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LA MENTE AL DI L DELLA RETE

Protocolli di mental training applicati al tennis di vertice

Autori: A. Cannavacciuolo, B. Corolli, A. Rubino

Corso Nazionale di Specializzazione per tecnici FIT


(equivalente al IV Livello Europeo)
Scuola dello Sport CONI

Roma, 26/27 Novembre 2007

Supervisore: Prof. M. Di Paolo


Ringraziamenti

Il gruppo di lavoro composto in occasione di questo project work coglie


loccasione per ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la creazione
di questo testo, ed in particolare il Professor Massimo Di Paolo, nella veste
di tutor assegnatoci dalla commissione dei docenti della Scuola Nazionale
Maestri, e di supervisore nel corso dello svolgimento dellintero nostro
operato.
Un ulteriore e sentito ringraziamento doveroso porlo a tutti i giocatori ed
allenatori che hanno supportato materialmente il project work attraverso le
loro dichiarazioni raccolte nelle interviste, vera spina dorsale di tutto il
nostro lavoro.
A nome di tutti i componenti del gruppo, che ha redatto questo project
work, un sentito ringraziamento a tutti.
Indice

Introduzione p. 1
Capitolo 1 - Cenni storici e introduzione allallenamento
mentale p. 3
Capitolo 2 - Studi e applicazioni del mental training
al tennis
2.1 Le caratteristiche del tennis p. 13
2.2 Le abilit mentali nello sport del tennis p. 14
2.3 Il controllo delle emozioni p. 18
2.4 Il controllo dei pensieri p. 23
2.5 Lattribuzione di causalit p. 24
2.6 Il controllo dellattenzione p. 26
2.7 Le abilit immaginative p. 31
Capitolo 3 - Tecniche di mental training
3.1 Rilassamento p. 34
3.2 Self talk p. 38
3.3 Goal setting p. 40
3.4 Pensiero positivo p. 42
3.5 Training autogeno p. 44
3.6 Concentrazione Gestione dellarousal p. 50
3.7 Visualizzazione e imagery p. 54
3.8 Biofeedback p. 59
3.9 Automatizzazione delle strategie p. 62
Capitolo 4 Una ricerca sul mental training
4.1 Obiettivi della ricerca p. 64
4.2 Presentazione dello strumento p. 66
4.3 Caratteristiche degli intervistati p. 67
4.4 Elaborazione dei dati: tabelle e grafici p. 69
Conclusioni p. 98
Appendice
Bibliografia
Capitolo I

Cenni storici e introduzione allallenamento mentale

Con un notevole anticipo rispetto ai suoi tempi, De Coubertin, ha


sentito il bisogno di applicare la psicologia allo sport. Gi nel 1900,
infatti, aveva pubblicato un articolo intitolato: La psicologia dello
sport. Tutte le metodiche inerenti alla suddetta disciplina vennero in
seguito prese in considerazione da numerosi paesi soprattutto dopo la
prima guerra mondiale, quando cio lespansione dellattivit sportiva
ebbe la sua definitiva affermazione. Bisogna per citare alcuni autori
che per primi hanno svolto un lavoro sistematico condotto presso
listituto di educazione fisica di Leipzig, sia prima che dopo la prima
Guerra mondiale: Scultz, Sippel, Giese, Klem, Krueger; in questo
periodo si vede linfluenza della teoria Gestalt. In un secondo periodo,
Leipzig ha sentito linfluenza di alcuni psicologi sovietici, interessati
pi ai problemi relativi alle competizioni di alto livello. Numerosi
ricercatori testimoniano che limportanza sia stata data su problemi
immediati della competizione e della vittoria da conseguire, pi che su
quelli dellindividuo alle prese con s stesso. Il proposito iniziale
quindi quello di determinare in modo preciso le caratteristiche della
psicomotricit, della percezione, dellemozione e dellintelligenza
richieste nelle varie attivit sportive al fine di conseguire le migliori
prestazioni. Il problema per nella maggior parte dei paesi rimaneva,
in quanto gli allenatori continuavano a ritenere che la vittoria nello
sport dipendesse dallintensit dellallenamento e dalle capacit

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superiori dellatleta piuttosto che da una attenta valutazione delle
condizioni emotive dellambiente in cui si svolge la preparazione, o
dai tratti della personalit dellatleta stesso (Most, 1983).
In Italia, lapprofondimento della conoscenza dei fattori psicologici e
pedagogici che informano lo sport e la competizione in atto ad opera
di numerosi specialisti, avviene nel 1965, a Roma dove si tiene il
primo congresso internazionale di psicologia. LInternational Society
of Sport Psicology (ISSP), costituita in occasione del congresso,
origin, a sua volta, nel mondo una sessantina di societ nazionali, di
cui una ventina in Italia. In alcuni Paesi la psicologia dello sport (PdS)
veniva identificata con gli studi di psicomotricit e di motor skill atti a
realizzare prestazioni atletiche migliori, mentre in altri si dava
maggior spazio allo studio delle motivazioni, allassistenza
psicologica per un miglior equilibrio delluomo atleta (Tamorri,
2000). Se allinizio della sua storia la psicologia dello sport si era data
come obiettivo quello di studiare la personalit degli atleti, ricercando
modelli cognitivi e comportamentali utili a differenziare le
caratteristiche degli atleti dagli altri uomini e sviluppando un ampio
spazio allinterno della psicodiagnostica, oggi l obiettivo della
psicologia dello sport risulta molto cambiato. Ora il quesito pi
impellente posto dai tecnici e dagli atleti : come posso compiere
prestazioni sempre pi eccellenti?. In tale contesto la psicologia
dello sport si trovata a passare da un livello teorico alla pratica,
divenendo in tal modo operativa. Oggi, ogni atleta sa quanto sia vero
che il primo reale nemico da battere il fantasma della paura,
dellinsicurezza, della bassa stima di s, prima ancora dellavversario.
Lo scontro con lavversario episodico, un momento nella vita

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dellatleta; per tutto il resto del tempo ci che conta una lineare e
continua crescita fisica e mentale, attraverso un lavoro che dura anni,
per tutta la carriera agonistica dellatleta. Dunque, essere operativi
nellambito dello sport significa sviluppare un programma di
allenamento per la mente, al pari di programmi di allenamento fisico;
lagonista non un robot, non un gigantesco meccanismo sostenuto
dagli sponsor e da complesse manovre di tipo economico, bens un
uomo che ha scelto di sfidare s e gli altri, con i suoi punti deboli e le
sue illimitate potenzialit. Lo psicologo dello sport deve tenere bene
in mente che dedicher il suo sostegno ed il suo contributo in primis
alluomo e in secondo luogo allatleta che c in lui, il quale
rappresenta solo una parte della sua complessit. La psicologia dello
sport una disciplina giovane, che ha la possibilit di apportare validi
contributi sia nello sport di alto livello che nelle fasi di apprendimento
di una attivit. possibile definire la psicologia dello sport come una
psicologia dellazione che si pone come obiettivo la comprensione a
360 delluomo e del suo essere atleta. Per questa ragione, il primo
punto da fissare con latleta la meta che questi desidera raggiungere.
Per poter lavorare con un atleta fondamentale fissare un obiettivo
che abbia determinate caratteristiche:
A) Definito in positivo, nel senso di considerarlo come qualcosa a
cui tendere e non da cui allontanarsi, in un esempio si potrebbe
dire voglio smettere di essere ansioso ed agitato , anzich
voglio imparare ad essere tranquillo e determinato
B) Verificabile. Imparare ad essere tranquillo e determinato,
nellesempio appena riportato, non risulter verificabile fino a
quando non si sar riusciti a tradurre la tranquillit e la

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determinazione in comportamenti ed atteggiamenti esaminabili,
in altre parole risponder alla domanda: come sapr di aver
raggiunto il mio obiettivo, come lo sapranno gli altri?
C) Specificato rispetto a:
- chi (quali sono le persone coinvolte nel mio obiettivo?)
- come (quali comportamenti produrranno il mio
cambiamento?)
- quando (quali tempi scandiranno il passaggio dal mio
stato presente a quello desiderato?)
- dove (quali saranno i luoghi entro i quali produrr il mio
cambiamento?)
- perch (quali sono le motivazioni di cui dispongo per
poter realizzare il mio cambiamento?)
D) Ecologico (lobiettivo scelto dallatleta sar accettato dalle
persone per lui significative? Tale obiettivo gli procurer dei
vantaggi?)

Una volta centrato lobiettivo, possibile procedere con latleta


nella costruzione di quegli aspetti della sua personalit
indispensabili per lo sviluppo della sua carriera.
Naturalmente, per lavorare sullobiettivo concordato occorre
instaurare un buon rapporto con latleta. La psicologia non
possiede altro strumento che quello di operare sul livello
organizzativo della mente dellatleta, agendo attraverso la
comunicazione. fondamentale incontrare latleta sul suo terreno,
cogliendo gli elementi pi significativi dellesperienza da lui
narrata, annotando tutto ci che possibile osservare, ascoltare, e

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percepire durante il colloquio. La persona deve sentirsi rispettata in
ci che considera importante: le sue credenze, le sue convinzioni
sul mondo e sulla vita. Il primo passo da fare, dunque trovare il
modo per sintonizzarsi con lui, utilizzando il pi possibile il suo
stesso linguaggio che rappresenta il modo attraverso cui latleta si
raffigura il mondo e lo connota di significati. Solo in un momento
successivo ci si adoperer a fornire una guida ragionata in
direzione di nuovi orizzonti, incentivi e risorse utili allatleta per
raggiungere i propri risultati. La prima fase dellincontro tutta
orientata a definire un terreno daccordo e di intesa con il mondo
interiore dellatleta. Questo tipo di approccio non solo retaggio
dello psicologo dello sport, ma offre unutile base per uno sviluppo
costruttivo del colloquio, sia in ambito clinico che formativo. Se si
pensa allimpegno che si chiede ad unatleta, il miglioramento
continuo e costante che deve riuscire a dare durante gli allenamenti,
in un ambiente spesso poco gratificante, in cui solo alcuni sport
sono altamente riconosciuti e premiati, ci si spiega quanto sia
fondamentale il perch che latleta si costruisce, che costituisce
la motivazione principale a continuare la sua carriera agonistica. La
motivazione strettamente collegata alla direzione e alla intensit
di un comportamento, dunque fondamentale in un momento in
cui latleta lavora sulla propria costruzione fisica e psicologica. La
motivazione costituisce la chiave daccesso ai risultati: essa lavora
attraverso i bisogni dellatleta, gli stimoli positivi, linteresse e il
divertimento, la ricerca di affiliazione verso i compagni e
lallenatore, il bisogno di affermazione e di riuscita.

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La base, per, di tutto lintervento psicologico il linguaggio. Nel
suo utilizzo quotidiano non ci rendiamo conto delluso che
facciamo delle parole, del loro peso, del significato che con queste
creiamo. Ad esempio il linguaggio usato dallatleta nel suo dialogo
interno di fondamentale importanza, infatti i messaggi che questi
manda a s stesso sono basilari per la riuscita della sua prestazione.
La mente ha una grande abilit che pu risultare un forte limite,
quella di orientarsi, spesso in modo inconsapevole, in funzione dei
propri pensieri. il sistema attivante reticolare, in particolare,
che si interessa di mettere in collegamento la mente (i pensieri) con
il corpo (le abilit percettive), orientando in tal modo lattenzione
del soggetto sulle cose per lui pi significative. Ora, dinnanzi ad
uno stesso stimolo possibile reagire in modo positivo (ottimistico)
o negativo (pessimistico), a seconda di come vengono interpretati i
fatti, dal momento che il sistema percettivo in grado di analizzare
solo la quantit di uno stimolo e non la qualit, che viene decisa dal
sistema cognitivo. dunque essenziale che latleta utilizzi una
sorta di dieta mentale, attraverso la quale nutrirsi di parole che
gli diano la giusta carica, e gli permettano di essere ottimista,
convinto e determinato in rapporto alle sue risorse. Il nostro
vocabolario presenta una netta preponderanza di parole a
connotazione negativa nella descrizione delle emozioni. La lingua
inglese ad esempio contiene circa un migliaio di parole per
esprimere emozioni positive, mentre sono ben duemila le parole
che esprimono emozioni negative. Si pensi a quanti vocaboli
vengono usati da psichiatri e psicologi per descrivere le varie forme
di patologia mentale, e quanti pochi vocaboli vengono usati per

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descrivere gli stati di benessere. Una persona sana, che sta bene,
una persona che sta bene e basta, non esistono particolari modi
per descrivere lo stato di benessere. Culturalmente siamo plasmati
dal nostro linguaggio: le parole modellano le nostre convinzioni,
influenzano i nostri stati
d animo e dirigono le nostre azioni. Latleta, come tutte le altre
persone, va aiutato a comprendere il proprio linguaggio, a porsi le
domande corrette, ad entrare nel significato che d alle cose, per far
luce sulle opinioni, le credenze e le convinzioni che lo orientano
nelle scelte. Un modo utile di considerare latleta quello di
vederlo proiettato allinterno del suo sistema di riferimento,
prendendo in considerazione il contesto, lambiente sociale in cui
vive (societ sportiva, team tecnico, amicizie, famiglia), per
valutare nel sistema di appartenenza quale ruolo gioca, come si
trova inserito, quali risposte sta dando, come reagisce alle richieste,
implicite o esplicite, delle persone di riferimento. sorprendente
come molte risposte ad eventuali difficolt, verso la realizzazione
di certi progetti, vadano ricercate nella famiglia, o nel sistema di
riferimento, piuttosto che nel singolo individuo. Spesso si riscontra
incongruenza e ambiguit nei i messaggi dei due genitori, o
addirittura atteggiamenti di svalutazione diretti allo sport intrapreso
dal loro figlio. Al contrario, spesso possibile rilevare una grande
intesa con il proprio partner affettivo, associata ad una grande
volont di riuscita, nel realizzare il proprio obiettivo. La famiglia
costituisce uno dei pilastri di sostegno per unatleta, se viene a
mancare il suo apporto il rischio quello che la situazione entri in
stallo, che si creino dubbi sulla motivazione e si abbia un crollo di

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rendimento. Spesso la societ sportiva, i compagni, lallenatore
sostituiscono la partecipazione e laffetto della famiglia;
sorprendente vedere come i nuovi legami affettivi siano in grado di
restituire lidentit a ragazzi altrimenti confusi e sbandati.
Lorganizzazione del lavoro va dosata in tutte le attivit che
compongono la vita di un soggetto. Non possibile immaginare
una giornata totalmente orientata agli impegni: la scuola, gli
allenamenti, il lavoro, la famiglia, ecc., senza lasciare altro spazio
alla persona. Agendo in tal modo si rischia di impoverire gli altri
aspetti della vita, e di inimicarsi una parte dellatleta maggiormente
orientata al divertimento, allo svago e alla creativit. Spesso ci si
trova dinanzi dei ragazzi completamente assorbiti dalla loro
quotidianit, dalle loro abitudini, senza pi la forza di affermare in
prima persona cosa desiderano veramente. Esiste uno sviluppo
fisiologico nella vita mentale di ogni individuo che richiede
unattenzione particolare. Se si perde di vista il senso delle
proporzioni e del tempo si rischia di creare degli automi che, ben
presto, abbandoneranno lo sport considerandolo un impegno troppo
oneroso, che chiede tanto e d poco. Un atleta ha bisogno di
pensare, sognare e costruire la propria storia. Costa molto essere
protagonisti in un mondo che, troppo spesso, ci abitua alla
passivit; costa molto ed difficile motivare un individuo a
conquistare il proprio valore, attraverso la costruzione della propria
persona. pi semplice offrire dei surrogati legati maggiormente
allimmagine in contrapposizione alla sostanza, che non offrire
degli spazi entro cui una persona, rappresentando se stessa, in
grado di realizzarsi. Allinterno della carriera di molti atleti sono

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molti i momenti dedicati ad anticipare ci che avverr nell
immediato futuro, risulta quindi utile costruirsi delle profezie
vincenti, e dare cos spazio a idee e pensieri orientati al futuro nel
modo in cui egli desidera vederlo realizzato. Latleta ha
essenzialmente bisogno di costruirsi uno stato mentale, un preciso
equilibrio psico-fisico di pensieri e sensazioni che gli consenta,
durante tutto larco di una prestazione, ed in particolare nei
momenti maggiormente significativi, di avere la massima
concentrazione, determinazione, e prontezza di esecuzione. Tutto
ci racchiuso in uno stato dallerta in cui ogni cosa attorno
sbiadisce, dove il tempo ha unaltra dimensione, dove il controllo
totale, non si tratta pi di un individuo capace di eseguire e
sviluppare lazione, ma di un essere in grado di fondersi
nellazione stessa. Questo un momento magico, il momento in
cui muta la percezione del soggetto che sviluppa lazione. Solo
nellistante in cui larciere si sente un tuttuno con il proprio arco,
ed in completa armonia con se stesso, pu percepire quando
scoccare la freccia, sicuro che questa raggiunger il bersaglio.
Lo sport un rito costruito attraverso il proprio corpo, portato
avanti per un tempo sufficientemente lungo da permettere di
identificarsi completamente in ci che si fa. Potrebbe risultare
interessante laccostamento di questo aspetto dello sport a molte
tecniche meditative caratterizzate da azioni ripetute per un lungo
tempo, fino ad essere in grado di calarsi completamente in ci che
si fa; per questa ragione si sposa in pieno lidea che lo sport, sia
professionistico che quello dilettantistico, rappresenti un intenso
momento meditativo per la mente. Ed a questo livello di sport

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come meditazione che il lavoro dello psicologo risulta pi
attinente, dal momento che, latleta sviluppando doti strettamente
correlate al lavoro mentale, entra in uno stato di trance, uno stato,
cio, di coscienza alterato, differente da quello legato alla routine
quotidiana, in cui lIo esercita delle capacit e delle doti che
oltrepassano i limiti della propria coscienza. Questo stato mentale
quello che si desidera raggiungere e mantenere quando ci si trova
a lavorare con un atleta; la parte difficile del lavoro, infatti, non
tanto raggiungere di tanto in tanto un tale livello, quanto mantenere
ed attivare questo stato mentale, ottimale per la prestazione, tutte le
volte che se ne ha bisogno. Entrano in gioco un insieme di energie
che latleta deve essere in grado di gestire per tutta la durata della
prestazione, solo attraverso una precisa modulazione
dellallenamento mentale possibile garantire un quadro stabile e
duraturo.
Siamo quello che pensiamo. Tutto ci che siamo nasce dai nostri
pensieri. () Noi creiamo il nostro mondo. (Buddha)
In realt il grosso limite, e insieme la prima opportunit che dimora
in ognuno di noi proprio costituita dai pensieri, i quali
rappresentano ci che possiamo conoscere, e con cui possiamo
misurarci. Consentire allatleta di esprimere il proprio stile e le
proprie abilit nel modo migliore, aprire la strada a nuovi traguardi,
dove luomo mette costantemente alla prova s stesso, in una danza
continua che rappresenta la vita, la pura espressione della
psicologia nellambito dello sport!

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Capitolo II

Studi e applicazioni del mental training al tennis

2.1 Le caratteristiche del tennis

Per le sue caratteristiche il tennis senzaltro uno tra gli sport pi


logoranti dal punto di vista psicologico. Infatti il tennis :
unattivit open skill, in cui le situazioni sono altamente
imprevedibili e variabili. Variano gli avversari, le superfici di
gioco, il tipo di palle, la durata della partita (3 o 5 set)
uno sport individuale, non ci sono sostituzioni e il giocatore solo
ad affrontare lo stress della gara
uno sport dove nella maggior parte dei tornei non esiste la
possibilit di avere lallenatore in panchina, in campo il giocatore
solo a decidere la tattica e la strategia da adottare
uno sport dove non esiste mai una seconda oppotunit, dal campo
si esce vincitori o vinti
uno sport dove non esistono limiti di tempo e non c la possibilit
di chiedere un time-out
uno sport dove ci sono molte interruzioni dovute alle regole del
gioco (attualmente sono il 20% circa della durata totale del match)
uno sport in cui soprattutto a livello professionistico si gioca tutto
lanno, e in tutti i continenti con pochi e brevi periodi da dedicare
al recupero e agli allenamenti
uno sport in cui gli spettatori duarante gli scambi assistono in

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silenzio, ampliando le sensazioni di solitudine dei giocatori

2.2 Le abilit mentali nello sport del tennis

La ricerca ha dimostrato come gli allenatori siano sempre pi


consapevoli dell'importanza delle abilit mentali per raggiungere la
prestazione ottimale.
La figura1 indica quali sono, secondo gli allenatori le abilit mentali
pi importanti nel tennis e quali di queste sono pi difficili da
sviluppare (Gould e al., 2001 ; Moran 1995)

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Le abilit mentali pi importanti Quelle pi difficili da sviluppare

piacere

fiducia in se stessi controllo delle emozioni

motivazione /passione gestione positiva degli errori

essere positivi/dialogo interno gestione dei momenti di crisi

gestione positiva degli errori immaginazione/visualizzazione

attenzione/concentrazione autostima

controllo delle emozioni gestione del tempo

onest/integrit motivazione

intensit negli allenamenti

Figura 1 - Le abilit mentali pi importanti nel tennis e quelle pi difficili da sviluppare


secondo gli allenatori.

La figura2 indica quali sono secondo i giocatori professionisti le


abilit mentali pi importanti per il raggiungimento della migliore
prestazione e quali siano mancate durante i match persi (Jones e Terry
,1994; Young, 1998 ).

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Abilit mentali ritenute Abilit mentali che sono mancate
importanti dai giocatori per la durante i match persi
loro performance

Determinazione/impegno Perdita di concentrazione

concentrazione/fiducia in se stessi nervosismo

credere nelle proprie capacit ansia

abilit nel controllo dell'ansia mancanza di motivazione

amore e interesse verso il tennis mancanza di fiducia

Figura 2 - Le abilit mentali pi importanti nel tennis e quelle che determinano le


sconfitte secondo giocatori professionisti.

Vealey (1988) suddivide le abilit mentali in abilit di base, di


prestazione e facilitatorie.
Nella schema seguente sono riportate le abilit mentali secondo
Vealey (1988).
Abilit mentali

Abilit di base Volizione


Consapevolezza di s
Autostima
Fiducia in s

Abilit di prestazione Arousal fisico ottimale


Arousal mentale ottimale
Attenzione Ottimale

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Abilit facilitatorie Abilit interpersonali
Gestione dello stile di vita

Martens (1987) propone invece 5 abilit mentali di base:

controllo dell'attenzione
gestione dello stress
controllo delle immagini
modulazione dell'arousal
formulazione degli obiettivi
Bisogna inoltre aggiungere anche il controllo dei pensieri per
integrare il modello di Martens.

Ora cercheremo di approfondire alcuni concetti e ci soffermeremo


su alcune delle abilit sopra menzionate che riteniamo pi importanti
nel tennis.

La motivazione. Cos quella volont che spinge unatleta ad


allenarsi duramente ogni giorno per mesi, o quei processi che ci hanno
fatto scegliere il tennis anzich un altro sport?
Weinberg e Gould (1995) considerano la motivazione come quel
complesso di processi mentali che determina la direzione e lintensit
dello sforzo.

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Le teorie attualmente pi accreditate che cercano di dare una
spiegazione di cosa sia la motivazione sono quattro:

la teoria della riduzione della tensione


la teoria dellauto affermazione
la teoria cognitiva
la teoria della meta

La teoria della riduzione della tensione si riferisce a stati interni di


tensione che spingono gli individui ad agire per ridurre quelle
spiacevoli sensazioni che turbano il loro benessere.
La motivazione sarebbe dunque la molla che spinge a soddisfare certi
bisogni interiori.
La teoria dellautoaffermazione, invece, pone l'accento sulla
tendenza dell individuo a realizzare il proprio potenziale anche a
costo di un aumento della tensione .
La teoria cognitiva sostiene che lindividuo sia animato da bisogni di
coerenza, prevedibilit e conoscenza; questo spiega il perch molti
sportivi, pur non ottenendo grossi risultati, n fama n denaro,
continuino a giocare, sentano cio la necessit di mantenere un quadro
coerente di s.
La teoria della meta infine, vede lindividuo fortemente interessato a
raggiungere gli obiettivi e i traguardi prefissati.

2.3 Il controllo delle emozioni


Il controllo delle emozioni, durante una partita di tennis di
fondamentale importanza per raggiungere la massima prestazione.

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Parlando di emozioni e stati danimo utile introdurre i concetti di
arousal, ansia e stress.
Arousal
L'arousal viene considerato come una funzione che permette laccesso
alle risorse energetiche dell'organismo per prepararlo all'azione. Ogni
atleta per rendere al massimo deve avere la capacit di autoregolarsi e
di tenere sotto controllo il livello di attivazione necessario che come
vedremo non dovr essere n troppo basso n troppo alto, ma dovr
avere un valore medio.
Esistono alcune teorie che mettono in relazione l'arousal con la
prestazione.
Drive theory. Questa teoria sostiene che ci sia una relazione
direttamente proporzionale tra arousal e prestazione, cio
allaumentare della prima aumenta anche la seconda o al diminuire
della prima diminuisce anche la seconda. Questa teoria per non
convince perch molto spesso atleti iperattivati non riescono a
raggiungere la prestazione ottimale. La suddetta teoria, leggermente
modificata, asserisce che nelle abilit gi ben acquisite o in compiti
motori molto semplici laumento dell'arousal corrisponde a
un'aumento della prestazione, al tempo stesso, nell'esecuzione di
abilit complesse o durante le prime fasi di apprendiment , laumento
dellarousal si rivela dannoso per la prestazione.
Inverted-U theory. Questa teoria afferma che laumento dellarousal
sia legato ad un progressivo miglioramento della prestazione fino a un
punto ottimale oltre il quale lincremento si accompagna invece allo
scadimento della prestazione. Il grado di attivazione ottimale varia da
uno sport allaltro, negli sport pi complessi in genere l'attivazione

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deve essere minore.

Figura 3 - Relazione ad U-inversa fra arousal e prestazione.

Per determinare la complessit del compito vanno considerati i fattori


decisionali, percettivi e motori. Landers e Boutcher (1986).

La figura 4 mostra la ad U-inversa tra arousal e prestazione in compiti


diversi.

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Figura 4 - Relazione ad U-inversa fra arousal e prestazione in compiti diversi.

Bisogna sottolineare che con laumento dellarousal si determina un


restingimento del focus attentivo. Ad un livello basso corrisponde una
percezione ampia e poco selettiva rispetto agli stimoli; con
laumentare dellarousal entro la gamma di attivazione ottimale, la
selettivit percettiva sugli indizi importanti aumenta, a vantaggio della
prestazione; andando oltre una certa soglia di attivazione si ha un
ulteriore restringimento percettivo con lesclusione sia di stimoli
importanti che irrilevanti a scapito della prestazione. Lo stato di
ottimale di arousal dipende inoltre dalle caratteristiche individuali e
dalle abilit del soggetto.

Ansia. Weinberg e Gould (1995) definiscono lansia come uno stato

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emozionale negativo accompagnato da nervosismo, preoccupazione,
oppressione associati ad un aumento dellattivazione corporea.
Spielberger (1966) distingue lansia di stato e lansia di tratto. Lansia
di stato concettualizzata come una condizione dellorganismo
transitoria e specifica in un particolare momento. Lansia di tratto
invece una caratteristica stabile e duratura della personalit, una
predisposizione a reagire a molte situazioni con un alto livello di ansia
di stato. Una seconda distinzione prende in considerazione le
manifestazioni soggettive degli stati ansiosi. Lansia cognitiva la
componente mentale che origina da attese negative, paura delle
conseguenze, scarsa fiducia.Lansia somatica la componente
collegata allattivazione dellorganismo e si manifesta con risposte
fisiologiche quali lincremento del battito cardiaco, dispnea,
sudorazione, tensione muscolare. Si pu parlare anche di ansia
competitiva di stato che linsieme di risposte fisiologiche e psichiche
dellorganismo in situazioni competitive come reazione a percezioni
di pericolo o danno potenziali o reali. Lansia competitiva di tratto
invece la tendenza a percepire situazioni competitive come paurose
o pericolose e a rispondervi con ansia di stato.

Stress. un processo derivante dalla percezione di un sostanziale


squilibrio fra richieste ambientali e capacit di risposta dell'individuo,
che sente questa sua inadeguatezza potenzialmente pericolosa,
incrementando cos i livelli di ansia di stato.

Per misurare questi stati emozionali sono stati studiati diversi tipi test
tra questi: lo STAI (State Trait Anxiety Inventory ; Spielberger 1970)

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che l'autovalutazione pi usata, lo SCAT (Sport Competition
Anxiety Test ; Martens 1977) che misura lansia competitiva di tratto,
e lo CSAI (Competitive State Anxiety Inventory Martens 1990) e lo
SCAT 2 (Martens 1982) che misura lansia competitiva di tratto.

Pressione. Pressione un termine molto usato tra giocatori e


allenatori (soprattutto nel tennis) per definire lo stress. Questa
pressione non causa automaticamente un decremento della
prestazione, dipende molto dallinterpretazione del giocatore sulla
situazione di stress.

2.4 Il controllo dei pensieri.


Controllare gli aspetti cognitivi del comprtamento fondamentale
anche per ottenere unalta prestazione nel tennis.
Ora concentreremo maggiormente lattenzione su alcune abilit
mentali: credere in s (self-efficacy) e attribuzione di causalit.
Credere in s (self efficacy).
Bandura (1977) ha introdotto il concetto di self-efficacy per definire la
fiducia nelle capacit personali di eseguire un compito con esito
positivo attraverso lespressione di abilit. Diversi studiosi hanno
analizzato la relazione tra self-efficacy e prestazione e la possibilit di
incrementare tali aspettative tramite quattro fonti principali: la
realizzazione di prestazioni (le esperienze vissute come successo
aumentano la self-efficacy, quelle negative la fanno abbassare),
esperienze sostitutive (osservando dei modelli o delle dimostrazioni),
persuasione verbale (spesso gli allenatori ricorrono a questi tipi di
rinforzi per influenzare positivamente il comportamento dell'atleta,

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possono essere utili come stimolo iniziale ma perdono di efficacia se
vengono usati a sproposito), arousal emozionale (percezioni
dellarousal possono influenzare dei comportamenti alterando le
aspettative di efficacia). Molte ricerche hanno valutato la self-efficacy
nei tennisti; il metodo pi usato per misurarla il PSE (Physical Self
Efficacy Scale) di Ryckman (1982).

2.5 Lattribuzione di causalit


Weiner (1985) postula la teoria dell'attribuzione, affermando che gli
individui valutano i propri risultati in termini di causalit e considera
linfluenza che tali valutazioni hanno sulle reazioni emotive e sui
comportamenti futuri. Gli atleti ad esempio per spiegare una loro
prestazione positiva o negativa, possono adottare diverse ragioni: la
bravura dell'avversario, la fortuna o la sfortuna, larbitro ecc. Esse
sono incluse in tre dimensioni fondamentali:
direzione. Le ragioni di successo o insuccesso sono individuati
nelle proprie capacit (attribuzione interna) oppure sono attribiute
ad altri fattori non collegati alla persona (attribuzione esterna);
stabilit. La causa della prestazione considerata pi o meno
stabile nel tempo;
controllabilit. La persona sente di poter controllare o meno i
fattori che determinano la sua prestazione.

Le reazioni emotive agli eventi sono in genere precedute da una


valutazione cognitiva di quanto accaduto o del risultato; cio
lindivuduo cerca di darsi una spiegazione dei fatti attribuendoli a
cause specifiche e di conseguenza si generano paricolari risposte

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emotive. La direzione di causalit in genere comporta emozioni
autodirette collegate all'autostima, il controllo invece genera
sentimenti diretti verso gli altri negativi o positivi, la stabilit sembra
generi stati emotivi legati al tempo (speranza , paura).

Figura 5 - Attribuzione di causalit ( Biddle e Fox , 1988 modificato).

25
2.6 Controllo dell'attenzione.
La concentrazione unabilit che si compone di diversi elementi, pu
sinteticamente essere definita come la capacit di focalizzare
lattenzione su un compito per un certo periodo di tempo senza essere
influenzati da stimoli non pertinenti. Le operazioni cognitive in
sintesi sono costituite da:
- raccolta di informazioni esterne e interne attraverso gli organi di
senso (analizzatori) importanti per il movimento (visivo, uditivo,
cinestesico, vestibolare e tattile);
- elaborazione delle informazioni (confronto delle informazioni in
entrata con quelle gi depositate in memoria; attivazione di processi
decisionali, scelta e programmazione della risposta);
- esecuzione e controllo della risposta.
Le connessioni tra prestazione e attenzione sono state approfondite da
due teorie, quella cognitivista si occupata degli aspetti cognitivi
dell'attenzione (selettivit, capacit, automatismo) e quella
psicosociale che ha studiato le caratteristiche individuali e
dellambiente che influiscono sullattenzione.
Teoria cognitivista. In situazioni sportive quindi anche nel tennis
latleta continuamente bombardato da una grande quantit di stimoli
che per non possono essere recepiti ed elaborati tutti
contemporaneamente dato che le capacit umane sono ridotte, quindi
attraverso la selettivit solo alcuni stimoli interni o esterni verranno
considerato a scapito di altri che saranno ignorati. La selettivit
dellattenzione qundi una caratteristica cognitiva molto importante
ed quella che contraddistingue il giocatore esperto da quello

26
dilettante. Parlando di elaborazione delle informazioni possiamo
anche considerarle in termini di capienza o spazio di elaborazione,
date le scarse capacit dei processi attentivi, la possibilit di svolgere
pi compiti contemporaneamente dipende da quanto spazio viene
occupato da ogni singolo compito. Ad esempio un tennista esperto che
esegue un attacco e una discesa a rete, eseguir il colpo dapproccio in
maniera quasi automatica mentre la sua attenzione sar rivolta alla
tattica da eseguire, alla posizione dellavversario ecc. Nel tennista
dilettante, invece, i processi elaborativi saranno quasi completamente
impegnati nellesecuzione del colpo e poco spazio sar dato per la
componente tattica e strategica del colpo.

Teoria psicosociale. Linteresse di queste teoria rivolto allo studio


sull'influenza di fattori cognitivi sulla prestazione come la
preoccupazione, leccessiva analisi, le caratteristiche individuali e
quelle relative allambiente. Le azioni o programmi motori
consolidati sono guidati da processi elaborativi automatizzati e un uso
inappropriato di processi cognitivi coscenti produce effetti deleteri
sulla prestazione; questultimi, infatti, non contengono informazioni
inerenti le contrazioni muscolari e la coordinazione motoria. Allo
stesso modo, pressione, paura, timore dellinsuccesso, sono fattori che
inducono latleta a controllare la prestazione e inducono a pensieri
negativi con il risultato di peggiorare la performance. Secondo
Nideffer (1976) ogni persona possiede una particolare stile attentivo
abbastanza stabile nel tempo, poco modificabile; tuttavia vi sono poi
aspetti dell'attenzione che sono specifici alle situazioni sportive su cui
si pu lavorare.

27
Nideffer (1986, 1989, 1993) ha individuato due dimensioni
dellattenzione:

lampiezza, che definisce lattenzione lungo un continuum ampio-


ristretto con possibili variazioni tra i due estremi
la direzione che pu essere interna o esterna rispetto allindividuo

28
Figura 6 - Dimensioni dell'attenzione (Nideffer 1976, 1978 modificato)

Ogni sport richiede una particolare combinazione di ampiezza e


direzione. In generale, in discipline open, con situazioni sempre
diverse e rapidi cambiamenti, latleta ha bisogno di uno stile attentivo
esterno ampio o ristretto; in discipline closed, invece, assume pi
importanza la dimensione interna dellattenzione.
Molti sport come il tennis invece richiedono che latleta sappia
modificare spesso e molto rapidamente il focus attentivo sia in
ampiezza che in direzione.

Nella figura 7 Prapavessis (1993) propone tre categorie di fattori


distraenti lattenzione nei tennisti.

29
Figura 7 - Fattori distraenti nel tennis (Prapavessis ,1993)

L'attenzione anche in stretto collegamento con il livello di arousal


dellatleta: a un basso livello di attivazione corrisponde unattenzione
molto ampia che lascia passare sia stimoli pertinenti che irrilevanti, a
un livello di attivazione medio invece l'attenzione si restringe per
captare solo le informazioni pertinenti, aumentando ulteriormente
larousal si restringe di molto il campo percettivo con il risultato di
perdere anche stimoli rilevanti.

30
Figura 8 - Ricezione degli stimoli e relazione arousal-prestazione
(Landers, 1980, modificato)

Per misurare lo stile attentivo dell'atleta Nideffer propone il


TAIS(Test of Attentional and Interpretation Style) ma non essendo
specifico per nessuno sport non ha un grande valore predittivo.
Van Schoyk e Grasha (1981) hanno elaborato una versione del TAIS
specifica per i tennisti per misurare la loro capacit di concentrazione.
Modalit alternative di indagine prevedono la verbalizzazione dei
pensieri durante la prestazione, lanalisi dei tempi di reazione in
compiti complessi, la registrazione dei movimenti oculari ed il
monitoraggio di parametri fisiologici.

2.7 Le abilit immaginative.


Gli atleti utilizzano spesso e senza che nessuno abbia insegnato loro
particolari tecniche, attivit immaginative per anticipare, rivedere o

31
correggere la loro prestazione. In uno studio condotto da Hall,
Rodgers e Barr (1990) su molti atleti di diverse discipline si notava
come la maggior parte di essi impiegava immagini specifiche per
prepararsi mentalmente, e pi alto era il livello tecnico dellatleta, pi
spesso venivano impiegate. Limmaginazione considerata come la
riproduzione parziale o globale, con un certo grado di realismo, di una
precedente esperienza percettiva in assenza della stimolazione
sensoriale originale. Le immagini possono essere di tre tipi (Hove
1991):
riproduttive, quando evocano unazione gi eseguita
creative, quando rappresentano un comportamento non ancora
attuato
emotive, quando generano sensazioni collegabili con il movimento
Frester (1984) definisce le funzioni della pratica immaginativa:
programmatoria, per la scelta di un programma motorio da
svolgere attraverso limmagine ideale dellazione;
allenante, per il perfezionamento e la stabilizzazione del gesto;
regolatoria, nel controllo e nella correzione del movimento

Ipotesi teoriche. Molte ricerche e studi sono stati fatti da diversi


autori, ma i risultati non sempre hanno dato risposte conclusive o
soddisfacenti.
Teoria psiconeuromuscolare. Secondo questa teoria le attivit
motorie immaginate vividamente producono impercettibili
stimolazioni nervose, registrabili con elettromiografo, ai muscoli
coinvolti nellattivit ed altri tipi di risposte a livello cardiocircolatorio
e respiratorio, simili a quelli dell'esecuzione reale. Questi minuscoli

32
impulsi consoliderebbero la traccia di memoria del movimento
determinando un transfer positivo alle situazioni pratiche. In altre
parole le visualizzazioni attiverebbero allora, preparandole, le vie
nervose successivamente coinvolte nella trasmissione dell'impuso
motorio.
Teoria dell'apprendimento simbolico. Secondo questa teoria la
funzione principale della pratica mentale di rafforzare gli aspetti
cognitivi del movimento. Limmaginazione agisce come un sistema di
codifica per comprendere e acquisire schemi di movimento; aiuta
latleta ad esaminare e capire meglio la prestazione e a modificarla
quando necessario.

33
Capitolo III

Tecniche di mental training

3.1 Rilassamento

Allinterno di un protocollo di mental training difficile non includere


un fase detta di rilassamento, in cui, attraverso specifiche
esercitazioni latleta raggiunge uno stato di equilibrio psico-fisico che
gli consente di addentrarsi in altre tecniche, o semplicemente di
beneficiare degli effetti di questo status psichico.
L'obiettivo del rilassamento controllare il livello di attivazione al
fine di gestire stati d'ansia e di tensione psicofisica. Il rilassamento ,
probabilmente, tra le tecniche di preparazione mentale, quella pi
conosciuta ed accettata. Nonostante ci, tale pratica ancora troppo
spesso viene lasciata alla libera iniziativa del singolo atleta (che ne
sente il bisogno) e stenta a far parte sistematica dell'allenamento
psicofisico dell'individuo. I benefici che ne possono derivare sono
notevoli: dal miglioramento della qualit di tutto il periodo di
allenamento alla gestione ed ottimizzazione delle ore pre-gara fino
alla creazione di una base solida su cui instaurare un serio progetto di
preparazione mentale. Ecco riassunta una tabella che ne enuncia
alcune caratteristiche peculiari:

1. rallentamento della frequenza respiratoria e


regolarizzazione dei cicli respiratori

34
2. riduzione del consumo di ossigeno

3. rallentamento della frequenza cardiaca

4. aumento della resistenza cutanea

5. diminuzione del tono della muscolatura


scheletrica

6. vasodilatazione periferica

7. aumento della sincronizzazione dell'EEG cio,


aumento della percentuale di onde alfa

La caratteristica fisiologica della reazione di rilassamento consiste


fondamentalmente in un abbassamento generale dell'intensit di
eccitazione della componente simpatica del sistema nervoso
autonomo ed in un aumento dell'attivit della componente
parasimpatica che si manifesta attraverso:
variazione delle funzioni autonome (diminuzione pressione
arteriosa e della frequenza cardiaca, riduzione del diametro
pupillare, diminuzione della sudorazione e aumento dell'attivit
motoria e secretoria del sistema gastrointestinale)
variazioni nervose centrali (aumentate sincronizzazioni dell'EEG e
ipotonia della muscolatura scheletrica)
variazione del comportamento, del vissuto e della coscienza
(inattivit, obnubilamento e stato ipnagogico).
Le complesse reazioni fisiologiche che si manifestano durante il
rilassamento non devono essere confuse con quelle caratteristiche del

35
sonno. L'insieme delle risposte che costituiscono lo stato rilassamento
sono opposte rispetto alle reazioni di emergenza tipiche dei riflessi di
lotta e di fuga. Il rilassamento si identifica quindi attraverso una
riduzione della prontezza di eccitazione del tono simpatico.
A livello psicologico il rilassamento si manifesta mediante:

1. sensazione soggettiva di tranquillit e distensione

2. diminuzione della vigilanza

3. marcata indifferenza di fronte a stimoli interni ed


esterni

A livello neurofisiologico, durante lo stato di rilassamento possibile


registrare una riduzione dell'attivit della formazione reticolare e un
equilibrio tra il sistema reticolare (intensit) e quello limbico
(qualitativo-emozionale).
E importante sottolineare che lo stato di rilassamento non consiste
nel ridurre al massimo le funzioni fisiologiche, bens nel
mantenere una condizione di equilibrio della loro interazione.
Vi sono molti metodi per ottenere una buon rilassamento: dal training
autogeno, al rilassamento di Jacobson, yoga, zen, ecc. Per effettuare
un buon rilassamento dobbiamo tener presente tre fasi da sviluppare e
successivamente abbinare tra loro. I modi con si pu ottenere un buon
rilassamento sono diversi, basti pensare al Training Autogeno di
Schultz (in cui il termine Autogeno vuole mettere in risalto come le
modificazioni psichiche e somatiche vengono provocate
autonomamente dal praticante, adattando il metodo alle proprie
esigenze), al Rilassamento Progressivo di Jacobson (che prevede un

36
rilassamento generale dell'intero corpo ed un rilassamento
differenziale col quale si insegna, nei gesti della vita quotidiana, ad
utilizzare solo i muscoli impegnati in posture o movimenti, lasciando
rilasciati gli altri) o alle tecniche di origine orientale (quali lo joga e lo
zen). La cosa importante che, a prescindere dalla tecnica utilizzata, il
soggetto deve raggiungere bene l'obiettivo: il controllo del livello di
attivazione psicofisica.
Le tecniche di rilassamento fisico e mentale consentono all'atleta non
solo di gestire l'ansia in vista della gara o durante questa, ma anche di
essere maggiormente presente e concentrato sulla competizione,
potendo accedere a tutte le sue risorse spesso bloccate da un eccesso
di tensione.
Una procedura di rilassamento pu prevedere tre fasi differenti da
svilupparsi progressivamente:

1. Esercizi di contrazione-decontrazione di alcuni gruppi muscolari,


mantenendoli in tensione isometrica per alcuni secondi e
successivamente rilasciarli;
2. Concentrarsi sulla frequenza respiratoria, cercando di diminuirla,
con inspirazioni brevi ed espirazioni lente, con movimento
diaframmatico e respirazione addominale. Difatti. una
respirazione lenta segnala al cervello un momento di tranquillit,
con conseguente diminuzione delle funzioni vitali; al contrario,
se avessimo una respirazione veloce e frequente, il cervello
interpreterebbe lo stimolo come una situazione di pericolo, non
ideale quindi per rilassarsi;

37
3. Abbinare gli esercizi di contrazione-decontrazione muscolare
alla respirazione: partendo dalla parte bassa del corpo,
inspirando si contrae la muscolatura ed espirando la si rilassa.

Infine, doveroso porre l'attenzione a quei soggetti affetti da disturbo


d'ansia generalizzata, disturbo da attacchi di panico, depressione
mascherata, claustrofobia, fobia specifica poich il settino del
rilassamento potrebbe causare un certo disagio; in tale occasione (non
cos rara anche in ambito sportivo) uno psicologo sportivo, con
competenze anche cliniche, trover insieme all'atleta un modo
personalizzato per raggiungere, comunque, il controllo dello suo
stato di attivazione che rimane possibile e che, anzi, in queste persone,
assume una doppia valenza: terapeutica e di preparazione mentale.

3.2 Self talk

Self-Talk tradotto alla lettera vuol dire: ascoltare se stessi.


Durante un match, l'atleta parla a se stesso e, molto spesso, la natura di
questi dialoghi influenza lesito della sua prestazione. Risulta dunque
necessario, innanzitutto imparare a riconoscere questi flussi di pensieri
negativi che impediscono la totale concentrazione sulla competizione,
per poi gestirli con opportune tecniche che permettono di bloccarli e
trasformarli.
Unulteriore definizione di Self Talk inteso come sub-vocalizzazione,
consiste nellindividuazione e nellutilizzo mirato di parole stimolo
volte a favorire nel giocatore lottimizzazione dell esecuzione del
gesto tecnico della self efficacy(autoefficacia), e del livello ottimale

38
di performance di allenamento e gara. La struttura ed il contenuto di
alcuni specifici pensieri influenzano la prestazione in modo pi
marcato rispetto ad altri. Il self talk, secondo questa definizione,
spinge latleta durante la gara ad evocare consapevolmente stati
psicologici positivi e produttivi che comportano una percezione di
autocontrollo e una sensazione di autoefficacia.
Generalmente viene considerato che parole, frasi o immagini di natura
positiva possono svolgere una funzione positiva sulla percezione di
efficacia che l'atleta ha di se stesso in una determinata situazione
sportiva. In effetti, ragionevole credere che la struttura e i contenuti
di specifici pensieri influenzino la prestazioni pi di altri:
1. affermazioni rilevanti per il compito (aspetti tecnico-tattici);
2. parole chiave riguardanti l'umore (singole parole a forte
contenuto emotivo-affettivo);
3. affermazioni positive (parole significativamente positive).
Nellapplicare questa tecnica, i "promemoria psicologici" consistono
quindi in simboli o parole chiave il cui scopo funzionale quello di
richiamare sensazioni associate a ci che si intende pensare, sentire o
fare. Il self talk viene quindi suggerito attraverso apposite parole-
stimolo che aiutano l'atleta a focalizzare l'attenzione su aspetti chiave
della prestazione, nel caso specifico, durante landamento di un match,
e ad evocare volontariamente stati chiave psicologici positivi e
produttivi, comportando una percezione di autocontrollo e di
autoinduzione emotiva. La procedura consiste nel definire ed
evidenziare un simbolo (una parola specifica o una frase), annotarla,
cercare di visualizzarla, e tenerla impressa nella mente. Ogni qual
volta che si indirizza la propria attenzione al simbolo o si pensa alla

39
parola presa in considerazione, verranno sperimentati i pensieri e le
azioni associate allo stato che si vuole raggiungere. La reiterazione e
lintensit delle sensazioni che si associano allo specifico simbolo o
parola, renderanno quest'ultimo un efficiente promemoria.
In tal modo, si intuisce come il self talk, da una parte, possa costituire
una forma di controllo attentivo, e indirizzi l'attenzione verso segnali
pi inerenti e rilevanti rispetto al compito, dall'altra, sia inscildibile
dalla corretta applicazione del pensiero positivo assieme al quale
trova la massima espressione.

3.3 Goal setting

Goal setting vuol dire formulazione degli obiettivi.


Durante il susseguirsi delle stagioni di competizione e di preparazione,
la mole degli impegni diviene consistente, ed in alcuni casi latleta
finisce per smarrire le giuste coordinate stabilite a priori per il
raggiungimento degli obbiettivi finali.
Frequentemente gli atleti non sono in grado di definire accuratamente
un'adeguata scala degli obiettivi da perseguire durante il corso della
stagione agonistica. Questa difficolt nel pianificare gli specifici
standard di abilit da raggiungere in un compito, ed in sostanza nel
valutare il giusto livello di performance da ottenere, pu
compromettere l'esito di una stagione, con la possibilit di
ripercuotersi sul resto della carriera. La suddetta programmazione
degli obiettivi deve essere suddivisa in sub-obiettivi a breve, medio e
lungo termine, motivando latleta ad un miglioramento graduale della
prestazione.

40
I livelli di motivazione, determinazione, impegno, perseveranza e
coinvolgimento di un atleta sono strettamente correlati alla natura e al
tipo di obiettivi che si posto, in particolare dal loro essere pi o
meno generici e pi o meno significativi per l'atleta stesso. Gli
obiettivi, infatti, focalizzano l'attenzione, facilitano la concentrazione,
motivano alla performance, creano la sfida e forniscono un'occasione
per analizzare e valutare le proprie abilit.
Attraverso la tecnica del goal setting diverr possibile la
pianificazione non solo degli obiettivi generici, bens dei "buoni
obiettivi", caratterizzati da fattori determinati. Gli obiettivi specifici e
significativi per l'atleta, capaci di catalizzare la motivazione che si
trasforma in determinazione, e di dare forma e direzione all'azione
concreta.
Nellapplicazione di questa tecnica, possibile definire differenti
tipologie di obbiettivi:
OGGETTIVI: cio misurabili, come ad esempio vincere un
determinato numero di matches, o raggiungere una determinata
posizione in classifica ecc.
SOGGETTIVI: non misurabili (divertirsi, compiere il gesto tecnico il
pi preciso possibile, ecc )
Ed inoltre, il passo successivo alla definizione degli obbiettivi
riguarda il loro indirizzo:
al risultato: vincere una gara;
al miglioramento della performance;
Inoltre possono essere indirizzati:
a. sul piano individuale (per esempio allincremento di parametri
come: resistenza, velocit, esecuzione del gesto tecnico)

41
b. del team (facendo riferimento ad un contesto di squadra che
per poco si addice al tennis, che rappresenta in modo
emblematico un esempio di sport individuale)
Nellorganizzare questa tabella di obbiettivi necessario riscontrare
unulteriore sfaccettatura:
Specificit (pianificando cosa deve essere fatto);
Realismo (alla portata delle nostre capacit);
Valutabilit (potendo quantificare gli obiettivi);
Timely (mettendo una scadenza per raggiungere determinati
obiettivi a breve-medio lungo termine);
Strategia (riguardante aspetti puramente tecnico-tattici).
Vi possono essere dei momenti meno consoni al raggiungimento dei
goal prestabiliti; questi devono essere individuati e possono essere di
tipo:
Psicologico (mancanza di sicurezza o di impegno);
Motivazionale (perdita di interesse);
Fisico (infortuni, malattie);
Esterno (variabilit atmosferica, problemi familiari).

3.4 Pensiero positivo

Ogni individuo osserva e vive la realt di tutti i giorni interpretando le


situazioni quotidiane secondo il proprio punto di vista. I meccanismi
che rendono possibile la continua categorizzazione di fatti e eventi
sono influenzati dalla propria matrice visiva, che imprime la sua
personale impronta, positiva o negativa, ad ogni nuova circostanza. Il
modo di osservare un dato evento assume quindi un carattere di

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assoluta individualit, e succede che ci che, inizialmente, sembra
essere solo una predisposizione poi diventa inevitabilmente
un'abitudine. E' proprio cos, nella grande differenza interindividuale,
c' chi spontaneamente, aprendo la porta di una stanza sconosciuta
(come la vita), guarda (o cerca) prevalentemente gli oggetti, gli arredi,
le cose piacevoli e chi, invece, altrettanto naturalmente, guarda (o
cerca) prevalentemente gli oggetti, gli arredi, le cose spiacevoli. Il
perch di questa visione della realt , certamente, radicato su
dinamiche psicologiche complesse che, a seconda dei casi, poi trova
conferme e/o disconferme nell'esperienza della quotidianit. Una
verit maggiormente eclatante che in ogni individuo,
inequivocabilmente, il positivo c'. In alcune persone risulta essere
palese, evidente ed in bella mostra, in altri individui emerge solo dopo
un accurato lavoro dindagine, ma risulta comunque presente. Il
pensiero positivo, quindi, prima ancora di essere una tecnica di
preparazione mentale, si pu considerare una filosofia di vita.
Ignorando questapproccio interiore, senza cio ricercare il positivo
esistente negli altri, diviene complesso e probabilmente improduttivo
lutilizzo di questa tecnica di mental training. Si cadrebbe,
empaticamente, in contraddizione.
La tecnica. Per riuscire a mettere in atto questa tecnica,
fondamentale il ruolo dello psicologo sportivo, che deve conoscere
profondamente l'atleta al fine di comprendere meglio quale sia la sua
predisposizione iniziale "a pensare positivo". Bisogna intuire come
l'individuo, che si accinge a prepararsi, vive gli eventi positivi e quelli
negativi, necessario quindi riuscire a scorgere il suo stesso punto di
vista, interpretando empaticamente la realt. In seguito a cosa, a suo

43
avviso, si vinto o perso. Bravura, fortuna, fatalit? Anche attraverso
losservazione e lanalisi di questi piccoli elementi lo psicologo pu
valutare il livello di autostima dell'atleta e l'autoefficacia (autostima
gesto-specifica)partendo dallassunto che chi pensa spesso in negativo,
probabilmente, ha un basso livello di autostima. Attraverso un dialogo
psicologo/atleta diviene possibile aiutarlo a cercare ci che di lui
positivo per poi cominciare a "tirarlo fuori". E' un allenamento
continuo: spostare e allontanare il negativo, vedere e pensare positivo,
annientare i pensieri neri, ponendo risalto solo a quelli chiari.
Al termine di questa pratica, applicata tenendo conto di tutti i fattori
l'atleta scopre di aver appreso a pensare positivo. E siccome il
pensiero positivo "contagioso", senza rendersene pienamente conto,
l'atleta comincia ad insegnare a pensare in positivo a chi sta accanto a
lui. Lavverarsi di questa circostanza funge da prova finale per lo
psicologo nella valutazione dellefficacia del suo intervento.

3.5 Training autogeno

Il training autogeno una tecnica di rilassamento. Fu sviluppato nel


corso degli anni Trenta da Johannes Heinrich Schultz, psichiatra
tedesco, che nei suoi precedenti studi aveva profondamente analizzato
lipnosi. Il training autogeno ha lo scopo di rendere i propri pazienti
indipendenti dal terapeuta per sviluppare il proprio benessere. Il
termine training, dallinglese, significa esercizio; infatti solo
esercitandosi che si riescono a raggiungere il vero rilassamento
corporeo. Il termine autogeno indica, invece, come i cambiamenti
psichici scaturiscano dal praticante stesso e non sono generati da

44
un'operatore (psicologo/psicoterapeuta/medico), se non in fase iniziale
di apprendimento della tecnica. Lo scopo principale di questa tecnica
di mental training l'eliminazione dello stress, dell'ansia, scaricare la
tensione e favorire il recupero delle energie. Questa tecnica indicata
per atleti e sportivi in genere in quanto favorisce il recupero di energie
permettendo una migliore gestione delle proprie risorse, migliora la
concentrazione e contribuisce al conseguimento di alte prestazioni.
Proprio enunciando queste caratteristiche risulta assolutamente
appropriato abbinare questo strumento di preparazione mentale ad uno
sport cos intenso, dal punto di vista psichico, come il tennis.
Il training autogeno agisce come strumento di cambiamento a tre
livelli:
1. A livello fisiologico, favorendo un riequilibrio del Sistema
Nervoso Vegetativo e del Sistema Endocrino, entrambi in stretta
correlazione con gli aspetti emotivi;
2. A livello fisico, incrementando lo stato di benessere e di salute
generale;
3. A livello psicologico, aiutando a ristrutturare le proprie reazioni
negative e migliorando alcuni vissuti psicologici.
Attraverso il training autogeno si crea un crescente equilibrio
psicofisico, soprattutto su quelle funzioni psicosomatiche che sono
mediate dal cosiddetto Sistema Nervoso Autonomo. Gli esercizi infatti
tendono a mettere a riposo quella parte di tale struttura che garantisce
lattivazione psicofisiologica e diminuiscono quegli eccessi di alcuni
ormoni, come ladrenalina, che si riversano nel sangue in condizioni
di stress.

45
Allo stesso modo lallenamento autogeno permette di passare
gradualmente ad una maggiore consapevolezza (e una conseguente
possibilit di controllo) delle attivit muscolari involontarie (es.
respirazione), liberandole sempre di pi del controllo volontario
negativo che costringe a stati di stress alcuni muscoli volontari.
Il carico di tensioni fisiche e psicologiche accumulate viene scaricato
attraverso le cosiddette scariche autogene, ossia quei fenomeni
transitori di origine psicologica o somatica che tendono a manifestarsi
in modo decrescente fino a sparire completamente nel corso
dellallenamento autogeno e che sono connesse alla possibilit del T.A.
di liberare e decongestionare le aree cerebrali sovraccaricate dallo
stress. Per questo spesso, nelle fasi iniziali dello svolgimento degli
esercizio di training autogeno, si possono verificare scariche motorie
(movimenti involontari, tosse, riso, spasmi), scariche uditive (ronzii,
fischi, rumori), scariche vestibolari (vertigini, senso di galleggiamento)
o ancora scariche affettive (emozioni di vario tipo positive o negative).
Di qualunque tipo siano le scariche autogene esse in genere
interessano aree somatiche (muscoli, vista, ecc.) o aree psicologiche
(affetti, pensieri, ecc.) sovraccariche di tensione che in tal modo viene
diminuita gradualemente.
Altri processi neuropsicologici importanti sembrano inoltre intervenire
nella fase di allenamento al cambiamento psicofisico prodotta
attraverso il training autogeno.
Esercizi e utilita del training autogeno
Gli esercizi del training autogeno
vanno distinti in due categorie:
1. Training Autogeno Inferiore

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2. Training Autogeno Superiore
Nella prima area rientrano sei esercizi di base, due fondamentali e
quattro complementari, tutti eseguiti dopo lesercizio propedeutico.
1. lesercizio della calma - fase propedeutica, di introduzione
agli altri esercizi. Attraverso il raggiungimento di uno stato
iniziale di calma in cui si riesce a mettere da parte ogni
preoccupazione ed ogni pensiero diviene possibile sperimentare
in modo adeguato ed efficace gli altri esercizi.
Tale esercizio risulta molto utile per imparare a controllare stati di
ansia generalizzata o di confusione e panico poich consente di
accrescere la capacit di convogliare allinterno quelle energie mentali
che tendono a disperdersi verso lesterno, guidate da forze centripete
che catturano lattenzione su elementi che alimentano vissuti e
pensieri negativi.
2. esercizio della pesantezza - rappresenta un utile strumento
per ottenere uno stato generale di rilassamento muscolare e
consente di prendere consapevolezza di tensioni muscolari
inconsapevoli e di vissuti psicologici che tendono a crearle e
quindi a generare delle problematiche psicosomatiche quali
dolori, crampi. Esso, pertanto, risulta estremamente utile per
affrontare problematiche del dolore, cefalee muscolo-tensive,
disturbi da stress, vertigini derivanti da tensioni accumulate sul
collo o per combattere linsonnia.
3. esercizio del calore - consente di ottenere dei cambiamenti a
livello della circolazione nei vari distretti muscolari,
approfondendo lo stato di rilassamento che possibile ottenere
attraverso il precedente esercizio, poich accresce il

47
rilassamento e anche la mobilit muscolare. Questo esercizio
utile per coloro che soffrono di disturbi legati alla cattiva
circolazione e pu essere un valido strumento di riscaldamento
mentale dei muscoli che devono essere impegnati in uno sforzo
fisico.
4. esercizio del cuore - ci si mette in contatto con il proprio
ritmo interiore di vita e con la parte che simbolicamente viene
designata come il centro delle emozioni. E un esercizio non
sempre facile da eseguire e strettamente importante per favorire
il contatto e la graduale accettazione sia della propria vita
affettiva-emotiva, sia della natura umana. I risultati che possono
essere ottenuti praticandolo correttamente hanno importanti
ricadute positive nellalleviare le somatizzazioni che riguardano
problematiche circolatorie centrali, come la tachicardia, che
nascono da situazioni ansiogene e che sono una delle
componenti fondamentali del cosiddetto Disturbo da Attacchi di
Panico.
5. esercizio del respiro - si impara a lasciare che la funzione
respiratoria non venga influenzata da aspetti psicologici che
tendono a modificarla alterandola. Anche questo esercizio
molto utile in caso di problemi somatici legati allansia, poich
questi ultimi tendono sempre a manifestarsi con una ricaduta sul
ritmo respiratorio che in genere viene accelerato, producendo
scarsa ossigenazione e sintomi conseguenti come capogiri o
sensazione di svenire.
6. esercizio del plesso solare - un esercizio coinvolge molti
organi interni quali intestino, fegato, pancreas, milza, rene e

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surrene, che convogliano tutti verso lo stesso ganglio nervoso
che media il loro funzionamento. Eseguito con una mano sul
ventre fino alla parte finale dello sterno per aumentare il
contatto e la consapevolezza della zona su cui si lavora, questo
esercizio consente sia di lavorare per favorire un migliore
funzionamento degli organi vitali coinvolti, che per ridurre le
tensioni di natura psicologica che spesso sono alla base di
gastriti e problemi digestivi.
7. esercizio della fronte fresca - che completa efficacemente
un rilassamento generalizzato, consente di lavorare sia sulle
problematiche somatiche connesse alla cattiva circolazione
cerebrale, poich agevola una vasocostrizione e quindi un
controllato afflusso del sangue al cervello, sia su quelle
problematiche psicologiche che sono avvertite e vissute come
calore e sovraccarico della mente.

Il passo successivo alla fase riguardante tutti gli esercizi del Training
Autogeno Inferiore, possibile eseguire unulteriore parte di specifici
esercizi che appartengono al Training Autogeno Superiore.
Per apprendere correttamente questa tecnica si pu ricorrere ad un
operatore specializzato, nel caso specifico, di uno psicologo sportivo.
Infine, esiste anche la possibilit di seguire un vero e proprio percorso
psicoterapeutico con specialisti che utilizzano la cosiddetta
psicoterapia autogena.

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Ambiti di applicazione della tecnica

Lapprofondimento della conoscenza degli esercizi di base del


Training Autogeno permette di comprendere meglio le innumerevoli
possibilit applicative che sono state sviluppate rispetto alluso
originario di tale metodo.
Il training autogeno, infatti, nasce originariamente in campo clinico
psicologico e psicosomatico per affrontare problematiche quali:

disturbi funzionali e somatizzazioni di tipo neurovegetativo(cefalee,


tachicardie, problemi circolatori e respiratori, disturbi digestivi);
fobie e disturbi dansia;
tic o balbuzie;
disturbi del sonno (insonnia, apnee).

Attualmente uno dei campi pi importanti di applicazione di questa


tecnica quello della psicologia dello sport e della preparazione
mentale degli atleti (Bassi G.B., Bonfanti M., Arcelli E.) che riguarda
sia intere squadre sportive (di calcio basket, pallacanestro, pallanuoto)
che atleti che praticano sport individuali in cui alcuni esercizi risultano
utilissimi sia alla performance che alla riduzione che al recupero di
alcuni infortuni. il caso del tennis, in cui si rivela efficacissima
anche per il controllo della concentrazione.

3.6 Concentrazione - Gestione dellarousal

Esistono due tipi di concentrazione:

50
lattenzione spontanea (involontaria), che catturata da ci che
si muove nellambiente esterno attorno allatleta;
lattenzione conativa (volontaria), focalizzata su un
determinato stimolo, ed proprio questa seconda tipologia che
bisogna sviluppare e ottimizzare per la performance nella gara.
Riguardo allargomento sono stati condotti diversi studi, in
particolar modo lo stile attentivo ha interessato Neideffer che,
nellanno 1993 ha elaborato un importante modello riportato nella
figura 1

51
Il Focus attentivo pu essere:
- ESTERNO AMPIO (Aware) specifico dei giochi di squadra e/o
delle categorie "open skill";
- ESTERNO RISTRETTO (Focused) tipico delle discipline o delle
azioni motorie "closed skill";
- INTERNO AMPIO ( Strategic) caratteristico delle pianificazioni di
gara o di determinate tipologie di pausa all'interno della stessa;
- INTERNO RISTRETTO (Systematic) tipico dell'allenamento
ideomotorio.

Mantenere un buon livello di concentrazione vuol dire controllare i


processi motori di pensiero, dirigere e conservare l'attenzione su un
determinato compito per una esatta esecuzione potenziando le capacit

52
di selezionare gli stimoli su cui focalizzare l'attenzione, escludendo
quelli ininfluenti; dirigere l'attenzione al momento appropriato verso
le informazioni pertinenti; mantenere l'attenzione sugli stimoli
rilevanti.
Il perfezionamento e la gestione volontaria della capacit di
concentrazione si ottengono attraverso il training propriocettivo e le
procedure di rilassamento, andando cos a costituire un insieme di
abilit sinergiche ed interconnesse e rappresentando le condizioni
necessarie per la buona riuscita delle successive fasi di visualizzazione
e ripetizione ideomotoria.

Gestione dell'Arousal (Gestione dell'attivazione fisiologica)


Con il termine arousal indicata in psicofisiologia l'intensit
dell'attivazione fisiologica e comportamentale dell'organismo: quando
l'organismo deve effettuare una prestazione deve attivarsi, cio
mettere in moto una serie di processi caratteristici dello stato di
arousal quali l'aumento della vigilanza e dell'attenzione, l'attivit dei
muscoli che si preparano allo sforzo ed il cuore e i polmoni che si
preparano al dispendio di energia. E' di fondamentale importanza per
un atleta raggiungere e mantenere il suo livello ottimale di attivazione
psicofisiologica in ogni circostanza, allenandosi con delle semplici
tecniche di attivazione o disattivazione secondo le esigenze.

Focalizzazione dell'attenzione e concentrazione (Focusing)


La concentrazione la capacit di focalizzare l'attenzione su un
compito per un determinato periodo di tempo, senza essere distolti da

53
fattori distraenti interni (ad es. pensieri negativi) ed esterni (ad es. il
rumore della folla). Incremento della motivazione e dell'autostima.
L'acquisizione di fiducia in s la vera chiave della motivazione: se
l'atleta ha fiducia in s e in quello che in grado di fare non solo
motivato, ma accresce le sue probabilit di avere successo. Fino a
quando l'atleta cercher solo nell'ambiente esterno di soddisfare i suoi
bisogni di sicurezza, stima ed approvazione, la vittoria gli sfuggir,
poich il suo senso di identit personale sar dipendente da fattori
esterni di cui avr bisogno. Il passaggio avviene quando l'atleta inizia
a scoprire queste qualit dentro di s. Invece di cercare approvazione
trova il suo senso di intimo valore. Diventa abbastanza sicuro di s da
essere in grado di comprendere di essere un giocatore valido anche se
commette degli errori.

3.7 Visualizzazione e imagery

Se vuoi essere un campione, devi aver vinto nella tua mente ogni tua
gara, cento volte prima vincerla nella realt! (Marti Liquori)
Tra le tecniche pi adottate in psicologia dello sport, per incrementare
la performance degli atleti, una delle pi interessanti l'imagery, che,
analizzando semplicemente il significato del termine inglese, si basa
sulle immagini usate per allenare l'atleta mentalmente. Prima di tutto
l'imagery definita come una visualizzazione o ripetizione o
immaginazione che pu coinvolgere uno o pi sensi (Liggett &
Hamada).
Secondo Cei (1987) immaginare un'attivit che coinvolge non solo
la vista ma anche il tatto, l'udito, i muscoli, insomma un pensiero di

54
tutto il corpo.
Nel loro articolo del 1993, Liggett e Hamada, fanno una distinzione
tra imagery mentale ed imagery cenestesica. L'imagery mentale
consiste nel vedersi da soli eseguire la prestazione, nel caso degli atleti,
come se si stesse guardando un film o un video della loro stessa
prestazione. Nell'imagery cenestesica, l'immaginazione diventa pi
intensa o pi profonda, l'atleta sente realmente il movimento nei
muscoli e sperimenta le emozioni della performance; rispetto a quella
mentale, l'imagery cenestesica pi efficace a causa degli impulsi, pi
intimamente confrontabili a quelli dellevento reale che vanno ai
muscoli.
Frester (1984) chiama allenamento ideomotorio "tutte quelle forme
di esercitazione nelle quali si ha un'autorappresentazione mentale,
sistematicamente ripetuta, e cosciente dell'azione motoria che deve
essere appresa, perfezionata, stabilizzata o precisata, senza che si
abbia un'esecuzione reale, visibile esternamente, di movimenti parziali
o globali." Il funzionamento dell'allenamento ideomotorio si basa sul
fenomeno, noto anche come effetto Carpenter che a sua volta, si
fonda sul fatto che immaginare un movimento determina una
stimolazione, seppure molto lieve, dei muscoli interessati dall'attivit
immaginativa. Le stimolazioni non arrivano ad una contrazione
esternamente visibile ma possono essere registrate attraverso il
potenziale elettrico muscolare (EMG). Il risultato sarebbe un rinforzo,
un consolidamento della traccia mnestica nella memoria del
movimento, il che faciliterebbe la successiva esecuzione concreta
Le tecniche di visualizzazione e di allenamento ideomotorio
consentono all'atleta di rilassarsi e di apprendere nuovi gesti o

55
perfezionare quelli gi appresi. Poich questi esercizi richiedono
all'atleta di riuscire a mantenere delle immagini mentali stabili o a
seguire il loro corso nell'esecuzione mentale di un gesto, intervengono
anche nel miglioramento della concentrazione durante l'esecuzione del
gesto stesso.
Gli atleti vengono progressivamente allenati alla rappresentazione
mentale di immagini visive, inserendovi stimoli immaginativi
polisensoriali e favorendo in questo modo un maggiore
coinvolgimento emozionale e cognitivo da parte del soggetto. La
capacit di visualizzare comprende alcune attivit applicabili allo
sport, fra cui l'osservazione di altri atleti in azione (dal vivo o
videoregistrati) seguita dalla ripetizione immaginata delle sequenze
motorie (allenamento ideomotorio); il passo successivo consister
nell'esecuzione pratica dell'atleta del movimento prima osservato e poi
visualizzato. La tecnica dell'Imagery, preceduta sempre da una breve
seduta di rilassamento, viene anche utilizzata prima della gara come
momento di concentrazione e di visualizzazione del percorso
tecnico/tattico.
Definizione. Rappresentazione mentale sistematicamente ripetuta e
cosciente dell'azione motoria (Frester, 1985)che deve essere appresa,
perfezionata o stabilizzata, senza che vi sia una esecuzione reale,
visibile esternamente, di movimenti parziali o globali (Corbin,
1972).Un'altra definizione quella di Richardson (1969): l'imagery si
riferisce a tutte quelle esperienze quasi-sensoriali e quasi-percettive di
cui siamo coscienti e che per noi esistono in assenza di quelle
condizioni di stimolo che realmente determinano quelle specifiche
reazioni sensoriali e percettive.

56
Le caratteristiche principali, quindi dell'allenamento ideomotorio
sono:
capacit individuale di provare sensazioni in assenza di stimolo
consapevolezza nell'esecuzione di questa attivit mentale
assenza di movimenti visibili, durante tale attivit
L'allenamento ideomotorio:
1. facilita-supporta l'apprendimento del movimento
2. ottimizza l'esecuzione motoria
La teoria. Fondamentalmente sono cinque le teorie che tentano di
spiegare il perch dell'efficacia dell'allenamento ideomotorio:
1. la teoria
psiconeurosensoriale (Carpenter, 1894; Jacobson, 1934; Suinn, 1972,
1976; Jowdy e Harris, 1990) secondo la quale la ripetizione
ideomotoria provoca una ridotta, ma misurabile attivazione
neuromuscolare specifica (distretti muscolari interessati all'azione);2.
la teoria dell'attivazione("arousal") (Schimidt, 1982; Feltz &
Riessinger, 1990) secondo la quale l'imagery favorisce l'insorgere di
livelli di attivazione adeguati alle richieste (attivazione
neuromuscolare generalizzata);3. la teoria dell'apprendimento
simbolico (Fitts, 1964; Feltz & Landers, 1983; Hall & Erffmeyer,
1983) secondo cui tale pratica fornisce al soggetto l'opportunit di
allenare gli elementi simbolici di un compito motorio e di
preparare/pianificare mentalmente la prestazione (Bandura, 1969);4. la
teoria bioinformazionale (Lang, 1977; Bird, 1984) secondo cui al
variare dell'immagine mentale varia anche il comportamento reale,
entrambi in stretta correlazione.
5. teoria del modello triplo codice (Ahseen, 1984; Murphy e Jowdy,

57
1992) secondo la quale l'efficacia dell'imagery subisce l'influenza di
tre fattori interagenti: il realismo sensoriale delle immagini, le
modificazioni fisiologiche prodotte dalle immagini e il significato
delle immagini che deve essere soggettivamente significativo.
La tecnica. Dopo aver definito la sequenza motoria specifica, si
procede alla sua sistematica ripetizione a livello immaginativo, in
parallelo all'allenamento effettuato sul campo (esecuzione pratica).
Ogni gesto tecnico composto da una sequenza di movimenti
consecutivi: per la realizzazione della pratica ideomotoria occorre
focalizzare l'attenzione, per ogni step motorio della sequenza, solo sul
movimento del proprio corpo e, una volta memorizzata la sequenza
corretta, anche sulle sensazioni e sui pensieri che lo accompagnano e
sul ritmo respiratorio. Per aiutare l'atleta nell'acquisizione della
sequenza motoria corretta e nell'elaborazione di immagini mentali
appropriate, la rappresentazione mentale viene fatta precedere dalla
visione di un filmato del gesto tecnico. Successivamente, dopo aver
raggiunto lo stato di rilassamento in tempi brevi, si introducono
visualizzazioni polisensoriali riguardanti il setting abituale, al cui
interno si rappresenta mentalmente la sequenza ideomotoria del gesto
atletico, rispettandone i parametri spazio-temporali. La sequenza
ideomotoria deve essere ripetuta da tre a cinque volte, ma nel caso
subentri un calo della concentrazione va sospesa immediatamente per
passare all'esecuzione pratica.
stato dimostrato che lallenamento fisico maggiormente efficace
se accompagnato dallallenamento ideomotorio e che gli atleti
infortunati che si allenano mentalmente, una volta superati i problemi
fisici, recuperano pi in fretta una buona condizione tecnica.

58
3.8 Biofeedback

Il biofeedback (tradotto dall'inglese: retroazione biologica)


conosciuto nellambito del mental training come biofeedback
training. Questa tecnica possiede palesi caratteristiche derivanti dalla
psicoterapia, ed in particolare si fonda sulla teoria comportamentista.
Lo scopo principale di questo strumento terapeutico e quello di aiutare
il paziente/atleta a prendere coscienza e controllo del suo
comportamento. Il biofeedback nacque con la diffusione negli anni '60
della meditazione trascendentale negli USA. Si osserv, utilizzando
un EEG, che nello stato di meditazione il cervello aumenta la
produzione di particolari segnali detti onde alfa, che stanno ad
indicare uno stato di rilassamento psico-fisico del soggetto.
Addestrando il soggetto sulla sua produzione di onde alfa si pu
aumentarne la produzione ed aumentare cos il rilassamento. Da quei
primi studi, il passo evolutivo della psicologia sportiva ha condotto
questa tecnica a nuovi sbocchi applicativi, nellambito di numerose
discipline sportive, tra cui il tennis.
L'organismo umano interagisce costantemente con la realt circostante
attraverso l'elaborazione di un comportamento adattativi, che spesso
viene attuato automaticamente ed in modo inconscio, come
meccanismo di autoregolazione. Questo tipo di strategia
comportamentale la risultante del lavoro sinergico di pi sistemi di
controllo interagenti e legati tra di loro. Alcuni di questi meccanismi
sono regolati dai sistemi neurovegetativo, endocrino ed immunitario.
Quando latleta percepisce dei segnali che provengono dallinterno del

59
suo corpo, ad esempio la frequenza cardiaca in aumento dopo una
corsa affannosa, pu agire per modificarli, formando un sistema
elementare di biofeedback. Il biofeedback l'applicazione di queste
osservazioni con le tecnologie opportune. Questo tecnica nella suo
utilizzo terapeutico coinvolge tre differenti discipline : psicologia,
fisiologia ed elettronica.
Con il biofeedback, una certa funzione corporea come la tensione
muscolare o la temperatura cutanea viene monitorata con l'uso di
elettrodi o di trasduttori applicati sulla pelle del paziente. I segnali
captati vengono amplificati ed usati per gestire segnali acustici o visivi.
Attraverso questo accurato sistema di monitoraggio, latleta pu
tentare consciamente di utilizzare delle strategie per imparare a
controllare volontariamente la funzione presa in esame.
Il biofeedback consente al coach di ottenere un ulteriore
approfondimento nella valutazione globale dell'atleta, e la possibilit,
quindi, di individuare il suo specifico profilo di attivazione,
identificando la quantit di energia reclutata nel corso della sua
performance di allenamento e di gara. Attraverso il monitoraggio
fornito dalle specifiche apparecchiature psicofisiologiche diviene
possibile per l'atleta di imparare ad auto-regolare:
gli eventuali stati di ipoattivazione o iperattivazione
(disfunzionali alla performance)
gestire gli eventi stressanti e recupero dall'over training
gestione degli stati ansiosi
migliorare la capacit concentrazione

60
Unaltra tecnica del tutto simile al Biofeedback nei canoni principali,
da cui differisce solo per lievi sfumature procedurali detta Training
propriocettivo.
Anche nellutilizzo di questo tipo di strumento risulta importante il
messaggio che il nostro corpo invia allindividuo stesso, attraverso i
canali fisiologici, da cui egli pu trarne vantaggi e benefici fuori e
dentro la performance sportiva in termini di autocontrollo.
L'obiettivo del training propriocettivo quello di portare l'individuo
ad apprendere ed affinare gradualmente le capacit di autopercezione,
autoispezione e raggiungere una migliore consapevolezza corporea.
Esso pu considerarsi come un prerequisito al training di rilassamento
psicofisico vero e proprio. Il sistema principale nellattuazione di
questo training consiste nellascoltare il proprio corpo. La
condizione necessaria ascoltare per accedere allascolto, risiede
innanzitutto in uno stato silenzioso. Successivamente bisogna
impararne la lingua, sintende tutti gli strumenti di decodifica dei
vari tipi di messaggio: il ritmo cardiaco, la frequenza respiratoria, le
contrazioni e decontrazioni, posture, massa, elasticit, forza, potenza,
e tutta una serie di sensazioni che, ad un attento ascoltatore,
comunicano qualcosa. Il corpo non smette mai di comunicare e,
pertanto, appare riduttivo prestargli attenzione solamente in caso di
dolore, fatica e/o limitazione funzionale.
La tecnica per mettere in pratica questa tipologia di preparazione
mentale si articola attraverso esercizi che favoriscono una progressiva
acquisizione della capacit di concentrazione e presa di coscienza
corporea in relazione a specifiche parti dell'organismo
(rappresentazione mentale, autopercezione, esplorazione,

61
autoinduzione di sensazioni di pesantezza e calore). Naturalmente
risulta pi semplice per latleta cominciare dalla percezione dei
segnali corporei pi evidenti (come frequenza cardiaca e respiratoria),
per poi giungere alla percezione di sensazioni corporee conseguenti ad
un determinato movimento fino ad arrivare a riconoscere i segnali
connessi ai gesti pi fini. Allenare il giocatore di tennis ad ascoltare
il proprio corpo d all'atleta stesso una maggiore sensazione di
controllo del movimento e, di conseguenza, ne aumenta la sicurezza
durante l'esecuzione dei gesti tecnici o delle sequenze tattico-
strategiche.
Gli esercizi di training propriocettivo hanno inoltre l'obiettivo di
aumentare la capacit di reazione dinamica rispetto a sollecitazioni
potenzialmente lesive.
Da questa prospettiva, la suddetta tecnica rappresenta un valido
complemento allinterno della programmazione dallenamento e nella
prevenzione degli infortuni.
Nellaffermare ci, risulta scientificamente evidente che a livello del
complesso articolare, legamenti, muscoli e tendini si trovano dei
recettori di diverso tipo che svolgono la funzione di informare
costantemente il Sistema Nervoso Centrale sulla posizione e sullo
stato di tensione delle diverse strutture (informazioni propriocettive).

3.9 Automatizzazione delle strategie

Tra gli obiettivi principali della preparazione mentale vi senza alcun


dubbio quello di rendere l'atleta autonomo. Per far s che ci avvenga,

62
per, necessario disporre di validi maestri e di diversi anni di
allenamento, sia fisico che mentale. In questo processo di formazione
del giocatore, lapporto che pu dare l'allenamento mentale, quello
di una maggiore conoscenza e cognizione delle risorse di cui l'uomo
per natura dotato, ma che non sempre riesce ad utilizzare pienamente.
Difatti, essere in grado di orientare la propria mente al pensiero
positivo, sapersi concentrare, avere degli obiettivi, ascoltare il proprio
corpo, imparare a rilassarsi, avere fiducia e stima di se stessi, ripetere
a mente il gesto atletico perfetto, sono tutti strumenti utili a indurre
ogni individuo a usufruire di tutte le energie pi profonde e nascoste
che ogni essere umano possiede. Quella marcia in pi che fa la
differenza. Seguire un programma che metta in atto le succitate
tecniche, porta latleta ad acquisire quelle capacit necessarie ad
affrontare e gestire nel miglior modo possibile lintero periodo della
preparazione di un grande evento, le fasi di attivazione
immediatamente precedenti la gara, la gara stessa ed il dopo gara, in
maniera completa e matura.
Il miglior auspicio, che si possa fare ad un atleta di quello di
saggiare, quanto il pi a lungo possibile, la gioia ed il piacere di
"guidare" il proprio corpo attraverso il pieno utilizzo e controllo delle
sue attivit mentali. I successi che, immancabilmente, vivr faranno da
lieto contorno a quello che sar l'equilibrio di un atleta perfetto.

63
Capitolo IV

Una ricerca sul mental training

4.1 Obiettivi della ricerca

Il seguente capitolo mira alla comprensione di alcuni aspetti che


riguardano il mental training, il quale si realizza attraverso svariate e
differenti tecniche, in relazione al tennis di alto livello. Nel corso di
questi ultimi anni, in cui il tennis ha proseguito a ritmo incalzante nel
suo processo di evoluzione, si ulteriormente evidenziata
limportanza di una programmazione di preparazione e di attivit di
competizioni, sempre pi consistente e, soprattutto, completa, che
possa venire incontro alle svariate e differenti esigenze del giocatore.
Al di l delle variegate ipotesi e supposizioni, che in modo
semplicistico, si possono inferire, resta da circoscrivere un quadro
obiettivo e veritiero su quali possano essere le esigenze prioritarie che
hanno una diretta correlazione con la prestazione di alto livello, e
quindi, probabilmente, maggiore incidenza per coaches e giocatori.
Tutte le osservazioni che riguardano il tennis in generale, vengono
fatte esclusivamente osservando i giocatori, e i loro matches.
Attraverso questa prima e superficiale analisi risulta particolarmente
facile affermare che tutti i giocatori giocano bene, nel senso che
sono dotati di capacit tecniche e fisiche che consentono loro di
competere a quel livello. Partendo da questo facile assunto: perch
alcuni giocatori sono pi vincenti di altri? La risposta a questo banale

64
quesito risiede nella moltitudine di variabili interconnesse che
incidono sulla prestazione, e che possono influenzare il corso di un
intera carriera.
Gli aspetti di natura psicologica racchiudono molte di queste variabili.
Essendo uno sport individuale, il tennis pone il singolo individuo ad
affrontare una serie di problemi, legati al gioco, verso i quali solo
nel ricercare le soluzioni che possano indirizzarlo al successo. Questa
tipologia specifica di problem solving, che avviene sia in modo
conscio che in modo inconsapevole, a sua volta strettamente
correlata alle emozioni.
Lobiettivo della ricerca comprendere la reale importanza delle
componenti di natura psicologica nel tennis di alto livello, e
successivamente, attraverso unindagine, capire: se, e come si allena
la mente.
Gli obiettivi principali della ricerca sono:
Accertare limportanza degli aspetti di natura psicologica
allinterno della prestazione di alto livello.
Identificare gli eventuali aspetti che hanno una particolare
incidenza sulla prestazione.
Verificare lutilizzo o meno di tecniche per la preparazione
mentale. Se s, menzionare le tecniche utilizzate.
Verificare se la proposta di mental training passa attraverso la
consulenza di uno psicologo, o soltanto attraverso il coach.

Le ipotesi da cui scaturisce questa ricerca sono:

65
Gli aspetti psicologici hanno una grande importanza, anche in
rapporto alle altre caratteristiche specifiche (doti fisiche,
qualit tecniche e tattiche, ecc.).
Ad alto livello, appare indispensabile curare ogni dettaglio
della preparazione, incluso il supporto psicologico del mental
training.
Nel tennis di vertice, molti coach si occupano direttamente
della gestione degli aspetti psicologici del giocatore.

4.2 Presentazione dello strumento

Per lattuazione della ricerca stato utilizzato come strumento


unintervista, strutturata allo scopo di conoscere particolari dettagli
specifici riguardanti gli aspetti psicologici, e il mental training. Essa
rivolta in egual modo a giocatori, e a coaches di alto livello.
Lintervista composta da 11 quesiti a risposta aperta, in cui
lintervistato libero di esprimere la propria opinione e il proprio
punto di vista riguardo allargomento in questione.

INTERVISTA

1) Quanta importanza ricoprono per Lei gli aspetti mentali


allinterno di un match?
2) Quali sono le componenti di natura mentale che dal Suo punto
di vista maggiormente influiscono allinterno della prestazione?
3) Utilizza strumenti o tecniche per la gestione o per la
preparazione delle suddette capacit mentali?

66
4) Quali tecniche e quali interventi?
5) In che modo si articola questo tipo di intervento?
6) Si avvale anche della consulenza di uno psicologo sportivo?
7) Secondo la Sua esperienza, come si pone il mental training
allinterno del binomio coach/giocatore?
8) Esiste un momento o una condizione particolare nella stagione
competitiva, in cui si avverte maggiormente lesigenza di un
supporto psicologico?
9) Riesce a riscontrare benefici oggettivi dallutilizzo di queste
tecniche?
10) Quali strumenti di valutazione ha a disposizione?
11) Volgendo lo sguardo a 360, in che percentuale (o quantit) i
Suoi colleghi utilizzano tecniche di mental training?

4.3 Caratteristiche dei soggetti intervistati

Lintervista stata somministrata a 30 soggetti, suddivisi in due


gruppi di giocatori ed allenatori che rappresentano in modo
emblematico lattuale tennis di alto livello. Il primo gruppo
composto da 10 giocatori che militano tra i top 200 della classifica
ATP, tra cui, per menzionarne qualcuno, Filippo Volandri, Potito
Starace, Uros Vico, ed altri; da 5 coaches che allenano giocatori dello
stesso livello, come Alberto Castellani, Fabrizio Fanucci, ecc..
Il secondo gruppo composto da 10 giocatori che militano nel gradino
immediatamente al di sotto di quello dei precedenti, e che quindi
svolgono sia attivit a livello nazionale, che a livello internazionale

67
ITF e ATP. La restante parte di intervistati del secondo gruppo
costituita da 5 coaches che allenano giocatori di questo rango.
Le risposte dei soggetti intervistati verranno catalogate e classificate,
al fine di estrarne i dati numerici riguardanti: percentuale e media.
I dati numerici raccolti di ogni singolo gruppo saranno
successivamente messi a confronto allinterno di una tabella di
comparazione. Il passo finale della ricerca avverr con il confronto dei
dati dei due gruppi messi in comparazione, al fine di comprenderne le
eventuali differenze da cui trarne gli aspetti salienti.

68
4.4 Elaborazione dei dati: tabelle e grafici

Domanda 1. Quanta importanza ricoprono per Lei gli aspetti


mentali allinterno di un match?

Quadro Complessivo

Risposta Totale %
Importanza maggiore delle altre componenti 7 23,34
Molta importanza 7 23,34
Importanza pari alle altre componenti 14 46,66
Importanza inferiore ad altre componenti 2 6,66
30 100,00

Importanza
maggiore

Molta
importanza

Importanza
pari ad altri
fattori
Importanza
minore

Attribuendo inoltre alle risposte valori convenzionali da 1 a 4,

utilizzando la seguente scala

Risposta Valore
Importanza maggiore delle altre componenti 4
Molta importanza 3
Importanza pari alle altre componenti 2
Importanza inferiore ad altre componenti 1

69
notiamo come la media delle risposte si attesti sul valore 2,6,
rilevando cos che gli aspetti mentali ricoprono unimportanza elevata,
tendenzialmente superiore alle altre componenti dellattivit
agonistica.

Gruppo 1

Risposta Totale %
Importanza maggiore delle altre componenti 5 33,33
Molta importanza 4 26,66
Importanza pari alle altre componenti 4 26,66
Importanza inferiore ad altre componenti 2 13,35
15 100,00

Importanza
maggiore

Molta
importanza

Importanza
pari ad altri
fattori
Importanza
minore

In questo caso, la media 2,8, leggermente superiore al risultato


complessivo ottenuto prendendo in considerazione entrambi i gruppi.

Scomposizione del gruppo 1

Coach % Giocatori % Totale


4 80 1 20 100
0 0 4 100 100
0 0 4 100 100
1 50 1 50 100
5 10

70
100%
80%
60%
40% Giocatori
20% Coach

0%
Importanza Molta Importanza Importanza
maggiore importanza pari ad altri minore
fattori

Gruppo 2

Risposta Totale %
Importanza maggiore delle altre componenti 2 13,35
Molta importanza 3 20,00
Importanza pari alle altre componenti 10 66,65
Importanza inferiore ad altre componenti 0 0,00
15 100,00

Importanza
maggiore

Molta
importanza

Importanza
pari ad altri
fattori
Importanza
minore

In questo ultimo caso, la media 2,46, leggermente inferiore al


risultato complessivo ottenuto prendendo in considerazione entrambi i
gruppi.

71
Domanda 2. Quali sono le componenti di natura mentale che
dal Suo punto di vista maggiormente influiscono allinterno
della prestazione?

Quadro Complessivo
Risposta Totale %
Gestione delle emozioni e dellansia 5 16,66
La concentrazione durante il match 3 10,00
Spirito di sacrificio 0 0,00
Una combinazione delle componenti su elencate 9 30,00
Conoscenza e memorizzazione tecnico-tattica / 4 13,34
automatizzazione
Motivazione e sicurezza 3 10,00
Nessuna in particolare / tutte nella stessa misura 2 6,66
Equilibrio psico-fisico 4 13,34
30 100,00

Gestione ansia

Concentrazione

Sacrificio

Una combinazione

Automatizzazione

Motivazione

Nessuna in particolare

Equilibrio

Notiamo che allinterno del quadro complessivo, il 30% degli


intervistati afferma che il tennista di alto livello necessita della
combinazione di pi aspetti o caratteristiche di natura psicologica. La
gestione dellansia rappresenta, per il 16%, lelemento di natura
mentale che ha maggiore rilevanza allinterno della prestazione.

72
Gruppo 1
Risposta Totale %
1 Gestione delle emozioni e dellansia 3 20,00
2 La concentrazione durante il match 0 0,00
3 Spirito di sacrificio 0 0,00
4 Una combinazione delle componenti 4 26,67
su elencate
5 Conoscenza e memorizzazione 3 20,00
tecnico-tattica / automatizzazione
6 Motivazione e sicurezza 2 13,33
7 Nessuna in particolare / tutte nella 2 13,33
stessa misura
8 Equilibrio psico-fisico 1 6,67
15 100,00

Gestione ansia

Concentrazione

Sacrificio

Una combinazione

Automatizzazione

Motivazione

Nessuna in particolare

Equilibrio

Allinterno del gruppo 1, il valore relativo a combinazione di pi


componenti si mantiene al di sopra degli altri (26,67%). Grossa
importanza ricoprono per il gruppo 1 anche altri due aspetti: gestione
dellansia (20%), e automatizzazione di schemi e strategie (20%).

73
Scomposizione del gruppo 1

Coach % Giocatori % Totale


1 0 0 3 100 100
2 0 0 0 0 100
3 0 0 0 0 100
4 2 50 2 50 100
5 1 33 2 67 100
6 1 50 1 50 100
7 0 0 2 100 100
8 1 100 0 0 100
5 10

100%

80%

60%
Giocatori
40% Coach

20%

0%
Gestione ansia Una Automatizzazione Motivazione Nessuna in Equilibrio
combinazione particolare

Il grafico mostra che, allinterno del gruppo 1, per i giocatori, la


gestione dellansia lelemento che spicca maggiormente (100%) nel
quadro generale, mentre per i coaches lo stato di equilibrio ad
assumere lo stesso valore percentuale (100%).

74
Gruppo 2

Risposta Totale %
Gestione delle emozioni e dellansia 2 13,33
La concentrazione durante il match 3 20,00
Spirito di sacrificio 0 0,00
Una combinazione delle componenti su elencate 5 33,33
Conoscenza e memorizzazione tecnico-tattica / 1 6,67
automatizzazione
Motivazione e sicurezza 1 6,67
Nessuna in particolare / tutte nella stessa misura 0 0,00
Equilibrio psico-fisico 3 20,00
15 100,00

Gestione ansia

Concentrazione

Sacrificio

Una combinazione

Automatizzazione

Motivazione

Nessuna in particolare

Equilibrio

La combinazione tra pi componenti psicologiche (33,33%) risulta


essere la caratteristica preponderante anche per il gruppo 2.
Concentrazione (20%) ed equilibrio psico-fisico (20%) sono le altre
due componenti che spiccano maggiormente.

75
Domanda 3. Utilizza strumenti o tecniche per la gestione o per la
preparazione delle suddette capacit mentali?

Quadro Complessivo

Risposta Totale %
S, sempre 5 16,66
S, talvolta 1 3,34
S, in passato 9 30,00
No 15 50,00
30 100,00

S, sempre
S, talvolta
S, in passato
No

La tabella ed il grafico mostrano con evidenza che il 50% degli


intervistati non ha mai utilizzato tecniche per la preparazione mentale,
il 30% ha provato questa esperienza soltanto per un periodo limitato
nel passato. Il 16,66% utilizza attualmente il mental training come
strumento di preparazione mentale.

Gruppo 1
Risposta Totale %
S, sempre 2 13,33
S, talvolta 1 6,67
S, in passato 6 40,00
No 6 40,00
15 100,00

76
S, sempre
S, talvolta
S, in passato
No

Allinterno del gruppo 1 i valori percentuali in merito allutilizzo o


meno del mental training rimangono del tutto simili. Da segnalare
soltanto il valore di coloro che hanno provato solo in passato il mental
training che aumenta al 40%.

Scomposizione del gruppo 1

Coach % Giocatori % Totale


1 50 1 50 100
1 100 0 0 100
0 0 6 100 100
3 50 3 50 100
5 10

77
100%

80%

60%
Giocatori
40% Coach

20%

0%
S, sempre S, talvolta S, in passato No

Nel gruppo 1, il 100% di coloro che utilizzano tecniche per la


gestione o per la preparazione degli aspetti psicologici collocato
allinterno della categoria degli allenatori. Il 100% di coloro che
hanno provato in passato il mental training appartiene alla categoria
dei giocatori.

78
Gruppo 2

Risposta Totale %
S, sempre 3 20,00
S, talvolta 0 0,00
S, in passato 3 20,00
No 9 60,00
15 100,00

S, sempre
S, talvolta
S, in passato
No

Allinterno del gruppo 2, cresce del 20% il valore percentuale relativo


a coloro che non utilizzano tecniche di mental training (60%), rispetto
allo stesso valore del gruppo 1 (40%).

79
Domanda 4. Quali tecniche e quali interventi?

Quadro Complessivo
Risposta Totale %
Training autogeno 3 15,79
Tecniche di rilassamento e respirazione 2 10,53
Le tecniche suddette combinate al visual training 8 42,10
Una molteplicit di tecniche combinate 2 10,53
Dialogo / comunicazione 3 15,79
Meditazione / riflessione 1 5,26
19 100,00

Training
autogeno
Rilassamento e
respirazione
Altre tecniche +
visual training
Combinazione
di tecniche
Comunicazione

Meditazione

Il protocollo di tecniche di mental training maggiormente diffuso tra


gli intervistati (42,10%) prevede lutilizzo di tecniche di rilassamento,
training autogeno e visual training in aggiunta.

Gruppo 1
Risposta Totale %
Training autogeno 3 27,27
Tecniche di rilassamento e respirazione 0 0,00
Le tecniche suddette combinate al visual 3 27,27
training
Una molteplicit di tecniche combinate 2 18,19
Dialogo / comunicazione 3 27,27
Meditazione / riflessione 0 0,00
11 100,00

80
Training
autogeno
Rilassamento e
respirazione
Altre tecniche +
visual training
Combinazione
di tecniche
Comunicazione

Meditazione

Allinterno del gruppo 1 risulta che il 27,27% degli intervistati


utilizza il training autogeno, il 27,27% basa tutta la propria gestione
mentale sulla comunicazione, e il 27,27% sceglie di utilizzare un
protocollo di tecniche (tecniche di rilassamento, training autogeno,
visual training).

Scomposizione del gruppo 1

Coach % Giocatori % Totale


0 0 3 100 100
0 - 0 - -
0 0 3 100 100
1 50 1 50 100
2 66,7 1 33,3 100
0 - 0 - -
3 8

81
100%

80%

60%
Giocatori
40% Coach

20%

0%
Training autogeno Altre tecniche + Combinazione Comunicazione
visual training tecniche

Il grafico mostra come laspetto comunicativo abbia grossa rilevanza


per gli allenatori in modo particolare (66,7%).

Gruppo 2

Risposta Totale %
Training autogeno 0 0,00
Tecniche di rilassamento e respirazione 2 25,00
Le tecniche suddette combinate al visual 5 62,50
training
Una molteplicit di tecniche combinate 0 0,00
Dialogo / comunicazione 0 0,00
Meditazione / riflessione 1 12,50
8 100,00

Training
autogeno
Rilassamento e
respirazione
Altre tecniche +
visual training
Combinazione
di tecniche
Comunicazione

Meditazione

Il 62,50% degli intervistati del gruppo 2 utilizza il protocollo di


tecniche di mental training sopra citato.

82
Domanda 6. Si avvale anche della consulenza di uno psicologo
sportivo?

Quadro Complessivo
Risposta Totale %
S, sempre 6 21,43
S, in modo saltuario 2 7,14
S, in passato 8 28,57
No 12 42,86
28 100,00

S, sempre
S, talvolta
S, in passato
No

La fetta percentuale pi cospicua rappresentata da coloro che non si


avvalgono della consulenza dello psicologo (42,86%). Un numero
comunque consistente di intervistati, per la precisione il 28,57%, si
avvalso di tale consulenza in periodi passati. Il 21,43% si avvale
attualmente della consulenza e del supporto dello psicologo.

83
Gruppo 1
Risposta Totale %
S, sempre 3 21,43
S, talvolta 1 7,15
S, in passato 5 35,71
No 5 35,71
14 100,00

S, sempre
S, talvolta
S, in passato
No

Il gruppo 1 caratterizzato, a differenza del quadro generale, da


coloro che hanno avuto in passato laiuto dello psicologo (35,71%), e
da chi assolutamente non ha allinterno del proprio staff tecnico la
figura dello psicologo.

Scomposizione del gruppo 1

Coach % Giocatori % Totale


1 33,3 2 66,7 100
1 100 0 0 100
1 20 4 80 100
2 40 3 60 100
5 9

84
100%

80%

60%
Giocatori
40% Coach

20%

0%
S, sempre S, talvolta S, in passato No

Il grafico mostra che sono particolarmente gli allenatori a richiedere


saltuariamente laiuto dello psicologo (100% degli allenatori alla
risposta s, talvolta).

Gruppo 2

Risposta Totale %
S, sempre 3 21,43
S, talvolta 1 7,15
S, in passato 3 21,43
No 7 49,99
14 100,00

S, sempre
S, talvolta
S, in passato
No

85
Nel gruppo 2 il dato numerico maggiore, 49,99% dei soggetti
intervistati, fa comunque riferimento a coloro che non hanno a
disposizione laiuto dello psicologo. Il 21,43% dispone di tale
supporto costantemente nella stagione agonistica, ed il 21,43% ne
ha usufruito soltanto in passato.

86
Domanda 8. Esiste un momento o una condizione particolare
nella stagione competitiva, in cui si avverte maggiormente
lesigenza di un supporto psicologico?

Quadro Complessivo
Risposta Totale %
Allinizio della stagione dei tornei 1 3,33
Nellultima parte della stagione dei tornei 6 20,00
Dopo un infortunio o una sconfitta 7 23,33
Quando si particolarmente in condizione di stress psico-fisico 11 36,68
Non esiste un momento particolare 5 16,66
30 100,00

Inizio stagione

Fine stagione

Infortunio / Sconfitta

Stress

Nessun momento
particolare

Il 36,68% degli intervistati ritiene che i momenti di maggiore stress


rappresentino la condizione in cui si avverte lesigenza di un supporto
psicologico.

Gruppo 1
Risposta Totale %
Allinizio della stagione dei tornei 0 0,00
Nellultima parte della stagione dei tornei 3 20,00
Dopo un infortunio o una sconfitta 3 20,00
Quando si particolarmente in condizione di stress psico-fisico 7 46,67
Non esiste un momento particolare 2 13,33
15 100,00

87
Inizio stagione

Fine stagione

Infortunio / Sconfitta

Stress

Nessun momento
particolare

Lo stress psico-fisico rappresenta per il 46,67% degli intervistati del


gruppo 1, il momento indicato per un supporto psicologico.

Scomposizione del gruppo 1

Coach % Giocatori % Totale


0 0 0 0 -
0 0 3 100 100
1 33,3 2 66,7 100
3 42,9 4 57,1 100
1 50 1 50 100
5 10

100%

80%

60%
Giocatori
40% Coach

20%

0%
Inizio stagione Fine stagione Infortunio / Stress Nessun momento
sconfitta particolare

A fine stagione il 100% dei giocatori sente la necessit di un aiuto

esterno dal punto di vista psicologico.

88
Gruppo 2

Risposta Totale %
Allinizio della stagione dei tornei 1 6,68
Nellultima parte della stagione dei tornei 3 20,00
Dopo un infortunio o una sconfitta 4 26,66
Quando si particolarmente in condizione di stress psico-fisico 4 26,66
Non esiste un momento particolare 3 20,00
15 100,00

Inizio stagione

Fine stagione

Infortunio / Sconfitta

Stress

Nessun momento
particolare

Dal gruppo 2 emerge un ulteriore punto di vista: il 26,66%


considera opportuno un supporto mentale negli attimi che seguono
particolari sconfitte, o nel recupero dagli infortuni fisici.

89
Domanda 9. Riesce a riscontrare benefici oggettivi
dallutilizzo di queste tecniche?

Quadro Complessivo
Risposta Totale %
S, maggiore sicurezza e positivit 6 25,00
S, sollievo emozionale 1 4,16
S, sollievo dallo stress, migliore concentrazione 2 8,33
S, miglioramento in diversi aspetti 6 25,00
No 9 37,51
24 100,00

Sicurezza

Sollievo emozionale

Maggiore
concentrazione
Miglioramento in
diversi aspetti
No

Il 37,51% nel quadro complessivo non riscontra nessun tipo di


beneficio dal mental training, mentre il 25% riscontra maggiore
sicurezza e positivit.

90
Gruppo 1

Risposta Totale %
S, maggiore sicurezza e positivit 2 14,28
S, sollievo emozionale 0 0,00
S, sollievo dallo stress, migliore concentrazione 0 0,00
S, miglioramento in diversi aspetti 4 28,57
No 8 57,15
14 100,00

Sicurezza

Sollievo emozionale

Maggiore
concentrazione
Miglioramento in
diversi aspetti
No

Nel gruppo 1, il dato percentuale, in relazione a coloro che non


riscontrano nessun beneficio dallutilizzo del mental training, assume
un connotato ulteriormente consistente, aumentando al 57,15%
rispetto al quadro generale.

Scomposizione del gruppo 1

Coach % Giocatori % Totale


1 50 1 50 100
0 0 0 0 -
0 0 0 0 -
2 50 2 50 100
1 12,5 7 87,5 100
4 10

91
100%
80%
60%
40% Giocatori
20% Coach

0%
Maggiore Miglioramento No
sicurezza in diversi
aspetti

Il grafico relativo al gruppo 1, mostra con ulteriore chiarezza che


l87,5% di chi non trova alcun beneficio dallutilizzo di tali tecniche,
relativo ai giocatori.

92
Gruppo 2

Risposta Totale %
S, maggiore sicurezza e positivit 4 40,00
S, sollievo emozionale 1 10,00
S, sollievo dallo stress, migliore concentrazione 2 20,00
S, miglioramento in diversi aspetti 2 20,00
No 1 10,00
10 100,00

Sicurezza

Sollievo emozionale

Maggiore
concentrazione
Miglioramento in
diversi aspetti
No

Il gruppo 2 differisce in modo marcato dal gruppo 1, in quanto ben il

40% degli intervistati di questo gruppo avverte un senso di maggiore

sicurezza e positivit.

93
Domanda 11. Volgendo lo sguardo a 360, in che percentuale (o
quantit) i Suoi colleghi utilizzano tecniche di mental training?

Quadro Complessivo

Risposta Totale %
Una larga maggioranza 12 40,00
Circa la met 2 6,66
Una percentuale bassa 12 40,00
Minima parte (< 10 %) 2 6,67
Non saprei quantificare 2 6,67
100,00

Larga
maggioranza
Met

Percentuale
bassa
Minima parte

Non saprei

Il dato numerico che fa riferimento alla diffusione o meno del mental


training nel tennis professionistico risulta essere contrastante: il 40%
degli intervistati afferma che una larga maggioranza dei giocatori del
circuito ne fa utilizzo, un altro 40% smentisce la prima ipotesi,
affermando che soltanto una piccola percentuale utilizza tecniche di
mental training.

94
Gruppo 1
Risposta Totale %
Una larga maggioranza 6 40,00
Circa la met 1 6,66
Una percentuale bassa 6 40,00
Minima parte (< 10 %) 1 6,67
Non saprei quantificare 1 6,67
15 100,00

Larga
maggioranza
Met

Percentuale
bassa
Minima parte

Non saprei

Il gruppo 1 conferma in modo assolutamente preciso i dati percentuali


del quadro generale.

Scomposizione del gruppo 1

Coach % Giocatori % Totale


2 33,3 4 66,7 100
1 100 0 0 100
1 14,3 6 85,7 100
1 100 0 0 100
0 0 1 100 100
5 9

95
100%

80%

60%
Giocatori
40%
Coach
20%

0%
Larga Percentuale Non saprei
maggioranza bassa

Gruppo 2

Risposta Totale %
Una larga maggioranza 1 6,67
Circa la met 2 13,33
Una percentuale bassa 9 60,00
Minima parte (< 10 %) 3 20,00
Non saprei quantificare 0 0,00
15 100,00

Larga
maggioranza
Met

Percentuale
bassa
Minima parte

Non saprei

Nel gruppo 2 un numero maggiore di intervistati afferma che soltanto


una piccola percentuale di giocatori nel circuito internazionale utilizza
tecniche di preparazione mentale.

96
La decodifica delle svariate risposte ottenute dalle interviste conferma
soltanto una piccola parte delle ipotesi formulate inizialmente. In
modo specifico, si fa riferimento alla convinzione che gli aspetti di
natura mentale giocassero un ruolo di primaria importanza allinterno
della prestazione tennistica. Tutte le restanti supposizioni sono
risultate parzialmente confutate dalle risposte degli elementi
intervistati, riguardo allutilizzo o meno di tecniche di mental training,
e riguardo alleventuale intervento dello psicologo sportivo.
Questa parte finale pone il termine alla pura estrapolazione obiettiva
dei dati che effettivamente sono emersi dalle 30 interviste. Il seguente
capitolo interamente dedicato allinterpretazione dei dati, attraverso
impressioni e commenti che rappresentano soltanto un punto di vista
da mettere in relazione a quello del lettore.

97
Conclusioni

Interpretazione dei dati. Lintervista risulta uno degli strumenti pi


adeguati per compiere unindagine approfondita su tematiche
particolarmente complesse da affrontare. Consente, infatti, di rilevare
lopinione personale che il singolo individuo ha in merito
allargomentazione trattata. In questo caso, attraverso i quesiti posti,
gli intervistati hanno avuto la possibilit di sviscerare le proprie
esperienze e impressioni riguardo a tutto ci che relativo alla
preparazione mentale applicata al tennis di alto livello. Lintervista
utilizzata per questa ricerca, stata strutturata essenzialmente a tale
scopo. Ogni singolo quesito stato formulato con lintento di giungere
a tutti i soggetti interpellati, in modo chiaro, non invasivo, ed
assolutamente privo di ambiguit a livello interpretativo. Con questi
presupposti di base, risultato maggiormente semplice per ogni
giocatore o allenatore intervistato compiere questo percorso di
autoanalisi e di introspezione, donando, come risultanza significativa
ed assolutamente emblematica, parte del loro bagaglio socio-culturale.
La condivisione delle idee, delle problematiche, dei sistemi di
programmazione dellattivit, consente potenzialmente di
comprendere i sottili processi che regolano gli equilibri psico-fisici dei
giocatori di alto livello, e di conseguenza, dona la chance
allallenatore che si trova in fase di formazione, di vivere, anche se in
modo riflesso, lavvincente realt del tennis di vertice. Linsieme
delle risposte ottenute, contenute totalmente allinterno di
unappendice posta a fine project work, necessita inizialmente di una

98
prima analisi, attraverso una lettura approfondita, dei testi delle
interviste.
Uno dei punti salienti dellintero project work il confronto fra i due
gruppi di giocatori e allenatori intervistati. Essi rappresentano in modo
certamente emblematico i due gradini finali della lunga scala, che ha
come punto di partenza la propria nascita tennistica, il momento in cui
si gioca per la prima volta, ed appunto, come passo finale (ma non
conclusivo) il professionismo, sia che si tratti di un giocatore che di un
allenatore.
Tra i due gruppi esistono delle sostanziali differenze che risulta
inevitabile prendere in considerazione. La prima oggettiva
disuguaglianza tra queste due categorie risulta di facile
individuazione, ma non di semplice lettura. I componenti del gruppo 1
fanno del professionismo il loro mezzo di sostentamento, rispetto ai
membri del gruppo 2, per i quali il sostentamento non deriva
dallattivit di competizioni. Questa circostanza appena descritta pone
in una condizione di favore la categoria dei professionisti, i quali
hanno probabilmente unulteriore motivazione di natura esterna che
possa spingerli alla ricerca della massima prestazione, e di
conseguenza, della cura di tutti gli aspetti, pi o meno rilevanti, che la
compongono, tra cui quelli mentali. Il gruppo 2 contiene invece al suo
interno giocatori e allenatori che ambiscono ed aspirano al
professionismo, ma che al momento vedono la proporzione del
proprio investimento inferiore rispetto ai benefici ricavati. Questo
status potrebbe produrre maggiori difficolt e svantaggi nellottica di
un quadro generale di attivit agonistica, sia in termini economici che
in termini organizzativi.

99
Gi inizialmente, dopo una prima lettura delle varie interviste, dalle
impressioni ricevute, era riscontrabile una discordanza tra le ipotesi
iniziali in rapporto ad alcune sorprendenti dichiarazioni. I dati
percentuali hanno confermato liniziale senso di dissonanza, chiarendo
il ruolo che talvolta ricopre la psicologia dello sport nel tennis di alto
livello, in alcuni casi, al di l delle rispettive motivazioni, del tutto
marginale rispetto alle altre componenti di cui ci si prende cura sia nel
periodo di preparazione che durante lattivit di competizioni.
Dopo la successiva elaborazione in dati numerici del nucleo delle
dichiarazioni, al di l di chiari risultati, emerge lo spunto per nuove
ed ulteriori riflessioni che verranno affrontate nel seguente paragrafo.
In alcuni punti in particolare sono emersi dati interessanti su cui poter
esprimere ulteriori impressioni, e sono i seguenti:

Il 100% degli intervistati ritiene che gli aspetti di natura


psicologica hanno molta importanza, ed in particolare, il
93,44% sostiene che tali aspetti hanno maggiore importanza
rispetto a tutte le altre qualit o caratteristiche.

Il dato sopra riportato appare assolutamente ben definito. Risulta,


quindi, interessante correlare le cifre sopra citate con il seguente dato:

Il 50% dei soggetti non utilizza nessun tipo di tecnica di mental


training, ed inoltre un ulteriore 30% ha utilizzato tecniche di
preparazione mentale soltanto per un periodo del passato.
Alla luce di entrambe le cifre percentuali, ragionevole domandarsi
come mai, se si ritiene che gli aspetti mentali siano cos importanti,

100
abbiano assoluta priorit allinterno della preparazione e dellattivit
tutt altri aspetti. La motivazione relativa a questo rapporto di
correlazione negativa potrebbe dipendere sia dalla mancanza di
conoscenze sul mental training, maggiormente da parte dei coaches,
sia dalla difficolt di attuazione di tali tecniche, particolarmente da
parte dei giocatori, a causa dei costi, e del poco tempo a disposizione.
Un ulteriore spunto di riflessione scaturisce dallosservazione della
tabella relativa alle tecniche di mental training utilizzate:

Il 42% dei soggetti utilizza un protocollo di preparazione


mentale composto da tecniche di rilassamento, training
autogeno, e visual training.
Il 15,79% utilizza soltanto il training autogeno.
Il 10,53% adopera tecniche di rilassamento e respirazione
Il 15,79% si affida al dialogo e alla comunicazione.

Le cifre percentuali sopra elencate forniscono la testimonianza su


quali possano essere le tecniche di mental training maggiormente
utilizzate. Una ulteriore impressione che scaturisce dallosservazione
di questi dati, che probabilmente la proposta di preparazione mentale
possa risultare troppo standardizzata, soprattutto in relazione
allunicit dellindividuo, il quale necessita sicuramente di uno
screening diagnostico accurato, al solo scopo di fornirgli il giusto
supporto dal punto di vista mentale, attraverso il pi giusto protocollo
di tecniche. Limpressione ricevuta che talvolta, le tecniche
precedentemente citate, possano essere somministrate con troppo
semplicismo, e spesso, col solo intento di proporre uninnovazione,

101
senza badare minimamente alleventuale efficacia. Risulta
emblematica la testimonianza di coloro che hanno vissuto soltanto una
breve esperienza di mental training in passato (30% dei soggetti
intervistati), che nella maggioranza dei casi ha abbandonato tale
pratica a causa della scarsit di risultati e benefici ottenuti.
Il successivo punto saliente che necessita un ulteriore
approfondimento riguarda la seguente questione:

Il 21,43% dei soggetti intervistati si avvale del supporto o della


consulenza dello psicologo

Questo dato percentuale si pone in contrasto con il 42,86% relativo a


coloro che non utilizzano tale aiuto.
Le cifre percentuali sopra citate consentono di ipotizzare che in molti
casi la gestione delle componenti psicologiche resta nel binomio
coach/giocatore, spesso affidata al coach stesso, senza passare
attraverso la specifica competenza dello psicologo sportivo.
Al di l dei dati che riguardano il quadro generale degli intervistati,
interessante evidenziare le differenze di opinione e di comportamento
che esistono tra i due diversi gruppi di giocatori e coaches messi a
confronto.
Le differenze maggiormente rilevanti tra i due gruppi risiedono
nellutilizzo o meno di tecniche per la preparazione mentale:
Nel gruppo 1, il 60% (13,33% sempre, 6,67% talvolta, 40% in
passato) utilizza, o ha utilizzato tali tecniche.
Nel gruppo 2, soltanto il 40% (20% sempre, 20% in passato)
adopera, o ha adoperato mental training.

102
Molto probabilmente la diversit risiede anche nelle difficolt
economiche ed organizzative, in relazione al gruppo 2, nellattuare un
programma di preparazione mentale.
Una successiva importante differenza tra i due gruppi riguarda la
consulenza o meno dello psicologo nellattuare il mental training:

Nel gruppo 1, solo il 35,71% non si avvale di questo supporto.


Nel gruppo 2, il 49,99% non supportato dalla consulenza
dello psicologo.

I motivi che originano questa ulteriore diversit tra i due gruppi di


intervistati si basano (presumibilmente) sulle stesse argomentazioni
del precedente punto, cio su problematiche economiche e di
programmazione.

Chiaramente il project work da noi redatto evidenzia principalmente la


situazione relativa al mental training nellambito del territorio
nazionale, ma risulterebbe di sicuro altrettanto interessante il
confronto, o la semplice comparazione, dei dati raccolti in queste
pagine, con la realt tennistica di altre nazioni, ed in particolare di
quelle che attualmente hanno un numero consistente di giocatori nei
top 100 ATP o WTA. Lattenta osservazione dei modelli di
prestazione che riscontrano successo oggettivo, analizzandone i
singoli dettagli che ne garantiscono tale qualit, risulterebbe di
assoluta importanza, non nel tentativo di emulare le stesse gesta dei

103
giocatori in questione, che provengono da contesti socio-culturali,
probabilmente, troppo differenti dal nostro. La reale utilit
risiederebbe nella comprensione delle dinamiche, e dei meccanismi
che consentono di ottenere tali risultati.
Alla luce di tutti i risultati emersi dalla ricerca, e grazie anche alla
successiva interpretazione dei dati effettuata, stato possibile dedurre
interessanti conclusioni.
Premettendo che i 30 soggetti intervistati rappresentano un campione
molto rappresentativo dal punto di vista qualitativo, e meno dal punto
di vista quantitativo, trattandosi di elite tennistica, possibile
affermare che, nonostante gli aspetti di natura mentale sembrino
ricoprire unimportanza rilevante, non tutti i giocatori ed allenatori ne
hanno particolare cura attraverso lutilizzo del mental training. Dalla
ricerca emerso che buona parte di essi si basa sulla propria
esperienza, di giocatore o di allenatore, per gestire al meglio tutti
quegli aspetti che riguardano la psiche. In alcuni casi emersa scarsa
fiducia nella psicologia dello sport, perch si portati a soffermarsi su
credenze popolari in riferimento allargomento, ignorando
completamente la scientificit della materia e le molteplici possibilit
applicative nel tennis.
Talvolta le motivazioni, che spingono allenatori e giocatori ad
ignorare la preparazione mentale, vanno ricercate a livello di
organizzazione.
Nellaffermare ci, si fa riferimento a tutte quelle problematiche e
difficolt che si possono incontrare se si decide di includere un
protocollo di mental training allinterno del programma di
preparazione e di attivit.

104
In Italia, nostra impressione, che non vi siano una grossa quantit di
strutture sportive sufficientemente capienti ed economicamente ricche
per supportare la consulenza di uno psicologo sportivo. In alcuni casi,
inoltre, subentrano politiche gestionali, allinterno delle suddette
strutture, che non favoriscono gli investimenti sul tennis agonistico, in
particolar modo se si tratta di alto livello. In questa rappresentazione
generale non del tutto positiva, il ruolo di agnello sacrificale, fra
tutti gli aspetti che sono implicati allinterno del quadro gestionale di
una struttura, spetta alla psicologia sportiva e alle relative tecniche,
che appaiono maggiormente sacrificabili rispetto a questioni valutate
come pi pratiche e redditizie. Se questa impressione rispecchiasse
anche parzialmente la realt, si tradurrebbe il tutto a svantaggio in
primo luogo dei giocatori, posti di fronte al bivio decisionale che li
pone: o di fronte ad ulteriori e consistenti spese, o alla rinuncia di un
qualcosa che loro stessi (vedi i dati scaturiti dalle interviste) ritengono
sia importante. Tutti gli allenatori, inoltre, sensibili alla tematica del
mental training, dovrebbero addossarsi lonere relativo alla gestione
degli aspetti psicologici dei propri atleti, in molti casi, pur non
essendone sufficientemente preparati, sia a livello culturale che a
livello organizzativo.
ragionevole pensare, inoltre, in rapporto a queste impressioni, che
si potrebbe intervenire anche nella formazione dei futuri coaches. In
particolare, basando questa ipotesi anche sulle preziose dichiarazioni
degli allenatori intervistati, potrebbe risultare utile potenziare, nel
periodo di formazione dellallenatore, la proposta riguardo la
psicologia dello sport e il mental training, ed inoltre approfondire tutti
gli aspetti che riguardano la comunicazione.

105
Con laggiunta di queste utili e pratiche nozioni, unite alle capacit
tecniche e allesperienza di gioco, gli allenatori avrebbero la
possibilit di seguire e supportare a tutto tondo il giocatore. Ci non
significa che lallenatore debba occuparsi praticamente di tutti gli
aspetti della preparazione dellatleta, ma che debba avere lesperienza
e la cultura necessaria a valutare sempre al meglio le molteplici
situazioni che si presentano, al fine di gestire e guidare in modo
efficiente lattivit del tennista di alto livello.

La conclusione finale di questo project work, pone a confronto le


nostre supposizioni ed ipotesi iniziali, con le preziose dichiarazioni dei
soggetti nelle rispettive interviste, e i dati da esse estrapolati.
1. Gli aspetti di natura psicologica, allinterno della prestazione
ad alto livello, sono di grande importanza.
Questo primo punto evidenzia che, allinterno di uno sport di
situazione come il tennis, in cui gli aspetti tecnico-tattici sono intrisi
dalla componente emotiva, la mente gioca un ruolo di primaria
importanza.
2. Una parte pi o meno consistente di coaches e giocatori di alto
livello non utilizza nessun tipo di tecnica di preparazione
mentale.
A causa di svariate motivazioni, in molte situazioni, si ricorre alla
semplice esperienza del campo, anche per quanto riguarda la
gestione delle situazioni di natura psicologica, sia da parte dei
coaches, che da parte dei giocatori.

106
3. Le tecniche di mental training che appaiono pi utilizzate nel
tennis di alto livello sono: tecniche di rilassamento, training
autogeno, visual training.
Il quadro generale dei dati ottenuti dalle interviste mostra un utilizzo
abbastanza standardizzato delle tecniche rivolte alla preparazione
mentale, probabilmente a causa della scarsit di conoscenze in
materia, da parte dei coaches, o altrimenti, a causa delle difficolt
organizzative nellapplicare un protocollo di mental training
allinterno della struttura sportiva.
4. Molti giocatori ed allenatori, nel tennis di vertice, non si
avvalgono della consulenza dello psicologo sportivo.
Chiaramente, tutte le problematiche e le difficolt citate nei
precedenti punti si ripercuotono anche in relazione alla scelta
dellutilizzo o meno, nella propria preparazione, della consulenza
dello psicologo sportivo.

La risoluzione conclusiva del nostro lavoro, pone, in modo analitico, il


lettore di fronte alla profonda riflessione riguardo ad una tematica di
cos complessa esplicazione.
Il nostro intento, attraverso questo percorso culturale, non risiede nella
prescrizione di soluzioni o rimedi certi per curare i mali del tennis
moderno, ma nellidea che la formazione, sia che si tratti di un
giocatore o di un allenatore, sia un processo di continua e crescente
evoluzione.

107
Appendice

Interviste gruppo 1

Intervista Accardo Alessandro


Class. Ita. 2/1 - Best ranking ATP 418 sing. 490 doppio

1. Gli aspetti di natura mentale rivestono unimportanza


fondamentale, ma, secondo me, il livello del giocatore
strettamente correlato con le sue qualit tecniche e fisiche.
2. Gestire lo stress e le emozioni durante il match, anche nelle
situazioni di punteggio pi delicate.
3. Soltanto per un breve periodo
4. Training autogeno.
5. Ho utilizzato questa tecnica nel periodo di preparazione con
lobiettivo (mai raggiunto per mancanza di pratica) di
riutilizzarla prima del match.
6. No, attualmente lallenatore a gestire anche gli aspetti
psicologici attraverso la sua esperienza.
7. Credo che coach e giocatore raggiungano una capacit di
comunicazione che sfiora la telepatia, nel senso che dopo un
certo periodo trascorso assieme si in grado di comunicare
sensazioni, emozioni, pensieri in genere senza nemmeno
utilizzare parole. Partendo da questa considerazione risulta
chiaro che il coach a comprendere e gestire gli aspetti mentali.
8. Lultima parte della stagione rappresenta per me il momento pi
critico, in cui sono spesso sotto stress.
9. In relazione a quella breve esperienza di mental training, nessun
beneficio in particolare.
10. No.
11. Esiste una percentuale di giocatori che si cimenta col
mental training.
Intervista Castellani Alberto - coach

1. Ti rispondo con il sondaggio da me fatto su 30 giocatori


classificati top 100 e altrettanti coach di giocatori top 100: per
quasi tutti l'aspetto mentale il pi importante dei tre: fisico,
tecnico e mentale.
42% mentale, 32% fisico, 26% tecnico. Ho relazionato questi dati in
Francese, allInsep a Parigi, alcuni anni fa, al Congresso Mondiale
di Psicologia dello Sport. Il paradosso che pur riscontrando
maggiore importanza al mentale, alla domanda successiva rivolta ai
giocatori su che cosa facessero per allenare gli aspetti psicologici,
tutti o quasi, salvo pochissime eccezioni, hanno risposto nulla, o,
quasi nulla!!! Si possono trarne direttamente le conseguenze.
2. Dipende dai giocatori, statisticamente sono: il controllo dellansia
prima di un match, e la concentrazione durante il match; ma qui il
problema diviene filosofico: il 99% degli allenatori non conosce il
significato di concentrazione, e non ha un idea, insieme ai giocatori,
di come si alleni la concentrazione. Se si considera un campione di 10
giocatori e 10 allenatori, e si chiede loro cosa vuol dire
concentrazione, si otterranno 20 risposte diverse. Da qui, nasce
lesigenza di dare una definizione precisa e scientifica al termine
concentrazione.
Allo stato attuale, se un allenatore dice al suo giocatore durante un
match concentrati!", rischia di metterlo seriamente in confusione in
quanto nessuno dei due sa cosa significhi.
3. S, ovviamente.
4. Tecniche di rilassamento, visualizzazioni polisensoriali, tecniche di
intervento brevi, tecniche di gruppo, bioenergetica, counseling, analisi
transazionale, colloquio, psicodramma, etc..
5. Tutti i giorni le tecniche di base seguendo programmi
personalizzati, alternando le altre tecniche quando ritengo necessario,
e quando richiesto dal piano di intervento.
6 . S.
7. fondamentale per la crescita personale del giocatore, per quella
dellallenatore e per la relazione fra i due.
8. S, dopo le sconfitte.
9. S, ovviamente.
10. Esistono dei questionari valutativi che utilizzo di tanto in tanto, ma
il miglior riscontro positivo, e valutativo in generale sul lavoro
fatto, fornito dai vissuti, e dal feedback del giocatore stesso.
11. Il 5 % , e moltissimi, non per altro, questa la follia e il paradosso
del tennis mondiale.
Intervista Cerovic Ivan (CRO)
Best ranking ATP 303 sing. 228 doppio

1. Molta importanza, ad alto livello la stessa che ricoprono gli altri


aspetti pi specifici.
2. La capacit di gestire le situazioni difficili, le emozioni e lo
stress.
3. No.
4.
5.
6.
7. Risulterebbe utile che lallenatore abbia competenza anche
nellambito psicologico.
8. Nei periodi in cui ho pi tornei, e quindi pi matches.
9. Il massimo beneficio lo riscontro quando riesco a superare delle
situazioni difficili, ed esco dallesperienza maggiormente
rafforzato.
10. Valuto continuamente ed attentamente le mie prestazioni,
in allenamento ed in gara, cos da trarne gli elementi per
migliorare ulteriormente.
11. Non molti giocatori utilizzano queste tecniche.
Intervista - Fanucci Fabrizio - coach

1. Ad alto livello contano maggiormente altri fattori, che


determinano la qualit e il conseguente livello del giocatore. La
componente mentale risulta pi importante nel periodo in cui il
giocatore si sta formando sia dal punto di vista tecnico, che dal
punto di vista temperamentale.
2. Non una in particolare, ma il giusto equilibrio fra tutte.
3. Si, ma non in modo continuo. Ricerco questo tipo di aiuto in
presenza di qualche ostacolo da superare.
4. Soprattutto attraverso la comunicazione, il dialogo, risolvo le
difficili problematiche di natura psicologica.
5.
6. Si, in modo saltuario. Come dicevo prima, ricorro alla
consulenza dello psicologo in presenza di una barriera da
superare.
7. Il mental training pu essere daiuto, ma quando il rapporto
profondo e duraturo, bene provare a capirsi attraverso il
dialogo.
8. Non un momento in particolare, e soprattutto non lo stesso per
tutti. Ogni giocatore vive in periodi disparati della stagione, dei
momenti di difficolt in cui potrebbe sentire questo tipo di
esigenza.
9. Lo sblocco delle situazioni in stallo.
10. No, nessuno a parte lesperienza.
11. C una parte che ne fa utilizzo. Non tutti i progetti sul
mental training hanno buoni sviluppi finali.
Intervista Giorgini Daniele
Class. Ita. 2/1 - best ranking ATP 293 sing. - 143 doppio

1. Molta importanza a tutti i livelli di gioco. Probabilmente in


modo pi differente e raffinato in relazione al tennis di alto
livello.
2. Mantenere un alto livello di concentrazione, ed essere in grado
di dominare e gestire le emozioni.
3. Non attualmente. Fino a pochi anni fa utilizzavo un protocollo
di tecniche di mental training.
4. Tecniche di rilassamento e respirazione, training autogeno, e
sporadicamente visual training.
5. Una prima fase del periodo di mental training era dedicata
allapprendimento delle tecniche. La successiva fase ne vedeva
lutilizzo anche dopo lallenamento in campo ed in vista dei
tornei.
6. Soltanto in quel periodo.
7. Mi piace pensare che il mio allenatore possa capirmi, al fine di
gestire anche tutti quei dettagli di natura psicologica.
8. La sconfitta lelemento che pu mettere a nudo una qualsiasi
difficolt, e che pu far sorgere questo tipo di esigenza.
9. In passato, nulla in particolare.
10. No.
11. Una piccola parte.
Intervista - Mos Navarra - coach

1. Gli aspetti mentali sicuramente fanno la differenza, la convinzione


dei propri mezzi fondamentale nel tennis e in tutti gli altri sport.
2. La sicurezza, la capacit di cavarsela con i propri mezzi. In un anno
saranno 10 le partite dove va tutto bene, giochi bene e non ci sono
problemi. nelle altre 60, 70 partite, dove non giochi al 100% che
devi essere convinto dei tuoi mezzi e devi essere pronto a reagire.
3. Strumenti purtroppo no, mi piacerebbe usare tecniche di mental
training o ricevere laiuto di uno psicologo.Quando sono stato
convocato in coppa Davis, ho potuto trarre benefici dallaiuto di uno
psicologo, con una figura di questo tipo si ha la possibilit di sfogarsi,
anche per molti ragazzi sarebbe utile riuscire a sfogarsi. Io cerco di
trasmettere ai ragazzi le mie esperienze di giocatore professionista,
conosco le pressioni a cui si sottoposti; cerco di far capire ai ragazzi
che bisogna conoscersi, bisogna conoscere i propri limiti e le proprie
potenzialit.
4. Ne abbiamo gi parlato
5. Io lavoro sia in campo che fuori dal campo. Per esempio, quando ci
sono partite in televisione faccio notare ai ragazzi come si comportano
i professionisti, quali sono i loro atteggiamenti. Io ho lavorato molto
con ragazzi indiani e ho notato grosse differenze con gli italiani:
vengono da mondi completamente diversi. Ho notato che i ragazzi
italiani non sanno soffrire mentalmente, quando vanno in fatica non
riescono a essere lucidi, ad analizzare le situazioni. Io cerco di fargli
capire lerrore , di renderli autonomi in tutte le situazioni.
6. Purtroppo no , qui in accademia ne abbiamo uno ma non uno
psicologo sportivo, sarebbe utile, sarebbe molto utile.
7. Io ho avuto la fortuna di allenare professionisti: Bhupati che era
numero uno nel doppio, Mirny che era 18 nel singolo, con questi
giocatori si parla solo di psicologia, per loro la condizione per rendere
avere una grossa autostima, una grande sicurezza nei propri mezzi.
A volte dopo alcune sconfitte questa fiducia viene meno e il coach non
deve certo intervenire sul gioco, ma aiutarli a ritrovare quella fiducia e
quella sicurezza.
8. Pu essere durante il periodo di allenamento quando il giocatore
sente molta stanchezza, oppure durante le gare dove si di pi sotto
stress; dipende molto dallindividuo e soprattutto dai risultati. Se tutto
va bene non serve alcun sostegno, se il giocatore perde 5 o 6 volte al
primo turno allora tutto diventa pi difficile.
9. S le ho provate su me stesso, soprattutto quando giocavo in coppa
Davis, si lavorava molto in gruppo. Credo per che uno psicologo
serva soprattutto per i ragazzi, perch sono in una fase di crescita e se
aiutati al momento giusto sicuramente tale apporto influir sulla loro
carriera. Se aiutati nel modo giusto a costruire l'autostima e la fiducia
in se stessi saranno pronti ad affrontare in futuro qualsiasi tipo di
difficolt.
10. Le mie capacit e la mia esperienza.
11. A livello professionistico tutti.
Intervista - Antonio Padovani - coach

1. Ricoprono, secondo me, molta importanza, non soltanto


osservando i singoli momenti o le singole prestazioni, ma in
relazione allintera carriera. Le componenti di natura psicologica
rappresentano la differenza qualitativa, nel tennis di alto livello,
riscontrabile specialmente in giocatori che hanno una spiccata
attitudine alla vittoria.
2. Nella fase di formazione o preparazione importante la
conoscenza, ossia lapprendere e la successiva
memorizzazione. Questi due passaggi sono fondamentali per
realizzare il processo di automatizzazione che consente al
giocatore di risolvere problematiche di gioco nel modo pi
rapido ed efficace possibile. Unaltra componente che risulta
molto correlata al match la capacit di gestire la tensione. In
conclusione, ritengo che le qualit o i difetti dal punto di vista
mentale facciano parte delle caratteristiche individuali del
giocatore stesso, e come le altre caratteristiche siano allenabili,
anche se in piccola percentuale.
3. Per la preparazione dei giocatori che alleno mi affido molto alla
mia esperienza e alla mia sensibilit, quindi, non un vero
protocollo di tecniche.
4. Particolare attenzione rivolta alla comunicazione. Utilizzo
tecniche per incrementare il livello di attenzione, e spesso faccio
ascoltare musica ai giocatori durante gli allenamenti.
5. Considero di importanza fondamentale la chiave comunicativa
che si sceglie di utilizzare, che deve necessariamente variare a
seconda dellindividuo con cui ci si rapporta. Nellosservare le
attitudini psicologiche di un giocatore, credo che si debba partire
dal concetto di lateralit con cui esse sono strettamente
correlate, verificando la dominanza dei principali distretti
corporei. Mi piace inoltre introdurre la musica (a scelta del
giocatore stesso) allinterno di alcune sedute dallenamento,
proprio per esaltare il processo di automatizzazione sopra citato.
Le tecniche per lincremento del livello di attenzione sono pi
importanti nella fase di apprendimento.
6. No, non mi avvalgo di alcuna consulenza. Lintervento di uno
psicologo pu essere importante se ci si trova di fronte a casi di
natura patologica.
7. Nel mio caso, la gestione (mentale, tecnico-tattica e
organizzativa) favorita dal tipo di rapporto che tento di
instaurare col giocatore. In genere, alla base del rapporto
coach/giocatore c la credibilit dell uomo-allenatore, fatta di
cultura ed esperienza. Lo scambio allinterno del binomio deve
necessariamente essere reciproco.
8. Ad alto livello noto una stretta correlazione tra il numero di
partite perse ed i livelli di stress, tensione o perdita di autostima.
Non c, quindi, per un giocatore di vertice un momento in
particolare nella stagione. La scelta e la programmazione dei
tornei pu risultare lo strumento attraverso cui possibile dare il
giusto slancio allatleta.
9. Osservando in passato progetti di preparazione mentale non ho
mai riscontrato particolari risultati o benefici. Lapproccio che
utilizzo, non di stampo puramente psicologico, mi ha dato fino
ad oggi dei buoni risultati.
10. No
11. Non molti utilizzano in modo particolare dei protocolli di
mental training. Ho osservato che gli investimenti in questo campo
non sono sempre effettuati nel modo giusto, sfavorendo in primo
luogo il giocatore, poi il professionista che fornisce la consulenza,
ed i risultati spesso sono scarsi, o del tutto impercettibili.
Intervista Pastorino Antonio (ARG)
Class. Ita. 2/1 - best ranking ATP 239 sing. 485 doppio

1. Molta importanza. Le qualit mentali possono evidenziare ed


esaltare le altre caratteristiche.
2. Tutte le componenti che esaltano gli aspetti tattici:
concentrazione, gestione delle emozioni, ecc.. Queste
caratteristiche sono pi evidenti ad alto livello.
3. Attualmente vivo autonomamente la mia attivit, senza
avvalermi di alcuna consulenza o collaborazione, ma negli anni
passati ho partecipato ad alcuni progetti con la federazione
argentina che includevano la preparazione mentale.
4. Lattivit era totalmente improntata sul training autogeno.
5. Apprendevamo questo tipo di tecnica con laiuto dello
psicologo.
6. Attualmente no.
7. Il giocatore che ha raggiunto la maturit e lequilibrio psico-
fisico pu assolutamente essere in grado di auto-gestirsi. Non
credo quindi che sia una cosa indispensabile.
8. Quando avverto la sensazione di essere sovraccarico di attivit,
e di conseguenza di stress.
9. No.
10. No.
11. Pochi giocatori utilizzano mental training.
Intervista Giancarlo Petrazzuolo
Best ranking ATP 308 sing. 212 doppio
1. In uno sport come il tennis, direi che sono fondamentali sia nei
momenti cruciali di un match sia nella gestione dellintera partita.
2. Sicuramente: la tensione, lemotivit, linsicurezza, la voglia di far
bene.
3. No, cerco solo di gestirle nei migliori dei modi.
4.....
5.....
6. No, solo parlare con il coach preparando bene la partita, in modo da
avere maggiore sicurezza in campo.
7. Direi che un altro punto fondamentale lavere fiducia nel proprio
allenatore, condividere le stesse idee sia tecniche che tattiche aiuta ad
essere tranquilli, e favorisce la concentrazione esclusivamente sul
match senza creare ulteriori tensioni. E poi il primo a dare fiducia e
motivazione al giocatore deve necessariamente essere il coach stesso.
8. Certamente. Con il passare dei mesi, ed al calare della condizione
fisica bisogna reclutare pi energie psichiche, perci una buona
condizione mentale aiuta certamente, e poi, anche nel caso che i
risultati non siano positivi, un aiuto mentale diventa indispensabile.
9.No, purtroppo non riesco a riscontrarne.
10.....
11. In Italia non c largo utilizzo di mental training, sono pochi i
giocatori che si avvalgono di questo tipo di preparazione, ed anche in
caso positivo, solo per brevi periodi di tempo.
Intervista Rianna Umberto - coach

1. Unimportanza cruciale. Ad alto livello, tutti giocano bene, tutti


hanno un enorme bagaglio sia dal punto di vista fisico che
tecnico. Le doti mentali consentono al buon giocatore di fare il
salto di qualit, e farlo diventare un giocatore di alto livello.
2. La capacit di gestire: risorse energetiche, emozioni e stress,
situazioni specifiche di gioco. I giocatori pi forti, che hanno
continuit nelle prestazioni sono assolutamente in grado di
gestire tutti questi aspetti.
3. Ho assistito, nel corso degli anni, allevoluzione delle tecniche
di mental training, ed oggi anche basandomi su questo bagaglio
di esperienza, sono molto attento a leggere ed interpretare le
situazioni che si presentano. Non utilizzo nessun tipo di tecnica,
ma attraverso il dialogo, lesperienza, ed il buon senso cerco di
indirizzare i giocatori che seguo verso la direzione pi giusta.
4.
5. Lapproccio che utilizzo per gestire il giocatore anche dal punto
di vista psicologico si basa in larga parte sulla capacit di
comunicare. Dopo un po di tempo, essa diviene una
componente reciproca, attraverso la quale ci si riesce a
trasmettere in modo rapido e preciso le informazioni utili alla
ricerca della migliore prestazione.
6. In passato mi sono avvalso della consulenza di uno psicologo.
7. La gestione degli aspetti psicologici un qualcosa che il
giocatore e il suo allenatore condividono in modo equo anche se
differente.
8. Avverto questa maggiore esigenza nei passaggi critici della
stagione: quando ci sono molti tornei, o quando si reduci da un
ciclo non positivo.
9. Non posso rispondere in maniere diretta, ma secondo ci che ho
visto i benefici nascono soltanto se il lavoro di preparazione
mentale continuo nella stagione, e se il giocatore ha piena
fiducia su ci che fa.
10. No.
11. Frequentemente, ma soltanto alcuni progetti di mental
training sono validi dal mio punto di vista.
Intervista St
Starace Potito
Best ranking ATP 28 sing. 68 doppio

1. Molta importanza, per me la componente mente rappresenta


lo slancio che ti consente di superare lostacolo, lelemento che
pu metterti, nel corso di un match combattuto, nella condizione
di avere la meglio sullavversario.
2. Non vedo una o pi componenti pi importanti sulle altre,
secondo me la giusta combinazione tra esse pu rappresentare la
ricetta vincente. Al di l delle singole componenti il giusto
equilibrio mente-corpo la chiave attraverso cui sento piena
fiducia in me e nei miei mezzi.
3. No, non utilizzo nessun tipo di tecnica, soltanto sporadicamente
ho partecipato a sedute di mental training
4. Nelle rare volte che ho fatto mental training ho lavorato sulla
respirazione attraverso tecniche di rilassamento, e
successivamente anche training autogeno.
5. Non definirei questa mia esperienza un vero e proprio
intervento, ma soltanto un tentativo!
6. Attualmente il mio allenatore (Rianna) a prendersi totalmente
cura di me. Per quanto riguarda il passato, mi capitato solo di
rado, come dicevo prima, di instaurare un colloquio con uno
psicologo.
7. Il rapporto che si ha col proprio allenatore alla base della
gestione del giocatore stesso, sia per quanto riguarda gli aspetti
tecnici, ma ad alto livello, anche gli aspetti psicologici.
8. Sento di avere bisogno del sostegno delle persone che mi
seguono, e che mi sono vicine nella mia attivit, specialmente
quando sono in difficolt: reduce magari da infortuni o sconfitte.
9. Lesperienza che ho vissuto riguardo il mental training non mi
ha lasciato nulla, nessun tipo di beneficio. In realt non credo in
quel tipo di intervento, e preferisco scoprire autonomamente i
miei lati positivi ed i miei difetti.
10. Nessuno strumento.
11. Molti giocatori che conosco hanno vissuto la mia stessa
esperienza. Quasi tutti tentano, quantomeno, ad affacciarsi al
mental training.
Intervista Tarantino Augustin (ARG)
Class. Ita. 2008 2/2 - best ranking ATP 307 sing. 407 doppio

1. Sono importanti, ma riferendoci al tennis di alto livello, solo se


abbinate ad altre qualit.
2. Mantenere alto il livello di concentrazione, e saper gestire la
tensione e lo stress.
3. No.
4.
5.
6.
7. Potrebbe rappresentare unulteriore strumento a disposizione del
coach, ed un ulteriore aiuto per il giocatore. Personalmente
sento maggiore sicurezza in campo quando allesterno c un
allenatore che sa comprendere le mie esigenze, e che quindi sa
consigliarmi sempre la soluzione pi giusta per me.
8. Quando avverto stanchezza. Quando sono reduce da troppi
tornei, o quando sono in recupero da infortunio.
9.
10. No.
11. Solo una piccola percentuale utilizza in modo concreto il
mental training. Altri giocatori si limitano ad utilizzarlo in modo
molto superficiale.
Intervista Vico Uros
Best ranking ATP 166 sing. 80 doppio

1. Una notevole importanza, assieme agli aspetti fisici e


tecnico-tattici, che comunque, rispetto alla componente
mentale, Quanta importanza ricoprono per Lei gli aspetti mentali
allinterno di un match?
rivestono per me maggiore rilevanza.
2. Il non pensare inteso come automatizzazione, sia dal punto di
vista motorio, che dal punto di vista tecnico-tattico. Questo tipo di
abilit, durante un match, soprattutto se importante, risulta un
aspetto chiave per il successo finale.
3. Attualmente mi affido solo allesperienza del mio coach, ma fino
a pochi anni fa, allinterno della mia programmazione quotidiana,
era prevista anche una sezione dedicata al mental training.
4. Il mio programma di mental training prevedeva sedute di
rilassamento, training autogeno, e pi raramente visual training.
5. Ho utilizzato le tecniche di rilassamento prevalentemente
nel periodo di allenamento e prima di matches ritenuti
importanti; il training autogeno anche autonomamente durante
alcuni matches, al cambio campo; il visual training nei
periodi particolarmente stressanti, la sera, a letto, prima di
dormire.
6. Come dicevo prima, attualmente mi affido totalmente al
mio coach, ma negli scorsi anni, due psicologi si sono
avvicendati nel seguirmi dal punto di vista mentale.
7. Parlando della mia attuale esperienza, ritengo che il coach
ha limportante ruolo di gestire il giocatore a tutto tondo, di
conseguenza deve necessariamente essere dotato di grossa
sensibilit per comprendere le sue esigenze, e poi agire al
meglio per il bene dellatleta che segue.
8. Il momento in cui potrei sentirne il bisogno di sicuro prima
di alcuni matches, e non deve trattarsi necessariamente di
partite importanti. Alcune volte mi capita di essere agitato
senza riuscire a trovarne la ragione, ed l che provo a
rilassarmi, ma nel tentativo finisco per sentirmi ancora pi
stressato!
9. Non sempre, e non in modo cos rilevante. Oggi sento di
avere maggiormente bisogno di focalizzare la mia attenzione
sulle motivazioni e sugli obiettivi,e non riuscirei sicuramente a
trovare benefici dalle tecniche che prima utilizzavo.
10. Nessuno.
11. Secondo me, tutti hanno quanto meno provato a far
qualcosa per la propria preparazione mentale, alcuni con il
supporto di psicologi, altri attraverso i propri allenatori.
Intervista Volandri Filippo
Best ranking ATP 25 sing. 120 doppio

1. Le qualit mentali sono molto importanti, secondo me,


soprattutto ad alto livello, anche in relazione alle altre
componenti. La gestione degli aspetti mentali risulta essere
fondamentale.
2. Molte sono le componenti di natura mentale. Per me, durante le
fasi di gioco di primaria rilevanza condurre il match in modo
quasi automatico, lasciando al pensiero consapevole solo
poche decisioni. Automatizzare, a partire dallallenamento pu
consentire una maggiore fluidit nel mio gioco.
3. Ho utilizzato alcune procedure fino allo scorso anno. Ora mi
affido totalmente alla mia maturit, e allesperienza del mio
coach (Fanucci).
4. Tecniche di rilassamento, training autogeno, visual training.
5. Provavamo ad utilizzare queste tecniche durante le giornate di
allenamento, e spesso in previsione di matches importanti, o
dopo alcune particolari sconfitte.
6. Fino allo scorso anno, ho lavorato con una psicologa a tempo
pieno, in quanto parte dello staff della struttura in cui mi alleno.
7. E importante il ruolo del coach, soprattutto quando gioco dei
match per me molto importanti. La presenza del proprio
allenatore fuori al campo, mentre giochi, pu sicuramente
infonderti sicurezza e fiducia.
8. Il momento in cui ho bisogno di maggiore sostegno
sicuramente a fine stagione, quando incomincio ad esaurire le
energie!
9. Quando mi preparavo anche con la psicologa, non riuscivo a
riscontrare dei benefici particolari.
10. No, non ho mai utilizzato particolari strumenti per valutare
la mia condizione psicologica. Riesco, con laiuto del coach a
capirmi anche interiormente, ed avere il controllo della
situazione.
11. Quasi tutti i giocatori che conosco credono
nellimportanza degli aspetti mentali, e per quanto ho visto,
preparano col proprio allenatore, il match da affrontare in ogni
aspetto.
Intervista - giocatrice top 100
Classifica WTA femm.
1. Molto importante anche perch al giorno doggi tante partite si
giocano solo su qualche punto.
2. Motivazione, calma, conoscenza, chiarezza.
3. S
4. Lavoro specifico in campo per affrontare al meglio i momenti
delicati di una partita; conoscenza dei vari meccanismi che possono
succedere nei momenti delicati; pianificazione d una strategia da
eseguire sempre in quei momenti; consulenza con una psicologa
sportiva.
5. Vedi punto 4
6. S
7. Il coach pu aiutare con degli esercizi concreti in campo. Il
mental training va eseguito da una persona competente che lo
fa di mestiere, ovvero lo psicologo sportivo.
8. No, lesigenza soggetta a una moltitudine di fattori variabili.
Personalmente non seguo una regola fissa.
9. Sicuramente s.
10. Le proprie sensazioni. Il superare situazioni problematiche con
i nuovi mezzi a disposizione.
11. Ognuno molto attento nel nostro ambiente a non fare
capire all altro che si ricorre all utilizzo di questi mezzi. (Per
tanto le sarei, anchio, molto grata di mantenere la privacy di
questa intervista e soprattutto il mio nome).
Interviste gruppo 2

Intervista Archip Oana (ROM)


Class. Ita. 2/5

1. Le componenti di natura psicologica ricoprono, secondo me, un


ruolo cruciale allinterno della prestazione, di maggiore
importanza rispetto alle altre caratteristiche.
2. Non esistono componenti che possano influire maggiormente
rispetto ad altre. Dal mio punto di vista, il giocatore di vertice
deve possedere il giusto equilibrio tra mente e corpo, per
raggiungere la massima prestazione.
3. S.
4. Tecniche di rilassamento, training autogeno, visual training.
5. Nella fase iniziale si apprendono le tecniche con lausilio dello
psicologo, ed in una fase successiva possibile riprodurle anche
in maniera autonoma, cos da averle sempre a disposizione,
pronte per essere utilizzate in un momento di necessit.
6. Si.
7. Si pone come ulteriore aiuto e sostegno, per il giocatore ed il
suo allenatore.
8. Personalmente, sento maggiormente lesigenza di un sostegno
dal punto di vista psicologico nella stagione estiva, che si trova
in concomitanza con i tornei per me pi importanti.
9. Si. Assoluta sicurezza e fiducia nelle mie potenzialit.
10. Mettere a confronto le prestazioni dei matches, e talvolta
anche quelle degli allenamenti. Questo sistema rappresenta il
mio sistema di valutazione.
11. Qualche altra giocatrice utilizza mental training, anche con
laiuto del proprio coach.
Intervista Capone Massimo
Best ranking ATP 928 sing. 743 doppio

1. Sentirsi in piena fiducia di s, sentirsi sicuri nellaffrontare un


match, sono sicuramente dettagli di natura mentale di molta
importanza.
2. Gestire le emozioni, mantenere alto il livello di concentrazione.
Queste due componenti rappresentano per me la chiave per
raggiungere un buon livello di fiducia in s.
3. No, non ne ho mai sentito una reale esigenza, anche se credo che
possano aiutare a migliorare in parte il proprio tennis.
4.
5.
6. No.
7. Attualmente sono abbastanza autonomo nella mia attivit di
tornei, ma ho sempre considerato positiva la presenza
dellallenatore durante il proprio match. Credo che il coach
possa mettere nella migliore condizione psicologica il proprio
giocatore, anche attraverso semplici parole.
8. Nei momenti in cui non si riesce a giocare al meglio, e si rischia
di smarrire sicurezza e fiducia in s.
9.
10.
11. Non molti. La maggior parte di giocatori che vedo nel
corso dei tornei vivono la mia stessa realt tennistica.
Intervista Deighton Thomas (GBR)
Class.ita. 2/6 - Best ranking 302 ITF Junior World Ranking

1. Abbinate alle doti fisiche e tecniche, le qualit mentali hanno


una grandissima importanza.
2. La componente mentale che secondo me incide maggiormente,
per un giocatore di alto livello la capacit di gestione dello
stress.
3. S, ma solo fino alla scorsa stagione, allinterno della struttura
in cui mi allenavo.
4. Tecniche di rilassamento, visual training e imagery, training
autogeno.
5. Durante la giornata di allenamento, attraverso apposite sedute
dedicate soltanto al mental training.
6. Ricordo che sia il coach che lo psicologo si occupavano del
mental training.
7. Anche in virt del fatto che ho vissuto questo tipo di esperienza,
sono assolutamente convinto che lallenatore ha anche il
compito di comprendere e mediare i processi di natura
psicologica.
8. Non un momento in particolare. Secondo me necessario un
supporto costante, in tutto larco della stagione.
9. La percezione di sentirsi forti interiormente, lattitudine a
pensare in positivo.
10. Ho utilizzato in passato anche dei test per la valutazione
della mia condizione mentale.
11. Una piccola percentuale.
Intervista Marco Di Vuolo
Best ranking ATP 550 sing. 859 doppio

1. Molta importanza, assieme alla tecnica ed alla preparazione


fisica.
2. La capacit di restare concentrati per lungo
tempo,lautomatizzazione degli schemi di gioco, e lo spirito di
sacrificio.
3. No.
4.
5.
6. No.
7. Lallenatore pu infondere fiducia nel giocatore, consentendogli
cos di esprimersi al meglio. Al contrario, quando il coach
mostra insicurezza o sfiducia rispetto al proprio giocatore, lo
pone in una condizione di forte negativit.
8. Quando si avverte maggiormente la fatica. Sia quando si
giocano molti match, ma secondo me, soprattutto quando si
reduci da qualche brutta sconfitta.
9. Non saprei rispondere, ma tutte le volte che ho sentito lesigenza
di essere sostenuto in momenti difficili, mi sono sentito
sicuramente meglio quando ho analizzato la situazione assieme
al mio allenatore.
10. No.
11. No, quasi nessuno. Nelle grosse strutture, in molti casi,
presente lo psicologo allinterno dello staff tecnico, ma non
conosco nessun giocatore che ne abbia tratto particolari benefici.
Intervista Fanucci Pietro
Class. Ita. 2/4 - Best ranking ATP 1369 sing. 667 doppio

1. La componente mentale , secondo me, di grande importanza, al


pari delle doti dal punto di vista fisico, e delle qualit di natura
tecnico-tattica.
2. La capacit di mantenere un alto livello di concentrazione
secondo me la componente psicologica che pu avere maggior
peso nel tennis di alto livello.
3. Ho utilizzato, fino allo scorso anno un protocollo composto da
diverse tecniche di mental training. Attualmente il mio
allenatore, che mi segue anche nella mia attivit di tornei, ad
occuparsi della gestione degli aspetti psicologici.
4. Tecniche di rilassamento, visual training, visual training.
5. Utilizzavo queste diverse tecniche nel periodo di preparazione,
in momenti ben definiti della giornata dallenamento.
Generalmente prima della seduta pomeridiana di allenamento in
campo.
6. Fino allanno scorso s. Come dicevo, ora il mio allenatore che
si occupa anche di questi aspetti.
7. Per me, molto importante che lallenatore che mi segue nella
mia attivit, abbia la competenza necessaria per guidare le mie
scelte anche dal punto di vista mentale.
8. Nel ritorno da infortuni, e dopo le sconfitte. Questi,per me sono
i due momenti pi critici, in cui sento questo tipo desigenza.
9. Percepivo, dopo un ciclo di sedute di mental training, un
sensazione di maggiore sicurezza.
10. No.
11. Qualcuno utilizza il mental training. Credo che questo tipo
di pratica sia in costante aumento.
Intervista Massimo Ghedin - coach

1. Ritengo che la componente mentale sia di fondamentale


importanza. Oggigiorno tutti i giocatori hanno una buona
preparazione tecnica, tattica, fisica; quindi, ci che fa la
differenza labilit mentale del giocatore.
2. Credo che la concentrazione sia la componente che
maggiormente influisca sulla prestazione; nellallenamento,
invece la motivazione dellatleta che lo spinge a continuare ad
allenarsi.
3. Non proprio, personalmente ho ottenuto buoni risultati con
tecniche di respirazione e rilassamento prima del match. Non
ritengo queste tecniche molto sofisticate o elaborate perch
derivano dallesperienza e dalla lettura di qualche testo
sullargomento. Sarebbe comunque il caso di essere affiancati
da uno psicologo.
4. Lho gi detto, io durante lallenamento curo molto la
respirazione, cerco di far coincidere lespirazione con la fase
dellimpatto, perch credo che una buona respirazione consenta
di mantenere una certa rilassatezza muscolare. Cerco poi di non
perdere mai la concentrazione anche durante gli allenamenti,
soprattutto con quei giocatori che hanno alti e bassi durante gli
incontri.
5. Lho appena detto.
6. No, in accademia viene in maniera occasionale uno psicologo
non sportivo, limpedimento maggiore di natura economica.
7. Il compito principale di un coach quello di preparare latleta
nel miglior modo possibile dal punto di vista mentale. Nel tennis
ad alto livello, infatti, la funzione del coach sar in minima parte
quella di migliorare latleta dal punto di vita tecnico e tattico. In
questo caso, laspetto mentale diviene un fattore fondamentale.
8. S, in particolar modo quando si affrontano periodi difficili, di
sconfitte; in quei momenti che potrebbe risultare utile un
sostegno psicologico. Sono convinto, per anche che un
rapporto, solido con il proprio allenatore, certe volte, possa
essere di aiuto pi di un supporto psicologico.
9. S, con le tecniche di respirazione ho ottenuto buoni risultati. Un
po meno con le tecniche di rilassamento (prima del match), ma
molto probabilmente perch non sono state eseguite in maniera
corretta, per la mancanza della guida di un professionista. E si
ritorna al discorso del budget.
10. Maggiormente losservazione sistematica, le reazioni
emotive dellatleta durante la partita, lesperienza
dellallenatore poi fondamentale.
11. Pochi. Soprattutto nei piccoli club. Nel tennis ad alto
livello, invece, alcuni allenatori le usano ottenendo buoni
risultati.
Intervista Vincenzo Izzo - coach

1. Credo che la componente psicologica sia importante quanto


quella tecnico-tattica, e, nel tennis moderno, anche quanto
quella fisica.
2. Il salto di qualit molti giocatori lo fanno quando riescono a
trovare equilibrio psico-fisico, e continuit nella qualit delle
prestazioni, che in buona parte dei casi si traduce con continuit
di risultati.
3. No, cerco solo di interpretare nel modo migliore le situazioni di
gioco.
4.
5.
6. No.
7. Credo che se si instaura un buon rapporto tra il giocatore ed il
coach, diviene comunque pi semplice lavorare per raggiungere
determinati obiettivi, e quindi pi probabile raggiungere dei
buoni risultati.
8. Indubbiamente quando il giocatore sotto stress, per la quantit
o per la tipologia di matches che ha o deve affrontare.
9.
10.
11. Solo alcuni, in situazioni ambientali differenti, e con
diversi risultati.
Intervista Piero Melaranci - coach

1. Possono variare da soggetto a soggetto ma hanno importanza


pari alle capacit tecniche fisiche e tattiche.
2. Motivazioni, autostima, aspettative al successo, ansia da
prestazione.
3. S, utilizzo tecniche di attivazione e tecniche di rilassamento,
durante lanno sotto forma di allenamento mentale sulla capacit
di concentrazione, di attivazione e di rilassamento.
4. Dopo una prima fase di apprendimento delle varie tecniche, si
passa allapplicazione e allutilizzo delle stesse, sia durante il
periodo di preparazione (rafforzamento della capacit di
concentrazione, attivazione e di controllo) che durante le gare
(preparazione pre-gara, attivazione, gestione dellansia, ecc.).
5. Vedi punto 4.
6. S, nel mio staff presente anche uno psicologo.
7. un fattore catalizzante in quanto permette al coach di
conoscere profondamente il proprio giocatore e gli consente
quindi di intervenire nel modo pi appropriato; accresce inoltre
la fiducia del giocatore verso il proprio coach, fattore
determinante per la riuscita del lavoro.
8. Molto dipende dallandamento della stagione agonistica, una
delle fasi delicate comunque linizio della stagione.
9. S, in diversi atleti il supporto di queste tecniche ha portato a
miglioramenti del rendimento.
10. Utilizzo tabelle di valutazione per verifiche periodiche,
unite allintervento dello psicologo.
11. Credo che a livello internazionale si faccia un utilizzo di
mental training almeno per il 50% dei coach.
Intervista Rubino Vittorio
Class. Ita. 2007 2/5 - best ranking ATP 1272 sing.

1. Gli aspetti mentali ricoprono, secondo me, una grande


importanza.
2. La capacit di mantenere un alto livello di concentrazione, e di
gestire le pressioni che derivano dallesterno.
3. No.
4.
5.
6.
7. Il mental training pu essere daiuto per interpretare le
situazioni di gioco e di vita quotidiana, e nella scelta della
migliore soluzione adatta al singolo individuo. Il sostegno
mentale pu contribuire alla normale maturazione e crescita
delluomo giocatore.
8. Sicuramente se avessi la possibilit di ricorrere al mental
training, il momento pi indicato sarebbe senzaltro al termine
della stagione, in vista degli ultimi tornei, che spesso si
affrontano in condizioni di stanchezza psico-fisica.
9.
10. No.
11. Quasi nessuno. Quasi tutti i giocatori che mi capita di
vedere nel coro dei tornei, sono totalmente autonomi, Soltanto
una piccola percentuale di giocatori ha la possibilit del
sostegno dellallenatore durante i tornei, e soltanto una
piccolissima parte di essi utilizza il mental training.
Intervista Santangelo Leonardo
Class. Ita 2/4

1. Secondo me gli aspetti di natura psicologica hanno molta


importanza, al pari di tutte le altre caratteristiche che
compongono questo sport.
2. La capacit di mantenere un alto livello di concentrazione
secondo me una delle caratteristiche che incidono maggiormente
sullesito della prestazione.
3. S, ma soltanto in passato, ed in modo molto sporadico.
4. Allinterno delle sedute di mental training a cui ho partecipato
abbiamo utilizzato: tecniche di rilassamento, training autogeno,
visual training.
5. La seduta di preparazione mentale si articolava in modo
sostanzialmente schematico: gli esercizi di rilassamento,
attraverso cui si esercitava anche la respirazione, seguiti da
training autogeno o da visual training.
6. In quelle determinate occasioni era lo psicologo ad introdurci
queste tecniche.
7. Il mental training si pone come uno dei cardini del binomio
coach/giocatore, in quanto lallenatore che segue un giocatore di
alto livello, deve essere in grado di gestirlo in ogni aspetto,
compreso quello psicologico.
8. Maggiormente nei momenti in cui lo stress crea confusione, e si
perde la lucidit necessaria a compiere scelte completamente
razionali.
9. Maggiore sicurezza nei propri mezzi e fiducia in s.
10. No.
11. Solo qualcuno, in genere i giocatori che provengono dalle
grosse strutture dallenamento che si avvalgono anche della
consulenza dello psicologo allinterno dello staff tecnico.
Intervista Simoni Marco
Class. Ita. 2/2 - Best ranking ATP 1086 sing. 1272 doppio

1. La componente mente molto importante, soprattutto nel


tennis di alto livello. Io considero di uguale importanza la parte
mentale, la preparazione fisica, e le doti di natura tecnico-tattica.
2. Tutti gli aspetti specifici di natura mentale giocano il proprio
ruolo specifico allinterno del match. La condizione di equilibrio
rappresenta lo stato mentale ideale.
3. No.
4.
5.
6. No, non mi sono mai avvalso di tale consulenza.
7. Credo che lallenatore, nellambito del tennis ad alto livello,
debba necessariamente conoscere approfonditamente le
dinamiche psicologiche che regolano il corso del match, con
lobiettivo di comprendere e gestire in modo efficace il proprio
giocatore. Ricopre un ruolo di primaria importanza.
8. Molto dipende dalla mia condizione psicologica: alcune volte,
anche in momenti difficili o critici riesco autonomamente a
trovare la giusta soluzione!
9.
10. No.
11. Mi capitato di notare qualcuno che utilizza il mental
training. In genere sono coloro che provengono da grosse
strutture.
Intervista Stebe Cedric (GER)
Best ranking 226 ITF Junior World Ranking

1. Molto importante soltanto se affiancati a specifiche qualit.


2. La capacit di mantenere il giusto focus attentivo per tutto
larco del match.
3. S, in Germania una pratica discretamente diffusa
allinterno dei centri dallenamento.
4. Training autogeno, visual training, pilates.
5. Nel periodo dallenamento, sono ritagliati, allinterno della
giornata dallenamento, specifici spazi interamente dedicati
al mental training.
6. Ho utilizzato le tecniche di mental training sia con laiuto del
coach che con lo psicologo.
7. Allinterno del binomio sicuramente daiuto: nella
comprensione di specifiche situazioni e nella successiva
elaborazione della strategia dazione.
8. Nei momenti in cui si avverte maggiore stress psico-fisico.
9. Maggiore sensazione di controllo e calma, la capacit di
mantenere un buon livello di concentrazione.
10. No.
11. Nonostante limportanza, solo una piccola percentuale
pratica mental training.
Intervista Taycar Ian (SLO)
Best ranking 104 ITF Junior World Ranking

1. Molto importanti, in stretta correlazione con il livello in cui si


compete.
2. La capacit di mantenere a lungo la concentrazione, lo spirito di
sacrificio. Questi due dettagli rappresentano per me il giusto
riferimento da seguire per essere competitivi.
3. No.
4.
5.
6. No.
7. Immagino che possa essere daiuto nella gestione dellattivit di
preparazione e di tornei.
8. Il momento in cui sento questo tipo di esigenza corrisponde in
genere con lultima parte della stagione dei tornei, in cui si pu
accumulare stress e stanchezza in maniera considerevole.
9.
10. No.
11. Soltanto una minoranza di giocatori dispone di
questulteriore aiuto.
Intervista Teneriello Fabio
Class.ita. 2/2 - coach

1. Ricoprono secondo me, grande importanza, anche se ritengo che


debbano sempre essere abbinate alle altre specifiche qualit.
2. La capacit di mantenere un alto livello di concentrazione, e di
gestione di emozioni e stress.
3. No.
4.
5.
6. No.
7. Allinterno del binomio coach/giocatore importante anche la
gestione degli aspetti psicologici. Non credo che il mental
training sia indispensabile in questo tipo di gestione. Un buon
allenatore riesce anche attraverso la sua esperienza ad occuparsi
degli aspetti di natura mentale.
8. Il momento maggiormente delicato, allinterno della stagione di
competizioni, coincide, nella maggioranza dei casi, con gli
ultimi tornei dellanno.
9. No.
10. No.
11. La maggioranza no, ma sicuramente esiste una piccola
percentuale di giocatori e allenatori che utilizzano mental
training.
Intervista Urbinati Omar - coach

1. Personalmente ritengo che il campione si riconosca dalla


sensibilit di braccio (il tocco) e dalla testa, vale a dire dalla
capacit di stare concentrato e di sentire il match. Ovviamente,
per questi motivi, nellatleta sono da valorizzare al massimo
qualit come la creativit e la concentrazione. E ritengo che tali
qualit siano innate.
2. Tre sono le componenti che influenzano qualsiasi tipo di
prestazione: limprovvisazione, ladattamento e la volont di
raggiungere uno scopo.
3. Non utilizzo strumenti diretti (come lausilio di uno psicologo
sportivo) perch sono tecniche che non condivido a livello
giovanile, cerco solo di tirare fuori da ciascuno dei miei allievi il
massimo affinch possano dirsi e sentirsi uomini in qualsiasi
campo dellattivit umana, nel gioco del tennis come nella vita
quotidiana. Diverso il discorso per i coach che seguono
tennisti professionisti, per i quali ritengo necessario un certo tipo
di aiuto psicologico, ma solo se in sintonia con i propri
giocatori.
4. Spingo i miei allievi sempre e comunque a ragionare, perch nei
momenti di difficolt emerge sempre colui che ha dalla sua parte
la ragione e lesperienza.
5. Ogni giorno sul campo, cercando in allenamento di far
raggiungere un alto livello di stress fisico e mentale per poi
immediatamente far giocare alcune partite di allenamento,
analizzandole insieme al giocatore.
6. Solo a livello professionistico.
7. Come gi detto, a livello professionistico mi avvalgo della
consulenza di psicologi esperti nellambito sportivo.
8. No, ritengo che qualsiasi periodo della stagione sia molto
importante.
9. Certo, sono convinto che la mia sia una strada che dovrebbe
percorrere ogni allenatore.
10. Gli unici strumenti di valutazione sono i riscontri che
danno i test in allenamento e le prestazioni durante i tornei.
11. Ritengo che i miei colleghi utilizzino in modo smodato le
tecniche di mental-training, quando secondo me ci si dovrebbe
impegnare maggiormente su questioni di tecnica, tattica e di
educazione allo sport.
Bibliografia

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