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Quaderno

Pesco
QUADERNO
PESCO
ISBN 9788896578070

Coordinatore
Carlo Fideghelli
CRA-Centro di Ricerca per la Frutticoltura, Roma

Testi e ricerche
Alessandra Bazzoni1, Crescenza Dongiovanni2, Carlo Fideghelli3,
Pasquale Guarella4, Francesco Palmisano1, Stefania Pollastro1.
1
Universit degli Sudi di Bari - Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Ap-
plicata
2
Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura Basile Caramia di Locorotondo
3
CRA-Centro di Ricerca per la Frutticoltura, Roma
4
Universit degli Studi di Bari - Dipartimento di Progettazione e Gestione dei Sistemi Agro-
Zootecnici e Forestali (PRO.GE.SA)

Progetto editoriale
Maria Grazia Piepoli1, Antonio Cardone1, Matteo Antonicelli2,
Pietro Suavo Bulzis3, Fabrizio De Castro4, Vito Nicola Savino5
1
Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura Basile Caramia di Locorotondo
2
COGEA Srl di Roma
3
Federazione Regionale Coldiretti Puglia
4
Agriplan Srl di Bari
5
Universit degli Studi di Bari Facolt di Agraria

Redazione
Settore Biblioteca - Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura Basile
Caramia di Locorotondo (Ba)

Editore
Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura Basile Caramia di Loco-
rotondo (Ba)

Finito di stampare nel mese di aprile 2009


Stampa GRAFICA MERIDIONALE
Tutti i diritti sono riservati vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo
INDICE

1. Il pesco in Puglia 7

2. Impianto e scelta del materiale di propagazione 15


Introduzione 15
Ambiente 15
Giacitura ed esposizione 16
Mercati di assorbimento 17
Sistemazione e preparazione del terreno 17
Frangivento 17
Sistemi e distanze di piantagione 18
Materiale di propagazione 19
Impianto con astone 19
Impianto a gemma dormiente 20
Impianto con selvatico innestato a dimora 21
Impianto con astone intero 21
La piantagione 21
Problemi del reimpianto 22

3. Variet e portinnesti 25
La scelta delle variet 27
Cultivar di pesco 27
Pesche: principali pregi e difetti 29
Nettarine: principali pregi e difetti 34
Percoche: principali pregi e difetti 38
La scelta del portinnesto 42

4. Forme di allevamento e potatura 45


Influenza della cultivar 45
Influenza del portinnesto 45
Influenza delle condizioni ambientali 45
Influenza delle condizioni colturali 46
Influenza delle condizioni socio.culturali 46
Forme di allevamento 46
Forma in volume 47
Vaso ritardato 47
Vantaggi 48


Svantaggi 48
Forme a parete verticale 48
Palmetta 48
Fusetto 49
Forme a pareti inclinate 50
Vantaggi 51
Svantaggi 52
Potatura di produzione 52
Potatura meccanica 55

5. Il controllo diagnostico e la regolazione delle irroratrici


impiegate nella distribuzione dei fitofarmaci alle colture arboree 59
Premessa 59
I protocolli di prova ed il quadro normativo vigente 59
Linee guida per la regolazione (taratura)
delle irroratrici in uso nelle colture arboree 59
Volume di distribuzione 61
Velocit davanzamento 64
Tipologia, numero ed orientamento spaziale degli ugelli attivi 65
Irroratrici ad aeroconvenzione 65
Irroratrici a polverizzazione pneumatica 67
Pressione ed esercizio 67
Portata del ventilatore 68
Diagrammi di distribuzione 69
Modellizzazione della chioma 72

6. Gestione agronomica: gestione del suolo, nutrizione, irrigazione 75


Gestione del suolo 75
Controllo delle erbe infestanti 76
Nutrizione 77
Influenza del clima 78
Influenza del terreno 78
Influenza della pianta 80
Influenza della tecnica colturale 82
Concimazione 82
Concimazione dimpianto 84
Concimazione di allevamento 84
Concimazione di produzione 86
Fertirrigazione 86
Concimi per la fertirrigazione 86


Concimazione fogliare 87
Irrigazione 87

7. Malattie da virus e virus.simili nel pesco e loro prevenzione 93


Introduzione 93
Virosi del pesco 94
Fitoplasmi 106

8. Malattie da funghi e batteri 109


Mal della bolla 109
Marciume bruno 110
Cancro dei nodi 112
Oidio 113
Impallinatura o vaiolatura 113
Scabbia o Ticchiolatura 114
Gommosi parassitaria 114
Mal del piombo 115
Marciumi radicali 116
Verticilliosi 117
Tumore batterico 118
Cancro batterico 119

9. Principali insetti dannosi del pesco 121


Tripidi 121
Afidi 122
Cocciniglie 125
Lepidotteri 127
Ditteri 130

10. Maturazione, raccolta e postraccolta 133


Maturazione 133
Raccolta 134
Postraccolta 134
Utilizzazione del prodotto 136
La normalizzazione europea 137



1- Il pesco in Puglia
Carlo Fideghelli
CRA-Centro di Ricerca per la Frutticoltura, Roma

LItalia il secondo produttore mondiale di pesche dopo la Cina e, da sempre,


il paese leader della peschicoltura mediterranea. La coltura del pesco stata
introdotta in Italia dai Romani e grazie alle favorevoli condizioni climatiche si
rapidamente diffusa in tutta le penisola. Le basi della moderna coltivazione
specializzata sono state gettate in Emilia-Romagna allinizio del secolo scorso
e, oggi, presente su tutto il territorio nazionale ma due regioni, una al Nord
(Emilia Romagna) e una al Sud (Campania) sono pi importanti (Fig. 1).
La maggiore superficie coltivata in Emilia-Romagna (26.635 ha nel 2008), se-
guita da Campania (21.284 ha), Sicilia (7.212 ha), Piemonte (7.176 ha) e Veneto
(5.378 ha). La Puglia al 6 posto con 4.738 ha che rappresentano una realt
affatto trascurabile. Le produzioni hanno un ordine leggermente diverso, tenuto
conto della produzione media per ettaro e dellet degli impianti: Emilia Roma-
gna (6.705.540 q nel 2008), Campania (3.054.504 q), Piemonte (1.479.806 q),
Calabria (1.107.997 q), Sicilia (1.044.235 q). La Puglia sempre al sesto posto
con 869.575 q.
Sia la superficie che la produzione totale sono, da ormai molti anni, in progressi-
va diminuzione (Fig. 2 e 3). Diverso landamento delle pesche e delle nettarine;
le prime in netta diminuzione, mentre le nettarine, seppure di poco, nellultimo
decennio, sono aumentate.
Dagli stessi dati possibile vedere che le pesche costituiscono il 64,3% del
totale come superficie e il 61,5% del totale come produzione rispetto al 37,5%
e38,5% delle nettarine.
Tra le regioni settentrionali e quelle meridionali c una netta differenza nella
ripartizione tra pesche e nettarine; guardando alle due principali aree produttive
si rileva che in Emilia Romagna le pesche rappresentano il 35-36% contro il 64-
65% delle nettarine, mentre in Campania i valori sono, rispettivamente il 78% e il
22%. Le ragioni di tale differenza sono diverse; a) la coltivazione moderna delle
nettarine iniziata in Romagna in provincia di Ravenna alla fine degli anni 60,
soprattutto per il mercato allesportazione, b) i consumatori settentrionali si sono
mostrati, da subito, favorevoli a questo nuovo tipo di pesca, mentre quelle meri-
dionali sono, ancora oggi, molto legati alla tipologia tradizionale, c) le percoche
sono prevalentemente coltivate al Sud dove sono particolarmente apprezzate
sui mercati locali.
Esaminando pi da vicino landamento della peschicoltura pugliese (Fig. 4 e
5) possibile osservare come sia la superficie che la produzione totali siano


in controtendenza rispetto ai valori nazionali, mostrando un netto aumento, pi
evidente per le pesche che per le nettarine. Tale andamento in controtendenza
della peschicoltura pugliese ancora pi evidente dalla tab. 1 nella quale i dati
regionali di produzione a superficie sono posti a confronto con il territorio nazio-
nale e con le regioni meridionali nel loro insieme.
Le superfici e le produzioni italiane complessive sono diminuite, mediamente e
per anno, dello 0,8% e dello 0,6% rispettivamente.
Nello stesso periodo le pesche sono diminuite del 1,4% e del 1,5%, mentre le
nettarine sono aumentate dello 0,3 e dello 0,4%. La meridionalizzazione pro-
gressiva della coltura del pesco si evidenzia con i dati delle regioni meridionali
(+1,2% e +0,3%, rispettivamente per superfici e produzioni).
Laumento pi netto riguarda le nettarine, aumentate del 5,1% e del 3,7%, rispet-
tivamente per superfici e produzioni.
I valori pugliesi evidenziano un analogo aumento complessivo delle superfici
(+1,1%) mentre molto pi netto lincremento delle produzioni (+4,2%).
Andamento analogo hanno i valori riferiti a pesche e nettarine.
La produzione peschicola pugliese si caratterizza in modo molto netto, sia ri-
spetto allItalia nel suo insieme che rispetto al Meridione, per la forte incidenza
delle percoche (29%) e delle pesche (60%) e un modesto valore delle nettarine
(11%) (tab. 2).
Per quanto riguarda lepoca di maturazione, non si dispone del dato disag-
gregato della Puglia rispetto alle altre regioni meridionali (tab. 3). Dai dati
esposti si evince come per le pesche e le percoche prevalga la categoria del-
le variet tardive con quasi la met della produzione, mentre per le nettarine
prevalgono nettamente le cultivar precoci. Poich la Puglia ha una preva-
lenza di pesche e di percoche rispetto al restante territorio nazionale si pu
ragionevolmente dedurre che le variet pi diffuse siano quelle tardive (da
met agosto in poi) su quelle medie (da luglio a met agosto) e sulle precoci
(entro il mese di giugno).
La provincia dove la peschicoltura pi importante Foggia, in particolare nel
territorio di S. Ferdinando, Cerignola, Trinitapoli e Ortanova con il 43% della
superficie coltivata e il 49% della produzione (Tab. 4 e Fig. 6). Al secondo posto,
come superficie, c Brindisi nel territorio di Mesagne (30,8%) seguita da Bari
nella zona di Loconia (18,2%). Le produzioni di queste due provincie sono inver-
tite (26,5% Bari e 17,3% Brindisi). Lanomalia del dato si pu spiegare in diversi
modi: cultivar meno produttive a Brindisi (precoci), maggiore incidenza di im-
pianti giovani non ancora in piena produzione, peggiore tecnica colturale. Poco
diffusa la coltura del pesco sia a Taranto che a Lecce con il 4% della superficie
in ciascuna regione e il 3,4% della produzione.
Anche in Puglia, come in tutta Italia, il portainnesto di gran lunga pi diffuso


il pesco x mandorlo GF677, particolarmente adatto a valorizzare il suolo della
regione, prevalentemente calcareo e poco fresco e profondo.
Al secondo posto si trova il franco di pesco, ancora richiesto da una discreta
percentuale di peschicoltori (20-30%). Due sono i franchi pi diffusi nei nuovi
impianti, il Missour e il Montclar. Modesta diffusione hanno altri nuovi portinnesti
come gli ibridi pesco x davidiana Barrier 1 e Cadaman, i susini MrS 2/5, Penta e
Tetra, librido pesco x mandorlo a foglie rosse Garnem.
La crisi delluva da tavola in Puglia e le crescenti difficolt della peschicoltura
emiliano-romagnola e veneta stanno creando spazi per la crescita della pe-
schicoltura pugliese dove ci sono le condizioni pedoclimatiche e imprenditoriali
necessarie. Il limite maggiore a questa potenzialit la carenza dellassociazio-
nismo che, in presenza di una propriet piuttosto frammentata, non consente ai
produttori di porsi nei confronti dei compratori in posizione di forza. La validit
dellassociazionismo dimostrato in modo esemplare dai 5.200 produttori di
mele della Val di Non, la cui superficie media di circa 1 ettaro ma che, con il
marchio Melinda, sono riuniti ad imporsi sui mercati nazionale ed europeo. Il
modello esiste, si tratta di copiarlo.

Tab. 1 Variazione media annua di produzione e superficie di pesco e nettarine


in Puglia rispetto allItalia e allItalia meridionale negli ultimi 10 anni (dal 1999 al
2008). Rielaborazione su dati ISTAT)

Pesco Nettarine Totale


Superfici Produzione Superfici Produzione Superfici Produzione
% % % % % %

Italia - 1,4 - 1,5 + 0,3 + 0,4 - 0,8 - 0,6


Italia Mer. + 0,3 - 0,5 +5,1 + 3,7 + 1,2 + 0,3
Puglia + 1,1 + 4,1 + 0,7 + 4,6 + 1,1 + 4,2

Tab. 2 - Incidenza % di pesche, nettarine e percoche sulla produzione italiana e


pugliese anno (2007) (Rielaborazione su dati CSO)
Tipologia Italia Italia Meridionale Puglia
Pesche 45,7 53,4 60,0*
Nettarine 48,7 38,2 11,0
Percoche 5,6 8,4 29,0*

(*) Valori stimati


Tab. 3 - Classificazione della produzione meridionale in base allepoca di matu-
razione e alla tipologia commerciale (2007) (Fonte: CSO)
Epoca di Pesche Nettarine Percoche
maturazione % % %
Precoci 36,7 43,2 13,1
Medie 14,6 33,5 39,0
Tardive 48,7 23,3 47,9

Tab. 4 Superfici e produzione in Puglia per provincie (Fonte ISTAT)


Superficie Produzione
Provincia
(2008) (M degli anni 2006-8)
ha % ha %
Foggia 2.020 42.6 390.000 49.4
Bari 860 18.2 209.333 26.5
Taranto 190 4.0 26.767 3.4
Brindisi 1.460 30.8 136.267 17.3
Lecce 208 4.4 27.092 3.4
Puglia 4.738 100 789.458 100

Fig. 1. Produzione peschicola italiana per regione in 000 di q. Media del triennio
2006-2008. Fonte ISTAT

10
Fig. 2 - Superficie coltivata a pesco e nettarine in Italia negli ultimi 10 anni (Fonte
ISTAT)

Fig. 3 - Produzione di pesche e nettarine in Italia negli ultimi 10 anni (Fonte


ISTAT)

11
Fig. 4 - Superficie coltivata a pesco e nettarine in Puglia negli ultimi 10 anni
(Fonte: ISTAST)

Fig. 5 - Produzione di pesche e nettarine in Puglia negli ultimi 10 anni (Fonte


ISTAT)

12
Fig. 6 La coltura del pesco e delle nettarine nelle provincie pugliesi. Superficie
(2008) e produzioni (media degli anni 2006-2008). Dati (ISTAT)

Superficie (ha) Produzione (q)

13
Bibliografia

Fideghelli C., 2007. Peschicoltura italiana: situazione e prospettive. Da il Pe-


sco, Edagricole, Bologna: 1-10.
Fideghelli C., 2008. Pesco nel mondo. Da il Pesco, collana Coltura e Cultura.
Bayer Cropscience, Milano.
Piazza R., 2008. Aspetti commerciali. Da il Pesco, collana Coltura e Cultura.
Bayer Cropscience, Milano.
Pirazzoli C., 2008. Mercato italiano. Da il Pesco, collana Coltura e Cultura.
Bayer Cropscience, Milano.
Tosco D., Santangelo I., Ambrosio G., Catania F., Martelli S., Mattatelli B., Martelli
P.L., Scognamiglio G., Piaza R., Spart G., 1998. La peschicoltura nellItalia meri-
dionale. Atti II Convegno sulla peschicoltura meridionale. Paestum, 2-3 luglio.

14
2- Impianto e scelta
del materiale di propagazione
Carlo Fideghelli
CRA Centro di Ricerca per la Frutticoltura

Introduzione
La prima scelta che si pone a chi si appresta ad effettuare un impianto di un
pescheto, quella relativa allindirizzo colturale che pu essere promiscuo o
specializzato.
I motivi che consigliavano o perlomeno facevano tollerare in passato la conso-
ciazione tra diverse specie arboree o tra specie arboree ed erbacee sono ormai
del tutto caduti e, salvo poche eccezioni, la specializzazione il solo indirizzo
valido sul piano agronomico ed economico.
Il pescheto pu essere poi di tipo industriale o di tipo familiare. Le differenze
sono legate soprattutto alla diversa dimensione e pertanto al diverso impegno
economico da un lato ed alla diversa destinazione del prodotto dallaltro.
Qualunque sia, comunque, lindirizzo colturale ed il tipo, limpianto del pescheto
deve essere preceduto dallesame delle condizioni ecologiche, della giacitura ed
esposizione, delle caratteristiche dei mercati di assorbimento.

Ambiente
Lambiente costituito dai fattori climatici (luce, temperatura, piovosit, umidit,
vento) e dal suolo. In Italia, il pesco trova, in linea di massima, le condizioni
climatiche ideali per il suo naturale ambientamento. Il Limite Nord della coltura
considerato il 50 parallelo, anche se, in casi eccezionali, pu spingersi fino
al 52; a Sud, il limite legato al soddisfacimento del fabbisogno in freddo in-
vernale. Le minime termiche invernali che il pesco pu sopportare senza morire
si aggirano intorno ai -20C. A -15C, nella maggior parte delle variet, si regi-
strano danni sulle gemme e fiore. Per quanto riguarda il riposo invernale, anche
nelle regioni pi meridionali, il numero di ore di freddo sotto i 7C (500-700h)
generalmente sufficiente per soddisfare il fabbisogno in freddo di tutte le migliori
cultivar, senza tenere conto del crescente numero di cultivar a bassissimo fabbi-
sogno di freddo (fino a 100-150h) oggi disponibili.
Fattore del clima molto importante per la coltura del pesco sono le gelate prima-
verili. Il pesco fiorisce dalla met di febbraio (le cv a basso fabbisogno in freddo
fioriscono gi dalla fine di gennaio) a met marzo, un periodo cio in cui i ritorni
di freddo sono abbastanza frequenti nel nostro Paese.
Gli organi pi sensibili alle minime termiche sono gli ovuli, il pistillo ed il seme.

15
Il fiore, nella fase di bottone rosa, resiste fino a -3/-4C, il fiore aperto a -2/-3C,
il frutticino appena allegato a circa -1C. Freddo e piogge insistenti nel periodo
della fioritura possono disturbare in misura grave il processo di impollinazione,
sia ostacolando il volo delle api che rallentando il processo di germinazione del
polline e di fusione dei nuclei femminile e maschile.
Nelle annate in cui landamento climatico ha le caratteristiche descritte, lalle-
gagione pu apparire regolare nelle prime settimane dopo la fioritura per uno
stimolo di accrescimento partenocarpico.
Successivamente, quando i frutti hanno le dimensioni di una nocciola, quelli non
perfettamente fecondati rallentano rapidamente il loro ritmo di accrescimento e
cadono. Alcuni di questi frutti possono rimanere sulla pianta e giungere sino a
completa maturazione, mantenendo, per, dimensioni inferiori a quelli normali.
La luce, nelle nostre condizioni, disponibile in quantit pi che sufficiente; nei
mesi estivi, si possono avere danni per effetto di insolazione sul tronco e sulle
branche. Soprattutto negli ambienti pi meridionali dovr porsi particolare at-
tenzione a questo aspetto del clima che pu compromettere la longevit degli
impianti.
Il vento, soprattutto lungo le coste, assume un ruolo di primaria importanza nella
vita del pescheto. I danni causati dal vento, oltre che meccanici, sono dovuti al
freddo (tramontana), al caldo (scirocco) alla salsedine (venti di mare).
Il terreno ideale per il pescheto di medio-impasto, tendenzialmente sciolto,
provvisto di sostanza organica, profondo, fresco, con sottosuolo permeabile, a
reazione neutra. La struttura fisica ha una importanza preponderante sulla com-
posizione chimica.
Il pesco una delle specie pi sensibili allasfissia radicale: sono da evitare
perci i ristagni dacqua e va assicurata alla coltura un franco di coltivazione mai
inferiore a m 0,80-1,0.
Per contro, questa specie piuttosto esigente in fatto di acqua nei mesi estivi;
soprattutto le cultivar pi tardive per portare a maturazione frutti di qualit. Ad
eccezione dei terreni pi freschi e fertili dei fondovalle, non possibile fare della
peschicoltura competitiva senza lausilio dellirrigazione.
Il pesco pure molto sensibile al contenuto in calcare attivo, problema oggi su-
perato dallampia disponibilit di portinnesti tolleranti il pH elevato.

Giacitura ed esposizione
La maggior parte delle zone peschicole ha una giacitura di pianura; la giacitura
di collina e lesposizione favorevole possono assicurare condizioni particolari
per una peschicoltura precoce di lite, purch sia possibile la meccanizzazione
delle operazioni colturali.
In collina, le minime termiche invernali sono meno basse che in pianura e lo

16
stesso rischio delle gelate primaverili minore.
Ci consente, in queste zone, di coltivare variet di pregio sensibili ai danni da
freddo invernale.

Mercati di assorbimento
La conoscenza del mercato di destinazione del prodotto di grande utilit nella
scelta delle cultivar: pesche o nettarine da consumo fresco o pesche da indu-
stria, per esportazione (variet particolarmente resistenti ai trasporti) o per il
mercato locale (possono essere pi importanti altre caratteristiche quali pezza-
tura e sapore), variet a polpa gialla o a polpa bianca, ecc.

Sistemazione e preparazione del terreno


La sistemazione del terreno comprende il livellamento del suolo in modo da
assicurare lo sgrondo delle acque superficiali; lapprontamento del sistema di
canalizzazione o di drenaggio sotterraneo che assicurino un franco di coltiva-
zione conveniente (80-100 cm), la realizzazione del sistema di strade per una
facile viabilit interna dellazienda. Talvolta, per la natura del terreno particolar-
mente argillosa, la canalizzazione superficiale non sufficiente ad assicurare
un conveniente franco di coltivazione; si ricorre, in tal caso, al drenaggio che
pu essere realizzato in tubi di plastica ricoperti di materiale poroso che funzioni
da vespaio. La profondit del drenaggio deve essere di 1 metro o pi, mentre
la distanza tra un drenaggio e laltro in funzione della natura del terreno. Nelle
condizioni pi difficili si pu arrivare ad un drenaggio per ogni filare.
Sistemato il terreno, si procede allesecuzione dello scasso alla profondit di
circa 60-80 cm., a meno che la natura del sottosuolo non consigli luso di ripper
che smuovano il terreno senza rivoltare gli strati.
Con loperazione di scasso bene interrare, ove possibile, una buona dose
di concime organico e di concimi minerali fosfo-potassici. Lepoca migliore per
lesecuzione dello scasso lestate. Prima della piantagione, in autunno, sa-
ranno eseguite lavorazioni pi leggere con aratro ed erpici per pianeggiare e
sminuzzare il terreno.

Frangiventi
Si gi fatto cenno allazione dannosa del vento, soprattutto lungo le coste dove
questo fattore atmosferico costituisce uno degli elementi principali del clima. La
difesa dal vento si realizza con siepi frangivento, vive o morte, separatamente
o insieme. Limpianto dei frangivento deve precedere limpianto del frutteto per
poter esplicare la sua azione protettiva fin dai primi anni.
La superficie protetta dal frangivento si estende per 8-10 volte laltezza della siepe.

17
La migliore specie arborea per la costituzione di siepi frangivento al Sud il
cipresso (Cupressus arizonica, Cupressus macrocarpa).
Pi razionali, per la rapidit di allestimento e per lassenza di competizione idrica
e nutrizionale con la coltura da proteggere, sono le reti di materiale plastico. Ne
esistono di diversi tipi in commercio, a diversa fittezza di maglia. La loro durata
garantita per 8-10 anni, ci che consente di ammortizzare la spesa di acquisto
in un periodo abbastanza lungo.

Sistemi e distenze di piantagione


Gli alberi vengono disposti in filari secondo schemi ben definiti (sesto), i pi co-
muni di quali sono:
1) quadro: le piante sono messe ai vertici di un quadrato;
2) rettangolo: le piante sono messe ai vertici di un rettangolo;
3) quinquonce: le piante sono messe ai vertici di un triangolo equilatero;
4) settonce: le piante sono messe ai vertici di un triangolo isoscele.

Nellallevamento a vaso, i primi due sistemi offrono il vantaggio di poter eseguire


agevolmente le lavorazioni del terreno nei due sensi dellappezzamento; i siste-
mi a quinquonce e a settonce permettono, invece, il passaggio delle macchine
soltanto nel senso del filare.
La scelta della distanza dimpianto deve tener conto di molti elementi, i principali
dei quali sono:
1) il sistema di allevamento
2) il portainnesto
3) la fertilit del suolo
4) la meccanizzazione
5) la variet
6) la disponibilit di acqua
Lincremento del numero di piante per ettaro il fattore che pi ha contribuito
a ridurre il periodo improduttivo iniziale e a consentire medie produttive molto
elevate.
Prove sperimentali effettuate confrontando densit di piantagione crescenti
fino a 10.000 piante per ettaro hanno evidenziato come, oltre le 1.500-2.000
piante, con i portinnesti oggi pi diffusi, si verifichi uno scadimento qualitativo
della produzione (minore pezzatura, minore colorazione e minore consisten-
za dei frutti).
E comunque, anche con densit dellordine di 1.000-1.500 piante per ettaro, as-
sume una importanza fondamentale la potatura verde che deve essere eseguita

Secondo alcuni autori si dovrebbe chiamare quinquonce la piantagione in cui
gli alberi sono al vertice di un triangolo isoscele e viceversa il settonce

18
almeno 2 volte nella stagione al fine di assicurare quella qualit che il mercato
oggi richiede e per rispettare i principi della produzione integrata.
Da ormai molti anni il sesto maggiormente adottato il rettangolo che risponde
bene alle esigenze delle forme di allevamento in volume e a parete verticale,
mentre per l Y il sesto a triangolo consente una pi razionale intercettazione
della luce.
Nella tabella che segue si riportano le distanze dimpianto medie in funzione del-
la forma di allevamento. Il portinnesto, la fertilit del suolo, le cultivar influiranno
sulla scelta delle distanze minime o massime.

Forma di allevamento Distanza in metri N di piante


tra le file (m) sulla fila (m) per ettaro
Palmetta e sue varianti 4,5 3,0-4,0 740-555
Fusetto 4,5-5,0 1,5-2,0 1.480-1.000
Vaso classico 5,0-5,5 5,0-5,5 400-330
Vaso ritardato 5,5-6,0 4,0-5,0
Y 4,5 1,5-2,0 1.480-1.110
Frutteto prato2

a) chioma annuale 1,5-2,0 0,90-1,0 7.400-5.555


b) chioma permanente 2 1,0 5.000
2
Questa forma adottata nella coltivazione forzata sotto serra e con cultivar particolarmente
precoci a basso fabbisogno in freddo

Materiale di propagazione
Indipendentemente dalla forma di allevamento, limpianto pu essere realizzato
con diverso materiale di propagazione: astone, pianta a gemma dormiente, por-
tinnesto innestato a dimora.

Impianto con astone


In generale, lastone d le maggiori garanzie di riuscita dellimpianto, soprattutto
quando questo sia ben formato e lignificato.
Assimilabili allastone innestato si possono considerare le piante autoradicate,
propagate in vitro e fatte crescere in vivaio per una stagione. Le piante mi-
cropropagate, ma anche le piante innestate sono, a volte, vendute in fitocella,
quando la loro altezza di circa 40-60 cm e trapiantate a dimora a fine primave-
ra. Lastone ideale di medie dimensioni, ben lignificato e rivestito di gemme a

19
legno fin dalla base, con un apparato radicale costituito da numerose radici non
eccessivamente grandi.
A seconda delle forma di allevamento, ma anche della qualit delle piante, lasto-
ne viene spuntato poco sopra il punto dinnesto, oppure spuntato a 50 centimetri
da terra (altezza della prima impalcatura) o lasciato intero (fig.1).
Nel primo caso si allever un solo germoglio che dar origine al tronco e alle
branche primarie, nel secondo caso, tra i germogli che cresceranno sotto il ta-
glio di spuntatura, si sceglieranno quelli che costituiranno la prima impalcatura e
leventuale prolungamento del fusto, nel terzo caso, infine, le branche primarie
saranno formate o dai rami anticipati presenti sullastone e non eliminati o (pi
facilmente) da germogli scelti tra quelli originati dalle gemme presenti sullastone
o alla base dei rami anticipati spuntati.

Fig. 1 Impianto con astone: a) astone dal vivaio; b) astone spuntato allaltezza di circa 50 cm
perla formazione della Iimpalcatura; c) astone ribattuto nel caso di pianta poco significata e
comunque di cattiva qualit; il taglio si effettua alla ripresa vegetativa poco sopra il punto d
innesto; d) germoglio scelto tra quelli usciti sotto il punto di taglio; e) potatura verde sul germo-
glio precedente per la scelta della impalcatura

Impianto a gemma dormiente


Deve essere effettuato dopo i grandi freddi invernali e quando la gemma dellin-
nesto leggermente mossa; si avr cos la certezza di evitare le piante la cui
gemma non attecchita o, comunque, morta.
In linea generale, il germoglio da gemma dormiente meno vigoroso di quello
dallastone ribattuto.

20
Lottenimento delle branche di I ordine nella prima stagione vegetativa, risulta a
volte difficoltoso a causa dello scarso vigore del germoglio.
In tal caso si interverr nel periodo di riposo vegetativo al termine del primo
anno, spuntando la pianta allaltezza della prima impalcatura (fig.2).

Fig. 2 Impianto a gemma dormiente: a) pianta prima del germogliamento; b) legatura del ger-
moglio quando raggiunge la lunghezza di circa 30 cm; c) taglio della porzione di fusto sopra il
punto di innesto e scelta dei germogli per limpalcatura (luglio).

Impianto con selvatico innestato a dimora


Il caso pi frequente limpianto del selvatico a radice nuda, spuntato a 10 cm
da terra, allevando un solo germoglio; se il portinnesto vegetante in fitocella
sar lasciato intero. In estate si innester a gemma dormiente con 2-4 gemme
per pianta a 15-20 cm da terra, se si operer su piante esili; se invece il selvatico
risulter particolarmente robusto si potranno innestare 4-5 gemme a 40-50 cm
da terra. Tra queste, se lattecchimento in primavera sar buono, si sceglieranno
le branche della prima impalcatura.

Impianto con astone intero


A meno che i rami anticipati non siano ben lignificati e ben posizionati oppor-
tuno spuntarli a 2-3 gemme, asportando anche 10-20 cm della cima per favorire
una pi vigorosa ripresa vegetativa dellapice.
Le condizioni perch questo tipo di impianto dia risultati positivi sono:
a) disponibilit di astoni ben lignificati e rivestiti di gemme;
b) terreni freschi e irrigui.

La piantagione
Prima di effettuare la piantagione si deve eseguire lo squadro e cio tracciare i
filari ed indicare la posizione degli alberi sulle file con una canna o con polvere
di gesso.
Per le forme di allevamento a filare importante lorientamento che deve essere
preferibilmente Nord-Sud. Dove esistono venti dominanti i filari si orienteranno

21
secondo la direzione del vento per offrire minore superficie alla loro azione dan-
nosa.
Lepoca migliore per effettuare la piantagione linizio dellinverno, prima dei
freddi invernali anche se, spesso, per ragioni di praticabilit del terreno, si pianta
alla fine dellinverno-inizio primavera.
Le piante giunte dal vivaio, in attesa di essere messe a dimora, devono essere
conservate con le radici interrate in luogo fresco e riparato.
Se le piante mostrano segni di appassimento della corteccia bene immergerle
in acqua per alcune ore prima di effettuare la piantagione. Lapparato radica-
le deve essere mantenuto il pi completo possibile: si elimineranno solamente
eventuali radici rotte o malate. La chioma della pianta sar potata a seconda del
tipo di allevamento.
Se c disponibilit, utile mettere sul fondo della buca dove verr posizionata
la pianta, 5-6 kg di letame maturo, oppure altro materiale organico. In mancanza
di sostanza organica si pu aggiungere un concime nitrico in misura di 100g per
pianta, mescolato al terreno.
Molta attenzione bisogna porre a che i concimi, sia organici che chimici, non
vengano a contatto con le radici.
Altro particolare importante la profondit di piantagione che deve lasciare la
zona del colletto a livello del suolo. Tenendo conto dellassestamento del terre-
no nella buca, anche avendo cura di pressarlo attorno al furto, bene lasciare
la zona del colletto un po fuori e ricoprirla con un piccolo cumulo di terra. Se il
terreno molto asciutto opportuno bagnarlo subito dopo la piantagione.

Problemi del reimpianto


Nelle regioni dove la peschicoltura tradizionale, il problema del reperimento di
terreno vergine, precedentemente non piantato a pesco, si va facendo sempre
pi difficile da risolvere. E noto che il pesco in successione a se stesso vegeta
stentatamente; il fenomeno va sotto il nome di stanchezza del terreno e i suoi
effetti negativi non consentono, di solito, una coltivazione agronomicamente va-
lida.
Le ipotesi pi accreditate per la spiegazione del fenomeno sono numerose e
contengono tutte una parte di verit:
1) la degradazione delle radici lasciate dalla coltura precedente libera sostanze
tossiche per lapparato radicale delle nuove piante;
2) i nematodi, in particolare del genere Pratylenchus, lasciati dalla coltura pre-
dente possono danneggiare direttamente le nuove piante oppure indirettamente
liberando le tossine contenute nelle radici rimaste;
3) alcuni parassiti fungini hanno una maggiore patogenicit dopo una lunga per-
manenza di una stessa coltura nel suolo;

22
4) batteri accumulatisi negli anni precedenti possono danneggiare le nuove
piante.
Le soluzioni del problema sono sostanzialmente due:
a) scelta di un portinnesto diverso dal franco e tollerante la stanchezza
b) fumigazione del terreno
La fumigazione del suolo fatta principalmente con Dicloropropano-dicloropro-
pilene (D-D) e Cloropicrina, da soli o in miscela tra loro. Anche la solarizzazione
pu essere utile per ridurre leffetto stanchezza.
Lazione di questi trattamenti principalmente nematocida, fungicida e batte-
ricida, ma non si esclude unazione di inattivazione chimica delle tossine e di
mobilizzazione dei micro e macroelementi.

23
24
3- Variet e portinnesti
Carlo Fideghelli
CRA-Centro di Ricerca per la Frutticoltura, Roma

Il pesco si conferma la specie pi prolifica in termini di nuove variet grazie al


crescente impegno dei costitutori privati che compensa il progressivo ridimen-
sionamento dellattivit di miglioramento genetico delle istituzioni pubbliche di
ricerca come lAgricultural Research Service dellUSDA americano e le Univer-
sit americane della California, del Michigan, del New Jersey, lINRA francese,
le cui variet sono state alla base della coltura del pesco negli anni 50 fino agli
anni 90 del secolo scorso.
La recente evoluzione varietale si caratterizza, oltre che per il crescente numero
di nuove variet, un centinaio ogni anno (Tab. 1), anche per una continua diver-
sificazione commerciale.

Tab. 1 - Nuove cultivar introdotte nel mondo dal 1997 al 2006


Pesche Nettarine Perco- Tota-
N Paese
G B T G B T che le
1 Australia 8 0 8 6 13 19 3 30
2 Brasile 0 0 0 1 0 1 1 2
3 Canada 1 0 1 0 0 0 3 4
4 Cina 21 33 54 23 5 28 2 84
5 Francia 49 36 85 37 33 70 6 161
6 Giappone 10 10 20 1 0 1 3 24
7 Italia 36 23 59 41 15 56 4 119
8 Nuova Zelanda 1 8 9 2 1 3 0 12
9 Repubblica 3 0 3 0 0 0 0 3
Ceca
10 Romania 10 3 13 4 2 6 2 21
11 Serbia 1 0 1 0 0 0 0 1
Montenegro
12 Spagna 15 9 24 25 14 39 0 63
13 Sud Africa 1 0 1 11 0 11 3 15
14 Sud Corea 0 10 10 1 0 1 0 11
15 Taiwan 0 2 2 0 0 0 0 2
16 Ukraina 3 0 3 1 0 0 0 4
17 Uruguay 0 0 0 0 0 0 1 1
18 USA 145 78 223 107 76 186 22 428
TOTALE 304 212 516 260 159 419 50 985

25
Accanto alle tradizionali categorie pesche, nettarine e percoche, a polpa gialla
e a polpa bianca - il miglioramento genetico produce un numero crescente di
pesche e nettarine subacide oltre le tradizionali acide, frutti con sapore honey
caratterizzati da elevato contenuto zuccherino superiore a 14Brix, con polpa
stony hard, dura e croccante, accanto alle pi diffuse fondenti e non fon-
denti, a frutto piatto, a polpa sanguigna. Alcune di queste innovazioni, come i
frutti a polpa sanguigna e in parte le pesche piatte, sono destinate a mercati di
nicchia, tutte le altre avranno una crescente importanza sui mercati nazionali e
internazionali.
Linnovazione riguarda anche la fenologia e la morfologia dellalbero.
Laspetto fisiologico che ha rivoluzionato la peschicoltura dei climi caldi il bas-
so fabbisogno in freddo che stato oggetto di miglioramento genetico da parte
dellUniversit della Florida e che ha consentito una importante espansione di
questa coltura temperata in climi subtropicali dove la maturazione dei frutti av-
viene gi dal mese di aprile.
La modifica della morfologia dellalbero (piante nane, portamento colonnare,
portamento pendulo) che potenzialmente pu consentire la semplificazione del-
la potatura di allevamento e di produzione, ha ancora una importanza pratica
limitata e le nuove cultivar sono poco numerose.
Lincidenza del miglioramento genetico privato fortemente aumentata negli ul-
timi trentanni, sia per le pesche che per le nettarine e anche per le percoche,
precedentemente quasi esclusivamente pubbliche, a conferma di una riduzione
dellimpegno delle pubbliche istituzioni nel settore della ricerca agricola in gene-
rale e del miglioramento genetico in particolare.
Se poi analizziamo i dati dei quattro paesei (USA, Francia, Italia, Spagna) dai
quali proviene praticamente la totalit delle variet coltivate in Italia e nellEuropa
mediterranea, lincidenza del breeding privato ancora maggiore: 80% per le
pesche, 91% per le nettarine. E interessante notare come in questa particolare
classifica lItalia sia il paese in cui lincidenza del miglioramento genetico pubbli-
co nettamente maggiore che negli altri paesi o se si preferisce, il miglioramen-
to genetico privato italiano molto meno importante che negli altri tre paesi.
La vera novit di questi dati la presenza del breeding privato spagnolo che,
da 4-5 anni, particolarmente attivo e concentrato nella costituzione di pesche
e nettarine a polpa gialla e a medio-basso fabbisogno in freddo.
Laccresciuto interesse dei privati nei confronti dellattivit di miglioramento ge-
netico strettamente legato allaumento dei paesi nei quali in vigore la leg-
ge che riconosce i brevetti vegetali e che consente ai cositutori di chiedere e
ottenere le royalty che derivano dalla vendita dei diritti di moltiplicazione delle
innovazioni.
Nei paesi occidentali, ormai tutte le cultivar, sia pubbliche che private, vengono

26
brevettate. Nel caso delle cultivar pubbliche la brevettazione non ha solo lo sco-
po di recuperare finanziamenti utili per la ricerca ma anche quello di valorizza-
re commercialmente le nuove variet la cui diffusione, se non opportunamente
sostenuta da una efficacia politica di marketing da parte dei vivaisti autorizzati,
rischierebbe di essere ostacolata dalla aggressiva promozione fatta per vendere
le cultivar private.

La scelta della variet


Dal 1994, il progetto Mi.P.A.A.F.-Regioni pubblica annualmente la Lista delle
cultivar consigliate e ogni 4-5 anni, la Lista dei portinnesti consigliati, sulla base
della valutazione delle cultivar e dei portinnesti commercializzati in Italia, predi-
sposta da una quindicina di istituzioni di ricerca e sperimentazione presenti sul
territorio nazionale, da Nord a Sud, secondo un protocollo comune.
I risultati ottenuti dal progetto sono elaborati e pubblicati annualmente sulle rivi-
ste tecniche di maggiore diffusione come Liste di cultivar consigliate.
Questo capitolo del manuale si basa prevalentemente sui risultati del progetto,
integrati da altre esperienze e documentazione.

Cultivar di pesco
In tabella 2 sono elencate in ordine di maturazione le variet ritenute pi interes-
santi per la peschicoltura pugliese. La maturazione espressa in giorni rispetto
a Redhaven che, in Puglia, mediamente, matura il primo di luglio.
Di ciascuna variet riportata una sintetica valutazione che evidenzia i principali
aspetti negativi e positivi.

27
Tab. 2 Pesche gialle e bianche in ordine di maturazione

28
Pesche: principali pregi e difetti

1. Pesche a polpa gialla


gg
rispetto
a Rh(1) Cultivar Punti forti Punti deboli

-37 Tastired precocit, colore pezzatura piccola

produttivit, forma e
-37 Sagittaria fioritura precoce
colore del frutto
matura allapice,
-36 Rich May pezzatura
forma
colore medio, sapore
-32 Maycrest rusticit, forma frutto
mediocre
-26 sapore mediocre,
Springcrest rusticit, forma frutto
colore medio
colore, forma frutto, produttivit incostan-
-23 Crimson Lady
consistenza polpa te, sapore mediocre
albero molto
-17 Rubirich colore e pezzatura
assurgente, vigoroso
colore, pezzatura, sensibile a batteriosi,
-7 Royal Glory produttivit, sapore qualit solo su buoni
subacido rami misti
-7 Earlyrich colore forma frutto irregolare

colore, pezzatura
-2 Azurite
forma,consistenza medio-piccola
colore, pezzatura, fioritura, forma
+1 Vistarich
consistenza triangolare del frutto
colore, pezzatura, fioritura, forma trian-
+3 Rich Lady
consistenza golare del frutto
fioritura precoce,
colore, pezzatura,
+10 Summer Rich forma
consistenza
fruttotriangolare

29
colore, consistenza, produttivit non co-
+11 Diamond Princess
sapore stante
colore, forma,
qualit media, pezza-
+14 Grenat produttivit,
tura media
consistenza
colore, pezzatura,
qualit media,
+18 Rome Star consistenza,
sensibile a monilia
produttivit
colore, pezzatura,
qualit media,
+20 Elegant Lady consistenza,
sensibile a monilia
produttivit

+24 Zee Lady colore, forma produttivit media

colore, forma,
+33 Summer Lady
pezzatura
Produttivit,
+42 OHenry
colore, pezzatura
colore, pezzatura,
+43 Kaweah
produttivit
colore, pezzatura,
+48 Calred consistenza,
produttivit
produttivit,
+51 Guglielmina colore scarso
pezzatura
pezzatura, colore medio-scarso,
+58 Red Star
produttivit sapore mediocre
produttivit,
+65 Tardibelle vigore scarso
colore, pezzatura
produttivit, colore scarso, sapore
+68 Fairtime
pezzatura medio
(1) maturazione in giorni rispetto a Redhaven che, in Puglia, matura, mediamente, il 1 luglio

30
2. Pesche a polpa bianca

gg
rispetto
a Rh(1) Cultivar Punti forti Punti deboli

-34 Amanda qualit, produttivit pezzatura media

produttivit, colore, consistenza


-22 Hermione
pezzatura medio-scarsa
pezzatura, consistenza media
-19 Alexandra
produttivit o medio-scarsa
pezzatura, sapore, colore e consistenza
-10 Iris Rosso
produttivit medio-scarsa
produttivit,
+7 Maria Bianca colore scarso
pezzatura, sapore
produttivit, sapore,
+10 Greta consistenza media
colore
colore medio-scarso,
+20 Maria Rosa pezzatura, sapore cos come la
consistenza
produttivit,
colore medio-scarso,
+22 Benedicte pezzatura,
maturazione irregolare
sapore subacido
produttivit, pezza-
+28 Tendresse consistenza mediocre
tura, sapore
produttivit,
+34 Maria Angela pezzatura, sapore, colorazione mediocre
consistenza
produttivit, colore mediocre,
+38 Maria Delizia
pezzatura, sapore consistenza media
produttivit, colore mediocre,
+40 Regina Bianca
pezzatura, sapore consistenza media
sapore (subacido),
+52 Douceur colore, pezzatura
produttivit

31
pezzatura, produtti-
+55 Gladys vit, sapore, colore scarso
consistenza
produttivit, colore mediocre,
+52 Regina di Londa
pezzatura,sapore consistenza media
produttivit,
pezzatura, sapore,
+61 Daniela consistenza media
colore, discreto per
lepoca
(1) maturazione in giorni rispetto a Redhaven che, in Puglia, matura, mediamente, il 1 luglio

32
Tab. 3 Nettarine gialle e bianche in ordine di maturazione

33
Nettarine: principali pregi e difetti
1. Nettarine a polpa gialla

gg
rispetto
Cultivar Punti forti Punti deboli
a Rh(1)

fioritura precoce,
-36 Gran Sun precocit
frutto piccolo
precocit, colore,
-29 Nectapom 22 pezzatura piccola
sapore, subacido

-25 Elios 1 precocit, colore leggero unbone

pezzatura, sapore
-22 Big Bang frutti scatolati
(subacido)
produttivit, forma,
-17 Laura colore medio
pezzatura
colore, forma, produttivit e
-12 Diamond Bright
consistenza pezzatura medie
sapore acidulo,
-10 New Top forma, colore
pezzatura media
colore, pezzatura,
-4 Big Top sapore (subacido), frutti scatolati
consistenza
produttivit incostante,
+1 Spring Bright colore, consistenza
pezzatura media
produttivit, pezzatura, colore medio,
+4 Maria Laura
sapore, consistenza frutti scatolati
pezzatura, sapore, non pienamente
+7 Romagna Big
(subacido) valutata

+10 Diamond Ray consistenza, aspetto pezzatura media

non pienamente valu-


+14 Romagna Gold sapore (subacido)
tata

34
produttivit, pezzatura,
+20 Stark Redgold consistenza, colore, rugginosit
serbevolezza
produttivit, pezzatura,
+22 Nectaross colore medio
sapore

+28 Venus produttivit, pezzatura forma, colore medio

+30 Orion produttivit, pezzatura colore medio

colore medio, poco


+33 Sweet Red produttivit, pezzatura
brillante
sapore eccellente,
+34 Maria Dolce colore scarso
pezzatura produttivit
produttivit, pezzatura,
+36 Sweet Lady colore medio
consistenza
colore mediocre,
pezzatura, produttivit, pianta poco vigorosa,
+46 Lady Erica
consistenza cascola preraccolta,
poco serbevole
produttivit, consistenza, pezzatura e
+52 August Red
sapore colore medi
produttivit, pezzatura, sapore, colore,
+53 Morsiani 90
consistenza poco serbevole

+58 Red Fair produttivit colore medio

Fairlane
+60 produttivit colore scarso

produttivit, pezzatura
+61 Max 7 colore medio
produttivit, consistenza

+65 California produttivit, pezzatura, colore scarso

produttivit, colore per


+66 Alex
lepoca
(1) maturazione in giorni rispetto a Redhaven che, in Puglia, matura, mediamente, il 1 luglio

35
2. Nettarine a polpa bianca

gg
rispetto Cultivar Punti forti Punti deboli
a Rh(1)
colore, forma, produttivit, pezzatura
-21 Torquoise
sapore (subacido) medio-piccola
sapore (subacido), poco
-11 Romagna Red
produttivit, colore sperimentata
forma, colore, pezzatura
-8 Jade
consistenza, produttivit media
sapore mediocre,
-7 Caldesi 2000 pezzatura, produttivit
colore medio
sapore (subacido),
0 Romagna Star poco sperimentata
produttivit, colore
produttivit, sapore consistenza e
+5 Emeraude
(subacido) colore medi

+10 Magique colore, forma, produttivit pezzatura media

produttivit, sapore
+12 Romagna Top poco sperimentata
(sunbacido), forma
Romagna colore, sapore (subacido),
+21 poco sperimentata
Bright produttivit
produttivit, pezzatura,
+34 Silver Giant colore mediocre
consistenza, sapore
+40 Silver Moon colore, consistenza pezzatura media
Produttivit, pezzatura,
+41 Zephir colore mediocre
forma
colore, pezzatura, consisten-
+50 Romagna 3000 poco sperimentata
za, sapore (subacido)
produttivit, sapore, colore mediocre,
+59 Caldesi 2020
consistenza, pezzatura cracking
(1) maturazione in giorni rispetto a Redhaven che, in Puglia, matura, mediamente, il 1 luglio

36
Tab. 4 Percoche gialle e bianche in ordine di maturazione

37
Percoche: principali pregi e difetti

gg
rispetto Cultivar Punti forti Punti deboli
a Rh(1)
pezzatura piccola,
-26 Jonia sapore, precocit
produttivit, scatolati
pezzatura piccola,
-22 Egea precocit
scatolati

-9 Federica precocit, pezzatura scatolati

-2 Tirrenia produttivit qualit media

qualit gustativa,
0 Romea produttivit media
pezzatura
produttivit, adatta
+6 Loadel pezzatura un po piccola
alla sciroppatura
produttivit,
+8 Catherina pezzatura, idonea qualit media
alla sciroppatura

+12 Babygold 6 pezzatura produzione alternante

produttivit, idonea
+14 Carson pezzatura media
alla sciroppatura
qualit, idonea alla
+26 Bowen pezzatura medio-piccola
sciroppatura
produttivit,
+28 Babygold 7 sensibile al Fusicocco
pezzatura
produttivit, idonea
+32 Andross
alla sciroppatura
produttivit, idonea
+36 Jungerman
alla sciroppatura
produttivit,
+42 Babygold 9 cascola preraccolta
pezzatura

38
Percoco di
+45 qualit produttivit incostante
Turi
qualit, idonea alla
+50 Meriam produttivit media
sciroppatura
Percoco di
+77/75 qualit
Tursi
Tardiva di epoca tardiva,
+85/90 cascola preraccolta
Calanda produttivit
Giallo di qualit, epoca
+90 cascola preraccolta
Leonforte tardiva

+95 Cuccarese epoca tardiva

Evaisa epoca tardiva

+110 Tardivo epoca tardiva,


di Leonforte sapore
Percoco di
+135 epoca tardiva
Novembre

(1) maturazione in giorni rispetto a Redhaven che, in Puglia, matura, mediamente, il 1 luglio

39
Tab. 5 Pesche e nettarine piatte di recente introduzione

40
Tab. 6 Pesche e Nettarine a basso fabbisogno in freddo e a maturazione pre-
cocissima

41
La tabella 5 riporta le date di maturazione delle pesche e nettarine piatte costi-
tuite dallIstituto Sperimentale per la Frutticoltura di Roma (serie Ufo e Platinet)
e alcune variet costituite in Francia (Sweet Cap la pi nota, Mesembrine e
Oriola) a confronto con Saturn che pu essere considerata la prima pesca piatta
moderna per i caratteri di buona colorazione della buccia e consistenza della
polpa, associati ad una ottima resistenza al cracking che uno dei principali
difetti di questo tipo di frutto.
Tutte le cultivar fino ad ora introdotte si caratterizzano per leccellenza del sapore.
La rassegna delle novit varietali si conclude con alcune delle pi recenti
cultivar a basso fabbisogno in freddo (tab. 6) che possono trovare un certo
spazio nelle aree pi precoci del territorio regionale oppure nella coltivazione
sotto serra. La loro fioritura estremamente precoce (dalla fine di gennaio
alla prima decade di febbraio) e le rende particolarmente suscettibili ai danni
da freddo tardivi.

La scelta del portinnesto


La gamma dei portinnesti oggi disponibili per il pesco si molto ampliata negli
ultimi anni (Fig.1) e oggi il peschicoltore pu scegliere la migliore combinazione
di innesto tenuto conto della natura fisica del terreno (terreno sciolto, di medio
impasto, pesante) e della natura chimica (calcare attivo, pH) della disponibilit
di acqua, della presenza di parassiti (nematodi, fitoftora, marciumi radicali), della
forma di allevamento prescelta, della vigoria della variet e delle caratteristiche
del frutto (colore, gradi Brix, epoca di maturazione).
Il GF 677 e il franco sono ancora largamente prevalenti nella scelta dei pe-
schicoltori pugliesi e nella maggior parte delle aree di coltivazione, questi due
soggetti, si dimostrano perfettamente adatti, ma i crescenti problemi fitosanitari,
il ricorso al ristoppio e lespansione della coltura in nuove aree non particolar-
mente vocate, pu rendere necessario il ricorso a portinnesti diversi.
Di seguito una sintesi delle principali caratteristiche dei portinnesti della figura 1.
GF 677 ibrido pesco x mandorlo, molto vigoroso, tollerante il calcare attivo (
13%), idoneo per i terreni ristoppiati, ritarda leggermente la maturazione (2-3
giorni), riduce il colore dei frutti e, nelle piante giovani, la pezzatura; sensibile a
fitoftora, ad Armillaria e ai nematodi galligeni.
Garnem ibrido pesco x mandorlo a foglie rosse, (facile riconoscimento delle
piante selvatiche), resistente ai nematodi galligeni, tollerante il calcare attivo (
12%), idoneo ai terreni ristoppiati. Sensibile a fitoftora e ad Armillaria.
Penta selezione di susino europeo, vigoroso, idoneo per terreni argillosi, tolle-
rante il ristoppio, moderatamente tollerante i nematodi galligeni e il marciume
radicale. Migliora la colorazione dei frutti.
Barrier 1 ibrido di pesco x davidiana, vigoroso, ritarda la fioritura e la maturazio-

42
ne di 5-7 giorni, sensibile alla siccit e alla stanchezza del terreno.
Montclar franco di pesco, vigoroso, uniforme e con eccellenti caratteristiche
agronomiche.
PSB2 franco di pesco di medio vigore, poco sensibile alla stanchezza del ter-
reno.
Missour franco di pesco, con eccellenti caratteristiche agronomiche.
Tetra selezione di susino europeo di vigore inferiore al franco, idoneo per terreni
pesanti, tollerante la stanchezza, poco sensibile ad Armillaria e a Phithophtora.
Migliora la colorazione dei frutti.
PSA5 franco di pesco poco vigoroso, adatto per terreni fertili e cultivar molto
vigorose. Anticipa la maturazione di 3-5 giorni rispetto al GF677 e di 2-3 rispetto
a Montclar.
Ishtara ibrido complesso di pesco x mirabolano, seminanizzante, molto produt-
tivo. Induce precocit di maturazione di 3-5 giorni rispetto a GF677, migliora la
colorazione e la pezzatura dei frutti. Sensibile alla siccit e alla clorosi ferrica.
MrS 2/5 selezione di mirabolano, seminanizzante, adatto per terreni pesanti e
clorosanti. Riduce la pezzatura dei frutti, ma ne aumenta il colore e il contenuto
zuccherino e ne anticipa la maturazione di 3-5 giorni rispetto a GF677). E pollo-
nifero e la caratteristica peggiora con let dellimpianto.

Adesoto selezione di Prunus insititia, seminanizzante, con caratteristiche po-


mologiche e agronomiche simili allMrS 2/5. E altrettanto pollonifero, ed oggi
considerato il portainnesto pi tollerante nei confronti di Armillaria.

Fig.1 - I principali portinnesti del pesco

43
Bibliografia

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Loreti F., 2008. Portinnesti. Da Il Pesco, Bayer Cropscience, Milano: 380-
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Loreti F., 2008. Portinnesti e propagazione. Da Il Pesco, Edagricole, Bologna:
69-114.

44
4- Forme di allevamento e potatura
Carlo Fideghelli
CRA-Centro di Ricerca per la Frutticoltura, Roma

La potatura un mezzo per manipolare la forma, la dimensione e il comporta-


mento degli alberi al fine di ottenere la miglior produzione possibile in termini
qualitativi e quantitativi. Una potatura razionale deve avere solide basi fisiolo-
giche, tenere conto delle caratteristiche della cultivar e del portinnesto nonch
delle condizioni ambientali, colturali e socio-culturali.

Influenza della cultivar


Il vigore e lhabitus di tutte le variet attualmente coltivate corrisponde, infatti,a
quello di un albero a forma di globo che raggiunge dimensioni medie, in altezza
e diametro, di 4-6 metri. Il pesco una specie basitona, ci significa che un ramo
verticale, lasciato vegetare liberamente, produce germogli pi vigorosi alla base
e progressivamente meno vigorosi verso lapice.
Accanto a questo genotipo standard sono noti, da tempo, numerosi altri che
solo di recente sono utilizzati in programmi di miglioramento genetico: compat-
to, seminano, nano,colonnare, piangente che, al momento, non hanno alcuna
importanza nella frutticoltura intensiva.

Influenza del portinnesto


Nonostante la gamma di portinnesti per il pesco si sia fortemente ampliata ne-
gli ultimi anni, i portinnesti pi diffusi sono vigorosi (ibridi pesco x mandorlo e
franchi) e anche i portinnesti pi deboli come Ishtara e MrS 2/5 non comportano
sostanziali differenze, per quanto riguarda la forma di allevamento, rispetto a
GF677 e Franco.

Influenza delle condizioni ambientali


La frequenza e severit delle gelate invernali influenza la scelta dellaltezza del-
la I impalcatura da terra e dellintera chioma fruttificante, in quanto noto che i
danni da freddo pi gravi si manifestano entro 1-2 metri dal suolo.
La frequenza e la severit dei venti suggerisce, al contrario, di contenere laltez-
za della chioma per ridurre i danni.
Anche lintensit della insolazione estiva influisce sulla scelta della forma di alle-
vamento nonch sui tempi e intensit della potatura estiva.
Il rischio della grandine condiziona ugualmente i tempi e la intensit della potatu-
ra estiva che opportuno rinviare a dopo la raccolta per ridurre i danni sui frutti
in caso di evento grandinigeno.

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Influenza delle condizioni colturali
La densit di impianto e la forma di allevamento possono essere influenzate
dalla disponibilit o meno dellirrigazione e dalla natura del terreno che possono
modificare in misura importante la vigoria delle piante. Anche la giacitura in pia-
nura o in collina e la relativa sistemazione del terreno determinano le scelte del
peschicoltore per quanto riguarda la forma di allevamento.
Fortemente condizionante lallevamento delle piante la coltivazione in serra che al
Sud ha ancora una certa importanza, anche se minore rispetto al passato.

Influenza delle condizioni socio-culturali


La differenza pi importante tra la piccola azienda familiare e la grande azien-
da, per le quali i criteri di valutazione dei costi della mano dopera e la disponibi-
lit di capitali iniziali, le dimensioni degli appezzamenti e degli impianti frutticoli,
sono spesso molto diversi.
La presenza in azienda di carri raccolta, sia per precedenti impianti peschicoli
che per la presenza di altre colture frutticole, pu orientare il peschicoltore verso
forme di allevamento a parete verticale piuttosto che verso forme adatte alla
gestione della pianta da terra.

Forme di allevamento
In Italia, a cominciare dalla fine degli anni50, la potatura ha vissuto una vera e
propria rivoluzione con ladozione della palmetta a branche oblique, che introdu-
ceva alcuni nuovi concetti che avrebbero guidato, anche negli anni successivi,
levoluzione della peschicoltura moderna.
I principi innovativi della palmetta erano essenzialmente i seguenti:
- la forma di allevamento veniva adattata alle macchine per una pi razionale e
integrata meccanizzazione;
- aumento della densit di impianto per raggiungere pi rapidamente il massimo
sviluppo del frutteto e, pertanto, la piena fruttificazione;
- pur essendo la palmetta una forma nettamente pi lontana da quella naturale
rispetto al vaso, veniva adottato il principio di limitare al massimo gli interventi
cesori nella fase di allevamento, per consentire alla pianta di raggiungere il pi
rapidamente possibile il massimo sviluppo.
Questi principi sono stati, da allora, adottati per tutte le forme di allevamento
che, dagli anni 60 ad oggi, sono state introdotte nella nostra peschicoltura e
hanno fortemente influito sulla eccezionale espansione della specie cha ha por-
tato lItalia al secondo posto assoluto nella produzione di pesche.
Le forme di allevamento sono qui descritte secondo il seguente schema:
- in volume: vaso;
- a parete inclinata Y;

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- a parete verticale: fusetto e palmetta.

Forma in volume
Il vaso attualmente diffuso frutto di una importante evoluzione rispetto a quello
classico di 40 anni fa ed caratterizzato dalle seguenti peculiarit:
- la densit di impianto media (intorno alle 600-700 piante per ettaro);
- laltezza delle piante contenuta entro i 2,5 metri dal suolo o poco pi per con-
sentire lesecuzione di tutte le operazioni manuali da terra;
- la potatura verde, sia nella fase di allevamento che di produzione, fonda-
mentale;
- la struttura scheletrica costituita solo da branche di I e II ordine.
A parte il vaso classico a tre branche ben conosciuto dai peschicoltori pugliesi,
moderne interpretazioni di questa forma in volume sono il cosiddetto vaso ritar-
dato e il vaso catalano.

Vaso ritardato
Allo scopo di ridurre i costi di produzione, in provincia di Ravenna, alla fine degli
anni 70, stata diffusa una originale forma di allevamento in volume associata
ad una densit di impianto di 500-600 piante per ettaro (m. 5,5-6,0 x 3-4):
- limpianto si esegue preferibilmente con astoni non spuntati e con buoni rami
anticipati. I rami anticipati formatisi in vivaio sono caratterizzati da un ampio
angolo di inserzione sullasse centrale ci che garantisce la formazione di una
struttura scheletrica solida e razionale. Nel caso lastone sia troppo vigoroso o
comunque di cattiva qualit e sprovvisto di buone gemme a legno preferibile
spuntarlo a 10-15 cm sopra il punto dinnesto e ricostituire la pianta da un nuovo
germoglio. Anche le piante a gemma dormiente si possono utilizzare per questa
forma di allevamento:
- la potatura dei primi 2 anni ridotta praticamente a zero; ad eccezione della
eliminazione dei rami inseriti sui primi 40 centimetri di tronco. La permanenza
dellasse centrale per i primi due o tre anni favorisce la formazione di branche
laterali giustamente aperte senza dover intervenire con canne divaricatrici o ti-
ranti, facilitando notevolmente la potatura di formazione;
- nella seconda vegetazione si ottiene gi una buona produzione, nei casi pi
favorevoli, dellordine di 50-70 q/ha, a seconda delle cultivar, della qualit degli
astoni, della natura del terreno, delle cure colturali; nella terza vegetazione si
pu raggiungere la piena produzione;
- durante la potatura in verde del terzo anno dopo la raccolta della 3 foglia, si
procede alla spuntatura dellasse centrale ad unaltezza da terra di 70-90 cm in
modo da lasciare sul tronco 4-5 branche permanenti. Se la lunghezza di queste
branche tale da superare laltezza utile per eseguire tutte le operazioni da terra

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(2,50 2,70 m), si raccorceranno con taglio di ritorno;
- la non potatura iniziale favorisce una precoce fruttificazione che, di per s,
esercita un certo controllo delle dimensioni della pianta; la drastica spuntatura
dellasse centrale e i tagli di ritorno annuali sulle branche, eseguiti in estate,
completano il controllo in altezza della pianta stessa.
Il vaso ritardato particolarmente valido in terreni poco fertili o dove sia applica-
bile la tecnica dello stress idrico controllato e con portinnesti poco vigorosi.

Vantaggi
- non necessita di strutture temporanee o permanenti:
- la potatura di allevamento particolarmente facile e conveniente;
- richiede un basso livello di meccanizzazione;
- consente di eseguire da terra tutte le operazioni manuali.

Svantaggi
- laltezza contenuta delle piante rende questa forma di allevamento pi soggetta
a danni da freddo;
- la produzione per ettaro mediamente del 10-15% inferiore alle forme di alle-
gamento a parete verticale;
- per la migliore riuscita dellimpianto sono necessari astoni di medio vigore, rive-
stiti di rami anticipati ben lignificati; tale tipo di materiale vivaistico non sempre
reperibile sul mercato.

Vaso Catalano
Il vaso catalano si basa sulla ripetuta potatura verde nella fase di formazione per
controllare la dimensione dellalbero che, alla fine non supera i 2,60-2,80 metri
di altezza. Lastone, piantato alla distanza di m 5x3, viene spuntato allaltezza
di 50-60 cm; si allevano 3 germogli che quando hanno raggiunto una lunghezza
di 50 cm circa, si spuntano a 30 cm, i nuovi germogli che si sviluppano dai 3
germogli spuntati; quando hanno raggiunto la lunghezza di circa 50 cm si spun-
tano nuovamente a 30 cm di lunghezza. Si procede nello stesso modo fino al
raggiungimento dellaltezza massima della pianta di m 2,60-2,80. La struttura
permanente del vaso catalano sar, cos, costituita da 6-8 branche, ben aperte
senza interventi di piegature e legature. Il mantenimento dellaltezza della pianta
si fa in estate, dalla met di luglio in poi, a mano o a macchina, eliminando tutto
ci che supera laltezza stabilita.

Forme a parete verticale


Queste forme stanno perdendo importanza rispetto a quelle precedentemente de-
scritte pur conservando una loro validit nelle adatte condizioni socio-economiche.

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In mancanza di validi portinnesti nanizzanti, la parete fruttifera, per consentire
produzioni ottimali, deve essere alta circa 4 metri, ci rende obbligatorio luso
di carri a piattaforme laterali, oggi molto costosi; inoltre, ormai accertato che
il rendimento medio degli operatori maggiore quando il lavoro fatto da terra
rispetto a quando fatto su un carro.
Le due forme di allevamento del pesco che hanno dato una fisionomia alla pe-
schicoltura italiana negli ultimi 30 anni sono state la palmetta prima e il fusetto poi.

Palmetta
Le distanze di impianto della palmetta, oggi sono pi contenute che in passato
(m 4,5 x 3-3,5 invece che di 4,5-5 x 4,5-5), ci che comporta essenzialmente
due vantaggi; una pi precoce fruttificazione e una pi rapida e facile creazione
della struttura scheletrica costituita da una asse centrale e tre impalcature, la
prima a 50-60 cm dal suolo, la seconda a 110-120 cm dalla prima, la terza a 90-
100 cm dalla seconda. Lesperienza ha suggerito di non essere eccessivamente
rigidi nella realizzazione della struttura cos schematizzata, essendo preferibile
sfruttare i rami disponibili anche se non perfettamente posizionati alle distanze
ideali, al fine di raggiungere rapidamente le dimensioni prefissate della parete
fruttifera a scapito della regolarit della singola pianta.
Lallestimento dellimpalcatura formata di pali e fili di grande utilit per una mi-
gliore, pi facile e, in ultima analisi, pi economica potatura. Il primo filo va posto
a 50-60 cm dal suolo, il secondo a 100-120 cm dal primo, il terzo a 90-100 cm
dal secondo.
Nel caso di impianto dellastone, questo generalmente viene spuntato allaltezza
della prima impalcatura (50 cm), ma pu anche essere lasciato intero. Ambedue
le soluzioni sono valide ed da preferire luna o laltra a seconda delle condizioni
in cui si opera.
La spuntatura la soluzione tecnicamente pi semplice in quanto provoca la
formazione di 4-5 germogli vigorosi tra i quali facile sceglierne tre per la forma-
zione delle prime due branche e del prolungamento dellastone. La spuntatura
preferibile anche quando si ritiene che lattivit vegetativa del primo anno sia
modesta (ambienti siccitosi, terreni poco fertili, piantagione molto tardiva, astoni
in cattive condizioni o sprovvisti di buone gemme nel tratto basale): la non spun-
tatura, in queste condizioni,pu essere causa di un invecchiamento precoce del-
la pianta o della formazione di una struttura scheletrica poco equilibrata.
Alla fine del terzo anno, se il pescheto ben condotto, le piante hanno raggiunto
il massimo sviluppo ed entrano in piena produzione. La potatura verde si limita
alleliminazione dei succhioni e alla piegatura o spuntatura dei germogli pi vi-
gorosi. Alla fine del quarto anno necessario eseguire tagli di ritorno sul fusto
e sulle branche per contenere le dimensioni della piante entro i limiti fissati, in

49
altezza, dalla possibilit di eseguire facilmente tutte le operazioni colturali, in lar-
ghezza, dalla competizione con le piante contigue. I tagli di ritorno si eseguono
sul legno dellanno precedente e immediatamente sopra un buon ramo misto
che possa svolgere la funzione di cima.
In alcune aree peschicole si adottata una forma ibrida tra palmetta e fusetto
(spindle), pal-spindle. La forma costituita dalla impalcatura basale della pal-
metta e da un asse centrale potato come un fusetto.

Fusetto
Il fusetto combina i vantaggi della parete fruttifera della palmetta e della elevata den-
sit. Le distanze di impianto sono di 4,5, pi raramente 5 metri, fra le file e di 1,5-2
metri tra le piante.
La struttura scheletrica del fusetto costituita da un asse centrale permanente e da
brachette distribuite nellarco di 360, distanziate tra loro in altezza di 30-50 cm, pi
lunghe alla base, man mano pi corte spostandosi verso lapice.
Nel caso di impianto eseguito con astoni non troppo vigorosi, ben lignificati e provvi-
sti di gemme a legno fin dalla base, la pianta viene lasciata intera.
Nel caso di astoni troppo vigorosi e spogli di buone gemme a legno nella parte ba-
sale si deve spuntare a 30 cm da terra per costituire la pianta da un unico germoglio.
Lutilizzazione di un germoglio, sia nel caso di gemma dormiente o di astone spun-
tato basso, consente di formare un vigoroso asse centrale ben rivestito, a partire
dallaltezza di circa 40 centimetri dal suolo, di rami anticipati ad angolo di inserzione
aperto, che costituiranno le brachette fruttifere del fusetto.
Nel primo anno di vegetazione, durante la potatura verde, si elimineranno tutti i ger-
mogli sul tronco sotto i 40-50 cm di altezza e si diraderanno i rimanenti.
Se la potatura estiva stata bene eseguita, tutta la vegetazione rimasta viene
lasciata per la produzione del 2 anno. Nel corso della potatura verde della 2a
foglia si proseguir nel leggero diradamento dei rami, nella eliminazione di quelli
troppo assurgenti e concorrenti con la freccia e nella apertura delle branche
mediante tagli del prolungamento delle stesse a favore di un ramo laterale con
apertura adeguata.
In buone condizioni vegetative, alla fine del 3 anno, al massimo del 4, le piante
avranno ormai raggiunto il massimo sviluppo e inizieranno i tagli di ritorno, nonch
la normale potatura di produzione.

Forme a pareti inclinate


La forma a pareti inclinate pi nota a livello internazionale il Tatura trellis, pi noto
in Italia come Y o Y trasversale.
La forma a V, realizzata mettendo a dimora due piante inclinate in senso opposto,
ha avuto, finora, poca diffusione nel pesco non avendo, per questa specie, gli stessi

50
vantaggi di maggiore precocit di fruttificazione che si riscontrano in specie di pi
lenta messa a frutto come il ciliegio o il pero.
LY adottato in Italia si differenzia dal Tatura trellis per una distanza di impianto pi
stretta tra le file (4,5-5 metri invece di 6) e una maggiore distanza tra le piante (1,5-2
metri invece di 1).
La minore distanza tra le file consente di legare tra loro alla sommit i pali di soste-
gno di due file contigue, ci che conferisce alla struttura una maggiore solidit e con-
sente di limitare il numero di fili orizzontali a 2 per lato pi un quinto alla sommit. La
realizzazione di una equilibrata e razionale struttura scheletrica favorita dalluso,
nei primi 4-5 anni, di una canna per ciascuna branca, fissata ai fili.
Il sesto pi razionale il triangolo per ridurre lombreggiamento reciproco delle bran-
che contrapposte dei filari contigui che si ha con il sesto a rettangolo.
LY si pu realizzare anche senza pali e senza fili con un sesto in rettangolo e distan-
ze di m 5-6 x 2. Linclinazione delle branche di circa 55 rispetto alla verticale ed
ottenuta o mediante canne o con tiranti.
Luso dei tiranti tende a formare branche leggermente concave rispetto al suolo e
tale curvatura stimola, pi di quanto gi non avvenga per la naturale basitonia del
pesco, la formazione di vigorosi germogli sulla parte superiore delle branche stes-
se.
Una attenta e ripetuta potatura verde necessaria per controllare tale vegetazione
e per mantenere un buon equilibrio vegeto-produttivo e un equilibrato rivestimento
di buoni rami a frutto in tutte le parti della chioma.

- I anno
Nel primo anno saranno allevati due germogli in senso trasversale al filare, guidati
nella giusta direzione con delle canne. Con oculate potature verdi e piegature, alla
fine del primo anno si saranno ottenute due branche di uguale diametro,lunghezza
ed inclinazione.

- II anno
A maggio, si sceglier un unico prolungamento per ogni branca, legandolo succes-
sivamente alla canna, torcendo o tagliando eventuali succhioni.
Alla fine del secondo anno, si taglieranno i rami anticipati presenti sui 40-50 cm della
parte apicale delle branche e si asporteranno i rami verticali in posizione dorsale.

- III anno
Quando la vegetazione dellanno avr raggiunto circa 30 cm, allapice delle branche
si lascer un solo prolungamento. Le branche eccessivamente robuste potranno
essere messe in equilibrio raccorciandole di 20-40 cm lasciando sempre un solo
germoglio come prolungamento.

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Con le potature verdi estive si alleggeriranno le parti apicali favorendo il rivestimento
basale delle branche.
Con la potatura secca si lasceranno le branchette a frutto di dimensioni decrescenti
dalla base verso lapice, distanziate di 40-50 cm.
Alla fine del terzo o quarto anno le branche avranno raggiunto la loro lunghezza
definitiva di circa 3 metri e la pianta entrer in piena produzione.

Vantaggi
- Lelevata densit consente una precoce ed elevata produttivit;
- lampia superficie fruttificante (da 12 a 14.000 mq per ettaro) e lalta efficienza fo-
tosintetica consentono produzioni unitarie del 10-20% pi elevate rispetto alle forme
a parete verticale;
- nonostante lelevata produttivit, lottima esposizione alla luce (purch la potatura
verde sia ripetuta almeno 2 volte e, se necessario, anche 3) consente di ottenere
frutti di elevata qualit;
- possibilit di accedere alle operazioni di potatura, diradamento e raccolta per il
70% da terra;
- la potatura di produzione risulta particolarmente facile, sia verde che secca, per cui
pu essere effettuata anche da personale poco esperto.

Fig. 1 Pal-spindel alla


distanza di m 5x 3:
schematizzazione di un pescheto in
sezione e in planimetria.

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Svantaggi
Elevato costo della struttura di sostegno, quando adottata, dellordine di 4 mila
euro per ettaro. Nel caso di un Y realizzato senza struttura:
- ripetute potature verdi per la tendenza delle branche, cos inclinate, ad emet-
tere succhioni.

Potatura di produzione
Modalit e tempi di intervento
I rami a frutto del pesco sono il ramo misto, il brindillo e il mazzetto di maggio
(dardo). A questi possiamo aggiungere il ramo anticipato che non altro che un
ramo misto di secondo ordine. I migliori rami a frutto sono i rami misti di medio vi-
gore (40-70 cm) e i dardi. Poich i primi due sono rami di un anno, la potatura di
produzione inizia molto presto e, al limite, gi alla fine del 1 anno di impianto.
Il passaggio dalla fase di allevamento a quella di piena produzione graduale ed
avviene in 4-5 anni, dalla seconda alla quarta vegetazione dallimpianto.
Lo scopo della potatura di produzione quello di mantenere lequilibrio tra lat-
tivit vegetativa e produttiva, in modo da assicurare una produzione di buona
qualit, costante negli anni.
Il rapporto tra i vari tipi di ramo a frutto e la loro fertilit e, di conseguenza, lin-
tensit del loro diradamento dipendono da molti fattori:
- et della pianta: nelle piante giovani prevalgono i rami misti vigorosi e i rami
anticipati, meno fertili dei rami misti di medio vigore. Nelle piante mature preval-
gono i rami misti di medio vigore, ma sono presenti anche mazzetti di maggio e
brindilli. Nelle piante vecchie prevalgono i mazzetti di maggio, i brindilli e i rami
misti poco vigorosi;
- vigoria della pianta: piante vigorose, equilibrate e deboli ripetono in modo
molto fedele le situazioni descritte rispettivamente per le piante giovani, mature
e vecchie. Le condizioni di fertilit naturale e indotta con la tecnica colturale,
nonch con il portinnesto, influiscono sullo stato di vigoria delle piante e pertanto
sulla potatura di produzione.
- caratteristiche genetiche della cultivar: la vigoria, la percentuale dei diversi
tipi di rami a frutto, la fertilit, sono caratteristiche genetiche proprie di ciascuna
cultivar, la cui conoscenza importante per stabilire i criteri di potatura. Molte
nettarine, ad esempio, cos come molte percoche, nella fase di maturit della
pianta, producono prevalentemente sui mazzetti di maggio.
- relazione tra pianta e clima: ai fini della intensit di potatura importante co-
noscere la sensibilit delle cultivar alle minime termiche invernali che possono
causare danni alle gemme a fiore e provocarne la cascola, cos come il fabbiso-
gno in freddo il cui mancato soddisfacimento ugualmente causa di cascola di
gemme a fiore che si manifesta appena prima della ripresa vegetativa.

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Indipendentemente dalla forma di allevamento, in condizioni di normale attivit,
nelle piante giovani si devono limitare i tagli al minimo per assecondare la rapida
formazione della struttura scheletrica. A causa della grande vigoria vegetativa,
in questo stadio il pesco forma numerosi rami anticipati. La potatura alleggerir
di rami a frutto le branche permanenti e si utilizzeranno le branche soprannu-
merarie, opportunamente piegate e/o accorciate, per ottenere una precoce ed
elevata produzione.
Nelle piante adulte, in normali condizioni vegetative, la potatura di produzione si
esegue secondo i seguenti criteri di ordine generale:
1) con il taglio viene eliminato dal 50 al 70% dei rami a frutto. Lintensit di po-
tatura dipender, comunque, dalla fertilit della cultivar, dalla valutazione della
possibilit produttiva delle piante e dalla destinazione del prodotto. Il mercato
per il consumo fresco preferisce, in linea generale, i frutti di grossa pezzatura
ottenibili con una potatura accurata soprattutto nelle cultivar a maturazione pre-
coce; le industrie di trasformazione danno la preferenza a calibri medi, per cui la
potatura potr essere meno selettiva.
Il calcolo dei rami a frutto da lasciare su una pianta potr essere ricavato, soprat-
tutto quando manca lesperienza e perci la capacit di valutare empiricamente
la corretta intensit di taglio, tenendo presenti i seguenti parametri:
a) potenzialit produttiva di un ettaro di pescheto.
Si ricorda che mediamente la produzione aumenta dalle cultivar pi precoci fino
alle cultivar di medio tempo, per poi diminuire di nuovo nelle cultivar tardive e, a
titolo puramente indicativo, si danno i seguenti valori in q/ha

b) peso medio dei frutti (g)


Anche questo parametro segue una curva analoga a quella delle produzioni

54
c) produzione media per pianta ricavabile dalla produzione prevista per ettaro
divisa per il numero di piante per ettaro (Es. 300 q/ha: 700 piante per ettaro =
43 kg/pianta);
d) numero di frutti alla raccolta per pianta ricavabile della produzione per pianta
diviso il peso medio dei frutti (Es. 43 kg/pianta: 150 g/frutto = 290 frutti);
e) tenuto conto di una certa cascola naturale e di uno scarto alla raccolta, dopo
il diradamento si dovr avere in pianta circa il 20% di frutti in pi (pari a circa 350
frutti/pianta);
f) considerata una media di 1,5-2 frutti per ramo misto, su ogni pianta si dovran-
no lasciare da 210 a 300 rami misti,a seconda della fertilit della cultivar.
Questo conteggio apparentemente complicato, si rivela di grande utilit per mettere
a punto la corretta tecnica di potatura per ogni cultivar presente in azienda.
Un altro conteggio pu essere fatto tenendo conto che il numero di frutti/ha, in un
pescheto in pieno sviluppo e ben condotto, dovrebbe essere di 250.000.
2) I rami misti non si spuntano, ma si diradano; ci favorisce una pi rapida ese-
cuzione della potatura, la spuntatura si pu rendere necessaria quando, a causa
della insufficiente lignificazione della parte terminale, il ramo viene danneggiato
dal freddo, dalla salsedine nelle aree vicine al mare, da crittogame.
3) Le brachette inserite sulla struttura permanente della pianta, devono essere
raccorciate in modo da mantenere la dimensione della pianta entro i limiti della
razionalit che determinata da due elementi:
- distanza di impianto
- necessit di favorire una buona illuminazione anche della parte interna della
chioma.
Soprattutto nelle forme a parete verticale, ma in minor misura anche in quelle a
parete inclinata e in volume, con il passare degli anni lattivit vegetativa tende a
spostarsi sempre pi verso lalto ed proprio una corretta potatura di produzione
che deve favorire un equilibrato rivestimento delle parti basali.
- I rami che hanno fruttificato vanno asportati, cos come i succhioni e, comun-
que, i rami misti molto vigorosi o molto deboli.
- E opportuno iniziare la potatura dalla cima di una branca (di I o II ordine), scen-
dendo verso la base, osservando il criterio di individuare il prolungamento della
branca in un ramo misto, di distribuire razionalmente la vegetazione, di rispetta-
re una certa conicit della branca stessa per permettere una buona penetra-
zione della luce nella chioma, che assicura una elevata efficienza fotosintetica e
una buona maturazione del legno che dovr fruttificare lanno successivo.

Potatura meccanica
La potatura manuale, nella fase di piena produzione, impegna mediamente da
100 a 150 h/ha, con punte anche notevolmente superiori, in relazione alla vigoria

55
delle piante e alla forma di allevamento. Il costo di questa operazione e la diffi-
colt crescente a reperire manodopera specializzata, ha, da tempo, stimolato la
ricerca a trovare soluzioni alternative.
La potatura meccanica, eseguita con barre a dischi rotanti, sulla base dellespe-
rienza americana e anche di quella italiana, ha dato le seguenti pratiche indica-
zioni:
- Il topping (taglio orizzontale della chioma per controllare laltezza della pianta)
pu essere fatto a macchina senza particolari inconvenienti, riducendo media-
mente i tempi di lavoro del 10%. Il periodo migliore per eseguire il topping
compreso tra la fine di luglio e la fine di agosto, con due vantaggi: a) si evita un
ricaccio vigoroso di vegetazione; b) si favorisce la maturazione del legno sulla
restante parte della pianta;
- la potatura completa (topping + hedging), cio potatura della sommit e delle
pareti, deve essere sempre integrata da una potatura manuale. Nelle forma a
parete verticale, il risparmio conseguibile di circa il 70%, nelle forme in volume,
di circa il 50%;
- ogni 1 o 2 interventi successivi eseguiti nella stessa posizione opportuno
raccorciare la chioma sotto il primo taglio per eliminare laddensamento di vege-
tazione nella zona periferica con conseguente eccessivo ombreggiamento della
parte interna e basa della chioma;
- la potatura meccanica integrata a mano pu essere applicata su cultivar da
industria senza particolari inconvenienti, mentre dubbia la sua validit sulle
cultivar per il consumo fresco. Per quanto riguarda queste ultime sono assolu-
tamente da escludere le cultivar precocissime, mentre possono esser prese in
considerazione cultivar medio-tardive caratterizzate da una buona pezzatura dei
frutti.
- per il pesco, in linea di massima, si ottengono migliori risultati con le macchine
potatrici a seghe circolari che con quelle a controlama.

Epoca di potatura
Anche nella fase di piena produzione essenziale eseguire la potatura verde
che assicura i seguenti vantaggi:
- elimina la vegetazione eccedentaria favorendo il migliore sviluppo e la matura-
zione di rami per la fruttificazione successiva;
- favorisce una migliore qualit dei frutti riducendo lombreggiamento;
- riduce il lavoro di potatura invernale;
- favorisce il mantenimento della vegetazione produttiva vicino alla struttura
scheletrica fondamentale e il rispetto, nel tempo, delle dimensioni ideali della
pianta.
Il primo intervento pu essere fatto in corrispondenza del diradamento dei frutti,

56
quando i germogli sono ancora erbacei e possono essere eliminati senza lau-
silio delle forbici; pi importante lintervento nel mese di luglio che sar pi o
meno anticipato a seconda della vigoria e delleventuale esecuzione della pota-
tura verde contemporaneamente al diradamento dei frutti.
La potatura invernale sempre meglio eseguirla dopo il mese di gennaio fino
alla fioritura; da evitare possibilmente la potatura in autunno avanzato-inizio in-
verno.
Una copiosa bibliografia internazionale dimostra che la potatura eseguita in que-
sto periodo favorisce, al Nord, i cancri da Cytospora e Valsa, e al Sud i cancri
da Fusicocco.
La potatura invernale pu essere eseguita anche a partire dai primi di settembre
fino ai primi di ottobre, sospendendola prima delle piogge autunnali e dei primi
freddi, tenendo presente che il taglio eseguito sulle piante in vegetazione fat-
tore di indebolimento e da evitare, pertanto, in condizioni di scarsa vigoria. Dopo
la potatura invernale, soprattutto se eseguita in settembre, opportuno trattare
le piante con un anticrittogamico per ridurre i rischi di ingresso degli agenti pato-
geni dei cancri prima ricordati.

57
Bibliografia

Branzanti E. C., Ricci A., 2001. Manuale di frutticoltura, a cura di G. Bargio-


ni. Edagricole, Bologna.
Fideghelli C., 1990. La potatura e le forme di allevamento del pesco e delle
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Sansavini S., Neri D., 2005. Forme di allevamento e potatura del pesco. Da
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58
5- Il controllo diagnostico
e la regolazione delle irroratrici
impiegate nella distribuzione
dei fitofarmaci alle colture arboree
Pasquale Guarella
Dipartimento di Progettazione
e Gestione dei Sistemi Agro-zootecnici e forestali
Universit degli Studi di Bari

Premessa
Gli interventi di controllo diagnostico e la taratura delle irroratrici in uso, quali
che siano le colture cui questultime sono destinate, mirano ad alcuni obiettivi
fondamentali: miglioramento dellefficacia fitoiatrica, salvaguardia dellambien-
te mediante la riduzione delle perdite fuori bersaglio, tutela delloperatore, del
consumatore e pi in generale della salute umana da un utilizzo non corret-
to degli agrofarmaci nel corso della distribuzione.
Questi interventi corrispondono anche ad unesigenza derivante dallevolu-
zione tecnologica delle irroratrici, caratterizzata da un impiego di dispositivi
sempre pi sofisticati e richiedenti, con maggiore frequenza, controlli ed inter-
venti meccanici, funzionali ed applicativi, finalizzati, per un verso, al ripristino
dellefficienza operativa compromessa dalluso prolungato e, per laltro verso,
alladeguamento dello spruzzo alle caratteristiche colturali, specifiche per cia-
scuna azienda.
Tali controlli, alcuni visivi, altri necessitanti di banchi-prova appositamente al-
lestiti e di strumentazione dedicata, richiedono il pi delle volte lintervento
di strutture extraziendali e di personale tecnico appositamente addestrato e
abilitato.
Lorientamento prevalente, pur con livelli di adesione differenti a seconda della
Nazione (in Europa), e della Regione (in Italia), quello di affiancare allattivit
di autocontrollo dellagricoltore, una rete di strutture autorizzate (Centri-Prova),
opportunamente decentrate sul territorio, in grado di effettuare, strumental-
mente, la verifica e, alloccorrenza, il ripristino della componentistica funzionale
delle irroratrici (controllo) e ladeguamento delle stesse alle esigenze colturali
ed aziendali (regolazione), secondo le indicazioni segnalate da ciascun inte-
ressato o riportate dagli specifici Protocolli di prova.

I Protocolli di prova ed il quadro normativo vigente.


Un apposito Gruppo di Lavoro coordinato a livello nazionale dallENAMA, ha

59
gi predisposto, sin dal novembre 2007, i necessari Protocolli riguardanti, tra
laltro, la metodologia comune di prova da adottare per il controllo funzionale
delle irroratrici in uso, a recepimento di precedenti Norme comunitarie (EN
13790-1 e 2 del 2003) ed in previsione della recente (2009) decisione finale
del Parlamento europeo riguardante la strategia tematica per luso sostenibile
degli agrofarmaci.
La Regione Puglia, dal suo canto, dopo una fase sperimentale durata dal 1995
al 2007, con la Delibera Regionale n 853 (giugno 2007), ha gi istituito il Ser-
vizio Regionale di Controllo e Taratura della Macchine Irroratrici in Uso, in pre-
visione della Direttiva europea che rende obbligatorio e periodico il controllo
di tutte le attrezzature utilizzate a scopo professionale per la distribuzione degli
agrofar-maci alle colture erbacee ed arboree.
Operativamente, il controllo funzionale totalmente effettuato dagli addetti dei
Centri-Prova autorizzati per lo scopo, che procedono allaccertamento dei pa-
rametri di valutazione e dei limiti di accettabilit, secondo le istruzioni tecniche
contenute nei Protocolli di prova comuni, concordati a livello nazionale, ricavati,
quando possibile, da documenti esistenti (EN 13790, ISO 19932, FAO Guide-
lines).
Al termine di ciascun controllo, nel caso di esito positivo, viene rilasciato un
attestato di funzionalit che rappresenta lunico documento ufficiale per il
mutuo riconoscimento su tutto il territorio nazionale.
In questa fase, al proprietario/utilizzatore si richiede soltanto:
- la pulizia interna ed esterna della macchina, compresi i filtri ed il circuito idrau-
lico prima dellispezione;
- la presenza durante le operazioni di controllo, al fine di fornire tutte le informa-
zioni relative al normale impiego della macchina in azienda;
- la disponibilit del medesimo trattore impiegato in azienda, per lesecuzione
dei trattamenti fitosanitari, ed il libretto duso e manutenzione dellirroratrice.
In particolare, i Protocolli di prova predisposti dal Gruppo di Lavoro, non solo
forniscono precise indicazioni circa le metodologie di prova, le attrezzature ed
i limiti di accettabilit, per ciascuna tipologia dirroratrice prevista dalle Norme
Europee menzionate, ma suggeriscono anche linee guida per quelle escluse
(le cosiddette irroratrici speciali).
Linee guida, infine, vengono fornite anche per la regolazione delle stesse ir-
roratrici, comunemente denominata taratura, riguardante ladattamento delle

 Per macchine irroratrici speciali sintendono le tipologie che non sono


esplicitamente contemplate nella normativa EN 13790: lance a mano collegate
ad irroratrici tradizionali, a motocarriole o pompe fisse; irroratrici spalleggiate
con o senza motore autonomo; irroratrici ad ultra basso volume tipo CDA, fog-
ger, barre umettanti.

60
modalit dutilizzo delle macchine alle particolari realt colturali aziendali.
Si tratta di unoperazione che, preferibilmente, devessere effettuata contem-
po-raneamente al controllo funzionale o al termine di esso, mai su irroratrici
non correttamente funzionanti.
Soprattutto durante le operazioni di regolazione della macchina irroratrice
necessaria la presenza del proprietario/utilizzatore abituale, in quanto:
- consente didentificare le condizioni operative e le realt aziendali nellambito
delle quali la macchina irroratrice viene utilizzata (specie, tipo dintervento, su-
perficie trattata, sviluppo vegetativo, ecc.);
- rappresenta un momento di confronto e di consiglio con lagricoltore qualora
utilizzi parametri operativi non corretti (volumi eccessivi, velocit insufficienti o
eccessive, ecc.) e costituisce loccasione per svolgere unincisiva attivit for-
mativa nella quale illustrare i principi fondamentali per ottimizzare i tratta-menti
fitosanitari.
Diventa, pertanto, estremamente importante suggerire, agli utenti di macchine
impiegate per le colture arboree, un approccio propedeutico utile per lopera-
zione di regolazione (taratura), frutto di osservazioni e rilievi sperimentali po-
liennali, al fine di render proficuo il colloquio con gli addetti ai Centri-Prova
autorizzati.

Linee guida per la regolazione (taratura) delle irroratrici in uso nelle col-
ture arboree.
Le colture arboree non solo in Puglia costituiscono un raggruppamento
troppo vasto e diversificato per non richiedere tipologie dirroratrici notevolmen-
te differenziate, non tutte rientranti o assimilabili a quelle previste dalla norma-
tiva EN 13790.
Il Gruppo di Lavoro Tecnico per il concertamento nazionale coordinato dal-
lENAMA, come accennato in precedenza, ha inserito tali irroratrici, non previ-
ste dalla normativa, in 2 raggruppamenti:
- Irroratrici speciali, assimilabili a quelle tradizionali, da sottoporre a controlli
funzionali, quando necessari o possibili, secondo Protocolli di Prova adattati e
linee guida specifiche per la regolazione (taratura). In tale gruppo sono com-
prese alcune tipologie dirroratrici impiegate nellarboricoltura pugliese:
- lance a mano e varianti, collegate ad irroratrici tradizionali;
- irroratrici a polverizzazione meccanica dello spruzzo e diffusore a cannone.
- Irroratrici escluse, operanti con sistemi di distribuzione montati su mezzi aerei
oppure utilizzanti ugelli a movimento oscillatorio automatico, ritenute ad eleva-
to impatto ambientale.
Per intanto, alcune informazioni di carattere preliminare devono essere fornite
dallagricoltore sin da prima del controllo funzionale dellirroratrice, relative alle

61
colture arboree praticate in azienda, quando servite dalla stessa macchina:
- coltivazioni effettuate e relativa estensione;
- forma dallevamento e sesto dimpianto, altezza (piante a basso, medio ed
alto fusto) e spessore della vegetazione, altezza della fascia del bersaglio se
diversa dallaltezza della pianta intera, tipo di bersaglio oggetto del trattamento
(tronco, foglia o frutto, patogeni);
- volume di miscela fitoiatrica mediamente distribuita per coltura;
- velocit davanzamento utilizzata per coltura;
- pressione desercizio impiegata per coltura.
Vanno distinte, sempre al momento del colloquio preliminare:
- le colture con forme dallevamento in parete, disposte su filari, realizzanti fa-
sce vegetative continue;
- le colture con forme dallevamento in volume, disposte su filari, realizzanti una
successione discontinua di volumi intervallati da spazi vuoti;
- le colture con forme dallevamento in volume e piante sparse irregolarmente,
aventi chiome di diverso sviluppo.
I parametri operativi dellirroratrice, quando impiegata per una specifica coltura,
sui quali intervenire con la regolazione, sono i seguenti:
1. volume di distribuzione;
2. velocit davanzamento;
3. tipo ugello;
4. numero e posizione degli ugelli attivi e loro inclinazione (diagramma di distri-
buzione);
5. portata complessiva ugelli;
6. pressione desercizio;
7. portata ventilatore (se presente), intervenendo su velocit di rotazione, incli-
nazione pale;
8. regolazione deflettori dellaria (se presenti).

Volume di distribuzione
Le indicazioni in proposito sono sempre al centro dellattenzione e delle di-
scussioni da parte degli operatori del settore (costruttori, tecnici, ricercatori,
agricoltori) a motivo della complessit dellargomento e della molteplicit dei
fattori influenti: macchina, coltura, parassita, ambiente.
In assenza di prescrizioni regionali specifiche che, per le principali specie pra-
ticate, dovrebbero fornire indicazioni sui volumi/ha massimi e/o consigliati, di-
stinti per forma dallevamento (in parete o in volume), per altezza della fascia
vegetativa, per le principali fasi fenologiche (trattamenti in bruno, in pre e in
post-fioritura). I volumi di tradizione, superiori a 10001500 /ha, potrebbero
essere rimessi in discussione, nel caso si disponga dirroratrici in grado di ope-

62
rare a volumi pi ridotti e di erogare popolazioni di gocce di diametro adeguato
(Figura 1).

Figura 1. Correlazione fra dimensioni delle gocce, impatti/cm2 e volumi da distribuire (P. Balsa-
ri et Al., 2004).

Un dimezzamento dei predetti volumi un obiettivo perseguibile, considerate


le esperienze consolidate in Italia ed in altre Nazioni (agrumicoltura spagnola,
frutticoltura in genere, praticata in Svizzera e Germania).
Non vanno sottaciute le difficolt che si frappongono al raggiungimento di tale
obiettivo, derivanti dallinvecchiamento tecnologico dellattuale parco macchi-
ne regionale dirroratrici (et media superiore a 10 anni); dalla presenza di
unarbori-coltura a chioma espansa anche in altezza (olivicoltura); dallimprati-
cabilit dei metodi oggettivi di determinazione dei volumi/ha, basati su parame-
tri biometrici (T.R.V., L.A.I., ecc,), per carenze dinformazioni riguardanti gran
parte delle colture arboree della Puglia, per la difficolt di disporre dirroratrici
adeguate alle colture e opportunamente regolate per lo scopo.
In ogni caso, vanno segnalate, pur con le riserve richiamate in precedenza, le
proposte avanzate da ricercatori operanti in areali frutticoli del centro Europa,
di determinare i volumi/ha in base al T.R.V. dei frutteti, oscillanti da 250 a 600
/ha per le Pomacee, e da 200 a 1000 /ha per le Drupacee.
Poich la scelta del volume/ha va sempre associato a quella della dimensio-

63
ne delle gocce e quindi dellirroratrice a disposizione, potrebbe rivelarsi utile,
nelle specifiche situazioni operative, una verifica a posteriori mediante cartine
idrosensibili, opportunamente posizionate nella chioma delle piante: una co-
per-tura omogenea ed una densit dimpatti compresa tra 50 e 75 gocce/cm2
vengono ritenute sufficienti nella maggior parte dei casi.

Velocit davanzamento
condizionata preliminarmente dalle caratteristiche degli interfilari di percor-
renza (larghezza, pendenze, presenza o meno dirregolarit), dal tipo di trattore
normalmente impiegato per effettuare i trattamenti fitosanitari, dalla necessit
di garantire sicurezza e comfort alloperatore.
La velocit davanzamento soprattutto nei casi di colture arboree con forme
dallevamento in volume non pu essere determinata soltanto dallesigenza
di far presto poich, quando coordinata con altri parametri, soprattutto la por-
tata daria del ventilatore nei casi dirroratrici a spruzzo assistito, concorre a
rendere efficace il trattamento.
In una situazione ideale, nel caso di trattamento a filari alterni lo spray (aria
+ gocce disperse di miscela antiparassitaria) dovrebbe penetrare nella vegeta-
zione in quantit tale da sostituirsi allaria presente, avendo energia sufficiente
a superare gli strati fogliari, ma non il limite esterno della chioma per non inge-
nerare perdite.
Una buona regola pratica sarebbe quella di adottare condizioni operative tali che
il bersaglio pi lontano (parte ester-
na della chioma) si muova in modo
evidente per effetto della corrente
daria generata dal ventilatore. Fo-
glie immobili o, nel caso opposto,
disposte a bandiera, sono sintomi
evidenti dincoerente rapporto tra
velocit davanzamento e portata
daria del ventilatore (Figura 2).

Figura 2. Valutazione visiva della coeren-


za fra velocit davanzamento dellir-
roratrice e portata del ventilatore. Nel
caso di velocit ottimale il volume daria
contenuto nelle chiome delle piante
viene sostituito da un eguale volume
dello spray generato dallirroratrice. Nel
caso di velocit eccessiva o insufficiente
questultimo risulta, rispettivamente,
inadeguato o esuberante.

64
A voler considerare la maggior parte delle circostanze possibili, le velocit
davanzamento adottate con le diverse tipologie dirroratrici sono comprese tra
3 ed 8 km/h: quelle pi basse con irroratrici ad aeroconvezione, oppure con
volumi/ha pi elevati o, ancora, in frutteti a chioma espansa, fitta, in coinciden-
za con le ultime fasi vegetative; quelle pi elevate con irroratrici pneumatiche,
operanti con volumi ridotti su piante piccole oppure nelle prime fasi vegetati-
ve.
In sede di regolazione (taratura) delle irroratrici cosiddette speciali (lance ma-
nuali, irroratrici spalleggiate) sar pi utile che il proprietario/utilizzatore forni-
sca, in alternativa, indicazioni riguardanti:
- il tempo complessivo occorrente per effettuare il trattamento su di un filare
intero;
- il tempo necessario per trattare una singola pianta (trattamento su piante
sparse).

Tipologia, numero ed orientamento spaziale degli ugelli attivi


La notevole differenziazione morfologica e dimensionale degli impianti arborei
richiede tecniche e, dunque, differenti tipologie dirroratrici, molte delle quali
raggruppate nelle speciali, necessitanti, ciascuna, dinterventi appropriati di
controllo e regolazione.
Questi interventi, purtroppo, non sempre sono risolutivi dei problemi riguardan-
ti lefficienza del trattamento, questultima identificata, principalmente, con la
qualit della copertura e la dispersione nellambiente.

Irroratrici ad aeroconvezione
la tipologia dirroratrice pi diffusa, nella versione standard oppure con convo-
gliatori di flusso, (a profilo derogazione diritto verticale o rastremato). Laspetto
pi discusso di tale tipologia deriva dalla geometria dellerogazione (variabilit
delle direzioni di flusso e delle distanze tra ugelli e le diverse quote in altez-
za del bersaglio, difficolt di controllo del deposito alle distanze maggiori: > 4
metri) e dai limiti riguardanti lattendibilit dei pannelli captanti impiegati per
le regolazioni, intesa come attitudine a riprodurre i diagrammi di distribuzione
ottenuti sulla vegetazione.
Le caratteristiche (diametro delle piastrine di efflusso) ed il numero degli ugelli
attivati, da comunicare agli addetti al momento del controllo, devono risultare
uguali sui due lati dellirroratrice, cos come le possibilit di orientamento sim-
metrico e riproducibile, salvo utilizzi particolari (irroratrice su di un solo lato) o
correttive di asimmetrie generate dal ventilatore.
Il numero degli ugelli risulta, come noto, variabile, in dipendenza del diametro
del ventilatore (nelle irroratrici standard: sino ad 8+8, in quelle con convoglia-

65
tori di flusso: sino a 20+20 e pi). Pi frequentemente utilizzati sono gli ugelli a
turbolenza (talvolta a ventaglio).
I modelli dirroratrice in commercio offrono svariate possibilit di scelta (Figura 3):
- per vigneto + frutteto (sino a 2,5 3 m di altezza);
- per colture arboree di media altezza e consistenza della chioma (volumetria
e densit fogliare);
- per colture arboree di notevole altezza e consistenza della chioma (volumetria
e densit fogliare).

Considerate le forme dallevamento pi diffuse in Puglia e la versatilit ri-


chiesta (utilizzo misto vigneto+frutteto), vanno preferiti quei modelli che
assicurino la massima possibilit di regolazione (numero elevato di ugelli
attivabili, a posizione variabile in altezza ed inclinazione; presenza di de-
flettori direzionali dei flussi daria; ventilatori con raddrizzatori di flusso, fissi
o rotativi e pale ad inclinazione variabile; convogliatori di flusso dotati di
deflettori destremit per adeguare lampiezza dello spruzzo allaltezza del
bersaglio; ecc.).

Figura 3. Tipologie dirroratrici ad aeroconvezione impiegabili nelle colture arboree: i. standard


ad 1 ventola assiale [A] e a 2 ventole assiali controrotanti [B]; i. con convogliatore di flusso
profilo rastremato e ventilatore assiale con presa daria anteriore [C]; i. con convogliatore a
profilo rettilineo e 2 ventilatori sovrap-posti indipendenti [D]; i. con convogliatori a ventaglio e
ventilatore centrifugo [E]; i. con diffusore a cannone e ventilatore centrifugo [F].

66
Un elevato numero dinterventi regolatori consente un migliore e rapido ade-
gua-mento del profilo di distribuzione alle caratteristiche del bersaglio, come si
dir in seguito.
Le perdite per deriva, inevitabili nelle colture arboree, possono essere conte-
nute utilizzando ugelli antideriva di nuova generazione, cos come le perdite a
terra con dispositivi antigoccia.
Limpiego di tali tipologie dugello, in conseguenza della produzione di gocce
pi grandi, va attentamente valutato quando vi la necessit di unelevata co-
pertura del bersaglio.
da auspicare, infine, lintroduzione, anche in Puglia, delle tecniche di distribu-
zione differenziata, al fine di consentire o di adeguare lerogazione alla presen-
za o alla dimensione della pianta da trattare.

Irroratrici a polverizzazione pneumatica


Poco diffuse nella frutticoltura regionale, consentono la distribuzione di bassi o
molto bassi volumi/ha.
Le possibilit di regolazione sono limitate (orientamento spaziale dei diffusori,
allattivazione/disattivazione degli stessi, entit della polverizzazione del liqui-
do, intervenendo sulla velocit dellaria e la portata derogazione del liquido).

Pressione desercizio
Si ricorda che la pressione un importante parametro di regolazione soltanto
nel caso delle irroratrici ad aeroconvezione poich determina, congiuntamen-
te, secondo leggi sperimentalmente ben definite, variazioni della portata degli
ugelli, dunque del volume complessivo erogato dalla macchina, e delle caratte-
ristiche dimensionali della popolazione di gocce.
Nel caso delle irroratrici pneumatiche, invece, la pressione esercitata sul li-
quido serve soltanto alla regolarizzazione del trasferimento della miscela dal
serbatoio ai diffusori (12 bar).
Il range delle pressioni desercizio correntemente adottati nella frutticoltura
(1030 bar), risulta eccessivo nei valori superiori, soprattutto nelle prime fasi
fenologiche della coltura e, pi in generale, in presenza di sviluppo fogliare
ridotto. In ogni caso, va decisamente sconsigliato lutilizzo della pressione per
modificare la capacit di penetrazione dello spruzzo allinterno alla vegetazio-
ne, in quanto questultima influenzata sia pur di poco dal flusso daria
erogato dal ventilatore.
Si suggerisce, pertanto, di operare a pressioni compatibili con il tipo di polveriz-
zazione desiderato: 512 bar (ugelli a turbolenza da 0,81,5 mm) e 1015 bar
(ugelli a turbolenza da 1,82,5 mm).
I valori superiori si traducono in uneccessiva polverizzazione della miscela con

67
formazione di gocce facilmente soggette alla deriva e allevaporazione oltre
che in una maggiore usura sia degli ugelli sia degli altri componenti del circuito
idraulico.

Portata del ventilatore


La portata daria esplica una funzione differente a seconda della tipologia del ven-
tilatore e dellirroratrice sulla quale montato: ventilatore assiale talvolta centrifu-
go nelle irroratrici ad aeroconvezione; centrifugo in quelle pneumatiche.
un parametro sul quale possibile intervenire, senza modificarne altri, solo
nel caso dirroratrici ad aeroconvezione e polverizzazione della vena liquida
per pressione. Essa assume un ruolo particolarmente importante nelle colture
arboree, soprattutto nei casi di forme dallevamento in volume aventi una den-
sit fogliare elevata (agrumi).
Allaria prodotta dal ventilatore, sono affidate alcune importanti funzioni (tra-
sporto delle gocce sul bersaglio, movimentazione della vegetazione, penetra-
zione dello spruzzo allinterno della chioma). Un suo eccesso, tuttavia, pu
provocare alcuni inconvenienti (trasporto delle gocce oltre il bersaglio, movi-
mentazione eccessiva della vegetazione con disposizione delle foglie a ban-
diera, rimozione delle gocce gi depositatesi sul bersaglio). Il flusso daria,
infine, interagisce con le gocce: ne modifica le traiettorie e ne riduce il diametro,
sino allevaporazione (con elevate velocit dellaria e in condizioni di tempera-
tura ed umidit relativa particolari).
Quale che sia la tipologia di ventilatore installato sullirroratrice (a flusso assia-
le, radiale o tangenziale), la determinazione della portata utile rappresenta un
importante parametro di regolazione.
Gli interventi possibili per modificarla sono noti: variazione del numero di giri alla
p.d.p. (con conseguente modifica della velocit davanzamento dellirroratrice),
del rapporto di trasmissione (solo 2 velocit), dellinclinazione delle pale.
Alcune esperienze hanno quantificato le condizioni operative che forniscono
i migliori risultati (= ottimizzazione del deposito sul bersaglio) in frutticoltura:
velocit dellaria in prossimit della pianta pari a 1012 m/s.
Laria va regolata in modo opportuno:
- direzionandola, per quanto possibile, allinterno della vegetazione (= riduzione
dellaria inutile);
- incrementandola nelle forme dallevamento espanse, in piena vegetazione,
in condizioni di ventosit leggera (brezza), con velocit davanzamento elevate
(riduzione del tempo di permanenza dellaria sul bersaglio)
In frutteti caratterizzati da scarsa superficie fogliare (sino a 4000 m2/ha), la
portata del ventilatore non dovrebbe superare i 20.000 m3/h mentre, in situa-
zioni di superficie fogliare pi elevata (> 4000 m2/ha), si pu arrivare sino a

68
2530.000 m3/h. Si ricorda che tali valori sono applicabili ad irroratrici nelle
quali si provveduto ad indirizzare il flusso daria sulla vegetazione-bersaglio
agendo sui deflettori montati sulle stesse.

Diagrammi di distribuzione
Essi vengono determinati ed eventualmente corretti utilizzando la parete
captante verticale di banchi-prova allestiti per lo scopo.
Sono a disposizione degli utenti che ne facciano richiesta, i diagrammi di di-
stribuzione riportati sui Certificati ENAMA, riguardanti la maggior parte delle
irroratrici in commercio, riferiti allo spruzzo ed alle velocit dellaria (non so-
vrapponibili per una stessa macchina).
Pur essendo determinati secondo le indicazioni del Costruttore, possono ri-
velarsi utili perch consentono, al momento dellacquisto, di orientare le scelte
verso modelli pi compatibili con le caratteristiche delle colture aziendali. In tal
caso, alcune regolazioni di dettaglio risulterebbero molto pi celeri e pi facili
(Figure 4 e 5).
I diagrammi, per la quasi totalit delle irroratrici ad aeroconvezione del tipo
standard, rivelano un andamento decrescente dal basso verso lalto, con valori
minimi, a 2,5 m oppure a 4 m di quota, con valori variabili con il diametro della
girante: da 3,03,7 m/s (giranti da 600700 mm) a 58 m/s (giranti da 800900
mm e pi). Per alcuni modelli si osservano maggiori velocit nella fascia com-
presa tra 1 e 23 m di quota.
Le irroratrici ad aeroconvezione, dotate di convogliatori di flusso, presentano
diagrammi delle velocit dellaria differenti a seconda delle caratteristiche co-
struttive del convogliatore e funzionali del ventilatore associato.
Tali diagrammi, infatti, a volte riproducono landamento delle irroratrici stan-
dard, talvolta lo modificano profondamente, il pi delle volte lo regolarizzano.
Nonostante la disponibilit della certificazione ENAMA, utile al momento del-
lacquisto, occorre il periodico ricorso ai Centri autorizzati per la regolazione
dello spruzzo erogato dallirroratrice in uso alle caratteristiche del bersaglio da
trattare.

 Alette di regolazione del flusso daria disposte in posizione orizzontale.

69
Figura 4. Esempi di diagrammi di distribuzione in verticale del liquido erogato, riferiti a diversi
modelli dirroratrici ad aeroconvezione standard nuove di fabbrica, riportati sui Certificati
ENAMA. Lesame di tali diagrammi consente di orientare lacquisto verso quei modelli che
meglio riproducono il profilo del bersaglio della coltura praticata in azienda (altezza massima
raggiungibile dallo spruzzo, altezza e posizionamento delle fasce di maggior deposito, ugelli
eventualmente da disattivare o riorientare, torsione dello spruzzo, posizionamento delle alette,
simmetria dx-sx, ecc.).

70
Figura 5. Esempi di diagrammi di distribuzione in verticale dello spruzzo in funzione della quo-
ta, riferiti ad irroratrici ad aeroconvezione nuove di fabbrica, dotate di convogliatori di flusso.

71
Con questa operazione, intervenendo opportunamente sulla macchina irroratrice
(inclinazione ugelli, apertura e chiusura degli stessi, regolazione della posizione
dei deflettori dellaria, ecc.), sintende far s che il getto interessi, nella misura mas-
sima possibile, il bersaglio oggetto del trattamento.
In questa fase risultano indispensabili le informazioni fornite dal proprietario/utilizzato-
re, il solo a conoscenza e dunque in grado di fornire le indicazioni necessarie, riguar-
danti le caratteristiche colturali del frutteto interessato dallirroratrice da regolare.
Infatti, contrariamente alle opinioni correnti, la regolazione (taratura) delle irroratrici
da impiegare anche nelle colture arboree deve tener conto delle specifiche del
frutteto da trattare. Pertanto, la raccolta delle informazioni riguardanti tali aspetti, da
parte degli addetti ai Centri di Controllo, , oltre che utile, indispensabile.
Loperazione comprende due fasi successive:
1 - modellizzazione della chioma della coltura, funzionale alla regolazione dellir-
roratrice;
2 - adeguamento del profilo di distribuzione dello spruzzo al modello di riferimento.

Modellizzazione della chioma


definita dal suo ingombro dimensionale (estensione, spessori) e dalla quantifica-
zione di alcuni parametri (LAI).
In questa fase occorre fare riferimento soprattutto allaltezza raggiunta dalle piante
in piena vegetazione e allo spazio libero compreso tra il piano campagna e la
parte inferiore della chioma (segnalati dallagricoltore durante il colloquio iniziale):
uno degli scopi di tale regolazione consiste, infatti, nel calibrare adegua-tamente la
distribuzione evitando di irrorare oltre tali limiti con evidenti riflessi positivi in termini
di impatto ambientale del trattamento e di risparmio di prodotto (Figura 6).

Figura 6. Adeguamento dellinclinazione dei deflettori alle dimensioni del bersaglio, con lim-
piego di semplici nastri rilevatori, tenuto conto anche della torsione del flusso daria erogato
dal ventilatore dellirroratrice, rotante in senso antiorario.

72
Inoltre, opportuno che i quantitativi irrorati siano adeguati alle variazioni di
massa fogliare tipiche della coltura da trattare.
Ne deriva la necessit di garantire una bagnatura che tenga conto di tali va-
riazioni assicurando unadeguata irrorazione delle zone con maggiore densit
fogliare ed evitando eccessi distributivi nelle zone meno dense.
Tale criterio, apparentemente semplice nella sua enunciazione, risulta notoria-men-
te complicarsi nella pratica applicazione, nel caso di colture arboree (Figura 7).

Figura 7. Modelli di distribuzione proposti: [a] profilo della chioma; [b] spessore orizzontale
della chioma alle diverse altezze; [c] lunghezze delle traiettorie delle gocce erogate da ciascun
ugello attivo; [d] integrazione grafica dellarea dei settori orizzontali individuati alle diverse
quote; [e] integrazione grafica delle aree individuate dalle traiettorie degli spruzzi erogati da
ciascun ugello attivo. Il modello [a] il pi utilizzato perch il semplice.

A motivo della sua semplicit, viene correntemente utilizzato il criterio di distri-


buzione che riproduce il profilo del bersaglio da trattare (Figura 8).

73
Figura 8. Fasi della regolazione del diagramma di distribuzione.

74
6- Gestione agronomica:
gestione del suolo,
nutrizione, irrigazione
Carlo Fideghelli
CRA Centro di Ricerca per la Frutticoltura

Gestione del suolo


La ricerca ha ampiamente dimostrato che lobiettivo di gran lunga pi importante
della lavorazione del terreno quello di eliminare le erbe infestanti che compe-
tono con le piante di pesco nei confronti dellacqua disponibile e, nellItalia me-
ridionale, dove lacqua scarsa e, spesso, costosa, la loro eliminazione uno
degli obiettivi della gestione del suolo.
Nel caso dellinerbimento la competizione nutrizionale si manifesta nei primi
anni; successivamente, con l umificazione della massa verde pacciamata e la-
sciata sul posto, si ha la restituzione degli elementi minerali prima sottratti ed un
miglioramento della disponibilit di quelli presenti nel suolo.
La ricerca ha anche dimostrato che la non lavorazione del suolo crea le migliori con-
dizioni per laccrescimento degli apparati radicali del pesco che possono svilupparsi
negli strati pi superficiali, i pi ossigenati e i pi ricchi di elementi assimilabili.

In conseguenza di queste risultanze sperimentali la gestione del suolo, nella


peschicoltura meridionale, si risolve secondo i seguenti modelli:
1) diserbo chimico sul filare e lavorazione superficiale dellinterfilare, dalla pri-
mavera allestate;
2) lavorazione superficiale dellintera superficie;
3) diserbo chimico sul filare, inerbimento spontaneo e controllato dellinterfilare.

Questultima soluzione, in combinazione con lirrigazione a goccia, loca-


lizzata lungo il filare, comporta che nei mesi estivi, lerba dellinterfilare
secca completamente senza necessit di ulteriore controllo n chimico n
meccanico.
E importante ricordare che le giovani piante di pesco risentono molto
della concorrenza dellerba per cui, qualunque sia il modello scelto dal
frutticoltore, assolutamente da evitare linerbimento del pescheto nei
primi due anni.
I vantaggi del mantenimento della flora spontanea durante i mesi che van-
no dallinverno alla primavera sono di gran lunga maggiori degli svantaggi
come riportato nella tabella seguente (da Rapparini e Campagna, 2008,
modificata)

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Vantaggi Svantaggi

Rispetto al suolo
- Maggiore ritenzione di elementi
lisciviabili
- Minore erosione e ruscellamento, Aumento dei parassiti
soprattutto nei pescheti in pendio
- Migliore struttura fisica del suolo,
maggiore areazione e attivit biologica
Rispetto alle piante di pesco
- Maggiore biodiversit animale - Competizione idrica
(iperparassiti, pronubi) - Competizione nutrizionale
- Minori rischi di clorosi ferrica - Possibile riduzione del vigore
(soprattutto nei primi anni)
Rispetto alla produzione
- Incremento del sovraccolore dei frutti - Possibile minore dimensione dei
frutti e, pertanto, della produzione

Controllo delle erbe infestanti


Lavorazione del terreno
Il controllo pi tradizionale la lavorazione del suolo che deve essere la pi
superficiale possibile, compatibilmente con la necessit di eliminare le malerbe
ed evitare che ricrescano.
Per le lavorazioni lungo il filare ci sono frese o vomeri multipli posizionati su un
braccio mobile, rientrante in corrispondenza del tronco, azionato da un tastatore
idraulico.
La lavorazione dellinterfilare bene sia fatta con erpice a dischi che, rispetto
alla fresa, produce una suola di lavorazione meno compatta.
La lavorazione del terreno inizia alla fine dellinverno e si ripete fino a quando la
siccit estiva non rende pi necessario intervenire. Alla fine dellestate, con le
prime piogge, la flora spontanea ricresce ed bene non continuare le lavorazio-
ni del suolo, ma controllarla mediante trinciatura, se troppo sviluppata.
La vegetazione, durante i mesi invernali, consentir una pi facile percorribilit del
frutteto e ridurr i rischi di ruscellamento, erosione e compattazione del suolo.

Trinciatura
In alternativa alla lavorazione del terreno, tra la fine dellinverno e linizio della
primavera, si potr provvedere alla trinciatura dellerba cresciuta nellinterfilare,

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operazione che andr ripetuta ogni 15-20 giorni fino a quando la siccit estiva
non render pi necessaria loperazione.
Dal punto di vista dei costi, la trinciatura dellerba 4-5 volte pi lenta dellerpi-
catura e va ripetuta pi volte.

Diserbo chimico
Il diserbo chimico limitato ad una fascia larga da 1,5 a 2,0 metri lungo il
filare.
Nei primi due anni assolutamente sconsigliabile utilizzare il glifosate e an-
che il glufosinate ammonio, che, se male utilizzati, possono provocare dei danni
alle giovani piante di pesco. E consigliabile il solo uso dei disseccanti dipiridilici
come il Paraquat e il Diquat che si distribuiscono sulla vegetazione.
Dal terzo anno, assicurando una buona schermatura degli ugelli, o utilizzando
attrezzature umettanti, si pu utilizzare il glufosinate ammonio e, per il controllo
delle chiazze di graminacee perenni e dicotiledoni, il glifosate.
I periodi di intervento sono indicativamente i seguenti:
a) prima della caduta delle foglie, con infestanti alte 10-15 cm,
b) dopo la caduta delle foglie, con infestanti alte 10-15 cm ( il trattamento
pi importante nelle condizioni meridionali),
c) fine inverno inizio primavera,
d) fine primavera.
Per le graminacee perenni (es. gramigna), il periodo di maggiore efficacia la
fine dellestate, dopo le prime piogge estive.

Altre modalit di diserbo


La paccianatura con film plastico nero un efficace mezzo di controllo delle
infestanti lungo il filare che pone il problema del posizionamento dei goccio-
latori sotto lo stesso, senza, per, la possibilit di controllarne la funzionalit
nel tempo.
Ai bordi della paccianatura comunque necessario intervenire con il diserbo
chimico per non danneggiare la plastica con i mezzi meccanici.
Il pirodiserbo, basato sullimpiego di ugelli alimentati a gas liquido che for-
mano una fiamma orizzontale ad alcuni centimetri dal suolo, un metodo
utilizzato soprattutto nelle produzioni biologiche, il suo principale limite il
maggior costo rispetto al diserbo chimico e alla trinciatura dellerba.

Nutrizione
Sulla nutrizione degli alberi da frutto interferiscono pi fattori, i pi importanti
dei quali sono: a) il clima; b) il terreno; c) la pianta; d) la tecnica colturale; e)
la concimazione.

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Influenza del clima
Il clima influisce sulla nutrizione con la piovosit e la temperatura. Sia la quantit
che la distribuzione delle piogge hanno una importanza preponderante sulla di-
sponibilit degli elementi minerali contenuti nel terreno o apportati con la conci-
mazione. Lacqua piovana porta nel terreno una quantit di azoto variabile da 10
a 30 e pi kg ogni anno in relazione alla quantit caduta. In Puglia si pu ritenere
che la quantit sia sui valori minimi. La pioggia ha anche unazione dilavante che
si esplica soprattutto sullazoto ed in modo tanto pi accentuato quanto maggio-
re lintensit delle piogge.
La temperatura influisce soprattutto sullattivit della microflora che vive a spese
della sostanza organica e che responsabile della sua degradazione. La tem-
peratura influisce anche sullazione solubilizzatrice dellacqua nei confronti dei
composti minerali.

Influenza del terreno


Il terreno nei suoi due aspetti principali, natura fisica (tab. 1) e natura chimica
(tab. 2), influisce in modo determinante sulla nutrizione.
La natura fisica del terreno importantissima per le condizioni di aereazione e di
umidit che pu creare intorno allapparato radicale delle piante.
Laereazione del terreno tanto maggiore quanto pi alta la percentuale di
scheletro e di sabbia. I terreni molto sciolti, per, hanno il grave inconveniente
di possedere una bassissima capacit idrica e di essere pertanto soggetti agli
inconvenienti della siccit.

Tab. 1 Tabella di interpretazione dei risultati dellanalisi fisico-meccanica di un


terreno agricolo

Materie sabbiose
Materie argillose
Terreni (sab. fine + sab.
(argilla + limo)
grossa)

Terreni compatti (o suoli argillosi) 100-80% 0-20%

Terreni mediamente compatti


(o suoli si medio impasto
tendenzialmente argillosi) 80-60% 20-40%

Terreni di medio impasto


(o mezze terre) 60-40% 40-60%

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Terreni mediamente sciolti
(o suoli di medio impasto
tendenzialmente sabbiosi) 40-20% 60-80%

Terreni sciolti (o suoli sabbiosi) 20-0% 80-100%

Tab. 2 Tabella di interpretazione dei risultati dellanalisi chimica di un tereno


agrario.

Elemento Povero Scarso Medio Buono Ottimo


Humus % < 0,5 0,5-1,50 1,50-2,50 2,50-3,50 > 3,50
Azoto < 0,65 0,65-1,00 1,00-1,50 1,50-2,00 > 2,00
P2O5
1 < 30 - 30-70 - > 70
2 < 0,01 0,01-0,03 0,03-0,05 0,05-0,07 > 0,07
K2O scambiabile
< 1,00 1,00-3,00 3,00-5,00 5,00-9,00 > 9,00
Humus = Carbonio organico % x fattore (2,3)
1) = Anidride fosforica assimilabile in kg/Ha
2) = Anidride fosforica assimilabile secondo il sistema Marimpietri-
Morani-Gisondi

pH (reazione del terreno)

terreno acido < 5,50


sub-acido 5,51-6,50
neutro 6,51-7,50
sub-alcalino 7,51-8,50
alcalino > 8,51

Il contenuto di calcio, sotto forma attiva, dannoso per il pesco innestato su


Franco quando supera valori del 4-5%.
Importanti, ai fini della nutrizione delle piante, sono alcuni antagonismi e sinergi-
smi che si manifestano nel terreno fra diversi elementi:

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Semplificando il concetto si pu dire che due elementi sono antagonisti quando
lelevata disponibilit di uno rende necessaria per la pianta lelevata disponibilit
dellaltro; due elementi sono sinergici quando lelevata disponibilit di uno rende
meno necessaria la disponibilit dellaltro.

La sostanza organica
Un terreno si pu considerare ben dotato di sostanza organica quando ne con-
tiene almeno il 2%.
Limportanza della sostanza organica legata alla sua azione miglioratrice dello
stato chimico, fisico e microbiologico del terreno. Per quanto riguarda laspetto
chimico, la sostanza organica fonte di azoto (circa 1/20), ostacola la insolubi-
lizzazione del fosforo e ne facilita lassorbimento, favorisce lassorbimento del
potassio.
La sostanza organica poi il principale mezzo per il miglioramento dei terreni
a struttura anomala (troppo sciolti o troppo compatti), aumentando la capacit
idrica ed equilibrando il rapporto terreno-vuoti.
Le fonti pi comuni di sostanza organica sono: il letame (0,5% N, 0,3% P2O5,
0,6% K2O), la pollina, il compost, il pennone (11-12% N), il sovescio, la paccia-
matura con materiale vegetale e linerbimento controllato.
La specie pi utilizzata al Sud per il sovescio il favino. E bene che il sovescio
sia abbondantemente concimato e che linterramento (se la coltura arborea
in atto) venga fatto non troppo profondamente per non danneggiare lapparato
radicale dei fruttiferi.

Influenza della pianta


Le piante arboree da frutto sono caratterizzate dai seguenti cicli:
1) Ciclo biologico
a) et giovanile, caratterizzata dallassenza di produzione e dal rapido ac-
crescimento;
b) et adulta, caratterizzata dallequilibrio tra la produzione e lattivit vegetativa;
c) et senile, caratterizzata da ridotta attivit vegetativa ed eccesso di frutti-
ficazione.

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2) Ciclo annuale
a) fioritura ed allegazione;
b) germogliamento e crescita vegetativa dalla ripresa vegetativa, in primavera,
al mese di luglio;
c) accrescimento e maturazione dei frutti;
d) differenziazione delle gemme a fiore, inizia di solito a fine maggio e prosegue
fino alla fine del riposo invernale;
e) periodo di riposo, dalla caduta delle foglie alla ripresa vegetativa.
La conoscenza di questi cicli della vita dei fruttiferi fondamentale per poter
intervenire con le concimazioni nella misura e nel tempo pi opportuni.
Le esigenze nutrizionali delle piante giovani differiscono naturalmente da quelle
delle piante adulte.
In pratica, soprattutto se allimpianto si provveduto ad elargire unabbondante
concimazione di fondo a base di sostanza organica, fosforo e potassio, le piante
giovani necessitano soltanto di azoto, per la sua azione stimolante dellattivit
vegetativa.
Pi attiva la vegetazione delle piante, pi rapido il raggiungimento del massi-
mo sviluppo delle stesse e la loro entrata in produzione. Limportanza dellazoto
aumenta nelle regioni meridionali, dove, a causa del pi lungo ciclo vegetativo e
della maggiore luminosit, pi facile la preparazione delle gemme a fiore e le
piante iniziano il processo di invecchiamento pi precocemente.
La concimazione delle piante adulte in produzione interessa, oltre che lazoto,
anche il fosforo ed il potassio.
Per valutare la necessit delle piante in produzione, un metodo indicativo quel-
lo del calcolo delle asportazioni che, per il pesco, sono calcolate mediamente
come segue:

N P2O5 K2O
g/100 Kg di frutti prodotti 0,35-0,40 0,10-0,20 0,40-0,50

Appare chiaro il minor consumo del fosforo rispetto allazoto ed al potassio.


Al fine di una razionale concimazione si deve anche tenere conto della insolubi-
lizzazione dei concimi, del dilavamento e del potere adsorbente dei colloidi del
suolo nonch dellapporto di azoto dellacqua piovana e di azoto e calcio dellac-
qua di irrigazione, della umificazione dei residui organici costituiti dalle foglie, dal
legno di potatura e dellerba pacciamata.

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Influenza della tecnica colturale
La tecnica colturale pu influire sulla nutrizione delle piante in modo determinan-
te, modificando le condizioni fisico-chimiche del terreno o le condizioni fisiologi-
che delle piante stesse.

Lavorazione del terreno


La sistemazione idraulica e lo scasso per la loro influenza sulle condizioni fisi-
che del terreno che si protrae per tutta la vita del frutteto, hanno una importanza
predominante.
Le lavorazioni del suolo, dopo limpianto del frutteto, devono essere limitate agli
strati pi superficiali per non danneggiare lapparato radicale che, come stato
dimostrato in numerosi studi, compreso per la quasi totalit tra zero e 60 cen-
timetri di profondit.
La non lavorazione crea le migliori condizioni fisiche per la vita delle radici nel
suolo come evidenziato precedentemente.

Concimazione
Azione dellazoto
Lazoto lelemento pi efficace della concimazione del pesco e gli effetti pi
evidenti sono i seguenti:
1) aumenta la differenziazione delle gemme a fiore e la produttivit;
2) riduce la cascola dei frutticini;
3) aumenta la resistenza delle piante alla bolla ed al corineo;
4) eccessi di N ritardano la maturazione dei frutti anche di parecchi giorni, ridu-
cono la colorazione rossa dei frutti ed aumentano la pigmentazione verde della
polpa;
5) aumenta il rapporto polpa/nocciolo;
6) il fabbisogno di N particolarmente elevato nel periodo che va dalla fioritura
allindurimento del nocciolo

Azione del fosforo


1) Il pesco reagisce poco o niente a somministrazioni di fosforo, soltanto in alcu-
ni terreni sabbiosi, o comunque molto sciolti, si sono registrati risultati positivi di
concimazioni fosfatiche;
2) Il fosforo meno richiesto di Mg e Ca,
3) eccessi di N possono far salire la richiesta di P;
4) le concimazioni con fosforo mobilizzano il potassio.

Azione del potassio


1) Circa la met del potassio assimilato dalla piante utilizzato nei frutti;

82
2) il potassio aumenta la produttivit, per la sua complementariet allazoto nella
formazione di rami misti vigorosi e nella differenziazione delle gemme a fiore;
3) il fabbisogno di K aumenta in corrispondenza di elevata disponibilit di azoto;
4) il polline di alberi carenti di K meno vitale;
5) il potassio esercita una positiva influenza sulla pezzatura e sulla colorazione
rossa dei frutti;
6) gli alberi carenti di K sono pi sensibili ai danni da freddo;
7) il diradamento precoce dei frutti influisce positivamente sulla nutrizione po-
tassica;
8) il potassio nel suolo mobilizzato dallinerbimento.

Tra gli altri macroelementi una notevole importanza assume, frequentemente, il


calcio per i suoi effetti negativi, quando presente in quantit eccessiva, sullas-
sorbimento del ferro.
Lelevato pH del terreno, in conseguenza dellelevato contenuto del calcio, rende
il ferro insolubile e non utilizzabile da parte della pianta. Come conseguenza si
manifesta la tipica clorosi ferrica da calcare, che si distingue dalle clorosi per
carenza di azoto e per asfissia radicale perch compare prima agli apici dei ger-
mogli ed interessa solamente le zone internervali mentre le nervature rimangono
verdi. Oggi il problema della clorosi facilmente superato dallimpiego di portin-
nesti tolleranti lelevato contenuto di calcare attivo (ibridi pesco x mandorlo).
La carenza di calcio e pH acido sono, al contrario, la causa del deperimento
del pesco che negli stati della costa atlantica degli USA va sotto il nome di Tree
Short Life (TSL).

Pratica della concimazione


Gli elementi che devono essere tenuti presenti per poter stabilire la quantit da
distribuire sono:
1) Analisi del terreno. Il suo valore relativo; utile soprattutto da un punto di
vista orientativo per la concimazione dimpianto.
2) Asportazioni e apporti. La loro conoscenza utile per avere delle quantit
di riferimento minime al si sotto delle quali non si deve scendere (vedi influenza
della pianta).
3) Natura fisica del terreno. La conoscenza della natura fisica del suolo im-
portante soprattutto in relazione al potere adsorbente nei confronti degli ioni K+,
P+++, NH3+ e NO3+.
4) Diagnosi fogliare. La diagnostica fogliare uno dei mezzi pi sicuri per co-
noscere il reale stato di nutrizione delle piante.
La diagnostica fogliare consiste nella determinazione, mediante analisi chimica,
del contenuto degli elementi nutritivi in un campione rappresentativo di foglie,

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prelevate secondo modalit ed a tempo opportuni.
Nella Tab. 3 si riportano valori indicativi di contenuto fogliare in funzione del pe-
riodo di maturazione della cultivar e della fenologia.
In accodo con il ciclo biologico del frutteto, si possono distinguere una conci-
mazione dimpianto, una concimazione di allevamento ed una concimazione di
produzione.

Concimazione dimpianto
La concimazione dimpianto importante soprattutto per il fosforo ed il potas-
sio, che non potranno essere interrati successivamente alla profondit esplorata
dallapparato radicale (circa 60 cm) e non hanno la possibilit di scendere in
profondit perch trattenuti dal potere adsorbente del terreno. Nella concima-
zione dimpianto si possono distinguere una concimazione distribuita su tutta la
superficie ed una concimazione localizzata da mettere sul fondo della buca.
A titolo orientativo si riportano le quantit di concimi da distribuire allimpianto.

Concimazione generalizzata
a) Letame: da 400 a 500 q/ha, pari a 200-250 unit di azoto,120-150 unit di
fosforo, 320-400 unit di potassio oppure Compost: 150 t/ha pari a 230/kg di N,
30-35 Kg/ha di P, 130 Kg/ha di K.
b) Concimi chimici: 100-120 unit di fosforo, 200-250 unit di potassio.

Concimazione localizzata
200-300 g di nitrato ammonico o altro concime azotato di pronto effetto.
Va distribuita sul fondo della buca, avendo cura di evitare che le radici vengano
a contatto con i concimi.

Concimazione di allevamento
Nel periodo di allevamento il solo elemento indispensabile lazoto che deve
essere distribuito, per evitare dilavamento da parte delle piogge e delle irriga-
zioni, a partire da febbraio-marzo, indicativamente il 20% prima della fioritura, il
60% dalla fioritura a fine luglio, il 20% a settembre per favorire le scorte invernali
della pianta.
Quantit indicative per pianta per i primi tre anni sono le seguenti:
200-300 g di azoto.
Il concime va distribuito intorno alla pianta su una superficie un po pi ampia
della proiezione della chioma.

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Tab. 3 Valori di riferimento del contenuto fogliare in macro e micro elementi di una corretta nutrizione minerale
(Tagliavini, Marangoni, 2005)

cv a maturazione intermedia cv a maturazione precoce


Elemento
Scamiciatura Frutto noce Met luglio Scamiciatura Frutto noce Met luglio

Azoto %
3,14-3,64 2,96-3,28 3,25-3,75 3,19-3,51 2,59-3,25 2,79-3,32
Fosforo (%)
0,29-0,39 0,23-0,27 0,18-0,22 0,30-0,36 0,21-0,25 0,18-0,22
Potassio (%)
1,42-1,88 1,64-2,1 1,89-2,31 1,7-2,06 1,53-2,11 1,89-2,65
Calcio (%)
0,73-1,07 1,32-1,9 2,16-2,64 0,71-1,11 1,45-1,91 2,18-2,68
Magnesio (%)
0,16-0,20 0,28-0,38 0,36-0,44 0,15-0,21 0,29-0,39 0,40-0,49
Zinco (ppm)
61-137 35-41 28-34 62-158 32-44 25-33
Manganese

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23-43 21-31 27-43 25-37 18-30 24-36
(ppm)
48-70 49-79 51-81 39-67 51-79 54-78
Boro (ppm
16-22 6-8 9-15 12-18 5-9 9-13
Rame (ppm
63-83 46-109 59-79 57-85 70-106 54-82
Ferro (ppm)
Concimazione di produzione
La concimazione di produzione dovrebbe sempre essere guidata dalla diagno-
stica fogliare per evitare di distribuire concimi non necessari o in quantit sba-
gliata.
Sottolineato ci, sarebbe superfluo dare indicazioni di quantit, che, si riportano
solamente a titolo orientativo:
K2O da 100 a 150 unit/ha;
P2O5 da 30 a 40 unit/ha;
N da 120 a 150 unit/ha.
Il fosforo ed il potassio vanno distribuiti preferibilmente in autunno prima della
eventuale lavorazione del terreno per favorire il loro approfondimento.

Fertirrigazione
La diffusione generalizzata dellirrigazione localizzata ha favorito lapplicazione
della fertirrigazione che consente di distribuire i concimi minerali nel momento
e nella quantit necessari per la pianta e nella porzione di terreno con la giusta
umidit per il migliore assorbimento da parte delle radici.
Le condizioni per la migliore applicazione della fertirrigazione sono:
- disporre di un valido sistema irriguo a goccia;
- attenersi ai quantitativi di elementi consigliati, integrando, se necessario, lam-
montare distribuito con la concimazione al suolo a fine inverno e fogliare in pri-
mavera estate;
- frazionare gli apporti in molti turni con frequenza ravvicinata rispettando le ne-
cessit specifiche per ciascuna fase vegetativa, (specie per lazoto).

Concimi per la fertirrigazione


Di seguito alcuni esempi dei pi comuni concimi per fertirrigazione

N P2O5 K2O MgO CaO


Concimi
(%) (%) (%) (%) (%)
Urea 46
Nitrato di Ca (solubile) 16 28
Nitrato di K 13 46
Solfato ammonico 21
Fosfati monopotassici 52 34
Solfati di K (Cristall./solubile) 50
Solfati di Mg 16

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Un frazionamento suggerito il seguente
N P K
Fase fenologica
(%) (%) (%)
Rigonfiamento gemme 5 10 5
da Bottoni fiorali a Caduta petali 30 35 15
da Allegagione a Met giugno 35 15 35
da Fine giugno a Fine luglio 20 25 25
Post raccolta 10 15 20
100% 100% 100%
Quantit totale Kg/ha 120 30 100

Le quantit sono indicative di una situazione media.

Concimazione fogliare
E utilizzabile come integrativa della concimazione al suolo quando necessario
aumentare il contenuto di un determinato elemento minerale nelle foglie o nei
frutti in tempi rapidi. Lurea agricola, alla dose di 500 g/hl, il pi utilizzato dei
concimi fogliari azotati.

Irrigazione
Lirrigazione localizzata a goccia si ormai affermata come il sistema pi idoneo
per le piante arboree da frutto, sia nei confronti della irrigazione per aspersione
(pi costosa e con maggiori problemi fitosanitari) che nei confronti della irriga-
zione per infiltrazione e sommersione (per i notevoli volumi di acqua necessaria
e la dispersione).
La condizione per poter adottare lirrigazione localizzata la disponibilit di ac-
qua a domanda e non a turno.
Recentemente si sta nuovamente diffondendo la subirrigazione che aveva solle-
vato un certo interesse negli anni 60-70 ed era stata abbandonata per la difficolt
di mantenere funzionanti le aperture sul tubo interrato per il deflusso dellacqua.
Questi problemi sembrano essere superati con limpiego di nuovi materiali, nuo-
ve tipologie di fuoriuscita dellacqua e un migliore filtraggio dellacqua. Lespe-
rienza del passato suggerisce, per, di essere prudenti nella adozione su larga
scala di questa tipologia di impianto.
Lirrigazione deve essere decisa sulla base dellacqua presente nel suolo e di-

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sponibile per le piante.
Le determinazioni di base sono:
- Punto di saturazione (PS): quantit massima di acqua che il suolo pu con-
tenere, ma non trattenere.
- Capacit idrica di campo (CIC): quantit di acqua che il suolo riesce a tratte-
nere e rendere parzialmente disponibile per le piante (lacqua igroscopica non
utilizzabile da parte delle piante).
- Punto di appassimento (PA): la quantit di acqua presente nel terreno in
corrispondenza della quale le piante manifestano segni di appassimento.
Per ottimizzare la risorsa idrica necessario agire su pi punti:
1) ottimizzare limmagazzinamento dellacqua nel terreno nel periodo delle piog-
ge (giusto contenuto di sostanza organica, corretta sistemazione superficiale,
inerbimento permanente o temporaneo, );
2) progettazione del sistema irriguo pi efficace tenuto conto del terreno, del
clima, dellacqua;
3) ottimizzare lefficienza della pianta nelluso dellacqua.
E altres molto importante conoscere la qualit dellacqua dal punto di vista
fisico (temperatura, presenza di impurit e necessit di filtraggio), chimico (pH,
sali, SAR), microbiologica.
Il pH ottimale oscilla tra 6,5 e 7,5; pH superiore a 8 favorisce il deposito del car-
bonato di calcio che intasa i gocciolatori.
La salinit dellacqua, misurata in g/l di Sali sciolti o ppm oppure come condu-
cibilit elettrica in millimhos per centimetro (mmhos/cm), nel Sud particolar-
mente importante per leffetto negativo sulla attivit vegetativa e produttiva. SAR
misura il rapporto di assorbimento del sodio in relazione al contenuto in calcio
e magnesio.
La tabella seguente riporta la valutazione dei valori di g/l, SAR e mmhos/cm

Bassi medi elevati


g/l < 0,5 0,5-1,5 > 1,5
SAR 0-10 10-18 > 18
Mmhos/cm 1,7 2,9 > 4,0

In corrispondenza dei valori minimi non c nessuna influenza negativa sul pe-
sco, ai valori medi si osserva una certa diminuzione di vigore e produttivit, ai
valori elevati leffetto negativo molto accentuato fino alla morte della pianta per
valori molto elevati (4 g/l, SAR > 26, mmhos/cm > 6).
La misura dellumidit del suolo si fa in diversi modi, ma lo strumento pi sempli-

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ce e affidabile il tensiometro, provvisto di un bulbo che si posiziona nel terreno,
normalmente a due profondit (25 e 45 cm); il bulbo misura la forza necessaria
per assorbire lacqua dal terreno espressa in centibar. I valori del tensiometro
sono correlati con la forza necessaria alle radici per assorbire lacqua.
Il bilancio idrico di una coltura dato dalla somma della pioggia pi lirrigazione
meno levotraspirazione (somma dellacqua traspirata dalle foglie pi lacqua
evaporata dal terreno).
Levotraspirazione determinata convenzionalmente mediante una vasca di mi-
sura e forma stabilite (detta vasca classe A) riempita dacqua, misurando i mm
di evaporato moltiplicati dal coefficiente colturale (Kc) che dipende dalla coltura,
dalla stagione e dallambiente. I coefficienti colturali del pesco per lItalia meri-
dionale sono orientativamente:

maggio giugno luglio agosto settembre


0,4 0,6 0,7 0,6 0,5

Lesperienza sperimentale suggerisce di iniziare presto lirrigazione, al 70-80%


della CIC, con turni che, fino al mese di maggio, saranno di 3-5 giorni per poi sa-
lire ad 1 turno giornaliero da giugno ad agosto, quando il pescheto ha necessit
di 50-70 m3 di acqua per ettaro e per giorno.
I gocciolatori hanno una portata variabile, ma quelli pi comunemente utilizzati in
peschicoltura sono da 4 litri/ora e sono posti, mediamente, ad 1 metro di distan-
za sul filare (la distanza sar minore nei terreni moto sciolti e potr aumentare
in quelli pi pesanti).
Se limpianto a medio-bassa densit (500-600 piante/ha), nei primi 2-3 anni,
si pu risparmiare acqua posizionando prima un solo gocciolatore per pianta
poi due e solo dal terzo-quarto anno in poi, completare linstallazione di tutti i
gocciolatori lungo il filare.
Un modo efficace e razionale per risparmiare acqua aumentando contemporanea-
mente lefficienza del frutteto la tecnica dello stress idrico controllato (SIC).
La tecnica si basa sul principio di erogare meno acqua di quella necessaria alla
pianta per lo sviluppo ottimale nel periodo di crescita dei germogli e di rallenta-
mento della crescita dei frutti (Fig. 1).

I vantaggi dello SIC sono:


- minore sviluppo vegetativo e di conseguenza minore necessit di potatura verde;
- miglioramento della pezzatura e del colore dei frutti per la minore competizione
della vegetazione e il minore ombreggiamento.
Lo SIC si pu applicare prima della raccolta solo sulle cultivar medio-tardive,
mentre le cultivar precoci, avendo una fase 2 molto breve non possono essere

89
Fig. 1 Curve di crescita dei germogli e dei frutti; lo stress idrico controllato si applica durante
la fase 2 (Natali et al., 1984)

trattate con questa tecnica per non compromettere la dimensione dei frutti. Su
queste cultivar lo SIC si applica dopo la raccolta.
Mediamente, durante il periodo di applicazione, si risparmia il 50% dellacqua di
irrigazione.
La tecnologia moderna consente di controllare il funzionamento dellimpianto ir-
riguo mediante una centralina elettronica che comanda le elettrovalvole di aper-
tura e chiusura dellimpianto.
I vantaggi sono notevoli:
si pu programmare in base allarea di coltivazione e alle reali esigenze della
coltura;
non servono addetti per i controlli in campo;
e possibile intervenire sulla centralina in qualsiasi momento anche via rete
GSM o Internet.

90
Bibliografia

Xiloyannis C., Dichio B., 2008. Concimazione e irrigazione. Da Il Pesco,


Bayer CropScience, Milano : 156-179
Rapparini G., Campagna G., 2008. Gestione erbe e polloni. Da Il Pesco,
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ne. Da Il Pesco, Edagricole, Bologna : 145-171
Tagliavini M., Marangoni B., 2005. Nutrizione e concimazione. Da Il Pe-
sco, Edagricole, Bologna : 173-181

91
92
7- Malattie da virus e virus-simili
nel pesco e loro prevenzione
Francesco Palmisano, Alessandra Bazzoni
Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata
Universit degli Sudi di Bari

Introduzione
La produzione di pesche dellItalia pari a circa 1.566.400 tonnellate, che rap-
presenta il 40% della produzione della Comunit Europea e a cui corrisponde un
valore stimato di 551.562.531 (dati 2008) (Reggidori, 2009). Gli elevati stan-
dard qualitativi e quantitativi delle produzioni peschicole dipendono da vari fatto-
ri, tra cui principalmente lo stato sanitario dei materiali di propagazione (astoni,
portinnesti, marze e gemme).
Il pesco (P. persica) afflitto da numerose malattie tra le quali assumono par-
ticolare importanza quelle indotte da agenti virali che possono compromettere
in varia misura la vigoria delle piante, la produttivit e la qualit dei frutti. Da
piante di pesco con alterazioni di probabile origine virale sono stati isolati virus
appartenenti a diversi generi (Tab. 1). Esistono, inoltre, una serie di malattie ad
eziologia non nota, indicate come virosi in virt della loro capacit a trasmettersi
per innesto.

Tabella 1. Elenco virus e virosi pesco

VIRUS ACRONIMO

Plum pox virus (virus della vaiolatura del susino) PPV

Apple chlorotic leaf spot virus (virus della maculatura


ACLSV
clorotica fogliare del melo)

Apple mosaic virus (virus del mosaico del melo) ApMV

Prune dwarf virus (virus del nanismo del susino) PDV

Prunus necrotic ringspot virus (virus della maculatura


PNRSV
anulare necrotica dei Prunus)

93
Strawberry latent ringspot virus (virus della maculatura
SLRSV
anulare latente della fragola)
Tomato black ring virus (virus dellanulatura nera del
TBRV
pomodoro)

Apricot latent virus (virus latente dellalbicocco) ApLV

America plum line pattern virus (virus della maculatura


APLPV
lineare americana del susino)
Plum bark necrosis stem pitting-associated virus (Virus
PBNSPaV
associate alla sindrome della butteratura del legno)
Cherry green ring mottle virus (virus della maculatura
CGRMV
anulare verde del ciliegio)

VIROIDI

Peach latent mosaic viroid (viroide del mosaico latente


PLMVd
del pesco)

Hop stunt viroid (viroide del nanismo del luppolo) HSVd

FITOPLASMI

European stone fruit yellows phytoplasma (fitoplasma


ESFYP
del giallume europeo delle drupacee)

Virosi del pesco


I principali agenti virali che interessano la peschicoltura sono PPV, PNRSV, PDV,
ApMV, ACLSV e PLMVd, nonch PBNSPaV che sta destando crescente inte-
resse per la sua recente associazione al complesso della butteratura del legno.

Sintomatologia
I sintomi riscontrabili variano molto in funzione di una serie di fattori: et della
pianta, suscettibilit varietale, portinnesto, fasi fenologiche della coltura, virus
e ceppi virali, contemporanea presenza di diversi agenti virali che pu causare
sinergie o attenuazione dei sintomi, condizioni climatiche e colturali. I sintomi
possono manifestarsi sui diversi organi della pianta: foglie, frutti, fiori, legno. I
sintomi pi comuni sono:

94
- foglie: maculatura (anulare, lineare gialla), mosaico, calico, accartocciamento
clorotico, necrosi con distacco di porzioni di lamina, malformazioni;
- fiori: sterilit, malformazioni, rottura di colore;
- frutti: pigmentazione irregolare, infossature e malformazioni, suberificazione
del mesocarpo, fessurazione della sutura;
- legno: sviluppo irregolare, nanismo e raccorciamento degli internodi, butteratu-
ra gommosi, mancato attecchimento degli innesti.

Virus della vaiolatura del susino (Plum pox virus, PPV)


PPV, appartenente al genere Potyvirus, lagente causale della Sharka (vaio-
latura delle drupacee), la pi grave virosi di questa famiglia arborea. Per la sua
pericolosit e per le modalit di diffusione naturale, il virus oggetto di lotta
obbligatoria ed incluso tra patogeni da quarantena. Del virus esistono diversi
ceppi con caratteristiche biologiche, sierologiche e molecolari distinte. Diffusio-
ne e specie ospiti: Il virus, presente in Europa, nel bacino del Mediterraneo, Nord
America e Cile, stato segnalato recentemente anche in Argentina e Cina. In Ita-
lia la malattia stata rinvenuta per la prima volta nel 1973 in provincia di Bolzano
su albicocco, quindi nel 1975 in provincia di Trento su piantagioni di susino ed al-
bicocco e nel 1982, in Emilia Romagna e Piemonte. In anni pi recenti, indagini
sistematiche di campo, hanno permesso di riscontrare la malattia in quasi tutte le
regioni italiane. Con riferimento al pesco, le prime segnalazioni di Sharka risalgo-
no agli anni 90 in Basilicata, su impianti fruttiferi di tipo familiare adiacenti ad al-
bicoccheti infetti e nel Lazio in impianti sperimentali. La situazione si aggravata
quando nel 95-96 la malattia stata rinvenuta in Veneto ed Emilia Romagna.
Nelle regioni meridionali la sua presenza ancora occasionale: focolai recenti
sono stati rinvenuti in un comprensorio peschicolo della provincia di Brindisi, nel-
la provincia di Fog-
Fig. 1: (a) Maculature anulari e/o lineari e con forme sinuose a fiamma
gia, e nellarea del sulle nervature secondarie e terziarie e (b) distorsione della lamina in
meta pontino in Ba- foglie di pesco infetto da PPV.
silicata (Boscia D.,
2008 comunicazio-
ne personale,).
PPV infetta diverse
specie ornamentali
e coltivate del ge-
nere Prunus: (P. ar-
meniaca, P. dome-
stica, P. salicina, P.
persica, P. avium, P.
cerasus, P. mahaleb

95
e P. dulcis). Tra le specie spontanee si segnala P. spinosa (prugnolo). Infine, il virus
pu infettare anche diverse specie erbacee (Clematis spp., Ranunculus spp., Trifo-
lium spp., Nicotiana spp., Convolvulus arvensis, Medicago lupulina, Silene vulgaris,
ecc.).
Sintomi e impatto economico: In primavera, a carico delle foglie di pesco, la virosi
determina decolorazioni delle nervature secondarie e terziarie che, non permetten-
do la normale distensione della lamina fogliare, rendono la foglia piccola e distorta.
La distribuzione di questi sintomi non omogenea e spesso pu essere limitata
ad una branca secondaria o terziaria o ad un singolo germoglio nellambito del-
lintera pianta. Sui petali delle cultivar a fiore rosaceo linfezione pu dare origine
a striature di colore rosato visibili lungo le nervature (Fig. 2).

Fig. 2: Rotture di colore sui petali per alcune variet di pesco.

A carico dei frutti, la Sharka si manifesta con macchie irregolari o anulari che
possono interessare tutto o in parte lepicarpo (Fig. 3). Le parti decolorate pos-
sono evidenziarsi anche su frutti immaturi con un aumento dellintensit in pros-
simit della raccolta.
Sulla corteccia dei rametti la virosi pu manifestarsi con areole o anelli di colore ver-
de chiaro, a contorni netti, particolarmente visibili nei rametti di un anno (Fig. 4).
Oltre allo scadimento esteti-
co del frutto, la malattia pu
provocare cascola precoce,
riduzione di pezzatura, mi-
nor consistenza della polpa
ed peggioramento delle ca-
ratteristiche organolettiche,
con gravi ripercussioni sul-
Fig. 3: Maculature anulari e rotture di colore dellepicarpo,
associate alla presenza di protuberanze pi o meno accen- la redditivit del pescheto.
tuate (a destra) (foto da P. Gentit) Trasmissione: La trasmis-

96
sione e la diffusione del virus in
natura avviene attraverso due
modalit: propagazione vege-
tativa e tramite afidi in maniera
non persistente. Mentre il mate-
riale di propagazione rappresen-
ta il mezzo di diffusione pi effi-
cace del virus a lunga distanza,
permettendo la contaminazione
di nuove aree frutticole anche
molto distanti dallinfezione pri-
maria, la diffusione a breve di-
stanza (area di coltivazione e
zone circostanti) pu realizzar- Fig. 4. Rametti di pesco durante il periodo invernale
si anche attraverso gli afidi. Gli con tipiche aree decolorate, di forma anulare, associate
afidi (Brachycaudus helychri- allinfezione da ceppo M di PPV.

si, Myzus persicae, Phorodon


hulmi, ecc.) hanno un meccanismo di trasmissione di tipo non persistente: le
forme alate acquisiscono le particelle virali dai tessuti di una pianta infetta e le
inoculano in piante sane nel corso di punture dassaggio, che eseguono in rapi-
da successione su una o pi piante per la ricerca di quelle ospiti.

Virus della maculatura necrotica dei Prunus (Prunus necrotic ringspot virus,
PNRSV)
Diffusione e specie ospiti: PNRSV, appartenente al genere Ilarvirus, molto
frequente ed presente in tutti gli areali di coltivazione delle drupacee. Tutte
le specie di Prunus coltivate, e gran parte di quelle spontanee, sembrano su-
scettibili al virus e anche la maggior parte dei portinnesti di comune impiego
sono portatori latenti dellinfezione. Sono
noti diversi isolati del virus che determina-
no manifestazioni sintomatologiche abba-
stanza distinte.
Sintomi: Le piante infette da PNRSV mo-
strano generalmente ritardo nella ripresa
vegetativa, sterilit, malformazione dei se-
pali e dei petali, foglie pi piccole con ma-
culature clorotiche primaverili che tendono a
necrotizzare, con tessuti che si distaccano
Fig. 5: Foglie con necrosi e distacco
e conseguente aspetto bucherellato delle dei tessuti in prossimit del margine in
foglie (Fig. 5). pesco infetto da PNRSV.

97
Allinizio della ripresa ve-
getativa si possono anche
formare piccole necrosi a
livello della nervatura cen-
trale, visibili nella pagina
inferiore, che determinano
ripiegamento e contorci-
mento della lamina man
mano che questa si ac-
cresce. In associazione
Fig. 6: Alterazioni cromatiche indotte sulla lamina fogliare da
PNRSV in associazione con ApMV (a) e PDV (b). con PDV e ApMV sono pi
accentuate le alterazioni
cromatiche (Fig. 6). Anche i petali di pesco possono presentare anomalie
cromatiche in forma di striature cromatiche. In variet particolarmente sen-
sibili alla virosi e in presenza di ceppi del virus aggressivi, a partire dal 3-5
anno dallinfezione si pu avere un leggero ritardo nella ripresa vegetativa,
disseccamento della porzione distale di giovani rami, necrosi di gemme a
fiore e a legno (Fig. 7) e sensibile diminuzione di vigore vegetativo.
Nei casi pi gravi, sulla corteccia delle branche primari e del tronco possono
formarsi piccole sacche ripiene di gomma che fuoriesce attraverso lesioni
longitudinali le quali successivamente si allungano e si approfondiscono negli
strati corticali sino a formare ampie fenditure. Le branche interessate vegeta-
no stentatamente e il fogliame assume colorazione giallastra e si distacca pre-
cocemente. I tessuti della corteccia che presentano le alterazioni su descritte
sono suscettibili di attacchi fungini che aggravano gli effetti dellinfezione
virale. I frutti di alcune variet, specialmente quelle a maturazione precoce,
possono presentare
piccole aree dellepi-
dermide lievemente
infossate e decolorate
o anelli di colore bruno
rossastro.
Nelle nettarine linfezio-
ne accentua il fenome-
no di rugginosit del-
Fig. 7: Disseccamento distale di un rametto, necrosi delle gemme lepidermide dei frutti
e perforazione del lembo fogliare in nettarina Armking affetta (Fig. 8). Infine, il virus
da PNRSV (da Giunchedi, 2003, p. 46). pu influenzare anche
Fig. 8: Frutti di nettarina Armking con reticolatura rugginosa
prodotta da PNRSV (in basso a sinistra, frutto di pianta sana) (da lepoca della matura-
Giunchedi, 2003, p. 47). zione delle pesche.

98
Virus del nanismo del susino (Prune dwarf virus, PDV)
Diffusione e specie ospiti: PDV, appartenente al genere Ilarvirus, ubiquitario
e pu infettare tutte le specie di Prunus. Presenta una grande variet di isolati
che provocano negli individui colpiti manifestazioni sintomatologiche alquanto
variabili.
Sintomi: Nel pesco, il virus induce un leggero ritardo della ripresa vegetativa e
un accrescimento dei germogli degli alberi infetti inizialmente pi lento rispet-
to a quelli sani. I germogli presentano internodi raccorciati (Fig. 9). I sintomi
a livello fogliare sono rappresentati da maculature
clorotiche e/o gialle, anulari e/o lineari (Fig. 10),
che possono attenuarsi con linnalzamento delle
temperature; inoltre, le foglie possono presentare i
bordi ondulati e rivolti verso lalto lungo la nervatu-
ra mediana (Fig. 11). Lo sviluppo degli alberi colpiti
nel complesso molto stentato per la presenza di
branche con pochi rami per la morte di gemme a
legno.

Impatto economico delle infezioni da PNRSV e


PDV: negli alberi di pesco ottenuti con materiale
virosato, infetti fin dalla loro costituzione, i due vi-
rus causano una significativa riduzione dellattivit
vegetativa e perdite di produzione molto accentua-
te, superiori anche al 50%. In presenza di PDV, la
produzione dei peschi infetti pi o meno ridotta
a seconda della suscettibilit varietale, i frutti ma-
turano leggermente in ritardo e presentano una
pezzatura media inferiore al normale. La pianta
sofferente e scarsamente produttiva. Le perdite di
produzione negli alberi che si infettano per mezzo
del polline, quando praticamente hanno comple-
tato il loro sviluppo vegetativo, in genere molto
Fig. 9: Minore sviluppo vegetati-
ridotta e percettibile solo nellanno successivo al- vo nel periodo primaverile di un
linfezione. In vivaio, PNRSV e PDV interferiscono rametto di pesco infetto da PDV
con lattecchimento degli innesti e la percentuale (a destra) rispetto ad uno sano
(da Giunchedi, 2003, p. 55).
degli astoni prodotti utilizzando materiale infetto Fig. 10: Maculature clorotiche in
pu essere inferiore al 50%. Ridotto lo sviluppo foglie di pesco infetto da PDV.
degli astoni, soprattutto in presenza di PDV. Fig. 11: Bordi ondulati e rivolti
verso lalto lungo la nervatura
Trasmissione di PNRSV e PDV: Oltre alla trasmis- mediana in foglie di pesco
sione mediante il materiale di propagazione aga- infetto da PDV.

99
mica, PNRSV si trasmette, con tassi relativamente bassi, anche per seme (5-8
%) e polline, mentre PDV si trasmette per seme con valori superiori anche al
50%, e per polline.

Virus del mosaico del melo (Apple mosaic virus, ApMV)


Diffusione e specie ospiti: Anche se pu infettare la maggior parte dei Prunus,
ApMV meno diffuso in natura rispetto agli altri due ilarvirus PNRSV e PDV, e
pur essendo presente in molte aree di coltivazione la sua incidenza su pesco
modesta.
Sintomi ed impatto economico: ApMV agente della malattia nota con il nome di
mosaico lineare. Le piante infette presentano maculature anulari o lineari e/o
picchiettature di colore giallo cromo nei mesi primaverili (Fig. 12). Con linnalzar-
si delle temperature le alterazioni cromatiche possono attenuarsi oppure virare
verso una tonalit biancastra, che permane fino alla caduta delle foglie. Non vi
sono dati specifici sullincidenza del virus sulla produzione.
Trasmissione: La trasmissione sembra avvenire unicamente attraverso il mate-
riale di propagazione agamica.

Fig. 12: Intense maculature di colore giallo cromo causate nei mesi primaverili
su foglie di pesco da infezioni da ApMV.

Virus della maculatura clorotica fogliare del melo (Apple chlorotic leaf spot
virus, ACLSV)
Diffusione e specie ospiti: ACLSV, appartenente al genere Trichovirus, presen-
te in tutte le aree di coltivazione delle Rosacee. Anche se generalmente infetta le

100
drupacee arboree da frutto senza indurre manifestazioni evidenti di malattia, in
natura esistono parecchi biotipi di questo virus con caratteristiche patogenetiche
diverse; inoltre, linfezione pu accentuare i sintomi in presenza di altri virus o
predisporre gli alberi a stress nutrizionali.
Sintomi e impatto economico: Nel pesco, la maggior parte delle variet sono
asintomatiche, mentre in alcune suscettibili si evidenziano maculature verdastre
delle foglie (Fig. 13). In piante infette, andamenti stagionali primaverili partico-
larmente umidi e freschi possono, inoltre, determinare nella pagina superiore
di alcune foglie piccole aree lievemente
infossate di un colore verde leggermente
pi scuro delle zone circostanti, visibili in
controluce e solo allinizio della stagione
vegetativa. Inoltre, su pesche e nettari-
ne, analogamente a quanto avviene per i
frutti delle altre drupacee, alcuni isolati di
ACLSV determinano un quadro sintoma-
tologico paragonabile a quello indotto da
PPV. La falsa vaiolatura delle pesche e
delle nettarine si manifesta principalmen-
te sui frutti di variet precoci (Sprincrest,
Armking, Springtime, Maycrest) con
macule tondeggianti di colore verde chia-
ro o giallastro, disposte irregolarmente
sulla superficie del frutto, mentre le foglie
non evidenziano sintomi (Fig. 14).
Limportanza economica del virus molto
variabile a causa della elevata diversit
tra i suoi isolati. In vivaio sono segnalati
fenomeni di incompatibilit di innesto.
Trasmissione: Non si conosce alcun vet-
tore naturale del virus e lunica modalit
di diffusione rappresentata dallimpiego
di materiale di propagazione infetto.

Viroide del mosaico latente del pesco


(Peach latent mosaic viroid, PLMVd)
Diffusione e specie ospiti: PLMVd un Fig. 13: Maculature gialle causate
viroide che infetta le piante di pesco, net- un isolato di ACLSV su Dixired
Fig. 14: Sintomi di falsa vaiolatura
tarine e percoche, causando importanti su frutti di pesco Springcrest
malattie quali il mosaico latente del pe- (da Giunchedi, 2003, p. 182)

101
sco, la maculatura clorotica e il calico. Se-
gnalato con incidenze significative in quasi
tutte le aree peschicole del Mediterraneo,
PLMVd largamente diffuso anche in Ita-
lia, e nelle regioni centro-settentrionali la
presenza di frutti con le caratteristiche aree
decolorate aumentata sensibilmente ne-
gli ultimi anni causando gravi danni alla
produzione.
Fig. 15: Scarsa vegetazione in piante
affette da PLMVd.
Sintomi e impatto economico: La forma pi
diffusa del viroide non induce sintomi evi-
denti sulle foglie (da cui il termine latente associato allinfezione) ma il ritardo di
alcuni giorni di tutte le fasi fenologiche negli alberi
di oltre 5-7 anni dallimpianto. Queste manifesta-
zioni si osservano facilmente se le piante infette
sono frammiste ad altre sane, mentre passano
inosservate quando tutti gli alberi di un pescheto
sono interessati dalla malattia. Linfezione causa
anche necrosi delle gemme a legno e a fiore con
conseguente diradamento della vegetazione (Fig.
15) e della fruttificazione.
Alcuni isolati del viroide provocano alterazioni cro-
matiche della lamina fogliare sotto forma di macu-
lature verde-chiaro di aspetto irregolare (macula-
tura clorotica) o di aree variamente espanse e con
margini ben definiti di colore che va dal bianco-
crema al giallo-vivo (calico) (Fig. 16). Tali alte-
razioni interessano poche foglie di qualche ramo
e si evidenziano per alcune stagioni vegetative e
poi scompaiono. Macchie dello stesso colore pos-
sono comparire anche sulla corteccia dei giovani
germogli. Anche i frutti, talvolta, mostrano ampie
porzioni dellepidermide di colore bianco-crema o

Fig. 16: Mosaicatura (calico) su foglie di pesco


infetto da PLMVd
Fig. 16: (a) Mosaicatura (calico) su frutti di pesco;
(b) picchiettatura di colore giallastro su frutti di nettarine.
Fig. 18: Presenza di fessurazioni trasversali
in corrispondenza della linea di sutura
e gibbosit dei frutti causate da PLMVd.

102
areole tondeggianti (2-3 mm di diametro), bianche o gialle (Fig. 17), accompa-
gnate da gibbosit pi o meno pronunciate a ridosso della sutura che determi-
nano deformazione del frutto. A volte si osservano anche fenditure trasversali
della sutura (Fig. 18).
I noccioli possono presentarsi leggermente deformati e con elevata tendenza
ad aprirsi. Le variet che pi frequentemente presentano frutti con i sintomi
indotti da PLMVd sono: per il pesco, Elegant Lady, Spring Lady, Suncrest,
Favette, Glohaven, Springcrest, Maycrest; per le nettarine, Spring Red,
Maria Aurelia, Maria Laura, Stark Red Gold; per le percoche, Jumgerman,
Loadel, Andross, Adriatica e Babygold 7. Infine, linfezione pu interessare i
tessuti legnosi dei rami e delle branche, con presenza di piccole infossature
o scanalature del cilindro legnoso a cui corrispondono depressioni della cor-
teccia.
La presenza del viroide in piante di pesco, nettarine e percoche causa di dan-
ni in genere molto gravi sia per la pianta che per il raccolto. Infatti, la morte di
numerose gemme a legno impedisce il normale rinnovamento della chioma e,
di conseguenza, gli alberi colpiti sono meno vigorosi e diventano pi sensibili al
freddo e agli attacchi parassitari. Oltre a determinare una riduzionede della pro-
duzione, la malattia provoca anche un deprezzamento qualitativo dei frutti. Le
fenditure descritte rappresentano spesso la via di penetrazione di agenti fungini
e, nelle per coche, la superficie irregolare della sutura impedisce lasportazione
della buccia con mezzi chimici. Inoltre, le aree decolorate dellepidermide dimi-
nuiscono il valore commerciale dei frutti.
Trasmissione: PLMVd si trasmette per innesto. Inoltre, analogamente a quanto
si verifica per gli altri viroidi, la principale via di trasmissione da una pianta al-
laltra nei frutteti commerciali rappresentata dalle operazioni di potatura con
attrezzi da taglio non disinfettati. Modalit di trasmissione naturali non sembrano
rivestire importanza pratica.

Virus associato alla sindrome della butteratura del legno (Plum bark necro-
sis stem pitting associated virus, PBNSPaV)
Diffusione e specie ospiti: Gli ospiti naturali di PBNSPaV includono specie di
prunoidee coltivate e spontanee. Anche se lincidenza del virus negli impianti
delle diverse specie di Prunus non nota, essa sembra essere bassa. Proba-
bilmente ubiquitario, linfezione presente nellItalia centrale e meridionale. Re-
centemente PBNSPaV stato individuato anche in pesco e, anche se il rinveni-
mento limitato ad alcune di piante di Sprincrest, si pu prevedere che, grazie
allo sviluppo recente di metodi di diagnosi di laboratorio pi sensibili, potranno
essere individuati nuovi casi di infezione.
Sintomi e impatto economico: Lalterazione consiste nello sviluppo di butterature

103
o scanalature del legno (Fig.
19), cui sono spesso associati
fenomeni di gommosi e depe-
rimento generale delle piante.
Trasmissione: Il virus tra-
smesso mediante innesto e
tramite strumenti da taglio,
mentre la trasmissione di
PBNSPaV da parte di vettori
Fig. 19: Butteratura del legno su pesco infetto da PBNSPaV. stata osservata mediante
su foglie di pesco da infezioni da ApMV. lafide Myzus persicae.

Controllo delle virosi


Le malattie da virus persistono nel frutteto per tutta la vita dellimpianto in quanto
non esiste nessun trattamento chimico o mezzo curativo capace di risanare una
pianta infetta in pieno campo. Questo significa che la difesa dalle virosi e relativi
agenti preventiva ed indiretta e basata sulladozione di differenti strategie che
mirano a prevenire lintroduzione e la diffusione di un agente virale in un certo
areale. Tra di esse determinanti sono:
limpiego di materiale di propagazione (marza e portinnesto) certificato esente
da virus;
limpiego di terreni esenti da nematodi vettori di virus (es. Xiphinema diversi-
caudatum);
limpiego di variet tolleranti o resistenti al virus o al vettore;
la lotta contro i vettori.

Inoltre, esistono varie metodologie per il risanamento di materiale vegetale di


propagazione in laboratorio.

Impiego di materiale di propagazione (marza e portinnesto) certificato


esente da virus: Il primo passo fondamentale lutilizzazione di materiale di
propagazione certificato. Con questo termine si intende quanto deriva dalla
moltiplicazione di piante sottoposte a miglioramento sanitario (selezione sani-
taria e risanamento) e singolarmente saggiate per lesenzione da virus e/o altri
agenti infettivi. Numerose direttive comunitarie e decreti ministeriali regolamen-
tano attualmente la produzione e la commercializzazione di materiali vivaistici
in possesso di livelli minimi di garanzia e prevedono una serie di misure per
la prevenzione e il controllo delle epidemie di patogeni da quarantena, quale
PPV. Qualsiasi materiale di propagazione di pesco legalmente commercializza-
to sul territorio nazionale deve essere in possesso dei requisiti sanitari previsti

104
dal D.M. 14/4/1997 (categoria C.A.C.) e dal D.M. 29/11/1996 Lotta obbligatoria
contro il virus della vaiolatura delle drupacee (Sharka), attualmente in revisione.
Ulteriori livelli di garanzia di sanit sono raggiunti se gli stessi materiali di propa-
gazione vengono prodotti e commercializzati nellambito del sistema di certifica-
zione volontaria, regolamentato dai D.M. 24/07/2003, D.M. 4/05/2006 e DD.MM.
20/11/2006 (categorie virus esente e virus controllato).
Impiego di variet tolleranti o resistenti al virus: forse lapproccio pi
promettente oggi a disposizione per la lotta ai virus, in particolare nei con-
fronti di agenti da quarantena quale il virus della Sharka. Tradizionalmente, il
miglioramento genetico utilizza un tipo di resistenza definibile convenziona-
le, basata sulla ricerca in natura di germoplasma resistente a specifici agenti
di malattie e alla sua introduzione nella specie desiderata mediante metodi
canonici (incrocio e reincrocio). Questa tecnica presenta molteplici fattori che
ne limitano lapplicazione. Uno di questi, forse il principale, lindisponibi-
lit di fonti di resistenza a determinati patogeni o perch inesistenti (o non
ancora identificate) in natura, o perch integrate in genotipi non compatibili
con la specie da migliorare (barriere genetiche). ci che si verifica per il
pesco e le nettarine per le quali, con riferimento alla Sharka, nessuna variet
si dimostrata resistente. Dotate di una buona tolleranza alla Sharka sono
riultate: Maycrest, Spring Lady, Velvet, Harmony Candor, Triestina,
Flamercrest, Harcrest, Canadian Harmony e Suncrest. Altre, classifi-
cate come moderatamente suscettibili, rientrano nella categoria delle variet
locali, generalmente di scarso interesse colturale nelle principali aree di col-
tivazione del pesco. Inoltre, prove effettuate con cultivar note hanno portato
a valutazioni contrastanti. In considerazione di ci, sono state avviate prove
a livello nazionale ed internazionale per ottenere cultivar resistenti ricorrendo
allincrocio con specie resistenti quali Prunus davidiana e P. dulcis
Lotta contro i vettori: Tra gli agenti virali che sono stati analizzati per il pe-
sco, lunico ad essere trasmesso, oltre che attraverso limpiego di materiale di
propagazione infetto, mediante vettori naturali (afidi) PPV. I trattamenti aficidi
non prevengono la diffusione dellinfezione in campo a causa della modalit di
trasmissione non persistente che determina la trasmissione del virus prima che
gli afidi subiscano leffetto letale dellaficida. In ogni caso, come mezzo di pre-
venzione si consiglia una lotta razionale ed accurata contro gli afidi per limitarne
la popolazione, come ad es. interventi insetticidi diretti sugli ospiti di svernamen-
to dei vettori (ad es., il pesco per Myzus persicae) possono risultare di qualche
efficace nel contenere la diffusione di virus di ogni tipo purch vengano effettuati
su comprensori di una certa estensione.
Risanamento del germoplasma: Diverse tecniche sono risultate efficaci in va-
ria misura nelleliminazione, da piante o parti di piante, di PPV, ApMV, PDV,

105
PNRSV e ACLSV. Le tecniche pi utilizzate con le quali si sono ottenuti validi
risultati per i virus sono la termoterapia, la coltura in vitro di apici meristematici
e il microinnesto, da sole o in combinazione tra loro. Per PLMVd applicata la
tecnica della coltura in vitro.

Fitoplasmi
Le piante legnose da frutto sono interessate da circa una decina di malattie da
fitoplasmi, alcune delle quali anche molto gravi. Nellambito delle drupacee, in
Italia provoca danni gravi il fitoplasma del giallume europeo, responsabile di un
gruppo di sindromi tra cui il giallume del pesco (Giunchedi, 2003). Altre fitopla-
smosi sembrano essere presenti solo in Nord America.

Fitoplasma del Giallume europeo delle drupacee (European Stone Fruit Yel-
low Phytoplasma, ESFYP)
Diffusione e specie ospiti: ESFYP in natura infetta varie specie del genere Pru-
nus, tra cui a pesco, nettarine e percoco. Diffusa in tutta lEuropa, in Italia linfe-
zione particolarmente frequente nelle coltivazioni di susino cino-giapponese e
di albicocco. Negli impianti peschicoli, la fitoplasmosi trascurabile anche se in
quelli dellEmilia Romagna e del Veneto la sua presenza sembra essere in gra-
duale aumento, probabilmente in relazione sia allimpiego di alcuni portinnesti
clonali (GF677, Mr.S.2/5) che sembrano favorire la manifestazione della malattia
sia allimpiego di pesticidi a basso impatto ambientale che potrebbero esercitare
una minore azione di contenimento della popolazione della psilla vettrice del
fitoplasma.
Sintomi ed impatto economico: I sintomi riscontrabili variano di intensit in fun-
zione della suscettibilit del portinnesto e della variet, dello stadio di crescita
della pianta al momento dellinfezione e della virulenza del ceppo del fitoplasma.
Nelle piante di pesco, nettarine e percoche si pu osservare, analogamente
ad altre specie di Prunus, il risveglio vegetativo anticipato con emissione delle
foglie prima dei fiori. Questo fenomeno interessa inizialmente solo un ramo o
una branca, per estendersi, nellarco di due-tre anni, a tutta la chioma. Nei mesi
primaverili la vegetazione dei rami ammalati ridotta. Le foglie mantengono
un aspetto normale sino allinizio di settembre quando i margini si ripiegano
verso lalto, con una leggera torsione allindietro e assumendo un portamento
pendulo. La lamina diventa pi spessa e fragile e la sua colorazione si altera.
Le foglie cadono precocemente. Anche in queste drupacee si osserva verso la
fine dellestate lo sviluppo di gemme a fiore e gemme a legno, con produzione
di germogil con internodi raccorciati e foglie piccole e clorotiche. Le variet di
pesche, nettarine e percoche sembrano tutte ugualmente sensibili allinfezione,
anche se in alcune variet quali Royal Gem, Royal Glory, Stark Red Gold,

106
Super Crimson e Venus, la sintomatologia pi accentuata.
I danni apportati da questa fitoplasmosi alle coltivazioni di pesco sembrano di
minore importanza rispetto a quanto si verifica nelle altre drupacee coltivate.
Trasmissione: Lagente del giallume europeo delle drupacee trasmesso in na-
tura dalla Cacopsylla pruni in maniera persistente. Dopo aver acquisito il fitopla-
sma, il vettore in grado di trasmetterlo per tutta la vita. Il fitoplasma si trasmette
anche con il materiale di propagazione infetto.

Controllo della fitoplasmosi


Per ridurre la diffusione della fitoplasmosi in campo e limitare i danni larma mi-
gliore anche in questo caso la prevenzione attraverso limpiego di materiale di
propagazione sano nella realizzazione di nuovi impianti, limpiego di portinnesti
e variet dotati di una certa resistenza nei confronti della malattia, lestirpazione
delle piante malate, in modo da ridurre le sorgenti di inoculo per il vettore, e il
controllo chimico del vettore.

107
Bibliografia

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108
8- MALATTIE DA FUNGHI E BATTERI
E STRATEGIE DI PROTEZIONE
Rita Milvia De Miccolis Angelini, Stefania Pollastro, Francesco Faretra

Mal della bolla


La malattia causata dal fungo ascomicete Taphrina deformans. I danni mag-
giori sono a carico delle foglie sebbene i sintomi possano manifestarsi su tutti
gli organi verdi della pianta (foglie, germogli, fiori e frutti). In primavera, le gio-
vani foglie infette si distinguono chiaramente sia per la colorazione giallo-rossa
sia per la forma bollosa che acquisiscono a causa di fenomeni di ipertrofia
ed iperplasia indotti dal patogeno; la foglia si accartoccia e si ripiega in vario
modo, poich le nervature si accrescono meno rispetto ai tessuti internervali
(Foto 1). Le bolle si ingrandiscono, confluiscono tra loro e i tessuti infetti acqui-
stano consistenza carnosa. Negli stadi finali della malattia, la pagina superiore
diventa opaca e vellutata per la presenza delle fruttificazioni del patogeno, gli
aschi contenenti le ascospore, che affiorano allesterno. Verso maggio-giugno
le foglie attaccate disseccano e cadono prematuramente. I germogli infetti sono
ispessiti e carnosi, spesso si presentano privi di foglie nella parte apicale, gli
internodi sono raccorciati e le cime si presentano contorte e finiscono con il dis-
seccare (Foto 2). I fiori colpiti si presentano deformati, contorti, notevolmente
allungati e alla fine abortiscono e cadono. Sui frutti lattacco poco frequen-
te: se precoce, il frutticino si Foto 1
atrofizza e cade mentre sui frutti
pi sviluppati si formano escre-
scenze di estensione variabile
che, col tempo, acquistano colo-
re rossastro e aspetto suberoso.
Quando la temperatura si innalza
e lumidit relativa si abbassa, la
malattia si arresta e gli organi col-
piti vanno incontro ad una rapida
devitalizzazione.
Landamento climatico influisce
molto sulla dannosit della malat-
tia. Primavere fresche e piovose
durante la fase precoce di svilup-
po delle gemme favoriscono la
malattia. Le maggiori infezioni si

109
osservano infatti nelle zone valli- Foto 2
ve e dove il pesco coltivato su
terreni pesanti, condizioni nelle
quali pi frequente il ristagno di
umidit. Nessuna cultivar di pesco
o nettarina immune alla bolla,
ma esistono marcate differenze in
suscettibilit varietale.
La protezione della coltura ba-
sata prevalentemente sullimpiego
di fungicidi. Interventi eradicanti,
contro le forme svernanti, pos-
sono essere eseguiti alla caduta
delle foglie e/o nella fase di bot-
toni rosa. Interventi proteggenti
sono da prevedere a partire dalla
fogliazione, alla comparsa dei pri-
mi sintomi o quando landamento meteorologico umido e piovoso. I fungicidi
pi impiegati sono ziram, dodina, ditianon e Inibitori della Biosintesi degli Ste-
roli (IBS) come difenoconazole. Limpiego dello ziram sconsigliato su variet
sensibili (come ad esempio Red Haven) prima della completa defogliazione.
Derivati rameici sono talvolta impiegati su piante in riposo ma bisogna consi-
derare che questi, sempre fitotossici su piante vegetanti, possono esserlo an-
che su piante in riposo di cultivar Foto 3
particolarmente sensibili al rame.
Il loro impiego pu essere consi-
gliato in impianti colpiti anche da
batteriosi. Particolarmente utile in
un contesto di agricoltura biologi-
ca, pu essere limpiego di sali di
calcio; questi se utilizzati preven-
tivamente e con opportuni dosag-
gi possono risultare efficaci.

Marciume bruno
Sulle drupacee il marciume bruno
o moniliosi causato prevalente-
mente da Monilinia laxa. Il fungo
infetta principalmente i fiori ma
anche le gemme a legno appena

110
schiuse. In corrispondenza dei Foto 4
fiori marcescenti e delle gemme
uccise, sul rametto si formano
macchie depresse ed imbrunite
che si estendono in entrambe le
direzioni; la parte distale del ra-
metto avvizzisce e poi dissecca.
In presenza di condizioni favo-
revoli allo sviluppo del fungo, si
possono anche avere infezioni a
carico di giovani germogli e frutti.
Sui frutti si manifesta un marciume
bruno su cui si rende in breve ben visibile la sporificazione del patogeno (Foto 3);
col tempo, i frutti mummificano e restano generalmente attaccati al ramo. Il fungo
causa cancri sui rami di ogni et e sulle branche, anche molto estesi, profondi e
ricoperti da abbondanti essudati gommosi (Foto 4). Nel tardo autunno, sui tessuti
imbruniti ed intorno ai tessuti sfaldati dei cancri, si formano numerosi cespituli co-
nidiferi di colore grigio cenere.
La malattia in genere poco importante su pesco nelle regioni meridionali ma comun-
que variabile in dipendenza delle condizioni climatiche. Spesso unadeguata gestione
della coltura sufficiente a limitare lo sviluppo del patogeno. In ambienti con clima pi
umido il marciume bruno invece frequente e dannoso e le infezioni latenti dei frutti
possono causare anche marciumi in post-raccolta.
La potatura uno dei momenti fondamentali della protezione da M. laxa e da altri
patogeni che svernano sulla pianta, poich leliminazione delle parti di pianta infet-
te permette di eradicare linoculo svernante. A tale scopo, le potature di rimonda
al verde sono particolarmente efficaci, poich i siti di infezione sono pi facil-
mente individuabili sulle piante in vegetazione. Larieggiamento della chioma cos
come altre pratiche colturali preventive, quali unequilibrata nutrizione della pianta,
lasportazione dei frutti mummificati e la potatura dei rametti infetti disseccati, se
pur essenziali, da sole non sono sempre risolutive.
In presenza di piogge abbondanti e di elevata umidit relativa nel periodo a ridosso
della fioritura o in condizioni microclimatiche particolarmente umide, pu essere
necessario prevedere interventi eradicanti o proteggenti. Per i primi, miranti a li-
mitare la differenziazione dei cespituli conidiferi sui tessuti infetti, fino a qualche
tempo fa era consigliabile effettuare un trattamento nel mese di dicembre con un
benzimidazolico in miscela con olio minerale bianco. Oggi la maggior parte dei
benzimidazolici non pi disponibile e, pertanto, possono essere eventualmen-
te previsti gli stessi fungicidi consigliati per limpiego allinizio della fioritura: dicar-
bossimidici, fenhexamid, cyprodinil o la sua miscela con fludioxonil, o la miscela

111
boscalid+pyraclostrobin. In caso di elevato rischio di infezione, un ulteriore inter-
vento pu essere previsto allallegagione. Alcuni IBS (bitertanolo, difenconalzolo,
miclobutanil, penconazolo, fenbuconazolo, propiconazolo, tebuconazole o tetra-
conazolo), primariamente antioidici, hanno una discreta attivit collaterale verso il
marciume bruno che pu essere sfruttata durante la fase di crescita dei frutti.

Cancro dei nodi


Phomopsis amygdali (= Fusicoc- Foto 5
cum amygdali) lagente causale
del cancro dei nodi. La malattia si
manifesta di solito durante i mesi
primaverili ed autunnali, in forma di
lesioni ellittiche, di solito localizzate
sui rametti pi giovani, in corrispon-
denza delle gemme o allinserzione
delle foglie (Foto 5). Le lesioni pos-
sono evolvere in cancri e possono
estendersi allintera circonferenza
dei rametti causandone lavvizzi-
mento della parte apicale. Sulle lesioni possibile osservare la presenza delle
fruttificazioni del patogeno, i picnidi, che a maturit rilasciano i conidi responsabi-
li della diffusione della malattia. Allapice delle foglie possono evidenziarsi ampie
aree imbrunite a forma di V con il vertice rivolto verso il picciolo (Foto 6). Le foglie
Foto 6 infette disseccano e cadono anticipatamente.
Il fungo penetra soprattutto attraverso le cicatrici delle
foglie e dei frutti che si producono in conseguenza della
raccolta e della caduta delle foglie. In primavera le infe-
zioni possono avvenire attraverso le piccole lesioni che
si creano sulle gemme in schiusura e le cicatrici causate
dalla cascola naturale di frutticini. La rimozione delle par-
ti di pianta infette durante la potatura di fondamentale
importanza per la protezione della coltura. inoltre con-
sigliato il ricorso a variet meno suscettibili e limitare gli
apporti di fertilizzanti azotati. Trattamenti specifici sono da
eseguire solo in caso di accertata presenza della malattia.
Leventuale trattamento invernale contro il mal della bol-
la e limpallinatura con derivati rameici efficace anche
verso P. amygdali. Se necessario, si possono prevedere
applicazioni di ziram, dodina, ditianon o IBS, a partire dalla
fogliazione.

112
Foto 7
Oidio
Il principale responsabile del mal
bianco del pesco Sphaerotheca
pannosa var. persicae. Il fungo
infetta tutti gli organi verdi del-
la pianta (frutti, foglie e rametti).
Nei pescheti commerciali i danni
economici sono causati soprattut-
to dalle infezioni sui frutti mentre
in vivaio sono importanti anche
le infezioni sulla vegetazione. Sui
frutti verdi compaiono macchie
biancastre polverulente (Foto 7)
che possono confluire e dare rug-
ginosit sui frutti maturi. Le foglie apicali dei germogli, che stentano a dischiu-
dersi, si deformano e successivamente sono ricoperte della caratteristica pol-
vere biancastra. Sui rametti verdi si forma uno spesso feltro micelico.
Durante la stagione vegetativa possono susseguirsi e sovrapporsi numerosi
cicli di infezioni secondarie. La malattia favorita da notti fresche e umide
che si alternano a giornate non troppo calde. Il patogeno, come gli altri agenti
di oidio, ben adattato ai climi caldo-aridi e le epidemie rallentano solo se la
temperatura supera 28-30C e lUR inferiore al 70-75%.
La gestione della malattia, soprattutto nelle aree a rischio, basata sullimpiego
di fungicidi e di cultivar tolleranti. In agricoltura biologica possono essere impie-
gati zolfo e bicarbonato di sodio (da solo o in miscela con olio minerale bianco).
Entrambi i prodotti possono essere fitotossici sulla vegetazione. Il bicarbonato
di sodio, inoltre, facilmente dilavato. Tra i fungicidi di sintesi applicabili vi sono
gli IBS, bupirimate, quinoxifen e la miscela boscalid+pyraclostrobin. Di solito,
le variet di pesco tardive e le nettarine, pi suscettibili alloidio, richiedono un
maggior numero di trattamenti. Sulle variet precoci, pu essere conveniente
effettuare i trattamenti solo dopo la raccolta per evitare uneccessiva filloptosi
anticipata. Sulle cultivar suscettibili, i trattamenti dovrebbero iniziare a partire
dallallegagione. Il successo della lotta chimica dipende molto dalla tempestivi-
t con cui si effettuano i primi trattamenti.

Impallinatura o vaiolatura
Wilsonomyces carpophilus (sinonimo di Stigmina carpophila o Coryneum
beijerinckii) il fungo responsabile della malattia. Durante i mesi invernali
piovosi, il micete produce le spore sulle gemme e sui rametti infettati nel-
la stagione precedente e pu infettare le gemme dormienti determinando-

113
ne la morte. Sui rametti, causa Foto 8
lesioni di 3-10 mm di diametro
con al centro le fruttificazioni del
fungo, gli sporodochi. Pu in-
fettare anche frutti e foglie ove
compaiono piccole macchie co-
lor porpora che si espandono e
diventano necrotiche (3-10 mm
di diametro). Sui frutti (Foto 8)
le lesioni sono rugose e legger-
mente sopraelevate e causa-
no spesso spaccature durante
laccrescimento. In clima caldo
e secco, i tessuti fogliari infetti
cadono, lasciando sulle foglie
dei fori circolari con margine re-
golare (Foto 9).
Leventuale intervento invernale Foto 9
con derivati rameici efficace anche verso W. carpophilus.
Trattamenti proteggenti con ziram, dodina, ditianon o IBS
sono da prevedere a partire dalla fogliazione o dallallega-
gione per la protezione dei frutti.

Scabbia o Ticchiolatura
La malattia, causata da Cladosporium carpophilum, causa
danni di una certa gravit solo quando il clima caldo-umi-
do. Interessa soprattutto i rametti e le foglie ma i sintomi pi
appariscenti si osservano sui frutti e consistono in macchie
circolari di 2-3 mm di diametro e di colore grigio-olivaceo,
pi frequenti in prossimit dellinserzione del peduncolo. Su
nettarine le macchie sono pi ampie che su pesco. Se le
lesioni confluiscono, il frutto accrescendosi pu spaccarsi.
I sistemi di potatura che favoriscono la penetrazione dei
raggi solari e la ventilazione allinterno della chioma crea-
no condizioni sfavorevoli alla malattia e facilitano i trattamenti. Tra i fungicidi
efficaci si ricordano zolfo e chlorothalonil. Tuttavia, nelle condizioni climatiche
dellItalia meridionale, generalmente non sono necessari trattamenti specifici.

Gommosi parassitaria
Cancri e disseccamenti dei rami possono essere causati su pesco da funghi del

114
genere Botryosphaeria ed in particolare della specie Botryosphaeria dothidea.
In assenza di ferite, la suscettibilit delle piante allinfezione sembra maggiore
per le piante giovani e per i rami non ancora lignificati, oppure per le piante con
elevato vigore vegetativo o sottoposte a stress idrici. La malattia stata segna-
lata in Italia solo recentemente su giovani piante di pesco. Sulla corteccia degli
organi colpiti si osservano inizialmente tacche idropiche e depresse che necro-
tizzano, si spaccano e originano cancri da cui fuoriescono abbondanti essudati
gommosi. In sezione, in corrispondenza dei cancri e delle aree necrotiche, si
osservano estesi imbrunimenti dei vasi impregnati di gomma. Una simile sinto-
matologia pu esser anche causata da funghi del genere Leucostoma.
Nei pescheti interessati dalla malattia necessario ricorrere a misure di pre-
venzione come lestirpazione, la capitozzatura o il reinnesto delle piante con
il fusto compromesso, la rimozione e distruzione dei rami infetti. inoltre utile
non eccedere con le concimazioni azotate e le irrigazioni sopra chioma, che
favoriscono le infezioni. Importante verificare lo stato sanitario delle piante
da introdurre in areali di coltivazioni in cui la malattia non sia ancora stata se-
gnala.

Mal del piombo


Il mal del piombo, malattia causata da Chondrostereum purpureum, pu ma-
nifestarsi su pesco. Il sintomo principale sulle foglie che, sin dalla loro com-
parsa, assumono una colorazione metallica e rifrangente. La distribuzione del
sintomo sulla chioma irregolare; pu essere interessata lintera pianta ma
pi frequentemente, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, i sintomi si rin-
vengono solo su un certo numero di rami o branche. Le foglie sintomatiche si
presentano carnose, pi spesse, del normale, spesso leggermente bollose e
deformi, con pigmentazioni antocianiche ai bordi. Nel caso di grave attacco la
fogliazione subisce un arresto fino a ridursi a piccole foglioline appena sporgen-
ti dalle perule. Le alterazioni sulle foglie sono gli effetti a distanza delle tossine
prodotte dal fungo che invece si sviluppa a carico del legno. I tessuti legnosi del
tronco e delle branche pi grosse presentano imbrunimenti e carie che posso-
no essere settoriali o interessare tutta la sezione. Le stesse manifestazioni si
possono osservare sulle radici, anche quando il legno della parte aerea appare
completamente sano. Sul legno deperiente o gi morto possono comparire
vistosi corpi fruttiferi del fungo, di colore dapprima violaceo e poi scuro che
assumono laspetto di orecchiette dapprima elastiche e poi consistenti, a bordi
ondulati del diametro massimo di 2-3 cm, generalmente embricate o confluenti
in gran numero.
Non essendo disponibili fungicidi o sostanze naturali mostranti attivit verso
tale fungo risulta fondamentale operare applicando tutte le misure preventive

115
atte a evitare lintroduzione del fungo nel pescheto e quindi fondamentale
limpiego di materiale di propagazione esente dal fungo e nelle fasi di gestione
evitare ove possibile i grossi tagli di potatura avendo cura di proteggere le su-
perfici di taglio della pianta con appositi mastici. Al manifestarsi della malattia
in campo occorre agire tempestivamente estirpando ed allontanando le piante
o le parti di pianta infette, avendo cura di eliminare ogni possibile substrato di
sviluppo dei carpofori (come ad esempio i pali tutori in legno).

Marciumi radicali
Armillaria mellea, Rosellinia necatrix e varie specie di Phytophthora sono re-
sponsabili di marciumi radicali su numerose colture arboree, incluso il pesco.
A. mellea e R. necatrix, che frequentemente causano deperimento progres-
sivo o la moria di piante di pesco, possono infestare il terreno anche prima
dellimpianto. La malattia si manifesta sulla pianta con uno stato di sofferenza
generale aspecifica: vegetazione stentata, clorosi fogliare diffusa o localizzata,
avvizzimento e infine morte; talvolta le piante possono manifestare, in partico-
lare nei periodi pi caldi e con elevata richiesta evapo-traspirativa, avvizzimenti
improvvisi (apoplessia) con le foglie disseccate che rimangono pendenti sulla
pianta per un certo periodo dopo
Foto 10, 11
la morte. Sintomo specifico la
presenza di un micelio biancastro
o bianco crema, fibroso o lanoso,
visibile sollevando la corteccia del
colletto e/o delle radici, che pu
emanare un penetrante odore di
fungo fresco (Foto 10). Nel caso
di A. mellea, al piede delle piante
malate da tempo, nei periodi umi-
di invernali, possono differenziarsi
i corpi fruttiferi del fungo, comune-
mente chiamati chiodini o fami-
gliole buone (Foto 11). Gli alberi
sofferenti o morti sono spesso in
gruppi che col tempo si allargano
a macchia dolio.
Non essendo disponibili fungicidi
o antagonisti microbici realmente
efficaci, la lotta si basa essenzial-
mente su misure preventive.
necessario evitare di introdurre

116
inoculo nel pescheto, o, in presenza di piante sintomatiche al momento del-
lespianto, effettuare lavorazioni profonde per rimuovere tutti i residui radicali.
Nei 4-5 anni successivi il terreno deve essere lasciato a riposo o, ove possibile
destinato alla semina di graminacee, in particolare orzo, per consentire le la-
vorazioni estive del terreno che espongono allirraggiamento solare i propaguli
fungini. Nei pescheti interessati da marciume radicale, le piante infette devono
essere rimosse tempestivamente con tutto lapparato radicale. Le buche vanno
lasciate aperte ed eventualmente si pu applicare calce idrata per il suo effetto
caustico sui propaguli fungini. Le piante estirpate non devono essere rimpiaz-
zate. Particolare attenzione deve essere posta nellevitare il trasporto di terreno
infestato da un punto allaltro dellappezzamento con le lavorazioni.
Nei pescheti impiantati in terreni compatti e mal drenati, pu riscontrarsi con
una certa frequenza il marciume delle radici e del colletto causato da varie
specie di Phytophthora; su pesco la specie pi comune Phytophthora me-
gasperma. In terreni compatti e mal drenati, nei quali lacqua ristagna a lungo
creando condizioni di asfissia che provocano un indebolimento della pianta che
cos predisposta allattacco del patogeno. La malattia si manifesta comunque
pi raramente anche in terreni sciolti su piante infettate in vivaio. I sintomi sulla
chioma sono aspecifici di deperimento della parte aerea e simili agli altri mar-
ciumi radicali. Le piante infette mostrano imbrunimenti di varia estensione sulle
radici, sul colletto e/o sulla parte basale del tronco, accompagnati da cancri e
secrezioni gommose anche molto abbondanti (Foto 12).
Le strategie per la protezione dal marciume radicale sono preventive, basa-
te sulluso di materiale di propagazione sano Foto 12
e possibilmente di portinnesti resistenti e sulla
regolazione del contenuto idrico del terreno. Vi
sono segnalazioni di resistenza a di Phytophtho-
ra spp. in Mirabolano e Ciliegio selvatico. Molta
cura deve essere posta allimpianto sistemando
il terreno al fine di evitare ristagni superficiali e
profondi dellacqua, evitando di porre le piante
ad eccessiva profondit e adottando sistemi di
irrigazione che non bagnino il tronco. Nel caso
di piante giovani, possono risultare efficaci an-
che applicazioni al terreno di fenilammidi o trat-
tamenti fogliari con etilfosfito di alluminio.

Verticillosi
Si tratta di una malattia che interessa numerose
specie vegetali, sia erbacee che arboree, il cui

117
principale responsabile su drupacee nei nostri ambienti Verticillium dahliae.
La malattia pi diffusa nei giovani impianti: le piante giovani sono infatti ge-
neralmente pi suscettibili di quelle adulte. I primi sintomi della verticilliosi, cio
lappassimento unilaterale della chioma e lingiallimento delle foglie, si notano
allinizio dellestate. La malattia pu avere decorso lento con una defogliazio-
ne progressiva, oppure decorso acuto, nel qual caso interi rami disseccano
improvvisamente; in sezione possibile osservare una tipica colorazione bru-
nastra che pu essere estesa o confinata in settori. In condizioni colturali par-
ticolarmente favorevoli, pu aversi una ripresa delle piante e una regressione
dei sintomi. Il patogeno in grado di sopravvivere nel terreno con strutture di
conservazione (microsclerozi) e le radici infette possono costituire unulteriore
fonte di conservazione.
La protezione si basa su interventi agronomici e su misure preventive; non
esistono infatti al momento prodotti chimici pienamente efficaci nei confronti
della malattia. Le consociazioni con specie ortive suscettibili al patogeno, tra
cui solanacee e carciofo, determinando un aumento della densit di inoculo
del patogeno nel terreno, sono da evitare. Quando la malattia in atto ne-
cessario ridurre lirrigazione e le concimazioni azotate, lasciando inalterati gli
apporti di fosforo e potassio. Particolare cura deve essere posta nella potatura
(limitando gli interventi allasportazione dei rami con sintomi) nella scelta della
tecnica irrigua e nello spostamento di macchine e di attrezzi evitando per quan-
to possibile la rapida diffusione del patogeno in campo. preferibile utilizzare,
ove disponibili, portinnesti e variet resistenti e, al momento dellimpianto,
essenziale impiegare materiale di propagazione sano.

Tumore batterico
Il tumore batterico una malattia molto diffusa ed importante su oltre 200 spe-
cie sia erbacee che legnose. Le infezioni possono avvenire sia in vivaio che
in pieno campo. Sulle radici principali e in prossimit del colletto possibile
osservare la presenza di masse tumorali, inizialmente di piccole dimensioni,
isolate o aggregate, di forma sferica e a superficie liscia, di colore bruno chiaro
e di consistenza spugnosa. Queste successivamente si accrescono fino a rag-
giungere anche i 10 cm di diametro, assumono colorazione bruno scura, ligni-
ficano e divengono rugose in superficie. Generalmente i tumori, nella stagione
autunno invernale, successiva alla loro formazione, si sfaldano e si distaccano.
In primavera nuove masse tumorali possono originarsi in prossimit delle pre-
cedenti; data la loro localizzazione in prossimit delle ferite, possono essere
confuse con normali calli di cicatrizzazione. Le piante malate, oltre ai tumori,
possono presentare ingiallimenti diffusi delle foglie, scarso vigore vegetativo e

118
riduzione della produzione. Responsabili dellalterazione sono Agrobacterium
tumefaciens e Agrobacterium rhizogenes. Su pesco e su altri fruttiferi, i ceppi
patogeni di A. tumefaciens appartengono alla biovar 1 o 2, anche se questul-
tima pi frequente.
A differenza della maggior parte degli altri batteri fitopatogeni, questi posso-
no conservarsi nel terreno come saprofiti senza perdere la loro virulenza. Dal
terreno possono infettare le piante penetrando attraverso le ferite localizzate
in prossimit del colletto o delle radici. Le cellule della pianta si trasformano
cos in cellule tumorali che tendono ad accrescersi in maniera abnorme anche
in assenza del batterio. Il batterio pu muoversi anche nel sistema vascolare
della pianta. Le infezioni autunnali di solito restano latenti sino alla primavera
successiva. Non essendo disponibili altri mezzi di lotta efficaci, la prevenzione
fondamentale. In primo luogo da considerare la sanit del materiale di pro-
pagazione.

Cancro batterico
Responsabile del cancro batterico su pesco e su molti altri fruttiferi Pseudo-
monas syringae pv. syringae. La gravit dei danni estremamente variabile;
nei vivai o su piante giovani pu anche portare a morte. Lespressione dei
sintomi varia in funzione della cultivar, dellet della pianta e dei tessuti invasi,
dai ceppi del patogeno e da fattori predisponenti. Il cancro, il sintomo pi tipi-
co, pu non osservarsi su alcune cultivar. In corrispondenza della base delle
gemme possibile osservare delle necrosi che si approfondiscono di 4-5 mm
causandone luccisione. Sui rami in prossimit dei nodi si osservano tacche
brune che spesso circondano lasse e causano lavvizzimento della parte dista-
le. Sulle branche e sul tronco si formano cancri, in corrispondenza dei quali
possibile osservare la fuoriuscita di gomma. Sulle foglie si osserva la presenza
di macchie idropiche che rapidamente divengono brune e si distaccano pro-
vocando impallinatura. Sui frutti possibile osservare la presenza di piccole
macchie circolari di 2-3 mm di diametro, scure e leggermente infossate.
Il patogeno sopravvive nei cancri, nelle gemme e in altri tessuti infetti. In prima-
vera, i batteri colonizzano sulla superficie le nuove foglie mentre la penetrazio-
ne nellospite si ha per lo pi in autunno attraverso le cicatrici fogliari. Per i nuo-
vi impianti essenziale limpiego di materiale sano e certificato, evitare suoli
molto sabbiosi e squilibri nutrizionali. In caso di infezioni in campo, al fine di
prevenire la diffusione della malattia, necessario eliminare i rami infetti, ese-
guire potature tardive, avendo cura di disinfettare gli attrezzi di potatura. Negli
impianti in cui stata accertata la presenza del patogeno possibile eseguire
trattamenti con composti rameici nel periodo di caduta foglie, con intervalli di
8-10 giorni, dopo la potatura e/o nella fase di ingrossamento delle gemme.

119
120
9- PRINCIPALI INSETTI DANNOSI DEL PESCO
Crescenza Dongiovanni
Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura CRSA Basile Caramia

Tripidi (Taeniothrips meridionalis Priesner Thrips major Uzel Frankli-


niella occidentalis Pergande)

Organi colpiti e danni: con le punture di nutrizione i tripidi possono causare


alterazioni a carico dei fiori e dei frutti di pesco e nettarine. Su queste ultime,
per la mancanza di peluria sullovario e sui frutti, tali danni possono risultare
particolarmente ingenti. Sui frutti gi dalla fase di scamiciatura si osservano
rugginosit, che possono successivamente suberificare e lacerarsi determi-
nando lemissione di gomma. Le punture provocate durante la maturazione
causano delle caratteristiche aree depigmentate, di colore biancastro, localiz-
zate, per lo pi, in prossimit del peduncolo o nei punti di contatto tra frutti o tra
frutti e foglie.
Ciclo biologico: i tripidi svernano come femmine adulte fecondate, nel terre-
no, nelle anfrattuosit della corteccia o in altri ripari del frutteto. Dalla fase di
bottoni rosa, gli individui svernanti si portano sulle gemme a fiore, penetrano
nel loro interno dove depongono le uova alla base degli stami o sullo stilo. Le
neanidi (forme giovanili) compaiono da caduta petali alla scamiciatura e pro-
vocano i danni maggiori sugli ovari e successivamente sui frutti. Su pesco, T.
meridionalis compie una sola generazione allanno per poi migrare su ospiti
secondari, T. major permane pi a lungo determinando danni anche durante
la fase di maturazione. Particolarmente dannosa, durante le fasi antecedenti
la raccolta, pu risultare anche la F. occidentalis, presente soprattutto negli
ambienti meridionali.
Strategie di difesa: prima di avviare gli interventi chimici vanno eseguiti co-
stanti campionamenti, dalla fase di bottoni rosa fino alla fioritura, prelevando
almeno 100 fiori distribuiti casualmente nellappezzamento dal 5-10% delle
piante. Con il 3% degli organi fiorali infestati necessario intervenire. In aree a
maggior rischio dinfestazioni come le aree collinari, pescheti limitrofi ad incolti
o in zone in cui si sono verificate gravi infestazioni nellannata precedente gli
interventi sono giustificati anche con una presenza sporadica degli adulti dei
tripidi. In questi areali a rischio sono consigliati due interventi da eseguirsi in
pre e post-fioritura, negli altri casi sufficiente un unico intervento da effettuare
in una delle fasi fenologiche su dette in funzione del livello dinfestazione. Per
il contenimento dei danni causati dai tripidi estivi potrebbe rendersi necessario
un ulteriore intervento da eseguirsi durante la fase di accrescimento dei frutti,

121
facendo particolare attenzione al rispetto dei tempi di carenza. Numerose so-
stanze attive sono attualmente disponibili per il controllo di questi parassiti. Nel
Disciplinare di Protezione Integrata della Regione Puglia (http://www.regione.
puglia.it/web/files/agricoltura/difesa_integrata_2009.pdf) sono indicate le so-
stanze consigliate; sono ammessi massimo 3 interventi lanno, due da eseguir-
si nel periodo primaverile, di cui solo uno nella fase antecedente la fioritura.

Afidi
Afide verde del pesco (Myzus persicae Sulzer)
Lafide verde pu infestare oltre al pesco altre specie del genere Prunus e
numerose piante erbacee spontanee e coltivate, tra cui le pi frequentemente
colpite sono: patata, pomodoro, bietola e cavoli. Il M. persicae considerato
lafide pi pericoloso del pesco; particolarmente temuto oltre che per i danni
diretti che in grado di provocare anche perch funge da vettore di numerosi
virus tra cui il virus della vaiolatura delle drupacee (Sharka).
Organi colpiti e danni: si localizza dapprima sugli abbozzi fogliari e succes-
sivamente sulle foglie apicali dei germogli sulle quali determina vistosi accar-
tocciamenti con successivo arresto dello sviluppo dei germogli e difficolt nella
maturazione delle gemme. I frutticini delle nettarine a seguito delle punture
dellafide, non si accrescono pi regolarmente, si deformano e presentano aree
depresse e decolorate.
Ciclo biologico: compie un olociclo eteroico tra il pesco o altre specie del ge-
nere Prunus (ospiti primari) e altre specie erbacee coltivate e spontanee (ospiti
secondari). Le infestazioni iniziano gi prima della fioritura ad opera di fondatri-
ci che nascono dalle uova durevoli deposte in autunno dalle femmine dellunica
generazione anfigonica. Le fondatrici si riproducono partenogeneticamente e
danno origine alle fondatrigenie attere le quali compiono un numero variabile di
generazioni (da 2 a 4) sul pesco. Verso maggio, nel meridione, compaiono le
alate migranti che si portano sugli ospiti secondari, sui quali svolgono diverse
generazioni estive di virginogenie attere e alate. A fine estate, nascono le ses-
supare alate che migrano sul pesco e partoriscono femmine attere anfigoniche,
mentre le sessupare attere rimangono sullospite secondario dove originano i
maschi alati anfigonici, che ritornando sullospite primario fecondano le femmi-
ne attere anfigoniche che depositano luovo dinverno chiudendo il ciclo.
Strategie di difesa: per le nettarine i cui frutticini subiscono gravi alterazioni
a seguito delle punture provocate da questo insetto consigliabile effettuare
trattamenti precoci, gi durante la fase di rottura delle gemme o bottoni rosa,
verificando in ogni caso la presenza delle fondatrici.
Per stabilire lopportunit di eseguire ulteriori trattamenti occorre campionare
circa 100 germogli o gemme o fiori prelevati a caso sul 5-10% delle piante

122
ed intervenire con il 7-10% degli organi infestati su pesche e percoche e con
il 3% degli organi infestati su nettarine. Gli aficidi consigliati sono flonicamid,
pymetrozine, tau-fluvalinate e i neonicotinoidi, da impiegare in alternanza e
rispettando le limitazioni e le indicazioni riportate nel disciplinare della Regione
Puglia.
Fig. 1: colonia di H. amygdali
Afide farinoso su pagina inferiore di foglia di pesco
(Hyalopterus
amygdali Blanchard)
Organi colpiti e danni:
le colonie di H. amygdali
si localizzano sulla pagi-
na inferiore delle foglie
(Fig. 1), che non si de-
formano, ma risultano ri-
coperte di un abbondan-
te secrezione cerosa da
cui il nome di afide fari-
noso. Le foglie possono
andare incontro a fillop-
tosi anticipata ed i germogli presentare sviluppo ridotto e scarsa lignificazione.
I danni possono interessare anche i frutti sui quali la presenza della melata
favorisce lo sviluppo di fumaggini, deprezzando notevolmente il prodotto.
Ciclo biologico: lafide compie un olociclo dioico tra il pesco (ospite primario)
ed altre piante spontanee, tra cui le canne di palude (ospiti secondari). Sver-
na come uovo durevole deposto sullospite primario. In primavera le fondatrici
danno origine partenogeneticamente alle fondatrigenie attere che compiono da
4 a 5 generazioni sul pesco. Dal mese di maggio compaiono le fondatrigenie
alate che si portano sugli ospiti secondari su cui svolgono diverse generazioni
fino allautunno inoltrato. In questepoca compaiono le sessupare attere e ala-
te. Le sessupare alate migrano sullospite primario e partoriscono le femmine
attere anfigoniche, mente le sessupare attere rimangono sullospite secondario
dove originano i maschi alati anfigonici, che ritornando sullospite primario fe-
condano le femmine attere anfigoniche che depositano luovo dinverno chiu-
dendo il ciclo.
Strategie di difesa: i trattamenti eseguiti nei confronti dellafide verde sono
generalmente sufficienti anche per il contenimento di questo afide. Conside-
rando, per, la capacit dello H. amygdali di diffondersi rapidamente da poche
piante a tutto il frutteto, in caso dinfestazioni rilevate in primavera avanzata,
consigliato intervenire eseguendo le applicazioni in maniera localizzata solo

123
sulle piante infestate, impiegando neonicotinoidi.

Afide sigaraio del pesco (Myzus varians Davidson)


Morfologicamente questo afide molto simile al M. persicae, soltanto la co-
lorazione nera dellapice dei sifoni e dalla parte distale degli articoli antennali
consente di distinguere le due specie di afidi.
Organi colpiti e danni: nettamente differenti sono i sintomi fogliari provocati
dal M. varians e M. persicae. Le colonie di M. varians localizzate sulla pagina
inferiore delle foglie determinano con le loro punture di nutrizione larrotola-
mento longitudinale lungo la nervatura principale delle foglie che assumono
laspetto di un doppio sigaro. Le foglie fortemente infestate successivamente
necrotizzano e disseccano; cadendo precocemente, determinano la formazio-
ne di germogli scarsamente sviluppati con produzione ridotta e scadente. An-
che questo afide produce melata che imbratta la vegetazione ed i frutti, su cui
si sviluppa successivamente la fumaggine. Rispetto al M. persicae il M. varians
meno diffuso lo si rinviene per lo pi in pescheti collinari e su piante isolate.
Ciclo biologico: M. varians compie un olociclo eteroico su pesco (ospite pri-
mario) e su piante spontanee del genere Clematis (ospiti secondari). Dalluovo
dinverno, in primavera, nascono le fondatrici le quali per partenogenesi origi-
nano le fondatrigenie, che compiono numerose generazioni su Pesco. Allini-
zio dellestate le fondatrigenie alate migrano sugli ospiti secondari sulle quali
si susseguono numerose altre generazioni. In autunno inoltrato compaiono le
sessupare che originano gli anfigonici, le cui femmine depositano uno o pi
uova sullospite primario. Talvolta su Pesco si possono verificare un paraciclo
o un analociclo.
Strategie di difesa: gli interventi eseguiti per il contenimento dellafide verde
sono sufficienti anche per il controllo dellafide sigaraio.

Afide bruno del pesco (Brachycaudus schwartzi Borner)


Frequentemente su Pesco si rilevano colonie miste di M. persicae e B. shwar-
tzi, su cui determinano sintomi molto simili. I due afidi si distinguono dal punto
di vista morfologico per la forma della codicola e dei sifoni e per la diversa
colorazione che di colore bruno-verdastro nel caso di B. schwartzi e di colore
verde chiaro per M. persicae.
Organi colpiti e danni: le foglie infestate dal B. schwartzi presentano vistosi
accartocciamenti e deformazioni, i germogli presentano internodi raccorciati
e sviluppo ridotto; sugli organi infestati si osserva la presenza abbondante di
melata su cui successivamente si sviluppa la fumaggine.
Ciclo biologico: compie un ciclo di tipo monoico ed omotopo su pesco. Sver-
na generalmente per mezzo delle uova deposte tra le anfrattuosit della cor-

124
teccia o alla base delle gemme. In primavera le fondatrici si portano sui bocci
fiorali e si moltiplicano originando numerose generazioni successive costituite
da virginopare attere che continuano a moltiplicarsi su pesco e da virginopare
alate che garantiscono la propagazione dellinfestazioni su altri peschi. In au-
tunno compaiono gli individui sessuati: prima i maschi e poi le femmine, le quali
fecondate depongono le uova dinverno. Negli ambienti a clima pi mite pu
svernare anche per mezzo delle femmine virginopare ricoverate nelle screpo-
lature corticali o allinterno delle foglie disseccate rimaste appese agli alberi.
Alla ripresa vegetativa le virginopare invadono precocemente i bottoni fiorali
originando colonie molto numerose che impediscono lapertura dei fiori con
conseguente precoce avvizzimento degli stessi.
Strategie di difesa: non sono consigliati interventi mirati per il controllo di que-
sto afide il cui contenimento reso possibile dai trattamenti eseguiti nei con-
fronti dellafide verde.

Afide nero (Brachycaudus persicae Passerini)


Organi colpiti e danni: infesta precocemente gli abbozzi fogliari ed i bot-
toni fiorali, successivamente si sposta sulle foglie, sui fiori, sui rametti e
talvolta provoca danni anche sui frutti di nettarine. I danni possono interes-
sare anche le radici le quali possono presentare lesioni di notevole entit
che possono favorire lo sviluppo di marciumi e pregiudicare anche la vitalit
delle piante.
Ciclo biologico: compie normalmente un ciclo monoico ed eterotopo tra lap-
parato radicale e la chioma delle piante di pesco, ma pu anche compiere un
ciclo dioico su piante spontanee del genere delle Scrofulariacee (ospiti secon-
dari). Sverna come uovo deposto sulla parte aerea o sotto forma di femmine
virginopare attere localizzate sulle radici pi superficiali del pesco. Precoce-
mente, alla ripresa vegetativa, le femmine svernanti risalgono il tronco, ori-
ginano diverse generazioni di virginopare attere che successivamente colo-
nizzano lintera pianta. Dalle uova svernanti si originano le fondatrici che per
partenogenesi danno diverse generazioni di fondatrigenie attere. Dopo varie
generazioni compaiono le forme alate (maggio-giugno) che sono responsabile
della propagazione dellinfestazione su altri peschi o migrano sugli ospiti se-
condari. In luglio le femmine virginopare attere ridiscendono verso le radici e
si preparano a superare linverno (analociclo eterotopo). In ambienti ad inverni
miti, a fine estate, si originano le sessupare che generano gli anfigonici desti-
nati a deporre sulla chioma tra le anfrattuosit della corteccia luovo dinverno
(olociclo eterotopo).
Strategie di difesa: i prodotti impiegati per il contenimento dellafide verde
sono sufficienti anche per contenere questo afide.

125
Cocciniglie
Le specie di maggiore interesse sono Pseudaulacaspis pentagona Targ. e
Comstockaspis perniciosa Comst.. Entrambe appartengono alla famiglia dei
diaspididi.

Cocciniglia bianca Fig. 2: porzione di tronco di pesco


con forte infestazione di P. pentagona
del pesco
(Pseudaulacaspis
pentagona Targioni)
P. pentagona infesta nu-
merose piante coltivate,
tra cui drupacee, vite
e pomacee, ma risulta
particolarmente danno-
so su gelso, pesco ed
actinidia.
Organi colpiti e dan-
ni: sugli organi infestati
(tronco, rami, grosse
branche) si possono osservare ammassi pluristratificati di follicoli femminili
(croste) o ammassi di follicoli maschili che assumono un aspetto lanuginoso
e soffice (Fig. 2). Gli adulti e le neanidi sottraggono la linfa delle piante deter-
minando un graduale deperimento fino al disseccamento di intere branche o
dellintera pianta. Sui frutti le punture di nutrizione delle neanidi determinano
la formazione di aree rossastre che circondano i follicoli della cocciniglia e che
deprezzano il prodotto rendendolo incommerciabile allestero.
Ciclo biologico: sverna come femmina adulta fecondata sotto i follicoli. In pri-
mavera le femmine depongono le uova da cui dopo un periodo dincubazione
variabile da pochi giorni a pi di una settimana, in funzione delle condizioni
ambientali e dellepoca di deposizione, fuoriescono le neanidi. Compie tre ge-
nerazioni allanno: maggio-giugno; luglio-agosto e agosto-settembre.
Strategie di difesa: preferibile intervenire in primavera nel periodo di massi-
ma presenza delle neanidi di prima generazione, impiegando olio bianco atti-
vato con esteri fosforici (chlorpyrifos-methyl e phosmet) o buprofezin (questul-
timo impiegabile fino al 30 marzo 2010). Ulteriori trattamenti possono essere
previsti nei confronti delle neanidi di seconda e terza generazione facendo mol-
ta attenzione al rispetto del tempo di carenza. La presenza delle forme giovanili
pu essere rilevata correlandola al volo degli adulti maschi che sono monitorati
posizionando in campo 1 o 2 trappole a feromoni. Fino alla prefioritura am-
messo limpiego del pyriproxyfen.

126
Cocciniglia di S. Jos o Aspidioto dei fruttiferi
(Quadraspidiotus perniciosus Comstock)
Specie assai polifaga, risulta particolarmente dannosa su drupacee e poma-
cee. Numerosi decreti legislativi sono stati emanati nel tempo nei confronti di
questa cocciniglia per limitarne la diffusione.
Organi colpiti e danni: infesta tronchi, foglie e frutti. Il danno causato dalla
sottrazione di linfa e dalla produzione di saliva altamente tossica che danneg-
gia necrotizzandoli anche i tessuti meristematici del cambio. Nel caso di forti
infestazioni le piante deperiscono gradualmente fino a giungere alla morte. Sui
frutti si osservano picchiettature rossastre che rendono incommerciabile il pro-
dotto.
Ciclo biologico: sverna come neanide di prima et e talvolta di seconda et.
In maggio giugno, le femmine divenute mature vengono fecondate dai maschi
e partoriscono le neanidi della prima generazione. Compie 2-3 generazioni al-
lanno, con presenza contemporanea di tutti gli stadi per le nascite scalari.
Strategie di difesa: interventi con polisolfuri di calcio sono consigliati nei con-
fronti delle forme svernanti. In caso di forti infestazioni possono essere previ-
sti dei trattamenti in vegetazione; consigliato intervenire nei confronti delle
neanidi di prima generazione, impiegando olio bianco attivato con chlorpyri-
fos-methyl o buprofezin. Il momento opportuno in cui eseguire lintervento pu
essere stabilito valutando landamento del volo degli adulti maschi impiegando
trappole a feromoni. Fino alla prefioritura ammesso limpiego del pyropro-
xyfen.

LEPIDOTTERI
Tignola orientale del pesco (Cydia molesta Busck)
Organi colpiti e danni: danneggia germogli e frutti. Le larve penetrano allin-
terno dei germogli dallapice, scavano gallerie verso il basso che determinano
lavvizzimento seguito da successivo disseccamento del germoglio il quale as-
sume un aspetto a bandiera. I danni pi consistenti interessano i frutti che sono
invasi dalle larvette le quali penetrano nel loro interno dalla zona peduncolare
o nel punto di contatto tra due frutti. Nelle ultime fasi, i frutti infestati sono facil-
mente riconoscibili per la presenza esteriormente in corrispondenza dei fori lar-
vali di escrementi o per lemissione di un essudato gommoso. Un singolo frutto
pu essere infestato da una o pi larve. I frutti danneggiati, possono andare
incontro a disfacimento interno dei tessuti, dovuto allazione diretta delle larve
o allinsediamento di altri agenti di marciume, quali funghi e batteri, divenendo
cos incommerciabili.
Ciclo biologico: sverna come larva matura entro un bozzolo di seta, alla base
dei tronchi, delle grosse branche o anche nei magazzini di raccolta e lavorazio-

127
ne della frutta. A fine inverno inizio primavera le larve sincrisalidano e i primi
sfarfallamenti negli ambienti meridionali si verificano in marzo. Le femmine de-
pongono le uova isolatamente sulle foglie apicali dei germogli o sui frutti limita-
tamente alle nettarine. Dalle uova fuoriescono le larve, le quali prima dincrisa-
lidarsi tra le screpolature della corteccia o nel terreno, subiscono quattro mute.
Compie 4-5 generazioni allanno. Le larve della prima generazione infestano i
germogli ed una singola larva pu infestare, per completare il suo sviluppo, da
5 a 6 germogli. La seconda generazione infesta germogli e frutti. Dalla terza
generazione in poi i danni interessano quasi esclusivamente i frutti, in quanto
le larvette non sono pi in grado di penetrare allinterno dei germogli che vanno
incontro a lignificazione. Ulteriori infestazioni a carico dei teneri germogli de-
rivanti dagli innesti a gemma dormiente possono verificarsi in tarda estate ad
opera delle larve di quarta e quinta generazione.
Strategie di difesa: il momento pi opportuno per lesecuzione degli interventi
chimici pu essere determinato posizionando in campo trappole a feromoni per
la cattura degli individui maschi e contemporaneamente eseguendo il campio-
namento sui germogli e frutti a partire dalla seconda generazione.
Le trappole vanno posizionate a partire dalla scamiciatura, in numero di 2-3
trappole per appezzamento omogeneo. La soglia dintervento per la prima ge-
nerazione pari a 30 catture settimanali per trappola, ripetute per 2 settimane
consecutive e 10 catture settimanali per trappola per le generazioni successi-
ve.
Se si fa riferimento ai campionamenti, sinterviene con il 10% dei germogli in-
festati nei giovani impianti in allevamento o con l1-2% dei frutti infestati negli
impianti in produzione.
Numerose sostanze attive sono attualmente disponibili per il controllo della
cidia, riportati nel disciplinare della Regione Puglia. I regolatori di crescita a
prevalente attivit ovicida devono essere applicati, per non pi di quattro volte
lanno al fine di evitare la comparsa di fenomeni di resistenza e dopo:
- 7-8 giorni dal superamento della soglia delle catture per la 2a generazione;
- 4-6 giorni dal superamento della soglia di catture per le generazioni succes-
sive;
Per gli esteri fosforici complessivamente sono ammessi 4 interventi lanno in-
dipendentemente dallavversit. Nellambito degli esteri fosforici il chlorpyrifos
pu essere utilizzato massimo due volte lanno ed il phosmet massimo tre vol-
te. Il thiacloprid pu essere impiegato una sola volta lanno. In prossimit della
raccolta preferibile utilizzare prodotti con breve periodo di carenza come Ba-
cillus thuringensis, indoxacarb, etofenprox e spinosad, questi ultimi impiegabili
massimo due volte lanno indipendentemente dallavversit.
Una drastica riduzione o un azzeramento dei trattamenti insetticidi resa pos-

128
sibile ricorrendo ai metodi del disorientamento e alla confusione sessuale; me-
todiche risultate ampiamente efficaci purch eseguite su comprensori piuttosto
ampi, non inferiori ad 1 ha.

Anarsia
(Anarsia lineatella Fig. 3: larva di A. lineatella

Zeller)
La distribuzione di A.
lineatella non omoge-
nea. Nel complesso
ritenuta meno importan-
te di C. molesta, tuttavia
nelle aree in cui pre-
sente arreca danni con-
siderevoli.
Organi colpiti e danni: le larve (Fig. 3) possono infestare fiori, germogli e
frutti; su germogli e frutti determinano danni del tutto simili a quelli causati da
C. molesta, sui fiori i danni sono causati alla ripresa vegetativa dalle giovani
larvette che penetrano nei boccioli e li distruggono. I danni pi consistenti inte-
ressano i germogli nei giovani impianti in fase di allevamento.
Ciclo biologico: compie tre generazioni allanno, sverna come larva giova-
ne in ripari costruiti sotto la corteccia o allascella dei rami giovani. Riprende
lattivit trofica a fine inverno penetrando allinterno dei boccioli fiorali o dei
germogli. Le larve ibernanti, divenute mature, sincrisalidano entro il germoglio
disseccato o in altri ripari. Gli adulti compaiono entro maggio giugno (1 volo)
e depongono le uova sulle foglie e sui frutti appena allegati. Le larve derivanti
dal primo volo danneggiano prevalentemente i germogli, mentre quelle della
seconda generazione si sviluppano prevalentemente a carico dei frutti. Da fine
agosto fino ad ottobre si verifica il terzo volo, le femmine depongono le uova
sui rami di 1-2 anni, da essi si originano le larve ibernanti destinate a svernare
entro ricoveri da esse stesse costruiti.
Strategie di difesa: per stabilire il momento dintervento chimico occorre ese-
guire costanti monitoraggi e campionamenti. Per valutare la presenza delle lar-
ve svernanti e quelle della prima generazione, i campionamenti vanno eseguiti
sulle porzioni apicali dei germogli e sinterviene con il 10% dei germogli infe-
stati. Nei confronti delle larve svernanti sintervenire solo negli impianti giovani
e sugli innesti immediatamente dopo il risveglio vegetativo. Il campionamento
sui frutti pu risultare difficile ed oneroso, infatti per rilevare la presenza del-
le larve localizzate nellarea peduncolare, i frutti andrebbero staccati, qualora
si ricorra a tale modalit di campionamento sinterviene con l1-2% dei frutti

129
infestati impiegando insetticidi citotropici. Il monitoraggio dei voli eseguito po-
sizionando in campo a partire dalla scamiciatura le trappole a feromoni in nu-
mero di 2-3/zona omogenea non sempre da informazioni attendibili sul livello
dinfestazione presente in campo, in ogni caso si fa riferimento ad una soglia
orientativa dintervento di 7 catture per trappola per settimana o 10 catture per
trappola in due settimane. Nei confronti delle forme svernanti presenti durante
lepoca della fioritura generalmente non sono sconsigliati interventi insetticidi
specifici in quanto i prodotti impiegati per il contenimento dei tripidi o degli
afidi sono in grado di controllare anche le infestazioni di questo insetto. Per il
favorevole profilo tossicologico possono essere impiegati formulati a base di
Bacillus thuringensis var. kurstaki che si sono rilevati efficaci anche nel ridurre
significativamente le popolazioni delle generazioni successive. Nei confronti
delle generazioni carpofaghe sono disponibili numerose sostanze attive ap-
partenenti a differenti gruppi chimici (regolatori di crescita, esteri fosforici eto-
fenprox, indoxacarb, thiacloprid, spinosad); occorre evidenziare che spesso
i tradizionali esteri fosforici hanno manifestato cali di efficacia ed incostanza
nei risultati. Come per la cidia anche per lanarsia in prossimit della raccolta
sono consigliati prodotti caratterizzati da breve periodo di carenza e scarsa
residualit (etofenprox, spinosad, indoxacarb e linsetticida microbiologico B.
thuringensis).

Ditteri
Mosca della frutta (Ceratitis capitata Wiedemann)
La mosca della frutta una specie ampiamente polifaga, predilige frutti a polpa
tenera e zuccherina ed causa di gravi danni su numerose specie dinteresse
agrario che infesta in successione: agrumi, albicocche, pesche, fichi, fichi din-
dia, pere, mele ed altri.
Organi colpiti e danni: sui frutti si rinvengono aree marcescenti dovute alle
punture di ovideposizione, allinterno dei frutti si possono sviluppare numerose
larve che dilaniano con gli uncini boccali la polpa provocandone il disfacimento
e successivamente lo sviluppo di marciumi a causa dellinsediamento di funghi
e batteri. I frutti infestati divengono incommerciabili e possono andare incontro
a cascola precoce.
Ciclo biologico: negli ambienti mediterranei compie numerose generazioni
allanno sviluppandosi a spese dei fruttiferi su citati. Sverna come pupa o come
larva nel terreno e negli ambienti pi caldi anche come adulto su variet di
arancio tardive, compiendo generazioni continue (specie omodinama). Le fem-
mine depongono le uova nei frutti in numero di pi elementi e nello stesso frutto
possono deporre pi femmine. Le larve scavano gallerie nei frutti determinando
i danni su detti. Completato lo sviluppo le larve forano la buccia e si lasciano

130
cadere nel terreno, impupandosi.
Strategie di difesa: opportuno distruggere i frutti infestati, raccogliere tutta
la frutta presente nei frutteti anche quella caduta al suolo in quanto potrebbe
rappresentare focolaio dinfestazione ed evitare consociazioni di piante che
possano essere infestate dal dittero. Per stabilire lepoca degli interventi occor-
re eseguire campionamenti sui frutti e monitorare levoluzione delle popolazioni
in campo facendo ricorso a diverse tecniche:
- impiego di trappole cromotropiche di colore giallo che attraggono gli adulti.
Hanno lo svantaggio di agire in un raggio dazione molto limitato non oltre la
pianta dove sono state applicate;
- impiego di trappole chemioattrattive, attivate con paraferomoni; il pi utilizzato
il trimedlure. Hanno lo svantaggio di sovrastimare lentit dellinfestazione,
riuscendo ad attirare gli adulti, soprattutto maschi, anche dagli appezzamenti
limitrofi per un raggio di 80-100 m;
- impiego di trappole a bottiglia con aggiunta di composti ammoniacali o protei-
ne idrolizzate che richiamano entrambi i sessi ma in particolare le femmine alla
ricerca di sostanze azotate, entro un raggio di 20 m. Danno indicazioni pi at-
tendibili rispetto alle precedenti, presentano per lo svantaggio di essere poco
selettive nei confronti dellentomofauna utile e di perdere di efficacia piuttosto
rapidamente soprattutto in ambienti umidi;
Le soglie indicative dintervento sono: 2% di frutti con punture fertili e 10 catture
per trappola per settimana. Al superamento della soglia consigliato interve-
nire impiegando etofenprox, piretroidi o esteri fosforici secondo quanto riporta-
to nel disciplinare di Protezione Integrata della Regione Puglia ed eseguendo
massimo due interventi annuali nei confronti di questa avversit.

131
132
10- Maturazione, raccolta
e postraccolta
Carlo Fideghelli
CRA Centro di Ricerca per la Frutticoltura

Maturazione
Gli indici per stabilire la giusta maturazione delle pesche sono numerosi:
Colore di fondo
Il viraggio del colore di fondo da verde chiaro a bianco crema nelle cv a polpa
bianca e da verde chiaro a giallo pi o meno intenso nelle cv a polpa gialla, il
pi semplice ed immediato.
Molte nuove variet di pesco e quasi tutte le nettarine sono caratterizzate da una
precoce comparsa della colorazione rossa dellepidermide, intensa e diffusa su qua-
si tutto il frutto, per cui risulta pi difficile valutare il reale stadio di maturazione dei
frutti.
Con queste variet si deve usare una particolare attenzione per stabilire lepoca di
raccolta per non incorrere nel grave errore di raccogliere frutti immaturi che risulte-
ranno di qualit scadente e di pezzatura inferiore alle possibilit della cultivar.
Consistenza della polpa
La durezza della polpa, misurata con un penetrometro sui due lati del frutto pri-
vato della buccia ed espressa in kg/cm (pistone di 8 mm di diametro), varia da 4
a 6 kg, a seconda della distanza dai mercati di consumo e del tempo necessario
per il loro raggiungimento.
La durezza varia, poi, in funzione della cultivar; quelle a polpa bianca hanno valori di
circa 1-2 kg inferiori, a parit di epoca di maturazione.
Per la raccolta di frutti maturi sullalbero e selezionati a mano, la durezza di 3-4 kg.
Grado rifrattometrico (RSR) e acidit
Gli zuccheri aumentano con il progredire della maturazione, mentre lacidit di-
minuisce. I valori minimi di RSR per un apprezzamento positivo da parte dei
consumatori, sono i seguenti:
- cv precoci : 9,5-10,5
- cv intermedie e tardive : 11,0 -12,0
I valori di acidit espressi in acido malico , sono molto pi variabili e vanno da 3-4 a
12-14. Il Limite di 8 distingue i frutti subacidi (<8) da quelli normali (>8).
Il sapore subacido, con valori di acidit tra 6 e 8 sta aumentando nel favore dei
consumatori anche perch, se associato ad un elevato contenuto zuccherino, con-
sente una raccolta relativamente anticipata associata ad una buona qualit gustati-
va. Valori di acidit superiori a 12-13 sono percepiti come troppo aciduli.

133
Raccolta
La raccolta dei frutti di pesco viene generalmente effettuata in 3-5 volte e si
completa nel corso di 7-14 giorni, in relazione, soprattutto, alla quantit di produ-
zione, ma anche alla consistenza della polpa e al portinnesto.
Il distacco del frutto dallalbero, in particolare per le variet da consumo fresco,
effettuato a mano mediante una leggera torsione.
Secondo le forme di allevamento oggi adottate, la raccolta pu essere fatta in-
teramente da terra (vaso ritardato) o in parte da terra (dal 30-40% al 60-70%) e,
per la rimanente produzione, sollevati da terra.
La raccolta delle parti alte delle piante pu essere fatta mediante scale o piattafor-
me mobili nelle forme in volume e mediante carri raccolta nelle forme appoggiate
(palmetta, fusetto, Y).
La raccolta effettuata mediante lausilio di piattaforme o carri, costituisce la raccolta
integrata.
Il rendimento alla raccolta, espresso in kg/ora/operaio, varia mediamente da 80 a
110 per forme a filare con luso di carri raccolta.
Di carri raccolta ne esistono di modelli diversi, dai pi semplici monoassi trainati, ai
pi complessi, semoventi e provvisti di piattaforme spostabili oleodinamicamente.
La raccolta palettizzata (cassette tradizionali appoggiate su palette spostate me-
diante sollevatore idraulico) e quella superpalettizzata (cassoni palettizzati) sono
ormai nelluso comune.
La raccolta completamente meccanizzata parzialmente applicata negli Stati Uniti
e in Australia sulle cultivar da industria.
Le macchine disponibili e le cultivar attualmente coltivate non consentono an-
cora di raccogliere convenientemente i frutti destinati al consumo fresco, sia per
danni provocati ai frutti, sia per la mancanza di maturazione contemporanea che
consenta di ridurre al minimo lo scarto di frutti sovrammaturi o ancora verdi.
Attualmente, in California, dove la raccolta meccanizzata maggiormente diffu-
sa, si considera normale una perdita di produzione del 15-20% per scarti di frutti
danneggiati e staccati ad un punto di maturazione non idoneo alla trasformazio-
ne industriale. Tutte le prove sperimentali condotte anche in Italia, soprattutto
dallUniversit di Bologna, hanno puntualmente confermato questi dati.
Le macchine per la raccolta sono essenzialmente costituite di due parti: il telaio
raccoglitore (caching-frame) e lo scuotitore (shaker).
Gli scuotitori pi funzionali per il pesco operano sul tronco e sono del tipo ad
inerzia, il cui principale vantaggio costituito dal fatto che le vibrazioni trasmes-
se allalbero sono indipendenti dal resto della macchina.

Postraccolta
Come per le drupacee, i frutti del pesco sono caratterizzati da una elevata at-

134
tivit respiratoria e, pertanto, da una vita relativamente breve. Il metabolismo
di base della pesca a 0C quasi tre volte pi grande di quello della mela; la
massima attivit catabolica (elevato consumo di acidi organici) di questo frutto
si verifica tra i 3 e 4C.
Il male raggiante una grave alterazione fisiologica delle pesche conservate a
bassa temperatura, dovuto ad accumulo di pectine totali e di pectine insolubili in
acqua, che porta ad una perdita di deliquescenza della polpa (stopposit).
Per ritardare il pi possibile la comparsa della stopposit si pu ricorrere a due
diverse tecniche:
- la prima quella di sottoporre il frutto raccolto, ad uno stadio avanzato di matu-
razione immediatamente ad una temperatura il pi possibile vicina a 0C, anche
a -0,5C. Sono orientativamente possibili 15 giorni di conservazione e qualche
giorno di permanenza a temperatura di mercato senza che intervengano altera-
zioni fisiologiche. Questo sistema, in ogni caso, si presta ad una commercializ-
zazione effettuata entro 10-12 giorni dalla raccolta.
- La seconda via quella di ricorrere alla sosta in magazzino, a temperatura
ambiente, per almeno 48 ore fino a 72, a seconda dello stadio di maturazione
del frutto. Se il frutto viene poi mantenuto a 0C, possibile procrastinare la
conservazione oltre i 20 giorni e talvolta fino a 4 settimane.
Unaltra tipica alterazione fisiologica da conservazione frigorifera il mal rag-
giante, che, in sostanza, una diversa sintomatologia della stessa fisiopatia
che causa la stopposit.
Il tempo di commercializzazione dalla raccolta alla vendita sul mercato non su-
pera di norma i 10-12 giorni, in tal caso si raccoglie con consistenza da 5 fino
a 6kg e si procede alla prerefrigerazione con grandi vantaggi per la qualit e la
quantit (il frutto aumenta, ogni giorno di permanenza sullalbero, di oltre il 3%
di peso).
Per esportare pesche sui mercati lontani e che devono sopportare periodi di
commercializzazione anche di 20-25 giorni, si ricorre al secondo metodo e i frutti
si raccolgono con durezza tra 7 e 9 kg.
In linea generale, si pu affermare che, a prescindere dallidoneit varietale,
dalle condizioni di raccolta e dallo stato di sanit, la conservabilit delle pesche
non si protrae oltre 15-20 giorni se si considera il tempo supplementare perch
il frutto sia in condizioni di completare la sua maturazione nella fase di commer-
cializzazione.
Per ottenere questi risultati, necessario disporre di condizioni di conservazione
ben adatte allo scopo.
Poich lavvizzimento uno dei tanti fattori limitanti, opportuno che lU.R. sia
tenuta al 95%, condizione che oggi si raggiunge facilmente con le nuove tecni-
che di erogazione del freddo.

135
Per conservazioni a lungo termine (5-6 settimane), in buona sicurezza e con
frutti ancora in condizioni di superare la fase di commercializzazione, neces-
sario limpiego dellA.C., pratica ormai applicata per le nettarine in Italia.
I risultati migliori si ottengono con una concentrazione di CO2 del 10%, una con-
centrazione di O2 dell1% e una temperatura di 0C.
Subito dopo la raccolta e indipendentemente dai tempi di conservazione necessa-
rio abbassare il pi rapidamente possibile la temperatura dei frutti provenienti dalla
campagna secondo la tecnica della prerefrigerazione che pu essere fatta:
- in aria fredda;
- in acqua fredda.
Le differenze tra i due sistemi sono rilevanti: quello ad acqua consente di portare
la pesca a 5-3C in 30-40 min., mentre quello ad aria in un tempo 25-30 volte
maggiore. Intermedio pu essere considerato il sistema ad aria forzata (pres-
sure cooling) con il quale il raffreddamento si realizza in 3-4 ore.

Utilizzazione del prodotto


Lindustria di trasformazione assorbe annualmente una quota dellintera produ-
zione peschicola aggirantesi intorno al 5-8%.
Le pesche possono essere sottoposte ad essiccazione (disidratato), pastoriz-
zazione (purea e polpe), surgelazione (spicchi). Le percoche invece possono
essere sottoposte a surgelazione (spicchi), concentrazione osmotica (S.S.F.),
sterilizzazione (sciroppo e macedonia), deidrofreezing (deidrofrozen), canditura
(canditi).
La trasformazione in quarta gamma, come comunemente definita la tipologia
dei prodotti ortofrutticoli freschi, tagliati e pronti per il consumo, indubbiamente
una della pi interessanti innovazioni di processo nellambito dei prodotti trattati
al minimo degli ultimi decenni, in quanto consente di mettere a disposizione del
consumatore un prodotto allo stato fresco ma pronto per il consumo. Infatti, il
processo di produzione non prevede alcun trattamento termico di stabilizzazio-
ne, quindi i frutti non modificano le loro peculiari caratteristiche organolettiche
e nutrizionali. Tuttavia, questi prodotti sono vincolati al rispetto della catena del
freddo. Le esperienze condotte in laboratorio hanno messo in evidenza che le
nettarine e le percoche, le tipologie pi indicate per questa trasformazione, di
ottima qualit ed al giusto grado di maturazione, possono essere conservate in
ambiente refrigerato a 42C per 5-7 giorni, senza ricorrere allimpiego di atmo-
sfere protettive.
La trasformazione pi importante di gran lunga la sciroppatura; al secondo
posto vengono i nettari (succhi torbidi).
I requisiti che debbono presentare i frutti per essere idonei alla sciroppatura
sono i seguenti:

136
- forma sferica e guance simmetriche;
- assenza di ammaccature e lesioni;
- calibro medio (60-70 mm);
- polpa di colore giallo, uniforme, senza venature rosse, aderente al nocciolo;
- buona consistenza della polpa (3-5 kg, pistone 8 mm);
- residuo rifrattometrico non inferiore a 12 Brix;
- acidit 6-7;
- basso contenuto in polifenolossidasi;
- nocciolo medio-piccolo (< al 14-15% in peso), chiuso, non fragile;
- scarto di lavorazione non superiore al 15%.
Per quanto riguarda le puree e le polpe vengono generalmente preferite le pe-
sche spiccagnole e molte sono le variet che si prestano a questa lavorazione
secondaria che tende a utilizzare il prodotto sovrammaturo o comunque morfo-
logicamente inidoneo alla vendita sui mercati.
A questo uso la percoca viene invece impiegata solo per la parte di prodotto
inidoneo, nemmeno utilizzabile per cubetti.
Per la preparazione di puree e di polpe si richiede assenza di marciumi, stato di
maturazione completo, elevato contenuto di Brix, elevata acidit, elevato rap-
porto residuo/acidit, colore intensamente giallo, ridotta estensione delle aree
rosse, elevato contenuto in pectine.
Le percoche, date le loro caratteristiche di buona stabilit enzimatica (basso con-
tenuto in polifenolossidasi), si prestano in modo particolare al processo di conser-
vazione osmotica. Si ottengono prodotti, con residuo di 24-25 Brix, in condizioni
ottimali di degustazione. Si tratta di prodotti concentrati (perdita del 30-50% di
acqua) con elevate caratteristiche positive di colore, sapore e consistenza, sotto
forma di spicchi. La loro conservabilit prevedibile in un anno e pi. Limpiego
quello delle confezioni in buste per pasticceria e gelateria, mentre idonee al
consumo diretto (dessert) sono le confezioni in vetro o in scatola.

La normalizzazione europea
Le norme indicate dalla Commissione Europea, che si occupa delle regole re-
lative alla commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli freschi, si riferiscono
sia alle indicazioni che devono essere riportate sugli imballaggi, sia ai sistemi
di selezione e di confezionamento delle pesche, sia agli indici minimi di matura-
zione per soddisfare le esigenze del consumo. Come ovvio, dalla raccolta alla
vendita finale, le norme coinvolgono tutti gli attori della filiera.

1) Disposizioni relative alle etichette che obbligatoriamente devono essere


poste sulle testate o sulle fiancate degli imballaggi:
a Ragione sociale dellimballatore e/o speditore o suo codice rilasciato o rico-

137
nosciuto da un servizio ufficiale.
b Termine pesche o nettarine se il prodotto non visibile.
c Indicazione del colore della polpa.
d Il nome della variet o il tipo di riferimento (facoltativo).
e Origine del prodotto : nazione di produzione, es.Italia, e, facoltativo ma con-
sigliato, il nome della regione, della provincia o della localit.
f Categoria merceologica : extra, prima, seconda.
g Il calibro espresso dai valori minimi e massimi del diametro o della circon-
ferenza o dal codice di identificazione (questo valido per tutte le categorie
merceologiche : Ex I - II).
h Numero riferito al registro della Banca Nazionale Dati Operatori Ortofrutticoli
(B.N.D.O.O.).

2) Calibrazione (determinata dal calibro massimo della sezione normale


allasse del frutto) o della circonferenza.

Omogeneit dei calibri


codice
n frutti in conf.
diametro del circonferenza
di 30 x 50 cm
calibro
90 mm e pi AAAA 16 18 28 cm e pi
da 80 mm inc. a 90 esc. AAA 20 22 da 25 cm inc. a 28 esc.
da 73 mm inc. a 80 esc. AA 24 - 26 da 23 cm inc. a 25 esc.
da 67 mm inc. a 73 esc. A 28 30 da 21 cm inc. a 23 esc.
da 61 mm inc. a 67 esc. B 32 37 da 19 cm inc. a 21 esc.
da 56 mm inc. a 61 esc. C 40 45 da 17,5 cm inc. a 19 esc.
da 51 mm inc. a 56 esc. D 48 - 51 da 16 cm inc. a 17,5 esc.

3) Caratteristiche minime dei frutti


a Le pesche devono essere intere, sane, pulite, esenti da : parassiti odori e/o
sapori strani umidit esterna anomala.
b Lindice rifrattometrico della polpa, misurato al centro, deve essere uguale o
superiore a 8 Brix.
c La consistenza della polpa, misurata al centro del frutto, con penetrometro a
puntale del diametro di 8 mm (0,5 cm), deve essere inferiore a 6,5 kg.
d - Il calibro minimo ammesso per la categoria extra di 56 mm (diametro) e
17,5 cm (circonferenza).

138
e La calibrazione obbligatoria per tutte le categorie.
f Il calibro D non ammesso nel periodo che va dal 1 luglio al 31 ottobre.
g Lomogeneit obbligatoria per tutte le categorie, e per le stesse tollerato
il 10% in numero o in peso di calibro immediatamente inferiore, ma non oltre i 3
millimetri rispetto a quello indicato sullimballaggio.

4) Presentazione consentita
a In piccoli imballaggi (cestini, ecc.).
b In un unico strato per la categoria extra e ogni frutto deve essere isolato
dai frutti vicini.
c In uno o due strati per le cat. I e II, o fino a 4 strati perle cat. I e II, su vas-
soi alveolari rigidi, in modo che il peso non gravi sui frutti dello strato inferiore.

5) Tolleranze
a Categoria extra priva di difetti.
b Categoria I - lievi difetti superficiali, max 1 cm se di forma allungata, altri-
menti max 0,5 cm di superficie.
c Categoria II - lievi difetti superficiali, max 2 cm sedi forma allungata, altri-
menti max 1,5 cm di superficie.

139
BIBLIOGRAFIA

Eccher Zerbini P., 2005. Qualit e postraccolta. Da il Pesco, Edagricole,


Bologna: 199-215.
Senesi E., 2008. Trasformazione industriale. Da Il Pesco, Bayer Cropscience,
Milano: 402-424.

140
schede fotografiche
di alcune cultivar

1 2

3 4

1- Alitop
2- Amiga
3- Babygold
4- Big Bang
5- Big Top
6- Calante (Calanda)

141
7

9
8

10

11

12

13

14

7- Catherina; 8- Diamond Ray; 9- Ionia;


10- Magique; 11- Mesembrine;
12- Percoco di Tursi; 13- Rome Star;
14- Romea

142
15 16

17 18

15- Royal Glory; 16- Serie


Ghiaccio; 17- Ufo; 18- Tirrenia

143