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Giovanni Artero

IL PUNTO DI ARCHIMEDE
Biografia politica di Raniero Panzieri da Rodolfo Morandi ai
Quaderni Rossi
Premessa

1. Panzieri quadro morandiano

1.La formazione e l'incontro con Morandi (1943-46); 2.La concezione morandiana del partito: unit e
autonomia; 3.Il ruolo di cerniera del PSI e il contrasto Basso-Morandi; 4.La politica dei quadri; 5 Da Basso a
Morandi; 6 Leredit di Morandi

2. Politica e cultura (1944-49)

1 Due incontri fondamentali: Galvano Della Volpe e Ernesto De Martino; 2.La polemica contro il
revisionismo e l'idealismo (1946-47); 3.La rivista Socialismo (1946-47) e lIstituto di Studi socialisti (1947-
48); 4 Il piano socialista; 5 Polemiche culturali del 1948-49; 6 Il corso universitario sulla crisi del
giusnaturalismo (1948)

3. Il lavoro di base in Sicilia (1949-1953)

1 La politica meridionalista delle sinistre; 2 La Federazione di Messina (1950); 3 L'occupazione delle terre
punto di Archimede (1950); 4 Il 29.Congresso e le elezioni regionali del 1951; 5 La Segreteria regionale
siciliana (1952); 6 Il 30. Congresso e le elezioni politiche del 7 giugno 1953

4. Lattivit organizzativa (1953-56)

1 La Sezione stampa e propaganda e la Commissione culturale; 2 Gianni Bosio e le Edizioni Avanti!; 3 ll


31. Congresso e le elezioni regionali siciliane del 5 giugno 1955; 4 Il viaggio in Cina (1955); 5 Il dibattito
culturale del 1956 e l Istituto Morandi; 6 Mondo Operaio e il Supplemento scientifico-letterario
(1957-58)

5.Il controllo operaio (1956-59)

1 Il PSI nel 1956. Gli Appunti per un esame della situazione del movimento operaio; 2 Il 32. Congresso
(Venezia, 1957); 3 La politica unitaria; 4 La concezione consiliare . I precedenti storici e l'attuazione dopo la
liberazione; 5 Le Tesi sul controllo operaio (1958); 6 Il 33. Congresso (Napoli, 1959)

6. Il lavoro editoriale allEinaudi (1959-63)

1 Progetti per il rinnovamento della cultura di sinistra (1959-60); 2 Altre proposte: libri su Trotskji e lURSS;
la Nuova Biblioteca Scientifica Einaudi (1961-62); 3 Il caso Fofi e la fine di un progetto politico-culturale
(1963)

7. I Quaderni Rossi nuovo "punto di Archimede" (1959-64)


1 Dal partito alla rivista e al gruppo (1959-61); 2 Il primo numero dei Quaderni Rossi (1961); 3 I fatti di
piazza Statuto e la crisi dei Quaderni Rossi (1962-64)

Conclusione

Marco Sacchi - Giovanni Artero

RODOLFO MORANDI E IL SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO TRA LE DUE GUERRE

1. Origini e collocazione del Centro Interno Socialista; 2. Il rapporto partito - masse e fase democratica -
fase socialista; 3. Il giudizio sullUnione sovietica. Trockji e Morandi sulla burocrazia; 4. La politica di piano;
5. Il socialismo rivoluzionario nei Paesi fascisti; 6. Dagli anni '20 al crollo del movimento operaio tedesco;
7. Il socialismo rivoluzionario e i Fronti Popolari; 8. Il socialismo rivoluzionario di fronte alla guerra
Premessa

Su Raniero Panzieri molto stato pubblicato, anche di recente, ma fino ad ora manca una sua biografia.
Questo libro costituisce un primo tentativo di colmare la lacuna.

Scrivendolo ci siamo resi conto della difficolt di evitare ripetizioni e interpretazioni preconcette: se si
evitato di leggere ogni evento in funzione della stagione dei Quaderni Rossi riaprendo nuovamente un
discorso su quell'esperienza, non per questo il lavoro esente da chiavi interpretative come il rilievo dato al
rapporto Morandi-Panzieri. Si fatto per ampio ricorso a citazioni per consentire a chi legge di giudicare
sulle fonti1.

1 Raccolte di scritti di Panzieri:

Dario Lanzardo (a cura di) La ripresa del marxismo-leninismo in Italia, Milano, 1972; Dario Lanzardo e
Giovanni Pirelli (a cura di) Scritti 1956-1960.La crisi del movimento operaio. Scritti interventi lettere, 1956-
1960, Milano, 1973; Sandro Mancini (a cura di) Lotte operaie nello sviluppo capitalistico, Torio, 1976;
Stefano Merli (a cura di) L'alternativa socialista: scritti scelti 1944-1956, Torino, 1982; Stefano Merli (a
c.di) Dopo Stalin : una stagione della sinistra 1956-1959, Venezia, 1986; Stefano Merli e Lucia Dotti (a c.di)
Lettere, 1940-1964 , Venezia, 1987; Stefano Merli (a c.di) Spontaneit e organizzazione : gli anni dei
Quaderni rossi, 1959-1964: scritti scelti, Pisa, 1994

Monografie su Panzieri e i Quaderni Rossi:

Raniero Panzieri e i "Quaderni rossi" Fascicolo monografico di Aut Aut, 1975, 149-150; Sandro Mancini
Socialismo e democrazia diretta : introduzione a Raniero Panzieri , Bari,:1977; Franco Piro e Andrea
Stuppini Ricordando Raniero Panzieri , Bologna , 1978; Attilio Mangano L'altra linea : Fortini, Bosio,
Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra Cosenza, 1992; Ripensando Panzieri trent'anni dopo : atti del
Convegno : Pisa, 28-29 gennaio 1994, Pisa, 1995; Morandi Basso Panzieri Lombardi... : culture
anticapitalistiche nella storia e nell'esperienza del socialismo di sinistra , Roma, 1997; Domenico Rizzo Il
Partito socialista e Raniero Panzieri in Sicilia : 1949-1955 , Soveria Mannelli, 2001; Guido Borio, Francesca
Pozzi, Gigi Roggero Futuro anteriore : dai Quaderni rossi ai movimenti globali: ricchezze e limiti
dell'operaismo italiano, Roma, 2002; Michele La Rosa,Weber, Marx e Panzieri : ricerca sociologica e
capitalismo: con tre saggi di Weber, Marx e Panzieri su lavoro e ricerca empirica , Milano, 2005; Paolo
Ferrero (a cura di) Raniero Panzieri, un uomo di frontiera ; Milano ; Roma, 2005.

Tesi di laurea:
Proprio lo studio di quel rapporto ci ha fatto scoprire il filone, trascurato dalla ricerca storica e dalla
letteratura militante, del socialismo "rivoluzionario" antiriformista e antistalinista, che ha avuto un ruolo
non secondario in una fase storica del movimento operaio. Si aggiunta perci una appendice sul pensiero
di Morandi nel contesto del socialismo rivoluzionario degli anni '30, per comprendere gli sviluppi della sua
attivit politica ed elaborazione teorica nel dopoguerra.

Avendo operato Panzieri a livello sia nazionale che locale (Sicilia, Torino) e su vari fronti (politico-
organizzativo, culturale, editoriale) non sarebbe stato possibile, con una esposizione rigidamente
cronologica, che spezza la narrazione in singoli episodi, seguire il filo di attivit che si sviluppano
parallelamente su piani diversi. Si sono pertanto ragruppate le vicende secondo nuclei tematici, cos da
poterle descrivere nel contesto in cui si collocano.

1. Quadro morandiano

Giovanni Artero La formazione del pensiero politico di Raniero Panieri, rel. Norberto Bobbio, Torino :
Universit degli studi. 1971-72; Ernesta Giruzzi, Organizzazione di classe e rilettura del Capitale nel
pensiero di Raniero Panieri rel. Giorgio Galli, Milano : Universita degli studi, 1973/74 ; Maurizio Berte Il
pensiero di Raniero Panzieri : 1945-1964; rel. Carlo Cincin, Milano : Universit degli studi, 1975/1976 ;
Maurizio Piana Macchine e riproduzione del capitale : i "Quaderni rossi" e la verifica dei "Grundrisse" di
Marx nella societ a capitalismo maturo ; rel. Massimo Egidi, Torino : Universit degli studi , Asher Daniel
Colombo L' operaismo italiano tra marxismo e nuove scienze sociali : l'elaborazione teorica, l'indagine
empirica e gli interventi politici nell'esperienza di Raniero Panzieri e dei Quaderni Rossi, rel. Bianca
Beccalli, Milano : universit degli studi, 1989
1La formazione e lincontro con Morandi (1943-46)

Raniero Panzieri nasce a Roma il 14 febbraio 1921 da Alfredo e da Ines Musatti2, in una famiglia della classe
media di origine ebraica convertitasi in conseguenza delle leggi razziali del 19383. Trascorre a Roma la
giovinezza (salvo due anni a Napoli nel 1930-31) e vi termina gli studi al liceo classico Terenzio Mamiani.
Non potendosi iscrivere allUniversit per motivi razziali, segue i corsi di filosofia ad economia istituiti in
Vaticano; si laurea per alla facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Urbino nel 1946 con la tesi
Lutopia rivoluzionaria nel settecento, dedicata a Etienne Gabriel Morelly, avendo relatore Arturo
Massolo4,

Per estrazione socio-culturale proviene dunque da quel ceto di studenti5 che negli ultimi anni del regime e
durante la guerra, talvolta iniziando il percorso politico all'interno delle stesse organizzazioni fasciste,
approdano all'antifascismo collegandosi col proletariato, che fu la base della Resistenza.

Roma, pur essendo priva della classe operaia dei centri industriali, possedeva comunque un patrimonio di
lotte e organizzazione con una sua peculiare ricchezza6. Dalla fine dell'Ottocento si era formata una massa
di contadini immiseriti fluttuante in dipendenza dal ciclo edilizio, caratterizzati dalla mobilit (di territorio,
di cantiere, di mansioni), spesso protagonisti di agitazioni e influenzati da correnti anarchiche. Allaltro polo
della classe operaia vi erano i tipografi, che danno vita nel 1893 alla sezione socialista e alla Camera del
lavoro: altamente specializzati, godono della sicurezza del posto di lavoro essendo la produzione fondata in
prevalenza da commesse statali, e costituiscono lala moderata e corporativa del movimento. In epoca
giolittiana e ancor pi durante la prima guerra mondiale sorgono nuclei di piccola e media industria specie
nel settore metalmeccanico, ed su questo tipo nuovo di operaio che far leva come alla propria base
sociale il neo-costituito Partito Comunista. Negli anni del fascismo, che trasferisce gli operai dal centro alle
periferie e alle borgate, si sviluppa soprattutto il settore dei lavoratori legati ai servizi (trasporti, gas) e il
ceto impiegatizio.

A Roma nel periodo delloccupazione si formano vari nuclei: quello comunista ufficiale, i comunisti
cattolici, il gruppo Bandiera Rossa, i giovani socialisti facenti capo a Lelio Basso e Carlo Andreoni. Proprio

2 La madre era lontana parente del socialista massimalista veneziano Elia (1869-1936) e del figlio di questi,
lo psicologo Cesare (1897-1989), anche lui attivo in campo socialista (Ved. R.Reichmann Vita e opere di
Cesare Musatti, Milano, 1996-99). Raniero fu ospite di parenti materni a Torino nel gennaio-marzo 1942, e
qui fu operato all'Ospedale Valdese.

3 Cos Vittorio Foa in Vittorio.Foa-Carlo Ginburg. Un dialogo, Torino, 2000, pag. 54

4 Nel "Code de la nature" (1755) propugna l'abolizione della propriet privata; a lui si richiama Franois
Noel Babeuf, comunista agrario e organizzatore con Filippo Buonarroti della "Congiura degli eguali" (1795).
Ved. W.Bernardi, Morelly e Dom Deschamps : utopia e ideologia nel secolo dei lumi, Firenze, 1979 ; su
Massolo: Il filosofo e la citt : studi su Arturo Massolo , Venezia, 1988

5 R.Zangrandi Il lungo viaggio attraverso il fascismo , Milano, 1962; C.F.Casula Mondo studentesco e
crisi del regime: il caso di Roma, in Quaderni della resistenza laziale, n. 8 (1978);

6 G.Congi L'altra Roma. Classe operaia e sviluppo industriale nella capitale, Bari, 1977; A.Caracciolo
Roma capitale. Dal Risorgimento alla crisi dello stato liberale, Roma, 1956
con questi ultimi ha i primi contatti, tramite Franco Lombardi conosciuto probabilmente allUniversit dove
insegnava filosofia, il quale partecip alla vita del PSI, su posizioni vicine a Silone, 7 fino alla scissione del
1947 e diresse il Centro di studi sociali, che cess lattivit in questa occasione.

Raniero lavora dopo la liberazione di Roma in questo Centro, che tentava di creare una tradizione di studi
marxisti non egemonizzata dal togliattismo, mettendo insieme culture libertarie, riformiste, sindacaliste-
rivoluzionarie, come si vede dal programma di una collana di marxisti classici ed eretici steso da Panzieri nel
febbraio-marzo 19458, che include: Eduard Bernstein, Karl Kautsky, Antonio Labriola, Arturo Labriola,
Georges Sorel, Hubert Lagardelle, Enrico Leone, Rodolfo Mondolfo, Werner Sombart, Heinrich Cunow, Karl
Vorlander, Karl Korsch, George D. H. Cole, Georgij V. Plechanov, Nikolaj L Bucharin, Edward H. Carr, Max
Eastmann, David Rjazanov, Auguste Cornu, Sidney Hook.

Si iscrive al PSIUP nel 1944, e il fatto che scelga la milizia socialista quando, per predisposizione
generazionale, un giovane intellettuale era sospinto a gravitare nell'orbita comunista che offriva
prospettive vincenti, strumenti di espressione, un solido quadro organizzativo e una ideologia compatta e
rassicurante come una chiave universale, dovuto agli spazi che il PSI offriva a personalit inquiete come
la sua.9

Molti furono gli incontri che ebbe in quel periodo con intellettuali di area marxista come Delio Cantimori,
Arturo MassoIo, Galvano Della Volpe, ed alcuni li approfondiremo, ma in questo capitolo analizziamo i suoi
rapporti con gli esponenti politici socialisti e soprattutto con Rodolfo Morandi.

Morandi10, dopo aver diretto linsurrezione nel nord Italia come presidente del CLNAI e membro
dellesecutivo della Direzione dellAlta Italia del PSIUP, era andato a Roma nel luglio del 1945 per prendere
parte al Consiglio Nazionale e vi era rimasto come membro della Direzione e, dal dicembre, segretario del

7 E.Di Nolfo, G.Muzzi La ricostruzione del PSI..., in Storia del socialismo italiano a c. di G.Sabbatucci,
Roma, 1981, vol. 5 [riteneva che] il movimento socialista senza rinunciare ai suoi presupposti classisti,
aveva assorbito l'esigenza liberale: fedele allo spirito del marxismo ma non irrigidito in una interpretazione
dogmatica....ci comportava per il PSIUP l'abbandono di atteggiamenti anticlericali e la ricerca di consensi
fra i ceti medi...PSIUP e PCI avrebbero dovuto operare alleati ma distinti. In quegli anni scrisse: Borghesi o
proletari?: parole agli intellettuali, Roma,1944; Socialismo e comunismo, Roma,1945; Cento anni
d'insegnamento socialista, s.l., 1945.

8 Ora in L'alternativa socialista Torino, 1982. Cos si apre il testo: Le contraddizioni della societ
moderna operano non soltanto su un piano economico, sociale e politico ma anche sul terreno delle
ideologie, della filosofia, della scienza, della letteratura. Il pensiero marxista scopre e analizza queste
contraddizioni, le porta alla luce della coscienza, apre casI la strada alla loro risoluzione, sia teorica che
pratica. Ma questo pensiero, come stato autorevolmente detto e ripetuto, non un dogma ma una guida.
Esso quindi deve essere esaminato, discusso, interpretato, sia per essere meglio compreso nella sua storica
determinatezza sia per essere sviluppato alla luce delle nuove esperienze. La collana non vide mai la
luce.

9 E.Macaluso "Da cosa nasce cosa", Milano, 1997 "Se un uomo come Panzieri sta nel PSI anche nella fase di
maggior comunistizzazione e stalinizzazione di questo partito, perch nel PSI aleggiava una storia nella
quale la libert aveva avuto un peso straordinario"

10 Sul suo pensiero e la sua attivit negli anni '30 si veda l'appendice a questo volume
Partito. Nel 1944 partecipava al terzo governo De Gasperi come ministro dellIndustria e commercio; dal
settembre del 1945 inoltre, era direttore della rivista Socialismo e nel novembre dello stesso anno
fondava lIstituto di Studi Socialisti

Per comprendere linfluenza esercitata da Morandi sui giovani, riportiamo la testimonianza di Gianni
Bosio, tanto pi significativa in quanto espressa da un intellettuale che non gli era legato da vincoli di
corrente: Morandi... ha dalla sua il rigore con cui, dentro un binario prestabilito e fermo, egli cercava e
riusciva a scavare nelle situazioni difficili, quasi anchilosate. Scarno, ma involuto, apparentemente oscuro, il
suo discorrere (pi che parlare e comiziare) tradiva uno sforzo continuo, strutturale, di vedere, precisare,
rigirare le cose e coglierle nel punto nodale. Le parole e gli aggettivi altisonanti che qualche volta adope-
rava, li porgeva in maniera aspra, incerta: riunivano, malamente, quanto non riusciva a cogliere bene
concettualmente e allora, nel parlare, le pause lunghissime e le maldestre operazioni per accendere una
sigaretta, che lasciavano senza fiato luditorio...II seguito che ottenne tra i giovani forse dovuto a questo
sforzo di mirare allessenziale con un linguaggio liso, rotto. Questo sbocciare ed erompere alla ricerca
dentro le strettoie di una linea politica era la forza che muoveva il Partito e ricongiungeva Morandi ai suoi
precedenti politici non cos elementarmente unitari11

2 La concezione morandiana del partito: autonomia e unit

Volendo individuare lapporto fondamentale di Morandi negli anni del secondo dopoguerra se ne
cercherebbe invano il senso in nuove originali intuizioni che, riallacciandosi alla sua elaborazione
precedente, propongano un alternativa strategica all antitesi socialdemocrazia--stalinismo , ai limiti di
fondo cui era soggiaciuta e soggiaceva la politica dei partiti operai in Italia; sotto questo aspetto, anzi . ..
resta deliberatamente e rigidamente all interno della linea ufficiale12. Questo perch, in un tempo di
contrapposizioni schematiche, in un momento in cui l'inesperienza delle masse favoriva massicci fenomeni
di delega, la sua elaborazione politica e teorica non trov il supporto materiale per imporsi. Morandi tent
di crearla, perch comprendeva che la maggior capacit d'iniziativa politica dimostrata dai comunisti nel
triennio 1943-45 era correlativa alla loro maggior forza organizzativa, che I'una non poteva stare senza la
altra13 perci la sua preoccupazione era di costruire un partito con una struttura leninista,

Ma Morandi bench costruisse un Partito con una struttura modellata su quella del P.C.I, fu sempre alla
ricerca della ragion dessere dun P.S.l. autonomo, non a rimorchio dei comunisti. Il voto favorevole alla
fusione espresso dal Consiglio nazionale nel luglio del 1946 era stato cancellato nellottobre dalle risoluzioni
del Comitato Centrale a cui anchegli contribu.

La giustificazione dellautonomia del P.S.I. tende talvolta in Morandi ad astrattezze intellettualistiche,


come quando crede di risolvere la distinzione fra i due partiti nelle funzioni distinte e complementari che
essi sarebbero destinati ad assolvere rispettivamente sul piano internazionale e su quello nazionale12.
Nella polemica con Riccardo Lombardi allinizio del 1949, mentre Lombardi sosteneva uno sganciamento
dalle contrapposizioni di blocchi per accentuare lelemento di iniziativa popolare nellambito nazionale,
Rodolfo Morandi trova invece la giustificazione dellesistenza del PSI nella sua tradizionale funzione storica
come erede dei valori e della funzione progressiva svolta dal movimento operaio e democratico dal 1890 in

11 G. Bosio:Diario di un organizzatore di cultura, Milano, 1962, p. 64-65

12 A. Agosti: Rodolfo Morandi. Il pensiero e l'azione politica, Bari, 1971, p. 431

13 G. Manacorda, II socialismo nella storia dItalia, Bari, 1966, p. 815


poi Un partito ha tanti buonissimi motivi dessere che non siano quello di soddisfare a una posizione
mentale. Sono delle esigenze storiche che determinano e condizionano la vita dun partito, cio delle
esigenze che non si stabiliscono e non sono da prospettare sul piano della logica e dellanalisi dei concetti,
bens sul piano dell azione e delle circostanze di fatto 14

La ricerca dellautonomia in Morandi fu per sempre unita alla politica di unit coi comunisti nel lavoro di
massa, che solo poteva mantenere aperta unalternativa che non provocasse una frattura allinterno della
classe operaia, e perch solo la presenza nelle lotte, la mobilitazione e organizzazione di massa potevano
eliminare nel PSI il potere dei notabili, facendone un partito proletario.

La politica unitaria stata una scelta imposta dalla divisione in due blocchi, dalla necessit di aderire ad uno
di essi se non si voleva rappresentare una posizione minoritaria e marginale, e in questo senso fu
subalterna allo stalinismo, ma ha evitato il pericolo corso da ogni movimento della sinistra non stalinista di
essere centrifugato fuori dal movimento operaio e quindi di essere ridotto ad espressione di una polemica
ideologica.

3 II ruolo di cerniera dal PSI e iI contrasto Basso-Morandi

La posizione che nel patto dunit dazione veniva assegnato al PSI rendeva per vano lo sforzo di dargli una
base di classe e una funzione alternativa, tendendo anzi a specializzarlo in un settore di cerniera tra lala
sinistra della borghesia e il PCI. La teoria della cerniera assegnava un ruolo tattico al PSI molto importante
(il naturale anello di congiunzione delle forze avanzate delle classi lavoratrici con tutti i democratici
conseguenti lo defin Morandi al Congresso di Milano del 1953); il Partito faceva politica contribuendo a
incrinare il blocco vincente nel 1948, aveva un ruolo, poteva esprimere un dinamismo spregiudicato senza
rompere lunit di classe, anzi dando a questa dimensioni e alleanze che la sola presenza del PCI sarebbe
stata insufficiente a coprire. Ma questa strategia lasciava al PCI ! egemonia della classe operaia mentre il
PSI diluiva la propria base in ceti intermedi di estrazione democratica che solo unorganizzazione rigida e le
chiusure della situazione generale potevano tenere per allora a freno.

L'unica voce autorevole che si lev contro questo ruolo assegnato al PSI fu quella di Lelio Basso, fortemente
critico rispetto alla politica di unit antifascista, ai condizionamenti imposti dalla partecipazione al governo
tripartito e poi alla gestione morandiana del partito15

14 La polemica si svolse su La Squilla, organo della Federazione di Bologna del PSI e sull Avanti! nel
dicembre 1948-gennaio 1949, ed ora in R.Morandi II Partito e la Classe, Torino, 1958.

15 Nel 1950 Basso si dimette dallEsecutivo, sopprime la rivista Quarto Stato ed esce anche dalla
Direzione al congresso di Bologna; della lunga lettera di dimissioni del 13 settembre 1950, indirizzata a
Nenni, riportiamo alcuni passi "...Mi sono sempre augurato che la ripresa della lotta politica si facesse sotto
il segno di un partito unificato della classe operaia e tu sai quanto mi sia opposto alla rinascita del vecchio
PSI....vi sono entrato convinto che fosse interesse che questo partito erede di una cos importante
tradizione..(..)..non fosse abbandonato agli opportunisti, ma venisse trasformato dal di dentro per poter
giungere a quella unificazione organica che sempre .stata una mia profonda aspirazione di militante. In
altre parole non ho mai concepito l'unit d'azione come qualcosa di statico, e non ho mai accettato
l'esistenza di due partiti come una realt immutabile. Al contrario, ho sempre ritenuto che l'unit d'azione,
oltre a rafforzare nel momento presente lo schieramento della classe operaia, con l'apportarvi le masse
controllate dal Partito e i ceti che esso pu influenzare anche semplicemente come alleati, dovesse per
servire anche a far maturare i militanti socialisti sullo stesso terreno di lotta dei militanti comunisti.... In
questo senso io ho operato in questi anni nel Partito, anche durante la mia Segreteria per migliorare i
quadri, per migliorare l'attrezzatura organizzativa del Partito, per elevarne il livello ideologico, per farne
cio progressivamente un partito moderno. In altre parole non ho mai accettato la concezione che il partito
socialista dovesse necessariamente corrispondere a partito disorganizzato, senza funzionari, con grandi
Sezioni aperte a tutti i bravi oratori ...Molti socialisti hanno conservato la nostalgia di questo tipo di
partito, che secondo me ha fatto il suo tempo.....nella prima Direzione eletta al Consiglio Nazionale del '45,
io [sono] stato pressoch il solo a battersi risolutamente per la partecipazione dei socialisti agli organismi di
massa, per la creazione di cellule di fabbrica, per la suddivisione delle mastodontiche Sezioni cittadine del
Partito. .. I miei propositi erano:

a) per quanto riguarda la politica unitaria... ho considerato un'illusione che si potesse fare un'organica
divisione del lavoro con i compagni comunisti, nel senso di lasciare ad essi quasi l'esclusiva della classe,
operaia, riservando l'influenza. del Partito socialista. a quegli strati di lavoratori che si dimostrano pi
tetragoni all'influenza comunista, perch ritengo che il giorno in cui il nostro Partito perdesse anche quel
residuo di influenza che ha nella classe operaia e vedesse diminuire fortemente la percentuale di operai fra
i suoi, iscritti, finirebbe con lo scivolare su un terreno non classista e non unitario;

b) per quel che riguarda la prospettiva di unificazione futura, ritengo che sia molto difficile una unificazione
con seria probabilit di riuscita fra elementi eterogenei, e perci ho. sempre creduto che, trascurando di
migliorare all'interno i quadri e la base del Partito per fame veramente un partito nuovo, si rendeva
sempre pi difficile l'unificazione organica...(...)..Per quel che mi riguarda, io sono sempre pronto a darti. la
massima collaborazione, ma credo che un mio ritiro dalla Direzione giovi a render pi facile una
distensione...Resta il contributo personale che si pu dare nel posto di lavoro che ci assegnato. Ma
l'esperienza mi ha dimostrato che, mentre la .Direzione mi assegnava un incarico di lavoro (Ufficio ideo-
logico e culturale), mi metteva nelle condizioni di non concretare nulla di serio. ....In circostanze diverse
dalle attuali, probabilmente io avrei portato tutto questo alla discussione pubblica del Partito. Ma sono
troppe le considerazioni che oggi dissuadono dal farlo chiunque abbia senso di responsabilit..... Perci pur
non approvando gli attuali metodi della Direzione del Partito, non ho alcuna intenzione di presentare
mozioni n comunque di organizzare lotte per modificare questa situazione, e ritengo che il contributo
migliore ch'io possa dare sia quello di abbandonare il mio posto nella Direzione, perch credo che il mio
allontanamento dai posti centrali servirebbe ad allontanare molti sospetti dei compagni che mi
attribuiscono sempre le pi tenebrose intenzioni, e probabilmente aprirebbe la via ad una distensione.
D'altra parte il contributo come militante di base, come pubblicista, come propagandista, come avvocato
continuer a darlo, e quegli altri insieme che il Partito mi chiedesse, salvo uno: la rivista Quarto Stato, di cui
ho deciso la sospensione per la fine dell'anno, anche per allontanare i sospetti che dietro la rivista vi possa
essere lavoro di tendenza.. S'intende che se tu riuscissi a modificare l'atmosfera attuale, tu puoi contare
in qualunque momento sulla mia collaborazione, a meno che tu non creda utile un'altra soluzione, che io
considererei pi logica e che risolverebbe probabilmente in tronco questa situazione. La soluzione questa:
se tutte le premesse che io ho posto in principio sono errate, e se il Partito socialista ormai definiti-
vamente fissato in una posizione di stanca retroguardia, siamo parecchi compagni che non ci sentiamo una
particolare inclinazione per questo ruolo e che preferiremmo chiedere di essere iscritti al partito
comunista, beninteso come militanti di base. lo mi rendo conto che questo fatto potrebbe avere degli
spiacevoli riflessi nel Partito, e so d'altra parte che quando ci si iscrive ad un partito si contrae un vincolo
verso i compagni che non si pu poi spezzare in qualunque momento ed a proprio esclusivo arbitrio... Ad
La sua concezione si caratterizza per il classismo unitario, giungendo fino a prospettare il partito unico
della classe operaia (in ci avvicinandosi a Lizzadri e differenziandosi da Nenni e Morandi) ma a ruoli
capovolti: al Congresso di Genova del1948 aveva sostenuto, pur nel quadro di una professione di fede
unitaria, che il PSI si distinguerebbe dal PCI perch pone in rilievo le istanze del classismo mentre il
partito fratello sarebbe pi sensibile alla necessit della politica delle alleanze, che era un modo chiaro
di collocare il PSI a sinistra dei comunisti

4 La politica dei quadri

La proposta di Morandi consisteva invece in un mutamento qualitativo del partito, preliminare a qualsiasi
discorso di strategia; e questo per evitare il velleitarismo nello squilibrio tra linea politica e strumento
operativo. E lo strumento operativo necessario a sorreggere la linea politica trasformando il partito col
rompere i diaframmi rappresentati dalle ricerche astratte sulla funzione del partito da gruppi dirigenti
locali incapaci di esercitare il loro compito, dallassenza di ogni tessuto connettivo che collegasse le
federazioni, le sezioni, le istanze di base, fu da lui individuato nella formazione dei quadri.

Secondo la concezione morandiana, un partito di massa basato essenzialmente sul lavoro di un largo
gruppo di quadri stabili, dirette a realizzare un costante contatto tra le organizzazioni di partito e la base, e
tra il partito e le organizzazioni di massa... La sua intenzione era di organizzare un gruppo dirigente del par-
tito con quadri professionali provenienti dalle file degli operai, dei contadini, dei tecnici. Il sistema dei
funzionari nacque dallo sforzo di consentire al partito di avere dirigenti che provenissero dalla, classe
operaia, che se non fossero stati funzionari di partito, non avrebbero avuto n la possibilit n il modo di
emergere, di formarsi, di farsi largo nella selva delle cricche 16

I quadri dellapparato vengono dislocati da una federazione allaltra, inviati dal centro, oppure assorbiti nel
lavoro direzionale secondo un preciso e organico programma17

In due anni, dal 1950 al 1952, il partito compie uno sforzo di reclutamento e immissione di quadri
professionali nella dirigenza; l'apparato esecutivo delle federazioni e quello nazionale centrale venne
raddoppiato,giungendo ai 600 funzionari.18

ogni modo ci tengo a riconfermarti che in nessun caso mia intenzione aprire nel partito un nuovo capitolo
di lotte, e che so essere un disciplinato militante di base.

16 A.Agosti,. Morandi cit., pag. 459.. Questo in teoria, perch secondo A.Benzoni.-V.Tedesco, Il
movimento socialista nel dopoguerra, Padova, 1968, pag. 88 Il nuovo apparato formato in quegli anni
avr anche per la sua provenienza essenzialmente piccolo-borghese, un rapporto autoritario-burocratico, di
formula pi che di sostanza con il concreto manifestarsi delle lotte d classe. Non riuscir cio che in misura
estremamente limitata a inserirsi organicamente e a interpretarle fedelmente, secondo limpostazione
potenzialmente libertaria sempre presente in Morandi. Diverr di conseguenza una casta ristretta che dalla
trasmissione corretta della linea trae il perpetuarsi del proprio potere

17 Gli interventi servirono anche per imporre la linea della Direzione alle federazioni che sfuggivano al
controllo politico o per schiacciare i fermenti autonomistici della base operaia, come a Torino, dove
l'apparato stronc l'organizzazione dei NAS della FIAT e di altri complessi che continuavano ad agire in
autonomia di idee e di iniziative.
Lo sforzo, principale fu diretto a potenziare e ammodernare la struttura organizzativa. La creazione di
nuove sezioni territoriali e la loro articolazione in nuclei d'azienda, l'impianto di una vera e propria
organizzazione di partito nel Sud, la suddivisione degli organi direttivi provinciali in settori di lavoro,
l'immissione nelle federazioni che denunciavano mancanza di quadri di circa 200 giovani funzionari,
l'istituzione di uffici regionali destinati a controllare e coordinare l'attivit delle strutture periferiche, furono
i momenti salienti di un'azione che alla fine del '47 aveva conseguito risultati di rilievo: 80.000 nuovi iscritti
e 970 sezioni costituite ex novo.

Al rinnovamento e potenziamento della macchina organizzativa si accompagnarono poi iniziative volte alla
formazione di nuovi quadri, alla migliore utilizzazione delle energie intellettuali gravitanti nell'area
socialista e all'incremento dell'influenza del partito nei settori della piccola e media borghesia pi legati al
processo produttivo. In tale prospettiva si collocavano l'avvio dei primi corsi della scuola centrale di partito,
il censimento degli uomini di cultura aderenti al PSI, il nuovo impulso dato all'Istituto di Studi Socialisti (di
cui era segretario Raniero Panzieri) e all'Ufficio Studi, alla cui direzione fu chiamato Massimo Severo
Giannini, e la costituzione, promossa da Le!io Basso, del Gruppo Tecnici Socialisti

Sul piano organizzativo vediamo quindi scontrarsi due politiche cosiddette unitarie, quella bassiana e
quella morandiana, due concezioni del lavoro di massa. Da una parte un accelerato potenziamento e una
marcata caratterizzazione rispetto al pci, in vista di una ripresa del progetto di partito unico, bloccato
dalloffensiva saragattiana, che avrebbe certamente comportato, secondo Basso, una lotta per legemonia.
Dallaltra un lavoro in profondit per ripulire il partito, impegnandolo nel movimento di massa, di cui il
Fronte doveva essere lespressione politica unitaria19

Il ritardo politico e organizzativo del partito obbligava il quadro morandiano a un continuo lavoro di
ricupero e di riclassificazione, nel timore di non avere nelle mani uno strumento valido di lotta contro la
socialdemocrazia e I'imperialismo. La parabola dei quadri morandiani rende bene la dimensione di queste
lacune, da quella dei quadri tecnici che sono nella programmazione capitalistica, a quella dei quadri politici
che hanno scelto il centro-sinistra, a quella della prima generazione del PSIUP, politicamente e
teoricamente subalterni

I cinque anni di lavoro organizzativo di Morandi sono stati insufficienti, hanno richiesto il sacrificio di molte
posizioni, hanno dovuto accettare lo status quo della divisione di compiti allinterno del movimento
operaio, ma hanno avuto anche il merito di lavorare per trasformare un partito socialista vecchia maniera
(nella mentalit dei militanti, nel modo di organizzare, nelle generazioni e nelle forze sociali che lo
componevano) cercando di superare il ritardo storico e politico. Questo lavoro doveva essere preliminare a
qualsiasi ulteriore e pi originale discorso politico, che non correva il rischio di snaturarsi e degenerare nella
misura in cui era ancorato a una struttura organizzativa rigida e a una collocazione del partito nelle lotte di
massa

18 A.Landolfi, II socialismo italiano, Cosenza, 1977. Per G.Tolloy sono 500 (Avanti! dell 11novembre
1953)

19 S. Merli. Il Partito nuovo di Lelio Basso : 1945-1946 , Venezia, 1981; E.Giovannini Lelio Basso e la
rifondazione socialista del 1947, Cosenza, 1980; G.Monina Il Movimento di unita proletaria (1943-1945):
con due contributi su Lelio Basso e il PSI nel dopoguerra, in Annali Fondazione L. Basso, Roma, 2005
La valutandone storica difficile ed ... un compito che non pu proporsi lo storico di oggi, perch
occorrerebbe ricostruire pazientemente la trama dellattivit delle singole federazioni, dei singoli NAS, e i
loro rapporti con il PCI e lorganizzazione sindacale di classe... In una trattazione dellesperienza
organizzativa di Morandi bisognerebbe valutare a fondo (attraverso testimonianze, corrispondenze,
documenti di federazione) il valore di scuola di formazione politica che ebbe la sua direzione.20

Al di l dei mutamenti imposti dalla situazione, la coerenza che salda i vari momenti della sua politica e che
consiste nel tentativo, senza precedenti nella storia del movimento operaio, che aveva visto la rottura e la
frantumazione delle sue organizzazioni, di imprimere una svolta nella prassi del movimento operaio senza
rompere col suo tronco storico e organizzativo, nella consapevolezza che il primo fondamentale atto di un
rigenerato socialismo era il superamento del velleitarismo, nello squilibrio tra linea politica e strumento
operativo, tra obiettivi di conquista e forse disponibili alla lotta; la sua vicenda si protrasse in uno sforzo
duplice e tremendo di severi adeguamenti di linea e di infaticabile costruzione di forze, nella ricerca di un
equilibrio realistico di proposta politica e di strumento esecutivo, di linea politica e di organizzazione di
partito21

5 Da Basso a Morandi

Tra il congresso di Firenze e quello di Roma (aprile 1946-gennaio 1947) Panzieri pi vicino
all'intransigenza di Basso, che punta a una rottura immediata con Saragat.

Al congresso di Roma del gennaio 1947 Morandi rivolger un disperato appello ai delegati perch salvino la
causa del partito dalle conseguenze incalcolabili della scissione. Panzieri con Basso, sul quale anzi
preme perch non si lasci coinvolgere negli ultimi disperati tentativi di compromesso.22 e rimane vicino a
Basso nei primi mesi della sua segreteria.

Questo periodo segnato per dalla delusione dei quadri che si erano buttati nella lotta con dedizione
totale credendo che con l'uscita di Saragat la strada per un partito rivoluzionario della tradizione socialista
fosse tutta in discesa e invece si scoprono senza pi un ruolo tra una base di tradizione socialista che
ritengono vecchia e piccolo-borghese e una classe operaia che li abbandona per il partito comunista, la cui
crescente egemonia toglie spazio e iniziativa ai loro propositi unitari.

stata ancora una nostra illusione credere che, rotto un certo fronte al vertice, il Partito potesse
assumere una autentica fisionomia proletaria e, quel che pi conta, impostare decisamente un
comportamento unitario.23

20 A.Agosti, Morandi cit., pagg. 461 e 463

21 P.Ferraris, Rodolfo. Morandi e la costruzione della componente socialista rivoluzionaria, Biella [1965?],
materiale a diffusione interna della Federazione biellese del PSIUP

22 Testimonianza di Basso a Stefano Merli: A quellepoca ci vedevamo, o perlomeno ci telefonavamo quasi


tutti i giorni, magari soltanto per un saluto. Raniero mi era allora molto affezionato, ed io a lui, ma quando
cominciarono le discussioni sul Fronte Popolare, ci trovammo subito su posizioni contrastanti. Non vorrei
commettere errori di memoria, ma mi pare che Raniero fosse uno dei pi duri nella posizione frontista e,
vorrei dire, anche nella posizione stalinista. Non ammetteva che il PSI potesse avere una sua personalit
distinta da quella del PCI... In Lettere 1940-1964 a cura di S.Merli, Venezia, 1987, pag.xiii

23 R.Panzieri a Mario Potenza, in Lettere cit., pag.19-21


La crisi inizia durante la segreteria Basso, in conseguenza della sua gestione del partito: il distacco di questi
quadri dovuto al logorarsi del rapporto con la classe operaia, che per diverse ragioni portava il partito a
biforcarsi in uno sfrenato massimalismo al vertice e in un opportunismo alla base e quindi ad uscire,
suo malgrado, dal fronte di classe. Il momento di Morandi viene quando Basso non sa prendere una
posizione decisa nella controversia sulla politica elettorale per il Fronte. Al congresso dellAstoria del
gennaio 1948 invece Morandi, rivendicando la scelta del Fronte e una impostazione non elettoralistica,
sembra offrire ancora prospettive di lotta, come socialisti, in un vasto movimento popolare.24

Per limmediato era una scelta che offriva un ruolo trainante al partito e una prospettiva ai quadri bassiani
in crisi; mentre il loro ex leader si muoveva sulla difensiva e nellambiguit, accettando la segreteria di un
partito che doveva gestire il Fronte, nel quale egli stesso non credeva. Tutti questi quadri in crisi alla ricerca
di un leader saranno per il Fronte, per superare il momento ancora negativo della lotta contro il
riformismo e il sinistrismo, per spingere il partito a restare fedele alla sua missione di partito di classe

Nei pochi mesi dopo la sconfitta del 18 aprile che separano il congresso di Genova (giugno 1948), in cui la
Sinistra perde la maggioranza a favore del Centro (Riccardo Lombardi, Alberto Jacometti, Ferdinando Santi,
Vittorio Foa..), da quello successivo di Firenze (maggio 1949) in cui la riconquista, sembra che Panzieri
desse ormai per scontata lillusoriet di unulteriore lotta allinterno del PSI e che contemporaneamente (e
conseguentemente) avviasse contatti per un suo passaggio al PCI, a stare all'ipotesi di Stefano Merli che si
appoggia sulla testimonianza di Gastone Manacorda Avrebbe voluto entrare nel PCI, ma a lui come
probabilmente ad altri, fu consigliato di rimanere dove erano.

In questo periodo assieme a Cardona prende liniziativa di una rivista, Quaderni socialisti, di cui usc un
solo fascicolo, in funzione congressuale, motivata dalla preoccupazione che la sconfitta del Fronte potesse
mettere definitivamente in crisi ogni ulteriore prospettiva sulla linea finora seguita, e dare una parvenza di
giustificazione ai suggerimenti di svolta radicale. Probabilmente dopo il 18 aprile 1948 condivise quei
dubbi e quello scoraggiamento che travolsero diversi quadri e militanti del PSIUP testimoniata anche dal
fatto che sembr distaccarsi da ogni attivit di vertice non intervenendo ai Congressi di Genova del 1948 e
di Firenze del 1949

6 Leredit di Morandi

Il 26 luglio 1955 muore Rodolfo Morandi, La stima di cui Morandi era circondato, anche presso gli
avversari, era fra laltro, dovuta alla riluttanza a proporre la sua persona al Partito. Si pu dire che egli fosse
arrivato alla vicesegreteria portatovi pi dai compagni di corrente che per propria volont o desiderio,
Lapparante distacco, che sembrava talvolta confinare colla riluttanza ad impegnarsi, insieme con un pudico
o rattenuto calore, si accompagnavano a un rigorismo e a un controllo forse eccessivi, sino al punto da far

24 Testimonianza di G.Cardona a S.Merli., in Lettere, cit., pag.xvi, eppure fino alla vigilia del congresso,
Morandi era indeciso se parlare o no; e fummo proprio noi (io e Raniero) a convincerlo ad intervenire. Il suo
discorso fu per tutti noi una rivelazione, comprendemmo che la Sinistra aveva trovato finalmente un capo;
lalleanza col pci era loccasione che gli permetteva di dare una concretezza politica alla esigenza unitaria
che era vivissima in lui, ma si accompagnava ad una profonda sensibilit per i problemi del partito in cui
militava e di cui andava assumendo leffettiva responsabilit.
apparire come calcolata ambizione quello che veniva concepito come dovere. Credo che Morandi sia
riuscito a trasferire questa sua moralit ad alcuni collaboratori: Panzieri, ad esempio. Non a tutti, poro Da
qui nasce il timore dei compagni di Partito che alle ambizioni di alcuni dellapparato morandiano si uniscano
quelle tradizionali dei dirigenti della generazione di mezzo e che il fatto faccia ripiombare il Partito in una
situazione caotica Nelle ultime ore Morandi ha chiamato intorno a s i collaboratori pi intimi. Ha
raccomandato di stare vicino a Nenni: Certe volte si lascia prendere la mano.... A Nenni, che entrava In
quel momento, ha fatto un gesto amichevole, come per dire Stai attento.,,. A Panzieri, che ha trattenuto
vicino al letto ha chiesto se fosse valsa la pena di aver adoperato cos duramente la frusta. Panzieri ha
risposto affermativamente

Il rapporto con Morandi influenz Panzieri anche dopo la sua scomparsa:25 ricordiamo la pubblicazione di
lettere e scritti su Mondo Operaio durante la sua direzione della rivista, la costituzione dell'Istituto
intitolato al suo nome, la cura dell'"Opera omnia".

Nel dicembre 1957 intreccia unappassionata discussione col Fortini di Dieci inverni26che gli manifesta la
irrilevanza che, per me ma anche per tanti amici miei, ha avuto il pensiero e la prassi di Morandi;...
liquidando non solo dieci anni di lavoro di una generazione ma un metodo, che Panzieri ritiene esemplare.
Gli risponde Raniero: Non so rendermi conto della tua sordit verso lopera di Morandi. [...]. Anzi non
riesco a capire proprio nel contesto del tuo libro come possa mancare la considerazione di una esperienza
cos alta e cos esemplarmente drammatica come quella di Morandi. Egli non ha obbiettivamente come
troppo sono pronti a riconoscere preservato le condizioni di una ripresa socialista, salvando il partito ecc.
- che un discorso stupido e vile. Egli ha consapevolmente impegnato tutto il patrimonio della sua tensione
rivoluzionaria nella confusa mischia della politica del movimento operaio italiano dopo il 1945, riuscendo a
salvare non uno strumento materiale il Partito, lapparato che non si salvato, ma una condizione
ideologica, una prospettiva.27

Il modello Morandi diventa cos il parametro sul quale tessere una continuit e sul quale ricostruire una
nuova partenza. E su di esso Panzieri insiste con tenacia, nel carteggio con Fortini, con Scalia

Cos scriveva un mese prima della scomparsa: Ho intenzione di ristudiare seriamente Morandi ma ho
limpressione che quella feconda critica nel suo pensiero [si tratta dalla critica contro la concezione della
fatalit dal socialismo, contro le leggi] si svolgesse su uno sfondo, e con un approda pragmatico che alla
fine, con una ipertrofia del concetto di klask, vi si recuperasse ci che si intendeva combattere; in parole
povere gli schemi falsi (falsi rispetto allo sviluppo storico totale, anche se par avventura questo dovuto

25 R.Panzieri Un punto fermo nella visione ideologica di Morandi. La politica unitaria del PSI, in
"Avanti!", 27 luglio 1956; S.Merli Dopo Stalin, cit., pag.xvi:Morandi l'unico riferimento costante e
esplicito, perch gli altri (Gramsci, Luxemburg, Lenin) sono legati a particolari momenti o sono circondati da
riserve e distinguo ma neI complesso sono storicamente determinati. Morandi no, e la pubblicazione dei
suoi scritti viene da .lui definita un avvenimento di eccezionale importanza per tutto il movimento
operaio. Il movimento ordinovista, la rivoluzione d'Ottobre, la rivoluzione tedesca del 1918 sono grandi
momenti della storia del secolo, ma non normativi per una transizione al socialismo nella continuit
democratica nell'Italia del secondo dopoguerra

26 F. Fortini Dieci inverni : 1947-1957 : contributi ad un discorso socialista, Milano, 1957

27 Lettere , cit., pag.112-115


solo allavversario) rimangono tali anche se la classe operaia li ha fatti propri. Questo particolare processo
di mistificazione (reale) sfuggiva, mi sembra, a Morandi e ci lo ha portato a una concezione acritica
dellunit: che rimane sempre criterio e fine, ma che diversamente si realizza, cio attraverso mediazioni
critiche complesse e problematiche, se appunto ci si trova in quellavvenuta mistificazione. Del resto questo
abbaglio teorico in Morandi storicamente comprensibile e pu essere riportato alla natura pratica
dellerrore, in questo caso al violento sforzo di svincolarsi dal democraticismo socialdemocratico: un errore
dunque di generosit.28

28 Lettere, cit., pag.408. A Luciano Della Mea, 24 agosto 1964. Il termine "klask" invece di classe era stato
utilizzato da Morandi negli appunti stesi a Reggio Emilia per confondere la censura carceraria
2.Politica e cultura

1 Due importanti incontri: Ernesto De Martino e Galvano Della Volpe

Nel settembre 1946 Panzieri viene inviato presso la federazione di Bari per collaborare con la locale
corrente di sinistra in previsione del Congresso del gennaio 1947, che vede la scissione socialdemocratica.
Linserimento di Panzieri nella sinistra socialista barese gli fa approfondire la conoscenza della figura pi
rappresentativa di quel gruppo, Ernesto De Martino29, con cui era gi entrato in contatto al Centro di studi
sociali per la pubblicazione di Mondo magico.

De Martino, che nel 1941 aveva pubblicato da Laterza Naturalismo e storicismo nelletnologia, tornato a
Bari nella met del 194530, era ancora in parte sotto linfluenza culturale di Croce. Il marxista Panzieri
ebbe una grossa influenza su di lui nell'introdurlo alla letture dei sacri testi; dallincontro delle loro
culture ed esperienze De Martino scopr la dimensione di classe, Panzieri rifiut la condanna antistorica del
mondo arcaico e popolare, cogliendo il rapporto tra gli aspetti utopici e escatologici presenti in Marx e il
ruolo che svolgono i poveri come messia collettivo.Tutti e due posero le basi di quel modo di fare politica
e cultura che si chiamer conricerca e inchiesta, un metodo che reagiva al marxismo formale e
citazionistico, alla separatezza dellintellettuale, dava una base non ideologica allimpegno, e che dar un
senso unitario a tutto il suo lavoro politico e culturale.

A Bari conosce e frequenta anche Aurelio Macchioro, cognato di Ernesto De Martino, futuro storico del
pensiero economico e docente nelle Universit di Modena e Padova, allora insegnante al liceo classico
Orazio Flacco ed iscritto al PCI dopo la militanza azionista.31

L'altro importante incontro intellettuale fu con il filosofo Galvano Della Volpe32, approdato agli inizi degli
anni '40 al marxismo al cui sviluppo in campo etico-politico contribu con una serie di libri, iniziata dal

29 La bibliografia molto vasta; su questo periodo vedere C.Pasquinelli Antropologia culturale e questione
meridionale:E. De Martino e il dibattito sul mondo popolare subalterno negli anni 1948-1955, Firenze, 1977

30 Aveva militato nella Resistenza in Romagna nelle fila del Partito di Lavoro di Giusto Tolloy, confluito
nel PSIUP nel 1945

31 "Panzieri mi colp come uomo di cultura e uomo d'azione, anche lui intuiva che il keynesismo era
diventato una posta in gioco nella disputa sui modi della Ricostruzione, sulla presenza della statualit
nell'economia ecc e volle per la rivista Socialismo ch'io scrivessi sulla teoria keynesiana" Cfr.T.Maccabelli,
L.Michelini "Intervista ad Aurelio Macchioro" in "Il pensiero economico italiano" 2002 n.1. pag. 13 . Di
Macchioro vedere in particolare Studi di storia del pensiero economico e altri saggi, Milano, 1970; Studi di
storia del pensiero economico italiano , Milano, 2006, oltre a studi su Pareto, M.Gioia, Sraffa, ecc.

32 Allievo di Rodolfo Mondolfo a Bologna e gentiliano, nel 1938 vinse una cattedra all'Universit di
Messina dove rimase per tutta la vita accademica. Da quella sede periferica diede vita alla sola scuola
marxista i cui tratti ancora oggi sono riconoscibili: con lui si formarono, fra gli altri: Nicolao Merker, Mario
Rossi, Lucio Colletti. La sua ricerca che puntava sugli aspetti logico-materialistici con una critica di tutte le
forme di misticismo, romanticismo, umanitarismo cristiano o laico e la sua interpretazione del marxismo in
chiave scientifica, anti-hegeliana e anti-idealista(in qualche modo parallelela a quella di Louis Althusser),
"Discorso sull' ineguaglianza" nel 1943 e proseguita dalla "Teoria marxista dell1 emancipazione umana"
(1945) e dalla "Libert comunista" (1946), conclusa con "Rousseau e Marx" (1957).

Il punto di partenza Rousseau il cui individualismo, fondato sul concetto di persona, entra in
contraddizione con il concetto di uguaglianza sociale. Della Volpe mette a confronto le teorie
dell'emancipazione umana di Rousseau e di Marx: quella di Rousseau viene ricondotta alle sue origini
platonico-cristiane e giusnaturalistiche rispetto a cui ha il merito di averle laicizzate radicalmente; il suo
limite consiste nel privilegiare la persona, che ha il suo obiettivo in una sorta di narcisismo spirituale o di
autocontemplazione interiore.

Questi limiti ideologici, che rendono classista e borghese la concezione di Rousseau, vengono superati dalla
teoria dell'emancipazione di Marx, che viene riscontrata nei suoi testi giovanili degli anni 1843-47
privilegiando quelli fortemente critici nei confronti di Hegel e ancora molto vicini al "naturalismo" e
all'anticristianesimo di Feuerbach, sotto la cui influenza accentua il tema della soppressione dell'alienazione
mediante il comunismo.

In primo piano il tema della libert egualitaria che, intesa come diritto di ciascuno al riconoscimento delle
proprie capacit, ingloba in s l'istanza individualistica della libert civile. Quello che resta il punto teorico
di maggiore impegno la ricerca di una libert egualitaria che superi, conservandole, le "libert negative"
del liberalismo33.

In Della Volpe troviamo l' individuazione di quello che costituisce il punto nodale della problematica
marxista ancora oggi: il problema del rapporto tra la democrazia borghese e le sue pi avanzate espressioni
ideologiche, e la democrazia socialista, colto nella documentazione testuale pi appropriata: Kant e
soprattutto Rousseau da un lato e il Marx dei testi su ricordati dall'altro" 34

Non stato possibile stabilire in quale precisa occasione avvenne il loro incontro, che preluse alla chiamata
a tenere un corso all'Universit di Messina, ma negli anni 1946-47 la rilettura dei classici marxiani di
Panzieri si muove nell'ambito dellinterpretazione di Della Volpe, come si vede da questi brani: Una
valutazione esatta del Marx filosofo,... deve soprattutto rifarsi al Manoscritto economico-filosofico e all
Ideologia tedesca e insieme tener presente, come dato fondamentale, levoluzione della filosofia
marxista che trova, per tutta la sua problematica, una compiuta risoluzione con la scoperta e l
approfondimento delle nozioni di proletariato e di rivoluzione. Perci il Manifesto la conclusione coerente
di tutta la ricerca de Marx filosofo, e ogni problema precedentemente prospettato e ogni soluzione
proposta solo per essi ricevono il loro senso pi pieno. Quando scrive la Questione ebraica e la
Introduzione alla Critica della filosofia del diritto di Hegel, Marx non ancora comunista in quanto non

contro la tradizione della continuit fra Hegel e Marx e della linea De Sanctis- Labriola-Gramsci, gli
costarono l'emarginazione politica ad opera dei responsabili culturali del Partito comunista.

33 Su questo terreno Della Volpe si impegn in un costante lavoro di revisione che nel tempo lo port
molto al di l delle posizioni degli anni Quaranta: dall'importanza che accorda al tema dei limiti del potere
statale e della legalit socialista, al recupero di Kant, col principio che impone di considerare "l'uomo
come fine e mai come semplice mezzo".

34 M.Rossi: Galvano Della Volpe:dalla gnoseologia critica alla logica storica, in Critica marxista, 1968 (I
testi ricordati sono la Questione ebraica e la Introduzione alla Critica della filosofia del diritto di Hegel).
Ved. anche M.Alcaro Dellavolpismo e nuova sinistra, Bari, 1977
ancora giunto allaffermazione del proletariato e dalla prassi rivoluzionaria come concetti autonomi. Il suo
pensiero presenta perci ancora alcuni residui idealistici, riscontrabili, ad esempio, in formule come quella
celebre secondo la quale il proletariato lerede della filosofia tedesca... Tuttavia Marx gi allora criticava a
fondo gli ideali della borghesia, e nella filosofia tedesca egli gi vedeva additato un compito che era al di l
della rivoluzione borghese. Esplicitamente poi, nel Manoscritto, in cui consegnata la prima fase del
Marx maturo, si afferma lidentificazione delluomo umano con luomo sociale e si presenta il problema
nellinstaurazione delluomo totale come il problema del comunismo in quanto soppressione positiva
della propriet privata intesa come forma essenziale dellalienazione delluomo. Trovando la risoluzione
pia completa della sua ricerca, su un piano di storicismo assoluto, Marx fornisce allora anche il positivo
compimento della critica, che gi si andava delineando nella Introduzione alla critica della Filosofia del
Diritto e nella Questione ebraica alluomo astratto proiezione dal borghese, prodotto della societ
borghese. Lindividualismo astratto pero sempre da Marx fin dalla Questione ebraica, ricondotto alle
condizioni della societ divisa in classi, cos come fin da allora ne visto il superamento nella nozione del
reale individuo (uomo umano o totale) come ente generico, ossia sociale. Si conferme cosi il significato
positivo che ha avuto nella formazione di Marx il momento rappresentato dall introduzione alla Critica
della Filosofia del Diritto e dalla Questione ebraica 35

E in un articolo di qualche mese successivo aggiunge ... Lerrore di questi interpreti non consiste
nellaccentuare limportanza di quelle opere nella formazione di Marx ...ma nellattribuire ad esse un
significato fisiologico ravvisando il loro contenuto principale nell idea della vera realt delluomo
(Landshut e Mayer), nella ricerca di un fondamento umano generale (idem), ecc. ecc. Per questo
grossolano errore si conclude (sulla base magari, della premessa genericamente esatta di una continuit fra
le opere giovanili e quelle della maturit) nell assegnare all' insieme del marxismo un carattere metafisico
idealistico... A questa falsificazione si giunge facilmente, attraverso lutilizzazione della terminologia delle
prime opere giovanili (terminologia mutuata dallhegelianesimo che perci si presta spesso all'equivoco
filosofico) e , insieme, ignorando la linea evolutiva che lega i diversi scritti e segna il progressivo
abbandono da parte di Marx di ogni residuo ideologico36

Nel 1948 partecipa al Convegno di studi hegeliani-marxisti tenuto all'Istituto di Filosofia del Diritto
dell'Universit di Roma e pubblicato sulla rivista Il costume. Erano presenti Della Volpe, che lesse una
comunicazione su L'equivoco ideologico del socialriformismo , Arturo Massolo con la relazione Schema
per una discussione sul rapporto Hegel-Marx, Ugo Spirito, Sebastiano Timpanaro, il gesuita Gustavo
Wetter.

E di quel periodo la traduzione del secondo libro del Capitale; nel 1955 per le edizioni Avanti! traduce gli
scritti giovanili di Engels, peraltro mai usciti37 mentre, nello stesso anno, le Edizioni Rinascita pubblicano
Le condizioni della classe operaia in Inghilterra", curata da Raniero, che considerava questo uno dei testi
pi importanti nello sviluppo del pensiero di Marx ed Engels.

35 R.Panzieri Osservazioni a un nuovo revisionismo in Socialismo, n.5, maggio 1946

36 II socialismo umanistain Francia In Socialismo", n. 1-2 gennaio-febbraio 1947. Parlando di


interpreti si riferisce a Leon Blum, Guy Mollet, Maximilien Rubel

37 G.Bosio Diario.. cit., pag. 64


2.2 La polemica contro il revisionismo e l'idealismo (1947)

Al 24 Congresso dal PSI, tenutosi a Firenze nell'aprile del 1946, il Partito socialista giunse in uno stato di di-
visione alquanto caotica, con la presentazione di numerose mozioni. I fautori dell'unit organica dei due
partiti marxisti facevano capo alla rivista "Compiti Nuovi", diretta da Oreste Lizzadri; anche a sinistra, ma
critico rispetto alla politica di unit antifascista e poi ai condizionamenti imposti dalla partecipazione al
governo tripartito (DC, PCI, PSI), era Lelio Basso, che si distingueva dalla corrente Iniziativa Socialista per il
classismo unitario. Lanticomunismo di "Iniziativa", nutrito dalla condanna sia della natura antidemocratica
del PCI sia dalla politica di unit antifascista, doveva accostarlo alla corrente di "Critica Sociale", che si
richiamava al riformiamo turatiano, ponendo cos la discriminante sul piano dei rapporti coi comunisti. Il
Congresso si chiuse con un compromesso tra le correnti, di cui nessuna aveva riportato la maggioranza
assoluta.

Al successivo Congresso svoltosi a Roma nel gennaio 1947 le posizioni erano ormai cristallizzate e da
entrambi gli schieramenti molti premevano per la scissione, che avvenne con la fondazione del Partito
Socialista dei Lavoratori Italiani (presto divenuto PSDI) sotto la guida di Giuseppe Saragat.

Il discorso di Saragat al Congresso di Firenze oper come intervento decisivo per il cristallizzarsi
dell'opposizione e fin anzi per conferire ad essa, sia pure estrinsecamente , la qualificazione politica". Il
discorso fu centrato sulla difesa della funzione storica del Partito e sul rinvio dell'unificazione, perch
l'autonomia della classe lavoratrice che si vuole contrapporre all1 autonomia del partito, non pu nella
situazione attuale, caratterizzata dall'esistenza di partiti totalitari essere difesa che dall'autonomia del
Partito Socialista38.Sul piano teorico Saragat sostenne che la democrazia, finch era esclusivamente
democrazia politica, non costituiva l'ultima forma di emancipazione umana. Essa non era completa,
appunto perch subiva la limitazione di classe. Si trattava appunto di distruggere questa limitazione di
classe e non il contenuto universale della libert. Quanto alla dittatura del proletariato, essa era legittima e
giusta dove non vi era altra alternativa. Avrebbe dovuto avere per soltanto un carattere transitorio e
trasformarsi poi in una vera democrazia, al contrario di quanto era avvenuto in Russia, sia pure per ragioni
obiettive quali il carattere minoritario della rivoluzione proletaria e la costante minaccia di invasione
militare. Saragat deplor poi che il partito socialista continuasse a essere turbato da manovre di carattere
fusionista che ne mettevano in pericolo la funzione futura, che era quella di una "mediazione tra la pace e
la guerra per il trionfo della pace", di una "mediazione tra la dittatura e la democrazia per il trionfo della
democrazia. Nella parte teorica del suo discorso Saragat si rifaceva alla interpretazione "umanistica" degli
scritti giovanili di Marx che aveva dato nel 1936 in "L'humanisme marxiste", secondo la quale la lotta della
classe operaia per la sua emancipazione trascende ogni fine di classe per mirare alla realizzazione degli
ideali di universalit umana dell'Idea di libert, di democrazia liberata di tutte le deformazioni impostale
dal capitalismo, e che ha come logica conclusione il rifiuto della dittatura del proletariato e l' affermazione
di un generico populismo aclassista.

La critica di Raniero si appunt proprio sull'utilizzazione "arbitraria e indiscriminata fatta da Saragat di


alcuni scritti di Marx. "... il discorso di Saragat - scrive Panzieri -si presenta come un revisionismo assai
eclettico... In questa ripetizione degli schemi revisionistici, il tono particolare da indicare in un pi
accentuato e diffuso spiritualismo, mutuato particolarmente dall'austro--marxismo e che anche riecheggia
il cosiddetto umanismo della prosa di Benedetto Croce...egli concepisce il proletariato come mero

38 R.Panzieri Osservazioni a un nuovo revisionismo, in Socialismo, 1946, n. 5 (maggio); ora in


Lalternativa socialista, Torino, 1982
strumento per servire alla realizzazione di astratti valori "universali", i "valori" cui il socialismo deve rifarsi
secondo Saragat, sono la democrazia e il liberalismo. Cosi il socialismo "umanista" di Saragat si inserisce
ancora, naturalmente, sul tronco del vecchio revisioniamo - per il quale potrebbe indicarsi,
approssimativamente, la derivazione Lassalle, Bernstein, Kautski, austromarxismo, neosocialismo,
soclalismo umanista francese....Laddove il revisionismo di Bernstsin tender a condurre il movimento
proletario sulla piattaforma dell'azione "legalitaria" della socialdemocrazia tedesca - e in genere il
revisionismo sino alla fine della primi guerra mondiale era destinato a fornire l'arma ideologica per
l'addomesticamento del movimento proletario mediante un controllo "dall'esterno" da parte della
borghesia - il revisionismo pi recente a partire dall' austromarxismo, riflette il tentativo della borghesia di
conquistare dall1interno i partiti socialisti, servendosi della massa d manovra e di assalto costituita dai ceti
medi.39

Panzieri particolarmente attivo nella critica dell'idealismo e delle sue implicazioni umanistiche all'interno
della cultura socialista, e non solo in occasione del discorso di Saragat, Subito dopo la scissione
socialdemocratica, aveva scritto: La divisione e la deviazione del movimento proletario, questo, in effetti,
lo scopo vero di ogni pi o meno elaborato e modernizzato revisionismo 'umanista'. La falsificazione
dottrinale per cui si ricorre alla 'nozione' dell'uomo per 'comprendere la nozione del proletariato
rovesciando completamente la nozione di Marx e di Engels (...) risponde a un preciso intento politico: la
deformazione del marxismo per dividere e indebolire la classe operaia40

Nel marzo 1947 Panzieri esamina il problema dellinfluenza di Croce nella sinistra: Una prima indicazione
sul significato concreto della nostra cultura attuale stabilita dalla natura assai complessa dei rapporti che
la legano al crocianesimo. Lopera crociana si pone confusamente per essa come costruzione ideologica
riassuntiva dello sviluppo tradizionale, e ogni momento ulteriore si definisce per ci o come vuota
ripetizione o come ribellione. Ma si tratta di una ribellione che non soltanto non oltrepassa generalmente
lambito dellastrazione, ma, nel momento stesso che intende riferirsi ad una partecipazione immediata alla
realt elude i motivi originali e vitali dello storicismo crociano (...) e finisce per esasperare il momento
ideologico elementare, passivo (...)41

Si pu qui pensare anche ad una velata polemica nei confronti di una assimilazione dellimpianto storicista
da parte del PCI, e non solo alla polemica contro la cultura della corrente socialdemocratica

2.3 La rivista Socialismo (1946-47) e l'Istituto di Studi Socialisti (1947-48)

Il primo numero della rivista, di cui Raniero fu segretario di redazione nel biennio 1945-7, apparve col
sottotitolo rivista mensile di cultura politica nel marzo 1945, diretta da Giuseppe Saragat, direttore
responsabile Tullio Vecchietti. Dal numero 5-6 (settembre-ottobre) diretto da Rodolfo Morandi, mentre a
partire dal 1946 viene formato un pletorico comitato promotore in cui erano rappresentate tutte le

39 R.Panzieri: Ibid.

40 R. Panzieri: // socialismo umanista in Francia, cit., ora in Lalternativa socialista, Torino, 1982

41 R. Panzieri, Cultura e coscienza storica, in Avanti!, 30 marzo 1947(ediz.Roma) e 6 aprile


(ediz.Milano); ora in "Lalternativa socialista, Torino, 1982.
anime socialiste. L'effettiva direzione era affidata a un Comitato di redazione pi ristretto42 con Panzieri
segretario di redazione.

Nel biennio 1945-46 la rivista non esprime una precisa linea politica, essendo aperta a tutte le componenti
del Partito; si pu notare per che le collaborazioni della destra del partito cessano nel corso del 1946.
Una caratterizzazione e una certa omogeneit impressa dalla collaborazione di storici come Gastone
Manacorda e Giacomo Perticone

Di argomento storico sono anche alcune recensioni di Raniero: Herzen e il '48 nel numero 1-2 del 1946, in
occasione dalla traduzione dello scritto Dall' altra sponda e Nota sulla ideologia di Belinskij. nel numero
7-8 (1946); la recensione al libro di Carlo Antoni Ci che vivo e ci che morto nella dottrina di K.Marx
(n. 2, 1945) al volume di Giacomo Perticone Le tre internazionali (n. 6, 1946),43 . Vengono pubblicati
anche estratti dalla "Ideologia Tedesca", tradotti da Panzieri, nei numeri 6, 7-8 e 9-10

Dall'aprile-maggio dal 1947 subentra come direttore, al posto di Morandi, Lelio Basso, mentre Panzieri
conserva la carica di redattore; l'impostazione non muta sensibilmente, e i collaboratori della rivista sono
gli stessi con una maggior partecipazione di Basso che scrive gli editoriali, e di "bassiani come Laura Conti e
Guido Seborga

Dai primo numero del 1948 Panzieri viene sostituito come redattore responsabile dallo scrittore Guido
Seborga (pseudonimo di Guido Hess). Cambiata la Direzione del partito al Congresso di Genova, nel gennaio
del 1949 a Basso subentra Alberto Jacometti44, e la rivista si avvale della collaborazione di Pieraccini,
Virgilio Dagnino, Vittorio Foa, ecc.

Oltre alle recensioni sopra ricordate, Panzieri pubblic i due importanti articoli da cui abbiamo estratto i
brani riportati nel paragrafo precedente45

Nel novembre 1945 Morandi nella sua qualit di responsabile dell'Ufficio Studi del PSIUP fonda l'Istituto di
Studi Socialisti, riprendendo l'idea di un centro che elaborasse lintreccio tra problemi tecnico-produttivi e
lotta per l'emancipazione della classe operaia, con lo scopo di impedire il riformarsi, sulla spinta delle
necessit impellenti della ricostruzione, di ideologie produttivistiche ed efficientistiche attorno alle quali si
potesse coagulare la tradizionale egemonia padronale sul ceto medio intellettuale oltre che sulla stessa
classe operaia, e di colmare quella deficienza programmatica che sembrava un retaggio della tradizione
massimalista e riformista del periodo prefascista: Importa dunque unire la competenza e la sensibilit
politica, il che non tanto costituisce una questione individuale di preparazione, quanto un problema di

42 Comprende Pietro Battara, Antonio Borgoni, Ernesto de Martino, M.S. Giannini, Franco Lombardi, Tullio
Vecchietti

43 Su "Societ" (n. 3 del 1945) pubblica una recensione ai saggi di Delio Cantimori Note su utopisti e
riformatori sociali dedicati a Babeuf, Saint-Simon, alla scuola sansiioniana, ai giacobini italiani, a
Buonarroti e a Davide Levi, pubblicati dall'editore Sansoni e poi ristampati nel volume "Studi di Storia dell'
Einaudi.

44 R.Fiammetti Alberto Jacometti dal primo dopoguerra alla stagione del centrosinistra, Il
Politico,1991,4.

45 Osservazioni a un nuovo revisionismo, in Socialismo, 1946, n. 5 (maggio) e Il socialismo "umanista


in Francia in Socialismo, 1947 , n. 1-2 (gennaio-febbraio)
collaborazione, per la migliore integrazione delle attitudini e inclinazioni dei singoli (...) Un grande partito,
per essere strumento di azione progressiva nella societ moderna, deve, come tutti noi sentiamo, colmare
l'iato tra politica e tecnica

Un aspetto particolarmente interessante e attuale della concezione del partito in Morandi il fastidio per
le chiuse forme di vita politica, il bisogno di un partito moderno capace di saldare tecnica e politica,
l'abbozzo di una costruzione che gi una nuova classe dirigente a livello di un processo sociale e
produttivo complesso e avanzato" 46

I congressi avvenuti sotto l "egemonia morandiana", non essendo centrati sulla discussione delle mozioni
congressuali vedono larga parte dal dibattito dedicata alle condizioni reali della lotte sociale o politica noi
paese: "si trattava di fattori che concorsero a una verifica costante della validit dell'azione socialista nel
paese, e che permisero al P.S.I. di prendere coscienza, con sufficiente rapidit del mutamento delle
condizioni reali di sviluppo della societ italiana47

ln quegli anni si svolsero numerose conferenze o riunioni nell'ambito del Partito, su temi economici e
sociali: il "Convegno nazionale dei Gruppi Tecnici Socialisti" (giugno 1947), la "Conferenza Economica
Socialista" (novembre 1947), la "Conferenza Agraria Nazionale" (aprile 1952 e novembre 1957); ci faceva
parte dalla politica di riqualificazione e riorientamento dei quadri attraverso la convocazione di convegni di
organizzazione e di studio. II centro di elaborazione e diffusione di temi economici e sociali, era appunto
l"Istituto di Studi Socialisti"

L'attivit dell' Istituto viene limitata dopo il congresso d Genova (giugno 1948) in cui prevale la corrente
centrista Riscossa socialista (segretario Alberto Jacometti, con Riccardo Lombardi, Ferdinando Santi, ecc
in Direzione).

Organi dellIstituto sono prima il Bollettino, dal dicembre 1945 al 1947 (dal primo numero del 1947
succede a Morandi, come redattore responsabile, Panzieri), poi il mensile Studi Socialisti di cui uscirono
sole due numeri (comitato di redazione Morandi, Panzieri, G. Pietranera, E. Rienzi; redattore responsabile
Panzieri) e nel novembre-dicembre 1949 il quindicinale Rassegna Socialista, di cui uscirono cinque
numeri diretta da Vecchietti. Oltre a scrivere quasi tutti gli editoriali (firmati filo rosso), interviene con
una relazione (Significato, problemi e sviluppo del lavoro economico) alla Conferenza Economica
Socialista, pubblicata nel numero 14-18 del Bollettino dell Istituto di Studi Socialisti.48

46 R.Rossanda Coerenza di Morandi, in Rinascita, 1965

47 A.Landolfi Il socialismo italiano. Strutture, comportamenti, valori, Roma, 1968, pag.94

48 E' interessante confrontare quali erano i fini che Morandi si proponeva: "L'Istituto non ha in vista solo di
assicurare un diretto contributo alla direziono nell'esame e nello studio delle questioni o situazioni di fatto
che sono il substrato delle riforme propugnate dal Partito, esso tende insieme a stimolare l'attivit
intellettuale del partito, sceverando gli elementi pi qualificati. Esso potr contribuire in misura decisiva
alla integrazione dei quadri e alla migliore utilizzazione di quel patrimonio di uomini o di esperienze di cui
ricco il partito [ Relazione al 24. Congresso del PSI ora in Democrazia diretta e ricostruzione
capitalistica, Torino, 1960, pag. 67] col giudizio dello stesso un anno dopo l'attivit svolta dall'Istituto di
Studi Socialisti ha contribuito con precise anticipazioni, con la formazione di numerosi quadri che oggi
lavorano in organismi di massa (ad esempio l'Ufficio Studi della C.G,I.L.), con il suo orientamento a
realizzare quella maturazione di consapevolezza concreta delle questioni generali della vita nazionale da
Panzieri, che non amava le attivit di vertice, era intervenuto per la prima volta ad un congresso nazionale
nel 1948 (Roma 19-22 gennaio) rilevando che i problemi che il Partito affrontava non erano problemi
nuovi, essendo essi sulla linea dello sviluppo della politica unitaria che il Partito stesso da tanti anni
perseguiva e una conseguenza logica delloffensiva capitalista messa in atto dal Governo non solo a
detrimento del proletariato ma anche di tutti gli altri strati democratici. Nel quadro di questa situazione gli
organismi unitari quali i Consigli di Gestione, i Comitati della Terra e i Comuni Democratici costituivano gli
organismi di difesa delle classi lavoratrici. Disse poi di ritenere erroneo il timore che il Fronte potesse
esautorare il Partito, la cui funzione di strumento permanente di lotta non poteva essere messa in
dubbio.49

Dopo la sconfitta del Fronte popolare il 18 aprile 1948 condivise quei dubbi e quello scoraggiamento che
travolsero diversi quadri e militanti del PSIUP testimoniata anche dal fatto che lascia lIstituto di studi
socialisti e il lavoro di partito, per un ritorno agli studi e per iniziare lattivit di insegnamento presso
luniversit di Messina, chiamatovi da Galvano Della Volpe. Non interverr ai Congressi di Genova (1948) e
di Firenze del 1949, riprendendo la frequentazione con quello di Bologna (1951)

2.4 Il piano socialista

La fondazione dell'Istituto Studi socialisti e della UNITS (Unione Tecnici Socialisti) va letta anche come lo
sforzo di delineare l'intervento del partito fondandosi sull'analisi della collocazione concreta, non solo
politica, ma ideologica e culturale, delle diverse classi sociali e, attraverso questo approccio, di consolidare
le radici del partito nella societ civile, restituendogli quella sensibilit ai grandi temi programmatici che lo
aveva caratterizzato nel corso della Resistenza e nel dopoguerra. 50

Punto critico di questa ricerca, legata alla attivit di Morandi51 alla testa del Ministero dell'Industria (1946-
1947), rappresentato dal progetto del piano socialista, sancito dalla decisione del Comitato centrale del
4-6 maggio 1947 di affidare a una commissione di esperti la formulazione programmatica dei criteri nei

parte del movimento operaio che aveva costituito il suo scopo centrale [Intervento al congresso
nazionale dei gruppi tecnici socialisti, ibid., pag. 187-203] e col bilancio che dieci anni dopo traccia
Panzieri: ...in questi ultimi anni, quelli che erano i problemi di pi urgente applicazione dell'Istituto i
problemi di politica economica - si presentano in termini del tutto mutati per il profondo cambiamento
intervenuto nella situazione politica e d'altronde vengono affrontati dal personale intellettuale e
specializzato in modi che realizzano al pi alto grado lesigenza capitale di una stretta congiunzione con l
azione delle forze di lavoro...... il metodo di lavoro la formula, la struttura, gli scopi stessi del vecchio Partito
si presentano oggi non pi aderenti alla realt attuale, sebbene pienamente valida e confermata dallo
sviluppo delle cose appaia l'ispirazione che l'aveva mosso [Note per la costituzione di un centro
d'informazione culturale, dattiloscritto, 1959]

49 F.Pedone I congressi del dopoguerra, Milano, 1968

50 R.Morandi Intervento al congresso nazionale dei gruppi tecnici socialisti, ora in Democrazia diretta e
ricostruzione capitalistica, Torino, 1960, pag. 187-203

51 M.Battini R.Morandi ministro dellindustria in Rivista di storia contemporanea, 1981, n.3


quali si estrinsecava l'idea centrale della pianificazione, quale esigenza fondamentale della condotta
economica.

Le linee generali del piano socialista erano state formulate dopo l'esclusione delle sinistre dal governo,
considerata da Morandi non un incidente momentaneo, ma il prodotto combinato dell'offensiva padronale
e delle debolezze della linea politica delle sinistre ma l'idea di piano si riallacciava al tradizionale
orientamento di tutte le componenti socialiste a favore d'una economia programmata che si erano
pronunciate a favore di un piano di ricostruzione dell'economia che disciplinasse, secondo criteri di
razionalit e di interesse collettivo, l'utilizzazione delle scarse risorse di cui il paese poteva disporre.

Alla base della ripresentazione nel 1947 del piano socialista vi era l'autocritica verso la pratica ministe-
riale e la volont di riprendere, attraverso il discorso sulla necessit di regolamentare l'economia della
ricostruzione, l'idea dello sviluppo di forme di democrazia di massa, individuate nei Consigli di Gestione,
tendenzialmente antagonistiche alla restaurazione capitalistica: Compito nostro non quello di formulare
un piano possibilista sulla scorta degli elementi o dei dati offerti dalla situazione rigidamente costretta, alla
quale non possiamo in nessun caso pensare di arrenderci. Ma quello di introdurre nella valutazione delle
nostre prospettive di azione fermenti di lievitazione del nostro domani.. Si tratta di inserire delle spinte di
carattere sociale e politico[il piano socialista] si fonda sul concetto di unazione che, portata a svolgersi
allinterno dagli ordinamenti capitalistici, indirizzata nel senso di dislocare incessantemente lequilibrio
dal sistema fino al completo rovesciamento dai rapporti di classe. Esso si sviluppa come una manovra
d'investimento delleconomia capitalistica che ne deve ridurre a spazzar via la resistenze. La sua
caratteristica distintiva sta nel concepire le riforme di struttura a guisa di un'azione d'urto e come
altrettante fratture del sistema.52

D'altra parte l'azione di governo e le scelte generali compiute dal partito subito dopo la guerra, rendevano
improponibile un recupero del piano sia a causa della preoccupazione di non creare dissensi a sinistra
perch questo indirizzo contrastava con quello del PCI, sia per l'affermarsi di una concezione gradualistica.
Dopo il 1956 il gruppo sostenitore della programmazione democratica all'interno del PSI avrebbe
riproposto il discorso di Morandi sul piano in chiave apertamente riformistica come un intervento statale
regolatore della produzione e dello scambio che, rimuovendo gli squilibri pi evidenti del sistema avrebbe
favorito uno sviluppo produttivo di per s favorevole alla causa del proletariato, con un'accentuazione
neokeynesiana sul ruolo dell'espansione della spesa pubblica e dello sviluppo globale della domanda gi
presente in Morandi

2.5 Polemiche culturali del 1948-49

Il primo scritto di Panzieri che si ricollega a uno dei dibattiti del dopoguerra l'editoriale di presentazione
della rivista "Studi socialisti"del marzo 1948 "... il nostro lavoro si muover in netta opposizione a tutte le
forme di utopismo in primo luogo, vorremmo dire a quellutopismo davanguardia", alla cui varia fioritura
sul terreno dellideologia e della cultura ha dato impulso ultimamente laffrettata e quasi improvvisa
maturazione delle giovani generazioni. .. Lo storicismo al quale intendiamo cos ubbidire in un concreto

52 R.Morandi, Piano economico e riforme di strutture, in Bollettino dell'Istituto di studi socialista, n.s.,
nn. 14-18 nov.-dic. 1947; ora in Democrazia diretta e riforme di struttura, Torino 1975, p. 164. Si tratta
degli interventi di Morandi alla prima conferenza economica del PSI (Roma, 8-9 novembre 1947).
sforzo di lavoro ci impegner ugualmente a guardarci dall'errore - alla superficie soltanto diverso, malgrado
la frequente dichiarata polemica, ma che una stessa radice storica e perci una identica destinazione
accomuna in realt all'avvenirismo piccolo borghese - di un rinnovamento della cultura cercato
esclusivamente o principalmente nel quadro della cultura tradizionale. Nessuno sforzo critico esercitato
sulle vecchie ideologie, nessuna attenta e paziente analisi delle superstiti sovrastrutture rivolta a svelarne il
carattere mitico, potranno rendersi effettivi ed operanti se non muovono dalla considerazione della lotta
reale degli uomini e dei vari concreti momenti, se non si introduca a rottura e illuminazione del cosmo
illusorio delle ideologie e dei concetti quell'elemento finora necessariamente estraneo e "massiccio" che
il movimento reale della storia53

E' da notare nell' editoriale l'impostazione della lotta su due fronti che in quegli anni si identificavano nel
Politecnico Vittorini (gli avanguardisti) e nel riformismo accademico, nel marxismo ortodosso: sia per gli
uni che per gli altri il punto di partenza non dato da una concreta analisi di classe, anche nell'attivit
teorica e in quella storiografica occorre sempre muovere dalle lotte e dai movimenti reali.. ... Panzieri
servendosi del linguaggio di quegli anni .. avvisava che un rinnovamento della cultura" poteva nascere solo
da uno sforzo teorico-pratico di conoscenza-trasformazione del reale, e cio da. un concreto contatto con
la lotta di classe e della analisi, centrale per il marxismo della struttura della societ capitalistica; appare
quindi logica la sua conclusione: non c oggi possibilit di rinnovamento della cultura se non mediante la
conquista di una concreta coscienza dell'attuale crisi di struttura. Si tratta di spunti e accenni ancora vaghi
(e la rapida fine della rivista impedir che vengano subito ripresi; sar l'esperienza di Mondo Operaio nel
biennio successivo alla crisi del 1956 a rappresentare un primo sbocco) eppure storicamente interessanti
perch rivelano la reale possibilit in quegli anni di impostare il problema del rapporto politica-cultura .da
un punto di vista marxista rivoluzionario54

In un altro dibattito si inserisce larticolo Scilla e Cariddi. La polemica culturale55 . Lintervento prende lo
spunto da due articoli di Ernesto De Martino, anch'essi apparsi sull"Avanti dellagosto 49 (L'ignoranza non
si addice ai marxisti) in cui si sosteneva che gli intellettuali cosiddetti progressisti rendono un pessimo
servizio alla classe operaia quando la forniscono di armi teoriche arrugginite, o comunque inadeguate al
livello raggiunto dalla cultura tradizionale Compito principale della cultura marxista quello di effettuare
non una generica azione di smascheramento di certi atteggiamenti mascherati della cultura
tradizionale, ma una critica a fondo. che porti sui presupposti e sui principi delle ideologie tradizionali, in
primo luogo delle ideologie borghesi contemporanee.

Inoltre, avverte De Martino, noi dobbiamo presentarci come smascheratori di certi atteggiamenti
mascherati della cultura tradizionale non gi perch crediamo che la cultura sia per la sua essenza
"maschera, travestimento, sovrastruttura apparenza e simili ma proprio perch la vera cultura non
mai stata non non deve essere tutte queste cose e perch nella societ divisa in borghesi e proletari
accade invece una indebita contaminazione ideologica dei beni culturali in rapporto ai pratici interessi
derivanti da questa disumana divisione

53 R.Panzieri Filo rosso in Studi socialisti, 1948, n.1 (marzo)

54 R.Luperini Gli intellettuali di sinistra e lideologia della ricostruzione, Roma, 1971, pag. 60

55 R. Panzieri Scilla e Cariddi in Avanti, 22 settembre 1949


Panzieri precisa che il rifiuto del marxismo volgare di ispirazione materialistico-positivista di De Martino
trova la sua giustificazione nel rifiuto pi profondo di qualsiasi revisionismo, e quindi anche di quello
idealistico, cio afferma lautonomia e anzi la fecondit del marxismo anche per le correnti avversarie, che
ricorrono alla cattura di elementi di esso per aggiornarsi e riempire le loro carenze.

Fin qui si resta nellambito della critica al revisionismo, della critica alla pretesa di completamento, di
superamento del marxismo, che caratterizza la ripresa degli studi marxisti nel dopoguerra; ma si trasforma
in pratica nella critica della cultura idealista, poich mentre questultima sopravviveva e poteva
rappresentare un pericolo per il marxismo, il pericolo di uninterpretazione positivistica del marxismo era
perlomeno remota.

Cos tutto larticolo (come quello pubblicato sullAvanti di Milano del 6 aprile 1947 intitolato Cultura e
coscienza storica e dedicato agli sviluppi della cultura piccolo-borghese post-crociana, che abbiamo prima
citato a proposito della critica al revisionismo) centrato sulla critica dell idealismo crociano. Il dibattito fu
poi continuato con la pubblicazione su "Societ del settembre 1949 del saggio di De Martino Intorno a
una storia del mondo popolare subalterno in cui "vi si affrontava correttamente la crisi dell'idealismo
come insufficienza di strumenti d' analisi di una realt sociale nuova e si prospettava una soluzione per il
superamento delle contraddizioni insite nella formulazione antinomica politica-cultura, subordinando lo
studio delle soluzioni anti-idealistiche alla necessit di una nuova impostazione della lotta di classe in Italia,
e si prospettava la direzione unica della produzione intellettuale 56

Panzieri nella replica a Ernesto De Martino temeva, pi che l'estendersi di posizioni eclettiche, il radicarsi di
una impostazione storicistica ed idealistica nella cultura marxista: (...) non possibile istituire un genuino
dialogo critico con la cultura tradizionale se non sfuggendo preliminarmente all'altalena delle con-
taminazioni materialistico-idealistiche con la cultura borghese. (...) In questo senso il processo di
maturazione del marxismo un processo interno ed 'autonomo' e il suo sviluppo teorico-culturale in
correlazione con il suo sviluppo pratico-politico. (...) Il materialismo storico si presenta sul piano teorico
come salto e rottura, e il momento della continuit, che ad esso certo appartiene, va cercato in una zona
pi profonda, che non siano i legami ed i rapporti di filiazione diretta dalle ideologie.- La instaurazione del
nuovo nesso concretamente operante, non semplicemente asserito teoria-prassi, sommuove e
sconvolge tutti gli schemi teorici tradizionali e conduce ad una concezione completamente nuova della
cultura, per la quale i rapporti dei suoi vari campi tra loro e con le attivit pratiche vengono sottratti alla
deformazione ideologica e finalmente restituiti ad una oggettiva, umana verit57

2.6 Il corso universitario sulla crisi del giusnaturalismo (1949)

Nel novembre del 1948 Raniero Panzieri, su proposta di Galvano Della Volpe, ottiene l'incarico
dell'insegnamento di Filosofia del diritto all'Universit di Messina, dove si trasferisce con la famiglia58 e
tiene un corso, nell'anno accademico 1949-50, su "La crisi del Giusnaturalismo"59

56 G.Foleschi Fermenti antidealistici. 1945-50, in Ideologie, 1969, n.7

57 R. Panzieri Scilla e Cariddi , cit., ora in L'alternativa socialista, cit., pag.97-100

58 Si era sposato con Giuseppina Saija (Pucci) conosciuta all'Istituto di Studi Socialisti, nel settembre 1948.
Nel 1949 ha la prima figlia, Susanna; seguono Davide (1951) e Daniele (1955).
Molto interessante anche al di fuori del campo specialistico la premessa che si ricollega alla critica del
giusnaturalismo e del diritto come espressione della volont contenuta in vari testi marxiani: ".. il
giusnaturalismo compie il suo ciclo logico e storico enucleando attraverso lo stesso processo di
perfezionamento e di autocoscienza ideologica, gli elementi della propria dissoluzione della propria
inconsistenza teorica e impossibilit storica. Alla fine del processo sar appunto resa evidente la
contraddizione fondamentale della dottrina, scaturente dal rapporto ambiguo con il suo presupposto
storico, o, in altri termini, la sua ineliminabile falsit ideologica: la sua impotenza, cio, a fondare
veramente - cos coma voleva il suo assunto - una filosofia del diritto, della societ e dello Stato come
filosofia dellinteresse e della volont generale. Non diversamente, la costituzione francese del 1793,
sviluppando coerentemente tutte le premesse democratiche ancora imperfettamente e con gravi
limitazioni enunciate nella Costituzione dell 89, finiva per mostrare, nei termini pi evidenti il carattere
illusorio della eguaglianza par la nature e di una sovranit popolare costruita sui diritti individuali,dell
individuo come sostanza e a priori, fondamentalmente come soggetto-oggetto della propriet privata"

E qui evidente la ripresa della tesi marxiana della differenza tra emancipazione politica e emancipazione
sociale (e "umana") che costituisce il nerbo teorico della "Questione ebraica". Lemancipazione politica, in
quanto rende formalmente, convenzionalmente uguali liberi i "cittadini" d fronte alla "legge (o di fronte
al lo State borghese ed al suo potere politico), indipendentemente dalle differenze sociali, conferma e
sanziona queste differenze, e quindi lascia inalterata la servit sostanziale (cio economica e sociale) della
maggioranza degli uomini. La rivoluzione politica - scrive Marx - scioglie la vita borghese nei suoi elementi,
ma senza rivoluzionare questi elementi e sottoporli alla critica. Essa tratta la societ borghese, il mondo dei
bisogni, del lavoro, dei privati interessi, dal diritto privato, come il proprio fondamento, come un
presupposto e per come la propria base naturale"

Galvano Dalla Volpe aveva fatto un lavoro di critica dei concetti dei teorici della democrazia, Looke, Kant e
soprattutto Rousseau, per dimostrarne la contraddizione interna. Rousseau nel "Discorso sull'origine della
disuguaglianza" afferma la legittimit etica della proporzionalit di disuguaglianza fisica e disuguaglianza
civile; e nel Contratte sociale" istituisce una "uguaglianza morale legittima fra gli uomini tale che questi
pur potendo essere disuguali di forza e di genio divengono tutti uguali per convenzione e di diritto". Della
Volpe ne sottolinea lindividualismo astratto "Cos la legittimazione delle "disuguaglianze o differenze
"naturali e empiriche degli individui... porta al tipo di eguaglianza-disuguaglianza che caratterizza i rapporti
dello Stato democratico roussoiano; eguaglianza-disuguaglianza che , infatti, il risultato dal concepire
l'eguaglianza in funzione dalla libert (= persona) ma non anche viceversa, appunto perch la persona, con
cui la libert coincide, quellindividuo ipertrofico, abnorme, che la persona originaria del Diritto
naturale", l'ipostasi di cui sopra".

Riportiamo ancora alcuni brani della "Premessa : "... E innanzitutto da notare l'importanza del
momento utopistico sempre presente nelle varie formulazioni giusnaturalistiche. ..(...)..Storicamente
interessante il modo onde l'elemento utopistico subisce nel corso e nell'ambito dello sviluppo generale
della dottrina, un caratteristico processo di generalizzazione, e, per cos dire, di purificazione ideologica.
Infatti, lingenua mitologia dello stato di natura, inteso materialmente dai primi teorici come luogo dei veri
e ideali diritti dell'individuo e della specie, si presenter alla fine, in Locke e in Rousseau, come una ipotesi
utile alla determinazione pratica della dottrina. Tuttavia questo processo non affatto valido a superare la
caratteristica contaminazione implicita nella rappresentazione dello status naturae. Essa infatti necessaria

59 Ora in Stefano Merli (a c.) L'alternativa socialista: scritti scelti 1944-1956, Torino, 1982, pag.115-131
in queste ideologie per la formulazione di un ideale rivoluzionario che si presenta, sulla base delle reali
aspirazioni, come ideale metastorico perch illusorio. Perci il riferimento alla instaurazione di una nuova
societ, la condanna delle condizioni esistenziali, si presenta nella forma vagamente religiosa di un richiamo
a quella et delloro che contiene implicita una garanzia mistica di realizzazione; dunque proprio il mito
che, nella astrattezza della ideologia paradossalmente assicura alla dottrina l'efficacia pratica.
Evidenternente, qui caratteristica la immobilit di questi temi fondamentali, Immobilit che si ritrova
nelle idee stesse di natura e di ragione...(...)..Ora questo carattere del giusnaturalismo [che] deriva dalle
stesse radici della dottrina, dal grado di sviluppo del processo storico, si trova naturalmente in contrasto
con le esigenze della destinazione rivoluzionaria. E perci, come dalla idea dello status naturae veniva
ricavata una apparenza di movimento, di storicit mediante il mito dell'eterno ritorno cosi qui la "legge
naturale consente una sofisticata soluzione attraverso lidea del progresso come perfezionamento
metafisicamente garantito e quindi meramente illusorio. Analogo contrasto ritroviamo prendendo in
considerazione gli elementi pi strettamente platonico-cristiani e stoico-cristiani. Il principio neoplatonico
secondo il quale la vera eudemonia non risiede nell'azione ma nella conteplazione minaccia
continuamente l'individualismo giusnaturalistico, che intende porsi come espressione di atteggiamento
attivo, rivoluzionario. E non meno utopistica e contradditoria in se stessa la rappresentazione
(ideologicamente di origine stoica) dellautomatico comporsi in una societ armonica, dei comportamenti
individuali unicamente affidati alla guida del particolare interesse, rappresentazione che al centro della
ricerca economica dai fisiocratici a Ricardo

Durante lanno accademico 1950-1951 Panzieri lascia linsegnamento dedicandosi a tempo pieno al lavoro
politico. Della Volpe cerc di sostenerlo, ma non pot vincere le resistenze accademiche del barone
liberale Gaetano Martino: Panzieri si mise di fatto nella situazione di non ottenere lincarico. Rottura quindi
pi che subita provocata, in quanto tutto il gruppo dei morandiani considerava la continuazione degli studi
un lusso e comunque una distrazione dalla lotta per rinnovare il partito e per immergerlo nellazione di
massa.
3. Il lavoro di base in Sicilia (1951-55)

1 La politica meridionalista e la ricostruzione del PSI nel Mezzogiorno

La politica meridionalista delle sinistre nel dopoguerra da un lato si basava sullorganizzazione dei
contadini poveri nel Movimento per la rinascita del Mezzogiorno60, dall'altro sulla pressione sui governi
centristi perch considerassero la questione meridionale una grande questione nazionale. La risposta fu
l'intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno ed una limitata riforma agraria. Le ragioni del voto
contrario adottato dalle sinistre in Parlamento furono non solo l'insufficienza quantitativa, ma il carattere
stesso degli interventi volti a creare le infrastrutture senza operare sulle strutture produttive esistenti. Pur
essendo concordi nell'avversare l'istituzione della Cassa, vi era una certa differenza tra i due discorsi,
perch in quello socialista, ispirato da Morandi, si poneva l'accento sulla necessit dell'industrializzazione,
mentre in quello di Amendola in primo piano stava la riforma agraria.

Quanto alla scarsa presenza del PSI nel Meridione, era un dato storico che risaliva alla formazione del
partito, non risolto dai tentativi di riequilibrio in epoca prefascista (nomina di propagandisti, di responsabili
regionali) e dovuto al fattore strutturale della composizione prevalentemente agricola del proletariato
meridionale.

Il triennio 1949-1951 legato allesperimento di Morandi, che dirige il settore Organizzazione e Quadri, di
riorganizzare un partito salassato dalle scissioni di Saragat e poi di Romita e da una sconfitta elettorale e
indebolito dalla sfiducia e abbandono di quadri. La prima fase della riorganizzazione riteneva necessario il
distacco di quadri da organismi centrali o da situazioni che ne disponevano verso federazioni che ne erano
prive, in modo da far circolare le esperienze e introdurre nuove energie

Nelle federazioni meridionali furono inviati funzionari provenienti dalle province del Centro-Nord, altri
furono reclutati fra i giovani partecipanti alle lotte contadine e al Movimento di Rinascita. Con tali
innesti, nel 55 lapparato meridionale era giunto a 106 funzionari con una media del 3,3 % per provincia. Le
sezioni del Mezzogiorno e delle isole salirono da 1.500 nel 1952 a 2.150 nel 1954, con un aumento del 25 %.
I comuni provvisti di sezione erano nel 1954 1.740 su 2.450. La struttura del PSI copriva quindi circa il 70%
del territorio; positivo che !incremento degli iscritti abbia interessato per l80 % i giovani e le donne. La
dinamica di quella espansione nei primi anni 50 risulta orientata verso i ceti urbani piuttosto che verso
quelli rurali. 61

La vera linfa vitale per il PSI meridionale fu la confluenza del Partito d'azione che nel Mezzogiorno fu
massiccia. Il PSI si ritrov cos nel suo seno il nucleo progressista del ceto intellettuale meridionale che in
breve tempo si fece spazio coprendo i vuoti creati dalle scissioni, qualificando con la sua preparazione e
rigorismo morale il volto del partito .

Ma la tradizione personalistica del socialismo meridionale non venne dissolta dall'azione morandiana, i
vecchi dirigenti riformisti e massimalisti, anche se a volte ritiratisi per l'et oppure emarginati dalla guida
delle federazioni dai funzionari, conservavano intatto il loro prestigio sociale, cui si aggiungevano i legami

60 Fondato nel 1950. Organo del Movimento fu il mensile Cronache meridionali diretto da Giorgio
Amendola, Mario Alicata e per il PSI da Francesco De Martino

61Cervigni e Galasso Inchiesta sul PSI nelle provincie meridionali In Nord e sud, marzo 1956 , n.16
con i militanti contadini dei centri di provincia, che spesso erano l'anima stessa delle loro sezioni e dell'
elettorato socialista locale.

2 Alla federazione di Messina

Morandi pose a Lucio Luzzatto, il problema dellinserimento di una serie di quadri che hanno significato
politico, ma non hanno esperienza di lavoro di massa discutendo nome per nome. Discussero di Panzieri.
Morandi disse: ha preparazione teorica e culturale, ha fatto lavoro politico di corrente, d un contributo
saltuario non si sa bene con quale funzione, ma non ha mai fatto lavoro di massa; in questo modo,
sradicato tra Roma e Messina, va sempre pi nellastratto. Faccia una esperienza di lavoro di base62.

Panzieri diviene quindi uno dei " funzionari la cui oscura epopea stata celebrata da Gaetano Arf:
"Lo stipendio medio dei funzionari dei PSI oscillava tra un massimo di 45.000 e un minimo di 15.000 lire: un
livello pari alle qualifiche operaie pi basse. A fronte stava un orario di lavoro molto pesante, al ritmo di 10
ore al giorno compresa la domenica mattina..63 facendo lavoro di base presso la federazione di Messina in
via di ricostruzione, dopo la scissione del 1947 e la sconfitta del 1948, attorno a Antonino Lo Giudice64, che
ne era il segretario, Gaetano Franchina di Tortorici, Enzo Messina.medico della povera gente.

Fu appunto Enzo Messina a contattare Panzieri e a convincerlo: si dimostr riluttante a venire al partito;
voleva studiare, produrre. Mi disse che si sentiva di poter dare un contributo culturale, ma temeva, nel caso
avesse ripreso lattivit politica, di rimanerne completamente assorbito.

Lo troviamo presente nel gennaio 1950 al convegno dei quadri della federazione di Messina, del cui
esecutivo entra a far parte, uno dei convegni che si tenevano in tutte le province siciliane e che dovevano
portare alla emarginazione del partito degli avvocati sopravvissuto alla scissione e alla espulsione di
alcune clientele, e a far emergere una serie di dirigenti nuovi legati alle lotte contadine che stavano
rianimando lo stanco e collassato partito siciliano.

62 Stefano Merli e Lucia Dotti (a cura di) Lettere, 1940-1964 , cit., pag.xx

63 P.Mattera Il partito inquieto: organizzazione, passioni e politica dei socialisti italiani dalla Resistenza al
miracolo economico, Roma, 2004 pag. 190

64 Cos Lo Giudice, in D.Rizzo Il Partito socialista e Raniero Panzieri in Sicilia: 1959-1955 , Soveria
Mannelli, 2001: quando Raniero giunse a Messina per un incarico presso la nostra Universit, si mise
subito a disposizione del Partito. Quasi immediatamente fece parte dell'Esecutivo di Federazione e ... si
offerse di mantenere contatti con le sezioni cittadine, con gli altri partiti e perfino per visitare sezioni di
provincia,.... A differenza di altri "dotti" del Partito, che predicavano restando in una sfera inaccessibile per i
compagni operai, Raniero Panzieri in poco tempo era riuscito a comprenderli, a fraternizzare con loro e la
sua presenza veniva richiesta dappertutto... trascurava il suo lavoro di docente per rendersi pi utile al
partito[..] fu la sua esperienza presso la Federazione di Messina la solida base da cui partito. Faceva di
tutto:l 'organizzatore, il propagandista, il moderatore, il pungolo che ci costringeva tutti ad una maggiore
attivit

Lelio Basso : una biografia politica (1948-1958) / Roberto Colozza. - Roma : Ediesse, [2010
Nelle intenzioni di Morandi l'inserimento nella federazione di Messina era la prima tappa di un percorso
che doveva portare gradualmente Panzieri nella direzione del Regionale. La partecipazione alle iniziative
per il riordino organizzativo del PSI rientrava nel quadro di una azione che interessava tutta Italia e che
venne portata avanti anche in Sicilia con il convegno regionale del partito tenuto a Siracusa il 27-28 maggio,
sotto la presidenza di Morandi che testimoni cos il suo impegno 65 nella organizzazione del partito in
Sicilia; si concluse con la nomina della Giunta regionale per la Sicilia e di un esecutivo di cui Panzieri faceva
parte quale delegato di Messina.

Il 23 ottobre 1950 Panzieri partecipa al convegno dei quadri siciliani, tenuto a Palermo alla presenza di
Pietro Nenni e interviene nel dibattito parlando della situazione politica e sindacale della provincia di
Messina. Il 9 novembre a Roma, alla conferenza nazionale di organizzazione, interviene trattando dei
Particolari aspetti delle lotte della classe lavoratrice siciliana e viene nominato ispettore centrale del
partito per la Sicilia. 66 Il problema di un responsabile regionale lo si risolse solo nel gennaio 1951, dopo il
congresso di Bologna, portando Panzieri alla segreteria regionale. In preparazione del Congresso di Bologna
predispone l'inserimento di nuovi quadri in alcune federazioni siciliane. Domenico Rizzo fu inviato da
Catania67 a Enna, Libero Lizzadri da Roma a Catania, ecc.

I tempi e i modi della operazione realizzata da Panzieri sono i seguenti68: prima fase: spingere i quadri e la
base socialista a riqualificarsi davanti alle masse con la partecipazione incondizionata alle lotte popolari (nel
feudo, nelle miniere, per la pace, per lautonomia siciliana ecc.).

E mentre il partito veniva depurandosi in questo modo dalle clientele, Panzieri passava alla realizzazione
della seconda fase, che prevedeva la ricerca e la formazione di nuovi quadri nelle lotte, che avessero

65 D.Rizzo:Il Partito socialista e Raniero..", cit. p. 20-21.delegato al IV Convegno nazionale della Giovent
socialista tenutosi a Modena il 15 aprile del 1950, Morandi volle incontrarmi. In tale incontro mi comunic
che "il suo rappresentante in Sicilia", punto di riferimento del rinnovamento nell'Isola, era Raniero Panzieri,
che insegnava all'Universit di Messina, e che a lui mi sarei dovuto rivolgere per definire le pi urgenti
misure da prendere.(). L'incontro rimane per me indimenticabile: oltre che per gli argomenti trattati e le
decisioni prese, anche per l'accoglienza fraterna da parte sua e di sua moglie, docente, anch'essa presso
l'Universit di Messina, di Lingua tedesca

66 L'organizzazione di partito in funzione dell'azione di massa: conferenza nazionale di organizzazione 9-10


novembre. 1950, Roma, Edizioni Avanti!, Roma 1950, pag.27; F.Pedone Novant'anni di pensiero e
azione..." cit., p. 293.

67 Sul "gruppo di Catania" e sulle sue posizioni politiche: "L'on. Agatino Bonfiglio, deputato socialista di
Catania all'Assemblea regionale siciliana, esprime i suoi dubbi sull'opportunit delle misure organizzative
prese dal suo partito: il rafforzamento del Comitato regionale siciliano (la cui direzione stata affidata al
compagno Raniero Panzieri professore dell' Universit di Messina) e l'impegno di assicurare uno o pi
funzionari alle federazioni principali. Specialmente quest'ultima decisione che tende a dare una struttura
moderna anche in Sicilia, non garba molto al Bonfiglio. Egli contrario ai funzionari stipendiati, che
definisce professionisti della politica. Dove se ne vanno l'idealismo e la sua purezza? E, cos strutturato, che
cosa distingue il Partito comunista da quello socialista? Le preoccupazioni di Bonfiglio, per, sono condivise
da un numero ristretto di socialisti. [...] G. Calandrane, Comunista in Sicilia, Roma, 1972. pag. 151-152

68 Cervigni e Galasso Inchiesta sul PSI , cit..


attitudine e capacit al lavoro di partito, per elevarli a posti di responsabilit e di controllo. Vengono quindi
recuperati allattivit politica vecchi militanti o giovani che avevano abbandonato come Michele Russo;
mentre vengono inseriti in posti di responsabilit nelle federazioni e nelle camere del lavoro decine di
giovani dirigenti politici

Con lallontanamento delle clientele assenteiste nelle lotte, lapporto di giovani intellettuali (alcuni di
provenienza azionista) e la fioritura di una nuova leva formatasi nellazione di massa, si era modificata nel
profondo la struttura e la politica del partito in Sicilia; al passivo delloperazione, che pur aveva retto
allattacco reazionario, alla polemica socialdemocratica e alla polarizzazione che favoriva di per s i
comunisti, la sostanziale subalternit alle scelte sovietiche (le campagne per la pace).

3 L'occupazione delle terre (marzo 1950): punto di Archimede

Panzieri si impegn principalmente nelle lotte per la terra del marzo 1950, che si svolsero soprattutto
nella province di Palermo e di Messina69 in sintonia con le lotte per la terra delle altre regioni del
Mezzogiorno, ma che furono aspramente criticate dal Comitato regionale del PCI70 che escluse dalla

69 S. Miccich II sindacato in Sicilia 1943-1971, Roma, 1980 : Nel clima nuovo (dopo il 18 aprile 1948)
che si sviluppa, vengono inferti gravissimi colpi in particolar modo al movimento sindacale, non solo
perseguendone dirigenti e attivisti, ma anche strumentalizzando con estrema freddezza certi avvenimenti e
certi fenomeni. Il movimento contadino ad esempio resta duramente colpito da quello "scandalo Usca"
(autunno 1949) che si conclude con la condanna, per irregolarit contabili, del direttore regionale
dell'Unione siciliana cooperative agricole [...]. Con lo "scandalo dell'Usca" e con le vendite di terra che
precedono e seguono la riforma agraria si introducono tra le forze contadine, portatrici di un ruolo
"trainante", elementi di confusione e divisione che nel tempo mostrano sempre pi il loro peso Secondo i
dati pubblicati nel 1953 dal Comitato regionale di solidariet democratica, furono denunziati e processati
3.185 contadini, inflitti 293 anni e 6 mesi di carcere e pi di 7 milioni di lire di multa

70 Quelle lotte sono al centro del contrasto che scoppia tra la Federazione comunista di Palermo e la
direzione regionale. A guidare la Federazione palermitana era un gruppo di giovani: il segretario, il
venticinquenne Pancrazio De Pasquale, il ventitreenne Pio La Torre, ecc.; segretario regionale era Gerolamo
Li Causi, da qualche tempo affiancato da quadri inviati da Roma. La Torre scrive: "Nella fase precedente
avevamo trascurato l'esigenza importante di coinvolgere un capo autorevole come Li Causi nella nostra
mobilitazione, anche per aiutarlo a dare direttive piu precise al resto delle province siciliane. Se in tutta la
Sicilia il movimento avesse avuto, in partenza, chiarezza di obiettivi come avvenne a Palermo certamente
avremmo avuto risultati piu importanti. Il dato che emerse allora fu una insufficiente preparazione della
lotta nelle altre province siciliane. Ma invece di mettere sotto accusa i dirigenti delle federazioni che erano
in grave ritardo, si apri un'inchiesta contro il segretario della federazione,palermitana, Pancrazio De
Pasquale". De Pasquale e La Torre volevano che il partito si dedicasse quasi esclusivamente all'occupazione
delle terre. Scavalcando Li Causi, si erano collegati con due leaders napoletani, Amendola e Alicata, e come
loro insistevano su un punto: il Pci doveva dedicarsi alle lotte e ai movimenti popolari e integrarsi in essi.
Accusavano Li Causi e Robotti di preparare un partito parlamentare, impegnato pi nelle manovre
burocratiche di potere che nelle profonde mutazioni sociali. Ovviamente Li Causi e Robotti accusavano De
Pasquale e La Torre di populismo e di movimentismo irresponsabile. Li Causi era per una distinzione tra
partito e movimento di massa, sulla linea di Togliatti; De Pasquale e La Torre invece erano sulla linea
Amendola-Alicata, cio ritenevano che il partito dovesse identificarsi con il movimento. eccessivo pensare
direzione della federazione di Palermo Pancrazio De Pasquale, che ne era stato l'animatore. Pio La Torre71
partecip attivamente alle lotte organizzate nella provincia di Palermo e in conseguenza di esse scont un
anno e mezzo di carcere.

Il 6 marzo, all'alba, dieci-dodicimila contadini si mettono in marcia per occupare i 10.000 ettari di terre
incolte sui monti Nebrodi del messinese. Panzieri partecipa all'occupazione passando due settimane di
cavalcate sui feudi con i braccianti e i contadini e di incontri con gabellotti e autorit prefettizie. Per tale
azione politica Panzieri fu processato nel giugno del 1951 per istigazione dei contadini all'occupazione di
terre e per l'occupazione stessa e assolto per insufficienza di prove.

Panzieri ritiene il movimento per loccupazione delle terre il nostro punto di Archimede72, la base di
una ritrovata identit socialista in questo nuovo tentativo di rivoluzione democratica dopo il Fronte, e ne
difende l'autonomia e il significato politico. In contrasto con la tradizione teorica e politica del socialismo
prefascista e del PCI, diffidenti verso le lotte contadine definite frammentate, inconsapevoli, spontanee e
quindi sterili: Se il nostro "punto di Archimede" oggi il movimento contadino, il "tempo di ingranamento"
(secondo l'espressione del compagno Morandi) necessariamente lungo. Ma se questo un problema
politico noi dobbiamo calcolare il costo dei sacrifici maggiori che i compagni meridionali debbono sostenere
per contribuire alle lotte comuni [...].Molti compagni [...] ritengono il movimento contadino, in modo
particolare quello dell'occupazione delle terre, un movimento "spontaneo", cio puramente
economico.....Io penso che si debba tenere ben fermo questo punto: il movimento contadino ,
politicamente, quello che , cio un tentativo di rivoluzione democratica. Ma su questo piano non affatto
un movimento puramente spontaneo ed economico. Esso avviva forme e obiettivi politici e ideologici non
meno che economici, ad esempio l'amministrazione dei comuni, una diversa giustizia distributiva e fiscale,
l'elevamento culturale, etc. E, insieme con tutto questo, esso avvia la formazione di determinate alleanze,
imposte dalle condizioni storiche e ambientali, che ne fanno un movimento democratico conseguente, cio
che tende a superare il suo proprio ambito [...].Noi dobbiamo, insomma, uscire dall'indistinto nel valutare il
movimento contadino. Dobbiamo ravvisare, caso per caso, la base economica e sociale, gli obiettivi, le
forze. Dobbiamo, caso per caso, enuclearne il contenuto proletario e democratico, per sviluppare tutta la
capacit politica di cui il movimento capace. Soprattutto dobbiamo, per il movimento contadino,
coordinare i vari movimenti, le diverse lotte, all'unico concreto obiettivo: la riforma agraria. Eviteremo cos
futili entusiasmi e ancor pi sciocche delusioni. Avremo una base solida per la preparazione di quadri di
partito e sindacali e soprattutto avremo chiara la principale base politica del nostro movimento. Avremo

a un Li Causi parlamentarista e a De Pasquale e La Torre come movimentisti ed fuorviante immaginare


uno scontro tra rivoluzionari e riformisti. Il punto centrale del dissenso : continuare e intensificare le lotte
contadine o attivarsi soprattutto in sede politica per l'attuazione della riforma agraria? Ci comporta una
diversa valutazione del ruolo del movimento e del partito. Si svolge una sorta di processo a De Pasquale,
con imputato assente. Il giovane segretario provinciale viene inviato a Roma a frequentare la scuola quadri;
in seguito sar deputato nazionale, regionale e poi parlamentare europeo, ma non sar piu dirigente del Pci
a livello regionale. Bufalini, dirigente nazionale, viene mandato in Sicilia ad affiancare Li Causi

71 Comunisti e movimento contadino in Sicilia ,Roma,1980, Le ragioni di una vita; Bari, 1982

72 Questa metafora venne usata per la prima volta da Ren Descartes nella seconda Meditazione
metafisica nel senso di punto da cui sferrare l'attacco
chiaro il sistema e la strategia del nostro nemico di classe, non meno del nostro sistema e della nostra
strategia. Le nostre alleanze, innanzi tutto.73

A conclusione dell'occupazione delle terre, il 23 aprile 1950, introduce il comizio della comunista Camilla
Ravera

3.4 Il 29. Congresso e le elezioni regionali del 3 giugno 1951

Il 28 dicembre 1950 apre i lavori del congresso di Palermo in vista di quello nazionale di Bologna del
gennaio del 195174. Nella sua relazione fissa, tra l'altro, nella autonomia regionale "l'istituto regionale
attraverso il quale il partito [doveva] realizzare la sua massima espansione e la maggiore esperienza
unitaria". Sempre in rappresentanza della Direzione, il 9 gennaio del 1951 Panzieri presenzia al congresso
provinciale della federazione di Siracusa; il 12 a quello di Agrigento e il 13 di Messina.

Partecipa al 29 Congresso nazionale come delegato della federazione messinese. Nel suo intervento nel
corso della seduta del 20 gennaio, dopo "essersi soffermato sulle lotte dei contadini siciliani che avevano
avuto, quale importante risultato, l'introduzione nella legge di riforma agraria votata dall'Assemblea
regionale siciliana di un articolo che per la prima volta in Italia limitava la propriet terriera, e su quelle
degli zolfatari di Enna, Agrigento e Caltanissetta, chiese che il partito ponesse la rivendicazione
dell'autonomia siciliana al centro della propria azione politica, dando ad essa il significato di un permanente
strumento di protesta di quella popolazione contro il Governo centrale e i governi regionali legati alla
politica di quest'ultimo".75 Su proposta di Nenni, Panzieri venne eletto nel Comitato centrale e nella
Direzione del PSI. "Sono rimasto commosso - dice Nenni - nell'avvicinare in Sicilia i contadini delle localit
ove si sono svolte le lotte, sentirmi ripetere il nome di questo giovane professore universitario sempre alla
testa dei cortei e il primo a sfidare il fuoco della polizia. Ecco come la cultura si concilia con le lotte dei
lavoratori"

Viene eletto, per la prima volta, nella Direzione nazionale, composta da 21 membri. Durante lanno
accademico 1950-51 lascia linsegnamento universitario per dedicarsi a tempo pieno al lavoro politico e si
trasferisce a Palermo. Alle elezioni per il rinnovo dellAssemblea regionale del 3 giugno 1951 il Blocco del
popolo (comunisti, socialisti e indipendenti) pass dal 21% del 1948 al 31% ottenendo 30 seggi mentre la
Democrazia cristiana retrocedeva dal milione di voti, pari al 48% a 666.000 (31%)

73 Appunti pubblicati in L'alternativa socialista, cit., pag. 183-184

74 Il Congresso di Bologna segna linizio della fase di pi stretta unit dazione con il PCI, che ebbe anche
dei risvolti negativi, come testimonia Vittorio Foa (Il Cavallo e la torre, Torino, 1991 , pag.202) persino un
intellettuale. raffinato come Raniero Panzieri, futuro maestro dell' autonomia operaia, proprio Panzieri, che
pure mi alto alla memoria, mi offre il ricordo piu tido.di quella aberrazione collettiva. Una sera Lisetta
torn furiosa da una serata in casa di Carlo Muscetta, si era parlato di un compagno. sospettato. di eresia ,
Panzieri aveva detto: stato in prigione sotto il fascismo; non ci si pu fidare,.questa era una delle
,verit staliniste: se uno e stato in prigione puo essersi venduto alla polizia. Lisetta, che aveva degli avanzi
di galera tra tutti i suoi parenti di ogni ordine e grado e che era stata lei stessa carcerata non aveva potuto
sopportare .

75 F.Pedone Il socialismo italiano di questo dopoguerra, Milano, 1968, pag.315


Le elezioni regionali furono la verifica del lavoro svolto in quei pochi mesi, in attuazione dei deliberati del
congresso del Psi di Bologna e delle direttive di Morandi76, nonch dei risultati raggiunti dalle federazioni
socialiste dell'Isola. Vennero eletti nella lista del Blocco del popolo 9 deputati socialisti. I neo-eletti deputati
socialisti confermavano il rinnovamento che si andava attuando: infatti, solo tre erano i deputati uscenti,
mentre gli altri sei erano eletti per la prima volta; tre di loro erano inoltre molto giovani.Panzieri scrisse un
articolo di commento77

Il 24 giugno 1951 Panzieri interviene al Comitato centrale sul successo elettorale conseguito in Sicilia dal
Blocco del Popolo, affermando che "l'andamento della campagna elettorale ha dimostrato che siamo
riusciti a rovesciare la situazione del 18 aprile [... e che] sarebbe errato credere che il Blocco del popolo
possa sostituire in Sicilia il Partito [...]. Oggi si pongono al partito problemi di orientamento verso il
problema del Mezzogiorno [...]. La massa dei contadini che abbiamo nel Sud una massa fortemente
rivoluzionaria, ma pu diventare una forza di disorientamento se le mancher la guida del partito,
specialmente nel Nord".

Per l'elaborazione della linea politica del partito in Sicilia diede vita ad un bollettino della giunta regionale
del Psi, Sicilia Socialista, di cui uscirono sei numeri dal 1951 al 1953.

Il 20-21 ottobre 1951 si riunisce a Roma il Comitato centrale; nel suo intervento afferma: II problema
dell'autonomia siciliana che si articola nel quadro della lotta per la rinascita del Mezzogiorno non affatto
una forma di sterile regionalismo, ma, al contrario, rappresenta una spinta determinante e decisiva per la
reale unificazione della nazione. Lo Statuto autonomo siciliano, infatti, impegna in primo luogo a risolvere
direttamente la situazione di arretratezza economica, semi-coloniale, in cui versa la Sicilia. La piattaforma

76 Cos rievoca Domenico Rizzo in :Il Partito socialista e Raniero..", cit. : fui inviato a Enna, per assolvere
la funzione di segretario della federazione;... Il partito, nel capoluogo, era quasi inesistente, aveva solo un
paio di iscritti ed era ospitato nella sede di una vecchia cooperativa agricola, mentre c'erano nuclei di iscritti
in una decina di comuni della provincia. Lavorai sodo, senza risparmi di energie, alla ricerca dei vecchi
compagni e dei simpatizzanti, partecipando a tutte le iniziative e le lotte che i comunisti e i dirigenti
sindacali dell'ennese organizzavano in quel periodo (lotte per la pace, lotte dei minatori). I risultati non si
fecero attendere a lungo. Nel giro di pochi mesi, infatti, riuscii ad avere un esecutivo con elementi del
capoluogo"

77 Viva la Sicilia! in l'Avanti!, 6 giugno del 1951: Le votazioni siciliane sono una tappa importante di un
duro cammino che il popolo siciliano aveva vigorosamente iniziato con le grandi lotte unitarie dei contadini,
degli operai, degli intellettuali, dei ceti democratici, fin dal 1945, recando da allora un contributo grande e
prezioso alla causa della rinascita democratica in Italia; un duro cammino, cosparso di molto sangue di figli
del popolo, durante il quale s'era gi affermata, con la vittoria del Blocco il 20 aprile 1947, l'incoercibile
volont di riscatto dell'isola dai pesanti vincoli dei rapporti semifeudali, del latifondo, dell'arretratezza
economica, della disgregazione sociale in cui si riproducono e si moltiplicano da un secolo e mezzo le classi
e i ceti sfruttatori e parassitari, i baroni di stirpe e di fatto, i gabelloti, la mafia, i banditi [...].La vittoria del
Blocco del popolo significa che il popolo siciliano, rafforzato da una lotta, che non ha avuto tregua dal 18
aprile ad oggi, per la terra, per l'autonomia, per la pace, una lotta che anche sotto la tremenda pressione
delle forze reazionarie riuscita a salvare la conquista essenziale dell'istituto autonomistico, intende
percorrere decisamente le vie segnate dallo statuto e dalla costituzione, intende compiere l'unit d'Italia,
intende recare, con le sue meravigliose energie finalmente liberate, il suo inapprezzabile contributo alla
causa del progresso e della pace.
della autonomia siciliana basata su questi due punti essenziali: Riforma agraria e movimento di rinascita;
Lotta contro il riarmo e per una distensione internazionale. Fattore preminente per questa azione di
rinascita del popolo siciliano deve essere la distruzione dei residui feudali, ossia la lotta per la riforma
agraria, lotta che ha registrato negli ultimi tempi notevoli successi grazie al movimento contadino che
riuscito a porre con le spalle al muro i gruppi politici dirigenti dell'isola [...].La soluzione del settore
industriale significa porre su basi concrete il problema della lotta contro la smobilitazione delle industrie in
modo da dare agli operai obbiettivi concreti di produzione"11.

5 La Segreteria regionale siciliana (1952)

Nel novembre del 1951 Panzieri si trasferisce a Palermo con la famiglia78. Si dedica in particolare alla
preparazione dello sciopero generale degli zolfatari: organizza il 26 gennaio del 1952 un convegno per i
dirigenti delle federazioni di Agrigento, Caltanissetta ed Enna per popolarizzare la piattaforma di lotta degli
zolfatari; nel Comitato Centrale del 25 febbraio fa approvare un ordine del giorno a favore degli zolfatari in
lotta e di un gruppo di braccianti e compagni arrestati.

A Palermo Panzieri non si dedica solo alla ristrutturazione del regionale del Psi, ma anche alla riorganizza-
zione di quella federazione, partecipando attivamente alle lotte dei lavoratori. Ecco come viene ricordato
l'impegno politico di Panzieri in una testimonianza di Baldo Gulotta79: Panzieri stato il primo dirigente

78 Testimonianza Pierina Gulotta in D.Rizzo Il Partito socialista e Raniero..", cit. "Insieme ad altre ragazze
cominciammo ad organizzare la sezione femminile giovanile del Partito. L'arrivo a Palermo del nuovo
segretario regionale Raniero Panzieri e di sua moglie rappresent un fatto di grande importanza: Capimmo
che oltre all'organizzazione interna era importante la presenza nel territorio; era importante far sentire alle
donne dei quartieri popolari - allora oltremodo poveri e degradati - una voce di riscatto e di speranza. In
questi quartieri organizzammo metodicamente riunioni di caseggiato alle quali le donne partecipavano via
via sempre pi numerose ed attive prendendo coscienza dei loro diritti; curammo in lunghi pomeriggi
l'alfabetizzazione dei bambini che, nella stragrande maggioranza, non avevano conosciuto le aule
scolastiche. Ci che insegnavamo loro fu molto meno di quanto via via noi apprendevamo, e toccavamo con
mano la tragica realt materiale e morale conseguente al sottosviluppo e alla guerra, realt di cui in fondo
avevamo solo conoscenza teorica.

Un'altro testimone, E.Macaluso "Da cosa nasce cosa, cit., pag.80-81 "....fu uno dei socialisti pi decisi nella
direzione del centro-sinistra. Ho avuto con lui un'infinit di discussioni, anche a casa sua....Per come l'ho
conosciuto io a Palermo, era un personaggio umanamente e intellettualmente affascinante, di solida
formazione marxista, molto attento ai processi politici. Quando torna a Torino e studia i mutamenti
intervenuti nella grande fabbrica, modifica radicalmente la sua posizione. Si convince che i rapporti tra i
partiti e nei partiti sono pura tattica politica, che occorre viceversa ripartire da l, dal cuore della produzione
capitalistica. Tutto si pu dire ma non che in questo cambiamento di prospettiva ci sia stato
dell'opportunismo".

Un giudizio limitativo su Panzieri espresso da G. Giarrizzo in Catania, Bari, 1986, pag. 284 "Negli anni
siciliani Raniero Panzieri sapeva di De Martino e di Scotellaro, assai meno di Salvemini e De Felice"

79 Baldo Gulotta era responsabile provinciale dei giovani socialisti. Aveva partecipato intensamente alle
lotte per la terra del marzo 1950; fermato per una settimana circa all'Ucciardone e rinviato a giudizio per i
socialista a sottolineare il ruolo che l'autonomia poteva avere per lo sviluppo democratico della Sicilia, in
un contesto in cui nel Partito forti permanevano le riserve sullo strumento autonomistico e le
preoccupazioni in ordine al pericolo che potesse essere utilizzato dalle forze della conservazione per
consolidare, sia pure in forme nuove, la propria egemonia politica ed economica [...]. Nello stesso tempo
ebbe ben presente i limiti strutturali del movimento contadino e per questo si sforzava di creare
collegamenti con i nuclei operai, numericamente non molto significativi, della provincia. Ricordo a questo
proposito, per la durezza della lotta durata oltre due mesi, lo sciopero del 1951 degli zolfatari dell'unica
miniera della provincia di Palermo, quella di Lercara Friddi3, perch fu proprio per l'impulso di Panzieri che
la federazione si impegn moltissimo nella organizzazione dello sciopero, sostenendo tra l'altro
concretamente gli zolfatari in ogni modo possibile. Molti furono a Palermo gli iscritti che ospitarono per pi
settimane i figli degli zolfatari, ridotti letteralmente alla fame e stremati dopo giorni e giorni di sciopero. .

Anche per queste lotte degli zolfatari di Lercara il pretore di Messina, in data 22 aprile 1952, denunci
Panzieri accusandolo di "raccolta di offerte senza autorizzazione della polizia". Di questo "avviso di
procedimento penale", Panzieri ne parlava ancora dieci anni dopo, ironicamente, come di una "spada di
Damocle". Sempre nel 1951 partecip alla organizzazione degli scioperi alla rovescia80 dei braccianti del
corleonese nel quadro della lotta per la riforma agraria.

Nel febbraio 1952 fa uscire un numero di Sicilia Socialista dedicato ai compiti del partito nell'azione
sindacale. Il 7 marzo organizza un convegno sindacale a Catania, alla presenza di Rodolfo Morandi, che
conclude i lavori. Intanto venivano utilizzati i compagni disponibili inviandoli nelle federazioni orga-
nizzativamente pi deboli. 81

In vista delle elezioni del 25 maggio 1952 per il rinnovo dei Consigli comunali della Sicilia, aveva fatto
pervenire alle sezioni un numero di Sicilia socialista dedicato ai temi della rinascita e della autonomia, con
elementi di propaganda per l'impostazione della campagna elettorale 17.

reati di "invasione di terre" e"istigazione a disubbidire alla legge e all'ordine tra le classi sociali", fu
condannato in prima istanza col beneficio della sospensione a due mesi di reclusione.

80 G.Cantarano Alla riversa. Per una storia degli scioperi a rovescio 1951-52, Bari, 1989

81 Sempre seguendo la testimonianza di Domenico Rizzo:Il Partito socialista e Raniero..", cit: Nei primi di
marzo fui richiamato da Enna a Palermo... perch avevo ormai portato a termine il mio compito di dare un
assetto stabile a quella federazione. Mi sostitu, nelle funzioni di segretario, il neo eletto deputato regionale
Michele Russo. A Palermo venni chiamato a dirigere la federazione con l'incarico di vicesegretario e lavorai
intensamente con Panzieri nella attuazione della linea politica che lui andava delineando. Segretario della
federazione palermitana restava l'on. Francesco Taormina che rappresentava un legame profondo con la
tradizione socialista turatiana, tradizione che doveva essere salvaguardata e valorizzata con la sua
permanenza alla direzione di quella federazione. Fu un periodo di impegno totale anche per la
ristrutturazione organizzativa della federazione e per la formazione di un nuovo gruppo dirigente: si
lavorava permanentemente tanto che, non solo per mancanza di mezzi, si dormiva nei locali della federa-
zione
La Direzione del partito invi nell'isola una serie di dirigenti per il periodo elettorale, tra cui Gianni Alasia
(gi segretario del Consiglio di gestione delle officine "Savigliano" di Torino, licenziato per rappresaglia poli-
tica). Il PSI si present ancora con liste unitarie insieme al PCI anche dove si applicava la proporzionale .

Nella riunione della Giunta regionale socialista del 9-10 giugno 1952 vennero discussi gli orientamenti e gli
obiettivi politici da raggiungere e si elesse la segreteria regionale del partito e nella relazione afferm:
"L'avanzata delle forze popolari stata condizionata dalla giustezza della linea politica unitaria, dell'unifi-
cazione della azione sindacale di massa con l'azione politica [...]. La politica di distensione ha come
presupposto politico il fatto che la De rappresenta il principale strumento della reazione [...]. [Occorre che i
compagni svolgano] un'azione chiarificatrice in tal senso. Il nostro dialogo con la DC sempre indiretto;
diretto invece al Paese"20. A conclusione dei lavori, venne votata una risoluzione che ribadiva Le elezioni
del 25 maggio hanno segnato un ulteriore balzo in avanti dello schieramento popolare. Circa 60 mila voti di
aumento rispetto al 1951 e circa 240 mila rispetto al 18 aprile 1948 rappresentano il segno del progresso
costante delle forze della pace, della rinascita, dell'autonomia della Sicilia. La politica delle alleanze,
condotta senza angustie settarie e con spirito di lealt nei confronti degli alleati, indica nella unit di tutte
le forze democratiche la strada maestra per il successo della politica di libert e progresso dell'isola.
Notevoli gruppi della socialdemocrazia e del Partito repubblicano, personalit eminenti e correnti
indipendenti hanno riconosciuto nell'alleanza popolare lo strumento pi valido per la difesa della
democrazia, della pace e dell'autonomia.

La Giunta regionale elesse segretario responsabile Raniero Panieri. I temi affrontati nella riunione della
Giunta regionale siciliana furono alla base dell'intervento che Panzieri svolse ai lavori del Comitato centrale
del Psi del 16 giugno 1952 in cui analizz ancora una volta i risultati delle elezioni amministrative del 25
maggio.

A luglio la direzione nazionale lo nomin nella Commissione centrale di organizzazione e quadri

Il movimento per loccupazione delle terre aveva risentito degli eventi drammatici (arresti, fermi,
intimidazioni) conseguenti alle occupazioni del marzo 1950 e, anche se non rese pubbliche, delle decisioni
del regionale comunista che portarono allallontanamento di Pancrazio De Pasquale dalla Sicilia; solo dopo
linserimento nella direzione regionale di Paolo Bufalini si pose in termini pi chiari il problema della ripresa
di quella lotta: nellautunno del 1952 esplose in Sicilia un nuovo grande movimento doccupazione di terre,
provocato dal fatto che, dopo due anni dallapprovazione della legge di Riforma agraria (dicembre 1950),
nellisola neanche un ettaro di terra era stato distribuito ai contadini. La parola dordine lanciata dalla Cgil
regionale, e sostenuta dallAlleanza dei contadini, dalla Lega delle cooperative e dai due partiti di sinistra,
era: Tutta la terra del latifondo a tutti i contadini prima delle semine!. Panzieri sensibilizz le federazioni e
le sezioni dellIsola con un numero di Sicilia socialista, che aveva come titolo la parola dordine del comitato
di lotta, in cui faceva una disamina delle iniziative per la terra in Sicilia ed illustrava i termini politici della
ripresa di quelle lotte. Il movimento si svilupp in tutte le province siciliane.

6 Il 30. Congresso e le elezioni politiche del 7 giugno 1953


Nel settembre del 1952 organizza la partecipazione a Genova di una delegazione siciliana alla
manifestazione per il sessantesimo della fondazione del Partito. In preparazione del 30. Congresso
nazionale, il 7 e l'8 dicembre 1952 partecipa al congresso provinciale di Ragusa, il 15 presiede il Congresso
provinciale di Catania e il 28 quello di Agrigento mentre il congresso provinciale di Palermo si tiene il 20 e
21 dicembre 1952. La relazione mette in rilievo l'impegno dei socialisti nelle lotte per la terra, per il lavoro
e per la pace, sottolinea le iniziative politiche prese in occasione del 60. anniversario nonch il
raggiungimento dell'obiettivo della sottoscrizione per l'Avanti! ed il rafforzamento organizzativo con la
creazione di nuove sezioni

A Milano, dall'8 all'11 gennaio 1953, ha luogo il 30. Congresso Nazionale del Psi, con la parola d'ordine della
"alternativa socialista", basata "sulle fondamentali esigenze del progresso sociale, dell'ordine democratico,
della difesa della pace.....sull'alleanza tra le classi lavoratrici e tutti i ceti e le categorie che aspirano al
progresso, alla libert, alla pace e all'indipendenza. comportando "la solenne riconferma della politica di
unit popolare che ha nell'unit d'azione tra socialisti e comunisti il suo strumento". L'alternativa
socialista era uno slogan elettorale pi che una proposta politica articolata, ma toccava alcuni tasti cui
militanti e simpatizzanti socialisti erano particolarmente sensibili, dai persistenti sentimenti anticlericali a
una mai spenta vena massimalista e al patriottismo di partito. Un allegato della risoluzione rendeva noto
che il partito si sarebbe presentato alle elezioni politiche con liste proprie. Nenni e Morandi furono
riconfermati alle cariche rispettivamente di segretario e vicesegretario e Vecchietti alla direzione
dell'Avanti! Nella direzione del partito, composta di 21 membri, Panzieri fu confermato per la seconda
volta. Il suo lavoro nel Partito, come segretario regionale siciliano e poi come responsabile del settore
culturale, incomincia a prendere quota nel quadro della politica di alternativa socialista.

I delegati siciliani al congresso eleggono, in sostituzione della Giunta regionale, organo di


coordinamento senza funzioni organizzative, il nuovo Comitato regionale siciliano che aveva poteri politico-
amministrativi pi ampi. Il Comitato era composto dai nove segretari delle Federazioni provinciali e da 32
membri (tra cui il pubblicista Michele Pantaleone, autore di inchieste sulla mafia) e il 27 gennaio del 1953
tenne la sua prima riunione per lelezione dellesecutivo, della segreteria regionale e lattuazione delle
direttive congressuali. Nella relazione introduttiva Panzieri afferma: Lalternativa socialista il risultato
della capacit del Partito di applicare tutte le sue energie come elementi di guida e di lotta per il progresso
e la pace, il risultato della liquidazione dei residui riformistici e socialdemocratici e di estremismi di sinistra,
lesaltazione obiettiva della funzione del Psi di innalzare, contro i tentativi di divisione, la bandiera
dellunit, che diventata dal 1943 ad oggi il motivo predominante della politica del Partito. Anzich
lattenuazione dellunit, la presentazione delle liste di Partito costituisce invece un rafforzamento dello
schieramento unitario. In Sicilia occorre una specificazione maggiore del significato di tale tattica elettorale
intesa come continuit e sviluppo della politica unitaria, che fu la tattica del Fronte popolare. Lalternativa
socialista grava il Partito in Sicilia di compiti onerosi per le particolari possibilit di sviluppo che essa ha nel
Mezzogiorno e perch in Sicilia ci troviamo di fronte allautonomia regionale per quel che significa nei
rapporti fra i ceti e sul terreno politico, giuridico e costituzionale.

Il Comitato regionale approva la decisione del Congresso nazionale di presentare liste di Partito che vuol
significare il naturale sviluppo della lotta unitaria, trasferendo la permanete unit di azione dei due partiti
della classe operaia in una pi larga lotta di popolo. Il Comitato regionale fa appello alle forze socialiste
perch sostengano, in funzione di guida, il popolo siciliano che ha manifestato la sua coscienza democratica
lottando contro la legge truffa e conferma Panzieri segretario responsabile
Il 28 febbraio Panzieri riunisce i segretari delle federazioni siciliane assieme alla segreteria Regionale per
un esame dei compiti del partito nellisola in vista delle elezioni politiche del 7 giugno del 1953. Le
indicazioni di lavoro furono comunicate alle federazioni e agli attivisti con il numero di marzo del 1953 di
Sicilia Socialista, dal titolo Lotta proletaria per la libert. In esso viene sottolineato come: [La legge truffa]
vuole essere il mezzo per i democristiani per avere mano libera nel paese, per vincere la opposizione che in
Italia, con sempre maggiore forza si leva, contro la politica di oppressione, di miseria, di guerra fatta dal
1948 fino a oggi [...].Nelle fabbriche, nelle miniere, nelle campagne, nella difesa dei diritti del lavoro si
decide la lotta per far fallire i piani di governo per sopprimere la libert, aggirando lostacolo della
resistenza popolare. Questo tentativo di opprimere la libert non rivolto solo contro gli operai e i
contadini, ma contro tutto il popolo italiano [...]. Ma c di pi: la difesa tenace che le sinistre fanno
allindipendenza nazionale, contro il tentativo della De di vendere il Paese ai capitalisti americani,
appoggiata da tutti gli italiani che non vogliono lo straniero e che vogliono lItalia libera e indipendente [...].
La lotta che oggi siamo chiamati a condurre non solo la lotta per la vittoria di questo o quel partito, di
questa o quella tendenza, ma la lotta di tutto il popolo per la sua libert. Ponendo al Paese l'alternativa
socialista il nostro Partito vuole indicare a tutti che questa lotta ha una grande prospettiva di unit, di li-
bert e di pace per l'Italia intera.

Panzieri, che nell'aprile era stato nominato anche responsabile nazionale della sezione centrale Stampa e
Propaganda, imposta e coordina il lavoro di propaganda e organizzazione in Sicilia per le elezioni politiche
del 7 giugno 1953, rifiutando, cos come avrebbe poi fatto nel 1955 per le elezioni regionali e nel 1958 la
candidatura offertagli dai compagni siciliani.

Le elezioni segnarono la sconfitta del progetto democristiano: per soli 57.000 voti non scatt la legge
maggioritaria. I socialisti ebbero un notevole avanzata, passando da 46 a 75 deputati; anche in Sicilia il
Partito socialista ebbe un buon risultato: 170 mila voti (7,45%); furono eletti alla Camera quattro deputati;
al Senato uno. Dopo le elezioni politiche vi fu un ulteriore arricchimento della organizzazione di partito, con
l'avvicendamento di nuovi quadri dirigenti. Contestualmente si andava arricchendo la corrente sindacale
socialista all'interno della Cgil regionale con l'inserimento di sindacalisti siciliani rientrati da fuori
4. L' organizzazione culturale (1953-56)

1 La sezione stampa e propaganda e la commissione culturale

Nel settembre 1953 Panzieri si trasferisce a Roma pur restando Segretario regionale per la Sicilia. Il
trasferimento a Roma era la conseguenza della realizzazione delle prime tappe della sua operazione;
pertanto poteva dedicarsi alla propaganda in campo nazionale e, contemporaneamente, curare le iniziative
politiche del partito in Sicilia. In quel nuovo incarico d vita a Propaganda Socialista, bollettino di
orientamento della sezione, costituito da numeri monografici su temi di attualit82, che avrebbe diretto
fino al n. 19/20 del 1955.

Le competenze della sezione fino all'agosto 1955 comprendono anche il settore culturale. In questo
ambito organizza tre convegni: il primo, Sulla difesa del cinema italiano si tiene a Venezia il 4 e 5
settembre 1954. Il secondo, sul tema Per la libert della cultura si svolge a Bologna l'11, 12 e 13
settembre 1954. Il terzo, sul tema Rocco Scatellaro intellettuale del Mezzogiorno, si tiene a Matera il 6
febbraio 195583 introdotto da relazioni di Carlo Levi, Franco Fortini e Panzieri

82 Nella presentazione scrive: "Non altrimenti si giustifica la sua uscita se non per una esigenza che
scaturita via via pi chiara e imperiosa nell'approfondimento compiuto dal Partito in questi anni della sua
politica, cio della politica unitaria, attraverso una maturazione che ha la sua validit profonda nel fatto di
essere stata, prima che nelle idee nei programmi nelle definizioni concettuali, nella pratica sistematica
dell'unit di azione, nella costruzione organizzativa quale vivo strumento di azione". I titoli sono:
L'alternativa socialista, n. 1, aprile 1953; Donne italiane, n.2, maggio, con il supplemento "Per una vera
Riforma agraria per la rinascita dell'agricoltura italiana"; Lottiamo contro la CED per la pace e l'indi-
pendenza della Patria, n.3/4, maggio, con il supplemento "Per i diritti e la dignit degli statali per una
pubblica amministrazione al servizio della democrazia"; Perch sono stati assassinati Ethel e Julius
Rosemberg, n. 5/6, luglio-agosto; L'alternativa socialista per la rinascita del Mezzogiorno, n.7, settembre;
No al governo Scelba, n. 8/9, marzo 1954; No alla CED, n. 10, maggio; L'emancipazione della donna nelle
lotte per la pace e il riscatto italiano, n. 11/12, giugno; Contro il riarmo tedesco, contro i piani di guerra e di
sterminio, si elevi la protesta dell'umanit minacciata, si esiga la distruzione, in tutti i paesi di tutte le
bombe atomiche!, n 13/14, gennaio 1955; Nel decennale della Liberazione unit di popolo per difendere la
libert e la pace, per restaurare la democrazia, n. 15/16, marzo; Nella alternativa socialista: Rinascita e
Autonomia per la Sicilia, n. 17/18, aprile, con il supplemento di V. Foa "II petrolio e l'industrializzazione
della Sicilia"; Per una societ di pace di libert e di benessere uniamo la giovent negli ideali del Socialismo,
n. 19/20 maggio, con i supplementi "La posizione del Psi sulle leggi agrarie e sul piano Vanoni" e "II petrolio
e l'industrializzazione dell'Abruzzo".

83 Nel PSI erano confluite correnti, provenienti in parte dal Partito d'Azione come gi ricordato nel capitolo
precedente, di formazione salveminiana, gobettiana e dorsiana, attente all'analisi della societ nel Sud
Italia, e fortemente intrise della tematica autonomistica. Questa tradizione meridionalista si saldava con
quella socialista per il suo carattere antistatuale e per la rivalutazione dei momenti di autonomia della
societ civile; ed in questo senso, commentando il convegno su Scotellaro da lui organizzato, Panzieri
poteva rivendicare a buon diritto (in Cultura e contadini del Sud, Avanti. 20-2-1955) la stretta
integrazione tra le due correnti, protestando contro le polemiche che provenivano dal suo corrispettivo nel
PCI, Mario Alicata. Panzieri e Alicata prendono in mano la direzione culturale dei rispettivi partiti nel 1955
dopo essere passati attraverso un tirocinio nel Mezzogiorno ed essersi qui confrontati e scontrati, in sede di
Movimento di Rinascita, sugli indirizzi della battaglia meridionalistica: nella convinzione (Alicata) che il
Come punto di svolta nella politica culturale del PSI si pu segnare il convegno di Bologna presieduto dal
latinista Manara Valgimigli, introdotto da una relazione di Mario Bracci rettore dell'Universit di Siena e
concluso da Pietro Nenni. Il concetto su cui era imperniato, che la libert non poteva essere al servizio di
interessi particolari, dopo la rigida subordinazione della cultura di sinistra al partito-guida era un punto n
generico n ovvio. La mozione conclusiva proponeva la costituzione di un centro permanente per la
difesa della cultura aperta agli uomini della cultura democratica coi seguenti compiti 1) informare,
mediante la pubblicazione di un bollettino e l'organizzazione di centri cittadini e provinciali, sulle ricerche
che nel nostro paese si vanno compiendo sulla presente struttura delle organizzazioni culturali sollecitando
e promuovendo tra gli studiosi indagini originali volte a darci un quadro complesso di istituzioni e di forme
in cui si articola la vita culturale italiana, delle sue difficolt e possibilit di sviluppo. 2) coordinare e
potenziare le iniziative intese difendere con gli strumenti dellopinione pubblica e delle istituzioni civili la
libert della ricerca scientifica del lavoro artistico e culturale nello spirito della nostra Costituzione, contro
le inframmettenze dell'autorit politica e amministrativa e di quante potenze tendono a ostacolare il libero
sviluppo della cultura nazionale. Fra le prime due iniziative di tale Centro dovrebbe essere un largo
referendum condotto con metodo rigoroso fra tutti gli uomini di cultura, destinato a raccogliere dati e
proposte, a promuovere una inchiesta parlamentare e la convocazione di una costituente culturale
italiana

Nel breve scritto di presentazione del Convegno, Panzieri sottolinea che la condizione di persistente
isolamento della cultura di sinistra si stava rivelando non solo come il prodotto dell'offensiva dell'avversario
di classe, ma anche come sintomo di inadeguatezza a comprendere i nuovi fenomeni, i cambiamenti
strutturali e sovrastrutturali, le trasformazioni che lo sviluppo del capitalismo italiano induceva nella
composizione di classe della societ civile. 84

Panzieri ben presto torna sullargomento, come relatore a una sessione del Comitato Centrale interamente
dedicata ai problemi del lavoro culturale. Si tratta di un importante punto di passaggio, perch la sua
relazione tende a dichiarare chiusa una fase organizzativa ed a cercare di definire alcuni contenuti su cui

capitalismo italiano fosse condannato alla stagnazione e che pertanto la rivoluzione democratica fosse
compito del PCI; nella convinzione (Panzieri) che il vecchio equilibrio del blocco industriale-agrario era
stato soppiantato dall'integrazione tra Stato e monopoli (il fanfanismo) e che pertanto le tradizionali
lotte meridionaliste dominate da una impostazione agitatoria (l'occupazione delle terre) risultavano ormai
obsolete. Bisognava quindi darsi nuove prospettive, esaltando il ruolo della classe operaia meridionale
fino all' affermazione di un nuovo potere, cio ponendo anche al sud i problemi del controllo operaio,
costruendo dal basso un'alternativa di potere che parta dalla fabbrica. Il nazional-popolare Alicata si
richiama alla linea meridionalista di Gramsci e Togliatti. L'operaista Panzieri si richiama
all'insegnamento di Morandi, chiedendo la liquidazione definitiva della tendenza ad assegnare alle lotte
dei lavoratori un valore puramente strumentale per delegare ai vertici il compito di fare politica, ed
esaltando l'apporto autonomo del mondo del Iavoro contro ogni affermazione paternalistica e di guida, s
che gli stessi operai siano gli autori del proprio riscatto. Il confronto-scontro tra Panzieri e Alicata si
approfondisce sul caso Scotellaro e sul caso Bosio. Le critiche di Alicata all' autonomismo della
sociologia di Scotellaro (e di Ernesto De Martino) e allo spontaneismo e al corporativismo della
storiografia di Bosio, tradivano il contrasto tra la politica culturale socialista e quella comunista

84 R. Panzieri, // convegno per la libert della cultura, Avanti! 5 settembre 1954.


fondare una politica culturale caratterizzata in senso socialista. Dopo il bilancio dell'attivit svolta, Panzieri
richiama il clima culturale della Resistenza, considerata come l'unico momento in cui il problema della
transizione al socialismo si era posto con attualit; questo richiamo alla necessit di inserire i problemi
della battaglia culturale all'interno di un rilancio delle capacit progettuali di tutto lo schieramento di
classe, in grado di porre fine all'arroccamento degli anni della guerra fredda, rappresentava un elemento di
grossa novit che introduceva una seconda considerazione, importante anche nello sviluppo successivo del
pensiero di Panzieri: l'esigenza cio di chiudere la tendenziale divaricazione tra l'analisi dei partiti e la
effettiva condizione materiale del proletariato.

E' su questi temi che si realizza la trasformazione ideologica del PSI e la saldatura della tradizione
socialista con tendenze ed orientamenti diversi da quelli comunisti. E non a caso, nel 1955, era proprio uno
dei pi convinti sostenitori della politica morandiana e del ruolo classista del partito come Raniero, a farsi
fautore di uno nuovo rapporto tra partito e intellettuali, basato sul riconoscimento di una sfera di
autonomia organizzativa per questi ultimi: II partito, d'altra parte non ha etichette, n ricette culturali da
prescrivere agli intellettuali. L'unit sostanziale, necessaria in senso profondo, dell'azione politica e
dell'azione culturale, pu essere affidata soltanto alla seriet e alla giustezza propria degli individui dell'una
e dell'altra, e alla formazione della coscienza politica del militante: ogni sovrapposizione o confusione
immediata di politica e cultura, ogni infantile presunzione di guidare politicamente l'attivit culturale dei
singoli o dei gruppi, la negazione dei presupposti stessi del marxismo, e in pratica si traduce in una grave
deformazione dell'azione socialista anche sul piano politico85

Il discorso di Panzieri costituiva, per quella fase, una novit, non tanto per i contenuti quanto per la
capacit di individuare nuovi interlocutori al di fuori delle componenti gi organizzate all'interno della
sinistra: il problema non era pi soltanto di rivendicare la libert del dibattito culturale nei confronti
dell'avversario di classe (tema che era stato al centro del Convegno di Bologna l'anno precedente), ma di
prefigurare nuovi spazi di discussione e una pi dinamica articolazione per l'organizzazione della cultura nei
confronti di chi rivendicava l'assunzione di questi temi anche come premessa di una battaglia da condurre
all'interno delle istituzioni e degli organismi del movimento operaio.

Nelle nuove condizioni politiche rispuntavano i nodi principali del dibattito ideologico all'interno della
sinistra. In quei convegni non emergevano ancora i connotati specifici del pensiero di Panzieri ma egli,
riprendendo la tematica del primo Morandi, ne affermava i punti di partenza fondamentali: da un lato la
specificit della cultura socialista portatrice dei valori di libert di critica e di ricerca, dall'altro il suo
carattere alternativo rispetto al dogma comunista della partiticit della scienza e della cultura. In un
documento interno del settembre 195586, dopo aver giudicato positivamente il ruolo di anticipazione e di
formazione di nuovi quadri dell'ISS, constata che profondamente cambiati sono gli elementi che formano il
campo della lotta culturale. Avanzamenti notevoli sono stati realizzati in questa direzione dalle forze di
sinistra. Pur attraverso oscillazioni tra ...capitolazione e infantile avanguardia, la spinta al rinnovamento ha
investito nuovi settori della produzione culturale... in questo quadro la ripresa di un lavoro culturale
avanzato da parte delle forze socialiste deve rispondere principalmente a questi compiti:

stabilire seri legami tra i socialisti che operano gi in campo culturale

85 R. Panzieri, L'attivit dei PSI per la libert della cultura, Mondo operaio n. 5; 5 marzo 1955

86 R.Panzieri: Note per la costituzione di un Centro culturale dattiloscritto inedito in Archivio Istituto
Morandi
contribuire al rafforzamento, all'allargamento dell'influenza.. al superamento del settarismo degli organi
culturali unitari

influire per una pi attiva partecipazione alle lotte per la libert.. da parte degli organi di massa e in primo
luogo della CGIL

sostenere arricchire l'azione del PSI attraverso una pi viva presenza nell'azione culturale, il ravvisamento
di una tradizione imponente...il contributo al miglioramento della terza pagina..

- alla graduale realizzazione di tale programma dovrebbero assolvere un organismo autonomo che qui si
propone di chiamare Centro di Informazione Culturale per sottolinearne la natura...di strumento iniziale,
destinato a stabilizzare essenzialmente legami, conoscenze, scambi di esperienze

ll Centro dovrebbe inizialmente operare come unico gruppo di lavoro culturale, proponendosi una ulteriore
articolazione per settori e periferica, soltanto in base alla acquisizione di precisi risultati di lavoro. Tale
gruppo iniziale provveder subito alla pubblicazione di un bollettino mensile ciclostilato

Questa nuova linea tramite i convegni ebbe come risvolto operativo il recuper di intellettuali e posizioni
culturali emarginate dalla prassi stalinista, da Bosio a Pirelli, da Guiducci a Fortini....

2 Gianni Bosio e le Edizioni Avanti!

Se nella primavera del 1953 Raniero interviene su Gianni Bosio per farlo recedere, per esigenze e interessi
di partito dal braccio di ferro con Giangiacomo Feltrinelli che imponeva controlli politici (per interposo PCI)
sulla rivista Movimento operaio, nell'ottobre sostiene in Direzione la nomina di Bosio alla direzione delle
Edizioni Avanti! per il rilancio del suo progetto di valorizzazione della tradizione autoctona del socialismo
italiano.

Alla notizia nel luglio 1955 che Panzieri riconfermato al Settore culturale, scorporato della Stampa e
propaganda affidata a Ruggero Amaduzzi, Gianni Bosio commenta87..non si intende rielaborare
ideologicamente i problemi, ma trasferire la linea politica del Partito nellattivit culturale:
Geograficamente, lazione dovrebbe investire il Partito e le forze democratiche, anche e senza i compagni
comunisti: un revirement un po precipitoso

Quando la Commissione Culturale del Partito, nel settembre 1955, stabil di nominare una Commissione di
contatto sull'attivit globale delle Edizioni Avanti" in aggiunta al collegamento di queste con la Sezione
Stampa e Propaganda, Bosio richiese linserimento di Raniero "col quale abbiamo avviato e continuato
questa attivit in modo che la commissione attraverso linformazione e lesperienza di uno dei suoi
componenti potesse veder subito, meglio e in concreto i nostri problemi. La commissione risulta composta
da Francesco De Martino, Eugenio Mazzali, Panzieri e Bosio88 Lunga riunione con Panzieri. (che)....espone
al Comitato di Redazione delle Edizioni Avanti! le molte idee che ha accumulato durante l' estate. Il
comitato segue in maniera un po' scettica il fuoco di fila dei grandiosi progetti di Raniero che troppo
spesso, almeno per il passato. sono rimasti allo. stadio di progetti. Essi suscitano molto spesso una forte

87 G.Bosio Giornale di un organizzatore di cultura, Milano, 1962, in data 8 luglio 1955

88 G.Bosio Giornale .., cit., 2 settembre 1955


dose di scetticismo per la esclusiva o apparente politicit con cui vngono concepiti, disgiunti dalla
considerazione sulla possibilit che ha il Partito di effettuarli. Panzieri dice che col nuovo anno Mondo
Operaio uscir in nuova veste e periodicit. Raniero, che dovrebbe sostituire Petronio, ha preparato un
piano particolareggiatissimo che legge. Non ritiene che si debba ora discutere in quanto sormontano per
importanza alcuni problemi pratici. (...) Seconda proposta: verr rimesso in funzione l' Istituto Studi
Socialisti Rodolfo Morandi dal quale dovrebbero essere editi dei quadernetti divulgativi di attualit politica.
Lunga polemica sulla proposta. Se il partito ha scarsamente approfondito i temi della propria politica, se
ignora quelli della propria ideologia, quelli dell' azione culturale, quelli della tecnica del porgere, come pu
inventare le spicciolature? In secondo luogo i compiti di un Istituto Socialista non possono essere quelli
della Sezione Stampa e Propaganda, ma. quelli appunto di ogni buon Istituto che elabora e mette a
disposizione anche per la propaganda quanto viene assunto per lo studio. La discussione si accende..... In
questo dibattito emergono un po' tutti i motivi dell' alleanza temporanea che dura da pi di due anni, con
Raniero, che stato ed di stretta osservanza morandiana. Il fare" in capo culturale diventato, per
l'attuale Direzione un elemento importante per muovere il Partito. Sul terreno dal fare la sola efficiente
isola trovata da Raniero era appunto il nostro gruppo, che sempre stato d' accordo sul fare. Il fare anche
se partiva da posizioni contraddittorie, costringeva a decisioni e posizioni politiche di movimento che
diluivano la rigidit della politica morandiana

Quello che successo nel campo culturale deve essere successo in altri campi fino a portare il Partito su
posizioni che oggi non si esita. a chiamare "bassiane". Questa tacita alleanza, i cui limiti e i cui significati
riposti sono sempre stati, credo, ben chiari ad ambedue, naturalmente costata non poco ed ha richiesto,
per entrambi, l'ammorbidimento di certe posizioni. In particolare ha, fra l'altro, richiesto il continuo
appoggio a Panzieri, anche quando l'astrattezza, l'artisticit delle sue posizioni, potevano diventare
pericolosamente inclini ad essere aggirate con lo scherno. Ha comportato inoltre un sostanziale
convogliamento delle sparse forze del Partito verso Panzieri, isolando quelle restie, magari amiche, per
dare forza allazione culturale...".

Luciano Della Mea ritiene che questo giudizio vada rettificato col senno di poi e scrive "In realt pi che ad
una azione di partito e anzi di corrente proiettata nel lavoro culturale, sembrava che mirasse a una
dilatazione o a unapertura non a fini strumentali: il dibattito con i compagni raccolti attorno al periodico
milanese "Ragionamenti" e il convegno per Rocco Scotellaro costituiscono forse un esempio di apertura
nuova che non mi pare si possa proprio definire come diretta, oltre che a una migliore e pi prestigiosa
caratterizzazione culturale del PSI, al dialogo con le forze democratiche89

4.3 Il 31. Congresso e le elezioni regionali siciliane del 5 giugno 1955

Il 31. Congresso, tenuto a Torino dal 31 marzo al 3 aprile 1955, l'ultimo cui partecipa Morandi pochi mesi
prima della improvvisa morte. Panzieri non interviene nel dibattito ma legge la risoluzione per le elezioni
siciliane90 ed rieletto per la terza e ultima volta nella Direzione.

89 L.Della Mea Panzieri tra Mondo Operaio e Quaderni Rossi in Eppur si muove, Milano, 1970,pag.143-
66

90 F Pedone I congressi del dopoguerra, cit., preso atto del contributo dato dalle Federazioni siciliane
del nostro Partito e dai deputati regionali socialisti per una legge elettorale che garantisse una giusta
Proprio alla vigilia del Congresso, nella citt della FIAT, alle elezioni per il rinnovo delle Commissioni Interne
il sindacato dei metalmeccanici socialcomunisti, la FIOM, per la prima volta perde la maggioranza, e i
malumori della base operaia socialista insofferente del settarismo dei quadri stalinisti emergono da alcuni
interventi congressuali

Il congresso di Torino si svolge allinsegna del dialogo con i cattolici che sarebbe sfociato nel
centrosinistra. Lo stesso Morandi gi dopo il 7 giugno 1953 prevedeva luscita del partito da una
opposizione pregiudiziale, rigida e preclusiva per disporsi sul terreno di unazione manovrata, avrebbe
per potuto portare avanti questo indirizzo nella unit interna e con i comunisti senza ripetere la parabola
di Nenni. Il processo che porta al centrosinistra non ha uno svolgimento lineare e gli stessi punti comuni a
tutto il partito: via italiana al socialismo, via pacifica, dialogo con le masse cattoliche, autonomia
socialista rimangono, almeno fino al successivo Congresso, formule a cui le correnti attribuiscono
significati diversi. In questo periodo Panzieri aderisce alla parola d'ordine della via italiana al socialismo,
ma polemizzando con il concetto di via parlamentare cerca di costruire un'ipotesi di transizione al
socialismo la cui democraticit si fondi non su meccanismi garantistici di stampo liberale, ma sulla
autorganizzazione della classe a partire dai luoghi di produzione, recuperando in questa chiave la tematica
consiliare ordinovista di Gramsci91.

Constatata la crisi irreversibile del frontismo, il PSI era impegnato in un recupero della propria fisionomia, in
un processo di ripensamento con punti di riferimento obbligati: la polemica Lombardi-Morandi nel 1949
sull'autonomia del PSI, la riflessione di Morandi sull'economia di transizione, sul ruolo degli organismi di
massa nel nuovo stato post-resistenziale; ad arricchire la riflessione socialista si aggiunge il dibattito sul
controllo operaio, nato anche sull'onda dell'esperimento jugoslavo e polacco, come forma concreta del
manifestarsi dal basso dell'egemonia operaia

Il primo esempio di fuoriuscita dal frontismo gestito proprio da Panzieri come segretario regionale
siciliano: alle elezioni del 5 giugno 1955, con l'abbandono del Blocco del popolo il PSI si presenta, a
differenza delle precedenti consultazioni del 1951, con una propria lista che ottiene un grosso successo
rendendo tecnicamente possibile lapertura a sinistra da parte della DC e aprendo la prospettiva di un
nuovo corso che mette in crisi la precedente maggioranza a Palazzo dei Normanni.

rappresentanza a tutte le forze politiche regionali di una certa importanza, invita i democratici, i
repubblicani, tutti i socialisti isolani anche fuori del Partito a raccogliersi dietro la bandiera dell'alternativa
democratica e socialista che autorevolmente e coerentemente stata innalzata dal nostro Partito, dalla cui
affermazione dipende in gran parte la possibilit di far fallire il disegno reazionario. Sottolinea come sia
possibile concretamente rafforzare quella maggioranza che ha dato alla Sicilia, contro la volont delle forze
economiche e dei vari governi regionali, il diritto alla solidariet nazionale, per portare l'isola al livello delle
regioni pi progredite, i limiti di 200 ettari alla propriet terriera, la riforma agraria e amministrativa.
Maggioranza che la sola capace di mobilitare tutte le energie popolari, di fierezza e di dignit nazionale e
necessarie per conservare alla Sicilia e all'Italia tutta la ricchezza inestimabile del petrolio, difendendolo
dalla cupidigia del monopolio straniero e assicurare una rapida trasformazione economica dell'Isola. Il 31
Congresso impegna il Partito in Sicilia ad assumersi la responsabilit per la costituzione di una nuova
maggioranza regionale che isolando le forze del blocco reazionario, liberi la DC dalla ipoteca delle destre e
assicuri il consenso di tutte le forze democratiche e della grande maggioranza del popolo siciliano per una
politica di autonomia e di pace.

91 R. Panzieri, Azione di classe e lotta per la pace, in Politica Socialista, a. I. n. 2, novembre 1956
Dichiara a LOra di Palermo, superfluo aggiungere che nei confronti del problema di sottrarre la dc alla
influenza della sua destra interna e di determinare un nuovo corso politico nella regione, la forza e la
seriet del psi risiedono nel profondo e indissolubile legame del partito stesso con le masse popolari,
legame temprato dalle durissime lotte unitarie di tanti anni; e tutti sanno che proprio in ci la differenza
profonda e decisiva tra lalternativa posta dal psi e le velleit dei socialdemocratici

4 Il viaggio in Cina (1955)

Nel settembre 1955 una delegazione del PSI si reca in forma privata nella Cina Popolare, invitata da quel
governo non ancora riconosciuto dall'Italia (anche se Nenni ha colloqui riservati prima della partenza con i
vertici istituzionali) preceduta un anno prima, nel settembre-ottobre 1954, da una pi ampia (Piero
Calamandrei, Cesare Musatti, Antonello Trombadori, Ernesto Treccani, Carlo Cassola, Franco Fortini...).
Della delegazione socialista faceva parte Raniero, che sotto linfluenza dellavvenimento scrisse delle Note
di un viaggio in Cina". Schematico ed eccessivamente positivo se visto con gli occhi di oggi e con le attuali
conoscenze, non dissimile dalle esaltazioni acritiche dei tanti intellettuali "progressisti" che in quegli anni
visitavano la Russia o pi raramente la Cina92 ; ne riportiamo qualche passo:

[Ciu-En Lai espone la posizione della Cina Popolare in politica estera] . .. Rivive nelle parole di Ci quel
tono di semplicit, quella serena assenza di superflua fierezza, e insieme la lucida consapevolezza dei
compiti che gravano sulla Cina popolare nel processo di liberazione, di avanzamento dei popoli orientali .....
La personalit di Ci sembra esprimere essa stessa con singolare efficacia il senso profondo della politica
della Cina popolare, il suo enorme prestigio nella sua formidabile semplicit. Evidentemente il suo forte
la diplomazia ma una diplomazia tutta affidata alla chiarezza e alla lealt.. .. Mao confronta in modo
illuminante le esperienze della rivoluzione cinese e le esperienze del movimento operaio italiano. Considera
la forma e la politica unitaria del PSI come un elemento originale di enorme valore per il movimento
operaio internazionale. Parla a lungo dell itinerario compiuto dalla rivoluzione cinese, e nelle sue parole
viva la coscienza perfetta di questa rivoluzione che riporta sulle scene uno dei pi grandi popoli....che opera
un rivolgimento radicale ...apre nuove prospettive all'avvenire del mondo, ma vuole risolvere ogni giorno i
contrasti che suscita, intende evitare che vada disperso qualsiasi valore.Sorge spontaneo il confronto tra
Mao e Ci, personalit eccezionale, completa, che si affida interamente alla forza interiore, al pensiero il
primo. Pi nervoso, pi complicato, pi diplomatico il secondo. Ma poi il confronto ti sfuma perch troppo
alta la statura di Mao per consentirne uno qualsiasi .

La continuit e lo spontaneo rinnovamento di una tradizione di enorme ricchezza, che appaiono in aspetti
diversi come la nota essenziale della nuova Cina, anche la caratteristica architettonica e urbanistica di
Pechino.. [dopo aver descritto la restaurazione della citt vecchia e la costruzione di edifici con
un'architettura semplice e moderna che creano un'armonica compenetrazione tra citt vecchia e citt
nuova nei quartieri industriali, tra esigenze produttive e piena esplicazione della vita della popolazione
operaia, cos conclude ]: ... la naturale saldatura del vecchio col nuovo, il processo di espansione di tutti i
valori della tradizione in forme spontanee e piene di slancio, la fioritura di tutti i rami del vecchio albero
sono i tratti essenziali della realt della nuova Cina.

92 Vedi P.Hollander Pellegrini politici : intellettuali occidentali in Unione Sovietica, Cina e Cuba, Bologna,
1984; P.Spriano "Visita guidata in URSS", in "Le passioni di un decennio", Roma, 1992
Note critiche sugli interessi esclusivamente "politici" di Nenni, indifferente agli aspetti concreti della vita
cinese, ovviamente non comparvero sulla rivista del Partito, e solo in seguito, rinvenute fra le sue carte,
vennero pubblicate da Merli93

4.5 Politica e cultura dopo il 20. Congresso. L'Istituto Morandi (1956)

La discussione sul rapporto politica-cultura, socialismo-verit nel 1956 assai ricca di interventi e non qui
il luogo per farne la storia94 Lo sconvolgimento provocato dal 20. Congresso e dai fatti polacchi e ungheresi
fa precipitare una situazione critica: il processo di liberalizzazione deve superare lasservimento della
cultura (la partiticit), liquidare miti politici e ideologici (sullUrss e il marxismo-leninismo), ridare
autonomia alla ricerca, restituendo il marxismo alla sua originaria ed essenziale funzione di metodo di
analisi antidogmatico, critico, scientifico.

Panzieri si muove ancora con lintento di recuperare al partito non solo i neomarxisti di Ragionamenti
e di Opinione95 ma anche gli intellettuali comunisti in crisi; in questo periodo precedente il congresso di
Venezia del febbraio 1957 ritiene ancora che il partito socialista nella sua maggioranza possa coordinare e
orientare il movimento culturale oltre il centrismo e il frontismo

Organizza un convegno sul tema Azione politica e cultura dal 4 al 7 gennaio 1957 al Circolo Pisacane di
Roma, a cui parteciparono Giuseppe Petronio, Antonio Landolfi, Gianni Scalia, Paolo Vittorelli, Eugenio
Scalfari.

Panzieri afferma che per assicurare la restituzione del giusto rapporto tra politica e cultura non affatto
adeguata la formula corrente della 'circolazione delle idee' nel partito e negli organismi di massa, ma
necessaria la creazione di specifici strumenti rivolti, a tutti i livelli, alla verifica della realt sociale,
dell'azione di classe, che tende a modificarla, e delle sue strutture. Ci rappresenta, accanto [sottolineatura
dell'autore] alla democrazia interna agli organismi politici e sindacali, l'elemento indispensabile per
garantire la continua apertura critica di un movimento di classe in termini di continuit democratica.

In unaltra sede afferma: II problema dei rapporti tra politica e cultura non un problema teorico, si
tratta piuttosto di consapevolezza critica e di presa di posizione pratica; e pu ormai essere sostituito dal
problema della chiarezza, intransigenza e fermezza ideologica. All'esigenza di rinnovamento della cultura
marxista, di nuove forme di rapporto tra responsabili politici e intellettuali, tra organismi politici e libera
attivit professionale, non si pu rispondere solo con l'affermazione della necessit di una 'organizzazione

93 Pubblicate sul numero di novembre 1955 di Mondo Operaio. Le note "politicamente scorrette" sono in
"L'Alternativa......", cit., pag. 265-274

94 La bibliografia del dibattito degli anni precedenti in Ragionamenti, novembre-dicembre 1955; G.Bosio
Iniziative e correnti negli studi di storia del movimento operaio. 1945-62 in Il movimento operaio e
socialista. Bilancio storiografico, 1966; A Mangano Origini della nuova sinistra : le riviste degli anni
Sessanta , Messina Firenze - 1979

95 Rivista bolognese; la redazione era composta da F.Fortini, G.Scalia, R.Guiducci, M.G. Salvaco, E.Agazzi;
"Ragionamenti" aveva invece sede a Milano condividendo parte dei redattori e della linea politica.
Entrambe effimere, dopo il '56 il loro spazio fu parzialmente occupato dalla rivista di Giolitti "Passato e
presente"
culturale', di una distribuzione dei compiti o di una regolata funzionalizzazione. Per uno sforzo nuovo,
cosciente della cultura di sinistra sono da rimuovere impedimenti, abbattere ostacoli, liquidare meccanismi
burocratici e mitologismi ideologici. Si tratta di avere idee chiare e distinte sui problemi di fondo; sul
rapporto, cio critica-azione96

Panzieri non si pone il problema della discussione teorica sui rapporti tra politica e cultura ma quello della
possibilit di tradurre in istituti, in organismi culturali e in azioni culturali legate alla politica l'attivit
culturale. Le cause della crisi e inadeguatezza della cultura marxista rispetto ai mutamenti del capitalismo,
le individua nella .,..partiticit. della cultura intesa come direzione burocratica e estrinseca della cultura
da parte degli organismi politici e come ripetizione di formule di immediata derivazione politica che si
sostituiscono allo sviluppo autonomo nei vari campi della elaborazione e della creazione... riducendo la
ricerca culturale a strumento tattico dell'azione politica e togliendo allazione politica ... la sua verifica
scientifica. Vi sono stati alcuni esempi di questa deformazione nel campo delle arti con la poetica del
realismo intesa e praticata in modo deformato, volgare fino all'ottusit; sul piano ideologico generale con la
ricerca di una ricostruzione del tutto artificiosa di linee tradizionali di sviluppo della cultura nazionale,
ricerca che non nasceva su un terreno di analisi storico-critica, ma come ricalcalo di una politica.. con la
conseguenza che ...a partire dal 1953... nel momento in cui pi fortemente si manifestava l'iniziativa delle
forze capitalistiche sul terreno dei diretti rapporti di classe, con il ricorso accanto alle forme brutali del
soffocamento dei diritti dei lavoratori e delle discriminazioni, all'uso di nuove tecniche nell'organizzazione
del lavoro e dei processi produttivi, il contributo pi largo di intellettuali qualificati, economisti, sociologi,
tecnici, sarebbe stato indispensabile per adeguare l'azione sindacale alla nuova situazione

Viene formulata la richiesta di nuove forme di rapporto tra responsabili politici e intellettuali cio la
richiesta dellautonomia a tutti i livelli, pur nella riconferma della politica unitaria e vengono posti come
obiettivi il ritorno al marxismo, alla sua carica critica e scientifica rivoluzionaria.: ...marxismo come critica
dellideologia, come demistificazione da ogni assolutismo ideologico, politico.., il coordinamento dei
gruppi di lavoro esistenti (in contrapposizione alla concezione di guida e gerarchica) la interdipendenza
tra ricerca culturale e azione politica che non deve verificarsi solo a livello specialistico; cio deve investire
tutte le strutture del movimento di classea qualsiasi livello e innanzitutto a livello di basedovunque
sono, lavorano e vivono in modo associato le masse si deve stabilire questo rapporto di presenza autonoma
della ricerca culturale, della permanente apertura critica a sostegno della lotta: affinch la lotta avvenga
concretamente in termini di egemonia, di dominio scientifico della realt, cio di concreto potere . Non
fatto quindi di specialisti, ma questione di ricerca fatta in comune dagli specialisti e dalle masse che
direttamente sono interessate a questa tensione liberatrice

La sua attivit organizzativa in campo culturale fu complessivamente caratterizzata da due costanti:


promuovere la costituzione di organismi autonomi di ricerca e di lotta per la libert della cultura, da quello
(proposto e mai attuato) al Convegno di Bologna del 1954, a un ipotizzato Centro d'informazione culturale",
allIstituto Morandi, e in secondo luogo aprire questi organismi agli uomini della cultura democratica "...
dacch marxismo antidogmatismo rigoroso, capacit di demistificazione di tutti i momenti della cultura e
di tutti i prodotti della cultura e dunque esso deve essere continuamente aperto al rapporto con

96 R. Panzieri, Intervento in Politica e cultura. Cronaca di una discussione redazionale sui problemi attuali
della cultura marxista, Opinione, n. 1, maggio 1956.
impostazioni critiche, metodologiche e antidogmatiche di qualsiasi ispirazione, ugualmente orientate nel
senso della costruzione collettiva e pianificata di una cultura intesa alla trasformazione liberatrice 97

Il 28 aprile 1956 viene costituita la Fondazione Rodolfo Morandi la cui funzione, eminentemente
commemorativa, si apre a un largo ventaglio politico che va da Giorgio Amendola a Ugo La.Malfa. 98 Gli
scopi sono "1) promuovere la pubblicazione degli scritti, anche inediti, di Moranti e studi sul suo pensiero e
sulla sua opera e sui problemi ad essi legati;2) promuovere studi e pubblicazioni sulla storia dell'
antifascismo, della resistenza e della liberazione; 3) organizzare convegni di studio sugli stessi temi 4)
costituire una biblioteca specializzata nelle materie. L'associazione promuover opportuni accordi con
llstituto Nazionale per la storia del Movimento di Liberazione in Italia, per coordinare le iniziative. In effetti
solo il primo di questi obiettivi fu portato a temine. con la pubblicazione dei sei volumi delle Opere curati
oltre che da Raniero. da Ferdinando Prat, Stefano Merli, Giovanni Pirelli, Angelo Saraceno presso le edizioni
Einaudi dal 1958 al 1961.

Ma nel 1958 Pirelli e Panzieri la trasformano in Istituto Rodolfo Morandi, organismo finanziato in larga
misura da Pirelli, che diventa un importante luogo di iniziative politico-culturali assunte aI di fuori delle
istanze della sinistra ufficiale. Aperto a Milano, l'Istituto si sposter, dal 1961, a Torino e nel suo ambito
verranno concepiti i Quaderni Rossi99 .

4.6 "Mondo Operaio" e il Supplemento scientifico-letterario

97 R.Panzieri, relazione al Circolo Pisacane, ora in Crisi.. cit. e in Dopo Stalin, cit.

98 Inviano lettere di adesione Franco Venturi, Leopoldo Piccardi, Jemolo, Ugo La Malfa, Leo Valiani, Cesare
Merzagora (a titolo personale) Sandro Pertini, Roberto Tremelloni, Antonio Pesenti, Luigi Morandi (fratello),
Angelo Saraceno, Norberto Bobbio, Giulio Pietranera, Gabriele Pepe, Giorgio Amendola, Oreste Lizzadri,
Emilio Lussu, Franco Antonicelli, Pietro Nenni, Carlo Levi. Del Panzieri di questo periodo abbiamo una vivace
descrizione in una lettera di Valiani a Franco Venturi (Lettere 1943-1979, Nuova Italia, 1999, p. 200) E
simpatico, dirige lufficio culturale, era fusionista e ora riconosce che Stalin commise delitti imperdonabili:
afferma di aver creduto in buona fede che Trotski, Raik, ecc. erano dei traditori ma di sentire ora rimorso
morale

99 Stefano Merli in R. Panzieri, Lettere...,.cit, p.XXX abbozza una valutazione un po' delusa dell'Istituto
Morandi. "Ho discusso a suo tempo con Giovanni Pirelli e Panzieri stesso (...). Sono dell'avviso (...) che
questi progetti erano minati da una politicit assoluta e senza mediazioni, per cui la rivendicazione
dell'autonomia della ricerca era un crinale difficile da tenere, in quanto poteva veicolare - come in effetti
avveniva" sotto la spinta della sua personalit - un modo originale di far politica attraverso la corrente il che
gli creava difficolt alla lunga insormontabili (...). Essendo senza mediazioni l'intreccio tra attivit culturale e
lotta politica, chiaro che lo strumento pi congeniale a Panzieri, pi idoneo alle sue illuminazioni e
approfondimenti, risulta alla fine essere la rivista, la rivista di corrente, come voleva che fosse 'Mondo
operaio' o di tendenza come sar poi 'Quaderni rossi'; e la funzione dell'Istituto o vien meno del tutto o si
subordina per garantire un minimo di supporto o di copertura alla vera bocca da fuoco che la rivista
Mondo Operaio nasce nel 1948 come organo della corrente di sinistra100 , si trasforma dal 1950 in rivista
ufficiale del Partito. Nel 1954-55 nella direzione a Vecchietti succede Giuseppe Petronio, professore
universitario di Letteratura italiana, cui nel 1956 subentra Francesco De Martino coadiuvato da un comitato
di redazione101.Raniero viene chiamato a dirigere la rivista del partito dall'aprile 1957, dopo aver fatto
parte del comitato di redazione dal gennaio 1956; Panzieri cura solamente la rubrica Filo rosso (con
questo nome aveva firmato molti articoli su "Studi Socialisti", sul Bollettino dellISSS e su Propaganda
socialista, bollettino della Sezione Stampa e Propaganda) ma gi prima, come responsabile della sezione
stampa si era occupato di questioni inerenti al giornale, in documenti a diffusione interna al settore di
lavoro

Nella relazione della Sezione Stampa e propaganda, presentata da Panzieri nel 1954 col titolo "Stampa
dinformazione e giornale democratico propone la formula del giornale democratico", che supera
lartificioso sdoppiamento tra stampa d' opinione" (organo ufficiale di un determinato partito destinato a
un pubblico necessariamente ristretto) e giornale dinformazione (senza partito esplicito, per le masse
popolari).Il giornale democratico deve essere egualmente lontano dallastrattismo accademico imperante
nelle tradizioni di una cultura staccata dalla nazione come la nostra vecchia cultura e dalloziosa ricerca
letteraria d'avanguardia.... Si registrano grosse lacune proprio in quei campi su cui pi direttamente e
facilmente potrebbe sollecitarsi l'incontro della cultura con il vasto pubblico e sviluppare la sua funzione
critico-educativa: la scienza, la tecnica, l'economia al giornale si presenta anzitutto il compito di esporre
e discutere i problemi fondamentali della cultura e del suo incontro coi bisogni del popolo, della sua
funzione sociale. E di esporre e discutere tali problemi, a cominciare da quello della istruzione e della
scuola in genere, e dell'istituzione e dellorganizzazione della cultura in modo da provocare concretamente
il diretto e pratico interesse dei lettori, suscitando in tal modo, intorno ai problemi di base, vaste e mature
forze adeguate ad affrontare le soluzioni.

La sua nomina a condirettore di Mondo Operaio avviene dopo il congresso di Venezia, ed Panzieri stesso
ad avanzare questa richiesta per riprendersi una libert di azione102 .

Nominandolo condirettore della rivista ufficiale del partito forse si mirava a controllarlo ma Panzieri non ha
nessuna intenzione di confermare Mondo Operaio nel ruolo di cassa di risonanza delle posizioni ufficiali

100O.Lizzadri Il Socialismo italiano dal frontismo al centrosinsitra, Roma, 1969: [da] una intesa
preliminare Morandi-Lizzadri, estesa poi a Nenni e Cacciatore e, dopo qualche riserva a Lelio Basso. A questi
si unirono ben presto i giovanissimi: Alasia, Dosio, Lizzadri Libero, Valori, Di Pol, Venturini, Filippa, Sanna,
Passoni, Cavalli ed altri, e tutti insieme, ricostituirono ufficialmente la grande sinistra con la pubblicazione
di un settimanale Mondo Operaio diretto da Nenni.

101 Composto, oltre che da Raniero, da Ruggero Amaduzzi, Lelio Basso, Gianni Bosio, A.Cirese,
G.Fenoaltea, Guido Mazzali, Giuseppe Petronio e Tullio Vecchietti, cui si aggiungono dallaprile 1957 C.
Castagnoli, Luciano Della Mea, Carlo Muscetta e Raffaello Uboldi

102 l'Avanti, 6 marzo 1957, ed. milanese. Dopo aver ribadito che la sua appartenenza alla sinistra lo
aveva portato a dare le dimissioni dalla Direzione per contribuire allo sviluppo di unaperta dialettica di
posizioni politiche nel partito, affermava ...neI senso di quest' impegno la mia nomina deve essere intesa
come rispondente alla necessit di fare sempre di pi della rivista del Partito un organo di formazione e di
approfondimento dei temi dazione del Partito, per il quale indispensabile, accanto allesposizione delle
posizioni degli organi dirigenti, la presenza di ogni altra posizione di partito, anche critica e polemica.
del partito: un organo di un partito proletario non pu essere un bollettino delle opinioni ufficiali degli
organismi dirigenti tanto pi che il movimento operaio in una fase di ripensamento e di ricerca e quindi in
una situazione come questa l'unit del Partito si garantisce piuttosto attraverso il leale confronto delle
posizioni anche diverse che non mediante il richiamo burocratico a etichette e discipline formali.

Fu cos che Mondo Operaio "divenne una splendida cosa capace di accettare la pluralit di tutti gli
apporti senza cadere nell'empirismo. Tutte le voci trovarono voce"( cos Vittorio Foa). Ma questa formula
aperta al dibattito e alla ricerca anche riguardo ai temi politici pi scottanti, suscita subito perplessit e
riserve. Infatti Nenni lo accusa di collocare Mondo Operaio, con una tendenziosa direzione, fuori della
sua naturale funzione e di fargli assumere quindi laspetto di una rivista di corrente, specialmente con
lapertura di dibattiti che approfondivano la frattura sulle vie da percorrere dopo la crisi del centrismo e
del frontismo.

Nei due annidi direzione di Panzieri la rivista vive una stagione di creativit che la fa uscire dal grigiore dei
bollettini di partito. Compaiono temi nuovi e nuovi filoni di ricerca: la realt del neo-capitalismo e il suo
intreccio con lo Stato e il potere politico; la validit del marxismo verificata attraverso l'inchiesta sulla
nuova realt industriale; il rinnovo delle strutture e degli obiettivi della sinistra attraverso la strategia del
controllo operaio; l'autogestione della ricerca e dellelaborazione culturale. Muovendosi tra questi
problemi, Panzieri semina stimoli, si collega con le forze emergenti, (sindacalisti, federazione giovanile,
nuovi operai, intellettuali del neomarxismo), sollecita riflessioni, accelera processi nella crisi del
sindacato e dello stesso PCI, con la specificit di una linea che non si struttura in corrente, secondo il
vecchio metodo, ma si muove in modo unitario, lievitando soprattutto tra le avanguardie: Mondo
Operaionon pensava e non agiva in termini di corrente, cercava, pur subendo ovviamente i riflessi e i
motivi del dibattito interno di partito, una nuova via per l'intero movimento operaio classista ricavando dal
20. congresso del PCUS e quindi dall'esperienza sovietica una lezione rivoluzionaria e non uno sbocco
riformista103

Ma linnovazione pi interessante la pubblicazione del Supplemento scientifico-letterario che inizia nel


giugno 1958 e termina nel dicembre dello stesso anno. Uscirono sette numeri, di cui tre doppi (di marzo-
aprile; di giugno-luglio e di novembre-dicembre). Due supplementi sono monografici: quello del giugno-
luglio che contiene la storia delle lotte in una fabbrica metalmeccanica piemontese nel 1950-51 scritta da
Gianni Alasia e Domenico Tarizzo (30 mesi alla Savigliano. Cronaca di fabbrica) e quello del novembre-
dicembre, dedicato a "Spartaco nella letteratura tedesca" curato da Paolo Chiarini (l'intero fascicolo di
"Mondo Operaio" era dedicato agli spartachisti). I collaboratori del supplemento, oltre a Carlo Muscetta
che si occupa specialmente della sua redazione furono Cesare Cases che pubblic due saggi sulla lette-
ratura, Pio Baldelli che si occup di critica cinematografica, Giannantoni per la filosofia, Asor Rosa (con
un'articolo su Italo Calvino). C. Castagnoli, A.Seppilli e L. Angeli che si occuparono dei problemi
dell'universit e della scuola, in particolare dell'insegnamento scientifico

.L'iniziativa di allegare a Mondo Operaio un supplemento autogestito da intellettuali era il naturale


sviluppo di una politica culturale che considera il partito come un tramite, uno stimolo e un sostegno a
iniziative intellettuali autogestite alle quali deve riconoscere lo statuto di nuove istituzioni del
movimento operaio (accanto a quelle politiche e economiche), perch esse gi in se medesime
prefigurano la giusta posizione della cultura in una societ socialista

103 L.Della Mea,Panzieri tra Mondo Operaio e Quaderni Rossi , cit.


Il contributo che pu. dare un supplemento scientifico-letterario sia nel proprio campo specifico sia
sollecitando l'intervento degli intellettuali in tutte le questioni politiche e ideologiche non pu essere
demandato a nessuno. Esso innanzitutto favorir quel processo di unificazione degli intellettuali marxisti
che il paternalismo e la rozzezza dei burocrati ha gravemente compromesso e che oggi non pu affidarsi
che alla responsabilit, alla consapevolezza e all'autodisciplina degli intellettuali stessi104

Il Supplemento esprimeva una linea di difesa dell'autonomia della cultura non fine a se stessa; senza
nulla concedere ad una impostazione neo-liberale o garantista prendeva atto dei danni provocati dalla
politica culturale degli anni della guerra fredda interpretando la parola d'ordine dell'autonomia della cul-
tura come intervento diretto degli intellettuali che aveva un senso solo se indirizzato al conseguimento di
obbiettivi politici, sintetizzati nell'articolo di commiato dalla condirezione di Mondo operaio, come
sforzo di fondare le linee di un movimento di massa che, nella adesione consapevole alle condizioni
strutturali e politiche del nostro paese fosse in grado di affermare un'autentica autonomia rivoluzionaria, i
valori pieni - strumenti di lotta e non solo meta finale - della democrazia socialista105

104 [non firmato ma R.Panzieri] Punto e a capo, Mondo Operaio, 1958, n.3-4 (marzo-aprile) . Questo il
commento di Luciano della Mea: nel primo editorialenon si esce dai limiti del populismo, ma gi allora in
quel discorso cera uno spunto utile: la constatazione che fino allora scarsissimi erano stati gli stimoli, le
sollecitazioni, le richieste dal basso e ci perch era prevalsa la paura di sviluppare lo spirito critico delle
masse "..non si puntava. sulla spontaneit delle masse nel fare cultura, n ci si accontentava dei prodotti
della cultura subalterna", sotto questo aspetto anzi la funzione degli intellettuali faceva tuttuno con la
funzione del partito di classe. come coscienza organizzata ( in L.Della Mea,Panzieri tra Mondo Operaio e
Quaderni Rossi,cit.)

105 R.Panzieri Da Venezia a Napoli, in Mondo Operaio , 1958, novembre-dicembre


5.Il controllo operaio

5.1 Il PSI nel 1956. Gli Appunti per un esame della situazione del movimento operaio

Il 31. Congresso (Torino, 31 marzo-3 aprile 1955) era avvenuto allinsegna dell apertura a sinistra, del
dialogo con i cattolici per unito alla conferma della politica unitaria coi comunisti, ma il 20. congresso
del PCUS con le rivelazioni di Krusciov mette in movimento la situazione politica italiana e fluidifica un
sistema bloccato aprendo una nuova fase politica dopo anni di stasi.

Nenni formulava una critica che investiva la sostanza stessa dal sistema sovietico, per senza traccia di
analisi marxista. Alle parole seguirono lincontro tra Saragat a Nenni e lo scivolamento del PSI verso la
deriva socialdemocratica, ma par un breve periodo continu a regnare una ambigua unanimit fondata
sulla critica dello stalinismo e la richiesta di democrazia. Il PSI, che dal 1953 almeno subiva il ruolo
subordinato cui era costretto dalla sconfitta del 18 aprile e dalla guerra fredda, pronto a cogliere
l'occasione soprattutto per il dinamismo del suo leader

Panzieri rende omaggio a Nenni per la prontezza e il coraggio con cui ha saputo orientare il partito e il
movimento operaio liberandoli dalle doppiezze degli anni precedenti, in modo da incalzare lo stesso PCI,
pi preoccupato di salvare una continuit a tutti i costi e che si piegher alla fine a un rinnovamento per
gradi. La frattura, avviene sulla politique d'abord, sul dinamismo politico di Nenni tutto giocato sulla
politica di vertice, delle formule politiche pure, della apertura alla DC come della unificazione col PSDI per la
formazione di una nuova maggioranza parlamentare; alle quali Panzieri contrappone il problema reale di
un radicale rinnovamento della articolazione del movimento operaio in termini di democrazia e di
autonomia, finalizzato alla alternativa di governo e di potere.

Nell'assenza quasi totale di organiche analisi strutturali sul processo di edificazione del socialismo in URSS,
e di una analisi di classe sul tipo di organizzazione statale che era sfociata nel culto della personalit; su
questo terreno, un'eccezione costituita da Raniero Panieri che fu tra i pochi che, all'indomani del 20.
Congresso, tent di spiegare le violazioni della legalit socialista a partire dall'esame del rapporto tra
sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione nella societ sovietica.

Nell'ambito del dibattito in preparazione del Congresso Panzieri in collaborazione con Ruggero Amaduzzi
scrive gli "Appunti per un esame dalla situazione del Movimento Operaio" che vengono pubblicati nel
numero di gennaio di "Mondo Operaio".

Gli "Appunti parlano di processo di rinnovamento del movimento operaio come restituzione dal metodo
marxista ai suoi temi originari e come riconferma di alcuni principi fondamentali dal socialismo e come
dissolvimento della cristallizzazione dogmatica della strategia, e quindi come arricchimento qualitativo del
metodo stesso e dei suoi risultati per cui "l'affermazione del processo attuale come rottura costituisce il
solo modo di affermare la continuit storica del movimento" rottura intesa come negazione dalla
concezione del partito-guida, rivalutazione dei soviet o dell'autonomia culturale, ripresa della democrazia
socialista, negazione dalla concezione dallo stato-guida, nuovi rapporti da stabilire tra gli stati socialisti,
coordinamento del loro sviluppo economico".

Passando alla situazione italiana, l analisi individua come elementi di consolidamento del sistema "lo
sviluppo della spesa militare in funzione dellespansione dalla domanda effettiva e del sostegno di elevati li-
velli di produzione, l'estensione dell'interventismo statale in funzione di controllo e correzione degli
elementi di perturbazione interna, del ciclo economico, e di limitazione dell'anarchia connaturata al
sistema e prosegue constatando limponente accelerazione dal processo tecnico e scientifico, la nuove
forme di organizzazione dal lavoro in connessione con lo nuove tecniche produttive, la capacit di
adattamento dell'ideologia borghese agli sviluppi dalla situazione per mezzo di nuove e pi raffinate forme
di mistificazione ideologica. Per il capitalismo non in grado di eliminare le contraddizioni e negli
Appunti viene sottolineato "laggravarsi dal contrasto tra industria e agricoltura, l aumento dal divario
tra zone avanzate e arretrate, limpoverimento assoluto (non nell'ambito di un singolo stato ma nella sfera
d'influenza di ogni capitale nazionale) la instabilit permanente dal sistema106

In un vuoto quasi assoluto della ricerca economica marxista in Italia, gli Appunti", a differenza delle "Tesi",
passarono quasi inosservati nel dibattito politico di quel periodo.

5.2 Il Congresso di Venezia (1957)

Dal 6 al 10 febbraio 1957 si svolge a Venezia il 32. Congresso nazionale, l'ultimo impostato su tesi e non su
mozioni contrapposte, e si chiuse con un compromesso su una segreteria a cinque composta da Nenni,
Basso, De Martino, Mazzali e Vecchietti. Nella Direzione vi erano otto rappresentanti della Sinistra, dieci
"autonomisti, tre Bassiani. Della Direzione precedente venivano a mancare, tra gli altri, Pertini, Luzzatto,
Lussu, Panzieri.

Il Congresso non era stato vinto da Nenni, che per non aveva che da guadagnare tempo perch il PSI si
trasformava lentamente, per la modificazione della base sociale, con una perdita di iscritti operai e la
scomparsa dei Nuclei Aziendali Socialisti, mentre entravano nel Partito i ceti medi.

Era questa la conseguenza derivata dalla funzione di "cerniera" assegnata al PSI nella politica frontista, di
cui abbiamo gi parlato, ma anche dalla fusione nel partito di "Unit Popolare" (fondata nel 1953 da Parri e
da ex-socialdemocratici) e dellUnione Socialista Indipendente" (costituita nel 1951 da ex-comunisti come
Valdo Magnani e socialisti come Lucio Libertini). Con Panzieri il problema di guadagnar tempo prese rilievo
nei nostri discorsi.il solo modo di guadagnar tempo era quello di togliere Nenni dalla carica di segretario
malauguratamente riaffidatagli a Venezia, assumere decisamente la direziono del Partito in espliciti termini
di maggioranza, subire pazientemente gli inevitabili contraccolpi elettorali interni ed esterni del Partito.
Posso dire di aver premuto molto, dove e con chi potevo, per questa soluzione. E da Panzieri, a nome anche
di altri compagni dirigenti, ebbi l'incarico d "esplorare" se Lelio Basso, nella ipotesi di una rottura del
Comitato Centrale, fosse disposto ad assumere Iincarico di segretario dal Partito. Il sondaggio, a ben
guardare, non poteva non avere esito negativo 107.

Nella seduta pomeriana di sabato 9 febbraio interviene partendo dal dato fondamentale: oggi l'azione del
movimento operaio si pone ovunque in termini di autonomia per la conquista del socialismo. Questa
coscienza deriva dalla crisi dello stalinismo e dal crollo dei suoi capisaldi: i principi dello Stato guida e del
partito guida. Il socialismo rifiuta il criterio della direzione dall'alto e dall'esterno del movimento operaio
che viene cos restituito al suo compito rivoluzionario..(..)..la crisi del movimento operaio comunista,
configurata nello stalinismo, si contrappone dialetticamente alla crisi della socialdemocrazia, configurata
nel riformismo opportunista. vero che lo sviluppo storico negli ultimi dieci anni ha mostrato una capacit

106 R.Panzieri e R.Amaduzzi, Appunti per un esame della situazione del movimento operaio in Mondo
Operaio", n.1, 1957, pp. 30-36,

107 L.Della Mea Eppur si muove cit., pag. 155


di adattamento del capitalismo, che nei paesi piu avanzati, grazie alla utilizzazione del progresso scientifico
e tecnico riuscito a conservare margini di espansione produttiva e ad attenuare. le conseguenze che
l'anarchia del sistema comporta, senza. che la. cultura marxista, cristallizzata nel dogmatismo, lo avvertisse.
Non per questo per, hanno cessato di aggravarsi le contraddizioni del capitalismo, che si manifestano
nell'arco dell'intero sistema, nel contrasto fra paese e paese e, nell'ambito particolare di determinate zone,
fra zone e zone, fra industria e agricoltura, fra citt e campagna.. N le illusioni suscitate. dal cosiddetto
neocapitalismo e dal cosiddetto capitalismo popolare o di massa hanno impedito l'ulteriore lacerazione del
tessuto sociale e la alienazione progressiva dell'uomo. Mentre si accentua la pressione egemonica
dell'imperialismo americano, aggravato dal crollo del sistema coloniale inglese e francese, nei. paesi
capitalistici europei ci si riduce sempre pi al margine delle concessioni riformistiche. Il Congresso
espresse in proposito un vasto consenso, ma se si passa al problema delle prospettive dell'azione
nell'immediato futuro dubita che il dibattito si sia svolto con la necessaria chiarezza. ..(...)...Anzitutto ha
respinto la tesi che la politica unitaria sia stata puramente e semplicemente caratterizzata dalla
subordinazione ai principi dello Stato guida e del partito guida, nell'attesa mitica di soluzioni estere. Tale
politica mirava a legare il movimento operaio, con la lotta, alla realt nazionale. Donde l'azione di massa e
la ricostruzione del Partito: uno sforzo politico nient'affatto disgiunto dall'obiettivo di riguadagnare la
prospettiva di uno sviluppo democratico al movimento operaio italiano...(...)...La crisi del movimento
operaio italiano, quindi. non deriva dai risultarti e dalle conseguenze del 20. Congresso del PCUS, bens da
una sua contraddizione interna, che si manifest chiaramente gi ne! 1953, - quando. di fronte al ritmo
accelerato assunto dal processo di ricostruzione capitalistica, di fronte ai nuovi metodi del capitalismo, la
reazione politica e sindacale del movimento operaio apparve viziata, deformata dal dogmatismo e dal
massimalismo. Il compito presente di ridare alla classe operaia un pi alto potenziale di lotta, adeguato
agli obiettivi socialisti perseguibili attraverso una lotta di classe in cui piena e integra sia la coscienza delle
forze, dei metodi, delle tecniche dell'avversario da combattere e da battere. Si tratta di un salto di qualit,
non di quantit...e la qualit si esprime e dovr esprimersi nella capacit del movimento operaio italiano di
attuare le trasformazioni economiche e sociali all'interno del sistema in cui si trova ad agire, nella
continuit democratica, senza massimalistiche attese di soluzioni dall'alto e dall'esterno. Non esiste una
distinzione tra fase democratica e fase socialista. La continuit democratica tale in quanto si sviluppi nel
socialismo. Il programma e l'azione per attuarla non vanno quindi posti in termini di governo o di
alternativa di governo, bensi come prospettiva di potere per la classe operaia e per i ceti democratici Ci
comporta che il nostro programma si realizzi anzitutto nelle lotte del movimento operaio, attraverso una
pianificazione di tali lotte, coll'obbiettivo immediato di controllare i rapporti produttivi all'interno delle
singole strutture, e quindi con nuovi organismi necessari...... l dove ci si propone di rovesciare questo
ordinamento per vie democratiche, e cio attraverso una concreta, consapevole, cosciente acquisizione di
potere all'interno dello stesso processo produttivo e nella societ nazionale. Non si tratta solo di ottenere il
controllo delle leve di governo, ma di creare, all'interno del processo produttivo, il potere nuovo della
classe operaia, per la trasformazione economica e socilale. Questa la base di una rinnovata azione
rivoluzionaria fondata sulla democrazia.108

Spicca nel suo isolamento l'eterodossia dell'analisi condotta da Raniero che a differenza di tutti glialti
oratori non datava la crisi del movimento operaio al 20. congresso ma al ritardo culturale di fronte al
processo di ristrutturazione capitalistica, ai nuovi metodl del capitalismo. Nelle sue parole la via italiana
cessava di definirsi in negativo alla luce della via sovietica, diventando adeguamento delle forme di lotta

108 32. Congresso Nazionale, Milano-Roma, 1957, pag. 249-252: sintesi. Il testo integrale in Dopo
Stalin, cit., pag. 48-53
al livello di sviluppo raggiunto dal capitalismo nazionale. Cos la caduta della teoria della stagnazione non
conduceva automaticamente alla scelta di un riformismo dall'alto, ma al contrario spingeva a radicare il
movimento nei luoghi di lavoro, traendone inedte ipotesi di ricerca e nuove soluzioni. Non si tratta soIo di
ottenere il controllo delle leve di governo ma, di creare, all 'interno del processo produttivo, il potere
nuovo della classe operaia, per la trasformazione economica esociale. Le tesi Panzieri si allontanavano
troppo dall' elaborazione teorica del movimento socialista post-bellico per trovare una qualsiasi eco elle
mozioni finali del congresso

Prima di Venezia il problema per Panzieri era quello di operare in termini di partito; dopo Venezia la
costruzione del partito-strumento in campo culturale cede il posto alla ricerca autonoma degli strumenti
per una politica che non gi pi n quella della maggioranza nenniana n quella della minoranza di
sinistra.

Scrive infatti a Gianni Scalia informandolo sulla sua posizione a Venezia: "Sono naturalmente, ovviamente,
daccordo su queste cose: 1) unazione politica interna di Partito in termini di frazione ecc. per noi non ha
senso. Mi pare che neppure valga la pena di discuterne tra noi. Il problema di una azione politica piena,
che si muove, si articola, si esemplifica, contemporaneamente, e senza doppiezze, allinterno e
allesterno del Partito, realizzandosi su tutti i piani come politica di classe, azione marxista critica; 2) c oggi
per noi, urgente, un problema di nostra posizione politica nei confronti del Partito e c, altrettanto
urgente, un problema di strumenti."

Panzieri non s'oppone alla manovra per escluderlo dalla direzione anzi cerca di ricavare il prezzo pi alto in
termini di strumenti per mettersi nella migliore situazione per il lavoro di organizzazione culturale
autonoma. E il prezzo che fa pagare lincarico a ricostituire lIstituto di studi socialisti e la condirezione
della rivista teorico-politica del partito Mondo Operaio. Ora Panzieri ritiene di avere messe le mani sulle
leve che gli permetteranno di uscire del tutto dalle ambiguit e dalle manovre e quindi di essere nelle
condizioni per saggiare fuori di ogni investitura di gruppo le mie effettive possibilit e capacit in rapporto
alla politica di classe che ci sta a cuore scrive sempre a Scalia e per fare la quale bisogna ricominciare da
posizioni chiare e pulite.

5.3 La Politica unitaria

In un bilancio dell'attivit del partito e sua tra due congressi (dal 1956 al 1959)109, Panzieri mira a
presentarsi come tradizionalista rispetto alle scoperte politiche di Nenni, alle sue fughe in avanti che
scombussolano il partito e lo svellono dai tradizionali cardini della sua politica. Panzieri nel 1956 non
intende quindi scoprire niente, bens riscoprire, ripulire e aggiornare una linea, e verificarla sul banco
di prova della nuova situazione. Politica unitaria il perno su cui ruota l'elaborazione di Panzieri, su
quest'asse, stanno sia la specificit della sua polemica con Nenni e con i comunisti, sia la sua
differenziazione rispetto alla corrente di Sinistra che svilisce la politica unitaria a unit d'azione, e rispetto
allo stesso Foa e ai sindacalisti, nei confronti dei quali ha pure un progressivo accostamento.

La "linea" iniziata dagli Appunti e dall'intervento al Congresso di Venezia si esprime anche come
continuit e recupero critico di posizioni di lotta passate, di cui particolare importanza ha la politica

109 R.Panzieri Da Venezia a Napoli, in Mondo Operaio, 1958, n.11-12. Ora in La crisi .... cit. pag.223-
229
unitaria, rilanciata dalla crisi delle due antitesi morte, lo stalinismo e la socialdemocrazia, per cui il partito
socialista potr far fronte alle maggiori responsabilit cui chiamato, non invertendo la rotta e negando
il suo passato, ma piuttosto attraverso una piena, spregiudicata affermazione dei valori pi profondi insiti
nella sua tradizione e nelle lotte unitarie e nella politica che esso ha sostenuto nell'ultimo decennio. Il
brano che segue esemplare a questo proposito: La rottura operata dal leninismo e dalla Rivoluzione
sovietica aveva segnato inevitabilmente la linea di superamento tra capitolazione socialdemocratica e la
fedelt all' azione rivoluzionaria di classe. Ma presente sempre nel pensiero e nell'azione di Morandi era
stata la consapevolezza critica, marxista, del carattere storicamente determinato dell'esperienza sovietica,
cosicch la indistruttibile solidariet con esso non poteva in nessun modo unirsi in macchinale
adesione e doveva essa stessa piuttosto sospingere alla continuit della tradizione socialista e
all'individuazione delle vie proprie del movimento operaio italiano, nella certezza critica di una
anticipazione dell'intiero svolgimento della rivoluzione, di classe sul piano mondiale"110

Questa la reinterpretazione e il recupero critico che compie Panzieri: La politica unitaria aveva come
nucleo essenziale appunto il superamento della concezione dei partiti operai come formazioni chiuse,
portatrici ciascuna di una propria verit di classe", depositaria ciascuna di un immobile verbo marxista,
cio il superamento della deformazione dogmatica e burocratica dal partito quale rappresentanza
ipostatizzata della classe. Le negazione di questa concezione metafisica, quasi religiosa antimarxista del
partito proletario significava al tempo stesso affermazione di esso come funzione e strumento della classe,
anzi del movimento della classe.()..Lo sforzo di scavare pi a fondo nei problemi aperti davanti al
Partito, di ritrovare lunit attraverso una autentica dialettica in cui le diverse posizioni fossero costrette ad
approfondire e a dichiarare i propri motivi di fondo, non ci portava affatto questo il punto che pi ci
preme sottolineare, ad intellettualistiche rivelazioni di nuove ideologie, ma a ricercare innanzi tutto il
filone pi profondo e originale del socialismo italiano, come era andato definendosi nella storia davvero
ricca e travagliata della ricostruzione del partito dopo la sconfitta subita dinnanzi al fascismo. Venivano cos
in piena luce i motivi dalla politica unitaria dal socialismo italiano, patrimonio ideologico originale del
partito e della classe operaia italiana, non semplice rifiuto delle banalit democratiche della
socialdemocrazia, non adesione alla versione staliniana dal movimento rivoluzionario, non ricerca di un
accordo di vertice coi comunisti; ma sforzo di fondare le linee di un movimento di massa che, nelladesione
consapevole alle condizioni strutturali e politiche del nostro paese, fosse in grado di affermare unautentica
autonomia rivoluzionaria, i valori pieni strumento di lotta e non solo per la meta

f inale - della democrazia socialista.111

Ma una nuova concezione delle lotte, anche se non ancora una concezione strategica, appare: ... La via al
socialismo potr essere percorsa in Italia - e il movimento operaio esprimere la propria energia
rivoluzionaria - solo attraverso una lotta che, per identificarsi con le ragioni dello sviluppo economico rifiu-
tando i miti connessi delle alleanze indiscriminate, protestatorie e strumentali delle conquiste
parlamentari, sar tanto pi aspra, direttamente recata dentro le struttura capitalistiche 112.

110 R.Panzieri , in Avanti!, 27 luglio 1956, Ora in Dopo Stalin, cit. pag. 80

111 R.Panzieri Da Venezia a Napoli, in Mondo Operaio, 1958, n.11-12. Ora in La crisi .... cit. pag.223-
229

112 R.Panzieri Capitalismo contemporaneo e controllo operaio, in Mondo Operaio, 1957, n.12
5.4 La concezione consiliare. I precedenti storici e l'attuazione dopo la liberazione

Le Sette tesi sulla questione del controllo operaio" di Libertini e Panzieri, che danno origine a una
numerosa serie di interventi, repliche e dibattiti nel 1958 e 59,113 rappresentano il pi compiuto e maturo
tentativo in quegli anni di dotare un'area del P.S.I., di un'attrezzatura di analisi e proposte che la ponessero
al livello del capitale nelle sue forme pi avanzate, nelle sue linee di tendenza, e le consentissero di
combattere le posizioni riformistiche assunte dalla maggioranza del partito recuperando la concezione
consiIiare di Gramsci e Morandi; il richiamo al primo cio al movimento torinese dei consigli di fabbrica
esplicito nelle "Tesi" e nel dibattito; quanto a Morandi, viene ripubblicato lo scritto "I Consigli di Gestione
sul piano della lotta da Studi Socialisti 1948 una prima volta nel fascicolo commemorativo dedicatogli da
"Mondo Operaio" nell'agosto del 1955, e poi sempre su questa testata nel 1957.

Dal 56 la concezione e l'esperienza del Gramsci consiliare del 19-'20 era divenuta un punto di riferimento
storico e teorico "Il riferimento a Gramsci era giustificato dalla ricerca di ancoraggi storico-ideali nella
direzione di una teoria di classe di fronte allo sbandamento post-staliniano e al parallelo accentuarsi di
teorie democratiche e socialdemocratiche all interno del movimento operaio. Esso si ricollegava in quel
momento politico, ricostituendo un arco di continuit nel ritmo di sviluppo dei C.L.N, dei Consigli di
Gestione e in generale colla tematica morandiana dellorganizzazione di classe come forma di potere
statuale di classe114

"Una concezione consiliare o di democrazia diretta entra in Italia non tanto con Gramsci quanto con
Morandi; una concezione del Consiglio che superi non solo la concezione del Partito e del potere del
massimalismo, ma anche quella burocratica dell Internazionale Comunista, una concezione del Consiglio
che vada oltre ai condizionamenti cui soggiacque Gramsci teorizzata in Italia proprio da Morandi (non solo
dal Morandi del 30 ) e poteva aversi in una situazione in un certo senso eccezionale; in una situazione in cui
gli sviluppi monopolistici del fascismo toglievano ogni velleit di ruolo autonomo alle classi medie e alle loro
proiezioni politiche, come pure alle velleit mediatorie e alle mistiche? dei partiti operai; in cui il peso della
vecchia organizzazione e delle vecchie divisioni partitiche era stato dissolto nell'illegalit; in cui l'influenza
della direzione staliniana nellInternazionale Comunista, che non avrebbe certamente sopportato queste
teorizzazioni, trovava mediazioni che ne smorzavano la presenza burocratica. Questa concezione che entra
in Italia col Centro Socialista Interno nelle forme e nei modi che la situazione sopportava, certamente non
poteva sostenersi a lungo in questa purezza con il ritorno dopo il 45 dei partiti storici, con l'apparire sulla
scena politica di ingenti masse diseducate alla lotta in una situazione politica internazionale che era quella
codificata nella spartizione del mondo in sfere dinfluenza; per cui questa concezione del potere dovette
trovare modi di mediazione e di espressione diversi, fuori dalla politica parlamentare, che non nascessero
da teorizzazioni "pure" ma cervellotiche e nello stesso tempo non mortificassero la sperimentazione
spontanea in una subordinazione a diversi stadi dorganizzazione.

Dalla lotta per il C.L.N. - Consiglio sconfitta dallantifascismo democratico e dalla via nazionale popolare si
dovette passare al recupero dal momento consiliare nellimpostazione del rapporto trinitario masse-istituto

113 In Mondo Operaio, 1958, n.2. Ora in "La sinistra e il controllo operaie, Milano, 1969

114 S.Merli I nostri conti con la teoria della rivoluzione senza rivoluzione in Gramsci in Giovane Critica
n.17
di classe-partito, di cui la lotta per i Consigli di Gestione a livello della produzione e la lotta per
un'organizzazione decentrata a livello del luogo di lavoro e in seguito la lotta per una concezione collettiva
dell' organizzazione che respingesse la "democrazia" e l' "autonomia" socialdemocratiche e superasse nello
stesso tempo i punti burocratici del centralismo, rappresentano le tappe attraverso la quali nella situazione
italiana e internazionale ha dovuto passare e mediarsi una visione del potere come democrazia
diretta115.

Le libert proletarie saranno istituti che assicureranno una libert non nominale ai lavoratori nel processo
di produzione afferma Morandi, cha ha presenti quelli che nello scritto su Bauer definisce "i vizi che la
struttura burocratica del nuovo Stato (l'URSS) manifesta e le degenerazioni dal regime stalinista. "Il nuovo
sistema collettivo della produzione deve concepirsi largamente articolato nella societ, per via dalla
partecipazione diretta dai lavoratori alla sua gestione. L'esigenza della rivoluzione non quella, infatti, di
sostituire semplicemente lo Stato proletario alla categoria degli imprenditori capitalisti, ma di emancipare
da ogni sudditanza sociale il lavoratore, sostituendo alla schiavit capitalista un'attivit libera,
coscientemente prestata e partecipe dei suoi fini. Nel periodo successivo alla Liberazione, quando lo
scontro di classe doveva essere rinviato di fronte ai compiti nazionali della ricostruzione, Morandi concep i
Consigli come la conferma di quella singolare forma di potere che la classe operaia sera conquistata.. pur
allinterno di una struttura capitalistica 116 strumenti di una concezione nuova dell industria come
fenomeno sociale e forza collettiva del lavoro, garantita dalle energie spontanee della ricostruzione-
prodotti di uno specifico processo storico e sociale. Nulla di pi lontano quindi da un astratto istituto
giuridico, Una partecipazione che veniva offerta sotto specie di collaborazione, ma non mai di una
collaborazione che potesse essere accettata o respinta, a seconda dal piacere che ne avessero gli
imprenditori.. rivendicata come un diritto conquistato nel sacrificio e nel sangue dalla classe lavoratrice del
nostro paese (..). Noi ci troviamo qui di fronte a una questione di grande portata e complessit... Si tratta
veramente di compiere una delle trasformazioni pi radicali della struttura produttiva. Non una di quelle
riforme che si possano nettamente classificare: qui si tratta di trasformare proprio quella che una
condizione strutturale dal processo produttivo, allinterno e in tutte le sue possibili articolazioni, perch la
meta alla quale la classe operaia sospinge la nostra societ un movimento delle forze economiche
conseguito essenzialmente attraverso una democratizzazione del processo produttivo. ...si assicura cosi la
democrazia su queste basi e la si radica nel fondo e nel sicuro.117

La via al potere operaio, al socialismo, si colloca dunque in un quadro che rompe lo schema classico
lenininista, nel senso che consente gi una presenza operaia nel cuore della struttura, e con una sua
autonomia, e insieme respinge ogni tentazione socialdemocratica nel sottolinearne il carattere alternativo
e negli elementi di prefigurazione di un diverso assetto sociale 118.

115 S.Merli Sui problemi della ricerca consiliare nel movimento operaio italiano, in Giovane Critica

116 R.Rossanda Coerenza di Morandi, in Rinascita, 7 agosto 1965

117 R.Morandi I Consigli di gestione per l'efficienza dell'economia italiana Intervento al convegno del
Comitato per il 2.Congresso internazionale dei Consigli di gestione. Ora in Democrazia diretta.,
cit,pag.241

118 R.Rossanda Coerenza..., cit


La caratterizzazione che diede il PCI ai Consigli di gestione fu diversa da coma la intendeva Morandi: netta
separazione cio tra la lotta economica del proletariato e la lotta politica, la prima limitata all'interno della
fabbrica, la seconda all'interno delle istituzioni antifasciste e democratiche. Questo carattere doveva
portare i consigli di gestione a ripetere nelle aziende l'esperienza negativa che avrebbero vissuto nel
governo i partiti operai. Cos come era fallito il tentativo di condizionare con l'azione di governo i
meccanismi dell'accumulazione capitalista, allo stesso modo !'esperienza operaia nelle fabbriche,
"tollerata" dai padroni nella fase iniziale a causa delle enormi difficolt organizzative in cui si svolgeva la
produzione, doveva concludersi in una delusione allorch il padronato reinserito saldamente nella
direzione dell'impresa, pot fare a meno di quella "collaborazione.

Si inizia allora una nuova fase del processo di ristrutturazione dell' industria italiana, nel corso della quale
il padronato restaura in pieno la libert imprenditoriale per ristabilire su nuove basi il rapporto colla classe
operaia. Sono quelli gli anni in cui sono importate le tecniche direzionali e di organizzazione del lavoro
consolidatesi nelle economie capitalistiche pi avanzate. I processi di meccanizzazione vengono completati,
si avviano i processi di automazione, nasce la nuova classe dei tecnici, si sperimentano le prime forme di
"human relation.

I partiti operai non colgono la nuova realt venuta avanti nel processo produttivo e nel rapporto
padronato-classe operaia e si attestano sulla linea di difesa del vecchio rapporto che ci si illude di poter
ricomporre. In realt i Consigli di gestione entrano in una crisi che si risolver con la loro definitiva
liquidazione.

Saranno le modificazioni nella vita di fabbrica e nel mercato del lavoro, a portare allo svuotamento del
potere sindacale istituzionalizzato: la sconfitta della CGIL alla Fiat nel 1955 da un lato chiuder quel primo
periodo di esperienze di potere e di ripiegamento entro le istituzioni, dall'altro aprir un ripensamento che
ebbe il suo momento pi alto (preceduto da qualche fenomeno analogo come il Convegno sullo sviluppo
tecnologico promosso nel 1956 dallIstituto Gramsci) nelle Tesi col controllo operaio di Panzieri e
Libertini.

5.6 Le "Tesi sul controllo operaio

"Panzieri e io discutemmo con altri compagni, elaborammo e scrivemmo insieme le poche pagine delle
"tesi" nel vivo dello scontro tra le diverse posizioni socialiste, per recare armi teoriche e politiche alla
battaglia della nascente sinistra. Ma nello stesso tempo, era forte e dominante in noi la convinzione che
l'offensiva socialdemocratica non potesse essere fronteggiata coll' immobilismo teorico e pratico sulle
posizioni tradizionali; che si dovesse cominciare ad analizzare il nuovo quadro dello sviluppo capitalistico
nel quale solo si spiegava l'insorgere di un cospicuo settore neoriformista, e fosse di conseguenza
necessario ricercare nelle contraddizioni del sistema a un pi alto livello le ragioni di una adeguata e
avanzata lotta di sinistra; e infine, che una efficace strategia rivoluzionaria dovesse fare apertamente i
conti, alla radice, con lo stalinismo e la crisi che intorno ad esso si era appena aperta nel movimento
operaio internazionale. A questa complessa ispirazione si ricollegava tutta l'azione che Panzieri ed io
conducevamo dentro e fuori il PSI, sulle colonne dell'Avanti! e sulle pagine di Mondo Operaio e di qui
nacquero le "tesi" nelle quali ai saldarono, peraltro, l'esperienza di dirigente e di militante compiuta da
Panzieri accanto a Morandi e la battaglia da me sostenuta contro lo stalinismo, da sinistra, attraverso lunghi
anni" 119

Il contesto da cui prende le mosse il dibattito sul controllo operaio una situazione in movimento dopo
anni di stasi. Panzieri e Libertini, partendo da un lato dal rapporto democrazia-socialismo e quindi dal
diverso ruolo che il partito deve avere nei confronti della classe operaia, dall'altro dall'analisi del
capitalismo italiano, fissano i punti di partenza per una linea alternativa di potere di classe che fronteggi il
pericolo di una unificazione socialista nel quadro di una possibile collaborazione di governo.

Il punto di partenza dell'analisi era condiviso da tutta la sinistra nel dopoguerra: l'impossibilit per il
capitalismo e la borghesia di diventare classe nazionale, capace cio di assicurare lo sviluppo della societ
nazionale nel suo insieme, per le caratteristiche che ha avuto lo sviluppo del capitalismo la Italia (creazione
di singoli settori industriali che non si sono costituiti in mercato nazionale, rapporto coloniale con il
Mezzogiorno, ricorso permanente alla protezione e al sostegno dello Stato, alleanza coi residui del
feudalesimo).

Da questa tesi la sinistra aveva tratto la convinzione che tale ruolo democratico spettasse al movimento
operaio e ai partiti che lo rappresentavano. Le Tesi rifiutano invece la strategia gramsciana di
completamento della rivoluzione democratico-borghese, sostituendo allimmagine di un capitalismo debole
o inefficiente quella d un capitalismo espansivo, egemonico, totalitario, nei cui confronti le strategie fino
allora seguite e prospettate appaiane insufficienti nella misura in cui propongono alleanze che non possono
non diventare integrazioni, o mirano a difendere istituti democratico-parlamentari che per loro natura non
possono essere il centro della lotta di classe. A questa strategia si contrappone quella del controllo
operaio, valida a saldare nella struttura stessa della produzione il momento democratico al momento
socialista offrendo una continuit nei metodi di lotta politica prima, durante e dopo il salto rivoluzionario
e la garanzia dellautonomia rivoluzionaria del proletariato contro le concezioni di guida (partito-guida,
Stato-guida).

La fabbrica vista come il terreno essenziale su cui si determinano i rapporti di forza fra le classi che poi si
estendono a tutta la societ; in questo ambito gli organi dello Stato sono visti come comitato daffari
della classe capitalistica, per cui s'assiste ad una compenetrazione sempre pi stretta tra Monopolio e
Stato, in cui il primo portato ad avere un controllo pi diretto sullintera societ attraverso l'azione statale
che esso determina. Il parlamento solo la sede dove si registrano e si ratificano i rapporti di forza fra le
classi, che si sviluppano e si determinano al di fuori di esse, e l'economia resta "la sfera nella quale si
producono i rapporti reali e ha sede la fonte reale del potere. Da ci si afferma che la via democratica al
socialismo non coincide con la via parlamentare al socialismo: bens via democratica significa continuit
nei metodi della lotta prima, durante e dopo il salto rivoluzionario ... nella fondazione di istituti di potere
nella sfera economica, istituti di controllo degli operai della fabbrica, del settore e dell' intero processo
produttivo120. Per quello che riguarda il rapporto tra classe operaia e partito, contro il riformismo e la
burocratizzazione del potare si rivendica l'autonomia rivoluzionaria del proletariato, che si concreta nella

119L.Libertini, introduzione a La sinistra e il controllo operaio, Milano, 1969,pag.5-6 55; Il testo delle
"Sette tesi sul controllo operaio" stato originariamente pubblicato in Mondo operaio, a. XI, n. 2,
febbraio 1958.

120 1958: il dibattito sul controllo operaio In Giovane Critica, n.24 (autunno 1970), pag. 32-35. Vedi
anche Organismi di potere e fronte antifascista, ibid.
creazione dal basso... degli istituti della democrazia socialista e nella restituzione del partito alla sua
funziona di strumento della formazione politica del movimento di classe, cio come sollecitazione e
sostegno delle organizzazioni nelle quali si articola l'unit di classe. E' compito quindi della classe operaia
l'equilibrato sviluppo economico, la modo da spezzare il potere dei monopoli, e la trasformazione
dell'impresa pubblica da elemento di sostegno e di protezione dai monopoli a diretto strumento
dell'industrializzazione del Mezzogiorno e delle aree depresse.

In sostanza la "Tesi" affermavano la possibilit per la classe operaia di rafforzarsi attraverso obiettivi di
lotta che intaccassero il sistema capitalistico dallinterno; ma riducendo la complessit della stratificazione
sociale alla fabbrica, non si vede il rapporto di funzionalit tra settori arretrati e avanzati dell'economia, e
quindi dell'azione statuale non come semplice registrazione "politica del potere economico, ma come
momento di gestione complessiva dell'intera accumulazione. Non proponendo una reale alternativa di
potere con organismi di controllo, espressione degli interessi non solo della classe operaia ma anche dei
suoi alleati potenzialmente rivoluzionari, le Tesi non fondano un processo complessivo di dualismo di
potere che investa, unificandole, la fabbrica e la societ.

Nel PSI le forze che diverranno presto maggioritarie e che vareranno praticamente la formula del centro-
sinistra, reagirono alla tematica sul controllo operaio riproponendo, su un ceppo teorico apertamente
riformista, la necessit di una trasformazione dello Stato uscito dalla Resistenza, aI fine di operare sulle
scelte imprenditoriali forme di controllo pubblico tese a far corrispondere quelle scelte alle necessit sociali
della programmazione di uno sviluppo equilibrato. Di qui le proposte programmatiche di riforma dello
Stato, che nella originaria concezione propria di Antonio Giolitti, prefiguravano una partecipazione diretta
delle forze sociali (sindacali in primo luogo) negli organi della programmazione, entro i quali le particolarit
delle singole forze sociali sarebbero divenute momento unilaterale da mediare con gli obiettivi dello
sviluppo economico complessivo, nel superiore interesse dalla societ.

Il PCI ebbe buon gioco a contrapporre alle Tesi la politica di controllo democratico dei monopoli, da
esercitarsi nella sfera economica con le lotte sindacali, e nella societ attraverso la lotta per la
democratizzazione dello Stato e per la programmazione antimonopolistica, facendo di questi due momenti
l'asse portante della strategia della riforme e, con lattuazione dalla Costituzione, dell'avanzata democratica
verso il socialismo121

121 Da parte comunista Paolo Spriano critic le Tesi in due articoli sull'Unit accusandole di
"intellettualismo libresco" per aver espresso un'esigenza di controllo gi sufficientemente contenuta
nell'attivit attuale dei partiti e dei sindacati. La risposta di Panzieri e Libertini fu:N i partiti n i
sindacati si pongono e possono porsi in proprio, in prima persona, il tema di un'azione all'interno delle
strutture produttive: essi possono solo stimolare questa azione, includendola organicamente nella propria
politica Un'altra accusa venne fatta, sempre sull'Unit, da Luciano Barca, alla quale i due replicarono su
Mondo Operaio: Dimenticando la funzione del partito, noi avremmo messo in seconda linea l'elemento
politico generale, l'elemento cosciente. Le tesi ricadrebbero in un vecchio errore di oggettivismo,
poggerebbero sulla vecchia ideologia della spontaneit...L'inganno che alla base di queste osservazioni
critiche risiede nella identificazione rigorosa e assoluta dell'elemento cosciente, politico generale nel
partito. Al di fuori del partito non vi sarebbe verit politica, ma solo disintegrazione anarchica. I due
risposero poi sulle pagine dell' Avanti! A chi a questo proposito, qualifica queste osservazioni come
reminiscenze gramsciane non aggiornate con la realt, va replicato che se una analisi siffatta era viva nel
pensiero di Gramsci, gli sviluppi ultimi del capitalismo l'hanno resa pi valida e non certo meno valida"
Sempre su Mondo operaio, nel numero di novembre-dicembre, Panzieri e Libertini pubblicarono le
Tredici tesi sulla questione del partito di classe, analisi critica condotta sia a livello storico partendo
dalla formazione della socialdemocrazia tedesca e dallesame delle correnti del PSI prefascista - che sul
piano teorico e organizzativo; questa proposta non ebbe per la risonanza e non suscit il dibattito delle
Tesi sul controllo operaio.

5.7 Il 33. Congresso (Napoli, 1959)

Panzieri scrive in una lettera del25 ottobre 1958 a Libero Lizzadri, che aveva conosciuto in Sicilia e che si
trovava allora a Mosca ..le nostre tesi sul controllo operaio vengono finalmente ampiamente riprese
discusse e accettate anche dai compagni comunisti. Lo stesso rapporto di Togliatti allultimo C.C. accoglie
problemi e tesi gi da noi sviluppati.....Una posizione di sinistra non pu essere valida soltanto nell'ambito
del partito, deve essere valida nell' ambito dell'intero movimento operaio. Daltra parte, mi pare che, al di
l delle divergenti apparenze, i temi che pi ci assillano (funzione rivoluzionaria della classe operaia nei
paesi capitalistici, lotta per la democrazia sostanziale e non soltanto per la democrazia formale, quindi
ripresa offensiva dal movimento operaio, ecc.) si incontrino, per cos dire, con gli sviluppi pi importanti del
movimento operaio nei paesi socialisti...Sono veramente convinto che la linea perseguita da Krusciov
costituisce un rivolgimento formidabile.. E in una lettera alla stesso dal 7 novembre 1958 scrive Qui la
battaglia precongressuale in pieno sviluppo; difficile fare previsioni, ma c' un dato positivo, anzi molto
positivo, che cio la sinistra si va organizzando su basi serie....122 Rimane ancora, in questa fine '58, la sua
fiducia negli strumenti tradizionali e nelle possibilit di ripresa rivoluzionaria dallinterno delle
organizzazioni dal movimento operaio.

Al congresso di Napoli Panzieri interviene nella seduta del 17 gennaio 1959. Esordisce affermando che
resta una "questione essenziale come elemento di dissenso dagli "autonomisti", di fronte alla quale le
divergenze al loro interno, ad esempio tra Lombardi a Nenni, diventano secondarie, e "consiste nella
separazione delle lotte unitarie di massa dall'azione strettamente politica, nella quale rifulgerebbe
l'autonomia del Partito... Ed precisamente da questa separazione che nasce e si giustifica il giudizio da noi
formulato, di contadditoriet e di illusoriet della politica proposta dal compagno Nenni...E' dall'analisi
stessa della situazione oggettiva nella quale oggi ci muoviamo che emerge in modo immediato la
contraddizione insita nelle posizioni dei compagni "autonomisti ... Ci troviamo oggi in presenza di una fase
nuova della politica delle forze capitalistiche caratterizzata dalla ricerca di un equilibrio diverso da quello
tradizionale, che era fondato sull'alleanza industriali del Nord-agrari del Mezzogiorno: i caratteri nuovi
nascono dalla pi diretta egemonia dei monopoli, che tendono a esercitare in modo diretto il loro potere su
tutta la societ, secondo i modi caratteristici della loro azione. Si sommano e si fondono insieme cos le
vecchie caratteristiche del nostro capitalismo, tardivo o parassitario, incapace a reggere una ampia
espansione produttiva o uno sviluppo democratico, e le esigenze attuali dalla potenze maggiori di
rafforzare e di estendere dentro e fuori della fabbrica i controlli e le garanzie di potere, di porre cio ogni
momento la loro azione in termini di dominio integrale, totalitario, dal basso, delle strutture elementari e
fondamentali fino alle strutture organizzative della societ, alle strutture dalle stato......(....)...La condizione
operaia, cio la condizione di integrale alienazione dell'operaio nella fabbrica del monopolio, dunque il
posto di partenza di una situazione di controllo totalitario cha il grande capitale cerca di imporre a tutta la
societ........Se si vuole che la politica dell'alternativa risponda a un vero mutamento dalla situazione,

122 In Lettere..., cit.


bisogna che essa sia strumento della situazione, bisogna che essa sia strumento efficace per fronteggiare e
rovesciare questa azione del capitalismo dei monopoli. Bisogna cio che essa sia innanzi tutto tesa a
rinnovare l'azione dal movimento operaio... Affermare ci significa riconoscere che la forza decisiva capace
di fronteggiare l'azione monopolistica quella impegnata contro di essa in modo direttamente
antagonistico: quella classe operaia che sola in grado di prendere compiutamente coscienza del
significato dellintegralismo del monopoli e di avviare quindi un rovesciamento del processo totalitario"

Respinge l'etichetta di "operaismo":123 essenziale il riconoscimento che le lotte operaie debbono


finalmente oltrepassare i limiti settoriali, corporativi... partendo dall'azione di riconquista del potere
democratico nella fabbrica si gettano le basi per una seria ricostruzione e rinnovamento della sinistra nel
paese". Giunge cos a definire la politica di alternativa "La politica dell'alternativa si pone come alternativa
politica, globale, recata all'interno delle strutture, che tende innanzi tutto quel potere di classe che
sempre pi direttamente economico e politico nello stesso tempo. Perci la scissione dell'azione unitaria di
massa e dell'azione politica "di partito" svuota la politica dell'alternativa di ogni serio contenuto.
Sottolineando la scissione di questi due momenti, non si fa politica di rinnovamento, si continua anzi..,
l'aspetto deteriore precisamente della deprecata politica frontista: non di oggi la denuncia delle gravi
conseguenze che sono derivate al movimento operaio negli anni passarti dalla incapacit di saldare le lotto
rivendicative, che restavano spesso limitate negli obbiettivi, abbandonate alla frammentariet, e gli
obiettivi politici generali talora lasciati indeterminati, generici, veramente mitici, comunque sempre
perseguiti con una azione politica generica, di vertice, elettorale. Per noi, viceversa, la costruzione
dell'alternativa superamento del carattere immediato e generico delle lotte rivendicative, integrazione
costante ad esse di un elemento politico generale - sforzo cio di collegare non strumentalmente le lotte e
l'azione politica, dove compito del Partito di sospingere il movimento operaio a muoverai sul terreno su
cui si muove il suo avversario....Se vero che nella lotta contro il capitalismo moderno - e questa per noi
la dura lezione di ogni giorno - deve essere esaltata la capacit di autonomia della classe operaia, e che
l'errore pi grave quello di affidare deleghe di azione politica a questo o a quel partito inteso come
organismo staccato dalla classe, da questo stesso motivo nasce la nostra posizione nei confronti dei
problemi attuali della democrazia socialista e dell'internazionalismo proletario il nostro netto rifiuto delle
concezioni di guida124

Nel corso del '59 si svolgono il convegno sindacale a giugno e quello giovanile a dicembre. Nel
commentarne i risultati, si compiace di una ritrovata autonomia di queste forze dai partiti in crisi e di una
continuit con il pensiero e l'opera di Morandi: "In questa situazione noi troviamo la conferma della
sostanza della politica unitaria, la necessit di ritrovare nel movimento reale le linee di superamento degli
ostacoli tradizionali al nostro movimento operaio, delle sue deformazioni massimaliste e riformiste, di

123 Nel novembre del 1958 aveva dovuto difendersi dall'accusa di operaismo rivoltagli da Emilio Sereni
al Convegno del Comitato per la rinascita del Mezzogiorno sui Problemi economico-sociali di Napoli, per
aver proposto di creare attraverso la lotta dal basso una alternativa di potere proclamando
l'inscindibilit della lotta economica da quella politica e chiedendo la liquidazione definitiva della
tendenza ad assegnare alle lotte dei lavoratori un valore puramente strumentale per delegare ai vertici il
compito di fare politica.

124 33. Congresso PSI , Roma-Milano, 1959, pag.353-358. Poi in Dopo Stalin, cit., pag.223-27. Al congresso
prevalse la mozione "Autonomia" (Nenni, Lombardi) col 58% dei voti sulla "Sinistra" (Vecchietti, 32%) e
"Alternativa" (Basso, 8%)
ritrovare slancio e prospettive rivoluzionarie. E troviamo nello stesso tempo l'invito a liquidare le vecchie
incrostazioni nelle quali si presentata e continua troppo spesso a presentarsi la stessa politica unitaria che
ne era la negazione: vogliamo dire le incrostazioni di dogmatismo ideologico, di inerzia politica, di
burocratismo nella organizzazione".

Svanita una proposta di mediazione su una condirezione con il vicepresidente del PSI Francesco De
Martino, dopo il congresso di Napoli lascia Mondo Operaio per non subire una coabitazione; accetta
ancora di essere eletto nel Comitato Centrale per la corrente di Sinistra sulla base di un' alleanza tattica ma,
rinunziando agli incarichi di funzionario retribuito (responsabile della commissione cultura e del regionale
siciliano, vicedirettore della rivista del partito), deve pensare a una soluzione personale al di fuori dell'
apparato e a questo scopo, tramite Giovanni Pirelli, inizia ad aprile la collaborazione con la casa editrice
Einaudi
6. Lavoro allEinaudi (1959-1963)

6.1 Progetti per il rinnovamento della cultura di sinistra

La collaborazione alla casa editrice si svolge nellarco temporale di quasi cinque anni (aprile 1959-novembre
1963). Viene assunto nell'aprile 1959 in qualit di redattore interno, su proposta di Giovanni Pirelli125 che
faceva parte del consiglio di amministrazione ed era anche azionista. E accolto con una certa diffidenza da
una parte degli einaudiani126. Le difficolt dellinserimento, che sconvolgeva ruoli e riti consolidati, era
originata sia dalla scarsa attitudine al lavoro editoriale di Panzieri, che non sentiva il problema delleditoria
come strumento di politica culturale ma solo quello della politica come intervento immediato, sia dal fatto
che egli portava in casa editrice una cultura diversa, entrando quindi in urto con il gramscismo prevalente

Cos la casa editrice scopre di aver acquisito non un redattore, ma un consulente. Il suo ufficio era quasi in
permanenza occupato da giovani che venivano a trovarlo e il portiere aveva il suo da fare a pilotare i
visitatori verso quello che fu chiamato lufficio politico127 anche se, soprattutto nel primo periodo, il suo
impegno organizzativo e propositivo evidente.

Gli incontri organizzati a Milano con Pizzorno e Momigliano,128 e la riunione successiva del 24 giugno 1959
a Roma con Bobbio, Alberto Caracciolo, Giolitti, Franco Momigliano, Alessandro Pizzorno, Paolo Sylos
Labini, avevano definito gli spazi, i margini e le logiche con cui impostare una collana di scienze sociali. Si
sarebbero dovute privilegiare opere che, non nelladesione a uno specifico indirizzo sociologico ma nel

125 Appartenente alla famiglia di industriali lombardi, milit negli anni 40-50 nel PSI, dove conobbe
Panzieri di cui finanzi le iniziative. Curatore delle Lettere di condannati a morte della resistenza e autore
di racconti ("L'altro elemento. Quattro romanzi", Einaudi, 1965). Ved. D. Weill-Menard Vita e tempi di
Giovanni Pirelli , Milano, 1994, pp. 123 sgg. Nel 1955 Giovanni Pirelli entra nel CdA dell'Einaudi e quando
ci fu la trasformazione della casa editrice in una societ per azioni divenne un azionista di rilievo....ma non
ha mai lavorato da Einaudi....partecipava alle riunioni editoriali, alle famose riunioni del mercoled. stato
Giovanni Pirelli a mettere in contatto Raniero Panzieri con alcuni collaboratori di Einaudi e a caldeggiare il
suo ingresso in casa editrice. Ved. anche la lettera di Panzieri a Pirelli del 22 marzo 1958, in Panzieri,
Lettere 1940-1964, cit., pp. 132-33. Per i rapporti precedenti di Panzieri con la casa editrice, e in particolare
per il suo ruolo nella edizione delle Opere di Rodolfo Morandi, ved. Raniero Panzieri e la casa editrice
Einaudi, a cura di Luca Baranelli, in Linea d'ombra, n. 12

126 Nella lettera del 12 maggio 1959 alla moglie Merluzzi lessi in frigorifero definiva i redattori Einaudi,
indicando nel solo Calvino un possibile interlocutore. In Lettere 1940-64, cit., pag.195; Pi in generale,
sull'ambiente torinese: a M.A.Salvaco, 30 ottobre 1959 "Qui freddo, smog e monopolio" in "Lettere..", cit.,
pag. 231; ad A. Asor Rosa, 17 dicembre 1959, in "Lettere..." cit, pag. 248, ironico : "per questa volta ti
risparmio le consuete descrizioni del campo di concentramento neocapitalistico nel quale vive e piange la
mia onesta famiglia (sempre pi meridionale)"

127 D. Ponchiroli, citato da S.Merli, Lettere 1940-1964, cit p.XXXV.

128 Dell'incontro con Pizzorno e Momigliano stendeva una relazione nella quale sottolineava che lo scopo
di una presenza editoriale della Einaudi in campo sociologico-economico non era quello di introdurre nella
cultura italiana impostazioni e risultati delle varie correnti sociologiche americane...La produzione deve
avere un suo "centro" di interesse (che) consister essenzialmente nell'analisi delle strutture economico-
sociali e dei rapporti di classe.
loro carattere di analisi critiche rispetto al complesso di problemi della realt sociale moderna, di critica
applicata e non di teoria pura, trovavano la loro ragione unificante, attingendo a una variet di discipline,
dalla sociologia alleconomia alletnologia. Criteri molto generali ma che divenivano pi definiti
nellindicazione dei settori da curare, in primo luogo opere originali italiane che presupponevano il
collegamento con istituti e organismi che potessero fornire materiali e documentazione (dalla Ires-Cgil alle
Acli, dallUmanitaria di Milano alla Svimez) e temi di ricerca relativi ai problemi italiani
(industrializzazione del Mezzogiorno, Enti di riforma, struttura finanziaria e organizzativa dei monopoli,
mercato del lavoro, la figura dellimprenditore). Allincontro romano non aveva partecipato Ernesto De
Martino, che tuttavia aveva inviato un appunto in cui avanzava anche suggerimenti di tipo organizzativo,
indicando l'opportunit di definire una quipe di responsabili che diriga collegialmente la collana, e che
elabori annualmente un programma di massima, il cui coordinamento fosse affidato a Panzieri. 129

Questa collana avrebbe dovuto occupare lo spazio della riflessione sul contemporaneo,130 proiettando la
Einaudi in un settore formativo rivolto alleducazione di quella generazione che, nata negli anni di guerra,
era ancora da indagare e scoprire. Da un primo consuntivo steso da Panzieri nel 1960 appaiono l'arti-
colazione della collana La Nuova societ, e un ampliamento degli spazi nel tentativo di darle pi giuste
dimensioni e pi evidente significato, collocandovi opere che si possono ormai considerare classiche, ma
sono alla base della problematica e degli sviluppi pi recenti, da Durkheim a Pareto, a Weber, a
Schumpeter, a Veblen o al Capitale finanziario di Hilferding, da tempo tradotto e mai pubblicato131;
accanto ad esse Panzieri ipotizzava anche uno spostamento alla sua collezione dell'Accumulazione della
Luxemburg.132 In questa occasione Panzieri sottolineava anche il contributo di consulenza
particolarmente attivo di Lanternari e di Pietranera, al quale Panzieri si era rivolto per l'introduzione a un
libro molto significativo all'epoca come quello di Rostow133, e che veniva interpellato anche per il progetto
della collana Nuova libreria134 e per una raccolta di scritti di Schumpeter e della Robinson.

129 II 21 ottobre 1960 Ernesto De Martino scriveva a Panzieri per avere una risposta circa una raccolta di
testi, e a Solmi che annunciava una prossima risposta di Panzieri replicava il 5 maggio 1961: Naturalmente
il buon Panzieri continua a tacere [...] occorre proprio attendere "la fine del mondo" perch il nume parli?

130 15 maggio 1959 La mia proposta di fare libri di sociologia ed economia stata accolta molto bene, e
soprattutto Bobbio, nonostante il suo scetticismo su Einaudi, se ne entusiasmato [...] Non potremo fare
una produzione soltanto marxista, ma potremo inserire molti volumi che contribuiranno a riportare le
edizioni un po pi vicine agli interessi della cultura di oggi (Panzieri, Lettere 1940-1964 cit., p. 199).

131 Nel novembre, informato che lo Hilferding era in preparazione presso Feltrinelli, chiedeva a Giolitti se
era possibile pubblicare subito la traduzione esistente presso la Einaudi: Non mi pare che si possa
rinunciare, nel quadro della produzione Einaudi, alla pubblicazione di un'opera cos importante e, per certi
aspetti, nuovamente attuale. Giolitti rispondeva che la traduzione del Capitale finanziario giaceva da
qualche anno a Torino, non ancora rivista, per la collana Classici dell'economia

132 II libro della Luxemburg apparve nel 1960 - anno in cui venne pubblicato anche Produzione di merci a
mezzo di merci di Piero Sraffa - a chiudere la collana Classici dell'economia.

133 The Stages of Economic Growt di Rostow era stato proposto da Panzieri per i Libri bianchi dove
sarebbe apparso nel 1962. Panzieri osservava che il saggio aveva un interesse prevalentemente politico, e,
pur con una incredibile deformazione del pensiero di Marx, presentava una tesi di indubbia originalit:
Nel luglio 1959 partecipa al congresso internazionale di sociologia di Stresa, che gli serve per prendere
contatto con gli studiosi italiani e stranieri. Via via meno coinvolti risultavano i tradizionali consulenti per
questi settori, Bobbio ma soprattutto Giolitti, con il quale del resto si sviluppava una polemica, che risentiva
anche della sua rivista Passato e Presente, e del suo orientamento politico, sempre pi divergente da
quello di Panzieri, e sempre pi sentito come antagonista. Quasi inevitabilmente Panzieri vedeva nella casa
editrice anche uno dei possibili riferimenti per una sinistra che nei partiti non trovava pi modo di
esprimersi - concezione non estranea alla storia della Einaudi ma mai cos esplicita - come rivelavano i suoi
contatti editoriali (Alessandro Pizzorno, Ruggero Amaduzzi, Rita Di Leo, Giovanni Carocci, Danilo
Montaldi135, Paolo Sylos Labini, Luciano Gallino136, Giovanni Mottura)

II leninismo, che si impostato soprattutto come problema politico, riuscito ad affrontare il problema
economico dello sviluppo nei paesi sottosviluppati. Giulio Pietranera accettava di fare l'introduzione.

134 A novembre 1959 Panzieri aveva informato Pietranera che le sue due proposte (Idealismo e marxismo
nell' economia e Le teore dello sviluppo capitalistico) erano state entrambe accettate, una per i Saggi e
l'altra per la nuova collana sociologica, per la quale gli ricordava la promessa di dare consigli e
suggerimenti.

135 Ci fu con lui uno scambio epistolare relativo, ma non solo, al lavoro editoriale. Questo il giudizio di
Montaldi su Raniero, espresso per confutare Merli che lo includeva in uno stesso filone con Bosio e Foa :
"Panzieri era uno dei rari marxisti nel PSI..(...)...ma non era per niente un leninista nel senso pieno del
termine; questo fatto, comunque, non gli proibiva di partire con una visione del tutto nuova della lotta di
classe in Italia e nel mondo, il cui senso fosse possibile interpretare con strumenti adeguati; con l'intervento
di nuove forme culturali e politiche le quali mutassero fin dall'inizio le condizioni del movimento di classe,
addirittura nel rapporto antigerarchico da istituire fra i compagni, rompendo la disciplina astratta istituita
dai C.C. ....(...).... Quando Panzieri guardava agli organismi di base sapeva, anche per l'esperienza condotta
in Sicilia al tempo dell'occupazione delle terre, che bisogna sempre fare i conti con qualche solidificazione
locale (spesso rappresentata da uno o pi responsabili di base che, capovolgendo il culto, nella situazione si
era non soltanto assiso, ma si era disposto a covarvi uova insane), la quale generalmente s'opponeva,
coscientemente o no, all'allargamento verso la visione pi corretta e ampia dei concreti problemi del
periodo, e che tale cristallizzazione andava portata a coscienza di s e combattuta collo strumento del
convincimento e della chiarezza" che cos conclude l'articolo : "Non capisco perch Merli infili nel
comunismo libertario pure Panzieri....era stato a lungo morandiano, quindi staliniano. Uno staliniano
intelligente, che tendeva a dare un contenuto allo stalinismo del PSI. Si legge dai suoi scritti del periodo, e
lui stesso non aveva difficolt a parlarne. Compagni romani d'orientamento bordighiano o trotzkista lo
ricordano aspramente polemico nei loro confronti, anche se aperto e scrupoloso, non facilone o vile come
altri." (ma su questo aspetto vedi la diversa testimonianza di Maitan nella pagina seguente) In "Ombre
Rosse", n.13, febbraio 1976, ora in "Bisogna sognare. Scritti 1952-75" Milano, 1994, pag. 481-94

136 Il sociologo Giuseppe Bonazzi racconta di aver dato la bozza di "Anomia e alienazione nella grande
industria: ricerca sui lavoratori dell'automobile" a Panzieri, che lo trattenne senza per mai proporlo per la
pubblicazione in comitato di redazione, attribuendo questa scorrettezza al settarismo del gruppo dei Q.R.

Ved. "Lampadine socialiste e trappole del capitale: come diventai sociologo", Bologna, 2006, pag. 95 .
Intanto un mutamento era avvenuto nel rapporto con la casa editrice. Dall'ottobre 1960 Panzieri non era
pi redattore interno, ma aveva definito un contratto di consulenza137, pur precisando che questa
richiesta non aveva minimamente il significato di un impegno minore nel mio lavoro; e affermava che
non si era rimasti alla fase della semplice ideazione, ma era stato necessario un lavoro preliminare di
allacciamento di contatti e collaborazioni, in campi nei quali le Edizioni avevano per un certo tempo
segnato il passo138.

Attiva era anche la sua presenza nei Consigli editoriali. Dal suggerimento di Strumilin, Il passaggio dal so-
cialismo al comunismo e le prospettive dell'economia sovietica,139 all'ipotesi di una storia delle inchieste
meridionali affidata a Massimo Salvadori, a Wright Mills, alla raccolta di economisti sovietici a cura di Lisa
Foa, agli scritti di Fanon a cura di Giovanni Pirelli,140 a Rene Rochefort, Le Travail en Sicile, a Hollingshead
e Redlich, Social Class and Mental Illness: titoli e proposte per La nuova societ appaiono quasi in ogni
riunione del Consiglio editoriale. Altrettanto continuativi sono i suggerimenti per i Libri bianchi: da un

Il libro fu poi pubblicato con prefazione di Vittorio Foa dalle Edizioni Avanti! nel 1964. La recensione
favorevole di Maria Coletti sul n.5 dei Quaderni Rossi porterebbe per a escludere una ostilit preconcetta
da parte dei Q.R. nei suoi confronti.

137 In una lettera ad Alberto Asor Rosa del 26 ottobre 1960 Panzieri collegava esplicitamente questa
modifica del contratto con Einaudi all'impegno organizzativo per Quaderni rossi e a tutto il lavoro che ci
proponiamo (Panzieri, Lettere 1940-1964, cit., p. 287).

138 Panzieri a Einaudi, 13 ottobre 1960 (bid., pp. 283-84). Il contratto di collaborazione in data 1 ottobre
prevedeva una consulenza specificamente per la cura della collana "La Nuova Societ", per i Saggi e per i
Libri bianchi. Seguiva un dettagliato programma della Nuova societ con precisi tempi di consegna e di
programmazione dei volumi. A parte i manoscritti gi pronti (Worsley, Perroux, Sylos Labini, Jahn, Sweezy,
Pietranera), venivano indicati quelli di prossima consegna (Huberman e Sweezy, Strumilin, Montaldi, Di
Leo), tutti poi apparsi tra il 1961 e il 1962. Nella Nuova societ era previsto anche Hobsbawm, I ribelli,
pubblicato poi nei Saggi. Alcuni dei volumi indicati come ancora in preparazione (Kaldor, Nurkse, Freyre, G.
Myrdal, Berle e Means, Ossowski) sarebbero poi confluiti nella Nuova Biblioteca Scientifica Einaudi.

139 Nel Consiglio editoriale del 18 novembre 1959 sosteneva questa proposta di Sylos Labini, Pietranera e
Lisa Foa osservando che si trattava dun economista grandissimo che non si era piegato come Varga al
dittatore

140 Consiglio editoriale del 12 luglio 1961. Contemporaneamente all'impegno per le Lettere della
Rivoluzione algerina e a un'ipotesi di raccolta di testimonianze di disertori francesi, era stato Pirelli a
segnalare il 25 maggio 1961 a Panzieri il saggio di Fanon, De la violence, apparso su Temps Modernes,
come molto "avanzato", e a prendere contatto con Fanon stesso, di cui trasmetteva a Panzieri copia di
una lettera relativa alla sua disponibilit a cedere a Einaudi i diritti delle sue opere. Il 22 luglio 1961 Pirelli
inviava a Einaudi un promemoria in cui lamentava il disinteresse della casa editrice per le opere di Fanon:
Colpa mia. Colpa di non essere stato abbastanza energico nel denunciare una visione ristretta e
mercantilistica della questione. Lo faccio ora, sebbene con grande ritardo, per dire che tra la mia
valutazione di curatore dell'opera e l'interesse della casa editrice per questo autore c' un divario
incolmabile; Weill-Mnard, Vita e tempi.. cit., pp. 147 sgg.
secondo Deutscher da far seguire al libro bianco del 1957141, a Moth, Joumal d'un ouvrer, al quale
avrebbe dovuto seguire Cultura e classe operaia142, a una raccolta su protestantesimo e socialismo che
avrebbe dovuto comprendere scritti di Barth, agli Entretiens avec Claude Lvi-Strauss di Charbonnier.

6.2 Altre proposte: Trotskji e lURSS, la Nuova Biblioteca Scientifica Einaudi...

NellEinaudi cera una costante attenzione sugli sviluppi della situazione in URSS, congiunta anche con
l'ipotesi di riproporre i testi degli eterodossi.

Gi nel 1960 era apparso Trotskij oggi di Ernesto Maitan143, nella collana Libri bianchi, dopo una
travagliata gestazione: nel giugno 1958 Maitan aveva scritto dell'impostazione che intendeva dare: II tema
deve essere attualit di Trotskij o simili. Tutti i problemi sono visti, in altri termini, in collegamento stretto
con i problemi che attualmente - soprattutto dopo il XX Congresso - si pongono al movimento operaio.

141 Nel Consiglio editoriale del 16 marzo 1960 Panzieri proponeva appunto la raccolta delle pi recenti
conferenze di Deutscher, molto belle e acute, molto intelligenti

142 Consiglio editoriale del 23 novembre 1960. Su Daniel Moth, Diario di un operaio (1956-1959), cfr. la
nota redazionale in R.Panzieri, La crisi del movimento operaio...., cit., pp. 263-5

143 L. Maitan La strada percorsa: dalla Resistenza ai nuovi movimenti. Lettura critica e scelte alternative
Bolsena, 2002: Avevo avuto modo di conoscere Raniero subito dopo la guerra, durante la comune
militanza nel Psiup. Ci eravamo:per visti solo di sfuggita: non c' erano molte occasioni d'incontro, tanto
pi abitando in citt diverse, tra chi come me apparteneva a Iniziativa socialista e chi seguiva, i pi accaniti
fautori della fusione con il pci Dovevamo per incontrarci, pronubo Giuseppe Paolo Samon, dopo il XX
Congresso, quando Raniero era divenuto responsabile di Mondo operaio. Il rapporto diventava subito cos
caloroso che era Raniero stesso a sollecitare un mio intervento nel dibatto sul controllo operaio, promosso
sulla rivista da un testo suo e di Lucio Libertini. Il caso voleva che in quel periodo abitassimo non solo nella
stessa citt, ma anche nello stesso quartiere a poche centinaia di metri di distanza. Cos diventavo un
frequentatore della sua casa di viale Medaglie d'Oro, stabilendo un legame a livello famigliare. Potevo
perci via via rendermi conto di come Raniero fosse sempre pi estraneo al Partito socialista e sempre pi
radicalmente critico anche nei confronti del Partito comunista. Questa era l'origine del pratico distacco da
Lucio Libertini, che considerava troppo influenzato da considerazioni tattiche e troppo proclive a manovre
interne Quando Raniero si trasferiva a Torino per lavorare alla editrice Einaudi, continuavo a incontrarlo in
occasione de miei frequenti viaggi in quella citt, qualche volta pernottando a casa sua. Tramite lui
cominciai a frequentare a mia volta la redazione della casa editrice, di cui sarei poi divenuto collaboratore
(era uscito, nella collana bianca, il mio: Trotsky, oggi). Ed era proprio con Panzieri che concordavo la
pubblicazione di un volume di scritti di Trotsky, che sarebbe uscito nel 1962. Di questo volume (Scritti:
1929-1936} avremmo fatto, assieme a Colletti, la presentazione a Roma, in un affollatissimo dibattito con la
partecipaziene anche di Paolo Spriano Parte dell'intervento di Raniero e una mia intervista erano trasmessi
alla radio. Particolare curioso:qualcuno trov che Panzieri era apparso un sostenitore di Trotsky pi
ortodosso del sottoscritto! Grazie a questi rapporti e alle periodiche conversazioni, avevo potuto seguire,
anche se dall'esterno il percorso di preparazione dei Quaderni rossi ...Il punto culminante del nostro
rapporto con i Quaderni rossi era una tavola rotonda tra Raniero e Vittorio Rieser da una parte e Renzo
Gambino e chi scrive dall' altra.
Dubbi venivano espressi da Solmi, Venturi e Bobbio (Consigli editoriali del 22 ottobre e del 26 novembre
1958); in particolare Solmi notava che il testo non parlava, come invece ci si attendeva, delle attuali
correnti trotzkiste, ma dell'attualit del pensiero di Trockij, e Giulio Einaudi suggeriva di intitolarlo Apologia
d Trotskij. Il 25 febbraio 1959 Maitan protestava per aver saputo che al saggio sarebbe stata premessa
non una nota, ma una lunga prefazione e che questa prefazione sar polemica contro il testo. Spero che si
tratti di un'esagerazione pubblicitaria; in caso contrario dovrei fare la ipotesi di una scorrettezza
inqualificabile da parte di Solmi. Ma il 27 febbraio Calvino lo rassicurava: in effetti si trattava di una nota
redazionale in cui Solmi osservava che il bando ancora in corso contro Trockij rendeva impossibile
comprendere la natura e le contraddizioni attuali dell'URSS. Il 6 aprile Calvino scriveva a Maitan di aver
trovato il suo testo convincente e argomentato e non agiografico: Nella mia scontentezza per le varie
posizioni della sinistra italiana la lettura del tuo libro mi conferma nella necessit d'una politica
rivoluzionaria alla precisazione della quale vedo che il pensiero trotzkista non pu non esser tenuto
presente.

Il 17 novembre 1959 Maitan proponeva a Panzieri un piano per una antologia di Trockij e il 18 novembre
Panzieri suggeriva in Consiglio editoriale di affidare a Maitan una raccolta di scritti di Trockij dell'ultimo
periodo, usciti poi nel 1962 col titolo Scritti 1929-1936

Solmi, a proposito della prefazione di Maitan alla raccolta di Trockij, osservava:Ti avevamo gi detto che
vorremmo presentare questi scritti in modo il pi possibile storico e oggettivo e anche per questo (per dare
maggiore autorit all'edizione) ci siamo rivolti a Deutscher e poi a Carr [...] La tua prefazione ideologico-
polemica, mentre non fornisce quei dati che potrebbero essere utili per comprendere la genesi di questi
scritti [...] rischia di essere controproducente, allontanando il lettore prevenuto da un testo gi sospetto,
mentre il compito della pubblicazione di questi scritti presso Einaudi dovrebbe essere proprio quello di
reintrodurre il pensiero e l'opera di Trotzki nel circolo ufficiale della cultura di sinistra italiana, superando
i vecchi limiti e tab ideologici.144

A completare il quadro dei rapporti tra Panzieri e i Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR), sezione italiana
della Quarta Internazionale, seppure riferiti ad un periodo successivo, lesperienza dei Quaderni Rossi
venne seguita attentamente sia da Bandiera Rossa, organo dei GCR, con contributi critici sulla
trasformazione della condizione operaia, sia con tavole rotonde con gli animatori dei Quaderni Rossi e con
riunioni comuni in via Bligny 10, sede del gruppo. Aggiungiamo questa testimonianza di Paolo Samon io e
Augusto Illuminati - entrambi militanti dei GCR - ci recammo da lui, allHotel Inghilterra dove alloggiava, (...)
gli proponemmo liscrizione ai GCR. Rifiut con garbo e cortesia: disse che condivideva molte delle analisi
dei trotskisti, ma che politicamente aveva in mente un progetto diverso da quello ipotizzato dalla Quarta

144 Solmi a Maitan, 20 ottobre 1961. Maitan insisteva perch la sua introduzione non avesse solo il
carattere informativo che gli veniva richiesto, ricordando che i testi di Trockij hanno cessato di essere
"sospetti" e che anzi verranno ricercati da ampi strati di militanti e che era comunque necessario
confutare clichs non immaginar!, ma reali (Maitan a Solmi, 15 novembre 1961). Il 17 novembre Solmi
dichiarava che nella sua richiesta di modifiche non c'era "nessuna riserva e nessun sabotaggio. Se la casa
editrice meno sensibile di una volta a certe esigenze di ordine politico, e non cos solo per Trotskj, la
colpa non mia "
Internazionale. Era giunto alla conclusione che occorresse cominciare da capo, dalle leghe operaie come
era avvenuto centanni prima145.

Nel presentare al Consiglio editoriale del 14 febbraio1962 il piano di Lisa Foa per una raccolta di scritti di
Bucharin tra il 1926 il 1928, Panzieri proponeva di istituire un gruppo di lavoro per una serie di libri
documentari sullUrss, di cui avrebbero dovuto far parte Migliardi, Strada e Venturi, ma proprio
questultimo avanz obiezioni suggerendo, invece dei libri di documentazione, opere di interpretazione
storica. Fu una divergenza che si prolung nello stesso Consiglio con la discussione su come periodizzare il
volume di scritti di Trockij.

Sottinteso un contrasto di fondo: per Panzieri si trattava di riesplorare le alternative possibili interne al
sistema sovietico stesso, per Venturi di ratificare attraverso la storiografia una condanna inappellabile. Ne
fu conferma uno scontro sul libro di Herlich, Dibattito sulla industrializzazione sovietica, a proposito del
quale Venturi sottolineava linteresse storiografico e documentario, fondato su materiali totalmente
sconosciuti. Vivace la replica di Panzieri nel denunciare il punto di vista formalistico e borghese da cui
viziata lintera trattazione, che perci risultava totalmente acritica, e nel rimarcare che i documenti
sconosciuti erano ormai largamente superati dal dibattito in corso e da libri in via di pubblicazione anche
in Italia.

Dal maggio 1962 qualcosa andava cambiando. Einaudi scriveva infatti a Sergio Steve: Abbiamo intenzione
di avviare, nei prossimi mesi, una nuova collezione di scienze economiche, giuridiche e sociali, divisa, per
l'appunto, in tre sezioni; e vorremmo assicurarci la tua consulenza e la tua collaborazione attiva per la
sezione economica [...] Spero vivamente che tu possa venire a Torino per la riunione di "fondazione", che
vorremmo tenere alla tua presenza, con Bobbio, Panzieri e Solmi.146 Era il primo annuncio della collana
Nuova Biblioteca Scientifica Einaudi (Nbse) nella quale confluiva la collana di Panzieri. La prima
conseguenza era che da direttore di una collana Panzieri diveniva uno dei membri di un gruppo di lavoro
che, pur nella distinzione delle competenze per le varie sezioni, aveva la responsabilit collettiva della

145 Yurii Colombo "Il movimento trotskista in Italia durante la stagione dei movimenti sociali (1968-1980)"
Sul sito: www.giovatelpa.it/capitolo1

146 Einaudi a Steve, 14 maggio 1962. A Steve si era rivolto Panzieri a fine '60 per chiedergli di curare
un'ampia scelta di Kaldor e per suggerirgli anche Ernest Mandel, Trait d'economie marxiste,
notevolmente originale, nonostante l'impianto scolastico, e con una trattazione seriamente
storicizzata (Panzieri, Lettere 1940-1964 cit., pp. 280 e 297). Steve, ricevuta la traduzione del Mandel,
affidata a Maitan, osservava che si trattava di un'opera di buone intenzioni e con qualche spunto
interessante, ma in sostanza di uno zibaldone male organizzato e al livello di una cattiva compilazione.
La soluzione migliore gli sembrava cedere la traduzione a qualche editore con standards pi correnti. La
questione avrebbe avuto qualche strascico polemico. Alle proteste di Maitan per il ritardo di pubblicazione,
Ponchiroli gli scriveva che il Mandel era stato accettato per le insistenze di Panzieri, ma che il Consiglio
editoriale, e anche Solmi, non ne erano mai stati convinti: Caduto Panzieri sul campo dell'onore, logico
che, mancando il pi solido sostegno, la frana abbia luogo. Maitan indicava il vero avversario del volume
in questionein Steve, che aveva avanzato anche rilievi sulla qualit di alcune traduzioni affidate da Panzieri
che, seppur oneste, denotavano per lo pi una scarsa conoscenza dell'economia ed erano quindi
bisognose di un'attenta revisione
nuova collana. Temporalmente la decisione coincideva con i fatti di piazza Statuto che, nel luglio 1962,
coinvolgevano il gruppo di Quaderni rossi.147

I riflessi di una radicalizzazione delle scelte politiche si possono cogliere nei Consigli editoriali 148. Uno
scontro si era avuto, ad esempio, sul libro di Roberto Giammanco, Dialogo sulla societ americana. Nel
presentarlo (16 gennaio 1963) Solmi, criticandone lo stile, lo indicava come molto vivo; Calvino, pur
apprezzandone alcune parti, nel complesso pesante, e Bobbio interessante ma lugubre, orwelliano,
un po' fanatico. Panzieri, condividendo la critica ai difetti vistosi di scrittura, osservava che non
esisteva un altro libro cos intelligente sull'America. Il dato pi significativo che si decise di votare, una
prassi del tutto inconsueta che significava il venir meno delle capacit di mediazione che
contraddistinguevano il Consiglio editoriale.

Nel marzo 1963 Panzieri predisponeva un Promemoria per una riunione a Roma per discutere di una
ridislocazione delle opere di economia e scienze sociali nell'intero arco delle collezioni Einaudi. Per la nuova
collana Nbse, nella quale era gi previsto un numero consistente di opere149, l'indicazione si limitava alla
necessit di incrementare i contributi di autori italiani e di utilizzare pi ampiamente la formula antologica.
Per la Nue veniva proposto l'inserimento di testi classici di particolare importanza nel contesto del
pensiero economico attuale, presentati in edizioni di alto livello scientifico con ampie introduzioni storico-
critiche e bibliografie: un'esigenza che si fondava tanto sulla mancanza in Italia di traduzioni adeguate,
quanto sulla utilit di riproporre comunque taluni classici nelle condizioni attuali della ricerca150.

147 Cfr. Panzieri, Lettere 1940-1964 cit., pp. 338-56.

148 Cos nel caso della proposta di una raccolta degli scritti di Nenni dal 1922 alla Liberazione alla quale
Panzieri opponeva un rilievo di fondo: pubblicare Nenni poteva essere fatto all'interno di una scelta degli
scritti dei pi significativi uomini politici, se non si voleva dare un carattere contingente alla decisione.
Sempre Panzieri avanzava obiezioni a una antologia di Tamburrano e Coen sulla pianificazione, suggerita da
Giolitti, perch sullo stesso tema c'era un progetto in corso nato da incontri con Forte, per cui Panzieri
aveva gi preso contatto con Steve

149 In un allegato era indicato lo stato di programmazione della collana: Opere pronte: Nurkse, La
formazione di capitale nei paesi sottosviluppati; Myrdal, II valore nella teoria sociale; Berle & Means, La
societ anonima moderna; Harrod, Keynes. Opere in traduzione: Ossowski, La struttura delle classi sociali;
Melman, Formazione delle decisioni e produttivit; Balandier, Sociologia dell'Africa nera; Kantorowicz,
Saggi di econometria; Mandel, Trattato di economiamarxista; Lange, Saggi sullo sviluppo economico;
Hollingshead, Salute mentale e classi sociali; Baran-Sweezy. Opere da affidare in traduzione: Kaldor, Essays
on Value and Distribution; Balogh, Unequal Partners; Baumol, Welfare Economics and the Theory of the
State; Schneider, Money, Income and Employment; Myrdal, L'elemento politico nella formazione delle
teorie dell'economia pura. Sono inoltre in preparazione opere di Steve, Garegnani, Pietranera,
Lombardini. Questo Promemoria allegato alle lettere di convocazione della riunione per il 6 aprile presso
la sede romana della Einaudi cfr. anche Raniero Panzieri e la casa editrice Einaudi cit.

150 Tra gli autori indicati c'erano Quesnay, Petty, Smith, Ricardo, Mill, Marx, Walras, Schumpeter, Veblen,
e si suggeriva anche una serie d classici italiani. Ma va ricordato che al Consiglio editoriale del 12 dicembre
1962 Panzieri aveva gi proposto per la Nue gli scritti giovanili di Engels, che lui stesso aveva in parte
tradotto, la ristampa dei Manoscritti economico-filosofici nella traduzione di Bobbio, degli Scritti politici
Una particolare attenzione era poi dedicata alle opere di dibattito e documentazione su problemi italiani
attuali e di economia internazionale nei Libri bianchi, a proposito dei quali Panzieri osservava che, gi da
qualche tempo, ai temi originari di dibattito ideologico si era affiancata una tematica pi concreta (so-
prattutto intorno a problemi di politica internazionale), ma che era tempo di avviare uno sviluppo
ulteriore della collana con la pubblicazione di volumi dedicati, in particolare, alle questioni pi vive di poli-
tica italiana e internazionale.151 Inoltre suggeriva l'inserimento di saggi di economia e sociologia nella
collana Studi e ricerche, che avrebbero potuto accogliere i risultati del lavoro di giovani studiosi che si
rivolgono oggi con tecniche rigorose alla ricerca economica e sociologica su temi di notevole impegno, e
faceva i nomi di Rieser, Spesso, Cicerchia152.

Infine cera il progetto di organizzare unopera complessiva sulleconomia italiana degli anni 60,
organicamente concepita ad opera di un gruppo di studiosi e fondata su ricerche a livello economico (non
statistico) sugli aspetti salienti delle strutture italiane e sulle proposte di soluzione, da aggiornare
eventualmente anno per anno, oltre allinserimento di alcuni manuali nella Pbe (come quelli di Forte,
Introduzione alla politica economica. Il mercato e i piani; di Dobb, I salari; di Napoleoni, II pensiero
economico del 900..).

Nella tradizionale riunione della casa editrice di fine estate a Rhmes in Val dAosta, nel 1963 viene
riorganizzata la produzione con la concentrazione delle collane: nella Nue confluivano tutte le collezioni di
testi e anche ristampe o antologie di scrittori politici italiani, compresi Gobetti e soprattutto Gramsci, per il
quale era aperta la concorrenza con altri editori. Sono elementi del concludersi della fase di
disorientamento seguita, nel passaggio agli anni sessanta, alla rottura con il PCI e allo spostamento dell'asse
culturale della casa editrice che, pur continuando a sentirsi parte della sinistra, si rende disponibile a far da
sponda alla affermazione di una nuova cultura al di fuori di quella dei partiti storici della sinistra, alla
Einaudi impersonata da Panzieri, Fortini 153 e Solmi154. Era questo progetto nellestate 1963, ad entrare in
collisione con le altre anime della casa editrice.

giovanili di Marx nella traduzione di Firpo (con revisione di Antonio Negri e Gian Mario Bravo), dei Principi
della filosofia dell'avvenire di Feuerbach nella traduzione di Bobbio, e gli scritti storici di Marx

151 Nello stesso periodo Panzieri suggeriva nei Consigli editoriali alcuni titoli in questa direzione: una storia
narrata dei rapporti di fabbrica di Aris Accornero, su cui per si era espresso negativamente Calvino e
unantologia di interventi sullagricoltura a cura di Rita Di Leo (Consigli editoriali del 9 gennaio e del 20
marzo 1963)

152 Gi in Consiglio editoriale Panzieri aveva proposto il libro di Ruggero Spesso sugli schemi di
riproduzione del ciclo economico; la tesi di Vittorio Rieser sul problema dellintegrazione nella sociologia
contemporanea, su cui cera anche il parere positivo di Bobbio; la ricerca di Carlo Cicerchia, giovane
studioso marxista e sindacalista militante, su stratificazione sociale, salario e sviluppo nellagricoltura
(Consigli editoriali del 6 e del 20 marzo 1963).

153 Sullanalogia di scopi e la differenza di valutazioni politiche e di mezzi cfr. le lettere tra Panzieri e Fortini
a proposito di Dieci inverni, in Panzieri, Lettere 1940-1964 cit., pp. 112-24.

154 Solmi in Gli anni di Panzieri, (Linea dombra, n. 12, 1985) cos a venti anni dalla morte ricostruiva
quelle indelebili impressioni: Incontrare Raniero, e stabilire un rapporto di amicizia con lui stato per me
come entrare per la prima volta in contatto con la tradizione intellettuale e col patrimonio di lotte del
Un disegno ad ampio reggio: se Panzieri accettava di fatto la convivenza con altri studiosi nella Nbse,
spostava contemporaneamente il suo raggio dazione soprattutto verso le collane Libri bianchi e Studi e
ricerche, strumenti anche per coagulare e formare il gruppo che agiva intorno a Quaderni rossi.

6.3 Il "caso" Fofi e la fine di un progetto politico-culturale

In questo quadro vanno collocati gli svolgimenti del caso Fofi. Prevista inizialmente per Nuova societ,
lindagine di Fofi sullimmigrazione meridionale a Torino155 era stata proposta da Panzieri nel Consiglio
editoriale dell8 marzo. L8 maggio 1963 informava il Consiglio editoriale che Fofi aveva consegnato il libro:
Circa 400 pagine, pieno di dati, molto serio, e scritto anche con vivacit. Andrebbe perfettamente nei Libri
bianchi: senonch c una grossa parte statistica, cui lautore tiene perch smentisce le statistiche
precedenti. Solmi si associa, e sottolinea la chiarezza dello stile. Si decide di riparlarne con pi agio e pi
avanti.

Solmi, incaricato della revisione in bozze, nel settembre 1963 informava Einaudi156 che il libro poteva
presentare aspetti delicati. Una questione su cui la casa editrice era sensibile, dopo il sequestro e la causa

movimento operaio, che egli incarnava e rappresentava, ai miei occhi, per lintensit con cui aveva vissuto
un quindicennio di militanza politica nel partito socialista e per la sicurezza (insieme distaccata e
appassionata) con cui egli si muoveva in quel mondo e sapeva farsi mediatore dei suoi valori e delle sue
istanze anche con chi, come me, non avendo mai fatto esperienze di partito, e non avendo conosciuto
nessuna forma di milizia politica continuativa, era sempre rimasto, a ben vedere, ai suoi margini, in una
posizione un po velleitaria di partecipazione ideologica e intellettuale, a cui era mancato tuttavia pur
sempre lelemento decisivo del rapporto diretto con la classe operaia (nel senso pi lato di questa
espressione) e coi protagonisti effettivi delle sue lotte [...] Conoscendolo, ho avuto limpressione di
imbattermi in un filo che veniva da molto lontano, e che egli aveva avuto il merito di custodire e di svi-
luppare senza spezzarlo o confonderlo con altri; e che a quel filo avrei dovuto continuare ad attenermi, per
quanto stava in me, anche in seguito

155 Pubblicata poi dalle Edizioni Avanti: F. Fortini, Sempre antiamericano, in "La Stampa", 13 settembre
1991 "Siamo alla Einaudi, tra il '63 e il '64, anni in cui la casa editrice molto vicina al partito comunista. Si
apre un fronte di battaglia su un libro che scotta: L'immigrazione meridionale a T orino di Goffredo Fofi. Si
diceva che venisse rifiutato anche su pressioni della Fiat. Ci fu una lotta per pubblicarlo, condotta all'interno
della redazione da Raniero Panzieri e Renato Solmi, che erano due teste dure. E si arrivati a una
votazione, met a favore e met contro: il libro bocciato con il voto decisionale di Giulio Einaudi.
Dopodich venne il licenziamento di Solmi e di Panzieri. Anch'io finii a insegnare in un istituto tecnico. E un
anno dopo Panzieri muore, letteralmente non aveva da dar da mangiare ai suoi figli. Giovanni Pirelli
acquist un panno di stoffa rossa per coprire la bara; Rifiutammo qualsiasi partecipazione politica. Fu un
funerale senza una parola"

156 A questo proposito, cos Einaudi il 3 ottobre 1963 scriveva a Fofi: Alcune settimane fa Renato Solmi
mi sottopose alcune pagine del suo libro che supponeva mi avrebbero lasciato perplesso per i riferimenti a
persone, Enti e societ. Difatti dissi a Solmi che mi proponevo di parlarle, e non essendone sorta
lopportunit, le scrivo. Pubblico volentieri il suo libro, che oltre ai sostenitori accesi, trova estimatori anche
tra quanti possono formulare riserve o critiche. Ma un limite devo porre alla mia attivit, che quella di
editore di libri, e non di giornali o ebdomadari, ed quello di filtrare attraverso una struttura non
per i Canti della nuova Resistenza spagnola, il caso Piccardi e Mafia e politica di Michele Pantaleone in cui
era stato coinvolto anche Panzieri.157

Einaudi scriveva poi ancora a Fofi precisando che il libro gli sembrava pubblicabile soltanto in una sede
editoriale pi legata allattualit pubblicistica di quanto sia la nostra e inviava copia a Panzieri, a cui
scriveva di aver espresso anche a Solmi il suo stupore che si sia fatto tanto rumore intorno a un libro che
sostanzialmente cos debole, sia sul piano metodologico e critico, sia sul piano politico. Panzieri stesso, a
parere di Einaudi, non poteva non condividere questo giudizio. E con un repentino salto indicava in questo
episodio il punto darrivo di un deterioramento di rapporti ormai irrimediabile:Debbo constatare con
dispiacere che in questo, come in altri casi, sono stati introdotti nella sfera del nostro comune lavoro
editoriale interessi e preoccupazioni di natura affatto estranea al lavoro stesso [...] Questo del libro di Fofi
non che lultimo episodio in cui si manifesta una divergenza profonda esistente tra noi circa gli
orientamenti e i metodi del lavoro editoriale. Le scelte a cui vengo posto di fronte con atteggiamenti che a
volte sfiorano la provocazione, mi sembrano inaccettabili, soprattutto perch ad esse dovrei condizionare
esplicitamente o implicitamente tutto lindirizzo editoriale.158

Einaudi poneva la questione della incompatibilit tra la casa editrice quale era e quella che Panzieri
pensava di orientare. Linvito era quindi a trarne le conseguenze e non gli pareva pi possibile ricercare un
dialogo costruttivo, quando gli antagonismi e le difformit di valutazione si esprimevano in critiche
profonde dei nostri orientamenti attuali, senza che daltro canto si bilancino queste critiche con indicazioni
concrete sufficienti a creare delle vere alternative, salvo sporadici contributi talvolta pi importanti per le
loro intenzioni che per il loro vero valore. Cos, mentre sono sottoposto a critiche per il settore culturale, ho

contingente e caduca le analisi di fondo, evitare i riferimenti diretti a persone enti e societ, sopratutto
quando questi sono ovvii, o quando la citazione esemplificativa pu essere altrettanto bene attribuita a una
categoria di persone, o a una categoria imprenditoriale, o a una organizzazione operaia determinata,
anzich al signor X, alla societ Y, al sindacalista Z. Nel caso del suo libro in particolare, questa revisione
indispensabile ai fini della pubblicazione del libro, e questo non tanto per eventuali procedimenti legali, sui
quali potrei anche passare oltre, quanto per limpossibilit in cui mi trovo di erigermi in certo qual modo
con lei a censore di istituzioni e di societ e persone con le quali mi trovo quotidianamente a contatto, alle
quali sono legato talvolta da rapporti di collaborazione e di lavoro (gli intellettuali che lei cita, per esempio),
e che non sta a me, sia pure tramite suo giudicare, mentre ovviamente sento lecito e doveroso criticare ed
analizzare in un contesto di ampio respiro quale il suo, gli strati sociali e le categorie che compongono il
tessuto della nostra citt

157 II libro di Michele Pantaleone, Mafia e politica, era stato proposto da Carlo Levi ma nella decisione di
pubblicarlo era stato coinvolto anche Panzieri (Pantaleone a Panzieri, 22 novembre 1960). Il 24 aprile 1961
Pantaleone chiedeva a Panzieri di continuare a interessarsi per la pubblicazione del libro: Calvino e Levi mi
hanno detto che ti sei battuto. Il libro sarebbe poi apparso nel 1962, in coincidenza con la nomina della
Commissione parlamentare dinchiesta .

158Einaudi a Panzieri, 24 ottobre 1963 (Panzieri, Lettere 1940-1964 cit., pp. 389-90). Retrospettivamente
questo il giudizio dell'editore su di lui (in S.Cesari "Colloqui con Giulio Einaudi", Roma-Napoli, 1991): Una
straordinaria eminenza grigia stato Raniero Panzieri. Pochissimi libri in catalogo, ma quando Calvino
veniva a Torino, da Parigi, era con Panzieri che parlava per primo. Camminavano su e gi per i corridoi,
parlavano fitto. Calvino prendeva Panzieri sottobraccio e si faceva raccontare da lui ci che accadeva in
Italia: nel senso delle idee, degli sviluppi intellettuali.
lamarezza di constatare che quel settore, al quale anche tu collabori, stato negli ultimi anni il pi scarso,
contraddittorio e improduttivo dellintera Casa editrice. A dire il vero, il quel settore era stato da sempre il
pi contraddittorio e improduttivo: erano rimaste allo stato di progetto idee come quelle di Felice Balbo
per una collana sociale-politica, ed erano falliti i tentativi di dar vita a riproposte dell esperienza del
Politecnico.

Alla richiesta di Panzieri di quella esauriente chiarificazione che da tempo invano sollecitava159,
Einaudi il giorno successivo confermava la sua ormai radicata convinzione che la casa editrice da te stata
considerata prevalentemente come strumento per una battaglia ideologico politica. L'8 novembre 1963
Bobbio scriveva a Einaudi: Ho appreso che il caso Fofi stato l'occasione per il licenziamento di due
collaboratori della casa editrice, Panzieri e Solmi, per i quali da tempo ho stima ed amicizia. Per quanto non
conosca esattamente le ragioni ultime che ti hanno indotto a questa decisione, non riesco a capacitarmi
che un passo cos grave fosse davvero necessario. Un consiglio di venti persone, ciascuna con la propria
testa e magari con le proprie posizioni, non pu essere un gruppo monolitico. La discussione necessaria al
nostro lavoro, come l'aria per respirare. E con la discussione, il dissenso. Anche se mi sono trovato spesso
dalla parte di coloro che non condividono le proposte dei due collaboratori licenziati, penso che sarebbe
stato possibile superare anche questa crisi, con fermezza, s, ma senza giungere improvvisamente a
soluzioni cos drastiche. Abbiamo superato insieme la montagna di difficolt dell'era staliniana. Mi sembra
strano che non si possa superare la collinetta dell'era del centro-sinistra.

Il 10 novembre era Giovanni Pirelli a scrivere a Einaudi: Desidero che tu sappia direttamente da me
perch ho deciso di non venire a Torino nei prossimi giorni. Il motivo il seguente: mi sono reso conto che
le posizioni sono ormai ben chiare e definitive dall'una e dall'altra parte e che non esiste spazio per nessun
ruolo di mediazione (ruolo che d'altronde non mi si addiceva affatto [...]). D'altra parte non mi pare che si
aprano prospettive per un lavoro collaterale a quello della casa Editrice Einaudi. Prescindendo dall'episodio
Panzieri (o meglio vedendolo in una concatenazione di episodi analoghi) ma piuttosto guardando, come da
tempo vo facendo, all'indirizzo culturale della casa editrice, sono convinto che vi sono filoni di ricerca basati
sul marxismo leninismo e fermenti di cultura rivoluzionaria che devono organizzarsi al di fuori della Casa
editrice e senza legami organici con essa. Negli anni scorsi (un passato che gi mi appare remoto) speravo
che si potesse creare uno strumento adeguato a quei fini con un Istituto Morandi riorganizzato che trovasse
nelle Edizioni Avanti! la sua naturale collocazione politico culturale. Ma, mentre sussiste (e si dimostra
sempre pi necessaria) la possibilit di sviluppare nell'ambito del Morandi taluni filoni di ricerca, ogni
prospettiva si chiude per quanto riguarda le edizioni Avanti! [...] Come vedi, preoccupazioni ed esigenze
vanno ben al di l di un episodio Panzieri o di un episodio Solmi, per quanto indicativi essi possano essere.
Ne parleremo - n sar discorso nuovo tra noi due, anche se oggi ha aspetti nuovi - ma al di fuori di
strascichi polemici che sarebbe stolto alimentare.

Era quindi un progetto complessivo quello che la crisi confermava non pi compatibile con l'indirizzo
culturale della casa editrice. In questo contesto l'episodio Panzieri diveniva per Pirelli secondario se non
in quanto rivelatore della necessit di organizzare altrove una cultura rivoluzionaria160. Ma queste

159 Panzieri a Einaudi, 5 novembre 1963 (ibid., p. 389).

160 Conferma questo aspetto una lettera di Pirelli a Einaudi del 1 febbraio 1964: Mi riferisco a quanto ti
scrissi il 10 novembre a proposito di dare uno sbocco editoriale a un certo filone di studi e ricerche che non
trovava pi la sua adeguata collocazione nelle precedenti sedi: Edizioni Avanti! per i Quaderni Rossi, Einaudi
per talune ricerche sociopolitiche. Scartata, perch troppo impegnativa sotto vari aspetti, una
lettere dimostrano anche che quando si riun il Consiglio editoriale Panzieri e Solmi erano stati gi licenziati.
Il Consiglio del 13 novembre si incentrava su un episodio, il libro di Fofi, ma non sfiorava l'altro pi
dirompente del licenziamento, l'uno ancora in discussione e l'altro ormai definito e formalmente accettato.
Nella successiva riunione del 27 novembre Solmi dichiarava: Io non riconosco a Einaudi il diritto di
decidere al di fuori del Consiglio. Si accentuava cos l'immagine di due Einaudi che si fronteggiavano161

In realt fino a un certo punto utile seguire i vari passaggi del dibattito nel Consiglio editoriale, i dubbi
avanzati da Solmi che la decisione negativa nascesse dagli attacchi del libro di Fofi alla Fiat e a La
Stampa162, le osservazioni di Panzieri, gli scontri verbali. Il centro-sinistra metteva a nudo ragioni di
divisione che la mediazione culturale non riusciva a differire perch era concreto motivo di schieramento
Questo era il problema che le posizioni politiche di Panzieri imponevano alle scelte editoriali. Per la casa
editrice, per la sua vicenda, Panzieri aveva rappresentato un catalizzatore, tuttavia per certi versi estraneo
alla casa editrice stessa, ma il precipitato che ne era conseguito, quello s era faccenda dell'Einaudi

Dopo il licenziamento, agli inizi del 1964, prende contatti con Tristano Codignola163 della casa editrice
Nuova Italia di Firenze, e disegna un piano di riorganizzazione delle collane mettendo a frutto l'esperienza
presso la Einaudi164.

combinazione a cui abbiamo lavorato parecchio in sede milanese, ci siamo orientali nel senso di un'attivit
editoriale autonoma dell'Istituto Morandi, come logico sviluppo del lavoro di ricerca e di proposta
ideologica e politica che viene elaborata in quella sede. Questa prospettiva impone taluni collegamenti con
un gruppo editoriale e i compagni del Morandi che hanno partecipato alla sua elaborazione sono d'accordo
che se ne parli a te prima che ad altri. Raniero suggerisce di trovarsi a casa sua una sera di settimana
entrante. Se sei d'accordo, combinati con lui

161 Di diversit tra una linea culturale seria e di approfondimento dei problemi della societ e un'altra
che auscultava ogni fenomeno in germinazione, forse senza il necessario approfondimento, parla Einaudi
in Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi cit., p. 194.

162 O. Mazzoleni, La casa editrice Einaudi all'inizio degli anni '60: Panzieri, Solmi, Bobbio e il caso Fofi, in
L'Utopia concreta, n. 3, giugno 1994, pp. 73-88. Ma ce nel libro anche una polemica con sindacati e
partiti di sinistra.

163 Liberalsocialista fiorentino, nel 1956 era confluito nel PSI, tramite Unit Popolare, divenendone
responsabile per la politica scolastica. Il figlio Federico collaborava ai Quaderni Rossiera

164 Panzieri a Tristano Codignola, 20 febbraio e 22 luglio 1964 (Panzieri, Lettere 1940-1964 cit., pp. 394-96
e 401-03).
7. I Quaderni Rossi nuovo "Punto di Archimede" (1959-64)

7.1 Dal partito alla rivista e al gruppo (1959-61)

Il congresso di Napoli del gennaio 1959 chiude i conti rimasti in sospeso due anni prima a Venezia e apre
senza pi equivoci la divaricazione tra le lotte per il controllo operaio e la politica della maggioranza
nenniana che si concentra sull'azione parlamentare finalizzata all'incontro con la DC.

Raniero attratto dal disegno di gettare le basi di una nuova formazione che possa affermarsi nelle
imminenti lotte165. Perde la fiducia nella riforma interna del comunismo, per cui aveva guardato con
interesse alle timide esperienze in Jugoslavia, URSS, Polonia e Cina (il tema principale della sua
collaborazione a Problemi di socialismo, la rubrica di Gianni Bosio sull'Avanti!).

Per tutto il 1959 Panzieri, nonostante sia in rotta con il gruppo dirigente della Sinistra, resta in attesa
che questa gli fornisca gli strumenti per riprendere il discorso interrotto con Mondo Operaio, come la
redazione torinese di un settimanale (che poi sar Mondo Nuovo), o la direzione di una rivista teorico-
politica, ma la corrente di Vecchietti sventa il suo progetto offrendo a Lucio Libertini la direzione di Mondo
Nuovo.

Vedeva in questa proposta un tentativo di dividerli, ma Libertini giustificando la sua scelta gli scrive "..
non possiamo rimanere nellinerzia. Non possiamo fare lAventino. Bisogna cio contrapporre una linea,
avere liniziativa". Il carteggio con Libertini registra la rottura di una collaborazione, drammatica per i
problemi politici e umani che solleva,. La causa occasionale il rifiuto di Libertini di pubblicare in Mondo
Nuovo una recensione che Panzieri gli aveva inviata del volume di Benno Sarel La classe operaia nella
Germania Est, in realt una provocazione di Raniero per portare Libertini a rompere con il gruppo
dirigente della sinistra. Ma dietro la provocazione ci sono ragioni pi di fondo che riguardano sia il modo di
vedere il rapporto con la Sinistra e pi in generale col movimento operaio, sia il modo in cui ricostruire una
strategia politica partendo non dalle mediazioni di vertice ma da un lavoro di base.

Sta fuoriuscendo senza ricorrere al vecchio metodo della scissione dalla forma partito tradizionale, per
porsi nella prospettiva del gruppo sperimentale166 Scrive alla moglie: "Uscendo dalla direzione,
mettendoci in lotta aperta con la destra, non abbiamo per modificato il nostro errore sostanziale, di
essere cio sempre condizionati per il s e per il no da Nenni. Abbiamo forse salvato lanima ma certo
cos non salveremo il partito. Perch questo? Perch abbiamo accettato anche noi, oggettivamente,
come direbbe la buonanima, il distacco del partito dalla classe, la sua minorit di classe. Morandi aveva
ragione di far dipendere tutta la sua politica dal ritrovato legame del partito con la classe, le lotte allinterno
con la base."

165 Gi in una lettera a M.A.Salvaco del 4 novembre 1958, quindi prima di Napoli, parla di "gettare le basi
di una formazione di sinistra che probabilmente sar sconfitta da Nenni (e da Basso) al congresso ma avr
negli sviluppi non lontani delle lotte possibilit di autentica affermazione" ("Lettere...", cit., pag. 156-7)

166 Vittorio Foa ripensando dopo vent'anni alla fondazione del PSIUP ricorda "la rigidit con cui la forma
partito si presentava alle nostre coscienze (se non si era d'accordo sull' essenziale, si doveva rompere e
dare vita ad unaltro partito altrettanto rigido. Non entrava nelle nostre teste l'idea di mantenere in ogni
caso aperte le vie, di tenere fluide le situazioni anche quando si doveva cedere terreno, di tenere un piede
nella porta"
Scrive Libertini a Panzieri: "Ma politicamente che senso avrebbe che tu, proprio ora, dopo aver pazientato
negli anni dello stalinismo, esasperassi certe punte polemiche, trasformassi una discussione in una rissa? E
nei confronti della sinistra, daltro canto, si pu prendere qualsiasi atteggiamento, ma solo dopo essersi
posti una alternativa precisa. Oggi come oggi, uscire dalla sinistra vuoi dire uscire dal PSI. E dopo? Non
occuparsi pi di politica? una soluzione astratta. Fare attivit nei gruppetti di pressione? Io ho fatto
questa esperienza, non so se tornerei a farla nelle condizioni di allora: non la ripeterei certo nelle condizioni
attuali. Questo sarebbe per te il peggior modo per abbandonare lattivit politica". Verso la fine dellanno le
reciproche posizioni e motivazioni sono ormai chiarite e la separazione consumata.

Nellottobre 1959 prende contatto con un gruppo di studenti che da alcuni mesi svolgevano un lavoro di
supplenza sindacale allinterno della CGIL, partecipando ai picchetti durante gli scioperi.167

167 R.Gobbi "Com'eri bella classe operaia", Milano, 1989, pag.80 sgg.: Si tornava davanti alle fabbriche
anche per l'ingresso del secondo turno, tra le 14 e le 15. Nel pomeriggio si studiava e poi si passava in Lega
a prendere i volantini e gli ordini per il giorno successivo. Questa nostra assiduit doveva apparire ben
strana se, in una nota su I socialisti a Torino pubblicata sul numero di agosto del "Mulino" cos si parlava
della nostra esperienza: significativo che anche le figure pi interessanti della corrente bassiana - un
gruppo di giovani studenti entrati recentemente nel partito - lavori soprattutto nel campo sindacale, nelle
leghe FIOM, portando il loro entusiasmo in ambienti dove la rassegnazione aveva fatto presa da lungo
tempo. La rassegnazione cui si alludeva era dovuta alI'insuccesso degli scioperi alla FIAT che si verifica
ormai da cinque anni: Era un fatto allora inspiegabile. Perch quella che era stata l'avanguardia di massa
della classe operaia negli scioperi del marzo 1943 e negli anni successivi adesso non partecipava alla lotta se
non in misura irrilevante? Scioperavano solo esclusivamente i compagni, gli iscritti ai partiti di sinistra e
alsindacato unitario e poi a volte nemmeno tutti questi. Ma se un'ottantina di militanti erano riusciti in
piena dittatura fascista a trascinare allo sciopero i 20.000 di Mirafiori, come mai un migliaio di compagni
non riusciva a smuoverne 80.000? Con questo tipo di curiosit giovanile insoddisfatta cominciammo ad
aggirare il problema FIAT con una serie di indagini sperimentali in piccole fabbriche. Cos l' Unit del 9
dicembre 1959 presentava i risultati di una nostra inchiesta in una fabbrichetta: Mentre nei giorni di
sciopero, gli studenti avevano picchettato le fabbriche, il loro fervido interesse per la condizione operaia s
successivamente tramutato in altre iniziative: ...di elevato interesse, in questo quadro, l'indagine condotta
da cinque studenti - Emilio Soave, Romolo Gobbi, Sandro Rosano, Giovanni Levi, Guido Clara - sulle
drammatiche condizioni di vita e di lavoro esistenti nella ditta Ambrosio, dove sono occupati moltissimi
giovani.Nel frattempo aveva preso contatto con noi Panzieri che ci propose un'inchiesta alla FIAT. ......le
riunioni con Panzieri e gli altri, che facevano attivit sindacale alla lega FIOM di Mirafiori, erano
profondamente incomprensibili soprattutto per me, studente di diritto e privo di retroterra culturale. In
generale il livello di preparazione del gruppo, era comunque insufficiente e quindi si inizi anche un'attivit
di studio collettivo. Cominciai cos ad essere introdotto nei misteri del marxismo: valore d'uso-valore di
scambio tempo di lavoro necessario-pluslavoro.... Verso la fine dell'estate, Panzieri organizz con la Societ
Umanitaria di Milano un seminario sul tema: Analisi del processo di industrializzazione attraverso le
inchieste di fabbrica. Il seminario si tenne a Meina sul lago Maggiore e vi prese parte il fior fiore della
sociologia italiana: Leone Diena, Franco Momigliano, Alessandro Pizzorno, Luciano Gallino, Miro Allione,
Danilo Montaldi. Ma soprattutto partecip il nostro gruppo in massa e fummo i veri protagonisti, anche
perch eravamo gli unici ad aver fatto un' inchiesta di fabbrica in tempi recenti. I luminari della sociologia
stettero ad ascoltare i nostri interventi molto poco ortodossi ma vibranti di passione giovanile e di impegno
politico. Tornati a Torino riprendemmo il lavoro di riordino dell'archivio della Camera del lavoro, una stanza
polverosa in cui erano state ammucchiate le carte degli ultimi anni, in mezzo alle quali noi dovevamo
Il problema per Panzieri quello della ricostruzione della politica nel movimento reale di classe, fuori
dallillusione di condizionare i partiti e il sindacato: Abbiamo discusso.... sulla necessit...di identificare
impegno teorico e impegno politico. Ci che significa critica e superamento di molte posizioni, in parte
anche nostre nel passato, come l'illusione di 'condizionare ideologicamente' partiti o correnti di partito, o di
incidere nella pratica con l'esempio dell'esercizio dialettico delle ideologie (v. Passato e Presente). Se la
crisi delle organizzazioni nel divario crescente tra essi e il movimento reale di classe.....il problema pu
essere affrontato solo partendo dalle condizioni, strutture e movimento di base, dove lanalisi si compie
soltanto nella partecipazione alle lotte. Naturalmente tutto questo non nulla di nuovo - di nuovo c la
constatazione delle contraddizioni in cui molti di noi sono caduti cercando di operare sul piano tattico degli
organismi ufficiali e accettando per questo compromessi fallimentari, o rivendicando in quanto intellettuali,
una autonomia che pu realizzarsi solo nella forma di azione politica piena e diretta .168

E questa la continuit che rivendica: il punto di Archimede che ricerca dai lontani anni delle lotte in
Puglia, delloccupazione delle terre in Sicilia, e successivamente nella discussione con Fortini, Scalia,
Libertini. Una linea di continuit che dalla morandiana politica unitaria si trasfonde in una concezione del
controllo operaio che ora lo contrappone allo stesso Libertini: "E se volessimo riprendere una polemica
che oggi ti cara, sul confronto delle posizioni (anche di noi due rispettivamente) in un passato pi lontano,
negli anni della guerra fredda ti dir che agli errori commessi sono stato sollecitato sempre dal senso di un
legame non interrotto, nella lotta, tra il movimento e i partiti (.). Ci che dal 56 e da prima stato messo
in questione [] il rapporto tra la realt del movimento e le organizzazioni, e cio tra le condizioni oggettive
della lotta di classe in Italia e la politica dei partiti. [...] Perci, caro Lucio, la tematica del controllo operaio
(del ruolo della classe operaia ecc.) non una questione importante, da deplorare che non sia accolta e
conciliata, nel pci, con il resto del rinnovamento. la questione, la cui esistenza o no decide del
rinnovamento o no"169

Panzieri, alla ricerca dunque del nuovo punto di Archimede per ricostruire lidentit di teoria e
impegno, riparte tessendo la tela di vecchie nuovi rapporti: con ex collaboratori di Mondo Operaio, che
lo sollecitavano a riprendere il discorso interrotto; con gruppi di giovani a Roma (Tronti, Asor Rosa, Di Leo
ecc.), a Torino (Rieser, Mottura, Lanzardo ecc.), a Cremona (Montaldi, Fiameni, Alquati ecc.), a Milano
(Boaretto, Pollice ecc.), i quali, su sua spinta, stavano avviando un modo nuovo di fare politica con iniziative
di inchiesta170 e intervento in alcune fabbriche. La situazione si mette in movimento con le giornate

cercare i documenti riguardanti la FIAT, per la parte storica della nostra ricerca. In effetti a quel punto
anche la CGlL di Torino era fortemente interessata a quello che stavamo facendo e soprattutto non
sembrava loro vero che un cos nutrito gruppo di giovani intellettuali si occupasse di cose cos poco
divertenti e fosse comunque disposto a collaborare con loro. Dovettero tollerare anche qualche nostra
intemperanza ...

168 Lettera del 17 dic.1959 a Lilli (Maria Adelaide) Salvaco; in: La crisi del movimento operaio....cit, p. 254 e
in Lettere 1949-1964...., cit.pag. 245

169 a Libertini in Lettere.., cit., pag.

170 Il lavoro di base, l'inchiesta sono motivi ricorrenti in Panzieri: gi nella lettera del 12 giugno 1957 a
Gianni Scalia, in Lettere.., cit., pag. 94 le indagini che fate a Bologna tu e la Salvaco, a Milano Pizzorno, a
Torino Tagliazzucchi e Momigliano hanno un senso determinato, costituiscono una effettiva apertura di una
nuova dimensione politica, in senso integrale, se coinvolgono effettivamente la base del partito e
sindacale...
genovesi del luglio 60 e con la presa di coscienza del nuovo che nelle lotte operaie in Italia e in Europa e
nel senso rivoluzionario che racchiudono. Settori del sindacato e diversi gruppi dentro e fuori dalle
organizzazioni ufficiali si muovono ormai nella stessa direzione.

Al Congresso internazionale di studi sul "Progresso tecnologico e la societ italiana" tenuto a Milano dal 28
giugno al 3 luglio 1960, Vittario Foa e Bruno Trentin presentarono la relazione ufficiale della CGlL, di cui
erano entrambi segretari, nella quale erano espresse le convergenze politiche con le rivendicazioni del
controllo operaio. Manifestarono valutazioni molto simili a quelle di Panzieri a proposito del ritardo del
movimento operaio nell'adeguarsi alle trasformazioni tecnologiche e organizzative dei settori pi avanzati
del capitalismo italiano: con il risultato negativo di ritardare, a un certo momento lo sviluppo di una
maggiore articolazione rivendicativa e di far mancare, proprio negli anni decisivi in cui avvennero le prime
impartanti trasformazioni tecnologiche in una serie di grandi aziende, la costruzione di un effettivo potere
sindacale di controlla capace di negoziare nell'azienda e nel settore (e quindi nella categoria) le forme e le
ripercussioni della trasformazione stessa, in particolare nei suoi riflessi sulla condizione operaia. Pi in
generale nella relazione vennero espresse le ambizioni del sindacato alla direzione delleconomia: Questi
obiettivi rivendicativi immediati costituiscono gi elementi di condizionamento della politica padronale
degli investimenti e forme di controllo sui loro profitti, Essi possono costituire la premessa a lotte pi
vaste, di settore o zona, per la creazione di nuove politiche di occupazione, per lammodernamento e lo
sviluppo delle attrezzature industriali esistenti per una politica di prezzi di mercato delle imprese industriali
che rappresenti, con lo sviluppo stabile delle imprese, una garanzia di sviluppo stabile dell'occupazione.
Queste posizioni esprimevano la forma sindacale di operaismo alle origini di "quel pansindacalismo che
caratterizzer la societ italiana degli anni '70. Ad esempio, la dichiarazione di Trentin di non subordinare
la remunerazione operaia, sotto qualsiasi forma, alle risultanze economiche (siano esse presentate in
termini di reddito o in altri termini) dello sviluppo tecnologico stesso , era una anticipazione della parola
d'ordine del salario come variabile indipendente". Cos la posizione di Foa Anche le rivendicazioni pi
moderne, cio pi radicate nelle modificazioni della organizzazione del lavoro e della produzione, hanno in
se stesse un potenziale corporativo, se si limitano a perseguire, all'interno del sistema di potere, un
ammodernamento e una civilizzazione dei rapporti, e non tendono invece coscientemente, alla fondazione
di un "potere operaio.

A Mario Tronti nel dicembre 1960 scrive di sviluppo continuo e crescente delle lotte, dellesprimersi,
anche se ancora in modo confuso e disordinato, dei giovani operai come avanguardia e di una spinta
spontanea che precede e sopravanza il sindacato, e che ha gi in s immediatamente e come
essenziale un elemento politico una richiesta di potere. Lincubo di finire nel privato o nella piccola
setta, che lo angosciava solo pochi mesi prima, sembra dissolto171. Diventa urgente porsi e risolvere il
problema di un organo di coordinamento tra queste nuove energie e di elaborazione di un indirizzo

171G.Fofi Strana gente. 1960. Un diario tra Sud e Nord, Roma, 1993 pag. 144-145: "Il gruppo intorno a
Panzieri sta diventando molto serio, fisso, attivo, ma non mi sembra molto unito. Mantengo un po' di
diffidenza verso Raniero, che un intellettuale affascinante..ma che mi pare molto tattico, e sembra
sempre attento a non sbilanciarsi troppo, a soppesare molto le idee. La discussione sull'inchiesta finita a
notte alta, con ....la divisione del gruppo su due versanti: inchiesta operaia normale, approfondita, di
carattere marxista ma sociologico, o conricerca con immediato lavoro politico con gli operai. E ancora
altre sfaccettature. Raniero mi dice che sarebbe bene se io tornassi su dopo l'estate ad aiutarli
nell'inchiesta."
omogeneo, ora che lattivismo non basta pi a definirlo, ma si arrivati alle scelte, anzi alla scelta
fondamentale, quella di una prospettiva rivoluzionaria.

Lascia cadere la proposta di Foa dun quindicinale, che si sarebbe disperso nell attivismo e nelle lotte di
corrente, da cui si sente ormai estraneo. Va infatti al congresso di Milano del marzo 1961, formalizzando il
suo distacco con luscita dal Comitato centrale, solo per tessere nei corridoi la tela dei nuovi rapporti con
sindacalisti e con giovani che lavorano nelle varie situazioni di fabbrica 172 La rivista diventa limpegno
fondamentale da realizzare.173

7.2 Il primo numero dei Quaderni Rossi (1961)

La rivista lungamente preparata vede finalmente la luce allinizio dellautunno 1961 col supporto
dellIstituto Morandi che brucia in questa esperienza le sue risorse e prospettive.

Alla sede romana della CGIL Panzieri riscontra con sorpresa unaspettativa straordinaria da parte di alti
bonzi e di modesti compagni in attesa di una guida teorica. Lindicazione teorica contenuta nei saggi
ancora inserita in un contesto che guarda le lotte dallesterno, secondo un metodo da gruppo di pressione:
sia attraverso articoli che avevano il limite della cronaca e della critica distruttiva, sia attraverso locchio
della sinistra sindacale, la quale prende subito le distanze sentendosi strumentalizzata e nello stesso tempo
misconosciuta nel suo ruolo di anticipazione della spinta operaia.

La novit fondamentale il rovesciamento della concezione, propria della sinistra tradizionale, dello
sviluppo tecnologico e produttivo come fatto di per s progressivo, destinato inevitabilmente a forzare il
limite negativo costituito dai rapporti di produzione capitalistici. Nel primo saggio Panzieri polemizza contro
questa concezione, oggettivista ed economicista, in cui individua la radice delle involuzioni riformistiche
dei partiti operai: i rapporti di produzione capitalistici, lungi dal presentarsi come elemento puramente
negativo in rapporto alla categoria positiva dello sviluppo economico, dominano e determinano que-
st'ultimo, orientandolo verso obbiettivi funzionali alla riorganizzazione neocapitalistica, accelerando il
processo di sussunzione del lavoro vivo al lavoro morto, dell'operaio alla macchina e, di conseguenza,
incrementando l'alienazione del lavoratore e il carattere dispotico ed autoritario implicito nella
pianificazione capitalistica nell'ambito della fabbrica: Nessun 'oggettivo' occulto fattore insito negli aspetti
di sviluppo tecnologico o di programmazione nella societ capitalistica di oggi, esiste, tale da garantire
l"automatica' trasformazione e il 'necessario' rovesciamento dei rapporti esistenti. Le nuove 'basi tecniche'

172 S.Merli "Lettere", cit. Lo sentii parlare in pubblico solo una sera, dopo i lavori del congresso, a una
riunione della corrente di sinistra svoltasi alla Camera del lavoro di Milano. A un certo punto Luciano Della
Mea lo invit, quasi lo costrinse ad intervenire. Raniero parl di controvoglia, e mi sembr emozionato. Fu
ascoltato con grande silenzio e rispetto da tutti. Parl del lavoro politico e teorico nel quale era impegnato
con gruppi di giovani, a Torino e altrove, della centralit della fabbrica e dellintervento operaio, della
collaborazione col sindacato in talune situazioni ...."

173 R.Panzieri, lettera alla moglie, Lettere. cit, .pag.203, Ma mancano disperatamente i soldi. Ah se
fossi Pirelli.., iI quale Pirelli un carissimo amico, che in questi giorni mi ha dato calore e mi ha ridato
fiducia. Ma quanto ad offrirmi l'aiuto che potrebbe (una rivista, chi mi d una rivista?) mi fa pensare a uno
che abbia i riflessi condizionati (in forma di inibizione).." ..
via via raggiunte nella produzione costituiscono per il capitalismo nuove possibilit di consolidamento
[sottolineatura dell'autore} per il suo potere174

Nel marzo del 1962, in una conferenza a Siena per la presentazione della rivista, approfondisce il discorso:
lo sviluppo produttivo viene ridefinito come aspetto funzionale all'incremento del comando capitalistico
in fabbrica, ed all'estendersi di quest'ultimo dalla fabbrica alla societ175 Ne uscivano scardinate, oltre alle
concezioni produttivistiche condivise da PSI e PCI, anche le categorie fondanti della politica del centro-
sinistra e della programmazione economica, mediante un attento esame della radice strutturale della
conversione dei settori pi avanzati del capitale monopolistico ad una politica di piano: il piano era una
realt non in quanto premessa per una dislocazione pi avanzata delle posizioni di potere del proletariato
nella sfera politica ed istituzionale ma come esplicitazione di un progetto autoritario fondato sul controllo
sociale sempre pi perfezionato e capillare che trovava le proprie premesse a partire dalla fabbrica, dalla
sempre maggiore subordinazione del singolo lavoratore al sistema di organizzazione del lavoro
(dispotismo mascherato da falsa razionalit) e, di conseguenza, da un sempre maggiore assorbimento del
processo lavorativo all'interno del processo di valorizzazione del capitale.

Il punto focale dell'antagonismo sociale non veniva pi identificato nella maturit della contraddizione tra
forze produttive e rapporti di produzione, ma nell'insofferenza del lavoro vivo contro il dispotismo del
comando capitalistico, nella tendenza a riconoscersi in quanto classe operaia, entit completamente
antagonistica al capitale, non integrabile in esso176 . Al dispotismo velato di falsa razionalit e addolcito da
raffinate tecniche di integrazione, veniva cos contrapposta una razionalit completamente alternativa,
ossia quella prefigurata dalla insubordinazione operaia al piano del captale: Il livello di classe si esprime
non come progresso ma come rottura, non come 'rivelazione' dell'occulta razionalit insita nel processo
produttivo, ma come costruzione di una razionalit radicalmente nuova e contrapposta alla razionalit
praticata dal capitalismo 177. La soggettivit operaia veniva restaurata nella sua centralit:
l'insubordinazione (espressione dell'autonomia operaia rispetto al piano), il rifiuto della classe di
riconoscersi come appendice del capitale, diveniva l'elemento fondante della contraddizione capitale-
lavoro e tendeva ad esprimersi in forme sempre pi politiche, attraverso un'esplicita domanda di pote-
re.178

Attraverso questo spostamento del punto di vista nell'analisi di classe, il gruppo dei QR riteneva di poter
comprendere fino in fondo i caratteri del nuovo ciclo di lotte operaie degli inizi degli anni '60, al cui interno
la spontaneit iniziale si intrecciava ad una sempre pi consapevole richiesta di potere, che poneva la classe

174 R. Panzieri, Sull'uso capitalistico delle macchine, Quaderni Rossi n. 1, ottobre 1961.

175 La trascrizione della conferenza apparsa sui Quaderni piacentini nel 1967, poi in R. Panzieri, Lotte
operaie nello sviluppo capitalistico, Torino 1976, pp.25-50.

176 (...) tutto il discorso che noi facciamo tende ad affermare che gi nella fabbrica il rapporto di classe
tende a diventare un rapporto politico, un rapporto di potere. La sfera della mediazione politica non
soltanto non scompare, ma si allarga, e quindi la necessit del carattere politico della azione operaia non
soltanto non si attenua, ma anzi si rafforza ... R. Panzieri, Lotte operaie..., cit., p. 45.

177 R. Panzieri, Sull'uso capitalistico delle macchine,in Quaderni Rossi, cit.

178 R. Tomassini, La ricomposizione di classe come nuovo partito operaio in Raniero Panzieri, Aut-Aut,
n. 149-150, sett.-dic. 1975
al livello del capitale. Questa rivalutazione della soggettivit antagonistica si ricollegava alla tradizione
socialista, sforzandosi di rifondare categorie ancorate all'analisi della dinamica dei rapporti di classe e delle
trasformazioni nella composizione della classe operaia di fabbrica indotte dallo sviluppo produttivo.

Il punto fermo sul problema dell'organizzazione e del partito nella riflessione di Panzieri quello di
ipotizzare strutture organizzative in grado di aderire ai comportamenti operai cos come si manifestano
nell'espressione dellantagonismo sociale.179

Assumendo il punto di vista della classe operaia come entit che si costituisce fuori del capitale180, il
gruppo si collocava fuori e contro la tradizionale concezione della lotta operaia all'interno del quadro
istituzionale tracciato dalla Costituzione e individuava nella pratica della programmazione democratica la
copertura ideologica con cui si compiva l'integrazione tra capitale monopolistico e Stato, e la
trasformazione di quest'ultimo in soggetto attivo della realizzazione dei contenuti dispotici del piano.
Caduta ogni possibilit di mediazione istituzionale, affermata la sfiducia nei confronti dei due partiti operai
e anche con la corrente della sinistra socialista che nel '64 avrebbe dato vita al PSIUP, il referente diretto
non poteva essere che la classe, intesa come soggetto dell'antagonismo.

L'uscita del primo numero suscita reazioni polemiche. Tra i socialisti Fidia Sassano, riportando le posizioni
dei Q.R. con un certo fraintendimento e approssimazione, attacca duramente il "neo-sindacalismo
rivoluzionario del gruppetto torinese dei Foa, Alasia, Panzieri ecc. - con i pendants corrispondenti in campo
comunista - che va molto al di l dei sensati obbiettivi di trovare nuove forme e vie di inquadramento delle
giovani generazioni operaie e delle masse dei desindacalizzati.....considero pericolosa l'opinione di Alasia
che al sindacato vada affidato il compito innaturale di trasformare in senso rivoluzionario la societ (ci
che oltretutto implica un intento liquidatorio dei partiti operai, che tipico del sindacalismo rivoluzionario
e quindi di una particolare immaturit che la classe operaia dell'occidente ha superato da decenni e che
riappare a Torino solo perch Torino attualmente la zona pi depressa del movimento operaio
italiano)"181

179 S.Merli Lettere.., cit. ".. il gruppo dei QR [ha] operato il capovolgimento delle categorie umanistiche
del socialismo postbellico ponendo le premesse per la fondazione di un'antropologia marxista in grado di
demistificare le concezioni oggettivistiche e provvidenzialistiche della lotta di classe, e integralmente
fondata sulla categoria marxiana di alienazione e del consolidarsi di questa nell'epoca del capitalismo
avanzato."

180 Le Tesi Panzieri-Tronti, in Aut-Aut, cit.

181 F.Sassano "Guidare la "stikhija", in "Economia e lavoro", maggio 1962 che cos prosegue "Partendo
dalla critica all'ondata di costituzionalismo, che starebbe frenando le grandi lotte operaie in corso Alasia
giunge a preconizzare uno scontro allargato, con contenuti pi avanzati....senza rendersi conto che si
tratta oggi di impostare lotte articolate e differenziate, lotte che danneggino molto i padroni, ma costino il
minimo possibile ai lavoratori, proprio perch devono essere lunghe, astute, pazienti, per potere spuntare
la contrattazione integrativa, cio il problema chiave di oggi. In definitiva l'impostazione apparentemente
risolutiva e rivoluzionaria del compagno Alasia e dei suoi amici, mentre rivela che essi subiscono le
suggestioni di rottura a tutti i costi, provenienti da questi strati desindacalizzati, giovani e politicamente
immaturi della classe operaia torinese (e sono state proprio queste suggestioni la causa principale
dell'errata decisione di sciopero generale alla FIAT), non solo non rende un servizio al movimento operaio in
genere, ma non aiuta questi stessi lavoratori a conquistare la loro piena maturit sindacale e politica,
Il primo fascicolo per limmediato porta alla rottura con i sindacalisti, ma prepara anche la successiva
spaccatura allinterno del gruppo tra la linea del controllo da una parte e quelle del rifiuto e dello
sviluppo dallaltra. Panzieri era cosciente del carattere ancora esterno del lavoro dei Quaderni Rossi,
ma considerava la situazione tutto sommato, abbastanza provvisoria, e quindi favorevole per il salto nel
lavoro d'intervento, stante la necessit contro la prospettiva del centro-sinistra per il PCI di accentuare le
lotte e per la sinistra socialista di affrettare la scissione . Riteneva quindi indispensabile non starsene a
guardare tutto questo come spettatori e spingeva perch il gruppo, per quanto ancora disomogeneo e
informale, si inserisse anche se ancora dallesterno, nella stessa iniziativa sindacale. In questi giorni perci,
volente o nolente la Fiom, riprendiamo pi intensamente il lavoro alla Fiat, scriveva a Rita Di Leo nel
settembre del 1961.

Il discorso viene approfondito in un convegno a Santa Severa nellaprile 1962, inizialmente concepito come
seminario di studio sul Capitale, ma trasformatosi in un dibattito sui problemi del momento e sullurgenza
di mettere allordine del giorno questo salto nel lavoro d'intervento. Se tutti erano daccordo sul passo
ulteriore da compiere, incominciano qui ad affiorare divergenze di fondo che contrappongono sociologi e
settari e in modo ancora sotteraneo lo stesso Panzieri ai politici, cio al gruppo romano che dar
vita a Classe operaia: "... fino a ieri la nostra istanza unitaria e rivoluzionaria di classe si presentava
inevitabilmente sotto un profilo negativo (almeno in prevalenza), oggi esistono le condizioni perch si
configuri come concreta, attuale, politicamente piena espressione degli esistenti rapporti di classe.182
Panzieri cerca di assorbire la crisi isolando le punte pi settarie e portando lenfasi sullimpegno compatto
del gruppo nello sciopero contrattuale dei metalmeccanici, che assume una valenza politica nella fase
nuova che si apriva alle soglie del centro-sinistra.

7.3 Piazza Statuto e la crisi dei Q.R.

Il 20 giugno 1962 si aprono le lotte contrattuali dei metalmeccanici. I Quaderni Rossi, che avevano
tentato inutilmente di coinvolgere in un intervento comune la federazione socialista (di sinistra) torinese,
assumono liniziativa e la responsabilit politica di un volantino, steso da Panzieri, diretto Agli operai Fiat,
che pur non aggiungendo nulla di nuovo alle analisi dei Quaderni Rossi, ci nonostante fu licenziato con
qualche contrasto interno perch rappresentava un salto nel metodo di lavoro del gruppo rendendo
evidente linconciliabilit tra intenzioni unitarie e intervento autonomo. I sindacati risultavano tutti
ugualmente imputati essendo solo di grado la differenza tra la UIL e il SIDA che firmano laccordo separato
e la Fiom che accetta la trattativa Intersind (che frazionava la lotta tra pubblici e privati).

lusingandone invece le debolezze e i vani conati di ribellione.... confesso di trovare negli scritti del primo
fascicolo di Quaderni Rossi (e specialmente nell'articolo dalle folli conclusioni sullo sciopero al
Cotonificio Val di Susa), le stesse posizioni di fondo che il compagno Alasia ha sostenuto nel suo scritto su
Mondo Nuovo." Dello stesso autore "Potere reale e democrazia rappresentativa",in "Tempi moderni"
gennaio-marzo 1962 (critica dell'articolo di Foa su Q.R.): Entrambi gli articoli ora in "Fidia Sassano un
compagno difficile", Venezia, 1979 pag. 89-100 e 107-116. Sassano proveniva da una lontana milizia
comunista e dalla lotta durante il fascismo

182 Lettera ad Asor Rosa 10 maggio 1962


Il volantino, che viene diffuso ai turni serali di venerd 6 luglio e nella notte di sabato 7, compromette i
sindacalisti collaboratori del primo Quaderno (Foa, Alasia, Pugno) o addirittura membri della redazione
(Muraro) provocando una rottura definitiva con loro e con la federazione socialista di Torino, con cui
Panzieri attraverso il segretario Andrea Dosio aveva sempre mantenuto qualche forma di contatto, e isola il
gruppo in una posizione di setta. Alla Fiat di Torino lo sciopero di 72 ore dal 7 al 9 luglio dopo anni di pace
sindacale un successo completo e libera una violenza lungamente repressa. Una manifestazione in piazza
Statuto, davanti alla sede del sindacato UIL che aveva firmato un accordo separato, si trasforma in assalto
e poi in scontri con la polizia durati pi giorni con la partecipazione non solo dei giovani di recente
immigrazione dal Sud, ma di proletari provenienti da tutti i quartieri.183

Il gruppo sottoposto a violenti attacchi dai giornali governativi e dalla sinistra sindacale e politica con
accuse di provocazione, accomunando i Q.R. alle organizzazioni di Cavallo (Pace e libert, ecc) 184 Panzieri
prende le distanze, scosso dallinsinuazione di essersi unito agli insorti e di essersi prestato alle
provocazioni della destra fascista. Coglie loccasione della trattativa Intersind per ritessere un rapporto con
la Fiom, rivolgendole una lettera aperta: La passione responsabile con la quale seguiamo oggi lo
scontro di classe nato nel nostro paese ci porta a prendere posizione dimmediata portata politica, sempre
e rigorosamente allinterno dello schieramento classista degli operai e dei lavoratori. In questo caso come
negli altri non si tratta di unorganizzazione che si rivolga ad unaltra organizzazione; si tratta
semplicemente di compagni che cercano di indicare all organizzazione di classe la via che a loro sembra pi
vicina agli interessi di classe. Il testo steso da Mario Tronti, rappresenta la via duscita autocritica e
unitaria che il gruppo romano indica a Panzieri, offrendogli lalleanza (provvisoria) per isolare i settari
che avevano preso il sopravvento.

Di fronte allevento inaspettato, che metteva in campo lo spettro di una figura sociale non prevista nei testi
teorici, con comportamenti e metodi di lotta lontani da quelli duri ma virtuosi della classe operaia di
fabbrica, la linea del "controllo operaio" e quella dell'"entrismo di massa" gi in collisione a Santa Severa, si
ricompongono, mentre una scheggia esce dal gruppo per mettere in piedi Gatto selvaggio che teorizza,
dalla piazza alle linee, il comportamento sovversivo e il sabotaggio: "Piazza Statuto divenne un simbolo
prepotente. Viene l'estate. Si torna in fabbrica a settembre. Ma gi si sa che i! numero degli scarti

183 D.Lanzardo La rivolta di Piazza Statuto : Torino, luglio 1962; Milano, 1979, pag.69 "Anche il gruppo di
Quaderni Rossi fu sorpreso da piazza Statuto e si spavent; soprattutto perch nell'ambito del Movimento
Operaio....era stato indicato, assieme ai fascisti, come uno dei gruppi provocatori responsabili del tumulto.
Malgrado diversi membri di Quaderni Rossi (operai o meno) si trovassero in piazza come testimoni o
partecipassero direttamente agli scontri, il fatto fu pubblicamente negato..... lo stesso Panzieri, in una
lettera alla redazione romana dell'Unit scriveva: " persino ridicolo che voi abbiate potuto raccogliere una
calunnia che semplicemente anticipava ed aveva !'identico significato di quelle rivolte al partito
comunista...". E in una lettera a Nenni: "incidenti come quelli di piazza Statuto in quanto manifestaziane di
anarchismo sottoproletario e occasione di provocazioni poliziesche e reazianarie, tendono a deviare il corso
della lotta operaia dai suoi veri obiettivi e appaiano perci in perfetta antitesi alla linea da noi sostenuta"

184 A.Papuzzi Il provocatore: il caso Cavallo e la Fiat, Torino, 1976; G.Flamigni "I pretoriani di Pace e
libert", Roma, 2001
aumentato enormemente. Circola un giornaletto che racconta i sabotaggi in fabbrica:lI Gatto selvaggio. Il
padrone e la magistratura vi vedono l'apologia del reato 185

Panzieri in difficolt nel ruolo di mediatore tra spinte divergenti. In una lettera a Tronti186 illustra i
retroscena e i protagonisti della crisi, ma non coglie la convergenza tra posizioni distanti che invece lo
isoleranno provocando la frantumazione del gruppo. Dopo Piazza Statuto si determina infatti una
convergenza del gruppo dei selvaggi con il gruppo romano dei politici. Il primo teorizza il tradimento
delle organizzazioni e quindi la necessit di disporsi alla rivoluzione, il secondo propone187 di fare un
salto in avanti e di fondare il suo discorso direttamente su una base operaia da scagliare dentro e contro
le organizzazioni storiche del movimento operaio.

185 A.Negri "Pipe-line:Lettere da Rebibbia",Torino,1983, pag. 85-95 "Penso che il punto critico
dell'esperienza sia lo scontro di Piazza Statuto. Il lavoro compiuto nell'ambito dei Quaderni Rossi, fino a
quel momento, era stato caratterizzato da grande rigore critico ed analitico....tuttavia alcuni militanti molto
vicini a Panzieri avevano impresso a questa ricerca un andamento di impronta positivistica. Ricordo di
essere stato personalmente toccato dalla stringente logica della catastrofe che emergeva dalla
considerazione empirica dell'aumento della composizione organica del capitale - studiata non ai livelli
sublimi ed insignificanti delle leggi generali ma dentro l'officina Presse di Mirafiori o a Ivrea all'Olivetti. A
questo punto tuttavia reagivano il genio e l'irrequietezza di Raniero: il comunismo non inevitabile. Piazza
Statuto fu uno choc per tutti ma soprattutto per noi che pur avevamo puntato sulla reazione violenta al tra-
dimento sindacale della lotta. I "Quaderni Rossi" erano rimasti incastrati nella faccenda. Intervenendo
avevano proposto di lottare duramente e di impedire ogni tradimento. I quadri di fabbrica, pochissimi, che
avevano qualche contatto con i Quaderni Rossi, si trovano alla testa dell'insorgenza di piazza..... I grossi
sindacalisti che avevano guardato all' esperienza dei Quaderni Rossi con iniziale simpatia se ne
ritraggono terrorizzati, non prima comunque di aver lanciato anatemi. I giovani operai che all'esperienza
avevano partecipato come prodromo di intervento politico e speranza di organizzazione si ritraggono
anch'essi - bestemmiando, non comprendendo, sentendosi ingenuamente traditi. La stampa apre intanto la
caccia al provocatore. Ma che cosa era avvenuto in realt? Una lotta operaia Fiat che dopo circa un
decennio era esplosa e si era trasferita dall'officina alla piazza. Inaspettata. Un attacco alla normalit
sindacale, al potere istituzionale di contrattazione, un rifiuto della rappresentativit del movimento operaio
ufficiale. Inattesa ed insopportabile. Un rifiuto di massa dell'ideologia dominante del progresso riformista
nei rapporti di produzione....... a Piazza Statuto, c'erano tutti, vi arrivavano come ad una cerimonia di
purificazione dalla lordura del mercato di carne operaia e vi rimanevano come alla grande festa del paese,
senza un'organizzazione precisa ma con fisica identit. Sono vecchi proletari meridionali che hanno scelto
l'emigrazione preferendola alla sconfitta seguita all'occupazione delle terre; sono giovani piemontesi
cresciuti nel sogno di una ribellione partigiana che continua; sono Rocco e i suoi fratelli, sbandati nella
metropoli; sono i comunisti umiliati nel '53 dalla violenza di Valletta e dei sindacati gialli; siamo infine noi, -
la generazione nata alla politica con il disgelo del movimento operaio. .....Seguiamo le articolazioni della
violenza dell'agire operaio.... . E qui si scopre quel nucleo fondamentale di pensiero e di prospettiva
rivoluzionaria che solo il ritrovare sul proprio cammino la classe operaia, poteva permettere all'utopia
concreta del comunismo di affermare: il rifiuto del lavoro. Piazza Statuto mostra all'operaista quant
irreversibile ed avvinghiante la passione - dall'officina alla societ, dall'utopia alla scienza."

186 Lettera a Tronti, 24 agosto 1962 in Lettere, cit.,pag.357

187 Lettera di Tronti , 13 gennaio 1963, in Lettere, cit., pag.376


Il confronto tra il saggio di Panzieri sullUso capitalistico delle macchine (sul numero 1) e quello di Tronti
La fabbrica e la societ (suI 2) indica gi i termini del contrasto. Il progetto di Tronti trasformare la
prospettiva del crollo in una prospettiva di sviluppo, non poteva coesistere con la sua parola dordine del
controllo operaio. Da una parte, la lotta intesa come momento rivoluzionario dello sviluppo e quindi
come surrogato della conquista del potere politico; dallaltra, come massima pressione in rapporto a un
obiettivo di rottura rivoluzionaria e a una prospettiva di autogestione socialista.

Panzieri pensa di poter riprendere, dopo piazza Statuto, il discorso di formazione quadri e di analisi sul
Capitale (sede della rivoluzione pu essere solo la fabbrica e la rabbia dei giovani va riscattata dallo
scadimento di tipo anarchico) ma anche affascinato dal nuovo corso proposto da Tronti188, che a
Roma aveva suscitato immediate adesioni e grandi entusiasmi e che si apprestava a mettere in crisi le
situazioni dove era in piedi un lavoro dei Quaderni Rossi (Torino, Milano, Padova, Genova, Firenze): "Noi
dobbiamo cominciare a parlare agli operai. [...]. Se vogliamo sfuggire al destino che minaccia sempre un
esperimento come il nostro [...] dobbiamo allora dare una base operaia al nostro discorso politico. Tagliare
un punto nevralgico del sistema, uno soltanto, in cui livello del capitale e livello operaio si contrappongono
in modo classico, in modo puro, libero da interferenze esterne. Colpire questo punto nevralgico non solo
con gli strumenti dellanalisi teorica, ma con i mezzi di una prima organizzazione politica. Questo punto non
puo che essere la Fiat..."

Le componenti che convivevano nei Quaderni Rossi entrano in crisi dopo il luglio 62 e il dissenso si
acutizza tra il gennaio e linizio dellestate 1963 tra Panzieri e i sociologi da una parte e dallaltra chi
riteneva invece di aver capita la lezione del luglio e quindi era impaziente di cimentarla in un esperimento
specifico (Gatto Selvaggio e Classe operaia). Allinizio Panzieri si aggrappa alla proposta di Tronti, per il
quale era previsto uno spostamento al Nord in modo da coordinare e guidare il programma di intervento
politico nelle varie situazioni, ma la tematica del crollo come sviluppo non era un episodio nella elabo-
razione di Tronti, ma un concetto che veniva da lontano. Le divergenze sul discorso organizzativo erano il
riflesso di uno scontro delle reciproche tradizioni pi profondo: da una parte quella comunista, dallaltra la
cultura del socialismo di sinistra: " ho intenzione di ristudiare seriamente Morandi..189

Classe operaia era sorta qualche mese prima e gi teorizzava che il pci era una realt di massa rispetto
alla quale non si potevano cercare alternative. Panzieri invece si chiedeva cosa non era andato nella
politica unitaria, perch era saltato lanello tra teoria e impegno e come rinsaldarlo e pensava a un lavoro
di formazione di unavanguardia rivoluzionaria non di massa le cui tesi politiche per un periodo
prevedibilmente lungo non possono coincidere col movimento reale, ma possono mirare solo in prospettiva
a questa coincidenza.

Lo scenario che Panzieri disegna : la battaglia contro la razionalizzazione capitalistica, con la cattura del psi
nel centro-sinistra e lacquiescenza della cgil e del pci, sembra perduta per un periodo prevedibilmente
lungo. Nello stesso tempo per la congiuntura mette in campo una carica polemica contro la linea ufficiale
delle organizzazioni storiche e spinge la sinistra socialista a uscire dalla tattica dei piccoli condizionamenti
con la costituzione del psiup nel gennaio 1964. "Non capisco perch dovremmo polemizzare a proposito del
Psiup. Mi pare che il tuo giudizio coincida con quello dei qr. Sebbene compiuta in modi ridicoli, la scissione
per dirla in modo sbrigativo e approssimativo risponde tuttavia a pressioni, contraddizioni ecc. a livello

188 Lettera di Mario Tronti a R.P., 9 gennaio 1963, in Lettere, cit., pag.377-389

189 Lettera a Luciano Della Mea, 24 agosto 1964, in Lettere, cit., pag.408. Il seguito gi citato al cap.1 6
di base. Non si pone neppure perci il problema se si deve appoggiare o no ovvio che merita un
intervento positivo, che tenda contro le forme mistificate in cui il gruppo dirigente interpreta le spinte di
base a enucleare un contenuto politico serio".190

Contro i pericoli di finire nella setta e della deriva dei Quaderni Rossi verso il sociologismo, lotta sul filo
della ricerca che ha sempre sostenuto la sua milizia: come risalire dalla fonte alla foce, dal movimento,
dallanalisi e dallinchiesta alla teoria, alla politica e allintervento. E' ancora pieno di idee nonostante
delusioni e amarezze per la ricerca del lavoro, per la necessit di riformulare una strategia di analisi e di
intervento, quando muore allimprovviso il 9 ottobre 1964 per un embolia cerebrale191

Conclusione

Panzieri non si stacc mai fino in fondo dalle tematiche morandiane, di cui condivideva sia l'attenzione alle
condizioni strutturali della classe ed alle trasformazioni nella sua composizione perch solo dalla
conoscenza concreta della condizione operaia poteva derivare il rinnovamento del corpo teorico della
sinistra italiana, sia l'attribuzione di una razionalit intrinsecamente progressiva al processo produttivo
nella grande fabbrica che la classe operaia avrebbe dovuto svelare attraverso forme di organizzazione
consiliari.

Si richiamava al primo Morandi, al superamento dello stalinismo e statalismo e alla ricerca di una via
socialista alternativa, in cui la classe operaia si esprimesse tramite canali propri non mediati da direziani
esterne e verticistiche. Il punto di approdo di queste esperienze costituito dalla vicenda dei Quaderni
Rossi, attraverso cui il gruppo riesce a fare i conti con il patrimonio storico della sinistra socialista,
sottoponendone a critica le categorie fondanti e riutilizzandole alla luce di esperienze politiche e di
acquisizioni teoriche originali.

190 Lettera a Paolo Padovani, 15 gennaio 1964, in Lettere , cit., pag.392

191A commentare la scomparsa pochi articoli di commemorazione della stampa di sinistra: lAvanti, Mondo
operaio, lUnit, lAstrolabio (di Ferruccio Parri). Circolava la voce che ritenesse chiusa lesperienza dei
Quaderni Rossi e si apprestasse ad entrare nel PSIUP per sostenervi la lotta della sinistra. Testimonia
Lucio Libertini a Merli (Lettere., cit., pag.xlviii) ...al termine dellestate 1964. Raniero mi telefon
perch era a Roma...Fu un incontro molto cordiale, amichevole, affettuoso, uscimmo a spasso per la citt,
come una volta. Io non sopportavo la direzione Vecchietti-Valori, che consideravo dannosa per il futuro del
Psiup. Raniero era stanco e preoccupato della esperienza minoritaria. Mi prospett lidea di un suo ingresso
nel Psiup non come un fatto personale, ma come un momento di battaglia politica. La cosa mi piacque
molto, tanto che ne parlai poi con Andrea Filippa, studiando con lui questo progetto. Pucci Panzieri
ricorda invece lunghe discussioni, dopo la rottura con Classe operaia, per rilanciare i Quaderni Rossi in
modo pi coerente che nel passato. E aggiunge, cercando una spiegazione a quelle voci:Indubbiamente,
dopo luscita dei compagni di Classe operaia, i Quaderni Rossi ripresero una maggiore attenzione verso
ci che avveniva nelle organizzazioni storiche, e questo pu aver suscitato illusioni di recupero in alcuni
settori delle medesime.
Panzieri non era un intellettuale impegnato ma un politico attento ai problemi della cultura marxista
ed grazie alla sua lucida critica che nella cultura di sinistra la polemica contro i residui idealisti e la
tradizione crociana travalic i limiti della discussione accademica. In Panzieri il ruolo dell'intellettuale si
definisce nella ricerca sulla realt strutturale della classe e della organizzazione della insubordinazione ope-
raia senza per questo appiattire l'impegno culturale su quello politico o ad identificare l'insubordinazione
operaia con il momento della elaborazione teorica Il fondatore dei OR .... afferma decisamente che l'insu-
bordinazione operaia non costituisce di per se stessa la strategia, e rappresenta soltanto una condizione
necessaria per realizzare una prospettiva rivoluzionaria192.

Il problema del legame organico degli intellettuali con la classe non risolvibile con ideologie
spontaneistiche o forzature volontaristiche ma con la ridefinizione del concetto stesso di teoria. Panzieri nel
1964 ritenne di risolvere il problema definendo il marxismo fondamentalmente sociologia, influenzato della
Teoria Critica della scuola di Francoforte, soprattutto nella polemica contro la concezione del marxismo
come sistema o come filosofia della storia. In particolare aveva mutuato da Adorno la critica verso la
concezione della rottura rivoluzionaria necessariamente indotta dallo sviluppo oggettivo delle
contraddizioni della societ capitalistica, individuando in essa la radice teorica di ogni forma di riformismo e
di revisionismo193 La rottura su questi elementi teorici avrebbe consentito di riproporre il nucleo dialettico
e dinamico del marxismo, e soprattutto un uso della teoria come strumento di indagine e di intervento al
livello della realt strutturale.

Da questo punto di vista l'esperienza dei QR costituisce uno degli sbocchi della vicenda del marxismo
critico in quanto si propone di consumare la rottura con le concezioni oggettivistiche e deterministiche, e

192 P.Mancini, Socialismo e democrazia diretta, cit., pag. 103

193 Lettera a Luciano Della Mea, 18 agosto 1964 , in "Lettere...", cit., pag.205-6 "....uno dei passi pi infelici
di Marx, che alla base delle teorie socialdemocratiche della fatale scomparsa del capitalismo (e che
prende per buona, come base del socialismo, la socializzazione capitalistica)....Ci che Marx non vede sono
le capacit di adattamento (e quindi di salto vero e proprio) del sistema; e questo il fondamento
comune del revisionismo e del dogmatismo. . ... Mi pare che questa esigenza consista essenzialmente nel
problema di individuare le basi etiche del socialismo, in quanto negazione totale del capitalismo. E questa
una esigenza giustissima, ma che non si pu salvare cercando di riportarla nell' alveo dello storicismo nella
sua versione hegelo-marxista. Quella istanza pu essere veramente recuperata soltanto se si rompe
l'incantesimo dell'idea che lo stesso capitalismo genera, mediante la classe operaia da esso socializzata, la
societ contrapposta, il socialismo. (In sostanza, su questo punto di fondo che divenuta impossibile la
collaborazione con i compagni di Classe operaia). Se questa rottura si opera, allora acquista il suo senso
pi profondo il discorso sull' utopia rivoluzionaria che tu fai, e che in contrasto con l'attribuzione di
valori impliciti all'insubordinazione. Credo che su questo punto sia incontestabile la giustezza e l'attualit
del pensiero leniniano: il movimento rivoluzionario l'incontro del socialismo con il movimento reale della
classe operaia. Quest'ultimo soltanto la base materiale della rivoluzione. (Ci che non significa affatto che
la teoria potrebbe esistere ugualmente senza le condizoni materiali della classe operaia: questa l'
utopia contro la quale polemizzava Marx, e riesumata, ad es., da Arturo Labriola per fare del socialismo
una categoria ideale eterna)....se non si abbandona decisamente ogni visione mistica della classe operaia,
non si pu fare quel discorso compiuto sul socialismo, che lo stesso sviluppo capitalistico ci costringe a fare
se vogliamo avere un' arma valida di lotta"
al tempo stesso di riformulare una teoria in grado di adeguarsi costantemente al livello del capitale, come
condizione per una omogeneit, non ideologica ma politica, tra intellettuali e classe.

La base metodologica di tale ipotesi viene individuata nella conricerca, attraverso cui l'operatore culturale
analizza la condizione strutturale della classe e la sua stratificazione ideologica, e la classe si appropria degli
strumenti teorici ed organizzativi: la ricerca, dunque, la prima ed indispensabile forma di mediazione
politico-culturale, necessaria per fare emergere gli elementi portanti di una nuova razionalit operaia: Il
metodo dell'inchiesta (...) il metodo che dovrebbe permettere di sfuggire ad ogni forma di visione mistica
del movimento operaio, che dovrebbe assicurare sempre un'osservazione scientifica del grado di
consapevolezza che ha la classe operaia, e dovrebbe essere quindi la via per portare questa consapevolezza
a gradi pi alti; da questo punto di vista c' una continuit ben precisa tra il momento dell'osservazione
sociologica, condotta con criteri seri e rigorosi, e l'azione politica: l'indagine sociologica una specie di
mediazione, se si fa a meno della quale si rischia di cadere in una visione o pessimistica o ottimistica,
comunque assolutamente gratuita di quello che il grado di antagonismo o di coscienza di classe da parte
della classe operaia 194

194 R. Panzieri, Uso socialista dell'inchiesta operaia, Quaderni Rossi, n. 5, 1965. "Mentre in un primo
tempo iI capitalismo abbisogna di indagare soprattutto sul proprio meccanismo di funzionamento, in un
secondo tempo, quando esso pi maturo, ha bisogno invece di organizzare lo studio del consenso, delle
relazioni sociali che si impiantano su questo meccanismo. Questo evidentemente diventa tanto pi urgente
per il capitalismo quanto pi esso si sviluppa e passa alla fase superiore, alla fase di pianificazione, quanto
pi esso si libera (come determinante) dai rapporti di propriet e fonda sempre pi la sua stabilit e il suo
potere sulla crescente razionalit dell'accumulazione......Questo non significa affatto che la sociologia sia
una scienza borghese, anzi significa che noi possiamo usare, trattare, criticare la sociologia come Marx
faceva con leconomia politica classica, cio vedendola come scienza limitata La dicotomia sociale di
fronte alla quale noi ci troviamo comporta un livello di indagine scientifica molto alto, sia per quel che
riguarda il capitale, sia per quel che riguarda l'elemento conflittuale e potenzialmente antagonistico che
la classe operaia" Il metodo dell'inchiesta cio il metodo che dovrebbe permettere di sfuggire ad ogni
forma di visione mitica del movimento operaio, che dovrebbe assicurare sempre un osservazione
scientifica del grado di consapevolezza che ha la classe operaia, e dovrebbe essere quindi anche la via per
portare questa consapevolezza a gradi pi altiC una continuit ben precisa tra il momento
dell'osservazione sociologica condotta con criteri seri e rigorosi e lazione politica: lindagine sociologica
una specie di mediazione, se si fa a meno della quale si rischia di cadere in una visione o pessimistica o
ottimistica comunque assolutamente gratuita mi pare sia necessario nella scelta degli strumenti della
sociologia contemporanea compiere alcune operazioni critiche, soprattutto per quel che riguarda gli aspetti
che si chiamano microsociologia...Il lavoro di indagine fatto in questo modo il lavoro in un certo senso pi
importante che noi possiamo fare, cio il lavoro che assicura anche il legame tra teoria e pratica che oggi
sembra sfuggirci per ragioni oggettive(. )
Marco Sacchi - Giovanni Artero

Rodolfo Morandi e il socialismo rivoluzionario tra le due guerre

1.Origini e collocazione del Centro Interno Socialista; 2. Il rapporto partito masse e fase democratica-fase
socialista; 3. Il giudizio sullUnione sovietica. Trockij e Morandi sulla burocrazia; 4. La politica di piano; 5. Il
socialismo rivoluzionario nei Paesi fascisti; 6. Dagli anni 20 al crollo del movimento operaio tedesco; 7. Il
socialismo di sinistra e i Fronti Popolari; 8. Il socialismo di sinistra di fronte alla guerra

1. Origini e collocazione del Centro Interno Socialista

Le origini del Centro, fondato nell'estate 1934 a Milano da Rodolfo Morandi, Lelio Basso, Eugenio
Colorni195, Lucio Luzzatto196, Bruno Maffi197, vengono fatte risalire a riviste come "Rivoluzione liberale",
Quarto Stato, Pietre198 unite dalla critica alla politica della Seconda Internazionale e allincapacit di
quel marxismo a comprendere i mutamenti strutturali per il suo meccanicismo positivistico,
dall'acquisizione del volontarismo, dalla ricerca di uno strumento politico che prescindesse da quelli
esistenti.

Il Centro non intendeva collocarsi nel filone della tradizione del socialismo italiano prefascista, che non
riteneva pi vitale, ma non voleva neppure dar vita a un nuovo partito ritenendo pi utile favorire,
all'interno di una organizzazione gi esistente, la rifondazione unitaria del movimento operaio italiano
mediante un processo di fusione delle formazioni proletarie.

Le ripetute sconfitte del proletariato nel dopoguerra e il ruolo svolto dai movimenti eversivi dei ceti medi
nell'ascesa dei fascismi avevano stimolato la revisione del tradizionale postulato della centralit della classe
operaia nei processi rivoluzionari. Il CSI critic entrambe le varianti di questo pensiero: sia la valorizzazione
del potenziale rivoluzionario ed anticapitalistico dei ceti medi, sia la proposta di un socialismo umanistico.
La centralit accordata alla classe operaia, che si accompagnava al rifiuto dellimpostazione giacobina dei
comunisti, conduceva a privilegiare la crescita dal basso della coscienza rivoluzionaria.

Il consolidamento del regime, che negli anni '30 non poteva pi essere considerato come una parentesi,
imponeva di ammettere il distacco con la generazione dei giovani cresciuti sotto il fascismo, adeguando
l'analisi e i metodi di lotta per riallacciare i legami: alla prospettiva di una rivoluzione imminente andava
sostituta una strategia di logoramento condotta all'interno delle organizzazioni fasciste, in particolare il
sindacato e il dopolavoro, facendo leva sulle contraddizioni materiali vissute dai lavoratori

Il Centro riteneva che, di fronte alle trasformazioni intervenute nell'ultimo decennio, entrambe le
strategie politiche nate dalla scissione del 1921 si fossero arenate su posizioni morte, riducendosi a

195 1909-1944; Ved. Leo Solari, Eugenio Colorni : ieri e oggi , Venezia, 1980

196 G. Lannutti Lucio Luzzatto : l'attivit politica e l'impegno di costituzionalista, Udine, 1996

197 1909-2003. Nipote del massimalista Fabrizio Maffi, dopo l'esperienza nel CSI milit nell'area
bordighista

198 S. Merli Il Quarto Stato di Rosselli e Nenni e la polemica sul rinnovamento socialista nel 1926 in Rivista
storica del socialsmo, 1960; L.Basso Dalla rivista Pietre al gruppo Bandiera Rossa in Rinascita, 1977, n.32
reminiscenze del passato. Le critiche al movimento comunista si concentravano su tre punti: la diversa
visione del momento democratico-boghese e momento socialista (del processo di transizione
rivoluzionario), del rapporto partito-classe e della realt dello stato sovietico199 Nel dopoguerra fino ad
oggi il comunismo in tutti i paesi ha calcato fedelmente lazione bolscevica cheha eternato quella
contingente posizione (di minoranza rivoluzionaria), lha potenziata nelle sue manifestazioni, ma senza
staccarla mai delle sue premesse. Atteggiamento interno dunque al movimento socialista, che non ha
saputo superare il suo punto di partenza, condizionato dallestrema elementarit e conseguente rigidezza
dei motivi, dordine piuttosto ideologico che pratico, che lo promossero. Questo ci spiega come fin ad oggi
tutta la critica comunista non abbia fatto un passo in l delle posizioni polemiche sulle quali Lenin
saldamente lavvit quando la rivoluzione sembrava piuttosto un mito che unesperienza alle porte. Ci
spiega come la politica comunista si possa mantenere irriducibilmente chiusa che, in funzione
dellesperienza rivoluzionaria, tenda oggi ad adeguarla ad una situazione politica mutata200.

2. Il rapporto partito masse e fase democratica - fase socialista

La critica di Morandi ai comunisti si appunta alla scissione tra fini e mezzi, al fatto di porre le
rivendicazioni minime slegate dal discorso strategico: Ledificazione del socialismo deve essere promossa
da una organizzazione e movimento di masse che ne abbiano coscienza e ne facciano una rivendicazione di
classe e quindi concepirsi come lotta e conquista del proletariato e non delle lite che operano per delega
del proletariato201. La sua polemica sulla scissione tra masse cieche e il Partito principe machiavellico che
fa muovere le masse su obbiettivi elementari, ma col secondo fine di dirigerle poi verso sbocchi pi
avanzati che solo egli conosce, trova la sua affermazione pi esplicita nella Lettera ai compagni comunisti
del 1944: La realt che i socialisti portano, anche nel fuoco dellazione, delle esigenze che i comunisti
non provano. Essi debbono assegnare un orizzonte agli sforzi che chiedono alla massa lavoratrice, non
possono limitare le prospettive a successivi traguardi di tappa. E questo orizzonte rappresentato dalle
finalit di classe. Secondo la concezione poi che i socialisti hanno del partito, la massa che nel partito
esprime i suoi interessi e per mezzo del partito si dirige. Invece nella concezione comunista il partito
strumento per manovrare la massa conforme alle direttive che ai quadri compete di assegnargli. Tutto
questo comporta naturalmente una dinamica diversa.202

199 A. Agosti, Rodolfo Morandi, Bari, 1971; introduzione di S. Merli alla raccolta di materiali dellArchivio
Tasca pubblicato negli Annalli Feltrinelli 1962 col titolo: La rinascita del socialismo italiano e la lotta contro il
fascismo dal 1934 al 1939; Pino Ferraris: Rodolfo Morandi e la costruzione della componente socialista
rivoluzionari, Biella <1964?>

200 R.Morandi, marzo 1935

201 Nel 1935-36 era scoppiata una polemica sullapertura verso le masse fasciste lanciata da Ruggero
Grieco con la parola dordine saldare lopposizione antifascista allopposizione interna al fascismo a cui il
C.I.S. obbiett che questo slogan non si adattava alla realt dellambiente e della situazione italiana, dove i
margini per un'azione di massa non esistevano e che non credeva possibile mobilitare le masse in base a
parole dordine minime pi o meno machiavelliche (libert, pace, pane, lavoro ecc.).

202 Ora in R. Morandi Lotta di popolo : 1937-1945. Torino, 1958


Morandi si oppone, riguardo alla fase di transizione, alla trasformazione dellantifascismo a momento
strategico203, senza per questo rifiutare i momenti tattici (alleanze, obiettivi primari ecc.). Al crollo del
fascismo ci sar una situazione manovrata, vi saranno problemi di alleanze con settori borghesi, in
questo momento dovremo assicurarci i posti di comando, a garanzia della nostra esistenza. Dovremo
arrivare a mettere le mani su leve essenziali della macchina statale, di una macchina che una dura
esperienza (non italiana soltanto) ci ha insegnato possedere una terribile forza di stritolamento quando
stata manovrata a nostro danno. Non ignora lesistenza dello Stato borghese e vuole anzi metterci le
mani, ma pi per bloccare gli effetti che per lillusoria pretesa di usarlo per conquiste positive. La macchina
statale bloccata dovr permettere al nuovo potere proletario di esprimersi e di organizzarsi, emergendo dal
basso e articolandosi nelle pi varie forme d'organismi, di consigli in una societ autogovernantesi che
vince in un processo ininterrotto di prove di forza e di spostamenti di rapporti di forza fino a giungere al
sistema nazionale dei consigli in continuo contatto con la popolazione. Il problema quello di un uso di
classe dell antifascismo e quindi occorre aver presente che allo sbocco della lotta non si raggiunger una
libert neutra, astratta ma una libert favorevole ad una classe: Scopo del movimento socialista deve
essere quello di impedire che la crisi che si aprir con la caduta del fascismo possa riequilibrarsi in soluzioni
di compromesso che lascino alle forze reazionarie possibilit di ripresa, ma anzi di sospingerla verso sempre
pi ampi e profondi sviluppi fino a farla diventare crisi definitiva del sistema borghese.

3. Il giudizio sullUnione sovietica. Trockij e Morandi sulla burocrazia

La rivoluzione russa per il CSI era un punto di riferimento e non un modello, il momento di passaggio
dall'utopia alla realt, e l'esperienza sovietica era vista come la configurazione particolare assunta in Russia
dal socialismo che dimostrava la concreta possibilit di una gestione socialista dell'economia e
rappresentava perci una fonte di legittimazione.

Morandi dopo larresto prosegue nel carcere di Reggio Emilia gli studi economici iniziati con la Storia
della grande industria204, e il frutto di questi riflessioni compiute in difficili condizioni materiali sono dei
quaderni di appunti sullEconomia regolata ricchi di intuizioni e spunti ancora attuali la rottura politica del
potere borghese e la nazionalizzazione e pianificazione delleconomia pu non significare unuguale rottura
nellordinamento della produzione, ma importa anzi una certa continuit di forme del passato e lesigenza
di sviluppo delle forze produttive insorgono inevitabilmente nel sistema socialista delle contraddizioni, e
che tali contraddizioni possono essere risolte solo sostituendo allorganizzazione burocratica , una nuova
organizzazione sociale capace di legare il problema della produttivit allo sviluppo della democrazia
diretta.205

Per Morandi la burocrazia uno strumento di mediazione statale che regola in forme istituzionali il
funzionamento dello squilibrio dei profitti e dello sviluppo della produzione in funzione di un sistema
determinato di rapporti di produzione. Con il trapasso ad un diverso ordine sociale l'organizzazione
burocratica diventa una camicia di forza per l'economia regolata, un ostacolo allo sviluppo delle forze

203 La critica fu risollevata da Lelio Basso in Il rapporto tra rivoluzione democratica e rivoluzione socialista
nella resistenza, in Critica Marxista, 1961, n.4.

204 R.Morandi Storia della grande industria in Italia, Bari, 1931

205 A. Agosti, R. Morandi, pag. 431.


produttive. A questa stessa conclusione era giunto pochi anni prima Trockji: a mano a mano che le forze
produttive si sviluppano e il problema della qualit della produzione viene a prevalere su quello della
produzione comunque, la burocrazia diviene un ostacolo crescente, nello stesso tempo in cui si esauriscono
le sue funzioni progressive.

Ma Trockji, che rifiutava di definire la burocrazia come classe, prendeva di mira con la sua polemica
soprattutto una casta di funzionari, che considerava un'escrescenza parassitaria dello Stato proletario,
vedeva nella burocrazia staliniana un prodotto storico specifico della societ sovietica scarsamente
assimilabile alla burocrazia degli Stati capitalistici. Morandi invece appunta la sua critica non tanto sulla
burocrazia come agglomerato sociale, ma sui criteri informativi dell'organizzazione burocratica in generale,
che ritiene perpetuati nell'economia sovietica e incompatibili con quell'aumento della produttivit del
lavoro che la base materiale della societ senza classi. La sua un'argomentazione volutamente tecnica:
egli stesso dichiara di voler prescindere dalla impostazione solita a darsi alla trattazione dell' argomento,
che induce a prender spunto dai destini del capitalismo, dalle definizioni delle funzioni e compiti dello
Stato, dalla critica delle libert individuali e questioni altrettanto grosse, per studiare fuor di pregiudiziali
le questioni pi determinate e positive di questa nuova forma di economia produttiva, vale a dire
dell'economia regolata.

Questa impostazione deriva dalla sua concezione del socialismo inteso, oltre che emancipazione delle classi
sfruttate, come la piena espIicazione delle forme pi razionali dell'organizzazione produttiva e del
progresso tecnico e scientifico, con ci fornendo la base di una strategia socialista rispondente alle
condizioni dei paesi ad alto sviluppo capitalistico.

L'alternativa che contrappone alla gestione burocratica di un'economia socialista, rimane in una
prospettiva essenzialmente efficientista: cos si spiega il giudizio positivo sui tentativi rivolti a promuovere
la emulazione fra i lavoratori, a premiare quanti pervengano ad accelerare in modo qualunque il ritmo del
ciclo produttivo, indipendentemente dai rischi che ne possono derivare di una sperequazione salariale e di
una conseguente stratificazione sociale, che essa stessa alla base dei processi di burocratizzazione. Gli
sviluppi successivi del suo pensiero (come Criteri organizzativi delleconomia collettiva che del 1944)
dimostrano che avvertiva il problema di legare l'aumento della produttivit al potenziamento di forme di
democrazia diretta, senza illudersi che la soluzione potesse trovarsi nella riproduzione del modello del-
l'azienda capitalistica all'interno di una struttura collettivistica.

4. La politica di piano

Gi negli anni 30 il Centro" (e in particolare Maffi e Luzzatto) si era occupato di piani e ci a


proposito del Plan du travail" di Henri de Man, laeder del POB (Partito Operaio Belga) e fautore del
"superamento del marxismo. Esso consisteva in un progetto di economia mista basata sulla
nazionalizzazione del credito e delle principali industrie al fine di sgretolare il dominio del capitale
finanziario e di sottrarre le classi medie da questo rovinate alle suggestioni fasciste 206. Di fronte alla
pretesa di separare il capitalismo finanziario dal capitalismo concorrenziale normale e
fondamentalmente sano, e di colpire il primo lasciando sussistere il secondo, il documento dal Centro
osserva che la compenetrazione fra il capitalismo finanziario a il capitalismo industriale oggi a tal punto

206 A. Agosti, Le matrici revisioniste della pianificazione democratica: il planismo, in Classe, 1.


compiuta, che non si potrebbe tornare al "perfetto stato anteriore se non distruggendo tutto il castello
della produzione borghese e prendendosi la briga di rifarlo Questa demistificazione dalle illusioni
socialdemocratiche va letta insieme alla critica dell'URSS contenuta nell"Analisi delleconomia regolata"
Alla base di tale elaborazione .. il rifiuto della duplice equazione pianificazione = socialismo, anarchia
produttiva = capitalismo; rifiuto le cui implicazioni sono di notevole portata, in quanto inficiano la presunta
incompatibilit tra capitalismo e pianificazione affermata con eguale convinzione, anche se in prospettive
diverse, dal pensiero socialista dalla Seconda e Terza Internazionale sulla scorta dell'identificazione del
sistema capitalistico con il modello concorrenziale" 207

La sua "Storia della grande industria in Italia", contemporanea alle riflessioni e agli studi che sulla
formazione dello Stato unitario, sulla sua crisi e sulle origini dal fascismo venivano compiendo Gramsci
(Alcuni temi della questione meridionale") e Sereni ("Il capitalismo nelle campagne") testimonia una
previsione degli sviluppi dal capitalismo pi esatta e presenta una linea di analisi differente rispetto a quella
comunista su due grosse questioni: anzitutto, mentre Lenin nell"Imperialismo" vedeva nei monopoli
l'esaltazione dell'aspetto parassitario del capitalismo e ne sottovalutava l'aspetto progressivo sul piano
tecnico-economico, Morandi mette in evidenza come le concentrazioni industriali pi complesse siano,
specie per certi settori produttivi, la condizione necessaria di sviluppo. Affermazione importante perch
segna la rottura con la tradizione economica del socialismo italiano prefascista influenzato dal liberalismo
economico, che vedeva nella concentrazione monopolistica un elemento patologico e ne propugnava lo
smembramento per ritornare alla libera concorrenza e perch apre la strada all'analisi del neocapitalismo.

In secondo luogo, mentre Lenin seguendo Hilferding vede una prevalenza del capitale finanziario su
quello industriale, Morandi scopre che la fase di dominio del capitale finanziario una fase transitoria dello
sviluppo capitalistico e prelude al ritorno del capitale finanziario in posizione sussidiaria rispetto a quello
industriale documentando questa affermazione con il diverso processo di formazione dei grandi trust
chimico ed elettrico rispetto a quello dei monopoli siderurgici e cotonieri.

5. Il CIS e il socialismo rivoluzionario nei Paesi fascisti

Di fronte alla proposta dellaustomarxista Otto Bauer di giungere ad una integrazione tra
socialdemocrazia e comunismo208, Morandi cos replica: Disincagliandosi dalle secche in cui luna e laltra
Internazionale hanno dato, superando i punti morti di democrazia e autoritarismo, il nuovo socialismo deve
dichiararsi schiettamente libertario (senza impaurirsi della baldanza anarchica di questa qualifica!). E
leredit gravosa del lungo periodo di lotta legale, lo statalismo, che ha spezzato le reni della Seconda e
Terza Internazionale, che da scrollarsi di dorso. E tutta la critica marxista dello Stato e della burocrazia,
ch da riprendere e portare a nuovi sviluppi....E questo il compito che alle formazioni illegali incombe:
preparare lunit (che qualcosa di pi della fusione organica) attraverso la revisione radicale delle
vecchie posizioni. Ma lobiettivo dellunit non le deve fuorviare. Esse non debbono proporsi di conquistare
ci che al l delle loro forze e al di l delle loro possibilit, appagarsi di attingere lunit per via di formule;
debbono dar vita ad un movimento capace di esercitare un ascendente decisivo cos sulla preparazione

207 A. Agosti, R. Morandi, pag. 334.

208 O.Bauer Tra due guerre mondiali? : la crisi dell'economia mondiale, della democrazia e del socialismo.
introduzione di E. Collotti, Torino, 1979
rivoluzionaria delle masse oppresse dal fascismo, come sullambiente proletariato internazionale, per
vincere le inerzie mondiale, intesa a unificare a s le infinite minori divisioni che la crisi politica di questi
anni ha prodotto tra i partiti tradizionali. E sar questo il pi grande contributo che oggi si possa portare
allunit operante di domani. 209.

Queste posizioni trovano conferma e riscontro anche al di fuori del CSI. La concordanza nella tematica
nonostante le diverse provenienze, lintrecciarsi di rapporti reciproci, la localizzazione di questi militanti e
gruppi clandestini in unarea delimitata della Lombardia e del Veneto tra Milano, Padova e Trieste,
consentono di parlare dell'esistenza di un preciso filone politico.

Edgardo Bartellini210 polemizz con Rodolfo Mondolfo per liberare il marxismo dal fatalismo, con De
Man per demistificare le illusioni dei piani economici socialdemocratici di rappresentare la soluzione delle
crisi cicliche del capitale. Nello scritto del 1944 Ragioni morali di una sconfitta affronta i temi tipici del
Centro: il problema della libert e dellautorit nel socialismo; il problema italiano e la funzione del Partito
Socialista, dandone la soluzione nella proposta dellunit proletaria, nella concezione del socialismo
libertario, nellidentificazione di socialismo e comunismo.

Eugenio Curiel apparteneva alla generazione dei giovani cresciuti e educati nel regime che si avviarono
allopposizione al fascismo militando nelle sue organizzazioni211 Nella concezione di Curiel il Partito non
esaurisce o egemonizza tutte le possibilit rivoluzionarie; si tratta di una concezione certamente eterodossa
rispetto a quella leninista, che si avvicina, anche per larticolato senso storico con cui posto il rapporto tra
partito e classe, a quella di Morandi 212. Nel concetto di democrazia progressiva, esclusa ogni possibilit
di equilibrio tra le forze sociali, presente il rifiuto dellaspetto moderato e limitativo con cui veniva inteso
il Fronte: democrazia progressiva non significa solo una tappa, una fase cui si giunga, e progressiva la
formulazione politica della rivoluzione permanente . (lorgano politico) del polarizzarsi delle forze
progressive in un determinato obiettivo che poi quello della dittatura proletaria 213 Altri invece
ritengono che laffermazione del carattere democratico-socialista che dovr assumere lo scontro
politico dopo la vittoria degli alleati costante e ricca di motivazione ma non riesce (malgrado una
costante differenziazione rispetto alle contemporanee affermazioni di Togliatti) una linea alternativa 214.

209 S.Merli La rinascita del socialismo italiano e la lotta contro il fascismo dal 1934 al 1939, in "Annali dell'
Istituto Feltrinelli", Milano, 1962, pag. 185

210 Studioso di problemi economici, visse a Trieste. 1897-1945. Ved. E. Bartellini, La rivoluzione in atto e
altri scritti, Nuova Italia, 1969 a.c. di S. Bologna

211 R.Zangrandi Il Lungo viaggio attraverso il fascismo. Milano, 1962

212 Trieste 1912-1945. Dalla storiografia comunista la sua attivit fu fatta rientrare interamente nel del
PCI (Ved.E. Curiel, Classi e generazioni del secondo risorgimento a.c. di E. Modica, Roma, 1955) ma Stefano
Merli ne dimostr lappartenenza al Centro Socialista Interno identificandolo in un corrispondente di
questo, e ne reinterpret di conseguenza gli scritti (Ved. S.Merli La Rinascita del socialismo italiano e la
lotta contro il fascismo dal 1935 al 1939, pag. 77).

213 E. Curiel, Classi e generazioni .... cit. pag. 218 e 228

214 E. Curiel, Dallantifascismo alla democrazia progressiva a.c. di E. Franzin e M. Quaranta, Venezia, 1970,
pag. 47; anche N.Biamonte La vita e il pensiero di Eugenio Curiel, Milano, 1979
Le posizioni di Morandi sono importanti anche per laggancio che per la prima volta dato notare con le
correnti del socialismo europeo, con le posizioni di rinnovamento che si andavano delineando nelle
formazioni clandestine tedesche e austriache 215: il gruppo che operava in clandestinit in Austria,
collegato con i dirigenti del P.S. emigrato, dei socialisti rivoluzionari presumeva una serie d'analogie
tematiche con le posizioni del Centro: dalle tesi del superamento delle due Internazionali che poteva
realizzarsi solo attraverso la lotta e non sulla base di programmi alla tattica dello sfruttamento delle
organizzazioni legali,allunit dazione tra comunisti e socialisti che non era vista solo nella sua funzione
immediata di strumento della lotta antifascista, ma in prospettiva era considerata il mezzo per arrivare al
ristabilimento dellunit della classe operaia su basi rivoluzionarie" 216

Non una caso se questi gruppi sorgono nei paesi dove ha preso il potere il fascismo, per laderenza alla
situazione reale e perch rispondono alle condizioni di lotta imposte dai regimi fascisti senza lo
schematismo dei comunisti e lelitismo degli emigrati: Il nuovo movimento socialista promosso da
giovani che non sono legati per nessun verso a quel passato del socialismo italiano che morto. Come
punto di partenza esso assume il fascismo quale oggi, a dieci, a quattordici del avvento Loperaio,
intellettuale italiano si portano oggi a una posizione attiva solo con un lavoro nutrito di formazione politica
che prenda le mosse dalla fabbrica fascista, dellambiente fascista, dalla cultura - e lo svisceri, suscitando
in questa critica la convinzione novatrice, lo slancio del nuovo rivoluzionario 217. L esigenza dei socialisti
del Centro si riassumeva in questi termini: bisogna capire storicamente il fascismo come un prodotto della
societ italiana e delle sue contraddizioni, in queste contraddizioni insolute bisogna trovare la risposta al
fascismo, una risposta nuova, socialista 218.

6. Dagli anni 20 al crollo del movimento operaio tedesco

La storia dei partiti socialisti raggruppati nella Seconda Internazionale (a partire dal 1923 Internazionale
Operaia Socialista, I.O.S.) oggi relativamente conosciuta219; non altrettanto si pu dire del socialismo di
sinistra220, per cui riteniamo utile a questo punto fare un passo indietro e aggiungere delle informazioni
per inquadrare storicamente quanto si venuto finora trattando.

Gli elementi costitutivi di questo composito filone vanno cercati tanto nelle varie scissioni
dellInternazionale Comunista (I.C.) quanto nella comparsa di ali sinistre in seno alla socialdemocrazia, che
si separarono progressivamente da questultima negli anni '30.

215 La rinascita del socialismo italiano e la lotta ..... cit. pag. 57.

216 E. Collotti, La sconfitta socialista del 1934 e lopposizione antifascista in Austria fino al 1938 in Rivista
storica del socialismo n. 11, 1963 pag. 416.

217 S.Merli: La rinascita del socialismo italiano e la lotta cit. pag. 82.

218 L. Basso, Ventanni perduti? In Problemi del Socialismo, 1963.

219 Enzo Collotti, L' Internazionale operaia e socialista tra le due guerre, a cura di, Milano, 1985 (Annali
dell' Istituto Giangiacomo Feltrinelli, anno 23., 1983/84; R. Sigel Die Geschichte der Zweiten Internationale :
1918-1923, Frankfurt, 1986, G. A. Ritter Die 2. Internationale 1918-1919, Berlin-Bonn, 1980

220 Fa eccezione M. Dreyfus Il socialismo di sinistra in Europa tra le due guerre. 1993
LUnione dei Partiti Socialisti per lAzione Internazionale, pi conosciuta come Unione di Vienna o
Internazionale due e mezzo, come la definirono derisoriamente i comunisti, si sforz senza successo di
superare la divisione subta dal movimento operaio mondiale in conseguenza della rivoluzione dottobre e
della creazione dellIC. Questa iniziativa fall e nel maggio 1923 la maggioranza delle forze dellUnione di
Vienna si un alla Seconda Internazionale per dar vita allIOS.

Tuttavia una minoranza formata dal P.S. italiano massimalista (PSI ml), dal P.S. Indipendente Tedesco
(USPD) non confluito nella Socialdemocrazia (SPD), dai Socialisti rivoluzionari russi e lituani, dal Bund
polacco e dal P.S. Indipendente Romeno rifiut di fondersi nellIOS e in una conferenza a Berlino nel
dicembre 1924 si costitu in Bureau Internazionale di Informazione dei Partiti Rivoluzionari Socialisti che
ebbe sede a Vienna fino al 1925 e poi, con ladesione del Partito socialista-comunista francese di Paul Louis
e del Partito Operaio Norvegese (DNA), a Parigi. Angelica Balabanov fu eletta segretaria.

Gli animatori del Bureau di Parigi si proclamavano continuatori dellUnione di Vienna e ponevano
laccento sullunit del movimento operaio che cercavano di realizzare pur disponendo di forze
estremamente esigue. Alla fine degli anni venti erano ancor meno in grado di trovare interlocutori in
quanto lIC aveva intensificato la lotta contro il "socialfascismo" e i suoi attacchi non risparmiavano il
"socialfascismo di sinistra", giudicato ancora pi pericoloso. Quanto allIOS, nel Bureau di Parigi non vedeva
che un'associazione di gruppuscoli e di singole personalit che avrebbero fatto meglio ad entrare nelle sua
fila.

La crisi economica, iniziata nel 1929 con il crollo della Borsa di New York, si estese ben presto a tutte le
economie capitaliste ma non port all'atteso crollo del sistema, anzi della situazione di instabilit politica e
sociale approfittarono i movimenti fascisti. Il crollo della repubblica di Weimar e l'avvento di Hitler
sottoposero a una drammatica radicale critica dei fatti tutto il movimento operaio. Allinizio degli anni 30 i
partiti socialisti di sinistra conobbero una ripresa. Dalla rivolta viennese del 1934 giunse linsegnamento che
bisogna prepararsi a sfruttare uneventuale crisi per non correre il rischio di una nuova vittoria del fascismo,
le sconfitte in Germania e in Austria facendo nascere un processo di revisione politica nel socialismo
europeo.

Da una riunione a Berlino di partiti socialisti appena fondati come il SAP tedesco e lOSP olandese e di
formazioni gi esistenti come lILP britannico221 nacque la Comunit di lavoro Internazionale (IAG), per la
cui iniziativa il 6 febbraio 1933 si svolse a Parigi una riunione dei cinque partiti fondatori della IAG eccetto
quello bulgaro con il PSI massimalista italiano222 ed il PUP francese. Sotto il peso suscitato dall avvento
di Hitler al potere, fu inviato telegramma alle due Internazionali, che non risposero, per proporre una
conferenza mondiale di tutte le organizzazioni operaie contro il fascismo.

221 Partito laburista indipendente, affiliato al Labour Party, di cui costituiva lala sinistra. Aveva fatto parte
dellUnione di Vienna sin dalla nascita e pur essendo rientrato nellIOS dopo il 1923. sue posizioni a favore
dellunit lo mantenevano assai vicino al Bureau di Parigi.

222 Al convegno di Grenoble del gennaio 1930 si riunificarono il partito riformista nato dalla scissione del
1922 con la corrente del PSI capeggiata da Pietro Nenni, dando vita al PSI aderente allIOS. Lala
massimalista (Balabanof) si oppose alla fusione contestandone la legittimit e restando in vita fino alla
guerra . Vedi S.Sozzi Il PSI massimalista ed Elmo Simoncini, in Antifascisti romagnoli in esilio, Firenze,
1983,
Le organizzazioni presenti alla Conferenza di Parigi del 1933 furono per il Bureau di Parigi: P.S. unitario di
Romania, PUP, PSI massimalista, Socialisti-rivoluzionari di sinistra (Russia); per lIAG: DNA, OSP, SAP, ILP,
NSSP (Polonia). Altri partiti presenti furono: FCI (Spagna), SKP (Svezia), RSP (Olanda), Leninbund
(Germania)223 oltre al Segretariato Internazionale dellOpposizione di Sinistra Internazionale (OSI)224 e
agli osservatori: American Socialist Party (USA), il gruppo "Le Travail" (Svizzera), il gruppo "LEffort
communiste" di Albert Treint e tendenza "Action Socialiste" del Partito socialista francese animata da
Claude Just, Partito socialista bulgaro, Bund polacco.

A partire dagli ultimi mesi 1933 cominciarono i disaccordi tra SAP e Lega Comunista Internazionalista (LCI,
trotskista) sui modi di costruzione di una nuova Internazionale, che per la SAP doveva essere lo sbocco di
un lungo processo di maturazione delle avanguardie, mentre per la LCI occorreva selezionare da subito su
scala mondiale unavanguardia sulla base di un programma. Da allora le divergenze aumentarono non
limitandosi ai modi di costruzione della nuova Internazione e manifestandosi chiaramente con l'evoluzione
della SAP verso la politica dei Fronti Popolari nel 1935.

Il 14-15 febbraio 1935 a Saint-Denis (Parigi) si svolse una conferenza di unificazione tra lIAG e il Bureau
di Parigi che formarono il Bureau Internazionale di Unit Socialista Rivoluzionaria (BIUSR) o Bureau di
Londra. Parteciparono alla Conferenza: l'ILP , OSP e RSP 225, SAP, NSSP, Partito socialista svedese (ex SKP),
FCI (Spagna), PSI massimalista, gruppo Rote Front (Austria), gruppo Mot Dag 226 (Norvegia), Bureau
Internazionale delle Organizzazioni Rivoluzionarie della Giovent227 , Amis de lUnit Ouvriere228. Dopo
ladozione di una risoluzione sulla crisi generale del sistema capitalistico presentata dalla SAP, i dibattiti si
incentrarono su due questioni principali: lorganizzazione della lotta contro il fascismo e la guerra e la
costruzione di una nuova internazionale.

Sulla questione della guerra venne approvata la mozione secondo cui in caso di guerra antifascista si
doveva evitare la subordinazione a governi borghesi anche se "democratici". La conferenza condann
anche i nuovi aspetti della politica estera dellUnione Sovietica, cio ladesione alla Societ delle Nazioni,
definita "strumento dellimperialismo". I rivoluzionari dovevano opporsi inflessibilmente ai governi

223 Fondato nel 1928 da ex militanti del Partito Comunista Tedesco (KPD), ader all Opposizione di sinistra
internazionale per breve tempo. Pensava che una nuova internazionale dovesse essere costruita su basi
diverse da quelle prospettate dai trostksti e riteneva lURSS un "capitalismo di stato".

224 Nata nel 1930 per raggruppare i militanti comunisti (molti dei quali espulsi) che si richiamavano a
Trotski.

225 OSP e RSP si riunificarono a marzo nel Partito operaio socialista rivoluzionario (RSAP).

226 Formato da intellettuali norvegesi espulsi dal DNA. Negli anni trenta si avvicin allopposizione
internazione di destra (brandleriana), ma in seguito aveva avuto unevoluzione in senso socialdemocratico.

227 Nellottobre del 1933 lorganizzazione giovanile dellOSP olandese convoc una conferenza
internazionale delle organizzazioni socialiste rivoluzionarie della giovent, conclusasi a Bruxelles col
conflitto tra trotskisti e socialisti di sinistra.

228 Gruppo creato da Jacques Doriot, espulso dal Partito comunista francese in quanto fautore della poltica
di unit di classe nel giugno 1934, qualche settimana prima della svolta "frontista" dell'I.C. Allora non aveva
ancora iniziato levoluzione che lo avrebbe portato al fascismo.
capitalisti e difendere lUnione Sovietica facendo una propria politica di classe. Se ci nonostante la guerra
fosse scoppiata, la classe operaia aveva il dovere di opporsi mediante lo sciopero generale e linsurrezione.

Sulla questione dellorganizzazione internazionale, la SAP propose una risoluzione che affermava:
considerando il totale fallimento della Seconda e della Terza Internazionale, la conferenza reputa che il
movimento rivoluzionario e internazione dei lavoratori non dispone oggi di una direzione nella quale
riporre la propria fiducia e che gli indispensabile creare una tale direzione, cio formare unautentica
Internazionale proletaria. La conferenza ritiene che questa Internazionale non possa che essere frutto di un
processo storico, e che essa si costruir attraverso lunificazione degli elementi rivoluzionari appartenenti o
meno alle due Internazionali esistenti. Le divergenze vertevano sui tempi della costruzione di una nuova
Internazionale: per Trotsky il concetto di "processo" nascondeva in realt l"attendismo" e
l"opportunismo" della SAP.

La Conferenza di Saint-Denis rappresent una tappa importante per il socialismo di sinistra che ne usc
rafforzato.

7. Il socialismo di sinistra e i Fronti popolari

Frattanto a Mosca lInternazionale Comunista al suo 7. congresso, nel luglio-agosto 1935, rovesciava la
politica fino ad allora adottata per impegnarsi nella strategia dei Fronti Popolari. Ci port nel socialismo di
sinistra ad approfondire lopposizione tra chi riteneva che si doveva lavorare per lunit delle organizzazioni
della classe operaia, e chi riteneva che lunit rivoluzionaria della classe operaia non poteva essere
realizzata dalle due Internazionali esistenti per il fallimento della loro politica

Nel settembre 1935 si costituirono la Gauche Revolutionnaire (GR), corrente interna alla SFIO (il Partito
socialista francese) e il POUM spagnolo. La prima di queste organizzazioni, pur non essendo formalmente
affiliata al BIUSR, difendeva la sua politica. Quanto al POUM, esso decise di aderirvi dal suo congresso di
fondazione. La comparsa simultanea di queste due formazioni va messa in relazione con la politica di
Fronte Popolare in cui comunisti e socialisti si erano impegnati in unalleanza elettorale da estendere anche
alle forze della piccola borghesia.

GR e POUM si trovavano a far fronte dalla loro nascita al dilemma se essere lestrema sinistra dei Fronti
Popolari oppure condannare la collaborazione di classe cui si riteneva conducesse questa politica. Una
prima verifica furono le elezioni in Spagna, nel febbraio 1936: in una lettera agli altri partiti operai il POUM
propose la formazione di un fronte elettorale operaio e solo dopo molte esitazioni accett di sottoscrivere il
patto di Frente Popular aperto anche a forze borghesi. Uno dei principali fattori della decisione del POUM,
che ribad che il suo obiettivo continuava ad essere la lotta rivoluzionaria per il socialismo, fu lesistenza di
trentamila detenuti dellinsurrezione delle Asturie del 1934

Un problema analogo fu quello che la GR dovette affrontare con la vittoria elettorale del Front Populaire:
formando il suo governo nel giugno del 1936, Lon Blum propose a Marceau Pivert di occupare la carica di
responsabile del controllo politico della stampa, della radio e del cinema. Dopo qualche esitazione Pivert
accett, dimettendosi poi il 28 febbraio 1937229.

229 D.Guerin Front populaire, revolution manquee, Paris, 1963, trad. italiana, Milano, 1971
Questa decisione, e quella presa dal POUM il 25 settembre 1936, di delegare Andres Nin al Ministero
della Giustizia in Catalogna, riflettevano la politica del BIUSR durante quei mesi decisivi: cercare di
influenzare dallinterno levoluzione dei Fronti Popolari, offrendo a loro un appoggio critico. Una politica
implacabilmente criticata da Trotsky e dal movimento per la Quarta Internazionale.

A Bruxelles dal 31 ottobre al 2 novembre 1936 ci fu una riunione promossa dal BIUSR per tentare di
raggruppare lestrema sinistra fuori dellambito del Bureau. Parteciparono: SAP, NSSP, Partito socialista
svedese, PSI massimalista, e inoltre:

- per la Spagna: POUM, diverse sezioni sindacali dellUGT della CNT, Federazione degli insegnanti Combate
di Lerida, Movimento culturale degli Atenei di Barcellona

- per la Francia: GR, gruppo Que Faire?, Ecole mancipe, Comit de vigilance de intellectuels antifascistes
(CVIA), Rassemblement contre la guerre et le fascisme

- per la Gran Bretagna: ILP, Partito socialista rivoluzionario di Scozia (RSP), War Resisters, Raggruppamento
per la libert delle colonie

- per lOlanda: RSAP, Lega dei socialisti rivoluzionari (BSR)230

- per la Palestina: Gruppo Kibbutz Artzi, Poalei Zion di sinistra e Circoli Marxisti, gruppo Anti-fa

- Lega italiana dei Diritti dellUomo (LIDU)231 , Lega internazionale socialista contro la guerra (ISAOL)232 ,
Lega per un partito operaio rivoluzionario (USA e Canada).

Archibald F. Brockway, segretario dellILP relazion per il BIUSR: la guerra di Spagna rappresentava la
prima fase di un conflitto europeo. La politica del non-intervento seguita nei primi mesi dallURSS e da Lon
Blum era perniciosa ed inaccettabile: la lotta non era tra fascismo e democrazia ma tra fascismo e
socialismo e quindi riguardava il proletariato mondiale. Questa analisi si contrapponeva a quella comunista
e socialista, che faceva dipendere le conquiste del proletariato spagnolo dalla vittoria militare.

Il giudizio sulla Russia sovietica e i processi di Mosca cos come la questione della futura organizzazione
internazionale furono rimandati ad una conferenza internazionale prevista per il 1937 a Barcellona, ma le
giornate del maggio con la messa fuori legge del POUM segnarono l'annullamento della conferenza.

La SAP fin per aderire alla politica dei Fronti Popolari e alle speranze in una nuova rivoluzione socialista
imminente, che erano nate dallo svilupparsi della lotta di classe in Spagna e in Francia, fece seguito la presa
di coscienza dellineluttabilit di una nuova guerra mondiale. La rivoluzione che, sola, avrebbe potuto
impedire la guerra, non si era realizzata; che fare quindi per trasformare linevitabile nuova guerra
mondiale in rivoluzione?

230 Il BRS era nato da una scissione del RSAP nel novembre del 1935.

231 Fondata nel 1927 dal socialista italiano Luigi Campolonghi.

232 Creata nel 1931 da socialisti pacifisti in disaccordo con il Parti Ouvrier Belge (POB) sulla questione della
guerra. Nel 1937 ader al Rassemblement contre la guerre e le fascisme e sopravisse fino alla guerra
8. Il socialismo di sinistra di fronte alla guerra.

Fino al 1933 le posizioni sulla guerra e i concetti di pacifismo, bellicismo e disfattismo rivoluzionario,
erano influenzate dai dibattiti e dalle esperienze della Grande Guerra e della Rivoluzione dOttobre. Ma
dopo lavvento al potere in Germania del nazismo , una grande potenza economica e quindi virtualmente
militare, la situazione era chiaramente diversa, spostando lo spartiacque destra/sinistra e
pacifismo/bellicismo allinterno degli stessi partiti, cosicch le precedenti posizioni andavano riesaminate,

I pacifisti non si ponevano neppure la questione di partecipare ad una nuova ecatombe analoga a quella
della prima guerra mondiale; il dovere dei militati era quello di opporvisi con ogni mezzo e a qualunque
costo; la guerra, male supremo, doveva essere combattuta anche attraverso accordi con forze politiche
borghesi e addirittura, secondo certi pacifisti integrali, al prezzo di concessioni ai governi fascisti. Paul Faure
nella SFIO e James Maxton nellILP difendevano questo orientamento pacifista.

Agli occhi dei bellicisti non si potevano ripetere le vecchie analisi dal momento che entravano in ballo
due elementi nuovi: lesistenza dellURSS e lavanzata del fascismo. Di fronte ai rapidi progressi di
questultimo, le organizzazioni operaie non dovevano avere paura di partecipare a guerre antifasciste in
alleanza con le forze politiche borghesi; questa era la posizione di militanti come Jean Zyromcky, che
animava la corrente Bataille Socialiste in seno alla SFIO.

Collocandosi allestrema sinistra, una minoranza difendeva le tesi del disfattismo rivoluzionario: la guerra
imperialista doveva essere trasformata in guerra civile, preludio alla distruzione dellordinamento
capitalistico ed alla conquista del potere rivoluzionario.

Il socialismo di sinistra, luogo d'incontro di diverse opposizioni al socialismo riformista e allo stalinismo,
non poteva sfuggire alle contraddizioni che tutto il movimento operaio si trovava ad affrontare.

Alla lotta contro la guerra e il fascismo che fu consacrata la nuova conferenza internazionale organizzata
dal Bureau di Londra a Parigi dal 19 al 25 febbraio 1938, a cui

parteciparono: SAP, Partito socialista svedese, PSI massimalista, POUM, ILP, RSAP e BRS, IVKO233, alcuni
membri dellex GR francese, gruppo Allarm (Cecoslovacchia), gruppo Der Funke (Austria), gruppo Neuer
Weg (Germania) 234, gruppo Kibbutz Artziz (Palestina), Partito comunista archiomarxista (Grecia)235 , PUP
(Francia)236 , African Workers Party, RSP (Scozia), Partito operaio palestinese. Si ribad che non era pi
possibile ricondurre l'IOS sulla via della lotta di classe mentre lIC era divenuta un organismo riformista,

233 L'Unione internazionale dellOpposizione Comunista raggruppava le opposizioni comuniste di destra


ispirate fino al 1929 da Bukharin e dal 1930 da H. Brandler del KPD. Nel 1938 accreditava sezioni in negli
USA (Lega operaia indipendente dAmerica (ILLA) di Jay Lovestone, segretario del PC statunitense nel 1927-
1929) in Germania e in Danimarca.

234 Minoranza del SAP che aveva rifiutato di aderire alla politica dei Fronti Popolari.

235 Allopposizione in seno al partito ufficiale fin dal 1924, aveva fatto parte dellOSI trotskista nel 1932-
33, avvicinandosi poi gradualmente al Bureau di Londra.

236 Era un residuo gruppo che non aveva seguito la maggioranza quando era rientrata nella SFIO nel 1936.
Il PUP era nato anni prima dalla fusione di due gruppi usciti dal PCF: il Partito Operaio Contadino (POP) e
l'Unione Socialista Comunista (USC)
strumento della burocrazia staliniana reazionaria. Il compito del momento consisteva nel raccogliere tutte
le forze rivoluzionarie sulla base dell' "azione di classe come fondamento della lotta contro il capitalismo, la
guerra e il fascismo; rifiuto delle politiche di Fronte Popolare; rifiuto del socialpatriottismo e di qualsiasi
forma di pace civile colla borghesia; sostegno alla lotta rivoluzionaria dei popoli oppressi nei paesi coloniali
e semicoloniali; difesa della rivoluzione spagnola e del POUM; difesa dellUnione Sovietica allo scopo di
salvaguardare quanto poteva ancora sussistervi delle conquiste dellOttobre; accordo sulla necessit di
distruggere lapparato statale borghese e di instaurare durante la transizione al socialismo una dittatura del
proletariato che, abbattendo il potere della borghesia, assicuri la massima democrazia alla classe operaia e
non cada negli stessi errori del regime staliniano". Fu rivolto il pi ampio appello alle organizzazioni
antistaliniane non trotskiste per costituire un primo nucleo da cui organizzare unInternazionale
rivoluzionaria costituita "dai partiti e dai gruppi rivoluzionari della Seconda e della Terza Internazionale e
dai quei settori del movimento anarcosindacalista che si avvicineranno al marxismo". Sulla questione del
disfattismo rivoluzionario una commissione present un progetto, tuttavia alcuni membri dellILP erano
pacifisti mentre i militanti dellIVKO erano ostili al disfattismo rivoluzionario perch indeboliva gli avversari
della Germania nazista.

Pochi mesi dopo la Conferenza di Parigi, durante la crisi dei Sudeti e gli accordi di Monaco, il Bureau si
riun a Ginevra il 12 settembre 1938 e a Bruxelles il 29-30 ottobre, creando un organismo di fronte unico
contro la guerra, il Fronte Operaio Internazionale (FOI), in cui si ritrovarono la maggior parte delle
organizzazioni che avevano partecipato alla Conferenza di Parigi del 1938. Fu adottato un manifesto che
analizzava la guerra come "frutto di un regolamento di conti degli imperialisti francese e inglese contro
limperialismo tedesco e che difendeva le tesi del disfattismo rivoluzionario, bench queste ultime fossero
ancora oggetto di discussioni: cos allinterno del Partito socialista operaio e contadino (PSOP) francese,
nato dalla scissione di GR dalla SFIO, cera una tendenza - rappresentata anche dal PUP francese, dal Partito
comunista dopposizione (KPO), dal BRS olandese e dal gruppo Der Funke austriaco - che rifiutava di
mettere sullo stesso piano gli imperialismi democratici e fascisti

In una riunione del FOI a Parigi nellaprile del 1939 tre dirigenti, J. Gorkin, Michel Collinet e Jay Lovestone,
proposero la costituzione di un Centro Marxista Rivoluzionario Internazionale (CMRI), che doveva
succedere formalmente al BIUSR. La maggior parte delle organizzazioni che avevano preso parte alla
Conferenza di Parigi del febbraio 1938 vi aderirono e la stessa cosa fece il RSAP olandese ed il PSOP
francese. La questione della Quarta Internazionale, fondata a Parigi nel settembre 1938, e la partecipazione
dei trotskisti al Centro furono oggetto di discussione nel giugno del 1939. Una conferenza mondiale,
prevista per il mese di settembre 1939 che avrebbe dovuto dare al CMRI una forma permanente non pot
svolgersi a causa della dichiarazione di guerra.

La guerra pose fine a un periodo storico del socialismo di sinistra. Il FOI sopravisse fino al 1941, ma da
quella data in poi non ci fu pi nessun organismo internazionale del socialismo rivoluzionario.