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capire quali rapporti spaziali, vecchi e nuovi, sussistano fra di loro e con il sistema territoriale di cui fanno

parte, e come tali rapporti influiscano su di essi; interpretare le modalit della loro organizzazione spaziale.
Vi infine un terzo livello, critico-applicativo, che risponde a domande tipo dove e come dovrebbe essere? E
dove e come sar?, con finalit e utilit professionali e previsionali.
Lo studio scientifico deve fornire infatti strumenti per analizzare una o pi localizzazioni dei fenomeni, ma
anche per prevedere loro possibili sviluppi spaziali.
Siamo quindi nel campo applicativo, degli interventi sul territorio, che sta suscitando interesse e attenzione
crescenti.
La Geografia ha diversi livelli di utilit.
Un primo livello, descrittivo, risponde a domande del tipo che cosa, dove?
Un secondo livello, esplicativo, caratterizzato dalle domande chi?, perch cos?, e, soprattutto, perch l?,
con le quali si vuole capire perch uno o pi fenomeni siano localizzati in determinati punti del territorio e
perch si presentino cos come li osserviamo;
La Geografia il perch del dove. Perch e come alcuni elementi si concentrano in certi luoghi per produrre
particolari risultati?
Perch sono assenti in altri luoghi? In quale misura ci che presente in un luogo influenza ci che avviene
altrove?
Perch importante che le cose varino nello spazio?
Quale ruolo svolge un luogo in questa regione e nel mondo e qual il suo significato per le persone qui e
altrove?
Quasi tutti i geografi, umani o fisici, sono interessati alla disposizione di luoghi e fenomeni, ossia al modo in
cui essi sono distribuiti, organizzati e disposti sulla Terra e al modo in cui si presentano nel paesaggio.
Occorre infatti innanzitutto osservare dove si trovano i fenomeni da studiare e, successivamente, ricercare
perch e come essi sono andati a localizzarsi l dove risultano ubicati.
In altri termini necessario prima accertare la distribuzione spaziale dei fenomeni, per intere aree (per es. la
distribuzione geografica delle strutture ricettive in una regione) e lubicazione dei singoli elementi del
fenomeno stesso.
In seguito vanno ricercati i fattori e i modi della loro localizzazione, cio il processo che ne ha determinato
lubicazione, la distribuzione spaziale: queste quindi sono il fatto, lesistenza stessa dei fenomeni, in
determinati luoghi (Ranieri, 1977).
La rappresentazione cartografica della distribuzione spaziale di un fenomeno generalmente il primo passo
verso la sua comprensione.
l famoso geografo Yi-Fu Tuan ha affermato: Sono le persone che creano i luoghi.
I luoghi non esistono nel vuoto n possono essere catalogati in termini di caratteristiche o fatti.
I luoghi cambiano continuamente e gli esseri umani sono responsabili di questi cambiamenti: creano culture,
valori, estetica, politica, economia (intesa come teoria economica) e molto altro; inoltre ciascuna di queste
creazioni influenza e modella i luoghi.
I geografi umani studiano persone e luoghi. La geografia umana si concentra su come gli esseri umani
plasmino i luoghi, come organizzino lo spazio e la societ, come interagiscano nello spazio e come
comprendano se stessi e gli altri in relazione ai territori, alle regioni e al mondo.
I progressi nelle tecnologie delle comunicazioni e dei trasporti fanno aumentare la connessione tra luoghi e
persone.

Vari aspetti della cultura popolare, quali la moda e larchitettura, stanno rapidamente omologando persone e
luoghi. Nonostante che tutti questi cambiamenti tendano ad appiattire le differenze, sono ancora molti i modi
in cui ci distinguiamo dagli altri.
Il mondo costituito da circa 200 Paesi, molte religioni, migliaia di lingue e numerosi tipi di insediamenti,
dai piccoli villaggi alle megalopoli.
Tutto ci agisce contemporaneamente, seppur in modi differenti, sullintero Pianeta contribuendo a creare
una moltitudine di luoghi e individui infinitamente diversi.
Scopo della Geografia umana comprendere e spiegare tali differenze. In sintesi, essa studia le relazioni fra
gli esseri umani e il Pianeta.
I geografi considerano la distribuzione diseguale dei vari fenomeni; non parlano soltanto di locale, ma
ricorrono alla scala per comprendere le relazioni tra locale, regionale, nazionale e globale.
Ci che accade su scala planetaria influenza il locale, ma anche lindividuale, il regionale e il nazionale e,
analogamente, i processi che si svolgono su queste scale influenzano lintero Pianeta.
La globalizzazione un fattore di grande importanza per determinare come gli esseri umani influenzino i
luoghi.
Con tale termine si intende comunemente un insieme di processi che aumentano le interazioni,
approfondiscono le relazioni ed esaltano linterdipendenza, a prescindere dai confini dei Paesi, sintendono
anche gli esiti di tali processi, distribuiti in modo disuguale sul Pianeta.
Tali processi hanno portato a risultati differenti in luoghi differenti e su differenti scale.
I processi che si svolgono a scala mondiale non si manifestano a tale dimensione per magia: ci che accade
alle altre scale che contribuisce a crearli e a plasmare i loro risultati.
Il nostro Pianeta un sistema, un insieme di elementi in reciproca connessione che hanno una loro identit se
presi singolarmente.
Nessun luogo sulla Terra inviolato dallattivit umana. Mentre le persone esplorano, viaggiano, migrano,
interagiscono, giocano, vivono e lavorano, costruiscono i luoghi.
Le persone si organizzano in comunit, nazioni e reti comunitarie pi ampie, istituendo sistemi politici,
economici, religiosi, linguistici e culturali che permettono loro di svolgere funzioni nello spazio.
Si adattano al loro ambiente geografico fisico, lo modificano, lo manipolano e lo affrontano.
Ogni luogo che vediamo influenzato e creato dagli esseri umani e rispecchia la cultura delle persone che vi
sono state presenti nel corso del tempo.
La geografia umana lo studio dei fenomeni umani che si svolgono sulla Terra e la geografia fisica lo
studio dei fenomeni fisici che vi si svolgono.
I cinque temi della Geografia, individuati dalla National Geographic Society sono:
1.localizzazione (pone in risalto come la posizione geografica di persone e cose sulla superficie terrestre
influenzi ci che accade);
2.interazione uomo-ambiente;
3.regione (gli elementi geografici tendono a concentrarsi in particolari aree che chiamiamo regioni);
4. luogo (tutti i luoghi sulla superficie terrestre hanno caratteristiche umane e fisiche peculiari e uno degli
scopi della Geografia studiare i loro caratteri e significati specifici.
Gli esseri umani sviluppano un senso del luogo infondendovi significato ed emozione, richiamando alla
memoria eventi importanti ivi accaduti o contraddistinguendo un luogo con un certo carattere);
5. movimento (mobilit di persone, beni e idee sulla superficie terrestre. Linterazione spaziale dipende dalle
distanze, dallaccessibilit e dal collegamento tra i territori.
Le interazioni plasmano la geografia umana e comprendere come avvengano un aspetto importante per
interpretare lo spazio geografico).

Paesaggio
Un elemento centrale della Geografia il paesaggio, che possiamo definire come linsieme organizzato delle
entit sensibili di un luogo (Ranieri, 1977)
I geografi usano il termine paesaggio per designare il carattere di un luogo, il complesso di elementi naturali,
le strutture umane e altri oggetti che conferiscono al territorio una particolare forma.
I geografi umani sono particolarmente interessati al paesaggio culturale, limpronta visibile dellattivit e
della cultura umana sul paesaggio.
Ogni paesaggio culturale reca strati di impronte prodotte da secoli di attivit umana. Pu pertanto essere
considerato una sorta di libro che offre indizi sulle pratiche culturali, sui valori e sulle priorit dei suoi vari
occupanti.

Per pervenire alla descrizione del paesaggio necessario analizzarne i componenti:


plastico, costituito dalle diverse forme che il rilievo assume;
idrografico, rappresentato dalle vaste superfici delle masse marine nonch dalle masse acquee che giacciono
o scorrono sulle terre emerse;
vegetale, costituito dalla vegetazione;
edilizio, che assomma le costruzioni dovute alla presenza delluomo ed alle sue molteplici necessit.
I quattro componenti si presentano sotto un aspetto statico perch considerati in un determinato istante, ma
mutano nel tempo con varia intensit e questo loro dinamismo comporta variazioni nellaspetto del
paesaggio.
Ci sono poi i componenti propriamente in movimento che per loro stessa natura sono in continuo e perenne
moto e variazione (cielo, esseri viventi, mezzi di trasporto).
Sono invece determinanti del paesaggio i fattori che determinano i componenti ed il loro carattere dinamico,
imprimendo al paesaggio caratteristiche fondamentali (ad es. i movimenti endogeni ed esogeni quali
terremoti e frane, il clima, le attivit economiche, i movimenti della popolazione, il tipo di cultura)
Per paesaggio naturale si pu intendere il paesaggio che si trovi allo stato di natura, cos come il complesso
degli elementi naturali del paesaggio stesso, con esclusione di quelli umani o comunque dovuti alla presenza
e allopera delluomo.

Per paesaggio umano si pu designare un paesaggio trasformato pressoch radicalmente dallintervento


delluomo, oppure il complesso degli elementi determinati dalla stessa opera delluomo che sussistono nel
paesaggio. E pi opportuno per parlare di paesaggio umanizzato.

LETTURA DEL PAESAGGIO


Definizione del paesaggio (naturale? umanizzato? rurale? urbano? industriale?)
Descrizione della forma del terreno (pianeggiante, collinare o montuoso? presenza di valli?)
Il territorio bagnato dal mare? Come sono le coste? Vi sono fiumi?
C vegetazione? Di che tipo? Vi sono animali o strutture che facciano pensare alla loro presenza?
Vi sono centri abitati? Grandi o piccoli? Distribuiti come?
Vi sono strade? Di che tipo?
Elenco degli elementi fisici e antropici (Bissanti, 1991)

Concetto geografico di ambiente


Si tratta di un termine usato nelle accezioni pi varie: ambiente fisico, cio quale costituito dal complesso
delle condizioni fisiche di un luogo, di un territorio; ambiente umano, ambiente religioso, politico, ecc.
Spesso lambiente viene anche identificato nel paesaggio.
Ciascuna di queste diverse espressioni identifica evidentemente soltanto una parte, un aspetto dellambiente
inteso in senso integrale.
Lambiente il complesso delle condizioni esterne in cui si sviluppano i fenomeni considerati
singolarmente o in gruppi studiati dalla Geografia. Esso, cio, include tanto le condizioni fisiche (clima,
geologia, oroidrografia ecc.) quanto quelle umane (popolamento, cultura, organizzazione politica, attivit
economiche col sistema delle comunicazioni, religione, ecc.)
(Ranieri, 1977)

Regione
I geografi dividono spesso il mondo in regioni a scopo di analisi. Una regione unarea con caratteristiche
simili.
Per identificare e delimitare le regioni dobbiamo stabilire i criteri (che possono essere fisici, culturali,
funzionali o percettivi) per definirle
Quando i geografi scelgono uno o pi criteri fisici o culturali per definire una regione, prendono in
considerazione regioni formali.
Una regione formale caratterizzata dallomogeneit in uno o pi criteri o fenomeni (ad es. regione fisica o
regione culturale).
Una regione funzionale, invece, definita da un particolare insieme di attivit o di rapporti al suo interno.
I luoghi che fanno parte della stessa regione funzionale interagiscono fra loro.
Le regioni funzionali hanno uno scopo politico, sociale o economico condiviso.
Le regioni percettive sono invece costruzioni mentali che creiamo per comprendere pi facilmente natura e
distribuzione dei fenomeni nella geografia umana.
Il modo in cui le persone considerano le regioni ha influenza a diversi livelli dallattivit quotidiana fino ai
conflitti internazionali su grande scala.
Una regione percettiva pu includere le persone con i loro tratti culturali (quali abbigliamento, cibo e
religione); i luoghi e i loro caratteri fisici, (montagne, pianure e altri elementi geografici); gli elementi
costruiti dalluomo (mulini a vento, grattacieli). Le regioni percettive non sono statiche.
Le regioni, siano esse formali, funzionali o percettive, sono modi di organizzazione geografica degli esseri
umani, una forma di classificazione spaziale, un mezzo per gestire e comprendere grandi quantit di
informazioni.
I geografi studiano i luoghi e i modelli su unampia gamma di scale.
Il termine scala in geografia ha due significati: il primo il rapporto fra la distanza su una carta e la
corrispondente distanza reale sulla superficie terrestre; il secondo lestensione territoriale di qualcosa.
I geografi si rendono conto che i fenomeni, siano essi umani o fisici, avvengono in un contesto e che il
contesto appare diverso su scale diverse
Lutilizzo di diverse scale permette ai geografi di superare i singoli fenomeni per capire come i processi
visibili su differenti scale si influenzino reciprocamente
La cartografia la disciplina che si occupa dellideazione, produzione e diffusione delle carte geografiche.
Le carte sono uno strumento geografico incredibilmente potente e la cartografia antica quanto la stessa
Geografia.
Molti testi sulla storia della cartografia sottolineano il ruolo importante delle carte geografiche
nellesplorazione, scoperta e apertura verso nuove terre e, al tempo stesso, nella dominazione coloniale come
strumento di ausilio nella sottomissione della popolazione nativa.
Con la parola carta si intende, genericamente, qualsiasi rappresentazione di parte o di tutta la superficie
terrestre. Ci vale sia per litaliano che per tutte le lingue neolatine.
Gli inglesi, invece, usano:
chart per indicare propriamente le carte marine (che un tempo, per lInghilterra, ebbero molta pi importanza
di quelle terrestri), aeronautiche, magnetiche e in genere tutte le carte e cartogrammi che riportano dati
statistici;
map per indicare le carte topografiche e geografiche.
La carta geografica una rappresentazione piana, grafica, simbolica, approssimata e ridotta di tutta o parte
della superficie terrestre.
E piana e grafica in quanto disegnata su un foglio di carta piano;
simbolica perch i fenomeni si rappresentano con simboli (segni convenzionali che ovviamente possono
solo indicare schematicamente la realt rappresentata);
approssimata perch, essendo la superficie terrestre curva, nel trasporto in piano, essa subisce
deformazioni mai eliminabili e per la sua costruzione viene usato il metodo delle proiezioni poich queste ci
danno la misura delle deformazioni in base alla tecnica di proiezione adottata.
Lapprossimazione pu riguardare i valori lineari o quelli areali o, ancora, quelli angolari: sono pertanto
propriet di una carta geografica lequidistanza, lequivalenza o lisogonia. La carta :
equidistante quando i rapporti che intercorrono fra le distanze sono uguali a quelli reali (ad es. nel caso delle
carte stradali);
equivalente quando i rapporti di uguaglianza riguardano le dimensioni delle aree (ad es. nel caso delle carte
politiche ed economiche);
isogonica quando due linee qualsiasi tracciate sulla carta e le corrispondenti sulla superficie terrestre
formano un angolo dello stesso grado (ad es. nel caso delle carte nautiche).
Spesso una carta isogonica anche conforme, cio riproduce fedelmente i contorni delle sue raffigurazioni.
Una propriet esclude le altre, a meno che non si tratti di superfici molto ridotte o di un globo. Se poi la carta
priva di propriet si definisce afilattica.
La carta geografica ridotta perch riproduce la superficie terrestre mediante un rapporto di riduzione tra le
sue dimensioni reali e quelle del disegno, rapporto che prende il nome di scala, che pu essere grafica e
numerica
Il terreno, con tutti i suoi particolari, viene riprodotto sulla carta in dimensioni convenientemente ridotte.
Il rapporto 1:n che esiste fra una lunghezza l della carta e la corrispondente lunghezza reale L del terreno si
chiama scala di proporzione di una carta; 1:n=l/L (dove n il denominatore della carta costituito da una o
pi cifre significative seguite da zeri).
Pertanto una lunghezza reale L uguale alla corrispondente grafica l moltiplicata per il denominatore della
scala
La scala si riferisce sempre alle lunghezze e non alle aree, che variano secondo il quadrato del rapporto
espresso dalla scala.
La scala grafica invece rappresentata da una retta suddivisa in segmenti ai quali attribuito un valore
lineare noto.
Il primo concetto di scala si deve ad Eratostene, con una misura del raggio terrestre eseguita nei pressi di
Alessandria dEgitto.
La scala sempre determinata dallo scopo cui la carta deve servire. Si hanno, pertanto, carte geografiche,
carte corografiche, carte topografiche, piani, piante topografiche e mappe, a cui si potrebbero aggiungere
planisferi, mappamondi e globi, che sono un particolare tipo di rappresentazione geografica.
I planisferi sono la rappresentazione cartografica piana, di solito a piccola o piccolissima scala (1:diversi
milioni), dellinsieme del globo terrestre senza la separazione degli emisferi.
La costruzione dei planisferi comporta normalmente notevoli deformazioni, per limpossibilit di riportare
esattamente una sfera sul piano.
I planisferi classici sono centrati sullequatore e di solito riportano in colore pi vistoso le regioni ove le
deformazioni sono rese accettabili.

I mappamondi sono la rappresentazione cartografica piana, di solito a piccola o piccolissima scala,


dellinsieme del globo terrestre in due distinti emisferi.

I globi sono invece una particolare rappresentazione cartografica , di solito a piccola o a piccolissima scala,
su una sfera, sia essa la rappresentazione di un pianeta che dello spazio celeste.
Le carte geografiche sono quelle a piccola scala, superiore a 1:1.000.000.
Rappresentano grandi divisioni naturali o politiche della Terra, ad. es. un continente, riportandone i limiti di
Stato, la configurazione dei pi importanti elementi orografici e idrografici, i maggiori centri abitati e la rete
delle principali linee di comunicazione, in modo da dare, a colpo docchio, lidea delle caratteristiche
essenziali dellinsieme.
Le carte corografiche (da corografia, descrizione regionale) sono quelle a media scala, superiore a
1:100.000 sino al milione (escluso).
Rappresentano il territorio, o parti del territorio di uno o pi stati limitrofi, riportando i particolari orografici
e idrografici, i centri abitati, le vie di comunicazione e la vegetazione, con la possibilit di dettaglio
consentite dalla scala. Appartengono a questo tipo le carte stradali e quelle turistiche.
Le carte topografiche sono quelle a grande scala, comprese tra le scale 1:5.000, 1:10.000 e 1:100.000.
Si ottengono, di norma, per mezzo delle campagne di rilevazione topografiche e fotogrammetriche, devono
dare la fedele rappresentazione del terreno, con tutte le sue forme e accidentalit e devono riportare ogni
particolare naturale o manufatto nella quantit e con la precisione concessa dalla scala.
In principio le carte topografiche furono allestite e utilizzate soprattutto per scopi militari.
Oggi gli usi di tali carte per scopi civili sono notevolmente cresciuti, tanto da divenire strumenti
indispensabili per i programmi e i lavori pubblici per lutilizzazione, il miglioramento e la conservazione del
suolo; per lutilizzazione delle risorse idrografiche, per la difesa contro le inondazioni, per progetti di arterie
e strade in genere; per lavori di ogni genere da compiersi sul terreno, per applicazioni legate allindustria
privata, ecc.
Queste carte costituiscono la cartografia base o fondamentale di uno Stato.
Le piante topografiche sono quelle rappresentazioni, frutto anchesse di rilevamenti topografici, con scala di
denominatore inferiore a 1:5.000, che consentono di riportare particolari in qualit e precisione maggiori.
Ciascun elemento cartografico comprende superfici limitate di terreno per le quali la curvatura terrestre
risulta trascurabile.
Le mappe e, in particolare, le mappe catastali sono elaborati speciali a grandissima scala, che, oltre i normali
particolari topografici, riportano anche i confini della propriet fondiaria e i fabbricati, la suddivisione in
appezzamenti a seconda della coltura o del grado di produttivit, lestensione di ogni singolo appezzamento.
Le scale normalmente adoperate sono quelle di 1:2.000 e di 1:4.000, e di 1:1.000 e 1:500 per casi speciali.
Dallesame dello sviluppo storico della cartografia si rileva che, mentre le carte antiche erano, nella grande
maggioranza, a piccola scala e che solo verso la fine del Medioevo si giunse alle carte corografiche, let
moderna non solo basa la cartografia sulle carte topografiche, ma tende a carte di sempre maggior dettaglio e
quindi a scale sempre maggiori.
Le carte derivate vengono ricavate dalle carte rilevate, per spoglio di particolari e per generalizzazione della
rappresentazione e dei concetti, di solito a scale pi piccole fino a quelle delle carte geografiche.
Rispetto al contenuto e allo scopo della loro costruzione le carte possono essere classificate in:
carte generali (o del terreno o normali o topografiche o geografiche), che rispondono allunica esigenza di
rappresentare la realt del terreno, dando il maggior numero possibile di informazioni nei riguardi di esso,
senza occuparsi di speciali fatti o fenomeni (attivit umana, fenomeni fisici, elementi climatici, ecc.).
Le carte generali possono essere a loro volta distinte in:
fisiche, che rappresentano gli aspetti naturali di una zona (fiumi, laghi, coste, rilievi ecc.);
politiche, che rappresentano gli aspetti umani (confini, citt, ferrovie, strade ecc.);
fisico-politiche, che riportano entrambi questi tipi di elementi.
carte tematiche, che pur servendosi di un fondo topografico o geografico, danno rappresentazioni
convenzionali (servendosi di simboli) per scopi speciali o per dimostrare particolari, situazioni o fenomeni.
Pi precisamente, sono quelle che servono per illustrare nella distribuzione, nella qualit, nella quantit ecc.
un aspetto particolare del territorio: fisico, biologico, antropico o economico, e i concetti e rapporti
geografici che non si vedono sul terreno.
Ne esistono moltissimi tipi, ad es.: le carte dei climi, le carte della vegetazione, le carte economiche che
rappresentano la distribuzione di elementi connessi ad attivit umane come le industrie, gli allevamenti, le
produzioni agricole.
Un cenno particolare meritano le carte geologiche che indicano, tramite colori e simboli, i diversi tipi di
rocce, la loro et, i giacimenti minerari ecc., presenti in una determinata zona. Le carte tematiche si prestano
inoltre a mettere in evidenza cambiamenti, a fare confronti mediante la correlazione cartografica. Sono per
questo molto usate nella geografia moderna.
Sono atlanti tematici quelli dedicati a un argomento specifico, ad es. alla rappresentazione cartografica di
beni culturali, indipendentemente dal fatto che rappresentino lintero globo o solo una parte di esso;
carte speciali o applicate quelle costruite per uno scopo preciso. Ne fanno parte: il gruppo delle carte
idrografiche, che comprende le carte marine (mari e coste), quelle nautiche e quelle idrografiche continentali
(fiumi e laghi); le carte aeronautiche, usate per il volo; le carte turistiche (pi incentrate sulle vie di
comunicazione).
Per quanto concerne laspetto cronologico, le carte vengono suddivise in:
carte attuali, di pi recente realizzazione riguardo a una regione o a un soggetto;
carte di previsione, che riguardano la situazione o la probabile evoluzione di determinati fenomeni per un
dato periodo o in una data futura;
carte storiche, che documentano la rappresentazione di fatti o di fenomeni anteriori allepoca delledizione
della carta stessa;
carte vecchie, considerate tali o per insufficiente aggiornamento, o per essere superate da edizioni pi
recenti;
carte antiche, che costituiscono ormai veri cimeli dellattivit cartografica di unepoca che spesso
caratterizzano.

r e a lt t e r r it o r ia le

p l a s ti c o ( r i d u z i o n e s c a l a )

fo t o o b liq u a (3 D > 2 D )

f o t o v e r ti c a l e ( p e r d i t a d i v e d u t a
fr o n ta le )
m
fo
zitan
erd
p

c a r t a ( a s t r a z io n e )

Il cartogramma una rappresentazione grafica (rappresentazione del dato statistico) di uno o pi fenomeni
quantitativi riferiti allarea (generalmente delimitata amministrativamente) nellambito della quale i
fenomeni che si vogliono rappresentare si verificano.
Il pi comune e pi semplice da realizzare il cartogramma a mosaico: si assegnano colori in scala graduata
alle classi in base alle quali si organizza la distribuzione dei dati; si riportano poi le rispettive campiture nelle
aree amministrative.

Il cartogramma a curve isometriche (isoplete) pi complesso da realizzare, ma di pi efficace lettura. Si


uniscono sulla carta tutti i punti che hanno lo stesso valore del fenomeno da rappresentare.
I cartogrammi a simbolo scalare (che pu essere areale o volumetrico) si basano su valori assoluti che
vengono rappresentati con figure piane (circoli o quadrati o rettangoli) o solide (sfere o cubi o
parallelepipedi) di dimensioni proporzionali ai valori da rappresentare.

Il cartogramma a punti (anchesso basato su valori assoluti) illustra per mezzo di punti o altri simboli un
certo numero di unit del fenomeno; i punti vengono poi posizionati su una base amministrativa e, ove
possibile, distribuiti in ciascuna delle aree cui si riferiscono, in modo da rendere agevole e rapido il
conteggio e il confronto tra le quantit di ciascuna area.
Stranieri residenti in Italia nel 2010

Il modo pi semplice di identificare una localit, in un dato punto della superficie terrestre, di dargli un
nome (toponimo).
E per con lutilizzo di un sistema di coordinate (latitudine e longitudine) che si pu rappresentare su una
carta la sua posizione assoluta.
La posizione relativa descrive lubicazione di un luogo rispetto ad altri elementi umani o fisici.
Le posizioni assolute non variano, mentre le posizioni relative variano nel corso del tempo.
Per localizzare con precisione un punto sulla superficie terrestre dobbiamo fissare un sistema di riferimento
che lo individui univocamente.
Il reticolato geografico il sistema di riferimento rispetto al quale viene individuata, qualsiasi essa sia, la
posizione di un oggetto sulla superficie del nostro pianeta.
E una specie di maglia che avvolge lintera superficie terrestre, composta di circonferenze immaginarie che
si intersecano.
Di queste:
quelle in direzione est-ovest sono dette paralleli;
quelle in direzione nord-sud sono dette meridiani.
Questo reticolato serve per trovare le coordinate geografiche (latitudine e longitudine) di qualunque punto
sulla Terra.
Immaginiamo di tagliare il globo terrestre con un piano che passi per il suo asse di rotazione.
Dallintersezione tra questo piano e la superficie terrestre otteniamo una circonferenza: il meridiano.
Pi precisamente, si considerano come meridiani geografici le semicirconferenze comprese fra un Polo e
laltro. A ogni meridiano ne corrisponde un altro opposto chiamato antimeridiano, che completa la
circonferenza.
Tutti i meridiani hanno uguale lunghezza: misurano poco pi di 40.000 km.
I piani contenenti lasse terrestre, con i quali possiamo immaginare di tagliare la Terra, sono infiniti. Tuttavia,
si usa prendere in considerazione solo 180 piani, alla distanza angolare di un grado (1) luno dallaltro.
Le semicirconferenze considerate, dette meridiani di grado, sono quindi 360: 180 meridiani e 180
antimeridiani. Per convenzione, si scelto un meridiano di riferimento dal quale iniziare i conteggi: quello
che passa per losservatorio astronomico di Greenwich, a Londra.
Immaginiamo ora di tagliare la sfera terrestre con un piano che sia perpendicolare al suo asse di rotazione.
Dallintersezione di questo piano con la superficie terrestre otteniamo ancora una circonferenza: il parallelo.
Tutti i piani perpendicolari allasse terrestre individuano dei paralleli; a seconda della distanza del piano di
intersezione dal centro della Terra, la circonferenza individuata sar pi o meno grande e tutte le
circonferenze saranno tra loro parallele.
Quando il piano di intersezione passa esattamente per il centro della Terra, sulla superficie terrestre si ottiene
la circonferenza pi lunga, lEquatore, che divide la Terra in due emisferi: quello settentrionale dalla parte
del Polo Nord (emisfero boreale), e quello meridionale dalla parte del Polo Sud (emisfero australe).

Come i meridiani, anche i paralleli sono infiniti, ma anche nel loro caso si prendono in considerazione solo
180 circonferenze, che sono distanziate luna dallaltra di 1.
Perci si dice che i paralleli sono 90 a nord dellEquatore e 90 a sud (per la precisione, quelli ai Poli sono
due punti).
Oltre allEquatore, due importanti paralleli sono il Tropico del Cancro (2327 a nord dellEquatore) e il
Tropico del Capricorno (2327 a sud dellEquatore).
Le coordinate geografiche sono la longitudine e la latitudine.
La longitudine di un punto P data dallangolo compreso tra il piano che contiene il meridiano passante per
P e il piano che contiene il meridiano di riferimento: la misura di questangolo viene effettuata sullarco di
parallelo che passa per il punto P considerato. Come tutti gli angoli, anche la longitudine si misura in gradi e
frazioni di grado.
La longitudine pu essere Est o Ovest a seconda che il punto si trovi a oriente o a occidente del meridiano di
riferimento.
La latitudine del punto P data dallangolo (al centro della Terra) corrispondente allarco di meridiano che
congiunge il punto P con lEquatore. Anche la latitudine si misura quindi in gradi e frazioni di grado.
La latitudine pu essere Nord o Sud a seconda che il punto si trovi nellemisfero boreale o in quello australe.
Tutti i punti che si trovano su uno stesso parallelo hanno la stessa latitudine, tutti i punti che si trovano
sullEquatore hanno latitudine 0; il valore massimo possibile per la latitudine e di 90 ai Poli.
Analogamente tutti i punti che si trovano su uno stesso meridiano hanno la stessa longitudine, tutti i punti
che si trovano sul meridiano di riferimento hanno longitudine 0; il valore massimo possibile di longitudine
180; questa la longitudine dellantimeridiano corrispondente al meridiano iniziale.
Le carte a scala topografica esistono per circa un quarto della superficie terrestre, mentre per le altre zone si
hanno carte a piccola scala
E anche vero che i sistemi tradizionali di costruzione delle carte topografiche non consentono di procedere
con rapidit nella costruzione di carte a grande scala.
Negli ultimi decenni per la costruzione delle carte geografiche stata notevolmente semplificata dallo
sviluppo delle tecniche di telerilevamento, mediante le quali i geografi monitorano la superficie terrestre da
grande distanza.
Si tratta di un insieme di tecniche, strumenti e mezzi interpretativi che permettono di acquisire immagini a
distanza (da un aereo o da un satellite artificiale) mediante la registrazione, per mezzo di sensori, dellenergia
che le varie sostanze sono in grado di assorbire, riflettere ed emettere, ottenendo informazioni qualitative e
quantitative su fenomeni o oggetti, senza entrare in contatto con essi.
Luso delle tecniche di rilevamento ha assunto notevole importanza soprattutto dopo lavvento dei satelliti
artificiali.
I dati raccolti dai sensori installati sui satelliti possono essere trasmessi immediatamente alla Terra, dove
vengono elaborati e tradotti in immagini, sulle quali possono essere eseguite le misure necessarie per
tracciare le carte con grande precisione.
I dati rilevati raccolti da satelliti e aeromobili ed elaborati in tempo reale sono disponibili quasi
immediatamente.
Google Earth un software che genera immagini virtuali della Terra impiegando immagini telerilevate,
fotografie aeree e dati topografici.
Il sistema di posizionamento globale (GPS, global positioning system) permette di localizzare con
straordinaria precisione gli elementi sulla superficie terrestre. Si tratta di una costellazione di satelliti radio-
emittenti geostazionari su orbite terrestri schierata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.
Progressi dellinformatica, crescente accessibilit ai dati e alla tecnologia GPS e disponibilit di software per
impieghi specifici hanno determinato negli ultimi venti anni enormi progressi nel campo dei sistemi
informativi geografici (GIS, Geographical Information System).
Il GIS un software che permette di immagazzinare, trasformare e visualizzare dati spaziali per diversi
scopi, utilizzato per applicazioni sia nella geografia umana che in quella fisica.
Si possono cos confrontare unampia variet di dati spaziali creando rappresentazioni digitalizzate del
territorio, combinando strati di dati spaziali.
La quantit di dati che possono essere inseriti in un GIS, la potenza dellanalisi dellhardware e la facilit di
analisi con le applicazioni GIS permettono ai geografi di rispondere a domande complesse.

GIS Pompei antica

La metacarta una rappresentazione cartografica in cui la superficie dei territori (in genere Stati o regioni)
rappresentata proporzionalmente al dato del fenomeno che si vuole rappresentare. Vi pertanto una
alterazione (dilatazione o restringimento) delle aree della carta rispetto alla rappresentazione cartografica
tradizionale.
Ciascuno di noi ha in mente rappresentazioni di luoghi in cui stato o di cui ha quanto meno sentito parlare.
Si tratta di carte mentali, pi o meno particolareggiate a seconda che si tratti di spazi vissuti o meno.
I geografi hanno studiato la formazione di carte mentali da parte di uomini, donne e bambini, rilevando
alcune differenze.
Le donne, ad esempio, tendono a usare punti di riferimento, mentre gli uomini preferiscono affidarsi a
percorsi.
Gli spazi di attivit variano con let e di conseguenza varia anche lestensione delle carte mentali.
Al cuore della Geografia umana sta il concetto di cultura; ai geografi umani interessano non soltanto i
differenti modelli e paesaggi associati a differenti gruppi culturali, ma anche i modi in cui le culture
influenzano sia la creazione sia il significato di quei modelli e paesaggi.
I geografi identificano un singolo attributo di una cultura come tratto culturale. Un particolare tratto pu
essere comune a diverse culture, ma ciascuna cultura sar costituita da una combinazione distinta di tratti
culturali nota come complesso culturale.
Una fucina culturale unarea in cui i tratti culturali si sviluppano e da cui si diffondono ad altre aree.
La diffusione culturale il processo di disseminazione, diffusione di unidea o di uninnovazione dalla
fucina ad altri luoghi, che avviene attraverso il movimento di persone, beni o idee nello spazio.
La diffusione di un tratto culturale dipende, tra laltro, dal tempo e dalla distanza dalla fucina che,
combinandosi, quando sono elevati determinano il decadimento del processo di diffusione
Anche le barriere culturali possono operare contro la diffusione: certe innovazioni, idee o pratiche non sono
accettabili o adottabili in alcune culture a causa di atteggiamenti prevalenti o persino di tab.
I geografi classificano i processi di diffusione in:
diffusione per espansione
diffusione per rilocalizzazione
Nella diffusione per espansione uninnovazione o unidea si sviluppano in una fucina e vi rimangono
radicate pur diffondendosi anche verso lesterno.
Vi pu essere:
diffusione per contagio, in cui sono influenzati quasi tutti gli individui e i luoghi adiacenti;
diffusione gerarchica, in cui il principale canale costituito da un segmento di individui sensibili a ci che
viene diffuso;
diffusione per stimolo.
Nella diffusione per rilocalizzazione vi il movimento effettivo di individui che hanno gi adottato lidea o
linnovazione e che la portano con s in una nuova localit dove la disseminano.
La diffusione per rilocalizzazione avviene spesso attraverso la migrazione. Se il Paese dorigine perde una
quantit elevata della propria popolazione, le consuetudini culturali possono indebolirsi nella fucina e
rafforzarsi allestero.
I geografi si occupano della popolazione spiegando come le sue caratteristiche varino nello spazio.
I demografi indicano la densit di popolazione come misura della popolazione totale rapportata alla
superficie territoriale. Nessuno per ha una popolazione distribuita uniformemente sul territorio.

Un miglior indice di densit di popolazione rapporta la popolazione totale di un Paese o di una regione alla
superficie delle terre coltivabili che contiene.
Si definisce densit fisiologica ed pari al numero di abitanti rapportato allunit di superficie delle terre
agricole produttive (ad es. la densit di popolazione in Egitto di 78 ab./kmq, ma la densit fisiologica pari
a 2.616 ab./kmq.)
La popolazione non uniformemente distribuita sulla superficie terrestre o in un Paese.
Un terzo della popolazione mondiale vive in Cina e in India
I geografi studiano la distribuzione della popolazione: la descrizione dei luoghi sulla superficie terrestre in
cui vivono gli individui o i gruppi di individui (a seconda della scala).
Fin dagli albori dellumanit le persone hanno avuto una distribuzione disuniforme sulle terre emerse.
Su scala planetaria saltano agli occhi tre principali addensamenti demografici. Ciascuno dei tre addensamenti
maggiori situato sulle terre emerse eurasiatiche. Il quarto in ordine di grandezza situato nellAmerica
settentrionale.
Asia orientale: vi concentrato quasi un quarto della popolazione mondiale, soprattutto in Cina (dove
vivono 1,3 miliardi di persone), Corea e Giappone;
Asia meridionale: vi la seconda principale concentrazione di popolazione, localizzata soprattutto in India
(1,5 miliardi di persone), Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka.
Europa: una fascia ad alta densit di popolazione si estende dallIrlanda e dalla Gran Bretagna alla Russia,
comprendendo vaste regioni di Germania, Polonia, Ucraina e Bielorussia. Include anche Olanda, Belgio,
parti della Francia e dellItalia settentrionale.
E un addensamento demografico che comprende oltre 709 milioni di abitanti, meno della met di quello
sudasiatico.
Le logiche della distribuzione della popolazione sono per diverse:
in Asia vi una maggiore corrispondenza fra alta densit di popolazione e bassopiani costieri e fluviali,
mentre in Europa la maggiore densit di popolazione si riscontra in aree connotate da economia industriale;
in Asia solo il 30% della popolazione risiede in citt grandi e piccole, in Europa pi del doppio.
Le tre principali concentrazioni di popolazione costituiscono oltre 4 miliardi della popolazione mondiale.
In nessunaltra regione della Terra esiste un addensamento demografico il cui ammontare sia almeno la met
di uno qualsiasi di questi tre: le popolazioni di America meridionale, Africa e Australia, nel loro insieme,
superano appena la popolazione della sola India.
LAmerica settentrionale ha ununica regione popolata assai densamente che si estende lungo le aree urbane
della East Coast, da Washington D.C. a sud fino a Boston a nord. In questa regione le citt si agglomerano
formando ununica grande area urbana (megalopoli) nella quale abita pi del 20% della popolazione
statunitense.
Aggiungendo la popolazione delle citt canadesi limitrofe (Toronto, Montreal, Ottawa e Qubec) si ottiene
un addensamento demografico pari a circa un quarto di quello europeo.

Distribuzione della popolazione mondiale


Distribuzione della popolazione mondiale

Popolazione mondiale al 2002


Paesi e regioni attraversano stadi di espansione e di declino in tempi variabili. LAsia meridionale la
regione pi importante nel quadro dei tassi di crescita della popolazione.
I Paesi la cui popolazione cresce pi lentamente (compresi quelli i cui tassi stanno diminuendo) si trovano
nelle regioni economicamente pi ricche (Stati Uniti, Canada, Europa e Giappone e, nellemisfero
meridionale, Nuova Zelanda e Uruguay)
Gli attuali elevati tassi di crescita della popolazione in molti Paesi poveri non sono necessariamente
permanenti. In Europa la crescita variata parecchie volte negli ultimi tre secoli.
Si parla di transizione demografica per indicare il passaggio da tassi elevati di natalit e mortalit a tassi
inferiori di entrambi. E un processo che si riscontrato, con tempi diversi, nei differenti Paesi fino al loro
sviluppo.
La fase iniziale di crescita lenta della popolazione, contraddistinta da tassi elevati di natalit e mortalit;
la seconda di forte crescita della popolazione fino ad unesplosione demografica dovuta ad una contrazione
forte del tasso di mortalit a fronte di un tasso di natalit ancora molto elevato;
la terza di calo della crescita della popolazione per la forte diminuzione del tasso di natalit;
lultima, con bassi tassi di natalit e mortalit, caratterizza una situazione di stabilit della popolazione, che
in alcuni momenti pu anche presentare un saldo negativo.
Transizione demografica
Si ritiene che nella maggior parte dei Paesi le popolazioni cesseranno di crescere nel corso di questo secolo,
raggiungendo un cosiddetto livello demografico stazionario, con una stabilizzazione della popolazione
mondiale.
Quando si studiano le popolazioni ci si interessa anche della loro composizione, cio della struttura in
termini di et, sesso e altre caratteristiche quali listruzione.
Et e sesso sono espressi tramite piramidi della popolazione, che mostrano immediatamente la situazione
demografica di un Paese. Nei Paesi poveri, in cui i tassi di natalit e mortalit rimangono generalmente
elevati, la piramide somiglia a una conifera, con rami lunghi alla base e corti alla sommit.
Nei Paesi ricchi le componenti pi numerose della popolazione sono al centro, con la tendenza a spostarsi
verso lalto, rispecchiando linvecchiamento della popolazione e la diminuzione della natalit.

Per comprendere la condizione di un Paese opportuno considerare anche alcuni indicatori della salute di un
territorio, quali i tassi di mortalit infantile.
La salute e il benessere sono strettamente correlati alla posizione fisica e allambiente.
I geografi medici studiano la distribuzione delle malattie e contribuiscono a prevedere la loro diffusione e a
studiare strategie di prevenzione, oltre che a dare indicazioni di localizzazione di presidi sanitari.
Per descrivere la diffusione fisica di una malattia si utilizzano tre espressioni:
1.malattia endemica (o endemia) per indicare la presenza costante di una malattia infettiva o di un
microrganismo infettivo in una data regione;
2.malattia epidemica (o epidemia) per indicare una malattia che si diffonda, allimprovviso e brevemente, in
una data regione;
3.malattia pandemica (o pandemia) per una patologia che si presenti in molte e ampie parti del pianeta, talora
contemporaneamente.

Migrazione
I flussi migratori variano per regione, centro di provenienza (rurale o urbano), genere (inteso come sesso),
classe socioeconomica, et, razza ed etnia.
Il movimento trasforma i luoghi (sia quelli da cui gli esseri umani emigrano sia quelli in cui immigrano),
accelera la diffusione delle idee e delle innovazioni, intensifica linterazione e trasforma le regioni; spesso
strettamente legato alle condizioni ambientali.
La mobilit varia da locale a globale e dal movimento giornaliero a un unico movimento nellarco della vita.
Possiamo distinguere, in base al tempo di lontananza da casa:
il movimento ciclico, che indica periodi brevi di lontananza da casa;
il movimento periodico, con periodi lunghi di lontananza da casa;
la migrazione, che implica una lunga permanenza allestero.

Movimento ciclico
La scala dello spazio di attivit (brevi movimenti in unarea locale) delle persone varia da societ a societ.
Un movimento ciclico il pendolarismo, che comporta da minuti a ore e pu implicare pi modi di
trasporto. I progressi nella tecnologia dei trasporti hanno espanso gli spazi di attivit quotidiana.
Unaltra forma di movimento ciclico quello stagionale, di carattere elitario.
Al contrario il nomadismo, terzo tipo di movimento ciclico, questione di sopravvivenza, cultura e
tradizione. Il nomadismo in calo, ma ancora presente in alcune regioni dellAsia e dellAfrica.
I nomadi devono conoscere il loro territorio per trovare acqua, cibo e riparo nei loro movimenti ciclici, che
ripetono nel tempo vie familiari gi ripercorse pi e pi volte.
Il movimento periodico implica un periodo di lontananza da casa pi prolungato rispetto al movimento
ciclico.
Un tipo comune di movimento periodico quello della forza lavoro migrante che coinvolge decine di
milioni di lavoratori su scala planetaria, molti dei quali diventano immigrati.
Una forma specializzata di movimento periodico la transumanza: un sistema pastorale in cui i pastori
trasferiscono il bestiame secondo la disponibilit stagionale di pascoli.
Il servizio militare unaltra forma di movimento periodico

La migrazione
Il processo di migrazione implica il trasferimento di lungo periodo di un individuo, di una famiglia o di un
gruppo pi grande in una nuova localit allesterno della comunit dorigine.
La migrazione internazionale (o migrazione transnazionale) il movimento che implica lattraversamento
di confini; la migrazione interna quella che avviene entro i confini di un Paese.
La migrazione pu essere volontaria o involontaria (forzata). Non sempre la distinzione netta, la differenza
essenziale consiste nella possibilit di scegliere almeno la propria destinazione o attivit.
Gli studi sul genere e sulla migrazione dimostrano come in molte regioni gli uomini si muovano di pi e
migrino pi lontano delle donne. Nel Paese di destinazione gli uomini hanno generalmente pi opportunit
lavorative e le donne vengono retribuite meno.
La migrazione forzata pi grande e devastante nella storia dellumanit stata la tratta atlantica degli schiavi
africani, che ne port decine di milioni dalle loro case allAmerica meridionale, ai Caraibi e allAmerica
settentrionale, con enormi perdite di vite.
Lintensit dei flussi migratori volontari cambia al variare dei fattori quali le somiglianze tra il luogo di
origine e il luogo di destinazione, lefficacia del flusso di informazioni dal luogo di destinazione al luogo di
origine e la distanza fisica tra il luogo dorigine e il luogo di destinazione.
Quando si sceglie volontariamente di migrare, intervengono fattori di espulsione e di attrazione che operano
in misura diversa secondo le circostanze e la scala della migrazione.
I primi sono le condizioni o le percezioni che inducono un migrante a decidere di abbandonare un luogo.
I fattori di attrazione sono invece le circostanze che attraggono il migrante verso certi luoghi.
Un migrante percepir verosimilmente meglio i fattori di espulsione (condizioni di lavoro o pensionamento,
costo della vita, sicurezza personale, disastri ambientali) a causa della maggiore familiarit con il luogo di
origine.
Quando si considerano i fattori di attrazione interviene il principio del decadimento con la distanza: i
potenziali migranti tendono ad avere percezioni pi articolate dei luoghi vicini e pertanto si allontanano
meno di quanto preventivassero inizialmente.
Spesso la migrazione avviene a tappe e in ogni fase intervengono nuovi fattori di attrazione. Inoltre, durante
il cammino la maggior parte dei migranti attratta da opportunit lungo il percorso, con la valutazione, di
volta in volta, dei fattori di espulsione e di attrazione.
I migranti possono arrivare in un Paese legalmente o clandestinamente. Ogni Paese stabilisce chi sia
autorizzato ad immigrare e in quali circostanze.
Uno dei pi forti fattori di espulsione la povert. Il genere, letnia, la razza e il denaro sono fattori che
inducono a emigrare, insieme alle circostanze politiche, ai conflitti armati e alle guerre civili, alle condizioni
ambientali (ivi compresi terremoti, uragani, eruzioni vulcaniche), alla speranza di ricongiungimento di
gruppi culturali o comunque di tutela della propria cultura.
I progressi tecnologici rendono pi semplice lemigrazione tanto per le modalit di comunicazione di
informazioni e opportunit, che rafforzano il ruolo dei legami di parentela come fattori di espulsione o
attrazione, quanto per i miglioramenti nei mezzi di trasporto.
Quando i migranti si muovono lungo e attraverso legami di parentela, creano quella che i geografi
chiamano migrazione a catena, dovuta alla percezione positiva della destinazione a seguito delle
rassicurazioni ricevute, anche sulla formazione potenziale di una nuova comunit, che promuovono
unulteriore migrazione lungo la stessa catena.
Le catene di migrazione costruite luna sullaltra generano ondate di immigrazione che si propagano dallo
stesso luogo dorigine allo stesso luogo di destinazione.
Negli ultimi cinque secoli si sono verificati diversi grandi flussi migratori su scala planetaria,
internazionale (regionale) e nazionale, con centinaia di migliaia di persone che hanno contribuito al
cambiamento dei territori di partenza e destinazione.
Prima del 1500 la migrazione su scala planetaria avveniva casualmente per cercare spezie, conquistare fama
o condurre esplorazioni.
Gli ultimi cinque secoli hanno visto una migrazione umana su una scala senza precedenti, generata in gran
parte dalla colonizzazione europea.
I flussi migratori hanno infatti compreso movimenti dallEuropa alle Americhe; da Gran Bretagna e Irlanda
ad Africa e Australia; dallAfrica alle Americhe nel periodo della tratta degli schiavi; su impulso dei
Britannici dallIndia allAfrica orientale, allAsia sudorientale e allAmerica caraibica.
Alcuni flussi planetari erano forzati e altri erano volontari, ma tutti erano transoceanici. Le migrazioni
possono per avvenire su scala internazionale (regionale), quando i migranti si trasferiscono in un Paese
vicino.
Per comprendere i flussi migratori da un Paese ad un altro non sufficiente analizzare il fenomeno su scala
globale, ma necessario ingrandire lo studio su scala internazionale (regionale).
Il colonialismo europeo contribu a creare ovunque isole di sviluppo, spesso citt costiere la cui istituzione si
basava sugli scambi commerciali. Nelle isole di sviluppo affluisce la maggior parte degli investimenti esteri
e si concentra la maggior parte delle occupazioni retribuite e delle infrastrutture.
Ad esempio, allinterno dellAfrica occidentale le aree petrolifere della Nigeria sono isole di sviluppo.
Il colonialismo europeo ebbe conseguenze anche sui flussi migratori regionali in Asia sudorientale. Nella
seconda met del diciannovesimo secolo e allinizio del ventesimo secolo molti Cinesi immigrarono in citt
di questa regione per lavorare nellindustria, nel commercio e nella finanza. Oggi le minoranze cinesi
costituiscono percentuali notevoli della popolazione di Thailandia, Malaysia e Indonesia.
Nellambito dei processi di migrazione, vennero chiamati dalle pubbliche amministrazioni dellEuropa
occidentale lavoratori ospiti i migranti per lavoro che andavano a colmare il vuoto lasciato dai lavoratori
morti durante la seconda guerra mondiale, e che, finita lesigenza, sarebbero tornati nei Paesi di origine.
Il flusso internazionale di lavoratori ospiti, di breve o di lungo periodo, cambia il mosaico etnico,
linguistico e religioso.
In Europa, ad es., i lavoratori provenienti da Turchia, Africa settentrionale, Asia meridionale e altri ex
possedimenti coloniali hanno modificato il paesaggio culturale. Nuovi templi, moschee, ristoranti, negozi di
alimentari e altri prodotti e servizi destinati agli immigrati si sono radicati nel paesaggio culturale europeo.
Altra categoria di migranti quella dei rifugiati, cio di quelle persone che, temendo di essere perseguitate
per motivi di razza, religione, nazionalit, appartenenza a un gruppo sociale o opinioni politiche, si trova
fuori dal proprio Paese e non pu avvalersi della sua protezione.
Sono invece profughi interni coloro che sono sfollati allinterno dei confini del loro Paese
Lo status di rifugiato conferisce diritti giuridici, compreso il possibile diritto dasilo, al quale gli altri non
hanno diritto. Una volta che sono cessate le condizioni di rischio nel Paese di origine, vi il processo di
rimpatrio, con lassistenza delle Nazioni Unite.
La maggior parte dei rifugiati proviene da Paesi relativamente poveri e si trasferisce in Paesi confinanti
altrettanto poveri.
Allinizio del secolo, lAfrica subsahariana aveva il maggior numero di rifugiati e la maggiore potenzialit
di nuovi flussi, seguivano le regioni dellAsia sudoccidentale e dellAfrica settentrionale.
In Europa negli anni Novanta il crollo della Jugoslavia e i conflitti che laccompagnarono crearono la pi
grande crisi dalla fine della seconda guerra mondiale. Nel 1995 i rifugiati erano sei milioni, attualmente vi
sono 1,6 milioni di profughi interni.
Molti Paesi pongono restrizioni allimmigrazione: gli Stati Uniti nel 1921 stabilirono quote dimmigrazione
in rapporto al numero dei compatrioti gi presenti, poi modificate in limiti assoluti numerici (170.000
immigrati dai Paesi esterni e 120.000 dalle Americhe), mentre fino alla met degli anni Settanta lAustralia
non ammetteva immigrazione di popolazione non bianca.

Cultura locale e popolare


I gruppi culturali possono essere definiti dagli studiosi culture tradizionali (meglio: locali) oppure parte
della cultura popolare.
Secondo alcuni studiosi cultura tradizionale/locale (piccola, tipicamente rurale, coesa nei tratti culturali, con
una popolazione omogenea) e popolare (grande, tipicamente urbana, con cambiamenti rapidi ed una
popolazione eterogenea) sono i due estremi tra i quali si colloca la maggior parte delle culture.
Una cultura locale un gruppo di persone che, in un particolare luogo, si considerano una comunit,
condividono esperienze, consuetudini e tratti e si adoperano per conservarli affermando la propria unicit.
Alcune culture locali si basano principalmente sulla religione, altre sulle celebrazioni comunitarie o sulle
strutture familiari, altre sullassenza di scambi con altre culture.
Sono dinamiche e si ridefiniscono o perfezionano continuamente attraverso i contatti con altre culture e la
diffusione dei tratti culturali e influenzano anche gli insediamenti, edificando quartieri e costruendo chiese o
centri di celebrazione.
Le culture locali hanno generalmente due obiettivi: escludere le altre culture evitando la contaminazione e
conservare la propria.
Nelle aree rurali le culture locali si preservano con facilit grazie al maggior isolamento che tende a
escludere le influenze esterne.
Il geografo Shortridge ha definito neolocalismo la tutela della cultura locale in cui si infonde nuovo vigore
in contrapposizione allincertezza contemporanea.
Alcune culture locali sono riuscite a costruire un mondo separato, un luogo dove praticare consuetudini
allinterno di una grande citt costruendo quartieri etnici omogenei.
La cultura materiale di un gruppo di persone comprende gli oggetti che esse costruiscono, come opere
darte, case, capi di abbigliamento, sport, danze e cibi.
La cultura immateriale costituita invece da credenze, pratiche, senso estetico e valori di un gruppo di
persone. Ci che si produce nella cultura materiale rispecchia la cultura immateriale.
Una cultura locale pu anche cercare di evitare lappropriazione culturale, cio ladozione di consuetudini
e conoscenze da parte di altre culture che le usano a proprio vantaggio, anche per trarne benefici economici.
La mercificazione influenza in vari modi le culture locali.
In primo luogo la cultura materiale: gioielli, capi di abbigliamento, cibi e giochi possono essere
commercializzati da membri o non membri.
Lo stesso avviene per la cultura immateriale: religione, lingua e credenze sono mercificate, spesso da non
membri che vendono terapie spirituali ed erboristiche locali.
Quando le culture o le consuetudini locali sono mercificate, unimmagine o unesperienza divengono
stereotipo, proprio ci che il turista desidera. Una cultura locale autentica non si adatta a una singola
esperienza o immagine: , al contrario, complessa e non stereotipata.
A differenza delle culture locali, che sono presenti in aree relativamente piccole, la cultura popolare
ubiquitaria, pu cambiare nel volgere di giorni o ore ed praticata da un gruppo eterogeneo di persone.
Come la cultura locale, la cultura popolare comprende la musica, la danza, labbigliamento, le preferenze
alimentari, le pratiche religiose e lestetica. Ad es. le tendenze della moda si diffondono molto rapidamente
per via gerarchica.
Le principali vie di diffusione della cultura popolare sono i trasporti, il marketing e le reti di
comunicazione. La cultura popolare si diffonde a velocit pi elevata attraverso gli spazi pi compressi.
Tutti gli aspetti della cultura popolare hanno una fucina, che generalmente opera tramite la diffusione per
contagio e poi per diffusione gerarchica.
Anche se la cultura popolare si diffusa in tutto il pianeta, non ha cancellato tutte le culture locali; al
contrario un aspetto della cultura popolare (quale la musica o il cibo) quando si incontra con una nuova
localit e con la sua gente e la cultura locale assumer forme nuove.
In questo caso i geografi e gli antropologi parlano di riterritorializzazione della cultura popolare.
Linfluenza dellEuropa, degli Stati Uniti e del Giappone sulla cultura popolare di tutto il pianeta fa s che
molte persone si sentano minacciate dallomologazione culturale.
Su scala planetaria lAmerica settentrionale, lEuropa occidentale e il Giappone esercitano attualmente la
massima influenza sulla cultura popolare.
LAmerica settentrionale influenza lEuropa occidentale e il Giappone nella musica, negli sport e nel fast
food;
il Giappone influenza lAmerica settentrionale e lEuropa occidentale nei programmi televisivi per bambini
e nei giochi elettronici;
lEuropa occidentale influenza lAmerica settentrionale e il Giappone nella moda, nellarte e nella filosofia.
La rapida diffusione della cultura popolare pu far s che i consumatori perdano le tracce della fucina di un
bene o di unidea.
Quando la diffusione della cultura popolare sposta o sostituisce la cultura locale, solitamente incontra
resistenza (si pensi alle politiche francesi).
La preoccupazione per la perdita didentit locale non limitata a particolari regioni; si trova, infatti, anche
nei Paesi ricchi, dove si riflette in vari ambiti, dallaumento del fondamentalismo religioso alla istituzione di
comuni quasi autonome.
Fra le minoranze nei Paesi ricchi, per esempio, si coglie nelle iniziative per promuovere le lingue, le
religioni e le consuetudini locali, ostacolando le influenze culturali della societ dominante.
Nei Paesi poveri la classe politica cerca di promuovere unideologia nazionalista esplicitamente in contrasto
con la mondializzazione culturale.
Sempre nei Paesi poveri, le minoranze sociali ed etniche cercano lautonomia da regimi che promuovono
ladeguamento a un modello culturale nazionale.
Gli aspetti che le persone scelgono di adottare dalla cultura popolare e quelli che rifiutano contribuiscono a
plasmare il carattere e la cultura delle persone, dei luoghi e dei paesaggi.
La tensione fra cultura popolare e cultura locale si pu cogliere nel paesaggio culturale, limpronta visibile
dellattivit umana sul paesaggio, che rispecchia i valori, le regole e il gusto estetico di una cultura. Tale
impronta va dalle modifiche allambiente naturale alla costruzione di edifici, strade, cartelli, recinzioni e
statue.
Quando si perdono le caratteristiche di unicit del luogo, si usa il termine placelessness (assenza di luogo).
A proposito dei paesaggi culturali si possono fare tre osservazioni:
1.particolari forme architettoniche e di pianificazione si sono diffuse in tutto il pianeta (si pensi alla
diffusione del grattacielo)
2.alcune imprese e prodotti si sono diffusi a tal punto che oggi lasciano una distintiva impronta paesaggistica
in territori assai lontani luno dallaltro (basti osservare le insegne o pensare alle forti somiglianze degli
aeroporti internazionali o dei centri commerciali)
3. la commercializzazione allingrosso di paesaggi, bench non promuova la convergenza, favorisce un
offuscamento dellidentit territoriale. Gli elementi vengono trapiantati da un luogo ad un altro
indipendentemente dal loro adattamento al paesaggio (ad es. a Las Vegas vi sono varie strutture progettate in
modo da evocare differenti parti del mondo; in America settentrionale a volte nelle periferie compaiono
imitazioni di centri di citt, per far sembrare tutto pi americano).
Prestiti e mescolamenti culturali avvengono ovunque, anche se in modi differenti. Questo fenomeno
detto continuum globale-locale.
Le persone mediano e modificano i processi regionali, nazionali e planetari in un processo detto
glocalizzazione (fusione dei termini globalizzazione e localizzazione); il carattere di un luogo il risultato di
una serie di scambi, appunto fra locale e globale.
Identit
Lidentit si pu definire il modo in cui intendiamo noi stessi. Costruiamo la nostra identit attraverso
esperienze, emozioni, connessioni e rifiuti. Lo spazio geografico fa parte integrante di questo processo e le
nostre percezioni dei luoghi ci aiutano a comprendere chi siamo.
Uno dei metodi pi efficaci per costruire unidentit lidentificazione contro (qualcun altro): prima
definiamo laltro, poi ci definiamo come non laltro.
Attraverso la definizione dell altro nellepoca delle esplorazioni e del colonialismo gli europei hanno
definito se stessi non misteriosi e non selvaggi, quindi civili.
In epoca moderna uno dei pi potenti generatori didentit lo Stato. Il nazionalismo una forza cos
potente che spesso gli individui considerano se stessi soprattutto Italiani, Francesi ecc.
La razza un perfetto esempio di come si costruiscano le identit.
Le differenze di classe sociale ed economica hanno alimentato il concetto di superiorit associato alla razza,
il razzismo. Le distinzioni usate oggi sono tratte da categorie radicate nella storia culturale, nelle relazioni di
potere e nelle politiche di un luogo nel corso dei secoli.
Il modo in cui consideriamo noi stessi complesso; abbiamo diverse identit su diverse scale: individuale,
locale, regionale, nazionale e planetaria. Esse si influenzano reciprocamente e i modi in cui luoghi e persone
interagiscono su differenti scale influenzano le identit.
La costruzione dellidentit e l identificazione contro sono radicate sui territori come qualsiasi altro
processo sociale o culturale. Quando costruiamo le identit, parte di ci che facciamo consiste nellinfondere
significato a un luogo associandogli memorie ed esperienze. Molti geografi definiscono questo processo
senso del luogo.
Letnia un buon esempio di come le identit influenzino i luoghi e viceversa. Oscilla e varia secondo le
diverse scale e i diversi luoghi essendone ampiamente influenzata, oltre che nel corso del tempo.
Una carta di tutte le aree etniche si presenterebbe come un mosaico tridimensionale con migliaia di tessere
spesso parzialmente sovrapposte, alcune non pi grandi di un quartiere, altre grandi quanto interi Paesi.
Anche una popolazione poco numerosa, se dotata di unidentit e di una coscienza etnica, pu esercitare
uninfluenza durevole sul paesaggio culturale.
I gruppi culturali fanno spesso appello alletnia quando la razza non in grado di spiegare le differenze e
lantagonismo tra i gruppi.
I geografi che studiano le identit (genere, etnia, razza, sessualit) si rendono conto che quando le persone
creano luoghi lo fanno nel contesto di relazioni sociali. Per esempio si possono creare o riscontrare luoghi
generizzati (o genderizzati): rivolti al genere, cio destinati alle donne oppure agli uomini, anche nelle loro
differenti identit sessuali.
Le relazioni di potere influenzano direttamente lidentit e i paesaggi; la natura di tale influenza dipende dal
contesto geografico.
Le identit dei luoghi e delle culture devono essere create e ci pu avvenire in modi diversi, anche
conflittuali. In questo processo il potere centrale: il potere di vincere la contesa su come si dovrebbe vedere
il luogo e quale significato attribuirgli; il potere, in altre parole, di costruire la geografia immaginativa
dominante, le identit.
Le relazioni di potere fanno molto di pi: possono soggiogare interi gruppi di persone, imponendo
comportamenti o stabilendo dove le persone debbano essere accolte o respinte (si pensi alle leggi di
segregazione razziale).
Anche senza il sostegno della pubblica amministrazione, le persone creano luoghi dove limitano laccesso
agli altri (delimitandoli a volte con murales o colori diversi degli edifici).
I geografi Domosh e Seager definiscono il genere gli assunti di una cultura sulle differenze fra uomini e
donne: i loro caratteri, i ruoli che svolgono nella societ, ci che rappresentano.
Cultura e societ diverse hanno idee differenti su quali occupazioni siano appropriate per gli uomini e quali
per le donne e hanno creato divisioni del lavoro per genere.
La suddivisione del lavoro uno degli esempi pi evidenti di come una societ possa essere basata sul
genere.
In Indonesia e nei Paesi poveri la maggior parte delle mansioni nellindustria riservata alle donne,
considerate come forza lavoro a perdere, che pu essere sfruttata pi facilmente ed meno propensa a
scioperare.
La statistica della produttivit pi usata, il reddito nazionale lordo (RNL), non comprende il lavoro
domestico non retribuito delle donne n, generalmente, il lavoro compiuto dalle donne nelle aree rurali dei
Paesi meno sviluppati.
Gli studiosi stimano che, se si attribuisse un valore monetario alla produttivit delle donne nella sola
famiglia, il RNL annuo totale del Pianeta aumenterebbe di circa un terzo.
Nei Paesi poveri le donne producono pi della met del cibo, costruiscono case, pozzi, seminano piante e
seguono il raccolto, producono capi dabbigliamento; svolgono un ruolo importante nella cosiddetta
economia informale.
Va comunque crescendo il numero delle donne nella forza lavoro ufficiale. Fra il 1970 e il 1990 nei Paesi
ricchi la partecipazione pass dal 35% al 39%; in America centrale e meridionale dal 24% al 29%; in Asia
orientale e sudorientale la percentuale aument molto lievemente;
nellAfrica subsahariana scese dal 39% al 37%.
Queste statistiche rivelano che nelle economie in ristagno o in declino le donne sono spesso le prime a
soffrire della contrazione occupazionale.
Le donne continuano comunque ad essere retribuite meno e ad avere meno accesso a cibo e istruzione in
quasi tutte le culture e in quasi tutti i Paesi.
In gran parte dellAsia e dellAfrica subsahariana la maggioranza delle donne retribuite (rispettivamente pi
del 50% e l80%) lavora ancora in agricoltura.
Le differenze di genere nellaccesso alle strutture e ai servizi rende pi vulnerabile anche in ambito
sanitario la componente femminile della popolazione (si pensi alla diffusione dellAids pi elevata fra le
donne in alcuni Paesi).

Geografia politica
La geografia politica lo studio dellorganizzazione politica del pianeta.
I geografi studiano i processi politici su varie scale. Su scala planetaria abbiamo una suddivisione in singoli
Paesi detti Stati.
Lattuale divisione del planisfero politico il prodotto dinnumerevoli accordi e aggiustamenti entro e tra le
societ umane, a partire da unorganizzazione politica dello spazio (in Stati) che risale a meno di quattro
secoli fa.
Come gli individui creano i luoghi, conferendo carattere allo spazio e plasmando la cultura, cos creano gli
Stati e i loro confini.
Nel mondo attuale esistono circa 200 Stati, le cui dimensioni e la cui importanza vanno da quelle dellex
Unione Sovietica a quelle di unit territoriali di meno di un kmq.
Questi Stati coprono circa l80% della superficie delle terre emerse del pianeta (e le acque territoriali
adiacenti).
Le aree che restano fuori della sovranit nazionale sono controllate attraverso accordi coloniali o di
amministrazione fiduciaria congiunta.
Uno Stato unentit che deve avere popolazione, sovranit e territorio.
Un popolo costituito da individui che la lunga coabitazione in uno stesso territorio finisce con accomunare
nella lingua, nei costumi, nella storia, nelle tradizioni, nel tipo e grado di civilt.
La territorialit lazione di un individuo o un gruppo tesa a influenzare o controllare persone, fenomeni e
relazioni delimitando e affermando il controllo su un territorio.
Essa dunque lingrediente essenziale nella costruzione degli spazi sociali e politici, che assume forme
diverse secondo il contesto sociale e geografico.
Oggi il concetto di territorio strettamente legato a quello di sovranit.
Il comportamento territoriale implica unespressione di controllo su un territorio. Nel diritto internazionale
sovranit significa controllo politico e militare del territorio.
Quando la comunit internazionale riconosce unentit come Stato ne riconosce anche la sovranit
allinterno dei suoi confini.
In base al diritto internazionale gli Stati sono sovrani e hanno il diritto di difendere la propria integrit
territoriale contro le aggressioni di altri Stati.
Non tutti gli Stati hanno la stessa capacit di influenzare altri Stati o di raggiungere i propri scopi politici
con mezzi diplomatici, economici e militari.
I concetti di Stato, sovranit e territorio ebbero origine in Europa a met del diciassettesimo secolo.
Allinizio del diciassettesimo secolo Stati quali la Serenissima Repubblica di Venezia, il Brandeburgo, lo
stato Pontificio, il Regno dUngheria e alcuni Stati tedeschi minori facevano parte di una complessa
miscellanea di entit politiche, spesso con confini mal definiti.
La nascita dello Stato politico fu accompagnata dal mercantilismo, che allatto pratico determin
laccumulazione di ricchezza attraverso il saccheggio, la colonizzazione e la protezione delle industrie
nazionali e dei mercati esteri.
Vi era una forte concorrenza, insorgevano spesso conflitti e prevalevano governi repressivi.
Nella storia europea la nascita dello Stato moderno pu essere fatta risalire alla pace di Westfalia, firmata
nel 1648 tra i principi degli Stati che costituivano il Sacro Romano Impero Germanico e alcuni stati
confinanti (si inaugur infatti un nuovo ordine internazionale nel quale gli Stati si riconoscevano fra loro in
quanto tali).
I trattati che costituivano la pace ponevano termine al pi distruttivo conflitto europeo sulla religione, la
Guerra dei trentanni.
Il linguaggio dei trattati, riconoscendo i diritti dei governanti allinterno di territori definiti, poneva le
fondamenta per unEuropa formata da Stati costituiti formalmente anche da un territorio.
Inizialmente gli accordi valsero solo per gli Stati firmatari dei trattati, ma diedero origine a un ordine
politico e territoriale che si diffuse in tutta lEuropa occidentale e centrale.
Lidea di Stato moderno ha poi avuto un notevole impulso grazie alla Rivoluzione industriale, alla
Rivoluzione francese e alle dinamiche storiche europee, legate alle rivendicazioni di indipendenza nazionale
dei secoli XIX e XX.
Il territorio viene considerato un elemento fisso dellidentificazione politica e gli Stati definiscono territori
esclusivi, che non possono essere sovrapposti nemmeno parzialmente. I governi esercitano la sovranit sui
territori e sugli individui che li abitano.
Stato e Nazione non sono sinonimi.
Stato un termine giuridico del diritto internazionale e la comunit politica internazionale ha raggiunto un
certo accordo sul suo significato.
Lo Stato pu definirsi come lorganizzazione giuridica di un popolo su un determinato territorio.
Popolazione e territorio, pertanto, si configurano come elementi geografici dello Stato, il quale gode della
piena sovranit, qualunque sia la sua forma costitutiva (unitaria, federale, repubblicana, monarchica).
Nazione, invece, un termine definito culturalmente e non tutti concordano sul suo significato esatto.
Si definisce nazione un gruppo di individui che basino la propria appartenenza al gruppo stesso su un senso
di cultura e storia condivisa, aspirando a un certo grado di autonomia politica e territoriale.
Le nazioni considerano variamente di condividere una religione, una lingua, unetnia o una storia.
Una nazione identificata dal sentimento collettivo della propria appartenenza; non possiamo definirla
semplicemente come il gruppo di individui che vivono allinterno di un territorio (raramente lestensione di
una nazione corrisponde esattamente ai confini dello Stato).
La consapevolezza di formare un gruppo unitario trasforma un popolo in nazione, caratterizzata
questultima dalla volont di erigersi a Stato o di salvaguardarne lavvenuta formazione.
Storicamente le Nazioni sono state considerate entit naturali mutevoli nelle quali gli individui nascono.
Secondo una concezione ampiamente condivisa, tutti gli individui appartengono, e sono sempre appartenuti,
a una Nazione.
Lo studioso statunitense Anderson definisce la Nazione comunit immaginata, perch non incontreremo
mai tutte le persone nella nostra Nazione e, ci nonostante, ci sentiamo parte di un gruppo.
Uno Stato-Nazione una regione organizzata politicamente nella quale Nazione e Stato occupino lo stesso
spazio.
Gli Stati e i governi desiderano una Nazione unificata entro i loro confini per creare stabilit e sostituire
altre identit con forti connotazioni politiche in grado di sfidare lo Stato.
Tuttora i principali attori delle relazioni internazionali continuano a giudicare valida la creazione di Stato-
Nazione, ritenendo che solo con esso si possa procurare una pace di lungo periodo.
Lobiettivo di creare uno Stato-Nazione risale alla Rivoluzione francese, che mirava al controllo da parte di
una comunit storica e culturale anzich da parte di una monarchia o un colonizzatore.
La Rivoluzione francese promosse inizialmente il concetto di democrazia, il concetto di popolo sovrano
dello Stato.
Si cominci a considerare il concetto di Stato-Nazione come lespressione giusta della sovranit e la via
migliore per giungere alla stabilit.
NellEuropa del diciannovesimo secolo questaspirazione fu accompagnata da un aumento del
nazionalismo, che fu usato dagli Stati per diversi scopi.
In alcuni casi integrarono la popolazione in ununit nazionale (Francia, Spagna) e in altri riunirono entro un
singolo Stato individui con caratteristiche culturali comuni (Germania, Italia).
Similmente, individui che si sentivano una nazione separata allinterno di uno Stato o di un impero
lanciarono movimenti separatisti coronati da successo e ottennero lindipendenza (Irlanda, Norvegia,
Polonia).
Nel processo di creazione degli Stati-Nazione europei, gli Stati assorbirono entro i propri confini entit pi
piccole, risolvendo i conflitti con la forza o con i negoziati e definendo i confini. Come mezzo per
promuovere il nazionalismo, nella seconda met del diciannovesimo secolo e nella prima met del ventesimo
gli Stati europei usarono anche la colonizzazione dellAfrica e dellAsia.
Mediante lidentificazione contro un altro lo Stato e il popolo contribuivano a identificare i caratteri della
propria nazione e, cos facendo, lavoravano alla costruzione di uno Stato-Nazione.
La frequente mancanza di coincidenza fra Nazione e Stato crea complicazioni, per esempio Stati privi di
nazione e nazioni prive di Stato.
Pressoch ogni Stato attualmente esistente uno Stato multinazionale, cio ha pi di una Nazione
allinterno dei suoi confini (ad es. lo Stato jugoslavo ebbe sempre pi di una nazione, prima di dissolversi).
Quando una nazione si estende in pi Stati, detta nazione multistatale (ad es. il territorio della
Transilvania).
Un altro caso particolare quello di nazioni senza Stato (si pensi ai palestinesi).
Per conoscere qualsiasi Stato si devono prendere in considerazione anche le relazioni spaziali e funzionali
allinterno delleconomia planetaria.
La teoria dei sistemi-mondo, elaborata dal sociologo ed economista statunitense Wallerstein, si basa su tre
principi:
1.leconomia planetaria ha un unico mercato e una divisione generale del lavoro
2. esistono pi Stati, ma quasi tutto avviene nel contesto delleconomia planetaria
3. leconomia planetaria ha una struttura stratificata in tre zone.
Secondo tale teoria lo sviluppo di uneconomia planetaria cominci con lo scambio capitalistico intorno al
1450 e abbracci il Globo intero nel 1900.
Con il capitalismo individui, imprese e Stati producono beni e li scambiano sul mercato internazionale,
proponendosi di realizzare un profitto.
I produttori possono inoltre realizzare profitti con la cosiddetta mercificazione, intesa come trasformazione
di beni e servizi in beni economici.
Inoltre, per guadagnare cercano in tutto il Pianeta la forza lavoro meno costosa.
Esistono circa 200 Stati, ma tutto avviene nel contesto delleconomia planetaria fin dal 1900.
I teorici dei sistemi-mondo considerano leconomia planetaria stratificata in tre zone: il centro, la periferia e
la semiperiferia.
Centro e periferia non sono semplicemente luoghi, bens processi che si svolgono sul territorio.
Il centro caratterizzato da livelli distruzione, salari e tecnologia superiori: i processi centrali generano pi
ricchezza nelleconomia planetaria.
La periferia caratterizzata da livelli distruzione, salari e tecnologia inferiori: i processi periferici
generano meno ricchezza.
I processi non sono statici n confinati negli Stati.
Wallerstein ha definito la semiperiferia come il territorio nel quale si svolgono sia i processi che
costituiscono il centro che quelli che costituiscono la periferia.
Si tratta delle regioni che vengono sfruttate dal centro, ma, a loro volta, sfruttano la periferia.
Il centro sfrutta la periferia traendo vantaggio dalla forza lavoro a basso costo o da norme ambientali
permissive.
Le due pi diffuse forme di organizzazione dello Stato sono lo Stato unitario e lo Stato federale.
Per reggere gli Stati multinazionali i governi, anche quelli democratici, spesso hanno soppresso il dissenso
con la forza. Fino alla fine della seconda guerra mondiale gli Stati europei erano in maggioranza unitari:
erano fortemente centralizzati e la capitale era il centro del potere.
Gli Stati unitari non compivano grandi sforzi per comporre le minoranze o le regioni periferiche in cui
lidentificazione con lo Stato era pi debole.
Le Nazioni pi piccole al loro interno (ad es. i Bretoni in Francia o i Baschi in Spagna) erano represse e
soppresse.
Lorganizzazione amministrativa di uno Stato unitario progettata per assicurare lautorit del governo
centrale su tutte le parti dello Stato.
Unaltra forma di Stato multinazionale lo Stato federale, nel quale il territorio organizzato in unit
federate (regioni, singoli Stati, province o cantoni) che possono esercitare un controllo pi o meno forte sulle
politiche e sulle spese del governo centrale, esercitando i poteri nei limiti previsti dalla Costituzione federale.
Conferendo il controllo su certe politiche (in particolare su quelle attinenti alla cultura) ad entit pi piccole
il governo riesce a garantire lunit dello Stato federale.
Il federalismo accoglie gli interessi regionali conferendo poteri primari alle province, agli Stati o ad altre
unit regionali su tutte le materie tranne quelle assegnate esplicitamente al governo centrale.
Il geografo australiano Robinson ritiene che una federazione sia il sistema politico pi geograficamente
espressivo, perch basato sullesistenza e sullaccoglimento delle differenze regionali, anche se non sempre
in tal modo si risolvono le problematiche multinazionalistiche.
La devolution il trasferimento di alcuni poteri e competenze dal governo centrale ai governi locali. Pur
essendoci attualmente una tendenza allaumento delle richieste di autonomia, essa non alimenta
necessariamente un incremento delle richieste dindipendenza.
Il decentramento trae origine da motivazioni etnoculturali, economiche e territoriali spesso combinate fra
loro.
Molti dei movimenti decentratori europei si sono originati da Nazioni che allinterno di uno Stato si
definiscono distinte per etnia, lingua o religione.
La geografia dellEuropa orientale cambiata drasticamente negli ultimi ventanni con la divisione della
Cecoslovacchia e della Jugoslavia.
Le spinte verso il decentramento si stanno intensificando in Stati che apparivano stabili (ad es. la Cina con i
movimenti separatisti tibetano e uighuro).
Le motivazioni economiche hanno un considerevole ruolo in Spagna (insieme a quelle etnoculturali, in
Catalogna), Francia e Italia.
In Italia, le richieste di autonomia per la Sardegna sono profondamente radicate nelle condizioni
economiche dellisola, che accusa il governo centrale di trascurarla. Anche lItalia peninsulare deve
affrontare intense forze devolutive, anche radicate nel divario economico e sociale fra il Nord, strettamente
connesso al Centro Europa, e il Sud, appartenente alla periferia europea.
Le spinte verso la secessione hanno almeno una caratteristica in comune: spesso avvengono ai margini degli
Stati.
Distanza, lontananza e ubicazione marginale contribuiscono alla formazione delle aspirazioni al
decentramento.
Molte confinano con vicini che possono sostenere gli obiettivi separatisti.
Le aspirazioni separatiste riguardano molte isole, alcune delle quali nel tempo sono divenute Stati
indipendenti.
Il geografo politico statunitense Cohen ha teorizzato che le entit politiche situate in zone di confine
possano divenire Stati ponte (gateway), assorbendo e assimilando culture e tradizioni diverse ed
emergendo come nuove entit, non dominate dalluna o dallaltra potenza (es. le isole Hawaii).
Le influenze territoriali possono svolgere un ruolo importante nellavvio e nel mantenimento dei processi
di decentramento e secessione.
La distanza chilometrica pu essere accresciuta da differenze nella geografia fisica: essere isolati in una
valle o separati da una catena montuosa o da un fiume pu alimentare un sentimento di lontananza.
I territori degli Stati sono separati da confini internazionali, variamente tracciati da linee rette o
serpeggianti, per seguire landamento di rilievi, fiumi o valli.
Il confine fra Stati un piano verticale che taglia suolo, sottosuolo e spazio aereo dividendone il territorio.
Molti confini sono stati definiti prima che si conoscesse lestensione o limportanza delle risorse del
sottosuolo, che possono anche estendersi oltre i confini di uno Stato.
Lo spazio aereo di uno Stato definito come la porzione dellatmosfera che sovrasta il suo territorio e si
estende verticalmente fino a una quota da determinare.
La creazione del confine fra due Stati implica quattro stadi:
1.definizione del confine attraverso un atto giuridico nel quale si definiscono punti nel paesaggio (per
esempio linee di cresta di una montagna, fiumi o strade) o punti di latitudine e longitudine;

2. delimitazione cartografica del confine;


3. (se gli Stati lo desiderano) demarcazione del confine mediante recinzioni, muri, pilastri o altri mezzi
visibili;
4. amministrazione del confine: determinazione della procedura atta a mantenere il confine e a regolare i
flussi di persone e merci.
In tempi diversi geografi politici e altri studiosi hanno auspicato ladozione di confini naturali al posto di
quelli geometrici, in quanto visibili sul paesaggio come elementi geografici fisici.
I confini fisico-politici seguono un elemento concordato del paesaggio, quale la linea mediana di un fiume
(ad es. il Rio grande fra Stati Uniti e Messico) o il crinale di una montagna (ad es. i Pirenei fra Spagna e
Francia) o un lago (ad es. quattro dei cinque Grandi Laghi dellAmerica settentrionale costituiscono il
confine fra Stati Uniti e Canada).
La linea di costa rappresenta il relativo confine naturale di uno Stato rivierasco, il quale esercita la sua
sovranit anche in corrispondenza delle acque territoriali, che gli accordi internazionali hanno stabilito avere
unestensione di dodici miglia dalla costa.
Alle acque territoriali si aggiunge una zona contigua, ampia anchessa dodici miglia, nella quale lo Stato ha
diritto e potere di intervento negli ambiti di controllo doganale, movimenti migratori e misure sanitarie.
Al di l della zona contigua si estende per altre 200 miglia (e se la piattaforma continentale pi estesa a
volte anche di pi) una zona economica esclusiva (ZEE), in cui allo Stato costiero si riconosce il diritto di
esercitare in esclusiva la pesca ed ogni altra attivit economica, come lesplorazione e lo sfruttamento di
risorse minerarie. per questo tipo di confini.
Inoltre i confini fisici non arrestano necessariamente il flusso di persone e merci, inducendo alcuni Stati a
rafforzarli con ostacoli artificiali.
La stabilit dei confini attiene pi alle circostanze storiche e geografiche locali che alla natura del confine
stesso.
La storia ricca di controversie di varia natura riguardanti la definizione dei confini: economiche, di
prestigio, etniche (come limposizione di confini allinterno delle ex colonie africane a prescindere dalla
diversit e composizione etnica della popolazione).
2. dispute di ubicazione: si incentrano sulla delimitazione e forse sulla demarcazione del confine. Non in
discussione la definizione bens la sua interpretazione, a causa di terminologia generica o mancanza di
precisione nei trattati confinari (ad es. confini interni non ben delimitati di territori successivamente divenuti
Stati);
3. dispute di gestione: coinvolgono Paesi che non sono daccordo sulla gestione del loro confine (ad es. nel
caso della migrazione);
4. dispute di ripartizione (o allocazione): riguardano limpiego delle risorse e la loro divisione (ad es. del
gas naturale fra Paesi Bassi e Germania o del petrolio fra Iraq e Kuwait). Oggi molte di queste dispute
interessano confini marittimi internazionali a causa dei giacimenti petroliferi sottomarini e
approvvigionamenti idrici.
Nonostante i conflitti fra Stati, oggi non esiste pressoch alcun Paese che non faccia parte di qualche
organizzazione sovranazionale, entit costituita da tre o pi Stati che formano una struttura amministrativa
per il mutuo vantaggio e il perseguimento di obiettivi comuni.
Nel ventesimo secolo si sono formate numerose associazioni di tipo politico, economico, culturale e
militare.
Dopo la Prima guerra mondiale si ebbe la costituzione delle prime organizzazioni sovranazionali.
Oggi esistono oltre 60 organizzazioni sovranazionali (come NATO, North Atlantic Treaty Organization, e
NAFTA, North American Free Trade Agreement), molte delle quali hanno organi sussidiari che portano il
totale a pi di 100.
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1945 gli Stati formarono una nuova organizzazione per incoraggiare
la sicurezza internazionale e la cooperazione: lONU (Organizzazione delle Nazioni Unite, in inglese United
Nations, UN).
Con lammissione del Montenegro nel 2006 il numero dei Paesi membri giunto a quota 192.
In linea di principio solo gli Stati sovrani possono diventare membri dellONU (anche se alcuni non erano
pienamente sovrani allepoca del loro ingresso).
LONU ha come fine la collaborazione internazionale in materia di diritto, sicurezza, sviluppo economico,
progresso sociale, diritti umani e perseguimento della pace.
LONU comprende numerosi organi sussidiari, quali la FAO (Food and agriculture organization),
lUNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) e lOMS (Organizzazione
Mondiale della Sanit, in inglese WHO, World Health Organization).
Gli Stati membri delle Nazioni Unite simpegnano a rispettare i modelli di comportamento approvato. Le
violazioni possono causare unazione collettiva (sanzioni economiche o intervento militare autorizzato dal
Consiglio di sicurezza).
Gli Stati creano organizzazioni sovranazionali per rafforzare la propria posizione economica, politica e
persino militare.
Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, Paesi con molte caratteristiche culturali ed economiche comuni,
intrapresero il primo importante esperimento di cooperazione economica regionale istituendo lunione
economica denominata Benelux: gli accordi prevedevano il libero movimento di lavoratori, capitali, merci e
servizi nella regione.
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1947 il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marshall, decise di
finanziare un piano di aiuti economici per lEuropa, il Piano Marshall, che port allEuropa occidentale circa
12 miliardi di dollari, risollevandone le economie nazionali e stimolando la nascita della cooperazione fra
Stati.
Gli Stati destinatari di tali aiuti nel 1948 istituirono lOrganizzazione europea per la Cooperazione
economica (OECE), sostituita nel 1961 dallOCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo
Economico, un accordo fra 30 Paesi che accettano i principi della democrazia rappresentativa e del libero
mercato.
Nel 1958 entr in vigore il trattato di Roma che istituiva la CEE (Comunit economica europea), alla quale
inizialmente aderivano Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi bassi.
Alla fine degli anni Ottanta la CEE comprendeva: Germania occidentale, Francia, Gran Bretagna, Italia,
Spagna, Portogallo, Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Danimarca e Irlanda.
Il passo successivo, a seguito del programma di cooperazione posto in essere da questi dodici Paesi, fu
listituzione dellUnione Europea (UE) con il trattato di Maastricht firmato nel 1992 ed entrato in vigore nel
1993.
Il Consiglio Europeo, organo di supervisione formato dai capi di Stato e di governo dei Paesi aderenti,
decise lentrata in vigore della moneta unica euro dal 1 gennaio 2002.
Nel 2004 entrano a far parte dellUE dieci nuovi Stati dellEuropa orientale e mediterranea, nel 2007 altri
due (Bulgaria e Romania), mentre per Croazia, Macedonia e Turchia sono in corso i negoziati di adesione e
Islanda, Albania e Montenegro hanno presentato domanda.
Lintegrazione un processo complesso nel quale occorre contemperare gli interessi e i contrasti regionali
con lattuazione delle norme comunitarie.
LU.E. un mosaico di Stati con differenti tradizioni, etnie e storie di conflitto. Di fronte a situazioni
economiche o sociali difficili possono riacuirsi tensioni. Lampliamento dellU.E. rende sempre pi difficile
per i singoli Stati esercitare uninfluenza rilevante e genera il timore che i loro interessi siano soffocati.
Lintegrazione inoltre un processo costoso perch i Paesi ricchi devono sovvenzionare quelli pi poveri e
lingresso degli Stati europei orientali aumenta lonere finanziario che grava sui Paesi occidentali e
settentrionali.
LU.E. unorganizzazione sovranazionale differente da qualsiasi altra. Ha una struttura organizzativa
sfaccettata, tre capitali (Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo), gestisce miliardi di euro. Si occupa di
relazioni estere, politiche interne e militari.
In conclusione, gli Stati continuano ad essere la base territoriale per i produttori e i consumatori, ma la
struttura internazionale delleconomia rende sempre pi difficile controllare le relazioni economiche.
I confini degli Stati sono sempre pi erosi dalla diffusione internazionale delle informazioni e la diffusione
planetaria di merci e informazioni ha prodotto geografie economiche, sociali e culturali che soverchiano
sempre la struttura degli Stati. Al tempo stesso il nazionalismo continua ad essere una forza sociale
fondamentale.

Geografia elettorale
La suddivisione del territorio statale in circoscrizioni (dette anche collegi o distretti) elettorali rappresenta
una componente chiave della geografia politica di uno Stato.
Gli esperti di geografia elettorale si occupano di come la configurazione delle circoscrizioni elettorali
rispecchi e influenzi gli affari sociali e politici.
Ogni Paese utilizza differenti sistemi elettorali.
Lo studio geografico del comportamento elettorale particolarmente interessante perch mostra come il
voto possa essere influenzato dalla posizione dellelettore nel territorio.
I geografi politici studiano laffiliazione alle chiese, il livello di reddito, letnia, il livello distruzione e
numerosi altri fattori sociali ed economici per comprendere le motivazioni di scelta del voto.
E alla scala locale che avviene il contatto pi diretto e importante di un elettore con il proprio governo.
Geografia urbana
Le comunit umane esistono da pi di 100.000 anni, ma trascorsero pi di 90.000 anni prima che gli
individui iniziassero ad aggregarsi in citt.
Le tracce archeologiche indicano che gli esseri umani crearono le prime citt circa 6000 anni fa, tuttavia
solo negli ultimi due secoli le citt hanno assunto una dimensione e una struttura simili a quelle attuali.
Prima di essere in grado di vivere in citt, gli esseri umani dovettero compiere la transizione dalla caccia e
dalla raccolta allagricoltura.
Solo allora, fra 10.000 e 12.000 anni fa, divenendo una popolazione pi sedentaria, si aggregarono in
villaggi agricoli di limitata estensione vivendovi per tutto lanno in uno stato di sussistenza.
Erano societ di natura egualitaria, dove le abitazioni avevano approssimativamente la stessa dimensione e
contenevano lo stesso numero di beni.
Si ritiene che queste caratteristiche fossero tipiche delle societ sviluppatesi dove ebbe origine lagricoltura,
la regione dellAsia sudoccidentale nota come Mezzaluna fertile.
Quando iniziarono a crearsi le citt iniziarono a emergere le differenze: gli individui generavano ricchezza
materiale personale, effettuavano scambi commerciali anche a grandi distanze, intraprendevano altre attivit
economiche. Vi era inoltre una stratificazione sociale (con differenti strutture delle abitazioni).
Il processo di formazione delle citt legato alla formazione di un surplus agricolo e alla stratificazione
sociale.
La classe dirigente era costituita da un gruppo di capi e organizzatori che controllava le risorse, e spesso
anche la vita, degli altri cittadini; aveva il controllo degli alimenti, dalla loro produzione
allimmagazzinamento alla distribuzione e riscuoteva le imposte anche dalla popolazione che viveva fuori
dalle mura difensive della citt.
Non tutte le citt si svilupparono da villaggi agricoli.
Linnovazione della citt, detta prima rivoluzione urbana, avvenne in cinque nuclei separati, strettamente
legati alle aree di origine dellagricoltura: la Mesopotamia, la valle del Nilo, la valle dellIndo, la confluenza
del Fiume Giallo e del Fiume Azzurro, nellattuale Repubblica Popolare Cinese, la Mesoamerica.
La prima area, la Mezzaluna fertile, il territorio in cui comparvero le prime citt, approssimativamente nel
3500 a.C. Questo polo di urbanizzazione la Mesopotamia, la regione di grandi citt quali Ur e Babilonia (o
Babele), situate fra Tigri ed Eufrate.
Il secondo nucleo di urbanizzazione, risalente al 3200 a.C., la Valle del Nilo. Secondo alcuni studiosi
questa regione non un centro di urbanizzazione autonomo, bens un caso di diffusione dalla Mesopotamia.
Il terzo nucleo di urbanizzazione, risalente al 2200 a.C. la valle dellIndo, unaltra regione nella quale,
verosimilmente, lagricoltura si diffuse dalla Mezzaluna fertile.
Il quarto centro di urbanizzazione, risalente al 1500 a.C., sorse intorno alla confluenza del Fiume Giallo e
del Fiume Azzurro, nellattuale Repubblica Popolare Cinese.
Il quinto nucleo di urbanizzazione, risalente al 200 a.C., la Mesoamerica.
Le antiche citt non erano solo centri di religione e potere ma anche nodi economici. Erano i principali
mercati e le basi in cui operavano ricchi mercanti, proprietari terrieri e commercianti; centri educativi nei
quali erano attivi insegnanti e filosofi; vi si svolgevano lavori artigianali.
In base agli attuali criteri, le citt antiche non erano grandi. In Mesopotamia e nella valle del Nilo, dopo
circa 2000 anni di crescita e sviluppo, probabilmente il numero di abitanti era compreso tra 10.000 e 15.000.
La societ era quasi totalmente rurale, le strutture urbane erano molto rare.
Ai nostri giorni la popolazione totale in prevalenza urbana, complessivamente vivono pi persone nelle
citt grandi e piccole che nelle aree rurali.
Si usa il termine urbano per indicare il centro urbano e larea suburbana. La migrazione dalle aree rurali a
quelle urbane rispecchia il cambiamento delleconomia e la crescente facilit di movimento. Pressoch
ovunque gli abitanti delle aree rurali si stanno trasferendo in quelle urbane, alle citt piccole e grandi e ai
sobborghi.
Nella nostra epoca lurbanizzazione pu avvenire molto velocemente. Lurbanizzazione sta avvenendo
ovunque, ma la sua distribuzione non uniforme.
In Europa occidentale, Stati Uniti, Canada e Giappone quattro persone su cinque vivono in citt, grandi o
piccole; in India e in Cina questo rapporto pi vicino a quattro su dieci.
La seconda rivoluzione urbana ebbe inizio nel diciottesimo secolo con la Rivoluzione industriale in Gran
Bretagna.
Nella seconda met del diciassettesimo secolo e nel corso del diciottesimo secolo le migliorie apportate alle
tecniche agricole e di allevamento permisero laffrancamento di numerosi contadini dal lavoro nei campi,
con la conseguente migrazione nelle citt, dove gli imprenditori attinsero a tale forza lavoro per le industrie.
Gli insediamenti dovettero adattarsi alla popolazione in rapida crescita, alla proliferazione delle fabbriche e
degli impianti di distribuzione, allespansione dei sistemi di trasporto e alla costruzione di alloggi.
Non tutte le citt mercantili divennero industriali, molte si svilupparono da piccoli villaggi o lungo fiumi e
canali artificiali navigabili. Importante fattore di localizzazione era la vicinanza ad una fonte di energia.
Gli studi quantitativi di geografia urbana presentano spesso tre componenti chiave:
popolazione
area di mercato
distanza
Osservando una carta geografica si possono notare agglomerati urbani di dimensioni diverse e con aree di
mercato di differente estensione.
Aree commerciali e popolazione si combinano in una gerarchia comunemente definita dalla legge rango-
dimensione.
Secondo la legge rango-dimensione, in un modello di gerarchia urbana, il numero degli abitanti di una citt
inversamente proporzionale al suo rango nella gerarchia.
La regola rango-dimensione non valida per tutti i Paesi: non si applica a quelli che abbiano ununica citt
(detta citt primate) strutturalmente ben pi grande e funzionalmente molto pi complessa di ogni altra.
Christaller elabor la teoria delle localit centrali per prevedere come e dove si potrebbero distribuire
funzionalmente e spazialmente luna rispetto allaltra le localit centrali nella gerarchia urbana.
Individu alcuni assunti in un paesaggio economico semplificato, relativi al territorio e alla popolazione in
esso presente:
il territorio una pianura senza confini
non ci sono barriere fisiche n altri ostacoli al movimento
omogeneo da tutti i punti di vista
la popolazione distribuita in modo uniforme
dispone dello stesso reddito
ha la stessa propensione al consumo
ha una perfetta conoscenza del mercato
si comporta in modo assolutamente razionale
vi un unico sistema di trasporti
il movimento possibile in tutte le direzioni
Lunico ostacolo al movimento la distanza
Christaller studi la vendita di beni e servizi, calcolando la distanza che gli individui sarebbero disposti a
compiere per acquistarli.
Furono elaborati i concetti di soglia e portata, applicati alle aree di mercato delle localit centrali:
soglia: livello minimo di domanda necessario per garantire la copertura dei costi di produzione e di un
profitto
portata: massima espansione spaziale delle vendite
Una localit centrale una localit in grado di offrire una vasta gamma di beni e servizi ad una popolazione
dispersa intorno ad essa, oltre che ovviamente a quella in essa esistente.
Ogni localit centrale ha una regione complementare circostante, unarea di mercato esclusiva nella quale la
citt ha il monopolio sulla vendita di certi beni e servizi, essendo lunica in grado di fornirli ad un dato
prezzo ed entro una data distanza.
Christaller calcol il sistema ideale di localit centrali e confront questo modello con situazioni reali,
tentando di spiegare variazioni ed eccezioni.
Nella gerarchia urbana le localit centrali, di rango diverso, sarebbero articolate luna dentro laltra, quindi
la localit centrale pi grande fornisce il massimo numero di funzioni alla maggior parte della regione.
Allinterno dellarea di mercato della localit centrale pi grande, una serie di piccoli centri minori
fornirebbe funzioni a parecchie localit pi piccole.
In base a questa teoria ci si attenderebbe unarea di mercato di forma circolare; i cerchi tuttavia devono
sovrapporsi parzialmente o escludere dal servizio certe aree. Per questo Christaller diede forma esagonale
alle regioni che costituivano le aree di mercato.
Nelle citt si trovano spazi definiti per funzioni definite. Molti geografi urbani definiscono zonizzazione
funzionale la divisione di una citt in zone, omogenee e specializzate, per certi scopi e funzioni (ad es. zona
industriale e zona residenziale).
La maggior parte dei modelli designa la zona economica chiave della citt (nel caso in cui esista) come
centro finanziario e commerciale (central business district, CBD).
Il CBD una concentrazione di funzioni commerciali e direzionali.
Lespressione centro cittadino (central city) designa larea urbana non periferica: indica solitamente la parte
pi antica della citt o la sua parte originale, contrapposta ai sobborghi pi recenti.
Il sobborgo (suburb) una parte esterna, funzionalmente uniforme, di unarea urbana ed spesso (ma non
sempre) adiacente al centro cittadino. La maggior parte dei sobborghi residenziale, ma alcuni hanno
differenti usi del suolo (scuole, centri commerciali e uffici).
La suburbanizzazione il processo di urbanizzazione delle aree originariamente esterne allambiente
urbano; si verifica quando individui e attivit economiche migrano dalla citt.
Il geografo urbano statunitense Muller sostiene che il sobborgo sia divenuto unentit urbana
autosufficiente che contiene le proprie attivit economiche e culturali.
Molte delle citt pi popolose si trovano nelle regioni pi povere, per es. San Paolo (Brasile), Citt del
Messico (Messico) e Delhi (India). Nella periferia del Pianeta le persone continuano a migrare nelle citt,
spesso incalzate da fattori di attrazione pi immaginari che reali.
Alla periferia delle citt si sviluppano continuamente enormi baraccopoli in cui le abitazioni sono costruite
con materiale di scarto, lamiere e cartoni.
Le citt ubicate nelle regioni pi povere sono generalmente prive di leggi di zonizzazione, in assenza delle
quali le citt hanno un uso misto del suolo.
Per quanto riguarda il centro del Pianeta, vi sono spesso piani adottati dai governi delle citt per rivitalizzare
i centri cittadini, a volte abbandonati dai residenti a favore dei sobborghi
Con il fenomeno della gentrification si ha uno spostamento della classe media che occupa valorizzandole le
costruzioni del centro citt dove precedentemente vi era stato un abbandono da parte dei residenti.
Con laumento della popolazione, in alcune regioni degli Stati Uniti le aree urbane hanno subito uno sprawl
urbano (dispersione, o scompostezza, urbana).
Nel mondo globalizzato molti dei processi pi importanti si svolgono entro e tra citt, non entro o tra
interi Stati.
Alcuni definiscono world cities le citt che, essendo centri di servizi economici, estendono la propria
influenza oltre i confini degli Stati. La world city un nodo della cosiddetta globalizzazione, un luogo
attraverso il quale passano le relazioni internazionali.
Quasi tutti concordano nel ritenere New York, Londra e Tokyo le pi importanti.
Alcuni geografi hanno individuato una scala gerarchica ai cui vertici ci sono dieci citt alfa, dieci beta e 35
gamma.
Le citt alfa hanno la capacit di fornire servizi nelleconomia planetaria; ovviamente non hanno solo un
ruolo internazionale, le principali (Londra e Parigi) sono anche capitali.

TREMITI
Larcipelago delle Isole Tremiti ubicato a nord del promontorio garganico dista 24 miglia (pari a 44 km circa)
dal centro molisano di Termoli, 12,5 miglia (23 km) dal punto pi vicino del Gargano (Torre Mileto), 21
miglia (39 km) da Rodi Garganico e 65 (120km) da Manfredonia.
Le Isole Tremiti vennero costituite in comune autonomo nel 1932.
Larcipelago comprende le isole di San Domino, San Nicola, Capraia, Pianosa ed un isolotto denominato
Cretaccio, per una estensione totale di 3,34 kmq.
Lisola pi grande, San Domino, vero centro turistico delle Tremiti, presenta una superficie di 2,08 kmq,
con uno sviluppo costiero, irregolare e ricco di insenature, di 9,7 km, ed unaltezza massima di 116 metri,
che ne fa anche lisola pi alta dellarcipelago.
Il lato di ponente a picco sul mare, cos anche quello nord-orientale, mentre sugli altri versanti lisola
degrada, pi o meno dolcemente, verso il mare.
Di fronte a San Domino, in direzione NE, a soli 450 m di distanza, si erge lisola di San Nicola, centro
storico per eccellenza dellarcipelago. Ad eccezione del piccolo molo al quale attraccano i mezzi adibiti al
trasporto merce e passeggeri, lisola si presenta a picco sul mare, con unaltezza massima di 75 metri, uno
sviluppo costiero di 3,7 km ed una forma allungata che realizza una superficie di 0,41 kmq.
A 200 metri dallisola di San Domino si trova lisolotto del Cretaccio, il cui nome deriva dallaspetto
particolare di questo grande scoglio dalla forma accidentata, soggetto allerosione e al dilavamento per opera
del mare e degli agenti atmosferici, a causa della composizione argillosa che esso presenta.
Ha unestensione di 0,30 kmq, con uno sviluppo costiero di 1,3 km ed unaltezza massima di 30 metri s.l.m.
Lisola pi distante dalle altre, e soprattutto da San Domino, quella denominata Capraia o Caprara per
labbondanza delle piante di capperi.
La punta pi vicina dellisola dista 1,5 km dal porticciolo di San Domino, quella pi distante, allestremo
est dellarcipelago, situata a 3 km dal porto stesso, dal quale a volte rimane isolata per via delle cattive
condizioni del mare.
Lisola di Capraia, disabitata come quella del Cretaccio, la seconda per estensione (0,44 kmq), con uno
sviluppo costiero di 4,7 km ed unaltezza massima di 53 metri.
Presenta una costa molto frastagliata, con numerose piccole insenature sul lato sud e coste alte e rocciose sul
versante nord, che guarda al mare aperto.
A NE di questo piccolo arcipelago tremitese c una quinta isola, che ne fa parte amministrativamente (pur
distando da Capraia ben 20,5 kmq), con una superficie di appena 0,11 kmq, uno sviluppo costiero di 1,7 km e
unaltezza massima di soli 10 metri s.l.m.: Pianosa.
E unisola di difficile accesso, per la lontananza e la mancanza di collegamenti con il resto dellarcipelago,
ma anche perch area con il maggior vincolo di protezione nellambito della Riserva Marina delle Isole
Tremiti, istituita nel 1989.
Pianosa lultimo avamposto territoriale italiano nellAdriatico, al di l del quale, come prima isola non
italiana, vi Pelagosa, che dista da Pianosa 25 miglia.
Isole Tremiti (Fg) Pianosa
Unipotesi che lattuale arcipelago sia derivato dalla frammentazione di ununica superficie, adducendo a
testimonianza di ci la relativa scarsa profondit che presentano i tratti di mare tra le isole.
Le Tremiti presentano due tipi di forme costiere:
costa rettilinea a balza
costa a declivio con numerose insenature.
Il primo tipo si riscontra sul versante SW dellisola di San Domino, con una parete di roccia alta ottanta
metri circa, sovrastante la grotta del Bue Marino e nelle vicinanze del Faro Militare. Anche sul tratto nord-
orientale dellisola troviamo alti strapiombi che impediscono laccesso via mare a questi punti della costa.
Lisola di San Nicola, con la sola eccezione del piccolo tratto di approdo, a picco sul mare, con dirupi
anche di sessanta metri ed un andamento lineare che non lascia spazio alla formazione di insenature o grotte.
A Capraia, infine, la costa rettilinea a balza si riscontra in tutto il versante a mare aperto dellisola e cio sul
lato nord ed in parte anche su quello occidentale.
La costa in declivio invece presente nelle altre zone dellarcipelago.
Esiste a San Domino ununica spiaggia sabbiosa, lunga appena una cinquantina di metri. Depositi ghiaiosi
sono invece quelli della Cala Sorrentino a Capraia e di Cala Matano e dei Pagliai a San Domino.
Le principali notizie sulle Isole Tremiti, con riferimento allantichit classica, si devono a Strabone (geografo
greco del I sec.), che nel riferirsi alle isole le indica con il termine Diomedee, in relazione al mito delleroe
greco Diomede (che visse nellarcipelago i suoi ultimi giorni) la cui scomparsa convinse la dea Minerva a
tramutare i compagni di viaggio in uccelli dal verso somigliante al pianto di un neonato (le diomedee,
appunto), per piangere la perdita delleroe.
Con questo nome le isole saranno citate anche da Tolomeo e Plinio, mentre Tacito utilizzer per la prima
volta la denominazione Trimerum nei suoi Annales, probabilmente in relazione ai terremoti che le avrebbero
sconvolte secoli addietro.
Un canonico lateranense vissuto alle Tremiti nel XVI secolo, Cochorella, in un suo scritto del 1508
suggerisce che il cambiamento di denominazione delle isole da Diomedee in Tremiti sia da attribuirsi
allaspetto dellarcipelago.
Questo sembra infatti suddiviso in tre monti separati luno dallaltro da un braccio di mare lungo circa
quattrocentocinquanta metri.
Nelle carte nautiche medioevali si legge il nome Tremiti fin dal secolo XIII.
La continuit della permanenza delluomo nellarcipelago tremitese documentata dalla preistoria, ma un
discorso organico sulla storia dellarcipelago pu essere affrontato solo assumendo come punto di partenza il
quattrocento a.C., e precisamente il periodo relativo alla scoperta delle Tremiti da parte delleroe greco
Diomede.
Sono diverse le fonti che narrano le vicissitudini del guerriero e dei suoi compagni, tutti reduci dalla guerra
di Troia, i quali, avventuratisi nel mare Adriatico e approdati alle isole (che peraltro erano gi nellorbita
commerciale dei navigatori elleni) ne faranno la base per i loro spostamenti sulla vicina costa garganica, fino
a che lo stesso Diomede non sceglier di tornarvi in punto di morte.
Narra Cochorella che nel 311 d.C. un eremita, guidato da unapparizione della Vergine Maria, abbia
identificato il luogo di sepoltura di Diomede e vi abbia trovato il tesoro grazie al quale avrebbe poi edificato
sullisola di San Nicola un santuario, la cui fama si propag fino al continente, attirando cos nelle isole
numerosi fedeli, che portavano in dono beni di grande valore e persino interi possedimenti nelle vicine
province pugliesi e abruzzesi.
Ci permise allarcipelago di diventare, nel corso dei secoli, un grandissimo centro religioso, che vivr
periodi di grande attivit e splendore nei secoli XI e XV.
Affiancata alla fama che ebbero le Tremiti per le loro grandi potenzialit religiose, le isole nei primi secoli
d.C. affrontarono anche una realt molto meno felice, di luogo di deportazione.
Alle Tremiti furono infatti deportati i rei delle province tirreniche e liguri.
Vi venne anche esiliata la nipote dellimperatore Augusto, Giulia, colpevole di adulterio, la quale visse
nellarcipelago fino alla sua morte.
Tra alcune tombe ad inumazione dellantichit classica scavate nella roccia calcarea del pianoro di San
Nicola, si suole indicare quella di Giulia, ma non vi sono prove concrete di tale attribuzione.
Con la decadenza dellimpero le Tremiti diventarono covo di pirati (cosa peraltro gi successa dopo la morte
di Diomede), che si servivano di esse come base per assalire i naviganti.
Con il passar degli anni la loro funzione di luogo di confino torn a prevalere, tanto che nel 768 vi fu
relegato Paolo Diacono, consigliere di Desiderio e di Carlo Magno.
Le Isole Tremiti sono state per sei secoli il convento fortezza di almeno tre ordini di monaci guerrieri.
I primi ad amministrarne la vita spirituale ed economica sono i monaci Benedettini, ai quali viene affidata
nel 1006 la cura del santuario di Santa Maria di Tremiti, con lo scopo di permettere levangelizzazione di
quanti venissero ad entrare in relazione con essi.
Ai Benedettini si deve la fondazione dellAbbazia, dapprima alle dipendenze di Montecassino, poi resa
autonoma grazie alla potenza che vantava per merito di concessioni, privilegi e donazioni in numero e
valore.
Nellarco di due secoli i Benedettini perdono i loro connotati religiosi per preferire la vita materiale e
persino, sembra, lalleanza con i pirati che a quellepoca solcavano le acque limitrofe.
Nel 1252 un editto papale decreta lassegnazione dellAbbazia alla cura dei Padri Cistercensi, che la reggono
per un secolo circa riportandola allantico splendore e provvedendo allampliamento e al consolidamento
delle preesistenti fortificazioni di San Nicola, con un muraglione di cinta che circonda il monastero e la
chiesa, ed alla costruzione di torri di avvistamento.

Le Isole Tremiti allepoca dei monaci Lateranensi


Dopo appena un secolo dallinizio del loro valido operato, lordine dei Cistercensi scompare dallarcipelago,
secondo una prima ipotesi per abbandono delle isole per timore dei continui assalti dei pirati slavi, secondo
unaltra, pi accreditata, a causa di unincursione degli stessi pirati, i quali, riusciti con uno stratagemma a
penetrare nella cinta muraria dellisola, uccisero tutti i monaci, misero a ferro e fuoco lAbbazia e la
depredarono di ogni valore.
Leco delle gesta dei pirati tale che, quando il pontefice Gregorio XII invita vari ordini religiosi a trasferirsi
alle Tremiti per unopera di ricostruzione materiale e spirituale, questi si rifiutano.
Il 7 settembre 1412, inizialmente contro la sua volont, lordine dei Canonici Lateranensi viene investito del
possesso dellAbbazia e fortezza delle Tremiti. Per le Tremiti inizia un nuovo periodo di splendore.
I possedimenti che dopo leccidio dei Cistercensi erano stati sottratti alla giurisdizione dellAbbazia,
vengono abbondantemente compensati da quelli donati ai Lateranensi da fedeli, anche coronati. Viene donata
loro anche la propriet dellisola di San Domino (detenuta sino ad allora da un eremita) e con essa i frutteti,
gli oliveti e le piantagioni che lisola offriva.
Oltre che alla vita religiosa, i monaci si dedicano alla coltivazione dei campi, alla restaurazione dellAbbazia,
del forte e delle cisterne di acqua piovana.
Costruiscono anche imponenti opere murarie che rendono lisola un baluardo inattaccabile da parte di quei
pirati che tanto gi avevano sconvolto la storia del monastero. Riescono cos ad opporre vittoriosa resistenza
persino allattacco sferrato nel 1567 dai Turchi di Solimano I.
LAbbazia torna a primeggiare, esercitando anche una forte influenza sulleconomia dei territori molisani e
garganici. Ma questa situazione non dura a lungo.
Gli intensi sacrifici effettuati per difendere lisola, le spese necessarie a salvaguardare lefficienza delle
opere e della guarnigione (300 soldati) di presidio alla fortezza, le spese di culto intaccano duramente il
patrimonio del monastero.
Lovvia conseguenza una crisi economica che sfocia in controversie anche di ordine politico. LAbbazia
resiste ad altre incursioni dei Turchi ma, stremata nelle forze, percorre la strada di un rapido declino che
sfocia nella cessazione di fatto, nel 1676, del governo dei canonici Lateranensi.
Nel 1737 Carlo III dichiara le isole di dominio reale, nel 1780 Ferdinando IV di Borbone ordina la
soppressione dellAbbazia e lincameramento dei relativi beni al demanio regio. Nel 1792 le Isole Tremiti
diventano colonia penale, pur conservando un certo loro ruolo militare, tanto da riuscire ad opporre
resistenza allassedio della flotta anglo-russa per ben sei mesi.
Agli inizi del 1900 viene relegato nellarcipelago un gruppo di anarchici, nel 1911 la volta dei prigionieri
della guerra libica, presto decimati da unepidemia. Dopo la prima guerra mondiale le isole divengono
confino di polizia per detenuti comuni, successivamente per quelli politici, accusati di opposizione al regime
fascista.
Al 1943 risale la decisione di liberare tutti i confinati trattenuti nelle isole. Nel 1946 il Ministero dellInterno
decider di rinunciare definitivamente al ripristino della colonia di confino.
San Domino e San Nicola sono ormai due isole morte e il contrasto con il movimento che vi regnava
quando assolvevano il ruolo di confino impressionante (Mantovani, 1976). Anche i collegamenti con il
continente subiscono una brusca rarefazione e lunica risorsa rimane la pesca.
Occorrer aspettare pi di dieci anni perch i primi turisti inizino a scrivere un nuovo capitolo per
larcipelago.