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Galeazzo Maria Sforza (Fermo, 24 gennaio 1444 Milano, 26 dicembre 1476) fu duca

di Milano dal 1466 al 1476, anno in cui fu assassinato nei pressi della Chiesa di
Santo Stefano ad opera di alcuni nobili.

Figlio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, fu educato secondo i valori


dell'umanesimo, incardinati sulla conoscenza degli antichi latini e greci sia
linguisticamente, sia nella prospettiva pi culturale. Di temperamento instabile e
sregolato, ebbe ripetuti contrasti con la madre, che esplosero al momento
dell'ascesa al trono ducale dopo la morte del padre e che terminarono, secondo
alcuni, in un matricidio. Di carattere altero e tendente alla superbia, Galeazzo
Maria si dimostr al contempo governante capace e saggio, proseguendo in questo
campo la saggia politica di risanamento economico-sociale avviata gi dal padre.
Coadiuvato dal segretario Cicco Simonetta, inaugur una nuova politica monetaria e
favor le coltivazioni e le irrigazioni. Amante dell'arte e della cultura, si fece
promotore dell'abbellimento del Castello di Porta Giovia (Castello Sforzesco)
chiamandovi artisti per decorarlo, e favorendo la formazione di una corte fastosa
animata da una schiera di musici fiamminghi. L'atteggiamento altezzoso e altero del
giovane duca spinse Giovanni Andrea Lampugnani, Girolamo Olgiati e Carlo Visconti
ad organizzarne l'omicidio, che trov compimento il giorno di santo Stefano.

Figlio primogenito di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, nacque a Fermo,


citt della quale il padre deteneva la signoria, presso la distrutta rocca detta
del Girifalco, dov'era la residenza della famiglia Sforza[1]. Il nome fu scelto dal
nonno materno, Filippo Maria Visconti, che impose il nome Galeazzo in memoria di
suo padre e il nome Maria in ottemperanza al voto dello stesso, sancendo in questo
modo la continuit della casata viscontea nella giovane dinastia Sforza[2]. Dopo
che il padre riusc ad abbattere, con un colpo di mano, l'Aurea Repubblica
Ambrosiana (entit politica creatasi alla morte di Filippo Maria nel 1447),
Galeazzo Maria fu presentato come erede del Ducato di Milano e insignito del titolo
di conte di Pavia[1][2]. Visse i successivi anni tra il castello di Abbiategrasso e
Pavia, sotto la custodia della nonna materna Agnese del Maino[1].

Il padre desider che il primogenito (e la sorella Ippolita, estremamente dotata


intellettualmente) ricevesse l'istruzione migliore da parte di eccellenti
precettori umanisti, tra i quali figurava anche quel Cola Montano che sar
l'educatore dei futuri assassini di Galeazzo Maria nel 1476[3]. Tra i principali
educatori, si ricorda in primo luogo Baldo Martorelli, umanista marchigiano erede
della pedagogia umanista di Vittorino da Feltre, che compose un manuale di
Grammatica latina per i giovani principi[4]. Questi impart a Galeazzo Maria,
secondo l'educazione umanista, la conoscenza della storia, della geografia, della
musica, della danza, della poesia e delle lingue classiche. In seguito fu posto
sotto le cure di Guiniforte Barzizza che, entrato in servizio nel 1457[5], complet
l'educazione del giovane principe dandogli quei primi rudimenti politici necessari
perch potesse giostrarsi negli intrighi politici (il Barzizza fu infatti
segretario di Filippo Maria Visconti, il che lo rendeva estremamente adeguato per
il compito[1]). Il Ratti, per, ricorda che non fu solo l'educazione umanistica ad
essergli stata impartita:
Due furono gli oggetti, che singolarmente si prefissero i di lui genitori
nell'educazione, che gli dettero, l'uno di istruirlo nell'arte della guerra,
l'altro di ammaestrarlo nella vera politica due qualit indispensabili a chi aspira
al governo de' popoli.
(Ratti, 2, p. 44)
I primi compiti ufficiali
Gennaio 1452: Ferrara

Per fargli prendere confidenza con gli affari di Stato, il padre Francesco Sforza
invi il piccolo Galeazzo Maria, accompagnato dal precettore e, in alcuni casi,
anche dalla madre, a far da rappresentante del Ducato di Milano. La prima
ambasciata del giovane Sforza fu quella ferrarese, quando aveva soltanto 8 anni[6]:
obiettivo era migliorare i rapporti con Federico III d'Asburgo, imperatore del
Sacro Romano Impero in viaggio per raggiungere Roma ove avrebbe cinto la corona
imperiale. Questi aveva accolto malvolentieri la presa di potere da parte di
Francesco Sforza senza avere prima il suo consenso[N 1], e l'ambasceria del
figlioletto avrebbe potuto mitigare i risentimenti imperiali. Grazie a un'orazione
preparata da Francesco Filelfo[1], il giovane fece buona impressione sia su
Federico, che sul duca di Ferrara Borso d'Este. Quest'ultimo, come segno di buone
intenzioni verso la nuova dinastia meneghina, si diresse lui stesso a piedi verso
Gian Galeazzo a cavallo come segno d'ossequio[7].
Primavera 1459: Firenze
Cosimo de' Medici era un importante alleato del padre di Galeazzo Maria, in virt
della potenza finanziaria del banco mediceo

Due anni dopo, il giovane Galeazzo Maria fu inviato nella primavera del 1459[1]
come ambasciatore a Firenze, citt amica degli Sforza[8] dove era di passaggio papa
Pio II, intento a raccogliere il pi vasto numero possibile di alleati italiani per
la spedizione contro l'Impero ottomano. Durante il soggiorno fiorentino, Galeazzo
Maria viene accolto con tutti gli onori: Pio II gli permette di fiancheggiarlo a
cavallo, onore concesso a pochi[1][9]; Cosimo de' Medici lo invita nella sua casa
di Via Larga, concedendogli onori principeschi e intrattenendolo con feste
sontuose. Il ricordo fu cos piacevole che il giovane Sforza ebbe a dire:
A dire hora questo, non lingua umana ma divina gli bisognaria s che lassandolo
da parte, una parola sola dir, cio che Fiorenza il paradiso
(Frase di Galeazzo Maria riportata in Lopez, p. 85)
Maggio 1459: Il Concilio di Mantova
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di
Mantova .

Quando nell'aprile del 1459 il Papa lasci Firenze, Galeazzo Maria lo segu fino a
Mantova, ove il pontefice senese aveva indetto il Concilio eponimo. Tale concilio,
che si rivel presto un fallimento totale per la mancanza di partecipanti e per le
divisioni interne dei principi italiani e stranieri (tra questi ultimi, era ostile
alla crociata Carlo VII di Francia[10]), risult propizio per le sorti degli
Sforza: Bianca Maria, amica della marchesa Barbara di Brandeburgo consorte di
Ludovico Gonzaga[11], favor il matrimonio tra Galeazzo Maria e la figlia dei
marchesi mantovani Dorotea, in quanto i Gonzaga aiutarono lo Sforza nella guerra
contro i Veneziani di pochi anni prima[12].
1461-1465: l'apprendistato politico

Dopo queste prime ambascerie di carattere diplomatico, Galeazzo Maria fu chiamato


dal padre per supervisionare gli affari di stato e prendere dimistichezza con
l'esercizio del potere[13], aiutato in questo compito dall'abile segretario ducale
Cicco Simonetta[1]. Si venne cos a creare una solida armonia tra i tre uomini,
dalla quale rimase per esclusa la madre, con suo grave dissentire[1].
La guerra in Francia (1465-1466)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lega del bene
pubblico Guerra del bene pubblico.

Nel 1461 divenne re di Francia Luigi XI, al quale spett il compito di consolidare
ulteriormente l'autorit monarchica dopo la vittoria nella guerra dei cent'anni a
discapito dei feudatari restii a cedere i loro privilegi al monarca francese,
scatenando la Guerra del bene Pubblico[14]. Tra questi nobili riottosi, spiccava la
figura di Carlo il Temerario, duca di Borgogna, il quale ingagger fino al 1477
(anno della sua morte), una lotta mortale col re francese.
Galeazzo Maria in Francia

Allo scoppiare dei primi scontri, Francesco Sforza cerc di migliorare i rapporti
con la nazione d'oltralpe inviando un contingente armato al comando del primogenito
Galeazzo Maria perch fiancheggiasse re Luigi contro l'aristocrazia ribelle. La
guerra fu, per il giovane Sforza, l'ultimo tassello per il completamento del suo
curriculum[15]. Poich era fiancheggiato da esperti generali (tra i quali figurava
il fedele Gaspare Vimercati[16]), Galeazzo Maria poteva osservare il funzionamento
della macchina bellica senza avere alcuna responsabilit effettiva.
Bonifacio Bembo, Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, Pinacoteca di Brera,
Milano. I genitori di Galeazzo Maria si preoccuparono di dargli la migliore
istruzione culturale, politica e militare[17].
Il Governo del Ducato (1466-1476)
La successione inaspettata e il rientro a Milano

L'8 marzo del 1466, dopo due giorni di una improvvisa malattia, Francesco Sforza
mor[18]. Richiamato urgentemente a Milano dalla madre, Galeazzo, lasciato Giovanni
Scipione in Francia quale suo sostituto[17], si mise quindi in marcia, traversando
in incognito - era vestito da mercante[19] - i territori dell'ostile duca di Savoia
Amedeo IX[20]. L'odio verso gli Sforza era dovuto al rancore di Maria di Savoia
che, in quanto moglie abbandonata dal nonno di Galeazzo Maria, Filippo Maria
Visconti, nutriva odio verso i nuovi duchi di Milano, da lei considerati usurpatori
di quanto le sarebbe dovuto spettare dal matrimonio con Filippo Maria[1].
Nonostante le precauzioni, il 16 marzo Galeazzo Maria e il suo seguito furono
attaccati e dovettero rifugiarsi per alcuni giorni nella chiesa della Abbazia di
Novalesa ai piedi del Colle del Moncenisio nei pressi di Susa[1][16]. La situazione
fu risolta grazie all'intervento di Bianca Maria, la quale convinse il marchese
Antonio di Romagnano, politico piemontese, delle minacce francesi che il Ducato di
Savoia avrebbe ricevuto qualora fosse stato fatto del male al novello duca[1][21].
Il nuovo duca entr a Milano il 20 marzo[1][22]/29 marzo[23] 1466 passando da porta
Ticinese e in mezzo a una folla acclamante: i festeggiamenti per il suo ingresso
erano stati preparati con sollecitudine dalla madre per mettere a tacere coloro che
osavano dubitare della legittima successione[24]. Nel contempo, da tutte le grandi
potenze italiane (con l'eccezione di Venezia, nemica tradizionale dello Sforza[25])
e dai domini ducali giunsero messaggi di cordoglio per la morte del duca
Francesco[26].
Cicco Simonetta, l'abile collaboratore di Francesco Sforza, mantenne la sua
posizione anche durante il regno del figlio
La personalit del nuovo duca e la rottura con la madre

Il giovane duca (aveva 22 anni, al momento della sua ascesa al potere[26]) era
assai lontano dall'incarnare la moderazione, la gentilezza e la temperanza dei
genitori nell'esercizio del potere. Come riveler gi all'indomani della sua
incoronazione, Galeazzo Maria dimostr di possedere un carattere s volitivo, ma
con accenni di sadismo e di brutalit[27][28]. Privo di tatto diplomatico e
arrogante (come si definir, con un eufemismo, in una lettera al duca di
Mantova[29]), si circonda di uno stuolo di amanti, tra le quali spiccava per
importanza Lucia Marliani[30]. Al contrario dei genitori, Galeazzo Maria ostentava
un amore smodato per il lusso e la ricchezza[31], come Scipione Barbu, nelle sue
Vite degli Sforzeschi, riporta:
Fu principe liberale e magnifico, intanto che agguagliava la superbia reale.
Tratteneva fanterie e cavallerie del fior di tutta Italia...e la cavalleria passaa
due mila uomini d'arme: ma cos bella e onorata che non si poteva veder spettacolo
pi magnifico. Manteneva ogni sorta d'animali e d'uccelli per cacciare e uccellare,
ma con tanti ornamenti e spese, che fino le stanghe sopra le quali stavano gli
uccelli, erano coperte con tele di seta, ricamate con oro e argento...
(Barbu, p. 96)

In sostanza, il giovane Gian Galeazzo aveva ereditato dalla famiglia Visconti


quella spregiudicatezza e quel cinismo morale (riscontrabile in alcuni membri
illustri della casata, quali Bernab, Gian Galeazzo e il nonno Filippo Maria[32]),
ma anche certi tratti di genialit lasciati in eredit dai geni paterni
(specialmente in campo economico e nella magnificenza delle arti). La natura
autoritaria e dispotica di Galeazzo Maria[33], bench placata e mitigata
dall'abilit politica di Cicco Simonetta - che continu a reggere gli affari del
ducato[34] - facilit l'accendersi del conflitto con la madre Bianca Maria,
contrariata per l'avventatezza e la mancanza di cautela nella gestione della cosa
pubblica da parte del figlio[35], come infatti dimostr nei confronti del conflitto
veneto-savoiardo.
La guerra contro Venezia e la Savoia (1467)
Incisione di Galeazzo Maria Sforza, proveniente da Cesare Cant, Grande
illustrazione del Lombardo-Veneto, Corona e Caimi Editori, Milano 1858

Venezia, che era rimasta al di fuori della Lega Italica promossa dieci anni prima
da Francesco Sforza, cerc di minare tale coalizione nel 1466, allorch decise di
supportare gli esuli fiorentini scampati alla vendetta di Piero de' Medici[N 2] e
inviando Bartolomeo Colleoni a compiere delle scorribande nel territorio ducale[1]
[26]. Galeazzo Maria, tenendo fede all'alleanza con Firenze[N 3], si mosse a favore
del Medici marciando - poi dissuaso dal farlo - verso il capoluogo toscano[36],
mentre le forze ducali sconfissero quelle di Bartolomeo Colleoni nella Battaglia
della Riccardina (25 luglio 1467[1]).

"L'intemperanza" del giovane duca si pales quando il marchesato del Monferrato fu


attaccato dalle truppe di Amedeo IX di Savoia comandate dal fratello del duca,
Filippo: anzich concludere il consolidamento mediceo in Firenze, il duca part
alla volta del Piemonte ove costrinse Filippo alla resa (14 novembre 1467)[1][37].
Quest'irruenza fu non solamente criticata dagli alleati fiorentini, ma anche dalla
stessa madre Bianca Maria. Il figlio, infatti, non dimostrava la pazienza politica
del padre.
Il matrimonio con Bona di Savoia e la morte di Bianca Maria (1468)
Gerolamo Mangiaria, Udienza di Corte sforzesca al tempo di Galeazzo Maria,
miniatura, Parigi, Bibliothque Nationale

Bench avesse dimostrato attenzione nei confronti dei Medici e avesse protetto gli
alleati contro le mire piemontesi, il duca dimostr la repentinit con cui cambiava
le alleanza annullando da un lato il matrimonio del fratello Sforza Maria Sforza
con Eleonora d'Aragona, figlia del re di Napoli e membro effettivo della lega[1];
dall'altro, combinando un matrimonio con l'odiata dinastia dei Savoia per pressioni
politiche da parte del Re di Francia[38]. Questi, infatti, sposato con Carlotta di
Savoia, premeva che il Duca di Milano si unisse in matrimonio con sua cognata,
Bona, per cementare ulteriormente l'alleanza franco-milanese. Questo matrimonio,
malvisto da Bianca Maria probabilmente per l'alleanza con un nemico giurato di
Milano e per le mancate nozze del figlio con Dorotea Gonzaga (morta nel frattempo
il 21 aprile del 1467[39]), pose fine alle ambizioni politiche dell'ultima
Visconti. Ritiratasi nei suoi possedimenti di Cremona, ritorner a Milano per
vedere la ratifica[40] del matrimonio, per infine morire nel castello di Melegnano
il 23 di ottobre[1][41], scomparsa che le voci attribuivano come causa direttamente
al figlio Galeazzo Maria[34][42]. Anche Scipione Barbu riporta questa diceria:
Nacque appresso grave discordia fra esso Galeazzo e sua madre [...] Perch
sdegnata, risolse d'andarsene alla sua citt di Cremona, che le fu concessa in
dote, con animo, quando il figliuol l'avesse voluto disturare, d'aver ricorso al
Senato Veneziano. Galeazzo avendo di ci qualche sospetto, le imped l'andata
facendole (come fu detto) dare il veleno, onde se ne mor in Marignano...
(Barbu, p. 94)
Il viaggio a Firenze (1471)

Affetto da manie di protagonismo politico, Galeazzo Maria si accinse, nella


primavera del 1471, a recarsi a Firenze per rafforzare i vincoli di alleanza col
signore della citt, Lorenzo de' Medici detto Il Magnifico[43]. Davanti a propositi
aragonesi-veneziani di condurre una crociata in funzione antiturca, Galeazzo Maria
decise di venire in visita all'alleato fiorentino col proposito di rafforzarne i
legami, evitando che il Medici accondiscendesse totalmente ai progetti di Venezia e
di Napoli, delle quali la prima era acerrima nemica dello Sforza[1]. Il soggiorno
dei milanesi, tendente a sottolineare la dipendenza di Firenze dalle armi
sforzesche, dest tra gli ospiti una grande indignazione[1], in quanto and...con
tanta comitiva e pompa, che super quella de' grandissimi re[37].
I provvedimenti economici
La cura dell'economia e degli operai

Tra i primi provvedimenti del Duca ci sono quelli di natura economica. Entusiasta
sostenitore dell'artigianato lombardo, prosegu la politica accorta del padre
favorendo i manufatti lombardi e proteggendo le botteghe artigianali dalla
concorrenza straniera. Inoltre, cur l'economia lombarda introducendo nel 1468 la
gelsibachicoltura[44] e nel 1470 la coltivazione del riso[5], quest'ultimo inviato
in ventidue sacchi a Borso d'Este come segno d'amicizia[44]. Per facilitare i
commerci, continu la costruzione dei navigli avviata dal padre, in special modo il
Naviglio della Martesana e il canale che collega Binasco con Pavia[45]. Oltre a
interessarsi dell'innovazione dell'agricoltura e dell'industria manifatturiera
lombarda, Galeazzo Maria si preoccup anche della salute dei sudditi che vi
lavoravano[5]. Tale filantropia ante-litteram era dovuta non tanto per una
particolare sensibilit umanitaria, ma anche perch il giovane duca si rese conto
che la salute dei sudditi era necessaria per un'economia prospera. Pertanto, favor
le istituzioni sanitarie fondate dai suoi genitori, ordin di fare dei censimenti
per cos promuovere una politica neonatale volta a incrementare la popolazione del
ducato[5].
Un testone prodotto sotto il regno di Galeazzo Maria Sforza
La riforma monetaria

Intorno al 1474 Galeazzo introdusse in Milano la nuova moneta, il Testone


d'argento, del peso di circa 10 grammi[1]. Secondo gli esperti questa moneta
rappresenta il passaggio dalla monetazione medievale a quella rinascimentale. Si
chiama "testone" perch riporta sul dritto il profilo del Duca. Il sistema
monetario fu quindi curato particolarmente da Galeazzo Maria, il quale decise
inoltre di spostare l'edificio della Zecca da un edificio in Via Moneta in quello
della "Zecca vecchia"[27][46].
Le riforme burocratico-amministrative

Difficile invece valutare se queste ultime riforme furono positive o negative. Se


da un lato le riforme promosse dal giovane duca furono innovative e oggettivamente
positive (nuovi statuti per le corporazioni mercantili[45]; riduzione dei privilegi
economici accordati ai feudatari e alle classi agiate del ducato; creazione di una
corte fastosa in un'ottica principesca al pari degli altri potentati italiani, ma
che richiedeva molto denaro per il suo mantenimento[5]), d'altro canto
sconquassarono la moderata politica economica del padre, intento a mantenere la
concordia partium ("concordia tra le parti") tra le varie classi sociali di uno
Stato in subbuglio da anni.
Il mecenatismo di Galeazzo Maria
La volta della Cappella Ducale, Castello Sforzesco, Milano
I lavori del Castello Sforzesco
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Castello
Sforzesco.

Galeazzo Maria fu, inoltre, patrono appassionato delle arti figurative e della
cultura in generale, anche se questa fu rivolta non pi al bene pubblico, ma al
fasto e all'esaltazione di spazi privati[47]. Fornito di una buona cultura
umanistica, il duca si dedic alla decorazione e all'abbellimento del Castello.
Questo, costruito dal padre Francesco sulle rovine di quello di Porta Giovia[48],
non era per divenuto il simbolo del restaurato potere signorile: Francesco e
Bianca Maria, infatti, risiedevano nella Corte d'Arengo, per cercare di non
alienarsi le simpatie popolari[49]. Al contrario, il loro figlio decise di
trasferirsi nel Castello[47], col fine di rimarcare la dimensione principesca e
signorile a discapito di quella "comunale" lasciata apperentemente in vigore dai
genitori.

Gian Galeazzo chiam al suo servizio gli architetti Bartolomeo Gadio e Benedetto
Ferrini di Firenze[50], ai quali affida la ristrutturazione dell'area di
rappresentanza (la Corte Ducale), la Rocchetta e di un alloggio privato per la
famiglia ducale, chiamato "Cassino"[51]. Tra le decorazioni interne della nuova
residenza ducale, spicca per eleganza e importanza la Cappella Ducale, costruita
nel 1471 e alla quale lavorarono artisti di primissima importanza quali Bonifacio
Bembo, Giacomino Vismara e Stefano de Fedeli[50]. Adornata di stupende decorazioni
e ammantata d'oro puro, secondo lo stile del gotico internazionale ancora influente
a Milano, la Cappella pu essere considerato uno dei capolavori dell'arte
sforzesca. Sono testimoniate, sulla base di informazioni archivistiche, di altri
progetti artistici volti a rendere l'ambiente il pi sontuoso e ricco di quanto lo
fosse mai stato, con l'inserimento di scene faunistiche ora, e di storie della
famiglia Visconti poi[41].
Altri interventi
Giovanni Antonio Amadeo, Galeazzo Maria Sforza con l'atto di donazione delle cave
di Candoglia, Museo del Duomo di Milano

Egli prosegu inoltre nell'opera di edificazione dell'Ospedale maggiore, voluto da


suo padre, e del Duomo, in costruzione da quasi un secolo. In particolare,
ricordato per aver fatto dono alla Veneranda Fabbrica del Duomo delle cave di marmo
di Candoglia, il materiale con cui la cattedrale edificata[52]. Fu negli anni
'70, inoltre, che il giovane Bramante da Urbino si dedic all'erezione della Chiesa
di San Satiro, gioiello del rinascimento lombardo[53].
Il patronato musicale

Nel 1471 il Duca decise di assumere al suo servizio un gruppo di musicisti


fiamminghi per incrementare il proprio prestigio[54]. Giunsero a corte i fiamminghi
Gaspar von Weerbeke, Alessandro Agricola, Loyset Compre e Johannes Martini che,
tra il 1471 e il 1476, resero Milano uno dei pi importanti centri musicali
d'Europa[55]. Accolti nella Cappella Ducale, Galeazzo Maria era solito assistere
alle esecuzioni di questi maestri della musica polifonica rinascimentale, i quali
contribuirono non solo all'importazione di gusti franco-fiamminghi nella corte
sforzesca, ma anche rinvigorirono la schola cantorum del Duomo di Milano, da tempo
decaduta per la mancanza di un maestro di cappella[55]. Nicola Ratti accenna anche
lui alla passione di Galeazzo Maria per la musica:
Fu ancora intelligentissimo di musica, arte, che egli promosse assaissimo; il
Morigia racconta a questo proposito, che egli teneva trenta musici tutti
oltramonetani e tutti scelti, che da esso erano benissimo pagati, ed al Maestro di
Cappella nominato Cordovero dava cento scudi il mese c'hora sarebbero pi di
ducento
(Ratti, 2, p. 46)

Tale patrocinio, per, dur solo finch visse Galeazzo Maria[55]. Dopo la morte del
duca, infatti, il primato italiano pass a Ferrara ove il duca Ercole d'Este si
distinse per il suo patronato, anche se il fratello di Galeazzo, Ludovico il Moro,
tent di mantenere in vita l'opera del fratello[54].
La prima tipografia lombarda
Francesco Filelfo, il principale esponente dell'umanesimo lombardo sotto Galeazzo
Maria Sforza.

Sempre nel 1471, Galeazzo Maria favor la diffusione dei caratteri mobili in
Lombardia, concedendo al parmigiano Panfilo Castaldi di fondare a Milano una
tipografia[56]. Il Castaldi, coadiuvato dai fratelli suoi conterranei Antonio e
Fortunato Zarotto (oltre che da Gabriele Orsoni)[57], pubblic una serie di
classici latini (il De verborum significatione di Sesto Pompeo Festo il 3 agosto
1471; la Cosmographia di Pomponio Mela il 25 settembre del medesimo anno[57]). Le
Epistolae Familiares di Cicerone videro la luce il 25 marzo 1472 ad opera
dell'editore lombardo Filippo da Lavagna da Lodi[58], mentre ad opera di Antonio
Zarotto fu pubblicato il primo messale stampato a caratteri mobili (1474)[59]. Dopo
che il Castaldi abbandon il Ducato nel maggio del 1472[57], la direzione della
tipografia fu presa in mano da Antonio Zarotto, sotto la cui direzione fu stampato,
per la prima volta in assoluto, un volume interamente in caratteri greci: si
trattava della grammatica di Costantino Lascaris (1476)[60].
La cultura umanistica
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Umanesimo
lombardo.

Formatosi presso Gasparino Barzizza, la cultura di Galeazzo Maria era di stampo


umanistico: versatile sia nel greco che in latino, il duca sforzesco continu
l'opera del padre Francesco nella protezione degli uomini di cultura. Alla sua
corte oper l'umanista marchigiano Francesco Filelfo, espressione dell'umanesimo
cortigiano volto alla celebrazione del potente protettore attraverso l'erudizione
classica: la Sphortias modello di una letteratura priva di ispirazione sincera e
di idealit, bench formalmente raffinatissima e piena di erudizione[61]; lo
stesso vale per il portato antirepubblicano delle Odae[62]. Promotore
dell'umanesimo, il Filelfo fece chiamare a Milano Gabriel Paveri Fontana,
Lampugnano Birago, Bonaccorso Pisano e Cola Montano, umanisti minori che
gravitarono intorno al loro protettore[63]. Oltre all'umanesimo classicheggiante,
sotto Galeazzo Maria si rinnov anche l'interesse per la poesia volgare che trover
il culmine nel governo del fratello Ludovico il Moro, quando alla corte sforzesca
operarono Serafino Aquilano e Demetrio Calcondila.
L'assassinio e la sepoltura celata
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Assassinio di
Galeazzo Maria Sforza.
Galeazzo Maria Sforza assalito e ucciso il 26 dicembre 1476

Il carattere difficile del Duca e l'arroganza con cui trattava i suoi sottoposti
gli alienarono le simpatie della nobilt. Ne risult una congiura di nobili
milanesi gi suoi amici, ai quali si aggiunsero gli avversari anche per
risentimenti personali, con il probabile supporto della longa manus del re di
Francia Luigi XI Valois, timoroso che Galeazzo Maria volesse diventare re
d'Italia[5]. Il duca Galeazzo Maria cadde, nonostante il tentativo difensivo
dell'arciere Riva (de Rippa di Galbiate), per mano di Giovanni Andrea Lampugnani,
Girolamo Olgiati e Carlo Visconti[64] che gli furono addosso pugnalandolo sulla
soglia della chiesa di Santo Stefano il 26 dicembre 1476, poco prima che lo Sforza
compisse i 33 anni[3]. Il duca cadde immediatamente morto fra le braccia degli
ambasciatori di Mantova e di Ferrara, mentre, nel gran tumulto scoppiato nella
chiesa, il Lampugnani venne subito ucciso da una guardia del Duca; il Visconti
venne catturato e successivamente messo a morte; l'Olgiati, che riusc a scappare
dal tempio ma al quale alcuni parenti negarono l'ospitalit, venne catturato dopo
alcuni giorni e, dopo terribili torture, ucciso per squartamento[65].

Del corpo di Galeazzo Maria non si seppe nulla. Venne sepolto di nascosto, durante
la notte, tra due colonne del Duomo in un luogo imprecisato. Si temevano disordini
pubblici, visto l'odio che si era accumulato nei suoi confronti[27]. Recentemente
si sono fatte avanti delle ipotesi di ritrovamento della salma dell'odiato Sforza.
Ci sono forti indizi, infatti, che il teschio di Galeazzo Maria Sforza sia quello
ritrovato nella Chiesa di Sant'Andrea a Melzo durante lavori di restauro. Il
teschio, sottoposto al test del C14, risulta essere databile intorno alla met del
Quattrocento[51].