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LA DOMANDA DI MEDIAZIONE

ED I SUOI EFFETTI SOSTANZIALI


di Roberto Martino

Sommario: 1. Premessa. 2. Individuazione degli effetti sostanziali della domanda di media-


zione: a) effetti sulla prescrizione. 3. Segue: b) effetti sulla decadenza. 4. Segue: c)
elementi della domanda di mediazione ed identificazione del diritto in contesa. 5. Mo-
mento a cui ricollegare gli effetti sostanziali: la comunicazione alle altre parti della do-
manda di conciliazione.

1. Premessa

In una legge quadro diretta a regolare in modo organico la mediazione finalizzata


alla conciliazione non poteva mancare una specifica disciplina degli effetti sostanzia-
li della domanda di mediazione.
Lart. 5, 6 co., d. lgs. 4 marzo 2010, n. 28 prevede testualmente: Dal momento
della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescri-
zione gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione
impedisce altres la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda
giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal
deposito del verbale di cui allart. 11 presso la segreteria dellorganismo.
Sullopportunit di una specifica disciplina degli effetti sostanziali della domanda
di conciliazione non si pu che convenire, anche se come si vedr pi avanti la
disposizione solleva, quanto al suo contenuto normativo, qualche perplessit e non
appare scevra da difficolt applicative.
Sulla spinta della normativa comunitaria1, il legislatore italiano ha cercato di per-
seguire lambizioso obiettivo di creare un ambiente giuridico favorevole alla risolu-

1
Mi riferisco, in particolare, alla Direttiva CEE 21 maggio 2008, n. 2008/52/CE, Direttiva del Parlamento
europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (in
G.U.U.E. 24 maggio 2008, n. L 136). Tale direttiva muove dalla necessit di perseguire in maniera pi incisi-
va lobiettivo di semplificare e migliorare laccesso alla giustizia in relazione alle controversie in materia ci-
vile e commerciale che presentino carattere transfrontaliero. Peraltro, il legislatore comunitario consapevo-
le che nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare tali disposizioni (le norme sulla mediazione
contenute nella direttiva medesima: n.d.r.) anche ai procedimenti di mediazione interni (v. il considerando
n. 8 della Direttiva 2008/52/CE, cit.); e ci sullevidente assunto che listituzione di principi fondamentali nel
62 Parte I Commenti

zione stragiudiziale delle controversie in un contesto socio culturale che, sia pure
con qualche eccezione, ha dimostrato sostanziale indifferenza alla conciliazione2,
quasi fosse un corpo estraneo alla propria tradizione3.
Invero, la disciplina degli effetti sostanziali della domanda di conciliazione ha
il precipuo scopo di evitare il rischio che, nel caso in cui il tentativo di mediazione
non riesca, risulti preclusa ogni possibilit di tutela giurisdizionale a causa della
intervenuta prescrizione del diritto in contestazione, o della decadenza dalleserci-
zio dellazione4; con ci rendendo pi appetibile listituto ed incentivandone

settore della mediazione pu rappresentare un passo essenziale per conseguire i suindicati obiettivi di sempli-
ficazione e di celerit della giustizia anche con riferimento alle controversie che presentino un carattere pura-
mente interno.
2
Anche listituto della conciliazione preventiva in sede non contenziosa davanti al conciliatore, prevista nel codi-
ce di rito del 1865 e che aveva dato risultati positivi nei primi decenni di applicazione dello stesso codice, poi
inevitabilemte tramontata: cfr. Santagada, La conciliazione delle controversie civili, Bari, 2008, 15 ss., spec. 58,
anche per unapprofondita disamina dellistituto della conciliazione dal punto di vista storico comparativo.
3
Mi pare che il ricorso alla conciliazione ed allarbitrato risulti pi frequente in ambienti socio culturali
favorevoli alla soluzione negoziata dei conflitti, al di l e a prescindere dalla rigida applicazione della legge.
Storicamente, emerge una chiara distinzione tra le due grandi tradizioni della cultura giuridica, quella occi-
dentale e quella orientale, emblematicamente riflesse, rispettivamente, nella costruzione giuridica giustinia-
nea del corpus iuris civilis e nella ideologia cinese del confucianesimo. Si tratta dei due grandi modelli socio
culturali approntati dalla civilt umana per garantire una ordinata convivenza civile, quale contropartita al
divieto di farsi giustizia da s (per una recente ricostruzione dei due grandi modelli socio culturali, occiden-
tale ed orientale, cfr. Picardi, Manuale del processo civile, Milano, 2010, 1 s.).
Da un lato, si pu fare riferimento alla tradizione romano giustinianea della legge. Siamo alle radici della
ideologia giuridica occidentale che ha il suo fondamento nella concezione della legge e del diritto soggettivo,
identificato o meno con lazione, e nella conseguente necessit di un sistema giurisdizionale funzionale alla
tutela dei diritti soggettivi.
Allestremo opposto rispetto a quella occidentale, si pu collocare laltra grande tradizione socio culturale:
limpostazione confuciana dei riti e delle cerimonie, delle consuetudini e dei precetti morali (li), profondamen-
te radicata in Cina e tale da influenzarne la cultura e la filosofia politica fino al XX secolo. Secondo tale impo-
stazione nella sua affermazione classica, propria del periodo imperiale la legge non ha forza alcuna e il
principio di governo rappresentato da uno spirito moralista e ritualista, di cui sono interpreti i letterati fun-
zionari e, in ultima istanza, limperatore. La missione del magistrato non quella di risolvere le controversie
tra privati, ma quella di mantenere lordine sociale (cfr. Picardi, Una ricerca sulla giustizia civile in Cina, in
Giuliani, Picardi [a cura di], Il processo civile cinese, volume 7 della Collana Ricerche sul processo, Rimi-
ni, 1998, XVI, secondo cui le controversie civili e commerciali dovevano essere risolte sulla base dellautori-
t patriarcale e, quindi, nellambito della famiglia, del villaggio, del clan, a seconda degli interessi coinvolti; il
criterio di giudizio non era rappresentato dalla legge, ma dal li, dai precetti morali, dalle consuetudini, dai riti).
Il tribunale del mandarino imperiale interviene, infatti, solo quando risulti violato un precetto penale, per rista-
bilire lordine sociale e politico violato, con una rigida applicazione della legge, il fa, la quale rappresenta la
sanzione per la violazione delle regole del li e, quindi, lextrema ratio (cos, ancora, Picardi, Una ricerca, cit.,
XVI; il punto ben evidenziato da Tsien Tche-Hao, Lducation juridique en Chine, in Picardi, Martino [a
cura di], LEducazione giuridica da Giustiniano a Mao, vol. II de LEducazione giuridica, 2 ed., Bari, 2008,
318; sul rapporto tra i riti e la legge cfr., anche, Sheng You, Introduzione al processo civile cinese, Giuliani,
Picardi [a cura di], Il processo civile cinese, cit., XXIX ss., ove ben si evidenzia che i principi fondamentali
del confucianesimo rappresentano in Cina il fondamento di ogni attivit legislativa).
Tale sistema privilegia, appunto, le procedure arbitrali e conciliative e il giudizio equitativo. Il diritto viene,
infatti, ridotto ad un rango subalterno (cos, Tsien Tche-Hao, Lducation juridique en Chine, cit., 319).
4
Sul punto, cfr. Bove, Luci ed ombre nella legge-quadro sulla mediazione (d. lgs. n. 28/2010), in Bove (a
cura di), La mediazione per la composizione delle controversie civili e commerciali, Padova, 2011, 1 ss., spec.
12: [] limportanza di una simile disciplina specifica evidente solo se si pensa al fatto che lapplicazione
esclusiva delle norme del codice civile comporterebbe al pi lattribuzione allistanza di conciliazione degli
La domanda di mediazione ed i suoi effetti sostanziali 63

luso5. Del resto, sul punto la Direttiva 52/2008 esplicita: nel considerando n. 24
il legislatore comunitario afferma, infatti, che per incoraggiare le parti a ricorrere
alla mediazione gli Stati membri dovrebbero provvedere affinch le loro norme
relative ai termini di prescrizione o decadenza non impediscano alle parti di adire
un organo giurisdizionale o di ricorrere allarbitrato in caso di infruttuoso tentativo
di mediazione.

2. Individuazione degli effetti sostanziali della domanda di mediazione: a) effetti


sulla prescrizione
Ferma restando lopportunit di una specifica disciplina degli effetti sostanziali
della domanda di conciliazione, la disposizione in esame solleva, quanto al suo con-
tenuto normativo, qualche perplessit; ci, sia con riferimento alla tipologia degli
effetti sostanziali riconducibili alla domanda di mediazione, sia in relazione al mo-
mento al quale essi vengono collegati.
Iniziando dal primo profilo, lart. 5, 6 co., d. lgs. 28/2010 attribuisce allistanza di
conciliazione i medesimi effetti sulla prescrizione ricollegabili alla domanda giudizia-
le.6 Conseguentemente, allstanza di mediazione sembra debbano trovare applicazione
sia lart. 2943, 1 co., c.c. secondo cui la domanda giudiziale, in quanto tale, interrom-
pe la prescrizione; sia lart. 2945, 2 co., c.c. secondo cui leffetto interruttivo della
prescrizione permane fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il
giudizio, data dalla quale inizia a decorrere un nuovo termine di prescrizione7.
Tuttavia, se nessun ragionevole dubbio pu sussistere in ordine alleffetto inter-
ruttivo c.d. istantaneo sulla prescrizione del diritto in contesa, qualche perplessit
stata sollevata in merito al c.d. effetto sospensivo, vale a dire circa il permanere
delleffetto interruttivo per tutta la durata del procedimento di mediazione. Si , al
riguardo, osservato che nella mediazione mancherebbe un momento equiparabile al
passaggio in giudicato della sentenza, specialmente quando non si raggiunge una
conciliazione; quanto alla prescrizione, inoltre, mancherebbe un riconoscimento
espresso del c.d. effetto sospensivo, a differenza di quanto statuito per la decadenza;
infine, la rapidit del procedimento di conciliazione (quattro mesi, ai sensi dellart. 6

effetti di una costituzione in mora. La qual cosa, poi, se significherebbe configurare un effetto interruttivo del
termine di prescrizione del diritto nellambito delle obbligazioni, non consentirebbe di configurare alcun ef-
fetto sul termine di decadenza ed alcun effetto interruttivo del termine di prescrizione nellambito dei diritti
reali e dei diritti potestativi.
5
Luiso, La delega in materia di mediazione, in Riv. dir. proc., 2009, 1259 s.; Minelli, Commento allart. 5,
in Bove (a cura di), La mediazione per la composizione delle controversie civili e commerciali, Padova, 2011,
202 s., spec. 203.
6
In ci la disposizione in esame non si discosta da quanto statuito dal suo pi vicino antecedente normativo,
vale a dire lart. 40, 4 co., d. lgs. 5/2003 in materia di conciliazione stragiudiziale societaria.
7
Gi a prima lettura sembra, invece, inapplicabile allistanza di conciliazione lart. 2945, 3 co., c.c. secondo
cui se il processo si estingue, rimane fermo leffetto interruttivo e il nuovo periodo di prescrizione comincia
dalla data dellatto interruttivo. Non sembra, infatti, che, a differenza di quanto si dir per la sentenza passa-
ta in giudicato, sia configurabile nel procedimento di conciliazione un fenomeno in qualche modo assimila-
bile allestinzione del giudizio ed al quale applicare, in via analogica, la disposizione sopra richiamata.
64 Parte I Commenti

d. lgs. 28/2010) non dovrebbe permettere il maturarsi della prescrizione durante la


procedura e ci escluderebbe che linapplicabilit, nella specie, del c.d. effetto so-
spensivo possa rappresentare un pericolo concreto per le parti del procedimento8.
Pur nella consapevolezza di qualche difficolt applicativa, non sembra tuttavia
che le suindicate argomentazioni siano decisive per escludere lapplicabilit dellart.
2945, 2 co., c.c. anche allistanza di conciliazione.
In particolare, dallart. 5, 6 co., d. lgs. 28/2010 emerge chiara la volont del le-
gislatore di escludere che, durante la procedura di mediazione, possa correre il ter-
mine di prescrizione del diritto: in tal senso va, evidentemente, inteso il riferimento
agli effetti prodotti dalla domanda giudiziale.
Certamente, lindividuazione del momento equiparabile al passaggio in giudicato
della sentenza non semplice ed immediata.
Sul punto va, tuttavia, considerato che quanto al processo giurisdizionale
rimasta minoritaria lopinione di una parte della dottrina secondo cui il permanere
delleffetto interruttivo sarebbe condizionato ad una pronuncia di merito (di accogli-
mento della domanda)9. Secondo lorientamento consolidato della giurisprudenza di
legittimit leffetto della domanda giudiziale relativo alla sospensione del decorso
del termine prescrizionale va ricollegato anche alla pronuncia di sentenze di rito,
suscettibili esse pure di passare in giudicato; infatti, come si ricava dallart. 2945, 3
co., c.c., lunica pronuncia atta a privare la domanda medesima delleffetto sospen-
sivo ex art. 2945, 2 co., c.c. quella concernente lestinzione del giudizio10.
Se cos , appare evidente la ratio sottostante al disposto di cui allart. 2945, 2 e
3 co., c.c.: sterilizzare il tempo necessario per lo svolgimento del processo, assi-
curando la permanenza delleffetto interruttivo della prescrizione fino al provvedi-
mento che definisce in qualsiasi modo (estinzione esclusa) il procedimento, an-
che nelle sue eventuali e successive fasi rappresentate dallimpugnazione.
Posto che il procedimento di mediazione termina con il verbale di conciliazione
o di mancata conciliazione non ha senso verificare se detti atti equivalgano o meno,
nel contenuto e nellefficacia, al passaggio in giudicato della sentenza: ci che conta
che si tratta di atti che chiudono definitivamente, definiscono appunto, quel pro-
cedimento. In altri termini, la previsione per cui la domanda di conciliazione produ-
ce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale impone allinterprete di ri-
tenere che il predetto atto introduttivo della procedura di mediazione assistito
dalleffetto sospensivo previsto dallart. 2945, 2 co., c.c. sino al momento in cui

8
Minelli, Commento allart. 5, cit., 204 s.
9
Cfr., ad esempio, Luiso, Diritto processuale civile, I, 5 ed., Milano, 2009, 65 ss., spec. 68 s., il quale di-
stingue gli effetti sostanziali della domanda in due categorie: la prima concerne gli effetti prodotti dalla
proposizione in s della domanda; la seconda gli effetti che si ricollegano, invece, alla proposizione della
domanda ma solo in quanto ad essa segua il suo accoglimento, e quindi laccertamento dellesistenza del
diritto fatto valere. LA. colloca, poi, leffetto sospensivo della prescrizione (art. 2945, 2 e 3 co., c.c.)
proprio nella seconda categoria, precisando che leffetto sospensivo si perde se non si giunge ad una sen-
tenza di merito.
10
Cass., sez. lav., 23.10.2007, n. 22238; Cass. 16.03.2007, n. 6293; Cass. 24.11.2005, n. 24808; Cass.
17.05.2004, n. 9337, in Giur. it., 2005, 707, con nota di Salvatori; Cass. 14.02.2000, n. 1608, in Giust. civ.
mass., 2000, 321; Cass. 17.12.1999, n. 14243, in Dir. e giur. agr., 2000, 678, con nota di Rauseo; nel mede-
simo senso, v. gi Cass. 8.02.1991, n. 1329, in Giust. civ., 1991, I, 2068.
La domanda di mediazione ed i suoi effetti sostanziali 65

detta procedura giunga ad un risultato che possa considerarsi lequipollente di ci


che la norma individua, quanto al processo giurisdizionale di cognizione, nel passag-
gio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, in rito o nel merito. Detto
risultato consegue, evidentemente, dallatto conclusivo della procedura di mediazio-
ne, dal verbale di conciliazione o mancata conciliazione. Deriva da ci che leffetto
interruttivo della domanda di conciliazione permane per tutta la durata della proce-
dura fino alla sua definizione: in caso di fallimento del tentativo di conciliazione,
il termine prescrizionale inizia nuovamente a decorrere per intero dalla data del de-
posito del verbale di mancata conciliazione presso la segreteria dellorganismo.
Sempre in relazione alla prescrizione, la disposizione dellart. 5, 6 co., d. lgs.
28/2010 suscita tuttavia altri problemi, non sempre colti dai primi commentatori
della riforma.
In primo luogo, ci si pu chiedere se, ed in che limiti, trovi applicazione alla doman-
da di conciliazione lart. 2943, 3 co., c.c. secondo cui linterruzione si verifica anche
se la domanda giudiziale proposta davanti a giudice incompetente. Ad escludere la
rilevanza della questione non sufficiente osservare che in materia di mediazione non
esistono criteri predeterminati di competenza11, in quanto listanza di conciliazione si
pu proporre davanti ad uno qualsiasi degli organismi iscritti nellapposito registro ex
art. 16 d. lgs. 28/2010 istituito presso il Ministero di Grazia e Giustizia (art. 4, 1 co.,
d. lgs. 28/2010). Bisogna, infatti, considerare che le parti possono pattuire unapposita
clausola di mediazione, indicando anche lorganismo davanti al quale presentare la
domanda di conciliazione; nel qual caso listanza deve essere presentata proprio davan-
ti al predetto organismo, se iscritto nel registro, e ci sia prima che sia stata adita lau-
torit giudiziaria o iniziato larbitrato, sia nel corso di tali procedimenti quando risulta
che il tentativo di conciliazione non sia stato ancora esperito ovvero, se iniziato, non sia
stato ancora concluso (art. 5, 5 co., d. lgs. 28/2010).
Quanto meno nel caso appena indicato, si pu allora porre la questione se la do-
manda di mediazione proposta davanti ad organismo diverso da quello indicato dalle
parti sia tale da produrre leffetto interruttivo della prescrizione. A mio avviso, non
sussistono ragioni particolari per escludere lapplicabilit, al caso di specie, dellart.
2943, 3 co., c.c.: pur sempre si tratta di un caso di incompetenza dellorganismo,
assimilabile allipotesi di incompetenza del giudice. Conseguentemente, la proposi-
zione dellistanza di mediazione davanti ad un organismo diverso da quello indicato
dalle parti nella clausola di conciliazione (sempre che, beninteso, questultimo sia
iscritto nel registro) determina comunque linterruzione della prescrizione, allo stes-
so modo della domanda giudiziale proposta davanti a giudice incompetente.
Altra questione se, nella fattispecie in esame, alleffetto interruttivo ex art. 2943,
3 co., c.c. si aggiunga anche leffetto sospensivo ex art. 2945, 2 co., c.c.
Quanto alla domanda giudiziale, si ritiene che questultimo effetto possa prodursi
solo se a seguito di declinatoria di competenza; ovvero per effetto dellaccordo en-
doprocessuale delle parti ex art. 38, 2 co., c.p.c. il giudizio instaurato davanti al

11
Sul punto cfr. Minelli, Commento allart. 4, in Bove (a cura di), La mediazione per la composizione
delle controversie civili e commerciali, Padova, 2011, 115 ss., spec. 116 s., ed ivi ulteriori riferimenti bi-
bliografici.
66 Parte I Commenti

giudice incompetente venga poi proseguito davanti al giudice competente (art. 50


c.p.c.)12. In caso contrario, infatti, il processo si estingue e trova applicazione quanto
disposto dallart. 2943, 3 co., c.c., in forza del quale rimane fermo il solo effetto in-
terruttivo della domanda giudiziale e il nuovo periodo di prescrizione decorre dalla
data della sua proposizione. Peraltro, nel diverso caso in cui, prima della declaratoria
di incompetenza nel giudizio preventivamente instaurato, la stessa causa venga propo-
sta davanti al giudice competente (e la litispendenza non venga dichiarata), lassoluta
identit del secondo giudizio consente di ritenere unico il processo e, conseguente-
mente, prodotto leffetto interruttivo permanente dalla data dellatto introduttivo del
primo giudizio fino alla formazione del giudicato nel secondo giudizio13.
Passando al procedimento di mediazione, mi sembra che sempre con riferi-
mento allipotesi in cui le parti abbiano stipulato unapposita clausola di concilia-
zione determinando anche lorganismo competente (art. 5, 5 co., d. lgs. 28/2010)
listanza proposta davanti ad organismo diverso da quello scelto dalle parti produ-
ca anche leffetto sospensivo, oltre quello interruttivo, sicuramente quando venga
proposta una seconda domanda davanti allorganismo competente prima che la pro-
cedura preveniente sia stata definita con verbale di mancata conciliazione (ipotesi
assimilabile a quella da ultimo considerata con riferimento alla domanda giudizia-
le). Mi sembra, peraltro, che alla stessa conclusione debba pervenirsi anche quando
la domanda di conciliazione sia stata proposta davanti ad organismo incompetente
e la procedura si sia conclusa con un verbale di mancata conciliazione, magari pro-
prio a causa dellincompetenza dellorganismo stesso. Pur sempre ci si trova di
fronte ad un procedimento di mediazione definito, sia pure con verbale di manca-
ta conciliazione per incompetenza. Risulta conseguentemente applicabile mutatis
mutandis lart. 2945, 2 co., c.c., in quanto nella procedura di conciliazione non
possibile configurare n il meccanismo della riassunzione (previsto per il processo
giurisdizionale dallart. 50 c.p.c.), n, conseguentemente, listituto dellestinzione
del giudizio che da sola determina, ai sensi dellart. 2945, 3 co., c.c. il venir meno
della permanenza delleffetto interruttivo.
Il rinvio agli effetti prodotti sulla prescrizione dalla domanda giudiziale (art. 5, 6
co., d. lgs. 28/2010) pone ulteriori questioni, anchesse almeno per quanto mi risul-
ti finora non opportunamente evidenziate.
Come noto, lart. 1310, 2 co., c.c. statuisce che la sospensione della prescrizio-
ne nei rapporti di uno dei debitori o di uno dei creditori in solido non ha effetto ri-
guardo agli altri; e ci a differenza della interruzione della prescrizione, la quale ri-
guarda tutti i debitori o i creditori in solido, anche quando latto interruttivo si
riferisca ad uno soltanto dei predetti debitori o creditori in solido (art. 1310, 1 co.,
c.c.). Si ritiene che quando la domanda giudiziale proposta nei confronti di uno dei
condebitori (o da uno dei creditori in solido) lart. 1310, 2 co., c.c. non possa trova-
re applicazione, in quanto lart. 2945, 2 co., c.c. non contempla una vera e propria
sospensione della prescrizione ma stabilisce soltanto la permanenza fino al giudicato
delleffetto interruttivo proprio della domanda giudiziale; con la conseguenza che

12
Cfr., ad es., Cass. 17.05.2004, n. 9337, in Giur. it., 2005, 707.
13
Cass. 6.08.2007, n. 17156.
La domanda di mediazione ed i suoi effetti sostanziali 67

detto effetto interruttivo permane appunto, ai sensi dellart. 1310, 1 co., c.c. anche
nei confronti dei debitori o creditori in solido rimasti estranei al giudizio14.
Non mi pare che ci siano particolari ostacoli ad applicare il medesimo principio
anche alla procedura di mediazione. Ne deriva che la domanda di conciliazione pro-
posta da uno dei creditori in solido o nei confronti di uno dei debitori in solido deter-
mina linterruzione della prescrizione nei confronti di tutti e tale effetto permane fino
al termine della procedura di mediazione.
In conclusione, mi sembra di poter affermare che lequiparazione della domanda di
mediazione alla domanda giudiziale quanto agli effetti sulla prescrizione potrebbe esse-
re affermata con riferimento a tutti quei profili della disciplina della seconda domanda
che non siano strettamente inerenti ai meccanismi tipici del processo giurisdizionale
(come, ad es., listituto dellestinzione del giudizio) e che, in quanto tali, siano esporta-
bili al di l dello stretto confine della tutela giurisdizionale e dei suoi procedimenti15.

3. Segue: b) effetti sulla decadenza

Laltro effetto sostanziale della domanda di mediazione esplicitamente discipli-


nato dalla legge quadro concerne la decadenza dallesercizio dellazione giudiziaria.
Anche in questo caso, lart. 5, 6 co., d. lgs. 28/2010 detta una disciplina non molto
diversa rispetto a quella dettata con riferimento alla conciliazione stragiudiziale in
materia societaria.
Secondo la disposizione in esame, dalla data della comunicazione alle altre parti
la domanda di mediazione impedisce altres la decadenza per una sola volta, ma se
il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo
termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui allart. 11 presso la
segreteria dellorganismo.
Come si giustamente rilevato16, il termine impedimento della decadenza
usato qui in senso improprio, vale a dire in un significato non corrispondente a quan-
to stabilito dallart. 2967 c.c. Questultima norma stabilisce infatti che, nei casi in cui
la decadenza impedita, il diritto resta soggetto alle disposizioni che regolano la
prescrizione. La disposizione pienamente coerente con quanto disposto dallart.
2966 c.c., secondo cui la decadenza pu essere impedita soltanto dal compimento

14
Cfr., ad es., Cass. 28.03.1994, n. 2988, in Giust. civ., 1994, I, 1849; Cass. 21.06.1988, n. 4244; Cass.
24.03.1979, n. 3035.
15
Quanto affermato sopra, nel testo, conduce, ad esempio, ad affermare che la questione relativa allindivi-
duazione dei diritti rispetto ai quali opera leffetto interruttivo e sospensivo della domanda di conciliazione
non pu avere una soluzione diversa rispetto allanaloga questione che si pone con riguardo alla domanda
giudiziale. Anche con riferimento alla procedura di mediazione si ripropone, quindi, il dubbio se gli effetti
sulla prescrizione riguardino i soli diritti oggetto della domanda ovvero anche tutti i diritti che si ricolleghino
con stretto nesso di causalit ai primi, senza che occorra che il loro titolare proponga, nello stesso o in altro
procedimento, una specifica domanda diretta a farli valere, ed anche quando tale domanda non sia proponibi-
le nella procedura pendente (in questultimo senso, cfr., ad es., con riferimento alla domanda giudiziale, Cass.
4.03.2007, n. 18570, in Guida dir., 2007, fasc. 43, 61; Cass. 1.10.1997, n. 9589).
16
Bove, Luci ed ombre nella legge-quadro sulla mediazione (d. lgs. n. 28/2010), cit., 13 s.; Minelli, in
Bove, La mediazione, cit., 205.
68 Parte I Commenti

dellatto previsto dalla legge o dal contratto, ovvero trattandosi di diritti disponibi-
li dal riconoscimento del diritto. chiaro infatti che, sia nelluno che nellaltro
caso, non ha pi senso parlare ancora di decadenza, ma soltanto della prescrizione
del diritto, in quanto stato gi compiuto latto di esercizio del medesimo diritto
ovvero questultimo stato gi riconosciuto dalla persona contro la quale esso si
deve far valere a pena di decadenza.
Diversamente da quanto sopra, lart. 5, 6 co., d. lgs. 28/2010 nel ricollegare
allimpedimento della decadenza la possibilit di esercizio dellazione entro un nuo-
vo termine decadenziale attribuisce alla domanda di mediazione un effetto interrut-
tivo del medesimo termine, effetto che permane fino al deposito del verbale di man-
cata conciliazione.
Va, peraltro, rilevato che il legislatore del 2010 ha apportato un correttivo rispetto
alla disciplina previgente in materia di conciliazione stragiudiziale societaria (art.
40, 4 co., d. lgs. 5/2003).
Come si giustamente osservato, questultima disposizione lasciava aperta la pos-
sibilit (forse pi astratta che reale, ma comunque ipotizzabile) che, una volta verifi-
catosi limpedimento della decadenza e fallito il tentativo di conciliazione, il nuovo
termine potesse ricominciare a decorrere pi di una volta a seguito della reiterazione
della domanda di conciliazione e dello svolgimento della relativa procedura17.
Lart. 5, 6 co., d. lgs. 28/2010 opportunamente precisa che limpedimento pu aver-
si per una sola volta, con la conseguenza che, una volta depositato presso la segreteria
dellorganismo il verbale di mancata conciliazione, il termine decadenziale resta intatto e
pu essere utilizzato per intero ai fini della proposizione della domanda giudiziale18, senza

17
Luiso, La delega in materia di mediazione, cit., 1260.
18
Lart. 5, 6 co., fa riferimento alla proposizione della sola domanda giudiziale e non anche della domanda
di arbitrato, ma sembra chiaro che la norma debba essere interpretata in maniera estensiva ricomprendendo in
essa anche questultima.
Per la verit, nello schema di decreto diffuso dal Consiglio dei Ministri era presente un comma 7 dellartico-
lo in commento, che cos recitava: Le disposizioni che precedono si applicano anche ai procedimenti davan-
ti agli arbitri, in quanto compatibili. Questa disposizione estendeva allarbitrato non soltanto il comma 6 e
la disciplina relativa agli effetti sostanziali della domanda di mediazione, ma soprattutto tutta la restante di-
sciplina contenuta nei commi precedenti dellart. 5: in particolare, lobbligatoriet del tentativo di mediazione
nei modi e nei limiti previsti dai commi 1, 3 e 4; la possibilit di mediazioni delegate; la possibilit, infine,
per le parti di vincolarsi attraverso una clausola di mediazione prima di instaurare larbitrato.
Il 7 co. dello schema di decreto legislativo stato, poi, eliminato dal testo attualmente vigente: ci soprattut-
to per la condivisibile ragione di escludere, per larbitrato, lobbligatoriet del tentativo di mediazione quale
condizione di procedibilit ex art. 5, 1 co. (cfr., sul punto, C.s.m., Parere allo schema di decreto legislativo
Attuazione dellart. 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla concilia-
zione delle controversie civili e commerciali [delibera del 4 febbraio 2010], sub art. 5, consultabile sul sito
internet htpp://www.csm.it). Peraltro, il legislatore ha conservato la possibilit per le parti di vincolarsi con
una clausola di mediazione anche in caso di arbitrato, con conseguente obbligatoriet, in tal caso, del tentati-
vo di conciliazione: lart. 5, 5 co., che detto tentativo disciplina, stato, infatti, modificato rispetto al testo
originario, con laggiunta di un esplicito riferimento allarbitrato.
Come si gi anticipato, leliminazione del 7 comma di cui allo schema di decreto legislativo non impedisce,
tuttavia, di ritenere che la domanda di conciliazione produca i suoi effetti sostanziali sulla prescrizione e sulla
decadenza ex art. 5, 6 co., anche quando ad essa segua un procedimento arbitrale: sotto il profilo logico e giu-
ridico non possibile differenziare le due ipotesi, anche in considerazione del fatto che la domanda di arbitrato
equiparata, quanto agli effetti sostanziali, alla domanda giudiziale (v. artt. 2943, 4 co., e 2945, 4 co., c.c.).
La domanda di mediazione ed i suoi effetti sostanziali 69

per che la presentazione di una nuova istanza di mediazione possa determinare un nuovo
impedimento della decadenza19.

4. Segue: c) elementi della domanda di mediazione ed identificazione del diritto in


contesa
Sembra chiaro che gli effetti sostanziali sopra individuati in tanto possono pro-
dursi a seguito, come si vedr, della comunicazione dellistanza alle altre parti in
quanto nella domanda di mediazione risulti sufficientemente individuata la situazio-
ne giuridica controversa (i.e. il diritto in contesa) a cui quegli effetti vanno ricollega-
ti sul piano sostanziale20.
Daltra parte, lart. 4, 2 co., d. lgs. 28/2010 prevede che la domanda di mediazio-
ne debba indicare lorganismo, le parti, loggetto e le ragioni della pretesa.
La disposizione richiama sia pure in maniera essenziale, il contenuto di una doman-
da giudiziale. Ne deriva, in primo luogo, una conferma della correlazione appena affer-
mata tra individuazione del diritto controverso e produzione degli effetti sostanziali
della domanda. Detta correlazione, per un verso, discende dalla logica delle cose (non
potendosi configurare linterruzione della prescrizione o limpedimento della decaden-
za rispetto ad un diritto non individuato). Per altro verso, quanto alla domanda giudizia-
le, essa esplicitata anche a livello normativo: ai sensi dellart. 164, 4 e 5 co., c.p.c.,
in caso di nullit dellatto di citazione relativa alleditio actionis (i.e. petitum e causa
petendi21) la sanatoria del vizio non ha efficacia retroattiva, nel senso che gli effetti so-
stanziali della domanda si producono solo dal momento in cui si verifica lattivit sanan-
te (a seconda dei casi, rinnovazione della citazione o integrazione della domanda).
Certamente, non possibile configurare, quanto alla domanda di mediazione, una
nullit22. , tuttavia, evidente che, pur non potendosi configurare una nullit di tipo
processuale, se nellistanza di mediazione non viene individuata la situazione giuri-
dica controversa non sar possibile nemmeno tentare la conciliazione, almeno finch
presumibilmente sotto lo stimolo del mediatore non verranno individuati il dirit-
to o i diritti in contesa; ed altrettanto evidente che fino a tale momento non potran-
no neanche prodursi gli effetti sostanziali della domanda di mediazione di cui abbia-
mo sopra discorso.

19
Ad esempio, lart. 1137, 3 co., c.c. prevede che limpugnativa delle delibere dellassemblea condominiale
debba essere proposta nel termine di decadenza di trenta giorni, che decorrono dalla data della deliberazione
per i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gli assenti. Se il tentativo di conciliazione fallisce, il con-
domino dissenziente che intende impugnare la deliberazione dellassemblea ha un termine (intero) di trenta
giorni a partire dalla data di deposito del verbale di mancata conciliazione presso la segreteria dellorganismo,
ma egli ha appunto ormai solo quei trenta giorni e non pu sperare di provocare un ulteriore impedimento
della decadenza (ossia unulteriore interruzione e sospensione di detto termine), proponendo per una seconda
volta listanza di conciliazione con riferimento alla medesima deliberazione assembleare.
20
Sul punto, cfr. Bove, Luci ed ombre, cit., 14; Minelli, Commento allart. 5, cit., 205.
21
V. art. 163, n. 3 e 4, c.p.c.
22
Osserva correttamente Bove, Luci ed ombre, cit., 14, che nel particolare ambiente rappresentato dalla
procedura di mediazione, non potendosi configurare propriamente un processo, non neanche immaginabi-
le che si prospettino nullit processuali.
70 Parte I Commenti

In secondo luogo, il richiamo degli elementi di identificazione della domanda non


fa che confermare quanto prospettato dai primi commentatori della riforma. Lindi-
viduazione del diritto oggetto della procedura di mediazione va fatta seguendo gli
stessi criteri che servono ad individuare il diritto fatto valere con un atto di citazione
(o un ricorso) contenente una domanda giudiziale23. Del resto, anche a prescindere
dal richiamo di cui sopra, la conclusione non potrebbe essere diversa, sol che si pen-
si che: a) in caso di insuccesso del tentativo di conciliazione, gli effetti sostanziali
della domanda di mediazione sulla prescrizione e sulla decadenza non possono non
essere correlati a quelli riconducibili alla domanda giudiziale, il che evidentemente
comporta che i criteri di individuazione del diritto a cui quegli effetti devono essere
correlati non possono variare a seconda che si tratti delluna o dellaltra domanda; b)
nelle materie in cui il tentativo di conciliazione obbligatorio, la verifica da parte del
giudice adto circa lassolvimento della condizione di procedibilit passa attraverso
lindividuazione del diritto oggetto della domanda di mediazione e la successiva
comparazione con quello oggetto della domanda giudiziale; operazione questa che
presuppone, evidentemente, lutilizzazione dei medesimi criteri.
Se cos , anche con riferimento alla domanda di conciliazione emerge la proble-
matica ampiamente dibattuta in relazione alla domanda giudiziale. sufficiente, qui,
richiamare la distinzione tra diritti autoindividuati (ad es., i diritti assoluti) per
lindividuazione dei quali non serve laffermazione della fattispecie costitutiva e
diritti eteroindividuati (ad es., i diritti di credito) per lindividuazione dei quali
necessario riportare, invece, detta fattispecie ; nonch i profili problematici relativi
ai diritti potestativi ad esercizio giudiziale (ad es., il diritto allannullamento o alla
risoluzione del contratto)24.

5. Momento a cui ricollegare gli effetti sostanziali: la comunicazione alle altre par-
ti della domanda di conciliazione
Resta da sciogliere lultimo nodo, quello relativo al momento a cui vanno colle-
gati gli effetti sostanziali sopra individuati.
Lart. 5, 6 co., d. lgs. 28/2010 fa riferimento al momento della comunicazione
alle altre parti della domanda di mediazione.
A differenza che nel passato25, la nuova legge quadro disciplina compiutamente la
fase di avvio del procedimento di mediazione, anche con riferimento alla comunicazio-
ne dellistanza. Lart. 8, 1 co., d. lgs. 28/2010 cos dispone: Allatto della presenta-
zione della domanda di mediazione, il responsabile dellorganismo designa un media-

23
In tal senso cfr., ad esempio, Bove, Luci ed ombre, cit., 14; Minelli, Commento allart. 4, cit., 119.
24
Per unampia disamina del dibattito relativo alla distinzione prospettata sopra, nel testo, e alle difficolt
riguardanti i criteri di identificazione dei diritti potestativi, cfr. Luiso, Diritto processuale civile, I, cit., 56 ss.;
Balena, Istituzioni di diritto processuale civile, Bari, 2009, I, 78 ss.; nonch, anche per lesame della giuri-
sprudenza, Picardi (a cura di), Codice di procedura civile, 5 ed., Milano, 2010, I, 1069 s.
25
Si veda, ad esempio, anche lart. 40 d. lgs. 5/2003 che, pur dettando una serie di disposizioni sulla conci-
liazione stragiudiziale in materia societaria, non si occupava affatto della fase di accesso alla mediazione e di
avvio del procedimento, precedenti allincontro delle parti.
La domanda di mediazione ed i suoi effetti sostanziali 71

tore e fissa il primo incontro tra le parti non oltre quindici giorni dal deposito della
domanda. La domanda e la data del primo incontro sono comunicate allaltra parte con
ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante. [].
Prima della riforma, soprattutto nellesperienza regolamentare degli sportelli di
conciliazione istituiti presso le Camere di Commercio con legge 580/1993, si era
consolidato uno stereotipo di procedimento amministrato secondo cui la segreteria
dellorganismo, dopo aver ricevuto listanza di conciliazione, provvedeva a comuni-
carla allaltra parte e, solo in caso di adesione di questa, procedeva alla designazione
del conciliatore, fissando lincontro di conciliazione e comunicandolo alle parti; vi-
ceversa, in caso di mancata adesione, lincontro non veniva proprio fissato.
Alla luce della disposizione sopra riportata e al di l delle critiche che sono state
mosse alla scelta del legislatore26 non sembra che il procedimento amministrato
configurato dai regolamenti delle Camere di Commercio possa restare immutato. In-
tendiamoci, nulla esclude che si continui a prevedere una comunicazione preventiva e
separata della domanda alla controparte, anche al fine di verificare se questa intende
aderire alla richiesta di mediazione e partecipare al procedimento27. Tuttavia, stante il
chiaro tenore letterale della disposizione in esame, anche se si procede a tale comuni-
cazione preventiva ed anche in caso di mancata adesione, lorganismo deve comunque
provvedere a designare il mediatore, fissare il primo incontro non oltre quindici gior-
ni dal deposito della domanda e comunicare allaltra parte la domanda medesima e la
data dellincontro, con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione28.
Quanto, poi, al termine assai ristretto (quindici giorni) entro cui deve svolgersi il
primo incontro, si va affermando il convincimento che esso abbia carattere ordinato-
rio29. In effetti, detto termine non previsto a pena di decadenza ed ha quindi carat-
tere meramente acceleratorio, potendo con ci essere derogato dagli organismi30. Al
pi, linosservanza del termine potr avere conseguenze di tipo disciplinare per i
singoli organismi che non lo rispettano, ove mai il Ministero della Giustizia ritenga
di trarne un giudizio di sopravvenuta inidoneit dei medesimi31.
Anche alla luce della disciplina della fase di avvio del procedimento di media-
zione, non si pu certo dar torto ai tanti32 che hanno criticato la scelta legislativa di

26
In particolare, con riferimento ai costi dellattivit di mediazione che la parte istante deve oggi sopporta-
re sia pure in misura ridotta (v. art. 16 d.m. 18.10.2010, n. 180) anche quando la controparte non intende
aderire alla proposta e partecipare al procedimento; costi che invece, nel sistema previgente, venivano evita-
ti dato che lorganismo procedeva alla nomina del mediatore e alla fissazione della data dellincontro soltan-
to in casi di preventiva adesione della controparte: sul punto, cfr. Santi, Commento allart. 8, in Bove (a
cura di), La mediazione per la composizione delle controversie civili e commerciali, Padova, 2011, 213 ss.,
spec. 221 ss.
27
Cfr., ad esempio, sullassunto che nella norma non vi sia alcuna indicazione ostativa, Sassani, Santagada
(a cura di), Mediazione e conciliazione nel nuovo processo civile, Roma, 2010, 33; Armone, La mediazione
civile: il procedimento, la competenza, la proposta, in Soc., 2010, fasc. 5, 13.
28
Difatti, soltanto a seguito di tale comunicazione la parte nei cui confronti listanza proposta ha lonere di
partecipare al procedimento presentandosi allincontro se vuole evitare le conseguenze pregiudizievoli
previste dallart. 8, 5 co., dallart. 11, 4 co., e dallart. 13 d. lgs. 28/2010.
29
Cfr., per tutti, Sassani, Santagada (a cura di), Mediazione e conciliazione nel nuovo processo civile, cit., 32.
30
Cos, Santi, Commento allart. 8, cit., 223 s.
31
In tal senso cfr. Armone, la mediazione civile, cit., 13.
32
Sassani, Santagada (a cura di), Mediazione e conciliazione nel nuovo processo civile, cit., 21; Canale,
72 Parte I Commenti

far decorrere gli effetti della domanda di mediazione, non dal deposito ma dalla
comunicazione alle altre parti; con ci facendo dipendere i medesimi effetti da
unattivit (la comunicazione) demandata in prima battuta allorganismo e co-
munque subordinata allassolvimento di altre incombenze, quali la nomina del me-
diatore e la fissazione del primo incontro per una data che, in concreto, potr essere
stabilita ben oltre il termine (non perentorio) di quindici giorni indicato nellart. 8,
1 co., d. lgs. 28/2010. , quindi, pienamente condivisibile la preoccupazione di chi
ritiene che un simile quadro non sia per nulla ragionevole, soprattutto in riferimen-
to ai termini (spesso piuttosto brevi) di decadenza, e che sarebbe stato pi opportu-
no quanto meno far retroagire gli effetti sostanziali al momento del deposito della
domanda di mediazione, pur ricollegando la loro produzione alla comunicazione
della domanda stessa33.
Tuttavia, linterprete non pu non prendere atto della scelta del legislatore che,
evidentemente, ha inteso ricollegare gli effetti sostanziali della domanda di media-
zione al momento in cui la controparte ne abbia avuto conoscenza.
Se cos , per, per determinare la conoscenza della domanda a fini interruttivi
della prescrizione o impeditivi della decadenza non necessario attendere la no-
mina del mediatore e la fissazione dellincontro, per indi procedere alla comunica-
zione della domanda e della data, anche a cura della parte istante (art. 8, 1 co.). ,
invece, sufficiente provvedere anche immediatamente dopo il deposito alla mera
comunicazione della domanda di mediazione, cos come del resto previsto dallart.
5, 6 co., d. lgs. 28/2010. Conseguentemente, la parte istante che abbia interesse ad
interrompere la prescrizione o impedire la decadenza pu senzaltro comunicare im-
mediatamente la domanda di mediazione alle altre parti, senza attendere la nomina
del mediatore e la fissazione del primo incontro da parte dellorganismo34.
Certamente come si ricava anche dallart. 8, 1 co., d. lgs. 28/2010 la comu-
nicazione, sia essa a cura della parte istante o dellorganismo, deve avvenire con
ogni mezzo idoneo ad assicurare la ricezione. Oltre alla notificazione a mezzo di
ufficiale giudiziario alla quale potr ricorrere la parte istante che si prende cura
della comunicazione sembrano mezzi idonei tanto la raccomandata con avviso di
ricevimento che la posta elettronica certificata, ove il destinatario disponga di un
indirizzo PEC che sia stato segnalato dalla parte istante.
Ci si pu chiedere, peraltro, se linterruzione della prescrizione e limpedimento
della decadenza si verifichino anche quando la domanda di mediazione non sia per-
venuta a conoscenza dellaltra parte, pur essendo stato utilizzato, per la sua comuni-
cazione, un mezzo astrattamente idoneo ad assicurarne la ricezione.

Il decreto legislativo in materia di mediazione, in Riv. dir. proc., 2010, 622; Minelli, Commento allart. 5,
cit., 204; C.s.m., Parere allo schema di decreto legislativo, cit., sub art. 5.
33
Cos, Bove, Luci ed ombre, cit., 13.
34
Rileva giustamente Santi, Commento allart. 8, cit., 225, che si potrebbe profilare anche una responsabi-
lit degli organismi per il ritardo nella comunicazione e sar forse opportuno che gli organismi si tutelino,
attraverso opportune previsioni regolamentari, imponendo al proponente di segnalare, al momento del depo-
sito della domanda, eventuali necessit di comunicazione urgente della stessa o, addirittura, in maniera pi
radicale ma opportuna, esonerandosi (lorganismo) sempre e comunque da qualsiasi responsabilit per la
tardivit della comunicazione che abbia determinato prescrizioni o decadenze.
La domanda di mediazione ed i suoi effetti sostanziali 73

Un problema analogo si posto con riguardo alla notificazione della domanda


giudiziale. La giurisprudenza del tutto prevalente distingue lipotesi della inesistenza
della notificazione (ad es., nel caso in cui la consegna avvenga in un luogo in nessun
modo riconducibile al destinatario ovvero nel caso di assoluta illeggibilit della fir-
ma) da quella della nullit della medesima (ad es., nel caso di consegna nella residen-
za o domicilio del destinatario, ma a persona diversa da quelle indicate dalla legge).
Nella prima ipotesi leffetto interruttivo e sospensivo della prescrizione non pu pro-
dursi, in quanto a causa dellinesistenza della notificazione la domanda giudizia-
le non idonea ad instaurare un valido rapporto processuale35. Al contrario, nella
seconda ipotesi si instaura pur sempre un rapporto processuale potenzialmente ido-
neo a concludersi anche con una pronunzia di merito attraverso la rinnovazione della
notifica ex art. 291 c.p.c.; con la conseguenza che si producono sia leffetto interru-
tivo che quello sospensivo della prescrizione fino al passaggio in giudicato della
sentenza che dichiara la nullit della notificazione della citazione36.
Mi pare che analoghi principi possano essere applicati anche con riferimento alla
domanda di mediazione. Bisogna, cio, verificare se la mancata conoscenza sia do-
vuta ad una causa riconducibile ad un vizio della comunicazione assimilabile alla
inesistenza della notificazione ovvero ad un vizio assimilabile alla nullit della noti-
ficazione medesima37.
Ad esempio, se nel corso della procedura si procede ad una nuova, corretta comu-
nicazione della domanda, gli effetti sostanziali si producono dal momento della nuo-
va comunicazione, se il vizio del primo tipo, o dal momento della prima comuni-
cazione, se il vizio del secondo tipo.
Ad analoga conclusione si perviene, peraltro, anche quando non si provvede ad
una nuova comunicazione e il procedimento si conclude con verbale di mancata con-
ciliazione: se il vizio della comunicazione assimilabile ad unipotesi di nullit della
notifica, leventuale rinnovazione della comunicazione consentirebbe, infatti, di sana-
re ex tunc il vizio stesso e considerare come validamente instaurato sin dallinizio il
rapporto di mediazione tra le parti; non cos quando il vizio assimilabile ad unipo-
tesi di inesistenza della notificazione, nel qual caso la rinnovazione della comunica-
zione consentirebbe di considerare come validamente instaurato il rapporto di media-
zione soltanto a partire dalla nuova comunicazione.

35
Cass. 8.10.2007, n. 21006.
36
Cass. 23.05.1997, n. 4630, in Giust. civ. mass., 1997, 833.
37
La verifica risulta, in fondo, semplice quando la comunicazione della domanda di mediazione sia avvenuta
a cura della parte istante la quale abbia fatto ricorso alla notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario: si trat-
ter, infatti, di accertare, n pi n meno, se la notifica sia nulla o inesistente. Detta verifica risulta, invece, pi
complicata, ma non impossibile, quando per la comunicazione sia stato utilizzato un mezzo diverso, ad es. la
raccomandata con avviso di ricevimento. Difatti, una cosa se la raccomandata sia stata inviata nella residenza
effettiva della controparte, ma sia stata, in ipotesi, ritirata da un familiare non convivente che non labbia con-
segnata al destinatario (ad es., il coniuge separato temporaneamente in visita ai figli); altra cosa se la racco-
mandata sia stata spedita in un luogo che non appartiene pi al destinatario, in ipotesi al vecchio indirizzo, e sia
stata ritirata da persona ivi residente che non labbia, poi, consegnata al destinatario medesimo.