali: 2
Debito materie prime: 50
TOTALE Attivo: 570 Mutuo: 200 Totale costi: 190
Debito per arredi: 0
Debito PC: 10 Utile: 110

TOTALE Passivit: 260

TOTALE Passivo: 570

Per calcolare il valore delle immobilizzazioni materiali bisogna considerare il prezzo di acquisto
al netto dellammortamento.
Ad esempio per quanto riguarda il valore dei mobili si avr: in migliaia
Costo = 50 2007 2008 2009 2010 2011
Ammortamento = 20% annuo: (10) (10) (10) (10) (10)

Valore netto: 40 30 20 10 0

Il totale delle immobilizzazioni materiali sar quindi: (50-10)+ (40-8) = 40 + 32 = 72

Per redigere il bilancio si inizia dal conto economico e, una volta trovato il risultato della
gestione (utile o perdita) lo si inserisce nello stato patrimoniale.

La cassa lultimo valore che si ricava e si trova in questo modo:

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Cassa iniziale 190
+ Mutuo + 200
390
- Personale - 20
- Mat. Prime - 100
- Mobili - 50
- PC - 30

+ Incasso crediti + 200


= Cassa 390

ESERCIZIO SVOLTO :
la determinazione della natura delle seguenti operazioni aziendali

Acquisto materie prime

Rilevazione contabile fornitori-magazzino


Impatto economico costo
Impatto finanziario creazione di un debito

Pagamento fornitore
Rilevazione contabile diminuzione fornitori
Impatto economico costo
Impatto finanziario riduzione debito/uscita cassa-banche
Riduzione liquidit

Vendita prodotti

Rilevazione contabile clienti/diminuzione magazzino


Impatto economico ricavo
Impatto finanziario creazione credito

Pagamento dipendenti

Rilevazione contabile debito dipendenti


Impatto economico costo
Impatto finanziario riduzione debito/uscita cassa-banche
Riduzione liquidit

Presentazione riba

Rilevazione contabile portafoglio attivo


Impatto finanziario aumento disponibilit banche
Aumento liquidit

Accensione mutuo

Rilevazione contabile debito finanziario


Impatto finanziario aumento disponibilit cassa-banche

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Aumento liquidit

Acquisizione macchinario in leasing

Rilevazione contabile debito leasing/risconto maxicanone


Impatto economico costo
Impatto finanziario uscita cassa-banche
Riduzione liquidit

Vendita macchinario usato

Rilevazione contabile riduzione impianti/f. ammortamento


Impatto economico ricavo
Impatto finanziario aumento disponibilit cassa-banche
Aumento liquidit

Pagamento rata mutuo/debito

Rilevazione contabile debiti finanziari


Impatto economico costo interessi
Impatto finanziario riduzione debito/uscita cassa-banche
Riduzione liquidit

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ESERCIZIO SVOLTO
Valori in migliaia di euro
Conto Economico e Stato Patrimoniale
STATO PATRIMONIALE CONTO ECONOMICO

B) Cap. Sociale: 100


Imm. Immateriali: Utile dellEsercizio: 600 RICAVI COSTI
Brevetti: 100
Avviamento: 200 Patrimonio Netto: 700

TOT Imm. Immat.: 300 Debiti:


Fondo per rischi
Imm. Materiali: e oneri: 500
Fabbricati: 1500 Fondo TFR: 300 UTILE 600
Imp. Macchinari: 800 Debiti verso
Mobili Arredi: 100 fornitori: 12000

TOT Imm. Mat.: 2400 TOT Passivit: 12800

C)
II) Crediti verso
clienti: 10800

TOT Attivo: 13500 TOT Passivo: 13500

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 67
Nel caso in cui si dovesse liquidare la societ si dovrebbe fare uno schema di questo tipo:

VALORE CONTABILE VALORE LIQUIDAZIONE

CREDITI 10800 10000 -800


BREVETTI 100 110 +10
AVVIAMENTO 200 0 -200
FABBRICATI 1500 3000 +1500
IMPIANTI MACCHINARI 800 500 -300
MOBILI ARREDI 100 100 0
TOTALE ATTIVO 13500 13710 +210

TFR (300) (300) 0


FONDO RISCHI E ONERI (500) (600) -100
DEBITI VERSO FORNIT. (12000) (12000) 0
PATRIMONIO NETTO 700 810 +110

In caso di liquidazione dovr rimanere almeno 700 di banca e cassa. Se rimanessero 500
potrebbe voler dire che il bilancio non era corretto; se rimanessero 10.000 potrebbe anche
essere corretto in quanto nella stesura del bilancio viene utilizzato il principio della prudenza.
In questo caso la differenza di 800 per quanto riguarda i crediti indica che il bilancio era
errato in quanto non si era tenuto conto di un rischio di credito di 800.
Il valore di liquidazione ottenuto in seguito alla vendita dei brevetti potrebbe anche essere
pari a 0 nel caso in cui non si riuscisse a vendere i brevetti (prodotti vecchi o obsoleti).
Il valore di liquidazione ottenuto in seguito alla vendita dellavviamento generalmente 0.
In seguito alla liquidazione dei fabbricati si ha, in genere, un plusvalore pari a circa una volta il
loro valore contabile.

Lo stato patrimoniale diventer quindi:


STATO PATRIMONIALE

CASSA 810 CAP. SOCIALE: 100


UTILE: 600

PLUSVALORE: 110

PATRIMONIO NETTO
VALUTATO AL VALORE
DI MERCATO: 810

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 68
Come plusvalore si intende la differenza tra la valutazione al costo e la valutazione di
liquidazione.

ESERCIZIO SVOLTO
Si ha una societ ABC, costituita il 01/01/1998.
Lazionista ha sottoscritto davanti al notaio il capitale sociale (valore nominale di ogni azione
pari a 50) versando limporto complessivo di 40000.
Alla data del 31/12/2006 la contabilit generale riporta i seguenti dati:
a) Marchi per 3000, sostenuti nel corso dellanno. Il periodo di ammortamento di
10 anni.
b) Brevetti con costo storico di 3000 e aliquota di ammortamento pari al 10%.
c) Debito verso fornitori per 34000.
d) Altri crediti per 600.
e) Immobilizzazioni materiali pari a 0.
f) Crediti verso clienti di 40000.
g) Il conto economico presenta un risultato netto pari ad un utile di 1000.
h) Debiti verso personale per 1000.
i) Debiti tributari per 120.
j) Leventuale necessit di liquidit coperta mediante lutilizzo di finanziamenti
bancari.

Sulla base delle informazioni riportate si provveda alla predisposizione dello Stato
Patrimoniale al 31/12/2006
Nel predisporre il bilancio al 31/12/2006 si pu ipotizzare con dati a scelta le voci di stato
patrimoniale e conto economico mancanti tenendo in considerazione che:
a) In data 03/01/2006 sono state acquisite immobilizzazioni materiali per 30.000,
importo comprensivo di oneri accessori pari a 300. Trattasi di impianto specifico con
aliquota di ammortamento del 20%.
b) Il conto economico al 31/12/2006 dovr contenere, oltre a quanto desumibile dalle
suesposte informazioni, le seguenti voci:
- Altri ricavi e proventi.
- Costi per servizi.
- Costi per materie prime.
- Oneri straordinari.
- Sopravvenienze attive.
o Imposte e tasse pari al 40% dellutile ad imposte.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 69
I Bilanci dEsercizio dovranno essere redatti secondo lo schema previsto dallarticolo 2425 del
Codice Civile.

- Stato Patrimoniale al 31/12/2006


ATTIVO PASSIVO

B) A)
I) IMM. IMMATERIALI Capitale Sociale 40000
Marchi 2700 IX) Utile 1000
Brevetti 2700

TOT Immobilizzazioni 5400 Patrimonio Netto 41.000

C) D) Debiti
II) Crediti verso clienti 40000 Debiti verso personale 1000
Altri crediti 600 Debiti tributari 120
Debiti verso fornitori 4000
IV) Disponibilit liquide 120

TOT Attivo Circolante 70.720 TOT Debiti 35.120

TOT ATTIVO 76.120 TOT PASSIVO 76120

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Conto Economico e Stato Patrimoniale al 31/12/2006
Conto Economico

A) VALORE DELLA PRODUZIONE


1) Ricavi delle vendite e delle prestazioni 26 510
3) Variazioni lavori in corso su ordinazione 6.000
5) Altri ricavi e proventi 4.000
B) COSTI DELLA PRODUZIONE
6) Costi per materie prime 15.000
7) Costi per servizi 8.000
9) Costi per personale 1.000
10) Ammortamenti 6.600

DIFFERENZA TRA VALORE E COSTI DELLA PRODUZIONE 2.910

C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI


16) Altri proventi finanziari 600
17) Interessi e altri oneri finanziari -560
E) Proventi e Oneri straordinari
20) Proventi 2000
Oneri -1000

RISULTATO ANTE IMPOSTE (UTILE) 3.950

21) Imposte sul reddito dellesercizio 1580

22) UTILE dellesercizio 2.370

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- Stato Patrimoniale
ATTIVO PASSIVO

B) IMMOBILIZZAZIONI A) PATRIMONIO NETTO


I) IMM. IMMATERIALI Capitale Sociale 40.000
Marchi 2400 IV) Riserva legale 50
Brevetti 2400 VIII) Utile esercizio precedente 950
II) IMM. MATERIALI IX) Utile esercizio 2.370
Impianti 24000
Patrimonio Netto 43.370
TOT Immobilizzazioni 28.800
B) FONDI PER RISCHI E ONERI
C) ATTIVO CIRCOLANTE Fondi per cause legali in corso1.600
I) Rimanenze 6.000 Fondi per imposte 2.000
II) Crediti 35.000
IV) Disponibilit liquide C) TFR 1000
Depositi bancari e postal 20.000
Cassa 9.750 D) Debiti
Debiti tributari 1.580
TOT Attivo Circolante 70.750 Debiti verso fornitori 40.000
Altri debiti 10.000
TOT PASSIVO 99.550
TOT ATTIVO 99.550

TOT PASSIVO 72620

RATEI E RISCONTI: Si dividono in:


- Risconti attivi finali.
- Risconti passivi finali.
- Ratei attivi iniziali.
- Ratei passivi iniziali.
- Risconti attivi iniziali.
Risconti attivi finali:
Costi manifestatisi numerariamente nellesercizio ma non imputabili allesercizio in corso, in
quanto avranno il corrispondente ricavo negli esercizi successivi.

Risconti passivi finali:


Ricavi manifestatisi numerariamente nellesercizio ma non imputabili allesercizio in corso, in
quanto avranno il corrispondente costo negli esercizi successivi.

Ratei attivi iniziali:


Ricavi manifestatisi numerariamente nellesercizio ma attribuibili allesercizio precedente
proporzionalmente al tempo.

Ratei passivi iniziali:


Costi manifestatisi numerariamente nellesercizio ma attribuibili allesercizio precedente
proporzionalmente al tempo.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 72
Risconti attivi iniziali:
Costi manifestatisi numerariamente nellesercizio precedente ma attribuibili allesercizio in
corso proporzionalmente al tempo.

In conclusione, i Risconti sono costi (risconti attivi) / ricavi (risconti passivi) manifestatisi
numerariamente in un esercizio ma imputabili parzialmente allesercizio successivo; i Ratei
sono costi (ratei passivi) / ricavi (ratei attivi) manifestatisi numerariamente in un esercizio ma
imputabili parzialmente allesercizio precedente.

Esercizio X Esercizio X+1


Risconti Attivi Finali Risconti Attivi Iniziali
Risconti Passivi Finali Risconti Passivi Iniziali

Uscita/Entrata + 1^ Parte costo/ricavo 2^ Parte costo/ricavo

CONTABILITA ANALITICA: E una modalit di riclassificazione dei costi e dei ricavi in base alla
destinazione; di utilit interna allazienda.
Ricavi vendite Ricavi vendite
MARGINE LORDO:
Prodotti venduti Costo materi e prime
Prezzo unitario

Ricavi vendite - Imposte


MARGINE NETTO:
Numero prodotti venduti
Gli oneri accessori di un costo pluriennale sono anchessi pluriennali.
Il primo anno gli ammortamenti vengono generalmente considerati con aliquota dimezzata. Si
obbligati a calcolare lammortamento solo se il bene pronto per luso; se un bene non
viene ammortizzato il relativo costo viene rimandato allesercizio successivo come costo
sospeso finale.

Se il risultato della gestione finanziaria (gestione caratteristica) pari a zero vorr dire che
lazienda in grado di autofinanziarsi.

PROVENTI E ONERI STRAORDINARI:


Possono essere: - Sopravvenienze attive. Plusvalenze.
Come sopravvenIenze attive si intendono :
gli sconti, i rimborsi assicurativi, il recupero di crediti dati per persi
Come plusvalenza si intende la differenza tra il prezzo di vendita ed il valore netto contabile
(tenente conto dellammortamento) di un bene precedentemente iscritto nello stato
patrimoniale.
Nello stato patrimoniale i crediti devono essere iscritti al presumibile valore di realizzo (per il
principio della prudenza).
Valore contabile Valore presumibile di realizzo = Costo per svalutazione crediti (nel conto
economico).

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 73
La riserva legale , come minimo, pari al 5% dellutile dellesercizio precedente che, di
conseguenza, scender al suo 95%.
IMPOSTE: Debito per imposte dellesercizio = Debiti tributari.
Debito per contenziosi fiscali in essere = Fondi per imposte.
Se si ha un costo per il personale si dovr anche avere un fondo per TFR.

ESERCIZIO SVOLTO
Si ipotizzi un bilancio al 31/12/2006 formato dalle seguenti voci
- Rimanenze di magazzino 1.000
- Altri debiti 300
- Perdita esercizio 100
- Immobilizzazioni materiali 15.000
- Fondo ammortamento immobilizzazioni
- materiali 8.000
- Partecipazioni 250
- Risconti attivi su canoni di affitto 50
- Ratei passivi su interessi
- passivi per mutuo ________
- Debiti verso fornitori
- (valore nominale) 3.000
- Crediti verso clienti 6.000
- Fondo svalutazione crediti 500
- Debiti verso personale 400
- Capitale sociale 1.000
- Riserva legale 100
- Immobilizzazioni immateriali 500
- al netto di ammortamenti cumulati di 200 .

Costruire lo Stato Patrimoniale e ricavare la voce mancante.


Predisporre il Conto Economico al 31/12/2006 ipotizzando che:
- Ricavi 25.000
- Acquisti di prodotti finiti 10.000
- Costi per servizi 5.000
- Oneri diversi di gestione 5.000
- Rimanenze finali di prodotti finiti 600
- Aliquota di amm.to beni mat.li 10%
- Aliquota di amm.to beni imm.l 20%

Ogni anno, al 30/06, la societ paga laffitto annuale di 100.


Al 31/12/2006 sul debito per mutuo maturano interesse semestrali al 10% (con pagamento
posticipato).
Ricavare il risultato dellesercizio.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 74
Stato Patrimoniale al 31/12/2006

ATTIVO PASSIVO

B) IMMOBILIZZAZIONI A) PATRIMONIO NETTO


I) IMM. IMMATERIALI 500 Capitale Sociale 1000
II) IMM. MATERIALI 7000 IV) Riserva legale 100
III) Partecipazioni 250 IX) Perdita esercizio -100

TOT Immobilizzazioni 7750 Patrimonio Netto 1000

C) ATTIVO CIRCOLANTE D) Debiti


I) Rimanenze 1000 Debiti verso banche 9290
II) Crediti verso clienti 5500 Debiti verso fornitori 3000
Debiti verso personale 400
TOT Attivo Circolante 6500 Altri debiti 300

TOT Debiti 12.990


D) RATEI E RISCONTI E) RATEI E RISCONTI
Risconti attivi (Affitto) 50 Ratei passivi (Mutuo) 310

TOT PASSIVO 14.300


TOT ATTIVO 14300

TOT PASSIVO 72620

Si ipotizza il mutuo come stipulato il 31/10/2006; il rateo sar quindi relativo ai mesi di
novembre e dicembre.
14300 4700 (Passivit senza mutuo) = 9600
10% * Debito verso banca
9600 Debito verso Banca
3 Interessi per i mesi di novembre e
dicembre.
Debito verso Banca = 9290
Ratei passivi (per due mesi) = 310
Brutta del Conto Economico al 31/12/2005 in base ai dati in nostro possesso.

Rimanenze iniziali 1000 Ricavi 25000


Acquisti prodotti finiti 10000 Rinvio costo affitto 50
Costi per servizi 5000 Rimanenze finali 600
Ammortamento imm. materiali 1500
Ammortamento imm. immateriali 140
Canone di affitto 100
Risconti attivi iniziali 50
Interessi passivi 1000
Oneri diversi di gestione 5000

TOT Costi 23790 TOT Ricavi 25650

Imposte esercizio 744 Utile ante imposte 1860

Utile netto 1116

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 75
Il rinvio del costo per affitto allesercizio successivo bilancia il risconto attivo iniziale.
Poich il canone daffitto viene pagato annualmente al 30/06 si avranno, al termine
dellesercizio:
Risconto attivo iniziale relativo al periodo compreso tra il 30/06/2003 ed il 31/12/2005.
Rinvio allesercizio successivo del costo daffitto per il periodo tra il 30/06/2005 e il
31/12/2006.
Costo per il canone di affitto dal 30/06/2003 al 30/06/2005
01/01/003 31/12/03 01/01/04 31/12/04

Conto Economico al 31/12/2006

A) VALORE DELLA PRODUZIONE


1) Ricavi delle vendite e delle prestazioni 25.000
2) Variazione rimanenze di prodotti finiti -400
B) COSTI DELLA PRODUZIONE
6) Costi per prodotti finiti 10.000
7) Costi per servizi 5.000
8) Costi per godimento di beni di terzi (affitto) 100
10) Ammortamenti 1.640
14) Oneri diversi di gestione 5.000

DIFFERENZA TRA VALORE E COSTI DELLA PRODUZIONE 2860

PROVENTI E ONERI FINANZIARI


17) Interessi passivi 1.000

RISULTATO ANTE IMPOSTE (UTILE) 1860

23) Imposte sul reddito dellesercizio 744

24) UTILE dellesercizio 1116

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 76
E stato ipotizzato il ricorso ad un mutuo bancario per 10000, con interessi passivi semestrali
del 10%.
Stato Patrimoniale al 31/12/2006 in base ai dati in nostro possesso.

ATTIVO PASSIVO

B) IMMOBILIZZAZIONI A) PATRIMONIO NETTO


I) IMM. IMMATERIALI Capitale Sociale 1000
360 IV) Riserva legale 100
II) IMM. MATERIALI 5.500 VIII)Perdita esercizio prec. -100
III) Partecipazioni 250 IX) Utile esercizio 1116

Patrimonio Netto 2.116


TOT Immobilizzazioni 6.110
D) Debiti
C) ATTIVO CIRCOLANTE Debiti tributari 2744
I) Rimanenze 700 Debiti verso banche 10000
II) Crediti verso clienti 9.000
TOT Debiti 12.744

TOT Attivo Circolante 9.700 E) RATEI E RISCONTI


Ratei passivi (Mutuo) 1000
D) RATEI E RISCONTI
Risconti attivi (Affitto) 50 TOT PASSIVO 15.860

TOT ATTIVO 15.860

TOT PASSIVO 72620

Completare senza modificare lUtile dellEsercizio ed i dati gi presenti.


ATTIVO PASSIVO

B) IMMOBILIZZAZIONI A) PATRIMONIO NETTO


IMM. IMMATERIALI 360 Capitale Sociale 1000
II) IMM. MATERIALI 5500 IV) Riserva legale 100
Partecipazioni 250 VIII)Perdita esercizio prec. -100
IX) Utile esercizio 1116
Immobilizzazioni 6.110

C) ATTIVO CIRCOLANTE Patrimonio Netto 2.116


I) Rimanenze 600
Crediti verso clienti 4.000 D) Debiti
IV) Disponibilit liquide 5.100 Debiti tributari 2744
Debiti verso banche 10000
TOT Attivo Circolante 9.700
TOT Debiti 12.744
D) RATEI E RISCONTI E) RATEI E RISCONTI
Risconti attivi (Affitto) 50 Ratei passivi (Mutuo) 1.000
TOT PASSIVO 15.860
TOT ATTIVO 15.860
TOTALE ATTIVO

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 77
Valutazioni per il bilancio di esercizio

Il principio base della redazione del Bilancio il Principio del Costo secondo cui tutte le
immobilizzazioni e le rimanenze vanno scritte al loro prezzo di acquisto, al netto
dellammortamento.
Le attivit non possono essere rivalutate oltre il loro costo di acquisto, a meno che non ci
siano delle leggi speciali che lo consentono.
Una immobilizzazione partecipa alla formazione del reddito dellesercizio tramite
lammortamento.

Un immobilizzazione pu svalutarsi (perdere valore) per obsolescenza o per senescenza.


Come obsolescenza si intende un invecchiamento dal punto di vista tecnologico (PC,
macchine). Come senescenza invece si intende un invecchiamento materiale che pu
riguardare ogni genere di immobilizzazione.
Una volta che un bene stato ammortizzato lazienda inizia a guadagnare su quel bene in
quanto il suo valore di iscrizione in bilancio 0 come pari a 0 il relativo costo per
lammortamento.
Una immobilizzazione pu svalutarsi nel caso in cui il valore di mercato di un bene sia inferiore
al suo costo.
Nel bilancio andr sempre iscritto il minore tra il prezzo di acquisto ed il valore di mercato.

ESEMPIO
Valore di acquisto: 100 STATO PATRIMONIALE CONTO ECONOMICO
Ammortamento: 20
Imm.: 40 Ammortam.: 20
Valore di mercato: 40 Svalutaz.: 40

Le azioni come le Partecipazioni non vengono ammortizzate, possono essere adeguate al


valore di mercato (se inferiore a quello di acquisto) attraverso la rettifica del valore
(svalutazione)

I crediti verso clienti si hanno dopo il magazzino e rappresentano dei titoli di credito verso i
clienti. Vengono iscritti al loro valore nominale e rappresentano il totale dei beni servizi
venduti ma non incassati.
Nel caso in cui ci sia la possibilit di non incassare lintero ammontare del credito andranno
iscritti al possibile valore di realizzo.

ESEMPIO
Crediti: 1000
Valore presumibile di realizzo: 800

STATO PATRIMONIALE CONTO ECONOMICO

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 78
Crediti: 800 Fondo sval. Ricavo: 1000
crediti: 200

I ratei ed i risconti si hanno in tutti quei casi in cui il costo / ricavo non coincide con la
rispettiva manifestazione numeraria.
Se la manifestazione numeraria posticipata si parla di rateo, se la manifestazione numeraria
anticipata rispetto a quella economica si parla di risconto.

VALUTAZIONI PER IL BILANCIO DESERCIZIO:

Immobilizzazioni materiali ed immateriali:


Costo di acquisto, comprensivo degli oneri accessori, o costo di produzione se costruito
internamente.
- Fondo ammortamento complessivo
- Svalutazioni per durevole perdita di valore.
+ Rivalutazioni per recuperi di valore.
= Valore di iscrizione in bilancio.

Crediti:
Valore nominale.
- Fondo svalutazione crediti (Fondo mancato incasso).
= Valore presumibile realizzabile = Valore di iscrizione in bilancio.

Debiti:
Valore nominale.
= Valore di iscrizione in bilancio.

Rimanenze di magazzino:
Minore tra:
A) Costo di acquisto, comprensivo degli oneri accessori o costo di produzione (se
costruite internamente).
B) Valore di realizzazione desumibile dallandamento del mercato.
= Valore di iscrizione in bilancio.

Manifestazione numeraria coincidente con quella economica: Le variazioni numerarie che


misurano alcuni costi / ricavi hanno luogo nello stesso periodo amministrativo in cui i costi /
ricavi maturano e danno la loro utilit.

Variazione numeraria anticipata rispetto a quella economica (Risconto): Le manifestazioni


numerarie si manifestano prima della completa maturazione del costo o del ricavo; quota

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 79
parte del componente di reddito (positivo o negativo) di competenza dellesercizio successivo
deve essere sospesa dallesercizio in corso e rinviata a quello successivo.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 80
ESERCIZIO SVOLTO
Quota di costo di Quota di costo non di competenza
competenza dellesercizio. dellesercizio. (Risconto attivo)

1/10 31/12 30/09


Pagamento
premio annuo di
assicurazione

Variazione numeraria posticipata rispetto a quella economica (Rateo): Le manifestazioni


numerarie si manifestano solo a completa maturazione del costo o del completo
conseguimento del ricavo; quota parte del componente di reddito (positivo o negativo) deve
essere imputata allesercizio in quanto gi in parte realizzata o sostenuta. Dal punto di vista
economico aziendale si parla in tal caso di costo o ricavo da integrare al fine del calcolo del
reddito dellesercizio.
ESERCIZIO SVOLTO

Quota di ricavo di competenza Ricavo non ancora maturato.


dellesercizio. (Rateo attivo)

1/10 31/12 01/04


Concessione Riscossione
affitto. affitto.

ESERCIZIO SVOLTO

Risconto.
Assicurazione per 12 mesi a decorrere dal 01/10; pagamento anticipato di 24000 .
Quota di compet. Quota da sospendere e
esercizio n. rinviare allesercizio n+1.

01/10/n 31/12/n 01/10/n+1

31/12
COSTI RISCONTO ATTIVO CASSA

24000 18000 18000 24000


=
6000

Quota di competenza
dellesercizio.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 81
In questo caso il risconto attivo in quanto rettifica un costo.
VALUTAZIONI PER IL BILANCIO DESERCIZIO: Ratei e Risconti:

RATEI ATTIVI: Quote di ricavi di competenza dellesercizio esigibili in esercizi successivi.


RISCONTI ATTIVI: Quote di costi sostenuti entro la chiusura dellesercizio ma di competenza di esercizi
successivi.
RATEI PASSIVI: Quote di costi di competenza dellesercizio esigibili in esercizi successivi.
RISCONTI PASSIVI: Quote di ricavi percepiti entro la chiusura dellesercizio ma di competenza di esercizi
successivi.
= Valore di iscrizione in bilancio = Applicazione di un corretto metodo per determinare la quota di
costo o di ricavo di competenza dellesercizio. (ES. Pro quota temporis )

METODO CONTABILE APPLICATO:


FUNZIONAMENTO DEI CONTI NUMERARI E DEI CONTI ECONOMICI:

CONTI NUMERARI:
CONTO NUMERARIO

DARE AVERE
Entrate di Cassa Uscite di Cassa
Aumenti di Crediti Diminuzioni di Crediti
Diminuzioni di Debiti Aumenti di Debiti

ESERCIZIO SVOLTO

Il cliente paga una fornitura pari a 50


CASSA CREDITI VERSO CLIENTI
50 50

CONTI ECONOMICI:
CONTO ECONOMICO DI REDDITO
DARE AVERE

Aumento di costo Aumento di ricavo


Rettifiche di ricavo Rettifiche di costo

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ESERCIZIO SVOLTO

24/05: Vendita prodotti finiti per 300, pagamento il 01/07.

CREDITO VERSO CLIENTI RICAVO DI VENDITA P.F.


300 300

ESERCIZIO SVOLTO

Contratto assicurativo (Rateo).

01/08/n 31/12/n 01/08/n+1

01/08/2005 Stipula contratto di assicurazione di 1 anno. Premio = 12000


Il pagamento avviene alla scadenza del contratto (rateo attivo per il cliente, rateo passivo per
lassicurazione).
Situazione al 01/08/2006
Canoni di assicurazione
Banca

12000 12000

Situazione al 31/12/2005

Canoni di assicurazione Rateo Passivo


5000 5000

5 mesi: 5000

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CONTO ECONOMICO DI CAPITALE
DARE AVERE

Deficit Netto Capitale Netto


Diminuzione di Capitale Netto Aumenti di Capitale Netto

I Conti Numerari ed Economici hanno funzionamento antitetico (ovvero a partita doppia).

VALUTAZIONI PER IL BILANCIO DESERCIZIO: Fondi per Rischi e Oneri:

FONDI PER ONERI: Si tratta di accantonamenti per passivit certe, il cui ammontare o la cui data di
sopravvenienza sono indeterminate ( cio certo che un qualche importo verr
pagato ad una data indeterminata)
FONDO PER RISCHI: Lincertezza non esprimibile solo in termini di ipotesi alternative di ammontare
da corrispondere e di data di sopravvenienza, ma si prevede che si possa anche evitare lesborso.
= Valore di iscrizione in bilancio = Miglior stima possibile alla data di approvazione del progetto di
bilancio da parte degli amministratori della possibile passivit (fondo per rischi) o del futuro onere
(fondo per oneri).

Un esempio di Fondo per Oneri per una societ pu essere una raccolta punti di fedelt con premi
finali, mentre un esempio di Fondo per Rischi pu essere una causa pendente a fine esercizio.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 84
RIEPILOGO DEFINIZIONI E CONCETTI RELATIVI ALLE VOCI DI STATO PATRIMONIALE E CONTO
ECONOMICO

I fatti di gestione in precedenza riportati rappresentano un piccolo campionario delle


operazioni aziendali correnti. In realt la gestione pu essere analizzata sotto tre diversi
aspetti:
tecnico
economico
finanziario
L'aspetto tecnico risulta dalla combinazione dei fattori che determinano la produzione
di beni e servizi e l'accrescimento dell'utilit preesistente; si manifesta quindi in
un'attivit di trasformazione fisico- tecnica e di trasferimento di beni nel tempo e nello
spazio.
Fattori produttivi
Processo di trasformazione tecnico-economica
Beni prodotti servizi prestati

L'aspetto economico rappresentato :


dai costi sostenuti per effettuare investimenti in fattori produttivi (acquisti) da ricavi
conseguiti disinvestendo beni o prestando servizi (vendite) L'aspetto finanziario
costituito dall'uscita di mezzi monetari (denaro) o dal sorgere di debiti di regolamento
sorti in conseguenza di acquisti dall'entrata di mezzi monetari o dal sorgere di crediti di
regolamento sorti in conseguenza di vendite

Ciclo tecnico
Combinazione di fattori produttivi che da luogo alla trasformazione fisica che si conclude
con l'ottenimento dei prodotti o la prestazione di servizi
Ciclo economico
Inizia con i costi dei fattori e termina con il conseguimento dei ricavi
Ciclo finanziario
Inizia con i debiti di regolamento e termina con i crediti di regolamento
Ciclo monetario
Inizia con le uscite monetarie per il pagamento degli acquisti e si conclude con i ricavi
delle vendite

DEFINIZIONE DI COSTI E RICAVI


Ricavi finanziari: Ricavi relativi interessi attivi, plusvalenze su titoli, dividendi etc
Ricavi straordinari: Ricavi relativi fatti straordinari (rimborsi assicurativi, vincite etc),
Cessione di attivit dell'impresa (macchinari, fabbricati)

II prospetto riepilogativo dei costi e dei ricavi prende nome di Conto economico.
Esercizio: l'insieme delle operazioni di gestione compiute in un periodo amministrativo

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 85
Competenza economica

Tale principio prevede che i fatti di gestione determinano il reddito dell'esercizio a cui
tali fatti economicamente si riferiscono, indipendentemente da quello in cui si sia
verificata la manifestazione finanziaria.
Infatti la manifestazione "economica" di un fatto non sempre coincide con quella
numeraria o finanziaria per cui il Reddito d'esercizio dato dalla differenza tra i ricavi e
costi di competenza dell'esercizio.

Patrimonio aziendale
Il patrimonio dell'impresa l'insieme dei beni economici che, in un dato istante
temporale, sono a disposizione del soggetto aziendale. Se riferito alla fine del periodo
prende il nome di patrimonio di funzionamento.
Tale patrimonio di funzionamento si determina a fine esercizio dopo aver calcolato il
reddito di esercizio.
Il prospetto che mette in evidenza gli elementi attivi e passivi del patrimonio prende il
nome di situazione patrimoniale.

In tale situazione gli elementi attivi sono rappresentati da:


gli investimenti effettuati nelle immobilizzazioni (per i quali sono stati sostenuti i costi
pluriennali)
> immateriali quali brevetti avviamento marchi etc
> materiali quali fabbricati, macchinari, arredi etc.

Attivo circolante
in tale voce vengono inserite quelle attivit che in caso di necessit l'azienda pu
dimettere per acquisire liquidit. Pertanto tale voce comprende Magazzino (rimanenze
di prodotti finiti, in corso di lavorazione e di materie prime) Crediti verso terzi (clienti
per le vendite effettuate ma non riscosse) Cassa / Banche rappresentative della liquidit
aziendale

Gli elementi del passivo comprendono.


I debiti di funzionamento (vs fornitori per acquisti non pagati verso etc) sorti in
conseguenza delle operazioni d gestione
I debiti di finanziamento e precisamente il capitale ottenuto da terzi e non restituito
II patrimonio netto visto come differenza fra le attivit e passivit che rappresenta il
capitale proprio dell'impresa .

Classificazione dei costi


Costi Pluriennali
Sono i costi generati dall'acquisto di quei fattori produttivi che esplicano una utilit per
pi anni
Costi relativi a immobilizzazioni
impianto, ricerca & sviluppo ,brevetti, avviamento

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acquisto beni strumentali (fabbricati- macchinari-attrezzature - automezzi-arredi Costi
per le merci
Costi relativi a : acquisto materie prime, semilavorati, materiale di consumo
Costi per l'acquisto di servizi
Costi relativi a energia, trasporti, vigilanza,pubblicit,consulenza,postali e
telefonici,informatici,manutenzione,esercizio,automezzi,assicurazione, provvigioni,
lavorazioni esterne
Costi per godimento beni di terzi
Costi relativi a affitti passivi leasing e noleggi
Costi del personale
Costi relativi a stipendi e salari,oneri sociali,TFR .altri costi del personale
Costi finanziari
Costi relativi a interessi passivi bancari,interessi su mutui e finanziamenti, interessi a
fornitori, commissioni e costi bancari
Costi straordinari
Costi relativi a fatti straordinari quali sopravvenienze passive (rimborsi a terzi per danni,
multe non previste etc)
Costi fiscali
Costi relativi a tassazione d'esercizio o differita

L'insieme dei costi misurato dalle Uscite Monetarie e Aumento dei Debiti

Classificazione dei Ricavi


Ricavi di esercizio
Ricavi relativi a vendita di merci e per prestazione di servizi
Proventi Vari
Ricavi relativi a fitti attivi, provvigioni attive, contributi vari incassati nellanno di
riferimento

Reddito d'esercizio :il risultato economico della gestione svolta nel corso del periodo

Viene calcolato come differenza fra il flusso dei valori economici positivi (Ricavi) e quelli
negativi (Costi) scaturiti dalle operazioni di gestione e riferiti allo stesso periodo.
Utile = Ricavi Costi
Nel calcolo del reddito di esercizio occorre tener presente quella serie di costi e ricavi
che, seppur di competenza del periodo di riferimento, in effetti non hanno presentato la
manifestazione finanziaria.

Costi e ricavi a manifestazione finanziaria posticipata Ratei


Ad esempio: consideriamo la rata di un prestito a scadenza annuale ( 1 -4 ) evidente
che la quota di interessi a carico dell'esercizio terminante il 31-12- quella relativa al
periodo 1-4- 31-12 mentre la restante va conteggiata nell'altro esercizio.
Costi e ricavi a manifestazione finanziaria anticipata.
In questo caso ci troviamo nel caso opposto (ad esempio un premio assicurativo)
Ammortamenti

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Si riferisce alle attivit immobilizzate e quindi ad investimenti che hanno una durata di
pi anni: con il calcolo dell'ammortamento il costo dell'immobilizzazione viene ripartito
fra gli anni cui in cui il bene esplicher la sua utilit.

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ULTERIORI CONSIDERAZIONI SUL RISULTATO DELLESERCIZIO:

Reddito dellEsercizio: Valore della Produzione Costi della Produzione ( altri componenti
positivi e negativi di reddito).
Valore Aggiunto: Valore della Produzione Costi dei fattori produttivi acquistati allesterno
dellimpresa.
Reddito Operativo: Valore della Produzione Costi della Produzione.
Margine Operativo Lordo: Valore della Produzione Costi dei fattori produttivi a veloce
utilizzo.

EQUILIBRIO ECONOMICO: Si ha quando le operazioni economiche in corso e durante la loro


vita consentono di ottenere un valore della produzione in grado di:
Coprire i Costi della Produzione corrispondenti ed i risultati della gestione finanziaria,
patrimoniale, straordinaria e fiscale.
Remunerare adeguatamente il capitale investito nellimpresa.
Il reddito dellesercizio indica il contributo positivo o negativo dellesercizio al raggiungimento
dellequilibrio economico.

REDDITO DELLESERCIZIO: Si collega allaspetto economico della gestione; indica il contributo


positivo (utile) o negativo (perdita) al mantenimento dellequilibrio economico della gestione.

CONFIGURAZIONI DEL REDDITO DELLESERCIZIO:


Reddito economico aziendale: Determinato dallimprenditore, permette una visione globale
dellimpresa andando oltre il singolo esercizio.
Reddito civilistico: Viene determinato sulla base del Codice Civile; vengono considerati i singoli
esercizi separatamente al fine di determinare un reddito che garantisca gli azionisti di
minoranza, le banche, i fornitori, i dipendenti.
Reddito fiscale: Configurazione di reddito su cui vengono calcolate le imposte sul reddito; i
principi ed i criteri per la determinazione del reddito fiscale vengono delineati dalla normativa
fiscale.

COMPONENTI DEL REDDITO DELLESERCIZIO: natura dei componenti


Il principio base che caratterizza lindividuazione dei componenti del reddito di esercizio il
principio di competenza; pertanto i componenti del reddito dellesercizio sono i ricavi ed i
costi che competono allesercizio.

Le tipologie di componenti di reddito sono:


Valore della produzione e costi dei fattori produttivi (costi per natura).
I ricavi ed i costi sono analizzati secondo la natura originaria della produzione venduta e del
fattore produttivo utilizzato.
Fanno parte del Valore della Produzione:
Ricavi di vendita dellesercizio amministrativo.
Variazione delle rimanenze (finali iniziali) di prodotti finiti e semilavorati.
Altre componenti positive di reddito.
Fanno parte dei Costi dei Fattori Produttivi:

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 89
Costi della Produzione, analizzati per natura, che competono allesercizio.
Variazione delle rimanenze (iniziali finali) di materie prime.
Altri risultati della gestione finanziaria, patrimoniale, straordinaria e fiscale.
Ricavi e costi dei prodotti (costi per destinazione).
Differenza tra i ricavi di prodotti e i corrispondenti costi dei prodotti venduti.
Non si prende in esame il fattore di produzione (ovvero la natura del costo) ma il motivo per
cui stato utilizzato il fattore produttivo.
Il Reddito dellEsercizio si ottiene quindi contrapponendo ai ricavi dei prodotti venduti i costi
per destinazione cos suddivisi:
Costi industriali dei prodotti venduti.
Costi commerciali.
Costi amministrativi.
Costi di direzione.
Altri risultati della gestione finanziaria, patrimoniale, straordinaria e fiscale.
Non vengono prese in considerazione le variazioni delle rimanenze.
ALTRE DEFINIZIONI

Il Capitale: Linsieme dei fattori produttivi e finanziamenti a disposizione di unimpresa per il


raggiungimento dei fini istituzionali viene definito patrimonio aziendale; quando si attribuisce
un valore ai fattori produttivi ed ai finanziamenti si ottiene il capitale di azienda.
Il patrimonio un insieme di mezzi a disposizione dellimpresa.
Il capitale un valore attribuito ai mezzi in un determinato istante della gestione.
Il capitale sociale il valore della partecipazione dei soci alla societ (capitale sotto il profilo
giuridico).
Sotto il profilo economico aziendale il Patrimonio Netto dato dalla differenza positiva tra il
valore dei fattori produttivi di cui dispone limpresa (attivit) ed il valore dei debiti
dellimpresa (passivit).
Nel caso in cui le passivit fossero maggiori delle attivit di avrebbe un Deficit Netto.

CONFIGURAZIONI DEL CAPITALE DIMPRESA:

Capitale di costituzione: Capitale determinato nel momento in cui viene costituita limpresa
(coincide con il capitale sociale). Almeno i 3/10 del capitale sociale deve essere versato al
momento della costituzione della societ.
Capitale di funzionamento: Capitale determinato nellipotesi dellimpresa in continuo
funzionamento presente e futuro. Il capitale di funzionamento pur rappresentando il capitale
in un momento istantaneo della gestione riflette i risultati della gestione passata e costituisce
le premesse per la gestione futura.
Capitale di liquidazione: Configurazione determinata al momento dello scioglimento
(liquidazione) dellimpresa. Sulla base di tale valore viene effettuato un rimborso del capitale
ai soci, dopo aver liquidato le attivit e dopo aver estinto i debiti. Il criterio di valutazione
utilizzato quello del valore di realizzo.
Capitale di cessione (o economico): Viene determinato quando limpresa viene ceduta in
parte o totalmente a terzi. Rappresenta il valore dellimpresa come complesso economico. Il
capitale di cessione non coincide necessariamente con il prezzo di cessione in quanto questo

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 90
risente anche delle diverse motivazioni e del diverso potere contrattuale che hanno il cedente
e lacquirente.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 91
CAPITOLO 2

LA STRUTTURA FINANZIARIA DELL'IMPRESA, LA


RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE, L ANALISI
FINANZIARIA ATTRAVERSO GLI INDICATORI : RIEPILOGO DEI
PRINCIPALI CONCETTI. IL CAPITALE CIRCOLANTE E I RIFLESSI
SULLA GESTIONE AZIENDALE

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 92
2.1 PRIMI CONCETTI SU ANALISI E RICLASSIFICAZIONE DEL BILANCIO

Il Bilancio rappresenta uno strumento informativo, ma per poter trarre delle informazioni
significative sullaspetto economico, patrimoniale e finanziario dellazienda necessario
effettuare unapprofondita analisi dei dati di bilancio. Tali dati, cos come inseriti nei prospetti
contabili, non permettono il calcolo degli indici e dei margini di struttura e la determinazione
dei flussi finanziari utilizzati nellanalisi di bilancio ai fini di una corretta interpretazione della
realt aziendale; quindi la necessit di una riclassificazione .

Gli scopi della riclassificazione sono essenzialmente tre


1) permettere la costruzione ed evidenziazione dei parametri e delle grandezze pi espressive
della gestione (valore aggiunto, reddito operativo, reddito netto ecc.).
2) Rendere omogenei i dati per consentire il loro confronto nel tempo e nello spazio, ossia per
pi esercizi successivi per la stessa azienda (dimensione temporale) e con aziende dello stesso
settore o di settori diversi (dimensione parziale). L'omogeneizzazione indispensabile per
poter effettuare l'analisi comparativa di pi esercizi (analisi dinamica) ai fini
dell'individuazione dei trends di medio periodo.
3) separare nettamente gli elementi attinenti la gestione caratteristica dell'impresa da quelli
che si riferiscono alle gestioni cosiddette accessorie o extra- caratteristiche (finanziaria,
straordinaria ecc.) per migliorare la latitudine di comprensione delle problematiche gestionali
centrali.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 93
2.2 GLI SCHEMI DI RICLASSIFICAZIONE

Si possono applicare schemi alternativi di riclassificazione, in funzione degli interessi


dellanalista e della disponibilit di informazioni aggiuntive rispetto a quelle presenti nel
bilancio. Limitiamoci a confrontare due criteri di riclassificazione, che si differenziano
soprattutto per il trattamento delle poste patrimoniali:

a) Il criterio della liquidit/esigibilit


elenca le attivit in ordine di liquidit decrescente (partendo dalla cassa e c/c attivi fino ad
arrivare alle immobilizzazioni) e le passivit in ordine di esigibilit decrescente (dai c/c passivi
ai debiti a lungo termine); Mette in primo piano la capacit dellattivo aziendale di generare la
liquidit necessaria per soddisfare gli impegni nei confronti dei creditori (equilibrio
finanziario). Richiede una ricognizione dettagliata della natura contrattuale o tecnica delle voci
patrimoniali. Trascura i nessi logici e funzionali tra voci patrimoniali e tra voci patrimoniali ed
economiche.

b) Il criterio funzionale
o della pertinenza gestionale aggrega le voci patrimoniali (ed economiche) distinguendo
quelle che riguardano il cuore dellattivit dallimpresa dalle voci relative ad attivit
strumentali, accessorie o a carattere straordinario. Mette in primo piano la produzione del
risultato operativo mediante lutilizzo di un complesso di attivit dimpresa impiegate nella
gestione caratteristica (distinti dalle attivit accessorie). Evidenzia inoltre la struttura
finanziaria (apporto relativo di creditori e proprietari al finanziamento delle attivit dimpresa)
e la conseguente ripartizione del risultato operativo tra creditori, proprietari e fisco.
Richiede informazioni extracontabili (interne). E il criterio appropriato per analizzare la
redditivit e il rischio delle imprese.

Riclassificazione dello Stato patrimoniale


Se si analizza lo Stato Patrimoniale (SP) sotto il profilo CIVILISTICO le informazioni che si
ottengono non sono sufficienti a darci una visione completa dal punti di vista finanziario.;
Per rappresentare efficacemente il capitale ai fini dellanalisi, lo SP deve mettere in evidenza
due aspetti:
-provenienza mezzi (FONTI);
-destinazione mezzi (IMPIEGHI

Infatti lattivo viene esposto in un ordine di liquidit crescente (prima le immobilizzazioni poi
le disponibilit liquide), mentre le passivit vanno elencate secondo un ordine di esigibilit
crescente (prima il patrimonio netto poi il debiti oltre 12 mesi poi i debiti entro 12 mesi).

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 94
.
IMPIEGHI
FONTI

CAPITALE PROPRIO
ATTIVO IMMOBILIZZATO
PASSIVITA CONSOLIDATE
ATTIVO CIRCOLANTE
PASSIVITA CORRENTI

Lanalisi dello Stato patrimoniale con Il criterio della liquidit/esigibilit

Per ottenere maggiori informazioni occorre effettuare inserire la variabile tempo e


riclassificare per aree omogenee secondo il criterio di liquidit/esigibilit
Aree di valori omogenee:
-ampiezza tempo di estinzione (FONTI);
-ampiezza tempo di ritorno (IMPIEGHI
Tale metodo viene utilizzato per verificare se esiste una corrispondenza tra le scadenze
temporali (durate medie) degli investimenti e dei finanziamenti; e consente di valutare:
Lequilibrio finanziario di breve periodo = esborsi adeguati rispetto alla
liquidit generabile dagli attivi patrimoniali;
Solidit patrimoniale = dotazione del patrimonio netto adeguata alle
caratteristiche degli attivi

Gli elementi attivi del capitale andranno classificati secondo un criterio di liquidit
decrescente mentre quelli passivi andranno classificati secondo un criterio di esigibilit
decrescente

Poich il criterio della liquidit si riferisce al grado di trasformabilit in denaro rispetto al


tempo
Gli impieghi vengono classificati secondo lattitudine a trasformarsi in mezzi
monetari allinterno del ciclo operativo
Si assume una durata convenzionale del ciclo operativo: il periodo amministrativo
larco temporale entro il quale il ciclo di realizzo di un investimento viene
definito a breve termine
Attivo Corrente Rientro entro 12 mesi

Liquidit Immediate: Disponibilit liquide e attivit finanziarie che non costituiscono


immobilizzazione (Cassa, banca).
Liquidit Differite: Poste dellattivo che si renderanno liquide entro 12 mesi (crediti a breve
termine).
Disponibilit (o scorte di magazzino): Rimanenze di materie prime, prodotti in corso di
lavorazione, prodotti finiti, lavori in corso su ordinazione ed acconti.

Attivo Immobilizzato Rientro OLTRE lanno

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Immobilizzazioni immateriali al netto dei fondi ammortamento.
Immobilizzazioni materiali al netto dei fondi.
Immobilizzazioni finanziarie.

Mentre per il criterio della esigibilit le fonti vengono classificate in relazione alla loro
scadenza temporale
Per omogeneit con la classificazione degli impieghi, viene individuato nellanno il periodo
temporale di riferimento convenzionalmente adottato per inserire una fonte finanziaria nelle
differenti classi
Passivo Corrente Pagati entro lanno
Fonti di finanziamento che devono essere rimborsate entro 12 mesi.

Passivo Consolidato Scadenza oltre lanno


Fonti di finanziamento che devono essere rimborsate oltre 12 mesi.

Capitale Proprio Senza scadenza predefinita


Fonte di finanziamento investita in modo permanente nellimpresa dai soci/azionisti.
Pertanto lAttivo rappresenta gli investimenti attuati nella passata stagione dallimpresa
(impieghi di capitale).Il Passivo rappresenta i finanziamenti ricevuti dallimpresa nello stesso
periodo (fonti del capitale).
Il totale dellattivo rappresenta in termini finanziari il Capitale Investito o lImpiego di
Capitale mentre il totale del Passivo rappresenta in termini finanziari il Capitale acquisito o le
Fonti di Finanziamento di Capitale
Se dallAttivo si sottraggono le Liquidit Immediate si ottiene il fabbisogno di capitale; il
passivo rappresenta la copertura di tale fabbisogno.
Gli impieghi al netto delle liquidit immediate rappresentano i futuri smobilizzi dellimpresa
(futura diminuzione del fabbisogno di capitale).
Le fonti rappresentano i futuri rimborsi e pertanto misurano la futura diminuzione della
copertura del capitale.
Di seguito viene riportato lo schema classico. :

IMPIEGHI di capitale FONTI di capitale

Debiti a breve
Liquidit immediata: Cassa-banche
PASSIVITA CORRENTI
Crediti
Mutui
Magazzino
ATTIVO CIRCOLANTE Tfr
Immobilizzazioni materiali e immateriali PASSIVITA CONSOLIDATE
Immobilizzazioni finanziarie Capitale e riserve
Utile in corso
ATTIVO IMMOBILIZZATO
CAPITALE PROPRIO

Capitale investito Capitale raccolto

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Si riporta un esempio di Stato Patrimoniale riclassificato sintetico.

STATO PATRIMONIALE RICLASSIFICATO SINTETICO


Liquidit 448.198 Debiti verso fornitori 950.184
Crediti verso clienti 1.929.519 Debiti tributari 101.218
Rimanenze 910.068 Altri debiti a breve 343.035
Altri crediti a breve 87.926 Debiti verso banche 438.202
ATTIVITA CORRENTI 3.375.711 PASSIVITA CORRENTI 1.832.639
Immobilizzazioni tecniche 3.286.822 Debiti v/ banche a medio e lungo term. 50.000
Immobilizzazioni finanziarie 30.620 Trattamento fine rapp. dipendenti 238.590
Immobilizzazioni immateriali 4.627 Altri debiti a medio termine 935.614
- Fondi di ammortamento -1.818.341
ATTIVITA FISSE NETTE 1.503.728 PASSIVITA CONSOLIDATE 1.224.204
Patrimonio netto 1.822.596
CAPITALE INVESTITO 4.879.439 TOTALE FONTI 4.879.439
STATO PATRIMONIALE RICLASSIFICATO ULTRASINTETICO

CAPITALE CIRCOLANTE 3.375.711 CAPITALE DI TERZI 3.056.843

ATTIVITA IMMOBILIZZATE 1.503.728 CAPITALE PROPRIO 1.822.596

CAPITALE INVESTITO 4.879.439 TOTALE FONTI 4.879.439

c) Il criterio funzionale

Il criterio funzionale prende in esame le varie area della gestione aziendale quali

Gestione operativa (la pi importante);


Gestione finanziaria;
Gestioni accessorie;
Gestione fiscale.
La riclassificazione con tale criterio quella che entra nel cuore della dellattivit dellimpresa
(il suo business caratteristico), comprende i processi di approvvigionamento di fattori
produttivi (materie prime, componenti, lavoro, servizi), di trasformazione e di vendita di
beni/servizi. Richiede pertanto una serie di dati,informazioni aggiuntive che rendono tale
analisi pi complessa, per cui sar analizzata in un secondo momento.

La riclassificazione del Conto economico


Per rappresentare efficacemente il REDDITO ai fini dellanalisi, il Conto economico deve
mettere in evidenza due aspetti:
i valori relativi alla produzione di periodo;
Produzione ottenuta
Produzione venduta
i risultati economici intermedi

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 97
Problema di struttura
Problema di forma
Problema di contenuto

Da considerare che Il Conto economico ex 2425 CC civilistico si fonda su:


1) Evidenziazione del valore della produzione
- ricavi
- variazione scorte prodotti finiti e prodotti in corso di lavorazione
- costruzioni interne
2) Costi per natura (tipologia dei fattori di produzione)
3) Forma scalare
Mentre per le esigenze ai fini dellanalisi sono necessarie le seguenti informazioni :

la struttura a costi e ricavi per determinare i costi e ricavi della produzione


ottenuta e venduta
la forma scalare per determinare i risultati economici intermedi
la distinzione dei costi in base ai per distinguere i costi in base alle operazioni
fattori produttivi

La forma scalare del Conto Economico ha il grande vantaggio di fornire alcuni risultati
intermedi, molto interessanti per comprendere landamento dellimpresa. In particolare la
complessa gestione divisa in tre aree:

a) Gestione caratteristica (relativa allattivit tipica dellazienda)


b) Gestione finanziaria (relativa agli interessi sui capitali dati e presi in prestito)
c) Gestione straordinaria (relativa alle operazioni una tantum, non rientranti nella normale
attivit imprenditoriale, come per esempio lalienazione di cespiti)

I risultati intermedi riferiti a questi tre grandi settori danno informazioni importanti perch
permettono di scomporre il risultato finale (utile o perdita) nelle sue componenti principali e
individuare quindi larea sulla quale eventualmente intervenire. Inoltre, nella gestione
caratteristica, evidenziato un altro interessante risultato intermedio, che il margine lordo,
con il quale si quantifica il dato grezzo del ricarico sulle vendite, ottenuto dalla differenza tra
fatturato e costo del venduto (costo del venduto = esistenze iniziali + acquisti rimanenze
finali).

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 98
Di seguito si riporta uno schema riassuntivo

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 99
2.3 lANALISI DI BILANCIO PER INDICI : CONCETTI

2.3.1 Le grandezze finanziarie dello stato patrimoniale

Lanalisi di bilancio per indici ha la scopo di rappresentare,dai dati desunti dal bilancio e
opportunamente riclassificati, la situazione economica, patrimoniale e finanziaria di
unazienda, al termine di un determinato periodo amministrativo, cui il bilancio si riferisce. Si
tratta perci di unanalisi svolta a consuntivo, in quanto i dati utilizzati sono di tipo storico, ma
possiede una validit prospettica perch ha anche come obiettivo quello di effettuare
previsioni per il futuro.
Per rendere pi significativo questo tipo di analisi e per poter trarre delle informazioni pi
attendibili necessario effettuare comparazioni del bilancio della stessa azienda nel tempo
oppure comparazioni nello spazio , per confrontare i bilanci di pi aziende operanti nello
stesso settore.
Lanalisi per indici si concretizza in confronti tra voci e gruppi di voci sia di Stato Patrimoniale
sia di Conto Economico di uno stesso bilancio, che danno origine a rapporti ( indici o ratios ) o
a margini strutturali (calcolati in forma differenziale ).
Un esempio del percorso di analisi viene sotto riportato:

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 100
FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 101
.
Attraverso lanalisi delle voci rappresentata dalla Situazione Patrimoniale riclassificata
cerchiamo ora di capire in primo luogo : La struttura finanziaria dellazienda.
Prendiamo ad esempio una situazione Patrimoniale riclassificata

Situazione patrimoniale al 31.12.2006

Attivo = IMPIEGHI di capitale Passivo = FONTI di capitale

Magazzino SCORTE (S) ATTIVO Debiti PASSIVO


CIRCOLANTE (AC) v/fornitori(D) CORRENTE
100 100 Altri Debiti a (PB)
breve
Crediti v/clienti (C) LIQUIDITA
Altri crediti DIFFERITA
(Ld)

400 400 150 150

Depositi e cassa LIQUIDITA Mutui passivi PASSIVO


IMMEDIATA TFR CONSOLIDATO (PL
(Li) Altri Debiti a
medio e
lungo
termine

50 50 550 450 450

Immobilizzazioni ATTIVO FISSO (AF) Cap. Sociale PATRIMONIO


(CS) NETTO
materiali Riserve (PN)*
immateriali Utile
finanziarie desercizio
(R)
(Perdita
desercizio)

300 300 250 250

TOTALE ATTIVITA (A) TOTALE PASSIVITA (P)


Capitale Investito (CI) Capitale raccolto (CR)

850 850

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 102
Lanalisi finanziaria attraverso lesame dei principali indicatori specifici ha lobiettivo di
verificare lesistenza di una condizione di equilibrio finanziario tra fonti e impieghi e
lattitudine dellazienda a fronteggiare prontamente i fabbisogni monetari determinati dalla
gestione.
Va precisato come nota che per margine si intende la differenza fra due valori, mentre per
indice (o quoziente o ratios ) il rapporto tra due valori.
Gli indici, di qualsiasi natura essi siano, esprimono un dato che fondamentale per
interpretare landamento dellimpresa, ma che comunque riferito ad un certo momento. Per
avere maggiore attendibilit dagli indici calcolati sui Bilanci riclassificati opportuno rilevarli,
quando possibile, almeno su tre anni consecutivi (cio sugli ultimi tre Bilanci), in modo
dosservare non la fotografia dellimpresa in un certo istante, bens il suo andamento nel
tempo e verificare di conseguenza il trend (ascendente o discendente) della grandezza che si
sta misurando utilizzando quel particolare indice.

2.3.2 ANALISI E INDICI FINANZIARI

1. Un importante concetto quello del Margine di tesoreria, che dato dalla differenza:
liquidit immediata e differita passivo corrente, cio in formula (Li + Ld) PB .Dal
margine di tesoreria si percepisce la probabile situazione di liquidit aziendale, perci un
segno negativo del margine sta a significare che limpresa non sarebbe in grado, con la
sua liquidit di prima e seconda linea, di far fronte agli impegni assunti a breve termine,
se questi ultimi scadessero tutti insieme. Trasformando il margine, che in valore
assoluto, in un rapporto, ossia in un valore relativo, avremo:

Indice di tesoreria = (Li + Ld)/PB = (liquidit immediata + liquidit differita)/passivo corrente

Che ci dice quanta parte di 1 euro di impegni a breve lazienda in grado di onorare con le
proprie disponibilit a breve .

2. Analogamente, dal concetto di Margine di disponibilit (anche detto capitale circolante


netto), che dato dagli stessi termini del margine di tesoreria pi le scorte (liquidit
immediata e differita + scorte passivo corrente, cio in formula (Li + Ld + S) PB), si
ricava un valore della liquidit (o illiquidit) dellimpresa che tiene conto della possibilit
di realizzo del magazzino (ovvero della possibile vendita a breve della merce
immagazzinata), qualora ci si rendesse necessario per adempiere gli impegni di
prossima scadenza.
Anche qui possibile passare dal margine ad un ratios che ci pi familiare.

Indice di disponibilit = AC/PB = attivo circolante/passivo corrente

Ossia quanta parte di 1 euro di debiti a scadenza ravvicinata siamo in grado di pagare con la
liquidit immediata e differita e con la vendita (sempre a breve chiaramente) delle scorte.

3. Per concludere, il Margine di liquidit immediata, d unidea della situazione di liquidit


aziendale prendendo in considerazione esclusivamente la liquidit monetaria (C/C
bancario o postale e denaro in cassa) e i debiti correnti. La formula Li PB .

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 103
indice di liquidit immediata = Li/PB = liquidit immediata/passivo corrente

E lindice della liquidit monetaria dellimpresa, perch mostra quanta parte di 1 euro di
debiti a breve possiamo saldare con le attivit detenute in moneta.

Non possono essere considerati indici finanziari quelli di rotazione dei crediti e debiti fornitori,
ma vanno ad incidere sulla liquidit aziendale in quanto, come si vedr in seguito, lanalisi
delle variazioni ci indicher il maggior o minor fabbisogno monetario dellimpresa.

Indice di durata dei crediti Crediti/clienti-- x 365


Totale crediti/clienti ( sorti nellanno)
Esprime la dilazione media accordata alla clientela in giorni

Indice di durata dei debiti debiti fornitori x 365


Totale debiti fornitori ( sorti nellanno)

. esprime la dilazione media riconosciuta dai fornitori in giorni

2.3.3 ANALISI E INDICI PATRIMONIALI


Lobiettivo quello di verificare il grado di rigidit o flessibilit del capitale impiegato e la
composizione dei finanziamenti ottenuti. Gli indici pi significativi vengono riportati nella
seguente tabella

Negli indici patrimoniali compaiono, sia al numeratore, sia al denominatore, valori tratti dal
prospetto patrimoniale.

Occupiamoci prima delle fonti, ovvero della parte in cui sono evidenziate le passivit dello
Stato Patrimoniale riclassificato.

1. Il primo indice che andiamo a descrivere necessariamente quello che ci d una misura
della dipendenza da terzi finanziatori.

Grado di autonomia finanziaria = PN/P = patrimonio netto/totale passivit

Questa grandezza indica quanta parte di 1 euro di finanziamenti proviene da mezzi propri (dei
soci o dellimprenditore) dellazienda. Quindi, pi alto e pi limpresa si affida
allautofinanziamento per reperire i fondi da investire negli impieghi elencati tra le attivit.
Viceversa, pi basso e pi limpresa fa ricorso a fonti esterne per finanziare gli investimenti.

2. Una volta appurato il grado di autonomia finanziaria o, se vogliamo, simmetricamente,


quale complemento a 1 dellindice di cui sopra, il grado di dipendenza finanziaria, pu
essere interessante rispondere alla seguente domanda: quanta parte dei finanziamenti
esterni deriva dallindebitamento a breve?

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 104
Grado di indebitamento corrente = PB/P = passivo corrente/totale passivit

Che fornisce il peso dellindebitamento a breve rispetto al totale delle fonti finanziarie.
Vedremo, parlando degli indici finanziari, quanto pu essere pericoloso un elevato
indebitamento corrente, soprattutto per il fatto che esso va spesso a finanziare investimenti a
lungo termine.

3. Passando allanalisi del lato degli impieghi della Situazione Patrimoniale, vediamo
lindice che esprime il loro grado di elasticit.

Grado di elasticit degli impieghi = AC/A = attivo circolante/totale attivit

Questo indice evidenzia il peso degli impieghi a breve rispetto al totale degli investimenti e
quindi ci dice quanto elastica la struttura attiva del patrimonio ovvero come reagisce il
totale degli impieghi di capitale ad una variazione della sua composizione.

2.3.4 ANALISI E INDICI ECONOMICI

Di seguito si riporta un esempio di riclassificazione del conto economico a costo del venduto.
La forma scalare del Conto Economico ha il grande vantaggio di fornire alcuni risultati
intermedi, molto interessanti per comprendere landamento dellimpresa. In particolare la
complessa gestione divisa in tre aree:

1. Gestione caratteristica (relativa allattivit tipica dellazienda)


2. Gestione finanziaria (relativa agli interessi sui capitali dati e presi in prestito)
3. Gestione straordinaria (relativa alle operazioni una tantum, non rientranti nella normale
attivit imprenditoriale, come per esempio lalienazione di cespiti)

I risultati intermedi riferiti a questi tre grandi settori danno informazioni importantissime,
perch permettono di scomporre il risultato finale (utile o perdita) nelle sue componenti
principali e individuare quindi larea sulla quale eventualmente intervenire. Inoltre, nella
gestione caratteristica, evidenziato un altro interessante risultato intermedio, che il
margine lordo, con il quale si quantifica il dato grezzo del ricarico sulle vendite, ottenuto dalla
differenza tra fatturato e costo del venduto (costo del venduto = esistenze iniziali + acquisti
rimanenze finali).

Gli indici economici misurano la redditivit dellazienda, intesa come capacit di realizzare in
futuro reddito positivo (utile) e la capacit dellazienda di realizzare una soddisfacente
remunerazione del capitale investito. Sono economici quegli indici che hanno, almeno al
numeratore o al denominatore, un valore economico (cio una voce desunta dal Conto
Economico).

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 105
Ricavi delle Vendite (V) 1100 AREA DELLA GESTIONE
CARATTERISTICA
- COSTO DEL VENDUTO (CV) Esistenze iniziali 120

+ Acquisti (Ac)500

- Rimanenze finali
(S)100 - 520

MARGINE LORDO (ML)580

- Costi commerciali - 20

- Costi amministrativi - 40

- Costi industriali - 15

- Costi del Personale - 70

- Accantonamento TFR - 15

- Ammortamenti (Am) - 10

- Altri costi -5

RISULTATO OPERATIVO (RO)405

Proventi finanziari (PF) 100 AREA DELLA GESTIONE


FINANZIARIA
- Oneri finanziari (OF) 350

SALDO DELLA GESTIONE FINANZIARIA (GF)- 250

Proventi straordinari (PS) 25 AREA DELLA GESTIONE


STRAORDINARIA
- Oneri straordinari (OS) 0

SALDO DELLA GESTIONE STRAORDINARIA (GS)25

RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE (RO +/- GF +/- GS)

180

- Imposte sul reddito (I)95

RISULTATO NETTO DESERCIZIO (R)

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 106
I principali indici da prendere in esame sono i seguenti

1. Il ROE esprime la redditivit del capitale di rischio.

ROE = R/PN = risultato netto desercizio/patrimonio netto

Il ROE indica il rendimento del capitale investito dai soci o dallimprenditore. In altre parole, la
sintesi dellinteresse maturato, per effetto della gestione, sui mezzi propri investiti in azienda.
Perci il risultato del ROE si ritiene accettabile quando si verifica la relazione: ROE > TASSO
REMUNERAZIONE DI INVESTIMENTI ALTERNATIVI A BASSO RISCHIO (titoli di stato)

2. Molto pi interessante per capire landamento dellimpresa il ROI, cio la redditivit di


tutto il capitale investito.

ROI = RO/A = risultato operativo/totale attivit

Il ROI ci dice la redditivit della gestione caratteristica (che il cuore di qualsiasi impresa) riferita
alla dimensione aziendale (rappresentata da tutto il capitale investito, anche quindi dal capitale di
terzi preso a prestito). Per la sua importanza, il ROI giustamente considerato il termometro
della capacit reddituale aziendale. pi elevato il risultato di questo indice, maggiore la
capacit reddituale dellazienda. La validit di tale indice si misura anche dal confronto con il
ROD, cio lindice che misura la capacit dellimpresa di remunerare il capitale di terzi.
Inevitabilmente, se lazienda vuole effettuare nuovi investimenti finanziati con capitale di terzi,
dovr verificarsi la relazione:ROI > ROD Ove il ROD calcolato come

Oneri finanziari totali x 100

Capitale di credito o terzi

3. Fra il ROE ed il ROI esiste uninteressante relazione, chiamata leverage o leva finanziaria.

ROE = ROI + (ROI costo del capitale di credito) x (capitale di credito/patrimonio netto)

dove:costo del capitale di credito = oneri finanziari/capitale di credito

La suddetta formula si legge cos: la differenza fra il ROI ed il costo del capitale di credito
subisce un effetto moltiplicatore in ragione del rapporto (di leva finanziaria) tra capitale di
credito e capitale proprio. Per cui se il ROI maggiore del costo del capitale di credito, il
valore positivo, ampliato dal moltiplicatore, si aggiunge al ROI e determina un ROE
numericamente pi grande del ROI. Se, invece, il costo del capitale di credito supera il ROI,
avremo un valore negativo che, una volta ampliato dal moltiplicatore, si sottrae dal ROI e
definisce quindi un ROE pi basso del ROI. E inoltre opportuno notare come, nellauspicabile
caso di valore positivo della differenza ROI costo del capitale di credito, leffetto
moltiplicatore premia chi ha osato di pi, cio le imprese che hanno un rapporto tra mezzi di

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 107
terzi (finanziamenti ricevuti) e mezzi propri (patrimonio netto) nettamente sbilanciato a
favore dellindebitamento verso lesterno. Viceversa, nel malaugurato caso di un gap negativo
tra ROI e costo del capitale di credito, leffetto moltiplicatore attenua il danno alle imprese
che si sono comportate pi prudentemente, cio che hanno limitato lacquisizione di
finanziamenti da terzi per utilizzare maggiormente i capitali di provenienza interna.

3.3.5 Il Margine di struttura e la posizione finanziaria netta

Dopo aver esaminato i principali indici utilizzabili per unanalisi del bilancio aziendale occorre
focalizzare meglio alcuni concetti in merito alla struttura finanziaria.
Il prospetto classico dello stato patrimoniale a sezioni contrapposte verr quindi ricondotto a
tre macroaggregati: margine di struttura, capitale circolante netto, posizione finanziaria
netta.

ATTIVO CIRCOLANTE PASSIVITA' CORRENTI


Liquidit immediata Debiti vs banche
liquidit differita debiti vs fornitori

magazzino Debiti vs altri

DEBITI CONSOLIDATI
IMMOBILIZZAZIONI Mutui
immobilizzazioni fisse Tfr
altre immobilizzazioni PATRIMONIO NETTO
Capitale sociale
Riserve + utili in corso
Impieghi Fonti

Queste grandezze sono legate da una semplice relazione matematica:


Margine di struttura--Capitale circolante netto = Posizione finanziaria netta
Lo Stato patrimoniale accoglie nella sezione attivo gli investimenti, cio gli impieghi di
capitale; nella sezione passivo le fonti di capitale, ovvero le modalit secondo le quali sono
state reperite le risorse finanziarie investite:
Attivo = impieghi di capitale; Passivo =fonti di capitale
Prima di affrontare il criterio di riclassificazione che presiede allo schema che presentiamo
occorre riprendere alcuni fondamentali concetti:
posta finanziaria a breve e a medio/lungo termine, gestione operativa e gestione finanziaria.

Un'attivit (passivit) finanziaria rappresenta una promessa di futura entrata (uscita) di cassa:
la posta a breve se il periodo che passa tra la nascita contabile e la realizzazione in cassa
inferiore all'anno, altrimenti a medio/lungo termine.
Ai fini dell'analisi finanziaria, le poste sono altres scomponibili, in termini di appartenenza, in
poste della gestione operativa e poste della gestione finanziaria.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 108
Le prime si riferiscono alle modalit di impiego delle risorse finanziarie nell'attivit
caratteristica dell'azienda (esclusa la cassa), le seconde riguardano i metodi di approvvigiona-
mento delle risorse investite.
Il margine di struttura accoglie le voci di fonte ed impiego a medio/lungo termine legate sia
alla gestione finanziaria sia alla gestione operativa; il capitale circolante netto accoglie le voci
di fonte e impiego a breve termine legate alla gestione operativa.
La posizione finanziaria netta costituita dalle voci di fonte e impiego a breve termine legate
alla gestione finanziaria.

a. IL MARGINE DI STRUTTURA

Il margine di struttura la differenza tra i finanziamenti duraturi e gli investimenti in


immobilizzazioni operative nette; pu essere definito in due modi equivalenti:

margine di struttura = = patrimonio netto + debiti strutturali a medio lungo termine + fondo
TFR - immobilizzazioni operative nette =

Le voci che normalmente formano il margine di struttura:


+ patrimonio netto contabile
+ finanziamenti a medio/lungo termine1 (prestiti obbligazionari, mutui)
+ finanziamento soci restituibile
+ altre fonti a medio/lungo termine
- immobilizzazioni tecniche al netto dei fondi di ammortamento
- immobilizzazioni immateriali al netto dei fondi di ammortamento
- immobilizzazioni finanziarie al netto degli eventuali fondi oscillazione valori o fondi rischi
= margine di struttura.

Se positivo il margine di struttura indica un surplus di risorse stabili rispetto agli investimenti a
pi lento recupero. Tale surplus, indice di solidit della struttura finanziaria, idealmente
impiegato nel finanziamento del capitale circolante o in riserve di attivit liquide (di tesoreria
o strategiche).

Un margine di struttura negativo indica una struttura finanziaria non equilibrata poich una
parte degli investimenti immobilizzati finanziata con debiti a breve (strutturali o di
tesoreria).

Le immobilizzazioni finanziarie devono essere attentamente analizzate.


Ai fini dell'analisi, infatti, devono essere considerate tali solo le partecipazioni, e i relativi
finanziamenti a societ collegate, controllate e controllanti, che non possono essere
facilmente alienabili in quanto strategiche oppure che sono prive di un mercato finanziario
con adeguate caratteristiche di liquidit e spessore.
Per esempio: un determinato quantitativo di titoli di Stato 2 non costituisce immobilizzazione
finanziaria, mentre lo una partecipazione in una societ che svolge attivit complementari al
core business della societ che detiene la partecipazione.

1
Escluso il fondo trattamento fine rapporto che, ai fini del metodo di analisi che seguiamo, costituisce una posta
negativa dei capitale circolante netto.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 109
Ai fini della riclassificazione vitale stabilire quali forme di attivit e di passivit, in genere
individuate da voci quali crediti diversi, cauzioni, debiti diversi, sono da considerare a
breve o a medio/lungo termine.
Nella pratica, infatti, piuttosto frequente trovare poste che a un esame superficiale
appaiono a breve, ma non lo sono; a questo riguardo sempre molto utile ricorrere a tutte le
fonti informative extra-bilancio disponibili, in primo luogo alla relazione degli amministratori o
nota integrativa, dove talvolta si possono trarre utili indicazioni ai fini dell'analisi qui
considerata.

b. Il capitale circolante netto

Ai fini dell'analisi finanziaria, gli investimenti aziendali sono classificabili in: capitale fisso e
capitale circolante.
Il capitale circolante netto 3 (CCN) la differenza tra attivo e passivo operativo a breve e
rappresenta l'investimento legato alla gestione corrente:
CCN = investimento nella gestione corrente.
Le componenti fondamentali di questo aggregato sono il magazzino, i crediti verso clienti e i
debiti di fornitura.
Crediti e magazzino so-no investimenti: i primi rappresentano lo spostamento nel tempo di
un'entrata di cassa, il secondo l'anticipo di un'uscita.
I debiti di fornitura, invece, sono finanziamenti, infatti sono uscite di cassa posticipate.
Tuttavia queste voci sono cos intimamente connesse che non ha senso considerarle
separatamente: si pensi per esempio a come sono influenzate dalla politica commerciale, dal
tipo di processo produttivo e dagli usi del settore.
La caratteristica fondamentale del CCN il suo legame con le vendite.
Si tratta infatti di un investimento, o di un finanziamento, che cresce o decresce in
proporzione al fatturato.
Un parametro importante a questo riguardo il rapporto CCN/Vendite, che rappresenta
l'intensit di capitale circolante tipica dell'azienda in esame e dovuta al tipo di settore e alla
strategia adottata.
Intensit di capitale circolante positiva significa che al crescere delle vendite aumenta
l'investimento in circolante, mentre intensit negativa indica che allaumentare del giro
d'affari decresce il capitale circolante, ovvero aumenta il finanziamento.

CCNI/fatturato>O: tipologia Cash-absorber.

CCNI/fatturato<O: tipologia Cash-generator.

La tipologia di gestione cash- generator, merita un approfondimento.

2
E importante indagare, attraverso la lettura della relazione sulla gestione o della nota integrativa, se tali titoli sono
liberi da vincoli di garanzia: nel qual caso non sono da considerarsi immobilizzazioni finanziarie.

3
Working net capital nella terminologia anglosassone.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 110
Le aziende cash- generator hanno, per il tipo di posizione competitiva 4, un ciclo finanziario
caratterizzato da tempi di incasso e di magazzino inferiori alle dilazioni che ottengono dai
fornitori: perci hanno gestioni caratterizzate da uscite di cassa (pagamenti) posticipate
rispetto alle entrate (incassi).
In questi casi il capitale circolante netto negativo (passivo operativo>attivo operativo) e
all'aumentare della cifra d'affari cresce anche il volume di risorse finanziarie che vengono
generate.
Al contrario, quando la cifra d'affari si riduce, il volume di risorse finanziarie viene riassorbito.
Il CCN pu essere visto come una spugna che assorbe risorse quando si dilata e che libera
risorse quando viene strizzata.

Una lista delle voci che costituiscono il CCN la seguente:


+ magazzino
+ crediti verso clienti
+ effetti attivi
+ crediti vs erario
+ crediti diversi
+ ratei e risconti attivi
- debiti verso fornitosi
- effetti passivi
- fondo imposte
- fondo trattamento fine rapporto 5
- fondo svalutazione crediti
- fondo svalutazione magazzino
- debiti diversi
- ratei e risconti passivi
= capitale circolante netto.

c. La posizione finanziaria netta

La posizione finanziaria netta (PFN) la somma algebrica delle attivit finanziarie a breve
(segno positivo) e delle passivit finanziarie a breve (segno negativo):
PFN = attivo finanziario a breve - passivo finanziario a breve.
La posizione finanziaria netta rappresenta la posizione dell'azienda nei confronti della
gestione di tesoreria e del sistema bancario per quanto riguarda i finanziamenti a breve.
Indica come s ricorsi al finanziamento a breve, data una certa struttura di investimenti e

4
Classico esempio la grande distribuzione o il dettaglio in genere .

5
Ai fini dei metodo di analisi finanziaria proposto, il fondo trattamento fine rapporto viene considerato una passivit
operativa in quanto la contropartita debitoria di una voce accessoria dei costo dei lavoro: voce di costo, per
definizione, operativa.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 111
finanziamenti a medio/lungo termine, rappresentata dal Margine di struttura, e un
determinato fabbisogno di capitale circolante.
In altri termini, il prodotto della politica finanziaria seguita.
Infatti:

PFN = margine di struttura - Capitale circolante netto.


Le voci tipiche che concorrono alla formazione dell'aggregato sono le seguenti:
+ banche attive
+ cassa
+ titoli non vincolati facilmente monetizzabili
+ altri valori
- banche passive
- banche C/anticipazioni
- societ di factoring C/anticipazioni
- quota a breve di finanziamenti a medio/lungo termine
- altri finanziamenti a breve
= posizione finanziaria netta.

L'indicatore scomponibile nella posizione di tesorerie (PT), pari a banche attive pi cassa
meno banche passive, e nella posizione finanziaria a breve, costituita dalle voci residue:

Posizione finanziaria netta = posizione di tesoreria + posizione finanziaria a breve.

La posizione finanziaria netta ha un valore segnaletico pi elevato rispetto alla posizione di


tesoreria nel rappresentare la fotografia della cassa a breve, dal momento che,
comprendendo le fonti finanziarie attivate, non fornisce in alcun caso un quadro parziale della
situazione.
A questo scopo occorre ricordare che, per condurre un'analisi finanziaria corretta, non ci si
deve affidare alla lettura di un solo indicatore, che offre sempre un'immagine parziale, ma
bisogna ricorrere ad un quadro che contempli il maggior numero di aspetti aziendali.
La posizione di tesoreria un elemento determinante ai fini dell'analisi finanziaria: l'esame
della variazione nel tempo di questa grandezza costituisce il fulcro dell'analisi dei flussi di
cassa.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 112
Solitamente questo tipo di immobilizzazioni viene ammortizzato con procedimento diretto, e quindi la posta in attivo di Stato
patrimoniale indica direttamente il valore netto.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 113
CAPITOLO 3

Il mercato monetario e finanziario: gli intermediari


finanziari. Esame dei principali prodotti finanziari
presenti sul mercato destinati alle imprese e ai privati

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 114
3.1 Definizioni

Un mercato finanziario un luogo ideale nel quale sono scambiati strumenti finanziari di varia
natura a medio o lungo termine. Un mercato finanziario consente il trasferimento del
risparmio dai soggetti che lo accumulano (soprattutto le famiglie) ai soggetti che lo richiedono
(imprese e stato). Questi ultimi sono definiti "soggetti in disavanzo finanziario" ed emettono
strumenti finanziari (depositi bancari, azioni, Buoni Ordinari del Tesoro ecc.) che cedono ai
soggetti in avanzo finanziario in cambio di moneta. Lo scambio tra strumenti finanziari e
moneta consente la redistribuzione dei rischi economici, perch vengono assunti in parte dagli
acquirenti degli strumenti finanziari. possibile per questi ultimi cedere tali strumenti ad altri
soggetti economici, scambiandoli nei mercati appositi.

a. Tipi di mercato
Esistono quindi mercati azionari, obbligazionari, dei derivati, delle opzioni, dei warrant, ecc.
ognuno con proprie regole e proprie caratteristiche. Con riferimento alla natura degli
strumenti finanziari si distingue solitamente tra mercato creditizio, mercato mobiliare e
mercato assicurativo. Con riferimento alla durata degli stessi si distingue tra mercato
monetario e mercato dei capitali. Infine, con riferimento al momento di emissione degli
strumenti finanziari, si distingue tra mercato primario e mercato secondario. Altre distinzioni
possono essere fatte fra mercati cash e mercati derivati, fra mercato ad asta e market maker,
fra mercato fisico e mercato telematico, fra mercato pubblico e mercato privato, fra mercato
regolamentato e mercato over the counter.

b. Caratteristiche del mercato

Un mercato caratterizzato da:


Regole sulle modalit di ammissione degli strumenti finanziari e degli operatori, sullo
svolgimento degli scambi;
Supervisione: spesso attribuita alla societ che organizza il mercato, che collabora con
l'autorit di controllo (in Italia la Consob). La prima pi attrezzata per il controllo e fa
segnalazioni alla seconda.
Microstruttura: regole di dettaglio dell'operativit.

c. Operatori che partecipano al mercato

Un mercato il punto di incontro di tre attori diversi:


Investitori, che acquistano e vendono strumenti finanziari
emittenti
Intermediari finanziari, che facilitano gli scambi.

d. Funzioni del mercato

I mercati hanno fondamentalmente 5 funzioni:


Finanziamento, cio permettere agli emittenti di cercare denaro sul mercato
Pricing dei titoli: offrire in via continuativa un prezzo ai titoli

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Liquidit dei titoli: offrire la possibilit di uscire dall'investimento
Riduzione dei costi di transazione: la competizione spinge i mercati ad essere pi efficienti e
quindi a diminuire il prezzo della transazione
Trasferimento del controllo delle spa, che avviene tipicamente con un'Offerta Pubblica di
Acquisto.

e. Efficienza del mercato

Si distinguono tre forme di efficienza:


Tecnica: capacit di avere bassi costi di transazione
Funzionale: capacit di far incontrare domanda e offerta.
Informativa: capacit di riflettere sui prezzi tutte le informazioni disponibili. Se tutti avessero
le stesse informazioni, modalit di interpretazione e propensione al rischio si arriverebbe a un
punto deterministico, ma non cos. Un mercato efficiente deve quindi assicurare che
nessuno abbia informazioni privilegiate, per questo esistono norme che colpiscono gli insider
trading e i market abuse.
In base all'efficienza informativa, possibile distinguere fra
Mercati con efficienza debole (in cui i prezzi riflettono solo informazioni storiche),
Mercati con efficienza semiforte (in cui i prezzi riflettono tutte le informazioni pubbliche,
anche prospettiche)
Mercati con efficienza forte (in cui i prezzi riflettono tutte le informazioni, anche quelle
private).

In sintesi nella definizione di sistema finanziario comprendiamo linsieme organizzato di


mercati, intermediari e strumenti finanziari. Il mercato finanziario, a sua volta, linsieme
degli scambi finanziari che si realizzano mediante la negoziazione degli strumenti e con
lintervento pi o meno rilevante di operatori specializzati definiti Intermediari Finanziari.

Di seguito si riporta uno schema sui mercati finanziari che si suddividono in

Mercati Primari e Mercati Secondari


Mercati Monetari e Mercati Finanziari
Mercati Valutari

Esaminiamo la definizione di Mercati Primari.

Il mercato finanziario primario il luogo dove sono trattati gli strumenti finanziari di nuova
emissione. Cio il mercato in cui i prenditori di fondi (per esempio, le imprese industriali o le
amministrazioni centrali) raccolgono fondi emettendo strumenti finanziari (per esempio,
azioni e obbligazioni. Infatti, sono collocate nuove azioni provenienti da un aumento di
capitale o da un'offerta pubblica iniziale, obbligazioni di nuova emissione da parte delle
societ o da parte del Ministero dell'Economia (nel caso dei titoli di Stato).Praticamente sul
mercato primario viene raccolta la prima operazione di ogni specifico strumento finanziario,
che passa poi a quotarsi sul mercato finanziario secondario

Esaminiamo la definizione di Mercati Secondari.

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Il mercato finanziario secondario il luogo dove sono trattati i titoli gi in circolazione, che vi
rimangono fino alla loro eventuale scadenza.
logicamente contrapposto al mercato finanziario primario: ogni titolo nasce sul mercato
primario e dopo l'emissione e il collocamento passa al secondario, in cui gli strumenti
finanziari collocati vengono negoziati tra gli investitori (per esempio MTA, MOT. Per questo
motivo la dimensione del mercato secondario sar chiaramente molto maggiore. I due
mercati sono logicamente contrapposti, ma trattano la stessa merce, perci una maggiore
liquidit del secondario permette di accogliere pi titoli nel primario.

Esaminiamo la definizione di Mercato Monetario

definito mercato monetario l'insieme di negoziazioni aventi per oggetto strumenti finanziari
con durata inferiore ai 12-18 mesi. Esso si differenzia quindi dal mercato dei capitali nel quale
sono contrattati strumenti con scadenza superiore. La finalit di questa parte di mercato
quella di gestire la liquidit; infatti, data la breve durata dei contratti e la presenza di un
mercato secondario, l'investitore ha la possibilit di investire temporanee eccedenze di fondi
e l'imprenditore pu risolvere temporanei fabbisogni con la possibilit di smobilitare a breve
termine l'investimento (per esempio BOT, fondi interbancari, cambiali finanziarie).

Esaminiamo la definizione di Mercato finanziario.

E definito mercato finanziario quello in cui si negoziano titoli a medio e lungo termine. Esso
comprende sia i titoli di credito rappresentativi di capitali investiti nelle imprese (azioni), sia i
titoli di debito emessi dalle imprese, dal settore pubblico e dagli altri intermediari finanziari
(titoli di Stato e obbligazioni). Il mercato finanziario, e ancor pi il comparto azionario,
tipicamente un mercato secondario il cui funzionamento ha significato economico nella
misura in cui condizione per lesistenza di un solido mercato primario, il quale consente alle
imprese e al settore pubblico di ottenere nuove risorse finanziarie a medio e lungo termine.

3.2 Le norme che regolano il Mercato

3.2.1. Lo schema generale e i mercati

Lo schema di funzionamento dei mercati regolamentati un sistema complesso, composto da


istituzioni con compiti di vigilanza e societ private con compiti di gestione, che ha il fine di
garantire la correttezza e la credibilit dei mercati stessi Per comprendere il sistema e il
funzionamento dei mercati finanziari italiani necessario conoscere i soggetti che organizzano
e regolamentano i mercati stessi e quelli preposti a vigilare sul comportamento degli
operatori. Parlando di mercati si intenderanno i mercati regolamentati; precisazione
necessaria in quanto il testo unico ha ammesso anche la possibilit della creazione di mercati
non regolamentati, istituiti nella forma di sistemi di scambi organizzati di strumenti finanziari.
In merito ai mercati regolamentati, il Testo unico della finanza (TUF) ha stabilito che lattivit
di organizzazione e gestione dei mercati regolamentati di strumenti finanziari abbia carattere
di impresa. Le societ di gestione sono quindi soggetti privati che devono soddisfare stringenti
requisiti organizzativi per ottenere lautorizzazione ad operare. La Consob, Commissione

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Nazionale per le Societ e la Borsa, listituzione incaricata di vigilare su tali societ al fine di
assicurare la trasparenza, lordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori.
Tra i suoi compiti rientra anche quello di valutare se il regolamento che disciplina le modalit
di contrattazione, deliberato dalla societ di gestione, sia conforme ai requisiti stabiliti dalla
Consob stessa. La Consob, inoltre, tiene un albo con iscritti i mercati regolamentati
riconosciuti. Tali mercati sono: il Mercato telematico azionario (MTA), il Mercato telematico
dei Securitised derivatives (SeDeX), i Mercati After Hours (TAH e TAHX), il Mercato telematico
delle obbligazioni (MOT), il Mercato Espandi, il Mercato MTAX e il Mercato degli strumenti
derivati (IDEM) gestiti dalla societ Borsa Italiana S.p.A. societ nata dalla privatizzazione della
Borsa Valori italiana; il Mercato allingrosso dei titoli di Stato (MTS), il Mercato Bondvision e il
Mercato allingrosso delle obbligazioni non governative gestiti dalla societ MTS S.p.A. il
Mercato TLX gestito dalla societ TLX S.p.A.

Le societ di gestione, al fine di essere considerate tali, devono principalmente predisporre le


strutture e fornire i servizi necessari per creare un mercato regolamentato; devono poi
adottare tutti gli atti necessari per garantire il buon funzionamento del mercato, verificando il
rispetto del regolamento da parte degli operatori, e adottare le disposizioni e gli atti necessari
a prevenire e identificare abusi di informazioni privilegiate e manipolazioni del mercato,
comunicando alla Consob le violazioni di cui hanno notizia. Infine, devono provvedere alla
gestione e alla diffusione al pubblico delle informazioni e dei documenti di interesse generale
relativi alle contrattazioni. La Consob quindi lorgano deputato a vigilare sulla correttezza
dei comportamenti degli operatori al fine di salvaguardare i piccoli investitori e deve
coordinare i suoi interventi con la Banca dItalia, che, per ha competenze di vigilanza in tema
di solidit patrimoniale degli intermediari; ad essa sono, infatti, attribuiti i compiti di stabilire
le norme prudenziali in ambito di contenimento del rischio nelle attivit di investimento degli
intermediari. Il TUF ha inoltre previsto, al fine di garantire gli investitori, listituzione di sistemi
di compensazione e garanzia delle operazioni su strumenti finanziari. Tali sistemi prevedono
che la societ gestrice del servizio assuma le posizioni contrattuali in proprio, garantendo cos
i singoli dal rischio di controparte. Tale servizio svolto dalla societ Cassa di Compensazione
e Garanzia, societ facente parte del gruppo Borsa Italiana, per i contratti trattati nei mercati
gestiti da Borsa Italiana e MTS. La Cassa di Compensazione e Garanzia al fine di assicurare
lintegrit dei mercati si pone come controparte centrale e garante dellesecuzione dei
contratti. La Cassa diviene, in pratica, controparte di ogni intermediario che immette ordini
nel sistema. Infine, a completamento del quadro, non rimane che parlare della societ Monte
Titoli. La Monte Titoli, anchessa societ del gruppo Borsa Italiana, svolge limportante ruolo di
depositario centrale dei titoli dematerializzati, gestendo i servizi di liquidazione e
regolamento.

3.2.2 . La Consob e il regolamento operativo

Nel Regolamento e nelle relative Istruzioni sono raccolte tutte le disposizioni che disciplinano i
mercati gestiti da Borsa Italiana S.p.A. e sono relative ai criteri per l'ammissione degli
strumenti finanziari alle negoziazioni, alle modalit di negoziazione, alla partecipazione degli
operatori e ai servizi strumentali alle negoziazioni Il documento di riferimento sia per chi
intende investire nei mercati di Borsa Italiana sia per le societ che intendono quotare i propri
strumenti finanziari in questi mercati, ossia il documento dove poter reperire tutte le

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informazioni sulle modalit operative di ammissione e di negoziazione degli strumenti
finanziari, costituito dal Regolamento dei mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana S.p.A.
corredato dalle relative Istruzioni. Dalla data della sua prima approvazione, 4 dicembre 1998,
a oggi, Regolamento e Istruzioni hanno subito numerose modifiche e revisione, al fine di
soddisfare le nuove esigenze del mercato e adattarsi ai cambiamenti di una normativa in
costante evoluzione. Il Regolamento, per ogni mercato gestito, disciplina:

Le condizioni richieste per lammissione degli strumenti finanziari, stabilendo i requisiti


degli strumenti stessi e dei relativi emittenti;
Il ruolo e il compito di operatori come sponsor, specialisti e listing partner;
La procedura di ammissione;
La sospensione e la revoca dalle negoziazioni;
Gli obblighi degli emittenti, relativamente ai rapporti con altri emittenti, al Codice di
Comportamento, agli obblighi informativi e alle comunicazioni al pubblico;
La modalit di diffusione delle informazioni al mercato;
La partecipazione degli operatori alle contrattazioni;
Le modalit, le fasi e le proposte di negoziazione;
La determinazione dei prezzi;
La conclusione e la registrazione dei contratti;
I servizi strumentali alle negoziazioni, ossia i servizi di riscontro delle operazioni, i sistemi
di garanzia dei contratti e la comunicazione delle operazioni eseguite fuori dal mercato;
La trasparenza del mercato, ovvero le informazioni che devono essere fornite al
pubblico.

3.2.3 Il Testo Unico Finanziario TUF

La norma principale del nostro ordinamento in materia di mercati e intermediari finanziari


senza dubbio costituita dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, Testo unico delle
disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, detto anche semplicemente Testo unico
della finanza o Tuf ovvero decreto Draghi, dal nome dellallora Direttore generale del Tesoro e
attuale Governatore della Banca dItalia, padre della riforma Il Tuf rappresenta il punto di
svolta della normativa italiana di settore, poich ha riunificato in una trattazione organica e
moderna, in linea con le direttive comunitarie, la precedente regolamentazione, frammentata
in numerosi atti normativi. Dalla sua entrata in vigore, 1 luglio 1998, il Tuf ha subito diverse
revisioni, lultima delle quali risale alle modifiche introdotte dalla legge 28 dicembre 2005, n.
262, nota anche come legge sulla tutela del risparmio. Nella sua versione attuale, il Tuf
regolamentando lattivit degli intermediari disciplina gli aspetti operativi e quelli di vigilanza
relativi ai cosiddetti soggetti abilitati.

3.2.4 La direttiva MIFID

In ambito comunitario, a seguito delladozione del Financial Services Action Plan (FSAP), in
atto negli ultimi anni una riorganizzazione strutturale del mercato finanziario europeo con
lobiettivo di arrivare alla creazione di un mercato realmente integrato e competitivo.
Obiettivo ultimo del FSAP quello di individuare regole europee uniformi ai fini della

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 119
creazione di un level playing field per tutti i soggetti interessati a operare sul mercato. Questa
, infatti, la condizione necessaria per garantire e ottenere uno sviluppo equilibrato e
sostenibile dellexchange industry europea. Tra le direttive rientranti nel FSAP quella che
sicuramente riveste maggiore importanza e che sta avendo degli impatti sull'operativit dei
mercati finanziari e dei suoi operatori la nuova direttiva 2004/39/CE sui mercati degli
strumenti finanziari, conosciuta meglio con l'acronimo inglese MiFID (Market in Financial
Instruments Directive). Tale direttiva, approvata dal Parlamento e dal Consiglio Europeo il 20
aprile 2004,e recepita nel 2007 ha abrogato la prima direttiva 93/22/CE sui servizi di
investimento, detta ISD (Investment Services Directive). Il recepimento della direttiva MIFID
era originariamente previsto entro laprile 2006 ma, considerati i sostanziali impatti sulla
legislazione dei singoli Stati Membri, il termine per l'implementazione stato esteso al 31
gennaio 2007 (direttiva 2006/31/CE). In Italia il Testo Unico della Finanza stato modificato
con il d.lgs 164 del 17 settembre 2007. Inoltre, nel mese di ottobre 2007 la CONSOB ha
provveduto ad aggiornare la propria regolamentazione secondaria (Regolamento Mercati ed
Intermediari). Infine, a partire dal 1 novembre 2007 (data di entrata della normativa MiFID)
tutti gli operatori sono stati chiamati ad applicare e rispettare la nuova disciplina. La MIFID ha
tra i suoi obiettivi principali quello di creare un ambiente finanziario competitivo e
armonizzato per i mercati regolamentati, le imprese di investimento nonch quello di
rafforzare la protezione degli investitori, lefficienza e lintegrit dei mercati finanziari stessi.
Pi in particolare, la MiFID introduce delle novit sia nei confronti degli intermediari che dei
mercati.

Le principali norme relative agli intermediari riguardano:

i requisiti di organizzazione nonch lesternalizzazione delle funzioni operative;


i conflitti di interessi e le relative politiche di gestione degli stessi;
le ricerche in materia di investimenti;
la disciplina degli incentivi nonch le informazioni fornite ai clienti;
le registrazioni degli ordini e delle operazioni eseguite;
le informazioni fornite ai clienti e potenziali clienti;
la classificazione della clientela in retail, professional, eligible counterparties;
le valutazioni di adeguatezza e appropriatezza dei servizi di investimento prestati ai
clienti;
la gestione degli ordini dei clienti (client order handling rules);
la consulenza in materia di investimenti;
la disciplina della best execution al fine di assicurare la migliore esecuzione degli ordini
ai clienti;
le nuove categorie dei servizi di investimento.

Al contrario, le principali norme relative ai mercati sono rappresentate da:

leliminazione dellobbligo di concentrare gli scambi sui mercati regolamentati;


le nuove figure di trading venues, rappresentate dai mercati regolamentati, i
multilateral trading facilities (MTF) e gli internalizzatori;
le regole di trasparenza pre-trade e post-trade delle informazioni di mercato;

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 120
specifiche previsioni per lammissione degli strumenti finanziari sui mercati
regolamentati;
le regole per lammissione degli operatori ai mercati regolamentati ed agli MTF;
la disciplina delle comunicazioni delle operazioni alle autorit competenti (transaction
reporting);
la disciplina applicabile ai sistemi di clearing e settlement

MiFID rappresenta quindi unimportante opportunit e si articola secondo una normativa che
punta a rafforzare:
la tutela dei risparmiatori e degli investitori;
luniformit di regole di condotta nei rapporti tra intermediari finanziari e clienti;
la trasparenza delle operazioni realizzate dagli intermediari finanziari per conto della
clientela, anche in termini di costi.
La tutela dei risparmiatori in particolare stata attuata dagli intermediari classificando la
clientela in tre distinte categorie, elaborate sulla base delle conoscenze in ambito finanziario,
associando ad ognuna un appropriato e distinto livello di tutela e di rapporti contrattuali :
clientela privata
clientela professionale
operatore qualificato
Quanto sopra stato realizzato facendo sottoscrivere a tutti i clienti un questionario che
ponesse in evidenza :
esperienza e conoscenza in materia di investimenti su strumenti finanziari
obiettivi di investimento
situazione finanziaria
finalit di tutela assicurativa

Ne consegue che le proposte di investimento dovranno essere correlate al profilo di rischio


dichiarato e sottoscritto dal cliente.
Un ulteriore importante innovazione a tutela dei risparmiatori stata lintroduzione della
figura del consulente finanziario indipendente che , a differenza del promotore finanziario ,
non viene pagato dalla societ emittente i prodotti finanziari, ma dal risparmiatore in base ad
un preciso rapporto contrattuale.

3.2.5 Gli intermediari finanziari

Lespressione intermediari finanziari indica tutti quei soggetti che si interpongo tra investitori
e mercato per lesecuzione delle scelte finanziarie. Fino a qualche anno fa il discorso era
limitato alla distinzione tra banche e intermediari finanziari non bancari in generale, mentre
dallapprovazione del Testo unico della finanza il quadro si arricchito di nuovi soggetti,
ognuno con proprie competenze ed ambito di operativit ossia: le imprese di investimento, le
societ di gestione del risparmio (Sgr), le societ di gestione armonizzate, le societ di
investimento a capitale variabile (Sicav), gli intermediari finanziari iscritti nellelenco previsto
dallarticolo 107 del Testo unico bancario (Decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385), ossia
intermediari che svolgono unelevata attivit finanziaria, e le banche autorizzate allesercizio

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dei servizi di investimento. Da non dimenticare poi altre due categorie di soggetti che
rientrano tra gli attori dellintermediazione: gli agenti di cambio e i promotori finanziari. Per
imprese di investimento si intendono le societ di intermediazione mobiliare (Sim), le imprese
di investimento comunitarie e le imprese di investimento extracomunitarie e sono societ
autorizzate a svolgere i servizi di investimento, ossia operazioni di negoziazione su strumenti
finanziari. Le societ di gestione del risparmio, le societ di gestione armonizzata e le Sicav
sono i soggetti a cui riservata lattivit di gestione collettiva del risparmio. Il comportamento
di tutti questi sottoposto a stringenti regole di vigilanza che hanno per scopo la trasparenza
e la correttezza dei comportamenti e la sana e prudente gestione dei soggetti abilitati, avendo
riguardo alla tutela degli investitori e alla stabilit, alla competitivit e al buon funzionamento
del sistema finanziario. La Consob con latto R. 11522/1998, regolamenta lattivit dei soggetti
che prestano servizi di investimento a terzi assicurando le relative tutele ai sottoscrittori.

3.2.6 La vigilanza
La vigilanza affidata a Banca dItalia, competente per quanto riguarda il contenimento del
rischio e la stabilit patrimoniale e Consob, competente per quanto riguarda la trasparenza e
la correttezza dei comportamenti, che esercitano i poteri di vigilanza ognuna sulle materie di
competenza, operando, per, in modo coordinato e dandosi reciproca comunicazione dei
provvedimenti assunti e delle irregolarit rilevate. Lattivit di vigilanza di Consob e Banca
dItalia si sviluppa a tre livelli: regolamentare, informativa e ispettiva. La vigilanza
regolamentare riguarda il compito di disciplinare con regolamento ladeguatezza
patrimoniale, il contenimento del rischio, ossia lobbligo di diversificare gli investimenti
finanziari, lorganizzazione amministrativa e contabile, i controlli interni, le modalit di
deposito e di sub-deposito degli strumenti finanziari e del denaro di pertinenza della clientela,
i criteri e i divieti relativi allattivit di investimento, gli schemi e le modalit di redazione dei
prospetti contabili, i criteri e le modalit per la valutazione dei beni e dei valori in cui
investito il patrimonio, il comportamento da osservare nei rapporti con gli investitori e gli
obblighi informativi nella prestazione dei servizi. La vigilanza informativa riguarda la possibilit
da parte di Banca dItalia e Consob di chiedere ai soggetti abilitati la comunicazione di dati e
notizie e la trasmissione di atti e documenti. Infine, la vigilanza ispettiva riguarda la possibilit
di Banca dItalia e Consob di effettuare ispezioni e richiedere lesibizione dei documenti e il
compimento degli atti ritenuti necessari presso i soggetti abilitati, comunicandosi lun laltra le
ispezioni disposte affinch laltra possa chiedere accertamenti su profili di propria
competenza. La Banca dItalia e la Consob possono inoltre chiedere alle autorit competenti di
uno Stato comunitario di effettuare accertamenti presso succursali di Sim, di Sgr e di banche
stabilite sul territorio di detto Stato. Un ultimo aspetto su cui porre lattenzione il possesso,
da parte dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo aziendali,
dei requisiti di professionalit, onorabilit e indipendenza, stabiliti dal Ministro dellEconomia
e delle Finanze. Infatti, il difetto dei requisiti determina la decadenza dalla carica, che viene
dichiarata dal consiglio di amministrazione. In dettaglio sar affrontato al paragrafo 3.7

3.3 La Borsa Valori e gli intermediari finanziari

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 122
Nellambito del mercato finanziario particolare rilievo assume il "mercato mobiliare" che si
caratterizza proprio per lattitudine dei titoli negoziati alla circolazione e, quindi, al passaggio
da un soggetto economico allaltro, con il conseguente trasferimento della titolarit del
credito. La pi alta espressione del mercato mobiliare rappresentata dalla borsa valori, ossia
dal mercato organizzato e funzionante secondo regole formali, in cui vengono scambiate
azioni di societ - per la cui quotazione sono richiesti determinati requisiti - obbligazioni e altri
titoli a reddito fisso.

3.3.1 Organizzazione della Borsa Valori

La Borsa il mercato regolamentato dove si realizzano gli affari di compravendita finanziaria,


ossia il mercato organizzato per la negoziazione e lo scambio degli strumenti finanziari
(azioni, obbligazioni e derivati) ad un determinato prezzo, che scaturisce dallincontro
effettivo tra domanda ed offerta.
Un mercato regolamentato linsieme di tutte le emissioni e delle negoziazioni di titoli
rappresentativi di prestiti monetari e di finanziamenti: un mercato mobiliare basato su una
determinata regolamentazione relativa allorganizzazione e al funzionamento del mercato
stesso. Secondo la disciplina comunitaria, un mercato pu essere considerato regolamentato
se possiede specifici requisiti:
La regolarit di funzionamento, ossia gli scambi devono avvenire secondo modalit
predefinite, sia riguardo la fissazione del prezzo, sia riguardo il pagamento e/o il
trasferimento del bene oggetto dello scambio.
Il rispetto degli obblighi di trasparenza definiti dalla direttiva 93/22/CEE, oltre
alliscrizione, da parte dellautorit di vigilanza, dello stesso in un apposito albo (come
stabilito dalla disciplina comunitaria).
Lapprovazione, da parte dellorgano di vigilanza, delle regole e delle condizioni di
accesso alle modalit di funzionamento.
La regolamentazione del mercato riguardo gli operatori ammessi alle transazioni, gli strumenti
trattati, gli obblighi informativi a cui sono sottoposti i soggetti operanti, il meccanismo di
determinazione del prezzo, le modalit di negoziazione, le procedure di liquidazione, hanno
come obiettivo fondamentale quello di assicurare ununiformit organizzativa e la
standardizzazione degli strumenti utilizzati. Il mercato regolamentato italiano per eccellenza
gestito da Borsa Italiana S.p.A. Dal 2008 tale societ di gestione, in conseguenza dell
avvenuta privatizzazione, passata sotto il controllo del London Stock Exchange , dando vita
al piu grande mercato borsistico europeo .

3.3.2 Evoluzione dei mercati regolamentati in Italia e costituzione della Borsa Italiana
s.p.a.

Attraverso la legge n. 1 del 2 gennaio 1991 stato istituito il Consiglio di Borsa (divenuto
operativo nel febbraio 1993) con il compito di gestire il MERCATO MOBILIARE nel suo
complesso; tutte le competenze organizzative, tecniche e consultive dei precedenti organi
locali sono state accentrate nellunico organo di "autogoverno pubblicistico" creato, mentre
lattivit di vigilanza, gestione e organizzazione dei mercati rimasta in capo alla CONSOB.
Con il Decreto Legislativo EUROSIM, n.415 del 23 luglio 1996, lattivit di organizzazione e
gestione dei mercati regolamentati passata dal controllo di organismi pubblici, ad attivit

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dimpresa privata esercitata da societ per azioni (art. 46): questo stato il segnale della
trasformazione dei mercati regolamentati da pubblici a privati. La gestione dei mercati
regolamentati gi esistenti (Borsa valori, il Mercato Ristretto, lIDEM, lMTS, e il MIF) stata
affidata a due societ di gestione opportunamente costituite e controllate da intermediari
finanziari: BORSA ITALIANA S.p.A., MTS S.p.A. Il 7 febbraio 1997 il Consiglio di Borsa ha
costituito, dopo approvazione della CONSOB, una societ per azioni denominata BORSA
ITALIANA S.p.A. il cui azionariato composto da Banche, SIM, associazioni di emittenti ed altri
attori del mercato, e contemporaneamente sono state chiuse le preesistenti Borse valori sul
territorio nazionale italiano e tutti gli scambi sono stati concentrati presso la sede di Milano,
diventata Borsa valori italiana. A partire dal 1 gennaio 1998 la Borsa Italiana S.p.A. divenuta
una societ di gestione dei mercati operativa a tutti gli effetti dal 1 settembre 1998 e retta da
uno specifico regolamento (Regolamento dei mercati organizzati e gestiti dalla Borsa Italiana
S.p.A.). Attualmente tale societ, dopo la sua privatizzazione, controllata da London Stock
Exchange group , gruppo che controlla il mercato di Londra , per cui attualmente gestisce i
mercati mobiliari italiani, svolgendo attivit organizzative, produttive, commerciali e
promozionali per assicurare la competitivit e lo sviluppo dei mercati da essa gestiti, con
lobiettivo di massimizzare nel tempo la possibilit per i vari soggetti di negoziare alle migliori
condizioni di liquidit, trasparenza e competitivit e di sviluppare servizi per la comunit
finanziaria, perseguendo la massima efficienza e redditivit. In particolare, svolge le seguenti
funzioni:
Definizione dellorganizzazione e del funzionamento dei mercati, delle modalit di
accesso degli intermediari, nonch attivit di vigilanza e di gestione delle situazioni di
crisi;
Definizione della disciplina dei requisiti per lammissione a quotazione, della
sospensione degli operatori e degli strumenti finanziari e revoca della stessa;
Gestione delle procedure e dei rapporti con gli emittenti per i contratti di quotazione;
Definizione dei profili organizzativi e stesura del codice di comportamento dei soggetti
operanti sui mercati.

Fino al 1991 lattivit di negoziazione stata esercitata esclusivamente dagli agenti di cambio,
anno in cui sono state istituite le Societ di Intermediazione Immobiliare (SIM). Oggi, in base
allarticolo 3.1.1 del Regolamento dei mercati organizzati e gestiti dalla Borsa Italiana S.p.A.
"possono partecipare alle negoziazioni nei mercati organizzati e gestiti dalla Borsa italiana:
gli agenti di cambio;
le banche nazionali, comunitarie ed extracomunitarie autorizzate allo svolgimento
dellattivit di negoziazione per conto proprio e/o di terzi ai sensi del Testo Unico della
finanza;
le imprese di investimento nazionali, comunitarie ed extracomunitarie autorizzate allo
svolgimento dellattivit di negoziazione per conto proprio e/o per conto di terzi ai sensi
del Testo Unico della finanza;
i locals (soggetti che svolgono esclusivamente attivit di negoziazione per conto proprio
e che aderiscono indirettamente agli organismi di compensazione e di liquidazione,
nonch di compensazione e garanzia) con sede legale in uno stato comunitario ed
autorizzati a negoziare su un mercato comunitario".

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 124
Sempre nel 1991 (il 25 novembre) stato creato il sistema di contrattazione telematico
esteso, nel febbraio 1996, a tutti gli strumenti finanziari quotati. In tale data stato
definitivamente abbandonato il tradizionale meccanismo di contrattazione "alle grida" (o a
chiamata): la contrattazione di un titolo avveniva in un determinato momento della seduta di
Borsa, durante la quale gli intermediari, intorno ad un recinto (corbeille) gridavano i prezzi ai
quali erano disposti a vendere o ad acquistare finch non si trovava una controparte che
accettasse la vendita o lacquisto a quel determinato prezzo. Oggi tutti gli strumenti finanziari
vengono negoziati attraverso il sistema telematico della Borsa valori, costituito da una rete di
elaboratori e terminali, che permette di gestire automaticamente lincrocio tra la domanda e
lofferta. Per vendere ed acquistare non pi necessario recarsi in un luogo specifico: lo
scambio si perfeziona nel momento in cui una proposta di acquisto, immessa nel sistema
telematico tramite un programma elettronico particolare, combaci con una proposta di
vendita, anchessa immessa con lo stesso sistema. In Borsa, oggi, le transazioni si realizzano
senza che i venditori e gli acquirenti si parlino o si conoscano e visto che non ci si trova pi in
un luogo fisico, possibile riversare nello stesso istante nel sistema borsistico telematico
molteplici offerte di vendita e di acquisto, ciascuna relativa ad uno qualsiasi degli strumenti
finanziari trattati sul mercato: il programma elettronico provvede a mettere in ordine tutte le
proposte, distinguendo quelle di acquisto da quelle di vendita e incrociando quelle coincidenti
di segno opposto.

Premesso che ci sono diverse modalit per investire nel mercato di borsa:
Investire direttamente, prendendo le decisioni personalmente;
Affidarsi ad un intermediario per una gestione personalizzata dei propri risparmi;
Investire in fondi pensione, assicurazioni vita, affidando ai gestori tutte le scelte e le
decisioni;

Lacquisto o la vendita di azioni e pi in generale di tutti gli strumenti finanziari, non pu


essere fatta dal singolo investitore, o dalla generica impresa ma solo dagli intermediari
finanziari o dalle SIM autorizzate, questo al fine di garantire la massima sicurezza e
trasparenza delle transazioni.
La Borsa Italiana S.p.A. gestisce diversi mercati al fine di fornire un efficiente canale di
finanziamento adatto a tutte le tipologie di valori quotati; in linea di principio per ogni
strumento c un mercato diverso. Ad un primo livello, la Borsa Italiana pu essere suddivisa
in CINQUE grossi segmenti:

1. IL MERCATO AZIONARIO, nel quale si negoziano tutti i tipi di azioni, le obbligazioni


convertibili, i diritti dopzione, i warrant, i cover warrant e i certificati rappresentativi di
quote di fondi chiusi mobiliari ed immobiliari.
2. IL MERCATO TELEMATICO DEI COVERED WARRANTS, nel quale si negoziano i Covered
Warrant (su azioni, titoli di Stato, tassi di interesse, valute, indici e merci) e dei
certificates quotati in Borsa.
3. IL MERCATO AFTER HOURS, nel quale si effettua la negoziazione di strumenti finanziari
in orari successivi alla chiusura del mercato diurno.
4. IL MERCATO DEL REDDITO FISSO, ossia il mercato telematico delle obbligazioni e dei
Titoli di Stato

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5. MERCATO DEI DERIVATI, nel quale sono negoziati contratti futures e di opzione aventi
come attivit sottostante strumenti finanziari, tassi di interesse, valute, merci e relativi
indici.

1: IL MERCATO AZIONARIO DI BORSA ITALIANA si articola in tre mercati: il Mercato


Telematico Azionario (Mta), il Mercato Ristretto e il Nuovo Mercato.

IL MERCATO TELEMATICO AZIONARIO (MTA): il comparto della Borsa valori italiana in cui si
negoziano azioni (ordinarie, privilegiate e di risparmio), obbligazioni convertibili, warrant,
diritti dopzione e certificati rappresentativi di quote di fondi mobiliari e immobiliari chiusi
quotati in Borsa (art.1.3 del regolamento dei mercati organizzati e gestiti dalla Borsa Italiana
S.p.A.). LMta gestito dalla Borsa Italiana S.p.A. (societ di gestione) secondo le norme
previste nel regolamento deliberato dallAssemblea ordinaria della stessa societ il 20
dicembre 1999 e approvato dalla CONSOB con delibera n. 12324 del 19 gennaio 2000. Dal
1991 il mercato azionario divenuto un mercato telematico, e ladozione di tale modalit di
contrattazione ha sostituito quella "alle grida", inizialmente, per una rosa ristretta di azioni,
successivamente (aprile 1994), per tutto il listino azionario. LMta un mercato ad asta, in cui
le negoziazione e gli scambi degli strumenti finanziari avvengono attraverso un meccanismo
dasta, che fa incontrare domanda ed offerta: lo scambio si compie tra chi offre il prezzo pi
basso in offerta e chi offre il prezzo pi alto in domanda. I titoli sono scambiati attraverso un
meccanismo a doppio lato (two side): le offerte di prezzo vengono fatte sia dagli acquirenti
che dai venditori delle azioni. Il sistema telematico, gestito dalla SIA, visualizza le proposte di
negoziazione allinterno di un libro (book) che compare sui terminali degli operatori
autorizzati. A partire dal 2 aprile 2001, con lavvio delloperativit del segmento STAR, il
Mercato Telematico Azionario stato suddiviso in base alla capitalizzazione degli strumenti
negoziati, nei seguenti segmenti:
BLUE CHIPS, il segmento dedicato alle azioni con capitalizzazione superiore ad un livello
attualmente stabilito in 800 milioni di euro, in cui sono comprese tutte le societ inserite del
Mib30 (i 30 principali titoli per capitalizzazione e liquidit), e le societ del Midex (le 25 societ
successive per capitalizzazione a quelle comprese nel Mib30).
STAR, il segmento che riguarda le aziende con capitalizzazione medio piccola, inferiore a
800 milioni di euro, che operano nei settori pi tradizioali delleconomia; tali aziende, per
incrementare la visibilit e la qualit della propria immagine sul mercato e rientrare nel target
degli investitori istituzionali, si impegnano a soddisfare requisiti pi pressanti legati al
flottante, alla trasparenza dellinformativa societaria, al sostegno della liquidit da parte di
uno specialista.
SEGMENTO DI BORSA ORDINARIO, nel quale sono presenti societ che non rientrano nei
segmenti precedenti, esso suddiviso a sua volta in due classi in funzione della loro liquidit,
misurata in termini di frequenza e controvalore medio giornaliero degli scambi. MTF, il
segmento su cui si negoziano ETF (Exchange Traded Funds) e Funds (Aperti indicizzati, SICAV
Indicizzate, Fondi chiusi Immobiliari e Mobiliari).
Il MERCATO RISTRETTO: il mercato nel quale si negoziano contratti di compravendita relativi
ad azioni, obbligazioni, warrant e diritti dopzione con requisiti meno stringenti rispetto a
quelli previsti per lammissione sullMta o comunque legati a condizioni particolari, come
clausole di prelazione e gradimento. I titoli quotati su tale mercato sono emessi da societ di
dimensione mediamente inferiore rispetto a quelle presenti sullMta; esso svolge funzione di

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banco di prova sia per lemittente dei titoli sia per linvestitore. E stato istituito nel 1977,
dopo lapprovazione della legge n. 49 del 23 febbraio 1977, che ne ha originariamente
disciplinato il meccanismo di funzionamento. La sua istituzione aveva una precisa finalit:
consentire la quotazione e la negoziazione di strumenti finanziari non ancora "maturi" per
essere ammessi sulla Borsa ufficiale, pur facendo registrare numerosi scambi o essendo legati
a clausole particolare di prelazione e gradimento, tali da non consentire il regolare
svolgimento delle negoziazioni di Borsa. In realt oggi il Mercato Ristretto non rispecchia le
finalit previste dal legislatore e delloriginale previsione mantiene solamente le regole di
funzionamento e i requisiti di ammissione semplificati rispetto agli altri mercati.
IL NUOVO MERCATO: il mercato regolamentato organizzato e gestito dalla Borsa Italiana
S.p.A., in cui si negoziano, per qualsiasi quantitativo, azioni ordinarie, obbligazioni convertibili,
warrants e diritto dopzione di emittenti nazionali ed esteri con elevate potenzialit di crescita
operanti sia in settori innovativi, sia tradizionali purch caratterizzate da innovazioni di
prodotto, servizio o processo ("high growth companies"). Il Nuovo Mercato stato costituito
nel maggio del 1999 al fine di creare un segmento borsistico per rispondere alle specifiche
esigenze di finanziamento delle imprese operanti in settori molto dinamici, innovativi e ad alto
potenziale di sviluppo. Si tratta di imprese operanti in settori ad alto sviluppo tecnologico, di
imprese operanti in settori "tradizionali" ma che puntano sullinnovativit dei processi e dei
prodotti, societ giovani (start up) che necessitano di capitali per sviluppare i propri progetti,
societ gi quotate su altri mercati esteri che desiderano allargare la propria base azionaria. I
requisiti di ammissione al Nuovo Mercato sono meno stringenti rispetto a quelli del listino
principale; basta la pubblicazione ed il deposito di un solo bilancio desercizio, senza nessun
vincolo minimo di utile, fatturato o dimensione dellattivo; offerta minima pari al 20% del
capitale, con deroga in caso di doppia quotazione (quotazione su 2 o pi mercati); lofferta
minima di azioni deve avere un controvalore di almeno 5 milioni di euro (quasi 10 miliardi di
lire); patrimonio netto non inferiore a 1,5 milioni di euro. Al Nuovo Mercato generalmente si
rivolgono sia societ gi esistenti e che hanno progetti di espansione, sia societ che hanno da
poco iniziato lattivit con delle idee da finanziare, ma fatturati ridotti (anche se con forti
prospettive di crescita) e forti perdite (legate al sostenimento dei costi di avvio dellattivit).
Dal punto di vista operativo il Nuovo Mercato segue gli stessi orari e procedure di
negoziazione del segmento principale di borsa, solamente che a differenza di questo non
esistono lotti minimi di negoziazione: possibile acquistare o vendere anche una sola azione,
questo allo scopo di facilitare la partecipazione agli investimenti anche al piccolo
risparmiatore. In tal senso il Nuovo Mercato offre vantaggi sia alle aziende, le quali hanno una
procedura di quotazione pi semplice, sia agli investitori, i quali hanno la possibilit di
impegnare somme di denaro anche contenute con le stesse garanzie di trasparenza che
caratterizza la borsa tradizionale.

2. IL MERCATO TELEMATICO DEI COVERED WARRANTS il comparto della Borsa valori


italiana sul quale sono negoziati covered warrants (su azioni, titoli di stato, tassi dinteresse,
valute, indici e merci) e Certificates quotati in Borsa, per quantitativi minimi (lotto minimo) o
loro multipli. Esso un mercato ad asta, in cui la negoziazione e lo scambio degli strumenti
finanziari avvengono attraverso un meccanismo dasta, che fa incontrare domanda ed offerta:
lo scambio si effettua tra chi offre il prezzo pi basso in offerta e chi offre il prezzo pi alto in
domanda. Con lo scopo ultimo di rendere pi facilmente consultabile il listino dei covered
warrant stata introdotta una segmentazione che, pur non avendo nessuna differenza nelle

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modalit di negoziazione, ripartisce gli strumenti in classi omogenee per tipologia di struttura:
segmento plain vanilla, benchmark, certificates e segmento strutturati/esotici. Possono essere
ammessi a quotazione sul MCW (in base allart.2.2.15 del Regolamento dei mercati
organizzati) i covered warrant emessi da: societ o enti nazionali o esteri sottoposti a vigilanza
prudenziale; Stati o enti sovranazionali; societ o enti per i quali i rapporti obbligatori connessi
allemissione siano garantiti da un soggetto (garante) che presenti i requisiti specificati nello
stesso regolamento.

3. IL MERCATO AFTER HOURS


Dal 15 maggio 2000 la Borsa italiana ha dato vita ad una fase di negoziazione serale (Trading
After Hours, TAH); questa ha inizio alle ore 18.00 (30 minuti dopo la conclusione della fase
diurna) e termina alle 20.30 ( a regime, vi sar lestensione di tale orario fino alle 22.00).
Attualmente, in tale mercato sono negoziati solo una parte dei titoli quotati alla Borsa italiana
e soprattutto solo quelli pi liquidi, cio quelli che fanno parte dellindice Mib30 e del Midex,
ed alcune azioni e covered warrant del Nuovo Mercato. La negoziazione degli strumenti
finanziari avviene attraverso un meccanismo ad asta, che fa incontrare domanda ed offerta: lo
scambio ha luogo tra chi offre il prezzo pi basso in offerta e chi offre il prezzo pi alto in
domanda. Il progetto della Borsa serale stato creato sulla base delle nuove esigenze
espresse dagli investitori italiani e stranieri ed ha incontrato anche il consenso degli
intermediari che possono cos ampliare lofferta dei servizi a risparmiatori ed investitori.
Tuttavia la fase serale della Borsa italiana presenta vincoli pi restrittivi rispetto a quelli in
vigore durante la fase diurna: visto laspetto ancora sperimentale di questo mercato e i timori
di illiquidit degli scambi (scarsit delle proposte di acquisto e vendita possono causare
unelevata volatilit dei prezzi) la Borsa italiana ha deciso di fissare a +/- 3,5% loscillazione
massima dei prezzi di contrattazione al prezzo di riferimento registrato durante la fase diurna
che fa scattare la sospensione del titolo. Tale vincolo, nonostante sia posto a protezione del
risparmiatore, ha limitato il successo di questo mercato in quanto oscillazioni troppo limitate
dei prezzi costituiscono un vero e proprio freno alloperativit dei trader.

4. IL MERCATO DEL REDDITO FISSO


Il Mercato Telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato (MOT) il comparto della Borsa
Italiana S.p.A. in cui si negoziano obbligazioni diverse dalle obbligazioni convertibili e Titoli di
Stato, in quantitativi minimi (lotti minimi) o lo multipli (art.4.4.1 del regolamento dei mercati
organizzati e gestiti dalla Borsa Italiana S.p.A.); la Borsa Italiana stabilisce i quantitativi minimi
negoziabili bilanciando, le esigenze di funzionalit del mercato, lagevolazione allaccesso al
mercato stesso da parte degli investitori istituzionali e leconomicit nellesecuzione degli
ordini. Il MOT un mercato finanziario al dettaglio, nato nel luglio del 1994 dallunificazione in
un unico mercato telematico delle 10 borse valori italiane. Esso un mercato ad asta, in cui il
sistema di negoziazione strutturato in maniera da accoppiare gli ordini sulla base del prezzo
(la priorit data a chi disposto a pagare di pi) e delle quantit e, a parit di prezzo, si da la
precedenza allordine emesso per primo. Le transazioni scaturiscono dallincrocio di proposte
di negoziazioni (PDN); le PDN sono ordinate automaticamente per ciascun strumento in
ordine di prezzo, decrescente se in acquisto e crescente se in vendita. Gli strumenti finanziari
negoziati sul MOT sono suddivisi in quattro segmenti di mercato, in base alla natura
dellemittente e del tipo di interesse:
BOT, BTP, CTE, CTZ;

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CCT e CTO;
Obbligazioni denominate in euro;
Obbligazioni denominate in altre valute estere.
Inoltre, lart.4.4.2 del Regolamento stabilisce una ulteriore ripartizione degli strumenti di ogni
segmento sulla base di indicatori rilevati periodicamente quali il tipo, valore nominale e la
liquidit. Gli orari di negoziazione sono diversi per ciascun segmento: la Borsa stabilisce limiti
alle variazioni massime di prezzo e altre condizioni per assicurare il massimo ordine nello
svolgimento delle negoziazioni. Inoltre queste avvengono in due fasi successive:
Lasta di apertura, che ha lobiettivo di selezionare gli strumenti finanziari negoziabili e di
determinare un prezzo iniziale (prezzo di apertura). La negoziazione in continua, che ha il
compito di rendere rapido ed efficiente lo svolgimento delle transazioni.
Ogni giorno la Borsa Italiana invia e diffonde, tramite supporto informatico, il Listino Ufficiale.

5. MERCATO DEI DERIVATI


Il Mercato Italiano dei derivati si suddivide in due segmenti:
Il Mercato Italiano dei Derivati Azionari (IDEM Italian Derivatives Market) Il Mercato
Italiano dei Derivati sui tassi di Interesse (MIF)
LIDEM il mercato regolamentato gestito dalla Borsa Italiana S.p.A., in cui vengono negoziati
contratti futures e contratti dopzione che hanno come attivit sottostante indici e singoli
titoli azionari. LIDEM nato il 28 novembre 1994, con lavvio delle negoziazioni telematiche
sul FIB 30 (future sullindice MIB30). Le modalit di negoziazione avvengono in ununica fase
"in continua", dalle 9.15 alle 17.40, in cui avviene anche la conclusione dei contratti. Le
proposte di negoziazione sono immesse nel "book" in forma anonima e devono contenere
specifiche informazioni circa lo strumento oggetto della negoziazione, la quantit , il tipo di
operazione, il tipo di conto e le condizioni offerte. Caratteristica principale di questo mercato
che gli scambi possono essere effettuati attraverso la presenza di operatori chiamati
"market makers" (iscritti nellapposito albo), al fine ultimo di garantire la liquidit degli
strumenti negoziati. Essi, infatti, sono degli intermediari finanziari che si impegnano a fornire
in via continuativa proposte di acquisto e vendita su uno o pi strumenti finanziari, quotati sui
mercati regolamentati, per un ammontare minimo fissato di tali strumenti. Un investitore che
desidera operare sugli strumenti finanziari negoziati sullIDEM deve rivolgersi ad un
intermediario, che confermi la sua adesione come clearing member alla Cassa di
Compensazione e Garanzia; in particolare i soggetti abilitati ad operare sullIDEM sono:
Imprese dinvestimento: SIM e imprese dinvestimento comunitarie ed extra-
comunitarie; Banche, se autorizzate dalla Banca dItalia;
Agenti di cambio ancora in carica, operanti solo come broker, immettendo ordini solo
per i loro clienti e non propri.
I contratti conclusi sono registrati in un apposito archivio elettronico, indicando una serie di
informazioni (numero progressivo del contratto, lora di inserimento della proposta, la
quantit e il prezzo unitario ecc.): tali informazioni sono inviate automaticamente dal sistema
di riscontro e rettifica giornalieri al sistema di compensazione e garanzia.
Il Mercato Italiano dei Derivati sui tassi di interesse (MIF), il mercato regolamentato sul
quale si negoziano i futures e le opzioni aventi come attivit sottostante Titoli di Stato e tassi
di interesse (future sul BTP a 10 anni, future sul BTP a 30 anni, future sul tasso EURIBOR a 1
mese e opzione sul BTP future). Il MIF stato istituito il 18 febbraio 1992 con un decreto del
Ministero del Tesoro, abrogato e sostituito dal nuovo decreto del 24 febbraio 1994 con il

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quale si sancita una convenzione per il funzionamento e si costituito un Comitato di
Gestione. A seguito della privatizzazione dei mercati avvenuta con il decreto legislativo del 23
luglio 1996, nellanno 1997 stata costituita la societ per azioni MIF S.p.A. , ceduta alla Borsa
Italiana S.p.A. nel maggio del 1998. Il funzionamento, lorganizzazione e la gestione del MIF
sono disciplinati da un Regolamento che stabilisce:
Le condizioni di ammissione;
Lesclusione e la sospensione dei contratti e degli operatori;
Le modalit di svolgimento delle negoziazioni,
Gli obblighi degli operatori;
La pubblicazione e la diffusione delle informazioni.
In base allarticolo 3.1.1 del Regolamento del MIF si stabilisce che possono partecipare alle
negoziazioni: Gli agenti di cambio autorizzati alla negoziazione per conto terzi (Testo Unico
della Finanza); Le banche nazionali, comunitarie, ed extracomunitarie autorizzate allo
svolgimento dellattivit di negoziazione per conto proprio e/o per conto terzi (Testo Unico
della finanza); Le imprese di investimento nazionali, comunitarie ed extracomunitarie
autorizzate allo svolgimento dellattivit di negoziazione per conto proprio e/o per conto terzi
(Testo Unico della Finanza);
I locals, con sede legale in uno stato comunitario ed autorizzati a negoziare su un mercato
comunitario;
La Banca dItalia, ammessa di diritto alle negoziazioni.

A fine 2007 partito, con scarsi risultati, un nuovo mercato denominato Mercato Alternativo
dei Capitali (MAC) destinato ad agevolare laccesso dei capitali di rischio da parte delle PMI
italiane.

3.4 GLI INTERMEDIARI FINANZIARI

3.4.1 Inquadramento generale

Dopo il quadro normativo occorre ricordare che sotto laspetto funzionale , il sistema
finanziario assolve a tre compiti di natura
1. Monetaria: attraverso la creazione e la movimentazione dei mezzi di pagamento;
2. Creditizia: attraverso il trasferimento delle risorse finanziarie dalle unit economiche in
avanzo finanziario a quelle in disavanzo;
3. di politica monetaria attraverso la trasmissione della politica economica

Analizzeremo ora in particolare i principali intermediari finanziari presenti sul mercato


effettuando una distinzione grossolana in funzione dellattivit svolta .

A intermediari abilitati ad offrire servizi d'investimento a privati e persone giuridiche:


(per servizi di investimento si intende lofferta di prodotti finanziari a terzi al fine di
raccogliere disponibilit finanziarie)

societ di intermediazione mobiliare (sim) italiane: possono essere autorizzate dalla


Consob ad offrire tutti i servizi di investimento. Una verifica pu essere fatta nella
sezione Intermediari del sito Consob; E' previsto dall'art. 20 del d.lgs. n. 58/1998 e

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contiene:- elenco Sim; sezione imprese extracomunitarie; e sezione speciale societ
fiduciarie All'albo allegato l'elenco delle imprese di investimento comunitarie:- con
succursale in Italia e- senza succursale

banche italiane: possono essere autorizzate dalla Banca d'Italia ad offrire tutti i servizi di
investimento;
societ di gestione del risparmio (sgr) italiane: possono essere autorizzate dalla Banca
d'Italia all'esercizio dell'attivit di gestione individuale di patrimoni; la verifica pu
essere fatta sul sito della banca ditalia sezione Funzioni di Vigilanza;
intermediari finanziari iscritti nell'elenco previsto dall'art. 107 del Testo Unico bancario
e tenuto dalla Banca d'Italia: possono essere autorizzati solo alla negoziazione in conto
proprio di strumenti finanziari derivati e al collocamento
banche di paesi comunitari: possono offrire i servizi per i quali sono state autorizzate
dall'autorit di vigilanza del paese d'origine; la verifica pu essere fatta presso gli uffici
della Banca d'Italia;
imprese di investimento di paesi comunitari: possono offrire i servizi per i quali sono
state autorizzate dall'autorit di vigilanza del paese d'origine; la verifica pu esser fatta
nella sezione Intermediari del sito Consob;
banche extracomunitarie: possono essere autorizzate dalla Banca d'Italia ad offrire tutti
i servizi di investimento; la verifica pu essere fatta presso gli uffici della Banca d'Italia;
agenti di cambio iscritti nel ruolo unico nazionale tenuto dal Ministero del tesoro:
possono svolgere l'attivit di negoziazione per conto terzi, collocamento, gestione
individuale e ricezione e trasmissione di ordini nonch mediazione; la verifica pu essere
fatta presso il Ministero del tesoro

I soggetti abilitati operano normalmente presso le loro sedi e dipendenze, dove il


risparmiatore si reca per effettuare investimenti. A volte, per, la promozione ed il
collocamento di servizi di investimento o prodotti finanziari viene svolta "fuori sede",e quindi
anche presso il domicilio del risparmiatore. Il nostro ordinamento ha ritenuto che in questi
casi il risparmiatore deve essere particolarmente tutelato, prevedendo che:

i soggetti abilitati si avvalgono di promotori finanziari, iscritti, dopo aver superato un


esame, in un albo tenuto dalla Consob consultabile nella sezione "Intermediari " del sito,
dove il risparmiatore pu verificare l'effettiva iscrizione del promotore;
il risparmiatore ha 7 giorni di tempo dalla sottoscrizione per esercitare la facolt di
ripensamento e recedere dal contratto senza spese.

Nel parlare di servizi dinvestimento si focalizza lattenzione su soggetti che intendono


investire le loro attivit finanziarie . Poich nella decisione dinvestimento entrano in gioco sia
fattori oggettivi che soggettivi standardizzare difficile per cui opportuno capire quali
fattori vanno tenuti presenti nella scelta di un investimento .

B intermediari abilitati ad offrire altri servizi finanziari


In questa categoria rientrano tutti gli intermediari finanziari che possono esercitare:
le seguenti attivit previste dallart. 106 del T.U.:
assunzione di partecipazioni;

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concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma;
prestazione di servizi di pagamento (carte di credito)
intermediazione in cambi;
soggetti che svolgono in via esclusiva o prevalente attivit di concessione di
finanziamenti nei confronti del pubblico nella forma del rilascio di garanzie
tutto svolto con le caratteristiche professionali
In realt gli intermediari creditizi veri e propri sono quelli orientati al margine da interesse
per cui troviamo banche, soc. di credito al consumo,di leasing,di factoring, mentre altri
intermediari orientati alle commissioni ma che svolgono attivit creditizia sono emittenti carte
,confidi, merchant bank

C intermediari abilitati ad offrire servizi monetari e di pagamento


Lart. 114-bis del Testo unico bancario ha riservato lemissione della moneta elettronica alle
banche e agli IMEL, prevedendo per questi ultimi una specifica disciplina. Essa volta a
favorire lo sviluppo della moneta elettronica, attraverso lintroduzione di un quadro
normativo neutro rispetto alle soluzioni tecnologiche prescelte per la sua realizzazione, e a
preservare laffidabilit degli IMEL attraverso ladozione di un regime di vigilanza prudenziale
calibrato sulle specificit di tali intermediari e ispirato al paradigma della sana e prudente
gestione. LIMEL esercita in via esclusiva lattivit di emissione della moneta elettronica
attraverso la trasformazione immediata delle somme ricevute in moneta elettronica. In
relazione allesercizio di tale attivit, lIMEL cura altres la gestione degli investimenti
consentiti a fronte della moneta elettronica emessa. LIMEL pu, inoltre, svolgere attivit
connesse e strumentali a quella principale nonch prestare taluni servizi di pagamento; ad
esso comunque preclusa la concessione di crediti sotto qualsiasi forma. La moneta
elettronica un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dellemittente,
memorizzato su un dispositivo elettronico; essa rappresenta uno strumento di pagamento
accettato come mezzo di pagamento da soggetti diversi dallemittente. La moneta elettronica
emessa previa ricezione di somme di valore non inferiore al valore monetario emesso. La
ricezione di fondi connessa allemissione di moneta elettronica non integra la fattispecie della
raccolta del risparmio tra il pubblico. Le somme ricevute dallIMEL a fronte della moneta
elettronica emessa non costituiscono depositi della clientela;su di esse, pertanto, non sono
corrisposti interessi e le stesse non sono coperte dai sistemi di garanzia dei depositi. Ulteriore
caratteristica della moneta elettronica il riconoscimento al detentore del diritto al rimborso
della parte di essa non utilizzata. Il rimborso deve essere effettuato al valore nominale in
moneta legale ovvero mediante versamento su un conto bancario, senza applicazione di
ulteriori oneri e spese, fatta eccezione per quelli strettamente necessari per leffettuazione
delloperazione. LIMEL pu prevedere che siano esclusi rimborsi per importi inferiori a 5 euro.
La moneta elettronica si distingue sia dagli strumenti di accesso a distanza a depositi bancari
sia da altri strumenti di pagamento, quali le carte di credito nonch le carte prepagate emesse
da fornitori di beni e servizi e utilizzabili esclusivamente presso gli stessi. La moneta
elettronica pu avere caratteristiche tecniche e di funzionamento diverse, quali ad esempio:
dispositivi basati sullutilizzo di un supporto fisico o su software; strumenti nominativi o
anonimi; ricaricabili o meno. Un caso particolarmente interessante quello di MOBILMAT spa
, primo operatore IMEL in Italia che emette carte prepagate ricaricabili.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 132
3.4.2 I Principi base per linvestimento di attivit finanziarie

In materia di risparmio e investimenti occorre tener sempre a mente tre criteri fondamentali:
liquidit, sicurezza e rendimento.
Naturalmente, lideale sarebbe poter conseguire risultati positivi per ciascuno di questi tre
fattori, vale a dire ottenere redditi elevati in assoluta sicurezza potendo contare su una
disponibilit costante. In realt questi tre obiettivi sono inversamente proporzionali. Infatti,
una maggiore sicurezza va a scapito del rendimento, mentre un rendimento pi elevato
richiede un compromesso in termini di durata e sicurezza. Solo con una strategia di
investimento equilibrata i tre fattori sono equamente ripartiti a seconda della propensione al
rischio dellinvestitore e delle aspettative di rendimento.
Investimenti e rischi
Chi auspica un reddito elevato deve essere necessariamente disposto ad accettare maggiori
rischi. Landamento di un investimento strettamente correlato allorientamento specifico
dellinvestimento. I rischi maggiori si corrono investendo in azioni o in valute estere. Per
superare indenni eventuali oscillazioni dei corsi, gli investitori devono puntare a un orizzonte
temporale pluriennale. Man mano che aumenta la durata dellinvestimento si riduce, ma non
si esclude, il rischio di perdita. Infine occorre tener presente che i rendimenti passati non sono
garanzia di rendimenti futuri

.
La figura riportata qui sopra illustra chiaramente il conflitto esistente tra rischio (sicurezza) e
rendimento (redditivit). fondamentale sapere che il potenziale di rendimento
direttamente proporzionale al rischio.

Il Rendimento

Il rendimento di un prodotto finanziario dato dal rapporto fra il valore finale


dellinvestimento e il valore iniziale dellinvestimento:

Rendimento = Valore finale/valore iniziale

Il valore finale dellinvestimento pu essere espresso come somma del valore iniziale
dellinvestimento e il guadagno (o perdita) maturato nellintervallo di tempo preso a
riferimento:

Si definisce tasso di rendimento il rapporto fra il guadagno (o perdita) maturato nellintervallo


di tempo preso a riferimento e il valore iniziale dellinvestimento:

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 133
In genere la letteratura finanziaria utilizza il termine Rendimento come sinonimo di Tasso
di rendimento per cui in seguito sar cos utilizzato.
Il guadagno di un investimento pu esprimersi sotto tre forme generali:

1. Interesse maturato sul valore nominale del prodotto finanziario


2. Dividendi su quote di partecipazione al capitale sociale
3. Capital gain sulla compravendita di prodotti finanziari

Mentre il capital gain subito determinato come il guadagno derivante dalla differenza fra il
prezzo di vendita o di rimborso e il prezzo di acquisto o sottoscrizione del prodotto finanziario,
per gli interessi non c una forma comune di calcolo e tanto meno per i dividendi una forma
di assegnazione.
I prodotti finanziari che generano interessi sono definiti titoli di debito: chi acquista un titolo di
debito diviene finanziatore della societ o dellente che lha emesso e si ha il diritto a
percepire periodicamente gli interessi previsti dal regolamento dellemissione e, alla
scadenza, al rimborso del capitale prestato.
I prodotti finanziari che generano dividendi sono definiti titoli di capitale: chi acquista un titolo
di capitale diviene socio della societ emittente ed ha diritto a percepire annualmente il
dividendo sugli utili conseguiti nel periodo di riferimento che lassemblea dei soci decider di
distribuire.
Conoscere i rischi delle alternative di investimento

La scelta di un prodotto finanziario per linvestitore indirizzata a soddisfare due esigenze:


massimizzare il valore atteso del rendimento dellinvestimento e nello stesso tempo
minimizzare il rischio di disinvestire ad un rendimento molto basso rispetto al rendimento
atteso.
Il rischio quindi il principale strumento insieme al rendimento per la valutazione della qualit
di un investimento.
I principali strumenti utilizzati nellanalisi del rischio di un prodotto finanziario sono tre,
ciascuna delle quali mette in luce aspetti diversi del rischio di un investimento:
Volatilit, Rendiment at Risk, Value at Risk;
La volatilit (s) si rif al concetto di scarto quadratico medio o deviazione standard del
calcolo statistico e quindi misura lo scostamento medio di una variabile dal suo valore atteso,
nel caso del rendimento la volatilit da lidea di quanto si allontana mediamente (cio con
probabilit del 50%) il rendimento dal suo valore atteso.

Il Rendiment at Risk (RaR) misura lo scostamento massimo del rendimento dal suo valore
atteso fissato il livello di confidenza. Il livello di confidenza scelto dallanalista, in genere si
sceglie il 95% e rappresenta la probabilit che il rendimento non scenda verso il basso rispetto
al rendimento atteso di una quantit superiore al RaR, ossia la probabilit che lo scostamento
non superi il RaR. Consegue che se scegliamo un livello di confidenza pi grande di 95% il
valore RaR diventa pi grande e viceversa.

Si pu osservare che la volatilit in realt il RaR con un livello di confidenza del 50%:

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Livello di confidenza

Scostamento dal rendimento atteso

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Il Value at Risk (VaR) misura invece lo scostamento massimo del valore dellinvestimento dal
suo valore atteso fissato il livello di confidenza.

Livello di confidenza

Scostamento dal valore atteso


dellinvestimento

Mentre il RaR da lidea di quanto possa scendere nei casi pi sfortunati il rendimento
dellinvestimento rispetto al rendimento atteso, il VaR da lidea di quanto possa scendere nei
casi pi sfortunati il valore dellinvestimento rispetto al valore finale atteso.
Il VaR rispetto al RaR riesce a dare una pi concreta quantificazione del rischio di un
investimento cos come il guadagno pi concreto ed intuitivo del rendimento (o meglio del
tasso di rendimento). Il VaR oggi uno degli indicatori di rischio pi utilizzati grazie alle nuove
metodologie di calcolo e allo sviluppo informatico; lattenzione per questo indice nasce
soprattutto per la facilit nel confrontare il rischio di prodotti finanziari diversi, fra un
prodotto e un portafoglio finanziario e gli indici di mercato.

Rischio e rendimento
Non tutte le soluzioni di investimento sono indicate in uguale misura per gli investitori privati.
Conoscere la propria propensione al rischio rappresenta un presupposto assolutamente
imprescindibile.
Individuare la strategia di investimento ideale non per niente facile. Un boom delle borse
determina una maggiore propensione al rischio, mentre in una fase di stagnazione si
propende verso investimenti sicuri. Per definire il proprio profilo di investimento e la propria
propensione al rischio occorre porsi domande mirate e successivamente discuterne con il
consulente o con lintermediario finanziario.
Al fine di garantire il privato dopo i vari fatti accaduti anche eclatanti come Parmalat e Cirio
lABI (Associazione bancaria Italiana) ha promosso liniziativa Patti Chiari .
Tali norme di comportamento, poi adottate da tutti gli operatori prevedono che gli
intermediari attraverso una intervista del cliente devono definire il profilo di rischio del cliente
e monitorarlo nel tempo. Questo per tutelare il cliente da potenziali operazioni pericolose per
il suo profilo .

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:

Profili

Obiettivo Profilo di
Descrizione Finalit
dinvestimento rischio
Investimenti del mercato
Mantenimento del valore con Rischio
Sicurezza monetario e obbligazioni;
reddito regolare minimo
quota azionaria nulla
Mantenimento del valore con
In prevalenza obbligazioni; reddito regolare e incremento del Rischio
Reddito
quota azionaria ridotta valore attraverso una quota ridotto
azionaria ridotta
Mantenimento del valore con
Composizione del
reddito regolare e incremento del Rischio
Equilibrio portafoglio equilibrata tra
valore attraverso una modesta medio
azioni e obbligazioni
quota azionaria
Incremento del valore a lungo Rischio
In prevalenza azioni; quota
Crescita termine attraverso una quota superiore
obbligazionaria ridotta
azionaria superiore alla media alla media
Incremento del valore a lungo
In prevalenza azioni; quota Rischio
Utile di capitale termine attraverso una quota
obbligazionaria nulla elevato
azionaria molto elevata

Strategia di investimento
La strategia di investimento determina la diversificazione, vale a dire la ripartizione
dellinvestimento tra diverse categorie.
Un portafoglio diversificato ha come obiettivo quello di ottimizzare il rapporto tra rischio e
rendimento, ripartendo lintero capitale investito su diverse classi di attivit e singoli titoli:
Ripartizione tra diversi strumenti di investimento quali azioni, obbligazioni, titoli del
mercato monetario ecc.
Ripartizione tra diverse imprese, settori e Paesi
Ripartizione in base alla valuta

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Gli investimenti in azioni di societ differenti saranno caratterizzati da una maggiore stabilit a
livello dei corsi rispetto a quelli in azioni emesse da ununica azienda. In tal modo il rischio
specifico (o non sistematico) di un titolo si riduce.
Altri fattori determinanti nella scelta della strategia di investimento sono la tolleranza al
rischio, la durata dellinvestimento, la fase della vita in cui si trova linvestitore e la sua
situazione patrimoniale:

Tolleranza al rischio
In che misura si disposti a correre un rischio? La tolleranza al rischio determinata da due
fattori che influiscono sulla scelta della strategia di investimento:

Capacit di rischio Propensione al rischio


La capacit di rischio determinata da criteri La propensione al rischio determinata da criteri
oggettivi. Ponetevi le seguenti domande: soggettivi. Ponetevi le seguenti domande:
Avr bisogno del denaro nei prossimi 10 anni? Sono disposto ad accettare consistenti
Devo utilizzare il denaro per la previdenza di oscillazioni dei corsi?
vecchiaia? Seguo attivamente landamento delleconomia?
Quali sono le mie esperienze nellambito delle
operazioni su titoli?

A seconda della tolleranza al rischio esiste unadeguata strategia di investimento:


Tolleranza al rischio elevata Tolleranza al rischio ridotta
Strategia di investimento aggressiva: Strategia di investimento difensiva:
Orizzonte temporale: 5-10 anni Orizzonte temporale: 3-5 anni
Oscillazioni di valore elevate nel breve periodo Oscillazioni di valore contenute nel breve
Redditi complessivi superiori alla media nel lungo periodo
periodo Redditi complessivi pi contenuti nel lungo
periodo

Durata dellinvestimento
Pi lungo lorizzonte temporale, maggiore la probabilit di raggiungere i propri obiettivi di
rendimento. Optando per un investimento con un orizzonte piuttosto lungo possibile far
fronte a rischi pi elevati sotto forma di oscillazioni dei corsi. Si corrono rischi elevati
soprattutto scegliendo investimenti in azioni e in valute estere. Poich le variazioni dei corsi
possono determinare anche cadute, per gli investimenti pi rischiosi gli investitori devono
optare per un orizzonte temporale piuttosto lungo. Da alcuni studi emerso che gli investitori
che scelgono soluzioni rischiose con un orizzonte temporale di oltre 8 anni vengono poi
ricompensati con rendimenti superiori alla media.

Fase della vita


Levoluzione finanziaria pu essere suddivisa in tre fasi:
La prima fase caratterizzata dalla costituzione del patrimonio; famiglia e carriera svolgono
un ruolo fondamentale.
La fase successiva segnata dallincremento del patrimonio; spesso si acquista la casa dei
propri sogni e si prendono importanti decisioni a livello professionale.

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Durante la terza fase svolgono un ruolo di primo piano la pianificazione previdenziale e
successoria nonch strategie di investimento mirate al mantenimento del valore del
patrimonio accumulato.
In tutte e tre le fasi le persone tendono a prendere decisioni in numerosi ambiti: dalle imposte
agli investimenti patrimoniali, dalla carriera al finanziamento della propriet dabitazione,
dalla costituzione di unimpresa alleducazione dei figli, senza tralasciare la pianificazione
previdenziale, le assicurazioni, leredit, la pianificazione successoria, ecc.
Situazione patrimoniale
La scelta della strategia di investimento legata anche alla propria situazione finanziaria
presente e futura, in base alla quale si opta per la forma di investimento ideale (azioni, fondi,
ecc.). opportuno porsi le seguenti domande:
Quali saranno la mia situazione patrimoniale e il mio reddito tra 3, 5 o 10 anni?
Si prospettano spese ingenti o si prevede lacquisto di una casa?
Nel caso di una coppia in cui entrambe i partner percepiscono un reddito, esiste la possibilit
che uno dei due abbandoni o riduca (provvisoriamente) lattivit lucrativa? Sono previste
donazioni o eredit che potrebbero migliorare sensibilmente la situazione patrimoniale?
Esiste una copertura assicurativa adeguata per i rischi dinvalidit e di decesso? In che modo
influisce sul reddito e sul patrimonio?
Scegliere la strategia di investimento ideale non affatto semplice. una decisione che
andrebbe analizzata e discussa con uno specialista del settore.

3.5 Gli strumenti finanziari destinati agli investitori

Ai sensi del d. lgs. 58/98 per "strumenti finanziari" si intendono:


a) azioni e altri titoli rappresentativi di capitale di rischio negoziabili sul mercato dei capitali;
b) obbligazioni, titoli di Stato e altri titoli di debito negoziabili sul mercato dei capitali;
c) quote di organismi di investimento collettivo (ossia quote di fondi comuni d'investimento);
d) titoli normalmente negoziati sul mercato monetario;
e) qualsiasi altro titolo normalmente negoziato che permetta di acquisire gli strumenti indicati
nelle precedenti lettere, e i relativi indici;
f) contratti "futures" su strumenti finanziari, su tassi di interesse, su valute, su merci e sui
relativi indici, anche quando l'esecuzione avvenga attraverso il pagamento di differenziali in
contanti;
g) contratti di scambio a pronti e a termine (swaps) su tassi di interesse, su valute, su merci
nonch su indici azionari (equity swaps), anche quando l'esecuzione avvenga attraverso il
pagamento di differenziali in contanti;
h) contratti a termine collegati a strumenti finanziari, a tassi d'interesse, a valute, a merci e ai
relativi indici, anche quando l'esecuzione avvenga attraverso il pagamento di differenziali in
contanti;
i) contratti di opzione per acquistare o vendere gli strumenti indicati nelle precedenti lettere e
i relativi indici, nonch contratti di opzione su valute, su tassi d'interesse, su merci e sui
relativi indici, anche quando l'esecuzione avvenga attraverso il pagamento di differenziali in
contanti; j) combinazioni di contratti o di titoli indicati nelle precedenti lettere.

In realt quanto sopra previsto possibile classificare in quattro segmenti principali :

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A. le azioni;
B. le obbligazioni e i titoli di stato
C. I fondi comuni e Sicav
D. i contratti derivati come futures, swaps, opzioni

A Azioni

Unazione (o titolo azionario) il riferimento unitario nella partecipazione alla propriet di una
S.p.A. (Societ per azioni) o di una S.a.p.A. (Societ in accomandita per azioni), nel senso che
costituisce quel documento cartaceo nel quale viene attestato il possesso di una quota
unitaria del capitale sociale (c.s.) della societ. In questo modo, quindi, il possessore di una
azione si dice che proprietario di una unit del c.s. della societ, o pi brevemente che
proprietario di una quota societaria, e per questo diventa socio della societ. Ovviamente,
nulla vieta di possedere pi di una azione di una stessa societ, nonch di diverse societ. Tra
laltro, gli elementi contenuti nel documento cartaceo sono dettagliatamente elencati
nellart.2354 del codice civile (c.c.). In realt va per detto che a partire dal 4/1/99 le azioni
non sono pi messe in circolazione sotto forma di documenti cartacei, bens compaiono
esclusivamente sotto forma di registrazione contabile presso la societ emittente e
lintermediario finanziario.
Il capitale sociale di una societ non altro che quella voce (espressa in termini monetari), che
compare al passivo del suo bilancio, che contiene lammontare complessivo del capitale
apportato dai soci. Questa somma proprio pari al prodotto tra il numero delle azioni ed il
loro valore nominale, dove il valore nominale di ogni azione quello stabilito in fase di
emissione uguale per tutte. Successivamente alla nascita della societ, il capitale sociale pu
subire degli aumenti con conseguente emissione di nuove azioni. Da notare che anche per
tutte le altre societ diverse dalle S.p.A. e S.a.p.A. possibile definire un capitale sociale, per
in questi casi le quote di partecipazione non possono essere costituite da azioni.
Una volta che la societ nasce, i soci fondatori possono decidere se continuare a detenere il
100% delle azioni (cio del c.s. della societ) oppure metterne in circolazione una parte. In
questo secondo caso occorre per distinguere due momenti distinti:

1. lemissione delle azioni sul mercato primario. Durante questa fase i titoli vengono per
la prima volta offerti al pubblico, o perch si deciso di rendere pubblica una quota
della societ oppure perch si sta eseguendo un aumento di capitale sociale con
conseguente emissione di nuove azioni. In genere, le emissioni sul mercato primario
avvengono tramite banche (si pensi, per esempio, alle privatizzazioni di imprese
pubbliche tipo lE.N.E.L. o allofferta al pubblico di azioni di societ private tipo Tiscali);
2. la quotazione delle stesse azioni su qualche mercato secondario. Una volta emesse sul
mercato primario, le azioni possono infatti circolare liberamente nei cosiddetti mercati
secondari in cui gli investitori che vogliono acquistare o vendere dei titoli si incontrano
tramite intermediari finanziari. Sono esempi di mercati secondari le borse ed i mercati
telematici.

E quindi chiaro come nel caso in cui i soci fondatori continuano a detenere il 100% delle
azioni, si tratti di una societ non quotata in nessun mercato secondario. Un tipico esempio di

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un tale tipo di societ quello della Ferrero S.p.A.
Le azioni possono in generale essere classificate secondo diversi criteri:

1. possono essere nominative o al portatore:


sono nominative le azioni che conferiscono al possessore i diritti e gli obblighi
in virt del fatto che sul titolo stesso contenuta unintestazione personale
(nel qual caso la stessa intestazione compare anche in un apposito registro
della societ emittente). In pratica tutte le tipologie di azioni devono essere
nominative per legge, con la sola eccezione delle azioni di risparmio;
sono viceversa al portatore le azioni che conferiscono i diritti e gli obblighi ad
un qualunque soggetto che si trovi in possesso del titolo. E come gi detto,
possibile optare per questa categoria di azioni solo riguardo a quelle di
risparmio;
2. possono altres essere ordinarie, privilegiate, postergate, di risparmio e per i
dipendenti:
sono ordinarie le azioni nominative, quotate o non quotate, che conferiscono
al titolare i tradizionali diritti di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie
(dove ogni azione posseduta vale per un voto) nonch il diritto ad una quota
degli eventuali dividendi o ancora ad una quota del patrimonio netto della
societ in caso di liquidazione, proporzionalmente al numero di azioni
possedute rispetto al totale. In questi ultimi due casi, occorre per
commisurare i propri diritti a quelli dei possessori delle azioni non ordinarie
(per alcune categorie di azioni non ordinarie, infatti, come si vedr, sono
previsti alcuni privilegi nella ripartizione dei dividendi e del patrimonio netto in
caso di liquidazione). Esistono poi tutta unaltra serie di diritti e di obblighi per
il titolare di azioni ordinarie che esulano dallo scopo di questo testo (ci si pu
ad esempio riferire agli artt. 2347,2350,2351,2352 e 2354 c.c., nonch al
prospetto informativo associato allemissione);
sono privilegiate le azioni nominative, quotate o non quotate, che
conferiscono al titolare il diritto di voto solo nelle assemblee straordinarie. Di
contro tali azioni godono di priorit nella ripartizione dei dividendi e del
patrimonio netto della societ in caso di liquidazione. Da notare per che
queste tipologie di azioni possono essere emesse per un ammontare non
superiore al 50% di tutto il c.s. della societ;

sono postergate le azioni nominative non quotate che conferiscono al titolare


sia dei diritti di voto limitati (solo il voto nelle assemblee straordinarie oppure
addirittura nessun diritto di voto) che delle limitazioni, in termini di
ammontare, nella ripartizione dei dividendi e del patrimonio netto della societ
in caso di liquidazione. Di contro, per, queste azioni hanno priorit rispetto
alle azioni ordinarie nella ripartizione del patrimonio netto in caso di
liquidazione della societ e nel caso di riduzione del c.s.. Rientrano in questa
categoria anche le azioni di godimento;

sono di risparmio le azioni, nominative o al portatore (a scelta del socio


azionista), quotate o non quotate, che non conferiscono alcun diritto di voto al

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possessore. Di contro, godono di particolari privilegi patrimoniali come un
dividendo annuo minimo garantito, la priorit nel caso di liquidazione del
patrimonio netto della societ, ecc. Anche lammontare complessivo di queste
azioni non pu superare il 50% di tutto il c.s.;
sono infine per i dipendenti le azioni nominative, quotate o non quotate
espressamente definite dallart. 2349 c.c. Si tratta di azioni che possono
conferire o meno delle limitazioni nellesercizio del diritto di voto, e possono
anche conferire dei privilegi patrimoniali. Vengono tuttavia emesse solo in casi
particolari ed esclusivamente a favore dei dipendenti della societ.

In tutti i casi di azioni quotate, indipendentemente dai diritti che conferiscono, c sempre la
possibilit di realizzare dei guadagni o perdite acquistando e vendendo tali azioni su qualche
mercato secondario.
Vanno infine chiariti i significati di:

1. ripartizione di dividendi. I dividendi sono una parte degli utili che la societ decide di
distribuire ogni anno tra i vari azionisti. E quando capita ci, si applicano le descritte
priorit tra i possessori delle diverse categorie di azioni;
2. ripartizione del patrimonio netto in caso di liquidazione della societ. Una societ
pu essere liquidata (sciolta) per tutta una serie di ragioni (fallimento, conseguimento
dellogget- to sociale o impossibilit nel conseguirlo, ecc.). In ogni caso ci che importa
il fatto che il suo patrimonio netto (vale a dire linsieme del c.s., riserve ed utili
accumulati durante i vari anni di esercizio) deve essere distribuito tra i vari soci.
Nuovamente, quindi, in questa ripartizione si applicano le regole di priorit tra i
possessori delle diverse categorie di azioni precedentemente definite;
3. assemblea ordinaria e straordinaria. In genere una societ prende le sue decisioni e le
mette in pratica tramite degli organi sociali. Lassemblea proprio uno di questi
organi, ed in particolare ha il compito di prendere le decisioni sulla vita della societ.
Per le decisioni di ordinaria amministrazione (approvazione del bilancio, politiche di
gestione della societ, ecc.) viene semplicemente convocata lassemblea ordinaria,
mentre per prendere delle decisioni straordinarie (modifiche dellatto costitutivo,
emissione di obbligazioni, ecc.) viene convocata lassemblea straordinaria. A seconda
allora della categoria di azioni che ogni socio possiede, potr o meno partecipare a
queste assemblee per esprimere il proprio voto.

B Obbligazioni

L'obbligazione (spesso chiamata con il termine inglese bond) un titolo di credito emesso da
societ o enti pubblici che attribuisce al possessore il diritto al rimborso del capitale pi un
interesse. Lo scopo di un'emissione obbligazionaria (o prestito obbligazionario) il
reperimento di liquidit. Di solito, il rimborso del capitale avviene alla scadenza al valore
nominale e in un'unica soluzione, mentre gli interessi sono liquidati periodicamente
(trimestralmente, semestralmente o annualmente). L'interesse corrisposto periodicamente

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 142
detto cedola perch in passato per riscuoterlo si doveva staccare il tagliando numerato unito
al certificato che rappresentava l'obbligazione. Se l'emittente non paga una cedola (cos come
se insolvente nei confronti delle banche o di creditori commerciali), un singolo
obbligazionista pu presentare istanza di fallimento.
Le tipologie di obbligazioni offerte sul mercato possono essere schematizzate come segue

Obbligazioni convertibili: sono obbligazioni che incorporano la facolt di convertire, ad


una scadenza prefissata, il prestito obbligazionario in azioni secondo un rapporto di
cambio predeterminato.
Obbligazioni a tasso fisso: sono obbligazioni che remunerano l'investimento ad un tasso
di interesse fisso stabilito prima dell'emissione. All'interno della categoria delle
obbligazioni a tasso fisso tuttavia possibile distinguere almeno due diverse tipologie di
obbligazioni, che prevedono che il tasso fisso prestabilito cresca o diminuisca durante la
vita del titolo (si tratta, rispettivamente, delle obbligazioni "step up" e "step down").
Obbligazioni a tasso variabile: sono obbligazioni che remunerano l'investimento ad un
tasso di interesse variabile. Il tasso varia a determinate scadenze temporali seguendo i
tassi di mercato.
Obbligazioni Zero-Coupon (o Zero-Coupon Bonds, abbreviato ZCB): sono obbligazioni
senza cedola (coupon) che quindi non liquidano periodicamente gli interessi ma li
corrispondono unitamente al capitale alla scadenza del titolo. La duration di uno ZCB
uguale alla sua vita residua.
Obbligazioni strutturate: sono obbligazioni il cui rendimento dipende dall'andamento di
un'attivit sottostante.
Rendite perpetue: sono obbligazioni che corrispondono perpetuamente una cedola
predefinita. Tali obbligazioni non presuppongono nessun rimborso a termine

Senza addentrarci nella tecnica connessa alla valutazione delle obbligazioni ricordiamo che,
trattandosi di un titolo di debito emesso da un soggetto giuridico (impresa privata o pubblica,
banca o altro) evidente che il rischio principale corso dal sottoscrittore quello del mancato
rimborso del capitale alla scadenza del prestito. Per cui quello che conta la qualit
(solvibilit) dell'emittente che viene espressa mediante una misura globalmente riconosciuta:
il rating. Il rating esprime la classificazione della qualit degli emittenti di un titolo
obbligazionario secondo determinati criteri che spaziano dalla solidit finanziaria alla
potenzialit dell'emittente. Esistono istituti che propongono differenti notazioni concernenti
la qualit dei debitori, tra i pi noti vi sono Standard & Poor's e Moody's.
Concretamente il rating una sorta di punteggio ponderato che gli istituti attribuiscono ai
differenti emittenti. Le obbligazioni con rating AAA esprimono il pi alto grado di qualit
dell'emittente. Bond con rating inferiori ingloberanno, nella loro quotazione, una riduzione
del corso derivante dall'inferiore qualit dell'emittente

I titoli di stato

Trattasi di obbligazioni emesse dallo Stato che in Italia assumono le seguenti tipologie in
funzione della durata e del tipo di calcolo del tasso di rendimento offerto al per il
sottoscrittore.

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BOT
Sono titoli di credito a breve termine emessi dal Tesoro al fine di finanziare il debito pubblico,
con scadenze a 3, 6 e 12 mesi. Alla scadenza linvestitore riceve una somma di denaro pari al
valore nominale complessivo dei titoli posseduti. In altre parole lincasso a scadenza noto al
momento dellacquisto dei titoli; essi per non danno diritto ad alcun pagamento di interessi
prima della scadenza. Ci per non significa che tali titoli non fruttano degli interessi, in
quanto vengono pagati posticipatamente, ossia alla scadenza quando il titolo viene
rimborsato al suo valore nominale.
Linvestimento avviene acquistando il titolo (tramite intermediari autorizzati: banche, SIM,
uffici postali), allemissione oppure in un istante intermedio tra lemissione e la scadenza.

BTP
I Buoni del Tesoro poliennali (Btp) sono titoli rappresentativi del debito pubblico a
medio/lungo termine emessi dal Tesoro. Possono essere sia titoli al portatore sia titoli
all'ordine a seconda che vengano emessi rispettivamente dalla Tesoreria centrale o dalla
direzione generale del Tesoro. Vengono collocati agli intermediari autorizzati dalla normativa
vigente (Banche, Sim, Sgr, Poste italiane, etc.), seguendo il meccanismo di asta marginale
(ossia vengono assegnati al minimo prezzo accolto in asta) e, in caso di domanda superiore
all'offerta, vengono ripartiti proporzionalmente in base alle richieste. Una volta collocati i Btp
vengono negoziati in Borsa, previa disposizione della Borsa Italiana, e precisamente sul Mot
(mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato); la loro quotazione espressa al
cosiddetto "corso secco", ossia senza considerare i ratei di interessi gi maturati. I Btp
possono essere emessi alla pari (valore di emissione uguale al valore nominale) oppure sotto
la pari (valore di emissione minore del valore nominale) e pagano cedole di interessi a
scadenze e tassi fissi; le scadenze presentano lunghezze pari a 3, 5, 7, 10 e 30 anni e il taglio
minimo di sottoscrizione pari a 1000 Euro. Per quanto concerne la fiscalit, i Btp sono esenti
dall'imposta successoria mentre sono gravati dall'imposta di donazione sui trasferimenti a
titolo gratuito tra vivi e per la costituzione di dote del patrimonio familiare (si deve tenere
conto, nel caso di donazioni, della franchigia pari a trecento milioni di lire).I redditi derivanti
dai Btp vengono tassati diversamente in base alla natura degli stessi; il Dlgs. 461/97 (entrato
in vigore il 1 luglio 1998) distingue fra: 1. Redditi da capitale 2. Redditi diversi di natura
finanziaria .I redditi da capitale, come le cedole, non sono fra loro compensabili e vengono
tassati al 12,50%; i redditi diversi come le plusvalenze (realizzate) sono fra loro compensabili e
vengono tassati sempre ad una aliquota del 12,50%. Vale il discorso dei diversi regimi di
imposizione cos come mostrati per i Bot.

CCT
I Certificati di credito del Tesoro (Cct) sono titoli a medio/lungo termine emessi dal tesoro per
finanziare il debito pubblico. Possono essere sia titoli al portatore che titoli allordine e
presentano un rendimento variabile indicizzato al rendimento dei Bot semestrali. Il
meccanismo di indicizzazione delle cedole il seguente:Al momento dellemissione viene
fissato il tasso della prima cedola (che quindi non variabile);per determinare il tasso delle
ced0le successive si considera il tasso dei Bot semestrali registrato nel corso dellultima asta
tenutasi il mese precedente rispetto alla decorrenza della prima cedola. Al tasso cos ottenuto
si aggiunge poi una percentuale che va dallo 0,30% all1% (spread), in relazione alla durata del
Cct. I Cct vengono emessi con scadenze pari a 5, 7 e 10 anni e possono essere sottoscritti per

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 144
un importo minimo pari a 1000 Euro. Vengono assegnati agli intermediari autorizzati dalla
legge vigente (Banche, Sim, Sgr, Poste Italiane etc.) seguendo il meccanismo dasta marginale
(ossia vengono assegnati tutti al minimo prezzo accolto in sede dasta).Una volta ricevuto il
decreto di emissione, la Borsa Italiana dispone lammissione alle quotazioni di Borsa, e
precisamente nel Mot (mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato).I cct
vengono quotati a corso secco ossia senza considerare la parte di interessi (rateo) gi
maturata dalla decorrenza della cedola in corso, e quindi il prezzo di acquisto si ottiene
sommando al corso secco del titolo il relativo rateo dinteressi. Per quanto riguarda la fiscalit
dei Cct, si rimanda a quanto detto per i Bot e per i Btp:- sono esenti dallimposta di
successione;- sono soggetti allimposta di donazione per trasferimenti a titolo gratuito per
atti fra vivi e per la costituzione di dote e del patrimonio familiare; sono soggetti ad una
ritenuta pari al 12,50% sui redditi da capitale (cedole); sono soggetti ad unaliquota del
12,50% sui redditi diversi come le plusvalenze realizzate tramite la negoziazione.

CTZ
I Certificati del Tesoro Zero Coupon (Ctz) sono, come i Bot, titoli a reddito fisso che non
pagano cedole durante la loro vita, la quale presenta scadenze pari a 18 e 24 mesi. Ulteriore
elemento distintivo fra i Ctz e i Bot riguarda il meccanismo di tassazione dello scarto di
emissione. Nei Ctz limposta sullo scarto di emissione applicata (soggetti residenti, persone
fisiche) al momento del rimborso e quindi viene decurtato il valore nominale di rimborso di un
importo pari al 12,50% dello scarto di emissione; mentre per quanto concerne i Bot laliquota
del 12,50% va ad aggiungersi al prezzo di acquisto per determinare lesborso complessivo
iniziale (al netto di eventuali commissioni).Per quanto concerne tutte le altre caratteristiche
dei Ctz, si rimanda a quanto detto per i Bot.
Tra gli strumenti finanziari, di solito a breve termine, vanno inseriti anche i pronto contro
termine che gli intermediari offrono alla clientela come investimento temporaneo di liquidit.
Tale operazione classificata come un prestito di denaro che il cliente fa allintermediario trova
poi la sua configurazione contrattuale con una doppia operazione in titoli (di solito
obbligazionari)

PRONTI CONTRO TERMINE


Il "pronti contro termine" una operazione tramite la quale un soggetto compra (vende), da
una controparte, un certo ammontare di titoli o di valuta a pronti, con l'impegno di vendere
(comprare) a termine (ad un prezzo prestabilito) la stessa quantit di titoli o valuta, alla
medesima controparte. Colui che vende a pronti ottiene, in pratica, un finanziamento dal
compratore che, a sua volta, riceve un prestito di titoli o di valuta dal venditore. Tale tipo di
operazione nata in Italia nel 1979 per consentire alla Banca centrale il controllo sul
quantitativo di base monetaria nel sistema; in seguito tali operazioni si sono diffuse anche
presso le aziende e i risparmiatori. Sono operazioni che presentano durata variabile da uno a
tre mesi e generalmente si basano sullo scambio di titoli trattati nel mercato monetario
oppure di obbligazioni. Tale tipo di strumento viene utilizzato da diversi operatori e con
diverse finalit: la banca centrale li utilizza per controllare la massa monetaria nel sistema ed
anche come strumento per indirizzare i tassi di interesse; gli intermediari finanziari per gestire
i propri impegni di tesoreria e come strumento finanziario per la clientela; le imprese per
ottenere finanziamenti a brevissimo termine alle condizioni di tasso del mercato monetario;
infine i risparmiatori come forma di investimento

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 145
C. I fondi comuni e il risparmio gestito.

Tra le categorie di strumenti finanziari quella di maggior ampiezza come tipologia quella dei
Fondi comuni
Il primo fondo fu venduto in Italia nel 1968: era di diritto lussemburghese, si chiamava
Fonditalia ed era commercializzato dalla rete Fideuram, l'anno dopo anche il Credito Italiano
cre Capitalitalia sempre in Lussemburgo. Entrambi sono ancora sottoscrivibili. Fonditalia fu
creato dall'americano Bernie Cornfield, il quale cre anche la rete di vendita piramidale di
Fideuram, che nonostante varie vicessitudini rappresenta ancora oggi la prima rete di vendita
in Italia. Fideuram era di propriet della IOS (Investors Overseas Services) che a sua volta era
di propriet di Cornifield. Questo sino al 1972, data in cui entr in crisi per delle scorrettezze
contabili. Intervenne la Banca d'Italia in difesa dei risparmiatori italiani che avevano
partecipato al fondo per 200 milioni di dollari e Fideuram pass all'Imi, che allora era una
banca pubblica. Nel 1983 quando il legislatore dovette redigere una legge di permesso per i
fondi di diritto italiano, si ispir alla vicenda di Fonditalia. Anche Capitalitalia costituisce
un'esperienza ultra decennale nel panorama italiano ed stato capace di attraversare
trent'anni di crisi, dal 69 al 99, riuscendo ad avere un rendimento medio annuo composto
dell'11,2% contro un rendimento delle azioni italiane dell'8%. Fondi e sicav di diritto
lussemburghese erano l'unica forma di investimento collettivo nel panorama del risparmio
gestito venduti agli italiani prima della legge del 1983. Di questi ancora in Italia ce ne sono una
cinquantina e sono del tutto identici ai fondi comuni di investimento di diritto italiano anche
sul piano fiscale Il valore giornaliero della quota incorpora la tassazione fiscale del 12,5% -
diversamente dalle quote delle sicav di diritto estero che sono al lordo e il prelievo fiscale
viene attuato al momento della vendita se si verificata una plusvalenza

Fondi aperti
I fondi comuni aperti sono cos definiti perch i suoi partecipanti o sottoscrittori, hanno il
diritto di chiedere, in qualsiasi momento, il rimborso delle quote secondo le modalit previste
dalle regole di funzionamento del fondo. In un fondo aperto facile entrare o uscire, in
qualsiasi momento, visto che il valore delle quote viene riportato giornalmente anche sui
principali quotidiani nazionali. I fondi comuni aperti sono divisi in categorie, la pi riconosciuta
quella patrocinata da Assogestioni, come riportata di seguito:
Fondi azionari
Fondi settoriali o specializzati
Fondi flessibili
Fondi bilanciati
Fondi obbligazionari
Fondi monetari

Sulla scia dei Fondi Aperti oggi sono offerti sul mercato anche altri prodotti similari che sono

Sicav
SICAV Societ di Investimento a Capitale Variabile - societ per azioni a capitale variabile,
avente per oggetto esclusivo linvestimento collettivo del patrimonio raccolto mediante

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lofferta al pubblico di proprie azioni. La principale differenza tra un fondo comune ed una
Sicav che per partecipare alla gestione, il risparmiatore, non deve acquistarne delle quote,
ma delle azioni. Quindi, acquistando delle quote di una Sicav, si acquistano le azioni della
societ e di conseguenza si diventa soci della stessa, questa la grande differenza: diventando
soci si gode dei diritti acquisiti come lesercizio del diritto di voto, sulle vicende sociali e sulla
politica di investimento della societ, facolt che non viene mai esercitata dallinvestitore-
socio. Comunque sia, per il risparmiatore non cambia molto tra linvestimento in una Sicav ed
in un Fondo Comune dInvestimento, tranne che per il trattamento fiscale. Infatti, nonostante
siano fondi di diritto estero, pagano limposta prevista in Italia del 12,5% sulle plusvalenze,
come per i fondi di diritto italiano, ma a differenza di questultimi, per i quali il calcolo fiscale
deve essere fatto giornalmente, con la possibilit di accantonare le perdite per
controbilanciare le plusvalenze future, le quote delle sicav sono contabilizzate al lordo
dellimposta fiscale, la quale viene calcolata solamente al momento del riscatto da parte del
cliente, se si sono verificati dei guadagni. E plausibile pensare che in certi momenti di mercato
favorevole, le sicav possono a parit di rendimento avere risultati migliori rispetto i fondi
di diritto italiano, in quanto non sono gravati del 12,5 % sulle plusvalenze e nel lungo periodo
questa piccola differenza pu incidere sul rendimento dellintero capitale; nel senso che, le
sicav godono della rivalutazione di quanto non sono tenuti a versare alle casse dellerario
giornalmente, come per i fondi di diritto italiani. Per chi volesse scegliere di investire in una
sicav, non deve certo farsi influenzare da questa considerazione: la bravura del gestore ben
pi importante che la possibilit di non pagare giornalmente il capital gain.

Fondi chiusi
I fondi chiusi sono lalternativa ai fondi aperti. Nei fondi aperti si pu uscire ed entrare in
qualsiasi momento mentre molto difficile uscire dai fondi chiusi, se non a scadenze
predeterminate e nella maggior parte dei casi penalizzante per linvestitore che volesse
disinvestire nei primi anni dellinvestimento. Unaltra differenza che i fondi chiusi possono
investire oltre l80% del patrimonio in gestione in societ che non sono quotate. I fondi chiusi
possono essere immobiliari (investono solamente in beni immobili) e mobiliari. Questi ultimi si
differenziano in fondi chiusi di venture capital, che investono in societ in fase di start up,
seguendole dalla costituzione della societ alla realizzazione del progetto di business e quelli
detti di private equity che hanno come fine quello di finanziare progetti gi in essere per
aiutarli a crescere fino raggiungere obiettivi importanti come la vendita della societ a gruppi
pi grandi o alla quotazione della stessa in borsa. Lacquisto di questi fondi consigliata a chi
si pu permettere di fare un investimento a lungo termine, almeno dieci anni. I fondi
immobiliari chiusi sono adatti maggiormente e spesso sono riservati solamente agli investitori
privati come banche, sim, agenti di cambio, fondi pensione, societ di gestione del risparmio,
fondazioni bancarie ecc..Agli investitori privati sono riservati i fondi chiusi

Fondi immobiliari
I fondi immobiliari possono essere solamente chiusi. Questa caratteristica fa s che non sia
molto facile uscirne, anche se ultimamente sono presenti sul mercato fondi immobiliari il cui
valore delle quote sono giornalmente riportate nei giornali specializzati nonostante sia
richiesta di legge solo una valorizzazione del patrimonio in gestione ogni sei mesi e la
conseguente pubblicazione su almeno tre quotidiani nazionali. I fondi immobiliari investono
principalmente in immobili (palazzi, uffici, terreni, ecc.) e sono particolarmente adatti a chi

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non avendo sufficienti soldi per un investimento in mattoni o il tempo di seguirne lacquisto,
la manutenzione e laffitto, vuole comunque destinare parte del suo patrimonio al mercato
immobiliare. E un investimento di lungo periodo, chi acquistasse le quote di un fondo
immobiliare deve preventivare di lasciare i soldi nella gestione per almeno dieci anni.

Una particolare categoria di prodotti quella compresa nelle GPM (sotto si riporta la
definizione) con la quale linvestitore da pieno mandato allintermediario di gestire le sue
disponibilit dando solo delle linee guida ma lasciando totale libert al gestore.
Gestioni patrimoniali mobiliari
Le gestioni patrimoniali mobiliari (gpm) sono delle gestioni individuali fatte dal gestore su
mandato del cliente direttamente in titoli azionari e/o obbligazionari.
Anche per le "gpm" bisogna individuare il profilo di rischio del cliente e scegliere tra le diverse
linee che comunemente sono almeno tre: obbligazionaria, bilanciata e azionaria. Allinterno
della gestione ci possono essere anche quote di fondi comuni dinvestimento, ma non
necessariamente. La somma minima per accedere a questi tipi di servizi di solito parte da
50.000 ma in realt indicata a chi ha un patrimonio liquido superiore. In quanto maggiore
la cifra maggiore per il gestore la possibilit di muoversi nei diversi mercati internazionali
applicando una corretta scelta dei titoli rispettando il concetto di diversificazione e del
conseguente abbassamento del rischio.

D i contratti derivati
Quando si parla di strumenti derivati si fa riferimento a qualsiasi titolo normalmente
negoziato che permetta di acquisire altri strumenti finanziari come sottostante ed i relativi
indici; alcuni esempi sono:
i contratti "futures" su strumenti finanziari, su tassi di interesse, su valute, su merci e sui
relativi indici, anche quando l'esecuzione avvenga attraverso il pagamento di
differenziali in contanti;i contratti di scambio a pronti e a termine (swaps) su tassi di
interesse, su valute, su merci nonch su indici azionari (equity swaps), anche quando
l'esecuzione avvenga attraverso il pagamento di differenziali in contanti;
i contratti a termine collegati a strumenti finanziari, a tassi d'interesse, a valute, a merci
e ai relativi indici, anche quando l'esecuzione avvenga attraverso il pagamento di
differenziali in contanti;
i contratti di opzione per acquistare o vendere gli strumenti indicati nelle precedenti
lettere e i relativi indici, nonch contratti di opzione su valute, su tassi d'interesse, su
merci e sui relativi indici, anche quando l'esecuzione avvenga attraverso il pagamento di
differenziali in contanti;

ed infine le combinazioni di contratti o di titoli indicati nelle precedenti lettere.

Forwards
I Forwards sono contratti a termine per l'acquisto o la vendita di una attivit a condizioni,
quali il prezzo e la data di consegna, prestabilite. Non vengono trattati in una Borsa e quindi
non presentano le caratteristiche standard tipiche dei Futures (anch'essi contratti a termine).
In pratica un contratto Forward non altro che un accordo privato fra due contraenti, dove
uno si impegna a comprare una certa attivit ad un prezzo e per consegna stabiliti
contrattualmente, e l'altro ovviamente si impegna a vendere la stessa attivit alle stesse

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 148
condizioni contrattuali. La data di consegna viene scelta dai contraenti e generalmente
unica, contrariamente a quanto accade per i Futures. Altra peculiarit dei contratti Forwards
risiede nel fatto che generalmente il contratto viene chiuso alla scadenza, con la consegna
dell'attivit negoziata, dietro pagamento della somma pattuita (non viene in pratica applicato
il meccanismo di liquidazione giornaliera proprio dei contratti Futures, ossia il "Mark to
Market"). I contratti forwards pi comuni, sono i contratti forward su valute ed i contratti
forward su tassi (Forward rate agreement "Fra").

Futures
I Futures sono, come i Forwards, contratti a termine per l'acquisto o la vendita di una certa
attivit ad un prezzo prefissato al momento della stipula del contratto. Si differenziano dai
contratti Forwards in quanto vengono trattati in mercati organizzati e centralizzati, e
presentano caratteristiche di elevata standardizzazione come la definizione delle date di
consegna e il taglio minimo del contratto. Altra peculiarit del mercato dei Futures la
presenza di una "Clearing House" che in Italia prende il nome di Cassa di Compensazione e
Garanzia (CC&G), la quale ha il compito di eliminare il rischio di insolvenza della controparte
ricoprendo la figura di contraente necessario in ogni transazione ed introducendo dei sistemi
di garanzia quali il sistema dei margini e il meccanismo della liquidazione giornaliera delle
posizioni (Mark to Market). A seconda della natura del bene sottostante al contratto, si
distinguono due categorie di contratti Future:
I "Commodity Futures", ovvero i contratti aventi per oggetto merci;
I "Financial Futures", ovvero i contratti aventi per oggetto attivit finanziarie

Swaps
Uno "swap" pu essere definito come un contratto tramite il quale due contraenti si
scambiano, per un certo periodo, dei flussi di cassa. Tale scambio avviene in mercati non
regolamentati (over the counter), seguendo tempi e modalit stabiliti contrattualmente. Tali
caratteristiche fan si che questo strumento finanziario possa essere considerato alla stregua di
un insieme di contratti a termine (forward), ciascuno riferito ad ogni periodo nel quale
avviene la regolazione dello scambio dei flussi. Sono strumenti molto utilizzati dagli operatori,
in quanto sono molto utili nella gestione dei rischi finanziari. Le tipologie di swaps pi
utilizzate e quindi diffuse risultano essere gli Swaps su tassi di interesse (Irs) e gli Swaps su
valute.

Options
Le opzioni appartengono alla categoria degli strumenti derivati in quanto derivano il loro
valore da quello dell'attivit su cui sono scritte. Esistono opzioni che garantiscono al loro
acquirente la facolt di acquistare l'attivit sottostante (opzioni call), ed esistono anche
opzioni che conferiscono all'acquirente la facolt di vendere l'attivit sottostante (opzioni
put). Altri elementi che caratterizzano le opzioni sono il prezzo di esercizio (strike price), e la
scadenza. Il primo rappresenta il prezzo al quale avr luogo l'acquisto (call) o la vendita (put)
dell'attivit sottostante su cui scritta l'opzione nel caso che quest'ultima venga esercitata; il
secondo rappresenta invece la durata dell'opzione ossia il tempo di vita della stessa. E'
importante distinguere fra opzioni che possono essere esercitate solo alla scadenza (opzioni di
tipo europeo), oppure opzioni che possono essere esercitate in qualsiasi istante prima della
scadenza (opzioni di tipo americano).Possiamo definire quindi le opzioni come strumenti

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finanziari mediante i quali l'acquirente assume la facolt (non l'obbligo) di esercitare un diritto
di acquisto o di vendita dell'attivit sottostante ad un prezzo e ad una data prefissate. Per
acquistare una opzione si paga un premio (prezzo dell'opzione) e questo un fattore
distintivo rispetto ai contratti derivati quali i "forwards" o i "futures" in quanto per questi
ultimi l'unico esborso iniziale dato dal versamento di un deposito di garanzia (margine
iniziale).L'attivit sottostante (su cui scritta l'opzione), pu avere natura finanziaria oppure
reale; nel primo caso parleremo di opzioni su valute, su titoli azionari, su indici di Borsa, su
tassi di interesse e su altri strumenti derivati, mentre nel secondo caso avremo a che fare con
opzioni su attivit reali. Le principali tipologie di strumenti finanziari trattati nei mercati
Italiani che ricadono nella categoria generale delle opzioni sono:
- Warrant
- Covered Warrant - Opzioni (Iso- e Mibo30)
- Mercato Premi

3.6 Prodotti finanziari per le imprese

1. Prodotti finanziari offerti dalle banche


2. Leasing
3. Fonti di capitale proprio
4. Factoring
5. Obbligazioni
6. Strumenti derivati

Le imprese sono destinatarie di una serie di prodotti essenzialmente collegati alla copertura
del fabbisogno finanziario per cui verranno specificamente esaminati nei capitoli 4 e 6.

3.7 Gli Organi di controllo sul sistema finanziario

Gli organi di controllo sui mercati finanziari sono vari, forse anche troppi, in quanto sono
accaduti fatti in cui il mancato controllo si verificato proprio per un conflitto di competenze.
Di seguito si riporta un prospetto di riepilogo.

Organo funzioni
C.I.C.R organo di vertice con poteri di indirizzo e di regolamentazione
Presidente del C.i.C.R (Ministro Economia e Finanza)
Ministero delleconomia e responsabile della spesa e controllo funzioni di emissione di
finanze (MEF) Bankitalia
BANKITALIA emissione moneta e governo del credito vigilanza sugli
intermediari creditizi e mobiliari
U.I.C attuazione della politica valutaria e monitoraggio operazioni
CONSOB regolamentazione e controllo dei mercati mobiliari
ISVAP/COVIP vigilanza sulle assicurazioni private/fondi pensione
ANTITRUST autorit garante della concorrenza

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 150
Il CICR
Istituito nel 1947, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio composto dal
Ministro delleconomia e delle finanze, nella qualit di presidente, e dai titolari dei dicasteri
aventi competenze economiche. In particolare, ai sensi dellart. 2 del TUB (d.lgs. n. 385/1993)
essi sono: il Ministro delle attivit produttive, il Ministro delle politiche agricole e forestali, il
Ministro delle infrastrutture e trasporti e il Ministro per le politiche comunitarie. Alle sedute
del CICR partecipa anche il Governatore della Banca dItalia. Il presidente pu invitare altri
ministri a intervenire a singole riunioni. Il CICR validamente costituito con la presenza della
maggioranza dei suoi membri e delibera con il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
Il direttore generale del Ministero delleconomia e delle finanze svolge funzioni di segretario.
Il CICR determina le norme concernenti la propria organizzazione e il proprio funzionamento.
Per l'esercizio delle proprie funzioni il CICR si avvale della Banca d'Italia: ci esclude la
possibilit da parte del Comitato di effettuare interventi diretti sulle banche o su altri
intermediari finanziari.
Al CICR compete lalta vigilanza in materia di credito e di tutela del risparmio, di cui sono
destinatari le banche, i gruppi bancari e gli intermediari finanziari. I criteri ispiratori dellazione
del CICR, cos come quelli sanciti per le altre autorit di vigilanza creditizie, fanno riferimento
alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilit complessiva, allefficienza e
alla competitivit del sistema finanziario, nonch allosservanza delle disposizioni in materia
creditizia. Per quanto concerne la natura degli atti posti in essere dal CICR, si distinguono atti
amministrativi e provvedimenti amministrativi: i primi rappresentano dei pareri, i secondi dei
veri e propri provvedimenti di tipo normativo, di natura regolamentare, che il Comitato
chiamato a emanare. Ad esempio il CICR stabilisce limiti e criteri, anche con riguardo
all'attivit e alla forma giuridica dei soggetti, in base ai quali non costituisce raccolta del
risparmio tra il pubblico quella effettuata presso soci e dipendenti o presso societ
controllanti, controllate o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile e presso
controllate da una stessa controllante. Al CICR sono inoltre conferiti poteri decisionali in
ordine ai reclami contro provvedimenti adottati dalla Banca dItalia nellesercizio dei poteri di
vigilanza.

Il Ministero dell'economia e delle finanze (ex Ministero del tesoro)


Al Ministero delleconomia e delle finanze (MEF) sono attribuite competenze nei settori della
politica economica, finanziaria e di bilancio, da esercitare anche in funzione del rispetto dei
vincoli di convergenza e di stabilit derivanti dallappartenenza allUnione Europea dellItalia.
In termini di politica economica e finanziaria il MEF ha competenze in materia di problemi
economici, monetari e finanziari nazionali e internazionali, vigilanza sui sistemi finanziari e sul
sistema creditizio. In particolare, nellambito bancario il MEF, oltre a convocare e presiedere il
CICR, propone loggetto delle deliberazioni non di esclusiva competenza della Banca dItalia e
pu, in caso di urgenza, sostituirsi al CICR stesso.
Pi operativi, tuttavia, sono gli interventi del Ministero in tema di:
determinazione dei requisiti di onorabilit e professionalit dei soci e degli esponenti aziendali
delle banche (art. 25-26 TUB), nonch di quelli dei soci e degli esponenti aziendali delle
societ di intermediazione mobiliare (SIM), delle societ di gestione del risparmio (SGR), delle
societ di gestione dei mercati regolamentati e dei promotori finanziari; apertura, con
decreto, dei procedimenti di amministrazione straordinaria e di liquidazione coatta delle

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banche, nonch delle SIM, delle SGR e delle societ di investimento a capitale variabile
(SICAV);
determinazione dei criteri generali cui devono uniformarsi i fondi comuni di investimento con
riguardo all'oggetto dell'investimento, alle categorie di investitori cui destinata l'offerta delle
quote, alle modalit di partecipazione ai fondi aperti e chiusi con particolare riferimento alla
frequenza di emissione e rimborso delle quote, all'eventuale ammontare minimo delle
sottoscrizioni e alle procedure da seguire, all'eventuale durata minima e massima, alle
condizioni e alle modalit con le quali devono essere effettuati gli acquisti o i conferimenti dei
beni (sia in fase costitutiva sia in fase successiva alla costituzione del fondo) nel caso di fondi
che investano esclusivamente o prevalentemente in beni immobili, diritti reali immobiliari e
partecipazioni in societ immobiliari (decreto 228/1999);
individuazione di ulteriori soggetti da sottoporre alle norme relative alla trasparenza bancaria
(art. 115 TUB);applicazione di sanzioni amministrative previste per gli esponenti aziendali;
individuazione delle caratteristiche dei mercati allingrosso (art. 61 TUF).

La Banca dItalia
La Banca dItalia rappresenta sicuramente lautorit di vigilanza pi importante nel panorama
del nostro paese. Si tratta di una istituzione che avuto origine nel 1893 della fusione di tre dei
sei istituti di emissione allora operanti (Banca nazionale nel Regno dItalia, Banca nazionale
toscana e Banca toscana di credito per le industrie e il commercio dItalia). Nel 1926 si giunse
poi alla definitiva unificazione della funzione di emissione in seno alla sola Banca dItalia.

Le funzioni della Banca dItalia


Credibilit, indipendenza e responsabilit, cos come espresso dalla stessa istituzione sul suo
sito, sono i valori base della tradizione istituzionale e organizzativa della Banca dItalia, che da
oltre un secolo si pone al servizio dellItalia con lintento di contribuire al suo sviluppo
economico e sociale.
Nello svolgimento dei suoi compiti lIstituto agisce in condizioni di autonomia e indipendenza.
Concorre ad assicurare la stabilit del valore della moneta e opera per lefficienza del sistema
finanziario, obiettivi irrinunciabili di uno Stato moderno e democratico. Lequilibrio delle
azioni di politica economica presuppone lindipendenza della banca centrale, rafforzata dalla
norma costituzionale a protezione del risparmio, funzione coerentemente affidata alla Banca
dItalia.
Ma quali sono concretamente le principali funzioni (per un pi ampio esame si rimanda al sito
www.bancaditalia.it) della Banca dItalia? Bisogna innanzitutto osservare che la tradizionale
funzione di politica monetaria stata ceduta a partire dal 1 gennaio 1999 a favore del
Sistema europeo delle banche centrali (SEBC); la Banca dItalia, nel nuovo contesto
istituzionale, chiamata a svolgere un duplice compito che prevede da un lato la
partecipazione al processo decisionale e alle determinazioni del SEBC, e dallaltro, secondo il
principio di sussidiariet, gli interventi in ambito nazionale. In pratica, sul mercato italiano, la
Banca dItalia d attuazione alle decisioni prese dal Consiglio direttivo della Banca centrale
europea (BCE) in materia di politica monetaria e del cambio, di gestione delle riserve in valuta,
di sorveglianza e gestione del sistema dei pagamenti, di emissione delle banconote.
La Banca dItalia resta per impegnata nellesercizio di talune funzioni gi svolte in passato; in
particolare essa vigila sulla sana e prudente gestione e sulla stabilit sistemica delle banche e

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degli intermediari finanziari in generale, tutela la concorrenza tra banche e vigila sul sistema
interbancario e su quello dei titoli di Stato, svolge il servizio di Tesoreria dello Stato.

La politica monetaria e del cambio nel quadro istituzionale europeo


I compiti di politica monetaria sono quelli che pi direttamente evocano la banca centrale.
Con ladesione al Sistema europeo di banche centrali (SEBC), il ruolo della Banca dItalia in
difesa della stabilit monetaria si inscrive nel contesto istituzionale europeo. La Banca
concorre, con la presenza del Governatore nel Consiglio direttivo della Banca centrale
europea (BCE), a determinare le decisioni di politica monetaria per lintera area delleuro;
attua nel mercato nazionale, in linea con i princpi di decentramento e di sussidiariet stabiliti
a livello europeo, le decisioni assunte dal Consiglio direttivo; partecipa, con propri
rappresentanti a vari livelli, ai numerosi Comitati e Gruppi di lavoro costituiti nellambito del
SEBC per lanalisi delle questioni attinenti ai compiti istituzionali del Sistema. Il Sistema
europeo di banche centrali (SEBC) composto dalle Banche centrali nazionali (BCN) degli Stati
membri dellUnione europea e dalla Banca centrale europea (BCE). LEurosistema costituito
dalle BCN dei paesi che hanno adottato leuro, tra cui lItalia, e dalla BCE. Lorgano di vertice
dellEurosistema il Consiglio direttivo, composto dai Governatori delle BCN e dai membri del
Comitato esecutivo della BCE. LEurosistema ha il compito di definire la politica monetaria
unica. Il capitale della BCE sottoscritto dalle BCN. Secondo quanto stabilito dal Trattato di
Maastricht, gli obiettivi della politica monetaria sono, in primo luogo, il mantenimento della
stabilit dei prezzi e, in subordine, il sostegno alle politiche economiche generali nellarea
delleuro. Nel perseguimento di questi obiettivi, le BCN e la BCE devono restare indipendenti
dalle istituzioni e dagli organi comunitari, dalle autorit nazionali e da qualsiasi altro
organismo. Le decisioni riguardanti la politica monetaria dellEurosistema vengono attuate
dalle BCN, secondo il principio del decentramento operativo, attraverso una vasta gamma di
strumenti. Tra questi figurano le operazioni di rifinanziamento principali, quelle a pi lungo
termine, le operazioni attivabili su iniziativa delle controparti (istituzioni finanziarie), quelle di
fine tuning, la riserva obbligatoria. Gli interventi sul mercato dei cambi possono essere
eseguiti dalla Banca dItalia e dalle altre BCN. Per lo svolgimento di compiti attuativi della
gestione delle riserve ufficiali nazionali in valuta, la Banca dItalia si avvale anche dellUfficio
italiano dei cambi (UIC), ente strumentale della Banca stessa.
Per quanto attiene ai compiti di vigilanza creditizia e finanziaria, il quadro disciplinare
stabilito, innanzitutto, dagli artt. 4 e 5 TUB e dallart. 5 del TUF, nei quali sono specificate le
finalit che devono presiedere allesercizio della vigilanza. Al riguardo, come osservato,
aperto il dibattito sullampiezza dei compiti di vigilanza della Banca dItalia, e ci anche in
ragione del fatto che nel nostro paese le funzioni di vigilanza e di supervisione da essa svolte si
sovrappongono talora ai compiti di istituzioni gi esistenti quali la CONSOB, con cui, peraltro,
la Banca dItalia deve collaborare. In particolare, la cosiddetta vigilanza per finalit, che
attribuisce responsabilit distinte ad Autorit diverse, non trova ancora coerente e completa
applicazione. Ci dovuto anche alla crescente integrazione operativa tra i diversi
intermediari presenti sul territorio: banche operanti nel settore assicurativo, assicurazioni che
costituiscono una banca allinterno del proprio gruppo, societ di intermediazione e societ
finanziarie di vario genere che si trasformano in banche sono ormai allordine del giorno.

Collaborazione tra autorit di vigilanza e segreto di ufficio

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Ai sensi dellart. 4 del TUF, la Banca d'Italia, la CONSOB, la Commissione di vigilanza sui fondi
pensione, l'ISVAP e l'Ufficio italiano dei cambi collaborano tra loro, anche mediante scambio
di informazioni, al fine di agevolare le rispettive funzioni. Dette autorit non possono
reciprocamente opporsi al segreto d'ufficio. La Banca d'Italia e la CONSOB collaborano, anche
mediante scambio di informazioni, con le autorit competenti dell'Unione Europea e dei
singoli Stati comunitari, al fine di agevolare le rispettive funzioni. Al medesimo fine, la Banca
d'Italia e la CONSOB possono cooperare, anche mediante scambio di informazioni, con le
autorit competenti degli Stati extracomunitari. La Banca d'Italia e la CONSOB possono
scambiare informazioni con autorit amministrative e giudiziarie nell'ambito di procedimenti
di liquidazione o di fallimento, in Italia o all'estero, relativi a soggetti abilitati; con gli organismi
preposti all'amministrazione dei sistemi di indennizzo; con gli organismi preposti alla
compensazione o al regolamento delle negoziazioni dei mercati; con le societ di gestione dei
mercati, al fine di garantire il regolare funzionamento dei mercati da esse gestiti. Anche lart. 7
del TUB, pur dichiarando che tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca
d'Italia in ragione della sua attivit di vigilanza sono coperti da segreto d'ufficio anche nei
confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministro delleconomia e delle
finanze, presidente del CICR, stabilisce che la Banca d'Italia, la CONSOB, la COVIP, l'ISVAP e
l'UIC collaborano tra loro, anche mediante scambio di informazioni, al fine di agevolare le
rispettive funzioni. Per quanto attiene alle finalit della vigilanza, lart. 5 del TUF stabilisce che
sui mercati finanziari la Banca d'Italia competente per quanto riguarda il contenimento del
rischio e la stabilit patrimoniale, mentre la CONSOB competente per quanto riguarda la
trasparenza e la correttezza dei comportamenti degli operatori. La Banca d'Italia e la CONSOB
esercitano i poteri di vigilanza nei confronti dei soggetti abilitati; ciascuna vigila
sull'osservanza delle disposizioni regolanti le materie di competenza. La Banca d'Italia e la
CONSOB operano in modo coordinato anche al fine di ridurre al minimo gli oneri gravanti sui
soggetti abilitati e si danno reciproca comunicazione dei provvedimenti assunti e delle
irregolarit rilevate nell'esercizio dell'attivit di vigilanza.
Come osservato, la vigilanza sullattivit bancaria persegue gli obiettivi della sana e prudente
gestione degli intermediari, della stabilit complessiva, dellefficienza e della competitivit del
sistema, dellosservanza delle disposizioni in materia creditizia. Nellambito delle Autorit
creditizie, la Banca dItalia esercita, quale organo di vigilanza, un ruolo centrale, sul piano sia
della normazione secondaria sia dellesercizio dei controlli: emana regolamenti, impartisce
istruzioni e assume provvedimenti nei confronti degli intermediari. Svolge una funzione
propositiva nei confronti del CICR, alle cui sedute partecipa il Governatore; in questo contesto
fornisce, tra laltro, elementi di risposta al Ministro dellEconomia e delle Finanze, in quanto
presidente del CICR, per lo svolgimento di atti di sindacato ispettivo parlamentare in materia
creditizia.
La vigilanza nel settore dellintermediazione finanziaria riguarda, in specie, le imprese di
investimento e gli organismi di investimento collettivo del risparmio. Si prefigge il rispetto dei
criteri di trasparenza, correttezza dei comportamenti, sana e prudente gestione dei soggetti
vigilati, per assicurare la stabilit, la competitivit e il buon funzionamento del sistema
finanziario. In tale ambito, la competenza della Banca dItalia concerne gli aspetti del
contenimento del rischio e della stabilit degli intermediari. Alla CONSOB, invece, spetta di
vigilare sul rispetto delle norme poste a presidio della trasparenza e della correttezza dei
comportamenti.

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Levoluzione delle forme di vigilanza
Per comprendere appieno il ruolo svolto dalla Banca dItalia, inoltre opportuno osservare
come la filosofia di intervento della stessa si sia modificata nel corso del tempo. Per oltre
cinquantanni, a partire dal 1936, lazione della Autorit si ispirata in sostanza al modello
della banca centrale regista del mercato finanziario, ossia di chi decideva le scene e i
movimenti degli operatori. La Banca dItalia agiva cio, prevalentemente, secondo unottica
di vigilanza strutturale, modellando la struttura e loperato dei soggetti controllati in funzione
degli obiettivi generali della politica creditizia, e in special modo perseguendo la stabilit del
sistema bancario, spesso a discapito della concorrenza tra intermediari. Le forme di controllo
adottate erano dunque di stampo prevalentemente discrezionale e autorizzativo; occorreva
ad esempio una specifica autorizzazione per aprire nuove banche o semplicemente nuovi
sportelli.
A partire dalla fine degli anni 1970 si assistito a una revisione del modello di vigilanza che ha
condotto alla progressiva affermazione di controlli di tipo prudenziale, richiedenti cio il
rispetto da parte dei soggetti vigilati di generali regole di comportamento che costituiscono la
cornice entro cui ogni intermediario pu svolgere in piena autonomia la propria attivit, senza
richiedere preventive autorizzazioni. La Banca dItalia diviene, allora, arbitro (e non pi
regista) della partita. Lazione di supervisione viene ad assumere la veste di attivit volta a
prevedere, e se possibile prevenire, le irregolarit nelle gestioni bancarie, attraverso
strumenti di tipo conoscitivo e adeguate capacit di valutazione. Allobiettivo della stabilit, a
cui rispondevano i controlli strutturali, si affiancano allora obiettivi di competitivit ed
efficienza del sistema bancario/finanziario.
Nellambito di tale evoluzione si inseriscono le tre tipiche forme di vigilanza svolte dalla Banca
dItalia (e ai sensi dellart. 5 e seguenti del TUF anche dalla CONSOB): la vigilanza informativa,
la vigilanza regolamentare e la vigilanza ispettiva.
La vigilanza informativa consiste nella messa a disposizione della Banca dItalia di un flusso
continuo di informazioni sui dati, contabili ed extra-contabili degli enti creditizi. Ai sensi
dellart. 51 del TUB le banche inviano alla Banca d'Italia, con le modalit e nei termini da essa
stabiliti, le segnalazioni periodiche nonch ogni altro dato e documento richiesto. Esse
trasmettono anche i bilanci con le modalit e nei termini stabiliti dalla Banca d'Italia. La stessa
norma viene ripresa dallart. 8 del TUF, dove si afferma che la Banca d'Italia e la CONSOB
possono chiedere, per le materie di rispettiva competenza, ai soggetti abilitati la
comunicazione di dati e notizie e la trasmissione di atti e documenti con le modalit e nei
termini dalle stesse stabiliti.
La vigilanza regolamentare (art. 53 TUB) prevede che la Banca d'Italia, in conformit delle
deliberazioni del CICR, emani disposizioni di carattere generale aventi a oggetto, in relazione
alle banche: l'adeguatezza patrimoniale; il contenimento del rischio nelle sue diverse
configurazioni; le partecipazioni detenibili; l'organizzazione amministrativa e contabile e i
controlli interni. Inoltre la Banca d'Italia pu: convocare gli amministratori, i sindaci e i
dirigenti delle banche per esaminare la situazione delle stesse; ordinare la convocazione degli
organi collegiali delle banche, fissandone l'ordine del giorno, e proporre l'assunzione di
determinate decisioni; procedere direttamente alla convocazione degli organi collegiali delle
banche; adottare, ove la situazione lo richieda, provvedimenti specifici nei confronti di singole
banche per le materie di competenze. Anche in questo caso, la stessa forma di vigilanza viene
ripresa dal TUF, dove si specifica che la Banca d'Italia, sentita la CONSOB, disciplina con
regolamento (per quanto riguarda i soggetti abilitati nello svolgimento di servizi di

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 155
investimento e del servizio di gestione collettiva): l'adeguatezza patrimoniale, il contenimento
del rischio nelle sue diverse configurazioni, le partecipazioni detenibili, l'organizzazione
amministrativa e contabile e i controlli interni; le modalit di deposito e di sub-deposito degli
strumenti finanziari e del denaro di pertinenza della clientela; particolari regole applicabili agli
organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR).
Infine, per quanto attiene alla vigilanza ispettiva, previsto che la Banca dItalia possa
acquisire informazioni sulle banche anche tramite ispezioni presso le stesse, richiedendo
lesibizione dei documenti e degli atti necessari allespletamento della funzione di
monitoraggio. Anche la vigilanza ispettiva, ampliata alla attivit della CONSOB, viene ripresa
dal TUF (art. 10), dove si ribadisce che la Banca d'Italia e la CONSOB possono, per le materie
di rispettiva competenza e in armonia con le disposizioni comunitarie, effettuare ispezioni e
richiedere l'esibizione dei documenti e il compimento degli atti ritenuti necessari presso i
soggetti abilitati (qui non solo banche ma anche altri intermediari che possono svolgere servizi
di investimento). Ciascuna autorit comunica le ispezioni disposte all'altra autorit, la quale
pu chiedere accertamenti su profili di propria competenza. La Banca d'Italia e la CONSOB
possono, inoltre, chiedere alle autorit competenti di uno Stato comunitario di effettuare
accertamenti presso succursali di SIM e di banche, stabilite sul territorio di detto Stato ovvero
concordare altre modalit per le verifiche. Viceversa, le autorit competenti di uno Stato
comunitario, dopo aver informato la Banca d'Italia e la CONSOB, possono ispezionare, anche
tramite loro incaricati, le succursali di imprese di investimento e di banche comunitarie dalle
stesse autorizzate, stabilite nel territorio della Repubblica. Se le autorit di uno Stato
comunitario lo richiedono, la Banca d'Italia e la CONSOB, nell'ambito delle rispettive
competenze, procedono direttamente agli accertamenti ovvero concordano altre modalit
per le verifiche. La Banca d'Italia e la CONSOB possono concordare, per le materia di rispettiva
competenza, con le autorit competenti degli Stati extracomunitari modalit per l'ispezione di
succursali di imprese di investimento e di banche insediate nei rispettivi territori.
Ricordiamo poi che, ai sensi dellart. 20 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, la Banca dItalia
lAutorit garante della concorrenza nel settore del credito, ossia svolge il ruolo di Antitrust
nel sistema bancario. La concorrenza viene tutelata e promossa quale condizione necessaria
di efficienza e di solidit del sistema bancario e finanziario. Nellambito di questa attribuzione,
la Banca dItalia dispone di strumenti specifici sia per evitare che le operazioni di
concentrazione costituiscano o rafforzino posizioni dominanti nei mercati nazionale e locali,
sia per intervenire nei casi di abuso di posizione dominante e di collusione fra intermediari. Le
decisioni della Banca dItalia per la tutela della concorrenza sono tuttavia assunte tenuto
conto del parere espresso dallAutorit garante della concorrenza e del mercato.
La Banca dItalia e lUfficio italiano dei cambi (UIC), inoltre, sono impegnati, anche in sede
internazionale, a contrastare il riciclaggio dei capitali attraverso il sistema bancario e
finanziario. Lordinamento attribuisce alla Banca dItalia e allUIC i compiti di:
analizzare sotto il profilo finanziario le operazioni sospette;
effettuare studi e analisi del fenomeno del riciclaggio ai fini della prevenzione;
collaborare, per gli aspetti di competenza, con lautorit giudiziaria per la repressione dei fatti
illeciti.
In tale ambito, la Banca dItalia emana istruzioni per gli intermediari bancari e finanziari che
contengono le regole organizzative e procedurali in materia di antiriciclaggio, nonch una
casistica delle operazioni e dei comportamenti anomali da segnalare allUIC.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 156
La Banca dItalia collabora con gli organi dello Stato nella prevenzione e nella repressione del
fenomeno dellusura. A tal fine, effettua insieme con lUIC una rilevazione trimestrale del
tasso effettivo globale medio praticato dalle banche e dagli intermediari finanziari per
diversi tipi di operazioni.

LE ALTRE AUTORIT DI VIGILANZA

Commissione nazionale per le societ e la borsa (CONSOB)


La CONSOB stata istituita con la legge 7 giugno 1974, n. 216. un'autorit amministrativa
indipendente con il compito di controllare il mercato degli strumenti finanziari italiano. La sua
attivit rivolta alla tutela degli investitori, all'efficienza e alla trasparenza del mercato. La
Commissione un organo collegiale, composto da un presidente e da quattro membri
nominati con decreto del Presidente della Repubblica, adottato su proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri. Per quanto attiene pi specificamente al funzionamento dei mercati
regolamentati italiani, la CONSOB approva il regolamento delle societ mercato (Borsa Italiana
spa e TLX spa) per l'ammissione, l'esclusione e la sospensione degli strumenti finanziari dal
mercato regolamentato.

Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (ISVAP)


L'ISVAP un ente dotato di personalit giuridica di diritto pubblico ed stato istituito con
legge 12 agosto 1982, n. 576, per l'esercizio di funzioni di vigilanza nei confronti delle imprese
di assicurazione e riassicurazione nonch di tutti gli altri soggetti sottoposti alla disciplina sulle
assicurazioni private, compresi gli agenti e i mediatori di assicurazione. L'ISVAP svolge le sue
funzioni sulla base delle linee di politica assicurativa determinate dal Governo. Organi
dell'ISVAP sono il Presidente, che oltre ai poteri di rappresentanza esercita anche le funzioni di
direttore generale, e il Consiglio, le cui attribuzioni riguardano sia l'ambito organizzativo
interno sia quello dei rapporti esterni. La normativa ha attribuito all'ISVAP funzioni di controllo
e di regolamentazione, qualificando l'Istituto come un'amministrazione indipendente, dotata
di autonomia giuridica, patrimoniale, contabile, organizzativa e gestionale, che dispone di
specifica competenza tecnica e ampi strumenti operativi. L'obiettivo dellISVAP quello di
assicurare la stabilit del mercato e delle imprese nonch la solvibilit e l'efficienza degli
operatori, a garanzia degli interessi degli assicurati-consumatori e in generale dell'utenza.
Funzione primaria dell'Istituto , dunque, l'esercizio della vigilanza nei confronti delle imprese
di assicurazione, che si esercita attraverso il controllo sulla loro gestione tecnica, finanziaria,
patrimoniale e contabile, verificandone la rispondenza alle disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative vigenti. In particolare, l'ISVAP provvede ad autorizzare le
imprese all'esercizio e all'estensione in altri rami dell'attivit assicurativa nonch a svolgere
tutte le attivit connesse con il rilascio di tale autorizzazione, verificando la sussistenza delle
previste condizioni di esercizio. Nell'ambito dei compiti di supervisione prudenziale demandati
all'ISVAP e volti a garantire la sana e prudente gestione dell'impresa assicurativa, assume un
rilievo particolare la vigilanza finanziaria, che consiste nel costante controllo della situazione
patrimoniale e finanziaria dell'impresa, con riguardo, in particolare, al possesso del margine di
solvibilit e di riserve tecniche sufficienti in rapporto all'insieme dell'attivit svolta nonch di
attivi congrui alla loro integrale copertura.

Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP)

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 157
La Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) un organismo dotato di personalit
giuridica di diritto pubblico, istituito dalla legge con lo scopo di perseguire la corretta e
trasparente amministrazione e gestione dei fondi pensione per la funzionalit del sistema di
previdenza complementare. La COVIP esercita l'attivit di vigilanza sui fondi pensione e in tale
ambito:
autorizza l'esercizio dell'attivit dei fondi pensione;
approva gli statuti e i regolamenti dei fondi, nonch le relative modifiche;
autorizza le convenzioni per la gestione delle risorse dei fondi con gli intermediari abilitati;
valuta l'attuazione dei principi di trasparenza nei rapporti con i partecipanti ai fondi;
esercita il controllo sulla gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi,
anche mediante ispezioni;
pubblica e diffonde informazioni utili alla conoscenza della materia della previdenza
complementare.
La Commissione, istituita nella sua attuale configurazione agli inizi del 1996, un organo
collegiale formato dal Presidente e da quattro commissari. Le deliberazioni della Commissione
sono adottate a maggioranza dei votanti e comunque con non meno di tre voti favorevoli.

Il dibattito in corso sulle autorit di vigilanza


Lanalisi dei ruoli e dei compiti svolti dalle principali autorit di vigilanza presenti nel sistema
bancario e finanziario italiano ha messo in luce cos come nelle parole usate dal Ministro
delleconomia e delle finanze nella sua relazione al Parlamento sullattivit della CONSOB
che lattuale frammentazione delle competenze e le modalit del loro esercizio inducono a
una riflessione sulla necessit di ricondurre i poteri a ununica autorit preposta alla tutela del
risparmio. Ecco dunque rispuntare il dibattito sullunificazione delle funzioni/autorit di
vigilanza, teso a ridimensionare il ruolo di alcune di esse, in particolar modo della Banca
dItalia. Le affermazioni del Ministro Giulio Tremonti hanno ovviamente scatenato una serie di
reazioni da parte di chi, da un lato, sostiene (anche allinterno della maggioranza) il ruolo
storico della Banca dItalia, e di chi, dallaltro, pretendendo giustizia per il risparmio truffato
dai recenti scandali finanziari, invoca una revisione dellimpalcatura che regola e vigila sui
comportamenti degli operatori bancari/finanziari. Sono dunque in cantiere diverse proposte
di legge che prevedono una ridefinizione dei compiti di vigilanza e un nuovo ruolo per la Banca
dItalia: alcuni propongono la creazione di ununica Authority competente su banche,
assicurazioni, promotori e fondi pensione; altri chiedono semplicemente di ricondurre
allAntitrust la tutela della concorrenza nel credito lasciando invariato lattuale assetto della
Banca dItalia (si veda al riguardo UnAutorit unica per il risparmio, in Il Sole 24 Ore del 23
ottobre 2003). Nel dibattito in corso, peraltro, non sono decisivi le scelte compiute in altri
paesi europei e negli Stati Uniti: sembra infatti non esservi un trend preciso, almeno allo stato
attuale, sulla conformazione ideale della vigilanza sui mercati finanziari e sugli intermediari
che in essi sono attivi. Ad esempio, in Inghilterra si optato per un modello di
regolamentazione estremamente piramidale e integrato sotto il cappello della onnipotente
FSA (Financial Services Authority), e similmente sembra accadere in Francia con la creazione
della Authorit des marchs financiers. Negli Usa invece operano pi organi (SEC, Federal
Riserve, New York Stock Exchange, Office of the Comptroller of the Currency ecc.) incaricati
del controllo di diversi operatori finanziari, contemperati per da un maggior ricorso
allautoregolamentazione.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 158
Qualunque sia la scelta (per forza di cose politica) a cui si dovesse e volesse arrivare, a
nostro avviso necessario che la discussione non scada, come spesso accade in Italia, in uno
scontro di poteri istituzionali e in una conseguente soluzione di compromesso che salvi lo
status quo. Alcuni aspetti essenziali della normativa attualmente in vigore, specie quelli
inerenti lintegrazione del settore bancario/assicurativo/finanziario, richiedono una veloce
chiarificazione. Ci anche al fine di meglio tutelare linteresse dei risparmiatori-investitori e di
rendere pi fluido il funzionamento e loperativit degli intermediari.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 159
Capitolo 4

Il mercato dei capitali : la borsa e gli investitori


istituzionali. il private equit e fondi di
investimento. Cenni sui metodi di valutazione

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 160
4.1 I n t r o d u z i o n e

Leccessivo indebitamento limita non solo il tasso di sviluppo ma anche la capacit netta di
autofinanziamento e tutte le leve competitive e finanziarie successivamente attivabili. Le
tardive operazioni di ristrutturazione finanziaria non potranno, dopo che si caduti nella
trappola del debito, creare dal nulla tutto il valore che in precedenza tale tipo di crescita ha
portato a perdere. Ne deriva, quindi, la necessit di impiegare capitale qualitativamente, oltre
che quantitativamente, idoneo: strada che in fin dei conti solo il capitale di rischio pu
garantire. I canali di copertura del fabbisogno finanziario di capitale permanente sono
essenzialmente due:
a) fondi propri cio fondi destinanti allaumento del capitale proprio
b) fondi di terzi destinati alla copertura del fabbisogno duraturo ma che devono essere
restituiti.
Lapporto dei fondi sub a) di noma effettuato dai soci ma pu anche essere effettuato da
soci finanziari attraverso la sottoscrizione di aumenti di capitale
I mezzi finanziari sub b) di norma sono forniti da terzi finanziatori (banche o investitori o amici
) attraverso la sottoscrizioni di obbligazioni o la concessione di prestiti a m/l termine . nel caso
di obbligazioni vi possono essere forme ibride come le obbligazioni convertibili che danno la
facolt di convertire il capitale,che dovrebbe essere restituito, in azioni dellazienda e quindi in
capitale proprio.
alcune categorie di Investitori terzi

Anche denaro "estraneo" di banche, investitori o amici fa parte del capitale proprio a patto
che si tratti di capitale di rischio o di capitale sociale i cui ricavi - a differenza di prestiti -
dipendono dunque dal successo dellimpresa.

Venture capital

Certe societ finanziarie si sono specializzate nella concessione di capitale di rischio (o venture
capital). Queste cosiddette societ di venture capital partecipano al capitale sociale e sperano
in grandi utili in caso di successo dell'impresa o di ingresso in borsa. Esse mettono a
disposizione i propri mezzi senza avere a disposizione sicurezze tradizionali. Tuttavia, dopo la
disfatta degli anni Novanta, gran parte delle societ di capitale di rischio sono diventate molto
pi selettive .Praticamente, ad avere delle chance sono solo le giovani imprese con una
prospettiva forte crescita, con larghe aspettative di fatturato e necessit di vari milioni di
euro. Legata alla concessione di capitale di rischio di norma c una governance ad hoc e
unassistenza al management. Il venture capitalist da considerare come un accompagnatore
durante la fase di costituzione del progetto finanziario. A compito adempiuto, di norma, si
ritira e vende la partecipazione a nuovi investitori.

Business Angel

Una categoria particolare di investitori, da tempo presente in altri paesi e da qualche tempo
anche in Italia, rappresentata dai cosiddetti business angels, cio imprenditori, ex titolari di

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 161
impresa o ex manager che dispongono di mezzi finanziari (anche limitati), di una buona rete
di conoscenze e di una solida capacit gestionale da impiegare in piccole e medie imprese. Tali
investitori sono per lo pi interessati al finanziamento di start up tecnologici, che
coinvolgano un ammontare medio di risorse non superiore ai 300.000 e la cui sede operativa
sia, generalmente, vicina all'area dove operano e risiedono.

Si capisce da s che sia le societ di venture capital sia i Business Angel vengono sommersi da
richieste di concessione di capitale. Per questo motivo estremamente importante allestire o
presentare la propria documentazione in maniera tale che il fornitore di capitale riesca ad
avere rapidamente una visione globale del progetto. L'imprenditore deve essere in grado di
convincere che nel suo progetto racchiuso un grande potenziale di plusvalore. Solo in questo
modo i Business Angel hanno la possibilit, dopo un paio d'anni, di vendere le proprie quote di
partecipazione e investire i guadagni riportati in nuovi progetti. Tuttavia, anche a condizioni
cos restrittive i fornitori di capitale di rischio riescono a moltiplicare il capitale impiegato solo
in un caso su 4 o 5.

.
Agli inizi degli anni Ottanta, con il termine venture capital si definiva l'apporto di capitale
azionario, o la sottoscrizione di titoli convertibili in azioni, da parte di operatori specializzati, in
un'ottica temporale di medio-lungo termine, effettuato nei confronti di imprese non quotate
e con elevato potenziale di sviluppo in termini di nuovi prodotti o servizi, nuove tecnologie,
nuove concezioni di mercato. Nell'ambito di tale definizione, la partecipazione veniva
generalmente intesa come temporanea, minoritaria e finalizzata, attraverso il contributo
congiunto di know how non solo finanziario, allo sviluppo dell'impresa, all'aumento del suo
valore ed alla possibilit di realizzazione di un elevato capital gain in sede di dismissione. Nel
corso degli anni, pur rimanendo invariati i presupposti di fondo, le caratteristiche dell'attivit
di investimento istituzionale nel capitale di rischio sono mutate, diversificandosi in funzione
del sistema imprenditoriale di riferimento e del grado di sviluppo dei diversi mercati e
offrendo, oggi, una pi variegata gamma di possibilit di intervento. Di fatto, il comune
denominatore rimane l'acquisizione di partecipazioni significative in imprese, in ottica di
medio lungo-termine, e il conseguente obiettivo di sviluppo finalizzato al raggiungimento di
una plusvalenza sulla vendita delle azioni, ma la presenza delle ulteriori caratteristiche ha
assunto connotati molto variabili.

4.2 Le pi recenti evoluzioni terminologiche

Da un punto di vista strettamente terminologico, il concetto di investimento istituzionale nel


capitale di rischio ha assunto, in passato, connotati differenti fra Stati Uniti ed Europa. Negli
USA, questo concetto, definito della sua globalit "attivit di private equity", distinto, in
funzione della tipologia di operatore che pone in essere il finanziamento, tra venture capital e
buy out. Alla prima categoria corrispondono due tipologie specifiche di investimenti: - l'early
stage financing, ovvero l'insieme dei finanziamenti (seed financing e start up financing) a
sostegno delle imprese nei primi stadi di vita; - l'expansion financing, ovvero quella serie di
interventi effettuati in imprese gi esistenti che necessitano di capitali per consolidare e
accelerare la crescita in atto. Al contrario, in Europa, il termine venture capital era in passato
esclusivamente riferito alle operazioni finalizzate a sostenere la nascita di nuove imprese,

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 162
mentre con il termine private equity si intendeva l'insieme delle operazioni poste in essere per
sviluppare attivit esistenti o risolvere problemi connessi con la propriet di un'impresa,
incluso il fenomeno del passaggio generazionale. Oggi, a seguito di un processo di
standardizzazione metodologica, anche in Europa e in Italia si aderisce alla definizione
utilizzata negli Stati Uniti.

4.3 Il ruolo dell'investimento in capitale di rischio in un moderno sistema


finanziario

Il ruolo che l'investimento in capitale di rischio ha in un moderno sistema finanziario


rilevante sotto numerosi profili. Innanzitutto, sul fronte dell'impresa, la possibilit di far
riscorso ad operatori specializzati nel sostegno finanziario finalizzato alla creazione di valore,
consente alle stesse di reperire capitale "paziente", che pu essere utilizzato per sostenere la
fase di start up, piuttosto che piani di sviluppo, nuove strategie, acquisizioni aziendali,
passaggi generazionali o altri processi critici del loro ciclo di vita. In particolare, tale capitale
pu essere utilizzato dall'impresa per sviluppare nuovi prodotti e nuove tecnologie, per
espandere il circolante, per finanziare acquisizioni, o per rafforzare la struttura finanziaria di
una societ. Il private equity pu anche essere impiegato per risolvere problemi connessi con
la propriet di un'impresa o con il fenomeno del passaggio generazionale. Inoltre, lo
strumento privilegiato per la realizzazione di operazioni di buy out / buy in, effettuate da
manager esperti. Poich, inoltre, il supporto dell'investitore istituzionale non si esaurisce nella
mera fornitura di capitale di rischio, un ulteriore vantaggio deriva dalla disponibilit di know
how manageriale che l'investitore mette a disposizione dell'impresa per il raggiungimento dei
suoi obietti di sviluppo. Ci si traduce anche nella possibilit di supporto alla crescita esterna,
attraverso contatti, investimenti, collaborazioni ed altro, con imprenditori dello stesso o di
altri settori. Spesso la crescita attraverso fusioni e/o acquisizione offre sensibili vantaggi in
virt della tempestivit con la quale possibile entrare in nuovi settori o guadagnare nuove
quote di mercato. Il socio istituzionale possiede una profonda esperienza basata su una
moltitudine di realt imprenditoriali diverse e, pertanto, gode di un invidiabile esperienza cui
la societ pu accedere. L'investitore istituzionale nel capitale di rischio ha, per esempio,
solitamente esperienza anche in tema di accompagnamento alla quotazione, capacit preziosa
in tale delicato processo e che pu essere d'aiuto nel definire il timing e le procedure interne
ottimali. poi comprovato che alle imprese partecipate da investitori istituzionali siano
riconducibili performance economiche superiori rispetto alle altre realt imprenditoriali,
apportando un beneficio a livello di sistema. L'attivit di investimento nel capitale di rischio
contribuisce, dunque, notevolmente allo sviluppo del sistema industriale e dell'economia nel
suo complesso, selezionando imprese a rapido tasso di crescita e fornendo loro il capitale
necessario per svilupparsi.

4.4 Gli obiettivi dell'investitore istituzionale


L'obiettivo dell'investitore istituzionale quello di realizzare, nel medio termine, un
importante guadagno di capitale (capital gain) attraverso la cessione della partecipazione
acquisita. Per guadagno di capitale si intende l'incremento di valore della partecipazione
maturato dal momento dell'assunzione della partecipazione a quello della cessione e
monetizzazione della stessa. In generale, il buon esito dell'intervento determinato dalla
capacit dell'investitore di contribuire a creare valore all'interno dell'impresa, generando,

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 163
cos, nella maggior parte dei casi, ricchezza anche per l'intero tessuto economico e
imprenditoriale del Paese.
L'investitore istituzionale nel capitale di rischio , per definizione, un socio temporaneo,
seppur di medio -lungo termine, che, come tale, dovr prima o poi cedere la partecipazione
acquisita per realizzare il proprio obiettivo.

4.5 Le imprese target dellinvestitore istituzionale

L'investitore istituzionale concentra la sua attenzione sui progetti caratterizzati da un elevato


potenziale di sviluppo, cio su iniziative per le quali l'apporto di capitale e di competenza
professionale da parte sua possa accelerare il processo di creazione di valore.
L'investitore, in particolare, tender a privilegiare:
imprese con un valido progetto di sviluppo e con prospettive di crescita sia
dimensionale, che reddituale. Si tratta quindi di imprese con un prodotto/servizio di
successo, caratterizzato da scarsa imitabilit e bassa sostitituibilit rispetto ai prodotti
concorrenti, il cui mercato di riferimento presenti ancora elevate potenzialit di
espansione;
imprese guidate da un imprenditore valido, che si dimostri determinato, ambizioso e
corretto nella realizzazione del progetto di sviluppo. L'imprenditore deve quindi
perseguire obiettivi di sviluppo dell'impresa e di affermazione personale impegnativi, ma
realistici, tali da suscitare fiducia nell'investitore;
imprese con un buon management, formato da persone con consolidata esperienza e
con conoscenza specifica del settore;
imprese per le quali sia possibile prevedere in prospettiva una modalit di
disinvestimento, che consenta di facilitare il realizzo del capital gain.

4.5.1 I criteri di selezione


Oltre agli strumenti utilizzati nelle operazioni tradizionali di finanziamento (analisi dei bilanci,
modelli di analisi finanziaria, analisi d'azienda), l'investitore nel capitale di rischio:
giudica innanzitutto la competenza dell'imprenditore e del management, investendo nel
team che ha maggiori capacit di realizzare un progetto di sviluppo, piuttosto che nel
progetto stesso;
valuta l'andamento del mercato e le reazioni della domanda all'introduzione di una
nuova tecnologia o di un prodotto/servizio innovativo, al fine di capirne lo sviluppo
potenziale;
cerca di stimare le tendenze, osservando con attenzione l'evoluzione dei settori pi
competitivi e ascoltando le opinioni degli esperti. L'obiettivo di selezionare le iniziative
imprenditoriali "vincenti", che consentano di realizzare un guadagno elevato nel medio
termine.

4.5.2 Il rapporto tra investitore e impresa

Linvestitore istituzionale partecipa alle scelte strategiche dell'azienda, limitando il suo


intervento alle decisioni che possono modificare la combinazione
prodotto/mercato/tecnologia su cui si basa l'azienda e alle decisioni di investimento pi

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significative . Lascia al socio imprenditore e/o al gruppo dirigente piena autonomia nella
gestione operativa quotidiana dell'azienda; nel rapporto con l'imprenditore, vuole la
disponibilit ad un colloquio leale, aperto e costruttivo, ed una totale trasparenza,
nell'interesse dello sviluppo aziendale.
A differenza delle tradizionali forme di finanziamento, come il ricorso al capitale di debito, la
partecipazione al capitale di rischio di investitori istituzionali richiede uno stretto rapporto di
collaborazione tra l'imprenditore e l'investitore istituzionale che condivide il rischio
d'impresa ed cointeressato al successo dell'impresa. Oltre al capitale, l'investitore apporta
competenze professionali strategiche, finanziarie, di marketing, di organizzazione,
manageriali e offre una rete di contatti utili, finanziari e non, in ambito nazionale e
internazionale. Il rapporto costruttivo tra imprenditore ed investitori istituzionali
fondamentale per esaltare queste competenze.

L'apertura del capitale di un'impresa ad un socio istituzionale, determina, generalmente, una


serie di cambiamenti importanti, specialmente nel caso di imprese a carattere famigliare. Per
raggiungere il suo obiettivo, infatti, l'investitore eserciter un'azione tendente ad elevare la
trasparenza e la qualit nella comunicazione dell'impresa, a professionalizzarne la gestione e
l'organizzazione, a far introdurre od evolvere sistemi di pianificazione e controllo e di
monitoraggio dei risultati aziendali.
Sar necessario, magari gradualmente, realizzare:
la netta separazione tra il patrimonio famigliare e quello aziendale;
la revisione del bilancio;
l'introduzione di sistemi di budgeting e di controllo di gestione;
la predisposizione di relazioni periodiche sulla performance dell'impresa.

Oltre agli apporti pi strettamente finanziari, per limpresa vi sono alcuni specifici vantaggi che
possono essere ottenuti grazie alla partecipazione al capitale di un investitore istituzionale:
collaborazione nel tracciare una strategia di sviluppo e nel perseguirla, sfruttando le
occasioni di crescita esterna, attraverso acquisizioni, fusioni, concentrazioni, joint
venture con altre imprese del settore;
maggiore funzionalit della compagine sociale, che facilita anche la eventuale
liquidazione dei soci che non sono pi interessati a partecipare all'impresa, senza
drenare risorse dalla societ;
un contributo alla realizzazione di una gestione pi professionale e manageriale,
attraverso l'attenuazione degli eventuali condizionamenti che provengono dalla sfera
degli interessi personali e familiari e, comunque, la migliore o pi professionale
regolamentazione dei rapporti impresa-famiglia;
crescita del potere contrattuale dell'impresa, grazie alla presenza dell'investitore come
azionista di rilievo;
miglioramento dell'immagine dell'impresa nei confronti delle banche e del mercato
finanziario, che eleva l'affidabilit finanziaria dell'impresa e agevola il reperimento di
finanziamenti anche per lo sviluppo del capitale circolante;
maggior capacit di attrarre management capace ed esperto.

4.6 Le forme di finanziamento a confronto

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 165
All'imprenditore sono generalmente note le "regole" del finanziamento di tipo tradizionale,
ottenibile, ad esempio, da un istituto di credito. Egli sa, dunque, che la capacit di ripagare il
debito, sottoforma di quote di capitale e di interessi, garantita dal patrimonio aziendale e,
talora, dai suoi beni personali. Nel caso in cui risulti impossibile il rimborso del prestito, la
banca pu chiedere che l'azienda venga messa in liquidazione e pu rivalersi sul suo attivo.
L'investitore nel capitale di rischio, invece, non chiede garanzie, ma si accolla una parte del
rischio di impresa come gli altri azionisti. Le banche, d'altra parte, in qualit di fornitori di
capitale di debito, non sono direttamente interessate al processo di creazione di valore
dell'impresa, ma solo alla solvibilit finanziaria, mentre l'investitore, che condivide con
l'imprenditore l'incremento di valore della partecipazione, far di tutto per aiutare la crescita

Capitale di rischio Capitale di debito


Finanziamento a medio e lungo Finanziamento a breve, medio e lungo termine
termine
Non prevede scadenze di rimborso ed Prevede precise scadenze di rimborso a
il disinvestimento avviene di norma prescindere dall'andamento dell'impresa e nel
con cessione al mercato od a terzi, caso di finanziamento a breve revocabile a
senza gravare l'impresa vista
una fonte flessibile di capitali, utile una fonte rigida di finanziamento, la cui
per finanziare processi di crescita possibilit di accesso vincolata alla presenza di
garanzie e alla generazione di cash flow
La remunerazione del capitale dipende Il debito richiede il pagamento regolare degli
dalla crescita di valore dell'impresa e interessi a prescindere dall'andamento
dal suo successo dell'azienda ed garantito da mantenimento del
valore degli attivi
L'investitore nel capitale di L'assistenza fornita di tipo
rischio rappresenta un partner che pu accessorio al finanziamento
fornire consulenza strategica e
finanziaria

4.7 Le modalit di accesso ad una operazione di venture capital

Sebbene non esista un imprenditore ideale, vi sono alcuni aspetti legati al suo carattere e
alla sua esperienza che costituiscono dei prerequisiti indispensabili per attrarre l'attenzione
dell'investitore:
la credibilit del proponente l'iniziativa;
il know how maturato nel settore in cui vuole operare;
la capacit di leadership;
il commitment nel progetto imprenditoriale;
la disponibilit ad un discorso leale, aperto e trasparente.
Di seguito si riportano le ipotesi principali in cui un imprenditore si pu avvicinare ad
unoperazione sul capitale di rischio.

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4.7.1 Sviluppare un'attivit esistente
Le imprese gi esistenti possono ricorrere all'investimento in capitale di rischio per espandere il
proprio business, con l'obiettivo, ad esempio, di aumentare la capacit produttiva o di
consolidare l'immagine del proprio prodotto/servizio attraverso l'ampliamento della propria
quota di mercato e al fine di rimanere competitive in Europa e globalmente.
L'ampliamento della pressione competitiva, anche a livello geografico, richiede,
infatti, sempre pi il raggiungimento di dimensioni adeguate al contesto internazionale. In
questi casi (expansion financing), l'investitore sar interessato ad intervenire solo se ritiene
che esistano buone prospettive per tale espansione in termini economicamente
interessanti. In questa fase, l'azienda ha gi dimostrato di riuscire a competere sul mercato
con profitto, perci il rischio di insuccesso, quantomeno totale, pi basso. quindi pi facile
"convincere" l'investitore, offrendogli informazioni di tipo storico, oltre che previsionale, utili per
meglio capire e valutare le potenzialit dell'azienda nella quale egli si accinge a
Le esigenze finanziarie dell'impresa in funzione di un progetto di sviluppo, determinano la
necessit di procedere ad un aumento di capitale sociale, sottoscritto, in tutto o in parte,
dall'investitore istituzionale.

4.7.2 Liquidare i vecchi soci


Nelle fasi di espansione e maturit la continuit dello sviluppo aziendale richiede, talora, la
riorganizzazione dell'azionariato. In questi casi l'investitore istituzionale pu sostituirsi,
temporaneamente, a uno o pi soci uscenti (replacement capital). In questo modo, si
evita che alcuni soci, non pi soddisfatti dall'orientamento strategico dell'impresa, o desiderosi
di disinvestire per un qualche motivo, frenino lo sviluppo aziendale. L'investitore istituzionale si
sostituisce ai soci uscenti sulla base di un nuovo patto di sviluppo, e senza che l'uscita del socio
depauperi ed indebolisca l'impresa.

4.7.3 Rilevare l'azienda di famiglia


Nel corso della vita di un'impresa famigliare, pu avvenire che uno dei membri della famiglia
decida di rilevarla, anche alla luce dell'eventuale calo motivazionale nel progetto
imprenditoriale da parte degli altri componenti. In questo caso l'investitore istituzionale pu
rappresentare un partner ideale per la realizzazione dell'operazione di acquisizione (family buy
out), non limitando il suo apporto alle sole risorse finanziarie, ma fornendo anche un
rilevante contributo di tipo manageriale ed organizzativo. L'investitore istituzionale,
preoccupandosi anche della strutturazione tecnica dell'operazione, si occuper
direttamente degli aspetti negoziali con gli
azionisti uscenti.

4.7.4 Acquistare l'impresa per cui si lavora


In alcuni casi, la continuit dello sviluppo aziendale subordinata al mutamento della
responsabilit imprenditoriale e all'individuazione di una nuova guida. Ecco allora, che
l'investitore istituzionale pu organizzare l'operazione di finanziamento dell'acquisto della
maggioranza dell'impresa da parte del management della stessa (management buy out) o,
addirittura, da un pi folto gruppo di dipendenti (employee buy out). Spesso, il management
pu essere interessato ad acquisire rami di azienda non considerati pi "strategici" dalla
propriet, ma che possono essere redditizi come attivit autonome. La funzione di sostegno si

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 167
concretizza, allora, nell'agevolare il cambiamento parziale della struttura proprietaria e
nell'aiutare il management a reperire le risorse necessarie per l'acquisizione.
L'investitore pu anche supportare un gruppo di manager esperti estranei
all'impresa nell'acquisto della maggioranza della stessa (management buy in).

4.7.5 Risanare un'azienda in perdita


In questi casi, l'investitore finanziario si inserisce in una situazione di crisi aziendale
(turnaround financing), sostituendo chi non pi in grado di proseguire nell'attivit e
gestendo direttamente tutte le fasi connesse alla ristrutturazione e al rilancio dell'attivit.
Soprattutto in queste operazioni, l'investitore tende a preferire l'assunzione, almeno
temporanea, di quote di maggioranza, per poter prendere decisioni fondamentali per la
sopravvivenza dell'impresa (come, per esempio, la sostituzione del management che ha
contribuito all'insorgere della crisi).

4.7.6. Gli investitori istituzionali


Avviare un'attivit, farla crescere, rilevarla, richiede una disponibilit di capitale di rischio non
sempre disponibili al soggetto coinvolto. L'individuazione della fonte pi appropriata risulta
pertanto fondamentale per realizzare il progetto. Esistono diverse tipologie di investitori
istituzionali, che si distinguono per la struttura giuridica e organizzativa, per le strategie di
raccolta e di investimento dei capitali e per le correlate scelte operative. Un imprenditore che
sia alla ricerca di capitale di rischio pu trovare numerosi investitori pronti a finanziare il suo
progetto imprenditoriale. Tale variet, se offre opportunit di scelta, pu anche determinare
difficolt di scelta. bene dunque che l'imprenditore si sforzi di individuare l'alternativa pi
adatta al suo caso, informandosi sulle caratteristiche e sulle preferenze in tema di
investimento di ciascun operatore in modo da aumentare le probabilit di riuscita della
trattativa. In questa scelta, prezioso pu essere il ruolo di professionisti e consulenti.

Le societ di Venture Capital e Private Equity


Diversi sono, dunque, i soggetti che svolgono professionalmente l'attivit di investimento nel
capitale di rischio. Diverse sono le loro emanazioni, le loro forme organizzative, e, talora, il loro
campo d'azione.
Le principali categorie degli investitori presenti in Italia sono le seguenti:
operatori di emanazione bancaria;
fondi chiusi italiani;
fondi chiusi ed altri operatori internazionali;
finanziarie di partecipazione di emanazione privata o industriale;
operatori di emanazione pubblica.

Ognuna di queste categorie presenta delle caratteristiche particolari, soprattutto in termini di


tipologie di investimenti preferenziali e atteggiamento nei confronti dell'impresa partecipata.
Conoscere alcuni di questi particolari, quindi, rappresenta un primo passo verso la scelta
dell'interlocutore pi adatto.
Il fondo chiuso uno strumento finanziario che raccoglie capitali presso investitori
istituzionali (quali imprese, fondazioni, compagnie assicurative, fondi pensione) e presso
privati, per investirli in imprese non quotate ad alto potenziale di sviluppo.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 168
Il fondo viene definito "chiuso" perch non concesso ai sottoscrittori delle quote di
riscattare queste in qualsiasi momento, ma solo ad una scadenza predefinita. N
consentito a nuovi sottoscrittori del fondo di entrare nello stesso, una volta che la raccolta
del capitale programmata completata. Ci garantisce ai gestori del fondo la disponibilit di
un determinato ammontare di capitali per un periodo di tempo predeterminato e di durata
medio-lunga, in modo da poter investire "con tranquillit" in aziende medio-piccole e non
quotate. In prossimit della data di scadenza (in genere con un certo anticipo) i gestori
provvedono a liquidare gli investimenti precedentemente effettuati, per poi procedere al
rimborso delle quote maggiorate dell'eventuale rendimento.

4.7.8 Il Business Plan


Il business plan il piano nel quale il progetto viene sviluppato in termini di linguaggio
aziendale. Esso la base per la richiesta del capitale di rischio e quindi , spesso, per
l'imprenditore il primo strumento di contatto con l'investitore istituzionale. quindi
necessario dedicare cure ed attenzione all'elaborazione di questo documento che
rappresenta il biglietto di presentazione dell'imprenditore, dell'impresa e del progetto. Il
processo di preparazione del business plan deve coinvolgere tutta l'azienda e deve esplicitare, in
termini quantitativi, gli obiettivi da raggiungere e la loro compatibilit con le risorse
(finanziarie, tecnologiche, conoscitive e umane) di cui l'impresa dispone o vorrebbe disporre,
tenendo conto delle caratteristiche dell'ambiente competitivo in cui l'impresa si misura e del
mercato al quale si rivolge.
La realizzazione di un business plan da sottoporre a investitori istituzionali nel capitale di
rischio, necessita di una particolare attenzione perch: sulla base delle informazioni contenute
nel business plan, l'interlocutore decider se andare a fondo nell'esame del progetto o se
scartarlo; coloro che andranno a discutere il business plan si troveranno di fronte ad
attenti e preparati interlocutori, che cercheranno di individuare i punti di debolezza o le
eventuali incoerenze presenti nel documento.
Nella stesura del business plan il management dovr quindi considerare che i potenziali
finanziatori giudicheranno il lavoro svolto con criteri diversi rispetto a quelli utilizzati dalla
direzione aziendale. L'enfasi sar infatti sulla capacit del business plan di creare valore per
l'investitore, e di facilitare la sua successiva uscita dall'investimento.
Non poca attenzione sar inoltre dedicata dall'investitore alla comprensione delle modalit
di elaborazione del business plan e alle competenze del management.
In questo senso, costituiranno punti di forza non indifferenti:
l'aver concepito il business plan come sintesi di una analisi di pi scenari possibili (ad esempio,
ottimistico - medio - pessimistico) a ciascuno dei quali stata attribuita una probabilit di
verificarsi;
l'aver coinvolto l'organizzazione aziendale nel processo di business planning nei
termini gi discussi e il fatto che sia presente un management motivato, compatto,
capace di fare gioco di squadra, con un track record di successo e con competenze riconosciute
nel settore.

4.8 Dal contatto all'investimento

4.8.1 I contatti e i tempi dellesame


Dopo avere individuato un investitore che potrebbe essere interessato al proprio progetto di

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 169
sviluppo, l'imprenditore pu contattarlo telefonicamente o per lettera. Se si riscontra una
ragionevole disponibilit, bene far pervenire immediatamente un succinto progetto,
preliminare al vero e proprio business plan. Di rado, infatti, la selezione delle proposte parte
dall'esame di una documentazione fornita dall'imprenditore. Quasi sempre si avvia un
colloquio fra le parti e i primi contatti avvengono sulla base di una proposta scarsamente
formalizzata. consigliabile, dunque, inviare inizialmente una sorta di estratto del business
plan, che sintetizzi il piano aziendale, piuttosto che l'intero documento, per aumentare la
probabilit di ricevere attenzione e non abusare della disponibilit dell'investitore. Se il primo
contatto non va a buon fine, si pu provare con altre societ. opportuno per riflettere sui
motivi del mancato avvio del colloquio ed, eventualmente, ripensare il progetto, rivedendo in
chiave critica la sua impostazione e la sua presentazione. Nel caso venga iniziata la trattativa,
si deve tenere presente che, generalmente, passano dai tre ai sei mesi dal momento della
presentazione del business plan alla decisione da parte dell'investitore di finanziarlo. Tali
tempi si restringono in funzione della chiarezza e della completezza dei dati forniti
dall'imprenditore, nonch della complessit del business.

4.8.2 Gli accordi


Nella fase di stipula del contratto preliminare le parti sottoscrivono un accordo di riservatezza
che le impegna a non diffondere le informazioni aziendali se non a quei consulenti esterni,
che necessario coinvolgere per valutare alcuni aspetti dell'investimento. L'impegno
sottoscritto riguarda ovviamente le informazioni strettamente aziendali e non quelle inerenti
il pi vasto mercato su cui l'azienda opera ed il settore in cui compete. L'imprenditore deve
impostare la trattativa in modo da massimizzare la probabilit di successo, dal momento che,
in caso di fallimento, nulla impedisce all'investitore, n giuridicamente n moralmente, di
attivare una ricerca su aziende concorrenti, attive nello stesso settore. Se dalla lettura del
documento di presentazione dell'iniziativa l'investitore trae il convincimento di trovarsi di
fronte ad una buona opportunit, sottopone all'imprenditore una prima serie di quesiti per
approfondire alcuni aspetti chiave dell'operazione in esame. Se, poi, da questa successiva
fase emerge una concreta possibilit di accordo, si passa alla firma di una lettera di intenti
nella quale vengono definiti gli aspetti economici, legali e societari salienti che dovranno
essere ripresi e rielaborati in dettaglio nel contratto di investimento. Tale lettera deve
esplicitare tutti gli aspetti che entrambe le parti ritengono essenziali per concludere in modo
soddisfacente l'accordo, tra i quali: il valore dell'azienda, la presenza dell'investitore nel
Consiglio di Amministrazione, gli obblighi informativi ai quali l'imprenditore deve impegnarsi
in caso di investimento e le eventuali clausole previste per il disinvestimento. La lettera
condiziona la firma del contratto definitivo ad una serie di accertamenti, aventi natura sia
formale che sostanziale, che fanno parte delle analisi e delle verifiche (due diligence)
condotte dall'investitore, tipicamente con il concorso di consulenti esterni alla sua
organizzazione.

4.8.3 Dalla due diligence al contratto


Durante la fase di valutazione dell'opportunit di investimento viene svolta quella che
comunemente definita "due diligence". Il termine, mutuato dalla terminologia anglosassone, pu
essere definito come quell'insieme di attivit, svolte dall'investitore, necessarie per giungere ad
una valutazione finale, analizzare lo stato attuale dell'azienda (compresi i rischi potenziali e le
eventuali cause di fallimento dell'operazione o "deal breakers") e le sue potenzialit future. Gli

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 170
investitori istituzionali investono solitamente capitali di terzi che l'attivit di due diligence
contribuisce a tutelare. L'attivit di due diligence, seppur presente durante tutta l'attivit di
negoziazione, s'intensifica durante la fase che segue la firma della lettera di intenti, fino alla
stipulazione del contratto vero e proprio. La due diligence pu essere svolta direttamente
dall'investitore istituzionale oppure, tramite professionisti di sua fiducia che si occuperanno di
specifiche aree aziendali e di business. Un buon andamento della due diligence una garanzia per
entrambe le parti di una chiusura della negoziazione in maniera rapida e permette all'investitore di
venire in possesso di quelle informazioni necessarie ad effettuare l'investimento in maniera
professionale. Inoltre, la due diligence tende ad evitare che, dopo la firma del contratto,
insorgano contestazioni o contenziosi. L'attivit necessaria per la due diligence richiede un forte
impegno sia da parte dell'investitore e dei suoi professionisti che da parte dell'impresa:
imprenditore, management (dirigenti e quadri) ma anche, molto spesso, personale esecutivo,
saranno tutti coinvolti in prima persona nel collaborare al processo e nel far fronte alle necessarie
richieste.Se le analisi effettuate dall'investitore hanno dato esito positivo, si giunge alla firma del
contratto che definisce in dettaglio i termini dell'accordo tra la societ ed i suoi azionisti da una
parte e l'investitore dall'altra. Il contratto di acquisto preveder le normali clausole a garanzia
dell'acquirente sulla correttezza e completezza dei dati e dei fatti rappresentati e sull'inesistenza
di passivit occulte, nonch le procedure di risoluzione delle controversie. Alcuni accordi che
regolano i rapporti tra gli azionisti vengono normalmente inclusi nel contratto d'investimento,
che svolge cos anche funzione di patto parasociale tra gli azionisti originari e quelli entranti. Tali forme di
accordo possono riguardare:
la "corporate governance". Quest'area comprende le regole per la nomina ed il
funzionamento degli organi sociali, per il funzionamento del controllo di gestione, per le
maggioranze qualificate richieste per atti particolari (come acquisto e cessione di azioni e/o di
partecipazioni);
il disinvestimento. Si tratta di accordi sulle regole di disinvestimento e sull'esercizio dei
diritti di opzione.
Una volta raggiunto l'accordo sul prezzo e sull'entit della partecipazione da assumere e sugli altri
aspetti regolati dal contratto finale, l'operazione si concretizza con il trasferimento delle azioni, il
pagamento del prezzo, il rilascio delle garanzie, l'eventuale sostituzione degli amministratori e la firma di
eventuali contratti accessori. Da questo momento in poi investitore e imprenditore sono a tutti gli
effetti soci della stessa iniziativa e devono cominciare a lavorare insieme per massimizzare la
creazione di valore.

4.9 Le forme tecniche di intervento e il periodo successivo


L' investitore istituzionale fornisce capitale sulla base di un "pacchetto" finanziario, composto
in funzione delle varie esigenze di controllo e redditivit che si vogliono soddisfare. L'acquisizione di
quote azionarie di nuova emissione o vendute da soci preesistenti rappresenta la modalit tecnica
di investimento pi frequente. In alternativa, si possono utilizzare forme di finanziamento
"intermedie" tra il debito e l'equity con un mix tra le varie forme.

4.9.1 I principali strumenti di finanziamento

Equity: definito anche "capitale di rischio", rappresenta il capitale proprio dell'azienda, versato,
generalmente, attraverso la sottoscrizione di titoli azionari. La sua remunerazione dipende,

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 171
pertanto, dalla redditivit e dal successo dell'iniziativa, sia in termini di utile prodotto e distribuito
agli azionisti tramite dividendi, sia in termini di aumento di valore delle azioni.
Prestito obbligazionario convertibile: capitale di debito raccolto attraverso l'emissione di
particolari obbligazioni, convertibili, entro determinati lassi di tempo e in base a rapporti di cambio
prefissati, in azioni della stessa societ emittente o di altre societ. Le obbligazioni convertibili, pertanto,
offrono al loro sottoscrittore la facolt di rimanere creditore della societ emittente (quindi di
conservare lo status di obbligazionista), e di ricevere i proventi attraverso il pagamento degli
interessi, assumendo, solo in un secondo momento, lo status di azionista attraverso la conversione in
azioni delle obbligazioni.
Finanziamento mezzanino (mezzanine financing): si tratta di un insieme di strumenti
finanziari che presentano caratteristiche tecniche differenti e sono generalmente riconducibili a
forme articolate di debito e obbligazioni, il cui rendimento in parte fisso o comunque
determinato (tasso di interesse) e in parte legato all'apprezzamento del valore della societ alla
quale questo prestito destinato.
Debito subordinato (subordinated debt): si tratta di un finanziamento a titolo di capitale di
debito e a medio-lungo termine. Il suo rimborso privilegiato rispetto al capitale proprio, ma
postergato rispetto alle altre forme di debito.
Senior debt: rappresenta la forma pi classica di capitale di debito a medio-lungo termine,
privilegiato, nel rimborso, rispetto a tutte le altre forme di finanziamento.

4.9.2 Il monitoraggio dell'investimento


Tale attivit quella che qualifica in modo pi specifico l'intervento dell'investitore
istituzionale nel capitale di rischio e la sua capacit di collaborare alla creazione di valore per
l'impresa. Dopo avere assunto la partecipazione, infatti, l'investitore richiede, di norma,
un'informativa dettagliata e costante per poter tenere sotto controllo l'andamento della societ e
individuare con tempestivit i problemi. Il monitoraggio dell'investimento viene effettuato su gran
parte degli aspetti che caratterizzano la vita aziendale, sia attraverso l'analisi costante di alcuni
indicatori economico-reddituali, sia attraverso la partecipazioni alle riunioni del Consiglio di
Amministrazione, alle quali rappresentanti dell'investitore, di norma, partecipano. importante
ricordare che l'investitore non si sostituisce all'imprenditore e quasi mai pretende di
partecipare alle scelte operative del management, mentre vuole essere parte attiva nell'ambito
delle scelte di carattere strategico e nella verifica dell'andamento, tramite la presenza nel
Consiglio di Amministrazione. In realt, in funzione di alcune variabili (tipologia di investitore,
tipologia di operazione, problemi interni all'azienda), l'investitore pu assumere un atteggiamento
pi o meno incisivo nella conduzione aziendale, partecipando in misura maggiore o minore alla
vita della stessa.

4.9.3 Il disinvestimento

L'investitore istituzionale nel capitale di rischio rappresenta un socio temporaneo dell' imprenditore,
interessato a monetizzare il proprio investimento ed a realizzare un guadagno di capitale attraverso la
vendita della partecipazione, una volta raggiunti gli obiettivi prefissati. Il disinvestimento consiste,
dunque, nella cessione, totale o parziale, della partecipazione detenuta dall'investitore, che, in alcuni
casi, pu anche decidere di conservare una minima quota di capitale nell'impresa in via pi
duratura. Il momento dell'uscita dell'investitore dal capitale dell'impresa non quasi mai
predeterminato, ma funzione dello sviluppo della societ. Sempre pi spesso, tuttavia, gli

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 172
investitori cercano di prevedere, al momento dell'acquisto della partecipazione, gli eventuali
canali di uscita ed i tempi di realizzo, al fine di pianificare al meglio anche questa fase finale
dell'operazione. Nei casi di successo, si disinveste quando l'azienda ha raggiunto il livello di
sviluppo previsto ed il valore della societ, e quindi della partecipazione, si
conseguentemente incrementato. Nell'eventualit in cui l'iniziativa fallisca, perch, ad esempio, il nuovo
prodotto o la nuova tecnologia non riescono ad affermarsi sul mercato, si disinveste quando matura
la convinzione che non pi possibile risolvere la situazione di crisi che si creata. In entrambe le
situazioni, i tempi e le modalit del disinvestimento sono definiti, di norma, con l'accordo di tutti i soci.
Diverse sono le modalit di disinvestimento, dipendenti sia dalla tipologia di impresa e di operazione
precedentemente posta in essere, che dai risultati raggiunti. I tipici canali utilizzati dagli investitori
per cedere le azioni in loro possesso sono:
la quotazione in Borsa dei titoli dell'impresa partecipata;
la vendita dei titoli ad un'altra impresa industriale o ad un altro investitore istituzionale;
il riacquisto della partecipazione da parte del gruppo imprenditoriale originario.
la vendita a nuovi e vecchi soci, risultanti da un'operazione di concentrazione tra diverse imprese
del settore nel frattempo realizzata.
ovviamente da mettere in previsione anche l'ipotesi che tutta l'operazione non vada a buon fine e
che, quindi, non si verifichi un vero e proprio disinvestimento, ma un azzeramento del valore della
partecipazione. Ci pi frequente soprattutto nelle operazioni di "start up" di imprese tecnologiche.

La quotazione in Borsa
Il canale pi ambito di disinvestimento la quotazione in Borsa dei titoli della societ partecipata. Dal
momento che in Borsa possibile collocare anche una minoranza del capitale dell'impresa, tale
strada permette, all'investitore, di cedere con profitto il proprio pacchetto di azioni, ed
all'imprenditore di mantenere il controllo della societ. Inoltre, avere un investitore istituzionale come
socio nel capitale di rischio vuole dire avere gi fatto un percorso importante verso la trasparenza
e quindi essere gi abbastanza pronti ad affrontare la quotazione. La presenza
dell'investitore istituzionale, anticipando molti dei passaggi necessari, contribuisce a mitigare i rischi e
gli svantaggi derivanti dal processo di quotazione. Il significato e l'ampiezza dei vantaggi specifici
legati alla quotazione e dei relativi oneri dipendono dal soggetto interessato.

La cessione delle quote ad un'altra impresa industriale


Oltre alla quotazione esistono altre modalit di smobilizzo, e il caso di cessione della partecipazione a
un'altra azienda una delle vie maggiormente seguite. L'offerta di acquisto pu presentarsi in
modo spontaneo, oppure viene attentamente costruita, cercando potenziali imprese interessate,
dall'investitore di comune accordo con l'imprenditore. Questo canale apre una prospettiva di
sviluppo per l'impresa, dal momento che l'acquirente pu essere un altro gruppo imprenditoriale
interessato a sviluppare la propria area di business realizzando sinergie operative e strategiche. La
scelta di vendere ad un solo acquirente, inoltre, comporta un impegno di persuasione pi
ristretto rispetto alla necessit di convincere l'intero mercato e, generalmente, tempi pi ristretti.
Uno degli svantaggi pi rilevanti del trade sale pu essere l'opposizione del management,
che teme di perdere la propria indipendenza a seguito del cambiamento dei vertici della
societ. sempre pi frequente, tuttavia, il caso in cui l'azienda acquirente voglia mantenere la stessa
struttura organizzativa (e a volte lo stesso imprenditore originario, seppur con quote di minoranza)
per non perdere i vantaggi competitivi e le conoscenze maturate nel tempo.
La cessione delle quote ad un altro investitore istituzionale

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 173
In alcuni casi il processo di disinvestimento pu essere realizzato attraverso il "passaggio del
testimone" da un investitore ad un altro. Ci si verifica soprattutto quando l'impresa non ancora
pronta ad essere affidata al mercato, ma necessita di ulteriori capitali e conoscenze per proseguire il
suo processo di crescita. Al tempo stesso, l'investitore originario, potrebbe considerare esaurito
il suo compito, preferendo cedere la partecipazione ad un nuovo operatore, magari maggiormente
specializzato nelle fasi successive di sviluppo.
Il riacquisto delle quote da parte del gruppo imprenditoriale originario
L'imprenditore pu riacquistare la quota ceduta originariamente all'investitore istituzionale nel
capitale di rischio. Tale eventualit pu essere prevista contrattualmente fin dall'inizio
dell'intervento, affidandone l'attivazione all'imprenditore (call) o all'investitore (put). In tali casi
l'investitore istituzionale rappresenta un partner temporaneo che si impegna a "traghettare"
l'intera compagine sociale, e non solo l'impresa, verso una dimensione o una struttura pi adeguata
alle esigenze del mercato. Il riacquisto pu per anche essere causato da una performance
insoddisfacente, che non rende quindi l'impresa sufficientemente attraente per altri potenziali
acquirenti, cos come pu essere provocato dall'opposizione, da parte dei soci non finanziari,
all'intervento di nuovi soggetti nella compagine azionaria.
Il default
L'attivit di venture capital e private equity, come detto, comporta la piena partecipazione al
rischio di impresa da parte dell'investitore istituzionale. Quindi, qualora l'iniziativa imprenditoriale
fallisca, l'investitore non potr far altro che annotare la perdita di valore della partecipazione, fino al
suo totale azzeramento.

4.10 Le attivit dellinvestitore

4.10.1 Raccolta

Il processo di raccolta una fase, oltre che estremamente delicata, molto impegnativa dal
punto di vista delle risorse e del tempo; generalmente l'attivit di fund raising impegna gli
investitori per un periodo di circa un anno. Sulla base di una schematizzazione realizzata
dall'European Private Equity and Venture Capital Association (EVCA), possibile suddividere il
processo di raccolta in sette fasi: 1. identificazione del mercato target;2. pre-marketing;3.
strutturazione del fondo;4. preparazione e distribuzione del materiale di marketing;5. incontri
con i potenziali investitori;6. preparazione della documentazione legale;7. chiusura. Nella
fase di identificazione del mercato target, prima di procedere ai contatti con i potenziali
investitori, l'operatore identifica quali sono i mercati strategicamente pi appetibili per la sua
raccolta. importante che, prima di rivolgersi a investitori internazionali, l'operatore acquisti
stima e riscontri positivi presso il proprio mercato nazionale. Successivamente possibile dare
avvio alla fase di pre-marketing, rappresentata da un naturale prolungamento di quanto
esposto in precedenza. La scelta dei primi investitori cui rivolgersi, infatti, viene realizzata
soprattutto per attrarne altri di dimensioni maggiori e originare cos un circolo virtuoso.
Esistono anche particolari soggetti, i cosiddetti gatekeepers, che per i fondi chiusi di piccola
dimensione rappresentano, spesso, l'unica via per accedere ad alcuni mercati
geograficamente lontani dal proprio. Questi soggetti, infatti, sono consulenti, gestori di
portafogli di fondi e manager di grandi investitori istituzionali e rappresentano a loro volta un
alto numero di investitori. La buona accoglienza presso alcuni di questi soggetti d una sorta
di "marchio di garanzia" per altri potenziali investitori. Tale garanzia data, in parte,

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 174
dall'esperienza maturata da costoro e, in parte, dalle rigorose e standardizzate procedure di
due diligence che essi, data la loro dimensione, possono mettere in atto. Preparandosi al fund
raising, che ci si avvalga o meno di una rete di advisors, necessario che il promotore strutturi
il proprio fondo nei minimi dettagli, sotto il profilo tecnico, legale e fiscale. Una volta
strutturato il fondo secondo tutte le direttrici, occorre preparare un documento di
presentazione (il placement memorandum) che, come una sorta di business plan, costituisce il
biglietto da visita dell'operatore. In molti casi il memorandum si rivela non solo la prima, ma
anche l'ultima opportunit per attrarre nuovi investitori: un piano di marketing sbagliato pu
indurre gli investitori a tralasciare un progetto d'investimento buono, ma mal presentato (e
quindi non compreso). Nel documento, il management del fondo deve riuscire a sintetizzare
ci che stato fatto in passato, con le relative performance ottenute, come pensa di agire per
mantenere o migliorare tali risultati e quale il proprio vantaggio competitivo rispetto ad altri
soggetti (ci che dovrebbe indirizzare la scelta verso il proprio fondo). Un esauriente
placement memorandum deve, in primo luogo, contenere la descrizione di tutti i termini e
delle condizioni, includendo, quindi, dati e prospetti a proposito di: - dimensione del fondo;-
dimensione delle quote di partecipazione;- durata del fondo;- politiche di distribuzione dei
proventi;- management fee;- costi di organizzazione e struttura;- altri costi;- attivit di report
verso gli investitori. Quanto realizzato fino a questo punto ovviamente finalizzato
all'incontro con gli investitori, durante il quale essi valutano se proseguire i contatti o se
interromperli, nel caso non siano soddisfatti da quanto offerto, o non lo comprendano a
fondo. Infine, deve essere predisposta la documentazione legale, rappresentata da tutti gli atti
e i contratti necessari per la conclusione dell'investimento, quando ormai la scelta
dell'investitore pressoch fatta e siglati i quali l'attivit di fund raising pu definirsi conclusa.
Tradizionalmente, i principali soggetti erogatori di capitale nel settore del private equity e del
venture capital sono, essi stessi, investitori istituzionali. Trattasi, per lo pi, di fondi pensione
(in particolare nei mercati anglosassoni) e istituzioni bancarie (Europa continentale, Italia
compresa), impossibilitati a svolgere direttamente tale attivit ma, al tempo stesso,
interessati ai ritorni ottenibili nel medio -lungo periodo. Un ruolo via via crescente all'interno
del panorama dei soggetti "fornitori" di risorse finanziarie per il mercato del capitale di rischio
internazionale lo stanno assumendo i cosiddetti fondi di fondi. Si tratta di veri e propri fondi
con disponibilit di capitali molto ingenti, spesso lanciati da banche di investimento, che
impiegano le risorse da loro raccolte prevalentemente in quote di altri fondi di private equity
e venture capital, invece che direttamente in partecipazioni di imprese.

4.10.2 Le valutazioni dellinvestitore sullinvestimento


L'approccio classico

La pi classica e diffusa segmentazione del mercato del capitale di rischio, le cui categorie,
seppur con minimi adattamenti geografici, sono internazionalmente adottate dagli operatori,
dalle associazioni e dai centri di ricerca, anche ai fini statistici, classifica le tipologie di
investimento, sostanzialmente, a seconda delle diverse fasi del ciclo di vita dell'impresa
target. In tale ottica, si parla di seed (finanziamento dell'idea) e start up financing per
individuare gli interventi cosiddetti di early stage, volti cio a finanziare le primissime fasi di
avvio dell'impresa. Successivamente, qualora l'investimento sia finalizzato a supportare la
crescita e l'implementazione di programmi di sviluppo di aziende gi esistenti, vengono
utilizzati i termini expansion financing o development capital, mentre si parla di replacement

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 175
capital (capitale di sostituzione) per riferirsi ad interventi che, senza andare ad incrementare il
capitale sociale dell'impresa, si pongono l'obiettivo di sostituire parte dell'azionariato non pi
coinvolto nell'attivit aziendale. Ancora, tutte le operazioni orientate al cambiamento totale
della propriet dell'impresa, sia a favore di manager interni alla stessa societ (management
buy out) che di manager esterni (management buy in), con il frequente uso della leva
finanziaria come strumento di acquisizione (leveraged buy out), vengono generalmente
raggruppate nella categoria dei "buy out"; cos come si parla di turnaround per indicare gli
investimenti di ristrutturazione di imprese in crisi e di bridge financing con riferimento agli
interventi finalizzati, sin dal momento della loro realizzazione, nell'accompagnare l'impresa in
Borsa. All'interno delle dette categorie sono, a loro volta, individuabili ulteriori tipologie di
investimento, a seconda della specifica fase aziendale e dello specifico tipo d'intervento

Una evoluzione
La crescente complessit dei settori "merceologici" e delle peculiari problematiche ad ognuno
di essi riconducibile (si pensi all'ampio comparto dell'Information Technology ed a quanto sta
avvenendo nei sistemi economici pi avanzati, dove aziende "neonate" sono gi pronte alla
quotazione in Borsa) fa s che, in determinati casi, lo stadio di sviluppo delle diverse imprese, e
le esigenze finanziarie ad esso collegate, poco si prestino ad una schematizzazione classica. In
pi, gli operatori nel capitale di rischio sviluppano di continuo avanzati strumenti di ingegneria
finanziaria, sempre pi complessi e sofisticati, attraverso i quali si fa uso contemporaneo di
diverse leve e che, per questo motivo, sono difficilmente catalogabili. Alla luce di ci, oggi si
adotta una pi corretta classificazione, basata sulla macro ripartizione tra le diverse esigenze
strategiche dell'impresa, le problematiche ad esse riconducibili e gli obiettivi di
soddisfacimento di queste che si pone l'investitore. In tale ottica, gli interventi degli investitori
istituzionali nel capitale di rischio possono essere raggruppati, classificati e caratterizzati sulla
base di tre principali tipologie:
finanziamento dell'avvio;
finanziamento dello sviluppo;
finanziamento del cambiamento/ripensamento.
la prima categoria viene ricondotta l'attivit propriamente detta di venture capital, mentre la
seconda e la terza rientrano nel segmento del private equity.
Di seguito vengono riportate le tre categorie in dettaglio

Figura 1: le principali categorie di investimento nel capitale di rischio


Fonte: A. Gervasoni, F.L. Sattin, Private Equity e Venture Capital, manuale di investimento
nel capitale di rischio, Guerini e Associati, Milano 2004

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 176
4.10.3 Il finanziamento dell'avvio

All'interno di tale categoria sono ricondotti tutti gli interventi il cui obiettivo quello di
supportare la nascita di una nuova iniziativa imprenditoriale, sia essa ancora nella fase
embrionale, che nelle primissime fasi di avvio. Dal punto di vista della domanda (impresa), la
richiesta di intervento generalmente riconducibile a un imprenditore - o aspirante tale -
intenzionato a sviluppare una nuova invenzione, o a migliorare/implementare un
prodotto/processo produttivo esistente. Prima che la commercializzazione del nuovo
prodotto sia avviata e consegua i primi successi, servono spesso ricerche (di base, di mercato,
ecc) o altre attivit, le quali richiedono investimenti a volte onerosi. Inoltre, ci di cui il
portatore della nuova idea imprenditoriale ha spesso grande bisogno un apporto in termini
di capacit imprenditoriale, di competenze aziendali e manageriali. Nelle operazioni di avvio, o
di early stage, l'uomo necessita spesso, pi che di un mero contributo in termini di capitali, di
un aiuto nella definizione della formula imprenditoriale e nella riflessione sulla propria
posizione competitiva. Al tempo stesso, l'investitore deve necessariamente avere fiducia non
solo nelle potenzialit del business, ma anche negli uomini che con lui lo condurranno. Una
distinzione deve poi essere effettuata tra il lancio di prodotti e servizi ad alto contenuto
tecnologico (high tech) e attivit di tipo pi tradizionale. La necessit di conoscenze altamente
specializzate e ancora non particolarmente consolidate (specie nei paesi dell'Europa
continentale), unita alla rapidit di obsolescenza dei prodotti e dei processi tipica dei settore
tecnologici, caratterizzano gli investimenti effettuati in tale comparto, soprattutto in termini
di necessit di valutazione delle capacit imprenditoriali pi che reddituali dell'impresa e di
diminuzione dei tempi di permanenza del socio istituzionale nella compagine azionaria

4.10.4 Il finanziamento dello sviluppo


La seconda macro categoria di interventi effettuati da investitori istituzionali nel capitale di
rischio riconducibile a tutte quelle situazioni nelle quali, a diverso titolo e secondo diverse
modalit, l'impresa si trovi di fronte a problematiche connesse al suo sviluppo. Lo sviluppo di
un'attivit imprenditoriale che ha gi raggiunto un determinato livello di maturit, pu essere
generalmente perseguito attraverso l'aumento o la diversificazione diretta della capacit

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 177
produttiva (sviluppo per vie interne), l'acquisizione di altre aziende o rami di azienda (sviluppo
per vie esterne), oppure l'integrazione con altre realt imprenditoriali, fermo restando un
elevato grado di autonomia operativa delle singole unit (sviluppo "a rete"). Nel primo caso, il
contributo dell'investitore nel capitale di rischio sar prevalentemente di natura finanziaria,
anche se, essendo generalmente presenti ancora molte aree di sviluppo inesplorate,
soprattutto in termini di diversificazione produttiva e geografica, l'elemento consulenziale
potr rilevarsi estremamente prezioso. Nel caso si intendessero perseguire gli obiettivi di
sviluppo attraverso una crescita per vie esterne, particolare importanza assunta dal network
internazionale che l'investitore in grado di attivare per l'individuazione del partner ideale. In
virt di ci, questo genere di interventi risulta particolarmente congeniale agli operatori che
dispongono di una consolidata esperienza di carattere internazionale e una notevole rete di
conoscenze in seno a realt economiche e industriali di paesi diversi. Nel terzo caso, infine, si
fa riferimento ad una tipologia di intervento finalizzata al raggruppamento (cluster) di pi
societ operative indipendenti, integrabili verticalmente od orizzontalmente e caratterizzate
da considerevoli similitudini in termini di prodotti, mercati e tecnologie, possedute da una
holding svolgente un ruolo di coordinamento strategico e dove la maggioranza detenuta da
una o pi societ di investimento.

4.10.5 Il finanziamento del cambiamento

La terza categoria di interventi in capitale di rischio finalizzata al finanziamento di processi di


cambiamento interni all'azienda, che, seppur fondati su motivi differenti, spesso portano ad
una modifica, pi o meno profonda, dell'assetto proprietario della stessa. Si tratta della
categoria maggiormente indipendente, rispetto alle altre, dallo stadio di sviluppo raggiunto
dall'impresa, che invece colloca la necessit di ricorso ad un investitore istituzionale
nell'esigenza di un suo "ripensamento". Le motivazioni che si pongono alla base del
cambiamento possono risiedere tanto nel cosciente raggiungimento, da parte dell'impresa, di
una fase anagrafica, strategica o patrimoniale di "stallo", per il cui superamento necessario
una modifica del suo assetto, quanto nel verificarsi involontario di eventi negativi.

4.10.6 Il disinvestimento
La fase dello smobilizzo costituisce la parte finale della sequenza del processo di investimento,
una fase estremamente delicata perch in questo stadio che pu realizzarsi un guadagno di
capitale, che rappresenta lo scopo ultimo dell'investitore istituzionale nel capitale di rischio.
Tale operatore, infatti, non rimane per sua natura legato troppo a lungo alle imprese
finanziate (se cos non fosse si trasformerebbe in holding di partecipazione), visto che si
propone come partner temporaneo e che il suo obiettivo finale quello di realizzare un
capital gain nel medio-lungo periodo. Riassumendo le modalit di disinvestimento in uno
schema, esse possono essere distinte nel modo seguente:
1. la vendita delle azioni sul mercato borsistico;
2. la cessione della partecipazione a un socio di natura industriale (trade sale);
3. la cessione della partecipazione a un altro operatore di private equity o venture capital
(replacement e secondary buy out)
4. il riacquisto della partecipazione da parte del socio originario (buy back);
5. l'azzeramento della partecipazione a seguito di fallimento (write off).

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 178
La scelta del canale di disinvestimento, seppur indicativamente gi definita al momento della
negoziazione, deriva da una serie di fattori legati alla tipologia dell'impresa target (dimensioni,
settore di attivit, caratteristiche organizzative ecc.), ai risultati raggiunti attraverso la
collaborazione tra investitore e imprenditore, a elementi congiunturali, nonch alle specifiche
volont e preferenze di tutti gli shareholders. Di fatto, nessuna delle vie sopra indicate
realmente programmabile con un grado di certezza assoluta: tutto dipende dalla qualit del
lavoro svolto e dal suo successo. La quotazione dei titoli della societ partecipata su un
mercato regolamentato rappresenta, nella maggior parte dei casi, la pi ambita via di
dismissione della partecipazione da parte dell'investitore istituzionale. I principali vantaggi
riconducibili alla dismissione tramite IPO sono attribuibili ai seguenti fattori:
la possibilit di spuntare un prezzo pi alto (estremamente dipendente da elementi
esogeni);
la maggior facilit di incontrare le preferenze del management dell'impresa;
la possibilit di un guadagno ulteriore derivante dall'incremento del valore, post
quotazione, delle azioni rimaste in portafoglio dell'investitore istituzionale
Sul fronte opposto, i principali svantaggi sono rappresentati da:
a la dimensione dei costi, maggiore rispetto ad altre alternative di dismissione;
b le clausole di lock up che impediscono agli investitori presenti nella compagine azionaria
prima della quotazione di cedere immediatamente tutte le partecipazioni detenute;
c- l'illiquidit di molti mercati europei;
d la necessit, affinch l'IPO vada a buon fine, di attrarre un vasto numero di investitori; e il
fatto che tale opzione sia, in realt, impercorribile per alcune piccole imprese. Allo stesso
tempo, tuttavia, l'ammissione al listino ufficiale di Borsa non un processo semplice per le
imprese minori e, quindi, tale canale pu essere inserito in un'ottica di medio-lungo termine,
come modalit avente un ragionevole grado di certezza, solo per quelle societ che hanno gi
raggiunto un certo sviluppo e una certa maturit. Nell'ambito della gamma delle possibilit di
disinvestimento, la modalit internazionalmente pi diffusa comunque rappresentata dalla
cessione delle quote della partecipata a nuovi soci industriali, o dalla fusione con altre societ.
I principali vantaggi riconducibili a questa tipologia di dismissione sono attribuibili ai seguenti
fattori: 1) gli acquirenti possono pagare un prezzo maggiore, riconducibile al premio
attribuibile all'importanza strategica che ha per loro l'acquisto dell'impresa target; 2)
possibile liquidare immediatamente il 100% della partecipazione posseduta; 3) si tratta di
un'operazione pi economica, veloce e semplice rispetto a un IPO; 4) a volte l'unica opzione
per alcune imprese minori; 5) necessario convincere un solo soggetto acquirente, anzich
l'intero mercato. In termini di svantaggi, invece, si sottolineano i seguenti: - spesso il
management dell'impresa target contrario all'operazione; - in alcuni paesi non ci sono molti
trade buyers; - alcuni investitori istituzionali non sono disposti a concedere le garanzie
tipicamente richieste dagli acquirenti. Oltre alla possibilit di quotazione in Borsa dell'impresa
partecipata e al trade sale, altre importanti tipologie di disinvestimento sono rappresentate
dalla vendita a un'altra istituzione finanziaria e dal riacquisto delle quote da parte del
management o degli altri azionisti. L'azzeramento (write off) della partecipazione a seguito
della sua totale perdita di valore non rappresenta di fatto una vera e propria modalit di
disinvestimento, in quanto non contiene alcun elemento discrezionale da parte
dell'investitore. Il caso di cessione ad altro investitore istituzionale, situazione in passato poco
frequente, rappresenta di fatto una tipologia di way out che si sta diffondendo sempre di pi,
in particolar modo nelle ipotesi di secondary buy out, quando, cio, una quota di

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 179
maggioranza o addirittura l'intera azienda che passa di mano da un investitore a un altro. Il
riacquisto della quota dell'investitore istituzionale nel capitale di rischio da parte
dell'imprenditore , invece, una modalit di cessione della partecipazione spesso prevista
contrattualmente fin dall'inizio dell'intervento partecipativo, affidandone l'attivazione
all'imprenditore (call) o all'investitore (put) e pu rappresentare un'alternativa offerta
all'imprenditore qualora questi non voglia intraprendere un processo di quotazione o cessione
della propria quota.

4.11 Fonti di capitale proprio

Trattasi di strumenti finanziari destinati al reperimento delle risorse da parte delle imprese.
Oltre ai finanziamenti a titolo di capitale di debito, che comportano una remunerazione
predeterminata (interessi) e il rimborso del capitale, unaltra classica fonte di finanziamento
per unattivit economica quella a titolo di capitale proprio che pu derivare da:
conferimenti effettuati dal proprietario o dai soci e che portano uniniezione di nuove risorse;
utili conseguiti con la gestione non prelevati dal proprietario o non distribuiti ai soci; si tratta
di una forma di autofinanziamento. Il finanziamento a titolo di capitale proprio(o di rischio)
presenta le seguenti caratteristiche:
a) non ha una scadenza prefissata: i capitali apportati da soci e proprietari rimangono
investiti a lungo termine, fino alla cessazione dell'attivit o fino alla cessione dell'azienda o
delle quote possedute;
b) non comporta l'obbligo di una remunerazione predeterminata: il capitale proprio
remunerato solo se la gestione genera utili e se questi utili non vengono destinati
all'autofinanziamento;
c) soggetto al rischio d'impresa: se limpresa dovesse andare in liquidazione in seguito a
vicissitudini negative, i soci recupererebbero il capitale proprio solo subordinatamente al
soddisfacimento dei creditori.

Nel caso di aziende aventi forma giuridica di societ per azioni, il capitale sociale costituito
da azioni. Questultime possono essere quotate e quindi negoziate sui mercati regolamentati,
qualora la societ rispetti le condizioni individuate dalla societ gerente, ovvero, in Italia la
Borsa Italiana S.p.A. Le PMI possono essere quotate su un mercato ad esse dedicato lo STAR
(Segmento Titoli con Alti Requisiti). Lammissione alla quotazione subordinata al rispetto di
determinati requisiti fissati dal Regolamento della Borsa Italiana:

esistenza di un flottante pari ad almeno il 35% per laccesso al segmento e al 20% per la
permanenza;
la nomina da parte delle societ candidate di un soggetto specialista che assicuri
liquidit al titolo (impegni quantitativi giornalieri e spread);
lobbligo di pubblicare i propri bilanci, le relazioni semestrali, le trimestrali e i comunicati
sul proprio sito, fornendo anche una versione in inglese;
ladesione ai principi di corporate governance esposti nel Codice di Autodisciplina di
Borsa Italiana;
presenza nella societ di un comitato per il controllo interno, composto da un numero
adeguato di amministratori non esecutivi, con compito di analizzare problematiche e
istruire pratiche rilevanti per il controllo delle attivit aziendali;

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 180
parte significativa della remunerazione dei dirigenti deve essere variabile in funzione dei
risultati.
nomina da parte della societ di un Investor Relator interno che si occupi
prevalentemente della gestione dei rapporti con investitori e intermediari.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 181
MODULO 2

Capitolo 5

Il fabbisogno finanziario dellimpresa: principi e modalit di


calcolo delle necessit finanziarie

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 182
5.1 Lattivit dellazienda: le sue implicazioni economiche e finanziarie

Redditivit e variazione della liquidit.

Lintroduzione del tempo nel ciclo acquisti-trasformazione -vendite porta concettualmente


ad analizzare la dinamica dellazienda dal punto di vista dellimpatto della CASSA.
Infatti se considerassimo due fenomeni correnti nelle gestione:

credito a clienti
dilazione da fornitori
Vedremmo subito come la variazione monetaria (della cassa) influenzata dalla differenza fra
:
crediti incassati e pagamenti effettuati a fornitori.

La definizione di fonte e impiego


In azienda ogni attivit implica, direttamente o indirettamente, entrate e uscite di cassa sotto
forma di movimenti di conto corrente bancario.
In senso lato si pu affermare che ogni entrata una fonte e ogni uscita un impiego.
L'utilizzo di questi termini dovuto alla natura di risorsa della cassa.

Fonti e impieghi sono concetti speculari:


ogni riduzione degli impieghi, liberando risorse, da considerarsi una fonte e viceversa.

Esemplificazione

la dinamica delle fonti e degli impieghi finanziari

Variazione Effetto monetario Flusso di cassa connesso


Incremento di impieghi Riduzione di risorse Flusso di cassa negativo
Decremento di impieghi Aumento di risorse Flusso di cassa positivo
Aumento di fonti Incremento di risorse Flusso di cassa positivo
Riduzione di fonti Decremento di risorse Flusso di cassa negativo

Esempi di
IMPIEGHI DI CAPITALE (RISORSE)

La concessione o laumento del credito verso clienti


(Rappresenta infatti lo spostamento nel tempo di un'entrata di cassa.<Quando un'azienda
pratica dilazioni a un cliente rinuncia a un'entrata a pronti in cambio di una promessa di
pagamento a termine)
Un aumento magazzino
Un investimento in immobilizzazioni
Un rimborso di un debito
Un pagamento di un fornitore

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 183
FONTI DI CAPITALE (RISORSE)
Accensione di un debito
Un incremento di un debito di fornitura
Una dismissione di immobilizzazioni
Un rimborso di un credito
La vendita di parte del magazzino.

La redditivit intesa come profitto economico non automaticamente sinonimo di liquidit.


Infatti comunemente si afferma che .. lazienda guadagna ma ha i conti scoperti e utilizza
fidi bancari. In realt un fenomeno diffuso che la gestione produca reddito economico ma
non liquidit, in quanto le uscite monetarie risultano superiori alle entrate monetarie. Ma
una situazione possibile ? in termini di analisi finanziaria quanto sopra risulta possibile se la
redditivit risulta ampiamente superiore al costo dellindebitamento. In altre parole lazienda
qualora abbia un risultato positivo della gestione corrente che consente di far fronte
allesborso delle gestione finanziaria e remunerare il capitale investito in maniera
soddisfacente potr essere considerata affidabile da parte dei finanziatori bancari

5.2 Il Rendiconto Finanziario


Il rendiconto finanziario non espressamente richiesto dalle norme civilistiche sul bilancio
d'impresa e consolidato. Tuttavia, dottrina e prassi sono concordi nel ritenere necessaria la
sua predisposizione per soddisfare il requisito della rappresentazione veritiera e corretta della
situazione finanziaria di un'impresa.
Il Principio contabile n. 11 enunciato dai Consigli nazionali dei dottori commercialisti e dei
ragionieri, relativo peraltro alle sole imprese industriali e commerciali, definisce il rendiconto
finanziario documento fondamentale ai fini della completezza informativa di bilancio. Tale
prospetto, infatti, da un lato consente di riassumere in modo organico le informazioni gi
richieste sinteticamente dalla legislazione, dall'altro rende disponibili informazioni di natura
finanziaria altrimenti non ottenibili dallo stato patrimoniale e dal conto economico. Il citato
principio contabile prevede la possibilit di non includere nell'informativa il rendiconto
finanziario solo per le societ di minori dimensioni.I modelli di rendiconto finanziario proposti
in dottrina sono molteplici. Il rendiconto finanziario, in generale, al fine di riassumere l'attivit
finanziaria dell'impresa deve identificare il concetto di risorse finanziarie (fondi) da accogliere
a suo fondamento. I significati di tale termine ritenuti dal Principio contabile n. 12 dei Consigli
nazionali dei dottori commercialisti e dei ragionieri attualmente validi - per ragioni pratiche e
di comparabilit - sono i seguenti:
capitale circolante netto (o attivit nette a breve), ossia l'eccedenza delle attivit a
breve o correnti sulle passivit a breve o correnti;
liquidit, ossia disponibilit liquide in cassa e presso banche (cassa e conti correnti
bancari attivi) pi altri depositi di denaro immediatamente prelevabili senza rischio di
cambiamento di valore (ad esempio: conti correnti postali).

Il concetto di risorse finanziarie da utilizzare dipende dall'attivit dell'impresa (mercantile,


industriale,
Al rendicontoo di servizi) e dalla
finanziario significativit
di liquidit delle
viene oggi informazioni
attribuita ottenibilicapacit
una crescente nelle varie fattispecie.
segnaletica
della situazione finanziaria rispetto al rendiconto di capitale circolante netto, il quale continua

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 184
comunque - secondo il Principio contabile n. 12 dei CNDCR - a conservare la sua validit
tecnica.

5.2.1 - Rendiconto finanziario delle variazioni del capitale circolante netto

La predisposizione del rendiconto finanziario in termini di variazioni di capitale circolante


netto comporta l'evidenziazione delle attivit a breve e delle passivit a breve.
La classificazione delle poste attive e passive ritenuta pi appropriata dal Principio contabile n.
12 dei CNDCR per la corretta rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria
basata sul criterio di liquidit delle poste attive e su quello di esigibilit delle poste passive.
La classificazione delle poste attive e passive dello stato patrimoniale in gruppi omogenei
mette in evidenza gli aspetti tecnici e finanziari delle poste stesse. Con tale classificazione si
ottengono delle indicazioni circa il grado di mobilit e di equilibrio finanziario dell'impresa. Pi
precisamente, si individuano, da un punto di vista tecnico, la diversa funzionalit dei
componenti del patrimonio aziendale al processo produttivo e, dal punto di vista finanziario,
la diversa attitudine a trasformarsi in numerario.

Le attivit vanno, pertanto, distinte in due grandi categorie:


attivit a breve (o correnti);
attivit immobilizzate.
Le passivit vanno anch'esse distinte in due grandi categorie:
passivit a breve;
passivit a medio e lungo termine.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 185
Per quanto concerne i criteri da utilizzarsi per attuare tale classificazione, il Principio contabile
n. 12 dei CNDCR considera opportuno - per esigenze di ordine pratico - effettuare la predetta
classificazione sulla base della seguente convenzione:
1. assumere, come regola generale, la durata del periodo amministrativo annuale come
criterio per la classificazione dei conti, cio per la separazione delle poste tra attivit e
passivit a breve e attivit immobilizzate e passivit a medio e lungo termine;
2. considerare le rimanenze di magazzino come attivit a breve. I risultati che ne
conseguono sono esposti di seguito.
5.3.3 - Rendiconto finanziario in termini di liquidit

Il rendiconto finanziario in termini di liquidit pu essere predisposto secondo le seguenti due


impostazioni:
il rendiconto finanziario delle variazioni di liquidit, che pu essere definito tradizionale,
pone l'enfasi sull'esposizione delle variazioni nella situazione patrimoniale e finanziaria
in termini di liquidit;
il rendiconto finanziario che espone i flussi di liquidit, che rappresenta l'evoluzione
tecnica della prima, invece, pur utilizzando le variazioni nella situazione patrimoniale e
finanziaria come strumento di redazione, pone l'enfasi sui flussi di liquidit derivanti da
tali variazioni.
L'accezione di liquidit adottata dal principio contabile n.12 dei Consigli dei dottori
commercialisti e dei ragionieri quella di disponibilit liquide in cassa e presso banche pi
altri depositi di denaro immediatamente prelevabili senza rischio di cambiamento di valore.
Nel Principio contabile n. 12 si osserva, al riguardo, che i Principi contabili dello IASC e altri
Principi contabili Esteri considerano come concetto di risorse finanziarie anche il "cash
equivalents", che include, oltre alle citate attivit, anche attivit finanziarie a breve termine
altamente liquide. L'utilizzo di risorse finanziarie diverse da quelle sopra individuate rende
necessario mettere in evidenza le voci componenti tali risorse, nonch le variazioni subite
dalle stesse durante l'esercizio.
Per le banche un importante punto di riferimento rappresentato dall'International
Accounting Standard n. 7. Tale principio contabile, infatti, a differenza del principio italiano,
riporta un preciso modello del rendiconto finanziario per gli enti creditizi e finanziari.
Lo IAS 7 identifica l'accezione di risorse finanziarie in cash e cash equivalents e classifica i cash
flows che ne determinano la variazione nell'esercizio di riferimento in:
operazioni della gestione reddituale (operating activities);
attivit di investimento (investing activities);
attivit di finanziamento (financing activities).

5.2.4 - Rendiconto finanziario dei flussi di liquidit

Il rendiconto finanziario di flussi di liquidit previsto dal Principio contabile n. 12 enunciato nel
gennaio 1994 dai Consigli nazionali dei dottori commercialisti e dei ragionieri si rif al
Documento n. 7 emesso nel 1992 dall'International Accounting Standards Committee (IASC), a
sua volta ispirato dal Documento n. 95 emesso nel 1987 dallo statunitense Financial
Accounting Standards Board (FASB).Al fine di riassumere l'attivit finanziaria dell'impresa il

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 186
rendiconto finanziario deve necessariamente identificare il concetto di risorse finanziarie
(fondi) da porre a suo fondamento. Il significato di tale termine, ritenuto dal Principio
contabile n. 12 dei Consigli dei dottori commercialisti e dei ragionieri attualmente valido per le
imprese mercantili, industriali e di servizi - per ragioni pratiche e di comparabilit - quello di
cash inteso come disponibilit liquide in cassa e presso banche (cassa e conti correnti bancari
attivi) pi altri depositi di denaro immediatamente prelevabili senza rischio di cambiamento di
valore (ad esempio: conti correnti postali).
Nel Principio contabile n. 12 si osserva, al riguardo, che i Principi contabili dello IASC e altri
Principi contabili Esteri considerano come concetto di risorse finanziarie anche il "cash
equivalents", che include, oltre alle attivit sopra individuate, anche attivit finanziarie a
breve termine altamente liquide. L'utilizzo di risorse finanziarie diverse da quelle sopra
individuate rende necessario mettere in evidenza le voci componenti tali risorse, nonch le
variazioni subite dalle stesse durante l'esercizio.
Il rendiconto di flussi di liquidit classifica i flussi che determinano le variazioni delle
disponibilit liquide in relazione alla tipologia o alla natura dell'operazione che li ha generati,
ossia tra:
le operazioni della gestione reddituale;
le operazioni di investimento;
le operazioni di finanziamento.

5.2.5 - Le operazioni della gestione reddituale

Le operazioni della gestione reddituale o corrente sono costituite dalle principali attivit
generatrici di ricavi e dalle altre attivit che non siano n di investimento n di finanziamento.
Esse riguardano la principale attivit gestionale e, pertanto, sono costituite generalmente
dalle operazioni relative alla produzione e distribuzione di beni e alla fornitura di servizi.
Si riportano, in via esemplificativa, i flussi generati o assorbiti dalle operazioni di gestione
reddituale o corrente :
incassi derivanti dalla vendita di prodotti o alla prestazione di servizi;
incassi di royalties, provvigioni, rimborsi assicurativi;
pagamenti per l'acquisto di materia prima, semilavorati, merci e altri fattori produttivi;
pagamenti ai dipendenti;
pagamenti e rimborsi di imposte ;
altri flussi positivi o negativi derivanti da operazioni diverse da quelle di investimento o
finanziamento.
I flussi di liquidit generati o assorbiti dalle operazioni della gestione reddituale si
determinano con il metodo indiretto, cio rettificando il risultato dell'esercizio per tenere
conto degli effetti delle operazioni che hanno determinato differimenti nelle variazioni di
liquidit (ad esempio: aumenti di crediti, di debiti, del magazzino, ecc.). nonch di quelle
operazioni i cui effetti devono essere ricompresi tra i flussi connessi ad operazioni
d'investimento o finanziamento (ad esempio: plusvalenze o minusvalenze su cespiti ceduti

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 187
5.2.6 - Le operazioni di investimento

Le operazioni di investimento sono costituite dalle attivit di acquisizione e di dismissione di


immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie.
Si riportano, in via esemplificativa, i flussi relativi alle predette operazioni:
erogazione di prestiti o rimborso degli stessi;
acquisti o vendite di fabbricati, impianti, attrezzature o altre immobilizzazioni materiali;
acquisti o vendite di beni immateriali, quali brevetti;
acquisti o cessioni di partecipazioni in imprese controllate e collegate;
acquisti o cessioni di altre partecipazioni e altri titoli, inclusi quelli di Stato e le
obbligazioni

5.2.7 - Le operazioni di finanziamento

Le operazioni di finanziamento sono rappresentate dalle attivit da cui derivano variazioni


nell'entit e nella composizione del patrimonio netto e nell'indebitamento a medio- lungo
termine dell'impresa.
Si riportano, in via esemplificativa, i flussi relativi alle operazioni di finanziamento:
emissione di azioni o di quote rappresentative del capitale di rischio, pagamento dei
dividendi o rimborso del capitale (anche sotto forma di acquisto di azioni proprie);
emissione o rimborso di prestiti obbligazionari, accensione o restituzione di mutui;
incremento o decremento di altri debiti, anche a breve o medio termine, aventi natura
finanziaria.
Gli interessi ed i dividendi pagati, data la natura delle operazioni da cui scaturiscono, possono
essere considerati flussi derivanti da operazioni di finanziamento e gli interessi e i dividendi
ricevuti possono essere considerati flussi derivanti da operazioni di investimento.
Alternativamente, tutti questi flussi possono essere considerati flussi derivanti dalla gestione
reddituale, in quanto rientrano nella determinazione del reddito di esercizio. In ogni caso
ciascuno di tali flussi deve essere esposto separatamente nell'ambito della categoria scelta e
tale classifcazione deve essere mantenuta costante nel tempo. In altri termini non pu essere
esposto un unico ammontare per dividendi e interessi

5.2.8 - Rendiconto finanziario delle variazioni di liquidit

Il rendiconto finanziario che espone variazioni nella situazione patrimoniale -finanziaria in


termini di liquidit si compone di due parti:
la prima, che espone le variazioni subite durante l'esercizio dalla situazione patrimoniale
-finanziaria connesse con movimenti nella liquidit come precedentemente identificata;
la seconda, che mostra tutte quelle altre variazioni che non sono connesse a movimenti
finanziari, esclusi i trasferimenti tra conti del patrimonio netto che sono esposti nel
relativo prospetto.

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Le fonti e gli impieghi di liquidit possono, indicativamente, essere cos riassunti:
FONTI:
Flusso di liquidit generato dalla gestione reddituale
Ricavato della vendita di immobilizzazioni (finanziarie, materiali, immateriali)
Assunzione di finanziamenti passivi e incasso di finanziamenti attivi
Aumenti di capitale
IMPIEGHI:
Flusso di liquidit assorbito dalla gestione reddituale
Acquisizione di immobilizzazioni (finanziarie, materiali ed immateriali)
Rimborso di finanziamenti passivi e concessioni di finanziamenti attivi
Diminuzione di capitale
Pagamento di dividendi

Il flusso di liquidit generato dalla gestione reddituale viene determinato aggiungendo


algebricamente all'utile netto (perdita) dell'esercizio tutte le poste che nell'esercizio non
hanno richiesto esborso, ovvero non hanno originato liquidit. Ad esempio, si aggiunge
all'utile netto l'ammortamento dell'esercizio, l'aumento dei debiti verso fornitori, l'aumento
dei ratei passivi, la diminuzione dei crediti e del magazzino ecc. e si sottrae l'aumento dei
crediti, delle giacenze di magazzino, ecc. Tali aumenti e diminuzioni rappresentano gli
scostamenti rispetto ai saldi dell'esercizio precedente.

5.3 Il Fabbisogno finanziario:


note sulle variazioni del CCN e del fabbisogno di cassa
Si ringrazia il prof. A. Giampaoli per la possibilit concessa di poter utilizzare il materiale tratto
dal suo libro Banca e Impresa

5.3.1 Il capitale investito

Un aspetto finanziario importante della gestione quello di valutare quanti capitali siano
necessari per intraprendere una particolare attivit, definita qualitativamente e
quantitativamente, e anche quanti capitali saranno necessari per sostenere lo sviluppo
desiderato, o richiesto dal mercato, dell'attivit aziendale. Detto capitale necessario parte
ideale dei pi ampio capitale investito, termine con il quale si indicano anche altri investimenti
non afferenti alla gestione caratteristica d'impresa.
Di norma la composizione quali- quantitativa del capitale investito viene ricercata tra le
attivit di bilancio e quindi fa riferimento ai valori contabili in esse riportati.
Prescindendo per il momento dalle varie configurazioni elaborate importante osservare
preliminarmente che per quantificare i capitali necessari per intraprendere una particolare
attivit, i dati di bilancio di un'azienda che svolge attivit simile sarebbero di aiuto limitato.
Infatti, il capitale investito richiesto da una nuova iniziativa, andrebbe necessariamente

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 189
espresso in moneta corrente mentre, come noto, i criteri di valutazione delle attivit di
bilancio fanno in buona parte riferimento al costo piuttosto che ai valori correnti.
La differenza tra valutazione al costo e valutazione al prezzo corrente delle attivit di bilancio
si accentua nei periodi di inflazione e alle distorsioni createsi per tale ragione viene di norma
posto rimedio a distanza di tempo con saltuarie e non sempre adeguate rivalutazioni di legge.
Non c' dubbio che le suddette rivalutazioni siano necessarie per rappresentare meglio il
capitale investito a una certa data il quale dovr necessariamente essere espresso in moneta
corrente.
La determinazione dell'ammontare del capitale investito a prezzi correnti pu essere
necessaria anche nelle decisioni di sviluppo del giro di affari quando, specie nei piani di medio-
lungo periodo, si provvede a quantificare l'impegno finanziario che tale sviluppo determiner
al fine di verificare la fattibilit del medesimo in rapporto alla dinamica delle risorse di
capitale.
Un'altra osservazione preliminare quella della relazione esistente tra capitale investito
contabile e risultato economico effettivo.
Le aziende con buon risultato economico possono, in certa misura, ridurre l'imponibile per
differire le imposte ma, cos facendo, riducono il capitale investito contabile; al contrario, le
aziende con cattivo risultato effettivo, spesso, per rendere bancabile il bilancio, intervengono
alleggerendo il risultato economico di parte dei componenti negativi di reddito
sopravvalutando il capitale investito.
Come si vedr in seguito le politiche di bilancio se da un lato consentono di modificare il
risultato economico e conseguentemente il capitale investito, dall'altro non hanno effetto
sulla situazione di liquidit di impresa se non limitatamente al differimento di imposte
ottenibile contenendo nell'immediato l'imponibile.
La configurazione di capitale investito utilizzata quella data dalla somma tra capitale
circolante netto, immobilizzazioni tecniche e finanziarie nette e investimenti finanziari.
In tale configurazione l'aggregato del capitale circolante netto comprende i crediti di
funzionamento, le rimanenze non speculative e i debiti di funzionamento.
Le scorte speculative, cio quelle acquisite allo scopo di contenere un futuro aumento dei
costi di approvvigionamento di materie prime, non facendo parte dei capitale necessario,
rappresentano un vero e proprio investimento finanziario da accogliere pertanto in tale classe
di valori.
Per la stessa ragione l'aggregato del capitale circolante netto non comprende crediti non
scaturenti dalla tipica e ordinaria attivit d'impresa, n titoli o disponibilit in conti finanziari.
Anche i debiti di funzionamento scaduti vengono esclusi dall'aggregato in quanto di fatto essi
assumono la natura di debiti di finanziamento.
I debiti di funzionamento accolti nell'aggregato del capitale circolante netto sono i debiti che
sorgono per effetto del pagamento differito delle acquisizioni di merci, servizi e lavoro. Tra i
debiti di funzionamento non vengono inseriti i debiti verso i fornitori di immobilizzazioni il cui
ammontare viene aggregato quale rettifica nel valore delle immobilizzazioni.
Ne deriva che il capitale circolante netto, cos configurato, correlato in modo significativo
alla composizione quali- quantitativa del fatturato, alle modificazioni che interessano la durata
del ciclo finanziario, alla struttura temporale dei pagamenti connessi ai componenti negativi di
reddito e alle politiche di bilancio.
Un aggregato degli investimenti finanziari comprende gli impieghi di capitale non afferenti
all'attivit tipica d'impresa e quelli effettuati in misura superiore a quanto richiesto dal

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 190
normale svolgersi della stessa, se possibile recuperarli finanziariamente, purch detti
impieghi non siano destinati ad altra attivit avente rilevanza strategica. Gli investimenti
finanziari non vengono indicati in un'unica classe di valori in bilancio; si possono trovare
investimenti finanziari nelle disponibilit liquide in banca o conti postali, in titoli, in prestiti, tra
le partecipazioni, tra gli immobili e le immobilizzazioni in genere, tra le rimanenze di materie
prime.

Lo schema generale di riferimento per l'analisi degli aspetti finanziari della gestione, al quale
ricondurre la configurazione di capitale investito appena indicata il seguente:

investimenti finanziari
+ investimenti aventi rilevanza strategica
+ investimenti nella gestione caratteristica di cui:
nelle strutture produttive
nel capitale circolante netto
= capitale investito
- capitale investito creato
+ capitale investito distrutto
= fabbisogno finanziario
= copertura finanziaria di cui:
capitale di credito
capitale di rischio di origine esterna

Per rilevare il capitale investito creato o distrutto esistente a una certa data, occorre
considerare il segno e l'ammontare di un aggregato composto da alcune parti ideali del
capitale di rischio, e precisamente: le riserve di utili, le perdite non ripianate, la riserva di
rivalutazione monetaria per la parte eccedente la perdita di potere di acquisto del capitale di
rischio di origine esterna, con segno positivo, e, con segno negativo, l'eventuale incapienza
della riserva di rivalutazione monetaria a coprire la perdita di potere di acquisto del capitale di
rischio di origine esterna.
Come si potr il verificare il capitale investito creato non concorre a determinare il fabbisogno
finanziario, e quindi il ricorso alle fonti esterne di finanziamento, e, normalmente, non viene
finanziato nemmeno dalla liquidit prodotta dalla gestione. Per quanto attiene al capitale
investito distrutto, esso grava interamente sul fabbisogno finanziario.

5.3.2 Il fabbisogno finanziario

Il valore delle attivit riportato nel bilancio di un'impresa non fornisce il dato del fabbisogno
finanziario a una certa data, ma, al netto dei debiti di funzionamento, indica il capitale
necessario per sostenere le operazioni tipiche in corso, il capitale impiegato nelle strutture
produttive inutilizzate, nonch il capitale impiegato in investimenti finanziari e strategici, cio
in investimenti non afferenti alla gestione caratteristica dell'impresa.
Sulla base della configurazione indicata di fabbisogno finanziario emerge una non
corrispondenza tra il capitale investito e l'ammontare delle fonti di finanziamento di origine
esterna utilizzate a certa data.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 191
Tra i due aggregati si frappone il capitale creato dalla gestione ancora esistente, cio quello
non distribuito e non annullato da perdite.
Ne deriva, che un'impresa potrebbe nel tempo necessario, se a buon andamento economico e
se non distribuisse gli utili, pervenire a un fabbisogno finanziario nullo nonostante l'esistenza
di un capitale investito pi o meno elevato.
Risulta evidente la corrispondenza con il concetto di fabbisogno finanziario proprio
dell'imprenditore, il quale intende per fabbisogno finanziario il capitale che chiamato ad
apportare o a richiedere ad altri finanziatori per dotare l'impresa dei mezzi finanziari di cui
abbisogna.
Il capitale investito, considerato spesso come causa esprimente il fabbisogno finanziario, e alla
cui copertura si provvederebbe sia con gli utili reinvestiti sia ricorrendo alle fonti esterne di
finanziamento non ha, come vedremo, un'integrale valenza finanziaria.

5.3.3 La variazione dei fabbisogno finanziario

La struttura dell'analisi della variazione del fabbisogno finanziario coerente allo schema
precedente la seguente:

investimenti finanziari
+ investimenti aventi rilevanza strategica
+ investimenti nelle strutture produttive afferenti la gestione caratteristica
+ rivalutazioni monetarie
- disinvestimenti
- ammortamenti
+ incremento capitale circolante netto
- diminuzione capitale circolante netto
= variazione capitale investito
- utile
- rivalutazioni monetarie
+ dividendo
+ perdita
= variazione fabbisogno finanziario
= variazione fonti esterne di finanziamento
- incremento capitale di credito
+ diminuzione capitale di credito
= variazione per cassa del capitale di rischio

Questa impostazione, e altre simili, pur mettendo in evidenza alcuni momenti significativi
della gestione finanziaria non si adatta completamente alle esigenze delle analisi finalizzate
alle decisioni finanziarie di breve periodo, quali la verifica della fattibilit finanziaria
immediata di nuovi investimenti, di remunerazione del capitale di rischio, di rimborso di un
prestito o di rifinanziamento della gestione corrente.
Lo schema di analisi degli aspetti finanziari della gestione interessante un particolare periodo
dovr non solo basarsi su momenti finanziari reali, ma anche considerare il modo di pensare la
gestione proprio dell'imprenditore.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 192
Produzione, investimento e raccolta di capitali sono tre momenti significativi della gestione di
impresa e la riflessione su di essi riveste notevole importanza sia nelle analisi dell'equilibrio
finanziario, sia nelle decisioni di investimento e di finanziamento.
Per quanto attiene alla produzione di capitale il Saraceno definisce l'autofinanziamento come
... differenza tra l'investimento netto del periodo considerato e la variazione netta avvenuta
nello stesso periodo nell'ammontare complessivo del capitale di cui l'azienda dotata, sia
esso capitale proprio oppure capitale di credito.
Dalla definizione emerge innanzitutto il rapporto tra autofinanziamento, investimenti e fonti
esterne di finanziamento ma, anche, che la configurazione di autofinanziamento
conseguente a quella assegnata alle altre due grandezze e che, per essere ben definita
occorrer definire a sua volta il contenuto di investimento netto e di capitale di credito.
Pertanto la definizione data dal Saraceno consente due diverse configurazioni una delle quali,
la pi tradizionale, coerente con una configurazione di investimento netto che accoglie nel
proprio ambito la variazione di capitale circolante netto e che quindi porta a definire
l'autofinanziamento come utile netto reinvestito.
.
Coerentemente alla definizione di autofinanziamento data dal Saraceno si potrebbe, per
esempio, pervenire ai seguenti aggregati:

risultato economico
- dividendo
= autofinanziamento;
e anche:
+nuovi investimenti tecnici
+ nuovi investimenti finanziari
- disinvestimenti
- ammortamenti
+ incremento capitale circolante netto
- decremento capitale circolante netto
= investimento netto

e, sottraendo dall'investimento netto l'autofinanziamento, pervenire alla variazione


intervenuta nel periodo nelle fonti esterne di finanziamento.
Le fonti esterne di finanziamento comprenderebbero in ogni caso, come ben chiarito dal
Saraceno, sia il capitale proprio che il capitale di credito.

Il prof. Giampaoli sostiene che lo schema precedente non adeguato a fornire risposte alle
seguenti domande:

quanti nuovi investimenti. prestiti rimborsati e dividendi, siano stati finanziati in autonomia
e quanti ricorrendo a nuovo capitale di credito;
se la gestione corrente abbia contribuito a incrementare il fabbisogno finanziario e ad
aumentare il ricorso al capitale di credito;
se la riduzione eventuale dell'esposizione debitoria sia stata ottenuta per effetto di
disinvestimenti, o mediante liquidit prodotta dalla gestione corrente;
gli effetti dello sviluppo del fatturato sulla liquidit;

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 193
gli effetti sulla liquidit dell'intensit del capitale circolante netto in caso di sviluppo del
fatturato.

Inoltre lo schema precedente pu indurre a errori, con gravi conseguenze nelle situazioni
aziendali difficili e caratterizzate da un elevato grado di indebitamento.
A volte l'imprenditore portato a ritenere di poter finanziare i nuovi investimenti con gli utili
reinvestiti e con gli ammortamenti e di poter ricorrere senza problemi al credito bancario per
finanziare eventuali incrementi di capitale circolante.
Questa sicurezza, dovuta anche alla particolare cultura finanziaria implicita nel modo di
operare di molte aziende di credito, viene meno proprio nelle situazioni difficili, caratterizzate
da un alto grado di indebitamento e da redditivit incerta, nelle quali gli errori di gestione
sono maggiormente destabilizzanti.
Nelle suddette circostanze l'impresa potr contare per nuovi impieghi solo sulla liquidit che
effettivamente la gestione avr prodotto e che non sar quella misurata dall'utile al lordo
degli ammortamenti ma, come si vedr, da questi pi la variazione intervenuta nel capitale
circolante netto.
Prosegue il Giampaoli che la configurazione di autofinanziamento di maggior significato nelle
decisioni finanziarie di impresa sia quella, anch'essa riconducibile alla definizione data dal
Saraceno, che pone raffronto il fabbisogno finanziario espresso dagli investimenti nelle
strutture produttive e dagli investimenti finanziari, con la variazione intervenuta nelle fonti
esterne di finanziamento a titolo di credito e a titolo di rischio.
E questo infatti il modo in cui l'imprenditore, di norma, imposta la decisione di investimento,
ed questo, come vedremo, l'approccio che consente di rilevare con maggiore correttezza le
reali dinamiche finanziarie espresse dalla gestione.
Inoltre, considerando che altri due aspetti finanziari della gestione, la remunerazione del
capitale e i disinvestimenti, assumono un rilievo particolare, specie nelle situazioni aziendali
non equilibrate, ritengo che il pi efficace e corretto schema di riferimento per cogliere
l'evoluzione della situazione finanziaria in un dato periodo sia il seguente:

risultato economico
+ ammortamenti
- incremento capitale circolante netto
+ decremento capitale circolante netto
= liquidit prodotta (o assorbita) dalla gestione corrente o reddituale
- dividendo
- nuovi investimenti tecnici
- nuovi investimenti finanziari
+ disinvestimenti
= diminuzione (aumento) fabbisogno finanziario
= diminuzione (aumento) fonti esterne di finanziamento
di cui:
diminuzione (aumento) capitale di credito
diminuzione (aumento) per cassa dei capitale di rischio
Con il termine gestione corrente si intende fare riferimento alle operazioni di acquisto,
produzione e vendita attraverso le quali l'impresa realizza giorno dopo giorno la sua funzione
economica.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 194
La gestione corrente si pu identificare anche enucleando dalla gestione complessiva la
remunerazione del capitale, i nuovi investimenti, i disinvestimenti, la gestione degli
investimenti finanziari e la raccolta di capitale da fonti esterne di finanziamento.
In sostanza dallo schema generale di riferimento si ottiene il seguente schema di analisi di cui
ho parlato in un mio precedente lavoro e che, con alcune modificazioni dettate da riflessioni
ed esperienze successive, riporto di seguito:

A) Liquidit prodotta (o assorbita) dalla gestione corrente:


risultato economico + ammortamenti
-(incremento CCN)
+ decremento CCN
Totale A
B) Dividendo
C) Variazione investimenti:
investimenti tecnici
investimenti finanziari
(disinvestimenti)
Totale C
D) Variazione fabbisogno finanziario (B + C - A)
E) Variazione fonti esterne di finanziamento:
incremento (decremento) finanziamento
incremento capitale sociale per cassa
Totale E (= D)
Nota: i valori tra parentesi hanno segno negativo.

In questo schema vengono rilevati tre momenti significativi della gestione:

la produzione, l'investimento e la raccolta di capitali, la cui conoscenza ha molta importanza


nell'analisi dell'equilibrio finanziario e nelle decisioni di investimento e di finanziamento.
Inoltre, come possibile osservare, non appare il capitale investito secondo le configurazioni
indicate per le analisi della struttura patrimoniale e finanziaria a una certa data; l'attenzione si
incentra sui nuovi investimenti tecnici e finanziari che rappresentano solo una parte ideale del
suddetto capitale investito.
Lammontare della variazione del capitale investito comunque desumibile sommando
algebricamente la variazione del capitale circolante netto, l'ammortamento e la variazione
degli investimenti. Parallelamente non si rileva quanta parte del capitale investito stata
creata dagli utili prodotti e non distribuiti a fronte dei quali, come vedremo, pu non essere
sorta alcuna liquidit.
Il capitale creato e non distribuito nel periodo amministrativo, sia per la parte che ha
determinato incrementi di mero valore del capitale investito, sia per la parte che ha concorso
al reale finanziamento del medesimo, pu comunque essere rilevato sommando
algebricamente il risultato economico e il dividendo.
Riassumendo, le informazioni contenute nello stato patrimoniale non consentono
all'imprenditore di valutare a sufficienza la possibilit di effettuare nuovi investimenti, di
remunerare il capitale di rischio e di ridurre l'esposizione debitoria verso i finanziatori.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 195
Limprenditore pone a continuo raffronto l'organizzazione delle risorse in atto con quella da
lui ritenuta ottimale in rapporto ai mutamenti previsti sul mercato.
Ladeguamento dell'organizzazione economica esistente a quella da lui ritenuta ottimale passa
attraverso una serie di interventi, tra i quali gli investimenti in nuove strutture produttive, di
modo che possibile sostenere come, per l'imprenditore, la gestione aziendale venga vissuta
polarizzando l'attenzione su due realt distinte e in rapporto dialettico: la gestione corrente e
la gestione dei nuovi investimenti.
Come vedremo anche dal punto di vista della gestione delle risorse finanziarie ha senso
parlare di una gestione corrente e di una gestione dei nuovi investimenti assumendo ognuna
di queste parti, nelle quali viene suddivisa la gestione complessiva, un reale significato
finanziario.

5.3.4 capitale circolante netto

Il capitale circolante netto quella parte ideale di capitale investito che sorge e si modifica per
effetto dell'asincronismo tra i componenti di reddito e la loro manifestazione numeraria. Esso
comprende i crediti di funzionamento, le rimanenze non speculative e i debiti di
funzionamento a esclusione dei debiti verso fornitori di immobilizzazioni. Le cosiddette
rimanenze speculative, costituite allo scopo di contenere un futuro aumento dei costi di
acquisto di materie prime, rientrerebbero nella definizione data, ma, non facendo parte del
capitale necessario, ritengo opportuno aggregarle agli investimenti finanziari.
Anche i debiti di funzionamento scaduti, o quelli per i quali stato negoziato un ulteriore
differimento rientrerebbero nella definizione data, ma il rilievo che assume la loro
trasformazione di fatto in debiti di finanziamento, consiglia l'aggregazione tra le passivit
finanziarie. Per praticit infine consigliabile accogliere nell'aggregato del capitale circolante
netto anche i crediti e i debiti sorti per effetto dei sistema di imposizione dell'imposta sul
valore aggiunto. Tali crediti e debiti pur non sorgendo da componenti di reddito sono
strettamente intrecciati al capitale circolante.
Non rientrano nella definizione data di capitale circolante e non ne fanno quindi parte, i
crediti e i debiti che sorgono per l'acquisto e per l'alienazione di immobilizzazioni e quelli che
sorgono per effetto di operazioni di impiego e di raccolta d capitali. Il capitale circolante netto
correlato in modo significativo alla composizione quali- quantitativa del fatturato, alle
modificazioni che intervengono sulla durata dei cielo finanziario, alla struttura temporale dei
pagamenti connessi ai componenti negativi di reddito e, infine, alle politiche di bilancio. Come
si vedr pi avanti, per tutte queste ragioni, sdoppiando il capitale circolante netto nella parte
attiva, ovvero il capitale circolante lordo, e passiva, ovvero i debiti di funzionamento, e
rapportando le due parti al giro d'affari, si ottengono degli indicatori importanti per
diagnosticare la situazione aziendale. Quando i due indici aumentano in modo significativo da
un esercizio all'altro rivelano quasi sempre l'esistenza di gravi problemi di gestione. Inoltre il
capitale circolante netto pu variare in modo sensibile nel corso dell'esercizio, questo avviene
nelle attivit altamente stagionalizzate.
In tal caso importante conoscesse la dinamica infrannuale a motivo dell'influenza che la sua
variazione esercita sul fabbisogno finanziario.

Dalla definizione data emerge che i debiti di finanziamento a breve termine non vanno
ricompresi nell'aggregato del capitale circolante netto.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 196
I suddetti debiti vengono infatti contratti per coprire il fabbisogno finanziario man mano che
questo si manifesta in rapporto anche alla liquidit prodotta o assorbita dalla gestione
corrente nel cui ambito non pu quindi essere accolto il ricorso al credito bancario di breve
termine. Inoltre i debiti di finanziamento, sia pure di breve termine, non sorgono da
componenti negativi di reddito che non hanno avuto manifestazione numeraria e quindi non
partecipano alla realizzazione del risultato economico e alla gestione reddituale, pertanto,
non devono rettificare in alcun modo il risultato economico per pervenire al risultato di cassa
prodotto dalla gestione.
Le variazioni del CCN comprendono la variazione intervenuta nel seguente aggregato:

crediti di funzionamento;
rimanenze a esclusione della quota di materie prime aventi natura di investimento
finanziario.
Sono tali le rimanenze di materie prime superiori alle necessit di produzione e non
determinate da lotti economici di acquisto, ma da acquisti anticipati finalizzati a evitare un
possibile e significativo aumento dei prezzi;
ratei e risconti;
debiti di funzionamento verso fornitori di merci e servizi non scaduti.

Si considerano scaduti quelli il cui ritardo nel pagamento superiore ai brevi periodi che
talvolta vengono accettati dai for-nitori in particolari settori di attivit.
I debiti scaduti andranno opportunamente indicati tra le fonti esterne di finanziamento. Nel
CCN non vanno inoltre inseriti i debiti verso fornitori di immobilizzazioni la cui variazione va a
rettificare i nuovi investimenti al fine di evidenziare l'effettivo esborso di cassa per i medesimi.
Un incremento dei crediti verso i clienti, parte ideale del CCN, va a rettificare il risultato
economico al fine di misurare il risultato di cassa espresso dalla gestione corrente, in quanto
misura le vendite non coperte da equivalenti incassi nel periodo amministrativo. A sua volta
una diminuzione del credito verso clienti misura gli incassi eccedenti le vendite effettuate nel
periodo amministrativo. I crediti verso i clienti rappresentano una parte ideale del capitale
necessario il cui ammontare pi o meno elevato in rapporto all'attivit esercitata.
Il suo ammontare correlato in modo significativo all'andamento del fatturato e alla sua
composizione e alla tipologia dei clienti. Ne deriva che l'ammontare dei crediti verso clienti ,
di norma, fatte salve le attivit fortemente stagionalizzate sotto l'aspetto commerciale,
consolidato se non crescente. Nelle suddette situazioni considerare i crediti verso i clienti alla
stregua di una disponibilit finanziaria, a motivo della possibilit di smobilizzo degli stessi
mediante ricorso a determinate forme tecniche di finanziamento , a volte, illusorio e,
sempre, fuorviante per una corretta analisi della situazione aziendale. E illusorio considerare i
crediti verso clienti alla stregua di liquidit disponibile poich nelle situazioni aziendali difficili
e ad alta tensione finanziaria, l'automatismo: sorgere del credito = nuovo finanziamento
bancario, si interrompe a motivo del venir meno della capacit di rimborso dell'impresa. I
finanziatori non rinnovano automaticamente le anticipazioni sui crediti a fronte di un
indebitamento crescente da lungo tempo, sia in termini assoluti sia in termini relativi, rispetto
al capitale di rischio, situazioni queste rilevatrici di uno stato di tensione finanziaria.
Considerare i crediti verso clienti al loro sorgere alla stregua di un flusso finanziario in entrata
a motivo dell'eventuale anticipazione bancaria conseguita a fronte dei medesimi, offusca la
comprensione dell'evoluzione della situazione finanziaria dell'impresa, poich confonde una

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 197
parte del fabbisogno finanziario con una parte delle fonti di finanziamento utilizzata per la sua
copertura.
Per rendere il concetto con un'immagine sarebbe come considerare nello stesso stato di
salute due persone una delle quali non ha mal di testa e l'altra non lo ha pi in quanto
ricorsa a un analgesico. La variazione del credito verso i clienti da portare a rettifica del
risultato economico per pervenire al risultato di cassa espresso dalla gestione corrente va
considerata, qualora si possiedano le informazioni necessarie, al lordo di eventuali
svalutazioni di crediti e accantonamenti al fondo svalutazione crediti effettuati nel periodo.
Parallelamente andr rettificato il risultato economico delle perdite su crediti e degli
accantonamenti al fondo svalutazione crediti nella misura in cui detti componenti negativi di
reddito, che non comportano manifestazione numeraria, hanno concorso a determinarlo. In
altri termini il mancato incasso dei crediti non giunti a buon fine andr rilevato come
differenza tra le vendite e gli incassi nel periodo analizzato. A volte la svalutazione di
importanti crediti avviene a distanza di anni in attesa che il conto economico dell'azienda
possa consentirne l'imputazione.
In questi casi il peggioramento della situazione finanziaria gi avvenuto in passato ed essa
non destinata a subire ulteriori effetti negativi sul piano finanziario in conseguenza del
riconoscimento ufficiale della perdita al momento dell'imputazione al conto economico. La
rilevazione delle rimanenze, parte ideale del capitale circolante netto, determinata
dall'esigenza di quantificare il patrimonio aziendale e di rilevare il risultato economico di
competenza del periodo amministrativo. La rilevazione delle rimanenze in s non ha effetti
diretti sul risultato di cassa prodotto dalla gestione, infatti, se l'estensore del bilancio
dimenticasse di annotare il valore delle rimanenze iniziali e finali o di entrambe, il risultato di
cassa varierebbe solo per le diverse imposte eventualmente da liquidare a motivo del diverso
imponibile.
Pertanto, per pervenire al risultato di cassa prodotto dalla gestione corrente, occorre
sottrarre dal risultato economico l'incremento delle rimanenze e aggiungere al risultato
economico la diminuzione delle stesse, il che equivale a stornare dal conto economico le
esistenze iniziali e le rimanenze finali in quanto rispettivamente componenti negativi e positivi
di reddito che non comportano in se flussi di cassa.
Leventuale deflusso di fondi avutosi nel periodo per effetto di acquisti e produzioni effettuati
per il magazzino partecipa alla rilevazione del risultato di cassa prodotto dalla gestione nel
periodo attraverso il costo degli acquisti e degli altri fattori della produzione che hanno
concorso a determinare il risultato economico, nei limiti del loro effettivo pagamento. Il costo
degli acquisti e degli altri fattori della produzione liquidati in misura diversa da quelli rilevati
nel conto economico, si determina rettificando il risultato economico della variazione
intervenuta nei relativi debiti di funzionamento. In sostanza, le esistenze iniziali non
determinano un'uscita per l'esercizio che le accoglie; le rimanenze finali rappresentano una
posta rettificativa di natura contabile e non avente rilevanza finanziaria in s. Le rivalutazioni e
le svalutazioni che hanno interessato le rimanenze non determinano per loro natura flussi
finanziari. La rilevazione sia delle esistenze iniziali sia delle rimanenze finali, interessa il conto
economico ma non il conto di cassa ed ecco perch per pervenire al risultato di cassa occorre
rettificare il risultato economico dell'eventuale incremento intervenuto nelle rimanenze, con
segno negativo, dell'eventuale diminuzione, con segno positivo. La variazione nei debiti di
funzionamento, parte ideale dei CCN, va a rettificare il risultato economico per rilevare il
risultato di cassa prodotto dalla gestione.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 198
Per esempio, un incremento nel debito verso fornitori di merci va a rettificare con segno
positivo gli acquisti che non hanno avuto manifestazione numeraria nel periodo.
Cio l'incremento dei debito verso fornitori misura gli acquisti non pagati e come tali
partecipano al risultato economico ma non a quello di cassa.
Come gi detto l'analisi del capitale circolante assume un importante rilievo nella valutazione
della situazione aziendale.

Per quanto attiene l'intensit dei capitale circolante lordo sul fatturato, un suo aumento
significativo pu essere determinato da una o pi delle seguenti circostanze:

crediti divenuti inesigibili il cui valore non stato imputato al conto economico;
ritardi nelle riscossioni dovuti alla cattiva qualit del portafoglio clienti spesso determinati
anche dall'aver forzato le vendite accettando di fornire clienti a rischio;
ritardi nelle riscossioni dovuti alle difficolt nelle quali vengono inaspettata- mente a
trovarsi alcuni Importanti clienti o categorie di clienti;
ritardi nelle riscossioni dovuti al malcontento della clientela per la qualit della merce e
dei servizi ricevuti. Si pensi per esempio, ai ritardi nelle consegne;
concessione di termini di pagamento pi estesi alla propria clientela quale strumento di
promozione commerciale in un mercato sottoposto a intensa competizione;
incremento del magazzino prodotti finiti dovuto a difficolt di collocamento della merce;
incremento del magazzino prodotti finiti dovuto a errori di programmazione della
produzione;
incremento del magazzino prodotti finiti dovuto a produzioni difettose non valutate come
tali;
rivalutazione delle rimanenze di prodotti finiti nel rispetto della normativa civilistica e
fiscale;
sopravvalutazione delle rimanenze di prodotti finiti finalizzata al maschera- mento delle
perdite;
rivalutazione delle materie prime nel rispetto della normativa civilistica e fiscale;
sopravvalutazione delle rimanenze di materie prime finalizzata al mascheramento delle
perdite.

Come possibile dedurre dall'elenco delle circostanze suddette se escludiamo il caso della
concessione ai clienti di pi alti termini di pagamento finalizzata ad acquisire maggiori quote
di mercato sfruttando la propria forza finanziaria, politica questa che pu essere adottata solo
da aziende particolarmente solide e quindi facilmente riconoscibili con l'analisi di bilancio,
l'incremento del capitale circolante lordo non determinato dall'aumento dei fatturato, indica
o una situazione gestionale difficile o politiche di bilancio tese a mascherare un risultato
economico negativo o, frequentemente, entrambe le situazioni suddette.

Laumento significativo dell'intensit dei debiti di funzionamento, parte ideale del capitale
circolante netto, sul fatturato, pu essere un indice o di tensione finanziaria o all'opposto di
forza finanziaria dell'impresa.
Naturalmente un'analista non pu non saper cogliere le due opposte realt nel momento in
cui si accinge a svolgere il suo lavoro sulla base della situazione complessiva dell'impresa.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 199
5.3.5 Il ciclo finanziario espresso dalla gestione corrente

E il periodo di tempo intercorrente tra l'inizio del pagamento dei componenti negativi di
reddito a manifestazione numeraria e la riscossione dei ricavi conseguenti alla vendita dei
prodotti e dei servizi con essi ottenuti.
Esiste quindi una correlazione stretta tra intensit di CCN e ciclo finanziario.
Lattivit economica delle imprese raramente caratterizzata da una successione temporale
senza sovrapposizione parziale o totale di pi cicli finanziari.
In altre parole il cielo finanziario di un prodotto, inizia a volte a distanza temporale pi o meno
breve da quello precedente e, pi frequentemente, si sovrappone al ciclo finanziario di altri
prodotti. In tal modo si ottengono due importanti risultati: il primo quello di utilizzare
risorse umane e tecniche specializzate nelle varie fasi di trasformazione; il secondo consiste
nello stabilizzare, sia pure a pi alti livelli, il capitale complessivamente investito nell'impresa
riducendo in definitiva l'intensit di capitale investito in rapporto al fatturato. La rilevazione
della durata dei ciclo finanziario viene di norma espressa in giorni utilizzando alcuni indici
desumibili dal bilancio e precisamente:

- durata dei crediti, che viene misurata dal rapporto tra crediti verso clienti e fatturato
giornaliero;
+ permanenza media dei prodotti finiti o delle merci a magazzino, permanenza che misurata
dal rapporto tra prodotti finiti o merci e vendite giornaliere,
+ tempo medio di lavorazione dato dal rapporto tra semilavorati e somma del costo medio
giornaliero del consumo delle materie prime con met del costo medio giornaliero della
manodopera diretta;
+ durata media di permanenza delle materie prime non speculative ottenuta rapportando le
rimanenze di materie prime al consumo giornaliero delle stesse;
- durata media del debito verso fornitori ottenuta rapportando il debito verso fornitori di
merci c/o materie prime agli acquisti medi giornalieri di merci c/o materie prime.

La durata del cielo finanziario pu essere misurata in tal modo e anche utilizzando indici pi
precisi e sofisticati, ma preferibile esaminare l'analisi della variazione dell'intensit dei
capitale circolante netto. Lintensit del CCN infatti strettamente correlata alle modificazioni
che interessano il ciclo finanziario e alle sue successioni temporali. Lattenzione da porre alla
misurazione dei ciclo finanziario assume diverso rilievo nel caso in cui, operando all'interno
dell'impresa, si volessero monitorare alcuni aspetti della gestione al fine di contenere il
fabbisogno finanziario.
Per esempio, per monitorare la variazione della durata e della qualit dei crediti commerciali,
aspetto questo di rilevante importanza per comprendere il rapporto tra azienda, prodotti e
mercato, si pu procedere nel modo seguente:

i crediti verso i clienti vengono espressi in giorni di vendita, in modo da ottenere


l'indicazione della durata media dei termini di incasso;
a tal fine i crediti verso i clienti vanno rapportati alle vendite medie giornaliere realizzate nel
periodo di tempo in cui pi alta la correlazione con i crediti in esame;

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 200
l'indice potrebbe essere suddiviso in questo modo: crediti non scaduti lordi diviso vendita
media giornaliera dei periodo, pi crediti ceduti pro soluto diviso vendita media giornaliera
del periodo, pi crediti scaduti lordi (per crediti scaduti lordi si intendono i crediti scaduti
comprensivi dei crediti svalutati nel periodo) diviso vendita media giornaliera dei periodo e,
nei mesi in cui disponibile il bilancio infrannuale, ai tre addendi precedenti andrebbe
sottratto il rapporto tra crediti svalutati nel periodo (si prende il valore nominale dei crediti
stralciati nel periodo) e la vendita media giornaliera del periodo;
i crediti non scaduti verso clienti vengono considerati al lordo degli eventuali crediti utilizzati
per anticipazioni finanziarie pro solvendo;
i crediti non scaduti verso clienti vanno considerati al netto degli anticipi da clienti;
le vendite vanno incrementate dell'Iva addebitata ai clienti;
l'analisi del credito potrebbe inoltre essere elaborata con riferimento a ogni importante
categoria di clienti.

Infine prosegue il prof Giampaoli nel ricordare che nelle imprese la cui attivit caratterizzata
da cicli di produzione non sovrapposti, quali a volte la cantieristica, l'attivit agricola e l'attivit
di trasformazione dei prodotti della terra, alla chiusura dei ciclo finanziario, spesso si ha
corrispondenza tra risultato economico e di cassa.

5.3.6 Il dividendo

Lanalisi del fabbisogno finanziario considera anche la remunerazione del capitale di rischio. La
decisione di corrispondere un dividendo, laddove non esiste un rapporto rigido con
l'economia familiare dell'imprenditore, rimessa di norma alla decisione degli amministratori
in considerazione non solo dei risultati economici conseguiti ma anche della situazione
finanziaria complessiva.
Limprenditore considera quindi, ai fini della decisione della remunerazione del capitale, la
liquidit prodotta dalla gestione corrente, di cui si appena detto, essendo essa la fonte
normale per la remunerazione del capitale, anche se non vi sono ragioni per le quali
un'azienda a buon andamento economico e non molto indebitata non possa liquidare il
dividendo ricorrendo al credito bancario.
Un'azienda il cui risultato economico viene distribuito in tutto o in parte per le esigenze
finanziare dell'imprenditore non pu comunque affrontare, come vedremo in seguito, elevati
tassi di sviluppo e le situazioni economiche negative che dovessero sopraggiungere. I nuovi
investimenti, oltre al vincolo economico, sono sottoposti al vincolo finanziario. Il
finanziamento di nuovi investimenti, pu avvenire mediante ricorso a fonti esterne in
previsione di un futuro miglioramento della capacit dell'impresa di produrre reddito e
liquidit. In molte situazioni aziendali la realizzazione di nuovi investimenti esercita una
influenza importante nel determinare la variazione del fabbisogno finanziario. Nell'apprezzare
la situazione di liquidit di un'impresa occorre pertanto considerare l'entit dei nuovi
investimenti effettuati in rapporto all'entit e al consumo delle strutture produttive esistenti
(ammortamenti), in modo da cogliere quanta parte del sacrificio finanziario richiesto assuma
la natura di impegno straordinario. E opportuno ricordare che in buona misura l'entit e la
manifestazione temporale dei nuovi investimenti sono un fatto discrezionale degli
amministratori e, quindi, vengono determinati in rapporto dialettico alle possibilit finanziarie
dell'impresa stessa. Un rilievo particolare va dato ai nuovi investimenti finanziari i quali, per

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 201
loro natura, sono facilmente riconsiderabili e quindi non modificano sostanzialmente la
situazione finanziaria dell'impresa. Il fatto che gli investimenti finanziari possano essere
alienati senza interferire con la gestione caratteristica dell'impresa, fa si che gli stessi
potrebbero anche essere considerati a livello di posta rettificativa dei debiti di finanziamento
e quindi non concorrere a creare il fabbisogno finanziario. Pur ritenendo tale approccio
corretto normalmente preferibile accoglierli nell'ambito dei nuovi investimenti e quindi
considerarli come fattore che concorre alla formazione del fabbisogno finanziario. Nella
sezione dei nuovi investimenti, cio al di fuori della gestione corrente, vanno compresi anche i
disinvestimenti. Limprenditore considera la liquidit liberata da processi di disinvestimento
come fattore importante per sostenere nuovi investimenti e/o il fabbisogno di cassa prodotto
dalla gestione corrente e/o il rimborso di prestiti. I disinvestimenti possono essere
conseguenti a interventi di ristrutturazione dell'attivit o semplicemente dovuti al realizzo di
investimenti finanziari. In entrambi i casi i suddetti processi producono una liquidit
straordinaria che pu essere messa a servizio degli altri aspetti nei quali stata suddivisa la
gestione complessiva e cio la gestione corrente, la remunerazione del capitale, la gestione
degli Investimenti, la gestione della raccolta.

5.3.7 La durata dei fabbisogno finanziario

li fabbisogno finanziario d'impresa unico ed espresso dall'insieme delle operazioni in corso.


Che il fabbisogno finanziario sia da intendere nella sua unit lo ha asserito il Caprara con la
nota espressione si finanziano imprese non particolari investimenti; ritengo per che tale
principio possa ammettere una eccezione e cio il fabbisogno finanziario determinato da
investimenti finanziari. Infatti la quota di fabbisogno finanziario dovuta all'esistenza di
investimenti finanziari pu essere eliminata anche in tempi brevi; non rappresentando gli
investimenti finanziari parte del capitale necessario, essi possono essere alienati senza
interferire con l'attivit caratteristica di impresa. Per durata del fabbisogno finanziario nella
gestione d'impresa si intende non tanto iI periodo di tempo in cui il fabbisogno finanziario
esistente potr essere eliminato, quanto il giudizio sul grado di rigidit o di flessibilit del
medesimo.
Rigidit e flessibilit dei fabbisogno finanziario dipendono dalle circostanze ambientali, dalle
caratteristiche strutturali dell'attivit d'impresa e dalle strategie gestionali perseguite
dall'imprenditore.

La variazione del fabbisogno finanziario, e quindi la sua flessibilit, sono in stretto rapporto
con:
- il risultato economico;
- la variazione del ciclo finanziario;
- il fatturato;
- il dividendo;
- i nuovi investimenti;
- gli eventuali disinvestimenti.

Lesistenza di componenti di reddito aventi natura straordinaria pu esercitare un'influenza


rilevante sull'entit del risultato economico e quindi sulla variazione dei fabbisogno

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 202
finanziario. Anche la variazione del cielo finanziario espresso dalla gestione corrente pu
avere effetti rilevanti sulla durata del fabbisogno finanziario; essa si rileva rapportando il
capitale circolante netto al fatturato a una certa data e confrontando tale incidenza con quella
dell'anno precedente. Nelle attivit stagionali di produzione e/o di vendita, il fabbisogno
finanziario varia in modo significativo nei vari mesi dell'anno. Nelle imprese ad alta intensit di
CCN il fabbisogno finanziario subisce rilevanti effetti negativi in conseguenza dell'incremento
del capitale circolante netto che sar tanto maggiore quanto maggiore il tasso di sviluppo
del fatturato; ma tali effetti sono limitati nel tempo in rapporto alla durata dello sviluppo
commerciale. In tempi di inflazione quando lo sviluppo del fatturato, dovuto al necessario
adeguamento dei prezzi di vendita ai maggiori costi di produzione, destinato a perdurare per
molti anni, le imprese ad alta intensit di CCN possono pervenire a un fabbisogno finanziario
consolidato e crescente anche se a buon andamento economico. Per quanto attiene al
dividendo si osserva che, quando esso rappresenta una componente rigida del rapporto con
l'economia familiare dell'imprenditore, pu portare a un fabbisogno finanziario consolidato e
crescente nel tempo. La durata del fabbisogno finanziario va vista anche in rapporto all'entit
e frequenza dei nuovi investimenti. E evidente che, laddove le strutture produttive siano
aggiornate sotto il profilo tecnologico e frutto di recenti investimenti, l'andamento del
fabbisogno finanziario beneficer in futuro dei minori impieghi a titolo di investimento. Infine
gli investimenti finanziari, o gli investimenti nelle strutture produttive non pi utilizzati e
quindi alienabili, esercitano un'influenza rilevante sulla flessibilit del fabbisogno finanziario. Il
fabbisogno finanziario non va indagato al solo fine di valutarne la durata ma anche, o
soprattutto, per valutarne la rischiosit. La rischiosit alla quale i capitali investiti nell'impresa
sono esposti non sinonimo di rigidit di impiego dei medesimi, i due aspetti non procedono
necessariamente in parallelo. Il fabbisogno finanziario pu essere di breve durata e a basso
rischio in aziende a buon andamento economico, a sviluppo limitato nell'ammontare e nel
tempo, anche se ad alta intensit di capitale investito per fatturato, purch gli utili prodotti
non debbano essere necessariamente distribuiti al soggetto economico.
La rigidit nella remunerazione del capitale un fattore che grava negativamente sulle
caratteristiche del fabbisogno finanziario. Anche lo sviluppo forzoso dovuto a processi
inflattivi, nell'impresa ad alta intensit di capitale investito, determina un fabbisogno
finanziario consolidato e crescente, a meno che la redditivit sia particolarmente elevata. In
questo caso, pur trattandosi di fabbisogno finanziario rigido, se l'andamento economico della
gestione positivo, il rischio degli investimenti nell'impresa pu considerarsi contenuto.
Sempre facendo riferimento a questa situazione, se fosse incerto l'andamento economico, il
fabbisogno finanziario espresso dalla gestione andrebbe considerato ad alto rischio. Le
gestioni a cattivo andamento economico sono spesso caratterizzate da un fabbisogno
finanziario durevole e ad alto rischio, ma quando il cattivo andamento dovuto a fattori pi o
meno facilmente rimovibili e sono in corso reali interventi per il recupero della redditivit,
anche la durata e il rischio del fabbisogno finanziario saranno qualitativamente diversi.

Per stimare il grado di rigidit del fabbisogno finanziario si potrebbe utilizzare il seguente
indicatore:

risultato d'esercizio senza componenti straordinari di reddito


- incremento CCN determinato da sviluppo obbligato dei fatturato
- dividendo distribuito, se componente rigida

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 203
+ nuovi investimenti eccedenti gli ammortamenti nell'ultimo triennio
- ammortamenti eccedenti gli investimenti nell'ultimo triennio
= diminuzione (aumento) potenziale dei fabbisogno finanziario

Lindice in questione si ottiene rapportando la variazione potenziale dei fabbisogno finanziario


al fabbisogno finanziario complessivo di fine esercizio. Se l'indice assume valore positivo indica
la potenziale riduzione unitaria del fabbisogno finanziario, se l'indice assume valore negativo
indica un fabbisogno finanziario crescente.

5.3.8 Fabbisogno finanziario e Fonti di finanziamento

Il fabbisogno finanziario di un'impresa rappresentato dal volume di risorse finanziarie che


sono necessarie all'impresa stessa per acquisire e utilizzare i fattori della produzione utili per
lo svolgimento della gestione.
Il bisogno di mezzi finanziari deriva dalle eccedenze di uscite monetarie sulle entrate
monetarie, in quanto vi uno sfasamento temporale tra l'epoca in cui si manifestano gli
esborsi monetari collegati al sostenimento dei costi dei fattori produttivi e l'epoca successiva
in cui si hanno gli introiti monetari relativi ai ricavi conseguiti 'con la vendita dei prodotti.
Dette eccedenze sono di fatto permanenti in quanto i cicli economico, tecnico e monetario si
ripetono continuamente nella gestione aziendale.
Occorre distinguere tra il fabbisogno che dipende dal patrimonio circolante e quello inerente
al patrimonio fisso aziendale. Il primo tipo di fabbisogno collegato alla necessit dell'impresa
di finanziare gli investimenti aventi come scopo, data una certa capacit produttiva,
l'ottenimento di un determinato volume di vendite di prodotti o servizi. Si tratta degli
investimenti in materie prime, materie di consumo, servizi, forza lavoro ecc. Il fabbisogno pu
crescere a causa dell'aumento dei costi di detti fattori produttivi e per l'allungamento del cielo
monetario (ad esempio, perch si ottengono dilazioni di pagamento pi brevi dai fornitori).
Il fabbisogno relativo al patrimonio fisso invece dovuto sia dagli investimenti effettuati
dall'impresa per rinnovare o ammodernare le immobilizzazioni tecniche, mantenendo
inalterata oppure accrescendo la capacit produttiva, sia dagli investimenti in
immobilizzazioni immateriali (costi di ricerca e sviluppo, costi di pubblicit ecc.). Il fabbisogno
finanziario costituisce quindi l'insieme delle risorse finanziarie di cui l'impresa, per vari moti vi,
necessita ai fini dello svolgimento della propria attivit.

Strettamente correlato al problema della definizione del fabbisogno finanziario vi quello


delle fonti di finanziamento, vale a dire dell'individuazione delle modalit mediante le quali
l'impresa deve raccogliere i mezzi finanziari da destinare alla gestione.
E necessario distinguere tra fonti interne e fonti esterne di finanziamento.
Per fonti interne di finanziamento si intendono i fondi generati dall'impresa attraverso la
gestione reddituale; rientrano pertanto in tale categoria l'autofinanziamento proprio
(accantonamento di quote di utile a riserve) e l'autofinanziamento improprio (quote di
ammortamento, TFR, accantonamento a fondi rischi e oneri).
Le fonti esterne di finanziamento sono invece rappresentate da mezzi finanziari che pro-
vengono dall'esterno dell'impresa; si pu trattare di finanziamenti di capitale proprio
(aumento di capitale sociale a pagamento) e di finanziamento di capitale di debito (BANCHE)

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 204
Questi ultimi finanziamento - definiti anche finanziamenti di capitale di terzi - si classificano, a
loro volta, in debiti di regolamento e debiti di finanziamento; i primi derivano da acquisti di
fattori della produzione con regolamento differito (si ha un'entrata immediata di beni o servizi
e un'uscita monetaria posticipata); con i debiti di finanziamento invece l'impresa ottiene la
disponibilit immediata di fondi che dovr restituire in un momento successivo. Quando le
fonti di origine interna (autofinanziamento) sono insufficienti a coprire il fabbisogno
finanziario, si pone per l'impresa il problema della scelta delle fonti esterne di finanziamento.
Detto problema non pu essere risolto ricercando delle soluzioni universalmente valide; in
altri termini ogni impresa chiamata a trovare la soluzione che meglio risponde alle proprie
caratteristiche. E tuttavia necessario che si stabilisca all'interno dell'impresa una corretta
relazione tra impieghi e fonti di finanziamento. Anche se vero - come ha affermato il
Caprara, uno dei maggiori studiosi italiani di economia aziendale - che l'impresa si finanzia
nella sua unitariet e non si finanziano i singoli investimenti aziendali, vi deve essere una
concordanza tra durata dell'investimento e scadenza del finanziamento ottenuto da terzi.
Un'impresa si trova in equilibrio finanziario se in grado di finanziare investimenti in
immobilizzazioni tecniche, che generano un ritorno del capitale investito nel medio/lungo
termine, con finanziamenti esterni a scadenza protratta, ad esempio mediante aumento del
capitale sociale, emissione di un prestito obbligazionario, accensione di un mutuo,
conclusione di un contratto di leasing.
Invece gli investimenti in fattori della produzione a breve ciclo di utilizzo sono da finanziare
attraverso prestiti bancari a scadenza ravvicinata (ad esempio, aperture di credito in c/c,
operazioni di smobilizzo di crediti commerciali come il portafoglio s.b.f. relativo a disposizioni
elettroni- che di incasso Ri. Ba.).
In tal modo l'impresa si trover in una situazione di equilibrio finanziario, con l'indice di
copertura globale delle immobilizzazioni e l'indice di disponibilit maggiori di uno.
Un secondo problema che l'impresa deve affrontare riguarda la scelta tra capitale proprio e
capitale di debito e quindi la definizione della composizione del passivo patrimoniale (il
rapporto tra capitale di rischio e capi- tale di terzi).
In presenza di tassi di interesse particolarmente bassi, pu risultare conveniente per l'impresa
privilegiare l'indebitamento nei confronti del capitale proprio, cos come la pressoch
completa deducibilit fiscale degli interessi ha sicuramente favorito nel passato il ricorso delle
imprese al finanziamento bancario.
Un criterio generale elaborato dalla dottrina aziendale allo scopo di poter scegliere tra
capitale di terzi e capitale proprio rappresentato dal collegamento che esiste tra l'onerosit
del capitale di debito (i, costo del denaro) e la redditivit della gestione caratteristica (ROI).
Si ricorre cio al meccanismo della leva finanziaria: se ROI > i (ROI - i costituisce il "fulcro" della
leva), al crescere dell'indice di indebitamento ("braccio" della leva) aumenta il ROE ("lavoro
compiuto" dalla leva).
Gli aspetti positivi della leva finanziaria possono essere ampliati dall'effetto paratasse (taxes-
shield, "scudo contro le imposte"): poich gli oneri finanziari sono deducibili ai fini del calcolo
del reddito fiscale, il ricorso all'indebitamento determina anche minori imposte d'esercizio
(IRPEF, IRPEG) rispetto all'ipotesi di finanziamento con capitale proprio e quindi un ulteriore
miglioramento della redditivit del capitale proprio.
Un'impresa che si trova ad avere ROI >.i pu pertanto indebitarsi per finanziare i propri
investimenti; essa tuttavia non deve perdere di vista i rischi connessi a tale scelta. Quando
cresce l'indebitamento, i finanziatori dell'impresa (banche, altri intermediari finanziari, privati)

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 205
tendono ad applicare dei tassi di interesse sempre pi elevati in quanto il finanziato si trova in
una situazione di sottocapitalizzazione e d minori garanzie sul piano patrimoniale.
Limpresa deve essere quindi in grado di conseguire un ulteriore incremento della redditivit
del capitale investito in modo tale che ROI si mantenga maggiore del costo del denaro; in caso
contrario la redditivit del capitale proprio (ROE) diminuisce e con essa la capacit
dell'impresa di far fronte regolarmente ai propri debiti in scadenza.
Al fine di valutare correttamente limpresa e la sua capacit di far fronte agli impegni
attraverso la restituzione dei finanziamenti accordati, la Banca dovr valutare a fondo la
capacit di rimborso ed in generale la liquidit prodotta dalla gestione corrente ( visto in
precedenza).
Unico problema la capacit segnaletica dei dati a disposizione.

COME MIGLIORARE ?
Attraverso la conoscenza dei meccanismi aziendali che ci consenta di comprendere eventuali
dati aggiuntivi
Attraverso la valutazione qualitativa dellazienda

5.5 IL FREE CASH FLOW ovvero lanalisi dei flussi di cassa

Nei paragrafi precedenti stato esaminato il rendiconto finanziario dei flussi di liquidit e
grazie al contributo del testo del prof. Giampaoli, si cercato di far comprendere le
interrelazioni fra capitale investito, gestione corrente e fabbisogno finanziario passando
attraverso il risultato di esercizio e il risultato di cassa prodotto dallattivit. E per
importante comprendere che il risultato economico si accompagna spesso ad un diverso
andamento finanziario,in quanto il principio della competenza economica ci porta a
determinare un risultato desercizio diverso dallincremento (o decremento ) della liquidit
avutasi nello stesso periodo.
La prima metodologia di calcolo del rendiconto finanziario che abbiamo analizzato quello
sopra ricordato che parte dal risultato di esercizio mentre quello che andremo ad esaminare
nel presente paragrafo parte dallEBIT (risultato operativo).

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 206
Metodo 1

Risultato netto
+ ammortamenti
+/- variazione fondi
(A)= Autofinanziamento della gestione reddituale
o +/- variazione CCN
A+B= (C) Flusso di cassa della gestione corrente
+/- Investimenti disinvestimenti fissi
+/- rimborsi- accensione mutui
+/- dividendi erogati
(D) Flusso di cassa della gestione extrareddituale
C+D = Flusso di cassa totale

Il secondo metodo utile nellanalisi delle capacit di un azienda di generare flussi di cassa
operativa , fondamentale per apprezzare le performance aziendali sia nel breve che nel
medio lungo periodo, nonch i processi di valutazione della sostenibilit finanziaria delle
strategie aziendali.
In altri termini tale analisi risulta importante per valutare lo standing creditizio di un impresa,
la sua capacit di generare flussi tali da remunerare e rimborsare i capitali, sia di debito che
proprio, necessari per finanziare le strategie aziendali ( flusso di cassa al servizio del debito e
flusso di cassa al servizio dellequity).
La base di tutto il flusso generato dalle operations (dalla gestione operativa) che andremo a
rettificare con costi e proventi non monetari (ammortamenti/svalutazioni) e variazioni del
CCN.
Il flusso di cassa cos determinato rappresenta il risultato monetario derivante dalla gestione
corrente,depurato dal fabbisogno monetario assorbito per finanziare il capitale circolante
netto commerciale.

EBIT (risultato operativo)


+ ammortamenti
+ svalutazioni di immobilizzazioni
Autofinanziamento Lordo
- Imposte dellesercizio
Autofinanziamento netto
+/- Variazione Capitale circolante netto
+/- variazione TFR
+/- variazione altri fondi
Flusso di cassa Operativo corrente (FCOC)
+/- plusvalenze-minusvalenze da alienazioni
+/- variazioni immobilizzazioni (materiali e immateriali)
Free cash flow from Operations

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 207
Il risultato ottenuto indica la capacit dell impresa di potersi sostenere con le proprie forze
perseguendo il proprio sviluppo in modo autonomo.
E evidente che lo sviluppo della struttura aziendale sempre possibile utilizzando risorse
acquisite sotto forma di capitale di rischio o di credito ,ma a questo punto occorre ampliare l
lanalisi al fine di comprendere la capacit di far fronte agli impegni che lazienda andr ad
assumere. Al risultato di cui sopra, andremo ad aggiungere la gestione finanziaria,in
particolare quelle operazioni che determinano uscite monetarie come rimborso di prestiti e
pagamento di interessi, o pagamento di dividendi ai soci o altre operazioni sul capitale.
Pertanto si potr determinare il flusso di cassa al servizio del debito che appunto la capacit
dellimpresa di generare risorse da destinare al rimborso di prestiti, cio in pratica il grado di
solvibilit come capacit di far fronte ai propri debiti con risorse interne.
Ma tutto ci in linea teorica non sufficiente, in quanto limpresa solvibile non solo dovrebbe
essere in grado di rimborsare il debito e pagare gli interessi, ma anche corrispondere i
dividendi senza sacrificare lo sviluppo degli investimenti relativi alla struttura operativa .Di
seguito il rendiconto finanziario completo :

EBIT (risultato operativo)


+ ammortamenti
+ svalutazioni di immobilizzazioni
Autofinanziamento Lordo
- Imposte dellesercizio
Autofinanziamento netto
+/- Variazione Capitale circolante netto
+/- variazione TFR
+/- variazione altri fondi
Flusso di cassa Operativo corrente (FCOC)
+/- plusvalenze-minusvalenze da alienazioni
+/- variazioni immobilizzazioni (materiali e immateriali)
Free cash flow from Operations
+/- proventi e oneri della gestione finanziaria
+/- variazioni di attivit finanziarie
= Flusso di cassa ante proventi ed oneri straordinari
+/- proventi ed oneri straordinari
= Flusso di cassa al servizio del debito
- Oneri finanziari
- Rimborso debiti finanziari a M/l termine
- Rimborso debiti finanziari a breve termine
= Flusso di cassa al servizio dellEquity
- distribuzione di dividendi/ eventuali rimborsi di capitale
sociale
= Fabbisogno (avanzo) finanziario complessivo
+ accensione debiti finanziari a breve e a M/L
+ aumenti capitale sociale effettivamente versati
= variazione saldo cassa

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 208
RIEPILOGO DELLE FONTI DI FINANZIAMENTO DELLIMPRESA:

Capitale di Rischio (o Capitale Proprio):

Capitale Sociale.
Capitale nominale versato inizialmente e successivamente, in occasione degli aumento di
capitale, da parte dei soci. Nelle SRL rappresentato dalle quote mentre nelle SPA e nelle
SAPA rappresentato da azioni nominative.
Aumenti di capitale.
Forme di finanziamento che apportano liquidit allazienda o che riducono le passivit.
Possono essere:
- Aumenti di capitale sociale a pagamento.
Oltre allemissione di nuove azioni al valore nominale pu essere previsto un sovrapprezzo
emissione azioni che esprime il maggior valore delle azioni rispetto al loro valore nominale.
- Aumenti di capitale sociale con offerta pubblica di sottoscrizione ai risparmiatori.
- Aumenti di capitale sociale da obbligazioni convertibili.
Con la conversione in azioni si trasforma un finanziamento da terzi in un finanziamento di
capitale di rischio.
- Aumenti di capitale sociale da conversione di debiti.
Aumento sottoscritto da un creditore della societ con compensazione del debito che la
societ ha nei suoi confronti.
- Autofinanziamento.
Riguarda le fonti presenti in un certo momento di vita dellazienda.

Capitale di debito (o Capitale di Terzi):

Finanziamenti a medio- lungo termine.


Hanno solitamente una durata di 3-5-10 anni . Possono essere:
- Prestiti obbligazionari.
Emissioni di titoli con vincolo di credito che prevedono una scadenza fissa per il rimborso
ed il pagamento degli interessi. (di solito utilizzati per finanziare assets intangibili o
operazioni strategiche )
- Mutui e leasing .
Prestiti di durata variabile sino a 20 anni per i quali prevista una modalit di rimborso e
di pagamento degli interessi nel corso degli anni utilizzati per finanziare il capitale fisso
- Altri finanziamenti a medio termine
quali leasing o prestiti con rientri mensili ,di solito utilizzati per finanziare beni mobili o
attrezzature o piani di sviluppo commerciale)

Finanziamenti a breve termine.


Operazioni effettuate dalle banche usualmente connesse con il finanziamento del capitale
circolante. Alcuni esempi:
- Sconto di cambiali.
- Incasso salvo buon fine di ricevute bancarie.
- Apertura di credito in c/c.
- Anticipi su fatture.

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- Anticipazione in c/corrente.
- Riporto (anticipazione garantita) titoli.
- Factoring.
Il factoring consiste nella cessione di un credito commerciale ad una specifica societ a fronte
di un costo finanziario pi elevato rispetto alla banca.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 210
5.6 Esercizi svolti .

Gli esercizi sotto riportati evidenziano le modalit di calcolo del consuntivo finanziario
partendo da una situazione patrimoniale.
La redazione del consuntivo finanziario ci fa comprendere le effettive necessit finanziarie che
limpresa ha avuto nel periodo in esame. Ai fini delle determinazione del fabbisogno
interessante utilizzare il metodo in chiave previsiva affinch si possa determinare a priori il
fabbisogno connesso alla gestione aziendale o ad una particolare operazione di investimento.

I passaggi concettuali da tenere presente sono i seguenti:

1) determinazione della Liquidit prodotta dalla Gestione Corrente

i dati da tener presente sono:

Cash Flow (Utile + Ammortamenti )


+ variazione del CCN (Magazzino+crediti di funzionamento debiti di funzionamento)
Il risultato quanto la Gestione corrente produce di liquidit effettiva da destinare alle 2)
gestioni straordinarie quali:

Pagamento del dividendo (remunerazione dei soci ) in base allutile dellanno precedente
Investimenti/ disinvestimenti gli investimenti (sia materiali che finanziari) rappresentano un
impiego di risorse e i disinvestimenti una fonte per cui il saldo rappresenter lentit posta a
carico dellesercizio
3) La sommatoria degli esborsi al netto delle fonti di liquidit ci da il fabbisogno finanziario
dellimpresa.
A questo fabbisogno(surplus ) andr poi sommato il saldo della
Gestione finanziaria tale voce comprende le operazioni a carattere poliennali come
laccensione di un mutuo(finanziamento) o il pagamento di rate .
Pertanto il risultato finale ci da leffettivo fabbisogno finanziario dellimpresa e le modalit
della sua copertura.
A tal fine basta analizzare le possibili Fonti esterne
Le banche e pertanto va esaminata la variazione dei debiti bancari
I soci e pertanto va esaminato se ci sono stati aumenti di capitale per cassa
Per comprendere quanto stato effettuato.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 211
Esercizio n. 1

Stato patrimoniale
t t+1 t t+1
Attivo Passivo

immobilizzazioni
tecniche nette 1.500 2.000 Fornitori 450 1.200
immobilizzazioni
finanziarie 200 500 banche 300 520
Magazzino 300 500 altri
mutui debiti a breve
e debiti 200 320
finanziamento a lungo
Crediti Vs. clienti 400 560 termine 800 700
altri crediti e disponibilit 180 300 Capitale sociale 600 700
ratei e risconti 20 30 riserve 100 250
utile di esercizio 150 200
totale 2.600 3.890 totale 2.600 3.890
t t+1 fatti avvenuti t+1
magaz+ cred.funzionamneto 900 1.390 nuovi investimenti tecnici 750
debiti funzionamento 650 1.520 nuovi investimenti finanziari 300
rimborso mutui 100
CCN 250 - 130 aumento mezzi propri 250
utile di esercizio distribuito totalmente
variazione CCN - 380

Conto economico t t+1 Consuntivo finanzario


fatturato 4200 5300
liquidit assorbita
dalla gestione
rimanenze finali 300 500 corrente t+1
rimanenze iniziali -250 -300 utile 200
acquisti di materie prime -1450 -1950 ammortamenti 250
incremento
consumi totali -1400 -1750 cap.circolante 380
costi industriali -400 -450 totale 830
costi generali e -640 -950 A Dividendo 150
costi del personale -1000 -1050 B Investimenti 1.050
accontonamento tfr -100 -100 Disinvestimenti
fabb.finanziario (B+C-
(pagamento TFR) -50 -50 C A) 370
rimborso debiti
ammortamenti -150 -250 D finanziamento 100
incrementototale
fabb.finanziario
subtotale -3740 -4600 (B+C+D-A) 470

gestione finanziaria -250 -350 E Copertura


gestione straordinaria -50 -30 nuovi mutui

utile lordo pre tax 160 320 nuovi debiti banche 220
imposte -10 -120 aumento MP 250
utile netto 150 200

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 212
Esercizio n. 2

CALCOLARE CCN E CONSUNTIVO FINANZIARIO

es. 1 es 2 es. 1 es 2
attivit correnti Passivit correnti 4.060 2.920
Disp.liquide 70 - debiti commerciali 1.800 1.300
Crediti e altre disp. 4.200 3.200 debiti funzionamento 2.260 1.620
ratei e risconti 50 70 Passivit consolidate 1.100 900
Magazzino 340 250 tfr 150 150
4.660 3.520 altri fondi 150 150
mutui 800 600
Attivit Immobilizzate Patrimonio netto
Imm.immateriali 200 100 capitale 1.000 1.000
Imm. Materiali 2.000 1.800 riserve 500 500
2.200 1.900 utile 200 100
1.700 1.600

impieghi totale 6.860 5.420 fonti totale 6.860 5.420


ulteriori dati
nessun investimento fra es.1 e 2
utile 200 100 CCN 530 600
distribuzione dividendo 50% Delta CCN 70
utile 100
ammortamenti 300
- var.CCN 70
A= Liq.GC 470
B =Dividendi 100
C=Delta Investimenti 0
-A -470
Fabbisogno -370

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 213
Esercizio n.3
Calcolare il CCN della seguente situazione

t t+1 t t+1
Immobilizzi 1000 1200 Patrimonio netto 500 500
magazzino 200 300 debiti di finanziamento 500 1400
crediti 400 600 debiti di funzionamento 700 300
liquidit 100 100
totale 1700 2200 totale 1700 2200

CCN -100 600


Delta 700

Esercizio n. 4
schema di calcolo della LIQUIDITA' PRODOTTA DALLA GESTIONE CORRENTE

Utile 100
ammortamenti 200
- variazione CCN 500
LIQUIDITA' PRODOTTA DALLA GC 800

CALCOLARE LA LIQUIDITA ' PRODOTTA NELL'ESERCIZIO 2

esercizio 1 esercizio 2 esercizio 1 esercizio 2


attivit correnti Passivit correnti 4.000 3.300
Disp.liquide 20 40 debiti commerciali 1.800 1.500
Crediti e altre disp. 4.100 3.270 debiti finanziamento 2.200 1.800
Magazzino 240 270 Passivit consolidate 800 720
4.360 3.580
mutui 800 720

Attivit Immobilizzate Patrimonio netto


Imm.immateriali 120 120 capitale 1.000 1.000
Imm. Materiali 2.000 1.800 riserve 380 380
2.120 1.920 utile 300 100
1.680 1.480

impieghi totale 6.480 5.500 fonti totale 6.480 5.500

ammortamento 200 CCN 2.540 2.040


utile 100 Delta - 500

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 214
Esercizio n. 5
La ditta sottorappresentata ha un buon risultato economico
DETERMINARE SE NEL 2007 HA PRODOTTO O MENO LIQUIDITA'
anno anno
31/12/2006 31/12/2007
immobilizzazioni finanziarie
partecipazioni 5.000 25.000
titoli 20.000 38.000
25.000 63.000
Immobilizzazioni materiali
impianti 141.000 155.000
Magazzino
48.000 60.000
crediti commerciali
clienti 129.000 70.000
cred.erario 36.000 25.000
165.000 95.000
liquidit
conti banche 7.000 15.000
debiti commerciali
fornitori 143.000 66.000
altri debiti 4.000 51.000
diversi 80.000 1.000
tributari 26.000 17.000
253.000 135.000
debiti finanziari
banche 53.000 53.000
Patrimonio netto
capitale sociale 20.000 20.000
riserve 10.000 60.000
utile 50.000 120.000
80.000 200.000
totale
attivo 386.000 388.000
passivo 386.000 388.000

utile 120.000
ammortamenti 105.000

ESERCIZIO DA SVOLGERE IN AULA

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 215
Rendiconto finanziario metodo di calcolo flusso di cassa con EBIDT
Rif. esercizio 1 mezzi propri sottoscritti ma non versati

anno t 2
EBIT (risultato operativo) 1100
+ ammortamenti 250
+ svalutazioni di immobilizzazioni
Autofinanziamento Lordo 1350
- Imposte dellesercizio -120
Autofinanziamento netto 1230
+/- Variazione Capitale circolante netto 380
+/- variazione TFR -150
+/- variazione altri fondi
Flusso di cassa Operativo corrente (FCOC) 1460
+/- plusvalenze-minusvalenze da alienazioni
+/- variazioni immobilizzazioni (materiali e
immateriali) -750
Free cash flow from Operations 710
+/- proventi e oneri della gestione finanziaria -350
+/- variazioni di attivit finanziarie -300
= Flusso di cassa ante proventi ed oneri
straordinari 60
+/- proventi ed oneri straordinari -30
= Flusso di cassa al servizio del debito 30
- Oneri finanziari 0
- Rimborso debiti finanziari a M/l termine -100
- Rimborso debiti finanziari a breve termine
= Flusso di cassa al servizio dellEquity -70
- distribuzione di dividendi/ eventuali rimborsi di
capitale sociale -150
= Fabbisogno (avanzo) finanziario complessivo
-220
+ accensione debiti finanziari a breve e a M/L 220
+ aumenti capitale sociale effettivamente versati
0
= variazione saldo cassa 0

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 216
Capitolo 6

Le fonti finanziarie correnti: i prestiti bancari a breve


termine. Le operazioni di finanziamento alle imprese a lungo
termine, le operazioni di leasing e factoring

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 217
6.1 Le esigenze finanziarie dellimpresa

Nel capitolo 5 abbiamo visto come determinare il fabbisogno finanziario di unimpresa nel
corso del suo funzionamento.
Tale fabbisogno potr essere coperto da
A. Fonti interne
B. Fonti esterne

Le Fonti esterne potranno fornire 1) capitale di rischio 2) capitale di credito .

Nel capitolo 4 abbiamo esaminato quali possano essere i soggetti che potrebbero apportare
capitale di rischio, oltre i soci, nel presente andremo ad analizzare il capitale di credito e i
soggetti che di norma finanziano limpresa.
Il Capitale di credito pu derivare da:
a) debiti di regolamento si ricollega alle condizioni di pagamento differito in seguito
allacquisizione di altri fattori produttivi (credito mercantile o debiti di funzionamento)
b) debiti di finanziamento quando vengono negoziati nel mercato

I debiti di finanziamento seconda la loro scadenza sono coperti da finanziamenti a b.t o m/l
termine. E evidente che una fonte a m/l t destinata normalmente a coprire impieghi con
analoghe esigenze temporali .

Capitale di rischio Emissione di Azioni ordinarie (aumento c.s)


Autofinanziamento
Prestiti da soci
Capitale intermedio Debito mezzanino
Obbligazioni convertibili e/o cum warrant
Azioni privilegiate
Capitale di debito Mutui
leasing
Obbligazioni
MTN(medium terms note)
Linee credito standby
Finanziamenti strutturati Project financing
Prestiti sindacati

Il capitale intermedio una forma di finanziamento utilizzato da grandi aziende e intermedio


fra capitale di debito e rischio.
Vi sono alcuni casi che i finanziatori possano essere soci o terzi non intermediari finanziari.
Le forme piu semplici di debito verso finanziatori esterni non bancari :
debiti per finanziamento soci (con durata dal breve a m/l termine) i soci concordano
con lazienda la concessione di un vero e proprio prestito che pu essere fruttifero o
meno di interessi con una modalit di rimborso definita.
Debiti per Emissione di prestiti obbligazionari o altre forme di strumenti finanziari
come previsto dalle norme( CC art.2424 e segg)

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 218
Debiti verso altri finanziatori di norma societ che esercita azione di controllo e
coordinamento, altri finanziatori non bancari

Dopo questa premessa andiamo ad esaminare i finanziamenti che le banche e gli intermediari
a natura creditizia mettono a disposizione delle aziende

6.2 La Banca e Il mercato di riferimento


La legge Bancaria, L. 385. introdotta dal 1/1/1993, connessa alla graduale liberalizzazione dei
mercati imposta dalla CEE ha portato il sistema bancario italiano ad una profonda
modificazione. Infatti, fino a tale data l'ordinamento dei sistema bancario era basato sul
concetto della specializzazione e sulla netta separazione fra Banca e Impresa. La normativa
era volta ad evitare le problematiche registrate dopo la prima guerra mondiale, quando si
erano prodotte devastanti crisi bancaria conseguenti alla troppo stretta connessione fa le
banche e le imprese clienti. La Legge Bancaria dei 1936 aveva negato alla Banche di
partecipare al capitale di rischio delle imprese e aveva specializzato il credito in quello a breve
termine e in quello a medio- lungo termine. Poich il mercato europeo stava operando in
senso difforme la Banca di Italia con la revisione della legge Bancaria ha reso possibile
ununitariet di modalit operative nell'ambito della CEE. Pertanto le Banche italiane possono
partecipare al capitale di rischio con determinati limiti (15% dei propri fondi e/o 60% dei
propri fondi per cumulo di partecipazioni) e soprattutto oggi operano tranquillamente
nell'impiego a medio- lungo termine pur con limitazioni correlate al patrimonio e alla durata
della propria raccolta.
Queste limitazioni sono state imposte per mantenere un equilibrio nelle fonti finanziamento
delle banche e per regolamentare loperativit nei vari settori in piena liberalizzazione totale
degli sportelli .
Quanto sopra ha prodotto un profondo cambiamento del sistema bancario e finanziario
italiana attraverso

operazioni di acquisizione, fusione e accorpamenti fra vari istituti di credito


la crescita di alcuni gruppi sia a livello nazionale che internazionale (Unicredito, Intesa
San Paolo,Banca monte paschi etc)
forte espansione nel retail di tutte le banche con crescita della rete di sportelli
ampliamento dei canali distributivi e del numero degli intermediari ( vedi Banco Posta e
altre nuove realt bancarie)
forte espansione degli impieghi a medio lungo termine (soprattutto con i privati) e
conseguente sviluppo delle operazioni di securitation dei crediti.
rilevanza sempre inferiore nei conti economici bancari dei margine interesse.

Si verificato quindi un cambiamento dello scenario operativo delle banche in conseguenza


dei mutamenti strutturali imputabili a:
deregolamentazione
mutamento della natura dei vincoli operativi e di vigilanza
disintermediazione

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 219
A tale cambiamento le banche hanno fronte con
Nuove metodologie di valutazione del merito di credito allineate a Basilea 2.
nuovi strumenti operativi,
modelli di segmentazione della clientela
Nuove strutture organizzative (retail, corporate, private).

Ottenendo cos un miglioramento di processo e del proprio business ponendone il focus sulla
relazione con il cliente.

6.2.1 La segmentazione della clientela e il mutamento organizzativo

Lattivit creditizia delle banche, in conseguenza dei mutamenti del mercato e dei processi
daccorpamento del settore, ha subito profonde modificazioni.
Infatti, il modello commerciale tradizionale, basato sugli sportelli e sulla copertura di tutte le
possibili esigenze rivenienti dal cliente, si modificato rivolgendo la massima attenzione al
valore rappresentato dalla clientela.
A tal fine sono stati introdotti nuovi modelli organizzativi e distributivi.

Organizzativi

Suddivisione della clientela in TARGET:

RETAIL (con possibili ulteriori divisioni), rappresentata dalle famiglie produttrici di reddito,
liberi professionisti e piccole imprese di norma sino a 5 ml/ di fatturato

CORPORATE (con possibili ulteriori divisioni su base dimensionale) rappresentata dalle


imprese
Tale suddivisione consente una razionalizzazione delle strutture organizzative dedicate a
seguire i vari target (gestori di relazione).

Distributivi

Al fine di raggiungere il maggior numero di clientela potenziale e seguire al meglio quella


esistente, le banche hanno avviato canali distributivi alternativi e complementari alla
tradizionale struttura rappresentata dagli sportelli.

Pertanto il prodotto bancario collocato per mezzo di una struttura multicanale quale:

Rete di sportelli
Promotori e Private Bankers
Negozi e/o punti vendita in franchising
Internet, con rete distributiva dedicata

In base a quanto sopra riportiamo in dettaglio la matrice dei prodotti creditizi di impiego
suddivisi per Target di clientela.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 220
CORPORATE
Aperture di credito
Affidamenti smobilizzo crediti e factoring.
Operazioni a medio- termine e leasing
Crediti di firma
Operazioni di copertura rischi tasso, cambio etc.
Finanza dAzienda (start up, finanziamenti in pool).
Emissione/sottoscrizione obbligazioni

RETAIL-PRIVATE
Aperture di credito
Crediti di firma
Prestiti a medio termine
Mutui
Operazioni connesse ad operativit in derivati e titoli.

6.3 Le regole bancarie nella valutazione e concessione del credito.

6.3.1 Definizioni

Lattivit creditizia quantunque deregolamentata necessita di una classificazione in base alla


scadenza, alla tipologia, al rischio e al target di riferimento della clientela.

Scadenza

Finanziamenti a breve termine


Gli interventi tendono a soddisfare due tipi desigenze tra loro molto diverse:

Esigenze di natura finanziaria saltuaria e non connesse a piani programmati.


Fabbisogno finanziario programmato secondo esigenze prospettiche gi definite.

Nel primo caso significa poter disporre di strumenti elastici in grado di garantire
disponibilit di risorse finanziarie in tempi brevi, tipico esempio lapertura di credito
in conto corrente, lo sconto, laccredito salvo buon fine e lo smobilizzo crediti, nel
secondo caso lo sconto di pagher diretti, lanticipazione su beni, il factoring, il riporto
di banca, la polizza di credito commerciale, laccettazione bancaria e la cambiale
finanziaria.

Finanziamenti a medio- lungo termine

La funzione dei finanziamenti a medio- lungo termine quella di coprire esigenze finanziarie
durature, connesse allinvestimento in immobilizzazioni o al consolidamento di passivit a
breve termine.
Lottenimento di tali finanziamenti richiede tempi spesso non brevi e presuppone la
concessione dadeguate garanzie (in genere ipotecarie).

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 221
Gli strumenti pi diffusi sono il mutuo, il leasing e lemissione di titoli obbligazionari.

Tipologia

OPERAZIONI PER CASSA


Sono gli interventi che consentono al cliente di avere a disposizione una somma di denaro;
pertanto le varie forme tecniche tradizionali sono da considerare interventi per cassa.

OPERAZIONI DI FIRMA

Tali operazioni presuppongono lassunzione di un impegno di firma da parte della Banca a


favore di terzi nellinteresse del proprio cliente.
I principali crediti di firma possono essere cos classificati:
Credito di fideiussione
Credito di avallo
Credito di accettazione
Credito documentario
Operazioni connesse a coperture finanziarie (opzioni, I.R.S).
Rischio

Le operazioni creditizie sono suddivise secondo categorie di rischio che tengono conto
dellorganizzazione della Banca e delle segnalazioni obbligatorie di vigilanza.
Il criterio di classificazione adottato in quattro categorie pu cos essere riassunto:

Operazioni che non consentono il controllo dell'utilizzo


prima e senza una specifica fonte rimborso

Operazioni che non consentono il controllo dell'utilizzo.


Operazioni con unidentificata fonte di rimborso ma con
incasso non certo.
Operazioni di smobilizzo crediti ad una sola firma
Operazioni a fronte delle quali il patrimonio
responsabile solo quello del richiedente.

Operazioni di smobilizzo crediti con doppia firma, con


seconda cessione del credito

terza Operazioni con garanzia reale, ipotecaria e su altri beni.


Operazioni con garanzia reale su denaro, titoli di stato o
quarta equiparabili, fideiussione di primaria banca

6.3.2 La metodologia

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 222
LISTRUTTORIA

Lattivit consiste nellacquisizione e nellanalisi della documentazione necessaria, da parte dei


gestori della clientela (addetti della rete e della Direzione Generale al fine di:

Effettuare un'adeguata valutazione del merito creditizio del richiedente sotto il profilo
reddituale, finanziario e patrimoniale;
Determinare una corretta remunerazione del rischio assunto.

Di seguito sono specificati i principi generali d'approccio alla fase istruttoria.

Occorre fare una differenziazione fra persone fisiche (privati o produttrici di reddito come da
classificazione Bankitalia) e persone giuridiche

Documentazione

Persone fisiche:

Privati
Identificazione (documento di identit e codice fiscale )
Situazione personale Con dettaglio delle propriet personali, degli affidamenti presso
il sistema e degli impegni per mutui leasing, stato civile e regime patrimoniale
Richiesta con indicazione della destinazione dellaffidamento.
Dichiarazioni fiscali modello unico o mod. 730 del richiedente e/o dei garanti

Liberi professionisti
Indicazione sullappartenenza ad albo professionale e descrizione dellattivit.

artigiani
Indicazione sullattivit
Modello unico
bilancio

La richiesta dovr essere sottoscritta dalla persona fisica,


Nel caso di richieste avanzate da:
Minori di et,interdetti,inabilitati,procuratori
dovranno essere effettuate valutazioni specifiche di carattere legale.

Persone giuridiche:

atto costitutivo e statuto sociale con aggiornamenti al fine di determinare i poteri di


firma
visura della Camera di Commercio
presentazione dellattivit aziendale e del management
richiesta con indicazione della destinazione dellaffidamento
bilanci approvati degli ultimi 3 esercizi

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 223
budget previsionale
dichiarazioni fiscali
affidamenti presso il sistema
situazione degli impegni a medio termine ( mutui, finanziamenti,leasing ecc.)
appartenenza a gruppi societarie
business plan analitico (per nuove iniziative o per progetti di investimento poliennale o
di importo considerevole rispetto alle dimensioni aziendali o poliennali).

Ulteriori informazioni

Da fonti esterne
visure ipo-catastali tramite professionisti incaricati dalla Banca
protesti e Bilanci tramite il collegamento con CERVED
1 informazione Centrale Rischi, utilizzando la Procedura
analisi del settore di appartenenza
perizie di stima su immobile tramite di professionisti incaricati dalla Banca

Da fonti interne

eventuali richieste declinate in precedenza e problematiche pregresse


situazione dellandamento del rapporto (per clienti della Banca)
informazioni sui collegamenti giuridico -economico con altri soggetti affidati

LA VALUTAZIONE

In questa fase sulla scorta del sopracitato quadro informativo, da approfondirsi con la
validazione e linterpretazione delle informazioni assunte, si accerta la capacit di rimborso
del richiedente il fido, in relazione alla potenzialit economica e reddituale e alla sua capienza
patrimoniale.
Pertanto dovranno essere presi in considerazione per
Persone fisiche
le dichiarazioni fiscali
la busta paga
il patrimonio responsabile, personale o dei garanti
la coerenza dellimporto, della forma tecnica e della durata in correlazione alla capacit
di rimborso del richiedente e alla destinazione del finanziamento

Persone giuridiche

i progetti di investimento e i programmi futuri


le capacit di reddito
i fabbisogni finanziari attuali e prospettici
la situazione finanziaria e patrimoniale
lesposizione diretta e indiretta degli obbligati, nei confronti della banca e del sistema
tenuto conto dellandamento del settore economico di appartenenza
lesposizione verso il sistema bancario -finanziario

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 224
le informazioni presenti nel sistema informativo della banca
leventuale appartenenza ad un gruppo e la relativa esposizione
le indicazioni del business plan

Lanalisi potr differenziarsi secondo la natura giuridica del richiedente, privati, imprese o
gruppi economici. Per quanto riguarda le aziende, la valutazione sotto il profilo economico -
finanziario dovr considerare il posizionamento sul mercato e landamento del settore
economico d'appartenenza correlato ai dati di bilancio.

Altri aspetti da considerare nella valutazione del merito creditizio sono i seguenti:

Vincoli posti dalla normativa di Vigilanza; (gruppo d'appartenenza e limite sui Grandi
Rischi).
Rilievi e segnalazioni interne;
Dati di lavoro precedenti;
Entit dellesposizione;
Risultanze della Centrale dei Rischi;
Garanzie offerte.

Limporto, la forma tecnica e la durata dellaffidamento devono risultare congruenti con le


finalit dichiarate ed in linea con la capacit di rimborso determinata.

La fase di valutazione trova completamento nella PROPOSTA che rifletter:

I risultati dellattivit svolta durante listruttoria,


le condizioni essenziali per la gestione del rapporto,
le eventuali motivazioni strategiche o commerciali sottese alla relazione, legate alle
opportunit di mercato e agli effetti indotti dal radicamento del rapporto.
il rischio dellaffidamento misurato con le metodologie definite dalla Direzione e
approvate dal Consiglio d'Amministrazione.

La Delibera

Lorgano referente in materia deliberativa su tutto il sistema della concessione di credito il


Consiglio d'Amministrazione, il quale, ai sensi di quanto disposto dallo statuto sociale, pu
delegare parte delle proprie attribuzioni ad altri organi o funzioni aziendali.
Questa materia disciplinata con specifiche delibere, avuto riguardo ai profili di rischio, alle
esigenze organizzative e alle competenze operative delle unit delegate.

Le Garanzie, Il Perfezionamento E Lerogazione

Le garanzie

Le garanzie che la Banca potr acquisire a tutela del rischio assumendo sono normalmente
suddivisibili in due categorie:

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 225
Garanzie REALI

Pegno
Ipoteca
Privilegio

Garanzie PERSONALI

Fidejussione
Avallo

Esiste unulteriore tipologia di tutele intermedie normalmente connesse ad unoperazione


specifica:

Altre GARANZIE

Cessione del credito


Delegazione di pagamento
Lettera di patronage

Tra le garanzie assimilabili alle garanzie personali va annoverata la fidejussione prestata dai
CONFIDI . Tali societ, in forza di convenzioni sottoscritte, garantiscono in misura variabile
(dal 25% al 100% secondo la tipologia ) le banche per le concessioni di affidamenti (di solito
crediti a m/l termine o smobilizzo) ai loro soci. I Confidi, spesso promossi da associazioni di
categoria, garantiscono le banche con il loro patrimonio e con fondi ad hoc costituiti anche
da soggetti pubblici, sono pertanto un veicolo di accesso facilitato al credito per le aziende pi
piccole, in particolare artigiani, commercianti e PMI.
Con lintroduzione dei criteri selettivi del credito imposti da Basilea 2 (cfr cap.7) e con la crisi
economica finanziaria questo ruolo si rafforzato, divenendo spesso lunica possibilit per le
imprese di ottenere nuovi finanziamenti.

Il perfezionamento e lerogazione

Le linee di credito concesse e deliberate diventeranno operative solo ad avvenuto


perfezionamento di quanto previsto nella delibera.
A tal fine il servizio competente provveder direttamente o tramite il gestore della relazione
ad acquisire le garanzie previste utilizzando la specifica modulistica e predisporr lo schema
contrattuale richiesto dalla specifica forma tecnica d'erogazione e dalla natura del contraente;
coerenti con quelli della delibera di concessione dellaffidamento.
A perfezionamento avvenuto la linea di credito sar messa disposizione per cassa o per firma
nella forma tecnica deliberata.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 226
6.4 Le esigenze di finanziamento del cliente e le forme tecniche

Il ruolo fondamentale di sostegno finanziario alle imprese svolto dalle banche, le quali
rappresentano i tradizionali prestatori di fondi nel sistema economico. Il sistema bancario
affianca il tessuto produttivo attraverso una politica del credito di ampia liquidit, volta a
finanziare sia gli investimenti che il capitale circolante. Le banche hanno, negli anni, sviluppato
unampia offerta di prodotti capaci di soddisfare le diverse necessit che le imprese
incontrano sia nella fase di start up che nella fase di sviluppo in particolare possibile
classificare i tradizionali prodotti finanziari offerti dalle banche sulla base degli obiettivi
gestionali e strategici che essi soddisfano:

finanziamenti del circolante


finanziamenti per lo sviluppo
finanziamenti per operazioni con lestero
crediti di firma e strumenti derivati

Una volta emersa dall'istruttoria, comunque condotta, l'affidabilit del richiedente sar quindi
essenziale approfondire con. Il potenziale cliente le necessit aziendali ed orientare la
successiva fase di esame in rapporto alle esigenze prospettate. Sono comunque anche
numerosi i casi in cui sia lo stesso funzionario della banca a dover orientare il richiedente
verso la giusta risposta alle sue generiche necessit di credito, e ci in base all'esame della
struttura patrimoniale dell'azienda, della sua capacit di reddito, della sua situazione
finanziaria.
L' azienda richiedente potr avere delle necessit di investimento in immobilizzi di varia
natura, oppure manifestare esigenze di liquidit immediate.
Nel primo caso sar necessario intervenire con operazioni a medio e lungo termine (cio oltre
l'anno), nel secondo si interviene con il credito a breve.

6.4.1.Interventi a breve termine

Sono destinati al finanziamento dell'attivit corrente di produzione e vendita dell'azienda.


Esaminiamo le principali forme tecniche e la loro destinazione.

1 Apertura di credito in conto corrente.

E' la forma pi diffusa e in genere gradita dal cliente ma anche la pi pericolosa per la banca
e la pi onerosa per il cliente. La forma tecnica destinata a finanziare gli squilibri temporali
che si producono nel processo di lavorazione e vendita dei prodotto, e, pi precisamente tra il
momento dell'esborso di cassa sostenuto per il pagamento della materia prima e il momento
dell'incasso dei crediti dal proprio cliente, o, pi frequentemente, di smobilizzo presso la
banca del credito verso i clienti formatesi con la vendita del prodotto.
ESEMPIO
Supponiamo di avere un'azienda con un fatturato di 6 milioni di euro annui, che abbia un
periodo di lavorazione e immagazzinamento delle merci medio di 80 giorni, un pagamento
delle materie prime a 60 gg. e un incasso dei crediti mediamente a 90 gg. In questo caso vi
sar una necessit di copertura finanziaria per 110 giorni (cio tempi di lavorazione -tempo di

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 227
pagamento della materia prima + tempo di incasso dei crediti) che, se si ricorrer allo
smobilizzo del credito mediante sconto o anticipo su fatture sar sostenuto per circa 90 giorni
dalle linee di credito specifiche per smobilizzo crediti e per circa 20 gg dall'apertura di credito
in c/c.
Questo cliente quindi dovrebbe necessitare presso il sistema, ipotizzando un andamento delle
vendite distribuito regolarmente nel corso dell'esercizio, di fidi in c/c per circa 300.000 e
commerciali per circa 1.500.000. Il calcolo valido, quando vi corrispondenza esatta tra
capitale circolante e lesposizione debitoria a breve, cio, quando tutta l'attivit corrente
dell'azienda finanziata con capitali di prestito a breve. Se una parte finanziata con mezzi
propri o con prestiti oltre il breve, invece, il fabbisogno in c/c diminuir. Ma se la situazione
tra passivo a breve e attivo di realizzo pressoch in equilibrio, non devono risultare
consistenti differenze negli utilizzi in CR rispetto al calcolo sopra esposto; se risultano maggiori
utilizzi in c/c, vuoi dire che l'azienda utilizza lo scoperto per finanziare gli immobilizzi, o,
peggio, per coprire perdite in corso di esercizio; se invece risultano eccessivi utilizzi per
smobilizzo di crediti, pu essere il segno di irregolarit nell'emissione di portafoglio o di
anticipi su fatture.

2 Apertura di credito straordinarie e sovvenzioni cambiarie.

Sono operazioni di finanziamento equivalenti alle aperture di credito ordinarie in c/c, ma


destinate al finanziamento di esigenze straordinarie e stagionali; hanno scadenza fissa,
anzich a revoca. Quelle cambiarie, in verit ormai desuete, possono offrire il vantaggio di
avere a disposizione in caso di mancato rientro alla scadenza un titolo esecutivo scaduto da
azionare, rendendo pi spedito l'avvio di eventuali azioni esecutive; per la clientela pi
sprovveduta, inoltre, assumono forma pi cogente per il rispetto della scadenza, non essendo
a tutti noto che i titoli diretti non sono protestati, vista l'assenza di firme di girata.

3 - Finanziamenti all'importazione

In genere l'acquisto di materie prime dall'estero non consente all'acquirente il ricorso a


dilazioni di pagamento, per la difficolt di una conoscenza diretta tra i due soggetti della
vendita; pertanto richiesto alla banca o un credito di firma per garantire un pagamento
dilazionato (aperture di credito all'importazione), oppure di effettuare con fondi propri il
pagamento all'estero delle merci acquistate cos da consentire all'azienda acquirente di
effettuare la lavorazione dei materiali e la vendita del prodotto derivato. Spesso si interviene
con entrambi le linee di credito, concretizzando in una prima fase un intervento per credito di
firma e trasformandolo poi per cassa all'atto del pagamento. Una volta effettuata la vendita
del prodotto trasformato, comunque, il finanziamento deve rientrare o per contanti, se la
vendita avvenuta con pagamento immediato, o mediante l'anticipo del credito cui la vendita
ha dato origine. Pertanto la durata del finanziamento deve essere rapportata, nella media, ai
tempi consueti per la lavorazione e commercializzazione del prodotto. Le eccezioni devono
essere giustificate.

4 - Sconto

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 228
E' l'operazione classica di anticipo su crediti, da tempo in realt divenuta meno consueta per il
costo del bollo sui titoli di credito. Il ricorso alla circolazione cambiaria oggi avviene
prevalentemente nei casi in cui la pi comune forma di pagamento, la ricevuta, non onorata
dal debitore; ci particolarmente vero per le accettazioni, che in genere sono sottoscritte da
nominativi in altro modo insolventi. Accanto a questa forma legale andata sempre pi
sviluppandosi quella illegale dell'assegno postdatato, che nei fatti evade l'imposta d bollo, e
sulla quale nessuna operazione possibile. Nel caso dello sconto avviene una regolare
cessione del credito tra cliente e banca mediante l'apposizione della firma di gira sui titoli
scontati; se si tratta di accettazioni o di tratte accettate, la cessione anche opponibile al
debitore.

5 - Anticipi di crediti non assistiti da titoli di credito.

La forma pi comune l'anticipo sbf di ricevute, cartacee o elettroniche. L'operazione


completamente in bianco per la banca la quale tutt'al pi pu richiedere per controllo copia
delle fatture a fronte delle quali sono state emesse le ricevute. L'operazione avviene
tecnicamente con modalit diverse; in alcuni casi l'importo della presentazione viene
accreditato sul c/c ordinario del cliente con valuta a scadere; si produce cos una scopertura
per valuta sui prelevamenti che il cliente effettua prima del maturare della valuta, ad un tasso
stabilito; in altri casi l'accredito sul conto ordinario del cliente avviene con valuta corrente,
mentre la scopertura si produce su apposito conto di servizio, anche solo d evidenza, per
l'intero importo o per gli importi richiesti dal cliente secondo le sue necessit, in modo che il
c/c ordinario risulta sempre coperto per valuta; altra possibilit quella di applicare il fido sbf
sul conto unico ove incardinata l'apertura di credito, cumulando su di esso i due affidamenti
e stabilendo tassi differenziati a seconda dei loro limiti.
Molto utilizzato l'anticipo a fronte di fatture, generalmente a carico di primari nominativi
che pagano a rimessa diretta; il credito deve essere canalizzato sulla banca che anticipa o
tramite mandato all'incasso o tramite cessione del credito. Procedure praticamente analoghe,
dopo la liberalizzazione del commercio internazionale, seguono gli anticipi all'esportazione.
Per commesse consistenti, prevalentemente estere ma anche nazionali, si pu intervenire,
naturalmente in percentuali ridotte, anche per finanziare contratti di un certo importo, allo
scopo di fornire al cliente accompagnamento finanziario nell'esecuzione di grosse commesse
che richiedono tempi di realizzazione notevoli e corrispondente impegno finanziario. Pu
anche accadere che le imprese ricorrano, pur in presenza di liquidit propria, al finanziamento
in valute diverse dalleuro di operazioni di esportazione, a volte anche richiedendo la misura
del 100%; tali richieste sono dettate in tal caso dalla volont di assicurare il ricavo contro il
rischio di cambio relativo al periodo di dilazione concesso all'acquirente estero
Anche per lo sconto e gli anticipi su crediti l'entit delle linee di credito complessive offerte
dal sistema bancario dovr essere rapportato al fatturato e alla media dei tempi di incasso dei
crediti (es. fatturato 1.000 mensile; velocit rotazione crediti 90 gg.; esigenze di fidi di
smobilizzo 1000 x3 = 3.000).

6 Aperture di credito ipotecaria in conto corrente

L'A/C ipotecaria vera e propria, da distinguersi dalla semplice apertura di credito in c/c
assistita da garanzia ipotecaria, consiste in una linea di credito pluriennale, in genere di

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 229
importo decrescente, da utilizzarsi in c/c specifico ove non possono consentirsi eccedenze. La
durata massima di dieci anni, l'addebito degli interessi trimestrale, la revisione del tasso
annuale. La decurtazione dell'a/c di norma semestrale, ad importi fissi o crescenti. E'
un'operazione oltre il breve per le banche, ma date le caratteristiche di elasticit di utilizzo del
c/c, assume per le imprese forme assimilabili al credito a breve. E' sempre possibile il rimborso
anticipato, ma la cancellazione dell'ipoteca deve essere accordata solo nel caso che non si
corrano rischi di revocatoria del pagamento. Il trattamento fiscale dell'operazione
favorevole prevedendo solo un'imposta sostitutiva dell'imposta di bollo e di registro.
L'ipoteca, se rispetta le caratteristiche previste dagli articoli 38 e segg. della legge 385, assume
le caratteristiche dell'ipoteca fondiaria.

7 - Riporti.

La banca si impegna a finanziare il cliente acquistando a pronti titoli di sua propriet, mentre il
cliente si assume l'obbligo di riacquistare a termine titoli della stessa specie a un prezzo
maggiorato degli interessi.

8 -Altri strumenti di finanziamento (operazioni in pool).

Per clientela di elevata rispondenza e standing sono in uso anche operazioni di finanziamento
pi complesse e con modalit operative pi raffinate. Intanto hanno una certa diffusione le
operazioni in pool ove numerose banche concorrono pro-quota ad un'unica operazione di
finanziamento organizzata e gestita dalla banca capogruppo; questa, in cambio di una
commissione, si occupa della fase gestoria dell'operazione e della sua regolarizzazione
contabile, ripartendo i profitti tra le partecipanti. Ciascuna banca partecipa anche per importo
differenziato. I tassi possono essere uguali prefissati con rivedibilit in genere trimestrale e
ancoraggio a precisi parametri. A volte il tasso fra le banche partecipanti diverso; in questo
caso la societ affidata in pool preavvisa una traenza di un determinato importo alla banca
capogruppo, la quale utilizza le linee di credito delle banche aderenti partendo da quella che
ha offerto il tasso pi basso e proseguendo in ordine di tasso crescente, per cui le banche con
tassi pi elevati potranno non ricevere utilizzi o riceverli in misura ridotta (clausola bid-line,
cio con opzione di offerta). Spesso tali linee di credito comportano anche la clausola che un
gruppo di banche, dette sottoscriventi, si impegnano comunque a erogare il finanziamento
alla societ ad un tasso predeterminato nel caso in cui le banche partecipanti, che
costituiscono il secondo gruppo, non offrano tassi pi vantaggiosi per assicurarsi l'utilizzo; le
sottoscriventi, per, ricevono in questo caso una commissione di mancato utilizzo del credito.
Ovviamente le offerte di tasso pervengono singolarmente alla capofila che si impegna a non
portarle a conoscenza delle altre banche aderenti all'operazione.
Nelle operazioni in pool il rischio ripartito pro-quota tra le banche aderenti, ciascuna delle
quali si impegna a non avviare azioni di recupero senza preavvisare le altre o concordarlo con
loro; per l'impresa si ha il vantaggio di un rapporto con pi banche amministrato come se
fosse un unica linea di credito e con il tasso medio pi favorevole disponibile. Le operazioni di
questo tipo, ma anche linee di credito consistenti erogate singolarmente dalle banche in unica
tranche prefissata, possono essere integrate da clausole particolari che rendono lo strumento
pi flessibile; tali clausole sono:

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 230
stand-by che la possibilit di graduazione di utilizzo con predeterminazione del tasso,
ancorato a parametri precisi, preavviso e commissione di mancato utilizzo;
evergreen che prevede la possibilit di rimborsi e riutilizzi, sempre con preavviso.

9 . crediti di firma

Per fidejussioni passive si intendono le garanzie fidejussorie prestate dalla banca a favore di
un terzo nell'interesse di un cliente della banca stessa.
Due sono le forme diffuse nell'operativit; fidejussioni a garanzia della solvenza e fidejussione
a prima richiesta, o automatiche. Nel primo dei due casi, la banca si rende solo garante della
solvibilit del suo cliente. Se ne danno due casi: nel primo, perch la banca sia chiamata a
rispondere dovr prima accertarsi l'insufficienza patrimoniale del cliente, che andr quindi
preventivamente escusso. Nel secondo, pi frequente, non pattuito il beneficio della
preventiva escussione; anche in questo secondo caso, comunque, se vi dovesse essere
contestazione del credito, la banca si asterr dal pagare fino alla pronuncia di sentenza
avversa al proprio cliente. E' anzi meglio sottolineare con apposita clausola questa circostanza.
In pratica fidejussioni di questo tipo richiedono come unica indispensabile valutazione quella
circa il merito creditizio del cliente che ne fa richiesta; se esso sufficiente, e considerando
che viene, assunta analoga controgaranzia nei confronti della banca, non dovrebbero esserci
particolari problemi. Tra l'altro il rilascio di controgaranzia non nient'altro che un
rafforzamento della previsione di legge relativa all'azione di regresso e non costituisce un vero
e proprio impegno fideiussorio correlato al primo, per cui il termine controfidejussione, d'uso
comune, improprio.

Sotto il profilo tecnico si soliti classificare il credito di firma in due categorie, secondo la loro
natura:
crediti di firma che assistono obbligazioni di fare del cliente, destinati, in sostanza, a
sostituire i depositi cauzionali richiesti da terzi;
crediti di firma che facilitano al cliente il soddisfacimento del fabbisogno finanziario, e
che pertanto sono sostitutivi di affidamenti per cassa (es. garanzie a terzi per un
finanziamento).
Alcuni crediti della prima categoria sono impegni di firma che hanno in realt solo l'apparenza
del credito di firma, per la loro trasformabilit immediata e certa in esborsi di cassa; tali sono i
crediti documentari irrevocabili con pagamento a vista, sui quali la traenza sotto la potest
di terzi. La banca pu assumere nelle operazioni di firma la veste di obbligato diretto, come
appunto nei crediti documentari o nelle accettazioni bancarie, o di coobbligato, come nelle
fidejussioni, molte delle quali, per, essendo a prima richiesta, hanno praticamente
caratteristiche analoghe all'obbligo diretto. Di quest'ultimo tipo sono anche le obbligazioni di
avallo.
Cerchiamo ora di chiarire pi in dettaglio le caratteristiche di queste obbligazioni, partendo
dalle pi diffuse che sono appunto le fidejussioni passive. L'atto comunque importante, in
quanto in esso il cliente dichiara di prendere attenta, nota dei suoi impegni correlati alla
operazione, per cui di fondamentale importanza che venga esattamente riportato il testo
della fidejussione richiesta alla banca e che venga pattuita la durata dell'impegno fino alla
restituzione dell'atto rilasciato dalla banca o alla lettera di scarico da parte del garantito.
Anche l'atto di controgaranzia atto impegnativo del patrimonio, e va quindi sottoscritto

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 231
dall'organo competente per la straordinaria amministrazione. Purtroppo la fidejussione a
garanzia della semplice solvenza andata progressivamente rarefacendosi in favore dell'altra
forma, la cosiddetta fidejussione automatica o a prima richiesta, che comporta ben altra
problematica. Tale forma di garanzia molto diffusa anche nelle operazioni con l'estero; i
rapporti intervengono in questo caso, di norma, tra due banche corrispondenti perci
l'impegno fideiussorio preso nei confronti di banca estera.

10. Strumenti derivati

La banca,direttamente o attraverso societ finanziarie, pu mettere a disposizione


dellimpresa degli strumenti derivati che, secondo una corretta logica di gestione aziendale,
dovrebbero essere destinati allattenuazione o alla copertura del rischio connesso ad altri
strumenti finanziari in essere quali contratti di finanziamento, mutui, leasing, di vendita o
acquisto. Il termine Strumenti Derivati viene utilizzato per indicare particolari categorie di
contratti a termine che derivano da attivit sottostanti (reali o finanziarie), dalle quali
dipende il prezzo dello strumento. Tali contratti appartengono alla categoria dei contratti
differenziali, in quanto alla scadenza vengono solitamente conclusi con la semplice
regolazione monetaria della differenza tra il prezzo indicato in contratto ed il prezzo corrente.
La loro utilizzazione oltre che per fini speculativi e di arbitraggio, viene sovente posta in essere
dagli operatori economici per fronteggiare rischi di natura finanziaria e valutaria, cos
definiti:

Rischio di tasso Il rischio di tasso di interesse consiste nella possibile variazione di valore di
unattivit o passivit finanziaria al variare dei tassi. Ad esempio nel caso di finanziamenti a
tasso variabile lo strumento derivato consente alloperatore economico di definire il futuro
costo complessivo dei finanziamenti mediante la copertura del rischio di variazione del tasso
di interesse. La copertura dal rischio di tasso consente quindi di stabilizzare la componente di
oneri finanziari in capo allazienda o comunque di fissarne un tetto massimo.

Rischio di cambio Il rischio di cambio legato a variazioni avverse dei prezzi della valuta
estera nella quale si detiene una qualsiasi attivit o passivit finanziarie. Le imprese operanti
in divisa estera sono esposte a possibili fluttuazioni dei cambi e conseguentemente al rischio
che ne deriva. Sulla base della propria esposizione al rischio valutario, e compatibilmente col
grado di propensione al rischio possibile impostare unopportuna strategia di copertura al
fine di ottimizzare il proprio profilo di rischio-rendimento. La negoziazione degli strumenti
derivati pu avvenire sui mercati regolamentati, ove si stipulano contratti standardizzati le cui
regole di contrattazione sono ben definite, oppure sul mercato over the counter dove invece il
prezzo non sempre trasparente e dove vi una quasi totale assenza di controllo, di regole di
negoziazione e di procedure standardizzate. I due mercati regolamentati pi importanti sono il
LIFFE di Londra e il MATIF di Parigi. In Italia operano il MIF (Mercato Italiano Future) e lIDEM
(Italian Derivates Market). Gli strumenti derivati che hanno maggiore diffusione sono Swap,
Opzioni, Forward e Future.

Swap

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 232
Lo swap un contratto col quale due parti si scambiano flussi di cassa a date certe, secondo
una modularit predefinita tra di esse. I flussi di cassa possono essere espressi nella stessa
valuta oppure in valute differenti. La determinazione della quantit di flussi da scambiarsi
richiede la definizione di una variabile sottostante. Le tipologie di swap maggiormente
utilizzate dalle imprese sono: Interest Rate Swap. E il contratto mediante il quale due parti si
impegnano a scambiarsi, a date prestabilite, flussi di cassa, secondo uno schema convenuto.
Un tipico schema quello in cui una parte A s'impegna a pagare all'altra parte, B, flussi di
cassa pari agli interessi calcolati ad un prefissato tasso fisso su un capitale nominale, per un
certo numero di anni. Contemporaneamente, B, si impegna a pagare ad A flussi di cassa pari
agli interessi calcolati ad un tasso variabile sullo stesso capitale nominale, per lo stesso
periodo di tempo. Currency Swap Tale forma contrattuale prevede che il capitale e gli
interessi espressi in una divisa siano scambiati contro capitale ed interessi espressi in un'altra
divisa. Sebbene siano molteplici le possibilit di adoperare gli swap nonch gli obiettivi
perseguiti, generalmente, gli swap sono usati per ricoprire o modificare posizioni di rischio e
per adeguare un determinato flusso finanziario ad una struttura desiderata.

Forward Future Il forward un contratto a termine con cui due controparti si impegnano ad
acquistare o vendere, ad una data futura, una determinata quantit di merce o attivit
finanziaria ad un prezzo prefissato. Una particolare tipologia di contratto forward utilizzato
per la copertura del rischio derivante da possibili variazioni del tasso di interesse il Forward
Rate Agreement.

Il FRA un contratto con il quale due soggetti si impegnano a trasferirsi flussi dinteressi
facenti riferimento ad importi convenzionali che non vengono trasferiti n allinizio n alla fine
della transazione. Il regolamento degli interessi dovuti avviene in via differenziale:chi acquista
un FRA ricever la differenza, se negativa, fra un tasso dinteresse predeterminato (tasso
base) ed un tasso di riferimento; chi vende un FRA pagher la differenza, se positiva, tra un
tasso dinteresse che costituisce la base, ed un tasso di mercato che costituisce il tasso di
riferimento. Le imprese che si sono indebitate ad un tasso variabile e che prevedono un forte
aumento dei tassi di interresse nel breve periodo, mediante lacquisto di un forward possono
riuscire a fissare il tasso di interesse ad un livello giudicato vantaggioso. I future presentano lo
stesso schema contrattuale dei forward ma a differenza di questi ultimi, hanno caratteristiche
standard e sono scambiati su mercati regolamentati (in Italia il MIF) nei quali appositi organi di
garanzia vigilano sul corretto adempimento delle controparti. Anche per i future lattivit
sottostante pu essere una merce (commodity future) o unattivit finanziaria (financial
future). I financial future possono essere a loro volta distinti in: Currency Future Sono contratti
che impegnano a vendere o a comprare a termine valuta ad un tasso di cambio prefissato. La
posizione si chiude con leffettivo ritiro o consegna della valuta a scadenza del contratto,
oppure tramite la vendita o lacquisto dei contratti entro tale data. Interest Rate Future E un
contratto che rappresenta limpegno alla cessione o allacquisto a termine di titoli a reddito
fisso o depositi in eurodivise a tasso fisso con caratteristiche determinate ad un prezzo
prefissato. La posizione degli operatori si chiude con leffettiva consegna o leffettivo ritiro dei
titoli in questione alla data di scadenza, oppure tramite la vendita o lacquisto dei contratti
entro tale data.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 233
Option Le Opzioni sono contratti finanziari che contro il pagamento di un premio
conferiscono il diritto, ma non lobbligo, di acquisire (call option) o di vendere (put option) una
attivit reale o finanziaria ad un prezzo determinato (strike price) ad una certa data
predeterminata (opzione europea) oppure entro un certo periodo di tempo prefissato
(opzione americana). Loperazione vede la presenza necessaria di due soggetti: colui che
acquista il diritto ad esercitare lopzione (chiamato holder) contro il pagamento di un premio
definito prezzo dellopzione ed un soggetto che vende tale diritto (definito writer). Le
attivit finanziarie sottostanti ad un option sono generalmente le seguenti: titoli, tassi di
interesse, divise estere, future.

6.4.2 I finanziamenti a medio lungo termine

Mutui fondiari
I Mutui , in genere sono concessi a privati per acquisizione/ristrutturazione di immobili , e a
imprese per finanziare immobilizzazioni permanenti. Si ricorda che per la loro durata essi
richiedono la presenza di garanzie reali, in genere ipoteca, pi raramente, per le imprese,
privilegio speciale su macchinari. Per esse finanziano investimenti di lungo respiro
(stabilimenti, impianti, talora macchinari) che richiedono notevoli esborsi liquidi immediati ma
che produrranno benefici reddituali graduali, divisi in pi esercizi. Fondamentale per la
concessione di questi finanziamenti non tanto la capienza della copertura ipotecaria (che
pure necessaria) quanto l'analisi della capacit di rimborso, data dalle prospettive di reddito
futuro dell'azienda in relazione all'investimento programmato. Nel caso di privati, invece,
occorrer tener conto dei redditi prodotti per valutare la sostenibilit delle rate. A tale scopo,
all'esame dei bilanci pregressi dell'azienda richiedente, andr affiancato quello dei budget
futuri, contenenti previsioni attendibili circa gli sviluppi del reddito d'impresa e quindi dei
flussi di cassa (cash-flow), dai quali dovranno pervenire i fondi necessari al pagamento delle
rate semestrali del mutuo. Ai privati, oltre alla certificazione dei redditi prodotti, si chieder di
indicare le spese mensili e gli eventuali introiti di diversa provenienza, per valutare l'effettiva
liquidit disponibile per far fronte agli impegni delle rate. Il credito fondiario materia per la
quale la pi recente legislazione ha innovato in modo particolarmente significativo,
trasformando radicalmente l'impianto tecnico tradizionale. Le vecchie leggi, infatti,
distinguevano tra credito fondiario e credito edilizio; il primo era relativo all'acquisto dei beni
immobili gi esistenti, il secondo, invece, alla costruzione di nuovi immobili. Il credito
fondiario prevedeva la forma tecnica del mutuo ad ammortamento rateale, di norma
semestrale, e dell'anticipazione fondiaria a scadenza unica fissa dal 18 mese in poi.
L'erogazione di operazioni della specie era demandata ad Istituti di Credito Speciale e alle
Sezioni Speciali di banche di diritto pubblico; alla specializzazione degli impieghi oltre il breve
termine corrispondeva analoga caratteristica sul versante della raccolta. Alle banche di credito
ordinario non era del tutto precluso il comparto operativo oltre il breve termine, ma le loro
erogazioni non rientravano nella specifica normativa prevista dal fondiario e, in particolare,
non si aveva il consolidamento agevolato, in 10 giorni, dell'ipoteca. La 385 (nuova legge
bancaria consente l'operativit nel settore fondiario a tutte le banche, senza pi alcuna
distinzione, e, di conseguenza, allarga ai vecchi Istituti di Credito Speciale l'operativit nel
settore del breve. La LEGGE 385 ha previsto anche una nuova normativa fondiaria,
aggiornando e semplificando le vecchie procedure consolidatesi negli anni e prevedendo

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anche l'abrogazione della normativa precedente incompatibile. Che cosa intendiamo per
credito fondiario. La risposta sembra essere la seguente: si tratta di un finanziamento,
svincolato da precise forme tecniche, ma caratterizzato da durata oltre il breve (cio oltre i 18
mesi), assistito da garanzia ipotecaria, di importo non superiore a quello determinato dalla
Banca d'Italia (80% del valore, elevabile al 100% in presenza di garanzie integrative), con
contestualit tra acquisizione della garanzia e concessione del finanziamento. Non pi
richiesto che l'iscrizione sia di primo grado, purch si rispetti tra la nuova erogazione e la
somma del capitale residuo delle precedenti il limite di finanziabilit sopra ricordato. Per
quanto attiene alle garanzie integrative che consentono l'elevamento del limite di
finanziabilit dall'80% al 100%, esse sono al momento individuate in fidejussioni bancarie e
assicurative, garanzie rilasciate da fondi pubblici di garanzia o da consorzi e cooperative di
garanzia fidi, cessioni di credito verso lo Stato, cessioni di annualit o contributi a carico dello
stato o di enti pubblici, pegni in titoli di Stato. Altro non richiesto, perci l'erogazione
ammessa a qualsiasi soggetto proprietario di immobili, anche imprese, indipendentemente
dalla destinazione della somma erogata. Le caratteristiche specifiche che la legge 385 ha
attribuito al credito fondiario sono:
facolt per la banca di eleggere domicilio in circoscrizione di Tribunale diversa da quella
ove si trova il bene;
consolidamento accelerato dell'ipoteca (10 gg deroga dal codice);
esonero dei pagamenti da revocatoria fallimentare;
procedimento esecutivo derogato e avvantaggiato;
possibilit di modificare il tasso di interesse nel caso in cui si ricorra al doppio contratto
(condizionato e atto di quietanza);
possibilit di inserire clausole di indicizzazione, con adeguamento automatico
dell'ipoteca;
diritto per, il mutuatario di ottenere riduzione e restrizione dell'ipoteca;
diritto alla suddivisione in caso di ipoteca gravante su complessi condominiali;
tariffa notarile di favore;
possibilit di estinzione anticipata;
disciplina particolare del rapporto tra ritardato pagamento e risoluzione del contratto (il
pagamento entro 30 giorni non ritardo; la banca deve accettare il pagamento fino al
180 giorno; la risoluzione potr essere da essa richiesta solo dopo il 180 giorno o dopo
il sesto pagamento, anche non consecutivo, avvenuto tra il 300 e il 180 giorno dalla
scadenza).
prevalenza dell'ipoteca sul privilegio del promittente acquisito con compromesso
registrato, se il finanziamento fondiario stato oggetto di accollo o se stato utilizzato
per l'acquisto del bene compromesso.

b) Il leasing

Tipologie di leasing.

Come noto la legge 385, nuova legge bancaria, ha esteso a tutte le banche la possibilit
operativa nel campo del leasing, attivit finanziaria prima esercitata tramite collegate. Tale
possibilit, insieme con un generale ridimensionamento del comparto, collegato anche ad una
normativa fiscale meno favorevole in materia, ha spinto molte banche a incorporare le

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finanziarie di leasing appositamente costituite, molte delle quali gravate da perdite di bilancio,
e ad esercitare direttamente tale attivit. In altri casi, invece, si preferito mantenere
l'autonomia delle finanziarie, inserite nel modello del gruppo polifunzionale; in altri ancora le
societ di leasing, essendo collegate a pi istituti di credito, o avendo raggiunto un rilievo
dimensionale notevole, hanno, in forza di ci, mantenuto una propria struttura indipendente
e autonoma. Il leasing in senso moderno nato negli USA nel 1952, con la nascita della
"United States Leasing" ideata da D.P.Boothe Jr. industriale del settore alimentare, per le
esigenze di utilizzo di macchinari connesse ad una grossa fornitura commissionatagli
dall'esercito; l'attivit ebbe subito un notevole successo e un rapido sviluppo. In Europa
l'attivit fu importata a partire dal 1960 in Gran Bretagna; il paese dove si raggiunto il
maggiore sviluppo tra quelli europei tuttavia la Francia, dove l'attivit ha avuto un notevole
impulso per iniziativa del governo anche per le agevolazioni ad essa collegate e per il regime
fiscale favorevole anche alle operazioni immobiliari.
Con il termine leasing, comunque, si intendono due attivit abbastanza diverse tra loro, che
costituiscono due sottotipi chiaramente individuabili. Essi sono:
- il leasing operativo, forma primitiva, che pu essere considerato un contratto di noleggio di
beni strumentali di breve durata senza la previsione della possibilit di acquisto da parte del
locatario alla scadenza; nel contratto sono compresi tutti i servizi collaterali; di norma tale
contratto stipulato col produttore;
- il leasing finanziario ha invece per oggetto qualsiasi bene mobile o immobile occorrente
all'azienda locataria per un periodo che, di solito, corrisponde alla durata economica del bene
stesso. L'ammontare dei canoni corrisposti superiore al valore del bene locato, per cui viene
stabilita la possibilit di acquisto ad un modesto valore residuo. I servizi collaterali non sono
inclusi nel canone. L'operazione si realizza, in genere, mediante una terzo soggetto che ha la
veste di acquirente del bene dal produttore e di locante dello stesso all'utilizzatore.
Il settore del leasing in Italia ha avuto negli ultimi anni un particolare sviluppo grazie alla
crescita del settore immobiliare, infatti occorre ricordare che la normativa fiscale consente
la detraibilit, come costo, delle rate di leasing se il contratto ha una durata minima di 18
anni. (sino al 2006 era 9 anni) per cui lo strumento diviene alternativo alloperazione di
finanziamento immobiliare con mutuo,perch, a parit di interessi , influisce in modo diverso
lammortamento dellimmobile ( in 33 anni) .
Altro settore di sviluppo incentivato dalla normativa fiscale stato il leasing nautico
Nel settore automobilistico in sostituzione del leasing diffuso il Noleggio a Lungo termine
(Long rental) . Tale operazione che non rientra nella fattispecie del leasing ha un risultato
finale molto simile, in quanto lutilizzatore finale (azienda) usufruisce dellauto come in full
leasing corrispondendo un canone comprensivo di tutti gli oneri accessori dellauto (bollo-
assicurazione-manutenzione ecc).
La dottrina, a proposito di operazioni di leasing finanziario, ha ormai pacificamente acquisito
che l'operazione ha appunto la natura di finanziamento a medio e lungo termine e non quella
di un contratto di vendita rateale o di locazione.

Le caratteristiche che individuano appunto le operazioni della specie si possono cos


riassumere:
tipica operazione di finanziamento, con tutte le spese e gli oneri relativi a carico del
locatario;
durata oltre il breve;

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oggetto del contratto: beni mobili o immobili specializzati;
presenza di un intermediario finanziario;
contratto di locazione irrevocabile (salvo il caso che il locatario corrisponda tutti i canoni
residui al momento del recesso);
canoni periodici commisurati al costo del bene;
opzioni alla scadenza: acquisto alla somma pattuita ab origine. Altre possibili ma
scarsamente applicate : rinnovo della locazione a canoni molto ridotti, restituzione del
bene,

La differenza per limpresa, in termini di bilancio, tra unoperazione di finanziamento


attraverso il leasing e una con il mutuo , la seguente:

acquisizione immobile Stato patrimoniale Conto economico


strumentale o macchinari

leasing Non presente (solo evidenza) Canoni detraibili e in parte


interessi
mutuo Attivo Ammortamento e In parte
interessi

Alla scadenza del contratto, in forza del riscatto, la societ di leasing vender allimpresa il ben
oggetto del finanziamento, al prezzo prefissato al momento della stipula iniziale, per cui il
valore che sar rilevato in bilancio risulter molto basso. In realt per gli immobili con
loperazione di leasing si ottiene un ammortamento pi veloce e una finanziabilit del 100%
del valore e quindi spesso da preferire al mutuo, con i macchinari che hanno gi
ammortamenti veloci con ammortamento pari alla durata del contratto di leasing la
convenienza risiede nella maggiore facilit di accesso al credito e alla componente di servizio
collegata al rapporto societ di leasing e i produttori di macchinari.

All'interno del leasing propriamente detto si sono sviluppati nella realt internazionale
numerosi settori: leasing automobilistico, aeronautico, agricolo, azionario, di container;
immobiliare,navale e nautico, di aeromobili.

Nel settore immobiliare sta incontrando un certo favore da, quando stata riconosciuto come
operazione fiscalmente consentita, una particolare forma di leasing detta "sale and lease-
back" o, pi semplicemente, lease-back.
Questo contratto consiste nella cessione alla societ di leasing di un immobile in uso
all'azienda; tale immobile successivamente locato in leasing alla stessa azienda che lha in
uso, con riscatto finale al termine del periodo di locazione. Il contratto caratterizzato in
genere da un prezzo di vendita solitamente inferiore al valore di mercato, da un unico
complesso contratto ove definito sia l'aspetto di vendita che quello di locazione, da una
durata e importo di canoni correlata al prezzo pagato per l'acquisto, con modico canone di
riscatto finale, dal carico al locatario di tutte le spese di manutenzione e oneri accessori, tasse
comprese, relative all'immobile.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 237
I vantaggi sono notevoli per il venditore-locatario, che riesce a smobilizzare finanziariamente
un proprio consistente immobilizzo di non sempre facile commerciabilit e comunque in uso
all'azienda, conseguendo vantaggi finanziari e, in genere, anche fiscali. Date queste
caratteristiche, in sostanza, l'operazione si presenta come un finanziamento a medio e lungo
termine che assume a base di garanzia un immobile strumentale; , in sostanza,
un'operazione alternativa al mutuo ipotecario..

6.4.3 Il factoring

Con il termine factoring si definisce un contratto mediante il quale un imprenditore (cedente)


si impegna a cedere ad un altro (factor) tutti i crediti derivanti o derivanti dall'esercizio della
sua impresa o da una particolare fornitura dietro corrispettivo; il factor, a sua volta, si
impegna a fornire una serie di servizi differenziati, come la gestione, la contabilizzazione,
l'incasso dei crediti ceduti, la garanzia dell'eventuale inadempimento, la concessione di
anticipi parziali o totali. Non tutti i servizi sono collegati ai singoli contratti, non essendo
sempre richiesta la garanzia all'inadempimento o l'anticipo. Come si vede il rapporto di
factoring giuridicamente integra la fattispecie di un contratto atipico misto, basato sulla
prestazione di servizi; la cessione del credito non rappresenta la finalit dell'accordo ma solo
lo strumento dell'erogazione dei servizi; non si tratta pertanto di un contratto di garanzia o di
sconto di crediti. La cessione in genere pro-solvendo, cio senza garanzia dell'incasso; nel
caso che avvenga pro-soluto il factoring assume anche la funzione assicurativa dei credito;
l'accredito al cedente pu essere anticipato, per cui l'operazione ha natura di finanziamento, o
avvenire alla scadenza o a una certa data successiva alla scadenza. Come si vede i vantaggi che
possono derivare all'impresa cedente sono numerosi, per la possibilit di gestire in modo
ottimale la propria creditoria, assicurare i rischi di insolvenza o di ritardo degli incassi,
acquisire tramite il factor pi facilmente informazioni commerciali sugli acquirenti,
economizzare la gestione. Se il factoring non implica la concessione di anticipi, esso viene
chiamato "maturit factoring"; diversamente viene detto "credit-cash factoring". Le fatture
del cedente possono recare o no la notifica della cessione al factor del credito; in tal caso si
parla di "notification factoring".

In genere caratteristiche dei contratto di factoring sono:


clausola di esclusiva: non sempre presente, che comporta l'obbligo del cedente a non
porre in essere altri rapporti di factoring;
obblighi del cedente a trasferire i documenti probatori dei credito, a trasferire le
garanzie e, gli accessori, a sottoporre ad approvazione preventiva del factor le
operazioni;
obblighi del factor a esaminare preventivamente i crediti e a fornire eventuali servizi
collaterali richiesti, quali informazioni commerciali o ricerche di mercato;
clausola che riconosce al factor la potest di ridurre o di revocare le approvazioni del
credito;
clausola eventuale che consente al factor il controllo sulle scritture, contabili del
cedente;
clausola di reciproca rescissione del contratto.
Il factor remunerato, oltre che con gli interessi sugli eventuali anticipi concessi, con una
commissione in genere oscillante tra il l% e il 3%; i rapporti si svolgono in c/c. I contratti sono

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 238
regolati dalle norme sulla trasparenza. Sulla materia intervenuta la legge 52 del 1991 che ha
dato una regolamentazione specifica alla cessione dei crediti di impresa, modificando la
disciplina civilistica della cessione dei crediti; non ha tuttavia introdotto nel nostro sistema
una disciplina strutturata organica del factoring.
La legge si applica alle seguenti condizioni:
il cedente deve essere imprenditore;
i crediti devono sorgere da contratti stipulati nell'esercizio dell'impresa;
il cessionario deve avere personalit giuridica e l'acquisto dei crediti deve essere
espressamente, previsto dall'oggetto sociale e il fondo di dotazione non deve essere
inferiore a 10 volte il capitale minimo delle Spa.
La legge prevede:
- possibilit della cessione anche per i crediti futuri, anche in massa e anche per contratti non
stipulati ma che si stipuleranno nei due anni successivi, in deroga alla normativa civilistica
che prevede solo i crediti futuri derivanti da rapporti gi esistenti al momento della
cessione;
- se la cessione pro-solvendo, la garanzia di solvenza del cedente vale solo nei limiti del
corrispettivo (anticipo) pattuito;
il cessionario pu rendere la cessione opponibile ai terzi, oltre che con la procedura di
notifica prevista dal codice civile, anche in seguito al semplice pagamento in data certa del
corrispettivo pattuito, anche se in minima misura, dal cessionario al cedente, cio con
l'effettuazione dell'anticipo;
- il trasferimento del credito ha effetto sul terzo ceduto a prescindere da qualsiasi
comunicazione, per cui il factor pu pretendere il pagamento alla scadenza; in assenza di
comunicazione, per, il pagamento effettuato al cedente liberatorio per il debitore
ceduto;
il debitore pu opporre al cessionario tutte le eccezioni che derivano dai rapporti precedenti
alla cessione, salvo l'incedibilit convenzionale del credito, se non provando che il factor ne
era a conoscenza al tempo della cessione.

6.5 Altre forme di finanziamento alle PMI

In questi ultimi anni grazie alla riforma del diritto societario alle PMI si sono aperte alcune
nuove possibilit. In realt sono ancora abbastanza poco applicate. Le PMI italiane, come si sa,
sono prevalentemente orientate a un finanziamento di tipo bancario, che, sebbene abbia
svolto un ruolo primario nella crescita economica delle imprese, non sempre stato utilizzato
in modo equilibrato e corretto. Spesso, infatti, prestiti a breve termine sono stati utilizzati per
finanziare investimenti di lungo termine, irrigidendo la struttura del passivo di molte imprese.
Lesigenza di una struttura patrimoniale equilibrata fondamentale per consentire alle PMI di
crescere, competere e per affrontare Basilea 2 e i criteri di valutazione basati sul rating, che
legato al grado di solvibilit dellimpresa e al suo livello di capitalizzazione e indebitamento.
Per promuovere lo sviluppo della finanza dimpresa diventa quindi necessario, innanzitutto,
sviluppare una consapevolezza sulle possibilit di finanziamento alternative. Con la riforma del
diritto societario, la riforma fiscale e ladozione dei nuovi principi contabili internazionali (IAS),
sono stati introdotti nuovi strumenti volti a favorire la patrimonializzazione delle imprese. In
particolare sono stati puntualizzati gli aspetti relativi ai :
conferimenti

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 239
finanziamenti soci
Per i conferimenti stato esteso il concetto di conferibilit a qualsivoglia bene che pu essere
oggetto di una valutazione economica, comprendendo, per esempio,anche le prestazioni
dopera dei soci, i marchi e i brevetti, purch accompagnato da una relazione giurata di un
esperto o di una societ di revisori contabili o da una societ di revisione iscritta nellapposito
registro albo. Per il finanziamento soci il focus posto sulla postergazione dei finanziamenti,
obbligando limpresa a formalizzare la rinuncia di rimborso di quei finanziamenti soci diventati
con il tempo mezzi propri dellimpresa. In pratica, il principio implica che in caso di rimborso
dei finanziamenti soci antecedente allo stato di crisi dellimpresa, il rimborso possa essere
richiamato. Anche in ambito fiscale sono state introdotte norme volte a contrastare il
fenomeno della sottocapitalizzazione (thin capitalization): la limitazione della deducibilit
degli interessi passivi derivanti da indebitamenti fiscalmente anomali contratti dalle imprese
con i propri soci o con parti correlate con i soci stessi. Qualora si verifichi un rapporto fra
debiti e patrimonio netto superiore a quello consentito, limprenditore deve poter dimostrare
che i finanziamenti eccedenti derivano dalla capacit di credito dellimpresa e non da quella
del socio. Nel caso non potesse fornire tale prova, ai fini fiscali gli oneri finanziari, riferiti a tale
finanziamento, saranno indeducibili.
La terza innovazione riguarda invece lapplicazione dei principi contabili internazionali (IAS
International Accounting Standard) che hanno effetto sulla patrimonializzazione e che
riguardano:
il leasing finanziario,
gli ammortamenti anticipati
le rimanenze di magazzino.

Secondo il metodo finanziario previsto dallo IAS 17, il bene oggetto del contratto di locazione
finanziaria non viene pi iscritto tra le attivit del concedente, bens tra quelle dell'utilizzatore
il quale a fronte di ci iscrive un debito per l'operazione. Ne deriva che l'utilizzatore imputer
a conto economico le quote di ammortamento del bene e gli interessi passivi che
costituiscono la componente finanziaria dei canoni di leasing. Per quanto riguarda la riforma
degli ammortamenti anticipati, il principio contabile internazionale prevede che le
opportunit e i vantaggi tributari siano gestiti in sede di redazione della dichiarazione dei
redditi. Ne consegue che gli ammortamenti anticipati o eccedenti la quota civilisticamente
corretta non possono pi essere iscritti nel conto economico, ma sono deducibili se indicati
nellapposito prospetto incluso nel modello unico. Infine, la valutazione delle rimanenze di
magazzino, secondo la riforma IAS, prevede lobbligo di valutazione delle rimanenze al minore
tra il costo e il valore netto di realizzo. Le metodologie di valutazione del costo considerate
valide sono:
- costi standard o dei prezzi al dettaglio,
- costi specifici,
- FIFO o costo medio ponderato
escludendo di fatto il metodo LIFO adottato finora in prevalenza da molte imprese italiane e
prevedendo un incremento dei valori che concorreranno a formare il reddito in quote costanti
nell'esercizio in cui sono iscritti e nei quattro successivi.
Lapplicazione dei principi IAS al momento obbligatorio per le imprese quotate e facoltativo
per le altre.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 240
b) I Covenants

Tra i nuovi strumenti che assistono le operazione di finanziamento a medio/lungo termine


rientra il Covenant.
Il covenant una speciale pattuizione contrattuale a tutela del credito del finanziatore che
evita il ricorso a forme di garanzia reale in cambio di clausole contrattuali inserite nei
contratti, stipulati di norma per affidamenti a medio/lungo termine e concessi a scopo
produttivo e commercial. Tali clausole tendono a fissare dei paletti (rapporto
indebitamento/patrimonio; ebidta etc) che mirano a far si che limpresa finanziata,
nellambito della gestione corrente e per il periodo in cui in essere il finanziamento, non
compia atti che potrebbero pregiudicare linteresse del finanziatore, o comunque alterare il
profilo di rischio rispetto allassunzione della delibera daffidamento. Il punto centrale
dellassunzione del credito sta nellaffidabilit e capacit creditizia dellazienda, da cui
discende che la banca finanziatrice nel caso di mancato rispetto dei Covenant potr
rinegoziare o revocare il credito in quanto lazienda, in sostanza, si era assunta un obbligo di
fare (affermative Covenant) o un impegno di non fare (negative Covenant). Le clausole, che
vengono rinegoziate secondo necessit, sono riferite al bilancio dellimpresa affidata,
analizzando la serie storica delle principali grandezze economiche-finanziarie e fissando dei
punti fermi, affinch la struttura patrimoniale e quella finanziaria siano sempre compatibili
con il nuovo volume di debiti assunti.

c) Gli strumenti offerti dal mercato finanziario


Con la legge n. 43 del 13 gennaio 1994, vengono introdotte anche in Italia le cambiali
finanziarie, strumento di finanziamento di breve termine, alternativo al finanziamento
bancario e particolarmente efficaci per la le PMI con esigenza di copertura di un fabbisogno
stagionale o momentaneo.
Le cambiali finanziarie sono titoli di credito allordine, emessi in serie, con scadenza non
inferiore ad un mese e non superiore a diciotto mesi dalla data di emissione e di taglio non
inferiore a 10.000 euro.
Sono considerate a tutti gli effetti dei valori mobiliari, equiparate giuridicamente alla cambiale
ordinaria, tramite le quali, le imprese che le emettono, possono usufruire della raccolta del
risparmio presso il pubblico, a costi pi contenuti. Come cambiali devono contenere la
promessa incondizionata di pagare una certa somma e le informazioni sulle caratteristiche del
prestito. In pi devono essere indicati il capitale sociale dell'impresa emittente, l'ammontare
complessivo dell'emissione di cui la cambiale fa parte e, in caso di emissione da parte di
societ non quotate, il nome del garante e l'importo della garanzia. Sono girabili
esclusivamente con la clausola senza garanzia o equivalenti. La remunerazione di un
investimento in cambiali finanziarie data dalla differenza tra valore nominale di rimborso e
valore di acquisto. Possono essere emesse da societ ed enti con titoli quotati in un mercato
regolamentato, come pure da societ non quotate, tra cui rientrano le PMI. Nel caso di
questultime, lammontare dellemissione non dover superare il limite del capitale pi le
riserve, i bilanci degli ultimi tre esercizi devono essere in utile e il 50% dellammontare delle
cambiali emesse deve essere coperto da garanzia bancaria o assicurativa. La rimozione di tali
vincoli prevista nel caso in cui limpresa emittente sia dotata di rating o abbia i bilanci degli
ultimi tre esercizi in utile e certificati da un revisore contabile o da una societ di revisione
iscritta al registro dei revisori contabili; in tale caso i titoli devono essere assistiti da garanzie

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 241
in misura non inferiore al 25 per cento del loro valore di sottoscrizione rilasciate da soggetti
vigilati.
Tra gli strumenti di finanziamento di lungo periodo rientrano invece:
1. i prestiti obbligazionari,
strumento con cui unimpresa contrae un debito a lunga scadenza con una pluralit di
soggetti, per una somma non eccedente il doppio del capitale sociale, della riserva legale e
delle riserve disponibili risultanti dallultimo bilancio approvato. Costituisce una valida
alternativa al finanziamento bancario tradizionale per quelle imprese aventi una riconosciuta
solidit economico - finanziaria, un valido posizionamento di mercato e una riconosciuta
affidabilit tali da attrarre la fiducia dei risparmiatori. Gli amministratori hanno il potere di
emettere obbligazioni, prestabilendo con una certa flessibilit la durata, i costi e tutte le altre
condizioni del prestito, in relazione alla capacit dellimpresa di sopportare il peso degli
interessi. inoltre possibile lemissione di prestiti obbligazionari convertibili che attribuiscano
al sottoscrittore la facolt di rimanere creditore della societ o di convertire, in tempi e modi
prestabiliti, lobbligazione in azione.
2 I prestiti partecipativi
sono una forma particolare di finanziamento a medio/lungo termine, che rappresentano una
diretta partecipazione al capitale di rischio dell'impresa da parte della banca finanziatrice in
quanto il rendimento dipende dal risultato economico dell'azienda. Il tasso di interesse
variabile in funzione della redditivit aziendale. In questo modo gli oneri finanziari gravano
sullimpresa in misura diversa, a seconda dellandamento aziendale. In pratica l'istituto di
credito accetta di essere remunerato in parte mediante gli utili di esercizio dell'impresa
finanziata. Sono, quindi, una sorta di ricapitalizzazione indiretta, che consentono all'impresa di
indebitarsi anche per importi rilevanti, per realizzare programmi di sviluppo,
ammodernamento, innovazione o ristrutturazione, che ne migliorino sensibilmente i risultati
economici e ne accrescano il valore. Allimpresa spettano gli oneri finanziari, mentre lobbligo
di rimborso del capitale spetta ai soci.
Tali prestiti sono uno strumento che si rileva particolarmente adatto a soddisfare le esigenze
delle piccole e medie imprese che vogliono diversificare le fonti di finanziamento senza
perdere la propria autonomia di gestione con l'ingresso di nuovi soci.

Altre forme di intervento

Private Equity e Venture Capital. (vedi cap.4)


Il Venture Capital, attraverso learly stage financing, rappresenta la forma tecnica di
investimento maggiormente impiegata a livello internazionale, per garantire la nascita di
imprese ad alta tecnologia. Le Private Equity, invece, sono gli investimenti nel capitale di
rischio realizzati nelle fasi di vita aziendale successive all'iniziale.

Cartolarizzazione dei crediti

La Cartolarizzazione dei crediti (Securitization) una tecnica finanziaria attraverso la quale i


flussi di cassa derivanti dal portafoglio di attivit (asset) di unimpresa (originator) vengono
ceduti ad un soggetto specializzato, la societ cessionaria (Special Purpose Vehicle S.P.V.),
che si occupa di presentarli sul mercato sotto forma di titoli (Asset Backed Securities) aventi
caratteristiche di rendimento/rischio coerenti con le condizioni prevalenti del mercato stesso

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 242
e quindi collocabili presso gli investitori. Si spostano, pertanto, i flussi finanziari dal mercato
del credito al mercato dei capitali.
Il processo di cartolarizzazione pu avvenire in due modi:
1. - attraverso lemissione delle quote di partecipazione in fondi comuni specializzati, forma
utilizzata principalmente in Francia (i c.d. Fonds communs de crances) e in Spagna (Fondos de
Titulizacion Hipotecaria);
2. attraverso la modalit pay-through, in base al quale gli asset vengono ceduti all S.P.V., il
quale emette in contropartita titoli sul mercato obbligazionario.
Tale possibilit per le PMI di scarsa potenziale applicazione in primo luogo per i costi
connessi alloperativit dello strumento e per il piccolo taglio dei crediti in portafoglio.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 243
Capitolo 7

Il business plan per la richiesta di finanziamento. La


valutazione del merito di credito alla luce della normativa di
Basilea 2

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 244
7.1 Il Business Plan ,

Il Business Plan o piano dimpresa uno strumento fondamentale per limpresa in quanto
illustra ai terzi, finanziatori o potenziali soci, quale sia il progetto, gli obbiettivi qualitativi e
quantitativi che limprenditore si aspetta dalla sua attivit.
La redazione un piano assolve a varie funzioni come:
1. Stimolare limprenditore a riflettere sulla propria idea di business, nonch sulle risorse
da utilizzare e sul mercato in cui operare;
2. Valutare preventivamente la fattibilit del progetto;
3. Facilitare la presentazione dellidea imprenditoriale allesterno;
4. Facilitare la valutazione di finanziatori esterni
5. Permettere controllo e monitoraggio.

E importante soprattutto per il piccolo imprenditore riflettere sulla propria impresa, in


quanto allo stesso, a volte, manca la capacit di pianificare, o comunque quella di formalizzare
le proprie idee, mentre sono prevalenti in lui le abilit operative. Ed per questo che la
redazione del business plan risulta una delle attivit pi difficili da intraprendere in particolare
nella fase di avvio di unimpresa. Risulta infatti difficile, soprattutto per chi abituato ad agire
operativamente, mettere per iscritto le proprie intuizioni, ma loperazione pi problematica
forse quella di quantificarle in numeri.
Nonostante le difficolt oggettive che si presentano alla redazione di questo documento, in
sintesi risulta importante scrivere un piano di impresa poich questo svolge tre importanti
funzioni :
1. Il business plan, grazie al suo carattere analitico, pu servire come punto di partenza
per sviluppare nuove strategie per gestire limpresa, evitando cos di sperimentare
direttamente nuove idee che potrebbero rivelarsi azzardate
2. Poich prevede la quantificazione degli obiettivi aziendali per un certo periodo di
tempo (di solito tre anni), rappresenta unefficace strumento per monitorare i risultati
ottenuti dallimpresa, e nel caso in cui si verifichino degli scostamenti, permette di
identificare gli opportuni correttivi da applicare
3. E un documento fondamentale al fine di reperire capitali nella fase di start up. I
finanziatori di una nuova attivit, infatti, possono basarsi solo sulle previsioni riportate
nel business plan per decidere se sostenerla o meno. Da qui la necessit di sviluppare
un documento che rappresenti lidea imprenditoriale, le sue potenzialit eccetera in
modo chiaro e veritiero.
Va inoltre ricordato che la redazione del business plan non rappresenta una prerogativa delle
imprese nascenti, ma pu rivelarsi uno strumento molto utile anche per le imprese gi
esistenti.
Una volta elaborato il piano dimpresa, affinch questo mantenga la propria utilit nel tempo,
necessario che venga rivisto periodicamente, soprattutto nei casi in cui
a. Limpresa necessita di nuovi finanziamenti e quindi di finanziatori disposti a credere
nellimpresa

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 245
b. Si assiste ad un cambiamento nei mercati-obiettivo: mutamenti nella domanda, nella
struttura del mercato e nella concorrenza, per cui necessario riesaminare il business
plan originario
c. Si ha intenzione di sviluppare un nuovo prodotto o una nuova tecnologia produttiva,
per cui necessario inserire nel piano dimpresa anche questa nuova idea
d. Limpresa decide di modificare lassetto del management, e quindi importante che i
nuovi manager abbiano a disposizione informazioni aggiornate
e. Si sono verificati cambiamenti sostanziali, ad esempio il trasferimento della sede
dellimpresa, il raggiungimento di un obiettivo fondamentale o lampliamento del
personale

Il progetto dimpresa

Nel caso della nascita di una nuova impresa. Da questa intuizione dellimprenditore, deve
partire un processo organizzato di verifica dellidea. Questo processo di analisi porta alla
redazione del piano di fattibilit o business plan per verificare se lidea imprenditoriale ha un
mercato e se il prodotto/servizio pu essere acquistato dal consumatore e a che prezzo.
il capitale necessario per avviare e gestire limpresa
i soci/collaboratori da coinvolgere
La forma giuridica pi adeguata
Gli adempimenti burocratici da espletare
Per unazienda in fase di crescita che magari ha la necessit di finanziare o trovare soci per
una nuova iniziativa o uno sviluppo dellattuale business, il progetto sar pi focalizzato su
determinati aspetti essendo lazienda gi operante.
Di seguito in sintesi si riportano gli aspetti salienti da riportare nel Business Plan.

Definizione della missione aziendale


Attraverso lillustrazione dellidea imprenditoriale, lo stato di avanzamento del progetto, le
motivazioni, i caratteri distintivi e gli eventuali elementi di innovazione
in particolare andranno evidenziati:
LIMPRESA
storia
forma e composizione societaria
presenza di legami con altre imprese

LIMPRENDITORE O IL NUCLEO IMPRENDITORIALE


caratteristiche generali
esperienze passate (affini o meno al business)
motivazioni
ruolo svolto allinterno delliniziativa
Nel caso di avvio di nuova impresa illustrare lidea in modo chiaro da dove deriva; ad esempio
la scoperta di una nuova tecnologia, lespansione della domanda di un prodotto/servizio, la
modificazione dei gusti e delle propensioni di acquisto dei consumatori, il successo di altre
imprese, lindividuazione di un bisogno e di una carenza del mercato

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 246
Definizione della formula imprenditoriale
Va evidenziata il sistema di prodotto/servizio offerto, quale sia il mercato di riferimento, i
clienti potenziali o attuali, i concorrenti, lattivit commerciale che sar svolta, la struttura
organizzativa (risorse, organizzazione dellattivit, forma di gestione, ecc) le caratteristiche
professionali dei promotori e le loro precedenti esperienze imprenditoriali ( aspetto molto
importante nel caso di nuove iniziative).
In dettaglio dovranno essere evidenziate :
IL TEAM IMPRENDITORIALE
componenti del gruppo
esperienze dei componenti del gruppo
ruoli chiave nel progetto (soggetti preposti per i ruoli chiave prospettive future di
assetto del team)
IL MERCATO DI SBOCCO
descrizione del mercato e suoi segmenti
dimensione e prospettive di sviluppo della domanda
risultati delle ricerche di mercato ( se svolte)
potere contrattuale dei clienti
dimensione e prospettive di sviluppo del/i segmento/i del mercato in cui si opera (tasso
di crescita, determinanti della crescita, stagionalit, ciclicit)
LA CONCORRENZA
descrizione della struttura dellofferta
situazione e grado di turbolenza tecnologica del settore
profilo dei principali concorrenti
grado di competitivit del settore
perch i prodotti della concorrenza non soddisfano pienamente le esigenze del mercato
come si pensa di superare le barriere allentrata del settore
definizione delle barriere alluscita
barriere allentrata nei confronti dei concorrenti potenziali
identificazione dei prodotti/servizi sostitutivi
I MERCATI DI APPROVVIGIONAMENTO
identificazione delle principali fonti di approvvigionamento
descrizione delle principali caratteristiche delle fonti di approvvigionamento (costanza
dell'offerta, affidabilit dei fornitori, ecc.)
fonti chiave di approvvigionamento
potere contrattuale dei fornitori
IL PRODOTTO/SERVIZIO
descrizione del bisogno che si intende soddisfare
descrizione del prodotto/servizio
presenza di eventuali brevetti o licenze
modalit di utilizzo ed elementi di interesse
fase dello sviluppo in cui si trova (crescita, maturit, declino)
tempi, modalit e costi per la messa a punto del prodotto/servizio nuovo (nel caso di
avvio o di programmi di sviluppo)

LA COMMERCIALIZZAZIONE
la filosofia di marketing adottata

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le scelte di prezzo
il piano di comunicazione
i canali distributivi prescelti
la rete di vendita
eventuali accordi di commercializzazione
budget delle vendite
costi di commercializzazione
IL PATRIMONIO TECNICO-INDUSTRIALE
politiche di acquisizione dei brevetti, know-how
accordi a livello produttivo
le scelte di produzione interna o di acquisizione presso terzi
le modalit di approvvigionamento
la struttura produttiva
i tempi, i modi e i costi per la predisposizione o per l'adeguamento della struttura
produttiva
composizione e natura dei costi di produzione
la struttura di ricerca e sviluppo
accordi di ricerca e sviluppo
i tempi, i modi e i costi per la predisposizione o per l'adeguamento della struttura di
ricerca e sviluppo
il controllo della qualit
NETWORK
sintesi delle alleanze e degli accordi gi raggiunti con altre aziende
identificazione di possibili alleanze future
le relazioni industriali

Le proiezione economiche finanziarie ovvero i numeri attesi

Questo aspetto di particolare importanza perch tocca la fase quantitativa del Business Plan.
I potenziali investitori o finanziatori si attendono una previsione dei numeri aziendali sia come
ricavi che risultato economico atteso, ma soprattutto vogliono capire come sar finanziato il
piano degli investimenti e quali saranno le risorse finanziarie che i soci promotori
delliniziativa apporteranno al progetto.
Sar necessario quindi definire il piano degli investimenti, la loro destinazione, Il loro
ammortamento al fine di determinare il pay out del medesimo.
Lazienda dovr predisporre anche un Budget analitico dei costi di prodotto al fine di
determinare il punto di pareggio nonch un Preventivo del conto economico, con relativa
previsione delle entrate e delle uscite e del Fabbisogno finanziario di breve, medio e, lungo
periodo con le relative fonti di copertura.
In ultima analisi si dovr dimostrare allinvestitore che cosa si offre e che cosa si chiede in
cambio.

Di seguito si riportano alcuni esempi di tabelle che evidenziano i dati aziendali.

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7.2 La valutazione del merito creditizio alla luce della normativa
di Basilea 2

7.2.1 Il primo accordo di Basilea

Nelle politiche del sistema creditizio, nazionale e internazionale, il capitale assume un ruolo
centrale. La disponibilit di capitale fondamentale non solo per far fronte ad eventuali crisi
ma anche perch fornisce alle banche un certo livello di flessibilit finanziaria che consente
loro di sfruttare al meglio eventuali opportunit di crescita. Un sistema bancario
adeguatamente capitalizzato in grado di fornire credito alle imprese e finanziare opportunit
dinvestimento che incoraggiano la crescita, laumento delloccupazione e contribuiscono a
rendere pi solida leconomia. Limportanza del capitale e il ruolo che esso svolge, viene
recepito formalmente nel 1974 con la costituzione del Comitato di Basilea per la vigilanza
bancaria. Il Comitato opera in seno alla BRI, Banca dei Regolamenti Internazionali, con sede a
Basilea, un organismo internazionale che ha lo scopo di promuovere la cooperazione fra le
banche centrali, ed altre agenzie equivalenti, per perseguire la stabilit monetaria e
finanziaria. Il Comitato composto dai rappresentanti delle Autorit di Vigilanza dei paesi del
G10 (Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Lussemburgo, Paesi
Bassi, Stati Uniti, Svezia e Svizzera).E un organismo che non possiede alcuna autorit
sovranazionale e le sue conclusioni non hanno forza legale; le raccomandazioni sono
formulate nellaspettativa che le singole autorit nazionali redigano disposizioni operative che
tengano conto delle realt dei singoli stati. Nel luglio del 1988, dopo un processo di
consultazione che ha interessato anche le Autorit di Vigilanza dei paesi non appartenenti al
G10, il Comitato di Basilea ha proposto ladozione di un sistema di requisiti minimi di capitale
uniformi per le banche comunemente noto come Accordo di Basilea sul capitale. Prima della
ratifica dellAccordo del 1988, effettuata da circa 150 paesi, ogni Stato regolava ladeguatezza
del capitale del sistema bancario secondo criteri propri. Negli Stati Uniti alle banche veniva
richiesto di finanziare almeno il 5% delle loro attivit (escluse le attivit fuori bilancio),
tralasciando del tutto il rischio; in Francia e nel Regno Unito, dalla fine degli anni 70, venivano
introdotti dei sistemi di requisiti patrimoniali con la previsione di esplicite ponderazioni di
rischio per le attivit bancarie. Anche in Italia erano stati introdotti dal 1987 (delibera del CICR
del 23 dicembre 1986) dei coefficienti patrimoniali correlati al rischio. I sistemi di
regolamentazione adottati dai vari paesi presentavano comunque sostanziali differenze;
queste creavano condizioni di disparit, in termini di concorrenza, tra i sistemi stessi
soprattutto a causa del verificarsi, nel corso degli anni 80, di una crescente competizione
internazionale fra le banche.

LAccordo di Basilea del 1988, per la prima volta ha stabilito delle regole precise sui requisiti di
capitale, che legano gli stessi ai rischi creditizi delle banche.
Gli obiettivi perseguiti erano principalmente due:
rafforzare la solidit e solvibilit del sistema bancario internazionale attraverso
lintroduzione di requisiti minimi di capitale correlati al rischio;
ridurre le differenze competitive fra le banche attive a livello internazionale attraverso
lintroduzione di un approccio standard.

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Entrambi gli obiettivi perseguivano un'unica finalit: ridurre il verificarsi di crisi bancarie senza
minare la concorrenza internazionale allinterno dellindustria bancaria.

7.2.2 I requisiti di capitale

Il Comitato ha strutturato i requisiti di capitale attraverso la definizione di tre elementi:


1. Il Capitale di vigilanza: costituito dalle poste destinate a coprire la banca
nelleventualit di perdite. Il capitale di vigilanza viene diviso in due blocchi denominati
TIER 1 (patrimonio di base) e TIER 2 (patrimonio supplementare). Il TIER 1 comprende il
Capitale Sociale, Utili non distribuiti e Riserve palesi mentre il TIER 2, che non pu
superare il 50% del TIER 1 (percentuale portata al 100% nelle successive revisioni
dellAccordo), composto dalle Riserve occulte, dal Debito subordinato, dai Fondi Rischi e
dagli strumenti ibridi di capitale e di debito.
2. Il Rischio di Credito: rischio di inadempienza della controparte agli obblighi contrattuali. Il
rischio delle varie esposizioni creditizie, sia quelle in bilancio che quelle fuori bilancio,
viene quantificato in base a determinate ponderazioni: 0% per le attivit considerate a
rischio nullo; 20% per le attivit a rischio minimo; 50% per le attivit a medio rischio e
100% per quelle a pi alto rischio.
Tabella 1 Le ponderazioni di rischio dellAccordo di Basilea del 1988

Ponderazioni Attivitin bilancio Attivit fuori bilancio


di rischio
Contante e valori assimilati, crediti vs. Impegni analoghi allerogazione di
0% Banche centrali paesi OCSE; titoli di Stato credito con scadenza < 1 anno
emessi da governi paesi OCSE
Crediti vs. Banche multilaterali di sviluppo o Impegni di firma legati ad
garantiti da tali istituzioni o da titoli emessi operazioni commerciali (crediti
20 %
dalle medesime; titoli emessi da enti documentari con garanzia reale)
pubblici USA
Mutui integralmente assistiti da garanzia Facilitazioni in appoggio
ipotecaria su immobili residenziali occupati allemissione di titoli; altri impegni
50 %
dal mutuatario o locati allerogazione di credito con
scadenza > 1 anno
Crediti vs. imprese private; partecipazioni in Sostituti diretti del credito
imprese private, crediti vs. Banche e governi (fideiussioni e accettazioni); cessioni
100 %
di paesi non OCSE di attivit pro solvendo con rischio
di credito a carico della banca

3. Il rapporto minimo tra il capitale e il rischio: laccordo prevede che le Banche detengano
capitale in misura pari almeno all8% delle attivit ponderate per il rischio.

BANKS CAPITAL RATIO = TIER 1 + TIER 2 / A* = 8 %

Esempio: su un prestito a PMI di 500 Euro si applicher una ponderazione del 100% (vedi
tabella 1) quindi il capitale che la Banca deve detenere deve essere pari almeno a 40 Euro
(40/500 = 8 %); in caso di Mutuo dello stesso importo a soggetto privato garantito da ipoteca

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 252
su immobile residenziale si applicher un coefficiente di ponderazione del 50% (vedi tabella 1)
quindi A* sar uguale a 250 (500 Euro x 50 %) e il capitale minimo da detenere sar pari ad
almeno 20 Euro (20/250 = 8%).

7.2.3 Osservazioni e critiche

I requisiti di capitale previsti dallaccordo di Basilea del 1988 sono stati oggetto di critiche in
quanto sin dallorigine e emerso che le indicazioni contenute non riflettono il rischio
sottostante.
In particolare e stato sostenuto che:
a) la diversit del merito di credito delle controparti, allinterno delle varie categorie, non
era considerata adeguatamente attribuendosi uneguale ponderazione a banche,
imprese e stati sovrani con diversa rischiosit;
b) la scadenza dei crediti non era considerata un fattore di rischio mettendo sullo stesso
piano prestiti a breve, medio e lungo termine;
c) il principio di diversificazione del portafoglio era del tutto trascurato;
d) non era previsto un adeguato incentivo allutilizzo di tecniche di mitigazione del rischio
quali, ad esempio, garanzie reali, garanzie personali, credit derivatives e compensazioni
di attivit in bilancio;
e) nella determinazione di A* venivano presi in considerazione esclusivamente i rischi di
credito escludendo sia i rischi di mercato che i rischi operativi.
Levoluzione delle gestioni bancarie negli ultimi anni e, in particolare, dei rischi di credito (si
pensi ad esempio ai credit derivatives e alle complesse operazioni di securitisation) che le
banche fronteggiano ha indotto il Comitato di Basilea a rivedere laccordo originario.
Attraverso numerose consultazioni si e giunti, nel gennaio 2001, alla pubblicazione del
Nuovo accordo di Basilea sul capitale comunemente definito BASILEA 2; con lattuazione
che partita da 1/1/2008.

7.3 Le regole di Basile 2

Laccordo del 1988 offriva sostanzialmente una sola opzione per misurare lammontare di
capitale appropriato per le banche, basata su coefficienti fissi. Il Nuovo Accordo presenta
invece tre approcci differenti, con diversi livelli di complessit metodologica, sia per la
misurazione dei rischi di credito, sia per la misurazione dei rischi operativi. Limpianto quindi
pi complesso, ma consente alle banche di utilizzare metodologie di misurazione pi sensibili
ai rischi effettivamente sostenuti.
Gli approcci delineati hanno in particolare due finalit specifiche.
La prima e quella di saper cogliere nel modo pi ampio possibile i rischi dellattivit bancaria
attivando un sistema di protezione pi sensibile alla loro effettiva portata ed eliminando cos
uno dei principali inconvenienti dellAccordo del 1988.
La seconda e quella di mantenere lattuale livello di capitale regolamentare a livello di
Sistema e, andando a differenziare tra le banche, premiare quelle con i portafogli di migliore
qualit e penalizzare le altre.
Basilea 2 si articola in tre pilastri che congiuntamente dovrebbero contribuire alla sicurezza
e alla stabilit dei sistemi finanziari:
Primo pilastro: requisiti minimi di capitale;

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 253
Secondo pilastro: processo di revisione e controllo prudenziale da parte del regolatore
nazionale;
Terzo pilastro: disciplina di mercato.

Il primo pilastro stabilisce i requisiti minimi di capitale, mantenendo sia la definizione


dellaccordo del 1988 di capitale (capitale di base e capitale accessorio Tier 1 e Tier 2) sia il
requisito minimo dell8% tra capitale ed attivo ponderato per il rischio.

Patrimonio di Vigilanza
__________________________ 8%
Attivit Ponderate per il Rischio

La novit sostanziale riguarda i miglioramenti nella misurazione dellattivo a rischio, ossia il


denominatore del rapporto.
I metodi per la misurazione del rischio di credito sono pi elaborati e viene introdotta per la
prima volta una misura dei rischi operativi (rischi di perdite dirette o indirette risultanti
dallinadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure
da eventi di origine esterna).
I rischi di mercato (rischio tasso di interesse e rischio azionario nei portafogli di negoziazione,
rischio valutario e rischio sulle posizioni in merci della banca) invece erano gi stati presi in
esame in occasione delle modifiche apportate nel 1996.
Il rischio di tasso di interesse sul banking book viene approfondito nel secondo pilastro.
Il Comitato ha formulato le seguenti ipotesi sul peso percentuale dei rischi nel requisito
patrimoniale previsto dal nuovo accordo:
Rischio di Credito 72%
Rischio Operativo 20%
Rischio di Mercato 8%.

Il secondo pilastro teso a verificare che ogni banca abbia processi interni validi per valutare
ladeguatezza del proprio capitale, basati su una valutazione comprensiva dei propri rischi. In
questo pilastro e compresa la validazione, da parte del supervisore, dei sistemi interni di
rating e la valutazione di strumenti, strutture organizzative e processi gestionali finalizzati
allutilizzo dei sistemi di misurazione e gestione del rischio di credito.
Il controllo prudenziale si fonda sullapplicazione di quattro principi chiave:
a) le banche devono disporre di un procedimento per determinare ladeguatezza
patrimoniale complessiva in rapporto al proprio profilo di rischio e di una strategia per il
mantenimento dei livelli patrimoniali;
b) le autorit di vigilanza devono verificare e valutare il procedimento interno di
determinazione delladeguatezza patrimoniale delle banche e la connessa strategia,
nonch la loro capacit di monitorare e assicurare la conformit con i requisiti
patrimoniali obbligatori. Le autorit di vigilanza devono adottare appropriate misure
prudenziali qualora non siano soddisfatte dei risultati di tale processo;

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 254
c) le autorit di vigilanza devono attendersi che le banche operino con una dotazione
patrimoniale superiore ai coefficienti minimi obbligatori e devono avere la facolt di
richiedere alle banche di detenere un patrimonio superiore al minimo regolamentare;
d) le autorit di vigilanza devono intervenire preventivamente per evitare che il patrimonio
di una banca scenda al di sotto dei livelli compatibili con il suo profilo di rischio e devono
esigere pronte misure correttive se la dotazione di patrimonio non mantenuta o
ripristinata.

Il terzo pilastro punta ad unaccresciuta disciplina di mercato, attraverso una maggiore


trasparenza e comunicazione da parte delle banche per quanto riguarda il proprio profilo di
rischio e la relativa adeguatezza del capitale detenuto, nonch gli strumenti, le metodologie e
i processi implementati.

7.3 Lapplicazione di Basilea 2 e i riflessi sullattivit creditizia

7.3.1 La valutazione del merito creditizio :il rating

Lapplicazione da partire dal 1/1/2008 ha portato le banche ad una riorganizzazione completa


dellattivit di concessione del credito e del suo controllo.
Lo snodo fondamentale quello di misurare il merito di credito con un voto, attraverso un
metodo di calcolo "Rating" che valuta l'impresa e la sua attitudine a generare nel tempo le
risorse necessarie al pagamento dei debiti contratti per l'acquisizione dei fattori produttivi,
quindi del loro specifico livello di solvibilit. Pu essere valido per un solo anno, per lintera
durata delloperazione o per quella del rapporto con lazienda, per permettere sia una diversa
attribuzione del rating iniziale, sia un mutamento nel tempo dello stesso. Il Comitato ha
consentito alle banche la scelta tra due metodologie per il calcolo dei requisiti patrimoniali a
fronte del rischio di credito:
lApproccio Standard
lApproccio dei Rating Interni (IRB), suddiviso in IRB base o Foundation e IRB avanzato o
Advanced.

La novit dellApproccio Standard consiste nell'introduzione di diversi livelli di ponderazione


nellambito della stessa categoria di soggetti mentre nellAccordo del 1988, per le imprese,
per esempio,era previsto un solo coefficiente di ponderazione di 100%. Le diverse
ponderazioni previste dal Comitato all'interno di ogni categoria corrispondono ai diversi livelli
di rischio di credito espresso in termini di rating, dalle agenzie di rating specializzate. Le
banche che adottano questo metodo, quindi, in presenza di un soggetto dotato di rating
esterno potranno immediatamente individuare il coefficiente di ponderazione corrispondente
ad un determinato livello di rischio. In Italia non stata adottata .
Ha trovato la sua piena applicazione LApproccio dei Rating Interni (IRB), che fondato sullo
sviluppo, da parte di ogni banca, di un sistema interno di rating a condizione di possedere
alcuni requisiti minimi validati dalle Autorit di Vigilanza nazionali, nel nostro caso la Banca
dItalia.
I coefficienti di ponderazione, pertanto, non sono rigidi come nel metodo standard ma
vengono calcolati attraverso specifiche funzioni di ponderazione, che, oltre ad essere ripartiti

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 255
in relazione a determinate categorie a tener conto delle diverse caratteristiche delle
controparti e della tipologia di attivit, dovranno anche essere basati su una molteplicit di
parametri quali:
PD- la probabilit di insolvenza della controparte (Probability of Default ), cio la
probabilit che un soggetto diventi insolvente: dipende essenzialmente dalle condizioni
economico-finanziarie dellimpresa e del relativo settore;
LGD - il tasso di perdita in caso di insolvenza (Loss Given Default ), cio la perdita
definitiva del credito rispetto allammontare erogato, che dipende in misura rilevante
dalle garanzie;
EAD- lesposizione economica al momento del default (Exposure at default );
M- la vita residua delloperazione (Maturity ) che di due anni e mezzo nella versione
base, mentre nella versione avanzata la maturit viene calcolata sulla singola
esposizione;
G- la mitigazione del rischio (Guaranty ), in presenza di garanzie;

La nuova normativa considera anche un altro elemento di rischio: il grado di diversificazione


del portafoglio impieghi di una banca Granularity), secondo cui le banche, definito un
portafoglio di riferimento, devono valutare se il proprio portafoglio presenta un grado di
diversificazione migliore o peggiore rispetto al benchmark. Nel caso sia migliore sono previsti
sconti sui requisiti da applicare alla somma degli attivi del portafoglio bancario; nel caso sia
peggiore sono previste delle penalit.

LIRB Base prevede, come regola generale, che le banche stimino internamente solo la
probabilit di insolvenza (PD) mentre i parametri relativi alle altre variabili vengono forniti
dallAutorit di Vigilanza (Banca dItalia); nellIRB Avanzato invece la stima di tutte le variabili
di rischio lasciata alla banca a condizione che vengano rispettati gli specifici requisiti di cui
sopra.
Le banche di maggiori dimensioni hanno adottato propri modelli interni (validati da Banca
dItalia) , mentre le banche pi piccole hanno utilizzato il modello base.
Entrambi i modelli, attualmente messi a punto da parte delle Banche, prevedono la
determinazione del valore del parametro PD come risultante di una valutazione effettuata su
tre componenti fondamentali:

1 - la Componente quantitativa riguarda essenzialmente lesame del bilancio, effettuato


tramite le tecniche degli indici (ratios) e dei flussi.
I ratios di bilancio infatti forniscono indicazioni segnaletiche di sintesi sulle condizioni
patrimoniali (indicatori di solidit), economiche (indicatori di redditivit) e finanziarie
(indicatori di liquidit) dellimpresa.
L esame dei flussi finanziari ( flussi finanziari globali, di capitale netto e di cassa) pertanto
finalizzato a verificare il fabbisogno finanziario dellimpresa.
Vengono altres effettuate analisi quantitative di tipo previsionale per quantificare la capacit
di rimborso dellimpresa. In tal caso, dal punto di vista tecnico, gli strumenti utilizzati sono i
bilanci prospettici, attraverso i quali si cerca di costruire, a una o pi date future, il conto
economico e lo stato patrimoniale e, quindi, i redditi previsti ed i fabbisogni finanziari futuri.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 256
Tabella di riepilogo area indagine quantitativa Basilea 2

Struttura finanziaria Valutazione del grado di coinvolgimento dei vari PN / (debiti totali liquidit)
portatori di capitale nel finanziamento dellimpresa PN/attivo
e degli equilibri tra la struttura del passivo e PN/(debiti finanziari liquidit)
dellattivo PN/attivo immobilizzato
Capitali permanenti/
attivo immobilizzato
Gestione del circolante Valutazione degli equilibri fra le masse a breve Liquidit immediata
termine dello SP e delle caratteristiche delle Liquidit corrente
singole componenti del circolante Durata media scorte
Tempi medi di incasso
Tempi medi di pagamento
Crescita Analisi dellandamento del fatturato e del risultato Var.% ricavi vendita
della gestione caratteristica, considerando anche Var.% valore produzione
leconomia in generale e il settore in particolare % valore aggiunto
% EBIDTA (Risultato op.lordo)
Capacit di rimborso del Analisi della capacit dellimpresa di Cash flow /(debiti finanziari-
debito sostenere il peso del debito finanziario e di liquidit)
supportare la propria gestione finanziaria in Oneri finanziari/Ebidta
condizioni di equilibrio.
Capacit reddituali Analisi della capacit dellimpresa di Ebidta /ricavi vendite
sostenere il peso del debito finanziario e di Cash flow/ ricavi vednite
supportare la propria gestione finanziaria in Cash flow / attivo
condizioni di equilibrio

2 - la Componente comportamentale basata su dati storici relativi al rapporto Banca-


Impresa. Per cui riguarderanno:
il rapporto con la banca e il sistema bancario (le movimentazioni del conto corrente, i
beneficiari degli assegni emessi, i traenti degli assegni accreditati, le firme, la natura e la
regolarit, le scadenze originarie, i rinnovi e i richiami del portafoglio cambiario, le eventuali
segnalazioni della Centrale dei Rischi sulla posizione globale di rischio).

3 - la Componente qualitativa basata sulla raccolta di informazioni di tipo qualitativo


sullimpresa; riguardanti, da un lato, la struttura e landamento del settore in cui opera
limpresa e, dallaltro, le caratteristiche generali e le politiche di gestione dellimpresa stessa
con particolare riferimento allandamento dei rapporti con il sistema bancario, nonch la
fondatezza dei suoi programmi futuri. Per cui riguarderanno:
- la situazione generale del settore in rapporto allo stato della congiuntura economica;
- la struttura del settore (tipologia dei prodotti, tecnologia e sistemi di produzione, capacit
produttiva installata e utilizzata, i volumi e i costi di produzione, il numero e le dimensioni
delle imprese, il grado di concentrazione, il fatturato e le quote di mercato, i prezzi di vendita,
i canali di distribuzione, le politiche di marketing e le previsioni sullandamento del settore);
- le caratteristiche generali e le politiche di gestione dellimpresa (la struttura organizzativa e
la capacit dei dirigenti, le politiche di produzione, di approvvigionamento e la gestione delle
scorte, le politiche di vendita, la posizione dellimpresa nei confronti della concorrenza, la

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 257
valutazione della fondatezza dei futuri programmi e le previsioni sullandamento delle
principali quantit economiche aziendali).
Le informazioni rappresentate dalla componente qualitativa sono quelle che un corretto
Business Plan dovrebbe fornire.
Le principali trasformazioni che ladozione da parte delle banche del sistema di rating
comporter nel modo di fare impresa, riguarderanno la funzione finanziaria e la
comunicazione. Il rating quindi si pu definire come il risultato di un articolato processo di
analisi delle tre componenti sopra esposte, per cui limprenditore sar chiamato a fornire
maggiori informazioni sulla propria condizione operativa, economica e finanziaria. Peseranno
pertanto i risultati ottenuti, le scelte strategiche attuate, lattendibilit dei dati di bilancio, la
frequenza e la precisione delle informazioni finanziarie ed economiche a consuntivo e la
capacit di elaborare informazioni finanziarie ed economiche a preventivo. La comunicazione
passer sempre pi attraverso informazioni di natura contabile ed extracontabile. Cambier il
rapporto banca-impresa, che rappresenter unopportunit per introdurre dei cambiamenti
organizzativi, sul piano interno e ridisegner le reciproche modalit di relazione, su quello
esterno.
Ma quali sono le misure che le PMI dovrebbero adottare in funzione della valutazione di rating
da parte delle banche (processo peraltro in corso e in fase di test):
1 - aumentare la capitalizzazione,
potenziando la gestione strategica e finanziaria. Qualsiasi sistema di rating, infatti, prende in
esame i dati di bilancio, i mezzi propri utilizzati dallimpresa e il livello di indebitamento. Un
buon livello di capitalizzazione, quindi, la prima condizione da soddisfare per aspirare a un
buon giudizio di rating. Per capitalizzazione sintende il progressivo incremento del
patrimonio netto aziendale (o gestione del capitale proprio o mezzi propri) rispetto al totale
delle attivit/passivit, mediante il rafforzamento del capitale sociale, delle riserve di utili,
delle riserve di capitale e di rivalutazione. Il patrimonio di unimpresa nasce con lapporto del
capitale sociale, ma dovrebbe poi crescere attraverso laccumulo degli utili aziendali non
distribuiti. Se ci non dovesse accadere, non dovuto sempre allincapacit dellimprenditore
di generare redditi, quanto piuttosto alla sottostima dei componenti positivi del reddito
stesso. .Anche se il processo di capitalizzazione in Basilea 2 sostanzialmente riguarda le
banche, queste richiederanno, di conseguenza, alle imprese di migliorare il rapporto tra
debito e patrimonio. Con la riforma del diritto societario il legislatore italiano ha voluto dare
una risposta allesigenza di patrimonializzazione delle Pmi italiane, introducendo delle novit
in materia di conferimenti e di finanziamenti soci volte a favorire questa esigenza. Il
rafforzamento della struttura finanziaria, invece, consente allimpresa di utilizzare
correttamente le fonti finanziarie rispetto ai fabbisogni finanziari (cio finanziare gli
investimenti con prestiti a m/l termine) e ottenere una gestione economica equilibrata, cio la
capacit di remunerare adeguatamente le fonti di finanziamento
2 - migliorare lorganizzazione interna,
migliorando, per esempio, il sistema di controllo interno che pu garantire una migliore
affidabilit dei dati trasmessi allesterno;
3 - valorizzare le potenzialit positive dellimpresa, come ad esempio, la qualit, il design,
elementi che limpresa deve trasmettere al suo principale referente, la banca appunto.
4 - imparare a comunicare in modo continuo, efficiente e professionale con il sistema
finanziario.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 258
b) La funzione finanziaria e la comunicazione

Le PMI italiane sono caratterizzate da un assetto proprietario a forte valenza familiare, con
riflessi non secondari sul piano del governo dellimpresa. Per quanto riguarda in particolare la
finanza dimpresa, le PMI evidenziano spesso delle carenze nella funzione finanziaria, funzione
che non viene percepita dallimprenditore come strategica, al pari di altre funzioni, come per
esempio la funzione produzione o la funzione commerciale. Sul piano operativo, lassenza di
un direttore finanziario distinto dal direttore amministrativo, si potrebbe riflettere in una
sostanziale scarsit di strumenti di previsione e di pianificazione, sia di breve che di medio-
lungo termine, e nella mancanza di adeguate metodologie di analisi e valutazioni a supporto
delle decisioni di investimento e finanziamento. Ladozione da parte delle banche di sistemi
trasparenti fondati su una base oggettiva di analisi, capaci di discriminare tra debitori di
migliore qualit e debitori con una solvibilit peggiore, dovrebbe indurre le PMI a prestare
maggiore attenzione alla funzione finanza, spingendole di fatto a una pi attenta auto-analisi
e ad attuare una pianificazione strategica e finanziaria. Le PMI in pratica, si dovrebbero
rendere conto che hanno la possibilit di affrontare la prova dei rating in modo pro-attivo e
non di subirlo passivamente, che hanno, anzi, la possibilit di far leva su questo per accedere
al credito a condizioni pi favorevoli. Serve la consapevolezza che fare impresa non significa
soltanto attuare processi produttivi, ma che bisogna anche saperli organizzare in maniera
efficiente, valutando in via preventiva i fabbisogni finanziari che essi generano, individuando
le opportune fonti di finanziamento da utilizzare, garantendo nel contempo una congrua
remunerazione per i conferenti capitali. Sul piano interno, le PMI dovrebbero provvedere al
rafforzamento della funzione strategica e finanziaria attraverso limplementazione di un
sistema informativo aziendale in grado di gestire in modo efficace le informazioni economico-
finanziarie che si producono in azienda nelle diverse aree funzionali. La cultura del rating
avvantagger di fatto quelle imprese che sapranno individuare, analizzare e valutare i propri
fattori di rischio, riscontrabili nel settore di appartenenza e nellambiente competitivo di
riferimento, e a determinare i propri punti di forza e le opportunit da far valere o cogliere,
nonch i punti di debolezza e le minacce da affrontare. pertanto indispensabile introdurre in
azienda luso di modelli di pianificazione sia di breve che di lungo termine, basati sullattivit
di business planning e di simulazione.
A livello finanziario, invece, opportuno integrare unattivit di budgeting di breve periodo
alla formulazione di piani previsionali a medio termine e a un sistema di reporting efficace. La
pianificazione nel tempo della struttura finanziaria non pu, tuttavia, prescindere dallo
scenario di mercato e dalle strategie competitive che si intendono adottare. Per quanto
riguarda la comunicazione, il sistema di regole delineato dal primo pilastro del Nuovo Accordo
evidenzia limportanza, sul piano relazionale, di una comunicazione di qualit tra le banche e
le PMI.
Questultime saranno chiamate a cambiare il loro approccio culturale e strutturale nei
confronti delle banche e a fornire loro informazioni attendibili in modo continuo, veloce e
comprensibile, pena una maggiore percezione del rischio da parte delle banche e, di
conseguenza, maggiore difficolt di accesso al credito. La certificazione del bilancio potrebbe
costituire un valido supporto per una crescita qualitativa globale dellimpresa, favorendo allo
stesso tempo un rapporto banca-impresa pi trasparente e fiduciario e un rating migliore
allimpresa. Le PMI dovranno dimostrare al sistema finanziario la validit dei propri progetti,
abbandonando, innanzitutto, le attuali politiche di bilancio tradizionalmente volte a

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 259
minimizzare limposizione fiscale, causa spesso di scarsa trasparenza dei bilanci attuali. In
secondo luogo, lAccordo intende spingere le imprese a ridurre il ricorso esclusivo al capitale
di terzi (indice di sottocapitalizzazione dellimpresa), finalizzato spesso a coprire i fabbisogni
dellimpresa e i prelevamenti dei soci, qualora i margini generati dalla gestione non siano
adeguati a remunerare e a rimborsare il capitale di terzi. Siccome Basilea 2 impone alle
banche la copertura del rischio attraverso mezzi propri, evidente che le banche, a loro volta,
chiederanno alle imprese una maggior presenza di capitale proprio (capitale di rischio) e
minore indebitamento finanziario. Lefficienza delle scelte relative alla struttura patrimoniale
e finanziaria, nonch la valutazione della capacit di crescita, diventano presupposti
fondamentali per lequilibrata gestione dellimpresa.

1-penalizzazione del finanziamento alle piccole e medie imprese (PMI) in conseguenza dei
sistemi di rating interni adottati dalle banche.
Le piccole e medie imprese, normalmente dotate di minor capitale di rischio, potrebbero
quindi andare incontro a una contrazione dei prestiti all'investimento concessi. Cos, gli
imprenditori delle PMI a causa di minori garanzie creditizie, vedrebbero peggiorare le
condizioni loro praticate con un effetto di compressione della loro capacit di indebitamento e
di revisione delle opportunit di indebitamento.
In pratica, le banche sarebbero indotte a ridurre il credito destinati alle PMI e, al contempo,
ad aumentare i tassi di interesse.

2. problematiche legate alla prociclicit finanziaria: nei periodi di rallentamento economico,


lAccordo avrebbe leffetto di indurre le banche a ridurre gli impieghi, causa il crescere del
rischio, con la potenziale conseguenza di inasprire la crisi stessa;

3. possibile sostenimento di costi aggiuntivi da parte delle PMI nel rapporto con gli
intermediari finanziari;

4. possibile spersonalizzazione del rapporto banca-impresa, a causa di un utilizzo maggiore


della tecnologia e delle metodologie quantitative.

A questi potenziali rischi si contrappongono opportunit, al contrario sono state ipotizzate


anche delle opportunit per le PMI quali :
a. il miglioramento allocativo delle risorse finanziarie da parte del sistema
bancario, evitando il razionamento del credito;
b. la significativa riduzione delle distorsione di prezzo (mispricing) tra le PMI meritevoli e
quelle non meritevoli, invece di un aumento generalizzato del costo del credito, per cui il
rating diverr variabile strategica per regolare laccesso al credito e il relativo costo per le
PMI;
c. il possibile rafforzamento nel rapporto Banca-Impresa che sar maggiormente orientato
alla trasparenza reciproca. Tale rafforzamento porter benefici nel medio -lungo termine,
determinato dalla accresciuta disponibilit di informazioni;
d. la possibilit di individuare, allinterno del macro-segmento PMI, dei micro segmenti sulla
base di diverse formule imprenditoriale ed esigenze finanziarie.

Un altra possibile variazione potrebbe riguardare Il ruolo dei Confidi

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 260
Il nuovo accordo di Basilea 2 ha suscitato preoccupazioni sulle possibili conseguenze sul
finanziamento delle PMI e ha portato in primo piano il problema della validit delle garanzie
utilizzabili ai fini della mitigazione del rischio di credito, cio delle tecniche per ridurre i rischi
di credito a cui incorrono le banche. Di conseguenza si pone laccento anche sul ruolo dei
Confidi. Basilea 2, infatti, prevede una serie di criteri e di condizioni specifiche per il
riconoscimento delle garanzie ai fini della mitigazione del rischio di credito, che potrebbero
portare ad escludere le garanzie di tipo consortile.

Mentre in passato, secondo i canoni di Basilea 1 ogni banca godeva di ampia discrezionalit
nel decidere il valore da attribuire alla garanzia conferita da un Confidi, nel nuovo contesto
questa garanzia ha valore solo nella misura in cui permette di migliorare il rating della
controparte interessata. E per determinare questo miglioramento del rating dellimpresa
garantita il Confidi deve possedere esso stesso un rating, esterno o interno, pi elevato di
quello dellimpresa assistita e riuscire a trasmettere il suo rating, pi elevato, a beneficio
dellimpresa assistita nel rapporto debitore di questultima con la banca.
Le garanzie riconosciute utili ai fini della mitigazione dellassorbimento del capitale sono:
le garanzie reali (financial e physical collateral) che hanno la funzione di ridurre la
perdita in caso di insolvenza (Loss Given Default LGD)
le garanzie personali (rilasciate da persone fisiche o giuridiche);
i derivati di credito, che consentono la sostituzione della probabilit di insolvenza
(Probability of Default- PD) del soggetto garantito con quella del garante o per la
riduzione della LGD.

Come si vede, tra gli strumenti di mitigazione non vengono esplicitamente riconosciute le
garanzie collettive dei Confidi. Tradizionalmente hanno operato per rendere pi agevole e
meno oneroso laccesso al credito da parte delle PMI ed hanno giocato un ruolo importante
per lo sviluppo di determinate aree geografiche e/o per lattenuazione di problemi
concernenti specifiche fasce di prenditori, sebbene attraverso unofferta largamente
diversificata. Non a caso la loro funzione si andata rafforzando nei periodi in cui determinati
fattori esogeni (crisi congiunturale, recessione economica, inflazione, normative con effetti
restrittivi sul credito) hanno reso maggiore lonerosit dellindebitamento o del razionamento
del credito nei confronti di prenditori marginali.
A titolo esemplificativo si ricorda che i Confidi prestano garanzie alle banche convenzionate
sui finanziamenti che le banche erogano agli associati dei Confidi.
A garanzia dellassolvimento dellimpegno fideiussorio di solito limitato dal 30% al 50% del
rischio dei credito i Confidi costituiscono:
i fondi rischi monetari,
il fondo collettivo di garanzia, costituito dai contributi versati dagli associati, sia fissi che in
percentuale, alla garanzia ottenuta. Tale fondo viene utilizzato dai Confidi per far fronte alle
richieste effettuate dalle banche finanziatrici circa la copertura totale o parziale delle perdite
originate da insolvenza degli associati. Secondo Basilea 2 tale forma di garanzia non soddisfa i
requisiti per una deduzione delle ponderazioni, in quanto tale garanzia ha solo la capacit di
ridurre le perdite sopportate in caso di insolvenza dellaffidato. Secondo le attuali convenzioni
tra banche e Confidi, previsto, per esempio, che il fondo monetario copra il 50% delle
perdite generate dai prestiti garantiti, non producendo di fatto alcuno sconto. Anche secondo

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 261
Basilea 2 le garanzie dei Confidi non sono direttamente inquadrabili come garanzie reali o
personali, in quanto non possiedono i requisiti oggettivi (minimi e operativi) e i requisiti
soggettivi del garante caratteristiche che le garanzie dei Confidi dovrebbero rispettare per
poter essere riconosciute valide per lattenuazione della copertura patrimoniale
dellesposizione al rischio di credito delle banche. La loro capacit di mitigazione varia anche
in relazione ai metodi di valutazione del rischio che saranno adottati dalla banca: con il
metodo standard (standard approach) o lApproccio di Base (Foundation) i requisiti previsti
sono pi restrittivi, mentre con il metodo IRB Avanzato (Advanced) le banche hanno maggiore
discrezionalit nellutilizzo delle garanzie; infatti devono solo dimostrare allAutorit di
Vigilanza la capacit delle garanzie acquisite di attuare uneffettiva mitigazione del rischio di
credito, indicando il grado di copertura, gli obblighi e la tempistica del rimborso.
Le banche che invece adotteranno lapproccio avanzato (advanced) possono procedere, sulla
base di criteri validati dallorgano di vigilanza, ad una stima autonoma di tutte le componenti
di rischio e, quindi, anche degli strumenti di garanzia che incidono su tali componenti.
Pertanto, gli elementi oggettivi portano ad escludere lammissibilit delle garanzie individuali
rilasciate dai Confidi, in quanto tali garanzie reali sono prestate a fronte del fondo monetario
costituito dal Confidi presso la banca che per posto a copertura di una pluralit di
affidamenti bancari e in base ad una certa percentuale: pertanto gli affidamenti garantiti non
risultano singolarmente coperti dal fondo rischi, come invece richiesto dal documento di
Basilea.
Il timore che tale situazione potesse determinare un ridimensionamento del ruolo tipico dei
Confidi ha condotto il legislatore italiano a introdurre nell'ordinamento una completa e
organica riforma del settore dei Confidi (L. 326 del 24/11/2003 Riforma Confidi), che sta gi
creando le condizioni per un rafforzamento strutturale ed operativo del sistema dei Confidi
coerenti con lo scenario normativo e di mercato che si va delineando a seguito
dellemanazione del Nuovo Accordo di Basilea. La legge infatti circoscrive lambito di
applicazione della materia offrendo la definizione di Confidi sia dal punto di vista soggettivo,
che dal punto di vista oggettivo, chiarendo inoltre che lattivit di garanzia collettiva consiste
nellutilizzazione di risorse provenienti in tutto o in parte dalle imprese consorziate o socie
per la prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie volte a favorirne il finanziamento
da parte delle banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario. Dallentrata in
vigore della legge, i Confidi gi costituiti avranno due anni di tempo per adeguare la propria
struttura patrimoniale allinsieme dei requisiti dimensionali previsti.
Accanto ai Confidi tradizionali che continuano ad essere regolati dallart. 155 del TUB e la
cui attivit limitata alla prestazione di garanzie a favore delle PMI aderenti, sono previste
due nuove tipologie di Confidi:
gli intermediari finanziari
le banche di garanzia,
che, al raggiungimento di determinate soglie di volume di attivit e di patrimonio, sono tenuti
ad iscriversi allelenco speciale degli intermediari finanziari non bancari, che comporter
lassoggettamento alla vigilanza della Banca dItalia e la possibilit di diversificare le proprie
attivit: attivit di prestazione di garanzia a favore dei soci, attivit finanziarie a favore di soci
e di terzi e attivit nei confronti del pubblico, sebbene questultima in via residuale.
Agli intermediari di garanzia inoltre, stato imposto lobbligo di dotarsi di un sistema
informativo e contabile, di metodi di misurazione e gestione dei rischi e di strutture di
controllo interno adeguati al volume ed alla complessit delle attivit svolte, permettendo

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loro di produrre importanti risultati in termini di rafforzamento della loro credibilit nei
confronti del sistema bancario e le premesse per lo sviluppo di nuovi servizi di tipo
informativo da offrire alle banche e alle societ di rating interessate alla valutazione delle PMI
aderenti.
Attualmente molti confidi, anche attraverso operazioni di accorpamento, si sono trasformati
in intermediari ex art. 107 e sottoposti alla Vigilanza della Banca dItalia.
Mentre per i Confidi pi grandi la trasformazione in banca di garanzia, invece, costituisce il
superamento degli ostacoli imposti da Basilea 2, dato che il garante viene a coincidere con la
banca, che costituisce uno dei soggetti abilitato alla prestazione di garanzie personali.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 263
Capitolo 8

Linternazionalizzazione delle imprese e le principali forme di


regolamento e finanziamento nel commercio internazionale.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 264
8. 1 IL COMMERCIO CON LESTERO

8.1.1 Esportare o Importare: come fare?


Esportare o importare beni e servizi, comporta una serie di problemi di tipo economico,
normativo e valutario, a volte semplici ed a volte pi complessi. Un piano di esportazione
consiste principalmente di due fasi: una fase informativa ed una fase operativa. Per quanto
riguarda la fase informativa innanzitutto necessario compiere una valutazione preliminare
delle aree potenzialmente pi interessanti per il prodotto da esportare. A tal fine si possono
utilizzare per esempio i dati relativi ai flussi commerciali per prodotto e per area geografica
disponibile presso l'ISTAT e l'UIC. Nella fase di tipo informativo essenziale reperire quante
pi informazioni possibile in tempi brevi ed a costi accessibili. Per questo motivo, il ruolo dei
servizi allinternazionalizzazione per sistemi di imprese, erogati dal mercato privato o da
strutture pubbliche o rappresentative di interessi aggregati, andato fortemente crescendo
negli ultimi anni, in connessione e parallelamente con i processi di internazionalizzazione e di
mondializzazione delleconomia e con gli sviluppi del processo di integrazione dellEuropa
comunitaria. Il problema principale del settore dei servizi allinternazionalizzazione, pur nel
contesto della sua crescente rilevanza per i sistemi di impresa, sta ancora oggi nei limiti di
visibilit e di definizione. Infatti, esso si colloca molto spesso nel quadro di strutture di servizio
pi generali, che erogano una molteplicit di servizi, fra i quali, e spesso in misura ancora
marginale, quelli allinternazionalizzazione (questo accade ad esempio per le banche o per le
societ di pubblicit o ancora per la maggior parte degli studi professionali). Le stesse
strutture di servizio pubbliche o associative, presentano in molti casi una caratteristica simile,
cio offrono servizi allinternazionalizzazione (e in misura limitata) solo nel contesto di
funzioni pi generali. Questo fatto rende il settore dei servizi allinternazionalizzazione ancora
poco visibile e trasparente. In altre parole, questi servizi, sembrano collocarsi in un mercato
per pi aspetti imperfetto dove domanda ed offerta hanno non poche difficolt a
riconoscersi e quindi ad incontrarsi proficuamente. In particolare, sembra ancora molto
debole, unesplicita domanda di servizi allinternazionalizzione da parte delle PMI. Esse
tendono ad esprimere una domanda esplicita, solo se sollecitate da soggetti visibili ed
attraenti. In un contesto, sostanzialmente di mercato ancora in costruzione, il ruolo delle
strutture di offerta pubbliche e delle strutture rappresentative di interessi aggregati
(associazioni ed anche consorzi di export) appare particolarmente importante e per certi
aspetti strategico.
Le organizzazioni che offrono un apporto allinternazionalizzazione delle imprese per quanto
riguarda lofferta pubblica sono:
le Regioni,
i centri esteri delle Camere di commercio,
le banche dati (tra queste ricordiamo: ITIS, Mark, IBIS, STEN, NODO)
lIstituto Nazionale per il Commercio con lestero.

8.2 Analisi di un mercato estero


Vediamo ora nel dettaglio come si fa lanalisi di un mercato estero.

Per vendere allestero un prodotto il primo passo che le imprese devono compiere quello di
procedere ad unattenta analisi dei mercati esteri, al fine di raggiungere due obiettivi
principali:

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 265
- individuare nuovi mercati
- seguire costantemente i mercati nei quali limpresa gi opera ed individuare
tempestivamente eventuali variazioni della domanda.
Poich inoltre, lingresso in un mercato comporta sempre il sostenimento di costi, prima di
trovare una forma di penetrazione commerciale allestero occorre trovare un metodo per
selezionare i mercati che hanno una domanda potenziale superiore ad una soglia minima
accettabile.
Per individuarli bisogna passare attraverso tre fasi:

1. Selezione dei mercati con maggiore potenziale;


2. Analisi a tavolino;
3. Analisi in profondit: Rapporto prodotto/mercato.
Va poi sottolineato che quando limpresa gi entrata su un mercato ed ha gi sviluppato una
certa politica commerciale comunque necessario continuare a fare analisi molto attente per
pi ragioni: la domanda cambia costantemente, i concorrenti propongono prodotti nuovi e le
prospettive di lungo termine possono cambiare. In questo caso la ricerca si deve limitare non
solo a quanto avvenuto o sta avvenendo, ma si deve spingere a previsioni di breve e medio
periodo. E necessario quindi predisporre un sistema di analisi dei sintomi che preannunciano i
cambiamenti della situazione economica, sociale e politica, occorre seguire costantemente le
strategie adottate dalla concorrenza, levoluzione dei gusti del consumatore per quanto
riguarda i beni di consumo e le esigenze dei potenziali compratori per quanto riguarda i beni
strumentali.

8.3 L'attivit doganale negli scambi con l'estero

Lintervento dello stato negli scambi internazionali di merci provocato principalmente da


due esigenze: la necessit di regolare lattivit commerciale e linteresse a procurarsi un flusso
di entrate tributarie. Tale intervento attuato attraverso lazione delle dogane, che
costituiscono per tale ragione, gli organi di politica commerciale ed economica della Stato. La
loro attivit non attiene solo agli aspetti economici e tributari, ma anche ai settori sanitario,
fitopatologico, di difesa del patrimonio artistico, di polizia e di statistica. Lattivit economica
internazionale, che ha assunto un rilievo sempre maggiore negli ultimi anni, stata regolata
ed istituzionalizzata mediante accordi e organizzazioni internazionali. Particolare importanza
nel contesto della cooperazione internazionale, ai fini della progressiva liberalizzazione degli
scambi commerciali, ha assunto lattivit che si sviluppata a seguito della conclusione il 30
Ottobre 1947 a Ginevra, dellaccordo generale sulle tariffe e sul commercio (Gatt). Sull'attivit
doganale hanno avuto un forte impatto la creazione della Ceca nel 1951 e della Cee e Ceca nel
1957. Ai sensi dellarticolo XXIV del Gatt, nell unione doganale si ha la sostituzione di un
solo territorio doganale a due o pi territori doganali in modo che:

dazi doganali ed altre norme restrittive degli scambi commerciali siano eliminati nel
complesso dei territori costitutivi dellunione;
dazi doganali identici, e altre norme pure identiche, siano applicati da ciascuno dei
membri dellunione al commercio con i territori che non fanno parte della stessa.
Gli Stati dellunione doganale, a differenza di quelli della zona di libero scambio, applicano
nei confronti degli Stati terzi, una tariffa doganale e una politica commerciale comune. Vige

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inoltre al suo interno il principio della libera pratica e non il principio dellorigine. Questo
significa che possono circolare liberamente allinterno dellunione sia i prodotti originari degli
Stati membri, sia quelli provenienti da Paesi terzi per i quali siano state adempiute in uno degli
Stati membri le formalit di importazione e riscossi i dazi doganali e che non abbiano
beneficiato di un ristorno totale o parziale dei dazi. In particolare nella Comunit europea, la
libera circolazione delle merci consentita alle merci originarie della comunit stessa ed alle
merci terze per le quali sono stati assolti, in un paese membro i dazi previsti dalla tariffa
esterna comune, e le altre formalit previste allimportazione per le merci extracomunitarie,
venendo cos a trovarsi in una posizione simile a quella delle merci comunitarie, che definita
di libera pratica dal trattato.

8.4 accordi con gli Stati terzi


Essi vanno suddivisi in base alla reciprocit o meno del trattamento preferenziale. Si avranno
quindi: accordi basati sullistituzione progressiva di ununione doganale o di una zona di libero
scambio ai sensi delle regole del Gatt; accordi che stabiliscono trattamenti preferenziali da
parte della Comunit, senza obbligo di reciprocit, a taluni Paesi a titolo di aiuti allo
sviluppo, accettati dal Gatt come compatibili con le regole dellaccordo medesimo. Con
alcuni Paesi non membri esistono particolari accordi che facilitano il commercio
internazionale. Si parla in questi casi di :
Accordi preferenziali reciproci
Esistono accordi i tal senso con Turchia, Cipro e Malta, i paese efta , i paesi ex Est non ancora
entrati a parte dellEuropa a 25 e Israele.
Accordi preferenziali non reciproci
Si tratta di accordi destinati ad agevolare gli scambi di alcuni prodotti, in particolare sono
rivolti ai paesi in area Maghreb -Machrak, a Bosnia- Erzegovina, Croazia, Slovenia,
Montenegro, Albania e Macedonia e agli stati africani cosiddetti Stati Acp
Trattamenti preferenziali concessi in via unilaterale
Paesi e territori doltremare
Gli scambi commerciali sono regolati facendo riferimento alla regolamentazione stabilita per i
Paesi Acp , si applica ai paesi area (Ptom) e in via di sviluppo (Pvs)
La Comunit europea accorda a tali Paesi, in via unilaterale, concessioni tariffarie che vanno
sotto il nome di preferenze tariffarie generalizzate. Queste sono rinnovate di anno in anno e
sono concesse con delle limitazioni:
per alcuni prodotti agricoli: esenzione dai dazi per le importazioni dai Pvs meno
progrediti; riduzione parziale dei dazi per le importazioni dagli altri Pvs;
per i prodotti tessili: esenzione dai dazi nellambito di massimali o di contingenti nel
rispetto dellaccordo Multifibre;
per prodotti semilavorati e finiti del settore industriale: esenzione dai dazi nellambito di
contingenti per ogni singolo Paese fornito e di massimali (oltre i quali i dazi possono
essere reintrodotti).
Non possono per essere imputate le importazioni che beneficiano gi di esenzioni daziarie ai
sensi di un altro regime preferenziale concesso dalla Comunit.

8.5 Applicazione delle tariffe doganali

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 267
La tariffa doganale rappresenta lo strumento primario con il quale un Paese regola,
nellambito della propria politica economica, gli scambi commerciali con il resto del mondo. Si
tratta di una raccolta sistematica, per settori merceologici, di posizioni nelle quali trovano
collocazione le merci oggetto di scambi internazionali. Per ogni merce, attraverso la tariffa
doganale vengono stabilite: limposta doganale, cio i dazi o altri diritti di effetto equivalente,
a cui le merci devono essere assoggettate allatto dellimportazione. Per quanto riguarda la
Comunit economica europea, dal 1968, momento in cui ha avuto attuazione lunione
doganale, i Paesi membri hanno adottato ununica tariffa doganale verso lesterno, sia per
quanto riguarda la nomenclatura sia per limposizione daziaria. Lentrata in vigore del sistema
armonizzato ha determinato un adeguamento della tariffa doganale comunitaria. Il passaggio
al nuovo sistema non avvenuto con la semplice trasposizione dal vecchio al nuovo codice, in
quanto la Commissione delle Comunit europee ha, con loccasione, riordinato il suo sistema
di classificazione numerico. Partendo dal Sa la Comunit ha istituito una nomenclatura
combinata (Nc) che ha sostituito unificandoli i due documenti precedentemente utilizzati al
fine sia di attribuire le aliquote daziarie ai prodotti considerati (tariffa doganale comune) sia di
rilevare le statistiche del commercio fra gli Stati membri della stessa (Nimexe). La tariffa
esterna della Comunit, oltre a coprire le aliquote dei dazi autonomi e convenzionali
applicabili alle importazioni dei Paesi terzi, prevede una gamma molto ampia di dazi
preferenziali, a seconda del Paese di origine delle merci e di altre misure specifiche. Per
gestire tutte queste misure non sarebbero state sufficienti le 9500 linee della NC. Per tale
ragione la Commissione ha provveduto a introdurre a partire dalla NC le suddivisioni
comunitarie complementari necessarie per la designazione delle merci che formano oggetto
di tali misure, con ulteriori due cifre del codice che si aggiungono al codice Nc. Nasce in questo
modo la Tariffa integrata comunitaria (Taric) che contiene circa 13.000 voci identificate da un
codice ad 11 cifre.Oltre al dazio previsto dalla tariffa esterna comune, sono applicati
allimportazione altri diritti doganali che non vengono stabiliti a livello comunitario e che
continuano ad essere gestiti autonomamente dagli Stati membri; ci si riferisce in particolare
allimposta sul valore aggiunto ed alle accise. Per lapplicazione della tariffa doganale, il
Ministero delle Finanze, in Italia ha strutturato sulla base della tariffa integrata comunitaria, la
tariffa nazionale duso integrata che comprende, oltre alle misure comunitarie stabilite dalla
Taric, anche le relative misure nazionali.

8.6 Operazione doganale

Nel rapporto doganale vanno distinti un soggetto attivo ed un soggetto passivo.

Sono i soggetti passivi che devono provvedere al compimento delle operazioni doganali
secondo una delle seguenti modalit:
in proprio, o anche attraverso propri dipendenti muniti di appositi poteri e agenti sotto
la responsabilit del proprietario;
rappresentanza diretta, riservata agli spedizionieri doganali iscritti nellalbo
professionale istituiti con la legge 22 dicembre 1960 n.1612, i quali agiscono in nome e
per conto del proprietario;
rappresentanza indiretta, riservata: agli spedizionieri iscritti negli elenchi di cui alla legge
14 novembre 1941, n.1442; alle imprese esercenti attivit di trasporto, per le merci dalle
stesse trasportate; a coloro che esercitano attivit di deposito, per le merci destinate a

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essere depositate nei loro locali, aree o magazzini. Essi agiscono in nome proprio e per
conto del proprietario, e possono agire a mezzo di propri dipendenti muniti degli
appositi poteri.
Da quanto detto deriva che non esiste lobbligo che loperazione doganale sia effettuata in
nome e/o per conto delleffettivo proprietario della merce. Va per sottolineato che alcune
destinazioni doganali fanno sorgere in capo al dichiarante una serie di diritti ed obblighi
specifici: in questi casi necessario che la bolletta doganale sia intestata allacquirente o,
rispettivamente, al venditore verso lestero. Lattivit doganale e i relativi istituti sono
disciplinate principalmente dalle norme di funzionamento dellUnione doganale comunitaria.
La legislazione di base che si applica agli scambi tra i dodici Paesi membri e i Paesi terzi,
contenuta nel Codice doganale comunitario entrato in vigore il 1 Gennaio 1994 e successivi
aggiornamenti La legislazione doganale invece contenuta principalmente nel Testo unico
delle disposizioni legislative in materia doganale, le cui norme si applicano in quanto non
incompatibili con quelle comunitarie, considerata comunque la prevalenza della norma
comunitaria su quella nazionale. Nei testi menzionati non sono comunque contenuti tutti i
provvedimenti applicabili agli scambi. Ne sono in particolare escluse le disposizioni tariffarie,
applicabili prodotto per prodotto, per le quali occorre consultare la Tariffa doganale e le
misure preferenziali derivanti da accordi commerciali con Paesi terzi. Le procedure doganali
che disciplinano gli scambi con le merci hanno subito notevoli modifiche a partire dal 1
Gennaio 1993. La regola generale da allora applicata che per le merci comunitarie scambiate
fra i Paesi membri sono stati completamente aboliti i controlli e le formalit doganali, fatte
salve alcune eccezioni; di conseguenza i termini importazione ed esportazione sono riferiti
esclusivamente agli scambi con i Paesi terzi.
Analizziamo ora le fasi della procedura doganale normale, ovvero applicabile alla generalit
degli operatori:
presentazione alla dogana delle merci e della dichiarazione doganale;
registrazione della dichiarazione, con lindicazione del numero e della data;
pagamento dei diritti, o annotazione nel conto di debito se loperatore ammesso al
pagamento periodico e/o differito;
controllo della dichiarazione e dei documenti ad essa allegati;
eventuale verifica fisica della merce;
rilascio della merce.
Esistono anche procedure pi agevoli di quella normale sopra descritta. Queste possono
essere utilizzate dagli operatori appositamente autorizzati dalla pubblica Amministrazione.
Loro caratteristica comune la possibilit di prescindere dalla presentazione alla dogana delle
merci che devono formare oggetto di operazioni doganali relative ad alcuni regimi doganali:
importazione definitiva, temporanea importazione, reimportazione e introduzione in
deposito, per le merci provenienti dallestero; esportazione definitiva e temporanea,
riesportazione o transito, per le merci destinate allestero.

8.7 I Mezzi di Pagamento Internazionali

Quando si parla di regolamenti valutari delle operazioni con lestero, ci si riferisce al


pagamento dei debiti ed alla riscossione dei crediti in contropartita con i non residenti.
Per operazioni valutarie si intendono invece le operazioni relative al trasferimento di valuta
estera e/o di lire in esecuzione di operazioni con lestero.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 269
I mezzi di pagamento sono gli strumenti tecnici attraverso i quali si effettuano i trasferimenti
di valuta tra debitori e creditori residenti in Paesi diversi.
Le cose sono notevolmente cambiate con la liberalizzazione valutaria, in quanto essa ha
introdotto il principio della libert delle relazioni economiche e finanziarie con lestero.
In particolare i residenti sono autorizzati a:
detenere valuta estera sotto qualsiasi forma in Italia ed allestero;
intrattenere liberamente conti in lire e/o valuta estera presso banche in Italia ed
allestero;
regolare le operazioni con lestero attraverso:

a- operazioni canalizzate: eseguite cio attraverso il canale bancario e lamministrazione


postale;
b - operazioni decanalizzate: eseguite mediante il passaggio diretto della valuta tra residente
e non residente. Le valute utilizzabili per effettuare i pagamenti con lestero sono le valute
convertibili.

8.8 I mezzi di pagamento

Le forme tecniche di regolamento delle operazioni con lestero sono:


1-LA RIMESSA DIRETTA con:
a) bonifico bancario
b) assegno
c) banconote

a- Bonifico Bancario
Si tratta di un trasferimento di fondi ordinato da un debitore a favore di un creditore ed
effettuato tramite una o pi banche.
I soggetti che intervengono in tali operazioni sono:
- lordinante
- il beneficiario
- la banca dellordinante
- la banca del beneficiario
Il bonifico pu essere effettuato in vari modi:
- via Swift
- via lettera
- via telegramma
- via telex
Il bonifico pu inoltre essere fatto:
1. - in via anticipata
2. - in via posticipata

Il bonifico uno strumento di pagamento estremamente semplice ed il meno costoso ma


implica sempre che uno dei due partner rimanga in rischio. Per il debitore esiste infatti il
rischio di inadempienza dellesportatore, mentre per il creditore esiste il rischio di insolvenza
del debitore, al quale si aggiunge il rischio Paese.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 270
La banca prima di formalizzare il bonifico al beneficiario lo sottopone ad una serie di controlli
per accertare:
lautenticit dellordine
leseguibilit dellordine in relazione allesatta identificazione e reperibilit del
beneficiario ed allassenza di disposizioni o istruzioni speciali che vincolino laccredito a
formalit che la banca non in grado n vuole espletare.
Dal punto di vista valutario, per effetto della liberalizzazione, le banche non hanno pi nessun
obbligo di accertamento ma devono fornire allUic, per fini statistici, le informazioni e i dati di
flusso concernenti le operazioni con lestero.
Il bonifico avviene su input del beneficiario. Gli elementi indispensabili per eseguirlo sono:
i dati identificativi del beneficiario
la banca del beneficiario
il motivo del pagamento
la scelta del mezzo di trasmissione
limporto del bonifico.
Lordine del bonifico va firmato dallordinante (o da una persona da lui delegata) se una
persona fisica; o da chi ha i poteri di firma a norma di statuto, se lordinante una societ.

b-Assegno
Lassegno un titolo di credito, astratto, formale e completo, che contiene lordine
incondizionato, diretto ad una banca, di pagare a vista una determinata somma, allordine di
una persona o al portatore.
Per i pagamenti internazionali vengono usati vari tipi di assegni tra cui:
assegno bancario
assegno piazzato
International Money Order
Nel nostro Paese lassegno considerato valuta estera quando espresso in moneta avente
corso legale allestero oppure in euro.
In tal caso lassegno deve sottostare alle seguenti norme:
emissione: libera lemissione in lire o valuta da parte di residenti
circolazione: la consegna di assegni espressi in lire o valuta in Italia e allestero libera
ma bisogna tener conto che limportazione o esportazione di assegni o altri titoli di
credito soggetta ad alcuni vincoli
inquadramento delloperazione: il pagamento o lintroito che avviene a mezzo assegno
va considerato operazione decanalizzata
segnalazioni statistiche: in conseguenza del punto precedente il residente, per importi
superiori a 20 milioni deve segnalare loperazione allUic.

Chi riceve lassegno pu sia utilizzarlo come mezzo di pagamento (girandolo), sia presentarlo
alla propria banca per la negoziazione.

c-banconote
Unoperazione con lestero pu essere regolata tramite banconote anche se il loro utilizzo
vincolato dallart. 3 della legge 227 del 4 agosto 1990. E' questa una delle ragioni per cui il loro
utilizzo assolutamente marginale rispetto al totale dei pagamenti internazionali. Loperatore

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 271
che riceve in pagamento banconote estere pu decidere se detenerle o cederle ad una banca
abilitata per il successivo utilizzo.
Se vuole cambiarle deve tenere conto del fatto che il cambio banconota diverso dal
cambio commerciale cable e compensa la banca dei giorni di valuta necessari per ottenere
la trasformazione delle banconote in fondi liquidi presso la banca centrale e delle spese
sostenute per la loro custodia e sicurezza.

2-LINCASSO CONTRO DOCUMENTI

E quella formula di pagamento che prevede il regolamento della compravendita allatto del
trasferimento al compratore dei documenti rappresentativi della merce. In compratore per
ricevere i documenti che gli consentono il ritiro della merce deve provvedere alladempimento
dei suoi obblighi contrattuali. La stessa formula di pagamento pu essere utilizzata anche
quando si in presenza di documenti non rappresentativi della merce, di documenti finanziari
o di documenti attestanti lerogazione di un servizio. Sono state predisposte, a questo
proposito, dalla Camera di Commercio internazionale una serie di disposizioni denominate
Norme uniformi relative agli incassi (Nui) che disciplinano ruoli, responsabilit e procedure
relative allincasso di effetti e/o di documenti. Le norme in questione sono autonome dalle
varie legislazioni e sono vincolanti per tutte le parti che intervengono.
Lincasso, indipendentemente dai documenti inviati potr essere: semplice o documentario.
A seconda delle prestazioni richieste al debitore si avranno differenti forme di incasso:

documenti contro pagamento (D/P)


documenti contro accettazione (D/A)
documenti contro trust receipt (impegno pagamento banca)
Un aspetto molto importante dellincasso contro documenti rappresentato dalla bollatura
degli effetti, ovvero dallaspetto fiscale. Infatti quando una rimessa documentaria contiene
uno o pi titoli di credito, gli effetti per poter esercitare i diritti giuridici relativi allesecutivit
del titolo stesso, devono aver assolto agli obblighi previsti dalle norme fiscali italiane, ed in
particolare: le cambiali devono essere sottoposte alla bollatura prima dellaccettazione; le
cambiali e le ricevute, a carico di importatori italiani, sono soggette allimposta di bollo solo in
caso duso.
Lincasso contro documenti sembra rappresentare una forma di pagamento senza rischi in
quanto vincola entrambi i partner ad adempiere agli obblighi contrattuali.
Nella realt esistono delle aree di elevata criticit che portano ai seguenti rischi.

Per lesportatore:
mancato ritiro dei documenti giunti presso la banca presentatrice da parte
dellimportatore per rifiuto della merce
mancato ritiro dei documenti perch limportatore per qualche motivo gi riuscito a
sdoganare la merce
insolvenza dellimportatore che alla scadenza non onora gli effetti accettati;
rischio Paese
Lesportatore che vuole utilizzare questa formula di pagamento deve verificare alcune
condizioni:

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accertarsi del grado di solvibilit, della seriet ed onest commerciale dellacquirente
estero;
accertare se il prodotto venduto un prodotto di largo consumo, facilmente collocabile
anche presso eventuali acquirenti nel luogo di destino;
accertarsi di quali siano nel Paese di destinazione le procedure per lottenimento di visti,
licenze o permessi di importazione, e quali documenti sono necessari per lo
sdoganamento;
concordare con lacquirente che deve accollarsi le spese e le commissioni bancarie che di
norma vengono ripartite tra i due contraenti;
accertarsi di quali siano le norme relative alleventuale protesto per mancata
accettazione e/o per mancato pagamento delleffetto, per poter trasmettere alla banca
trasmittente istruzioni dettagliate e precise in merito;
controllare il grado di rischiosit del Paese dove si va ad esportare.

Per limportatore:
pagare o impegnarsi a farlo senza aver potuto esaminare la merce (N.B.);
rischi ed oneri per la sosta in dogana della merce che arriva prima che i documenti
giungano alla banca presentatrice.
Un ruolo fondamentale in queste operazioni hanno le banche che devono attenersi in maniera
estremamente scrupolosa alle istruzioni ricevute in merito alla gestione dei documenti e alla
consegna degli stessi allimportatore trassato, alle procedure da osservare per il trasferimento
dei fondi ed alle azioni da intraprendere in caso di mancato ritiro dei documenti o di
insolvenza del debitore, cos come stabilito nelle Norme. Le banche non si assumono per
alcun obbligo n alcuna responsabilit relativamente al buon fine delloperazione.
Quando si in presenza di vendite con grosse dilazioni di pagamento, viene generalmente
utilizzata la cambiale internazionale, mezzo di pagamento regolato dalla convenzione di
Ginevra del 1930 in vigore nei Paesi che l hanno sottoscritta.
Il titolo di credito in questione ha le caratteristiche di autonomia, astrattezza e letteralit: il
debitore sottoscrive con lemissione della cambiale un impegno di pagamento inderogabile,
che assume una propria fisionomia giuridica indipendente dalla buona esecuzione del
contratto sottostante. Il beneficiario per tale ragione non deve pi dimostrare la validit della
transazione che ha originato lobbligazione: sufficiente il possesso del titolo.
Il creditore pu inoltre richiedere che leffetto venga garantito da un avvallante solitamente
rappresentato da una banca primaria o da un organismo equivalente, nel Paese
dellimportatore. In tal modo il beneficiario potr in seguito smobilizzare il proprio credito
vendendo i titoli, con una cessione pro-soluto o pro-solvendo, sul mercato finanziario
internazionale.
Per utilizzare le cambiali internazionali necessario avvalersi degli appositi moduli redatti in
lingua inglese e francese e predisposti per lutilizzo nel commercio internazionale. Essi sono
completi di tutti i requisiti formali richiesti dalle leggi per i titoli di credito. Sotto il profilo
fiscale esse devono rispettare le leggi vigenti in Italia in merito alla bollatura degli effetti.

Crediti documentari.
La Camera di Commercio Internazionale di Parigi ha elaborato le "Norme ed Usi Uniformi" che
disciplinano i crediti documentari, prevedendo ruoli, responsabilit e procedure per le parti
interessate. Il credito documentario, lo strumento pi diffuso per il pagamento del

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 273
corrispettivo dei contratti internazionali, consiste nell'impegno assunto da una banca, su
istruzioni dell'acquirente/importatore, ad effettuare una certa prestazione a favore del
venditore, contro presentazione dei documenti richiesti, nei limiti di una somma prestabilita
ed entro una scadenza fissata.

Titoli di credito.
Si tratta di mezzi di pagamento regolamentati dalla Convenzione di Ginevra del 1930, tutt'oggi
in vigore per i paesi aderenti. Il titolo di credito presenta le caratteristiche di autonomia,
astrattezza e letteralit. Il debitore, sottoscrivendo l'impegno, assume una obbligazione
inderogabile indipendentemente dal contratto di fornitura sottostante. La cambiale
internazionale pu assumere la forma di promissory note o bill of exchange.

Altri sistemi di pagamento


La progressiva deregulation valutaria, che tende ad abbattere le barriere normative tra gli
Stati, e l'incremento degli accordi di collaborazione tra le banche a livello mondiale, hanno
consentito negli ultimi tempi l'espansione di sistemi di pagamento internazionali sempre pi
raffinati e perfezionati, che, grazie a circuiti elettronici, garantiscono un notevole
abbattimento dei costi ed un miglioramento dell'efficienza nel trattamento delle operazioni
commerciali internazionali. Tra questi sistemi di pagamento rientrano:

il Lock Box System, mediante il quale l'esportatore si fa pagare tramite assegno dai propri
clienti ed i pagamenti affluiscono ad una casella postale gestita da una banca di sua fiducia nel
paese del compratore;
il Check Disbursement System, che consiste nell'effettuazione via Swift di un ordine di
bonifico ad una banca estera e l'emissione di assegni internazionali a valere sul bonifico
stesso;
il Sistema RID, caratterizzato da una esazione automatizzata, per conto del creditore, di
incassi di natura diversa, mediante addebito preautorizzato sul conto del debitore;
il Banklastscrift, che consente all'esportatore/creditore di poter incassare i suoi crediti con
semplice richiesta di pagamento indirizzata alla banca del debitore, a questo scopo
precedentemente autorizzata dal debitore stesso.
il Cash on delivery (Cod).
E una formula di incasso che avviene tramite il vettore, che pu consegnare la merce
allimportatore soltanto dopo che questultimo ha assolto ai suoi obblighi di pagamento o
rilascio di un effetto accettato. E diffuso soprattutto nellambito della Cee, dove le distanze
relativamente brevi ed il sistema di trasporto via camion consentono la consegna delle merci
in tempi brevi. Con la crescita del traffico internazionale tale formula dovrebbe essere diffusa
anche a Paesi extra-europei. Anche con questa formula non viene in alcun modo tutelato il
rischio Paese.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 274
8.9 L'ASSISTENZA CREDITIZIA NELL'INTERSCAMBIO CON L'ESTERO

8.9.1 Premessa

La globalizzazione dei mercati la conseguenza della progressiva internazionalizzazione che


investe tutte le principali aree economiche del mondo. Tale evoluzione ancor pi vivace nel
contesto europeo ove la realizzazione del Mercato Unico, dell'Unione Economica e di quella
monetaria hanno dato luogo ad un sistema economico aperto e orientato verso un mercato
molto competitivo. In questo contesto e, a fronte di questa prospettiva, le imprese italiane si
trovano esposte alla concorrenza crescente sia di aziende extraeuropee sia di quelle degli altri
paesi dell'Europa in fase dingresso nella UE. Le aziende italiane seppur tradizionalmente
presenti sui mercati non domestici scontano purtroppo una carenza ed una discontinuit di
presenza su tali mercati. In particolare ci maggiormente vero per le piccole e medie
imprese la cui attivit di import export non sostenuta da adeguate politiche commerciali
capaci di contrastare le frequenti fluttuazioni della domanda internazionale. Le imprese di
minori dimensioni (tra l'altro riconosciute dalla Comunit come il motore dello sviluppo
economico) si trovano nella necessit di dover definire adeguate strategie industriali
commerciali e finanziarie atte a sostenere i processi di internazionalizzazione sopra ricordati.
Abbisognano quindi di assistenza, di consulenza di carattere tecnico,giuridico, commerciale e
finanziario; a tale bisogno le banche ed, in particolare quelle di maggiori dimensioni e
vocazione internazionale ,rispondono fornendo il loro sostegno .I servizi offerti in generale
possono variare da Banca a Banca e dovr essere l'operatore che effettuer la sua scelta in
base alle sue esigenze.
Per fornire una chiave di lettura pi semplice possibile i servizi offerti sono stati suddivisi in
due Macro Aree:

A- SERVIZI COMMERCIALI
Si riferisce a quelli offerti dalle Banche per agevolare la penetrazione commerciale delle
imprese sui mercati esteri,

B-SERVIZI FINANZIARI
Riguarda i pi tradizionali supporti alla gestione finanziaria dell'attivit internazionale
dell'azienda.

Di seguito vedremo in dettaglio le due aree.

8.9.2 Il Contesto Normativo


L'attuale contesto in cui le imprese e le banche si trovano ad operare, se confrontato con
quello di alcuni anni fa (fine anni 80) in scenari completamente modificati. Infatti, l'adozione
di norme di tipo " europeo" ha radicalmente modificato il modo di operare delle aziende, ma
soprattutto ha inciso profondamente nell'attivit delle banche. Il passaggio da un regime
valutario "controllato" basato su norme rigide ad uno completamente aperto ha avuto
profonde conseguenze nel modo di operare delle aziende favorendone appunto la progressiva
internazionalizzazione.
Le norme prevedono ai fini valutari solo n. 2 categorie di operatori

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 275
residenti (persone fisiche e/o giuridiche)
non residenti
e disciplinano:
a) Operazioni con l'estero

operazioni Correnti
importazioni
esportazioni
transito
cessioni di merci allo stato estero
prestazioni di servizi o beni immateriali
transazioni invisibili
Investimenti diretti
(all'estero)
Operazioni di natura finanziaria

b) Operazioni valutarie
(trasferimento di divise in dipendenza di operazioni con l'estero)

c) Operazioni in cambi

Le conseguenze pi significative che si sono verificate negli ultimi anni sono state :
eliminazione del monopolio dei cambi dell'UIC
i residenti possono aprire conti all'estero e conti in divisa con le banche italiane
libera circolazione delle merci e dei capitali come:
eliminazione delle dogane alle frontiere
liberta di insediamento per gli intermediari finanziari e riconoscimento reciproco delle
norme di regolamento e controllo del paese di origine
armonizzazione fiscale con l'adozione di trattati contro la doppia imposizione, con la
normativa "madre figlia" regolante i rapporti fiscali tra societ controllate e /o
branches estere
Introduzione di un sistema di monitoraggio fiscale
volto a monitorare i movimenti di capitale
volto a contrastare il riciclaggio di denaro sporco

8.9.3 Monitoraggio Fiscale


DL. 28/6/1990 N. 167 CONVERTITO NELLA LEGGE N. 27 DEL 4/8/90 E Succ. INTEGRAZIONI

La normativa attuale si muove lungo due direttrici e riguarda le movimentazioni tra lItalia e
larea dei paesi UE di fatto quasi coincidente con area euro:

a) Fiscale
attraverso il monitoraggio dei movimenti di capitale, dall'estero e per l'estero, effettuati dai
residenti non soggetti ad obblighi di bilancio con un limite minimo di 75.000.(organismo
delegato Banca dItalia attraverso la sezione Uic)

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 276
b) non tributario
mirante a contenere, per quanto possibile, l'uso del denaro contante nelle transazioni
(ponendo precisi vincoli alla possibilit di effettuare importazioni ed esportazioni di denaro,
titoli e valori mobiliari ) onde evitare eventuali operazioni di riciclaggio proveniente da
operazioni illecite
Il monitoraggio fiscale delle operazioni, da e per l'estero, si sostanzia in realt in una serie di
obblighi e adempimenti che possono interessare:

- solamente le banche abilitate e gli altri intermediari che si interpongono nell'esecuzione


delle operazioni
- solamente i soggetti che effettuano le operazioni stesse (persone fisiche, enti non
commerciali, societ semplici, societ di persone, societ di armamento e associazioni
fra professionisti.
- entrambi le categorie di soggetti
Il monitoraggio fiscale delle operazioni da e per l'estero si sostanzia in una serie di obblighi e
adempimenti in relazione a:
1- trasferimenti effettuati attraverso intermediari bancari e non
2- trasferimenti effettuati attraverso non residenti
3- trasferimenti effettuati informa diretta.,attraverso l'importazione o l'esportazione al seguito
ovvero mediante plico postale di denaro titoli e valori mobiliari

1- trasferimenti effettuati attraverso intermediari (bancari e non )

Adempimenti delle Banche


- istituzione di un archivio e obbligo di segnalazione di movimenti superiori a 75.000
effettuate dalle persone fisiche e assimilate sopradescritte in relazione ad investimenti
all'estero e o in attivit finanziarie estere
Adempimenti dei soggetti interessati al provvedimento:
obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi gli investimenti all'estero e le attivit
finanziarie estere superiori ai 75.000,nonch l'ammontare dei trasferimenti da e per l'estero
sempre di importo superiore ai 12.500,00 e relativi agli investimenti e attivit finanziarie
estere detenute e /o acquistate

2- trasferimenti effettuati attraverso non residenti (con o senza il tramite delle banche e
degli intermediari )
obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi l'ammontare dei trasferimenti da e per
l'estero sempre di importo superiore ai 12.500,00 e relativi agli investimenti e attivit
finanziarie estere detenute e /o acquistate attraverso tali canale.

3- trasferimenti effettuati in forma diretta,


attraverso l'importazione o l'esportazione al seguito ovvero mediante plico postale di denaro
Importazione/esportazione: Libero sino a 12.500,00 per somme in valuta e titoli al
portatore Per importi superiori a 12.500,00 dichiarazione in dogana

8.9.4. I servizi Bancari

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 277
8.9.5 area di intervento dei SERVIZI COMMERCIALI

Come ricordato in precedenza le strategie commerciali di penetrazione nei mercati esteri sono
la base per quell'internazionalizzazione che i mercati globali richiedono, pertanto le imprese,
per avere un quadro di riferimento delle opportunit offerte dai mercati esteri e dei possibili
sviluppi di relazioni, possono usufruire dalle banche di servizi del seguente tipo:

Servizi a Supporto delle Strategie Commerciali sui Mercati Esteri

1- servizi per l'identificazione di canali potenziali di commercializzazione


2- servizi di informazione di gare ,appalti ecc, promossi da organismi multilaterali
internazionali ecc
3- servizi di consulenza valutaria, doganale, societaria, fiscale
4- servizi di assistenza nella gestione di polizze assicurative sui crediti all'esportazione

a) Identificazione sbocchi commerciali

Per poter sfruttare le possibilit aperte dalla internazionalizzazione dei mercati necessario
conoscere la realt dei vari paesi. A tal fine un servizio offerto dalle Banche quello delle
schede paese che possono essere semplici reports su un paese oppure studi pi approfonditi
che possano permettere all'operatore di prendere le sue decisioni. I punti salienti di un buon
report sarebbero:
-dati macroeconomici
-andamento economia reale e ipotesi di sviluppo previsti
-mercato interno
-valutazione economica finanziaria del paese
-problematiche societarie e fiscali
Esigenze pi specifiche possono essere soddisfatte da
-ricerche di mercato su specifici settori merceologici
-ricerche di partners

La ricerca di partners un supporto all'azienda offerto dalle banche attraverso i canali di


interscambio usuali con le corrispondenti. Questo canale informativo,oggi, con la diffusione
informatici molto diffuso anche fuori dal settore bancario,in particolare nell'area europea
diventato una prerogativa delle CCIIA, degli eurosportelli e di tutti quegli organismi operanti in
tale settore.
La ricerca di partners pu interessare tre aree:

-COMMERCIALE
collaborazione nella distribuzione di prodotti e servizi
-TECNICO INDUSTRIALE
collaborazione che investe un settore pi ampio con scambio di licenze, know how, le
operazioni di partnership hanno lo scopo di verificare possibili intese senza effettuare
investimenti nella ricerca
-FINANZIARIO

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 278
L'evoluzione principalmente in tale settore manifestata in modo precipuo verso i paesi a
basso costo di manodopera al fine di permettere una delocalizzazione delle attivit. La
partnership i tal caso riguarda sia acquisizioni sia joint-ventures con partner locali. In tal caso
oltre all'impegno finanziario alla societ che intende investire normalmente viene richiesto un
impegno tecnologico.

a) Servizi di informazione di gare, appalti ecc promossi da organismi multilaterali


internazionali ecc
In tale settore le banche, piucch fornire un supporto informativo su GARE E APPALTI
all'estero, settore abbondantemente coperto dagli organismi istituzionali, sono maggiormente
presenti nell'assistenza attraverso l'emissione di garanzie di firma.
Tali garanzie possono essere rilasciate direttamente dalla Banca (magari in pool per diminuire
il rischio) ma soprattutto sono emesse da banche del paese ove la gara si svolge per conto
delle banche italiane:

-BID BOND
Garanzia per la partecipazione alla gara di solito in percentuale dell'importo dell'appalto
-TENDER BOND
Garanzia di mantenimento dell'offerta per il periodo di tempo in cui la gara indetta (di solito
abbinata al bid bond)

Questa la fase di partecipazione, qualora il cliente italiano risultasse aggiudicatario dovranno


essere rilasciate altre garanzie quali
-PERFORMANCE BOND
Garanzia a tutela della mancata esecuzione della prestazione da parte dell'impresa appaltante
-RETENTION BOND
Garanzia sostitutiva del deposito cauzionale (decimi di garanzia)

Qualora la stazione appaltante effettuasse pagamenti anticipati sarebbe necessaria anche


-ADVANCE PAYMENT BOND
Garanzia per la restituzione delle somme anticipate

Le garanzie sopra riportate sono chiaramente una linea di credito concessa dalla banca
italiana al suo cliente. Tali garanzie,in moltissimi paesi, per vincoli contrattuali dovranno
essere emesse obbligatoriamente da parte di una banca locale. Le richieste di escussione sono
normalmente a first demand e quindi le garanzie sono escutibili dal beneficiario con una
semplice dichiarazione di mancato pagamento da parte del cliente italiano.

Sempre collegati agli appalti ci sono i servizi di informazione sulle :


AGEVOLAZIONI FINANZIARIE CONCESSE DA ISTITUZIONI ITALIANE E/O ESTERE destinate ad
investitori italiani in determinati paesi.

Esistono,oltre ad agevolazioni per investimenti in particolari aree europee (di solito zone con
settori in crisi o deindustrializzate) esistono ampi piani di intervento per i PVS, paesi in via di
sviluppo. Normalmente le opportunit sono offerte o da organismi internazionali(BIRS, IDA,
IFC; BANCA ASIATICA PER LO SVILUPPO, BANCA MONDIALE ecc)o da europei (FONDO Sociale

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 279
ecc)o da programmi interni. Di particolare interesse sono i crediti di Aiuto ai PVS, di fatto dei
regali ai paesi poveri destinati al finanziamento di programmi di intervento infrastrutturale
realizzati da unazienda italiana. Altra fonte di intervento sono i finanziamenti agevolati per la
costituzione di joint ventures all'estero in paesi in via di sviluppo o insufficientemente
sviluppati.
Da ultimo ricordiamo i fondi agevolati destinati allo smobilizzo di crediti a medio lungo
termine sorti in dipendenza di forniture o lavori, se garantiti da banca del paese estero.

c) servizi di consulenza valutaria, doganale, societaria, fiscale


Le Banche di maggiori dimensioni e con stabile presenza all'estero mettono a disposizione
degli operatori una serie di servizi riguardante la consulenza valutaria in particolare. Infatti,
per non incorrere in inadempienze derivanti dalla mancata conoscenza della normativa
valutaria e doganale le aziende debbono poter utilizzare supporti informativi in materia, e,
infatti, le banche unitamente agli organismi internazionali sono piuttosto presenti. Un
ulteriore forma di assistenza agli operatori pu essere fornita sia nel campo della
contrattualistica sia soprattutto nell'insediamento di una branch estera dell'azienda.
S pu affermare che uneffettiva assistenza dovrebbe fornire:
- -il quadro di insieme delle problematiche connesse all'iniziativa
- gli adempimenti e i vincoli per la realizzazione
- -i costi da sostenere e il piano economico finanziario
- -le eventuali possibilit agevolative
- -i riferimenti in loco per l'assistenza
Per completezza di informazione va ricordato che esistono delle possibilit di finanziamento
per piani di penetrazione commerciale all'estero.

d) Servizi di assistenza nella gestione di polizze assicurative sui crediti all'esportazione

Uno dei problemi che l'operatore con l'estero deve fronteggiare, soprattutto quando affronta
rapporti commerciali nuovi e significativi in rapporto al fatturato dell'azienda quello delle
garanzie di pagamento del credito derivanti dalla concessione di dilazioni alla controparte.
Parlare di assicurazioni per l'operatore significa essenzialmente tutelarsi dai rischi di mancata
insolvenza dovuto sia a rischi commerciali sia politici, rischi imputabili sia a eventi politici,
catastrofici, modificazioni di leggi, impossibilit di trasferimenti valutari etc. Questi rischi sono
normalmente coperti da SACE ex societ di emanazione pubblica che si occupa di coprire
appunto tali rischi. Il principale settore di intervento della Sace la copertura dei rischi di
insolvenza per gli eventi sopra ricordati di crediti sorti in dipendenza di operazioni dilazionate
(anche di vari anni) soprattutto in PVS. Pertanto c' una valutazione del paese, il rischio di
mancato pagamento dello stesso, la Sace opera a valere sui fondi messi a disposizione dallo
Stato attraverso il Mediocredito Centrale (l.227), copertura del 70 % e i crediti sono
normalmente assistiti da garanzie bancarie o avallo su effetti da parte di enti statali
Altro settore quello della copertura dei rischi di insolvenza
commerciali a breve, in tale settore presente fortemente la Euler--Siac che provvede ad
assicurare sia tutti i crediti verso un determinato paese che verso un singolo debitore
attraverso la concessione di plafonds. Di fatto tale operativit assimilabile a quella delle
societ di factoring internazionale.

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 280
8.9.6 servizi a supporto della GESTIONE FINANZIARIA

L'internazionalizzazione sempre pi spinta e la gestione dei rischi valutari insiti nell'attivit


dellimpresa inserita in un mercato globale, la finanziarizzazione progressiva della gestione
aziendale con lo sviluppo delle transazioni finanziarie in modo pi marcato della stesse
transazioni commerciali. La gestione delle operazioni commerciali in valuta fa si che le aziende
di maggiori dimensioni, con largo interscambio con lestero o con societ estere, si trovano a
gestire una tesoreria multivaluta con la necessit di affrontare il problema della copertura dei
rischi di cambio connessi alle transazioni. e ci ancor pi vero in funzione delle dimensioni
aziendali. In questo settore la Banche, vuoi per una connotazione naturale di appoggio, vuoi
per ricercare canali di sbocco per le proprie attivit, possono concretamente svolgere
unazione di supporto alle piccole e medie aziende.
Tale operativit si svolge in tre macro aree:
a- sistemi di pagamento e di incasso
b- linee di credito e servizi finanziari
c- assistenza e gestione della tesoreria

A. SISTEMI DI PAGAMENTO E DI INCASSI

Nell'esaminare la prima area dobbiamo prima ricordare quali siano le modalit corrente di
incasso e pagamento con l'estero.
Se consideriamo unanalogia con il mercato domestico il regolamento di unesportazione o
importazione pu essere
1-a vista
2-a scadenza

A.1. REGOLAMENTO A VISTA


Il regolamento a vista a sua volta pu essere:
a mezzo bonifico bancario
rimessa diretta di assegni

Il bonifico bancario, in analogia con il mercato domestico, viene effettuato in rete ma


attraverso una rete internazionale particolare che lo swift, sia in euro che in altra valuta.
Una precisazione va fatta sulla opportunit di emissione della fattura in euro o in altra valuta,
dipendendo la stessa dai rapporti commerciali esistenti con la controparte estera con
l'emissione in valuta il nostro operatore domestico non avr rischi di cambio trasferendo al
cliente estera tale onere. Operando in valuta la fatturazione potr essere multivaluta in
funzione dei mercati di sbocco. Ritornando al regolamento in termini pratici la Banca ricever
dall'estero un importo che sar accreditato al cliente che a sua volta provveder ad indicare
la causale per permettere (in caso di importo superiore a 12.500 ) la comunicazione valutaria
statistica all' Ufficio Italiano dei cambi.
Anche con il regolamento a mezzo assegno si ha una analogia con il mercato domestico in
quanto gli assegni possono essere :
emessi direttamente dal cliente
emessi come assegni circolari dalla Banca

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 281
Nel primo caso si hanno i rischi ordinari di accettazione di un pagamento a mezzo assegni
.Possono essere in euro o in altra valuta ed essere tratti direttamente dal cliente sul proprio
conto .Da tenere presente che tali assegni in caso di mancato pagamento non hanno la
possibilit,come previsto dalla legge italiana, di svolgere una funzione esecutiva .Diverso
l'assegno emesso da una banca cio un assegno circolare, anche in questo caso il titolo viene
emesso in euro o divisa. L'unico rischio,peraltro molto modesto in quanto tale controllo
demandato alla banca italiana, che l'assegno sia irregolarmente emesso dalla Banca estera.
Pertanto anche in questo caso l'accettazione come modalit di pagamento ha il solo rischio
insito nella negoziazione di assegni circolari. Una parola va infine spesa per gli incassi
dell'estero a favore di non residenti; infatti il concetto di residente ai fini valutari legato alla
produzione di un reddito in Italia ,pertanto un non residente pu avere tranquillamente un
conto estero in Italia. Tali conto soggetti alle norme dei conti bancari in Italia possono essere
alimentati da fondi provenienti dall'estero (in qualsiasi forma lecita). La banca pu agevolare il
cliente attraverso la Negoziazione sbf degli assegni esteri. Infatti il rischio che viene assunto
dalla Banca analogo a quello dell'accoglimento di un versamento da parte del cliente di
assegni emessi su banche italiane in Italia.
I problemi da non sottovalutare sono:
il diverso tempo per la compensazione dell'assegno e quindi il tempo necessario per
ottenere l'esito del pagato o meno
la diversa valenza giuridica del titolo in funzione della normativa italiana sull'assegno.
Infatti gli assegni esteri non sono generalmente titoli di credito pertanto non protestabili
n sono titoli esecutivi

A.2 REGOLAMENTO A SCADENZA

Il regolamento a scadenza delle operazioni ordinarie non documentate puo' avvenire :


a mezzo ricevute bancarie
a mezzo rilascio di pagher internazionali''

Il regolamento a scadenza delle operazioni ordinarie documentate puo' avvenire attraverso


operazioni documentate semplici
documenti Contro pagamento o accettazione
crediti documentari o lettere di credito

operazioni ordinarie non documentate


Tale forma di regolamento, in analogia ad operazioni commerciali nel paese residente, pu
essere effettuato con emissione di ricevute bancarie inviate allincasso (ad esempio tale
sistema piuttosto efficiente in Francia ove le ricevute provenienti da altri paesi vengono
gestite attraverso il sistema centralizzato di incassi ).
Altra forma abbastanza usata in vari paesi l'emissione di pagher internazionali BILLS. Anche
in questo caso le problematiche di rischio riguardano la solvibilit del sottoscrittore il titolo, in
molti casi, a garanzia della solvibilit del debitore, tali titoli vengono accettati da banche del
luogo o internazionali o da primarie societ finanziarie.
Tale modalit tipica per il pagamento dilazionato di forniture legate ad accordi internazionali
tra lItalia e il paese estero (di solito in via di sviluppo)e pertanto si ha una accettazione degli
effetti da parte della banca centrale.

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operazioni ordinarie documentate
Tra le varie modalit di pagamento o incasso previste nell'interscambio con l'estero un peso
ancora elevato quello mantenuto dalle operazioni con regolamento assistito da documenti.
Le operazioni si suddividono in:
Operazioni di documenti contro pagamento (D/P)
operazioni di documenti contro accettazione (D/A)

La prima tipologia prevede l'intervento di quattro soggetti:

ESPORTATORE e/o IMPORTATORE IN ITALIA

BANCA ITALIANA

BANCA STRANIERA

OPERATORE COMMERCIALE ESTERO

L'esportatore italiano attraverso la Banca Italiana trasmette alla banca dell'operatore estero i
documenti rappresentativi della merce, in pratica i documenti necessari a poter ritirare la
merce, incaricando la Banca italiana non solo di incassare in sua vece ma di far rilasciare i
documenti dalla banca estera all'operatore estero contro l'immediato pagamento
dell'importo o attraverso l'accettazione di un effetto incassabile a scadenza. Il mandato
conferito alla banca italiana ben definito e quindi le istruzioni devono essere impartite in
modo chiaro sia per quanto riguarda l'incasso parziale o totale della somma sia per il
comportamento da tenere in caso di mancato pagamento . Questa tipologia di pagamento
molto usata soprattutto in presenza di documenti rappresentativi della merce come la polizza
di carico o bill of lading sia marittima che aerea o la lettera di vettura per trasporti ferroviari o
camionistici. Altri documenti comunemente usati sono:i certificati di
assicurazione,provenienza,sanitari etc. .Questa modalit di regolamento di fatto comporta
che il rischio di viaggio della merce sia a carico dell'esportatore italiano fino all'arrivo a
destinazione, ove per poter essere acquisita in propriet dall'importatore, deve essere
espletata la clausola base del contratto di incasso documentario e precisamente la
controprestazione che appunto pu essere il pagamento o l'accettazione di un impegno di
pagamento .
E evidente che la presente forma di regolamento si basa su una reciproca fiducia tra i due
partner commerciali, ma ci non basta perch in moltissimi casi vuoi per la scarsa fiducia
reciproca, vuoi per le usanze commerciali dei vari mercati si preferisce adottare lo strumento
principe del commercio internazionale cio il

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CREDITO DOCUMENTARIO.
Storicamente la lettera di credito nasce con il colonialismo e precisamente con in traffici della
Compagnia delle Indie, quando i mercanti per poter acquistare su mercati lontani si facevano
rilasciare dalle Banche Londinesi, in primo luogo, delle Lettere di credito che erano pagabili ai
presentatori in buona fede di tali documenti, pertanto anche ai venditori stranieri . Il
presupposto dell'incasso documentario che esiste una promessa della Banca di pagare al
portatore della Lettera di credito o a terzi nel credito documentario. E' quindi una promessa
condizionata di pagare, su ordine del cliente acquirente, direttamente al presentatore di tale
documento subordinando il tutto all'espletamento di determinati clausole documentarie. Non
un vero rapporto astratto cartolare ma solo il rispetto di regole ben precise, infatti se il
presentatore in buona fede adempie a tutte le clausole indicate per poter essere pagato,
verr regolarmente pagato dalla Banca promittente. E' evidentemente la forma piu' semplice
di lettera di credito, ma gi emerge una caratteristica fondamentale che quella della
sostituzione del debitore che diventa la Banca. Infatti la Banca pagher se saranno soddisfatte
le previste clausole di tipo documentario, non entrando nel merito del rapporto principale fra
le due imprese. Per poter offrire ancora maggiori garanzie e opportunit per l'acquirente
venne introdotta una forma pi complessa. Il CREDITO DOCUMENTARIO.

Il contesto giuridico del Credito documentario pu esplicitarsi in vari modo con alcune
modificazioni ma comunque i soggetti in gioco sono i seguenti:

cliente estero
cliente estero
documenti cliente italiano

banca estera

banca italiana

Il cliente estero apre un credito documentario a favore dell'esportatore italiano:

1^ fattispecie
La banca estera, su mandato del suo cliente, mette a disposizione dell'esportatore una
somma utilizzabile solo se verranno rispettate determinate condizioni di tipo documentale.
La banca Italiana pu eseguire il semplice mandato da parte della Banca estera di avvisare il
cliente italiano che stata messa a sua disposizione la somma.In tal caso siamo nella
configurazione del mandato, l'esame della conformit o meno dei documenti alle clausole
contrattuali del Credito spetta alla Banca estera che assume in proprio l'obbligazione di
pagare direttamente al cliente italiano non entrando nel merito del rapporto sottostante.La
documentazione viene esaminata secondo standard conformi che sono le regole
internazionali della CCI (Camera Commercio Internazionale), emanate a suo tempo per dare
uniformit e omogeneit nei criteri di esame e di interpretazione.In questa prima
configurazione l'obbligato principale quindi la Banca estera.

2^fattispecie

FINANZA E IMPRESA materiale didattico preparato dal docente prof. Bruno Pirozzi 284
Questa prima configurazione pu essere modificata con la banca estera che da mandato alla
banca italiana di esaminare in sua vece i documenti e pagare se ritenuti conformi. E' evidente
che in questo caso la tutela per il beneficiario maggiore in quanto la decisione di pagamento
si sposta alla banca italiana che paga in forza del mandato avuto. La struttura giuridica
diventa una delegazione di pagamento ,in quanto la Banca italiana ha l'incarico di esaminare
le formalit del credito e paga in sostituzione della Banca estera.

3^fattispecie
Tale situazione diventa ancor pi migliorativa per il cliente italiano qualora la Banca italiana
appone la sua conferma al credito documentario, infatti secondo tale configurazione la banca
italiana diventa obbligata principale nei confronti del cliente italiano.

Riassumendo i tre livelli del credito documentario sono:

esame dei documenti e pagamento sulle casse della Banca ordinante


esame dei documenti e pagamento sulle casse della Banca italiana in forza di preciso
incarico
come nella fattispecie di cui sopra ,ma alla banca italiana viene richiesto di coobbligarsi
per il pagamento,per cui utilizzabile presso le sue casse
Nel primo e nel secondo caso il rischio per il cliente italiano, solo l'insolvenza della banca
straniera. Nel terzo caso, qualora la Banca italiana aggiunga la sua conferma al credito
documentario, siamo in presenza di una vera e propria traslazione del rischio sulla Banca
italiana.
Nel parlare di crediti documentari occorre tener conto di altri due aspetti:
1- I crediti documentari sono irrevocabili
2- I crediti documentari sono soggetti a norme uniformi che permettono la
standardizzazione delle formalit e del giudizio di merito nell'esame di tali formalit. Ci
comporta che il giudizio della banca italiana sia uniforme e perfettamente confrontabile ed
equiparabile con quello della banca estera. Questa necessit di equiparabilit ha portato alla
creazione di un contesto di regole universalmente accettate e riconosciute, la cui accettazione
diventa strumento operativo dello stesso credito documentario. I crediti documentari, al pari
delle altre forme di regolamento commerciale , possono quindi essere:
A VISTA con pagamento del controvalore subito dopo l'esame dei documenti

A SCADENZA dilazionato ad un certo n. giorni dopo l'esame dei documenti.

Gli elementi caratterizzanti del credito documentario sono:


l'ordinante
la somma messa a disposizione
il tempo entro cui tale disponibilit deve essere utilizzata
il tempo massimo per l'esecuzione contrattuale e quindi il tempo per la spedizione etc.
la modalit di pagamento ( a vista o a scadenza).
la documentazione da presentare e quindi l'aspetto formale da assolvere
l'indicazione sulle casse di quale Banca sia pagabile il credito documentario.
Oltre agli elementi di cui sopra, sempre presenti in ogni fattispecie, esistono varie forme di
credito modellate su determinati usi commerciali quali :

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- il credito stand by
(sostitutivo di una fideiussione bancaria, viene messa a disposizione delloperatore italiano
una certo plafond per un periodo di tempo determinato, utilizzabile pi volte)
- il credito revolving
un credito documentario utilizzabile pi volte con le stesse modalit
- il credito trasferibile
utilizzabile da pi beneficiari
A completamento di tutte le varie forme di incasso e pagamento vanno anche inseriti anche i
conti in valuta accesi a residenti e non residenti . L'unica differenza fra le due tipologie sono le
modalit di alimentazione .La opportunit di avere conti in divisa estera nasce dalla possibilit
di poter utilizzare proprie disponibilit o linee di credito in maniera tale da ridurre o eliminare
il rischio di cambio .

B. LINEE DI CREDITO E SERVIZI FINANZIARI

Il primo aspetto che si intende esaminare quello delle :

B.1. Linee di CREDITO SPECIFICHE

L'azienda, che nel mercato domestico a fronte del proprio fatturato ha la possibilit di
smobilizzare i propri crediti, vuoi attraverso l'anticipo sbf di ricevute, lo sconto di portafoglio o
l'anticipo su fatture, ha analoghe possibilit anche operando sul mercato internazionale.
Infatti le operazioni che possono essere effettuate vanno a coprire le esigenze finanziarie
dell'operatore,
- finanziamento non connesso ad operazioni commerciali
- finanziamento a fronte di importazioni

La prima suddivisione che potremmo fare in questa disamina delle linee di credito quella
classica fra interventi di CASSA e di FIRMA.

B.1.1. Aperture di credito e/o finanziamenti per cassa

B.1.1.1 finanziamento senza connessione con operazioni commerciali

Trattasi in effetti di un finanziamento in divisa estera di durata a revoca ,o meglio di durata


prefissata con possibilit di estinzioni o ripristini.
La richiesta del cliente di tale forma di finanziamento normalmente basata sulla presunzione
di pagare un tasso di interesse ridotto, rispetto ad una apertura di credito in c/c .
Quanto sopra pu essere vero qualora i tassi per la valuta siano inferiori alleuro, ma al rischio
creditizio o del finanziamento va aggiunto il rischio di cambio che il cliente potrebbe correre.

B.1.1.2 finanziamenti all'importazione


Trattasi di linea di credito destinata al pagamento di importazioni e/o prestazioni di servizi .

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1.3- finanziamento di fornitura
1.4- anticipo su contratti e/o lettere di credito o crediti documentari

a anticipo su contratto
Trattasi del classico anticipo SU CONTRATTO, in bianco, che rientrer progressivamente con
l'anticipo sulle fatture mano a mano che verranno emesse .
b anticipo su lettera di credito o credito documentario

La differenza con quanto sopra che il contratto di fatto rappresentato dalla Lettera di
credito o dal Credito documentario pertanto le modalit e la fonte di rimborso dell'anticipo
sono conosciute .L'estinzione dell'anticipo avverr con l'incasso della lettera di credito (se a
vista ) o con anticipo sulle fatture emesse a valere sulla L/C o CREDOC qualora il pagamento
sia previsto dilazionato .

B.1.1.2 .operazioni di smobilizzo di crediti

B.1.1.2.1. anticipi all'esportazione


In questo raggruppamento rientrano tutte le tipologie di finanziamento delle esportazioni .
Vanno comunque effettuate delle distinzioni in dipendenza delle modalit di rientro e di
incasso:

B.1.1.2.2. anticipo su fatture estere


Tali fatture potrebbero essere incassate a mezzo bonifico (in tal caso il cliente dovrebbe
indicare la sua banca come banca di appoggio) o a mezzo assegno ( modalit molto diffusa
soprattutto in Europa)
La soluzione ideale sarebbe quella che il cliente assicurasse i suoi crediti per non avere rischi di
insolvenza commerciale.

B.1.1.2.3 anticipo su fatture emesse a fronte di documenti inviati per l'incasso


A differenza del caso sub 1 oltre alla fattura potrebbero esserci altri documenti quali effetti,
documenti di spedizione etc .

B.1.1.2.4 anticipo su fatture emesse a fronte di lettere di credito con incasso dilazionato o
pagabili all'estero.
In questo caso esiste la certezza dell'incasso, qualora la lettera di credito fosse utilizzata sulle
casse della banca del cliente, l'operazione diverrebbe garantita in quanto il debitore sarebbe
la banca stessa.

B.1.1.2.5 sconto effetti


Trattasi di operazioni di smobilizzo di effetti (tratte accettate e/ promissory notes) rilasciati da
non residenti a fronte di di operazioni all'esportazione

B.1.1.3.crediti di firma

rilascio di garanzie commerciali su estero

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Trattasi delle garanzie che la banca rilascia sia a fronte di una pagamento dilazionato che
soprattutto a fronte di emissione di aperture di credito Import .
In tale categoria rientrano anche le garanzie connesse alle operazioni di realizzazione di
impiantistica all'estero come:
Tender bond (partecipazione a gara di appalto)
Bid bond (mantenimento dell'offerta per una gara )
Performance bond (buona esecuzione)
Advance payment bond (restituzione dell'acconto)

rilascio garanzie finanziarie su estero


Trattasi di rischi di firma concessi alla clientela a fronte di operazioni finanziarie o a fronte di
operazioni di options, futures, outrights, swaps, etc.

B.2 linee di CREDITO PARTICOLARI

L'attuale offerta di servizi finanziari molto ampia e le aziende di maggiori dimensioni


possono ricorrere anche a
-finanziamenti in pool e syndicated loans

Trattasi di finanziamenti messi a disposizioni da un pool di banche, di cui una capofila che ha il
mandato di trattare la linea di credito che poi verr erogata secondo le quote di
partecipazione al" sindacato". Tradizionalmente tali operazioni vengono effettuate
sull'Euromercato con riferimento alleuroribor o al $
-credito fornitore

Una delle forme pi usate di finanziamento alle esportazioni con regolamento dilazionato
rappresentata appunto dal Credito Fornitore che si traduce in:
Anticipazioni Prosolvendo della quota dilazionata di crediti insorti in dipendenza di una
fornitura o pi spesso di lavori etc. Non vengono assunti normalmente impegni circa il buon
fine o meno dei crediti, gli interventi qualora non rientrino fra quelli previsti dal Mediocredito
Centrale (agevolati) vengono effettuati ai tassi di mercato. Qualora ci sia l'intervento del
Mediocredito Centrale lo stesso effettuato in base ai tassi previsti dal "consensus" , accordo
internazionale fra i vari paesi industrializzati. Intervento analogo quello dello:

Sconto Prosolvendo degli effetti avuti in pagamento dalla controparte estera, gli effetti di cui
sopra possono essere altres garantiti da societ o banche del paese compratore.Le operazioni
di cui sopra di fatto prendono in considerazione lo standing della controparte italiana in
quanto la linea di credito data allesportatore.
Lo Sconto Prosoluto o forfaiting mira a superare le limitazioni di quelle pro solvendo.
Tale operazione si sostanzia nell'acquisto da parte di una societ finanziaria di un portafoglio
di effetti ottenuti in pagamento di una esportazione di beni e servizi con pagamento differito a
medio termine, senza rivalsa verso il precedente possessore dei titoli. Alla base c' quindi una
esportazione di beni durevoli ( lavori) con pagamento dilazionato in pi anni. Salvo nel caso
che il debitore sia di importanza internazionale, l'istituto che procede al "forfaiting" richiede
che il credito sia assistito da garanzia bancaria o sotto forma di avallo dei titoli di cambiari o di
lettera di garanzia separata.

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Qualora l'operazione abbia i requisiti per la forfettizzazione i vantaggi per l'esportatore sono :
-smobilizzo di un credito differito
-eliminazione di rischi di insolvenza commerciale
-eliminazione dei rischi politici
-eliminazione dei rischi di cambio
-semplificazione delle procedure di incasso.

I vantaggi di cui sopra sono in effetti caricati sul costo dell'operazione che in genere , se non
rientra fra quelle agevolate dal mediocredito centrale, abbastanza elevato. L'operazione di
forfaiting pu essere anche effettuata a valere sulle possibilit previste dalla Legge 227
(Ossola) che regolamenta le operazioni assicurando all'esportatore, in presenza di
determinate condizioni, lo sconto a tasso agevolato.Le operazioni a valere sulla LEGGE 227
hanno la garanzia SACE (statale)sui rischi commerciali e politici .
Una forma di intervento ancor pi particolare quella del:

credito compratore (buyer's credit).


Tali operazioni si traducono in un linea di credito concessa dallo Stato Italiano o da una banca
italiana ad un paese estero (di solito in via di sviluppo) attraverso una banca di tale paese
destinata al pagamento di forniture effettuate da esportatori Italiani .Pertanto vengono
predeterminati importi, ambiti, condizioni per gli utilizzi di tali linee. Infatti gli interventi sono :
closed destinati a finanziare una specifica fornitura
open destinati a finanziare una serie ampia di esportazioni.
Le particolari modalit di tali interventi, con lutilizzo da parte del paese estero della linea di
credito, consentono un rapido incasso da parte dell'operatore italiano
Molto spesso tali crediti, in caso di mancato rimborso da parte del debitore estero, vengono
trasformati dallItalia in CREDITI DI AIUTO cio a fondo perduto.

Da ultimo parliamo di ulteriori forme di finanziamento ancor pi particolari e precisamente:


Project Financing
Leasing Internazionale
Factoring internazionale

Le caratteristiche del Project financing ne fanno uno strumento finanziario in fase di sviluppo
,in quanto destinato in forma precipua alla realizzazione di grossi investimenti in
infrastrutture o strutture produttive, si pensi all'EUROTUNNEL Ferroviario ad esempio. In tali
casi insieme al progetto operativo, viene presentata la copertura finanziaria che pu utilizzare
il finanziamento a mezzo emissione di titoli sull' Euromercato, oppure un consorzio di
finanziamento composte di banche internazionali etc. Il progetto esecutivo e la relativa
copertura finanziaria vengono proposti chiavi in mano per realizzare unopera che, per la
caratteristica di infrastruttura potrebbe avere carattere pubblico, con la contropartita dello
sfruttamento in forma privatistica dell'investimento per un certo numero di anni.

Il Leasing Internazionale una contratto di leasing a tutti gli effetti caratterizzato dal fatto che
il proprietario e l'utilizzatore del bene locato, risiedono in paesi diversi

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Tali operazioni presentano solo particolarit dovute alle possibili asimmetrie tra le legislazioni
e le norme tributarie correnti nei paesi delle societ partecipanti all'operazione.

Da ultimo ricordiamo il Factoring Internazionale, non dissimile da quello domestico fatto


salvo che i creditori ceduti sono residenti in paesi esteri .
La societ di factoring acquisir quindi i crediti e girer questo credito ad un Factor
corrispondente residente nel paese del debitore .
Questo Factor svolger pertanto tutte le operazioni relative alla gestione di tali crediti per
conto della societ italiana a cui l'esportatore avr ceduto il credito.

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C- ASSISTENZA NELLA GESTIONE DELLA TESORERIA

Le forme di intervento possono essere sintetizzate in due comparti :

a) gestione dei flussi e dell'indebitamento in valuta


b) copertura dei rischi di cambio

a) gestione dei flussi e dell'indebitamento in valuta


La GESTIONE dei FLUSSI derivanti dall'attivit commerciale e quindi dai rapporti con le banche
rappresentano il fulcro dell'attivit finanziaria in valuta. Infatti la corretta gestione mirata
all'ottimizzazione delle risorse finanziarie e al contenimento dei costi dei mezzi finanziari di
terzi diventa un po' pi complessa se le fonti sono in valuta e soprattutto multivaluta. Infatti in
tal caso compito della gestione operativa presiedere ai rischi di cambio e tasso connessi
all'incasso e pagamenti in valuta.
Una delle modalit per il contenimento dei rischi connessi alle attivit in valuta quella del
bilanciamento della posizione mirante a fronteggiare passivit ed attivit in valuta con
posizioni appunto bilanciate. Tipica applicazione riscontrabile nelle multinazionali con una
tesoreria centralizzata intergruppo che funga da clearing (compensazione ) fra flussi espressi
in valute diverse.
Quanto sopra trova di norma applicazione solo nelle multinazionali mentre la maggior parte
degli operatori rappresentata da Piccole e Medie Imprese, ove spesso scarsamente
presente la consapevolezza dei rischi valutari.
b)copertura dei rischi di cambio

Affinch possa essere perseguita in modo efficace una gestione dei flussi valutari
innanzitutto necessario definire quale sia il rischio che l'azienda intende assumersi.
Infatti l'impresa che esporta pu fatturare in euro, in valuta o in una combinazione dei due in
funzione dei rapporti commerciali e contrattuali instaurati. La decisione di incassare o pagare
in valuta appunto comporta l'assunzione del rischio di cambio, senza spesso aver precisa
consapevolezza degli elementi interni ed esterni che lo influenzano. Si pu ricordare tra gli
elementi esterni le variabili macroeconomiche del paese la cui valuta si intenda utilizzare. Tali
informazioni sono disponibili sul mercato ed una caratteristica delle Banche specializzate
nell'operativit in divisa fornire un servizio agli operatori. Tra gli elementi interni ricordiamo la
situazione economica interna, la politica monetaria esistente e l'influenza sulla bilancia dei
pagamenti .
Alle imprese che vogliano predeterminare il livello del rischio cambio si offrono numerose
possibilit di scelta quali:
Anticipo dei crediti nella medesima valuta in cui si incasser
Vendita/acquisto a termine della valuta
Domestic currency swaps
Option su currency

b.1 Anticipo crediti in divisa


L'anticipo di crediti (fatture o altro) espressi in divisa la forma pi semplice di fissare il
cambio sulle somme che saranno incassate in dipendenza dell'esportazione.

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L'indebitamento che viene creato rientrer progressivamente con i vari incassi, qualora
l'azienda non abbia necessit di utilizzo immediato delle somme ma pu aspettare la
maturazione effettiva dell'incasso, potr procedere ad un investimento in euro della liquidit
creata dall'indebitamento in valuta, al fine di sfruttare un eventuale differenziale positivo del
tasso euro contro divisa .

b.2 Acquisto e vendita a termine di divisa


Parallelamente alle transazioni a contanti esiste un mercato della divisa a termine destinato
appunto a soddisfare le esigenze di copertura degli operatori. Gli acquisti e vendite a termine
consistono in una compravendita di valuta a cambi concordati fra le parti ,la cui effettiva
esecuzione dovr avvenire in un momento successivo a scadenze concordate. Tecnicamente
le operazioni a termine si distinguono in due tipologie :
b.2.1 outright (termine secco)
ovvero la compravendita a termine senza movimento dei fondi al momento della
sottoscrizione del contratto ma solo a scadenza
b.2.2 swap
ovvero la doppia compravendita con cambio differente e regolamento a scadenza del solo
differenziale fra i due cambi

Entrambe le operazioni poggiano sullo scarto tra il cambio Spot (a pronti) e quello del termine
derivante dal differenziale dei tassi fra le divise .
b.2.1 outright (termine secco)

Nella prima fattispecie l'operatore che intende tutelarsi da un rialzo della divisa (importatore)
o da un ribasso della divisa (esportatore) effettuer l'acquisto o la vendita della divisa estera
oggetto della contrattazione con la Banca. L'operatore quindi si impegna a ritirare o
consegnare alla scadenza la divisa estera relativa al contratto commerciale sottoscritto ( o
all'attivit finanziaria in suo possesso) ad cambio fissato . Il cambio concordato sar :
cambio a pronti + premio = cambio a termine(forward)

Lo scarto a termine o premio (tassato con l'aliquota del 12,50%) uguale a :

(tasso euro-tasso divisa)*gg(periodo riferimento)* cambio pronti


------------------------------------------------------------------
365 * 100 P

Premio su base annua = premio* 365*100


--------------------------------------
gg(periodo rif.)* cambio pronti

tale valore esprime la percentuale da calcolare sul cambio a pronti per avere il termine e
determina in presenza di un finanziamento chiuso a scadenza con una operazione a termine il
costo effettivo della copertura . Tale costo in linea di massima dovrebbe esprimere solo un

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differenziale fra due tassi ma in realt esprime (anche se in misura minore delle opzioni)
anche le aspettative sulla divisa.

b.2.2. Swap

Le operazioni di swap consistono in uno scambio fra due posizioni opposte (importatori con
debiti in valuta ed esportatori con crediti in valuta ) incrociate fra loro da un intermediario
.Tale scambio si basa sulla determinazione di un cambio alla scadenza pattuita che sia
accettato da entrambe le controparti. Il cambio a scadenza viene cos determinato :
M=C(1+(i-j))*gg/360
Cambio = cambio pronti*(1+(tasso euro -tasso divisa))* durata/360
a scadenza

L'intermediario che stipula due contratti con le controparti assicura che alla scadenza della
operazione avvenga lo scambio del differenziale fra il cambio concordato e il cambio a pronti
:Le operazioni di Domestic Currency Swap sono state utilizzate in particolari momenti in
alternativa alle operazioni a termine per motivi di semplificazione.

b.3 option su divise

Uno strumento di copertura pi sofisticato l'utilizzo di option su Currency.


Si definisce Option il contratto stipulato tra un venditore (writer) e un compratore (holder)
che conferisce al secondo il diritto, ma non l'obbligo,di acquistare (CALL)o di vendere (PUT)
una determinata attivit (divisa,titolo, futures etc)ad un prezzo determinato entro una data
scadenza (tipo americano) o alla scadenza predeterminata (tipo europeo).Tale diritto
conferito all'acquirente dietro corresponsione di un premio al venditore, commisurato al
rischio (volatilit/tempo) sopportato da quest'ultimo. Le call option costituiscono una
opportunit per l'acquirente del diritto di poter comprare ad una scadenza fissa una
determinata quantit di divisa ad un cambio predeterminato.
Se alla scadenza di tale impegno :

il cambio spot minore del prezzo di esercizio l'operatore abbandoner il diritto e comprer
la divisa sul mercato
il cambio spot superiore al prezzo di esercizio l'operatore eserciter l'opzione

Eevidente come tali operazioni si prestino ottimamente alla copertura di passivit o di


impegni di acquisto a termine effettuando una difesa in caso di incrementi del rapporto di
cambio della lira sulla divisa oggetto della transazione.
Le put option rappresentano opportunit esattamente contrarie in quanto costituiscono una
opportunit per l'acquirente dell'option di vendere una quantit di divisa ad una scadenza
predeterminata ad un cambio prefissato.
Se alla scadenza di tale impegno :
il cambio spot minore del prezzo di esercizio l'operatore eserciter l'opzione
il cambio spot superiore al prezzo di esercizio l'operatore abbandoner il diritto e vendere la
divisa sul mercato.

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Eevidente come tali operazioni si prestino ottimamente alla copertura di attivit o di impegni
di vendita a termine effettuando una difesa in caso di decrementi del rapporto di cambio della
lira sulla divisa oggetto della transazione.

L'acquirente della Call di fatto assume una posizione LUNGA cio rialzista sul rapporto di
cambio e pertanto vuole assicurarsi oltre alla copertura del rischio anche la possibilit di fare
profitti in caso di rialzo e pertanto per tale facolt paga un premio.
L'acquirente della Put di fatto assume una posizione CORTA, cio ribassista sul rapporto di
cambio e pertanto vuole assicurarsi oltre alla copertura del rischio di cambio di poter
beneficiare di eventuali profitti in caso di ribassi.
Il premio abbiamo detto calcolato attraverso complesse funzioni matematiche che tengono
conto di :
differenziale tassi fra le divise prese
la durata dell'operazione
la volatilit, intesa come variabile che esprime una valutazione soggettiva del writer sulla
rischiosit teorica dell'operazione in funzione di una possibile evoluzione dello scenario .

Da ultimo ricordiamo per completezza di informazione un ulteriore strumento di copertura dai


rischi di cambio che il FUTURE su divisa .
Il financial future su divisa al pari di quelli su titoli e su indici si realizza attraverso contratti di
acquisto o vendita standardizzati trattati in mercati regolamentati (LIFFE Londra ad esempio)
per quantit standard e su scadenze standard. La quotazione future una estrapolazione della
quotazione a pronti e rapportata alla consegna differita. In effetti trattasi sempre di un
mercato a termine con il vantaggio della standardizzazione dei contratti e della estrema
liquidit del mercato che appunto ne permette una operativit ampia.

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Allegato :
I CREDITI DOCUMENTARI
COMMENTO a: Norme ed Usi Uniformi pubblicazione numero 500 rev. 1993 della Camera di
Commercio Internazionale

Introduzione
I Crediti documentari sono stati e saranno ancora per molti anni uno strumento indispensabile
per il buon andamento del commercio internazionale. Sono inoltre il segno indiscutibile che la
comunit internazionale, di qualunque razza o religione, quali siano gli usi ed i costumi, nella
necessit di una crescita della comunit, in grado di giungere ad un accordo su qualsiasi
problema. Questo testo, per ovvi motivi, riporta in lingua italiana i termini ed i nomi; quando
per ne esiste anche una versione in altra lingua, o una abbreviazione, che risultano essere di
uso comune, queste vengono riportate tra parentesi accanto alla terminologia italiana.
Parte I
Uno dei principali compiti della Camera di Commercio Internazionale di Parigi (CCI) facilitare
i rapporti commerciali tra imprenditori di paesi diversi, contribuendo cos all'espansione del
commercio internazionale.
L'attivit della CCI, per portare a termine questo compito, consiste appunto nel preparare
strumenti universali, riconosciuti ed accettati da tutti gli operatori del mondo, che consentano
la sicurezza nelle transazioni commerciali.
Le Norme ed Usi Uniformi n. 500 Rev. 1993, relative ai Crediti Documentari.

1. Le Norme ed Usi Uniformi n. 522 Rev. 1995, relative agli incassi.


2. Le ISP 98 n. 590, relative alle regole e prassi internazionali sulle