Sei sulla pagina 1di 187

R.

ARON

COS
PREGAVA
L'EBREO
GES'

marietti
Titolo originale dellopera:
A insi priait Jesus enfant

1968 Editions Grasset et Fasquelle

Traduzione di Mariangela della Valle


Copertina di Giancarlo Cancelli

I edizione 1982
I ristampa 1983
II ristampa 1992

1982 Casa Editrice Marietti S.p.A. - Casale Monferrato


Sede: via Palestro, 10/8
16122 Genova
tei. 010/8393789

ISBN 88-211-8352-1
Prefazione

Con i due libri Gli anni oscuri di Ges e Cos pregava lebreo
Ges, Robert Aron s'inserisce nel gruppo di ebrei che,dall'ini
zio del secolo scorso, dapprima esiguo e p o i divenuto pi nu
meroso, riconosce l'appartenenza di Ges al popolo d'Israele,
compiendo una vera rivoluzione nell'atteggiamento abituale
ebraico. Gli ebrei che recuperano alla loro storia la figura
di Ges, non intendono sicuramente riconoscere in lui il Figlio
di Dio, il Cristo dei cristiani, ma un personaggio storico dotato
di eminenti e, per alcuni,anche, straordinarie qualit umane,
sempre proprie di un ebreo cresciuto e vissuto nella terra e nella
tradizione religiosa dei padri.
I l recupero ebraico sensazionale perch, sino, appunto,
all'inizio del secolo scorso; la posizione degli ebrei era stata, in
generale, caratterizzata dal rifiuto radicale del Ges divenuto,
nell'insegnamento delle Chiese, il motivo dichiarato della discri
minazione, della persecuzione e persino della violenza fisica dei
cristiani contro gli ebrei. Per molti secoli infatti, la croce stata
il segno del dolore e dell'angoscia ebraiche, e solamente quando
in Europa le persecuzioni e le violenze dei cristiani si sono atte
nuate, gli ebrei hanno potuto guardare con occhipi sereni e con
cuori meno turbati allafigura del crocefisso. Nicola Berdiaev ha
colto la paradossalit della situazione, scrivendo che i cristiani si
sono per secoli frapposti tra il Cristo e gli ebrei, e hanno nasco
sto a questi ultimi l'autentico volto del Salvatore
Robert Aron nel libro Gli anni oscuri di Ges pubblicato in
Francia nel 1960, ha descritto come Ges ha dovuto vivere,
ebreo tra gli ebrei della Palestina di duemila anni or sono, du
rante gli anni che hanno preceduto la sua attivit pubblica, gli

5
anni cio poco o nulla illuminati dai racconti dei vangeli. Se
condo lo scrittore, Ges era un ebreo pio, osservante delle pre
scrizioni del suo popolo in un momento storico di grande tra
vaglio per la nazione ebraica. in quelrepoca che Ges ha
avuto la missione provvidenziale di estendere il monotei
smo ebraico al mondo dei pagani2. Nel 1968, con il libro ora f i
nalmente tradotto in italiano, il discorso dell'Aron si sviluppa
con la raccolta e la spiegazione dei testi delle preghiere ebraiche
che Ges deve avere pronunziato.
La riscoperta di Ges da parte ebraica, va di pari passo
con un 'altra riscoperta che pure avviene ai giorni nostri,
che per da parte cristiana: la riscoperta cio della piena
ebraicit di Ges, la presa di coscienza che il Figlio di Dio, il
Cristo, si incarnato tra gli uomini, assumendo la concretezza
umana di un ebreo. Il Verbo si fa tto ebreo il titolo di un i
recente libro3 che mi sembra sintetizzare molto bene il senso !
della riscoperta cristiana.
Se rivoluzionario il recupero ebraico di Ges, non lo
meno la riscoperta cristiana dell'ebraicit di Ges, perch
da essa dipende il senso del confronto originario della Chiesa
con il popolo ebraico, confronto tormentoso e tormentante che
ha contraddistinto l'assunzione dell'identit cristiana nel corso
dei secoli. Da sempre infatti i cristiani si sono definiti con rife
rimento alla loro derivazione ebraica, ma molto spesso, di que
sta derivazione, hanno fa tto un motivo di lacerante contrappo
sizione, piuttosto che di fattiva collaborazione con gli ebrei, sul
piano spirituale. La storia del contenzioso secolare dei cristiani
e degli ebrei, la storia della graduale perdita di coscienza dei
cristiani circa il fa tto che la radice della Chiesa e rimane per
sempre il popolo ebraico. L'antisemitismo dei cristiani, all'os
servatore d'oggi, appare sempre p i chiaramente come
l'espressione della fragilit della coscienza cristiana, svela cio,
come gi diceva Freud parecchi anni fa , che l'odio verso gli
ebrei , al fondo, odio verso il cristianesimo da parte di
persone mal battezzate 4.
Oggi, il rinnovamento della coscienza cristiana passa per il
riconoscimento della fratellanza ebraica, per l'ammissione cio
che, come insegna la dichiarazione conciliare Nostra Aetate,
n. 4, il vincolo del popolo del Nuovo Testamento con la stirpe
di Abramo al centro del mistero stesso della Chiesa. Da que
sto punto di vista, la riscoperta dell'ebraicit di Ges di fo n

6
damentale importanza e i lavori dell*Aron e degli ebrei che si
sono posti in questa prospettiva, forniscono un indispensabile
aiuto ai cristiani che intendono approfondire la loro fede.
D'altronde, la riscoperta di Ges da parte ebraica, concorre
anche a dare pienezza alla identit ebraica di oggi: l'Aron nella
prefazione a Gli anni oscuri di Ges ripete le parole del rabbino
italiano Elia Benamozegh: Abbiamo coscienza di essere tanto
pi ebrei, quanto pi rendiamo giustizia al cristianesimo .
Ecco quindi che la figura dell'ebreo Ges che pu r rimane un
motivo di divisione tra gli ebrei e i cristiani, dal momento che per
i secondi Ges il Cristo, diviene anche, paradossalmente, un
motivo d'incontro.
Il libro dell'Aron che ora compare nella traduzione italiana,
importante non solo perch favorisce un movimento storico
di ampio respiro ecumenico, ma anche perch reca un contri
buto del tutto particolare che sicuramente sorprender molti
cristiani e, forse, non pochi ebrei.
Per l'Aron, la storia dell'umanit caratterizzata da una se
rie di Alleanze che seguono le tappe della rivelazione divina.
Nell'introduzione del libro sono indicate le Alleanze di A da
mo, di No, di Abraham e di Mos; rimane adombrata, ma
non tanto, l'Alleanza di Ges. N el 1971 l'Aron scrive senza esi
tazione che accanto alle quattro Alleanze, dell'Antico Testa
mento c' la Nuova Alleanza e aggiunge; Se si ammette che
la Nuova Alleanza, rappresentata dal Cristo, non abolisce e
non esclude le Alleanze precedenti, quelle di No, di Abraham
o di Mos, nulla si oppone a che gli ebrei, rimanendo sempre
fedeli a se stessi, riconoscano che la Nuova Alleanza ha corri
sposto a delle nuove necessit storiche. D'altra parte, i cristiani
potrebbero ammettere che la religione d'Israele, nonostante la
sua antichit, o forse a motivo di questa, ritrova un nuovo vi
gore nel momento in cui si pone, una volta ancora, il problema
dell'esistenza o della non esistenza di Dio 5.
N el 1972 l'Aron, con ancor pi precisione, ha scritto che
Ges rappresenta un momento dell'Alleanza: dopo le Allean
ze riservate a un uomo o a un popolo, segue quella che si estende
a tutta l'umanit , ma che la Nuova Alleanza che egli (Ges)
incarna, non abolisce alcuna delle precedenti Alleanze che han
no costellato la storia del monoteismo ebraico 6.
L'opinione dell'Aron sottolinea un tema di riflessione al qua
le la teologia cristiana, ai giorni nostri, volge sempre pi la sua
attenzione, cercando di cogliere qual , oggi, la missione

7
del popolo d'Israele nella storia della salvezza, accanto alla
missione della Chiesa 7. Naturalmente, l'opinione dellAron ha
la parzialit e la limitazione delle opinioni che introducono a
un dialogo, che non lo vanno concludendo, e che possono
quindi arricchirsi e parzialmente modificarsi durante un discor
so che deve necessariamente passare per diverse fasi di appro
fondimento. Essa ha tuttavia il pregio di rivelare una profonda
disponibilit a tenere in grande considerazione le esigenze
dell'altra parte del dialogo, il che fa ben sperare che realmente i
cristiani e gli ebrei siano alle soglie di una nuova era nei loro
rapporti. Pertanto, sia o meno fondata la tesi dell'Aron sul di
verso significato che la parola Amen avrebbe per gli ebrei e per
i cristiani, importante che lo scrittore auspichi che questa pa
rola possa essere pronunciata insieme e con una sola voce dai
cristiani e dagli ebrei. importante cio sperare con l'Aron che
pregare oggi con l'ebreo Ges significhi per gli ebrei e i cristiani
ricercare e trovare il senso di un comune destino: attraverso
vie diverse, ma alla fin e convergenti ha detto Giovanni Pao
lo I I nel marzo 1982 in un incontro con i rappresentanti delle
Chiese Cristiane che si dedicano al rapporto ebraico-cristiano
noi potremo pervenire, con l'aiuto del Signore che non ha
mai cessato d'amare il suo popolo (cfr. R m 11,1), a una auten
tica fraternit nella conciliazione, nel rispetto, e alla piena rea
lizzazione del disegno di Dio nella storia 8.

R enzo F abris

NOTE

1 N icola Berdiaev, Le christianisme et Vantismitisme, Paris (senza data),


p. 28.
2 R obert A ron, Gli anni oscuri di Ges, Mondadori, Verona 1963, p. 246.
3 E mile M oreau, E t le Verbe s est fa it juif, Rsiac, Montsrs 1980.
4 Cfr. Sigmund F reud, Mose et le monothisme,Ga\\maxd 1948, p. 124.
5 R obert A ron, O souffl l Esprit. Judaisme et Chrtient, Plon, Paris 1979,
p. 42.
6 R obert A ron, Dictionnaire du Judaisme frangais in LArche n. 186-187,
settembre-ottobre 1972, p. 57 e 58.
7 Vedi per esempio F ranz M ussner, Trait sur les Juifs, du Cerf, Paris 1981,
p. 81 e segg.
8 Una catechesi oggettiva sugli Ebrei e sull'Ebraismo, in LOsservatore Ro
mano , 7 marzo 1982.

8
Introduzione

Questo libro era stato concepito come una sempli


ce raccolta di documenti. A seguito del precedente,
Gli anni oscuri di Ges , doveva limitarsi a racco
gliere i testi delle preghiere recitate dal fanciullo di
Nazareth nei suoi primi anni di vita. Doveva essere,
insomma, una specie di antologia per far conoscere
ai lettori, ebrei e cristiani, il testo esatto delle benedi
zioni, delle preghiere e dei salmi recitati da Ges nel
la sua fanciullezza a Nazareth e durante il suo primo
viaggio a Gerusalemme.
Il progetto dellopera era anzi talmente preciso,
che erano gi stati presi accordi con una casa disco-
grafica per mettere in circolazione, contemporanea
mente al volume, una registrazione sonora di queste
antiche preghiere, ancora in uso ai giorni nostri.
Ma anche i libri hanno un loro destino: habent sua
fa ta libelli. O meglio, gli argomenti che trattano non
sempre si lasciano docilmente imbrigliare nei limiti
previsti dallautore.
I nostri padri avrebbero forse detto che, quando ci
si accinge a ricordare il popolo o lEssere segnati da
Lui nellAlleanza, Dio immancabilmente si manife
9
sta. Quanto a noi, alla ricerca di nuove certezze, in
tenti a rintracciare, su piste ancora inedite, quelle cui
i nostri padri giungevano per tradizione, diciamo
soltanto che tutto ci che riguarda Israele, e Ges in
Israele, evoca e risveglia inevitabilmente i problemi
che tormentano Panima moderna e per i quali, un
giorno o laltro, saremo costretti* a cercare qualche
soluzione.
Raccogliendo queste preghiere millenarie, come
avremmo fatto per comporre una semplice antolo
gia, dando nuova vita agli antichi testi nei quali si
espresso uno dei bisogni fondamentali e originali
della cultura d Occidente e del nostro stesso umane
simo, ci siamo improvvisamente sentiti sopraffatti
dalle nostre angosce umane, private oggi di tante
certezze, avvertendo il delinearsi in noi di intuizioni
su ci che non sappiamo ancora e che vorremmo sa
pere.
Nella loro nudit, queste preghiere costellano la
svolta della storia di Dio che, effettuatasi duemi
la anni fa attorno alla persona di un adolescente di
Palestina, oggi sta forse per concludersi, col rischio
o di sfociare in zone morte, o di aprire orizzonti
nuovi.
Si tratta proprio di questo: percorrere, grazie a
parole irrefutabili e autentiche, la grande avventu
ra religiosa che ha separato dalla religione originaria
molti di quelli che volevano prolungarla.
Sintravedono cosi le tante vibrazioni che andava
no man mano insinuandosi nella raccolta oggettiva
dei documenti, inizialmente progettata.
Le preghiere ebraiche di Ges, queste preghiere
iscritte nella precisa tradizione dei suoi padri, queste
preghiere ebraiche che conservano ancora intatta la
spiritualit dellantico Israele queste preghiere
10
trasformate poi a poco a poco dai suoi discepoli
questo qaddish che diventa il Padre nostro questi
testi della Torah di Mos e del Primo Testamento in
cessantemente citati e commentati nei Vangeli e negli
Atti degli Apostoli questi usi e costumi ebraici vi
sibili in filigrana attraverso tutte le pagine evangeli
che, dalla Nativit alla morte sul Golgotha, e igno
rando i quali non si potrebbe compiutamente com
prendere n il viaggio al Tempio narrato da Luca, n
lultima Cena a Gerusalemme e nemmeno il dramma
della Passione; questi riti ebraici della lettura della
Legge o del fedele che si avvolge nello scialle della
preghiera tutte quelle parole pronunciate da Ge
s, i gesti da lui compiuti, spesso incomprensibili ai
non ebrei e a chi ignora i riti sinagogali: tutto/questo
forma la vita di preghiera di Ges, la sua pratica reli
giosa, la sua esistenza quotidiana in Israele. E tutto
questo lIsraele di oggi, sussistente e vivo nono
stante persecuzioni e tragedie d ogni specie, per aiu
tare le religioni derivate da esso a ritrovare la purez
za delle loro origini, la realt dei propri albori: in
una parola, tutto ci che, evocando il passato, per
mette forse di presagire lavvenire.
Cos ha pregato lebreo Ges nel cuore della pre
ghiera ebraica. E forse, pregando cos nel contesto
dellIsraele di duemila anni fa, della fede ebraica an
teriore alla sua missione, Egli pregava gi perch
questa missione non sfociasse, ai giorni nostri, nel
vertiginoso abisso in cui rischia di precipitare oggi,
cancellando ogni idea del divino, il senso stesso del
sacro.

Duemila anni fa, come oggi ancora per gli ebrei


coscienti delle loro origini e rimasti fedeli allAllean
za, Israele in primo luogo una certezza.
11
L ebreo, sia egli un nostro contemporaneo o un
testimone oculare del dono della Legge sul monte Si
nai, non crede in Dio, nel senso attuale e troppo
diffuso del termine. Egli fa di pi: costata. Co
stata la presenza di Dio, oppure, se non credente,
ne costata la non-presenza. Ma lebreo ha biso
gno di certezze: credere non gli basta.
Lebraico antico, la lingua della preghiera al tem
po di Ges, non ha nessun termine per esprimere la
fede, come lintendiamo noi oggi. Ne ha uno,
emunah, che indica invece, appunto, certezza.
La parola 'emunah deriva dalla radice 'mn, che si
potrebbe pronunciare amen: le tre lettere che, per
ebrei e cristiani, esprimono lassenso del fedele alla
volont di Dio. Ma se il termine lo stesso prima e
dopo Ges, il significato pu variare.
Per lebreo del tempo di Ges, per il fedele della
religione originaria, lAm en indica precisamente una
costatazione. Per molti credenti di oggi, la cui espe
rienza religiosa forse meno immediata e diretta,
A m en esprime invece un auspicio, una speranza,
unaspirazione. Ai giorni nostri, significa spesso
Cos sia. Per gli ebrei delle origini, le due sillabe
significavano invece: C osi .
Fra questi due significati, quello esistenziale e fun
zionale della religione di Israele, e quello di effusione
e di aspirazione di certe credenze moderne, si situa
precisamente la svolta della storia di Dio, rappresen
tata dallapostolato di Ges.
Per meglio ritrovare questo Dio dIsraele, la cui
presenza costatabile, questo Dio immanente al
mondo per trasformarlo senza disorientarlo, cer
chiamo di vedere come si presenta ai fedeli, come gli
si annuncia, come gli si manifesta in modo esisten
ziale.
12
Allinizio della Torah non troviamo n afferma
zioni teologiche n descrizioni metafisiche delle sue
qualit, della sua grandezza, della sua forza, della
sua bont. il Dio Creatore del mondo: e questa
unica affermazione supplisce a tutto il resto. Egli la
scia alFuomo lo scoprire a poco a poco tutti i suoi
attributi, e utilizzarli. Quanto a Lui, nella prima del
le fondamentali parole che costituiscono il Decalo
go, nella prima affermazione della propria esistenza
dinanzi allassemblea del popolo, che cosa dice, che
cosa enuncia? Un semplice fatto, un fatto che tutti
gli ebrei possono costatare:

Io sono il Signore tuo Dio, che ti ha fa tto uscire dal


paese d'Egitto, dalla terra di schiavit...
Al che, a una sola voce, il popolo risponde sempli
cemente accettando e costatando il fatto: Tu sei il
Signore nostro Dio, che ci ha fa tto uscire dal paese
d'Egitto...
Punto e basta. Semplice come la verit, semplice
come levidenza. Inconfutabile. Irrefutabile. E tipi
camente ebreo.

Pi tardi, quando Dio vorr definirsi mediante


i suoi attributi, Punico che evocher sar allora il
pi costatabile: quello delPesistenza: 'ehjeh 'asher
'ehjeh , Io sono colui che . Anche qui, punto e ba
sta. Asserzione irrefutabile.
Ecco dunque in che consiste la certezza vissuta
e quasi sperimentale dei rapporti tra lebreo e Dio:
se egli non crede in Dio, nel senso ordinario
della parola, semplicemente perch non ha biso
gno di credere dal momento che ne costata la pre
senza.
13
Come vedremo, le preghiere recitate dal fanciullo
Ges sono tutte impregnate di questa certezza esi
stenziale. Fanno parte del mondo delle realt, e non
di quello mistico. Del mondo della presenza, non di
quello della fede. Del mondo dei fatti materiali, tra
sfigurati dallo spirito senza cessare dappartenere al
la natura. Del mondo delle preghiere collegate alla
vita quotidiana, non a quello delle trasfigurazioni e
dei sacrifici, che indubbiamente resaltano e lo subli
mano, ma talvolta anche lo deformano.
Le preghiere di Ges, le sue preghiere ebraiche,
non sono implorazioni, ma azioni accompagnate da
fatti precisi e reali. In questo nostro tempo, che esige
solo verit oggettive e in cui il materialismo esercita
una tale attrazione sulle masse, in questo nostro
tempo in cui, come alle origini, luomo e Dio sono
minacciati entrambi, lasciamo pregare cos Ges, e
magari sforziamoci un po per ritrovare con Lui la
via della preghiera a un Dio di verit.
Pregare con Ges, ritrovare il senso dei suoi riti,
luso delle sue orazioni, potr forse aiutarci a risco
prire il senso reale dei nostri destini umani. Allora
lAm en del cos sia potr forse identificarsi un
giorno con quello del cos . Possa veramente
compiersi un giorno questidentificazione! E che tu t
ti noi, uomini dei due Testamenti, possiamo ripetere
insieme, ad una sola voce, Amen!

Nel destino d Israele e di coloro che ne derivano,


sino ai non credenti dei giorni nostri, questevoluzio
ne del significato dellAmen, dal cos al cos
sia , ha avuto inizio sul monte Sinai. Per Israele, in
fatti, come per tutti i figli dbramo, tutto si pre
parato, precisato, compiuto pi di tremila anni fa,
sul Sinai, appunto, secondo un cerimoniale accessi
14
bile anche ai pi laici dei nostri contemporanei,
poich rispecchia stranamente la procedura sempre
vigente, ogni volta che si tratta di assembramenti
umani.
Primo tempo: parlando per voce del suo delegato
Mos , Dio si assicura di avere il suo quo
rum . Vuol esser certo che i due milioni di ebrei,
usciti dallEgitto e riuniti intorno al monte, gli assi
curino un assenso maggioritario, meglio ancora:
unanime. Pone dunque la questione di fiducia. For
mula il referendum su cui il popolo dovr pronun
ciarsi, e che ne impegner non solo la sorte imme
diata, ma il destino perenne. Accettate egli
chiede d essere un regno sacerdotale e una nazio
ne santa ?
Interrogativo che racchiude tutte le fatalit e tutti
i destini d Israele, tutte le persecuzioni che gli uomi
ni gli infliggeranno lungo i secoli come gli incessanti
contributi che gli saranno richiesti, tutti i suoi fatali
rinnegamenti come le sue ricorrenti fedelt. Interro
gativo paradossale, posto com ad un popolo che
nessuna selezione preventiva, nessuna formazione
aveva preparato a un destino sacerdotale: mentre
nessuno, fra quanti sono fatti oggetto di questa deci
siva richiesta, potr sottrarvisi e dispensarsi dal ri
spondere, con un s o con un no egualmente
inequivocabili.
Dio, insomma, rischia tutto per tutto. Secondo
la risposta che verr data alla sua domanda, o
uno sconvolgimento morale interromper la genesi
e annuller lAlleanza, o questa moltitudine di uo
mini sar votata a Dio, al di l di millenni d oblio e
di secoli di rinnegamento. Ed ecco che a una sola vo
ce il popolo riunito risponde con un enorme si ,
n a aseh wenishma: Eseguiremo e ascolteremo
15
(Es 24, 7). Dio ha vinto definitivamente la sua scom
messa.
Il secondo tempo del Sinai comprende il rapporto
morale che Dio presenta allassemblea degli uomini.
Sono le Dieci Parole fondamentali, generalmente (e
impropriamente) chiamate i Dieci Comandamenti,
(visto che in realt i comandamenti sono nove), e che
costituiscono il Decalogo.
Come in ogni rapporto morale, Dio non fornisce
tutti i particolari allassemblea: si limita ad indicare
le grandi linee, quelle cio che in un tale assembra
mento di uomini rozzi, impreparati alle questioni
allordine del giorno, possono essere comprese e ge
nerare fiducia.
Comincia col ricordare i suoi favori, i risultati gi
conseguiti grazie al suo divino intervento: Io sono
il Signore tuo Dio che ti ho fa tto uscire dal paese
d Egitto, da una terra di schiavit .
Seguono nove prescrizioni, due positive, indicanti
cio quello che bisogner fare, e sette negative, con
sistenti in altrettante interdizioni. Linsieme deter
miner sia latteggiamento religioso del popolo elet
to (Non avrai altro Dio allinfuori di me e non ti
costruirai degli idoli Osserverai il sabato ),
come la morale laica che sar comune allintera
umanit: non uccidere, non desiderare il bene altrui,
non rubare, non mentire, non commettere
adulterio...
Tutto questo semplice e chiaro, perfettamente
alla portata delle facolt intellettive di quella massa
umana ancora primitiva.
Il terzo tempo comprender tutte le conseguenze
derivanti da quei principi: le 613 prescrizioni, 365
negative e 248 positive, che da quel momento, e per
tutta leternit, determineranno il comportamento
16
del popolo ebreo ^manifestando, nella vita indivi
duale di ogni suo membro, se credente e osservante,
il sacerdozio accettato sul Sinai.
Questa soffocante enumerazione, che sarebbe
parsa indubbiamente impossibile da osservare alla
maggioranza di quegli uomini impreparati raccolti
intorno al monte, non appare nelFassemblea genera
le che li ha convocati. L Eterno la divulgher solo
pi tardi, nel segreto del primo colloquio con il suo
delegato. Mos sincaricher poi di registrare le re
gole della condizione sacerdotale cui votato ormai
il popolo scelto da Dio.
Per stipulare il pieno esercizio dellalleanza sacer
dotale che d ora innanzi lo lega a Israele, Dio sceglie
dunque il pi moderno e laico dei modi. Non era la
prima e non sar lultima di queste beritot, successi
ve alleanze che segnano le tappe della divina rivela
zione vale a dire della progressiva penetrazione di
ci che lintelligenza umana pu conoscere del mi
stero di Dio, di ci che Dio stesso vuole rivelarle di
S. Cera gi stata lalleanza originale, quella stipu
lata con Adamo, implicante solo, nella sua elemen
tare semplicit, lobbedienza al Signore e di cui
conosciamo lesito. C era stata poi lalleanza dellar
cobaleno, quella con No, la pi ecumenica e audace
di tutte, poich veniva conclusa senza alcuna distin
zione di persone, di specie, di razze, di credenze o di
non credenze, con tutto ci che vive sulla faccia della
terra. C era stata quindi lalleanza di Abramo, quel
la col primo missionario che avrebbe conformato
1esistenza al duro ed incisivo comando d abbando
nare il proprio quadro normale di vita per servire
Dio: lek Vka Vattene, parti (Gn 12,1).
Naturalmente, nessuna di queste alleanze viene an
nullata da quella del Sinai: nessuna nuova alleanza
17
potr mai cancellare le precedenti, poich ogni al
leanza compiuta in s stessa, corrispondendo sem
plicemente a un momento determinato delleternit:
questa eternit in cui tutti i momenti si equivalgono.
Ma la particolarit dellalleanza del Sinai, la sua
esemplarit, ci che la rende maggiormente vinco
lante per tutte le generazioni umane e tutte le nazioni
del mondo, il fatto di votare al sacerdozio un po
polo che nulla aveva predisposto per una tale sorte,
salvo la persecuzione subita durante la schiavit in
Egitto. I sacerdoti cos intronizzati non provengono
da un seminario, ma dai quartieri chiusi, dai campi
di sterminio in cui venivano trucidati i loro primo
geniti.
Si tratta insomma d un qualsiasi materiale uma
no, tu ttaltro che selezionato, e che comprende un
p o di tutto: gente virtuosa e gente malvagia, creden
ti e altri che, nel segreto del cuore, si dispongono
gi alladorazione del vitello doro; brave persone
decise a osservare alla lettera la legge morale ricevu
ta, e altre che si preparano ad aggirarla e ad appro
fittarne.
Tutto quello che riempie lanima umana, che tor
menta la carne delluomo, che ne sollecita la ragione
o ne provoca la follia, tutto presente al Sinai. Per
incarnare, per rappresentare tutte queste fatalit
buone e cattive, che sino alla definitiva e irrevocabile
venuta del Messia e cio sino alla fine di tutto
costituiranno lessenza del problema umano, tutti gli
ebrei, d ogni tempo e d ogni paese, sono presenti al
Sinai. Secondo le parole del Deuteronomio (29, 14-
15): N on con voi soltanto ho stipulato questo patto
e questa alleanza, ma con tutti coloro presenti oggi
dinanzi all'Eterno vostro Dio, e con quelli che oggi
non sono qui con noi .
18
Ges, il bambino ebreo di Nazareth, il fanciullo
degli anni oscuri, dunque anchegli, come ogni al
tro fanciullo ebreo, presente al Sinai. Per due o tre
millenni egli rimarr nascosto nei limbi della storia,
in attesa del momento predestinato da Dio per trarlo
alla luce e farlo apparire al mondo.
Quel giorno il giorno della nativit di Ges ,
avverr per lui ci che avviene ad ogni altro ebreo
idealmente presente quel giorno sul Monte Sinai, per
ricevervi la Legge cui dovr conformarsi nel corso
della sua esistenza terrena, in situazioni storiche che
Mos non avrebbe potuto prevedere e sarebbe stato
incapace di comprendere; conformar visi nellambito
della sua vita professionale e sociale, dei suoi com
merci come delle sue aspirazioni spirituali, dei suoi
rinnegamenti come delle sue fedelt. In una parola,
attraverso tutte le sue fatalit e i suoi condiziona
menti umani, egli attuer per la miliardesima o la
centomiliardesima volta nella storia la straordinaria
visione attribuita a Mos sul Sinai da uno dei pi in
credibili apologhi della tradizione ebraica: il mi-
drsh di Rabbi Akiba.

Mos si trova dunque sul Sinai, dove porta la Leg


ge agli ebrei.
A un tratto, in quellora e in quel luogo unico, gli
si presenta unincredibile visione. Il suo sguardo
d uomo abbraccia improvvisamente tutta la distesa
del mondo, lintera durata dei secoli. Sparsi sul glo
bo, nel corso alterno della storia, Mos scorge gli
uomini di tutti i tempi e di tutti i paesi che, nei diver
si idiomi e secondo i propri usi e costumi, commen
teranno la rivelazione ricevuta da lui. Attorno a
ognuna delle parole pronunciate da lui sul santo
monte, egli vede elevarsi montagne di esegesi, ode
19
succedersi fiumi dinterpretazioni. Attonito nel ve
dere le sue parole moltiplicarsi cos nel tempo e nello
spazio, Mos lo ancora pi nel costatare, tendendo
lorecchio, che leco lontana di quelle parole ritorna
a lui in suoni incomprensibili. La sua posterit gli
sfugge: le tradizioni di cui lorigine gli risultano
estranee.
Dovr dunque rinnegarle? Nel momento straordi
nario in cui tutto il progresso umano, con le sue va
riet, le sue contraddizioni, le sue lotte, sembra sfi
dare la sua intelligenza, Mos esita sulla decisione da
adottare: una decisione da cui dipender sulla terra
lavvenire delluomo e di Dio.
E finalmente si decide. Costatando come tutte
queste parafrasi umane della Parola rivelata in defi
nitiva si ricollegano a lui (e a Dio) senza soluzione di
continuit, attraverso il succedersi delle generazioni
e delle tradizioni umane, preso dammirazione nel
vedere la sua unica parola generare una tale mole di
commenti tutti riferentisi a lui, si dichiara solenne
mente d accordo con tutti coloro che parleranno in
suo nome, anche se non li comprende. Firma insom
ma una cambiale in bianco su tutto il progresso e
tutti i progressi umani.
Su questa cambiale, avvalorata dallo stuolo di
quanti, nel corso delle et, rappresenteranno il per
petuarsi dellAlleanza e cio dellumanit inte
ra , credenti o no, accettata o respinta dalla reli
gione ebraica, spicca in lettere intellegibili il nome di
Ges.
Questa firma sorprende forse Mos che, dallalto
del monte, ascolta attonito leco di tutte le interpre
tazioni della Legge fatte dal cristianesimo alla Paro
la dettata da Dio. Questa eco lo sorprende, forse lo
sconcerta e tuttavia laccetta.
20
L apporto di Ges allAlleanza del Sinai altera
forse la purezza primordiale della religione d origi
ne. Ma tuttavia rappresenta uno dei commentari che
la vita ha sempre diritto d aggiungere alla Parola
eterna per adeguarla ai diversi momenti della storia.

in tale prospettiva che, in ultima analisi, si situa


questo libro.
Le preghiere di Ges, di un Ges legato ancora al
la tradizione dei suoi padri, non stupiscono affatto
Mos, conformi come sono ancora al suo insegna
mento. Sono preghiere ebraiche. Sono ancora sola
mente ebraiche.
Ma nel corso del volume sar forse possibile di
scernere il lento prepararsi di innovazioni e di tra
sformazioni; intravedere in che modo, a poco a po
co, lAmen del Cos , quello cio del popolo
adunato intorno a Sion, va acquistando un significa
to nuovo, divenendo lAmen del Cosi sia . Quello
che conclude oggi tante e tante preghiere.
Cos potremo forse cominciare a percorrere il ca
pitolo della storia di Dio che si prepara negli anni
oscuri dellinfanzia di Ges, le cui conseguenze si
perpetuano fino ai nostri giorni e continueranno a
perpetuarsi.
le<olam waed, in saecula saeculorum: che cosa
riserba a Dio lavvenire? Tutto il problema qui.

21
La nativit e linfanzia
Giuseppe sal in Giudea... alla citt di Davide chiamata
Betlemme... E l Maria diede alla luce il suo figlio primo
genito .
(Le 2,4-7)
Per gli ebrei del tempo di Ges, allepoca del se
condo Tempio, la nascita di un bambino non signifi
cava solo la continuit d una famiglia e neppure il
rafforzamento del vincolo damore d una coppia.
Non significava nemmeno un atto di stato civile n
laggiunta d una nuova unit in una determinata na
zione o gruppo umano; e neppure un ponte vivente,
e dunque provvisorio, lanciato verso un avvenire che
vi sfuggir. In Palestina significava inserire, con
mezzi umani e attraverso le vie della carne, una nuo
va forza in quelle forze spirituali che formavano il
paese.
La Palestina era, a quel tempo, la pi biblica delle
terre bibliche. Pi ancora, nel suo insieme, della
stessa Gerusalemme, malgrado la presenza in essa
del Tempio che, a forza di esprimere e di regolare
tutta la religione d Israele, rischiava talvolta di stan
dardizzarla. Troppi sacerdoti e troppi teologi, pur
intenzionati a servire lEterno, potevano divenire un
impaccio.
La pi biblica delle terre bibliche: vale a dire che
la visione ebraica del mondo, secondo cui non esi
stono fatti profani e luoghi indifferenti al soffio del
lo spirito e agli impulsi della storia, gli ebrei contem
poranei di Ges la vedevano riflessa in ogni piega del
25
terreno, in ogni angolo abitato di questa terra di P a
lestina, dove nasceva il Bambino predestinato a un
eccezionale destino.
A quellepoca, ognuno avverte quel senso di cer
tezza quasi sperimentale del fatto che ogni azione
significante, ogni luogo predestinato, ogni uomo
anche se in misura infinitesimale tratto dunione
fra forze sovrastanti. Ognuno convinto che luni
verso pervaso dagli spiriti, il mondo sacro, lEter
no dovunque presente.
Si parla spesso di Storia Sacra: il paese dove nac
que Ges si presta bene a una geografia o ad una to
pografia sacra. la terra delle benedizioni e degli usi
religiosi.
Ricorriamo ora al Talmud, o piuttosto ai due Tal
mud: quello di Gerusalemme, redatto nel sec. IV
d.C., e quello di Babilonia, che risale al V. Scritti
molto tempo dopo la venuta al mondo di Ges, pos
sono tuttavia considerarsi suoi contemporanei. Que
sti testi, infatti, non sono che la codificazione scritta
delle tradizioni orali e delle varie controversie tra
dottori, costituenti allora il commento della Legge,
il suo adattamento agli eventi ordinari dellesistenza
e alle diverse circostanze storiche.
Il Talmud, riflesso dello spirito giudaico allepoca
del secondo Tempio e preludio, in molti punti, dei
testi evangelici, ha un modo assai singolare di parla
re della geografia della Palestina in cui nacque Ges.
Non si cura affatto di esattezza topografica: non in
tende fare, come si dice oggi, geografia fisica, politi
ca e neppure economica, ma piuttosto ci che stato
definito una geografia dogmatica, o pi esatta
mente religiosa.
Delle cattedrali gotiche del Medioevo si detto
che erano delle Bibbie di pietra, nelle quali
26
Forientazione delle volte, le decorazioni dei portali,
le immagini delle vetrate evocavano tutte i grandi te
mi religiosi dei due Testamenti con ci che una ta
le trasposizione pu comportare di trasfigurazione
mistica o di interpretazione parabolica. In maniera
ancora pi precisa, immediata e diretta, si pu dire
che, al tempo di Ges, la Palestina una Bibbia di
terra: modellata, interpretata e talvolta perfino
trasfigurata in ogni zolla dalla spiritualit d Israele e
dalla volont di Dio.
Uno degli appellativi pi frequenti per denomina
re la Palestina era allora quello di 'eres, la Terra, la
Terra per eccellenza; mentre tutti gli altri paesi non
votati come questo al culto dellEterno vengono de
finiti fuori dalla T erra, e cio, secondo i casi, o
profani o empi.
Quando i romani fissavano i limiti d un territorio,
lo facevano in base a criteri politici o militari. Ogni
frontiera rappresentava una linea di demarcazio
ne fra le regioni controllate da Roma e quelle che
esulavano pi o meno dalla sua autorit. Per gli
ebrei del tempo di Ges, invece, fra il territorio della
Palestina e quelli limitrofi, non correvano limiti
precisi: esistevano solo citt o localit considerate
pi o meno collegate con la Palestina, secondo che
vi si praticasse la religione d Israele o un culto ido
latrico.
Medesimo modo di procedere viene usato dagli
apostoli i quali, formati nel Giudaismo, conosceva
no meglio la Palestina col criterio giudaico e cio
secondo il grado di religiosit che con quello di
Cesare, politico e strategico. Cos, per esempio, Ce
sarea, sulla costa di Samaria, mentre dai romani ve
niva considerata una citt di Palestina, secondo il
Talmud non lo era, a causa di talune infedelt alle
27
prescrizioni della Legge che vi si verificavano. Gli
Atti degli Apostoli, infatti, secondo il punto di vista
giudaico, la dichiarano citt straniera.
La terra di Palestina, questa Terra per eccellenza,
dunque tutta impregnata di divino, tutta modellata
di storia sacra: ed in funzione di questa storia che
ne vengono descritti gli aspetti al momento della na
scita di Ges. Un solo esempio fra tanti. Secondo la
tradizione rabbinica dellepoca, in Palestina vi sono
tre sorgenti: quella di Tiberiade, quella di Ablonim e
quella della grotta di Panas. Tutte e tre risalirebbe
ro al Diluvio: dopo il ritiro delle acque sarebbero ri
maste aperte nel suolo per commemorare, insieme
allarcobaleno, lalleanza stipulata allora da Dio con
tutti gli esseri viventi sulla terra. Non ci volevano
meno di tre sorgenti per irrigare la terra degli uomini
con lacqua che la santificava, per dedicare al servi
zio dellintera umanit lelemento che aveva rischia
to di distruggerla.
Al giorno d oggi, in realt, di queste tre sorgenti
solo la prima sussiste ancora. Delle altre due non si
trova traccia. Si sarebbero inaridite nei secoli, ovve
ro sarebbero esistite solo nella fantasia dei dottori,
allo scopo di dimostrare che la misericordia divina si
manifesta contemporaneamente in diversi punti del
la terra privilegiata?
Un altro esempio. Quando i talmudisti citano le
distese d acqua, laghi o mari, esistenti in Palestina,
bench in realt non ve ne siano che sei, ne contano
sette: numero simbolico per la Bibbia.
Nessuna preoccupazione di esattezza, come si
vede, per i dottori contemporanei di Ges, che al
tempo suo registrano la geografia del paese. Ci
che importa per loro, e ci che gli verr insegnato,
la convinzione che la terra di Palestina appartie
28
ne ad un intreccio di parabole e di prescrizioni reli
giose.
Quanto alle parabole, preludio di quelle evangeli
che, non mancano certo, e i pi insigni fra i dottori
del tempo lo affermano. Rabbi Eliezer, uno dei rab
bini del Talmud, racconta che suo padre possedeva
sui monti del Macheronte, in Perea, greggi di capre
che il solo profumo dellincenso bruciato al Tempio
faceva ingrassare. Fatto che evidentemente non va
preso alla lettera n tanto meno proposto ai contadi
ni di Palestina come modello di nutrimento per le lo
ro greggi. Ci che conta, in questo apologo, il suo
significato religioso.
Altri racconti, altrettanto leggendari. Una delle
pi celebri vallate di Palestina indubbiamente quel
la di Giosafat dove, secondo il profeta, Dio giudi
cher i popoli nellultimo giorno. Tutti ne parlano e
tutti credono di conoscerla. Ma c un solo inconve
niente, e cio che non mai esistita, n in Palestina
n altrove! Si tratta d una semplice fantasia, ma pi
significante di molte realt.
U naltra leggenda riportata dal Talmud di Babilo
nia attribuisce unorigine favolosa agli abitanti della
Palestina. Sono i morti risuscitati da Ezechiele che
salirono verso la Palestina, vi presero moglie e vi si
moltiplicarono, racconta rabbi Eliezer, figlio di
rabbi Jos il Galileo. Origine figurata delle popola
zioni fra cui nacque Ges: metodo immaginario per
collegarle alla pi remota antichit come alla voca
zione provvidenziale dIsraele.
Nel Tempio di Gerusalemme, allinterno del San
to dei Santi, si conservava una pietra chiamata pie
tra di fondamento , di tre dita di spessore. Segnava
il luogo in cui, al tempo del primo Tempio, veniva
deposta lArca santa, e dove, allepoca di Ges, il
29
gran sacerdote bruciava lincenso del sacrificio nel
giorno del Gran Perdono, il kippur. Nella fantasia
dei talmudisti, questa pietra la Pietra per eccel
lenza assumendo una valenza mitica, veniva ingi
gantita fino a divenire il fondamento della terra
intera.
Il giorno del kippur suscita ancora altre parabole.
Gerico, presso il Giordano e il Mar Morto, la porta
d ingresso della Palestina. Se conquisteremo Geri
co, dicevano gli ebrei in lotta contro i re di Canaan,
tutto il paese sar nostro . Citt deccezionale im
portanza strategica, citt odorosa dove fioriva lal
bero del balsamo, citt verdeggiante chiamata pure,
nel Deuteronomio e nel Libro dei Giudici, citt
delle palme , Gerico anche il soprannaturale co
rollario del Tempio di Gerusalemme. Fino a Geri
co giungeva la voce del Gran Sacerdote quando, il
giorno del kippur, pronunciava il Tetragramma sa
cro nel Tempio di Gerusalemme, dice il Talmud; fi
no a Gerico arrivava il profumo dellincenso brucia
to lo stesso giorno nel Tempio di Gerusalemme . In
realt, trenta chilometri dividono tra loro le due cit
t. Ma da un punto di vista religioso esse sono vicine
e gemelle: questo che intendeva mettere in luce la
parabola.
Tutta una rete immaginaria dinterpretazioni e di
credenze si sovrappone cos al paesaggio reale, preci
sandone la vocazione.
Ma non ci sono solo leggende e parabole per espri
mere la spiritualit della terra di Palestina. Ci sono
pure gli usi religiosi, praticati al tempo della nascita
di Ges, che consacravano a Dio e allosservanza
della sua Legge campi, orti e citt, che in realt sa
rebbero solo appezzamenti di terreno o agglomerati
di mura.
30
Come il Padre Teilhard de Chardin celebrava in
un deserto la Messa sul Mondo , di cui la terra in
tera doveva essere laltare, cos gli ebrei di Palestina,
per celebrare il loro culto, dovevano collegarsi a di
versi luoghi, dove natura e Legge si fondevano e lo
spirito dellEterno sublimava la terra.
La Legge, per esempio, prescriveva che un giorno
alla settimana fosse consacrato al riposo e allo stu
dio della Torah: il Sabato, che ha inizio alla sera
del venerd, col tramonto, e dura fino al tramonto
dellindomani. Perch la terra di Palestina, questa
Terra votata allEterno, non vi si associerebbe essa
pure?
Viene stabilita cos tra i fiumi di Palestina una
precisa gerarchia religiosa. Il Giordano, il maggiore
di tutti, che traversa lintero paese, in fatto di reli
gione moderatamente ortodosso. Il Talmud si stu
pisce, da un lato, del fatto che, traversando il lago di
Tiberiade, le sue acque non si confondono con le al
tre: che sia per rimaner pure? D altro canto, per,
poco innanzi, uscito dal lago, il Giordano riceve un
affluente quasi altrettanto importante, lo Yarmuk.
E la Mishnah, pietra angolare del Talmud, dichiara
allora che le acque di entrambi i fiumi non possono
essere adoperate per gli usi del Tempio, essendo or
mai inquinate da immissioni impure.
Stesso divieto per altri due corsi d acqua, il Kar-
mion ed il Feggas la cui torbidezza li rende egual
mente inadatti ai sacrifici.
L osservanza della Legge risulta cos non meno
ardua per i fiumi che per gli uomini. Sempre oscil
lante tra la rigorosa fedelt alla sua missione sacer
dotale e loblio della propria elezione, Israele ha
dunque il paese che gli conviene, irrigato da fiumi
ora puri ora impuri.
31
Arriviamo cos fortunatamente al fiume privile
giato, quello sul cui conto non vi sono dubbi di sor
ta, quel fiume sabbatico il Sambation del
quale autori sacri e profani, come Plinio nella sua
Storia naturale ed i rabbini nei loro midrashm
descrivono, con qualche variante, la straordinaria
predestinazione.
Le acque di questo fiume, dunque, come dichiara
no tutti, scorrono durante la settimana, ma si arre
stano nel giorno di sabato. quindi assodato che
nella eres, nella Terra, esisteva un fiume dal flusso
intermittente. Lo rileva anche Flavio Giuseppe, lo
storico ebreo quasi contemporaneo di Ges, il quale
per inverte i periodi di flusso e di riflusso: secondo
lui, infatti, il fiume sabbatico scorrerebbe unicamen
te nel settimo giorno. Attualmente, alcuni musulma
ni che avevano riscoperto il corso dacqua dal flusso
intermittente, danno ragione allo storico, contro Pli
nio e il Talmud: per loro, il Nahr-el-Arus scorre un
solo giorno alla settimana, con la sola differenza che
il giorno non sarebbe il sabato ma il venerd, giorno
sacro di riposo per i figli dellIslam.
Cos si esercita lo spirito semitico e limmagina
zione ebrea sulla materialit dei fatti. Per gli ebrei,
luniverso diviene un intreccio di simboli o di para
bole: e chiunque vi si immetta partecipa, per il fatto
stesso di nascervi, a questa immedesimazione del di
vino nella natura e a questo inquadramento delluo
mo nella terra creata da Dio.
Prendiamo ancora un altro esempio d ispirazione
sabbatica. Questa volta non si tratta pi del giorno
di riposo settimanale, ma dellanno sabbatico. Con
scadenza settennale, questa ricorrenza impone di ab
bandonare la terra a s stessa per permetterle di rico
stituire le proprie risorse al riparo dallaratro, di la
32
sciar la vegetazione svilupparsi liberamente in foglie,
fiori e frutti dalla primavera allinverno, secondo il
ciclo delle stagioni, non pi interrotto o deviato dai
bisogni delluomo.
Questo riposo non risulter solo salutare alla terra
per mantenerne la fecondit, ma rappresenter inol
tre lequivalente in natura di ci che per luomo la
celebrazione del sabato. Anche la terra ritorna
allEterno, suo Creatore, secondo il ritmo naturale
inaugurato alla Genesi.
Si tratta dunque d una celebrazione: una settima
na d anni sfocia nella stessa trasfigurazione delle set
timane di giorni. Il tempo, solitamente impiegato in
attivit profane, riacquista il suo carattere sacro.
Nellanno sabbatico, ogni sabato diviene per il colti
vatore ancora pi sacro del solito. L uomo viene a
trovarsi doppiamente a contatto con lEterno, attra
verso il suo essere e attraverso il suo campo. Non gli
resta che associarsi al ritmo sacerdotale da cui viene
allora investito langolo di terra sacra di cui egli il
temporaneo usufruttuario.
Ma luomo, che vive secondo i giorni e non secon
do gli anni, come risolver il problema di assicurare
il proprio sostentamento rispettando insieme il ripo
so della terra da cui, ogni sette anni, non raccoglie
pi frutto?
Indubbiamente si servir di risorse ammassate in
anticipo, e si procurer altrove ci che non ha pi di
ritto d attendersi dal proprio campo. Ma non per
questo dovr cessare di rimanere in comunione con
esso, in comunione con la terra, in questanno di
particolare elezione e di fondamentale sottomissione
alla legge del Creatore. Come vi riuscir?
allora che si manifester in tutta la Palestina la
solidariet fra la terra e gli uomini che la coltivano.
33
come se Tintero paese si coalizzasse in uno sforzo
collettivo per sostituirsi al campo rimasto provviso
riamente inattivo. Come se la terra di Palestina of
frisse al proprietario di questo campo le indicazioni
necessarie per assicurarne la sussistenza senza in
frangere la legge divina cui la sua terra si sottomette.
Se luomo dovr procurarsi altrove i legumi e la
frutta che il suo campo non produce pi, dovr farlo
unicamente nella stagione favorevole sempre pre
scritta dallEterno.
Interviene allora un uso che sar ben pi tardi de
scritto da Maimonide, quello del Bir. Durante Tan
no di riposo, questuso proibisce, fra altre interdi
zioni, di mangiare i frutti caduti dopo che quelli ri
masti sullalbero hanno cominciato a seccarsi: una
volta ancora, si tratta di rispettare il ritmo naturale
della vita.
Lapplicazione di questuso differisce secondo i
paesi ed i climi. Ma nella Galilea superiore vi sono
almeno quattro citt destinate a regolare il consumo
di tre prodotti essenziali per il nutrimento delluomo
in quel periodo.
La prima Gerico. Nellanno sabbatico, ogni pro
prietario terriero in Palestina ha diritto di mangiare
datteri solo fino al momento in cui gli ultimi spari
ranno dalle palme di Gerico. La seconda e la terza:
Meroe e Gush Halab, esercitano lo stesso ruolo per
le olive. La quarta, Ubai o Abel, celebre per i suoi
vigneti. Si potr mangiare uva, prescrive il Talmud
di Babilonia, solo finch quella d Abel o d Ubal non
sia esaurita. Cos, la linfa che nutre, nella vegeta
zione di queste citt feconde, i frutti delle vigne, dei
datteri e degli ulivi, alimenta pure uno spirito santi
ficato, che non ha nulla dimmateriale, nel calenda
rio religioso della vita in Palestina.
\
34
Se in ogni anno sabbatico terra e alberi si trova
no cos associati al sacerdozio di Israele e allos
servanza della Legge, c anche unaltra circostan
za in cui la terra di Palestina partecipa ai riti che
scandiscono il flusso del tempo. Ogni neomenia,
nuovo mese lunare, viene celebrata nel Tempio di
Gerusalemme e nei diversi luoghi di preghiera con
una cerimonia annunciatrice. E in unepoca in
cui non esistevano orologi, bisognava trovare il
modo d avvisarne contemporaneamente tutto il
paese.
All'approssimarsi del momento atteso, il Sine
drio, autorit suprema in materia religiosa, si riuni
va in un grande cortile di Gerusalemme chiamato
Beth-Yaazek, e aspettava l il segnale di quelli che
avrebbero scorto per primi la luna nuova. Al loro
apparire, il Sinedrio, secondo lora dellavvenimen
to, stabiliva la data del mese e quella delle feste. Alle
varie provincie di Palestina, lannuncio veniva dato
mediante fuochi accesi sui monti circostanti. Uno
dopo laltro, il Monte Regale, quelli di Sartaba, di
Gerufna, dellHauran e di Beth-Balthin sillumina
vano, insieme ad unaltra altura promessa alla cele
brit: il Monte degli Olivi.
Pi tardi, i Samaritani in lotta contro i Giudei ac
cesero fuochi simili, detti per fuochi d intossica
zione, in luoghi e tempi che provocavano errori,
allo scopo di falsare la trasmissione del messaggio.
Allora questuso fu soppresso e, per annunciare il
nuovo mese, ci si serv di corrieri.
Un altro momento di culto, la cui quotidiana cele
brazione indicata da un luogo predestinato della
terra di Palestina, era il sacrificio del mattino. La
Mishnah narra infatti che prima di offrirlo nel Tem
pio di Gerusalemme, veniva chiesto alle apposite ve
35
dette se a Hebron facesse gi chiaro. Hebron, a
sud di Gerusalemme, sui monti di Giuda, era situata
su di unaltura che il sole nascente rischiarava prima
delle vallate dellest. Alle prime luci, il segnale veni
va immediatamente trasmesso a Gerusalemme, dove
si iniziavano i preparativi perch, appena il sole
avesse raggiunto il tempio, il sacrificio potesse avere
inizio.
Cos, la terra in cui nacque Ges avvezza a par
tecipare al culto, a ritmarne lo svolgimento, a offrir
gli una base tangibile e aspetti materiali. E cos gli
uomini gli accordano fiducia, accettandolo come
unico intercessore tra loro e il Creatore.
Tutti gli uomini che, in Palestina, prendono co
scienza della loro condizione umana, tutti gli ebrei
che vi si iniziano alla loro condizione sacerdotale,
vedranno, nel corso dellesistenza, alcuni luoghi pre
destinati, pervasi da effluvi sacri e da presenza divi
na, associarsi ai loro problemi e rispondere, natural
mente e soprannaturalmente, alle loro inquietudini
religiose. In certi luoghi e in certe circostanze, tutti
gli ebrei di Palestina sperimentano un sentimento di
comunione con luniverso e il suo Creatore; tutti,
dal pi umile al pi illustre, dal pi ribelle al pi do
cile, per il solo fatto di essere ebrei e di essere nati in
Palestina.
Tutti i figli della Terra , e fra tutti uno dei pi
illustri: Ges. Vi sono almeno due occasioni in cui
linserzione del suo destino terreno si realizza in luo
ghi investiti da una particolare vocazione di sacrali
t; due occasioni in cui, giungendo in uno dei luoghi
sui quali soffia lo Spirito, egli se ne sente a sua volta
investito. Dopo averli accolti dalla tradizione
d Israele, egli li trasporr, conformemente alle atte
se di alcuni dei suoi discepoli e apostoli.
36
Il primo il Monte degli Olivi, il monte della
neomenia , quello su cui saccende il segnale an
n u n c ia le un nuovo ciclo mensile. Venendovisi a
raccogliere in unora decisiva della sua esistenza,
Ges non poteva non avvertire intensamente la con
sonanza che il suo annuncio dei tempi nuovi trovava
in quel luogo consacrato al rinnovarsi dei mesi.
Il secondo il Monte Suk, il famoso monte Azazel
della Bibbia, a dieci tappe da Gerusalemme, sul qua
le veniva trascinato il capro espiatorio per esservi sa
crificato in espiazione di tutti i peccati dIsraele. La
Mishnah dice a questo proposito: Da Gerusalemme
a Suk, venivano erette dieci tende. I notabili di Ge
rusalemme accompagnavano fin o alla decima Vuo
mo che conduceva il capro espiatorio nel deserto. A
ciascuna tenda gli veniva porto cibo e acqua , come
conviene in un deserto disabitato e arido.
Una volta raggiunta la vetta del monte, il capro
veniva precipitato in uno scosceso dirupo, dove era
lacerato e dilaniato prima ancora di toccare il fondo.
Quel monte era dunque quello su cui venivano
cancellate le colpe del popolo dIsraele: luogo prede
stinato alle espiazioni, luogo tragico che reclama la
sua porzione di sangue per lavare lumanit. Ora,
ecco che secondo alcuni Talmudisti, la cui compe
tenza sembra sicura, questo Monte Suk non sarebbe
altro che il Monte della Quarantena su cui, secondo i
Vangeli, Ges sarebbe stato tentato dal diavolo.
dunque in un sito drammatico, in cui la terra
d Israele subisce il terribile effetto della sua vocazio
ne religiosa, che Ges vive il primo dramma della
sua personale predestinazione.
Altri luoghi di Palestina si prestano pure a conver
genze del genere. Tiberiade e il Golgotha non sono
da meno per perpetuare, nella missione del Cristo,
37
caratteri gi segnati nel quadro religioso della spiri
tualit ebraica.
Cos, ad esempio, per la citt di Tiberiade, gli
evangelisti ci informano che, pur avendo frequenta
to le rive del lago omonimo, Ges evit di entrarvi:
questa citt, infatti, costruita su antiche tombe, era
considerata impura.
Quanto al Golgotha, si trattava d una roccia a
forma di cranio, situata sopra la grotta di Geremia
intorno alla quale, secondo la tradizione ebraica, si
trovava il luogo destinato al supplizio della lapida
zione.
Senza dubbio, interpretazioni e utilizzazioni diffe
riscono passando daluna allaltra tradizione. Ma
noi pensiamo che ogni preghiera ebraica esprimente,
allepoca in cui nacque Ges, il carattere sacro della
T erra per eccellenza, non pu restare senza eco
nellanimo di coloro che credono nella predestina
zione del giovane Ebreo palestinese.
Fra le preghiere direttamente ispirate da questa
terra una ve n -**- la preghiera della rugiada
che, posteriore allepoca di Ges, esprime tuttavia
un tema costantemente ricorrente nella religione giu
daica. Ecco come la si ritrova ancora oggi nelluffi
cio meridiano di Pasqua, se non nei termini esatti in
cui veniva recitata un tempo, certo ispirata dai me
desimi sentimenti:

Quando, al principio dei tempi, il Signore


cercava per ogni cosa il momento favorevole,
per creare il mondo scelse la stagione della ru
giada.
Un velo di rugiada fertilizz il paradiso terre
stre, e le regioni superne divennero il serbatoio
di questa preziosa sostanza. Il corpo dell*uo
38
mo, form ato dal fango della terra, f u animato
da un soffio di vita dopo esser stato irrorato
dalla divina rugiada. Ed ancora la rugiada che
infuse nella terra la prima linfa; grazie ad essa
che le zolle potettero coprirsi di verde e di fr u t
ti, poich sulla terra non era ancora discesa la
pioggia, e solo dalle gocce della rugiada traeva
frescura e refrigerio.
Dolce la sorte riserbatale grazie alla rugia
da; sar infatti la rugiada celeste a risuscitare
un giorno quelli che dormono nel suo seno...
Poich sei tu, o Eterno nostro Dio, che fa i
soffiare i venti e scendere la rugiada per il
nostro bene e non per nostro danno , per
concederci Vabbondanza e non la miseria, la vi
ta e non la morte.
Azione di grazie verso la terra d Israele e verso ci
che la feconda: recitando una tale preghiera, come
avrebbe potuto un giovane ebreo di duemila anni fa
non sentirsi investito dalFincanto e dalla forza di
predestinazione d una terra che gli si offriva cos
permeata di spirito?

Inserendosi in questa terra sacra, evocante in ogni


suo aspetto il servizio di Dio, Ges, al pari di ogni
altro fanciullo ebreo, non vi appare come un ele
mento profano, estraneo allambiente circostante.
Diviene egli stesso un elemento cosmico, allo stesso
titolo di tutto ci che costituisce la creazione; e, per
conseguenza, le sue origini e la sua nascita sono av
volte da un complesso di riti religiosi che ne eviden
ziano la consacrazione. Questo risulta particolar
mente per Ges: da un lato, in ragione della sua di
scendenza atavica e della fedelt dei suoi genitori al
39
la tradizione d Israele; dallaltro, per le cerimonie
che, al momento della nascita, ne marcheranno il
collegamento con lAlleanza.
Cominciamo col considerare la sua discendenza
che, almeno secondo i Vangeli, risale alla stirpe di
Davide, insignita da secoli di una particolare voca
zione.
Negli attuali uffici religiosi della sinagoga, esiste
una tradizione che permette forse di comprendere,
per analogia, come si manifestasse al tempo di Ges
questo presunto collegamento alla stirpe di Davide.
Fra gli ebrei di oggi si perpetua infatti una specie
di aristocrazia religiosa detta dei cohanim1: questi
appartengono a famiglie considerate discendenti dal
Gran Sacerdote Aronne, fratello di Mos e primo
Sacerdote d Israele. Nel corso dei secoli, la sua po
sterit si moltiplicata diversificandosi attraverso le
trib e le comunit. Coloro che ne sono considerati i
discendenti, intervengono in modo speciale in deter
minati momenti dellufficio sacro. Spetta a loro, fra
laltro, trasmettere la benedizione divina, sia nel sa
bato che nelle feste.
Ai giorni nostri, salvo questa funzione sacerdotale
che compete loro in esclusiva, i discendenti di Aron
ne non si distinguono in nulla dagli altri fedeli. Alcu
ni sono di condizione agiata, altri molto modesta. In
alcuni, la consapevolezza della propria origine si
manifesta in unattitudine anche esterna di maggior
fervore; altri invece non ne sembrano affatto cnsa-
pevoli. T uttal pi, nella vita ordinaria, sono tenuti
a una pi stretta osservanza della Legge: un cohn,

1 Cohanim il plurale del termine ebraico cohn che significa sacerdote. Nu


merosi ebrei ne hanno fatto il loro nome patronimico allepoca in cui vennero
loro concessi i diritti civili.

40
ad esempio, non pu contrarre matrimonio con una
proselita di conversione troppo recente n con divor
ziate, e non pu neppure avvicinare un morto.
Costituiscono dunque unaristocrazia religiosa
che non coincide con quella del censo o del potere, e
neppure sempre con quella dello spirito. Si pu sup
porre che, quando nacque Ges, i discendenti di Da
vide fossero considerati un po come lo sono oggi
quelli del Gran Sacerdote. Gli uni e gli altri, pur sen
za ricavarne alcun privilegio, avevano per lintimo
sentimento di essere portatori d uneredit che li vo
tava a uno speciale servizio di Dio.
Appartenere a questa prestigiosa discendenza, tut
tavia, lo ripetiamo, non comportava nessun vantag
gio, n sociale n materiale. Nella stirpe di Davide si
contavano indubbiamente persone mediocri, tanto
finanziariamente che intellettualmente. Ma ci non
impediva che in ciascuna di esse si tramandasse la
pi autentica tradizione d Israele.
Giuseppe, come dimostra il Vangelo e come ve
dremo pi avanti, non era ricco, ma profondamente
pio. Altrettanto pu dirsi di Maria. Entrambi infat
ti, per linee diverse, appartenevano alla stirpe di Da
vide.
Quanto a Giuseppe, i Vangeli di Matteo e di Luca
ne stabiliscono la genealogia: in Matteo, 1,1; in Lu
ca 3,23.
Per Maria, secondo testimonianze estranee ai
Vangeli canonici, alcune contemporanee ed altre po
steriori, riportate prevalentemente dai Padri della
Chiesa, la discendenza di Davide si stabilirebbe cos:
suo padre, di nome Gioacchino, apparteneva alla
trib di Giuda e alla famiglia di Davide; sua madre,
di nome Anna, aveva avuto da un primo matrimo
nio con un certo Cleofa una figlia, che il Vangelo
41
menzionerebbe poi col nome di Maria di Cleofa; da
Gioacchino, dieci anni dopo, era nata Maria, o My
riam, madre di Ges. Essa appartiene dunque, per
met della sua discendenza, alla stirpe di Davide.
Sposando Giuseppe, egli pure per altro ramo di
scendente di Davide, ella portava quindi al suo pri
mogenito una duplice consacrazione e un duplice
collegamento a questa stirpe regale.
Le nozze di Maria e di Giuseppe, celebrate secon
do il rito giudaico, avevano rafforzato ancora il loro
attaccamento alla Legge dIsraele.
L unione coniugale comportava in quel tempo
due momenti: il fidanzamento e il matrimonio. Ma
gi il primo rappresentava di per s un impegno reli
gioso, visto che solo un divorzio poteva spezzarlo.
Fidanzandosi con Maria, Giuseppe aveva assunto
limpegno rituale di assicurarle cibo, vesti e alloggio.
Il matrimonio veniva celebrato un anno dopo, con
un cerimoniale, praticato al tempo di Ges e ricor
dato nel Talmud, di cui i matrimoni ebraici di oggi
evocano ancora certi aspetti.
La promessa sposa veniva condotta in portantina,
capelli sciolti sotto il velo e tavolette dorate sulla
fronte. Attorno a lei e al futuro sposo avanzavano
giovani vergini e gli amici delle nozze.
Gli invitati gettavano grani sul loro passaggio.
Lo sposo scioglieva la sposa da tutti i voti che ella
avesse potuto contrarre prima delle nozze. Quindi
veniva scambiata la promessa nuziale, sotto il bal
dacchino chiamato huppah.
Al momento delle benedizioni, lufficiante pren
deva in mano una coppa piena di vino e diceva:

Benedetto l'Eterno nostro Dio, re deU'uni-


verso, che ha creato il frutto della vigna!
42
Benedetto l Eterno nostro Dio, re dellu
niverso, che ci ha santificati con i suoi coman
damenti, prescrivendoci la castit e il rispetto
delle nostre fidanzate, ma concedendoci quel
le che ci sono unite con il vncolo del matri
monio .

I fidanzati bevevano allora un sorso del vino con


sacrato dallufficiante, che a Nazareth poteva essere
anche un semplice fedele, purch esperto del servizio
divino.
Infilando lanello nuziale al dito della sposa, in
presenza di due testimoni, lo sposo diceva: Con
questo anello tu mi sei consacrata, secondo la legge
di Mos e di Israele .
L ufficiante prendeva allora una seconda coppa e
recitava le sette benedizioni seguenti, iniziando sem
pre da quella del vino:
Benedetto l Eterno nostro Dio, re delluni
verso, che ha creato il frutto della vigna;
Benedetto... ecc., che ha creato tutto per la
sua gloria;
Benedetto... ecc., creatore delluomo;
Benedetto... ecc., che ha creato l uomo a sua
immagine e somiglianza, edificando per lui un
edificio perenne: la donna. ,
La sterile (Sion) godr ed esulter quando il
Signore raccoglier intorno a lei i suoi figli nel
la gioia.
Benedetto il Signore, che rallegrer Sion con
il ritorno dei suoi figli.
Il Signore rallegrer anche voi, amici diletti,
come rallegr la sua creatura nel paradiso ter
restre.
43
Benedetto il Signore che rallegra i nuovi sposi.
Benedetto VEterno nostro Dio, re dell'uni-
verso, che ha creato la gioia e Vallegrezza,
il nuovo sposo e la sposa, Vamore, la fraterni
t, il godimento, la contentezza, la pace e l'u
nione.
L'Eterno nostro Dio faccia prontamente ri
suonare nelle citt di Giudea e nelle piazze di
Gerusalemme grida di gioia e d'allegrezza, i
canti dei novelli sposi, l'eco del pranzo nuziale
e degli strumenti dei giovani! Benedetto l'Eter
no che rallegrer lo sposo nella sua sposa, e li
far prosperare.
Celebrate il Signore perch buono, perch
eterna la sua misericordia! S'accresca la gioia,
e siano fugati gemiti e sospiri .

Terminate le benedizioni, lufficiante accostava le


labbra alla coppa, ne faceva bere un sorso ai due
sposi, poi versava a terra il resto del vino e infrange
va la coppa.
Di questultimo gesto, conservato anche oggi, so
no state date diverse interpretazioni. Per alcuni ha
un significato di festa, per altri sarebbe un richiamo
alla rovina del Tempio di Gerusalemme, o ancora
unallegoria dellindissolubilit del vincolo matri
moniale.
La cerimonia nuziale si concludeva con la recita
del Salmo 45, che doveva essere recitato non solo al
termine delle benedizioni, ma anche, da parte degli
sposi, nei sette giorni seguenti.
Cos, fin dalla costituzione del nuovo focolare in
cui doveva nascere Ges, si preparava latmosfera
sacra che lavrebbe accolto e nella quale avrebbe lui
stesso ricevuto il segno dellalleanza, prima di sotto
44
mettersi al rito della purificazione insieme a sua
madre.
I Vangeli sono molto precisi circa questi riti: cfr.
Le 2,21-24, evocando esattamente le prescrizioni
formulate nel Levitico (16,8 ss.).
Si comprende cos perch Maria e Giuseppe offri
rono due colombi: era la prova della modestia della
loro condizione, malgrado la discendenza davidica.
L offerta dellagnello rituale sarebbe stata al di so
pra dei loro mezzi.
II sacrificio compiuto dai genitori era stato prece
duto dalla consacrazione del bambino, e cio dalla
circoncisione.
Questa pratica risale ad Abramo cui, secondo la
Genesi, Dio prescrisse la circoncisione come segno
dellalleanza stipulata con lui: Gn 17,10-13.
Del rito della circoncisione, come di altri costumi
ebraici, si pu dire che aHorigine, prima dellavven
to del monoteismo, si trattava d un costume sociale,
non ancora religioso: iniziazione al matrimonio e alla
vita di clan. Con Abramo, il rito si trasforma in un
segno che ricorda a Dio la sua alleanza e alluomo la
sua appartenenza al popolo scelto da Dio, con tutti
gli obblighi che ne derivano. Altrettanto pu dirsi
dellarcobaleno, apparso nel momento della nuova
alleanza stipulata con No, o anche per certi partico
lari delle vesti ebraiche, i sisijot e i tallitot2, che ri
cordano costantemente allebreo la sua vocazione.
Dal momento quindi in cui il patriarca Abramo
pratica la circoncisione al figlio Isacco, questo rito
diviene un fatto essenziale nella religione d Israele.
Secondo il profeta Geremia (31,55): Terra e cielo
esistono solo in virt di questa alleanza.

2 Frange e manto rituale.

45
Fin dalle origini, e salvo periodi eccezionali, come
la traversata del deserto, il rito fu fissato allottavo
giorno dopo la nascita. Stabilendo la sua applicazio
ne a unet in cui la crudezza del rito meno avverti
ta, la Legge Mosaica dimostrava la propria superio
rit sulle pratiche anteriori.
Sembra che nei primi tempi, la circoncisione fosse
praticata dalla stessa madre del neonato. Ma
allepoca di Ges non era pi cos.
Se ne incaricava un esperto, chiamato mohel, alla
presenza effettiva dei genitori e immaginaria di Elia
il quale, in questa come in altre circostanze, svolgeva
il ruolo d annunciatore del Messia. Pi tardi, nelle
diverse forme che assumer il rito, apparir anche
una sedia, destinata appunto al Profeta, sulla quale
verr posato il bambino prima di passare fra le mani
del mohel. Questa spirituale presenza del Profeta al
rito della circoncisione sta ad indicare che ogni nuo
vo nato in Israele un potenziale Messia...
Fra le benedizioni che accompagnano oggi ancora
la cerimonia della circoncisione, alcune risalgono ve
rosimilmente allepoca del secondo Tempio, e furo
no perci pronunziate per la circoncisione di Ges.
Una precede loperazione: Benedetto sii tu, Eterno
nostro Dio, re delluniverso, che ci hai santificati
con i tuoi comandamenti e ci hai prescritto di prati
care la circoncisione . A operazione conclusa, il pa
dre del bambino ne recita unaltra: Sii benedetto, o
Eterno nostro Dio, re delluniverso, che ci hai pre
scritto di introdurre questo bambino nellAlleanza
di Abramo nostro padre! E lassemblea risponde:
C om entrato nellalleanza di Abramo, possa
egualmente penetrare nello studio della Torah e nel
compimento delle buone azioni .
Tale dunque il rito giudaico evocato dal versetto
46
di Luca: Quando giunse lottavo giorno, in cui il
Bambino doveva essere circonciso... .
Nellatto stesso, Giuseppe impose al neonato il
nome di J ehoshua divenuto poi Ges.
La piaga della circoncisione veniva curata con
polvere di cornino e con un certo numero di spezie,
accuratamente polverizzate. La tradizione prescrive
va soprattutto un impacco di vino e di olio. Avvolto
in una tela sottile, e legato con un cordoncino scar
latto, questo impacco doveva esser tenuto otto gior
ni. Venticinque giorni dopo, e cio nel quarantesimo
dopo la nascita di Ges, Maria comp la prescrizione
formulata da Mos per le donne ebree: La donna
che avr messo al mondo un bambino, rimarr a ca
sa per quaranta giorni, durante i quali non toccher
nulla di consacrato, e non si recher al santuario fin
ch non sar giunto il tempo della sua purificazio
ne (Lv 12,4).
Al quarantesimo giorno, dunque, Maria e Giusep
pe si recarono a Gerusalemme. Maria sal al Tempio
il venerd 2 febbraio, portando in braccio il suo
bambino. Entr dalla Porta dei Neonati, situata ad
est, e a sinistra della porta di Nicnore. Giuseppe
portava le due colombe, acquistate dai mercanti sul
Monte degli Olivi, ed, entrato, le consegn a un sa
cerdote. Dalla galleria riservata alle donne, Maria
vide questo rito, che comportava lo sgozzare di una
delle due bestiole, poi bruciata sullaltare. D ora in
nanzi, quindi ella poteva considerare il suo Figliuolo
collegato con lAlleanza, e pronto ormai a prendere
il proprio posto nel sacro universo che il mondo re
ligioso giudaico.

L atmosfera in cui Ges respira da quel momento


unatmosfera sacra, e questo per due ragioni: in
47
primo luogo perch, nel mondo ebraico, sacro Tin
tero universo, e in particolare la terra, concessa
alluomo da Dio che ne il Creatore e il solo vero
Padrone; poi perch luomo stesso, per il solo fatto
della sua nascita, per la discendenza di famiglia cui
appartiene egualmente consacrato a Dio. La pre
ghiera dunque una costante fondamentale della vi
ta ebraica del tempo: accoglie ogni essere umano alla
nascita e lo accompagna fino alla morte.
Per Ges, come per tutti i bambini ebrei del tem
po, ogni istante dellesistenza come ogni minima
azione della giornata sono tutti pervasi da influssi
sacri che, per quanto invisibili e immateriali, agisco
no sul suo destino e ne determinano il corso.
Questa presenza costante dello spirito di preghiera
intorno al fanciullo Ges, e pi tardi alluomo pre
destinato, viene testimoniata dal Vangelo nello stile
che gli proprio: talvolta coincidendo con la spiri
tualit ebraica, talvolta discostandosene. Ma
sullelemento essenziale, e cio lonnipresenza dello
spirito, le due tradizioni si identificano, pur diver
gendo sulle formule come sul senso e lo scopo
dellinvocazione.
Nei Vangeli, il carattere sacro delluniverso sar
assai spesso affermato dalle benedizioni pronunciate
pi tardi da Ges, nel corso della sua predicazione.
Egli compie allora i riti giudaici che gli sono familia
ri fin dallinfanzia, il cui scopo principale di sacra
lizzare il cibo fornitogli dal creato. Cos, nel Vange
lo di Matteo, per tre volte benedice pane e pesci:
14,19; 15,36; 26,26.
Nel Vangelo di Marco, il medesimo rito evocato
altre tre volte: 6,41; 8,6; 14,22-25.
E ancora in Luca, in occasione della festa di P a
squa: 22,17.
48
Finalmente, in Gv 6,11: Allora Ges prese i pa
ni, rese grazie e li distribu a quelli che erano
seduti... .

Tutte queste benedizioni riproducono fedelmente


la liturgia ebraica originaria, che Ges ha conosciuto
nellinfanzia e durante i suoi anni di formazione a
Nazareth. Vi si ritrovano due caratteristiche proprie
del rito sinagogale e domestico: il contributo di ogni
fedele alla natura sacrale delluniverso che viene
riaffermata in ogni istante mediante lobbedienza al
la Legge; e il fatto di non essere atti singoli e indivi
duali, m a riti inerenti a un pasto preso in comune da
un gruppo di fedeli, nel cui nome lufficiante pro
nunzia le parole consacratone. Nella sinagoga, la
benedizione fatta dalla comunit presente: non
dalla preghiera di un uomo solo che prega per se
stesso, come d uso nelle liturgie moderne.

Ci che caratterizza la preghiera ebraica del tem


po, che essa non domanda nulla per qualcuno in
particolare, ma eleva a Dio lomaggio collettivo di
comunit considerate nel loro insieme. Quello che il
singolo pu fare pregando, di accrescere, se cos
pu dirsi, la carica o il potenziale religioso delluni
verso. significare la totalit del mondo con le sue
invocazioni, per quanto limitate, senza evidente
mente avere la certezza che di questo sovrappi di
santit egli potr essere il diretto beneficiario, ma sa
pendo che la comunit cui appartiene e lepoca in cui
vive ne saranno migliorate, purificate, sacralizzate.
E questo rientra nel concetto cos profondamente
impresso nella tradizione ebraica, secondo il quale
ogni individuo insieme responsabile e beneficiario
dellatto che compie, non tanto per ci che lo riguar
49
da personalmente, quanto in funzione dellordine
cosmico di cui egli pu, secondo i casi, alterare o mi
gliorare il corso.
La preghiera ebraica ha dunque per scopo di so
stenere lazione di Dio sulluniverso, invece di pie
garla come sembrano fare preghiere pi recenti
a bisogni umani. Non invoca interventi miracolosi,
in deroga alle leggi naturali: le bastano i miracoli
permanenti della vita e delluniverso.

Si comprende allora come in un tale ambiente,


tutto permeato di religiosit, la formula della bene
dizione sia per Ges, come per ogni ebreo del suo
tempo, la chiave determinante i rapporti con luni
verso. A qualsiasi avvenimento, anche semplicemen
te quelli inerenti alla banalit della vita quotidiana o
a fenomeni naturali, corrisponde una particolare be
nedizione, e queste benedizioni costituiscono il tes
suto spirituale con cui ogni ebreo, e lintero Israele,
partecipano alla vita delluniverso e al corso della
storia.
In questo senso, anche gli ebrei di oggi, se pratica
no la religione dei padri, si ricollegano a una tradi
zione millenaria. A prova, ecco un episodio cui ab
biamo assistito.
Un giorno, durante un corso tenuto nella scuola
rabbinica di Parigi, scoppi un temporale, e un lam
po seguito dal brontolio del tuono interruppe la le
zione. Il professore lasci la cattedra, si avvicin alla
finestra e pronunci lapposita benedizione:
Sii benedetto, o Eterno nostro Dio, re dell'uni
verso, la cui fo rza e potenza riempie il creato!.
Accompagnando cos lo scoccare del fulmine con
una benedizione, il rabbino situava s stesso e la co
50
munit con lui in una speciale posizione di fronte a
uno dei fenomeni naturali fra i pi ostili alluomo.
Accettava la natura com, al pari d ogni altro ele
mento costitutivo delluniverso, animali, vegetali e
magari minerali; ma insieme a questaccettazione
cosmica della natura, egli compiva un atto che spe
cifico delluomo: accentuare il carattere sacro del
mondo impregnandolo di divino. Pi ancora: egli,
uomo del XX secolo, si ricollegava, cos facendo, ad
una tradizione che rimonta quasi alle origini del
mondo.
Le parole baruk adonaj , Sia benedetto
lEterno , la pi antica e la pi santa tra le formule
di benedizione, si ritrovano gi allepoca dei patriar
chi, dei giudici e dei re. Esiste nella Genesi (24,27):
Sia benedetto lEterno, Dio del mio padrone bra
mo, che non ha cessato di usargli fedelt e benevo
lenza, dice Eliezer, incontrando Rebecca alla fon
tana. La si ritrova ancora nellEsodo (18,10s.), pro
nunciata da Jethro, suocero di Mos, allora sacerdo
te di Madian, e che diverr il primo proselito, e cio
non-ebreo, a osservare i comandamenti della Legge:
Benedetto sia VEtemo che ci ha liberati dalle mani
degli Egiziani e da quelle del Faraone, e il suo popo
lo dalla schiavit d Egitto! Adesso so che l Eterno
il pi grande di tutti gli dei... .
Attraverso i libri di Rut, Samuele e Re, la formula
arriva fino ai Salmi (28,6): Sia benedetto il Signore
che ha ascoltato la voce della mia preghiera! e il
31, 22: Sia benedetto il Signore, che ha compiuto
per me meraviglie! .
La benedizione che accompagna cos costante-
mente Israele e lumanit attraverso tutte le vicissitu
dini della storia, d origine divina. Al principio, so
lo Dio benediceva; pi tardi, concesse alla sua crea
si
tura una specie di dlega, permettendo alPuomo di
partecipare ad una delle sue funzioni essenziali.
Questa prova di fiducia verso Puomo, questa con
cessione di una particella degli attributi divini alla
creatura che, sulla terra, osserva le Leggi dellEter-
no, si verifica nella persona di bramo. Secondo
Rashi, rabbino francese dellXI secolo, e uno dei
maestri dei commentari rabbinici, al momento del
la vocazione del patriarca e della sua partenza per
compiere la sua vocazione sacerdotale Lascia il
tuo paese, la tua parentela e la casa di tuo padre, e
va nel paese che io ti indicher... (Gn 12,1) che
Dio gli accorda il potere di benedire. Commentando
il versetto: ... e diverrai una benedizione, Rashi
lo spiega prestando a Dio un linguaggio inequivoca
bile: Le benedizioni ti saranno affidate.
Ecco dunque Abramo insignito della facolt di be
nedire: evidente quale rafforzamento alla libert
delluomo, quale consacrazione del ruolo, sublime e
preciso insieme, svolto da lui nella creazione, rap
presenti questo dono concessogli da Dio.
Di fronte a questo gesto fondamentale, poco im
portano ormai le modalit della preghiera, la sua du
rata, perfino lestensione della benedizione. Come
si deve pregare? , si legge in un racconto del Tal
mud. Domanda oziosa. Si racconta che uno dei di
scepoli di Eliezer soleva pregare molto a lungo. Gli
altri osservarono: Maestro, quanto prega! P re
ga forse pi del nostro padre Mos fu la risposta
di cui scritto che preg quaranta giorni e qua
ranta notti? (Dt 9,25). Un altro discepolo, invece,
abbreviava molto il tempo destinato alla preghiera.
Maestro, come finisce presto di pregare! , osser
varono gli altri: La sua preghiera forse pi breve
di quella di Mos nostro padre, di cui scritto:
52
Mos grid al Signore: Dio, ti prego, guariscila!
(Nm 12,13).
L essenziale dunque pregare, lessenziale be
nedire. Nel Talmud leggiamo: scritto: allEter
no appartiene la terra e quanto essa contiene, luni
verso e i suoi abitanti (Sai 24,1). Perci, chi usa di
cosa alcuna di questo mondo senza aver prima ri
volto a Dio una preghiera, commette una prevarica
zione.
Per evitare un uso illegittimo e profano della sa
cralit del mondo, sembra dunque necessario che
ogni ebreo di oggi, di ieri, di domani e Ges a
Nazareth come gli attuali credenti, partecipino in
ogni istante, con le loro benedizioni, alla religiosit
del mondo.
Qualche esempio.
I primi si riferiscono ad avvenimenti insoliti. Se
ci si imbatte in uno di quegli esseri anormali che
potrebbero essere un gigante o un nano, la benedi
zione dice: Benedetto Colui che fa diverse tutte le
creature! Incontrando un malato o un infermo, e
cio una creatura infelice, in stato d inferiorit, la
benedizione ha per scopo di compensare in qualche
modo questa menomazione fisica: Benedetto sia il
giusto Giudice! (Talmud di Gerusalemme).
Ma queste sono occasioni eccezionali. Ecco al
cune delle cento benedizioni che costellano la gior
nata d un ebreo, come hanno costellata quella di
Ges.
Secondo i Commentari sul Libro dei Numeri
(Nm.rabb 18), questinsieme di cento benedizioni
avrebbe origine dal re Davide. Comunque, sembra
certo che fosse gi in uso al tempo di Ges.
Alcune accompagnano lebreo dal mattino alla
sera e viceversa. Sono dunque quelle che hanno
53
scandito ogni ora dellinfanzia di Ges, quelle che i
suoi genitori gli hanno insegnato a pronunciare.
Attraverso ad esse, possiamo seguire lintera gior
nata del fanciullo di Nazareth.

La sera, prima di coricarsi, dinanzi ai genitori,


Ges ha detto:
Benedetto sii tu, o Eterno nostro Dio, re
delluniverso, che fa i discendere il sonno sulle
mie palpebre! o una formula simile.

La benedizione che segue preceduta da un com


mento:
Sia in ossequio alla tua santa volont, o Si
gnore, che io mi corichi in pace e in pace m i ri
svegli; che il mio sonno non sia turbato da so
gni cattivi e da visioni impure; che il mio riposo
sia quello dellinnocenza. E trascorso il tempo
del sonno, tu, o Signore, preservami come la
pupilla dellocchio, nascondimi allombra delle
tue ali (Sai 17,8).
Benedetto sii tu, o Eterno, che illumini il
mondo con la tua gloria! .Il

Il sonno, secondo il Talmud, ha qualche affinit


con la morte. Ilso n n o il sessantesimo della mor
te, come il sabato il sessantesimo delle delizie fu tu
re . Si comprende perci come il risveglio, che se
gna il ritorno della coscienza, sia accompagnato da
benedizioni evocanti la risurrezione. Qualche rabbi
no suggerisce una formula: Sii benedetto, o Eterno
nostro Dio, re delluniverso, che rendi la vita ai mor
ti!; Preservami come la pupilla dellocchio, na
scondimi allombra delle tue ali.
54
Altri sviluppano lo stesso concetto in un testo di
singolare intensit:
Dio mio, Fanima che tu mi hai data pura.
Sei tu che l'hai creata, che l'hai form ata e che
me l'hai infusa. Sei tu a conservarla in me, e sei
tu che la riprenderai alla mia morte, per render
mela nel giorno della risurrezione. M a finch
quest'anima vivificher il mio corpo io ti rende
r grazie, o Eterno mio Dio e Dio dei padri
miei, Padrone di tutto, Sovrano di tutte le ani
me. Benedetto tu sia, o Eterno, che rendi le ani
me ai trapassati! .

Ma quale che sia la formula, certo che, al ri


sveglio d ogni suo giorno, Ges benedice Dio d o
vergli reso la coscienza dei suoi pensieri e dei suoi
atti.

Anche i primi moti naturali del corpo sono ogget


to di benedizione. Aprendo gli occhi: Benedetto tu
sia, o Eterno nostro Dio, re dell'universo, che apri
gli occhi dei ciechi! Alzandosi e stirandosi:
Benedetto tu sia, o Eterno nostro Dio, re
dell'universo, che sciogli chi legato .

Lavandosi le mani: Benedetto sii tu, Eterno


nostro Dio, re dell'universo, che ci hai santificato
con i tuoi comandamenti, e ci hai prescritto di lavar
ci le mani . Perfino le funzioni fisiologiche sono ac
compagnate da benedizioni: Benedetto tu sia,
o Eterno nostro Dio, re dell'universo, che hai pla
smato l'uomo con sapienza creando in lui uscite e
canali..., tu che benedici ogni carne e agisci mirabil
mente.
55
Vestendosi, Ges pronunzia unaltra benedizione
precisa e generica insieme:
Benedetto sii tu, Eterno nostro Dio, re del-
runiverso, ...che hai fa tto di me un israelita!.
Benedetto sii tu, o Eterno nostro Dio... che
non mi hai fa tto nascere schiavo ! .
E finalmente, passando dai semplici atti della vita
quotidiana alle benedizioni pi propriamente liturgi
che, ve n una che si ritiene ispirata dagli angeli, e che
Ges ripete dopo aver pronunciato, mattina e sera,
lorazione fondamentale dello shem a f:
Tu eri prima della creazione del mondo,
Tu sei dopo la creazione del mondo, tu sei in
questo mondo, tu sarai nel mondo che verr.
Santifica il tuo N om e in favore di quelli che lo
santificano, santifica il tuo Nome nelTuniverso
intero .
Allora del pasto, le benedizioni si moltiplicano.
Non siamo certi che le formule fossero allora le
stesse di oggi, ma avevano senza dubbio uguale te
nore.
Sul pane: Benedetto sii tu, Eterno nostro Dio, re
delTuniverso, che trai il pane dalla terra!.
Sul vino: Benedetto sii tu, Eterno nostro Dio, re
delTuniverso, che hai creato il frutto della vigna! .
Sul cibo: Benedetto sii tu, Eterno nostro Dio, re
delTuniverso, che hai creato varie specie di cibi!.
Sui frutti degli alberi: Benedetto sii tu, Eterno
nostro Dio, re delTuniverso, che hai creato i fru tti
del suolo .
Poi la benedizione finale, al termine del pasto:
Benedetto sii tu, Eterno nostro Dio, re delTuni
verso, che nutr tutte le tue creature .
56
Se vi sono cibi non prodotti dalla terra: Benedet
to sii tu... la cui parola d vita a tutto ci che
esiste.
Anche le piccole soddisfazioni che possono pre
sentarsi durante il giorno, oltre a quelle alimentari,
sono accompagnate da benedizioni. Respirando un
profumo, Ges dice: Sia benedetto Colui che ha
creato cedri odoriferi, spezie, olii fragranti, piante e
fru tti profum ati! .
Allo sbocciare delle prime gemme: Benedetto sii
tu... che hai creato un mondo in cui nulla manca,
ma hai anche prodotto buone creature ed alberi buo
ni per la gioia dei figli degli uomini .
Non vi istante, dunque, non vi circostanza in
cui Ges non arrechi il suo contributo alF ordine del
mondo voluto da Dio, allazione di Dio nelluniver
so da Lui creato.
A maggior ragione, poi, se si tratta di pratiche pi
specificamente religiose o di momenti o riti consa
crati al servizio divino, Ges, come gli altri ebrei, in
terviene con le sue benedizioni.
Fissando sulla porta d una casa una m ezuzah (tu
bo di giunco contenente le prime parole dello
shem a ), egli benedice Dio che ci ha santificati con
i suoi comandamenti e ci ha prescritto di mettere una
m ezuzah sulle nostre porte .
Disseminando cos di benedizioni la sua giornata,
Ges non santifica soltanto ogni istante che passa e
ogni atto che compie, ma li ricollega alla Legge e alla
vocazione d Israele, in continuit con i pi remoti
episodi della Torah, data da Dio a Mos per essere
poi trasmessa a tutti i figli dIsraele.
Ma ci che conferisce a quelle formule inerenti ai
semplici atti della vita la loro vera dimensione, il
fatto che esse sembrano echeggiare unaltra benedi
57
zione, la pi fondamentale e sublime della liturgia
ebraica: quella sacerdotale.
Come indicato dal nome, questa benedizione
viene recitata nel corso di ogni funzione sinagogale
dalPufficiante, rabbino o semplice fedele, per attira
re sullassemblea le benedizioni di Dio. E uno dei
momenti pi impressionanti e caratteristici degli an
tichi riti. A differenza di quelle degli uomini, miranti
a santificare gli atti ordinari della vita, questa bene
dizione scende da Dio stesso sui figli d Israele, per
santificarli.

Nella vita religiosa della fanciullezza di Ges vi


sono quindi due poli, ciascuno dei quali espresso
sotto forma di benedizione: quello divino e quello
umano. Entrambi contribuiscono a stabilire quelle
quilibrio tra sacro e profano che caratteristica es
senziale della religione d Israele.
Se gli uomini, creature privilegiate ed ausiliari di
Dio, benedicono ogni elemento e ogni istante del
mondo di cui fanno parte, perch Dio, dal canto
suo, mediante la benedizione sacerdotale,ha conferi
to loro tale potere. Esiste perci una specie di colle
gamento diretto e sacrale fra terra e cielo, o almeno
fra creatura e Creatore. Come la scala di Giacobbe,
percorsa nei due sensi, preghiere e benedizioni non
vanno mai a senso unico.
La benedizione sacerdotale che discende su Ges,
come su ogni ebreo, deriva originariamente da quel
la pronunciata da Aronne e poi dai suoi figli, secon
do il comandamento e la formula prescritta dal Li
bro dei Numeri:
Il Signore disse a Mos... ecc. (Nm 6,22-27).
Questa benedizione sacertotale ritorna a varie ri
prese nel Pentateuco. Una volta riguardo ad Aronne
58
(Lv 9,22), dopo i primi sacrifici offerti al Tempio dal
Gran Sacerdote, e due volte riguardo ai sacerdoti
(Dt 10,8 e 21,5). La si ritrova ancora per due volte
nei Libri storici, in occasione della benedizione del
popolo da parte dei sacerdoti (Gs 8,33; Cr 30,27).
I gesti che accompagnavano la benedizione sacer
dotale ne accentuavano la sacralit. Nel Tempio di
Gerusalemme, i sacerdoti elevavano le mani allal
tezza del capo, altrove solo fino alle spalle. Nel Tem
pio, durante la benedizione, i sacerdoti pronunzia
vano distintamente il tetragramma YHWH, unica
approssimazione possibile per evocare il Nome divi
no; altrove veniva adoperato un equivalente, quasi
una perifrasi: adonaj, il Signore.
Nel Tempio, il popolo rispondeva in coro: Bene
detto sia Tterno, Dio d Israele, di eternit in eterni
t , mentre altrove, rispondendo al nome di adonaj,
si limitava a dire Am en. Originariamente, cera dun
que una netta distinzione nella sacralit della for
mula fra il servizio celebrato nel Tempio e quello
celebrato altrove, per esempio in una sinagoga; ma
pi tardi, dopo la morte di Simone il Giusto (verso il
300 a.C.), si cess di adoperare pubblicamente il te
tragramma anche nel Tempio, per non rischiare di
profanare il Nome.
Con il termine plenario di Jhwh, o il suo equiva
lente adonaj, lidea essenziale manifestata dalla be
nedizione sacerdotale era che, grazie ad essa, il nome
di Dio veniva impresso sui figli dIsraele.
La santit inerente al Nome di Dio conferiva alla
benedizione sacerdotale un effetto religioso, si po
trebbe quasi dire mistico. Da qui la credenza che,
mentre il sacerdote elevava le mani, la sKkinah, e
cio la divina presenz, aleggiava sul capo dei fedeli:
i suoi raggi filtravano attraverso le dita del sacerdo-
59
te, che i fedeli non avevano diritto di guardare sotto
pena di cecit o di altri mali, come quelli che in pas
sato avevano colpito chi avesse osato alzare lo sguar
do sullArca santa.
Ecco come veniva annunziata la benedizione sa
cerdotale durante lufficio del Tempio:
O Dio nostro e dei nostri padri, benedici con la
triplice benedizione contenuta nella Torah, scritta
dal tuo servo Mos e ripetuta da Aronne e dai suoi
figli, il tuo popolo santo .
Il sacerdote saliva allora sul pulpito, pregando si
lenziosamente cos: Degnati, Signore, di rendere
perfetta questa benedizione, con cui ci hai prescritto
di benedire il tuo popolo Israele, e fa che sia procla
mata senza errori e manchevolezze, ora e sempre .
In questo rito, il sacerdote non funge da mediato
re: la nozione stessa di mediatore estranea ad Israe
le. Non lui a benedire, ma Dio medesimo che, per
bocca sua, afferma: Io li benedir .

Cos fu benedetto Ges. Ed facile intuire quale


particolare senso prendessero le parole pronunciate
dal sacerdote, ma emananti direttamente da Dio,
man mano che andava precisandosi in lui la vocazio
ne di cui era investito. Alla vigilia di partire per Ge
rusalemme, sulla soglia delladolescenza e della sua
consacrazione, Ges sa ormai che ogni suo gesto
contribuisce a confermare lopera dellEterno, e che
sul suo destino, come su quello d ogni figlio dIsrae
le, impresso il Nome ineffabile ma sempre presente
di Dio.

60
Ladolescenza
allombra della sinagoga
I Vangeli moltiplicano le citazioni relative alla
presenza di Ges nelle sinagoghe e alla sua parteci
pazione al culto che vi reso.
Troviamo prima di tutto nove testi tre di Mat
teo, tre di Marco, due di Luca e uno di Giovanni
che, in termini quasi identici evocano le occasioni
avute da Ges per insegnare nelle sinagoghe del
suo tempo. Matteo 4,23: Ges andava attorno per
tutta la Galilea insegnando nelle loro sinagoghe... .
Vedere pure 9,35; 13,54.
Inoltre: Marco 1,21-22; 3,1: 6,1-2. Luca 4,14-15.
Giovanni 6,59.
Ges partecipa dunque a una delle funzioni pro
prie di questo luogo di riunione per i fedeli.
I riti sinagogali hanno infatti un duplice sco
po: pregare Dio, naturalmente, e rivolgergli le be
nedizioni rituali, e al tempo stesso istruire i fede
li sul contenuto e sul significato della Legge e dei
Profeti.
Dalle prime nove citazioni sopra elencate, sappia
mo gi che Ges prende parte a questo insegnamen
to: in particolare, cio, nelPuffico mattutino del sa
bato, dopo la lettura della Legge (parashah) e di un
testo profetico (haftarah), Ges intervenuto a
commento delluno e dellaltra lettura.
63
Altri testi evangelici ci permettono di ricordare al
cune delle preghiere e benedizioni pronunciate du
rante le funzioni cui Ges ha partecipato. Per cinque
volte, ad esempio, nel Vangelo di Matteo, Ges cita
testi del Decalogo: 5,37; 5,33; 15,4; 19,17-20. Da
ci risulta che questo testo veniva letto durante gli
uffici.
A vete inteso che f u detto: Non commettere
adulterio...
Avete anche inteso che f u detto agli antichi:
Non spergiurare, ma ademp con il Signore i
tuoi giuramenti...
Dio ha detto: Onora il padre e la madre...
...Se vuoi entrare nella vita, osserva i comanda-
menti...
Quali? E Ges rispose: Non uccidere, non
commettere adulterio, non rubare, non testi
moniare il falso, onora il padre e la madre, ama
il prossimo tuo come te stesso... .
Nel Vangelo di Marco e in quello di Matteo, Ges
evoca una delle orazioni che contrassegnano il mo
mento fondamentale del rito: quella dello shem a f,
proclamazione dellunicit di Dio, seguita da pre
scrizioni per rendergli onore.
Marco 22,36-40:
Qual il primo di ogni comandamento?
Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio
fuico Signore: e tu amerai il Signore tuo Dio
con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e
con tutte le tue forze .
Matteo 22,36-40:
M aestro, qual il pi grande comanda
mento della Legge? E Ges rispose: Tu ame
64
rai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con
tutta la tua anima e con tutto il tuo spirito: que
sto il primo e pi grande dei comandamenti.
E il secondo simile a questo: Amerai il prossi
mo tuo come te stesso. Da questi due comanda-
menti dipendono tutta la Legge e i Profeti .
I Vangeli citano anche altri due testi particolar
mente importanti.
Uno quello riportato da Matteo, in cui Ges
proclama la sua fedelt alla Legge:
Matteo 5,17-19:
Non pensate che io sia venuto per abolire la
Legge e i Profeti: non sono venuto per abolire,
ma per dare compimento. In verit vi dico: fin
ch non siano passati il cielo e la terra, non pas
ser neppure uno iota o un segno della Legge,
senza che tutto sia compiuto. Chi dunque tra
sgredir uno solo di questi precetti e insegner
agli uomini a fare altrettanto, sar considerato
minimo nel Regno dei cieli. Chi invece li osser
ver e li insegner agli uomini, sar considerato
grande nel Regno dei cieli... .
L altro brano, nel Vangelo di Luca, presenta Ges
nella sinagoga di Nazareth, in atto di partecipare ad
un ufficio sabbatico.
Ve lo ritroviamo mentre sta insegnando, ma ve
diamo pure che lo fa seguendo esattamente un ceri
moniale ancora in uso nelle funzioni del Sabato:
Luca 4,16-17:
Si rec a Nazareth, dove era stato allevato;
ed entr, secondo il suo solito, di sabato nella
sinagoga, e si alz a leggere. Gli f u dato il roto-
65
lo del profeta Isaia; apertolo, trov il passo
dovera scritto:
Lo Spirito del Signore sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l unzione
e mi ha mandato per annunziare ai poveri il
lieto messaggio
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libert gli oppressi
e predicare un anno di grazia del Signore
(Is 61,1-2).

Tutti questi testi provano dunque inequivocabil


mente che Ges ha pregato e insegnato in diverse si
nagoghe, e specialmente in quella del suo paese
di origine, Nazareth.

A Nazareth viene ancora mostrata, alPinterno di


un campo recintato annesso alla cattedrale, una
cripta semi-interrata che, duemila anni fa, sarebbe
stata la sinagoga locale. un luogo di dimensioni ri
dotte, dalla capienza massima di un centinaio di per
sone, molto semplice, come conveniva a un paese
noto per la sua ruvidezza. La sinagoga, del resto,
non n un tempio n un santuario consacrato, ma
un semplice luogo di riunione, una specie di casa
parrocchiale, dove la presenza di dieci persone suf
ficiente per celebrare un ufficio. Non esiste un clero
istituito per averne cura. Il rabbino, se ve ne uno,
non un prete, o piuttosto non lo pi di quanto
non lo sia qualunque altro figlio dIsraele, membro
di quel popolo sacerdotale di cui, dopo il Sinai, ogni
componente sacerdote. Solo che, fra tutti gli altri,
il rabbino uno che ha studiato di pi, che conosce
meglio la Torah e la tradizione. anche possibile
66
che ami Dio con un amore pi cosciente e fedele, e
magari osservi meglio i comandamenti della Torah,
in particolare la legge fondamentale formulata nel
Levitico (19,18): Amerai il prossimo tuo come te
stesso . Ma tutto questo, se gli conferisce una spe
ciale autorit nellassemblea sacerdotale costituita
dalla popolazione ebrea di Nazareth, sino a fare di
lui una specie di padre-abate laico della comunit,
non gli procura nessun privilegio esclusivo: tu ttal
pi una maggior competenza per celebrare degna
mente le cerimonie religiose. Qualsiasi ebreo che
porti nella propria carne il segno dellAlleanza ed
abbia raggiunto, a tredici anni, la maggiorit religio
sa (oggi chiamato bar-miswah), ha diritto^ ufficia
re. A Nazareth come in qualsiasi altra assemblea
ebraica, il culto svolto a turno dalluno o dallaltro
dei fedeli presenti.
Eccoci adesso in un venerd, unora circa prima
del tram onto, in questumile sinagoga di villaggio.
Siamo nel dodicesimo anno dellra cristiana, e cio
nel 3973 dalla creazione del mondo e 3973 dellra
ebraica. il venerd del mese di Nissan, precedente il
viaggio a Gerusalemme che, secondo Luca, Ges sta
per intraprendere in occasione della Pasqua. Per la
prima volta, infatti, avendo compiuto dodici anni e
in previsione della sua iniziazione religiosa, il fan
ciullo vi accompagner la famiglia.
Scende gi il crepuscolo: allapparire della prima
stella avr inizio il Sabato. Per ventiquattrore, e
cio fino al sorgere della prima stella dellindomani,
la vita profana si fermer nella comunit ebraica di
Nazareth come in tutte quelle del mondo, che sono
allora gli unici gruppi umani a professare il culto del
Dio Unico. Ascolta, Israele: VEterno il nostro
Dio, e rEterno Uno proclama lo shem a , insie
67
me alla grande legge d'amore: Tu amerai il tuo pros
simo come te stesso .
Unora sola divide dunque i fedeli dal momento in
cui sorger il sabato e avr inizio lufficio sacro. In
questo breve intervallo, che segna la transizione dal
tempo profano a quello sacro, che cosa fanno gli
abitanti di Nazareth: questi nazareni tra i quali si
trova la famiglia di Ges?
Le donne saffrettano a ultimare le faccende do
mestiche, che nelle ventiquattrore successive saran
no loro interdette. Terminano di cuocere i cibi dei
tre pasti seguenti, dato che durante il Sabato non po
tranno avvicinarsi al fuoco. Accendono le lampade,
che arderanno ininterrottamente fino allalba se
guente, poich per ventiquattrore non si potr pi
accenderle n spegnerle. Maria, figlia di Gioacchino,
va ad attingere acqua alla fontana ancora oggi sgor
gante al limite della citt vecchia, e chiamata la
fontana della vergine .
Gli uomini procedono invece alla purificazione:
un bagno rituale che deve nettarli da tutte le impuri
t della settimana. Indossano poi gli abiti della festa,
e preparano i mantelli della preghiera, guarniti di
frange, che porteranno Pindomani.
Nellistante in cui il tempo sacro succeder a quel
lo profano, ogni uomo adulto, in Israele, si prepara
cos a rivestire visibilmente le insegne sacerdotali,
che dal momento del Sinai gravano su di lui in mez
zo al mondo e alle nazioni i goyim , partecipan
ti allalleanza dellarcobaleno, ma non a quella mo
saica.

Nella sinagoga di Nazareth, che fra breve si riem


pir di fedeli, la volta su cui va gi addensandosi
lombra della sera ancora rischiarata dagli ultimi
68
bagliori del giorno e dal riflesso delle fiammelle della
lampada ad olio, che vi arde senza interruzione:
simbolo della costante permanenza dello Spirito di
vino nel luogo dove gli uomini stanno per racco
gliersi.
Malgrado loscurit incipiente, due ombre, tutta
via, si profilano sulla tevah, la rudimentale tribuna su
cui fra poco lufficiante dar lettura della Legge e
dei Profeti. Una quella dun adulto, laltra dun
fanciullo dodicenne, che riprende in tono acuto una
salmodia rituale intonata da quello che si direbbe il
maestro.
Anche se lufficio inizier solo fra unora, il taber
nacolo situato nel fondo, dietro alla tevah lo
aron ha-kodesh gi stato aperto: il sefer torah,
il rotolo della Legge, che vi custodito, ne stato
estratto e deposto sul pulpito. Bisogna verificare se il
neofito veramente in grado di leggerne il testo, co
me dovr fare la settimana dopo, dinanzi ai dottori
del Tempio.
L adulto guida con una bacchetta lo sguardo del
fanciullo lungo le linee ispirate. Inquadrando la sal
modia con le benedizioni che iniziano e chiudono
ogni sezione della Legge, il giovane si esercita nella
lettura del testo sacro.
una specie di esame, che deve dimostrare
alladulto la capacit del fanciullo a dar pubblica
mente lettura della parashah con cui, al momento
della sua professione di fede religiosa, manifester il
proprio accesso allo stato sacerdotale.
Quasi ogni venerd, la stessa scena si ripete per
luno o laltro fanciullo del villaggio. Oggi la volta
di un giovane ebreo simile agli altri, che si prepara a
partecipare agli onori e alle fatalit di Israele. La vo
ce ancora acerba e tremante d emozione, le membra
69
ancora poco avvezze agli inchini rituali, questo ado
lescente si sforza di imitare la voce e i gesti delladul
to, suo maestro.
Questi pu essere il rabbino o anche il cantore del
la sinagoga, e cio uno degli artigiani di Nazareth.
Potrebbe quindi essere lo stesso padre del fanciullo,
secondo lo stato civile: Giuseppe dunque. Il fanciul
lo Ges.
Terminata la ripetizione, il rotolo della Legge
accuratamente riavvolto e riposto di nuovo nel ta
bernacolo che rimarr chiuso durante lufficio del
venerd sera. Ges e il suo maestro lasceranno la si
nagoga per tornare in famiglia e prepararsi insieme
allufficio festivo.
Alla vigilia del suo tredicesimo anno e di quel
viaggio a Gerusalemme dove, secondo Luca, i dotto
ri del Tempio avranno modo di apprezzarne le cono
scenze religiose e la pratica dellebraico (lingua sacra
di un popolo che ordinariamente si esprime in ara-
maico), Ges si prepara ad iniziare la sua partecipa
zione diretta ai riti sinagogali.
L ufficio del venerd sera, non comportando la
lettura della Torh, si compone unicamente di bene
dizioni che, per circa unora, introducono i fedeli al
la giornata sacra del Sabato.
mah tovu... Sono le prime parole che Ges ode
pronunciare da Giuseppe e dagli altri fedeli, appena
giunti nel luogo di preghiera, e che indubbiamente
ripete anche lui.

Come sono belle le tue tende, o Giacobbe,


le tue dimore, o Israele! Fiducioso nella tua mi
sericordia, Signore, entro nella tua casa e mi
prostro dinanzi al santuario della tua gloria.
A m o le tue dimore, o Eterno, il luogo dove abi
70
ta la tua maest. Prostrato dinanzi allEterno
mio Creatore, io prego. Possa la mia preghiera
giungere fin o a te, mio Dio, in un momento fa
vorevole, e possa io essere esaudito per l inter
vento potente della tua grazia!.
Poi Ges vede Giuseppe tendere la mano, com
mentando cos il suo gesto:
Quando levo la mano verso il tuo santuario,
o Eterno mio Dio, io ti imploro
e tu m i esaudisci .
Fin da questi preliminari, Ges ha modo di avver
tire tutta la semplicit e la sublimit della religione
di Israele. E ripensa forse a un precetto dei dottori
del tempo, poi tramandato dal Talmud, che incita a
seguire sempre le vie della terra: per recarsi alla
sinagoga, Ges lo ha osservato alla lettera.
Intanto, insieme a Giuseppe, ha raggiunto il setto
re riservato agli uomini; la madre, invece, prende
posto in fondo, sui banchi delle donne. Spesso, du
rante lufficio, lo sguardo del fanciullo si incrocier
con il suo, in commosso fervore.
Il cantico iniziale, ripreso dal Salterio, chiamato
delle ascensioni. Con gli accenti delPantico re
Davide, evoca nellumile cripta del villaggio nazare
no la fierezza e lemozione suscitata dalla maest del
tempio di Gerusalemme, recitando il salmo 122:
Quanta gioia quando mi dissero: Andiamo alla
Casa del Signore!.
Ges, che ha gi preso posto nella casa della pre
ghiera, entra ora nel tempo della preghiera. Momen
to decisivo, che merita di essere rilevato.
L ebreo pu compiere il servizio divino ovunque
si trovi, purch sia raggiunto il numero di presenze
71
prescritto per la recita delle benedizioni (bareku,
q'dushah, qaddsh), e cio per effettuare la santifi
cazione del Nome. Questo numero simbolico die
ci costituisce ci che viene chiamato il minin. Il
culto pu essere reso in una casa o allaperto, in
unabitazione privata o in un luogo di riunione:
ovunque sia, le preghiere sono sempre valide e le
orazioni efficaci.
Ma se il servizio divino pu essere compiuto in
qualsiasi punto dello spazio, non pu esserlo che in
determinati momenti del tempo: quello consacrato
espressamente a riceverlo.
La religione di Israele, infatti, la religione di Ges,
la prima con cui Dio entrato direttamente nel corso
della storia e del tempo, la prima con cui ha creato il
tempo e la storia, solo eccezionalmente edifica i pro
pri santuari nello spazio.
Il popolo d Israele rimane quello che portava
con s nel deserto i comandamenti di Dio; quello
che, dovunque si trovasse, deposta in terra
lArca dellAlleanza, questo monumento portatile,
pronunciava le orazioni che invisibilmente le ele
vavano intorno lunico indistruttibile ed imprendi
bile santuario: gli istanti del tempo consacrati alla
preghiera.
Indubbiamente, anche gli ebrei hanno i loro tem
pli, anche il giudaismo ha i suoi santuari. Solo che,
invece di costruirli nello spazio, li costruisce nel tem
po. Gli ebrei, secondo Heschel, sono i costruttori
del tempo : coloro che conferiscono un senso sacro
alle ore che scorrono: coloro che in ogni sabato, co
me ad ogni festa, ricaricano di spiritualit il vuoto
delle ore, le quali altrimenti andrebbero perse
nellatonia incolore dei giorni e nella successione au
tomatica dei minuti.
72
Il sabato in cui Ges sta penetrando, pi spiritual-
mente che materialmente, , secondo la legge e la
tradizione, revocazione del momento in cui lo Spiri
to di Dio ha interrotto lopera per contemplare la
propria creazione (Gn 2,1-3), ed anche quello in
cui ha concesso alluomo di riposarsi. Nel deserto,
per sostentarlo, Dio faceva ogni giorno scendere dal
cielo una porzione di manna, sufficiente alla fame
quotidiana del suo popolo: razione che doveva per
essere interamente consumata il giorno stesso, poi
ch lindomani si sarebbe corrotta. Ma ecco che un
certo giorno che risulta essere il settimo , dal
cielo ne scendeva una doppia razione e, cosa ancora
pi notevole, di tal natura che si conservava senza
corrompersi. Con tale prodigio che, come tutti i
m iracoli ebraici, si inserisce nel corso naturale
delle cose, Dio intendeva mostrare al suo popolo che
il settimo giorno, liberato dal problema alimentare,
potrebbe essere completamente consacrato al riposo
e alla preghiera. Tale lorigine del sabato.
In questo giorno, dunque, il deserto, luogo per de
finizione vuoto di case e di monumenti, risuona esso
pure di preghiere: e questo invisibile tempio il solo
santuario che conter in eterno per Israele, assicu
randone la continuit.
Nei quartieri ebraici delle citt, siano essi le tor
tuose stradine di Nazareth o i ghetti che, in avvenire,
racchiuderanno il popolo di Dio, il viandante prove
r sempre lemozione d udire le case intorno echeg
giare di preghiere e di melodie pi antiche delle mura
in cui risuonano. E comprender che il vero santua
rio d Israele non fatto di pietra, ma di canti e di
preghiera.
dunque in questo santuario invisibile, ma non
irreale, che entra il fanciullo Ges: in questo edificio
73
immateriale di cui, per un singolare paradosso, quel
lo materiale costituisce solo la cornice e il riflesso.
I pilastri del mondo della preghiera sono le orazio
ni fondamentali esprimenti le perenni verit della re
ligione d Israele: verit che si identificano con quel
le permanenti della condizione umana. Adorazione
del Creatore, conoscenza della sua Legge e vocazio
ne di Israele a rappresentare lumanit: trittico che si
situa nella storia e nel tempo senza trasposizione n
mistero.
Ges conoscer presto, nel suo prossimo viaggio,
un monumento in cui si opereranno invece singolari
trasfigurazioni e avverranno dei misteri. Il Gran Sa
cerdote si nasconder nel segreto del santuario per
compiere, una volta allanno, il giorno del Kippur, il
pi grande di questi misteri: revocazione del Nome
dellEterno. Sacrifici e cerimonie analoghe a quelle
del capro espiatorio tradurranno, e forse altereran
no, in gesti percettibili a tutti, lunica vera offerta,
lunica reale espiazione: quella che si consuma nel
cuore e si esprime nella preghiera.
II Tempio di Gerusalemme era destinato a sparire
tra breve. E il lasciarlo distruggere dopo averlo edifi
cato, era indubbiamente conforme ai disegni della
Provvidenza.
Il monumento incarnato dalla comunit di un po
polo, dalle ascendenze ataviche in cui si ritrovano in
sieme vecchi e bambini, il monumento di preghiera
in cui penetra Ges in questo ufficio sabbatico in
vece eterno, perch basato sulla successione di desti
ni effimeri che forma leternit degli uomini, leter
nit di Israele. Santuario inattaccabile dal tempo, vi
sto che tempo esso stesso nel suo flusso incessante.
Ad onta di tutte le prove subite, rimane indistruttibi
le. Finch dureranno i giorni, Israele vivr, salmo
74
dier le stesse preghiere, sinchiner negli stessi mo
menti di un ufficio la cui essenza fondamentale ri
mane immutata dai tempi di Ges. E neppure uno
io ta della Legge potr essere cancellato.
L ufficio ha inizio con la preghiera. Ascoltiamo
dunque risuonare ancora, nelle nostre moderne sina
goghe, dopo duemila anni, lessenziale di quelle udi
te e recitate da Ges nel suo villaggio di Nazareth.
Anche allora, forse, lufficio del venerd sera si
apriva con il salmo 92, cantico per il giorno di sa
bato:
bello dar lode al Signore... .

Segue il bareku, la solenne benedizione che segna


anche oggi il momento culminante del rito. Espressa
nellalternanza delle voci, tra ufficiante ed assem
blea, che caratterizza la liturgia sinagogale ripresa
in seguito dal canto gregoriano , i versetti si ri
spondono dalla tevah alla qehillah, e cio dalla tribu
na allassemblea.
bareku *et adonaj hamm vorak... . Benedite
lEterno, solo degno di essere benedetto , proclama
luf fidante, rivolto verso il tabernacolo.
E gli assistenti, in piedi, inchinandosi in direzione
del luogo contenente i rotoli della legge, rispondono
in coro:

b a ru k et *adonaj h a m m \o r a k leolam
wa'ed... : Sia benedetto il Signore, degno di esse
re benedetto in eterno! .
Questa benedizione perfetta e densa raccoglie le
anime, innalza i cuori e rende tutti partecipi della fa
miliarit riverente dellebreo col suo Creatore. Dio si
ormai reso presente, dopo che la preghiera ne ha
75
evocato la presenza nel mondo e nella storia, di cui
ogni ufficio scandisce qualche istante.
Le invocazioni possono svolgersi ormai nellatmo
sfera che le nutre e nella quale attingono ad un tem
po la loro sovrumana elevazione e il loro rilievo
umano.
Segue la lettura del Decalogo: le Dieci Parole
fondamentali trasmesse da Dio sul Sinai (Es 19,20),
che, in questultimo ufficio celebrato nella sinagoga
prima del viaggio a Gerusalemme, assumono una
gravit e u n attualit ancora maggiori. La settimana
dopo, Ges e i suoi saranno al Tempio per comme
morare, con la solennit di Pasqua, la fuga
dallEgitto, la liberazione di Israele sottratta al gio
go egiziano.
Singolare importanza spirituale di questo decisivo
avvenimento: se gli ebrei sfuggono al Faraone e rie
scono a traversare il Mar Rosso non solo per so
pravvivere, ma soprattutto, nelle provvidenziali pro
spettive della storia, per trovarsi presenti intorno al
la montagna quando Dio, per bocca di Mos, pro
mulgher la sua Legge enunciando appunto le Dieci
Parole fondamentali.
La prima sar laffermazione fatta da Dio medesi
mo della sua esistenza; la seconda, la terza e la quar
ta, prescrizioni religiose, e le altre sei precetti di mo
rale spicciola, rivolti a credenti e non credenti, agli
ebrei come agli idolatri. L insieme del Decalogo rap
presenta una base di vita valida per tutta lumanit.
Sono questi dieci versetti che Ges ascolta procla
mare allinizio dellultimo ufficio sabbatico cui assi
ste nella sinagoga di Nazareth e che, alla vigilia
di Pasqua, assumono un senso particolare (Es
20,1-17).
76
1. anoki *adonaj 'eloheka... Io sono l'Eter
no tuo Dio, che ti ha tratto dal paese d'Egitto,
da una terra di schiavit.
2. lo ' yihyeh Tka... Tu non avrai altro Dio
all'infuori di me. Non ti costruirai idoli n alcu
na immagine di quanto in alto nel cielo o in
basso sulla terra, o nelle acque sotto la terra.
Non ti prostrerai dinanzi ad esse, e non le ado
rerai: poich io, l'Eterno tuo Dio, sono un Dio
geloso che punisce la colpa dei padri sui figli f i
no alla terza e quarta generazione per quelli che
mi offendono, ed estendo la mia benedizione
fin o alla millesima per quelli che mi amano e
osservano i miei comandamenti.
3. lo ' tissa' 'etshem 'adonaj... Tu non invo
cherai il nome dell'Eterno tuo Dio invano; per
ch l'Eterno non lascia impunito colui che in
vocher il suo nome invano.
4. zakor 'et jo m hashabbat... Ricordati del
giorno di sabato per santificarlo. Per sei giorni
tu lavorerai e ti occuperai dei tuoi affari: ma il
settimo segna il riposo dell'Eterno tuo Dio. Tu
non compirai allora nessun lavoro, n tu n tuo
figlio n tua figlia n il tuo schiavo n la tua
schiava, n il tuo bestiame n il forestiero che
alberga sotto il tuo tetto. Perch l'Eterno ha
fa tto in sei giorni il cielo e la terra, il mare e tut
to ci che contiene, ma il settimo si riposato;
perci l'Eterno ha benedetto il giorno di sabato
e lo ha santificato.
5. kabed 'et 'avika we'et 'immeka... Onora
tuo padre e tua madre, se vuoi che i tuoi giorni
si prolunghino sulla terra che l'Eterno tuo Dio
ti conceder.
77
6. lo tirsah... Non ucciderai.
1. lo tin af... Non commetterai adulterio.
8. lo tignov... Non ruberai.
9. lo ta'aneh... Non renderai falsa testimo
nianza contro il tuo prosimo.
10. lo tahmod... Non desidererai la casa del
tuo prossimo, n la sua donna n il suo schiavo
n la sua serva, n il suo bue n il suo asino, n
alcuna cosa che gli appartenga.

Questi fondamentali precetti, le cui caratteristiche


di semplicit, densit e concretezza assicureranno
perennit attraverso millenni di fede, secoli di mi
scredenza e decenni di persecuzioni, verranno tem
poraneamente soppressi dalla liturgia sinagogale nei
settanta o o ttan tanni seguenti a quelPufficio di Na
zareth, in cui Ges li intese proclamare.
Ma a giudicare dallo straordinario fervore che an
cora oggi ne sottolinea la lettura, fatta una volta
allanno considerando che fra tutti i passi della
Bibbia letti durante gli uffici lunico che si ascol
ta in piedi, come si fa durante le benedizioni e le ora
zioni che avvicinano pi direttamente a Dio fa
cile immaginare con quale intensit risuonassero sot
to le rudimentali volte della piccola sinagoga, men
tre tutte le ansie e gli ardori di Israele sincontravano
misteriosamente con i germi ancora latenti della spi
ritualit cristiana.
Segue poi lo shem a che Ges, come attesta il Van
gelo di Marco, non cess mai di considerare uno dei
due cardini della Legge: frase essenziale, certo, ma
che non va disgiunta dal suo contesto. Lo shem a (
non solo u n affermazione religiosa o una profes
sione di fede; contiene anche una regola di vita insie
78
me a una rievocazione del passato: passato che, per
Israele, non mai semplice ricordo di cose che non
sono pi, ma realt attuale, che si perpetua d istante
in istante, attraverso il presente, per proiettarsi verso
i secoli avvenire.
Troppo spesso lo shem a viene quasi unicamente
riassunto nel suo versetto iniziale. L insieme di que
sta formula liturgica, di cui ogni ufficio sinagogale
offrir a Ges lo sviluppo ordinato e compatto, si
compone invece di tre brani del Pentateuco relativi
alla rivelazione della Legge sul Sinai.
Il primo tratto dal Deuteronomio (6,4-9), e com
prende le parole con cui Mos, dopo la promulgazio
ne del Decalogo, precisa le regole morali e pratiche
che ne assicureranno la conservazione e la diffusione
per mezzo del popolo eletto:
Ascolta, Israele: l Eterno nostro Dio, e
l Eterno Uno. Benedetto sia sempre il Nome
del suo regno glorioso!
Tu amerai l Eterno tuo Dio con tutto il tuo
cuore, e con tutta la tua anima e con tutte le tue
forze. I comandamenti che oggi ti prescrivo ti
siano impressi nel cuore. Tu li inculcherai ai
tuoi figli, li ripeterai nella tua casa e nel viag
gio, nel coricarti e nellalzarti. L i porterai scrit
ti sulla mano e sulla fronte. L i scriverai sulle
pareti e sulle porte della tua casa .
Dopo questa ripetizione delle norme date da Mos
su ispirazione di Dio pi di un millennio prima, sal
tando cinque capitoli del Deuteronomio, Ges tro
va, ai versetti 13-21 dellundicesimo capitolo, la se
conda parte dello sKma'.
Fin dal primo paragrafo, egli ha coscienza che
non si tratta di semplici frasi. Anche per lui come
79
per ogni altro pio ebreo, dallanno seguente, a cia
scuna di queste frasi dovranno corrispondere gesti e
atti precisi. Ora Ges sa perch (... li inculcherai
nei tuoi figli... ): Giuseppe gli ha insegnato a ripete
re ogni mattino e ogni sera, fin dalla prima infanzia,
la frase iniziale dello shem a . Sa perch (...le ripe
terai nella tua casa e lungo il viaggio... ) queste pa
role, ripetute diverse volte nella giornata fra le pareti
domestiche, lo saranno pure lungo il cammino im
minente verso Gerusalemme, quel viaggio che accen
de la sua fantasia. Comprende infine perch la
prima frase, scritta su un lembo di pergamena, sia
legata al braccio sinistro e sulla fronte di ogni
fedele e fissata sulla porta d ingresso e su quelle in
terne della casa, in un piccolo contenitore chiamato
rrfzuzah.
Queste dunque le modalit pratiche secondo
Mos, e cio secondo Dio che equivarrebbero og
gi alla diffusione dello shem a . Bisogna ritrovarlo
cos, sulla pietra o sulla carne viva, in tutte le pro
spettive materiali che tracciano il destino del popolo
ebraico. Bisogna che questi precetti, per quanto vin
colanti e incomodi, vengano religiosamente osserva
ti: a tal fine, il secondo paragrafo dello shema*evoca
la terribile posta in gioco legata allobbedienza o alla
disobbedienza delluomo, valida per ogni singolo
ebreo ma soprattutto per lintera comunit di Israe
le, di cui ogni ebreo rappresenta un punto nello spa
zio e un momento nella storia.
Sono ancora parole di Mos, direttamente ispirate
da Dio, quelle che salgono alle labbra di Ges:

Se obbedirete ai comandamenti che oggi vi


impongo, di amare e servire l Eterno vostro
Dio con tutto il cuore e con tutta l anima, io
80
mander in tempo utile la pioggia sul vostro
paese, necessaria per ogni stagione, perch pos
siate raccogliere il vostro grano, il vostro olio e
il vostro vino.
Far crescere nei vostri campi erba per il vo
stro bestiame, e voi godrete dell*abbondanza.
Ma guardatevi dal soccombere alla tentazio
ne, dall*adorare falsi di e prostrarvi dinanzi ad
essi! Se lo farete, la collera dellEterno divam
per contro di voi. Egli chiuderebbe i cieli e
bloccherebbe la pioggia, la terra cesserebbe di
produrre, e voi sparireste ben presto da questo
paese che l Eterno vi ha donato.
Penetrino le mie parole i vostri cuori e le vo
stre anime. Fissatele come segno sul vostro
braccio e sulla vostra fronte. Insegnatele ai vo
stri figli e ripetetele nelle vostre case e lungo il
viaggio, alzandovi e coricandovi; scrivetele sui
pilastri delle vostre case e sugli stipiti delle vo
stre porte, perch i vostri giorni e quelli dei vo
stri figli siano moltiplicati nel paese che l Eter
no ha giurato di concedervi, sinch il cielo sor
monter la terra (Dt 11,13-21).

Promesse e minacce abbastanza facili e perfino


interessate, rivolte ad anime semplici su cui la fe
de, mista spesso a superstizione, agisce un po da
oppio; promesse e minacce di compiacimento, che
parrebbero inconcepibili nel Dio di verit
adonaj emet se indirizzate personalmente
alluno o allaltro ebreo, per neutralizzarne i dubbi
e ottenerne lobbedienza. Il libro di Giobbe, in cui
Dio si rivolge per lultima volta alla sua creatura,
dimostrer infatti come un giusto, preso indivi
dualmente, possa essere messo a dura prova, senza
81
che TEterno debba dargli ragione delle sue personali
disgrazie.
Ma tenendo presente che qui non si tratta di casi
singoli, bens del destino comune del popolo di Israe
le, rappresentante Pumanit intera, si comprende
come tali promesse corrispondano alla realt.

Il terzo paragrafo dello shema* la continuazione


del discorso con cui, sul Sinai, il Signore indic a
Mos e ai figli di Israele il tipico mezzo mnemotecni-
co-sacrale richiamo costante della Legge consi
stente negli sisijot, fili di lana aggiunti alle frange de
gli abiti ebraici:
Cos parl il Signore a Mos: D ai figli
d Israele di aggiungere, loro e i loro figli, degli
sisijot in fo n d o alle loro vesti, con un filo di la
na azzurra.
Queste frange vi ricordino i comandamenti
dellEterno, inducendovi a metterli in pratica, a
resistere ai cattivi impulsi dei vostri cuori e dei
vostri occhi, a osservare le mie leggi e consa
crarvi al vostro Dio. Io sono l Eterno che vi ha
liberato dal paese d Egitto per essere il vostro
D io (Nm 15,37-41).

Dopo questa lunga proclamazione, Ges conosce


ormai lessenziale del messaggio affidato da Dio
ad Israele, come dellatmosfera religiosa in cui
vive il suo popolo, ed in cui egli stesso chiamato a
vivere.
Ci che lufficio celebrato nella sinagoga del suo
villaggio gli ha rivelato, non sono precetti tecnici e
astratti. Non una liturgia avulsa dalla vita, e nep
pure il richiamo ad una trascendenza riservata a ini
82
ziati e a professionisti d un culto ufficiale, come av
viene tra i pagani.
I due terzi del Decalogo concernono credenti e
non credenti, idolatri ed ebrei: gli uni e gli altri ven
gono coinvolti insieme nella stessa corrente provvi
denziale che concorre allavvento, o almeno all'av
vicinamento del Regno di Dio sulla terra. I quattro
quinti dello shem a contengono consigli pratici per
rendere sensibile a tutti e in ogni circostanza la pa
rola rivelata da Dio. La sublime frase che apre la
formula si prolunga in regole minuziose riguardanti
gli aspetti pi banali della vita umana sulla terra: la
casa, le vesti... Nessuna distinzione, dunque,
Ges non pu fare a meno di costatarlo con lo stes
so stupore di ogni ebreo cosciente nessuna sepa
razione tra sacro e profano, tra laico e religioso.
L atmosfera che vibra nella sinagoga del villaggio,
come in ogni altro luogo di preghiera e in ogni
abitazione ebraica, echeggia fedelmente e diretta-
mente parole pronunciate da Dio e vocaboli umani,
quelli che scandiscono 1esistenza del pi umile dei
mortali.
Seguono le benedizioni liturgiche: distinte da
quelle che, come abbiamo visto, accompagnano tut
ta la vita quotidiana, adoperando per la stessa for
mula iniziale. Sono le benedizioni silenziose, riprese
dalPufficiante al tempo di Ges erano in numero
di sei il cui insieme viene chiamato amidah e si
mormorano in piedi.
Mio Dio, apri le mie labbra, e la mia bocca can
ter le tue lodi.
1. Benedetto sii tu, Eterno nostro Dio e Dio dei
nostri padri, Dio di bramo, di Isacco e di Giacob
be, Dio grande, onnipotente e tremendo: Essere su
83
premo, Creatore di tutto, rimuneratore e fo n te di
ogni grazia. Tu non dimentichi la fedelt dei patriar
chi, e manderai un Liberatore alla loro discendenza,
per la gloria del tuo Nom e e la manifestazione del
tuo amore.
O Re! nostro salvatore, protettore e scudo!
Lode a te, o Eterno, scudo di Abramo.

2. Signore onnipotente in eterno, che risusciti


i morti: tu fo rte per soccorrere!
La tua grazia sostiene i viventi, e la tua mise
ricordia rende vita ai morti. Tu sostieni i debo
li, guarisci i malati, liberi gli schiavi e mantieni
fedelmente le tue promesse a coloro che dormo
no nella polvere. Chi come te, Signore onni
potente? Chi pu rassomigliarti?
O nostro R e! Tu fa i morire e fa i vivere, tu
doni salvezza.

3. Tu sei santo, il tuo Nom e santo, e i santi ti


glorificano in perpetuo. Lode a te, o Eterno, Dio di
santit!

4. Sui giusti e sui fedeli, sugli anziani della


Casa di Israele e sui loro scribi, sui proseliti di
giustizia e su noi tutti, effondi la tua compas
sione, Eterno nostro Dio; ricompensa tutti co
loro che hanno posto in te la loro fiducia in ve
rit.
Benedetto sii tu, Eterno, sostegno e fiducia
dei giusti.

5. Ascolta la nostra voce, Eterno nostro Dio, abbi


compassione di noi e accogli la nostra preghiera;
non permettere che ci allontaniamo a mani vuote dal
84
tuo cospetto, perch tu ascolti benevolmente le pre
ghiere del popolo tuo, Israele.
Benedetto sii tu, o Eterno, che ascolti le nostre
preghiere!
6. N oi ti rendiamo grazie, perch tu sei
l Eterno nostro Dio, e il Dio dei padri nostri, in
eterno; il plasmatore della nostra vita e lo scu
do della nostra liberazione, di generazione in
generazione.
N oi ti rendiamo grazie e narreremo le tue lo
di per le nostre vite racchiuse nelle tue mani e
per le nostre anime che riposano in te, e per i
prodigi che comp quotidianamente tra noi e
per tutte le opere tue e per tutti i tuoi benefici,
che tu compi in eterno, sera e mattino, a mez
zogiorno e a sera.
A queste benedizioni, fanno seguito le orazioni
propriamente dette.
Due di esse, fondamentali, sono recitate nel corso
deirufficio. Una il qaddish, da cui derivato il
Padre Nostro cristiano. Scritto in aramaico lette
rario, lingua colta del tempo di Ges, invece che in
ebraico, lingua del culto, ha subito varie modifica
zioni nel corso dei secoli, ma ha sempre fatto parte
dellufficio.
Preghiera fondamentale del giudaismo, una di
quelle che lassemblea ascolta in piedi:
Grande e santificato sia il Nom e del Signo
re, nel mondo da Lui creato secondo il suo vo
lere! Che egli regni nella vostra vita e nei vostri
giorni, e nella vita di tutta la Casa di Israele, ora
e sempre. E dite: Am en. Benedetto sia il N o
me del Signore, nel mondo e nelleternit. Sia
benedetto, lodato, onorato, elevato, illustrato,
85
magnificato e glorificato il Nome del Santo: sia
benedetto al di sopra di ogni benedizione, di
ogni canto, di ogni lode e di ogni consolazione
pronunciata nel mondo! E dite: Amen. Sal
gano le preghiere e le suppliche dei figli di
Israele al cospetto del Padre loro che nei cieli.
E dite: Am en. Il mio aiuto viene dal Signore,
che ha fa tto cielo e terra. Colui che fa pace
nelle altezze, faccia pace su di noi e su tutto
Israele. E dite: A m en .
L ufficio termina con lo (alenu, lorazione che
professa insieme lunicit di Dio e limpegno di
Israele a proclamarlo su tutta la terra:
Spetta a noi ifalenu) lodare il Signore
d ogni cosa, a noi esaltare lartefice delle origi
ni! Egli non ci ha fatti come le genti delle nazio
ni, non ci ha assimilati alle moltitudini.
Spetta a noi, che prostrati adoriamo il Re dei
re, il Santo (sia sempre benedetto!) che distende
i cieli e sostiene la terra, la cui magnificenza ri
siede nellalto e il potente splendore sulle vette.
Lui il nostro Dio, e non ve n un altro: il vero
Dio, nostro Dio. Nulla v al di sopra di lui,
come scritto nella Torah: Tu saprai oggi e
fisserai nel tuo cuore che lEterno nostro Dio,
nellalto dei cieli e quaggi sulla terra, e non ve
n un altro .
Noi speriamo quindi in te, Eterno nostro
Dio, che tu voglia mostrarci la gloria della tua
forza e cancellare gli idoli della terra, stermina
re tutti i falsi di, ricondurre luniverso sotto il
dominio della tua onnipotenza...
Gli abitanti del mondo sapranno che ogni gi
nocchio si piega dinanzi a te, che in te giura
86
ogni lingua. Tutti dinanzi a te sinchineranno,
o Eterno nostro Dio, e al tuo Nome daranno
gloria.
Tutti accetteranno il giogo del tuo regno: su
di tutti tu regnerai ora e sempre. Perch tuo il
Regno, e tu regni nella gloria di eternit in eter
nit, come scritto nella Torah: L Eterno re
gner nei secoli dei secoli. Ed detto ancora:
Su tutta la terra lEterno sar Re . E lEterno
Uno, e quel giorno Uno sar il suo Nome .

Questo lessenziale dellufficio del venerd sera,


inizio del tempo sacro del sabato.
Appena terminata la funzione, dopo i saluti d uso
shabbat shalom , Pace e gioia per il Sabato
i fedeli lasciano la sinagoga per far ritorno a casa.
Anche questo tragitto, lungo le anguste stradine
del vecchio quartiere di Nazareth, pu apparire ordi
nario e banale. Eppure, bench litinerario sia quello
di tutti i giorni, latmosfera che si respira cammin
facendo non quella di sempre. Il villaggio intero
celebra linizio del tempo sacro, ed possibile che,
lungo il breve tragitto, Giuseppe abbia raccontato a
Ges un apologo registrato poi dal Talmud:
La vigilia del sabato, due angeli uno buono e
laltro cattivo accompagnano ogni ebreo dalla si
nagoga a casa. Se, arrivandovi, trovano la lampada
accesa e la tavola imbandita, langelo buono prega
perch accada lo stesso il sabato successivo, e il catti
vo costretto a rispondere: Amen . Se invece in
casa non stato fatto nulla per accogliere il sabato,
langelo cattivo pronunzia una maledizione, e il buo
no costretto a rispondere: Amen .
Fortunatamente, per, giungendo a casa, Giusep
pe e Ges costatano che tutto pronto e che Maria
87
ha preparato ogni cosa per la celebrazione domesti
ca. Sar dunque Tngelo cattivo a dover rispondere
Amen .
La modesta casa, aprendosi oggi alla maest di
Dio, accoglie il sabato con i sentimenti di fervore e
di gioiosa impazienza con cui si potrebbe accogliere
una donna amata. Nella liturgia del giorno come
nelle conversazioni familiari, i due appellativi ricor
renti sono quelli di regina e di fidanzata. Risuonano
parole d amore, echeggianti spesso le espressioni di
quello straordinario poema di passione e di santit
che il Cantico dei Cantici. In seguito, questa lirica
attesa del giorno sacro verr espressa in uno degli in
ni sinagogali che, dal XVI secolo, fanno parte
delTufficio del venerd sera leka dodi... Vieni, o di
letto, incontro alla tua sposa... .
Allepoca di cui parliamo, linno non esiste anco
ra, ma i sentimenti che lo ispirano ricolmano gi il
cuore di ogni ebreo nazareno.
Il focolare domestico accoglie dunque il sabato
nella gioia e nelTamore. I fedeli hanno indossato gli
abiti migliori, addobbato la casa e imbandito la ta
vola. Tutto deve onorare questa giornata di gioia se
rena che fuga ombre e tristezza, sospende ogni lutto,
unisce pi intimamente tra loro parenti e amici, fa
irradiare lamore nei pi umili focolari come nelle
pi fastose dimore.
Il sabato il solo giorno che appartenga esclusiva-
mente a Dio. Il primo ad osservarlo stato Dio stes
so. lui a darci lesempio: allapprossimarsi del set
timo giorno, ogni lavoro, per quanto importante,
deve interrompersi. Ottima cosa anche perch, se
condo la tradizione, alla sera del sesto giorno, Dio si
accingeva a creare i corpi dei dmoni, dei quali ave
va gi formato le anime. Fortunatamente, larrivo
88
del sabato gli imped di portare a termine questope
ra. per questo aggiunge sempre la tradizione
che quando un demonio entra nellanima degli uo
mini rimane invisibile.
anche detto che i patriarchi hanno osservato il
sabato prima ancora della rivelazione del Sinai. Ma
dalla proclamazione della Legge fatta da Mos sul
la santa montagna che il sabato entrato nella vita
del popolo di Israele e di ogni singolo ebreo: dive
nendo da quel momento non solo giorno di riposo
regolamentare, ma pi ancora giorno di delizia.
Secondo la haggadah, il sabato deve essere consi
derato come un dono prezioso del cielo (mattanah
tovah) e come una giornata di delizia ( oneg shab-
bat) (Is 56,2.6-7; 58,13-14).
La vigilia del sabato, luomo riceve unanima spe
ciale, che rester in lui sino alla sera successiva: il
supplemento d anima di cui parla Bergson.
Il sabato unanticipazione del mondo futuro: vi
si pregusta la sessantesima parte delle delizie avveni
re. Poco, rispetto alla felicit eterna; ma gi apprez
zabile se paragonato alla terrena.
Il sabato dunque un giorno unico. Come spiega
la tradizione, questo appare evidente dalla stessa
struttura della settimana. I sei giorni precedenti sono
tutti collegati fra loro: il primo al secondo *il terzo al
quarto, il quinto al sesto: solo il settimo il sabato
appunto rimane isolato. Allorigine, questi se ne
lamentava con Dio: ma lEterno gliene spieg la ra
gione. Come il sabato fra gli altri giorni della setti
mana, cos Israele, che losserva, stato un popolo
isolato fra le nazioni, compagno particolare e solita
rio di Dio.
Evidente quindi la particolare importanza del
giorno di sabato per Israele. Una tradizione gi esi
89
stente al tempo di Ges, e che lui deve aver conosciu
ta, afferma che se tutto Israele osservasse in modo
perfetto due sabati consecutivi, la redenzione
delFumanit sarebbe immediatamente effettuata.
quanto dire che losservanza perfetta di due sabati
equivarrebbe allavvento del Regno di Dio. Se poi,
incapace d un tale sforzo, Israele riuscisse ad osser
varne uno solo senza alcuna negligenza, ci sarebbe
sufficiente per la venuta del Messia, annunciatore
del Regno.
Quel giorno, dunque come ha scritto un mo
derno rabbino rappresenta e richiama lavventura
iniziatasi con Abramo e il destino stesso della crea
zione. E il consiglio dun altro commentatore riassu
me in una parola tutta la gravit e la gioia della gior
nata sabbatica: Servite Dio nel timore e rallegrate
vi tremando .
L inizio di quella festa domestica permeata di
gioia il qiddush, cerimonia che Giuseppe celebra,
coadiuvato da Maria, dinanzi a Ges, appena rien
trati in casa. il rito.familiare che inaugura la cena,
il primo pasto del sabato.
Come tutti quelli serviti a deschi ebrei, questo pa
sto si conforma alle prescrizioni alimentari date da
Dio al suo popolo. Alcune di queste prescrizioni ri
spondono indubbiamente a preoccupazioni igieni
che: come, ad esempio, la distinzione delle carni fra
pure e impure . In generale, sono autorizzatele
cosiddette carni rosse , e proibite le altre.
Se questo vero e proprio regime prescritto da Dio
ad Israele fa pensare a certe diete indicate oggi da
igienisti e dietologi, la maggior parte delle prescri
zioni alimentari ebraiche derivano da convinzioni
profonde, inerenti alla religiosit del tempo. Se
proibito nutrirsi di sangue sotto qualsiasi forma, ed
90
perci prescritto di uccidere gii animali in modo da
dissanguarli, perch il sangue contiene lessenza
dellessere: bere il sangue equivarrebbe a lasciarsi
pervertire, confondendosi con lanimale immolato.
Questa una prescrizione rituale perenne per le vo
stre generazioni, in ogni vostra dimora, ordina il Le-
vitico (3,17): non dovrete mangiare n grasso n san
gue . E la Genesi precisa: Non mangerete la carne
con la sua vita , e cio col suo sangue.
Cos pure, il far cuocere un capretto nel latte della
propria madre sarebbe unalterazione della legge na
turale e del rispetto della vita. Il Pentateuco insiste
su questa interdizione.
Tali sono alcune delle regole alimentari cui la ma
dre di famiglia ebrea deve attenersi nella preparazio
ne dei pasti, e che in questo inizio di sabato Maria ha
certamente osservato, forse pi scrupolosamente an
cora del solito.
Per lei, infatti, come per Giuseppe e per Ges,
non si tratta solo di prescrizioni minuziose cui biso
gna assoggettarsi. Quando se ne approfondisce il
senso, queste stesse prescrizioni finiscono per ricol
legarsi alla vocazione sacerdotale imposta al popolo
ebraico sul monte Sinai. Sono state volute da Dio
per evidenziarne la santit.
Cos, sedendo alla mensa di famiglia per questo
primo pasto del sabato, Ges partecipa concreta
mente allosservanza della Legge e alla vocazione del
suo popolo Israele.
Il capo-famiglia, Giuseppe, tenendo in mano una
coppa di vino, simbolo della vita e della gioia, loda
Dio per il dono del sabato. Domani sera, quando il
tempo sacro sar concluso, una cerimonia analoga
la havdalah (e cio separazione), segner la ri
presa della settimana ordinaria. La benedizione del
91
vino sar allora accompagnata da unorazione pro
nunziata su di una pianta odorifera e una lampada
accesa.
Per ora, sempre tenendo in mano la coppa, Giu
seppe recita le orazioni e benedizioni dellacco
glienza:
Al sesto giorno, cielo e terra e tutto ci che
contengono erano giunti al termine. Il settimo,
avendo compiuto lopera sua, Dio si ripos di
tutto quello che aveva fatto, benedisse il setti
mo giorno e lo santific...
Lodato sii, Eterno nostro Dio, re delluniver
so, che hai creato il frutto della vigna!
Lodato sii, Eterno nostro Dio, re delluniver
so, che con i tuoi comandamenti ci hai santifi
cato, accogliendoci come popolo tuo, e che, nel
tuo amore, ci hai donato il santo giorno del sa
bato in memoria della creazione.
Questo giorno la prima delle solennit; esso
ci ricorda che tu ci hai fatto uscire dallEgitto e
ci hai scelti e santificati tra tutti gli altri popoli,
e nel tuo amore ci hai dato in eredit il santo
giorno del sabato.
Lode a te o Eterno, Santificatore del sabato! .

Giuseppe pronunzia quindi la benedizione. Sulla ta


vola imbandita, due pani evocano la doppia razione
di manna che scendeva dal cielo nel deserto la vigilia
del settimo giorno. Giuseppe ne spezza uno, porgen
done un boccone ad ogni commensale che, riceven
dolo, dice: Lode a te, Eterno nostro Dio, re del-
Vuniverso, che trai il pane dalla terra.
Quindi ha inizio la cena. Una cena forse pi ab
bondante e pi accurata del solito, anche perch, se
condo luso, nel pomeriggio del venerd ci si astiene
92
dal cibo, proprio per conservare lappetito per la ce
na festiva.
Al termine del pasto, dinanzi a Ges e a Maria,
Giuseppe recita il salmo 76: Quando il Signore ri
condusse i prigionieri di Sion, m i pareva di
sognare... . Quindi venivano recitate le grazie:
Con la tua grazia e la tua misericordia, tu
di il cibo a ogni creatura, poich la tua miseri
cordia eterna. Grazie alla tua bont infinita, il
nutrimento non ci mai mancato n mai ci
mancher. Con la gloria del tuo Nome, tu nutr
e sostenti ogni cosa, e assicuri la sussistenza a
tutti gli esseri che hai creato. Lode a te, o Eter
no, che nutr tutte le tue creature!
Noi ti rendiamo grazie, Eterno nostro Dio,
di aver concesso ai nostri padri il possesso di un
paese fertile e felice; di averci liberati dalla
schiavit d Egitto. Ti rendiamo grazie dellal
leanza che hai stretta con noi, della Legge che ci
hai insegnata, dei precetti che ci hai fatti cono
scere, della vita, dei favori e della misericordia
di cui ci hai gratificati; della sussistenza che in
cessantemente ci procuri, in ogni tempo e ad
ogni ora.
Cos viene accolto il sabato in una casa ebrea, e cos
vi si insedia, senza turbare nessuno degli usi familiari,
ma conferendo loro una dimensione particolare.
Al termine del pasto, oltre alle preghiere abituali
ed allo shem a serale, Giuseppe canta lo hashkivenu,
preghiera invocante la benedizione di Dio sul riposo
notturno:
O Eterno nostro Dio, fa che possiamo ad
dormentarci in pace e risvegliarci nella vita.
Coprici con la tua tenda di pace. Ispiraci pen
93
sieri buoni e avvolgici nella tua protezione. Pre
servaci dalla malvagit degli uomini, allontana
da noi prove troppo crudeli. Rimuovi dai nostri
passi la pietra dinciampo. Tu sei il nostro cu
stode e il nostro salvatore, o Dio di misericor
dia. Dirigi i nostri pensieri e le nostre azioni
verso la vita e il bene. Lode a te, o Signore, che
distendi su di noi, su tutto il tuo popolo Israele,
su Gerusalemme e sui popoli tutti la tua pace
tutelare. Amen! .

L indomani mattina, alla prima luce, Ges e Giu


seppe torneranno alla sinagoga. L ufficio che vi si
svolger, il pi importante del sabato, comporta la
cerimonia deiiostensione e della lettura della Legge.
Per questa solennit, che consacra il carattere sacer
dotale del popolo di Israele nel suo insieme e di ogni
ebreo in particolare, ciascuno degli assistenti deve
indossare lo scialle di preghiera.
Questo tallii un indumento rituale, evocante la
preistoria della religione giudaica. Al tempo in cui
erano ancora pastori nomadi, gli antenati di Israele
usavano proteggersi dal sole e dalle intemperie con
una coperta di lana bianca orlata di nero, chiamata
abbajah.
Man mano che le rivelazioni successive andavano
precisando la vocazione d Israele, questuso primiti
vo, come molti altri simili, cambi aspetto: la sua
utilit pratica si caric dun senso religioso, cui la
Torah di Mos confer poi un significato sacrale.
Questo processo di sacralizzazione dellantico indu
mento pastorale, indossato dalle trib nomadi che
ignoravano ancora la voce di Dio, viene spiegato nel
Libro dei Numeri. L Eterno, volendo preservare gli
ebrei da negligenze, dimenticanze o rinnegamenti
94
possibili, prescrisse loro d aggiungere allo scialle un
segno apparente di richiamo. Fanno cos la loro ap
parizione le frange gli sisijot.
Come i filatteri sul capo e sulle braccia, come la
rrfzuzah sullo stipite della porta, questi segni esteriori
sugli abiti rappresentano, secondo la tradizione, un
dono dellamore di Dio al suo popolo Israele. Acces
sorio essenziale degli indumenti religiosi delluomo
ebreo, lo aiutano a riconoscere la sua identit e a di
stinguersi dai Gentili.
Ges vede dunque Giuseppe avvolgersi nel suo ru
vido scialle di lana. Con la parte centrale si copre il
capo, mentre i due lembi vengono raccolti sulla spal
la sinistra.
Poi, a voce bassa, Giuseppe pronunzia la formula
della santificazione ispirata dal Libro dei Nume
ri: b eshem *adonaj... :
Nel Nome del Dio santo, riconosciuto da
tutto Israele come lunico Dio, mi copro col tal
lii guarnito dagli sisijot per adempiere il co-
mandamento del mio Creatore: Tu metterai
frange alle quattro estremit del mantello con
cui ti coprirai (Dt 22,12; Nm 15,37-41).
Poi, scoprendo il capo e facendo scivolare il man
tello sulle spalle, pronunzia la prima delle benedizio
ni che marcano la sua partecipazione allufficio del
sabato mattina: Benedetto sii tu, Signore nostro
Dio, re delVuniverso, che ci hai santificato con i tuoi
comandamenti e ci hai ordinato di portare gli sisi
jo t .
Momento emozionante, quello in cui un modesto
artigiano ebreo, senza rinunziare a nulla di ci che
forma la sua vita quotidiana, diviene il continuatore
sulla terra di un millennio e mezzo di ininterrotto
95
culto divino, ripetendo con i suoi gesti e le sue parole
le stesse espressioni usate da Dio per trasmettere al
mondo la sua Legge. E Ges sa che, tra un anno, lui
stesso compir i medesimi gesti, perpetuando nella
sua persona e nella sua predicazione gli antichi riti
di Israele.
Nel Nuovo Testamento, troviamo la conferma che
anche Ges ha indossato gli sisijot. Una donna si
avvicin a Ges e tocc la frangia del suo
mantello... (Mt 9,20). Ripetendo un gesto abituale
alla religiosit giudaica, questa donna rendeva
omaggio alla vocazione sacerdotale che Ges, figlio
di Israele, assumeva, conformemente agli insegna-
menti della Torah.
Ha allora inizio Pufficio del mattino, punto cul
minante della giornata, molti elementi del quale sus
sistono tuttora.
Oltre alle benedizioni e alle preghiere comuni a
tutti gli altri uffici sacri, quello del sabato mattina
comporta essenzialmente otto momenti:
Tre salmi: il 19, il 90, il 145;
il nishmat kol haj, linno di lode;
lestrazione del rotolo della Legge dal tabernaco
lo e la lettura della torah;
la benedizione sacerdotale;
la preghiera per lassemblea;
la lettura d un passaggio profetico chiamato
haftarah.I
I salmi e linno di lode, in preparazione al mo
mento centrale: la lettura della Legge, esprimono
ladesione del popolo al divino Datore della To
rah. I salmi evocano i periodi pi esaltanti della
storia d Israele e le personalit di spicco che ne
96
hanno cantato la vocazione: Mos, Puomo del Si
nai; Davide, re d Israele, iniziatore del primo
Tempio.
La recita dei salmi fatta alternativamente,
dallufficiante e dallassemblea. Il primo il 19
si riferisce esplicitamente al sabato: I cieli raccon
tano la gloria del Signore... .
Il 90 la preghiera di Mos, uomo di Dio: Signo
re, tu sei stato il nostro rifugio... .
L ultimo, il 145, linno di Davide alla gloria
dellEterno: O mio Dio e mio re, io voglio esaltar
ti... .
Il nishmat kol bai, linno di lode che segue, risale
alla pi remota antichit:

L anima d ogni vivente lodi il tuo nome, o


Altissimo, Eterno nostro Dio, ed ogni vita glo
rifichi ed esalti sempre la tua memoria, o no
stro Re! Tu sei e sarai eternamente il nostro Re,
Liberatore, Protettore nostro, lOnnipotente;
tu ci liberi, ci salvi e ci sostieni; tu hai compas
sione di noi e della nostra miseria, perch tu so
lo sei nostro Signore e nostro Re. O Dio dei no
stri padri e dei nostri figli, Sovrano universale,
padrone e signore del creato, tu degno di ogni
lode, tu che governi il mondo con la tua grazia
e le tue creature con misericordia!
LEterno non si assopisce e non dorme, ma
risveglia i dormienti e rianima gli assopiti; ren
de la parola ai muti e spezza le catene dei pri
gionieri; sostiene i vacillanti e raddrizza i curvi.
Solo al tuo cospetto, Signore, noi ci prostria
m o...
Tu ci hai liberati dallEgitto, o Eterno no
stro Dio, e ci hai affrancati dalla schiavit.
97
... Chi simile a te, chi oserebbe levarsi sino a
te? Dio onnipotente, grande, forte e terribile,
Essere supremo, Padrone del cielo e della terra,
noi ti loderemo, ti glorificheremo e ti esaltere
mo; noi benediremo il tuo Nome santo, come
dice Davide: Anima mia, benedici lEterno, e
che tutto te stesso benedica il suo santo
Nome .

L apparizione del rotolo della Legge un mo


mento particolarmente solenne. L intera comunit
di Israele viene in quellistante celebrata. La litur
gia prepara, gesto dopo gesto e preghiera dopo
preghiera, limmenso evento che sta per compiersi:
ogni pulpito di sinagoga diviene cos immagine
della santa montagna su cui Dio, per mezzo di
Mos, dette per la prima volta la sua Legge
allumanit.
Ecco dapprima la solenne preghiera recitata dal
celebrante a nome dellassemblea, dinanzi al taber
nacolo che sta per aprirsi:
Dio di ogni vita, pervasi da un rispetto
profondo, noi ci approssimiamo al tabernaco
lo della Legge, retaggio di Israele. Se luniver
so il tuo tempio, se il mondo che tu hai for
mato laltare su cui risplende la tua gloria,
soprattutto nel cuore delluomo che tu erigi il
santuario in cui vuoi essere adorato con una
preghiera pura e fervente. Degnati, o Signore,
di animare il nostro pensiero con il tuo Spiri
to, e purificalo, per renderlo degno del culto
che celebriamo. Una retta coscienza la mi
gliore delle offerte, e il pentimento la pi effi
cace delle preghiere.
98
Si curvino le nostre fronti dinanzi alla tua
ineffabile maest, e dal pi profondo dei nostri
cuori si elevi la preghiera a te, al tuo trono di
magnificenza, ispirandoci nobili e sante azioni
a gloria del tuo Nome. Amen! .

A questo punto il tabernacolo viene aperto, men


tre dalPassemblea sale un canto di gioia e di fiducia
nellEterno Sabaoth:
E quando larca santa si metteva in moto,
Mos diceva: Sorgi, o Eterno! Siano dispersi i
tuoi nemici e messi in fuga i tuoi avversari di
nanzi a te: perch la Legge viene da Sion e la
Parola di Dio da Gerusalemme.
Levate, o Porte, i vostri frontali; apritevi,
o porte eterne, ed entri il Re della gloria! Il
Signore grande e possente, lui il Re della
gloria.
Quando il sefer torah esce dal tabernacolo, luffi-
ciante pronuncia la benedizione:
Gloria a Colui che nella sua santit ha donato la
Legge ad Israele ! ma cos il sefer torah?
Per lebreo, ogni oggetto sacro ed ogni atto
umano assume un carattere religioso. Ma quando si
tratta di questoggetto unico al mondo il Penta
teuco scritto su un rotolo di pergamena e della
sua lettura, atto privilegiato che ogni settimana
riproduce ed evoca il momento culminante della sto
ria del mondo, realizzatosi al Sinai, normale che
i riti sacri si moltiplichino intorno al rotolo, sugge
rendo ai fedeli gesti e attitudini di adorazione.
Al tempo di Ges, la tradizione rabbinica pre
scriveva tra laltro che ogni ebreo trascrivesse per
sonalmente, almeno una volta nella vita, lintero
99
Pentateuco. Viene interpretato cos il passo del Deu
teronomio (31,19): Adesso scrivete questo cantico
e insegnatelo ai figli dIsraele .
Questo sefer torah circondato da tanto ripetto
adorante, non un libro come un altro, da tenersi in
biblioteca, al margine della vita. Rappresenta la Leg
ge vivente, il punto di riferimento di tutti i principali
momenti dellesistenza di Israele e di ogni atto della
comunit. Al tempo della monarchia, il re era tenuto
a possedere due esemplari del Libro santo, uno dei
quali doveva seguirlo anche sul campo di battaglia.
Il sabato mattina, il rotolo estratto dal tabernaco
lo portato processionalmente intorno al tempio,
prima di essere posto sul leggio. Durante la proces
sione, ogni fedele fa toccare al rotolo un lembo del
proprio tallii, portandolo poi alle labbra.
Ora il rotolo fra le mani dellufficiante. Dopo
averlo sollevato di fronte al tabernacolo, questi si
volge allassemblea e lo solleva di nuovo il pi alto
possibile, presentandolo alladorazione dei fedeli,
mentre pronuncia ad alta voce una formula ridotta
dello shem a :
Ascolta, Israele: lEterno nostro Dio Uno.
Uno il nostro Dio!
Grande il Signore e santo il suo Nome.
Esaltate con me lEterno,
celebriamo insieme la sua gloria.
Poi, deposto il rotolo sul leggio, lo svolge fino a
trovare il brano da leggere in quel giorno. Chiama
quindi quelli che sono ammessi allonore di pronun
ziare sul Libro santo le benedizioni precedenti la
lettura.
Il fedele cos designato (che pu essere un qual
siasi membro dellassemblea, e che quel giorno po-
100
irebbe dunque essere lo stesso Giuseppe), inizia a
dire:
Lodate VEterno, solo degno di lode\
E lassemblea risponde in coro:
Lode sia allEterno, solo degno di lode!
Lode a te, nostro Dio, re delluniverso, che ci
hai scelti fra tutti i popoli per essere i custodi
della tua Legge.
Lode a te, Eterno, che ci hai donato la tua
Legge! .
Allora lufficiante d inizio alla lettura della para-
shah, e cio del brano scelto per il giorno. Si tratta di
un passo del Pentateuco, che deve essere letto in
ebraico, lingua della preghiera, lingua di Dio. Se i
fedeli avevano poca familiarit con questa lingua,
come doveva probabilmente essere a Nazareth al
tempo di Ges, ogni versetto veniva poi ripetuto in
aramaico.
Lingua semitica, somigliante allebraico pur senza
corrispondere alla stssa missione sacerdotale, lara-
maico indubbiamente la lingua usata da Ges. Se
ne trovano tracce nei Vangeli, come quando, rivol
gendosi alla figlia di Giairo, Ges le ordina in ara
maico: taljeta q u m i!, e cio: Fanciulla, alzati!
(Me 5,41).
Anche al termine della Passione, rivolgendo a Dio
la sconvolgente implorazione: M io Dio, mio Dio,
perch mi hai abbandonato? , Ges adopera lara
maico: elohi elohi lemah shebaqtani.
Terminata nelle due lingue la lettura del testo, il
designato pronuncia la benedizione finale che ri
prende, sviluppandola, quella dellinizio: Lode a
te, Eterno nostro Dio, re delluniverso, che ci hai da
101
to una Legge di verit e instaurato in noi la vita eter
na! Lode a te, o Eterno, che ci hai dato la Legge!.
Il rito si ripete ad ogni nuovo capitolo della let
tura. Terminata questa, un fedele si avvicina al ro
tolo, lo solleva dinanzi alPassemblea, che si inchi
na ripetendo: Ecco la Legge data da Mos ai figli
d'Israele per ordine di Dio: albero di vita per quel
li che raccolgono. Beato chi s riposa alla sua om
bra! Le sue vie sono gradevoli, i suoi sentieri paci
fici; la vita alla sua destra e la ricchezza alla sua
sinistra.
L'Eterno, per amore di giustizia, ha voluto che
la sua Legge fosse grande e magnifica.
Alla parashah segue la haftarah, la lettura di un
passo dei Profeti: pratica senza dubbio pi recente
di quella che regol da secoli la lettura del Penta
teuco, ma sempre anteriore alPra cristiana. Per
conseguenza, Ges vi ha certamente assistito e par
tecipato.
Sulla tevah viene perci disteso un secondo roto
lo. Bench anche questo degno di venerazione, non
, come la torah, diretta emanazione di Dio.
La tradizione d Israele comporta sempre due mo
menti. Quello iniziale, e cio la Parola di Dio, e il
commentario umano, in cui Dio interpella Pintelli-
genza e la ragione degli uomini, allo scopo di adatta
re il suo messaggio ad ogni circostanza della vita del
suo popolo. Per questo la haftarah succede alla pa
rashah.
Terminata anche la seconda lettura, Pufficiante
pronuncia la benedizione che conclude questa parte
dellufficio e precede il rientro del sefer torah nel ta
bernacolo:
Per la Legge e i Profeti di cui abbiamo fat
to lettura, per il servizio divino che abbiamo il
102
privilegio di celebrare, per questo giorno di sa
bato che tu, Signore, hai destinato alla santifi
cazione e al riposo, noi ti rendiamo grazie e ti
benediciamo. La tua lode sia sempre sulle lab
bra d ogni vivente! Benedetto sii tu, Signore,
santificatore del sabato! .

Tale fu il rito principale del sabato mattina cui


Ges assistette prima di partire verso il Tempio di
Gerusalemme.
La Legge e i Profeti lo hanno fatto riflettere, e
senza dubbio impressionato. Una volta riposti i due
rotoli, lufficio si chiude con le benedizioni, che rap
presentano lapogeo della liturgia ebraica. Alcune,
come lo alenu e il qaddish, le abbiamo gi ricordate
nellufficio del venerd sera; altre sono proprie del
mattino del sabato. E, prima di tutto, la benedizione
sacerdotale:
Dio nostro e dei nostri padri, benedicici
con la triplice benedizione scritta per mano di
Mos tuo servo, detta da Aronne e dai sacerdo
ti suoi figli, al tuo popolo santo, come detto:
lEterno ti benedica e ti custodisca,
ti illumini con la sua luce e ti conceda la sua
grazia;
lEterno volga a te il suo volto e ti dia pace.

Segue la preghiera sullassemblea:


L Eterno, che benedisse i nostri padri,
Abramo, Isacco e Giacobbe, benedica questa
santa assemblea e tutte le comunit di Israele.
Ricolmi di grazie e di favori coloro che sono
riuniti nella sua casa per rendergli omaggio.
Esaudisca le loro preghiere e li preservi da ogni
103
male. Guarisca gli infermi e consoli gli afflitti.
Benedici tutti quelli che credono in te, e ricon
duci alla fede chi se ne allontanato .
Viene finalmente la q'dushah. I fedeli si alzano in
piedi e Pufficiante dice:
Noi vogliamo santificare il tuo Nome sulla
terra come lo nellimmensit del cielo, secon
do il tuo profeta (Is 6,3):
L uno avvertiva laltro, e tutti insieme escla
mavano:
qadosh, qadosh, qadosh, adonaj sebaot
(Santo, Santo, Santo, Dio degli eserciti)
melo kol h aares kebodo
(tutta la terra piena della sua gloria)
baruk kebod adonaj mimmeqomo
(la maest delleterno sia lodata nel suo celeste
soggiorno!)
Il Signore regner eternamente: il tuo Dio, o
Sion,
regner di generazione in generazione. Hallelu-
ja! .
Questa qedushah passer quasi letteralmente nella
liturgia cristiana: qadosh, qadosh, qadosh diverr il
Santo, Santo, Santo.
Durante questo ufficio mattutino, Ges, che sta
per affrontare i dottori di Gerusalemme, ha potuto
impregnarsi di tutti gli elementi della spiritualit
dIsraele. Accanto ai suoi genitori, ha gustato la fa
miliarit con il Creatore e insieme lesaltazione di
concorrere concretamente alla sua gloria. Ha pro
nunciato le benedizioni che esprimono lomaggio de
gli uomini al divino Datore della Legge. Ha condivi
so linsegnamento della Parola di Dio che lo riporta
al Sinai, insieme ai comandamenti umani egualmen
104
te ispirati da Lui, che ladeguano allincessante flus
so della storia. Forse, in questo flusso, ha intuito di
rappresentare egli stesso un momento decisivo: quel
lo in cui Israele, affrontando un mondo pagano, do
vr compiere un nuovo sforzo per diffonderne il
messaggio.
Certo, egli non vede ancora sotto quale forma lui
e i suoi discepoli tenteranno di adempiere tale mis
sione. Ma ha gi misurato in s, uscendo dalla sina
goga, tutto quello che egli deve e dovr ai millenni di
vita ebraica che lhanno preceduto, e di cui rappre
senta un istante nella storia.

105
Il Viaggio a Gerusalemme
O Eterno Dio e Dio dei miei padri, degnati di as
sistermi in questo viaggio.
Con questa invocazione, inizio della preghiera dei
viaggiatori, Maria, Giuseppe e Ges partecipano al
la cerimonia rituale che precede ogni pellegrinaggio.
A quel tempo, i pellegrinaggi costituivano un ele
mento permanente della vita ebraica. Ogni israelita
maschio doveva recarsi al tempio tre volte allanno
(Es 23,17; Dt 16,16), in occasione della Pasqua, del
la Pentecoste e della festa dei tabernacoli. Bench ta
le obbligo non riguardasse donne e bambini, le une e
gli altri solevano unirsi ai propri mariti e padri, co
me per ogni manifestazione religiosa.
T u radunerai il popolo, uomini, donne e
bambini, e il forestiero che si trover nelle tue
citt, perch ascoltino e imparino a temere il Si
gnore vostro Dio, e si preoccupino di mettere in
pratica tutte le parole di questa Legge (Dt
31,12).
Per incoraggiare i pellegrinaggi, i responsabili si
ingegnavano a concedere ai fedeli facilitazioni di
ogni genere. Le strade per Gerusalemme venivano
spianate, e vari pozzi scavati lungo il tragitto.
109
Gli abitanti di Gerusalemme offrivano ospitalit
ai pellegrini, i sacerdoti li autorizzavano a vede
re i pani di propiziazione, normalmente racchiusi
nel santuario a loro uso esclusivo. Dodici come le
dodici trib d Israele, questi pani ricordavano ad
ognuno la riconoscenza dovuta a Dio, che nutre il
suo popolo.
Ed eccoci giunti cos al 10 di Nissan, nel primo po
meriggio.
Coscienti dellatto che stanno per intraprendere, i
pellegrini escono insieme da Nazareth. Hanno in
dossato il costume tradizionale e si sono muniti del
le provviste necessarie per un tragitto di quattro
giorni: qualche pane e un pugno di monete nascoste
nella cintura o nel copricapo. I benestanti che di
spongono di un asino indossano una doppia tunica
per preservarsi dal freddo. I poveri, che vanno a
piedi, si contentano di un bastone, calzano sandali
composti di una semplice suola trattenuta al piede
da stringhe di stoffa*
Le preghiere della partenza, che Ges ripete insie
me a Maria e a Giuseppe, comportano unorazione
evocante il viaggio compiuto dad patriarca Giacobbe
e da due salmi:
Eterno mio Dio e Dio dei miei padri, de
gnati di assistermi in questo viaggio, dirigi i
miei passi e conducimi a buon porto; fa che io
possa giungere alla meta, e che questo mi sia
fonte di vita, di gioia e di prosperit.
Preservami da ogni male, incidente o calamit;
benedici i miei lavori e i miei progetti; fa che io
possa trovar grazia e benevolenza al tuo cospet
to e fra tutti i miei fratelli. Ascolta le mie sup
pliche, poich tu sei il Dio che ascolta con bon
110
t. Lode a te, o Eterno, che esaudisci le pre
ghiere.
Tu sarai preservato da ogni calamit,
nessun flagello toccher la tua tenda,
poich Egli ti affider ai suoi angeli
ed essi veglieranno su di te.
Segue il ricordo del viaggio di Giacobbe:
...E Giacobbe, continuando il suo viaggio,
incontr gli angeli del Signore. Scorgendoli
esclam: la legione del Signore! : e chiam
quel luogo Mahanayim (Gn 32,2-3).
L angelo che mi preserv da ogni male benedi
ca questi miei figli!
dei miei padri, Abramo e Isacco. Possano mol
tiplicarsi in mezzo al mondo!
moltiplicarsi in mezzo al mondo!
10 spero nel tuo aiuto, o Eterno!
L Eterno ti benedica e ti sorregga; volga verso
di te il suo volto e ti sia propizio; volga verso di
te il suo volto e ti dia pace.
Ed io mander davanti a te un angelo per ve
gliare sul tuo cammino e condurti al luogo che
ti ho preparato .
Cos rincuorati dal ricordo del patriarca, i pelle
grini concludono lorazione:
T u che sei il nostro rifugio, preservaci dal
male:
fa risuonare intorno a noi canti di liberazione.
L Eterno Sabaoth con noi,
11 Dio di Giacobbe nostro rifugio.
Beato luomo che ripone in Lui la sua fiducia!
Vieni, Signore, in nostro soccorso:
rispondici, o nostro Re, quando ti implo
riamo .
111
I pellegrini salmeggiano poi due salmi relativi al
viaggio: il 91 e il 121. T u che cerchi riparo allom
bra dellAltissimo... , e: Io levo lo sguardo verso i
monti... .
II tragitto verso Gerusalemme si compie in quattro
tappe, per complessivi 141 chilometri. Quattro gior
ni di cammino, che i pellegrini semineranno di bene
dizioni, preghiere e riflessioni sul destino di Israele,
unico pensiero mentre attraversano paesaggi diversi.
Talvolta, sommessamente, sorgeva il bruciante
interrogativo: il Messia stava forse per venire? o
non era per caso gi venuto?... Si discuteva cos
Popinione di Daniele (9,24), secondo il quale il Mes
sia verr dopo u n attesa di settanta settimane, o
quella di Hillel, per cui egli era gi venuto al tempo
di Ezechia. Al di l di queste controversie, che per
mettevano ai viaggiatori di far mostra della loro co
noscenza dei testi sacri, ogni tappa era seminata di
benedizioni.
Il primo giorno si andava da Nazareth a Beth-
Shen, centro di una^ regione particolarmente ricca
ed industriosa. Se il paradiso dovesse trovarsi in
Palestina, la porta ne sarebbe Beth-Shen , scriveva
un talmudista. Di questo paese erano celebri soprat
tutto le succulente olive, nonch gli abiti di lino che
vi venivano tessuti, come attesta ancora il Talmud.
Durante questo primo tratto di strada, le benedi
zioni rituali rendevano grazie allEterno per lo splen
dore della natura. Passando presso un albero o una
pianta profumata si diceva: Lode a te, o Eterno
nostro Dio, re delluniverso, che hai creato piante
odorifere! . Scorgendo alberi in fiore: Lode a te...
che non lasci mancar nulla al mondo, e lo hai riem
pito di preziosi prodotti e dalberi utili per il godi
mento delluom o.
112
Avvicinandosi alla citt: Lode a te, o Altissimo,
re delluniverso, tu che sei buono e benevolo , cui
seguiva la benedizione specifica per Beth-Shen.
Questa citt pone tuttavia qualche problema ai
pellegrini, ed in particolare a Ges, se la prima vol
ta che vi entra. A Beth-Shen viveva certo una popo
lazione fedele allosservanza della Legge, ed questa
che accoglieva ed ospitava i pellegrini la sera della
prima tappa. Ma vi si trovava pure unimportante
colonia romana, che vi aveva portato i propri di pa
gani. Bisognava dunque far attenzione ad evitare le
statue di Bacco erette nei cortili delle case, a non
mangiare carni impure preparate contrariamente al
le prescrizioni della Torah. Bisognava soprattutto
distogliere lo sguardo dai templi consacrati agli ido
li, costruiti dai romani.
Verosimilmente, fu dunque a Beth-Shen che eb
be luogo il primo incontro di Ges con i pagani, il
suo primo impatto con la civilt di Roma.
Le sue tappe successive si svolgevano ... lungo i
monti di Giuda, per una strada che, attraverso la
valle del Giordano, scende in linea diretta verso il
Mar Morto. La strada si snodava a perdita docchio
sul fianco dun monte brullo e soleggiato. Di lato,
un altro monte egualmente privo di vegetazione.
Sotto, tra le due pareti rocciose, scorreva quando
scorreva il Giordano.
Pi si procedeva, pi laria diveniva rovente e
pesante, perch la valle attraversata scende pro
gressivamente fino a raggiungere, alla foce del fiu
me, il livello di 400 m. sotto quello del mare (M.
Mamas).
In questo rude paesaggio, talvolta improvvisa
mente squassato da violenti uragani, i pellegrini ave
vano occasione di ripetere parecchie benedizioni.
113
Quella che accompagna il lampo, per esempio: Lo
de a te, Eterno nostro Dio, re delluniverso, autore
delle leggi di natura! . Quella del tuono: Lode a
te...., la cui forza e potenza riempiono il creato ! . E
finalmente quella dellarcobaleno,indice luminoso
del ritorno al bello: Lode a te.... che ti ricordi
dellAlleanza, o Dio fedele che compi sempre le tue
promesse .
La sera del terzo giorno si giungeva a Gerico,
grande e popolosa citt dai larghi viali alberati, che
offriva ai pellegrini numerosi alberghi. Vi si trovava
no bazar ricolmi di tutti i prodotti d Oriente e mer
cati traboccanti di frutti tropicali.
Il quarto giorno, allalba, i pellegrini ripartivano
per lultima tappa, la pi faticosa: 27 chilometri. Re
stavano da scalare i monti di Giuda, vale a dire un
dislivello di 1300 metri, giungendo fino ad unaltez
za di 900. Ascesa rude, in un paesaggio ancora pi
desolato e brullo della valle del Giordano.
Ben presto, per, avvicinandosi a Gerusalemme,
tutto cambiava. Ai lati della strada si stendevano
campi verdeggianti, coltivati ad oliveti e carrube,
cereali e vigneti. Giuseppe spiegava allora a Ges
che quelle piantagioni erano consacrate al Signore:
i campi appartenenti ai discepoli di Shammai,
maestro in Israele, noto per il suo rigorismo, si di
stinguevano per i tre solchi lasciati liberi tra i fila
ri; in quelli di propriet dei discepoli di Hillel, lal
tro maestro, pi liberale, lo spazio era minore.
Quanto agli alberi fruttiferi, quelli i cui frutti era
no destinati alla decima da versare al tempio, si di
stinguevano da una liana su cui era tracciata in
rosso la parola sacri.
Cos, man mano che ci si avvicinava alla citt,
la sacralizzazione della campagna circostante si ri
114
velava ai pellegrini. Intanto si raggiungeva Beta-
nia, quindi, oltrepassato il Monte degli Ulivi, Ge
rusalemme appariva improvvisamente agli sguardi
di tutti, sormontata dal Tempio, mta ultima del
viaggio.
Sono nella gioia quando mi dicono:
andiamo alla casa del Signore!
Ed ora i nostri piedi si arrestano
alle tue parole, Gerusalemme (Sai 121).
Giuseppe e Maria indicano a Ges la Casa
bajit , e cio la parte centrale del Tempio, in fon
do alla quale si trova il Santo dei santi. A retro sorge
un edificio profano: il palazzo d Erode, con i suoi
muraglioni e le sue 90 torri marmoree, enorme mas
sa bianca che sbarra lorizzonte, evocando un potere
spesso tirannico. Solo verso nord, giardini cinti da
siepi e qualche vigna mettono una macchia verde fra
la distesa dei fabbricati. Laspetto caratteristico
d una citt che insieme centro religioso e centro
politico del paese, ha ben poco in comune con il pae
saggio familiare di Nazareth, che i pellegrini hanno
lasciato solo quattro giorni prima.
Intanto, approfittando dellultima breve sosta sul
monte degli Ulivi, Giuseppe e Maria rievocano i loro
personali ricordi relativi al santuario.
Per Giuseppe, sono i pellegrinaggi rituali compiuti
conformemente alla Legge in occasione delle tre
grandi feste celebrate nel Tempio, nonch (egli in
fatti abbastanza vecchio per aver potuto udirlo rac
contare dai suoi) larrivo dei romani e la conseguen
te caduta del paese in potere dei pagani.
Nella stessa Gerusalemme, dove la presenza
delloccupante incombe in modo spesso brutale, i
pellegrini incontrano ad ogni passo soldati o guardie
115
romane. Sono loro che controllano lingresso nella
Citt santa, loro che, dallalto della Torre Antonia,
sorvegliano il Tempio, perch non vi si verifichino
disordini.
E, soprattutto, sono loro a ricordare, proprio a
fianco del Tempio, la presenza di un culto pagano
che va scrupolosamente evitato.
Un avvertimento dei dottori d Israele, pi tardi ri
presa dal Talmud, mette in guardia i fedeli non
solo contro lidolo, ma contro la stessa ombra
dellidolo .
Lincombere di questa presenza romana risveglia
inoltre in Giuseppe la memoria di fatti precisi, che
devono parergli scandalosi, e di cui certo parler
con Maria e con Ges. Durante la cerimonia per
linaugurazione del Tempio, il re Erode aveva oc
cupato il posto d onore, spettante di diritto al
Gran Sacerdote. Erode, se non un vero ebreo, era
certo almeno un mezzo ebreo, ma la sua politica e
il suo comportamento si conformavano agli inte
ressi di Roma.
Una altro ricordo, ancora pi doloroso e dalle
conseguenze tragiche, era rimasto impresso nella
memoria degli ebrei, e quindi in quella di Giuseppe.
Erode aveva fatto apporre sul portale del tempio
una grande aquila dorata, pesante simbolo della do
minazione romana. Durante la notte, due giovani
lavevano audacemente rimossa e gettata lontano
dal santuario. Per rappresaglia, Erode li aveva fatti
giustiziare, destituendo pure il Gran Sacerdote M at
tia, accusato, probabilmente a torto, di essere re
sponsabile del fatto.
In Maria, invece, la visione del Tempio risveglia
ricordi pi personali, pi intimi, e forse di natura da
impressionare maggiormente Ges.
116
Secondo la tradizione cristiana, Maria era stata
consacrata a Dio fin dalla nascita: cosa, a quel tem
po, tu ttaltro che semplice e formale.
Non v dubbio che, come le sue coetanee, e forse
pi profondamente di loro, ella era cresciuta
nellesatta osservanza della Legge, dei profeti, e pro
babilmente anche delFinsegnamento dei dottori in
Israele.
verosimile pensare che, morti i genitori, ella fosse
stata accolta in uno di quei collegi religiosi dipen
denti dal Tempio, che si trovavano allora nel quar
tiere di Bezetha. E aveva forse conosciuto il nazirea-
to, specie di terzordine ebraico, i cui adepti si sotto
ponevano a regole promulgate dallo stesso Mos
(Nm 6): astenersi da bevande fermentate e dall Avvi
cinarsi a un cadavere, e non tagliarsi i capelli.
Ma avesse o no ricevuto questa particolare forma
zione, certo che, a causa delle sue origini e del suo
ambiente familiare, Maria era cresciuta molto vicina
al Tempio, un cui sacerdote di quel tempo, Zaccaria,
era suo cugino.
Ella ricorda dunque le lezioni dei dottori, specie
quelle dei farisei, il cui insegnamento orale, poi rac
colto e tramandato dal Talmud, precisa i comporta
menti di ogni figlio di Israele per eseguire i coman
damenti della torah: Vano sarebbe osservare un
precetto, se non lo si facesse nel modo prescritto dal
la tradizione .
Per avere u nidea dellelevazione e del senso di mi
stero caratterizzante gli insegnamenti dei padri della
sinagoga, ecco linizio del trattato pirke avot, di cui
Maria ha potuto avere conoscenza:

Mos ricevette la Legge dal Sinai e la tra


smise a Giosu, e Giosu agli anziani; gli anzia
117
ni ai profeti e i profeti la trasmisero ai membri
della Grande Sinagoga.
I membri della Grande Sinagoga avevano tre prin
cipi:
Siate prudenti nei vostri giudizi,
formate molti discepoli,
proteggete la Legge .
Simone il Giusto, uno degli ultimi membri della
Grande Sinagoga, diceva:
Il mondo sussiste grazie a tre cose:
la Legge il culto la carit.
Antigono di Socho, suo discepolo, diceva:
Non siate come quegli schiavi che servono
il padrone solo nella speranza di una ricompen
sa, ma come quelli che gli rendono omaggio
senza attendere nulla in cambio. Allora il timor
di Dio abiter per sempre in voi .
Giosu di Zereda diceva:
La tua casa sia un luogo di riunione per i
saggi. Non disdegnare la polvere dei loro piedi,
e raccogli avidamente le loro parole.
Giosu di Gerusalemme diceva:
La tua casa sia aperta a tutti, ma considera
in modo speciale membri della tua stessa fami
glia i poveri e gli indigenti...
Procurati un maestro, trovati un amico e giudi
ca favorevolmente il tuo prossimo .
Nittai di Arbela diceva:
Fuggi un cattivo vicino, non frequentare
uomini immorali, non vantarti di aver evitato
un castigo, se lavevi meritato .
118
Giuda ben Tabbai, discepolo di questi ultimi, di
ceva:
N on farti giudice in un processo. Tuttavia,
se vieni designato per questufficio, ricorda:
finch i due contendenti si trovano dinanzi a
te, considerali entrambi colpevoli; ma appena
hanno lasciato il tuo tribunale considerali inno
centi, perch hanno accettato il tuo giudizio .

Shemaia soleva dire:


Am a il lavoro, fuggi gli onori, non ricerca
re i favori dei potenti.

Hillel diceva:
Sforzatevi di imitare i discepoli di Aronne,
amando la pace e ricercandola ad ogni costo;
amate tutti gli uomini ed esortateli allo studio
della Legge.

Diceva pure:
Chi rincorre eccessivamente la gloria, perde
quella che gi possiede. Chi non accresce le
proprie conoscenze, le diminuisce. Chi rifiuta
d imparare non degno di vivere, e chi si serve
della corona come di uno strumento, cadr.

Hillel soleva dire:


N on separarti dalla tua comunit; non fi
darti troppo di te stesso prima del giorno della
morte.
Non giudicare il tuo prossimo, se non ti sei
trovato nelle sue stesse condizioni .
119
E finalmente Rabbi Gamaliele promulgava i se
guenti principi:
Compi la volont del Signore come se fosse
la tua, e il Signore esaudir i tuoi desideri come
se fossero leffetto della sua volont. Non desi
derare nulla di contrario alla sua volont, per
ch egli annienti la volont di chi si opponesse
al tuo desiderio .
Queste massime, evidentemente, dimostrano i di
versi temperamenti dei rabbini. Maria aveva ben
compreso il valore spirituale di questi dibattiti fra
dottori, in un universo totalmente votato al sacro e
in cui, per conseguenza, ogni gesto, ogni parola
umana assume una singolare rilevanza.
E, comunicandole a suo figlio, poteva forse anche
lasciare intendere che dietro queste schermaglie reli
giose si insinuavano talvolta eccessivi rigorismi.
Maria ricorda pure di aver assistito, dalla galleria
riservata alle donne, a cerimonie ufficiate dal cugino
Zaccaria, sia durante i giorni ordinari come nelle
grandi solennit. Aveva cos potuto scorgere, a sini
stra dellaltare, il bacile di rame che serve per il sacri
ficio, e dietro ad esso la porta del santo dei santi.
Aveva visto Zaccaria ritto allingresso dellatrio dei
sacerdoti, con la mano posata sul capo della vittima
da immolare. Tutte queste immagini, che avevano
colpito la sua fantasia infantile, venivano probabil
mente trasmesse a Ges, il quale stava per assistere
al ripetersi dei medesimi riti.
Nel momento d avvicinarsi con lui al santuario,
Maria prova anche altri motivi d emozione ancora
pi profondi. Come tutti i figli d Israele, ma forse
con particolare intensit, ella stata consacrata a
Dio: e gli effetti di questa consacrazione si sono m a
120
nifestati in maniera abbastanza singolare attraverso
i grandi eventi che hanno contrassegnato la sua vita.
Fra questi eventi e Fattuale celebrazione nel Tempio
di Gerusalemme, Maria ha rilevato segni e coinci
denze che sembrano indicare come lo spirito delle
grandi cerimonie religiose investa pure la sua vita
predestinata.
Secondo i Vangeli apocrifi, Maria nata nel mo
mento preciso in cui re Erode decretava la ricostru
zione del Tempio: non gi un primo segno d una
vocazione particolare?
E ancora: la nascita di suo figlio sarebbe avvenuta
Findomani della festa di hanukkah, evocante la ri
consacrazione del tempio, dopo la sua profanazione
per mano di Antioco Epifane.
Forse, pur ignorandone ancora le concrete mani
festazioni, Maria intuisce gi che queste coincidenze
tra la Legge e la vita sua e di suo figlio marcheranno
tutta la loro esistenza. Ges morir Findomani della
Pasqua giudaica... Ella sente dunque che le solenni
t del tempio di Gerusalemme, queste festivit giu
daiche evocatrici delle grandi ore della tradizione e
della storia del suo popolo, formano la cornice sacra
in cui si compir il loro destino.
Maria non si sente quindi estranea nel grandio
so monumento, termine e scopo del loro pellegri
naggio. E sa che d ora in poi neppure suo figlio lo
sar.
Ma prima di rimettersi in cammino per raggiun
gere il tempio, i pellegrini approfittano del momen
to di sosta e dintenso fervore per cantare uno dei
salmi dello hallel, il 113, seguito da una benedizione
della amidah.
Alleluja! Lodate, servi del Signore,
Lodate il Nome del Signore... (Sai 113).
121
Ed ecco la sesta benedizione della amidah:
Noi ti rendiamo grazie, o Eterno nostro
Dio e Dio dei padri nostri, ora e sempre; a te,
plasmatore delle nostre vite, e baluardo della
nostra liberazione...
Noi ti rendiamo grazie e narreremo le tue lodi
per le nostre vite chiuse nelle tue mani e per le
nostre anime affidate a te, e per i tuoi quotidia
ni prodigi in nostro favore, e per tutti i tuoi be
nefici di ogni giorno, sera e mattina, mezzo
giorno e meriggio...
Poi si riprende il cammino. Nelle prime ore del
pomeriggio,! pellegrini raggiungono il torrente Ce
dron che costeggia il Monte degli Ulivi, per risalire
quindi, sul lato opposto, le pendici del Moriah su cui
si erge il Tempio, ed entrare in citt dalla porta
dOriente.
Il primo quartiere che incentrano quello di Beze-
tha, dove probabile che Maria abbia soggiornato
durante i suoi anni d i studio, e le cui strette vie, abi
tate prevalentemente da mercanti, le sono dunque
familiari.
Arrivano cos alla piscina di Bethesda, dove molti
di loro si immergono per il bagno rituale, richiesto a
chi sta per entrare nel Tempio.
Potranno poi assistere alla seconda delle due ceri
monie quotidiane che si svolgono allaperto, dinanzi
al Tempio; la prima alle nove del mattino, la secon
da alle tre del pomeriggio.
Il corteo degli ufficianti arriva processionalmente
dal lato nord. Sono undici, preceduti da tre sacerdo
ti che indossano i paramenti sacri: tuniche strette e
lunghe e mitre a forma di corona sul capo. Tutti so
no a piedi nudi.
122
Il sacrificatore, detto maestro del sacrificio
avanza per primo. In un bacile di rame posato a sini
stra dellaltare compie le abluzioni prescritte prima
del sacrificio. Quindi, tornato a nord delFatrio sa
cerdotale, luogo destinato alPimmolazione delle vit
time, raggiunge lagnello trattenuto da un levita, di
scendente cio da quella trib di Levi consacrata
al servizio del tempio e alla preparazione delle ce
rimonie.
Il maestro del sacrificio posa la mano sulla te
sta delPanimale per il rito chiamato semikah, il cui
scopo di associare alla vittima lanima del sacri
ficatore. Per effetto di questo gesto preliminare, lo
spirito che sinvoler dal sangue sparso, salendo fi
no a Dio, non sar pi quello dellagnello, ma
delluomo che lo immola. Perch possa operarsi
questa specie di trasposizione, occorre per il gra
dimento di Dio: quindi, mentre si prepara ad im
molarlo, lufficiante mormora alla vittima: Ti
gradisca il tuo Dio.
Poi il sacrificatore immerge il pugnale nella gola
dellagnello.
Ges vede allora i leviti raccoglierne il sangue
nel bacile, mentre altri lo scuoiano. Sangue e car
ne vengono poi portati al celebrante: questi ver
sa un po di sangue sullaltare, brucia i grassi, to
glie le viscere dellanimale, e ne mette a cuocere la
carne.
Poi (se la solennit di kippur) si dirige verso il
santuario, di cui apre la porta con una doppia chia
ve. Vi penetra da solo, mentre nellatrio i fedeli si
prosternano; e, da solo, nel santo dei santi, il sacrifi
catore compie latto centrale di questa trasfigurazio
ne: unaltra aspersione di sangue, un incensamento e
una breve preghiera.
123
Riappare quindi nellatrio, e chiede ai sacerdoti di
benedire Passemblea. I leviti rispondono Amen! ;
poi uno dei sacerdoti legge qualche versetto del De
calogo e tre sezioni dello shem a .
Intanto la cottura delle carni dellagnello termi
nata. Qualche pezzo viene consumato seduta stante
da alcuni sacerdoti e leviti appositamente designati.
Il rimanente portato via per essere mangiato nelle
abitazioni degli assistenti. L intera cerimonia dura
ta una mezzora.
Per la prima volta nella sua vita, Ges ha visto co
s celebrare un sacrificio: il culto praticato finora da
lui nella sinagoga di Nazareth non comportava nes
suna di queste cerimonie rituali riservate alla liturgia
del Tempio.
Quante novit, quante singolarit, per il fanciullo
di Nazareth!
Innanzi tutto, labito degli ufficianti. A Nazareth,
anche i fedeli incaricati di compiere le cerimonie in
dossano semplicemente i loro abiti ordinari, con la
sola aggiunta delle frange sacre. Qui invece, per la
prima volta, Ges vede i rappresentanti di un sacer
dozio particolare, che isola e distingue dai semplici
fedeli. A Nazareth, Giuseppe o qualsiasi altro mem
bro della comunit pu celebrare al posto del rabbi
no o del cantore. Qui, una cosa simile non sarebbe
concepibile. A Nazareth, partecipando alle funzioni
in sinagoga, Ges sapeva che, una volta raggiunto il
suo bar-miswah, egli stesso avrebbe potuto compiere
il rito sacro. A Gerusalemme invece, a meno di pro
nunziare voti particolari ed entrare nella cerchia
di una speciale gerarchia, non verrebbe mai ammes
so al servizio dellEterno.
Unaltra cosa ancora pu stupirlo: il vedere, al
termine del sacrificio, uno dei sacerdoti isolarsi
124
alPinterno del santuario per parlare a Dio da solo
a solo. A Nazareth invece, come in tutte le altre
sinagoghe ed assemblee giudaiche, lintera comu
nit che partecipa al rito. Si potrebbe anzi dire che
la comunit stessa a compiere le funzioni sacerdo
tali.
Tutte queste diversit fanno intuire a Ges che il
rito cruento di cui stato spettatore pu costituire,
tanto per le sue origini che per il suo significato, una
specie di anomalia riguardo alla religiosit ebraica
cui avvezzo: anomalia sublime, certo, ma anche un
po sconvolgente..
Quali sono le origini ed il senso figurato di questo
sacrificio?
Allinizio, i sacrifici ebraici si ispiravano indub
biamente agli analoghi riti pagani. Lo stesso Antico
Testamento dichiara che gli idoli cananei ricevevano
sacrifici simili a quelli offerti pi tardi a Jhwh nel
Tempio di Gerusalemme.
I profeti, questi vigorosi riformatori della religio
ne, nellintento di ricondurla alla sua semplicit ori
ginaria, si scagliano contro la pratica dei sacrifici
cruenti. Amos ricorda opportunamente che nel de
serto il popolo di Israele non offriva nessun sacrifi
cio: M i avete forse offerto vittime ed oblazioni nel
deserto per quarantanni, o Israeliti? .
Geremia accentua ancora questaffermazione, fa
cendo dire a Jhwh: Io non ho ordinato nulla ai vo
stri padri, il giorno in cui li ho fatti uscire dal paese
d Egitto, quanto ad olocausti o sacrifici.
Ed Osea proclama (14,3):
Noi vogliamo sostituire i tori con questa pro
messa delle nostre labbra.
Assistendo al sacrificio, Ges pu dunque provare
lemozione di assistere per la prima volta a una tra
125
sformazione della religione di Israele. Vero storica
mente, questo lo anche spiritualmente, per il signi
ficato assunto da questa specie di cerimonia.
L idea profonda del sacrificio cruento, come ab
biamo visto, era che il sangue sparso davanti allal
tare purificava lanima del sacrificatore.
Nel pensiero ebraico del tempo, la vita di un uomo
si componeva di due elementi: in primo luogo la
ruah, parte spirituale dellessere, equivalente pressa
poco a ci che oggi chiamiamo anima, e il basar,
equivalente al corpo, la parte materiale. Il primo di
questi elementi collegato al sangue, il secondo agli
organi interni.
La libazione del sangue e la consumazione delle
carni costituivano i due momenti essenziali del sacri
ficio, rito di purificazione, la cui finalit principale
la cancellazione del peccato. Mediante il rito della
semikah, lanimale sacrificato subiva cos una dupli
ce trasformazione: da un lato lidentificazione con
lanima e il corpo del sacrificatore, dallaltro las
sunzione in s di tutti i peccati commessi da questul
timo, nello spirito e nel corpo.
La cerimonia cui Ges assiste per la prima volta
dunque, se non magica, almeno allegorica e simboli
ca. Cosa che pu ben stupire il fanciullo, avvezzo al
culto cos realistico, concreto, esistenziale di Naza
reth. Finora egli aveva vissuto nel mondo delle bene
dizioni; eccolo adesso introdotto in quello dei sacri
fici, che in parte vi si ricollega ma per altro verso se
ne distacca.
un mondo pi gerarchizzato, pi codificato del
primo. Mentre a Nazareth ogni preghiera, ogni be
nedizione si riferiva ad un preciso aspetto della vita,
di cui accompagnava il corso naturale, i sacrifici
evocano invece tutta una gradazione di simboli che
126
va dal pi umile al pi esigente, e talvolta dal pi
semplice al pi complesso.
Quante impressioni ed emozioni per questo adole
scente provinciale nel suo primo incontro con il tem
pio, questo santuario dove sua madre e Giuseppe
hanno vissuto i principali episodi della loro vocazio
ne religiosa e verso il quale, in Palestina, si rivolge
ogni spirito!
Ma, a Gerusalemme, Ges incontra pure la pre
senza dei romani, i cui usi e costumi, ispirati al paga
nesimo, urtano la vocazione del suo paese, e di cui
un supplizio ignoto alla giustizia ebraica quello
della croce gli sar fatale. E soprattutto ci sono i
sacrifici di cui si parlava a Nazareth, ma che posso
no essere celebrati soltanto al Tempio...
Questo Tempio, con i suoi 23.000 leviti suddivisi
in 24 classi, che esercitano a turno il servizio cultua
le, con i suoi 1.500 sacerdoti e le centinaia di migliaia
di pellegrini che vi affluiscono nelle maggiori festivi
t, questo Tempio la cui mole imponente domina la
citt, esalta ed opprime a un tempo la spiritualit
di Israele. Il culto familiare della sinagoga, pi inti
mo e concreto, comunque meno clericale, era certa
mente pi vicino al cuore del fanciullo. Dalla pro
mulgazione della Legge, c sempre stata in Israele
una tendenza contraria al clericalismo, unopposi
zione tra il culto spontaneo della famiglia e quello
gerarchizzato e regolamentato del santuario.
il caso dei profeti che insorgono contro il com
pimento rituale delle aspirazioni religiose. Ed an
che, e forse soprattutto, quello che si manifesta in
uno dei personaggi pi singolari della Bibbia: Core,
nel libro dei Numeri (c. 16).
Core vive nel momento in cui Aronne accede alla
dignit di Gran Sacerdote d Israele, quello cio in
127
cui Israele istituisce il sacerdozio professionale. Se
condo il testo biblico, nonch i commentari che vi
hanno fatto seguito, in particolare quello di Rashi,
Core protesta con Mos: Dio, gli dice in sostanza,
ha appena proclamato per bocca tua che Tintero po
polo di Israele un popolo sacerdotale: a che pro
dunque istituire un sacerdozio e nominare Aronne
Gran Sacerdote? . Mos chiede allora al Signore di
manifestare la sua volont, ma Core, con 250 israeli
ti che la pensano come lui, si arma e si ribella. Puni
to per questa rivolta, viene inghiottito insieme ai
suoi compagni da una voragine spalancatasi sotto i
loro piedi e arso con loro in un fuoco misterioso.
Core dunque un ribelle che ha pagato con la vita
la sua rivolta: ma lo spirito di resistenza al sacerdo
zio professionale rimarr vivo in Israele. Un com
mentatore del Talmud dichiara che ogni generazione
di ebrei avr un suo Core. Forse, al tempo di Erode e
di Caifa, in Ges che sta per rivivere Tantico figlio
di Israele. Forse, avvicinandosi al tempio, Ges ri
corda laudace ribelle-che aveva osato opporsi allor
dine stabilito, rimanendone vittima.
In questo senso, Ges verrebbe a situarsi nel pi
profondo e segreto cuore della religione di Israele.
Indubbiamente egli non un attivista; ma probabi
le che un po dello spirito del ribelle del Sinai riviva
nel fanciullo nazareno che abborda Gerusalemme.
Sta di fatto, comunque, che per la prima volta Ge
s ha assistito alla celebrazione di un sacrificio. Mal
grado la comunanza di certe preghiere, malgrado
lapparente collegamento che in quel periodo del
lanno si verifica tra la sinagoga e il tempio, si tratta
pur sempre di due mondi diversi. Quello del tempio
un mondo in cui si attua uno di quei riti tra il con
creto e lallegorico, una di quelle trasposizioni sco
128
nosciute a Nazareth: il sangue delFanimale che di
viene un altro sangue, la sua carne che si trasforma
in unaltra carne.
Cosa pu pensarne il fanciullo che, domani, sar
lispiratore di unaltra elevazione, legata al suo pro
prio sangue, alla sua propria carne? Quale sentimen
to suscita in lui lo spettacolo di questo rito che trasfi
gura e sublima la realt: attrazione o spavento? Che
cosa prova al cospetto di questo gran sacerdote che
come far egli stesso pi tardi si rivolge perso
nalmente e isolatamente a Dio: cosa che nessun
ebreo in Palestina ha mai fatto, poich a Nazareth
come altrove ognuno si esprime in nome e in seno al
la comunit riunita per la preghiera collettiva? .
Momento senza dubbio di intenso turbamento e di
estrema gravit per Ges. Egli avverte allora il
primo fremito del nascente cristianesimo, e forse lo
sbocciare dellatteggiamento che permetter a lui e
ai suoi discepoli di rivolgersi ai Gentili, per conqui
starli e condurli a riconoscere il Dio del monotei
smo: il Dio di Israele.
Il mondo dei sacrifici in cui sta penetrando per
ci non solo esaltante e sublime, ma anche sconvol
gente, e forse deformante della religiosit giudaica
delle origini: quella di Abramo e dei profeti. Questo
mondo comporta certo elementi d elevazione e
d esaltazione sconosciuti alla sinagoga, ma presenta
pure qualche rischio e qualche pericolo.
Il duplice sacrificio quotidiano di cui Ges ha avu
to rivelazione non che un piccolo saggio di tutto
ci che avviene nel nuovo mondo in cui penetrato:
un mondo che, come ogni altro, ha le sue elevazioni
e le sue depressioni, la sua quotidianit e i suoi verti
ci, a volte anche di una grandiosit cos sovrumana
da far dimenticare il reale.
129
Nella progressiva esperienza della sua vita di
ebreo al tempio di Gerusalemme, Ges avr occasio
ne di assistere a ben altri sacrifici, ancora pi solen
ni, in ricorrenze eccezionali. Domani si svolger
quello della festa di Pasqua. Pi tardi, in autunno,
nel mese di tishri, quello del kippur, il giorno
dellEspiazione, apogeo della vita religiosa ebraica,
e per conseguenza contrassegnato a Gerusalemme
dalla manifestazione pi trascendentale del mondo
dei sacrifici. Se oggi pu ancora ignorarlo, Ges non
tarder a conoscerlo: egli ha ormai imboccato la
strada che vi conduce. L immolazione quotidiana
dellagnello prelude infatti a quella del capro espia
torio, caricato di tutte le colpe di Israele, oggetto di
tutte le transustanziazioni.
Il sacrificio del kippur, le cui pompe, esaltazioni,
fervori quasi fanatici si avvertono gi in germe in
quello pi ordinario cui Ges ha assistito, intensifi
cher ancora le sue emozioni.
Quale contraccolpo subir la fede ingenua del fan
ciullo di Nazareth, li ncontro diretto col Dio dei suoi
padri e col suo stesso Dio, cui avvezzo, in quel pri
mo impatto con la pompa e la liturgia del tempio?
Ne usciranno rafforzati o turbati? In ogni caso si
senta o no in sintonia col solenne cerimoniale di cui
ha avuto la rivelazione, il concetto di culto non pi
lo stesso per Ges. E questa evoluzione agevoler o
intralcer la sua provvidenziale missione e la sua
predestinazione? Permetter loro di compiersi nella
pace del Signore suo Dio, o porta gi in s il germe
del dramma politico e umano che la spezzer, per
meglio realizzarla e trasfigurarla pi tardi?
Quanti problemi si pongono, dalle soluzioni anco
ra troppo incerte e complesse per poterle gi intuire
allora! Quanti angosciosi interrogativi si affollano
130
alla mente del fanciullo predestinato, che in quel mo
mento viene a trovarsi sul crinale tra i due versanti
della tradizione di Israele: quello del culto domesti
co e quello del culto sacerdotale! Si pu allora com
prendere, meglio forse di quanto non lo lasci inten
dere il semplice racconto fattone da Luca, per quale
ragione Ges si sia appartato dalla folla dei fedeli
per discutere nel tempio con i dottori, e forse anche
interrogarli egli stesso.
Ges avverte forse di aver ormai intrapreso una
strada nuova, di cui ignora ancora lo sbocco, divisa
tra il mondo delle benedizioni e quello dei sacrifici.
Forse si sente gi oscuramente predestinato a diveni
re lagnello di un sacrificio nuovo.
Ora decisiva per il cristianesimo, per Israele, e per
lo stesso Ges.

131
Pasqua a Gerusalemme
La citt in cui Ges e i suoi sono arrivati al termi
ne del loro viaggio, e dove, per la prima volta, Ges
ha assistito a un sacrificio sacro, ingombra di fede
li giunti da ogni comunit ebraica, anche dallestero.
Scrive Jules Isaac: ... Vi si ascoltano tutte le lin
gue; la folla invade tutto, sommerge tu tto ... . Un
mezzo secolo dopo Cristo, lo storico Flavio Giusep
pe parler di due o tre milioni di pellegrini. Cifra,
anche in questo caso, da non prendersi alla lettera,
ma indicante soltanto una folla ingente. Dato che la
popolazione di Gerusalemme ammontava allora a
270.000 anime, si pu ipotizzare al massimo un nu
mero raddoppiato.
Il che, del resto, rappresentava gi unaffluenza
enorme. I pellegrini che non avevano potuto trovar
posto in case private saccampavano per le strade
o nei dintorni della citt. Cos, scrive sempre
J. Isaac, alla citt di pietra se ne affiancava una di
tende .
In unatmosfera di festa, religiosa e nazionale in
sieme, gli ebrei riuniti nella loro capitale celebravano
un avvenimento decisivo nella loro storia: lesodo
dallEgitto, e un momento particolarmente impor
tante per il loro culto. La Pasqua celebrata a Geru
135
salemme rappresenta forse il momento culminante
della vita ebraica in Palestina, in cui unantichissima
tradizione veniva ripresa e vivificata dalla fusione di
due diverse feste.
Mio padre era un arameo errante. Egli sce
se in Egitto, vi stette come un forestiero con po
ca gente e vi divent una nazione grande, forte
e numerosa... .
Questo passo del Deuteronomio (26,5) assilla an
cora lo spirito di quanti, allepoca del secondo Tem
pio, sono riuniti a Gerusalemme per la Pasqua, co
me quello di certi ebrei contemporanei.
Ci sta ad indicare che la Pasqua esisteva gi, in
forma pi pastorale, anche prima della schiavit in
Egitto. In origine si trattava della festa della prima
vera che, al momento dellequinozio, evocava i gior
ni della creazione.
Dice Filone lEbreo:
In quei girni, gli elementi della natura fu
rono sceverati per ordinarsi armoniosamente
fra di loro. Il cielo fu rivestito di splendore dal
sole, dalla luna e dalla traiettoria di tutti gli
astri, pianeti e stelle fisse. La terra si abbellita
delle diverse specie di piante, del verde che rico
priva valli e monti; ovunque un suolo fertile e
ricco faceva germogliare i fiori. Per ricordare la
creazione, ogni anno Dio fa tornare la primave
ra, e germogliare piante e fiori .
Nel calendario normale, il mese di Nissan il setti
mo dellanno. Ma a causa del risveglio della natura
che vi si produce e del richiamo alla creazione,
allepoca di Ges, religiosamente parlando, veniva
136
considerato il primo. Mentre quello di Tishri segna
il Capodanno civile, Nissan marca linizio dellanno
religioso. La stessa Bibbia, del resto, lo designa co
me primo.
La Pasqua, al pari delle altre feste giudaiche, ri
chiama cos il ritmo naturale delle stagioni e della vi
ta pastorale condotta da quegli Arami nomadi dive
nuti, dopo la schiavit dEgitto e dopo il Sinai, il po
polo del monoteismo.
In seguito, la tradizione riuniva le due feste. Da
una parte pesafy, o la Pasqua propriamente detta,
vale a dire la festa del passaggio, evocante la libera
zione e la partenza degli Ebrei verso il monte Sion ed
il paese di Canaan; dallaltra, hag ha-massot, la fe
sta degli Azzimi, e cio di quel pane senza lievito di
cui si sono nutriti gli Ebrei nella loro precipitosa fu
ga dallEgitto. La fusione tra la pi remota tradizio
ne pastorale e due avvenimenti memorabili della sto
ria ebraica, permea latmosfera festosa che avvolge
Ges e la sua famiglia.
Egli ha dunque assistito ai preparativi della festa.
Ha visto lenorme fiera di bestiame condotto a Ge
rusalemme dalle colline circostanti e delle spezie por
tate dalle carovane fin dalla Mesopotamia. Ma, dal
mezzogiorno in poi, ogni lavoro cessato.
La folla si riversa al mercato per far acquisto delle
bestie destinate ai sacrifici o al consumo domestico,
insieme alle erbe e alle spezie necessarie per il pasto
del seder. Allora terza, la tromba dei leviti annun
cia alla citt che venuto il momento d iniziare i sa
crifici.
Come tutti i primogeniti d Israele, anche Ges di
giuna, per riscattare, con questa astinenza, la morte
dei primogeniti dEgitto, decretata da Dio per co
stringere il Faraone a lasciar partire il suo popolo.
137
Fra breve, dopo il sacrificio, anchegli parteciper al
pranzo pasquale, chiamato in Europa seder, ma che
le comunit mediterranee chiamavano della hagga-
dah, dal titolo del racconto fatto dal capo-famiglia
durante il suo svolgimento.
In linea di massima, questo pasto rituale si fa in
casa. I pellegrini che hanno potuto essere ospitati da
famiglie del luogo lo consumano con i loro ospiti; gli
altri per strada, nelle piazze o in campagna. Quan
do scende la sera, dice Haim Schauss, migliaia di
agnelli vengono arrostiti nei cortili delle case, nelle
vie, intorno alle tende. Nessuno solo a questora,
neppure il pi povero e derelitto. Padroni e servi,
uomini e donne, giovani e vecchi, tutti vestiti a festa,
sono oggi eguali e fratelli, adagiati sui cuscini men
tre si mesce acqua e vino e circola il piatto con la car
ne, il pane azzimo e lerba am ara.
cos che Ges partecipa al suo primo pranzo pa
squale a Gerusalemme, cui molti altri faranno se
guito.

La cerimonia pasquale sar infatti evocata sette


volte dai Vangeli.
Due volte in quello di Luca: la prima, in occasione
appunto del viaggio a Gerusalemme (2,41), la secon
da per lultima Pasqua ebraica celebrata da Ges
prima della Passione (22,14):
I suoi genitori si recavano tutti gli anni a
Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando
Ges ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo, se
condo Vusanza... ecc. .
... H o desiderato ardentemente di mangia
re questa Pasqua con voi prima della mia pas
sione... .
138
Matteo parla pure due volte della Pasqua, ma solo
dellultima celebrata da Ges. Al c. 26,17, descrive
la preparazione della cena pasquale, e cio del seder,
fatta dai discepoli il giorno degli azzimi:
Ilp rim o giorno degli azzimi, / discepoli si
avvicinarono a Ges e gli dissero: Dove vuoi
che ti prepariamo per mangiare la Pasqua?...
ecc. .
Al c. 26,30 si parla invece del canto dei salmi ,
linsieme dei quali forma lo hallel, uno dei momenti
salienti della liturgia pasquale.
Marco, allinizio del c. 14, evoca pure la Pasqua e
la festa degli azzimi celebrata insieme: ... Manca
vano intanto due giorni alla Pasqua e _ agli
A zzim i... .
E finalmente anche il Vangelo di Giovanni segnala
due volte lavvicinarsi della festa di Pasqua, chia
mandola la festa degli ebrei , celebrata da Ges al
suo arrivo in Galilea: Era vicina la Pasqua, la festa
dei Giudei... (6,4); e ancora, dopo la risurrezione
di Lazzaro: ... E molti della regione andarono a
Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi...
(11,55).
La festa del risveglio e della liberazione dallEgit
to scandisce dunque la vita di Ges adolescente, e
poi di Ges missionario, come quella di ogni ebreo.
Le feste pasquali durano sette giorni. I primi due
sono interamente festivi, comportando linterdizio
ne da qualsiasi lavoro o spostamento, autorizzati in
vece nei quattro seguenti; lultimo invece ancora
interamente festivo. Questa suddivisione della setti
mana pasquale in tre momenti distinti ci fa meglio
comprendere litinerario del viaggio a Gerusalemme,
com raccontato nel Vangelo di Luca.
139
I tre giorni preliminari di cammino terminano
proprio la vigilia di Pasqua, nel preciso momento
in cui il sacrificio rituale d inizio alla festa. I due
seguenti, e cio il primo e il secondo del soggiorno
a Gerusalemme, corrispondono alle due prime fe
rie, durante le quali Ges e i suoi seguono gli uffi
ci sacri nel tempio, e il fanciullo, che si prepara al
suo bar-miswah, viene interrogato dai dottori. Nei
quattro seguenti, quelli di mezza festa, sempre se
condo Luca, avrebbe dovuto aver luogo il ritorno
a Nazareth.
In realt, dopo il primo giorno di cammino, accor
gendosi dellassenza di Ges, Maria e Giuseppe
erano tornati a Gerusalemme, ritrovandolo dopo
tre giorni nel tempio: il che significa che i quat
tro di mezza festa previsti per il ritorno li avevano
invece trascorsi in citt. E trovandovisi, bench
Luca non precisi nulla, si pu ragionevolmente
supporre che vi restassero ormai sino alla fine del
la settimana.

La liturgia di Pasqua ha inizio la vigilia con il se


der che, ventanni dopo, diverr per Ges lUltima
Cena.
Questo pasto rimane sempre uno dei momenti pi
caratteristici della religiosit ebraica, uno dei pi ri
velatori della vocazione di Israele. Apparentemente
si tratta di un pasto normale, e i discorsi che vi si
fanno, per quanto rituali, non differiscono molto
dalle semplici conversazioni familiari.
Tuttavia, nella sua autenticit e nel suo reali
smo, e mentre sembra considerare Dio stesso come
ospite, il seder evoca il carattere sacro del mondo
e della vita e la vocazione storica del popolo di
Dio.
140
Prima di servire al loro uso normale, di sostenta
mento della vita, gli alimenti sono consacrati da be
nedizioni che ne rilevano la sacralit. Alcuni anzi, in
virt di un simbolismo quanto mai diretto, evocano
addirittura le vicissitudini che attendono un popolo
destinato a una missione che lo isoler dal resto del
genere umano. Certi momenti della cena, certi gesti,
certe parole, richiamano finalmente il grande evento
storico: la liberazione dallEgitto, la traversata del
deserto, di cui pesah fa memoria, o meglio che riat
tualizza di volta in volta.
Tutto questo crea unatmosfera semplice e coin
volgente insieme, caratteristica della religiosit
ebraica, e che, al tempo di Ges, la distingueva in
dubbiamente da quella degli occupanti pagani. L in
tervento di Dio nella storia si compie sempre con
mezzi naturali. I miracoli, se ve ne sono, si verifica
no senza sconvolgere le leggi di natura, solo inseren-
dovisi nel punto preciso in cui queste leggi parrebbe
ro esitare sul corso da prendere. Il miracolo, segno
di Dio, pu influenzare lordine del suo universo,
ma non contraddirlo.

La cena pasquale inizia normalmente. Prenden


do posto a tavola, il capo-famiglia pronuncia la
benedizione rituale sul vino, di cui i commensali
bevono un primo sorso. Altre tre coppe circoleran
no durante la cena: ognuno di questi gesti ha un
senso particolare ed preceduto da una speciale
benedizione.
La prima coppa si riferisce al qiddush (santifica
zione della festa); la seconda alla haggadah (la libe
razione dallEgitto); la terza accompagna lazione di
grazie al termine del pasto; la quarta, finalmente,
quella dello hallel, i salmi di lode che concludono la
141
cerimonia domestica di questa sera predestinata, si
gnificativa per tanti aspetti del nostro destino...
... lever la coppa della liberazione e invo
cher il N om e delVEterno... (Sai 116).

La tradizione mette infatti in rapporto Tuso delle


quattro coppe alle quattro espressioni adoperate dal
la Torah al momento della promessa fatta da Dio a
Mos, di liberare Israele dalla schiavit (Es 6,6-7):
Io vi far uscire dal paese d Egitto, vi liberer dal
la schiavit, vi salver con il braccio teso, vi prende
r come mio popolo .
Poi, cerfoglio e prezzemolo vengono intinti
nellacqua salata o nellaceto dicendo: Benedetto
Colui che ha creato i frutti della terra: un primo
richiamo alle amarezze della vita, tanto spesso speri
mentate da Israele.
Viene quindi diviso tra i commensali il pane azzi
mo, riservandone una piccola porzione che, avvolta
in un panno, sar consumata alla fine del pasto, in
sieme alla frutta.
Se questi semplici gesti preliminari non hanno nul
la che evidenzi la singolare solennit di quel pasto
preso in comune, la conversazione rituale che vi fa
seguito la haggadah evocher il grande evento
storico di cui la Pasqua fa memoria. Il capo-famiglia
assume allora il ruolo di cronista, mentre al pi gio
vane dei presenti il fanciullo saggio spetta
rivolgere le domande che dovrebbero esprimere il
suo stupore giovanile. Cos, la cena pasquale diventa
una cerimonia domestica intesa alla formazione reli
giosa dei giovani. Con i mezzi pi semplici, e
senzombra di enfasi, la haggadah raggiunge spesso
il sublime.
142
Il padre di famiglia inizia il dialogo rituale mo
strando ai commensali un pezzo di pane azzimo e di
cendo:
Ecco il pane di miseria che i nostri padri
hanno mangiato nel paese d Egitto. Chi ha fa
me venga e mangi: chi ha bisogno venga e fac
cia pasqua. Questanno da schiavi, lanno ven
turo da uomini liberi .

A questo punto il pi giovane della famiglia do


manda:
Perch questa notte diversa dalle altre?
perch gli altri giorni possiamo mangiare pane
azzimo o pane lievitato, come vogliamo, e sta
notte invece solo pane azzimo? perch le altre
sere mangiamo ogni specie di verdure, e stanot
te soltanto erbe amare? perch le altre sere non
intingiamo nulla nel vino, e stanotte invece lo
facciamo due volte? perch le altre sere man
giamo seduti o appoggiati, e stasera invece solo
appoggiati? Il

Il padre risponde allora evocando la liberazione


dallEgitto, secondo il racconto dellEsodo (12,1
ss.): N oi siamo stati schiavi del Faraone d'Egitto, e
l'Eterno nostro Padre ci ha liberati da quella servit
con mano potente e braccio teso... ecc; .
Al termine della narrazione, il padre alza la coppa
e conclude:
... Ed questa promessa che ci ha sostenu
to, noi e i nostri padri! Poich non un solo ne
mico ha tentato di sterminarci, ma molti lhan
no fatto. Il Santo per benedetto sia! ci
salva dalle loro m ani.
143
Qui, ai giorni nostri, viene dialogato tra i com
mensali un canto dallincerta origine, detto il Daye
nu ( Ci sarebbe bastato ). L ufficiante enumera, di
strofa in strofa, le gesta di Dio in favore del suo po
polo, e i commensali rispondono ogni volta daye
nu , ci sarebbe bastato :

Di quanti prodigi ci ha ricolmati Iddio!


Se ci avesse tratti dallEgitto
senza giudicare gli egiziani...
dayenu!
Se avesse colpito a morte i loro primogeniti
senza consegnarci i loro beni...
dayenu!
Se ci avesse consegnato i loro beni
senza aprire il mare dinanzi a noi...
dayenu!
Se avesse aperto il mare dinanzi a noi
senza farcelo attraversare a piede secco...
dayenu!
Se ce lo avesse fatto traversare a piede secco
senza sommergervi i nostri nemici...
dayenu!
Se avesse sommerso i nostri nemici
senza provvedere per quarantanni al nostro so
stentamento nel deserto...
dayenu!
Se avesse provveduto al nostro sostentamento
nel deserto senza nutrirci di m anna...
dayenu!
144
Se ci avesse nutriti di manna
senza concederci il riposo del sabato...
dayenu!
Se ci avesse concesso il riposo del sabato
senza condurci ai piedi del monte Sion...
dayenu!
Se ci avesse condotto ai piedi del monte Sion
senza darci la Legge...
dayenu!
Se ci avesse dato la Legge
senza introdurci nel paese dIsraele...
dayenu!
Se ci avesse introdotto nel paese dIsraele
senza erigere per noi la Casa d elezione (il
Tempio)...
dayenu!
Come dobbiamo dunque rendere grazie a Dio
per i tanti favori che ci ha elargiti!

Dopo varie spiegazioni e commenti biblici intor


no allagnello pasquale, al pane azzimo e alle erbe
amare, il capo-famiglia pronunzia lafferma
zione solenne, uno dei momenti culminanti del
seder
D i generazione in generazione, ognuno di
noi ha il dovere di considerarsi come se fosse
stato personalmente liberato dalla schiavit
d Egitto. scritto infatti: Tu darai questa
spiegazione a tuo figlio: a questo fine che
lEterno ha agito in mio favore quando mi
fece uscire dallEgitto (Es 13,8). Non i nostri
145
padri soltanto sono stati liberati, ma anche
noi lo fummo. Il Santo benedetto sia!
ci ha liberati con loro, com scritto: Egli ci
fece uscire dallEgitto per condurci qui
e darci il paese promesso ai padri nostri
(Dt 6,23).
Noi abbiamo dunque il dovere di ringraziare,
cantare, lodare, glorificare, esaltare, celebrare,
benedire, magnificare e onorare Colui che per
noi e per i padri nostri ha compiuto tutti questi
prodigi. Ci ha condotti dalla schiavit alla li
bert, dalla desolazione alla gioia, dal lutto alla
festa, dalle tenebre alla luce, dalla servit alla
salvezza. Cantiamo a Lui un cantico nuovo, al-
leluja! .

Termina cos la prima parte del seder. Viene poi


servito il pranzo, accompagnato dalle solite benedi
zioni sul vino e sulle abluzioni delle mani, pi quelle
sul pane azzimo e sulle erbe amare. Si beve quindi la
terza coppa di vino-, appoggiati sul gomito sinistro
(atteggiamento padronale rispetto a quello degli
schiavi). Viene riempita di vino anche la coppa desti
nata al profeta Elia, e aperta la porta per permettere
sia allinviato di Dio, sia al povero che passa, di en
trare e condividere la mensa.
Finalmente, dopo la recitazione dei salmi di lode,
viene letta la preghiera di adorazione gi ricordata
(nishmat kol haj).
La cerimonia si conclude bevendo la quarta cop
pa. Al seder propriamente detto fanno seguito la let
tura di alcuni passi biblici e qualche canto, il pi po
polare dei quali il Chad Gady, o Canto del capret
to. Composto in aramaico, lingua usata in Palestina
al tempo di Ges, questa filastrocca popolare stata
146
redatta molto tempo dopo lepoca del secondo Tem
pio:
Mio padre aveva comprato un capretto per due
denari
(rit.) un capretto, un capretto!
E venne il gatto, e mangi il capretto
comprato da mio padre per due denari.
E venne il cane e morse il gatto
che aveva mangiato il capretto
comprato da mio padre per due denari...
(rit.)
E venne il bastone e colp il cane
che aveva morso il gatto
che aveva mangiato il capretto
comprato da mio padre per due denari..
(rit.)
E venne il fuoco, e bruci il bastone
che aveva colpito il cane
che aveva morso il gatto
che aveva mangiato il capretto
comprato da mio padre per due denari...
(rit.)
E venne lacqua e spense il fuoco
che aveva bruciato il bastone
che aveva colpito il cane
che aveva morso il gatto
che aveva mangiato il capretto
comprato da mio padre per due denari...
(rit.)
E venne il bue, e bevve lacqua
che aveva spento il fuoco
che aveva bruciato il bastone
che aveva colpito il cane
che aveva morso il gatto
147
che aveva mangiato il capretto
comprato da mio padre per due denari...
(rit.)
E venne il macellaio, e uccise il bue
che aveva bevuto lacqua
che aveva spento il fuoco
che aveva bruciato il bastone
che aveva colpito il cane
che aveva morso il gatto
che aveva mangiato il capretto
comprato da mio padre per due denari...
(rit.)
E venne langelo della morte, e uccise il macellaio
che aveva ucciso il bue
che aveva bevuto l acqua
che aveva spento il fuoco
che aveva bruciato il bastone
che aveva colpito il cane
che aveva morso il gatto
che aveva mangiatg il capretto
comprato da mio padre per due denari...
(rit.)
E venne il Santo benedetto sia!
e uccise langelo della morte
che aveva ucciso il macellaio
che aveva ucciso il bue
che aveva bevuto lacqua
che aveva spento il fuoco
che aveva bruciato il bastone
che aveva colpito il cane
che aveva morso il gatto
che aveva mangiato il capretto
comprato da mio padre per due denari...
il capretto, il capretto!
148
Questo canto popolare anche unesaltazione del
la vita, dimostrando che chiunque linsidia finisce
per essere distrutto. Ed inoltre unallegoria della
storia universale: i vari impri che si sono contesi il
dominio del mondo attraverso i secoli, e che tanto
spesso hanno tentato di asservire o distruggere Israe
le, finiscono per essere essi stessi annientati: mentre
il pi debole raffigurato dal capretto sussister
sempre.
Il capretto comprato da mio padre per due dena
ri simboleggia infatti il popolo di Israele, che Dio
si aggiudicato con le due Tavole della Legge.

L indomani, Maria, Giuseppe e Ges partecipano


allufficio del primo giorno di Pasqua.
Al pari di ogni festa ebraica, questufficio ripren
de le preghiere sinagogali di ogni sabato, con lag
giunta di testi speciali.
In questo primo rito cui assiste nel Tempio, du
rante una cerimonia che indubbiamente lo esalta e lo
turba insieme, Ges forse particolarmente colpito
da certe frasi che, come attestano i vangeli, affiori-
ranno poi nella sua predicazione.
Nella amidah, ad esempio, potrebbe ritenere in
particolare lannuncio della liberazione messianica:
Tu manderai alla tua posterit un redentore, in no
me del tuo amore e della tua gloria.
Altre benedizioni presentano temi che egli ripeter
pure un giorno, come quello che esalta lumilt:
Benedetto sii tu che domini gli arroganti , o quel
lo che canta la misericordia di Dio verso i diseredati:
Benedetto Iddio che riveste gli ignudi!.
Nella preghiera di Mos, uomo di Dio, vi sono pa
role applicate agli idolatri, che Ges riprender in
senso metaforico per designare gli increduli: H an
149
no bocche e non parlano, occhi e non vedono, orec
chi e non odono... Ascolta inoltre un salmo (115)
che pi tardi ispirer Pinizio del Padre nostro: N on
a noi, Signore, ma a te solo sia gloria!.
NelPinno di Davide, finalmente, ricorre un'e
spressione, del resto abituale nei testi profetici, spe
cie in Ezechiele, che, esaltata e trasfigurata, echegge-
r spesso nella predicazione di Ges: Il Figlio
dell*Uomo . Indicante inizialmente la comune con
dizione umana, nei vangeli diverr sinonimo del
Messia, o addirittura di Dio medesimo.

Nel corso di questo primo ufficio pasquale, vanno


dunque delineandosi certi temi d'ispirazione, certi
termini di vocabolario, che saranno domani quelli di
Ges.
Lo svolgimento del rito conduce allevocazione
storica della libert riconquistata e dellintervento di
Dio nella liberazione di Israele. Dopo le prime bene
dizioni, lufficio si orienta dunque verso il suo parti
colare oggetto, celebrato da Mos nel Cantico del
Mar Rosso (Es 15): Io canter all*Eterno, che si
mostrato grande e misericordioso: ha precipitato in
mare cavallo e cavaliere... ecc.
Segue, come in ogni ufficio ebraico, la lettura del
la torah. La parashah del primo giorno di Pasqua
tratta dai capitoli dellEsodo Che ricordano luscita
dallEgitto (c. 12). La lettura seguente, la haftarah,
presa dal profeta Giosu (3,5 ss). Eccone il punto
culminante:
Giosu disse al popolo: Santificatevi, per
ch domani il Signore compir meraviglie in
mezzo a voi**. Poi disse ai sacerdoti: Portate
l*Arca dell*Alleanza e passate davanti alpopo-
150
l o E VEterno disse a Giosu: Oggi stesso
comincer a glorificarti agli occhi di tutto
Israele: perch sappiano che, come sono stato
con Mos, cos sar ora con te .
La storia dunque sempre presente e viva in que
sto ufficio di Pasqua, come in tutte le feste di Israe
le: la storia, il cui flusso perenne, ma che per un
ebreo del tempo di Ges e per Ges stesso co
stituisce il fondamento di ogni azione sacra.
Durante la settimana pasquale, unaltra haftarah
evoca uno dei tempi pi impressionanti del messag
gio profetico: la visione di Ezechiele (Ez 31,1-14):
L a mano del Signore f u sopra di me, e il Signore
mi port fu o ri in spirito, e mi depose nella pianura
che era piena di ossa aride... ecc.
Malgrado la pompa, che indubbiamente lo stupi
sce, la cerimonia di Pasqua d a Ges limpressione
di un equilibrio raggiunto fra cielo e terra: lannun
cio della vita avvenire e lesaltazione di quella terre
na. Al momento della lettura della Legge si procla
ma:
Comunicaci la tua santit, perch possiamo
ottenere, oltre a una vita felice quaggi, la bea
titudine eterna in quella futura... .
Quasi contemporaneamente vengono recitati gli
ultimi versetti del Salmo 115: N on sono i morti che
lodano il Signore, n coloro che discendono nella
fossa: ma noi, i vivi, diamo lode al Signore, ora e
sempre. Alleluia!.
Equilibrio fra cielo e terra, dunque, sempre neces
sario per Israele, ma sempre fragile e precario, sem
pre soggetto a spezzarsi, in un senso o nellaltro. il
grande rischio di cui, prima ancora di fare la sua
professione di fede religiosa, Ges comincia forse a
151
prendere coscienza. Da che lato orientarsi: verso
lesaltazione che trascina le folle, o laustero reali
smo, richiedente uno sforzo maggiore? Un tale di
lemma, che comincia a porsi durante lufficio di Pa
squa, diverr probabilmente pi acuto nelle conver
sazioni con i dottori, quando Ges si presenter agli
interpreti ufficiali della Legge.
I dottori della Legge, questi specialisti dei com
menti rabbinici, dinanzi ai quali devono presentarsi i
giovani ebrei che si preparano alliniziazione religio
sa, sono completamente consacrati allo studio della
Torah. Dei libri santi conoscono ogni parola e ogni
segno. Quando si svolgono i rotoli, sanno in che
punto preciso si trova il passaggio indicato. Cono
scono a memoria tutti i passi della Scrittura che trat
tano soggetti analoghi, per cui possono cominciare
un testo dellEsodo con un versetto dei Salmi, o un
racconto del libro dei Numeri con un frammento
dellEcclesiaste.
Al tempo di Ges, il loro insegnamento era esclu
sivamente orale. Non si conservava alcuna traccia
scritta delle loro riflessioni o dei loro commenti. Ma,
allenati comerano fin dallinfanzia a raccogliere e
catalogare le diverse espressioni della Parola di Dio,
si pu esser certi che nulla andava perduto e che essi
trasmettevano fedelmente ai loro discepoli la saggez
za ricevuta, commentata e meditata.
Nelle pause dellufficio, Ges e i suoi coetanei si
avvicinavano ai dottori, riuniti nellatrio del Tem
pio: i pi giovani in piedi, altri seduti, in attesa dei
pellegrini e dei discepoli. Uno dei pi illustri, fra
quelli di pi larghe vedute il saggio Hillel era
morto da poco: ma la sua scuola gli sopravviveva.
Un altro dottore, il vecchio Shammai, i cui disce
poli, per il loro rigore nei confronti della Legge, si
152
opponevano a quelli di Hillel, data la sua et vene
randa, doveva certo essere seduto.
E ve ne erano ancora altri, i cui nomi non ci sono
stati tramandati. Ma ci basta sapere che le due oppo
ste tendenze, rivali ma complementari, erano rap
presentate allingresso del Tempio quando vi giunse
Ges, per immaginare il senso generale delle contro
versie che venivano dibattute in occasione della P a
squa.
Ai discepoli e ai fedeli, i dottori impartivano allo
ra ci che oggi chiameremo lezioni di morale e di
pratica. Per la morale, si confrontavano due posi
zioni: quella ritualista e quella che potremmo defini
re realistica, empirica, esistenziale. Per la prima, ci
che contava innanzi tutto era la lettera della Scrittu
ra, come risulta da questa singolare riflessione for
mulata da uno dei Dottori del tempo: Come faccio
a sapere che alla notte segue il giorno? Semplice:
lho letto nella Torah .
Per gli altri, specie i discepoli di Hillel, la realt
della vita, umana e naturale, prevaleva sullosser
vanza della lettera. Lasciate le citazioni della Scrit
tura, dicevano: lasciate fare la gente. la tradizione
viva. Oppure: Esci e guarda che cosa fa la
gente.
Questo predominio della vita sullosservanza let
terale, o piuttosto questa fusione tra legge e vita, ri
masta poi una delle tendenze pi costanti e profonde
del pensiero ebraico, veniva allora espressa sotto
forma di sentenze o di proverbi. Si diceva, per esem
pio, che non bastava leggere un salmo secondo un
certo criterio intellettuale, ma che bisognava interes
sarsi ai bisogni materiali degli uomini. Le necessit
materiali degli altri sono le mie necessit spirituali ,
soleva ripetere uno dei dottori del tempo. Non po
153
trebbe essere questa una delle fonti ispiratrici di certi
precetti evangelici proclamati poi da Ges?
Questa morale in azione, che non contraddice, ma
completa la rigorosa osservanza del testo sacro, si
manifestava in riflessioni sulla vita improntata a
unindulgenza consolatrice: Chi cade trova sempre
un aiuto. Non v nulla che, cadendo, non cessi un
giorno dal cadere... .
Riflettendo sul peccato, certi dottori esprimeva
no un concetto di virt non moralistico, nel senso
banale del termine, ma convinto che la vita una
perenne battaglia. L a mancanza di peccato non
equivale a uno stato dinnocenza, ma ad una lotta
incessante per avvicinarsi sempre pi al bene e alla
verit.
Altri dottori si preoccupavano della complessit
del mondo. Non possibile studiare le cose separa
tamente. La realt tutta collegata.
Gli insegnamenti morali dei dottori d Israele era
no dunque tutti pervasi da una saggezza antica, di
cui 1insegnamento di Ges, dopo gli anni oscuri,
serber larghe tracce.
Accanto ai dottori che chiameremmo liberali, altri
andrebbero catalogati fra i tradizionalisti. Ve ne era
no che passavano la giornata a discutere su minuzie
che ai giovani potevano sembrare pignolerie, ma che
non erano irragionevoli. Per comprendere le esigen
ze rabbiniche riguardo allapplicazione della Legge,
non bisogna dimenticare che, dalla rivelazione del
Sinai, lintero popolo ebreo ha ricevuto una missio
ne sacerdotale. Non c dunque maggior ragione di
stupirsi nel vederli osservare scrupolosamente regole
severe circa il cibo, il riposo, la preghiera, ecc., di
quanto non ve ne sia nel vedere dei monaci osservare
usi particolari, che li distinguono dagli altri uomini,
154
che, visti dallesterno, senza penetrarne il senso, po
trebbero sembrare incomprensibili.

Di fronte al fanciullo Ges, per esempio, alcuni


dottori possono aver discusso a lungo sulle modalit
del precetto religioso che impone ad ogni ebreo di re
citare ogni sera lo shem a \ A quale momento farlo?
Come distinguere esattamente, fra crepuscolo e not
te, listante in cui va fatta la preghiera?
Alcuni propongono criteri d ordine materiale: la
notte comincia esattamente quando non si distingue
pi il blu dal bianco. Gi, ribattono altri: ma di qua
le blu e di quale bianco si parla? Blu scuro o blu
chiaro? possibile che, a questo punto del dibattito,
i dottori abbiano chiesto ai giovani presenti che cosa
ne pensavano. Ed forse in unoccasione del genere
che il buon senso di Ges, la sua profonda spirituali
t, deve aver colpito i saggi di Gerusalemme, come
attesta Luca.
Altri argomenti sono di portata pi generale. I
dottori discutono fra loro sulla compatibilit fra il
sentimento religioso degli ebrei e il giuramento da
prestare allimperatore romano. Chiss che non sia
stato proprio dopo aver assistito a una discussione
del genere che Ges abbia interiormente formulato,
sulla scia della tradizione ebraica, il suo famoso pre
cetto su ci che spetta a Dio e ci che spetta a Cesa
re; e magari avr anche potuto esprimerlo allora per
la prima volta, cosa che spiegherebbe ancor meglio
lammirazione dei dottori.
Ma i loro discorsi non riguardavano solo disquisi
zioni morali e religiose. A volte, per alleggerire un
po il tono, si lasciava spazio alla fantasia.
La tradizione rabbinica, inizialmente orale e codi
ficata in seguito nei due Talmud, comprendeva in
155
fatti due parti distinte: quella teorica e legislativa,
chiamata halakah, ed una pi poetica, immaginifica
e libera, composta prevalentemente da apocrifi, det
ta haggadah.
Erano racconti tra il fantastico e il reale che, par
tendo da episodi storici, vi creavano intorno una se
rie di interpretazioni leggendarie.
Ascoltando questi antichi testi, Ges pu rendersi
conto che la Scrittura non un deposito sigillato, ma
che, nel corso della storia, gli uomini possono arric
chire i testi sacri con precetti e apologhi corrispon
denti ai propri bisogni, alle proprie aspirazioni e
conformi ai propri sentimenti.
E presagisce forse di poter un giorno lui stesso
conformarsi alla tradizione, di cui coglie la perenne
vitalit, interpretando a sua volta la Torah in una
predicazione rinnovata.

156
I giorni santi di Ges
1. Maturit religiosa
Al ritorno da Gerusalemme, dove stato esamina
to dai dottori della Legge, Ges manifester la sua
m aturit religiosa, prendendo posto fra gli uomini
del suo popolo, investiti da una missione sacerdota
le: quella che, dalla rivelazione del Sinai, grava su
ogni ebreo recante nella propria carne il segno
dellalleanza di Abramo.
L espressione oggi in uso per indicare ladolescen
te giunto al momento di questa solenne investitura
quella di bar-miswah, figlio del comandamento e
uomo di dovere . Espressione recente, assai poste
riore agli anni oscuri di Ges, poich risale solo al
XIV secolo della nostra era.
Gli antichi termini rabbinici, che furono invece
applicati a lui in occasione della sua professione di
fede a Nazareth, erano o gadol, adulto, o bar-
*onashim, figlio del castigo: nel senso che, ormai re
sponsabile dei propri atti, il giovane divenuto egli
stesso passibile di castigo in caso di colpa.
L accostamento di queste due espressioni quan
to mai significativo. Indica che il giovane, iniziato
alla condizione sacerdotale, esercita ormai tutti i po
teri e i ruoli riservati agli uomini. Pu contrarre voti
159
o consacrare i propri beni a scopi santi. Pu, o me
glio deve, portare i pesi dei propri peccati, mentre,
fino ai tredici anni, dipendeva dal padre per la vita e
per la morte.
Nel momento dunque in cui, nella sinagoga di Na
zareth, indossato per la prima volta il tallii, Ges co
mincia a pronunciare le benedizioni rituali, in quello
stesso istante, come ogni ebreo, egli diviene insieme
uomo e sacerdote. In Israele, infatti, prototipo
dellumanit, non si pu essere prete se non si vera
mente uomo; non si pu assumere Dio se non si as
sume prima la propria condizione umana.
La cerimonia che celebra la maggiorit religiosa
ha luogo il primo sabato del 14 anno. Il gadol viene
invitato a leggere la parashah, il brano della legge, e
la haftarah, quello profetico che segue. Poi far par
te dei sette uomini assunti agli onori della Torah.
Nel momento solenne in cui, per la prima volta,
Ges d pubblica lettura del testo sacro, suo padre,
rimasto tra i fedeli, pronunzia silenziosamente la be
nedizione fondamentale: Benedetto sia Colui che
mi ha tolto la responsabilit di questo fanciullo.
Il rabbino o lufficiante dice poi qualche parola
per rilevare lentrata di Ges nellalleanza di bra
mo e nel destino di Israele. Accanto a lui, tutti i no
tabili del villaggio partecipano a questa assunzione
d un nuovo Ebreo al sacerdozio di Israele.
Ges pronunzia allora le benedizioni che ogni sa
bato mattina accompagnano la lettura della Torah:

Lodate lEterno, solo degno di lode!


Lode a te, Eterno, nostro Dio, re delluniver
so, che ci hai scelti fra tutti i popoli per essere i
depositari della tua Legge. Lode a te, Eterno,
che ci hai donato la Legge! .
160
A lettura terminata proclama:
Lode a te, Eterno nostro Dio, re delluni
verso, che, dandoci una legge di verit, ci rendi
degni della vita eterna! Sii benedetto, Signore,
donatore della Legge.
con queste parole che Ges prende definitiva
mente posto nellalleanza di Abramo e nella tradi
zione di Israele.
Sarebbe bello poter conoscere i testi letti da Ges
il giorno della sua investitura sacerdotale. Ma su
quali dati appoggiarsi per individuarli? Tentiamone
uno, che offra almeno qualche verosimiglianza.
Le scritture dicono che Ges nato il giorno di
hanukkah: la sua maturit religiosa ha dunque do
vuto cadere nel primo sabato corrispondente a que
sta festa.
La haftarah era probabilmente presa da Zaccaria,
2,14-4,7. Fra gli ultimi versetti di questo brano c
una frase straordinaria, che sembra presagire il futu
ro messaggio del fanciullo predestinato: N con la
forza n con la violenza, ma per mezzo del mio Spiri
to, dice adonaj s b a o t (Zac 4,6). Non forse fin
da questa prima cerimonia in cui ufficia come adul
to, che si rivela la vocazione particolare di Ges?

2. Rosh-hashanah e Kippur
Ges non ancora molto esperto nellesercizio
della sua vocazione sacerdotale quando sopraggiun
gono i giorni santi di Israele, detti, jam im noraim ,
che riuniscono tra loro la festa di rosh-hashanah,
commemorazione della creazione del mondo, e quel
la del kippur, o del Grande Perdono.
161
Situati allinizio del mese di tishr, questi giorni
santi dellEterno santi perch dalla sua perfezione
e dalla sua santit Dio volle estrarre questimmagine
imperfetta, precaria ma necessaria che luomo, ri
flesso terreno della sua grandezza questi giorni
santi di Ges dai quali inizia, come per ogni giovane
ebreo, la sua ascesa verso il compimento del suo de
stino sacerdotale questi giorni santi, ritorno an
nuale degli uomini alle vie di Dio, sono annunciati in
terra dal rito, gi ricordato, della trasmissione della
luce chiamata appunto rosh-hashanah.
uno dei periodi pi intensi della religione ebrai
ca; quello in cui lebreo credente, con gesti e preghie
re, si prepara di giorno in giorno alla purificazione
che lo riavviciner a Dio.
Sin dal mattino del primo giorno, il rauco suono
dello shofar convoca tutti i figli di Israele al grande
raduno spirituale. Questo corno dariete, che ricor
da lariete offerto da Abramo in luogo del figlio
Isacco, invita i fedeli a un esame di coscienza straor
dinariamente esigente: Svegliatevi, dormienti, e
pensate ai vostri doveri. Ricordatevi del vostro Crea
tore e tornate a lui con la penitenza .
La prescrizione di suonare lo shofar ha i seguenti
scopi:1
1) annunciare la venuta di Dio, Creatore e Signore
delluniverso;
2) ricordare la promulgazione della Legge sul Sinai;
3) evocare il sacrificio di Abramo;
4) incitare alla penitenza;
5) mantenere viva lattesa del Messia;
6) attestare la speranza nella risurrezione dei morti.
162
Secondo un poetico commento sulla festa, la cur
va dello shofar richiama lumilt delluomo religioso
e la parte diritta la sua semplicit.
Tutti gli ebrei di Nazareth, sia i ferventi che i tiepi
di, assistono a questo rito con accresciuto fervore.
Come dice il Talmud, i primi due giorni dellanno
nuovo ne formano idealmente uno solo. il I o di
tishri che, secondo la tradizione, fu creato il primo
uomo: per questo gli ebrei fanno coincidere lalba
del mondo con linizio dellanno e con quello della
storia.
Il primo giorno del settimo mese, ordina la Bib
bia, vi sar una convocazione religiosa e non farete
nessun lavoro manuale: sar per voi il giorno della
teru ah (uno dei suoni del corno) (Lv 23,24; Nm
29,1).
Questa festa, cui fino allora il giovane Ges aveva
solo assistito, ma alla quale partecipa ora attivamen
te, fa dunque parte del libro rivelato da Dio agli uo
mini. Cronologicamente, la festa cade in un giorno
fisso del calendario: ma, nella tradizione ebraica, as
sume u n importanza singolare. Segna linizio dei
giorni santi che nella vita di ogni ebreo hanno uno
speciale significato, e in quella di Ges ripercussioni
che, forse, si prolungheranno fino ai giorni nostri.
Secondo una tradizione accreditata in tutto Israe
le, questo giorno fu designato da Dio, sin dallorigi
ne del mondo, come quello del giudizio, in cui
lEterno apre il libro di verit, lo esamina e pesa le
opere di ogni uomo, decretandone la sorte: giudizio
che sar definitivamente sanzionato nel giorno del
kippur, al termine del periodo sacro.
A questo giudizio nessun essere umano potrebbe
sottrarsi, se non mediante la preghiera, la penitenza
e la confessione. I giorni che dividono le due feste
163
rappresentano lultima dilazione offerta alluomo
peccatore da un Dio di misericordia, fin dallorigine
del tempo.
Nel corso dei secoli, questo giorno del primo
giudizio fu occasione di atti di fede particolarmen
te intensi. Fu in quel giorno, secondo la tradizio
ne, che Sara, Rebecca e Anna si rivolsero implo
ranti a Dio e ne vennero esaudite. Le braccia del
Signore sono sempre aperte al pentimento: Io
non desidero la morte del peccatore, ma che si
converta e viva.
Tutto ci che negli altri banale e ordinario, in
questi giorni particolari diviene eccezionale. Gli assi
stenti che si stringono sui banchi della sinagoga in
dossano tutti gli abiti di festa, ed hanno la sensazio
ne di accedere a unaccresciuta dignit, di sentirsi
pienamente investiti della loro missione sacerdotale.
Per avere lequivalente del sentimento ebraico di Ge
s e dei suoi compatrioti ebrei in quellora, bisogne
rebbe forse raffigurarsi quello di un sacerdote catto
lico il Venerd Santo o la vigilia di Natale.
Alle preghiere consuete, si aggiungono in quel
periodo testi speciali di contrizione, dimplorazio
ne, di confessione. Quando lufficio ha termine,
gli assistenti, prima di separarsi, si scambiano gli
auguri per lanno che inizia: Vshanah tovah tik-
fv u : Possiate voi essere iscritti in un anno felice .
Sono le parole che Ges rivolge ai suoi cari ed essi
a lui.
L indomani, primo dei giorni santi, segna il primo
atto della tragedia sacra che fisser per un anno il
destino di ogni fedele. Lo svolgimento dellufficio
va dunque modificandosi e precisandosi in questo
senso. C innanzi tutto un passaggio della Mishnah,
tradizione rabbinica delle origini, enunciante gli es
164
senziali doveri delluomo, la cui trasgressione com
porta il castigo:
I doveri il cui compimento non ha limiti so
no: labbandono dellangolo del campo al po
vero durante il raccolto; lofferta delle primi
zie; il sacrificio al Tempio durante le tre visite
prescritte; la beneficenza e lo studio della Leg
ge. I doveri che procurano alluomo un godi
mento in questo mondo e la cui ricompensa
principale riservata alla vita futura sono: la
piet filiale; lassidua frequenza delle scuole re
ligiose; lospitalit; la sollecitudine per i malati;
la dotazione dei fidanzati; gli estremi onori resi
ai morti; il raccoglimento nella preghiera; il ri
stabilimento della pace fra luomo e il suo pros
simo. Ma il pi importante di tutti resta lo stu
dio della Legge .
I tre Salmi: 105, 19 e 34 cantano il tema principale
dellomaggio reso dallebreo, allinizio del nuovo
anno, al suo Dio, alla maest divina e alla sua giusti
zia. Dio Signore e Creatore del mondo, Dio
giudice...
Cos, nel lirismo dei salmi, fra gli accenti consa
crati alla glorificazione di Dio, si prepara lavvento
del giudizio. Due testi, frementi dangoscia e di spe
ranza, formulano questa attesa. Il primo evoca ri
cordi storici:
Eccolo giunto, il terribile giorno del giudi
zio, che ricolma d angoscia ogni creatura. Ci si
avvicina tremanti, per piegare il ginocchio; ci si
raccoglie come per offrire un olocausto. Il
Creatore, che scruta tutti i nostri pensieri, che
pesa il ricco e il povero sulla stessa bilancia, ri
corder le parole del nostro padre bramo: Il
165
giudice di tutta la terra non devessere indul
gente ? S, le ricorder al momento del giudi
zio. Gi prima di trarre il mondo dal nulla, il
suo pensiero raggiungeva questa roccia (bra
mo), da cui noi siamo usciti. Lo fece nascere in
mezzo a generazioni perverse, perch, per suo
merito, le salvasse. La sua compagna (Sara) ot
tenne in quel giorno una nuova giovinezza, ed
un nobile virgulto coron la sua vecchiaia. Feli
ce presagio per la loro posterit, che in quel me
desimo giorno si presenta dinanzi a Dio! I loro
discendenti tremano oggi nelFavvicinarsi al tro
no del supremo Giudice. Invocano lEterno e si
affrettano verso il suo tempio per ottenere sal
vezza. Nella speranza di essere esauditi, col fa
vore della madre loro, la pia Sara, bussano alle
porte del cielo, ed evocano con fiducia la me
moria della vittima offerta, Isacco, di cui Sara
ebbe la sorte di essere madre .
Il secondo brano descrive la giornata che si prepara:
Il re che regna su tutta la terra ha voluto
darle per base la giustizia. Il mondo intero rico
noscer, e tutti i suoi abitanti, da unestremit
del globo allaltra sapranno, che il Creatore del
mondo esercita la giustizia e lequit. Una si
lenziosa attesa regner sulla terra quando Egli
si lever per giudicare le creature, liberare gli
oppressi e sterminare i superbi tiranni; quando
scuoter le estremit della terra per rigettarne i
malvagi. Allora si udr una voce in cielo e in
terra: Com glorioso il tuo nome sulla terra,
o Eterno! .
Il suo impero si estende sullintero universo;
le profondit della terra lo proclamano, i cieli
166
ne gioiscono, la terra ne sussulta desultanza,
cieli e mari cantano il trionfo di questo Dio...
Nel giorno delFultimo giudizio, il Signore far
squillare tre volte lo shofar per spaventare i po
tenti, rovesciare il trono dei tiranni: e ogni vi
vente esclamer: Quant glorioso il tuo nome
sulla terra! . Il Signore conceder alla terra
una gioia pura e durevole, risveglier i dor
mienti dal sonno della morte. E da ogni parte si
leveranno cantici: Inneggiate al Signore della
terra! .
La terra e i suoi abitanti attendono con tre
more ed angoscia il giorno grande e terribile del
giudizio: e chi oser pretendere d esser trovato
puro? Quegli stessi che quaggi esercitano la
giustizia e ne conoscono tutte le regole... igno
rano se, allora del giudizio, otterranno grazia
dinanzi al Giudice. Nessuna raccomandazione
varr dinanzi alla giustizia suprema: laccusato
lunico testimone di se stesso: egli firmer la
propria sentenza con la sua stessa mano; le sue
opere lo giudicheranno e lo condanneranno...
Allora tutto sar vero, tutto sar giusto; allora,
a fianco della benevolenza, regner lequit.
in questo giorno che le nazioni saranno convo
cate al cospetto del supremo Giudice. questo
il giorno del giudizio per tutti i popoli e per tutti
i mortali; per ricordarci il primo giorno della
creazione e lultimo che deve giudicarci .
Finalmente lufficio termina col suono dello sho-
f r, accompagnato dalla rievocazione dellorigine
del mondo e dallannunzio del giudizio:
Oggi lanniversario dellorigine del mon
do; oggi Dio convoca al suo tribunale tutte le
167
creature della terra, sia come figli, sia come ser
vi. Se tu, mio Dio, ci considererai come figli,
abbi piet di noi, come fa un padre per le sue
creature; se come servi, i nostri occhi sono fissi
su di te, in attesa della tua grazia e d un giudi
zio splendente come la luce, o Dio terribile e
santo!
Tu ricordi tutto ci che avvenuto nel mon
do, tu rimuneri le creature dei tempi pi remo
ti, tu conosci tutti i misteri e i segreti della crea
zione; nulla dimenticato od occulto dinanzi al
trono del tuo splendore, nessun essere sfugge al
tuo sguardo. Il tuo sguardo, o Eterno nostro
Dio, si estende sino alla fine dei secoli. Tu hai
stabilito la legge del Ricordo per passare in ras
segna tutte le anime. Sin dai primi tempi hai di
chiarato che oggi lanniversario della creazio
ne... una legge per Israele, un decreto del Dio
di Giacobbe. In questo giorno fissata la sorte
di ogni nazione: chi vedr la guerra, chi avr la
pace; chi soffrir la carestia e chi godr dellab
bondanza. In questo giorno ogni creatura giu
dicata e destinata alla vita o alla morte... Beato
chi non ti dimentica, il figlio dAdamo che ri
pone in te la sua forza! Poich quelli che ti cer
cano non verranno mai meno, quelli che spera
no in te non arrossiranno mai .

Iniziano cos i giorni santi; e da rosh-hashsnah a


kippur gli stessi temi saranno ripresi e andranno pre
cisandosi.
Ad ogni giorno corrisponde il canto di un salmo,
che alle benedizioni consuete aggiunge una lode sup
plementare esaltante il supremo Giudice: sono i sal
mi 24, 48, 8 2 ,9 4 ,8 1 ,9 3 ,9 2 .
168
Si annuncia cos il kippur, giorno del giudizio e
dellespiazione. Ormai, non pi per frammenti o
con preghiere isolate che si esprime la contrizione.
Ogni ebreo compare personalmente dinanzi al suo
Creatore, associandosi allesame collettivo di co
scienza, alle interminabili litanie, numerose come lo
sono le occasioni di peccato per ogni essere umano.
Unendo la propria voce al coro generale, e ricono
scendo al passaggio, nellenumerazione delle varie
trasgressioni della Legge, quelle di cui si reso per
sonalmente colpevole, ogni fedele assume la propria
responsabilit nellarmonia delluniverso. Dallin
sieme di queste litanie emerge la pi precisa e com
pleta immagine delle debolezze del cuore umano. Ci
tiamole dunque per intero, cos come Ges le ha in
dubbiamente recitate. Non forse nella loro salmo
dia che egli impar a meglio conoscere la vera natura
degli uomini, cui cercher pi tardi d ottenere sal
vezza?
Questa liturgia ebraica del kippur una delle pi
realistiche e delle pi sublimi che esistano:

O Dio nostro e Dio dei padri nostri, giunga


davanti a te la nostra preghiera ed esaudisci la
nostra supplica, poich noi non siamo n arro
ganti n ostinati, al punto da dire dinanzi a te,
o Signore nostro Dio e Dio dei padri nostri: noi
siamo giusti e non peccammo, ma confessiamo
di aver peccato. S, fummo colpevoli: comment-
temmo infedelt, usurpammo, pronunziammo
maldicenze, fummo iniqui, empi, insolenti, ca
lunniatori, rei di macchinazioni, menzogneri,
motteggiatori, ribelli, blasfemi, perversi, de
pravati, prevaricatori, caparbi, corrotti; prati
cammo azioni abominevoli, traviamenti e in
169
gann; ci allontanammo infine dai tuoi coman
damenti e dalle tue leggi senza mai esser paghi.
Tu sei il nostro giusto giudice su tutto quanto
ci avviene, poich tu operi con verit, mentre
noi siamo colpevoli. Che cosa possiamo dirti a
discolpa, o Tu che sei altissimo: che cosa pos
siamo confessare a Te, che regni nelle regioni
eccelse? Non conosci Tu tutti i misteri come le
cose pi manifeste? Tu conosci gli arcani
delluniverso e i pi occulti segreti di ogni vi
vente. Tu scruti il pensiero interno deiruom o e
investighi i sentimenti del cuore: nessuna cosa ti
nascosta, nulla mistero al tuo cospetto. De
gnati dunque, o Signore Dio nostro e dei nostri
padri, di accordare perdono e indulto a tutti i
nostri peccati, colpe ed errori.
I peccati commessi spinti da forza maggiore.
II peccato commesso per inavvertenza.
Il peccato commesso pubblicamente.
Il peccato commesso con premeditazione e
astutamente. -
Il peccato commesso con cattivo pensiero.
Il peccato commesso nella confessione.
Il peccato commesso con sfrontatezza, con la
violenza, tenendo discorsi impuri... Trasportati
da passione, scientemente, inavvertitamente;
pronunziando falsit e menzogna, con la mal
dicenza, con sguardo peccaminoso, con lusu
ra, con discorsi biasimevoli; con alterigia, per
vana loquacit... Negando lelemosina, con vo
lont, con falso giuramento, per errore, con
presunzione.

E la lista continua, puntuale, rigorosa, implaca


bile...
170
... I peccati che ci sono noti, gi li abbiamo
confessati dinanzi a Te; quelli a noi ignoti Tu li
conosci, conforme a quanto sta scritto: le cose
occulte appartengono al Signore Dio nostro,
ma le cose manifeste sono per noi e per i nostri
figli in perpetuo, perch mettiamo in pratica
tutte le parole di questa Legge. Ti siano graditi i
detti della mia bocca e le meditazioni del mio
cuore dinanzi a Te, o Signore, mio asilo e mio
Redentore.
Colui che stabil larmonia nel creato, conce
der pace a noi e a tutto il suo popolo di Israele.
Tutto dunque stato detto fin dalla vigilia del
giorno tragico, ma tutto sar ancora ripetuto ed ac
centuato Tindomani, giorno di penitenza, che, insie
me ai suoi compatrioti, Ges trascorrer interamen
te in preghiera nella sinagoga, osservando per la pri
ma volta un completo digiuno.
L ultimo ufficio della giornata, il pi breve e il pi
intenso, ha luogo al crepuscolo, quando le prime
ombre avvolgono la sinagoga.
Fra qualche istante, ogni ebreo in preghiera verr
inesorabilmente iscritto, nel corso del nuovo anno,
per la vita o per la morte.
In questo supremo sforzo per strappare a Dio una
sentenza favorevole, viene innanzi tutto secondo
una versione molto posteriore al secondo Tempio
il ricordo dellAlleanza, con cui lEterno ha promes
so di legare il suo destino a quello del popolo che ne
stato oggetto:
Ricordati dellalleanza stipulata con i no
stri padri, come hai promesso: Mi ricorder,
in loro favore, dellalleanza fatta con i loro pa
dri, che trassi dal paese dEgitto dinanzi alle
171
nazioni per essere il loro Dio, Io, lEterno .
Accordaci ci che ci hai promesso: E quando
saranno nel paese dei loro nemici, anche allora
non li abbandoner per annientarli e spezzare
lalleanza contratta con loro, perch Io sono
lEterno loro Dio .
Abbi piet di noi, non distruggerci, come sta
scritto: L Eterno tuo Dio un Dio di miseri
cordia che non ti lascer cadere n perire: poi
ch non dimenticher mai lalleanza che ha giu
rato ai tuoi padri . Riconduci i nostri esilia
ti, e siici clemente, poich scritto: L Eterno
tuo Dio far cessare il tuo esilio e ti far grazia:
ti raduner di mezzo ai popoli fra cui lEterno
tuo Dio ti avr disperso .
Richiamaci dalla proscrizione, come scrit
to: Quando sarai respinto sino in capo al
mondo, anche l lEterno tuo Dio verr a cer
carti . Fai sbiancare i nostri peccati come la
neve e la candida lana, secondo questa parola:
Venite, spieghiamoci, dice il Signore: se i vo
stri peccati sono come la porpora, diverranno
bianchi come la neve, e se sono rossi come
scarlatto diverranno simili ad una candida la
na . Versa su di noi le acque pure perch ci
purifichino, come sta scritto: Verser su di
voi unonda pura e sarete purificati; vi liberer
da tutte le vostre impurit, da tutte le vostre
sozzure .
... Perdona oggi le nostre colpe e purificaci,
come sta scritto: Poich in questo giorno
avr luogo la vostra espiazione per purificarvi
e far s che i vostri peccati siano cancellati da
vanti allEterno . Ascolta, Signore, le nostre
parole e tendi lorecchio alle nostre suppliche.
Che le parole delle nostre labbra e i pensieri del
nostro cuore ti siano graditi, o Eterno, nostro
protettore e salvatore: perch noi speriamo in
te, o Dio nostro! .
Seguono poi, in ritmo serrato e incalzante, le lun
ghe litanie che, iniziate in tono di recitativo, cam
biano bruscamente di cadenza, esprimendosi in ver
setti alternati tra lufficiante e Passemblea:
slah lanu, m ehal lanu, kapper lanu...
Perdonaci, assolvici, facci grazia!
Il recitativo implora:
O nostro Dio e Dio dei nostri padri, perdo
na e assolvici dai nostri peccati in questo gior
no del kippurl Esaudisci le nostre preghiere,
cancella le nostre trasgressioni, falle scompari
re dalla tua vista; sottometti le nostre passioni
alla tua obbedienza; doma la nostra ostinazio
ne per agevolare il nostro ritorno a te; rinnova
i nostri sentimenti per farci osservare i tuoi
precetti, plasma il nostro cuore ad amare il tuo
Nome, come scritto nella Legge: L Eterno
plasmer il tuo cuore e quello della tua discen
denza, perch tu possa amare lEterno tuo Dio
con tutto il cuore e con tutta lanima, e tu ab
bia la vita.
Ed ecco i versetti litanici, che implorano e quasi
esigono il perdono, manifestando soprattutto quella
solidariet nella storia propria ad Israele con il Dio
che lha scelto:
selah lanu... Perdonaci!
m ehal lanu... Assolvici !
kapper lanu... Facci grazia!
173
Poich siamo il tuo popolo e tu sei il nostro Dio
siamo tuoi figli e tu sei il nostro padre;
siamo tuoi servi e tu sei il nostro Signore
siamo il tuo gregge e tu il nostro Pastore;
siamo la tua vigna e tu il nostro Custode
siamo la tua eredit e tu il nostro retaggio;
speriamo in te, e tu ci salvi
siamo lopera delle tue mani, e tu ne sei
lartefice;
siamo i tuoi eletti e tu il nostro Protettore
siamo il tuo popolo e tu il nostro Re;
siamo i tuoi prediletti e tu il nostro Amico
siamo il soggetto delle tue parole, e tu quel
lo delle nostre.

Il rito del kippur si conclude con lultima elevazio


ne, forse la pi sublime: estremo grido lanciato ver
so lEterno, suprema esigenza delluomo, supremo
appello prima che le sentenze vengano definitiva
mente pronunciate.^ una preghiera antichissima,
che risale a Rabbi Akiba:
O nostro Padre e nostro Re, noi abbiamo pec
cato al tuo cospetto:
o nostro Padre e nostro Re, noi non abbiamo
altro re se non te solo.
... che il nuovo anno ci sia propizio,
... dissipa tutti i disegni amari nei nostri ri
guardi.
... sventa i piani dei nostri nemici
... sconvolgi le macchinazioni dei nostri perse
cutori
... allontana da noi ogni inimicizia e ogni osta
colo
174
... libera i figli della tua alleanza da peste, guer
ra, carestia, schiavit e distruzione
... preserva la tua eredit dalla morte
... concedi una completa guarigione agli infer
mi del tuo popolo
... Cancella con la tua infinita misericordia le
prove delle nostre colpe
... ricordati che siamo soltanto polvere
... fa risplendere la potenza del tuo popolo
Israele
... esalta lo splendore del tuo Uno
... Non ci rimandare senza aver risposto alle
nostre implorazioni
... facci grazia in nome dei martiri del tuo santo
Nome
... salvaci per coloro che sono morti per confes
sare la tua Unicit
... vendica il sangue dei tuoi servi ingiustamen
te versato
... Fallo per amore di te stesso, se non per no
stro amore.
... Facci grazia per il tuo Nome glorioso, poten
te, terribile,
... sii a noi propizio ed esaudiscici, bench
immeritevoli: facci godere della tua grazia e
della tua benevolenza, e soccorrici.

Finalmente unultima benedizione, unultima pro


clamazione del barku adonaj hamrrvorak, bene
detto sia lEterno sempre degno di lode.
Al termine di tanta preghiera, luomo non chiede
pi nulla, non desidera pi nulla, non esige pi nul
la: esalta soltanto la maest divina, qualunque siano
175
stati i suoi decreti, ancora nascosti nel mistero del
futuro.
E la giornata si chiude con la grande professione
di fede ebraica. A voce altissima, in un grido che
sembra toccare i limiti delle corde vocali come
deirintelletto umano, Pufficiante lancia una prima
volta la proclamazione fondamentale dellunicit di
Dio:
shem a jisrael, adonaj elohenuy adonaj ehad!
Ascolta, Israele! L Eterno nostro Dio, lEter
no Uno!
Poi, per tre volte, ripete la benedizione della paro
la divina:
Benedetto in eterno il nome del suo Regno glorio
so!
E infine, per sette volte, quanti sono i giorni della
settimana e quanti ne ha impiegati Iddio per portare
a termine la creazione, ecco levarsi il grido supremo:
adonaj hu ha-elohim!
L Eterno il solo Dio!
Immediatamente dopo, il suono acuto dello sho
fa r annuncia la fine della giornata.
Dio riuscito a richiamare a s le anime come i pa
stori d Israele richiamano le loro pecore disperse.

Ges adolescente ha praticato anche lui, nella


semplicit delle preghiere sgorgate dal cuore, la con
fessione individuale che caratterizza la singolarit di
questo rito del kippur, parte integrante della pre
ghiera sinagogale. Nessun intermediario tra il fedele
e Dio, nessuna trasposizione delle aspirazioni umane
in forme allegoriche, nessuna mitologia. Quale dif
ferenza da certi riti pagani, forse intravisti da Ges
176
nel corso del viaggio a Gerusalemme, ma anche qua
le diversit dai sacrifici espiatori praticati al Tempio
da un clero professionale, fungente da mediatore tra
la folla dei fedeli e lEssere Unico, il cui Nome in
vocato nel segreto del santuario!
Nella casa di preghiera di Nazareth, dove si sono
svolti i dieci giorni santi, Ges, rduce dal Tempio
dei sacrifici cruenti, ha forse gustato il senso esisten
ziale della cerimonia del Grande Perdono, prerogati
va del monoteismo confessato dal popolo in cui egli
nato. Sta di fatto che nei Vangeli, in questi libri
ispirati il cui compito storico quello di evidenziare
come il cristianesimo nascente abbia fatto fronte
allebraismo, si parla delle numerose feste, uffici e
preghiere praticate nella sinagoga, che hanno dato a
Ges loccasione di opporsi alla pratica religiosa
corrente. Ma non si parla mai del kippur, bench ta
le ricorrenza, allora come oggi, rappresenti un punto
centrale della religione ebraica1. Nessuna allusione,
nessun indizio prova che Ges vi abbia partecipato.
Soprattutto, non gli viene attribuita nessuna critica
riguardo ai riti che accompagnano il digiuno.
Non si sarebbe forse indotti a pensare che, nelle
preghiere dei giorni gravi, elevate direttamente a
Dio, Ges si sentiva pi a suo agio che nei sacrifici
del Tempio e nelle sue tradizioni?

1 Nel NT, lunica menzione del kippur si trova negli Atti degli Apostoli, c.
27,9. NellEpistola agli Ebrei, indubbiamente si allude alla celebrazione di que
sta solennit al Tempio, ma senza pronunciarne il nome, n ci si riferisce a un
momento preciso in cui tale rito sarebbe stato compiuto. Si tratta piuttosto di
uninterpretazione, e non di un racconto della festa.

177
Conclusione
Nella storia della Rivelazione, tutto si svolge come
se lunit di misura fosse il bimillenario: come se oc
corressero duemila anni o quasi perch unevo
luzione religiosa possa sorgere, confermarsi o con
cludersi; come se il ciclo di un movimento religioso
si racchiudesse in tale spazio di tempo.
Duemila anni pi o meno avrebbe durato,
secondo i leggendari racconti della Genesi, il periodo
preparatorio del monoteismo, dalla creazione del
mondo alla nascita di Abramo.
Duemila anni ancora, iniziati con Abramo, padre
dei credenti, per concludersi con Ges: questa, se
condo i dati storici, la durata del periodo propria
mente ebraico, quello del monoteismo e dellelabo
razione. In questi due millenni, il solo Israele deve
dare testimonianza del Dio Unico, inventarlo, e in
sieme formulare la legge morale che ha la missione
di farlo sperimentare, e vivere in seno ad unumanit
quasi totalmente pagana e in maggioranza immora
le: compito schiacciante per un popolo cos piccolo,
stretto fra imperi giganteschi che scompariranno pri
ma di lui, non senza aver trovato il tempo, durante
la loro esistenza, di opprimerlo, di spogliarlo e spes
so di decimarlo. Duemila anni, la cui espressione re
ligiosa pi semplice e solenne insieme la preghiera
dello shem a f: Ascolta, Israele: l Eterno il nostro
181
Dio, l*Eterno Uno la cui espressione morale
pi perfetta la legge della carit e dellamore: Tu
amerai il prossimo tuo come te stesso .
Un nuovo periodo va preparandosi negli ultimi se
coli del bimillenario ebraico. Si prepara nei ghetti el
lenici, in certe stte religiose come quella degli Esse-
ni, e anche dei Farisei.
Duemila anni ancora, sembrerebbe. Il periodo
precedente era cominciato con Abramo: questo co
mincia con Ges. Il precedente si concluso con lui:
lattuale, se non si reagisce, potrebbe chiudersi ai
giorni nostri con la rivolta sempre pi diffusa contro
linsegnamento di Ges.
Il primo era stato il periodo dellelaborazione,
della presa di coscienza del monoteismo da parte di
un piccolo popolo: il secondo sar, storicamente,
quello dellestensione del monoteismo su tutta la
faccia della terra, della sua diffusione fra tutte le na
zioni, del suo trionfo universale con la conversione
in massa degli idolatri. Bimillenario la cui testimo
nianza si presenta evidentemente assai diversa dal
precedente. Israele, che allinizio fu la matrice del
monoteismo, e che potrebbe ridiventarlo rima
ne volontariamente in margine a questo prodigioso
movimento. Non riconosce i figli che ha generato,
bench adorino lo stesso Dio e ne osservino i coman
damenti. Il fatto che una fede si diffonde con mez
zi diversi da quelli occorrenti per definirla: meno
asprezza, meno intransigenza, forse anche meno ri
gore: ma, in compenso, pi tenerezza, pi amabilit,
pi esplicita preoccupazione di raggiungere i cuori,
di lenire le sofferenze.
Abramo abbandonava la propria terra con un ge
sto da avventuriero, rischiando il tutto per tutto.
Allalba del nuovo bimillenario, questa avventura
182
iniziale conchiusa: si pu dire che i piani di Dio so
no stati eseguiti. La sua esistenza non pi messa in
dubbio. La sua unit non pi contestata. Ora biso
gna propagarla: problema ben diverso, ma abba
stanza vasto esso pure da richiedere e ispirare altri
duemila anni di storia umana.
Oggi, dopo ci che si potrebbe chiamare la rivolu
zione di Abramo che abbatte gli idoli alla ricerca del
vero Dio, e la rivoluzione di Ges, che ne diffonde la
Buona Notizia e ne proclama la vittoria, alcuni segni
potrebbero indurci a pensare allannunzio di un
nuovo bimillenario. Le forze predisposte dal giudai
smo nel declino della propria fase, riprese dal cristia
nesimo, ai suoi albori, per diffondersi nel corso dei
duemila anni seguenti, la fede monoteistica, non
danno forse, ai giorni nostri, segni di rallentarsi e di
cedere?
Il problema che si pone dunque quello di sapere
se la reazione salutare e ineluttabile a difesa
della morale e della fede, si produrr alPinterno del
la tradizione ebraico-cristiana o al di fuori di essa: se
Israele e Ges vi avranno parte oppure no. La rivo
luzione degli spiriti e dei cuori si presenter come
una nuova alleanza o come lannullamento delle pre
cedenti?
Considerando lo stato attuale dellevoluzione reli
giosa, sine ira nec studio, senza collera n compiaci
mento, si ha limpressione che il mondo religioso
d Occidente si trovi in una specie di notte del 4 ago
sto, e cio ai preliminari. Lo sforzo magnifico e ne
cessario del Concilio Vaticano II e dei Sinodi che
lhanno seguito, i tentativi, utopici o ponderati, dei
pontefici Giovanni XXIII e Paolo VI per avvicinare
la Chiesa cattolica alle realt del tempo e farle rinun
ciare a privilegi ormai desueti lemulazione pro
183
vocata fra le confessioni non cattoliche il movi
mento ecumenico che ha accompagnato le decisioni
prese a Roma la solidariet ritrovata fra cristiani
ed ebrei il rinnovamento del giudaismo: tutto ci
costituisce senza dubbio il preambolo necessario di
una rivoluzione spirituale, che sar quella del nostro
tempo.
Tutto ci rimette in moto la religione, ma non ne
ringiovanisce le radici profonde, n soprattutto le
adegua alle esigenze attuali. Tutte queste innovazio
ni non intaccano ancora la concezione del sacro, ma
mettono a nudo le facciate dei santuari in cui si pre
ga. Tutto ci riforma la preghiera e modernizza il
culto ma non esercita nessuna influenza sui rap
porti delPuomo con luniverso n delluomo con
Dio, che noi dobbiamo riscoprire, se vogliamo ritro
vare il nostro equilibrio religioso.

Simili esigenze, simili aspirazioni eccedono sicura


mente e di molto i limiti di questopera, di que
sta raccolta di preghiere ebraiche di duemila anni fa.
Tuttavia, non sembra che essa ne sia totalmente
estranea per le seguenti ragioni: quando un grande
movimento umano di fede e di pensiero, che ha co
nosciuto una magnifica espansione e ha dato unim
pronta al mondo, comincia a subire crisi di coscien
za e a incontrare difficolt interne, risulta quasi sem
pre che tali difficolt erano gi presenti in germe sin
dal momento della sua nascita. Compresse nel perio
do della crescita e del progresso, attendevano, per
manifestarsi ed emergere, il tempo del riflusso, della
rimessa in causa, laffrontarsi con forze che le con
trastano o le negano.
Cos stato per il marxismo, le cui presenti diffi
colt, le rivalit interne dellattuale blocco comuni
184
sta, si trovavano gi in germe nei contrasti conosciu
ti da Marx negli anni di formazione e nelle opposi
zioni con cui si trov alle prese nel 1846 insieme ad
altri pensatori socialisti, e in particolare a Prou-
dhon.
Analogamente, pu darsi che lattuale crisi del
pensiero religioso, sofferta dal cristianesimo pi in
tensamente che da altri culti, pur essendo comune a
tutti, risalga alle sue origini: quella svolta decisiva
nella storia di Dio che furono gli anni oscuri di Ge
s, e di cui le preghiere di Ges adolescente hanno
segnato il punto di partenza.
Tale , in ogni caso, la ragion d essere di questo li
bro. Forse poco conformista, indubbiamente parzia
le, la testimonianza che offre, il documento che rap
presenta possono almeno suggerire gli albori, tenui e
limitati certo, dun contrasto apertosi gi duemila
anni fa intorno al fanciullo predestinato.
Contrasto finora poco rilevato, ma contrasto
essenziale per il nostro tempo; contrasto fra due
concezioni religiose del mondo: da un lato quello
delle benedizioni, dallaltro quello dei sacrifici. E
cio il mondo del sacro, colto senza intermediari
nellimmanenza alla vita e alluniverso, e dallal
tro quello in cui il sacro, per essere meglio percepi
to dalluomo, devessere trasfigurato, trasposto,
mitizzato.
Come abbiamo visto, Ges ha cominciato a pre
gare in un tempo in cui le due diverse concezioni del
mondo avevano i propri seguaci. Il mondo delle be
nedizioni, del Dio raggiunto senza intermediari, del
carattere sacrale delluniverso avvertito senza tra
sposizioni, nel contatto immediato e diretto con le
realt della terra e della storia, quello della sinago

185
ga dove Ges fu formato, e le cui tracce sussistono
ancora nel suolo di Nazareth. Il mondo dei sacrifici,
quello in cui, per raggiungere Dio, per ottenerne il
favore, bisogna trasfigurare la realt e caricare di
senso mistico gli atti ordinari della vita, quello del
Tempio di Gerusalemme, dove ladolescente Ges si
era recato per la prima volta.
Il primo partecipa ad una verit esistenziale, di cui
la nostra epoca potrebbe ritrovare il gusto. Il secon
do costituisce un insieme di allegorie che il nostro
tempo propende a mettere in dubbio, e talvolta per
fino a respingere.
Per questo, evocare le preghiere di Ges adole
scente non ci parso inutile ai nostri giorni. Gli echi
lontani che ne giungono potrebbero avere ancora
una risonanza.
Perch, infine, come si pone oggi il problema reli
gioso?
Avvezzi come siamo agli schemi di pensiero delle
scienze sperimentali, di cui subiamo tutti linfluenza
e il prestigio, non si tratta forse di costatare, sotto
nuove forme, la presenza del sacro nelluniverso in
cui viviamo, linfluenza dello spirito nei determini
smi cui ci sottoponiamo?
Senza dubbio, non basta tornare puramente e
semplicemente al mondo delle benedizioni in cui vis
se lebraismo durante gli anni oscuri: non potrebbe
certo esserci di modello. Ma di stimolo s.
Stimolo ad accettare la vita com, senza volerne
mimetizzare le fatalit e le prove mediante il ricorso
a un al-di-l che non conosciamo.
Stimolo ad accettare noi stessi come siamo, con
sentendo al fatto che la nostra struttura corporale,
di carne e d ossa, e la nostra struttura mentale, di
sensazioni e di ragione, siano semplicemente una fa
186
se provvisoria e tangibile fra due profondi misteri:
quello della nascita e quello della morte.
Sbarazzarci dei falsi problemi, sforzandoci, con
molta semplicit, di scoprire i veri.
Non cercare di penetrare il mistero, ma limitarci a
costatarne gli effetti.
Non cos che, ai giorni nostri, potremmo avvici
narci a Dio, avvicinando Dio a quel mondo che, a
quanto pare, Egli ha creato?

187
Indice

Prefazione , di Renzo Fabris......................................... 5

In tro d u z io n e ............................................................. 9

LA NATIVIT E LIN F A N Z IA .......................... 23

LADOLESCENZA ALLOMBRA DELLA


S IN A G O G A ............................................................. 61

IL VIAGGIO A GERUSALEMME.......................... 107

PASQUA A GERUSALEMME............................... 133

I GIORNI SANTI DI GES.................................... 157

1. Maturit religiosa................................................... 159


2. Rash-Hashan e K ip p u r......................................... 161

CONCLUSIONE........................................................ 179

189
Collana Il Ponte
diretta da Fiorenzo M illi Lombardozzi

A. Cagiati - G. Dani, Chi sono gli Ebrei?


A. Cagiati, Che cosa sappiamo della religione ebraica?
R. Aron, Cospregava l ebreo Ges
B. Hussar, Quando la nube si alzava... L uomo dalle quattro identit
F. Coen, Israele: quarantanni d i storia
E. Wiesel, A l sorgere delle stelle
Midrashim, a cura di R. Pacifici
M. Buber, Sion, storia d i un idea
L. Klenicki - G. Wigoder, Piccolo dizionario del dialogo ebraico-cristiano
J. Barromi, L antisemitismo moderno
F. Coen, Italiani ed ebrei: come eravamo. Le leggi razziali del 1938
A. J. Heschel, La terra del Signore
P. H. Peli, La Torah oggi
R. Neudecker, I vari volti del Dio unico
F. Levi, Igiorni dellerba amara